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FISICA/
MENTE


Prima memoria sullelettricit
e sul magnetismo
di Charles-Augustin de Coulomb
Costruzione e uso d'una bilancia elettrica,
fondata sulla propriet dei fili di metallo d'avere
una forza di reazione di torsione proporzionale
all'angolo di torsione. [1]
Determinazione sperimentale della legge
secondo cui gli elementi dei corpi carichi del
medesimo genere di elettricit si respingono
mutuamente. [2]
In una memoria presentata all'Accademia nel 1784, ho sperimentalmente
determinato le leggi della forza di torsione di un filo di metallo, e ho
trovato che questa forza direttamente proporzionale all'angolo di
torsione, alla quarta potenza del diametro del filo di sospensione ed
inversamente proporzionale alla sua lunghezza; il tutto moltiplicato per un
coefficiente costante che dipende dalla natura del metallo e che si pu
facilmente determinare sperimentalmente.[3]
Ho mostrato nella medesima memoria, che per mezzo di questa forza di
torsione possibile misurare con precisione delle forze assai deboli come,
ad esempio, un decimillesimo di grain.
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Ho presentato nella medesima memoria una prima applicazione di questa
teoria, cercando di valutare la forza costante dovuta all'aderenza nella
formula che d l'attrito sulla superficie di un solido in moto in un fluido.
[4]
Oggi presento all'Accademia una bilancia elettrica costruita secondo gli
stessi principi: essa misura con la massima esattezza lo stato e la forza
elettrica d'un corpo, per quanto debole sia la sua carica. [5]

Costruzione della bilancia [6]
Bench la pratica m'abbia insegnato che per eseguire in modo comodo
diverse esperienze con l'elettricit, bisogna correggere qualche difetto nella
prima bilancia di questo genere che ho fatto costruire, tuttavia, poich per
intanto la sola di cui io mi sia servito, ve ne dar la descrizione, con
l'avvertenza che la sua forma e le sue dimensioni possono essere
modificate a seconda della natura degli esperimenti che si intendono
eseguire. La prima figura rappresenta in prospettiva la bilancia della quale
vi specificher ora i dettagli.
Su di un cilindro di vetro ABCD di 12 pollici di diametro e di 12 pollici
d'altezza viene posto un piatto di vetro di 13 pollici di diametro, che
ricopre completamente il vaso di vetro; in questo piatto sono praticati due
buchi di circa 20 linee di diametro, uno nel mezzo, in f, da cui s'innalza un
tubo di vetro di 24 pollici d'altezza; questo tubo cementato sul buco f, con
del cemento in uso per gli apparecchi elettrici: all'estremit superiore del
tubo, in h, posto un micrometro di torsione, che si vede in dettaglio nella
Fig. 2.
Nella parte superiore, n.l, si trovano il bottone b e l'indice io, e la pinza di
sospensione q; questo pezzo entra nel buco del pezzo n.2: questo pezzo n.2
formato da un cerchio ab diviso in 360 gradi e da un tubo di rame che
entra nel tubo H, n.3, saldato all'interno dell'estremit superiore del tubo o
dello stelo fh di vetro della Fig. 1.
La pinza q, (Fig. 2), n.l, ha pressappoco la forma dell'estremit d'un porta
mine, che pu stringersi per mezzo dell'anello q; nella pinza di questo
portamine, che fissata l'estremit di un filo d'argento molto fine; l'altra
estremit del filo d'argento fissata (Fig. 3) in P, dalla pinza d'un cilindro
PO di rame o di ferro, il cui diametro non neppure una linea, e la cui
estremit P tagliata e forma una pinza che si chiude col correnteF.
Questo piccolo cilindro rigonfio e forato in C per potervi far scorrere
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(Fig. 1 ) l'ago ag : necessario che il peso di questo cilindretto sia
sufficiente a tendere il filo d'argento senza romperlo. L'ago che si vede
(Fig. l) in ag, sospeso orizzontalmente pressappoco a mezza altezza del
grande vaso che lo racchiude, formato o da un filo di seta imbevuto di
cera di Spagna, o da una paglia egualmente imbevuta di cera di Spagna, e
termina da q fino ad a, per una lunghezza di 18 linee con un filo cilindrico
di gomma-lacca: all'estremit a di questo ago, c' una piccola sfera di
sambuco di due o tre linee di diametro; in g, vi un piccolo piano verticale
di carta passato alla trementina, che serve da contrappeso alla sfera a, e che
rallenta le oscillazioni.
Abbiamo detto che il coperchio AC deve essere dotato di un secondo foro
in m; dentro questo secondo foro che si introduce un cilindretto mFt, la
cui parte inferiore Ft di gomma-lacca; in t, vi una sferetta anch'essa di
sambuco; attorno al vaso, all'altezza dell'ago, si descrive un cerchio zQ
diviso in 360 gradi: per maggior semplicit, io mi servo di una striscia di
carta divisa in 360 gradi, che incollo intorno al vaso, all'altezza dell'ago.
Per cominciare ad operare con questo strumento metto il coperchio e faccio
corrispondere il foro m pressappoco con la prima divisione, o col punto O
del cerchio zoq tracciato sul vaso. Metto l'indice oi del micrometro sul
punto O o sulla prima divisione di questo micrometro; faccio quindi
ruotare l'intero micrometro entro il tubo verticale h, fino a che guardando
nella direzione indicata dal filo verticale che sostiene l'ago, e dal centro
della sfera, l'ago ag non si trovi a corrispondere alla prima divisione del
cerchio zoq. Introduco poi attraverso il foro m l'altra sfera t sospesa al filo
mFt, in modo che tocchi la sfera a, e che guardando nella direzione
individuata dal centro del filo di sospensione e dalla sfera t, si incontri la
prima divisione O del cerchio zoq. La bilancia ora pronta per tutte le
operazioni; vi esporremo per esempio, come ce ne siamo serviti per
determinare la legge fondamentale secondo cui i corpi carichi si
respingono. [7]

Legge fondamentale dell'elettricit
La forza repulsiva di due piccoli globi carichi con il medesimo tipo
d'elettricit, inversamente proporzionale al quadrato della distanza tra i
centri dei due globi.[8]
Esperimento
Si elettrizza, Fig. 4 ,un piccolo conduttore che non altro che uno spillo
con una grossa testa, che viene isolato affondando la sua punta
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nell'estremit d'un bastone di cera di Spagna; si introduce questo spillo nel
foro m, e gli si fa toccare la sfera t, che a contatto con la sfera a : tolto
l'ago, le due sfere si trovano cariche del medesimo tipo di elettricit ed esse
si respingono mutuamente, ad una distanza che si misura guardando nella
direzione individuata dal filo di sospensione e dal centro della sfera a la
divisione corrispondente del cerchio zoq : ruotando poi l'indice del
micrometro nel senso pno, si torce il filo di sospensione lp, e si produce
una forza proporzionale all'angolo di torsione che tende ad avvicinare la
sfera a alla t. [9] Si osservano cos le distanze a cui diversi angoli di
torsione portano la sfera a verso la t, e confrontando le forze di torsione
con le corrispondenti distanze tra le due sfere, si determina la legge di
repulsione. [10]
Qui presenter solamente qualche prova che facile a ripetersi e che
metter immediatamente sotto i vostri occhi la legge di repulsione. [11]
Prima prova- Avendo elettrificato le due sfere con la testa dello spillo con
l'indice del micrometro sullo 0, la sfera a dell'ago s' allontanata dalla sfera
t di 36 gradi. [12]
Seconda prova- Avendo torto il filo di sospensione, per mezzo del bottone
o del micrometro di 126 gradi, le due sfere si sono avvicinate e fermate a
18 gradi di distanza l'una dall'altra. [13]
Terza prova- Avendo torto il filo di sospensione di 567 gradi, le due sfere
si sono avvicinate a 8 gradi e mezzo. [14]

