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Dott. A.

Giuffr Editore - Milano


PAOLO GROSSI
PAGINA INTRODUTTIVA
(ossia: delle miserie del legislatore italiano)
La Pagina introduttiva del precedente volume si apriva con
una espressione di compiacimento da parte del redattore, che
salutava soddisfatto il XXV Quaderno e il compimento nel-
lanno 1996 dei venticinque anni di vita della Rivista. Con una
espressione di pari compiacimento deve iniziare anche questa Pa-
gina introduttiva per un evento maturatosi nel 1997, che non
riguarda in senso stretto i Quaderni Fiorentini ma sempre e
comunque la vita della nostra piccola comunita` di studio, del Centro
e della Biblioteca che a questo afferisce: e` infatti nellautunno 1997,
contemporaneamente alla redazione di queste righe, che appare il
cinquantesimo volume della Biblioteca; altro numero tondo che sta
a signicare il molto lavoro che si e` fatto in questi anni allinterno e
allintorno del Centro.
Ma ce` di piu` . Si tratta di un volume che, ad avviso dello
scrivente, e` di notevolissimo rilievo culturale, raccogliendo gli Atti
dellIncontro, organizzato dal Centro e tenuto in Firenze alla ne del
settembre 1996, su un tema delicato e sollecitante, poco indagato ma
oggi culturalmente urgente: Giuristi e Legislatori Pensiero giu-
ridico e innovazione legislativa nel processo di produzione del
diritto.
Il rilievo culturale e` duplice.
In primo luogo, rappresenta la realizzazione di quella che e`
stata, n dallinizio, listanza programmatica del Centro: promuo-
vere un sempre maggior colloquio fra i giuristi, fra le varie dimen-
sioni della scienza giuridica, allinsegna duna ritrovata e rinnovata
consapevolezza dellunita` di questa scienza, che e` unita` di statuto
epistemologico al di la` e al di sopra delle differenti ramicazioni e
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delle differenti competenze dei singoli cultori. Nellincontro del 96,
dapprima, e negli Atti stampati, di poi, privatisti pubblicisti pena-
listi processualisti si sono ritrovati insieme, seduti a un comune
banco di lavoro approntato da uno storico del diritto, e hanno
riettuto insieme sulla storia recentissima, dalla Costituzione italiana
del 1948 ad oggi, dei rispettivi assetti disciplinari. Non han mutato
mestiere improvvisandosi dilettantescamente storici ma hanno riet-
tuto storicamente percorrendo a ritroso il lo che unisce passato e
presente, vigente e prete` rito. Con il risultato positivo di relativizzare
ma anche arricchire il presente troppo spesso, ai loro occhi, immo-
bilizzato e assolutizzato, troppo spesso co` lto nella semplicistica e
immiserente dimensione della vigenza.
In secondo luogo, rappresenta il tentativo riuscito di
guardare, per cos ` dire, controluce il problema della produzione
legislativa in Italia negli ultimi cinquanta anni, cercando di cogliere
le disponibilita` e le sordita` , gli accoglimenti e i riuti, rilevabili
rispetto alle conclusioni operate nello stesso torno di tempo dal
pensiero giuridico italiano (nelle sue manifestazioni dottrinali e
giurisprudenziali). Il che e` culturalmente pro` vvido per un giurista di
civil law, reso culturalmente passivo dalla legolatria imperante da
due secoli e abituato a fare i propri conti con una legge normalmente
accolta come prodotto da non discutere ma da applicare malgrado le
sue claudicanze. Il che e` culturalmente pro` vvido perche immette il
giurista, soprattutto il civilista protetto ed oppresso dallampio e
suadente ombrello della codicazione, sul sentiero della riscoperta
del suo ruolo attivo e contribuisce a relativizzare e a demitizzare quel
burattinaio ingombrante del diritto moderno che e` il legislatore.
Il legislatore! Questa entita` suprema che il giurista mediocre
menziona di continuo quasi evocando una creatura numinosa, pero`
dai contorni pressappoco antropomorci, in guisa non molto diversa
da come lantico credente evocava Giove insediato sullOlimpo;
questo nume tutelare che e` servito e serve ad ammantare e
riparare (ma anche a incentivare) la proverbiale pigrizia dei giuristi;
questo legislatore troppo idealizzato va nalmente deposto da un
olimpo immeritato, e guardato nelle sue miserie.
Leta` dellassolutismo giuridico, cioe` gli ultimi duecento anni, e`
costellata da esempii di ammirevoli testimonianze legislative, di
illuminati legislatori. Si dovrebbe probabilmente citare pressoche
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tutte le grandi codicazioni europee, aggiungendo immediatamente
una inevitabile considerazione: che dietro quei monumenti legislativi
si stagliava netta la gura di un uomo di scienza o di un t`aso di
uomini di scienza. E
`
facile il riferimento a Windscheid per il BGB,
a Huber per lo ZGB, a Filippo Vassalli per il vigente Codice civile
italiano, a Calamandrei Carnelutti Redenti per il vigente Codi-
ce processualcivilistico italiano, e lelenco potrebbe continuare; in
Italia si dovrebbe menzionare, nellimmediato passato, almeno un
singolo rilevantissimo atto legislativo, la legge n. 241 del 1990 sul
procedimento amministrativo, sollecitata dalle analisi di Feliciano
Benvenuti e della sua scuola (con lapporto sostanzioso di Mario
Nigro).
Accanto, tuttavia, a questi punti fermi della storia giuridica
moderna e nei quali lo si ribadisca e` la riessione scientica
che da` spessore allatto legislativo, quale panorama desolante ci
viene proposto! Limitando il mio esame allItalia e senza la pretesa
di trinciar giudizi su terreni che non conosco abbastanza, ci si para
dinnanzi un ammasso legislativo di genesi prevalentemente parla-
mentare, composto il piu` delle volte di atti maggiormente vicini a
volgari transazioni che a lucide diagnosi di bisogni oggettivi della
comunita` nazionale. Leggi, espressioni delle voci dei partiti, espres-
sioni di interessi particolari, spesso allinsegna della piu` crassa
incultura giuridica, con in piu` il frequente tocco ineffa` bile della
ignoranza delle elementari regole grammaticali della lingua italiana.
Un ammasso legislativo che smentisce troppo spesso tutto quanto si
insegna ai nostri allievi del primo anno di una Facolta` di Giurispru-
denza sulla generalita` e sulla astrattezza come qualita` prime di un
atto legislativo.
Il campione di queste mostruosita` giuridiche e` , da qualche
anno, in Italia, latto programmatore e regolatore della manovra
nanziaria dello Stato, che viene comunemente conosciuto e deno-
minato come legge nanziaria. Un atto che, per sua natura, do-
vrebbe riguardare operazioni inerenti al bilancio statale per un
determinato anno solare e che invece, grazie allo strumento della
cosiddetta legge collegata, serve come contenitore degli oggetti piu`
varii e diversi, anche di quelli che poco o punto hanno a che vedere
con quel bilancio annuale.
Tanto per fare un esempio al lettore non-italiano di questa
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Rivista internazionale, prendiamo lultima legge nanziaria relativa
al 1997: la legge collegata concernente Misure di razionalizzazione
della nanza pubblica e` formalmente composta di tre esigui articoli
nei quali sono distribuiti 708 commi (dico settecentootto) contenenti
una mir`ade di disposizioni in materia di sanita` , pubbliche ammini-
strazioni, pubblico impiego, scuola, universita` , nanza locale e
regionale, previdenza e assistenza, servizi di pubblica utilita` , edilizia
e urbanistica, disposizioni tributarie sullaumento delle entrate, e
cos` via. Siamo cioe` in presenza di un atto legislativo stravolto nelle
sue nalita` originarie, deformato e alterato nella sua struttura per
contenere di soppiatto e quasi per mascherare al suo interno un
complesso di norme che, in grazia della loro rilevanza nella vita dei
cittadini, avrebbero preteso di essere promosse discusse promulgate
quali atti autonomi in nome di quella certezza del diritto che e` un
bene garantito ai consociati nelle moderne democrazie parlamentari
e in esse considerato valore indefettibile.
Qui, in questo modo di agire del legislatore italiano, siamo in
presenza di una crisi gravissima della legge come fonte di diritto e
della stessa legalita` , giacche di legalita` puramente formale si tratta e
per di piu` beffarda, beffarda del povero cittadino e soprattutto del
piu` debole, che non e` affatto appagato dalla qualita` legislativa
dellatto ma che si sente scaricare sulle spalle autoritariamente e
ipocritamente insieme i mille contenuti, taluni dei quali assai
incisivi sulla sua difcile esistenza quotidiana quando non addirit-
tura incisivi su dimensioni del suo status.
Qui siamo di fronte a un legislatore, per un verso cos ` impotente
e timoroso da non affrontare singolarmente e autonomamente le
varie tematiche e proporle in unaula parlamentare, per un altro
verso, tanto sicuro di se , tanto insuperbito dalla superiorita` garan-
t`tagli da una tradizione bisecolare, che puo` permettersi (e sa di
poterlo) la violazione sostanziale della legalita` , giacche questa tradi-
zione non ha contemplato, quasi no a ieri, la gura dellarbitrio del
legislatore e gli ha consegnato ancor oggi una psicologia di assoluta
sfrontatezza.
Ripetia` molo, invece, e conclamia` molo con la franchezza che
nasce da una elementare probita` intellettuale: non puo` e non deve
aver rilievo la circostanza che questa autentica mir `ade di provvedi-
menti sia inserita alla meglio e quasi pigiata dentro in un
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contenitore chiamato legge, questa volta piu` simile a una scatola
cinese ricolma di sorprese e piu` degna di un prestigiatore da
strapazzo. Che quel contenitore sia una legge, che abbia la forma di
legge che sia varata dal Parlamento nazionale e dopo un procedi-
mento assai circostanziato, nulla toglie alla sua sostanziale arbitra-
rieta` .
Quello che preme al Centro e ai Quaderni Fiorentini e` una
riessione adeguatamente critica sullo strumento legislativo; ed e` in
questa direzione che va collocato e interpretato il nostro Incontro
del 96.
E
`
ora che il giurista si munisca sul piano delle fonti di un occhio
piu` disincantato, si scrolli di dosso plagi secolari, attenui la sua
pigrizia e si accolli il sacricio di una psicologia nalmente attiva.
Non e` passatismo, ma piuttosto il tentativo di cominciare a
costruire un futuro che sia veramente futuro, ovvero liberato da
pesanti ipoteche del passato. Il pluralismo giuridico, di cui e` porta-
trice la nostra Carta costituzionale, lo esige; un pluralismo che
constatiamo con soddisfazione raccolto da parecchi giuspubblicisti e
che con rammarico constatiamo ignorato dalla maggioranza silen-
ziosa; un pluralismo giuridico che deve sollecitarci a esigere la
revisione di non poche delle norme contenute nelle decrepite pre-
leggi al Codice civile vigente.
E dopo tante querimonie vogliam concludere con una nota di
compiacimento. Concerne loperato della nostra Corte Costitu-
zionale, del nostro giudice delle leggi, un giudice collegiale dal forte
contrassegno scientico. Un lo che la Corte ci appare tessere
nemente con grande consapevolezza progettuale riguarda pro-
prio lesigenza (e la realizzazione) di una nuova visione delle fon-
ti nel tentativo di spogliarsi di un panlegalismo e di un lo-legali-
smo, che sono ormai per la societa` italiana una grave cappa di
piombo.
La strada per rendere nalmente concreto il pluralismo giuri-
dico, che la Costituzione propone, corre sul lo di una visione criti-
ca dello strumento legge, di un ridimensionamento della sua fun-
zione, di una demitizzazione della numinosita` del legislatore. Ap-
paiono, in questa ottica, preziose le incrinature che la Corte ha
ripetutamente provocato nella costruzione monolitica del nostro
passato prossimo; ne cito soltanto due: laforamento del principio
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della ragionevolezza della legge, il riferimento frequente al diritto
vivente.
* * *
La Pagina introduttiva del precedente Quaderno, terminava
con una lettera-aperta al Ministro per lUniversita` e per la Ricerca,
Luigi Berlinguer, sul tema scottante e preoccupante della autonomia
anzi, della mancata autonomia della Universita` italiana rispetto
al potere politico. E scrivevo, un anno fa, che le preoccupazioni
nascevano anche da un progetto di legge sul riordinamento del
Consiglio Universitario Nazionale, progetto che non soltanto non lo
identicava quale organo supremo di autogoverno dellUniversita`
italiana, ma lo faceva recedere a un rango modestissimo costitue` n-
dolo sostanzialmente quale organo di consulenza del Ministro.
Oggi il progetto e` diventato legge (L. 15 maggio 1997, n. 127) e
le poche speranze che venisse modicato durante litinerario parla-
mentare si sono denitivamente vanicate. Il Consiglio e` unicamente
un organo di consulenza del Governo, con poteri addirittura dimi-
nuiti in confronto al vecchio C.U.N.. Si continua parlare a scialo di
autonomia, ma in accezioni decisamente ridotte e riduttive. Si parla
di autonomia delle singole universita`, mentre tralasciando locali-
smi rischiosissimi si dovrebbe porre mano a realizzare lautono-
mia voluta dal costituente della Universita` italiana, cioe` della
intera e unitaria organizzazione universitaria della cultura; si parla di
autonomie nanziarie dei singoli atenei, ed e` latteggiamento di chi
premia un pezzente (che equiparabili a un pezzente sono i nostri
poverissimi centri universitarii) con una beffeggiatrice patente di
liberta` ; si parla di autonomia didattica, e si rischia di far dellorga-
nizzazione didattica universitaria una sorta di compo` sito vestito di
Arlecchino.
Ma basta con le gerem`adi inascoltate. Il discorso da parte
nostra si chiude qui; e si chiude constatando che, su questo punto,
nel momento preciso in cui si festeggia il suo cinquantenario, la
nostra Carta Costituzionale resta inattuata; ne si prevede per ora
una svolta di segno positivo. Cio` deve essere ascritto senza
indulgenze tra le passivita` non lievi dei Parlamenti e dei Governi che
si sono succeduti nel lungo spazio di ben cinquanta anni.
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Modelli e dimensioni
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Percorsi del centralismo borbonico in
Francia e Spagna nel XVIII secolo
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PRESENTAZIONE
Lidea di proporre ai Quaderni orentini una sezione franco-
spagnola sulle forme del centralismo borbonico nei due Paesi e` nata
da una semplice constatazione: da qualche tempo, la storia compa-
rata delle istituzioni segna il passo.
Dopo la fortuna degli anni Settanta, quando le ricerche sullo
Stato assoluto attingevano senza pregiudizi e senza risparmio alle
storiograe nazionali piu` appartate, la comparazione ha conosciuto
un periodo di stasi se non di stagnazione, legato al declinare dei
paradigmi che avevano contrassegnato la sua efmera celebrita` . La
reazione contro la scuola marxista ed una certa stanchezza per le
abusate categorie weberiane hanno cospirato a marginalizzare un
approccio che pareva sacricare lesigenza dellindividualizzazione
storica sullaltare di astratti idealtipi sociologici. Tutto tornava
troppo in quei modelli armoniosi ricostruiti a tavolino che sembra-
vano relativizzare con tanta disinvoltura distanze spaziali e cesure
temporali. Su quei corposi volumi dai titoli accattivanti aleggiava il
sospetto di determinismo, di forzature teleologiche e di generalizza-
zioni anacronistiche la borghesia , la burocrazia , l indi-
vidualismo , la razionalizzione , il capitalismo , le rivoluzio-
ni etc.
Sentendosi defraudati di competenze che consideravano di
propria esclusiva spettanza, gli storici hanno reagito con vigore,
ricacciando le sintesi in questione nella sedes materiae che sembrava
la sola ad esse appropriata quella sociologica. In n dei conti
si diceva un secolo sono sempre cento anni e, dopotutto, la
distanza tra Francia, Russia e Cina non e` poi cos ` trascurabile. Al
lavoro negli archivi dunque, lunico ed autentico sacre de lhistorien.
Quanto alle autorita` riconosciute, che si rendesse pure loro un
omaggio rispettoso, a condizione pero` di non sfoggiarne con troppa
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indiscrezione le ingombranti categorie interpretative: la parola alle
fonti, innanzitutto!
Diciamo subito, a scanso di equivoci, che questa reazione e` stata
salutare e molto procua. Il revival di studi sullo Stato degli anni 90,
affrancato da dipendenze troppo strette e deferenti, ha potuto
esprimersi con tutta liberta` , esplorando nuove strade e ripercor-
rando con sguardo critico quelle un tempo trascurate. Grande
beneciario di questa svolta e` stato il diritto. Spezzate le catene che
lo legavano al carro marxista della sovrastruttura, il giuridico ha
riconquistato la sua autonomia no a divenire una chiave di accesso
molto ricercata alla storia dello Stato. La sua ascesa e` stata irresisti-
bile: si e` riconosciuto che il tempo del diritto e` distinto da quello
degli altri fenomeni sociali; si e` ammesso che la dottrina giuridica e` ,
in qualche misura, lautocoscienza delle istituzioni; si e` consentito,
inne, a studiare il ceto dei giuristi e il discorso della loro legittima-
zione. Linsofferenza per la tecnicita` e i sosmi dellargomentazione
legalistica ha lasciato il posto ad una schietta curiosita` che si e`
tradotta in sosticate ricerche su istituti, pratiche e dogmi. Persino
la losoa politica, da sempre arroccata in sdegnoso isolamento, ha
dovuto piu` di una volta fare i conti con la nuova rivale, lasciando che
questa espugnasse alcuni suoi agguerriti fortini: la sovranita` , la
rappresentanza, il governo. Era da un pezzo che la storia del diritto
non osava tanto.
Non tutti i paesi hanno beneciato in uguale misura della nuova
tendenza. In Germania la discontinuita` e` stata meno sensibile per la
forza tradizionale di una disciplina che, avendo sempre difeso con
vigore e successo la sua autonomia, non ha dovuto disputare ad altri
il terreno perduto i discepoli degli Annales, ad esempio. In
Spagna e Italia, al contrario, laccoglienza riservata allapproccio
storico-giuridico e` stata particolarmente calorosa, in quanto dettata
da un vivissimo interesse per loggetto storiograco Stato . Tra-
lasciando i moventi piu` contingenti che possono avere riacceso
questa attenzione, si puo` dire che, proprio perche piu` problematico
in entrambi questi paesi, il tema delle origini e della formazione dello
Stato moderno doveva necessariamente nire nel carnet degli storici
piu` sensibili per formazione alla dimensione giuridico-istituzionale.
Piu` controverso il quadro in terra di Francia, dove latavica inco-
municabilita` tra Facolta` di lettere e di giurisprudenza ha pesato
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negativamente, rendendo il dibattito sullo Stato meno procuo di
quanto ci si potesse attendere. Se prescindiamo dal feuilleton Kan-
torovicz, non pare che la storiograa parisienne piu` trendy abbia
messo granche a frutto la recente scoperta dellesistenza di una
qualche relazione tra diritto e istituzioni.
Casi nazionali a parte, la congiuntura pare decisamente favore-
vole ad orizzonti piu` ampi. Ora che storiograa giuridica e Stato
sono entrati, quasi ovunque, in una relazione tanto feconda, viene da
chiedersi se non valga la pena tornare a guardare con occhio piu`
benevolo a modelli e idealtipi, riprendendo il lo interrotto della
riessione proprio dal modello per eccellenza, il classico Stato
moderno europeo. Afnati gli strumenti metodologici, arricchita la
base documentale e fugata la minaccia di marginalizzazione, la storia
giuridica puo` ripercorrere senza timidezze e con ottime prospettive
le strade indicate da Hintze e Weber allalba del nostro secolo.
E
`
curioso che linvito a meditare questi autori sia venuto proprio
da dove meno era prevedibile attenderselo: quella storiograa an-
glosassone che verso lastrazione delle categorie continentali ha
da sempre provato unistintiva difdenza. Con tipico stile understa-
ted un distinto storico britannico, John Brewer, ha gettato il sasso
nello stagno con una tesi a prima vista sconcertante: lapparato
scal-militare inglese del XVIII secolo, apparentemente cos ` debole,
era in realta` piu` energico e statale del coevo Leviatano accentrato
francese (
1
). Prendendo in esame le tipiche funzioni dello Stato il
drenaggio delle risorse scali, il controllo sociale, la ricerca del
consenso intorno alle politiche pubbliche Brewer ha mostrato
come lordinamento inglese avesse risolto brillantemente il problema
della loro coordinazione che tanto assillava le monarchie europee
dellepoca. Una piccola ma efciente amministrazione governativa
delle imposte indirette; un parlamento quale depositario esclusivo
del consenso nazionale; un sistema pubblico di controllo del pau-
perismo: questi in nuce i fattori del successo internazionale della
Gran Bretagna, vittoriosa sui mari ed arbitra dei destini europei in
terraferma. Sullaltra sponda della Manica, sostiene Brewer, nessuna
di queste esigenze trova una risposta altrettanto convincente: non
(
1
) J. BREWER, The Sinews of Power. War, Money and the English State,
1688-1783, London, 1988.
STEFANO MANNONI - MANUEL MARTI uNEZ NEIRA 13
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quella scale, rimessa per larga parte ad una compagnia di appalta-
tori privati (la ferme); non quella del monopolio del consenso,
conteso tra una pluralita` di soggetti, dal re giu` no ai Parlamenti e
agli Stati provinciali; nemmeno, inne, quella del pauperismo, ge-
stito solo a meta` come la riforma agraria che ne era il risvolto
economico.
Molti troveranno da ridire sulla perentorieta` di conclusioni cos`
assertive, ed a giusto titolo. Il dibattito che ha seguito la pubblica-
zione di questo libro in area anglosassone ha provveduto a ridimen-
sionare la portata del Brewers paradox senza peraltro mettere in
discussione la serieta` degli argomenti che ne sono il fondamento,
ripresi e sviluppati da altri autori soprattutto nella direzione di un
approfondimento del tradizionale nesso State building-Nation buil-
ding (
2
). Non sembra invece che il libro di Brewer abbia colpito piu`
di tanto gli storici continentali, forse per il suo marcato carattere
British, che lo fa sembrare di primo acchito la ricorrente testimo-
nianza della tanto gloriosa quanto insulare storiograa nazionale
inglese. Resta il fatto che una risposta sembra opportuna, non fosse
altro per cogliere loccasione di rilanciare temi cos` importanti e,
tutto sommato, ancora attuali. Lambizione di questa sezione e` , in un
certo senso, quella di raccogliere il guanto di sda andando a
saggiare lefcienza di alcuni ingranaggi cruciali del piu` temibile
rivale della Corte di San Giacomo: lo Stato borbonico franco-
spagnolo.
La scelta dellangolo di osservazione non e` difcile. Da Weber
in poi, abbiamo imparato a riconoscere nel passaggio dallo Stato
giurisdizionale a quello amministrativo (Etat de justice - Etat de
nance) la svolta decisiva nella storia dello Stato europeo-continen-
tale che segna il suo ingresso nella stagione della modernita` . E
`
dunque da qui che, bene o male, bisogna partire ancora una volta.
In questo passaggio viene infatti a condensarsi il precipitato istitu-
zionale del gioco integrato di variabili imponenti come la rivoluzione
militare, la razionalizzazione del diritto, il mutamento dei rapporti di
produzione, laforare dellethos e dellorganizzazione burocratica.
(
2
) Il dibattito e` culminato nella pubblicazione di una serie di pregevoli articoli a
cura di Lawrence Stone (An Imperial State at War. Britain from 1689 to 1815, London
and New York, 1994).
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Croce e delizia degli storici delle istituzioni, il tema della successione
dallo Stato dei giudici a quello dei funzionari rimanda ossessiva-
mente alle due domande archetipiche del quando ? e del
come ? Sempre molte risposte, mai una conclusione: lo storico
si sa e` condannato al supplizio di Sisifo. Con questa rassegnata
consapevolezza abbiamo invitato alcuni qualicatissimi ricercatori
spagnoli e francesi (
3
) a danzare tra loro in un minuetto allinsegna
del giglio borbonico. La loro pronta e amichevole adesione ha
permesso di giungere ad un approdo di grande interesse e in buona
parte inedito su entrambi i versanti dei Pirenei.
Se volessimo riassumere in una formula ad effetto il risultato di
questa comparazione potremmo dire che lo Stato borbonico in
Spagna e` meno arcaico di quel che si dice, mentre il suo cugino
francese e` un po` piu` tradizionale di quanto non sembri. Fuor di
provocazione, e` certo che gli assi prescelti per condurre questa
analisi in Spagna e Francia, pur non giustapposti abbiamo evitato
un pedissequo confronto di identiche istituzioni (
4
) sono esatta-
mente simmetrici, al di la` delle apparenze. Si badi bene infatti che,
in tutti e due i casi, ci troviamo di fronte a un rapporto di
conitto-competizione-collaborazione tra Etat de justice ed Etat de
nance con una differenza soltanto: nel caso della Francia, questa
tensione corre allinterno della stessa istituzione quando si tratta del
Parlamento di Parigi che qui e` visto non come organo costituzionale
bens` come apparato amministrativo al servizio del Re. Per spiegarci
meglio: laddove il Parlamento custode delle leggi fondamentali del
Regno ed estensore delle remontrances si erge a paladino di una
legittimita` alternativa a quella della Monarchia amministrativa; qui
invece della Monarchia amministrativa esso ci appare fedele servi-
tore ed interprete nella sfera della gestione ordinaria delle sue
competenze di police (leggi: amministrative). Le riforme scali mu-
nicipali e lintendente in Spagna; il Parlamento di Parigi e gli
ispettori delle manifatture in Francia: ecco quattro attori che se-
(
3
) I contributi che vengono qui presentati sono il frutto di lunghe e laboriose
ricerche di archivio.
(
4
) Tali e tanti sono gli studi sullintendente francese da renderne del tutto
superua unulteriore analisi in questa sede (ultimo in ordine: R. GREVET, Labsolutisme
en province: lechec de lintendant Caumartin en Artois (1759-1773), in Revue dhistoire
moderne et contemporaine, avril-juin 1997, pp. 213-227).
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guono itinerari riconducibili ad unidentica logica di razionalizza-
zione e centralizzazione.
A dispetto dellinsistenza sulleccezione spagnola da parte di
unautorevole corrente della storiograa iberica (
5
), limpressione
che si trae dalla lettura dei saggi di Correa e Garcia Trobat sullin-
tendente e di Carmen Garcia sulle nanze locali e` piuttosto nel senso
di una chiara analogia tra le politiche di assestamento centripeto dei
Borboni di Madrid e quelle dei cugini di Parigi. Per quanto linten-
dente spagnolo abbia una vita molto piu` difcile di quello francese,
di cui non condivide ne gloria ne potere, e` chiaro tuttavia che la sua
creazione risponde esattamente allo stesso tipo di valutazione com-
piuta dai commis di Versailles. Lo stesso vale per la riforma delle
nanze municipali, settore in cui vediamo agire i medesimi principi
e le identiche tecniche tutorie sperimentate in Francia, dove il potere
centrale affronta su questo terreno difcolta` comparabili a quelle
incontrate dai funzionari spagnoli. Che poi il rendimento di istitu-
zioni e riforme sia in Spagna molto meno ottimale, che qui occorra
attendere lOttocento inoltrato per assistere alla denitiva soluzione
dei nodi lasciati dal centralismo borbonico, tutto questo non intacca
la conclusione sopra enunciata: la Monarchia amministrativa spa-
gnola del XVIII rientra a pieno titolo in una tipologia europea di
Stato assoluto contrassegnata da una spiccata vocazione moderniz-
zatrice.
(
5
) Lantropologia culturale, applicata alla storia delle istituzioni, aiuta a rico-
struire le rappresentazioni sociali cos` come le percezioni individuali dei rapporti di
potere in un dato momento e luogo. Da questo punto di vista, essa e` uno strumento
indispensabile per narrare la storia soggettiva delle istituzioni. Se si adotta invece una
prospettiva diversa, come quella del racconto di eventi a prescindere dal signicato loro
attribuito dagli attori, allora otteniamo una storia oggettiva delle istituzioni. Cio` che si
perde sul versante della ricostruzione del signicato contestuale, lo si acquista in termini
di intelleggibilita` della vicenda narrata a posteriori. La storiograa che, sulle orme di
Clifford Geertz, cerca di ricostruire luniverso mentale dei protagonisti di un certo
episodio o congiuntura, rende certo un grande servizio che non vanica pero` affatto il
senso di un approccio piu` classico, weberiano, diciamo per comodita` . In storia non conta
solo sapere come gli uomini vedessero le cose, ma anche le cose che essi hanno realizzato,
ne fossero o no coscienti. Ammesso e senzaltro concesso che i giuristi di Antico regime
non vedessero lo Stato cos` come lo vediamo noi, cio` non comporta affatto che si debba
bandire la categoria euristica Stato perche ideologica e anacronistica. In breve: a diverse
domande, diverse fonti, metodi e racconti.
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Sul lato francese, giungiamo alla stessa conclusione battendo
una pista diversa da quella Tocqueville . Accanto allispettore
delle manifatture, efcacemente illustrato da Philippe Minard, che
incarna quanto di piu` avanzato la monarchia eclairee sia in grado di
esprimere (
6
), ci imbattiamo nel Parlamento di Parigi di Philippe
Payen, listituzione piu` legata ai dogmi e ai riti dellEtat de justice.
Ma la novita` e` che ora ispettori e Gens du Parlement concorrono
insieme alla medesima causa: non lottano qui su fronti opposti.
Beninteso, limmagine di un Etat de nance che si apre la strada
combattendo contro lEtat de justice non e` di per se sbagliata: essa
trova a tuttoggi periodiche conferme (
7
) che si aggiungono a quelle
gia` ben note. Solo che essa appare troppo unilaterale e nisce cos`
per falsare la comprensione di una vicenda che non si risolve in una
rapporto antagonistico (funzionari contro giudici) e diacronico (dal-
la giustizia allamministrazione). Si tratta piuttosto di capire i mec-
canismi di integrazione e di divisione del lavoro tra due ordini la
justice e la nance che sono in rapporto talvolta conittuale, ma
piu` spesso osmotico come hanno del resto documentato le
biograe di tanti fedeli servitori del Re a Versailles. Lamministra-
tore-giudice (lintendente) e` afancato dal giudice-amministratore (il
Parlamento) (
8
); larret de re`glement e` , ad un tempo, manifestazione
di justice e di police (leggi: amministrazione) senza che il lettore di
oggi debba scandalizzarsene: i Parlamenti, del resto, erano capaci di
promuovere politiche pubbliche obbiettivamente omogenee al-
lideologia illuminista, come mostra bene il saggio di Jacqueline
Thibaut-Payen sulla vicenda dei cimiteri.
E
`
tempo di chiudere, tornando al Brewers paradox. Il sospetto
(
6
) Si pensi, per trovare qualcosa di comparabile, alla oritura della statistica
amministrativa (per la quale si veda: E. BRIAN, La mesure de lEtat. Administrateurs et
geome`tres au XVIII sie`cle, Paris, 1994).
(
7
) Ci riferiamo, ad esempio, allapprofondita indagine di A. ALIMENTO, Riforme
scali e crisi politiche nella Francia di Luigi XV. Dalla taille tarifee al catasto generale,
Firenze, 1995 che prende in esame la battaglia tra Parlamenti e Contro le general sulle
riforme scali.
(
8
) A richiamare lattenzione sul paradigma della iurisdictio quale fonte di ispi-
razione duratura delle sistemazioni dei giuristi di Antico regime nelle materie ammi-
nistrative e` L. Mannori, giunto a conclusioni valide tanto sul versante italiano che su
quello europeo.
STEFANO MANNONI - MANUEL MARTI uNEZ NEIRA 17
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
e` che il brillante storico inglese abbia guardato alle istituzioni
britanniche dalle alture di Waterloo o dal ponte di una fregata della
Home Fleet. Dimenticando cos ` due particolari: che il Duca di
Wellington fu salvato dai prussiani di Blu cher e che una potente
marina e` meno ingombrante di un enorme esercito di terra. Smet-
tiamo di invidiare la emma imperiale della perda Albione! Vi e` da
scommettere che senza quel braccio di mare chiamato Manica la
testa di Carlo Stuart non sarebbe mai rotolata dal patibolo.
Noi abbiamo detto di sopra come a uno principe e` necessario
avere e sua fondamenta buoni; altrimenti conviene che rovini. E
`
principali fondamenti che abbino tutti li stati, cos` nuovi, come
vecchi o misti, sono le buone legge e le buone arme . Chissa` se le
armi e le leggi dei Borboni sarebbero piaciute a Machiavelli?
STEFANO MANNONI MANUEL MARTI uNEZ NEIRA
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 18
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
PILAR GARCI uA TROBAT Y JORGE CORREA BALLESTER
CENTRALISMO Y ADMINISTRACIOu N:
LOS INTENDENTES BORBOu NICOS EN ESPANxA
La creacio n de las intendencias en la pennsula tiene como
nalidad reforzar el poder del monarca mediante el control de la
vida poltica y administrativa de la periferia. La labor del intendente
es, sin duda, el punto central de la actuacio n del poder real de la
Espan a del XVIII en la administracio n. Justicia, polica, hacienda y
eje rcito fueron competencias delegadas en la persona del intendente
para que velara por el funcionamiento y administracio n de munici-
pios y comarcas manteniendo informado al monarca a trave s del
consejo correspondiente, sin que ninguna otra barrera se interpu-
siera o limitara sus competencias. Es un cambio cualitativo frente a
la situacio n anterior, la monarqua polisinodial o de gobierno a
trave s de los consejos. Como acertadamente ha puesto de maniesto
el profesor Hespanha, el desarrollo de los consejos y tribunales
palatinos suele considerarse como manifestacio n palmaria del creci-
miento del poder de la corona, pero se suele dejar de lado cua les
eran los medios institucionales que estos tenan para conocer,
controlar y dirigir los poderes pol ticos que se podan considerar
auto nomos en la periferia de la administracio n (
1
). As, ha sido usual
que se percibiese el gobierno de la monarqua espan ola como una
organizacio n administrativa extremadamente centralizada en la que
el rey y sus secretarios se situan en la cu spide de una estructura de
consejos que, sin embargo, no logran una administracio n ecaz (
2
).
Cuando Felipe V llega a Espan a procedente de un pa s, Francia,
(
1
) A. M. HESPANHA, Vsperas del Leviatan. Instituciones y poder pol tico. (Portu-
gal, siglo XVII). Madrid, 1989, pp. 154-155.
(
2
) H. KAMEN, La guerra de sucesio n en Espan a 1700-1715. Barcelona, 1974, p. 49.
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donde exista ya un control gubernativo directo a trave s de las
intendencias, se enfrenta a una administracio n que se articulaba en
torno a un tejido de organismos colegiados, los consejos, que
ejercan su gobierno de forma indirecta. Tras los primeros an os de
guerra, la victoria de Felipe V sobre los partidarios del archiduque
Carlos de Austria iba a suponer la apertura a un nuevo orden de
ideas y te cnicas de gobierno con la nalidad de reforzar la monar-
qua (
3
). Para lograrlo, hab a que reformar las bases del absolutismo:
administracio n, hacienda y eje rcito. En el a mbito local, los corregi-
mientos de Castilla se haban creado con la nalidad de actuar en
dependencia directa con el gobierno, pero desde su inicio a nes del
XV se fueron convirtiendo a menudo en reductos de poder auto -
nomos y en manos de una oligarqua (
4
). La hacienda, por ejemplo,
que precisaba de una burocracia inmediatamente sometida a su
control, estaba obligada, para la recaudacio n de impuestos, a de-
pender de recaudadores contratados a comisio n, liberados de la
obligacio n de rendir cuentas al gobierno o al pueblo (
5
). Por
u ltimo, el eje rcito necesitaba de una reforma y de modo especial de
un control que escapara a los capitanes, con numerosos engan os en
el cobro de retribuciones de soldados muertos o desaparecidos (
6
).
En manos del intendente se concentran poderes delegados del
monarca: justicia, polica, hacienda y eje rcito, con la nalidad ex-
presa de lograr el control de la propia administracio n. Debe cuidarse
del funcionamiento y administracio n de municipios y comarcas
manteniendo informado al monarca a trave s del consejo correspon-
diente. Ninguna otra autoridad o ltro se establece o limita sus
competencias, lo que dara origen, como veremos luego, a su pugna
con todo tipo de poderes, desde los capitanes generales hasta los
corregidores y cabildos. Con la instauracio n de los intendentes se
ensaya una de las medidas determinantes para conseguir la moder-
nizacio n de la monarqu a.
(
3
) B. GONZAuLEZ ALONSO, El corregidor castellano (1348-1808), Madrid, 1970,
p. 245.
(
4
) C. MERCHAuN FERNAuNDEZ, Gobierno y administracio n en la Espan a del Antiguo
Regimen. Madrid, 1988. GONZAuLEZ ALONSO, El corregidor... p. 245.
(
5
) KAMEN, La guerra..., p. 49.
(
6
) C. BORREGUERO BELTRAuN. Administracio n y reclutamiento militar en el ejercito
borbo nico del siglo XVIII, in Cuadernos de investigacio n histo rica, XXII(1989), 91-101.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 20
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
La cuestio n que se planteaba era combinar la accio n efectiva en
la administracio n local con la subordinacio n a la autoridad central.
El modelo vendra de Francia, como la nueva dinasta (
7
), pues aqu
la corona ya dispona de un instrumento semejante desde la primera
mitad del XVII (
8
), aunque Felipe V tiene buen cuidado en presen-
tar el cambio desde una perspectiva hispana: idea aviendo anti-
guamente nacido en la Espan a, fue luego aprovechada de otras
naciones, con notorias ventajas de su gobierno... (
9
). Aunque,
como sen alan la mayora de los autores es innegable el origen france s
de la institucio n, tambie n es cierto que se pueden indicar algunos
antecedentes patrios que enlazan con determinados desarrollos ins-
titucionales en materia de administracio n (
10
). Un escrito de media-
dos del siglo XVIII los relaciona con los merinos:
En los reynados de aquellos antiguos gloriosos reynos cuyos exemplares
boy buscando habia yntendentes y para que no se dude y que estos eran los que
llamava merinos mayores, vease co mo los dene la ley 23, t tulo 9, partida 2
a
Merino es nome antiguo de Espan a que quiere tanto decir como home que ha
mayora para facer justicia sobre algu n logar sen alado, ass como villa, o tierra.
Estos son en dos maneras, ca unos y ha que pone el rey de su mano en lugar
de adelantado a que llaman Merino mayor, e este ha tan grand poder como el
adelantado; e otros ay que son puestos por mano del adelantado o de los
merinos mayores. Pero estos a tales no pueden facer justicia si non sobre cosas
sen aladas, etc. Reg strnse las leyes que ablan de esto y cotegaandolas con las
ynstrucciones resultara la similitud de los empleos y la igualdad de las
facultades... (
11
).
(
7
) Entre otros puede verse J. LYNCH, Administracio n colonial espan ola. Buenos
Aires, 1962, p. 151. Tambie n G. MORAZZANI, La intendencia en Espan a y America,
Caracas, 1966, p. 37.
(
8
) R. MOUSNIER, Les institutions de la France sous la monarchie absolue, 2 vols.,
Paris, 1980, 484-542. Fueron vistos por las clases y cuerpos representativos como
instrumentos de coartar sus libertades. Abolidos durante la Fronda fueron restablecidos
por Mazarino en 1648. Recibieron en el reinado de Luis XIV reglamentacio n denitiva.
(
9
) Puede verse en la exposicio n de motivos de la Ordenanza de 4 de julio de
1718 para el establecimiento e instruccio n de intendentes de provincias y exe rcitos.
Archivo del Reino de Valencia, Real Acuerdo, 1718, fols. 132 y ss.
(
10
) Ya en el siglo pasado lo sugirio Alexander von Humbol, como recoge R. REES
JONES, El despotismo ilustrado y la intendencia de la Nueva Espan a, Me xico, 1983, p. 74.
Sobre los antecedentes patrios H. PIETSCHMANN, Antecedentes espan oles e hispanoameri-
canos de las intendencias, en Anuario de estudios americanos, XL(1983), 359-372, p. 359;
tambie n R. GOu MEZ RIVERO, La superintendencia de construccio n naval y fomento forestal en
Guipu zcoa (1598-1611), en Anuario de Historia del Derecho Espan ol, LVI(1986), 591-636.
(
11
) Informe del Marque s de Ustariz sobre la consulta del rey acerca de la
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 21
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Los superintendentes de rentas creados a nes del XVII seran
el precedente ma s directo. El 23 de julio de 1691 se hab a ordenado
el establecimiento de un superintendente al frente de cada una de las
21 provincias de la corona de Castilla. Sus instrucciones, de 2 de
septiembre del mismo an o, les conferan generosas competencias de
gestio n y dependencia del consejo de hacienda. Su nalidad era
hacer ma s racional y efectivo el procedimiento de recaudacio n de las
rentas reales. Para ello se dividan las provincias en partidos, y cada
lugar deba pagar todas sus contribuciones en un so lo partido. Un
contador y un administrador de la conanza del superintendente
gestionaran las rentas reales. Adema s tendra el superintendente
competencias y responsabilidades en los asuntos de fomento y en el
desarrollo econo mico y social de la provincia encomendada a su
administracio n (
12
). Se haba previsto terminar con el sistema de
arrendamientos de las rentas reales y establecer en su lugar una
administracio n directa de las mismas por el amante superinten-
dente. Pero la nueva gura no encontrar a adecuado acomodo
institucional; una real ce dula de 3 de junio de 1692 mandaba que
en las provincias donde las rentas estuviesen arrendadas o las
hubieren tomado las ciudades por encabezamiento xo se excusen
los superintendentes para que las mismas rentas dejen de padecer la
costa que causan sus salarios (
13
). En todo lo que hace referencia
a sus atribuciones en materia de justicia y policia no presentan
especial novedad puesto que se basan explcitamente en las ya
ejercidas por los corregidores castellanos; y e stos, principales dam-
nicados por la reforma borbo nica sera n quienes mayor resistencia
y oposicio n planteen a la introduccio n de una nueva institucio n que
vena a ocupar su lugar (
14
). Finalmente, en lo militar encuentran su
parango n en las facultades de los veedores generales del eje rcito (
15
).
Pero, como hemos sen alado antes, se trata de una reforma que
introduce cambios cualitativos en la administracio n de la monarqua
reposicio n de las intendencias en Espan a. AHN, seccio n Consejos, Leg. 1480, fols. 25v.
y 26r.
(
12
) Nueva recopilacio n, Autos acordados, Lib. III, Tit. VI, auto II.
(
13
) J. L. BERMEJO, Superintendencia en la hacienda del antiguo regimen, en
Anuario de historia del derecho espan ol, LIV(1984), 409-475.
(
14
) GONZAuLEZ ALONSO, El corregidor..., p. 369.
(
15
) PIETSCHMANN, Antecedentes..., pp. 3-4.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 22
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
del siglo XVIII. No se trata solamente de activar un cierto control
desde el centro hacia la periferia. La originalidad del intendente
moderno esta en que facultades antes repartidas entre cargos dife-
rentes se reunen aqu, en una misma persona, a quien en un a mbito
territorial ma s extenso y con sujeccio n directa de Madrid, se le
asignaron las causas de polica, justicia, eje rcito y hacienda. Frente a
los encargados de determinados sectores o ramas de la administra-
cio n, los nuevos intendentes son una institucio n central, esencial en
la jerarqua administrativa hispana, con un abanico de competencias
casi universales.
Especialmente se dejara sentir su importancia en la corona de
Arago n, tras la guerra de Sucesio n, cuando recaera sobre estos
nuevos empleados reales la labor de introducir junto al resto de
transformaciones un diferente sistema scal preocupacio n conti-
nua de la monarqua . Primero, los intentos fallidos de trasplantar
la hacienda castellana y, enseguida, la creacio n de las nuevas impo-
siciones: Equivalente en Valencia, U

nica Contribucio n en Arago n,


Talla en Mallorca y el Catastro en Catalun a. Era en los territorios de
Valencia, Arago n, Catalun a y Mallorca donde la revolucio n admi-
nistrativa que se dara tras la abolicio n de los fueros necesitaba de
ociales capaces y poderosos que secundaran la nueva poltica (
16
).
Y sera aqu donde las intendencias logren mayor aanzamiento y
estabilidad. Desaparecida la organizacio n foral secular se quiere
implantar el sistema castellano en un proceso ma s centralizador que
unicador, pues no se proclamo con los decretos de Nueva
Planta que aquellos territorios pasaran a formar parte de la
Corona de Castilla, ni que ambas coronas se fundieran en una
superior llamada Espan a (
17
).
El e xito de la gestio n de los intendentes, particularmente en
cuestiones scales, decidio al monarca a colocar un intendente al
frente de cada provincia, dando as a lo que era un cargo funcional
una aplicacio n absolutamente territorial (
18
). La ordenanza de 4 de
(
16
) H. KAMEN, El establecimiento de los intendentes en la administracio n espan ola,
Hispania, XCV, pp. 372-373.
(
17
) P. MOLAS, La monarqua espan ola (siglos XVI-XVIII), Madrid, 1990, p. 121.
(
18
) Este primer establecimiento esta estudiado para Catalun a y Valencia, y
aunque hubo otras intendencias fruto del plan Bergeyck y antes del establecimiento
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 23
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
julio de 1718 establecio un intendente en cada una de las provincias
del reino, con total autoridad en los ramos de justicia, polica,
hacienda y eje rcito. Pero esta medida se anulara tres an os despue s,
mediante decreto de 1 de Marzo de 1721, por la oposicio n de la clase
burocra tica existente. Para e sta la reforma era una amenaza para sus
intereses y nalmente se suprimen las intendencias en las provincias
donde no hab a tropas. El suceso ma s grave se dio en Canarias. A
pesar de que el intendente, Juan Antonio Ceballos, no asumio el
cargo de corregidor tuvo que enfrentarse a la hostilidad del resto de
la administracio n insular y en 1720 muere en un motn popular.
Antes de su violento n se hab a enfrentado con el capita n general
por haber propuesto el traslado de la residencia de e ste a Gran
Canaria, donde se encontraba la real audiencia, y con el corregidor
por querer conocer materias correspondientes a la jurisdiccio n
ordinaria ma s alla de lo que las ordenanzas se lo permit an (
19
).
Tambie n el consejo de Castilla, que haba ido recopilando quejas
notica al rey en una consulta de 22 de noviembre que los inten-
dentes
han puesto todo su conato en abrogarse jurisdiccio n que V.M. no les ha
conferido, queriendo persuadir a todos que en su provinzia tienen una suprema
authoridad, maior y de superior jerarchia que las demas justizias y tribunales...
La conservacio n de estos empleos, sobre no ser u til a la causa pu blica, la
considera el consejo por mui nociva en el todo y de grav simo perjuicio a la Real
Hazienda (
20
).
La ce dula de 1 de marzo de 1721 desarrollaba el decreto de 22
de febrero del mismo an o y abola los intendentes de todas las
provincias donde no hubiera eje rcito, restaurando las competencias
de las superintendencias de rentas (
21
). As pues, el intendente de
provincia desaparecio quedando tan so lo en aquellos lugares donde
haba tropas (Valencia, Palma de Mallorca, Zaragoza, Sevilla, Bada-
general de 1718 apenas han sido estudiadas: Salamanca, La Corun a, Me rida y Sevilla. H.
KAMEN, El establecimiento... , pp. 386-387.
(
19
) J. PERAZA DE AYALA, La intendencia en Canarias. Notas y documentos para su
estudio, en Anuario de historia del derecho espan ol, XL(1970), 565-579.
(
20
) KAMEN, El establecimiento... , p. 377.
(
21
) Ce dula de S. M. para que en las partes donde no ay tropas cesen los
intendentes, contadores y pagadores y que la thesorera mayor corra como antes de la
planta del an o de 1717, publicada por KAMEN en El establecimiento... , pp. 390-392
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 24
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
joz, Salamanca, La Corun a y Pamplona), y desde ese momento la
distincio n entre intendentes de provincia e intendentes de eje rcito
quedo clara. A pesar de todos los intentos fustrados por generalizar
las intendencias en toda la pennsula, Fernando VI volvio a resta-
blecerlos con caracter general el 13 de octubre de 1749, logrando la
consolidacio n esta vez.
Regulacio n jurdica de la intendencia
Las dos normas ba sicas en las que se recoge y estructura la
funcio n y competencias de los intendentes espan oles son las orde-
nanzas de 4 de julio de 1718 y de 13 de octubre de 1749 (
22
). Pero
su origen y primeros pasos son de unos an os antes. Quiza la primera
mencio n de la intendencia esta en el plan de Orry, enviado desde
Francia en respuesta a la peticio n de ayuda de Felipe V a Luis XIV
para reformar la hacienda real hispana. El plan de Orry, descrito por
Kamen, no se aprueba, como tampoco el de Bergeyck (
23
) y hay que
esperar a 1711, cuando se producen los primeros nombramientos de
intendentes de una forma dispersa y sin un proyecto claro de
hecho sin ordenanzas . En estos primeros momentos son nom-
brados por el gobernador del consejo de hacienda; sus competen-
cias: justicia, polica, hacienda y eje rcito, quedan enumeradas pero
no especicadas en sus nombramientos. Quedan bajo su dependen-
cia corregidores, alcaldes y justicias (
24
). Son los primeros pasos y
tanteos, pues no se trata de una implantacio n generalizada. Ahora
solamente funcionara n las intendencias en los territorios donde
sigue la guerra de sucesio n (
25
). En 1714 se da una Instruccio n para
(
22
) La instruccio n de 1749 esta publicada por GONZAuLEZ ALONSO en El corregi-
dor..., pp. 318-359.
(
23
) KAMEN, La guerra, pp. 252-253. Tambie n se fustrara el plan de Bergeyck:
Biblioteca Nacional, Ms. 19710/39, que viene a ser un precedente del catastro de
Ensenada.
(
24
) Nombramiento de intendente para Valencia el 2 de diciembre de 1711,
Archivo del Reino de Valencia, Real Acuerdo 5, 1711.
(
25
) KAMEN, El establecimiento... , p. 373: En el an o de 11 se pusieron inten-
dentes, y aunque se quitaron por haverse hecho odiosos con exacciones rigurosas o
porque no se acerto en la eleccio n de los sujetos o porque las ocurrencias de la guerra
no permitieron la pra ctica de su instituto, dexa nrose en las partes donde hava guerra .
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 25
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
los superintendentes de provincias de lo que deban observar en el
manejo de la superintendencia tocante a justicia, polic a, nanzas y
tropas (
26
). Dirigida a los territorios de la corona de Arago n, se
primaba la funcio n de administradores de los eje rcitos; las de polica,
justicia y hacienda se remitir an ma s tarde y ya se adelantaba que
eran los ma ximos responsables de todo lo que pasara en las villas y
ciudades que ten an encomendadas, debiendo estar informados de
cuanto sucediera y visitarlas asiduamente para recibir las noticias
que cada 8 o 15 das deban transmitirles corregidores, alcaldes y
justicias. Las primeras instrucciones y su implantacio n general en
toda la pennsula llego en 1718. Recibe esta institucio n as, un
respaldo del monarca, quien adema s en algunos lugares, como
Valencia, une al cargo de intendente el de corregidor de la ciudad:
Lany 1718, amb motiu daverse publicat el decret dinstauracio de les
Intende`ndencies, que hom pretengue generalitzar per tot Espanya, Felip V
volgue enrobustir els titulars daquesta novella magistratura nancera, radicats
a les capitals dels regnes valencia` i aragones. I un dels procediments adoptats
fou el dassimilar al ca`rrec de corregidor els intendentes de Vale`ncia-ciutat i de
Saragossa (
27
).
Los deseos de renovacio n y de transformacio n de los ilustrados
se plasman en buena parte en la persona de los intendentes y sus
funciones de fomento y hacienda. Son estos funcionarios (
28
) los
encargados de impulsar las actividades productivas as como las
obras pu blicas y servicios u tiles a la comunidad, adema s de ser los
ma ximos responsables de las cuestiones hacend sticas provincia-
les (
29
). Desde las primeras palabras de las intrucciones de 1718 y
(
26
) Archivo Histo rico Nacional, (A.H.N.) Consejos, Lib. 1475, nu m. 103, fol.
357, que se encuentra transcrito en el ape ndice como Documento IV . Kamen recoge
una transcripcio n de la copia que se conserva en el archivo del ministerio de hacienda,
H. KAMEN, El establecimiento..., p. 368.
(
27
) J. MERCADER I RIBA, Felip V i Catalunta, Barcelona, 1985, p. 261.
(
28
) Aunque no puede decirse que el intendente reuna plenamente las condicio-
nes de funcionario en todas su partes, sin embargo, al ser un miembro del aparato
burocra tico, con unas funciones previamente determinadas en las ordenanzas, con una
responsabilidad ante el gobierno y un sueldo jo, G. MORAZZANI no duda en presentarlo
como un funcionario especial, aunque en la e poca no exista tal concepto, La intenden-
cia... , pp. 55-60.
(
29
) M. ORTEGA, La lucha por la tierra en la corona de Castilla, Madrid, 1986,
p. 244.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 26
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
1749 se expresa su conguracio n de poder fuerte encargado de
controlar el gobierno econo mico, la administracio n de justicia y la
causa pu blica en general.
He resuelto formar, y establecer en cada una de las Provincias del Reyno
una Intendencia General, comprehensiva de estas quatro causas, de Justicia,
Policia, Hacienda y Guerra, nombrabdo para execerlas personas de grado,
autoridad y representacio n, zelo, aptitud, y demas partes correspondientes al
grave cargo de ellas, que ha de usar de las facultades, y jurisdiccio n, necesarias
a los expresados nes...
Los nombramientos de los intendentes los hac a el monarca de
acuerdo con los consejos de hacienda y guerra. Los intendentes de
eje rcito y de provincia eran propuestos al rey por el consejo de
hacienda de acuerdo con el de guerra; los de provincia por va
reservada del consejo de hacienda (
30
). Las intendencias fueron de
dos tipos: las de eje rcito y provincia mejor dotadas y radicadas en
los territorios con guarniciones militares importantes y las de
provincia (
31
). Estas no tenan funciones de guerra y se clasicaban
a su vez en tres categoras, segu n los salarios que tenan atribui-
dos (
32
). Abbad y Ozanam sen alan que la mayor a de los intendentes
procedan de la va administrativa de hacienda o de servicios admi-
nistrativos militares; el resto se distribuye entre gobernadores, co-
rregidores, diploma ticos... En cuanto a las intendencias de eje rcito y
provincia se elegan entre los que ya haban desempen ado esta
funcio n o haban sido intendentes de provincia (
33
). Su origen social
(
30
) G. MORAZZANI, La intendencia..., pp. 111-112. Esta pra ctica quedo regulada
por una real disposicio n de 26 de agosto de 1754, E. ESCARTI uN, La intendencia de
Catalun a en el siglo XVIII, en Cuadernos de Historia, IX(1978), 39-112, p. 52.
(
31
) Captulos 142 y 145 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
32
) El real decreto de 23 de enero de 1750 ofrece una relacio n de las mismas,
quedando establecidos ocho intendentes de eje rcito y provincia en Catalun a, Arago n,
Valencia, Sevilla, Zamora, Extremadura, Gaclicia y Mallorca; siete de provincia de 1
a
clase: Madrid, Burgos, Leo n, Granada, Co rdoba, Toledo y Valladolid; seis de 2
a
clase:
La Mancha, Murcia, Segovia, Jae n, Cuenca y Salamanca; y cinco de 3
a
: Palencia, Toro,
A

vila, Soria y Guadalajara, Kamen, El establecimiento... p. 378; Escartn, La


intendencia... , pp. 50-51. En 1799 el nu mero de intendentes era el mismo, aunque la
intendencia de Sevilla aparece con el nombre de Andaluc a y la de Zamora con el de
Castilla, Morazzani, La intendencia..., pp. 33-34. Escart n, La intendencia... , pp.
50-51.
(
33
) ABBAD Y OZANAM, Para una historia de los intendentes espan oles en el siglo
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 27
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radica frecuentemente en la pequen a nobleza, sobre todo caballeros
de o rdenes militares y clases medias (
34
). En general nos encontra-
remos con personas de so lida formacio n cultural o econo mica y sin
duda entre convencidos ilustrados, pues iban a ser los ma ximos
difusores de su doctrina (
35
). Las ordenanzas insist an en que se
trataba de un cargo de conanza y por ello si alguno de ellos,
olvidado de lo que se debe as a mi servicio y o rdenes contraviniese
en este establecimiento, incurrira en mi indignacio n y sera depuesto
de su empleo, quedando inha bil para ocupar (este ni) otro algu-
no (
36
). En cuanto al periodo de mandato de los intendentes nada
sen alan las ordenanzas de 1718 y 1749 y, aunque el 3 de diciembre
de 1749 una real orden reiterada por otra del da 16 ordenaba que
las intendencias de eje rcito y provincia fueran trienales, su duracio n
fue siempre potestativa del monarca. La duracio n del cargo oscilo
entre cuatro y cinco an os, si bien algunas tuvieron dilatada ocupa-
cio n; en Catalun a llego a durar catorce an os, o en Toledo nueve (
37
).
Nada se prevea sobre la eleccio n o ascenso, pues la ordenanza de
1718 se limitaba a destacar que se eligir an entre las personas de
grado, autoridad, representacio n y zelo (
38
), mientras que en
1749 se an ada que era la corona quien elegir a y nombrara segu n la
conveniencia y oportunidad del momento. Poco ma s anara una
real orden de 26 de marzo de 1800 cuando armaba que en los
intendentes deban concurrir unos elevados talentos, una instruc-
cio n exquisita, una prudencia consumada y una probidad inexi-
ble (
39
).
En la escala jera rquica el superior del intendente era el super-
intendente general de la real hacienda, cargo habitualmente anexo al
de secretario de estado y del despacho universal. En 1760 se
XVIII, en Actas del IV Symposium de historia de la administracion, 1983, pp. 579-612.
(
34
) E. ESCARTI uN, La intendencia... , p. 55.
(
35
) M. ORTEGA, La lucha..., p. 244.
(
36
) Captulos 142 y 145 de las ordenanzas de 1714 y 1749 respectivamente. Las
palabras recogidas entre pare ntesis se hallan so lo en las de 1718.
(
37
) G. MORAZZANI, La intendencia..., pp. 121-122. F. ABBAD Y D. OZANAM, Para
una historia..., p. 584.
(
38
) Exposicio n de motivos de la instruccio n.
(
39
) F. GALLARDO FERNAuNDEZ, Origen, progresos y estado de las rentas de la corona
de Espan a, su gobierno y administracio n, 7 vols. Madrid, 1805-1808, vol. V. p. 291.
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declaraba la jurisdiccio n privativa del superintendente general en lo
referente a rentas y servicios, jurisdiccio n que ejerce en primera
instancia por s o por medio de los intendentes como subdelegados
suyos y por los dema s del reino con apelacio n al consejo de la sala
de justicia (
40
). En estas cuestiones de justicia son auxiliados los
intendentes por uno o dos tenientes letrados, en la jurisdiccio n civil
y criminal, nombrados por el monarca a trave s del consejo de
ca mara a la vista de una terna. Luego ser an aprobados por las
chanciller as y audiencia. Cesaban en sus funciones con el inten-
dente y no podan ser removidos sin justa causa y conocimiento del
consejo de ca mara. El teniente de lo civil deb a ser el asesor
ordinario del intendente en todas las causas y negocios de su
conocimiento, aunque por real decreto de 14 de diciembre de 1760
y ce dula de 17, se concede a los intendentes que en causas de
rentas o de fraudes y contrabando siempre que los intendentes
tengan motivo para no asesorarse con los alcaldes mayores, propon-
gan al superintendente general sugeto de su entera satisfaccio n, a n
de que con su aprobacio n nombre otro asesor (
41
). El intendente
deba subdelegar sus encargos en los corregidores; si lo hac a en
persona diferente deba informar sobre las circustancias que le
haban movido a tomar tal decisio n y esperar la aprobacio n real (
42
).
Por otra parte, por cuanto queda al cargo de la econom a y polica
general del eje rcito esta n inmediatamente a sus o rdenes los comisa-
rios ordenadores y ordinarios de guerra, contadores y dependientes
de provisio n y hospitales, pudiendo incluso nombrarlos siempre que
fuere por tiempo limitado (
43
). Como corregidor, el intendente
presida el ayuntamiento y, en caso de ausencia o enfermedad, pod a
ser suplido por el teniente de civil, a falta de este por el de lo
criminal y en defecto de ambos por el regidor decano (
44
).
En cada provincia el intendente junto con un pagador y un
administrador forma tribunal de hacienda subordinado al del con-
sejo de hacienda y en conexio n y correspondencia con el tesoro
(
40
) GALLARDO, Orgenes..., I, p. 107.
(
41
) Novsima recopilacio n, VI, 9, II.
(
42
) Instruccio n de 1718, cap. 34.
(
43
) Captulos 117 y 121 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
44
) Instruccio n de 1749, cap tulos 2-8.
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general (
45
). En la Instruccio n de 10 de noviembre de 1760, mandada
observar por el superintendente general de la real hacienda, para el
mejor gobierno y recaudacio n de todas las rentas, se mandaba que
semanalmente el intendente se reuniera en su casa con los adminis-
tradores y contadores de todas las rentas para rendir cuentas,
debiendo a su vez informar de todo lo tratado al superintendente
tras cada reunio n. En n, todos los empleados destinados a la
recaudacio n y resguardo de las rentas deben obedecer sus o rde-
nes (
46
). Segu n Martnez Dez, las intendencias y los corregimientos
estableceran las bases de una divisio n administrativa que pregura
la futura distribucio n territorial en provincias y partidos (
47
).
En cuanto a las competencias de los intendentes el art culo
primero de ambas ordenanzas sen alan los cuatro sectores de su
actividad: polica, justicia, hacienda y guerra. Distinguiremos las que
se reeren al gobierno y gestio n de las jurisdiccionales. Hay que
tener presente que la falta de distincio n entre la funcio n ejecutiva y
la judicial se reejaba en casi todas las instancias de poder (audien-
cias, consejos, corregimientos...) puesto que la justicia se entend a
como funcio n judicial y gubernativa. La complejidad de jurisdiccio-
nes y fueros tpica del antiguo re gimen y que quedan plasmadas en
las prerrogativas del intendente que intervena en tres a mbitos
justicia ordinaria, hacienda y eje rcitos obliga a un ana lisis por-
menorizado de la legislacio n para entresacar de los distintos niveles
de actuacio n las materias atribuidas al intendente como juez. El
concepto de polica es distinto al contempora neo. En el antiguo
re gimen se reere desde las actuaciones destinadas a conservar el
orden pu blico, hasta la ma s compleja funcio n de promover o
fomentar la riqueza de su provincia. Como sen alaba Gallardo Fer-
na ndez, eran considerados los agentes de la felicidad de los
pueblos (
48
), y nada ma s perfecto para un ilustrado que obtener la
(
45
) Las instrucciones de estos empleados se recogen detra s de la ordenanza de
1718 y se mandan seguir en el cap tulo 39 de la de 1749.
(
46
) Instruccio n general de 4 de octubre de 1799, cap. I, art. 3. Instruccio n de
1802, cap. I, arts. 3 y 4.
(
47
) G. MARTI uNEZ DI uEZ, Genesis histo rica de las provincias espan olas, en Anuario de
Historia del Derecho espan ol, LI(1981), 523-593.
(
48
) F. GALLARDO FERNAuNDEZ, Prontuario de las facultades y obligaciones de los
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felicidad a trave s de la utilidad pu blica. Justicia y polica implican en
estos momentos ejecutar actos de gobierno, de ah su estrecha
correspondencia, pues para poder lograr un buen gobierno son
palabras de la ordenanza de 1749 deba unirse a la recta admi-
nistracio n de justicia el cuidado de cuanto conduce a la polica y
mayor utilidad de sus vasallos.
Veamos primero las cuestiones sobre gestio n y gobierno. Ya
hemos sen alado que la competencia del intendente en su provincia
era casi universal. Destacan entre las funciones de los intendentes las
dirigidas a velar por el bienestar general de los pueblos , tanto
fsico como moral. En cuanto al primero: limpieza y ornato, conser-
vacio n de murallas y edicios pu blicos, ensanche y enderezamiento
de calles, reparacio n de edicios ruinosos, ... (
49
). En cuanto al
bienestar moral deban mantener sin esca ndalos que causen lunar
al christiano re gimen a sus pueblos. Para esta labor deban infor-
marse de la vida y costumbres de sus vecinos y moradores, y luego
corregir y castigar a los ociosos y vagabundos. Las penas previstas
para las gentes de mal vivir eran severas. En el caso de los vagabun-
dos le competa encarcelar a los que tuviesen edad para su recluta-
miento y posteriormente entregarlos a un regimiento, en otro caso
eran compelidos a trabajar en las obras pu blicas. Ancianos, enfer-
mos o incapaces para el trabajo ser an recluidos en casas de mise-
ricordia, con cargo a los propios del lugar, para que pudieran
alojarse en ellas (
50
).
Le corresponde al intendente la supervisio n general en lo
administrativo y econo mico. Para ello se le dota de poder sobre
corregidores, justicias y otros ociales reales, con el n de asegurar
el correcto funcionamiento de la administracio n de justicia y la paz
de los pueblos. As, el intendente era el encargado de scalizar las
actuaciones para que corregidores y justicias no procedieran con
parcialidad, pasio n o venganza , para que las causas se agilizaran
y para que se cobrasen solamente los derechos sen alados. Si no
fuesen bastante sus advertencias deb a informar al tribunal corres-
intendentes, subdelegados, contadores, administradores, tesoreros y demas empleados en la
administracio n y recaudo de las rentas reales..., Madrid, 1806.
(
49
) Caps. 5-53 y 32 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
50
) Caps. 38, 40, 42 y 21, 22 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
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pondiente y al monarca. La instruccio n de 1718 confera al inten-
dente capacidad para sancionar a las justicias que proced an sin justa
causa. Deba hacerlo por va sumaria, econo mica o gubernativa
excepto de aquellos pleitos que por su gravedad fuesen de ocio,
debiendo seguir el curso legal por lo contencioso en el tribunal
correspondiente. Tambie n poda impedir los recursos que antepu-
sieran dichas justicias ante audiencias o chanciller as sin fundamen-
to (
51
). Otra cuestio n fundamental de la labor de control de los
intendentes tiene que ver con los juicios de residencia. En primer
lugar, puesto que el intendente era el ma s enterado que debe estar
del estado de la provincia se le impona la tarea de asesorar e
informar al juez de residencia acerca de las situaciones y casos que
considerara conveniente castigar o corregir (
52
). Pero, por otro lado,
tambie n deban vigilar sobre el cumplimiento de las instrucciones de
los ministros encargados de efectuar el control mediante las residen-
cias; especialmente se sen alaba que velaran porque no dejaran
disimulados o tolerados delitos o excesos dignos de castigo, por
contemplacio n o intere s . Tambie n deberan amonestarles si se
excedan en el cobro de sus salarios y, si sus indicaciones se
mostraban insucientes, podran los intendentes informar al gober-
nador del consejo de Castilla. Son adema s los encargados de recau-
dar las penas pecuniarias que impusieran los jueces ordinarios y
tambie n colaboraran con el auxilio militar necesario cuando fuese
requerido este por las justicias (
53
).
Otro aspecto fundamental de la labor en las intendencias tiene
que ver con el estudio y planicacio n de la riqueza del territorio
encomendado. Dos veces al mes informan al gobernador del consejo
de Castilla sobre la situacio n de la provincia en frutos y cosechas, su
abundancia o escasez, con el n de promover la inversio n agrcola y
de que se tomaran medidas oportunas; entre estas destacan las que
tenan por objetivo facilitar o impedir, dependiendo de los casos, el
libre comercio de los productos. A este n se dirigen numerosos
artculos de las ordenanzas en los que se ordena desde la confeccio n
(
51
) Caps. 2-3 y 9-10 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
52
) Cap. 11 de la ordenanza de 1749. En parecidos te rminos se expresa el
captulo 4 de la ordenanza de 1718.
(
53
) Caps. 31 y 17 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
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de mapas, en lo que se mostrara las propiedades de la corona, la
iglesia y la nobleza, hasta la elaboracio n de memoriales acerca de los
recursos mineros, industriales, agrcolas o ganaderos. Junto a esta
tarea recopilatoria de informacio n sobre la situacio n y estado de las
provincias, sus cosechas o posibles soluciones, los intendentes emi-
ten disposiciones, bandos, con cierta frecuencia para el fomento de
alguna especie determinada (
54
). Deban procurar la fertilidad de los
campos, que las aguas se aprovecharan, fomentar la cr a de ganado,
en proporcio n a los pastos y de caballos generosos, as como
conservar y hacer conservar montes y plant os (
55
). Entre sus tareas
primordiales esta proteger la industria y el comercio, fomentando en
los pueblos fa bricas de pan o, ropa, papel, vidrio, jabo n, lienzos,
telares... capaces de competir con los productos extranjeros (
56
).
Tambie n deben favorecer el tra co mercantil procurando facilitar
los viajes de los comerciantes y dema s viajeros y, para ello, conseguir
con su actuacio n que puentes y caminos se mantuvieran en buen
estado, con sen ales claras en los cruces y advertencias sobre si eran
de carruaje o de herradura, que las posadas estuvieran bien provistas
de alimentos y camas limpias, etc. (
57
). Deban supervisar si los
caminos estaban vigilados y advertir a jueces, alcaldes y cuadrilleros
sobre su responsabilidad en caso de algu n incidente (
58
). Tambie n
vigilan los po sitos (
59
). En 1737 se entenda por tal la casa donde
se guardaba la cantidad de trigo en que las ciudades, lugares y villas
se tiene repuesto y prevencio n, para usar en tiempo de necesidad y
caresta . Ya a nales de siglos, en 1796, se completaba esta
denicio n haciendo ver su virtualidad en el socorro a los labradores.
En buena parte su objetivo consist a en terminar con la escasez de
pan y que su precio estuviera muy por debajo al de otras poblaciones
(
54
) M. ORTEGA, La lucha..., pp. 243-268.
(
55
) Caps. 44, 45, 46 y 24, 25, 26, 27 de las ordenanzas de 1718 y 1749
respectivamente.
(
56
) Caps. 43 y 23 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
57
) Caps. 47, 49 y 28, 29 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
58
) Caps. 51 y 31 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
59
) Caps. 36, 39, 48, 58, 60 y 19, 20, 34, 46 de las ordenanzas de 1718 y 1749
respectivamente.
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cercanas (
60
). Desde 1584 se regulariza la situacio n de los po sitos. A
partir de esta fecha dependen del consejo de Castilla en la corona
de Arago n el nu mero era muy pequen o que a su vez comisiono
en los corregidores. Con la creacio n de las intendencias sera ahora el
intendente el encargado de velar sobre los po sitos obrando en tan
importante materia sin contemplacio n, ni respeto humano, por
depender, como depende, la subsistencia pu blica (
61
). La compe-
tencia de los intendentes sobre este asunto ceso por real decreto de
16 de marzo de 1751. Ahora se creara una superintendencia general
de todos los po sitos. Este nuevo organismo, presidido por un
superintendente el cargo recae en el secretario y del despacho de
gracia y justicia conoce privativamente y con inhibicio n de los
dema s magistrados y tribunales del reino (
62
).
Corresponde al intendente velar por la correcta administracio n
de los propios y arbitrios municipales; deba favorecer la buena
administracio n de los mismos interviniendo en las subastas, de
manera que e stas se efectuasen con el conocimiento de todos los
vecinos, se evitaran las concesiones a favor de los intereses de los
regidores y se obtuviera la mayor baratura de los abastos (
63
).
Aunque entre las competencias de los intendentes no se encontraba
la intervencio n en las nanzas municipales, desde la instruccio n de
30 de julio de 1760 se haba concedido al consejo de Castilla el
derecho de supervisar y examinar las cuentas anuales de los muni-
cipios. Tambie n se haba creado una contadur a general, ejemplo
tpico de la expansio n de la intervencio n centralista bajo el gobierno
de los borbones, y una junta municipal de propios y arbitrios en cada
poblacio n (
64
). Esta sera presidida por los intendentes, con compe-
(
60
) M. DE C. FERNAuNDEZ HIDALGO y M. GARCI uA RUIPEuREZ, Los po sitos municipales
y su documentacio n, Madrid, 1989.
(
61
) Caps. 60 y 36 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente
(
62
) F. PEuREZ MORGA, Coleccio n de reales cedulas, instrucciones, o rdenes y demas
disposiciones del ramo de po sitos expedidas hasta el n del an o 1826, con algunas notas
instructivas para mayor ilustracio n. Madrid, 1827, p. 5.
(
63
) Caps. 37 y 14-15 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
64
) Sobre el resultado de alguna de estas medidas en Valencia ve ase V. GIMEuNEZ
CHORNET, La comptaduris general de propis i arbitris: eca`cia duna reforma borbo` nica, en
Estudis, XIV(1989), 35-49.
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tencias para la scalizacio n en la administracio n y remisio n de
cuentas (
65
).
Sin duda es en los asuntos scales y nancieros donde resaltan
las atribuciones de los intendentes, hasta el punto de que si desga-
jaramos sus competencias scales del cargo poca entidad tendr a la
gura analizada. Conocan privativamente de todas las rentas reales
de su provincia, arrendadas o en administracio n directa y de todos
los derechos pertenecientes por cualquier ttulo al real erario (
66
).
Reciben informes mensuales de los administradores y corregido-
res (
67
), supervisan las cobranzas y el mayor aumento de sus ingre-
sos. Para lograrlo se les conere poder sobre la actuacio n de todos
sus subordinados (
68
). En aquellos casos en que resultaba necesario
contar con auxilios superiores para contener y castigar a los emplea-
dos daban cuenta al superintendente general cumpliendo sus o rde-
nes (la ordenanza de 1718 habla de ejemplares castigos cuando
fueren convenientes ) (
69
). Tambie n le incumba la vigilancia del
manejo de los ramos arrendados, cuidando que no se pretendieran
pagos excesivos de los contribuyentes, ni se dejaran de cobrar los
tributos en los tiempos oportunos o no se ingresara en las tesoreras
respectivas, los fondos debidos en los plazos sen alados (
70
). Deen-
den a los contribuyentes evitando el despacho de ejecuciones,
observando en cualquier caso la real ce dula de 13 de marzo de 1725
en cuanto a los privilegios de los labradores y los meses de moratoria
para la recoleccio n de cosechas (
71
). Tambie n se informan sobre la
justicia de los repartos. Estos deban hacerse en proporcio n a los
bienes races, rentas y negocios de los vecinos sin reservar diligencia
alguna para el perfecto conocimiento de los medios y reglas que
(
65
) R. L. DOU, Instituciones del derecho pu blico general de Espan a con noticia del
particular de Catalun a y de las principales reglas de gobierno en cualquier estado, 9 vols.
Madrid, 1800-1803, III, p. 259.
(
66
) Caps 8 y 41 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
67
) Cap. 44 de la ordenanza de 1749. La ordenanza de 1718 dispone en su
captulo 10 que los informes sean semanales.
(
68
) Caps. 9 y 42 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
69
) Caps. 12, 13 y 45 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
70
) Caps. 11 y 43 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
71
) Cap. 46 de la ordenanza de 1749. En la de 1718 estas ideas aparecen en los
cpas. 16 y 18.
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 35
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pudieran asegurar una contribucio n equitativa. Es labor del inten-
dente atender a las reclamaciones de aquellos que no se muestran de
acuerdo con los repartos; no deben permitir que se reparta ma s
lquido de la contribucio n que el 6 por ciento concedido a las
justicias por la cobranza, conduccio n y paga en arcas reales, con el
pretexto de otros salarios. En el caso de que alguna poblacio n no
recaudara lo solicitado el intendente se dirige no contra los morosos,
sino contra los encargados de la recaudacio n, pues son ellos los
responsables directos. En cualquier caso, debe el intendente infor-
marse si el descubierto en la recaudacio n proviene de la inecacia de
los encargados de recaudar o si, por el contrario, lo que sucede es
que las poblaciones son absolutamente incapaces de contribuir con
lo sen alado. En este u ltimo caso deba consultar por va reservada de
hacienda, suspendiendo el apremio hasta que se providenciara lo
ma s conveniente (
72
). Debe cuidar que no se produzcan fraudes
mediante donaciones o traspasos de bienes a eclesia sticos as como
prevenir la evasio n del pago de las rentas reales, dando cuenta al
consejo de hacienda y advirtiendo a los escribanos para que no
formen instrumentos de aquellos contratos, aunque fuere con el
nombre de venta, sin noticarselo antes al intendente (
73
). Por
u ltimo se le encarga controlar los pueblos con privilegio de feria o
mercado franco, para evitar que los extranjeros valie ndose indebi-
damente de la misma exencio n introduzcan mercancas y frutos en
fraude de la real hacienda y del comercio de los naturales (
74
).
Sus competencias en materia de eje rcito se resumen en sumi-
nistrar la paga de ociales y soldados, cuidar de los gastos extraor-
dinarios, abastecer a la tropa, informar sobre los caminos y lugares
que debe atravesar el eje rcito, elegir o proponer a las personas que
se encargara n de la provisio n de v veres, reglar las contribuciones en
tiempo de guerra y procurar los alojamientos a las tropas (
75
).
Como se desprende de lo dicho las atribuciones de los inten-
dentes son amplsimas. Como hemos sen alado respondan a una
(
72
) Caps. 56, 12, 13, 16, 17, 18, 20, 21 y 37, 38, 39, 45, 56, 57 de las ordenanzas
de 1718 y 1749 respectivamente.
(
73
) Caps. 19 y 51 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
74
) Caps. 36 y 37 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
75
) Caps 62-137 y 70-140 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
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necesidad evidente: deb an llenar el vac o existente entre los conse-
jos y los poderes locales, fundamentalmente en materia scal. Los
consejos de la monarqua, radicados en la corte, no disponan de un
sistema de informacio n eciente sobre la labor de los empleados
reales en la periferia, ni tampoco podan actuar con total eca-
cia (
76
). Los intendentes se conguran como una pieza esencial en el
gobierno de la monarqua borbo nica, sus ojos y odos pues
informara n de aquellas cosas graves que se ofrecieren y juzgaren
dignas de noticar (
77
) y tambie n el brazo ejecutor de una nueva
manera de entender la gobernacio n. La propia amplitud y univer-
salidad de las funciones y del poder de los intendentes conllevaba
sus dicultades. Cierto observador de la e poca sen alaba que a pesar
de que el establecimiento de las intendencias respond a a necesida-
des evidentes, tantas atribuciones hacan que fueran uto picas: un
intendente de Andaluc a co mo es posible que conozca con todo
detalle las funciones que le fueron asignadas? (
78
). Competencias
excesivas, confusio n de las jurisdicciones en una misma persona, ya
advertida en las instrucciones, que pretend a evitar competencias y
embarazos entre ellas, que tan frecuentemente se experimentara n
estando separadas (
79
). Desde la implantacio n de las intendencias
los conictos de competencias con otras instancias del poder sera n
constantes, recue rdese el caso de Canarias. Corregidores y justicias
vean mermadas sus funciones e, incluso en el caso de los corregi-
dores, disminudas y scalizadas sus actuaciones. La ordenanza de
1749 aunque intento corregir la de 1718 complicar a los cometidos
de la institucio n al mandar que se restablezca en cada una de las
provincias del reyno una intendencia, a la qual vaya unido el
corregimiento de la capital (
80
). El 13 de noviembre de 1766 se
separa a los intendentes de los corregimientos tras los motines en las
(
76
) A. DOMI uNGUEZ ORTIZ, Sociedad y estado en el siglo XVIII espan ol, Barcelona,
1988, p. 94
(
77
) Caps. 6 y 18 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
78
) G. DESDEVISES DU DEuZERT, pone estas palabras en boca de Campomanes;
segu n SARRAILH las cartas poltico-econo micas donde se recoge esta frase fueron adjudi-
cadas por error a Campomanes (LEspagne eclairee de la seconde moitie du XVIII
e
sie`cle,
Paris, 1954) II, p. 137.
(
79
) Exposicio n de motivos de ambas ordenanzas.
(
80
) Exposicio n de motivos de la ordenanza de 1749.
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provincias que se produjeron en la primavera del mismo an o.
Provocaron el n de Esquilache y la expulsio n de los jesuitas, pero
adema s obligaron a un cambio en la poltica de Carlos III, entre ellas
la citada separacio n. Antes, una ce dula real de 15 de marzo de 1760
haba indicado que el conocimiento de los 42 captulos primeros de
la ordenanza correspond a a los intendentes. En la ce dula de 1766 se
separaban los corregimientos de las intendencias y se dispona que
los corregidores ejercieran en su partido las facultades de justicia y
polica y los intendentes las de hacienda y guerra (
81
). Como se ha
sen alado, esta pe rdida de competencias de las intendencias son uno
de los rasgos que diferencian a la institucio n espan ola de la france-
sa (
82
). A pesar de todo seguira n producie ndose roces entre las
autoridades de la monarqu a. Los expedientes sobre estas cuestiones
son numerosos y dar an lugar a un buen nu mero de disposiciones de
la monarqua. Por ejemplo, segu n la regulacio n de las ordenanzas de
1718 y 1749, corresponde al intendente el conocimiento exclusivo y
privativo sobre los derechos de las amortizaciones (
83
). En Valencia,
en 24 de julio de 1764 (
84
), se insiste en que los intendentes son los
jueces naturales en estas causas. Se ordena repetidamente a la
audiencia que remita sus actuaciones al juzgado de amortiza-
cio n (
85
). Tras la alegacio n de la audiencia (
86
), otra real orden de 26
de febrero de 1766 insiste en que de estas causas conoce el inten-
dente. Posteriormente, el 6 de mayo de 1766 el intendente protestara
ante el consejo de hacienda ante la desobediencia a las o rdenes
anteriores de la audiencia; se vuelve a intimar a la audiencia para que
(
81
) R. L. DOU, Instituciones..., II, pp. 121. 122. Es dudosos sin embargo que este
real decreto recibiera total cumplimiento y se continuo la tradicio n de confundir las
funciones judiciales con las administrativas. J. LYNCH, Administracio n..., p. 54.
(
82
) ESCARTN, La intendencia... , p. 50.
(
83
) Caps. 32 y 58 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
84
) V. BRANCHAT, Tratado de los derechos y regal as que corresponden al real
patrimonio en el reyno de Valencia y de la juridiccio n del intendente como subrrogado en
lugar del antiguo bayle general, 2 vols, Valenc a, 1784-1786, II, p. 629.
(
85
) Real Orden de 21 de setiembre de 1765 y real orden de 22 de setiembre de
1765, V. BRANCHAT, Tratado..., II, pp. 631-632.
(
86
) Archivio del Reino de Valenc a (A.R.V.), Baila A, expediente n
o
3212.
Agradecemos al dr. J. Palao la referencia de este asunto. Un estudio pormenorizado de
la amortizacio n en su tesis La amortizacio n eclesiastica en la ciudad de Valencia en el siglo
XVIII: el juzgado de amortizacio n, Valencia 1992.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 38
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le transera dichos autos (
87
). En 1768 se produce un hecho que
pondra en claro la competencia del intendente en las cuestiones
relativas a los derechos de amortizacio n. Fallece un sujeto que deja
como heredera a la congregacio n de San Felipe Neri. Como esta
carece en ese momento de privilegio para poder amortizar los
familiares reclaman la herencia. El pleito se sustancia en la audiencia
y se produce la reclamacio n del scal del juzgado de amortizacio n,
que reclama la jurisdiccio n en esta materia. Ante la negativa del scal
de la audiencia que desestima la peticio n el intendente redacta un
memorial al consejo el 16 de junio de 1733, reclamando la jurisdic-
cio n de este y otros asuntos referentes a la amortizacio n (
88
). La real
ce dula de 25 de julio de 1775 aprueba la instruccio n de 30 de junio
de 1775 sobre el conocimiento de los asuntos relativos a amortiza-
cio n, disponiendo que el consejo de ca mara se encargara de la
concesio n de privilegios, mientras que la recaudacio n y pleitos en
primera instancia sera del privativo conocimiento del intendente y
de la apelacio n conocera el consejo de hacienda (
89
).
En lo que hace referencia a las cuestiones de justicia destaca
sobre todo la funcio n jurisdiccional de los intendentes en materias
de hacienda. El cambio de poltica que supone la instauracio n de la
dinasta de los borbones se centrara en buena parte en intentar la
recuperacio n econo mica del pas mediante una actuacio n ma s cen-
tralizada.. Como ha sen alado Artola, intendentes y secretario de
hacienda conforman una estructura administrativa cuyo a mbito de
actuacio n abarca todo el territorio y, por lo tanto, permit a la
administracio n directa de la real hacienda (
90
). Para lograr una
gestio n ma s racional y, sobre todo, ma s productiva para las arcas
reales, era necesario que los empleados encargados directamente del
control de las rentas reales dispusieran de competencias amplsimas,
casi absolutas, que les permitieran terminar con la dispersio n ante-
rior. Ya hemos visto que la intendencia depende directamente del
poder central, se situ a por encima del resto de autoridades, origen
de mu ltiples conictos y deba permitir una explotacio n ma s e-
(
87
) V. BRANCHAT, Tratado..., II, p. 636.
(
88
) Archivo General de Simancas, Secretar a de Hacienda, leg. 628.
(
89
) V. BRANCHAT, Tratado..., II, pp. 637 y ss.
(
90
) M. ARTOLA, La hacienda..., p. 17.
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 39
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ciente de la riqueza potencial del pa s. En la jerarqu a administrativa,
por encima del intendente y dentro de su demarcacio n en lo scal y
econo mico solamente estaba el superintendente general y el consejo
de hacienda. En esta jurisdiccio n especial el intendente conoce
privativamente y con inhibicio n de todos los consejos, chanciller as
y tribunales, excepto el de hacienda, de todas las causas en que
tuviera intere s la real hacienda y de todas las tocantes a cualquiera de
los ramos generales o particulares, arrendados o administrados,
derechos feudales, servicios, diezmos e imposiciones y de todos los
dema s productos pertenecientes al real erario, sin admitir las partes
recurso ni apelacio n, sino al consejo de hacienda (
91
). Se conguran
adema s como u nica instancia jurisdiccional en todos los asuntos
sobre imposicio n de censos, feudos o efectos de realengo cuyo
dominio directo, alodial o feudal pertenezca a la real hacienda. De
aquellos pertenecientes a la corona, conocen los tribunales aplicados
y las apelaciones a sus sentencias corresponden al consejo de Cas-
tilla, chancilleras o audiencias, aunque tras la decisio n nal los
scales deben noticarlas al intendente para que este se haga cargo
de cobrar la pensio n de estos derechos, si es el caso (
92
).
Entre la enorme amplitud de sus atribuciones se destacaban las
de conocer de la enajenacio n, cobro del importe, instancias y pleitos
sobre los bienes conscados por sentencia rme; casos de naufragio,
arribadas, presas y bienes vacantes; scalizacio n de los derechos de
portazgo, pontazgo y pesqueras; conocimiento de los pleitos e
instancias sobre laudemios de bienes en alodio de la real hacienda y
amortizacio n, aunque en este u ltimo caso estaban subordinados al
consejo de ca mara (
93
). Su competencia se extiende a todas las
causas civiles y criminales y negocios de subalternos y empleados en
la administracio n y resguardo de la real hacienda que procedan de
sus ocios, no de los dema s. Supone el establecimiento de un fuero
personal para todos los empleados de la real hacienda. En el XVIII
la corona espan ola mostro cierta tendencia a administrar directa-
mente algunos impuestos hasta entonces arrendados a individuos o
instituciones y a realizar servicios pu blicos que con anterioridad se
(
91
) Caps. 25 y 26 de la ordenanza de 1718 y 52 de la de 1749.
(
92
) Caps. 27 y 53 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente
(
93
) Caps. 28-32 y 54-58 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 40
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conaron al menejo privado. As se fueron desarrollando ocinas
independientes de la ceca real y para el servicio postal. Tambie n se
colocaron bajo la administracio n de la real hacienda, tras ser arren-
dadas, las rentas del tabaco, po lvora y naipes. Y, aunque estos se
gobernaban privativamente por juntas y ministros encargados espe-
cialmente para ello, los intendentes en sus respectivas provincias
conocan de todas las causas y negocios que se ofrecieren en estas
rentas (
94
).
Conocera n privativamente en todas las dependencias, causas y
cosas que se ofrecieran en materia del exe rcito y sus dependien-
tes (
95
). En este sentido, su funcio n primordial era, por una parte,
procurar una cierta armona entre el eje rcito y la poblacio n civil (
96
),
y por otra, evitar que el eje rcito defraudara a la real hacienda. En el
primero de los casos, si algu n regimiento, compan a o gente
destacada, hiciese dan o a los pueblos, sea con extorsio n, o reci-
biendo de ellos dinero, frutos, ge neros u otras cosas, lo que no
tocaba a las tropas, aunque sea a ttulo de da diva voluntaria y se
justicase su importe se deducira de los sueldos de los ociales y
soldados, segu n su responsabilidad, el coste de los dan os (
97
).
Las decisiones de los intendentes son inmediatamente ejecuti-
vas. So lo excepcionalmente el caso de deposicio n de empleo
se suspende la ejecucio n de la sentencia mientras se remiten los
autos al monarca para que decida (
98
). Si el capita n general recibiera
antes que el intendente la noticia del desorden o los dan os provo-
cados por el eje rcito a alguna poblacio n, debera informar al inten-
dente y auxiliarle en lo que necesitare (
99
). En el segundo de los
(
94
) Caps. 15 y 60 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
95
) Caps. 90 y 94 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
96
) Esta funcio n, de aliviar los excesos del eje rcito, se plasmo sobre todo en
Valencia tras la conquista. La ciudad de Valencia, en julio de 1716, ya imploraba la
mediacio n de la autoridad ante los destrozos para cobrar las imposiciones: Las
contnuas instancias que no so lo por el intendente general de este reino, sino tambie n
por el capita n general, que excede en los te rminos a una perpe tua amenaza, y los
desordenados modos con que pretenden cobrar las tropas las libranzas que les da la
tesorera sobre esta ciudad y su huerta, le obliga a recurrir a su magestad por medio de
usted... J. CORREA, El equivalente..., p. 53.
(
97
) Caps. 99 y 103 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
98
) Caps. 104 y 108 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
99
) Caps. 106 y 110 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 41
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casos, es decir, para evitar que en el interior de los cuerpos se
defraudasen cantidades a los soldados y ociales por los comandan-
tes o sargentos mayores encargados de distribuir la paga, los inten-
dentes pueden oir a los perjudicados y tienen poder para aplicar las
penas correspondientes a los infractores, a pesar de que de ello se
encargan los inspectores de los cuerpos (
100
).
Adema s de estas amplias competencias jurisdiccionales, en las
que el intendente es juez privativo hay que tener en cuenta el resto
de casos que conoce en cuanto corregidor de la capital del territorio.
Las ordenanzas de 1718 prevean que la unio n de la intendencia con
el corregimiento de la ciudad, cabeza de provincia, poda acaecer
siempre que el monarca lo juzgase conveniente (
101
); en las de 1749
se mandaba que se restableciera en cada una de las provincias del
reyno una intendencia, a la qual va unido el corregimiento de la
capital (
102
). As pues, el intendente deb a observar tambie n los
captulos de corregidores (
103
) en los puntos que no hallase preve-
nidos en la ordenanza de 1749 (
104
).
Hemos analizado jurdicamente el desarrollo de esta institucio n.
Pero, como suele suceder, sera en la pra ctica donde se den las
respuestas a esos avatares por los que la nueva clase buroctra tica se
obligada a pasar.
Ya desde sus comienzos, esta institucio n peor vista por sus
amplias competencias que por su origen france s tropieza con
otros a mbitos de poder. Sus funciones, no bien determinadas hasta
1718 (
105
), son excesivas y chocan con las de otros ministros o
instituciones de la e poca. De hecho, ya hemos visto co mo poco
despue s del intento de establecerlas con cara cter general y con unas
precisas instrucciones en 1718, se abolen en 1721 en todos
(
100
) Caps. 112 y 116de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
101
) Cap. 66 de la ordenanza de 1718.
(
102
) Cap. 1 de la ordenanza de 1749
(
103
) N.R. III, 6, auto 1, recoge los de 1648, para Valencia y Arago n se dan otros
en 1719, ARV, Libro del real acuerdo, 1719, fol.
(
104
) Cap. 38 de las ordenanzas de 1749.
(
105
) Las primeras instrucciones se dan en 1711, con los mismos nombramientos
de intendentes, y poco despue s en 1714 se dan unas ma s generales y especcas aun
cuando so lo se reeren a sus funciones respecto al eje rcito.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 42
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aquellos lugares donde no haba eje rcito (
106
). Las razones que
expone el consejo al rey para que se adopte tal medida (
107
) a
pesar, como se reconoce, de que de la observancia de las instruc-
ciones se pudo esprerar la felicidad comu n , importante deseo
entre los ilustrados fueron que se reconocio que ni se poda
encontrar persona con fuerzas y capazidad para cumplir con todo, ni
de tanta conanza que a su justicacio n se pudiessen ar las
resoluciones y que entre tantos como al principio se nombraron no
se dara uno que huviesse podido cumplir con todos los encargos que
contena la instruccio n, antes bien desde los principios se reconocio
que todos los intendentes escusando quanto era de travajo y cuidado
so lo trataron de elevar su authoridad y restablecer su independencia
creye ndose absolutos en sus provincias sin la menor subordinacio n
au n en materias de justicia a los tribunales superiores... .
La falta de capacidad, las demasiadas obligaciones, los conictos
de competencia, la tirana de los sujetos se presentan aqu como
causas fundamentales para la abolicio n de las intendencias en aque-
llos lugares donde no haba tropas y por tanto, se supone no son
demasiado conictivas. Las razones, sin embargo, van ma s alla y
parecen estar ma s en las presiones, la resistencia que la clase
burocra tica existente presento a la nueva autoridad. De ah que la
gura del intendente, con las mismas atribuciones, imposibles de
cumplir segu n el consejo, continu e en los territorios de la corona de
Arago n donde el resto de las altas instancias son igualmente nuevas.
Luego veremos, co mo el nuevo funcionario tendra que enfrentarse a
la audiencia, o al capita n general, en estos territorios, incluso a la
iglesia, o al mismo pueblo debido a su impopularidad por
encargarse de los temas de impuestos , pero, no obstante, sobre-
vive ante esas crticas o resistencias. No se ve en e l una amenaza para
unos intereses tradicionalmente mantenidos, pues aqu, con los
decretos de nueva planta, se haba roto con la tradicio n.
Cuando el marque s de Uzta riz (
108
), con motivo de una carta del
marque s de Rafal, debe presentar al rey, por orden suya, un informe
sobre si deben o no volverse a reponer las intendencias, analiza
(
106
) H. KAMEN, El establecimiento.. ., p. 377.
(
107
) Consulta del consejo en pleno de 22 de noviembre de 1720.
(
108
) A.H.N., Seccio n consejos, legajo 1480.
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 43
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en 1748 aquella deliberacio n del consejo de 1720 (
109
). En sus
conclusiones aduce co mo antes de ver las nuevas instrucciones que
se prevean, conspiro contra ellas la multitud y que aunque
ningu n yntendente hubiesse podido acertar en el desempen o de sus
encargos no tendramos que admirar. Duro poco ma s de dos an os su
egercicio y apenas pudieron empezar a poner en pra ctica sus facul-
tades porque necesitaron de todo este tiempo para resistir las
oposiciones que encontraron en los capitanes generales y en los
tribunales de fuera, que se ofendieron de lo que se limitaban las suias
(
109
) Ante la expresio n recogida con anterioridad de que todos los intendentes
escusando quanto era de su travajo... , e l responda: ... supongo que el sen or
governador del consejo que no tendra en aquel tiempo motivo para examinar por si la
conducta de aquellos ministros expresa lo que le han informado, pues de otra suerte no
se poda esperar de su juicio, literatura y delicada conciencia la expresio n de que todos
los yntendentes fueron malos o inu tiles para el desempen o de sus encargos y se huviera
limitado a decir los mas, pues en esta forma no quedaran lastimados en su honor y en
su opinio n. Es verdad que en algunos de los yntendentes elegidos en aquel an o no
concurran las circunstancias que se requeran para esta conanza y manejo porque
avie ndose hecho poco antes una reducio n en los tribunales y quedado sin empleo varios
ministros sen aladamente del de hacienda en que se comprehend an de algunosque so lo
avan entendido en papeles de contadur a fueron tantos y tan justos sus clamores que
obligaron a que mejora ndolos se les atendiesse en este establecimiento y como los ma s
de e stos aunque a biles en su profesio n no avan governado una aldea se deja considerar
co mo podran manejar promptamente una provincia o un reyno, mayormente quando no
es dudable por regla general que un ministro que aya empleado sus talentos en la corte
por toda su vida se hallara muy embarazado en el exercicio de los encargos de fuera as
como varias veces hemos experimentado ablando tambie n en general que los que vienen
de las provincias a empleos de la corte se hallan a los principios tan confusos aunque
sean hombres que so lo les queda para no errar el arbitrio de pararse lo ma s que puedan
para ir adquiriendo en este intermedio el conocimiento de que necesitan para partir con
menos recelo en la expedicio n de los mismos negocios, como lo han confesado los
mismos que en lo succesivo han sido aplaudidos por sus aciertos. Tambie n es constante
que en aquellos yntendentes hubo algunos de quienes se pudo esperar mucho por su
juicio, talentos, y experiencias y, aunque no nombro ni los unos, ni los otros por no
ofender la memoria de algunos no puedo pasar en silencio que fue uno de los elegidos
el sen or don Joseph Patin o que aunque le noten de algunos defectos que tendra como
todo hombre le aplaudira la fama por todos los siglos a pesar de la emulacio n. Pues como
se podra decir, que quien logro tanto acierto en servir a los reyes en quanto tubieron por
combeniente mandarle, no ser a a propo sito para manejar una parte mayormente quando
ava exercido ya otras yntendencias y el an o de 1712, la de Extremadura, donde adquirio
tan grande opinio n como lo conesa todava sin ser preguntada la agradecida memoria
de aquellos naturales... , fols. 15 v., 16 r, 16 v y 17r.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 44
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en tanto grado que con la continua persecucio n apenas pudieron
estos ministros entender en otra cosa que en su defensa. Aunque no
hubiesse succedido ass tampoco sera de admirar que no acertassen
con todo, pues nadie ignora que los nuebos establecimientos tienen
difcil pra ctica y que se necesita de muchos an os para perfeccionar
e sta... (
110
).
Nos interesa destacar dos de las ideas recogidas en este pa rrafo:
la oposicio n sobre todo, de altos funcionarios y la necesidad, para
que el establecimiento de una nueva institucio n se aance, de
continuos retoques que dibujen y desdibujen su gura, sus compe-
tencias. Este u ltimo aspecto ya ha quedado reejado al hablar del
establecimiento y desarrollo de la institucio n en Espan a. La expe-
riencia va marcando los caminos por los que deba desenvolverse el
intendente. Ahora, queremos profundizar en el primero, la oposi-
cio n que supuso su establecimiento.
Esta claro que la gura no fue muy popular. Muchos testimo-
nios quedan al respecto. As, en Barcelona circularon desde muy
pronto contra el intendente Rodrigo Caballero unas de cimas ano ni-
mas: el intendente severo/ que nadie en e l tiene abrigo/ tiene
mucho de Rodrigo/ y poco de caballero... (
111
); Otro ejemplo de
los muchos que nos han llegado, casi siempre ano nimos si son por
parte del pueblo no ban rmados por no quedar los que se
sen alaren echos blanco de la fuerza vengatiba del intendente que no
parara hasta ber su u ltima ruina y perdicio n nos habla de las
venganzas del intendente de Arago n, su vida licenciosa, sus corrup-
ciones...
El msero y lastimoso estado en que la abaricia, injusticia y atropella-
mientos de don Juan Antonio D az de Arce, intendente general de este reyno
de Arago n tiene constitu dos a los vasallos de vuestra magestad con grav ssimo
perjuicio y menoscabo de su real hazienda, ruina y escandalo de la repu blica,
precisa a muchos vasallos de vuestra magestad eles y deseosos del mayor
benecio de reales rentas y de la quietud pu blica a acudir con este a los pies de
vuestra magestad y poner en su real noticia y elevada consideracio n algunos de
sus excessos para que enterados de ellos y su especie y gravedad, se digne
vuestar magestad de tomar aquella resolucio n que tuviere por mas conveniente
(
110
) Fols. 14 v y 17r., respectivamente.
(
111
) E. ESCARTI uN, Los intendentes..., p. 256.
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 45
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y propia de su real justicia, christiandad y amor a sus vasallos para el pronto
remedio de tanto agravio y desorden... (
112
).
Pero en estos casos la postura del rey esta clara. Aun cuando
siempre manda persona que se informe sobre el asunto, a no ser cosa
muy grave no se da ablilidad a estos memoriales que se remiten,
pues el monarca es consciente de que esa impopularidad le viene al
intendente por ser el encargado de la administracio n y gestio n de las
rentas reales y, por tanto de los impuestos. Esa antipata todava es
ma s radical en los teritorios de la corona de Arago n donde se ensaya
un tipo de contribucio n general basado en la renta de cada uno. En
el caso que relata bamos anteriormente el informe que se enva al rey
desdice las armaciones de los denunciantes: diculto que hasga
ninguna prueba en contra que los acusantes, si son declarados,
puedan justicar, pues en diez an os que tengo la dicha de gobernar
este reyno y con el mismo yntendente me ha constado siempre lo
contrario, su mucho zelo por el rey, su desintere s y no menos su
religio n que corresponde a su obligacio n y a su edad que arrima de
setenta an os y casi del todo tre mulo y so lo se que los religiosos y
particularmente los de San Francisco, frequentan continuamente su
casa y conozco por experiencias repetidas la malignidad de estos
naturales, quando los ministros quieren desempen ar sus empleos en
benecio de la justizia y del rey... (
113
).
Tambie n con la iglesia, el intendente tiene problemas. Hemos
estudiado la iglesia valenciana y no pocos testimonios nos encontra-
mos para apoyar esta armacio n. Sobre todo los problemas aparecen
en cuestiones hacendsticas: cuando se introduce el equivalente en
las puertas de la ciudad de Valencia o cuando se rma el concordato
de 1737 y la iglesia valenciana discute por el derecho de amortiza-
cio n. El rey, en estos casos aunque atiende las peticiones de los
eclesia sticos, deende a sus ministros que al n velan por sus
intereses. En cierta ocasio n por ejemplo, en el an o 1717 el inten-
dente Rodrigo Caballero y el vicario general de Valencia, don
Jacinto Ort, discuten sobre si cuatro cano nigos de la catedral deben
(
112
) Archivo General de Simancas (A.G.S.), seccio n secretara y superintenden-
cia de hacienda, legajo 536.
(
113
) A.G.S., seccio n secretar a y superintendencia de hacienda, legajo 536.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 46
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o no pagar equivalente. El rey interviene y duramente castiga lo que
cree una insubordinacio n que atenta contra la real hacienda.
Que vuestra excelencia llame a el dean y le diga en nombre de el rey (para
que lo haga entender a su cabildo) que ha estran ado mucho el atropellamiento
con que ha procedido el vicario general en las censuras pu blicas contra don
Rodrigo Cavallero, ministro suyo y superintendente general de sus reales rentas
y, aunque su religioso y real zelo nunca permitira que se ofendan las inmunidades
de la iglesia, tampoco dejara de practicar el indispensable y primer encargo de su
rela soberan a de mantener la paz y quietud de sus reynos conteniendo a los
eclesiasticos, que con indiscreto zelo o pretestos de piedad quisieren turbarla y
que tenga entendido el cabildo, que en esto no disimulara cosa alguna a ninguno
de los capitulares que le componen y encarga el rey a vuestra excelencia que este
muy a la vista de las operaciones de todos sobre este asunto... (
114
).
Sin embargo, ma s decisivas son las resistencias que ofrecen
instancias superiores, como indicaba el marque s de Uzta riz. Los
problemas con los corregidores y sobre todo con el capita n general
o la audiencia sera n los que determinen la conguracio n denitiva
de las intendencias en Espan a.
Los problemas con el capita n general suelen sobrevenir por
cuestiones de intereses. Tenemos el caso de Canarias (
115
), que acaba
con la muerte del intendente... Pero esto eran los comienzos. No
obstante, los conictos entre estas dos grandes autoridades, los
encontramos a lo largo de todo el siglo, increpando al monarca a dar
una solucio n en casos de desavenencias ma s bien personales. En
1727 en Valencia, los ataques entre el intendente y el capita n general
son tan duros que obligan al rey a trasladar al primero de destino.
Todo parece desatarse, cuando el capitan general, el pr ncipe de
Campoorido, encarcela a D. Agust n Olo riz, escribano del inten-
dente, segu n e ste siendo ma s vero simil que esto lo hiziese, no por
delito, movido de algu n resentimiento con el yntendente . Cle-
mente de Aguilar el intendente escribe una carta al monarca
en que hace saber su dicil situacio n, para que dicte una providencia
que disuelva y determine los desho rdenes, robos y tiranas que
aqu se padezen :
...porque cada d a y cada hora se recrece el furor y rabia ynfernal de estos
autores Prncipe de Campoorido, D. Joseph de Alzedo Campuzano y Don
(
114
) Biblioteca de la universidad de Valencia, Manuscrito 178, nu mero 25.
(
115
) PERAZA DE AYALA, La intendencia en Canarias... .
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 47
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Blas Jover de ynmensa maldad, y a cara descubierta por todos los caminos,
me increpan, perturban, aijen y estrechan a tal esclavitud, que estoy inhavi-
litado para la menor accio n del ministerio, en medio de tantas y tan ympor-
tantes obligaziones en que me hallo constituido; porque ninguna ocina, obra,
ni obedeze, sea por biciadas o por temor y todos los negocios y caudales del rey
y del pu blico, se estan perdiendo a ciencia y paciencia unibersal...Y as todo se
pierde, se augmenta el desorden y triumpha esta malicia a cara descubierta.
Tanto que, u ltimamente, se puso por el capitan general en un calabozo en la
ciudadela, al escrivano Agustin Olo riz, porque acudio a la puerta del Real a dar
un testimonio sobre las rentas y le ha amenazado que le hara romper los guesos
a palos a el y a qualquier otro escrivano, si se atreven a testicar sobre
ello... (
116
).
Pero, el capita n general en su informe, como respuesta no se
queda atra s. De su pun o y letra dice que aquello va mui mal y que
subzedera alguna desgrazia al yntendente porque efectivamente es
loco..., que a uno trata de p caro, a otro de ladro n, a otro de
ynfame ; y que al mismo capita n general en una ocasio n le llamo
aquel nombre que sobre feo, es ofensivo a los casados Por eso
pide que le trasladen: no pretendo que se quede en la calle sino
que su Magestad le de otro empleo (
117
). La situacio n era real-
mente insostenible y, el rey se decanta por el capita n general,
destinando a Clemente Aguilar como corregidor ese mismo an o a
Granada (
118
), pues este intendente, aunque recomendado por el
marque s de Rivas, como hombre muy aplicado y zelado, del mayor
servicio de su magestad y muy inteligente en el nuebo reglamento ,
haba tenido los mismos problemas en Cerden a, con el capita n
general quien dice de e l: ese ministro es loco e irregular lo que ha
ejecutado (
119
). Pero tampoco podemos pensar que el capita n
general en esta ocasio n, no tuviera su parte de culpa, sino mucha;
ma s parece cuestiones de intereses personales que realmente mala
gestio n del intendente. Poco sabemos de las actuaciones del capita n
general en Valencia, pues los fondos se quemaron, pero por docu-
mentos sueltos encontrados en Simancas, parece ser que no velaba
demasiado por los intereses reales ni mucho menos por los del
(
116
) A.G.S., seccio n secretar a y superintendencia de hacienda, legajo 576.
(
117
) A.G.S., seccio n secretar a y superintendencia de hacienda, legajo 536.
(
118
) F. ABBAD y D. OZANAM, Les intendants espagnols du XVIII
e
sie`gle, Madrid,
1992, p. 26.
(
119
) A. ALONSO AGUILERA, La conquista de Cerden a, p. 117.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 48
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pueblo. As lo demuestra una curiosa carta mandada al rey donde le
comenta do nde deben destinarse los sobrantes de las renta del ocho
por ciento recaudada a las puertas de la ciudad de Valencia (
120
).
Despue s de un largo listado de motivos conducentes a justicar que
tales sobrantes deben pasar al rey, pues gozando el rey el derecho
de conquistador de aquel reyno y aboliendo los fueros y puestas las
leyes de Castilla, debe igualmente gozar los aumentos de sus reales
rentas, como las goza en las dema s providencias porque de otra
forma dara terminadas las rentas del reino de Valencia si lo que se
aumenta no recayese a favor de su Magestad , concluye diciendo
mirando por sus intereses que en caso de que este aumento
deve recaer en Su Magestad podra servirse sen alarlo para que se me
pague los 50.000 pesos que yo alcanzo, pues aunque esta cantidad se
pagara en el discurso de un an o, yo dare las cartas de pago a los
acreedores con algu n premio y los contentare por agora, de manera
que pagara esta deuda sin minorar los efectos de Valencia (
121
).
En el antiguo re gimen las competencias no esta n bien denidas
y muchas veces coinciden en distintas instituciones. De ah que los
choques con la audiencia y los corregidores sobre todo se deban a
este motivo. En el caso de que el enfrentamiento sea con los
segundos, la solucio n es clara, el intendente esta por encima y, a lo
sumo recibe una reprimenda por parte del rey, a veces consejo, en
cuanto a los me todos que emplea (
122
). Cuando los conictos de
competencia se plantean con la audiencia, el tema ya es ma s difcil de
solucionar. Ya hemos visto que el intendente tiene entre sus funcio-
nes la de justicia. Su jurisdiccio n es exclusiva en materia de rentas.
En estos casos la audiencia debe inhibirse. En Valencia, cuando las
funciones, al principio, del intendente todav a no se han dado
instrucciones generales se esta n determinando, el rey exhortara
en ocasiones a la chancillera que luego se reduce a audiencia
a que no se inmiscuya en asuntos relacionados con las rentas de la
ciudad (
123
). Finalmente, la real ce dula de 24 de octubre de 1714
(
120
) Sobre este asunto, J. CORREA, El impuesto del equivalente en la ciudad de
Valencia. 1707-1740, Valencia, 1989.
(
121
) A.G.S., seccio n secretar a y superintendencia de hacienda, legajo 574.
(
122
) A.G.S., seccio n secretar a y superintendencia de hacienda, legajo 68.
(
123
) A.R.V., Real Acuerdo, 1713, fol. 201. M. PESET, La creacio n de la Chanciller a
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 49
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reconoca la jurisdiccio n especca del intendente, desapareciendo la
subordinacio n con respecto de la chanciller a, que ya no resolvera ni
apelaciones, e stas deban pasar al consejo de hacienda. Pero no se
acabara n aqu los conictos y, en numerosas ocasiones, el intendente
se quejara a la monarca de las actuaciones de la audiencia. Ante una
de estas quejas planteadas por el intendente, la audiencia respondera
en te rminos peyorativos para aque l: no se queja el intendente de lo
trabajoso que le es haver de estar lidiando siempre por la razo n con
los ministros de la toga, quando ni au n asomo de aquella tie-
ne... (
124
).
Los conictos sera n habituales, por eso, todav a en 1760, el rey,
de acuerdo con el consejo en pleno se sirve declarar en el real
decreto de 10 de junio de aquel an o, que ninguna chancillera ni
audiencia, especialmente la de Valencia, se entrometa en el manejo
ni conocimiento de rentas reales: ...siendo, pues, importante, que
los intendentes restauren y conserven, ass las regalas, como los
derechos y rentas del real patrimonio de Valencia, sin que se lo
impida aquella audiencia, ni se mezcle en su conocimiento, por estar
inhibida de e l, he resuelto, que la misma audiencia remita luego, y
sin dilacio n, a la intendencia de aquel reyno, los autos originales de
todos los expedientes y causas en que se trate de interesses del real
patrimonio y rentas reales y que en adelante se abstenga de conocer
de causas o expedientes de esta naturaleza... (
125
).
Pero si en materia de hacienda la solucio n parece fa cil, los temas
que corresponden al intendente son todos los relativos a rentas, no
lo es tanto en otras cuestiones en las que el intendente tambie n tiene
atribuida la funcio n de la justicia. Al intendente, como encargado
del bienestar social y gobierno poltico de los pueblos le corres-
ponde mantener en quietud y sin esca ndalos que causen lunar al
christiano re gimen . Por ello, debe informarse a trave s de sus
subdelegados de la vida y costumbres de los sus vecinos y morado-
res, para corregir y castigar a los ociosos y vagabundos. Al inten-
dente corresponda encarcelarlos para, los que tuviesen edad reclu-
en Valencia y su reduccio n a Audiencia en los an os de la Nueva Planta, en Estudios de
Historia de Valencia, Valencia 1978, 309-334.
(
124
) A.G.S. Secretara y superintendencia de hacienda, legajo 577.
(
125
) A.G.S. Direccio n general del tesoro- 24, legajo 649, nu m. 378.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 50
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tarlos en algu n regimiento o destinarlos a trabajar en obras
pu blicas (
126
). Su competencia en este asunto se regulara amplia-
mente en las instrucciones de 1751 y 1759 para el recogimiento y
u til aplicacio n al ege rcito, marina u obras pu blicas, de todos los
vagantes y mal entretenidos . El conocimiento de los intendentes en
los incidentes provocados por los vagos y maleantes vuelve a ser una
causa de conictos con las justicias ordinarias. El scal Lope de
Sierra en su respuesta a estas dos instrucciones, en 1763, tras indicar
lo difcil que resulta reconocer a los que son vagos y mal-entreteni-
dos, considera que el conocimiento que se atribuye a los intendentes
en esta materia, la experiencia ha demostrado que de nada ha
servido, sino de dar ocasio n a competencias y disputas y era preciso
que as sucediese .
Porque los intendentes estan ocupados con tantos encargos del real
servicio, que ni les queda tiempo para atender a la recoleccio n de vagos y
mal-entretenidos; y si se hiciese escrutinio de los que hai en las cabezas de
partido, dende residen los intendentes, y pueden, como corregidores, expeler
estos malos habitadores, se hallaran acaso permitidos muchos mas, que en los
restantes lugares comprehendidos en la intendencia. Los intendentes se des-
den an de todo lo que tiene visos de procesos judiciales: juzgan, y con mucha
razo n que su principal encargo es el cuidado a la real hacienda, y desatienden
lo perteneciente al gobierno poltico, como impropio de su autoridad, aunque
se juzga con facultades para todo y no se descuidan en defenderlas. Por estas
razones le parec a al scal, que ser a conveniente limitar las faculatdes conce-
didas a los intendentes... (
127
).
Palabras duras las que se vierten en este texto sobre todo
cuando se dice que los intendentes se creen con facultades para todo
y as lo deendan, aun cuando realmente desatiendan sus obligacio-
nes. Pero, sin duda ma s duras son las del scal Campomanes, quien
sobre el mismo asunto, en 1764, alega que, las competencias de
jurisdicciones entre corregidores e intendentes y au n con las salas del
crimen y e stos u ltimos, han retardado el servicio del rey, atrahiendo
los intendentes a su conocimiento con el ttulo de vagos a verdaderos
delinquentes, que por este medio solicitaban impunidad; la qual se
lograba siempre que no se atajan tales competencias, restituyendo a
(
126
) Arts. 38, 40, 42 y 21, 22 de las ordenanzas de 1718 y 1749 respectivamente.
(
127
) Respuesta del scal Lope de Sierra sobre vagos, de 30 de julio de 1763,
transcrita en S.M. CORONAS GONZAuLEZ, Ilustracio n y derecho. Los scales del Consejo de
Castilla en el siglo XVIII, Madrid, 1992, p. 316.
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 51
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las justicias ordinarias sus facultades con los auxilios indica-
dos (
128
). En su alegato trata de despojar al intendente de cualquier
atribucio n en materia de justicia que no tenga que ver con las rentas:
Permitase al scal recuerde las tres especies de justicias ordinarias y
nativas del reyno, para que se conozca su suciencia a poner en orden los vagos,
si se les auxilia.
La primera es de los alcaldes electivos o ordinarios, que por lo comu n
tienen jurisdiccio n en pocos pueblos, a excepcio n de donde estan divididos en
corregimientos, concejos, valles o merindades. No siendo posible poner un juez
de comisio n en cada una de estas jurisdicciones particulares, es forzosoque el
comisionado, bien sea el intendente, o otro qualquiera, que se valga de las
justicias ordinarias para lo que ocurra en sus respectivos pueblos; y, si en ellas
esta el defecto, mal lo podra remediar el comisionado por s .
Mejor lo remediara el corregidor, o alcalde mayor del partido, que es la
segunda especie de jueces, y de los quales hai mas que ar, por el conocimiento
practico e inmediacio n para que esten a la mira de los jueces ordinarios; y, sin
multiplicar comisionados, que puedan con mas facilidad, que los intendentes,
hacer observar la ley que se promulgue, cesando competencias y dismembracio n
de la justicia ordinaria.
Si el vago esta complicado en delitos, no hallara la audiencia o sala del
crimen en las justicias ordinarias, ni en las del partido la competencia que se
experimenta de parte de los intendentes, de que hai varios egemplares; y, as
tampoco conviene inhibirlas, ni es u til al n propuesto, y esta es la tercera y
superior clase de jueces ordinarios, cuya autoridad conviene conservar ilesa para
el buen exito... (
129
).
Campomanes trataba de resolver as los conictos de compe-
tencias que se planteaban entre el intendente y los justicias ordina-
rias pero el problema era ma s grave au n. Aunque se limitaran en este
sentido las facultades del intendente, desde 1749, a las intendencias
se les haba unido el cargo de corregidor de la capital de la provincia
en la cual ejercan sus funciones. A aquellas amplsimas competen-
cias que se les atribuan en las ordenanzas de 1718, tan criticadas por
ser imposibles de cumplir por una so la persona, se le unen ahora
adema s del sueldo claro esta las del corregimiento y no so lo en las
intendencias de eje rcito como tambie n se prevea en 1718 sino
a las de provincia.
En la real ce dula de 13 de noviembre de 1766, el rey decide
(
128
) Respuesta del scal Campomanes sobre vagos, Madrid, 28 de diciembre de
1764, publicada en S. M. CORONAS GONZAuLEZ, Ilustracio n y derecho..., p. 324.
(
129
) Respuesta del scal Campomanes sobre vagos, Madrid, 28 de diciembre de
1764, publicada en S.M. CORONAS GONZAuLEZ, Ilustracio n y derecho..., p. 324.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 52
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separar los corregimientos de las intendencias para evitar emba-
razos y confusio n en la administracio n de justicia . Esta real ce dula
se dara a instancia del scal Rodr guez Campomanes quien haba
advertido de los inconvenientes de esa unio n. Sus palabras eran
crudas pero a la vez muy claras era imposible que un hombre, por
dotado de luces que fuese, pudiese vacar a un tiempo a tan diferen-
tes encargos, como la intendencia y el corregimiento . Se pretend a
con ello como recog a la real ce dula que los intendentes se
cin eran a los ramos de hacienda y guerra, dejando para los corregi-
dores las facultades de justicia y polic a. Las razones que expresaba
Campomanes para la adopcio n de tal medida volvan a incidir en los
conictos jurisdiccionales as como en la prepotencia del intendente.
Desde que se haba producido tal unio n, indicaba Campomanes
estos corregidores se haban tomado autoridades desmedidas, y
negaban a mis chancilleras y audiencias reales la que como jueces
ordinarios deban reconocer, admitiendo para aquellos tribunales
superiores de las provincias los recursos; que en lugar de seguir las
cosas con esta dependencia y gradual subordinacio n, haban procu-
rado autorizarse tanto que hac an inu til la disposicio n de las leyes;
que hab an intentado sojuzgar a los dema s jueces ordinarios de las
provincias, arresta ndolos, multa ndolos y veja ndolos por todos los
medios, faltando a la harmon a legal que deban tener con ellos; que
haba entrado la confusio n y as se haba observado pra cticamente
en varios casos en que los intendentes procedan, o deban proceder
como corregidores; que a fuerza de atribuirse tanta autoridad, la
mole de negocios les oprima, les aban a subalternos y las cosas
cayeron en todo el reyno en una general para lysis, porque los
intendentes quisieron cargarse con todo, abatieron a las justicias y
quedando so los se hicieron insucientes; que si los recursos iban en
apelaacio n a mis chancilleras y audiencias reales, rehusaban obede-
cer; que el mi consejo no estaba esento de sus inhibiciones y todo
caminaba arbitrariamente y con el desabrimiento, languidez y me-
noscabo, que traa consigo el despotismo... (
130
). Duras palabras
las de Campomanes que recogen el sentir general de las otras
instancias de poder, sobre todo las judiciales, que vean co mo el
(
130
) Publicada en S.M. CORONAS GONZAuLEZ, Ilustracio n y derecho..., p. 378.
PILAR GARCI uA TROBAT - JORGE CORREA BALLESTER 53
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
poder omnmodo del intendente trataba de abarcar facetas que
segu n las instrucciones les compet an...
* * *
Los intendentes tienen un poder omnicomprensivo. A trave s de
ellos, el poder real quiere llegar a tener un control mayor sobre el
resto de las provincias. En su tarea de fomento o de procurar la
felicidad de los pueblos, unidas a las dema s funciones o competen-
cias se enmascaran todo tipo de actividades. A lo largo de todo el
siglo XVIII los vemos ocuparse de actividades muy diferentes en
las universidades, en la expulsio n de los jesuitas, en los informes
sobre la ley agraria, en los consulados... Los mismos conictos
con instancias superiores nos dejan ver su gran autoridad, el gran
peso de una institucio n puesta por el monarca absoluto.
La funcio n ma s importante o destacada que jugaron fue reor-
ganizar las rentas, sobre todo en la corona de Arago n. La introduc-
cio n de nuevos impuestos, que supusieran una equiparacio n de estas
poblaciones con las gravadas castellanas fue e xito sin duda debido a
los intendentes.
En el siglo XVIII se produce por parte del monarca el deseo de
ir acaparando un mayor control sobre su territorio soberano, va a ir
ocupando cada vez ma s zonas de poder y los intendentes sera n la
pieza clave para esa conexio n. Porque los organismos anteriores
audiencias o corregimientos viv an aisladas en sus competencias
sin que el poder real se dejase sentir de una manera directa y au n
menos en la corona de Arago n. La monarqu a borbo nica subraya su
absolutismo principalmente a trave s de los intendentes.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 54
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
CARMEN GARCI uA GARCI uA (
1
)
EL REFORMISMO BORBOu NICO Y LA FISCALIDAD LOCAL
1. Introduccio n. 2. La situacio n previa a la reforma. 3. Los antecedentes de la
reforma: los proyectos de Ensenada. 4. La formulacio n y desarrollo de la reforma.
5. Algunas conclusiones.
1. A mediados del Setecientos los principales problemas a los
que haban de hacer frente las haciendas locales se pueden sintetizar
en un fuerte endeudamiento (
2
) y una elevada scalidad indirecta (
3
).
(
1
) Agradezco a Manuel Mart nez Neira las ideas e informacio n que me ha
facilitado, pues sin su colaboracio n no hubiese sido posible la elaboracio n de este texto.
(
2
) Durante el Antiguo Re gimen la deuda consolidada local adopta, invariable-
mente, la forma de censos consignativos, tambie n denominados censos al quitar o
censales en la Corona de Arago n. En este tipo de pre stamos, el deudor censatario
decida cua ndo iba a devolver la cantidad principal que hab a recibido del
prestamista censualista . El censatario pagaba unos intereses anuales hasta que
devolva el capital que se le hab a concedido a cre dito. La regularidad de los pagos
quedaba garantizada mediante un bien o derecho que produca renta y perteneca al
censatario. En un informe emitido por el Consejo de Castilla en 1769 los capitales
censales se cifraban, para un total de 10.216 nu cleos, y au n quedaban ma s de 3.120
pueblos por contabilizar, en 798.406.281 rs. Al mismo tiempo, los intereses anuales
ascendan a 16.606.424 rs., lo que supona que los re ditos consuman cada an o el 22,1
por cien de los ingresos locales 74.978.486 . De cualquier manera el volumen de la
deuda era ma s elevado, ya que en los datos sen alados no se inclu an los re ditos atrasados.
Segu n el mismo organismo, si se computaban esos atrasos la deuda superara sobrada-
mente los 1.000 millones. Una ma s amplia informacio n en C. GARCI

