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Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino.

Note sciolte

1

Universit degli Studi di Roma La Sapienza
Prima Facolt di Architettura Ludovico Quaroni
Corso di Laurea in
Restauro e Conservazione dei Beni Architettonici
A.A. 2005/2006 - I semestre


Note sciolte dalle lezioni del corso di
STATICA E TEORIA DELLE STRUTTURE
tenute dal dr. Luigi Sorrentino



(versione del 12/12/2006)

Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

3


INDICE

INDICE..................................................................................................................... 3
1.1. Risultante ed Asse Centrale di carichi distribuiti ............................................. 5
I carichi distribuiti nelle strutture ............................................................................. 5
Risultante ed asse centrale di un carico distribuito generico.................................... 6
Risultante ed asse centrale di un carico distribuito uniformemente ......................... 7
Risultante ed asse centrale di un carico distribuito triangolare ................................ 8
1.2. Equazioni Cardinali della Statica in forma Matriciale ................................... 10
1.3. Classificazione Cinematica e Statica.............................................................. 12
Strutture che possono spostarsi e strutture che si spostano .................................... 12
Analisi della matrice statica (o cinematica)............................................................ 16
Strutture costituite da pi corpi .............................................................................. 19
Iperstaticit da vincoli esterni e da vincoli interni.................................................. 22
Strutture cinematicamente incompatibili: cedimenti vincolari in strutture
iperstatiche.............................................................................................................. 26
Glossario................................................................................................................. 27
1.4. Ottimizzazione strutturale............................................................................... 28
1.5. Travi di uniforme sollecitazione..................................................................... 35
1.6. Strutture resistenti per forma .......................................................................... 39

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5

1.1. Risultante ed Asse Centrale di carichi distribuiti
I carichi distribuiti nelle strutture
Molte delle azioni che un edificio subisce nel corso della propria vita possono essere
rappresentate adeguatamente da pressioni, vale a dire da forze applicate su una superfi-
cie
1
. Sono pressioni la spinta del vento su una facciata o sul tetto, il peso proprio di un
pavimento sul solaio, il sovraccarico accidentale dovuto alla neve sulla copertura. In
quanto forze applicate a una superficie, simili pressioni si misurano in genere in
kN/mq
2
. Alle pressioni cui sono soggette le superfici esterne ed interne delledificio de-
ve far fronte la struttura portante, che le raccoglie l dove insorgono, le incanala attra-
verso le sue membrature e le restituisce allambiente attraverso le fondazioni.
Poich le strutture non sono costituite unicamente da piani, quali lastre e piastre e pi in
generale superfici, mentre assai frequente il ricorso a sistemi intelaiati di travi e co-
lonne necessario saper trasferire le pressioni agenti sulledificio a tali elementi lineari.
Questa operazione comporta una prima interpretazione del comportamento meccanico
di una struttura elementare, quale per esempio lorditura minuta di un tetto o di un so-
laio, il cui compito proprio quello di concentrare lazione distribuita sullintero oriz-
zontamento su alcune linee pi resistenti: le travi appunto. cos possibile attribuire a
ogni trave unarea di influenza, vale a dire una porzione di orizzontamento di sua com-
petenza. La trave dovr allora far fronte alle azioni che insorgono nellarea di influenza.
Aree di influenza possono essere riconosciute ovviamente anche per le colonne
3
.
Nel caso di un solaio su pianta rettangolare larea dinfluenza di ciascuna trave sar un
rettangolo di base la lunghezza della trave e altezza pari allinterasse fra le travi (vedi
Figura 1.1.1(a)). Quando per le travi siano disposte radialmente larea di influenza sar
un settore circolare, completo se le travi convergono sino al centro del cerchio (b), o in-
completo viceversa (c).

i
A
i
A B B A A B
i
B
B
A
A
B
(a) (b) (c)
i
m
ax

Figura 1.1.1. Carichi distribuiti sui solai riportati sulle travi.

1
Si veda la dispensa del prof. Luis Decanini, Caratteristiche della sollecitazione.
2
Per le tensioni allinterno delle strutture, anchesse pressioni, invece consueto luso dei N/mmq = MPa
(Newton/millimetroquadrato = MegaPascal).
3
Ibidem.
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6
In questi casi lampiezza trasversale dellarea dinfluenza sar variabile fra un minimo,
nel centro o nel punto a questo pi prossimo, e un massimo, nel punto pi periferico. In
generale, nel caso delle travi, larea dinfluenza quindi una figura piana, non necessa-
riamente rettangolare, avente un lato pari alla lunghezza della trave. Il passaggio dalla
pressione agente sullarea di influenza al carico agente sulla trave si opera moltiplicando
localmente, vale a dire per ciascun punto dellasse della trave, la pressione per
lampiezza trasversale dellarea dinfluenza in quel punto della trave. Conseguentemen-
te il carico agente sulla trave sar un carico distribuito per unit di lunghezza, misurato
quindi in genere in kN/m.
Ad esempio detta q la pressione agente sullarea dinfluenza
4
, se le travi sono fra loro
parallele con interasse i il modulo del carico sulla trave p sar uniformemente distribui-
to e pari a:

= =
m
kN
m
m
kN
i q p
2

(1.1.1)

Risultante ed asse centrale di un carico distribuito generico
Un carico distribuito pu essere considerato come un sistema di vettori paralleli. Se tali
vettori sono applicati a un corpo rigido
5
, lecito sostituirli con il solo risultante applica-
to a un punto dellasse centrale la cui posizione si pu determinare ricorrendo al teore-
ma di Varignon
6
.
Si pu immaginare di ottenere il modulo del risultante R di un carico p(x) comunque di-
stribuito con continuit su una lunghezza L (vedi Figura 1.1.2(a)), mediante la somma-
toria delle forze elementari P
i
= p
i
(x) x, ottenute dividendo larea di carico in n stri-
sce di larghezza x la cui altezza p
i
(x) si assume costante allinterno della singola stri-
scia:
( ) x x p P R
n
i
i
n
i
i
= =

= = 1 1
(1.1.2)
Naturalmente lipotesi che laltezza della striscia sia costante comporta un errore, che
per diviene tanto pi trascurabile quanto pi diminuisce la dimensione di x. Conside-
rando quindi una striscia di larghezza infinitesima dx (vedi Figura 1.1.2(b)), alla som-
matoria si sostituisce al limite loperazione di integrale:

4
Valori consueti di calcolo per alcune pressioni sono:
q
(kN/m
2
)

2 sovraccarico variabile verticale per ambienti non suscettibili di affollamento (locali di abita-
zione e relativi servizi, alberghi, uffici non aperti al pubblico)
4 sovraccarico variabile verticale per ambienti suscettibili di grande affollamento (sale conve-
gni, cinema, teatri, chiese, negozi, tribune con posti fissi)
~0.9 carico verticale della neve su coperture con inclinazione massima di 30 in Roma
~0.7 pressione del vento normale alla superficie esterna di un edificio basso in Roma

5
La sostituzione dei carichi distribuiti con il solo risultante, applicato ad un punto dellasse centrale, non
ammissibile quando si intendono determinare le caratteristiche della sollecitazione o gli spostamenti
della struttura.
6
Teorema di Varignon: in un sistema di forze con risultante diversa da zero e invariante scalare uguale a
zero il momento risultante del sistema rispetto a un polo qualunque uguale al momento del risultante
applicato in un punto dellasse centrale rispetto allo stesso polo.
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7

=
L
dx x p R
0
) ( (1.1.3)
che coincide pertanto con larea del diagramma del carico distribuito di base L e altezza
variabile p(x). Il momento risultante M
OR
dato dalla somma dei momenti elementari
ottenuti moltiplicando i bracci x per le rispettive forze p(x) dx. Si avr:
( ) [ ]

=
L
OR
dx x p x M
0
(1.1.4)

dx
L
xR
dP = p(x) dx
p(x)
R
x O
y
R
p(x)
P = p(x) x
xR
L
x
1 2 n
(b)

Figura 1.1.2. Carico generico distribuito con continuit secondo una retta e sistema di riferimento. (a):
strisce di larghezza finita x; (b): strisce di larghezza infinitesima dx.

Risultante ed asse centrale di un carico distribuito uniformemente
Nel caso di un carico p uniformemente distribuito (vedi Figura 1.1.3) si ha
7
:
( ) pL L p x p dx p dx p R
L
L L
= = = = =

0
0
0 0
(1.1.5)
che si poteva ottenere direttamente come area del diagramma del carico distribuito di
base L e altezza p. Il modulo del momento risultante M
OR
vale:
[ ] ( )
2
0
2 2
2
2 2
0
2
0 0
L
p L
p x
p dx x p dx p x M
L L L
OR
= = = = =



(1.1.6)

7
Per quanti non ne sono familiari, si pu ricordare che lintegrale loperazione inversa della derivata.
Conseguentemente facile verificare che:
... ,
3
,
2
,
3
2
2
c
x
dx x c
x
xdx c x dx + = + = + =

,
con c costante. Infatti se si derivano i risultati delle integrazioni, ricordando che la derivata di una costan-
te nulla, si ha:
... ,
3
,
2
, 1
2
3 2
x
dx
x
d
x
dx
x
d
dx
x d
= = = .
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8
Detta x
R
lascissa (incognita) che individua la posizione dellasse centrale, il modulo del
momento del risultante M
O, R
vale:
L p x M
R R O
=
,

(1.1.7)
Uguagliando:
2 2
2
L
x L p x
L
p
R R
= = (1.1.8)
Come era ragionevole attendersi, dal momento che il carico uniformemente distribui-
to, lasse centrale passa per la mezzeria della lunghezza caricata. Pi in generale passa
per il baricentro del diagramma di carico.

dx
p(x) = p
p dx
xR
R
p
L
x O

Figura 1.1.3. Carico uniformemente distribuito.

