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Don Chisciotte a Napoli e un don Chisciotte napoletano

Mattei, chi era costui? La figura di Saverio Mattei


1
, illustre grecista settecentesco, sarebbe difficilmente
ricordata se non avesse dato lo spunto ad un delizioso personaggio, quello di don Tammaro Promontorio, il
protagonista del Socrate immaginario del duo Galiani-Lorenzi.
Una sorte, quella di diventare famosi non per le proprie opere, ma per essere stati citati nel lavoro
letterario di un altro, che colp anche il filosofo greco Carneade, ben pi noto per la sua fugace comparsa
nellincipit dellottavo capitolo dei Promessi sposi che per il pensiero scettico di cui fu sostenitore. Anzi,
Carneade divenuto per antonomasia il tipo dellillustre sconosciuto.
Esistono altre notevoli figure storiche, ricordate dai posteri non per ci che hanno compiuto di grande,
bens solo a causa di citazioni che ne hanno oscurato le gesta: per rimanere nellambito del capolavoro
manzoniano, il caso del Principe Luigi II di Borbone-Cond (1621-1686), notoriamente assopitosi la notte
avanti la battaglia di Rocroi (cap. II) e celebre, almeno presso il pubblico italiano, soprattutto per questo
sonno, anzich per le molteplici imprese militari
2
. Sorte simile ebbe un altro Borbone, Carlo di Borbone-
Montpensier (1490-1527), conosciuto anche come Conestabile di Borbone, ma ricordato soprattutto per
essersi fatto uccidere da Benvenuto Cellini durante quello che sarebbe dovuto essere il proprio trionfale
ingresso nella Citt Santa durante il Sacco di Roma. E che dire di un altro compagno darmi del
Connestabile, lo sfortunato condottiero francese e maresciallo di Francia, Jacques II de Chabannes (1470-
1525), signore di Pacy, Chauverothe, Bort-le-Comte, Le Hron e, soprattutto, di La Palice, che,
modernizzato, in Lapalisse, anchesso divenuto proverbiale? Nessuno ricorda che il condottiero fu Vicer
degli Abruzzi (per poco tempo) in nome del re di Francia, n che fu tra i protagonisti dello scontro per la
conquista del Regno di Napoli da parte degli Spagnoli, comandati dallimbattibile Gran Capitano del
Regno di Napoli, Gonzalo Fernndez de Crdoba (1453-1515), primo vicer spagnolo: di Lapalisse si
ricorda solo che se non fosse morto, sarebbe ancora vivo (ad onor del vero la lapide suonava se non fosse
morto, farebbe ancora invidia
3
, donde laggettivo lapalissiano. Imbarazzante modo di venire immortalati.
Peraltro numerosissimi sono coloro che sono appunto passati alla storia o almeno alla cronaca per errori
commessi uno per tutti il barone francese Georges-Charles de Heeckeren dAnths (1812.-1895), il cui
nome non direbbe alcunch, se non fosse stato linvolontario omicida di quello che considerato il pi
celebre poeta russo, Aleksandr Sergeevi Pukin (1799-1837). Omicida involontario, poich fu costretto ad
un duello che cerc in ogni modo di evitare, anche perch era affine del poeta, avendone sposato la cognata
e moltissimi quelli che debbono la propria fama, o almeno una fama pi duratura, ad unopera letteraria,
magari irriverente (come moltissimi dannati dellInferno dantesco o come il giudice-poeta Ferdinando
Ingarrica, strapazzato da Vittorio Imbriani
4
).
Un Socrate settecentesco
Saverio Mattei sicuramente uno di questi. Lo studioso calabrese, avvocato, grecista e poeta, che era
capace nel tempo stesso piatire [cio scrivere difese giudiziarie, ndr], scriver libri perfino in Ebraico, e star
in mezzo a processi, costretto come era allavvocatura per poter sopravvivere e poetare
5
. Ai nostri tempi
Mattei non per ricordato per la sua un tempo celebrata versione poetica dei salmi (tradotti direttamente
dallebraico, che padroneggiava alla perfezione), n per vari saggi letterari (Paralipomeni per servire di
continuazione alle opere bibliche) o economico-giuridici (Se i maestri di cappella son compresi fra gli
artigiani. Probole di Saverio Mattei in occasione duna tassa di fatiche domandata dal maestro Cordella,
difesa in una causa fiscale; Che la dolcezza delle pene sia giovevole al Fisco pi che lasprezza. Paradosso
politico, e legale di S. M. Saggiunge la Costituzione emanata ultimamente in Toscana sulla riforma del

