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Economia Industriale

Lezioni 1 periodo
Alma Mater Studiorum Universit di Bologna Facolt di Scienze Statistiche
Laurea Magistrale in Statistica, Economia e Impresa
Anno Accademico 2010 - 2011
1
Prof. Enrico Santarelli
enrico.santarelli@unibo.it
(Piazza Scaravilli, 2 3 piano)
Web: http://www2.dse.unibo.it/santarel/
Economia Industriale
DESCRIZIONE DEL CORSO: Il corso fornisce
gli strumenti necessari per lo studio della dinamica
delle imprese e dei settori industriali.
OBIETTIVI: Fornire agli studenti la capacit di
comprendere i modelli teorici delleconomia
industriale e di applicarli allanalisi di situazioni
reali.
MODALITA DELLA DIDATTICA: Il corso
2
MODALITA DELLA DIDATTICA: Il corso
richiede agli studenti lapplicazione dei modelli
discussi in aula a decisioni manageriali concrete.
PROVE E VALUTAZIONE DELLO
STUDENTE FREQUENTANTE: Esame scritto
finale (60%), Stesura e presentazione di un rapporto
(40%).
Economia industriale
BIBLIOGRAFIA: Testo di base: CABRAL, Luis, Economia
Industriale (Carocci, Roma: presenta una visione organica
dei principali temi teorici), Capitoli 1, 3, 5, 6, 7, 9, 10, 12, 13,
14.
Altro materiale didattico:
Osterman, P. (1994), How Common is Workplace
Transformation and Who Adopts It, Industrial and Labour
Relations Review, 47(2), 173-188; Piva, M., E. Santarelli e M.
Vivarelli (2005), The Skill Bias Effect of Technological and
Organisational Change: Evidence and Policy Implications,
3
Organisational Change: Evidence and Policy Implications,
Research Policy, 34(2), 141-157; Acs, Z., D. Audretsch, P.
Braunerhjelm, B. Carlsson (2009) The Knowledge Spillover
Theory of Entrepreneurship, Small Business Economics, 32(1),
pp. 15-30.
- Lucidi utilizzati nelle lezioni;
- Articoli 81-86 del Trattato UE (Tutela della Concorrenza);
- Articoli 87-88 del Trattato UE (Aiuti di Stato);
Il materiale didattico verr reso disponibile nella pagina
web del docente: http://www2.dse.unibo.it/santarel/.
Organizzazione dimpresa e economia industriale
Negli USA: Industrial Organization; In Europa: Industrial
Economics.
Industria: ogni attivit di affari svolta su larga scala, come
lindustria turistica.
Leconomia industriale si occupa:
del funzionamento dei mercati e delle industrie;
del modo in cui le imprese si organizzano per competere luna con laltra,
con particolare attenzione per la loro struttura interna:
4
con particolare attenzione per la loro struttura interna:
Pratiche di lavoro;
Gestione delle Risorse Umane;
Gestione dei processi innovativi ( Economia dellInnovazione).
Mentre la microeconomia studia prevalentemente concorrenza
perfetta e monopolio, leconomia industriale studia soprattutto il
caso intermedio delloligopolio.
Definizioni di industria e mercato - 1
Andrews (1949)
industria (in italiano anche settore) ogni
combinazione di attivit indipendenti (imprese) che
diviene rilevante quando si studia il comportamento di
ognuna di tali attivit.
Principali caratteristiche di unindustria:
allinterno di ogni industria le imprese utilizzano
5
allinterno di ogni industria le imprese utilizzano
tecnologie di processo sufficientemente simili e
possiedono un background di esperienza e conoscenza
sufficientemente simile da far si che ciascuna di esse possa
produrre un particolare prodotto, qualora ci risulti
conveniente.
Il termine industria si riferisce ai venditori (sellers).
Definizioni di industria e mercato - 2
Andrews (1949)
mercato insieme di clienti per il prodotto di unimpresa.
Principali caratteristiche di un mercato:
i clienti sono sufficientemente consapevoli dellesistenza e
delle caratteristiche del prodotto di ogni impresa da considerare
la possibilit di acquistarlo. Pertanto, ogni impresa (fino a
quando il suo prezzo giusto) avr un mercato chiaramente
definito e sar protetta dai tentativi dei concorrenti potenziali di
6
definito e sar protetta dai tentativi dei concorrenti potenziali di
entrare nel suo mercato. Quel mercato si contrarr qualora essa
non riesca ad offrire ai suoi clienti, per un certo prezzo, un
prodotto di qualit almeno pari a quello dei suoi concorrenti.
Il termine mercato si riferisce agli acquirenti (buyers) Il
mercato denota il meccanismo che coordina le scelte di
soggetti che attingono tutte le informazioni da prezzi
esogenamente dati.
Economia della concorrenza imperfetta
Potere di mercato: capacit di fissare i prezzi al di
sopra dei costi marginali;
Potere di mercato extra-profitti creazione e
mantenimento del potere di mercato sono
aspetti importanti della strategia con cui
limpresa massimizza il proprio valore;
7
limpresa massimizza il proprio valore;
Come fanno le imprese ad acquisire potere di
mercato?:
Protezione legale dalla concorrenza (brevetti,
concessioni, etc.);
strategia (marketing; bundling, e.g. Xerox offre
combinazioni che includono la fotocopiatrice stessa e i
servizi di manutenzione );
Enrico Santarelli
Il ruolo delle politiche pubbliche
Il ruolo principale delle politiche pubbliche quello di
evitare le conseguenze negative del potere di mercato.
1 Regolamentazione e politica antitrust (prevalente negli
USA):
La regolamentazione riguarda il caso (comune nelle public
utilities) in cui un impresa possiede potere (quasi-)monopolistico: I
suoi comportamenti (e.g.: strategie di prezzo) sono sotto il
controllo di unautorit di regolamentazione;
8
controllo di unautorit di regolamentazione;
La politica antitrust riguarda il caso in cui unimpresa o un gruppo
(cartello) di imprese che traggono deliberatamente vantaggio dalla
loro posizione dominante (Sherman Act, 1890; EC Treaty, Article
81 (ex 85), 1957; Law 317, 1990);
2 Politica industriale:
Ha lo scopo di migliorare il posizionamento sul mercato di
unimpresa o di unindustria nazionale, soprattutto rispetto alla
concorrenza delle imprese estere (pi frequente in Europa)
Enrico Santarelli
Lanalisi economica
9
Distribuzione dimensionale
delle imprese
10
Concorrenza perfetta
1 Atomicit:
Grande numero di venditori in ogni mercato, ognuno dei
quali sufficientemente piccolo da non avere alcun impatto
significativo sui comportamenti degli altri;
2 Omogeneit del prodotto:
Tutte le imprese vendono lo stesso prodotto;
3 Informazione perfetta: 3 Informazione perfetta:
Tutti gli agenti economici (consumatori e venditori)
conoscono i prezzi praticati da ciascun venditore;
4 Simmetria tecnologica:
Tutte le imprese hanno accesso alla stessa tecnologia;
5 Libert di entrata e assenza di costi
irrecuperabili.
11
Concentrazione dellindustria e struttura del mercato
Il modello di concorrenza perfetta dice
poco riguardo alla distribuzione
dimensionale delle imprese, non fornendo
risposte a quesiti come:
Quale il numero di imprese in
equilibrio? equilibrio?
Quale la dimensione di ciascuna
impresa?
Questo implica che (quasi) ogni numero e
distribuzione dimensionale delle imprese
possibile, ad es. una distribuzione piatta.
12
Distribuzione dimensionale delle imprese In teoria
13
Distribuzione piatta
Distribuzione dimensionale delle imprese In teoria
14
A = moda= mediana = media.
Concentrazione dellindustria e struttura del mercato
Levidenza empirica contraddice le
prescrizione del modello di
concorrenza perfetta, mostrando che :
Fattori specifici rispetto a ciascuna
industria e dimensione del mercato industria e dimensione del mercato
determinano la dimensione e il numero
delle imprese nelle varie industrie;
La tipica distribuzione delle imprese in
gran parte delle industrie la log-
normale.
15
La distribuzione dimensionale delle imprese
Asimmetria: imprese di dimensione significativamente
diversa operano in ogni industria in qualunque periodo
(Simon, Biometrika, 1955). La loro distribuzione
dimensionale asimmetrica, con valori non
omogeneamente distribuiti attorno alla media.
Asimmetria:
Positiva: numero relativamente piccolo di imprese di grandi
16
Positiva: numero relativamente piccolo di imprese di grandi
dimensioni. La curva presenta una lunga coda dopo il picco.
La moda (della dimensione dimpresa) pi piccola della
mediana che, a sua volta, pi piccola della media;
Negativa: numero relativamente piccolo di imprese di
piccola dimensione. La coda appare prima del picco e la
media (della dimensione dimpresa) pi piccola, seguita
dalla mediana e dalla moda.
Distribuzione dimensionale delle imprese In pratica
17
A = moda;
B = mediana;
C = media.
Principali forme di mercato
Concorrenza perfetta (S C - P);
Concorrenza monopolistica (e
differenziazione);
18
differenziazione);
Monopolio (e regolamentazione).
Structure-Conduct-Performance (S-C-P)
J. Bain (1951)
Paradigma Industriale Tradizionale.
Struttura-Condotta-Risultato Economico (S-C-P)
19
Paradigma Industriale Tradizionale.
S C P
Enrico Santarelli
Struttura, comportamento e risultato economico I
Quesiti di base: 1) le imprese hanno potere di mercato? 2)
come fanno ad acquisirlo e a mantenerlo? 3) quali sono le
conseguenze del potere di mercato? 4) le politiche pubbliche
possono risolvere i problemi generati dal fatto che le imprese
detengono un certo grado di potere di mercato?
Struttura: fattori che determinano il grado di concorrenzialit
20
Struttura: fattori che determinano il grado di concorrenzialit
del mercato (ad es.: il livello della concentrazione)
Comportamento: condotta delle imprese nel mercato
Risultati economici: capacit del mercato di produrre
benessere per i consumatori (ad es.: i prezzi si avvicinano al
costo marginale di produzione)
Struttura, comportamento e risultato economico II
Struttura
N. compratori e venditori;
Barriere allentrata;
Differenziazione;
Integrazione verticale;
Diversificazione.
Condizioni di base
Domanda: Elasticit; Sostituibilit;
Stagionalit; Tasso di crescita; Lo-
calizzazione; Modalit di acquisto.
Produzione: Tecnologia; Materie
prime; Grado di sindacalizzazione;
21
Comportamento
Pubblicit; R&S; Politica di
prezzo; Investimenti; Tatti-
che legali; Scelta dei prodot-
ti; Fusioni e accordi
Risultati economici
Prezzo; Efficienza produt-
tiva e allocativa; Equit;
Qualit; Progresso tecnolo-
gico; Profitti
prime; Grado di sindacalizzazione;
Bene (non) durevole; Localizzazio-
ne; Economie di scala e variet.
Politiche pubbliche
Regolamentazione; Antitrust;
Barriere allentrata; Imposte;
Sussidi; Incentivi allinvesti-
mento e alloccupazione;
Politiche macroeconomiche.
Enrico Santarelli
Struttura, comportamento e risultato economico III
Struttura N imprese
Potere di
mercato
Entrata
Profitti
breve
periodo
Profitti
lungo
periodo
Esempio
Concorrenza Molte p = MC Libera 0 0
Produttori di
mele
22
Concorrenza
monopolistica
Molte o
poche
p > MC Libera 0 0 Idraulici
Oligopolio Poche p > MC Limitata 0 0
Costruttori
automobili
Monopolio Una p > MC No entrata 0 0
Servizi
pubblica
utilit
Struttura, comportamento e risultato economico IVa
La misurazione dei risultati economici risultati economici consente di
quantificare il potere di mercato
Cosa si misura Cosa si misura:
i) il tasso di profitto ad es.: rapporto tra tasso di
rendimento (ROI, ecc.) e profitti economici ( = == = Ricavi - costi
23
rendimento (ROI, ecc.) e profitti economici ( = == = Ricavi - costi
del lavoro - costi dei materiali - costi del capitale), margine di
profitto unitario: (p - MC) o mark-up (Lerner) (p MC)/p;
ii) la q di Tobin rapporto tra valore di mercato dellimpresa
e il suo valore basato sul costo di sostituzione del suo capitale
fisso (costo di lungo periodo che deve essere sostenuto per
acquistare un bene capitale di qualit analoga).
Enrico Santarelli
Struttura, comportamento e risultato economico IVb
La q di Tobin dunque una misura del costo che l'impresa
dovrebbe sostenere per riacquistare tutte le proprie strutture e i
propri impianti ai prezzi di mercato correnti. Pu essere
espressa come rapporto tra il valore di mercato dell'impresa
acquistata sul mercato finanziario (ad esempio in borsa) e il
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acquistata sul mercato finanziario (ad esempio in borsa) e il
valore della stessa impresa se si volesse riacquistare il suo
stock di capitale sul mercato dei beni.
Per valori elevati di q le imprese troveranno conveniente
finanziarsi sul mercato dei capitali ed effettuare investimenti;
viceversa, se q scende, le imprese ridurranno i propri
investimenti
Enrico Santarelli
iii) Indice di Lerner media ponderata dei margini
di profitto di ciascuna impresa, con pesi proporzionali
alle rispettive quote di mercato:
Struttura, comportamento e risultato economico V
p
MC p
s L
i
n
i

25
con s
i
= quota di mercato dellimpresa i-esima. Se tutte
le imprese hanno lo stesso MC, L diventa uguale al
mark-up ():
p
i
i

=1
p
MC p
i

Struttura, comportamento e risultato economico VI


Con le misure della struttura di mercato struttura di mercato si esamina la
variazione dei risultati economici al variare della struttura
Cosa si misura Cosa si misura:
a) la concentrazione industriale;
b) la concentrazione degli acquirenti la concentrazione delle
imprese acquirenti pu controbilanciare il potere dei venditori e
spingere i prezzi verso il basso
26
spingere i prezzi verso il basso
c) le barriere allentrata se restano sostanziali nel lungo
periodo, i prezzi tenderanno a fissarsi a livelli superiori a quelli
concorrenziali;
d) il grado di sindacalizzazione in unindustria
sindacalizzata, i lavoratori si assicurano una quota dei profitti,
attraverso salari pi elevati, provocando per questa via un
aumento dei prezzi.
LE MISURE DELLA CONCENTRAZIONE

La misura della concentrazione pu essere in generale
rappresentata da una somma delle quote di mercato detenute
dalle singole imprese, ponderate in funzione delle dimensioni
relative di queste ultime. Ci pu essere espresso come segue:
( )

=
i i
s s h C
27
dove:

C la misura della concentrazione; s
i
la quota di mercato
dell'impresa i-esima (con s
i
>0 e
i
s
i
=1); e h(s
i
) la
ponderazione attribuita alla quota di mercato dellimpresa i-
esima.

( )

=
i
i i
s s h C
Misure della concentrazione
Problemi comuni a tutte le misure della
concentrazione:
A) In caso di imprese multi-impianto la concentrazione a
livello di impresa (firm) sar maggiore di quella a livello
di impianto (plant).
A1) Queste divergenze possono essere misurate e possono
28
fornire indicazioni circa le cause della concentrazione: se i fattori
tecnologici sono determinanti, la divergenza fra i due valori sar
modesta, e viceversa.
A2) Sotto un altro profilo, l'evoluzione delle forme
organizzative suggerisce di sostituire il concetto di gruppo a
quello di impresa. La presenza del gruppo pu essere misurata
in base ai bilanci consolidati, alle partecipazioni (anche
minoritarie), alle presenze incrociate nei consigli di
amministrazione, ai legami personali, ecc.
Misure della concentrazione
B) La scelta della variabile con cui espressa la dimensione
influenza i risultati:
B1) Utilizzando le vendite si enfatizza l'importanza dell'impresa in
relazione alla domanda (mercato). Senza per tenere conto
dell'integrazione verticale, come invece accadrebbe utilizzando il
valore aggiunto. Entrambi i criteri sono disturbati dai
movimenti dei prezzi, che alterano i valori monetari.
29
B2) Numero degli occupati e Capitale investito sono due
importanti fattori di produzione, ma riflettono l'intensit di
capitale del settore esaminato. Gli immobilizzi, sia fissi che
totali, pongono il problema della differenza tra valori correnti e
storici, dovuta al cambiamento nelle unit monetarie, alle
rivalutazioni ed alle svalutazioni. Inoltre, il legame fra questo
tipo di variabile, che una misura della capacit produttiva, e il
potere di mercato dellimpresa non assolutamente ovvio.
Misure della concentrazione
C) La concentrazione richiede una valida definizione del mercato del
prodotto.
Quanto pi circoscritta la definizione del mercato del prodotto, (es.: a) contenitori
metallici e b) contenitori in vetro), tanto maggiore sar il livello della
concentrazione. Se dal punto di vista teorico si pu usare il criterio della
sostituibilit per i consumatori (tutte le merci sostituibili per una data funzione
fanno parte di un unico mercato), lanalisi empirica vincolata alle classificazioni
industriali disponibili, che riflettono le caratteristiche dellofferta trascurando quelle
della domanda. Un medesimo prodotto viene classificato in modo differente a
30
della domanda. Un medesimo prodotto viene classificato in modo differente a
seconda:
Dei paesi e nel tempo;
Delle caratteristiche dei processi produttivi;
Delle caratteristiche delle materie prime utilizzate;
D) E una valida definizione geografica del mercato:
La concentrazione tende infatti ad essere pi elevata in ambiti nazionali
ristretti.
Il calcolo della concentrazione basato esclusivamente sulla produzione
nazionale, al netto dei flussi di commercio internazionale, pu comportare
gravi errori di sovrastima del grado di concentrazione stesso.

Correlazione lineare fra misure della concentrazione
Misure H E G C4 C8 L4
H 1 0.86 0.47 0.98 0.96 0.78

E 1 0.52 0.88 0.90 0.61

G 1 0.44 0.35 0.55

31

C4 1 0.98 0.77

C8 1 0.70

L4 1

Enrico Santarelli
Struttura, comportamento e risultato economico VII
La relazione tra struttura (concentrazione) e risultati economici (profitti)
Rapporto di concentrazione C8 > 70% Rapporto di concentrazione C8 < 70%
Industria Tasso % di profitto Industria Tasso % di profitto
Automobili 15.5 Scarpe 9.6
Sigarette 11.6 Birra 10.9
32
Sigarette 11.6 Birra 10.9
Medicine con prescrizione
17.9 Carbone bituminoso 8.8
Liquori 9.0 Vegetables in scatola 7.7
Acciaio 9.0
Media 13.3 Media 9.0
Struttura, comportamento e risultato economico VIII
Il lato dellofferta di un mercato imperfettamente
concorrenziale pu essere descritto in termini di:
1) quota di mercato (prodotti omogenei) in unit
fisiche: se q un prodotto omogeneo, e q
i
loutput
dellimpresa i-esima in un certo periodo di tempo (anno), e
Q loutput nazionale (mondiale) nello stesso periodo,
allora la quota di i del mercato nazionale (mondiale) sar:
s = q /Q;
33
s
i
= q
i
/Q;
2) quota di mercato (prodotti non omogenei) quando i
prodotti sono differenziati, le quote di mercato possono
essere misurate in termini di valore. Pertanto, si misurano i
ricavi di ogni impresa p
1
q
1
, p
2
q
2
, , p
n
q
n
, e poi si calcola
la quota di mercato dellimpresa 1 come
1
:
n n
q p q p q p
q p
...
2 2 1 1
1 1
1
+ +
=
Struttura, comportamento e risultato economico IX
Schemi di classificazione industriale:
Gli uffici statistici nazionali raccolgono, classificano e diffondono misure
della struttura di mercato per una molteplicit di industrie definite in modo
da essere comparabili;
Questa informazione diffusa sulla base di sistemi di classificazione
standardizzati delle attivit delle imprese allinterno delle industrie :
EU: Classificazione NACE (nomenclature gnrale des activits conomiques
dans le Communauts Europennes);
US: Classificazione SIC (Standard Industrial Classification);
34
ISIC: International Standard Industrial Classification.
Tutto questo comporta aggiornamenti periodici, come ad esempio
accaduto per lATECO 2002; o revisioni maggiori:
ATECO 2007 ().
In generale, i sistemi di classificazione sono alquanto aggregati e tendono a
definire le industrie sulla base di fattori collegati al lato dellofferta di
ciascun mercato;
Sutton (1997): anche a un elevato livello di disaggregazione i mercati
contengono un gran numero di sottomercati pi o meno indipendenti.
Le stesse considerazioni si applicano al mercato geografico.
Enrico Santarelli
ATECO 2007
LATECO 2007 la versione nazionale della
classificazione NACE Rev. 2, a sua volta versione
europea della classificazione internazionale ISIC Rev.
4.
I cambiamenti apportati alla ISIC rispondono alla
necessit di:
35
necessit di:
classificare quelle nuove attivit che riflettono la
trasformazione della realt economica dei paesi che la
adottano;
uniformare o ricollegare tutte le altre classificazioni che
facevano riferimento a specifici gruppi di paesi.
Enrico Santarelli
ATECO 2007
Una classificazione ideale dovrebbe raggruppare sia gli input
che gli output delle imprese in un unico sistema, in modo da
poter essere utilizzata per analisi di vario tipo, sia dal lato della
domanda che dellofferta:
Tuttavia, questo progetto non del tutto compiuto, dato che i vari
sistemi di classificazione individuano le diverse industrie in riferimento
a criteri e approcci teorici diversi (ad esempio, production approach e
36
commodity approach).
La NACE e quindi lATECO, sono conformi a una
classificazione delle attivit economiche delle imprese che fa
riferimento a pi criteri sulla base dellattivit prevalente
dellimpresa.
I criteri adottati cambiano e si combinano fra loro a seconda
del livello della classificazione considerato.
Enrico Santarelli
ATECO 2007
I principali cambiamenti della struttura sono :
Esclusione di alcune attivit dal settore manifatturiero;
Creazione di nuovi gruppi come:
- Servizi di informazione e comunicazione (ICT);
- Fornitura dellacqua, attivit di trattamento rifiuti e
risanamento;
- Attivit artistiche, di intrattenim. e divertim.;

37
Ristrutturazione del settore Costruzioni;
Disaggregazione pi dettagliata dellattivit dei servizi;
Esclusione delle Riparazione dei beni personali dal
commercio;
Introduzione di specifiche categorie di Servizi di supporto
alle corrispondenti attivit economiche.
Enrico Santarelli
Struttura, comportamento e risultato economico X
NACE: Industria 15.5
Codice Titolo
15 Manifattura di prodotti alimentari e bevande;
15.5 Manifattura di prodotti caseari;
15.51 Conduzione di fattorie o fabbriche di formaggio
Include: produzione di latte fresco liquido; pastorizzato, sterilizzato,
omogeneizzato e/o trattato a temperatura elevata; produzione di crema da
38
omogeneizzato e/o trattato a temperatura elevata; produzione di crema da
latte fresco liquido; produzione di latte in polvere o concentrato zuccherato
e non zuccherato.;
produzione di burro;
produzione di yogurt;
produzione di formaggio e siero;
produzione di caseina o lattosio.
15.52 Manifattura di gelato;
Include: produzione di gelato e altro ghiaccio commestibile come il sorbetto.
Enrico Santarelli
Struttura, comportamento e risultato economico XI


La relazione tra struttura (barriere allentrata) e risultati economici (profitti)
Industria Tasso % di profitto
Con barriere molto elevate
Automobili 15.5
Gomma da masticare 17.5
Sigarette 11.6
Media 16.4

Con barriere sostanziali
39
Acciaio 10.8
Saponi 13.3
Media 11.1

Con barriere molto basse
Contenitori in vetro 13.3
Rasoi 8.5
Media 11.9

Struttura, comportamento e risultato economico XII
Stime econometriche del rapporto tra risultati economici e indicatori strutturali
I margini prezzo-costo e la struttura (concentrazione). Domowitz, Hubbard,
Petersen (1986): esaminano la relazione in una cross-section di industrie tra
margini prezzo-costo costo medio variabile e varie misure della struttura (1958-
1981):

(p v)/p = 0.16 + 0.10C
4
+ 0.08(pkK/pQ) + ..
(0.01) (0.02) (0.02)
con
(p v)/p = margine prezzo-costo medio variabile (v = costo medio variabile)
40
(p v)/p = margine prezzo-costo medio variabile (v = costo medio variabile)
C
4
= rapporto di concentrazione a quattro
(pkK/pQ) = rapporto tra valore (contabile) del capitale e valore del prodotto: proxy
dellintensit di capitale.