Risultante ed asse centrale di un carico distribuito triangolare
Quando le travi convergono in un punto (vedi Figura 1.1.1(b)) il diagramma di carico
diviene triangolare e varia fra zero nellestremo in cui le travi convergono e p* dove
linterasse fra le travi massimo:
max
* i q p =

(1.1.9)
In questo caso il carico non uniformemente distribuito ma varia linearmente con
lascissa secondo la seguente legge (vedi Figura 1.1.4):
( )
L
x
p x p * = (1.1.10)
come facile verificare per i valori:
( ) ( ) * * 0
0
* 0 p
L
L
p L x p e
L
p x p = = = = = = (1.1.11)
Il risultante del carico triangolare vale:
( ) ( )
2
*
0
2
*
2
* *
*
2 2
0
2
0 0 0
L p
L
L
p x
L
p
dx x
L
p
dx
L
x
p dx x p R
L
L L L
= = = = = =

(1.1.12)
Nuovamente si pu osservare che il risultante ha modulo uguale allarea del diagramma
di carico. Per quanto concerne il momento risultante si ha invece:
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9
( ) [ ]
( )
3
*
0
3
*
3
* *
*
2
3 3
0
3
0
2
0
2
0
L p
M
L
L
p
x
L
p
dx x
L
p
dx
L
x
p dx x p x M
OR
L
L L L
OR
=

= = = = =


(1.1.13)
e il momento del risultante invece:
2
*
,
L p
x M
R R O
= (1.1.14)
Uguagliando:
L x
L p
x
L p
R R
3
2
2
*
3
*
2
= = (1.1.15)
Come era ragionevole attendersi, lasse centrale spostato verso le ascisse alle quali
corrispondono i valori pi elevati del carico distribuito. Inoltre nuovamente si osserva la
coincidenza fra asse centrale e ascissa del baricentro del diagramma di carico.

p(x) dx
xR
p(x) = p*
x
L
O
R
dx
x
p*
L

Figura 1.1.4. Carico triangolare.
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10

1.2. Equazioni Cardinali della Statica in forma Matriciale
Le equazioni cardinali della statica in forma matriciale valgono:
[ ]{ } { } 0 = + f r S (1.2.1)
con [S] matrice, detta statica, dei coefficienti delle forze reattive generalizzate (vale a
dire le reazioni vincolari), raggruppate nel vettore {r}, e con {f} vettore unicolonna del-
le forze attive generalizzate. Per i vettori {r} ed {f} si parla di forze generalizzate poi-
ch in essi compaiono forze e coppie. Lequazione (1.2.1), oltre che attraverso il teore-
ma di Cramer, pu risolversi nella seguente forma:
{ } [ ] { } f S r
1
=

(1.2.2)
Per la definizione stessa di matrice inversa
8
, linversione possibile soltanto se il de-
terminante di S diverso da zero vale a dire se la matrice non singolare. Tale singola-
rit pu essere dovuta o allannullarsi di una intera riga o colonna o allessere una riga
(o una colonna) combinazione lineare di altre righe (o colonne). Si vedr pi avanti che
simili condizioni si verificano per particolari condizioni di vincolo.
La soluzione offerta dalla equazione (1.2.2) non normalmente praticabile se il proble-
ma affrontato con carta, penna e al pi una normale calcolatrice. Se tuttavia si ha a di-
sposizione un semplice personal computer con un usuale programma organizzato per
fogli di calcolo
9
, la (1.2.2) rappresenta una agevole verifica dei risultati ottenuti ma-
nualmente o uninteressante alternativa in fase di progetto, quando uno o pi parametri
(tanto della geometria quanto dei carichi) possono non essere completamente definiti.
Inoltre la (1.2.2) diviene tanto pi vantaggiosa della soluzione manuale quanto pi nu-
merosi sono i corpi che costituiscono la struttura.
Quale esempio di applicazione dellequazione (1.2.2) si consideri larco a tre cerniere di
Figura 1.2.1.

A
20 kN
C
B
c = 2 m
b = 4 m a = 4 m
h

=

2

m
40 kN
D


Figura 1.2.1. Arco a tre cerniere.

8
Si ricorda che data una matrice S, la matrice inversa S
-1
la matrice aggiunta S
agg
divisa per il determi-
nante della matrice S. La matrice aggiunta S
agg
la trasposta della matrice formata con i complementi al-
gebrici degli elementi della matrice S. Il complemento algebrico di un elemento della matrice il deter-
minante della matrice che si ottiene da S eliminando la riga e la colonna cui lelemento appartiene, preso
con segno positivo (o negativo) se la somma degli indici di riga e colonna dellelemento pari (o dispari,
rispettivamente).
9
Ad esempio Excel del pacchetto Office della Microsoft, con il quale stato sviluppato lesempio
che segue.
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11
Adottando quale metodo di soluzione quello generale e calcolando il momento risultan-
te rispetto ai poli A e C rispettivamente si ha
10
:

= + + + +
= +
= +

= +
= +
= +
0 20 2 40 tan 2 4 2
0 20
0 40
0 4 2
0
0
kN m kN m mY mX
kN Y Y
kN X X
BC corpo
mY mX
Y Y
X X
AC corpo
B B
C B
C B
B B
B A
B A


(1.2.3)
In forma matriciale:
[ ]{ } { } 0
80
20
40
0
0
0
0 0 4 2 0 0
1 0 1 0 0 0
0 1 0 1 0 0
0 0 4 2 0 0
0 0 1 0 1 0
0 0 0 1 0 1
=
+

= +
C
C
B
B
A
A
Y
X
Y
X
Y
X
f r S
(1.2.1)
E utilizzando la matrice inversa:
{ } [ ] { }
10
20
10
20
10
20
80
20
40
0
0
0
125 . 0 1 0 125 . 0 0 0
25 . 0 0 1 25 . 0 0 0
125 . 0 0 0 125 . 0 0 0
25 . 0 0 0 25 . 0 0 0
125 . 0 0 0 125 . 0 1 0
25 . 0 0 0 25 . 0 0 1
1

=
+



= =

f S r (1.3.2)
Qualora si fosse in una fase di progetto si potrebbero lasciare come parametri da fissare
di volta in volta le dimensioni a, b, c, h e le intensit (nonch i versi) delle componenti
F
x
ed F
y
. In questo caso le soluzioni via via offerte sono assai agevoli da determinare at-
traverso un calcolatore elettronico
11
.

10
Si ricordi che, per i teoremi trigonometrici sui triangoli rettangoli:
b
h
= tan .
11
Si veda lesempio allindirizzo:
dsg.uniroma1.it/Sorrentino/images/MatriceStatica.xls.
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1.3. Classificazione Cinematica e Statica
Strutture che possono spostarsi e strutture che si spostano
Limitando per il momento lattenzione ai vincoli fissi
12
, si consideri la trave in Figura
1.3.1(a), vincolata con due carrelli ad asse verticale alle estremit A e B, soggetta alla
forza inclinata F applicata in mezzeria. La struttura, considerato il modo in cui vinco-
lata, pu traslare orizzontalmente. Quando una struttura o una sua parte pu subire un
campo di spostamento che la conduce in una nuova configurazione, ossia posizione,
senza violare alcun vincolo detta cinematicamente labile (o non determinata o inde-
terminata). Un campo di spostamento che non vola alcun vincolo detto congruente.
Considerando poi il sistema di forze cui la struttura soggetta altres evidente che sot-
to la componente orizzontale di F lequilibrio non sar possibile, poich non esiste alcu-
na reazione vincolare che vi si possa opporre. Quando lequilibrio non possibile si di-
ce che la struttura staticamente impossibile (o incompatibile).
Come si vedr in dettaglio nel seguito gli stati cinematico e statico sono fra loro per cer-
ti versi indipendenti: il primo infatti considera la possibilit di spostamento, non detto
poi che se una simile possibilit esiste questa necessariamente si realizzi. Ad esempio
una scrivania , normalmente, una struttura cinematicamente labile, poich pu essere
spostata in orizzontale e sollevata. Nondimeno in genere una scrivania rimane ferma,
cio in equilibrio statico, poich soggetta al proprio peso e al peso di quanto vi si poggia
sopra. Si vede quindi come anche le strutture cinematicamente labili possono essere in
equilibrio, non per sotto un qualunque sistema di forze (se spinta la scrivania si spo-
sta), ma sotto alcuni soltanto (le forze di gravit, nel caso della scrivania). Un esempio
di struttura cinematicamente labile ma in equilibrio un qualunque muro di confine: in
genere rimane in piedi, salvo che non sopraggiunga un eccezionale sistema di forze,
magari di origine sismica, tale da provocare limpossibilit dellequilibrio e quindi uno
spostamento. Pi in generale, la quasi totalit delle strutture murarie costituita da si-
stemi cinematicamente labili e in equilibrio statico.
Una maniera rapida di verificare se una struttura cinematicamente labile determinare
i gradi di vincolo G
V
della struttura, sommando le molteplicit di vincolo dei vincoli
presenti. Se i gradi di vincolo sono minori dei gradi di libert G
L
della struttura, la strut-
tura cinematicamente labile. Ad esempio per la trave di Figura 1.3.1(a) si pu osserva-
re che i gradi di vincolo sono due, uno ciascuno per i due carrelli, mentre i gradi di li-
bert sono tre, poich la trave una soltanto ed nel piano (una trave nello spazio a-
vrebbe invece avuto sei gradi di libert).

(a)
L
B
F
A
L
F
A B

(b)
Figura 1.3.1. Trave cinematicamente labile: staticamente impossibile (a) e staticamente (iso)determinata
(b).

12
Vale a dire che impongono spostamenti nulli ai punti dei corpi o rotazioni nulle ai corpi cui sono appli-
cati.
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13
Come si diceva, non detto che una struttura labile non possa essere in equilibrio: se in-
fatti la forza F fosse verticale (vedi Figura 1.3.1(b)) la trave sarebbe in equilibrio stati-
co. Si pu allora concludere che una struttura cinematicamente labile in equilibrio sol-
tanto sotto alcuni sistemi di forze.
La trave di Figura 1.3.2(a) ha tre gradi di vincolo, in A al carrello stata sostituita una
cerniera che ha molteplicit di vincolo due, pertanto si ha:
L V
G G =

(1.3.1)
In questo caso la struttura cinematicamente (iso)determinata, poich nessuno sposta-
mento possibile e la struttura obbligata a conservare la sua configurazione. In questo
caso qualunque sistema di forze (vedi Figura 1.3.2(b)) pu essere equilibrato dalle rea-
zioni vincolari. Per una simile struttura le equazioni cardinali della statica sono suffi-
cienti a determinare tutte le reazioni vincolari, pertanto la struttura si dice staticamente
(iso)determinata. Un sistema cinematicamente e staticamente (iso)determinato detto
isostatico.
bene sottolineare che il solo confronto fra gradi di vincolo e gradi di libert non suf-
ficiente a stabilire se una struttura cinematicamente e staticamente determinata. Ne
un esempio la trave di Figura 1.3.3(a), vincolata da tre carrelli con assi fra loro paralleli.
infatti evidente che bench i gradi di vincolo siano tre, quanti i gradi di libert, nessu-
na reazione vincolare si oppone alla componente orizzontale della forza F. Si pu allora
concludere che luguaglianza fra gradi di vincolo e gradi di libert una condizione ne-
cessaria ma non sufficiente perch una struttura sia (iso)determinata cinematicamente e
staticamente. Nel caso di Figura 1.3.3(b) si osserva invece che se la forza F verticale
vi equilibrio ma le equazioni di equilibrio alla traslazione verticale e alla rotazione non
sono sufficienti a determinare le reazioni vincolari dei tre carrelli.
Quando una struttura cinematicamente labile e i gradi di vincolo uguagliano i gradi di
libert la struttura allora staticamente indeterminata (o iperdeterminata): cio possi-
bile lequilibrio sotto alcuni sistemi di forze, ma le equazioni cardinali della statica non
sono sufficienti a determinare tutte le reazioni vincolari. Daltro canto la struttura detta
iperdeterminata perch esiste uno o pi vincoli non strettamente necessari per
lequilibrio, quando questo esiste.

