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I

II

Crolli e Affidabilit
delle Strutture Civili
Structural Failures
and Reliability of Civil Structures

Atti del Convegno Nazionale CRASC06


Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

A cura di: Piero Colajanni


Giuseppe Muscolino
Giuseppe Ricciardi

III

A cura di: Piero Colajanni Giuseppe Muscolino Giuseppe Ricciardi

CROLLI E AFFIDABILIT DELLE STRUTTURE CIVILI


ISBN-13: 978-88-7758-749-7
Prima edizione: maggio 2007
2007 by Dario Flaccovio Editore s.r.l. - tel. 091202533 - fax 091227702
www.darioflaccovio.it
info@darioflaccovio.it

Crolli e affidabilit delle strutture civili = Structural failures and reliability of civil structures :
atti del Convegno nazionale CRASC 06, Universit degli studi di Messina , Messina, 2022 aprile 2006 / a cura di Piero Colajanni, Giuseppe Muscolino, Giuseppe Ricciardi.
Palermo : D. Flaccovio, 2007.
ISBN 978-88-7758-749-7
1. Edifici civili - Congressi 2006. 2. Congressi Messina 2006.
I. Colajanni, Piero. II. Muscolino, Giuseppe. III. Ricciardi, Giuseppe.
690 CDD-21
CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana Alberto Bombace

Stampa: Tipografia Priulla Palermo, aprile 2007

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rilasciata dagli aventi diritto/dalleditore.

IV

Comitato Scientifico
Luigi Ascione
Alessandro Baratta
Luca Bertolini
Antonio Borri
Alberto Carpinteri
Marcello Ciampoli
Mario Como
Mario Di Paola
Bernhard Elsener
Renato Giannini
Ferdinando Laudiero
Giuseppe Mancini
Mauro Mezzina
Maurizio Papia
Pietro Pedeferri
Giovanni Solari
Erasmo Viola.

Giuliano Augusti
Francesco Benedettini
Franco Bontempi
Remo Calzona
Fabio Casciati
Ranieri Cigna
Edoardo Cosenza
Angelo Di Tommaso
Lucia Faravelli
Gualtiero Gusmano
Piergiorgio Malerba
Gaetano Manfredi
Franco Mola
Tommaso Pastore
Salvatore Russo
Renato Sparacio

Comitato Organizzatore
Nicola Augenti
Giovanni Falsone
Giuseppe Muscolino
Giuseppe Ricciardi

Piero Colajanni
Nicola Impollonia
Edoardo Proverbio
Enzo Siviero.

Segreteria del Convegno


Ingg. Francesco Giacobbe e Natale Maugeri
Dipartimento di Ingegneria Civile, Facolt di Ingegneria , Universit di Messina
Contrada Di Dio Villaggio S. Agata
98166 - Messina
Tel. 090-3977167
Tel. 090-3977179 Fax: 090-3977480
e-mail: crasc06@ingegneria.unime.it
sito web: ww2.unime.it/ingegneria/crasc06

VI

PREFAZIONE
Lanalisi dei crolli e dei dissesti strutturali certamente una delle maggiori fonti di
conoscenza per un progettista. Nel caso di crolli e dissesti imputabili ad eventi
eccezionali, come terremoti, uragani, incendi, o esplosioni, fra le possibili cause
dellevento riveste un ruolo rilevante la modellazione dello scenario di carico; nel caso
dei crolli spontanei, invece, le cause sono pi spesso da ricercare fra gli errori
progettuali, difetti di esecuzione, insufficiente resistenza o durabilit dei materiali, uso
improprio, vetust. Pertanto losservazione di un collasso strutturale spontaneo
impone la ricerca di fenomeni e comportamenti indebitamente trascurati,
linterpretazione dellinefficacia del modello, stimola lesame critico di ipotesi e
processi deduttivi e fornisce una moltitudine di informazioni, spesso pi affidabili ed
accurate di quelle fornite dalla sperimentazione in laboratorio su prototipi in scala, o dal
monitoraggio di strutture in condizioni di esercizio.
Nonostante la rilevanza dello studio di questi temi, nel vasto panorama di convegni e
simposi nellambito dellIngegneria Strutturale, soltanto dal 2001 il tema dei crolli e dei
dissesti ha trovato una collocazione stabile. Grazie alliniziativa promossa dei proff.
Enzo Siviero, Renato Sparacio e Nicola Augenti, nel Dicembre del 2001 stato
realizzato presso lo IUAV di Venezia, dintesa con il Prof. Angelo Di Tommaso e con il
coordinamento del Prof. Roberto Gori, il primo convegno su Crolli ed Affidabilit
delle Strutture Civili. Loriginalit delle tematiche trattate con approccio
multidisciplinare, unitamente alla grande attualit degli argomenti dibattuti, hanno
contribuito al successo delliniziativa, tanto da suggerire la organizzazione del
convegno con cadenza periodica.
Con lobiettivo di interessare e promuovere il dibattito lungo lintero territorio
nazionale, dopo il successo della seconda edizione svoltasi presso lUniversit di Napoli
Federico II nel 2003, dal 20 all 22 Aprile del 2006, in occasione del decennale del crollo
della cupola della Cattedrale di Noto, avvenuto il 13 Marzo 1996, si tenuta presso
lUniversit degli Studi di Messina la terza edizione del convegno, per la quale stato
coniato lacronimo CRASC06.
Durante il convegno sono stati dibattuti numerosi temi di grande attualit; oltre allo
studio dei crolli spontanei, sono stati argomento di comunicazione i criteri, i metodi e
i modelli per lanalisi delle modalit di crisi di strutture e elementi strutturali, linnesco,
la propagazione e la valutazione del danno, il degrado e la durabilit dei materiali e le
problematiche inerenti la robustezza strutturale.
Sono cos stati divulgati e confrontati studi ed esperienze maturate nel campo dei crolli,
partendo dallanalisi teorica e pratica dei grandi dissesti, passando attraverso i criteri di
affidabilit, fino a giungere ai problemi connessi con la dismissione strutturale, gli
aspetti normativi e legali.
Lobiettivo stato quello di far confluire esperienze professionali e studi scientifici,
mettendo a confronto ricercatori di diversa estrazione, professionisti, amministratori
pubblici e dirigenti preposti alla tutela e alla salvaguardia di opere architettoniche e
monumentali. Si sono cos confrontate esperienze di vario genere al fine di dibattere
temi il cui studio, almeno sino a oggi, viene pi spesso affrontato attraverso approcci
fenomenologici, piuttosto che modelli analitici e meccanici in grado di rendere
oggettivo il risultato delle analisi.
Il convegno si articolato in una serie di relazioni su invito, tenute dai Proff. Sergio
Lagomarsino, Pietro Pedeferri, e Remo Calzona, in sezioni tecniche in cui sono state
presentate e discusse le memorie proposte dai partecipanti, e si concluso con una
tavola rotonda, in cui sono intervenuti anche i Proff. Franco Bontempi, Edoardo
Cosenza e Mario Di Paola dove sono stati dibattuti gli aspetti operativi delle

VII

problematiche trattate insieme con i rappresentanti degli enti pubblici preposti alla
sicurezza, come vigili del fuoco e la protezione civile.

Piero Colajanni, Giuseppe Muscolino e Giuseppe Ricciardi

VIII

INDICE
VII

PREFAZIONE

RELAZIONI AD INVITO
Bontempi F.
Robustezza strutturale
Calzona R.
Aspetti epistemologici della sicurezza strutturale
Cosenza E., Manfredi G., Capuozzo S., Fisciano R., Polese M., Verderame G.M.
Una metodologia semplificata per la valutazione della vulnerabilit statica di
edifici in c.a. esistenti

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SESSIONE I: INSEGNAMENTI TRATTI DAI COLLASSI STRUTTURALI

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Augenti N.
Il collasso di una volta in muratura in un antico edificio di Ercolano
Pasquino M., Modano M., De Majo A.
Il dissesto dell'aula magna del policlinico Umberto I dell'Universit La
Sapienza" di Roma: diagnosi e cause del crollo
Giambanco F.
Crolli e ricostruzioni nel centro storico di Palermo. Un caso emblematico: l'exconservatorio della SS. Nunziata
Cennamo C., Voiello G.
Cronaca del crollo, della messa in sicurezza e del consolidamento di un edificio
sito nel centro storico di Napoli
Jurina L., Mazzoleni M.
Analisi del collasso di una copertura metallica sandwich di grande luce
Chiaia B., Costanzo D., Barroero M., Cascio D.
Analisi post-mortem del collasso di un edificio intelaiato in c.a.
Barizza P., Siviero E., Zanchettin A.
Patologie progettuali e di comunicazione delle informazioni: un crollo recente
mette in luce la criticit del sistema
Occhiuzzi A., Caterino N.
Il ruolo dei dettagli esecutivi nel crollo di una paratia tirantata
Capuozzo S.
Cause intrinseche ed estrinseche nei crolli storicamente documentati: attualit' di
due casi emblematici: gli edifici di Via Pompeo Magno e di Via Pandolfo
Collenuccio
Indelicato F.
Retro-analisi del crollo di un muro di sostegno ottocentesco e del conseguente
collasso di un edificio addossato
Carocci C.F.
La regola dell'arte come criterio di affidabilit strutturale. Ragionamento su un
crollo settecentesco
Augenti N.
Un crollo nel centro di Napoli durante lavori di consolidamento
Pasquino M., Modano M., Fabbrocino F.
Il crollo della galleria di Secondigliano: scenari ed ipotesi

IX

43

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65
77
85
95
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131

145
149
157
169
177

Muneratti E., Augenti N., Siviero E.


Analisi delle cause di crollo e cedimento strutturale delle strutture in calcestruzzo
armato
Menditto G.
Su alcuni casi di collassi strutturali

189

SESSIONE II: AFFIDABILIT STRUTTURALE

209

Giuliani L., Wolff M.