Spiegazione e risultato di questo esperimento
Quando le sfere non sono ancora elettrificate, si toccano, e il centro della
sfera a, sospesa all'ago, non si allontanato dal punto ove la torsione del
filo di sospensione nullo che della met dei diametri delle due sfere.
Bisogna tener presente che il filo d'argento lp, che costituisce la
sospensione, era lungo 28 pollici, ed era cos fine, che 1 piede di lunghezza
di questo filo non pesava che 1/16 di grain. Calcolando la forza necessaria
a tendere questo filo, agendo su a, lontano quattro pollici dal filo lp o dal
centro di sospensione, ho trovato, usando le formule spiegate in una
memoria sulle leggi della forza di torsione dei fili metallici, stampata nel
volume dell'Accademia per il 1784, che per torcere questo filo di 360
gradi, era sufflciente applicare ad a, agendo sulla leva an, di quattro pollici
di lunghezza, una forza di 1/340 di grain: cosicch essendo le forze di
torsione, come dimostrato in quella memoria, proporzionali all'angolo di
torsione, la minima forza repulsiva tra le due sfere le allontana
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sensibilmente l'una dall'altra. [15]
Noi troviamo nel nostro primo esperimento, mentre l'indice del micrometro
sul punto o, che le sfere si sono allontanate di 36 gradi, cosa che produce
nello stesso tempo una forza di torsione di 36 = 1/3400 di grain; nella
seconda prova, la distanza delle due sfere di 18 gradi, ma dato che si
ruotato il micrometro di 126 gradi, risulta che a 18 gradi di distanza, la
forza repulsiva di 144 gradi: cio a met della prima distanza, la
repulsione delle sfere quadruplicata. [16]
Nella terza prova, si torto il filo di sospensione di 576 gradi, e le due
sfere non si trovano a pi di 8 gradi e mezzo di distanza. La torsione totale
dunque di 576 gradi, quadrupla di quella della seconda prova, e solo per
mezzo grado la distanza delle due sfere in questa terza prova, non si
ridotta alla met di quella a cui erano nella seconda. [17]
Risulta dunque da queste tre prove che l'azione repulsiva che due sfere
cariche del medesimo tipo di elettricit esercitano l'una sull'altra
inversamente proporzionale al quadrato delle distanze. [18]

Prima osservazione
Ripetendo l'esperienza precedente, si osserver che servendosi di un filo
d'argento fine quanto quello che abbiamo usato noi, che non d per la forza
di torsione di un angolo di 5 gradi che un ventiquattromillesimo di grain
circa,per quanto calma sia l'aria e per quante precauzioni si prendano non
si potr esser certi della posizione naturale dell'ago, allorch la torsione
nulla che con un'approssimazione di 2 o 3 gradi. Cos per avere una prima
prova confrontabile con le seguenti bisogna, dopo aver caricato le due
sfere, torcere il filo di sospensione di 30 o 40 gradi, questa forza di
torsione sommata alla distanza fra le due sfere osservate, fornir una forza
abbastanza considerevole, perch i 2 o 3 gradi d'incertezza nella prima
posizione dell'ago, quando la torsione zero, non producano nei risultati
un errore sensibile.Bisogna poi tener presente che il filo d'argento, di cui
mi sono servito in questo esperimento, cos fine che si rompe alla minima
scossa: ho visto in seguito, che pi comodo usare nelle esperienze un filo
di sospensione di diametro quasi doppio, bench la flessibilit risultasse da
quattordici a quindici volta minore di quella del primo.
Bisogna aver cura, prima di usare questo filo d'argento, di tenerlo per due o
tre giorni teso sotto l'effetto di un peso che sia circa la met di quello che
pu portare senza rompersi;bisogna ancora tener presente che usando
quest'ultimo filo d'argento non bisogna mai torcerlo pi di 300 gradi,
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perch passato questo termine comincia a incrudirsi e non reagisce pi,
come abbiamo dimostrato nella gi citata memoria del 1784, che con una
forza minore dell'angolo di torsione.[19]

Seconda osservazione
L'elettricit delle due sfere diminuisce un po' durante il tempo in cui si
esegue l'esperimento, io ho provato che, il giorno in cui ho fatto le prove
sopra riportate, le sfere elettrificate che si trovavano per effetto della loro
repulsione a 30 gradi di distanza l'una dall'altra, con un angolo di torsione
di 50 gradi, si sono avvicinate di un grado in tre minuti; ma poich non ho
impiegato che due minuti per eseguire le tre prove precedenti, si pu in
questi esperimenti, trascurare l'errore che risulta dalla perdita di elettricit.
Se si desidera una maggiore precisione, o se l'aria umida, e nel caso in
cui l'elettricit si perda rapidamente, si deve, con una prima osservazione,
determinare la diminuzione dell'azione elettrica delle due sfere in ogni
minuto, servirsi poi di questa prima osservazione, per correggere i risultati
degli esperimenti che si vorranno fare quel giorno. [20]

Terza osservazione
La distanza delle due sfere, allorch si sono allontanate l'una dall'altra per
effetto della loro azione repulsiva reciproca, non esattamente misurata
dall'angolo che esse formano, ma dalla corda dell'arco che unisce i loro
centri; cos come la leva all'estremit della quale si esercita l'azione, non
misurata dalla met della lunghezza dell'ago, o dal raggio, ma dal coseno
della met dell'angolo formato dalla distanza delle due sfere; queste due
quantit di cui l'una minore dell'arco, e diminuisce di conseguenza la
distanza misurata da quest'ultimo, mentre l'altra diminuisce la lunghezza
della leva, in qualche modo si compensano; e negli esperimenti del genere
di cui noi ci siamo occupati, si pu senza errori sensibili attenersi alla
nostra valutazione, se la distanza delle due sfere non supera i 25 - 30 gradi;
altrimenti necessario fare i calcoli rigorosamente. [21]

Quarta osservazione
Poich l'esperienza dimostra che in una camera ben chiusa, si pu
determinare, usando il primo filo d'argento, con una precisione di 2 o 3
gradi la posizione dell'ago, quando la torsione nulla, ci che d, secondo i
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calcoli delle forze di torsione proporzionali all'angolo di torsione, una forza
tutt'al pi d'un quaranta millesimo di grain, con questa bilancia si misurano
facilmente anche i pi deboli gradi di elettricit. Per fare ci, si fa passare,
Fig. 5, attraverso un tappo di cera di Spagna, un piccolo filo di rame cd,
che termina in c con un uncino, e in d con una piccola sfera di sambuco
dorata, e si mette il tappo A nel buco m della bilancia (Fig. 1), in modo che
il centro della sfera d, vista dal filo di sospensione, corrisponda al punto o
del cerchio zoq; avvicinando poi un corpo carico all'uncino c, per quanto
debole sia l'elettrizzazione di questo corpo, la sfera allontanandosi da d,
fornisce dei segni dell'esistenza dell'elettricit, e la distanza delle due sfere
ne misura la forza, secondo il principio dall'inverso del quadrato delle
distanze. Ma io devo premettere che dopo queste prime esperienze ho fatto
approntare diversi piccoli elettrometri, che funzionano secondo i medesimi
principi di torsione, usando come filo di sospensione un filo di seta, cos
come esce dal bozzolo, o un pelo di capra d'Angora. Uno di questi
elettrometri che ha pressappoco la stessa forma della bilancia elettrica,
descritta in questa memoria, molto pi piccolo; ha un diametro di non pi
di 5 o 6 pollici, uno stelo di un pollice; l'ago un filetto di gomma lacca
lungo 12 linee che termina in a con una laminetta circolare e leggerissima.
L'ago e la laminetta pesano circa un quarto di grain, il filo di sospensione,
cos come esce dal bozzolo, lungo 4 pollici, ha una tale sensibilit, che
agendo con una leva con un braccio lungo un pollice, basta un
sessantamillesimo di grain per torcerlo di un intero giro, cio di 360 gradi:
presentando in questo elettrometro all'ago c della Fig. 5 un normale
bastone di cera di Spagna, elettrizzato per strofinio a 3 piedi di distanza da
questo uncino l'ago respinto a pi di 90 gradi. Descriveremo in seguito i
dettagli di questo elettrometro, quando vorremo determinare la natura ed il
grado d'elettricit di diversi corpi, che strofinati l'uno contro l'altro,
assumono un assai debole grado d'elettricit.[22]