(a)
L
F
A B

L
F
A B
M

(b)
Figura 1.3.2. Trave cinematicamente e staticamente determinata, o isostatica, sotto due diversi sistemi di
forze.

(a)
L
F
A B C
L
A B C
F

(b)
Figura 1.3.3. Trave cinematicamente labile e staticamente: (a) impossibile, (b) indeterminata.
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14
Si dice anche che una simile struttura ha uno o pi vincoli mal disposti, inefficaci, dege-
neri o mal condizionati: se infatti il carrello in B avesse asse orizzontale la struttura di-
verrebbe staticamente e cinematicamente determinata. cio sufficiente modificare la
disposizione dei vincoli, senza aggiungerne di nuovi, perch la struttura divenga cine-
maticamente determinata.
Altri esempi di strutture con tanti gradi di vincolo quanti di libert, e tuttavia cinemati-
camente labili, sono quelli in Figura 1.3.4. In (a) poich gli assi dei carrelli convergono
tutti nel punto K non possibile lequilibrio alla rotazione rispetto a K (tutte e tre le rea-
zioni passano per il polo), a meno che anche il risultante delle forze esterne passi per lo
stesso punto e non ci siano coppie. Si dice anche che in K presente una cerniera vir-
tuale o ideale, ossia una cerniera fisicamente non presente. In (b) poich lasse del car-
rello converge nella cerniera non possibile lequilibrio alla rotazione rispetto a
questultima, a meno che anche la risultante delle forze esterne non passi per A e non ci
siano coppie.
Poich una struttura cinematicamente labile ha configurazione geometrica non determi-
nata essa anche detta geometricamente instabile.
La trave di Figura 1.3.5(a) ha quattro gradi di vincolo ma soltanto tre gradi di libert.
Poich tutti i vincoli sono efficaci, la struttura cinematicamente (iper)determinata e
staticamente indeterminata (o iperdeterminata o iperstatica). Ci significa che, come
una trave isostatica, essa non subir alcuno spostamento e sar in equilibrio sotto qua-
lunque sistema di forze (vedi Figura 1.3.5(b)) ma, contrariamente a una trave isostatica,
le sole equazioni cardinali della statica, ossia le sole considerazioni di equilibrio, non
sono sufficienti a determinare le reazioni vincolari. Questi sistemi possono essere risolti
soltanto mettendo in conto la deformabilit della struttura e introducendo cos nuove
equazioni.

(a)
L
B
F
A C
K

L
F
A B

(b)
Figura 1.3.4. Travi cinematicamente labili e staticamente impossibili. (a): gli assi dei tre carrelli conver-
gono in un solo punto K, rispetto al quale la trave pu ruotare. (b): lasse del carrello converge nella cer-
niera in A, rispetto al quale la trave pu ruotare.

(a)
L
F
A B
L
F
A B
M

(b)
Figura 1.3.5. Trave cinematicamente determinata e staticamente indeterminata, ossia iperstatica, sotto due
diversi sistemi di forze.
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15

Riassumendo, di fronte ad una struttura e ai suoi vincoli ci si possono porre tre doman-
de:
1. La struttura, o una sua parte, pu subire un campo di spostamento senza violare al-
cun vincolo?
Quando una struttura pu subire un campo di spostamento compatibile con i vincoli es-
sa detta cinematicamente indeterminata o labile. Se invece non pu subire alcuno spo-
stamento, o comunque la sua configurazione assegnata, detta cinematicamente de-
terminata.
2. La struttura in equilibrio?
Se la struttura cinematicamente determinata sar sempre in equilibrio, sotto un qua-
lunque sistema di forze, perch non pu subire alcuno spostamento. Tuttavia una strut-
tura, o una sua parte, che pu subire uno spostamento compatibile con i vincoli, ossia un
sistema cinematicamente labile, non detto si sposti effettivamente. Ci dipender dal
risultante e dal momento risultante agenti (si ricordi lesempio della scrivania).
3. Se la struttura in equilibrio, possibile determinare il valore delle reazioni vinco-
lari mediante le sole equazioni cardinali della statica?
Se una struttura in equilibrio, affinch si possa determinare il valore di tutte le reazioni
vincolari senza mettere in conto la deformabilit della struttura stessa, necessario che
il numero di forze reattive generalizzate incognite non sia pi grande del numero di e-
quazioni di equilibrio indipendenti. Nel caso di Figura 1.3.5 si possono scrivere tre sole
equazioni di equilibrio ma le reazioni vincolari incognite sono quattro. Pertanto la strut-
tura staticamente indeterminata. Quando invece si hanno tante equazioni quante inco-
gnite la struttura staticamente determinata (vedi Figura 1.3.2).
Si pu allora concludere che:
sistemi cinematicamente isodeterminati sono anche staticamente isodeterminati (iso-
statici); tuttavia non vero il contrario: sistemi staticamente isodeterminati possono es-
sere cinematicamente labili.
sistemi cinematicamente iperdeterminati sono anche staticamente iperdeterminati
(indeterminati, iperstatici), ma non vero il contrario poich sistemi staticamente iper-
determinati possono essere cinematicamente labili.
Rimane da sottolineare, come si chiarir in un paragrafo successivo, che sistemi cinema-
ticamente isodeterminati sono sempre congruenti anche quando si considereranno vin-
coli cedevoli, mentre sistemi cinematicamente iperdeterminati possono essere non con-
gruenti, in particolare possono violare il vincolo di rigidit, e quindi essere cinematica-
mente incompatibili.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

16

Analisi della matrice statica (o cinematica)
Le considerazioni ora svolte sulla classificazione statica e cinematica possono essere
sviluppate anche facendo riferimento alla matrice statica [S] dei coefficienti delle forze
reattive generalizzate, raggruppate nel vettore {r}, e al vettore delle forze attive genera-
lizzate, {f}. Con riferimento alla trave in Figura 1.3.1, Figura 1.3.2, Figura 1.3.3 e
Figura 1.3.4, detti
L numero di gradi di libert di ciascun corpo (ad esempio: 3 nel piano, 6 nello spa-
zio)
M numero di corpi
N numero di forze reattive generalizzate incognite
K
0
rango della matrice statica
13

K
1
rango della matrice ottenuta aggiungendo alla matrice statica il vettore unicolonna
delle forze attive generalizzate
si hanno i casi riportati in Tabella 1.3.1, ove LM il numero di gradi di libert del si-
stema. Poich ci che interessa ai fini di questa analisi solo il rango delle matrici anzi-
dette e questo non cambia a seguito di una trasposizione, anzich alla matrice statica si
pu far riferimento anche alla matrice cinematica
14
. La prima infatti la trasposta
dellaltra per la cosiddetta dualit statico-cinematica, ossia per la associazione fra pre-
stazioni cinematiche (ossia componenti di spostamento imposte, nulle o meno) e presta-
zioni statiche (forze vincolari che insorgono quando si tenta di porre in essere compo-
nenti di spostamento diverse da quelle imposte dai vincoli).
Esempi di applicazione ai casi precedenti sono riportati in Tabella 1.3.2, dove il mo-
mento risultante stato calcolato sempre rispetto al punto A, e si ha inoltre L = 3 (tre
gradi di libert nel piano), M = 1 (un solo corpo costituisce la nostra struttura) e quindi
LM = 31 = 3.


13
Si ricorda che il rango di una matrice rettangolare qualsiasi la dimensione della pi grande matrice
quadrata contenuta nella matrice di partenza con determinante non nullo.
14
Per la definizione di matrice cinematica si veda la dispensa del prof. Luis Decanini, Cinematica di si-
stemi di corpi rigidi.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

17

Tabella 1.3.1. Classificazione cinematica e statica nel caso di vincoli fissi.
K
0
< K
1
16
staticamente impossibile (o incompatibile)
17

A B
1)
K
0
< N staticamente indeterminata
B C A
2)
K
0
< LM
15

cinematicamente
labile
(indeterminata)

K
0
= K
1

la struttura in
equilibrio, sotto
il particolare si-
stema di forze
considerato,
ed :
K
0
= N staticamente determinata
B A
3)
K
0
< N
18

staticamente indeterminata
(iperstatica, detta anche
cinematicamente iperde-
terminata)
B A
4)
K
0
= LM
cinematicamente
determinata
(iso- o iperdetermi-
nata)
la struttura in equilibrio, sotto
qualunque sistema di forze,
ed :
K
0
= N
staticamente determinata
(isostatica, detta anche ci-
nematicamente isodetermi-
nata)
B A
5)

15
Si definisce grado di labilit la differenza LM K
0
. Esso indica il numero di vincoli efficaci che necessario aggiungere per rendere il sistema cinematicamente isodetermi-
nato. Il numero di spostamenti, non tutti arbitrari, che possibile attribuire al sistema :
LM K
0
.
16
Per il teorema di Rouch-Capelli.
17
Esistono anche sistemi cinematicamente incompatibili o impossibili: sono quelli cui si assegnano spostamenti incompatibili con la rigidit del sistema. Si veda pi avanti.
18
Si definisce grado di iperstaticit la differenza N K
0
. Esso indica il numero di vincoli che necessario eliminare opportunamente per rendere il sistema cinematicamente iso-
determinato. Il numero di reazioni vincolari, non tutte arbitrarie, che possibile attribuire al sistema :
N K
0
. Le strutture iperstatiche possono essere cinematicamente incompa-
tibili.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

18
Tabella 1.3.2. Classificazione cinematica e statica nel caso di vincoli fissi: esempi di calcolo.
Caso Equazioni cardinali della
statica
Matrice stati-
ca
Matrice statica allarga-
ta

1)
0
2
0
0
=
= +
=
y B
y B A
x
F
L
Y L
F Y Y
F


N = 2
L 0
1 1




K
0
= 2
y
y
x
F
L
L
F
F
2
0
1 1
0 0


K
1
= 3
K
0
< LM (2 < 3)
struttura cinematicamente labile (pu traslare orizzontalmente), tutti i termini di una riga e una
colonna della matrice statica sono nulli
K
0
< K
1

struttura staticamente impossibile (nessuna reazione orizzontale equilibra la forza F
x
)
2)
0
2 2
0
0 0
= +
= + +
=
y C B
y C B A
F
L
Y
L
Y L
F Y Y Y
N = 3
2
0
1 1 1
L
L


