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L'Italia centro-settentrionale: dal Comune alla Signoria

Quando e perch: tra il XII e il XIII secolo i Comuni italiani avevano ingaggiato e superato
vittoriosamente lo scontro con l'impero. Malgrado ci le loro possibilit di sviluppo erano
spesso ostacolate dalle lotte che insorgevano per la conquista del potere tra citt e
contado, tra guelfi e ghibellini, tra nobili e borghesi, tra rappresentanti delle Arti minori e
maggiori e uelli delle Arti minori, cui talvolta si univano anche i ceti pi! umili. "uesto
stato di continui contrasti costituiva un fenomeno inevitabile nell'ambito della vita
comunale e la conviven#a tra i cittadini tendeva uindi a farsi pi! complessa. $on va infatti
dimenticato che i Comuni erano ben lontani da uella mentalit democratica, al contrario, in
essi dominava ancora la vecchia mentalit feudale, secondo la uale la gestione politica di
un determinato territorio non poteva essere ''cosa di tutti'' %res pubblica&, bens' solo di alcuni
ceti privilegiati.
Chi: agli ini#i della vita del Comune era scandita dalla sovranit del parlamento, noto
anche come arengo o concione, cui spettava il compito di eleggere i consigli cittadini e i
consoli. $on pass per molto tempo prima che l'effettiva sovranit dell'assemblea venisse
fortemente limitata: i consoli, infatti, avevano spesso un consistente peso nella designa#ione
dei propri successori( inoltre le grandi assemblee venivano scavalcate e in pratica svuotate
del loro potere da tuta una serie di assemblee e consigli pi ristretti, ai uali partecipavano
soltanto i cittadini che discendevano dalle famiglie pi! antiche. $on stupisce, dunue che la
vita comunale finisse per essere in pratica dominata da un ristretta cerchia di persone, una
vera e propria oligarchia, che non tard a legittimare il proprio potere mediante
l'afferma#ione di un duplice diritto: uello cio) di partecipare a vita all'attivit dei consigli e
uello di poter poi trasmettere in eredit tale privilegio alla propria famiglia. Andarono cos'
affermandosi, nell'ambito della vita comunale, pochi gruppi familiari %casate&, che finivano
per regolare l'attivit politica e l'intraprenden#a economica del Comune.
Come: cos' tra il XIII e il XI* secolo si verific il passaggio dal Comune alla Signoria,
ossia a una specie di governo assoluto di un signore, il uale, pur lasciando
apparentemente intatte le forme del regime comunale, riuniva in s+ tutti i poteri. "uesto
importante passaggio avvenne dapprima nell'Italia settentrionale %,ombardia e *eneto&, e
poi nell'Italia centrale, ma non si reali## in modo meccanicamente uniforme e sulla base di
schemi validi per tutti i casi. Infatti ogni -ignoria sorse con una propria storia e con modi e
tempi attua#ione suoi peculiari. *a subito precisato che in linea generale la -ignoria, come
istitu#ione politica ufficiale, generalmente non si impose con la for#a ma nacue per libera
decisione del Comune, espressa con voto dell'assemblea popolare cittadina. $on
mancarono tuttavia casi in cui una -ignoria venne imposta con la violen!a e uindi nella
pi! palese illegalit: ci si verific uando alcuni capitani del popolo o soldati di professione
. approfittando di particolari e favorevoli circostan#e . conuistarono con le armi il dominio
su un determinato territorio, facendo in seguito ricorso all'appoggio offerto loro dalle classi
pi! scontente della precedente gestione cittadina.
A seconda dell'estra#ione sociale del signore, si costituirono Signorie di origine feudale e di
origine comunale. ,e prime erano un'evolu#ione del potere dei feudatari, che divennero signori
della citt principale all'interno del loro feudo: fu uesto il caso dei marchesi di Monferrato e dei
conti di -avoia in /iemonte, o di 0##elino III da 1omano nella Marca trevigiana(
le seconde, invece, rappresentarono la fase finale dell'evolu#ione del Comune cittadino in cui una
famiglia si impose sulle altre, nelle lotte per il potere tra le fa#ioni, come nel caso di Milano, in cui
prevalsero i 2orriani e poi i *isconti, o di *erona, dove assunsero il potere gli -caglieri. ,a
concentra#ione del potere nelle mani di una sola persona o di una sola famiglia determin di fatto la
crea#ione di un sistema di governo simile a uello delle monarchie assolute. Ci fu tanto pi!
evidente uanto pi! il signore estese la propria influen#a sul contado e sulle citt meno forti, dove i
vecchi centri di potere vennero lasciati sussistere" 0' chiaro dunue che l'unit burocratica e
fiscale perseguita con successo dai sovrani degli -tati na#ionali europei non pot+ essere raggiunta
dai signori italiani. In ogni caso il regime signorile port alcuni innegabili vantaggi. 0liminare le
lotte civili, fu possibile la ripresa di una pi! regolare politica interna ed estera, di una pi! tranuilla
attivit artigianale e commerciale, nonch+ l'avvio di un pi! deciso sviluppo della tecnica# delle
scien!e e delle arti. ,a tenden#a del signore a ingrandire il proprio territorio a discapito delle
citt vicine, sia attraverso l'uso delle armi, sia pacificamente attraverso una politica aperta a
interessi intercomunali port gradualmente alla forma!ione di grandi Stati regionali. 2ra le
-ignorie che dall'ini#io del XI* secolo si formarono nella /ianura padana, assunse ben presto una
posi#ione di rilievo uello degli Scaglieri di *erona, che si afferm prima con Mastino e Alberto
della -cala, capitani del popolo giunti al potere signorile tra il 3456 e il 3763, e in seguito con
Cangrade %373383749&, uno dei pi! prestigiosi capi ghibellini dell'Italia settentrionale. 0letto
vicario imperiale da 0nrico *II, Cangrade della Scala era divenuto signore di gran parte del
*eneto, e aveva dato vita a una tra le pi! fastose corti italiane. Con i successori, e in particolare con
$astino II %3749837:3&, la -ignoria scagliera si estese fino a raggiungere ;rescia, /arma, /iacen#a
e ,ucca, in 2oscana. /er il predominio scaligero sub' una battuta d'arresto e si ridusse alle sole
citt di *erona e *icen#a %37<3&. $aturalmente non manc chi seppe approfittare della situa#ione:
primi fra tutti i %isconti, sotto la cui guida la -ignoria di Milano ini#i ad occupare nella /ianura
padana le posi#ioni di prestigio tenute sino ad allora da *erona, e ad assumere nello stesso tempo il
ruolo di maggiore poten#a politico8 militare italiana. =ltre ai *isconti emersero i Carraresi, che
dettero vita a un loro dominio a /adova, e i &a Camino, che si imposero nel territorio di 2reviso.
