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La mistica prima o dopo le religioni?

In dialogo con Thomas Merton


Se solo non si cerca di esprimere
ci che inesprimibile, allora nulla
va perduto. Ma linesprimibile sar
-ineffabilmente- contenuto in ci
che stato espresso
1
.
L. Wittgenstein
Introduzione
Il titolo di questo articolo intende sollecitare immediatamente la riflessione sul processo mistico, la
sua collocazione e la sua pretesa nellambito del fenomenico delle religioni. La domanda
volutamente provocatoria poich intende sollevare la polvere che si posata nella concezione
diffusa secondo la quale la mistica

un vertice, un maximum, una corona al vertice delle religioni.


La mistica non il risultato di unoperazione ben riuscita ma lelemento costitutivo, confuso e
necessario, senza il quale non si d! il fenomeno religioso. "rocesso e fenomeno introducono nella
loro significazione terminologica gi! ad una prima, fondamentale distinzione. #ccorre puntualizzare
che il processo mistico non legato a esperienze metafisiche, astratte, sganciate dalla realt! ma ad
unesperienza di reale interscambio armonico tra un s antropologico e un $ltro %divino&' si dice
pertanto %processo& poich riguarda il coinvolgimento di due realt! che danno vita ad una
relazionalit! interamente sentita. Il fenomeno religioso che ne deriva collocato in un ambito di
spazio e di tempo ove trova modo di dirsi quel peculiare processo esperienziale. (e, dunque, il
punto di partenza riguarda una realt! antropologica, non possiamo prescindere da essa, anzi questa
diventa criterio essenziale per definire luomo che si muove verso $ltro e per tentare di esplicitare
la peculiarit! della relazione che ne risulta. In questa prospettiva, troviamo unanalisi approfondita
grazie al notevole contributo di )aimond "ani**ar che, nellambito della filosofia della religione,
accenna allesperienza mistica come prima consapevolezza ontologica di un %legame& col +ivino.
La prima consapevolezza di s quella che determina la pluridimensionalit! delluomo che
raggiunge cos, il massimo livello della sua struttura ontica. -uesta possibilit! non unintuizione
intellettuale ma unesperienza nel senso filosofico del termine. passaggio attraverso una porta.
-uando una persona umana cosciente di questa peculiare esperienza come ente /essente0 allora si
manifesta la vera dimensione mistica delluomo, al di l! di ogni possibile divisione in anima e
corpo, in intelletto e volont!. 1+unque, non conosco me stesso ma il mio esser2me3
4
. "er "ani**ar
la mistica vuol dire esperienza del totum. 1Lesperienza mistica lesperienza 5umana6 completa3'
lesperienza dellintera realt! /materia2coscienza2trascendenza0 da parte dellintero uomo /corpo2
anima2spirito0, come egli afferma. 1Le tre dimensioni della realt! tanto nelloggetto quanto nel
soggetto3
7
. -uesta relazione chiamata esperienza e la metafora adoperata da "ani**ar per
esprimerla il %tocco&. la realt! e luomo si toccano e si intra2penetrano. Lesperienza mistica
dunque diretta, priva di mediazione. (i pone, pertanto, la domanda di una possibile esplicitazione
1
"$8L 9:;9L<$::, Lettere di Ludwin !ittenstein con "icordi, tr. it. I )oncaglia, =herubini, >irenze, 1?@A, p.@.
2
Il termine %mistica& inteso nel senso antropologico dentro cui matura una relazione s2$ltro in attesa di un
espressione religiosa.
3
)$I<#: "$:IBB$), #pera #mnia, vol. II, Caca Doo*, <ilano, A11, p. EE.
4
)$I<#: "$:IBB$), #pera #mnia, vol. I, Caca Doo*, <ilano, A11, pp. 14217.
del tocco nel delicato passaggio tra limmediatezza che lo caratterizza ad una mediazione di tipo
verbale e culturale. nasce inevitabilmente la conflittualit! della rottura del %silenzio mistico& per
una sua possibile espressione. La contrapposizione silenzioFparola, tipicamente occidentale, si dilata
maggiormente quando entrano in campo esperienze interiori 2 non espresse 2 con esperienze
esteriori 2 espresse. La parola non va considerata come autogena e autogenerante o come la
massima capacit! espressiva delluomo. Il superamento di questa conflittualit! sarebbe
nellacquisizione che la parola un epifenomeno dentro un fenomeno piG ampio del non2detto.
