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Comunit Montane Alta Valtellina e Valtellina di Tirano

FENOMENI DI COLATA DETRITICA



Seminario di Approfondimento
Sondrio 14-16 Aprile 2010







CRITERI DI PROGETTO
DEGLI INTERVENTI DI STABILIZZAZIONE
Indagini, analisi e verifiche anche ai sensi della attuale normativa

M.Grisolia* I.P.Marzano** E.Leder**












*Prof. Ing. Massimo Grisolia
Ordinario di Geotecnica
Ingegneria Universit di Roma, Sapienza
e-mail: massimo.grisolia@uniroma1.it
**Dipartimento Idraulica Trasporti e Strade
Via Eudossiana 18 00184 Rome (Italy)



M. Grisolia I.P.Marzano E.Leder - Criteri di progetto degli interventi di stabilizzazione

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1. Il progetto degli interventi di stabilizzazione di frane
Gli interventi di stabilizzazione dei pendii hanno evidentemente lo scopo di eliminare
situazioni di pericolo attuale (frane in atto) o temuto (possibilit che avvenga una frana), oppure di
limitare le conseguenze di una frana avvenuta. Nel termine intervento sono compresi anche
eventuali provvedimenti normativi e legislativi che regolano luso del territorio in corrispondenza
di pendii considerati instabili.
Il progetto riguarda la scelta ed il dimensionamento di quell'insieme di opere atte a garantire
che il rischio di frana sia minore di un valore prefissato, considerato ammissibile. Ci comporta una
progettazione delle opere, analogamente a quanto avviene in altri interventi di ingegneria
geotecnica, basata sulla identificazione del problema e sulle finalit che si intendono perseguire.
Per quanto concerne i pendii naturali le NTC 2008 affermano: Il progetto degli interventi di
stabilizzazione deve comprendere la descrizione completa dellintervento, linfluenza delle modalit
costruttive sulle condizioni di stabilit, il piano di monitoraggio e un significativo piano di gestione
e controllo nel tempo della funzionalit e dellefficacia dei provvedimenti adottati. In ogni caso
devono essere definiti lentit del miglioramento delle condizioni di sicurezza del pendio e i criteri
per verificarne il raggiungimento. (6.3.5 NTC).
Affinch la decisione di intervenire e la scelta del tipo e della dimensioni delle opere per
stabilizzare un pendio siano motivate e giustificate, le condizioni di stabilit del pendio devono
essere note in tutti gli aspetti geologici, geo-morfologici e climatici, genesi e storia del pendio,
caratteristiche meccaniche dei terreni interessati, distribuzione delle pressioni interstiziali, etc..
Nellottica di un ordinario processo ideale di progettazione geotecnica, il fenomeno
franoso, potenziale o in atto va quindi interpretato e modellato con riferimento ai caratteri
geotecnici intrinseci ed ambientali che ne regolano le condizioni di equilibrio derivanti in generale
dalla interpretazione preliminare di specifiche indagini.
In molti casi tuttavia, specialmente in situazioni geologiche e geotecniche complesse, la
caratterizzazione geotecnica dei terreni ed i caratteri meccanici e cinematici del movimento e, di
conseguenza, i modelli previsionali relativi risultano affetti da gravi incertezze. Il problema si
presenta tanto pi difficile quanto pi esteso il volume di terreno interessato dal fenomeno. La
progettazione geotecnica deve essere in generale sviluppata in modo articolato,tale da consentire
l'utilizzazione delle informazioni via via acquisite soprattutto durante il corso dei lavori.
La scelta ed il dimensionamento dell'intervento hanno pertanto i caratteri di ricerca
applicata, molto pi spiccati di quelli che si hanno in altri settori dell'Ingegneria geotecnica. Per un
corretto inquadramento di un progetto, utile fare riferimento ai seguenti passi procedurali.
- Fattori che condizionano le scelte di progetto
- Tipi di intervento
- Criteri di dimensionamento

2. Fattori che condizionano le scelte di progetto
I principali fattori che condizionano le scelte di progetto comprendono la condizione di
stabilit attuale del pendio, il tipo di frana, le dimensioni e la velocit della frana stessa, le
condizioni ambientali fisiche e socio-economiche, gli effetti collaterali dellintervento ed infine le
disponibilit economiche e tecnologiche.


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2.1 Condizioni di stabilit attuali del pendio
Dal punto di vista dello stato del pendio possono essere distinti i seguenti tre casi elementari.

2.1.1 Frane temute
Sono le frane di primo distacco o quelle per ripresa del movimento di frane quiescenti. Il
pericolo di franamenti si desume dai caratteri geometrici del pendio (forme, altezza e pendenza) in
relazione alle caratteristiche geotecniche dei terreni nonch dalla presenza di tracce di altri dissesti;
gli interventi avranno in questi casi i caratteri di interventi preventivi.

2.1.2 Frane in atto
Rappresentano le situazioni pi interessanti dal punto di vista pratico ed applicativo. Sono
caratterizzate dal verificarsi, di spostamenti in superficie pi o meno grandi, spesso segnalati ed
accompagnati da dissesti su opere e strutture. Assumono eccezionale interesse quando coinvolgono
centri abitati.

2.1.3 Frane avvenute
Volumi di terreni in fase di quiescenza o stabilizzate per le quali dovranno essere individuati
intereventi di sistemazione. Sono pendii in condizioni di sicurezza prossime alle condizioni limiti di
equilibrio. I terreni interessati presentano condizioni di materiale rimaneggiato e, in generale, pu
essere presunta la presenza di una struttura di scorrimento, caratterizzata da valori minimi o
residuali della resistenza al taglio.

2.2 Tipo di frana
I tipi di frana sono numerosi e complessi in funzione delle caratteristiche strutturali e
meccaniche dei terreni, delle forma del pendio, delle caratteristiche idrauliche ecc.
possibile tuttavia individuare alcuni tipi semplici ai quali possono essere riportati, con
buona approssimazione, la maggior parte dei fenomeni di instabilit.
La classica classifica di Varnes (1978), distingue sei classi di movimento, cos come
riportato in Tabella 1. A sua volta ognuna di queste classi, ad eccezione delle frane complesse,
suddivisa secondo il tipo di materiale interessato dal fenomeno franoso.

Tabella 1 Classifica classi di movimento dei movimenti franosi, Varnes (1978).
Tipo di materiale (prima del movimento)
Terreno sciolto
Tipo di movimento
(Varnes, 1978) Ammasso roccioso
Detrito Terra
Crolli (a) crollo di roccia crollo di detrito crollo di terra
Ribaltamenti (b)
ribaltamento di
roccia
ribaltamento di
detrito
ribaltamento di terra
Rotazionali
scivolamento
rotazionale di roccia
scivolamento
rotazionale di detrito
scivolamento
rotazionale di terra Scivolamenti
(c)
Trasversali
scivolamento
trasversale di roccia
scivolamento
trasversale di detrito
scivolamento
trasversale di terra
Espansioni laterali (d)
espansione laterale
di roccia
espansione laterale
di detrito
scivolamento
laterale di terra
Colamenti (e) colamenti di roccia colamenti di detrito colamenti di terra
Frane complesse (f)

Nelle figure seguenti sono riportati alcuni schemi tipici semplificati di frane.

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Figura 2.1 - Schema dello sci volamento trasversale in presenza di roccia e caso reale. Coinvolgimento di
grandi blocchi di roccia, presenza di superficie di scorrimento al di sotto della massa in movimento.


Figura 1.2 - Schema sci volamento rotazionale e caso reale. possibile notare la superficie di scivolamento di
forma circolare.


Figura 2.2 - Schema sci volamento traslazionale e caso reale di sci volamento trasversale di detrito.

Figura 2.4 - Schema di frana di crollo. Movimento istantaneo di rocce, separate lungo fratture o piani di taglio e
caso reale.
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Figura 2.5 - Schema di Colata detritica (Debris Flow) e caso reale. Quindici (SA).

Figura 2.6 - Schema di colata .


Figura 2.7 - a) Schema del fenomeno di Creep: movimento lento causato da una forza di taglio interna sufficiente
a causare deformazione ma insufficiente a provocare il distacco.
2.3 Dimensioni e velocit della frana
La dimensione della frana condiziona l'efficacia dell'intervento ed, in molti casi la possibilit
di intervenire. Con frane medie o piccole vi maggiore possibilit di intervenire rispetto a frane che
coinvolgono milioni di metri cubi.
La velocit del moto pu impedire l'esecuzione di interventi e la stabilit delle stesse opere
di stabilizzazione. L'intervallo di valori di velocit entro i quali e' possibile intervenire molto
ristretto. In particolare, per velocit molto basse (v<1 m/anno), la convenienza e l'efficacia degli
interventi appaiono molto dubbie e gli spostamenti possono in genere accettati, salvo casi
particolari, da opere e manufatti.
Se la velocit risulta maggior di qualche m/ora, sono possibili solo interventi di pronto
soccorso per garantire la pubblica incolumit e contenere i danni. E' evidente che in questi casi e'
necessario agire in modo da evitare che la frana avvenga e, dopo l'evento, per sistemare la zona
franata.
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Varnes (1958) riporta una suddivisione in classi di velocit delle frane. Hungr (1981) sulla
base delle storie documentate di casi ha proposto (Tabella 2) una suddivisione in sei classi di una
convenzionale scala di dannosit.