Anche la repubblica di %ene!ia pot avvantaggiarsi della caduta degli -caglieri ed espandersi in
*eneto. >n accenno particolare meritano anche gli 'stensi, signori di (errara dal XIII al X*I
secolo e tra i capi pi! prestigiosi del partito guelfo in Italia. ,a loro fama aveva avuto ini#io con il
marchese A##o d' 0ste %346?83434& nel 346?, ed era stata in seguito esaltata dal marchese )bi!!o
%345<83497&, che riusc' a estendere il dominio di @errara dal basso /o verso sud, fino a
comprendere per un certo periodo di tempo Modena e 1eggio 0milia. In verit la -ignoria estense si
trov sempre in una posi#ione aluanto precaria, minacciata com'era dalle mire espansionistiche di
Milano e di *ene#ia, e dall'invaden#a dei pontefici: nonostante ci, essa mantenne a lungo la
propria indipenden#a e la sua corte divenne un centro di cultura letteraria e artistica di primo
piano. "ualcosa di simile accadeva alla corte dei *on!aga, divenuti signori di $antova sin
dall'ini#io del 2recento per opera del ghibellino ,uigi I Aon#aga( uesti, con l'aiuto di Cangrade
della -cala, era riuscito infatti a impadronirsi del potere nel 374?, a spese della famiglia ;onacolsi,
dando cos' origine dalla dinastia che govern Mantova per uasi uattro secoli, trasformandola in
uno dei pi importanti centri culturali e artistici del +inascimento.
Il ducato di $ilano dai %isconti agli Sfor!a
Ai alla fine del XIII secolo una celebre famiglia di antica nobilt, i %isconti, si era imposta su tutte
le altre, mettendo fine alle discordie tra guelfi e ghibellini e ottenendo per i suoi membri il titolo di
vicario imperiale %un rappresentante dell'imperatore&. ,a dinastia viscontea mantenne poi la
-ignoria di Milano uasi ininterrottamente per circa un secolo e me##o, imparentandosi con la casa
regnante francese ed espandendosi anche al di l del territorio lombardo.
Il passaggio dai %isconti agli Sfor!a
,-./: *ero artefice dell'afferma#ione dei *isconti fu per *ian *alea!!o %37B?83<64&, il
uale, pagando una grossa somma di denaro, riusc' nel 379: a ottenere dall'imperatore
*enceslao il titolo di duca e a trasformare cos' la -ignoria in 0rincipato. Con tale titolo,
infatti, era stato elevato al rango di ''principe di sangue''. Aian Aalea##o, dette ini#io a
un'ambi#iosa uanto accorta politica di conquiste nell'Italia centro8settentrionale, servendosi
per la prima volta anche di truppe mercenarie comandate dai pi! famosi capitani di ventura
del tempo. ,a -ignoria milanese giunse cos' fra il 37B? e il 3<63, la sua massima estensione,
comprendendo . oltre alla ,ombardia . anche una parte del /iemonte, del *eneto e
dell'0milia. ,a stessa @iren#e, che era tra i pi! fieri avversari dei *isconti, si trov
pericolosamente circondata, dopo che uesti ebbero occupato -ar#ana, ,ucca, /isa, -iena,
/erugia e ;ologna. Aian Aalea##o fu indubbiamente il pi! grande dei *isconti e uno dei
principi pi! potenti della fine del Medioevo. 0bbe tra l'altro il merito di avere organi##ato
uno Stato compatto e accentrato, di aver creato una magnifica corte e di aver costruito
monumenti famosi nel tempo, come il Castello e il Cuomo a Milano e la Certosa a /avia.
0gli ambiva a riunire sotto la sua guida gran parte dell'Italia e proprio per uesto si
preparava ad attaccare @iren#e, uando all'improvviso mor', nel settembre del 3<64,
lasciando incompiuto il suo grandioso disegno.
