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LEZIONI DI FISICA

SPERIMENTALE

DEL SIGNOR ABATE NOLLET

TRADOTTE DAL

IP

_ J Digituafl by Coogic
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LEZIONI

DI FISICA

SPERIMENTALE.

LEZIONI

DI FISICA

SPERIMENTALE

DEL SIGNOR

ABATE NOLLET,

dell'Accademia delie Scienze br pARtcr delLa Società' Reale di Lovdra

dell' Istituto di Bologn a E Maestro m Fisica di S. A. R.

IL DELFINO. ^ TOMO TER Z.O.

Tradotte dal Francese.

IN VENEZIA, MDCCLI.

Preffo GiAmbAtista Pasq.oalì.

Celi Liceat^f de Superiori

LE Z IO NI

 

D

I

FISICA SPERIMENTALE.^

 

- L- E Z

I O N' E

K.

Sopra U Meccanica.

Dopo

d' avere iulegiiato , nelle prece-

denti Leaioni , le proprietà e Iq leg-

gi del Moto ,

si per li

corpi

folidi,

tome de'Fluidi ;

ci rimane in

quefta da ra-

gionare pe' mezzi , co' quali

fi può

più co.

moramente , o con maggiore vantaggio cfTo

motò impiegare . Qjiefti meazi fono le mar-

cbìne,

vale a dire, certi corni, o maffe coni-

Mfte i d" tìn lavoro ,

c

d una coftruiione

più o mtìio' femiilice , cfae trafoiettOBO-fMio-

ne d'usa potenisa' fopra noa relìftenia,/ft che

U £iQno

creTce» , o fcema» »' variando

le

>el»cià.

'

y

' Li-fcie^ra chp tratta «H« macchint ;, ji

;.

djiauia mecMita j e fuppon* usa cogniBÌcme,

baftsTole delle Maieditncfae

« della Fifics :

 

A3

«n--

6 Lr7ionidiFìsica^

6 Lr7ionidiFìsica^
i m p e r o c c h é u n M e c

imperocché un Meccanico dee non folamenie

Jtiraare, emiluraredelle furze contrarie, relati-

v a r a e n t f a l l e l o r

varaentf alle loro porzioni rd'pettive; ma con-

' v i è r j e . j n p U r c ,

'vièrje .jn pUrc , ch'egli fappia diflinguer^ , qual (ìa la iiaturq di quelle forze, quel che vi fi pof-

del leinpo ec. Colui, il quale

la frannilchiare d eftraneo, per laqaalità delle nfaierie che incttontì in opera , perla circoftan-

za del luygo,

non pofTedeife , le noo (ia parte tìfica, potreb-

be fare delie macchine durevoli, c ben alfor-

tite, quanto kll' unione de' pezzi , e quanto al-

la lor maniera di nivoverfi; ma correrebbe ri-

fico d' ingannarfi fovcnte nelle proporzioni ; c

gli effetti

riufci'rebboho di raro tali, quai da

lui s'arpettarono. Qji egli poi che avefle fole co- gnizioni pviramence. matematiche, e che noti

confideralVe, (e non linee e punti nelle quanti- tà, delle quali vole/fefar ufo, troverebbe fenza

dubbio molta diminozione , e fvarianza , dopo.

-l' ell'cuzioue . Finalmente colui che non fofle

nè Geometra, Fifico ; lavorerebbe aiToluta-

jnetite da cii;co , e flon potrebbe iuflngarfi

di

liufcire , fuorché per puro accidente; e ciò be»

ne

fpetTo, dopo molti tentativi inutili, fatico-

fi c quafl fcmpte di non, lieve

fpefa. Queft'è

una verità , provata già da lungo tempo con

r

esperienze

, e che dovrebbe correggere molte

perfone ,

l'opera delle quali t infruituofa. Ma

ficcome l'amor proprio, e la voglia d'efleve Autore, ian che fi ftampino parecchie cattive

