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Per Avv. Grillo – 20.12.

2009

Pistoia, 20.12.2009 (Lo so che è domenica)


Preg.mo Avv. Grillo
Le trasmetto una delle mie petizioni del 9 giugno 2009
inoltrata sia a camera e senato dove chiedo che venga
istituito un fondo di solidarietà in favore di quanti
hanno difficoltà a sostenere spese legali e giudiziali
per intraprendere azioni a salvaguardia dei propri interessi.
Anni fa mi ero incontrato con qualche assessore in comuni
limitrofi per la medesima problematica.
Guardi un po' se qualche comune fosse interessato alla istituzione
di un apposito capitolo di spesa, visto che da tutte le parti
sbandierano e sventolano diritti per i cittadini, e poi questi
diritti rimangono solo sulla carta o nemmeno su quella in quanto
si volatilizzano ed evapora perfino l'inchiostro dalla carta.
Colgo l'occasione per augurarLe Buon Natale e Buone Feste.
Le scrivo tramite facebook ritenendo che la problematica sia di
interesse e di carattere generale e pertanto chiunque sia iscritto
o solo gli amici, non so bene alla perfezione come funzioni,
possano prenderne visione, dai siti di camera e senato appare
solo il trafiletto di cui alle sedute in cui viene dato l'annuncio delle
petizioni e non il contenuto.
Gliela trascrivo di seguito e le mando anche il link dal quale può
scaricare il formato pdf (su SCRIBD), dovrebbe funzionare, l'altro che
utilizzo (Skydrive di WLive) mi sembra che dia dei problemi, non so di che genere.
Infine per rimanere in attualità questa non è una forma di pubblicità
commerciale ed egoistica, non è istigazione fra classi sociali,
non è istigazione rivoluzionaria o odio contro qualcuno o qualcuni,
è solamente pubblicità progresso nell'interesse di tutti i cittadini,
anche se gli esecutati, i falliti e quant'altro si trovano in situazioni di
emarginazione al pari e forse di più di altri classici emarginati,
addirittura anche il cantante Albano Carrisi di recente si è definito
emarginato, gli ho scritto una lettera aperta n.1 che potrà vedere in rete,
ancora non ho avuto il tempo di fare il seguito, invitandolo ad occuparsi
delle "altre forme di emarginazione".
Ed appunto una forma di emarginazione occulta ed invisibile è proprio
questa che un cittadino non possa avere liquidità necessaria per poter
difendersi nella sede civile o penale al pari di quanti invece se lo possano
permettere (poi qualcuno sbandiera l'art.3 della costituzione a uso e consumo
solo quando gli pare) e quindi soccombere a priori perchè non può
sostenere le spese legali e giudiziali necessarie per affrontare degnamente
e seriamente una azione, anche in campo civile, perchè di giustizia
si parla, o ne parlano sempre in ambito penale, ma tante volte le condanne
civili ingiuste (dove la legge non consente, mi corregga se sbaglio, alcuna
revisione di processo, alcun indulto, perdoni e quant'altro) possono provocare
più danni le condanne civili che quelle penali, possono rovinare persone,
intere famiglie etc., non mi dilungo oltre.
Dicevo appunto che tali informazioni ritengo di offrirle senza che qualcuno
abbia da ridire, e se così fosse quantomeno si degnino di contestare
in che cosa uno che scrive su socialnetworks ecceda, in quanto è troppo
comodo sparare nel mucchio all'impazzata.
Queste argomentazioni le ritengo pubblicità progresso e libera informazione
(anche l'art. 21 della costituzione spesso e volentieri viene sbandierato
solo quando fa comodo).
Forse in Italia un po' più di senso pratico delle cose e principalmente del
bene comune, un po' più di correttezza ed onestà (non so se questi paroloni ancora esistano sui moderni
dizionari, me lo sappia dire) intellettuale non guasterebbe,
in via trasversale e condivisa.
Oltre che attraverso i socialnetworks tenterò di inoltrare simili argomentazioni
a quelli definiti quotidiani a livello nazionale, di qualsiasi colore politico essi siano,
non so con quali risultati, visto come spesso e volentieri le hanno trattate le mie
argomentazioni (almeno si degnassero di fornire una risposta quando i caporedattori
cestinano manualmente o virtualmente una e-mail o un fax di un'illustre sconosciuto, dimenticano che le
motivazioni sono previste dall'art. 111 della costituzione, già dimenticavo, solo i provvedimenti giurisdizionali
vanno (andrebbero) motivati non
le motivazioni dei quotidiani per il rigetto di una lettera di un cittadino, pardon,
allora, andrà cambiata la costituzione, anche per questo).
Ho notato che alcuni quotidiani pubblicano alcuni miei commenti, forse ho imparato
ad usare le apposite celle ed a fornire tutti i dati necessari, ed a capire come, dove
e quando vanno inseriti.
Mi sappia dire se di queste argomentazioni, laddove vi sia necessità di inserirle
possa fare un formato pdf integrale di questa in maniera da non stare sempre
a riscriverle o fare un copia e incolla, e richiamarle con un link, oppure no.
Auguri di nuovo.