,1,2: Copo la morte di Aian Aalea##o, il ducato di Milano si indebol', attaccato da *ene#ia
e @iren#e. *ene#ia infatti aveva dato ini#io a una politica di espansione nell'entroterra, che
l'aveva portata a occupare in breve tempo uasi tutti il *eneto e il @riuli e ad assoggettare
l'Istria, la Calma#ia e il Cadore. -olo nel 3<34, con l'ascesa al potere del minore dei figli di
Aian Aalea##o, (ilippo $aria %3<3483<<B&, il ducato visconteo non solo recuper3 i
territori lombardi perduti, ma riusc' anche ad occupare *enova. ,o scontro con @iren#e e
con *ene#ia era ormai inevitabile e il principato milanese venne sconfitto nella battaglia di
$aclodio %3<4B& da @rancesco da ;ussone detto il Carmagnola al servi#io dei *ene#iani. Il
ducato di Milano fu uindi costretto a cedere alla repubblica veneta tutta la terraferma fino
all'Adda, unitamente agli importanti centri di ;ergamo e ;rescia. Il conflitto prosegu' a
lungo e trov una sua concreta solu#ione solo uattordici anni dopo con la pace di
Costan!a nel 3<<3. A fare le spese della situa#ione fu soprattutto @ilippo Maria *isconti,
che . oltre a perdere Aenova . dovette cedere a *ene#ia le importanti pia##eforti di ,egnano
e di /escheria nel *eneto, nonch+ la citt di 1avenna nell'0milia. /oco dopo, proprio mentre
si avviava a cercare la rivincita sul campo contro *ene#ia e @iren#e, @ilippo Maria mor'
improvvisamente %3<<B&.
,114: @u allora che un gruppo di famiglie nobili milanesi tent di far rinascere l'antico
Comune, proclamando la repubblica ambrosiana %3<<B83<:6&. Ci fronte a diversi
pretendenti al potere e sotto la minaccia di *ene#ia, i nobili non trovarono per altra
solu#ione se non uella di appellarsi al condottiero (rancesco Sfor!a, uno dei pi! abili del
tempo e genero di @ilippo Maria *isconti %aveva sposato la figlia naturale di uesti, ;ianca
Maria&, il uale accett di difendere la repubblica col segreto intento di farsi riconoscere
come successore del defunto duca.
,1/5: $el febbraio 3<:6, lo -for#a si impadron' della citt e obblig il governo patri#io alla
resa. Aveva origine cos' la nuova Signoria sfor!esca, destinata a protrarsi fino al 3:75
sen#a peraltro mutare il fun#ionamento e le strutture politiche dello -tato.
Le repubbliche di *enova e di %ene!ia e il ducato di Savoia
Aenova e *ene#ia avevano fondato la loro poten#a sui traffici marittimi con il %icino )riente,
erano diverse rispetto agli altri Comuni della penisola: a Aenova e a *ene#ia, infatti, anche
l'aristocra!ia era legata al commercio e ai traffici marittimi e come tale era diretta antagonista
dell'alta borghesia sul piano economico.
*enova: nel XI* secolo, tuttavia, ebbe ini#io per *enova un lento declino, divisa fra le
potenti famiglie guelfe dei @ieschi e dei Arimaldi e uelle ghibelline dei Coria e degli
-pinola. /er porre fine ai contrasti, nel 3779 il potere fu affidato a Simone 6occanegra,
nominato doge, a capo del partito popolare e antinobiliare. ;occanegra fu il primo della
serie dei cosiddetti ''dogi perpetui'', ovvero a vita, che si succedettero sino al 3:4?. ,e
famiglie nobiliari furono escluse dal dogato, ma continuarono ad avere un peso rilevante
nella vita cittadina( esse inoltre cercarono l'allean#a delle poten#e straniere, dando modo
cos' alla @rancia e a Milano di interferire negli affari interni della citt. -oltanto nel 3:4?
7ndrea &oria %3<5583:56& riusc' a porre termine alle risse tra le fa#ioni e a restituire alla
citt l'autonomia dalle poten#e straniere, sia pure sotto un regime rigidamente
aristocratico.
%ene!ia: ;en diversa fu la situa#ione di %ene!ia. $ella citt lagunare, le famiglie della
grande aristocra!ia si erano impadronite del governo escludendone i piccoli mercanti e la
borghesia. -in dal 349B erano ammessi a far parte del Maggior Consiglio . la massima
istitu#ione cittadina che aveva fra l'altro il compito di eleggere il doge . solo i membri delle
maggiori famiglie nobiliari( la partecipa#ione a esso divenne ereditaria con il provvedimento
della ''serrata'', ovvero la ''chiusura'', del $aggior Consiglio, che confer' il potere a poco
pi! di trecento famiglie dell'aristocra#ia mercantile. In tal modo in citt si afferm un
governo oligarchico, che intraprese una politica espansionistica verso l'entroterra per
garantirsi sia l'approvvigionamento di prodotti agricoli che il controllo delle vie di
comunica#ione fra il *eneto e i territori tedeschi. Cos', nel giro di pochi decenni *ene#ia
riusc' a occupare tutto il *eneto e il @riuli.
Celicate e complesse erano anche le rela#ioni con Aenova, che minacciava il predominio
commerciale di %ene!ia nell''geo. 2utto ci port le due repubbliche, nel corso del XI* secolo, a
fronteggiarsi in due rovinosi conflitti: il primo %37:3837::& si concluse con un compromesso di
pace( l'altro, noto come guerra di Chioggia, coinvolse il Ca Carrara signore di /adova, il sovrano
del regno di >ngheria . esteso allora sino all'Adriatico . e uello di $apoli, nonch+ il patriarca di
Auileia. Copo una serie di alterne vicende, tuttavia, *ene#ia riusc' a volgere la situa#ione a proprio
favore e sconfisse i Aenovesi costringendoli alla resa. A uel punto, con la media#ione del conte
Amedeo *I di -avoia, si pot+ giungere, nel 37?3, alla pace di 8orino, in base alla uale *ene#ia
cedeva la Calma#ia al re di >ngheria, accettava l'indipenden#a di 2rieste . che l'anno successivo
sarebbe poi passata secondo un preciso accordo al duca d'Austria . e riconosceva i possedimenti
territoriali acuisiti dal Ca Carrara, il uale aument in seguito il proprio prestigio ottenendo anche
2reviso, ;elluno e @eltre dallo stesso duca d'Austria. $onostante ueste e altre cessioni territoriali,
la repubblica di %ene!ia riusc9 a conservare la propria indipenden!a e a riprendere la politica di
espansione sulla terraferma e sul mare. Invece *enova usc', ormai incapace di mantenere la
propria unit interna e uindi anche il proprio prestigio all'estero. Altri conflitti coinvolsero
*ene#ia agli ini#i del "uattrocento, poich+ i *isconti, che si erano spinti a est oltre /adova, ne
insidiavano i commerci. "uesta usc' comunue vincente dallo scontro con $ilano, conuistando
;ergamo, ;rescia, ,egnano, /eschiera, Crema e 1avenna, nonch+ tutto il /olesine e consolidando
cos' il proprio dominio sulla terraferma: un dominio che, a ecce#ione di 1avenna, rest intatto fino
al 3B9B, cio) fino all'arrivo in Italia di $apoleone. -confitta Milano, la principale minaccia per
*ene#ia divennero i 8urchi )ttomani, che aveva conuistato Costantinopoli nel 3<:7 e
avan#avano nella regione dei ;alcani e nelle #one dell'Adriatico, dove la Serenissima %appellativo
attribuito a *ene#ia& aveva le basi di appoggio per i suoi pi! redditi#i commerci.