Risultati ulteriori: i differenziali nei margini prezzo-costo tra industrie pi
concentrate e industrie meno concentrate diminuiscono significativamente con il
passare del tempo: il coefficiente della variabile C
4
molto pi basso (e non
significativo) nel 1981 di quanto lo fosse nel 1958;
Enrico Santarelli
Struttura, comportamento e risultato economico XIII
2) La q di Tobin e la struttura (misure delle barriere allentrata)
(Salinger, 1984):
q = a0 + a
1
A/(pkK) + a
2
R&S/pkK + (1 a
3
U)C4 [ a
4
M + a
5
K +
a
6
(A/pkK)] + a
7
C4 + a
8
G
con
A/(pkK) = rapporto tra spesa pubblicitaria e valore del capitale
R&S/(pkK) = rapporto tra spesa in ricerca e sviluppo e valore del capitale
41
R&S/(pkK) = rapporto tra spesa in ricerca e sviluppo e valore del capitale
U = frazione sindacalizzata della forza lavoro
M = scala efficiente minima
K = capitale totale
G = tasso di crescita dellindustria
Risultati: coefficienti a
4
, a
5
, a
6
, a
7
, non significativamente diversi da 0.
Pertanto, l'idea che barriere all'entrata pi elevate aumentino i profitti non
pu essere confermata. Inoltre, non vi chiara indicazione del fatto che le
industrie con tassi di crescita elevati hanno rendimenti molto alti.
Struttura, comportamento e risultato economico XIV
Secondo lapproccio SCP, la concentrazione diminuisce
allaumentare della dimensione del mercato. E vero?
Teoria dei costi endogeni non recuperabili (Sutton):
1) La competizione tra imprese non riguarda soltanto il prezzo,
ma anche la qualit (W) affidabilit, innovativit,
pubblicit.
2) Allaumentare della dimensione del mercato non
42
2) Allaumentare della dimensione del mercato non
necessariamente la concentrazione diminuisce. In quanto:
La spesa per migliorare la qualit (W) fa aumentare i costi fissi per
limpresa e, probabilmente, i costi marginali di produzione;
La spesa per W attrae clienti che prima acquistavano un prodotto di
qualit inferiore;
Per aumentare W limpresa deve sostenere maggiori costi non
recuperabili (riducendo per questa via lincentivo a entrare da parte di
nuove imprese).
Struttura, comportamento e risultato economico XV
Ellickson (2000): test dellipotesi di Sutton su mercati
geografici (MSA = metropolitan statistical areas):
C
4
relativi ai supermercati di 320 MSA:
Indipendentemente dalla dimensione della MSA, C4 oscilla tra il 70% e
l80%;
C
4
persistentemente elevato sia nel tempo che al crescere della
dimensione del mercato;
Limpresa di dimensioni maggiori in ciascuna MSA offre un prodotto
43
Limpresa di dimensioni maggiori in ciascuna MSA offre un prodotto
di qualit superiore;
Le imprese localizzate nei mercati di dimensione maggiore vendono i
prodotti di qualit pi elevata;
Tra il 1954 e il 1998 il C
4
di 152 MSA passato dal 45% al 75%;
Tra il 1980 e il 1994 il numero medio di prodotti offerti da ciascun
negozio passato da 14.145 a 21.949;
Tra il 1980 e il 1994 le dimensioni medie dei punti vendita sono
cresciute di circa 100 m
2
allanno.
Struttura, comportamento e risultato economico XVI

Elementi di debolezza nelle verifiche empiriche dellapproccio S-C-P:
a) non si riesce a dimostrare che una certa relazione tra struttura e
risultati economici sia valida per tutte le industrie;
b) endogenit delle variabili strutturali: una relazione statisticamente
significativa tra profitti elevati e elevati rapporti di concentrazione non
implica necessariamente che una struttura di mercato concentrata
influisca negativamente sul benessere del consumatore (risultato
economici del mercato) poich determina profitti elevati. In realt,
44
economici del mercato) poich determina profitti elevati. In realt,
profitto e concentrazione possono influenzarsi reciprocamente;
c) come sostiene Sutton (1997), ogni industria contiene svariati cluster di
prodotti: alcuni di questi sono in stretta concorrenza tra loro, altri non
lo sono affatto. Di conseguenza si osservano due effetti distinti:
c1) un effetto di interdipendenza strategica, che riguarda le
imprese attive allinterno dello stesso sotto-mercato in una certa
industria;
c2) un effetto di indipendenza, relativo alla presenza di una
molteplicit di sotto-mercati allinterno di una certa industria.
Struttura, comportamento e risultato economico XVI:
Relazioni tra S-C-P (S-C-R)
Structure Structure Conduct Conduct Performance Performance
45
Structure Structure Conduct Conduct Performance Performance
TEORIA DEI MERCATI CONTENDIBILI (1)
CONFIGURAZIONE INDUSTRIALE:
(n; x
i
; p)
con
n = numero delle imprese
x
i
= x
1
, ..., x
n
= quantit prodotta da ciascuna impresa
p = prezzo di equilibrio dellunico bene prodotto
Questa configurazione e detta a am mm mi is ss si ib bi il le e se:
1) x
i
maggiore o uguale 0 per ciascuna impresa
46
2) x
i
= f
-1
[p]
dove f
-1
[p] e la funzione di domanda del bene x
3) p x
i
- c[x
i
]maggiore o uguale 0 per ogni i(mpresa)
con c[ x
i
]che denota i costi di produzione di x; questa condizione
implica che nessuna impresa incorre in perdite.
Questa configurazione diventa s so os st te en ni ib bi il le e se:
4) non esiste un prezzo p p e una quantit x f
-1
[p]tali per cui px
- c[x]> 0
TEORIA DEI MERCATI CONTENDIBILI (2)
La condizione di sostenibilit (4) richiede che non sia possibile servire
(tutto o in parte) il mercato a un prezzo non superiore a p e lucrare profitti
positivi.
Se una configurazione NON E sostenibile:
i) o la concorrenza induce variazioni nel prezzo p (non soddisfatta la
condizione 2);
47
condizione 2);
ii) o qualche impresa attiva indotta ad abbandonare lindustria (non e
soddisfatta la condizione 3);
iii) o qualche concorrente potenziale indotto ad entrare nellindustria (non
soddisfatta la condizione 4).
TEORIA DEI MERCATI CONTENDIBILI (3)
CONCORRENZA HIT AND RUN:
consente ai concorrenti potenziali di entrare in un mercato con p >
costo medio lucrando profitti positivi e uscendo senza costo prima che
le incumbent si riorganizzino.
Se la strategia hit and run e possibile, in equilibrio nessuna impresa
avra profitti positivi. Se

i
= x
i
p - c[x
i
] > 0
allora
p>p, poiche un concorrente potenziale j potrebbe entrare senza costi,
48
p>p, poiche un concorrente potenziale j potrebbe entrare senza costi,
offrire la quantit x
j
al prezzo (p-) e ottenere i seguenti profitti

j
= x
j
(p-) - c[x
j
] > 0
La strategia hit and run e "credibile" se:
1. i consumatori rispondono istantaneamente a qualsiasi variazione di
prezzo;
2. il tempo durante il quale i costi del concorrente potenziale sono
irrecuperabili inferiore a quello necessario agli incumbent per reagire


Teorie manageriali
dellimpresa dellimpresa
49
Perch esistono le grandi imprese?
Economie di scala (Chandler, 1990);
Posti di lavoro sicuri e di qualit (Lucas,
1978);
50
Stabilit, continuit e omogeneit
(Audretsch e Thurik, 2001);
Globalizzazione (Servan-Schreiber, 1967);
Moltiplicatore socio-culturale (Galbraith).
ORGANIZZAZIONE INTERNA
Impresa e struttura dellimpresa:
Impresa Manageriale vs. Impresa
Familiare;
Coase (1937);
51
Coase (1937);
Costi di transazione (Williamson);
Chandler (U-form vs. M-form);
Limpresa
Limpresa come black box (visione tecnologica): 1) trasforma
i fattori di produzione nelloutput finale in modo meccanico e
prevedibile; 2) massimizza i profitti;
Limpresa manageriale:
interazione strategica tra manager e azionisti;
indipendenza del consiglio di amministrazione;
relazione principale-agente;
52
relazione principale-agente;
Limpresa familiare:
1) ununica famiglia (allargata) possiede una quota significativa
dellimpresa;
2) coinvolgimento diretto della famiglia nellattivit ordinaria
dellimpresa;
3) pi di un componente della famiglia con responsabilit manageriali
significative;
4) pi generazioni coinvolte.
Limpresa manageriale
Linterazione strategica tra manager e azionisti:
lazionista (principale) vorrebbe che lagente
(manager) agisse nel suo interesse, ma ha meno
informazioni rispetto al manager (asimmetrie
informative):
adverse selection: lagente (manager) meglio
53
adverse selection: lagente (manager) meglio
informato rispetto alle proprie capacit di quanto
possa esserlo il principale (market for lemons);
moral hazard: il principale (azionista) non pu
monitorare in modo efficiente limpegno erogato
dallagente nellesercizio delle sue funzioni.
Fattori (incentivi) che possono spingere i
manager a massimizzare i profitti
Disciplina del mercato del lavoro: se esiste un
mercato dei manager, questi debbono evitare di crearsi
una cattiva reputazione:
Il manager che ha realizzato una performance negativa
(bassi profitti) sconter la sua cattiva reputazione sul
54
mercato dei manager;
Esiste un mercato dei manager?;
Vincoli familiari e fedelt dei manager;
Il manager pubblico;
Le strategie rent seeking e il rapporto tra attivit
dimpresa e scelte politiche.
Fattori (incentivi) che possono spingere i
manager a massimizzare i profitti
Disciplina del mercato del prodotto: una forte
competizione sul mercato del prodotto spinge i
manager a massimizzare i profitti per evitare che
limpresa venga sospinta fuori dal mercato:
Il confronto con i concorrenti un segnale per valutare
55
Il confronto con i concorrenti un segnale per valutare
la produttivit dellimpresa (gli azionisti perdono lo
svantaggio informativo rispetto ai manager);
Manager inefficienti cercano di specializzare limpresa
in produzioni di nicchia o di posizionarla in mercati
monopolistici (es.: public utilities).
Fattori (incentivi) che possono spingere i
manager a massimizzare i profitti
Disciplina del mercato dei capitali: se il manager
non massimizza i profitti, il valore dellimpresa si
riduce (< del suo valore potenziale) esponendola
al rischio di scalate (raiders):
Il raider informato sostituisce il vecchio
56
Il raider informato sostituisce il vecchio
management con un management pi efficiente che
massimizza i profitti
Le imprese pi efficienti corrono minori rischi di
essere scalate (i manager accorti dovrebbero
massimizzare i profitti per ridurre il rischio di
scalate)
Teoria dei costi di transazione I
Coase (1937): le transazioni, ed i costi ad esse associati,
vengono poste al centro dellanalisi; si abbandona la
visione tecnologica dellimpresa La struttura
organizzativa impresa nasce per economizzare sui costi
di transazione quando : a) lutilizzo del meccanismo dei
prezzi diventa troppo oneroso e diventa conveniente
57
prezzi diventa troppo oneroso e diventa conveniente
internalizzare le transazioni che in precedenza erano
svolte sul mercato (market failure); b) il ricorso a una
molteplicit di contratti completi comporta costi di
negoziazione pi elevati di quelli connessi ad un unico
contratto incompleto (contratto di lavoro).
Enrico Santarelli
Teoria dei costi di transazione II
Williamson (1975): la teoria dei costi di transazione (TCT) si
discosta dallapproccio S-C-P in quanto studia lorganizzazione
interna dellimpresa (anzich assumere a priori che essa persegue un
comportamento teso alla massimizzazione dei profitti) e descrive
lambiente in cui questa opera in termini di distribuzione dei costi di
transazione anzich in termini di struttura di mercato. Ipotesi di
base: 11)) imprese e mercati sono strumenti alternativi per il
perfezionamento di determinati insiemi di relazioni; 22)) la scelta tra
58
Enrico Santarelli
perfezionamento di determinati insiemi di relazioni; 22)) la scelta tra
impresa e mercato dipende dallefficienza relativa delluna o
dellaltra modalit di organizzazione delle transazioni; 33)) i costi di
scrittura e di esecuzione dei contratti variano a seconda delle
caratteristiche dei soggetti coinvolti nella transazione e delle
propriet del mercato nel quale questa si realizza; 44)) gli ostacoli di
natura umana e ambientale alluso del mercato (cio agli scambi
tra imprese), possono anche impedire il funzionamento efficiente
dellorganizzazione interna (impresa).
Teoria dei costi di transazione II (...segue)
Condizioni ambientali: i) incertezza; ii) numero limitato di
soggetti coinvolti nello scambio.
Fattori umani: a) razionalit limitata (H. Simon: limitata
capacit di prevedere e risolvere problemi complessi); b)
opportunismo (funzione diretta del grado di interdipendenza).
i) + a) lorganizzazione interna consente di economizzare sui
costi connessi alla razionalit limitata (fattore umano) in tutti
59
costi connessi alla razionalit limitata (fattore umano) in tutti
quei casi in cui il sistema dei prezzi non offre uninformazione
sufficiente e lincertezza (condizione ambientale) sostanziale.
ii) + b) lorganizzazione interna consente di economizzare
sui costi determinati dallopportunismo (fattore umano) dei
contraenti e dal fatto che via via che un contratto viene
rinnovato diminuisce il numero delle parti che effettivamente vi
partecipano (condizione ambientale).
Enrico Santarelli
Teoria dei costi di transazione III
Dimensioni delle transazioni:
1) Specificit delle risorse coinvolte: grado (alto, medio,
basso) di re-deployability di una risorsa ad impieghi
alternativi; tipo (capitale umano, capitale fisico, luogo,
marchio);
2) Condizioni ambientali (incertezza, ecc.);
60
2) Condizioni ambientali (incertezza, ecc.);
3) Fattori umani (razionalit limitata, opportunismo);
4) Frequenza: una transazione pu essere ricorrente o
occasionale (quanto pi una transazione frequente, tanto
pi conveniente risulta la creazione di uno strumento
specifico di organizzazione della transazione stessa).
Teoria dei costi di transazione IV
Lalternativa tra mercato e centralizzazione in funzione della specificit delle risorse e della
frequenza delle transazioni
Frequenza Grado di specificit delle risorse
Basso Medio Alto
Occasionale Acquisto macchinario
standard
Acquisto macchinario
mediamente specializzato
Acquisto dedicated asset
61
standard mediamente specializzato
Struttura di governo Mercato Accordo Accordo o centralizzazione
Ricorrente Acquisto inputs intermedi
standard
Acquisto inputs intermedi
mediamenti specializzati
Acquisto inputs intermedi
molto specializzati
Struttura di governo Mercato Accordo o centralizzazione Centralizzazione
I confini verticali dellimpresa
Cosa determina lestensione verticale delle
imprese?
Ogni impresa deve decidere quanti e quali
stadi del processo produttivo devono essere
62
stadi del processo produttivo devono essere
svolti al suo interno:
Separazione verticale
Integrazione verticale
General Motors Fisher Auto Body (Klein,
JLE, 2000)
L'acquisizione di Fisher Body da parte di
General Motors I
1919: 1. Accordo di fornitura di durata decennale, con
possibilit di rinegoziazione dopo i primi cinque anni: FB si
impegna a produrre carrozzerie per GM, realizzando
investimenti in impianti e attrezzature molto specifici rispetto
a questa transazione. Contratto di exclusive dealing che
impegna GM a acquistare tutte le carrozzerie da FB.
2.Contratto cost-plus che fissa il prezzo a un livello
63
2.Contratto cost-plus che fissa il prezzo a un livello
corrispondente ai costi variabili (materie prime, energia,
salari) di FB + un sovrapprezzo del 17,6%. Il plus copre le
anticipazioni che FB deve affrontare per realizzare i suoi
impianti.
3. GM acquista il 60% di Fisher Body; i 6 fratelli Fisher
mantengono il controllo sull'azienda : sono al tempo stesso
dipendenti, ricevendo salari elevati pi il 5% dei profitti, e
proprietari, ricevendo dividendi su azioni in loro possesso. Il
legame tra le 2 imprese molto forte.
L'acquisizione di Fisher Body da parte di
General Motors - II
1919 - 1924: FB costruisce 14 impianti, di cui 12 contigui a
impianti assemblaggio GM; di questi, 3 sono finanziati da GM;
1925 - 1926: GM acquista rimanente 40% e diventa unica
proprietaria di FB. Problemi nellesecuzione del contratto: nel
1925 FB rifiuta di spostare da Detroit a Flint (57 miglia)
l'impianto per la costruzione di carrozzerie Buick. I costi di questo
accordo diventano toppo alti per GM. Fattori contrattuali che
determinano lintegrazione verticale;
64
determinano lintegrazione verticale;
- Il contratto oltre la met della propria durata (vincolo al
finanziamento di nuovi impianti);
- FB produce anche per altre case automobilistiche;
- FB pu rinegoziare il contratto;
- Alfred Sloan (CEO di GM) ritiene che la centralizzazione sia
inevitabile (risorse specifiche e eccessiva rigidit); quando FB
rifiuta di costruire il nuovo impianto pur conservando il 17,6%di
plus (e pur beneficiando di economie di scala) l'accordo si
interrompe.
L'acquisizione di Fisher Body da parte di
General Motors - III
Fattori economici che determinano lintegrazione
verticale
Evoluzione del mercato automobilistico:
Dinamica della domanda per automobili: + 50% tra 1919 e
1924; + 52% nel 1925; + 48% nel 1926.
65
1924; + 52% nel 1925; + 48% nel 1926.
Dinamica della domanda per automobili con carrozzeria
chiusa: +17% nel 1920 ; +24% nel 1923; +43% nel 1924;
+56% nel 1925; +72% nel 1926.
Tra 1925 e 1926 il numero di carrozzerie vendute da FB a
GM aumenta di circa il 200%.
Il contratto tra GM e FB diventa toppo gravoso per GM in
concomitanza con la crescita della domanda. La
centralizzazione si fa preferire allaccordo.
Enrico Santarelli
U-form (struttura funzionale)
1) La specializzazione per funzioni e il modo pi naturale di
organizzare attivit multifunzionali;
2) Al crescere della dimensione dimpresa si ha una perdita di
controllo che va a incidere direttamente sullefficienza interna;
3) oltre una certa soglia dimensionale, la U-form altera il
processo decisionale e porta a favorire strategie che non
massimizzano i profitti. In particolare, si incorre in problemi di:
66
massimizzano i profitti. In particolare, si incorre in problemi di:
i) incommensurabilit, cio difficolt di specificazione degli
obiettivi delle divisioni funzionali in un modo che contribuisca
chiaramente agli obiettivi generali dellimpresa;
ii) non scomponibilit, cio necessit di introdurre ulteriori
procedure di coordinamento tra le varie parti;
iii) sovrapposizione tra decisioni strategiche e operative, con
ulteriore perdita di efficienza organizzativa.
U-form
Chandler (1962, 1977) studia le implicazioni della
separazione fra propriet e controllo (Berle and
Means, 1932) per la struttura dellimpresa:
1)Imprese che operano su una scala produttiva
relativamente piccola sono organizzate in divisioni
funzionali (produzione, vendite, acquisti, etc.);
67
2) Al crescere della dimensione dellimpresa (ad es.
attraverso la diversificazione del prodotto e
geografica) le sue divisioni funzionali esistenti
aumentano a loro volta di dimensione e variet
(support staff, R&D, etc.);
3) A causa della bounded rationality, oltre una certa
soglia dimensionale la U-form diventa inefficiente.
U-form
Board of Directors
Corporate Headquarters
Support Staff
68
Personnel Legal Other
Finance Sales Production Purchasing R&D
Product 1 Product 2 Product 3 Product 1 Product 2 Product 3
M-form (struttura multidivisionale)
Vantaggi rispetto alla U-form:
1) la responsabilit delle decisioni operative attribuita a divisioni
operative (o quasi-imprese) sostanzialmente indipendenti;
2) Lo staff collegato alla direzione generale pu dedicarsi al controllo
delle singole divisioni operative;
3) La direzione generale pu occuparsi esclusivamente di:
Decisioni strategiche:
69
Decisioni strategiche:
pianificazione;
controllo:
allocazione delle risorse tra le divisioni operative;
Performance complessiva dellorganizzazione;
4) La struttura che ne risulta pi razionale e sfrutta meglio le
possibili sinergie:
linsieme viene ad essere pi efficiente e pi efficace rispetto alla
somma delle sue parti.
M-form
Board of Directors
Corporate Headquarters
Support Staff
Finance
70
Legal Personnel Other
Product 1 Product 2 Product 3
Accounting Production
R&D
Purchasing Sales
I profitti di lungo periodo evidenza empirica
1 - Imprese diverse ottengono saggi di profitto diversi
anche nel lungo periodo (verifica dellipotesi di
eterogeneit e persistenza dei profitti);
2 - Lentrata non rende efficiente il numero di imprese che
producono nel lungo periodo.
3 - Mueller (1986): analisi dei tassi di profitto di 600
imprese dal 1950 al 1972:
6 gruppi di 100 imprese in base al profitto medio ottenuto a inizio
periodo (1950-1952);
71
6 gruppi di 100 imprese in base al profitto medio ottenuto a inizio
periodo (1950-1952);
Tasso di profitto medio nel periodo (1950-1972) per ciascun
gruppo;
Risultato: differenze significative tra le medie dei diversi
gruppi (nel lungo periodo i profitti NON convergono al livello
competitivo, altrimenti le differenze tra le 6 medie non sarebbero
significative).
Poich le medie dei diversi gruppi sono diverse, i profitti
persistono nel lungo periodo.
Teorie
dellimprenditorialita
72
Perch esistono piccole imprese e imprenditori ?
Distruzione creatrice (selezione competitiva);
Tecnologia;
Differenziazione della domanda;
Globalizzazione ;
73
Terziarizzazione (SMEs nei servizi);
Ritorno alle origini (Tocqueville, 1835);
Inefficienza del mercato dei capitali;
Politiche pubbliche.
Teoria della fila di imprenditori
(Mansfield, 1962)
con:
it it
E
c
it
Z
b
it
C
a
it
aP
it
E
+ + =