Opere, ad

onta della critica; così

gli

fteflì

motivi a un dipreffo, e talor anche l'elea del

guadagno, rpingono a fare la fpefa di un graq

numero d'invenzioni, le quali non vedrebbo-

P9 mai ta luce,

fe coloro

che fe le

immagi-

7

,

nano , ne fapeflero quanto baila per giudicar-

'

ne. Le cattive e imperfette macchine vcngou

iuori più frequentemente che Jc buonej e ciò

liifcredita

alquanto

!a Meccanica npfirelTa di

molti ., i iquali ingìuftamente confondono Ìl

Macchinifta, col vero Meccanico :. ma de- porrà facilmente quell'idea, quando fi riflette-

rà, che uomini tiotti, del prim" ordine,, si an-

quali uti . Archita ,

tichi , come, mqderni , tra

un Arillotcle, nn, Archimede te. un Marior- re, un Amoncons, un de la Hire ,. un Vari-

gnon; e

cati alla fetenza delle Macchine utili, efi fon

mole' altri li fono di propofito appli-

refi commendabili e famoll, per lo progreifo che vi han fatto. Le fcopcrte di lai genere

men d' onore, e meritano, eguale

fanno non

applaufo, che ([uellc di qualunque altra fpezie:

L'oggettodi quella fcienzanonècglt infattr.uti- e non ne ricava forie la

liffimo in

Società coniiilcrabililTimi vantaggi? Quel che

fperar ne polTìamo, arguifcafi da' bei ritrova- ti, da quali godiamo e ci apprqiìttiamo attual-

mulini, che ci preparano ia farina,

Je gualchiere the fi fodano i nollri panni lani

ed altri limili ordigni co'quat s'eltrae l'olio da' ve-

getabili: le varieirombe, chcfollevano l'acqua gcr gli ufi nollri ,, c per la decorazione de' no- ti giardini, le vetture con che rilparmiafi tan- ta fatica e rendooficosì facili e comodi i tta- fpurti ; Je carrucole o girelle , 1' altalene , i tor-

ec. la cui applica-

ni ,

zione è cosi utile, e cosi frequente nell'archi- tettura, .e nella Navigazione: i ponti-levacoj

eiant'altrl mezai, ufati ikIU difcfa delle Piai-

fé

ftelTo ,

mente: i

gli

/Irettoj, gli argani

A

4

Z6:

.

,

8 Lezioni Di Fisica

zt, che altro fono, fc non macchine di palle-

re elbnfìbile utilità, e, fecondo le circollanze,

d'una eziandio Ìiidifpenfabile neceffità ! Dee-

fi per certo faper grado a coloro che non isde-

gnano di vincere l'attrattive liifinghicrc della

lublime Geometria, e volentieri neintermetto»

no Io fludio, per avere il tempo d'applicarci

di

lei

principi a

ricerche di fimil natnra ; le

quali fono bensì meno rifplendenti e fpedofe

che non èia foluzione de' gran problemi ; ma

non pertanto a me pajono nulla men ptegei'o- , li, perchè pili direttamente tendono al bene del-

la Società, ed hanno per ordinario, ull ed ap»

pltcanoni più prontamente, e talora più gene- ralmente utili Due forte di macchine fi dilHnguono comu-

nemente; quelle che fono femplici, e (Quelle

che fono compone: le prime fon come gli ele-

menti dellealtrc; ed effe appunto

faranno prin-

cipalmente il foggetto della prefente Lezione; imperocché la moltiplica«ione , e l' adnnamento

delle macchine fcmplici in un medefimo tutto non porta alcun cambiamento etTenziale nelle

lor proprietà ; e noi non dobbiamo qui porci a

noverare con accurata pienezza tutte le mac- chine compoftc, che fono Hate date in luce , per inoltrare tutte le applicazioni fattevi delle femplici. Ci contenteremo d'indicar quelle che fono più in ufo, la cofiruzione dellequali potrà intendcrfi più facilmente, echcnonave- ranno bifogno quelle lunghe e minute deicri-

liouF, che aver non ponno luogo in quelt'O-

^

Il numero delle macchine fempHci varia , fe-

condo la maniera ftimare o calcolare la lo-

Sperimentale, g

ro rempUdtó, alcuni confiderando come fem^ plice , quel che altri tengono oconfiderano co-

me &ià comporto i e però la cofa ù arbitraria,

nè di grande importanza: quanto a me , feiua

dalla mia m quello

dìfappiovare

conto

inclmat»,

femplicii e fono, la Uva. il

e

ciafcuna, gioverà prefuporre c iìabilire alcune

generali nozioni che renderanno più capi bile

la noflra leoriai c Iciogliereiunanzi tcmpoal-

cune difficoltà, le quali potrcbbono oalcerenel

corfo delle noftre Spiegazioni una Mocchina , vi ha quattro cofe prin-

cipali da confiderarc; la potenza, la refiilen-

ra , il fulciin;nt<», o punto d'appoggio, olia il centro del moto, e la velocità con la quale fi

le opinioni ,

diverfe, pongo tre iole Ibrte di macchine

Piano

ie Corde. Ma prima d'entrare a ragionar di

In

fa muovere la potenza e la reliftenza.