I Savoia nel 0iemonte : a differen#a nel /iemonte, rimasto prevalentemente legato al
sistema feudale, poche erano le citt libere: fra ueste Asti, ricca di banchieri e di mercanti.
In /iemonte, infatti, il potere era ancora nella mani delle grandi famiglie feudali, fra le uali
particolarmente potente era uello dei Savoia, la cui fortuna aveva avuto ini#io nel corso del
XIII secolo. -olo nel 2recento per la dinastia, intraprese una politica di espansione con
7medeo %I %37<7837?7&, detto il ''Conte verde'', cui non sfugg' l'opportunit di assicurarsi
uno stabile potere in /iemonte gra#ie anche al titolo di vicario imperiale ottenuto nel 375:.
,a strada da lui intrapresa fu seguita dai suoi successori, fino ad 7medeo %III %379383<7<&,
che ottenne il titolo di duca di Savoia e del 0iemonte. Copo la sua morte, tuttavia, i -avoia
andarono incontro a un lungo periodo di decaden#a, protrattosi sino alla seconda met del
Cinuecento.
(iren!e dal Comune alla Signoria dei $edici
@iren#e gioc un ruolo centrale nella politica italiana tra XI* e X* secolo: sin dalla sconfitta dei
sostenitori degli -vevi dopo la morte di (ederico II, infatti, il Comune fiorentino rappresent il
centro guelfo pi! forte e tenace della penisola. 2uttavia la citt continuava a essere divisa al suo
interno da continue lotte tra popolo minuto e popolo grasso, animato da propositi espansionistici:
per sviluppare i propri commerci il popolo grasso voleva infatti assicurarsi le vie terrestri e
marittime verso nord e verso 1oma, controllate da /istoia, Are##o e -iena %uelle terrestri& e da /isa
%uelle marittime&. Ci comportava un continuo stato di guerra su pi! fronti. $el 3497, con i
cosiddetti '')rdinamenti di giusti!ia'' di *iano della 6ella, il popolo grasso aveva raffor#ato le
basi del proprio potere: l'accesso alle cariche pubbliche era stato infatti limitato ai soli iscritti a una
delle 2, 7rti, escludendo il popolo minuto e la plebe e nobilt. Il provvedimento aveva colpito
anche &ante 7lighieri, costretto a iscriversi a una delle Arti, uella degli spe#iali. $el 37<7 gli
''=rdinamenti di giusti#ia'' furono aboliti e il diritto di accedere alle attivit governative venne esteso
anche al popolo minuto: rimanevano ancora esclusi i salariati e la massa dei proletari. Il malumore
di uesti ceti, che vivevano in condi#ioni di estrema miseria, esplose nel 37<:, uando Ciuto
6randini, operaio della lana, guid uno sciopero di cardatori e tintori con l'intento . rivolu#ionario
per uei tempi . di istituire una grande ''fratellan#a dei lavoratori dell'Arte della lana''. $acue cos'
una sommossa popolare, rinfocolata anche dall'arresto e poi dalla condanna a morte per
decapita#ione dello stesso ;randini da parte del governo cittadino. $ella citt perdur uno stato di
tensione, destinato a manifestarsi con maggior for#a nel 37B?, uando insorsero i Ciompi, cio) i
lavoratori salariati dell'industria della lana, mal pagati e costretti a vivere in una condi#ione assai
misera. In un primo tempo la rivolta ebbe un certo successo e port all'istitu#ione di tre nuove 7rti
della tessitura: uella dei 2intori, uella dei @arsettai e uella dei Ciompi, dette polemicamente
''Arti del popolo di Cio'', ai cui rappresentanti venne concesso un ter#o delle cariche pubbliche. Il
successo, per, fu di breve durata: il popolo grasso, con l'appoggio della piccola borghesia e delle
Arti minori, riusc' a isolare i Ciompi, a sciogliere la loro corpora#ione e a riprendere il potere
%37?4&. Ca allora fino al 3<7< la citt fu governata da un'oligarchia di famiglia appartenenti alla
ricca borghesia commerciale e finan!iaria, che estesero il dominio fiorentino fino al mare con la
conuista di /isa. $el giro di ualche decennio il governo oligarchico, tuttavia, pass sotto il
controllo di una sola famiglia, i Medici, che trasformarono @iren#e in Signoria, lasciando intatte le
istitu#ioni repubblicane. @u Cosimo dei $edici detto il %ecchio %37?983<5<& l'artefice dell'ascesa
politica della famiglia. 0gli aveva fatto prosperare il gi consistente patrimonio familiare,
dedicandosi con successo non solo alla dire#ione del 6anco $edici, che divenne cos' uno dei
maggiori istituti di credito a livello italiano ed europeo, ma anche ad attivit di tipo mercantile,
legate soprattutto all'estra#ione di metalli e alla lavora#ione della lana e della seta. Ara#ie alla
propria posi#ione agevole fu per Cosimo far eleggere persone fidate alle principali cariche
comunali: cos' si sbara## degli avversari e, con l'appoggio del popolo minuto, rimase arbitro della
politica fiorentina per ben trent'anni %3<7<83<5<&, sen#a per assumere mai il titolo di ''signore'' e
sen#a modificare l'ordinamento cittadino. Cosimo esercit anche un ruolo assai rilevante nella
politica estera, inaugurando la cosiddetta politica dell'equilibrio tra le poten!e della penisola. $el
3<:< infatti @iren#e si impegn per siglare gli accordi della pace di Lodi %che poneva fine a una
lunga guerra intrapresa da $apoli, *ene#ia e @rancia contro @rancesco -for#a, -ignore di Milano&,
per mantenere inalterato l'assetto territoriale sancito degli accordi, le cinue maggiori poten#e
italiane %Milano, *ene#ia, @iren#e, $apoli e -tato della Chiesa& si unirono poi nella Lega italica.