A GARCI

A, La crisis de
las haciendas locales. De la reforma administrativa a la reforma scal (1743-1845),
Valladolid, 1996, pp. 109-114.
(
3
) Entre los municipios castellanos que a mediados del siglo XVIII obtenan ma s
de la mitad de sus ingresos a trave s de la scalidad indirecta se encontraban Madrid,
Zamora, Salamanca, Burgos, Segovia, Valladolid, Medina de Rioseco, Toledo, Vitoria,
Bilbao, Santander, La Corun a, Santiago de Compostela, Co rdoba, Sevilla, Granada,
Ma laga, Murcia, etce tera. Algo similar ocurra en las ma s importantes poblaciones de la
Corona de Arago n: Barcelona, Valencia, Castello n, Alicante y otros nu cleos menos
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Ambos feno menos estaban estrechamente entrelazados, pues buena
parte de los impuestos indirectos se hab an creado para cubrir los
intereses y amortizar los capitales de los de bitos adquiridos. Esa
situacio n era especialmente notoria en las grandes concentraciones
urbanas, pero tambie n se haba extendido a poblaciones de taman o
mediano, e incluso el endeudamiento se haba convertido en una
importante re mora en nu cleos de cara cter rural (
4
). Con cara cter
general para los diversos territorios peninsulares, el primer plan de
reformas para superar esos problemas lo formulo Ensenada en la
de cada de 1740. No obstante, habra que esperar al reinado de Carlos
relevantes como Ganda, Elche o Orihuela. El caso de Madrid en C. DE LA HOZ GARCI

A,
Las reformas de la hacienda madrilen a en la epoca de Carlos III en EQUIPO MADRID,
Carlos III, Madrid y la Ilustracio n, Madrid, 1988, pp. 371-386. Informacio n sobre
Salamanca en J. INFANTE, El municipio de Salamanca a nales del Antiguo Regimen,
Salamanca, 1983, pp. 372-377. Los datos de Sevilla proceden de A.M. BERNAL, Haciendas
locales y bienes de propios, funcionalidad econo mica de los patrimonios municipales (siglos
XVI-XIX), en Hacienda Pu blica Espan ola, n. 55, 1978, p. 303. Para Murcia: C.M.
CREMADES GRIN

A
`
N, Econona y Hacienda Local en el concejo de Murcia en el siglo XVIII
(1701-1759), Murcia, 1986, pp. 221-375. Para diversas localidades castellonenses ve anse
los datos aportados por: F. ANDRE

S ROBRES, Estructura y crisis de las nanzas municipales


en el Castello n del Setecientos, Castello n, 1986, pp. 50-111. Para Orihuela, Elche y
Ganda: P. RUIZ TORRES, Fiscalidad Sen orial y Rentas Municipales en el Pas Valenciano a
nales del Antiguo Regimen. en M. ARTOLA Y L. M. BILBAO (Eds.), Estudios de Hacienda:
De Ensenada a Mon, Madrid, 1984. pp. 493-496. La ciudad de Valencia en la tesis
doctoral ine dita de V. GIME

NEZ CHORNET, Poltica econo` mica i hisenda municipal de la


ciutat de Vale`ncia en el segle XVIII, Valencia, 1995, p. 337. Para la ciudad de Alicante:
C. SA

Z PASTOR, El control estatal de la hacienda municipal alicantina en el Setecientos, en


Anales de la Universidad de Alicante. Revista de Historia Moderna, n. 3, 1983, pp.
341-348. El caso concreto de la ciudad de Orihuela ha sido estudiado por D. BERNABE

GIL, Hacienda y Mercado urbano en la Orihuela Foral Moderna, Alicante, 1989, pp.
117-118. Para Catalun a ve ase la tesis doctoral ine dita de J. CASAS I ROCA, La conguracio
de la Hisenda municipal liberal a Catalunya. 1813-1855, Universidad Pompeu Fabra,
Institut dHistoria Jaume Vicens Vives, 1994. Para las dema s poblaciones C. GARCI

A
GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 42-44.


(
4
) Por ejemplo, en la provincia de Valladolid, de 147 pueblos evaluados so lo un
21,7 por cien de ellos no contaba con ningu n adeudo. De los capitales tomados a censo
en esta provincia, a la capital corresponda el 45,5 por cien, mientras que otro 26,9 por
cien se distribua entre las tres urbes que tambie n superaban los 1.000 vecinos: Medina
del Campo, Medina de Rioseco y Nava del Rey. El caso de Madrid es el ma s extremo de
la pennsula, pues en esta provincia los capitales censales de 87 poblaciones ascendan a
213.533.626 rs., tocando a la Villa y Corte el 97,1 por cien de ellos. Los datos en C.
GARCI

A GARCI

A, La crisis de las haciendas..., ob. cit., pp. 110-114.


QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 56
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
III (1759-1788) para que esas reformas se lleven realmente a la
pra ctica.
Uno de los objetivos fundamentales de los reformistas era
reducir la scalidad indirecta local, ya que e sta se haba convertido
en una inco moda competidora de la estatal (
5
). Adema s, para los
ilustrados, los impuestos indirectos ejerc an una perniciosa inuen-
cia sobre la economa del pas, puesto que limitaban las actividades
artesanales y el comercio. Segu n sus razonamientos, so lo si se
reduca la tributacio n indirecta se pod an incentivar ambas activi-
dades. Por otra parte, para los reformadores, las dicultades nan-
cieras de los municipios se deban a las malversaciones y fraudes de
los cuerpos capitulares, permitidos por la inecacia del control
existente sobre ellos. Desde luego se trataba de una explicacio n
parcial y muy probablemente los analistas del Setecientos eran
conscientes de ello. Sin duda la accio n de las oligarqu as urbanas
limitaba la capacidad de recaudar de las arcas locales, pero a la hora
de valorar los problemas hacendsticos municipales hay que tener
muy en cuenta la poltica scal que vena practicando la Corona
desde el siglo XVI. As, un alto porcentaje de los adeudos se haban
contrado como consecuencia de las sucesivas ayudas nancieras
realizadas por los concejos a la Hacienda Real (
6
). A pesar de ello, los
(
5
) En 1770, cuando todava no se haban computado 2.563 poblaciones, los
ingresos locales suponan alrededor del 18 por cien de los estatales. De cualquier forma,
los pueblos que no haban sido evaluados eran de taman o reducido. Los datos sobre las
haciendas locales en C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 41-42. Los correspon-


dientes a la Hacienda Real en R. PIEPER, La Real Hacienda durante el reinado de Fernando
VI y Carlos III, Madrid, 1992, p. 99.
(
6
) Para la ciudad de Valladolid ve ase F. RUIZ MARTI

N, Procedimientos crediticios
para la recaudacio n de los tributos scales en las ciudades castellanas durante los siglos XVI
y XVII: el caso de Valladolid, en Dinero y Credito (siglos XVI-XIX). Actas del I Coloquio
Internacional de Historia Econo mica, Madrid, 1978, pp. 37-84. Tambie n los ma s recien-
tes trabajos de A. GUTIE

RREZ ALONSO: Estudios sobre la decadencia de Castilla. La ciudad


de Valladolid en el siglo XVII, Valladolid, 1989. pp. 334-405. Del mismo autor Un
aspecto poco conocido de la crisis del siglo XVII: el endeudamiento municipal. El ejemplo
de la ciudad de Valladolid, en Investigaciones Histo ricas, n. 6, Valladolid, 1987, pp. 9-37.
Para varios ayuntamientos de la Tierra de Campos: B. YUN CASALILLA, Sobre la transicio n
al capitalismo en Castilla. Econom a y Sociedad en Tierra de Campos (1500-1830),
Salamanca, 1987. pp. 371-397. El caso de Sevilla ha sido estudiado por: J.I. MARTI

NEZ
RUIZ, Donativos y emprestitos sevillanos a la Hacienda Real (siglos XVI al XVII), en
Revista de Historia Econo mica. Actas del II Congreso de Historia Econo mica, n. 3 1984,
CARMEN GARCI uA GARCI uA 57
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ilustrados defendan que aumentando el control central se podran
sanear los fondos locales, ya que con una ma s correcta administra-
cio n se lograran mayores rendimientos que permitiran la progresiva
amortizacio n de la deuda. Ello a su vez har a posible la reduccio n de
los impuestos indirectos, pues como ya se ha dicho, en muchos casos
esos impuestos se dedicaban al pago de los re ditos censales.
El objetivo, por tanto, era lograr la reforma scal local, y esa
reforma se conseguira a trave s de la reforma administrativa. Por
otra parte, los cambios a introducir en la administracio n supon an
un nuevo modelo de organizacio n para la Monarqu a espan ola, pues
la monarqua judicial imperante desde los Austrias tena que ser
sustituida por una monarqu a administrativa . Ambas posturas
venan gesta ndose desde mediados del siglo XVII, pero fue a nales
del reinado de Felipe V (1700-1746) cuando se proyectaron por
primera vez sobre las haciendas locales (
7
). No obstante, la pugna
pp. 233-244. Del mismo autor: La deuda municipal de Sevilla en la Edad Moderna:
Tendencias a largo plazo (1537-1768). Comunicacio n mecanograada presentada al IV
Congreso de la Asociacio n de Historia Econo mica celebrado en Alicante en diciembre
de 1.989. Tambie n ve ase la tesis doctoral del mismo autor: Finanzas y Credito Pu blico en
la Espan a Moderna. La hacienda de la ciudad de Sevilla. 1528-1768, Sevilla, 1992,
especialmente pp. 147-316. Para Granada: J. MARINA BARBA, El ayuntamiento de Ciudad
Real a mediados del siglo XVIII, Ciudad Real, 1987, pp. 298-304. El endeudamiento
municipal de la ciudad de Co rdoba se trata, aunque no se realiza un estudio espec co
de e l, en: L. POZAS POVEDA, Hacienda municipal y administracio n en la Co rdoba del siglo
XVIII, Co rdoba, 1986. Para Ma laga: F. J. QUINTANA TORET, La hacienda municipal de
Malaga (1590-1714). Gestacio n y desenlace de una crisis, junto con Los asientos del
concejo malaguen o en el siglo XVII. Una alternativa scal de la monarqua absoluta?,
ambos en Fiscalitat estatal i hisenda local (ss.XVI-XIX). Funcionament y repercussions
socials, Palma de Mallorca, 1988, pp. 87-101 y 466-481 respectivamente. Para Toro
puede consultarse: J. C. ALBA LO

PEZ, La Hacienda Local en la Corona de Castilla: La


ciudad de Toro en el reinado de Felipe II, en El pasado histo rico de Castilla y Leo n, Vol
II: Edad Moderna, Burgos, 1983, pp. 149-165. Para Madrid: C. DE LA HOZ, El sistema
scal de Madrid en el Antiguo Regimen: las sisas, en Anales del Instituto de Estudios
Madrilen os, Vol. XXV, 1988, pp. 371-386. Sobre las relaciones entre la Hacienda Real
y la local en el siglo XVIII: C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 130-136.


(
7
) Sobre el caso espan ol para el perodo correspondiente al siglo XVII P.
FERNA

NDEZ ALBALADEJO ha desarrollado esos planteamientos en Monarqua, Cortes y


cuestio n constitucional en Castilla durante la Edad Moderna. Para el XVIII Monarqua
ilustrada y haciendas locales en la segunda mitad del siglo XVIII y La Monarqua de los
Borbones, todos ellos recogidos en Fragmentos de Monarqu a, Madrid, 1992, pp.
284-300, 455-468 y 353-455 respectivamente. Puso ya de relieve el dualismo existente en
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 58
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
entre uno y otro modelo no se resolvera hasta bien entrado el siglo
XIX. Con el n de analizar los te rminos en los que se planteo y con-
creto la reforma, examinemos, si quiera brevemente, co mo se admi-
nistraban las haciendas locales antes de los proyectos reformistas.
2. Durante el Antiguo Re gimen los ayuntamientos afrontaban el
total, o cuando menos una parte, de los desembolsos que generaban
los diversos servicios pu blicos que reciban sus vecinos. Entre estos
servicios se encontraban el mantenimiento del orden pu blico
polica ru stica y urbana ; la ensen anza primaria maestro de
primeras letras , profesor de latinidad ; la sanidad
me dico, cirujano, matrona, hospitales en algunos casos ; la bene-
cencia casas de expo sitos, manutencio n de presos pobres,
ca rceles ; el abastecimiento de productos ba sicos y las obras
pu blicas de a mbito provincial o comarcal, adema s de las que se
realizaban dentro de cada urbe. De igual forma, con los fondos
locales se paliaban las calamidades que perio dicamente azotaban a la
poblacio n escasez de trigo, plagas de langosta, ... y se cubr an
algunas contribuciones reales, ya fuesen de cara cter ordinario o
extraordinario. Tambie n las instituciones locales hacan frente a los
gastos que podramos considerar propios de la municipalidad
salarios de los miembros del ayuntamiento y los diversos dependien-
tes concejiles, e incluso de los delegados regios en los ayuntamientos
. Por u ltimo, cabe destacar que todas las localidades dedicaban
algunos remanentes a las festividades religiosas y civiles.
Todas estas atenciones eran nanciadas por los municipios
mediante la explotacio n de su patrimonio ru stico y urbano, junto
con la utilizacio n de una serie de impuestos directos e indirectos.
Este conjunto de rentas es lo que se conoce en la e poca como
propios, arbitrios y repartimientos o derramas (
8
). En el siglo XVIII,
el Antiguo Re gimen entre lo gubernativo y lo contencioso A. GALLEGO ANABI-
TARTE, Administracio n y jueces: Gubernativo y Contencioso, Madrid, 1971. Para el caso
france s, ve ase S. MANNONI, Une et indivisible, 2 vols., Mila n, 1994 y 1996. Tambie n: L.
BLANCO, Stato e funzionari nella Francia del Settecento: gli ingenieurs des ponts et
chaussees , Bolonia, 1991. Del mismo autor: Note sulla piu` recente storiograa in tema
di stato moderno , in Storia, Amministraziones, Costituzione, 2 (1994), pp. 259-297.
(
8
) Sobre el contenido concreto de cada uno de esos te rminos, ve ase C. GARCI

A
GARCI

A, La crisis de ..., ob. cit., pp. 33-38.


CARMEN GARCI uA GARCI uA 59
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
so lo en las poblaciones pequen as el patrimonio inmueble segu a apor-
tando la mayor parte de los ingresos (
9
), y tambie n era frecuente en
ellas el recurso, de forma ma s o menos regular, a los repartimientos.
Por el contrario, en las grandes concentraciones urbanas, y en muchos
nu cleos de taman o mediano, la principal fuente de nanciacio n eran
los impuestos indirectos, ya se tratase de grava menes especcamente
locales o bien fuesen rentas segregadas de la Corona (
10
).
Hasta las reformas de Carlos III todas estas rentas eran admi-
nistradas por los cargos rectores del municipio. En general, los
ayuntamientos castellanos, y desde los Decretos de Nueva Planta
tambie n los correspondientes a la Corona de Arago n, estaban
formados por un corregidor o alcalde mayor, como representante
del rey, junto a los regidores y el procurador s ndico general (
11
).
Como es conocido, estas corporaciones estaban fuertemente oligar-
quizadas. Por un lado, en muchos ayuntamientos la nobleza se
reservaba gran parte o la totalidad de los cargos municipales; o bien
para acceder a la condicio n de elector y elegible se exiga a los
candidatos cumplir determinadas condiciones jurdicas ejercer la
vecindad, tener una determinada edad, ser cristiano viejo, no ejercer
un ocio meca nico, no ser deudor o arrendador del concejo y a
veces tambie n econo micas (
12
). Por otro, se haba generalizado la
(
9
) As por ejemplo, los concejos de la provincia de Valladolid de menos de 100
vecinos obtenan ma s del 75 por cien de sus ingresos a trave s de su patrimonio inmueble.
Algo similar ocurra en otras regiones como la de Andalucia. Para las poblaciones
vallisoletanas C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., p. 45 y para diversas localidades


onubenses ve anse los datos que aporta F. NUNxEZ ROLDAuN, Haciendas municipales en el
Reino de Sevilla a mediados del siglo XVIII, en Historia. Instituciones. Documentos, n. 12,
1985, pp. 95-105.
(
10
) Ve ase la nota 3 de este texto.
(
11
) La complejidad y diversidad del Antiguo Re gimen es caracterstica tambie n
del re gimen municipal. As, hasta el perodo borbo nico, la administracio n local de la
Corona de Castilla y de la Corona de Arago n son diferentes, e incluso dentro de una
misma corona o reino las diferencias entre los centros urbanos son con frecuencia
acusadas.
(
12
) En localidades como Madrid, Toledo, Sevilla, Ma laga, Ca diz, Salamanca y
Murcia los ayuntamientos haban de estar integrados por nobles. Ve ase respectivamente:
A. GARCI

A BAQUERO, Un aspecto olvidado del reformismo municipal carolino: la


reinstauracio n de las regidur as an ales en Cadiz, en Actas del Congreso Internacional sobre
Carlos III y la Ilustracio n, Madrid, 1989, T.I, pp. 391-92 J. INFANTE, El municipio de
Salamanca, ob. cit., pp. 46-47 y C.M. CREMADES GRIN

A
`
N, Economa y hacienda local del
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 60
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
patrimonializacio n de los ocios pu blicos, mediante la renuncia o
compra del ocio (
13
).
Son muy frecuentes las crticas de los tratadistas dieciochescos
sobre la corrupcio n existente en la administracio n de los ingresos
locales (
14
). Desde luego, la documentacio n de la e poca aporta
abundantes ejemplos sobre la escasa rectitud con que se gestionaban
concejo de Murcia..., ob. cit., p. 52. Para Toledo: L. SANTOLAYA HEREDERO, Una ciudad del
Antiguo Regimen: Toledo en el siglo XVIII, Madrid, 1991, pp. 231-242. Para Madrid: M.
HERNA
`
NDEZ, A la sombra de la Corona. Poder local y oligarqua urbana (Madrid,
1606-1808), Madrid, 1995, pp. 55-61. Ve ase tambie n A. DOMI

NGUEZ ORTIZ, Sociedad y


Estado en el siglo XVIII espan ol, Madrid, 1976, pp. 457-459 y A. HIJANO PE

REZ, El
pequen o poder, Madrid, 1992. Sobre la oligarquizacio n del re gimen municipal en la
Corona de Arago n, ve ase para el caso de Catalun a: J. M. TORRAS I RIBE

, Els municipis
catalans de lAntic Re`gim. 1453-1808, Barcelona, 1983, pp. 94-117. Para Valencia J.
CASEY, La crisi general del segle XVII a Vale`ncia, 1646-1648, en Boletin de la Sociedad
Castellonense de Cultura, XLVI, Vol. II, 1970 pp. 96-173 y E. GARCI

A MONERRIS, La
Monarqua absoluta y el Municipio Borbo nico, Madrid, 1991, pp. 26-38. Para Castello n
M. ARROYAS SERRANO, Insaculacio n y oligarqu a municipal. Aportacio n al estudio del
gobierno municipal de Castello n a nales del siglo XVI, en Jero nimo Zurita. Su epoca y su
escuela, Zaragoza, 1986, pp. 353-361. Para Orihuela: D. BERNABE

GIL, Centralismo y
autonoma municipal en Orihuela: De Fernando el Cato lico al viraje lipino , en
Estudis, n. 12, 1986-87, pp. 28-53.
(
13
) El feno meno fue tratado por F. TOMA

S Y VALIENTE en varios artculos: Origen


bajomedieval de la patrimonializacio n y la enajenacio n de los ocios pu blicos en Castilla,
en I Symposium de Historia de la Administracio n, Madrid, 1970, pp. 125-159. Dos casos
de incorporacio n de ocios pu blicos a la Corona en 1793 y 1800 en II Symposium de
Historia de la Administracio n, Madrid, 1971. La venta de ocios de regidores y la
formacio n de oligarqu as urbanas en Castilla (siglos XVII-XVIII) en Historia. Instituciones.
Documentos, 2, 1975, pp. 525-547. Ventas de ocios pu blicos en Castilla durante los siglos
XVII y XVIII, en Gobierno e Instituciones en la Espan a del Antiguo Regimen, Madrid,
1982, pp. 159-178. Opiniones de algunos clasicos espan oles sobre la venta de ocios
pu blicos, en Filosofa y Derecho, Valencia, 1977, pp. 627-649. Ve ase tambie n A. DOMI

N-
GUEZ ORTIZ, La venta de cargos y ocios pu blicos en Castilla y sus consecuencias econo mico
sociales, en Anuario de Historia Econo mica y Social, n. 3, Madrid, 1975, pp. 105-137 y M.
CUARTAS RIVERO, La venta de ocios pu blicos en el siglo XVI, en Actas del IV Symposium
de Historia de la Administracio n, Madrid, 1983, pp. 723-747. En la Corona de Arago n
tambie n a partir de 1739 aparecio la venta de ocios: E. GARCI

A MONERRIS, La Monar-
qua..., ob. cit. pp 159-207 para la ciudad de Valencia. Para Catalun a: J.M. TORRAS I RIBE

,
Els municipis..., ob. cit. pp. 181-191.
(
14
) Ve ase, por ejemplo, BRINGAS DE LA TORRE, Tratado de los propios, arbitrios,
vald os, montes, pastos, servicio y montazgo, cavan a real y quantos efectos corresponden a
un pueblo con las leyes establecidas y providencias tomadas para su mejor administracio n,
conservacio n y aumento. Mss. 2.453, B.N.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 61
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
las rentas del comu n . En esas irregularidades intervenan los
cargos rectores del municipio, pero tambie n en ellas participaban
otros grupos de presio n. As, las acciones fraudulentas del patriciado
urbano sobre la scalidad concejil hac an posible que se desviaran
fondos pu blicos locales hacia determinados grupos oliga rquicos y
tambie n conducan a que la carga tributaria no se distribuyese entre
las diferentes categor as urbanas con arreglo a lo establecido en la
normativa. Es ma s, las irregularidades no so lo afectaban al sistema
impositivo de los concejos, sino que de igual manera provocaron un
uso interesado por parte de los poderosos de los bienes inmuebles
de los que se poda obtener ingresos para la hacienda local. Por
tanto, los fraudes, al margen de impedir el saneamiento de los
fondos locales, agudizaban las desigualdades propias de la sociedad
estamental (
15
).
No obstante, durante la e poca de los Austrias y los primeros
Borbones, la Monarqua ejerca ya un cierto control sobre los
ingresos locales. La supervisio n se llevaba a cabo a trave s del
Consejo de Castilla y sus delegados, los corregidores y jueces de
residencia (
16
). El equivalente en la Corona de Arago n al juicio de
residencia era la visita (
17
). Adema s, como ya se ha destacado, desde
la llegada de la nueva dinasta, el re gimen municipal castellano se
aplico a los territorios de esta Corona, introduciendo en ellos los
cargos y mecanismos institucionales sen alados.
El Consejo de Castilla, denominado tambie n simplemente Con-
sejo Real, era el primero en la escala jera rquica de los consejos. E

stos
formaban una trama de organismos colegiados, a lo que se ha
llamado re gimen polisinodial. Tena importantes funciones judicia-
les, legislativas y de gobierno y para desarrollar su labor estaba
dividido en salas (
18
). Aparte del control que ejerc a a trave s de los
(
15
) El fraude sobre los fondos locales de Valladolid en el siglo XVIII en C.
GARCI

A GARCI

A, La crisis, ob. cit. pp. 51-52 y 136-151.


(
16
) L. DE SANTALLANA BUSTILLO, Gobierno poltico de los pueblos de Espan a,
Madrid, 1769 (edicio n de F. TOMA

S Y VALIENTE, Madrid, 1979). Ve ase tambie n B.


GONZA

LEZ ALONSO, El corregidor castellano (1348-1808), Madrid, 1970. Del mismo autor:
Sobre el Estado y la administracio n en la Corona de Castilla en el Antiguo Regimen,
Madrid, 1981, pp. 141-180.
(
17
) D. BERNABE

GIL, Hacienda y mercado..., ob. cit., pp. 21-41.


(
18
) Sobre los miembros y competencias del Consejo: A. MARTI

NEZ DE SALAZAR,
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 62
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
corregidores y jueces de residencia, el Consejo tena competencias
directas sobre las haciendas de los municipios. Siempre que e stos
queran realizar un desembolso extraordinario obras pu blicas,
festividades, contratacio n de me dicos,... y necesitaban tambie n
para cubrirlo de un medio extraordinario creacio n de arbitrios,
constitucio n de censos consignativos,... , tenan que recurrir di-
rectamente a este tribunal. La Sala primera del Consejo era la
encargada de tramitar todos estos expedientes y de revisar las
cuentas municipales que se tomaban en las residencias (
19
).
Habitualmente, la resolucio n de este tipo de facultades resul-
taba larga y costosa para los municipios. En primer lugar, por la
multitud de tra mites que se les exiga, tra mites que provocaban la
necesidad de costear el salario de un agente en Madrid. Adema s, los
subalternos del Consejo que despachaban este tipo de expedientes,
los Escribanos de Ca mara de Gobierno y de Justicia (
20
), cobraban
unos derechos por su tramitacio n. En denitiva, la resolucio n por
parte del Consejo de los asuntos nancieros locales exiga un juicio
formal en la corte, con asistencia de algu n representante del
pueblo que haca la solicitud. Tambie n la propia organizacio n
interna del o rgano sinodial, y el cu mulo de asuntos que tena que
atender este tribunal, provocaba un considerable retraso en la toma
de decisiones. De hecho, muchos de los procesos locales se prorro-
gaban a lo largo de 10 o 15 an os, incluso algunos parece que no
llegaban a resolverse (
21
).
As pues, antes de las reformas de Carlos III, la Monarqu a
dispona de diversos mecanismos institucionales, que proced an en
su mayora del siglo XIV y XV, para controlar y supervisar la
Coleccio n de memorias y noticias del gobierno general y pol tico del Consejo, Madrid,
1764. Tambie n: M.I. CABRERA BOSCH, El poder legislativo en la Espan a del siglo XVIII, en
M. ARTOLA, La Econom a espan ola al nal del Antiguo Regimen, Tomo IV. Instituciones,
Madrid, 1982, pp. 185-268. De la misma autora, El Consejo de Castilla y la ley, Madrid,
1993. Ve ase tambie n J. FAYARD, Los miembros del Consejo de Castilla, Madrid, 1982.
(
19
) Las salas que integraban el Consejo eran cinco: la Primera de Gobierno, la
Segunda, la de Justicia, la Mil y Quinientas y la de Provincia.
(
20
) A mediados del siglo XVIII esta dependencia estaba integrada por siete
buro cratas que actuaban como secretarios del Consejo. Dos de las Escribanas eran de
Ca mara de Gobierno y las restantes de Ca mara de Justicia.
(
21
) Ve ase C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit. pp. 168-173.


CARMEN GARCI uA GARCI uA 63
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
actuacio n de los ayuntamientos en el manejo de las haciendas
locales. Sin embargo, este control era ma s teo rico que real, o cuando
menos, en muchos casos, no se llevaba a cabo con la precisio n
deseada.
De un lado, hay que tener en cuenta que si bien es cierto que en
principio todos los centros urbanos quedaban bajo la inspeccio n de
la extensa red de corregidores que exista en la pennsula, esta
inspeccio n, aun prescindiendo de la honradez de estos funcionarios,
tena que ser forzosamente limitada. No so lo era muy amplio el
territorio sobre el que se extend a la jurisdiccio n del corregidor, sino
que, adema s, las competencias de dichos ociales eran muy nume-
rosas.
De otro, aunque los juicios de residencia, en los que se inspec-
cionaba la labor de todos los cargos municipales que haban mane-
jado fondos pu blicos, deban realizarse siempre que un corregidor
cesaba en su cargo, esta periodicidad no se cumpla, la mayor parte
de las veces, con la periodicidad prevenida (
22
). Adema s, no parece
muy probable que las residencias se llevasen a cabo, al menos con
una cierta regularidad, en los centros urbanos que por su menor
relevancia carecan de corregidor o alcalde mayor.
Por otra parte, aunque los cargos municipales resultasen incul-
pados en los perio dicos controles regios, siempre era posible demo-
rar la aplicacio n de la sentencia recurriendo ante el Consejo, e
incluso anular los cargos (
23
).
(
22
) Incluso en las cabezas de corregimiento que tenan problemas nancieros, las
residencias se llevaban a cabo cada 10, 15 o 20 an os. Es el caso, por ejemplo, de Toledo.
Ve ase C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 172.


(
23
) Resulta llamativo que los capitulares de Valladolid, tras ser condenados por
un delegado regio en 1667 a reintegrar a los fondos locales casi un millo n de rs.,
consiguiesen ser indultados a cambio de pagar 12.000 ducados de donativo a la
Hacienda Real. Esta cantidad, junto con otros 2.150 ducados que supusieron los gastos
judiciales, se tomo a censo sobre una sisa municipal cuyo per odo de disfrute estaba a
punto de fenecer. Se relata el proceso en una Real Ce dula expedida el 26 de agosto de
1699. Leg. 323, Documentacio n Municipal, A.R.CH. Se hicieron cumplido eco del caso
J. RUIZ DE CELADA, Estado de la bolsa de Valladolid. Examen de sus tributos, cargas y
medios de su extincio n. De su Gobierno y Reforma, Valladolid, 1777 (Edicio n de B. YUN
CASALILLA, Valladolid, 1990, p. 148-152) en donde se inserta la ce dula del indulto.
Tambie n J. COLO

N DE LARREA

TEGUI, Informe sobre los gremios de Valladolid, 1781, Mss.


41, Biblioteca de Santa Cruz.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 64
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Por tanto, el afa n centralizador y de control sobre las haciendas
municipales no es introducido por los Borbones, aunque s que se
aprecia, desde la llegada de la nueva dinast a, un paulatino afa n por
intensicar el control central. Adema s, en esta tarea aparecieron
nuevos actores: los intendentes y los secretarios de estado y despa-
cho y dentro de ellos el mayor protagonismo correspondio al
organismo que se ocupaba del Fisco Regio, la Secretara de Hacien-
da (
24
). Sus delegados a escala provincial fueron los intendentes (
25
).
El primer reformismo borbo nico sobre las haciendas locales no
pareca obedecer a un programa previo, sino que se realizo mediante
medidas aisladas, que afectaron en muchos casos a municipios y
territorios determinados, especialmente los correspondientes a la
Corona de Arago n (
26
). De cualquier forma, las necesidades scales
del primer monarca Borbo n, Felipe V, propiciaron tambie n una
serie de reformas generales, de cara cter administrativo, sobre las
haciendas locales. El principal objetivo de las mismas era conseguir
un mayor control sobre los recursos municipales que facilitase el
cobro de las exacciones establecidas. Esa nalidad permitio una
creciente intervencio n sobre los ingresos municipales de los orga-
nismos que se ocupaban de las rentas reales, la Secretar a de
Hacienda y los intendentes.
3. Sera ya al nal del reinado cuando los planes reformistas
adquieran un cara cter innovador, pues a partir de 1738 se comenzo
a proyectar una nueva concepcio n gubernativa para las haciendas
(
24
) Ve anse los trabajos de J. A. ESCUDERO, Los Secretarios de Estado y del
Despacho, Madrid, 1969, 4 vols. y Los orgenes del Consejo de Ministros en Espan a,
Madrid, 1979, 2 vols.
(
25
) H. KAMEN, El establecimiento de los intendentes en la administracio n espan ola,
en Hispania, XXIV, 1964, pp. 368-95; M. IBA

EZ MOLINA, Notas sobre la introducio n de


los intendentes en Espan a, en Anuario de Historia Moderna y Contemporanea, 9,
Granada, 1982, pp. 5-27 y J.G. PE

REZ MARTI

N, Reformismo y Administracio n Provincial.


La Intendencia de Burgos en el siglo XVIII, Tesis doctoral ine dita, Universidad Auto -
noma de Madrid, 1987. Un buen resumen sobre las vicisitudes que atraveso esta
institucio n hasta su implantacio n denitiva en 1749 en F. ABBAD Y D. OZANAM, Les
intendants espagnols du XVIII sie`cle, Madrid, 1992, pp. 5-13.
(
26
) Para la ciudad de Valencia puede consultarse E. GARCI

A MONERRIS, La
Monarqua..., ob. cit. pp. 269-293. Para Catalun a y algunas localidades del Reino de
Valencia C. Garca Garca, La crisis de..., ob. cit., pp. 173-177.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 65
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
locales. En esa concepcio n el Consejo perda buena parte del
protagonismo que haba tenido durante siglos para compartirlo con
la Secretara de Hacienda. En denitiva, lo que se estaba sustan-
ciando era el conocido enfrentamiento entre dos posturas distintas
de organizacio n de la Monarqua: la monarqua judicial y la monar-
qua administrativa (
27
). Ese enfrentamiento vena producie ndose
desde el siglo XVII y ahora se proyectaba por primera vez sobre la
organizacio n de las haciendas locales. Los planes de recortar el
campo de accio n del o rgano colegiado se iniciaron con Campillo y
de manera ma s globalizadora e incisiva con Ensenada. De cualquier
forma, el conicto entre uno y otro planteamiento se mantuvo
durante toda la segunda mitad del siglo XVIII y no se resolvio
denitivamente hasta 1824.
Desde 1738 se publicaron sucesivas normas que fueron limi-
tando las competencias del Consejo sobre estos ramos a favor de la
Secretara de Hacienda y, a nivel provincial y local, de los intenden-
tes. El inicio de las nuevas medidas administrativas hay que relacio-
narlo con las necesidades de numerario de la Corona con ocasio n de
la guerra con Inglaterra. As, en 1738 se establecio que se haban de
incorporar a la Corona los te rminos baldos usurpados tanto por
concejos como por particulares. En 1739 se jo un recargo de 4 por
100 sobre los arbitrios, recargo que ascendio al 50 por 100 a partir
de 1741. En este mismo an o se exigio la de cima general .
Estas medidas no eran novedosas, ya con los Austrias se haban
adoptado expedientes scales similares, lo nuevo era la organizacio n
administrativa mediante la que se pretenda hacer efectiva las exac-
ciones. En 1738 se formo una Junta para que se ocupase tanto de los
baldos como de los arbitrios, pero en 1741 volvan estas competen-
cias al Consejo. Un an o despue s se nombro un superintendente de
baldos y arbitrios , Jose Ventura Gu ell, que entenda en todo lo
gubernativo y econo mico de ambos ramos, con absoluta inde-
pendencia e inhibicio n de tribunales y chancilleras y audencias del
reino (
28
). El superintendente dependa directamente del Secreta-
rio de Hacienda y las competencias del Consejo se reduc an a los
(
27
) Ve ase la bibliografa includa en la nota 7 de este texto.
(
28
) Artculo 1
o
de la Instruccio n y reglamento que ha de observar don Jose Ventura
Gu ell de 29 de enero de 1742, en Leg. 545, DGR, 2
a
remesa, A.G.S.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 66
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
asuntos jurdicos . Se iniciaba, por tanto, en lo referente a la
administracio n de las corporaciones locales, una nueva fo rmula: la
ejecutiva o gubernativa, como se llama en los documentos del
momento, en sustitucio n de la judicial.
Respecto a los baldos, se hicieron algunas incorporaciones,
pero en 1747 se anularon todas las operaciones que se haban
efectuado desde la creacio n de la Junta. En la misma Real Orden se
supriman la Superintendencia y todos los organismos anejos a
ella (
29
). No obstante, parece que las devoluciones nunca llegaron a
efectuarse (
30
). La suerte de los arbitrios fue diferente. A pesar de
algunas protestas del Consejo, que en 1743 recordo al monarca las
atribuciones que vena ejerciendo desde el Cuatrocientos en todo lo
relacionado con los ingresos municipales, los proyectos de Ensenada
sobre las haciendas locales continuaron. As, con el n de acelerar el
cobro del comentado valimiento de la mitad de sisas y arbitrios ,
que se haba empezado a exigir en 1741 y que se mantuvo hasta
1750, se crearon superintendencias o direcciones espec cas
para algunos territorios (
31
). Al igual que hab a sucedido con la
encomendada a Ventura Gu ell, la labor de los o rganos sinodiales
quedaba reducida en esas zonas a los recursos jur dicos que se
presentasen ante la actuacio n del director .
Un nuevo paso se dio en 1745, pues buscando una vez ma s
facilitar el cobro del valimiento , ese an o se aprobo una Ins-
truccio n de arbitrios que supondra todo un hito en esta materia.
En efecto, este texto sen alo , a escala provincial y local, el cauce por
el que discurrira la administracio n de las haciendas municipales
hasta las reformas liberales, bien entrado el siglo XIX (
32
). En la
(
29
) B. DE LA TORRE, Tratado de los propios, arbitrios... ob. cit.
(
30
) A. RODRI

GUEZ SILVA, Venta de baldos en el siglo XVIII. Una aproximacio n a


su estudio. La comisio n de baldos de las cuatro villas de la costa del mar de Cantabria, en
Desamortizacio n y Hacienda Pu blica, Madrid, 1986, tomo I, p. 141.
(
31
) Es el caso de la encomendada a Antonio de Aranda y Guillamas que
comprenda las principales localidades de la provincia de Valladolid y de Salamanca. C.
GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 180-181.


(
32
) En 1773 se publico una Coleccio n de los Reales Decretos, Instrucciones y
O

rdenes de SM para el establecimiento de la Contadura General de Propios y Arbitrios del


Reino, su administracio n gobierno y distribucio n baxo la direccio n del Consejo y de las
providencias dadas para su observancia y cumplimiento. Se trata de un documento extenso
CARMEN GARCI uA GARCI uA 67
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
nueva norma, la direccio n de los arbitrios a nivel provincial se
encargaba a los intendentes; despue s, las Ordenanzas de 1749
potenciaron el papel de e stos sobre las haciendas municipales. En
los municipios se creaban unas juntas que estaban formadas por dos
regidores y presididas por los intendentes, con la nalidad de
recaudar y administrar los arbitrios. Para desarrollar su labor el
intendente dispona del contador de rentas reales de cada capital.
Lo gicamente debio ser en estas localidades donde realmente se
hicieron efectivas las nuevas medidas, pues como se ha dicho, las
juntas haban de ser presididas por los intendentes.
De cualquier forma, los planes de Ensenada iban ma s alla y se
orientaron en una doble perspectiva (
33
). No solamente hab a de
modicarse la organizacio n administrativa de las corporaciones
locales, sino tambie n se haca necesario introducir cambios en su
vertiente impositiva. Desde luego, la reforma de las rentas urbanas
formaba parte de un proyecto ma s general de reorganizacio n de
todo el sistema hacendstico de la Monarqua. Tanto la hacienda
municipal como la real se basaban en la misma clase de contribu-
ciones, las indirectas, de ah que inevitablemente cualquier proyecto
reformista tuviese que contemplar conjuntamente a ambas scalida-
des. As, para los ilustrados, la eliminacio n de las rentas provinciales
deba ir acompan ada de la supresio n de los arbitrios locales. Tanto
unos como otros grava menes haban de ser sustituidos por un nuevo
impuesto de cara cter directo, la U

nica contribucio n , que recaera


sobre los rendimientos del capital, la tierra, la industria y el comer-
cio (
34
).
De aqu que las sucesivas reformas que se fueron introduciendo
en el que se recopila todas las disposiciones carolinas para el ramo, includa la
Instruccio n de 1745. En 1803 se hizo una nueva edicio n actualizada de ese corpus
normativo con el t tulo de Nueva Coleccio n de los Reales Decretos, Instrucciones y
O

rdenes de SM para el establecimiento de la Contadur a General de Propios y Arbitrios del


Reyno, su administracio n, gobierno y distribucio n baxo la direccio n del Consejo, y de las
providencias dadas para su observancia y cumplimiento. Posteriormente, muchas de estas
disposiciones se recogieron en la Nov. Rec., VII, XVI: De los propios y arbitrios de los
pueblos .
(
33
) Para los proyectos de Ensenada sobre las haciendas locales ve ase C. GARCI

A
GARCI

A, La crisis..., ob. cit. pp. 181-185.


(
34
) Puso de relieve el cara cter global de las reformas de Ensenada P. FERNA

NDEZ
ALBALADEJO, Fragmentos..., ob,. cit., pp. 456-457.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 68
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
en la scalidad real se extendiesen tambie n a la municipal. Por esto
en la Instruccio n de 1745 se optaba por la administracio n de los
arbitrios municipales para su explotacio n, en lugar de los tradicio-
nales arrendamientos , tal y como se estaba haciendo con las
rentas reales de algunas provincias (
35
). Por esto tambie n en la
elaboracio n del catastro, que permitir a el establecimiento de la
U

nica contribucio n , se inclua un minucioso examen de la


estructura scal de los concejos.
No obstante, mientras se recababa la informacio n necesaria para
llevar a la pra ctica el nuevo sistema impositivo, la intervencio n en las
haciendas locales se haca inevitable. Las exacciones exigidas en los
u ltimos an os no so lo haban reportado importantes ingresos a la
Hacienda Real, sino tambie n haban puesto de maniesto los niveles
que haban alcanzado los impuestos locales. Dada la escasez de
buro cratas, el valimiento de la mitad de arbitrios no pudo exigirse en
todas las urbes que se valan de esos expedientes scales, pero a
pesar de ello, en 7 an os se hab an logrado remanentes equivalentes
a un tercio de lo que ingresaba cada an o el Fisco Regio (
36
).
Fue en 1750-51 cuando se elaboro un proyecto de nueva planta
para la administracio n de las haciendas locales (
37
). En e l se recogan
las lneas defendidas por Ensenada ante Fernando VI (1746-59) en
su conocida representacio n de 1751 (
38
). As, en la corte se tena que
crear una Direccio n general que se ocupar a de los propios y
arbitrios del reino, dejando al Consejo so lo lo contencioso en
punto riguroso de justicia . Mediante la cr tica a la inoperancia e
inecacia de este tribunal se justicaba que no continuase con la
administracio n de estos ramos. El Consejo concentraba en su seno
(
35
) La norma que estableca, con cara cter general para toda la pennsula, que las
rentas provinciales se administrasen, se aprobo ma s tarde que la que afectaba a los
arbitrios locales, exactamente en 1749. M. ARTOLA, La Hacienda del Antiguo Regimen,
Madrid, 1982, p. 260. Ve ase tambie n J. ZAFRA OTEYZA, Fiscalidad y Antiguo Regimen. Las
rentas provinciales del reino de Granada (1746-1780), Madrid, 1991, pp. 98-110.
(
36
) Entre 1741 y 1747 se consiguio recaudar 75.285.196 rs. y para el mismo
perodo au n quedaba por cobrar 1.517.602 rs. Los datos en Leg. 975, S. y SH., A.G.S.
(
37
) El proyecto esta fechado a 9 de noviembre de 1751, Leg. 785, G. y J., A.G.S..
Lo recoge tambie n BRINGAS DE LA TORRE, Tratado de los propios..., ob. cit.
(
38
) D. OZANAN, Representacio n del marques de la Ensenada a Fernando VI, en
Cuadernos de investigacio n histo rica, 4 (1980), pp. 67-124.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 69
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
demasiadas cuestiones de gobierno y por tanto no pod a desmi-
nuzar nimiamente tantos puntos . Las autoridades delegadas de la
Direccio n en las provincias seran los intendentes, y las juntas
creadas en 1745 pasaban a ocuparse tambie n de los propios.
Se pensaba que un ma s exhaustivo control de las rentas locales
acabara con el fraude, lo que redundara en un mayor rendimiento
de estos ramos. Esta maximizacio n de los recursos permitir a pasar
de la reforma administrativa a una reforma scal. Los remanentes
conseguidos har an posible la amortizacio n progresiva de la deuda,
lo que permitira la supresio n de los arbitrios. Aliviando a los
pueblos de esas cargas se dar a libertad al comercio y se facilitar a el
abastecimiento.
Con el n de hacer efectiva la reforma, en 1752 se nombro un
director de las haciendas de todos los pueblos que hab an comprado
su jurisdiccio n o alguna renta real. Actuara en todo lo gubernativo,
bajo las o rdenes del Secretario de Hacienda (
39
). En denitiva era
una forma solapada de apartar al Consejo de la administracio n de las
haciendas locales, pues un elevado porcentaje de concejos cumpl an
los requisitos sen alados. La respuesta del o rgano sinodial fue inme-
diata. En el mismo an o de 1752 elevaba una representacio n al
monarca recordando sus competencias tradicionales y formulando
una contrarreforma .
En realidad, hasta que se llegue a una solucio n denitiva, el
Consejo no dejo de plantear proyectos de reforma. As , tras la cada
de Ensenada en 1754, volv a a defender ante el monarca la elaborada
dos an os atra s y en 1756 disen aba un nuevo proyecto. Tanto en uno
como en otro, para hacer ma s efectivo el control se creaba como
nueva dependencia del Consejo una Contadura que revisase las
cuentas municipales. Al mismo tiempo se potenciaba la actuacio n de
los delegados territoriales que depend an directamente del o rgano
sinodial, los corregidores y jueces de residencia, en detrimento de los
intendentes. Se divida el reino en varios partidos y cada uno de los
ministros, o bien de la Sala Primera en el proyecto de 1752-54 o bien
de la Segunda en el de 1756, actuaba como superintendente de cada
distrito.
En denitiva el Consejo se mostraba dispuesto, en cierta me-
(
39
) Leg. 3989, Consejos, A.H.N..
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 70
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
dida, a acoplarse a los principios de ejecutividad defendidos por
Ensenada, siempre y cuando el control de las haciendas locales
siguiese formando parte de sus competencias. En la propuesta
donde se formulaba ma s claramente esa postura era en la elaborada
en 1756, pues en ella, con el n de agilizar la toma de decisiones,
desaparecan las guras intermedias scal, relator, etc que
intervenan en todos los asuntos llevados por el Consejo. Los
ministros despacharan directamente con el contador y decidiran
por s mismos sobre los asuntos de los pueblos de su distrito,
planteando en la Sala so lo los casos de mayor gravedad. Por u ltimo,
la otra novedad que introduc a el proyecto de 1756 era que la
direccio n de propios, arbitrios, po sitos, montes y penas de ca mara
quedaba englobada en un u nico organismo: la Secretara de Gracia
y Justicia, cuyo titular pasaba a ser su superintendente general (
40
).
4. Pero, como ya hemos dicho, la solucio n no vino hasta
comienzos del reinado de Carlos III, cuando Esquilache encontro
una fo rmula de equilibrio entre las dos posturas enfrentadas. En
realidad, la reforma aprobada en 1760 fue un desarrollo de las
normas y proyectos que se haban elaborado en el perodo anterior.
Buena muestra de ello es la prontitud con la que fue publicada, antes
de terminar el primer an o del nuevo reinado. En ella se mantena la
estructura scal vigente desde la e poca de los Austrias y los cambios
se centraron, una vez ma s, en la administracio n de estos ramos.
En la corte los organismos que se ocupaban de la direccio n de
las nanzas locales eran los mismos que se haban jado en dos
decretos publicados en el reinado anterior, exactamente en 1749 y
1751 (
41
). As, nominalmente el Consejo de Castilla mantena sus
competencias tradicionales, y para facilitar su labor el o rgano sino-
dial pasaba a disponer de una nueva ocina: la Contadura General
de Propios y Arbitrios. Ahora bien, la Secretar a de Hacienda se
reservaba un importante papel en el control de las haciendas muni-
(
40
) C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 181-186.


(
41
) El R.D. de 2 de diciembre de 1749 establecio que el Consejo de Castilla haba
de tomar anualmente las cuentas de los arbitrios, e informar al rey de ello a trave s de
la va reservada de Hacienda . Otro R.D., de 19 de junio de 1751, extenda tal medida
a los propios. La primera norma en Leg. 452, S. y SH., A.G.S. y la segunda en Leg. 3.117,
n. 87, Osuna, A.H.N.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 71
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
cipales, pues el Consejo hab a de informar al rey de todo lo
relacionado con ellas a trave s de esa institucio n. Tambie n era su
titular quien elega a los funcionarios de la Contadura General y a
los delegados provinciales de los que se vala el Consejo: intendentes
y miembros de las contadur as provinciales (
42
).
Efectivamente a nivel provincial y local se seguan las pautas
establecidas en la Instruccio n de 1745, pues los intendentes, conta-
duras provinciales y juntas locales mantenan las competencias
jadas en dicha norma, que ahora abarcaban no so lo a los arbitrios
sino tambie n a las restantes rentas urbanas. Adema s, las juntas
municipales se hacan extensivas a todos los concejos y si en la
capital de provincia continuaban siendo presididas por el inten-
dente, en las restantes localidades esa funcio n corresponda al
corregidor, alcalde mayor o miembro ma s digno .
De igual forma se mantenan los principios que haban inspirado
los proyectos reformistas de la e poca de Ensenada. Tal y como se ha
sen alado ma s arriba, la Secretara de Hacienda no renunciaba al
control de las nanzas municipales, aunque de momento parec an
olvidarse las aspiraciones de lograr recursos extraordinarios de los
concejos. A pesar de ello, el objetivo fundamental era lograr la
reduccio n de los impuestos locales a trave s de la progresiva amor-
tizacio n de la deuda y sin duda ese objetivo hay que ponerlo en
relacio n con la necesidad de eliminar cualquier freno a la capacidad
de recaudar de la Hacienda Real. Adema s, como se haba estable-
cido en an os anteriores, el saneamiento de las nanzas locales se
pretenda lograr a trave s del exhaustivo control que ejerceran las
instituciones centrales sobre las rentas urbanas. De hecho, no se
introducan modicaciones en el re gimen municipal y los remanen-
tes se lograran cortando las pra cticas fraudulentas del patriciado
urbano que controlaba los ayuntamientos. Para acabar con los
abusos se redujo al mnimo la capacidad de actuacio n de las
autoridades locales y se regulo de forma exhaustiva el me todo a
(
42
) La norma ba sica que denio la nueva planta fue el R.D. e Instruccio n de 30
de julio de 1760. Con posterioridad a ella se publicaron un buen cu mulo de disposi-
ciones, unas veces aclaratorias y otras introduciendo importantes modicaciones en el
sistema, aunque la duracio n de estas u ltimas fue siempre limitada. Ve anse las dos
colecciones legislativas recogidas en la nota 32 de este texto.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 72
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
seguir en la administracio n de los ingresos de sus urbes. Por un lado,
se establecieron unas pautas generales acerca de co mo haban de
explotarse las rentas de los municipios. Frente a lo publicado en
1745 sobre que se administrasen los impuestos indirectos, la nor-
mativa de 1760 volva a los tradicionales arrendamientos, aunque en
determinadas urbes el Consejo mantuvo, al menos durante algunos
an os, la administracio n (
43
). E

sta fue nalmente implantada en los


municipios importantes al nalizar el siglo, pues en 1799 se esta-
blecio que los arbitrios locales ser an recaudados, junto con los
impuestos centrales, por los empleados de la Real Hacienda. Una
vez descontados los gastos de administracio n, los ingresos obtenidos
pasaban a las arcas locales (
44
).
No obstante, la supervisio n central iba ma s alla , pues a cada
poblacio n se le formo un reglamento de ingresos y gastos. Estos
presupuestos los elaboraba la Contadura General, a partir de los
datos remitidos por los pueblos y los informes que sobre ellos
realizaban las contaduras provinciales. En ellos, una vez evaluadas
las rentas, se jaban hasta el mnimo detalle cua les haban de ser los
desembolsos que poda realizar cada municipio y la cantidad que
corresponda a cada uno de ellos (
45
). Los concejos no pod an
modicar ninguna de las partidas incluidas en su presupuesto, pues
cualquier cambio, por poco signicativo que fuese, deb a contar con
el visto bueno del Consejo.
En 1765 ya se haban aprobado 5.659 reglamentos, 10.582 en
1769 y 12.500 en 1773, momento en el que el Consejo consideraba
pra cticamente concluida esta labor. Efectivamente la casi totalidad
de los nu cleos urbanos contaba ya con su presupuesto de ingresos y
(
43
) Es el caso de ciudades como Madrid, Valencia, Ca diz, Sevilla y Valladolid.
Leg. 835, Consejos, A.H.N.
(
44
) La administracio n haba de aplicarse en las capitales de provincia, cabezas de
partido y puertos de mar. En el caso de la provincia de Valladolid, en 1802 la
administracio n ya se haba introducido en sus dos ciudades ma s importantes: la capital
y Medina de Rioseco. Dentro de esta provincia era en estas urbes donde la scalidad
indirecta haba alcanzado niveles ma s altos.
(
45
) La data se divida en diversos bloques de gastos y a cada uno se le asignaba
una determinada cantidad, especicando, partida por partida, co mo se distribua e sta.
U

nicamente en el u ltimo bloque, los gastos alterables o extraordinarios, no se llevaba a


cabo esa especicacio n.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 73
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
gastos y la excepcio n la constitu an u nicamente los pequen os pue-
blos que apenas contaban con ingresos y cubran sus necesidades
nancieras mediante repartimientos. No obstante, a nales de los
an os ochenta se reglamento tambie n a este tipo de localidades y en
1787 se aprobaron 1.084 nuevos presupuestos (
46
).
En los reglamentos, al margen del presupuesto de ingresos y
gastos, tambie n se contemplaba la forma en que cada localidad hab a
de llevar la administracio n de sus fondos. En este punto se trato de
simplicar el complicado entramado contable que hasta entonces
haba regido en muchas urbes, especialmente en las de cierta
envergadura. Para ello se establecio la unidad de caja, suprimiendo
las diferentes unidades econo micas o pagaduras en las que hasta
ese momento se haban dividido las haciendas de algunos ayunta-
mientos. Igualmente se establecio la unidad en la gestio n, pues
desaparecieron las diversas comisiones que administraban los ingre-
sos de ciertos municipios y un solo organismo, la junta de propios y
arbitrios, se ocupo de esas tareas (
47
).
Dada la escasez de buro cratas, tanto en las contaduras provin-
ciales como en la Contadur a General, no se comprobo si los
rendimientos declarados por los ayuntamientos eran los adecuados,
de ah que los presupuestos de ingresos y gastos no reejasen muy
elmente la situacio n nanciera de cada concejo. El que no se
realizasen las aclaraciones necesarias dejo a las oligarquas urbanas la
posibilidad de seguir utilizando las rentas locales en benecio
propio. Con el tiempo la experiencia demostro que la forma en que
se evaluaron los ingresos municipales hizo posible que se mantuvie-
sen muchas de las arbitrariedades que se ven an cometiendo desde
tiempo atra s (
48
).
Con el n de alcanzar la deseada amortizacio n de censos todos
(
46
) Leg. 522, Consejos, A.H.N. y Leg. 438, S. y SH., A.G.S.
(
47
) Esos principios de unicacio n, aun sin llegar a los niveles que alcanzaron a
partir de los an os sesenta, hab an empezado a introducirse en algunas ciudades en las
de cadas precedentes. As se hizo, por ejemplo, en Sevilla con los arbitrios, aunque hasta
1767 se llevo de forma separada la contabilidad de los propios y arbitrios. Ve ase M.J.
A

LVAREZ DE PANTOJA, Funcionalidad de las haciendas locales: Las reformas de propios y


arbitrios sevillanos (1750-1780), en M. ARTOLA Y L.M. BILBAO (Eds.), Estudios de
Hacienda: De Ensenada a Mon, Madrid, 1984, pp. 2-9.
(
48
) As se reconoca en un informe de 1833 del entonces director general de
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 74
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
los reglamentos se planicaron de forma que resultasen sobrantes.
La fo rmula que se adopto para conseguir los excedentes que se
perseguan fue reducir los gastos de cada poblacio n. Dada la diver-
sidad existente entre los desembolsos de unos concejos y otros, las
reducciones variaban de un nu cleo a otro (
49
). De hecho, en este
punto el Consejo siguio unos criterios bastante ela sticos. As, una vez
cubiertas las dotaciones imprescindibles para el funcionamiento de
la vida pu blica, el que se admitiesen o no determinadas partidas
estaba en funcio n de las deudas acumuladas y de los ingresos con los
que contaba cada nu cleo, ma s que de las cualidades del desembolso
en s (
50
). Si esos planteamientos permitieron cortar ciertos abusos,
tambie n en algunas localidades supusieron una disminucio n de los
servicios pu blicos que se cubran con las rentas municipales (
51
).
En algunos reglamentos se recoga tambie n co mo haba de
efectuarse el pago de re ditos atrasados y la redencio n de censos. El
Consejo tena establecidas unas pautas generales sobre la forma en
que haba de llevarse a cabo la amortizacio n de la deuda, pero esas
disposiciones variaban de una localidad a otra, especialmente en los
reinos de la Corona de Arago n.
propios y arbitrios. Una ma s amplia informacio n en C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob.
cit., pp. 222-275.
(
49
) Por regla general las partidas que ma s se recortaron fueron dos: las referentes
a salarios y las contempladas como gastos extraordinarios . En el primer caso muy
frecuentemente se suprimieron las graticaciones que, aparte de sus remuneraciones
ordinarias, reciban los capitulares y dema s dependientes concejiles por la realizacio n de
determinadas funciones o por su asistencia a diversas conmemoraciones. A veces se
eliminaron tambie n algunos empleos, que en ningu n caso eran miembros del ayunta-
miento. En lo referente a los gastos extraordinarios, en los que se inclua cualquier
desembolso accidental obras pu blicas, pleitos, calamidades, ... , el desfase entre lo
presupuestado y las obligaciones locales deb a ser notorio a juzgar por las continuas
quejas de los municipios.
(
50
) As por ejemplo, en Medina del Campo se mantuvo al preceptor de
grama tica como asalariado municipal, mientras que en otras villas como Coronil se
suprimio . El presupuesto de Medina del Campo en Leg. 223, Caja 291, A.M.M.C. y el
de Coronil en Leg. 2.999, Gobernacio n, A.H.N.
(
51
) En Guadalajara se suprimio la asignacio n para la ensen anza de primeras
letras y en A

greda y Medina de Rioseco se eliminaron las dotaciones para el mante-


nimiento de los nin os expo sitos. El primer reglamento se encuentra en el A.M. de
Guadalajara que esta sin catalogar, el de A

greda en Leg. 2.699, Gobernacio n, A.H.N.,


y el de Medina de Rioseco en Exp. 1.069, Caja 51, A.H.M.M.R.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 75
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
En funcio n del reglamento las juntas hab an de presentar cada
an o las cuentas ante las contadur as provinciales. E

stas a su vez
enviaban un extracto de las mismas a la corte, pues era el Consejo,
a trave s de la Contadura General de Propios y Arbitrios, quien en
u ltima instancia haba de darles el visto bueno. En la pra ctica el
campo de actuacio n de los concejos fue bastante ma s amplio del que
cabra esperar al examinar la legislacio n. As, pocas veces las juntas
locales se atenan a las cantidades previstas en sus presupuestos. En
parte el desajuste se deb a a la ya comentada irrealidad con que se
presupuestaron los gastos, especialmente los calicados como ex-
traordinarios en los que se incluan todos los desembolsos acci-
dentales, pero tambie n a que perio dicamente se repartan cantidades
para obras pu blicas de a mbito comarcal o regional (
52
).
Adema s, a pesar de los serios intentos de cortar los abusos, no
ya so lo por parte de las autoridades centrales sino tambie n de
algunos ilustrados locales, continuaron las pra cticas fraudulentas del
patriciado urbano (
53
). Varios problemas dicultaron la aplicacio n
del estricto control que se pretenda lograr. Por un lado, ni la
Contadura General ni las contadur as provinciales disponan de los
sucientes recursos, ni del personal necesario, para llevar a buen
te rmino las reglas de scalizacio n previstas en la normativa (
54
).
Sobre este punto eran frecuentes las quejas de los intendentes,
(
52
) A Medina de Rioseco, cuyo reglamento hab a sido aprobado en 1766, se le
jaron 12.000 rs. para gastos extraordinarios. Por o rdenes del mismo Consejo de
Castilla, la Ciudad de los Almirantes tuvo que destinar entre 1766 y 1779 una media
anual de ma s de 11.000 rs. a los cupos que se le asignaron para puentes forasteros ,
con lo cual esta partida absorb a pra cticamente la dotacio n prevista para gastos
extraordinarios.
(
53
) Sobre los abortados intentos reformistas de algunos ilustrados locales ve ase,
para el caso de Valladolid, C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 239-250.


(
54
) En los primeros an os de su existencia la Contadura General se compona de
ocho ociales y dos escribientes. Posteriormente se fue ampliando su dotacio n y en 1787
ya contaba con veinticinco ociales, seis ociales supernumerarios o entretenidos
sin sueldo y doce escribientes. En el caso de las contadur as provinciales, en 1787 las
que tenan ma s ociales eran las de Catalun a nueve y la de Valencia ocho .
Les seguan en importancia las de Arago n y Burgos, pues cada una de ellas contaba con
siete. Por el contrario las provincias peor dotadas eran las de Toro, Soria, Murcia,
Madrid, Jae n, Galicia, Co rdoba y A

vila que ten an so lo tres. El nu mero de miembros del


resto de las contaduras oscilaba entre cuatro y seis. La intendencia que ten a que revisar
menos pueblos era la de Zamora 204 y la que ma s la de Catalun a 1.927 .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 76
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
denunciando la escasez de medios y la falta de ociales en las
contaduras a su cargo. Eso conduca a no tener al corriente ni la
liquidacio n de cuentas, ni el despacho de los mu ltiples recursos de
los pueblos (
55
).
El retraso en la revisio n de cuentas no so lo era un problema de
las contaduras provinciales, sino que otro tanto ocurra en la
Contadura General. En un informe emitido por este organismo en
1785 se sen alaba que las provincias cuyas cuentas no haban sido
revisadas desde 1760 eran doce; otras doce estaban al d a hasta 1783
y en una situacio n intermedia se encontraban las restantes seis
intendencias (
56
). Buena muestra de la falta de recursos para llevar a
cabo el estricto control que se pretend a es que en 1779 el Consejo
dictaba una norma general para todo el reino. En ella se daban por
buenas las cantidades desembolsadas hasta 1777 que exced an lo
previsto en los reglamentos. Las condiciones para aceptar esta clase
de partidas eran que se hubiesen gastado segu n costumbre e
invertido en benecio del comu n (
57
).
Bien es verdad que los casos estudiados, como el de la provincia
de Valladolid, ponen de maniesto los esfuerzos de las intendencias
por hacer cumplir lo regulado en 1760 (
58
). Si algunas contaduras
provinciales desempen aban las tareas que les correspondan, no
ocurra lo mismo en el Consejo de Castilla. A pesar de lo previsto en
la legislacio n, las funciones del o rgano sinodial parece que quedaron
ba sicamente reducidas a autorizar la realizacio n de desembolsos
extraordinarios, a aclarar determinados desarreglos, o a comunicar
o rdenes generales sobre estos ramos.
(
55
) As por ejemplo, el intendente de Catalun a plantaba que el nu mero de
cuentas no revisadas en su circunscripcio n entre 1777 y 1786 ascenda a 11.937 y algo
similar ocurra en las anteriores a 1777. Como ya se ha dicho, los pueblos que
presentaban cuentas en esta intendencia eran 1.927. Leg. 437, S. y SH., A.G.S.
(
56
) Una, la de Arago n, lo hab a sido sido so lo hasta 1764 y la de A

vila hasta 1769.


Las localidades de Soria haban pasado este control hasta el an o 1774 y las de Murcia y
la Mancha hasta 1775. Por u ltimo, las cuentas liquidadas en Guadalajara abarcaban hasta
el an o 1781. Leg. 3992, Consejos, A.H.N.
(
57
) C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit. pp. 237-238.


(
58
) De cualquier forma, a veces las intendencias, ante las justicaciones presen-
tadas por los municipios, daban por buenas algunas de las cuentas presentadas por e stos,
aunque excediesen lo previsto en los reglamentos. As suceda, por ejemplo, con las de
Medina de Rioseco del an o de 1775. Exp. 3.309, Caja 186, A.H.M.M.R.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 77
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Otro de los problemas que retraso notablemente la administra-
cio n de las haciendas locales fue las ingerencias de una serie de
instituciones no contempladas en la nueva planta. A escala provin-
cial las interferencias las provocaron las audiencias y chanciller as,
pero los principales problemas surgieron en la corte, en el propio
seno del Consejo de Castilla. Las dos dependencias de las que se
vala este tribunal para la tramitacio n de los expedientes la
Contadura General y las Escriban as de Ca mara de Gobierno y de
Justicia se disputaron a lo largo del siglo las competencias sobre
las haciendas locales. En realidad, se trataba, una vez ma s, de la
pugna entre las dos formas distintas de llevar a cabo la solucio n de
los problemas: la ma s lenta y costosa, la contenciosa , frente a la
ma s ra pida y econo mica, la gubernativa .
El enfrentamiento entre la Contadura y las Escribanas se inicio
nada ma s establecerse la nueva planta. La primera de ellas defend a
que, tal y como se hab a jado en 1760, todo lo relacionado con los
propios y arbitrios hab a de despacharse a trave s de ella, guber-
nativamente y de ocio . Por el contrario, las segundas planteaban
que a la Contadura correspond a u nicamente la revisio n de cuentas
y que los recursos de los pueblos a lo regulado por esta ocina, as
como cualquier otra facultad, tocaba a las Escriban as. Segu n de-
fendan, todos estos casos, con arreglo a las leyes tradicionales del
reino, deban resolverse mediante un juicio formal, con audiencia
de los sndicos de los pueblos y otro cualquier vecino que se muestre
parte . Adema s, acusaban a la Contadura de infringir el reglamento
interno del Consejo, ya que despachaba con los ministros y los
scales de la Sala personalmente y comunicaba ella misma lo re-
suelto a las autoridades inferiores (
59
).
Efectivamente, con la creacio n de la Contadura se haban
introducido notorias modicaciones en la forma en la que se resol-
van los problemas en el Consejo. Por un lado, se daba uniformidad
a la gestio n de los asuntos. Una sola ocina era la encargada de llevar
todos los tra mites necesarios hasta tener los expedientes listos para
ser debatidos en la Sala Primera, sin pasar por todo el personal
(
59
) Diversos escritos de las dos ocinas del Consejo sobre cua les haban de ser
sus competencias en los asuntos de las haciendas locales en Leg. 427, S. y SH., A.G.S.
y en Leg. 3.989, Letra A, Pieza 1
a
y 2
a
, Consejos, A.H.N.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 78
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
subalterno del Consejo que hasta entonces intervena en la prepa-
racio n de los informes: escribanos de Ca mara y de Gobierno,
agentes scales y relatores. Por otro, se consegua acelerar el proceso
de toma de decisiones, suprimiendo muchos pasos burocra ticos. El
Contador General presentaba al Consejo los expedientes con los
datos necesarios para decidir sobre ellos. La pra ctica mantenida
hasta 1760 supona que cualquier peticio n de los concejos, por poco
importante que fuese, era vista primero por el scal y luego por el
Consejo que tras esta primera revisio n sola pedir a los ayuntamien-
tos justicaciones de sus solicitudes. Los nuevos datos que llegaban
al o rgano colegiado seguan los mismos pasos dictamen scal,
discusio n en la Sala y as sucesivamente cuantas veces fuese
necesario hasta conseguir la informacio n suciente para decidir
sobre el asunto en cuestio n. No so lo se suprimieron muchos pasos
burocra ticos, sino que tambie n se agilizaron otros. As, el Contador
despachaba directamente tanto con los scales como con los minis-
tros de la Sala de viva voz y no mediante escritos como lo hac an los
otros subalternos del Consejo (
60
). Con el mismo afa n de agilizar y
tambie n para hacer menos costosos a los pueblos la solucio n de sus
problemas, la normativa estableca que todo lo relacionado con las
haciendas locales se haba de despachar de ocio , evitando que
se hiciesen contenciosos los asuntos gubernativos (
61
).
Mientras que Esquilache se mantuvo en el poder, la Contadur a
sera claramente protegida por la Secretara de Hacienda, mientras
que los Escribanos contara n con el apoyo del Consejo. De hecho, el
22 de noviembre de 1763 Esquilache comunicaba una orden a este
tribunal sen alando que todos los asuntos de las haciendas locales se
haban de despachar gubernativamente a trave s de la Contadura y
nada tocaba en este punto a los relatores y escribanos. La orden no
fue cumplida por el Consejo, de ah que nuevamente el Secretario de
Hacienda la comunicase a la corporacio n sinodial en 1766. Una vez
(
60
) Una ma s amplia informacio n en C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp.


208-210.
(
61
) Para costear los sueldos de los funcionarios de la Contadura General, as
como los de los ociales y contadores de provincia, se establecio un recargo del 2 por
cien sobre los ingresos locales, cesando el 4 por cien que hasta entonces gravaba a los
arbitrios y que cobraba la Real Hacienda. En 1769 se aumento en 8 mrs. Leg. 3991, Pieza
1
a
corriente, A.H.N.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 79
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ma s fue desoda, y nalmente un dictamen elaborado en 1772 por
dos de los scales del Consejo, Floridablanca y Campomanes,
acababa con las controversias (
62
). En e l no se tena en cuenta lo
regulado desde 1760 por la Secretara de Hacienda. Repart a entre
una y otra dependencia los asuntos a tramitar, protegiendo clara-
mente a las Escriban as y con ellas a la v a judicial (
63
).
A escala local, las ingerencias de las Escribanas provocaron
numerosos problemas. Los intendentes se quejaban de que a veces
reciban dos o rdenes totalmente contrapuestas del Consejo sobre el
mismo asunto (
64
). Incluso denunciaban que muchos municipios, sin
pasar previamente por la intendencia, utilizaban la va de las
Escribanas como medio de burlar las u ltimas o rdenes sobre el
me todo que haban de seguir en la administracio n de sus caudales.
A pesar de las quejas, lo establecido en el dictamen de 1772 fue la
pra ctica que mantuvo el Consejo cuando menos hasta nales de
siglo. De hecho, una Real Orden de 1798, comunicada una vez ma s
a trave s de la Secretara de Hacienda, volv a a poner en vigor lo
regulado por Esquilache sobre las Escriban as en 1763.
No solamente la pugna entre las dos dependencias del Consejo
puso de maniesto la vigencia del conicto entre la va judicial y
la gubernativa . En los an os 1785-86 el enfrentamiento entre la
Secretara de Hacienda y el o rgano sinodial resurga por los mismos
motivos que venan siendo tradicionales desde el reinado de Felipe
V. En este caso muy probablemente fue la extraordinaria contri-
bucio n , que se hab a exigido durante los an os 1780-84, lo que puso
de maniesto la necesidad de reorganizar la administracio n de las
haciendas locales bajo unos principios que agilizasen la toma de
decisiones.
(
62
) Hasta 1771 el Consejo conto con dos scales y en ese an o se creo una nueva
scala. Los otros miembros del Consejo eran el gobernador o presidente, veintido s
ministros que aumentaron a veintisiete en 1766, siete escribanos de Ca mara de Gobierno
y de Justicia, siete relatores y otra serie funcionarios como agentes scales, porteros, etc.
(
63
) Los detalles sobre el reparto de competencias que se hac a en el dictamen
scal y en general sobre el mencionado conicto en C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit.,


pp. 210-213.
(
64
) As lo planteaba, por ejemplo, el intendente de Valencia en un informe del 9
de marzo de 1765 o el de Zaragoza en otro de enero de 1769. Los mencionados escritos
en Leg. 3.989, Letra A, Pieza 3
a
, Consejos, A.H.N.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 80
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Tras un largo debate entre el Consejo y la Secretar a de Ha-
cienda, que tuvo como protagonistas de las mutuas acusaciones de
ambas instituciones a los intendentes, la Real Ce dula e Instruccio n
de 1786, que paso a ser conocida como Adicional a la de 30 de
julio 1760 , recortaba en buena medida el campo de actuacio n del
Consejo (
65
). La nueva norma llevaba la rma del Secretario de
Hacienda, Pedro de Lerena, y mediante ella se ampliaban las
competencias de los intendentes y se dejaba a cargo de los scales,
con total independencia del cuerpo colegiado, la capacidad de
decidir sobre pra cticamente todos los asuntos relacionados con los
fondos locales (
66
).
El tandem Floridablanca-Lerena estaba en realidad llevando a la
pra ctica la va intermedia propuesta por algunos miembros del Con-
sejo en la de cada de 1750. Mediante ella el orden togado continuaba
con sus competencias tradicionales, pero trataba de superar los pro-
blemas de lentitud que conllevaban los o rganos colegiados. Para ello
introduca los principios de ejecutividad dentro de su propia estruc-
tura interna. No obstante, un sector de los jueces segua considerando
demasiado avanzadas estas medidas, y el o rgano colegiado trato de
boicotear la actuacio n de los scales durante los seis an os que se man-
tuvo la Adicional (
67
). Adema s, al igual que hab a sucedido en el
conicto entre la Contadura y las Escribanas, los enfrentamientos en
el seno del Consejo provocaron serias interferencias a escala local,
(
65
) El primer escrito de la Secretara de Hacienda, solicitando al Consejo
justicaciones sobre la morosidad con la que actuaba, esta fechado el 28 de agosto de
1785 y la Adicional fue aprobada el 12 de diciembre de 1786. Mientras que la
Secretara presentaba diversos informes de varios intendentes sobre la lentitud con que
resolva el Consejo, e ste acusaba a los intendentes de los fallos que se le imputaban a e l.
Segu n el o rgano sinodial, los asuntos de las haciendas locales se demoraban porque los
intendentes se ocupaban fundamentalmente de los problemas relacionados con la
Hacienda Real, ya que sus ascensos los conseguan a trave s de esta va. Ma s informacio n
en C. GARCI

A GARCI

A, La crisis..., ob. cit., pp. 213-217.