K
0
= 2
y
y
F
L L
L
F
2 2
0
1 1 1



K
1
= 2
K
0
< LM (2 < 3) struttura cinematicamente labile (pu traslare orizzontalmente)
K
0
= K
1

struttura in equilibrio sotto questo particolare sistema di forze (non ci sono forze attive orizzon-
tali)
K
0
< N struttura staticamente indeterminata (le sole equazioni di equilibrio non consentono
di determinare il valore di tutte e tre le reazioni vincolari verticali)
3)
0
2
0
0 0
=
= +
=
y B
y B A
F
L
Y L
F Y Y
N = 2
L 0
1 1



K
0
= 2
y
y
F
L
L
F
2
0
1 1



K
1
= 2
K
0
< LM (2 < 3) struttura cinematicamente labile (pu traslare orizzontalmente)
K
0
= K
1

struttura in equilibrio sotto questo particolare sistema di forze (non ci sono forze attive orizzon-
tali)
K
0
= N struttura staticamente determinata (le sole equazioni di equilibrio consentono di de-
terminare il valore di tutte e due le reazioni vincolari verticali)
4)
0
2
0
0
=
= +
= +
y B
y B A
x B A
F
L
Y L
F Y Y
F X X


N = 4
L 0 0 0
1 0 1 0
0 1 0 1



K
0
= 3
y
y
x
F
L
L
F
F
2
0 0 0
1 0 1 0
0 1 0 1


K
1
= 3
K
0
= LM (3 = 3)
struttura cinematicamente (iper)determinata (non pu subire alcuno spostamento)
K
0
= K
1

struttura in equilibrio sotto qualunque sistema di forze
K
0
< N
struttura staticamente indeterminata (le sole equazioni di equilibrio non consentono di determi-
nare il valore di tutte e due le reazioni vincolari orizzontali)
5)
0
2
0
0
=
= +
=
y B
y B A
x A
F
L
Y L
F Y Y
F X


N = 3
L 0 0
1 1 0
0 0 1



K
0
= 3
y
y
x
F
L
L
F
F
2
0 0
1 1 0
0 0 1


K
1
= 3
K
0
= LM (3 = 3)
struttura cinematicamente (iso)determinata (non pu subire alcuno spostamento)
K
0
= K
1

struttura in equilibrio sotto qualunque sistema di forze
K
0
= N struttura staticamente (iso)determinata (le sole equazioni di equilibrio consentono di
determinare il valore di tutte le reazioni vincolari)
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

19

Strutture costituite da pi corpi
Quanto visto fino ad ora trova applicazione anche per le strutture a pi corpi. Ad esem-
pio in Figura 1.3.6 rappresentata una struttura costituita da due corpi vincolati ester-
namente con due cerniere, in A e in D, ed internamente con una cerniera, in C. I gradi di
vincolo sono quindi sei, come sei (32) sono i gradi di libert. Per dimostrare lefficacia
dei vincoli sufficiente scrivere le equazioni di equilibrio. Si adotta il metodo generale
e si assumono i poli A e C per i due corpi rispettivamente:

= +
= +
= +

= +
= +
= +
0 60 6 8
0 60
0
0 12 6
0
0
kN m mY
kN Y Y
X X
CE corpo
mY mX
Y Y
X X
AC corpo
D
D C
D C
C C
C A
C A
(1.3.2)
In forma matriciale si ha:
[ ]{ } { } 0
360
60
0
0
0
0
8 0 0 0 0 0
1 0 1 0 0 0
0 1 0 1 0 0
0 0 12 6 0 0
0 0 1 0 1 0
0 0 0 1 0 1
=

= +
D
D
C
C
A
A
Y
X
Y
X
Y
X
f r S (1.3.3)
Si pu verificare che:
0 48
8 0 0 0 0 0
1 0 1 0 0 0
0 1 0 1 0 0
0 0 12 6 0 0
0 0 1 0 1 0
0 0 0 1 0 1
=

(1.3.4)
6

m

4 m 8 m
5 kN/m
C
12 m
A
B
D
E

Figura 1.3.6. Sistema a due corpi cinematicamente isodeterminato e staticamente isodeterminato (isostati-
co).
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

20
allora evidente che K
0
= LM (6 = 32), quindi la struttura cinematicamente isode-
terminata. Inoltre anche K
0
= N (N = 6), quindi la struttura staticamente isodetermi-
nata. In definitiva la struttura isostatica.
Se invece i punti A e B fossero coincidenti (vedi Figura 1.3.7), possibile verificare che
la matrice statica singolare
19
:
0
8 0 0 0 0 0
1 0 1 0 0 0
0 1 0 1 0 0
0 0 12 0 0
0 0 1 0 1 0
0 0 0 1 0 1
=

0
(1.3.5)
poich la disposizione dei vincoli inefficace. Eliminando la terza riga e la terza colon-
na:
0 8
8 0 0 0 0
1 0 1 0 0
0 1 0 0 0
0 0 1 1 0
0 0 0 0 1
=


(1.3.6)
Pertanto K
0
< LM (5 < 6), quindi la struttura cinematicamente labile. Questa una
condizione che in una struttura a due corpi si verifica sempre quando tre cerniere sono
allineate.
Considerando adesso la matrice statica allargata al vettore unicolonna delle forze attive
generalizzate si ha:
360
60
0
0
0
0
8 0 0 0 0 0
1 0 1 0 0 0
0 1 0 1 0 0
0 0 12 0 0 0
0 0 1 0 1 0
0 0 0 1 0 1

(1.3.7)
che, eliminando la prima colonna, ha determinante diverso da zero:

12 m 4 m 8 m
5 kN/m
C
A = B
D
E

Figura 1.3.7. Sistema a due corpi cinematicamente labile e staticamente impossibile.


19
Nella matrice cambia lelemento S
33
: da -6 a 0. Si ricordi quanto detto nel 1.2: la singolarit della ma-
trice statica ne impedisce linvertibilit.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

21
0 1440
360 8 0 0 0 0
60 1 0 1 0 0
0 0 1 0 1 0
0 0 0 12 0 0
0 0 0 1 0 1
0 0 0 0 1 0
=

(1.3.8)
Quindi anche K
0
< K
1
(5 < 6): la struttura staticamente impossibile.
Di ci ci si pu rendere conto facilmente osservando i diagrammi di corpo libero in
Figura 1.3.8. Per lequilibrio del corpo CE infatti necessario che Y
C
sia diretta verso
lalto. Ma a ci segue che Y
C
applicata ad AC sia opposta e quindi realizzi con Y
A
una
coppia cui X
A
e X
C
non possono opporsi poich hanno braccio nullo. Il sistema quindi
geometricamente instabile (cio cinematicamente labile) e staticamente impossibile.
Tuttavia se al corpo AC fosse applicata una coppia pari a 12mY
C
(180mkN)
20
il sistema
sarebbe staticamente determinato. Si verifica quindi nuovamente che in particolari con-
dizioni di carico anche strutture cinematicamente labili possono essere in equilibrio. I-
noltre ancora si osserva che la sola uguaglianza fra gradi di libert e gradi di vincolo
condizione necessaria ma non sufficiente per lisostaticit: se non si procede con verifi-
che di tipo matriciale necessario dimostrare lefficacia dei vincoli, ossia la loro corret-
ta disposizione. Infine si nota che quando i gradi di libert uguagliano i gradi di vincolo
e tuttavia la struttura si dimostra labile non possibile determinare il valore di tutte le
reazioni vincolari. Nel caso di Figura 1.3.9 non possibile calcolare il valore di tutte e
tre le reazioni orizzontali.

C
5 kN/m
C
YC
D E
A = B
YA
YC
YD
XD
XA XC

Figura 1.3.8. Diagrammi di corpo libero.

12 m 4 m 8 m
5 kN/m
C
A = B
D
E
90 mkN

Figura 1.3.9. Sistema a due corpi cinematicamente labile e staticamente determinato.


20
Lo studente verifichi che intensit e verso della coppia indicata rendono la struttura equilibrata.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

22

Iperstaticit da vincoli esterni e da vincoli interni
Per quanto concerne le strutture cinematicamente e staticamente iperdeterminate, ossia
iperstatiche, rimane da chiarire che tale iperstaticit pu avere origine sia dai vincoli e-
sterni, sia dai vincoli interni, sia da entrambi. Osservando la struttura reticolare
21
di
Figura 1.3.10(a) si osserva che, considerata come un unico corpo, vincolata esterna-
mente con una cerniera e un carrello il cui asse non passa per la prima: quindi isostati-
ca. La struttura poi un quadrato con una diagonale, cio costituita da due triangoli
che non possono cambiare configurazione senza non si deformano le aste: quindi iso-
statica anche per vincoli interni. Si osservi che in assenza dellasta 5 la struttura si tra-
sformerebbe in un quadrilatero articolato, sarebbe cio cinematicamente labile (vedi
Figura 1.3.10(b)). Lequilibrio sotto la forza orizzontale F sarebbe poi impossibile. A
conferma di questo ragionamento si pu osservare che i gradi di libert della struttura
sono 15 (3 gradi di libert di ciascun corpo nel piano 5 corpi) e anche i gradi di vinco-
lo sono 15 (A: cerniera esterna = 2, + cerniera interna che connette tre corpi = 2 (3-1);
+ B: cerniera interna che connette due corpi = 2 (2-1); + C: cerniera interna che con-
nette tre corpi = 2 (3-1); + D: carrello esterno = 1, + cerniera interna che connette due
corpi = 2 (2-1))
22
.

(a)
2
4
L
L
1 3
5
A
B
C
D
F

2
4
L
L
1
B
3
C
A
D
F

(b)
Figura 1.3.10. (a): struttura reticolare isostatica per vincoli esterni e interni. (b): Struttura cinematicamen-
te labile, per lassenza del controvento diagonale e staticamente impossibile, per la presenza della forza F;
potrebbe essere resa isostatica aggiungendo tanto un vincolo interno (lasta 5) quanto uno esterno (per e-
sempio un carrello ad asse orizzontale in C).


2
4
L
L
1
C
3
5
B
A
D
F

Figura 1.3.11. struttura reticolare isostatica per vincoli interni e iperstatica per vincoli esterni.