=
it
logC
it
logP log
74
con:
E
it
= imprese nate nellindustria i al tempo t e sopravvissute fino alla fine
del periodo, come quota delle attive nellanno precedente quello dello start-
up;
P
it
= rapporto fra saggio di rendimento medio in i e in
i
al tempo t;
C
it
= capitale necessario per avviare unimpresa di DOM;
Z
it
= errore casuale.
Industrie: acciaio, automobile, petrolio, pneumatici.
Enrico Santarelli
La Commissione Europea (2008), definisce
lImprenditorialit come la capacit di un
individuo di trasformare idee in azioni. Che
include creativit, innovazione e
assunzione di rischio, come pure la
Imprenditorialit: DefinizioneUfficiale
assunzione di rischio, come pure la
capacit di pianificare e gestire progetti allo
scopo di raggiungere obiettivi.
75
Quella dellimprenditore allo stesso tempo una
delle figure pi intriganti e pi sfuggenti
nellanalisi economica. A lungo riconosciuto come
il vertice della gerarchia che determina il
comportamento dellimpresa e per questo assume
una grande responsabilit per la vitalit della societ
basata sulla libert dimpresa (Baumol, 1968, p.
Imprenditorialit: Ruolo (in generale)
basata sulla libert dimpresa (Baumol, 1968, p.
64).
Proprietari-manager di piccole imprese guidano la
maggioranza delle imprese in molti paesi (Parker,
2009, p. 1):
Producendo beni e servizi generalmente ignorati
dalle grandi imprese.
76
1- Arbitraggio, assunzione di rischio, incertezza.
Richard Cantillon (1755) ha evidenziato il ruolo
dellimprenditore come arbitraggista o speculatore che conduce
le attivit di scambio e ne assume il rischio come risultato
dellacquistare a prezzi certi e rivendere a prezzi incerti:
- Rischio e profitto: chiunque percepisca un reddito incerto pu essere
considerato un imprenditore.
- Imprenditore di successo: supera la paralisi generata
Prime teorie dellimprenditorialit
- Imprenditore di successo: supera la paralisi generata
dallincertezza, rende possibile il realizzarsi della produzione e dello
scambio, consente di raggiungere lequilibrio.
- Imprenditore non di successo: cessa lattivit, in un meccanismo
nel quale solo i pi adatti sopravvivono.
- Entranti: entrano in scena quando e dove vi persistenza dei profitti
nel lungo periodo;
- Innovazione: NO
- Percezione e intuito: SI
77
1.2- Coordinamento dei fattori di produzione.
Jean-Baptiste Say (1828): il principale contributo
dellimprenditore consiste nel combinare e coordinare i
fattori della produzione, tenendo per s il residuo sotto
forma di profitto. Caratteristiche personali
Prime teorie dellimprenditorialit
forma di profitto. Caratteristiche personali
dellimprenditore:
- Saggezza.
- Perseveranza.
- Esperienza.
- Capacit di risolvere problemi.
78
2- Imprenditorialit, rischio, e incertezza.
Frank Knight (1973, 1985): gli individui sono opportunisti e
possono diventare imprenditori quando i rendimenti attesi,
scontati di un fattore di rischio, sono relativamente favorevoli o,
in alternativa, possono diventare lavoratori dipendenti quando il
lavoro salariato pi conveniente. Gli imprenditori hanno
informazione limitata rispetto alle fonti di approvvigionamento
di risorse naturali, al cambiamento tecnologico e ai prezzi. Le
Prime teorie dellimprenditorialit
di risorse naturali, al cambiamento tecnologico e ai prezzi. Le
loro caratteristiche salienti sono :
- Autostima.
- Saggezza.
- Carattere avventuroso.
- Lungimiranza.
- Fortuna.
- Perspicacia.
79
3.1- Innovazioni e distruzione creatrice.
Joseph Schumpeter (1912, 1934, 1942):
limprenditorialit implica linnovazione.
Limprenditore non opera cambiamenti graduali ai
metodi di produzione, ma sviluppa nuovi prodotti,
modifica routine consolidate ed la forza trainante
dello sviluppo economico. Limprenditore:
Imprenditorialit Schumpeteriana
dello sviluppo economico. Limprenditore:
- Non un assuntore di rischio: finanziatori
esterni (capitalisti, banchieri) si fanno carico del
rischio connesso allo svolgimento di attivit
imprenditoriali.
- No Intrapreneurship: con lavvento delle grandi
imprese capitalistiche scompare la figura
dellimprenditore.
80
3.1- ..continuazione.
Gli individui imprenditorialmente attivi sono le forze
trainanti del cambiamento strutturale (agenti di
cambiamento);
Gli imprenditori sono figure energiche che mettono in
mostra le loro caratteristiche essenziali introducendo il
nuovo in varie attivit e che si discostano dalle routine
Imprenditorialit Schumpeteriana
nuovo in varie attivit e che si discostano dalle routine
standardizzate alle quali i manager uniformano i propri
comportamenti (Schumpeter, 1911, p. 171).
Soltanto nelle economie contemporanee queste figure
energiche hanno assunto un ruolo cos importante da
andare a rappresentare una classe speciale di soggetti
economici e da ricevere la denominazione di
imprenditori.
81
4.1- Limprenditore attento (alert).
Israel Kirzner (1973, 1985): importanza
dellimprenditore come intermediario e arbitraggista
capace di cogliere opportunit di profitto sottovalutate
o non percepite dagli altri individui:
- Alertness: la lucidit mentale che porta limprenditore
a scoprire prima di altri non viene spiegata e non vengono
Teorie dellimprenditorialit
a scoprire prima di altri non viene spiegata e non vengono
fornite indicazioni su come essa potrebbe essere sviluppata
(politiche per la diffusione della consapevolezza
imprenditoriale?):
- Gifford (1998): modello kirzneriano nel quale gli
imprenditori dotati di maggiori competenze manageriali
hanno maggiore probabilit di percepire nuove opportunit
(sono cio pi alert).
82
4.2- Leadership e motivazione.
Harvey Leibenstein (1968): gli imprenditori
introducono cambiamenti di natura graduale ai
prodotti e ai processi produttivi esistenti, attraverso
una combinazione di leadership, motivazione, capacit
di risolvere situazioni critiche di assumere rischio. In
effetti:
Teorie dellimprenditorialit
effetti:
- Le grandi imprese burocratizzate possono trovare
eccessivamente costosa lintroduzione di innovazioni
radicali poich, a causa di possibili problemi di agenzia,
esse potrebbero preferire lo sviluppo di innovazioni
incrementali, anche se queste garantiscono rendimenti pi
bassi, a quello di innovazioni.
83
4.3- Aspetti personali o psicologici.
Gli imprenditori di successo hanno speciali, innate
caratteristiche individuali :
- Necessit di riuscire. Una societ con un alto livello di
questa caratteristica produrr imprenditori pi determinati.
- Elevato internal locus of control. Gli imprenditori hanno
la convinzione innata che la loro performance dipenda
Teorie dellimprenditorialit
la convinzione innata che la loro performance dipenda
prevalentemente dalle loro azioni, anzich da fattori esterni.
- Tolleranza dellambiguit. Gli imprenditori hanno una
capacit maggiore di quella dei dipendenti di operare in
ambienti nei quali il contesto complessivo mal definito o
ambiguo (preferenza per lincertezza?).
- Altro. Competitivit, sicurezza, impazienza, egoismo,
intuizione, coscienziosit, disponibilit a fare nuove esperienze,
ecc.
84
1 Agenti omogenei
Principali differenze tra prime e moderne teorie
dellimprenditorialit:
- Dominanza del paradigma della massimizzazione
dellutilit attesa in quelle moderne:
-Gli individui scelgono tra diventare imprenditori e
Il modello della scelta occupazionale
-Gli individui scelgono tra diventare imprenditori e
lavorare alle dipendenze (o restare disoccupati) (scelta occupazionale)
- Uso esplicito di assunzioni semplificatrici:
-Esistenza di mercati concorrenziali del prodotto;
-Tecnologia conosciuta e accessibile;
-Lavoratori e imprenditori price-takers nei rispettivi
mercati.
85
U(y) una funzione crescente di y:
- (a) funzione concava di y: unit addizionali di y fanno aumentare U di
quantit progressivamente minori;
- (b) funzione convessa di y: unit addizionali di y fanno aumentare U di
quantit progressivamente minori;
- (c) funzione lineare di y: implica neutralit rispetto al rischio
Il modello della scelta occupazionale
86
1.1 Agenti omogenei: modello statico
Gli individui scelgono tra lavorare per un salario (w)
e produrre un dato output come imprenditori per un
profitto (). Se > w, I lavoratori decidono di
diventare imprenditori:
- Loutput addizionale prodotto dai nuovi imprenditori fa
Il modello della scelta occupazionale
- Loutput addizionale prodotto dai nuovi imprenditori fa
ridurre il suo prezzo di vendita, determinando una riduzione di
fino al livello in cui esso eguaglia w:
- non pu essere inferiore a w perch altrimenti gli
imprenditori cesserebbero lattivit, con conseguente riduzione
delloutput e aumento del prezzo.
- Ne consegue che = w una condizione di
equilibrio.
87
1.2 Agenti omogenei: modello dinamico
Gli individui possono incorrere in costi di
transizione tra occupazioni. Che possono essere:
- Non-monetari: alterazione di uno stile di vita
acquisito, stress da cambiamento, umiliazione da
fallimento.
Il modello della scelta occupazionale
fallimento.
- Economici: perdita di esperienza specifica rispetto
al settore, costi di reperimento di capitale di rischio per
avviare una nuova impresa, costi di aggiornamento
professionale, altri costi relativi a barriere alluscita:
- costi irrecuperabili connessi a capitale con
limitato valore sul mercato secondario, impegni gi presi con i
clienti, etc.
88
1.3 Agenti omogenei: modello dinamico
Sotto quali circostanze gli individui passano da un tipo di occupazione
ad un altro (Dixit and Rob, 1994)?
a) Diventano imprenditori soltanto quando il reddito da attivit
imprenditoriali si avvicina a un qualche punto di svolta superiore.
b) Abbandonano lattivit imprenditoriale in presenza di un
abbassamento del reddito da attivit imprenditoriali verso un punto di
svolta inferiore.
c) Tra questi due valori di soglia preferiscono non cambiare tipo di
Il modello della scelta occupazionale
c) Tra questi due valori di soglia preferiscono non cambiare tipo di
occupazione, che significa:
- che vi isteresi (cio path-dependence) nella scelta occupazionale, con
gli individui che potrebbero continuare a fare gli imprenditori anche qualora i
rendimenti attesi da questa attivit in un dato periodo fossero inferiori a quelli
di occupazioni alternative. In effetti:
i) Potrebbero esserci costi di transizione;
ii) Potrebbe essere conveniente non spostarsi in attesa di un possibile
miglioramento nelle condizioni (reddito) relative al il tipo di occupazione attualmente
meno vantaggiosa.
89
1.4 Oxenfeldt (1943)
Y = E(Y

- Y
w
)
R = f[var(Y
se
)] Il rischio pu offrire agli individui una
opzione ad aspettare prima di passare da unoccupazione ad
unaltra (Dixit, 1989);
SwC = Switching costs ();
I
ent
= Incentivo imprenditoriale;
) , , ( = SwC R Y f I
Il modello della scelta occupazionale
90
con:
R = fattore di rischio (imprenditorialit);
Y
w
= reddito atteso dalla scelta di un lavoro alle dipendenze;
Y

= reddito atteso dalla scelta di diventare imprenditori;


Y = Y

- Y
w
;
La probabilit di esercitare lopzione imprenditorialit pi
alta quando I
ent
> 0.
) , , (
+
= SwC R Y f I
ent
Scelta occupazionale verifiche empiriche
Creedy - Johnson (1983)
R= 5.325 + 0.079log - 0.674logY - 0.092logC + u
La decisione di avviare unimpresa pu essere rappresentata come
scelta reddituale (Oxenfeldt, 1943) tra la posizione di lavoratore
dipendente e quella di imprenditore. Lentrata sarebbe dunque
maggiore in presenza di un tasso di disoccupazione pi elevato o di
insicurezza del lavoro alle dipendenze.
91
(4.202)* (2.135)* (-4.973)* (-3,917)
* = t di Student
R = tasso di entrata (netto): rapporto tra imprese nate e occupati di sesso
maschile
= profitti lordi per impresa
Y = salario medio di un occupato di sesso maschile
C = capitale netto medio nelle piccole imprese
Scelta occupazionale verifiche empiriche:
analisi cross-section vs. time-series
Hamilton (1989)
Y
t
= 49.46 1.71U
t-1
- 0.003 M
t -1
(.) (-4.36)* (-3.19)*
R
2
= 0.33
* = t di Student
Stime cross-section
Y = Nuove iscrizioni VAT 1980-
Hamilton (1989)
Y
t
= -0.154 + 0.12U
t-1
-0.003U
2
t -1
. (.) (8.158)* (-3.588)*
R
2
= 0.942
* = t di Student
Stime time series (1950-84)
Y = Nuove imprese/popolazione
92
Y
t
= Nuove iscrizioni VAT 1980-
83/forze di lavoro 1981;
U
t-1
= tasso di disoccupazione in
ogni contea scozzese nel 1979;
M
t-1
= percentuale delloccupazione
locale impiegata nel settore
manifatturiero.
Y
t
= Nuove imprese/popolazione
residente ;
U = tasso di disoccupazione in
Scozia;
La correlazione fra U e Y diventa
negativa quando U > 18%.
Enrico Santarelli
Effetto incubatrice
Gudgin (1978); cf. anche Storey (1982)
E
i
= -0.320 + 0.011X
1i
- 0.048X
2i
R
2
= 0.59
. (.) (0.002)* (-0.008)*
* = standard error
93
E
i
= tasso netto di entrata (8 anni, ma sopravvissute per
almeno 20);
X
1i
= percentuale di impianti con < 20 addetti;
X
2i
= tasso di variazione delloccupazione nel periodo.
Enrico Santarelli
Nuove imprese e
imprenditorialit
Analisi empiriche dellentrata, della
sopravvivenza e della crescita
delle nuove imprese:
94
La selezione competitiva
95
Tassi di entrata e di uscita
Secondo il modello di concorrenza perfetta, in ogni
periodo avremo:
1 entrata: nelle industrie in cui le imprese attive
ottengono extra-profitti;
2 uscita: dalle industrie in cui le imprese attive
ottengono profitti inferiori a quelli normali.
96
ottengono profitti inferiori a quelli normali.
Evidenza empirica: entrata e uscita si verificano
simultaneamente, con entrata lorda e uscita lorda che
risultano molto pi elevate dellentrata netta.
Enrico Santarelli
Il meccanismo di ENTRATA/USCITA
Gli studi teorici sullimprenditorialit (Cantillon,
Knight, ecc.) mostrano che lentrata unattivit
rischiosa, sovente destinata a risultare nelluscita. Ne
consegue che entrata e uscita sono pi un
97
consegue che entrata e uscita sono pi un
meccanismo di selezione capace di individuare le
imprese efficienti abbastanza da poter sopravvivere in
una certa industria, che un meccanismo di
aggiustamento automatico capace di spingere verso
zero i profitti delle imprese esistenti.
I tassi di entrata e di uscita
Paese Entrata lorda Uscita lorda Entrata netta
Belgium/m 5.8 6.3 -0.5
Belgium/s 13.0 12.2 0.8
Canada 4.0 4.8 -0.8
98
FRG 3.8 4.6 -0.8
Korea 3.3 5.7 -2.4
Norway 8.2 8.7 -0.5
Portugal 12.3 9.5 2.8
UK 6.5 5.1 1.4
US 7.7 7.0 0.7
Concorrenza perfetta
1 Atomicit:
Molte imprese, ognuna delle quali cos piccola da
non influenzare il comportamento delle altre
2 Omogeneit del prodotto
Tutte le imprese offrono lo stesso prodotto
3 Informazione perfetta
Tutti gli agenti (consumatori e imprese) conoscono
99
Tutti gli agenti (consumatori e imprese) conoscono
i prezzi fissati da tutte le imprese
4 Simmetria tecnologica
Tutte le imprese hanno accesso alla stessa
tecnologia
5 Libert di entrata
Qualunque impresa pu entrare o uscire
liberamente dal mercato
Selezione competitiva
1 Le imprese sono price taker;
2 Il prodotto omogeneo;
3 Linformazione sui prezzi perfetta;
4 Non tutte le imprese hanno accesso alla
stessa tecnologia;
5 Le imprese sostengono un costo
100
5 Le imprese sostengono un costo
irrecuperabile per entrare nel mercato.
Eterogeneit delle imprese:
Imprese diverse hanno gradi di efficienza (e
funzioni di costo) diversi;
Ciascuna impresa incerta rispetto al proprio
livello di efficienza
JOVANOVIC Selezione competitiva - 1
Jovanovic (Ec, 1982) passive learning:
1) piccola industria con prodotto omogeneo;
2) profilo temporale della domanda deterministico
(conosciuto a priori) e time-invariant;
3) fattori offerti a prezzi costanti.
4) le imprese hanno inizialmente caratteristiche
(efficiency parameters) incerte e time-invariant
101
(efficiency parameters) incerte e time-invariant
(eterogeneit);
5) per ogni impresa la media dei propri costi una
proxy dei propri costi reali (incertezza relativa ai
costi);
6) in ogni periodo ciascuna impresa deve fissare la
propria strategia: uscire, proseguire con la stessa
dimensione, crescere, o ridurre la propria capacit
produttiva.
Enrico Santarelli
JOVANOVIC Selezione competitiva - 2
Per effetto di questa particolare selezione
competitiva, le imprese pi efficienti
sopravvivono e crescono, mentre le altre sono
costrette a ridurre la propria dimensione o ad
uscire dal mercato.
1 Eterogeneit tra imprese e incertezza
102
1 Eterogeneit tra imprese e incertezza
relativa ai costi spiegano perch;
A) Entrata e uscita si verificano simultaneamente
nello stesso mercato;
B) La dimensione degli entranti e delle imprese
che escono diversa da quella delle imprese che
rimangono sul mercato;
Enrico Santarelli
Lentrata
103
Come misurare il processo di
formazione delle nuove imprese?
Costruzione di indici (natalit, mortalit,
fertilit.)
104
Ogni indice:
- ci offre una visione diversa, anche
se dello stesso fenomeno.
- sottende una teoria economica diversa.
Enrico Santarelli
Misure di demografia imprenditoriale
INDICE DI NATALITA: dal rapporto fra le imprese
nate (per cento) e le attive.
INDICE DI MORTALITA: rapporto fra le imprese
cessate (per cento) e le operative.
INDICE DI SVILUPPO: rapporto fra il saldo (nate
cessate) e le attive (per cento).
105
cessate) e le attive (per cento).
INDICE DI DINAMICA: rapporto fra la somma (nate +
cessate) e le attive (per cento).
TASSO DI IMPRENDITORIALITA (standard):
calcolato come quota dei proprietari di impresa
(business owners) sul totale delle forze di lavoro (per
cento).
TASSO DI IMPRENDITORIALITA (entrata):
Enrico Santarelli
Tasso di natalit (nuove imprese/numero medio di
imprese) e tasso di mortalit(imprese cessate/numero
medio di imprese). Italia (1985-89)
Settori Natalit Mortalit
Estr. e preparazione miner. metalliferi 6,10 9,81
Produz. e prima trasformazione metalli 6,75 6,01
Estrazione minerali non metalliferi 5,53 7,44
Lavorazione minerali non metalliferi 6,30 6,73
Chimica 6,59 6,40
Fibre 8,47 8,84
Costruzione prodotti in metalli 8,68 6,86
Macchine e materiale meccanico 7,54 6,86
Macchine ufficio e elaborazione dat i 23,38 4,61
Costruzione e installazione impiant i 10,65 7,32
Autoveicoli, carrozzerie e parti 7,97 6,67
Altri mezzi di trasporto 9,35 7,17
106
Altri mezzi di trasporto 9,35 7,17
Strument i e apparecchi di precisione 11,45 7,41
Alimentari di base 8,30 7,85
Zucchero, bevande, tabacco 8,28 6,96
Tessili 9,51 8,63
Pelli e cuoio 9,93 9,60
Calzature e abbigliamento 11,96 9,61
Mobili e legno 7,37 7,95
Carta, stampa, editoria 8,61 6,25
Gomma e plast ica 8,69 7,04
Totale trasformazione industriale 9,21 7,77
varianza 13.772 1.861
r (natalit/mortalit) -0,318 0,312*
* escludendo Macchine ufficio e elaborazione dati
Enrico Santarelli
Tasso di natalit (nuove imprese/numero medio
addetti) e tasso di mortalit (imprese cessate/numero
medio di addetti). Italia (1985-89)
Settori Natalit Mortalit
Estr. e preparazione miner. metalliferi 0,14 0,23
Produz. e prima trasformazione metalli 0,13 0,12
Estrazione minerali non metalliferi 0,55 0,74
Lavorazione miner. non metalliferi 0,44 0,47
Chimica 0,13 0,12
Fibre 0,06 0,06
Costruzione prodotti in metalli 0,88 0,70
Macchine e materiale meccanico 0,42 0,38
Macchine ufficio e elaborazione dati 0,33 0,07
Costruzione e installazione impianti 0,53 0,36
Autoveicoli, carrozzerie e parti 0,04 0,04
Altri mezzi di trasporto 0,13 0,10
Strumenti e apparecchi di precisione 1,17 0,76
107
Strumenti e apparecchi di precisione 1,17 0,76
Alimentari di base 1,15 1,09
Zucchero, bevande, tabacco 0,39 0,33
Tessili 0,60 0,55
Pelli e cuoio 1,06 1,03
Calzature e abbigliamento 1,00 0,80
Mobili e legno 1,10 1,19
Carta, stampa, editoria 0,65 0,48
Gomma e plastica 0,55 0,45
Totale trasformazione industriale 0,66 0,56
varianza 0,193 0,137
r (natalit/mortalit) 0,938
Enrico Santarelli
Nuove imprese e processi di mercato
Start-up o entrata
Selezione competitiva
Effetti sul lato dellofferta:
- Maggiore efficienza;
- Accelerazione del cambiamento
strutturale;
- Innovazione;
108
Nuove capacit:
Sviluppo di
nuove imprese
(crescita interna
e esterna)
Distruzione di
capacit:
Declino o
chiusura di
incumbents
- Innovazione;
- Maggiore variet produttiva;

Aumento della competitivit

Crescita economica
Una tassonomia delle nuove imprese - 1
1) schumpeteriane, nate per sfruttare una specifica
innovazione tecnologica o allo scopo di avviare/perpetuare
una dinastia imprenditoriale di successo;
2) younghiane, nate in conseguenza di un processo di
specializzazione e divisione del lavoro tra imprese come
quello descritto nel filone interpretativo che va da Adam Smith
109
quello descritto nel filone interpretativo che va da Adam Smith
a Gorge Stigler ad Allyn Young;
3) opportunistiche, nate per sfruttare specifiche opportunit di
mercato o accedere a sussidi e agevolazioni varie;
4) intrinsecamente marginali (necessity entrepreneurship),
nate per sfuggire alla disoccupazione; coincidenti con il self-
employment (autoimpiego).
Una tassonomia delle nuove imprese - 2
110
Italia imprese registrate per settore di attivit
111
Business ownership
112
Source: Audretsch et al., 2004.
Determinanti dello start-up in Italia
Santarelli - Sterlacchini (1994)
NAT
it
= a
0
+ a
1
OCCIES
i, t-1
+ a
2
FPI
i,t-1
+ a
3
PROF
i,t-1
- a
4
RETR
i,t-1
+ u
i,t
u
i,t
= termine di errore
i = 1, 2, , 21 (industrie della trasformazione industriale)
OCCIES = tasso di variazione delloccupazione nelle
113
OCCIES
i, t-1
= tasso di variazione delloccupazione nelle
imprese attive
FPI
i,t-1
= quota di fatturato delle imprese con addetti tra 20
e 49
PROF
i,t-1
= indice di profittabilit settoriale standardizzato
RETR
i,t-1
= indice standardizzato della retribuzione media
per addetto
Enrico Santarelli
Stime del modello LSDV (21 osservazioni settoriali per quattro anni: 1986, 1987,
1988, 1989 (*)
Var. dip. Cost. D86 D87 D88 OCCIES FPI PROF RETR R2 agg. F
NAT/IMP
8.084
(7.86)
3.570
(3.03)
5.134
(4.27)
2.679
(2.34)
1.421
(6.38)
-9.396
(-3.30)
0.36 10.44
5.773
(7.29)
3.451
(3.15)
4.792
(4.30)
2.541
(2.39)
1.279
(6.21)
1.691
(5.03)
0.45 14.66
5.773
(7.25)
3.466
(3.15)
4.848
(4.27)
2.555
(2.39)
1.289
(6.16)
-0.126
(0.33)
1.726
(4.87)
0.45 12.09
114
(7.25) (3.15) (4.27) (2.39) (6.16) (0.33) (4.87)
NAT/ADD
-0-045
(-0.56)
0.271
(2.90)
0.346
(3.63)
0.223
(2.46)
0.097
(5.50)
1.905
(8.46)
0.58 23.52
0.34
(5.36)
0.286
(2.82)
0.405
(3.91)
0.246
(2.49)
0.121
(6.34)
-0.217
(6.94)
0.50 17.41
0.394
(5.49)
0.296
(2.98)
0.439
(4.30)
0.254
(2.64)
0.127
(6.75)
-0.077
(-2.21)
-0.196
(-6.13)
0.52 16.06
* tutte le esplicative sono ritardate rispetto alla dipendente; t di Student fra parentesi.
Enrico Santarelli
Il Global Entrepreneurship Monitor
(http://www.gemconsortium.org/)
E basato su una definizione generale di
imprenditorialit, che comprende:
Fase dello start-up, precedente allavvio dellimpresa;
Giovani imprese, fino a 3.5 anni di et;
Alcune delle quali innovative e orientate alla crescita, la
maggioranza no; maggioranza no;
Intrapreneurs, cio individui che lavorano alle dipendenza per
altre imprese ma che pensano di avviarne una propria;
Procedure di misurazione
Surveys su campioni rappresentativi della popolazione adulta.
Adult
Population
Growth
Persist
Firm
Birth
?
Start-up Processes
Total Entrepreneurial Activity
Business
Firm
Population
Quit
Gestation Phase
New
Firm
0
3.5 Yrs
Total Entrepreneurial Activity Index
Established
Firm
NE = Nascent Entrepreneur; NI = Nascent Intrapreneur
TEA Average [1-4 yrs:2000 to 2004]
20,00
25,00
30,00
35,00
N
u
m
b
e
r

p
e
r

1
0
0

1
8

t
o

6
4

y
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9
5
%

c
o
n
f
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d
e
n
c
e

i
n
t
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r
v
a
l
]
Total Entrepreneurial Activity
0,00
5,00
10,00
15,00
C
R
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A
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1
0
0