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NOTE
(l) In questo sottotitolo Coulomb precisa come il suo approccio allo studio
dell'elettricit e del magnetismo sia di tipo tecnico, ingegneristico;
l'oggetto su cui viene focalizzata la nostra attenzione uno strumento: la
bilancia elettrica, della cui costruzione ed uso ci aspettiamo ci vengano dati
nell'articolo tutti i ragguagli.
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Per di pi Coulomb si richiama alla legge da lui trovata nei precedenti
lavori sulla resistenza dei materiali, sottolineando cos la continuit con le
sue ricerche d'ingegneria, che non bisogna dimenticare gli sono valse
l'ammissione all'Accademia [vedi Nota biografica].
(2) Il titolo del primo paragrafo assai importante perch in esso possiamo
riconoscere alcuni termini sintomatici, che ci permettono di asserire che
scopo del lavoro di Coulomb far rientrare lo studio dell'elettricit entro
gli schemi della fisica newtoniana. Infatti Coulomb vuole determinare
sperimentalmente una legge, cio una relazione matematica tra grandezze
misurabili, e non si interessa minimamente della "natura" dell'elettricit,
come la pi parte dei suoi contemporanei.
Questa legge deve regolare l'interazione tra gli elementi dei corpi carichi:
ed ecco i corpuscoli newtoniani centri elementari di forza, nei cui termini
viene considerata scomposta l'azione tra corpi macroscopici. L'azione
reciproca di tipo repulsivo e rientra nello schema di forze centrali tipico
anch'esso dello schema concettuale newtoniano.
Notiamo come Coulomb dia per scontata l'esistenza di due tipi di elettricit
con il loro caratteristico comportamento di repulsione tra eguali e di
attrazione tra diversi, senza minimamente problematizzarla e senza cercare
di proporre modelli esplicativi.
(3) Si riferisce alla memoria del 1784 dal titolo: Recherches thoriques et
exprimentales sur la force de torsion et sur l'elasticit des fils de mtal;
riporta quindi la legge l trovata sulla forza di torsione che in simboli
risulta:
F=kq d
4
/l
dove q l'angolo di torsione, d il diametro del filo, l la lunghezza del filo e
k un coefficiente che dipende dal tipo di materiale. Il solo aspetto di questa
legge che verr usato in questa memoria la dipendenza lineare di F da q .
Val la pena di far notare il non uso della scrittura algebrica pure ben
conosciuta, nella formulazione della legge, sia come osservazione sui
mutamenti del linguaggio scientifico, sia per far rilevare il "vantaggio" di
questa notazione.
(4) Coulomb fornisce una stima della sensibilit del suo strumento.
(5) Coulomb presenta ora la bilancia elettrica costruita in base ai principi
gi sperimentati, come capace di misurare non solo la forza, ma anche lo
"stato elettrico" di un corpo; anche se non precisa il significato di "stato
elettrico" .
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(6) In questo paragrafo, vengono forniti i dettagli tecnici relativi alla
costruzione della bilancia elettrica. L'importanza attribuita a quest'aspetto
chiara: in primo luogo il paragrafo pi lungo di tutto l'articolo e si
richiama direttamente al sottotitolo; vi poi una tale accuratezza nella
descrizione di ogni parte sia per quanto riguarda le dimensioni che la scelta
dei materiali da parere fin eccessiva.
Vale la pena comunque di leggere queste pagine oltre che per completezza,
anche per dare l'idea di una descrizione rigorosa di uno strumento e per far
risaltare il contrasto con la descrizione data dal manuale.
Un'ultima annotazione: quale senso attribuire ad una descrizione cos
meticolosa quando, dal nostro punto di vista, il risultato pi importante la
legge che verr trovata usando la bilancia e non la bilancia in se stessa? Si
pu dare un senso ad una simile procedura pensando alla necessit di farsi
credere, che domina la trasmissione di un nuovo risultato da parte di uno
scienziato alla comunit scientifica sua contemporanea. In questo caso
l'ingegnere Coulomb non si accontenta delle sue riconosciute capacit
tecniche, ma fornisce tutte le istruzioni perch chiunque possa riprodurre il
suo apparecchio, e dunque il suo esperimento, qualora lo volesse
verificare. E come se Coulomb dicesse: "Se non credi alle mie parole, puoi
rifare tu stesso l'esperimento".
(7) La determinazione della legge solo un esempio dell'uso della bilancia
e delle sue possibilit, non , per lo meno apparentemente, lo scopo
principale del lavoro di Coulomb.
(8) Possiamo ripetere quanto detto a proposito del titolo del primo
paragrafo (nota 2), giacch anche qui viene ribadito come l'ambito
concettuale del lavoro di Coulomb sia newtoniano. In primo luogo le
grandezze determinanti la legge fondamentale sono la forza e la distanza;
questa poi misurata non a caso tra i centri di due globi, che per la loro
particolarissima simmetria semplificano la forma della forza d'interazione,
se questa di tipo newtoniano, come appunto viene immediatamente dopo
precisato, preannunciando la dipendenza dall'inverso del quadrato della
distanza.
(9) Prima fase dell'esperienza: la carica dei corpi.
Coulomb pone a contatto un piccolo conduttore (Fig.4 in fondo all'articolo)
che evidentemente stato caricato in precedenza, con le due sfere a e t
della bilancia che risulteranno cos cariche dello stesso segno.
Coulomb non si cura di precisare alcunch riguardo la quantit di carica n
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per quanto riguarda la grandezza complessiva, n la sua distribuzione tra i
due corpiccioli; si preoccupa solo che sia del medesimo tipo su a e su t, in
modo che l'effetto sia repulsivo.
(10) Seconda fase: misura della distanza tra a e t in corrispondenza a
diverse forze. Sottolineiamo ancora una volta come le variabili in gioco
siano assai chiaramente identificate: forza e distanza. Lo schema
concettuale adottato gioca da questo punto di vista un ruolo assai
importante nella selezione delle osservazioni e dei dati ricavabili
dall'esperienza.
(11) Coulomb precisa che riferir solo i risultati di poche prove da lui
eseguite. Questa scelta ci lascia piuttosto meravigliati se si pensa alla legge
di Coulomb come ad una legge ricavata per induzione da una serie di dati
sperimentali, ma anche pi stupefacenti sono i criteri di scelta di queste
poche prove: la facilit ad essere ripetute e la loro significativit. La prima
caratteristica ci rimanda a quanto detto nella nota 6 a proposito della
necessit di "essere creduto", infatti il meccanismo discorsivo messo in
atto dall'autore del tutto analogo: "ti fornisco quei dati che puoi
facilmente riottenere tu stesso, qualora volessi verificare il mio lavoro".
D'altra parte le prove scelte sono quelle che pi chiaramente concordano
con la legge fondamentale preannunciata nel titolo del paragrafo.
A questo punto piuttosto difficile sostenere che la legge di Coulomb sia
una legge sperimentale, nel senso di induttiva, piuttosto una legge
verificata sperimentalmente, ma la cui formulazione riconducibile ad
un'ipotesi pi generale sulla natura, e dunque a quella componente
"metafisica", o tematica che evidentemente anche in questo caso agisce in
maniera determinante nei momenti di scoperta.
(12) Rappresentiamo schematicamente la situazione della prima prova:
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La sferetta a in equilibrio perch Ft, la forza di torsione corrispondente
all'angolo di 36 gradi, eguale e contraria ad Fe, forza di repulsione
elettrica tra le due sfere cariche. E dunque possiamo ricavare una stima
della forza elettrostatica eguagliando il modulo di Ft con quello di Fe:
| Ft |=| Fe |.
(13) Rappresentiamo graficamente anche la seconda prova:
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L'equilibrio della sferetta a dato anche in questo caso dall'eguaglianza in
modulo tra la Ft, la forza di torsione che ora corrisponde a 126 + 18 =
144, e la Fe forza elettrostatica repulsiva tra le due sfere a questa distanza.
(14) Rappresentiamo graficamente la terza ed ultima prova:


L'equilibrio dato anche questa volta dall'eguaglianza in modulo tra Ft, la
forza di torsione che corrisponde ad un angolo di 567 + 830' = 57530' e
la Fe, la forza elettrostatica repulsiva tra le due sfere a questa distanza.
(15) Quando le sfere non sono cariche la forza nulla, o meglio minore
del limite di sensibilit dello strumento.
Coulomb fornisce poi il fattore di conversione tra angoli e forze, che risulta
di 1/340 di grain per un angolo di 360 gradi.
(16) Coulomb riprende adesso i dati delle diverse prove, li confronta e li
elabora.
Della prima prova ci d la misura della forza in grains, ma poi abbandona
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questa unit per considerare direttamente gli angoli come misura della
forza in gioco. Schematizziamo i risultati delle due prime prove:

Prova
Torsione
Micrometro
Distanza tra a e t
Modulo della
forza
elettrostatica
1a 0 36 36
2a 126 18 144

Da questi dati Coulomb ricava una prima conferma della legge
fondamentale, giacch dimezzandosi la distanza tra i corpi carichi, la forza
corrispondente si quadruplica.
(17) Anche i risultati della terza prova concordano a meno di mezzo grado
con la legge dell'inverso del quadrato, infatti ad una distanza dimezzata
rispetto alla prova precedente (830' ~ 18/2 ) corrisponde una forza
quadrupla (576= 4 x 144).
Riassumiamo i dati in una tabella:

Prova
Torsione
Micrometro
Distanza tra a e t
Modulo della
forza
elettrostatica
1a 0 36 36
2a 126 18 126+18=144
3a 567 8,5 567+8,5=575,5
Si pu ulteriormente evidenziare la dipendenza della forza
dall'inverso del quadrato della distanza tra a e t, verificando la
costanza del loro prodotto che risulta, nelle diverse prove:
la prova 36
2
x 36 = 46656
2a prova 18
2
x 144 = 46656
3a prova 8,5
2
x 575, 5 = 41579, 875
(18) La conclusione ci appare un po' brusca: dopo tanti dettagli e tanta
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cura nella descrizione dello strumento basare un risultato non certo
scontato, seppure atteso e cercato, su tre soli dati quantomeno un
sottoutilizzo dello strumento.
Ma quello che forse pi importante sottolineare la differenza tra il
modo di procedere di Coulomb e l'immagine che della ricerca sperimentale
viene spesso fornita dal libro di testo di fisica.