Macchina, è lo sforzo

Quando la potenza che impiegafi in una

un animale, dobbia-

mo ftimarlà relativamente alla natura, ed alla durata d'ilia fatica. Impeiocchèquantunqueua

cavallo pofla vincere per un affai corto tempo eoo. lire; ed un uo-

una forza di 50Q ovver

mo foftenga per alcuni inftanti un pelo di loo

o i^o,

e

pitale le non d'uno sforzo, il quale non ecce-

da

ftia nella mifura a'ppretfo a poco diiSo. fcdel

cavallo,

liberti, e che

non vengano sforzati, o per la

difpofizionc delia macchina a cui rapplic-ia-

c in oltre convicn che operino eoa

o 50, lire, ic parliam dell' uoinoi e

faticate (bguiramente , non fi ilebbc iar ca-

lire; quando però

trattali di lavorare

2^.

mo, o per

guifa

la liciiaeione del térreno, od' altra

IO Lezioni di Fisica

Se la potenza c un pefo 0 una molla, puA accadere, ch'ella non fia d' un valore celiati-

: imperocché r. a mìfiira che una molla ,

ti un ingegno lavora, o fi difpiega , ilfuosfor- zo fi dimiuuifce; e fe la macctiina non è fat-

le

che fiipplifca a qucfta dimi-

nuzione, gli sforzi non ponn'elTere cosi, gran-

ta

in un modo ,

principio . 3- Abbiam

fatto vedere parlando delle Gravità, che l'ac-

Celerazione aumenia la forza de'corpi , checag-

giono liberamente, cioè con velocità fcnfibilif-

i cafi , dove il moto i

iima; laonde in

imprefib dall'urto od impuUb d'un corpoche

difcende, la macchina tanto

ne riceve .

di

fui fine ,

come

fui

tutti

più

quanto da più alto il motore difcende.

La refjieis^a è un' altra forza,

o la fomma

che s" oppongono al moto

di moiri ofbacoli ,

della macchina ,

movere; tal c un maflb di pietra o marmo ,.

che col fuo pefo refiftc all'azione degli uomi- ni, i quali fanno sforzo per tirarlo, opertra-

fponarlo, col mezzo, d'una taglia, d'un arga-

nello, di manovelle, ec. La reCtlenza non, è fempre una quantità co-

ftante, come un pefo che fi vuol trafcinarc. o

portar via; talor s' hanno da tender mollo .

4a divider corpi,

da foitener

de'fluidi , ed in

avviva- e fa

cui la potenza

ha più. o meno da

lìmiglianti cali la potenza

fare

debbefi propor-

zionar la macchina in guifa , che la rehftenza, per grande il piii ch'efler poiTa , trovili tutta- via inlcriorc alla forza motrice . Cosi, quauda

ne . Per non rcftare a fecco ,

fui principio della fua azione, che fui fi-

trattafi, per elbmpio, di far falirc l'acqua col mezzo d'una tromba , fi deve confiderare il

SpERIMBN tal e.

Il

tubo afcendeiite , come Tempre pieno , quan-i tunque in verità noi (ia, fe non dopo un certa numero di fofpintcdellanimeila, durante lequa,-

H la forza Qiotrice è più che fuificienie.

 

Chiamafi punto d' appoggio^ Centra di moto,

o tlypomoMioa (quafi folio ftanga) quella par- te d'nna macchina, attorno della quale le al-

rre il muovono; in una bilancia,

egli

e quel!

interftizio

o punto della calia ,

fui quale

ri',

pofa l'afle del fufto; in una ruota di

carroz-

za , è r eftremità di quel

raggio , che attual-

mente tocca il terreno, quando ella rotola: e

larpion.- d'un ufcìo, l'alTe d'una carrucola ec. Il centro del moto non è fempre un tolQ

punto filToj ma in molte

occafioni è una fe-

rie o fila di punti che farman una linea -

e È

ffaneheri e tutto quello che ne ia 1' unzio-^

ralle

a

una sti:ra

l'atfc d' una sfera

,

i

i^i

tali

fono i^^y

le

^.-".^

-r

,

-

fiflb

Il punto dappoggio, Ipelfe volte e fo relativamente alla rivoluzione, dellaqualccgli

è il centro : può per altro elTere mobile i tal -

"