Strategie per il conseguimento della robustezza strutturale: connessione e
compartimentazione
Sibilio E., Ciampoli M.
Valutazione dellaffidabilit strutturale attraverso tecniche di simulazione Monte
Carlo: Subset simulation e Bayesian updating
Garavaglia E., Anzani A., Binda L.
Applicazione di un modello probabilistico al comportamento dipendente dal tempo
delle murature storiche
Baratta A., Corbi O., Di Lorenzo C.
Analisi limite probabilistica e prognosi del dissesto strutturale
Alibrandi U., DArrigo A., Ricciardi G.
Affidabilit nei riguardi del collasso plastico o per instabilit di strutture a
parametri incerti
Russo S., Boscato G., Sciarretta F.
Il molino Stucky: Affidabilit delle strutture murarie danneggiate e meccanica del
crollo
Russo S., Boscato G., Sciarretta F.
Il molino Stucky: Interazione fra prove non distruttive e prove microdistruttive

SESSIONE III: MONITORAGGIO E PREVENZIONE


Baratta A., Cennamo C., Corbi I.
Manutenzione e sorveglianza programmata per il controllo della affidabilit delle
strutture
Benedettini F., Gentile C.
Un programma di manutenzione programmata per i ponti gestiti da enti pubblici
territoriali: 1. Aspetti generali
Benedettini F., Gentile C.
Un programma di manutenzione programmata per i ponti gestiti da enti pubblici
territoriali: 1. Modal Updating e futuri sviluppi
Brigante M., DUrso M.G.
Prevenzione e controllo dei dissesti strutturali con tecniche di monitoraggio di
sorveglianza
Gallotta M., Proietto L., Salvadori N.
Lintradosso dei solai: fenomeni critici e sicurezza
Lauriano V.
Interventi di messa in sicurezza in immobili nel centro storico di Palermo
Carpinteri A., Lacidogna G., Niccolini G.
Monitoring medieval towers by acoustic emission technique during earthquake
activity

201

211
223
239
251
263
275
287
299

301
313
325
337
349
359
369

SESSIONE IV: MODELLI PER LANALISI DEI CROLLI


Ferro G., Ipperico M., Pignata V.
FRP nel consolidamento strutturale di volte in muratura: applicazione del modello
bridged crack
Pisano A., Fuschi P.
Analisi limite di elementi strutturali a comportamento anisotropo
Anzani A., Binda L.
Il comportamento a lungo termine delle murature storiche: evoluzione del quadro
fessurativo come effetto visibile del danno
Tertulliani A., Valente G.
La meccanica dei geomateriali per l'analisi di vulnerabilit dei monumenti
Borino G., Parrinello F., Iemmolo R.
Analisi agli elementi finiti di crolli e processi di decostruzione per strutture
intelaiate in c.a.
Scotta R., Vitaliani R., Saetta A.
Utilizzo di esplosivi per il controllo delle demolizioni strutturali: simulazione
numerica
Lazzari M., Majowiecki M., Saetta A., Vitaliani R.
Il comportamento strutturale della copertura dello stadio olimpico di Montreal
Mezzina M., Uva G., Porco F.
Aspetti teorici, pratici e sperimentali relativi al collasso per punzonamento di
piastre in c.a.
Tocci C.
Valutazione della sicurezza strutturale di aggregazioni complesse di edifici storici
Carocci C.F., Neri F.
Il ruolo della conoscenza nell'analisi dei meccanismi di collasso dei manufatti
storici: la chiesa del Sacro Cuore a Santa Venerina (CT)
Cascone S., Occhipinti E.
La conoscenza delle tecniche costruttive tradizionali quale momento propedeutico
per la salvaguardia sotto il profilo statico delle emergenze architettoniche
Siviero E., Brighesella B., Tolaccia P., Zordan T.
Problematiche statiche in fase di progettazione ed esecuzione: un caso studio
Belli P., Corbi O., Orefice R.
Analisi del quadro fessurativo di un sistema voltato tramite FEM: il portico del
palazzo Lancellotti di Lucignano
Greco R., Mezzina M., Uva G.
Valutazioni di sicurezza nelle costruzioni in cemento armato e sistemi esperti

SESSIONE V: TECNICHE SPERIMENTALI


Giuffr E., Levorato M.
Il ponte ciclo-pedonale di S. Giuliano: indagini sperimentali
Benfratello S., Giambalvo R., Grammatico S., Navarra G., Priolo S.
Il rumore ambientale e l'affidabilit strutturale: il caso della chiesa di N.S.
dell'Itria a Castelvetrano
Zingone G., Cavaleri L., Cucchiara C.
Impiego di tecniche di identificazione dinamica per la prevenzione e mitigazione
del rischio da crolli

XI

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383
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417
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453
465
477
489
501
513
525
535
547
549
561
573

Zuccaro G., Petrazzuoli S.M., Capuozzo S.


Solai SAP e collassi spontanei : un metodo di indagine non distruttiva per le
verifiche di stabilit
Faella C., Martinelli E., Nigro E., Paciello S.
Prove di compressione diagonale su muretti di tufo rinforzati con CFRCM
Anzani A., Binda L., Carpinteri A., Lacidogna G.
Efficacia di interventi di riparazione su muri in pietra a tre paramenti Applicazione della tecnica delle emissioni acustiche
De Canio G., Giaquinto P., Mongelli M.L., Poggi M., Ranieri N., Zingone G.
Verifiche sperimentali dei cinematismi di collasso e della propagazione del danno
nei macroelementi strutturali di edifici storico monumentali
Pucinotti R.
Lutilizzo del metodo Windsor nella valutazione della resistenza meccanica del
conglomerato cementizio
Coppola L., Pastore T.
La resistenza a compressione del calcestruzzo in opera in accordo alle norme
tecniche sulle costruzioni
De Canio G., Iraci Sareri S., Muscolino G., Palmeri A., Poggi M., Sturiale C.
Prove su tavola vibrante di un modello in muratura per la validazione di due
interventi di miglioramento sismico
Tonietti U., Paglini M.
Dissesti atipici in strutture ad arco di grande luce: fenomenologia e rischi
indagati per via sperimentale

SESSIONE VI: RAFFORZAMENTO STRUTTURALE


Spinelli P., Galano L., Barni F.
Studio del collasso strutturale: analisi di casi reali e tecniche di progettazione per
la limitazione del danno
Betti M., Selleri F., Vignoli A.
Il consolidamento dei solai tradizionali: valutazione dell'affidabilit delle usuali
tecniche di intervento
Albanesi T., Nuti C., Vanzi I.
Miglioramento strutturale e sicurezza sismica di un ospedale esistente
Cilia M., Cultrone R., Occhipinti C.
Un metodo per la sicurezza dei centri storici: interventi di miglioramento
strutturale
Ascione F., Mancusi G.
Nuclei antisismici di c.a. placcati con lamine e/o tessuti di FRP
Ascione L., Giordano A.
Rinforzo sismico di strutture di c.a. mediante FRP
Mantegazza G., Recupero A., Sceusa G.
Collasso di solette da ponte per punzonamento e utilizzo di SNFRC nel ripristino
Caiazza R., Recupero A., Scilipoti C.D.
Collasso di travi in c.a. per taglio e utilizzo di FRCM per l'adeguamento
Colajanni P., Spinella N.
Previsione dell'efficacia del rinforzo di colonne in c.a. mediante fasciatura con
FRP

XII

585
597
609
621
641
653
665
677
689

691
703
717
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739
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769
781
793

SESSIONE VII: DEGRADO E DURABILITA DEI MATERIALI


Migliore M.R., Letizia F.S.
Disgregazione delle malte antiche
Crea F., Frontera P., Marchese S., Antonucci P.L.
Calcestruzzi ad alte prestazioni (HPC): durabilit e propriet meccaniche
Ormellese M., Lazzari L., Pedeferri P.
Monitoraggio della corrosione nelle strutture in calcestruzzo armato
precompresso
Epasto G., Campanella G.
Valutazione della durabilit di calcestruzzi rinforzati con fibre di acciaio
Brigante M.
Eterogeneit e danni nel calcestruzzo: effetti sulla stima della resistenza attuale
Occhiuto G.
Degrado dei materiali e difetti costruttivi: il caso di palazzo Gentile di SantAgata
Militello. Analisi ed intervento di recupero mediante applicazione di tessuti in
FRP

SESSIONE VIII: PROBLEMATICHE CONNESSE AI CROLLI


DAguanno V., Siviero E.
Architettura strutturale: dal progetto architettonico alla realizzazione in cantiere
Viarenghi M., Scaini S.
Demolizioni controllate e tecniche di induzione di crolli nelle strutture
Trombetti T., Silvestri S., Gasparini G., Malavolta D.
Identificazione di input sismici di riferimento per valutazioni di affidabilit
strutturale
Nudo R., Turazza D., Viti S.
Valutazione della prestazione sismica di un edificio a struttura intelaiata in c.a.
provvista di elementi critici per taglio
Faella C., De Santo D., Martinelli E., Nigro E.
Sulla valutazione del comportamento sismico di edifici esistenti in c.a. secondo le
recenti normative
Meloni D.
La cupola della chiesa S. Michele di Alghero
Tringali S., De Benedictis R.
Ricostruzione e restauro della cattedrale di Noto
Gallo M., Lo Giudice E., Navarra G., Sacco M.M.
Valutazione del modulo elastico secante e dinamico del calcestruzzo su strutture
esistenti
Borri A., Grazini A.
Il David di Michelangelo: crollo annunciato, crollo evitato?
Damiani A.
Aspetti intrinsechi ed estrinsechi del crollo di un edificio nel centro storico di
Palermo

XIII

805
807
817
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861
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903
915
927
939
945
959
971

XIV

Relazioni ad invito

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

ROBUSTEZZA STRUTTURALE
F. BONTEMPI1
1

Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica,


Universit degli Studi di Roma La Sapienza
Via Eudossiana 18, 00184 ROMA
franco.bontempi@uniroma1.it

SOMMARIO
Il presente contributo vuole dare unintroduzione al concetto di robustezza strutturale che e
definita come labilit di una costruzione di mostrare un degrado delle proprie qualit
proporzionato allentit di unazione o di un evento negativo. A tale scopo, nella parte
introduttiva di questo lavoro si considerano, nellordine, i concetti di azioni/eventi HPLC e
LPHC, la definizione di complessit e la nozione di sincronicit, limpostazione euristica
delle verifiche di sicurezza e prestazionali secondo scenari di contingenza. Nella parte
centrale, e data una definizione formale di robustezza strutturale e sono indicate strategie di
progetto per ottenerla. Essendo la robustezza una propriet sistemica della costruzione che
richiede una visione olistica dellintero problema strutturale, nella seconda parte del lavoro e
dato spazio alla definizione di sistema strutturale e alle strategie di analisi strutturale. Infine,
e sviluppata unapplicazione. Costante riferimento e fatto al quadro normativo italiano del
Testo Unitario delle Norme Tecniche per le Costruzioni del D.M. 14/09/05 pubblicato sulla
Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana il 23 Settembre 2005, che ha ritenuto il requisito
di robustezza centrale al processo di progettazione strutturale.
ABSTRACT
The present paper concerns the concept of robustness as the ability of a construction to
develop a decrease of quality proportionate to the entity of a negative action or event. For this
purpose, the concepts of HPLC / LPHC events, the definition of complexity and the notion of
synchronicity, the development of safety assessment through the heuristic definition of
contingency scenarios are initially reviewed. Then, a formal definition of structural
robustness is given besides the design strategies needed to obtain this characteristic. Being
robustness a systemic concept that need a holistic vision of the overall structural problem,
attention is devoted to the definition of a structural system and to the general strategies
needed to develop the structural analysis. A specific example is developed. Constant
reference is made to the Italian National Standards represented by the Testo Unitario delle
Norme Tecniche per le Costruzioni del D.M. 14/09/05, recently published.