1
Nato a Montepavone oggi Montepaone, in provincia di Catanzaro il 19 ottobre 1742 e deceduto a Napoli il 31
agosto 1795.
2
Si veda il delizioso ritratto che ne fece Achille Campanile nel suo Vite degli Uomini Illustri (Rizzoli, Milano
1975).
3
Il francese il ferait encore envie, suona come il serait encore en vie.
4
Sulla tragicomica figura di Ferdinando Ingarrica, mi permetto di rimandare al mio saggio introduttivo alle sue
Cento Anacreontiche, pubblicato in questa stessa collana Cocumella (Franco Di Mauro, Napoli 2010).
5
Avvocato, grecista e poeta, era anche storico della musica e musicista, suonava il salterio, larpa, il flauto.
Filologo, teologo, poeta e giureconsulto, il Mattei rappresentava in maniera emblematica lintellettuale del suo tempo,
costretto allavvocatura e agli uffici per vivere. ANNA MARIA RAO, voce Saverio Mattei, in Dizionario degli Italiani.
Codice Criminale; Del codice economico, politico, e legale delle poste; oppure lironico almeno nel titolo
Il pallone volante, lasino, e il cavallo. Apologi borgiani, incentrato sullomaggio della chinea donato
annualmente dal Re di Napoli al Papa in qualit di feudatario, in polemica con il conservatore Stefano
Borgia [1731-1804], cardinale ed erudito, nonch notevole storico, che difendeva la concezione del Regno
napoletano come feudo papale; etc.).
Lavvocato-poeta invece ricordato soprattutto per essere stato il probabile bersaglio della satira di
Ferdinando Galiani, che ne fece un secondo Socrate in una riuscitissima commedia musicata da Giovanni
Paisiello (1741-1816), intitolata Socrate immaginario ed andata in scena nellottobre del 1775. Bersaglio
probabile?
Molto si dibattuto dellattribuzione a Galiani del soggetto del Socrate immaginario musicato da Paisiello, rappresentato
nellautunno del 1775 al teatro Nuovo e sospeso dopo sette recite per ordine regio: nulla prova le voci secondo le quali il
personaggio messo in ridicolo come erudito esaltatore dellantichit e fanatico grecista fosse proprio il Mattei, tanto pi che
nella sua opera latteggiamento nei confronti degli antichi tuttaltro che di mera e acritica esaltazione. Al Mattei-Socrate
faceva pensare anche la notoria e spesso imbarazzante gelosia della moglie [Giulia Capece Piscicelli dei baroni di
Chiaravalle]. Confermava (e condivideva) lintento satirico nei confronti del Mattei Carlantonio Pilati, che nelle sue lettere di
viaggio ironizzava sul sodalizio antiquario fra Martorelli e il Mattei e sul modo in cui questultimo aveva mendicato e
pubblicato lettere di elogio, particolarmente da Metastasio.
6


La censura regia, guidata dallinflessibile e quasi ottuagenario ministro Bernardo Tanucci (1698-1783),
intervenne dopo poche repliche a far cessare le rappresentazioni dellopera
7
; con decisione insolita e ai
nostri tempi impensabile! i giudici che avevano concesso il visto furono obbligati a rifondere
personalmente (!) i danni procurati allimpresario teatrale che aveva visto interrompere le rappresentazioni.
Evidentemente il Regno di Napoli sapeva applicare la responsabilit civile dei giudici

Come avviene in ogni caso di censura, il divieto intervenuto non fece che alimentare la fama dellopera.
Dal canto proprio, il compositore protest la sua innocenza, scaricando la colpa sullautore del testo.
Questultimo, per non risultava dal frontespizio del libretto. Si diffusero quindi numerose voci su chi avesse
scritto effettivamente il lavoro: labate Galiani o Giovan Battista Lorenzi? Esiste un interessante dibattito
sullargomento: lavoro interamente a quattro mani? Divisione tra spunto e realizzazione? Oppure tra parte in
lingua italiana e dialoghi in dialetto? Lipotesi pi probabile che per usare termini a noi contemporanei
tratti dal mondo del cinema Galiani abbia scritto il soggetto, Lorenzi la sceneggiatura, ma non escluso
che labate tornasse a rivedere i dialoghi, vista la particolare sapidit di alcuni di essi.