Tabella 2 - Scala di dannosit di Hungr (1981).
CLASSE
DESCRIZIONE DEI DANNI
(Hungr, 1981)
DESCRIZIONE DEL
MOVIMENTO (Varnes, 1978)
VELOCITA'
I
II
III
IV
VI
V
10.000
100
1
0,01
0,001
0,01
1
10
10
4
Qualsiasi tentativo di porsi in
salvo impossibile
Perdita di vite umane;
l'evacuazione completa della
popolazione impossibile
L'evacuazione della
popolazione possibile;
distruzione di immpbili e di
installazioni permanenti
Parziale danneggiamento di
innstallazioni provvisorie
Possibilit di intraprendere
lavori di rinforzo e restauro
Possibili accorgimenti costruttivi
per mantenere la funzionalit di
tutte le installazioni permanenti
Estremamente rapido
Molto rapido
Rapido
Moderato
Lento
Molto lento
Estremamente lento
m
/
s
e
c
m
/
a
n
n
o
Scala di dannosit delle frane
Velocit della frana


Nelle classi I e II sono comprese valanghe e frane di roccia o di materiali detritici. Le
classi V e VI comprendono i movimenti lenti o lentissimi. Esu (1985) con riferimento a Hungr ha
collegato su basi empiriche la scala della dannosit a indicazioni sulla fattibilit e sulla efficacia di
interventi di stabilizzazione (Figura2.8).

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1
2
3
4
5
6
1 10 10 10 10 10 10 1
1
2
3
4
5
6
-2 2 4 -2 2 4
VELOCITA'
(mm/anno)
VELOCITA'
(m/sec)
30 cm/g 0,02 m/sec
3 mm/g 30 cm/g 4 km/h
MOVIMENTI
LENTI E
LENTISSIMI
MOVIMENTI VELOCI
MOVIMENTI
VELOCISSIMI
C
L
A
S
S
E

C
L
A
S
S
E

FRANE PERMANENTI IN
MOTO STAZIONARIO
(secoli o anni)
FRANE TEMPORANEE
DI MEDIA E BREVE
DURATA
(mesi o giorni)
FRANE PERMANENTI DI
DURATA BREVISSIMA
(minuti o secondi)
INTERVENTI CON
EFFICACIA DUBBIA;
POSSIBILE
ADEGUAMENTO DEI
MANUFATTI
INTERVENTI DI EMERGENZA;
POSSIBILI INTERVENTI
PREVENTIVI E DI RIPRISTINO
POSSIBILI SOLO INTERVENTI
PREVENTIVI E DI RIPRISTINO
INTERVENTI EFFICACI

Figura 2.8 - Scala di dannosit delle frane (Hungr, 1981) con indicazioni del tipo e dellefficacia degli interventi di
stabilizzazione.

Come si vede, per frane molto lente la convenienza e lefficacia degli interventi di
stabilizzazione appaiono dubbi, mentre per le frane molto veloci (classe 2 e 3) durante il movimento
della frana sono possibili solo interventi di urgenza per garantire la pubblica incolumit e cercare di
limitare i danni.
Nei fenomeni di debris flow (colate di detrito e di fango), avviene che suolo, roccia e
vegetazione si combinano con lacqua fino a formare una massa semifluida che fluisce verso valle
con velocit variabile ma che pu assumere una rapida evoluzione e conseguenze gravissime.
Sono di seguito riportate in Figura 2.9 le possibili velocit in vari tipi di colata.

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colate
flussi
granulari
colate di
fango
colate di
detrito
flussi
granulari
valanghe di
detrito
colate di
terra
soliflusso
creep
400km/ora
100km/ora
1km/ora
100m/ora
1m/ora
1m/giorno
1m/anno
1cm/anno
V
e
l
o
c
i
t

40% 20% 0%
% acqua
flusso torrentizio

Figura 2.9 - Indicazione schematica delle possibili velocit in vari tipi di colata sedimentaria.

2.4 - Fattori contingenti e ambientali (Fattori non geotecnici)
Questi fattori sono numerosi ed estremamente vari. Basti per tutti prendere in considerazione
il caso di un franamento che interessa una zona urbanizzata e/o di notevole valore artistico ed
ambientale. In questi casi l'intervento sar fortemente condizionato da motivi di urgenza, ed
influenzato dalla spinta emotiva del problema sociale od ambientale che potrebbe far agire in modo
non completamente razionale dal punto di vista della sola ingegneria geotecnica.



Figura 3 - Veduta della rupe su cui poggia la citt di Orvieto.
2.5 - Effetti collaterali
In alcune situazioni gli interventi di stabilizzazione potrebbero avere ripercussioni negative
sull'ambiente. A questo proposito possono essere ricordati, a titolo di esempio, fenomeni di
subsidenza legati ad effetti di consolidazione dei terreni in seguito a modifiche del regime delle
pressioni neutre oppure, ad inquinamento di falde idriche a seguito di immissione nel terreno di
sostanze chimiche e comunque potenzialmente inquinanti.

2.6 - Costi
superfluo, in questa sede, sottolineare l'influenza dei costi che vanno attentamente
commisurati non solo a quello dellintervento iniziale ma anche a quelli di eventuale integrazione e
ripristino e di manutenzione .

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3. Tipi di intervento
Una suddivisione degli interventi pu essere fatta con riguardo al loro modo di agire,
distinguendoli in tre categorie:
- interventi diretti ad evitare il problema;
- interventi diretti a diminuire lintensit delle forze ribaltanti o ad aumentare lintensit di
quelle resistenti.
- interventi di protezione.


3.1 Interventi miranti a evitare il problema

3.1.1 Limitazioni duso, vincoli
Da adottare nei casi in cui i caratteri delle frane non consentono interventi di stabilizzazione
di basso costo e di sicura efficacia. Non hanno evidentemente controindicazioni, se non quelle
legate alla perdita di valore delle aree vincolate che va specificatamente considerata.

3.1.2 Asportazione del materiale in frana
E' possibile se la frana ha dimensioni modeste e pu essere adottato anche come intervento
durgenza. Adatto nel caso di frane di crollo e ribaltamento temute (disgaggio di blocchi) e per
frane di scorrimento avvenute.

3.1.3 Superamento della frana con manufatti
E' una soluzione teoricamente sempre possibile, compatibilmente con la larghezza del corpo
di frana da superare, adottata soprattutto nel caso della costruzione di strade o altre strutture lineari
nelle regioni franose. In questo caso il tracciato sviluppato su manufatti (viadotti o gallerie) che
superano la frana interessando le zone pi stabili. Le controindicazioni a questo tipo di soluzione
derivano dal costo e dalla delicatezza dei manufatti. Eventuali dissesti causati dallampliarsi della
frana, comportano infatti la necessit di ricorrere a soluzioni di costo elevato per ripristinare lopera
(rifacimento del manufatto o varianti di tracciato).

3.2 - Interventi miranti ad aumentare le forze resistenti e/o ridurre le forze motrici
3.2.1 Scavi e riporti
Importanti sono gli interventi che cercano di dare al pendio una configurazione pi stabile,
ad esempio mediante lasportazione di materiale dalle zone adiacenti al ciglio di distacco con
conseguente riduzione degli sforzi tangenziali lungo la superficie di scivolamento ed il riporto di
materiale al piede che pu dar luogo ad un aumento degli sforzi resistenti normali, totali ed effettivi.
Nelle frane di scorrimento con rotazione pu risultare particolarmente efficace la riduzione
della pendenza mediante scavi e riporti specialmente al piede. Ovviamente nel progettare questi
interventi bisogna esaminare se lasportazione non inneschi fenomeni di instabilit a monte e se
lapporto di materiale al piede non modifichi pericolosamente le pressioni neutre o disturbi il
deflusso delle acque superficiali.
Un efficace strumento teorico di analisi per la stabilizzazione mediante scavi e riporti,
adatto a frane di modeste dimensioni, fornito dalla classica teoria della linea di influenza di
HUTCHINSON (1977; 1984). Lapplicazione di un carico o la realizzazione di uno scarico, in un
versante instabile o potenzialmente instabile, produce una variazione del fattore di sicurezza (da F
0

ad F
1
) funzione della posizione di applicazione del carico (lo scarico pu essere trattato come un
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carico negativo), della geometria della ipotizzata superficie di scivolamento e delle condizioni di
saturazione della massa instabile (coefficiente di pressione interstiziale B, SKEMPTON, 1954).
Riportando landamento del rapporto F
1
/F
0
in funzione della distanza (x) lungo unarbitraria
sezione che attraversa longitudinalmente il corpo di frana (Figura -a,b), si individua una particolare
posizione in cui lapplicazione del carico lascia inalterato il fattore di sicurezza (F
1
/F
0
=1); tale
posizione prende il nome di punto neutro, e pu essere valutata per le cosiddette condizioni drenate
e non drenate. Esprimendo la posizione del rapporto F
1
/F
0
in funzione dellangolo tra la superficie
di scivolamento e lorizzontale, la posizione del punto neutro pu essere ottenuta attraverso la
relazione di HUTCHINSON (1984):

che per le condizioni limite B=0 (completa dissipazione delle sovrappressioni interstiziali) e B=1
(nessuna dissipazione delle sovrappressioni interstiziali) conduce ai seguenti risultati:

n(Nu)
=0 per B=1 ;
n(Nd)
= arctan(tan/F
0
) per B=0; per le situazioni intermedie 0<B<1,
n(Ni)

presenter valori intermedi fra i due casi limite (Figura -a).
Lunione di tutte le posizioni del punto neutro, ottenute considerando altre sezioni
longitudinali fino a coprire lintero corpo di frana, individua una linea definita da HUTCHINSON
(1977) come linea neutra riferita a quel particolare tipo di frana e a quelle particolari condizioni di
saturazione (Figura -c).
Le informazioni che si possono ricavare dalla teoria della linea di influenza sono
schematizzate nella (Figura3.1). In particolare si pu notare come nella zona A, a monte della linea
neutra relativa alle condizioni drenate, uno scarico produca un miglioramento delle condizioni di
stabilit, sia a lungo che a breve termine, mentre un carico risulti sempre destabilizzante. Uno
scarico effettuato nella porzione inferiore del corpo di frana, zona C a valle della linea neutra
relativa alle condizioni non drenate, determina comunque una diminuzione del coefficiente di
sicurezza, al contrario di quello che accade se viene applicato un carico.
Nel settore intermedio del corpo di frana (zona B) ci troviamo in una situazione intermedia:
qui uno scarico produce un incremento del fattore di sicurezza a breve termine (condizioni non
drenate) ed una diminuzione a lungo termine (condizioni drenate); viceversa il carico risulta
dannoso a breve termine, ma stabilizzante a lungo termine.