è,

efenipigrazid ,

i n.iw

-

,

viene trafportato in una direzione parallela al

terreno, mentre egli è il centro, del moto del-

le ruote; qualche volta ancora cotelto pvinto

d'appoggio

è l'azion d' un

corpo animato clic

ne fa le

veci : come quando due uomini por-

tano infieme qualche pefo, fopra un baitene,

del quale ciafcuno fofticne un capo ;

1, un de co-

due indifferentemente può effe re con fi de rato

me potenza, o come un punto

Le velocità ii milurano

d'appoggio.

dagli fpazj , che U

tiotenia e la rcfiftenzi pevcorrono, Q che per-

coriercbbono,

attefa la ditpofizione della mac-

una trafportaiTe 1" altra . Un uomo,

china , fe r

 

per

Il

Lez lON t

t) 1

F i S

I C A

per efcmpio, che tira un pefo col inezzod'uil arganelJo, defcrive, camminando, la circonfe- renza d'un circolo; enei mentre ch'ei tal cara- mino_ ^rcorre , il pefo s'avvicina una certa quantità; fono per appunto quelli fpazj miincJ e quindi percorli, che determinano le velocità iclative; imperocché il tempoè eguale perl'un e per l'altro. Ncl/a il^lTa guiTa, quando! due bacini d'una bilancia lòno inripofo per cagioa d'equilibrio, le làr velocità fi con o(cono dalla ftrada che farirbbono nel medefimo tempo, a-

fcendendo l'uno, e difcendendo l'altro, fc a-,

velTe luogo il moto. La gravità è una forza, che fpefTo impìegafi in Meccanica come potenza o conne refiilenza;

quantunque ella appartenga egualmente a tutte

le parti

di materia rinchiufe fotlo un mede-

fimo, volume: noi per attenerci al piii fempli- ce, la confidereremo come polla in un lolo punto, cui chiameremo. Centro di gyatt'ià. Quello centro di gravità, non è femprc il

centro della lìgiira;

ma è un pnnto , da cui

elTencto un corpo fofpefo, tutte l'altre lue par- ri rellano in quiete, e col quale fi muovon tut-

te, (Quand'egli ccifa d' cerere appoggiato . Di qm

è facile comprendere, che quello punto non

trova giullo nel mezzo i fe non ne i corpi per- fettamente omogenei, e che hanno una figura regolare. In una palla rctondilfima , cfempì- grazia , uniformemente denfa , è chiaro che

tutti i raggi, ofemidiametri fono eguali, e del niedcfimo pcfo; eguali a cagione della figura perfettamente sferica; delio ilelTo pelò, a ca- gione dell'omogeneità delleparti: t::tto è dun-

attorno d'un pnmo, che è

i)ìse in equilibrio

ccn-

Sperimentale.

13

etlifiguill . Non

è già cosi d'una freccia, la cuteltreiuita Sfer-

rata o d'una penna dalt:riven;; Tela ina lun-

Ehezza fi divide in due parti eguali, 1' una tro-

veraffi pià pelante ciie l'altra, e la fezionenon

farà palfata per lo centro del fuo pelo, quaii-

tunque fiefi latta nel centro della Ina figura . Nella Iteffa maniera che fi concepilce tutto

11 pefo d' un corpo , riunito in un folo ponto ,

confiderafi

piccolo, la gravità di più corpi che ad

ctniroc Ji pravità a un mito

parimente, in uno Ipazio intimta-

mente medefima azione col loro pelo concorrono. una Quando molte itiaffe pelano fopra una medeli-

mezzodì fila, che ve lo appen-

mk corda per

dono

ne

Si icentti di gtavitàdei duecorpi folpei, leazio-

i loto

dunque

duelle fila, come il centro delle gravita-

confiderarcilnodoo gruppo comu^

fi può

di

particolari.

A, B. Fij;. i. enendo

firiunifcono in C od in qualunque al-

cD, purché '< pefo A fia eguale

impericchè fe una. delle

palle

di pietra,

fante

„o

punto che vorraffi trafceglierc nella Ime*

al pefo B i

Me ij l»"

ilcenrro della pipo-

due

efaltra

s'avvicinerebbe d'avantaggio ala Imea

farebbe fP""" P" la pm

'd. eia

zinne

ÌD

delle quali

srandeal

corpi petanti,

iravità

di

ove

linea

?

in ftaiebbe alla pii corta , come il pelo piH

più

Qualunque polfa elfere il numero di cotclh

due parti ineguali ,

piccolo.