1. AZIONI/EVENTI LCHP ED AZIONI/EVENTI HCLP


Considerando il problema della verifica della sicurezza e delle prestazioni di una costruzione,
si affrontano fondamentalmente due categorie di situazioni.
La Fig.1 fa riferimento ad una situazione canonica che si pu far ricadere nella prima
categoria dove si pu sviluppare una caratterizzazione statistica delle azioni, od eventi.
Secondo tale procedura, si hanno le seguenti fasi:
1) definito un periodo temporale di riferimento Tu pertinente alla costruzione in esame,
o alla classe di costruzioni che si considera, si misura con opportune cautele lazione
Q(t); in tale processo sia la scelta del periodo Tu sia le modalit di misura sono
convenzionali, ovvero definite da consenso pi o meno ampio della comunit
scientifica e tecnica; ad esempio nel caso del vento per lEuropa, e abbastanza
usuale fare riferimento ad un arco temporale di 50 anni e a velocit massime mediate
su una finestra di misura di 10 minuti: negli Stati Uniti esistono per altri periodi
(120 anni) ed altre finestre di misura (miglio pi veloce) [2];
2) sulla base dati cos ottenuta, si opera sul grafico che rappresenta lintensit
dellazione ordinando le misure in modo decrescente: lazione e ancora
rappresentata lungo lintervallo che rappresenta la grandezza del periodo di
riferimento Tu, ma presenta un andamento monotono e non pi tipicamente
periodico; in tal modo, con riferimento allintensit Qa dellazione, si pu quindi
risalire al tempo cumulato ta in cui lazione ha un valore maggiore di tale intensit;
3) operata una normalizzazione delle ascisse, introducendo il parametro = t/ Tu : in tal
modo a= ta/ Tu rappresenta la frazione di tempo per la quale lazione assume
unintensit maggiore di Qa;
4) si pu dunque risalire alla distribuzione di probabilit P(Q) e alla densit di
probabilit p(Q) del valore dellazione Q nel fissato periodo di riferimento Tu: da
questa probabilit, si possono derivare tutti i valori significativi, come valori medi e
frattili; si possono infine individuare tutti i coefficienti i che moltiplicati per il valore
caratteristico Qk denotano valori di combinazione rara, frequente, semipermanente, e
cos via.
Anche con tutte le arbitrariet e le imperfezioni che possono evidenziarsi nel presente
procedimento, risalta senzaltro limportanza della base di informazione sperimentale che e
direttamente fondante la caratterizzazione di questa categoria di azioni [7, 32].
Inoltre, non pu essere sfuggito che tale rappresentazione e quella riportata dal D.M. 15
Settembre 2005, ovvero dal Testo Unitario delle Norme Tecniche per le Costruzioni,
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 Settembre 2005, per le ovvie considerazioni legate
al formalismo di verifica agli stati limite attraverso lespressione di opportune combinazioni
di azioni [31].
La categoria di azioni passibili di un simile trattamento sono note in letteratura con
lacronimo di azioni (od eventi) LCHP, che contrae i termini Low Consequences High
Probability (Eventi Frequenti con Basse Conseguenze): sono quindi raccolte azioni od eventi
che si manifestano ripetutamente, tanto da poterne almeno imbastire una caratterizzazione
statistica, e che sono, come regola generale, accompagnati da modeste conseguenze. In
particolare, alla loro comparsa sono associati bassi rilasci di energia, minimo numero di crisi
strutturali, e coinvolgimento di un numero minimo di persone.
Va rilevato che proprio per la possibilit abbastanza facile, anche se a volta tediosa, di
inquadramento e di formalizzazione, questa categoria risulta ampiamente presente in tutti i
testi di ingegneria strutturale ed e largamente insegnata [22, 24].

Q(t) = azione variabile nel tempo

t
Periodo di riferimento per la costruzione = Tu
Q(t) = azione variabile nel tempo riordinata per valori decrescenti

Qa

t
Periodo di riferimento per la costruzione = Tu

ta

Q(t) = azione variabile nel tempo riordinata per valori decrescenti

Qa

=t/Tu

a =ta/Tu

Q(t) = azione variabile nel tempo riordinata per valori decrescenti

Qk
0Q k
1 Qk

0
1

=t/Tu

p(Q)

2Q k

Figura 1. Passi per la caratterizzazione statistica di unazione o di un evento [31].

Quantunque gran parte delle azioni naturali siano inquadrabili nel formalismo descritto
dalla Fig.1, esistono altre azioni, ed, in particolare, eventi legati allutilizzo o allinterazione
delle costruzioni con lUomo, che non possono essere cos semplicemente quantificati [9, 23].
Nella Fig.2 sono riportati due casi di enorme riflessione per lintero settore dellIngegneria
Strutturale. Il primo e il caso di un edificio a pannelli prefabbricati dove lo scoppio
accidentale di una bombola di gas in una cucina ha provocato il collasso di una notevole
porzione delledificio stesso: e interessante ricordare che in Inghilterra si parla di normative
per le costruzioni precedenti e conseguenti il 1968, anno di questo incidente, per evidenziare
il cambiamento della filosofia di progettazione e di verifica strutturale.
Sulla destra della Fig.2, e riportato uno schema che rappresenta i punti di impatto dei due
velivoli nellattentato al World Trade Center a New York l11 settembre 2001. Delle
tantissime immagini relative a questo incidente, questa, forse, serve a materializzare una
peculiare caratteristica di questa seconda categoria di eventi: non esiste una descrizione
statistica del punto di impatto di velivoli su edifici alti.

Figura 2. Eventi legati allutilizzo o allinterazione della costruzione con lUomo: a) effetti colposi
dellesplosione di una bombola di gas in un edificio Ronan Point nel 1968 in Inghilterra; effetti dolosi
dellattentato al World Trade Center nel 2001 negli Stati Uniti.

Questultimo caso mette anche in evidenza altre caratteristiche di questi eventi: in questi
casi e coinvolto il rilascio di una grande quantit di energia, si hanno numerose crisi di
elementi strutturali, sono coinvolte molte persone. Per questi motivi, tale categoria di eventi
e denotata in letteratura come eventi LPHC da Low Probability High Consequences (Eventi
Rari con Alte Conseguenze) e si presentano con caratteristiche duali rispetto agli eventi HPLC
visti precedentemente: in particolare, costruzioni che possono avere comportamenti
soddisfacenti di fronte ad eventi HPLC possono non manifestare altrettanto successo in
presenza di un evento LPHC.
Infine, va segnalata la distinzione dei termini correnti: nella letteratura anglosassone, i
problemi relativi ad azioni naturali o eventi colposi sono pertinenti alla structural safety,
mentre gli eventi colposi sono tema della structural security [20].

2. COMPLESSITA E SINCRONICITA

lasca

TIPO DI
CONNESSIONE
FRA LE VARIE PARTI
DEL SISTEMA

stretta

La distinzione fatta nel precedente paragrafo relativamente a due differenti categorie di


azioni/eventi, e solo il primo passo per una critica costruttiva agli approcci probabilistici alla
sicurezza strutturale. Un altro tema pertinente a tale discussione e relativo alla constatazione
del numero di incidenti strutturali, ma anche di altro tipo, avvenuti in quei sistemi che
avevano alla base del loro progetto la dichiarazione di una probabilit di crisi dellordine di
1/1000000 o meno. Il riferimento e in particolare alle centrali nucleari: effettivamente, nelle
migliaia di impianti realizzati, si sono verificati una decina, circa, di incidenti eccezionali,
con unoccorrenza di accadimento che quindi e stata dellordine di 1/1000, ovvero di alcuni
ordini di grandezza superiore a quanto previsto [17]. In effetti, e ritenuto che la prima
assunzione sia da intendersi come probabilit nominale di crisi, ottenuta considerando solo
gli aspetti del problema statisticamente regolari, ovvero descrivibili in tale formalismo, come
le azioni HPLC e le caratterizzazioni materiali desunte da ampia e consolidata
sperimentazione, permettendo di arrivare alla valutazione di una sicurezza nominale della
costruzione in esame. In questa probabilit restano escluse tutte le fonti non statisticamente
trattabili, come gli eventi LPHC, che invece concorrono a formare la cosiddetta probabilit
sostanziale di crisi, governando dunque la sicurezza sostanziale della costruzione in esame.
Il primo passo per la comprensione del problema della sicurezza sostanziale delle
costruzioni, pu essere fatto introducendo la nozione di complessit di un qualsiasi sistema.
Nella Fig.3 e proposto uno schema noto in letteratura in diverse forme, che considera lungo
due assi ortogonali quelle che possono essere intese come dimensioni della complessit: tali
dimensioni sono rappresentate dal tipo di interazioni e dal tipo di connessioni che le varie
parti di un sistema sviluppano fra loro, e permettono di individuare 4 quadranti contenenti
configurazioni ricorrenti. La complessit e ritenuta crescente sia passando da interazioni
lineari (caratterizzate da proporzionalit e dunque prevedibilit) ad interazioni non lineari,
sia passando da connessioni lasche (ovvero sistemi con parti poco connesse) a connessioni
strette: i sistemi che possono rappresentarsi nel quadrante 3 sono caratterizzati da (relativa)
semplicit, mentre i sistemi del quadrante 4 sono caratterizzati da massima complessit.
ingegneria
genetica
impianti
nucleari

trasporto
marittimo

missione
spaziale

ferrovie

1 2
3 4
linee di produzione
e catene di montaggio

operazioni
militari

agenzie ad
obiettivo singolo
lineare

agenzie
multiobiettivo
TIPO DI
INTERAZIONE
FRA LE VARIE PARTI
DEL SISTEMA

non lineare

Figura 3. Valutazione della complessit di un sistema in base alla natura delle interazioni (lineari / non lineari)
e delle connessioni (strette / lasche) fra le varie parti che compongono il sistema stesso.