Impegnandosi ad abbandonare ogni attivit espansionistica e a rispettare i confini stabiliti dalla
pace. ,a lega aveva anche uno scopo difensivo, mirante a far fronte alla minacciosa avan#ata dei
2urchi e alla crescente pressione dell'Austria e dell'>ngheria. ,'assetto sancito della pace di ,odi
assicur all'Italia quarant'anni di tirannia %dal 3<:< al 3<9<&, durante i uali le citt divennero
sufficientemente ricche da poter finan#iare uel periodo di fioritura artistica e culturale che prese il
nome di +inascimento. ,a politica dell'euilibrio venne seguita anche dal figlio di Cosimo, /iero il
Aottoso %3<5<83<59&, e da suo nipote Loren!o %3<5983<94&. "uesti, dopo la morte del fratello
minore *iuliano, vittima di una congiura ordita dalla potente famiglia dei /a##i, divenne ''signore''
di @iren#e. ,oren#o, ebbe il buon senso . di non sopprimere le istitu#ioni repubblicane. Che tuttavia
egli fosse di fatto il signore di @iren#e ) testimoniato dalla considera#ione dei vari principi italiani,
che mai misero in dubbio la sua posi#ione di unico responsabile della politica interna ed estera
di (iren!e. -otto di lui infatti . scrisse uno storico @rancesco Auicciardini . ''la citt non fu in
libert( nondimeno sarebbe impossibile avesse avuto un tiranno migliore e pi! piacente''.
1icco di curiosit e di interessi culturali, generoso protettore di ogni forma d'arte al punto da
meritarsi il titolo di ''$agnifico'', fece in modo che la propria citt continuasse a essere uno dei
centri pi! importanti della vita intellettuale e artistica del 1inascimento italiano. /oeta egli stesso,
colle#ionista di opere d'arte e profondo conoscitore della letteratura e delle arti classiche, fece
della propria casa il punto d'incontro di poeti, filosofi e artisti, ospitando il poeta Agnolo /oli#iano
%3<:<83<9<&, il filosofo Marsilio @icino %3<7783<99& e gli artisti -andro ;otticelli %3<<:83:36&,
Comenico ;igordi detto il Ahirlandaio %3<<983<9<&, ,eonardo da *inci %3<:483:39& e
numerosissimi altri, le cui opere occupano un posto di primo piano nella storia dell'arte e della
cultura italiana. -i merit cos' l'appellativo di ''ago della bilancia politica d'Italia''. Copo la sua
morte, tuttavia, avvenuta nel 3<94, le guerre tra i vari -tati italiani ripresero, aprendo la strada alle
ingeren!e straniere nella penisola.