'".J"'"

datochS fi conofca .1 centro di

eir, , facilmunte fidetermma iHuo-

So lote le dillanze i ma ciò .,' intenderà

quando avcremo 'il peto ha una

riunifconfi le loro forze , perche fon

inegl.o

(piegata la teoria della Leva intenf.one diffetente, quando

 

i4

Lezioni di Fisica

.

i Corpi- fono più omenolontanidal centmde'là Terra a cui tendono; ma nel decorfo di quei fta Leziono, noi nonfarcm ràfo di quella di^e- renza, perchéella nonè mai fenfibile ndlV-ften- fione, che puòaveruna macchina; perciò ("iip-

porremo che un péfo, la cui caduta nou èac- cclcrata, efercKa Tempre la IteOa forza ola

IteiTa prÈffìone, in tutta la fila dilezione. Una

fccchia piena d' acqua che pefa

loo. lire fu la

càruccola o girella del pozzo, quand'ell'è id

alto i [limafi dunque che pefl egualmente t

quand'è 50. o fio. piedi

più bafTa (aflraeiido

dal pefo della corda;) e colui che fuoiia una

campaiia, fa fempte il medefimo iforzo_i,£a che la corda abbia molta, o poca lunghezza! , Noi terremo altresì come pamllelè le dirc- BÌoiii diduepefi diftancì 1' un dell'altro, quan-

tunque in rigore fieno un poco incliiiate fra ef-

fe; poiché tutti i corpi gravi rendono ad un me- defimo punto ch'è ii centro della terra: mane fiàm tanto fontani ; che nonabbiam da teme-

te alcun sbaglio, o falfo computo, nel Irafcu- rare cotale indinazioué Per rimoveretuitoi.u-.'IIoche inqualche ma-

fiiefa èftraniero alholtro oggetto prefente , in tutta qtiefta Lezione allraercmo da' sfregamenti

e dalla refiftenza de' mezzi; che fort tutrSvolta

oftacoli, de'qiiai deefi tener conto nella prati-

ci, ed i quali, allorché fi tralcurano,

O che

non fi flimano fecondo il lor giuRo valore , ca-

gionano errori confiderabili nc'calcoli che fi

fanno fui prodotto dellemacchlne, corael'ab-

biam diiBofirato nella terza Lezione, fpiegan-

do U prima Legge dei moie.

 

PRI-

P'ÈIMA SEZIONE.

ì>eìiz Leva.

UNA Leva conGderara matematicamenté t non Galero che una lincaretta fenzasra*

vità, cbe regola 16 dìQiact e le pdrizioni del- la petensa, della KfAcazi ^ e del . fiildmeO-

io, O pUDto d afppggio> Se nella [tradca quc lU linea dìvien p^nte-e curva , il fuo pefo

da^e coOfidaràrfì-t Cbtne-lnrie della ix>tenza 0

della Mil^nfa j eld fna curvatura può tempre

ridurli alla^ difUnKa» ch'ella mette tra quelle

due forze avuto riguardo alle loro dir62iciàì )

ovver tra

l'una elTe, e il punto - d' a|iM^>

cosi EFG , Fig. ». equivale a tg: e le' le

dtie

ch' altra mat«ìft ftóiìbìlidentepeCuUe, cìarcU'

im fa parte dellà nnlTa E i oGi cnl

foftitìitì.

Diftinguonfi ord! ha r!d mente tre generi di le- tre diJferenti pofìzìoni, che fi poflono

dare alla potenza , allarefiftCaza , ed al centro del moiocpunto d'appOggloi Potrebbelì) fe> ^uitando l'efempio d Autori celebri 1 * avete ctwto d'altt^e due poterne, quel ch'io ho tiéminato KGftenza- C panto d'appoggio; ed

ftllftfa la difl;ÌnEt(me delle Leve in tre genpri

Don-avtebbe tuoAij mia emmi piit irdruto do^-. modo ed utile , feguìtare il metodo pi& ufìU"

itggfi «

gio :

FO, fono ài ferro, odi 4<Ul-

parti £F.

"

- i

'Traiti de Mechanifiie deM. 4e U Hir«<

 

3(5 Lezioni di Fisica.

 

to in una Lezione, la quale non È untrattato

di

Meccanica, ma pìuttofto.un elpofizione Tem-

plice de' principi

quefta fetenza. Perrapprc-

fentar dunque le ire Ibrcc di leve, additerò

la

potenza o forza motrice col oiczzo d' una ma-

no A , !a refiflenza col

mezzo d' un pefo B , ed

il punto d'appoggio, con un perno C '.