Se poco conviene dire dellabate Ferdinando Galiani, economista e letterato, nato a Chieti nel 1728 e
morto a Napoli nel 1787, tanta la fama che circonda, legata da un lato alle sue opere di politica economica
(Della moneta, 1751; Sulla perfetta conservazione del grano, 1754; argomento poi affrontato nuovamente
ampliato negli otto Dialogues sur le commerce des bls, 1770), dallaltro alla particolare arguzia della scua
conversazione, che si pu ritrovare nelle numerose lettere che formano la sua vasta corrispondenza (in
particolar modo con Denis Diderot (1713-1784) e Madame dpinay (1726-1783), tenutaria di uno dei pi
quotati salotti francesi, vale la pena spendere qualche parola su Giovambattista Lorenzi, nato forse a
Conversano nel 1720 (o 1721) e morto a Napoli intorno al 1807.
Non stupiscano i forse, gli intorno e i dubbi sulle date: le poche notizie biografiche si evincono dalla
prefazione ai cinque volumi delledizione napoletana (stamperia Flautina, 1806-1820) delle postume Opere
teatrali di Giambattista Lorenzi napolitano accademico Filomate, tra Costanti Eulisto e tra gli Arcadi di
Roma Alcesindo Misiaco.
Dopo aver anchegli cercato, intorno al 1760, una raccomandazione da Metatstasio (che con garbo gli
sconsigli di avventurarsi verso lEuropa centrale, dilaniata a quel tempo dalla Guerra dei Sette anni e nel
leggere le parole del Poeta Cesareo pu essere difficoltoso valutare i limiti tra cortesia, ricordo della passata
conoscenza e rifiuto a oncedere la raccomandazione richiesta), trov a Torre del Greco un insperato
protettore nel consigliere reale Vincenzo Boraggine il quale, entusiasta delloperina Don Anchise
campanone, o sia Il concerto, ritenne il lavoro meritevoli di un pi ampio che quello familiare per cui il
lavoro era stato scritto.

6
Ibid.
7
Sulle vicende censorie del Socrate immaginario, imprescindibile lapprofondito saggio di MICHELE RAGO, Storia
comica di unopera buffa, introduzione a FERDINANDO GALIANI, Socrate immaginario, Editori Riuniti, Roma 1986, p.
7-48.
Con il titolo mutato in Tra i due litiganti il terzo gode, e con la musica del giovanissimo Gennaro Astarita, lopera and in
scena a Napoli, al teatro dei Fiorentini, nellautunno 1766. Fu un successo e, nel giro di soli tre anni, il Lorenzi produsse
cinque nuove commedie, tutte per Giovanni Paisiello, astro nascente dellopera comica napoletana e suo futuro amico. Da
allora lattivit teatrale del Lorenzi sarebbe proseguita sul doppio binario della commedia per musica, scritta e premeditata, e
della commedia allimprovviso.
8