1
8

t
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6
4

y
r
s

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l
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9
5
%

c
o
n
f
i
d
e
n
c
e

i
n
t
e
r
v
a
l
]
117
100.000
1.000.000
6
4

Y
e
a
r
s

O
l
d

[
1
,
0
0
0
s
]
Total Persons Active in Start-up and New Firms by Country [2000-2003]
Total Entrepreneurial Activity
1
10
100
1.000
10.000
IS SL HR HK SG FI DK IR BE SE NO IL NZ SE NL HU GR TW FR PL AU ZA CL ES IT CA JP UK RU DE UG AR VE KR MX TH BR US CN IN
N
u
m
b
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r

p
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r
s
o
n
s

1
8
-
6
4

Y
e
a
r
s

O
l
d

[
1
,
0
0
0
s
]
118
Annual Contribution of New Firms to Current Job Pool: 2002
15.00%
20.00%
25.00%
P
e
r
c
e
n
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o
f

N
a
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l

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[
9
5
%

c
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f
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d
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c
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r
v
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s
]
Total Entrepreneurial Activity
0.00%
5.00%
10.00%
J
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9
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c
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t
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r
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s
]
119
TEA Rates and National Economic Growth: 1 Year Lag [Pooled data]
25.000
30.000
35.000
T
E
A

[
#
/
1
0
0

p
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r
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s

1
8
-
6
4

y
r
s

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l
d
]
Total Entrepreneurial Activity
R = 0.45
0.000
5.000
10.000
15.000
20.000
-4.00 -2.00 0.00 2.00 4.00 6.00 8.00 10.00
Percent Growth in GDP, Local Currency, Constant Prices
T
E
A

[
#
/
1
0
0

p
e
r
s
o
n
s

1
8
-
6
4

y
r
s

o
l
d
]
120
La sopravvivenza
121
ANALISI DELLA SOPRAVVIVENZA E
DELLUSCITA
Perch i tassi di sopravvivenza sono cos bassi?
1: Tentano di entrare pi imprese di quelle che il mercato
pu accogliere (barriere allentrata troppo basse?)
122
pu accogliere (barriere allentrata troppo basse?)
2: Penuria di risorse finanziarie e supporto esterno in
genere (barriere allentrata troppo alte?)
3: Penuria di capacit imprenditoriali e manageriali
(processi di apprendimento troppo lenti nelle nuove imprese?)
LA DIMENSIONE INIZIALE E UN BUON
PREDITTORE DELLA SOPRAVVIVENZA?
Molti studi hanno individuato una relazione positiva tra dimensione
iniziale e sopravvivenza (cfr. Audretsch e Mahmood, RESTAT, 1995;
Mata, Portugal e Guimaraes, IJIO, 1995).
In alcune situazioni industria manifatturiera italiana, dominata dalle
piccole imprese praticamente tutte le nuove imprese entrano con una
dimensione sub-ottimale. Questo rende la dimensione iniziale
scarsamente informativa rispetto alla probabilit di sopravvivenza.
123
scarsamente informativa rispetto alla probabilit di sopravvivenza.
Taymaz e Kksal (2006) considerano la dimensione iniziale una
variabile endogena dei modelli di sopravvivenza. Gli imprenditori la
scelgono in base al rischio di fallimento:
- Quanto maggiore il rischio tanto pi piccola la dimensione
Di conseguenza, il risultato empirico che lega la dimensione iniziale a
una maggiore probabilit di sopravvivenza potrebbe essere considerato
spurio.
ANALISI DELLA SOPRAVVIVENZA I

Il modello di regressione lineare pu essere usato a condizione che la variabile
dipendente sia continua e che sia possibile misurarla per tutti i casi contenuti nel
campione oggetto di interesse
Esso non pu dunque essere impiegato nel caso di variabili dipendenti:

BINARIE. Sono quelle che presentano solo due categorie: vengono utilizzate per
124
BINARIE. Sono quelle che presentano solo due categorie: vengono utilizzate per
indicare il realizzarsi di un evento o la presenza, nelle osservazioni, di una
determinata caratteristica.

CENSURATE O TRONCATE. Sono quelle che non risultano osservabili oltre
una determinata soglia o che non soddisfano determinati requisiti.

ANALISI DELLA SOPRAVVIVENZA II
Nel caso delle variabili binarie si utilizzer un modello probabilistico, nel
quale Prob(si verifica levento j) = Prob(Y = j) = F[ Xfattori esplicativi ]

Di conseguenza

Prob(Y=1) = F(X)

Prob(Y=0) = 1 - F(X)

Il problema la forma funzionale di F.
125
Il problema la forma funzionale di F.


PROBIT

Ipotizzando per F una distribuzione normale, si ottiene il cosiddetto modello
probit in cui:


) ' (
2
1
) ( ) 1 ( Prob
'
2
2
'
X dt e dt t Y
X
t
X

= =

= =


ANALISI DELLA SOPRAVVIVENZA III

LOGIT

Se per F si sceglie la distribuzione logistica, si ottiene il modello logit.

) ' (
1
) 1 ( Prob
'
'
X
e
e
Y
X
X

=
+
= =
126

La distribuzione logistica e la normale sono molto simili, ad eccezione delle code (la
logistica ha le code pi alte).
I modelli logit e probit, essendo non lineari, richiedono stime di Massima
Verosimiglianza (ML).

ANALISI DELLA SOPRAVVIVENZA IV
Variabili censurate: pur potendo osservare la variabile
dipendente per un intero campione, rispetto a certe
osservazioni si ha solo uninformazione limitata. Es.:
vogliamo studiare la sopravvivenza di unimpresa ma
sappiamo soltanto che essa era ancora attiva dopo n anni
dallavvio, mentre non disponiamo di informazioni per gli
anni successivi.
127
anni successivi.
Per alcuni individui (imprese) non sar possibile calcolare
la durata della sopravvivenza a causa di:
Mancanza di follow up;
Eliminazione dal campione;
Conclusione dellanalisi.
ANALISI DELLA SOPRAVVIVENZA VI
Variabili troncate: la principale differenza
rispetto alla censura che il troncamento
osservabile soltanto quando si realizza un certo
evento, con la conseguenza che soltanto la parte di
una distribuzione sopra y = 0 viene considerata per
lanalisi. Es.: unimpresa entra in unindustria
128
lanalisi. Es.: unimpresa entra in unindustria
dopo aver operato per un numero imprecisato di
anni in unaltra (entrata per diversificazione), o
nelleconomia informale (entrata per emersione);
importanza della fase di gestazione (Total
Entrepreneurial Activity ).
ANALISI DELLA SOPRAVVIVENZA VII
Nel caso delle variabili censurate, la distribuzione che si applica la campione un
misto di distribuzioni discrete e continue. Per questo, si potr usare un modello
TOBIT:


i
i
x '
*
i
y + =
129
con:

scegliendo T come valore soglia.
Sono richieste stime di massima verosimiglianza.
T y se y y
T y se T y
i i i
i i
> =
=
* *
*
0
Numero nuove imprese, loro dimensione iniziale e tassi di
sopravvivenza settoriali: 1987-93
Settore N Start-up size
a
% soprav. 1/93
Estr. e lav. metalli 16
7.9
(13.08)
81.3%
Metallurgico 29
28.4
(74.86)
65.5%
Estr. e lav. min. non metallif. 20
6.3
(7.05)
60%
Vetro, ecc. 73
13.73
(22.41)
57.5%
Chimica 49
65.88
(196.20)
55.1%
Prodotti in metallo 118
9.11
(13.43)
55.9%
Meccanica 101
20.24
(48.46)
70.3%
Macchine ufficio 7
7.43
(14.05)
37.5%
Mecc. elettrica ed elettronica 129
12.43
(38.92)
64.3%
Altri mezzi di trasporto 20
19.5
55.0%
130
Altri mezzi di trasporto 20
19.5
(38.86)
55.0%
Strum. e app. scientif. e prof. 214
12.17
(30.18)
61.2%
Alimentari 82
11.07
(35.16)
47.6%
Zucchero, bevande 27
14.6
(31.23)
66.7%
Tessili 102
15.6
(29.55)
52.9%
Prodotti in pelle 54
9.74
(15.48)
61.1%
Calzature e abbigliamento 231
14.61
(34.62)
48.5%
Mobili e legno 115
11.51
(24.58)
60.9%
Carta e stampa 109
10.23
(24.57)
55.0%
Gomma e plastica 85
7.23
(9.60)
77.6%
a = deviazione standard fra parentesi
Tassi di sopravvivenza e di azzardo delle nuove imprese nellindustria italiana: 1987-93
Mese SOPRAVV. AZZARDO
N sopravvissute Tasso di sopravviv.
a
N cessate Tasso di azzardo
b
Gennaio 1987 1570
Gennaio 1988 1435 91.1% 141 9.4%
Gennaio 1989 1286 81.6% 149 11%
Gennaio 1990 1183 75.1% 103 8.3%
Gennaio 1991 1077 68.3% 106 9.4%
Gennaio 1992 988 62.7% 89 8.6%
Gennaio 1993 932 59.1% 56 5.8%
a
= quota delle imprese avviato nel gennaio 1987 e ancora attive nel gennaio di ciascun
anno successivo;
131
b
= rapporto fra numero delle imprese cessate in ogni anno dopo lo start-up e numero
medio (media dei valori assoluti di inizio/fine anno) delle imprese iniziali attive in quellanno
Enrico Santarelli
STIME LOGIT : La relazione tra probabilit di sopravvivenza e dimensione iniziale nei settori
manifatturieri in Italia (1987 1993)
Settori N Costante Dimensione
iniziale

2
LRI
Minerali non metalliferi 73 0,440
(1,57)
-0,010
(-0,97)
1,010 0,010
Prodotti in metallo 118 0,177
(0,79)
0,007
(0,46)
0,223 0,001
Meccanica 101 0,566
(2,13)
0,022
(1,51)
4,268 0,036
Meccanica elettrica ed
elettronica*
129 0,567
(2,93)
0.002
(0,37)
0,155 0,001
Strumenti e apparecchi di
precisione
214 0,37
(2,60)
0,005
(0,94)
1,016 0,004
Chimica 49 0,302
(0,32)
-0,002
(-0,91)
1,027 0,016
132
(0,32) (-0,91)
Alimentari 82 -0,072
(-0,30)
-0,002
(-0,26)
0,083 0,001
Tessili 102 -0,065
(-0,28)
0.012
(1,38)
2,532 0,018
Prodotti in pelle 54 0.038
(0,10)
0,051
(0,04)
2,738* 0,039
Abbigliamento e calzature 231 -0,157
(-1,03)
0,007
(1,16)
2,035 0,006
Mobili e legno 115 0,455
(2,16)
-0,001
(-0,15)
0,021 0,001
Carta e stampa 109 0,140
(0,66)
0,006
(0,71)
0,573 0,004
Gomma e plastica 85 1,430
(4,00)
-0,024
(-0,98)
0,608 0,007
t di Student fra parentesi; * incluse macchine per ufficio e sistemi informatici
Enrico Santarelli
Stime tobit: durata (in mesi) su dimensione iniziale delle nuove
imprese in alcuni settori manifatturieri (1987-93)
Settore Costante Start-up size N
Vetro, ecc. 81.28
(9.97)
-0.155
(-0.63)
73
Chimica 78.00
(91.3)
-0.03
(-0.90)
49
Prodotti in metallo 73.70
(10.67)
0.210
(0.57)
118
Meccanica 59.00
(26.46)
0.064
(1.50)
101
Mecc. elettrica ed elettronica 89.48
(11.41)
0.043
(0.26)
129
Strum. e appar. scient. e prof. 56.63
(34.50)
0.655
(1.09)
214
133
(34.50)
(1.09)
Alimentari 66.07
(9.60)
-0.134
(-0.60)
82
Tessili 67.27
(11.29)
0.330
(1.56)
102
Prodotti in pelle 66.88
(5.41)
1.580
(1.38)
54
Calzature e abbigliamento 25.73
(5.31)
0.127
(0.62)
231
Mobili e legno 82.46
(10.73)
0.071
(0.32)
115
Carta e stampa 72.91
(11.87)
0.11
(0.50)
109
Gomma e plastica 12.71
(6.80)
-0.890
(-0.96)
85
t di Student fra parentesi
Enrico Santarelli
La crescita
134
La crescita (interna) delle imprese
(Penrose, 1959)
N. di manager
135
+ -
Dimensione
La crescita (esterna) delle imprese
Fusione: due o pi imprese si fondono, dando origine
ad una nuova impresa;
Acquisizione: una o pi imprese acquisiscono
direttamente o indirettamente, sia mediante acquisto
di azioni o di elementi del patrimonio, sia mediante
136
di azioni o di elementi del patrimonio, sia mediante
contratto o qualsiasi altro mezzo, il controllo
dellinsieme o di parti di una o pi imprese;
Joint venture: due o pi imprese procedono,
attraverso la costituzione di una nuova societ, alla
costituzione di unimpresa comune
LA LEGGE DI GIBRAT
Da un punto di vista empirico, un modo classico per esaminare i pattern di crescita
delle imprese la verifica della Legge degli Effetti Proporzionali, scoperta da
Robert Gibrat (1931), secondo la quale:
la probabilit di una certa crescita proporzionale nel corso di un dato periodo la
stessa per tutte le imprese di un'industria, indipendentemente dalla loro dimensione
all'inizio del periodo. (Mansfield, 1962).
1) S
i,t
= S
i,t-1
dove una variabile casuale distribuita indipendentemente da S
i,t
;

La trasformata logaritmica della 1) genera la seguente specificazione empirica:
137
La trasformata logaritmica della 1) genera la seguente specificazione empirica:

1
= 1 la legge di Gibrat confermata

1
<1 le piccole imprese crescono pi in fretta

1
>1 le imprese pi grandi crescono pi in fretta

2) log S
i,t
=

0
+

1
log S
i,t-1
+

i,t
Enrico Santarelli
STUDI EMPIRICI SULLA LEGGE DI GIBRAT (I)
STUDY METHODOLOGY CONTROLS DATA RESULTS
Mansfield, 1962 Logarithmic specification None
About 1,000 US firms in steel,
petroleum and tires over 1916-
57.
Gibrats law fails to hold in about 50%
of cases: smaller firms grow faster.
Brusco Giovannetti -
Malagoli, 1979
Logarithmic specification None
1,250 Italian firms in ceramics,
mechanical and textiles over
1966-77.
Gibrats law fails to hold in most cases
when only survived firms are included:
smaller firms grow faster.
1,747 UK quoted firms in
138
Kumar, 1985 Logarithmic specification Persistence
1,747 UK quoted firms in
manufact. and services over
1960-76.
Smaller firms grow faster.
Hall, 1987 Growth rate regression
Sample selection,
heteroskedasticity
1,778 US manufact. firms over
1972-79 and 1976-83 (only
incumbents)
Smaller firms grow faster.
Evans, 1987a and 1987b Growth rate regression
Sample selection,
heteroskedasticity
42,339 US manufacturing firms,
subdivided in 100 sectors.
Smaller firms grow faster in 89
industries out of 100.
Contini - Revelli, 1989 Growth rate regression Persistence
1,170 Italian firms over 1980-
86 (only incumbents).
Moderate evidence that smaller firms
grow faster.

Enrico Santarelli
STUDI EMPIRICI SULLA LEGGE DI GIBRAT (II)
STUDY METHODOLOGY CONTROLS DATA RESULTS
Dunne Roberts
Samuelson, 1989
Growth rate regression with
grouping procedure
None
219,754 US manufacturing
plants over 1967-82 (only
entrants).
Smaller firms grow faster.
Wagner, 1992 Logarithmic specification Persistence
About 7,000 West German
manufact. plants over 1978-89;
(only incumbents).
Gibrats law fails to hold, but no
evidence that smaller firms grow faster.
Dunne - Hughes, 1994 Logarithmic specification
Sample selection,
heteroskedasticity,
persistence
2,149 UK companies over
1980-85 (only incumbents).
Smaller firms grow faster.
139
Mata, 1994 Growth rate regression
Sample selection,
heteroskedasticity
3,308 Portuguese
manufacturing firms over 1983-
87 (only entrants).
Smaller firms grow faster.
Hart - Oulton, 1996 Logarithmic specification
Heteroskedasticity,
persistence
87,109 UK companies over
1989-93 (only incumbents).
Smaller firms grow faster.
Harhoff Stahl Woywode,
1998,
Growth rate regression
Sample selection,
heteroskedasticity
10,902 West German firms over
1989-94 (only incumbents).
Smaller firms grow faster.
Heshmati, 2001 Growth rate regression
Sample selection,
heteroskedasticity
5,913 Swedish firms with fewer
than 10 employees over 1993-
98.
Results very sensitive with respect to
the method of estimation.
Lotti - Santarelli - Vivarelli,
2001
Logarithmic specification
Sample selection,
heteroskedasticity,
persistence
129 micro-firms (<5 emp.) and
85 firms (>5) in Italian
manufacturing over 1987-93
(only entrants)
Initially, smaller firms grow faster. A
few years after entry a Gibrat-like
pattern of growth is detected.

Enrico Santarelli
DATI
Fonte: INPS; nuove imprese manifatturiere avviate a gennaio
1987 e seguite in termini di dinamica occupazionale mensile fino a
gennaio 1993.
1889 nuove imprese
140
1570 dopo un controllo accurato
1889 nuove imprese
964 in un campione di industrie
560 imprese sopravvissute
Enrico Santarelli
LA SPECIFICAZIONE DELLA LEGGE DI GIBRAT
t i t i t i
S S
, 1 , 1 0 ,
log log + + =

Se la crescita e luscita non vengono trattate come fenomeni omogenei, le stime
empiriche della crescita debbono essere condotte solo sulle imprese sopravvissute
(che hanno un follow-up). Questo fa sorgere un problema di sample selection bias.
Dal momento che la crescita pu essere misurata solo per le imprese sopravvissute per
lintero periodo, e dal momento che le imprese che crescono pi lentamente hanno
una maggiore probabilit di uscita, le piccole imprese a crescita accelerata potrebbero
141
) log log ( ) 1 (
,
2
1 , 1 , 1 t i t i t i
S S F f P + + + = =

Procedura a due stadi di Heckman:
una maggiore probabilit di uscita, le piccole imprese a crescita accelerata potrebbero
essere sovra-rappresentate nel campione delle sopravvissute, con conseguente bias nei
risultati empirici. Si deve quindi tenere conto dellesistenza di un modello
comportamentale non direttamente osservabile, il che implica un allontanamento della
distribuzione dei termini di errore dalle ipotesi canoniche di normalit e di
omoschedasticit.
With: survivor; exit; disturbance
1 =
i
f 0 =
i
f
=
t i,

Enrico Santarelli
UN TEST EMPIRICO DELLA LEGGE DI GIBRAT
IPOTESI IPOTESI DA DAVERIFICARE VERIFICARE::
1) La relazione inversa tra dimensione e crescita, emersa da molti
studi, confermata durante linfanzia delle nuove imprese?
2) C convergenza verso un pattern di crescita la Gibrat con il
passare del tempo?
142
passare del tempo?
Se le ipotesi 1) e 2) fossero confermate, la Legge di Gibrat avrebbe
un andamento coerente con la teoria del ciclo di vita delle imprese:
sarebbe violata negli anni iniziali, ma diventerebbe accettabile una
volta raggiunta una certa soglia in termini di dimensione ed et.
Enrico Santarelli
Stime OLS e SSMdella Legge di GIBRAT
Electrical & electronic engineering
OLS 88-93 SSM 88-93 OLS 88 SSM 88 OLS 89 SSM 89 OLS 90 SSM 90 OLS 91 SSM 91 OLS 92 SSM 92 OLS 93 SSM 93

0
1.36*** 1.30* 0.80*** 0.72*** 0.40*** 0.35* 0.11 (a) 0.06 0.19* -0.10 -0.10 -0.10 (a)

1
0.61*** 0.61*** 0.71*** 0.73*** 0.88*** 0.89*** 0.97*** 0.98*** 0.94*** 1.04*** 1.04*** 1.02***
0.12 1.00*** 0.31 -0.93**** -0.01
t(
1
= 1) 4.11*** 4.63*** 3.63*** 5.06*** 3.00*** 1.92* 1.00 0.50 1.29 1.00 0.44 0.67
F 58.80*** 29.04*** 201.51*** 108.55*** 759.69*** 443.18*** 768.45*** 577.28*** 286.31*** 763.13*** 377.07*** 1157.33***
143
*** = significant at 99% level of confidence; ** = significant at 95% level of confidence; * = significant at 90% level of confidence.
(a)
the choice model is inestimable;

F- statistic; null hypothesis: homoskedasticity; in case of heteroskedasticity (at least at 90% level of confidence) a consistent covariance
matrix was used (Whites correction).
F 58.80*** 29.04*** 201.51*** 108.55*** 759.69*** 443.18*** 768.45*** 577.28*** 286.31*** 763.13*** 377.07*** 1157.33***
R
2
adj. 0.41 0.62 0.88 0.89 0.86 0.90 0.93
LRI 0.19 0.34 0.80 0.70 0.78
White

2.67* 7.41*** 7.11*** 1.00 0.32 1.48 5.87***


N. tot 129 129 123 104 101 94 86
N. surv. 83 123 104 101 94 86 83
Enrico Santarelli
Stime OLS e SSMdella Legge di GIBRAT
Instruments
OLS 88-93 SSM 88-93 OLS 88 SSM 88 OLS 89 SSM 89 OLS 90 SSM 90 OLS 91 SSM 91 OLS 92 SSM 92 OLS 93 SSM 93

0
1.18*** 1.44*** 0.67*** 0.61*** 0.23*** 0.24 0.01 -0.01 0.13* 0.11 0.05 0.15 0.08 0.03

1
0.62*** 0.59*** 0.77*** 0.77*** 0.95*** 0.95*** 1.02*** 1.02*** 0.94*** 0.94*** 0.96*** 0.94*** 0.94*** 0.95***
-0.40 0.66*** -0.15 0.08 0.12 -0.70*** 0.35
t(
1
= 1) 3.53*** 6.53*** 5.75*** 6.73*** 2.50** 1.07 1.00 0.42 2.00** 0.98 1.33 1.55 2.00** 1.15
F 108.20*** 53.78*** 526.44*** 266.17*** 1408.94*** 721.47*** 1528.35*** 766.45*** 1035.51*** 518.73*** 1013.57*** 503.11*** 1064.19*** 542.72***
144
F 108.20*** 53.78*** 526.44*** 266.17*** 1408.94*** 721.47*** 1528.35*** 766.45*** 1035.51*** 518.73*** 1013.57*** 503.11*** 1064.19*** 542.72***
R
2
adj. 0.45 0.72 0.88 0.90 0.87 0.88 0.89
LRI 0.20 0.42 0.71 0.73 0.65 0.66 0.72
White

1.17 6.17*** 3.86** 3.31** 2.29 1.05 0.29


N. tot 214 214 200 183 168 155 141
N. surv. 131 200 183 168 155 141 131
*** = significant at 99% level of confidence; ** = significant at 95% level of confidence; * = significant at 90% level of confidence.