Lo Stato della Chiesa e il *rande Scisma d')ccidente
,o -tato pontificio in seguito al trasferimento della curia pontificia ad 7vignone %3769&, infatti,
nei territori dello Stato pontificio regnava una situa#ione di instabilit e di anarchia: i Comuni e le
-ignorie delle Marche e dell'0milia81omagna %i /epoli a ;ologna, i Ca /olenta a 1avenna, i
Montefeltro a >rbino, gli =rdelaffi a @orl', i Ca *arano a Camerino&, si erano guadagnati ampi
spa#i di autonomia ed erano ben decisi a impedire ogni tentativo di restaura#ione del potere
pontificio. A 1oma, invece, si era accentuata la lotta fra le nobili famiglie degli )rsini e dei
Colonna, le uali, mascherando i loro interessi e le loro ambi#ioni personali sotto l'etichetta di
guelfismo e ghibellismo, tenevano l'intero territorio in uno stato di grave disordine. @u allora che un
uomo di umili origini, Cola di +ien!o %3737837:<&, instaur a +oma una repubblica democratica
%37<B837:<&, sul modello dei Comuni centro8settentrionali. Ini#ialmente Cola fu sostenuto anche
dal pontefice, Clemente *I %interessato a ridurre lo strapotere delle famiglie aristocratiche& godette
di un grande favore popolare, ma cadde presto in disgra#ia presso lo stesso popolo romano, che lo
uccise durante una sommossa istigata dall'aristocra#ia. ,'ordine fu riportato da papa Innocen#o *I
che risiedendo ad 7vignone, nel 37:7 nomin il cardinale spagnolo *il 7'lvare! Carillo de
7lborno! %3736 circa 375B& come legato papale %ovvero un suo rappresentante&, in Italia, dal 37:7
al 375B, con l'obbiettivo di opporsi ai *isconti. 0gli riconuist la citt di ;ologna, occupata dai
*isconti nel 37:6, e riport l'autorit pontificia sulle cinue province in cui lo -tato della Chiesa era
da tempo suddiviso %/atrimonio di -an /ietro in 2uscia, ducato di -poleto, Marca anconetana,
provincia di 1omagna, provincia di Campania e Marittima&, limitando nel contempo l'autorit di
$ilano sui Comuni dell'Italia centrale. ,'energico cardinale prefer' spesso ottenere il
riconoscimento dell'autorit pontificia da parte dei singoli signorotti locali, nominandoli ''vicari''
apostolici, piuttosto che riportarli all'ordine con logoranti a#ioni militari. Il cardinale Alborno#
eman poi le cosiddette Costitu!ioni egidiane, una raccolta di leggi che rimasero in vigore nello
-tato pontificio per oltre <:6 anni e che regolavano i rapporti tra il pontefice e i suoi feudatari, con
gli -tati esteri e i compiti dei rettori delle cinue province dello -tato pontificio. Il papa doveva
ritornare a 1oma: una tale solu#ione era auspicata anche tra le personalit pi! in vista del mondo
cristiano, come Caterina ;enincasa da -iena %37<B837?6& e il poeta @rancesco /etrarca %376<8
37B<&. ,a situa#ione tuttavia non si presentava semplice, anche perch+ @iren#e capeggi tra il 37B:
e il 37B? una violenta ribellione contro il pontefice e i suoi legati, sostenuta anche dai *isconti di
Milano e da numerose citt dello -tato pontificio. ,a guerra fu definita dai @iorentini degli )tto
Stati, per indicare ironicamente la legittimit morale della magistratura formata da otto cittadini, gli
''=tto della guerra'', cui era stata affidata la cura delle opera#ioni. Alla fine, preoccupato papa
*regorio :I rientr3 a +oma nel 37BB, ponendo fine alla cattivit avignonese. Ai nel 37B? per
Aregorio XI mor' e lo scontro tra i cardinali che dovevano eleggere il suo successore port alla
nomina di due papi contemporaneamente. ,a cristianit occidentale si spacc3 in due: Aermania,
Inghilterra, @iandre, /olonia, >ngheria e i vari -tati italiani %tranne $apoli dove regnavano i
filofranceschi Angioini& si schierarono al fianco del papa italiano >rbano *I eletto per
acclama#ione popolare a 1oma( @rancia, $apoli, -co#ia e regni iberici riconobbero invece come
pontefice Clemente *II, originario di Ainevra, nominato dai cardinali francesi. ,'esisten#a di due
curie, di due collegi cardinali#i determin un forte disorientamento tra i fedeli, ma soprattutto una
profonda frattura all'interno della cristianit. Anche i problemi della Chiesa si trasformarono in un
vero e proprio scontro politico, dal momento che uasi tutti i sovrani del tempo presero parte alla
contesa a fianco del papa italiano o di uello francese. -i trattava di un vero e proprio scisma, il
*rande Scisma d')ccidente, che si protrasse dal 37B? al 3<3B. -i giunse cos' attraverso
complicate vicende al 3<3B, anno nel uale . messe da parte le rivalit . il collegio cardinali#io
riunito in concilio sin dal 3<3< a Costan!a riusc' a eleggere papa $artino % %3<3B83<73& e a
riconoscerlo uale unica guida del mondo cattolico. In tal modo pot+ essere ricostituita in 1oma
l'unit della Chiesa, ma non pot+ essere colmato il distacco tra la gerarchia ecclesiastica e il mondo
dei fedeli. In seguito alla prolungata instabilit del papato, la Chiesa come istitu#ione universale
perse credibilit, mentre si raffor#arono le Chiese na!ionali, che guadagnarono una sempre
maggiore autonomia. Ai da tempo infatti erano in corso vasti movimenti di dissenso nei confronti
della Curia pontifica, alla uale si contestava il diritto di imporre tasse ai fedeli in ciascun paese. ,a
questione religiosa, che riguardava la necessit di un ritorno alla povert evangelica, si coniugava
cos' con argomenti di natura politica. 0ntrambi uesti aspetti trovarono i loro sostenitori nei
movimenti fondati da ;ohn <=cliffe in Inghilterra e da ;an >us in ;oemia. ,a Chiesa di 1oma
non riusc' comunue a risollevarsi dal degrado morale, nel uale era caduta. ,a corru#ione
ecclesiastica era aggravata dal diffondersi del nepotismo, che and peggiorando nella seconda met
del "uattrocento %per indicare il fenomeno per cui i familiari dei papi, dei vescovi e dei cardinali
venivano favoriti a ogni livello della gerarchia ecclesiastica nell'assegna#ione di benefici e posti di
potere& : furono infatti un ulteriore elemento di destabili##a#ione nel uadro politico italiano.