(19) La prima osservazione una precisazione degli accorgimenti
sperimentali necessari alla buona riuscita dell'esperienza, soprattutto per
quanto concerne la precisione della misura qualora venisse usato un filo
d'argento e non di seta, con una maggiore sensibilit.
La preoccupazione di Coulomb che la prima osservazione (quella senza
torsione del micrometro) possa avere 2 o 3 gradi d'incertezza e indicativa
del grado d'accuratezza delle misure da lui eseguite.
(20) Questa nota interessante rispetto alla prima questione di cui abbiamo
parlato nell'introduzione: quella della misura della quantit di carica.
Coulomb si pone il problema della dispersione della carica in aria al
passare del tempo e quindi della diminuzione della quantit di carica
presente sulle due sfere interagenti. Egli desume questo decremento di
carica dall'avvicinarsi delle due sfere e dunque da una diminuita capacit di
azione di una sfera sull'altra.
Coulomb, possiamo dire, d per scontata non solo la dipendenza della
forza dalla carica, ma anche che questa dipendenza deve essere diretta,
tanto che la misura della diminuzione della "azione elettrica" misura
della diminuzione della "elettricit delle due sfere".
Coulomb non ha nessun metodo di misura della quantit di carica
posseduta da un corpo; osserva una diminuzione dell'effetto repulsivo e lo
attribuisce alla perdita di carica elettrica, anzi va oltre e considera questa
stessa diminuzione una misura della quantit di carica persa. La
dipendenza della forza della quantit di carica e assunta quindi come
ipotesi implicita. Troveremo all'inizio della Seconda Memoria conferma di
ci.
(21) Volendo uno studio pi preciso delle condizioni di equilibrio,
bisognerebbe sostituire alle forze i loro momenti rispetto al centro di
rotazione (filo di sospensione). In questo caso la forza elettrica, ammessa
centrale, avrebbe come direzione quella della corda congiungente i centri
delle due sfere ed il suo braccio sarebbe diretto perpendicolarmente, come
OH, vedi Fig. b.
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Nella trattazione precedente si sono perci commessi due errori: uno sulla
distanza che stata valutata in proporzione all'angolo e dunque come arco,
e che in realt minore essendo eguale alla corda, e cio
e uno sul braccio della forza che eguale non a


ma pi correttamente eguale ad
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Questi due errori si compensano almeno parzialmente, perch il primo
aumenta la distanza, mentre il secondo aumenta il momento della forza.
Per angoli non piccoli non ci si pu accontentare di queste considerazioni
qualitative ed occorre un calcolo preciso.

(22) Ecco qui una riprova di quanto detto nella nota 20.
Coulomb propone di usare la bilancia per misurare la carica, anzi anche le
pi piccole cariche, sottolineando l'estrema sensibilit dello strumento, ma
dando nel contempo per scontata la dipendenza tra la posizione dell'ago e
la carica, questione alla quale non dedica una parola, mentre al solito
estremamente preciso nel descrivere l'uso della bilancia come strumento di
misura della carica dei corpi e nei dettagli tecnici relativi alla costruzione
di strumenti di dimensioni pi comode.
Notiamo che in quest'ultimo capoverso la bilancia diventata un
elettrometro e cos viene denominata fino alla fine e nel rimando ai
successivi sviluppi del lavoro.
Ed proprio questo cambiamento che permetter alla carica elettrica di
diventare una grandezza quantificabile e non pi soltanto una misteriosa
caratteristica di alcuni corpi. Il prezzo pagato da Coulomb, ma
evidentemente senza grande scandalo, l'assunzione a priori della
dipendenza lineare tra la forza e la carica.