21
Per la definizione di struttura reticolare si veda la dispensa del prof. Luis Decanini, Strutture reticolari.
22
Altri ragionamenti per dimostrare lisostaticit della struttura considerata sono riportati nella dispensa
sulle strutture reticolari.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

23
Lesempio di Figura 1.3.11 chiaramente ancora isostatico internamente ma non lo
esternamente, perch il carrello in D stato sostituito con una cerniera
23
. Sarebbe cio
ancora possibile determinare con le sole equazioni cardinali della statica le reazioni vin-
colari interne, note quelle esterne. Tuttavia queste ultime non possono essere determina-
te senza mettere in conto la deformabilit del sistema.
In Figura 1.3.12(a) alla struttura reticolare di Figura 1.3.10(a) stata invece aggiunta
unulteriore asta (da B a D). Il sistema quindi sempre isostatico per vincoli esterni, si
possono cio determinare le tre reazioni vincolari dei carrelli mediante le sole equazioni
della statica, ma non lo pi internamente: le reazioni vincolari interne possono essere
calcolate soltanto mettendo in conto la deformabilit della struttura
24
. Ci necessario
anche per le reazioni vincolari esterne nel caso di Figura 1.3.12(b)
25
.
Quando una struttura cinematicamente isodeterminata per vincoli interni, ossia presa
la distanza fra due suoi punti qualunque questa non cambia a seguito di moti rigidi, ed
iperstatica per vincoli esterni (vedi Figura 1.3.13(a)), possibile renderla isostatica sia
eliminando un vincolo esterno (portandola, ad esempio, nella condizione di Figura
1.3.10(a)) sia sopprimendo un vincolo interno (cio unasta, vedi Figura 1.3.13(b))
26
.

(a)
2
4
L
L
1
C
3
F
B
A
D
5
6

2
4
L
L
1
C
3
5
F
B
A
D
6

(b)
Figura 1.3.12. Struttura reticolare. (a): isostatica per vincoli esterni e iperstatica per vincoli interni. (b):
iperstatica per vincoli esterni e interni.

(a)
2
4
L
L
1
C
3
5
B
A
D
F
2
L
L
1
C
3
5
B
A
D
F

(b)
Figura 1.3.13. (a): struttura reticolare iperstatica per vincoli esterni e isostatica per vincoli interni. (b): si-
stema isostatico per vincoli interni ed esterni, ottenuto dal precedente rimuovendo un vincolo interno.

23
Si noti che ancora G
L
= 15, ma G
V
= 16, perch al carrello esterno in D stata sostituita una cerniera.
24
G
L
= 36 = 18, G
V
= (2 + 4) in A, 4 in B, 4 in C, (1+4) in D = 19. Il grado di iperstaticit pertanto pari
a: G
V
- G
L
= 19 18 = 1.
25
G
L
= 36 = 18, G
V
= (2 + 4) in A, 4 in B, 4 in C, (2+4) in D = 20. Il grado di iperstaticit pertanto pari
a: G
V
- G
L
= 20 18 = 2.
26
Come si vedr nel corso di Scienza delle Costruzioni, questa operazione si deve compiere anche quan-
do si intende risolvere la struttura iperstatica. In questo caso al vincolo eliminato sar sostituita la rispetti-
va reazione vincolare.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

24
Un esempio analogo la trave iperstatica di Figura 1.3.14(a). Essa pu essere resa iso-
statica intervenendo sui vincoli esterni, ad esempio trasformando la cerniera in D in un
carrello (vedi Figura 1.3.14(b)). Si badi che non una qualunque modifica dei vincoli
accettabile: se ad esempio si sostituisse la cerniera in A con un carrello avente asse con-
vergente nella cerniera in D (vedi Figura 1.3.15(a)) la struttura diverrebbe cinematica-
mente labile. Ecco perch si dice che un opportuno vincolo, non uno qualunque, deve
essere soppresso.
Unalternativa per eliminare il grado di iperstaticit quella di trasformare lincastro in-
terno, o vincolo di continuit, in un punto C generico in una cerniera interna, tornando
cos al caso di Figura 1.3.6. Anche in questo caso se la cerniera interna fosse posizionata
fra D ed E evidente che lestremit destra della trave potrebbe ruotare attorno ad essa.
Rimane infine da notare che quando la struttura gi isostatica per vincoli esterni,
lunica possibilit per renderla isostatica anche per vincoli interni eliminare un oppor-
tuno vincolo interno. Nel caso in cui sia possibile scegliere fra pi vincoli, convenien-
te scegliere quello che pi semplifica le operazioni di calcolo.

(a)
6

m

12 m 4 m 8 m
A
5 kN/m
C
B
D
E
(b)
6

m

12 m 4 m 8 m
A
5 kN/m
C
B
D
E
Figura 1.3.14. (a): trave iperstatica. (b): pu essere resa isostatica intervenendo sui vincoli esterni (oppure
su quelli interni, trasformando lincastro - o vincolo di continuit interna - in C in una cerniera come in
Figura 1.3.6)
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

25

(a)
6

m

12 m 4 m 8 m
5 kN/m
C
B
D
E
A

(b)
6

m

12 m 4 m 8 m
A
5 kN/m
C
B
D
E

Figura 1.3.15. (a): trave di Figura 1.3.14(a) apparentemente resa isostatica, in realt cinematicamente labi-
le perch lasse del carrello converge nella cerniera. (b): trave di Figura 1.3.14(a) apparentemente resa
isostatica, in realt cinematicamente labile perch lestremit destra verso E pu ruotare attorno alla cer-
niera interna.

Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

26

Strutture cinematicamente incompatibili: cedimenti vincolari in
strutture iperstatiche
I vincoli sono dispositivi che limitano le possibilit di moto. Nellambito dei vincoli o-
lonomi, che vincolano cio la posizione dei corpi, possibile distinguere fra vincoli che
impongono spostamenti nulli e vincoli che impongono spostamenti assegnati. Nei para-
grafi precedenti sono stati esaminati soltanto i vincoli che impongono la nullit degli
spostamenti, i cosiddetti vincoli fissi o non cedevoli. Limitando lattenzione a simili
vincoli quando la struttura cinematicamente iperdeterminata essa anche congruente,
ossia non vola alcun vincolo nemmeno quello di rigidit dei corpi. Se invece si consi-
derano vincoli che impongono spostamenti, cosiddetti vincoli cedevoli ossia che im-
pongono cedimenti vincolari, la struttura cinematicamente iperdeterminata pu divenire
cinematicamente incompatibile o impossibile.
questo il caso della trave doppiamente appoggiata di Figura 1.3.16. In (a) i vincoli
impongono spostamenti nulli e quindi sicuramente congruenti. In (b) la cerniera di de-
stra impone uno spostamento orizzontale x che comporta un allungamento della trave
di pari entit. Tale allungamento una chiara violazione della rigidit della trave. Ne
consegue che le strutture iperstatiche possono essere sede di sforzi anche senza
lapplicazione di forze attive generalizzate, ma soltanto a seguito di spostamenti imposti
cinematicamente incompatibili. Di converso nessun cedimento vincolare pu violare il
vincolo di rigidit delle strutture isostatiche
27
, che quindi non saranno soggette a sforzi
aggiuntivi a quelli derivanti dai carichi agenti. Le strutture isostatiche sono quindi assai
vantaggiose ogni qual volta spostamenti imposti, da cedimenti del terreno o sbalzi ter-
mici, sono probabili e significativi.

(a)
L
A B

L
A B
L'
x

(b)
Figura 1.3.16. Trave iperstatica: (a) con spostamenti imposti dai vincoli congruenti (perch nulli); (b) con
spostamenti imposti dai vincoli non congruenti: violata la rigidit assiale della trave che costretta ad
allungarsi dello spostamento imposto: x = L L.


L
A

B
y


Figura 1.3.17. Trave iperstatica con spostamenti imposti dai vincoli congruenti.

27
Si veda la Figura 1.3.6 nella dispensa del prof. Luis Decanini, Cinematica di sistemi di corpi rigidi.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

27
Non tutti gli spostamenti imposti a strutture iperstatiche sono cinematicamente incom-
patibili. Ad esempio se alla stessa trave doppiamente appoggiata si assegna uno sposta-
mento verticale infinitesimo della cerniera in B ne conseguir una semplice rotazione
(vedi Figura 1.3.17), che non vola la rigidit della trave. Perch ci si verifichi neces-
sario che le N K
0
equazioni di vincolo assegnate in eccesso rispetto allo stato cinema-
ticamente isodeterminato siano scelte opportunamente.

Glossario
Locuzione Sinonimi Definizione
anolonomo di mobilit detto di vincolo che impone restrizioni dirette alle velocit
campo di spo-
stamento
insieme di spostamenti, non un singolo spostamento (ad
esempio linsieme di traslazioni orizzontali che pu subire
la trave di Figura 1.3.1)
cedimento vin-
colare
spostamento imposto da un vincolo alla struttura
cinematicamente
determinata
che ha configurazione fissa
cinematicamente
incompatibile
cinematicamente impos-
sibile
che soggetta a spostamenti incompatibili con il vincolo
di rigidit
cinematicamente
iperdeterminata
iperstatica, geometrica-
mente iperdeterminata
che ha uno o pi vincoli in eccesso rispetto a quelli stret-
tamente necessari per avere configurazione fissa
cinematicamente
isodeterminata
isostatica, geometrica-
mente isodeterminata
che ha un numero di vincoli strettamente necessari per fis-
sarne la configurazione
cinematicamente
labile
cinematicamente inde-
terminata, cinematica-
mente non determinata,
geometricamente inde-
terminata, geometrica-
mente instabile
che pu subire un campo di spostamento compatibile con
i vincoli
congruente che rispetta, compatibile, non viola, i vincoli
grado di ipersta-
ticit
differenza fra il numero dei vincoli semplici e i gradi di
libert della struttura
grado di labilit differenza fra i gradi di libert della struttura e i gradi di
vincolo efficaci (espressi dal rango della matrice statica)
isostatica inter-
namente
detto di struttura che, una volta rimossi i vincoli esterni,
ha tre gradi di libert (pu cio essere considerata come
un unico corpo rigido) e nella quale la soppressione di uno
qualunque dei suoi vincoli semplici interni aumenta i suoi
gradi di libert
olonomo di posizione detto di vincolo che limita la posizione
staticamente
isodeterminata
in equilibrio e con reazioni vincolari determinabili attra-
verso le sole equazioni cardinali della statica
staticamente
iperdeterminata
staticamente indetermi-
nata; staticamente non
determinata
in equilibrio e con reazioni vincolari non determinabili
attraverso le sole equazioni cardinali della statica; che ha
uno pi vincoli in eccesso rispetto a quelli strettamente
necessari per lequilibrio
staticamente
impossibile
staticamente incompati-
bile, ipostatico
non in equilibrio
vincolo olonomo dispositivo che limita la posizione di un corpo, imponen-
do che uno spostamento o sia nullo (vincoli fissi, sempre
congruenti con la rigidit) o assuma un certo valore (vin-
coli cedevoli; se il sistema iperstatico possono condurre
a sistemi cinematicamente incompatibili)

Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

28

1.4. Ottimizzazione strutturale
Si consideri la trave di Figura 1.4.1 lunga 30 m. La trave vincolata isostaticamente da
una cerniera e un carrello con asse non convergente nella cerniera. I vincoli sono appli-
cati ad una distanza di 5m da entrambi gli estremi e la trave soggetta a un carico verti-
cale diretto verso il basso uniformemente distribuito e di intensit 4 kN/m. Si noti che la
trave continua da A ad G.