Lorizzonte si allarga verso un pre2verbale letto erroneamente come silenzio. :on sussiste la
contrapposizione tra silenzio e parola' la cultura antropologica ha aperto un capitolo importante sul
macro fenomeno del pre2verbale studiandolo come %attesa di una espressivit!&. 8tilizziamo una
paradossale equazione di "ani**ar. 9 H e.l.m.i.r.a. 9sperienza /90 costituita di esperienza /e0,
linguaggio /l0, memoria /m0, interpretazione /i0, ricezione /r0, attualizzazione /a0. Il piG importante
elemento di questa equazione lesperienza /e I da non confondere con 90
E
. Lesperienza si trova
allinizio dove si attende e si elabora una possibilit! espressiva' il fondamento del pre2verbale che
precede il linguaggio. Il pre2verbale non qui un minimun del verbale ma un di piG. un %sentire&
per intero un9sperienza fondante. In questo senso, il pre2verbale diventa un grembo piG ricco. il
sentirsi piG del dirsi. "er chiarire analogicamente questo passaggio possiamo trovare un valido
riscontro negli studi condotti in campo psicologico. questa 9sperienza evidente nella relazione tra
la madre e il bambino che non si origina dal momento del parto ma dal momento gestazionale.
Dench non sussista un linguaggio formale, c un interscambio osmotico tra i due attraverso cui si
sentono e si dicono. La madre non ha lidea del bambino e il bambino non ha lidea della madre'
tuttavia, prima di ogni idea e di ogni forma si originano i presupposti di quella che sar! la
comunicazione successiva.
+i riflesso, lesperienza mistica fondata sul pre2verbale, trova la sua modalit! di espressione nelle
religioni che, pur dandone una forma confessionale, non possono esaurire quel mondo piG ampio in
cui si originata. #gni religione contiene questa dimensione suprema come sorgente dei suoi
ulteriori insegnamenti. lesperienza mistica non n un accidente n la corona della religione ma il
suo nucleo vero e proprio.
9sperienza mistica nelle religioni. lineamenti interculturali.
Induismo2 cristianesimo2islJm
:elle culture religiose si fa riferimento a un ritmo, un suono, un grido originale che precede ogni
espressione di parola. 9sso fonda lesperienza relazionale. non la parola a fondamento, ma
unespressione altra, pre2verbale. :el vedismo %aumm&, nellebraismo %dabar&, nellislam %$ul&,
nel cristianesimo %soffio&. si tratta di un ritmo che fonda relazione prima di ogni verbalizzazione.
:elle varie culture verr! tematizzato come estasi, danza sacra, musica sacra, vibrazione originaria,
emozione profonda, armonia. si d! una relazione piena prima ancora di ogni nominazione
dell$ttore che la pone in atto. $nalizzando quanta capacit! relazionale hanno con il Kuttaltro le
forme meta2verbali che fanno parte del non detto, giustifichiamo la mistica come estasi, come
luscire fuori, nel proto2verbale. "ossiamo trovare una riflessione in proposito gi! in sant$gostino
che fa della musica un vettore che conduce allestasi. 1La musica la scienza del misurare
correttamente secondo un ritmo3
6
. Il numerus, ovvero il ritmo, e lactus sentiendi presieduto
dallanima sono lanello di congiunzione fra esteriorit!, interiorit! e fra questultima e la superiore
dimensione spirituale e divina. 8nulteriore immagine ci viene offerta da <. (cheider, il quale
scopre che qualsiasi fenomeno che caratterizza la realt! , e al contempo ha, unessenza acustica, da
lui raffigurata mediante alcune altezze poste in forma circolare, evidenziandone il carattere
5
)$I<#: "$:IBB$), #pera #mnia, vol. I, Caca Doo*, <ilano, A11, pp. 42E.