L'Italia meridionale sotto gli 7ragonesi
Cal 3764 con la pace di Caltabellotta l'Italia meridionale era stata divisa in due: gli Angioini
dominavano sul regno di $apoli, gli Aragonesi sulla -icilia. $el regno di ?apoli fu
progressivamente smantellato il forte apparato statale che i $ormanni avevano creato fin dal 3379 e
che @ederico II aveva poten#iato. $ello stesso tempo numerosi feudatari francesi %baroni& erano
scesi in Italia chiamati da Carlo d'Angi e da uest'ultimo erano stati dotati di terre e privilegi,
secondo un modello feudale che altrove gi si avviava al tramonto. Ali Angioini per non rischiare
di perdere dovettero necessariamente venire a patti con la nobilt locale latifondista %la classe
borghese, era uasi inesistente&. ,e attivit commerciali e finan#iarie infatti erano completamente in
mano ai grandi banchieri fiorentini. 0cco perch+, sotto la dinastia degli Angioini, l'Italia
meridionale si avvi ad assumere in forma stabile la fisionomia di una regione dal sistema
economico fortemente arretrato, basato sul latifondismo baronale e sul privilegio dei nobili e del
clero sulla grande massa della popola#ione. Analoga situa#ione si verific nel regno di Sicilia sotto
la dinastia aragonese %svevi&. In particolare, nel 3<7: vi fu una crisi dinastica che modific l'assetto
dei due regni. In uell'anno infatti, alla morte della regina di $apoli Aiovanna II di Angi8 Cura##o,
il trono napoletano era passato ad 7lfonso % d'7ragona, figlio adottivo della defunta e a uel
tempo re di -icilia. -i giunse cos' alla riunifica!ione dell'antico regno svevo sotto l'unica dinastica
degli Aragonesi di -pagna. Ma alla morte di Alfonso %3<:?&, il regno di $apoli e -icilia fu di nuovo
diviso tra i suoi due figli: @erdinando %@errante& I %3<7383<9<& ebbe il regno di $apoli( Aiovanni il
regno di -icilia e di Aragona. -i torn cos' alla separa!ione sancita dalla pace di Caltabellota del
3764, ma i sovrani appartenevano alla stessa casata.
L'Italia contesa da (rancia e Spagna
,1.2: Con la morte di ,oren#o il Magnifico %3<94& riemerse lo stato di conflittualit latente tra le
principali poten!e della penisola. A far precipitare la situa#ione fu la lotta per la successione al
trono di ?apoli, scatenata dalla morte sen#a eredi del re @erdinando I d'Aragona, nel 3<9<, che apr'
la strada alla rivendica#ioni delle poten#e straniere, le uali miravano a estendere il loro potere sulla
penisola. Al primo posto tra i contendenti vi erano i sovrani spagnoli d'7ragona, i pi! vicini in
linea ereditaria al re defunto. Call'altra parte vi era il re di (rancia Carlo %III %3<9783<9?&, erede
di uegli 7ngioini che controllavano il regno fino a cinuant'anni prima. 0gli vedeva nell'Italia
meridionale un'ottima base operativa per una crociata contro i 2urchi, dalla uale si riprometteva di
risolvere cos' i propri problemi finan#iari. -i crearono rivalit che coinvolsero i vari -tati italiani:
nella contesa si inser' per primo il ducato di Milano, in uanto Ludovico Sfor!a detto il $oro si
era fatto riconoscere signore di Milano nel 3<?6 spodestando il nipote Aian Aalea##o, sposato a sua
volta con una nipote del re di $apoli. 2emendo un intervento degli Aragonesi in prote#ione di Aian
Aalea##o, ,udovico il Moro appoggi il re di @rancia, invitandolo a intervenire in Italia. Calla parte
dei @rancesi si schierarono anche il papa 7lessandro %I 6orgia %3<9483:67& e la repubblica di
*ene#ia, entrambi interessati a ottenere vantaggi territoriali. Il papa aspirava a creare un forte
dominio nell'Italia centrale, da affidare al proprio figlio Cesare 6orgia, per le terre sulle uali
regnavano troppi signori locali. ;orgia non sfuggiva, infatti, che il suo ambi#ioso progetto, visto
con sospetto da tutti gli altri -tati italiani, sarebbe riuscito soltanto con l'aiuto di una grande
poten#a, la @rancia. %ene!ia, invece, era all'epoca la pi! forte tra le poten#e italiane. Ca tempo
aveva ripreso la sua politica espansionistica soprattutto ai danni del ducato degli 0stensi, cui pochi
anni prima aveva gi strappato con le armi il /olesine, per spingersi poi fino a 1avenna e Cervia.
0ra a *ene#ia dunue che la @rancia doveva guardare. ,a -erenissima avrebbe potuto d'altronde
trarre vantaggio da un accordo con i @rancesi, conuistando alcune teste di ponte %posi#ione
strategica& nell'Italia meridionale: il suo governo non tard a capirlo e a mobilitarsi in tal senso.
@orte di uesti alleati, nel settembre 3<9< ''l'anno primo degli anni miserabili'' disse @rancesco
Auicciardini8 Carlo %III discese in Italia alla testa di un esercito di 76.666 uomini contro gli
7ragonesi di ?apoli. ,'esercito francese attravers la penisola sen#a che nessuno si opponesse .