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Figura 3.1 - Teoria della linea di influenza. a) sezione longitudinale del corpo di frana: sono visibili la superficie di
scivolamento, il carico W e lubicazione del punto neutro lungo la superficie per le condizioni drenate e non; b) andamento
delle linee di influenza drenate e non drenate per tagli (W<0) e riempimenti (W>0); le linee continue rappresentano la
situazione a lungo termine(drained) le tratteggiate quella a breve termine (undrained); c) vista in piano del corpo di frana
con le linee neutre e la suddivisione del corpo di frana nelle zone A, B, C (Hutchinson, 1984).

La riduzione della pendenza del versante pu essere perseguita tramite la posa di materiale
di riempimento oppure tramite lo scavo di materiale (Figura3.2); di norma, ad eccezione
dellutilizzo di materiali di riempimento selezionati ed importati, la pendenza limite di stabilit
ottenibile con lo scavo del versante maggiore di quella derivabile dal riporto.


Figura 3.2 - Stabilizzazione di un versante, tramite riduzione uniforme della pendenza e realizzazione di un fosso
di guardia a monte, lungo un tratto toscano della linea ferroviaria A.

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3.2.2 Strutture di sostegno
Vi sono interventi che introducono nel pendio opere stabilizzanti, in relazione al
meccanismo di frana. Si hanno cos opere di contenimento e di sostegno che possono essere distinte
in esterne o interne al pendio:
- opere esterne: deformabili (gabbionate, terra rinforzata), indeformabili (muri di sostegno);
- opere interne: deformabili (paratie, pali, micropali), indeformabili (pozzi).
Le opere esterne vanno verificate alla traslazione ed al ribaltamento, sotto l'azione delle
forze trasmesse dalla frana. Queste azioni sono molto intense e tendono a valori commisurati alla
cosiddetta resistenza passiva del terreno.
Le opere interne hanno un funzionamento piuttosto complesso e i metodi di
dimensionamento da adottare sono quelli delle opere soggette ad azioni orizzontali ma con
opportuni adattamenti che tengano conto della situazione del movimento franoso.

3.2.3 Drenaggi
La stabilit di un pendio fortemente condizionata dal regime delle pressioni neutre.
L'acqua agisce in diversi modi:
- aumentando le pressioni interstiziali e nelle discontinuit;
- aumentando, per saturazione, il peso unitario del terreno (con un effetto del secondo ordine);
- degradando superficialmente il terreno (softening dei terreni argillosi sovraconsolidati).
L'effetto stabilizzante dei drenaggi dovr agire sul regime di filtrazione riducendo e
controllando gli apporti idrici, ed aumentando la permeabilit media dei terreni.
I drenaggi funzionano prevalentemente a gravit e possono essere costituiti da sistemi di
pozzi, gallerie, diaframmi o setti drenanti, fori drenanti (dreni sub-orizzontali) e trincee.
Il loro funzionamento legato fondamentalmente alla permeabilit dei terreni attraversati:
nei terreni di permeabilit elevata labbassamento delle pressioni neutre in genere rapido e la
portata smaltita dai dreni pu essere elevata; se il terreno ha permeabilit da media a bassa, pur
scaricando portate molto piccole, si ottiene quasi sempre un notevole effetto stabilizzante legato alla
diminuzione delle pressioni neutre.
Gli interventi di stabilizzazione con drenaggi sono molto diffusi. Sembrano garantire quasi
sempre dei risultati positivi, ma occorre evitare di eseguirli senza adeguati studi preliminari e
controlli.
I pericoli connessi allutilizzo dei drenaggi sono legati principalmente ai fenomeni di
subsidenza ed assestamento per la consolidazione generata dallaumento delle tensioni efficaci,
nonch a fenomeni di sifonamento ed erosione interna, per cui massima attenzione da prestare in
presenza di zone urbanizzate. Le possibili tecniche di intervento possono essere ricondotte a:
- Trincee drenanti
Le trincee drenanti rappresentano i sistemi maggiormente in uso, relativamente economici e
di semplice realizzazione. Sono costituite da scavi spinti fino a profondit non elevate (mediamente
3-8m) e riempiti con materiale ad alta permeabilit in modo da intercettare lacqua di filtrazione
abbassando la falda e quindi riducendo la pressioni neutre nel pendio. Le trincee sono poste sub-
parallele alla linea di massima pendenza e generalmente confluiscono in una trincea principale
posta a valle ortogonalmente alle altre, con il compito di raccogliere ed allontanare lacqua. Cura ed
attenzione occorre porre nella progettazione della rete e nella esecuzione delle trincee al fine di non
innescare franamenti, garantire lo schema idraulico di smaltimento, assicurare la durabilit (filtri,
impiego di tessuto non tessuto).


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Figura 3.5 - Trincee drenanti soluzione di Hutchinson. Allandamento reale h(x) viene sostituito un livello
piezometrico medio uniforme (uguale per tutti i punti sulla superficie di scivolamento). Ipotesi: - infiltrazione
unitaria pari in valore assoluto a k (m/s); - la soluzione non dipende da k.

Per ottenere maggiori profondit di drenaggio pu esser fatto ricorso alla costruzione di
setti drenanti (da eseguire con tecnica di scavo del tipo di quella impiegata per la realizzazione di
paratie) e pozzi drenanti comunicanti alla base con cunicoli di raccordo.

- Dreni sub-orizzontali
I dreni sub-orizzontali sono costituiti da tubazioni forate, metalliche o di plastica,
eventualmente riempite di sabbia e talvolta rivestite in geotessuto, poste entro fori di diametro in
genere inferiore ai 100mm, eseguiti a rotazione o a rotopercussione. Adatti per raggiungere falde
idriche profonde in pendii poco acclivi. I fori sono disposti inclinati verso lalto e possono
raggiungere lunghezze anche superiori ai 50m anche se, in pratica e' prudente non superare
lunghezze dell'ordine dei 30 metri. I dreni sub-orizzontali in Figura 3.6 scaricano direttamente in
canalette di raccolta collocate sul pendio.

Figura 3.6 - Schema semplificato di dreni sub-orizzontali: reti di dreni sub-orizzontali con scarico delle acque
drenate in canalette;

D: altezza drenante utile;
n: grado di penetrazione;
fp: fattore di profondit;
S: spaziatura delle trincee;
h=livello piezometrico.
S: spaziatura
D: profondit di penetrazione della
trincea nella falda
n: profondit substrato rispetto alla
profondit della trincea
h0=altezza della piezometrica senza
trincea.
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Figura 3.7 - Esempio di applicazione di dreni sub-orizzontali.

-Gallerie drenanti e cunicoli.
Sono opere complesse, costose, adatte nel caso di frane di grandi dimensioni. Spesso
associate a dreni orizzontali o verticali che estendono l'effetto drenante.



Figura 3.8 - a) gallerie drenanti; b) Rappresentazione schematica di un sistema di drenaggio profondo attraverso
una galleria drenante
-Pozzi verticali.
Il sistema di drenaggio pu essere anche formato da pozzi verticali in calcestruzzo armato o
con rivestimento metallico, dai quali si dipartono a raggiera dei dreni sub-orizzontali di piccolo
diametro, da 50 a 80mm (Figura ); questi pozzi se ubicati al piede del pendio, possono anche
costituire opere di contrasto al movimento franoso. Tali pozzi possono essere disposti anche in
cascata, venendo collegati tra loro alla base con una condotta che provvede alla raccolta e allo
scarico a valle dellacqua di drenaggio.
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Figura 3.9 - Rappresentazione schematica di un sistema di drenaggio profondo attraverso pozzi drenanti e dreni
sub-orizzontali..

Il progetto degli interventi basato sul drenaggio deve sempre comprendere un piano di
controlli da effettuare durante lesecuzione dei lavori e successivamente.

3.2.4 Tiranti e ancoraggi
Sono impiegati sia abbinati a strutture di sostegno (muri, paratie, pozzi) sia da soli per
ridurre le forze motrici ed aumentare le tensioni efficaci normali alla superficie di scorrimento.
Adatti nelle frane in roccia in quanto consentono una buona connessione tra elemento
strutturale e roccia stessa. In terreni argillosi o detritici, non e' ben valutabile l'azione esercitata e la
connessione tra elemento strutturale e terreno non d garanzie di durata nel tempo.



3.2.5 Trattamenti speciali
Si considerano trattamenti speciali i trattamenti termici (cottura e congelamento), chimici
(iniezioni di silicati o resine), elettrici o elettrochimici (elettrosmosi).
L'impiego di questi metodi non e' molto diffuso e destinato a casi specifici da studiare
preventivamente con tecniche particolari comprese prove in situ su modelli in vera grandezza.
Attenzione va comunque posta al potenziale effetto di 'inquinamento di falde idriche per
immissione nel sottosuolo di sostanze chimiche.