Diritto di difesa in sede giudiziaria da parte dei cittadini ed imprenditori


Petizione ai sensi dell’art. 50 della Costituzione
Senato della Repubblica n. 683 assegnata alla II Commissione Giustizia in data 16.06.2009
Camera dei Deputati n. 671 assegnata alla II Commissione Giustizia in data 18.06.2009
P E T I Z I O NE
Oggetto: Petizione ai sensi dell’art. 50 della Costituzione.
Argomento: Diritto di difesa in sede giudiziaria da parte dei cittadini ed imprenditori
Il sottoscritto Salvatore GERMINARA, nato a Verzino (KR) il 25.01.1959 e residente a Pistoia,
in Viale Adua n. 220 (tel. e fax 0573.903134 – c.id. n. AO 8531559 rilasciata dal Comune di
Pistoia in data 9.12.2008 allegata),
PREMESSO
- che la crisi economica a livello mondiale provoca notevoli restrizioni sia nella disponibilità
che nella circolazione di liquidità e risorse per imprese, famiglie, lavoratori dipendenti,
lavoratori autonomi ed altro, alcuni supportati da ammortizzatori sociali, altri no;
- che è ampiamente documentato e documentabile che negli ultimi anni in maniera costante
ed irreversibile vi sia stato un dilagare di procedure esecutive immobiliari, mobiliari, civili e
fallimentare, cessazioni di attività e quant’altro, a tal punto da essere considerati tali
procedure non una eccezione ma una regola, e quindi questioni di rilevanza sociale,
attualmente problematica enormemente acuita a causa della crisi mondiale, anche e
soprattutto a causa di una cultura basata sulla pubblicità dei finanziatori e venditori a volte
ingannevole e mirata ad indurre mediante convinzione mediatica, capillare e costante ad
invogliare su qualsiasi tipo di vendita o prodotto il compratore all’indebitamento sfrenato ed
illimitato, senza affatto curarsi degli effetti che una simile cultura potesse provocare con il
tempo;
- che pertanto se da un lato il finanziatore si trovava nelle condizioni economiche e
finanziarie per poter intraprendere costosi contenziosi ed azioni espropriative di qualsiasi
genere, anche con una certa automaticità, (i decreti ingiuntivi per esempio sono predisposti
generalmente sia nella parte relativa al ricorso che nella parte relativa al decreto di
ingiunzione, dal medesimo legale, quindi il giudice si trova una volontà già predisposta), dal
lato del debitore avviene esattamente il contrario, vale a dire il debitore non ha al pari del
finanziatore altrettante risorse per poter resistere alle azioni intraprese, pur sussistendo
notevoli ragioni da far valere sia nella sede civile che nella sede penale, come ampiamente
a conoscenza di tutti negli ultimi anni stante le radicali nullità contrattuali in tema di
anatocismo, interessi uso piazza, usura e debiti lievitati a dismisura a causa di tali effetti,
pertanto si crea uno squilibrio sociale notevole con ingiusto privilegio di categorie di
intermediari a scapito di cittadini, consumatori ed imprenditori;
- che data la vastità del fenomeno, quindi di portata sociale, ed in tempi di grave crisi come
quella che stiamo attraversando è giusto che l’ulteriore onere di tali non finisca sull’intera
collettività, e quindi è doveroso che sia data la possibilità a ciascun cittadino, imprenditore,
consumatore che si attivi nei confronti della parte (un genere finanziatore) nei confonti della
quale ritiene che abbia subìto dei danni, attraverso l’esercizio tutte le azioni, in genere
giudiziarie, con tutti i carismi e in tutti i gradi di giudizio ammessi dalla nostra legislazione;
- che per poter fare ciò è ampiamente risaputo che un debitore esecutato, fallito, sotto
sfratto, con ingiunzioni pendenti, è pienamente debilitato sia economicamente che
finanziariamente, nonché moralmente, e di tutte queste situazioni, che purtroppo sono
divenute una regola e non una eccezione, il ceto bancario in genere e coloro che agiscono
nel settore finanziario traggono enormi profitti, oltre all’introito delle spese originariamente
sostenute, principalmente dal fatto che possibili illiceità contrattuali di vario genere non
verranno mai alla luce per forzata inerzia della parte debole esecutata e debilitata, quindi
se ne ricava un indebito arricchimento da parte del finanziatore per questa circostanza, che