Nel contesto dellIngegneria Strutturale, il concetto interazione lineare / non lineare pu


senzaltro essere interpretato come comportamento meccanico o geometrico: in entrambi i
casi e chiara la possibile variet di comportamenti possibili, spesso non intuitivi. Il termine
connessione risulta un po pi sottile: riguarda come le varie parti strutturali convergono nel
produrre il comportamento strutturale globale [29]. Allinterno di una struttura sono presenti
due classi di regioni con comportamenti meccanici qualitativamente differenti; si hanno:
- B-regions: regioni dove lo stato di sforzo conseguente ad un regime deformativo
semplice (con andamenti lineari); la lettera B deriva da Bernoulli, che individu insieme a
Navier lipotesi sul comportamento delle sezioni delle travi, che ruotano restando piane;
- D-regions: regioni dove lassenza di una cinematica semplice, comporta stati di sforzo
comunque complicati; si hanno quindi regioni genericamente sedi di stati di sforzo
diffusivi, da cui deriva la lettera D; le D-regions sono tutte quelle zone di singolarit per
la struttura, ove si verificano discontinuit geometriche o di materiale, o dove sono
applicate forze concentrate, carichi o reazioni vincolari; in particolare, tutti i
collegamenti si configurano come D-regions.
Il comportamento strutturale complessivo il risultato dellintegrazione (risultante a
livello macroscopico) del comportamento locale di tali D-regions. Inoltre, il comportamento
locale, in particolare la deformabilit locale, pu far emergere comportamenti inaccettabili
(ad esempio effetti del secondo ordine). Infine, eventuali crisi locali possono mettere in
pericolo lintegrit dellintero organismo strutturale, fatto che deve essere evitato da
unaccurata progettazione. Il possibile emergere di effetti usualmente secondari rappresenta
unindicazione di complessit.
In un contesto pi ampio e pi ricco, che pu fare riferimento allIngegneria dei Sistemi,
oltre agli aspetti puramente concreti relativi alla costruzione ed alla sua organizzazione
(hardware), si devono introdurre altri aspetti che corrispondono alla logica di progetto
(software) ed al comportamento umano (humanware). Al primo settore possono farsi risalire
errori di concezione, di calcolo o mancanza di conoscenza, mentre nel secondo, sono raccolti
tutti gli interventi negativi legati al comportamento umano [25]. Secondo questo punto di
vista, che pu analizzare compiutamente la sicurezza sostanziale delle costruzioni, la crisi di
un sistema strutturale emerge dalla coincidenza significativa di aspetti negativi dei tre vari
campi (hardware software humanware). Questa condizione e denotata con il termine
sincronicit [19] e pu essere concepita come la perforazione contemporanea di tutte le difese
di cui pu essere considerata composta la realizzazione di una costruzione (Fig.4).
COMPORTAMENTI LOCALI
ERRORI LATENTI
CONDIZIONI ECCEZIONALI

ERRORI LATENTI A LIVELLO


DECISIONALE

PRECURSORI
PSCOLOGICI

AZIONI CHE
AGISCONO
SULLA
SICUREZZA
SICUREZZA NEL PROFONDO

Figura 4. Sviluppo di una crisi nel sistema attraverso la concatenazione di meccanismi e coincidenze
significative, in parte legate ad aspetti materiali in parte ad aspetti legati alla natura umana, che si coagulano in
una situazione che permette lemergere del fallimento: sincronicit [19].

3. STRATEGIA DI VERIFICA MEDIANTE SCENARIO DI CONTINGENZA


Nel paragrafo precedente e stata impostata una critica allapproccio puramente probabilistico
della sicurezza strutturale: e ovvio che tale impostazione non pu trattare azioni o eventi che
non sono descrivibili probabilisticamente, non solo in teoria ma anche in pratica. Simili
difficolt sono altrimenti ereditate dai metodi che derivano concettualmente da tale approccio,
come lapproccio ai coefficienti di sicurezza parziale della forma semiprobabilistica agli stati
limite.
E utile dal punto di vista ingegneristico considerare allora il grafico riportato in Fig.5: qui,
in ascissa sono ordinate situazioni di crescente complessit, mentre in ordinata sono indicati
approcci deterministici e probabilistici. Si rileva lalternanza delle impostazioni: la sicurezza
di situazioni semplici e valutata con analisi deterministiche qualitative che per, al crescere
della complessit del problema strutturale in esame, sono sostituite da analisi pi raffinate
basate su considerazioni probabilistiche. Questa tendenza si inverte, allulteriore crescere
della complessit, per tornare ad approcci deterministici: si considerano cio analisi
pragmatiche basate sullindividuazione di scenari di rischio in base a giudizi esperti, che
trascendono dunque il quadro delle mere descrizioni statistiche.

Figura 5 Differenze di impostazione delle verifiche di sicurezza (approccio deterministica / approccio


probabilistico) al crescere della complessit del problema strutturale.

Pu essere utile a questo proposito riportare dal Testo Unitario le frasi che introducono nei
termini generali limpostazione della sicurezza e delle capacit prestazionali di una
costruzione:
Il Progettista, a seguito della classificazione e della caratterizzazione delle
azioni, deve individuare le possibili situazioni contingenti in cui le azioni possono
cimentare lopera stessa.
Con lespressione scenario di contingenza sintende, nella maniera pi generale,
una circostanza plausibile e coerente in cui pu realisticamente trovarsi unopera
strutturale, sia durante la sua vita utile, sia nelle fasi di costruzione e
dismissione. Tale scenario sar dunque caratterizzato dalla concomitanza di:

a) una determinata configurazione strutturale, usuale o transitoria: in questultimo


caso, oltre a considerare le fasi di realizzazione e dismissione dellopera, devono
essere identificate situazioni di danno accidentale realisticamente attendibili per
lopera stessa, ponendo la dovuta attenzione anche ai fenomeni di degrado
strutturale connessi a processi chimico-fisici, ed ai riflessi in termini di
organizzazione strutturale;
b) un definito scenario di carico, ovvero un insieme organizzato e realistico di
azioni, presenti contemporaneamente sullopera, la cui configurazione strutturale
stata precedentemente identificata. compito del Progettista individuare tale
insieme di carichi, definendone le rispettive intensit, anche in base alle
correlazioni statistiche.
In ogni caso, tenendo conto delle specificit delle singole azioni, si deve adottare
una progettazione strutturale orientata allintero sistema resistente, e non solo al
dimensionamento ed alle verifiche dei singoli componenti.
La Fig.6 illustra dal punto di vista operativo come sono individuati gli scenari di
contingenza. Da una parte sono elencate nelle righe le differenti situazioni in cui si pu
trovare una costruzione, a partire dalle sue fasi costruttive fino alle situazioni di
funzionamento nominale, considerando anche le operazioni manutentive ed anche la
dismissione. In un altro elenco, organizzato per colonne, sono definiti tutti gli scenari di
carico, ovvero le possibili combinazioni di carico. Laccoppiamento dei due elenchi, produce
una matrice che contiene tutte le possibili contingenze in cui verificare la sicurezza
strutturale.
Va notato che:
1) non tutte le combinazioni possono essere realistiche o pertinenti;
2) esiste lo spazio in questo inquadramento per inserire situazioni caratterizzate da azioni
o eventi LPHC, sulla base di giudizio euristico.

STRUTTURALE

CONFIGURAZIONE

1
2
3
4
1
2
1
3
1
4
2
1
3

fase di dismissione

situazione danneggiata

trasformazione d'uso

situazione manutentiva

situazione funzionale

fase costruttiva

situazioni:

O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
1 O
2 O
I
.

O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
II
.

O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
III
.

O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
IV
.

O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
V
.

O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
O
VI
.

O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
O O O
VII VIII IX
. . . descrizione

SCENARIO
DI CARICO
Figura 6 Individuazione degli scenari di contingenza attraverso una matrice che accoppia le differenti possibili
configurazioni strutturali ai differenti scenari di carico.

10

4. LA ROBUSTEZZA STRUTTURALE E LE STRATEGIE DI PROGETTO PER


OTTENERLA
La robustezza strutturale e la propriet di una costruzione di mostrare una perdita di qualit
[5] proporzionata allevento negativo originante tale perdita. In tal modo, se la struttura e
robusta, esiste una relazione continua e regolare fra la causa innescante il decadimento ed il
conseguente effetto.
Questa definizione di robustezza strutturale, pu essere formalizzata, con tutte le
attenzioni ed i limiti del caso, in questo modo:
1) si indica con E levento negativo la cui entit e misurata con E,
2) si indica con Q la qualit in esame e Q risulta la misura della variazione della stessa
a seguito del evento E di entit E,
la costruzione risulta robusta se il rapporto Q/E e limitato ad una costante L.
La Fig.7 illustra graficamente il concetto di robustezza strutturale. In ordinata si trova la
misura della qualit in esame: tale grandezza pu essere, ad esempio, la capacit portante
rispetto ad una condizione di carico, rappresentata dal moltiplicatore di carico; in generale, in
ordinata si pu riportare una qualsiasi capacit prestazionale o una grandezza rappresentativa
la sicurezza strutturale. In ascissa si riporta lentit dellevento negativo, che pu essere
pensato come un danno strutturale o anche un errore nella concezione o nel calcolo della
struttura: questultimo aspetto, generalizza notevolmente il senso che si da al termine evento
negativo, introducendo la visione sistemica legata alla sincronicit, ed in particolare a tutti gli
eventi LPHC. Delle due strutture in esame, si nota come quella indicata col colore verde sia
di qualit migliore nelle condizioni integre, o nominali, rispetto a quella indicata col colore
blu: la stessa risulta per meno robusta della seconda, come si vede dal maggior degrado di
qualit, a parit di danno, che risulta addirittura inferiore al livello minimo previsto. Questo
esempio pu essere tipico del caso di un pilastro in cemento armato cerchiato con spirale
(caso verde) rispetto a quello di un pilastro quadrato staffato (caso blu): nella configurazione
nominale, a parit di area di conglomerato, il primo risulta pi resistente, ma a parit di entit
di evento negativo (taglio di una sezione della armatura trasversale), risulta anche pi fragile
perch la spirale si srotola facendo mancare lazione di confinamento per un tratto pi lungo
del pilastro rispetto al cedimento di una singola staffa nel caso di pilastro quadrato staffato.

Figura 7 Definizione di robustezza.

11

E opportuno considerare un altro esempio per mettere a fuoco il concetto di robustezza


strutturale. Si esamina a questo proposito il telaio altamente iperstatico di Fig.8, di cui si
vuole valutare la robustezza rispetto al collasso di uno dei pilastri della zona centrale: in
particolare si considerano gli scenari simmetrici (D1) e asimmetrico (D2). I risultati delle tre
analisi necessarie, includendo come riferimento di base la situazione integra (D0), riportati in
Fig.9, indicano un degrado di qualit (resistenza) nel primo caso sia del 20% circa, mentre
conseguente al secondo scenario del 30%: il giudizio di accettabilit di tali valori rientra nel
pi generale schema di progettazione prestazionale (Performance-based Design) [28].

Figura 8 Esempio di telaio altamente iperstatico, di configurazione integra (D0), di cui si vuole valutare la
robustezza rispetto agli scenari (D1) collasso del pilastro centrale, (D2) collasso di un pilastro laterale.