4 - Applicazioni al caso di colate di detrito
Nel caso in cui la velocit delle colata elevata o il meccanismo del movimento quello di
un fluido viscoso, il problema di stabilizzare la massa in movimento si presenta arduo.
Innanzitutto, dal semplice punto di vista operativo, gi difficile intervenire in un corpo di
frana che si muove con velocit di m/giorno o anche dei m/mese. In secondo luogo, si pone il
problema se alcuni tipi di provvedimento miranti ad esempio a ridurre le pressioni neutre nel corpo
di frana possono ancora considerarsi idonei.
Opere drenanti entro una massa in movimento, generalmente caratterizzata da bassi valori
della permeabilit, richiedono tempi lunghi per essere efficaci e di tali tempi difficilmente si
dispone quando la velocit del movimento elevata, perch gli interventi possono andare fuori
servizio prima di arrivare ad essere efficaci.
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16
Per questo tipo di colate potrebbero apparire pi idonei interventi miranti a contenere,
regolare o sbarrare il flusso della frana con argini o dighe. Restano pero le limitazioni dipendenti
dai volumi di terreno che bisogna contenere. Si pu dire, pertanto, nel caso di colate piuttosto veloci
che lunico intervento efficace appare quello di bloccare i processi che determinano
lalimentazione.

4.1 Aree di deposito non confinate
Sono aree atte a raccogliere una porzione o tutto il materiale proveniente da una colata di
detrito (Fig.4.1), localizzate nella zona di conoide della colata stessa.
Questo tipo di intervento, realizzabile nellarea di conoide della colata, risulta
particolarmente adatto in caso di ampi accumuli con modesti gradienti e disponibilit di spazi; la
geometria e la morfologia dellarea di conoide pu essere utilizzata per ricavare larea di deposito.
Per favorire la deposizione del materiale detritico nellarea voluta, si pu intervenire
aumentando la larghezza terminale del canale (facilitando cos la riduzione della velocit della
colata e la conseguente deposizione per la perdita del confinamento laterale) e/o ridurre il gradiente
della parte finale della colata. Generalmente, per avere un maggior controllo sulla deposizione della
colata, larea di deposito pu essere parzialmente scavata in abbinamento a sistemi di ostacolo del
flusso in grado di rallentarne la velocit, facilitandone di conseguenza la deposizione. Strutture di
questo tipo, come eventuali barriere di confinamento, possono essere realizzate con lo stesso
materiale proveniente dallo scavo del bacino.

Figura 4.1 - Vista dallalto e sezione di unarea di deposito non confinata.
Nel progetto dei questo tipo di interventi e pi in generale di quelli di regolazione del flusso della
colata vanno tenuti presenti:
1. il volume massimo (intensit) della colata detritica che pu raggiungere larea di conoide: pu
essere stimato sulla base delle caratteristiche geometriche del canale (V=iWiHi , con Wi e Hi
larghezza e profondit del tratto i del canale) oppure in relazione allarea di drenaggio del canale
(VANDINE, 1985);
2. il probabile percorso del flusso sulla conoide;
3. la massima distanza raggiungibile da una colata (distanza di runout), che pu essere determinata
sulla base della massimo volume stimato (intensit) e su un assunto spessore medio del detrito,
oppure tramite relazioni empiriche basate sulle caratteristiche geometriche del canale (nella zona di
passaggio tra il tratto di trasporto e quello di deposizione) e sul picco di portata della colata
(HUNGR et al., 1984; THURBER CONSULTANS, 1984);
4. probabile angolo di accumulo del detrito (angolo tra lorizzontale e la superficie dellaccumulo).

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17
Alla fine di ogni evento necessario ripulire larea di deposito dal materiale detritico
grossolano, in preparazione della colata successiva. Possono essere necessari sistemi di
canalizzazione per lacqua ed il materiale fine proveniente dallarea di deposito.

4.2 Ostacoli al flusso
Sono opere realizzate con lo scopo di rallentare la velocit di una colata detritica
facilitandone la deposizione; in alcuni casi possono essere utilizzate come deviatori di flusso. Sono
opere localizzate nella zona di conoide della colata detritica.
Generalmente si tratta di dossi e gradini in terra o ostacoli in acciaio o legname, che possono
essere posizionati come singole unit, disposti secondo linee oppure sfalsati luno rispetto allaltro
(Figura 4.2). Nonostante possano essere utilizzati da soli, sono pi comunemente associati ad altre
opere di controllo del flusso detritico tra cui, spesso, aree di deposito non confinate.


Figura 4.2 - Dossi in terra realizzati come ostacolo al flusso entro larea di deposito.
Gli aspetti da considerare per la realizzazione dellopera sono:
1. probabile intensit della colata;
2. probabile percorso e runout della colata;
3. forza di impatto della colata: occorre considerare sia la forza durto globale della colata ( F =
Av2sin (HUNGR, 1984), dove la densit del detrito, A la sezione trasversale del flusso, v la
velocit del flusso e langolo tra la direzione del flusso e la faccia della struttura su cui impatta)
che la forza durto dovuta a singoli blocchi, funzione delle dimensioni del blocco e della velocit
della colata (HUNGR, 1984; BRITISH COLUMBIA MINISTRY OF FORESTS, 1996);
4. massima altezza di runup (massima altezza di sovraimposizione tra colate successive):
necessario che le strutture per il controllo del flusso abbiano unaltezza superiore al potenziale
runup delle colate.
Questi sistemi di controllo del flusso devono essere sostituiti dopo ogni evento di intensit
tale da raggiungere la loro area di ubicazione; inoltre devono essere progettati in maniera tale da
evitare un loro contributo alla massa del materiale costituente la colata detritica.

4.3 Briglie di controllo
Si tratta di una serie di sbarramenti, generalmente in calcestruzzo o cemento armato ma
spesso anche in legname e pietrame, realizzate nella zona di trasporto di un debris flow incanalato
(Figura 4.3). Lo scopo di queste strutture di ridurre localmente la pendenza dei canali guida delle
colate detritiche, minimizzandone al tempo stesso le capacit erosive. Sono pertanto posizionate
nella zona di erosione-trasporto della colata o inizio dellarea di deposizione.
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Per una descrizione pi dettagliata delle varie tipologie e caratteristiche di questo tipo di
opera si rimanda allAtlante delle opere di sistemazione fluviale (APAT, 2002).


Figura 4.3 - Sistema di briglie realizzate nella zona di deposizione di un debris flow.
Dato che lerosione di materiale sciolto dalle sponde e dal letto di torrenti costituisce uno
dei principali processi di alimentazione delle colate detritiche, questi tipi di interventi, realizzati nei
tratti instabili delle incisioni fluviali (Figura 4.4) possono, se non arrestare, perlomeno ridurre la
frequenza e lintensit dei debris flow.


Figura 4.4 - Particolare di una serie di briglie in legname e pietrame.
Nella parte superiore, le dighe presentano uno stramazzo realizzato in maniera tale da
consentire il passaggio sia dellacqua che della colata detritica (che pu avere una sezione di flusso
notevolmente maggiore rispetto alla portata liquida); inoltre, devono essere presenti nel corpo delle
dighe dei fori o delle gallerie drenanti, per consentire il normale deflusso del torrente e il drenaggio
dellacqua dal materiale detritico intrappolato dietro di esse.
La scelta della spaziatura tra le briglie dipende dalla pendenza del canale, dallaltezza delle
singole briglie, dallangolo di deposito del materiale a tergo e dallestensione verso valle della zona
di potenziale erosione. Sistemi di questo tipo possono essere realizzati anche allinizio dellarea di
conoide; in questo caso, oltre ad una riduzione del gradiente nellarea in questione, le briglie di
controllo aiutano a mantenere il flusso entro un determinato canale allinterno dellarea di
deposizione della colata.
Nella realizzazione di questi sistemi di protezione devono essere considerati:
1. probabile percorso della colata detritica a monte della diga;
2. massima portata della colata detritica prevista nel tratto del canale in cui localizzata la struttura.
3. forza dimpatto della colata sulla struttura.
4. condizioni di stabilit della zona di imposta della diga.
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Il materiale che si accumula dietro le dighe generalmente non viene rimosso; esso viene
allontanato, dopo un certo periodo di tempo, grazie al normale deflusso delle acque.

4.4 Barriere laterali
Si tratta di muri o gradini realizzati per contrastare il movimento laterale di una colata
detritica, costringendo il flusso del debris flow ad un percorso generalmente rettilineo, con lo scopo
di proteggere le aree ai lati del canale. Barriere di questo tipo possono essere costituite anche da
vegetazione arborea lasciata crescere o piantata su entrambi i lati del canale Figg. 4.5 e 4.6).
Di solito, le barriere laterali sono posizionate o nella zona di trasporto o allinizio dellarea
di deposizione e comunque in aree dove il percorso della colata detritica sia conosciuto con certezza
(per questa ragione sono preferiti i tratti in cui la pendenza del canale maggiore, con possibilit di
divagazioni conseguentemente minori).
In generale queste strutture sono ubicate e realizzate in maniera tale da non ostacolare il
flusso della colata e da evitare la deposizione del materiale detritico a ridosso delle stesse.
La faccia rivolta verso il canale deve essere protetta dallerosione al fine di garantire la
stabilit della struttura evitando, nel contempo, possibili aggiunte di materiale alla colata detritica.
Per questo la parte frontale delle barriere pu essere protetta tramite rivestimenti in calcestruzzo o
cemento proiettato oppure mediante pietrame di grosse dimensioni.


Figura 4.5 - Rappresentazione schematica di un sistema di barriere laterali realizzato allinizio dellarea di
deposizione di una colata.