, F- statistic; null hypothesis: homoskedasticity; in case of heteroskedasticity (at least at 90% level of confidence) a consistent covariance
matrix was used (Whites correction).
Enrico Santarelli
Stime OLS e SSMdella Legge di GIBRAT
Electrical & electronic engineering
0.8
0.9
1
1.1
OLS
1
1
=
145
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
1988 1989 1990 1991 1992 1993
OLS 88-92
SSM 88-92
SSM
Enrico Santarelli
Stime OLS e SSMdella Legge di GIBRAT
Instruments
0.8
0.9
1
1.1
OLS
SSM
OLS
SSM
1
1
=
146
0.3
0.4
0.5
0.6
0.7
1988 1989 1990 1991 1992 1993
OLS 88-92
SSM 88-92
Enrico Santarelli
PERSISTENZA DEI PATTERNS DI CRESCITA
t t t
G G + + =
1 1 0
~ AR(1)
where is the growth rate at time t
t
G
Electrical & electronic engineering

1988-93 1989 1990 1991 1992 1993

0
-0.02 0.31*** 0.13*** 0.08* 0.05 -0.02

1
0.00 -0.03 -0.04 0.02 -0.15 -0.07
F

0.00 1.04 0.56 0.03 2.08 0.56
R
2
0.00 0.01 0.00 0.00 0.02 0.01
147
R
2
0.00 0.01 0.00 0.00 0.02 0.01
White

0.30 1.59 0.06 1.72 1.45 1.84
Instruments

1988-93 1989 1990 1991 1992 1993

0
0.01 0.24*** 0.14*** 0.16* 0.04 0.00

1
0.00 0.02 -0.08 -0.48* -0.04 0.00
F

0.00 0.69 1.51 11.99*** 0.73 0.00
R
2
adj. -0.01 0.00 0.00 0.07 0.00 -0.01
White

1.36 3.44** 0.90 5.70*** 1.59 0.52

Enrico Santarelli
Imprenditorialit schumpeteriana
e sviluppo economico e sviluppo economico
148
Imprenditorialit e sviluppo e economico (Acs et al., 2009)
Il Total Factor Productivity (TFP) Model () uno schema teorico che
assume capitale fisico C, lavoro L, conoscenza K e progresso tecnico
scorporatoT (licenze) come fattori chiave della crescita delloutput aggregato:
Q = F(C, L, K, T)
Lo stesso modello pu essere utilizzato per legare limprenditorialit alla
crescita:
Q = F(C, L, K, T, E)
Dove E rappresenta appunto una misura del fattore imprenditoriale.
In effetti, molti studi hanno dimostrato che la crescita della TFP dipende in
149
In effetti, molti studi hanno dimostrato che la crescita della TFP dipende in
misura sostanziale (e maggiore rispetto alla stessa spesa in R&S):
Dai processi di apprendimento interni allimpresa (learning by doing e learning by using);
Dagli spillovers.
Tuttavia, differenze in termini di livello di istruzione, background e
esperienza possono risultare in differenze nel valore atteso di un nuovo
progetto.
Tali differenze risulteranno ancora pi marcate se la nuova idea sulla quale
essi si basano non coerente con le core competences e le traiettorie
tecnologiche dellimpresa in cui emergono.
Il knowledge filter
Il knowledge filter pu pertanto essere definito come il gap tra conoscenza
di potenziale valore commerciale che viene prodotte e la sua frazione che
viene effettivamente commercializzata :
Barriere di vario tipo contribuiscono a determinare lampiezza di questo gap:
Istituzionali (leggi fallimentari),
Individuali (avversione al rischio),
Di mercato (vincoli burocratico-amministrativi)
La teoria della crescita endogena (Barro, 1989; Romer, 1989) non spiega
come e perch esistono gli spillovers. Il legame mancante (missing link)
150
come e perch esistono gli spillovers. Il legame mancante (missing link)
il meccanismo che converte la conoscenza in conoscenza economicamente
rilevante:
Gli investimenti in nuova conoscenza (ricerca universitaria, ricerca industriale,
istruzione, capitale umano) non generano uno spillover automatico, in questo
modo diluendo il proprio impatto sulla crescita economica;
Le politiche pubbliche che favoriscono gli spillovers attraverso
limprenditorialit possono rappresentare un nuovo approccio alla promozione
della crescita economica.
Ricerca accademica e ricerca industriale
La ricerca accademica prevalentemente ricerca di base (20%
del totale) e senza valore economico immediato. Ad eccezione di
due tipi:
Quella incorporata nei laureati, che la portano con s sul mercato del lavoro;
Quella giudicata di rilevanza economica e che passa il filtro istituzionale:
Disclosure Patent applicationPropriet intellettuale commercializzabile via licenze o start-
up.
La ricerca industriale prevalentemente ricerca applicata (20%
del totale) o sviluppo sperimentale (60%) e possiede valore
151
del totale) o sviluppo sperimentale (60%) e possiede valore
economico. Tuttavia:
Soltanto quella ritenuta commerciabile passa il filtro del valore economico
e diventa propriet intellettuale che pu essere:
Commercializzata direttamente (se il suo valore commerciale ritenuto soddisfacente),
attraverso:
Nuovi beni o servizi;
Spin-offs;
Licenze.
Commercializzata indirettamente (in modo da aumentare la capacit di assorbimento e la
base di conoscenza dellimpresa).
Il knowledge filter
152
Capitale imprenditoriale
Lesistenza di opportunit imprenditoriali drenate dal knowledge filter
potrebbe essere condizione necessaria a favorire gli spillovers di
conoscenza, ma non sufficiente a promuoverli su larga scala in presenza di
barriere allimprenditorialit.
Pertanto, necessaria una adeguata dotazione di capitale imprenditoriale:
Con il capitale imprenditoriale che riflette una combinazione di fattori legali,
istituzionali e sociali.
Il capitale imprenditoriale multiforme ed eterogeneo, ma si manifesta in
un unico modo : la creazione di una nuova impresa.
153
un unico modo : la creazione di una nuova impresa.
Essendo il capitale imprenditoriale una variabile (latente) che non pu
essere osservata, la sua proxy migliore il tasso di formazione di nuove
imprese:
Tassi di formazione di nuove imprese pi elevati dovrebbero riflettere livelli pi elevati
di capitale imprenditoriale.
Paradosso svedese: nonostante livelli elevati di spesa pubblica e privata
in R&S (), i rendimenti dellinvestimento in conoscenza in termini di
creazione di posti di lavoro e di crescita sono modesti:
Indizio di un gap di capitale imprenditoriale?
Il modello
Il grado in cui gli agenti economici individuano le opportunit
imprenditoriali originate dagli spillovers di conoscenza e decidono di
commercializzarle attraverso la creazione di una nuova impresa
rappresentato nellequazione della scelta occupazionale (imprenditoriale):
(1) E = (* -w)
Dove E riflette la decisione (probabilit) di diventare imprenditore, *
rappresenta i profitti attesi dallattivit imprenditoriale (opportunity
154
rappresenta i profitti attesi dallattivit imprenditoriale (opportunity
entrepreneurship), w denota il salario che potrebbe essere percepito
lavorando alle dipendenze e tutti gli altri fattori che potrebbero
influenzare la decisione imprenditoriale.
Dato che i profitti attesi dallo svolgimento di unattivit imprenditoriale
sono il risultato di conoscenze create ma non commercializzate dalle
imprese incumbent, le opportunit imprenditoriali saranno funzione diretta
dellampiezza delle nuove conoscenze e troveranno un vincolo nelle
capacit di commercializzazione delle stesse imprese incumbent.
Il modello
Le opportunit possono essere espresse con K

, dove K lo stock
aggregato di conoscenza e ( 0 < < 1) la frazione di nuova conoscenza
non sfruttata commercialmente dagli incumbent
(2) E = (*(K

) - w)
Lequazione (2) esclude implicitamente ogni altra barriera istituzionale o
individuale allimprenditorialit. Tuttavia, una vasta letteratura (cfr. Parker,
2004) ha individuato una serie di barriere istituzionali, individuali e
155
2004) ha individuato una serie di barriere istituzionali, individuali e
finanziarie in considerazione delle quali possiamo modificare lequazione
della scelta imprenditoriale
(3) E = (*(K

) - w) /
Con che rappresenta vincoli finanziari, avversione al rischio, vincoli
legali, vincoli burocratico-amministrativi, rigidit del mercato del lavoro,
bassa accettazione sociale dellattivit imprenditoriale, ecc.
Il modello
Proposizione 1: Un aumento dello stock di conoscenza ha un effetto
positivo sul tasso di imprenditorialit. La dimensione di questo effetto
tuttavia limitata dallefficienza degli incumbent nello sfruttamento della
nuova conoscenza:
quanto pi essi sono efficienti, tanto pi piccolo risulter il valore di e, di conseguenza,
leffetto della nuova conoscenza sul tasso di imprenditorialit stesso.
Proposizione 2: Il tasso di imprenditorialit diminuisce alaumentare della
regolamentazione, delle barriere burocratico-amministratve e
dellintervento dello stato in economia.
156
Proposizione 3: Un livello salariale pi elevato dovrebbe risultare in una
riduzione monotonica del tasso di imprenditorialit.
In definitiva, il modello spiega il tasso di imprenditorialit in funzione dei
seguenti fattori :
Stock di nuove conoscenze (K)
Efficienza degli incumbent nello sfruttamento di tale stock ()
Barriere allentrata ();
Livello dei salari (w)
(4) E = f (K, , ,w)
La verifica empirica
Con la stima di un modello panel a effetti fissi si cercato di catturare, per 17 paesi
OCSE tra il 1981 e il 1998, il modo in cui limprenditorialit influenzata da
cultura, tradizioni, istituzioni, oltre che da una serie di fattori economici.
Variabili (paese, anno):
ENT = quota di self-employed (extra-agric.) sul totale delle forze di lavoro (extra-agric.);
KSTOCK = dotazione di knowledge capital (flusso cumulato di R&S in ciascun paese/PIL);
GEXP = barriere allentrata (1): Spesa pubblica/PIL
TAXPERS = barriere allentrata (2a): gettito da imposte persone fisiche/PIL;
157
TAXPERS = barriere allentrata (2a): gettito da imposte persone fisiche/PIL;
TAXCORP = barriere allentrata (2b): gettito da imposte persone giuridiche/PIL;
WAGE = salari annui medi (nelleconomia nazionale); in Parit di Potere dAcquisto);
PATENT = misura dello stock di conoscenza: numero di brevetti EPO/10000 residenti);
LVA = valore aggiunto (ritardato di un anno);
EDSPEND = spesa pubblica per listruzione/PIL;
GROWTH = crescita del PIL (medie mobili quinquennali in Parit di Potere dAcquisto);
URBAN = quota di popolazione residente nelle aree urbane;
AGE = quota della popolazione di et 30-44 tra;
INTEREST = tassi dinteresse (breve periodo);
DUMMY-90 = dummy per gli anni 90 (effetti fissi temporali).
158
159
Conclusioni
I risultati evidenziano una relazione positiva e
significativa tra tasso di imprenditorialit e stock di
conoscenza.
Tale relazione rimane significativa introducendo
controlli per fattori istituzionali e di mercato.
Limitando lanalisi ai soli anni 90, caratterizzati da
160
una accelerazione del progresso tecnologico, la
variabile stock di conoscenza diventa pi significativa
e la variabile salariale negativa e significativa.
Questi risultati sono nel loro complesso coerenti con
la crescente importanza di imprenditorialit,
creazione di conoscenza, e spillovers negli anni 90.
Pratiche di lavoro flessibili e
skill-bias skill-bias
161
Inquadramento del problema
Ultimi 25 anni:
Accelerazione, rispetto al periodo 1940-1980, del
processo di ricomposizione delloccupazione a
favore del lavoro qualificato nei paesi G-7;
Settori manifatturieri: aumento di numero e quota
di lavoratori qualificati dotati di talento,
formazione, autonomia, capacit gestionali.
162
di lavoratori qualificati dotati di talento,
formazione, autonomia, capacit gestionali.
Spiegazioni avanzate nella letteratura:
1) skill-biased technological change (SBTC);
2) skill-biased organisational change (SBOC);
3) SBTC + SBOC;
4) skill-bias indotto dalla globalizzazione.
Upskilling nei G-7 durante gli anni 80s
25
30
35
40
45
Quote (%) di colletti bianchi sulloccupazione manifatturiera
nei G-7
163
Source: Calculations based on OECD data (1998)
0
5
10
15
20
25
Canada
1981-91
France
1982-90
Germany
1980-90
Italy
1981-91
Japan
1980-90
UK
1981-91
US
1983-93
Upskilling nei G-7 durante gli anni 90s
20
25
30
35
40
45
Quote (%) di colletti bianchi sulloccupazione
manifatturiera nei G-7
164
0
5
10
15
20
Canada
1996-2000
France
1990-1999
Germany
1999-2002
Italy
1997-2002
Japan
1997-2003
UK
1991-1999
US
1998-2001
Sources
Canada: Statistics Canada; France: INSEE; Germany: IAB Germany; Italy:
Unioncamere; Japan: (data include also the construction sector) Statistics
Bureau; United Kingdom: Office for National Statistics; United States: US
Bureau of Labor Statistics.
Pratiche di lavoro flessibili
Self-directed work teams: i lavoratori supervisionano il loro
stesso lavoro, prendendo decisioni autonome in merito a tempi
e flussi. Talvolta decidono in quale modo un certo lavoro
debba essere svolto.
Job rotation: semplice rotazione. In alcune banche si passano
sei mesi alla divisione immobiliare, sei a quella fondi
pensione, e cos via.
165
pensione, e cos via.
Problem-solving groups/circoli di qualit(QC): programmi per
la promozione della qualit allinterno dei quali i lavoratori
sono coinvolti nella soluzione di problemi organizzativi
specifici.
Total quality management(TQM): approccio al controllo della
qualit che sottolinea limportanza di comunicazione,
feedback, lavoro di squadra (Brynjolfsson e Hitt ).
Osterman, 1994
- Studia (a livello di impianto anzich di impresa )
lincidenza delle nuove pratiche di lavoro flessibile e individua i
fattori pi comunemente associati alla loro adozione,
- (CORE occupations = gruppi pi grandi di lavoratori in
posizione non manageriale direttamente coinvolti nellattivit
produttiva)
166
Osterman, 1994 Distribuzione di ogni
pratica per 2 livelli di penetrazione
167
Osterman, 1994
168
Osterman (1994) Determinanti delladozione: Modello
1 - Modello logit con variabile dipendente =1 se limpresa
(impianto) utilizza almeno una pratica ad un livello di
penetrazione del 50%;
2 - Analisi componenti principali per costruire una variabile
composita a partire dalla percentuale di penetrazione di
ciascuna delle quattro pratiche (self-directed work teams; job
169
ciascuna delle quattro pratiche (self-directed work teams; job
rotationproblem-solving groups; total quality management).
Consente di creare un indice che la prima componente
principale delle quattro variabili di penetrazione, ed usato
come variabile dipendente,
3 - Modello ordered probit nel quale la variabile dipendente
varia tra 0 e 4, con ciascun punto nella scala che rappresenta
una pratica di lavoro addizionale al 50% di penetrazione.
Osterman (1994) Determinanti
delladozione: variabili
170
Osterman (1994) Descrizione delle variabili - 1
COMPETITIVE: la natura del mercato, e dei competitors,
influenza la scelta della pratica organizzativa:
Normalmente, ci aspetteremo che quanto pi alto il numero dei
competitors tanto pi limpresa sceglier una pratica ad alta
produttivit;
Potrebbe tuttavia verificarsi anche una tendenza opposta, visto che le
171
Potrebbe tuttavia verificarsi anche una tendenza opposta, visto che le
pratiche a pi alta produttivit richiedono investimenti ingenti e che nei
mercati molto concorrenziali le imprese operano con margini molto
piccoli
INTERNAT: chi sono i competitors? Se sono esteri pi
probabile che:
limpresa abbia la possibilit di scoprire nuove pratiche (effetto
imitazione);
senta la necessit di adottarle (effetto pressione competitiva)
Osterman (1994) Descrizione delle variabili - 2
STRATEGY: un impresa pu scegliere di competere
sulla base dei costi (low road); oppure sulla base
della qualit, della variet e del servizio (high
road). La variabile costruita assegnando punteggi
crescenti a strategie high road:
SKLEV: variabile dummy relativa alla complessit
172
SKLEV: variabile dummy relativa alla complessit
delle tecnologie di produzione adottate dallimpresa
(tecnologie pi complesse richiedono pratiche
organizzative pi flessibili);
VALUES: variabile culturale, relativa alla percezione
dellimpresa come insieme di valori condivisi, e.g., il
fatto che sia vista come una famiglia o una comunit);
Osterman (1994) Descrizione delle variabili - 3
HORIZON: molto imprese rinunciano a trasformare la loro
organizzazione interna perch questo richiede molto tempo ed
esse operano in un orizzonte di breve periodo. La variabile
misura il grado di short-termism dellimpresa;
LARGER: gli impianti che appartengono a grandi
organizzazioni (imprese, gruppi) possono disporre di pi
risorse per introdurre le nuove pratiche. La variabile (dummy)
considera lappartenenza dellimpresa a una grande
organizzazione;
173
organizzazione;
SIZE: le imprese pi grandi potrebbero essere spinte ad
adottare nuove pratiche (di solito spendono di pi per il
training dei loro lavoratori). Daltra parte, le imprese pi
piccole sono by definition pi agili e pronte ad adottare nuove
pratiche;
UNION: grado di sindacalizzazione. I sindacati spesso si
oppongono al cambiamento di regole e pratiche organizzative.
Il loro grado di avversione potrebbe essere funzione inversa
del grado di coinvolgimento nel cambiamento stesso.
Osterman (1994) Determinanti delladozione: risultati
174
Osterman (1994) Determinanti delladozione: risultati
Variabili significative in tutte le
equazioni:
VALUES: Grande importanza dei valori
imprenditoriali (coefficiente SEMPRE positivo e
significativo);
INTERNAT: le imprese che esportano hanno una
175
INTERNAT: le imprese che esportano hanno una
maggiore probabilit di introdurre nuove pratiche di
lavoro (processi di apprendimento pi rapidi?);
SKILL: al crescere degli skill richiesti dalla
tecnologia in uso presso limpresa, aumenta il ricorso
a innovazioni organizzative;
Osterman (1994) Altri risultati
176
Osterman (1994) Altri risultati
Gran parte delle pratiche di Gestione delle Risorse Umane
sono associate alladozione di pratiche di lavoro flessibili;
Skill: sempre significative:
% in off-the-job training;
% who receive cross-training
Commitment to increasing skill
177
Commitment to increasing skill
Pay Practices: 2 significative:
Pay for skill;
Profit sharing/bonus
Gestione delle Risorse Umane department role: cambia a
seconda che limpianto abbia/non abbia adottato pratiche di
lavoro fllessibili.
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
Piva, Santarelli, Vivarelli (2005):
Obiettivo: studiare le determinanti del cambiamento della
composizione delle qualifiche in un campione di imprese
manifatturiere italiane negli anni 90.
Dati a livello di impresa (fonte: Capitalia). Rilevazioni - su
imprese con almeno 11 addetti - di tipo campionario fino a 500
addetti e censuarie per le grandi imprese con almeno 500
addetti.
178
addetti.
Si sono considerate le tre surveys condotte nel 1991, 1994 e
1997 per identificare un campione di 400 imprese presenti in
tutte le rilevazioni (400 imprese manifatturiere per il periodo
1989-1997).
Si utilizzano dati relativi al 1991 e al 1997.
Due categorie di lavoratori:
WC = imprenditori e familiari coadiuvanti, dirigenti, quadri ed
impiegati;
BC = componente operaia.
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
Funzione translog di costo variabile (CV = LC =
costo del lavoro) dove:
lunico fattore variabile il costo del lavoro LC (wj = salario
delle j categorie di lavoratori, j = WC e BC);
output (Y), capitale (K) e struttura tecnologica/organizzativa
(SB = possibile fonte dello Skill-Bias, tecnologia e/o
organizzazione) dellimpresa sono considerati fattori quasi
fissi per ciascuna impresa i.
179
fissi per ciascuna impresa i.
Esprimendo le variabili in logaritmi e
minimizzando rispetto al costo del lavoro (lemma di
Shephard) si ottiene (con S
i
= quota di costo dei
WC sul costo variabile totale):
) ln( ) / ln( ) ln( ) ln(
ln
ln
4 , , 3 2 1
,
i BC i WC i i i i
WC i
i
i
SB w w K Y
W
LC
s + + + + =

=
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
Problema: endogeneit per presenza del fattore salario nella
variabile dipendente e nel regressore dei salari relativi
Soluzione: si modifica la variabile dipendente che viene
sostituita dalla quota di occupazione per i WC o dalla loro
numerosit.
Per riuscire a cogliere limpatto del cambiamento tecnologico
180
Per riuscire a cogliere limpatto del cambiamento tecnologico
ed organizzativo separatamente sulle differenti categorie di
lavoratori, vengono stimate due equazioni, una per i WC e una
per i BC.
Per eliminare gli effetti individuali i e ridurre eventuali
problemi di endogeneit, si stimano le due equazioni in long
difference (1991-97) e si utilizzano proxy per il cambiamento
tecnologico ed organizzativo relative al triennio precedente
(1989-91).
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
Quando due o pi equazioni vengono stimate
simultaneamente utilizzando osservazioni
appartenenti ai medesimi individui/soggetti, pu
essere opportuno usare il Seemingly Unrelated
Regression Estimator (SURE):
(Zellner, A. (1962) An efficient method of estimating
181
(Zellner, A. (1962) An efficient method of estimating
seemingly unrelated regression and tests for aggregation
bias, Journal of the American Statistical Association 57,
348-368).
In particolare il SURE opportuno nel caso in cui:
alcuni (o tutti) i regressori siano gli stessi.
gli errori siano correlati fra le equazioni;
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
T takeovers dummy
B breakaups dummy
RD Ricerca e sviluppo dummy
cl1 11-20 dummy
cl2 21-50 dummy
cl3 51-250 dummy
cl4 251-500 dummy
dlwagebc71 retribuzioni blue collars
variazione logaritmica 1997-1991
dlknc71 capitale variazione logaritmica
1997-1991
dlfatc71 fatturato variazione logaritmica
1997-1991
orgcom1 funzione commerciale dummy
distrib1 funzione distribuzionale dummy
cl5 >500 dummy
ORG cambiamenti organizzativi dummy
dlbc71 white collars variazione
logaritmica 1997-1991
dlwc71 blue collars variazione logaritmica
1997-1991
dlwagewc71 retribuzione white collars
variazione logaritmica 1997-1991
distrib1 funzione distribuzionale dummy
prod1 funzione produzione dummy
finanz1 funzione finanza dummy
ammin1 funzione amministrazione
dummy
gest1 funzione gestione dummy
polql1 funzione controllo qualit dummy
altro1 tutte le altre funzioni dummy
182
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia

+ + +
+ + + =
+ + +
+ + + =

it
t i
it
BC
it it it
it t i
it
WC
it it it
u SB w
K Y C BC
u SB w
K Y C WC
1 ,
1 ,
) ln(
) ln( ) ln( ) ln(
) ln(
) ln( ) ln( ) ln(




183
= long difference
i = 1, , n; t =1991-1997; t-1 = 1989-1991
WC, BC = numero di addetti in ciascuna categoria
Y = fatturato; K = capitale fisico; w
j
= salari medi per ciascuna categoria j di
lavoratori;
SB = effetto Skill-Bias, misurato alternativamente con una dummy di TC, di OC, o
di interazione tra cambiamento tecnologico ed organizzativo (TC*OC) per cogliere
leventuale effetto superadditivo di TC e OC misurati nel periodo precedente
(1989-91).
Si inseriscono nelle stime anche le dummies di Takeover&Breakups e le dummies
dimensionali.