6
($:K$;#(KI:#, #pera #mnia, +ialoghi II, +e <usica, :uova Diblioteca $gostiniana, =itt! :uova 9ditrice, )oma,
1??, p. ?A.
essenzialmente dinamico della stessa
@
. (cheider elabora il mito cosmogonico in cui presente
lespirazione, il sospiro, il canto, il grido, lurlo, la tosse o il suono di uno strumento musicale. Il
suono fa vibrare e nel fondo della sua risonanza e della sua audizione la realt! comincia ad essere. $
partire da questa premessa possiamo dare uno sguardo minimo 2 ma allargato 2 alla modalit! con la
quale le religioni %ascoltano& e tematizzano la primordiale realt! sonora.
:ella cultura indiana si tematizza come attorno al suono %aumm&, elaborato dalle %panishad, si
fanno corrispondere le singole vocalizzazioni al procedere ascendente e discendente del generarsi
della realt!. La relazione costituita da chi canta il <antra che insegue allinverso tutto il suono
originario attraverso i centri energetici. il suono di alcune parole energia che penetra nelle
dinamiche delluomo e le condiziona, le muove, quasi le potenzia e soprattutto spinge la mente e il
cuore versus %$ltro&
L
.
"er quanto riguarda il cristianesimo, nel testo della ;enesi, la traduzione %+io disse& potrebbe
intendersi come %+io gridM&. la cosmogonia cos, concepita genera relazione nella risonanza della
sua audizione per cui la realt! comincia ad essere. La (acra (crittura tutta piena di visioni sonore
e la parola un epifenomeno di esse, specie nel "rimo Kestamento. La teologia ha spesso
considerato le visioni come mera cultura mitologica. bisogna recuperare il concetto di mito spesso
relegato a una mente arcaica e primitiva, quasi in contrapposizione al prodotto della mente evoluta.
:ella lettura di ". )icoeur, il mito non si oppone al pensiero, anzi ne la sorgente. In dialettica con
la concezione greca di loos /come pensiero rappresentativo di s creato dalla mente0 egli pone il
loos biblico come luogo abitato dal simbolo che non si sottopone alla mediazione del pensiero ma
fornisce un esperienziale immediato. In questo senso il mito contenitore di tutte le potenzialit!
esprimibili che consente immagini e visioni per dire
?
.
LislJm ha per fondamento la rivelazione coranica, parola trasmessa al profeta <uhammad
mediante la voce dellarcangelo ;abriele. La salmodia del =orano al centro delle pratiche
religiose islamiche, dunque, la lettura del Libro (acro assume flessioni musicali nella liturgia. 8na
particolarit! accede al samJ dellislJm sufita che traduce il verbo %audizione&. il percettore
accompagna con la danza il ritmo musicale ai fini di non abbandonarsi ad esso e dominare ogni
sorta agitazione. Il buon uso del samJ consiste proprio nella sublimazione della trance per arrivare
alle soglie dellestasi. uno stato di annullamento di s in una realt! $llahista. N interessante notare
come la danza sacra riproduca in un microcosmo rituale il moto rotatorio degli astri e degli angeli
che accompagnano il movimento dellintera creazione intorno a +io. $ltamente simbolica,
altamente spirituale, questa danza lespressione stessa della realt! divina nella realt! fenomenica
di un mondo creato in cui tutto, per sussistere, deve ruotare.
Lobiettivo che si pone la presente analisi interculturale non affatto una comparazione volta ad una
omologazione nella pretesa di trovare una comunanza religiosa, n di esporre una pluralit! di
concezioni da un mero punto di vista fenomenologico. Lesposizione interreligiosa non dovrebbe
mai essere volta al sincretismo o allesclusivismo ma allinclusivit!. In questo caso parliamo di
mistica come territorio originante di ogni religione che incontra la difficolt! a evolversi
storicamente, istituirsi in una forma confessionale. La parola dopo la pre2verbalit! cos, come le
religioni sono dopo la mistica. entrambi /parola e religioni0 racchiudono labisso vertiginoso del
non dicibile. =ome e quanto riescano a contenere il non detto non sta nel conoscere quel non detto
/non sarebbe comunque conoscibile se non esprimibile0, ma nellacquisizione che da quel germe
prezioso si origina una pianta stabile. =ome la matematica si origina in una retta che non puM
contenere linfinito mondo dei numeri, cos, le religioni, tutte, nascono in un linguaggio che non
contiene per intero un infinito mondo mistico.
Khomas <erton. mondo zen, nessuna parola.