Figura 4.6 Esempio di barriera laterale.

Deve essere rimosso il materiale detritico grossolano accumulatosi (eventualmente) sul lato
frontale della barriera.
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4.5 Barriere deflettenti
Svolgono la funzione di deviare una colata impedendone limpatto con strutture o
infrastrutture a rischio (Figura 4.7); talvolta sono realizzate con lo scopo di incrementare il percorso
della colata, riducendone il gradiente e conseguentemente facilitando linizio della deposizione. La
loro realizzazione subordinata alla disponibilit a valle di aree in cui la propagazione della colata
non provochi danni. Tali opere sono collocate nella zona di trasporto della colata.


Figura 4.7 - Rappresentazione schematica di una barriera deflettente.
Sono realizzate generalmente in cemento armato oppure in terra rinforzata (Figura 4.8); in
questultimo caso il materiale pu essere reperito anche in sito.
Anche per questo tipo di opere, come nel caso delle barriere terminali, necessario
proteggere la faccia frontale della barriera dallerosione al fine di garantirne la stabilit, evitando
nel contempo possibili aggiunte di materiale eroso alla colata detritica.


Figura 4 - Barriera di diversione (Messigny, AO) a monte di un gruppo di case (da ANPA, 2002).
In certi casi, a monte della struttura di diversione si pu creare una bassa struttura di
intercettazione in grado di captare parte del volume della colata. Deve comunque essere
periodicamente rimosso il materiale detritico grossolano accumulatosi (eventualmente) sul lato
frontale della barriera.

4.6 Barriere frontali
Si tratta di opere realizzate normalmente al percorso di una colata con lo scopo di ostruire il
flusso, facilitando la deposizione del materiale. Generalmente sono realizzate nella parte pi distale
della zona di deposizione (si parla di barriere terminali), per massimizzare la distanza di runout e
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larea di deposizione, minimizzando nel contempo la forza di impatto sulla struttura e laltezza di
runup. In questo caso le barriere (in genere in terra compattata o rinforzata) sono costruite in modo
da sbarrare completamente il passaggio sia dellacqua che del materiale solido; la loro limitata
estensione laterale consente per il normale flusso laterale di acqua e di materiale fine, che vengono
cos allontanati dal corpo della colata (Figure 4.10, 4.11).


Figura 5 - Rappresentazione schematica di una barriera terminale.
Larea a monte del rilevato viene generalmente scavata per ricavare unarea di deposizione
in grado di accogliere il massimo volume previsto della colata.


Figura 4.11 - Vista da valle di una barriera terminale realizzata in Valle d Aosta.
Oltre che nel tratto pi distale dellarea di deposizione di una colata, barriere frontali
possono essere realizzate anche nella zona di trasporto della colata: scelta unidonea ubicazione,
lungo la parte bassa del percorso della colata si realizza una barriera trasversale al flusso ed un
bacino di deposizione viene creato nellarea retrostante. In questo caso le barriere devono essere
provviste sia di prese per consentire il normale deflusso dellacqua e del materiale fine, sia di uno
sfioratore nella parte sommitale, per garantire il passaggio di eventuale materiale detritico in
eccesso rispetto al massimo volume previsto. Il lato a monte della barriera dovr essere in grado di
resistere alla forza di impatto delle colate e al loro potere erosivo; allo scopo, possono essere
utilizzati rivestimenti in calcestruzzo o in pietrame di grosse dimensioni.
Barriere frontali ubicate nella zona di trasporto della colata si prestano meglio a contrastare
fenomeni di tipo debris flow. Necessitano della pulitura del materiale accumulato alla fine
dellevento alle spalle della barriera.

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4.7 Strutture di ritenuta
Si tratta di strutture a pettine, griglie e altri sistemi di ritenuta, il cui scopo quello di
separare il materiale grossolano della colata dallacqua e dal materiale fine, favorendone la
deposizione e determinando, nel contempo, una riduzione dellenergia della colata detritica. Tali
strutture sono collocate nella zona di trasporto e nella zona di deposizione della colata.


Figura4.12 - Rappresentazione schematica di una struttura di ritenuta.
Queste strutture realizzate in calcestruzzo, in legname, in pietrame, oppure tramite elementi
in acciaio, possono essere posizionate lungo il canale della colata, con la funzione principale di
ridurre lenergia del debris flow, oppure essere associate a bacini di deposito nella parte terminale
della colata.



Figura 4.13 - Struttura di ritenuta realizzata lungo unimpluvio nei pressi di Seravezza (LU) -
Nel caso di strutture di ritenuta usate singolarmente, occorre tener presente che queste
possono consentire solo un limitato controllo del volume della colata detritica (il volume della
colata generalmente maggiore del massimo volume accumulabile alle spalle dellopera in
questione). Per questo motivo le strutture dovranno essere provviste di uno stramazzo nella parte
sommitale, che consenta in ogni momento il normale deflusso del torrente e il conseguente
allontanamento della porzione fine del materiale dalla colata fermata dalla struttura.
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La spaziatura tra gli elementi della struttura di ritenuta funzione del massimo diametro previsto
dei blocchi di detrito; IKEYA (1981; 1985) e il Government of Japan (1984) suggeriscono una
spaziatura pari a 1.5-2 max .


4.8 Dighe aperte
Con il termine dighe aperte si fa riferimento ad un unico sistema, costituito da un bacino di
raccolta e da una barriera antistante in cui sono incorporate strutture di ritenuta del detrito (Figura
4.14). Tali opere sono collocate nella zona di conoide della colata.


Figura 4.14 - Rappresentazione schematica di una diga aperta.
Leffetto di questo sistema di controllo delle colate simile a quello determinato dalle
barriere frontali; entrambi i sistemi, infatti, sono posizionati attraverso il normale percorso della
colata con lo scopo di facilitarne la deposizione. La differenza sta nel fatto che nelle dighe aperte
consentito il normale deflusso di acqua attraverso la barriera, grazie al quale pu essere smaltito, nel
canale a valle, il materiale fine accumulatosi alle spalle della barriera a seguito della colata. La
barriera, inoltre, dovr essere provvista di uno stramazzo o di sfioratore per consentire allacqua e al
materiale fine di by-passare la struttura, nel caso in cui il bacino risulti riempito dal materiale
detritico.

Figura 4.15 Esempio di una diga aperta.
Come per le barriere frontali, larea a monte della diga pu essere scavata per consentire
una maggiore capacit di deposito del bacino. Per ottenere unulteriore diminuzione della velocit
della colata, oltre a quella determinata dallespansione del flusso e dalla riduzione del gradiente,
possono essere realizzati, nel bacino di accumulo, briglie o setti in terra compattata muniti di una
fessura al centro che lasci defluire lacqua in condizioni normali.
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Se progettate ed ubicate nel migliore dei modi, con unappropriata struttura di ritenuta
incorporata nella barriera, queste opere, anche se generalmente abbastanza costose, costituiscono le
strutture pi adatte per il controllo delle colate detritiche.

Nella realizzazione di tutti i sistemi di protezione sopra elencati devono essere considerati:
1. massima intensit prevista della colata;
2. potenziale distanza di runout;
3. potenziale forza di impatto della colata;
4. dimensioni e gradazione del materiale detritico costituente la colata (in relazione alla
scelta della struttura di ritenuta da incorporare nella barriera);
5. massima altezza di runup;
6. probabile angolo di accumulo.

4.9 Rivestimento dei canali
Si tratta di opere di protezione del fondo e delle sponde dei canali nellarea di alimentazione
delle colate, al fine di contenerne leffetto erosivo riducendo il materiale di alimentazione dei debris
flow. Il rivestimento pu essere realizzato in calcestruzzo, pietrame di grosse dimensioni oppure
tramite opere di rinverdimento.

Figura 4.16 - Rivestimento delle sponde di un torrente tramite intervento di rinverdimento e palizzate (da ANPA
2002).


Figura 4.17 immagini prima e dopo un intervento di rivestimento.
Opere di rivestimento dei canali possono essere realizzate anche nelle aree di trasporto o di
deposito delle colate, per evitare possibili divagazioni del flusso o deposizioni in aree non
desiderate.

5 - Dimensionamento degli interventi e riferimenti Normativi
Una frana avviene se gli sforzi di taglio mobilitati nel terreno sono uguali alla resistenza al
taglio disponibile. Nel progetto di un intervento di stabilizzazione occorrer pertanto valutare lo
stato di attuale attuale del pendio ed il miglioramento minimo necessario per ottenere un grado di
sicurezza accettabile.
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Il progetto dovr necessariamente comportare un'analisi quantitativa del fenomeno basata su
dati di fatto raccolti con le necessarie indagini.
Secondo lNTC 08: Le tecniche di studio, i rilievi e le indagini sono commisurati
allestensione dellarea, alle finalit progettuali e alle peculiarit dello scenario territoriale ed
ambientale in cui si opera. (6.3.2 NTC)
Inoltre la circolare esplicativa 617/2009 afferma:
Nello studio delle condizioni di stabilit dei pendii devono essere presi in considerazione almeno i
seguenti fattori:
- caratteristiche geologiche;
- caratteristiche morfologiche;
- propriet fisiche e meccaniche dei terreni costituenti il pendio;
- regime delle pressioni interstiziali e delle pressioni dellacqua nelle discontinuit
eventualmente presenti;
- peso proprio e azioni applicate sul pendio;
- regime delle precipitazioni atmosferiche;
- sismicit della zona.