5 m 5 m 20 m
4 kN/m
A C G B E

Figura 1.4.1. Trave continua su due appoggi uniformemente caricata.

T
N
60 kN 60 kN
4 kN/m
M
10 m
- 20 kN
+ 40 kN
6
0

k
N
- 40 kN
+ 20 kN
N = 0
150 mkN
- 50 mkN - 50 mkN

Figura 1.4.2. Trave continua su due appoggi uniformemente caricata: diagramma di corpo libero e Carat-
teristiche della Sollecitazione.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

29
facile dimostrare, e lo studente incoraggiato a farlo, che le reazioni vincolari e le ca-
ratteristiche della sollecitazione sono quelle in Figura 1.4.2.
Studiando le tensioni interne nelle travi
28
facile verificare che nelle travi snelle le mas-
sime tensioni interne sono quelle dovute al momento flettente
29
. Ipotizzando di utilizza-
re una trave di sezione costante pertanto necessario controllare la sezione, o le sezioni,
in cui il momento raggiunge il valore massimo in assoluto per controllare che il materia-
le di cui la trave costituita non sia sollecitato in maniera eccessiva, ossia troppo pros-
sima alla rottura. Osservando il diagramma del momento flettente possibile notare un
momento massimo al centro della campata pari a 150 mkN mentre un altro valore signi-
ficativo, bench di segno opposto, si ha in corrispondenza degli appoggi in B ed E. Se la
trave ha geometria della sezione costante per lintera lunghezza evidente che sar ne-
cessario dimensionarla in base allo sforzo nella sezione C, mentre in tutte le altre sezio-
ni il materiale sar soggetto a una tensione massima ben inferiore a ci che si ritiene ac-
cettabile. Sarebbe allora utile riuscire a modificare la geometria della struttura, in parti-
colare la lunghezza degli sbalzi AB ed GE, per fare in modo che i momenti in B ed E
siano uguali, in valore assoluto a quello in C
30
.
Questo stato anche lobiettivo assunto da Pier Luigi Nervi nel suo progetto, redatto in-
sieme a Marcel Breuer e Bernard Zehrfuss fra il 1953 e il 1958, per la sede
dellUNESCO (United Nations Educational, Scientific and Cultural Organization = Or-
ganizzazione delle Nazioni Unite per lIstruzione, la Scienza e la Cultura) a Parigi. Ecco
cosa scrive Nervi a proposito della progettazione del palazzo per gli uffici (vedi Figura
1.4.3):
In senso trasversale, la dimensione degli sbalzi, e quindi la luce della campata interna,
sono state determinate in modo da eguagliare tra loro i momenti massimi positivi e nega-
tivi e di conseguenza dato il tipo di solaio a soletta inferiore, ridurre al minimo lo spessore
dei solai. Esisteva infatti un limite di altezza del fabbricato, che vincolava abbastanza
strettamente questa dimensione.
31



Figura 1.4.3. Plastico del complesso dellUNESCO a Parigi: a destra ledificio a Y destinato agli uffici
con due colonne, gli sbalzi laterali e la campata interna.
(dalla pagina: http://www.paris-lavillette.archi.fr/site-forum/2002-2003/unesco.html
consultata il 16/11/2005)

28
Si veda la dispensa del prof. Tocci.
29
per questo che dovendo spezzare un ramo (in termini strutturali: superarne la resistenza) lo si impu-
gna alle estremit con le mani e lo si inflette con il ginocchio. In questo modo sufficiente applicare una
forza assai minore che non tirandolo (sottoponendolo, cio, a solo sforzo normale) o tentando di tagliarlo
con le sole mani.
30
Si sta ipotizzando tacitamente che il materiale di cui la trave costituita abbia comportamento sostan-
zialmente uguale a trazione e compressione.
31
Citato in: Desideri, Paolo, Nervi, Pier Luigi jr, Positano, Giuseppe (a cura di ) 1979. Pier Luigi Nervi.
Bologna: Zanichelli, 54.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

30
Il problema pu essere cos risolto. Detta L la lunghezza della trave, siano D lampiezza
della semicampata interna e a D, con a fattore (per il momento incognito) compreso fra
0 e 1
32
, lampiezza dello sbalzo (vedi Figura 1.4.4). facile dimostrare che le reazioni
vincolari e i diagrammi delle caratteristiche della sollecitazione sono quelli in Figura
1.4.5.

a D a D 2 D
p
E A B C G

Figura 1.4.4. Trave continua su due appoggi uniformemente caricata: determinazione della dimensione
ottimale degli sbalzi laterali.

T
N
p D (a + 1) p D (a + 1)
M
D
- p a D
+ p D
N = 0
-
1
2 p (a D)
p
- p D
+ p a D
2
-
1
2 p (a D)
2
1
2 p D (1 - a )
2 2
p D (a + 1)

Figura 1.4.5. Trave continua su due appoggi uniformemente caricata: diagramma di corpo libero e Carat-
teristiche della Sollecitazione.

32
possibile dimostrare che per a > 1 il momento negativo in qualunque sezione della trave.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

31
Uguagliando, in valore assoluto, i momenti in B e in C si ha:
( ) ( )
( ) 707 . 0
2
2
2
1
2
1
2
1
2
1
2 2
2 2 2
= = =
= =
a D D a
a D p D a p M M
C B
(1.4.1)
Ne consegue che la luce totale pari a:

+ = + + = 1
2
2
2 2 D aD D aD L (1.4.2)
e la dimensione ottimale dello sbalzo, espressa in funzione della luce :
( )
207 . 0
2 2 2
1
1
2
2
2
2
2

+
=

+
=
D
D
L
D a

(1.4.3)
Si noti che tale valore (vedi Figura 1.4.6) indipendente dallentit del carico unifor-
memente distribuito. Adottando lo stesso carico dellesempio di Figura 1.4.1 ma aumen-
tando la dimensione degli sbalzi sino a 0.207 30 m = 6.21 m il valore massimo del
momento (in modulo) si riduce a:
( )
( )
mkN
m
m
kN
pL L
p D a p M M
C B
1 . 77
7 . 46
30 4
7 . 46
2 2 2
2
1
2
1
2 2
2
2
2

+
= = =
(1.4.4)

0.207 L 0.207 L 0.586 L
p
L
E B C G A

Figura 1.4.6. Trave continua su due appoggi uniformemente caricata: determinazione della dimensione
ottimale degli sbalzi laterali.

Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

32
Tale valore meno del 52% (77.1/150 = 0.514) del valore massimo ottenuto preceden-
temente. Se i vincoli fossero stati posizionati allestremit della trave il momento mas-
simo sarebbe risultato uguale a pL
2
/ 8, cio circa sei volte maggiore:
84 . 5
8
7 . 46
7 . 46
8
2
2
=
pL
pL
(1.4.5)
La soluzione di Nervi, ottenuta sfruttando i carichi gravanti sul solaio, si giovata della
possibilit di stabilire a piacimento la posizione dei pilastri. Tuttavia non sempre ci
possibile. Ad esempio se la distanza fra B ed E, cos come la luce complessiva, sono fis-
se non si pu conseguire luguaglianza dei momenti in campata e allappoggio ricorren-
do alle sole forze gravanti. Una soluzione stata per trovata da Riccardo Morandi con
la sua cosiddetta trave bilanciata. Ne applicazione
33
ad esempio il viadotto
dellOlimpica su corso Francia a Roma, realizzato fra il 1958 e il 1960 (Figura 1.4.7).
Poich la luce complessiva da coprire era prestabilita, cos come prefissata era la lar-
ghezza di corso Francia, Morandi aggiunge alle estremit degli sbalzi due tiranti in pre-
compresso in grado di esercitare un momento aggiuntivo. Ecco perch lingegnere ro-
mano era solito riferirsi alla tecnica della precompressione del cemento armato (c.a.)
come a un superamento del concetto dellequilibrio per masse gravanti
34
.
possibile schematizzare la soluzione come segue (vedi Figura 1.4.8). Detta F la forza
incognita, langolo che la retta dazione di questa forma con lasse della trave,
langolo che gli assi di cerniera e carrello formano con lasse della trave, si ha (vedi
Figura 1.4.9):


sin 4
2 1
sin
2
1
2
1
2
1
sin
2
a
a
D p F M M
F D a p
a
D
p D a M D a p F D a M
C B
C B

= =

+ =
(1.4.6)

8.4 m 38.6 m 8.4 m

Figura 1.4.7. Riccardo Morandi: viadotto dellOlimpica su corso Francia a Roma (1958-1960). Prospetto
longitudinale e dimensioni approssimative.

33
Altri esempi in cui Morandi ha usato la trave bilanciata sono: il ponte sul Cerami a Galliano Castelfer-
rato (EN) nel 1954, il ponte Amerigo Vespucci sullArno a Firenze 1954-56, il Quinto Padiglione sotter-
raneo per il Salone dellAutomobile al parco del Valentino a Torino nel 1958-1959, il ponte sul Vella a
Sulmona (AQ) nel 1960-1962.
34
Morandi, Riccardo 1954. Strutture di calcestruzzo armato e di calcestruzzo precompresso. Roma: Li-
breria Dedalo, 11.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

33

Rispetto a una trave semplicemente appoggiata, il momento massimo si riduce per i
contributi degli sbalzi e della forza esercitata dai tiranti, e vale:
4
2
pD
M M
C B
= = (1.4.7)
tanto minore di pL
2
/ 8 quanto pi D minore di L/2. Si noti che il momento ottimale di
equazione (1.4.7) indipendente dallinclinazione del tirante, poich ci che genera
momento la componente di F trasversale alla linea dasse della trave. Naturalmente
quanto pi piccolo sar langolo tanto pi intensa dovr essere la forza F complessi-
va
35
. Ad esempio, considerando la trave di Figura 1.4.1 il momento massimo si riduce a:

E
a D a D 2 D
A
F

B C G
F

p

Figura 1.4.8. Prima schematizzazione statica del viadotto dellOlimpica su corso Francia.

T
N
F cos
M
- F cos - F cos
- {F cos + [pD (a + 1) + F sin] / tan}
F cos
F sin
F sin
YB = pD (a + 1) + F sin
YB / tan
pD (a + 1) + F sin
YB / tan
- [pD (a + 1) + F sin] / tan
D
+ pD
- pD
- F sin
F sin
- (F sin + paD)
+ (F sin + paD)
- aD (F sin + paD )
____
2
- aD (F sin + paD )
____
2
aD ( pD - paD - Fsin)
___ ____
2a 2
p

Figura 1.4.9. Diagramma di corpo libero e Caratteristiche della Sollecitazione.