7
<$)I8( (=O9I+9), &l sinificato della musica, )usconi, <ilano, 1??L.
8
;I8(9""9 )IPP$)+I, Luomo interroa se stesso, "ime 9ditrice, "avia, A1, p. E.
9
"$8L )I=#98), &l simbolo d a pensare, 9d. <orcelliana, Drescia, AA.
Le religioni del libro fondate sulla parola spesso non hanno previsto lorizzonte ampio su cui
poggiano. con la "arola non possiamo dedurre lidea di +io perch non capace di dirLo, n di
tenerLo dentro, n tenere tutta la relazionalit! tra Lui e la storia. $l riduttivismo linguistico e
strutturale delle religioni troviamo una tenace contrapposizione dal compianto <erton che tenta di
penetrare le grandi illuminazioni del buddismo, in particolare del buddismo zen. Linsegnamento di
cui <erton ha fatto tesoro stata limpossibilit! di classificare lo zen dentro una forma, una
struttura e un linguaggio. La sua domanda di principio infatti . %si puM considerare lo zen negli
schemi di unantropologia strutturalisticaQ&
1A
. "er dare una risposta negativa al quesito egli utilizza
una metafora di uno scrittore zen, Pen*ei (hibaRama
la coscienza zen paragonata ad uno specchio, questo senza io e senza mente, se arriva un fiore
riflette un fiore, se arriva un uccello riflette un uccello, mostra bello un oggetto bello, brutto un
oggetto brutto, non ha mente discriminante, n coscienza di s
11
.
La coscienza zen non distingue n inquadra ciM che vede in termini di schemi sociali e culturali,
dice <erton, fintantoch si distingue, si giudica, si categorizza non si fa altro che sovrapporre
qualcosa al puro specchio. <a che cos la coscienza zenQ -ui si dividono i mondi orientali e quelli
occidentali. La coscienza zen si caratterizza con unesperienza immediata che va al di l! della
consapevolezza riflessiva' non 1coscienza di S ma pura coscienza3 nella quale il soggetto
scompare
1
. -uesta forma di coscienza assume un tipo di autoconsapevolezza diversa da quella
dellio pensante cartesiano. <erton fa una valutazione della coscienza moderna occidentale
permeata dal cogito cartesiano che, a partire dallio2penso, misura, stima, chiarifica e distingue la
realt!. Luomo, tuttavia, vive anche di un altro s che va al di l! della propria prigione soggettiva,
oltre la bolla solipsistica della consapevolezza. quella metafisica che non ha origine dal soggetto
pensante ma dall9ssere. :el mondo zen la passione (at, lessere, la vera ricerca /ricerca non
sapienza0. chi sono ioQ Il fine non arrivare a sapere %chi sono io& da un punto di vista logico, ma
immergersi nella propria esistenza in modo che sia possibile assaporarla, %esserla&. Labilit! zen
ricca di 'oan, non infatti unabilit!, n una spiegazione, n unideologia, n una teologia, n una
mistica. #gni tentativo di appioppargli unetichetta come %panteismo&, %quietismo&, %religione&,
%meditazione& fallisce. La mentalit! orientale sembra illogica e lo . #sho in proposito sostiene che
la stessa insistenza sulla meditazione illogica perch la meditazione afferma che puoi conoscere
solo quando la mente, il pensiero vengono abbandonati e ti immergi nel tuo essere in modo cos,
totale che non resta nemmeno un pensiero a disturbarti
14
. =ompare qui la distanza tra lio cartesiano
e il vuoto della mente che apre allilluminazione. Il buddismo, tuttavia, non cerca di capire
lilluminazione di Duddha. 1se incontri Duddha, uccidiloT 3
17
. Il grande ostacolo alla comprensione
del buddismo e dello zen sta nellinsistenza violenta e occidentale a fermare lattenzione non
sullesperienza buddista, che essenziale, ma sulla spiegazione, che accidentale e che lo zen anzi
considera spesso banale. La meditazione buddista, soprattutto quella dello zen, non cerca di
spiegare ma di prestare lattenzione, consapevolezza. 9cco perch lo zen nessuna parola. un certo
tipo di coscienza al di sopra e al di l! dellinganno delle formule verbali. Inesorabile, <erton
afferma. 1sarebbe bene aprire gli occhi e guardare3
1E
. lo zen non spiega nulla, non dice parole. Uede
soltanto. Lo zen delude la mente egocentrica e pratica, logica e razionale. (orprendente la metafora
di <erton del trillio della sveglia. lintuizione pra(na non un postulato di ragionamento ma un
avvertimento, simile alla scossa di una sveglia, che insiste sul guardare e smettere di pensare. Il
linguaggio usato dallo zen in un certo senso un antilinguaggio, anzi lo zen usa il linguaggio contro
10
KO#<$( <9)K#:, Lo )en e li uccelli rapaci, ;arzanti, <ilano, 1?@A, p. 11.
