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La crisi politica dellOccidente medievale

Bonifacio VII e Filippo IV Il bello


La figura di Boccaccio VIII domin la scena politica tra il XIII e XIV secolo. Egli fu
eletto nel 1294 dopo labdicazione di Celestino V, quest ultimo era un eremita
abruzzese il quale ambiva a far tornare la chiesa un organismo povero e casto, in
linea con il vangelo. Egli per mancava di capacit politica e amministrativa, perci
opt per le dimissioni, deludendo le aspettative di coloro che in lui credevano il tanto
sospirato pastore evangelico. Proprio Bonifacio VIII invece era un sostenitore della
tesi ierocratica secondo la quale il papa era superiore ai sovrani temporali; ben presto
entr in contrasto tra Filippo IV il bello (1285-1314), che per finanziare la guerra
contro lInghilterra di Edoardo I, nel 1296, tass i beni ecclesiastici causando una
bolla da parte di Bonifacio, dove minacciava Filippo di scomunica. In quei tempi
subire una scomunica dal papa era micidiale perch significava autorizzare i vassalli
a sentirsi liberi dal giuramento di fedelt prestato al superiore. Ma Filippo IV poteva
contare su risorse pi elevate, che gli permetteva di avere una schiera di funzionari
sotto la sua diretta dipendenza perch pagati da lui, quindi larma della scomunica
risultava inefficace, pertanto Bonifacio IV fin per far decadere la bolla del 1296.

Il giubileo del 1300
Bonifacio VII prendendo spunto da una credenza popolare garant lindulgenza
plenaria a coloro che si sarebbero recati a Roma nel primo anno del nuovo secolo, la
citt fu cos invasa dai pellegrini. Ricevere lindulgenza plenaria significava ottenere
la remissione delle pene nellaldil. Il giubileo del 1300 segn il trionfo della
concezione tripartita dellaldil ( paradiso, purgatorio,inferno), il riconoscimento
ufficiale della nuova dottrina e Roma torn il centro vero e fondamentale della
cristianit latina.




Bonifacio VII e la bolla Unam sanctan
Dopo il grande successo ottenuto con il giubileo, Bonifacio VII si illuse di poter
riprendere la battaglia contro Filippo il bello. Pertanto il 18 novembre del 1302 il
papa eman la bolla Unam sanctam che pu essere definita come una esposizione
della concezione ierocratica del potere e dove riproponeva la teoria delle due spade.
Filippo il bello allora decise di convocare i cosidetti Stati generali, si trattava di una
riunione dei rappresentanti dei 3 stati o ordini (clero, nobilt guerriera e terzo stato o
coloro che lavoravano). Vennero avanzate sollevate diverse questioni scomode
come lelezione di Bonifacio, la bolla Unam sanctam e la validit di tutti i suoi atti.
Mor dopo pochi mesi esausto e ancora profondamente turbato dalla dolorosa
esperienza patita.

La regalit sacra e taumaturgica
Filippo il bello, tuttavia ci appare come difensore di una lunga tradizione che
concepiva il re come una figura sacra. Filippo essendo re di Francia pensava di aver
ricevuto da Dio il compito di dover governare il suo popolo e quindi, era una figura
sacerdotale dotata di un potere guaritore e taumaturgico.

La concezione politica di Dante
Anche Dante aveva una concezione dellautorit che poneva in diretto collegamento
con Dio, e proprio per questo respingeva la concezione ierocratica di Bonifacio VII.
Dante scrisse un trattato dove esprimeva le sue idee e i suoi pensieri politici,
chiamato De Monarchia, questo trattato articolato in 3 libri. Il primo libro
argomenta la necessit della monarchia universale. Ci che allontana l'uomo
dall'impiegare il libero arbitrio in direzione moralmente corretta la cupidigia dei
beni materiali, che provoca contese e guerre. L'imperatore sarebbe esente da
cupidigia, in quanto possessore di tutto. La necessit dell'Impero provata anche dal
bisogno umano di un ordine gerarchico, con un'unica guida: dimostrazione la
nascita di Cristo, avvenuta durante l'impero di Augusto.
Il secondo libro dedicato a considerazioni storiche sull'Impero romano, che nato
dalla volont di Dio stesso, perch la parola di Cristo potesse diffondersi con
l'unificazione del mondo.

Il terzo libro dedicato ai rapporti tra Impero e Chiesa: da un lato gli imperiali, che
sostengono la superiorit del potere temporale su quello del papa, e dall'altro i papali,
pi diffusi in Italia. Dante confuta entrambe le tesi, e in particolare la seconda: al
Papa non spetta alcun potere temporale. Per Dante, entrambe le autorit derivano da
Dio, e perci non sono subordinate tra loro.

Dante e il papato
Dante nella Commedia si presenta spesso come una figura speciale, cui Dio ha
concesso il privilegio di visitare il mondo dei morti. Durante questo viaggio afferma
di aver ricevuto una vera e propria missione profetica. Per Dante i papi Bonifacio e
Gregorio hanno peccato di cupidigia, che era da lui ritenuto il vizio pi grave di tutti
rappresentato allegoricamente dalla lupa famelica. Il poeta fiorentino non scivol mai
nell eresia e tenne un atteggiamento molto diverso da quello che avrebbe assunto
molto pi avanti Martin Lutero.

Papato e Impero nel Trecento
Con la morte di Bonifacio VIII divenne papa Clemente V che per sfuggire dalle
pressioni delle famiglie della nobilt romana di trasfer ad Avignone, sotto il
controllo del re di Francia, alla morte di Clemente gli succedette Gregorio XXII che
decise di rimanere a Roma anche dopo aver letto la lettera di Dante. Intanto Ludovico
di Baviera prese il controllo della Germania che entr in conflitto con il papa e venne
proclamato collaboratore di Satana. Per evitare che in futuro venisse eletto un
imperatore non riconosciuto dal papa come sovrano legittimo Carlo IV eman la
Bolla doro. La Bolla doro individuava tre ecclesiastici ( gli arcivescovi di Magonza,
Treviri e Colonia) e quattro laici ( il conte palatino del Reno, il duca di Sassonia, il
marchese del Bradenburgo e il re di Boemia). Con questa bolla lautorit dell
imperatore veniva nuovamente sminuita e la carica diventava solamente un titolo
onorifico.