35
Si noti che linclinazione di cavalletti e tiranti comporta un ulteriore sforzo di compressione della cam-
pata interna, decisamente benefico per la sezione in c.a. (vedi Figura 1.4.9).
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

34

mkN
m
m
kN
pD
M M
C B
100
4
10 4
4
2 2
2
= = = =
(1.4.8)
esattamente due terzi di quello registrato in assenza della forza di precompressione (vedi
Figura 1.4.2).
La ricerca dello sbalzo pi opportuno nel palazzo per uffici della sede dellUNESCO o
della forza di precompressione pi opportuna nel viadotto su corso Francia sono en-
trambe operazioni di ottimizzazione strutturale. Lottimizzazione strutturale si propone
di rendere efficiente una struttura sotto qualche aspetto rispettando al contempo alcune
condizioni. Negli esempi visti si puntava a rendere il momento massimo uguale in cam-
pata e agli appoggi rispettando alcune limitazioni, quali il numero di vincoli o la loro
posizione. Altri obiettivi possono essere la minimizzazione del volume di materiale im-
piegato, del livello generale di sforzo o deformazione, oppure la massimizzazione della
rigidezza. Lottimizzazione strutturale richiede che alcuni parametri della struttura pos-
sano subire un cambiamento (negli esempi: la dimensione degli sbalzi, lintensit della
forza di precompressione) e che sia possibile misurare in qualche modo lefficienza
conseguita (negli esempi: verificando che il momento ottenuto il minimo possibile).
La soluzione di un problema di ottimizzazione, i cui primi esempi risalgono al XVII se-
colo
36
, richiede in genere il ricorso a strumenti matematici pi avanzati di quelli qui uti-
lizzati, come il calcolo differenziale e il calcolo variazionale
37
.


36
Heyman, Jacques 1999. The science of Structural Engineering. London (UK): Imperial College Press,
70.
37
Si veda ad esempio: Haftka, Raphael T., Grdal, Zafer 1992. Elements of structural optimization. 3 ed.
Dordrecht: Kluwer. Il calcolo differenziale usato per la risoluzione dellEsempio 3 nella dispensa del
prof. Cesare Tocci, Le tensioni interne nelle travi.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

35

1.5. Travi di uniforme sollecitazione
Scriveva Galileo nel 1609:
[] Et pure ultimamente ho finito di ritrovare tutte le conclusioni, con le sue demostra-
zioni, attenenti alle forze et resistenze de i legni di diverse lunghezze, grossezze et figure,
et quanto sian pi debili nel mezo che negli estremi, et quanto maggior peso sosterranno
se quello sar distribuito per tutto il legno che in un sol luogo, et qual figura doveria have-
re acci fusse per tutto egualmente gagliardo: la quale scienza mol[to] necessaria nel fa-
bricar machine ed ogni sorte di edifizio, n vi alcuno che ne abbia trattato
38


Per comprendere compiutamente le parole dello scienziato italiano del XVII secolo con-
sideriamo due travi (legni) semplicemente appoggiate di lunghezza L, luna caricata
al centro (in un sol luogo, Figura 1.5.1(a)) da una forza di intensit pL e laltra sog-
getta a un carico uniformemente distribuito di intensit p (Figura 1.5.1(b)). Bench il ri-
sultante di questo carico sia pari proprio a pL, e bench le reazioni vincolari siano ugua-
li per le due travi, le caratteristiche della sollecitazione sono diverse
39
. Considerando un
sistema di ascisse x con origine in A, per ci che concerne il momento flettente della
prima si ha:
( )
( ) ( )

< =

< =
L x
L
x L
pL
x M
L
x x
pL
x M
2 2
2
0
2
(1.4.1)
mentre per la seconda si ha invece:
( ) ( ) ( ) L x x L x
p
x M = 0
2
(1.4.2)
In entrambi i casi facile verificare che il momento massimo si registra nella sezione di
mezzeria. Poich, nelle travi snelle di sezione costante, proprio il momento il principa-
le responsabile del raggiungimento della resistenza del materiale, facile capire che Ga-
lileo aveva ragione a sostenere che tali travi sono pi debili nel mezo che negli estre-
mi. Di ci si fa peraltro esperienza ogni volta che si spezza un ramo trattenendone le
estremit con le mani (i nostri vincoli) e facendo forza con il ginocchio (la nostra forza
concentrata). Salvo difetti interni del legno, il ramo si spezza a met della lunghezza.

(a)
A A B B
pL
p
(b)
L L

Figura 1.5.1. Travi appoggiate soggette a un carico concentrato (a) e a un carico uniformemente distribui-
to di uguale risultante (b).

38
Galilei, Galileo. Lettera ad Antonio de Medici. 11 febbraio 1609, in Galilei, Galileo 1968. Le opere.
Firenze: Barbera, 10: 229. Citato in: Di Pasquale, Salvatore 1996. Larte del costruire. Tra conoscenza e
scienza. Venezia: Marsilio, 42 e in: Becchi, Antonio 2004. Q.XVI: Leonardo, Galileo e il caso Baldi. Ve-
nezia (Italy): Saggi Marsilio, 27.
39
Si verifica nuovamente che possibile sostituire un carico distribuito con uno concentrato soltanto se si
sta valutando lequilibrio di un corpo rigido.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

36
Bench in entrambi i casi di Figura 1.5.1 i momenti siano massimi in mezzeria, i rispet-
tivi valori non sono affatto uguali, sono anzi luno il doppio dellaltro:

= = =
2
2
8
4
2
2
max,
max,
L
x
pL
pL
M
M
o distribuit
o concentrat
(1.4.3)
allora di nuovo corretta laffermazione di Galileo: et quanto maggior peso sosterran-
no se quello sar distribuito per tutto il legno che in un sol luogo.
Come noto, la tensione normale massima
max
(in valore assoluto) nella generica sezio-
ne di ascissa x, vale:
( )
( )
( ) x W
x M
x
min
max
=
(1.4.4)
con W modulo di resistenza della sezione.
Limitando la nostra attenzione alle travi, al fine di ridurre il quantitativo di materiale
impiegato possibile adottare una serie di strategie fra loro non alternative:
1. adottare per la sezione trasversale una forma particolarmente efficiente: ad esempio
quella a doppio T tipica dei profilati metallici
40
.
2. far variare la forma della sezione al variare delle caratteristiche della sollecitazione,
quindi da punto a punto della trave assunta: ad esempio un trave rettilinea di altezza
variabile (esempio illustrato fra breve).
3. variare la geometria della trave: ad esempio una trave ad asse curvo anzich rettili-
neo (vedi paragrafo 1.6).
Ipotizzando di usare un materiale caratterizzato da una tensione normale ammissibile

adm
uguale in modulo sia a trazione che a compressione, escludendo qualunque feno-
meno di instabilit, e assumendo per semplicit che le travi abbiano sezione rettangolare
di base b costante e altezza h variabile, si ha:
( )
( )
6
2
x h b
x W =
(1.4.5)
facile determinare per ciascun legno qual figura doveria havere acci fusse per tut-
to egualmente gagliardo, ossia affinch la sua sollecitazione sia uniforme.

x
hmin
Uniformemente distribuito
Concentrato
L
1.414
1
0

Figura 1.5.2. Altezza minima di travi appoggiate di profondit costante e altezza variabile per far fronte
alle tensioni normali generate da un carico concentrato e da un carico uniformemente distribuito di uguale
risultante.

40
Vedi Tocci, Le tensioni interne nelle travi, 16.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

37
Per la prima trave laltezza minima in ciascuna sezione vale infatti:
( )
( )
( )
( ) x L
b
p
x h
h b
x
pL
x W
x M
x
adm

3
6
2
min
2
max
= = =
(1.4.6)
mentre nel caso del carico uniformemente distribuito si ha:
( ) ( )x x L
b
p
x h
adm
=

3
min
(1.4.7)
Un grafico dei profili delle due travi rappresentato in Figura 1.5.2. Osservando
questultima possibile fare qualche considerazione.
Innanzitutto, bench il rapporto fra i momenti massimi sia pari a due (vedi Eq. (1.4.2)),
il rapporto fra le rispettive altezze minime in mezzeria si riduce alla sola radice quadrata
di due:

= =

=
2
414 . 1 2
2 2
3
2
3
2
2
min,
min,
L
x
L L
L
b
p
L
L
b
p
L
x h
L
x h
adm
adm
o distribuit
o concentrat


(1.4.8)
poich laltezza compare al quadrato nellespressione del modulo di resistenza (vedi Eq.
(1.4.5)).
In secondo luogo una trave, come un qualunque altro elemento strutturale, pu essere di
uniforme sollecitazione soltanto rispetto a un certo sistema di forze, vale a dire sotto una
certa condizione di carico, ma non lo pi se tale condizione cambia. La ricerca
delluniforme sollecitazione allora tanto pi motivata quanto pi una fra le diverse
condizioni di carico rispetto alle quali si progetta lelemento pi vincolante delle altre,
o se fatta con riferimento allinviluppo dei momenti flettenti associati a tali sistemi di
forze. Infine si deve sottolineare che in corrispondenza degli appoggi il momento flet-
tente diviene trascurabile, ma non cos lo sforzo di taglio. Pertanto laltezza della sezio-
ne non potr essere tanto contenuta quanto indicato in Figura 1.5.2.


Figura 1.5.3. Solido parabolico [] tutto egualmente resistente (Galilei, Galileo 1638. Discorsi e dimo-
strazioni matematiche intorno a due nuove scienze attenenti alla mecanica & i movimenti locali. Leida:
Elzeviri, giornata seconda)
41
.

41
Nel caso di una mensola di Galileo di Figura 1.5.3, soggetta a un carico uniformemente distribuito p e
con origine delle ascisse nellestremo libero, si ha:
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

38
La ricerca di una figura che comporti un legno per tutto egualmente gagliardo ha
continuato a interessare Galileo fino agli ultimi giorni della sua vita (Figura 1.5.3), e
continua ad ispirare anche gli architetti dei nostri giorni (Figura 1.5.4).


Figura 1.5.4. Lisbona (Portogallo): Gare do Oriente (Santiago Calatrava, 1993-1998). Passerella pedona-
le: il profilo complessivo delle travi simile a quello di una trave di uniforme sollecitazione soggetta a un
carico uniformemente distribuito (la trave indipendente dallascensore cilindrico posto in mezzeria).