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Seconda memoria
sullelettricit e sul
magnetismo
di Charles-Augustin de Coulomb
Dove si determinano le leggi secondo cui il
fluido magnetico, come pure il fluido elettrico,
agiscono sia per repulsione sia per attrazione .
[1]
Poich la bilancia elettrica che ho presentato all'accademia, nel giugno del
1785, misura con esattezza e in modo semplice e diretto la repulsione di
due sfere che sono cariche del medesimo tipo d'elettricit, servendosi di
questa bilancia stato facile dimostrare che l'azione repulsiva di due sfere
caricate col medesimo tipo di elettricit e poste a diverse distanze, era con
grande precisione inversamente proporzionale al quadrato delle distanze:
ma quando ho voluto servirmi dello stesso strumento per determinare la
forza attrattiva delle due sfere cariche di elettricit differente, ho
incontrato, usando questa bilancia per misurare l'attrazione tra le due sfere,
un inconveniente pratico che non si verifica quando si misura la
repulsione. [2]
La difficolt pratica dipende da questo: allorch le due sfere si avvicinano
attraendosi, la forza d'attrazione che cresce, come vedremo tra breve, con
l'inverso del quadrato della distanza, cresce spesso pi rapidamente della
forza di torsione che cresce solo proporzionalmente all'angolo di torsione;
cosicch solo dopo aver fallito molte prove, si tentato di impedire alle
sfere che si attirano di toccarsi, frapponendo un ostacolo idioelettrico al
moto dell'ago, ma poich la nostra bilancia spesso usata per misurare
azioni di meno di un millesimo di grain, il contatto dell'ago con questo
ostacolo, altera i risultati, ed obbliga ad una manipolazione durante la
quale una parte d'elettricit va persa.[3]
La Fig. 1 ed il calcolo seguente chariranno in cosa consistono le difflcolt
dell'operazione, e mostreranno nello stesso tempo i limiti entro cui bisogna
mantenere le prove per aver successo. [4]
Sia aca' la posizione naturale dell'ago quando il filo di sospensione non
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ancora torto; a rappresenti la sfera di sambuco, attaccata all'ago isolante
aa' ; b sia la sfera sospesa nel foro della bilancia. Se si caricano le due
sfere l'una dell'elettricit che si dice positiva, l'altra dell'elettricit che si
dice negativa esse si attireranno mutuamente; la sfera a dell'ago
avvicinandosi al globo b, prender la posizione F c F'; questa posizione
tale che la forza di reazione di torsione rappresentata da a c F, angolo di
torsione del filo di sospensione, uguale alla forza attrattiva delle due
sfere; e se questa forza attrattiva fosse proporzionale all'inverso del
quadrato delle distanze, cos come si trovato per la forza repulsiva, nella
nostra prima memoria, [5] si avr, ponendo ab = a, a F = x D = prodotto
delle masse elettriche delle due sfere, [6] e presi gli archi a e x
sufficientemente piccoli perch possano misurare la distanza delle due
sfere (altrimenti bisognerebbe prendere la corda di questo arco come
distanza, e il coseno della met per il braccio della leva); si avr, io dico,
fatte queste ipotesi, per l'equilibrio tra l'attrazione
delle due sfere e la reazione della torsione, la formula [7]
nx= D/(a-x
2
)
cio D = nx(a-x) ;
da cui risulta che quando x = a o x = 0, il valore di D sar nullo, e pertanto
c' un punto tra a e b, dove D un massimo; il calcolo d per questo punto
x = a/3. Sostituendo questo valore di x nella formula di D nel caso
dell'equilibrio,
si avr [8]
D = 4na / 27
e pertanto ogni volta che D superer i 4/27 na , non ci sar tra a e b
nessuna posizione F, in cui l'ago possa stare in equilibrio, e le sfere si
toccheranno necessariamente: ma bisogna osservare che nella pratica,
anche se D minore di 4/27 na 1e sfere arrivano a toccarsi spesso, perch
la flessibilit del filo di sospensione dell'ago permette all'ago di oscillare,
e, passato a/3, la forza d'attrazione aumenta pi rapidamente della forza di
torsione; cossicch quando la sfera F arriva, a causa dell'ampiezza
dell'oscillazione, ad una distanza x, dove D maggiore di nx (a - x) , le due
sfere continuano ad avvicinarsi sino a toccarsi. [9]
E' stato seguendo questa teoria che sono riuscito a mettere in equilibrio a
diverse distanze la forza attrattiva delle due sfere cariche, con la forza di
torsione del mio micrometro; confrontando poi le diverse prove, ne ho
concluso che la forza attrattiva delle due sfere caricate l'una dell'elettricit
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che si dice positiva, e l'altra di quella che si dice negativa, era inversamente
proporzionale al quadrato delle distanze tra i centri delle due sfere,
relazione gi trovata per la forza repulsiva. [10]
Per rendere pi certo questo risultato, ho tentato, nel caso dell'attrazione,
un altro sistema che, pur essendo meno semplice e meno diretto del
precedente, richiede minori cure e precauzioni per riuscire; esso ha poi
l'apparente vantaggio di presentare delle esperienze realizzate con globi di
diametro considerevole, mentre nella bilancia non si possono usare che
sfere di piccole dimensioni, ma questo vantaggio non che
apparenteapparente, e si vedr apparente, e si vedr in seguito nelle diverse
memorie che successivamente presenter all'Accademia, che con delle
sfere di due o tre linee di diametro, e per mezzo della bilancia descritta
nella nostra prima memoria, si pu non soltanto misurare la massa totale di
fluido elettrico contenuta in un corpo di forma qualsiasi, ma anche la
densit elettrica di ciascuna parte del medesimo corpo. [11]
Secondo metodo sperimentale per determinare la legge secondo cui un
globo di uno o due piedi di diametro attira un piccolo corpo elettrizzato
con un'elettricit di natura diversa della sua.
Il metodo che seguiremo analogo a quello da noi usato nel settimo
volume dei Savans trangers, per determinare la forza magnetica di una
lama d'acciaio in funzione della sua lunghezza, del suo spessore e della sua
larghezza. Si attua sospendendo orizzontalmente un ago, di cui si sia
elettrificata solamente l'estremit, e che, posto ad una certa distanza da un
globo carico di elettricit di natura differente, ne risulti attratto, e oscilli in
virt dell'azione di questo globo: si determina poi matematicamente, in
base al numero di oscillazioni in un tempo dato, la forza attrattiva a diverse
distanze, cos come si determina la forza di gravit con le oscillazioni del
pendolo ordinario. [12]
Ecco alcune osservazioni che ci hanno guidato nelle seguenti esperienze.
Un filo di seta, cos come esce dal bozzolo, e che pu portare fino ad 80
grains senza spezzarsi, ha una flessibilit di torsione tale che se ad un
simile filo di 3 pollici di lunghezza si sospende orizzontalmente nel vuoto
una piccola placca circolare, di peso e di diametro noti, si trover in base ai
tempi di oscillazione della piccola placca, secondo la formula spiegata in
una memoria sulla forza di torsione, stampata nel volume dell'Accademia
nel 1784, che, agendo con una leva lunga circa 7 o 8 linee per torcere la
seta attorno al suo asse di sospensione, la pi parte delle volte non sar
necessario impiegare per un intero giro di torsione che una forza di un
sessanta millesimo di grain: e se il filo di sospensione ha una lunghezza
doppia, cio di sei pollici, non sar necessario che un cento-ventimillesimo
di grain. La stessa cosa accadr sospendendo orizzontalmente un ago a
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questa seta; o quando l'ago avr raggiunto lo stato di quiete, o quando la
seta sar completamente svolta. Se per mezzo di una forza qualunque si
fanno fare a quest'ago delle oscillazioni che non si allontanino che di 20 o
30 gradi dalla linea in cui la torsione nulla, la forza di torsione non potr
influenzare che in modo pressoch insensibile la durata delle oscillazioni,
anche se la forza che produce le oscillazioni non che di un centesimo di
grain. Tenendo conto di questo primo dato, ecco come si proceduto per
determinare la legge dell'attrazione elettrica. [13]
Si sospenda, Fig.2, un ago lg di gomma-lacca, ad un filo di seta sc di 7-8
pollici di lunghezza, semplice cos come esce dal bozzolo; all'estremit 1,
si fissa perpendicolarmente a questo filo un cerchietto di 8-10 linee di
diametro, ma molto leggero e ricavato da un foglio di carta dorata; il filo di
seta attaccato in s all'estremit inferiore di un bastoncino st, seccato al
forno e ricoperto di gomma-lacca o di cera di Spagna; questo bastoncino
fissato in t con una pinza che scorre lungo il regolo Oe, e si pu fermare
nella posizione voluta per mezzo della vite v.
G un globo di rame o di cartone ricoperto di stagno sostenuto da quattro
colonne di vetro ricoperte di cera di Spagna, e ciascuna sormontata, per
migliorare ulteriormente l'isolamento da quattro bastoni di cera di Spagna,
lunghi dai tre ai quattro pollici; queste quattro colonne sono fissate nella
loro parte inferiore ad un piatto, che viene posto su di una tavoletta
scorrevole che pu, come mostra la figura, fermarsi all'altezza pi comoda
per l'esperimento; anche il regolo EO, per mezzo della vite E, pu fermarsi
all'altezza conveniente. [14]
Avendo cos preparato ogni cosa, si pone il globo G in modo che il suo
diametro orizzontale Gr, corrisponda al centro della placca l, distante da
esso qualche pollice.
Si d una scintilla elettrica al globo, per mezzo della bottiglia di Leyda, si
pone a contatto un corpo conduttore con la placca l e l'azione del globo
carico sul fluido elettrico della placca non elettrificata fomisce a questa
placca un'elettricit di natura diversa da quella del globo; in modo che,
ritirando il corpo conduttore, il globo e la placca agiscano l'uno sull'altra
per attrazione. [15]

Esperienza
Il globo G aveva un piede di diametro, la placca l 7 linee, l'ago di gomma-
lacca lg 15 linee di lunghezza; il filo di sospensione sc di seta, cos come
esce dal bozzolo, era di 8 linee di lunghezza: quando la pinza era sul punto
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o la placca l toccava il globo in r, e mano a mano che si allontanava la
pinza verso E la placca si allontanava dal centro del globo della quantit
data dalle divisioni 0, 3, 6, 9, 12 pollici, essendo il globo carico con
un'elettricit detta elettricit positiva, e la placca di elettricit negativa,
secondo il procedimento sopra indicato: si sono avuti i seguenti risultati:
I Prova - La placca l, posta a 3 pollici di distanza dalla superficie del globo,
o a 9 pollici dal suo centro, ha effettuato 15 oscillazioni in 20".
II Prova - La placca 1, allontanata di 18 pollici dal centro del globo, ha
effettuato 15 oscillazioni in 40".
III Prova - La placca 1, allontanata di 24 pollici dal centro del globo, ha
effettuato 15 oacillazioni in 60" . [16]

Spiegazione e risultato dell'esperienza
Quando tutti i punti di una superficie sferica agiscono con una forza
attrattiva o repulsiva inversamente proporzionale al quadrato della distanza
su di un punto posto ad una distanza qualsiasi da questa superficie si sa che
l'azione risulta eguale a quella che si avrebbe se tutta la superficie sferica
fosse concentrata nel centro della sfera stessa. Ma poich nella nostra
esperienza la placca l non ha che 7 linee di diametro, e nelle prove la sua
distanza media dal centro della sfera stata di 9 pollici si pu, senza errori
sensibili, supporre che tutte le linee che vanno dal centro della sfera ad un
punto della placca, siano parallele ed eguali; e di conseguenza che l'azione
totale della placca possa essere considerata concentrata nel suo centro,
come l'azione del globo; in modo che, nelle piccole oscillazioni dell'ago,
l'azione che fa oscillare l'ago sia una quantit costante per una data
distanza, e agisca lungo la direzione che congiunge i due centri [17].
Cos, detta F la forza, T il tempo d'un certo numero d'oscillazioni, si avr T
proporzionale a
1/(F)