Anche @iren#e fece ini#ialmente buona accoglien#a ai @rancesi, ritenendo Carlo *III disposto a
stabilire amichevoli rapporti con la popola#ione e a poten#iare i legami commerciali come la
2oscana. In seguito per i @iorentini si indignarono per l'atteggiamento eccessivamente arrendevole
di 0iero dei $edici %3<9483<9<& nei confronti dei @rancesi e insorsero contro le truppe straniere e
contro la -ignoria stessa, approfittando del tumulto per instaurare la repubblica. Anima del governo
repubblicano fiorentino fu il frate domenicano *irolamo Savonarola %3<:483<9?&, noto per la sua
tenace predica#ione contro la corru#ione morale. @ece approvare alcune leggi favorevoli al popolo,
come uelle relative all'aboli!ione di tutte le imposte e alla fonda#ione di un ''monte di piet'', una
specie di istituto di beneficen#a che concedeva prestiti sen#a interessi ai pi! bisognosi, accettando
in pegno oggetti di valore. -otto la sua guida e secondo il suo programma @iren#e si avviava a dare
alla restaurata repubblica una base pi! ampia, che prevedeva la partecipa#ione del popolo e della
piccola e media borghesia cittadina al governo della citt. Contro -avonarola e i suoi sostenitori,
tutti di parte democratica e detti per dispre##o ''piagnoni'', non mancarono naturalmente di
schierarsi forti gruppi di opposi#ione: uno era uello dei ''palleschi'', fieri difensori dei Medici
%erano chiamati cos' dalle sei palle raffigurate nello stemma mediceo&( un altro era uello degli
''arrabbiati'', convinti sostenitori di un governo aristocratico. ,a repubblica fiorentina non ebbe
lunga vita: scomunicato da Alessandro *I nel 3<9B, -avonarola venne arrestato e condannato a
morte come impostore ed eretico. ,a senten#a fu eseguita il 47 maggio 3<9?, sulla pia##a della
-ignoria: il frate fu arso sul rogo e con la sua morte si concluse il tentativo di coniugare esperien#a
politica e ideali religiosi. Copo la tappa fiorentina la spedi#ione di Carlo *III prosegu' felicemente
verso $apoli e in soli tredici giorni gli Aragonesi furono sbaragliati. ,a rea#ione dei principi italiani
nel timore di perdere la propria dipenden#a, essi si strinsero in una Lega antifrancese, alla uale
parteciparono anche l'imperatore $assimiliano d'7sburgo e il re di Spagna (erdinando il
Cattolico. /er evitare di trovarsi chiusa la via del ritorno, Carlo *III si affrett allora a risalire verso
nord per rientrare in @rancia, ma nel luglio 3<9: a (ornovo, presso /arma, dovette affrontare la
,ega e solo a fatica, gra#ie alla sua potente artiglieria, riusc' a rompere lo schieramento avversario e
a mettersi in salvo. ,'impresa di Carlo *III in Italia, conclusasi con il ritiro del re francese, and
infine a vantaggio sia della Spagna, che pot+ occupare la Calabria, sia di %ene!ia, che si
impossess di sei porti sulla costa della 0uglia, particolarmente importanti per il controllo del
basso Adriatico. ,a penisola pareva destinata a trasformarsi in un facile terreno di conuista per le
potenti monarchie europee. /oco tempo dopo, infatti, anche il successore di Carlo *III, Luigi :II
di )rlans %3<9?83:3:&, si lanci alla conuista dell'Italia. /rima di spingersi verso $apoli ,uigi
XII volle assicurarsi le spalle occupando il ducato di $ilano %3:66&: egli infatti era nipote di una
*isconti e poteva rivendicare il diritto al ducato milanese. ,udovico il Moro, tradito dai suoi alleati
svi##eri, fu consegnato al re francese e imprigionato fino alla morte %3:6?&. -ubito dopo, stretto un
accordo con il re di -pagna @erdinando il Cattolico, che ambiva a impadronirsi del regno di $apoli,
,uigi XII mosse verso l'Italia meridionale riusc' a occuparla nel giro di pochi giorni. "uando per si
tratt di dividere il territorio sulla base degli accordi gi presi %Campania e Abru##o alla @rancia,
/uglia e Calabria alla -pagna&, i due alleati vennero alle armi, dando ini#io a una guerra. Ali
Spagnoli, risultando infine vincitori, restarono padroni dell'Italia meridionale, mentre i
(rancesi, vinti, dovettero accontentarsi del ducato di $ilano %3:6<&. Cos' due dei cinue maggiori
-tati italiani perdevano l'indipenden#a e circa i due ter!i della penisola finivano in mano
straniera. $ello stesso tempo, il pontefice Alessandro *I stava tentando di creare uno -tato forte
nell'Italia centrale tramite il figlio Cesare ;orgia, meglio noto come duca %alentino, dal ducato di
*alentinois che gli era stato assegnato nel 3<9? dal re di @rancia. $ominato capitano, in nome della
uale avrebbe dovuto riunificare i territori dello Stato pontificio, Cesare riusc' a eliminare con la
violen#a, i vari signori locali e a creare nell'Italia centrale, fra il 3<99 e 3:67, uno -tato unitario,
incentrato sui territori di >rbino e della 1omagna. Copo aver occupato /erugia, in procinto di
conuistare ;ologna e la 2oscana, il *alentino dovette fermarsi: i suoi piani, infatti, vennero
stroncati nel 3:67, uno -tato unitario, incentrato sui territori di >rbino e della 1omagna. Copo aver
occupato /erugia, in procinto di conuistare ;ologna e la 2oscana, il *alentino dovette fermarsi: i
suoi piani, infatti, vennero stroncati nel 3:67 dall'improvvisa morte del suo potente padre e
dall'ele#ione al soglio pontificio di *iulio II &ella +overe, il pi! fiero avversario dei ;orgia.
Costretto a fuggire e fatto prigioniero, Cesare ;orgia venne trasferito in -pagna, dove poco dopo
mor' %3:6B&. Il successore di Alessandro *I si disse che aveva gettato le chiavi di -an /ietro e
impugnato la spada di -an /aolo, cio) che aveva abbandonato il ruolo spirituale di guida delle
anime per assumere uno spirito pi! battagliero, come uello di -an /aolo, generalmente raffigurato
con la spada in mano. ;ench+ avverso al predecessore, infatti, egli ne prosegu' la politica di
riorgani##atore dei territori dello -tato della Chiesa, annettendo nuovi domini e cacciando i signori
di 1omagna. /apa Aiulio II riusc' ad allontanare con la for#a *ene#ia dai porti romagnoli e a
favorire il rientro a @iren#e dei Medici, esiliati nel 3<9<.