5.1 Dati occorrenti indagini
Secondo quanto riportato nelle NTC 08:
Le indagini devono effettuarsi secondo i seguenti criteri:
- la superficie del pendio deve essere definita attraverso un rilievo plano-altimetrico in scala
adeguata ed esteso ad una zona sufficientemente ampia a monte e valle del pendio stesso;
-lo studio geotecnico deve definire la successione stratigrafica e le caratteristiche fisicomeccaniche
dei terreni e delle rocce, lentit e la distribuzione delle pressioni interstiziali nel terreno e nelle
discontinuit, degli eventuali spostamenti plano-altimetrici di punti in superficie e in profondit.
La scelta delle tipologie di indagine e misura, dellubicazione del numero di verticali da esplorare,
della posizione e del numero dei campioni di terreno da prelevare e sottoporre a prove di
laboratorio dipende dallestensione dellarea, dalla disponibilit di informazioni provenienti da
precedenti indagini e dalla complessit delle condizioni idrogeologiche e stratigrafiche del sito in
esame.
Il numero minimo di verticali di indagine e misura deve essere tale da permettere una descrizione
accurata della successione stratigrafica dei terreni interessati da cinematismi di collasso effettivi e
potenziali e, in caso di pendii in frana, deve consentire di accertare forma e posizione della
superficie o delle superfici di scorrimento esistenti e definire i caratteri cinematici della frana.
La profondit e lestensione delle indagini devono essere fissate in relazione alle caratteristiche
geometriche del pendio, ai risultati dei rilievi di superficie nonch alla pi probabile posizione
della eventuale superficie di scorrimento.
Tutti gli elementi raccolti devono permettere la definizione di un modello geotecnico di sottosuolo
(vedi 6.2.2) che tenga conto della complessit della situazione stratigrafica e geotecnica, della
presenza di discontinuit e dellevidenza di movimenti pregressi e al quale fare riferimento per le
verifiche di stabilit e per il progetto degli eventuali interventi di stabilizzazione. ( 6.3.3 NTC)

5.1.1 Rilievi topografici
La geometria del pendio dovr essere nota con precisione relativamente ad un area ben pi estesa di
quella direttamente interessata dai fenomeni di instabilit.

5.1.2 Studi e rilevamenti geologici
Miranti a definire:
- origine, natura e storia tettonica dei terreni, al fine di definire un quadro ambientale nel quale
indirizzare le indagini geotecniche e facilitare l'interpretazione dei risultati;
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- evoluzione geomorfologica del pendio e delle aree adiacenti per avere indicazioni sulla franosit
della zona;
- struttura geologica della zona e rilievo delle strutturi del terreno (superfici di
stratificazione,giunti, faglie);
- schema idrogeologico locale.

A tal proposito la circolare 617/2009 afferma: Le tecniche di studio, i rilievi e le indagini
sono commisurati allestensione dellarea, alle finalit progettuali e alle peculiarit dello scenario
territoriale ed ambientale in cui si opera. (6.3.2 NTC)


5.1.3 Caratteristiche geotecniche dei terreni
Secondo le NTC 08: Le verifiche di sicurezza, anche in relazione alle opere da eseguire,
devono essere basate su dati acquisiti con specifiche indagini geotecniche. (6.3.1 NTC)
Le indagini geotecniche sono rivolte soprattutto verso la determinazione della permeabilit,
resistenza e deformabilit utilizzando le usuali tecniche sperimentali della geotecnica in sito ed in
laboratorio.
Lo studio geotecnico riguarda la programmazione del piano di indagini, finalizzato
allacquisizione dei dati necessari alle analisi, quali la caratterizzazione dei terreni o delle rocce
costituenti il pendio, la valutazione del regime delle pressioni interstiziali e la definizione del
modello di sottosuolo, nonch lanalisi delle condizioni di stabilit del pendio, il dimensionamento
degli interventi di stabilizzazione e la programmazione del piano di monitoraggio. (6.3.3 NTC)

5.1.4 Regime delle pressioni neutre
Da stabilire in base ad osservazioni specifiche da fare con piezometri:
- a tubo- aperto (tubo semplice finestrato, piezometro Casagrande)
- idraulici a circuito chiuso (usati soprattutto nelle dighe in terra)
- celle piezometriche (pneumatiche, elettropneumatiche, a corda vibrante).
Condizioni al contorno, variazioni di falda.
Il regime delle pressioni interstiziali nel sottosuolo deve essere ricostruito con sufficiente
approssimazione mediante misure puntuali delle pressioni interstiziali eseguite con piezometri o
celle piezometriche. Questi devono essere installati in posizioni opportunamente scelte in relazione
alle caratteristiche geometriche e stratigrafiche del pendio e alla posizione presunta della
superficie di scorrimento, potenziale o effettiva. (6.3.3 NTC NTC)

5.1.5 Comportamento pendio
Nelle frane in atto indispensabile conoscere, come detto, i caratteri geometrici e cinematici
del corpo di frana. Ci si ottiene con misure di spostamento in profondit mediante inclinometri.

5.2 Verifiche di stabilit
La verifica delle condizioni di stabilit di un pendio consiste nel calcolare il valore minimo
del rapporto tra la resistenza al taglio disponibile e lo sforzo di taglio mobilitato.
Le NTC 08 affermano il ruolo di grande responsabilit del progettista: Il livello di sicurezza
espresso, in generale, come rapporto tra resistenza al taglio disponibile, presa con il suo valore
caratteristico, e sforzo di taglio mobilitato lungo la superficie di scorrimento effettiva o potenziale.
Il grado di sicurezza ritenuto accettabile dal progettista deve essere giustificato sulla base del
livello di conoscenze raggiunto, dellaffidabilit dei dati disponibili e del modello di calcolo
adottato in relazione alla complessit geologica e geotecnica, nonch sulla base delle conseguenze
di uneventuale frana. (6.3.4 NTC).
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Inoltre la circolare esplicativa 617/2009 afferma che: Nelle verifiche di stabilit si
utilizzano i valori caratteristici dei parametri di resistenza (c
k
,
k
). Il coefficiente di sicurezza
definito dal rapporto tra la resistenza al taglio disponibile lungo la superficie di scorrimento e lo
sforzo di taglio mobilitato lungo di essa. Il suo valore minimo deve essere scelto e motivato dal
progettista in relazione al livello di affidabilit dei dati acquisiti, ai limiti del modello di calcolo
utilizzato, nonch al livello di protezione che si vuole garantire. (6.3.4 NTC).
I metodi analitici devono essere, per quanto possibile, semplici, rapidi, affidabili e sensibili
alle variazioni dei dati d'ingresso.Le verifiche di stabilit con i metodi dell'equilibrio limite
globale (Bishop, Janbu, Morgenstern e Price) rispondono a questi requisiti e, malgrado le
limitazioni implicite nel metodo, sono correntemente usate nella pratica professionale.
Tali metodi analizzano la stabilit di un masso di terreno, considerato come un blocco
rigido, in condizione di incipiente rottura su una potenziale superficie di scivolamento di forma
semplice. Si assume cio generalmente che nel sottosuolo esista una superficie di scivolamento (una
superficie di rottura o una discontinuit preesistente) lungo la quale la resistenza al taglio del
terreno necessaria per la stabilit valutata per mezzo delle equazioni di equilibrio tra forze
squilibranti e forze resistenti; si assume inoltre che il criterio di rottura, valido per il terreno
considerato, sia soddisfatto in tutti i punti della superficie di scivolamento.
La resistenza al taglio del terreno necessaria per la stabilit, che si ricava dal calcolo
(resistenza mobilitata), confrontata con quella disponibile, che di regola misurata per mezzo di
prove di laboratorio su campioni indisturbati o prove in sito.
Come detto, i metodi analitici schematizzano il terreno come un mezzo rigido-plastico, e
non considerano il modo di deformarsi del pendio fino alla rottura. Nel caso di grandi frane e di
lenti movimenti di versante questi metodi di verifica sono pertanto poco utili e significativi. In
questi casi si pu utilmente far riferimento a modelli matematici, sicuramente pi complessi meno
maneggevoli, agli elementi finiti.
Nel caso di frane temute (nel progetto di interventi preventivi), le verifiche di stabilit sono
affette da incertezze sulla possibile o potenziale superficie di rottura. I margini di incertezza
possono essere contenuti o in qualche modo controllati eseguendo le verifiche in forma parametrica,
che consentono una migliore e pi diretta visione dellinfluenza dei parametri ignoti.
Utili e significativi possono inoltre risultare i metodi statistici, che considerano i diversi
fattori che regolano l'equilibrio variabili aleatorie.