ma se d la distanza Gl dal centro del globo al centro della placca,


nell'ipotesi che le forze attrattive siano proporzionali all'inverso del
quadrato della distanza, cio a1/d , T risulter proporzionale a d, cio alla
distanza; cosicch facendo variare nelle nostre prove la distanza, i tempi di
un medesimo numero di oscillazioni dovrebbero risultare proporzionali
alla distanza tra il centro della placca e il centro del globo [18]:
Confrontiamo questa teoria con l'esperimento.
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I Prova - Distanze tra i centri 9 pollici, 15 oscillazioni in 20".
II Prova- 18 pollici, 15 oscillazioni in 41"
III Prova- 24 pollici, 15 oscillazioni in 60".
Le distanze qui vanno come i numeri 3, 6, 8. I tempi d'un medesimo
numero d'oscillazioni 20, 41, 60. Secondo la teoria sarebbero dovuti essere
20, 40, 54.
Perci su queste tre prove, la differenza tra la teoria e l'esperienza di 1/10
per l'ultima prova rispetto la prima, pressoch nulla per la seconda
rispetto la prima; ma bisogna notare che ci sono voluti circa quattro minuti
per fare le tre prove; che bench l'elettricit tenesse abbastanza a lungo il
giorno di queste esperienze, essa tuttavia perdeva 1/40 d'azione in ciascun
minuto.
Vedremo in una memoria che seguir quella che vi presento oggi, che
quando la densit elettrica non troppo forte l'azione elettrica di due corpi
carichi diminuisce in un dato tempo, esattamente come la densit elettrica,
o come l'intensit dell'azione; cos poich le nostre prove sono durate
quattro minuti, e poich si perdeva 1/40 d'azione elettrica per minuto, tra la
prima e l'ultima prova, l'azione dovuta all'intensit della densit elettrica,
indipendentemente dalla distanza deve essere diminuita di circa un decimo;
di conseguenza, per avere il tempo corretto della durata delle 15
oscillazioni dell'ultima prova, bisogna fare
(10)

: (9)

come 60 secondi sta alla quantit cercata che si trover essere


di 57 secondi, che non differisce che di 1/20 dai 60 secondi trovati
sperimentalmente. [19]
Eccoci dunque giunti, seguendo un metodo completamente diverso dal
precedente, ad un risultato simile; cosicch possiamo concludere che
l'attrazione reciproca del fluido elettrico detto positivo sul fluido elettrico
usualmente chiamato negativo in ragione inversa del quadrato delle
distanze; cos come abbiamo trovato nella nostra prima memoria, che
l'azione reciproca tra fluidi elettrici della medesima natura in ragione
inversa al quadrato delle distanze. [20]

Prima osservazione
Si capisce che assai facile, usando il metodo precedente, ottenere, per
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mezzo delle oscillazioni dell'ago elettrico, le leggi della forza repulsiva,
cos come noi abbiamo appena determinato quelle della forza attrattiva. In
effetti, se si fa toccare la placca al globo carico essa prender un'elettricit
della medesima natura di quella del globo e sar respinta; in modo tale che
l'ago osciller in virt di questa repulsione, in una posizione
diametralmente opposta alla prima, e dal numero delle oscillazioni in un
dato tempo confrontato con la distanza tra il centro della placca ed il centro
del globo, sar possibile risalire alla forza repulsiva con il medesimo
calcolo che noi abbiamo appena eseguito per avere la forza attrattiva:
tuttavia dobbiamo dire che tutte le esperienze in cui si vuol fare agire il
fluido elettrico con la sua forza repulsiva, si eseguono, come vedremo in
seguito, in modo pi semplice, pi esatto e pi comodo con la bilancia che
abbiamo descritto nella nostra prima memoria. [21]

Seconda osservazione
Se ci si volesse servire del medesimo metodo per determinare la quantit di
elettricit che viene suddivisa tra un globo elettrificato ed un corpo
conduttore di forma qualsiasi messo a contatto con questo globo, ecco
come ci si pu comportare: dopo aver caricato il globo e determinato, in
questo primo stato tramite le oscillazioni, la sua azione elettrica sulla
placca dell'ago ad una distanza data, si far subito dopo toccare il globo dal
corpo conduttore che deve prendere una parte dell'elettricit del globo; e,
allontanando questo corpo dal globo, si determiner nuovamente con le
oscillazioni dell'ago la quantit di elettricit che resta al globo; la
differenza tra questa quantit e quella che il globo aveva prima del contatto
misurer quella presa dal corpo messo a contatto. [22]
E inutile dire che simili esperienze non possono riuscire bene che nelle
giomate molto secche quando i corpi isolati perdono lentamente la loro
elettricit; che bisogna tener conto di questa diminuzione di elettricit nella
riduzione delle esperienze che si succedono; che bisogna evitare che si
formino correnti d'aria nella stanza dove si opera e allontanare tutti i corpi
conduttori di almeno tre piedi dal globo elettrizzato, e anche dall'ago: ma
ripetiamo che quando poi determineremo, con esperienze e con la teoria,
come il fluido elettrico si distribuisca nelle diverse parti dei corpi, si vedr
che tutte queste esperienze riusciranno molto meglio con la bilancia
elettrica, piuttosto che con il metodo delle oscillazioni che abbiamo appena
spiegato. [23]

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NOTE
(l) Ritorna il tema della fisica newtoniana: ricerca della legge della forza.
Da notare l'uso senza problemi del concetto di fluido sia elettrico che
magnetico e l'accostamento dei fenomeni elettrici e magnetici. Il legame
tra questi due tipi di fenomeni riguarda la forma matematica della legge, la
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dipendenza da r-2, non prefigura certo un'osservazione di tipo interazione
elettricit-magnetismo prima di Oersted, da cui Coulomb quanto mai
lontano.
(2) Richiama la precedente memoria per sottolineare l'utilit della bilancia
l presentata nella "assai precisa" determinazione della dipendenza della
forza repulsiva tra due sfere cariche dall'inverso del quadrato della distanza.
Quella determinazione non per esaustiva delle possibili forze
d'interazione tra corpi carichi e quindi Coulomb si accinge a verificare se
vale la medesima legge anche nel caso attrattivo.
Questa esigenza ci appare superflua, tanto siamo abituati a considerare
unica l'interazione tra corpi carichi, ma non bisogna scordare che Coulomb
un innovatore: non ha elementi per assimilare a priori i due tipi di forza.
La bilancia presenta per degli inconvenienti pratici per questa nuova
verifica: vediamo quali.
(3) La difficolt sperimentale quella di impedire alle due sfere che si
attraggono di finire l'una addosso all'altra azzerando l'interazione. La causa
di questo comportamento va ricercata nelle diverse dipendenze dalla
distanza della forza elettrica e di quella di torsione: mentre l'una dipende
dal quadrato della distanza, l'altra dalla sua prima potenza.
Cos se la seguente una condizione di equilibrio:
Fe1 Ft1
| | |
d=4

|Fe1|=|
Ft1|

dimezzando la distanza, Fe quadruplica mentre Ft raddoppia solamente in
modo tale che la forza elettrica attrattiva ha il sopravvento.
Fe2 Ft2
|
d=2
Fe2 =
4Fe1
;
Ft2
=2Ft1

La soluzione di frapporre una sostanza isolante immediatamente scartata
da Coulomb per le non trascurabili alterazioni di carica dovute al contatto
con questa sostanza.
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(4) Si propone di spiegare con maggiori dettagli le difficolt incontrate nel
caso dell'attrazione e contemporaneamente di precisare i limiti entro cui
necessario stare per eseguire esperienze significative.
(5) In questo caso la natura del lavoro di Coulomb ancora pi evidente:
viene infatti esplicitamente ipotizzato che la forza attrattiva abbia il
medesimo andamento di quella repulsiva.
(6) Che cosa la "massa elettrica" ? Coulomb la introduce qui per la prima
volta, ma non si preoccupa minimamente di precisare di cosa si tratti;
vediamo comunque come la usa.
(7) Ecco qui, finalmente, la "legge di Coulomb"! E' assai simile a quella
che conosciamo; ed ecco il "prodotto delle masse elettriche" delle sfere al
numeratore.
Ma da dove stato ricavato questo numeratore? Non certo da qualche
esperimento precedente, giacch la "massa elettrica" non solo non era
misurabile per Coulomb, ma neppure, come abbiamo visto, definita.
Quello che ci aiuta a capirne l'origine il termine usato: massa. E' dunque
per analogia all'interazione gravitazionale che al numeratore della formula
della forza c' quel D. Ecco allora un'altra ipotesi dettata da quello schema
concettuale newtoniano entro cui lavora e da cui trae ispirazione Coulomb.
C' per una differenza non trascurabile tra l'ipotesi che riguarda il
numeratore e quella che riguarda il denominatore, infatti mentre
quest'ultima l'oggetto dell'indagine sperimentale di questi lavori, la prima
viene introdotta ed assunta come vera senz'altro aggiungere.
(8) Esplicitiamo i passaggi matematici che Coulomb sintetizza in poche
righe. Dalla formula precedente (*) [nota (7)] che rappresenta la situazione
d'equilibrio tra la forza di torsione, nx, e quella elettrica, D/(a -x)
2
, ricava
algebricamente D = nx(a-x)
2
. Deduce quindi che
D = 0 se x = 0, cio se le sfere non si sono avvicinate; oppure se x= a, cio
se le sfere sono venute a contatto.
D = D(x) e dunque una funzione con due zeri, e pertanto, trattandosi di una
funzione definita positiva, avr un massimo. L'analisi infinitesimale
applicata da Coulomb con grande disinvoltura.
Cerchiamo dunque con il "calcolo" il massimo di D(x). Calcolando la
derivata prima e quindi azzerandola, ai avr:
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D'(x)=n(a-x)
2
+2nx(a-x)(-1)=na
2
+nx
2
-2anx-2anx+2nx
2
=na
2
+3nx
2
-4anx
D'(x)=0 quando na
2
+3nx
2
-4anx=0