Per la cronaca, i libretti paisielliani furono: Lidolo cinese, Il furbo malaccorto, La luna abitata, La finta
maga per vendetta e Il Don Chisciotte della Mancia, andato in scena al Teatro dei Fiorentini nellestate del
1769. La collaborazione non si ferm qui: altre opere per Paisiello furono Gli amanti comici (1772), Il
tamburo (1773), Il duello (1774), Il divertimento de numi (che and in scena nello stesso anno a Palazzo
Reale) e quindi Il Socrate immaginario (1775).
Va detto che, anche se dopo una certa pausa, dovuta principalmente alla lunga permanenza di Paisiello in
Russia, la collaborazione fra i due riprese nel 1787 di nuovo ai Fiorentini con La modista raggiratrice e
continu con Le vane gelosie (1790) e si concluse con lunico dramma scritto per il musicista tarantino,
Andromaca (1797).
Poeta versatile, seppe accontentare numerosi compositori italiani e stranieri, tra cui Piccinni, Cimarosa,
Tritto, Haydn, Hummel, e seppe far tesoro della sua vasta cultura teatrale, riuscendo a trarre spunti sia dalla
commedia dellarte, sia da altri generi drammatici.
Nella condotta dellazione, temper la comicit spesso greve ereditata dalla tradizione, nobilitando di quando in quando i
drammi con linserzione di situazioni tragiche. Analogamente oper dal punto di vista poetico e linguistico. Confer ai propri
testi coerenza, compiutezza e dignit anche alla semplice lettura, sia facendo risiedere la comicit, grazie a un sapiente
utilizzo del lessico e della versificazione, principalmente nel dialogo e nella parola, sia trasformando, sullesempio di quanto
aveva fatto Carlo Goldoni con la commedia veneziana, il napoletano talvolta troppo salace dei suoi predecessori nel dialetto
letterario, quasi di maniera, ma non privo di verve, dun popolo da ceramica di Capodimonte. Nonostante tali
ammorbidimenti delle caratteristiche tematiche e linguistiche pi schiettamente partenopee, la persistenza di ampie parti di
testo in napoletano e la difformit della commedia per musica rispetto allassai pi diffuso e codificato dramma giocoso
frenarono non poco la circolazione extra-napoletana delle partiture che intonavano i suoi testi. Girarono effettivamente nel
resto dItalia e dEuropa solo quelle ritenute davvero imperdibili, e solo a prezzo di importanti revisioni linguistiche e formali
talvolta attuate o sovrintese a Napoli dal Lorenzi stesso volte a ridurre o ad annullare del tutto le caratteristiche
napoletane difficilmente esportabili.
9

Dalla Mancia alla Campania Felix
Se ci furono difficolt ad esportare caratteristiche napoletane, Lorenzi non trov invece alcuna
difficolt ad importare a Napoli caratteristiche spagnole. E quale pi tipico carattere spagnolo che non quello
del cavaliere errante fuori dal tempo, lingegnoso idalgo don Chisciotte della Mancia?
Come abbiamo accennato, prima di iniziare la collaborazione con Galiani, Lorenzi aveva scritto per
Paisiello cinque opere nel giro di tre anni. Tra queste una delle pi interessanti fu, fu il Don Chisciotte
10
,
datato 1769 (e che sarebbe stato musicato anche da Niccol Piccinni nel 1770 e da Florian Leopold
Gassmann lanno successivo). Interessante perch affronta con arguzia la non facile impresa di ridurre per le
scene musicali il capolavoro letterario spagnolo, il primo ed insuperato romanzo moderno.
Ecco quanto scrive il librettista presentando la propria opera:
Dallingegnoso romanzo intitolato il Don Chisciotte della Mancia ho radunato i fatti, che vedi in questa commedia ristretti.
Per dare alla medesima lunit del luogo, ho dovuto in parte alterarli, e sono talvolta uscito ancora dalle tracce del romanzo
per adattarmi alla Compagnia.
Fingo due Dame in Villa di allegro umore, tra le quali capita il gran cavaliere errante Don Chisciotte col suo famoso scudiero
Sancio Panza. Queste con lajuto di una spiritosa donna di lor servigio, tessono delle graziose avventure per quelli, e non
tralasciano nel tempo stesso di prendersi gioco di due loro amanti, di sciocco carattere.
Eccoti in poche parole la mia Commedia spiegata. A me dunque non altro resta, che attendere il tuo compatimento.
indubbio che Lorenzi, letterato partenopeo appartenente ad un gruppo di intellettuali dediti al
rinnovamento dellopera buffa napoletana fino allora centrata su argomenti popolari e farseschi
11
riesca
nellimpresa di riportare varie avventure del romanzo cervantino adattandole alla scena teatrale. Le disgrazie
del Cavaliere errante vengono mischiate, come un mazzo di carte e distribuite in maniera che, non