5.2.1 Azione sismica
Lazione sismica di progetto da assumere nelle analisi di stabilit deve essere determinata in
accordo ai criteri esposti nel DM 08 sulle NTC al 3.2.3.
Nel caso di pendii con inclinazione maggiore di 15 e altezza maggiore di 30 m, lazione
sismica di progetto deve essere opportunamente incrementata o attraverso un coefficiente di
amplificazione topografica (vedi 3.2.2 e 3.2.3) o in base ai risultati di una specifica analisi
bidimensionale della risposta sismica locale, con la quale si valutano anche gli effetti di
amplificazione stratigrafica.
In generale lamplificazione tende a decrescere sotto la superficie del pendio. Pertanto, gli
effetti topografici tendono a essere massimi lungo le creste di dorsali e rilievi, ma si riducono
sensibilmente in frane con superfici di scorrimento profonde. In tali situazioni, nelle analisi
pseudostatiche gli effetti di amplificazione topografica possono essere trascurati (ST =1).
Lanalisi delle condizioni di stabilit dei pendii in condizioni sismiche pu essere eseguita
mediantemetodi pseudostatici, metodi degli spostamenti e metodi di analisi dinamica.
Nelle analisi, si deve tenere conto dei comportamenti di tipo fragile, che si manifestano nei
terreni a grana fina sovraconsolidati e nei terreni a grana grossa addensati con una riduzione della
resistenza al taglio al crescere delle deformazioni. Inoltre, si deve tener conto dei possibili
incrementi di pressione interstiziale indotti in condizioni sismiche nei terreni saturi.
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Nei metodi pseudo statici lazione sismica rappresentata da unazione statica equivalente,
costante nello spazio e nel tempo, proporzionale al peso W del volume di terreno potenzialmente
instabile. Tale forza dipende dalle caratteristiche del moto sismico atteso nel volume di terreno
potenzialmente instabile e dalla capacit di tale volume di subire spostamenti senza significative
riduzioni di resistenza. Nelle verifiche allo stato limite ultimo, in mancanza di studi specifici, le
componenti orizzontale e verticale di tale forza possono esprimersi come Fh = khW ed Fv = kvW,
con kh e kv rispettivamente pari ai coefficienti sismici orizzontale e verticale:
k
h
=s x a
max
/g, k
v
=+/- 0,5-k
h

dove
s = coefficiente di riduzione dellaccelerazione massima attesa al sito;
a max = accelerazione orizzontale massima attesa al sito;
g = accelerazione di gravit.
In assenza di analisi specifiche della risposta sismica locale, laccelerazione massima attesa
al sito pu essere valutata con la relazione
a
max
=S x a
g
=S
s
x S
T
x a
g


dove
S = coefficiente che comprende leffetto dellamplificazione stratigrafica (SS) e
dellamplificazione topografica (ST), di cui al 3.2.3.2;
a
g
= accelerazione orizzontale massima attesa su sito di riferimento rigido. I valori di s sono
riportati in tabella.
La condizione di stato limite deve essere valutata con riferimento ai valori caratteristici dei
parametri geotecnici e riferita alla superficie di scorrimento critica, caratterizzata dal minore
margine di sicurezza. Ladeguatezza del margine di sicurezza nei confronti della stabilit del pendio
deve essere valutata e motivata dal progettista.
In terreni saturi e in siti con accelerazione orizzontale massima attesa amax > 0,15g,
nellanalisi statica delle condizioni successive al sisma si deve tenere conto della possibile riduzione
della resistenza al taglio per incremento delle pressioni interstiziali o per decadimento delle
caratteristiche di resistenza indotti dalle azioni sismiche.
Nellanalisi di stabilit di frane quiescenti, che possono essere riattivate dallazione del sisma, si
deve fare riferimento ai valori dei parametri di resistenza relativi a grandi deformazioni.
Leventuale incremento di pressione interstiziale indotto dal sisma, da considerare in dipendenza
della natura dei terreni, deve considerarsi uniformemente distribuito lungo la superficie di
scorrimento critica.

Coefficienti di riduzione dellaccelerazione massima attesa al sito.


Le analisi del comportamento dei pendii in condizioni sismiche possono essere svolte anche
mediante il metodo degli spostamenti, in cui la massa di terreno potenzialmente in frana viene
assimilata ad un corpo rigido che pu muoversi rispetto al terreno stabile lungo una superficie di
scorrimento. Il metodo permette la valutazione dello spostamento permanente indotto dal sisma
della massa di terreno potenzialmente instabile.
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29
Lapplicazione del metodo richiede che lazione sismica di progetto sia rappresentata
mediante storie temporali delle accelerazioni. Gli accelerogrammi impiegati nelle analisi, in numero
non inferiore a 5, devono essere rappresentativi della sismicit del sito e la loro scelta deve essere
adeguatamente giustificata (vedi 3.2.3.6). Non ammesso limpiego di accelero grammi
artificiali.
Nel metodo degli spostamenti, la valutazione delle condizioni di stabilit del pendio
effettuata mediante il confronto tra lo spostamento calcolato per il cinematismo di collasso critico e
valori limite o di soglia dello spostamento. La scelta dei valori limite di spostamento nei riguardi di
condizioni di stato limite ultimo o di servizio deve essere effettuata e opportunamente motivata dal
progettista.
Lo studio del comportamento in condizioni sismiche dei pendii pu essere effettuato anche
impiegando metodi avanzati di analisi dinamica, purch si tenga conto della natura polifase dei
terreni e si descriva realisticamente il loro comportamento meccanico in condizioni cicliche. Per
questi motivi, il ricorso alle analisi avanzate comporta indagini geotecniche adeguatamente
approfondite.



5.4 Controlli e monitoraggio

Le NTC 08 affermano: Il monitoraggio di un pendio o di una frana interessa le diverse fasi
che vanno dallo studio al progetto, alla realizzazione e gestione delle opere di stabilizzazione e al
controllo della loro funzionalit e durabilit. Esso riferito principalmente agli spostamenti di
punti significativi del pendio, in superficie e/o in profondit, al controllo di eventuali manufatti
presenti e alla misura delle pressioni interstiziali, da effettuare con periodicit e durata tali da
consentire di definirne le variazioni periodiche e stagionali. (6.3.6 NTC)
Nei casi complessi (per complessit della situazione geologica e geotecnica, per scarsezza di
dati significativi rispetto alle dimensioni della frana, per motivi contingenti, di urgenza), malgrado
la accuratezza nella esecuzione delle indagini, si pu non essere in condizione di definire un
modello previsionale significativo che consenta di fare le analisi e le valutazioni che, come detto,
debbono essere alla base della corretta progettazione geotecnica.
In questi casi la progettazione, come accennato all'inizio, viene sviluppata in modo pi articolato,
prevedendo diverse soluzioni, ciascuna delle quali pu essere resa operativa in seguito all'attuazione
di un adeguato piano di misure e controlli in corso d'opera (metodo osservazionale).
I mezzi e metodi di controllo sono sostanzialmente gli stessi descritti sommariamente a
proposito delle indagini (misure piezometriche, di spostamenti in profondit ed in superficie).
I controlli riguardano evidentemente sia la fase di esecuzione dellintervento sia lopera
ultimata al fine di verificare lefficacia della soluzione impiegata e le condizioni di stabilit
raggiunta dal pendio da riferire ad un tempo significativo.


Elenco apparecchiature impiegate per la relati va grandezza da misurare in funzione del tipo di frana.
METODO DI MISURA GRANDEZZA DA
MISURARE Frana di limitata estensione Frana profonda
Spostamenti
- Inclinometri fissi ed
inclinometri a sonda mobile
- Misure topografiche
- Estensimetri a filo
- Inclinometri fissi
- Catene estensimetriche
- Misure topografiche e/o
aereofotogrammetriche
Deformazioni - Estensimetri a filo
- Catene estensimetriche
- Tiltimetri
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Livelli di falda e Pressioni
interstiziali
- Piezometri singoli
- Celle di pressione totale
- Piezometri singoli
- Piezometri multipoint
- Celle di pressione totale


Tipologie di piezometri per il monitoraggio.
TIPOLOGIE PIEZOMETRI
Sistemi aperti
- A tubo aperto
- Casagrande
- Ad infissione
Sistemi chiusi
- Idraulici
- Pneumatici
- Elettrici
- BAT


Schema e applicazione di un estensimetro a barra, per il controllo vettore spostamento.

13
1
3
3
4
4
5
5
10
15
15
6
7
8
15
1
3
3
4
5
9
10
4
5
9
11
12
14
1
2
3
6
8
13


(1) Tubo inclinometrico (2) Deformometri 3D; (3) Piezometri elettrici; (4) Piezometri Casagrande; (5) Colonna di
inclinometri fissi; (6) Celle di carico per tiranti; (7) Misuratori di portata; (8) Inclinometri di superficie; (9) Estensimetri
multibase; (10) Estensimetri a filo; (11) Barrette estensimetriche; (12) Barre strumentate; (13) Stazione pluviometrica;
(14) Geofoni; (15) Celle di pressione.
Esempi schematici impiego strumentazione di monitoraggio


Negli ultimi anni, grazie ai notevoli passi in avanti fatti dalla scienza nel campo della tecnologia,
sono stati messi a punto nuovi metodi per il controllo del territorio, che sono stati applicati anche al
monitoraggio di pendii instabili, supportando cos le misure eseguite con la strumentazione classica
(inclinometri, piezometri, estensimetri, ecc..), con un nuovo mezzo di conoscenza quale il
telerilevamento: Sistema NAVSTAR / GPS; Fotogrammetria; Terrestrial Laser Scanning;
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Interferometria SAR (Synthetic Aperture Radar), Ground-Based In-SAR (da terra), Satellite In-SAR
(da satellite).






C6.3 STABILIT DEI PENDII NATURALI
Nello studio delle condizioni di stabilit dei pendii devono essere presi in considerazione almeno i
seguenti fattori:
caratteristiche geologiche;
caratteristiche morfologiche;
propriet fisiche e meccaniche dei terreni costituenti il pendio;
regime delle pressioni interstiziali e delle pressioni dellacqua nelle discontinuit eventualmente
presenti;
peso proprio e azioni applicate sul pendio;
regime delle precipitazioni atmosferiche;
sismicit della zona.

C6.3.2 MODELLAZIONE GEOLOGICA DEL PENDIO
Lo studio geologico comprende il rilevamento diretto delle discontinuit del terreno (giunti di
deposizione, faglie, diaclasi, fratture) delle quali devono essere determinate la distribuzione
spaziale, la frequenza e le caratteristiche. Attraverso unanalisi geomorfologia quantitativa del
pendio e delle aree adiacenti devono essere ricercate indicazioni su franosit della zona e su natura,
caratteristiche e grandezza di eventuali movimenti verificatisi in passato e sulla loro possibile
evoluzione nel tempo.