 
 

Le

leve del primo genere foiio quelle , nel-

le

quali i! punto d'appoggio ù tra la potcnah

e la refiftenza. Fig. s-

 

Quellcdcl fecondo genere hanno Ja refìftenza tra il punto d" appoggio e !a potenza. Figu-

ra. 4- In quelle del terzo genere, [a potenza e col- locata tra il punto d'appoggio e la rcfiflenza.

 

Le fpezie di ciafcun genere fi diftinguono

per la dillanza che vi è dalla potenza si putit to d'appoggio, relativamente e per compara-

zione a quella

che vi è tra quefto medefimo

punto e la refiflcnza. Se per cfempio, il per-

no, in luogo d'eiiere

in C, folTe

ì»f, f'g<ì

farebbe fempre una leva del primo genere, ma la fpezie farebbe dilTerente; laonde per efpri-

merlì con accuratezza fopra qualunque leva >

fi dirà.

 

Rir è del

tale, o tal genere, e le

diftan?e

delle forze refiflenti motrici dat

pnnio d'appoggio, fono tra effe nella relazione

di I

a

j

,

o

a

4, o

a

5, ec.

 

La dinanza di qucAe due forze da! puoto^j

d'appoggio, determina lafìrada che elleno han-

no da fare, e per confeguenza le lor velocità

imperocché non potendofi l'una moveifl feti- sa

.

SpER I Kl EN T A LE.

17

jsal'altra, è evidente che la potenza A Fig.é.

non adoprerà maggior [enipom percorrerei Ar-

co Aa, di quel che ne conCumerà la rcfiftenza per terminare il fuo Bè . Qiiando i tempi fono

eguali, le velocità debbono paragonarfi per mez- zo degli Ipazj cori! o da correre , ' come ab-

biamo infegnato parlando delle proprietà del

Moto. Effendo per tanto che gli

archi Aa, e

Bè , l'e^iioii fra loro la relazione o !' ordine mu-

tuo de loro raggi AC, e BC, e certo che co- nol'cendo quelle due ultime diftanzc, fi fa la. velocità della potenza, e ijuella della refiften- za . Dal che fcgue:

I. Che un pelo operante come potenza o

coir-e refiflcnza, col mezzo d'una leva collo- cata orizontalmente, ha tanto maggior forza,

quanto è più lontano dal punto d'appoggio . j. Che due maffe uguali oppofie l'una all'al-

tra fopra una limile Leva , non poffonci effere

in equilibrio, fc noii quando fono,

ad eguali

diltanze dal punto d'appoggio e operano per

5. de due pefiineguali efcrcirano ivi, l'uti contro l'altro forze eguali, quando le loro di-

flanKedal puntod'appoggio fono reciprocamen- te come le maife,

_ Qtiefte tre proporzioni fi renderanno pili ot- vie e fenfibili, col messo delle efperienze

." Tarn. I. p. 170, e feg.

.

iS Lezjoni>Si FiSllCA

PRIMA ESPERIENZA.

PREPARAZIONE.

La Figura y. rapprefenta nn piano verricale

elevato Ibpra

una baie, e

traforato con una

Scanalatura HI ; il pezzo K è una Tpezie di caf-

la che può collocare in difFerenti luoghi della

fcatanatura col mezzo d'un manico a vite, che

l'attraverfa, e che per di dìeti'o fi ferma con

una

madrevite . LM é

un piccolo rottolo o

tncalbo di metano, chti fi muove (opri) due

mi. niella

«fla , 'ed

in cui fi fa fcoirére la'

K"

m NO, per fcmiarla- a quel fttì) detta Tua

lunghezza ctìe pià fi vnóle: cOki' il: ^ntofiAb cambia luogo, non rólaménte fui' piano , Ina

anche fopra la leva; le eftremità di qnefèate^:

va fono forate, per poter ricevere pefj, che portino cialcheduno una piccola fibbia o cate- nella di fotto, onde poter riceverne degli altri.

P èunaniafla, che s'infilza nella Leva, eche

vi fi ferma nel fito ch'éappropoiiloper metter

élla leva in equilibrio con: fe medeficia nel ca-

fo ove il punto d'appoggip non fta ne! mezzo

di^la di lei lunghezza. Q, é una carrucola mo- bilìffima fopra il' Tuo alTe, che collocafia for.>

ebetta, ed a quella diltanza che più f