8
MARIO ARMELLINI, voce Giovanni Battista (Giambattista) Lorenzi, in Dizionario Biografico degli Italiani,
Volume 66 (2007).
9
Ibid.
10
GIAMBATTISTA LORENZI, Don Chisciotte della Mancia, commedia per musica rappresentata nel teatro dei
Fiorentini nellest dellanno 1769; con musica di Giovanni Paisiello.
11
ALESSANDRO RIGOLLI, Un Don Chisciotte napoletano, allegato alla edizione in cd dellopera di Giovanni
Paisiello, Dynamic, Genova 2001, p. 6.
rispettando la cronologia originale, riesce a sorprendere almeno in parte lo spettatore. Lhidalgo si presenta
con lepisodio dello scontro che lo vede affrontare un esercito di montoni (e subire le giuste ire dei
pastori), preceduto da una sortita di Sancio, in questo caso perfettamente entrato nella parte, che si rifiuta di
pagare il conto (Questa bella: i Scudieri, | E i Cavalieri erranti, figlia mia, | Non han pagato mai
allosteria.). Segue il racconto dellinesistente consegna della lettera ad una Dulcinea trasformata in villana
succida e schifosa, che avrebbe rivelato di essere stata cos trasformata dal mago Frestone.
Don Chisciotte decide quindi di imitare la follia di Orlando e si fa leggere il Furioso (lettura mancante
nelloriginale e che fa settencentescamente esclamare Sancio, alla descrizione della nudit del Paladino di
Francia: E via via, che lAriosto un porco!). Segue quindi lepisodio delluccisione del cinghiale (II, 34),
che chiude il primo atto. Il seguente si apre con una rivisitazione delle burle dei Duchi. Si inizia con la
richiesta di autoflagellazione per Sancio peraltro salite da 3.300 a 3.500 onde risanare Dulcinea (II, 35).
Alcune burle della coppia di Duchi cervantina vengono replicate dalla Duchessa e dalla Contessa
lorenziane. Tra le altre si finge il viaggio sul cavallo fatato (II, 41), per poi ritornare alle origini con
lassalto al gigante/mulino a vento, nel romanzo posto allinizio delle avventure di don Chisciotte (I, 8). La
nuova impresa celebre, come la definiscono alcuni personaggi, chiude il secondo atto.
Il terzo atto inizialmente si distacca dal romanzo per mettere in scena le tipiche schermaglie tra
innamorati, in questo caso le due coppie di Contessa/Don Platone e Duchessa/Don Calafrone, che alla fine,
naturalmente, si uniranno in liete nozze. Segue una variazione estremamente sintetica sul ruolo di Sancio
come futuro governatore: lo scudiero consiglia alla Contessa, che si dice indecisa tra due spasimanti, di
sposarli entrambi. Pi classicamente, don Chisciotte risolve la situazione proponendo un duello.
Tale scontro, naturalmente niente affatto cruento, ha luogo senza vinti n vincitori: dopo linterruzione
voluta dalle dame, che si sono alfine convinte del proprio interesse verso i due spasimanti, vengono unite la
dolorosa burla del braccio legato (I, 43) e la disgraziata caduta nel fosso di Sancio al ritorno dal governo
dellisola (II, 55). Liberati dalle rispettive sventure i due eroi, dopo un ulteriore scherzo (la Contessa finge
che don Chisciotte sia stato mutato da qualche mago in don Platone) i quattro napoletani decidono di partire
per tornare in citt a celebrare le nozze, mentre il cavaliere errante, posto in una gabbia su un carro
(riecheggiando 1, 46) si allontana seguito da Sancio ed il coro commenta: Due tipi simili chi trover? | Sono
fantastici in verit.

Come accennato, lintera vicenda immersa in unatmosfera completamente differente da quella del
romanzo originale: abbiamo gi visto la critica di Sancio nei confronti del poema ariostesco; possiamo
notare il delizioso scambio di battute di don Chisciotte con la servetta Carmosina (ovviamente presa per
Dulcinea trasformata): le risposte del Cavaliere rimandano come del resto tutta lopera al periodo in cui
fu scritta, rispecchiandone quel senso di spensierata, ma vuota gaiezza che anche a Napoli fu il necessario
prodromo del disastro rivoluzionario. Eccone un assaggio (atto I, scena III):

Carmosina
Va chiano: si mpazzuto?

Chisciotte
Non ancora: ma spero
Dimpazzir quanto prima, e gi mi sento
Pi di l, che di qua.