(
66
) La Adicional no se incluyo en la recopilacio n legislativa de 1803 sobre
propios y arbitrios. Puede consultarse en Libro 1.493, n. 41, Consejos, A.H.N.
(
67
) Nada ma s aprobarse la Adicional , el Consejo formo una comisio n con
varios de sus ministros para que recopilase el material necesario que le permitiese
recuperar sus competencias. Adema s, demoro todo lo que le fue posible la comunicacio n
de la nueva normativa a las autoridades inferiores.
CARMEN GARCI uA GARCI uA 81
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
pues se siguieron comunicando dos o rdenes contrapuestas a algunos
municipios sobre el mismo asunto (
68
).
Finalmente, el cambio ministerial de 28 de febrero de 1792 en
el que Floridablanca era sustituido por su rival el conde de Aranda,
permitio al Consejo recuperar sus competencias, pues el 29 de mayo
de 1792 se anulaba la Adicional de 1786. Si de momento la
balanza se hab a inclinado del lado del Consejo, los enfrentamientos
de e ste con la Secretara de Hacienda no hab an sido denitivamente
zanjados. En 1796 el conicto volva a resurgir y por ene sima vez el
pulso de fuerza entre ambas instituciones se llevo a cabo como
consecuencia de los principios defendidos desde la e poca de Cam-
pillo. As, el Real Decreto de 30 de agosto del mencionado an o
nombraba a un Director general para las haciendas locales y el nuevo
cargo pasaba a asumir las competencias que la Adicional de 1786
haba dado a los scales. El Consejo consiguio anular la nueva
medida, que no llego a ponerse en pra ctica, y en 1803 la Secretara
de Hacienda segua reclamando la necesidad de conseguir una
administracio n ma s ra pida y efectiva (
69
). Dentro del marco del
Antiguo Re gimen au n no se haba puesto punto nal al largo debate,
pues todava en 1818 el Ministerio de Hacienda insista en los
mismos planteamientos (
70
).
Habra que esperar a la tercera de cada del XIX para que se
apliquen denitivamente las reformas propugnadas casi un siglo
antes por Campillo y Ensenada. El R.D. de 4 de abril de 1824,
desarrollado en la Instruccio n de 17 de octubre de 1828, creaba una
(
68
) As sucedio en Valladolid en 1788, con motivo de las obras a realizar tras la
inundacio n provocada por la crecida del Esgueva de febrero del mencionado an o. El
Ayuntamiento consiguio , a trave s de la Contadura General, una orden del scal Antonio
Cano Manuel para que no se invirtiesen fondos municipales en las reparaciones. Con la
diferencia de un mes, otra institucio n local, la Junta de Polica, lograba un comunicado
del Consejo en el que se regulaba justamente lo contrario. La orden del scal llevaba
fecha de 30 de julio y la del Consejo de 5 de septiembre de 1788. Leg. 1.160-61,
Consejos, A.H.N.
(
69
) Carta de Cayetano Soler al Gobernador del Consejo. Leg. 3993-94, Consejos,
A.H.N.
(
70
) El 15 de noviembre de 1818 se haba intentado nombrar a un nuevo Director
General de Propios y Arbitrios con las competencias que se haban sen alado al
designado en 1796. Tampoco el mencionado decreto de 1818 llego a ponerse en
circulacio n. Leg. 2699, Gobernacio n, A.H.N.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 82
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Direccio n General de Propios y Arbitrios, dejando todo lo relacio-
nado con las haciendas locales bajo la o rbita de las instituciones
propias de la Hacienda Central (
71
). De cualquier manera los nes
que persegua la legislacio n aprobada en la De cada Ominosa dife-
ran notoriamente de los defendidos en los an os centrales del siglo
XVIII. En la u ltima fase absolutista lo u nico que interesaba era
conseguir recursos para el decitario Erario Pu blico y de forma
abrumadora los ingresos locales quedaban supeditados a las necesi-
dades de las arcas centrales (
72
).
5. Bien es verdad que esos planteamientos hab an empezado ya
a manifestarse a comienzos de la de cada de 1780 y de forma ma s
clara a partir de 1792. Al igual que vena sucediendo desde el siglo
XVI, fueron las sucesivas crisis be licas en las que se vio involucrada
la Monarqua las que provocaron el establecimiento de nuevos
grava menes sobre los recursos municipales (
73
). No obstante, hasta
esas fechas, y a pesar de los problemas examinados, se consiguieron
en parte los objetivos que se perseguan, pues se destinaron impor-
tantes remanentes a la amortizacio n de censos y al pago de re ditos no
cubiertos de perodos anteriores (
74
). Cierto es que la poltica de-
(
71
) Un planteamiento general sobre esta fase en La crisis..., ob. cit., pp. 300-306.
El caso de Madrid, para todo el reinado de Fernando VII, en M. MARTI

NEZ NEIRA,
Revolucio n y scalidad municipal. La Hacienda de la Villa de Madrid en el reinado de
Fernando VII, Madrid, 1995.
(
72
) A la altura de 1830, entre el 25 y el 35 por cien de los ingresos de arbitrios
pasaba a manos del Estado y las deducciones sobre los propios superaban esos
porcentajes. Ma s informacio n en La crisis..., ob. cit., pp. 332-334.
(
73
) Hasta los inicios de los an os noventa las rentas municipales estaban gravadas
con un 7 por cien. Casi un tercio de la mencionada exaccio n se destinaba cubrir los
sueldos de los empleados de las contaduras provinciales y Contadura General y el resto
se distribua entre los Hospicios de Madrid y San Fernando, Casa de Consejos, Escuela
de Veterinaria, Fa bricas de Alcaraz y en las primas que se repartan a los comerciantes
extranjeros que introduc an trigo en la pen nsula. En 1794 las deducciones subieron a un
17 por cien. El nuevo 10 por cien deb a invertirse en la extincio n de la deuda estatal.
Adema s, en 1796 se jo que una vez hechas las deducciones sen aladas, los municipios
que au n contasen con sobrantes deban invertir la mitad de ellos en la amortizacio n de
vales reales y la otra mitad en el desempen o de los abastos de Madrid. La crisis..., ob. cit.,
pp. 259-262.
(
74
) Entre 1760 y 1785 se eliminaron 226.134.618 rs. de capitales y re ditos
atrasados. Eso no signicaba que se hubiesen conseguido ide nticos excedentes, pues en
CARMEN GARCI uA GARCI uA 83
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fendida en el sistema implantado en 1760 no haba dado los frutos
esperados en muchos municipios, ya que ni se lograron los exce-
dentes previstos en los reglamentos, ni se inicio la liquidacio n de los
de bitos acumulados (
75
). Ahora bien, cuando menos a lo largo de
tres de cadas los fondos urbanos se invirtieron en desembolsos
locales y en la construccio n de obras pu blicas de a mbito provincial
o regional (
76
). La necesidad de recursos extraordinarios durante las
guerras, y de afrontar en los per odos de paz los de bitos que esos
conictos haban provocado, truncaron denitivamente la poltica
de saneamiento. Al mismo tiempo, los crecientes grava menes que se
exigieron sobre los ingresos urbanos dieron lugar a atrasos a escala
local. Tambie n conllevaron una reduccio n de los servicios pu blicos
que cubran los municipios y el recurso a una serie de expedientes
scales nuevos impuestos indirectos, detracciones de institucio-
nes bene cas, ... de muy negativas consecuencias sobre la pobla-
cio n, ma xime si tenemos en cuenta las dicultades agrcolas y
comerciales que hab an surgido a comienzos de la nueva centuria.
As pues, si las deciencias y enfrentamientos institucionales
facilitaron que las oligarquas urbanas mantuviesen su desacertada y
fraudulenta gestio n, la crisis scal de la Monarqua postergo deni-
tivamente los planteamientos de superar los problemas hacend sti-
cos locales.
muchos casos los censualistas consintieron importantes rebajas. Adema s, no en todos los
concejos se inicio la amortizacio n de los de bitos acumulados.
(
75
) Para diversas localidades vallisoletanas ve ase La crisis..., ob. cit., pp. 234-259.
La evolucio n de Madrid durante el reinado de Carlos III en C. DE LA HOZ, Las reformas
de..., art. cit., pp. 100-101. Para Granada ve ase J. MARINA BARBA, Poder municipal y
reforma en Granada durante el siglo XVIII, Granada, 1992, pp. 318-332.
(
76
) La cantidad que se invirtio en esos nes entre 1760 y 1785 ascendio a
65.999.688 rs. Legs. 426-437, S. y SH., A.G.S. y Leg.3.992, Consejos, A.H.N.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 84
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PHILIPPE MINARD
LOEIL ET LA MAIN DE LEuTAT:
LES MISSIONS DES INSPECTEURS
DES MANUFACTURES EN FRANCE AU XVIII
e
SIEvCLE
De 1669 a` 1791, lindustrie textile franc aise a fait lobjet dune
attention constante et dun fort encadrement re glementaire de la
part du pouvoir royal (
1
). Au moment ou` il e dicte la grande ordon-
nance de 1669 destine e a` re glementer la draperie, en effet, Colbert
cre e un nouveau corps dadministration, linspection des manufactu-
res, constitue au de part dune poigne e de commis, qui sest ensuite
pe rennise jusqua` sa suppression en 1791, et dont on rede couvre
aujourdhui le ro le strate gique dans le domaine de la politique
manufacturie` re. On na pas ni de mesurer, dans la longue dure e,
limportance de lhe ritage colbertien (
2
).
Sinscrivant dans un sche ma mercantiliste, la politique de Col-
bert en matie` re dindustrie textile vise a` garantir la qualite des
produits pour conserver les de bouche s conquis a` lexportation. Cest
dans ce but quil instaure une re glementation pre cise des fabricati-
ons et impose un contro le de la qualite des pie` ces de tissu. Les
inspecteurs des manufactures (qui sont des commissaires et non des
ofciers proprie taires de leur charge), ont pour mission premie` re de
sassurer que les normes re glementaires sont respecte es par les
fabricants, que les contro les sont efcaces. Lessentiel se joue dans
les bureaux de marque ou` les e toffes sont examine es et rec oivent une
marque qui vaut certicat de conformite et donc de bonne qualite .
(
1
) Il sagit essentiellement des secteurs drapier et toilier (toiles de lin et chanvre).
La soierie et le coton e chappent au re gime ge ne ral, be ne ciant de divers privile` ges.
(
2
) Voir les appre ciations divergentes de Philippe MINARD, Les mesaventures du
colbertisme. LE

tat et lindustrie au XVIII


e
sie`cle, Paris, Fayard, a` paratre en 1998, et
Alain GUEuRY, Industrie et colbertisme: origine de la forme francaise de la politique
industrielle?, in Histoire, economie et societe, 1989/3, p. 297-312.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Les inspecteurs, qui ne sont qune vingtaine au de part, avant
datteindre leffectif maximal dune grosse soixantaine au XVIII
e
sie` cle, neffectuent pas eux-me mes ces contro les: leur travail consiste
bien pluto t a` sassurer que les 500 ou 600 bureaux sont bien tenus
par les gardes-jure s des communaute s de fabricants ou de mar-
chands qui en sont responsables.
Le contro le seffectue en deux temps. Tout dabord, a` la n du
processus de fabrication: dans les bureaux de visite , les draps et
toiles juge s conformes rec oivent, moyennant un droit dun ou deux
sous, lestampille de conformite . Les e toffes sont ve rie es et mar-
que es une seconde fois, au moment de leur mise en vente, au
bureau de contro le installe dans les halles marchandes des villes.
La ta che incombe, dans le premier cas, aux gardes-jure s de signe s par
les fabricants, et dans le second, aux repre sentants des marchands.
Le plus souvent, ces bureaux sont ouverts une ou deux fois par
semaine, les jours de marche . Ils se tiennent dans un local alloue par
le chevinage ou a` de faut par les jurandes des me tiers textiles. Dans
les re gions ou` la fabrication est totalement disperse e dans les
campagnes, faute de toute organisation corporative parmi les fabri-
cants a` domicile, on a recours, pour la tenue des bureaux de marque,
a` des commis qui sont appointe s sur le produit du droit de mar-
que (
3
).
Les inspecteurs ont donc e te initialement charge s de veiller au
bon fonctionnement de ce dispositif. Mais demble e, le gouverne-
ment leur a assigne dautres missions, de plus large porte e. Il a fait
deux une sorte denque teurs permanents, charge s de de crire le co-
nomie du pays, le tat des manufactures, le volution du commerce, et
de dresser une statistique de la production textile a` partir des
registres des bureaux de marque: le roi veut savoir ou` , comment et
combien lon produit. La troisie` me mission des inspecteurs consiste
a` tenter de promouvoir lessor de la production, en encourageant
lactivite manufacturie` re par tous les moyens possibles, en favorisant
linnovation et la diffusion des nouveaux proce de s.
(
3
) Les pre pose s commis a` la marque sont bien des employe s nomme s par
commission royale, comme les inspecteurs, mais ils nen ont ni les appointements ni les
pre rogatives. Ils exe cutent simplement les fonctions de contro le des e toffes de volues
ailleurs aux gardes-jure s.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 86
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Tre` s vite, ces trois missions apparaissent largement contra-
dictoires, et les inspecteurs e prouvent bien des difculte s a` les
concilier. Lexamen de ces contradictions et de la fac on dont elles
travaillent les repre sentations et les pratiques des inspecteurs, con-
duit a` sinterroger sur la place dun tel dispositif de contro le, sur le
sens dune telle intervention de la puissance royale dans la pro-
duction et le commerce. Chemin faisant, cest la question du col-
bertisme qui se trouve pose : le XVIII
e
sie` cle a-t-il vu sopposer la
force montante dun libe ralisme impe tueux, heurtant de plein fouet
de vieilles conceptions interventionnistes devenues anachroniques?
Analysant la question du point de vue des ne gociants et des ma-
nufacturiers, Jean-Pierre Hirsch a montre quil nen e tait rien, que
les vrais enjeux devaient e tre appre hende s autrement (
4
). Je propose
pour ma part daborder la question par lautre versant, du co te de
lEtat et de ses agents: ont-ils e te les fonctionnaires borne s et
ta tillons que lon a dit, ou bien lappareil administratif a-t-il su
e voluer?
LOBSESSION REuGLEMENTAIRE.
Pour bien comprendre les comportements et manie` res de faire
des agents royaux, il faut saisir les repre sentations de le conomie qui
organisent leur univers mental et guident leur action. Dans les e tats,
rapports, me moires quils re digent pe riodiquement, ils exposent
lide e quils se font de leur mission et livrent par bribes les e le ments
de la doctrine implicite du corps.
Une economie politique de la qualite.
Les manufactures ne se soutiennent que par la bonne fabri-
que. Il faut pour cet effet employer de bonnes matie` res et fabriquer
(
4
) Jean-Pierre HIRSCH, Les deux reves du Commerce. Entreprise et institution dans
la region lilloise, 1780-1860, Paris, Editions de lEHESS, 1992. Voir les comptes-rendus
parus dans The European Journal of the History of Economic Thought, vol. 1; n. 3,
Autumn 1994, p. 625-630, et dans la Revue dHistoire Moderne et Contemporaine, 44-3,
juillet-septembre 1997, p. 537-540.
PHILIPPE MINARD 87
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les e toffes dans les justes proportions qui sont de signe es par
les re glements. Si on sen e carte, on de truit la qualite , et la ma-
nufacture tombe insensiblement (
5
). Cest ainsi que lun de ses
membres re sume les principes doctrinaux qui fondent lide ologie
e conomique de linspection, et organisent ses pratiques. On retrouve
cette ide e inlassablement martele e dans toute sa correspondance:
Si on ne cherche pas a` maintenir la bonne fabrique, les fabricants,
ou peu instruits ou de mauvaise foi, introduiront dans le commerce
des e toffes de mauvaise qualite , rien ne les distinguera les unes
des autres et le consommateur venant a` sen de gou ter, il nest
pas douteux que le tablissement croulera . Et de conclure,
presquinvariablement, qu il ny a que le maintien de la bonne
qualite qui puisse soutenir une manufacture (
6
).
Dans ce credo e conomique, on peut apercevoir tout dabord
lhe ritage des corporations me die vales, faisant de la qualite de la
production un honneur et un ide al, au nom de la dignite du me tier
dune part, et de la protection du consommateur dautre part. Bien
souvent les inspecteurs de noncent les manquements aux re` gles de
fabrication en termes moraux ( fraudes , inde lite s ) et pre ten-
dent de fendre le consommateur nal qui na pas toujours les moyens
destimer la qualite exacte du produit quil ache` te: certaines couleurs
e clatantes peuvent faire impression, et ternir ensuite apre` s trois
lavages; on ne peut pas savoir, en lachetant, si un tissu a e te bien
foule ou non. Il sagit donc dempe cher que le consommateur ne soit
la dupe de lapparence (
7
), des de fauts non visibles a` loeil ou au
toucher, et qua` la premie` re pluie, par exemple, un habit fait dans un
mauvais drap ne se mette a` re tre cir. Les re` glements ont pour
fonction de viter que le consommateur ne soit victime des vices
cache s dun produit.
Plus profonde ment, cet impe ratif de la qualite proce` de dune
pense e e conomique puise e aux sources du mercantilisme qui inspi-
(
5
) Archives Municipales (de sormais AM) Valenciennes HH 2/79, 1er cahier:
Crommelin a` Trudaine, Valenciennes, 28 mars 1765.
(
6
) AM Valenciennes H 2/82, 3e cahier: Crommelin a` labbe Terray, Valencien-
nes, 11 mars 1770.
(
7
) Lexpression est emprunte e a` linspecteur de Sedan, argumentant contre les
fabricants de drap, en 1781 (Archives nationales (de sormais AN) F/12/1358, Delo
Desaunois a` Blondel, Sedan, 10 fe vrier 1781).
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 88
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
rait Colbert. Sous la plume des inspecteurs, viennent alors certaines
formules proches de laphorisme, comme une forme vulgaire du
bullionisme mercantiliste: Lavantage dun e tablissement est de
vendre a` le tranger le plus possible pour faire entrer leur argent dans
le royaume et leur en faire passer au contraire le moins que lon
peut (
8
). Ce chrysohe donisme e le mentaire fonde le primat accorde
au commerce exte rieur sur les e changes inte rieurs. Linspecteur de
Coisy, charge des toileries bretonnes, en donne une version explicite
en 1751: Il est de principe pour lEtat quune fabrique qui trouve
sa consommation directe et unique chez le tranger doit e tre plus
avantageuse a` ce me me Etat, a` cause des retours re els quelle y
procure en or et argent, quune autre qui ne se de bouche que dans
le royaume ; pour lui, les marchandises de la consommation du
royaume (...) ne forment quune espe` ce de troque (sic) dune
province a` lautre, ou` lune fournit ce quelle a produit et lautre
e galement (
9
). Le change inte rieur nest pas cre ateur de richesse.
Les inspecteurs sont les plus fermes partisans de la protection
du marche franc ais, en particulier contre la pe ne tration des
marchandises anglaises: il est certain que la consommation qui se
fait en France des e toffes e trange` res est autant de perdu pour
lindustrie nationale , assure Tricou (
10
). Il en va non seulement de
la puissance du pays, mais aussi de lemploi et de la subsistance des
peuples: le tranger, principalement les Anglais, fabriquent presque
toutes les qualite s de toffes quon trouve a` Amiens, et sils prenaient
pied sur nous, dans lesprit du consommateur, le discre dit de cette
manufacture entrainerait les plus grands maux dans cette province;
il y a plus de 40 000 personnes soit dans la ville soit dans les environs
qui y sont occupe s et y gagnent leur vie (
11
). Tout se tient: prote ger
les fabriques franc aises; employer sur place toutes les matie` res
premie` res disponibles; procurer emploi a` tous les bras et subsistance
(
8
) AM Valenciennes HH 2/82, 1er cahier: Crommelin a` Montaran, Valencien-
nes, 29 septembre 1766 (cf. e galement Archives De partementales (AD) Nord C 8205).
(
9
) AD Ille-et-Vilaine C 3929: Me moire concernant la fabrique des toiles Cre es
qui se fabriquent dans la Basse-Bretagne , et Me moire concernant la fabrique et le
commerce des toiles appele es Bretagnes qui se fabriquent en Bretagne , de Coisy, 1751.
(
10
) AN F/12/650/VIII: Tableau de situation des manufactures des Trois-
Eve che s , Tricou, Sedan, 1 juin 1785.
(
11
) AN F/12/674: Imbert de Saint-Paul, Amiens, 7 juillet 1761.
PHILIPPE MINARD 89
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
a` toutes les bouches. Ladministration du Commerce vit dans la
hantise de la concurrence e trange` re, que ce soit sur le marche
inte rieur, par des importations a` plus bas prix que leur e quivalent
franc ais, ou sur les marche s dexportation espagnols, ame ricains et
levantins. On retrouve du reste les me mes pre occupations dans les
e crits des Fermiers Ge ne raux (
12
).
A partir de cet he ritage mercantiliste, linspection a ba ti toute
une repre sentation des me canismes e conomiques et de la socie te des
hommes, aboutissant a` le gitimer son action au nom du bien
public . Le principe fondateur, on la vu, est limpe ratif de la
qualite des produits: il est tre` s important pour le maintien du
commerce de nenvoyer point les marchandises, surtout pour le -
tranger, quon ne soit assure de la bonne qualite de le toffe (
13
). A
partir de la` se de veloppe une ve ritable e conomie politique de la
qualite .
Premier axiome: on ne peut vendre que de bonnes marchandi-
ses, la qualite fait le de bouche . Seule celle-ci permet de lemporter
sur un concurrent. Un marche se ferme-t-il, un de bouche est-il
perdu? Les inspecteurs fournissent toujours la me me explication:
le commerce nest diminue que parce que les fabricants se sont
trop rela che s et ont alte re la qualite (
14
). On peut tromper son
monde pendant un moment, mais le client nit toujours par
sapercevoir que la marchandise livre e na pas la qualite annonce e: il
se de gou te , et le marche est perdu. Selon de Coisy, les inde -
lite s commises par les producteurs des toiles Cre es bretonnes,
avant le re` glement de 1736, ont bien failli causer leur perte (
15
). De
(
12
) Philippe SAVOIE, Pratiques et mentalites administratives sous lAncien Regime:
les tournees des Fermiers Generaux, Paris, the` se de lEHESS, sous la direction de Daniel
Roche, novembre 1982, p. 164-70.
(
13
) AN F/12/654: Carget, Bayonne, 7 aou t 1779.
(
14
) AN F/12/651/III/6: Montaut, Dourdan, 18 de cembre 1778.
(
15
) AD Ille-et-Vilaine C 3929: Me moire concernant la fabrique des toiles Cre es
qui se fabriquent dans la Basse-Bretagne , de Coisy, septembre 1751. Le fabricants et
marchands bretons cachaient dans les plis de leurs toiles les malfac ons; seules les
extre mite s avaient la qualite annonce e. Ils cachaient encore la qualite infe rieure au
moyen dun appre t provisoire a` lamidon, qui leur donnait un moment meilleure
apparence. Ils trichaient sur les longueurs des pie` ces: la description de toutes ces
inde lite s occupe plusieurs pages du rapport de linspecteur, et veut justier son
plaidoyer en faveur du re` glement de 1736.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 90
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
me me Dubet sinquie` te-t-il, en 1778, de la perte probable du marche
nord-ame ricain pour les draperies languedociennes: A linstant de
la paix, les insurgents fuiront les manufactures franc aises dont ils
auront reconnu la mauvaise fabrication et la mauvaise foi. Car on
leur a vendu tre` s cher de tre` s mauvaises choses, que le besoin seul
leur a fait accepter. Les fabricants ont gagne , les commissionnaires
ont fait une fortune rapide, les acheteurs sont dupes, et lEtat a fait
une faute peut-e tre irre parable (
16
).
Encore convient-il dexpliquer cette attitude, apparemment sui-
cidaire, des fabricants de loyaux et des marchands fripons .
Cest le second axiome de base: ces gens ont la vue courte, ils
naperc oivent que leur inte re t a` court terme, ils rafnent de
tromperie sur tout ce qui leur est avantageux, aux de pens de la
bonte des e toffes, et nenvisagent quun prot momentane , sans
sembarrasser que deviendra leur fabrique (
17
). Par un comporte-
ment irresponsable, ils hypothe` quent leur de bouche futur. Cher-
chant a` senrichir au plus vite, ils trompent lacheteur, ils trichent sur
les e tiquettes, vendent le mauvais pour du bon. Huet de Vaudour
na pas de mots assez durs pour stigmatiser la cupidite et la
friponnerie de tels irresponsables, guide s uniquement par leurs
vues dinte re t personnel, qui ne suivent que leur penchant a` gagner
le plus quils peuvent et ne sinquie` tent gue` re que les fabriques
prospe` rent ou tombent, pourvu quils aient le temps dy faire
fortune ou damasser du bien pour se reposer et se retirer du
commerce (
18
). Cest la` une antienne cent fois reprise, manifestant
une vision assez pessimiste de lhomme en ge ne ral, et de
lentrepreneur en particulier. On voit ressurgir la vieille condamna-
tion thomiste du ne goce et du ne gociant, dans la description dun
univers ou` chacun espe` re tromper lautre, ou` le gosme est universel.
Le ne gociant peut e tre trompe par le fabricant, et vouloir aussi
duper le de taillant, dans une chaine sans n. De fait, les conditions
(
16
) AN F/12/1235: Dubet, Nmes, 21 de cembre 1778.
(
17
) AN F/12/654: Carget, Bayonne, 1 mai 1778. Il ajoute: Ils se gabergent
dune manie` re inde cente de largent quils ont extorque . Dans un autre rapport, il
stigmatise limpe ritie des fabricants dOloron: ils ne peuvent en ge ne ral re sister a`
lattrait dun prot momentane au risque de de cre diter la fabrique (AN F/12/659/A/1,
26 fe vrier 1780).
(
18
) AN F/12/1235: Huet de Vaudour a` Tolozan, Toulouse, 23 de cembre 1778.
PHILIPPE MINARD 91
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concre` tes de la commercialisation des e toffes offrent de multiples
occasions: dans le commerce a` longue distance, les commandes se
font sur e chantillons, et lon peut ne pre senter que les plus beaux;
dautre part, le ne gociant na jamais le temps de ve rier pre cise ment
le contenu de tous les ballots qui passent par ses magasins; enn, la
multiplicite des interme diaires tend a` de responsabiliser chaque mail-
lon de la chane commerciale. Mais au bout du compte, cest
toujours a` la re gion ou au pays producteur quon imputera la
responsabilite de la mauvaise qualite ou de la tromperie (
19
). La
cupidite particulie` re de chacun menace donc le cre dit de tous.
La puissance publique est alors fonde e a` intervenir, pour pre -
server lavenir, et faire pre valoir linte re t ge ne ral contre des prati-
ques destructrices du commerce . Telle est la troisie` me certitude
qui fonde laction des inspecteurs: la loi doit mettre un frein au
de chanement aveugle des inte re ts particuliers. Crommelin
lexprime de fac on tranche e (
20
): le fabricant demande toujours a`
e tre surveille , puisque par inte re t, il emploiera le moins de
matie` re quil pourra et fera par conse quent de mauvaises marchan-
dises . Toute la le gitimite de la re` glementation colbertienne de coule
de cette conviction pessimiste, qui engage une the orie de lEtat, de
son ro le de garant du bien public, dans une socie te livre e au jeu des
inte re ts particuliers. La doctrine des inspecteurs rele` ve ici autant de
la philosophie morale que de le conomie politique. Elle rejoint les
repre sentations holistes de lorganisation sociale, auxquelles elle
emprunte pour sopposer a` la philosophie de lindividualisme libe -
ral:
Il importe, e crit Delo, que le commerce soit gouverne pour se
maintenir dans tout son e clat. Les restrictions quune sage politique y
apporte ne sauraient e tre conside re es comme une ge ne. La liberte quil
convient de lui accorder doit consister uniquement dans la faculte de faire ce
(
19
) Le ne gociant espagnol, constate de Coisy a` propos des courtiges (fraudes
sur la longueur) qui ont failli discre diter les toiles cre es en Ame rique, e tait bien instruit
de cette soustraction daunage, mais le de tailleur e tranger e tait le seul a` en souffrir. Aussi
crie-t-il avec raison contre le Franc ais (AD Ille-et-Vilaine C 3929)
(
20
) AD Nord C 9261, cf. Philippe GUIGNET, Mines, manufactures et ouvriers du
Valenciennois au XVIII
e
sie`cle, New-York, Arno Press, 1977, p. 102, qui voit en
Crommelin le plus augustinien des inspecteurs.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 92
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qui est a` lavantage de la socie te . Le surplus serait de re` glement, et ne tendrait
qua` rendre le bien ge ne ral la victime de linte re t particulier (
21
).
Cette conviction est maintes fois re pe te e: un inte re t particulier
ne peut e tre mis en balance avec le bien ge ne ral (
22
). On est ici a`
rebours de Mandeville, pour qui les vices prive s concourrent au
bonheur public. Il ne sagit pas de nier le ro le de linte re t, mais de
reconnatre que linte re t ge ne ral, que doit faire valoir le gouverne-
ment, ne se re duit pas a` la somme des inte re ts particuliers. La loi est
la` pour mettre un frein a` ces derniers lorsquils menacent lavantage
public (
23
). Il faut une main adroite, e crit de Coisy, prudente et
sage qui connaisse le ge nie du peuple de tel ou tel canton, qui les
instruise, les menace, les punisse (...) (
24
). La Bretagne manufactu-
rie` re de linspecteur nest pas le rucher de la fable. Ici, nulle
harmonie naturelle des passions et des inte re ts. Les inspecteurs
de veloppent une pense e de le conomie qui ne fait pas conance a` la
main invisible, au pur jeu du marche et des inte re ts abandonne s a`
eux-me mes: ils rejettent Mandeville et a` lavance son he ritier
Smith.
La question est alors pose e du statut de la concurrence dans la
pense e e conomique des inspecteurs. A rebours de toute e mulation,
la rivalite commerciale est souvent conside re e comme un facteur
re gressif, tirant la qualite de la production vers le bas. Huet de
Vaudour, dans un de ces rapports-euves dont il est coutumier,
expose ce point de vue avec force arguments (
25
). Pour lui, la
(
21
) AN F/12/1358: Delo Desaunois, Sedan, 1 avril 1785. Lintendant de Sois-
sons, en 1778, re sume de fac on e loquente cette conception holiste de la socie te : la
fortune de lindividu qui fabrique e tant une partie de la fortune ge ne rale, il doit
lemployer au gre et a` lavantage de la socie te (AN F/12/676/A, Le Peletier de
Mortefontaine a` Montaran ls, Soissons, 14 juillet 1778).
(
22
) AN F/12/651/III/5: Crommelin, me moire sur le Hainaut, s.d.
(
23
) Lintendant de Soissons, cite dans les notes pre ce dentes, poursuit ainsi: Si
lon doit regarder comme constant que linte re t est le principal mobile des actions
humaines, il sensuit que quiconque forme des entreprises de commerce ne le fait quen
vue de gagner; mais comme il ny a quun pas, de linte re t a` la cupidite , il faut donc des
bornes a` lun pour pre venir les abus de lautre (AN F/12/676/A, 1778).
(
24
) AD Ille-et-Vilaine C 3929: Me moire concernant la fabrique et le commerce
des toiles appele es Bretagnes qui se fabriquent en Bretagne , de Coisy, 1751.
(
25
) AN F/12/1235: Huet de Vaudour a` Tolozan, Toulouse, 23 de cembre 1778.
PHILIPPE MINARD 93
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concurrence et linte re t bien compris veulent quon produise au
moindre cou t et quon vende au meilleur prix: chaque acteur
cherche a` maximiser son prot. Re sultat: on y perd la qualite du
produit. Le fabricant, en effet, pour sattirer la pre fe rence du
marchand sans re duire son be ne ce, emploie des matie` res premie` res
infe rieures, ou e conomise le l. De` s lors, il peut vendre moins cher
que les bons fabricants, qui travaillent bien, employant de bonnes
et belles matie` res . Tre` s vite, ces derniers sont contraints, volens
nolens, de saligner. La mauvaise marchandise chasse la bonne, par
un processus irre pressible de contagion.
Ainsi la concurrence et rivalite re ciproque entre les fabri-
cants, tout dabord, puis entre les marchands, ne peut qualimenter
ce que linspecteur appelle la progression descendante de nos
manufactures , tendant insensiblement a` de cruelles re volu-
tions : le discre dit, la chute, la ruine et lane antissement nal.
Comment contrecarrer cette spirale ne faste qui menace demporter
toutes les fabriques, sinon en imposant le respect universel de re` gles
uniformes? Que la me me loi sexe cute partout . Huet retrouve la
conviction exprime e soixante ans plus to t par son colle` gue du Berry:
pour e tre effective, lapplication des re` glements doit e tre ge ne rale,
an quil ny ait de diffe rences entre les manufactures que le degre
de perfection (
26
). La concurrence entre les fabricants doit
sexercer sur les cou ts de production en fonction de leur seule
habilete , a` partir de normes de qualite e gales pour tous.
De cette fac on, la loyaute dans les e changes se trouvera
assure e, la re` gle commune contiendra la concurrence et la soif de
gagner dans de justes bornes, empe chant les vues dinte re ts per-
sonnels de chacun de nuire a` linte re t collectif de la nation, mais
aussi des marchands et fabricants eux-me mes. Point de commerce
durable, en effet, sans re` gle pour tempe rer les e gosmes, sans loi
pour re duire la crainte de tre trompe . La doctrine de linspection
proclame avec force que la conance est la base du commer-
ce (
27
): celui-ci seffondre si celle-la` est trahie. Une formule re sume
bien cette pense e de le conomie qui ne croit pas a` lajustement
(
26
) AN F/12/673: Pasquier a` Desmarets, Bourges, 26 mai 1716.
(
27
) AN F/12/654/4: Re exions des inspecteurs soussigne s des manufactures
sur le re gime actuel des fabriques franc aises , s.d. (circa 1783).
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 94
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spontane des inte re ts particuliers par leffet magique dune main
invisible: Il y a des re` gles que lart prescrit, les e changes ont des
principes . On ne peut donc pas faire nimporte quoi en matie` re de
commerce. Et les inspecteurs de citer Montesquieu: ce qui ge ne le
commerc ant ne ge ne pas pour cela le commerce (
28
). Re` glements
et inspecteurs ont pour fonction de soutenir la conance re ciproque
des acteurs e conomiques: Si le commerce veut e tre libre, le
commerc ant et le fabricant veulent e tre surveille s (
29
). Il ne sagit
en aucune fac on dentraver lindustrie de chacun. Tout au contraire,
les inspecteurs protestent re gulie` rement contre les douanes inte rieu-
res, les barrie` res scales de tous ordres qui ge nent le commerce (
30
),
et les ine galite s scales qui faussent la concurrence (
31
).
La police des manufactures vise au contraire a` e tablir des
conditions de concurrence identiques partout, un jeu e gal pour tous.
Ce qui suppose, dune part, lassurance dune concurrence mini-
mum, contre toute situation de monopole commercial, et dautre
part, que soient dissoutes toutes les coalitions, ligues et cabales qui
cre eraient, par le me me de faut de concurrence , des situations
de se quilibre es (
32
): il sagit de maintenir le galite , ou si lon veut,
(
28
) AN F/12/654/11: Extrait des me moires et avis envoye s en re ponse (a`
lenque te Necker de 1778 sur le syste` me interme diaire); MONTESQUIEU, Esprit des lois,
XX, 12. On retrouve la me me justication de laction re glementaire chez Forbonnais, qui
fait e cho a` Montesquieu: La bonne foi dune nation est e videmment inte resse e a` ce que
lacheteur soit a` labri des surprises que loeil ne peut de couvrir; cette su rete facilite les
consommations. Cest pourquoi lon ne saurait veiller avec trop dexactitude et de
rigueur a` ce que les plombs et les marques ne de signent rien que ce qui existe
re ellement (Franc ois VEuRON DE FORBONNAIS, Elements du commerce, Leyde/Paris, chez
Briasson, 1754, I, Manufactures, p. 259).
(
29
) AN F/12/654/4: Re exions des inspecteurs soussigne s des manufactures
sur le re gime actuel des fabriques franc aises , s.d. (circa 1783).
(
30
) Cest une charge, et toute charge est odieuse , e crit Crommelin (AM
Valenciennes H 2/79, 1
er
cahier: lettre a` Trudaine, Valenciennes, 14 juillet 1764). De
me me les inspecteurs du Languedoc sinsurgent-ils contre certains agissements des
Fermiers Ge ne raux a` la foire de Beaucaire (AN F/12/1230, Leblanc et Lansel, 1
er
septembre 1783).
(
31
) Tricou, a` Sedan, analyse longuement les scalite s re gionales compare es du
Languedoc et des Trois-Eve che s, pour montrer combien cette dernie` re province se
trouve pe nalise e: dans ses conditions, la concurrence nest pas e gale entre les fabriques
(AN F/12/650/VIII, 1
er
juin 1785).
(
32
) Carget, par exemple, entend de truire la ligue dun groupe de fabricants
PHILIPPE MINARD 95
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le quilibre entre le vendeur et lacheteur (
33
). Encore une fois, le
marche ne peut e tre abandonne a` ses seules forces aveugles et
de se quilibrantes.
Le souci dun certain e quilibre social fournit un ultime argu-
ment. Les inspecteurs craignent les effets destructeurs dune trop
grande disproportion dans la re partition de la richesse dans lunivers
du ne goce: linte re t de lEtat est que les richesses et les be ne ces
du commerce soient divise s entre ses sujets le plus quil est possi-
ble , e crit Delo Desaunois, qui sinquie` te, a` Sedan, du fosse qui se
creuse entre quelques tre` s gros entrepreneurs privile gie s, et le reste
des nombreux petits manufacturiers (
34
).
Cette e conomie politique de la qualite , qui justie
lencadrement institutionnel du marche par toutes les raisons que
lon a dites, a ainsi ba ti sur le socle du mercantilisme une conception
particulie` re de la notion de concurrence e quilibre e. Mais la doctrine
re glementaire se heurte a` une importante difculte : En rejetant dans
la cate gorie de la fraude et des de fectuosite s les textiles de
qualite infe rieure aux normes de fabrication le gales, en les frappant
en quelque sorte dindignite commerciale, elle parat incapable
denvisager la commercialisation durable des marchandises de bas
de gamme ou e chappant aux spe cications le gales. Emporte par son
re quisitoire contre la mauvaise fabrication , Huet de Vaudour en
vient par exemple a` de fendre la qualite pour la qualite , oubliant
totalement son argument initial: le de gou t ine luctable, a` terme, du
consommateur sapercevant quon la trompe . Il stigmatise
laveuglement des gens de la campagne, les artisans, le bas peuple,
qui ne regardent que le meilleur marche sans faire attention a` la
supe riorite dune e toffe de me me espe` ce sur une autre . Autrement
dOloron, qui fausse la concurrence et tente de dicter sa loi a` toute la fabrique:
lassemble e des fabricants doit de cider en toute liberte , des re` gles communes doivent
simposer a` tous; les fabricants ne pourront former aucun parti secret, les uns contre
les autres, chacun sera informe de tout et aura la liberte douvrir son sentiment sur les
affaires qui seront mises en de libe ration (AN F/12/654: Observations sur la conduite
de plusieurs fabricants dOloron qui inue conside rablement aux abus dont vient de tre
parle et cause des troubles a` la fabrique , Carget, Bayonne, me moire de 1778).
(
33
) AD He rault C 2570: Leblanc, Montpellier, juillet 1780.
(
34
) AD Ardennes HH 11: Delo Desaunois au Contro leur ge ne ral et aux inten-
dants du Commerce, Sedan, 15 mars 1774.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 96
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dit, la qualite devient pour lui une valeur en soi, une manie` re de
dogme (
35
).
Cest que les inspecteurs sont habitue s a` raisonner sur la pro-
duction et la vente de produits norme s, au de bouche assure a` travers
des circuits commerciaux e prouve s: toileries pour lEspagne et
lAme rique, draperies exporte es au Levant, etc. Ils ne sinte ressent
gue` re aux e toffes grossie` res destine es a` la seule consommation
locale, quil sagisse de commandes directes au fabricant, ou plus
encore dauto-consommation paysanne. Seule compte pour eux la
production commercialise e qui irrigue des circuits marchands
dampleur interre gionale ou internationale. Dans tous les cas, il
sagit de marchandises aux spe cications xe es et reconnues de
longtemps, pour lesquelles la concurrence joue sur les prix, e tant
assez peu ine lastiques quant a` la qualite (
36
). Mais que de mauvaises
e toffes puissent se vendre parat une e trange incongruite , relevant de
comportements obscurs et anti-e conomiques. Taillarda de Vaucel-
les, a` Orle ans, ne comprend pas que les fabricants emploient des
rebuts et des ordures, et ne visent pas a` une fabrication supe rieure ,
quand la re gion produit tant de belles laines. Dautant qua` ses yeux,
la mauvaise e toffe est encore vendue trop che` re pour ce quelle
est (
37
). Mais il faut parfois se rendre a` le vidence: les toiles du
Lavedan, constate linspecteur de Bayonne, sont de beaucoup
infe rieures a` celles qui se fabriquent en Be arn, ne anmoins le bas prix
fait quil sen consomme conside rablement (
38
). Carget met ici le
(
35
) AN F/12/1235: Huet de Vaudour a` Tolozan, Toulouse, 23 de cembre 1778.
Me me sentiment de ga chis chez Crommelin: Les meilleurs fabricants accoutume s a`
fabriquer des toiles nes et bien frappe es se trouvent a` pre sent a` se ga ter la main en ne
faisant que des toiles grosses et de bas prix qui ne leur laissent point de be ne ce (AD
Nord C1258 supple ment, mai 1765).
(
36
) Constatant que les toiles de Sile sie tendent a` lemporter sur les blancards de
Normandie, Goy e crit: a` e gale qualite , elles sont meilleur marche (AN
F/12/650/XIV: Me moire sur les bureaux de toilerie e tablis dans la ville et ge ne ralite de
Rouen... , Rouen, 12 novembre 1782). Inversement, linspecteur de Castres assure que
les draperies languedociennes pourront percer en Ame rique du Nord: Nous pouvons
procurer du plus beau, du meilleur, et a` plus bas prix que ce que les Anglais
fournissent (AN F/12/1235: de la Genie` re, Castres, 21 de cembre 1778).
(
37
) AN F/12/651/I/4: Taillarda de Vaucelles, Orle ans, 24 avril 1779. Un
mauvais fabricant vend sa marchandise bien plus cher a` proportion que la bonne .
(
38
) AN F/12/654: Carget, Bayonne, 24 avril 1779.
PHILIPPE MINARD 97
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
doigt sur une notion qui e chappe a` lide ologie e conomique du corps:
le rapport qualite -prix na gue` re sa place dans une doctrine re gle-
mentaire fonde e sur limpe ratif de la qualite .
Cest aussi que le conomie des inspecteurs est une e conomie de
loffre: la demande et les faits de consommation ny tiennent quune
place seconde. Les releve s semestriels e tablis par les inspecteurs
re ve` lent un regard centre sur les conditions de la production. Du
reste, il sagit bien de tats de fabrication; le de bouche ou la consom-
mation napparaissent que dans une ultime colonne, a` lextre mite
droite des tableaux, souvent sous la rubrique observations . Ces
tableaux, dune fac on ge ne rale, visent a` rendre compte des uctua-
tions semestrielles, en indiquant le fort et le faible de la fabri-
cation, ses variations, du semestre conside re par rapport au me me
semestre de lanne e pre ce dente. Loeil colle au mouvement conjon-
cturel, le regard de linspecteur est myope. Il ne prend en compte
que le temps court dans les variations de lallocation des facteurs de
production. En premier lieu, le volume disponible et le cou t des
matie` res premie` res: la rarete des ls , ou la cherte des laines
sont des maux re currents. En second lieu, la main-doeuvre: quand
on manque de bras , le cou t du travail augmente et re duit la
compe titivite de la production (
39
).
Les facteurs proprement commerciaux sont moins facilement
appre hende s. Le me canisme de la crise dAncien Re gime et la
sous-consommation de produits manufacture s induite par la hausse
du prix des ble s, ne sont bien su r pas ignore s des inspecteurs. Les
grands facteurs qui pe` sent sur les exportations sont e galement
familiers aux inspecteurs, qui e voquent les guerres, la politique
douanie` re, la concurrence et les prohibitions e trange` res, pour ex-
pliquer les uctuations des de bouche s exte rieurs. Mais dans toutes
leurs analyses de la conjoncture, les inspecteurs pre supposent
toujours du de bouche quautorise ne cessairement, a` leurs yeux, la
qualite de la production franc aise: Les variations de ce commerce
me font espe rer quil reprendra de lui-me me son e quilibre par tout
le courant de lanne e , e crit linspecteur des draps du Levant a`
(
39
) Le plus grand obstacle au progre` s de lindustrie dans cette province vient
de la cherte de la main-doeuvre , e crit Latapie (AN F/12/676/B, Bordeaux, 29
de cembre 1779).
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 98
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Marseille. En somme, par-dela` les variations conjoncturelles, il y
aurait comme un point de quilibre permanent du marche , auquel on
reviendrait toujours, par un mouvement de balancier. Faute dautres
outils analytiques, les administrateurs envisagent les me canismes
commerciaux, et notamment la formation du prix, a` travers le
concept, purement empirique ici, de quilibre: Il faut une juste
proportion entre la quantite de draps qui se fabriquent, et la
consommation qui peut sen faire, pour que cette branche de
commerce se soutienne (
40
). Lapproche des marche s et du com-
merce reste donc assez fruste.
Au total, toute la police des manufactures est fonde e sur cet
article de foi: il faut tenir bon la barre des re` glements, qui doivent
e tre uniforme ment applique s. Le succe` s de lindustrie nationale est
a` ce prix.
La repression des fraudes.
De` s lors, laction des inspecteurs se de veloppe dans plusieurs
directions. La re pression des fraudes , tout dabord. Lobjectif
na pas varie depuis Colbert: Contenir louvrier, maintenir le bon
ordre que demande le bien du commerce (
41
). Mais la ta che est
immense; comment une cinquantaine dinspecteurs peuvent-ils sur-
veiller 5 a` 600 bureaux (
42
) et contro ler un pays si e tendu, ou` lon le
et tisse dans les villages les plus recule s? En 1728, les deux in-
specteurs des toiles de Rouen indiquent combien est limite le rayon
de la zone quils contro lent. Leurs pre rogatives ne nexercent gue` re
au-dela` des faubourgs. Impossible pour eux daller inspecter les
villages environnants a` moins que dy exposer sa vie . Ils gardent
en effet le souvenir cuisant dune visite qui a failli mal tourner, dans
(
40
) AD Bouches-du-Rho ne C 4640: Lintendant a` Jean-Alexandre Artaud, Aix,
12 juillet 1766.
(
41
) AN F/12/739: Godinot a` Trudaine, Rouen, 12 mai 1755. Il faut que des
connaisseurs mettent un frein a` lavidite des fabricants , e crivait de la Genie` re (AN
F/12/1382, Clermont-Lode` ve, 19 janvier 1731).
(
42
) Il sagit dune estimation, en labsence dune liste exhaustive. Dans les anne es
1780, leur nombre est re duit a` 440. Voir la carte publie e dans G. BEuAUR, PH. MINARD,
Atlas de la Revolution francaise, volume 10: Economie, Paris, Editions de lEHESS, 1997,
p. 73.
PHILIPPE MINARD 99
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
un village situe a` seulement trois quarts de lieue de la ville: On
nous y t une rebellion (...) et si nous ne nous e tions pas retire s, ils
nous auraient maltraite s, et peut-e tre tue s, puisquils se taient assem-
ble s en tre` s grand nombre pour nous insulter et nous empe cher
denlever plusieurs pie` ces de marchandises que nous avions saisies .
Dans ces conditions, aller inspecter des fabriques e loigne es de dix
ou quinze lieues de Rouen para t trop dangereux, ny ayant dans
ces lieux ni jurande ni matrise, et par conse quent point de gardes
jure s pour nous indiquer et accompagner dans les maisons des
fabricants qui sont tous laboureurs (
43
).
Dans la premie` re moitie du sie` cle, les efforts se sont donc porte s
sur le renforcement des jurandes, conside re s comme un relais
institutionnel indispensable. Il faut de signer des responsables, sur
lesquels on fera plus facilement pression, sans cela les tourne es
dinspection seront inefcaces: avertis de larrive e des inspecteurs,
les fabricants dissimulent a` loisir leurs fraudes (
44
). Avec un inter-
locuteur institutionnel responsable sur place, et contraint de faire
appliquer la police des manufactures, celle-ci sera plus efcace.
Ladministration du Commerce compte aussi sur la dualite des
bureaux de marque et linte re t bien compris des gardes-jure s mar-
chands, qui tiennent les bureaux de contro le et peuvent arre ter les
pie` ces que les fabricants laissent passer au bureau de visite: Les
marchands deviendraient ne cessairement les surveillants des fabri-
cants (
45
).
Le syste` me nest toutefois pas sans de fauts. Sil est effective-
ment des gardes-jure s qui soient anime s de lesprit du devoir et du
bon ordre pour ne pas sen e carter dans leurs visites des toiles,
(
43
) AN F/12/674: Cle ment et Le Che ron, Rouen, 18 avril 1728. Ils sugge` rent
e galement quune brigade de mare chausse e les accompagne en renfort, pour plus de
su rete .
(
44
) Les visites, expliquent les deux inspecteurs rouennais, ne serviraient pas de
grandes choses puisque nous ne pourrions au plus prendre que le premier ouvrier, chez
lequel nous tomberions; les autres, informe s de notre marche, ne manqueraient pas de
de monter leurs me tiers, et den o ter les marchandises qui ne seraient pas conformes aux
re` glements, et ne les remonteraient que quand nous serions partis, ce qui se communi-
querait bien vite de village en village (AN F/12/674, Rouen, 18 avril 1728).
(
45
) AN F/12/731: Me moire pour re duire a` un seul les huit inspecteurs e tablis
en Languedoc , rapport de 1744-45 sur la re organisation des services de linspection.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 100
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
assure un inspecteur de Rouen, combien en est-il dont le travail
exige de tre surveille , et combien de fois lirre gularite de leurs visites,
leur esprit dinde pendance, et le ton quils ont voulu prendre
nont-ils pas occasionne de contestations? . Leurs relations avec les
inspecteurs save` rent souvent orageuses, ceux-ci accusant ceux-la` de
partialite dans lexercice de leur charge. La position de garde-jure
permet parfois de pe naliser un concurrent, en rebutant syste mati-
quement ses pie` ces, ou au contraire, de favoriser un allie , a` charge de
revanche, puisque la fonction est exerce e a` tour de ro le. Telle est
nalement la faiblesse intrinse` que dun syste` me fonde sur lauto-
discipline des acteurs: inspecter, pour refuser, saisir, ou admettre,
ce quon ache` te (ou fabrique) soi-me me ne donne-t-il pas lieu de
craindre la partialite ? (
46
). En fait, cest plus souvent la comp-
laisance qui domine: ne pas risquer de repre sailles. Il peut ainsi
se tablir un consensus pour la fraude collective, solution de facili-
te (
47
). Attitude dautant plus re pandue que la fonction nest pas
re mune re e (
48
): cest autant de temps perdu pour son propre travail.
Les fabricants comme les marchands rena clent donc devant la ta che,
et inclinent a` tout laisser passer sans rien inspecter. Certains font
me me de fection, les uns pour cause de sante , mauvaise ou de licate,
les autres par leurs affaires particulie` res (
49
). Or, il importe que les
ope rations de marque soient rapidement mene es, pour ne pas
immobiliser la marchandise ni retarder la vente trop longtemps. Les
inspecteurs doivent donc jouer les gendarmes.
Apre` s 1750, ils ne nourrissent plus gue` re dillusions a` cet e gard:
Partout re` gne un esprit dinsubordination et doubli des re` g-
(
46
) AD Dro me C 8: Goy, inspecteur du Dauphine , Romans, 3 septembre 1790.
Cette ambiguite na pas cesse depuis 1669.
(
47
) Cest ce que de nonc ait de ja` en 1720 linspecteur de Bourges: Les gardes-
marchands et jure s-drapiers, ordinairement, passent tout a` la le ge` re, ne voulant point
sattirer linimitie de leurs confre` res, qui pourraient les chagriner a` leur tour (AN
F/12/673, Pasquier, Bourges, 6 juillet 1720).
(
48
) Sinon par une part du produit des amendes et conscations. Le produit du
droit de marque, quant a` lui, sert a` couvrir les frais de bureau et, bien souvent, les
appointements de linspecteur.
(
49
) AN F/12/655/A/VII: rapport de Godinot sur les toileries de Rouen, 1 juillet
1779.
PHILIPPE MINARD 101
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
les (
50
). A Nmes, les marchands-fabricants sont dun caracte` re
haut et er, on peut ajouter quils sont re publicains, ne donnant
point leur conance a` demi a` celui qui a su la me riter, mais
me prisant celui a` qui ils ne veulent pas laccorder , et linspecteur,
manifestement, est de ces derniers; quant aux ouvriers, ce sont
pour la plupart des gens qui nont de lhomme que ce quon ne peut
pas lui refuser : Lansel ne voit pas comment venir a` bout de ces
sauvages, de cide ment incontro lables, jurandes ou pas (
51
). Dompter
les fabricants indociles para t alors un travail de Sisyphe: un in-
specteur a-t-il quelque peu re ussi a` e tablir son autorite ? Tout est a`
recommencer quand il est mute ailleurs, et que son successeur doit
la reconque rir entie` rement. Je maperc ois que jaurai ici beaucoup
de mal, que je trouverai de la re sistance et de lopinia trete ; le ge nie
y est rempli de vivacite et de pre vention , constate Imbert en
arrivant a` Amiens (
52
).
Dans certaines re gions, ou` la fabrication est totalement
disperse e dans les campagnes, la difculte est bien plus grande
encore: les pre pose s commis pour tenir les bureaux, qui sont paye s
400 ou 500 livres par an sur le produit du droit de marque, ne sont
gue` re plus ables, et le risque de concussion ou de corruption tout
aussi grand. Ainsi en Bretagne, les inspecteurs de Coisy et Guillotou
ont souvent constate , dans les anne es 1760 et 1770, que la compta-
bilite des bureaux de Quintin, Uzel et Loudeac ne correspond pas
aux e tats dexportation des toiles bretagnes que livrent les visites
dans les ports: il y a tout lieu de craindre que la marque nait gue` re
e te appose e se rieusement dans ces bureaux (
53
).
Gardes-jure s, ou pre pose s commis a` la marque: dans tous les
cas, la vigilance simpose, pour combattre la ne gligence ou le
rela chement que les instructions royales ne cessent de stigma-
tiser. Linspection a bien vite compris quelle ne peut compter que
sur elle-me me. Aussi serre-t-elle les rangs. Linstitution fonctionne
(
50
) AD Calvados C 2957: lintendant de Caen a` linspecteur Morel, Caen, 12
septembre 1764.
(
51
) AN F/12/745: Lansel, inspecteur ambulant de passage a` Nmes, 9 septembre
1785.
(
52
) AN F/12/674: Imbert de Saint-Paul, Amiens, 7 juillet 1761.
(
53
) AN F/12/737: de Coisy, Rennes, 1763; AD Ille-et-Vilaine C 1542, C 1549, et
C 1540: me moires et lettres de Guillotou a` lintendant, 1771-1775.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 102
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
comme un ve ritable re seau dont les lets sont tendus a` le chelle du
territoire tout entier. A Paris, la Direction du Commerce centralise
toutes les informations et les re percute a` tous les inspecteurs con-
cerne s. A-t-on quelque doutes sur lexpe dition de toileries norman-
des non conformes dans certaines provinces? Les inspecteurs en
fonction dans ces re gions sont avertis, ils vont renforcer leur sur-
veillance sur les marche s et dans les halles. A-t-on saisi des pie` ces
de fectueuses aux foires de Niort, Beaucaire ou Guibray? On avertit
imme diatement les responsables des re gions productrices. Mais les
mailles de ce let sont bien la ches, et quelque nergie que de ploient
les inspecteurs, nayant pas le don dubiquite , lessentiel leur
e chappe.
Aucun ne se re signe pourtant, et lon voit eurir de multiples
propositions pour augmenter lefcacite du syste` me. Desprit prati-
que, et toujours soucieux dame liorer le service, ils ne sont jamais en
reste dun projet de re forme. Jubie , en poste en Auvergne en 1782,
envisage une alternative a` la surveillance incertaine des gardes-
jure s (
54
). Il sagirait de dessiner de petits arrondissements de 4 a` 5
lieues de rayon, et de placer dans chacun un commis appointe . On
dresserait la liste de tous les fabricants domicilie s dans
larrondissement, en distinguant ceux qui travaillent toute lanne e
sur leur me tier, des paysans ayant dautres occupations; chacun
devra, au sortir du me tier, faire viser les e toffes tisse es au bureau de
visite; les pie` ces seront soigneusement nume rote es, et le commis
connatrait exactement la production de chaque fabricant, au mois
voire au jour pre` s. On aperc oit ici a` quel point lide ologie re glemen-
taire, et le souci de constituer une statistique able de la production,
peuvent susciter tout un imaginaire de la discipline et du contro le:
mettre des commis partout, cest resserrer les mailles du let jusqua`
ce que plus rien ne puisse e chapper a` lautorite gouvernementale.
Lide e nest pas nouvelle, quavait de ja` lance e, sous une forme
le ge` rement diffe rente linspecteur de Caen en 1715: il voulait utiliser
le produit des amendes pour payer des commis que je de sire
mettre en chaque endroit de mon de partement pour avoir la vue sur
(
54
) AN F/12/650/VI: conclusion du journal de tourne e de Jubie , Clermont-
Ferrand, 18 octobre 1782.
PHILIPPE MINARD 103
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
les gardes en mon absence (
55
). Hante s par lide e que les fabricants
se de robent a` leur inspection, quils cachent une part de leur activite ,
certains inspecteurs du de but du sie` cle avaient imagine de les obliger
a` se faire enregistrer aupre` s des autorite s de police, pour disposer
dune liste comple` te. Un autre voulait pouvoir consulter les livres de
compte des marchands, pour connatre la demeure des tisse-
rands qui travaillaient pour eux et aller faire des visites sur leurs
me tiers (
56
).
Lobsession de la surveillance peut donner lieu a` toutes sortes de
proce de s policiers, comme ceux que Lansel a mis en oeuvre a`
Nmes, pour lutter contre le migration clandestine des ouvriers et
lexportation des me tiers a` bas en Espagne: il soudoie des indica-
teurs; la nuit, il fait placer des valets de ville en sentinelle aux portes
de la cite (
57
). Linspection voudrait devenir police des frontie` res et
re seau despionnage. Elle retrouve les accents de lautorite toute-
puissante, qui sait tout, voit tout, et exige lobe issance absolue des
ouvriers et fabricants, enro le s dans la grande arme e de la production
nationale: Leur qualite de sujets, leur probite et leur avantage
exigent deux cette de lite et cette soumission (
58
). Cette politique
de surveillance et dautorite saccompagne dun souci de stabilite ,
car tout ce qui est mouvant, instable, uide, e chappe au quadrillage
policier. Comme les pauvres et les errants, les colporteurs et mar-
chands forains ont mauvaise re putation (
59
). Dans cette vision, le
bon fabricant, le marchand honorable, sont ceux que lon peut
enregistrer, inscrire dans un grand livre ou` toute chose serait
connue, stabilise e, che e. Cette obsession de la surveillance et de
lordre est lle de son temps: plus qua` Colbert, elle emprunte a`
limaginaire technique de la discipline sociale, dont lide al panopti-
(
55
) AN F/12/673: Michelot Des Saudrais, Caen, 29 mars 1715. Brunet, a`
Alenc on en 1774, formule la me me proposition, demandant quon lui accorde un
surveillant dans les principales fabriques de son inspection (AN F/12/739, lettres du
19 et 25 avril 1774).
(
56
) AD Ise` re 2 C 99: Boutillier, tourne e de 1728 en Dauphine ; AN F/12/732:
Conquet, Carcassonne, 3 janvier 1741.
(
57
) AN F/12/744: Lansel, Paris, 10 aou t 1784.
(
58
) AN F/12/1235: Tricou, Saint-Chinian, 20 de cembre 1778.
(
59
) Laurence FONTAINE, Histoire du colportage en Europe, XV
e
-XIX
e
sie`cle, Paris,
Albin Michel, 1993.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 104
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
que constitue une manie` re daboutissement a` la n du XVIII
e
et au
de but du XIX
e
sie` cle.
Une administration pedagogue.
Laction des inspecteurs se de veloppe e galement dans une autre
direction, tout a` fait comple mentaire: pour eux, point de police qui
ne cherche a` convaincre de la justesse de ses principes; lautorite est
toujours pe dagogue. Aussi les inspecteurs pre tendent-ils instruire les
fabricants, leur apprendre a` se corriger. Leffort porte tout dabord
sur la diffusion des re` glements par voie dafchage ou par la
constitution de petits recueils imprime s aux frais de lintendance,
contenant en 30 ou 40 pages toute la re` glementation locale en
vigueur et les spe cications de chaque type de toffe.
La tourne e constitue le second moyen de cette entreprise.
Suivons un moment Boutillier en Dauphine vers 1728 (
60
). Partout
les proce de s de fabrication lui semblent mauvais. Me content,
linspecteur convoque marchands et tisserands, fait e lire des gardes-
jure s, installe des bureaux de marque la` ou` il en manque, ordonne de
faire de fre quentes visites, de tenir re gulie` rement les registres, et
surtout dappliquer la re glementation avec de termination. Bref, il
sermonne son monde. Le style des proce` s-verbaux laisse transpara-
tre ce ton de re primande adopte par les inspecteurs dans les
assemble es de Commerce quils tiennent lors de leur passage: Je ne
fus pas bien content de certaines pie` ces... , je me plaignis de
quelques couleurs... , jai e te me content du blanc... , je recom-
mandai de corriger cela... . Linspecteur tance, admoneste, rappelle
a` lordre et met en garde. Il exhorte a` mieux faire, dans linte re t des
fabricants et ne gociants eux-me mes. Au besoin, pour se faire en-
tendre, il nhe site pas a` faire quelques exemples : Jai essaye de
faire beaucoup de bruit, ce de but inspire la crainte et a` proportion
que le fabricant te moigne en e tre pe ne tre , on se re duit a` le persua-
der (
61
). Ve ritable redresseur de la fabrique, il de fend la belle
ouvrage, comme un me decin combat la maladie: Je fais de mon
(
60
) AD Ise` re 2 C 99: journaux de tourne es, 1728-1729.
(
61
) AN F/12/674: Imbert de Saint-Paul, Amiens, 7 juillet 1761.
PHILIPPE MINARD 105
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
mieux pour arre ter le progre` s du mal (
62
). Il se comporte surtout
en instituteur des fabricants. Voulant leur enseigner a` bien faire, il
cherche a` de truire le pre juge chez de malheureux tisserands
qui travaillent a` laveugle , sans re` gle (
63
). A la campagne,
linspecteur se trouve ve ritablement en pays de mission. Imbert le
souligne en arrivant a` Amiens, a` la veille de larre t de 1762 ente ri-
nant lexistence dune activite proto-industrielle rurale massive: la
campagne nest pas la ville; Je me suis attache , e crit-il, a` connatre
le ge nie de ceux qui composent cette fabrique, leur esprit, leur
penchant. Cest une e tude essentielle dont je me suis bien trouve .
Ladministration dans les fabriques des villes est quelquefois toute
diffe rente de celle quon ope rera dans les fabriques de la campa-
gne . Vingt ans plus tard, les tisserands ruraux de Picardie appa-
raissent encore a` Roland un peuple nombreux, en tumulte, qui
tient a` ses opinions ou a` ses erreurs, et qui nentend pas facilement
raison (
64
). Il y a du missionnaire dans le personnage de
linspecteur, et certains, en visite dans les villages les plus recule s de
leur ressort, nhe sitent pas a` employer le terme (
65
). Aussi, pour
convaincre, il faut de montrer: les inspecteurs assemblent les fabri-
cants et proce` dent devant eux a` des de monstrations, ils leur donnent
sur place de ve ritables lec ons de tissage ou de de graissage des
e toffes, persuade s que seul lexemple peut de terminer un peuple
effarouche et misone iste a` suivre leurs conseils (
66
). Linspecteur se
comporte en ve ritable instituteur de la fabrique. Citadin et lettre
(
62
) AD Bouches-du-Rho ne C 4640: Artaud, Marseille, 25 janvier 1765.
(
63
) Expression emprunte es a` Taillarda, de Romorantin (AN F/12/736, 26 aou t
1762), et Guillotou, de Rennes (AN F/12/651/I/5, 22 aou t 1779).
(
64
) AN F/12/674: Imbert de Saint-Paul, Amiens, 7 juillet 1761; AN F/12/650/II:
Roland de la Platie` re, Amiens, 10 aou t 1781.
(
65
) Certainement, il y a peu de missionnaires qui aient plus exhorte que moi les
fabricants a` faire bien (AN F/12/1235, Cazaban a` Tolozan, Carcassonne, 30 de cembre
1778). De Mettreville, en Bretagne, emploie la me me expression (AN F/12/733, 14 mars
1740). De son co te , pour se faire bien voir, un candidat au poste de Beauvais proclame:
un inspecteur est le ambeau qui e claire les fabricants et marchands (AN F/12/738,
candidatures a` Beauvais, 1771).
(
66
) AD Bouches-du-Rho ne C 3346: de la Genie` re, en tourne e en Provence, entre
septembre et novembre 1749, semploie a` donner ainsi des lec ons publiques sur le
de graissage des draps ( Journal de travail , Aix, 18 de cembre 1749).
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 106
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
e gare dans des campagnes arrie re es, il rencontre la` un peuple-
passion, presquinfantile, quil faut encadrer et e duquer, que la
novation rebute. On doit ly acclimater par des de monstrations
re pe te es, puisque, incre dule, il ne se convainct que de que ce quil
voit: Derrie` re lattitude pe dagogique, on perc oit la condescendance
de ladministrateur, assure de sa supe riorite sociale et culturelle, et
en ve rite e tranger aux modes dapprentissage propres aux socie te s
paysannes.
Position atteuse que celle du professeur qui montre a` bien
faire: linspecteur se prend parfois pour le de miurge de la ma-
nufacture, sattribuant tout le me rite de ses progre` s ou de sa
perfection. Les bons re sultats de la production locale deviennent les
siens: Je puis annoncer laugmentation du commerce de Romo-
rantin , claironne Taillarda en 1762 (
67
). Il nit par sidentier a` son
inspection, au point den e pouser la cause, comme celui de Sedan:
Les manufactures de Reims viennent faire ler jusqua` nos portes
et causent un grand pre judice a` nos fabriques, elles nous enle` vent
nos ouvriers (
68
). Le recul de la production peut e tre ve cu comme
un e chec personnel: Cest avec peine que linspecteur pre sente un
re sultat aussi peu satisfaisant , sexcuse Morel en envoyant son e tat
semestriel de fabrication (
69
).
LA STATISTIQUE MANUFACTURIEvRE.
La statistique industrielle constitue la seconde grande mission
des cre atures de Colbert: prendre le pouls des manufactures, en
fournir re gulie` rement le bulletin de sante . Ledit commis, pre cise
linstruction de 1670, fera un e tat des lieux ou` il y a commerce et
manufactures e tablies, de quelle espe` ce et qualite elles sont, verra
comme elles se fabriquent, observera leurs bonnes et mauvaises
qualite s, (...) fera me moire de leur largeur et longueur de la pie` ce et
(
67
) AN F/12/736: Taillarda, Romorantin, 26 aou t 1762.
(
68
) AN F/12/650/VIII: Tricou, Sedan, 1 juin 1785. Les exemples de ce type
abondent.
(
69
) AD Calvados C 2854: Morel, Caen, 22 avril 1768.
PHILIPPE MINARD 107
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
du prix dicelle, combien de pie` ces il sen fait par anne e, et du
nombre de me tiers de chaque espe` ce en chaque lieu (
70
).
La Monarchie en quete dinformation economique.
Cette volonte de recenser a` la fois la production et le quipement
productif sinscrit pleinement dans les pre occupations statistiques
de Colbert et des grands administrateurs du XVII
e
sie` cle: il faut
savoir, pour agir et de cider juste. Une telle soif de connaissance, et
surtout de connaissance chiffre e, doit e tre replace e dans le double
contexte dun appareil administratif en voie de dication et dune
e conomie politique inspire e du mercantilisme. Dans lhistoire de la
monarchie, pouvoir et savoir sont intimimement lie s. Le roi veut
connatre le nombre de ses peuples, et leurs faculte s contributives
(autrement dit, productives): cest a` cette aune que se value la
puissance, dans la doctrine mercantiliste (
71
). A mesure que
safrmait lautorite royale sur les provinces et que sorganisait un
appareil administratif, une tradition statistique sest ainsi consti-
tue e (
72
). Dune part, on a lance de grandes enque tes visant a` donner
une description ge ne rale du royaume, passant en revue le sol et les
produits, les institutions et les hommes. Dautre part,
ladministration royale sattache a` e tablir une comptabilite annuelle
de la population et du prix des subsistances. Des pratiques comp-
tables re gulie` res se mettent ainsi en place, et au XVIII
e
sie` cle les
(
70
) P. CLEuMENT, Lettres, intructions et memoires de Colbert, Paris, Imprimerie
impe riale, 1863, tome II/2, p. 840.
(
71
) Franc ois FOURQUET, Richesse et puissance. Une genealogie de la valeur, Paris,
La De couverte, 1989, p. 149-64. Voir e galement Jacqueline HECHT, Lidee de denombre-
ment jusqua` la Revolution, in Pour une histoire de la statistique, tome 1: Contributions,
Paris, Economica/INSEE (1e` re e d. 1977), p. 21-82.
(
72
) Jean-Claude PERROT, Les economistes, les philosophes et la population, in
Jacques DUPA