Figura 9 Diagramma (moltiplicatore dei carichi - abbassamento in mezzeria in sommit ) per il telaio
altamente iperstatico in esame, nella configurazione integra (D0) e negli scenari (D1) e (D2); a destra,
situazione di collasso peggiore, relativa allo scenario (D2) (comportamento elastico-perfettamente plastico).

12

Il concetto di robustezza e le relative verifiche sono riportate in pi punti nel Testo


Unitario. Allinizio, ovvero nel Capitolo 2, si esprimono in termini generali i requisiti che
tutte le costruzioni devono avere:
In particolare, secondo quanto stabilito nelle norme specifiche per le varie
tipologie strutturali, strutture ed elementi strutturali devono soddisfare i seguenti
requisiti:
-

sicurezza nei confronti di stati limite ultimi (SLU): crolli, perdite di equilibrio
e dissesti gravi, totali o parziali, che possono compromettere lincolumit
delle persone ovvero comportare la perdita di beni, ovvero provocare gravi
danni ambientali e sociali,ovvero mettere fuori servizio lopera;

sicurezza nei confronti di stati limite dei esercizio (SLE): tutti i requisiti atti a
garantire le prestazioni previste per le condizioni di esercizio;

robustezza nei confronti di azioni accidentali: capacit di evitare danni


sproporzionati rispetto allentit delle cause innescanti quali incendio,
esplosioni, urti o conseguenze di errori umani.
Si nota come accanto agli usuali stati limite, sia ultimi sia di esercizio, data evidenza al
requisito di robustezza, che si pu intendere come un ulteriore stato limite: in alcuni codici
internazionali o per strutture eccezionali il cui progetto e basato fortemente sulle idee del
Performance-based Design [13, 14, 16], la robustezza e proprio verificata attraverso la
definizione di un opportuno stato limite denominato come Stato Limite di Integrit
Strutturale (SLIS).
Nel Testo Unitario va ancora rilevata la possibilit di sopperire, ovviamente in modo
commisurato, agli errori umani, di progetto e di realizzazione, con una struttura che
intrinsecamente robusta.
Riguardo alle valutazioni da fare ai fini della robustezza, allinizio del Capitolo 3, il Testo
Unitario riporta:
In fase di progetto, la robustezza dellopera deve essere saggiata imponendo,
singolarmente, le seguenti cause:
a) carichi nominali, arbitrari ma significativi per lo scenario considerato, al
fine di saggiare il comportamento complessivo: necessario considerare
comunque disposta secondo una direzione orizzontale, una frazione dei
carichi agenti in direzione verticale; tale frazione, se non altrimenti
dichiarato dal Progettista, assunta pari all1% per costruzioni con altezza
inferiore a 100 metri; allo 0.1% per altezza oltre 200 metri; a percentuale
interpolata per altezze intermedie;
b) assenza di elementi strutturali, per valutare le conseguenze della loro perdita
a prescindere dalla causa, al fine di individuare quelli critici.
Queste valutazioni, possono evidenziare anche errori nella concezione dello
schema strutturale.
Considerazioni specifiche sono poi introdotte nel Capitolo 6, che riguarda le opere civili.
Infatti, si afferma:
Tra tutte le costruzioni, per gli edifici particolarmente stringente il requisito
della robustezza, essendo tale categoria di strutture soggette ad essere occupate
da un alto numero di persone ed essendo sede delle pi disparate attivit, svolte
frequentemente in modo non organizzato e non controllato.

13

Per tale scopo, gli edifici devono essere progettati in modo che il sistema
strutturale principale possa sopportare danneggiamenti locali senza subire un
collasso totale; gli edifici devono avere un degrado delle prestazioni di resistenza
proporzionale alla causa che lo ha provocato.
Questo requisito deve essere raggiunto essenzialmente attraverso
unorganizzazione degli elementi strutturali che mantenga resistenza e stabilit
allo schema principale attraverso un trasferimento dellazione da qualunque
regione strutturale danneggiata a quelle vicine: ci pu essere raggiunto
fornendo sufficiente continuit, iperstaticit, duttilit alle parti che compongono
ledificio. In questo modo, si dovr anche evitare la diffusione del
danneggiamento da una regione limitata della struttura ad una parte significativa
o addirittura a tutto organismo strutturale, secondo la cosiddetta modalit di
collasso progressivo. Tale modalit di collasso, ed in generale la propagazione
del danno, sar raggiunto anche attraverso opportuna compartimentazione
dellorganismo strutturale.
Questultimo paragrafo e significativo perch indica due strategie per ottenere la
robustezza strutturale. Tali strategie, in un certo senso una duale dellaltra, sono:
i. aumentare la connessione delle varie parti strutturali, introducendo un elevato grado di
continuit, in modo che le azioni si possano trasferire dalla parte collassata a quelle
adiacenti, ovvero la costruzione abbia al suo interno una ridondanza di percorsi atti a
trasmettere lazione [15];
ii. suddividere la costruzione in compartimenti, in modo che il collasso di una parte della
struttura non si propaghi alle parti adiacenti [30].
Va ricordato che queste due strategie sono tradizionalmente utilizzate in settori
dellIngegneria come quello Aeronautico o Navale. In Fig.10, si riportano, ad esempio, i casi:
a) in alto, di un bombardiere B17 Fortezza Volante, che durante la Seconda Guerra
Mondiale dopo aver subito una collisione in volo con un altro velivolo, e riuscito
comunque ad atterrare; questa capacit di incassare danno strutturale (damage tolerant
structure), e legata alla conformazione altamente iperstatica della fusoliera di questo
tipo di aereo;
b) in mezzo, di un aereo di linea che nellaprile 1988, a seguito della coalescenza di
numerose microfratture nella parte centrale superiore della fusoliera, ha subito
unesplosione per decompressione: la parte di carlinga collassata e stata delimitata
dalla presenza di longheroni ed elementi di cerchiatura presenti nella fusoliera;
c) in basso, e infine riportata unillustrazione pertinente alla concezione delle navi che
presentano compartimenti stagni, per evitare leventuale propagarsi dellallagamento
che sia avvenuto in uno di essi [28].
Da questi semplici esempi, risulta evidente come lottenimento della robustezza strutturale
sia un problema che riguarda la concezione strutturale: le analisi strutturali, non potranno che
misurare quantitativamente quello che e gi stato inserito nel codice genetico della
costruzione [6, 10]. In particolare, la robustezza risulta essere una propriet sistemica, in
quanto emerge da come le varie parti della costruzione sono connesse e da come si
comportano mutuamente alla presenza di un danno localizzato[26].

14

Figura 10 Strategie di progetto per ottenere robustezza strutturale: nel caso di aerei, in alto, robustezza per
continuit strutturale, in mezzo, robustezza per compartimentazione; nel caso delle navi, in basso,
compartimentazione [28].

15

5. IL CONCETTO DI SISTEMA STRUTTURALE


E stato rilevato come la robustezza strutturale sia una caratteristica sistemica di una
costruzione. Questo vuol dire che tale qualit dipende da come sono organizzate tra loro le
varie parti strutturali e da come si comportano, quando, alla presenza di uno scenario
qualsiasi, una di loro viene a mancare. E in questa ottica che la frase citata dal Testo
Unitario, gi riportata,
In ogni caso, tenendo conto delle specificit delle singole azioni, si deve adottare
una progettazione strutturale orientata allintero sistema resistente, e non solo al
dimensionamento ed alle verifiche dei singoli componenti.
risulta particolarmente importante dando una visione sistemica al processo di progettazione.
Un sistema e un insieme organizzato ordinatamente e gerarchicamente di elementi che nel
loro complesso fanno emergere propriet che le singole parti non hanno [3, 4, 21].
Lorganizzazione comprende aspetti topologici, ovvero di vicinanza, e funzionali, ovvero di
comportamento. Lordine e la gerarchia allinterno di un sistema, permettono di poter
sviluppare in cascata la descrizione del sistema: nella Fig.11, ci e mostrato sulla sinistra in
modo tradizionale per un impianto industriale, mentre sulla destra appare la pi generale
scomposizione funzionale multilivello [11, 12].
E proprio lidea della organizzazione strutturale che permette di preordinare in maniera
pi generale e logica il comportamento di una costruzione nel caso di eventi LPHC. Nella
Fig.12, si considera ad esempio la scomposizione di un ponte sospeso, attraverso
lindividuazione di successivi livelli (macro-, meso-, micro-) strutturali. In base a questa
segmentazione sistemica, si pu pensare di poter individuare livelli successivi (ovvero regioni
strutturali di estensione via via crescenti) che possono collassare al crescere dellintensit
dellevento negativo considerato. Cos, ad esempio, in un quadro di progettazione
prestazionale si pu ritenere di poter sacrificare prima a) le parti speciali che vincolano
limpalcato del ponte a terra ed alle torri; poi b) limpalcato stesso con il sistema di
sospensione secondario composto dai pendini, garantendo comunque c) la sopravvivenza del
sistema di sospensione principale (torri, ancoraggi, cavi principali). E ricco di significato che
sia questa logica di progetto a garantire la corretta concezione della costruzione e la sua
robustezza strutturale, al di l di quanto possano individuare molteplici combinazioni di
carico in un formato agli stati limite implementato con i coefficienti parziali di sicurezza.

Figura 11 Diagrammi che sviluppano il concetto di scomposizione gerarchica di un sistema.

16

Figura 12 Scomposizione strutturale applicata ad un ponte sospeso: macro-, meso-, micro-livelli.

Figura 13 Individuazione gerarchica delle variabili e delle performance strutturali con i relativi livelli di
modellazione.