Per dare un giudizio generale sul libretto, se teatralmente il risultato eccellente, si perde lo spirito
originario del lavoro e la figura dellhidalgo viene ridotta a quella del semplice folle, poco pi di una
macchietta. Certamente pressoch impossibile riuscire a ridurre per le scene un capolavoro come El
ingenioso hidalgo don Quijote de la Mancha ed ancor pi difficile trasformarlo in un libretto dopera
12
. Se
per non si pretende di veder trasportato lirraggiungibile spirito dello scrittore ispanico e la sua raffinata
ironia, tante volte presa a modello (nella nostra lingua, paradossalmente, il suo miglior imitatore fu proprio il

12
La comdie hroque in cinque atti Don Quichotte di Henri Cain, musicata nel 1910 da Jules Massenet, ha lo
stesso difetto di partire dai personaggi di Cervantes e di adattarli allo spirito del tempo: non pi la solarit della scuola
musicale napoletana, solarit che sarebbe stata distrutta dalla Rivoluzione, bens la melanconia di una Francia che si
avvicinava inesorabilmente al termine della Belle Epoque.
massimo rappresentante dellideologia antispagnola in Italia
13
, Alessandro Manzoni, il cui capolavoro
tanto deve al romanzo dellautore complutense), va altres detto che, guardando il bicchiere mezzo pieno, il
tempo dedicato allascolto dellopera o alla lettura del libretto non certo sprecato e la trasposizione
napoletana di quetso caposaldo letterario mondiale risulta per lo meno gustosa.
Un Don Chisciotte regnicolo
Dopo la versione teatrale del romanzo cervantino, la cultura napoletana cerc di fare un passo ulteriore:
non pi inserire nella geografia regnicola la figura del pi celebre cavaliere errante dei nostri giorni, bens
ricreare il tipo del fanatizzato dalla lettura, in questo caso non dei romanzi medioevali, ma dei testi filosofici
greci. Ecco quanto scrive lanonimo (ma a noi ben noto) autore nella sua Introduzione alla commedia:
Riusc allincomparabil Michel de Cervantes dare nel suo immortal D. Chisciotto un modello della pi delicata ed ingegnosa
lepidezza. Tutti gli sforzi deglingegni, che dopo lui sono stati, non han potuto se non che debolmente imitarlo, senza
giungere ad eguagliarlo, non che a superarlo. Luniversale sventura di tanti suoi imitatori incoraggisce me a presentare al
pubblico con minor rossore questo debole parto del mio ingegno. Ho cercato in esso trarre la materia del ridicolo da un
soggetto quasi somigliante, cio dal supporre un uomo semplice, che dalla cognizione confusa e volgare delle vite de
Filosofi antichi (come quegli dalle vite de Cavalieri erranti) abbia stravolto il cervello, sino a credere di poter ristorare
lantica Filosofia. Tutti glincidenti adunque sono presso a poco tratti dalla vita di Socrate, che ci ha lasciata Diogene
Laerzio; come a dire il di lui gusto, e il pregio in cui tenne la Musica e la Danza: il carattere impetuoso di sua moglie
contraposto alla sua sofferenza: le due mogli, che in uno stesso tempo ebbe, dopo la famosa peste che spopol Atene: il
sogno di un cigno, di cui gli parve riconoscer leffigie nel giovane Platone, che il di seguente gli fu presentato: loracolo, che
lo dichiaro il sommo de Savj: il suo perpetuo interrogare: il suo vantarsi di non saper altro, che il saper di non sapere: il
Demone con cui diceva consigliarsi: la morte in fine datagli dalla superstizione de Sacerdoti, per calunniose accuse, colla
cicuta; e molte altre particolarit, che nel corso del dramma si ravviseranno. Tutte si sono travolte in bernesco, senza
intenzione di oltraggiare quella opinione di sapienza, che tanti secoli hanno assicurata al maggior savio del Paganesimo, ma
per solo oggetto di divertire un Pubblico, con vere ed originali lepidezze.
Cos, in quel di Modugno, presso Bari, prende forma la nuova accademia: forse lambientazione fu
suggerita a Lorenzi dalle proprie origini baresi, ma va detto che proprio il fatto di voler rappresentare la
scena lontano da Napoli sembra avvalorare lipotesi che loggetto del dileggio fosse un napoletano (almeno
di residenza, vale a dire Mattei, di nascita calabrese): a parte le battute in dialetto (napoletano e non
pugliese), Modugno appare come unambientazione fittizia che vuole sviare lo spettatore dalla capitale; tanto
vero che non mancano i riferimenti ironici ad Agnano e a Portici, che avrebbero scarso senso in Puglia.
pur vero che lambientazione pugliese (cio un luogo egualmente distante sia dal luogo di nascita che
da quello di residenza di Mattei) potrebbe anche essere stata preventiva: qui si entra nella insuperabile
probatio diabolica che concerne la volont di chi commette un delitto (o, pi semplicemente, di chi scrive un
libro il che, peraltro, spesso finisce ugualmente per coincidere con un crimine).
Sta di fatto che, prima e dopo il Socrate (1775), Lorenzi si era dedicato alla schiera degli eruditi-
fanatici. Scriva a tal proposito Mario Armellini:
tuttavia difficile ancor oggi stabilire se la commedia avesse davvero un bersaglio principale (e se questo fosse davvero
Mattei) o invece la ben pi vasta categoria degli eruditi saccenti e verbosi. La figura del vecchio don, fanatico e svanito,
dedito alle lettere, alla filosofia o alle scienze, era un topos nellarmamentario teatrale del Lorenzi: oltre al Don Tammaro del
Socrate, il Lorenzi aveva e avrebbe ancora schierato, tra gli altri, un Don Verticchio astronomo (La luna abitata; Paisiello,
teatro Nuovo, estate 1768), un Don Gerundio, che lavora tra fuochi e alambicchi (Le vane gelosie, riduzione di Gelosia per
gelosia; Paisiello - S. Di Palma, teatro dei Fiorentini, 1790), un Don Gavino maestro di scuola (La scuffiara; G. Tritto,
teatro dei Fiorentini, carnevale 1784), un Don Macario che si crede gran filosofo naturalista e versato in tutte le scienze (La
pietra simpatica; Di Palma, teatro dei Fiorentini, 1795).
14