QUIER e d., Histoire de la population francaise, volume 2: De la Renaissance


a` 1789, Paris, PUF, 1988, p. 499-551; repris dans Jean-Claude PERROT, Une histoire
intellectuelle de leconomie politique (XVII-XVIII
e
sie`cle), Paris, Editions de lEHESS,
1992, p. 143-92. Cf. e galement Alain DESROSIEvRES, La politique des grands nombres.
Histoire de la raison statistique, Paris, La De couverte, 1994, et Marie-Noe lle BOURGUET,
Dechiffrer la France. La statistique departementale a` lepoque napoleonienne,
Paris/Montreux, Editions des archives contemporaines, 1988.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 108
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
bureaux peuvent fournir au gouvernement des donne es nume riques
se rielles. A partir des anne es 1720, une ve ritable e` vre statistique
sempare des administrateurs, qui re vent de mettre en tableaux la
population et le conomie du pays. Lengouement pour le chiffre
de passe le seul objectif scal, pour devenir un moyen de connais-
sance de la socie te elle-me me, avec la statistique morale de Monty-
on (
73
). Ce nest plus par la description, mais par la quantication
que le royaume devient connaissable dans son entier. La collecte des
donne es brutes doit permettre de tablir les comptes de la nation,
de valuer la richesse territoriale de la France. Un me me mouve-
ment relie donc le Projet dune dixme royale de Vauban en 1707, les
enque tes des Contro leurs ge ne raux Dodun (1724), Orry (1730 et
1745), Laverdy (1764), aux entreprises des physiocrates et a`
lestimation de Lavoisier en 1791 (
74
). La volonte de savoir na fait
que grandir a` mesure quon voyait crotre les moyens et lefcacite
des de nombrements dans tous les domaines, et a` la n du sie` cle, tous
les espoirs paraissent permis. En matie` re de conomie et de com-
merce, Tolozan publie en 1789 un bilan qui fait date (
75
). Au
moment ou` Lavoisier, en 1790, met la dernie` re main a` sa Richesse
territoriale, on comprend que, dans ce contexte, Necker afche le
plus grand optimisme quant a` la possiblite de fournir une e valuation
pre cise de la production industrielle: On croit pouvoir assurer que
dans peu on aura des connaissances plus parfaites que celles quon
a eu jusqua` pre sent des diffe rents produits de notre richesse
industrielle , de clare-t-il (
76
). Le moyen? Les e tats de fabrication
des inspecteurs des manufactures, auxquels il vient de fournir de
(
73
) Jean LECUIR, Criminalite et moralite: Montyon, statisticien du Parlement de
Paris, in Revue dHistoire Moderne et Contemporaine, XXI, juillet-septembre 1974, p.
445-93.
(
74
) Bertrand GILLE, Les sources statistiques de lhistoire de France, Gene` ve, Droz,
1980, p. 23-45; Guillaume GARNER, LEtat et la statistique en France au milieu du XVIII
e
sie`cle: lenquete du Contro leur general des nances Orry (1745-1755), me moire de DEA,
Universite Paris-I, 1990, sous la direction de Jean-Claude Perrot; LAVOISIER, De la
richesse territoriale du royaume de France. Texte et documents pre sente s par Jean-Claude
Perrot, Paris, Editions du CTHS, 1988.
(
75
) Memoire sur le commerce de la France et de ses colonies, Paris, Moutard, 1789
(reprint Munich, Kraus-Thomson, 1980).
(
76
) AD Co te-dor C 3717: NECKER, Nouvelle instruction pour les inspecteurs des
manufactures donnee par ladministration du commerce au mois de mai 1789, Paris, 1789.
PHILIPPE MINARD 109
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
nouveaux mode` les, et dont il souligne le ro le irremplac able de
collecteurs de chiffres. Ce faisant, Necker rappelle que, pour impar-
faite quelle fu t, la statistique industrielle a alors de ja` plus dun sie` cle
dexistence en France.
Produit de rive du contro le de qualite instaure par Colbert, le
recensement de la production textile est vite devenu une mission
majeure pour les inspecteurs: Le roi de sirant savoir ce qui se
fabrique de pie` ces de toffes dans le royaume et en particulier dans
chaque province, et leur qualite , les inspecteurs feront de six mois en
six mois chacun dans leur de partement un e tat ge ne ral des pie` ces
de toffes qui y auront e te marque es (
77
). En 1691, le Contro leur
ge ne ral Pontchartrain met laccent sur limportance dune bonne
tenue des registres de marque pour la constitution de tats statisti-
ques (
78
). Le syste` me parat cependant avoir du mal a` se mettre en
place, si lon en juge par une circulaire de 1694 re clamant aux
inspecteurs denvoyer les releve s semestriels en retard depuis trois
ans. En 1714 encore, le Contro le ge ne ral se plaint des lenteurs et de
la ne gligence de ses agents, mais la pe riodicite semestrielle des e tats
nest pas remise en cause (
79
). A deux reprises par la suite,
ladministration centrale accentue ses exigences et re clame, mais
en vain, des releve s chaque trimestre (
80
): ces deux moments
(
77
) AN F/12/673: arre t du Conseil du 12 janvier 1689.
(
78
) AN G/7/6, et Recueil des re`glements generaux et particuliers concernant les
manufactures, Supple ment, Paris, Imprimerie royale, 1734, tome 1, p. 227. Le texte est
repris dans A. de BOISLILE, Correspondance des contro leurs generaux des nances, Paris,
Imprimerie nationale, tome 1, 1874, p. 558-60.
(
79
) AN F/12/673: circulaire du 28 fe vrier1694; AN F/12/673: correspondance
du Contro le ge ne ral et des intendants relative aux proce` s-verbaux des inspecteurs
1714-1715 (notamment une circulaire du 20 janvier 1714: mode` le pour leurs e tats
semestriels).
(
80
) AN F/12/733: dossier relatif au projet dune nouvelle instruction pour les
inspecteurs des manufactures de Languedoc, 1740-1741: Le sieur... nous enverra a` la
n de chaque quartier un e tat ge ne ral par noms et qualite s de toutes les pie` ces de draps
qui auront e te fabrique es dans toute le tendue de son inspection . Pour Orry, le rythme
trimestriel constitue e galement un moyen de pression sur les inspecteurs, ainsi quil
le crit a` lintendant de Caen, le 9 janvier 1741: a` le gard de la proposition que vous
faites de nenvoyer ces e tats que tous les six mois, ce de lai serait trop long, parce quen
vous faisant rendre compte tous les trois mois par vos subde le gue s et les inspecteurs de
la suite de lexe cution des re` glements des manufactures, cest le moyen de les obliger de
veiller exactement a` ce quil ny soit point contrevenu (AD Calvados C 2852). AN
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 110
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
dintensication de la demande statistique correspondent a` deux
phases de durcissement de la politique re glementaire, dans les
anne es 1740 sous Orry, et apre` s 1777 avec la re organisation im-
pulse e par Necker. En fait, pendant tout le sie` cle, le rythme semes-
triel demeure la re` gle, me me si certains inspecteurs, comme ceux de
Rouen, re ussissent dans les anne es 1750-60 a` fournir des releve s
quatre fois par an (
81
).
Au de but des anne es 1740, le Bureau du Commerce sest efforce
de mettre au point un mode` le de proce` s-verbal de tourne e, an de
rendre plus homoge` nes les informations rec ues a` Versailles. La
normalisation de la statistique industrielle doit permettre de mieux
suivre les variations conjoncturelles et de tablir des comparai-
sons (
82
). De novembre 1740 a` juillet 1741, sous la direction de
Rouille de Jouy, le Directeur du Commerce, et de linspecteur
ge ne ral Fosse, les bureaux travaillent a` re diger une longue in-
struction aux inspecteurs. Plusieurs projets circulent, sont amende s,
corrige s, re e crits, sur la base dune premie` re version signe e par Orry
lui-me me (
83
). Des diffe rents brouillons conserve s, il ressort un
grand souci dhomoge ne iser les informations transmises par les
inspecteurs des provinces. Leurs me moires devraient toujours avoir
la me me forme, an quon puisse facilement sy reporter, e tablir des
comparaisons entre les diffe rentes fabriques et dune anne e sur
lautre, luniformite de ce travail e tant essentiellement ne cessaire
pour en faciliter lexamen en tous temps . Linstruction se pre sente
sous la forme dun long formulaire manuscrit in-folio, ou` se succe` -
dent les cases a` remplir, rubrique par rubrique. Le souci de lisibilite
F/12/676/A: une circulaire de lintendant du Commerce de Cotte, du12 de cembre 1777,
exige des e tats tous les trois mois.
(
81
) Les instructions de Necker en 1781 et en mai 1789 demandent des e tats
semestriels (publie es in Encyclopedie methodique, Manufactures, Paris, tome 1, 1784, p.
71-3, et Supplement, 1790, p. 145-8); AD Seine-Maritime C 164 et 166: e tats des
manufactures de la ge ne ralite de Rouen.
(
82
) Cest le Languedoc qui sert de laboratoire pour cette tentative (AN F/12/733:
dossier relatif au projet dune nouvelle instruction pour les inspecteurs de Languedoc).
(
83
) Le dossier comporte deux principales versions: lune, de mai 1741, compte
31 articles regroupe s en 12 chapitres; lautre, de juillet 1741, 15 chapitres re partis selon
un mode de classement diffe rent. Mais le projet initial, signe par Orry le 7 novembre
1740 se trouve dans AD He rault C 2516.
PHILIPPE MINARD 111
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
et dhomoge ne ite est pousse jusquau point de pre ciser le format du
papier a` employer, les marges a` respecter, et la taille des caracte` res:
linspecteur aura attention de crire chaque me moire sur du papier
de cette me me grandeur , il faut que le corps de criture de tous
les me moires soit contenu dans un encadrement exactement pareil et
pour le tendue et pour les marges ou bords a` celui qui renferme la
pre sente instruction (
84
). En effet, tous sont destine s a` entrer
dans un recueil ge ne ral de tout ce qui aura e te fait sur cette
matie` re : des marges uniformes permettront chaque anne e de relier
tous ces rapports en un seul volume.
A travers ce projet de compilation statistique, on aperc oit toute
limportance quattachent les bureaux centraux au rassemblement
dune information e conomique la plus comple` te possible: seul le
travail de scribe de tous les inspecteurs, ressort par ressort, peut
y pourvoir. Lun des re dacteurs propose me me, pour leur faciliter la
ta che, que le Bureau du Commerce fournisse des e tats imprime s
pre ts a` remplir. Mais on na pas trace que ce formidable projet de
statistique administrative ait jamais e te exe cute (
85
).
Lide e de formulaires imprime s envoye s a` tous les inspecteurs
pour uniformiser leurs releve s ressurgit cependant en 1777-78,
lorsque Necker entreprend de re organiser linspection des ma-
nufactures. Il sagit toujours dadopter un plan uniforme dans la
re daction des e tats de production (
86
). Le me me Necker fournit
enn, en 1789, a` la suite ses nouvelles instructions aux inspecteurs,
un mode` le corrige de releve semestriel, en soulignant encore une fois
combien la normalisation est indispensable: Luniformite dans la
manie` re de classer les produits contribuera inniment a` mettre dans
(
84
) Il y a la` tout un apprentissage de la mise en forme dun tableau, une ve ritable
discipline de criture. Cf. Jack GOODY, La raison graphique. La domestication de la pensee
sauvage, Paris, Editions de Minuit, 1979 (1e e d. 1977),La logique de lecriture. Aux
origines des societes humaines, Paris, Armand Colin, 1986, en particulier LEtat, le
bureau, le dossier, p. 97-131, et Loralite et lecriture, Paris, PUF, 1994.
(
85
) On trouve cependant trace de tats imprime s pour les ge ne ralite s de Rouen et
Caen vers 1725. Ils semblent que ces mode` les imprime s pre ts a` remplir aient disparu
ensuite (AD Seine Maritime C 158 et 160, AD Calvados C2948).
(
86
) AN F/12/676/A: circulaire de lintendant du Commerce de Cotte, 12
de cembre 1777.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 112
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
les travaux des inspecteurs un ensemble absolument ne cessaire pour
connatre la masse totale de notre commerce (
87
).
On voit donc que la pression de la demande statistique venue
den haut na cesse de crotre au cours du XVIII
e
sie` cle: les bureaux
centraux ont toujours plus soif de chiffres toujours plus pre cis. Mais
on demande aussi aux inspecteurs de fournir une radiographie
densemble de lactivite manufacturie` re, dindiquer la nature des
fabrications, les de bouche s commerciaux, le tat des techniques en
usage, les perspectives de de veloppement de le conomie re gionale.
Pour recueillir toutes ces donne es, les inspecteurs doivent sil-
lonner leur de partement. Quand ils ne sont pas a` leur table de
travail, dans leur cabinet, ils sont sur les chemins, par monts et par
vaux. La tourne e est au centre de leur activite , et une large part de
leur temps se passe a` courir les routes, de villes en bourgs et en
hameaux, partout ou` lon carde, le et tisse. Le voyage parat le
meilleur instrument dinformation et de connaissance, mais surtout
lunique moyen dune bonne administration du territoire: le maillage
tre` s la che de linfrastructure administrative dAncien Re gime con-
traint les agents publics a` un e prouvant travail de terrain.
La tourne e dinspection est alors une pratique tout a` fait
courante (
88
), comme le montre par exemple larticle visite de
lEncyclopedie methodique, section Finances, qui e voque aussi bien
les visites pastorales des e ve ques dans leurs dioce` ses que les tourne es
des grands matres des Eaux et Fore ts dans leurs de partements (
89
).
On doit cependant distinguer trois types diffe rents de tourne es.
Celle quaccomplit un administrateur fra chement nomme a`
loccasion de sa prise de fonctions na pas vocation a` se re pe ter.
(
87
) AD Co te-dor C 3717: NECKER, Nouvelle instruction pour les inspecteurs des
manufactures donnee par ladministration du commerce au mois de mai 1789, Paris, 1790.
(
88
) Philippe SAVOIE, Les tournees des Fermiers Generaux, the` se cit. Ce type de
pratique a traverse la Re volution, comme le montrent les me moires dAlexandre,
inspecteur ge ne ral des droits re unis sous lEmpire (Charles-Alexis ALEXANDRE, Les
tournees dun inspecteur general des droits reunis (1806-1814), in Etudes et Documents,
IV, 1992, Comite pour lhistoire e conomique et nancie` re de la France, p. 483-565).
Autres e le ments de comparaison dans Jean-Franc ois PERNOT, les chevauchees des inge-
nieurs militaires en France au XVII
e
sie`cle: la maturite des voyages detudes politico-
administratifs, in La decouverte de la France au XVII
e
sie`cle, Paris, CNRS/CMR 17, 1980,
p. 327-47.
(
89
) Encyclopedie methodique, Finances, tome 3, Paris, 1787.
PHILIPPE MINARD 113
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Lintendant qui arrive dans une ge ne ralite prend ainsi une large
connaissance du local , avant de se reposer ensuite sur ses
subde le gue s. La tourne e dinspection dun repre sentant de
ladministration centrale en mission temporaire est dun autre ordre.
Le Fermier ge ne ral comme lintendant du Commerce nont pas a`
explorer dans le moindre de tail toute le tendue dun ressort particu-
lier, mais a` suivre un itine raire: ils ne font que passer, quand
lintendant au contraire sinstalle pour plusieurs anne es. Leur action
est de contro le et de ve rication, non de gestion dun de partement
particulier (
90
). Les tourne es des inspecteurs ge ne raux et des in-
specteurs ambulants sont de cette nature: ce sont de longs pe riples
a` travers plusieurs provinces, destine s a` rendre compte de la situa-
tion de le conomie re gionale, mais aussi a` contro ler le travail des
inspecteurs locaux. Les tourne es quaccomplissent ces derniers ont
ne cessairement un rayon plus limite , et constituent une troisie` me
cate gorie: lenque te approfondie circonscrite a` un de partement par-
ticulier. En effet, a` la diffe rence du tourneur de la Ferme ou de
linspecteur ambulant, linspecteur des manufactures re side sur
place, et contrairement a` lintendant, il ne se contente pas dune
tourne e inaugurale: ses visites sont re pe te es pe riodiquement. Il doit
connatre a` fond tous les lieux de fabrique de son ressort.
Le rythme des tourne es dinspection de pend a` la fois de le ten-
due de la circonscription, de la conguration du relief et de la nature
du climat. Dans une zone montagneuse difcile, comme lAuvergne,
lhiver suspend toutes les ope rations. En Dauphine pareillement,
linspecteur attend le printemps: Voici le moment ou` nos mon-
tagnes vont se de pouiller de leurs neiges, e crit Dubu un 9 avril. De` s
que les chemins y seront libres, je me propose dy faire une tour-
ne e (
91
). Les distances parcourues sont conside rables. Brisson, en
Beaujolais, de clare couvrir plus de 1000 lieues chaque anne e, et
Brunet parat toujours en de placement: il fait six tourne es de six
semaines par an, et passe quinze jours a` la foire de Guibray. Bref, il
est en voyage dix mois sur douze (
92
).
(
90
) Philippe SAVOIE, Les tournees des Fermiers Generaux, op. cit., p. 85-96.
(
91
) AN F/12/676/A: Dubu, Romans, 9 avril 1771.
(
92
) AN F/12/740: Brisson a` Trudaine, 29 octobre 1774; AN F/12/739: Brunet,
Alenc on, 25 avril 1774. Sans doute fatigue , Simon, en poste en Provence, a invente
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 114
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Linspecteur fait sa tourne e a` cheval, et tout seul, a` moins
davoir les moyens de se faire accompagner par un domestique - ce
qui suppose un second cheval a` entretenir. Certains peuvent aussi
quelquefois voyager en chaise ou en cabriolet. Sur la route, on dne
et lon dort a` lauberge, dans un confort pre caire. Le pe riple est
ge ne ralement fatigant, dispendieux (7 a` 10 Livres t. par jour), et
parfois me me dangereux car les chemins ne sont pas su rs. Tels sont
les risques du me tier, et il faut bien les assumer. Mais la` nest pas le
pire. Le principal souci des inspecteurs tient aux conditions me mes
de leur enque te, qui les font douter de la abilite des chiffres et des
informations quils peuvent rassembler.
Lenquete impossible?
Dans leur travail denque te, les inspecteurs rencontrent des
difculte s de tous ordres. La premie` re tient a` la tre` s large diffusion
des activite s de fabrication textile a` travers les campagnes (
93
).
Lindustrie est aux champs depuis longtemps, et les arre ts de 1762
et 1765 autorisant la libre fabrication dans les campagnes nont fait
que consacrer ofciellement un e tat de fait ancien (
94
). Or,
lanti-voyage : pour remplir ses e tats et re pondre aux enque tes de la Direction du
Commerce sans bouger de chez lui, il envoie aux gardes-jure s des diffe rents bureaux de
son inspection un long questionnaire imprime , quil les presse de comple ter au plus vite!
(AD Bouches-du-Rho ne C3361, janvier 1784).
(
93
) Sur lindustrie rurale disperse e et le processus de proto-industrialisation, voir
la monographie remarquable de Didier TERRIER, Les deux ages de la proto-industrie. Les
tisserands du Cambresis et du Saint-Quentinois, Paris, Editions de lEHESS, 1996, et les
mises au point re centes dirige es par Sheilagh C. OGILVIE, Markus CERMAN, (ed.)
European Proto-Industrialization, Cambridge, Cambridge University Press, 1996, et Rene
Leboutte (e d.), Proto-industrialisation. Recherches recentes et nouvelles perspectives,
Gene` ve, Droz, 1996, ainsi que le nume ro spe cial de la revue Continuity and Change, vol.
8, part 2, august 1993.
(
94
) AN F/12/560: arre t du Conseil qui permet a` tous les habitants de la
campagne et a` ceux des lieux ou` il ny a point de communaute s de fabriquer les e toffes
suivant les dispositions des re` glements (...) , 7 septembre 1762; re ite re par un second
arre t le 13 fe vrier 1765. Emile Levasseur a montre , de` s 1900, que le sens ve ritable de ces
arre ts e tait moins dautoriser le travail rural que dessayer, en en reconnaissant ofciel-
lement lexistence, de le soumettre a` un minimum de contro le (Histoire des classes
ouvrie`res en France avant 1789, Paris, Rousseau, 1901, tome 2, p. 770).
PHILIPPE MINARD 115
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
lexurbanisation de la production, son essaimage et sa dispersion
croissante en rendent le contro le de plus en plus difcile. Les
campagnes sont remplies de paysans fabricants a` temps partiel, il
faut bien sy re soudre: La dispersion des me tiers soppose a` leur
de nombrement exact (
95
).
A lobstacle de la dispersion sajoute celui de la de ance, voire
de la dissimulation, bien plus difcile encore a` surmonter. Cest que
le mode de paiement des inspecteurs na pas peu contribue a`
alimenter lhostilite des fabricants et des marchands: pendant long-
temps en effet, les tourne es des inspecteurs ont paru des ope rations
scales inte resse es, puisque leurs appointements faisaient lobjet
dune re partition entre les diffe rents bureaux de marque, voire entre
les jurandes elles-me mes. Linspecteur pre sentait alors le visage
re pulsif du de cimateur ou du gabelou. Conscients de la difculte ,
Trudaine et ses successeurs ont fait en sorte, a` partir des anne es
1750, de transfe rer progressivement la charge des appointements a`
la Caisse du commerce (
96
), mais certains inspecteurs doivent en-
core, vers 1775, aller mendier leur traitement aupre` s de fabri-
cants re ticents, et lhabit de malto tier leur sied mal: Aubry, a` Tours,
exprime toute la peine quil ressentait de tre oblige daller ainsi
demander ce qui lui e tait du a` de pauvres ouvriers qui avaient a`
peine de quoi le payer , et Watier de la Conte rapporte qua`
Beauvais, il na pu jusquici e tre paye que par des signications et
des poursuites quil a e te oblige de faire. Ces sortes de contraintes au
nom de linspecteur ne conviennent point, elles ne lui attirent que
des ennemis (
97
).
Mais cest surtout la peur de limpo t nouveau qui alimente cet
esprit de de ance et de crainte qui re` gne parmi les fabri-
cants (
98
). Lattitude des acteurs vis-a` -vis de linspecteur est par-
faitement analyse e par Latapie: Ils le redoutent comme le scruta-
(
95
) AN F/12/1351: Louis Vilard, Amiens, me moire de 1788.
(
96
) Institution encore mal connue, que je me propose de tudier. Voir e galement
Joe l Fe lix, Une enquete prealable a` la creation de la caisse generale du commerce, in Etudes
et documents, VIII, 1996, Comite pour lhistoire e conomique et nancie` re de la France,
p.643-657.
(
97
) AN F/12/676/A: Aubry, Tours, 10 novembre 1777; AN F/12/737: Watier de
la Conte , Cha lons, mai 1775.
(
98
) AN F/12/654: Cornuau, Limoges, 26 mars 1780. Il est vrai quen Limousin,
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 116
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teur de leur commerce, lindicateur de leur mauvaise foi, et ce quil
y a de pis, comme un agent scal qui ne les observe et ne les
questionne que pour leur occasionner des surcharges (
99
). La
crainte dun alourdissement de la pression scale hypothe` que du-
rablement tous les efforts de lenque teur, quelques bienfaisantes que
puissent e tre ses intentions. Ainsi, en Normandie, il nest pas
possible de savoir ce que chaque fabricant a de me tiers battants (...).
Ils cachent le plus quils peuvent le tat de leur commerce, dans la
crainte quon ne les augmente a` la capitation (
100
). Les inspecteurs
se voient donc refuser tous les renseignements quils sollicitent: Il
ny a point de loi qui les oblige de re pondre , constate encore
Latapie (
101
). Bruyard, en 1778, renonce a` essayer de de nombrer les
fabricants du ressort dAumale, car cette de marche pourrait faire
sensation parmi les fabricants, toujours jaloux de laisser ignorer ce
quils font (
102
). Personne nappre cie que lEtat scal vienne mettre
le nez dans ses affaires, et a` Montauban comme ailleurs, les
ne gociants craignent que le commerce de chaque particulier ne soit
connu de ladministration . Mais leur me ance va plus loin: ils
refusent e galement de laisser les gardes-jure s visiter leurs magasins,
nul ne gociant ne voulant pas permettre a` un autre de connatre la
nature et le tendue de son commerce . Le secret des affaires
soppose a` toute forme denque te ou dinspection (
103
).
Dans ces conditions, lenque teur ne peut gue` re espe rer rassem-
a` cette e poque, les bureaux de marque ne fonctionnaient plus depuis vingt ans:
linspecteur qui annonce son intention de les remettre en service est donc mal rec u.
(
99
) AN F/12/654: Latapie, Bordeaux, 3 de cembre 1779.
(
100
) AN F/12/650/XIV: Goy, Rouen, 12 novembre 1782 (a` propos des fabricants
de toiles de Rouen, qui font travailler des me tiers 8 lieues a` la ronde).
(
101
) AN F/12/654: Latapie, Bordeaux, 3 de cembre 1779.
(
102
) AN F/12/560: Bruyard, Aumale, 11 de cembre 1778.
(
103
) AN F/12/655/B: Brute a` Montaran, Montauban, 23 et 26 septembre 1781.
Les enque tes sur les forges, e tudie es par Bertrand Gille, rencontrent les me mes
difculte s (Bertrand GILLE, Les origines de la grande industrie metallurgique en France,
Paris, Domat/Montchrestien, 1947, p. XVI-XVII). On comprend que dans ces condi-
tions, les questionnaires envoye s par les inspecteurs aux entrepreneurs aient peu de
chances de succe` s: essayant de recenser les moulinages de soie de son ressort, a` lextre me
n de lAncien Re gime, et ne pouvant se rendre dans tous les lieux en une seule
tourne e , Goy a envoye une lettre circulaire a` tous les entrepreneurs . De ception:
Beaucoup nont pas re pondu (AD Dro me C 8, Goy, Valence, me moire de 1790).
PHILIPPE MINARD 117
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
bler de donne es chiffre es ables. Que faire alors? Retrouver les
re exes du re glementarisme le plus intransigeant, en concevant la
tourne e dinspection comme une descente de police? Cest ainsi
quagissait Darinel, a` Dijon, dans la premie` re moitie du sie` cle: Je
fais des visites a` limproviste, je me de route dans mes voyages a`
dessein de de rober ma marche en quelque manufacture dont les
ouvriers mattendaient a` leur ordinaire, leurs me tiers toutde monte s,
pour o ter toute connaissance de leurs contraventions (
104
). Cor-
nuau, en 1779, ne songe nullement a` recourir a` de tels proce de s: Il
faut user de beaucoup de pre cautions dans les recherches, et ce nest
quelquefois que par adresse et avec le temps quon peut parvenir a`
se procurer des re sultats sur lesquels on puisse compter (
105
).
Linspecteur de Bordeaux, pour sa part, compte plus sur la remise
en ordre des bureaux, a` laquelle sest attele e ladministration du
Commerce sous Necker: Si le Conseil veut connatre le tat de
lindustrie anne e par anne e, il faut absolument que ces notions lui
viennent du fond de la police quil e tablira, puisquil est impossible
quil les espe` re de laveu des fabricants et des marchands (
106
).
Notre homme pre cise quil nest pourtant pas unami de la rigueur ,
mais pour e tablir la statistique industrielle exhaustive dont il re ve, il
a besoin dune base solide qui ne peut e tre que la marque obligatoire
des e toffes, ne fu t-ce qua` des ns denregistrement, sans contro le des
qualite s.
De fait, en labsence de points de passage oblige , permettant un
tel enregistrement, le de nombrement industriel parat impossible.
Lepage, a` Rouen, se demande comment donner un aperc u de
lactivite de la bonneterie, qui ne passe par aucun bureau de
marque (
107
). Rechignant a` une tourne e sans doute longue et cou -
(
104
) AN F/12/673: Darinel, Dijon, 22 aou t 1724.
(
105
) AN F/12/676/B: Cornuau, Limoges, 28 juin 1779.
(
106
) AN F/12/654: Latapie, Bordeaux, 3 de cembre 1779.
(
107
) Pour savoir leur nombre, pour connatre les endroits ou` il y en a le plus,
ceux ou` il y en a le moins, il faudrait aller jusque dans le plus petit hameau de la
ge ne ralite et prendre une liste exacte des fabricants et de leurs me tiers. Cette tourne e ne
peut e tre que tre` s longue et conse quemment tre` s cou teuse (AN F/12/676/B: Ob-
servations sur les bureaux dinspection de la ge ne ralite de Rouen , Lepage, e le` ve-
inspecteur a` Elbeuf, 4 fe vrier 1780).
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 118
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
teuse, il ne voit pas dautre solution que de solliciter les subde le gue s
de lintendant, comme cela se pratique si souvent pour les enque tes
agricoles, notamment.
Latapie proce` de de la me me fac on en 1777, en arrivant a`
Bordeaux et nayant pas le temps dentreprendre une tourne e
comple` te pour re pondre aux questions pressantes de la Direction du
Commerce. Mais linitiative nest pas du gou t de lintendant Dupre
de Saint-Maur: Jai e te surpris quil soit question dexiger des
fabricants des de tails qui peuvent leur paratre one reux, ils ont assez
de difculte s a` vaincre pour soutenir leurs fabriques sans leur
imposer lobligation de rendre compte a` un ofcier public (en
loccurrence, le subde le gue ) de tous les de tails de lexercice de leur
profession et encore moins du produit de leur travail . Pas ques-
tion, donc, denvoyer les subde le gue s tous les trois mois chez les
fabricants! Necker, du reste, de savoue linitiative intempestive de
linspecteur: lenque te industrielle na pas dintention scale et ne
vise pas a` connatre le chiffre daffaires individuel de chaque entre-
preneur, elle consiste simplement a` recenser la quantite et la qualite
de la production enregistre e au bureau de marque, de fac on totale-
ment anonyme. Les subde le gue s ny ont par conse quent aucune
part, et lon doit mettre cette erreur sur le compte de linexpe rience
dun inspecteur tout re cemment nomme (
108
).
La formule du questionnaire a toutefois paru a` certains in-
specteurs un moyen commode de se renseigner. Ne pouvant aller
partout, ils ont tente de sappuyer sur le dernier relais possible de
ladministration dans les villages: le cure . Apre` s tout, cest bien ainsi
que lon proce` de pour les enque tes sur le mouvement de la popu-
lation. En 1779, linspecteur du Mans a donc communique au
Contro le ge ne ral une copie du questionnaire quil a fait imprimer:
Sur 1000 ou 1100 paroisses qui composent mon de partement, il y
en a plus de 120 dans lesquelles il y a des fabriques, et je ne puis me
transporter dans toutes , explique-t-il. Dou` cette circulaire
denque te envoye e non seulement a` tous les gardes-jure s des bure-
(
108
) AN F/12/676/A: Dupre de Saint-Maur a` Necker, Bordeaux, 27 de cembre
1777; re ponse de Necker, brouillon s. d.
PHILIPPE MINARD 119
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
aux, mais aussi a` tous les cure s, qui sont fermement invite s a` pre ter
leur concours a` lope ration (
109
).
De leur co te , les dirigeants du Bureau du Commerce des anne es
1780 ne de sespe` rent pas de tablir enn une ve ritable relation de
conance entre leurs repre sentants et les acteurs e conomiques. Une
circulaire denque te de 1778 invite les inspecteurs a` e viter avec
soin toute de marche qui prendrait le caracte` re de linquisition ou qui
pourrait en faire natre lide e. Agissez avec ze` le mais avec pruden-
ce (
110
). Me me invite, dans un contexte politique plus tendu, il est
vrai, en mai 1789: Demander le nom dun fabricant, cest quel-
quefois linquie ter, surtout dans les campagnes. Il est tre` s bon
quun inspecteur les connaisse, mais il faut avoir lair de viter de faire
un de nombrement; on prend plus difcilement conance dans
linspecteur (
111
).
La conance est cependant plus facile a` proclamer qua` obtenir:
elle ne se de cre` te pas unilate ralement.
Au total, linstitution ne chappe pas a` la contradiction constitu-
tive du personnage-me me de linspecteur, qui re unit les gures du
contro leur et de lenque teur: on pourrait peut-e tre nir par prendre
conance dans le second, si lon ne craignait le premier, ce gardien
sourcilleux des normes ofcielles de fabrication. Et la contradiction
apparat plus forte encore si lon conside` re la troisie` me mission dont
sont investis les inspecteurs: encourager lessor et le perfectionne-
ment de la production. Ils en ont pourtant releve le de dans la
seconde moitie du XVIII
e` me
sie` cle.
(
109
) AN F/12/676/B: de Tournai, Le Mans, 20 mars 1779; circulaire et ques-
tionnaire imprime s sont date s de fe vrier. Lope ration a e te renouvelle e en 1784.
(
110
) AN F/12/676/A: circulaire de la grande enque te pre alable a` la re vision des
re` glements et a` la mise en place du syste` me interme diaire, 15 de cembre 1778. Ce
paragraphe a e te rajoute par lun des intendants du Commerce sur le brouillon conserve
dans les archives. Le message est bien rec u par la base: Sil nest pas ne cessaire pour
le bien du service que linspecteur soit dune liaison intime avec les fabricants, nous dit
Cazaban, il nest pas non plus utile quil soit conside re de leur part comme leur plus cruel
ennemi (AD He rault C 2582, Carcassonne, 1780).
(
111
) AN F/12/551-552: circulaire des inspecteurs ambulants aux inspecteurs, 14
mai 1789.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 120
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
LA PROMOTION DES MANUFACTURES ET DE LINNOVATION.
Re` glements, contro les, saisies, amendes: lhistoriographie na
souvent retenu, de laction des inspecteurs, que laspect coercitif
dune se ve` re police de la production, ne gligeant totalement le fait
que leur activite ne sest pas limite e au contro le re glementaire et a`
lenregistrement de la production. Elle comporte au contraire une
large part daction plus incitative que re pressive, dencouragement
et de soutien: ils doivent contribuer au progre` s des manufactu-
res , rechercher sans rela che les moyens de les perfectionner ,
daccrotre leurs de bouche s. Autrement dit, les inspecteurs ne se
contentent pas de parler commerce , comme le crit un secre taire
de lintendance du Languedoc, qui pour sa part ne conc oit pas quils
se me lent de la fabrication et des proce de s techniques: On
napprendra pas aux fabricants a` bien fabriquer, ils le savent ,
assure-t-il (
112
). Or, le Bureau du Commerce pense exactement le
contraire, et les inspecteurs du XVIII
e
sie` cle sont expresse ment
invite s, justement, a` soccuper de la me canique de la fabrique .
De` s lors, leur fonction prend une tout autre dimension: au-dela` du
contro le re glementaire et de la statistique industrielle, les agents de
ladministration sont appele s a` jouer le ro le de techniciens-conseils
et de propagateurs des nouveaux proce de s.
Le Bureau du Commerce me` ne en effet a` partir des anne es
1740-50 une ve ritable politique de linvention impliquant non seu-
lement les savants des acade mies, mais aussi les inspecteurs des
manufactures, qui sont ses principaux agents et relais dans le pays.
De fait, ceux-ci se trouvent en premie` re ligne, dans la politique de
diffusion des proce de s, et lon aperc oit a` travers leur action, mais
aussi leurs lectures et leurs e crits, une pleine adhe sion au parti des
Lumie` res . Leur engagement au service du progre` s des ma-
nufactures et de lindustrie nationale ne sinscrit pas seulement
dans un industrialisme pre gurant Saint-Simon, il participe bien
pluto t de ce que lon pourrait de signer, par le me me type de
ne ologisme, comme un de veloppementisme : la conviction que la
(
112
) AD He rault C 2527: me moire, s.n., s.d., de le criture de Leblanc, secre taire
de lintendance du Languedoc (et futur inspecteur). Il sagit vraisemblablement dune
note pre paratoire a` la lettre de lintendant a` Trudaine en date du 17 de cembre 1761.
PHILIPPE MINARD 121
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
technique rend possible, dans lindustrie mais plus largement dans
tous les secteurs, lame lioration ge ne rale de la socie te , le progre` s
synonyme demploi et de bien-e tre pour tous.
La mobilisation industrielle.
Cest la prise de conscience de la concurrence croissante de
lAngleterre, a` la fois rivale et mode` le, qui conduit les responsables
du Bureau du Commerce a` de cre ter en France une ve ritable mobi-
lisation industrielle - a` la mesure toutefois de leurs faibles moyens-.
En matie` re industrielle et technique, lavance anglaise apparat
comme un de et devient une ve ritable obsession. De Trudaine a`
Tolozan, toute la correspondance administrative re sonne de cette
angoisse croissante. Tout est alors mis en oeuvre pour combler le
retard, notamment en acclimatant en France les techniques anglai-
ses. Pour cela, des savants, des inge nieurs, des inspecteurs sont
envoye s outre-Manche, pour des missions de tude, ou despionnage,
qui se multiplient a` partir des anne es 1750-1760 (
113
). On fait venir,
plus ou moins clandestinement des plans et des machines, et pour les
faire marcher, on tente de recruter des ouvriers anglais, des tech-
niciens susceptibles dapporter aux Franc ais le savoir-faire qui leur
manque pour faire fonctionner, et ensuite reproduire, les appareils
secre` tement rapporte s doutre-Manche. On connat le cas ce le` bre de
John Holker, installe pre` s de Rouen, a` qui on a offert la place
dinspecteur ge ne ral des manufactures, pre cise ment (
114
).
Cette politique de transfert technologique sinscrit ici dans une
action plus large de promotion de linnovation technique, de -
veloppe e par les Trudaine pe` re et ls, qui se succe` dent a` la te te du
Bureau du Commerce apre` s 1750. Linvention devient alors comme
une cause nationale. Les sciences et les arts sont mis a` lhonneur, les
gures du savant et du me canicien de miurges sont exalte es.
Lhorlogerie fascine et les automates de Vaucanson font fureur dans
(
113
) John HARRIS, Essays in Industry and Technology in the Eighteenth-Century:
England and France, Aldershot, Variorum, 1992.
(
114
) Le livre dAndre REuMOND, John Holker. Manufacturier et grand fonctionnaire
en France au XVIII
e
sie`cle, 1719-1786, Paris, Marcel Rivie` re, 1946, reste la meilleure
somme disponible, en attendant la publication de louvrage que pre pare John Harris.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 122
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
les salons parisiens. On loue la gloire de linge nieur, le technicien est
propose en mode` le aux artisans inventifs. Surtout, a` travers la
politique dencouragement et de promotion du machinisme mene e
par le gouvernement, linvention se trouve comme institutionnalise e.
Le me canicien devient un he ros, enro le au service de la cause
nationale du progre` s des arts et de lindustrie. Politique et technique
sont ainsi durablement lie es en France (
115
).
Linspection des manufactures occupe une place centrale dans
le dispositif mis en place par Daniel Trudaine. De fait, le corps a
endosse avec enthousiasme la politique volontariste du gouverne-
ment, se rangeant parmi les ame liorateurs e claire s, soucieux de
croissance e conomique et de progre` s technique, convaincu que
lindustrie nationale devait relever le de britannique.
Les inspecteurs en premie`re ligne sur le front de linvention.
De ses inspecteurs, le gouvernement attend quils dressent un
e tat des lieux des techniques manufacturie` res, sans cesse remis a`
jour, et le plus pre cis possible: Linspecteur ne saurait entrer dans
un trop grand de tail toutes les fois quil aura a` de crire un fait ou
proce de de fabrique. Outils, instruments, machines, et la manie` re de
sen servir, tout lui doit pre ter des images. Il en doit faire connatre
la gure, les dimensions, les utilite s, les de fauts (
116
). De la me me
fac on, il doit de crire les matie` res premie` res et les ingre dients utilise s:
origine, qualite s, cou ts, substituts possibles etc. On accorde donc
une grande importance a` linformation proprement technique que
peuvent fournir les inspecteurs: hormis les praticiens eux-me mes, ne
sont-ils pas les seuls a` fre quenter les ateliers et les fabriques? Leurs
me moires sur la lature, le tissage, les proce de s de blanchissage et
dappre t en vigueur dans leur re gion, composent ainsi une manie` re
dencyclope die permanente des techniques du XVIII
e
sie` cle.
(
115
) Liliane HILAIRE-PEuREZ, Inventions et inventeurs en France et en Angleterre au
XVIII
e
sie`cle, the` se de lUniversite Paris-I sous la direction de Daniel Roche, janvier
1994, dactylogr.
(
116
) AN F/12/733: projet dune instruction ge ne rale et pre liminaire pour
expliquer lesprit dans lequel il convient dexe cuter linstruction particulie` re en forme de
mode` le donne e ci-apre` s , 1741.
PHILIPPE MINARD 123
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Ces descriptions ont en fait une triple fonction. Il sagit tout
dabord dinformer en permanence le pouvoir central et ladmi-
nistration. Mais il est aussi ne cessaire que linformation technique
circule, et traverse les frontie` res linguistiques et culturelles qui
se parent les diffe rentes provinces du royaume. De senclavement est
ici le matre-mot. Par-dela` les spe cialisations re gionales, lobjectif est
de rassembler, pour les faire connatre, tous les proce de s, les de cou-
vertes, les tours de main quune communication re ciproque per-
mettra denrichir et de perfectionner. La circulation des inspecteurs
dun poste a` lautre, dune re gion a` lautre, au cours de leur carrie` re,
re pond au me me impe ratif: de cloisonner les connaissances, articuler
les compe tences. De me me, certains inspecteurs sont envoye s en
mission dinformation hors de leur de partement de rattachement. Il
faut ensuite que le savoir accumule soit largement re percute aupre` s
des fabricants: la vocation pe dagogique de linspection des ma-
nufactures est clairement afrme e. Le corps devient linstrument
privile gie dune politique fonde e sur la conviction des bienfaits de la
divulgation, de la vulgarisation des proce de s. Le progre` s repose sur
la circulation, la comple mentarite et lenrichissement mutuel des
savoir-faire locaux, de ces multiples bricolages datelier dont le
cumul peut engendrer lavance e cre atrice. On comparera donc les
manie` res de faire en usage a` Sedan aux fac ons de la draperie
elbeuvienne (
117
). Mais linterpolation des connaissances peut
saccompagner de brouillages, dhe sitations: il convient de viter les
fausses pistes, et cest le ro le dune administration e claire e que de
de me ler le vrai du faux, le bon du mauvais. Linspection a donc cette
troisie` me fonction, qui consiste a` ope rer le tri des connaissances
utiles, des proce de s prometteurs et perfectibles. La dimension com-
parative est toujours pre sente: les me moires des inspecteurs doivent
permettre de de me ler le vrai des proce de s (
118
). Cest ce qui
explique le ton tout autant prescriptif que descriptif de leurs rap-
ports. Ils recommandent telle me thode ou telle machine dont ils ont
(
117
) AN F/12/1357: Delo DESAUNOIS, Me moire dobservations sur la fabri-
cation des draps , 20 septembre 1756. Voir Ge rard GAYOT, Les draps de Sedan, Paris,
Editions de lEHESS, 1998, a` paratre.
(
118
) AN F/12/733: projet dune instruction ge ne rale et pre liminaire pour
expliquer lesprit dans lequel il convient dexe cuter linstruction particulie` re en forme de
mode` le donne e ci-apre` s , 1741.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 124
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
pu observer les effets heureux, et comparent les re sultats de diffe -
rents proce de s concurrents.
Les inspecteurs apparaissent ainsi comme de ve ritables experts,
capables de conseiller a` la fois leurs supe rieurs, dans lorientation de
la politique industrielle et technique, et les fabricants locaux, en leur
faisant connatre des proce de s e prouve s ailleurs.
Cest bien su r vers de tels spe cialistes que se tourne le Bureau du
Commerce lorsque lui sont soumises des demandes de subventions ou
de privile` ge pour une invention ou une manufacture. Il sagit alors
de valuer le bien-fonde de la reque te, le caracte` re dutilite , la nou-
veaute et la supe riorite re elle de la pre tendue innovation. Linspecteur
est de pe che sur les lieux, en visite solennelle, pour assister a` une de -
monstration qui est une ve ritable mise a` le preuve (
119
). Sagit-il dun
appareil ou dun proce de ? Il veut pouvoir le tester. Sagit-il dune
nouvelle manufacture? Il examine lemplacement et la disposition des
lieux, il jauge la capacite des hommes, lefcacite des me thodes, la
qualite de la fabrication. Il ne suft pas en effet pour le reque rant de
promettre, il faut prouver. Toutes les afrmations contenues dans sa
demande, les re sultats auxquels il pre tend parvenir, doivent e tre ve -
rie es de visu. La visite de linspecteur, et limpression quil en retire,
sont de terminantes: son approbation est ne cessaire pour que la re-
que te suive son cours et aie une chance daboutir.
Les de monstrations se de roulent de fac on tre` s solennelle,
comme sous loeil dun commissaire ou dun huissier venu constater
les faits, et consigner scrupuleusement ce quil aura vu. Lexpe rience
est une mise en sce` ne ou` chacun joue un ro le: dans latelier, tout a
e te minutieusement pre pare ; lentrepreneur, lartisan, ou le me -
canicien, a mobilise ses aides ou ses ouvriers. Chaque e tape du
processus est clairement de signe e, montre e, explique e, an que le
re sultat ne puisse e tre mis en cause. Les ope rations senchanent,
selon un ordonnancement re gle , jusquau verdict nal de
lexpe rience. Pour e tre probante, cette ce re monie de la preu-
ve (
120
) est parfois re pe te e plusieurs fois: il sagit de montrer que
(
119
) On sappuie ici sur les dossiers dinventions et de demandes de privile` ges
consulte es dans le fonds AN F/12, et sur les nombreux exemples fournis par Liliane
Pe rez dans sa the` se.
(
120
) Liliane HILAIRE-PEuREZ, the` se, op. cit., vol. 1, p. 99.
PHILIPPE MINARD 125
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
lon a de passe le stade expe rimental, que la production en se rie est
possible. A Limoges, certaines e preuves de fabrication du papier ont
ainsi mobilise linspecteur Desmarest vingt jours durant, sans quil
ait pu beaucoup dormir (
121
).
La solennite des ope rations est en fait a` la hauteur des enjeux,
de part et dautre: linventeur joue sa conse cration ofcielle, et
linspecteur entend faire reconnatre son statut dexpert autorise .
Chacun met en balance ses capacite s techniques, et fait assaut de
science. Lexamen est re ussi quand lexamine et lexaminateur se
sont reconnus lun lautre comme des spe cialistes patente s. On voit
bien linte re t des inventeurs: il y a des subsides, voire un privile` ge a`
la clef. Pour les inspecteurs, lenjeu symbolique est tre` s fort, puisque
ces mises a` le preuve leur permettent dafrmer leur propre exper-
tise non seulement aux yeux des fabricants, mais aussi a` ceux de
leurs supe rieurs (
122
).
La longue patience des ameliorateurs.
Les inspecteurs ne sont pas seulement charge s dappre cier
lutilite et lefcacite des nouveaux proce de s: une fois celles-ci
reconnues, ils doivent en assurer la reconnaissance et la diffusion.
Linspection est un centre de communication toujours agissant, un
point dincidence toujours re e chissant , selon lexpression at-
teuse de Roland de la Platie` re (
123
). Son activite de promotion des
nouveaux proce de s reve t des formes multiples, en fonction des
secteurs concerne s. Nous pouvons en repe rr les diverses modalite s.
(
121
) AN F/12/2259. Le pisode est rapporte par Liliane HILAIRE-PEuREZ, the` se, op.
cit., vol. 1, p. 80 et 99. La date nest pas claire, mais sans doute proche de larrive e de
Desmarest a` Limoges, en 1762.
(
122
) Linspecteur Brisson se croit ainsi autorise a` stigmatiser en termes tre` s vifs
lignorance et la fausse science dun inventeur: il navait aucun principe de physique et
de me canique, il navait rien lu ni e tudie en ce genre explique-t-il, manie` re de souligner
que ce nest e videmment pas son cas (AN F/12/1446: dossier Noroy de Riverye,
inventeur dun curieux mouvement a` eau , 1767).
(
123
) Jean-Marie ROLAND DE LA PLATIEvRE, extrait des Lettres ecrites de Suisse,
dItalie, de Sicile et de Malte, lettre du 20 janvier 1777, tome 4 , 1780, repris dans
lEncyclopedie Methodique, Manufactures, tome 1, 1785, article inspecteur , p. 67*.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 126
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Elle passe tout dabord par lorganisation dune intense circu-
lation de chantillons et de mode` les: il sagit de prouver la validite
dune me thode, ou lefcacite dun appareil, pour convaincre les
fabricants de les adopter, et par-la` me me orienter leur activite vers
de nouvelles fabrications appele es a` se substituer aux importations
anglaises, voire a` les concurrencer sur les marche s exte rieurs. Le
Bureau du Commerce expe die des mode` les dans les provinces,
demande quon lui renvoie les premiers re sultats des essais locaux.
Depuis Rouen, Holker distribue les e chantillons de toffes anglaises
que ses correspondants de Londres ou Manchester lui fournissent.
Les inspecteurs entretiennent e galement des correspondances avec
les ne gociants franc ais de Marseille, Cadix ou Smyrne auxquels ils
envoient a` leur tour des e chantillons: le produit conviendrait-il au
marche levantin, espagnol ou ame ricain? Au de but des anne es 1760
notamment, une intense campagne est mene e pour de velopper la
fabrication des bayettes, ces draperies que lAngleterre e coule mas-
sivement en Espagne. Holker, inlassablement, envoie conseils, sol-
licitations et recommandations aux inspecteurs et aux intendants des
deux grandes re gions lainie` res concerne es, le Languedoc et la
Picardie: a` charge pour eux de solliciter les fabricants capables de
produire les me mes e toffes. Holker re dige e galement une brochure
de 56 pages, avec deux planches a` lappui, pour exposer les meil-
leures me thodes anglaises en la matie` re (
124
). Ce Memoire instructif
largement diffuse doit devenir le vade-mecum du fabricant et de
linspecteur qui suit ses efforts. Toute ladministration, jusquaux
subde le gue s, est mobilise e pour informer les entrepreneurs du
soutien que le gouvernement offre de leur accorder pour leurs
premiers essais.
Un effort tout particulier est mene dans le domaine de la
lature, qui doit occuper les temps morts du travail agricole et
procurer a` la population rurale un revenu comple mentaire. Dans les
re gions lainie` res, il sagit de substituer a` la quenouille et au petit
(
124
) AD Bouches-du-Rho ne C 1793: Memoire instructif sur la fabrique, les
apprets, degraissage et blanchissage des bayettes et autres lainages anglais, par le Sieur
Holker, inspecteur general des manufactures etrange`res, Paris, Imprimerie Royale, 1764,
in-4
o
, 56 pages et deux planches. On en rencontre des exemplaires dans bien dautres
de po ts de partementaux, ayant e te largement diffuse aupre` s des intendants.
PHILIPPE MINARD 127
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
rouet a` main, le grand rouet a` pied, beaucoup plus performant: Le
grand rouet anglais est monte sur un seul point dappui bien xe,
traverse par un axe horizontal sur laquelle la roue tourne aise ment
(...). La lature faite avec ces rouets en est plus soyeuse et plus forte
et la leuse fait plus douvrage dans le me me espace de temps (
125
).
Lattention porte e au de veloppement de la lature du coton dans les
campagnes franc aises sinscrit a` la fois dans lobjectif de la substi-
tution dimportations et dans une politique ge ne rale dame lioration
de la qualite (
126
). De passage a` Villefranche en 1755 lors dune de
ses grandes tourne es a` travers le pays, Holker note que la fabrique
consiste en velours de gueux, fort en diable , et diverses autres
toileries l et coton daussi me diocre qualite : Toutes ces marchan-
dises sont extre mement grossie` res, et le coton quon y emploie vient
tout le du Levant, ce qui rend cette fabrique peu protable a` lEtat
par le peu de main-doeuvre quelle y emploie . Dou` la ne cessite de
faire lever des latures dans ce canton (
127
). En Beaujolais, la
me diocrite des ls provient dun mate riel inadapte : Je trouve quil
est impossible de faire de bonne lature ni me me en grande quantite
avec de pareils ustenciles , et les me tiers a` tisser tre` s incommo-
des ne valent gue` re mieux. Conclusion: Jappre hende que par les
mauvaises habitudes que ces ouvriers ont pris ils soient tre` s difciles
a` corriger . Holker engage donc linspecteur Brisson a` distribuer les
ustenciles propres a` faire lever une bonne lature : des cardes
dun nouveau mode` le, des rouets et des de vidoirs a` langlaise. A son
instigation, lintendance de Lyon nance en 1756 la distribution de
1217 rouets dans les villages du Beaujolais, Forez et Ma connais (
128
).
Brisson consacre ensuite chaque anne e un budget de 300 livres a` la
fourniture gratuite de rouets et de cardes (
129
). Depuis Rouen,
(
125
) John HOLKER, Memoire instructif ..., cite note pre ce dente, p. 14-16.
(
126
) Serge CHASSAGNE, La diffusion rurale de lindustrie cotonnie`re en france
(1750-1850), in Revue du Nord, LXI, n. 240, p. 97-114, spe cialement p. 101-4.
(
127
) AN F/12/674: Observations sur la fabrique de Beaujolais , Holker a`
Trudaine, et Observations sur les fabriques de Troyes, Reims, Villefranche, Pont-de-
Veyle, Lyon et Beaujolais... . Les rapports ne sont pas date s, mais la lettre-circulaire
adresse e aux inspecteurs des re gions concerne e est du 16 mai 1755 (AN F/12/740).
(
128
) AN F/12/674: Holker, Observations... cite es plus haut; AN F/12/1341:
correspondance du Bureau du Commerce avec lintendant de Lyon.
(
129
) AN F/12/740, 741 et 676/B: encouragements distribue s par Brisson. Un
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 128
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
linspecteur Godinot entreprend en 1760 une campagne pour faire
connatre les cardes construites en se rie par les fre` res Lemarchand,
qui ont re cupe re les machines conc ues par John Kay; il envoie des
prospectus et rec oit les commandes des fabricants par le canal des
intendants et des inspecteurs des manufactures (
130
).
Mais ce nest pas tout de distribuer du mate riel; encore faut-il
enseigner aux ouvriers et aux leuses a` sen servir. Dans son
ambition industrielle, Holker ne perd jamais de vue la dimension
pe dagogique. Les brochures distribue es par ladministration ont
cette fonction. Ainsi le Memoire sur la lature diffuse en 1759
tente-t-il, en huit pages, dexpliquer linte re t du nouveau de vidoir
propose aux fabricants et du tarif anglais quil permet
dappliquer pour re mune rer les leuses (
131
). Mais rien ne saurait
remplacer la formation pratique: Il faudra que dans chaque
endroit ou` le Conseil jugera a` propos de tablir des latures, y
envoyer un commis avec deux leuses et les ustenciles ne cessaires ;
les deux matresses-leuses feront des e le` ves, par groupe de vingt,
qui une fois forme es, iront a` leur tour instruire leurs parents, amies,
et voisines (
132
). Dans ce but, Holker fait venir en France deux
leuses du Lancashire, et leurs e le` ves vont biento t re pandre les
me thodes anglaises en Bourgogne, a` Lyon, dans le Dauphine , le
Berry, le Languedoc (
133
). Les inspecteurs semploient a` favoriser
rouet neuf cou te environ 3 livres (4.10 livres sil est double); une paire de cardes revient
a` 1 livre et demi ou 2 livres (AN F/12/740: note de frais pre sente e par Brisson en mai
1777).
(
130
) AN F/12/992 ; AD Seine-Maritime C912, Trudaine a` Thiroux de Crosne, 21
aou t 1771.
(
131
) BN Fond Joly de Fleury Ms. 362, f
o
40-43: Memoire sur la lature, Paris,
Imprimerie Royale, 1759, 8 pages Le tarif anglais consiste a` payer les le s tre` s
pre cise ment en fonction de la nesse du l: il permet a` la fois de mieux contro ler la
qualite des e cheveaux et de viter les tricheries des leuses, qui me lent des ls de
grosseurs varie es, ou lent irre gulie` rement. Imprime en 1759 et tre` s largement diffuse ,
ce texte anonyme reprend exactement le syste` me propose par Holker a` Morel et
Trudaine en 1752. Voir le tude de William M. REDDY, Modes de paiement et contro le du
travail dans les latures de coton en France, 1750-1848, in Revue du Nord, LXIII, n. 248,
janvier-mars 1981, p. 135-46, qui souvre sur une analyse du tarif anglais .
(
132
) AN F/12/674: Observations sur les fabriques de Troyes, Reims, Villefran-
che, Pont-de-Veyle, Lyon et Beaujolais... , 1755.
(
133
) AN F/12/1340 et 1341; voir A. REuMOND, John Holker..., op. cit., p. 107-8.
PHILIPPE MINARD 129
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
leur venue dans leur re gion, et le tablissement d e coles de lature
devient une de leurs pre occupations permanentes.
Quel bilan les protagonistes tirent-ils de leurs efforts? Il est
difcile de faire la part de ce qui revient aux encouragements
gouvernementaux dans la diffusion du travail du coton. Roland de la
Platie` re tient celle-ci pour ne gligeable dans le domaine de la lature
manuelle, et ironise sur lagitation de risoire de John Holker, quil
naime pas (
134
). En Beaujolais, Brisson de clare en 1776 avoir
distribue pour quelques 15000 livres dencouragements aux fabri-
cants, en 26 ans dactivite ; il aurait e galement e tabli 150 e coles de
lature dont leffet a e te une main-doeuvre immense, quoique
toutes naient pas re ussi , pre cise-t-il (
135
). Mais que penser de ses
proclamations tonitruantes: La voie de linstruction et de
lencouragement que jai prise a fait accro tre de pre` s dun million la
main-doeuvre seule dans les provinces de mon de partement (
136
)?
Pour Holker, tout de pend en fait des subsides que pourra distribuer
ladministration du Commerce: subventions pour les essais de fab-
rication des entrepreneurs, indemnite s verse es aux leuses qui vien-
dront apprendre les nouvelles me thodes (
137
). Les premiers re sultats,
dans les anne es 1760, paraissent encourageants: M. de La Genie` re,
inspecteur de Castres, me mande quil trouve notre nouvelle fac on
de ler beaucoup supe rieure a` celle pratique e jusqua` ce jour dans
son inspection. Les leuses apre` s trois jours de travail sur les
nouveaux rouets travaillent un cinquie` me davantage que sur les
anciens . Mais les nouvelles envoye es de Montauban par
linspecteur Brute sont moins bonnes: On ne veut pas de mordre
de lancienne me thode pour ler la laine peigne e au rouet et a` la
quenouille. Cela me fait penser, commente Holker, que nous aurons
de la peine a` introduire nos rouets a` langlaise dans les endroits ou`
la lature a` la quenouille est de ja` e tablie (
138
). Mais cela ne fait que
(
134
) Encyclopedie Methodique, Manufactures, volume 2, article toiles , p. 300.
(
135
) AN F/12/740: Brisson, Lyon, 27 aou t 1776 et 27 juin 1772.
(
136
) AN F/12/740: Brisson, Beauvais, mars 1775 (il parle du Beaujolais et du
Lyonnais).
(
137
) AN F/12/560/III/6: Holker a` Trudaine, Rouen, 16 fe vrier 1763.
(
138
) AN F/12/560/III/6: Holker a` Trudaine, Rouen, 23 juin 1763, et 19 fe vrier
1763.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 130
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
renforcer la de termination de Holker, qui afche un volontarisme
calcule .
Ces exemples montrent la voie suivie avec constance par Tru-
daine et le Bureau du Commerce: proposer, diffuser a` la fois des
outils, des me thodes, des savoir-faire nouveaux, inciter par des
encouragements pe cuniaires et la distribution de mate riel.
Ladministration se fait e galement pe dagogue, en diffusant des
brochures et en favorisant la formation de la main-doeuvre par des
ouvriers (ou ouvrie` res) qualie s. Bref, il sagit de montrer a` bien
faire (
139
). Linspecteur, relais essentiel de cette politique, est ici un
guide pour le fabricant (
140
). Il voudrait le tre e galement pour le
cultivateur ou le leveur, bien quil ait moins de prise sur cet univers.
La culture des plantes tinctoriales, la plantation de mu riers,
lame lioration des be tes a` laine sont encourage es. Des efforts sem-
blables sont mene s, dans les anne es 1770, pour acclimater en France
lusage de la jenny, rapporte e dAngleterre en 1771 par Holker
junior (
141
). Sagissant de quipements me caniques en effet, la me -
thode est la me me: pour convaincre les fabricants re ticents, les
entrepreneurs trop prudents, les inspecteurs font proce der a` des
de monstrations publiques, ou subventionnent des ateliers-pilotes.
Le transfert technologique sope` re par lappel a` des techniciens
anglais, recrute s par linterme diaire de John Holker, auxquels on
associe des entrepreneurs pre ts a` tenter laventure moyennant le
soutien de lEtat. On installe les machines, on forme des techniciens
franc ais, qui iront ensuite installer ailleurs de nouvelles manufactu-
res.
(
139
) En Provence, la diffusion dune courte Instruction pour parvenir a` la
perfection du tirage des soies (re dige e par lintendant du dauphine Fontanieu en 1739),
est relaye e par la proposition de linspecteur des manufactures doffrir un prix aux
meilleures tireuses de soie de la province, a` la n des anne es 1740 (AD Bouches-du-
Rho ne C 2300: Instruction...., Paris, Imprimerie Royale, 1739, 4 p.; AD Bouches-du-
Rho ne C 1791: me moire sur la ne cessite dencourager les ouvrie` res a` tirer la soie ). En
Bas-Languedoc, lInstruction est re e dite e a` Nmes en 1741 (AD Gard IVE206).
(
140
) On a tre` s bien pre vu ici lutilite de mes avis et le besoin quon avait dun
guide dans la soierie , e crit Jean-Baptiste Rodier (AN F/12/736, Castres, 19 fe vrier
1755).
(
141
) Harold PARKER, An Administrative Bureau during the Old Regime. The
Bureau of Commerce and its Relations to French Industry, from may 1781 to november
1783, Cranbury, University of Delaware Press, 1993, p. 79.
PHILIPPE MINARD 131
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Proposer, convaincre, stimuler: manufactures-mode` les et de -
monstrations publiques sinscrivent dans une politique volontariste
dincitation industrielle, qui est relaye e par le corps tout entier,
convaincu que linnovation ne peut se re pandre et porter ses fruits
que dans un environnement social pre pare a` la recevoir et a`
ladopter.
Mais les inspecteurs sont e galement conscients des obstacles a`
surmonter: sous leur plume revient sans cesse la de nonciation de
lesprit de routine, dune part, et de la pauvrete des ouvriers, dautre
part. Or, pour innover, il faut non seulement la volonte , mais aussi
en avoir les moyens. Cette conviction renforce la de termination des
inspecteurs en faveur de lintervention gouvernementale: Il ny a
que les commencements qui soient difciles, pe nibles et cou teux ,
explique Imbert (
142
). La distribution dencouragements nanciers,
sous forme de pre ts ou de primes a` la production, parat donc un
pre alable indispensable. On ose le dire, asse` ne de La Genie` re,
lorsque le grand Colbert voulut encourager les Arts et e tablir des
manufactures, il ny parvint qua` force dargent (
143
). En me me
temps quil prodigue un soutien mate riel de cisif, le gouvernement
devrait aussi mettre a` lhonneur les producteurs: les inspecteurs
voudraient combiner aide nancie` re et reconnaissance sociale. Ainsi
Latapie, a` Bordeaux, propose un prix annuel de 200 livres au
fabricant qui dans lanne e aura pre sente la pie` ce de toffe la plus jolie,
et divers avantages scaux pour les ouvriers qui se distingueront le
plus . Autre possibilite : distinguer les fabricants de lite qui entre-
tiennent au moins quatre me tiers battants et nont jamais e te pris en
contravention, en leur permettant dorner leurs e toffes dune eur
de lys ou dune e toile (
144
). Chacun rivalise ainsi de projets, de
propositions en tous genres pour stimuler les activite s manufactu-
rie` res. Imbert voudrait insinuer au peuple le gou t dindustrie
(sic) et le tirer de le tat de faine antise ou` il nest que trop
(
142
) AD Bouches-du-Rho ne C 3360: Imbert de Saint-Paul aux Etats de Pro-
vence, Aix, 12 novembre 1778.
(
143
) AD Bouches-du-Rho ne C 3360: Memoire, par Pierre-Marie de la Genie` re,
imprime a` Aix en 1776.
(
144
) AN F/12/676/B: Latapie a` lintendant du Commerce de Cotte, Bordeaux,
29 de cembre 1779. Les avantages scaux consisteraient en diminution de taille ou
exemption de milice pour le ls ane du fabricant.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 132
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
livre (
145
). Dupont de Nemours voudrait inspirer au peuple
lamour du travail et re pandre la lature dans toutes les campa-
gnes (
146
). Clicquot de Blervache brosse le tableau idyllique de
villages rendus prospe` res par le tablissement de petites e coles pro-
fessionnelles, dirige es chacune par un couple de ma tres: La
femme donnerait des lec ons de lature aux lles (...); le mari
donnerait des lec ons de lectures et de criture (...) sur des livres
e le mentaires dagriculture ; on apprendrait a` lire dans lInstruction
sur la manie`re de soigner les betes a` laine de Daubenton (
147
).
Adhe rant a` le lan pe dagogue du sie` cle, les inspecteurs se vantent
de prodiguer partout des conseils, des instructions, des encoura-
gements (
148
). Dans leurs e tats de service, ils ne manquent pas de
mettre en valeur leur activite inlassable en faveur de lindustrie, de
la mise au travail, et contre le misone isme dun peuple de cide ment
rustique, quil faut a` la fois animer , rassurer et instruire. Brisson
shonore du titre d excitateur des manufactures et pre sente avec
erte le bilan de son action en Beaujolais: Les ouvriers e trangers
que jai attire s, les e coles de lature que jai e tablies, les genres de
fabriques que jai introduits, ont donne a` lindustrie du Beaujolais un
accroissement qui na peut-e tre pas dexemple dans les pays de
montagne (
149
). Cazaban sattribue tout le me rite de lame lioration
des appre ts a` Nmes, des plantations de mu riers et de lintroduction
du de la culture du sainfoin autour de Saint-Chinian (
150
). Carget na
(
145
) AD Bouches-du-Rho ne C 3360: Imbert de Saint-Paul aux Etats de Pro-
vence, Aix, 12 novembre 1778.
(
146
) Pierre-Samuel DUPONT DE NEMOURS, Lettre a` la Chambre de Commerce de
Normandie..., Rouen/Paris, 1788, p. 19-20.
(
147
) Simon CLICQUOT DE BLERVACHE, Essai sur les moyens dameliorer en France la
condition des laboureurs, des journaliers, des hommes de peine vivant dans les campagnes
(...) par un savoyard, (ou LAmi du cultivateur), Chambe ry, 1789, vol. II, p. 274-7.
(
148
) AN F/12/736: Brisson, Saint-Symphorien-de-Lay, 26 mars 1757.
(
149
) AN F/12/740: Brisson, Lyon, 28 avril 1777; AN F/12/741: Brisson, Lyon, 7
avril 1778.
(
150
) AN F/12/745: Antoine Cazaban, deux lettres date es du 12 juillet 1786,
Carcassonne. Le re cit de son action prend le ton de la geste e pique: De` s mon arrive e
dans cette ville (Nmes), je maperc us que lon appre tait mal les e toffes en faisant usage
de quantite de gomme arabique et de trop de chaleur aux cartons servant a` leurs appre ts.
Je repre sentai aux ne gociants qui en faisaient le commerce quil leur serait tre` s
avantageux de changer de me thode, quils y trouveraient le conomie et la ce le rite ; mais
PHILIPPE MINARD 133
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
cesse de courir les ge ne ralite s dAuch et Pau: voyant tout, organisant
tout, il est parvenu a` re pandre la plus grande e mulation dans les
campagnes (
151
). Me mes accents de erte , me mes titres dhonneur
au tableau de lindustrie, pour Godinot de Ferrie` res en Normandie,
et bien dautres encore (
152
). La repre sentation de linspecteur en
de miurge et dispensateur ge ne reux de conseils et dencouragements
est si bien e tablie quon la retrouve sous la plume de candidats a`
linspection, de sireux de manifester leur totale adhe sion a` ce quils
croient percevoir, de lexte rieur, de lide ologie de linstitution: can-
didat au poste de Beauvais, en 1771, Le Bon de crit linspecteur
comme celui qui ranime les fabricants, qui donne aux ressorts
engourdis cette action qui perpe tue le mouvement et le fait passer
dans toutes les parties de cette machine immense (...). Un inspecteur
est le ambeau qui e claire les fabricants et les marchands. Son oeil
perce dans tous les de tails du commerce en dirigeant les premiers
bras a` lavantage de tout le corps. Jaloux de lavancement des
manufactures, il doit faciliter la propagation de lindustrie, encou-
rager les efforts et donner des ailes au ge nie (...). Il le` ve avec
discre tion le voile qui couvre le sanctuaire du commerce pour
donner du ressort aux mouvements les plus cache s (
153
). Voila` un
portrait atteur que nul inspecteur ne renierait.
Le corps tout entier, de fait, se reconnat dans la philosophie de
lame lioration que professent les e lites e claire es. Le de veloppe-
mentisme est une conviction unanimement partage e, par des
inspecteurs qui entendent travailler pour le progre` s e conomique,
pour le bien de la socie te . Lecteurs, diffuseurs, mais aussi parfois
il lui faut des anne es pour les convaincre. Deux, enn, nissent par lui commander des
cartons et des platines de fer propres aux appre ts que leur avais indique . Ces objets e tant
arrive s, je s construire un fourneau pour chauffer les platines et montrai aux ouvriers
la manie` re de sen servir . Lheureux succe` s convainquit biento t les autres. Et voila`
comment la fabrique nmoise put pre senter des appre ts irre prochables...
(
151
) AN F/12/744: Me moire des services du sieur Carget... , 8 mars 1785.
(
152
) AN F/12/742: Jean-Baptiste Godinot de Ferrie` res, e tats de service, 4 juin
1792. Sous la plume de Pierre Laboreys de Chateaufavier en 1778, la prospe rite des
manufactures dAubusson devient le titre de gloire de sa famille, titulaire du poste de
pe` re en ls depuis 1733 (AN F/12/729, Chateaufavier a` Tolozan, Aubusson, 24 janvier
1778).
(
153
) AN F/12/738: Me moire pour linspection des manufactures en la ville de
Beauvais , Le Bon, Beauvais, 30 avril 1771.
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 134
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
auteurs de brochures ou de traite s techniques, les inspecteurs sont
dinfatigables ze lateurs du progre` s, des militants des Lumie` res
toujours en que te de prose lytes.
CONCLUSION: LE TROISIEvME A|GE DE LINSPECTION DES MANUFACTURES.
La contribution des inspecteurs des manufactures au de velop-
pement industriel a longtemps e te sous-estime e. Sur le front de
linnovation de proce de s, le bilan de laction incitative mene e par
linspection des manufactures nest certes pas spectaculaire. Mais on
se tromperait a` tenir pour ne gligeables cette addition de petites
ame liorations et les effets cumule s dune attention constamment
porte e a` encourager, stimuler les initiatives et les inventions, faire
connatre les proce de s, de cloisonner les savoir-faire, faire se rencon-
trer des cultures techniques re gionales et sectorielles varie es.
Lindustrialisme professe par le corps nest pas un vain mot, et la
doctrine sincarne bien dans une pratique ve ritable. Les inspecteurs
ont joue un ro le essentiel danimateurs et dorganisateurs de
lame lioration des proce de s et de lintroduction du machinisme dans
lindustrie textile.
Certes, objectera-t-on, mais lAngleterre na pas e te rattrape e, et
la France des anne es 1780 attend toujours sa re volution industriel-
le (
154
). En outre, il peut sembler difcile de concilier les images
apparemment oppose es des inspecteurs qui ont e te successivement
envisage es. Le re glementarisme, dans la doctrine et laction des in-
specteurs, ne contrecarre-t-il pas le lan industrialiste? LAngleterre,
les re` glements: ce sont la` deux proble` mes e troitement lie s, car lavance
anglaise est toujours mise aucre dit dupre tendulibe ralisme envigueur
outre-Manche. Malgre toute son ardeur incitatrice, ladministration
du Commerce, toute anime e de bonnes intentions quelle fusse,
naurait-elle pas bride lessor manufacturier en France?
Nous touchons la` a` un vaste de bat, qui de passe la seule e tude du
ro le des inspecteurs. On ne discutera pas ici le proble` me de
lavance anglaise ni des causes suppose es ou re elles du fameux
(
154
) Franc ois CROUZET, De la superiorite de lAngleterre sur la France, Paris,
Perrin, 1985, p. 22-89; Maurice LEVY-LEBOYER, Les processus dindustrialisation: le cas de
lAngleterre et de la France, in Revue historique, CCXXXIX/2, 1968, p. 281-298.
PHILIPPE MINARD 135
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retard franc ais. On laissera e galement en suspens la question du
ro le des re` glements, et plus largement des normes de fabrication,
dans la re gulation de la production et du commerce sous lAncien
re gime, renvoyant a` dautres contributions (
155
). Pour lheure, je
voudrais simplement insister sur la manie` re dont ladministration
e claire e de la seconde moitie du XVIII
e` me
sie` cle a re solu la con-
tradiction souleve e plus haut: le me me fonctionnaire peut-il e tre a` la
fois le gardien se ve` re de lapplication des re` glements, et un conseiller
technique e coute ?
Il faut en fait distinguer plusieurs moments dans le volution du
corps et de ses fonctions. Apre` s 1750, linspection est entre e dans
son troisie` me a ge, apre` s la pe riode fondatrice (le premier a ge) sous
Colbert puis Pontchartrain, puis la re organisation des anne es 1730,
quand le corps sest hie rarchise et redynamise (son deuxie` me a ge).
Cette troisie` me phase se caracte rise par une nette inexion des
pratiques des inspecteurs. La re pression des fraudes, la surveillance
re glementaire qui faisaient initialement sa mission principale, ten-
dent a` passer a` larrie` re-plan. Laccent est mis sur limpulsion,
lincitation et le soutien. Le centre de gravite de la politique ma-
nufacturie` re de la monarchie sest en effet de place , sous linuence
croissante du courant libe ral, notamment autour de Vincent de
Gournay et de son groupe (
156
).
Est-ce a` dire pour autant que lEtat a renonce a` toute politique
e conomique, pour se re fugier dans une doctrine de la pure absten-
tion? On a vu que non. Le libe ralisme qui pre vaut de plus en plus
a` linte rieur du Bureau du Commerce et des sommets de
ladministration ne pre conise pas labsence totale dintervention de
lEtat, mais une re orientation de celle-ci. Il pro ne non pas un Etat
(
155
) Philippe MINARD, Normes et certication des qualites: les re`gles du jeu
manufacturier au XVIII
e`me
sie`cle, in Bretagnes. Art, negoce et societe de lantiquite a` nos
jours. Melanges offerts a` Jean Tanguy, Brest, Universite de Bretagne
occidentale/Association des amis de Jean Tanguy, 1996, p. 173-192.
(
156
) Simone MEYSSONNIER, La balance et lhorloge. La gene`se de la pensee liberale
en France au XVIII
e
sie`cle, Montreuil, Editions de la Passion, 1989, et Aux origines de la
science economique francaise: le liberalisme egalitaire, in Ge rard GAYOT, Jean-Pierre
HIRSCH (e d.), La Revolution francaise et le developpement du capitalisme, Villeneuve
dAscq, Revue du Nord, Hors-Se rie Histoire n. 5, 1989, p.111-124 .
QUADERNI FIORENTINI XXVI (1997) 136
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
manchot, mais un Etat horloger, incitateur et re gulateur. Cest une
rede couverte re cente que loriginalite de ce courant libe ral franc ais,
ante rieur a` la physiocratie, et qui ne doit rien a` celle-ci. Sa relecture
indique la ne cessite de se de gager du sche ma simplicateur qui a
longtemps pre valu, opposant terme a` terme, bloc contre bloc, deux
conceptions radicalement antagoniques appele es libe ralisme et
dirigisme : ne re duisons pas les politiques e conomiques a` leurs
expressions les plus radicales. Pour les administrateurs en charge de
lindustrie apre` s 1750, les formes et les modalite s de lintervention
de lEtat sont moins affaire de principe que de degre et de champ
dapplication pertinent. Ainsi, on constate que tous les inspecteurs
nont pas totalement abandonne les principes de le conomie de la
qualite qui fondaient leur action. Mais ils conviennent que ces re` gles
ne valent pas force ment pour toutes les productions, et quil faut
moduler leur application selon les types de produits et de marche s.
Linspection sest faite pragmatique, et elle est consciente que la
diversication de la production textile, la diffe renciation croissante
des circuits et des modes de consommation, exigent de moduler les
re` gles e tablies un sie` cle plus to t.
La contradiction se re soud en fait en une inexion progressive
et un de calage dans le temps. On comprend alors que les inspecteurs
de la n du sie` cle sont devenus tout autre chose que des de fenseurs
ta tillons et borne s dun syste` me re glementaire rigide. Adhe rant
largement au parti industrialiste et a` la politique dincitation
libe rale mene e par Trudaine, ils ont su adapter leurs pratiques et ont
e te partie prenante de cette grande e volution de la seconde moitie
du XVIII
e` me
sie` cle: lEtat de police assure ment sefface, laissant la
place a` ce qui apparat de plus en plus comme un Etat de service, un
Etat pe dagogue et incitateur, propagateur de la novation et organi-
sateur du progre` s.
PHILIPPE MINARD 137
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
PHILIPPE PAYEN
PARLEMENT ET ADMINISTRATION JUDICIAIRE
Le terme dadministration judiciaire est moderne. Sous lAncien
Re gime, on ne parlait que dadministration de la justice. Le sens
est-il le me me? Administration judiciaire semble signier admi-
nistration par les organes judiciaires, alors que administration de la
justice induit la distribution de la justice. La diffe rence est de taille,
sauf a` prendre en compte le sens tre` s large que lAncien Re gime
donnait a` la justice. Que penser, en effet, de la conception de Prost
de Royer qui de clare ladministration de celle-ci omnipre sente et
omnipotente jusqua` lassimiler a` la le gislation: Religion, gouver-
nement & police, agriculture, commerce & nance, fortune, hon-
neur & vie: ladministration de la justice embrasse tout (
1
).
Pourtant, en de pit de ce vaste programme, ladministration de la
justice ne tait pas re serve e au roi; elle appartenait e galement aux
juridictions de lordre judiciaire du moins certaines comme
lindique le titre me me de louvrage de Prost de Royer. De cette
bre` ve confrontation terminologique, il ressort que ladministration
judiciaire peut, a` bon droit, recouvrir ladministration de la justice
cone e aux juridictions. Elle senrichit, en outre, du domaine de
cette dernie` re, si bien que les deux sens sont fusionne s: organisation
et fonction.
Reste un point a` e claircir, celui du moyen daction qui permet a`
ladministration judiciaire de remplir la fonction qui lui est de volue.
(
1
) PROST DE ROYER (A. Fr.) et RIOLZ (Fr. A.), Dictionnaire de jurisprudence et des
arrets, ou Nouvelle edition du Dictionnaire de Brillon, connu sous le titre de Dictionnaire
des Arrets & jurisprudence universelle des Parlemens de France et autres Tribunaux;
augmentee des matie`res de Police, dAgriculture, de Commerce, de Manufactures, de
Finance, de Marine & de Guerre, dans le rapport quelles ont avec ladministration de la
Justice (Lyon, 1781-1787), t. III, p. 2.
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Un pouvoir dordonner, de re glementer e tant ne cessaire, lacte
re glementaire sensuit. Mais tous les tribunaux sont loin de posse der
pleinement le droit dexercer ladministration de la justice; seuls les
Parlements peuvent y pre tendre en vertu de leurs E

dits de cre a-
tion (
2
). Partant, ils ont lexclusivite du pouvoir re glementaire dont
la manifestation reve t la forme de larre t de re` glement.
Limportance de cette cate gorie darre ts est parfaitement rec ue,
mais, comme tout ce qui lest, souvent la notorie te couvre des pans
obscurs. En effet, dans lhistoriographie parlementaire ou, plus
ge ne ralement, institutionnelle, la place faite aux arre ts de re` glement
est des plus pauvres. Nous avons fait cette constatation surprenante
en de butant nos recherches; nous la faisons encore maintenant au vu
des actes re cents dun colloque, pourtant tre` s riche, sur les Parle-
ments provinciaux (
3
). Des mentions disperse es et fort rares te moi-
gnent de leur existence, mais sans plus sy attarder, la pre occupation
des auteurs sattachant uniquement a` lobjet traite .
Pourtant, une exacte connaissance de larre t de re` glement per-
met de saisir toute la richesse de lactivite re glementaire des Parle-
ments. Certes, il est commune ment avoue que la fonction conten-
tieuse ne tait pas la seule et unique occupation des Cours; mais cest
pour afrmer aussito t que la` cependant re sidait leur vocation na-
turelle et primordiale, celle dassurer le contro le et la de livrance de
la justice au plus haut niveau. Telle est la de nition essentielle des
Cours souveraines, de nition impre gne e, quon le veuille ou non, de
lesprit re volutionnaire, y compris celui des Lumie` res. Ainsi, Males-
herbes, pourtant au fait des arcanes et de lesprit des institutions de
lAncien Re gime, a` la fois par tradition et par e tat, ne parat pas un
guide tre` s su r en la matie` re:
... tout magistrat que jetois, jai toujours pense comme, a` ce que je
crois, tous les gens raisonnables, quon ne doit pas donner une inuence
principale dans ladministration aux Parlemens. 1
o
parceque ce corps est
compose de gens qui ny ont jamais e te initie s, qui nen ont jamais fait leur
etude et nen ont aucune connoissance. 2
o
parce que la Magistrature nest
point en France un corps choisi par la nation et ayant mission delle, que nos
magistrats au contraire ne sont choisis que dans un seul ordre de citoyens et
parconsequent ont une foule de prejuge s et dinterets contraires au vrai bien
(
2
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1051, fol. 78.
(
3
) Les Parlements de Province. Pouvoirs, justice et societe du XV
e
au XVIII
e
sie`cle.
Textes re unis et pre sente s par J. Poumare` de et J. Thomas (Toulouse, 1996).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 140
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
de lEtat. Ainsi jai toujours pense et dit quand jen ai eu loccasion que
lorsque le Roi voudroit se faire eclairer contre les surprises des Ministres par
le suffrage de la Nation, ce ne seroit point lordre seul des jurisconsultes quil
faudroit regarder comme les representans du peuple [sic] (
4
).
Deux observations, pour ce qui nous concerne. Tout dabord, a`
vouloir se parer outrancie` rement la magistrature du gouvernement,
en la cantonnant dans une activite purement contentieuse et de
conservation des lois, si indispensable soit-elle (
5
), il oublie que la
magistrature judiciaire e tait fort souvent le vivier de celle du Conseil
et que lon passait tout uniment du Parlement au gouvernement.
Quelques noms parmi les plus connus sufront pour lattester: outre
Malesherbes lui-me me, Lamoignon (son pe` re), les deux Maupeou,
dAguesseau, ses deux ls, LAverdy, Terray, Gilbert de Voisins,
deux Joly de Fleury... (
6
). On pre cisera me me que le trajet ne se
faisait pas toujours dans le sens Parlement-Conseil, car linverse se
trouvait. Par la` me me laccusation du de faut de tudes particulie` res
tombe, lesquelles ne sont dailleurs pas dune ne cessite impe rieuse,
si lon en juge par la valeur de certains Conseillers dE

tat (
7
).
Ensuite, que ladministration, telle que la conc oit ici Males-
herbes, signie matie` res de gouvernement. Il ne peut y avoir aucune
ambigute sur ce point quand on lit plus loin que les ambitions du
Parlement sont anciennes et que, pre sentement, elles sont renforce es
et le gitime es par la de cadence des organes repre sentatifs de la
(
4
) Malesherbes, lettre au baron de Breteuil, 27 juillet 1776, dans P. GROSCLAUDE,
Malesherbes et son temps, t. II: Nouveaux documents inedits (Paris, 1964), p. 139.
(
5
) Idem, ibid. p. 138: Je regarde la Magistrature comme un corps necessaire a`
conserver dans notre constitution, parceque ce corps est le gardien des loix qui reglent
les interets des citoyens, et qui font leur unique sauvegarde contre les entreprises du
despotisme. Je conviens que ce frein est tre` s faible dans les affaires publiques, mais il a
toujours de lefcacite dans les affaires particulieres... [sic].
(
6
) Cf. M. ANTOINE, Le gouvernement et ladministration sous Louis XV.
Dictionnaire biographique (Paris, 1978), passim.
(
7
) Cf., ibid., p. 257, le jugement porte sur labbe de Radonvilliers, Conseiller
dE

tat, par le Garde des Sceaux Miromesnil en 1785: Cest un homme admirable par
ses vertus; il seroit bien difcile den bien faire le nume ration. Le Roy le connot. Il a
pour ainsi dire devine les matie` res de le gislation et de jurisprudence, naant e te occupe
que de litte rature avant de tre conseiller dEtat. Il nest point de meilleur juge. Il est de
plusieurs bureaux, auxquels il assiste re gulie` rement et ou` il est fort utile, ainsi quau
Conseil .
PHILIPPE PAYEN 141
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
nation (
8
). A le vidence, cette opinion, plus politique
quinstitutionnelle, nest utile que comme te moignage du progre` s
des ide es nouvelles; elle ne peut, par conse quent, contribuer a` une
juste e valuation de la re alite du phe nome` ne administratif sous
lAncien Re gime.
Chez Tocqueville, la notion dadministration est plus conforme,
encore quil ne la de gage pas nettement de la le gislation (
9
); mais il
est, lui aussi, marque par son temps lorsquil e crit que nous avons
chasse la justice de la sphe` re administrative ou` lancien re gime lavait
laisse e sintroduire fort indu ment (
10
) . Ladverbe est tre` s fort; il
gouvernera lanalyse des historiens futurs. Les pages que consacre
Tocqueville a` cette question sont tre` s classiques; elles brossent le
lent et opinia tre cheminement de lE

tat vers la centralisation admi-


nistrative, qui accapare tout a` la fois administration et justice (
11
).
... il ne faut jamais oublier que si, dune part, le pouvoir judiciaire,
dans lancien re gime, se tendait sans cesse au dela` de la sphe` re naturelle de
son autorite , dautre part, il ne la remplissait jamais comple` tement [...]
Tanto t on permettait aux tribunaux de faire des re` glements dadministration
publique, ce qui e tait manifestement hors de leur ressort [= compe tence];
tanto t on leur interdisait de juger de ve ritables proce` s, ce qui e tait les exclure
de leur domaine propre (
12
).
Ainsi donc, le domaine judiciaire est rogne par les e vocations;
mais lautre volet, ladministratif, gratie , lui, dune croissance indue
(
8
) Malesherbes, lettre au baron de Breteuil, 27 juilet 1776, dans P. GROSCLAUDE,
Malesherbes et son temps, t. II: Nouveaux documents inedits (Paris, 1964), p. 139-140: Il
etoit aise de prevoir quil y auroit bientot des occazions, ou le Parlement retabli avec lair
de triomphe voudroit semparer de ladministration, projet que ce corps a toujours eu et
quil est impossible quil nait pas depuis quon ne convoque plus detats du Royaume,
que la pluspart des provinces nont meme pas detats particuliers, ainsi, que la plus
grande parte de la nation est sans representans [sic].
(
9
) Cf. A. de TOCQUEVILLE, Lancien regime et la revolution, Livre II, chap. 2:
Des cours de justice prennent part indirectement a` la puissance le gislative; elles ont le
droit de faire des re` glements administratifs qui obligent dans les limites de leur ressort ;
dans (uvres comple`tes, t. II, vol. 1 (Paris, 1952), p. 128.
(
10
) Ibid., chap. 4; op. cit., p. 125.
(
11
) Pour la confrontation de la the` se de Tocqueville aux re alite s institutionnelles
de lAncien Re gime, voir S. MANNONI, Une et indivisible. Storia dellaccentramento
amministrativo in Francia, t. I (Milano, 1994; Biblioteca per la storia del pensiero
giuridico moderno, 44), spe cialement p. 13-37.
(
12
) Ibid.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 142
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
nest pas indemme daccaparement puisquil est reverse a`
lIntendant, charge de faire pie` ce aux antiques pouvoirs de centrali-
se s. Protant de leurs divisions et de leur indolence, le Commissaire
de parti sest inltre sans grande re sistance, si ce nest de la part des
Parlements. Assure ment, lE

tat a du prendre acte de leur te nacite ,


mais il nit par triompher.
Le pouvoir judiciaire seul lavait ge ne dans cette grande entreprise;
mais la` me me il avait ni par saisir la substance du pouvoir, nen laissant que
lombre a` ses adversaires. Il navait pas exclu les parlements de la sphe` re
administrative; il sy e tait e tendu lui-me me graduellement de fac on a` la
remplir, presque tout entie` re. Dans certains cas extraordinaires et passagers,
dans les temps de disette, par exemple, ou` les passions du peuple offraient
un point dappui a` lambition des magistrats, le gouvernement central laissait
un moment les parlements administrer et leur permettait de faire un bruit
qui a retenti dans lhistoire; mais biento t il reprenait en silence sa place, et
remettait la main sur tous les hommes et sur toutes les affaires (
13
).
Une telle formulation, en raison de son allure excessivement
synthe tique, demande plus a` e tre crue que partage e, car elle bute sur
la notion me me dadministration, sa fonction et son contenu.
Dailleurs, la de possession ope re e par le pouvoir royal nest qua`
peine ressentie comme telle par ses victimes, les Parlements ayant
dautres ambitions a` satisfaire:
Si lon veut bien faire attention a` la lutte des parlements contre le
pouvoir royal, on verra que cest presque toujours sur le terrain de la
politique, et non sur celui de ladministration, quon se rencontre. Les
querelles naissent dordinaire a` propos dun nouvel impo t; cest-a` -dire que ce
nest pas la puissance administrative que les deux adversaires se disputent,
mais le pouvoir le gislatif, dont ils avaient aussi peu de droits de semparer
lun que lautre (
14
).
Qui plus est, labandon du terrain administratif sexplique
aise ment, selon lauteur, par lincompe tence des Parlements:
Il en est de plus en plus ainsi, en approchant de la Re volution. A
mesure que les passions populaires commencent a` senammer, le parlement
se me le davantage a` la politique, et, comme, dans le me me temps, le pouvoir
central et ses agents deviennent plus expe rimente s et plus habiles, ce me me
parlement soccupe de moins en moins de ladministration proprement dite;
chaque jour, moins administrateur et plus tribun. Le temps, dailleurs, ouvre
(
13
) Ibid., chap. 5; op. cit., p. 128.
(
14
) Ibid.
PHILIPPE PAYEN 143
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
sans cesse au gouvernement central de nouveaux champs daction ou` les
tribunaux nont pas lagilite de le suivre; car il sagit daffaires nouvelles sur
lesquelles ils nont pas de pre ce dents et qui sont e trange` res a` leur routine. La
socie te , qui est en grand progre` s, fait natre a` chaque instant des besoins
nouveaux, et chacun deux est une source nouvelle de pouvoir; car lui seul
est en e tat de les satisfaire. Tandis que la sphe` re administrative des tribunaux
reste xe, la sienne est mobile et se tend sans cesse avec la civilisation
me me (
15
).
Inde niablement, nombre de passages de Tocqueville me ritent
de tre re fute s; nous nous limiterons, pour notre part, a` contribuer a`
la ne cessaire restitution des pouvoirs des Parlements a` travers
lexemple du Parlement de Paris, parce que, sur ce point comme sur
bien dautres, il peut a` bon droit e tre conside re comme mode` le.
Trois fonctions parlementaires sont de gage es par Tocqueville:
justice, administration, politique. Toutes trois ine galement le gitimes
aux regard de sa conception de la se paration des pouvoirs.
Sur la fonction judiciaire, parfaitement le gitime, il ny a gue` re a`
reprendre, si ce nest pre ciser que le vocation est de droit royal, e tant
la juste contrepartie de la de le gation de justice accorde e aux tribu-
naux. Si les e tudes pre cises manquent sur la question notamment
sur la courbe de fre quence , il est certain que les Parlements les
supportaient mal, principalement les e vocations concernant
ladministration royale et celles de propre mouvement qui interve-
naient dans des affaires sensibles, religieuses ou politiques (
16
). Mais
Tocqueville ne se borne pas a` me connatre le fondement de le vo-
cation, il fausse e galement le sens de ladministration en lassimilant
au gouvernement, ce qui le conduit a` professer une maxime qui peut
avoir son inte re t pour dautres temps ou lieux, mais qui est de nue e
de pertinence pour la monarchie franc aise (
17
).
(
15
) Ibid., p. 128-129.
(
16
) Cf. M. ANTOINE, Le Conseil du Roi sous le re`gne de Louis XV (Gene` ve, 1970;
Me moires et documents publie s par la Socie te de lE

cole des Chartes, 19), p. 292-296 et


515-519. Vour aussi, en dernier lieu, J.P. ROYER, Histoire de la justice en France de la
monarchie absolue a` la Republique (Paris, 1995), pp. 96-97 et 99-100.
(
17
) Cf. A. de TOCQUEVILLE, Lancien regime et la revolution, Livre II, chap. 4: ...
comme on le voit, le gouvernement sintroduisait sans cesse dans la sphe` re naturelle de
la justice, et nous ly avons laisse : comme si la confusion des pouvoirs ne tait pas aussi
dangereuse de ce co te que de lautre, et me me pire; car lintervention de la justice dans
ladministratrion ne nuit quaux affaires, tandis que lintervention de ladministration
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 144
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Quant a` lille gitimite de laction administrative des Parlements,
la tole rance surveille e et rapidement reprise du gouvernement dans
ce domaine, labandon de la part des magistrats convaincus de leur
inexpe rience, elles me ritent de tre se rieusement re e value s; car on a
limpression que les choses nont gue` re ve ritablement avance depuis
1856. En effet, si, a` la suite de Tocqueville, les historiens ont marque
la place dune activite de police dans la panoplie parlementaire, cest
a` la manie` re dun appendice, comme juxtapose e a` la fonction
judiciaire. Ne gligence qui conduit les auteurs dun article consacre a`
la police a` omettre quasiment le Parlement (
18
), lui qui pourtant, a`
suivre Saint-Simon, e tait le supe rieur des fonctions de police !
Reste enn le dernier volet, qui outre nettement le ro le des
Parlements: leurs manifestations tonitruantes dans la vie publique.
La` encore, laccusation dille gitimite doit e tre mode re e, car les
Remontrances sont partie inte grante du droit public. Seuls les exce` s
sont bla mables.
En outre, ces trois fonctions apparaissent totalement cloison-
ne es, bien quen re alite elles soient unies, ne serait-ce que par
linstrument qui les anime, occasionnellement ou re gulie` rement, et
qui est presque toujours occulte : larre t de re` glement. Et ce fonc-
tionnement compartimente du Parlement, rejaillit sur la perception
de larre t de re` glement qui se trouve e clate entre une vocation
purement prive e les arre ts rendus sur proce` s , une vocation
administrative re siduelle et une vocation politique. Cest dailleurs
lintervention des arre ts de re` glement dans ce dernier domaine,
juge e abusive au regard de la souverainete royale, qui les a de con-
side re s.
On ajoutera a` cela que, pour les historiens, les uns et les autres
sont pris pour le ressort entier, lequel fait indissolublement corps
avec lactivite du Parlement. De` s lors, le Parlement apparat comme
un organe unicateur, tant sous langle du droit prive que du droit
public. Fe de rateur et fe de raliste tout a` la fois, il assurerait une
dans la justice de prave les hommes et tend a` la rendre tout a` la fois re volutionnaires et
serviles ; op. cit., p. 125.
(
18
) M. BIMBENET-PRIVAT et M.-F. LIMON, dans L. BEuLY (sous la direction de),
Dictionnaire de lAncien Regime (Paris, 1996), V
o
Police , pp. 993-994.
PHILIPPE PAYEN 145
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
cohe sion juridique et se poserait en porte-parole des provinces quil
coiffe face aux inge rences et aux exigences accrues de lE

tat.
Vision inde niablement se duisante me me si, dune certaine fa-
c on, elle sinscrit toujours dans la dialectique tocquevillienne de
lopposition E

tat-pouvoirs interme diaires.


Pourtant, qui ne voit quune telle conception pe` che par son
caracte` re excessivement militant et ge ne ralisateur? Elle peut se
soutenir dans son volet fe de raliste surtout pour les Parlements
re gionaux qui sont ne s lors du rattachement des provinces et
gardent, de ce fait, pre tention a` de fendre les particularismes locaux.
En revanche, lapplication est vicie e de` s quon conside` re le Parle-
ment de Paris; car, dune part, il re git un tre` s grand nombre de
provinces disparates, dautre part, il est issu, non pas du rattache-
ment des provinces, mais de la volonte royale par de membrement
des institutions centrales.
En fait, tout est plus complique et plus simple a` la fois quil ny
parat dans la pre sentation sommaire et e clate e classique. Plus
complique , car une varie te tre` s grande de possibilite s existe, qui fait
que, lorsquon e tudie de pre` s les arre ts de re` glement, on navigue de
formules originales en formules originales. Plus simple aussi, car,
au-dela` des apparences, existe une unite fondamentale qui trouve sa
racine dans la mission me me du Parlement. Cette mission est de
juger, cest-a` -dire, au premier chef, rendre la justice a` chacun; mais
e galement de pourvoir, cest-a` -dire e teindre par pre voyance les
contestation futures. Ce deuxie` me aspect, lie assure ment au premier
mais de tache de lui, proce` de du pouvoir re glementaire.
Ce sont ces diffe rentes formes que nous avons e tudie es, apre` s les
avoir de couvertes et caracte rise es a` partir de le ments des plus te nus
et apparemment des plus insigniants. Ce faisant, nous nous som-
mes efforce de reconstituer tant le me canisme que le fonctionnement
du pouvoir re glementaire du Parlement a` travers son mode
dexpression, tout a` la fois unique et plural, larre t de re` glement (I).
Une autre singularite de cet arre t doit e tre signale e, qui tient a` sa
nature mixte. Formule par une Cour judiciaire, il est ne cessairement
luvre des magistrats appele s a` le rendre: magistrats du sie` ge et
concours du Ministe` re public. Cest la loi de tout arre t, et en ceci il
ne se distingue gue` re des arre ts ordinaires. Mais en tant que
re` glement, il be ne cie dun traitement spe cial, a` savoir dune ins-
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 146
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
truction particulie` re qui repose tout entie` re sur le Procureur ge ne ral.
Gra ce a` ce ro le, de plus en plus absorbant dans lactivite du haut
magistrat, celui-ci en arrive, sous le couvert du Parlement et par le
canal des arre ts de re` glement, a` gouverner lensemble du ressort, ce
qui nest pas un mince paradoxe au regard de lactivite contentieuse
dans laquelle on cantonne pour lessentiel les Parlements (II). Ainsi
alle ge du poids de le tiquette classique qui lui assigne une fonction
re gulatrice en fait de droit prive , larre t de re` glement sinscrit
simultane ment et pleinement dans le monde du droit public. Cette
activite , nullement usurpe e comme le donne a` croire Tocqueville, est
la suite normale de la Police ge ne rale qui fonde le pouvoir re gle-
mentaire du Parlement dans toutes ses manifestations (III) (
19
).
I. LE MOYEN: LARRE|T DE REvGLEMENT
Face a` la doctrine simplicatrice en fait darre ts de re` glement,
qui les de crit comme e pousant la totalite du ressort et luniversalite
de ses justiciables, force est de constater que la gamme est tre` s large
et bien plus nuance e. Cela soppose a` une conception trop moderne
de la loi a` laquelle, traditionnellement, larre t de re` glement est
assimile sans pre caution. Proce der ainsi revient, dune certaine
fac on, a` pe cher contre lHistoire, puisque le fonctionnement nor-
matif de lAncien Re gime e tait tout autre. En effet, lancienne France
e tait caracte rise e par une extre me diversite qui correspondait a` des
crite` res historiques et re pondait a` des ne cessite s et a` des particula-
rismes. Proprie te des groupes humains, ceux-ci sopposaient a` toute
intention nivelleuse; et, de fait, la royaute , respectueuse des acquis,
ny attentait que timidement et avec grande prudence. Ce sont ces
inte re ts se pare s qui expliquent dailleurs que, dans un domaine ou`
laction du roi semble a` labri de toute contestation et ou` il est
parfaitement le matre, celui de sa le gislation, les modes dexpression
sont varie s: Lettres patentes ge ne rales et spe ciales, comme aussi bien
arre ts du Conseil. A linstar donc de la pratique le gislative royale et
(
19
) Cet article e tant force ment sche matique et se lectif, nous renvoyons pour
toutes les de monstrations et re fe rences a` notre the` se: Les arrets de re`glement du
Parlement de Paris au XVIII
e
sie`cle, vol. I: Dimension et doctrine (Paris, 1997), vol. II:
Physiologie (a` paratre).
PHILIPPE PAYEN 147
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
en harmonie avec le tissu sociologique, le Parlement se devait de
diversier son mode daction.
Arrets generaux et particuliers.
En premier lieu simpose la division entre arre ts ge ne raux et
arre ts particuliers selon que les dispositions portent sur la totalite du
ressort ou sur une fraction seule de celui-ci, quand bien me me
serait-elle large. Si certaines matie` res, en raison de linte re t ge ne ral
quelles pre sentent, sont plus porte es a` e tre re gies par des arre ts
ge ne raux, cela souffre tellement dexceptions quil ne saurait y avoir
de doctrine ferme sur ce point. De plus, a` linte rieur de la cate gorie
des arre ts particuliers une hie rarchie se de couvre en faveur de
certains arre ts conside re s comme ge ne raux dans la mesure ou` leur
champ ge ographique dexercice est plus large que celui des autres.
Toutefois, la discrimination propose e, si ade quate soit-elle aux
re alite s, nest pas de voile e aussi simplement dans les archives du
Procureur ge ne ral. On rencontre en effet des variantes propres a`
de sorienter le chercheur comme lopposition arre t ge ne ral-arre t
particulier dans le sens ou` le premier traite a` fond une question,
alors que le second naborde quun aspect de celle-ci. Il nen reste
pas moins, apre` s examen, que lun et lautre sont des arre ts particu-
liers, et, par la` me me, conrment la summa divisio. Toutefois, celle-ci
nest qua` usage interne, et encore! puisque lappellation de ge ne -
ral est pre fe re e a` celle de particulier , pourtant plus juste, tant
dans les correspondances, les imprime s que me me dans les notes des
bureaux, preuve que le Parlement ne connat quune sorte darre t de
re` glement, comme le manifestent au surplus les registres des arre ts
qui ignorent superbement toute distinction.
Il nen demeure pas moins que larre t de re` glement est rarement
ge ne ral. Trop dusages, de situations juridiques mettent un frein a`
cet emploi. Et lorsquon y a recours, il nest pas rare de remarquer
que sur tel ou tel point on renvoie aux usages locaux, voire quon
pre voit de re gler des privile` ges par arre t particulier. Dans ce cas,
larre t particulier vient comple ter larre t ge ne ral sur la demande de
ce dernier. Le poids des usages est tel, dailleurs, quils triomphent
presque toujours. Cest pourquoi, lorsquon vient a` de couvrir quils
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 148
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sont bafoue s par un arre t particulier, un autre arre t, correcteur du
premier, assure leur respect. Larre t particulier est si bien inscrit
dans la re alite , si bien justie par celle-ci, que sa multiplication ne
suscite pas le de sir simplicateur de labsorber dans un arre t ge ne ral.
Il faut pour cela des raisons impe rieuses.
Quant a` larre t ge ne ral, lorsquil nest pas retenu par lexistence
de titres locaux, il doit encore tenir compte des circonstances et sy
adapter. Les situations urgentes le de montrent a` le vidence.
Linstruction accoutume e se re ve lant impossible a` conduire en
raison de sa longueur, un arre t vient pourvoir a` la ne cessite pre sente
tout en re servant aux juges locaux lappre ciation des reme` des
indique s.
Outre ce ro le dade quation aux particularismes locaux, larre t
particulier est utilise pour assurer lapplication de larre t ge ne ral,
parce quon obe it mieux a` une re` gle particulie` re faite pour un sie` ge
ou une collectivite qua` une re` gle ge ne rale devant laquelle on a
davantage tendance a` regimber ou pre tendre e chapper. Cela te moi-
gne que lexistence de larre t ge ne ral ne dispense pas toujours de
larre t particulier qui, en tout e tat de cause, a lavantage de teindre
une contestation et de te moigner conside ration pour ses be ne ciai-
res. Il y a la` un aspect sociologique de lancienne France qui me rite
de tre releve . Enn, quand les arre ts ge ne raux sont mal exe cute s en
raison dinterpre tations tendancieuses, aucune remise sur le chantier
nest envisage e. On se contente de reprendre ponctuellement les
lieux ou sie` ges re ticents par des arre ts ad hoc. Limpression qui en
ressort est triple: primo, la ge ne ralisation nest pas dans les murs;
secundo, elle est trop difcile a` mettre en uvre pour re pondre
efcacement aux besoins du ressort; tertio, on e vite le plus possible
de susciter des proble` mes la` ou` ils nexistent pas, la sagesse consis-
tant a` limiter lintervention la` ou` elle est ne cessaire.
A le vidence, les arre ts particuliers posse` dent une audience
limite e aux lieux quils re gissent, mais cela ne les empe che pas de
servir de mode` le pour dautres arre ts, tant particuliers que ge ne raux.
Cette pratique ne va pas toutefois jusqua` la reproduction servile, car
les arre ts de rive s doivent bien e videmment tenir compte des par-
ticularite s locales, soit en re servant leur existence sils sont ge ne raux,
soit en les incluant dans la re` gle nouvelle sils sont particuliers.
Inde pendamment de lutilisation dont ils peuvent faire lobjet, les
PHILIPPE PAYEN 149
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
arre ts particuliers marquent encore une tendance dont on tient
compte dans les bureaux du Procureur ge ne ral pour le tablissement
dune doctrine. Cela e tant, larre t particulier posse` de la me me
autorite que larre t ge ne ral au regard des cate gories le gislatives, son
classement dans les archives en te moigne.
Technique dadministration souple, on pourrait e tre tente de
penser que les risques de son emploi sont minimes, et que sito t
sollicite il est accorde . En re alite , il nen est rien, et le souci manifeste
par le Parlement de respecter les usages locaux ne le conduit pas
pour autant a` verser dans un laxisme qui naboutirait qua` un
de sordre. Sa de livrance fait par conse quent lobjet dune attention
scrupuleuse.
Leur prolife ration, qui est inde niablement un avantage sur le
plan de la pratique administrative, est rec ue avec critique par la
doctrine de la n de lAncien Re gime. Les auteurs de plorent que
cette voie conduise a` des solutions disparates et parfois contra-
dictoires. Mais, cette querelle nest pas faite uniquement aux arre ts
du Parlement puisquelle vise e galement la multiplicite des lois.
Derrie` re le souhait den revenir a` une jurisprudence ge ne rale ou
aux principes ge ne raux , se dessine la conception dune loi plus
uniforme et universelle.
Les homologations.
A co te des arre ts particuliers et ge ne raux qui sont rendus du
propre mouvement du Parlement, il faut noter les homologations,
sur la technique desquels les arre tistes ne se tendent pas, preuve que
la cate gorie nest pas essentielle quant a` la nature de larre t de
re` glement.
Bien e videmment, les homologations dont il sagit rele` vent du
droit public; il convient, par conse quent, de les distinguer des actes
de juridiction gracieuse ou de lexequatur de livre s par le Parlement,
ou encore de lapprobation des textes coutumiers. Essentiellement
facultatives, elles peuvent porter dautres noms, ce qui ne manque
pas daccrotre la difculte de lidentication (exe cution, conrma-
tion, enregistrement ou autorisation); elles seules nous retiendront.
Il sagit donc de textes a` vocation re glementaire propose s par les
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 150
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
corps, communaute s ou sie` ges de justice pour recevoir la sanction de
la Cour. Cette formule sinscrit totalement dans la palette re glemen-
taire, puisque le Procureur ge ne ral est entie` rement libre dy donner
suite ou non, de choisir cette voie pluto t quun arre t de propre
mouvement qui lui a e te demande . Ce nest pas la conside ration de
lobjet qui de termine lorientation, non plus que la taille des ressorts
ge ographiques, car pour la me me pe riode on trouve des lieux re gis
par lun ou par lautre mode. Lhomologation ne posse` de donc pas
de domaine re serve . Les bifurcations peuvent intervenir a` tout
moment et sans aucune conside ration de valeur normative. Ainsi, il
nest pas exceptionnel de constater que la voie de larre t de propre
mouvement initialement choisie, est nalement abandonne e au pro-
t de lhomologation; et que me me la proce dure denregistrement
dune De claration royale, pourtant engage e, est de laisse e pour une
solution de moindre relief. Enn, lhomologation peut se surajouter
a` des arre ts de re` glement ante rieurs classiques, dans la mesure ou` le
texte nouveau aborde des points quils ne re glaient pas.
Plusieurs raisons poussent a` adopter la voie de lhomologation.
Lorsquil sagit de corps et communaute s, il est plus habile dexercer
la Police sur eux en sassurant leur concours, lexe cution nen est
que meilleure. Cela ne re duit pas pour autant le Parlement a` la
passivite , puisquil se garde le droit dajouter des mesure comple -
mentaires en superposant un arre t proprio motu a` larre t
dhomologation, ou dagir directement si le texte a` homologuer nest
pas re alise a` temps. Quand cela concerne des autorite s de police
infe rieures, le mobile rele` ve pluto t de la prudence, qui consiste a` ne
pas engager excessivement le prestige du Parlement.
Dune fac on ge ne rale, lhomologation apparat comme un ins-
trument particulie` rement adapte a` la tutelle du Procureur ge ne ral
sur les corps et juridictions, puisquelle le conduit a` contro ler les
actes soumis a` lagre ment du Parlement. Ceux qui nont pas e te
reve tus de cette estampille encourent le risque de tre re forme s ou
annule s a` loccasion dun proce` s. En outre, ses avantages sont
nombreux: proce de fort souple, il ne de ploie lautorite du Parlement
que relativement a` un sie` ge ou a` un corps, et cela permet de revenir
en arrie` re plus aise ment ou de proce der a` de ne cessaires ajuste-
ments. Reet de la prudence administrative, au sens de vertu, qui
anime le Parquet ge ne ral, elle permet de re gler les situations singu-
PHILIPPE PAYEN 151
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
lie` rement et de servir de banc dessai a` des interventions proprio
motu ulte rieures. A cet e gard, le nombre dhomologations accorde es
peut fournir argument pour de cider le Parlement a` rendre un arre t
ge ne ral. Son utilisation, comme celle des arre ts particuliers mais
avec moins dengagement puisque la responsabilite de la mesure est
copartage e , proce` de de lesprit de tradition et de liberte de
lAncien Re gime. Ce faisant, en modulant les re` gles selon les lieux et
les personnes concerne es, elle se place aux antipodes de le galite
contemporaine.
Sans doute, lhomologation nest pas lapanage du Parlement.
Certaines juridictions infe rieures (Cha telet), dautres Cours souver-
aines, les Intendants, le Conseil, le roi par ses Lettres patentes
lutilisent, chacundans undomaine pre cis, mais certains objets restent
e trangers a` une quelconque spe cialisation en fait dhomologation. Si
la concurrence sexerce principalement entre le roi et le Parlement,
cest vraisemblablement en raison du caracte` re ge ne ral de leur
autorite , me me si lintensite de celle-ci est profonde ment diffe rente.
Du reste, lhomologation royale na pas de valeur supe rieure aux
autres. Ainsi, sans e gard pour les Lettres patentes qui homologuent
un mandement e piscopal sur lobservation des dimanches et fe tes, et
qui ont e te enregistre es au Parlement, des ofciers de justice atten-
dent encore un arre t de re` glement. Si fait que le Procureur ge ne ral
est conduit, bien quil leur ait repre sente linanite de leur pre tention,
a` faire rendre des arre ts pour ordonner lexe cution et des Lettres
patentes et de larre t denregistrement. Est-ce le signe dune me -
ance a` le gard des Lettres patentes sur reque tes dont la prolife ra-
tion amenuise le cre dit, ou bien un indice que lactivite re glemen-
taire en fait de Police est assure e de plus en plus par le Parlement?
Les caracte` res de lhomologation sont doubles: contro le pour
ve rier que lordre public nest pas trouble et approbation des
mesures en conside ration du bien public. Ce sont la` deux e le ments
dune tutelle.
Il ne sagit pas, a` proprement parler, dune augmentation de
valeur de lacte homologue , mais bien plus su rement dune novation
qui fait passer cet acte dans la cate gorie le gislative. Et la` encore, les
mentions des archives ou des arre tistes ne font pas de distinction
entre arre t dhomologation et arre t de re` glement pur et simple, ce
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qui fait que cette dernie` re de nomination est la seule cate gorie
juridique admise.
Lutilite de lhomologation est e vidente. Elle assure lexe cution
des ordonnances de police des juges infe rieurs quand ils sont en
droit den prendre. Sans le soutien accorde par le Parlement,
celles-ci sont ge ne ralement de pourvues de toute vigueur. Cela est
encore plus net pour les re` glements e piscopaux. De toute fac on, les
juridictions ne doivent exe cuter que ce qui a e te reve tu de
lapprobation du roi ou du Parlement.
Acte juridictionnel e manant du Parlement, et, par conse quent,
reve tu de lautorite de la Cour, lhomologation ne saurait donc e tre
compense e par le long exercice dune convention. Celle-ci peut bien
lier les cocontractants, elle ne peut aller au-dela` et engager leurs
successeurs. La re` gle, caracte rise e par la permanence, demande un
re` glement, et seule une autorite habilite e peut le procurer. Il sensuit
que le Parlement assure son soutien a` lacte homologue : il le fait
respecter judiciairement, le garantit contre lappel et son effet
suspensif, sans toutefois porter pre judice aux inte re ts le se s puisque
dautres voies de recours leur restent ouvertes (opposition, reque te
civile). Enn, linte re t de lhomologation est si net quil ne peut y
avoir de de lai de forclusion pour son obtention: vingt a` quarante ans
plus tard, le proce de reste toujours possible et souhaitable.
Le principe est que les auteurs des re` glements en demandent
eux-me mes lhomologation, mais cela souffre des exceptions puis-
que ceux qui y sont inte resse s indirectement sont admis a` la reque rir,
pour tout ou partie, selon la nature de leur inte re t. Lorsquil sagit
du re` glement dun corps fait par une juridiction infe rieure, il arrive
que ce soit ce corps qui en fasse la demande. En revanche, lorsque
une de libe ration de communaute a e te homologue e par un sie` ge
infe rieur, alors linitiative appartient a` ce tribunal. Dans ce dernier
cas, la reque te ne se fait pas dans la forme classique de lintroduction
des causes judiciaires avec constitution de procureur. Le procureur
du roi ne remplit pas ce ro le; il sadresse a` son supe rieur hie rar-
chique qui requiert en son nom propre, car il ne sagit plus dinte re ts
prive s ou conside re s comme tels, mais dordre public. Mais il sen
faut que la re` gle relative a` la qualite des impe trants soit absolue. Il
suft, pour sen convaincre, de constater que les homologations
requises par le Procureur ge ne ral concernent tout aussi bien des
PHILIPPE PAYEN 153
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actes qui ne proviennent pas de juridictions royales. Le crite` re de
son intervention repose donc sur la part dordre public contenu
dans ces actes. Si celui-ci nest pas en cause, le Procureur ge ne ral
laisse aux auteurs le soin de demander lhomologation. Mais lordre
public nest pas non plus un motif sufsant, puisque nombre de
sentences ou ordonnances de juges seigneuriaux traitent de cet objet
sans pour autant me riter lintercession du Procureur ge ne ral. Au
demeurant les crite` res de lintroduction des demandes en homolo-
gation, tels que nous venons de les esquisser, ne sont pas a` labri
dentorses comme le montrent les variations auxquelles le Procureur
ge ne ral est parfois sujet. Il arrive, en effet, quil opte initialement
pour la proce dure civile reque te pre sente e par les inte resse s avec
constitution de procureur , puis ope` re ensuite un revirement en se
chargeant lui-me me de demander lhomologation. Inde niablement,
il existe un pouvoir discre tionnaire du Procureur ge ne ral dont la cle
se trouve dans la nature du dossier, cle qui ne nous est pas toujours
parvenue.
La justice reglee.
Ce terme de signe la proce dure conduisant a` un arre t qui met n
aux contestations en procurant un Re` glement. Mais la pratique
indique que les conits touchant a` lordre judiciaire en sont le vivier.
On pensait ge ne ralement que les diffe rends opposant ofciers entre
eux au sujet de leurs attributions respectives e taient porte es au
Conseil, mais le tre` s grand nombre de ces proce dures montre a`
le vidence que le Parlement occupe sur ce terrain une place non
ne gligeable.
En lespe` ce, jamais le Procureur ge ne ral nintervient pour
prendre le fait et cause dun ofcier, quand bien me me celui-ci serait
lun de ses substituts. Les arre ts rendus sont toujours des arre ts
contradictoires qui forment la loi des parties. Cest pourquoi, dans
la mesure ou` il est appele a` donner des conclusions, le Procureur
ge ne ral reste tre` s re serve lorsque les ofciers linterrogent sur leurs
querelles: il ne leur dicte jamais une conduite, mais se borne a` leur
rappeler les re` gles connues, les laissant libres de se pourvoir au
Parlement. Cette neutralite du Procureur ge ne ral ne va cependant
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 154
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pas jusqua` lempe cher de reque rir un Re` glement lorsque les pre -
tentions sont encheve tre es et que tous les ofciers dun me me sie` ge
se trouvent en contestation, et a` condition toutefois que tous soient
daccord pour sen remettre a` lui. Bien e videmment, le me me effet
concernant des ofciers peut e tre obtenu lorsquun proce` s intente
par des particuliers vient en appel au Parlement; dans ce cas, sans
quil soit ne cessaire de recourir a` la justice re gle e, le Re` glement est
procure proprio motu, comme accessoire de la contestation ju-
diciaire.
Cela dit, les arre ts de justice re gle e sont eux aussi de ve ritables
arre ts de re` glement; ils rele` vent de la cate gorie des arre ts particuliers
dont il sont une variante. Comme pour ceux-ci donc, leur valeur
restreinte est relativise e par le fait quils servent de tendance ou de
mode` le pour des ofciers dautres sie` ges.
A mi-chemin entre arre ts de droit public et arre ts sur proce` s,
leur avantage est conside rable: dune part, ils e teignent des contes
tations sans e tre tenus par lautorite de la chose juge e puisquils
assurent la stabilite pour lavenir; dautre part, dans la mesure ou` ils
sont obtenus par les ofciers eux-me mes, leur exe cution sen trouve
favorise e.
Les arrets provisoires.
En de pit de cette appellation sous laquelle nous les individua-
lisons, ils participent tout comme les autres du caracte` re re glemen-
taire. A vrai dire, la qualite qui les singularise napparat que tre` s
rarement comme telle dans les arre ts eux-me mes (titre ou corps de
larre t); il faut ge ne ralement la de couvrir sous des mentions qui
contiennent ordre ou de fenses dexe cuter, ordre de suspendre. Quoi
quil en soit, ils interviennent pour re gir une situation en attendant
quun Re` glement de nitif soit e tabli.
La proposition faite a` la Cour de statuer provisoirement rele` ve
du Procureur ge ne ral seul, quand bien me me la reque te e mane de
ceux qui y ont inte re t. Comme dans les formules pre ce dentes,
loption prise par le Procureur ge ne ral en faveur de larre t provisoire
ne le lie pas puisquil peut, en cours de route, de cider de sauter cette
e tape et reque rir imme diatement un arre t de nitif.
PHILIPPE PAYEN 155
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En doctrine, larre t provisoire se justie par la longueur de
lenque te pour parvenir a` un arre t de nitif: lurgence de la situation
requiert dy pourvoir promptement. Mais, aussi bien, le Procureur
ge ne ral peut se servir de cet arre t comme dun instrument
dadministration exible dans diffe rents cas de gures. Cest ainsi
que les mesures provisoires sont utilise es a` titre expe rimental avant
que de faire un Re` glement. Elles le sont encore, inversement, pour
revenir sur une de cision le gislative quil nest pas permis de re former
ofciellement; en foi de quoi, lexe cution de Lettres patentes accor-
dant des privile` ges est suspendue lorsque les avantages justiant
lobtention de ces Lettres ne se trouvent pas conrme s. Larre t
provisoire peut encore dissimuler sa nature en masquant une volonte
de nitive quon ne souhaite pas faire apparatre, ou encore en
servant a` temporiser lorsquune situation na pas besoin fondamen-
talement de tre modie e.
Sa dure e sappre cie jusquau Re` glement de nitif. Toutefois
larre t provisoire peut e tre renouvele sans que, pour autant, on en
vienne a` se de terminer pour un arre t de nitif.
Sa nature re glementaire se manifeste doublement: au premier
chef lorsquil statue positivement, mais aussi dans le cas contraire,
quand il suspend lexe cution dun acte re glementaire, royal ou
parlementaire: bien quil ne soit que provisoire, il re tablit bel et bien
une re` gle.
Le reperage des arrets.
Ces diffe rents types darre ts de re` glement sont fort difciles a`
saisir, car le texte de larre t ne mentionne pas dune fac on e vidente
quon se trouve en pre sence dun arre t de re` glement. A cet e gard, le
contenu me me du dispositif nest pas re ve lateur.
Pour mener a` bien cette identication, il est tout a` fait illusoire
de faire cre dit a` des mentions parlantes . Les arre ts en robes
rouges ont, certes, disparu a` notre e poque, mais, de toute fac on, ils
ne taient nullement assimilables purement et simplement aux arre ts
de re` glement, sauf a` remplir les conditions de ces derniers. Quant
aux arre ts ge ne raux, on a vu ce quil fallait en penser a` propos des
arre ts particuliers. La pratique indique en effet que le terme de
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ge ne ral est affecte aux arre ts particuliers qui ont traite exhaustive-
ment une matie` re pour le lieu de re fe rence ou dont laudience
ge ographique est sufsamment vaste pour contenir une part de
ge ne ralite . Enn, lorsquon rencontre lexpression en forme de
Re` glement , il faut se garder de croire quelle correspond unique-
ment a` une pre sentation sous forme darticles. Une terminologie
spe ciale nemporte donc pas de privile` ge de sens.
Dans ces conditions, le crite` re doit e tre trouve ailleurs. Il faut le
recevoir de la publicite ordonne e par le Parlement. Elle est essen-
tielle, car, en son absence, un arre t, me me ge ne ral au sens ge ogra-
phique ne peut pre tendre e tre applique ; il faut, pour ce faire, quun
nouvel arre t vienne le corriger. Bien e videmment, la palette des
modes de publicite est fort riche et les variantes sont nombreuses.
Quant aux injonctions faites aux ofciers, elles tiennent lieu de
publicite a` condition de les interpre ter correctement. Ainsi, les arre ts
de pourvus de publicite mais comportant des injonctions personnel-
les doivent e tre conside re s comme des arre ts particuliers. En revan-
che, des injonctions de faire exe cuter un arre t ne sauraient se passser
des mesures de publicite idoines.
Comme il se doit, la publicite , en de pit de son caracte` re
indispensable et recognitif, nest pas un crite` re irre fragable. Rien
nest absolu en fait dadministration judiciaire sous lAncien Re gime.
Si fait que, mis a` part les oublis de publicite quon corrige lorsque la
de couverte est imme diate, ou auxquels on reme die par un nouvel
arre t lorsque la re ve lation est plus tardive, labsence caracte rise e ne
doit pas tirer a` conse quence. Elle doit e tre rec ue comme lexception
qui conrme la re` gle.
Devant cette tre` s grande varie te de formes darre ts et de moda-
lite s dexpression qui toutes expriment larre t de re` glement, la ta che
de lhistorien nen est que plus de licate, mais il ne peut que prendre
acte quelles sont la preuve que larre t de re` glement doit re pondre a`
des ne cessite s extre mement diffe rentes. De` s lors, son caracte` re
essentiel ne re side pas dans son aspect, mais dans lintention re gle-
mentaire qui laccompagne.
A ne prendre que laspect conceptuel the orique, normatif ,
lunite ne serait quun vain mot, puisquelle se heurterait au paysage
re glementaire bigarre . Cette unite se retrouve, au contraire,
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lorsquon ne dissocie pas larre t de re` glement de son matre duvre,
le Procureur ge ne ral.
II. LAGENT: LE PROCUREUR GEuNEuRAL
Le ro le du Procureur ge ne ral en matie` re re glementaire nest pas
sans analogie avec celui qui est le sien en matie` re pe nale. A ne sen
tenir quaux crimes publics, le ministe` re public poursuit dofce,
sauf les cas exceptionnels ou` les magistrats du sie` ge se substituent a`
lui. En tout e tat de cause, quelque soit lorigine de la mise en
mouvement de laction, lOrdonnance criminelle fait obligation de
communiquer au parquet toutes les pie` ces a` chaque e tape de la
proce dure. Pour les Re` glements, la communication simpose tout
autant, et on retrouve, en fait dinitiative, une re partition de principe
entre le Procureur ge ne ral, les inte resse s et le Parlement. La` sarre te
la ressemblance, car, non seulement le ro le du Procureur ge ne ral se
trouve singulie` rement majore , mais il est encore conside rablement
renforce . Pour ce faire, il utilise toutes les ressources de la hie rarchie
judiciaire quil coiffe, et quil a dautant plus de raisons de tenir
fermement en main.
A. La fabrication de larret.
Si lon sen tenait intrinse` quement a` larre t de re` glement, cest-
a` -dire a` son simple caracte` re instrumental, on ne verrait que la re` gle
quil porte. Cela ne serait certes pas ne gligeable pour la compre hen-
sion de lAncien Re gime, car a` travers la re` gle seule toute la socie te
de le et ses proble` mes e mergent. Il nen resterait pas moins que la
connaissance de larre t de re` glement serait incomple` te, puisque tout
ce qui est en amont et en aval (causes, conse quences), ne peut e tre
perc u qua` travers les difculte s de sa maturation et de son appli-
cation. Au contraire, lorsquon se penche sur cette question, la re` gle
de droit ou administrative cesse de tre de charne e et la vie re glemen-
taire se trouve anime e. Les diffe rents acteurs sont au premier chef les
reque rants, quils soient particuliers ou institutionnels, mais aussi les
opposants, les agents du roi et le gouvernement me me. Mais ce
monde na lieu de se manifester avec autant de vitalite que parce que
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le Procureur ge ne ral est investi dun ro le particulier en matie` re de
Re` glement, un ro le qui de passe sa fonction classique de chef du
Ministe` re public. Il coordonne toutes les informations qui conver-
gent vers lui ou quil sollicite, car il est ve ritablement la me du
pouvoir re glementaire et le tuteur ne cessaire de larre t de re` glement.
A ce titre, il dirige toutes les e tapes de le laboration et de la
fabrication de cet arre t.
Lexamen prealable.
Le principe est que toute question comportant une incidence
re glementaire doit e tre soumise pre alablement au Procureur ge ne ral.
Cependant, dans les affaires de droit prive ou de proce dure qui sont
de nature a` e tre vide es au Parlement, le Procureur ge ne ral se garde
dempie ter sur la fonction judiciaire. En conse quence, il se refuse a`
prendre linitiative dun arre t de re` glement et me me a` pre juger la
question, a` la fois par respect du Parlement et par e gard au ministe` re
des Gens du roi an de ne pas les placer dans une situation de licate
au cas ou` leur avis viendrait a` e tre inrme par la Cour. Qui plus est,
cette attitude est justie e souvent par un devoir de prudence dans la
mesure ou` lapplication pure et simple des arre ts de re` glement a`
dautres lieux et circonstances, alors que les faits de la cause
originaire nont pas e te conserve s, est souvent tre` s malaise e. Les
questions de justice re gle e en offrent de nombreux exemples at-
tendu leur fre quente singularite . Sachant que ces affaires peuvent
arriver devant le Parlement, le Procureur ge ne ral se garde donc de
saventurer. Cela ne lempe che pas, dans tous les cas, dindiquer son
sentiment a` ses correspondants, mais en le tablissant sur une inter-
pre tation stricte des Ordonnances.
Dans les autres domaines, on proce` de a` un inventaire le gislatif
et re glementaire qui conclut a` leur respect lorsque ces textes exis-
tent. En cas contraire, ce sont les principes e nonce s par des arre ts
ante rieurs, voire lesprit qui les sous-tend, qui plaident e ventuelle-
ment pour linutilite du Re` glement sollicite . E