contrariamente se il debitore potesse resistere nelle opportune e competenti sedi
giudiziarie con tutti i mezzi e strumenti previsti dalla legge (che hanno il loro costo) le cose
potrebbero andare diversamente;
- che pertanto è realistica la circostanza che i finanziatori in genere, trovandosi nelle
condizioni generalmente di parte c.d. forte contrattualmente e sotto diversi altri profili,
approfittino del fatto che solo una minima parte dei debitori agisce giudizialmente per far
valere i propri diritti lesi, ottenendo enormi profitti, che altrimenti non verrebbero incamerati,
qualora il debitore avesse i mezzi necessari per resistere o instaurare iniziative giudiziarie
in presenza di illiceità di qualsiasi genere;
- che così operando, nel corso degli anni si sono susseguite sottrazioni di liquidità da
aziende e famiglie, a scapito del risparmio delle famiglie a tal punto che attualmente sono
richiesti aiuti esterni e quindi i mancati risparmi a causa delle suddette circostanze si
trovano a gravare sull’intera collettività;
- che è utile e doveroso cercare di ristabilire degli equilibri notevolmente infranti fra potere
finanziario ed economico “cartolare” e cittadini, consumatori e risparmiatori, senza che ciò
vada a ricadere di nuovo mediante redistribuzione dei mancati risparmi degli stessi a causa
del trasferimento di liquidità e ricchezza da soggetti produttivi a soggetti intermediari con
ulteriore danno per la collettività, mediante l’attivazione delle procedure previste dalla legge
per ottenere i maltolti subiti direttamente dal soggetto che li ha provocati senza far incidere
il tutto sull’intera collettività;
- che per fare ciò è di enorme ostacolo la circostanza che il soggetto debole, debitore, in
situazioni di sovraindebitamento, il fatto che non abbia le necessarie risorse finanziarie e
liquidità per poter sostenere sia le iniziali spese per instaurare un qualsiasi procedimento,
né per poterle coltivare in seguito in tutti i gradi di giudizio;
- che per agevolare tali iniziative potrebbe essere sufficiente uno speciale fondo di rotazione,
gestito dallo stato e svincolato totalmente dal sistema bancario attuale, finalizzato al
finanziamento e sostegno delle iniziative giudiziarie laddove vi siano problemi di carenza di
liquidità e quindi impossibilità con i propri mezzi di iniziare una qualsiasi azione da parte di
un consumatore o debitore in genere, prestiti da restituire mediante rateizzazione
effettivamente sostenibile da chi lo contrae, rigida o flessibile, pertanto non a fondo perduto
in maniera da non incidere sulla collettività.
Tutto ciò premesso esposto ed argomentato il sottoscritto come sopra generalizzato chiede
che venga istituito un fondo di rotazione da parte dello Stato al sostegno di qualsiasi soggetto
che ne faccia richiesta per intraprendere iniziative legali e giudiziarie, consulenze, perizie,
imposte e tasse, e si trovi in stato di disagio, o di il liquidità, anche nei primi sintomi
manifestatisi in maniera da non aggravare la propria situazione, in quanto, sovente situazioni
che se prese in tempo possono essere risolvibili, con il trascorrere del tempo si
incancreniscono notevolmente, o soggetti che abbiano intenzione di intraprendere iniziative
quale parte attrice per possibili azioni risarcitorie o richieste di indebiti, altrimenti precluse per
carenza di liquidità, prestiti da ottenere in una o più soluzioni e da restituire ratealmente dal
soggetto utilizzatore mediante corresponsione rateale rigida o flessibile e concretamente
sostenibile in maniera da non arrecare ulteriori problemi e danni, non a fondo perduto, quindi
non a carico dell’intera collettività, ma che consente direttamente al debitore che non abbia
sufficiente liquidità ad intraprendere personalmente le azioni nei confronti dei diretti interessati
senza che ciò comporti un trasferimento della problematica personale sulla intera collettività.
Con la massima osservanza
Salvatore Germinara
Pistoia, 9.06.2009

http://www.scribd.com/doc/24336558/petizione-9-06-2009-cam671-sen683
http://germinaraconsulenze.blogspot.com/2009/11/petizione-camera-e-senato-del-
9062009.html