17

6. LE STRATEGIE DI ANALISI STRUTTURALE


La Fig.13 evidenzia come la visione sistemica permetta in termini generali di organizzare il
processo complessivo di analisi strutturale. La scomposizione strutturale, infatti, focalizza
lattenzione del processo di analisi su scale differenti della costruzione, dallintero sistema al
dettaglio minore. In questo modo i risultati delle valutazioni ad una scala servono come punto
di partenza per le analisi ad una scala successiva, sia inferiore che superiore. Come ricordato,
la complessit strutturale risulta significativa, quando fenomeni legati ad una scala si
trasmettono significativamente ad unaltra. In particolare, la mancanza di robustezza e
evidenziata, quando crisi a scale inferiori passano ignorate ai livelli superiori, facendo
emergere collassi catastrofici.
La Fig.13 fa vedere altres come esista una perfetta omologia tra come si organizza il
sistema strutturale e come si descrive o si analizza: e questa chiarezza di visione che
permette di limitare gli errori di concezione o di calcolo che possono innescare collassi.
Nel Capitolo 2 del Testo Unitario sono riportati quelli che devono essere gli obiettivi
generali dellanalisi strutturale:
Lanalisi strutturale deve sviluppare unindagine della risposta strutturale alle
azioni considerate che permetta valutazioni sia qualitative sia quantitative, tenuto
conto delle incertezze presenti nelle:
a) differenti assunzioni di base (ipotesi di partenza);
b) diverse modellazioni e diversi parametri fissati per la modellazione delle
azioni pertinenti;
c) diverse modellazioni e diversi parametri fissati per la modellazione del
sistema strutturale, secondo una strategia che persegua i seguenti due
obiettivi generali:
a. delimitazione degli estremi della risposta strutturale;
b. individuazione della sensibilit della risposta strutturale.
Si pu quindi parlare di esplorazione della modellazione strutturale al fine di valutare in
modo confidente il comportamento strutturale. E rilevata in particolare che lanalisi
strutturale deve determinare i limiti della risposta strutturale e deve definirne le criticit.
Queste ultime, cause innescanti le crisi catastrofiche, sono considerate anche allinizio del
Capitolo 3, dove e affermato:
Allo scopo di evidenziare labilit od instabilit strutturali, ovvero sensibilit nella
risposta prestazionale, il Progettista ha lonere di individuare:
a) situazioni che significativamente introducano perturbazioni o imperfezioni
dello schema strutturale;
b) disposizioni non simmetriche dei carichi.
In termini computazionali, entrambi gli obiettivi sono connaturati ad unimpostazione
delle analisi nel formalismo della Logica Fuzzy [8, 27]. Attraverso questa organizzazione del
processo di analisi, infatti, si determinano in modo coerente e completo quali sono i limiti
della risposta strutturale e quali sono le priorit. Dal punto di vista strettamente operativo, si
ricorda che tale organizzazione di calcolo pu essere intesa come un processo di antiottimizzazione, che trova la sua naturale implementazione attraverso algoritmi non
deterministici, quali quelli genetici. In particolare, come sotto prodotto di tali analisi, si
possono individuare gli scenari pi onerosi, gli elementi strutturali critici e le
compartimentazioni opportune.

18

7. UN ESEMPIO DI ANALISI
Si considera il modello strutturale riportato nella Fig.14 che fa riferimento ad un edificio alto
di 110 piani che adotta lo schema strutturale cosiddetto frame-in-frame [1]. La struttura e
quindi composta da due sotto-strutture cilindriche, una interna allaltra, ciascuna composta da
una cortina di elementi travi-colonna intelaiati tra loro, risultando nel suo complesso simile
alle torri del World Trade Center.
Obiettivo dellanalisi e la valutazione della sensibilit della struttura al danneggiamento
della superficie esterna. A tal scopo, si considera nella Fig.15 leliminazione di un certo
numero di elementi, nella parte superiore delledificio, tra il settantesimo e
lottantacinquesimo piano, e secondo quattro scenari, via via pi pesanti riportati in Fig.16.

Figura 14 Struttura tipo frame-in-frame per edificio delle performance strutturali con i relativi livelli di
modellazione.

19

Figura 15 Individuazione del modello per lanalisi strutturale in campo non lineare con sottostrutturazione.

Figura 16 Individuazione euristica degli scenari di danno (configurazioni strutturali) di entit crescente.

20

Le analisi sono sviluppate secondo i seguenti passi:


1) vengono rimossi gli elementi previsti, secondo i diversi scenari;
2) i carichi permanenti sono incrementati e si sviluppa unanalisi in campo non lineare sia
per materiale (limitando cio la capacit portante di ciascun elemento), sia per
geometria (tenendo conto dei grandi spostamenti che la struttura subisce, considerando
quindi in particolare gli effetti instabilizzanti dovuti alle eccentricit assunte dal carico
rappresentato dalla parte di edificio sovrastante la regione dove si assume avvenga il
danno).
Per limitare lonere computazionale, la struttura complessiva delledificio viene cos
sottostrutturata:
a) la parte sovrastante la regione che si ritiene danneggiata secondo i quattro scenari di
danno, composta da 25 piani, si ritiene rigida ed e conseguentemente cos modellata
attraverso elementi solidi opportunamente corretti; per tale parte interessa
fondamentalmente valutare il peso permanente amplificato dal moltiplicatore e la
posizione che tale carico assume al crescere del moltiplicatore del carico stesso, in
modo da poterne valutare gli effetti instabilizzanti globali;
b) la parte direttamente interessata dal danneggiamento, composta da 15 piani, e
modellata con elementi asta intelaiata con opportune caratteristiche plastiche, in modo
da rappresentarne correttamente resistenza e duttilit; e opportunamente modellato il
comportamento del secondo ordine locale, con la relativa diminuzione di rigidezza al
crescere dellazione assiale fino alleventuale raggiungimento del carico critico;
c) i 10 piani sottostanti la zona danneggiata, si suppongono composti di elementi asta
intelaiata con comportamento lineare, e sono considerati al fine di fornire ragionevoli
condizioni al contorno per le parti sovrastanti.
In Fig.17 sono rappresentate le modalit di collasso, ovvero le configurazioni deformate
assunte al raggiungimento del moltiplicatore massimo del carico permanente, per i quattro
scenari di danneggiamento assunti. Si nota che al crescere dellentit del danno, il collasso
avviene innescando modalit che evidenziano crescenti dissimmetrie. Si rileva inoltre la
presenza di fenomeni di instabilit locale, legati al corrugamento della parete esterna, oltre
allinstabilit globale gi osservata.
In termini complessivi, in Fig.18 sono riportati attraverso un diagramma a barre, i valori
dei moltiplicatori del carico permanente nei quattro scenari previsti (D1, D2, D3, D4), oltre
naturalmente al valore nominale assunto nella configurazione integra (D0). Questo
diagramma e una versione discreta del diagramma ideale illustrato in Fig.9: in ascissa,
infatti, si e rappresentata una misura crescente di danno, rappresentata da quattro scenari via
via pi gravosi, mentre in ordinata e riportata una misura della qualit della struttura
rappresentata dal valore assunto dal moltiplicatore a collasso. Anche qui, come nel caso di
Fig.9, il giudizio di tale decremento di resistenza va sviluppato in un contesto prestazionale
complessivo.
A conclusione di questo esempio, si pu notare lefficacia di un approccio diretto di analisi
ai fini della valutazione della robustezza strutturale: definiti gli scenari in forma euristica, lo
svolgimento di analisi come quelle illustrate, in campo non lineare per materiale e geometria,
sono al giorno doggi alla portata di numerosi codici di calcolo commerciale. Va per
sottolineato che, nei termini pi generali, le analisi devono essere condotte in campo
dinamico, che e lambito naturale in cui descrivere eventi legati al collasso di elementi
strutturali. Infine, nel caso in cui non si possano definire in modo confidente scenari
opportuni, ovvero nel caso in cui si voglia sviluppare una pi completa analisi di sensitivit,

21

si deve far ricorso a processi di ottimizzazione che pilotino la scelta degli scenari da
considerare.

Figura 17 Modalit di collasso nei quattro scenari di danneggiamento individuati.

Figura 18 Moltiplicatore di collasso nei quattro scenari di danneggiamento individuati.

22

8. CONCLUSIONI
Il concetto di robustezza strutturale riguarda il comportamento di una costruzione in
presenza di unazione o di un evento negativo. Lazione pu essere una condizione di carico
non prevista o non prevedibile, mentre levento negativo pu avere origini fisiche o
antropiche. Tutte queste situazioni provocano un danno cui la costruzione deve rispondere in
maniera proporzionata, ovvero in modo regolare e ragionevole.
Da questa definizione appaiono evidenti le ripercussioni che una progettazione orientata ad
ottenere tale requisito possono avere. Tale orientamento della progettazione e in parte
differente dal modo di procedere usualmente accettato, ed insegnato, che invece e basato sul
soddisfacimento di stati limite attraverso un numero anche notevole di combinazioni di
carico.
Nel caso della robustezza strutturale, la mancanza di basi statistiche per la
caratterizzazione delle azioni non usuali o degli eventi negativi possibili, allarga lo spazio per
le valutazioni basate sullesperienza e sulla conoscenza degli ingegneri strutturisti, rendendo
allo stesso tempo pi difficili e pi coinvolgenti il progetto e lanalisi strutturale.
A questo proposito, va rilevato che la progettazione orientata alla robustezza strutturale
richiede una visione olistica al problema strutturale con un orientamento al sistema strutturale
nel suo complesso, piuttosto che al singolo elemento strutturale. Questo atteggiamento era
tipico di generazioni di ingegneri strutturisti prima dellavvento delle varie formulazioni ai
coefficienti parziali tipiche del metodo degli stati limite, che forse, in questo hanno fatto
perdere di vista la sintesi della soluzione del problema strutturale.
Le valutazioni sulla robustezza strutturale vanno sviluppate in campo non lineare,
modellando realisticamente il comportamento strutturale, cosa che e possibile con i codici di
calcolo commerciali oggi disponibili. Un passo ulteriore nelle analisi, pu essere fatto
individuando le criticit nel funzionamento strutturale e delimitando la risposta strutturale,
operazioni che possono essere fatte attraverso approcci di anti-ottimizzazione. Il ruolo
centrale della concezione strutturale resta comunque prioritario. Infine, va evidenziato il ruolo
che lattuale quadro normativo italiano, rappresentato dal Testo Unitario delle Norme
Tecniche per le Costruzioni del D.M. 14/09/05 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della
Repubblica Italiana il 23 Settembre 2005, ha attribuito al requisito di robustezza strutturale.
RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano tutte le persone della Segreteria CRASC'06 per lefficienza e la gentilezza
mostrata, ed in particolare il Prof. Ing. Giuseppe Muscolino ed il Prof. Ing. Piero Colajanni.
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24

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

ASPETTI EPISTEMOLOGICI
DELLA SICUREZZA STRUTTURALE
R. CALZONA1
1

Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica,


Universit degli Studi di Roma La Sapienza

SOMMARIO
In questo lavoro, viene chiarito il significato di sicurezza. Allinizio, viene spiegato il
significato storico della parola sicurezza, e successivamente, levoluzione di questo
significato per prendere in considerazione le necessit dellepoca moderna nel campo di
ingegneria civile. Il concetto di sicurezza esplicitato con lillustrazione di studi e previsioni
che riguardono il Ponte sullo Stretto di Messina, una struttura simbolo per il ventunesimo
secolo.
ABSTRACT
In this Paper, the concept of safety is explained. The preliminary focus is the historical
meaning of the word safety, and consequently the evolution of this meaning to take into
account the needs of the modern era in the civil engineering field. The concept of safety is
explicated with the illustration of studies and provisions concerning the Messina Strait
Bridge, a milestone structure for the 21st century.