tant bien entendu que


la re fe rence au pre ce dent (application dun arre t de re` glement
existant) nest pratique e quavec circonspection: les diffe rents argu-
ments sont pese s, et on ne se range jamais a` un arre t de re` glement
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sans examen minutieux, tant des circonstances qui ont provoque le
Re` glement de re fe rence que de celles qui en postuleraient un
nouveau.
Cela fait, et le terrain e tant libre pour une nouvelle re glemen-
tation, reste a` conside rer sa ne cessite , a` peser ses avantages et
inconve nients.
Le caracte` re ne cessaire sappre cie objectivement. Il faut que le
besoin soit re el et actuel. En aucun cas largument de ve nements
passe s nest pe remptoire; au contraire, il faut une continuite , me me
e pisodique. En outre, du moins pour les arre ts comportant une
certaine ge ne ralite ge ographique, ils ne sont concevables que si des
situations semblables, des causes identiques plaident en nombre
sufsant pour une re glementation, le Procureur ge ne ral restant
matre de lappre ciation du quantitatif. On redira a` ce propos que
larre t ge ne ral nest pas la panace e, me me lorsque la suggestion de se
mettre a` lunisson dun Parlement de province vient du Garde des
Sceaux. Si des Re glements partiels, conforte s par des ordonnances
de police, existent et que les autorite s de police veillent avec
diligence a` leur exe cution, son e conomie peut parfaitement se
justier.
Il faut encore examiner si le Re` glement souhaite ne contrevien-
drait pas aux usages e tablis. Le poids de ceux-ci est tel dans
lancienne France quils ont le gitimement le dernier mot. Mais, pour
autant, le respect quon leur marque nest pas aveugle; ils ne sont
recevables que sils sont conformes aux principes ge ne raux du Droit
et borne s dans les justes limites de lordre public. Sils y contre-
viennent, labus est re prime par voie re glementaire, et, par la` me me,
lusage dans sa nature originelle sen trouve conforte .
Vient ensuite le tour des avantages et inconve nients, pour
lesquels la part de subjectivite est plus grande. Elle rele` ve de la
prudence et de lintelligence du Magistrat-administrateur, qui se
marque en premier lieu par le scrupule de ne pas le ser la liberte des
individus a` laquelle les hommes de lAncien Re gime e taient profon-
de ment attache . Pre cise ment, une re glementation trop stricte ne
peut que la restreindre. Cest pourquoi, une entorse discre` te aux
Re` glements parat toujours pre fe rable a` une vaste re forme qui
remuera de savantageusement des situations e tablies et paisibles.
Quant au respect des usages, il ne peut e tre pousse inconside re ment,
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au risque daller contre son but. Cest ainsi que linscription dun
usage ge ne reux dans un arre t particulier peut engager dautres
paroisses, anime es tout autant par un souci dhumanite , a` ne pas
tole rer linstauration dun usage semblable pour ne pas avoir a` en
supporter les conse quences. Enn, le de sir de re glementer doit faire
la part des possibilite s sous peine de ne pas obtenir lexe cution
escompte e. Ny a-t-il pas exage ration, par exemple, a` tenir les
matres responsables de leurs domestiques et ouvriers pour des faits
e trangers a` leur service? Assure ment, ces crite` res ne sont pas
toujours pris en compte. Le seraient-ils que cela aboutirait souvent
a` ne pas re glementer, mais, a` tout le moins, ils indiquent un cadre de
re exion.
Devant ce lacis de contraintes, il ny a pas lieu de se tonner de
ne pas trouver darre ts de re` glement la` ou` on les attendrait attendu
ceux qui ont e te pris pour des situations voisines.
Cet examen pre alable e tant effectue , le Procureur ge ne ral re-
quiert ou conclut apre` s avoir du ment conseille les inte resse s et
surveille le tablissement des Re` glements propose s a` lagre ment de la
Cour.
Linstruction.
Elle est ouverte parfois par un arre t pre paratoire qui a pour but
de procurer les e claircissements ne cessaires au Re` glement, arre t
requis, bien e videmment, par le Parquet ge ne ral. Lors dun proce` s,
si les pie` ces produites ne sont pas sufsantes pour concevoir un
Re` glement, le Parlement peut charger le Procureur ge ne ral den faire
un, et cette invite tient lieu darre t pre paratoire. Dans le cas con-
traire, laffaire suit son cours judiciaire et les Gens du roi auront a`
donner leurs conclusions sur le rapport e tabli par le conseiller
charge de laffaire. En dehors de tout proce` s, le Procureur ge ne ral
peut trouver lide e dun Re` glement comple mentaire dans larre t de
re` glement quil propose a` la Cour; il lui en fait part dans le me me
mouvement et, larre t rendu, tout re` glement quil soit, vaut encore
comme arre t pre paratoire pour le second. Enn, le Procureur
ge ne ral peut parfaitement, lorsquil le juge utile et sans quune
PHILIPPE PAYEN 161
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
contestation soit pendante, reque rir proprio motu un arre t pre para-
toire.
Concre` tement, larre t pre paratoire demande lapport de titres,
de proce` s-verbaux et de tous e le ments ne cessaires, soit devant le
Procureur ge ne ral, soit devant le lieutenant ge ne ral du bailliage. Cet
arre t doit e tre approprie a` son objet, tant par le choix des sources
dinformation que par la qualite de lenque te quil ordonne. Sil
apparat que celle-ci doit e tre longue, on en fait le conomie pour ne
pas entraver lurgence du reme` de; mais, sans aller jusque la` ,
lenque te peut simplement subir un alle gement pour gagner en
efcacite . Une fois lenque te ordonne e, le temps mis pour satisfaire
aux exigences de larre t est loin de tre uniforme: il va de un mois a`
plusieurs de cennies. Si le cas limite rencontre est de soixante-cinq
ans, dure e pendant laquelle larre t pre paratoire a garde toute sa
valeur, il est plus courant de proce der a` un rappel par un autre arre t
auquel le Procureur ge ne ral veillera exactement cette fois-ci.
Les e le ments ainsi fournis devront ensuite e tre moule s dans la
forme re glementaire par le Procureur ge ne ral. Et, en cela, il ny a
gue` re de diffe rence avec les arre ts requis proprio motu par le
Magistrat.
Lorsque larre t pre paratoire nexiste pas, les premiers e le ments
sont constitue s par les faits qui sont de nonce s au Procureur ge ne ral.
Il lui appartient de les ve rier, de les e clairer en proce dant a` des
collectes davis et a` des recherches documentaires. Pour celles-ci,
une investigation plus ou moins large sensuit tant dans les registres
du Parlement, les recueils de textes le gislatifs, quen tout endroit,
notamment sur les lieux me mes lorsquil sagit de textes les concer-
nant. Quant aux avis, ils sont requis des ofciers de justice, mais
e galement dexperts scientiques ou juridiques de qualite varie e. On
sadresse, en effet, aussi bien a` des magistrats du pe nal pour un
Re` glement sur les serrures, car ils connaissent par me tier des vols et
effractions, qua` des juges consuls lorsque le commerce est inte resse ,
ou encore a` des eccle siastiques si la matie` re le requiert. Pour les
questions scientiques, cest vers les me decins, chirurgiens, ve te ri-
naires ou inge nieurs que lon se tourne (
20
). Quant a` ceux qui sont
(
20
) Pour plus de de tails, voir larticle de J. THIBAUT-PAYEN dans la pre sente revue:
Salubrite publique et sepulture, un exemple dadministration judiciaire au XVIII
e
sie`cle.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 162
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
inte resse s au premier chef par le Re` glement, ils ne sont pas oublie s,
comme il se doit; quil sagisse de re glementation corporative qui ne
suit pas la voie de lhomologation ou de questions dinte re t local
pour lesquelles assemble es dhabitants et fabriques sont tout de si-
gne es. Mais, de` s quune enque te locale est prescrite, les ofciers sont
ge ne ralement appele s a` collaborer, soit pour informer personnelle-
ment, soit pour recueillir les avis, et, en tout e tat de cause, pour
joindre le leur.
On sait e galement utiliser les compe tences au dela` de la simple
production davis pour avancer dans la voie du Re` glement. En ce qui
concerne la discipline des corps et communaute s, leur collaboration
paraissant juste et utile, ils sont habituellement mis a` contribution
pour re diger un projet par linterme diaire de leurs organes di-
recteurs. Ces documents de travail sont ensuite ve rie s, soit aupre` s
des corps lorsquils nont pas e te e tablis par eux, soit aupre` s de
personnes qualie es inde pendantes des pre occupations corporatives
locales; il peut sagir, par conse quent de corps identiques dune
autre ville ou simplement dindividus. La compe tence profes-
sionnelle nest pas borne e au domaine corporatif; elle a lieu de
sexercer encore pour les Re` glements ge ne raux ou` des individus
choisis e` s qualite sont requis de dresser des projets darre ts: des
eccle siastiques pour un Re` glement sur les fabriques, un procureur
pour un Re` glement sur les proce dures, ou le premier me decin du roi
pour un arre t organisant les e tudes de Me decine. Le cas e che ant, la
ve rication sope` re quelquefois me me en sortant du strict domaine
professionnel puisque des substituts de province juge s particulie` re-
ment e claire s sont appele s a` se prononcer, au me me titre que les
archidiacres de Paris, sur un projet concernant ladministration
paroissiale.
Pour parvenir a` la forme re glementaire, le Procureur ge ne ral et
ses auxiliaires imme diats cherchent principalement des mode` les
dans les arre ts du Parlement de Paris, tout en ayant recours oc-
casionnellement aux arre ts des Parlement de province qui lui ont e te
transmis. La` , cependant, ne sarre te pas linspiration, et des sources
diverses sont mises a` prot: arre ts du Conseil, ordonnances de
police, statuts des corps, etc. Une alchimie sope` re qui na aucun
e gard a` la qualite des textes ou a` la hie rarchie des autorite s dont ils
proce` dent: des e le ments darre ts ge ne raux viennent en composition
PHILIPPE PAYEN 163
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
dun arre t particulier, alors que des arre ts particuliers, y compris des
arre ts homologatifs, inspirent un arre t ge ne ral ou servent de guide a`
dautres arre ts tout aussi particuliers. On saperc oit dailleurs quil
existe des arre ts-matrices auxquels on se re fe` re en priorite . La
me thode la plus simple consiste a` reprendre un arre t dans son entier
et a` le faire exe cuter dans un autre lieu, que ce soit directement ou
a` loccasion dune homologation dont le Procureur ge ne ral comple` te
le texte, voire a` limposer dans tout le ressort. Toutefois, fort souvent
les particularite s locales ne permettent pas une me thode aussi
directe; elles appellent au contraire, dans nombre de cas, a` innover
en faisant des emprunts se lectifs aux Re` glements voisins. Quoi quil
en soit, lutilisation de mode` les, inte gralement ou partiellement,
assure a` la fois une unite re glementaire et une garantie de le galite .
Quelque soient les avantages procure s par ces mate riaux, le Procu-
reur ge ne ral posse` de lentie` re liberte de sen affranchir selon les
circonstances. Les principes lui servent alors de guide; cest
dailleurs a` eux quil est contraint de recourir lorsque les textes de
re fe rence font de faut.
Confection du Re`glement a` homologuer.
Cette question demande un de veloppement particulier en raison
de la particularite de cette technique re glementaire. A premie` re vue,
la demande dhomologation e tant pre sente e au Parlement par les
inte resse s eux-me mes, il paratrait normal que le chef du Parquet
ge ne ral ne remplisse pas la me me fonction que pour les arre ts de
re` glement e mane s directement de la Cour. En fait, le ro le du
Procureur ge ne ral est tout aussi central et indispensable. Dune part,
parce que les textes a` homologuer doivent pre alablement lui e tre
soumis par les reque rants pour quil puisse conclure; dautre part,
parce quil requiert personnellement une tre` s grande part des ho-
mologations.
Tout dabord, lacte doit remplir des conditions de fond et de
forme pour e tre recevable. Cet examen, ope re par le Parquet
ge ne ral, se poursuit aupre` s des ofciers royaux des sie` ges dans le
ressort desquels le Re` glement sappliquera. Cette communication,
qui prend les allures dune enque te de commodo et incommodo, est
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 164
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ordonne e par arre t sauf lorsque cest le Procureur ge ne ral lui-me me
qui requiert lhomologation en lieu et place des particuliers ou
corps; mais la communication reste de droit, excepte pour les
re` glements des sie` ges infe rieurs qui ne sont pas soumis a` un autre
contro le hie rarchique que celui du chef du Parquet ge ne ral.
Lensemble e tant transmis au Procureur ge ne ral, lexamen quil
conduit ensuite est loin de tre une formalite ; il est, en effet, amene la
plupart du temps a` modier le texte soumis, tant et si bien que
nalement lhomologation portera sur sa version. Justie es par
le tude attentive des pie` ces produites et par les avis ou renseigne-
ments fournis par les consultants du Procureur ge ne ral, les modi-
cations ne sont jamais impose es unilate ralement; elles sont, au
contraire, toujours soumises a` lappre ciation des reque rants. Telle
est la re` gle de lhomologation, qui postule lexistence dun texte
e labore en dehors des bureaux du Parquet ge ne ral. Lhomologation,
on le voit, nest ni une de charge dactivite pour le Procureur ge ne ral,
ni une diminution de sa compe tence; e troitement surveille e, elle est
parfaitement inte gre e au me canisme re glementaire, tout en re pon-
dant parfaitement a` la psychologie de la socie te dAncien Re gime.
On en veut pour preuve, tout dabord que le Procureur ge ne ral se
substitue plus souvent quon ne le croirait aux corps et communau-
te s, et quil requiert en son nom lhomologation des ordonnances et
sentences des juges royaux, et quelquefois seigneuriaux me mes, du
ressort. Ensuite, quil sefforce toujours de procurer lhomologation
souhaite e quand bien me me les mesures propose es sont inadapte es:
il fournit, dans ce cas, des indications pre cises pour ame liorer le
texte. Une navette sengage alors entre les reque rants et lui, dune
dure e variable selon les circonstances, mais dont on fait le conomie,
en cas durgence, quitte a` se contenter dun texte simplie . Contrai-
rement donc a` ce qui a e te parfois afrme , le Procureur ge ne ral est loin
davaliser purement et simplement les demandes dhomologation.
Cette direction ofcieuse recouvre une ve ritable ction, car, a`
sen tenir au ro le ofciel du Procureur ge ne ral, exprime dans ses
reque tes et conclusions, il est impossible de saisir son activite re elle.
En apparence donc, il se borne a` soumettre un texte a` lagre ment de
la Cour, en pre sentant, le cas e che ant des objections. Ainsi, lesprit
de lhomologation est respecte , tout comme la re ve rence due au
Parlement, qui en est le seul juge. En re alite , le Procureur ge ne ral a
PHILIPPE PAYEN 165
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
acquis une autonomie administrative reconnue par tous. Lactivite
de ploye e par lui apparat bien comme le gage que, sauf exceptions
rarissimes, les arre ts homologuent presque toujours sans modica-
tions. Une fois larre t rendu, lacte homologue acquiert une force
re glementaire contre laquelle les reque rants ne peuvent revenir, mais
il est toujours loisible au Parlement de corriger ou augmenter
ulte rieurement son arre t.
* * *
Ainsi pre pare es, les dispositions re glementaires sont pre tes a`
recevoir la sanction de la Cour. Selon la nature de la proce dure, le
Procureur ge ne ral requiert ou conclut, mais le premier mode fournit
la masse la plus imposante des arre ts. La raison en est que, comme
les Lettres patentes de propre mouvement, ses reque tes couvrent en
fait celles qui lui sont adresse es. Le de veloppement de la notion
dinte re t public et le perfectionnement de la mission du Procureur
ge ne ral ne sont pas e trange` res, semble-t-il, a` ce phe nome` ne. Cela
explique que, quelque soit la voie utilise e, la Cour se range ge ne ra-
lement aux vues du Magistrat, dautant que le cas dun grand
nombre darre ts a e te concerte avec le Premier Pre sident et le
Ministe` re. Mais, bien entendu, le Procureur ge ne ral peut ne tre pas
suivi. En effet, a` la diffe rence de ce qui se passe au Conseil du roi,
le Parlement ne pratique pas de ction en matie` re darre t: tous sont
de libe re s.
B. Ladministration du Procureur general.
Par son ro le vigilant, constant et primordial, le Procureur
ge ne ral est sans conteste la cheville ouvrie` re de larre t de re` glement.
Celui-ci est bel et bien un instrument dans ses mains pour re gler
nombre de situations du ressort. Via le Parlement, le Procureur
ge ne ral intervient judiciairement dans les aspects les plus divers de
la Police ge ne rale. Tout convergeant vers lui, rien ne lui e chappe, si
mineur cela soit-il a` nos yeux (coutres de charrues, e bourgeonne-
ment, pois ga te s, etc.). Certes, on pourrait sourire de ce quun aussi
grand personnage en fasse son ordinaire, si lon oubliait que le
Lieutenant ge ne ral de Police nest pas loge a` meilleure enseigne, et
quun administrateur ve ritable ne peut jamais soffusquer davoir a`
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 166
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
re soudre les humbles proble` mes qui sont le lot quotidien des
populations. En e tant curator de minimis, le Procureur ge ne ral ne
fait, du reste, que prendre exemple sur les dieux de lOlympe. Ne lui
enseignent-ils pas que partager un brin dherbe entre quelques
fourmis nest pas moins noble que de soccuper daffaires pre ten-
dument e minentes (
21
). Une telle ta che suppose toutefois une admi-
nistration approprie e, administration que pre cise ment le Procureur
ge ne ral a su de velopper et re gir.
Le reseau.
En de pit des apparences, car protocolairement il se tient entre
le Premier et le Second Avocat ge ne ral, le Procureur ge ne ral est sans
conteste le chef des Gens du roi. Des spe cialisations existent entre
eux, mais elles ce` dent devant le principe que tout ce qui tend a` un
Re` glement lui appartient de droit. Les Avocats ge ne raux, au nombre
de trois a` Paris, composent son conseil naturel; leur participation a`
son travail le gislatif et re glementaire en est une illustration.
Ce colle` ge de hauts magistrats serait de peu deffet sil ne tait
puissamment aide par le personnel du Parquet ge ne ral. Ce groupe
auxiliaire, peu fourni, se compose en premier lieu de quatorze
substituts, qui sont des ofciers en titre, de cinq secre taires (dont
deux pour le Procureur ge ne ral) et de quelques commis ordinaires
et extraordinaires. Au total, une petite phalange qui compose a` elle
seule ladministration centrale, et qui tranche singulie` rement sur
celle qui assiste lIntendant de Paris dont le ressort est pourtant
incomparablement moins vaste. Il est vrai que le Procureur ge ne ral
dispose, au dela` , de limposant re seau constitue par les substituts
dans les sie` ges royaux. Mais limportance de ce personnel doit e tre
mesure e a` laune de le tendue du ressort, quand, dans le me me
temps, lIntendant de Paris couvre sa Ge ne ralite avec trente-quatre
subde le gue s. Ces substituts provinciaux, qui doivent e tre distingue s
des substituts du Parquet, excellents juristes et collaborateurs im-
me diats du Procureur ge ne ral, sont les ofciers du ministe` re public.
Sur place, ils sont procureurs du roi, mais, vis-a` -vis du Parlement ou
(
21
) Cf. LA FONTAINE, Fables, XII, 21: LE

le phant et le Singe de Jupiter .


PHILIPPE PAYEN 167
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
du Procureur ge ne ral, ils sont ses substituts. En lespe` ce, la hie rar-
chie des sie` ges na aucune incidence. Les procureurs du roi des
pre vo te s ne sont pas les substituts des procureurs du roi des
bailliages: tous sont directement substituts du Procureur ge ne ral.
Les substituts font corps avec le sie` ge auquel ils sont attache s, et leur
subordination envers le Procureur ge ne ral est le pendant de celle qui
unit leur tribunal au Parlement. De` s lors, ce re seau est exclusif: il est
inconcevable que les Procureurs ge ne raux des Cours supe rieures
dattribution puissent en be ne cier.
Quant aux procureurs scaux, du fait quils sont charge s du
ministe` re public aupre` s des justices seigneuriales, ils ont des obliga-
tions similaires envers le Procureur ge ne ral, mais ils ne peuvent pas
pour autant e tre conside re s comme ses substituts puisquils sont a` la
nomination des seigneurs. Leur valeur est sans doute moindre que
celle des procureurs du roi et ils participent globalement des tares
qui accablent les ofciers seigneuriaux, encore que certaines justices
seigneuriales savent sattacher des ofciers consciencieux et dili-
gents. Ne anmoins, tout comme les substituts dans les sie` ges royaux,
ils correspondent re gulie` rement avec le Procureur ge ne ral,
linformant des situations locales, sollicitant ses conseils ou son aide;
en retour il leur fait passer ses ordres et les textes judiciaires ou
le gislatifs.
Laddition de ces diffe rents relais compose un remarquable
re seau de renseignement et de surveillance que dautres administra-
tions (le Contro leur ge ne ral ou les Intendants) peuvent envier au
chef du Ministe` re public parisien.
Le gouvernement du ressort.
Il suit de lexistence de ce personnel ramie et coordonne par le
Procureur ge ne ral que celui-ci exerce une tutelle sur tous ses
membres. Cela est naturel pour ses substituts proprement dit, mais
elle se tend aussi, dune manie` re moins directe, sur les ofciers
infe rieurs de quelque qualite quils soient. Saisi des difculte s quils
rencontrent, il leur indique des re` gles de conduite, leur prodigue des
encouragements, mais sait aussi tempe rer leur ardeur en les invitant
a` user de plus de prudence ou dindulgence, a` e viter le scandale, tout
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 168
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
en ne manquant pas aux devoirs de leur charge. Une assistance qui
sait aussi rappeler a` lordre ceux qui sen e cartent ou qui ne gligent
les re` gles les plus su res. A survoler le ot des correspondances
e change es avec le Procureur ge ne ral, on peut concevoir une pie` tre
estime pour la valeur de ces agents qui demandent sans cesse de tre
e claire s. Mais on naura garde doublier que nombre dofciers
connaissent parfaitement la voie quils doivent suivre; nayant pas de
raison dinterroger le Procureur ge ne ral, ils nont pas laisse de
traces. Cependant, me me les plus compe tents ne sont pas a` labri de
que rir un secours hie rarchique : la diversite des situations locales, la
nouveaute de telle ou telle mesure ge ne rale avec les bouleversements
subse quents (le de placement des cimetie` res, la politique frumentaire
ministe rielle, par ex.), les poussent a` se couvrir en demandant
lautorisation de reque rir une ordonnance ou dengager une proce -
dure.
Ce secours est procure e galement par lhomologation des or-
donnances ou sentences de police. La tentation dy voir un acte de
tutelle est grande; certains lont dailleurs cru. Des pre cisions
simposent donc. Inde niablement, les limites xe es a` lactivite re -
glementaire des juges infe rieurs ne pouvaient que contribuer a`
de velopper le recours a` cette technique qui connat une fortune
croissante au XVIII
e
sie` cle. Mais, pas plus que lhomologation ne
doit pas e tre analyse e, nous lavons vu, comme re ductrice du pou-
voir du Procureur ge ne ral, pas plus, a` linverse, ne constitue-t-elle un
moyen pour lui dassujettir les juges infe rieurs en les contraignant a`
recevoir lestampille du Parlement. Cela se prouve, dune part par
les demandes adresse es dans ce sens par les ofciers eux-me mes.
Dautre part, par la conance que le Procureur ge ne ral leur te moi-
gne lorsquil leur enjoint de faire rendre une sentence dont il sait
tracer le prol, avant que de la faire homologuer pour lui procurer
plus de force; ou encore lorsquil insiste pour quils en suivent
lexe cution, reservant le recours a` lhomologation en cas dinsucce` s.
Au demeurant, me me face a` des difculte s prolonge es,
lhomologation nest pas la panace e puisque le Procureur ge ne ral
peut continuer de pre coniser lexe cution pure et simple de
lordonnance. Au total, des homologations nombreuses associe es a`
des exceptions qui ne sont pas moins certaines. Pre cise ment,
lexistence de ces dernie` res ne permet pas de conside rer cette
PHILIPPE PAYEN 169
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
pratique comme un renfort indispensable du pouvoir borne des
juges infe rieurs. Les limites de leur compe tence sont sufsamment
e tablies par ailleurs sans quil soit besoin de lhomologation pour
lamoindrir encore. En revanche, lhomologation, tous assujettis
confondus, comporte, nous lavons vu, des effets de tutelle sur lacte
lui-me me.
Dans la mesure ou` presque toutes les homologations sont
soumises a` la censure pre alable du Procureur ge ne ral, cela lui donne
loccasion dappliquer ses vues dadministrateur et dutiliser cette
technique comme un instrument de gouvernement au service de la
Police ge ne rale dont il a la manutention. Juge de la le galite , il lest
encore de lopportunite quil appre cie uniquement en fonction de
linte re t public ou de celui des corps.
La tutelle sur les hommes, assure ment be ne que, ne manque
pas, comme il se doit, de tre assez e troite; elle est la contrepartie de
la situation qui fait du Procureur ge ne ral le de positaire des douttes
et le juge de la conduite des ofciers du ressort du Parlement ,
selon la juste expression de Miromesnil. Ne cessaire, il est impossible
de sen affranchir en sadressant directement au Garde des Sceaux.
Aussi, sil advient que des ofciers tentent de contourner lautorite
du Parlement, le Ministre de la Justice re tablit aussito t lordre
hie rarchique. Cette direction est a` deux sens. Dun co te le Procureur
ge ne ral est attentif aux proble` mes de ses subordonne s et les conseille
en conse quence; de lautre, il diffuse aupre` s deux les ordres de la
Cour. Dans un sens comme dans lautre, il est le lien indispensable
qui relie le Parlement aux juridictions de son ressort et le pivot sur
lequel repose la Police ge ne rale.
Par son ro le de conseil, le Procureur ge ne ral participe au
maintien de lordre public quil faut sans cesse surveiller et faire
respecter. Par son pouvoir hie rarchique, il exerce une action disci-
plinaire ou, inversement, assure la protection de ses subordonne s.
Pour ce faire, il interpose soit son autorite personnelle, soit celle du
Parlement. En effet, lorsquune ordonnance est ille gale et quil vient
a` lapprendre, le Procureur ge ne ral menace les ofciers de la faire
annuler par le Parlement sils ne la re forment pas; il les engage, par
la me me occasion, a` e tre plus circonspects a` lavenir et, pour plus de
su rete , leur recommande de lui soumettre leurs projets dordonnances
avant que de les rendre. Ence qui concerne la de fense de ses substituts,
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 170
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
son attitude lui est dicte e par sa double fonction. Dans les conits de
juridiction, le Procureur ge ne ral assiste en spectateur et ne prend pas
parti; de me me, en matie` re de justice re gle e, il se borne a` prendre des
conclusions en tant que Ministe` re public, et il sen tient a` la me me
neutralite si le Conseil du roi vient a` en e tre saisi. Il en va autrement,
en revanche, lorsque la contestation concerne lexercice de la police:
alors, le Procureur ge ne ral soutient lappel forme contre la sentence
de police incrimine e.
Ce nest que lorsque le Procureur ge ne ral ne peut, par son seul
magiste` re personnel, redresser lincurie ou les de sordres des sie` ges
infe rieurs, quil a recours a` lautorite du Parlement qui rend, sur sa
reque te, un arre t de re` glement a` cet effet. Si bien quen matie` re
disciplinaire comme en matie` re normative, le Parlement a le dernier
mot parce quil en a le pouvoir et le devoir.
III. LE FONDEMENT
Le pouvoir du Procureur ge ne ral peut, a` bien des e gards,
paratre arbitraire, mais le mot na rien de choquant sous lAncien
Re gime. Il est me me parfaitement honorable de` s lors quil sappuie
sur une le gitimite . Et celle-ci, en loccurrence, ne fait pas de faut. Le
Procureur ge ne ral est par e tat le plus haut repre sentant du Ministe` re
public, au point de lincarner. Investi, de ce fait, de la de fense des
inte re ts du roi confondus avec ceux de lE

tat, il se trouve conduit a`


veiller au respect de lordre public dans le ressort parlementaire. En
me me temps il est lil et le bras du Parlement pour tout ce qui
concerne cette partie des attributions extrajudiciaires de la Cour
quest le pouvoir re glementaire, naturellement tourne , par vocation,
vers la fe licite publique (
22
).
La competence reglementaire du Parlement.
De` s la n du XVI
e
sie` cle la mutation doctrinale des pouvoirs
re galiens est consomme e par la pre e minence de la souverainete sur
(
22
) Cf. PROST DE ROYER, op. cit., p. 2: ... ladministration de la justice na & ne
doit avoir quun objet, cest la fe licite publique .
PHILIPPE PAYEN 171
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
la justice (
23
). Jusque la` , ladministration et la police proce daient de
la justice, car elle comportait un aspect pre visionnel qui la portait
naturellement au pouvoir re glementaire. De sormais cest la souve-
rainete qui les le gitime. Malgre cela, lorgane judiciaire reste investi
de ce pouvoir. La tradition y est pour beaucoup, certes, mais des
raisons de ne cessite pratique et doctrinale conduisent e galement a`
conserver ce statu quo. Dune part, la souverainete , si majestueuse
que soit sa construction the orique, est tributaire de ses moyens
daction et de le tendue du territoire sur lequel elle sexerce. A
le vidence, comme le souligne Loyseau, le roi ne peut veiller per-
sonnellement a` tout, donc pourvoir promptement en tous les lieux.
Une de le gation simpose donc en faveur des structures e tablies qui
quadrillent le royaume. Lorganisation judiciaire, solidement hie rar-
chise e et de ja` familie` re des ta ches de gestion, offre, a` cet e gard, des
garanties appre ciables. Dautre part, le prestige acquis par la sou-
verainete est tel que la loi, qui lexprime hautement, ne peut se
charger dentrer dans des de tails de valorisants. A dautres, donc,
revient le soin de comple ter et adapter. Telle est la fonction subor-
donne e aux lois que le Repertoire de jurisprudence de Guyot assigne
aux Cours souveraines.
La question se pose alors de savoir si toutes les Cours souve-
raines sont dote es du me me pouvoir re glementaire. Si la manie` re de
conduire lanalyse diffe` re selon les auteurs, la re ponse de la doctrine
et du Parlement est unanime. Delamare (
24
) est, pour sa part,
cate gorique: le droit de faire des Re` glements nappartient quau roi
et aux Parlements. Domat (
25
), de son co te , conce` de ce droit aux
Chambres des Comptes et Cours des Aides, mais cest pour pre ciser
aussito t quelles nont pas la connaissance de la Police, ce qui
amenuise fortement ce droit. Le Parlement, quant a` lui, souligne que
ces Cours ne sont que des juges dattribution, ce qui les prive du
pouvoir re glementaire ple nier. Par ailleurs, e tant de pourvues de
(
23
) Sur le de bat doctrinal souleve par cette question, voir en dernier lieu: M.-F.
RENOUX-ZAGAMEu, Du juge-pretre au roi-idole. Droit divin et constitution de lE

tat dans la
pensee juridique moderne a` laube des temps modernes, dans J.-L. THIREAU (sous la
direction de), Le droit entre lacisation et neo-sacralisation (Paris, 1997; Publications du
centre dHistoire du Droit de lUniversite de Picardie), p. 143-186, spe cialement p. 184.
(
24
) N. DELAMARE, Traite de la Police (Paris, 1722-1738).
(
25
) J. DOMAT, Les Loix civiles dans leur ordre naturel (Paris, 1745).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 172
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
territoire et de juridiction contentieuse, elles ne posse` dent pas
luniversalite de juridiction qui seule autorise la connaissance de la
Police et le pouvoir re glementaire subse quent. Sur ce point, le
Parlement se montre dune intransigeance totale. Il en va de sa
dignite , certes, mais surtout cela ne manquerait pas de de truire
lordre des juridictions et dajouter une confusion dommageable par
lincertitude qui sensuivrait dans lexe cution. Dailleurs, ces conits,
lorsquils se produisent, tournent a` lavantage du Parlement, mais la
justesse de son droit demande cependant de tre de montre e a` chaque
fois, que ce soit a` Paris ou dans les provinces.
La re sistance peut sembler plus discutable lorsquelle affronte le
Conseil, si lon se re fe` re a` la nature du pouvoir royal dont ce dernier
est le prolongement. Elle nen est pourtant pas moins vigoureuse.
Les occasions sont fournies par des e vocations ou cassations sur
proce` s de droit prive quand le Conseil pousse jusqua` contester au
Parlement le pouvoir de faire des Re` glements. Des Remontrances
viennent alors revendiquer la compe tence bafoue e et de noncer ceux
qui ont me connu un des droits les plus essentiels au tribunal de la
justice souveraine de Votre Majeste charge non seulement de termi-
ner les contestations entre les particuliers, mais encore de tarir la
source des proce` s par des re` glements ge ne raux; en un mot de faire
en votre nom, Sire, tout ce quexige le bien de la justice dont
ladministration lui est cone e (
26
). Par la` , sans ambages, est
afrme e la liaison intime entre pouvoir re glementaire et justice
souveraine.
Il ne peut e tre question danalyser toutes les circonstances et les
raisons de ces heurts; seuls les principes nous importent ici, et, de ce
point de vue, il apparat que la position du Parlement se soutient
assez le gitimement. De fait, il existe un modus vivendi sur la base,
non pas dun partage de compe tences, mais dune de le gation de
pouvoir sous certaines conditions, qui veut que le pouvoir judiciaire
ou administratif accorde par le roi, saccompagne toujours du
pouvoir re glementaire correspondant. Mais, une fois faite cette
de le gation originelle, elle ne peut e tre re visable et elle de veloppe par
(
26
) Remontrances du 1
er
-5 juin 1767, dans Remontrances du Parlement de Paris
au XVIII
e
sie`cle, publ. par. J. FLAMMERMONT et M. TOURNEUX (Paris, 1888-1898, 3 vol.),
t. II, p. 782.
PHILIPPE PAYEN 173
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
elle-me me toutes ses virtualite s. Sans doute, le roi peut-il toujours
reprendre sa de le gation en vertu de sa souverainete , mais a`
condition de ne pas fausser le quilibre, de ne pas abuser et dagir
exceptionnellement. La nature ge ne rale de la de le gation rend la
reprise bien de licate, et, comme lappre ciation de lopportunite est
souvent sujette a` discussion, le Parlement ne manque pas de se lever
contre tout acte quil conside` re, de son point de vue, comme une
de possession. Le Parlement est donc administrateur et le gisla-
teur parce que juge. Et cela jusqua` la n de lAncien Re gime,
parce que lharmonie institutionnelle na pas cesse dexister. Si fait
que ceux qui professent que les germes de la se paration des pouvoirs
sont de celables sous les institutions de la monarchie absolue de natu-
rent leur organisation et leur esprit. Les entorses a` lordre normal
judiciaire et administratif ne peuvent e tre que des escarmouches
qui sont incapables, a` elles seules, de renverser les structures.
En dehors des questions de principes, le Parlement se trouve
encore confronte a` un autre genre de rivalite . La pratique adminis-
trative, ou` les Intendants savancent en concurrents, en offre des
exemples. Il est par trop classique de mettre en vedette les tensions
entre ces deux institutions pour valider ce canon historique au
XVIII
e
sie` cle sans be ne ce dinventaire. Dans le ressort du Parle-
ment de Paris on constate, au contraire, quune certaine intelligence
re` gne entre les Commissaires de partis et le Procureur ge ne ral. Il est
vrai que ce Parlement nest pas habite par un esprit particulariste et
que les protagonistes posse` dent, les uns et les autres, le me me sens
du service du roi et de lE

tat. Il en va de me me dailleurs, et avec


encore plus de conance, entre le Lieutenant ge ne ral de Police et le
Procureur ge ne ral. Cela e tant, des conits de compe tence, voire des
empie` tements, sont parfois ine vitables. Ratione materiae, les attri-
butions respectives des Intendants et du Parlement sont tre` s difci-
les a` e tablir hormis les questions nancie` res qui sont a` lavantage des
premiers. En revanche, le tendue de la compe tence territoriale du
Parlement lui permet davoir une position dominante en ce qui
concerne la Police. Quoi quil en soit, toute tentative de classi-
cation se trouve fausse e par des raisons de politique administrative:
refus dagir me me au prix de ce der le terrain, pente naturelle qui
pousse des administrations voisines a` coope rer. Mais pre tendre
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 174
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ge ne raliser ces observations a` lensemble du royaume serait abusif
dans le tat acuel des connaissances.
Au reste la coope ration se justie par la place que le Parlement
occupe dans le dispositif re glementaire et que les Intendants sont
loin de sous-estimer. En matie` re de Police, Guyot et Merlin soulig-
nent que ces derniers nont quune compe tence spe ciale et bor-
ne e (
27
). Il a e te note , a` juste titre, que cette restriction, valable pour
lensemble de leurs compe tences, e tait souligne e a` dessein pour
celle-ci, comme pour laisser entendre que les possibilite s dextension
sont sans limites pourvu que lautorite royale le veuille (
28
). Cela
nest pas contestable, mais ne serait-ce pas pluto t la reconnaissance
qua` la n de lAncien Re gime la possession du Parlement en matie` re
de Police est parfaitement e tablie, et que les polices attribue es ne
sont en rien comparables a` la Police ge ne rale.
La Police generale.
Ce terme de signe la fois une fonction et une vocation qui sont
sans commune mesure avec ladministration de la justice dans son
sens primaire. Les de nitions donne e par les auteurs de lAncien
Re gime, et reprises par les historiens, ne sont gue` re satisfaisantes, ou
pluto t, il leur manque une dimension qui pre cise ment fait la caracte -
ristique de la Police ge ne rale. Elles tournent toutes autour de la
notion dordre public, de su rete , ce qui nest pas de nature a` la
distinguer de la simple police. De leur co te , les archives du Procu-
reur ge ne ral ne se tendent pas sur cette notion, pourtant au centre
du pouvoir re glementaire, et comme tel si jalousement revendique e.
Ce nest que tre` s occasionnellement que lon en rencontre des
illustrations, mais leur aspect des plus banals nest pas de nature a`
(
27
) Cf. GUYOT et MERLIN, Traite des droits, fonctions, franchises, exemptions,
prerogatives et privile`ges annexes en France a` chaque dignite, a` chaque ofce et a` chaque
etat (Paris, 1786-1788), t. III, p. 253: ... un commissaire de parti ne doit rien ordonner
ni juger de son chef dans les cas pour lesquels il na point dattribution expresse et
spe ciale .
(
28
) Cf. Fr.-X. EMMANUELLI, Un mythe de labsolutisme bourbonien: lIntendance
du milieu du XVII
e
sie`cle a` la n du XVIII
e
sie`cle (France, Espagne, Amerique) (Aix-Paris,
1981), p. 75.
PHILIPPE PAYEN 175
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
procurer des e claircissements. Il faut convenir que, pas plus que les
arre ts de re` glement, la Polige ge ne rale ne suscitait a` le poque
linte re t doctrinal quon cherche aujourdhui. Ces deux notions
e taient alors parfaitement rec ues et leur complexite ne posait aucun
proble` me. Comme il ne peut e tre question de dresser un catalogue
de cette Police e minente gouverne e par le Parlement, on se bornera
a` noter que la Police ge ne rale est de nature purement civile. A ce
titre elle comprend le vagabondage; les objections du Conseil
dArtois, qui a essaye de criminaliser ce de lit, parce quil ne posse -
dait pas la Police ge ne rale, ne lont pas emporte face au Parlement
de Paris. On ajoutera encore sous la rubrique du civil, les appels
comme dabus et la police religieuse, marque e par les refus de
sacrements qui ont largement occupe la premie` re moitie du XVIII
e
sie` cle. Mais la` le Parlement sest heurte a` plus puissant que lui, le roi,
et la querelle a pris un tour dramatique. Freine e den haut par
lautorite royale, la Police ge ne rale lest aussi den bas par les
coutumes et usages quil faut manier avec la plus grande pre caution.
Dans ce cadre, la Police ge ne rale a une vocation universelle, ce qui
ne signie en aucune fac on quelle est impre cise, car elle ne prouve
pas de difculte pour connatre les objets quelle re git; elle est
seulement inde nie, en ce sens quelle ne peut consubstantiellement
avoir de limites. De ce fait, pas plus que pour les cas royaux, il nest
possible de la cantonner. Elle se de nit positivement comme cette
Partie enfermant dans le Corps Politique dun Estat tout ce qui en
regarde la conservation et lavantage dans le dedans ; et ne gative-
ment, comme ne tant ni Affaires dEstat ni Justice distributi-
ve (dans le sens de justice commutative). Supe rieure a` toutes sortes
de polices, elle posse` de au plus haut point et a` plus juste titre les
caracte` res de la police, pertinemment re sume s par un historien
ame ricain (
29
): n et moyen tout a` la fois, son ro le est tout autant
politique quadministratif.
Le moyen rame` ne a` la juridiction, car la justice est indispensable
a` la police pour assurer son exe cution. Si bien que la police, qui
proce dait de la justice dans la conception me die vale, y retourne pour
une autre raison apre` s avoir e te autorise e par la souverainete . Il en
re sulte logiquement pour Domat quaucune charge de police ne se
(
29
) Cf. S. KAPLAN, Le pain, le peuple et le Roi (Paris, 1986), p. 26.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 176
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
conc oit sans un pouvoir de justice correspondant. Toutefois, la
police nest pas un simple attribut de la juridiction; elle est, au
contraire, une juridiction en elle-me me. Et Brillon (
30
), qui insiste
sur cette identication, linstalle tre` s au-dessus des juridictions
spe ciales, en raison de la valeur de sa mission qui est dassurer
lexistence des socie te s. Loyseau (
31
), pour sa part, pousse plus loin
la discrimination. Ce faisant, il de gage la spe cicite de la police par
rapport a` la juridiction ordinaire : la ligne de fracture se situe dans
le pouvoir re glementaire qui approche et participe davantage a` la
puissance du Prince, que non pas celui du Juge, attendu que les
re` glemens sont comme loix et ordonnances particulie` res .
Lexe ge` se de cette formulation a donne lieu a` des conclusions
exage re es tendant a` se parer la police de la justice contre toute
raison, alors quelle signie simplement que la fonction re glemen-
taire, lune des caracte ristiques de la police, nest pas accorde e a` tous
les juges.
Donc, au lieu dune de le gation judiciaire qui comprend ipso
facto une de le gation re glementaire, il existerait deux de le gations
simultane es, la deuxie` me e tant implicite a` la premie` re en raison des
liens que la police entretient avec la justice. Mais cette deuxie` me
de le gation est ne cessairement se lective et parcimonieuse a` partir du
moment ou` la police proce` de de la souverainete , car la souverainete
ne peut se parpiller au risque de se diluer. De` s lors la de le gation se
fait uniquement sous la forme de la Police ge ne rale a` ceux qui ont
rec u une universalite de juridiction. En sont donc exclus les tribu-
naux dattribution mais aussi le Grand Conseil, parce que, change-
ant constamment et dassiette et dobjet selon les termes me mes
du Parlement, il ne posse` de pas de territoire ni de juridiction xe.
Police, justice et territoire sont parfaitement indisssociables. Cepen-
dant la justice et le territoire ne sufsent pas pour lautre sens
duniversalite de juridiction qui signie non plus ge ne ralite de
compe tence mais comple tude ge ographique. Dans ces conditions la
Police ge ne rale sarre te au niveau des Cours souveraines judiciaires:
les Parlements dont le pouvoir e pouse linte gralite du ressort.
De` s lors, de pourvue de cette fonction, la mission primaire de
(
30
) P.-J. BRILLON, Dictionnaire des arrets (Paris, 1727).
(
31
) Ch. LOYSEAU, Traite des seigneuries (Paris, 1713).
PHILIPPE PAYEN 177
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
dire le droit et de distribuer la justice ne peut pre tendre posse der la
ple nitude de magistrature que les Parlements, au XVIII
e
sie` cle,
revendiquent pour eux seuls et dont ils de montrent la le gitimite . Au
reste, dans les deux derniers sie` cles de lAncien Re gime, aucune
contestation ne se produit au sein de lappareil judiciaire. Il est
acquis que la Police ge ne rale est dune autre essence que la simple
police, car elle comporte le pouvoir re glementaire que les juges
infe rieurs ne posse` dent pas par eux-me mes. Ils ne lapprochent que
par reet, et seulement dans des cas tre` s pre cis sous la stricte
surveillance du Parlement. Lhomologation des ordonnances de
police est la marque tangible de cette restriction. Il en ressort que la
notion de hie rarchie en matie` re de police nest pas concevable. Si, en
fait de justice, la subordination se manifeste en remontant les degre s
de lappel, a` linverse, en matie` re de police, elle nexiste pas: la
concession par le Parlement ne tablit aucun droit en faveur des juges
infe rieurs. Leur activite en ce domaine peut pre ter a` confusion dans
la mesure ou` le mot de police se retrouve dans Police ge ne rale. Mais
il y a autant de diffe rence entre les deux quentre une autorite
de cisionnelle et la force exe cutrice comme le de montre Loyseau:
En toutes les parties de la Police, il faut soigneusement distinguer
le droit de faire re` glemens politiques (en quoy seul consiste le vray
droict de police) davec lexe cution et connoissance des contraven-
tions a` ces re` glemens qui de pend sans doute de la simple et ordinaire
justice . On rapprochera cette police subordonne e de la police
particulie` re quexercent les juges seigneuriaux et municipaux, et qui
ne connat que de ce qui lui est abandonne par la Police ge ne rale
parce que juge de peu dimportance. Elle est naturellement soumise
au contro le de la Police ge ne rale, voire a` celui des autorite s qui en
sont investies par attribution (Intendants par ex.).
Limportance de la matie` re, son inte re t primordial pour le
Parlement font quau sein me me de la Cour une se lection est ope re e
entre les formations: sa connaissance nappartient qua` la
GrandChambre, voire a` lAssemble e des Chambres dans les affaires
qui touchent la susceptibilite parlementaire.
Ces crite` res e tant e tablis, la Police ge ne rale safrme sans con-
currence dans le ressort du Parlement. Elle ne le ce` de que devant
des polices spe cialise es (police eccle siastique, monastique, militaire,
Grands chemins, Fermes), mais cet effacement nest que pour partie,
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 178
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
et e galement devant la Police de lE

tat, dont le champ est bien plus


large. La Police de lE

tat ne se re duit pas aux affaires de haut


gouvernement; elle comprend aussi certaines matie` res de Police
ge ne rale que le roi sattribue occasionnellement en vertu de son
pouvoir supre me de Police. Car, pas plus que pour la justice, la
de le gation de Police nest un abandon. De me me quil existe une
justice de le gue e et une justice retenue, de me me la Police de le gue e
appelle la Police retenue En lespe` ce, cette Police sexerce par voie
le gislative, mais aussi au moyen dordres, de directives qui mettent a`
contribution les autorite s naturelles de police. Il ny a pas
dadministration spe cialise e dans la Police de lE

tat. Exerce e directe-


ment par le roi et ses ministres, elle peut le tre aussi par attribution,
notamment par le canal de lIntendant.
Trois sortes de raisons poussent a` cette reprise par le roi. La
premie` re, lorsque lincidence de certaines questions de passe le
ressort parlementaire. Ainsi en est-il de ce qui concerne la vie des
populations (subsistances, salubrite ). La circulation des grains dans
le cadre de la politique libe rale de LAverdy (
32
), le de placement des
cimetie` res hors des villes ordonne par la De claration de 1776 (
33
),
le pide mie de peste de 1720 en offrent des exemples e loquents. Il
sagit dans tous ces cas, soit de favoriser la circulation, soit, au
contraire, de viter la propagation, ou encore dassurer une unite de
vues. Laffaire de la peste est tout a` fait repre sentative, car les trois
objectifs se rejoignent. Larre t du Conseil du 14 septembre 1720
expose nettement que les mesures prises par les diffe rents Parle-
ments sont trop e troitement protectrices et que, de ce fait, elles
nuisent a` lapprovisionnement et a` le conomie (
34
). La seconde
(
32
) Cf. S. KAPLAN, op. cit.
(
33
) Cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat (Paris, 1977), p. 205-437.


(
34
) Le Roy estant informe que le bruit de la maladie contagieuse dont la ville
de Marseille est afige e ayant re pandu la crainte et linquie tude, non seulement dans les
provinces voisines, mais dans les lieux les plus e loignez, plusieurs parlements de ce
royaume ont cru devoir rendre des arrests, ou` leur ze` le pour la conservation des
provinces de leur ressort les a porte a` prendre des pre cautions surabondantes et capables
non seulement daugmenter lallarme et la consternation dans le cur des peuples, mais
encore dinterrompre le cours ordinaire du commerce et de priver leur pays me me, par
un exce` s de pre voyance, des secours qui leur sont le plus ne cessaires. Sa Majeste dont
les veu s se tendent e galement au besoin de toutes les provinces de son royaume, a juge
PHILIPPE PAYEN 179
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
raison tient a` la ne cessaire surveillance de certaine professions en
raison du danger que leur activite fait courir a` lE

tat. De cette
cate gorie rele` ve lorfe` vrerie, car le travail des me taux pre cieux or
et argent a des incidences sur le cre dit de lE

tat (
35
). Enn,
dernie` re raison, le troite connexion des affaires a` la politique. A cet
e gard, lampleur de la question janse niste justie parfaitement la
compe tence de la Police de lE

tat quoi quen pensa t le Parlement


dont la tendance afrme e e tait de ne pas faire de diffe rence avec la
Police ge ne rale.
Ainsi situe e, la Police ge ne rale doit encore e tre confronte e au
vocable administration dont lessor au XVIII
e
sie` cle dans un sens
autonome est patent. Prost de Royer, qui sest particulie` rement
inte resse a` la notion, distingue la grande administration et
ladministration particulie` re. La premie` re nest pas retenue par lui,
car elle correspond au domaine souverain du roi, exerce par lui selon
les diffe rents moyens dont il dispose: le gislation, voie administrative
ou re glementaire. Lanalyse de larre tiste est rejointe par la pratique
des Parlements qui applique le grande administration au gou-
vernement, a` lorganisation du royaume, et, plus pre cise ment, aux
services du Contro le ge ne ral des Finances. Il apparat donc qua` la
n de lAncien Re gime le sens d administration reste proche
pour une bonne part des fonctions gouvernementales. Quant a`
ladministration particulie` re, de nature organisationnelle, et la seule
a` me riter ce nom, elle recouvre les re` gles de fonctionnement des
corps. Qui plus est, elle est soumise au contro le de la Police
ge ne rale, preuve que ladministration ne supplante nullement la
Police comme certains ont cru le comprendre.
De` s lors, les pre tentions des Parlements en matie` re administra-
tive ou de Police ge ne rale restent entie` res, et le recours a` lE

dit de
a` propos de renfermer dans un seul arrest toutes les pre cautions qui ont paru ne cessaires
et sufsantes pour empe cher dun coste la communication du mal dont elle espe` re que
la ville de Marseille sera biento t de livre e, pour conserver de lautre la liberte du
commerce entre les diffe rentes provinces de son royaume et veiller e galement a` leur
seu rete et a` leur abondance . Cite par F. HILDESHEIMER, Les parlements et la protection
sanitaire du royaume, dans Les Parlements de Province, op. cit., p. 486-487.
(
35
) Nous ne pensons pas, contrairement a` E. FAURE (La Disgrace de Turgot [Paris,
1961], p. 432), que limprimerie et la pharmacie rele` vent de la Police de lE

tat. LE

dit
de fe vrier 1776 semble viser uniquement lorfe` vrerie.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 180
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Saint-Germain de fe vrier 1641 ne peut en aucun cas les rabaisser.
Par tradition historiographique plus que par examen attentif de son
texte, lE

dit a e te pre sente avec une constance singulie` re comme


formulant la se paration de ladministration de la justice et, par
conse quent, excluant les Parlements du domaine administratif. Or,
ce que proscrit lE

dit, et uniquement, cest linge rence du Parlement


de Paris dans les affaires politiques.
* * *
Tout au long de ce survol de ladministration judiciaire exerce e
par le Parlement, nous avons volontairement pre sente laction du
Procureur ge ne ral de fac on de sincarne e et intemporelle. Notre but
ne tait pas de mettre laccent sur les hommes. Une mention simpose
ne anmoins. De 1717-1790, le Procureur ge ne ral au Parlement de
Paris a toujours e te un Joly de Fleury. Cest une dynastie
dadministrateurs remarquables, parlementaires certes, mais tout
autant, sinon plus, agents du roi. Encore bien me connus, voire
englobe s dans le me pris qui accable le Parlement, leur ro le sous ce
double rapport me ritait de tre re tabli (
36
), mais tout na pas e te dit,
loin de la` , pour leur rendre pleine justice. On se bornera a` souligner
ici que les Joly de Fleury sont indissociables de ladministration
re glementaire au XVIII
e
sie` cle, parce quils ont contribue tre` s
largement a` le panouissement du ministe` re qui leur e tait cone .
A mesure que les fonctions du Procureur ge ne ral se tendent et
se pre cisent, que les substituts dans les sie` ges sont de mieux en
mieux gouverne s, larre t de re` glement peut se de velopper dans les
directions les plus varie es. Il se de tache de la re` gle de droit prive , de
son origine jurisprudentielle, pour aborder le vaste domaine du droit
public. Il e chappe, quant au fond, au Parlement judiciaire, mais il y
reste attache quant a` la forme.
On assiste alors a` quelque chose de parfaitement original: le
Parlement reste matre de larre t de re` glement, lui donne existence
et autorite , mais la substance est pour lessentiel fournie par le
Procureur ge ne ral. Sans lui, il ny aurait pas darre t de re` glement ou
bien il serait re duit a` une tre` s petite expression judiciaire.
(
36
) Cf. Ph. PAYEN, Les arrets de re`glement du Parlement de Paris au XVIII
e
sie`cle,
op. cit.
PHILIPPE PAYEN 181
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Ainsi, lunite de ladministration et du judiciaire est-elle accom-
plie. Avec cet avantage que lorgane de justice par excellence assure
le contro le des actes re glementaires. Le laboration et le contentieux
e tant exerce selon le mode judiciaire, des garanties juridictionnelles
e videntes en de coulent pour les justiciables.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 182
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JACQUELINE THIBAUT-PAYEN
SALUBRITEu PUBLIQUE ET SEuPULTURE:
UN EXEMPLE DADMINISTRATION JUDICIAIRE
AU XVIII
e
SIEvCLE
De` s quon sort du strict cadre judiciaire ou politique, le ro le du
Parlement laisse encore sceptiques les historiens. Une e` che spiri-
tuellement lance e, lors dune re cente soutenance de the` se, le mani-
feste. Selon le minent archer, le transfert des cimetie` re a` la n du
XVIII
e
sie` cle naurait e te laisse au Parlement qua` la manie` re d un
os a` ronger . Derrie` re cette formule macabre se prolent la ferme-
ture du fameux cimetie` re des Innocents et les processions nocturnes
au cours desquelles les restes des de` les de funts, arrache s a` cette
terre consacre e, e taient nalement transfe re s a` la tombe Issoire.
Toutefois, le re alisme de la boutade dissimule a` peine un certain
de dain pour lactivite du Parlement qui sexerce sur une si mince
pa ture. Ce faisant, elle illustre le courant historiographique domi-
nant qui privile gie laction du gouvernement et des Intendants a`
travers laction du Conseil si remarquablement analyse e (
1
). Par voie
de conse quence, et dans le me me mouvement, ladministration
judiciaire est de pre cie e lorsquelle nest pas ignore e. Peut-e tre le
terme police , utilise tout au long du XVIII
e
sie` cle pour de signer
luvre administrative du Parlement, nest-il pas stimulant pour
lesprit moderne? En effet, la substance de ce mot sest conside ra-
blement appauvrie apre` s le pisode re volutionnaire, et, sans doute,
cette cure damaigrissement a-t-elle pese inconsciemment dans
lopinion des historiens. Seul le Lieutenant ge ne ral de Police a
(
1
) Cf. M. ANTOINE, Le Conseil du Roi sous le re`gne de Louis XV (Gene` ve, 1970;
Me moires et documents publie s par la Socie te de lE

cole des Chartes, 19).


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trouve gra ce a` leurs yeux, en raison vraisemblablement de son
rattachement e troit au Conseil.
Pourtant, le Parlement na pas lieu de tre e vince aussi promp-
tement, ni de tre sufsamment satisfait des restes de la table insti-
tutionnelle. Certes, la Cour a de pense beaucoup de nergie pour
obtenir la salubrite des lieux dinhumation et le loignement des
cimetie` res hors des agglome rations (
2
), mais, au titre de la Police,
elle avait beaucoup dautres questions substantielles a` se mettre sous
la dent (
3
). Dire que le Parlement avait une activite administrative
conside rable serait insufsant si on ne la manifestait concre` tement.
Cela nest pas aise , tant les difculte s sont nombreuses. Lorsquon
les surmonte, on a le bonheur de de couvrir que la ste re otypie des
arre ts se claire par le ro le souterrain, mais primordial, du Procureur
ge ne ral. La Collection Joly de Fleury, du nom de la famille de
magistrats qui a exerce cette charge au XVIII
e
sie` cle, le de montre en
fournissant les e le ments que la se cheresse des archives judiciaires ne
permet pas de soupc onner. De ja` , en e tudiant la politique de
salubrite visant a` e loigner des habitations des vivants les demeures
infectes des morts , suivant la saisissante rhe torique de Le Peletier
de Saint-Fargeau (
4
), nous avions saisi ce ro le; une the` se re cente
vient de mettre en pleine lumie` re, le matre duvre de la Police
ge ne rale et son moyen daction: larre t de re` glement.
Le the` me de la salubrite et des se pultures a sensibilise fortement
lopinion au XVIII
e
sie` cle. A cela plusieurs raisons. La premie` re
tient a` la persistance des mentalite s religieuses. Le Doyen Le Bras
rappelait qu au Moyen Age, on ne se soucie des corps que pour le
salut de la me. Une croyance atteste e par des textes nombreux est
que la proximite de lautel, des reliques saintes et me me des murs de
le glise assure un contact bienfaisant. Dou` la se pulture dans les
(
2
) Cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat. Recherches dhistoire


administrative sur la sepulture et les cimetie`res dans le ressort du Parlement de Paris aux
XVII
e
et XVIII
e
sie`cles (Paris, 1977).
(
3
) Cf. St. L. KAPLAN, Le Pain, le peuple et le Roi. La bataille du liberalisme sous
Louis XV (Paris, 1986); et, dune fac on plus ge ne rale, Ph. PAYEN, Les arrets de re`glement
du Parlement de Paris au XVIII
e
sie`cle. Dimension et doctrine (Paris, 1997).
(
4
) Michel Etienne Le Peletier de Saint-Fargeau, Avocat ge ne ral ayant requis
larre t du 12 mars 1763.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 184
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
e glises ou contre les e glises (
5
). Cela est encore vrai au XVIII
e
sie` cle puisque, dans ses lettres imprime es en 1745, le pe` re Pore e
conserve la me me analyse pour de noncer une de viation de la pie te :
Cest ainsi quon donnait une sphe` re dactivite a` des prie` res et a`
des ce re monies religieuses dont leffet est tout moral (
6
). Toute
atteinte a` cette croyance ne pouvait que susciter de ance et hostilite .
Or, pre cise ment, une ide e nouvelle e merge dans les cercles scienti-
ques: la pre sence des cadavres au milieu des vivants est une source
de contagion. Rapidement les de` les e claire s seront gagne s
jusqua` former une bonne partie de lopinion publique, du moins
celle qui compte. Sans doute trouverait-on dans le lite des esprits
moins porte s a` cette crainte, mais le poids de la science lemportait,
car la putre faction des corps a` eur de sol ne pre sentait aucun
caracte` re imaginaire; elle e tait quotidiennement tangible et suscitait
c a` et la` des re clamations (riverains, de` les dans les e glises). Qui plus
est, en matie` re de pide mies, les alarmes populaires sont toujours
pre tes a` surgir; nulle e poque nen est a` labri (
7
), la no tre y compris.
Une autre raison tient au caracte` re de mographique de lAncien
Re gime. Une forte mortalite abaisse la longe vite moyenne. Dans ce
contexte les e pide mies demeurent redoutables, me me si elles sont
moins meurtrie` res que les pestes dantan. La mort est donc souvent
pre sente, et le lieu dinhumation le cimetie` re apre` s linterdiction
quasi totale denterrer dans les sanctuaires ne peut manquer
dexercer une inuence sur les populations, dautant plus quil est
souvent place au cur des villes, en annexe des e glises. Une des
raisons avance es pour justier le transfert dun cimetie` re est tre` s
(
5
) G. LE BRAS, Observations a` la suite de la communication de Ph. ARIEvS,
Contribution a` letude du culte des morts a` lepoque contemporaine, in Revue des travaux
de lAcademie des Sciences morales et politiques, 1996, I, p. 25-40.
(
6
) ... les peuples simagine` rent que leurs a mes auraient plus de part aux prie` res
et aux sacrices, lorsque leurs corps seraient plus pre` s des autels et des pre tres. De la` leur
empressement a` e tre mis dans les e glise et jusque dans le sanctuaire, persuade s que les
suffrages agissaient sur eux avec plus defcacite et en raison des distances [...] Cest
ainsi... ; cite par le Dr. GANNAL, Les cimetie`res depuis la fondation de la monarchie
francaise jusqua` nos jours. Histoire et legislation (Paris, 1884), p. 34.
(
7
) A le poque me die vale, pour e viter le risque de contagion, les le proseries
importantes e taient dote es dun cimetie` re, ce qui dispensait dutiliser le cimetie` re
paroissial souvent contigu a` le glise; cf. J. IMBERT, Les ho pitaux en droit canonique (Paris,
1947), p. 91 et 95.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 185
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
instructive a` cet e gard: ... personne nignore que lindispensable
ne cessite dassister aux ofces de la paroisse et de voir en conse -
quence par le nombre des fosses le ravage dune e pide mie, ninue
conside rablement sur sa propagation soit par la simple frayeur de tre
atteint de la me me maladie, soit par le renouvellement de sensibilite
et de douleur de marcher sur le tombeau de ses proches . Lauteur
de ces re exions, correspondant de la Socie te royale de Me decine,
sannonce, en quelque sorte, comme pre curseur de la me decine
psychosomatique en pensant que linquie tude et la douleur fragi-
lisent. Un deuxie` me rapport re dige , lui aussi par des experts,
pre conise donc un emplacement tout diffe rent, tre` s cache , a`
porte e des deux paroisses, de fac on qua` peine les cadavres en
seront sortis quils seront transporte s au lieu de leur se pulture par
des voyes tre` s peu fre quente es, on e vitera le triste spectacle de la
longueur des convois qui trop re pe te s dans les temps de pide mie,
jettent lalarme et laccablement dans les esprits, ce qui me rite
beaucoup de conside ration (
8
). Il convient de souligner que ces
notations psychologiques, de pourvues de vise e pole mique, ne sont
pas extraites dune publication scientique ou dun ouvrage de
vulgarisation, mais quelles entrent dans des rapports destine s a`
ladministration judiciaire en la personne du Procureur ge ne ral. Cela
te moigne inde niablement dune conance dans laptitude du haut
magistrat a` entendre de tels arguments. Sa disponibilite et son
ouverture desprit e taient loin de tre ne gligeables pour diriger les
ope rations qui simposaient alors.
Les de veloppements que nous avons de ja` consacre s a` le tat des
cimetie` res en 1776 (
9
) serviront de toile de fond a` le tude pre sente
qui verse au dossier des documents ine dits. Ils conrment tout
dabord que les usages ancestraux persistent. Ainsi a` Serigne , dans le
dioce` se de la Rochelle, les habitants se plaignent de ce que le
cimetie` re ressemble pluto t a` un champ de sert qua` un lieu saint
et que le syndic de leur communaute en dispose pour y envoyer
(
8
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1193, fol. 38 et v
o
, rapport des experts; fol.
52 v
o
, rapport du maire et des experts, 30 juin 1777.
(
9
) J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 227 sq. ( Le tat des


cimetie` res en 1776 ).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 186
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
patre les bestiaux (
10
). Au moins ce cimetie` re ne parat pas in-
salubre. Il nen est pas de me me de celui de Romagnat, pre` s de
Clermont-Ferrand, qui est dans une position tre` s funeste a` la sante
des habitants. Il est situe dans le bourg et e tant releve en terrasse, la
putre faction ltre au travers des murs qui le soutiennent, et elle
re pand une odeur cadave reuse qui dans certains tems rend le se jour
des maisons qui lenvironnent impraticable (
11
). On pensait ce trait
re serve aux alentours du plus ce le` bre cimetie` re parisien; visiblement
il nen est rien. Des experts de Saumur nhe sitent pas, quant a` eux,
a` de crire le cimetie` re Saint-Nicolas comme une espe` ce de cloaque
[...] souvent noye , tant par lengorgement des eaux pluviales que par
les inondations; ce lieu infect re pugne autant a` la vue qua` lodorat
et est capable de remplir le quartier des plus mauvaises exhalai-
sons (
12
).
La deuxie` me constatation, cest que le tat des cimetie` res est
dautant plus de plorable que les inhumations dans les e glises sont
prohibe es depuis la de claration de 1776; lengorgement du champ
des morts sen trouve conside rablement aggrave et cela multiplie
encore les causes dinsalubrite traditionnelles. Dans certaines parois-
ses, les fossoyeurs resserrent tellement les fosses quils e cornent
avec leur be che les cadavres voisins (
13
). A Romorantin, les exha-
laisons, toujours elles, empoisonnent les habitants et la terre est
tellement sature e de cadavres quils mettent seize ans a` se con-
sommer (
14
). La paroisse Saint-Martial de Montmorillon servira
pour clore ces e vocations plus ou moins dantesques: ... les chiens
et les cochons arrachent des tombeaux les froides reliques des morts
et les emportent en les rongeant, choses mise rables a` voir ; la vie ne
perd pas pour autant ses droits, car le cimetie` re de cette paroisse
est des plus inde cents en ce que les foires sy tiennent [et qu] on y
(
10
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 418 sq.
(
11
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1190, fol. 319, lettre du seigneur de
Romagnat au Procureur ge ne ral, 11 mai 1785.
(
12
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1203, fol. 300 sq., proce` s-verbal de visite,
1784.
(
13
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 139 sq., re sume des bureaux
concernant Evron.
(
14
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1201, fol. 113, re sume des bureaux, avril
1787.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 187
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
attache les be tes de charge aux croix (
15
). Le malheureux cure qui
relate ces faits, impuissant a` les re former, te moigne de toute sa
de solation.
Lanalyse de ces relations fait ressortir une trilogie que le
Parlement reprend dans ses arre ts prescrivant les ope rations ne ces-
saires pour le transfert des cimetie` res: salubrite de lair , exha-
laisons , maladies contagieuses (
16
). La pre sence du cimetie` re au
sein des habitations et son exigute pre sentent, en effet, toujours des
inconve nients pour la salubrite de lair . Quant a` lobjectif de la
re forme, il est constamment justie en ces termes: ... e tant de
linte re t des habitans dune ville aussi conside rable que Lyon de
pre venir tout ce qui peut occasionner des maladies contagieu-
ses... (
17
). Mais limportance de la ville ny est pour rien, puisque la
formule et la pre occupation qui la sous-tend se retrouvent pour les
moindres agglome rations, telle la petite cha tellenie royale de Sou-
vigny, en Sologne (
18
).
En sen tenant a` luniformite de gage e par les arre ts du Parle-
ment, on naurait quune tre` s faible ide e du ro le du Procureur
ge ne ral, dautant que le travail pre paratoire auquel il proce` de avec
son e quipe naboutit pas toujours a` un arre t. Ainsi, le dossier
concernant le transfert du cimetie` re de La Rochefoucauld montre
que cette ope ration a dure au moins deux ans et que les directives et
conseils qui aboutissent a` le loignement des se pultures nont pas e te
pris a` son insu; ne anmoins Joly de Fleury ne fera pas rendre arre t
a` lordinaire (
19
). Si fait que, dans ce cas comme dans dautres, on
ne trouve aucune trace dans les arre ts du Parlement de lactivite ,
pourtant primordiale, du Ministe` re public. La ne cessite des arre ts
(
15
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1197, fol. 152, extrait des pie` ces concer-
nant les cimetie` res, et fol. 188, lettre du cure au Procureur ge ne ral.
(
16
) Nous avons effectue la ve rication pour les deux anne es qui suivent la
de claration de 1776.
(
17
) Arch. nat., X
1a
8569 (30 janvier 1777).
(
18
) Arch. nat., X
1a
8573 (22 de cembre 1777): ... les exhalations qui en pro-
viennent sont entie` rement contraires a` la salubrite de lair ...] comme il est important de
pre venir les effets que les maladies contagieuses pourroient occasionner dans la ville de
Souvigny... .
(
19
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 227 sqq, dossier La
Rochefoucauld.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 188
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
nen est pas pour autant diminue e; une lettre du procureur du roi
dIssoire a` son supe rieur hie rarchique en te moigne: Nous vous
conjurons pour tous nos citoyens menace s des maladies les plus
affreuses dapre` s lavis de leurs me decins, de vouloir bien nous
envoyer le pluto t possible un arre t qui tranquillise les esprits (
20
).
De ces peurs morbides qui naissent de sormais dans le sillage des
progre` s de la me decine (
21
), les populations cherchent a` se de livrer;
elles se tournent alors vers leur protecteur naturel, car le plus
proche: ladministration judiciaire. La ve rite oblige a` reconnatre
cependant que lalarme nest pas universelle (
22
); lorsque le Parle-
ment de Paris ordonne son enque te ge ne rale sur les cimetie` res de la
capitale en 1763, les marguilliers du cimetie` re Saint-Paul, pourtant
dune insalubrite incroyable, assurent contre toute raison que ce
cimetie` re est le plus ae re de Paris et nincommode personne (
23
).
Mais ces marguilliers expriment plus leur de sir de ne rien boulever-
ser que la re alite . Il nen est pas moins vrai que la crainte des
e pide mies est souligne e constamment dans les correspondances ou
rapports qui afuent dans les bureaux du Procureur ge ne ral. A
Beaune-en-Ga tinais, la petite ve role re` gne depuis un an et on enterre
tous les jours (
24
). A Feuquie` res-en-Beauvaisis, sur deux mille cinq
cents habitants, on compte quatre cents malades et on a recense
soixante de ce` s (
25
). A Beauvais, les cimetie` res sont presque rem-
plis, a` cause dune maladie e pide mique qui a enleve beaucoup de
monde (
26
). Un cercle vicieux se forme: non seulement les e pide -
mies remplissent les cimetie` res, mais les cimetie` res, a` leur tour,
provoquent des e pide mies. Le marquis de La Garnache, en Bas
Poitou, le de montre a` Joly de Fleury: ... depuis un mois il y a
(
20
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1193, fol. 57 v
o
, lettre du procureur du roi
dIssoire au Procureur ge ne ral, 4 juillet 1777.
(
21
) Cf. sur ce point, le tre` s suggestif tableau de la me decine au XVIII
e
sie` cle
brosse par J. Mc. MANNERS, Death and the eglightnment (Oxford, 1981), p. 24 sq.
(
22
) Nombreux e galement sont ceux qui sont persuade s de linnocuite du cime-
tie` re; cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 411 sq.


(
23
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1207, fol. 176, Extraits des proce` s-
verbaux des commissaires et des me moires des fabriques... , 1763.
(
24
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1186, fol. 313 sq., lettre dun notaire
au Procureur ge ne ral, 3 septembre 1781.
(
25
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 259 sq., dossier Feuquie` res.
(
26
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1186, fol. 398 v
o
, note des bureaux.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 189
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
e te enterre plus de deux cents personnes, aujourdhui encore dix
[... une] cruelle maladie de sole tout le pays [et] selon les plus
ce le` bres me decins, le foyer est dans le cimetie` re (
27
). Une partie de
lopinion est incontestablement obse de e par la croyance que la
proximite de cimetie` res insalubres fait courir des dangers conside r-
ables. Le Procureur ge ne ral lui-me me sen fait le cho aupre` s des
pre lats, le ve que de Noyon en loccurrence: Jai lhonneur, M., de
vous repre senter que la de claration du mois de mars 1776 a eu
principalement pour objet de veiller a` la salubrite de lair, et je suis
persuade que si on vous avoit informe des maladies e pide miques qui
sont survenues dans la paroisse de Feuquie` res, vous auriez fait
pourvoir aussito t pour quil fu t proce de sans de lai a` la be ne diction
du nouveau cimetie` re et je vous prie dy faire pourvoir pour quon
ne puisse pas imputer les maladies e pide miques qui pourroient
encore survenir dans cette paroisse aux inhumations quon feroit
dans lancien cimetie` re de cette paroisse (
28
). Faute de le ments
de cisifs, le Procureur ge ne ral ne prend pas parti sur le fondement
des e motions; il cherche seulement a` apaiser les inquie tudes popu-
laires.
Comment ladministration judiciaire, et surtout le Procureur
ge ne ral place a` sa te te, ont-ils ge re cette importante querelle des
vivants et des morts? Tout au long du XVIII
e
sie` cle, le Parlement de
Paris a eu loccasion de surveiller de pre` s les lieux de se pulture. Les
tentatives radicales de la Cour pour expulser les morts de la capitale
ont e te maintes fois retrace es (
29
). Elles senlisent devant les dif-
culte s inextricables, mais elles ne sont pas vaines pour autant. Il
faut, en effet, y voir la gene` se du premier texte royal a` envisager
globalement un vaste proble` me de salubrite publique touchant la
conservation de la vie des sujets du royaume, et, il faut le
(
27
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 2, lettre du 3 octobre 1779. Par
ailleurs on sait que les exhalaisons continuelles e mane es tant de ses fosses ouvertes que
par les cadavres trop superciellement enterre s [chargent lair] de miasmes corrompus
et me phitiques, propre a` occasionner des maladies e pide miques telles que e` vres
putrides ou malignes et me me pestilentielles... (fol. 5).
(
28
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 292, lettre du Procureur ge ne ral
a` le ve que de Noyon (1787).
(
29
) Cf. la bibliographie et lanalyse de arre ts des 12 mars 1763 et 21 mai 1765
dans J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit.


QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 190
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
souligner, a` avoir une porte e pre ventive. Consacrant les efforts des
magistrats et des pre lats e claire s, tel Lome nie de Brienne, la de cla-
ration royale du 10 mars 1776 de cide deux mesures qui se comple` -
tent. La premie` re interdit dinhumer de sormais dans les e glises. Ne
sont excepte s de cette disposition que les e ve ques, cure s, hauts-
justiciers et fondateurs, chacun, cela va de soi, dans son e glise
respective, et a` condition de faire construire les caveaux re glemen-
taires. En conse quence, les cimetie` res, non pre vus pour une telle
afuence, vont accueillir la quasi-totalite des de` les de funts. Il nen
devient que plus urgent, cest la deuxie` me mesure, de loigner des
habitations des vivants les lieux dinhumations. Larticle 7 ordonne
ce transfert, mais avec prudence toutefois puisquil pre cise que les
cimetie` res insufsants pour contenir les corps des de` les seront
agrandis; et ceux qui, place s dans lenceinte des habitations, pour-
roient nuire a` la salubrite de lair, seront porte s, autant que les
circonstances le permettront, hors de ladite enceinte (
30
). Ni le
Parlement ni le Procureur ge ne ral ne sont mentionne s dans ce texte,
a` croire que son application doit se faire sans eux. En re alite cest
tout linverse, et leur ro le a e te plus que pre ponde rant. Sur
lensemble de la question, nous renvoyons a` nos recherches ante -
rieures. Nous voudrions simplement ici mettre en relief deux aspects
qui me ritent un e clairage supple mentaire: le fonctionnement de
ladministration et lattention porte e par elle aux donne es sociolo-
giques.
I. UNE ADMINISTRATION COMPEuTENTE ET REuALISTE
Un esprit contemporain, impre gne de la tradition napole on-
nienne, a du mal a` concevoir que le Procureur ge ne ral du roi, haut
magistrat sil en est, puisse exercer une activite administrative. Cest
pourtant sur lui que repose linstruction et lapplication des de ci-
sions du Parlement en la matie` re. La singularite de cette fonction
vient de ce quelle nest subordonne e a` personne, sauf au Parlement,
mais seulement quant a` lexpression de la de cision. Et encore
convient-il de pre ciser que celle-ci est plus que tributaire des
(
30
) Cf. le texte de la de claration, ibid., 435-437. Pre cisons que larticle 8 re serve
le cas de Paris en raison de sa complication.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 191
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
informations que le Procureur ge ne ral fournit et de la conduite quil
propose. On peut dire, par conse quent et sans exage ration, que le
chef du Parquet ge ne ral est relativement inde pendant dans son
appre ciation des situations. De` s lors, la liberte de cisionnelle en fait
de salubrite des cimetie` res, inscrite dans la de claration, repose
entie` rement sur lui. Il lui appartient donc de mettre en uvre les
moyens ne cessaires a` la re alisation du but poursuivi. En lespe` ce,
cela implique une connaissance technique des lieux que le Magistrat
ne peut avoir personnellement. Le recours a` des personnes compe -
tentes simpose. Mais le Procureur ge ne ral nest pas davantage lie
par ces collaborateurs occasionnels que par les auxiliaires naturels
que sont ses substituts dans les sie` ges.
A. Les methodes administratives du Procureur general.
Lampleur du ressort du Parlement de Paris et les lenteurs bien
connues de la justice sous lAncien Re gime semblent de er
lefcacite dune administration issue du Parlement. Si lon ajoute a`
cela que le personnel imme diat dont le Procureur ge ne ral dispose est
en nombre tre` s restreint, la vision ne peut e tre que pessimiste.
Pourtant, la re alite forme un singulier contraste. Lactivite du Procu-
reur ge ne ral re ve` le, en effet, que la diligence et lexactitude quil
manifeste sont e claire es par la sagacite et la diplomatie que tant lui
que ses collaborateurs de ploient.
Contro le de linformation.
Le tre` s vaste et riche re seau dinformateurs relie au Procureur
ge ne ral (
31
), lui fournit quotidiennement des renseignements croise s,
a` cause de la diversite des sources, mais qui, dans tous les cas, se
comple` tent. Selon les lieux, la liste des contributeurs est plus ou
moins riche. Il nexiste pas de re` gle. Pour ne prendre que deux
exemples, La Rochelle nous offre une palette des plus larges en
mettant en sce` ne le procureur du roi, les ofciers du sie` ge pre sidial,
(
31
) Cf. Ph. PAYEN, Les arrets de re`glement du Parlement de Paris, op. cit.,
p. 225-235.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 192
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
les ofciers municipaux, les cure s des paroisses, le ve que et
lIntendant (
32
); tandis qua` Provins les causes des maladies e pide -
miques sont expose es par les ofciers municipaux et un me -
decin (
33
). Entre ces deux extre mes, la gamme offre de multiples
variations, car habitants, seigneurs, cure s et ofciers de justice,
acteurs au premier plan, ne manquent pas de rendre compte des
e ve nements locaux (
34
). Mais plusieurs strates sont a` distinguer: sur
une information spontane e, qui e mane par conse quent dune ou
deux cate gories de personnes, viennent se greffer, au fur et a` mesure
du de veloppement de laffaire, dautres avis aux ns de contredire
ou appuyer, sans oublier les points de vue que le Procureur ge ne ral
requiert des autorite s concerne es. Le supple ment denque te de-
mande par Joly de Fleury au procureur du roi de La Roche-sur-Yon
correspond a` cette troisie` me vague: Je vous envoie le me moire qui
contient de nouveaux e claircissements que jai rec u au sujet de la
paroisse de Poire . Je vous prie de vous transporter sur les lieux, de
ve rier par vous-me me les faits de ce me moire et de me faire part
ensuite de vos observations en me les renvoyant (
35
).
Toutes les pie` ces rec ues sont analyse es avec grande pre cision et
sagacite . Lexamen est mene en conside ration seule de lobjet et non
de limportance du lieu, ville ou simple village. Souvent, il est
ne cessaire de de celer le non-dit, de relever la partialite . Me me ceux
qui par e tat ne devraient pas e tre suspecte s ne chappent pas a` la
perspicacite des bureaux du Procureur ge ne ral. De fait, derrie` re
lobe issance apparente des substituts, il faut scruter si toutes les
formalite s ont e te respecte es, si tout a e te mis en uvre, bref si
lesprit du programme a e te suivi. Ainsi, a` Calais, le procureur du roi
sest conforme exte rieurement a` ce que M. le Procureur ge ne ral lui
marquait [mais] il na fait entendre dans linformation de commodo
et incommodo quil a juge a` propos de faire, aucuns proprie taires des
maisons voisines du cimetie` re. Il sest contente de faire entendre un
(
32
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 277 sq.
(
33
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 555, fol. 393 sq.
(
34
) Au Hamel-sous-Corbie, les heurts et rebondissements lie s au transfert du
cimetie` re sont relate s ou de nonce s re gulie` rement (cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms.
1182, fol. 181 sq.).
(
35
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1195, fol. 63, lettre du 10 septembre 1779
relative au Poire -sur-Vie.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 193
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
pre tre habitue de le glise, deux serviteurs de la paroisse, et une
vingtaine douvriers et de journaliers demeurant dans le voisinage du
cimetie` re. Ces 25 te moins de clarent, il est vrai quils nont reconnu
aucun inconve nient au cimetie` re actuel, et que leau de la citerne
roiale qui touche a` ce cimetie` re est la meilleure de la ville. Mais une
pareille de claration remplit-elle le vu de M. le Procureur ge ne -
ral? (
36
). La psychologie des administre s et les ressorts sociologi-
ques, e tant parfaitement pe ne tre s, ne sont pas davantage de nature
a` tromper ou illusionner. En vertu de quoi, tel me moire adresse par
un cure qui souhaite conserver son vieux cimetie` re est rapidement
juge a` sa juste valeur: il est signe de dix huit habitans seulement,
et suivant les proce` s-verbaux, cette paroisse est compose e de plus de
sept cents habitans. Les signatures de ces 18 paroissiens ont e te
donne es par de fe rence au cure (
37
).
Les notes de service e manant des bureaux sont nombreuses et
pre cieuses a` plus dun titre. Non seulement elles de voilent la tech-
nique dinstruction des dossiers, mais elles re ve` lent encore comment
les obstacles innombrables et varie s qui surgissaient e taient soupese s
et surmonte s; elles nous renseignent, en outre, sur les diffe rentes
options envisage es par les collaborateurs du Procureur ge ne ral (
38
).
De fac on synthe tique, le cas de Feuquie` res-en-Beauvaisis re sume
cette activite . On trouve tout dabord le re sume dun me moire
anonyme: On demande la translation du cimetie` re comme trop
petit pour les inhumations ordinaires et dailleurs il est rempli et
place dans le milieu du village compose de 2500 personnes ; puis,
une deuxie` me main a ajoute sur cette note: Comme le me moire
nest signe de personne, fera-t-on larre t tout de suite, ou e crira-t-on
au procureur du roi de Clermont-en-Beauvaisis pour avoir des
renseignements (
39
). Les solutions imme diates se de gagent rare-
ment, car les situations embrouille es ne manquent pas: Que faire
en ce moment. Le terrein du s
r
Vernet indique par le 1
er
proce` s
(
36
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1187, fol. 138 v
o
-139, note des bureaux.
(
37
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 365, note des bureaux concer-
nant Auzais, 28 de cembre 1779.
(
38
) Cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 300-305, en ce


qui concerne les cimetie` res; et sous un autre angle: Ph. PAYEN, Les arrets de reglement du
Parlement de Paris, op. cit., p. 345-387.
(
39
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 261, note des bureaux.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 194
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
verbal, juge convenable par les 1
ers
experts, adopte par larre t du 4
avril 1780 est rejette aujourdhui [...] On a, dit-on, de couvert depuis
larre t que ce terrein est mal situe et expose au vent du midi, mais ce
fait nest constate par aucun proce` s verbal [...] Dun autre co te
le ve que, le cure , le maire [...] le procureur du roi voudroient quon
prt le terrein du s
r
Rochon de Valette [...] le plus convenable a` tous
e gards... (
40
). Peu importe ici le choix nal, il suft de constater la
perplexite des bureaux.
Souplesse et prudence.
Habituelles chez le Procureur ge ne ral et ses collaborateurs, ces
deux qualite s sont particulie` rement manifestes dans lapplication de
la de claration de 1776.
Pour e pouser les informations nouvelles ou le volution de la
situation, des modications sont porte es aux de cisions de ja` prises, a`
linstar du me decin qui change ses prescriptions en fonction de le tat
de la maladie (
41
). Sur reque te du Procureur ge ne ral, le Parlement a
rendu un arre t prescrivant des mesures dinformation; cest une
proce dure classiques, a` laquelle le Procureur ge ne ral, saisi de plain-
tes, a souvent recours pour faire ve rier la salubrite dun cimetie` re
par la justice des lieux. Or, a` la suite de renseignements supple men-
taires, le cours des choses vient a` changer. En conse quence, le
procureur du roi en la se ne chausse e a` Riom rec oit lordre de se
conformer a` la nouvelle position du Parquet: Je vous ai envoye le
12 de ce mois lexpe dition dun arre t rendu par le Parlement le 1
er
[...] relativement au cimetie` re de la paroisse de Laurier, vous
voudres bien me renvoyer cette expe dition et ne donner aucune
suite a` lexe cution de cet arre t jusqua` ce que vous ayes eu de mes
nouvelles . Cette re tractation demeurerait myste rieuse si elle ne
se clairait par une sollicitation de rendez-vous de la part du vicaire
ge ne ral de Saint-Flour. Une note laconique enregistre la de cision
prise: 18 juin 1779 / convenu avec labbe de Massals, grand vicaire,
dattendre . Cela reste encore sibyllin. Mais quelques mots sup-
(
40
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol. 4 sq., note des bureaux (1783).
(
41
) Allusion au air du Politique que Platon oppose a` la rigidite obstine e de la
loi.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 195
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ple mentaires permettent dentrevoir les raisons du revirement:
Riom a` 18 lieues Saint-Flour, 4 a` 5 lieues . Probablement
charge par le ve que de Saint-Flour de procurer le transfert souhaite
et, a` cet effet, de ne pas trop obe rer les nances de la paroisse, le
mandataire a sans doute souligne le loignement excessif de Riom.
Ces raisons ont du conduire le Procureur ge ge ral a` retirer
lexe cution de larre t aux ofciers de ce sie` ge et a` suspendre la
proce dure en conside ration, vraisemblablement, des proble` mes
diplomatiques locaux (
42
). Un pragmatisme semblable se retrouve
lorsque lattitude des populations elles-me mes vient a` changer, car le
Procureur ge ne ral a besoin de leur coope ration tant pour le choix du
nouveau lieu dinhumation que pour leur acceptation ge ne rale du
transfert. Or, pre cise ment, dans bien des villes, le choix et
lacquisition dun nouveau terrain suscitent des clans qui sopposent
avec ve he mence. Et lorsque les rapports de force e voluent, a`
loccasion dun changement de maire par exemple, le Ministe` re
public est conduit a` reque rir une mesure totalement diffe rente de la
de cision primitive. Gue ret le montre, ou` , par un deuxie` me arre t, on
revient sur limplantation pre ce demment de cide e du nouveau cime-
tie` re dans le terrain dun particulier.
Sans aucun de placement, sans aucune tourne e dinspection,
telles celles effectue es parfois par les Intendants (
43
), le Procureur
ge ne ral, gra ce a` la diversite des informations quil centralise, peut
prendre des de cisions qui correspondent e troitement aux ne cessite s
locales. Le re alisme et la souplesse du Ministe` re public y sont pour
beaucoup, mais aussi, dans un registre voisin, la prudence, parce que
le traitement dune question aussi de licate dans tous ses prolonge-
ments que le de placement des de funts, requiert de nagir quen
parfaite connaissance de cause.
Seules les e pide mies impliquent une ce le rite sans faille; en
dehors de cela, les informations doivent e tre plurales et concordan-
tes. Il ne saurait e tre question de se satisfaire dun seul e le ment,
quand bien me me existerait-il un commencement de proce dure
entoure apparemment de toutes les garanties de re gularite . Un des
(
42
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1201, fol. 98 sqq., dossier Laurie.
(
43
) Cf. M. BORDES, Ladministration provinciale et municipale en France au XVIII
e
sie`cle (Paris, 1970), p. 134.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 196
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
cimetie` res de Gragay ayant e te juge insalubre par les experts commis
par les ofciers du bailliage dIssoudun, ils ont indique pour le
remplacer un terrain appartenant au chapitre de Grac ay. Mais les
chanoines refusent obstine ment de se laisser de posse der, avec quel-
que raison semble-t-il, puisquun substitut du Procureur ge ne ral
conseille une re serve prudente: Il semble que dans cette position il
ny a rien a` faire. Le procureur du roi dIssoudun na pas encore
e crit. Personne ne se plaint de la conservation du cimetie` re, dont la
translation na e te juge e ne cessaire que parce quil est dans lenceinte
de la ville. Cest une affaire quil ne faudra re veiller que quand il y
aura des plaignants ou que le procureur du roi dIssoudun e cri-
ra (
44
).
A plus forte raison, la perplexite simpose lorsque les mobiles
sont obscurs. Le cas de Beaufort, ou` il y a douze ans quon
soccupe de la translation du cimetie` re [...] sans pouvoir en venir a`
bout , est assez repre sentatif. Lanne e pre ce dant la de claration
royale, un arre t en avait ordonne la visite, mais, le re sultat e tant peu
probant, le Procureur ge ne ral crut que ce toit le cas de laisser cette
affaire ce co te . Onze ans plus tard, en 1786, linsistance du
procureur du roi provoque un second arre t aux me mes ns. Tou-
tefois, le comportement de cet ofcier ne semble pas se tre ame liore ,
puisquil suscite la re probation du substitut en charge du dossier:
Il ne parat pas que pour exe cuter cet arre t le procureur du roi ait
cherche a` se concerter avec les ofciers municipaux ; et de de tailler
les irre gularite s commises dans la proce dure. De son co te , le procu-
reur du roi, su r de lui, prie le Procureur ge ne ral de faire ordonner
que le cimetie` re sera transfe re dans le Champ de Monbeaume [?]
appartenant a` lho tel Dieu . Cette de marche pressante embarrasse
visiblement les services du Procureur ge ne ral; ils la trouvent en effet
quelque peu pre mature e au vu des diffe rentes pie` ces en leur pos-
session. Certes, on convient que le climat local pouvait justier une
certaine de termination de la part de lofcier du ministe` re public,
puisqu en ge ne ral les habitants de Beaufort sont mutins et intrai-
tables . Mais cela ne peut tout excuser: dun autre co te , on ne
peut se dissimuler que le procureur du roi na pas agi avec la
circonspection convenable et quil eu t du ne pas brusquer les
(
44
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1193, fol. 261.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 197
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ope rations comme il la fait. En outre un ancien me moire pre sente a`
M. le Procureur ge ne ral par les ofciers municipaux annonce que le
procureur du roi ne presse la translation du cimetie` re que pour
augmenter avec le terrein du cimetie` re actuel le jardin de son
beau-pe` re . Cela dit, le re dacteur de lanalyse soumet ses doutes a`
Joly de Fleury: En cet e tat, fera-t-on larre t... (
45
).
Et si, inversement, les vux des diffe rents acteurs concordent,
ladhe sion du Parquet ge ne ral nest pas gagne e pour autant. Il faut,
pour le convaincre, un minimum de re gularite . Pre cise ment, les
habitants de La Chaise-Dieu y ont manque dans le choix du nouveau
cimetie` re. Cela est re sume dans une note interrogative: Peut-on
rendre arre t sans que les proprie taires aient e te consulte s, sans que
le terrain ait e te visite . Dun autre co te , il est certain que le cimetie` re
actuel est insufsant et le cure , le procureur scal, le bailli e crivent
a` M. le Procureur ge ne ral pour demander lhomologation (
46
).
Toutefois, le respect des formalite s le gales nest pas toujours
scrupuleusement requis lorsquelles concernent des points acces-
soires. Dans ce cas, de le ge` res entorses sont tole re es, comme
lindiquent des mentions appellant a` fermer les yeux... (
47
). Ces
liberte s sont commande es, assure ment par la conscience du trauma-
tisme que peut causer dans les populations la fermeture du cimetie` re
ancestral, et quil ne faut pas accrotre, mais e galement par la
difculte de satisfaire les exigences de la re forme. Dans lun et
lautre cas, le re alisme est indiscutable.
Interpretation des mesures gouvernementales.
Le transfert des cimetie` res pre vu par la loi doit seffectuer en
vertu des ordonnances des archeve ques et e ve ques dioce sains ,
les juges des lieux, les ofciers municipaux et habitants e tant
tenus dy concourir . Nous ne nous arre terons ici que sur
(
45
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1186, fol. 210-211, re sume des bureaux
concernant Beaufort-en-Valle e.
(
46
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1193, fol. 368.
(
47
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1205, fol. 220. Les ofciers municipaux de
Troyes envisagent de clore le cimetie` re par une simple palissade en roseau, parce que de
ve ritables murs feraient un mauvais effet pour la promenade de la ville .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 198
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
lexpression juges des lieux , plus ambigue quil ny parat (
48
).
Certes, des concours locaux sont indispensables, mais, si
lintervention du ministe` re public semble aller de soi pour les
justices royales, celle des justices seigneuriales appelle une interpre -
tation et plus de de licatesse dans son utilisation.
Lattitude la plus expe diente est de conside rer tous les ofciers
de justice comme juges des lieux. Ainsi proce` de-t-on tout dabord
pour Romagnat: ... aux termes de la de claration de 1776, il semble
que cest aux juges des lieux a` connatre de ce qui est relatif aux
cimetie` res ; en foi de quoi le re dacteur de la note prescrit de crire
a` M. de Bezance pour savoir sil y a [...] des ofciers de justice en
titre et si ce village est e loigne de Clermont. Sur la distance, la
re ponse est nette: une lieue. Quant au reste, elle est assortie dun
commentaire peu engageant: ... les juges de ce bourg sont institue s
par moi et la justice se rend en mon nom. Mais je ne scais si par le
nom de juge des lieux, le roy a entendu parler des juges seigneu-
riaux . Cette re action me rite de tre remarque e, dans la mesure ou` ,
contrairement a` ce que lon aurait pu supposer, ce seigneur, par
ailleurs premier conseiller a` la Cour des Aides, ne semble gue` re atte
de la conside ration porte e a` ses ofciers par le Parlement. Peut-e tre
ne souhaite-t-il pas endosser la responsabilite des ope rations vis-
a` -vis de la population, ni charger ses ofciers dune ta che supple -
mentaire. Quoi quil en soit, les objections de M. de Bezance nont
pas e te juge es sans fondement par le Procureur ge ne ral, puisque le
22 aou t 1785, il requiert un arre t commettant les ofciers de
Clermont pour effectuer les ope rations relatives a` ce cimetie` re (
49
).
A Romagnat, cest labsence de juges royaux qui cre ait le
proble` me. Ailleurs, leur pre sence ne le supprime pas, de` s lors quils
ne sont pas seuls a` rendre la justice, comme le de montre le cas de
Laval: M. le Procureur ge ne ral doit de cider si, pour les ope rations
a` faire pour les cimetie` res de la paroisse Saint Ve ne rand de Laval, on
adressera la commission par larre t qui sera rendu au juge royal des
(
48
) Sur les autres difculte s dinterpre tation, voir J. THIBAUT-PAYEN, Les morts,
lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 279 sqq. (ofciers municipaux) et p. 338 sqq. (e ve ques).
(
49
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1190, fol. 321, note des bureaux; fol. 324,
lettre du seigneur de Romagnat au Procureur ge ne ral, 20 juillet 1785; fol. 325 sq., reque te
pour larre t.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 199
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
exempts ou au juge de la justice ordinaire qui est seigneurial . Pour
re soudre ce dilemme, le re dacteur de la note sempresse de produire
des arguments difcilement re futables en ce quils reposent sur la
pratique constante du Parlement: Par larre t du 30 janvier 1627, il
est dit que les arre ts de la Cour seront exe cute s par celuy auquel ils
seront adresse s. Comme le Parlement ne commet jamais les ofciers
subalternes et quil adresse toujours les commissions aux ofciers
royaux, je crois que M. le Procureur ge ne ral pourra pre fe rer
dadresser lexe cution de larre t au juge royal des exempts . Tou-
tefois, il ne cache pas que dautres conside rations, qui vont dans
lautre sens, sont a` prendre en compte, a` savoir que le seigneur est
peut-e tre moins indiffe rent a` ses pre rogatives que celui de Romag-
nat: Mais M. le duc de la Tremoille pour la conservation de ses
droits de justice pourra peut-e tre former opposition a` larre t. M. le
Procureur ge ne ral voudra bien montrer le dispositif de larre t a` M.
le Pre sident son fre` re et lui faire part de la difculte . Dans ces
conditions, le substitut suspend la re daction de la reque te (
50
).
Finalement, conforme ment a` la pratique constante du Parlement,
larre t sera expe die au juge royal.
Si la doctrine semble privile gier le juge royal, le juge seigneurial
nest pas pour autant ne glige . Des raisons pratiques justient son
concours, notamment lurgence, la distances entre les sie` ges, les frais
de de placement, sans compter les susceptibilite s locales. Toutes
raisons qui se conjuguent. A Feuquie` res-en-Beauvaisis, apre` s avoir
balance entre les deux possibilite s, on sest de cide pour le juge
seigneurial (
51
). A La Chaise-Dieu, un arre t de 1783 a pris la me me
option, mais cet ofcier ne semble pas sufsamment apte a` surmon-
ter les complications nouvelles. Son de saisissement est alors pre vu,
mais auparavant on tente de le motiver: ... on peut ou parler a` M.
le cardinal de Rohan abbe de la Chaize Dieu, ou e crire au procureur
scal daller en avant, sinon quon fera faire les ope rations par le juge
(
50
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1195, fol. 245.
(
51
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 272, brouillon de reque te
8 juillet 1784 arre t conforme : ... comme il est important de pre venir les effets
que les maladies contagieuses pourroient occasionner [...] Quil plaise a` la Cour
ordonner qua` la reque te du procureur scal... .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 200
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
roial le plus prochain (
52
). Ce nest quen cas de manque caracte -
rise de diligence quon sadressera au juge royal. Lutilisation du juge
seigneurial posse` de sans conteste des avantages qui le font pre fe rer
souvent au juge royal, quand bien me me celui-ci aurait de ja` proce de
a` des investigations. Averti de la pre sence de pide mies tre` s per-
nicieuses dans les environs de La Bazoche-Gouet en 1785, le Procu-
reur ge ne ral e crit au procureur du roi dYenville pour conna tre les
mesures prises depuis deux ans. Cet ofcier e tant de ce de , son
substitut re pond quil sest lui-me me transporte sur place, que le
cimetie` re est bien dans le cas de tre transfe re , mais que les habitants
sont tre` s divise s. Ce qui appelle les re exions suivantes de la part des
bureaux du Procureur ge ne ral: En cet e tat, il semble quil faut
arre t, mais comme Yenville est a` 16 lieues de la Bazoche-Gouet, ne
seroit-il pas plus convenable de charger les ofciers du lieu des
ope rations. Mais avant il faut ve rier sil y a une justice particulie` -
re... (
53
). Cela e tant assure , un arre t cone en conse quence laffaire
aux ofciers seigneuriaux. Il est patent que la position du Ministe` re
public et, partant, du Parlement, sest de termine e a` la fois par un
souci defcacite administrative et de conomie.
En de pit du principe, le re alisme lemporte sur les pre occupa-
tions de hie rarchie entre justices royales et justices seigneuriales. Les
juges seigneuriaux sont commis subsidiairement: sils collaborent,
tre` s bien, sinon lapplication de la loi reste entre les mains du juge
royal. Mais, en tout ceci, la de cision appartient au Procureur ge ne -
ral. Cest a` lui, en tant que supre me administrateur, quappartient le
choix des moyens pour assurer la meilleure exe cution possible du
texte royal.
B. Lexpertise: une science auxiliaire.
Les documents utilise s dans cet article ne modient pas lexpose
pre ce demment fait des crite` res de de signation des experts et des
qualite s quils doivent remplir (
54
). En revanche ils comple` tent le
tableau des arguments scientiques avance s par ceux-ci. Quelque
(
52
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1193, fol. 357 v
o
, note des bureaux.
(
53
) Ibid., fol. 344, note des bureaux.
(
54
) Cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 282-291.


JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 201
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
discutables quils puissent paratre a` nos yeux, ils ree` tent une
e poque et un e tat des connaissances scientiques. De` s lors, le fait
quils soient accepte s par le Procureur ge ne ral ne saurait plaider
pour sa cre dulite . Il na donc aucune raison de contester les con-
clusions des experts de Boulogne lorsquils estiment qua` Calais il ne
peut re sulter aucune espe` ce dinconve nient pour la citerne roiale
de la proximite du champ des morts, parce que les miasmes
montent toujours (
55
). Si donc il vient a` e carter ces jugements, ce
ne peut e tre que pour des raisons purement administratives, comme
a` Feuquie` res-en-Beauvaisis. Le procureur scal signale a` Joly de
Fleury que les villageois sont dans lusage de faire mettre sur les
fosses nouvellement faites des croix de fer et de bois . Il le prie, en
conse quence, de faire ordonner par le nouvel arre t que les croix et
e pitaphes seront enleve es , car les experts ont de cide que ces
croix e taient tre` s nuisibles en ce quelles favorisoient le vaporation
des miasmes putrides . Le collaborateur du Procureur ge ne ral qui
analyse cette lettre ne porte aucun jugement sur lappre ciation; en
revanche, il ne semble pas presse de faire avaliser par arre t le reme` de
sugge re . Une demi-mesure lui paraissant plus opportune: Faudra-
t-il arre t pour cela et ne sufra-t-il pas de re pondre au procureur
scal quil peut le faire ordonner par le juge (
56
). A le vidence,
cette question de passe la police et concerne la religion, aussi le
Ministe` re public ne souhaite-t-il vraisemblablement pas, sur un
point somme toute mineur, cre er une occasion de frictions entre
lE

glise et le Parlement.
Sous ces re serves, comment le Procureur ge ne ral et ses bureaux
analysent-ils les rapports des experts? Quel cre dit, quel poids leur
accordent-ils?
Necessite.
Ces expertises concernent aussi bien les cimetie` res que les
caveaux construits sous les e glises ou dans les clotres et chapelles
ouvertes. Les dimensions et la profondeur (six pieds) des caveaux
(
55
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1187, fol. 134 v
o
(re sume des bureaux).
(
56
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 259 v
o
.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 202
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
e tant xe e, le Procureur ge ne ral veille soigneusement au respect de
ces prescriptions. Les ofciers locaux sont charge s de conduire les
ve rications et den rendre compte, comme le montre laccuse de
re ception adresse a` un avocat scal: Jai rec u votre lettre [...] et les
expe ditions qui y e toient jointes des proce` s-verbaux de visite que
vous avez fait faire des caveaux que les religieuses du couvent de
Sainte Claire proposent pour la se pulture des surs exte rieures et
des religieux cordeliers qui assurent la desserte de leur maison (
57
).
Ensuite, ses bureaux analysent les proce` s-verbaux: Les experts
mac ons nen ont pas dresse un particulier, il est vrai quils ne savent
e crire ny lun ny lautre [...] Quant aux me decins et chirurgiens, ils
pensent que le caveau [destine aux cordeliers] peut servir sans
inconve nient [...] a` le gard du caveau destine aux soeurs ils ont
de cide lemplacement ou` il doit e tre construit, les longueurs, largeur
et dimensions ne cessaires... (
58
). En foi de quoi, le Procureur
ge ne ral avertit labbesse que rien ne parat sopposer a` son projet.
Mais le ro le majeur des experts concerne les cimetie` res. Il sagit,
comme lon disait a` le poque de me decins, chirurgiens et gens a` ce
connaissans . Si les deux premie` res cate gories nont pas besoin
de tre explicite es, la troisie` me recouvre le plus souvent des ge ome` -
tres, arpenteurs, architectes, inge nieurs des Ponts et Chausse es,
chimistes ou pharmaciens. Leur formation leur permet danalyser la
terre pour ve rier si elle est propre a` la consommation des corps, ou
bien calculer si la supercie est sufsante pour le nombre
dinhumations pre vues. Ces e le ments sont de terminants, car trois
raisons militent toujours en faveur du transfert du champ des morts
sa dimension trop restreinte, sa proximite des habitations, labsence
de profondeur des fosses qui varie en fonction de la nature du
terrain. Ces vices, quils se cumulent ou non, contribuent a`
linsalubrite de lair. Les experts dressent un rapport, et, au vu de ce
document, les autorite s judiciaires ordonnent ou non le transfert.
Le poids confe re a` ce rapport justie donc que le Procureur
(
57
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1182, fol. 154, lettre du Procureur
ge ne ral a` lavocat scal dAigueperse, 26 aou t 1783. Notons au passage que si laffaire
dure plus de deux ans, cest en raison de la mort du procureur scal, charge de` s 1781
de prendre des e claircissements.
(
58
) Ibid., fol. 140 v
o
.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 203
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ge ne ral et ses bureaux lexaminent de pre` s sous plusieurs angles: la
science des experts, leur inde pendance par rapport aux pressions
locales, enn le cou t de lexpertise. Seuls les deux premiers nous
retiendrons pour linstant (
59
).
Fiabilite.
Lanalyse des expertises se fait a` la lueur des informations de
provenances diverses (simples habitants, cure s, militaires en garni-
son, notaires, etc.). Il en re sulte une mise en perspective qui permet
des recoupements instructifs. Mis a` part les rapports juge s satis-
faisants, force est de reconnatre lincompe tence ou lindolence de
certains experts. Ils se contentent parfois de dresser un rapport
tellement insigniant quil est impropre a` e clairer les autorite s
judiciaires. Cette pratique, de cele e aise ment par le Procureur ge ne -
ral et ses collaborateurs, appelle ne cessairement une riposte. On sait
quen 1775 un arre t a ordonne la visite du cimetie` re de Beaufort (
60
)
et que le procureur du roi sest montre ne gligent jusqua` ce que le
Procureur ge ne ral lui rappelle quil falloit ne cessairement com-
mencer par constater le tat du cimetie` re actuel . Il y satisfait enn,
mais laffaire navance pas pour autant, car les experts naiant dit
que des choses vagues, M. le Procureur ge ne ral a e te oblige de lui
marquer quil falloit faire faire une seconde visite . He las, la
contre-expertise nest gue` re plus e clairante. Ce qui fait quaucune
de cision nest prise, puisque que lagrandissement du cimetie` re ou
son transfert hors des villes ne sont obligatoires quen cas
dinsufsance de supercie ou dinsalubrite manifeste. Le statu quo
se prolonge jusquen 1786, date a` laquelle le procureur du roi insiste
pour obtenir la translation. Joly de Fleury fait alors rendre un second
arre t (30 novembre 1786), qui, sans avoir e gard aux pre ce dens
proce` s-verbaux, ordonne une nouvelle visite du cimetie` re . Cette
fois-ci, des me decins, chirurgiens et experts dAngers et dautres
villes voisines sont commis; ils estiment le loignement du cimetie` re
indispensable, car il est environne de maisons et, qui plus est, a`
(
59
) Le troisie` me point sera aborde avec le soulagement des administre s.
(
60
) Donc avant la de claration de 1776. Il est visibile que depuis ses arre ts de 1763
et 1765 concernant Paris, le Parlement na cesse de poursuivre un objectif de salubrite .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 204
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
proximite de marais, ce qui, sans doute, empe che de creuser des
fosses sufsamment profondes (
61
). Cette troisie` me expertise te moi-
gne que le Procureur ge ne ral nhe site pas a` en diligenter autant que
ne cessaire pour aboutir a` un avis se rieux. Pour ce faire, il accorde
dabord sa conance aux experts locaux, mais en cas dinsucce` s il
sadresse a` leurs confre` res des villes les plus proches (
62
). Ce fut le
cas a` Calais, puisque, nous lavons vu, les experts de Boulogne sy
sont rendus. De placement justie , quand on compare les deux
expertises de 1782 et 1784 re alise es par les experts locaux: les
variations des me decins et chirurgiens paroit faire rejetter leur
de cision (
63
).
Toutefois, si laccord des habitants est ave re , le Procureur
ge ne ral ninsiste pas pour faire visiter le cimetie` re incrimine . Cela est
particulie` rement net a` La Chaise-Dieu. Un premier arre t, rendu en
la forme ordinaire le 29 aou t 1783, avait prescrit une visite
dexperts (
64
). Or, un deuxie` me arre t, du 26 aou t 1786, conforme au
re quisitoire du Procureur ge ne ral, nous apprend que les cure s,
marguilliers et habitans se sont assemble s et ont de clare quil
reconnoissoient quil e tait dans le cas de tre transfe re (
65
). Cet arre t
se contente dente riner cette unanimite en prescrivant seulement
lexpertise des terrains indique s par les habitants, a` la reque te du
procureur scal et en pre sence du juge des lieux. Ici donc, lentente
(
61
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1186, fol. 210 sq. (re sume des bureaux).
(
62
) Si le premier rapport tarde trop, on recourt aussi au sie` ge voisin. A Mouterre-
Silly, dans le dioce` se de Poitiers, la situation est largement embrouille e du fait que
le ve que a choisi un nouveau cimetie` re sans les formalite s requises et que le seigneur
haut-justicier sest pourvu en justice contre cette translation. Joly de Fleury a donc
demande au procureur scal de faire visiter le nouvel emplacement par experts, mais,
comme le rapport tarde a` venir, il sadresse au procureur du roi au bailliage a` Loundun
pour faire proce der a` cette ve rication. Les deux rapports, e galement de favorables, lui
parviennent simultane ment. Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1198, fol. 175 sqq.
(1778-1779).
(
63
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1187, fol. 133, note des bureaux.
(
64
) Cette formule se rencontre couramment dans les notes de service et signie
que les experts devront effectuer la visite et du cimetie` re juge insalubre et du terrain
propose en remplacement.
(
65
) Suivent les raisons, qui sont e galement indique es dans une lettre du cure au
procureur scal et transmise au Procureur ge ne ral. Cf. le dossier concernant La
Chaise-Dieu: Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1193, fol. 356 sqq.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 205
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des inte resse s leur e conomise les premiers frais de visite, mais ils ne
peuvent se dispenser des seconds, car il faut e tre su r de la salubrite
du nouveau champ dinhumation. En revanche, si lunanimite
nexiste pas, il faut payer le prix de la discorde. A Calais, cest une
de nonciation qui a provoque le re examen de la question et la
seconde expertise subse quente. Ailleurs, ce sont les ofciers munici-
paux, tels le maire et les e chevins dAngoule me qui exigent de
nouveaux proce` s-verbaux en raison de linexactitude du rapport
des me decins et chirurgiens. Ils re clament que les visites soient
effectue es en pre sence des principaux habitants (
66
).
Les expertises, ainsi quil ressort des documents pre ce dents,
sont ordonne es par arre t ou par le Procureur ge ne ral, mais parfois
les juges des lieux, appuye s par certains e diles, organisent de leur
propre chef une contre-expertise qui va jusqua` remettre en cause
une de cision arre te e par le Parlement. Le cas de Gue ret le prouve.
Nonobstant un arre t xant le nouvel emplacement selon les vux
des experts et des habitants, le lieutenant ge ne ral, a` la demande du
nouveau maire, a fait proce der derechef a` la visite dun terrain rejete
par les premiers experts (
67
). Mais la` , on entre dans le domaine des
intrigues locales.
Independance.
La visite juridique du cimetie` re, ainsi quelle est quelquefois
qualie e (
68
), cest-a` -dire sur re quisitoire du ministe` re public et en
pre sence des juges des lieux, semble, pour cette raison, a` labri de
toute partialite . Il faut ne anmoins convenir que cette garantie est
parfois illusoire, car les inte re ts divergents, qui saffrontent sur la
question de linhumation, sont naturellement porte s a` se servir des
experts. En raison de lenjeu de leur mission, ils peuvent donc e tre
lobjet de pression ou se trouver au centre dintrigues qui obscurcis-
sent leur jugement. Mais, to t ou tard, cela se de couvre gra ce aux
(
66
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1184, fol. 140, re sume des bureaux.
(
67
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol. 4 sq. (1783).
(
68
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 393, lettre du procureur du roi
del La Rochelle au Procureur ge ne ral, 15 avril 1779.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 206
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
opposants qui ne se font pas faute de communiquer leurs soupc ons
au Procureur ge ne ral.
Cest ce que fait sans ambages le procureur scal du duche de
La Rochefoucauld. Loccasion lui en est fournie par le ventuelle
descente des ofciers dAngoule me aux ns denque ter sur la
salubrite du cimetie` re. Remerciant lun des secre taires de Joly de
Fleury de cette information heureusement de pourvue de suite, il
ajoute: Je redoutais les suites du projet que vous mannonciez [...]
a` cause des liaisons et de la conformite dopinions quil peut y avoir
entre le ve che , les ofciers du pre sidial dAngoule me et les me decins
et chirurgiens qui auroient e te employe s pour cette ope ration (
69
).
Faute de pre cisions, linte re t que peuvent avoir les partisans du
transfert reste myste rieux. Toutefois, lallusion a` le ve que est de
nature a` lui trouver un motif honorable. Peut-e tre est-ce simplement
lexpression dun ze` le pour lapplication de la re forme?
A Calais, en tout cas, on sait que les mobiles ne sont pas
de shonorants, quoique le sche ma soit inverse: la collusion joue en
faveur de la re sistance au transfert. Les informations qua rec ues le
Garde des Sceaux le conduisent a` signaler en 1782 au Procureur
ge ne ral linsufsance du cimetie` re et les vapeurs mortelles qui
sen exhalent. Joly de Fleury mande imme diatement a` son substitut
sur place de faire faire les ope rations ordinaires pour constater les
inconve nients . Contre toute attente, le rapport des experts est
rassurant: il indique que le cimetie` re est situe a` lextre mite de la ville
et dans la position la plus favorable, quil ne re` gne pas plus de
maladies dans le quartier du cimetie` re que dans les autres quartiers
de la ville... Laffaire en reste donc la` ; mais, deux ans plus tard,
ayant rec u dautres plaintes, le Procureur ge ne ral interroge a` nou-
veau son substitut, lequel renvoie aux proce` s-verbaux de 1782.
Apre` s nouvel examen, il conclut pour la seconde fois quil ny avoit
rien a` faire (
70
). Mais les opposants ne de sarment pas. En effet, peu
apre` s, le comte de Rochambeau commandant en chef en Picardie,
est revenu a` la charge [...] Il a observe que le proce` s-verbal de 1782
avait e te fait a` linstigation des eccle siastiques, que les militaires et les
(
69
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 263, lettre du procureur scal a`
Le Chenetier, 6 aou t 1779.
(
70
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1187, fol. 132 (note des bureaux).
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 207
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honne tes gens de la ville en avoient e te choque s . Il appert que non
seulement le cimetie` re jouxte les casernes de cavalerie et le pavillon
des ofciers, mais quil voisine e galement avec la citerne royale, ce
que conrme le plan dresse par linge nieur en chef de la place.
Ces e le ments pre cis, de ja` de nature a` e branler la conviction de
Joly de Fleury, trouvent un renfort inopine dans le te moignage des
experts eux-me mes sur les pressions quils ont subies. La question a`
eux pose e se limitait a` savoir si, dans lenceinte de la ville, il existait
un emplacement plus convenable pour servir de cimetie` re. Tenus
par le troitesse de la mission, ils nont donc pu de signer un terrain
qui fu t en dehors. Mais maintenant, toutes re exions faites, et,
peut-e tre, sur des instances non pre cise es, dans lesquelles Rocham-
beau pourrait avoir sa part, ils reprennent leur liberte et proclament
que leur ve ritable avis est quil vaut mieux transfe rer le cimetie` re
hors la ville que ly renfermer . Ce revirement me rite incontesta-
blement de tre pris en conside ration, mais il jette tout de me me un
discre dit sur la abilite des experts calaisiens. Quant a` ceux qui ont
commande le rapport, le substitut du Parquet en charge du dossier
se contente de noter: Il y a lieu de croire quil y a quelque cause
secre` te qui anime les ofciers de justice et les ofciers municipaux .
On en est re duit aux hypothe` ses. Une explication peut cependant
e tre avance e. Il est certain que larticle 7 de la de claration de 1776,
qui prescrit le loignement des lieux dinhumation insalubres, laisse
une marge de manuvre non ne gligeable aux autorite s charge es du
transfert, puisquelle ajoute prudemment: autant que les circon-
stances le permettront . Or, dans cette ville fortie e, les ofciers de
justice, tout comme les e diles, pre voient sans doute les difculte s qui
pourraient de couler de limplantation du cimetie` re au-dela` des
fortications. Quoi quil en soit, la seule pre occupation des services
du Procureur ge ne ral est de savoir si ve ritablement le transfert
simpose. Pour cela une troisie` me expertise est ne cessaire avec des
personnes neutres. Joly de Fleury se range a` cet avis, et fait com-
mettre en conse quence par arre t les ofciers de Boulogne. Accom-
pagne s de me decins, chirurgiens et autres experts de leur ville, ils se
prononcent pour le transfert.
De telles collusions, assure ment dommageables, sont davantage
re pre hensibles quand elles favorisent une prise dinte re t. On en
trouve la trace pour la paroisse dAuzais dans le dioce` se de La
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 208
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Rochelle. Apre` s les formalite s habituelles, les ofciers de la se ne -
chausse e de Fontenay-le-Comte ont prescrit le transfert du cime-
tie` re. Mais le Procureur ge ne ral, au vu des pie` ces de la proce dure
qui lui ont e te transmises, ne manifeste pas la me me conviction
puisquil note: ... il pourroit bien se faire que sa proximite de la
maison dun secre taire fu t le motif principal du changement que lon
demande . Sans doute, dautres informations lui permettent-elles
de tayer cette hypothe` se. Mais, de toute fac on, il ne se range jamais
aux conclusions des experts sans passer au crible leur rapport: ...
il est question de voir si les faits qui re sultent du proce` s-verbal
ne cessitent la translation . En loccurrence, lun des arguments
retient particulie` rement son attention, mais il le balaye aussito t:
Dans tous les cimetie` res la supercie du terrein est toujours
ine gale (
71
). Ce qui signie vraisemblablement que les experts ont
estime que la taille du cimetie` re e tait insufsante eu e gard au
nombre des se pultures. En se re fe rant a` une norme ge ne rale et
absolue, les experts nont pas rempli la mission qui leur e tait
impartie. Sil ne sagissait que dappliquer une re` gle, point ne serait
besoin de leur concours; les ofciers de justice pourraient parfaite-
ment dresser seuls le constat. Ce qui leur est demande , cest
dappre cier au cas par cas la ne cessite du transfert pour un lieu
pre cis. En effet, la consommation des cadavres seffectuait plus ou
moins rapidement selon la nature du sol, si bien que pour le me me
nombre de de ce` s annuels, deux paroisses pouvaient avoir besoin
dun cimetie` re de taille diffe rente. En lespe` ce pre sente, la me -
diocrite de lexpertise renforce les soup `ons du Procureur ge ne ral:
elle nest que la couverture dun objectif inavouable. Mais, inverse-
ment, les de nonciations nont pas plus de chance de triompher si
lexpertise est reconnue honne te et fonde e.
Les experts ne sont que des instruments au service dune
re forme que les magistrats ont pour mission dappliquer. An de
de cider a` bon escient, ils sappuient sur des conside rations techni-
ques, mais celles-ci ne forment pas leur seul po le de re exion.
Dautres e le ments (e conomiques, humains, etc.) demandent aussi a`
e tre pris en conside ration.
(
71
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1191, fol. 331, note de Joly de Fleury,
1779.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 209
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II. LE PROCUREUR GEuNEuRAL ET LES ADMINISTREuS
La politique de salubrite vise a la conservation de la vie des
sujets du royaume. Mais ces derniers, appele s a` en recevoir le
be ne ce, nen comprennent pas toujours linte re t. Des pre occupa-
tions plus concre` tes ou plus enracine es leur en masquent le vidence.
Faire le bonheur des autres contre leur gre na jamais e te chose aise e.
Cest la raison pour laquelle le Procureur ge ne ral semploie a`
me nager les susceptibilite s. Tactique peut-e tre, mais qui nous sem-
ble, plus su rement, faire corps avec la vertu essentielle de
ladministrateur quil de ploie en bien dautres domaines. Au surplus,
la conside ration quil porte aux difculte s des individus ou des
collectivite s te moigne de son profond sentiment de justice.
A. Protection et soulagement.
Outre la sante , qui est le but e vident de la de claration,
lattention du Procureur ge ne ral doit se porter aussi sur les effets
secondaires de la re forme. En effet, une entreprise administrative de
cette nature a ne cessairement un cou t que les populations doivent
supporter. Aussi bien les hommes eux-me mes sont touche s dans
leurs habitudes et droits que dans leurs deniers. Nous nous propo-
sons de voir comment le haut magistrat a pris en compte ces divers
inte re ts.
Lhumanite.
Pour appre cier pleinement lattention que le Procureur ge ne ral
porte a` ses administre s, on la comparera aux attitudes impe rieuses
et hautaines de ladministration du XIX
e
, voire du XX
e
sie` cle (
72
).
Aux antipodes de ce comportement, jamais le Procureur ge ne ral et
ses bureaux ne se de partissent de la plus extre me courtoisie, et ils
pre tent la plus grande attention a` toutes les demandes, si humbles
soient-elles. Que le Procureur ge ne ral rec oive une correspondance
conside rable na rien de surprenant, que ces lettres e manent de
(
72
) F. BURDEAU, Histoire de ladministration francaise. Du 18
e
au 20
e
sie`cle (Paris,
1989), p. 332.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 210
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
toutes les couches sociales, y compris les moins releve es, e tonne
davantage, et on ne peut que tre frappe du ton de conance adopte
par les administre s. Ils sadressent a` lui parce quils savent quils
seront entendus et quils espe` rent e tre secourus.
Au premier rang de ceux qui ont besoin de la protection du
Procureur ge ne ral se trouvent les cure s des paroisses, car ils e prou-
veront des difculte s accrues dans lexercice de leur ministe` re. Cest
ce quexpose tre` s clairement un des cure s de Sens: Que votre
grandeur, Monseigneur, me permette de lui dire avec ma franchise
picarde quil ny a que trois paroisses de la ville de Sens [...] qui
ayent re ellement besoin de cimetie` res [...] Il faudra que moy pauvre
cure , a ge de pre` s de soixante ans et plusieurs autres de mes
confre` res, bien plus a ge s que moy allions dans la boue a` pre` s dun
demi-quart de lieue de nos paroisses inhumer les morts... (
73
).
Contraints de se plier aux de cisions de transfert, ils sont encore
en butte a` la fraction e cologique de la population qui ne tole` re
pas la moindre entorse aux dispositions nouvelles. Le cure de Troo,
en Vendo mois, en fait la triste expe rience, ce qui le conduit a` relater
au Procureur ge ne ral les ennuis que lui cause lexcitation de ses
ouailles. Bien quil ait obtenu du procureur du roi au bailliage
lautorisation de continuer denterrer les petits enfants pre` s de
le glise, certains habitants sen sont offusque s, a` tel point quils ont
pre sente une reque te devant le lieutenant ge ne ral de Vendo me pour
que le cure proce` de a` lexhumation dun jeune corps, quil re pande
de la chaux vive dans la fosse, et quil leur verse de surcrot 24 livres
de dommages-inte re ts. Dans un premier temps, a` la suite de la
de nonciation faite aupre` s de lui par les habitants rigoristes, Joly de
Fleury sen e tait tenu a` lapplication stricte en engageant les
plaignants a` sadresser a` le ve que dioce sain pour quil re primande le
cure (
74
). Sur ces entrefaites, ce dernier apporte des pre cisions: les
inhumations qui lui sont reproche es ne concernent que les enfants
(
73
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1204, fol. 122 sq., lettre du 7 mai 1777.
(
74
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1206, fol. 50, lettre du Procureur
ge ne ral au procureur du roi de Vendo me, 4 avril 1779: ... on me donne avis que par
sentence de votre sie` ge du 5
bre
1778 il a e te ordonne [...] il seroit convenable que les
habitans se pourvussent par devers le supe rieur eccle siastique pour quil fu t fait de fense
au cure de faire aucune inhumation dans ces cimetie` res de` s que le cimetie` re qui est hors
des murs est en e tat et clos de murs... .
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 211
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
en bas a ge, et il sy est fait autoriser. De` s lors, devant la perse cution
qui accable ce pasteur, Joly de Fleury se range pluto t a` ses co te s. Il
charge donc le procureur du roi de prendre les e claircissements
ne cessaires, tout en lui indiquant que la proce dure engage e par les
habitants est irrecevable: ... il ne paroit pas quaucun particulier ait
pu former demande contre le cure pour linhumation qui a pu e tre
faite [...] parce quune pareille action ne pourroit e tre intente e qua`
la reque te du ministe` re public... En n de compte cest le quite du
Procureur ge ne ral qui la emporte sur lapplication me canique des
re` glements. Dailleurs, le procureur du roi avait, lui aussi, de ja` agi
dans ce sens sans en e tre bla me par son supe rieur. Il y est me me
encourage puisquil doit veiller pour que le cure qui paroit a ge et
inrme ne soit pas expose a` e tre inquie te (
75
).
Lhumanite du Procureur ge ne ral a lieu de sexercer encore
pour prote ger les pauvres gens dont on choisit les terres pour former
le nouveau cimetie` re. Elle se manifeste nettement dans les in-
structions donne es au procureur du roi en la se ne chausse e de
Civray: La veuve de Jean Cail journalier demeurant au village de
Negre Sauve [Negressauve] paroisse de Saint Romans [les-Melle]
me mande que lors du transport que vous ave s fait avec M. le
lieutenant ge ne ral de votre Sie` ge en la paroisse de Pasay le Tort
[Paizay-le-Tort] pour la translation du cimetie` re [...] on a indique
une pie` ce de terre labourable de 4 boicelle es environ comme
convenable pour servir de cimetie` re et que cette pie` ce de terre lui
appartient [...] Cette veuve charge e de six enfans [...] na point
dautre soutien pour les faire subsister [...] vous deve s veiller pour que
cette veuve et ses enfans ne soient point prive s de leur possession
malgre eux et pour que le cimetie` re soit place dans un autre terrein
dont le proprie taire consentt de faire la cession (
76
). Le Procureur
ge ne ral repousse la solution de facilite quest lexpropriation en ma-
tie` re de cimetie` re (
77
), parce quil est toujours possible dagir autre-
(
75
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1206, fol. 49 sq., lettre au procureur du roi
de Vendo me, 1779.
(
76
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1190, fol. 114, 3 marz 1779.
(
77
) La re ponse du procureur du roi est, en effet, beaucoup moins humaine; on
y trouve de ja` le ton de larticle 17 de la De claration des Droits de lHomme et du
Citoyen: Les particuliers ne doivent pas trouver mauvais quon fasse ce der leur inte re t
propre a` linte re t public. Tout ce quils peuvent exiger avec justice cest que leur terrein
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 212
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ment: ... on ne peut de pouiller un particulier dun Bien qui lui apar-
tient lorsquon ny est point contraint pour linte re t public (
78
).
Pre cise ment, a` Marsay, on peut parfaitement e viter que Simon Pain,
qui na point dautre ressource pour subsister [...] ne soit de posse de
de sa pie` ce de vignes , comme le recommande Joly de Fleury au
procureur du roi de Loudun. Il nest que daccepter le change que
propose le cure entre une pie` ce de terre de labour quil posse` de et le
terrain de lancien cimetie` re, et, pour ce faire, vaincre le refus de
certains habitants (
79
).
La sollicitude apporte e par le Procureur ge ne ral aux cas indi-
viduels ne doit cependant pas e tre assimile e a` la charite quun
homme puissant a le devoir de dispenser aux faibles. Lhumanite
dont il fait montre appartient aux fonctions dadministrateur et de
juge telles que les concevait lAncien Re gime. Les collectivite s en
be ne cient tout autant, car les groupes ne sont que des ensembles
dhommes.
La charge nancie`re.
Nombreux sont les dossiers ou` laspect nancier de la re forme
est pre sent. Les notes, les correspondances traduisent le souci du
Procureur ge ne ral et de son e quipe de me nager les nances des
fabriques et communaute s dhabitants, lesquelles en de pit de leur
modicite , doivent faire face a` trois sortes de de penses (
80
): acquisi-
tion du terrain, frais de clo ture et frais de visite.
Tout dabord, si le transfert du cimetie` re ne simpose pas, le
Procureur ge ne ral mode` re les ardeurs des re formateurs , fussent-
ils e piscopaux, en leur repre sentant a` la fois son inutilite et son
inopportunite . Cest ce quil marque a` le ve que de Luc on en le
priant de lever linterdiction du cimetie` re de Noirmoutier. Il lui
expose, entre autres, que la fabrique de la paroisse est tre` s obe re e et
leur soit paye a` dire dexperts convenus ou nomme s dofce . Sur lexpropriation, voir
J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 379-387.


(
78
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1195, fol. 376, lettre du Procureur ge ne ral
au procureur du roi de Loudun, 17 juin 1780.
(
79
) Ibid.
(
80
) Cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 389 sqq.


JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 213
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
quen outre les habitants sont oblige s a` une de pense extraordinaire
pour subvenir aux re parations dun dommage que la mer a fait a` la
co te de cette isle (
81
).
Quand lope ration est au contraire ne cessaire, le Procureur
ge ne ral incite a` proce der a` des e changes. La de claration royale sy
montre dailleurs, tout a` fait favorable, puisque son article 8 dispose
expresse ment quil nest du aucuns droits relativement aux e changes
que les villes et communaute s sont dans le cas de faire pour acque rir
les terrains ne cessaires aux cimetie` res. Mais cette mesure de rogatoire
demande a` e tre exactement justie e, comme lexpose Joly de Fleury
a` propos du cimetie` re de la paroisse de Souligne -sous-Ballon (
82
).
Quand lacquisition ne peut e tre e vite e, il appartient aux ha-
bitants de trouver le terrain le moins one reux tout en re pondant aux
exigences techniques. A cette n, le Procureur ge ne ral leur permet
de revenir sur leur premier choix, quand bien me me celui-ci aurait
e te ente rine par le Parlement. Est-il signe plus net de la pre occupa-
tion du Magistrat de ne pas obe rer les nances locales? Cest ainsi
quun arre t davril 1780 a de cide que le terrain dun sieur Vernet,
du ment expertise et agre e par lassemble e des habitants, serait
affecte au nouveau cimetie` re de Gue ret. Mais il apparat a` trois ans
de la` que les pre tentions du proprie taire sont excessives et que, de
ce fait, ladoption de son terrain est entache e de suspicion. Le clerge ,
soutenu par le ve que de Limoges, ne va-t-il pas jusqua` de noncer
une cabale de voue e au s
r
Vernet ? Cela ne manque pas de
vraisemblance, puisquun autre terrain, encore plus convenable a`
dire dexpert, est ce de a` moitie prix du pre ce dent (
83
). Largument
touche le Procureur ge ne ral, car le terrain appartenant au sieur
(
81
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1199, fol. 361, lettre du 8 novembre 1778.
Joly de Fleury pre cise par ailleurs que les experts jugent le cimetie` re parfaitement
salubre.
(
82
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1195, fol. 300, lettre du 27 janvier 1786
a` lavocat du roi en la se ne chausse e du Mans: En conse quence, les cure s et marguilliers
peuvent apre` s de libe ration pre alable, faire le change en question, vous men enverrez
une expe dition et je la ferai homologuer par arre t. Vous devez veiller a` ce quil soit
stipule dans lacte de change que le terrein e change est pour servir de cimetie` re .
(
83
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol. 4 sqq., re sume des bureaux.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 214
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Rochon de Valette est retenu par larre t rendu sur sa reque te le 5
aou t 1783 (
84
).
Si la re formation dun arre t est possible, comme nous venons de
le voir, a` plus forte raison en est-il de la sentence dun sie` ge. A
Angers, par exemple, il ne sagit plus de prote ger les deniers
municipaux, mais de veiller a` ce que les proprie taires du terrain en
rec oivent le juste prix. Lun des terrains choisis comme nouveau
champ des morts est le cimetie` re de la paroisse Saint-Laud (
85
);
beaucoup trop vaste pour elle, il est de cide quelle le partagera avec
six autres paroisses. En conse quence, les frais sont re partis en
fonction du terrain ne cessaire a` chacune delles. Mais le cure et les
marguilliers estiment que la sentence qui a xe les quote-parts leur
fait tort de 490 livres, tant dans lestimation du terrain que dans
lappre ciation de divers e le ments annexes (
86
). En foi de quoi ils
sadressent au Procureur ge ne ral, en exposant quils sont hors
de tat dinterjetter appel de la sentence. Quil est de toute injustice,
queux qui ont fourni le terrein, soient les plus le ze s [...] quils nont
despe rance que dans la justice de M. le Procureur ge ne ral, et ils le
prient de sen occuper promptement . A la suite de ce re sume , le
substitut sugge` re de ve rier lexactitude des dole ances: Cependant
sil ny a pas appel de la sentence, elle doit e tre exe cute e, M. le
Procureur ge ne ral pourroit en e crire au procureur du roi (
87
). En
conse quence, Joly de Fleury sadresse a` son substitut a` Angers: Je
vous prie de me mander si la re clamation [...] est fonde e, auquel cas
sur une reque te quils vous pre senteroient, il est a` pre sumer que les
ofciers de votre sie` ge y auroient e gard (
88
). Deux ans et demi plus
tard, le 4 novembre 1787, aucune re ponse ne tant parvenue, le
(
84
) Cf. ibid., fol. 243-246, projet de reque te.
(
85
) E

galement nomme e Saint-Germain dans dautres pie` ces du dossier.


(
86
) Les griefs sont triples: 1
o
le terrain de leur cimetie` re na e te e value qua`
1590 L, alors quun proce` s-verbal dexperts la estime 1900 L; 2
o
il na pas e te tenu
compte des mate riaux re cupe re s (120 L) sur la portion de mur abattue, ce qui est
dautant plus scandaleux que les chanoines de la cathe drale ont be ne cie dun traitement
diffe rent; 3
o
on a paie aux autres proprie taires de terreins linte re t au denier 20, de
lestimation de leur terrein, on na pas voulu le paier a` la paroisse Saint Laud, ce qui fait
une 3
e
perte de 60 L .
(
87
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1183, fol. 127
(
88
) Ibid., fol. 317.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 215
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Procureur ge ne ral re ite` re sa demande en lassortissant de menaces:
Je vous ait e crit le 5 avril et le 13 juin 1785 pour vous faire part des
re clamations que faisoient les cure s et marguilliers de la paroisse
Saint Germain [...] Je suis surpris que vous ne mayez pas encore fait
de re ponse [...] si vous continuez a` persister dans votre silence,
je crirai a` un ofcier de votre sie` ge pour avoir des e claircissements
sur les faits et si les re clamations du cure et des marguilliers de la
paroisse Saint Germain paroissent fonde es je ferai renvoier dans un
autre sie` ge par un arre t que je ferai rendre sur ma reque te a` leffet
de statuer sur ces re clamations (
89
). Il est a` noter que sans se
substituer aux plaignants a` qui il appartient personnellement de
former un recours, le Procureur ge ne ral semploie a` favoriser son
succe` s, et quil sait, comme en dautres occasions, contourner
linertie des ofciers locaux.
La deuxie` me rubrique porte sur la se curite du cimetie` re. Les
re` gles canoniques imposent quil soit clos de mur, muni dune porte
fermant a` clef, an de viter le vagabondage des animaux et les
dommages qui peuvent en re sulter. Pre occupation de de cence qui
saccorde, peut-e tre, au surplus avec la vision the ologique me die vale
telle quelle ressort de liconographie: des animaux plus ou moins
monstrueux, symbolisant le diable, engloutissent les damne s. Au vu
de la re alite persistante au XVIII
e
sie` cle, limaginaire du Moyen-Age
prend un autre sens. Peut-e tre des historiens de lart en ont-ils fait
la remarque? Pour lors, ce qui nous importe, cest que, si le
Procureur ge ne ral rappelle presque syste matiquement ces re` gles, il
nen garde pas moins sa liberte avec elles en autorisant parfois des
ame nagements, lorsque la pauvrete de la fabrique, comme a` Saint-
Romans-des-Champs, ne permet pas de les respecter a` la lettre.
Depuis 1778, et malgre trois arre ts du Parlement, les habitants
refusent le nouveau cimetie` re et persistent a` inhumer dans lancien.
Pour apaiser le climat et de bloquer la situation, la dame de Clair-
vaux, seigneur du lieu, offre un terrain approprie (
90
). Et, an de
(
89
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1184, fol. 65. Le substitut se disculpe
dailleurs du reproche de ne gligence et promet dapporter tous ses soins a` e claircir cette
affaire.
(
90
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1199, fol. 163: le 15 mai 1784, un
dernier arre t donne acte a` M
me
de Clairvaux des offres quelle fait de diffe rents terrains
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 216
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
re duire encore les frais, elle prie le Procureur ge ne ral de permettre
que ce terrain ne soit clos que de hayes, car il faut aller chercher
les mate riaux en pierres a` trois lieues. Que la paroisse qui na que 29
feux et peu de be tail est hors de tat daller chercher ces mate riaux.
Que dailleurs la fabrique naiant que 36 livres de revenu seroit hors
de tat dentretenir les murs qui auroient 100 toises de long . Enn,
si le Procureur ge ne ral y consent, elle se propose de faire a` ses frais
les fosse s, la plantation et la barrie` re (
91
). On peut gager que ce
tempe rament a e te agre e puisque la seule re serve des bureaux est
une difculte de proce dure. En tout cas un accommodement de
me me nature est retenu pour Lussac-les-E

glises, pre` s du Dorat (


92
).
Les derniers frais que la fabrique ou, a` de faut, les habitants
doivent supporter est la visite juridique du cimetie` re. Jusqua` la
n de 1779, cela incombait au domaine des justices ou, a` de faut, au
domaine du roi. Mais, a` partir de cette date, devant la multiplication
des prises en charge, le Contro le ge ne ral se refuse a` les assumer (
93
).
Le poids en retombe donc totalement sur les habitants, cre ant ainsi
une occasion supple mentaire de contestation qui ne peut que des-
servir lapplication de la de claration, comme le crit un cure du Bas
Maine: A coup su r lintention de Nosseigneurs du Parlement en
ordonnant la translation des cimetie` res na pas e te de craser de frais
les paroisses [ni] de faire de tester une loy si sage par elle-
me me... (
94
). Le cou t de cette visite, effectue e par les ofciers du
bailliage et taxe e par eux, inte` gre deux e le ments: une partie xe
dhonoraires et une partie variable de de placement.
Le cumul des deux atteint un montant copieux comme le
montre lexemple de Saint-Romans-des-Champs. Pour une mission
et ordonne qua` la reque te du substitut du Procureur ge ne ral au sie` ge de Niort ils seront
visite s par experts.
(
91
) Ibid, fol. 163 v
o
-164.
(
92
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1195, fol. 416, lettre du Procureur
ge ne ral au procureur scal, 31 mars 1780: ... comme vous me marque s quil ne seroit
pas possibile de clore le terrein de murs par rapport a` la rarete de la pierre, il sufra de
faire faire un fosse comme vous le propose s avec double hayes vives de manie` re a` ce
quon ne puisse entrer dans le cimetie` re que par la porte qui y sera mise fermante a` clef .
(
93
) Cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 327-334.


(
94
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1203, fol. 252 v
o
, lettre du cure de Vimarce
au Procureur ge ne ral, 17 novembre 1784.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 217
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
qui sest de roule e sur trois journe es, le grefer du bailliage de Niort
a e tabli une note qui se le` ve a` 294 L sans compter lhuissier (
95
), ce
qui correspond a` la base de calcul suivante: 24 L par jour pour le
lieutenant ge ne ral, 16 L pour le procureur du roi, le grefer et le
me decin, 12 L pour le chirurgien, 10 L pour chacun des deux
experts pris sur place, et 22 L pour les grosses redige es par le
grefer (
96
). Comment une paroisse dont les revenus sont des plus
modestes, comme on la vu, peut-elle sacquitter de cette somme?
Tout a` fait conscient de cette difculte , le Procureur ge ne ral a la
possibilite de la re duire. Tout dabord, e tant appele a` autoriser cette
taxe, il la rame` ne a` 251 L 10 s; ensuite il use de son inuence pour
que les ofciers du sie` ge acceptent de conside rer cette taxe comme
un maximum seulement (
97
).
Les distances, personne nen doute, renche rissent lope ration.
Plus le sie` ge du bailliage est e loigne , plus la vacation de ses ofciers
est one reuse. Lattention porte e a` ce proble` me se manifeste de` s la
mise en place de la re forme, comme en te moigne cette question
pose e a` un procureur scal: ... le Parlement ne pourra se dispenser
de commettre M. le Lieutenant ge ne ral et M. le Procureur du Roy de
la Se ne chausse e dAngoule me pour se transporter a` cet effet a` la
Rochefoucauld, a` moins quil ny ait un autre sie` ge royal plus a`
(
95
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1199, fol. 149: E

tat des frais faits pour


parvenir a` la visite du cimettie` re de Saint-Romain-des-Champs/a` m
rs
le Lieutenant
ge ne ral et Procureur du Roy ... 120 L / aux me decins et chirurgiens ... 84 L / aux deux
experts ... 20 L / au grefer pour vacation, grosses et expe dition y compris le paper ...
70 L (1784).
(
96
) Ibid., fol. 164, note analytique des bureaux.
(
97
) Cf. ibid., fol. 148, note des bureaux, 2 avril 1785: M. Le Ber / faire de livrer
exe cutoire aux ofciers de Niort non suivant le tat envoye mais au juge 16 L par jour; les
deux tiers au procureur du roi; la moitie au grefer et son expe dition; a` lhuissier 8 L par
jour ; fol. 161, lettre du Procureur ge ne ral au procureur du roi a` Niort, 19 aou t 1785:
Jai rec u votre lettre du 6 mars dernier et les expe ditions qui y e toient jointes des
proce` s-verbaux de visite [...] du cimetie` re de la paroisse de Saint Romain des Champs.
/ Vous me demandez 1
o
de faire taxer les frais qui suivant la notte du grefer de votre
Sie` ge se montoient a` 294 L non compris ce qui pouvoit e tre du a` lhuissier. Le tout a e te
re duit a` 251 L 10 s. dont il a e te de livre exe cutoire que vous pourrez faire retirer des
mains de Le Ber grefer des de po ts civils du Parlement, mais comme la fabrique [...] na
que 36 L de revenus et quil seroit possible quelle fu t dans limpossibilite de paier tout
de suite une somme aussi conside rable, je ne doute pas que vous nusiez mode rement de
cet exe cutoire .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 218
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
proximite de votre ville, si cela e toit, je vous prie de vouloir bien me
le marquer le pluto t que vous pourez parce quon commettroit les
ofciers de ce sie` ge de pre fe rence a` ceux dAngoule me an de
me nager les frais auxquels les transports et les ope rations pouront
donner lieu (
98
). En de pit de cet ame nagement des responsabilite s
bailliage` res, ce poste nest que partiellement alle ge et les frais restent
lourds, y compris lorsque la proximite est incontestable. Dou` le moi
local quand on apprend la manie` re dont telle paroisse voisine a e te
taxe e. Ainsi, le cure de Vimarce sappuie sur le cas dun village,
certes relevant dun autre bailliage, mais distant seulement de vingt
kilome` tres, pour solliciter du Procureur ge ne ral une re ponse qui
tranquillisa t les esprits de la paroisse de Chammes et diminua t les
frayeurs contre les menaces quon leur fait . Concevant de justes
craintes que sa fabrique ne soit encore plus lourdement touche e, il
expose ce qui les motive: Je me vois oblige de vous observer que
Chammes nest qua` une demi lieue de Sainte Suzanne [...] Si les
frais sont si conside rables pour Chammes que sera-ce pour ma
paroisse e loigne e de pre` s de 9 lieues du Mans. Ma fabrique nest
point en e tat de supporter de pareils frais . Et de sugge rer quon
remplace la visite des ofciers du bailliage par une proce dure
purement eccle siastique: Il est une voie moins a` charge et qui ne
coutera rien; une ordonnance e piscopale pour interdire les cimetie` -
res sujets a` la loy et une visite du grand vicaire pour choisir le terrain
hors des bourgs rempliroient lesprit de la loy et e viteroient tous frais
aux fabriques (
99
). Cest la` revenir a` la proce dure ante rieure a` la
de claration, et qui est toujours en usage de` s lors que lensemble des
habitants sont daccord (
100
); sinon, il faut malheureusement en
(
98
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 260, lettre de Le Chenetier,
secre taire de Joly de Fleury, au procureur scal de La Rochefoucauld, 25 juillet 1779.
Semblable demande est adresse e au procureur scal de Beaune-en-Ga tinais [la-Rolan-
de]: ... vous me manderez le nom du sie` ge royal ou` votre justice peut ressortir ou du
sie` ge royal qui peut e tre le plus voisin de votre ville (ms. 1186, fol 310, 10 mai 1778).
(
99
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1203, fol. 252 et v
o
, lettre du cure de
Vimarce au Procureur ge ne ral, 17 novembre 1784.
(
100
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1203, fol. 270, lettre du Procureur
ge ne ral au procureur du roi a` Sainte-Suzanne, 24 avril 1785: ... vous me marquez que
les cure et habitans de la paroisse de Voutre [...] ont choisi deux-me mes un terrein pour
servir de cimetie` re et ont obtenu du supe rieur eccle siastique la be ne diction de ce
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 219
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
passer par lintervention de la justice avec ce quelle comporte de
de sagre ment. Sans obtenir la re ponse souhaite e, la lettre de ce cure
nest pas reste e sans effet, puisque le Procureur ge ne ral invite le
procureur du roi a` re duire les frais xe s pour Chammes (
101
). Il
convient cependant de tre juste en soulignant, comme le fait cet
ofcier pour se justier, que souvent ce sont les re sistances locales
qui conduisent a` multiplier les visites et, de ce fait, a` accrotre les
frais: Si [le cure de Chammes] se fu t pre te , comme lont fait ses
confre` res, a` nos ope rations, une seule journe e et un seul transport
eussent suf; mais bien loin de respecter les ordres qui nous faisoient
agir, il a mis un ze` le, me me un fanatisme incroiable a` les contrarier
[...] de manie` re quil e toit plus de sept heures du soir que le choix
dun terrain [...] ne toit pas encore fait, faute dindications par les
paroissiens (
102
). Le procureur du roi voit les choses de son point
de vue, en administrateur; les habitants, eux, se de terminent par
dautres raisons, qui sont a` lorigine de lantagonisme quil appar-
tient au Procureur ge ne ral de re duire.
Place au centre des dole ances, la fonction darbitre simpose,
mais il est a` noter quelle repose sur le Procureur ge ne ral seul. Il ne
privile gie aucune cate gorie sociale et ne borne pas son ministe` re aux
difculte s cre e es par lapplication de la de claration royale. Les
charges qui obe rent les populations font lobjet de sa sollicitude
dans la limite de ses compe tences. Il intervient ainsi pour que la
ce re monie des fune railles ne conduise pas a` exiger des de` les des
frais au dessus de leur intention et de leurs faculte s (
103
).
nouveau cimetie` re; [...] comme [... ils ...] nont fait que se conformer a` la de claration du
10 mars 1776, il ne parot pas que vous aiez en ce moment aucune poursuite et ce ne
seroit que dans le cas ou` le nouveau cimetie` re ne seroit pas incessament clos de murs que
vous devriez agir... .
(
101
) Cf. ibid., fol. 253, lettre du Procureru ge ne ral au procureur du roi, 12
decembre 1784.
(
102
) Ibid., fol. 261 et v
o
, lettre du procureur du roi a` Sainte-Suzanne au
Procureur ge ne ral, 24 de cembre 1784. Il ajoute me me: De toutes les paroisses dont
nous avons transfe re les cimetie` res, en conformite de larre t de la Cour, les cure s sont
satisfaits de la ce lerite et du de sinte ressement avec lequel nous avons ope re ... (fol. 263
v
o
).
(
103
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol. 240, lettre du Procureur ge ne ral
a` lavocat du roi en la se ne chausse e de Gue ret, 8 juillet 1783. Celui-ci lui signalant que
les cure s du ressort sont dans lusage de fournir les cierges aux enterrements, Joly de
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 220
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Lhumanite envers les individus et les collectivite s, cre` e un climat de
conance qui justie les de marches faites au Procureur ge ne ral Joly
de Fleury, et quelquefois aussi les louanges qui lui sont adresse es:
... larrest du 29 aoust 1783 que vous eu tes la bonte denvoyer a`
votre procureur scal en cette ville pour lemplacement du cimetie` re
t une sensation si agre able, quil ny eut pas de famille, qui lors ne
se mit en prie` re et t dire des messes pour la conservation de vos
jours: ils nont pu mieux te moigner leur reconnaissance au pe` re du
peuple... (
104
).
B. La prise en compte des mentalites.
Larre t de re` glement du 21 mai 1765 prescrivant le transfert des
lieux dinhumation hors de la capitale navait quasiment pas rec u
dapplication, tant il bouleversait par trop radicalement les usages
fune raires (
105
). Le clerge , principalement, e tait re tif. Dune part, en
de pit de lemphase dramatique utilise e par le Parlement, les cure s et
marguilliers e taient peu sensibles a` la nocivite des cimetie` res, comme
en te moignent les de clarations des fabriques lors de lenque te pre-
scrite par la Cour. Dautre part, les conse quences nancie` res de
cette ope ration (perte du casuel, cou t du transfert) effrayaient. De
surcrot, le clerge redoutait les fatigues supple mentaires dues a`
lallongement du trajet pour conduire les de` les au lieu de leur
dernier repos. Lide e de de po ts dans les diffe rents quartiers de Paris,
dans lesquels les morts du jour attendraient le voyage nocturne vers
les cimetie` res communs, heurtait violemment la sensibilite des de` -
les (
106
). Le peuple, re volte , murmurait aussi: ... le Parlement nous
Fleury re pond: ... vous deve s examiner si le rituel de votre dioce` se accorde le droit aux
cure s et si ce rituel a e te homologue au Parlement. Dans le cas de la ne gative, vous fere s
rendre sentence sur votre re quisitoire qui fera deffenses aux cure s [...] de contraindre
leurs paroissiens a` recevoir deux les cierges pour les enterremens... .
(
104
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1193, fol. 373 (La Chaise-Dieu, s.d.).
(
105
) Cf. Ph. ARIEvS, LHomme devant la mort (Paris, 1977), p. 476 sqq.
(
106
) Une lettre anonyme andresse e au Procureur ge ne ral en juin 1765 de nonce
les inconve nients de larre t. Son re dacteur de peint les de po ts comme seize endroits qui
procureront infailliblemenet une peste insupportable (Bibl. nat., coll. Joly de Fleury,
ms. 1207, fol. 69). Voir e galement le me moire des cure s de Paris sur le de placement des
cimetie` res: Ce nouvel arrangement re volte le peuple [...] il choque le culte religieux des
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 221
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
assimile aux huguenots, on nous envoye a` la voyrie (
107
). De fait,
les inhumations des re forme s devaient avoir lieu nuitamment, sans
bruit, scandal ny appareil (
108
). Au surplus, les conditions nan-
cie` res mises pour be ne cier dune se pulture particulie` re dans les
nouveaux cimetie` res et, pis encore, dans les e glises, e taient propres
a` de courager, partant a` re volter. Conjugue s, ces ingre dients de to-
nants sufsaient amplement pour braquer lopinion contre cette
re forme dont lambition e tait assure ment excessive pour des esprits
mal pre pare s (
109
).
Lobeissance par la persuasion.
Le chec ayant instruit le gouvernement, ce radicalisme ce` de la
place, en 1776, a` une attitude plus mesure e. Si lobjectif demeure
toujours lhygie` ne des lieux dinhumation, deux obstacles majeurs
sont e vite s: la capitale est exclue du champ de la de claration, ce qui
fait que la fermentation parisienne na plus de raisons de se donner
cours; et les fune railles e chappent a` la re glementation. Reste que le
clerge , dans sa grande majorite , demeurait peu re ceptif aux innova-
tions. Dautres arguments que sanitaires simposaient donc. Et cest
tre` s certainement dans ce but qua` partir du 30 janvier 1777 les
arre ts du Parlement e voquent le retour a` la premie` re discipline de
lE

glise (
110
). Ce the` me a` la mode, qui avait le me rite de joindre
ide es gallicanes et janse nistes, parut propre a` persuader les clercs
fune railles [...] il ruine les fabriques et [...] il menace la ville entie` re dune infection plus
contagieuse que celle que larre t veut e carter [...] Quel eccle siastique sera assez te me raire
pour e tre vingt quatre heures dans ces lieux (ibid., fol. 15 sq.).
(
107
) Ibid., fol 16 v
o
.
(
108
) Sur la de claration du 9 avril 1736 et les inhumations nocturnes, cf. J.
THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 189 sq. et F. GARRISSON, Notes sur


les premiers actes detat civil, dans E

tudes offertes a` Pierre Jaubert (Bordeaux, 1992),


p. 272.
(
109
) La connaissance des sermons prononce s dans la capitale dans les anne es
1763-1765 serait inte ressante a` cet e gard. Lors de lapplication de la de claration de 1776,
on peut citer le sermon enamme du cure de la paroisse Notre-Dame a` la Rochelle, relate
par le commissaire du corps de ville au Procureur ge ne ral, 14 novembre 1778 (Bibl. nat.,
coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 377-378).
(
110
) Au moins pour un temps, ainsi que la ve rication pour les deux premie` res
anne es qui suivent la de claration le montre. Voir J. THIBAUT-PAYEN, Lexil des cimetie`res
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 222
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
dobe ir aux prescriptions du texte royal. Le style des arre ts est, en
effet, e loquent: Vu par la Cour la reque te pre sente e par le Procu-
reur ge ne ral contenant quil a eu avis que dans la plupart des
paroisses de la ville et fauxbourgs de Chinon les cimetie` res ne sont
pas asse s vastes ni asse s e tendus [...] que la de claration du 10 mars
nayant fait que rappeler la premie` re discipline de lE

glise pour les


inhumations et e tant de linte re t des habitants de la ville de Chinon
de pre venir tout ce qui peut occasionner des maladies contagieuses,
le Procureur ge ne ral est persuade que les cure s de la ville et
fauxbourgs de Chinon et les habitants concourreront chacun en ce
qui le concerne pour faire procurer a` la de claration du 10 mars sa
pleine et entie` re exe cution... (
111
). De` s lors, lorsque les canons
rhe toriques de la ge ne ration pre ce dente continuent de tre utilise s
par certains pre lats dans leurs mandements, les bureaux du Procu-
reur ge ne ral ne se font pas faute de les taxer de maladresse. Cest ce
qui arrive a` un projet de lettre pastorale de le ve que de Limoges,
dont les termes sont juge s trop crus en ce quils de peignent avec un
re alisme appuye le triste e tat des lieux dinhumation: Il y a encore
des peintures de sagre ables. Il semble que les motifs de ce change-
ment ordonne par la de claration peuvent e tre offerts aux de` les avec
des re exions douces et persuasives (
112
).
La douceur des exhortations pre conise e a` le ve que de Li-
moges saccorde avec la conduite employe e envers les populations
elles-me mes. Devant des transferts qui tra nent en longueur, on
rencontre parfois la mention attendre , qui re sume lespoir que
les habitants niront bien par prendre conscience eux-me mes de
linsalubrite de leur cimetie` re et quils shabitueront a` lide e de
changement. Cette solution est adopte e, entre autres, pour E

pineuil
dans le bailliage dAuxerre. Jugeant leur cimetie` re parfaitement
commode, les habitants ont refuse dindiquer un autre terrain; en
conse quence, il a e te ordonne que les experts y proce deront. Leur
visite ayant eu lieu et leurs conclusions e tant parvenues aux services
et des morts a` la veille de 1789: lexemple de la primitive E

glise, dans Histoire du droit


social. Melanges en hommage a` Jean Imbert (Paris, 1989), p. 516-517.
(
111
) Arch. nat., X
1a
8570, 24 mars 1777. Me mes prescriptions, le me me jour,
pour Pe ronne, Le Mans, Soissons, Sens; encore pour Saint-Quentin, le 12 novembre
1777 (X
1a
8873).
(
112
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1195, fol. 338.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 223
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
de Joly de Fleury, lun de ses collaborateurs lui propose cependant
de ne pas y donner suite: ... comme il faudrait forcer les habitans
a` faire lacquisition de ce terrein, je crois que M. le Procureur
ge ne ral estimera quil faut attendre a` statuer sur cet objet jusqua` ce
que les habitans demandent eux-me mes la translation du cimetie` re
dans un autre lieu et comme cette paroisse peut e tre situe e dans le
ressort du dioce` se de Sens ainsy que Brienon larcheve que, M. le
Procureur ge ne ral pourroit en confe rer avec le grand vicaire de M.
larcheve que de Sens qui pourroit agir sur les lieux pour quon
reme diat aux inconve niens qui pourroient re sulter de laisser subsi-
ster ces cimetie` res dans le tat ou` ils sont (
113
). Ce qui peut appa-
ratre comme laxisme dans lapplication de la re forme, en respecte
au contraire lesprit. Dune part, la situation des cimetie` res nest pas
partout identique; dautre part, il existe une gradation dans la
manie` re dont les nuisances sont ressenties. Si les rapports ne mani-
festent pas a` le vidence la ne cessite impe rieuse du transfert, et si les
plaintes font de faut, on nestime pas, conforme ment au texte de la
de claration, que les cimetie` res actuels sont dans le cas de nuire
indubitablement. Toutefois, comme lobjectif de la loi est globale-
ment salutaire, il faut semployer a` le re aliser, mais seulement en
incitant les inte resse s a` sy conformer.
Si les arre ts font bien e tat de labsence de diligence des habitants
pour justier la visite juridique du cimetie` re (
114
), cette inaction
ne forme pas pour autant un motif sufsant de contrainte. Les motifs
de leur re pugnance a` de placer le lieu dinhumation habituel, sont
ensuite pris en compte par le Procureur ge ne ral, me me quand
celle-ci sentoure dune ve he mence certaine.
La pacication des esprits.
La rupture des traditions fune raires a e chauffe les esprits a` un
tel point que de ve ritables mutineries se sont forme es c a` et la` .
Parmi les plus signicatives, il faut citer celle survenue dans un
bourg proche de Corbie en 1777-1778. La dame du Hamel, dont le
(
113
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1185, fol. 216.
(
114
) Cf. par ex. Arch. nat., X
1a
8569: Angoule me (25 novembre 1776), Pontoise
(30 de cembre 1776).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 224
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
cha teau est voisin du cimetie` re, envisage de changer ce dernier
contre un autre terrain, et cela est approuve par une ordonnance
e piscopale, sans que lavis des habitants ait e te sollicite . Conside re
comme une spoliation, cet arrangement va de clencher une re bellion
qui se talera sur plusieurs mois. Le jour de la be ne diction, les
habitants notient par acte notarie leur opposition a` une innova-
tion, aussi inutile que re voltante a` lhumanite , a` la religion et a` la
nature (
115
). Larchidiacre (
116
) commis pour effectuer cette ce re -
monie recule devant la fermete de ploye e, non sans avoir lance un
interdit sur le glise, y compris sa cloche, et sur lancien cimetie` re. Lui
parti, lanimosite ne cesse pas; elle se tourne contre quiconque
saviserait dexe cuter lordre de le ve que. Les pre tres de signe s se
re cusent donc, et lorsque le 28 juillet 1778 larchidiacre, accom-
pagne de cavaliers de mare chausse e, se de place a` nouveau, plus de
deux cent personnes menacent de le tuer. Une partie de ces infor-
mations provient des habitants eux-me mes qui exposent au Procu-
reur ge ne ral latteinte porte e a` leurs droits: Monseigneur, les
habitants de Hamel-sous-Corbie [...] implorent [...car...] la dame du
lieu veut leur enlever a` la force leur ancien cimetie` re pour agrandir
la cour de son cha teau. La ve ne ration religieuse pour les cendres de
leurs pe` res anime la conance dune paroisse infortune e [...] Leur
cimetie` re est beaucoup plus que sufsant. / Ils ge missent sous le
e au cruel dun interdit local. Leurs enfants ne peuvent e tre baptise s
qua` une lieu de leur paroisse au pe ril de leur vie. Les morts
senterrent indignement au loin. Qui plus est, le terrein offert pour
nouveau cimetie` re a e te de pouille de sa supercie pour faire de la
brique, et il ny reste quun fond dargile impraticable. Les exposans
de sole s, au de sespoir et en proye a` la vexation dune dame riche qui
menace de les ruiner, se jettent a` vos pieds, Monseigneur, et vous
regardent comme le plus ferme appui des pauvres et des oppri-
me s (
117
). Du co te de la proce dure, en simpliant, il y a eu trois
arre ts depuis le 17 octobre 1777: un premier qui ordonne
(
115
) La terminologie rousseauiste du re dacteur me rite de tre souligne e: huma-
nite , nature .
(
116
) Archidiacre, vicaire ge ne ral, cure de chre tiente , les appellations varient selon
les pie` ces du dossier.
(
117
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1182, fol. 189, s.d. Tout ceci est conrme
par une lettre dun des cure s qui sest re cuse (fol. 218, 23 juillet 1778).
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 225
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
lexe cution par provision de lordonnance de le ve que dAmiens, un
second qui prescrit la visite juridique, et le dernier qui de cide le
transfert. La` dessus, les e ve nements du 28 juillet 1778 se produisent,
suivis de de pre dations varie es contre les biens du cure et du
seigneur, ce dont le procureur du roi dAmiens ne manque pas
dinformer le Procureur ge ne ral les 1
er
aou t et 16 octobre suivants.
Face a` ce dossier en trois volets: faits, proce dure de transfert,
dole ances des habitants, quelle va e tre lattitude du Ministe` re pu-
blic? A nen pas douter, le substitut charge de laffaire, ne retenant
que la se dition, penche pour la se ve rite : M. le Procureur ge ne ral
voudra bien prendre lecture de la lettre du procureur du roi
dAmiens et je crois quil estimera quil faudroit employer la voie
ministe rielle pour contenir les habitans. On pourroit faire donner les
ordres ne cessaires a` cet effet par le commissaire de party au sindic et
aux principaux habitans de la paroisse. Comme M. le Procureur
ge ne ral verra sans doute M. le Garde des Sceaux avant de partir
pour la campagne il pourroit le pre venir des faits et convenir avec
luy du party que lon prendra (
118
). Mais, contre toute attente, Joly
de Fleury ne se range pas a` cette solution, puisquil pre conise,
quelques jours plus tard, lattentisme au procureur du roi: On ne
peut disconvenir que les habitans ne soient re pre hensibles dans les
assemble es tumultueuses quils ont faites et de navoir pas pris la
voye judiciaire pour les repre sentations quils peuvent avoir a` faire
relativement a` la translation du cimetie` re, mais si ces habitans
paroissent re pre hensibles, ne peut-on pas dire que cest par
lattachement quils ont pour le lieu ou` reposent les cendres de leurs
parens et de leurs concitoyens et que les obstacles quils apportent
nont point pour objet un inte re t personnel. Dans cette position ne
jugez vous pas a` propos quil est plus prudent de suspendre jusqua`
pre sent la translation du cimetie` re et dattendre que les inconve niens
qui pourront re sulter de la situation du cimetie` re actuel les portent
deux-me mes a` demander cette translation (
119
). La cle de cette
indulgence se trouve dans cette re ponse: la pure pie te pour le
cimetie` re. Mais dautres e le ments ont sans doute joue e galement: les
sanctions canoniques excessives, la lettre conrmative du cure voi-
(
118
) Ibid., fol. 227, note du 23 octobre 1778.
(
119
) Ibid., fol. 228, lettre du 27 octobre 1778.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 226
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
sin, peut-e tre lintuition que la dame du lieu en prote pour faire une
ope ration personnelle, et encore lille galite de lordonnance e pisco-
pale. Bien que celle-ci soit couverte par larre t provisoire du Parle-
ment, elle nen a pas moins e te rendue sans que les habitants
unanimes se fussent prononce s. Par la` , elle a exce de sur cet objet
son pouvoir ce qui pourroit faire prononcer quil y a abus dans
lordonnance , comme lavait souligne une note des bureaux avant
que larre t de visite ne fu t pris (
120
).
La tempe rance recommande e ne convainc nullement le procu-
reur du roi dAmiens. De ja` , plusieurs villages du canton e prouvent
des re sistances semblables, aussi linexe cution des arre ts ne fera
quencourager linsubordination: Ces de lits se renouvelleront tous
les jours si la Cour ny mest [sic] pas ordre par un acte de se ve rite
fait pour en imposer a` tous les habitans de la campagne, ce qui vient
de se passer au Hamel est connu de plus de 20 lieux a` la ronde et les
paysans des campagnes voisins regardent la conduitte quils ont tenu
comme un acte de vigueur (
121
). Malgre cette description inquie -
tante, aucune suite nest donne e a` la re ponse du procureur du
roi (
122
). En revanche, on sait que la dame du Hamel a obtenu deux
arre ts, lun qui la place e sous la sauvegarde de la Cour, lautre qui
condamne les habitants a` re parer les dommages quils ont cause s au
nouveau cimetie` re (
123
). Le substitut qui annonce le premier arre t a`
son supe rieur ajoute avec une grande liberte mais quil nest pas
exceptionnel de rencontrer: M. le Procureur ge ne ral doit se rap-
peler que cest bien malgre moy quil a e crit la lettre du 27 octobre
1778 et que je pre voiois le mal qui re sulterait de limpunite (
124
).
Nous avons de taille un tant soit peu cette affaire a` rebondisse-
ments (
125
) parce quelle est exemplaire de lattitude du Procureur
ge ne ral. Elle prouve, en effet, quil va aussi loin quil le peut dans la
(
120
) Ibid., fol. 206, note, s.d.
(
121
) Ibid., fol. 177, lettre au Procureur ge ne ral, s.d.
(
122
) Cf. ibid., fol. 230, note des bureaux a` lintention du Procureur ge ne ral, 7
de cembre 1778: ... il faut attendre quon donne avis de nouveaux de lits a` M. le
Procureur ge ne ral .
(
123
) Cf. ibid., fol. 229 et 231 (arre ts des 23 novembre et 16 de cembre 1778).
(
124
) Ibid., fol. 230 (cite supra).
(
125
) Pour plus de de tails, voir J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op.
cit., p. 419-422.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 227
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
conciliation, mais, lorsquil y a atteinte a` la su rete des personnes et
des biens, il fait respecter lordre public.
Luvre de pacication que me` ne le Procureur ge ne ral
sexprime de fac ons diverses en raison de la singularite de chaque
cas, me me si la violence manifeste e offre des similitudes. On trouve
donc aussi bien des conseils de faire conance au bon sens des
populations, que des sanctions. Par la` aussi, en re primant les exce` s,
lapaisement peut e tre retrouve . Les cas de gures sont varie s.
Tanto t les habitants sassocient a` leur cure qui orchestre la
re sistance, comme a` Chammes (
126
). Tanto t ils se liguent contre lui;
le Hamel et ses environs en offrent des exemples: voies de fait, coups
de feu, plantations arrache es, etc.; tous cas passibles de la proce dure
criminelle. Dans ce contexte dopposition entre le clerge et les
paroissiens, il nest pas rare dassister a` des affrontements ou` les torts
re pondent aux torts. Ainsi, a` Saint-Romans-des-Champs, non seu-
lement les habitants sopposent au transport des corps dans le
nouveau cimetie` re, mais ils proce` dent eux-me mes aux inhumations
dans lancien (
127
); en retour, le cure met a` exe cution sa volonte de
de saffecter le cimetie` re primitif, malgre larre t du 20 janvier 1781 qui
a ordonne que toutes choses demeurent en le tat et que ce cimetie` re
continuerait de tre utilise : il tente de transfe rer la croix dans le
terrain nouvellement be ni, il refuse de ce le brer les ofces, il retient
un de funt pendant onze jours dans le glise, lui refusant ainsi la
se pulture dans le cimetie` re habituel puisquil ne peut y proce der
dans le nouveau, enn il introduit dans lancien cimetie` re des
chevaux et autres animaux qui profanent les ossemens des de` les .
Pour ces diffe rentes actions, il est condamne a` 300 livres daumo ne
par le Parlement (
128
).
Mais, paralle` lement a` la re pression des emportements, il faut
encore lutter contre linge niosite que les paroissiens mettent au
service de leur re sistance. Ainsi, a` E

rigne (Murs-E

rigne ), en Anjou,
pendant quon de cre` te contre les habitants, lobstruction prend une
forme passive: certains paroissiens font e lection notarie e de se pul-
(
126
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1203 (cite supra n. 108)
(
127
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1199, fol. 163, re sume des bureaux,
s.d.
(
128
) Cf. ibid., fol. 100, arre t du 22 mai 1784.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 228
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ture dans une autre paroisse, et vont me me jusqua` y transporter
leurs parents lorsquils ont rec u les derniers sacrements, rendant
ainsi impossible linhumation dans le nouveau cimetie` re (
129
). Sur le
premier point, Joly de Fleury rappelle les re` gles restrictives pour
le lection de se pulture, tout en observant cependant que, faute
dexpertise, lalle gation selon laquelle le terrein pour le nouveau
cimetie` re est un roc na pu e tre verie e. Sur le second point, qui
vise le pe ril couru par les extre mise s, il donne des instructions pour
interdire cette pratique et poursuivre les re calcitrants, parce qu il
est de lhumanite dempe cher de pareils transports (
130
). Si
lattitude du Procureur ge ne ral est diffe rente de celle adopte e pour
le Hamel, cest que les circonstances sont diffe rentes: ici le cimetie` re
a de ja` e te be ni, mais, surtout, il appara t que ce nest pas le sentiment
de pie te envers la terre des morts qui anime les re calcitrants car
pourquoi choisir alors le cimetie` re dune paroisse voisine? quune
obstination caracte rise e (
131
).
Bien dautres exemples pourraient e tre verse s pour conrmer
que lattachement des habitants aux se pultures ancestrales nest pas
tenu pour de risoire par le Procureur ge ne ral. Il est loin de sassocier
a` nombre de substituts, tel le procureur du roi de Civray (
132
), ou de
pre lats qui nhe sitent pas a` taxer ces attitudes de re trogrades. Les
ofciers sont bla me s lorsquils de ploient un empressement inconsi-
de re ; cela rele` ve de la surveillance ordinaire que le Procureur
ge ne ral exerce sur ses subordonne s (
133
). Mais les exce` s de ze` le du
clerge sont dune autre importance, car les faux pas ont des conse -
(
129
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1184, fol. 99, lettre du se ne chal de la
cha tellenie, 4 fe vrier 1778; fol. 107, lettre du cure , 3 juin 1778.
(
130
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1184, fol. 101 et v
o
, lettre du Procureur
ge ne ral au se ne chal de la cha tellenie, fe vrier 1778; fol. 108 et v
o
, lette au me me, 22 juin
1778.
(
131
) Cf. ibid., fol. 99, lettre du se ne chal de la cha tellenie, 4 fe vrier 1778. Il fait e tat
du sentiment dun notaire qui a instrumente pour des paroissiens: ... il prouve que leur
conduite na pour principe, ni la ve ne ration pour les tombes de leurs pe` res, ni me me le
fanatisme et la superstition, et que lesprit de pure malice et dente tement est leur unique
e toile .
(
132
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1190, fol. 23 sq., lettre du procureur
du roi de Civray au procureur ge ne ral, 17 mars 1778.
(
133
) Cf. Ph. PAYEN, Les arrets de re`glement du Parlement de Paris, op. cit., p.
242-256.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 229
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
quences sur lautorite de lE

glise, quils le` sent les inte re ts mate riels


des populations ou bafouent leurs mentalite s. Joly de Fleury est
donc conduit a` tempe rer les ardeurs des eccle siastiques, quelle que
soit la place quils occupent dans la hie rarchie.
Cela ne se fait pas sans certaines frictions lorsquil sagit de hauts
dignitaires. Le ve que de Luc on, chez qui la de claration royale a
provoque un prurit re formateur, est pre t a` interdire la plupart des
cimetie` res de son dioce` se. Le Procureur ge ne ral, ayant plaide la
cause des paroissiens de Noirmoutier, nous lavons signale , rec oit
une longue lettre de le ve que sur le tat de son dioce` se et la difculte
de sa ta che. Tre` s volontiers, il se range au jugement de Joly de Fleury
pour ce qui est de Noirmoutier, mais il le met en garde contre la trop
grande conance quil pourrait accorder, dune fac on ge ne rale, a`
lopinion des habitants, en raison de leur superstition. Au demeu-
rant, lexemple de Noirmoutier, ou` il a du re voquer son ordonnance,
risque de tre de sastreux dans la province, car le motion de ja` ex-
prime e na pas besoin de tre fortie e. A titre de preuve, il de nonce
les re actions des villageois du Poire -sur-Vie: ... quelques bourgeois
de ce pas la` dans la crainte quil ne leur en cou te quelquechose ont
sonne le tocsin pour soulever les habitans contre mon ordonnance,
ils ont insulte et menace le cure , se sont permis les propos les plus
inde cents et les plus se ditieux , pour conclure que si la mutinerie
des habitans est un motif sufsant pour rendre inutile les ordon-
nances dun e ve que en cours de visites rarement il y en auroit
dexe cute es (
134
). Cet e ve que na pas tort lorsquil sagit de la
conservation de son autorite , mais, en lespe` ce, la de claration de
1776 ne laisse aux pre lats quun pouvoir re siduel. Il nira par
comprendre que lunique juge en la matie` re est le seul a` navoir pas
e te nomme par le texte, a` savoir le Procureur ge ne ral, et il de cidera,
en conse quence, de sen tenir a` un strict ro le canonique (
135
).
Inversement, Joly de Fleury est contraint duser de son inuence
pour obtenir lindispensable be ne diction du nouveau champ
dinhumation, a` laquelle certains e ve ques se refusent. Ceux-ci, en
effet, loin de partager lenthousiasme de leur confre` re de Luc on,
(
134
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1199, fol. 362 et v
o
, lettre de le ve que de
Luc on au Procureur ge ne ral, 15 novembre 1778.
(
135
) Cf. J. THIBAUT-PAYEN, Les morts, lE

glise et lE

tat, op. cit., p. 345-346.


QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 230
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
redoutent que le transfert des cimetie` res nentrane un de pe risse-
ment du culte des morts. Deux extre mes quil faut tempe rer, et qui
justient que lapplication de la re forme ne repose pas exclusive-
ment sur les supe rieurs dioce sains.
Au niveau infe rieur, les initiatives du clerge ne sont pas moins
susceptibles dengendrer un de sordre public. En tant quexe cutants
des de cisions e piscopales, ils concentrent de ja` sur eux les passions
locales, mais, si en plus, ils sont soupc onne s de servir en me me temps
leur inte re t, lexacerbation se trouve renforce e. Lappropriation du
terrain de lancien cimetie` re fait partie de ces mobiles, comme on le
voit par les consignes que Joly de Fleury envoie au procureur du roi
en charge de Roiffe : ... vous me marque s que les habitans se sont
mutine s contre leur cure parce quil veut semparer de tout ou partie
du cimetie` re et quil menace de les faire excommunier sils ne font pas
lacquisition dun nouveau terrein pour servir de cimetie` re, quoiquun
cimetie` re soit interdit, ce nest pas un motif pour quon en dispose
aussito t parce quon doit attendre au moins 15 ans avant dy faire
aucune innovation... (
136
). En rappelant les cure s a` lobservation des
re` gles, le Procureur ge ne ral, sans pre juger de la ne cessite du tranfert,
e teint une des causes de lagitation.
Toutes ces interventions du Procureur ge ne ral sont empreintes
de justice; il semploie en toutes occasions a` calmer les passions. Cela
explique les reque tes un peu surprenantes quil rec oit, telle celle du
maire de Gue ret: ... quil ne peut communiquer aux e chevins la
lettre de M. le Procureur ge ne ral parce quelle aigrirait les esprits
contre lui. Que si on pouvait croire quil a e crit que M. du Vernet ne
vouloit pas vendre [son terrain pour e tablir un cimetie` re], il se feroit
des ennemis. Quil prie M. le Procureur ge ne ral de lui e crire une
nouvelle lettre ostensible ou` il ne soit pas parle du s
r
du Ver-
net (
137
). Cette conance mise dans le Procureur ge ne ral
sexplique par sa prudence et sa dicre tion au service du bien public.
Par la certitude que lon a aussi que la justice quil repre sente ne
peut de daigner aucun inte re t, me me purement honorique.
(
136
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1195, fol. 390, lettre du Procureur ge ne ral
au procureur du roi a` Loudun, 10 mars 1781.
(
137
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol. 5, note des bureaux, 1783.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 231
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Le poids de la hierarchie sociale.
En me me temps quelle organise le transfert des cimetie res
insalubres, la de claration de 1776 interdit les inhumations dans les
E

glises, a` de rares exceptions pre` s (


138
). Cette mesure, non plus, ne
peut pas ne pas choquer nombre de personnes. Les e diles
dAngoule me en te moignent, qui sont scandalise s que dans le cime-
tie` re de la paroisse Saint-Cybard, a` la suite dune e pide mie, on a e te
oblige de faire servir la me me fosse a` la de pouille mortelle dun
chevalier de Saint-Louis et au corps dun simple cordonnier (
139
).
Pourtant, dans la me me ville, il semble, si lon croit une lettre
anonyme, que nos gentilshomes nont eu aucunes re pugnances de
meller les leurs [cendres] avec celles des pauvres (
140
). A le viden-
ce, les auteurs de ces lettres sont diffe rents: lun craint la familiarite
dans la mort, lautre lapprouve. Reste a` savoir si ceux dont on
pre tend quils nont eu aucune re pugnance en ont e te de pourvus.
En tout cas, la promiscuite ultime inquie` te certainement le
clerge , surtout parmi les dignitaires honorables. Lun des chanoines
de Reims ne cache pas son indignation a` lide e de tre enterre avec le
commun des de` les, dautant plus que le tableau quil trace du
cimetie` re de Saint-Symphorien nest gue` re engageant: portes jamais
ferme es, voisins qui y de versent des immondices, chiens qui y font
des ravages, et pour achever lhorreur: Il sy est commis de grands
de sordres entre personnes de diffe rent sexe (
141
). Ces raisons, en
ne portant que sur la de cence canonique, ne sont pas pe remptoires
au regard de la loi qui ne pre voit pas de statut particulier pour les
chanoines (
142
). Il leur est permis cependant de conserver leurs
(
138
) Archeve ques, e ve ques, cure s, patrons des e glises, hauts justiciers et fonda-
teurs de chapelles.
(
139
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1184, fol. 159, lettre du 2 fe vrier 1782.
(
140
) ibid., fol. 148, lettre anonyme au Procureur ge ne ral, 24 septembre 1776.
(
141
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1201, fol. 57-58, lettre au Procureur
ge ne ral, 6 octobre 1777.
(
142
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1204, fol. 33, note dun des secre taires
du Procureur ge ne ral a` propos de Senlis, non date e: Les chanoines nont pas le droit
de tre enterre s dans les e glises [...] il ny a que les archeve ques, e ve ques, patrons,
seigneurs et fondateurs qui puissent y e tre enterre s dans des caveaux ayant neuf pieds
quarre s en tout sens .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 232
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usages dans leurs cimetie` res particuliers, si toutefois ceux-ci sont en
e tat de tre maintenus sous langle de la salubrite . Les chanoines de
Laon ne se trouvent malheureusement pas dans cette situation, et,
malgre le poids quils forment dans la ville en raison de leur nombre
quatre-vingt-quatre , ils risquent de tre re duits au droit com-
mun, a` moins quils ne consentent un effort nancier particulier. Joly
de Fleury rappelle a` son substitut les re` gles impe ratives sur ce point:
... dans le cas ou` les cimetie` res des cathe drales et colle giales
seroient trop petits et pourroient apporter pre judice a` la salubrite de
lair, il doit y e tre pourvu soit en faisant agrandir un cimetie` re [...]
ou en les faisant placer hors de la ville. Il se pourra faire que les
chapitres de ces cathe drales et colle giales soient tenus de faire les
frais de ces cimetie` res et ils ne pourront sen dispenser si ces
cimetie` res ne sont destine s que pour eux a` moins quils ne consen-
tent de se servir du cimetie` re des autres paroisses auquel cas il faudra
quils contribuent comme les habitans de la ville a` lacquisition du
terrein et a` la de pense quil conviendra faire (
143
). Cette dernie` re
e ventualite semble bien peu probable, si lon en juge par le fait que
les chanoines de la colle giale de Montluc on e tablissent un cimetie` re
particulier hors de la ville. Leur cas est un peu diffe rent, dans la
mesure ou` , cure primitif (
144
), ils nont pas les moyens de construire
un caveau aux nouvelles normes dans leur e glise (
145
).
Certains ont cru pouvoir se dispenser dobe ir a` ces normes en
continuant, dans les premiers temps, denterrer dans des caveaux
couverts dune simple dalle, pensant peut-e tre que la de claration
ne tait pas encore re pandue dans le public. Mais ils ont e te de non-
ce s, tels ceux dAngoule me. Aussito t Joly de Fleury presse son
substitut de lui conrmer le fait et de lui dire sil a fait diligence pour
(
143
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1194, fol. 169, lettre du Procureur ge ne ral
au procureur du roi a` Laon, de but 1777.
(
144
) Un chapitre peut e tre, en effet, cure primitif, de me me quun chanoine peut
e tre patron ou fondateur dune e glise ou dune chapelle, ce qui leur permet de be ne cier
des exceptions pre vues a` larticle 2. Larticle 3 supprime ce droit pour les fondations
futures.
(
145
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1197, fol. 60-61, lettre des chanoines de
Montluc on au Procureur ge ne ral, 10 octobre 1786.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 233
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communiquer la de claration aux ofciers de son ressort (
146
). La
de nonciation anonyme ne sen tient pas la` . Anime e dintentions peu
charitables a` le gard des chanoines, qui toujours se croient au
dessus des lois , elle re ve` le quils pourraient parfaitement se dispen-
ser de la cathe drale si leur penchant pour la se gre gation ny faisait
pas obstacle: ils disposent dun clotre ouvert, mais ils ne lutilisent
pas sous pre texte quils ne veulent pas me ler leurs cendres a`
celles des choristes qui y ont e te inhume s (
147
).
Ce re` glement de comptes mis a` part, il demeure que le de sir,
tant chez les chanoines que chez les re guliers, davoir un lieu propre
a` leurs inhumations est tre` s exigeant, puisquil sexerce a` linte rieur
du clerge lui-me me. Labbesse dAigueperse lavoue au Procureur
ge ne ral relativement aux surs exte rieures, celles qui recueillent les
aumo nes destine es a` faire vivre les surs clotre es: ... ne pouvant
vivre ni habiter avec elles, nous ne pouvons ni mourir ni e tre
inhume es les unes avec les autres . Les religieuses de Sainte Claire
avaient donc envisage une solution de proximite aux abords de leur
couvent, mais cela a e te refuse . Comme il nest pas pensable que les
surs que teuses et les religieux cordeliers qui desservent leur e glise
subissent le sort commun, elles sollicitent, avec succe` s, lautorisation
dinhumer dans les caveaux de leur e glise, car elles en sont les
patrons, tout comme les cordeliers en sont les cure s (
148
). Les
conditions de la cohabitation canonique e tant si rigides, a` fortiori le
voisinage post mortem ne peut-il exister avec les lacs.
En ce qui concerne ceux-ci, les modications apporte es aux
usages soule` vent re ticences et contestations.
Si lon re serve le cas de ceux qui par une pie te de tonalite
janse niste souhaitaient de tre enterre s dans le cimetie` re commun,
seules les familles fort modestes sen contentaient, et son triste e tat
ne les choquait gue` re. Au-dela` , il en e tait comme a` Auxerre, ou`
(
146
) Cf. Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1184, fol. 150, lettre du Procureur
ge ne ral au procureur du roi a` Angoule me, 29 septembre 1776.
(
147
) Ibid, fol. 148, lettre anonyme au Procureur ge ne ral, 24 septembre 1776.
(
148
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1182, fol. 142, lettre de labbesse
dAigueperse au Procureur ge ne ral, 14 juillet 1781; elle justie sa reque te de la fac on
suivante: Votre religion ne permettra cependant pas que des religieux et des soeurs
soient transporte s a` leur de ce` s hors de leur monaste` re pour e tre enterre s dans le
cimetie` re public des laques .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 234
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
toutes les familles un tant soit peu honne tes avaient des se pultures
soit dans les paroisses, soit dans les autres e glises , cest-a` -dire
conventuelles (
149
). Le texte de 1776 vient modier cette situation,
mais les diffe rences sociales sont toutefois prises en compte. Ceux
qui avaient droit de tre accueillis dans des e glises dont de pendent
des clotres, peuvent be ne cier de lhospitalite de ceux-ci; si leur
privile` ge ne portait que sur les e glises paroissiales, il leur est permis
de choisir dans les cimetie` res des paroisses un lieu se pare , me me dy
construire un caveau ou monument, sous re serve quil reste
toujours dans lesdits cimetie` res le terrain ne cessaire pour la se pul-
ture des de` les .
Bien que devant quitter le glise pour le cimetie` re, cette clause a
permis a` nombre de notables de continuer a` se distinguer dans la
mort. Cela explique sans doute que, mis a` part lincidence nancie` re,
ils soient globalement favorables a` la re forme (
150
). Nayant que peu
de liens affectifs avec lancien cimetie` re, ils ont tout a` espe rer dun
cimetie` re neuf, plus de cent et plus salubre. Ainsi, le S
r
Baret
dAuriole, a` Gue ret, accepte de vendre un terrain pour e tablir le
nouveau lieu dinhumation, mais, et cest ce qui justie le faible prix
quil croit demander, a` condition quil lui sera accorde un em-
placement [...] propre a` y faire un caveau pour lui et sa famille a` ses
frais et de pens . Ce faisant, il ne cache pas quil entend reconduire
le statut distinctif quil avait dans son e glise paroissiale (
151
). La
faculte ainsi offerte aux notables est destine e a` les satisfaire au
premier chef, mais elle a aussi un effet be ne que pour le reste des
habitants. Cest ce quun me moire pro domo expose au Procureur
ge ne ral: ... dans une ville aussi e tendue que celle dAuxerre [...] il
(
149
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1185, fol. 107 v
o
, lettre au Procureur
ge ne ral, s.d. A Toulouse les bourgeois ont lutte pour que leurs inhumations dans les
e glises, jusque la` anonymes, fussent individualise es, sur la terre me me, par une plaque
se pulchrale. Leur pre tention fut consacre e par un arre t du Parlement du 27 mai 1752,
mais cet acquis fut de courte dure e, puisque Lome nie de Brienne interdit par son
mandement ce le` bre toute inhumation dans les sanctuaires. Cf. F. SABOURIN, La Ville et
les morts. Droit et urbanisme funeraire aux XVIII
e
et XIX
e
sie`cles a` Toulouse (the` se Droit
Toulouse, 1997, dactyl.), p. 45 sq.
(
150
) De` s 1777, a` Marseille, certaines familles utilisent la possibilite davoir un
caveau dans le cimetie` re; cf. R. BERTRAND, Cimetie`res marseillais au XVIII
e
et au XIX
e
sie`cles, dans Provence historique, fasc. 92, 1973, p. 227.
(
151
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol. 38 v
o
, note des bureaux (1777).
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 235
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
sen trouveraient beaucoup [de familles] qui seraient encore jalouses
davoir des se pultures distinctes et se pare es, et auxquelles le terrein
se vendrait sur un pied si diffe rent de celui de lacquisition, quils
[les ofciers municipaux] trouveraient dans le prix une indemnite
qui pourrait les remplir un jour de toutes les de penses quils auraient
faites (
152
). Avec la vente du terrain de lancien cimetie` re, cest
effectivement la` une manie` re pour les fabriques ou les municipalite s
de se procurer des fonds indispensables (
153
).
Ainsi, les inte re ts divergents peuvent e tre concilie s sur la base de
la de claration royale. Gue ret en offre encore un exemple. Par
de nonciation anonyme, Joly de Fleury est informe que les Pe nitents
noirs font construire un cimetie` re dans un communal situe a` proxi-
mite de la ville. Prie de lui conrmer ces faits, son substitut nuance
conside rablement. Sur le premier point: Il est vrai que le mauvais
e tat dans lequel est le cimetie` re de cette ville a de termine la
confrairie des Pe nitens qui subsistent de tems imme morial et qui
sest toujours comporte avec de cence et e dication, a` solliciter
aupre` s de M. le ve que de Limoges, la permission de faire construire
un cimetie` re pour la se pulture des confre` res seulement ; et le ve que
ne la accorde e quen grande connaissance de cause. Sur le second
point: Ce cimetie` re a e te fait non dans un communal appartenant
a` la ville, mais dans un terrain appartenant a` un confre` re pe nitent
qui la donne a` la confrairie . Enn, le procureur du roi conclut que
la re gularite de lope ration nest en rien pre judiciable a` la cite , bien
au contraire: Les ofciers municipaux me paroissent avoir eu
raison de donner leur consentement a` ce nouveau cimetie` re qui est
tre` s de cent, et qui cou te plus de 2000 L aux Pe nitens, puisque par
ce moien il ne faudra pas autant de terrein pour le cimetie` re ge ne ral,
a` lachat et aux re parations duquel les pe nitents contribueront
(
152
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1185, fol. 108, lettre au Procureur ge ne ral,
s.d. (poste rieure au 15 mai 1784).
(
153
) La de fense dinhumer dans les e glises a entrane une forte diminution du
casuel. Cest pourquoi les habitants de Gue ret autorisent les marguilliers a` ce der et
assigner a` perpe tuite des places dans le cimetie` re moyennant une somme qui ne
pourra exce der 24 L la toise quarre e (Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol.
39 v
o
, re sume des bureaux).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 236
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comme les autres habitans [...] ce qui [...] tournera au prot des
pauvres qui seront dans le cas de moins payer (
154
).
On le voit, la de claration nest pas e galitaire socialement. Son
but, uniquement prophylactique, est dassainir e glises et cimetie` res.
Assurer des cimetie` res particuliers en trop grand nombre de pas-
serait les faculte s contributives des privile gie s et priverait le reste des
habitants des ressources que ces derniers peuvent leur apporter,
alors pre cise ment que les de penses quils devront supporter sont
conside rables. La de claration ne cre e pas non plus des marques
distinctives nouvelles dans les cimetie` res; elles existaient pre ce dem-
ment (
155
). Cependant, en remuant les situations acquises, elle favo-
rise un climat de contestation. Laventure arrive e a` la marquise de
Praslin est instructive a` cet e gard. Ayant du inhumer sa me` re dans le
cimetie` re de Mussy lE

ve que [Mussy-sur-Seine], elle fait prote ger la


se pulture par un monument. Ce faisant, elle usait de son droit et cela
ne fut pas conteste par la fabrique; elle ignoroit dailleurs quelle
du t la pre venir, et le mauvais e tat du cimetie` re ne lui pre sentoit
aucune re exion a` faire sur les formalite s (
156
). Cependant des
difculte s se le` vent sept mois plus tard: ... il y a fermentation
aujourdhui a` ce sujet parmi les habitants de Mussy. Les uns veulent
briser la tombe, dautres dans une assemble e de fabrique ont
de libe re de demander 300 L pour quelle fu t conserve e . En
conse quence, elle est oblige e de recourir a` lautorite du Procureur
ge ne ral, lequel ordonne que les choses resteront en le tat (
157
). En
lespe` ce, lappa t du gain se double de sentiments e galitaires. On
songe aux re exions de Tocqueville sur le galite : puisque quon voit
les de` les, sans distinction de naissance e tre inhume s au cimetie` re,
les barrie` res sociales ne paraissent plus infranchissables et toute
(
154
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1192, fol. 248-249 v
o
, lettre du procureur
du roi a` Gue ret au Procureur ge ne ral, 6 aou t 1783.
(
155
) Lenque te judiciaire mene e dans la se ne chausse e de Civray nous apprend
que dans plusieurs bourgs on envisage de transporter les mausole s et tombeaux des
ance tres de lancien cimetie` re au nouveau (Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1190, fol.
28 sqq., extrait concernant les visites).
(
156
) Les bestiaux viennent y pa tre journellement, parce quil est sans la moindre
clo ture, a` telle enseigne quun cochon a de terre un enfant.
(
157
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1200, fol. 242, note des bureaux (juillet
1781); fol. 246, re ponse de Joly de Fleury, 1
er
aou t 1781.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 237
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diffe rence parat insupportable. Auparavant, le de sir de galite se
tournait vers le haut: tout le monde de sirait, autant que cela e tait
possible, e tre inhume dans les e glises. De sormais, le galite rabaisse;
elle reprend sa nature ve ritable, re volutionnaire.
De` s lors, une nuit du 4 aou t des cimetie` res, si lon peut dire,
commence a` e tre envisage e. Elle trouve un renfort dans une ten-
dance nouvelle qui, au nom de la rationalite , vient elle aussi boule-
verser les usages. Elle ne sattaque pas aux distinctions sociales, mais
a` lindividualisme familial qui poussait a` obtenir une localisation
particulie` re pour les membres de la me me famille. Il en re sultait des
nuisances e videntes lorsquon inhumait au me me endroit ou a` co te :
les corps non consume s de gageaient des exhalaisons. De Prudeman-
che, dans le Thimerais, ou de Roye, en Picardie, montent des
plaintes a` ce sujet. Ici, on demande dordonner que lon commen-
ceroit a` enterrer par un bout (
158
); la` , que les fosses se fassent de
suite sans distinction de canton et a` distance sufsante lune de
lautre (
159
). A Calais, cette rationalisation de lespace fune raire est
re alise e depuis 1782. Jusque la` , les fossoyeurs creusaient les fosses
c a et la` , sans suivre une ligne certaine [...] on a reme die a` cet
inconve nient en astreignant les fossoyeurs a` suivre les lignes quon
leur a trace (
160
). Biento t va disparatre la fantaisie des fossoyeurs,
tel celui de Romorantin qui a toujours enterre c a et la` au hazard et
na voulu donner connoissance de la carte du cimetie` re a` personne
de peur de tre supplante (
161
). Une conception administrative et
e galitaire simpose progressivement, plus par effet second que par la
volonte du gouvernement et du Parlement.
Contrairement aux deux rubriques pre ce dentes, on ne sent
gue` re linuence du Procureur ge ne ral pour les affaires qui lui sont
soumises. Cela sexplique aise ment. Lorsquil sagit de le tat des
cimetie` res, la de claration offre une double marge de manuvre au
(
158
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1201, fol. 119, me moire anonyme
e manant de Roye au Procureur ge ne ral, s.d.
(
159
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1200, fol. 298, note sur la lettre du cure
de Prudemanche (17 novembre 1785) au Procureur ge ne ral.
(
160
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1187, fol. 137, re sume des bureaux, avril
1784.
(
161
) Bibl. nat., coll. Joly de Fleury, ms. 1201, fol. 110-111, lettre du procureur du
roi de Romorantin au Procureur ge ne ral, 5 mai 1787.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 238
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haut magistrat: lappre ciation de la salubrite et de lopportunite du
transfert en fonction des circonstances. En revanche, pour le statut
des privile gie s il ne be ne cie daucune liberte : le texte royal est
sufsamment pre cis. Quant a` lorganisation interne du cimetie` re
(lordre des se pultures), cela rele` ve de la simple police ou de la
volonte des fabriques. Le Procureur ge ne ral se borne donc a` faire
respecter la loi.
* * *
Le Doyen Le Bras avait qualie le pape Boniface VIII de
symphoniste et mode rateur ; ces qualicatifs e logieux pourraient,
a` juste titre, e tre utilise s pour le Procureur ge ne ral Joly de Fleury. A
la te te de la hie rarchie judiciaire, il a orchestre lapplication de cette
re forme avec vigilance et discernement. Sil re prime avec fermete les
contraventions a` linterdiction dinhumer dans les e glises tant de
la part des cure s que des paroissiens (
162
), sil appuie avec vigueur le
transfert des cimetie` res trop insalubres, il sait aussi accorder des
de lais pour calmer les passions, pre ter loreille aux plaintes des
administre s et examiner avec bienveillance les proble` me humains.
Place au-dessus des querelles et inte re ts locaux, il de fend les de` les
contre les abus de certains e ve ques ou cure s, et prote` ge, inverse-
ment, ces derniers contre les cole` res villageoises. Gra ce a` son
autorite et a` son e quite , une conance dans la justice et
ladministration a pu se cre er; cela me rite de tre note .
Mais, malgre la haute conscience de magistrat quil a applique e
a` cette ta che, le Procureur ge ne ral ne pouvait enrayer les effets
sociologiques de la re forme. Car, dans le me me temps que lon
remuait la terre, les mentalite s en ont prote pour e voluer. A-t-on
sufsamment observe , e crivait labbe Plongeron, que les futurs
sans-culottes de Saint-Antoine et de Saint-Marcel descendent di-
rectement, pour la plupart, des convulsionnaires qui se multiplient
(
162
) La violation la plus agrante se rencontre a` Orle ans. Malgre le tablissement
dun cimetie` re commun, plusieurs paroisses continuent dinhumer encore en 1788 dans
les caves construites sous leurs e glises toutes les personnes qui leur sont pre sente es, sans
aucune espe` ce de distinction; occasionnellement, on a me me construit des caves
nouvelles. En conse quence, le Parlement homologue lordonnance du bailliage
dOrle ans re primant cette infraction caracte rise e. Lamende, xe e a` 1000 L, est de nature
a` dissuader les de` les. Cf. D
r
GANNAL, op. cit., pie` ces justicatives, p. 231 sq.
JACQUELINE THIBAUT-PAYEN 239
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dans les logis sordides du quartier, apre` s la fermeture du cimetie` re
Saint-Me dard (
163
). Pour faire e cho a` ces lignes, sait-on si ce
bouleversement dans les usages fune raires na pas eu des re percus-
sions sur les e ve nements re volutionnaires. Des clans nombreux se
sont oppose s, parfois violemment. Les multiples frictions entre cure s
et paroissiens, seigneurs et habitants, notables et menu peuple
affrontements qui se sont de roule es dans la dizaine danne es pre ce -
dant la convocation des E