t i
it
BC 1 ,
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
184
Variabili di controllo:
4 dummy settoriali secondo la tassonomia di Pavitt (Pavitt, 1984);
5 dummy dimensionali (11-20; 21-50; 51-250; 251-500; > 500 addetti)
2 dummy relative ad eventuali operazioni di acquisizione e scorporo non foriere di
discontinuit occupazionali rilevanti (AS).
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
185
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
Per meglio comprendere leffetto del cambiamento
organizzativo si indagata maggiormente la dummy OC per la
quale nel questionario Capitalia occorre specificare le aree
aziendali coinvolte (Organizzazione commerciale,
Distribuzione, Produzione, Finanza, Amministrazione,
Gestione e strategie, Politica per la qualit, Altro).
Il valore della variabile OC principalmente determinato dai
186
Il valore della variabile OC principalmente determinato dai
cambiamenti organizzativi della macro-funzione di
PRODUZIONE che include i cambiamenti nellarea
Produzione e nellarea Politica per la qualit. Questa specifica
variabile consente migliori performances econometriche
rispetto alla generica dummy OC.
Per cogliere leventuale effetto superadditivo viene inserita
anche la variabile interagita TC*PRODUZIONE.
SBTC, SBOC e (SBTC + SBOC) in Italia
187
Principali forme di mercato
Concorrenza perfetta (selezione
competitiva);
Concorrenza monopolistica/ imperfetta
188
Concorrenza monopolistica/ imperfetta
(differenziazione);
Monopolio (regolamentazione);
Lapproccio delle caratteristiche
I beni sono combinazioni di caratteristiche; pertanto, la domanda
dei consumatori non si rivolge a prodotti di per s ma piuttosto
alle caratteristiche dei prodotti: Questa definizione
Ragionevole in mercati come quelli delle vitamine, delle abitazioni, delle
automobili e dei computer;
Meno ragionevole in mercati come quelli dei profumi e dei beni che
conferiscono status.
189
Differenziazione orizzontale:
Le preferenze dei consumatori possono essere correlate negativamente:
Es.: Il consumatore A preferisce il prodotto dellimpresa 1 rispetto a quello dellimpresa
2, mentre il consumatore B preferisce il prodotto dellimpresa 2 rispetto a quello
dellimpresa 1.
Differenziazione verticale:
Tutti i consumatori preferiscono un prodotto rispetto ad un altro:
E.g.: (quasi) tutti i consumatori sono dellopinione che, a parit di altre caratteristiche,
un automobile tanto migliore quanto pi efficiente nei consumi di carburante.
Lapproccio delle caratteristiche
Ciascun bene pu essere descritto sulla base di un numero finito di

1 11 1
0 0 .. 0
0
2
0 .. 0
0 0
3
.. 0
.. .. .. .. ..
0 0 0 ..

n beni
m caratteristiche
190
Ciascun bene pu essere descritto sulla base di un numero finito di
caratteristiche (Lancaster, 1979), ciascuna delle quali associata alla
sua capacit di soddisfare un bisogno astratto comune a tutti i
consumatori :
Le preferenze individuali saranno riconducibili a preferenze espresse
nello spazio di tali caratteristiche.
m = numero totale di caratteristiche che descrivono gli n beni prodotti
nelleconomia.
n = beni prodotti nelleconomia.
Lapproccio delle caratteristiche
Secondo Lancaster (1979) ciascuna sotto-matrice
lungo la diagonale principale caratterizzata da un
numero l < m di caratteristiche e un numero r < n di
beni rappresenta unindustria, cio un insieme di
imprese che producono beni (differenziati) che
possono essere esaurientemente descritti da una certa
191
possono essere esaurientemente descritti da una certa
combinazione di caratteristiche.
Ciascuna sotto-matrice tale per cui nessuno dei
rimanenti (n r) beni prodotti nelleconomia
possiede alcuna delle l caratteristiche che definiscono
i beni di quella sotto-matrice.
Lapproccio delle caratteristiche
Consideriamo il caso della domanda di automobili;
Un consumatore razionale sceglier lautomobile che
gli offre la maggiore utilit netta (cio al netto del
prezzo pagato).
Il consumatore i ottiene questa utilit dallacquisto del
192
Il consumatore i ottiene questa utilit dallacquisto del
modello k:
Dove, per j = 1, 2, b
ij
la valutazione del
consumatore i per la caratteristica j e c
kj
il contenuto
del modello k in termini della caratteristica j.
k k i k i ik
p c b c b u + =
2 2 1 1
Lapproccio delle caratteristiche
La differenziazione orizzontale la strategia preferita dalle imprese che
desiderano localizzarsi in nicchie di mercato ( la differenziazione
consente alle imprese di acquisire potere di mercato):
Velocit
. 1
. 3
193
Comfort
.
.
1
2
.
4
Concorrenza monopolistica
Molti venditori convinti che il loro
comportamento non influenzer quello dei loro
concorrenti;
Ciascun venditore vende un prodotto
differenziato;
194
differenziato;
Nella concorrenza monopolistica la curva di
domanda di ciascuna impresa ha una pendenza
negativa ma molto elastica per limpresa
(anzich orizzontale), per effetto della
disponibilit di molti sostituti.
Concorrenza monopolistica - 1
Concorrenza perfetta: basata sullassunzione
irrealistica per la quale tutte le imprese in un certo
mercato producono uno stesso identico bene
(omogeneit);
In effetti, anche allinterno di industrie nelle quali la
195
tecnologia nota e accessibile (es.: servizi di
ristorazione) imprese differenti producono tipi e qualit
differenti di beni e servizi;
Per rendere conto di industrie di questo tipo,
Chamberlin (1933) ha proposto il modello della
concorrenza monopolistica come alternativa al modello
di concorrenza perfetta.
Concorrenza monopolistica
Molti venditori convinti che il loro
comportamento non influenzer quello dei loro
concorrenti;
Ciascun venditore vende un prodotto
differenziato;
196
differenziato;
Nella concorrenza monopolistica la curva di
domanda di ciascuna impresa ha una pendenza
negativa ma molto elastica per limpresa
(anzich orizzontale), per effetto della
disponibilit di molti sostituti.
Concorrenza monopolistica - 1
Concorrenza perfetta: basata sullassunzione
(irrealistica) che tutte le imprese in un certo mercato
producono uno stesso identico bene (omogeneit);
In effetti, anche allinterno di industrie nelle quali la
tecnologia nota e accessibile (es.: servizi di
ristorazione) imprese differenti producono tipi e qualit
197
ristorazione) imprese differenti producono tipi e qualit
differenti di beni e servizi;
Per rendere conto di industrie di questo tipo,
Chamberlin (1933) ha proposto il modello della
concorrenza monopolistica come alternativa al modello
di concorrenza perfetta.
Concorrenza monopolistica breve periodo
d = curva di domanda per limpresa
rappresentativa;
MR = curva del ricavo marginale;
AC = curva del costo medio;
MC = curva del costo marginale.
Unimpresa che massimizza i profitti
sceglier un livello di output tale per cui il
ricavo marginale eguagli il costo
marginale, cio pari a q
SR
.
Al livello di output di breve periodo (SR):




MC
AC
p
Al livello di output di breve periodo (SR):
P
SR
> AC(q
SR
)
Con la conseguenza che le imprese
esterne al piccolo gruppo desiderano
entrare sul mercato (dal momento che
hanno accesso alla stessa tecnologia e
che ogni impresa cos piccola che il
suo impatto sulle altre irrilevante).
Un potenziale entrante si aspetta di
ottenere profitti analoghi a quelli
ottenuti dallincumbent : = (p
SR
-
AC(q
SR
)) q
SR
.
p
SR



AC (q
SR
)

MR(q
SR
)= MC(q
SR
)
q
SR

MR
d

q
Concorrenza monopolistica breve periodo




AC
P
LR
= AC (q
LR
)
MC
p
Nellequilibrio di lungo periodo: (a) MR(q
LR
) = MC(q
LR
); (b) le imprese ottengono profitti nulli (p
LR
=
AC(q
LR
), con la conseguenza che nessuna impresa attiva vuole uscire dal mercato e nessuna impresa
inattiva vuole entrarci.
La principale somiglianza con lequilibrio di lungo periodo della concorrenza perfetta che, per effetto
della libert di entrata, i profitti sono nulli;
La principale differenza che, mentre in concorrenza perfetta il prezzo eguaglia il costo marginale
minimo, nella concorrenza monopolistica maggiore.
MR
P
LR
= AC (q
LR
)
MR(q
LR
)= MC(q
LR
)
q
LR

d

q
Differenziazione del prodotto
200
Differenziazione del prodotto
Seguendo Hotelling (1929) e Salop (1979), si supponga che:
a) due proprietari di punti di ristorazione, Renata e Tommaso, devono
decidere dove localizzare le proprie attivit lungo una spiaggia;
b) ci sono 100 clienti localizzati a intervalli regolari lungo questa
spiaggia;
c) ciascun cliente acquista solo dal venditore pi vicino;
d) la spiaggia corta abbastanza da far s che le vendite totali siano
201
d) la spiaggia corta abbastanza da far s che le vendite totali siano
indipendenti dal punto in cui si localizzano i due venditori.
Le localizzazioni prescelte minimizzano i costi medi di trasporto dei
compratori e fanno si che ciascun venditore controlli met del
mercato
R T z O L
Differenziazione del prodotto
Tuttavia, questa soluzione non rappresenterebbe un equilibrio. Se
Renata si muovesse dal punto R verso il punto T, catturerebbe
molti clienti posti alla sua sinistra, strappandoli a Tommaso. Per
le stesse ragioni, Tommaso potrebbe spostarsi verso il centro, e in
equilibrio entrambi i venditori si localizzerebbero luno accanto
allaltra al centro della spiaggia (z), con r = t = 1/2OL z.
202
R T z O L
r x y t
Differenziazione del prodotto
Sia c(L r t) il costo di trasporto totale per un consumatore localizzato
in R che voglia effettuare i suoi acquisti in T (o viceversa); p
R
e p
T
rispettivamente i prezzi praticati da Renata e Tommaso:
se p
R
< p
T
- c(L r t) Renata controller lintero mercato mentre le
vendite di Tommaso saranno pari a zero;
se p
T
< p
R
- c(L r t), Tommaso controller lintero mercato mentre
le vendite di Renata saranno pari a zero;
se |p
R
- p
T
| < c(L r t) entrambi i venditori controlleranno una
203
R T
porzione del mercato, poich p
R
+ c
x
= p
T
+ c
y
.
R T z O L
r x y t
Differenziazione del prodotto
Se si applica il principio della minima differenziazione del
prodotto implicito nella localizzazione di entrambi i venditori in
corrispondenza del punto z, si pu concludere che la
concorrenza spinge i venditori ad offrire prodotti estremamente
standardizzati, che i consumatori percepiranno come
indifferenziati.
Tuttavia, dAspremont, Gabszewicz e Thisse (1979) hanno
204
Tuttavia, dAspremont, Gabszewicz e Thisse (1979) hanno
individuato un errore nel modello di Hotelling (nonexistence of
equilibrium), poich assumendo che |p
R
- p
T
| < c(L r t)
diventerebbe impossibile avere un equilibrio tale per cui r = t =
1/2OL, perch in questo caso si avrebbe (L r t) = 0, con r + t
= L e p
R
= p
T
= 0. Di conseguenza, ciascun venditore
massimizzerebbe i propri profitti localizzandosi in prossimit dei punti
O e L (massima differenziazione del prodotto).
Differenziazione del prodotto
In unindustria differenziata orizzontalmente, quando gli incumbents
ottengono extra-profitti, i potenziali entranti scelgono di localizzarsi in
nicchie di mercato, cio a met strada tra due incumbents. Questo
processo di entrata sequenziale non si arresta mai nel caso di costi medi
costanti o crescenti; al restringersi della distanza tra ciascuna coppia di
incumbents lentrata diventa sempre meno redditizia.
Gli incumbents reagiscono allentrata sequenziale scegliendo una
strategia di proliferazione del prodotto per riempire la linea di Hotelling
con una serie di prodotti differenziati orizzontalmente (per ostacolare
205
con una serie di prodotti differenziati orizzontalmente (per ostacolare
lentrata). Esempio: lindustria dei RTE cereals.
O L
R
1
R
2
R
3
R
4
. T
1
T
2
T
3
T
4
.
Quote di mercato (%) nellindustria dei RTE cereals e
in quella dei soft drinks (1980s)
Company FRANCE GER. ITALY JAPAN UK US
Kellogg 50-55 50 56 58 49 42
206
2
nd
(various)
23-25 15 20 26 17 24
Coca-cola
n.s. 39 61 28 25 40
2nd
(various)
n.s. 9 12 28 20 30
Source: Sutton, 1991.
Quote di mercato (%) e quote (%) degli investimenti
pubblicitari nel settore dei RTE cereals (1986)
Quota di mercato
Quota degli
investimenti
pubblicitari
Kellogg 42 37
207
General Mills 24 30
General Foods 12 16
Quaker Oats 8 8
Source: Sutton, 1991.
Brand advertising model
RTE cereals: i prodotti differiscono tanto nelle loro caratteristiche
verticali che in quelle orizzontali le caratteristiche verticali si
identificano con limmagine del prodotto creata dalla pubblicit;
gli attributi orizzontali corrispondono alle differenti caratteristiche
fisiche dei differenti RTE cereals.
Kellogg ha il vantaggio del first-mover, per mezzo di una strategia di
proliferazione dei prodotti il cui scopo quello di occupare nicchie di
208
proliferazione dei prodotti il cui scopo quello di occupare nicchie di
mercato che altrimenti potrebbero rappresentare punti di entrata per le
imprese rivali.
O L
R
1
R
2
R
3
R
4
. T
1
T
2
T
3
T
4
.
Pubblicit
(cf. Cabral, cap. 13)
(Due) tipi di pubblicit;
La pubblicit come segnale di qualit;
209
Lintensit ottima di spesa pubblicitaria;
Struttura di mercato e pubblicit;
Pubblicit e concorrenza di prezzo;
La regolamentazione della pubblicit.
Pubblicit
Industria farmaceutica: la spesa pubblicitaria
e promozionale superiore alla spesa per
Ricerca & Sviluppo (R&S).
210
Industria dei soft drinks: la concorrenza di
prezzo occupa un ruolo secondario rispetto alla
concorrenza nella pubblicit.
Pubblicit
Nel 1966, negli Stati Uniti si spendevano in totale
circa 16,6 miliardi di dollari in pubblicit.
Nel 2000, la spesa era salita a 120 miliardi di dollari,
211
Nel 2000, la spesa era salita a 120 miliardi di dollari,
pari al 2.3% del PIL.
Nel 2006 sono stati sfiorati i 150 miliardi di dollari
(con un incremento del 4.1% rispetto allanno
precedente).
Quote di spesa pubblicitaria per mezzo di comunicazione
Tipo di mezzo 2006 2005
Televisione 43.7% 43.2%
Periodici 19.9% 20.0%
Quotidiani 18.7% 19.9%
212
Radio 7.4% 7.6%
Internet 6.5% 5.8%
Altro 3.8% 3.5%
TOTALE 100.0% 100.0%
Pubblicit su Internet
Eccellente performance negli anni recenti;
Tuttavia, quota di mercato ancora non
maggioritaria ();
Gli americani passano su Internet circa il
14% del tempo dedicato ai mezzi di
informazione;
213
informazione;
()variazione % della spesa annuale in
pubblicit: 4.1% ($149.649 miliardi) nel
2006;
Variazione % della spesa annua per la pubblicit
su Internet: 17.3% ($9.756 miliardi) nel 2006.
La forza di Internet come veicolo pubblicitario
Gli utilizzatori possono sperimentare la
propriet di un prodotto, un servizio, o un
marchio;
Consente ai pubblicitari di raggiungere lesatta
proporzione di individui che rappresentano il loro
target;
214
target;
I pubblicitari possono utilizzare le informazioni
raccolte presso gli utilizzatori per disegnare
strategie di direct marketing, ecc.;
Offre alle piccole e alle grandi imprese le stesse
opportunit di comunicare con i propri clienti
(impossibile prima dellavvento di Internet);
..
Perch gli utilizzatori di Internet evitano la
pubblicit?
(Cheon, Journal of Advertising, 2004)
Evidenza: declino dei tassi di cliccatura dei banner
pubblicitari dopo la loro prima apparizione
(1994)sintomo di una tendenza ad evitare OPU?;
Spiegazioni:
215
Gli utilizzatori di Internet tendono a distogliere lo
sguardo da tutto ci che assomiglia a un banner;
La pubblicit viene percepita come un ostacolo
allutilizzo di Internet;
Qualunque livello di pubblicit percepito come
eccessivo;
Precedenti esperienze negative (contenuto ingannevole).
Come il mercato ha valutato gli
operatori di pubblicit on line
216
Pubblicit
Prime 5 imprese americane in termini di spesa pubblicitaria
(1999): GM ($4,04 miliardi), Procter & Gamble ($2,612
miliardi), Philip Morris ($2,202 miliardi), Pfizer ($2,142
miliardi) e AT&T ($1,951 miliardi);
Il rapporto spesa pubblicitaria/ricavi (a/R: intensit di
pubblicit) cambia da un prodotto (industria) ad un altro;
217
pubblicit) cambia da un prodotto (industria) ad un altro;
Nellindustria automobilistica, lintensit di pubblicit del
2%; mentre nellindustria dei detergenti (saponi, ecc.) del
15%;
Automobili (1986): GM $63 di spesa pubblicitaria per vettura
venduta; Ford $130; Chrysler $113; Volvo 0.
Due tipi di beni
Beni di ricerca (Search goods):
Un consumatore pu accertarne le caratteristiche prima
dellacquisto.
Esempi:
Capi di vestiario, computer, mobili.
218
Capi di vestiario, computer, mobili.
Beni di esperienza (Experience goods):
Alcune caratteristiche possono essere verificate soltanto
dopo il consumo.
Esempi:
Vino (?), automobili (?; cf. Volvo anni 80), servizi
bancari.
Due tipi di pubblicit - 1
Pubblicit informativa (Informational advertising):
soprattutto per i beni di ricerca
Fornisce notizia dellesistenza del prodotto, informa sulle
sue caratteristiche (peso, dimensione, velocit) e condizioni
di vendita (prezzo, finanziamenti, ecc.).
219
Esempi:
Cataloghi Ikea (informano sullesistenza del prodotto, la
cui qualit nota ex ante);
Campagne di vendita (es. televisori di una certa marca):
promozioni natalizie, vendite speciali in occasione della
festa di Thanksgiving (Wal-Mart).
Due tipi di pubblicit - 2
Pubblicit persuasiva (Persuasive advertising):
soprattutto per i beni di esperienza
Ha lo scopo di modificare le preferenze dei consumatori
Esempi:
il nostro prodotto pi buono;
220
il nostro prodotto pi buono;
Fate come i nostri prosciutti: seguite una dieta povera di
sale (Consorzio del prosciutto di Parma);
Torniamo a parlare di automobili (Peugeot 407);
Kobe Bryant calza scarpe Nike;
Amo chi davvero autentico (formaggi della Svizzera);
Mercedes Classe E. Investire (!!!) in eleganza
Evidenza empirica: pubblicit informativa - 1
Informazioni raccolte attraverso la lettura dei codici a barre
(scanner nei supermercati) incrociate con le informazioni
relative agli ascolti degli spot pubblicitari;
Yoplait, secondo pi grande produttore di yogurt negli USA,
nellaprile 1987 introduce lo yogurt Yoplait 150;
221
Stima econometrica dei fattori che influenzano la decisione di
comprare Yoplait 150 da parte di un consumatore;
Probabilit di comprare Yoplait 150 = 1.85esposizione al
messaggio pubblicitario -0.24(esposizione al messaggio
pubblicitario x numero di precedenti acquisti) + (altre
variabili).
Evidenza empirica: pubblicit informativa - 2
esposizione al messaggio pubblicitario = numero di messaggi
pubblicitari da 30 secondi relativi a Yoplait 150 osservati da
ciascun consumatore durante la settimana precedente la visita
al supermercato.
Il primo coefficiente, positivo, indica che quanto pi alta la spesa
in pubblicit per Yoplait 150, tanto maggiore la probabilit di
acquisto.
222
acquisto.
Il secondo coefficiente, negativo, implica che quanto pi un
consumatore abituato a consumare Yoplait 150 tanto minore
leffetto della pubblicit sulla sua decisione di acquisto.
Questo risultato suggerisce che la pubblicit di Yoplait 150
essenzialmente pubblicit informativa (segnala lesistenza del
prodotto).
Evidenza empirica: pubblicit persuasiva
Nel 1984, la Food and Drug Administration (USA) inizi a consentire la
commercializzazione di versioni generiche di farmaci di marca il cui brevetto
fosse scaduto.
Dal 1984, le quote di mercato, in termini di quantit, dei generici sono
cresciute dal 18% al 42%.
I prezzi dei farmaci di marca non sono diminuiti in seguito alle variazioni delle
quote di mercato: la conseguenza anzi stata una diminuzione della quota di
mercato, in valore, dei generici.
Queste tendenze sono il risultato delle massicce campagne pubblicitarie lanciate
223
Queste tendenze sono il risultato delle massicce campagne pubblicitarie lanciate
dalle grandi case farmaceutiche (nel 1998: 10 miliardi) Pubblicit
persuasiva.
I produttori di generici non possono competere con le grandi case
farmaceutiche in termini di spesa pubblicitaria.
Il valore di mercato della Glaxo Wellcome di $110 miliardi, mentre quello di
Mylan Laboratories, uno dei principali produttori di generici negli USA, di
$4.4 miliardi.
Due tipi di pubblicit
Levidenza empirica suggerisce limportanza tanto
della pubblicit informativa che della pubblicit
persuasiva (Yoplait 150 per la pubblicit
informativa; farmaci di marca per la pubblicit
persuasiva).
224
Tuttavia, levidenza empirica dimostra anche che il
rapporto pubblicit/ricavi (a/R) tre volte maggiore
per i beni di esperienza di quanto lo sia per i beni di
ricerca. Questo risultato alimenta conclusioni come
quella dello scrittore americano F. Scott Fitzgerald: il
contributo della pubblicit al benessere dellumanit
meno di 0.
La pubblicit come segnale di qualit
Molti messaggi pubblicitari forniscono poche informazioni
dirette sul prodotto. Esempio (met anni 80):
Spot nei quali i nuovi autocarri Ford Ranger vengono lanciati fuori da
aeroplani in volo o spinti in burroni.
Spot nel quale molte celebrit del mondo dello spettacolo, riunite in
una sala concerti, annunciano che il motivo per il quale si sono riunite
la Diet Coke.
225
In effetti, questi spot forniscono poche informazioni dirette sul
bene (a parte quella relativa alla sua esistenza) e sembrano
contenere esclusivamente questo messaggio: stiamo
spendendo molti soldi per informarvi che stiamo facendo
pubblicit.
Tuttavia, questi spot non sono del tutto privi di contenuto
informativo.
La pubblicit come segnale di qualit
Il messaggio pubblicitario in entrambi questi casi pu infatti
segnalare che il prodotto di alta qualit.
Generalizzando, supponiamo che il tempo sia diviso in due
periodi: presente e futuro, e che nel periodo presente vengano
immesse sul mercato nuove variet di un certo bene di
esperienza.
226
esperienza.
I consumatori sanno che i beni di ogni impresa sono di qualit
diversa, ma non sanno esattamente quali beni siano di qualit
alta e quali di qualit bassa. Ricapitolando:
Soltanto unimpresa produce il bene della qualit migliore, ma i
consumatori non la conoscono a priori;
Ai consumatori non piacciono i beni di qualit bassa;
I consumatori effettuano acquisti ripetuti.
La pubblicit come segnale di qualit
Esiste un livello di spesa pubblicitaria tale per cui le imprese di
bassa qualit non spenderanno in pubblicit, mentre quelle di
alta qualit lo faranno.
I consumatori, razionalmente, si aspettano che limpresa che
spende in pubblicit sia anche quella che produce il bene di
qualit pi alta.
227
Dunque, esiste un equilibrio per il quale la pubblicit un
segnale perfetto di qualit alta.
In questo caso, limpresa di qualit pi alta produce il bene di
qualit pi alta e spende in pubblicit; ne consegue che tutti i
consumatori vorranno il prodotto di quellimpresa.
La pubblicit come segnale di qualit
In altri termini:
Limpresa di qualit pi alta ha un incentivo a investire
(molto) in pubblicit (ma Volvo anni 80?).
Il motivo per il quale la willingness to pay rispetto alla
pubblicit alta per limpresa di qualit pi alta e bassa per
limpresa di qualit pi bassa che i consumatori
tenderanno a riacquistare il bene di alta qualit ma non
228
tenderanno a riacquistare il bene di alta qualit ma non
quelli a di bassa qualit;
Di conseguenza, il rendimento della pubblicit maggiore per
limpresa di qualit pi alta.
Conclusione: le spese in pubblicit possono servire per
segnalare la qualit del prodotto. Nellesempio, Ford e Coca-
Cola lanciano il seguente messaggio:
La pubblicit come segnale di qualit
Dato che la nostra qualit alta, possiamo
permetterci di spendere tutti questi soldi in
pubblicit: pertanto i consumatori, se sono
razionali, dovrebbero credere che il nostro
229
razionali, dovrebbero credere che il nostro
prodotto sia di alta qualit e acquistarlo. La
loro esperienza dimostrer come il prodotto sia
effettivamente di alta qualit e,
conseguentemente, essi lo compreranno ancora
in futuro.
Lintensit della pubblicit
Il rapporto fra le spese pubblicitarie e i ricavi
totali dellimpresa (a/R) varia da un settore ad
un altro (cf. tabella ). Casi estremi:
230
Settore del sale: compreso tra 0,26 e 0,45%;
RTE cereals: compreso tra l8,34% e il 12,9%;
La spiegazione pu essere fornita in termini di
elasticit della domanda
Rapporto a/R
Settori ad alta pubblicit a/R (%) Settori a bassa pubblicit a/R (%)
Cibi congelati 1,2-7,1 Sale 0,26-0,45
Minestre 2,7-6,0 Zucchero 0,06-0,24
Margarina 2,3-10,2 Farina 0,17-0,96
Bevande alcoliche 1,2-5,4 Pane 0,02-0,42
RTE cereals 8,34-12,9 Carne in scatola 0,3-0,7
231
Acque minerali 1,5-5,0 Vegetali in scatola 0,29-0,71
Dolci 1,4-6,0
Cioccolato 2,9-6,5
Caff in polvere 1,9-16,7
Caff istantaneo 2,2-11,1
Biscotti 1,9-8,0
Cibo per animali 4,0-8,4
Cibo per bambini 0,0-4,2
Birra 1,0-5,43
Fonte: Sutton (1992)
(a) Domanda inelastica rispetto alla pubblicit
P
Le spese pubblicitarie hanno un
impatto piccolo sulla domanda:
Es.: imprese di costruzioni non
rispondono significativamente alle
campagne pubblicitarie del cemento
(Condizioni di acquisto basate su
232
q
(Condizioni di acquisto basate su
prezzi e condizioni di vendita)
Guadagno marginale derivante
dalla spesa pubblicitaria
(a) Domanda elastica rispetto alla pubblicit
P
Le spese pubblicitarie hanno un
impatto grande sulla domanda:
Es.: i consumatori rispondono
significativamente alle campagne
pubblicitarie delle bevande alcoliche
233
q
Guadagno marginale derivante
dalla spesa pubblicitaria
Elasticit rispetto al prezzo e rendimenti della pubblicit - 1
P
Il prezzo ha un impatto piccolo sulla
domanda (domanda inelastica):
- Quanto pi piccola lelasticit
della domanda, tanto pi alto sar il
prezzo ottimale
234
q
Prezzo ottimale
Elasticit rispetto al prezzo e rendimenti della pubblicit - 2
P
Il prezzo un impatto grande sulla
domanda (domanda elastica):
- Quanto pi grande lelasticit
della domanda, tanto pi basso sar
il prezzo ottimale
235
q
Prezzo ottimale
Lintensit ottima di pubblicit
Come avviene la scelta dellintensit ottima di
pubblicit?
Funzione di domanda sia D(p,s), dove p denota il
prezzo e s lammontare di pubblicit (con D(p,s)
decrescente in p e crescente in s).
236
Il costo marginale di produzione MC, mentre il
costo marginale della pubblicit k.
Il problema dellimpresa scegliere i livelli di p e
di s che massimizzano i suoi profitti: (p-
MC)D(p,s)-ks
Lintensit ottima di pubblicit
Il vantaggio marginale che si ottiene facendo
pubblicit tanto maggiore quanto pi grande
il margine di profitto unitario.
237
Formula di Dorfman e Steiner: lintensit (a/R)
ottima di pubblicit quella che eguaglia il
rapporto tra elasticit della domanda alle
spese pubblicitarie () e elasticit della
domanda al prezzo ()
La formula di Dorfman e Steiner
Predice che lintensit di pubblicit (a/R) tanto
maggiore quanto pi grande lelasticit della
domanda alla pubblicit e quanto pi piccola
lelasticit della domanda al prezzo.
238
La pubblicit e le riduzioni di prezzo sono sostituti.
Entrambe possono stimolare la domanda.
Una maggiore elasticit della domanda alla pubblicit
implica che la pubblicit influenza la domanda con
maggiore efficacia.
La formula di Dorfman e Steiner
Il rapporto pubblicit ricavi
tanto maggiore quanto pi
grande lelasticit della
domanda rispetto alla
pubblicit e quanto pi
prezzo; al domanda della elasticit
rie; pubblicita spese alle domanda della elasticit
con