A questo elenco va anche aggiunto Il fanatico per gli antichi romani di Giuseppe Palomba (1765-1825),
musicato nel 1777 vale a dire a soli due anni dal Socrate da Domenico Cimarosa, quasi una versione
romana del fanatismo per gli antichi Greci. Se largomento aveva successo, tanto che il libretto di Palomba
venne ripreso nel 1811 dal compositore Pietro Raimondi (1786-1853), lo stesso Socrate, una volta
accantonati gli strali censori, venne ripreso sulle scene teatrali (inizialmente in una versione completamente
toscana, che ne assicur il successo anche al di fuori del Regno).
Nel 1832 era ancora in scena al teatro del Fondo, lattuale Mercadante, dove vi assisteva uno spettatore
deccezione, Giacomo Leopardi:

13
Sullargomento, cfr. Alle origini di una nazione. Antispagnolismo e identit italiana, a cura di Aurelio Musi,
Guerini e Associati, Milano 2003.
14
MARIO ARMELLINI, voce Giovani Battista Lorenzi, in DBI.
Il premio delle nostre (voglio pur dirlo) ineffabili cure, era cresciuto a tal segno, che, incredibile dictu, si poteva, non di rado,
bench con ogni possibile precauzione, condurlo la sera al teatro detto allora del Fondo, ora Mercadante, nel palco di mia
sorella Ferrigni, dove mi par di vederlo ancora, appoggiato del gomito destro sul parapetto, farsi il solecchio pe lumi che lo
ferivano, ed, insieme con Margris, che gli era in piedi alle spalle, godersi amendue il famoso Socrate Immaginario
dellabate Galiani, musicato da Paisiello e cantato da Lablache, ed il famoso coro, veramente aristofano: Andrn apnton /
Socrates softatos del quale i racconti miei e di Margris lo avevano renduto ghiottissimo.
15

Il ricordo di Ranieri sottolinea due elementi: da un lato dimostra come non solo uno spirito raffinato come
Giacomo Leopardi apprezzasse lopera sia dal punto di vista musicale che letterario, dallaltro conferma
come essa continuasse ad essere rappresentata (siamo nel 1832) e, soprattutto, come venisse comunemente
attribuita a Galiani.


15
ANTONIO RANIERI, Sette anni di sodalizio con Giacomo Leopardi, Giannini, Napoli 1880, p. 40 (cap. XXIII).