tats ge ne raux nont-ils pas contribue a`


e chauffer les esprits, attiser les passions, creuser des fosse s? Ne
serait-il pas inte ressant, entre autres, de savoir ce quest devenue la
dame du Hamel qui se tait place e sous la sauvegarde de la Cour?
Quel fut le sort des cure s favorables au transfert? Le clerge re -
fractaire e tait-il nague` re hostile a` le loigement des morts? Lenque te
serait longue a` mener.
(
163
) B. PLONGERON, Theologie et politique au sie`cle des Lumie`res (1770-1820)
(Gene` ve, 1974), p. 21.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 240
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La dimensione giuridica
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LIVIO PALADIN
LA QUESTIONE DEL METODO
NELLA STORIA COSTITUZIONALE (*)
1. Sino a che punto e` fondato il diffuso giudizio per cui la
storia costituzionale del nostro Paese sarebbe stata nora
alquanto trascurata? A guardare bene, credo che ormai si tratti di
apparenze o di luoghi comuni, non solo per cio` che riguarda lo
Statuto albertino e le vicende dellordinamento statutario, ma anche
per la storia italiana piu` recente (fatta forse eccezione per il periodo
fascista).
Quanto alla fase statutaria, lodierna letteratura storico-giuridica
non manca di fornire una serie di ricostruzioni complessive: dalla
Storia costituzionale dItalia di Carlo Ghisalberti al Prolo di
storia costituzionale italiana di Allegretti, dalla Storia politica
italiana di Guglielmo Negri no alla Storia della Costituzione
italiana di Labriola (
1
). Anche in vista del passato, daltra parte,
bisogna allargare lo sguardo al di la` dellisolata Storia costituzio-
nale del Regno dItalia , dovuta alla penna di Gaetano Arangio-
Ruiz (
2
). Moltissimi altri scritti, che pure non sono dichiaratamente
collocati sul versante storico, risultano assai ricchi di spunti storica-
mente signicativi: basti pensare per averne subito la dimostra-
zione al celebre Commento allo Statuto del Regno , curato da
Racioppi e Brunelli (
3
).
(*) Il presente scritto e` destinato agli scritti in onore di Leopoldo Elia.
(
1
) Il testo di Ghisalberti e` stato (ri)pubblicato a Bari, nel 1992; quello di
Allegretti a Bologna nel 1989; quello di Negri a Milano nel 1994; quello di Labriola a
Napoli nel 1995.
(
2
) Il volume in questione e` stato ristampato a Napoli nel 1985, a cura della
Carlassare.
(
3
) Ledizione del Commento , che viene qui richiamata, e` comparsa a Torino
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Quanto invece allordinamento repubblicano, il quadro sembre-
rebbe a prima vista presentare caratteristiche molto diverse. A
giusticarle almeno in parte sta la ben nota difcolta` di
concepire una storia del presente, come pure di unepoca appena
trascorsa e ancora troppo attuale (ma su questo punto dovro` ritor-
nare al termine della mia relazione). Rimane pero` il fatto che quella
di Bonini e` la sola Storia costituzionale della Repubblica (
4
), cos`
denominata nel suo stesso titolo, della quale disponiamo no ad
oggi. Ed e` manifesto che la brevita` di un tale saggio, destinato oltre
tutto alla documentazione ed allesame di vicende e di temi specici,
esclude in partenza la compiutezza e lorganicita` del tentativo.
Senonche il discorso non si chiude affatto a questo punto. Cio`
che veramente importa, e` il grado dellattenzione dimostrata dai
costituzionalisti nei confronti della storia, pur quando essi studiano
in modo primario il diritto costituzionale vigente. In tale
prospettiva, non mi pare dubbio che la ricerca costituzionalistica sia
stata e sia tuttora, malgrado alcune passate e recenti inversioni di
rotta, legata alla storia da un nesso peculiare, che forse non trova
riscontro in nessuno degli altri campi dellindagine giuridica. Al-
trove, infatti, la pur conclamata storicita` del diritto (
5
) si manifesta
nellatto di relativizzare la cosiddetta dogmatica (o di ricostruire gli
sviluppi del pensiero giuridico, proprio di ogni ramo del diritto
stesso). Ben diversamente, il campo degli studi costituzionalistici si
caratterizza soprattutto per il peso attribuito alla prassi, ai prece-
denti, alle convenzioni, agli usi, ai comportamenti tenuti dai soggetti
politici in genere e principalmente dai titolari degli organi costitu-
zionali.
Cio` contribuisce a spiegare che, n quasi dagli inizi, si mettesse
laccento sulle lecons de lhistoire : come gia` segnalava Guizot, nel
decreto istitutivo della cattedra costituzionalistica destinata a Pelle-
grino Rossi (
6
). Si pensava in effetti per citare le parole di Luigi
nel 1909. Ma vedi inoltre fra i tanti ARCOLEO, Diritto costituzionale. Storia e
dottrina, Napoli, 1904.
(
4
) La Storia stessa e` stata pubblicata a Roma nel 1993.
(
5
) Il richiamo e` particolarmente riferito a CALASSO, Storicita` del diritto, Milano,
1966.
(
6
) La citazione e` tratta da GALIZIA, Proli storico-comparativi della scienza del
diritto costituzionale, in Arch. giur. XXXIII (1963), p. 5.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 244
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Palma (
7
) che il modo di essere presente del diritto costitu-
zionale fosse determinato dalla sua storia . E questa maniera di
vedere non mancava dimporsi o di assumere risalto nelle piu` varie
letterature giuridiche, malgrado la profonda diversita` delle rispettive
premesse istituzionali: dagli autori inglesi a quelli francesi ed agli
stessi maestri tedeschi del secondo Ottocento (come nel caso di
Jellinek, che riconosceva espressamente il rilievo costituzionale spet-
tante allazione delle forze politiche e di conseguenza riteneva
indispensabile integrare la dogmatica mediante la storia) (
8
).
In verita` , impostazioni del genere non sono state e non sono
condivise da tutti. Per un primo verso, esse risultano largamente
svalutate nel corso della reazione formalistica, avviata in Italia da
Vittorio Emanuele Orlando; e se ne trova la traccia ad esempio
nella garbata polemica che contrappose Crisafulli a Maranini, sulle
pagine della rivista Stato e diritto del 1940 (
9
). Per un altro verso,
il rigetto della storia puo` anche essere il frutto duna sorta di
realismo giuridico esasperato (
10
): vale a dire, della tendenza ad
enfatizzare le fratture storiche ed a contestare le continuita` , come fra
quanti acclamavano e teorizzavano negli anni 93-94 lavvento
nel nostro Paese di una seconda Repubblica.
Ne quella ne questa corrente sono per altro riuscite a prevalere.
Quanto al positivismo od al concettualismo formalistico, gia` nei
primi decenni di questo secolo esso non era affatto condiviso dalla
totalita` dei costituzionalisti italiani: a parte Maranini, che probabil-
mente esagerava nel senso opposto quando asseriva che lo studio
del diritto costituzionale... non puo` essere condotto a risultati
apprezzabili se non con lausilio di procedimenti propri del metodo
storico , lo stesso Crisafulli riconosceva limportanza della storia
(
7
) Cfr. il Corso di diritto costituzionale, Firenze, 1883-1885, I, p. 34.
(
8
) V. La dottrina generale dello Stato, Milano, 1921, I, spec. pp. 62 ss., 107 ss.
( Che la indagine storica di una istituzione sia il presupposto necessario per la
intelligenza scientica di essa, e` oggi divenuto gia` da lungo tempo un luogo comune ).
(
9
) Di MARANINI, v. Qualche osservazione di metodo sugli studi di diritto costitu-
zionale, in Stato e diritto 1940, pp. 47 ss., nonche Dommatica e storia (Risposta a
Crisafulli), ivi, pp. 223 ss.; di CRISAFULLI, Ancora a proposito del metodo negli studi di
diritto costituzionale, ivi, pp. 122 ss.
(
10
) Quanto al realismo contrapposto alla storicita` del diritto nellambito del
pensiero giuridico statunitense, v. nuovamente GALIZIA, Proli cit., p. 70.
LIVIO PALADIN 245
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
e scienza politica nonche prima ancora della sensibilita`
politica personale del giurista (
11
); ed anche Carlo Esposito, che
pure dichiarava verbalmente di non interessarsi della storia,
non esitava a concentrare un intero corso delle sue lezioni sul tema
del diritto costituzionale transitorio negli anni 43-48.
Quanto poi al preteso realismo di coloro che ripartono conti-
nuamente da zero, immaginando inesistenti cesure epocali oppure
esaltando le sole esperienze giuridiche dellattimo presente, esso non
ha fatto registrare nel nostro Paese altro che sporadiche prese
di posizione, assunte per lo piu` da parte di esponenti politici
piuttosto che di studiosi delle istituzioni. Tutto al contrario, i
costituzionalisti italiani tendono oggi a ritenere secondo le parole
di Onida che la Costituzione rappresenti non gia` un dato rigido,
suscettibile di essere spezzato da ogni ricambio del ceto politico, ma
un quadro, di per se idoneo ad essere diversamente sviluppato e
riempito, ... entro gli argini di principi non disponibili alla volonta`
politica del momento ; ed anzi ravvisano nella continua ricerca
della Costituzione vivente quello che Zagrebelsky denisce il po-
sto della storia nel diritto costituzionale (
12
).
Certo e` comunque che non si potrebbe ripetere oggi cio`
che Galizia scriveva nel 63: vale a dire, che la dottrina italiana
inclinasse (o avesse inclinato) alla sottovalutazione della prospet-
tiva storica (
13
). Per un costituzionalista la storia contemporanea,
relativa se non altro al cinquantennio 46-96, fa parte integrante
della materia dei suoi studi. Gli esempi fattibili sarebbero numero-
sissimi. Basti qui ricordare i contributi di Elia allo studio della forma
italiana di governo; le tante sistemazioni e messe a punto sui temi
dellassetto e del funzionamento delle Camere, considerate nel loro
(
11
) V. rispettivamente MARANINI, Qualche osservazione cit., p. 49, e CRISAFULLI,
Ancora a proposito del metodo cit., p. 127. Ulteriori e risalenti indicazioni in GALIZIA,
Proli cit., pp. 89 ss.
(
12
) Di ONIDA, cfr. Editoriale, in Quad. cost. 1994, p. 351; di ZAGREBELSKY v. Storia
e costituzione, in Linsegnamento della storia nel diritto medievale e moderno, Milano,
1993, pp. 177 ss.
(
13
) Proli cit., p. 109 nota 114. Analoghe considerazioni retrospettive sono state
svolte da BONINI, Problemi di una storia costituzionale, in Riv. st. cont., 1987, pp. 266 ss.,
e quindi da GRASSO, Aspetti della scienza del diritto costituzionale nei primi anni di
Repubblica, in Dir. soc., 1996, pp. 325-326.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 246
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
divenire; le varie monograe sul potere esecutivo, soprattutto nelle
parti riguardanti i Governi di coalizione; il saggio di Baldassarre e
Mezzanotte sugli uomini del Quirinale; le attente ricostruzioni della
Carlassare, circa gli scioglimenti delle assemblee parlamentari; le
indagini che DOrazio ha svolto sulla genesi della Corte costituzio-
nale; per non dire delle vicende caratterizzanti il sistema dei partiti,
parallelamente esaminate dai politologi e dai costituzionalisti (
14
).
Ma il discorso potrebbe allargarsi ad una buona parte del
Commentario della Costituzione, gia` curato da Giuseppe Branca;
come pure ad una serie di indicazioni offerte da svariate riviste
giuridiche, quali Politica del diritto , Quaderni costituzionali ,
Democrazia e diritto ... Di piu` : non sono mancate le ricerche
relative a particolari momenti della storia repubblicana, piuttosto
che a determinate istituzioni: dalla fase transitoria precedente il
referendum del 2 giugno ai lavori dellAssemblea costituente, dalle
esperienze del centro-sinistra no agli interminabili dibattiti sulle
grandi riforme (
15
). In altre parole, la Costituzione tradita , la
Costituzione gia` attuata o da attuare, la Costituzione da migliorare o
da superare, hanno rappresentato e rappresentano loggetto di
sistematici approfondimenti.
Da almeno trentanni a questa parte, insomma, nella prospettiva
storica del diritto costituzionale si e` formato un materiale enorme,
(
14
) Di ELIA, v. specialmente Governo (forme di), in Enc. dir., XIX, p. 657 ss.
(nonche Appunti sulla formazione del Governo, in Giur. cost. 1957, pp. 1170 ss.) Cfr.
inoltre nellordine le due edizioni de Il Parlamento di MANZELLA, pubblicate a
Bologna nel 1977 e nel 1991 (nonche AA.VV., Il Parlamento a ventanni dai regolamenti
del 1971, in Quad. cost. 1991, n.2); le monograe di CAPOTOSTI (Accordi di governo e
Presidente del Consiglio dei ministri, Milano, 1974), di DANDREA (Accordi di governo e
regole di coalizione, Torino, 1991) e di CALANDRA, I governi della Repubblica: vicende,
formule, regole, Bologna, 1996; il Commento allart.88 Cost., nel Commentario della
Costituzione. Art.88-91, Bologna-Roma, 1983; Gli uomini del Quirinale, Bari, 1985; La
genesi della Corte costituzionale, Milano, 1981 (ed ora BONINI, Storia della Corte
costituzionale, Roma, 1996); e inne fra i tanti PIZZORNO, I soggetti del pluralismo,
Bologna, 1980.
(
15
) A titolo del tutto indicativo, si vedano La fondazione della Repubblica,
Bologna, 1979 (a cura di Cheli); Alle origini della Costituzione italiana, Bologna, 1979 (a
cura di DAlessio); Scelte della Costituente e cultura giuridica, Bologna, 1980 (a cura di
De Siervo); TRAMONTANA, Il centro-sinistra (1962-1975), Torino, 1996; TERESI, La strategia
delle riforme, Torino, 1996.
LIVIO PALADIN 247
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
principalmente dovuto ai giuristi: i quali non hanno affatto imma-
ginato che la scienza giuridica possa vivere soltanto nel presente, ma
hanno condiviso sia pure in modo intuitivo la convinzione
espressa da Martines, per cui costituzione e storia percorrono un
cammino comune (
16
). A loro volta, dunque, gli storici delle
istituzioni repubblicane non sono di certo costretti a muoversi nel
vuoto; ma debbono, anzi, organizzare e selezionare il materiale
stesso, sia perche i fatti ed anche i dati non parlano da se (
17
), sia
perche una storia costituzionale troppo analitica rischierebbe di
perdere i li conduttori e di risultare impenetrabile per un comune
lettore.
2. Fissare queste premesse non signica, pero` , avere risolto il
problema del metodo nella storia costituzionale. Rovesciando lim-
postazione di Zagrebelsky, altro e` stabilire quale sia il posto della
storia nel diritto costituzionale, altro vericare che cosa rappresenti
reciprocamente il diritto costituzionale nella storia. Ed e`
abbastanza evidente per esser piu` precisi che il metodo della
storia costituzionale non puo` risolversi in quello proprio del di-
scorso giuridico, ma implica un approccio pluridisciplinare.
Vero e` che lo stesso ragionamento giuridico, tanto nelle cosid-
dette sedi dottrinali quanto in quelle giurisprudenziali, non viene
quasi mai condotto in vitro, ma contiene o presuppone un com-
plesso di premesse empiriche , piu` o meno ampio secondo le
diverse ipotesi (
18
): con particolare ma non esclusiva evidenza,
allorche si tratta di sindacare la ragionevolezza delle scelte in esame
o di utilizzare altri canoni aperti o scarsamente deniti. In questi
stessi casi, tuttavia, simpone a mio giudizio il rilievo di Teubner:
vale a dire, che le costruzioni della scienza sociale sono non
(
16
) Cfr. Introduzione al diritto costituzionale, Torino, 1994, p. 103; ma vedi anche
BOGNETTI, Introduzione al diritto costituzionale comparato, Torino, 1994, pp. 23 ss.
(
17
) La citazione e` tratta da PANEBIANCO, in Lanalisi della politica, Bologna, 1989,
p. 20; ma si tratta di un punto ormai fermo da tempo (v. per esempio De Sanctis cit. in
CALASSO, Storicita` cit., pp. 99-100, oppure WEBER, Il metodo delle scienze storico-sociali,
Torino, 1974, p. 172).
(
18
) Cfr. MENGONI, Relazione introduttiva, in Riv. crit. dir. priv., 1990, p. 21, e
DANTONA, Lanomalia post positivista del diritto del lavoro e la questione del metodo, ivi,
p. 207.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 248
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soltanto trasformate o distorte, ma costituite in modo nuovo, nel
momento in cui vengono adoperate dal discorso giuridico (
19
). In
altre parole, anche le piu` recenti denizioni di quello che potremmo
ancora chiamare il metodo giuridico, fanno intendere come gli
operatori del diritto (e i giudici in particolar modo) niscano per
fagocitare frammenti di storia generale, di politologia, di sociologia,
di psicologia, di economia, nellatto in cui risolvono determinati
problemi della vita; fermo restando che le loro motivazioni riguar-
dano pur sempre linterpretazione e lapplicazione del sistema nor-
mativo di riferimento. La storia costituzionale, per contro, deves-
sere condotta a 360 gradi, senza colonizzare le scienze sociali
interferenti con il diritto e senza servirsi dellordinamento giuridico
in termini autoreferenziali. Le valutazioni degli accadimenti storica-
mente signicativi, svolte sulla base di parametri costituzionali giu-
ridicamente interpretati e ricostruiti, restano pertanto estranee al
nucleo della storia stessa; mentre stanno sul proscenio i dati storici
per se considerati, con la conseguenza che i giuristi si debbono
spogliare della loro forma mentale, nel momento in cui la storia si
pone al centro delle loro ricerche.
Ad esempio, nel trattare dei puntuali scioglimenti delle Camere
sarebbe vano ed anzi fuorviante partire da un modello giuridico,
chiedendosi anzitutto quale sia la natura del potere in questione
(presidenziale o governativa o complessa-duale od altra ancora).
Considerazioni del genere potranno se mai rappresentare la coda del
discorso, del resto inessenziale; mentre laccento dovra` cadere sugli
specici fenomeni storici, sia pur considerati nelle loro costanti e
non soltanto nelle varianti che li contraddistinguono. Per fare un
altro esempio, gli stessi orientamenti giurisprudenziali relativi al
regime dei diritti fondamentali, ed alle relazioni che si stabiliscano in
tal senso fra le leggi ordinarie e la Costituzione, non andranno
giudicati nel loro dover essere, meno che meno sulla base dei
signicati attualmente conferiti ai rispettivi principi costituzionali;
ma dovranno venire descritti nelle loro effettive linee di tendenza,
momento per momento storico.
Piu` generalmente, anzi, dovranno restare nello sfondo le tanto
controverse basi concettuali delle indagini costituzionalistiche. Nor-
(
19
) Cfr. Il diritto come soggetto epistemico, in Riv. crit. dir. priv., 1990, p. 317.
LIVIO PALADIN 249
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
mativisti ed istituzionisti, fautori ed avversari di questo o quel
concetto di costituzione, potranno cioe` ritrovare nella storia un
terreno comune; salvo dividersi subito nel momento della valuta-
zione di certe vicende storiche (ma anche in queste ipotesi, a titolo
di corollario o di commento accessorio). Se mai, le diverse premesse
inuiranno sulla puntuale denizione degli oggetti della storia in
questione; ma neppure queste pregiudiziali dovrebbero assumere un
grande rilievo, se e` vero che gli storici saranno comunque tenuti a
considerare i fattori essenziali degli eventi generalmente ritenuti di
rilievo costituzionale, qualunque sia la loro natura.
Sono forse queste le ragioni per cui si suol dire da Deslandres
nell Histoire constitutionnelle de la France no al nostro Bonini
che la storia costituzionale e` una disciplina a metodologia
storica (
20
); e queste affermazioni sottintendono forse che
legittimati a trattarne sono appunto gli storici puri, piuttosto che i
cultori del diritto positivo. Tanto la premessa quanto leventuale
conclusione si dimostrano, pero` , fortemente controvertibili.
Mi sembra formulato in modo troppo drastico lassunto di
Panebianco, per cui il metodo storico non esiste (
21
). Ma non
appare dubbio che il pluralismo metodologico investa attual-
mente tutte le scienze sociali, senza affatto risparmiare la
storiograa. Nello stesso campo del diritto, sono ormai superate le
illusioni monistiche di chi riduceva la scienza giuridica alla
dimensione logico-analitica ; tanto da mettere in luce un eclet-
tismo ormai disinvolto , anche al di la` dellesigenza incontestabile
che gli strumenti della ricerca si conformino alle peculiarita` dei
rispettivi oggetti (
22
). Ma il riuto dellidea preconcetta che esista
secondo le critiche parole di Laudan un unico mez-
(
20
) Di BONINI v. Uno statuto controverso. Considerazioni sulla storia costituzio-
nale, in Quad. cost., 1995, p. 102; analoghe considerazioni in DESLANDRES, Histoire
constitutionnelle de la France, Paris, 1937, p. 1. Del resto, anche nella letteratura
giuridica tedesca si sottolinea che la storia costituzionale non comprende i soli proli
strutturali della materia, bens ` le Aktionen, Ereignisse, Intentionen, Werthaltungen
ecc. (cfr. BO} CKENFO} RDE, in Gegenstand und Begriffe der Verfassungsgeschichtsschreibung,
pubblicato in Der Staat, Beiheft 6, Berlin, 1983, p. 29).
(
21
) V. nuovamente Lanalisi cit., p. 51.
(
22
) V. rispettivamente MENGONI, Relazione introduttiva cit., p. 4, e RODOTAv, Un
metodo fra i metodi, in Riv. crit. dir. priv., 1990, p. 275. Cfr. inoltre RUGGERI, Dottrine
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 250
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
zo legittimo per conseguire gli scopi cognitivi condivisi dalla scien-
za (
23
), simpone da tempo, con una evidenza ancor piu` grande,
nel campo delle indagini storiche: che fa registrare per contro
come ha scritto Furet l esplosione quasi innita delle pratiche
scientiche (
24
). Fra la storia mirante a narrare e ricostruire
determinati avvenimenti di politico rilievo e la storia profonda
degli annalisti francesi passa un divario pressoche incolmabile. Fra
il pettegolezzo parlamentare , che Crisafulli rimproverava a Bar-
the lemy (
25
), e la storia delle istituzioni costituzionali ed ammini-
strative si riscontra un taglio non meno netto: in vista del quale
oltre tutto muta nanche il concetto di fonte, che per gli storici
generali e per quelli politici allude molto sovente ad un complesso
di testimonianze da scoprire e raccogliere; mentre per gli storici
delle istituzioni si tratta fondamentalmente come gia` notava
Zanichelli e come ora riaffermano Panebianco e lo stesso Bonini
di aggruppare fatti e documenti gia` noti, facendo pertanto
coincidere le fonti con le decisioni formalizzate e con gli altri
atti gia` pubblicamente conoscibili (
26
).
In ogni caso, dovendo stabilire come subito diro` se la
storia costituzionale spetti piuttosto ai giuristi od agli storici, sono
portato a privilegiare la prima rispetto alla seconda candidatura.
Fermo restando che la storia stessa non si presta per denizione
ad essere studiata con un metodo giuridico, considero comunque
indispensabile che si disponga su questo terreno di una
specica sensibilita` e di una approfondita conoscenza degli oggetti e
dei temi da trattare: temi ed oggetti che riguardano il diritto
costituzionale, sia pure proiettato nella storia.
della Costituzione e metodi dei costituzionalisti, in Pol. dir., 1996, pp. 343 ss. (nonche
SPADARO, Ex facto oritur ratio scientiae juris, ivi, pp. 399 ss.).
(
23
) Cfr. La scienza e i valori, Bari, 1987, p. 53: Non ce` praticamente
aggiunge tale autore alcun valore cognitivo e alcuna regola metodologica ad esso
associata fra i quali si sia dimostrato il sussistere di una relazione reciproca biunivoca .
(
24
) Cfr. I metodi delle scienze sociali nella ricerca storica e la storia totale , in La
teoria della storiograa oggi, Milano, 1983, p. 117 (ma vedi anche ROSSI, Introduzione, ivi,
pp. VIII-IX).
(
25
) Cfr. Ancora a proposito del metodo cit., p. 123 nota 1.
(
26
) V. rispettivamente La storia costituzionale dItalia, in Studi senesi 1899, p. 94;
Lanalisi cit., p. 35; Storia costituzionale cit., p. 43.
LIVIO PALADIN 251
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Ora, gli storici generali che no a questo punto si sono occupati
del periodo repubblicano manifestano comunemente una
grande e sistematica disattenzione per il momento istituzionale. Da
noi, lelaborazione della Carta costituzionale, la problematica della
sua concretizzazione, come pure la giustizia costituzionale e la
magistratura nel suo intero complesso, sono trascurate al massimo
grado. Si distingue in parte Mammarella, con la sua prima Repub-
blica dalla fondazione al declino (
27
). Ma la storia costituzionale e`
pressoche assente dal testo di Lanaro, che dedica solo poche pagine
generiche e denigratorie ai lavori della Costituente ed alla
Carta repubblicana; mentre i contemporanei volumi di Lepre ( Sto-
ria della prima Repubblica ) e di Salvadori ( Storia dItalia e crisi
di regime ) risultano anchessi malgrado i loro titoli viziati dal
medesimo limite (
28
). Evidentemente, la guerra fredda, il miracolo
economico, la capillare diffusione delle automobili e dei televisori...,
contano per questi ed altri autori ben piu` che la Costituzione e la
Corte costituzionale: il che rappresenta una scelta legittima, calibrata
nella prospettiva della storia politica e sociale (per non dire dellot-
tica delluomo comune di oggi), ma tale da confermare in pieno il
giudizio di fondo.
Di piu` : non mancano i casi in cui gli stessi giuristi (o i sociologi
del diritto) svalutano drasticamente i dati costituzionali della nostra
storia. Basti citare Predieri, secondo il quale la Costituzione nasce
morta o si risolve in un quadro formale ; oppure Jemolo,
allorche egli asserisce nel 77 che i ventinove anni della
nostra Costituzione ci hanno mostrato quanto scarso interesse abbia
la distinzione tra Costituzioni rigide e essibili ; o piu` di recente
Rebuffa, che non esita ad assumere polemicamente la totale
identicazione tra valori dei partiti e valori della Costituzione
(
29
). Chiunque procede da simili premesse si nega alla storia costi-
(
27
) Il testo citato fra virgolette e` stato edito a Bari nel 1992.
(
28
) Di LANARO v. Storia dellItalia repubblicana, Venezia, 1994. Il volume di LEPRE
e` stato pubblicato a Bari nel 1995; quello di SALVADORI a Bologna nel 1994.
(
29
) Lintervento di PREDIERI fa parte del dibattito intitolato Stato e tendenze delle
istituzioni in Italia, in Pol. dir., 1971, p. 238; di JEMOLO v. Tra diritto e storia, Milano,
1982, p. 467 (ma anche della Corte costituzionale quellautore afferma che essa inter-
preterebbe sempre la Costituzione nel senso che la maggioranza del Paese, quale
rappresentata dai partiti, desidera ); di REBUFFA v. ora La costituzione impossibile,
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tuzionale, poiche non ha senso indagare storicamente cio` che in
partenza si disprezza.
Le ragioni di questi orientamenti riduttivi o svalutativi sono le
piu` diverse. Quanto alle nostre storie generali, credo pero` che i loro
motivi ispiratori vadano ancora individuati in certi assunti comuni a
Marx ed a Croce. Sulla base di una paradossale ma spiegabile
coincidenza degli opposti, sia luno che laltro tendevano infatti a
considerare le istituzioni quali sovrastrutture idealistiche o conven-
zionali, dal momento che le relazioni giuridiche dovevano ritenersi
condizionate dalla natura e dai modi di produzione dei rispettivi
mezzi di sussistenza: piu` precisamente secondo le parole di Marx
e di Engels dall organizzazione sociale sviluppantesi immedia-
tamente dalla produzione e dagli scambi (
30
). La costituzione
economica scriveva il socialista Loria determina quella
politica ; il diritto ribadiva Croce e` una regola... in cui
e` consegnato un rapporto economico voluto dalla collettivita` (
31
).
Senonche queste tesi sono troppo semplicanti ed unilaterali,
tanto da rivelarsi del tutto inadeguate a rappresentare la complessita`
della storia. Sostenere in sostanza che il diritto si risolva in una
forma irrilevante (
32
), signica ignorare o trascurare le profonde
varianti costituzionali ed istituzionali che si riscontrano nelle stesse
economie capitalistiche del mondo occidentale: varianti alle quali
corrispondono secondo esperienza ben diversi gradi di ef-
cienza, di governabilita` , di democraticita` delle istituzioni, le quali
divengono cos` condizionanti e non solo condizionate, rispetto alle
loro premesse socio-economiche. In particolar modo, non ha senso
comune ridurre lintero diritto costituzionale alla cosiddetta costi-
tuzione economica; ed anche il modo di essere delleconomia di uno
Bologna, 1995, p. 118. Ma vale la pena di citare anche RESCIGNO, Costituzione italiana e
Stato borghese, Roma, 1975, pp. 35 ss., quanto alle misticazioni ideologiche conte-
nute nella Carta costituzionale.
(
30
) Cfr. MARX-ENGELS, Lideologia tedesca, in Opere scelte, Roma, 1966, pp.
233-234, 249.
(
31
) Di LORIA v. La teoria economica della costituzione politica, Torino, 1886. Sul
pensiero di Croce v. criticamente PARADISI, Apologia della storia giuridica, Bologna,
1973, pp. 7, 30-31, 478 ss., e GENTILE, Il posto della losoa del diritto nel corso degli studi
di Giurisprudenza, in Giur. it., 1992, IV, 13-14.
(
32
) Vedi in proposito lEditoriale pubblicato in Pol. dir., 1971, p. 164.
LIVIO PALADIN 253
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Stato puo` sensibilmente dipendere da contingenti e peculiari scelte
istituzionali, come sta a dimostrare labnorme rapporto italiano fra la
mano pubblica e la mano privata.
Non voglio sottintendere, con cio` , che la sensibilita` istituzionale
difetti nella totalita` degli storici del nostro Paese: basterebbe pensare
per avere la prova del contrario ai nomi di Aquarone (quanto
alla nota monograa sull organizzazione dello Stato totalitario ),
di Alberto Caracciolo (circa le vicende dellunicazione italiana)
oppure di Scoppola (per la sua repubblica dei partiti ) (
33
). Ne
intendo smentire lavvio del mio stesso discorso: vale a dire, il
riconoscimento del carattere multidisciplinare di ogni ricerca rela-
tiva alla storia costituzionale. Da un lato, pero` , gli storici attrezzati
per ricerche siffatte rappresentano leccezione e non certo la regola.
Daltro lato, quella collaboration etroite entre juristes, historiens et
specialistes de la science politique , che Mirkine-Guetze vitch racco-
mandava n dal primo numero della Revue internationale dhi-
stoire politique et constitutionnelle , ricomparsa nel 1951 (
34
), e`
tuttaltro che facile da realizzare, al di fuori duna rivista specializ-
zata. I volumi collettanei e i lavori enciclopedici a piu` mani si
risolvono in giustapposizioni, che lasciano sostanzialmente liberi i
singoli autori, nel seguire linee personali di pensiero. Forme piu`
strette di collaborazione, come quelle che vedessero una storia
costituzionale congiuntamente rmata da un giurista, da uno storico
e da un politologo, sarebbero tanto affascinanti quanto improbabili.
In queste circostanze, dunque, la competenza dei costituziona-
listi e` naturalmente destinata a riaffermarsi (come gia` nei casi di
Gaetano Arangio-Ruiz e di Giuseppe Maranini), pur ferma restando
lineliminabile poliedricita` del tema. I migliori storici del diritto
ha sostenuto Orestano (
35
) sono certi studiosi del diritto positivo.
Cio` vale specialmente, a mio giudizio, per la dimensione storica del
diritto costituzionale. I conni della storia costituzionale coincidono
(
33
) Il volume di AQUARONE e` stato pubblicato a Torino nel 1965; quello di
CARACCIOLO a Torino nel 1968; quello di SCOPPOLA a Bologna nel 1991.
(
34
) Cfr. Propos de methode, in Rev. int. hist. pol. const., 1951, p. 139. A sostegno
della sua tesi quellautore, op. cit., p. 138, notava fra laltro che la logique juridique ne
sufrait pas a` rendre compte du rendement politique des institutions .
(
35
) Cfr. Del post-moderno , della scientia juris e di altro, in Foro it., 1982, V,
109.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 254
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infatti come sto per dire con la sfera dei soggetti e dei rapporti
costituzionalmente rilevanti, determinata dalla cosiddetta scienza
costituzionalistica. La selezione dei fatti e dei dati, di cui tale storia
e` destinata a comporsi, spetta pertanto ai costituzionalisti, qualun-
que sia la collocazione accademica della storia stessa. Il che non
esclude, ovviamente, lopportunita` che in questa sede i giuristi
mantengano strettissimi rapporti con gli storici e con i politologi,
sottoponendosi al loro vaglio in tutti i settori che vedano concorrere
le rispettive discipline.
3. Resta il fatto che la storia costituzionale si contraddistingue
per lestrema varieta` dei suoi oggetti, soprattutto nel caso che essa
riguardi la Repubblica italiana.
Malgrado si tratti di uno scambio abbastanza frequente, nella
storiograa francese ed anche italiana, la storia costituzionale non va
fatta coincidere con la storia politica e, meno ancora, con la cronaca
dei rapporti intercorsi fra lesecutivo ed il legislativo. Quella che va
ricostruita nelle sue vicende non e` soltanto la forma di governo,
anche se in questa sede essa occupa un posto eminente. Per meglio
dire, del imitazioni del genere potrebbero forse attagliarsi allordi-
namento statutario, dove Montecitorio era tutto (come ha rile-
vato Jemolo), tanto che il titolo stesso del noto lavoro di Perticone
si riferisce al regime parlamentare nella storia dello Statuto alber-
tino (
36
); ma anche in quel caso limpostazione sarebbe riduttiva, se
si pensa che Gaetano Arangio-Ruiz riteneva gia` indispensabile tra-
scorrere di continuo dal piano dei governanti a quello dei governati,
proponendosi una storia civile e politica ad un tempo (
37
).
(
36
) Di JEMOLO v. La Costituzione: difetti, modiche, integrazioni, ora in Costitu-
zione della Repubblica, Milano, 1996, p. 55. Quanto al volume di PERTICONE, esso e` stato
edito a Roma nel 1960.
(
37
) V. nuovamente Storia costituzionale cit., pp. VII-VIII (nonche CARLASSARE,
Introduzione, ivi, p. VII).
Occorrerebbe pero` stabilire se, ed eventualmente in quale misura, lobiettivo sia
stato raggiunto. Del resto, anche alla Storia di Ghisalberti la ZANNI ROSIELLO rimprove-
rava di ricalcare schemi e periodizzazioni della storia politica (cfr. Una storia
costituzionale dItalia, in It. cont., 1975, p. 132); ma vedi la replica dello stesso
GHISALBERTI, Postilla ad una recensione, in Riv. st. Ris. 1975, pp. 484 ss. (come pure i
rilievi di LOTTI, in Quad. or. st. pens. giur. 1974-75, p. 673).
LIVIO PALADIN 255
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Quanto allItalia repubblicana, comunque, le nuove o piu` vaste
concezioni della costituzione e del diritto costituzionale, che circo-
lano fra gli odierni costituzionalisti, si ripercuotono sulla congura-
zione della storia costituzionale; sicche il relativismo giuridico va
riferito ai contenuti della storia stessa, destinati a mutare secondo la
natura e le dimensioni del corrispondente quadro costituzionale.
Del resto, nonche alla sola forma di governo ed alle sue vicende,
la storia di cui si discute non puo` essere ridotta neanche ad una
indagine sugli sviluppi del cosiddetto sistema politico: sia pure
largamente inteso come fanno i politologi con riferimento alle
forze politiche organizzate ed anzi allintero insieme dei processi
mediante i quali una... comunita` sociale prende decisioni politi-
camente signicative (
38
). Vero e` che siffatte prospettive hanno
consentito agli stessi costituzionalisti di integrare e di svolgere in
termini realistici il tradizionale discorso sui rapporti fra gli organi
supremi dello Stato: a cominciare appunto da quel contesto
partitico sul quale ha gia` insistito Elia, nella voce enciclopedica
intitolata alle forme di governo (
39
). Ma lattenzione incentrata sulla
sfera della politica si addice piuttosto alla Francia, dove les insti-
tutions politiques sono state ufcialmente afancate al diritto
costituzionale, che non allItalia contemporanea. Anche Francesco
Bonini, dopo aver premesso che la storia costituzionale dovrebbe
occuparsi dei vincoli che si sono convenuti e proposti alla lotta
politica, della loro evoluzione e del confronto che su di essi si e`
sviluppato tra le varie forze politiche e sociali , riconosce che
in questa sede bisogna fare la storia della sostanza costituziona-
le (
40
); e tale sostanza o materia non si risolve, quanto allattuale
ordinamento, nello studio del regime politico.
Sebbene impegnativo ed ambizioso, mi sembra illuminante
invece il piu` largo approccio di Maranini (seguito, sul punto, dal
recente volume di Labriola): il quale presentava il suo scritto sul
potere in Italia come una storia sistematica delle liberta` italia-
(
38
) Vedi per tutti URBANI, Lanalisi sistemica, in Lanalisi della politica cit., p. 175.
(
39
) Cfr. Governo cit., p. 640 ( ogni forma di governo include oggi un contesto
partitico che la qualica almeno in parte, sia dal punto di vista strutturale sia, piu` ancora,
da quello funzionale ).
(
40
) Storia costituzionale cit., pp. 40-41.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 256
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
ne , rafguranti per lui laltra faccia del potere stesso; tanto da
rilevare testualmente che la battaglia per il terzo potere ,
cioe` per lindipendenza dellordine giudiziario, non e` tutto, ma
condiziona tutto (
41
). In termini ancor piu` generali, dunque,
occorre coinvolgere nellindagine storica la forma dello Stato: vale a
dire le vicende delle situazioni soggettive costituzionalmente rile-
vanti e delle corrispondenti garanzie, laffermarsi e la crisi dello
Stato sociale, il vario atteggiarsi della costituzione economica (che
non puo` dirsi onnicomprensiva, ma non va per questo trascurata),
come pure laccumulo dei limiti esterni ed interni a carico
della sovranita` statale, che caratterizza il modo di essere degli Stati
odierni (
42
). Ha probabilmente esagerato Lepointe, quando la sua
storia del diritto pubblico francese si e` pressa il compito di
esaminare le istituzioni amministrative e municipali, quelle giudizia-
rie, quelle nanziarie, quelle militari e religiose (
43
); ma anche il suo
criterio va tenuto presente, se non altro per quanto concerne i nessi
riscontrabili fra lassetto dellamministrazione e la complessiva
azione dei pubblici poteri.
Piu` oltre ancora, occorre lasciare un qualche spazio alla storia
delle teorie politiche (
44
) e dello stesso pensiero giuridico. Lungo
questa strada, Allegretti si e` inoltrato n troppo, cos` da sbilanciare
il suo prolo storico. In particolar modo non mi sembra soste-
(
41
) Di MARANINI v. la Storia del potere in Italia, 1848-1967, Firenze, 1967, pp. 9,
39. Analoghe considerazioni in LABRIOLA, Sulla Storia della Costituzione italiana , in
1989, n. 1/1996, pp. 113-114.
(
42
) Non a caso lo stesso BONINI, Uno statuto controverso cit., pp. 106-107, insiste
fra laltro sul cruciale problema della parabola dello stato sociale e sul rilievo che esso
presenta nel quadro di cui si discute. Inversamente, nel corso di una Vereinigung fu r
Verfassungsgeschichte, KOSELLECK ha rilevato: unmo glich kann es der Sinn einer Verfas-
sungsgeschichte sein, nur die politischen Ereignisgeschichte in ihrer verfassungsrechtlichen
Perspektiven nachzuerzahlen (cfr. Gegenstand und Begriffe cit., p. 44).
(
43
) Cfr. Histoire des institutions du droit public francais au XIX sie`cle, Paris, 1952.
(
44
) V. PANEBIANCO, Lanalisi della politica cit., p. 14 (sulle teorie politiche come
dottrine generali alle quali non solo gli studiosi ma anche gli altri abitanti della polis
attingono per dare signicato alle azioni e alle istituzioni politiche ). Precisamente in tal
senso, del resto, KOSELLECK, Begriffsgeschichtliche Probleme der Verfassungsgeschichts-
schreibung, in Gegenstand und Begriffe cit., p. 21, ha rilevato che jede Verfassungsge-
schichte hat nicht nur historische Aspekte, sie impliziert immer auch systematische,
strukturelle Fragen .
LIVIO PALADIN 257
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
nibile, ai ni di una storia costituzionale, che il pensiero sia esso
stesso un fatto storicamente rilevante (
45
): la cultura giuridica,
politica, losoca... importa in sede storica nei soli casi in cui
rappresenti un fattore causale (od una giusticazione) di comporta-
menti costituzionalmente signicativi. Ma occorre dare atto che
situazioni del genere possono esistere e sono esistite. Del pari,
bisogna convenire con Allegretti, quando egli osserva che si deve
tener conto delle alternative pur storicamente possibili, ma che
vengono scartate (
46
). Non si tratta, ovviamente, di rincorrere
ipotesi dottrinarie rimaste sulla carta. Ma il dilemma intercorrente
fra la monarchia parlamentare e la monarchia costituzionale (per
non dire della rigidita` costituzionale, cara ad Alessandro Pace) (
47
)
presenta ad esempio una importanza storica indubbia, relati-
vamente allordinamento statutario. Quanto poi allItalia repubbli-
cana, basterebbe ricordare le illusioni di una programmazione eco-
nomica globale, coltivate negli anni 60, come pure la via italiana al
socialismo o la Costituzione socialista vagheggiata da Lavagna (
48
),
per cogliere alcuni momenti della storia che avrebbe potuto
avvenire come diceva Max Weber (
49
) ma non e` riuscita a
realizzarsi. E questi stessi risvolti meritano di essere indagati, se non
altro per meglio capire cio` che in effetti si e` vericato.
Certo, il rischio che si corre adottando visioni cos ` comprensive
e` quello di annegare in un mare di dati e di problemi, troppo
numerosi e troppo eterogenei (
50
): come accadrebbe inevitabil-
mente qualora si seguisse limpostazione per cui lo storico di
(
45
) Prolo cit., p. 12. In termini meno drastici, anche PARADISI, Apologia cit., p.
476, affermava che lattivita` dello storico in generale, e quindi dello storico del diritto,
non consiste soltanto nellesatta ricostruzione di quanto e` avvenuto, ma in unispirazione
piu` profonda, in un interesse umano che coincide con linteresse del proprio tempo;
senza di che la storia non e` storia, ma soltanto cronaca .
(
46
) Op. ult. cit., p. 356.
(
47
) Cfr. La causa della rigidita` costituzionale, Padova, 1995.
(
48
) Di LAVAGNA v. Costituzione e socialismo, Bologna, 1977 (cfr. inoltre CARIOLA,
Il costituzionalismo delle scelte. Linsegnamento metodologico di Carlo Lavagna sulle
possibilita` e la prassi delle trasformazioni costituzionali, in Dir. soc., 1996, pp. 241 ss.).
(
49
) Il metodo cit., p. 208.
(
50
) Il pericolo in questione e` stato segnalato da MITTEIS, Le strutture giuridiche e
politiche delleta` feudale, Brescia, 1962, pp. 7-8: premesso che la storia costituzionale
deve poggiare sulla piu` vasta base della storia generale di un popolo , egli si chiedeva
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 258
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
qualsiasi tipo deve sempre occuparsi della storia tutta intera, sia pure
riguardata da un particolare osservatorio. Ma lidea della storia
totale (ovvero della storia come sapere globale) costituisce il frutto di
una retorica ormai superata. Da Furet a Salvadori, gli storici del
giorno doggi riconoscono, invece, che la storia... e` sempre parzia-
le ; e che va respinta, in quanto impraticabile, la pretesa egemo-
nica della storia stessa rispetto alle altre scienze sociali (
51
).
Ad ogni modo, per uscire dal circolo vizioso basta servirsi di un
metodo sintetico, nei termini gia` raccomandati da Zanichelli. Oc-
corre, cioe` , mirare agli svolgimenti... caratteristici della storia
costituzionale, che la differenziano dalla storia politica o generale ,
di fronte alla quale ci si deve coordinare e non subordinare (
52
).
Occorre, in altre parole, ssare conni coincidenti con quelli del
diritto costituzionale, sia pure calato nella storia. Ma anche in questo
campo rimane indispensabile privilegiare una serie di aspetti o di
proli caratterizzanti, ricercando per quanto lo consentono le
varianti storiche dei rapporti costituzionalmente rilevanti una
ricostruzione sistematica. Piu` precisamente, conviene puntare
come in tanti hanno gia` sostenuto, da Julliot de la Morandie` re a
Lepointe, da Scheying a Pietro Rossi (
53
) la massima attenzione
alle permanenze ed alle continuita` costituzionali (od alle pur tran-
sitorie regolarita` ): vale a dire al momento della durata ovvero
a quella che Urbani ha denito la persistenza attraverso il muta-
no a che punto una esposizione della storia stessa potesse includere tutti questi campi
in ogni particolare, senza dilagare a dismisura .
(
51
) V. rispettivamente I metodi cit., p. 123, e Le molte storie, in La teoria della
storiograa cit., pp. 244-245.
(
52
) Cfr. La storia costituzionale cit., pp. 94, 99. Nel medesimo senso GHISALBERTI,
Storia costituzionale cit., p. XI (ma con lavvertenza che il discorso deve comunque
rimanere aperto alle valutazioni di fatti metagiuridici e pregiuridici, quali quelli di
natura politica e sociale ).
(
53
) Di JULLIOT DE LA MORANDIEvRE v. Avant-propos, in Rev. int. hist. pol. const.
1951, p. 6; di LEPOINTE, Histoire cit., p. 8; di SCHEYING, Deutsche Verfassungsgeschichte
der Neuzeit, Ko ln, 1968, p. 6; di Pietro ROSSI, Introduzione cit., pp. VIII-IX. Ma vedi
anche TOPOLSKI, Metodologia della ricerca storica, Bologna, 1975, p. 773 ( Bisogna
trovare degli storici il cui compito fondamentale non sia la narrazione fattograca, ma la
narrazione che insegue le regolarita` , che contribuisce alla costruzione delle teorie, alla
scoperta delle strutture dellattivita` umana e alla formulazione delle leggi ).
LIVIO PALADIN 259
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
mento (
54
). Diversamente, infatti, la storia delle istituzioni sca-
drebbe nuovamente nella cronaca o si ridurrebbe ad una slegata
narrazione.
4. Anche in questa chiave, tuttavia, molte cautele sono neces-
sarie. Bisogna anzitutto guardarsi dalle storie a tesi, che stanno
invece orendo nel nostro Paese, quanto meno negli anni piu`
recenti. Non e` condivisibile, ed anzi si dimostra pericoloso, lassunto
che la storia si faccia sempre in funzione del presente (
55
). Nel
tempo in cui viviamo vanno se mai rintracciate le ragioni per cui si
decide, da parte di questo o quello storico, di prendere in esame
luno piuttosto che un altro periodo, assumendo luna o laltra
prospettiva di ricerca; ma nellatto in cui si comincia a fare storia e`
per denizione indispensabile come scriveva Max Weber (
56
)
che la valutazione racchiuda un momento contemplativo , senza
mai escludere la possibilita` di atteggiarsi in modo oggettivo .
Per contro, quei pamphlets che oggi sono di moda hanno il torto
fra laltro di semplicare ogni cosa no al punto di schiacciare
la storia reale, con tutte le sue complessita` : ad esempio, la tesi
comune a Giuliano Amato e Rebuffa, per cui lidea del partito come
soggetto istituzionale deriverebbe dal fascismo, sicche la Repub-
blica si sarebbe limitata a trasformare un singolare in plurale (
57
),
mi sembra da un lato un falso storico e daltro lato il frutto di una
confusione fra cio` che i partiti politici erano agli inizi del periodo
repubblicano e cio` che sono invece divenuti, soprattutto a partire
dagli anni 60.
Sintende che hanno le loro buone ragioni quanti osservano che
i fatti si costituiscono soltanto in rapporto ai criteri della loro
constatazione (o della loro assunzione). Ma altro e` sistemare le
vicende storiche dopo averle indagate, sia pure applicando determi-
nati strumenti selettivi; altro valutarle nellottica odierna, come
quando si parla della cosiddetta legge-truffa pensando alle battaglie
(
54
) V. nuovamente Lanalisi sistemica, in Lanalisi della politica cit., p. 77.
(
55
) Cfr. ALLEGRETTI, Prolo cit., p. 12.
(
56
) Il metodo cit., p. 194.
(
57
) Di REBUFFA v. La costituzione impossibile cit., pp. 57 ss. (ed ivi ulteriori
indicazioni).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 260
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degli anni 90 in tema di riforme elettorali! Occorre evitare per
riprendere unimmagine evocata in tuttaltro contesto da SantAgo-
stino che lombra del futuro si proietti sul passato; non si deve
cioe` per servirsi di una citazione meno lontana dal nostro tema
sovrapporre alle vicende narrate una eccessiva dose del senno di
poi . Procedere altrimenti signica indulgere agli anacronismi delle
storie attualizzanti, no al punto di effettuare secondo le parole
di Scoppola un devastante uso politico della storia stessa. E
restano validi, allora, gli ironici rilievi di Marx e di Engels, nei
confronti di coloro che fanno della storia successiva lo scopo della
storia precedente (
58
).
Non meno ricorrente e grave risulta il pericolo che sinquadri la
storia mediante modellistiche costruite a priori. Anche quando si va
alla ricerca dei concetti tipico-ideali , cari al linguaggio di Weber,
ovvero delle leggi che governano gli avvenimenti storici , secondo
lenfatico assunto di Lamprecht (
59
), va mantenuta ferma la coerenza
fra i modelli e i dati, i quali rappresentano pur sempre la premessa
del discorso. Badate bene diceva Tarello nel corso di un vecchio
dibattito sullo stato e le tendenze delle istituzioni in Italia (
60
) a
non preinterpretare le situazioni sulla base di schemi inventati da voi
stessi: ne risentirebbero, nel medesimo tempo, la fantasia interpre-
tativa dei giuristi e la comprensione del passato, cui debbono
tendere gli storici.
Ancora, bisogna mantenere le distanze dalle concezioni della
(
58
) V. rispettivamente ELIA, Presentazione, nella Storia costituzionale di ARANGIO-
RUIZ cit., p. VI; SCOPPOLA, La repubblica cit., pp. 43, 435; MARX-ENGELS, Lideologia
tedesca cit., p. 259. Ma vedi anche ORESTANO, Del post-moderno cit., p. 106 (quanto
al pericolo che il discorso storico si traduca in losoa della storia); come pure
LANCHESTER, Carl Schmitt e la storia costituzionale, in Quad. cost., 1986, pp. 507-508
(sullo schema ideologico che diviene la gabbia di una nuova dogmatica, col
pericolo di negare proprio la storicita` , ricostruendo gli avvenimenti sulla base di principi
astratti ed assolutizzati )
(
59
) Di WEBER v. nuovamente Il metodo cit., pp. 110 ss; ma occorre subito
aggiungere che il criterio per valutare tali elaborazioni consiste pur sempre secondo
quellautore nella loro efcacia per la conoscenza di concreti fenomeni culturali ,
considerati nella loro connessione, nel loro condizionamento causale e nel loro
signicato . Quanto invece al pensiero di Lamprecht, v. ancora TOPOLSKI, Metodologia
cit., pp. 191 ss.
(
60
) V. Stato e tendenze cit., p. 237.
LIVIO PALADIN 261
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storia quale processo lineare e fondamentalmente volontario, che in
vari scritti trapelano pur senza venire esplicitate. Il concreto anda-
mento delle vicende storiche e` spesso tortuoso, per non dire illogico.
Soluzioni e rapporti istituzionali che parevano superati tornano piu`
volte a riapparire (come nello scontro fra la prima e la cosiddetta
seconda Repubblica) (
61
). Ne vanno ipotizzate, a posteriori, catene
causali che in realta` non esistono (o non sono determinanti): lo
storico di qualunque specie deve avere infatti la modestia occorrente
per ammettere che non tutto e` razionalizzabile, neppure in via
successiva, e che vari accadimenti sono stati retti dal caso o da un
complicato intreccio di circostanze, piuttosto che dalla consapevole
volonta` degli uomini.
Partendo da tali premesse, comunque, una storia costituzionale
della Repubblica diviene pienamente concepibile, malgrado le obie-
zioni di quanti contestano che il passato prossimo sia storicizzabile.
Gli storici generali non se ne curano ed anzi propongono con
particolare frequenza nei tempi piu` recenti storie dItalia che
comprendono gli ultimissimi anni. Per quali ragioni lesempio non
dovrebbe essere seguito dagli storici delle istituzioni, una volta
scartate a priori se non altro nelle intenzioni le storie parti-
giane, preconcette o losofeggianti?
Oltre tutto, nel momento attuale i conni cronologici del tema
risultano sufcientemente netti. Il termine iniziale non si sposta di
molto, sia che si prenda le mosse dal 25 luglio del 43 o dal 25 giugno
del 44, sia che si faccia coincidere la linea di partenza con la data del
referendum istituzionale; in ogni caso, non vi e` nulla in comune fra
una storia costituzionale cos` concepita e le corrispondenti storie
inglesi, che debbono affondare le radici nel Medioevo (per non dire
di quelle storie tedesche, in cui si procede addirittura dalle costi-
tuzioni germaniche de1leta` del bronzo) (
62
). Ma anche il termine
(
61
) Nel senso che possono risultare alla ne legittimate istituzioni non dissimili
dalle precedenti , cfr. AMATO, Il Governo nella transizione, in Quad. cost. 1994, p. 370.
(
62
) Quanto allInghilterra, v. per tutti ANSON, Loi et pratique constitutionnelles de
lAngleterre, Paris, 1903-1905, I, p. XIII (ma anche negli Stati Uniti gli storici costitu-
zionali sogliono considerare i precedenti della Costituzione del 1787: come nel caso di
CORWIN, The constitutional History of the United States, New York, 1955) Quanto alla
Germania, cfr. ECKARDT e ROSEN-HOEWEL, Deutsche Verfassungsgeschichte bis zur Ge-
genwart, Stuttgart-Dusseldorf, 1965 (mentre HARTUNG, Deutsche Verfassungsgeschichte,
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 262
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nale risulta, a questo punto, abbastanza chiaro. Sebbene la seconda
Repubblica si risolva per ora in una formula verbale, non vi e` dubbio
che gli anni presenti stiano facendo registrare una frattura, piu` o
meno profonda ma tale da incidere sullintera vita politica italiana ed
anzi in prospettiva sullo stesso assetto delle nostre istituzio-
ni (
63
). Il termine si presta a venire convenzionalmente ssato nel 93,
in corrispondenza con il referendum e con le riforme elettorali
politiche; oppure nel 94, in vista delle prime elezioni regolate da un
congegno prevalentemente maggioritario; o meglio ancora nel 97-
98, se la forma italiana di governo sara` nalmente mutata o ripen-
sata, mediante una revisione costituzionale. Nelluno o nellaltro
senso, notevoli fattori di discontinuita` si sono gia` introdotti nel
sistema politico, a cominciare dalla cosiddetta democrazia dei par-
titi, e sono sul punto di aggiungersi, nello stesso ambito retto dalla
Costituzione formale.
Sono queste, in effetti, le ragioni del crescente interesse per la
nostra storia recentissima, quandanche coltivato in forme sbagliate
o discutibili. La riessione sul passato diventa unesigenza pressante,
proprio nel momento in cui si avvertono i segnali di piu` forti
cambiamenti.
Non voglio dire, con cio` , che quella costituzionale debba assu-
mere le vesti di una storia predittiva. Del futuro, per quanto vicino,
sappiamo soltanto che esso fara` registrare innovazioni, cesure e
permanenze; ma in quali forme, in quali misure e con quali effetti,
non ci e` dato prevedere con certezza. Tuttavia, non possiamo
sottoscrivere la pur fulminante battuta di Eugenio Montale, per cui
la storia non e` magistra di niente che ci riguardi . L intelligenza
storica scriveva nel 40 Maranini (
64
) rivelando la direzione
del movimento in corso, conferisce un signicato al dato attuale .
In altre e piu` semplici parole, chi non sa da dove si stia venendo,
meno ancora potra` immaginare verso dove si stia andando.
Stuttgart, 1950, e FORSTHOFF, Deutsche verfassungsgeschichte der Neuzeit, Stuttgart, 1961,
si limitano a risalire alle organizzazioni politiche medievali).
(
63
) Sulla nuova fase costituzionale v. per tutti CHELI, Proli della transizione
nella forma di Governo, in Quad. cost. 1994, pp. 391-392.
(
64
) Cfr. Dommatica e storia cit., p. 226. Sulla storicita` che coinvolge.. la
nostra esistenza nel presente v. anche fra i tanti ORESTANO, Introduzione allo
studio del diritto romano, Bologna, 1987, p. 11.
LIVIO PALADIN 263
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
JAN SCHRO} DER
AEQUITAS UND RECHTSQUELLENLEHRE
IN DER FRU}HEN NEUZEIT
I. AEQUITAS ALS UNGESCHRIEBENE RECHTSQUELLE (ETWA 1560 BIS 1650). 1. Die Vor-
geschichte: Unbeachtlichkeit der nicht geschriebenen Aequitas im Mittelalter und
Wiederentdeckung der aristotelischen Epieikeia im fru hen 16. Jahrhundert. 2. Die
Lehre des spa ten 16. und fru hen 17. Jahrhunderts (Aequitas als ungeschriebene
Rechtsquelle). II. AEQUITAS-LEHRE UND STELLUNG DES RICHTERS: EINE FREIRECHTLICHE
PHASE IN DER FRU HEN NEUZEIT? 1. Grenzen der Aequitas-Relevanz in der Rechtslehre
des 16. und 17. Jahrhunderts 2. Zur Verwendung der Aequitas in der Rechtspre-
chung des spa ten 16. und 17. Jahrhunderts III. AEQUITAS-LEHRE UND THEORIE DER
RECHTSQUELLEN IM 16. UND 17. JAHRHUNDERT 1. Vera nderung der Begriffe des
(positiven) Gesetzes- und Gewohnheitsrechts im mittleren 17. Jahrhundert. 2.
Vera nderung des Verha ltnisses von Naturrecht und Aequitas
Die Frage, wie sich Recht und Billigkeit, ius und aequitas,
zueinander verhalten, ob der Richter neben dem geschriebenen
Recht oder sogar ihm entgegen Billigkeitserwa gungen zur Geltung
bringen darf, geho rt zu den elementaren Themen der Rechts-
wissenschaft. Eine umfassende Darstellung der Geschichte des
Problems gibt es bisher nicht; es existieren nur einzelne, aus sehr
unterschiedlichen Blickwinkeln geschriebene Monographien oder
Aufsa tze zu verschiedenen Etappen der Entwicklung seit der An-
tike (
1
). Fu r die fru he Neuzeit kann zwar prinzipiell als gesichert
(
1
) Eine nu tzliche U

bersicht gibt Clausdieter Schott: Billigkeit und Subjektivis-


mus ein historisches Problem, in: Festschrift fu r Max Keller zum 65. Geburtstag,
Zu rich 1989, S. 745-756; jetzt auch Peter Raisch: Juristische Methoden. Vom antiken
Rom bis zur Gegenwart, Heidelberg 1995, S. 181-184. Zum a lteren ro mischen Recht:
Franz Wieacker: Ro mische Rechtsgeschichte, 1. Abschnitt, Mu nchen 1988, S. 506 f.;
Paolo Pinna Parpaglia: Aequitas in libera republica, 1973. Zum klassischen und
byzantinischen ro mischen Recht: Fritz Pringsheim: Jus aequum und jus strictum, in:
ZRG (RA) 42 (1921), S. 643-668, wieder in ders.: Gesammelte A bhandlungen, 1. Bd.,
Heidelberg 1961, S. 131 ff., und weitere Untersuchungen in diesem Sammelband S.154
ff.; zusammenfassend Max Kaser: Das ro mische Privatrecht, 1. Abschn., 2. Au.,
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gelten, da man der Aequitas nicht sehr viel Einu auf die
richterliche Rechtsndung zubilligen wollte (
2
), und damit scheint
festzustehen, da sich ein freierer Umgang des Richters mit dem
geschriebenen Recht in Deutschland doch erst im 20. Jahrhundert
durchgesetzt hat. Aber dieses Bild von der Entwicklung ist nach wie
vor recht unscharf, denn ob und wie die deutschen Juristen nach
der Rezeption die Aequitas in die Rechtsquellenlehre integriert, wie
sie insbesondere ihr Verha ltnis zu dem immer wichtiger werdenden
rationalen und sa kularisierten Naturrecht des 17. und 18. Jahrhun-
derts gesehen haben, ist bisher noch gar nicht im Detail untersucht
worden.
Die folgende Abhandlung mo chte dazu beitragen, diese Lu cke
zu schlieen (
3
). Sie geht von der Beobachtung aus, da die
Aequitas vom spa ten 16. Jahrhundert bis etwa zur Mitte des 17.
Jahrhunderts als Rechtsquelle, na mlich als ungeschriebenes Recht
betrachtet worden ist (I.) und versucht, die Hintergru nde dieses
Pha nomens etwas zu erhellen. Handelt es sich mo glicherweise um
Mu nchen 1971, S. 195; 2. Abschn., 2. Au., Mu nchen 1975, S. 61 f.; Gottfried
Schiemann: Aequitas, in: Der Neue Pauly 1 (1996), Sp. 188 f. Zur mittelalterlichen
Rechtswissenschaft: Paolo Grossi: Lordine giuridico medievale, Rom-Bari 1995, S.
175-182; zu den Glossatoren: Hermann Lange: Ius aequum und ius strictum bei den
Glossatoren, in: ZRG (RA) 71 (1954), S. 319-347; zu den Kommentatoren: Norbert
Horn: Aequitas in den Lehren des Baldus, Ko ln etc. 1968. Zur fru hen Neuzeit: Guido
Kisch: Erasmus und die Jurisprudenz seiner Zeit, Basel 1960; Clausdieter Schott:
Aequitas cerebrina , in: Rechtshistorische Studien. Hans Thieme zum 70. Geburts-
tag, Ko ln etc. 1977, S. 132-160; ders.: Rechtsgrundsa tze und Gesetzeskorrektur,
Berlin 1975, S. 59 ff.; Gunter Wesener: Aequitas naturalis, natu rliche Billigkeit , in
der privatrechtlichen Dogmen- und Kodikationsgeschichte, in: Der Gerechtigskeits-
anspruch des Rechts, hrsg. v. M. Beck-Mannagetta u.a., 1996, S. 81-105; zusammen-
fassend Helmut Coing: Europa isches Privatrecht, I, Mu nchen 1985, S. 40-42. Vgl. auch
die HRG-Artikel Aequitas canonica (F. Merzbacher, HRG I [1971], Sp. 58 f.) und
Billigkeit (E. Kaufmann a.a.O. Sp. 431-437), der jedoch nur das Mittelalter
behandelt. Wenig ergiebig ist der Artikel Billigkeit von K. H. Sladeczek im
HistWbPhilos 1 (1971), Sp.939-943.
(
2
) S. dazu C. Schott: Aequitas cerebrina und H. Coing, wie Fn. 1.
(
3
) Vollsta ndigkeit ist nicht angestrebt und wa re angesichts der Masse an
einschla gigen Quellen wohl auch nur schwer zu erreichen. Von den bei Martin
Lipenius: Bibliotheca realis iuridica, I (Leipzig 1757), S. 36 f. unter dem Stichwort
Aequitas aufgefu hrten Schriften habe ich etwa die Ha lfte verwertet; nicht zuga n-
glich war mir vor allem die mo glicherweise wichtige Abhandlung von Samuel Rachel:
De aequitate, Kiel 1671.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 266
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
eine bisher u bersehene freirechtliche Phase in der deutschen
Rechtswissenschaft? (II.). Und wenn nicht: was bedeutet sonst diese
sich zweimal wandelnde Wertscha tzung der Aequitas im 16. und
17. Jahrhundert? (III.)
I. AEQUITAS ALS UNGESCHRIEBENE RECHTSQUELLE (ETWA 1560 BIS 1650)
1. Die Vorgeschichte: Unbeachtlichkeit der nicht geschriebenen
Aequitas im Mittelalter und Wiederentdeckung der aristoteli-
schen Epieikeia im fru hen 16. Jahrhundert.
Nach dem heutigen Wissensstand verla uft die Entwicklung bis
zum fru hen 16. Jahrhundert folgendermaen: Die mittelalterlichen
Juristen haben die Frage der Aequitas zwar immer wieder diskutiert,
waren aber nicht bereit, einer ungeschriebenen Aequitas Einu auf
die Rechtsndung zugeben. NachdenVorstellungender Glossatoren
mute nur die im geschriebenen Recht irgendwie xierte Billigkeit,
die aequitas scripta , beachtet werden (
4
). Die Antinomie zweier
Codex-Stellen, von denen die eine (C. 3, 1, 8) demRichter die Beru ck-
sichtigungder Aequitas erlaut, die andere sie demKaiser vorbeha lt (C.
1, 14, 1), wurde mit der Distinktionbewa ltigt, dasichzwar die zweite
Stelle auf die aequitas non scripta , die erste aber lediglich auf die
geschriebene Aequitas beziehe, undmannahmsogar an, dadies auch
die richtige Lesart der Quellentexte selbst sei (schob also in den Text
von C. 3, 1, 8 das Wort scripta , in C. 1, 14, 1 das Wort non
scripta ein) (
5
). Die Kommentatoren haben diese Lehre offenbar im
wesentlichen u bernommen (
6
).
Diese Einstellung mute sich fundamental a ndern, als der
aristotelische Begriff der notwendigerweise ungeschriebenen
Aequitas (epieikeia) von der Jurisprudenz (wieder) entdeckt wurde.
Das scheint 1508 durch den franzo sischen Humanisten Guillaume
Bude geschehen zu sein (
7
), der in seinen Annotationes zu den
(
4
) Siehe H. Lange (Fn.1), S. 328 f.
(
5
) H. Lange (Fn. 1), S. 331.
(
6
) Zu Bartolus und Durantis H. Lange (Fn. 1), S. 331 Anm. 65; zu Baldus N.
Horn (Fn. 1), zusammenfassend S. 203 ff., 219.
(
7
) Nach G. Kisch (Fn. 1), S. 177 ff.
JAN SCHRO} DER 267
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Digesten die Stelle D. 1, 1, 1 pr. (ius est ars aequi et boni) im Sinne
der aristotelischen Epieikeia interpretiert (
8
). Aristoteles hatte in
der Nikomachischen Ethik erkla rt: Der Gesetzgeber ko nne sich nur
allgemein ausdru cken, ohne allerdings zu u bersehen, da damit
eine Fehlerquelle gegeben ist. Aber der Fehler liege nicht beim
Gesetzgeber oder beim Gesetz sondern, in der Natur der Sache,
denn so ist nun einmal die Fu lle dessen, was das Leben bringt.
Wenn also ein Fall vorkommt, der durch die allgemeine Bestim-
mung nicht erfat wird, so ist es ganz in Ordnung..., das Versa um-
nis im Sinne des Gesetzgebers selbst zu berichtigen: so wie er selbst
die Bestimmung getroffen ha tte, wenn er im Lande gewesen wa re
und wie er sie, wenn ihm der Fall bewut geworden wa re, in sein
Gesetz aufgenommen ha tte. Das ist die Billigkeit (Epieikeia), also
eine Berichtigung des Gesetzes da, wo es infolge seiner allgemei-
nen Fassung lu ckenhaft ist (
9
). In der Rhetorik bezeichnet Ari-
stoteles als billig das, was u ber das geschriebene Gesetz hinaus
gerecht ist und nennt neben dem Fall des bewut und zwangs-
la ug zu allgemeinen Gesetzes auch den des versehentlich mangel-
haften Gesetzes (
10
). Damit war also der Epieikeia einerseits die
Einschra nkung des zu allgemeinen Gesetzes, andererseits auch die
Erga nzung des unvollsta ndigen Gesetzes zugewiesen.
Machte man nun mit der aristotelischen Lehre ernst und sah in
der Epieikeia eben die Aequitas, die der Richter nach den Vor-
schriften des Corpus iuris civilis, besonders nach C. 3, 1, 8 zu
beru cksichtigen hatte, dann lie sich die mittelalterliche Lehre von
der ausschlielichen Beachtlichkeit der aequitas scripta nicht
la nger aufrechterhalten. Allerdings haben die deutschen Juristen
der ersten Ha lfte des 16. Jahrhunderts diese Konsequenz offenbar
eine Ausnahme macht Johann Oldendorp (
11
) noch nicht
(
8
) Gulielmus Budaeus: Annotationes in Pandectas tam priores quam posteriores
(1. Teil erstmals 1508), Basel 1557, S. 1 ff. (nach G. Kisch [Fn. 1], S. 495 ff.)
(
9
) Aristoteles: Nikomachische Ethik V, 14; 1137 a, b. U

bersetzung im Text nach


der Ausgabe von Franz Dirlmeier: Aristoteles. Werke, Band 6, 9. Au. Berlin 1991, S.
118 f. (statt vom Billigen spricht Dirlmeier allerdings vom Gu tigen ).
(
10
) Aristoteles: Rhetorik 1, 13; 1374 a, b. U

bersetzung im Text nach der


Ausgabe von Franz G. Sieveke, Mu nchen 1993, S. 72 f.
(
11
) Johann Oldendorp: Wat byllich unn recht ys (1529), hochdt. U

bers. hrsg.
von Erik Wolf: Quellenbuch zur Geschichte der deutschen Rechtswissenschaft,
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 268
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
gezogen. Sie sprechen weiterhin unbefangen von aequitas scrip-
ta (
12
). Ulrich Zasius etwa u bernimmt in seiner Kommentierung von
C. 3, 1, 8 zwar den aristotelischen Aequitas-Begriff, bleibt aber
sonst doch im wesentlichen bei der mittelalterlichen Auffassung:
Gegenu ber dem geschriebenen strikten Recht soll sich immer nur
die aequitas scripta durchsetzen ko nnen, nur bei fehlendem
Gesetz, vor allem bei der Vertragsauslegung, ist die Aequitas dem
rigor iuris vorzuziehen (
13
). Ebenso, und ohne Bezugnahme auf
den aristotelischen Begriff, kommentiert sein Schu ler Johann
Sichard die Codexstelle 3, 1, 8 (
14
). Auch die ersten deutschen
Systematiker Sebastian Derrer (1540) und Conrad Lagus (1543)
verharren mit der ausschlielichen Beru cksichtigung der aequitas
scripta (
15
) auf dem mittelalterlichen Standpunkt, obwohl jedenfalls
Lagus die aristotelische Lehre zu kennen scheint (
16
).
Frankfurt am Main 1950, S. 51 ff. (57): Denn es ist jetzt und war auch schon fru her
bewa hrt, da man die Billigkeit nicht eigentlich in Schrift verfassen kann... ; ders:
Opera, I (Basel 1559), S. 277: constat..., quod aequitas in scriptum redigi non
potest .
(
12
) So etwa Claudius Cantiuncula und Bonifacius Amerbach (bei G. Kisch , S.
274 f., 515 f. und 361); Ulrich Zasius: Commentaria in titulum codicis Iustiniani de
iudiciis, l. placuit (= C. 3, 1, 8), Nr. 13, 16 (= ders: Opera omnia, hrsg. v. Johann Ulrich
Zasius und Joachim Mu nsinger von Frundeck. IV, Lyon 1550 [Ndr. Aalen 1966]),
S.188); Sebastian Derrer: Jurisprudentiae liber primus, Lyon 1540, lib. 1, tit. 7, Nr. 24,
S. 47; (Conrad Lagus: ) Iuris utriusque traditio methodica... ex ore... D. Conradi Lagi.
.. annotata...nunc recens excusa et aedita, Frankfurt 1543, fol. 6r B, fol. 9r B; Johannes
Sichardus: In codicem Iustinianeum praelectiones, hrsg. von Franz Modius, Frankfurt
am Main 1586, zu C. 3, 1, 8, Nr. 5 ff. (S. 111 f.); Johannes Oinotomos (Schneidewin):
In quatuor Institutionum imperialium Iustiniani imperatoris libros commentarii, Ve-
nedig 1657, zu lib. 2, tit. 6, Nr. 11 Anm. a, S. 121; Arnold Holstein: Tractatus de
aequitate iuris, Ko ln 1566, S. 103 f. G. Kisch (Fn.1), der sich im deutschen Sprachraum
auf die eher konservativen oberrheinischen Humanisten des fru hen 16. Jahrhunderts
konzentriert, gibt deshalb m.E. kein vollsta ndiges Bild der humanistischen Aequitas-
Lehre und ihrer praktischen Konsequenzen, so wertvoll das Buch durch seine gewis-
senhaften Quellen- und Literaturanalysen an sich ist.
(
13
) U. Zasius, wie Fn. 12, Nr. 1-4, S. 187 (Aristoteles), 13 und 16, S. 188
(Unbeachtlichkeit der aequitas non scripta gegenu ber dem geschriebenen Gesetz), 20
(aequitas bei der Vertragsauslegung).
(
14
) J. Sichard, wie Fn. 12, Nr. 6, S. 112.
(
15
) S. Derrer, wie Fn. 12, Nr. 24, S. 47; C. Lagus, fol. 9r B.
(
16
) C. Lagus (Fn. 12), fol. 14v.
JAN SCHRO} DER 269
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
2. Die Lehre des spaten 16. und fru hen 17. Jahrhunderts (Aequitas
als ungeschriebene Rechtsquelle).
In der zweiten Ha lfte des 16. Jahrhunderts a ndert sich das Bild.
Mehr und mehr nimmt man nun auch in Deutschland an, da die
Aequitas im strengen Sinne immer ungeschrieben ist (
17
). Sicher-
lich , schreibt etwa Mattha us Wesenbeck, haben auch einzelne
Gesetze ihre Aequitas. Aber eigentlich wird die Aequitas als aequa
litas oder recta ratio verstanden, als ungeschrieben und von
unserem Recht abgesondert oder jedenfalls in keinem besonderen
Gesetz ausgedru ckt (
18
). Die Juristen erkennen jetzt, da die
Codex-Stelle 3, 1, 8, die dem Richter die Beru cksichtigung der
Aequitas auferlegt, keineswegs wie die mittelalterlichen Juristen
behauptet hatten nur von der geschriebenen Billigkeit, der
aequitas scripta , spricht, denn in den alten Handschriften
ndet sich das Wort scriptae nicht (
19
).
Damit stellte sich die Frage, wie sich die Aequitas zu den
(
17
) Ausdru cklich etwa Mattha us Wesenbeck: In Pandectas iuris civilis et Codicis
Iustinianei lib. IIX commentarii, Basel 1582, zu D 1, 1, Nr. 18, S. 9; Dominicus
Arumaeus: Exercitationes Justinianeae, 3. Ausg., Jena 1607, Exerc. 1 (Def. Wolfgang
Sigel), Nr. 8, S. 5; Marquard Freher : Sulpitius, sive de aequitate commentarius ad l. 1
C. de legibus (1608), in: Everardus Otto: Thesaurus iuris Romani, IV, Sp. 369-380
(379); Reinhard Bachovius ab Echt: Commentarius in primam partem Pandectarum,
Spirae Nemetum 1630, Nr. 3 (nicht im Text), S. 70; Johannes Harpprecht: Commentarii
in quatuor Libros Institutionum Iuris Civilis, Tom. 1, 2. Ausg., Frankfurt 1658, zu I.
1, 2, 9 (sine scripto) Nr. 55, S. 149; Georg Frantzke: Commentarius in XXI libros
Pandectarum iuris civilis priores, Straburg 1654, zu D. 1, 1 Nr. 53, S. 11. Ebenso
natu rlich neben Harpprecht auch die Autoren, welche die Aequitas als ungeschriebenes
Recht ansehen, s.u. zu Fn. 25. Eine dezidiert andere Meinung habe ich nur bei Erasmus
Ungepaur : Exercitia Justinianea, sive Disputationes XVI ad IV libros Institutionum
Imperatoris Justiniani, 3. Ausg., hrsg. von Adrian Beier, Jena 1663, Exerc. 1, quaestio
9. S. 23 f. gefunden, vgl. aber auch die Nachweise bei J. Harpprecht, a.a.O., Nr. 56, Sp.
149.
(
18
) M. Wesenbeck, wie vorige Fn., S. 9. Etenim licet etiam ius singulis legibus
sua quaedam aequitas constet: tamen proprie aequitas pro aequalitate seu recta ratione
accipitur, non scripta, et quae a iure nostro sit secreta, aut certe nulla expressa lege... .
(
19
) D. Arumaeus, wie Fn. 17 ( quia in vetustis Codicibus vox scriptae non
reperitur ). Bei den franzo sischen Humanisten, die Arumaeus an dieser Stelle auch
zitiert, hatte sich diese Erkenntnis schon viel fru her durchgesetzt, vgl. etwa Franciscus
Duarenus: Disputationes anniversariae, lib. 2, cap. 18, in ders: Omnia quae quidem
hactenus edita fuerunt opera, Frankfurt 1592, S. 1068 li. Sp.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 270
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Rechtsquellen verhielt. Es gab jedenfalls zwei verschiedene Antwor-
ten. Die eine lief darauf hinaus, die Rechtsquellenlehre des ro mischen
Rechts unberu hrt zu lassen und die Aequitas lediglich in bestimmten
Fa llen als Entscheidungsgrundlage neben die allgemeinen Rechts-
quellen zu setzen. Diese sehr behutsame Lo sung hat der Marburger
Professor HermannVultejus vertreten. Nachihmist die Aequitas eine
causa iuris bei der Entscheidung des einzelnen Rechtsfalls, auf die
zuru ckzugreifen ist, wenn nichts fu r den besonderen Fall festgesetzt
oder durch Gewohnheit gebilligt ist (
20
). Die Aequitas gibt aber
immer nur die Lo sung fu r den einzelnen Fall, sie ist Entscheidungs-
norm (iudicandi norma) und kein schon gesetztes Recht, denn die
Quellen des gesetzten Rechts sind Gott, Natur, o ffentliche Autorita t
(menschliches Gesetz) und Volk (Gewohnheitsrecht) (
21
).
Soweit ich sehe, ist aber Vultejus Lehre vereinzelt geblieben.
Die zweite und u berwiegend vertretene Lo sung ging dahin, die
Aequitas als ungeschriebenes Recht in die ro mische Rechtsquellen-
lehre einzubauen. Als erster hat offenbar um 1550 der franzo sische
Systematiker Franciscus Connanus diese Lehre vertreten. Connanus
erkla rt ohne weiteren Beleg, es gebe zwei Teile des ungeschriebe-
nen Rechts, na mlich Gewohnheit und Aequitas und leitet dann den
Abschnitt u ber die Aequitas mit dem Satz ein: Auch die Aequitas
selbst ist ein Teil des Rechts, der im geschriebenen nicht enthalten
ist (
22
). In Deutschland scheint es wieder Mattha us Wesenbeck
gewesen zu sein, der als erster diese Lehre aufgegriffen hat. Die
Aequitas geho re zwar mehr zum Naturrecht als zum ro mischen
ius civile , das Naturrecht sei aber selbst Teil des ro mischen
Rechts und deshalb geho re die Aequitas zum ungeschriebenen
(
20
) Hermann Vultejus: Diatribe de causis Iuris constituentibus, in ders.: Tracta-
tus tres, Frankfurt 1586, S. 59-78 (65 f.): Wenn nihil in specie est constitutum usuve
comprobatum, tum in locum iuris, (utpote deciente) succedit Aequitas .
(
21
) H. Vultejus (Fn. 20), S. 67: Hae itaque duae sunt iudicandi normae,
Aequitas nimirum et Ius . Zu den Rechtsquellen dann S. 67 f.
(
22
) Franciscus Connanus: Commentariorum iuris civilis libri decem, mit Anm.
von F. Hotman und Vorwort von B. Faius, neue Ausg., Hanau 1609, lib. 1, cap. 10,
Nr. 3, S. 46: Sunt enim huius non scripti iuris partes duo, consuetudo et aequitas ;
lib. 1, cap. 11, Nr. 1, S. 53: Aequitas etiam ipsa iuris est, quae scripto non
continetur . Ob schon ein anderer (franzo sischer?) Autor vor Connanus diese Ansicht
vertreten hat, kann ich nicht sagen. Jedenfalls ist, soweit ich sehe, Connanus der
fru heste Autor, der fu r diese Auffassung in der spa teren Literatur zitiert wird.
JAN SCHRO} DER 271
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Recht (ad ius agraphon). Ihren Anwendungsbereich umreit er
folgendermaen: Sie pat erstens Gesetze der gesunden Vernunft
und dem richtigen Sinn an, sie dehnt zweitens das Gesetz auf
gleichartige a hnliche Fa lle aus und sie gibt drittens dem Richter die
Regel, wenn weder aus den Worten, noch aus dem Sinn des
Gesetzes noch mit (sc. topischen) Argumenten eine Lo sung zu
nden ist (
23
).
Diese Lehre hat sich dann fu r mehr als ein halbes Jahrhundert
behauptet. Sie wird etwa von Wesenbecks Kommentatoren Rein-
hard Bachovius von Echt und Heinrich Hahn (noch 1650)
allenfalls mit der Einschra nkung, da die Aequitas kein ro misches
ungeschriebenes Recht sei kritiklos u bernommen (
24
). In Tu -
bingen vertreten sie Heinrich Bocer und Johann Harpprecht, in
Straburg Georg Obrecht und Justus Meier (
25
). Neben ihnen steht
eine Reihe von Juristen, die die Aequitas zwar nicht ausdru cklich
als ungeschriebenes Recht, aber doch als subsidia re Rechtsquelle
ansehen, wenn eine gesetzliche oder gewohnheitsrechtliche Vor-
schrift fehlt, wie Johannes Althusius, Dietrich Reinkingk und Jo-
hann Brunnemann (
26
). Soweit sonst bis etwa 1630 zur Aequitas
(
23
) M. Wesenbeck, wie Fn. 17, S. 9: Sed... etiam ius naturae, quo utimur, pars
iuris Romani est: et consequenter, aequitas quoque haec tam scripta quam non scripta
eodem referri, atque ita pertinere ad ius agraphon (sc. im Orig. griechisch) potest. S.
10 dann zum Anwendungsbereich der Aequitas.
(
24
) Reinhard Bachovius ab Echt: Notae et animadversiones ad Matthaei We-
senbecii Pandectas iuris civilis, Ko ln 1640, S. 18, Heinrich Hahn: Observata theoretico
practica ad Matthaei Wesenbecii in L libros Digestorum Commentarios..., Pars I,
Helmstedt 1659, S. 84-86 (85: ius non scriptum im weiteren Sinne).
(
25
) Henricus Bocerus: Ad tres priores Pandectarum partes disputationes, Tu -
bingen 1588, Disp. 1, Nr. 27, S. 13 (noch zweifelnd); deutlicher dann ders: Disputa-
tionum iuridicarum... classis prima, Tu bingen 1596, Disp. 1, Nr. 41, S. 13; J.
Harpprecht, wie Fn. 17, Nr. 51, Sp. 148; Georg Obrecht: Disputationes ex variis iuris
civilis... materiis... in unum nunc corpus collectae, Ursellis 1603, Pars 1, Disp. 1, th. 104,
S. 5; Justus Meier: Collegium Argentoratense, totius Jurisprudentiae absolutum systema
exhibens, mit Anm. v. Johann Otto Tabor, hrsg. v. Johann Bechtold, Tom 1, Straburg
1657, zu D. 1, 1 Nr. 37, S. 8 (als Recht, das aus der Rechtsprechung entsteht).
(
26
) Johannes Althusius: Dicaeologicae libri tres, 2. Au., Frankfurt 1649, lib.1,
cap. 16, Rn. 18, 19, S. 49; Theodoricus Reinkingk: Tractatus de regimine saeculari et
ecclesiastico, 5. Ausg., Frankfurt am Main 1651, lib. 2, class. 2, Cap. 12, Nr. 41, S. 872;
Johann Brunnemann: Commentarius in Codicem Justinianeum (1663), ed. novissima,
Leipzig 1708, zu C. 3, 1, 8, Nr. 5-6, S. 228.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 272
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Stellung genommen wird, ndet sich, soweit ich sehe, jedenfalls
keine ausdru ckliche Kritik an der Einordnung der Aequitas als
ungeschriebenes Recht.
Erst in der Mitte des 17. Jahrhunderts scheinen sich Zweifel
eingestellt zu haben. Der Erfurter Professor Henning Rennemann
fu hrt (1632?) einen heftigen Angriff auf Bocer und will die Aequitas
als geschriebenes Recht einordnen (
27
). Arnold Vinnius betont
in seinem, erstmals 1642 erschienenen, Institutionen-Kommentar,
da die Aequitas kein Gegensatz zum geschriebenen, sondern zum
strikten Recht sei (
28
). In der zweiten Ha lfte des 17. Jahrhunderts
wenden sich in Deutschland Amadeus Eckolt, Nicolaus Christoph
Lyncker und Johannes Strauch ausdru cklich gegen die Lehre von
der Aequitas als ungeschriebenem Recht: sie sei weder geschrieben
noch ungeschrieben (Eckolt) (
29
), sie sei nur virtuelles Gewohnheits-
recht (Lyncker) (
30
), sie geho re zum Naturrecht (Strauch) (
31
). Die
groen Handbu cher des Usus modernus (Lauterbach, Struve, Stryk)
(
32
) behandeln die Aequitas entweder u berhaupt nicht oder jeden-
falls nicht mehr als ungeschriebenes Recht oder subsidia re Rechts-
quelle, und ebenso verfahren die Autoren der kleinen Pandekten-
(
27
) Henning Rennemann: Jurisprudentia Romano-Germanica, Erfurt 1651
(Rennemann lebte 1567-1646, seine Vorrede ist von 1632), Disp. 13, Nr. 26, 36 (S. 167,
169) und die Polemik gegen Bocer Nr. 38 ff. (S. 171 f.).
(
28
) Arnold Vinnius: In quatuor libros Institutionum imperialium commentarius
academicus et forensis, 4. Ausg, Amsterdam 1665, zu I. 1, 1, 9 (sine scripto), Nr. 7, S. 20.
(
29
) Amadeus Eckolt: Compendiaria Pandectarum tractatio, mit Anm. von
Bartholomaeus Leonhard Svendendo rffer, Leipzig 1680, zu D. 1, 1, 28 Anm. (S. 20).
(
30
) (Nicolaus Christoph Lyncker:) Commentaria Lynckeriana in jus civile uni-
versum, ad seriem Digestorum, zu D. 1, 3, Nr. 16, S. 70: Aequitas bezieht sich einerseits
als Interpretation auf das bestehende Recht, andererseits auf das entstehende, da sie
durch Juristen und Richter zum ungeschriebenen Recht werden kann.
(
31
) Johannes Strauch: Dissertationes ad jus Iustinianeum privatum, mit Anm. v.
Christian Thomasius, hrsg. v. Ephraim Gerhard, Jena 1718, Diss. 1, Th. 12, S. 12.
(
32
) Georg Adam Struve: Syntagma juris civilis, Jena 1672, Exerc. 2, Nr. 44, S.
69 (behandelt die Aequitas nur noch als fundamentum der Interpretation, nicht
mehr als subsidia re Rechtsquelle). Nichts u ber Aequitas enthalten, soweit ich sehe,
Wolfgang Adam Lauterbach: Collegium theoretico-practicum in librum primum Pan-
dectarum usque ad vigesimum, I, neue Ausg., hrsg. v. Ulrich Thomas Lauterbach,
Tu bingen 1726; Samuel Stryk: Specimen usus moderni Pandectarum ad libros V
priores... exhibitum, 4. Ausg., Halle 1713.
JAN SCHRO} DER 273
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
kompendien des 17. und fru hen 18. Jahrhunderts (
33
). Damit
verschwindet die Lehre von der Aequitas als ungeschriebener
Rechtsquelle kaum hundert Jahre nach ihrer Begru ndung schon
wieder aus der juristischen Literatur.
Diese Entwicklung: von der mittelalterlichen Ablehnung der
ungeschriebenen Aequitas, u ber ihre Erhebung zur Rechtsquelle im
spa ten 16. Jahrhundert bis zu ihrer erneuten Eliminierung aus der
Rechtsquellenlehre schon knapp hundert Jahre spa ter, ist wohl
kaum aus sich selbst heraus versta ndlich, sondern bedarf einer
Erkla rung. Dabei mu man zuna chst wohl Klarheit daru ber ge-
winnen, was die Wertscha tzung der Aequitas zwischen 1550 und
1650 fu r die Rechtspraxis bedeutet hat, ob also die verschiedenen
Entwicklungsphasen der Aequitas-Lehre mit sich a ndernden Vor-
stellungen u ber das Verha ltnis des Richters zum Gesetz zusam-
menha ngen (II.). Wenn das nicht der Fall ist, dann ko nnten die
Gru nde in der Rechtsquellenlehre selbst liegen, also in sich wan-
delnden Begriffen von Natur-, Gesetzes- und Gewohnheitsrecht
(III.).
II. AEQUITAS-LEHRE UND STELLUNG DES RICHTERS: EINE FREIRECHTLICHE
PHASE IN DER FRU HEN NEUZEIT?
An sich ha tte die Erhebung der Aequitas zur Rechtsquelle
einem sehr grozu gigen, geradezu freirechtlichen Billigkeitsdenken
Vorschub leisten ko nnen. Aber soweit bisher bekannt ist, hat es
eine derartige freirechtliche Phase in der Jurisprudenz des spa ten
(
33
) Georg Adam Struve: Jurisprudentia Romano-Germanica forensis, 7. Ausg.,
Jena 1694, lib. 1, tit. 2, Nr. 18 (nur im Zusammenhang mit der Interpretation);
Wolfgang Adam Lauterbach: Compendium Juris brevissimis verbis... universam fere
materiam juris exhibens, hrsg. v. Johann Jacob Schu tz, Tu bingen u.a., o. J. [1967]
(nichts u ber aequitas); Justus Henning Bo hmer: Introductio in Ius Digestorum, Pars I,
9. Ausg. 1756, lib. 1, tit. 1, Nr. 4, S. 5 (nur im Zusammenhang mit der Interpretation);
Jacob Friedrich Ludovici : Doctrina Pandectarum, Halle 1725 (nichts u ber aequitas);
Johann Gottlieb Heineccius: Elementa iuris civilis secundum ordinem Institutionum
(1727), Leipzig 1758 (nichts u ber aequitas); ders.: Elementa iuris civilis secundum
ordinem Pandectarum, 3. Ausg., Straburg 1732, Pars 1, lib. 1, tit. 1, 13, S. 5 (in den
Pandekten werde das ius gentium als naturalis aequitas bezeichnet), 22, S. 8 (im
Zusammenhang mit der restriktiven Interpretation).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 274
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
16. und 17. Jahrhunderts nicht gegeben (
34
). Genauer la t sich der
Einu der neuen Aequitas-Theorie auf die Rechtspraxis abscha t-
zen, wenn man die fu r die Rechtsanwendung relevanten Details der
Lehre genauer betrachtet und ihrer tatsa chlichen Verwendung in
der Rechtsprechungs- und Konsiliarpraxis nachgeht.
1. Grenzen der Aequitas-Relevanz in der Rechtslehre des 16. und
17. Jahrhunderts.
Wesenbeck hatte der Aequitas drei Aufgaben zugewiesen: die
einschra nkende, die ausdehnende oder analoge Gesetzesan-
wendung und die Ausfu llung von Gesetzeslu cken, und ein a hnli-
cher Katalog ndet sich auch bei anderen Autoren der Zeit (
35
).
Wenn die fru hneuzeitliche Lehre mit der nicht gesetzesgebundenen
Aequitas Ernst machte, dann mute sie vor allem den fu r jedes
kodizierte Rechtssystem kritischen und damit interessantesten
letzten Fall, den der freien Ausfu llung von Gesetzeslu cken
genauer ins Auge fassen. Aber auffallenderweise vermeidet man in
der Regel na here Ausfu hrungen dazu. Der einzige mir bekannte
Autor, der offen sagt, da in diesem Fall der Richter nach seiner
(an Natur und Ratio kontrollierten) U

berzeugung entscheiden soll,


ist Hermann Vultejus (
36
). Andere bringen den Fall in die Na he der
harmloseren Analogie (
37
). Eine der seltenen Auseinandersetzungen
mit der lu ckenfu llenden Aequitas ndet sich und das ist wohl
bezeichnend gerade bei dem Juristen, der wohl als erster die
(
34
) Siehe C. Schott: Aequitas cerebrina (Fn. 1), bes. S. 146-152.
(
35
) M. Wesenbeck, wie Fn. 17, S. 10. Spa ter wird zwischen interpretierender
und emendierender (abrogierender und suppletorischer) Aequitas unterschieden: G.
Obrecht (Fn. 25), p.1, disp. 1, th. 126, 129, S. 6; H. Hahn (Fn. 24), S. 86. Johann
Andreas Frommann: Positiones inaugurales ex dissertatione de aequo et bono excerptae
(Resp. Tobias Cramer), Tu bingen 1679, th. 6, S. 5 kennt eine interpretatorische,
suppletorische und korrektorische Aequitas. Allerdings soll nach diesen Autoren die
abrogierende bzw. korrigierende Billigkeit nur dem Gesetzgeber zustehen; die restrik-
tive Auslegung wird der Interpretation zugeordnet.
(
36
) H. Vultejus (Fn. 20), S. 66: et iudex negocium, quasi nunquam ullo facti
merito praescripto vel denito, ex naturae rationisque suae persuasione decidit... .
(
37
) So z.B. J. Althusius (Fn. 26), lib. 1, cap. 16, Nr. 18, S. 49: sed cessante
scripto jure civili, jus constituit et interpretatur... juxta naturalem aequitatem... vel
analogiam juris communis .
JAN SCHRO} DER 275
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Lehre von der Aequitas als ungeschriebenem Recht kritisiert hat,
na mlich bei Henning Rennemann: Woher , fragt er, soll also
jene Aequitas genommen werden? Man antwortet: aus dem Wesen
der Menschlichkeit, der Gu te und der Gerechtigkeit. Aber diese
Antwort ist eine petitio principii. Denn es ist weiter zu fragen: Wo
ist denn dieses Wesen der Menschlichkeit, Gu te und Gerechtigkeit
verborgen, wie und wo kann man es nden, um das zu bekommen,
was man (sc. zur Fallo sung) beno tigt? (
38
). Insgesamt scheint die
lu ckenfu llende Aequitas, wenn man sie u berhaupt akzeptierte,
bestenfalls ein Instrument gewesen zu sein, das man zur Abrundung
der Rechtsquellentheorie zwar brauchte, dessen Anwendungs-
bereich man aber fu r ganz unbedeutend und nicht ero rterungsbe-
du rftig hielt.
Wie wenig die Juristen des 16. und 17. Jahrhunderts bereit
waren, die freie Aequitas in ihr Recht hineinzulassen, zeigen vor
allem ihre Stellungnahmen zur restriktiven Interpretation. Nach der
mittelalterlichen Lehre durfte der Richter (C. 3, 1, 8) gegenu ber
dem Rigor iuris lediglich die geschriebene Billigkeit, die ae-
quitas scripta zur Geltung bringen, andere Eingriffe in das
geschriebene Recht standen nur dem Gesetzgeber zu (C. 1, 14, 1).
Diese Auo sung des Widerspruchs zwischen den beiden Codex-
Stellen war nach der neuen Aequitas-Theorie des spa ten 16. Jahr-
hunderts nicht mehr mo glich, denn ihr zufolge gab es ja keine
aequitas scripta mehr und verwies auch der Text von C. 3, 1,
8 nicht auf sie. Aber schon die Stellungnahmen der franzo sischen
Juristen des mittleren 16. Jahrhunderts zeigen, da sich durch diese
neue Sicht der Dinge in Wirklichkeit nicht viel a nderte und man
sich keineswegs auf einmal einem hemmungslosen Billigkeitsdenken
hingab. Duarenus, Connanus und Corasius meinen um 1550/1560,
eine Billigkeitskorrektur des geschriebenen Rechts komme nur
dann in Betracht, wenn es sicher feststehe, da das Gesetz, vom
(
38
) H. Rennemann (Fn. 27), disp. 13, Nr. 39, S. 171: unde igitur illa sit
aequitas depromenda? Respondet ille quidem: quod Ratio humanitatis benignitatis et
Justitia, sit illam subgestura. Verum haec responsio principium petit. Quaeritur enim
denuo: ubinam illa ratio humanitatis, benignitatis et Justitiae lateat: et quomodo, ac
unde, investigari queat: ut quod opus est subgerat? .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 276
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Wortlaut abweichend, einen anderen billigen Sinn habe (
39
).
Bedeutende spa tere Autoren wie Donellus und Grotius wollen es
zwar genu gen lassen, wenn das im konkreten Fall unbillig erschei-
nende Gesetz nur generell aequitas-konform und damit die An-
nahme gerechtfertigt ist, da seine unbillige Anwendung in einem
Einzelfall vom Gesetzgeber nicht gewollt sein kann (
40
). Aber nach
allen Ansichten unterliegt das strenge und unbillige Spezialge-
setz, das der Gesetzgeber bewut so gegeben hat, gerade keiner
(richterlichen) Billigkeitskorrektur, und damit war der gefa hrlichste
Eingriff des Richters in das geschriebene Recht ausgeschlossen. Die
deutschen Autoren halten sich, soweit ersichtlich, in diesem Rah-
men. Es wird etwa gesagt: Ein Abweichen vom geschriebenen Recht
ist nur mo glich bei billigem Recht, wenn ein probabler Sinn
ermittelt werden kann (Harpprecht), bei generellen Gesetzen, die
sich im Einzelfall unbillig auswirken, nicht bei speziellem rigor
iuris (Bachov, Brunnemann) (
41
). Manche Autoren na hern sich
schon im fru hen 17. Jahrhundert haarscharf wieder der mittelal-
terlichen aequitas scripta an, etwa 1608 Marquard Freher: nach
ihm darf der Richter nur eine evidente und manifeste Billigkeit
beru cksichtigen (
42
), und evident soll sie nur sein, wenn sie ex
(
39
) F. Duarenus: In primam partem Pandectarum, sive Digestorum, methodica
enarratio, lib. 5, tit. 1, in ders.: Opera (Fn. 19), S. 160 li. Sp.; F. Connanus (Fn. 22),
lib. 1, cap. 11, Nr. 6, S. 58 (Restriktion, wenn angenommen werden kann, da der
Gesetzgeber das will, nicht aber, wenn der unbillige Sinn feststeht oder das
Gesetz zweideutig ist); Johannes Corasius: De iuris arte libellus, Lyon 1560, S. 54. Siehe
auch Albertus Bolognetus: De lege, jure et aequitate disputationes, (neue Auage)
Wittenberg 1594, S. 657 f. (beruft sich u.a. auf Connanus).
(
40
) Hugo Donellus: Commentarii de iure civili (1589), 6. Ausg., hrsg. v. Johann
Christoph Ko nig, I, Nu rnberg 1801, lib. 1, cap. 13, 13, S. 97; Hugo Grotius: De
aequitate, indulgentia et facilitate, im Anhang von ders.: De jure belli ac pacis libri tres,
mit Anm. v. Johann Friedrich Gronovius und Jean Barbeyrac, Amsterdam 1720, S. 37
ff. (39: keine Korrektur bei Gesetzen, quae inhonestum quid praecipiunt simpliciter,
aut id, quod ex ofcio necessario faciendum est, vetant ). Vgl. auch Anton Faber:
Iurisprudentiae Papinianeae scientia, Lyon 1607, tit. 1, princ. 1, ill. 2, S. 5 f.
(
41
) J. Harpprecht (Fn. 17), zu I. 1, 2, 9 sine scripto , Nr. 63, Sp. 151 (C. 1,
14, 1 spricht von der Interpretation juris in totum iniqui ); R. Bachovius ab Echt (Fn.
17), S. 71; J. Brunnemann (Fn. 26), zu C. 1, 14, 1, Nr. 5, S. 58.
(
42
) M. Freher (Fn. 17), Sp. 378 f. Siehe zu Frehers Sulpitius auch Brigitte
Schwan: Das juristische Schaffen Marquard Frehers (1565-1614), Speyer 1984, S.
162-170.
JAN SCHRO} DER 277
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
scripto jure hervorgeht. gesetzestreue ndet man dann spa ter
auch bei Struve, Lyncker, Ziegler und Thomasius (
43
).
Damit war die restriktive Gesetzesauslegung auch auf der Basis
der neuen Aequitas-Lehre entscha rft; die lu ckenfu llende Aequitas
wurde offenbar als unbedeutende Randerscheinung angesehen, und
die extensive bzw. analoge Interpretation warf geringere Probleme
auf, weil sie sich noch eher als sinngema er Vollzug des geschrie-
benen Rechts auffassen la t. Angesichts dieser im praktischen
Detail sehr zuru ckhaltenden Einstellung zur Aequitas ist wohl
kaum anzunehmen, da man im 16. und 17. Jahrhundert einen
besonders intensiven Gebrauch von ihr gemacht hat.
2. Zur Verwendung der Aequitas in der Rechtsprechung des spaten
16. und 17. Jahrhunderts.
Das ist auch der erste Eindruck, der sich aus den zahlreichen
Rechtsprechungs- und Konsiliensammlungen des 17. Jahrhunderts
ergibt. Ich habe nur einige der bekanntesten anhand ihrer (meistens
sehr sorgfa ltigen) Register durchgesehen; das Bild ist aber u berall
das gleiche:
U