p
MC - p

=
=
= =
R
a
239
pubblicit e quanto pi
piccola lelasticit della
domanda rispetto al prezzo
(oppure quanto pi grande
il margine di profitto
unitario).
dell'1%. prezzo di e diminuzion una a associato
domanda della % aumento l' misura mentre
dell'1%; cresce pubblicit la quando (%) aumenta
domandata quantit la quanto di misura pratica, In
prezzo; al domanda della elasticit

=
Valori ottimali e osservati del rapporto a/R
= elasticit della domanda
rispetto alle spese
pubblicitarie.
= elasticit della domanda
rispetto al prezzo.
/
a/R
Birra in bottiglia .008 .011
Sigarette .019 .046
Sapone .013 .012
240
La formula di Dorfman
Steiner si applica a tutti i
settori (con / a/R), ad
eccezione delle sigarette e
del dentifricio dove il primo
valore molto pi piccolo
del secondo.
Sapone .013 .012
Dentifricio .024 .059
Vernice .009 .019
Carburante .017 .016
Caff istantaneo .019 .016
Struttura di mercato e intensit della pubblicit
Quali sono le industrie nelle quali lintensit della
pubblicit maggiore, quelle con la struttura pi
concentrata o quelle con la struttura meno concentrata?
Prima ipotesi (elasticit della domanda rispetto al
prezzo):
241
Quante pi imprese ci sono in unindustria (grado di
frammentazione elevato), tanto pi alta risulter lelasticit
della domanda di ciascuna impresa rispetto al prezzo.
Di conseguenza, le imprese spenderanno di meno in pubblicit
se il mercato meno concentrato:
margini di profitto unitario pi bassi sono associati a una pi bassa
intensit della spesa pubblicitaria.
Struttura di mercato e intensit della pubblicit
Seconda ipotesi (elasticit della domanda rispetto
alla pubblicit - 1) :
Quante meno imprese ci sono in unindustria (grado di
concentrazione elevato), tanto pi alta risulter lelasticit
della domanda di ciascuna impresa rispetto alla pubblicit.
Talvolta la pubblicit pu essere un bene (quasi) pubblico
(es.; pubblicit generica del latte; o della birra Italia anni
242
(es.; pubblicit generica del latte; o della birra Italia anni
80: birra e sai cosa bevi) e arrecare beneficio non
solo allimpresa (con potere di mercato) che la realizza, ma
anche alle altre imprese (pi piccole) della stessa industria.
In questo caso, lelasticit della domanda di ciascuna
impresa rispetto alla pubblicit diminuirebbe al diminuire
della concentrazione:
In base alla formula di Dorfman-Steiner, le imprese spenderebbero
meno in pubblicit se il mercato fosse meno concentrato.
Struttura di mercato e intensit della pubblicit
Esempio della seconda ipotesi: industria dei diamanti.
DeBeers controlla il 90% della distribuzione di diamanti.
DeBeers ha rappresentato la sola fonte di pubblicit per i
diamanti (Un diamante per sempre)
Il controllo di DeBeers sulla distribuzione ha risentito
della crescita dei distributori che vendono diamanti di
243
della crescita dei distributori che vendono diamanti di
provenienza russa o africana e dellingresso sul mercato dei
diamanti canadesi.
Molte imprese temono che, a causa della contrazione della
sua quota di mercato, DeBeers possa avere un minore
incentivo a spendere in pubblicit. Questo potrebbe
spingere al collasso lintero settore, facendo venire meno
nei consumatori la convinzione che i diamanti siano un
bene scarso.
Struttura di mercato e intensit della pubblicit
Terza ipotesi (elasticit della domanda rispetto alla
pubblicit - 2) :
Quante pi imprese entrano in unindustria precedentemente
concentrata (grado di concentrazione decrescente), tanto pi
alta risulter lelasticit della domanda di ciascuna impresa
rispetto alla pubblicit.
Domanda totale fissa e indipendente dalla pubblicit, con la pubblicit
(persuasiva) di ciascuna impresa finalizzata a sottrarre domanda ai suoi
rivali.
244
rivali.
Lelasticit della domanda rispetto alla pubblicit aumenta passando da
una a due (o pi) imprese: nel monopolio, cio in assenza di
concorrenti, lelasticit della domanda rispetto alla pubblicit infatti
0; mentre nel duopolio sicuramente >0, dato che la pubblicit serve
per sottrarre domanda allimpresa rivale.
Ne consegue che, partendo da una configurazione monopolistica,
lelasticit della domanda rispetto alla pubblicit aumenta quando
diminuisce la concentrazione del mercato, partendo da livelli di
concentrazione alti (caso Spandex ).
Struttura di mercato e intensit della pubblicit
Esempio del terzo caso: Spandex
Fibra elastica usata per confezionare abiti di moda.
Anche se di per s lo Spandex un prodotto omogeneo, il
mercato dominato dalla DuPont (con il marchio Lycra) che ne
controlla una quota superiore al 60%.
Una delle principali ragioni del dominio della DuPont
lenorme investimento pubblicitario che ha sostenuto per
promuovere il marchio Lycra, associandone il logo a
245
promuovere il marchio Lycra, associandone il logo a
nomi come Claiborne e Levi Strauss.
Il brevetto (del 1959) scaduto da tempo.
Effetti della pubblicit (persuasiva) di Dupont:
a) aumenta il consumo complessivo di Spandex (free riding da
parte degli altri produttori);
b) impedisce che Spandex diventi un bene omogeneo;
Risultato:
lelasticit della domanda di ciascuna impresa rispetto alla pubblicit
aumenta al diminuire della concentrazione.
Concorrenza di prezzo e pubblicit:
la pubblicit sui prezzi intensifica la concorrenza di prezzo
Consideriamo linterazione fra concorrenza oligopolistica tra (due) imprese
e strategie pubblicitarie;
In particolare, il caso limite in cui la domanda totale costante e la
pubblicit pu soltanto spostare quote di mercato da un concorrente
allaltro;
Se limpresa che spende di pi in pubblicit ottiene il 100% del mercato, la
soluzione ottima per i due oligopolisti non investire in pubblicit;
Tuttavia, per un certo livello di spesa pubblicitaria del proprio concorrente,
246
Tuttavia, per un certo livello di spesa pubblicitaria del proprio concorrente,
la risposta ottima di ciascuna impresa sar quella di investire un po pi
dellimpresa rivale nella pubblicit sui prezzi;
Supponendo che i prezzi praticati dalle due imprese siano fissi, e superiori ai
rispettivi costi marginali, allora esse investiranno in pubblicit fino al punto
in cui i profitti di ciascuna saranno pari a zero, esattamente come avviene
nella concorrenza di prezzo alla Bertrand:
Es.: il prezzo medio degli occhiali pi alto negli stati USA nei quali la
pubblicit di prezzo bandita che in quelli in cui non in vigore alcuna
restrizione della pubblicit
La pubblicit sulle caratteristiche del prodotto
attenua la concorrenza di prezzo
Si consideri il seguente esempio, basato sul modello di
Hotelling:
Due imprese localizzate alle estremit della linea di Hotelling
vendono un prodotto altrimenti omogeneo;
I consumatori possono osservare i prezzi praticati da ciascuna delle due
imprese,
I consumatori non possono osservare le caratteristiche di ciascun
247
prodotto, non sapendo quale impresa sia localizzata nel punto 0 e quale
nel punto L;
Ne consegue che per i consumatori i due prodotti saranno
indifferenziati e tenderanno ad acquistare quello offerto al prezzo pi
basso;
In generale, la pubblicit che informa sulle caratteristiche dei
prodotti aumenta la differenziazione del prodotto e, di
conseguenza, rende la concorrenza di prezzo meno intensa
(caso P&G e Colgate)
La pubblicit sulle caratteristiche del prodotto
attenua la concorrenza di prezzo
La pubblicit pu:
1) aumentare la differenziazione del prodotto informando
i consumatori su caratteristiche oggettive del prodotto
stesso;
2) creare una sensazione soggettiva di differenziazione.
248
2) creare una sensazione soggettiva di differenziazione.
Nel caso 2 parliamo di differenziazione del prodotto
spuria.
Esempi: farmaci, sigarette, soft drinks.
Procter & Gamble loda Colgate
Nel 1998, P&G acquist unintera pagina pubblicitaria su
circa 100 quotidiani americani.
La pubblicit effettuava un confronto diretto tra il dentifricio
Crest MultiCare di P&G e il dentifricio Total di Colgate,
raffrontando un certo numero di caratteristiche dei due
prodotti.
Entrambe le marche erano valutate positivamente per
249
Entrambe le marche erano valutate positivamente per
caratteristiche come aiuta a combattere la carie e aiuta a
rimuovere la placca batterica, ma soltanto Total di Colgate
riceveva una valutazione positiva per la caratteristica aiuta a
ridurre e prevenire la gengivite e riduce la placca.
Daltro canto, solo Crest MultiCare di P&G era valutato
positivamente per il gusto e la sensazione di freschezza.
Procter & Gamble loda Colgate
P&G solita cedere ai propri concorrenti un vantaggio di
questo tipo.
P&G asserisce che la sua politica commerciale la politica
della competizione leale.
Ma questa lealt pu tradursi in un vantaggio per P&G
stessa.
Innanzi tutto, rende pi difficile per Colgate contestare il
250
Innanzi tutto, rende pi difficile per Colgate contestare il
contenuto della pubblicit di P&G.
In secondo luogo, aumenta la percezione da parte del
consumatore delle differenze tra i due marchi, in questo
modo attenuando la concorrenza di prezzo.
Discriminazione di prezzo
251
Discriminazione di prezzo
(basato su Cabral, cap. 10)
Le imprese possono fissare prezzi diverso per uno
stesso bene (es.: biglietti aerei); in questo caso viene
violata la legge del prezzo unico ipotizzata dal modello
di concorrenza perfetta (.. Non possono esserci due
prezzi diversi per uno stesso bene).
La discriminazione di prezzo consente di aumentare i La discriminazione di prezzo consente di aumentare i
profitti, appropriandosi di parte del surplus del
consumatore.
Definizione:
La discriminazione di prezzo si attua praticando prezzi
differenti per differenti unit vendute, allo scopo di
aumentare i profitti.
Enrico Santarelli
Condizioni per la discriminazione di prezzo
Una efficace discriminazione di prezzo richiede:
1) potere di mercato;
2) clienti con una differente elasticit della domanda al prezzo
(D/p);
3) limitata capacit di rivendita (arbitraggio*) su mercati
secondari (ad es.: per costi di transazione elevati: vendite 3 x 2):
la rivendita deve essere impossibile o talmente costosa da
253
la rivendita deve essere impossibile o talmente costosa da
risultare non profittevole.
Quando la terza condizione viene a cadere gli
arbitraggisti collegano segmenti di mercato,
acquistando in quello con i prezzi pi bassi e rivendendo
in quelli con i prezzi pi alti.
*acquisto di un bene al prezzo pi basso per rivenderlo ad un prezzo superiore
e ottenere profitti
Enrico Santarelli
Variazione di prezzo Vs.
Discriminazione di prezzo
Non tutte le differenze di prezzo sono il risultato di
discriminazione di prezzo. Infatti, i costi (ad es.: di
trasporto) che si affrontano per fare affari con clienti
diversi non sono sempre gli stessi.
Lelettricit prodotta in Sicilia costa il 70% pi di quella
prodotta al Nord, ma non possibile trasferirla da una
regione allaltra; Costi per megawatt (luglio 2008):
254
regione allaltra; Costi per megawatt (luglio 2008):
Italia settentrionale: 106,66;
Italia centro-meridionale: 123,29;
Sardegna: 113,06;
Sicilia: 171,09
Verifica empirica: confronto fra i prezzi prevalenti nei
vari mercati (p
i
) e i costi marginali negli stessi mercati
(MC
i
). Se p
i
significativamente diverso da MC
i
, si pu
parlare di discriminazione di prezzo.
Enrico Santarelli
Tipi di discriminazione di prezzo
Principali tipi di discriminazione di prezzo:
(A) Si ha discriminazione perfetta (o di primo grado) quando limpresa pratica il
prezzo massimo su ogni unit venduta ad ogni cliente. Consente di estrarre tutto
il surplus del consumatore, fissando prezzi diversi per ogni acquirente e per ogni
unit di bene acquistata:
Es.: il medico che determina la propria parcella per ogni paziente sulla base della rispettiva
situazione finanziaria e disponibilit a pagare.
(B) Si ha discriminazione fra acquirenti (o di secondo grado) quando il venditore
ha qualche informazione sulle preferenze dei consumatori pur senza esserne in
grado di osservarne le caratteristiche individuali :
Es.: tariffa aerea ridotta (Apex) ai clienti (turisti) che trascorrono il fine settimana nel
luogo di destinazione e non ai clienti (viaggiatori daffari) che si fermano nel luogo
di destinazione solo nei giorni lavorativi.
(C) Si ha discriminazione di terzo grado quando il venditore divide gli acquirenti
in gruppi, segmentando il mercato. Questo gli consentito dal fatto di sapere
che certe caratteristiche (elasticit della domanda al prezzo) sono correlate alla
loro disponibilit a pagare
- Es.: discriminazione di prezzo spaziale: uno stesso modello di automobile pu essere
venduto a prezzi significativamente diversi nei vari paesi europei (tabella )
Enrico Santarelli
Informazione imperfetta e search costs
Vi sono casi nei quali i prodotti sono simili ma differenziati:
Una Porsche e una FIAT;
E altri in cui le differenze sono soggettive:
farmaci di marca e la corrispondente versione generica.
Informazione imperfetta sui prezzi:
Si prenda il caso di un mercato finale con n punti vendita in competizione tra di
loro e un numero molto grande di consumatori, ognuno dei quali vuole
256
loro e un numero molto grande di consumatori, ognuno dei quali vuole
acquistare ununit di un bene omogeneo ed disposto a pagare fino a un
prezzo massimo u;
Per poter conoscere il prezzo praticato da ciascun punto vendita il consumatore
dovr visitarli tutti, incorrendo in un costo detto costo di ricerca (search cost);
Se i costi di ricerca sono irrilevanti, ciascun punto vendita fisser il prezzo in
corrispondenza del costo marginale;
Ma se i costi di ricerca sono positivi, ciascun punto vendita fisser un prezzo di
monopolio p = u, e nessuno di essi avr un incentivo a ridurlo, visto che con la
riduzione del prezzo non sar in grado di attrarre nessun consumatore in pi.
Informazione imperfetta e switching costs
In certe industrie, i consumatori affrontano un costo per
spostarsi (switch) da un fornitore allaltro. Ad esempio:
Per fare pratica con un nuovo macchinario o un nuovo sistema operativo.
A volte questi costi di transizione (switching costs) sono creati
artificialmente dagli stessi venditori (Es.: frequent flyers che
vogliano cambiare compagnia aerea incorreranno nel costo di
transizione rappresentato dal dover ricominciare da zero
laccumulazione delle miglia);
257
laccumulazione delle miglia);
Leffetto degli switching costs simile a quello dei search costs:
Ogni prezzo inferiore a quello di monopolio potrebbe non essere un
prezzo di equilibrio e nel caso in cui le differenze di prezzo rispetto a
quello praticato siano inferiori ai costi di transizione nessun consumatore
si sposter da un venditore allaltro;
Se le vendite restano costanti e il prezzo di vendita aumenta, limpresa che
alza il prezzo otterr anche profitti maggiori:
Pertanto, a un valore pi alto degli switching costs, corrisponder un maggior potere di
mercato da parte dei venditori.
Dispersione di prezzo
A volte si riscontrano differenze nel prezzo di un certo bene tra regioni e
tra paesi:
Potrebbero essere indicative di dispersione di prezzo.
Consideriamo il caso delle tariffe aeree:
E ormai molto semplice e sicuro acquistare i biglietti in Internet;
Tuttavia, la dispersione di prezzo ancora significativa, in particolare tra i paesi
europei. Perch?
Ipotizziamo che esistano due tipi di consumatori uno con search costs
> 0 e laltro con search costs = 0;
In equilibrio, alcune imprese praticheranno un prezzo alto, altre un
258
In equilibrio, alcune imprese praticheranno un prezzo alto, altre un
prezzo basso:
In questo equilibrio,
I consumatori con search costs > 0 acquisteranno il biglietto dal primo punto vendita che
incontrano, poich il guadagno che si aspettano di ottenere dalla ricerca di un prezzo pi basso
inferiore ai costi di ricerca stessi
Mentre i consumatori con search costs = 0 effettueranno lacquisto al prezzo pi basso tra quelli
disponibili.
Di conseguenza:
I punti vendita che praticano prezzi alti venderanno solo ai consumatori con search costs > 0;
I punti vendita che praticano prezzi bassi venderanno sia a consumatori con search costs > 0 che si
imbattono in essi al primo tentativo che a consumatori con search costs = 0.
Dispersione di prezzo
Tuttavia, affinch quello precedente sia un equilibrio necessario che
i punti vendita a prezzo alto non vogliano abbassare i propri prezzi e
che quelli a prezzo basso non vogliano alzarli :
Questo possibile perch vendendo con margini pi piccoli i punti
vendita a prezzo basso vendono quantit maggiori;
Tuttavia, le compagnie aeree Low-cost stanno incontrando difficolt ad
attrarre pi consumatori:
Si tratta di un indizio del fatto che questo tipo di equilibrio non si applicher a tale
industria anche in futuro?
Il modello precedente noto come modello turisti-consumatori locali
259
Il modello precedente noto come modello turisti-consumatori locali
(tourists-locals model).
Ve ne sono esempi nella distribuzione commerciale:
In molte citt alcuni grandi magazzini vendono a prezzi bassi, mentre
altri sono trappole per turisti:
Cos accade che per uno stesso prodotto si osservino grandi differenziali di prezzo;
Questo possibile perch alcuni consumatori (turisti) hanno search
costs > 0 (alti) mentre altri (locali) hanno search costs = 0 (bassi):
I Locali effettuano acquisti ripetuti, con la conseguenza che i loro search
costs possono essere spalmati su pi unit di uno stesso prodotto.
Mittermair, Munerato, Wolf (2004)
I prezzi delle auto nella UE
261
Mittermair, Munerato, Wolf (2004)
I prezzi delle auto nella UE
262
Mittermair, Munerato, Wolf (2004)
I prezzi delle auto nella UE
263
Mittermair, Munerato, Wolf (2004)
Discriminazione di primo grado
La figura a lato mostra la
domanda per un bene che
viene venduto soltanto a
unit intere (per questo la
funzione di domanda a
scalini).
La discriminazione di primo La discriminazione di primo
grado pratica il prezzo
massimo su ciascuna unit e
consente di estrarre tutto il
surplus dei consumatori.
Il monopolista applica
questa strategia a tutti i
clienti.
Enrico Santarelli
Figura 1 - Discriminazione di primo grado
Enrico Santarelli
Discriminazione di secondo grado
Tabella 12.1. 10 studenti universitari
pagheranno 10 per assistere ad una
proiezione cinematografica, mentre
20 anziani pagheranno 5.
Il costo marginale uguale a 0.
Praticare P=5 comporterebbe 150 di
ricavi e 30 spettatori nella sala.
Praticare P=10 comporterebbe 100
di ricavi e 10 spettatori (studenti) di ricavi e 10 spettatori (studenti)
nella sala.
Praticare P=10 a 10 studenti and P=5
a 20 anziani consente di realizzare
ricavi per 200.
Il guadagno proviene dalla
separazione degli acquirenti e dal
fatto che gli studenti pagheranno un
prezzo pi alto (discriminazione di
prezzo).
Enrico Santarelli
Tabella 1 - Ricavi di una sala cinematografica
a seconda della strategia di prezzo
Politica di prezzo
Ricavi che derivano
da 10 studenti
Ricavi che derivano
da 20 anziani
Ricavi totali
Uniforme a 5 50 100 150 Uniforme a 5 50 100 150
Uniforme a 10 100 0 100
Discriminazione di
prezzo
100 100 200
La discriminazione di terzo grado
Un monopolista vende in due mercati tra loro separati
(spazialmente) uno stesso bene (automobile, abbonamento a
rivista, ecc.):
Es.: abbonamento allEconomist.
Funzione del profitto:
268
Funzione del profitto:
[ ]
marginale. costo il MC e mercato nel marginale
ricavo il MR dove MC, MR MR
che implica profitto del zione massimizza La
2). 1, (i i mercato nel prezzo p con
) (p D ) (p D C - ) (p D p ) (p D p ) p , (p
i 2 1
i
2 2 1 1 2 2 2 1 1 1 2 1
i
= =
= =
+ + =
Enrico Santarelli
La discriminazione di terzo grado
Questo implica la regola dellelasticit:
della elasticit l' a rappresent
p q
dove
MC