1. INTRODUZIONE
Il grande filosofo ed epistemologo del 20 secolo Karl Raimund Popper nel suo libro La
logica della scoperta scientifica [1] spiega che lobiettivo delle teorie scientifiche di trovare
spiegazioni soddisfacenti di ogni cosa che ha un impatto su di noi di tale intensit che
necessita di essere spiegata. Cosi una spiegazione rappresenta un gruppo di proposizioni che
descrivono lo stato delle cose che devono essere descritte (esplicandum), nel senso pi stretto
della parola. Le proposizioni descrittive determinano la spiegazione (esplicans). In questo
senso, lesplicandum pu comunemente essere assunto pi o meno attendibile. Al contrario,
lesplicans solitamente ignoto, e necessita essere determinato. Lesplicans, per essere
soddisfacente (e questa una propriet che ha un senso comparativo), deve soddisfare una
serie di condizioni. In primis, deve implicare, in un senso logico, lesplicandum. Di secondo
luogo, deve essere vero.
Questa assunzione, che lo scopo della scienza di trovare spiegazioni soddisfacenti, porta
allidea di migliorare il grado di soddisfazione che le spiegazioni forniscono, migliorando il

25

grado di controllo (cio procedere con teorie che sono pi controllabili, pi ricche in
contenuti, accettate universalmente di elevata precisione).
Per le costruzioni del passato, per le quali la capacit portante era modesta ed i metodi di
progettazione semplici e poco accurati, anche le definizioni errate ed approssimate della
sicurezza sono stati sufficienti. Per le strutture da primato del futuro, dove la teoria della
statica sostituita dalle teorie della dinamica e della fluidodinamica, e la resistenza dei
materiali descritta da teorie entropiche, propriamente necessario illuminare il significato
di sicurezza.

2. LA SICUREZZA STRUTTURALE
2.1. Il significato di sicurezza
Sicuro dal latino securum [se (sine) + cura] significa essere in uno stato senza affanno, senza
preoccupazione. Securi pro salute, de gloria certabant (Tacito): Sicuri (certi) della salvezza
combattevano per la gloria.
Unopera per noi pi o meno sicura se oggi solleva pi o meno preoccupazioni per luso
futuro. La sicurezza, condizione di ci che sicuro, privo di rischi e pericoli, cos uno stato
danimo ed il concetto di sicurezza trova maggiore collocazione nel campo della psicologia,
ossia nel campo delle scienze umane, che non in quello delle scienze fisiche o matematiche,
come correntemente si suppone. Lentit della preoccupazione dipende dalle conseguenze
dellevento sfavorevole che dovesse verificarsi in futuro durante la vita di servizio dellopera.
Pi gravi sono le conseguenze dellevento sfavorevole e pi grande la richiesta di
sicurezza. Per questo motivo, lentit della sicurezza per le strutture da primato, come il
Ponte sullo Stretto di Messina, deve essere superiore rispetto a quello di un ponte ordinario,
perch le potenziali conseguenze in termini di perdita di vite umane, o di perdite economiche
del bene, potrebbero essere superiori.
2.2. Lesempio di Dedalo
Nel cuore del Mediterraneo, tanti secoli fa, il primo artifex (ingegnere) della mitologia greca,
Dedalo, costru una macchina volante per scappare da Creta: semplicemente due ali di cera e
piume di uccello. Ma quando suo figlio Icaro (figura 1) vol troppo alto e vicino al sole la
cera si sciolse e Icaro cadde e mor.

Figura 1. La caduta di Icaro, il simbolo del fallimento

26

La caduta di Icaro rimane il simbolo della caduta delle loro realizzazioni che gli Ingegneri
rifuggiranno.
2.3. Casi famosi di crolli di ponti
Nelle figure 2, 3 e 4, sono mostrati alcuni casi famosi di crolli di ponti, che ricordano agli
Ingegneri la necessit di garantire la sicurezza strutturale [2].

Figura 2. Il crollo del Ponte di Tacoma Narrows

Figura 3. Il ponte di Quebec in fase di costruzione e dopo il collasso

Figura 4. Il ponte su Reno a Coblenza

27

2.4. Limpostazione probabilistica


La sicurezza strutturale assicurata se la resistenza R sempre pi alta degli attesi effetti
delle azioni durante la vita di servizio, sintetizzata dalla ineguaglianza [3]
R (resistenza) > S (effetto delle azioni)

(1)

R-S>0

(2)

ovvero,

Ma noi non conosciamo, ne conosceremo mai, il valore vero della resistenza o delle azioni,
ma potremo costruire insiemi statistici di informazioni o di misure fisiche: questo significa
che lineguaglianza 1a deve essere intesa in senso probabilistico.
Siamo entrati nel campo dellincertezza dei giudizi del Futuro che risolviamo dicendo
che la probabilit dellevento R > S deve essere sufficientemente alta, ovvero levento
sfavorevole inverso R < S che la probabilit di collasso Pc, dovr essere sufficientemente
piccola.
La probabilit dellevento sfavorevole R < S, la probabilit di collasso, rappresentata
dallintegrale di convoluzione:
f

Pc

P( R  S  0)

f

f

f s ( x ') f R ( x) dx dx
f

(3)

dove fR(x) and fS(x) sono le funzioni di densit di probabilit di resistenza e dellazione
(Figura 5).

fS(x)
fR(x)

Sk

Rk

Figura 5. Impostazione probabilistica della probabilit di collasso.

La verifica della sicurezza (che lobiettivo) rappresentata dalla disuguaglianza:

Pc ( R, S ,...)  Pc (accepted ) 10 a

(4)

Cos la misura della sicurezza. I valori ammissibili di a sono funzione delle conseguenze
dellevento sfavorevole. In Italia, per levento sfavorevole corrispondente al collasso di

28

unopera (stato limite ultimo), a = 5 per le costruzioni ordinarie di ingegneria civile, = 7 per
le centrali nucleari. Per eventi sfavorevoli delle condizioni di esercizio, = 1.
La misura della sicurezza pu essere ottenuta anche usando il tradizionale coefficiente di
sicurezza , derivato da Pc:
Rk

Jk

! SD

(5)

dove
SD

J g Gk  J q Qk  < 0i Qik

i 2

(6)

con
Gk = valore caratteristico dei Carichi Permanenti
Qk = valore caratteristico dei Carichi Variabili
J = coefficiente di amplificazione dei carichi
= coefficiente di combinazione dei carichi
I valori di J e sono adeguati per i ponti ordinari, dove Gk circa uguale a Qk.
2.5. Il problema di Galileo
La valutazione della sicurezza per le opere di grandi dimensioni, richiede di tener conto delle
conseguenze del cosiddetto effetto scala.
Gi Galileo nel famoso libro Discorsi e dimostrazioni matematiche intorno a due nuove
scienze attinenti alla meccanica e i movimenti locali del 1638, aveva mostrato come
aumentando le dimensioni di un elemento strutturale, a parit di materiale, la capacit
portante diminuisse; ovvero come per conservare la capacit portante i rapporti dimensionali
dovessero modificarsi.
In figura 6 mostrato lesempio utilizzato da Galileo [4]: E per un breve esempio di
questo che dico, disegnai gi la figura di un osso allungato solamente tre volte, ed ingrossato
con tal proporzione, che potesse nel suo animale grande far luffizio proporzionato a quel
dellosso minore nellanimal pi piccolo, e le figure son queste: dove vedete sproporzionata
figura che diviene quella dellosso ingrandito.

Figura 6. Lesempio di Galileo

29

Egualmente si comporta una fune, come il cavo principale del ponte: se la luce della
campata del Ponte aumenta da Lo a nLo, e con la stessa proporzione il diametro del cavo 0
aumenta a n0, la tensione sul cavo, per il peso proprio non rimane invariata ma aumenta fino
a nV0.
Al contrario, ci significa che se il diametro del cavo solo raddoppiato come la
lunghezza della campata, la sicurezza si riduce di met.
Questo effetto rappresentato nella figura 7: incrementando la lunghezza della campata e
le dimensioni, lo stato tensionale per i carichi permanenti incrementato e la disponibilit di
resistenza per i carichi variabili e per le altre azioni si riduce, fino alla lunghezza teorica
limite:
lu

7.6

Vu
senE
Jm

(7)

Figura 7. Leffetto di scala per ponti sospesi di grande luce

Ci significa che incrementando la lunghezza, il cimento statico per i carichi permanenti


aumenta, quello per i carichi variabili deve diminuire fino al valore di lu, situazione in cui i
carichi variabili devono essere uguali a zero [5].
2.6. Fragilit del sistema
Leffetto di scala si manifesta anche in altri insoliti e sofisticati aspetti. Un elemento
resistente pu essere pensato come costituito da molti elementi resistenti disposti in serie od
in parallelo. Come si pu osservare in figura 8, quando gli elementi sono in serie (come in
una catena), se R la resistenza del singolo elemento e Pci la sua probabilit di collasso, la
probabilit di collasso dellintera struttura aumenta in funzione del numero degli elementi i:
se i tende allinfinito, la struttura sicuramente collassa: per una fune infinitamente lunga la
rottura certa, anche se lazione S molto piccola.

30

Elementi in serie o in parallelo

Pci
Figura 8. Elementi in serie e in parallelo

Al contrario, per una struttura composta da tanti elementi in parallelo, la probabilit di


collasso diminuisce allaumentare del numero degli elementi. Se i tende ad infinito, la
probabilit di collasso Pci tende a zero: vale a dire la sicurezza certa.
Nel progetto dei grandi sistemi strutturali occorre consapevolmente combinare resistenze
in serie e in parallelo. Questo avviene per esempio per cavi di sospensione, con un grande
numero di fili molto lunghi, assemblati in parallelo. Ma non avviene per esempio per gli
acciai di carpenteria delle torri.
2.7. Disposizioni per gli errori umani
Nel campo della ingegneria applicata, alla realizzazione dellopera concorre il lavoro
delluomo che accompagnato dagli errori umani: la nostra capacit di prevedere il
comportamento futuro e la resistenza delle strutture, oltre alla aleatoriet del mondo fisico,
dipende dagli errori umani, che si manifestano nelle fasi di progettazione e di realizzazione
dellopera: tale fenomeno tanto pi importante quanto pi le attivit sono complesse,
difficoltose e numerose.
Questo aspetto cos importante che Hauser (1979) scrisse [6]: La pi efficiente via per
migliorare la sicurezza strutturale quella di affinare i metodi di verifica dei dati piuttosto che
affinare lanalisi dei modelli.
Fortunatamente al giorno doggi possibile gestire lerrore umano mediante la Quality
Assurance e le procedure di Quality Control, che garantiscono che la misura probabilistica
della sicurezza affidabile e che il confronto con la sicurezza prefissata significativa.
La Quality Assurance ha evidenziato che la effettiva sicurezza minore di quella
calcolata tenendo conto solo degli aspetti aleatori delle grandezze fisiche in quanto a questi si
aggiungono gli errori umani: alla probabilit di rottura delle centrali nucleari assunta pari a
10-7 ha corrisposto una frequenza di incidente pari a 2,5 x 10-3,mentre teoricamente la
probabilit il limite della frequenza.