Posto
n 0 , 3x
2
-4ax+na
2
=0
avr come soluzione
x=(2a(4a
2
-3a
2
)

) /3=(2aa)/3
e quindi x=a e x=(1/3) a
x = a da escludere per quanto detto sopra; rimane quindi, come unica
soluzione fisicamente accettabile, x = 1/3 a che sostituita nella funzione D
(x) dar:
D(1/3 a)=n(1/3 a)(a -1/3a)
2
=(4/27) a
3
n
Potremo anche rappresentare graficamente l'andamento di questa funzione:

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(9) Cerchiamo una prima puntualizzazione del percorso di Coulomb tra
ipotesi teoriche, esperimenti e matematica in questa seconda memoria.
Il primo passo il tentativo di verificare sperimentalmente l'ipotesi della
dipendenza dall'inverso del quadrato della distanza della forza elettrica
attrattiva, secondo il modello gi adottato, e con successo, nella prima
memoria. Ma questa volta la realizzazione dell'esperimento non
soddisfacente e richiede perlomeno un riaggiustamento della strategia.
E a questo punto, in seconda istanza, entra in gioco la matematica, che non
ha alcun valore euristico nel discorso di Coulomb, ma puramente
strumentale: il calcolo mostrer con maggior evidenza le difficolt
sperimentali e permetter di quantizzare i limiti entro cui bisogna muoversi
(nota 4). E infatti, una volta tradotta in formula, la situazione fisica
esaminata viene presa in carico dalla matematica che la tratta con i metodi
che le sono propri, senza curarsi del senso fisico di ogni passaggio (che
senso ha D'(x), ad esempio?) fino al risultato finale, che verr invece
reinserito nel discorso fisico vero e proprio, che ha un'accentuazione
decisamente sperimentale. Va per aggiunto che la sicurezza con cui
Coulomb utilizza il calcolo indice di una profonda fede nel suo valore
conoscitivo.
L'ultima parola spetta per ancora alla pratica sperimentale che smorza, per
cos dire la precisione del risultato matematico, in quanto le oscillazioni
dell'ago possono far s che le palle si tocchino, anche se la carica entro i
limiti calcolati.

(10) Coulomb ci dice di aver eseguito degli esperimenti in base alla teoria
suesposta e che da questi ha concluso che la forza attrattiva si comporta
come quella repulsiva, quello che piuttosto stupefacente che non riporti
i dati sperimentali ottenuti, quasi che una volta precisata la teoria e la
disposizione sperimentale le misure divengano superflue.
Ma un po' la coscienza sporca deve averla avuta se subito dopo propone un
diverso metodo sperimentale per verificare il medesimo risultato.
(11) Questo secondo metodo chiaramente un ripiego e Coulomb ci tiene
molto ad evidenziare i vantaggi, anche quelli nascosti, della sua bilancia, e
ritorna ancora (nota 21) sull'importante possibilit offerta da quest'ultima
di misurare non solo la "massa totale di fluido elettrico" di un corpo, ma
persino la "densit elettrica" delle diverse parti.
(12) Il metodo proposto era gi stato usato da Coulomb per determinare la
forza magnetica ed analogo all'uso del pendolo per determinare la forza
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gravitazionale.
A questo punto ci dovrebbero essere pochi dubbi sul fatto che per
Coulomb lo studio dei fenomeni fisici consiste nell'indagine di forze
d'interazione di tipo newtoniano, il cui modello fisico-matematico
utilizzabile nei pi vari campi e fornisce la possibilit di capire il mondo.
(13) Con la solita accuratezza Coulomb precisa il grado di attendibilit
delle misure di questa disposizione sperimentale, rispetto alle diverse
possibilit.
(14) Coulomb descrive l'apparato sperimentale, illustrando la Fig.2 della
tavola 2; passa poi alle modalit sperimentali.
(15) L'apparato viene posto in grado di operare in tre passi successivi:
1. si allinea Gr con il centro di l;
2. si carica, usando una bottiglia di Leyda, il globo G;
3. si carica per induzione la placca l.
Da notare ancora lo scarso peso dato al momento di carica dei corpi per
induzione, su cui invece fervevano dispute. Coulomb se ne serve senza
porsi molti problemi e lo descrive in termini di fluidi, in maniera del tutto
"asettica", per evidente disinteresse.
(16) I dati raccolti sono il tempo necessario a compiere 15 oscillazioni in
funzione della distanza tra il centro della placca l ed il centro del globo G.
Riassumiamo in una tabella i dati:
Distanza tra i centri Tempo di 15 oscillazioni
9 20"
18 40"
24 60"
Vale anche in questo caso quanto detto alla nota (10) e (17) della prima
memoria sulla scarsit di dati sperimentali riportati: anche in questo caso
solo tre.
E' forse opportuno aggiungere un'ipotesi a quanto e stato gi detto, tenendo
conto della Seconda osservazione della Prima Memoria.
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La perdita di elettricit nel tempo non permetteva a Coulomb un grande
numero di misure confrontabili, fatte cio con le medesime condizioni
iniziali di carica. Questa difficolt non era certo facilmente superabile
neppure pensando di caricare ogni volta il globo, giacch non c'era modo
di assicurarsi dell'eguaglianza della carica nei diversi casi. Resta comunque
il fatto che Coulomb non si dispiace troppo del numero ridotto di dati su
cui lavorare.
(17) Dopo essersi richiamato alla nota propriet delle forze dipendenti
dall'inverso del quadrato della distanza di poter essere considerate come
agenti da un solo punto, se questo il centro della sfera i cui punti
esercitano l'azione, presuppone che tale sia il comportamento del globo G
carico, e dunque presuppone l'ipotesi che sta per verificare.
Tenendo poi conto delle dimensioni della placca, piccole rispetto al globo,
suppone di poter considerare anche la placca puntiforme e le "linee" tra il
centro del globo e i diversi punti della placca parallele ed eguali; in questo
modo pu considerare la forza esercitata tra globo e placca come
dipendente unicamente dalla distanza tra i centri dei due corpi interagenti.
E' in questo caso particolarmente evidente il ruolo giocato dalla scelta dello
schema newtoniano nell'esecuzione e nella lettura dei dati sperimentali.
(18) "Cos", cio all'interno di tutte le ipotesi fatte, risulter: T
proporzionale a 1/(F)

dove T = tempo di n oscillazioni


(se n=l, sar il periodo) e F = forza; cio la legge del pendolo, o pi in
generale di un moto armonico.
Infatti sostituendo in
T=2p (m/k)

la k della equazione della forza elastica F=-kx; si ha


T=2p (mx/F)

dove 2p (mx)

costante.
Se a ci si aggiunge l'ipotesi che F proporzionale a 1/d
2
, si ottiene la
proporzionalit diretta tra T e d.
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In questo secondo metodo sar la proporzionalit tra il tempo impiegato
per un certo numero di oscillazioni e la distanza tra il globo e la placca che
verifica la dipendenza della forza dall'inverso del quadrato della distanza.
(l9) T sia il tempo di 15 oscillazioni, d la distanza tra il centro del globo e
quello della placca, possiamo cos riassumere i risultati:

T d T/d
20 9 2
41 18 2,28
60 24 2,5
Il terzo dato appare piuttosto discosto dalla previsione; Coulomb
attribuisce questa discrepanza alla dispersione di elettricit nell'aria, che
valuta essere stata dell'ordine di 1/40 dell'azione per minuto. Anche in
questo caso non facile capire come abbia ottenuto il valore di 1/40 per
minuto, se non a posteriori.
Il calcolo comunque in questi termini: "l'azione elettrica" diminuisce di
1/40 ogni minuto, l'esperienza durata 4 minuti, quindi "l'azione elettrica
dovuta all'intensit della densit elettrica" diminuita di 1/10.
Calcola poi il tempo "corretto" delle 15 oscillazioni nella III prova con la
seguente proporzione.
Sia F
i
la forza prima della dispersione di carica e t
i
il corrispondente
periodo;
t
eff
e F
eff
le quantit corrispondenti alle condizioni reali. Allora per la
proporzionalit inversa fra tempi e radici delle forze si avr:

t
i :
t
eff
=(F
eff
)

: (F
i
)

ma
F
eff
= (9/10) F
i
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e quindi
t
i=
t
eff
(9/10)


(20) Che la medesima legge sia stata trovata con due metodi diversi, "aussi
absolument different", un'ulteriore prova della verit della legge stessa.
(21) Bench questo secondo metodo abbia dato buona prova di s,
Coulomb ritiene comunque superiore il metodo della bilancia.
Non e chiaro se questa preferenza sia dovuta al desiderio di
"propagandare" la bilancia di sua invenzione, oppure ad effettivi vantaggi
di quest'ultima, ad esempio una maggiore rapidit di esecuzione, oppure
ancora alla consapevolezza della complessit teorica messa in campo da
questo secondo metodo.
(22) Anche con questo secondo metodo Coulomb verifica la dipendenza
dall'inverso del quadrato delle distanze, e assume senza alcuna esitazione,
quasi come una deduzione da quella, la dipendenza dal prodotto delle
masse elettriche" dei due corpi interagenti. Tant' che anche in questo caso
si serve della variazione d'intensit della forza d'interazione come di una
misura della quantit di elettricit presente sui corpi. Pare proprio che sia
sufficiente verificare che una parte della legge di tipo newtoniano, per
inferire che tutta la legge lo .
(23) Coulomb fa le solite raccomandazioni sull'umidit e le correnti d'aria
e finisce riproponendo la superiorit del metodo della bilancia di torsione
rispetto a quello delle oscillazioni.
________________________
CONCLUSIONE
Vorremmo adesso in un certo qual modo riassumere il senso di questa
lettura sia riprendendo le fila del discorso storico, sia mettendo in luce
alcuni vantaggi che da un punto di vista didattico si possono trarre dal
confronto tra i testi originali letti e quanto detto ed appreso dal manuale
scolastico.
In generale si pu senz'altro dire che il carattere dominante di queste
memorie sperimentale. Lo si vede immediatamente, ad esempio, tenendo
conto dello spazio riservato alla descrizione degli strumenti utilizzati,
dell'attenzione riservata alla determinazione dei limiti di sensibilit dei
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medesimi strumenti e infine dell'intenzione dichiarata di voler trovare
sperimentalmente la legge. Anche un'assenza ci mette su quest'avviso: in
nessun punto viene fatto cenno ad un qualche modello di corpo carico o in
generale di carica elettrica, in base al quale interpretare i dati ricavati
dall'esperienza, che vengono solo letti e confrontati matematicamente.
Eppure di questi modelli ne erano stati proposti parecchi ed, anzi, pareva
proprio questo il nodo concettuale pi urgente. Da questo punto di vista il
lavoro di Coulomb rispecchia fedelmente il modo di procedere
"scientifico", come usualmente i manuali lo prefigurano nei capitoli
introduttivi.
Vi sono per altri indizi di cui tener conto per meglio valutare la
particolarit dell'approccio sperimentale di Coulomb. Questi indizi
riguardano proprio le misure, (i dati sperimentali per eccellenza), che in
questo caso sono, come abbiamo gi notato, solo tre e per di pi
selezionate per far "saltare all'occhio" con la massima chiarezza la validit
della legge, che non potremmo certo dire indotta da quelle misure. Sar pi
esatto, pi rispondente al resoconto di Coulomb, considerare questi dati
come la verifica sperimentale di una legge gi formulata in via ipotetica,
piuttosto che dati di partenza di un'indagine, di una ricerca induttiva.
Perch allora il manuale considera "sperimentale" sinonimo di "induttivo"?
Su questo fatto si possono innestare diversi discorsi: da quello strettamente
epistemologico sul ruolo dell'esperimento nella fisica, a quello che fa
risaltare come il manuale trasmetta anche una certa immagine particolare
della scienza. In questo caso, l'attribuire al momento sperimentale e alla
matematica una funzione esaustiva del fare scienza.
Intento di tali discorsi quello di rendere gli studenti lettori pi attenti
anche del manuale di fisica, verso il quale c' spesso un atteggiamento di
apprendimento totalmente passivo: quello che dice deve essere vero perch
non fa altro che riportare dei risultati ben fondati; non c' quindi l'arbitrio
di una posizione filosofica o ideologica pregiudiziale che infici o
comunque alteri il discorso. Pu essere questa un'occasione per mostrare
come anche il manuale di fisica, tra le righe, faccia passare dei giudizi sulla
scienza, o meglio su ci che da considerarsi tale.
Quanto alla legge ipotizzata, formulata e verificata da Coulomb, essa ha
chiare origini entro il quadro concettuale newtoniano, al quale, come
abbiamo visto, l'autore si richiama in diversi altri punti di questa memoria,
seppure non cos esplicitamente, come invece aveva fatto ad esempio nella
memoria del 1777.1
Newtonianamente la forza, sul modello di quella gravitazionale deve
dipendere dall'inverso del quadrato della distanza, essere centrale e
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propagarsi istantaneamente. La prima caratteristica e quella sottoposta a
verifica nel lavoro esaminato; quanto agli altri due attributi della forza,
costituiscono delle ipotesi di fondo che informano di s tutte le fasi
dell'esperimento, dalla scelta delle variabili (la forza e la distanza) all'intera
spiegazione dei risultati sia della prima memoria sia della seconda, dove,
ad esempio, la centralit della forza, che non mai neppure messa in
discussione, basilare nel ragionamento condotto.
Ed forse ancora l'assunzione di questo programma newtoniano che ci pu
spiegare il disinteresse di Coulomb per il dibattito tra i suoi contemporanei
sul modello di carica elettrica. A questo proposito vale la pena di riflettere
sul fatto che Coulomb non cita nessun autore ne contemporaneo ne di
epoche passate: pare che non esistano altri articoli su questo argomento.
Dobbiamo allora pensare che Coulomb si considerasse profondamente
diverso dagli altri fisici che si erano occupati di simili argomenti, anche da
quelli che come lui avevano ricercato e talvolta trovato delle leggi per la
forza tra corpi carichi?2
E qualcosa di diverso dagli altri deve pure avere avuto Coulomb, se tutti lo
hanno sempre considerato l'iniziatore dello studio "rigoroso"
dell'elettrostatica.
Gilmor, nel volume su Coulomb3 , attribuisce il successo delle sue ricerche
sia al fatto che si svolsero entro un quadro teorico preciso e consapevole e,
soprattutto, condiviso dalla maggior parte degli scienziati suoi
contemporanei, sia all'autorevolezza della sede da cui parla: l'Academie
Royale des Sciences di Parigi.
A parte che la prima motivazione non appare cos certa ed evidente,
possiamo perlomeno avanzare accanto a quelle di Gilmour un'altra ipotesi,
proprio a partire da queste letture. Il vantaggio, che Coulomb non si stanca
di sottolineare, della bilancia di torsione sugli altri sistemi adottati per
dedurre la legge della forza elettrostatica e che con questo strumento
possibile una misura della carica elettrica. Questo fatto fa per cos dire
superare d'un balzo le polemiche sulla "vera natura" della carica, che entra
invece nel novero delle grandezze fisiche trattabili matematicamente.
Ritornando al manuale di fisica troviamo ampi riscontri del modo di
procedere di Coulomb: spesso anche i manuali sottintendono il carattere
centrale e l'istantaneit della forza elettrostatica, avendo assunto la forza
gravitazionale come modello forte della forza. Questa analogia di
comportamento mette in luce come il manuale adotti un'ottica newtoniana
nella trattazione della fisica classica. Questo quadro concettuale ha
l'indubbio vantaggio di compattare moltissimi discorsi diversi, ma pu
diventare troppo stretto quando poi si tratta di introdurre concetti che sono
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chiaramente incompatibili con i suoi assunti di base, come ad esempio il
concetto di campo.4
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