( ) x
b
p
x h
adm

3
min
=

Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

39

1.6. Strutture resistenti per forma
Nelle strutture inflesse snelle a marcare il raggiungimento della resistenza proprio il
momento flettente. Nel caso della trave appoggiata soggetta a un carico uniformemente
distribuito si visto (Eq. (1.4.3)) che il momento massimo funzione lineare del carico
e quadratica della luce. Si potrebbe pensare di far fronte a luci sempre maggiori median-
te sezioni resistenti sempre maggiori. Tuttavia unaliquota del carico p il peso proprio
della struttura, aliquota tanto pi significativa quanto maggiore la luce. Si pu allora
arrivare a un valore della luce, detto luce critica, in corrispondenza del quale la struttura
in grado di far fronte al solo peso proprio.
Via via che la luce diviene sempre pi notevole non possibile far fronte alle tensioni
interne semplicemente adottando una forma efficiente per la sezione (ad esempio a dop-
pio T anzich rettangolare) e facendo variare la forma della sezione al variare delle ten-
sioni (come nella mensola di Galileo). necessario che la geometria dellintera struttu-
ra sia tale ridurre quanto pi possibile le tensioni nel materiale. Tale condizione si con-
segue quando ogni elemento strutturale soggetto soltanto a sforzo normale, caratteri-
stica della sollecitazione che sollecita uniformemente tutte le fibre della sezione trasver-
sale e consente quindi di sfruttare integralmente tutto il materiale impiegato. Una strut-
tura progettata in maniera da essere soggetta al solo sforzo normale detta resistente
per forma
42
. La struttura archetipa soggetta unicamente a sforzo normale la fune: poi-
ch pressoch incapace di resistere a una inflessione, e in grado di opporsi soltanto a un
(eccessivo) allungamento, assume una geometria tale da essere soggetta soltanto a sfor-
zo assiale di trazione. Ecco perch la geometria assunta detta funicolare. Come gi
chiaro a Hooke
43
, se si realizza sotto uno stesso sistema di carichi una struttura specula-
re della funicolare dei carichi si ottiene un arco che sar soggetto a solo sforzo assiale di
compressione
44
.
Parlando del ponte sul Salginatobel di Maillart (Figura 1.6.1), scrive Billington:
Gli archi possono essere caratterizzati dalla forma lungo lasse longitudinale e dalla va-
riazione della sezione. La forma assiale determinata dal carico fisso o carico morto
della struttura. Il criterio centrale di progetto che tutti i punti di ogni sezione trasversale
siano uniformemente sollecitati vale a dire senza momenti flettenti, e ci con un impie-
go minimo di materiale per sopportare il carico morto. Per esempio, un carico morto di in-
tensit uniforme lungo una linea orizzontale richiede un arco parabolico per essere sop-
portato con sforzi puramente assiali e senza momenti flettenti: quando il carico morto
uniforme lungo la curva assiale di un arco allora la forma assiale quella di una catenaria.

42
Si veda la dispensa del prof. Tocci, Introduzione al corso di Statica, cap.3.
43
Nel 1675 Robert Hooke scrisse un anagramma in latino che sciolto recitava: Ut pendet continuum flexi-
le, sic stabit contiguum rigidum inversum, (Come pende una fune flessibile, cos star ma invertito un ar-
co rigido). Citato in: Becchi, Antonio, Foce, Federico 2002. Degli archi e delle volte: arte del costruire
tra meccanica e stereotomia. Venezia: Saggi Marsilio, 137, 258.
44
Tuttavia mentre al variare del sistema di forze la fune cambier geometria sino a essere soggetta a solo
sforzo normale centrato, larco presenta sempre una certa rigidezza flessionale e quindi andr incontro a
qualche momento flettente. Non detto per, come dimostrano le numerose strutture arcuate esistenti, che
non vi riesca a far fronte.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

40
In generale, per ogni configurazione del carico morto pu essere facilmente trovata una
corrispondente curva assiale semplicemente in base alla statica, e tale curva d luogo alla
forma primaria dellarco.
45

Al fine di intendere compiutamente quanto appena riportato, si consideri un arco a tre
cerniere, di luce L e freccia H, soggetto a un carico p, uniformemente distribuito per u-
nit di lunghezza di proiezione orizzontale (Figura 1.6.2).
Determinate le reazioni vincolari esterne e interne, ricaviamo quale deve essere
lequazione che esprime la curva dellarco sotto la condizione che sia nullo il momento
flettente (Figura 1.6.3). Calcolato il momento risultante rispetto alla generica sezione S
di coordinate x e y e annullato il momento flettente M, si ha:
( ) x L x
L
H
y
px
x
pL
y
H
pL
M = = + +
2
2 2
4
0
2 2 8
(1.6.1)
che proprio lequazione di una parabola, rappresentata in Figura 1.6.4. Se M ovun-
que nullo lo sar anche T, essendo il taglio la derivata del momento.


Figura 1.6.1. Ponte sul Salginatobel di Robert Maillart presso Schiers (Svizzera) 1929-1930. Il ponte un
arco a tre cerniere di luce = 90 m e freccia = 13 m.
(Foto di Matthai Kurian, dalla pagina: http://en.structurae.de/photos/index.cfm?JS=8016
consultata il 5 dicembre 2005)

p
L
H

Figura 1.6.2. Arco soggetto a un carico uniformemente distribuito per unit di lunghezza in proiezione
orizzontale.

45
Billington, David 1973. Meaning in Maillart. Bryan, James, Sauer, Rolf (editors). Structures Implicit
and Explicit. Philadelphia: Graduate School of Fine Arts, University of Pennsylvania. Citato in: Cetica,
Pier Angelo (curatore) 1985. Riccardo Morandi ingegnere italiano. Firenze: Alinea, 59.
Per la descrizione della catenaria si veda: Beer, Ferdinand Pierre, Johnston, Elwood Russell jr. 1990. Vec-
tor mechanics for engineers: Statics. 2. SI ed., Singapore et al.: McGraw-Hill, paragrafo 7.9.
Quando il carico morto varia lungo la curva assiale di un arco in maniera che tutte le sezioni siano uni-
formemente sollecitate la forma assiale simile a quella di una parabola molto rialzata (cfr.: Nicoletti,
Manfredi 1999. Sergio Musmeci. Organicit di forme e forze nello spazio. Torino: Testo & Immagine, 9).
Il carico morto il carico permanente, dato dal peso proprio della struttura e di tutte le finiture.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

41
Al fine di avere una prima intuizione della differenza di sezione che ladozione
dellarco parabolico, anzich della trave appoggiata, pu comportare si consideri il se-
guente esempio. Nellarco la sezione pi sollecitata quella dimposta, soggetta alla re-
azione della cerniera pari, in base al teorema di Pitagora, a:
1
4 2 2 8
2
2
2
2
2
+ =

=
H
L pL pL
H
pL
R
(1.6.2)
Assumendo L = 100m, H = 30 m, p = 5 kN/m, e
adm
= 8 MPa, il valore del lato d di una
sezione di forma quadrata vale
46
:
mm
mm
N
m
m
m
m
kN
kN
N
R
d
d
R
A
N
adm
adm
202
8
1
30 4
100
2
100 5
1
10
2
2 2
2 2 3
2

= =
= =

(1.6.3)

p p
y
O x
S
T
M N
pL
8H
2
_______
pL
2

_______
pL
8H
2
_______
pL
8H
2
_______
pL
2

_______ R

Figura 1.6.3. Diagramma di corpo libero e caratteristiche della sollecitazione.

L
H
Uniforme
Lineare

Figura 1.6.4. Archi funicolari di un carico uniforme e di un carico doppiamente triangolare (nullo al cen-
tro).

46
Si trascurato ogni problema di stabilit dellequilibrio. A rigore il risultato ottenuto valido solo per
una fune di uguali caratteristiche geometriche, materiali e di carico.
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

42
Considerando adesso una trave appoggiata di sezione rettangolare di base b pari a d e
altezza h, laltezza minima nella sezione di mezzeria della trave dove il momento mas-
simo vale:
mm
mm
N
mm
m
m
kN
mkN
mmN
b
M
h
h b
L p
W
M
adm
adm
4820
8 202
8
100 5
6
1
10
6
6
8
2
2 2
6
max
2
2
max

= =
= =

(1.6.4)
quasi 24 volte (4820 / 202 23.9) pi alta
47
. Si osservi inoltre che una trave cos alta ha
un peso per unit di lunghezza tuttaltro che trascurabile, superiore al carico che la trave
dovrebbe sopportare
48
.
Se anzich un carico uniformemente distribuito si fosse considerata unaltra configura-
zione del carico morto, ad esempio un doppio carico triangolare (vedi Figura 1.6.5),
lequazione del semiarco di sinistra sarebbe stata:

+ =
L
x x L
x
L
H
y
3 2 4
24
2
2
(1.6.5)
tale da produrre laltro profilo di arco riportato in Figura 1.6.4, pi spostato verso le a-
scisse dove pi intenso il carico. Lesempio vale a chiarire che un arco funicolare per
una certa condizione di carico non lo pi se tale condizione cambia e larco ha una ri-
gidezza flessionale non nulla.

p
L
H
p

Figura 1.6.5. Arco soggetto a un doppio carico triangolare per unit di lunghezza in proiezione orizzonta-
le.

47
Si sta escludendo qualunque instabilit flessio-torsionale, pure da attendersi in una trave con rapporto
altezza-base cos alto.
48
Il peso specifico del legno lamellare circa pari a 6 kN/m
3
, pertanto si ha: 4.817m0.202m6 kN/m
3

5.84 kN/m).
Corso di Statica e Teoria delle Strutture. Luigi Sorrentino. Note sciolte

43
Poich una struttura nel corso della propria vita sempre soggetta a pi condizioni di
carico impossibile realizzare una struttura che, conservando sempre la stessa forma,
sia soggetta soltanto a sforzo assiale. Tuttavia quando una condizione di carico molto
pi onerosa delle altre la struttura pu essere progettata in maniera da essere funicolare
per essa.
questo il caso di tutte quelle strutture nelle quali il peso proprio sia largamente pre-
ponderante rispetto a tutte le altre azioni, come accade per le strutture murarie (nei con-
fronti degli usuali sovraccarichi variabili), nelle coperture di grandi spazi (nei confronti
della neve o del vento), nei ponti di grande luce (nei quali il peso proprio indubbia-
mente lazione pi importante
49
). In effetti nei casi prima richiamati pi frequente os-
servare unarchitettura di linee curve, anzich trilitica o intelaiata.
In tutti gli esempi precedenti (sovraccarichi, vento) le azioni variabili erano indipendenti
dalla massa della struttura. Quando invece si deve far fronte ad azioni proporzionali alle
masse, come quelle sismiche, linsorgere di momenti flettenti significativi inevitabile.


49
Petrangeli, Mario Paolo 1980. Costruzione di Ponti: appunti dalle lezioni. Roma: ESA, 24.