1
- 1 p2

1
- 1 p
i i
2 1
1

=
=
|
|

\
|
=
|
|

\
|
269
prezzo. al rispetto domanda
della elasticit l' a rappresent
q
p
p
q
dove
i
i
i
i
i

=
Ne segue che, in regime di discriminazione di terzo grado, un
venditore dovrebbe praticare prezzi pi bassi nei segmenti
di mercato (paesi) in cui la domanda pi elastica.
Enrico Santarelli
La discriminazione di terzo grado
Esempio: per alcuni prodotti il prezzo di esportazione
pi basso di quello praticato sul mercato interno:
Questa strategia ottimale quando lelasticit della
domanda al prezzo nel mercato di esportazione
maggiore di quella nel mercato interno, al punto da
compensare il maggiore costo di trasporto nel mercato
270
compensare il maggiore costo di trasporto nel mercato
di esportazione.
Verboven (1996) trova evidenza del fatto che
nellindustria automobilistica europea vi
discriminazione di prezzo su base geografica:
Le elasticit della domanda per i diversi modelli
variano da un paese allaltro e i produttori le sfruttano
fissando margini di profitto diversi.
Classi di prodotti
Offrendo un certo numero di combinazioni qualit-
prezzo il venditore seleziona i clienti in base alla
loro disponibilit a pagare. Es.: libri in edizione
economica e con hard cover; prima e seconda classe
nei treni, tariffe Apex e intere negli aerei; versioni
differenti di uno stesso software (con funzionalit
271
differenti di uno stesso software (con funzionalit
diverse).
In alcuni casi (software, tariffe Apex) i costi di
produzione sono identici e la discriminazione di
prezzo viene effettuata al solo scopo di aumentare il
numero dei clienti.
Vendite collegate (bundling)
I grandi publisher scientifici costringono le biblioteche
universitarie ad acquistare anche riviste (o libri) di scarsa
rilevanza (e basso impact factor) per potersi abbonare alle
riviste migliori;
Oppure ad acquistare anche la versione cartacea per poter accedere
a quella on-line.
I distributori di automobili vendono pacchetti che
comprendono lauto e labbonamento ad un servizio di
272
comprendono lauto e labbonamento ad un servizio di
manutenzione (o in alternativa lauto e il servizio di
manutenzione separatamente). contratti leganti (tying
contracts).
Bundling puro: lalternativa tra acquistare lintero
pacchetto o non acquistare nulla;
Bundling misto: si pu acquistare lintero pacchetto o
ciascuna delle sue componenti separatamente.
Enrico Santarelli
La teoria economica del bundling
Cournot (1838). Monopolista A vende il prodotto 1 e
monopolista B vende il prodotto 2 I prodotti 1 e 2
sono utilizzati congiuntamente dai consumatori (es.:
rame e zinco per la fabbricazione del bronzo):
Se i monopolisti agiscono indipendentemente, essi
fisseranno un prezzo inefficientemente alto;
273
fisseranno un prezzo inefficientemente alto;
Se i monopolisti si fondono o si coordinano, essi potrebbero
abbassare i loro prezzi e guadagnare di pi;
Labbassamento del prezzo del prodotto 1 stimola le vendite
del prodotto 2 (e viceversa);
Il risultato che le imprese che si fondono guadagnano di
pi ma, poich i prezzi si riducono, anche i consumatori ne
ricevono un beneficio. La fusione quindi efficiente in
senso paretiano.
Enrico Santarelli
Beni durevoli e discriminazione intertemporale
Crucialit del quando (oggi, fra qualche mese) nella decisione di acquisto
di un bene durevole (auto, TV, computer, ecc.) e discriminazione di prezzo
intertemporale: praticando oggi un prezzo diverso da quello futuro, limpresa
vender oggi ad un prezzo alto ai consumatori con pi alta disponibilit a
pagare e in futuro ad un prezzo pi basso a quelli con pi bassa disponibilit a
pagare che non avranno ancora effettuato quellacquisto.
Trappola dei beni durevoli: il consumatore razionale capisce che interesse
del venditore abbassare i prezzi nei periodi successivi e, anche se ha una
274
del venditore abbassare i prezzi nei periodi successivi e, anche se ha una
elevata disponibilit a pagare, preferisce acquistare a prezzi bassi domani.
Soluzioni: limpresa che offre beni durevoli dovr rinunciare alla
discriminazione intertemporale (a causa dei rinvii strategici degli acquisti i
profitti risulterebbero pi bassi); Es. 1: clausola del prezzo minimo: Chrysler
si impegna, qualora decidesse di abbassare in futuro il prezzo di un suo
modello, a rimborsare la differenza a tutti quelli che hanno effettuato lo stesso
acquisto in passato; Es. 2: Xerox affitta le sue fotocopiatrici anzich venderle,
rendendo inutile rinviare luso della macchina per risparmiare sul prezzo e
trasformando quel bene in un bene non durevole
Discriminazione di prezzo e benessere sociale
La discriminazione di prezzo legale?
Discriminazione di primo grado = maggiore efficienza: il
bene diventa accessibile a quanti pi consumatori possibile
(public utilities: universalit del servizio);
Prezzi uniformi = maggiore benessere dei consumatori.
Se la distribuzione del reddito non considerata un
problema importante, la perfetta discriminazione che
275
problema importante, la perfetta discriminazione che
aumenta il benessere totale diventa socialmente
desiderabile.
Nella pratica antitrust pi che della massimizzazione
del benessere sociale ci si preoccupa di proteggere le
piccole imprese dalla concorrenza sleale.
Monopolio e regolamentazione
276
Principali forme di mercato
Concorrenza perfetta (e selezione
competitiva);
Concorrenza monopolistica (e
277
Concorrenza monopolistica (e
differenziazione);
Monopolio (e regolamentazione)
(Cabral, cap. 5).
Monopolio 1
Definizione
Nel monopolio la domanda soddisfatta da una sola impresa, la cui quota di
mercato dunque del 100 per cento; non vi possibilit di entrata.
Un monopolio naturale un mercato nel quale la struttura dei costi tale che
qualsiasi combinazione di due o pi imprese incorrerebbe in costi totali maggiori
di quelli nei quali incorre una sola impresa;
Un monopolista fissa il prezzo p tale per cui i consumatori domandano la quantit
D D(p);
Rispetto allequilibrio di lungo periodo di unindustria perfettamente
278
Rispetto allequilibrio di lungo periodo di unindustria perfettamente
concorrenziale, il monopolista riduce le quantit prodotte e aumenta i prezzi
profitti del monopolista

m
= p
m
q
m
C(q
m
)
con
m
= profitto (trasferimento di reddito dai consumatori ai proprietari
dellimpresa), p
m
= prezzo di monopolio, q
m
= output di un monopolista che
massimizza i profitti (< Q
c
) e C(q
m
) = costi sostenuti dal monopolista per produrre
la quantit q
m
.
Enrico Santarelli
Monopolio - 2
- Di conseguenza, il profitto di monopolio un
trasferimento di reddito dai consumatori ai proprietari
dellimpresa.
- Se proprietari e consumatori appartengono alla stessa
societ, e attribuendo lo stesso peso al reddito di tutti i
cittadini, allora il profitto di monopolio non rappresenta
una perdita di benessere dal punto di vista sociale.
279
una perdita di benessere dal punto di vista sociale.
- Inoltre, i consumatori non spendono parte del loro reddito
sul mercato monopolizzato:
C(Q
c
q
m
)
ma in altri mercati. Se questi sono perfettamente
concorrenziali si ha un trasferimento di spesa da un
mercato ad un altro.
Enrico Santarelli
Monopolio - 3
Ma in un mercato monopolistico i consumatori perdono
il loro surplus
Q
c
q
m
in termini di quantit di output che avrebbero potuto
ottenere in un mercato perfettamente concorrenziale.
Questa perdita rappresentata dallarea di deadweight
280
Questa perdita rappresentata dallarea di deadweight
welfare loss (DWL; triangolo della perdita secca) che si
trova:
- al di sotto della curva di domanda;
- sopra la curva del costo marginale;
- a destra delloutput di monopolio.
Enrico Santarelli
Monopolio 4
Produzione del monopolista, p = 100 Q, costo marginale MC = 10
Curva di domanda
Deadweight Welfare Loss
100
P
M
= 55
p
281
Curva del
Ricavo
Marginale
Curva del
Costo
Marginale
(costante)
Deadweight Welfare Loss P
M
= 55
MC = 10
50
q
m
= 45 Q
c
= 90
Q
Enrico Santarelli
Monopolio - 5
La differenza tra prezzo di monopolio (p
m
) e costo
marginale (p
m
MC) una proxy dellimpatto
dellesercizio di potere di mercato sulla performance
economica del mercato.
Lindice di Lerner (1934 ) una misura di questo
impatto:
282
impatto:
Enrico Santarelli
p
MC p
s L
i
n
i
i

=1
Monopolio 6
un monopolista massimizzer i profitti producendo un livello di output che
rende lindice di Lerner uguale allinversa dellelasticit della domanda al
prezzo:
p
p
Q
1

p
MC - p
che cos
MC )
Q
1
- 1 ( p

=
|
|

\
|
=
283
Elevata elasticit della domanda al prezzo: un monopolista che
massimizza i profitti non aumenter i prezzi molto al di sopra del costo
marginale, perch questo comporterebbe una significativa riduzione delle
quantit vendute.
Bassa elasticit della domanda al prezzo: la quantit non molto
sensibile a variazioni di prezzo; pertanto, il monopolista aumenter i prezzi
ben sopra il costo marginale.
Enrico Santarelli
Monopolio e regolamentazione
Poich il prezzo fissato dal monopolista pi alto del
costo marginale mentre loutput inferiore alloutput
ottimale, si determinano inefficienze allocative. Il
policy-maker ha a disposizione vari strumenti per ovviare
a questa situazione:
Ricreare condizioni concorrenziali: costi fissi elevati e
284
Ricreare condizioni concorrenziali: costi fissi elevati e
economie di scala possono rendere questa soluzione non
realistica (industrie a rete );
Regolamentazione: del monopolista o dellimpresa
dominante, in particolare nel caso del monopolio
naturale, nel quale
la struttura dei costi tale per cui quelli di un unico produttore sono
pi bassi di quelli ottenibili da qualsiasi combinazione di due o pi
produttori.
Regolamentazione - 1
Monopolista con funzione di costo C = F
+ cq
Con F = costi fissi (del capitale), c =
costo marginale (costante), q =
quantit
In assenza di regolamentazione p =
p
M
; con larea di deadweight welfare
loss (triangolo della perdita secca)
che misura di quanto il benessere
sociale sia pi basso rispetto al livello
ottimale;
100
p
285
sociale sia pi basso rispetto al livello
ottimale;
Ne consegue che il profitto lordo del
monopolista sar = q
M
(p
M
c),
mentre il profitto netto sar F.
Regolamentazione 1: fissare il prezzo
uguale al costo marginale: p
R
c, con R
che sta per regolamentato: loutput q
R
e viene raggiunta la massima efficienza
allocativa, con larea di deadweight loss
pari a zero. Problema: con costo
marginale costante e = 0 il profitto netto
diventa pari a F.
Curva del
Ricavo
Marginale
Costo
Marginale
(costante)
Deadweight Welfare Loss P
M
= 55
p
R
= c = 10
50
q
M
= 45 q
R
= q
c
= 90
Q
Regolamentazione - 2
Poich unimpresa in perdita non pu sopravvivere, il
regolamentatore dovrebbe erogare un sussidio pari a F:
1) Aumentando la tassazione in altri settori (ma la
perdita potrebbe essere maggiore di quella che si
vorrebbe eliminare eguagliando il prezzo al costo
marginale);
2) trasferendo risorse al soggetto regolamentato.
286
2) trasferendo risorse al soggetto regolamentato.
Problema: regulatory capture le imprese
investono risorse per influenzare le decisioni del
regolamentatore, cos che questultimo finisce per
massimizzare il profitto delle imprese regolamentate
anzich il benessere dei consumatori
Regolamentazione - 3
Regolamentazione 2: average cost
pricing: si impone un prezzo uguale al
costo medio. In questo modo limpresa
costretta a fissare il prezzo pi basso
compatibilmente con il vincolo di
realizzare profitti non negativi:
p
A
= AC(q
A
) e q
A
= D(p
A
);
Nelle public utilities (USA) questo
meccanismo prende la forma di rate of
100
p
287
meccanismo prende la forma di rate of
return regulation (si fissano i prezzi in
modo tale da consentire allimpresa un
tasso di rendimento equo rispetto al
capitale investito). Problema. Limpresa
non ha un incentivo a ridurre i costi,
visto che in tale circostanza il prezzo
fissato dal regolamentatore si
abbasserebbe a sua volta.
Si parla in questo caso di un meccanismo
incentivante a bassa potenza.
Costo
Marginale
(costante)
Deadweight Welfare Loss
P
M
= 55
c
q
Costo
Medio
p
A
AC
Monopolio - 2
Curva di domanda
100
P
M
= 55
p
288
Costo
Marginale
(costante)
Deadweight Welfare Loss
P
M
= 55
c
q
A
q
Costo
Medio
p
A
AC
Regolamentazione - 4
Regolamentazione 3: price cap: meccanismo incentivante ad
alta potenza: il prezzo fissato in anticipo e non cambia al
cambiare del costo, con la conseguenza che un risparmio di
costo pari a un euro ottenuto durante si traduce in un aumento
dei profitti pure di un euro. Di regola, laumento dei prezzi
(price cap) non pu eccedere la differenza tra incremento dei
prezzi al consumo e un di aumento della produttivit.
Esempio: prezzo prefissato per 5 (o 10) anni; limpresa investe
289
Esempio: prezzo prefissato per 5 (o 10) anni; limpresa investe
massicciamente per ridurre i costi, cos che alla fine del periodo questi
si saranno dimezzati. Quale sar il nuovo price cap fissato dal
regolamentatore? Dovrebbe essere ridotto di un ammontare
corrispondente alla differenza tra inflazione e riduzione effettiva di
costo (incremento di produttivit).
Problemi:
1) scarsi incentivi ad aumentare la qualit del servizio;
2) determinazione del prezzo:
se troppo alto si trasferiscono risorse dai consumatori al monopolista;
se troppo basso, limpresa potrebbe incorrere in perdite.
Monopolio naturale e industrie a rete
In alcuni settori dei servizi di pubblica utilit, in precedenza
considerati monopoli naturali, si individuata la possibilit di
ricreare condizioni concorrenziale sfruttandone la particolare
organizzazione a rete:
Struttura delle industrie che utilizzano reti di trasmissione, trasporto,
ecc.:
Il monopolista come collo di bottiglia (bottleneck): vende servizi a imprese
operanti in un segmento competitivo del mercato (chiamate interurbane,
ecc.), le quali a loro volta vendono al consumatore finale;
I mezzi di produzione essenziali (essential facility: rete e suoi servizi) sono
290
I mezzi di produzione essenziali (essential facility: rete e suoi servizi) sono
i servizi offerti dal monopolista naturale (es.: aeroporti in una certa regione
o citt).
Regolamentazione dei canoni di accesso (access pricing) alla rete, cio del
prezzo pagato dalle imprese a valle per luso del mezzo di produzione
essenziale.
Regolamentazione dei costi di terminazione (tariffe allingrosso praticate
dalloperatore di un cliente che riceve una telefonata alloperatore della
rete utilizzata dal chiamante):
Al fine di evitare distorsioni della concorrenza e prezzi eccessivamente elevati;
Regola del prezzo efficiente delle componenti (ECPR, Efficient
Component Price Rule)
Monopolio naturale - ECPR
Il prezzo allingrosso praticato a unimpresa indipendente
che opera a valle non pu essere maggiore della differenza
fra p, il prezzo finale praticato dallimpresa integrata, e il
costo marginale dellimpresa integrata per la produzione a
valle
Es.: compagnia telefonica T integrata con operatore di telefonia
mobile M
1
, e operatore indipendente di telefonia mobile M
2
. Costo
marginale di ciascun operatore M: c , con i = 1,2; prezzo praticato
291
marginale di ciascun operatore M: c
i
, con i = 1,2; prezzo praticato
dallimpresa integrata nel mercato a valle: p
1
.
Il massimo prezzo allingrosso w
2
che T&M
1
pu praticare a M
2
sar w
2
= p
1
c
1
, che consentir a M
2
di ottenere il seguente
margine di profitto: p
2
(c
2
+ w
2
) = (p
2
p
1
) + (c
1
c
2
). Di
conseguenza, limpresa indipendente a valle potr sopravvivere
solo se competitiva (pi efficiente) rispetto allimpresa integrata
verticalmente (es.: per praticare p
2
= p
1
avr profitti positivi solo se
c
2
< c
1
).
Il settore delle telecomunicazioni -
liberalizzazione
Italia: grande impresa pubblica (Telecom Italia: tipicamente
TEL
R
&T
1
) nel 1996 (1 Governo Prodi) si privatizza e si
quota in borsa: ruolo decisivo delle banche fin dallinizio
(1995 (Governo Dini): Mediobanca, Comit, Credit e Banco di
Roma si offrono di acquistare la controllante Stet):
Grazie al supporto di SanPaolo e Unicredit, la IFIL (holding della
famiglia Agnelli) ne acquisisce il controllo con una quota azionaria
ridottissima;
292
ridottissima;
Telecom resta integrata verticalmente anche dopo la
privatizzazione e mantiene una posizione dominante sul
mercato a valle;
Germania: grande impresa pubblica (Deutsche Telekom) non
privatizzata, ma mercato + aperto. E possibile usare
compagnie diverse utilizzando il relativo prefisso: la chiamata
viene addebitata su bolletta DT che a sua volta trasferisce
limporto alloperatore che ha erogato il servizio.
Le guerre di Telecom
1997: primo avvicendamento di A.D. (da Rossignolo a Bernab) e
assestamento degli equilibri finanziari (Mediobanca);
1999: OPA ostile (ruolo MPS) e controllo ad una cordata di
imprenditori:
i c.d. capitani coraggiosi Colaninno, Gnutti, ecc.; Bernab esce)
2001: Olimpia (Tronchetti-Gnutti); Telecom entra nellorbita Pirelli
(scalata finanziata con debito bancario e cessioni delle attivit fotoniche
di prima generazione a Cisco e Corning);
2006-2007: guerra a tutto campo, con coinvolgimento delle
293
2006-2007: guerra a tutto campo, con coinvolgimento delle
principali banche.
2007: Pirelli cede Olimpia a Telco SA e esce dalle tlc, dove ha
contribuito allo sviluppo della banda larga e all'integrazione tra
piattaforme fisse e mobili:
Telefonica (42,3%), Mediobanca (10,6%), Assicurazioni Generali (28,1%), Intesa
Sanpaolo (10,6%), Sintonia (Gruppo Benetton) (8,4% ).
2007: Telco controlla Telecom con una quota del 24,5%. Garantita
litalianit (?).
2008, 2009.: rumors.
2010..: Sintonia SA esce.
Il settore delle telecomunicazioni -
liberalizzazione
Differenze pi significative fra Italia e Germania:
Livello del canone di accesso. Germania: DT propone
6,5 pfen. al minuto, gli altri operatori propongono 1.
Lautorit fissa un prezzo (2,7) pari alla media dei
canoni di 10 paesi diversi. Dopo un anno sono entrati
51 nuovi operatori e DT perde quote consistenti di
294
51 nuovi operatori e DT perde quote consistenti di
mercato. 1998: il regolamentatore tedesco distingue tra
operatori con rete propria e arbitraggisti (operatori
virtuali) che fungono da intermediari tra DT e clienti
(canone di accesso pi basso per i primi).
Italia: pochi operatori e quota di mercato di TI
persistentemente elevata. Tariffe italiane diminuite
poco rispetto alle tedesche, che sono tra le pi basse al
mondo.
Telecomunicazioni sentenza Telecom
16 novembre 2004:
Sanzione di 152 mln di euro (ca. 10% fatturato) per:
Abuso di posizione dominante per mezzo di una
strategia escludente ai danni dei concorrenti del
servizio affari della telefonia fissa, per utenza
pubblica e privati.
295
pubblica e privati.
Valore del mercato dellutenza affari su rete fissa
(2004): 8,4 miliardi;
Quota di mercato rappresentata dallutenza affari sul
totale del mercato telefonico su rete fissa: 48%;
Quota di mercato di Telecom nelle tlc a rete fissa:
80%.
Telecomunicazioni sentenza Telecom
Motivazione:
Nei servizi integrati voce e dati Telecom ha
applicato a grandi clienti (banche, MNC, PA)
condizioni economiche e tecniche non replicabili dai
concorrenti, peggiorative rispetto a quelle praticate
alle proprie divisioni commerciali per formulare le
offerte alla clientela.
296
offerte alla clientela.
Sanzioni: 1) 76 mln per violazioni sul mercato delle
aziende private; 2) 76 mln per violazioni sul mercato
delle forniture alla PA centrale (bando Consip del
2002). La Telecom ha praticato a questi clienti
prezzi inferiori rispetto ai canoni di accesso applicati
agli operatori indipendenti.
Telecomunicazioni sentenza Telecom
Difesa:
La decisione dellAGCM non ha tenuto conto degli
impegno presi (e in parte operativi da gennaio 2005)
da Telecom per accelerare il processo di
liberalizzazione.
Si punita la posizione di forza che Telecom Italia
297
Si punita la posizione di forza che Telecom Italia
ha mantenuto, conquistandola giorno per giorno sul
mercato, anzich il supposto sfruttamento illegittimo
della stessa.
Si limita gravemente la possibilit di Telecom di
partecipare a gare pubbliche, danneggiando in
questo modo gli utilizzatori finali.
Conclusione: sentenza cancellata dal TAR del Lazio.