C6.3.3 MODELLAZIONE GEOTECNICA DEL PENDIO
Lo studio geotecnico riguarda la programmazione del piano di indagini, finalizzato allacquisizione
dei dati necessari alle analisi, quali la caratterizzazione dei terreni o delle rocce costituenti il pendio,
la valutazione del regime delle pressioni interstiziali e la definizione del modello di sottosuolo,
nonch lanalisi delle condizioni di stabilit del pendio, il dimensionamento degli interventi di
stabilizzazione e la programmazione del piano di monitoraggio.
Le verticali di indagine devono essere preferibilmente allineate lungo una o pi sezioni
longitudinali del pendio ed essere opportunamente spaziate per ottenere informazioni sufficienti
lungo tutta lestensione del pendio.
Il regime delle pressioni interstiziali nel sottosuolo deve essere ricostruito con sufficiente
approssimazione mediante misure puntuali delle pressioni interstiziali eseguite con piezometri o
celle piezometriche. Questi devono essere installati in posizioni opportunamente scelte in relazione
alle caratteristiche geometriche e stratigrafiche del pendio e alla posizione presunta della superficie
di scorrimento, potenziale o effettiva.
Se la verifica di stabilit riguarda pendii naturali in frana, le indagini devono definire la posizione e
la forma della superficie di scorrimento. A tal fine si deve provvedere alla misura degli spostamenti
in superficie e in profondit. Queste misure devono permettere la determinazione dellentit degli
spostamenti e del loro andamento nel tempo, da porre eventualmente in relazione al regime delle
pressioni interstiziali e a quello delle precipitazioni atmosferiche. Gli spostamenti in profondit
devono essere riferiti a quelli misurati in superficie, avendo cura di eseguire le misure con la stessa
cadenza temporale.
Le prove di laboratorio devono permettere la determinazione delle caratteristiche di resistenza nelle
condizioni di picco, di post-picco e nelle condizioni residue.
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C6.3.4 VERIFICHE DI SICUREZZA
Nelle verifiche di stabilit si utilizzano i valori caratteristici dei parametri di resistenza (ck, k). Il
coefficiente di sicurezza definito dal rapporto tra la resistenza al taglio disponibile lungo la
superficie di scorrimento e lo sforzo di taglio mobilitato lungo di essa. Il suo valore minimo deve
essere scelto e motivato dal progettista in relazione al livello di affidabilit dei dati acquisiti, ai
limiti del modello di calcolo utilizzato, nonch al livello di protezione che si vuole garantire ( 6.3.4
NTC).
Nei pendii interessati da frane attive o quiescenti, che possano essere riattivate dalle cause originali
o da unazione sismica, bisogna fare riferimento alla resistenza al taglio a grandi deformazioni,
indipendenza dellentit dei movimenti e della natura dei terreni. Le caratteristiche di resistenza
devono quindi intendersi come valori operativi lungo la superficie di scorrimento.

C6.3.5 INTERVENTI DI STABILIZZAZIONE
Nel dimensionamento degli interventi di stabilizzazione devono essere valutate le condizioni di
stabilit iniziali, prima dellesecuzione dellintervento, e quelle finali, ad intervento eseguito, in
modo da valutare lincremento del margine di sicurezza rispetto al cinematismo di collasso critico
potenziale o effettivo. In dipendenza della tipologia di intervento deve essere valutata levoluzione
temporale dellincremento del coefficiente di sicurezza nel tempo, per garantire il raggiungimento
di condizioni di stabilit adeguate in tempi compatibili con i requisiti di progetto. In ogni caso, le
condizioni di stabilit devono essere verificate non solo lungo il cinematismo di collasso critico
originario, ma anche lungo possibili cinematismi alternativi che possano innescarsi a seguito della
realizzazione dellintervento di stabilizzazione.

C7.11.3.5 Stabilit dei pendii
Il comportamento dei pendii durante un evento sismico, e per un periodo successivo allevento
stesso, strettamente legato alla natura del terreno e alle condizioni esistenti prima del terremoto.
Unanalisi completa della stabilit in condizioni sismiche deve perci sempre comprendere lo studio
del comportamento del pendio prima, durante e dopo il terremoto.
I metodi per lanalisi di stabilit dei pendii in presenza di sisma possono essere suddivisi in tre
categorie principali, in ordine di complessit crescente:
metodi pseudostatici
metodi degli spostamenti (analisi dinamica semplificata)
metodi di analisi dinamica avanzata
Per i pendii naturali le verifiche di sicurezza devono essere effettuate utilizzando i valori
caratteristici delle propriet meccaniche dei terreni.
Nei metodi pseudostatici la condizione di stato limite ultimo viene riferita al cinematismo di
collasso critico, caratterizzato dal pi basso valore del coefficiente di sicurezza, FS, definito come
rapporto tra resistenza al taglio disponibile e sforzo di taglio mobilitato lungo la superficie di
scorrimento (effettiva o potenziale) (FS = s/m).
Nei pendii interessati da frane attive o quiescenti, che possono essere riattivate in occasione del
sisma, le analisi in termini di tensioni efficaci risultano pi appropriate rispetto a quelle in tensioni
totali. In tal caso, particolare riguardo deve essere posto nella scelta delle caratteristiche di
resistenza dei materiali, facendo riferimento alla resistenza al taglio a grandi deformazioni, in
dipendenza dellentit dei movimenti e della natura dei terreni.
In terreni saturi e per valori di amax > 0.15g, nellanalisi statica delle condizioni successive al sisma
si deve considerare la riduzione della resistenza al taglio indotta da condizioni di carico ciclico a
causa dellincremento delle pressioni interstiziali e della degradazione dei parametri di resistenza.
In assenza di specifiche prove di laboratorio eseguite in condizioni cicliche, lincremento delle
pressioni interstiziali, u, per le analisi in tensioni efficaci, e il coefficiente di riduzione della
M. Grisolia I.P.Marzano E.Leder - Criteri di progetto degli interventi di stabilizzazione

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resistenza non drenata, cu, per le analisi in tensioni totali, possono essere stimati facendo ricorso
alluso di relazioni empiriche.
Nelle analisi condotte con i metodi pseudostatici, il campo di accelerazione allinterno del pendio
assunto uniforme e le componenti orizzontale e verticale delle forze di inerzia sono applicate nel
baricentro della massa potenzialmente in frana, nei metodi globali, o nei baricentri delle singole
strisce, nei metodi delle strisce. Per tener conto dei fenomeni di amplificazione del moto sismico
allinterno del pendio, il valore dellaccelerazione orizzontale massima su sito di riferimento rigido,
ag, pu essere moltiplicato per un coefficiente S che comprende leffetto dellamplificazione
stratigrafica, SS e dellamplificazione topografica ST. In alternativa, la variabilit spaziale
dellazione sismica pu essere introdotta valutando un coefficiente sismico orizzontale equivalente,
kheq, mediante unanalisi della risposta sismica locale.
I metodi degli spostamenti consentono di valutare gli effetti della storia delle accelerazioni. In essi
lazione sismica definita da una funzione temporale (ad es. un accelerogramma), e la risposta del
pendio allazione sismica valutata in termini di spostamenti accumulati, eseguendo lintegrazione
nel tempo dellequazione del moto relativo tra massa potenzialmente instabile e formazione di base.
Gli spostamenti indotti dal sisma possono essere confrontati sia con valori di soglia dello
spostamento corrispondenti ad una condizione di collasso generalizzato (stato limite ultimo), sia
con valori di soglia dello spostamento corrispondenti ad una perdita di funzionalit (stato limite di
danno).
Tenuto conto che i metodi degli spostamenti fanno riferimento a cinematismi di collasso idealizzati
e semplificati, gli spostamenti calcolati devono considerarsi come una stima dellordine di
grandezza degli spostamenti reali, e quindi come un indice di prestazione del pendio in condizioni
sismiche.
Lo spostamento ammissibile dipende da molteplici fattori tra i quali la presenza e la natura di
strutture/infrastrutture esistenti, il livello di protezione che si intende adottare, la gravit dei danni
connessi ad un eventuale movimento franoso. In generale, maggiori valori dello spostamento
ammissibile possono essere adottati per terreni e manufatti a comportamento duttile, o il cui
comportamento sia analizzato utilizzando parametri di resistenza a grandi deformazioni.
La sensibilit del metodo degli spostamenti alle caratteristiche dell'accelerogramma (amax, forma,
durata e contenuto in frequenza) ben nota e pertanto l'accelerogramma di riferimento dovrebbe
essere scelto accuratamente dopo unanalisi dettagliata della pericolosit sismica e un'analisi
statistica dei dati strumentali a scala regionale. In assenza di tali studi, consigliabile confrontare
gli effetti di pi accelerogrammi (almeno 5), registrati in zone prossime al sito e opportunamente
scalati.
In aggiunta ai metodi pseudostatici e ai metodi degli spostamenti, le condizioni di stabilit dei
pendii in presenza di sisma possono essere valutate anche con metodi di analisi dinamica avanzata.
In essi le equazioni dinamiche del moto vengono risolte mediante tecniche di integrazione numerica
implementate in codici di calcolo.
Le analisi dinamiche avanzate dovrebbero intendersi come un affinamento delle analisi delle
condizioni di stabilit di un pendio, non potendo, allo stato attuale delle conoscenze, considerarsi
sostitutive dei metodi pseudostatici e dei metodi degli spostamenti.










M. Grisolia I.P.Marzano E.Leder - Criteri di progetto degli interventi di stabilizzazione

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159).