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ECC.MO CONSIGLIO DI STATO IN S.G.

SEZ. VI
MEMORIA NEL RICORSO R.G. N. 6596/2010
proposto da: Legambiente Associazione Ambientalista Nazionale, Federazione
Nazionale Pro Natura, Associazione Pro Natura Alessandria i due fiumi, Alberto
Deambrogio, Pier Giorgio Comella, Enrico Moriconi, Lino Balza in proprio e in qualit di
responsabile di Medicina democratica, con gli avvocati Mattia Crucioli e Gabriele Di
Paolo
contro
il Ministero dello Sviluppo Economico e l'Istituto superiore per la protezione e la ricerca
ambientale (ISPRA);
e nei confronti di
Societ Gestione Impianti Nucleari S.P.A., Regione Piemonte, Autorit per l'energia
elettrica e per il gas,
per la riforma e/o l'annullamento
della sentenza del T.A.R. Piemonte, Sez. I, n. 2071/2010, pubblicata in data 21/4/2010
e notificata il 3/5/2010, con cui stato respinto il ricorso r.g. n. 415/2009 proposto
dagli odierni appellanti per l'annullamento del Decreto del Ministero dello Sviluppo
Economico, Dipartimento per la Competitivit, Dirigente dell'Ufficio XVII della Direzione
Generale per l'Energia e le Risorse Minerarie, di data 27/11/2008 e di tutti gli atti ad
esso preparatori, presupposti, connessi e conseguenti.
***
Richiamato quanto dedotto con latto introduttivo del presente appello, si evidenzia
quanto segue.
Gli odierni appellanti hanno appreso che nel corso del 2013 Sogin spa ha presentato
istanza di modifica della localizzazione dellattivit di trattamento e condizionamento
dei rifiuti rispetto a quanto approvato con il DM 27/11/2008.
Di ci si d conto nella deliberazione della Giunta Regionale piemontese n. 33-6907
del 18/12/2013 nella quale si specifica che la modifica richiesta da Sogin consiste
nellesecuzione presso terzi limpianto NUCLECO di Casaccia (RM) delle operazioni
di supercompattazione e cementazione di circa 400 fusti da 220 litri contenenti rifiuti
radioattivi prodotti durante lesercizio dellimpianto e circa 500 fusti, sempre da 220
litri, prodotti nelle operazioni di disattivazione e smantellamento. Nella
documentazione allegata allistanza di disattivazione dellagosto 2003 era invece
previsto che le suddette operazioni fossero effettuate nel sito per mezzo di un
impianto mobile Superpack TM 2000.
In altre parole Sogin ha chiesto di poter portare a Roma i rifiuti prodotti dallo
smantellamento dellimpianto di Bosco Marengo per poi riportarli nel realizzando
deposito di Bosco Marengo dopo la supercompattazione.
Ci rende palese lerroneit della sentenza appellata nella parte in cui ha ritenuto
aderendo alle tesi del verificatore che non sia possibile procedere alla disattivazione
di un impianto nucleare senza prevedere lesercizio di un deposito temporaneo che

proprio finalizzato a rilasciare il sito senza vincoli radiologici (cfr. pag. 19 della
sentenza appellata).
E evidente che la richiesta della stessa Sogin di portare via i rifiuti radioattivi
dallimpianto in corso di disattivazione per poi ivi riportarli, stoccandoli nel realizzando
deposito temporaneo, chiarisce definitivamente che tale deposito non n
indispensabile alla disattivazione n finalizzato a rilasciare il sito senza vincoli
radiologici: semmai lesatto contrario, dal momento che, una volta trasportati i rifiuti
radioattivi altrove, il sito potrebbe pi agevolmente essere rilasciato senza vincoli
radiologici se il deposito non fosse realizzato e se non si prevedesse di stoccare ivi
nuovamente i rifiuti supercompattati altrove.
Del pari risulta apertamente smentita la tesi del verificatore, accolta dal TAR Piemonte,
secondo cui il complesso delle attivit autorizzate sarebbero funzionali al
raggiungimento dellobiettivo della disattivazione, non ravvisandosi invece elementi
concernenti lo stoccaggio.
La richiesta di portare a Roma i rifiuti per condizionarli e, in un secondo momento,
riportarli a Bosco Marengo posizionando i fusti nel realizzando deposito, chiarisce che
fin dallinizio le attivit di realizzazione del deposito e di gestione dei rifiuti radioattivi
in loco non erano affatto funzionali (n strettamente vincolate) al rilascio
incondizionato del sito, ma si qualificavano come attivit di realizzazione di nuovo
deposito e di stoccaggio.
Da ci discende la conferma della fondatezza del primo motivo di ricorso e lerroneit
della sentenza appellata.
Ci conferma anche quanto dedotto con il secondo motivo, ovvero che sussisteva una
soluzione alternativa alla disattivazione in due fasi, dal momento che la richiesta di
Sogin rende palese che i rifiuti possono essere trasportati in un luogo pi sicuro di
Bosco Marengo (da individuarsi secondo le procedure vigenti) man mano che lattivit
di disattivazione procede.
Del resto, appare manifestamente irragionevole prevedere lo spostamento da Bosco
Marengo a Roma, da Roma a Bosco Marengo e poi, ancora da Bosco Marengo al sito
che dovr essere individuato per lo stoccaggio definitivo dei rifiuti.
Tant che nella DGR Piemonte 33-6907 citata viene dato conto del fatto che il
Comune di Alessandria, con nota del 2/12/2013, ha richiesto che i rifiuti, una volta
supercompattati presso limpianto Nucleco di Casaccia, vengano l conservati senza
fare ritorno a Bosco Marengo, in attesa del loro trasferimento definitivo presso il sito di
deposito nazionale, una volta individuato.
Anche il terzo motivo di ricorso (violazione dellart. 33 del D.Lgs. 230/1995) risulta
corroborato alla luce dellistanza di Sogin, poich appare vieppi evidente che il
realizzando deposito di Bosco Marengo ospiter rifiuti provenienti da altre installazioni
anche proprie.
PQM
Si insiste nelle assunte conclusioni.
Si certifica che la copia informatica della presente memoria conforme alla copia
cartacea depositata presso la cancelleria del Consiglio d Stato.
Ge-Ro, 24/10/2014
Avv. Mattia Crucioli

Avv. Gabriele Di Paolo