11
&vi, p. 1V.
12
&vi, p. 4.
13
#(O#, *on te e sen)a di te, #scar <ondadori, <ilano, A17, p. @?.
14
(O8:)W8 (8P8BI, Mente )en, 8baldini 9ditore, )oma, 1?@V, p. 1A4.
15
KO#<$( <9)K#:, Lo )en e li uccelli rapaci, ;arzanti, <ilano 1?@A, p. 174.
il linguaggio per demolire i preconcetti e distruggere la realt! fittizia della nostra mente affinch
possiamo vedere direttamente. Lo zen dice, come ammoniva Wittgenstein. 1non pensare, guarda3.
=on lespansione della coscienza si raggiunge uno stato di realizzazione superconscia e metaconscia
nel quale il soggetto e loggetto si fondono. questa realizzazione o illuminazione si chiama nirvana.
$ questo punto <erton espone elegantemente il fraintendimento occidentale o di alcune scuole
filosofiche che malamente hanno tradotto il buddismo come apatheia o come religione negatrice del
mondo. il problema di un %io che non io& non si traduce come un io alienato o regredito che si
sottopone ad una somma di negazioni per estinguersi. :on c una volont! individuale che vuole
raggiungere lestinzione ma un teleos di orientamento di senso. il s sul filo del rasoio, impassibile
per vedere.
Lo zen puM offrire un linguaggio capace di entrare nellesperienza mistica, ma lunica 9sperienza
che, in effetti, non trova modo di dirsi e di confinarsi in una struttura religiosa' per lo zen dal
momento che il fatto tradotto in una definizione falsificato. <erton ammonisce. 1si cessa di
afferrare la nuda realt! dellesperienza e si afferra in sua vece una forma di parole3.
1V
"er cui,
lattenzione sullo zen in dialogo con Khomas <erton merita uno spazio, seppur ridotto, in questa
esposizione perch non prima o dopo le religioni, ma oltre. Lo zen non classificabile come
religione' , infatti, separabile da ogni matrice religiosa e potrebbe fiorire sul terreno delle religioni
non buddiste o di nessuna religione. una verit! scandalosa che di solito si preferisce occultare o per
lo meno rendere piG relativa.
=onclusioni. mistica I religioni I <istica
Le attenzioni sul minuscolo e sul maiuscolo dei termini non sono una casualit! ma sintetizzano con
una astuzia grafica i passaggi che stanno in mezzo alle religioni.
La mistica il macrofenomeno del pre2verbale in cui matura lio 2 antropologico 2 Ku 2 +ivino' la
religione il momento della verbalizzazione e della significazione espressiva della realt! mistica' la
<istica la terzialit! che coniuga dettoFnon detto filtrata dalla religione e che vive dentro la
dialettica dei due poli. In conclusione, la mistica non visibile in quanto il suo senso viene
elaborato allinterno di una religione, la <istica visibile nel fenomenico sollecitando interesse
perch un detto insufficiente e non compiuto. 8sando una metafora di ). "ani**ar 2 da lui sempre
amata 2 del cerchio il cui centro ovunque e la cui circonferenza da nessuna parte, si potrebbe dire
che il centro delle religioni la mistica e la circonferenza la <istica.
Leccezione lo zen. n cerchio 2 n centro 2 n circonferenza, n mistica 2 n religione 2 n
<istica.
<oscariello +aniela /(tudente dell I(() di "avia I Uigevano0
16
KO#<$( <9)K#:, Lo )en e li uccelli rapaci, ;arzanti, <ilano, 1?@A.