berhaupt keine Fundstelle zu aequitas enthalten die Re-


(
43
) G. A. Struve: Syntagma (Fn. 32), hrsg. v. Peter Mu ller, 3. Ausg., Frankfurt
und Leipzig 1738, Exerc. 2, Nr. 44, Anm. S. 90: aequitas non adjuta legibus curanda
non est ; N. C. Lyncker (Fn. 30), lib. 1, tit. 3, Nr. 16, S. 70: die anzuwendende aequitas
mu informata juribus sein. Nur die aequitas intrinseca ( in oculos incurrens,
legibusque aliis adiuta , im Gegensatz zur aequitas extrinseca ) wollen beru cksich-
tigen: Caspar Ziegler: De juribus majestatis tractatus academicus, Wittenberg 1698, lib.
1, cap. 6, Nr. 15, S. 181; Christian Thomasius: Dissertatio juris inauguralis De aequitate
cerebrina L. II C. de rescind. vendit. et ejus usu practico (Resp. Johann Friedrich
Stu tzing), Halle 1713, cap. 1, 13, S. 12, und Augustin Leyser: Meditationes ad
Pandectas, Vol. 1 (1717), ed. nova, Frankenthal 1778, spec. 3, Nr. 6, S. 28-30: Es
handelt sich um die beru hmte Entscheidung, in der Leyser ein formungu ltiges
Testament aufgrund Aequitas aufrechterhalten will, vgl. dazu C. Schott: Aequitas
cerebrina (Fn. 1), S. 151 f; Klaus Luig: Richterko nigtum und Kadijurisprudenz im
Zeitalter von Naturrecht und Usus modernus: Augustin Leyser (1683-1752), in ders./
Detlef Liebs (Hrsg): Das Prol des Juristen in der europa ischen Tradition, Ebelsbach
1980, S. 295 ff. (330). Mir erscheint wichtig, da sich Leyser theoretisch durchaus im
Rahmen des Zeitu blichen ha lt, zweifelhaft und m.E. in der Tat ein Migriff ist
allerdings seine Subsumtion.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 278
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
gister der Kammergerichtsentscheidungen von Joachim Mynsinger
von Frundeck, der Conclusiones practicabiles von Matthias
Berlich und der Konsilien von Johann Brunnemann (
44
). In den
u ber sechshundertseitigen Practicae observationes von Andreas
Gaill kommt die Aequitas nur in zwei Entscheidungen vor. Nur
eine (
45
) macht von ihr Gebrauch, indem sie die Wirkung der novi
operis nunciatio fu r den Fall einschra nkt, da die Nunziation
offensichtlich unberechtigt ist; es handelt sich also um eine ein-
schra nkende Auslegung. Die andere Entscheidung legt dar, da ein
Pa chter, der eine res evidenter sterilis, vel tempore belli ge-
pachtet hat, verpichtet bleibe, den Pachtzins zu zahlen: denn die
Gesetze sa hen das vor, und eine Aequitas, die nicht durch die
Gesetze unterstu tzt wird, ist nicht zu beru cksichtigen (
46
)!
A

hnlich sieht es in Christoph Besolds Sammlung von Tu binger


Konsilien aus. Von den u ber dreihundert Konsilien machen nur
vier Ausfu hrungen zur Aequitas, und Einu auf die Entscheidung
wird ihr nur in zwei Fa llen gegeben: Die eine betrifft die Klage
eines Pfarrers, mit dem 1621 ein Gehalt von drei Gulden vereinbart
gewesen war, was damals einem Taler entsprach. Der Gulden
entwertete sich aber in den folgenden Jahre so nachhaltig, da
schlielich auf einen Taler zehn Gulden kamen. Das Konsilium
nimmt an, die Vereinbarung sei auf gutes Geld gerichtet ge-
wesen und spricht dem Pfarrer mehr zu als die drei Gulden (
47
); es
handelt sich also nicht um eine Entscheidung contra oder praeter
legem, sondern nur um eine vielleicht nicht zwingende, aber
(
44
) Joachim Mynsinger von Frundeck: Singularium observationum Iudicii Im-
perialis Camerae centuriae V, Basel 1576; Matthias Berlichius: Conclusiones practicabi-
les, 5 Teile, Leipzig 1670; Johann Brunnemann: Consilia sive responsa academica, hrsg.
v. Samuel Stryk, 2. Ausg., Frankfurt/Oder 1704.
(
45
) Andreas Gaill: Practicarum observationum, tam ad processum iudiciarium,
praesertim imperialis camerae, quam causarum decisiones pertinentium libri duo, ed.
postrema correctior, hrsg. v. Gualterius Gymnicus, Ko ln 1697, lib. 1, obs. 16, S. 31
(Nr. 4).
(
46
) A. Gaill (Fn. 45), lib. 2, obs. 23, Nr. 26 (im Register falsch): tamen
concludit, aequitatem non adjutam legibus, curandam non esse... . Diese und die in
Fn. 45 zitierte Entscheidung stammen noch aus dem 16. Jahrhundert, denn sie sind
bereits in einer Ausgabe von 1586 enthalten.
(
47
) Christoph Besold (Hrsg.): Consiliorum Tubingensium.. volumina VI, Tu -
bingen 1661, pars 2, cons. 66 (aus dem Jahr 1626), S. 191 ff., bes. Nr. 21, 22.
JAN SCHRO} DER 279
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doch plausible billige Vertragsauslegung. In dem anderen
Konsilium wird einem Lehnsherrn die Ru ckforderung seines Le-
hens versagt, die er auf eine Pichtverletzung des Lehnsnehmers
stu tzen wollte. Die Entscheidung beruht u.a. darauf, da die jetzige
Lehnsnehmerin kein Verschulden treffe; nur erga nzend und nicht
als tragende Begru ndung wird noch der Satz herangezogen, da
zwischen Lehnsherrn und Lehnsnehmer die Aequitas besonders zu
beachten sei (
48
). Die beiden anderen Konsilien lehnen eine
gesetzeskorrigierende Heranziehung der Aequitas ab. Einmal wird
ein Legat wegen Miachtung der einschla gigen Formvorschriften fu r
unwirksam erkla rt und seine Aufrechterhaltung aus Aequitas-Gru n-
den verweigert: der Richter du rfe ein geschriebenes unbilliges Gesetz
nicht korrigieren, die Aequitas mu geschrieben sein (
49
)! Das
zweite Konsiliumlehnt es ab, die laesio enormis auch dann durch-
greifen zu lassen, wenn sich das Miverha ltnis zwischen Leistung und
Gegenleistung erst nach Kaufabschlu (durch Geldentwertung) ein-
stellt. Denn die Aequitas ohne Recht, ohne Gesetz, die ungeschrie-
ben ist , sei ein pestilentissimum virus (
50
).
Sehr behutsam gehen mit der Aequitas auch die groen
Entscheidungssammlungen von Benedict Carpzov und David Me-
vius um. Von Carpzov allerdings wird in der modernen Literatur
gelegentlich gesagt, er habe der Aequitas sehr groen Spielraum
gegeben (
51
). Nach den Aequitas-Argumentationen, die sich in
seiner Jurisprudentia forensis Romano-Saxonica und seinen
Responsa nden, la t sich dieses Urteil aber nicht besta tigen. In
der Jurisprudentia forensis mit ihren anderthalbtausend Seiten
gibt es nur zwei Entscheidungen, die auf die Aequitas Bezug
nehmen. Die eine la t aufgrund der Aequitas eine bestimmte
(
48
) C. Besold (Fn. 47), p. 2, cons. 57 (von 1627), S. 103 ff., Nr. 171 (S. 120).
(
49
) C. Besold (Fn. 47), p. 2, cons. 86 (von 1629), S. 284 ff., Nr. 22 (S. 286):
Ergo aequitas debet esse scripta, vel particulariter, vel generaliter, vel aliunde deducta
a jure scripto .
(
50
) C. Besold (Fn. 47), p. 6, cons. 294 (von 1622?), S. 194 ff., Nr. 67 (S. 206):
Etenim aequitatem sine jure, sine lege, quae scripta non est, sed captiose arrepta,
pestilentissimum virus esse, ajunt Bart. Bl. et reliqui... .
(
51
) C. Schott: Rechtsgrundsa tze (Fn.1), S.66; zuru ckhaltender wohl Joachim
Fr. Heine: Zur Methode in Benedikt Carpzovs zivilrechtlichen Werken, in: ZRG (RA)
82 (1965), S. 227 ff. (270-272).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 280
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
Einwendung auch noch nach der litis contestatio zu (
52
), beruft
sich hierfu r aber auf einen sta ndigen sa chsischen Gerichtsgebrauch,
la t sich also vielleicht auch aus Gewohnheitsrecht rechfertigen.
Die andere Entscheidung ist darum besonders interessant, weil sie
nicht nur in dieser Sammlung die einzige ist, die ich zur
freien lu ckenausfu llenden Aequitas gefunden habe (als solche
wird sie z.B. auch von Lyncker (
53
) zitiert). Eine Frau hatte ohne
Mitwirkung des Vormundes ein Darlehen aufgenommen, der Dar-
lehensgeber verlangte Ru ckgabe. Das Gericht billigte ihm den
Anspruch zu: er ergebe sich aus der ratio naturalis , auch wenn
dies in keinem Gesetz vorgesehen ist , die Aequitas na mlich ra t
das an, auch wenn wir keine Rechtsnorm haben (
54
). Auch das
klingt aber wohl freirechtlicher als es wirklich ist, denn man ha tte
den Fall wohl auch ohne Aequitas mit dem Darlehens- oder
Kondiktionsrecht lo sen ko nnen. Von Carpzovs 122 Responsa
electorialia ziehen nur drei die Aequitas, offenbar in allen Fa llen
zwecks Gesetzesrestriktion, heran (
55
). Die Sachverhalte sind zum
Teil recht verwickelt; im Ergebnis unmittelbar einleuchtend ist aber
jedenfalls die Lo sung eines Falles: Ein Darlehen sollte quampri-
mum ( fo rderlichst ) zuru ckgegeben werden, dies geschah je-
doch binnen zehn Jahren nicht, woru ber Gla ubiger und Schuldner
verstarben. Die Erben des Gla ubigers klagten auf Verzugszinsen
vom Zeitpunkt der Darlehnshingabe an, drangen damit aber nicht
durch (
56
). Auch dafu r ha tte es der Aequitas wohl nicht bedurft,
denn es lag offenbar nicht einmal eine verzugsbegru ndende Mah-
nung des Gla ubigers vor. Im ganzen stu tzen sich also in Carpzovs
beiden groen Sammelwerken nur fu nf Entscheidungen auf die
Aequitas, und mindestens drei von ihnen ha tten wohl auch anders
(
52
) Benedict Carpzov: Jurisprudentia Forensis Romano-Saxonica, hrsg. v. An-
dreas Mylius, Leipzig und Frankfurt 1684, pars 1, const. 3, den. 17, Nr. 6, S. 33.
(
53
) N.C. Lyncker (Fn. 30), zu lib. 1, tit. 3, Nr. 16, S. 70.
(
54
) B. Carpzov (Fn. 52), p. 2, c. 15, d. 14, S. 537 li. Sp., Nr. 6: ratio naturalis
et si nulla lege hoc cautum est , Nr. 7: Aequitas quippe hoc suggerit, etsi iure
deceremur . Die zugrunde liegende Entscheidung ist von 1621.
(
55
) Benedict Carpzov: Responsa iuris electorialia, Leipzig 1642, lib. 5, tit. 9, resp.
100, Nr. 23-25; l. 5, t. 9, resp. 96, Nr. 13; l. 4, t. 7, resp. 56, Nr. 19 f.
(
56
) B. Carpzov (Fn. 55), l. 4, t. 7, resp. 56, Nr. 19 f.
JAN SCHRO} DER 281
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begru ndet werden ko nnen. Dieses Ergebnis spricht nicht gerade fu r
eine exzessive Benutzung der Aequitas durch Carpzov.
Ganz restriktiv ist schlielich die Einstellung von David Me-
vius. Mit der Aequitas setzen sich ausweislich des Registers nur drei
von seinen wohl rund tausend Decisiones auseinander. Dabei
wird die Billigkeit nur in einem Fall zur Begru ndung der Entschei-
dung herangezogen, na mlich dafu r, da in einer Gesellschaft (socie-
tas) im Zweifel gleiche Gewinn- und Verlustanteile bestehen (
57
).
Hier verweist aber nach Mevius schon das ro mische Recht selbst
(D. 17, 2, 76 [78, 80]) auf das arbitrium boni viri , so da die
Aequitas hier nur im Rahmen des geschriebenen Rechts und nicht
praeter oder contra legem eingesetzt wird. In den beiden anderen
Fa llen lehnt Mevius eine Aequitas-Korrektur des geschriebenen
Rechts ab, denn die Aequitas ohne Gesetz ist cerebrina und
leichtfertig (
58
), die Aequitas, die mit dem geschriebenen Recht
nicht u bereinkommt ist Sache des Gesetzgebers, nicht des Rich-
ters (
59
).
Diese Beobachtungen bedu rften sicherlich noch weiterer Be-
sta tigung, und natu rlich ist auch damit zu rechnen, da die Richter
und Gutachter in der fru hen Neuzeit wie zu allen Zeiten
Billigkeitsentscheidungen ha ug nicht ausdru cklich als solche apo-
strophiert, sondern unter anderen Begru ndungen versteckt haben.
Von der Aequitas selbst als Mittel zur Korrektur oder Erga nzung
des positiven Rechts scheint aber im spa ten 16. und im 17.
Jahrhundert nur sehr vorsichtig Gebrauch gemacht worden zu sein.
Es gibt also keinerlei Anhaltspunkte fu r eine freirechtliche Phase in
der deutschen Jurisprudenz des 16. und 17. Jahrhunderts, die mit
der Lehre von der Aequitas als ungeschriebener Rechtsquelle
korrespon dieren wu rde.
(
57
) David Mevius: Decisiones super causis praecipuis ad summum tribunal
regium Vismarense delatis, hrsg. v. Johann Jacob v. Ryssel, 6. Ausg., Frankfurt am Main
1726, pars 8, dec. 13 (von 1660/61), S. 293, Nr. 6-8.
(
58
) D. Mevius (Fn. 57), p. 1, dec. 208 (von 1653), S. 79, Nr. 10: lex sine qua
aequitas, quae subesse videtur, haud attenditur . Im Register wird das umschrieben mit
der im Text zitierten Aussage: aequitas sine lege est cerebrina et temeraria .
(
59
) D. Mevius (Fn. 57), p. 7, dec. 314 (von 1659), S. 259, Nr. 6: Est illius
aequitatis, quae juri scripto non convenit, dictamen et applicatio non judiciariae, sed
legislatoriae potestatis.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 282
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
III. AEQUITAS-LEHRE UND THEORIE DER RECHTSQUELLEN IM 16. UND 17.
JAHRHUNDERT
1. Veranderung der Begriffe des (positiven) Gesetzes- und Gewohn-
heitsrechts im mittleren 17. Jahrhundert.
Die Aufnahme der Aequitas unter die Rechtsquellen und ihre
Eliminierung aus ihnen im mittleren 17. Jahrhundert mu also
andere Gru nde (
60
) gehabt haben, die wahrscheinlich in der Rechts-
quellentheorie selbst zu suchen sind.
In der Tat vera ndern sich im 17. Jahrhundert die Begriffe des
positiven Gesetzes und des Gewohnheitsrechts: Die ro mischrecht-
lichen Quellen denieren Gesetz als Beschlu des ro mischen
Volkes auf Antrag eines senatorischen Magistrats (I. 1, 2, 4) (
61
),
(
60
) Auf die Frage, warum die Aequitas im 16. Jahrhundert unter die Rechts-
quellen aufgenommen worden ist, kann ich einstweilen keine abschlieende Antwort
geben. Sicherlich spielt bei der humanistischen Wiederentdeckung der Aequitas eine
Rolle, da die Humanisten dem Positivismus und Autorita tenkult der mittelalterlichen
Juristen ein Prinzip entgegensetzen wollten, das Ordnung in der unendlichen Fu lle der
Details und Meinungen zu schaffen schien (vgl. auch G. Kisch [Fn. 1], S. 52). Das wird
bei den beiden bedeutendsten Vorka mpfern der Aequitas in Frankreich und Deutsch-
land, Bude und Oldendorp gut deutlich: Bude meint, wenn sich die mittelalterlichen
Juristen mehr um die Aequitas beku mmert ha tten, dann ha tten sie gewi nicht jene
ungeheuren und zahlreichen Ba nde von Rechtskommentaren hinterlassen, welche den
Stoff und Zunder fu r die Entfachung von Rechtsstreitigkeiten bilden (nach G. Kisch
[Fn. 1], S. 191 f. und Originaltext 501). J. Oldendorp: Wat byllich (Fn. 11), S. 53 f.
erkla rt, manche tausend Menschen wu rden durch weitla uge Streitigkeiten und
Lehrmeinungen in Gerichtsha ndeln zu Mu hseligkeiten, unnu tzen Ausgaben, Zeitverlust
und zuletzt zu aller Bosheit veranlat, die man durch Billigkeit in Frieden, Wohlstand
und allem Guten erhalten und kurzweg entscheiden ko nnte. So betrachtet, erscheint
die Aequitas-Konjunktur geradezu als Parallelerscheinung zu den a ueren Ordnungs-,
System -Bemu hungen des 16. Jahrhunderts. In der Sache sind allerdings die Un-
terschiede gegenu ber der mittelalterlichen Jurisprudenz wohl nicht so erheblich (s.o.
den Abschnitt II), und selbst die Vorstellung von der Aequitas als subsidia rem Recht
wenn auch nicht als ungeschriebener Rechtsquelle scheint den mittelalterlichen
Juristen nicht fremd gewesen zu sein, vgl. N. Horn (Fn. 1), S. 22 zu Baldus, bei dem
aber offenbar Lu ckenfu llung und ausdehnende Auslegung ineinander u bergehen (S.
153 Anm. 16).
(
61
) Ich folge der deutschen U

bersetzung von: Corpus iuris civilis. Text und


U

bersetzung, gemeinschaftlich u bersetzt von Okko Behrends/ Rolf Knu tel / Berthold
Kupisch / Hans Hermann Seiler, I, Institutionen, Heidelberg 1990, S. 3.
JAN SCHRO} DER 283
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als allgemeine Vorschrift, Beschlu kluger Ma nner, ein Zwangs-
mittel gegen Unrecht... und ein gemeinschaftliches Versprechen der
Bu rgerschaft (D. 1, 3, 1) (
62
), und die Juristen des 16. und fru hen
17. Jahrhunderts haben diese Begriffsbestimmungen meistens noch
pieta tvoll u bernommen (
63
). Erst allma hlich verbreitete sich die
Einsicht, da diese Begriffe zeitgebunden waren und den fru hneu-
zeitlichen Verfassungsverha ltnissen nicht mehr entsprachen. Ge-
setz mute also entweder abstrakt als Befehl des Gesetzgebers
oder konkret je nach den Verfassungszusta nden als vom
Herrscher allein oder im Zusammenwirken mit den Sta nden erlas-
sene Vorschrift deniert werden. Bahnbrechend fu r diese neue
Gesetzesdenition waren Jean Bodins Les six livres de la re pu-
blique (
64
) und spa ter Thomas Hobbes De cive (
65
). In
Deutschland nden sich Anha nger der neuen Denition schon um
1600 (
66
), spa testens in der zweiten Ha lfte des 17. Jahrhunderts
scheint sie sich durchgesetzt zu haben (
67
). Gesetz wird nun
bezeichnet als ein Befehl, der allein auf dem Willen der ho chsten
staatlichen Gewalt beruht (Pufendorf), als o ffentlicher Befehl
des Gesetzgebers (Lauterbach), als vom Souvera n vorgeschrie-
(
62
) U

bersetzung nach: Corpus iuris civilis (Fn. 61), II, Digesten 1-10, Heidel-
berg 1995, S. 111.
(
63
) Etwa J. Althusius (Fn. 26), l. 1, c. 14, Nr. 16, S. 40, s.a. l. 1, c. 80, Nr. 40,
S. 283; J. Meier (Fn. 25), zu D. 1, 3, Nr. 2 (S. 15, anders dann aber schon die Zusa tze
von Otto Tabor in Nr. 3, 4, S. 16!); D. Reinkingk (Fn. 26), l. 2, class. 2, cap. 1, Nr.
10, S. 786.
(
64
) Jean Bodin: Les six livres de la re publique, Buch 1, Kap. 8: Car la loy
depend de celuy qui a la souverainete (S. 135 der Ausgabe Paris 1583).
(
65
) Thomas Hobbes: De cive (1646), Kap. 6, Nr. 9: leges civiles... nihil aliud
sunt, quam ejus, qui in civitate summa potestate praeditus est, de civium futuris
actionibus mandata .
(
66
) Hermann Kirchner: Respublica, Marburg 1608, disp. 2, th. 5, fol B 3v;
Hermann Vultejus: Jurisprudentiae Romanae a Justiniano compositae libri II, 4. Ausg.,
Marburg 1614, l. 1, c. 2, S. 2: Lex est sanctio seu iussum eius, qui iuris condendi habet
autoritatem .
(
67
) Vgl. Heinz Mohnhaupt: Potestas Legislatoria und Gesetzesbegriff im Ancien
Re gime, in: Ius Commune 4 (1972), S. 188-239 (190, 199 ff.); Rolf Grawert: Gesetz, in:
O. Brunner/ W. Conze/ R. Koselleck (Hrsg.): Geschichtliche Grundbegriffe, II,
Stuttgart 1975, S. 863-922 (879 ff.); Jan Schro der: Zur Vorgeschichte der Volksgeist-
lehre. Gesetzgebungs- und Rechtsquellentheorie im 17. und 18. Jahrhundert, in: ZRG
(GA) 109 (1992), S. 1-47 (34 f.).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 284
Dott. A. Giuffr Editore - Milano
bene Regelung, nach der die Handlungen der Menschen einzurich-
ten sind (Struve) (
68
).
Ganz in dieselbe Richtung entwickelt sich der Begriff des
Gewohnheitsrechts. Nach den Digesten war die consuetudo
dasjenige Recht, welches das Volk ohne jede Schriftform gebilligt
hat (D. 1, 3, 32, 1) (
69
), und die Institutionen sagen (I. 1, 2, 9):
die langwa hrende Gewohnheit, die von denen, die sie u ben,
u bereinstimmend gebilligt wird, kommt einem Gesetz gleich (
70
).
Gewohnheitsrecht wird also nach diesen Quellen allein durch das
Volk erzeugt, und so sehen es auch noch die meisten Juristen um
1600 (
71
). Mit dem Eindringen des neuen Gesetzesbegriffs gera t
aber auch die alte Gewohnheitsrechtslehre in Zweifel. Man fragt
sich, ob im absolutistischen oder sta ndischen Staat das Volk und
sei es auch nur durch sta ndige U

bung wirklich allein Recht


schaffen kann. Die Antwort darauf ist, da es auch zur Entstehung
von Gewohnheitsrecht einer mindestens stillschweigenden Zustim-
mung des Gesetzgebers bedarf. Da die Gewohnheit nicht aus
eigener Kraft ein Gesetz bilden kann , sondern (sc. nur) wegen
der Einwilligung des ho chsten Herrschers nimmt Hobbes schon
1646 an (
72
), und die deutschen Juristen machen sich diese Vor-
stellung im spa teren 17. Jahrhundert zu eigen (
73
). Gewohnheits-
recht erscheint jetzt als Recht, welches Rechtwirksamkeit durch
(
68
) Samuel Pufendorf: De jure naturae et gentium libri octo (1672), neue Ausg.
Frankfurt am Main 1716, lib. 8, cap. 1, Nr. 1, S. 1076 li. Sp.: lex civilis respectu
originis est, quae unice a voluntate summae potestatis civilis profecta est ; G.A. Struve
(Fn. 32), Exerc. 1, Nr. 47, S. 24: Jus in genere est ordinatio, regula s. principium a
superiori praescriptum, secundum quod actiones hominum instituendae ; W.A.
Lauterbach (Fn. 32), l. 1, t. 1, Nr. 21, S. 37: Jus ist publicum Legislatoris jussum,
vim habens obligandi inferiores ad id, quod aequum et justum est, in actionibus suis
observandum (nach vorherigem Zitat von D. 1, 1, 1 pr. ius est ars aequi et boni ).
(
69
) U

bersetzung nach: Corpus iuris civilis, II (Fn. 62), S. 115.


(
70
) U

bersetzung nach: Corpus iuris civilis, I (Fn. 61), S. 5.


(
71
) Etwa H. Donellus: Commentarii (Fn. 40), l. 1, c. 10, 1, S. 65; H. Vultejus
(Fn. 66), l. 1, c. 3, S. 6; D. Reinkingk (Fn. 26), l. 2, class. 2, c. 9, Nr. 1, S. 834. Vgl.
dazu Siegfried Brie: Die Stellung der deutschen Rechtsgelehrten der Rezeptionszeit zum
Gewohnheitsrecht, in: Festgabe fu r Felix Dahn zu seinem 50. Doktorjubila um, I,
Breslau 1905, S. 131-164; J. Schro der (Fn. 67), S. 36-38.
(
72
) T. Hobbes (Fn. 65), Kap. 14, Nr. 15 (dt. U

bers. S. 230).
(
73
) Vgl. zum Ganzen J. Schro der (Fn. 67), S. 38 ff.
JAN SCHRO} DER 285
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die stillschweigende Zustimmung der ho chsten Gewalt hat (Stru-
ve), das durch den stillschweigenden, aus langdauernder Sitte
erschlossenen Willen des Gesetzgebers eingefu hrt ist (Lauter-
bach), auf der Duldung des Gesetzgebers beruht (Schilter) (
74
)
usw.
Damit wurde also seit der zweiten Ha lfte des 17. Jahrhunderts
sowohl das geschriebene Gesetz als auch das Gewohnheitsrecht auf
den Willen der gesetzgebenden Gewalt zuru ckgefu hrt, und es lag
die Schlufolgerung nahe, da sich das positive Recht u berhaupt
nur auf diese Weise bilden kann. In der Tat ziehen zwei fu hrende
Vertreter des Usus modernus, Struve und Lauterbach diese Kon-
sequenz, indem sie nun das gesamte positive Recht als ein Erzeugnis
des staatlichen Gesetzgebers denieren (
75
). In dieser Lehre von
den Quellen des positiven Rechts lie sich die Aequitas aber nicht
mehr unterbringen, weil sie ja nicht vom staatlichen Gesetzgeber
produziert wird. Fu gte sich also die Aequitas in den juristischen
Pluralismus des Mittelalters (
76
) und der beginnenden Neuzeit
vielleicht noch ein, so war fu r sie in der absolutistischen Quellen-
lehre des spa ten 17. und des 18. Jahrhunderts, welche die (positive)
Rechtsbildung beim Gesetzgeber zentralisiert, kein Platz mehr.
Der generelle zeitliche und sachliche Zusammenhang zwischen
der neuen Lehre und der Eliminierung der Aequitas aus den
positiven Rechtsquellen ist m.E. so offensichtlich, da er gar keiner
weiteren Belege bedu rfte. Er la t sich aber auch konkret bei den
Autoren nachweisen, die zur Rechtsquelleneigenschaft der Aequitas
Stellung nehmen. Von den Juristen um 1600, die die Aequitas als
ungeschriebenes Recht oder doch als subsidia re Rechtsquelle be-
trachten, legen alle noch die ro mischrechtlichen Begriffe zu
Grunde, und wa hrend lediglich Wesenbeck (
77
) und Althusius
(
74
) G.A. Struve (Fn. 32), Exerc. 2, Nr. 19, S. 55; W.A. Lauterbach (Fn. 32), zu
D. 1, 3, Nr. 31, S.; Johann Schilter: Praxis iuris Romani in foro Germanico, ed. altera,
I, Jena 1698, Exerc. 2, 16, S. 34.
(
75
) Wie Fn. 68 (es handelt sich um Denitionen von jus [sic positivum]
u berhaupt).
(
76
) Siehe P. Grossi (Fn. 1), S. 223 ff. ( un diritto senza Stato , S. 230).
(
77
) M. Wesenbeck (Fn. 17), l. 1, t. 3, Nr. 3, S. 11 (lex), aa0 Nr. 8, S. 13
(consuetudo).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 286
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(dieser auch nur beim Gewohnheitsrecht) (
78
) deren Anwendbar-
keit auf das zeitgeno ssische Recht bezweifeln, u bernehmen
Obrecht, Harpprecht, Meier, Reinkingk und der junge Bocer (
79
)
noch vo llig kritiklos diese von der Verfassungswirklichkeit la ngst
u berholten Denitionen. Umgekehrt ha lt keiner der Autoren, die
seit dem zweiten Drittel des 17. Jahrhunderts die Lehre von der
Aequitas als ungeschriebenem Recht ausdru cklich beka mpfen, noch
ohne Einschra nkungen an den ro mischen Begriffen fest. Vinnius
und Strauch gehen zwar noch von ihnen aus, erkennen aber ihre
historische Bedingtheit (
80
), und bei Rennemann (in bezug auf den
Begriff lex ), Eckolt und Lyncker nden sich bereits moderne
Denitionen (
81
). Wenn sie es also auch nicht ausdru cklich sagen,
so du rften sich diese Autoren doch daru ber im klaren gewesen sein,
warum sie die Aequitas jedenfalls im positiven Recht nicht mehr
unterbringen konnten.
2. Veranderung des Verhaltnisses von Naturrecht und Aequitas.
Der Wandel der Begriffe vom positiven Recht erkla rt aber die
Eliminierung der Aequitas aus den Rechtsquellen noch nicht voll-
sta ndig. Lie sich die Aequitas nicht (mehr) im positiven Recht
(
78
) J. Althusius (Fn. 26), l. 1, c. 15, Nr. 21, S. 46. Zu Althusius Gesetzesbegriff
s.o. Fn. 63.
(
79
) G. Obrecht (Fn. 25), p. 1, disp. 1, Nr. 58 f., S. 3 (lex); aa0 Nr. 106, 110,
S. 5 (consuetudo); J. Harpprecht (Fn. 25), l. 1, t. 2, Lex est, Nr. 4 f., Sp. 111 (lex);
aaO sine scripto, Nr. 1, Sp. 137 (consuetudo); J. Meier (Fn. 25), wie Fn. 63 (lex); zu
D 1, 3 Nr. 33 ff., S. 23 (consuetudo; Nr. 35 wieder ein einschra nkender Zusatz von Otto
Tabor!); D. Reinkingk (Fn. 26), wie Fn. 63 (lex), 71 (consuetudo); H. Bocer: Ad tres
priores (Fn. 25), disp. 1, Nr. 17 f., S. 9 (lex); aaO Nr. 27, S. 13 (consuetudo). In einer
vermutlich spa teren Schrift: De jure non scripto sive consuetudine, in ders.: Disputa-
tionum de universo, quo utimur, jure... I, Tu bingen 1612, disp. 4, S. 26 ff., Nr. 3, S.
27, verlangt Bocer allerdings die Zustimmung des Gesetzgebers fu r die Entstehung von
Gewohnheitsrecht.
(
80
) A. Vinnius (Fn. 28), zu I. 1, 2, 4, pr., S. 13 (lex); zu I. 1, 2, 9, Nr. 2, S. 18
(consuetudo); J. Strauch (Fn. 31), diss. 1, th. 6, S. 8 (lex); aaO th. 9 (consuetudo).
(
81
) H. Rennemann (Fn. 27), disp. 4, th. 5, b, S. 36 (lex); disp. 9, th. 2, S. 102
und 9, S. 104 (consuetudo); A. Eckolt (Fn. 29), l. 1, t. 3, 6, 7, S. 26 (lex); aaO,
20, S. 32 (consuetudo); N.C. Lyncker (Fn. 30), l. 1, t. 3, Nr. 3, S. 61 (lex); aaO Nr. 36
f., S. 83 f. (consuetudo).
JAN SCHRO} DER 287
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lokalisieren, so ha tte man sie doch immer noch zum Natur- oder
Vo lkerrecht oder wenigstens, wie es schon Vultejus (
82
) vorgeschla-
gen hatte, als causa iuris neben das Recht stellen ko nnen. Dafu r,
da auch das nicht geschah, gibt es nur eine einleuchtende Er-
kla rung: die Verschmelzung der Aequitas mit dem Naturrecht. Wie
und warum kommt es zu einer solchen Verschmelzung im spa ten
17. Jahrhundert?
a) Das Nebeneinander von Naturrecht und Aequitas bis zur Mitte
des 17. Jahrhunderts.
aa) Korrektur des Naturrechts durch Aequitas im 16. und
fru hen 17. Jahrhundert.
Bis zur Mitte des 17. Jahrhunderts kann von einer Verschmel-
zung der Aequitas mit dem Naturrecht noch nicht die Rede sein.
Aequitas und Naturrecht stehen nebeneinander. Am deutlichsten
wird das daran, da man sogar eine Korrektur des Naturrechts
durch die Aequitas fu r mo glich hielt, und da das noch um 1600
offenbar die herrschende Meinung war: Fast alle Autoren ,
berichtet der spanische Spa tscholastiker Francisco Suarez 1612 in
seinem Traktat De legibus , scheinen darin u bereinzustimmen,
da das natu rliche Gesetz eine Interpretation per epiikiam erhal-
ten kann (
83
). Im 16. Jahrhundert vertreten zum Beispiel Juristen
wie Connanus und Obrecht und Theologen wie Philipp Melancht-
hon und Domingo de Soto ausdru cklich diese Ansicht (
84
). Sie wird
(
82
) Wie Fn. 21.
(
83
) Francisco Suarez: Tractatus de legibus ac Deo legislatore (1612), lib. 2, cap.
16, Nr. 1 = zweisprachige Ausg. v. Luciano Perena, Madrid 1971 ff., IV (1973), S. 78.
Vgl. allgemein zur Naturrechtslehre der spanischen Spa tscholastiker: R. Specht: Natur-
recht III 4, in: HistWbPhilos. 6 (1984), Sp. 576-582 (m.w.N. 581 f.); Karl-Heinz Ilting:
Naturrecht III 4, in: Geschichtliche Grundbegriffe, hrsg. v. O. Brunner, W. Conze u.
R. Koselleck, 4 (1978), S. 272 f., sowie die Fn. 99 zitierten Werke.
(
84
) F. Connanus (Fn. 22), lib. 1, cap. 11, Nr. 6, S. 57 li. (Anwendbarkeit der
Aequitas auf das ius gentium, das Connanus als erlaubendes Naturrecht einordnet); G.
Obrecht, wie Fn. 25, th. 123, S. 5; Philipp Melanchthon: Philosophiae moralis epitomes
libri duo (1546), lib. 2, Quid interest inter summum ius et epieikeian = ders.:
Werke, Studienausgabe, hrsg. v. R. Stupperich, III (Hrsg.v. R. Nu rnberger) 1961, S.
213; Domingo de Soto (Dominicus Soto): De iustitia et iure libri decem, Salamanca
1556, lib. 1, qu. 5, art. 3, S. 44 li. = zweisprachige Faksimileausgabe, hrsg. v. Venancio
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 288
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meistens exempliziert an dem beru hmten, schon in Platons
Staat (
85
) verwendeten Schwertbeispiel: Jemand gibt ein
Schwert in Verwahrung; als er es zuru ckverlangt, ist er wahnsinnig
geworden und droht, mit dem Schwert Menschen zu to ten. An sich
mu der Verwahrer das Schwert zuru ckgeben (diese Picht soll
sich offenbar schon aus dem Naturrecht ergeben (
86
)). Gilt das nun
auch im Fall des verru ckt gewordenen Deponenten? Das mo chte
man verneinen, glaubt aber, es nur mit Hilfe der Aequitas (im Sinne
von epieikeia) begru nden zu ko nnen (
87
). A

hnlich lo st man das


Problem einer To tung in Notwehr hier werde das Gebot Du
sollst nicht to ten durch Aequitas gemildert (
88
).
Das juristisch Unbefriedigende dieser Lo sung scheinen aller-
dings auch die Autoren um 1600 schon gespu rt zu haben. So
meinen etwa die Theologen Albertus Bolognetus und Gabriel
Vazquez, das Naturrecht bedu rfe keiner Aequitas-Korrektur, da es
niemals fehlerhaft sei (
89
); nur im positiven menschlichen (unter
Umsta nden auch go ttlichen) Recht habe die Aequitas ihren Platz.
die Lo sung des Schwertfalles und anderer geben diese Autoren aber
keine klare Auskunft. Vazquez meint, die naturrechtlichen Vor-
schriften ga lten nur mit den notwendigen Einschra nkungen (
90
),
Diego Carro u. Marcelino Gonzalez Ordonez, Madrid 1967 ff., I (1967), S. 44. Siehe
auch die Belegstellen bei F. Suarez, wie vorige Fn., Nr. 1, 2 (IV, S. 78-80). Ich
beschra nke mich bei den folgenden Ausfu hrungen zum vorgrotianischen theologischen
Naturrecht auf die Werke der Protestanten Melanchthon und Hemmingsen und der
Katholiken de Soto, G. Vazquez und Suarez. Diese Auswahl ist m.E. insoweit
vertretbar, als es nur um die Hervorhebung gemeinsamer Charakteristika des a lteren
Naturrechts im Gegensatz zum rationalen Naturrecht seit Hobbes und Pufendorf geht.
(
85
) Platon: Der Staat, 1. Buch, 331 B.
(
86
) P. Melanchthon (Fn. 84), lib. 1, Divisio virtutum (S. 199 f.) folgert sie
aus dem 8. Gebot des Dekalogs; F. Suarez (Fn. 83), lib. 2, cap. 19, Nr. 7 (IV, S. 133)
rechnet die Picht, bestehende Vertra ge zu halten, zum Naturrecht, die Abschlu-
voraussetzungen aber zum Zivil- bzw. Vo lkerrecht.
(
87
) So P. Melanchthon, wie vorige Fn., und D. de Soto, wie Fn. 84.
(
88
) Bei F. Suarez, wie Fn. 83, Nr. 6 (IV, S. 83) als Beispiel fu r die Notwendigkeit
einer Interpretation des Naturgesetzes, die er allerdings von der Aequitas-Korrektur
unterscheidet.
(
89
) A. Bolognetus (Fn. 39), cap. 31, S. 589 ff.; Gabriel Vazquez: Commenta-
riorum ac Disputationum in primam secundae sancti Thomae tom. 2, complectens
quaestiones a nonagesima usque ad nem et super his disputationes CCXXIII, Lyon
1620, quaest. 99, art. 6, disp. 176, cap. 1, Nr. 3, 4, S. 142.
(
90
) Wie vorige Fn.
JAN SCHRO} DER 289
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ohne da klar wu rde, wie diese Einschra nkungen juristisch zu
fassen sind. Francisco Suarez unterscheidet in seiner eigenen Er-
o rterung des Problems die Interpretation von der Aequitas: Eine
Interpretation sei auch im Naturrecht mo glich. Sie ergebe z.B., da
die Ru ckgabepicht bei der Verwahrung und das To tungsverbot
nicht uneingeschra nkt ga lten (
91
). Deshalb bedu rfe es einer An-
wendung der Aequitas, epieikeia, nicht mehr, denn die zu allge-
meine Fassung dieser Vorschriften werde ja bereits durch Inter-
pretation korrigiert (
92
). Diese Lo sung ist sicherlich juristisch
ansprechender als die von Suarez Vorga ngern, sie konstruiert aber
einen Gegensatz zwischen Interpretation und Anwendung der
Aequitas, der nach der zeitgeno ssischen Auffassung nicht besteht.
Im u brigen unterscheidet sie sich, da auch sie das Naturrecht fu r
lu ckenhaft und erga nzungsbedu rftig ha lt, doch nur in Nuancen von
der damals herrschenden Meinung.
Es ist deshalb nicht u berraschend, da Hugo Grotius, obwohl
er Suarez Traktat kannte (
93
), in seiner Abhandlung De aequitate,
indulgentia et facilitate zu der traditionellen Auffassung zuru ck-
kehrt. Objekt der Aequitas sind fu r ihn selbst die Vorschriften des
ius gentium und des Naturrechts..., die zwar nicht geschrieben,
aber doch allgemein konzipiert sind . Er demonstriert das wiede-
rum am Schwertbeispiel (
94
), wa hrend er die Durchbrechung des
To tungsverbots im Falle der Notwehr dem positiven go ttlichen
Recht zuordnet (
95
). Grotius Ansicht ndet auch in der Folgezeit
noch Anha nger, etwa in den Elementa iuris universalis des Jo-
hannes von Felden (
96
) und noch in Georg AdamStruves Dissertation
De iure, aequitate et interpretatione iuris von 1676 (
97
). Erstmals,
(
91
) Wie Fn. 88 und Nr. 7 (IV, S. 84) zum Schwertbeispiel.
(
92
) F. Suarez, wie Fn. 83, Nr. 7 (IV, S. 84).
(
93
) S. die Suarez-Zitate in De iure belli ac pacis , l. 1, c. 4, 15, Nr. 1 (Anm.
4); l. 2, c. 4, 5, Nr. 2 (Anm. 8); l. 2, c. 14, 5 (Anm. 2); l. 2, c. 23, 13, Nr. 2 (Anm. 4).
(
94
) H. Grotius (Fn. 40), cap. 1, Nr. 6, S. 38.
(
95
) H. Grotius (Fn. 40), cap. 1, Nr. 7, S. 38.
(
96
) Johannes von Felden: Elementa iuris universi et in specie publici Iustinianei,
Frankfurt 1664, pars 1, cap. 9 (nach Ulrich Huber: Digressiones Justinianeae, 3. Ausg.,
hrsg. v. Zacharias Huber, Franeker 1696, lib. 1, cap. 6, Nr. 2, S. 14).
(
97
) Georg Adam Struve: De iure, aequitate et interpretatione iuris (Resp.:
Christian Ehrenfried Nicolai), Jena 1676, cap. 5, 5, S. 79 f.; ders. (Fn. 43), Exerc. 2,
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 290
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soweit ich sehe, greift sie um 1660 der niederla ndische Jurist Ulrich
Huber vehement undmit vo lligneuenArgumentenan(
98
) undscheint
sie damit nach und nach verdra ngt zu haben. Aber dieser Meinungs-
umschwung repra sentiert schon die na chste Entwicklungsstufe.
bb) Die Vorstellungen vom Naturrecht: Strukturelle Unvoll-
sta ndigkeit.
Das Nebeneinander von Naturrecht und Aequitas, wie es in der
Lehre des 16. und 17. Jahrhunderts zum Ausdruck kommt, beruht
auf der zeitgeno ssischen Vorstellung, da das Naturrecht unvoll-
sta ndig und der Erga nzung durch andere Rechtsquellen bedu rftig
sei. Es handelt sich dabei allerdings nicht um die materielle Un-
vollsta ndigkeit, die das vorgrotianische Naturrecht gleichfalls cha-
rakterisiert, na mlich den Ausschlu fast des gesamten Privatrechts,
insbesondere der Eigentums- und der Vertragstheorie (
99
), denn
diese materielle Unvollsta ndigkeit ist durch Grotius weitgehend
u berwunden worden, ohne da sich das Verha ltnis von Naturrecht
und Aequitas gea ndert ha tte. Es handelt sich vielmehr um eine, wie
man vielleicht sagen kann, strukturelle Unvollstandigkeit, d.h. um
den fragmentarischen Charakter des Naturrechts auch in den
Materien, die es erfat. So entha lt das Naturrecht selbst nach der
Vorstellung des 16./17. Jahrhunderts z.B. nur das To tungsverbot als
solches, nicht auch Regeln u ber Zurechnung, Rechtfertigungs-
gru nde usw., es entha lt nur die Vertragspicht, etwa zur Ru ckgabe
des Depositum, als solche, nicht auch Regeln u ber die Umsta nde,
Nr. 44, Anm. S. 90. Auch noch Philipp Reinhard Vitriarius: Universum jus civile
privatum ad methodum Institutionum Justiniani compositum, Leiden 1697, lib. 1, tit.
2, Nr. 69, S. 48, unter Berufung auf Grotius und Struve.
(
98
) Wie Fn. 96.
(
99
) Vgl. dazu etwa Hans Welzel: Naturrecht und materiale Geechtigkeit, 4.
Au., Go ttingen 1962, S. 98 f., und noch immer sehr nu tzlich Otto Wilhelm
Krause: Naturrechtler des sechzehnten Jahrhunderts. Ihre Bedeutung fu r die Entwick-
lung eines natu rlichen Privatrechts (Jur. Diss. Go ttingen 1949), Frankfurt am Main
1982, S. 98 ff., 144 ff. und passim. Beide unterscheiden allerdings nicht klar zwischen
der materiellen, a ueren und der strukturellen, inneren Vollsta ndigkeit des Natur-
rechts. Die Vorstellung, bereits Grotius habe die mittleren Prinzipien und die
circumstantiae in das Naturrecht aufgenommen (Welzel, S. 124 f; Krause, S. 77 f.),
ist gerade nicht richtig. Zutreffend neuerdings James Gordley: The philosophical origins
of modern contract doctrine, Oxford 1991, S. 123 Anm. 42.
JAN SCHRO} DER 291
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unter denen die Verpichtung entfa llt usw. Da es in dieser Form
nicht sinnvoll angewendet werden konnte, war auch den Autoren
des 16./17. Jahrhunderts klar. Es bedurfte also entweder der
Herbeiziehung der Aequitas, oder einer positivrechtlichen Erga n-
zung. Ganz konsequent werden deshalb dieselben Problemfa lle, die
man im Zusammenhang mit der Aequitas ero rtert (
100
), auch im
Zusammenhang mit der Erga nzung des Naturrechts durch das
positive Recht behandelt. So erkla rt etwa nach Harpprecht das
positive Recht das Naturrecht dahingehend da das To tungsverbot
nicht bei Notwehr gilt (
101
). Im Naturrecht selbst sind diese
Einschra nkungen eben nicht enthalten (
102
), es besteht nur aus
koordinierten Rechtsfragmenten ohne systematischen Unterbau.
Dieselbe Vorstellung pra gt die Stellungnahmen zu der Frage, ob
das Naturrecht vera nderlich ist. Durchweg beharrt man darauf, das
Naturrecht sei ewig und nicht (nicht einmal durch Gott) vera n-
derbar (
103
). Das Problem der Ausnahmefa lle, wie dem Schwertfall,
(
100
) Zur Einschra nkung des To tungsverbots (allerdings unklar, ob des natur-
oder positivrechtlichen) durch Aequitas im Falle von Notwehr oder Zufall s. etwa F.
Connanus (Fn. 22), lib. 1, cap. 11, Nr. 2, S. 54; R. Bachovius ab Echt (Fn. 17), Nr. 2,
S. 69 f.
(
101
) J. Harpprecht (Fn. 17), lib. 1, tit. 2, 11 Sed naturalia , Nr. 3, Sp. 155. Bei
Valentin Wilhelm Forster: Interpres, sive de interpretatione iuris libri duo (1613), in:
Everardus Otto (Hrsg.): Thesaurus iuris Romani, II, Leiden 1726, Sp. 945 ff., lib. 2,
cap. 3, Nr. 20 (Sp. 1033) erscheint die Notwehr als eine Einschra nkung des positiv-
rechtlichen To tungsverbots aus der Aequitas. Vgl. auch Melchior Kling: In quatuor
libros Institutionum iuris principis Iustiniani enarrationes (erstmals 1542), Lyon 1557,
lib. 1, tit. 1 De iure civili , Nr. 26, S. 13 (Ausschlieung des To tungsverbots bei
Gebannten).
(
102
) Oder nur als weitere koordinierte Regel (nicht als der Regel subordinierte
Ausnahme), etwa das Recht zur Selbstverteidigung neben dem To tungsverbot, s. z.B die
Zusammenstellung bei M. Kling (Fn. 101), lib. 1, tit. 1 De iustitia et iure , Nr. 13,
S. 4. Nach P. Melanchthon, wie folgende Fn., kollidieren auch im Schwertbeispiel zwei
Gebote, na mlich die Picht zur Vertragstreue und die Picht, andere nicht zu verletzen.
(
103
) S. etwa von Juristen M. Kling, wie Fn. 101; M. Wesenbeck (Fn. 17), lib. 1,
tit. 1, Nr. 15, S. 7; A. Vinnius (Fn. 28), zu lib. 1, tit. 2, 11 Sed naturalia... , Nr. 2,
S. 21. Von Theologen: P. Melanchthon (Fn. 84), lib. 2, Estne ius naturae semper
immutabile? , S. 210 f. (allerdings soll es auch eine Gruppe von Vorschriften geben,
die vera nderlich sind, wie etwa das Zinsverbot); Nicolaus Hemmingius: De lege naturae
apodictica methodus, Wittenberg 1564, fol. O 6r/v (nicht mehr foliiert): nur in
specie sind die Naturrechtsvorschriften vera nderlich, nicht in genere ; D. de Soto
(Fn. 84), lib. 1, qu. 4, art. 5, S. 36 r. Sp. (die prima principia sind unvera nderlich);
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 292
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Notwehrfall usw. bewa ltigt man mit dem Lehrsatz, da auch hier die
naturrechtliche Regel weitergelte, nur im einzelnen Fall die Mate-
rie sich vera ndere (
104
). So meint noch Grotius: Das Naturrecht ist
unvera nderlich. Wenn also der Gla ubiger erhalten hat, was ich ihm
schulde, dann mu ich nicht mehr zahlen, aber nicht, weil das Natur-
recht aufgeho rt hat vorzuschreiben, da ich bezahlen soll, was ich
schulde, sondern weil das, was ich schuldete, aufgeho rt hat, geschul-
det zu sein (
105
). Heute wu rden wir genau das sagen, was Grotius
bestreitet: Die (naturrechtliche) Vorschrift oder Regel gilt hier wirk-
lich nicht mehr, weil sie durch die weitere Regel, da Schulden durch
Erfu llung erlo schen, modiziert wird. Aber Grotius kennt eine solche
modizierende Regel noch nicht. Fu r ihn gibt es nur die eine Regel
undden unter Umsta nden besonders zu behandelnden Fall; unter der
allgemeinen Regel steht direkt der Fall und nicht ein System von wei-
teren erga nzenden und modizierenden Regeln. Daher kann die Lo -
sung des Falles nur jenseits des Naturrechts, mittels Aequitas oder
positivem Recht erfolgen.
Diese Unvollkommenheit des Naturrechts beru hrt zuna chst
merkwu rdig in einer Zeit, die sich das ganze Recht noch fest in der
go ttlichen Weltordnung verankert denkt. Man mu sich aber
klarmachen, da es im 16. und fru hen 17. Jahrhundert auch gar
keine scharfe Abgrenzung zwischen go ttlich-natu rlichem Recht
einerseits und menschlichem Recht andererseits gibt. Fu r die
Autoren des 16. und fru hen 17. Jahrhunderts ist das positive
Recht selbst Naturrecht (
106
), dessen letzte und ausgeformteste
G. Vazquez (Fn. 89), qu. 94, art. 5, Nr. 10/11, S. 26 f. (nur die secundaria praecepta
sind vera nderlich, aber das To tungsverbot kann nicht einmal Gott aufheben); F. Suarez
(Fn. 83), lib. 2, cap. 13, Nr. 2 (IV, S. 4); Hugo Grotius: De iure belli ac pacis (1625),
lib. 1, cap. 1, 10, Nr. 5 (hrsg. v. B.J.A. de Kanter-van Hettinga Tromp, Leiden 1939,
Ndr. mit Anm. v. R. Feenstra u.a. Aalen 1993, S. 35).
(
104
) D. de Soto, wie vorige Fn. ( mutatio haec non tam in lege t, quam in rebus
ipsis ); G. Vazquez, wie vorige Fn. ( nec enim praeceptum naturale referri debet ad
materiam absolute consideratam, sed cum talibus circumstantiis , wie etwa der
Notwehr); F. Suarez (Fn. 83), lib. 2, cap. 13, Nr. 6-9 (IV, S. 9-12).
(
105
) Hugo Grotius (Fn. 103), lib. 1, cap. 1, 10, Nr. 6 (S. 36): si creditor quod
ei debeo acceptum ferat, iam solvere non teneor, non quia ius naturae desierit
praecipere solvendum quod debeo, sed quia quod debebam deberi desiit .
(
106
) S. etwa N. Hemmingius (Fn. 103), fol. O 8v/ P 1r., wonach sogar
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Stufe (
107
), vom Naturrecht abgeleitet (
108
) usw. Auch der positive
Gesetzgeber darf nicht vom Naturrecht abweichen: ein natur-
rechtswidriges positives Gesetz ist ungerecht, es ist u berhaupt kein
Gesetz (
109
) (ob der Adressat gleichwohl der Obrigkeit und ihrem
naturrechtswidrigen Gesetz gehorchen mu, ist allerdings eine
andere Frage (
110
)). Der formale Pluralismus der Rechtsquellen
Gott (natu rliches und positives go ttliches Recht), Volk
(Gewohnheitsrecht), menschliches Gesetzgebungsorgan (Gesetz),
Aequitas ruht also materiell in einer Einheit, weil alle diese
Rechtsquellen nur unterschiedliche Erscheinungsformen des immer
gleichen, von Gott dem menschlichen Geist eingepanzten Natur-
rechts darstellen. Die Substanz des gesamten Rechts ist go ttlich-
natu rlich, das go ttliche Naturrecht sozusagen das Dach, unter dem
die gesamte Rechtsordnung lebt. Da unter diesen Voraussetzun-
gen die Aequitas als erga nzende Rechtsquelle betrachtet und nicht
scharf von den positiven Rechtsquellen, die ja gleichfalls materiell
positivrechtliche Gebote in dem vom Naturrecht freigelasenen Bereich im weiteren
Sinne zum Naturrecht geho ren sollen.
(
107
) S. Ulrich Zasius: In titulos aliquot Digesti veteris commentaria, zu D. 1, 1,
1 Huius studii , Nr. 41: Coll. per summam, ius naturale intendi quibusdam
gradibus... Et si addas quintum, est formatissimum, scilicet Ius civile, quod praecise et
perfecte est forma iustitiae (= Opera [Fn. 12], I, Lyon 1550, S. 128).
(
108
) P. Melanchthon (Fn. 84), lib. 1, Estne concessus usus... : Consentit
autem philosophia cum legibus magistratuum, quia utrumque genus oritur ex lege
naturae (S. 159); D. de Soto (Fn. 84), lib. 1, quaest. 5, art. 2, S. 40: Omnis lex
humanitus posita, si recte est, a lege naturae derivatur ; G. Vazquez (Fn. 89), q. 95,
art. 2, Nr. 39, S. 40; F. Suarez (Fn. 83), lib. 1, cap. 3, Nr. 17 (primordialiter omnis lex
humana derivatur aliquo modo a lege aeterna... ).
(
109
) P. Melanchthon (Fn. 84), lib. 2, Rectene Bonifacius VIII... : circum-
scribenda est potestas magistratuum, quod scilicet non habeant auctoritatem praeci-
piendi aliquid contra ius naturae (S. 256); N. Hemmingius (Fn. 103), fol. A 6r, O 6r
(z.B. ein Gebot von Verwandtenehen ist nichtig, die ihm folgen, werden vom Natur-
recht verdammt); D. de Soto (Fn. 84), lib. 2 , qu. 3, art. 3, S. 25; lib. 3, qu. 1, art. 2,
S. 195 ( Nam si quid contra ius naturae constituat, nunquam vim legis obtinebit );
G. Vazquez (Fn. 89), disp. 154, c. 3, Nr. 15, S. 41 [zu qu.95, art. 2]; F. Suarez (83),
lib. 2, cap. 14, Nr. 8: Nulla potestas humana, etiamsi ponticia sit, potest proprium
aliquod praeceptum legis naturalis abrogare... (IV, S. 24). S. auch die Stufenfolge der
Rechtsquellen bei H. Vultejus (Fn. 20).
(
110
) S. etwa O. W. Krause (Fn. 99), S. 20 (zu Connanus).
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 294
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Naturrecht darstellen sollten, unterschieden wurde, ist leicht ver-
sta ndlich.
Die strukturelle Unvollsta ndigkeit des Naturrechts, seine Ab-
ha ngigkeit von weiteren Instrumenten, die es im Einzelfall erst
verwendbar machen, erkla rt schlielich auch die wissenschafts-
theoretische Einordnung der Rechtslehre und Ethik (zwischen
denen nicht unterschieden wird) im 16. Jahrhundert. Wissenschaft
war nach der u berkommenen aristotelischen Wissenschaftslehre
nur mo glich von dem, was notwendigerweise, immer und u berall
gilt (
111
). Das traf auf die fragmentarischen Vorschriften des Natur-
rechts nach der Zeitauffassung zwar zu. Es galt aber nicht vom
Recht (oder der Ethik) insgesamt, denn es lie sich eben nicht jeder
Einzelfall ohne weiteres mit den naturrechtlichen Regeln erfassen.
Der Einzelfall, die einzelne Handlung konnte besondere Umsta nde
aufweisen, die dem Naturrecht erst durch Aequitas oder durch das
positive Recht angepat werden muten. Diese besonderen Um-
sta nde des einzelnen Falles oder das positive Recht waren aber
nicht notwendig , weil sie nicht u berall und jederzeit gleich
blieben, sie waren also kontingent . Aus diesem Grund hatte
schon Aristoteles der Ethik und Rechtslehre den Wissenschafts-
charakter abgesprochen: man mu sse sich also damit bescheiden,
bei einem solchen Thema und bei solchen Pra missen die Wahrheit
nur grob und umrihaft anzudeuten (
112
), es ko nne die sittliche
Einsicht nicht wissenschaftliche Erkenntnis sein... weil das Gebiet
des Handelns vera nderlich ist (
113
). Erga nzt man das Gebiet des
Handelns um das Gebiet der positiven Gesetze , wie es ein
Aristoteteles-Kommentar aus dem 16. Jahrhundert tut (
114
), dann
(
111
) Aristoteles (Fn. 9), VI, 3; 1139 b: Der Gegenstand wissenschaftlicher
Erkenntnis hat also den Charakter der Notwendigkeit. Das heit, er ist ewig.
(
112
) Aristoteles (Fn. 9), I, 1; 1094 b.
(
113
) Aristoteles (Fn. 9), VI, 5; 1140 b.
(
114
) Aristotelis Stagiritae peripateticorum principis Ethicorum ad Nicomachum
libri decem, Ioanne Argyropylo Byzantino interprete... cum Donati Acciaioli Florentini...
commentariis, Lyon 1554, zu lib. 1, cap. 3, S. 14: keine demonstrative Methode bei
Disziplinen, die abgeleitet werden a causis contingentibus ut sunt actiones humanae ;
S. 15: die Ethik bescha ftigt sich mit Dingen, quae non constant natura, ut sint eadem
apud omnes, sed lege et constitutione quae est varia apud diversas nationes et civitates,
ut patet .
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hat man die noch um und nach 1600 herrschende Auffassung:
Ethik und Recht sind keine Wissenschaft, sondern eine auf das
Handeln gerichtete Prudentia (
115
). Sie ko nnen deshalb auch
nicht nach der streng wissenschaftlich-beweisenden, demonstrati-
ven im Sprachgebrauch der Zeit synthetischen - Methode
dargestellt werden (
116
). Man darf sich nicht dadurch ta uschen
lassen, da es schon im 16. Jahrhundert erste Versuche einer
demonstrativen Behandlung des Naturrechts durch Melanchthon
und Niels Hemmingsen gegeben hat (
117
). Denn diese Darstellun-
gen beanspruchten im Grunde nicht mehr, als einige oberste
Grundsa tze des Naturrechts wissenschaftlich zu beweisen; von
synthetischen, demonstrativen Systemen des gesamten Rechts kann
keine Rede sein. Bis etwa zur Mitte des 17. Jahrhunderts blieb es
dabei, da es von Recht und Ethik als ganzem kein Wissenschaft
geben konnte, weil ihr Gegenstand kontingent war, sich nicht
vollsta ndig durch immer gleiche Regeln erfassen lie.
b) Die Verschmelzung von Naturrecht und Aequitas seit dem
spaten 17. Jahrhundert.
aa) Die neuen Vorstellungen vom Naturrecht: Wissenschaft-
lichkeit und strukturelle Vollsta ndigkeit.
In der zweiten Ha lfte des 17. Jahrhunderts setzt sich bekannt-
(
115
) H. Grotius (Fn. 103), lib. 2, cap. 23, 1, pr. (S. 566): Verissimum est
quod scripsit Aristoteles (sc. Nik. Eth. I, 1) in moralibus non aeque, ut in mathematicis
disciplinis certitudinem inveniri . Vgl. auch etwa D. de Soto (Fn. 84), lib. 1, qu. 4, art.
4, S. 35 li. Sp.( In ratione autem practica, quia ex necessariis principiis discurrit ad
contingentia in quibus actiones humanae consistunt, necesse est, quandoque defectus
contingere ).
(
116
) Jacobus Zabarella: De methodis libri IV (erstmals 1578), in ders.: Opera
logica, 3. Ausg., Ko ln 1597, lib. 2, cap. 6, S. 180 (operative Disziplinen wie die
Moralphilosophie sind nicht nach der demonstrativen synthetischen Methode zu
behandeln); Bartholomaeus Keckermann: Systema Logicae, 2. Ausg., Hanau 1603, lib.
3, tract. 2, S. 591 f., 593 f.; Johann Heinrich Alsted: Logicae systema harmonicum,
Herborn 1614, S. 2, 5, 498; Christophorus Scheibler: Opus logicum, neue Ausg.,
Marburg 1634, S. 10 ff., 33, 809 f.; auch noch Kilian Rudraufus: Commentarioli vel
instituti ones majores Logicae, Gieen 1675, S. 347.
(
117
) P. Melanchthon (Fn. 84), lib. 1, Quid interest inter Philosophiam et
Evangelium? (S. 158): et in philosophia morali sunt certa principia practica, et hinc
nascuntur rmae demonstrationes ; N. Hemmingius (Fn. 103), fol. Br.
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lich durch Thomas Hobbes und Samuel Pufendorf eine neue
Naturrechtslehre durch, die das (Natur-) Recht als wissenschaftli-
che und in streng beweisender, demonstrativer Methode darstell-
bare Disziplin ansieht. Diese Vorstellung bleibt dann in Deutsch-
land durch Christian Wolff und die von ihm beeinuten Juristen
wie Darjes, Nettelbladt und Achenwall bis zum Ende des 18.
Jahrhunderts herrschend (
118
). Mit ihr war notwendigerweise auch
ein neues Bild vom Inhalt des (Natur-)Rechts verbunden. Wenn das
ganze Recht eine Wissenschaft sein sollte, dann konnte sein Schwer-
punkt nicht mehr beim Einzelfall und den positivrechtlichen Spe-
zialgesetzen liegen, sondern die allgemeine Rechtslehre selbst
mute strukturell vollsta ndig, umfassend in Regeln oder Prinzipien
erfabar sein. Pufendorfs Vorrede zu seinem ersten natur-
rechtlichen Versuch, den Elementa jurisprudentiae universalis
macht den neuen Standpunkt deutlich. Bisher sei, so sagt er, die
Wissenschaft des Rechts und des aequum, die nicht nur in den
Gesetzen eines Staates besteht... nicht so gepegt worden , wie es
sich geho re. Zu den Hauptursachen... scheint es zu za hlen, da
fast bei allen Gebildeten sich die U

berzeugung festgesetzt hat, den


moralischen Dingen fehle von Natur aus eine feste Bestimmtheit
und das, was man u ber sie wissen kann, stehe nur aufgrund
wahrscheinlicher U

berzeugung fest (
119
). Man mu sse aber als
Gegenstand des Rechts nicht die kontingenten einzelnen Handlun-
gen, sondern ein Prinzip oder allgemeinen Ausspruch betrach-
ten. Natu rlich wa re es la cherlich, wenn jemand in irgendeiner
Lehre demonstrieren wollte, z.B. da Sejus hier und jetzt stiehlt
oder Titius ra ubert . Aber niemand wird zu verneinen wagen,
(
118
) Als Wissenschaft betrachten die Naturrechtslehre etwa Christian Wolff: De
iurisprudentia civili in formam demonstrativam redigenda, in ders.: Horae subsecivae
Marburgenses anni MDCCXXX..., Trimestre Brumale, Frankfurt und Leipzig 1731, S.
84-150 (84 f.), Immanuel Kant: Die Metaphysik der Sitten in zwey Theilen, 1.Tl.:
Rechtslehre, Ko nigsberg 1797, S. 31.
(
119
) Samuel Pufendorf: Elementorum jurisprudentiae universalis libri II (1660),
Frankfurt und Jena 1680, fol. (5)r: Scientiam juris et aequi, quae non unius civitatis
legibus absolvitur... pro eo, ac ipsius necessitas et dignitas postulabat, non usque adeo
excultam hactenus dedere. Inter ejus rei praecipuas causas et haec videtur fuisse, quod
communis fere eruditis sederit persuasio, rmam atque fallere nesciam certitudinem
rebus moralibus per naturam suam deesse .
JAN SCHRO} DER 297
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da wenn wir einmal setzen, da Sejus stiehlt, Titius ra ubert
demonstriert werden kann, da diese gegen das Naturgesetz su n-
digen, so da man in dieser Sache nicht weniger gewi ist, als in
anderen Disziplinen, die nach dem Bekenntnis aller sich der
Sicherheit von Wissenschaften erfreuen (
120
). Man mu diese
Sa tze richtig betrachten, um das entscheidend Neue herauszulesen:
es liegt nicht in der auch vorher niemals bestrittenen Aussage,
da Wissenschaft es mit sicheren Regeln und Prinzipien zu tun hat
und da es auch im Recht solche Prinzipien gibt; es liegt vielmehr
in der stillschweigenden Voraussetzung, da das ganze Recht von
solchen Regeln und Prinzipien bestimmt ist. Damit verschiebt
Pufendorf unter der Hand den (Natur-)Rechtsbegriff: das Natur-
recht erscheint nicht mehr als fragmentarische, sondern als struk-
turell vollsta ndige allgemeine (natu rliche) Rechtslehre.
Gerade diese viel gro ere strukturelle Vollsta ndigkeit unter-
scheidet Pufendorfs spa teres Hauptwerk De jure naturae et
gentium auch vor allem von Grotius Naturrecht. Schon in der
Vorrede bemerkt Pufendorf, da der von ihm hochgescha tzte
Grotius doch nicht weniges ganz u bergangen, anderes mit leichter
Hand behandelt habe (
121
). Eine Reihe von Fa llen, die Grotius und
seine Zeitgenossen noch nicht systematisch in Regeln zu bringen
wuten und der Aequitas oder dem positiven Recht zugewiesen
(
120
) S. Pufendorf (Fn. 119), fol. (5)v und f.: ... revera... subjectum demonstra-
tionis notat effatum seu propositionem..., quae demonstranda est, i.e. in qua necessaria
praedicari (praedicati?) cum subjecto connexio ostendenda est per principium ali-
quod... (Hervorhebung im Original). Adeoque quemadmodum ridiculum foret, si
quis in disciplina aliqua demonstrare velit, v.g. Sejum heic et nunc furari, Titium
latrocinari; Ita nemo cordatus negare ausit, quin, ubi ponamus Sejum furari, Titium
latrocinari, possit demonstrari, eosdem in legem naturae peccare: saltem ut quis ea de
re non minus certus sit, ac de eo, quod in disciplinis, omnium confessione scientiarum
certitudine gaudentibus, ad nauseam inculcatur... . S. zu der Stelle auch Wolfgang
Ro d: Geometrischer Geist und Naturrecht, Mu nchen 1970, S. 83, aber ohne klare
Abgrenzung zu der vor-Pufendorfschen Auffassung. J. Gordley (Fn. 99), S. 128 f. spielt
m.E. den Zusammenhang zwischen der demonstrativen Methode und der (strukturel-
len) Vollsta ndigkeit des Systems zu sehr herunter.
(
121
) Samuel Pufendorf: De jure naturae et gentium libri octo (1672), mit Anm.
von Johann Nicolaus Hert, neue Ausg., Frankfurt am Main 1716, fol. 2v: fatendum
tamen est, non pauca ab ipso (sc. Grotius) plane esse praeterita, quaedam levi duntaxat
brachio tractata .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 298
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hatten, wird jetzt von Pufendorf als unter einer die natur-
rechtlichen Elementarvorschriften modizierenden oder aufheben-
den Regel stehend erkannt. Hatte noch Grotius gemeint, das
Prinzip Zahle deine Schulden gelte uneingeschra nkt, so erkennt
nun Pufendorf, da es auch Regeln fu r die Aufhebung von Ver-
bindlichkeiten durch Erfu llung gibt und nimmt in sein Werk ein
entsprechendes Kapitel auf (
122
). Damit wies Pufendorf u brigens
auch den Weg zu einer systematischen Lo sung des Schwert-
beispiels: bei genauerem Durchdenken der Erfu llungsvoraussetzun-
gen mute man darauf stoen, da die Erfu llung auch Zurech-
nungsfa higkeit (modern gesprochen Empfangszusta ndigkeit des
Gla ubigers erfordert, und konsequenterweise der Schuldner nicht
verpichtet sein kann, ohne Erfu llungswirkung an einen Geistes-
kranken zu leisten. Pufendorf sieht auch, da die Haftung fu r
gewisse Scha den schon mangels Zurechenbarkeit ausgeschlossen
ist, nicht erst aufgrund der Aequitas, wie fru here Autoren gemeint
hatten, und legt in einem besonderen Kapitel die Regeln fu r die
Zurechnung (Imputation) dar (
123
); er bringt die Notwehr, die bis
dahin vielfach nur als eine Einzelfall-Ausnahme vom To tungsverbot
verstanden worden war, wiederum in einem selbsta ndigen Kapitel
auf Regeln (
124
) usw.
Die Naturrechtslehre nach Pufendorf ist dann bekanntlich in
diesem inneren (allerdings auch a ueren) Ausbau des Naturrechts
noch erheblich weiter fortgeschritten. Aber schon seit Hobbes und
Pufendorf erheben die Naturrechtler den Anspruch auf Vollsta n-
digkeit, wie sich schon daraus ergibt, da sie das Naturrecht nun
als subsidia re Rechtsquelle betrachten (
125
) eine Vorstellung, die
(
122
) S. Pufendorf (Fn. 121), lib. 5, cap. 11, S. 739 ff.
(
123
) S. Pufendorf (Fn. 121), lib. 1, cap. 5, 4 ff., cap. 9.
(
124
) S. Pufendorf (Fn. 121), lib. 2, cap. 5.
(
125
) T. Hobbes (Fn. 65), Kap. 14, Nr. 14; Gottfried Wilhelm Leibniz: Nova
methodus docendae discendaeque iurisprudentiae (1667), Leipzig und Halle 1748, p.
2, 71, S. 101; S. Pufendorf (Fn. 121), lib. 8, cap. 1, S. 1077. Spa ter etwa auch: Justus
Henning Bo hmer: Introductio in jus publicum universale, p. 1, cap. 4, 2, S. 93; Adam
Friedrich Glafey: Grund-Sa tze der bu rgerlichen Rechts-Gelehrsamkeit, Leipzig 1720, S.
9, 51 f.; Wigula us Aloys Xaver v. Kreittmayr: Anmerkungen u ber den Codicem
Maximilianeum Bavaricum Civilem, I (1758), neue Ausg. Mu nchen 1821, zu 1, 2, 4
Nr. 15 (S. 39 f.); und noch um 1800: Anton Friedrich Justus Thibaut: Juristische
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im alten fragmentarischen Naturrecht, das ja seinerseits der Erga n-
zung durch Aequitas und positives Recht bedurfte, undenkbar ge-
wesen wa re. Das Bild des Naturrechts hat sich fundamental gea ndert:
Es ist einerseits zu einem kompletten, aus sich heraus anwendbaren
Rechtssystemneben dempositiven Recht geworden und besteht nicht
mehr nur aus wenigen Prinzipien. Es tritt aber andererseits gegenu ber
dem positiven Recht, dessen Rechtfertigung im Willen des mensch-
lichen Gesetzgebers liegt, mehr undmehr zuru ck: bei Widerspru chen
hat das positive Recht den Vorrang! (
126
)
bb) Das Verha ltnis von Naturrecht und Aequitas.
Damit mute sich auch das Verha ltnis von Naturrecht und
Aequitas a ndern. Wenn das vernunftma ig erschlossene Naturrecht
vollsta ndig war und fu r jeden Fall eine Regel bereit hielt, dann
bedurfte es keiner Aequitas-Korrektur. In einem temperamentvol-
len Angriff auf Johannes von Felden, aber auch auf Grotius, hat der
niederla ndische Jurist Ulrich Huber etwa gleichzeitig mit dem
Erscheinen von Pufendorfs Elementa diese Konsequenz gezo-
gen. Niemals ko nne die Aequitas das Naturrecht korrigieren, denn
das ganze Naturrecht sei bonum und aequum . Wenn man
dagegen das Schwertbeispiel anfu hre, dann sei zu sagen, da es
dasselbe Naturrecht ist, das es verbietet, dem Wahnsinnigen zu
Encyclopa die und Methodologie, Altona 1797, S. 11; Gottlieb Hufeland: Abri der
Wissenschaftskunde und Methodologie der Rechtsgelehrsamkeit, Jena 1797, S. 13;
Christian Friedrich Glu ck: Ausfu hrliche Erla uterung der Pandecten nach Hellfeld, 1.
Teil, 2. Ausg., Erlangen 1797, 81, S. 424 f.; Paul Johann Anselm Feuerbach:
Philosophie und Empirie in ihrem Verha ltnis zur positiven Rechtswissenschaft (1804),
in Klaus Lu derssen (Hrsg.): Theorie der Erfahrung in der Rechtswissenschaft des 19.
Jahrhunderts, Frankfurt am Main 1968, S. 92 f.
(
126
) T. Hobbes (Fn. 65), Kap. 14, Nr. 10. S. dazu Michael Plohmann: Ludwig
Julius Friedrich Ho pfner (1743-1797), Berlin 1992, S. 76 ff.; Jan Schro der: Naturrecht
bricht positives Recht in der Rechtstheorie des 18. Jahrhunderts?, in: Staat, Kirche,
Wissenschaft in einer pluralistischen Gesellschaft. Festschrift z. 65. Geb. von Paul
Mikat, hrsg. v. D. Schwab u.a., Berlin 1989, S. 419 ff. (422). Weitere, mir damals noch
fehlende, Belege nden sich bei Adam Friedrich Glafey: Recht der Vernunft, 2. Au.
Frankfurt und Leipzig 1732, 68, 70, S. 736 f.; C.F. Hommel (Fn. 131), cap. 6, S.
26 f.; Gottlieb Hufeland: Lehrbuch des in den deutschen La ndern geltenden gemeinen
oder subsidiarischen Civilrechts, I, Gieen 1808, S. 29: Alle gu ltigen positiven
Gesetze gehen den natu rlichen vor .
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 300
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seinem und anderer Verderben das Schwert auszuha ndigen, das
vorher geboten hat, es ihm zuru ckzugeben (
127
). Auch fu r diesen
Fall entha lt das Naturrecht eine Regel und ist nicht wie Johannes
von Felden meinte darauf angewiesen, seine Regeln fu r die
akzidentellen Umsta nde des Einzelfalles von der Aequitas aba ndern
zu lassen. Wir wissen, da das eigentliche Naturrecht eine mo-
ralische Notwendigkeit entha lt, zu tun, was rechtma ig ist und das
Gegenteil zu iehen, und da es deshalb unvera nderlich ist, so da
es nicht einmal von Gott vera ndert werden kann. Aber das Natur-
recht hat sozusagen unendlich viele Vorschriften wegen der Unend-
lichkeit der Umstande und Gegenstande, und diese Unterschiedlich-
keit der Vorschriften tritt oft bei denselben Gegensta nden, wenn sie
sich a ndern, ins Licht (
128
). Das Naturrecht ist also nach Huber
nicht mehr lu ckenhaft, sondern es hat (vielleicht noch zum Teil,
mangels Anschauung, unerkannte) Regeln fu r alles. Der neu auf-
tretende, scheinbar regelwidrige Spezialfall ist dann keine sin-
gula re Ausnahme mehr, die man durch Aequitas bewa ltigen mu te,
sondern er macht nur die Existenz einer weiteren modizierenden
Naturrechtsregel deutlich.
Wie unbestreitbar einerseits, aber andererseits auch noch der
Hervorhebung bedu rftig fu r die neue Naturrechtler-Generation
diese Einstellung zur Aequitas war, wird gerade bei Pufendorf und
seinen Kommentatoren deutlich. Im groen Naturrecht von 1672
heit es kurz, da die Aequitas im Naturrecht keinen Platz habe
und Johann Nikolaus Hert schreibt dazu: Richtig, denn die
Aequitas ist das Naturrecht selbst, und wird nur unter dem
Gesichtspunkt des positiven Rechts so genannt (
129
). In De
ofcio hominis et civis von 1673 fehlt zwar ein solcher Hinweis,
(
127
) U. Huber (Fn. 96), lib. 1, cap. 6, Nr. 3, S. 14: Idem Jus est Naturae, quod
dictat rabido in suam aliorumque perniciem ferrum esse negandum, quod prius reddi
jusserat (Hervorhebung von mir).
(
128
) U. Huber, wie vorige Fn.: Scimus Naturae Jus proprie dictum continere
moralem necessitatem faciendi quae recta sunt, contraria fugiendi, ideoque esse
immutabile, ut ne a Deo quidem mutari queat. Sed habet Jus Naturae innita, ut sic
loquar, praecepta, ob innitatem circumstantiarum et objectorum, quae diversitas
praeceptionum saepe in iisdem objectis, quando mutantur, elucet (Hervorhebung von
mir).
(
129
) S. Pufendorf (Fn. 121), lib. 5, cap. 12, 21, S. 775, und dazu Anm. a) von
JAN SCHRO} DER 301
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aber spa ter merkt Jean Barbeyrac ausdru cklich an, da die
Naturgesetze als solche keiner Interpretation bedu rfen (
130
), und
erkla rt Gerschom Carmichael, die epieikeia habe in den natu rli-
chen Gesetzen keinen Ort... weil diese jenes Aequum und bonum
wirklich in sich enthalten, woraus fu r andere Gesetze eine passende
Interpretation genommen wird (
131
).
Das Ergebnis der Umformung des Naturrechts zu einem struk-
turell vollsta ndigen Universalrecht war also, da das Naturrecht die
Aequitas (als epieikeia) gewissermaen aufsog und diese nur in
ihrer besonderen Funktion als Instrument zur Korrektur des ge-
schriebenen Rechts vielleicht noch den alten Namen beibehielt. Das
zeigt sich auch bei den spa teren deutschen Naturrechtlern, soweit
sie die Aequitas u berhaupt noch behandeln. Nach der Ansicht von
Christian Thomasius in der spa teren seiner zwei Dissertationen
u ber die Aequitas cerebrina , liegt das Prinzip (ratio) der wahren
Aequitas darin, da wir anderen dasselbe zugestehen, was wir
nicht zu Unrecht verlangen, das uns zugestanden werde, und da
wir einem anderen nicht tun, was wir mit Grund nicht wollen, das
uns geschieht (
132
). Das Prinzip der Aequitas entspricht also der
Goldenen Regel , diese ist aber nach Thomasius gerade auch das
Hert, S. 776: Recte. Est enim aequitas jus naturale ipsum, et aspectu juris positivi ita
dicitur.
(
130
) Samuel Pufendorf: De ofcio hominis et civis secundum legem naturalem
(1673), lib. 1, c. 2., 10, dazu Anm. (1) von Jean Barbeyrac (= Ausg. v. Christian
Friedrich Ayrmann, Frankfurt und Leipzig 1758, S. 64 f.): leges naturales in seipsis
nullius interpretationis indigeant .
(
131
) S. Pufendorf, wie vorige Fn., und dazu Anm. (1) von Gerschom Carmichael
(= Ausgabe Basel 1739, S. 49): Da die Aequitas in Legibus naturalibus locum habere,
recte negat Suaresius... eo quod hae illud Aequum Bonumque in se actu contineant, a
quo aliarum legum commoda interpretatio petitur . Der Hinweis auf Suarez ist
allerdings nicht ganz zutreffend, da dieser ja eine Interpretation des Naturrechts noch
zula t, s.o. zu Fn. 91, 92.
(
132
) Christian Thomasius: De aequitate cerebrina et exiguo usu practico legis
Anastasianae (Resp. Christoph Heinrich Vorhoff), Halle 1717, 3, S. 7: Omnis enim
verae aequitatis ratio in eo fundatur, ut eadem aliis concedamus, quae concedi nobis
non injuste postulamus, nec faciamus alteri, quae nobis eri cum ratione nolumus . In
der ersten Dissertation zum Thema (s.o. Fn. 43), entwickelt Thomasius in 2, 3 (S.
2 f.) verschiedene Aequitas-Begriffe, nimmt aber auch hier keinen Unterschied zwi-
schen Naturrecht und (juristischer) Aequitas an, da er die dem justum entgegen-
gesetzte Aequitas ( 2, S. 2 f.) fu r unerzwingbar ha lt.
QUADERNI FIORENTINI, XXVI (1997) 302
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Prinzip des Naturrechts (
133
). Christian Wolff ero rtert im sechsten
Band seines Ius Naturae das alte Lehrstu ck von der einschra nk-
enden Interpretation durch Aequitas , aber bezeichnenderweise
vermeidet er das Wort vo llig und spricht nur von lex naturae
und ratio naturalis (
134
). Einen gewissen Abschlu der Entwick-
lung stellen zwei Dissertationen aus der Mitte des 18. Jahrhunderts
dar. In der einen, selten zitierten, des Rostocker Professors Ernst
Johannes Friedrich Mantzel von 1741 bekennt der Respondent
oder vielleicht Mantzel selbst er verstehe nicht, weshalb immer
vom Konikt zwischen Aequitas und Recht gesprochen werde;
Recht und Aequitas seien doch identisch (
135
). Ein alter Jurist,
dessen Namen er nicht nennen wolle, um ihn nicht blozustellen,
habe zwar behauptet, die Aequitas spiele z.B. eine Rolle beim
To tungsverbot und habe den Effekt, da die zufa llige To tung
straos sei. Aber wer wird denn glauben, da jemals zufa llige
To tungen nur aufgrund der Aequitas von Strafe freigestellt wer-
den? (
136
). Die zweite Dissertation, eine bekannte Abhandlung
Carl Ferdinand Hommels von 1751 (
137
), deniert Aequitas als eine
Geisteshaltung, durch die wir das geschriebene Gesetz so interpre-
tieren, da es so wenig wie mo glich vom Naturrecht abweicht (
138
).
Auch hier sind also Aequitas und Naturrecht dem Inhalt nach das-
selbe. Hommel geht in der Ablehnung von Aequitas/Naturrecht al-
(
133
) Christian Thomasius: Institutiones jurisprudentiae divinae libri tres (1688),
7. Ausg. Halle 1730, lib. 2, cap. 3, 21 (S. 116).
(
134
) Christian Wolff: Ius naturae, methodo scientica pertractatum, VI (Halle
1746), 536, S. 394 f. Wolffs eigener Begriff von Aequitas (Institutiones juris naturae
et gentium, Halle 1750, 86, S. 45), deckt sich mit dem der Gerechtigkeit.
(
135
) Ernst Johann Friedrich Mantzel: De limitibus iustitiae, aequitatis, iuris
aggratiandi et arbitrii iudicis, vulgo: Auf Rath der Rechtsgelehrten (Resp. Joachim
Christian Keding), Jena 1741, 47, S. 26 f. unter Verweis auf 18, S. 9.
(
136
) E.J.F. Mantzel, wie vorige Fn., 48, S. 27: quis enim putabit unquam
homicidas casuales per solum aequitatem absolvi .
(
137
) Carl Ferdinand Hommel: Pro summa iure contra aequitatis defensores
(Resp. Johannes Gottlob Ku ster), Leipzig 1751. S. dazu die Bemerkungen von Her-
mann Kantorowicz: Aus der Vorgeschichte der Freirechtslehre, Mannheim 1925, S. 18
= ders.: Rechtswissenschaft und Soziologie, hrsg. von T. Wu rtenberger, Karlsruhe 1962,
S. 52.
(
138
) C.F. Hommel (Fn. 137), cap. 2, S. 6: aequitatem dicimus animi consuetu-
dinem, qua scriptam legem ita interpretamur, ut quam minime recedere videatur a
naturali lege.
JAN SCHRO} DER 303
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lerdings dadurch noch u ber seine Zeitgenossen hinaus, da er nicht
nur keine naturrechtliche Korrektur des geschriebenen Rechts (
139
),
sondern nicht einmal eine subsidia re Geltung des Naturrechts zulas-
sen will (
140
). In diesemdenitiven Ausschlu nicht nur der Aequitas,
sondern auch noch des inzwischen mit ihr verschmolzenen Natur-
rechts als selbsta ndiger Rechtsquelle, liegt ein vorla uger Endpunkt
der Aequitas-Geschichte seit dem 16. Jahrhundert (
141
). Allerdings
dauerte es doch noch mehr als ein halbes Jahrhundert, bis sich die
Meinung, da nicht einmal das positive Recht einer Erga nzung durch
Aequitas/Naturrecht bedu rfe, allgemein durchsetzte. Solange man
sich das positive Recht noch nicht als ein geschlossenes und
lu ckenloses Ganzes vorstellte, brauchte man Aequitas bzw. Natur-
recht noch zur Fu llung von Lu cken des positiven Rechts, und auch
in der Interpretationslehre behauptet sich noch die vom Natur-
recht allerdings nicht mehr klar unterschiedene Aequitas. Erst
als die historische Schule den Dualismus von Naturrecht und
positivem Recht beseitigt und das positive Recht selbst als ein
vernu nftiges, aus sich selbst heraus erga nzungsfa higes Ganzes zu
betrachten gelehrt hatte (
142
), konnte man auf Aequitas und Natur-
recht auch im positiven Recht verzichten.
Zusammenfassung
Die humanistischen Juristen entdecken die Aequitas in ihrer
spezischen Bedeutung als epieikeia (Aristoteles) wieder, als
(
139
) C.F. Hommel (Fn. 137), cap. 6, S. 26 f.
(
140
) C.F. Hommel (Fn. 137), cap. 7, S. 29.
(
141
) Zwei weitere Dissertationen aus der ersten Ha lfte des 18. Jahrhunderts
verfolgen andere Fragestellungen, kennen aber gleichfalls keinen Gegensatz von Ae-
quitas und Naturrecht mehr: Johann Paul Kress: De aequitate (Resp. August Ulrich von
Hardenberg), Helmstedt 1731: Aequitas-Denition in cap. 1, 18, S. 16 ( Aequitas est
habitus mentis vel doctrina, ubi secundum aequalitatis regulas et rationis ratiociniis
haustas, hoc vel illud interpretando, sive juris supplendo sive demendo, ad imbecilli-
tatem generis humani respiciendo, benigne dijudicamus ); zur Aequitas bei der
richterlichen Rechtsanwendung im wesentlichen konventionell, cap. 5, S. 93 ff. Leonard
Carlier: Dissertatio inauguralis juridica de aequitate (Resp. Philipp Ignaz Anton
Rudolph), Wu rzburg 1743, deniert Aequitas im Sinne von epieikeia (Einl., S. 2), zur
Interpretation mittels Aequitas dann konventionell in cap. 1, S. 5 ff.
(
142
) Friedrich Carl v. Savigny: System des heutigen ro mischen Rechts, I, Berlin
1840, S. 290 f.
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Billigkeitskorrektur des positiven Rechts, wo dieses zu allgemein
oder sonst lu ckenhaft ist. Auf dieser Grundlage steigt dann die
Aequitas zwischen 1550 und 1650 zur Rechtsquelle als unge-
schriebenes Recht neben dem Gewohnheitsrecht auf. Sie verliert
diesen Status aber in der zweiten Ha lfte des 17. Jahrhunderts und
wird in ihrer Eigenschaft als Instrument zur Fu llung von Lu cken
durch das Naturrecht ersetzt. (In der Interpretationslehre verwen-
det man sie zwar weiterhin, aber ohne sie jetzt noch deutlich vom
Naturrecht zu unterscheiden.)
Die Gru nde fu r diese Entwicklung liegen offenbar nicht in
einem gewandelten Verha ltnis des Richters zum Gesetz, denn auch
in der Blu tezeit der Aequitas bis 1650 haben die Juristen von ihr
als Mittel zur Erga nzung und Korrektur des positiven Rechts nur
sehr vorsichtig Gebrauch gemacht. Mageblich ist vielmehr ein
Umbau der Rechtsquellentheorie. Die Aequitas geho rt seit dem
mittleren 17. Jahrhundert nicht mehr zum positiven Recht, weil
dieses nun als ausschlieliches Produkt des menschlichen Gesetz-
gebers verstanden wird; sie hat aber auch keinen Platz mehr neben
dem Naturrecht, das seit Hobbes und Pufendorf als von der
Vernunft erkanntes komplettes Rechtssystem, und nicht mehr
wie noch bei Grotius als strukturell unvollsta ndig erscheint. Die
Aequitas wird vom Naturrecht aufgesogen (das sich dann seiner-
seits nach 1800 im positiven Recht auo st).
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LAURA MOSCATI
UNINEDITA LETTERA DI SAVIGNY A BOLLATI
NellUniversiteitsbibliotheek di Amsterdam ho avuto la sorte di
reperire una lettera inedita di Friedrich Carl von Savigny datata al 31
agosto 1852 e inviata da Schlangenbad presso Francoforte a desti-
natario sconosciuto (
1
). Essa appartiene alla cosiddetta Sammlung-
Diederichs, che prende il nome da P. A. Diederichs, collezionista del
secolo scorso e direttore del giornale locale Algemeen Handelblad.
Un anno dopo la sua morte, avvenuta nel 1874, gli eredi donarono
la collezione, che ammontava a circa 35.000 manoscritti (per la
maggior parte lettere) alla citta` di Amsterdam, ed essa ha trovato
posto dal 1892 presso la sala manoscritti della biblioteca universi-
taria.
Una rapida disamina della lettera in questione ha consentito lin-
dividuazione del destinatario: lavvocato Emmanuele Bollati, primo
traduttore italiano della Storia del diritto romano nel Medioevo di Sa-
vigny. In effetti, la lettera non e` altro che la risposta di Savigny a una
missiva di Bollati del 20 agosto inviata da Torino, da me reperita nel
Nachla Savigny a Marburg e pubblicata alcuni anni or sono (
2
). Non
essendo destinata a rimanere univoca, essa riceve ora un senso com-
piuto dalla risposta di Savigny ai quesiti del traduttore (
3
), avvalorata
(
1
) Universiteitsbibliotheek Amsterdam, Coll. Died. Hs. 88 As 16. Sono profon-
damente grata al Dr. Jos A. A. M. Biemans, direttore della sala manoscritti, per avermi
messo a disposizione le sue competenze sulla Sammlung-Diederichs e per aver consentito
la pubblicazione della lettera.
(
2
) Universita tsbibliothek Marburg (UBM), Nachla Savigny, Ms.725/133: lettera
del 20 agosto 1852, ed. in L. MOSCATI, Da Savigny al Piemonte. Cultura storico-giuridica
subalpina tra la Restaurazione e lUnita`, Roma 1984, pp. 316-20.
(
3
) La risposta di Savigny, ritrovata ad Amsterdam, chiarisce anche alcuni ele-
menti esteriori della lettera di Bollati: la correzione dellindirizzo di Berlino con la
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dal contesto e sostanziata da alcuni puntuali avvertimenti, che per-
mettono una piu` precisa valutazione della prima traduzione italiana
integrale dellopera storicistica del grande giurista tedesco.
In mancanza di un prolo bio-bibliograco di Emmanuele
Bollati, le notizie relative alla sua vita e alla sua produzione (
4
) non
avrebbero offerto nuovi dati se non fosse stato possibile consultare,
per la generosa disponibilita` della famiglia (
5
), le carte dello studioso
subalpino contenenti numerose lettere inedite, nora sconosciute,
che permettono la ricostruzione di un panorama piu` ampio ed
esaustivo dellattivita` scientica e delle relazioni europee del tradut-
tore di Savigny.
Laureatosi in giurisprudenza nel 1845 presso lUniversita` di To-
rino, Bollati si era indirizzato alla carriera amministrativa presso lAv-
vocatura scale, sicche alcuni lavori giovanili, di carattere prevalen-
temente pubblicistico, risultano dedicati alla legislazione vigente (
6
).
Dopo essere stato chiamato alla Biblioteca del Consiglio di Stato,
Bollati si era quindi rivolto, su suggestione di Federico Sclopis (
7
), a
ricerche storico-giuridiche relative a fonti inedite del diritto pubblico
sopranominata localita` termale; la richiesta di Bollati di scrivere in tedesco evitando il
corsivo e soprattutto lannotazione di mano di Savigny in alto sul margine sinistro
Antw. 31. Aug. .
(
4
) Brevi notizie biograche si trovano nella commemorazione di C. CIPOLLA, in
Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 39 (1903-1904), pp. 359-63; quelle
bibliograche sono in A. MANNO, Lopera cinquantenaria della R. Deputazione di Storia
Patria di Torino, Torino 1884, pp. 183-85 e nella continuazione di E. DERVIEUX, ibid.,
Torino 1935, pp. 122-23. Di particolare rilievo si presenta un dettagliato elenco di
proprie opere relativo agli anni 1847-1866 redatto dallo stesso Bollati e conservato in
Biblioteca Apostolica Vaticana, Fondo Patetta, Autogra e documenti, cart. 108, ff.
153-54v.
(
5
) Ho potuto esaminare le carte rimaste di Emmanuele Bollati grazie al prezioso
intervento dellavv. Mario Napoli e della moglie Albertina Bollati di Saint-Pierre, che
vivamente ringrazio. Cio` ha permesso di arricchire, attraverso materiale di particolare
valore, le mie conoscenze sulla gura e lopera del traduttore di Savigny, avvalorate
soprattutto dallapertura alla cultura europea e in particolare a quella tedesca.
(
6
) Cfr. Manuale dellElettore Municipale (commento ad alcuni articoli del R..
Editto 27 novembre 1847 per lamministrazione dei Comuni e delle Provincie), Torino
1847; Manuale dellElettore Politico (commento al R. Editto 17 marzo 1848 sulle elezioni
politiche) in collaborazione con G. Brignone, Torino 1848.
(
7
) Accademia delle Scienze, Torino (AccST), Lettere autografe per doni di libri a
Federico Sclopis, n. 39731: lettera di Bollati dell11 giugno 1857.
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italiano, focalizzando il proprio interesse, a partire dagli anni cin-
quanta, sullo studio delle leggi municipali e statutarie, in quanto tali
fonti, a suo giudizio, non erano state sufcientemente prese in con-
siderazione dagli studiosi, perche ritenute una mera ripetizione nei
loro contenuti normativi (
8
).
Senza entrare nella successiva operosita` scientica di Bollati, di
cui si e` detto altrove (
9
), quello che qui interessa e` di porre in luce
lattivita` di Bollati come traduttore di opere tedesche relative alla
storia giuridica romana e medievale, con cui contribu`, ancor prima
di affrontare la Geschichte savignyana, alla circolazione della cultura
doltralpe, soprattutto per le scelte effettuate che tradiscono un vivo
interesse per le tematiche maggiormente sentite dalla storiograa
romanistica e germanistica tedesca. Bollati aveva, infatti, affrontato e
portato a termine la versione della storia del diritto romano di
Ferdinand Walter (
10
), per contribuire a rivitalizzare lo studio della
storia del diritto in Italia (
11
). Suggestionato dai propri interessi
scientici sugli statuti e sollecitato dalle posizioni discordanti dei
maggiori protagonisti della cosiddetta polemica longobarda (
12
),
(
8
) Ibid. Si veda anche un elenco di indicazioni, di mano di Bollati, di Leggi
generali e Statuti manoscritti, da consultare nella Biblioteca dellUniversita` di Torino:
Archivio di Stato, Torino, Sez. I, Carte Bollati, Miscell. A, mazzo 14. Come e` noto, subito
dopo la traduzione di Savigny, Bollati pubblico` i Monumenti legali del Regno