31

2.8. Il modello strutturale


La valutazione della sicurezza consiste nel controllare che la resistenza strutturale sia
maggiore con giusto margine delle sollecitazioni provocate dalle azioni.
Il calcolo di ambedue le grandezze resistenza strutturale e sollecitazione, si sviluppa nella
sequenza di identificazione di un modello fisico teorico e di un modello sperimentale.
Il modello fisico descrive i fenomeni fisici naturali e le caratteristiche meccaniche dei
materiali.
2.9. Il modello matematico
Il modello fisico viene trasformato in un modello teorico matematico sulla base di ipotesi e
congetture: il modello teorico unastrazione delle azioni del comportamento meccanico dei
materiali e delle strutture che sulla base di ipotesi, frequentemente assiomatiche, esprime i
risultati attraverso un processo logico analitico sintetico, ossia mediante un processo
matematico.
Nella figure 9 illustrato il modello globale di un ponte usando elementi lineari frame,
utile per unanalisi numerica dellintero ponte, e shell per specializzare le analisi in dettaglio
delle componenti del ponte [7].

Figura 9. Il modello strutturale- sottostrutturazione

Lanalisi passo passo pi approfondita con un processo zoom. Usando il modello teorico
matematico il risultato espresso da numeri e il giudizio mediante confronti numerici.
La correttezza dei risultati del modello teorico affidata pertanto alle delle assunzioni
statistiche, al rigore delle ipotesi e delle congetture sui materiali e sul comportamento
strutturale.

32

Il problema ora di giudicare se il risultato buono o cattivo: la sicurezza calcolata


grande o piccola? Ovvero affidabile o rischiosa?
Nel campo dellingegneria applicata le incertezze sui dati fisici e le ipotesi delle teorie
impongono che i risultati teorici vengano controllati e confutati per mezzo di un modello
sperimentale, che serve anche da validazione del modello teorico.
Nellingegneria meccanica il confronto tra teoria e sperimentazione meno difficoltoso
essendo possibile sperimentare su prototipi.
La riproduzione dei fenomeni in laboratorio pi difficile nel campo dellingegneria
civile, perch ogni opera di per s stessa un prototipo; in particolare nel caso di opere
innovative, il modello sperimentale di un ponte solamente il ponte stesso.
Questo fatto aggiunge un altro fattore che rende la richiesta di sicurezza ancora maggiore:
la non ripetibilit.
2.10.
Il modello sperimentale
La validazione sperimentale pu avvenire allora o attraverso la sperimentazione su modelli
ridotti in scala in laboratorio, ovvero attraverso il confronto con il comportamento di opere
sufficientemente similari, gi costruite ed in esercizio; ovviamente il giudizio tanto pi
affidabile quanto pi la popolazione delle opere similari grande e significativa.
Cos, per le opere ordinarie i calcoli teorici, i cosiddetti calcoli statici, si reputano
sufficienti per procedere alla costruzione dellopera in quanto, opere similari gi costruite
garantiscono laffidabilit dei calcoli sviluppati, anche se ad opera finita, si richiede una
validazione sperimentale attraverso il collaudo statico.
Per le opere innovative, questa validazione mediante il confronto con opere gi costruite
molto ridotta o nulla; si capisce, allora, la grande importanza nellingegneria sviluppata nei
laboratori di ricerca mediante i modelli sperimentali.
2.11.
Il processo di monitoraggio
Lincerta conoscenza del mondo fisico, lincerta modellazione dei materiali e del
comportamento strutturale, la complessa gestione degli errori umani riducono laffidabilit
della misura di sicurezza, tanto pi quanto il sistema strutturale e la sua interazione con
lambiente complessa.
Al giorno doggi luso dei sistemi di monitoraggio aiutano a crescere laffidabilit,
permettendo la misura continua delle quantit meccaniche e fisiche che riguardano la struttura
e lambiente.
La possibilit di conoscere le azioni esterne e le risposte del ponte incrementa la
conoscenza del comportamento e, per il Teorema di Bayes, la valutazione della sicurezza
rispetto ai ponti ordinari, che presentano un valore fisso della sicurezza che pu essere
modificato durante la vita di esercizio solo con grande difficolt.
Il sistema di monitoraggio del ponte permette anche istantanee modifiche delluso dello
stesso, per esempio la lettura delle deformazioni del binario permette di modificare
istantaneamente la velocit del treno garantendo un passaggio sicuro.
2.12.
Analisi dei rischi
Altro metodo per giudicare la sicurezza di unopera lanalisi dei rischi, che un processo
tendente ad esaminare una serie di scenari di rischio che possono mettere fuori servizio
lopera.
Per rischio si intende il prodotto formale della pericolosit dellaccadimento di un evento e
della vulnerabilit al danneggiamento dellelemento strutturale, ossia:

33

Rischio = Pericolosit x Vulnerabilit; P(p) x P(v)


In termini numerici il prodotto della probabilit che si verifichi un evento esterno
(pericolosit) e la probabilit che lelemento soggetto a tale azione subisca un determinato
danneggiamento (vulnerabilit).
Come per la valutazione della sicurezza, la valutazione del rischio un prodotto di
probabilit.
Con riferimento ad unazione sismica, la pericolosit sismica la probabilit che un sisma
superi, entro un certo intervallo di tempo (vita di servizio), un prefissato livello sismico.
La vulnerabilit la probabilit che la struttura subisca un determinato danneggiamento a
seguito dellevento sismico.
Lespressione sintetica permette di mettere ordine nelle valutazioni di sicurezza, ponendo
in luce che non basta una alta pericolosit di un evento per avere un rischio elevato, perch se
la struttura ha bassa vulnerabilit allevento, il rischio praticamente nullo.
La figura 10 mostra alcuni dei fenomeni per i quali si impostata la procedura di analisi
dei rischi.
Vento
Vento

Gradiente
Gradiente
Temperatura
Temperatura

Incendio
Incendio
Sisma
Sisma
Impatti aerei
Impatti aerei

Esplosioni
Esplosioni

Sabotaggio
Sabotaggio

Sottoescavazioni
Sottoescavazioni

Trombe
Trombed'acqua
d'acqua
Costr.
Costr.ininadiac.
adiac.

Costruzione
Costruzione

Tsunami
Tsunami

Urto
Urtonavi
naviimpalcato
impalcato

Liquefazione
Liquefazione

Vibrazioni
Vibrazioni

Cedim.
Cedim.terreno
terreno

Rigetto
Rigettodidifaglia
faglia

Agenti
Agentichimici
chimici

Deragliamenti
Deragliamenti
Spost.
Spost.ancoraggi
ancoraggi

Gravit
Gravit

Figura 10. Fenomeni interessati nellanalisi dei rischi per un ponte di grande luce

2.13.
Le prestazioni
E ancora un altro modo per trattare la sicurezza, ossia la prevedibilit degli eventi futuri, e
giudicare le loro conseguenze.
Una prestazione pu essere:
 il valore quantitativo del comportamento dellopera a seguito dellazione a cui sar
sottoposta (ad esempio le deformazioni delle sezioni, accelerazioni, ecc.). Il giudizio
dellottenimento della prestazione viene attraverso il confronto tra il valore calcolato e il
valore prefissato (processo deterministico); ovvero tra la probabilit calcolata di superamento
di una soglia e la probabilit stabilita, in un tempo prefissato (ad esempio la somma delle
chiusure per effetto di vento, nellanno, non superi 6 ore) (processo probabilistico).
 un giudizio di carattere qualitativo o retorico (ad esempio il giudizio sullestetica del
ponte).
In figura 11 illustrato linsieme dei requisiti prestazionali ed il giudizio di estetica.

34

Estetica
Estetica

Vita
VitaUtile
Utile

Impatto
Impattoambientale
ambientale

Durabilit
Durabilit

Definizione
Definizionedei
deilivelli
livelli
delle
delleazioni
azioni

Manutenibilit
Manutenibilit
Comfort
Comfortdegli
degli
utenti
utenti

Resistenza
Resistenza
Rigidezza
Rigidezza

Fatica
Fatica
Controllo
Controllo
spostamenti
spostamenti

Stabilit
Stabilit
Robustezza
Robustezza
Strutturale
Strutturale

Percorribilit
Percorribilit
Ferroviaria
Ferroviaria

Percorribilit
Percorribilit
Stradale
Stradale

Franco
Francominimo
minimosul
sullivello
livello
marino
marino

Figura 11. Requisiti prestazionali per un ponte di grande luce

3. IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA

Nella prima decade del terzo millennio sar costruito il Ponte sullo Stretto di Messina [8],
che realizzer un collegamento stabile tra la Sicilia e la Calabria mediante un ponte
sospeso con luce centrale di 3300 m (figura 12).
1

Figura 12. Fotosimulazione del Ponte sullo stretto di Messina

In figura 13 si pu vedere il prospetto del Ponte.

Figura 13. Prospetto del ponte di Messina

35

Gli aspetti epistemologici della sicurezza strutturale, discussi in precedenza, sono stati
applicati al Ponte sullo Stretto di Messina, una delle prime strutture da primato del terzo
millennio, per via del documento fondamentale Fondamenti Progettuali e Prestazioni
Attese per lOpera dAttraversamento [9], che definisce i livelli di sicurezza e le
prestazioni attese dellOpera.
3.1. Descrizione del Progetto preliminare
Il Ponte ha due carreggiate stradali a due corsie di percorrenza ed una di emergenza
ciascuna, ed una piattaforma ferroviaria con due binari (figura 14).

Figura 14. Sezione dellimpalcato del ponte di Messina

I cassoni longitudinali sono sostenuti da cassoni trasversali in acciaio ad interasse di 30


m., vincolati allestremit ai pendini verticali di sospensione (figura 15).

Figura 15. Il cassone del Ponte di Messina

Limpalcato costituito da tre cassoni longitudinali indipendenti in acciaio: il centrale


sopporta la piattaforma ferroviaria, i due laterali le carreggiate stradali.
Il sistema di sospensione consiste in 2 coppie di cavi, a distanza di 52 metri, e di 116
gruppi di pendini. Ogni cavo ha un diametro di 1.24 metri. La lunghezza complessiva di
ogni cavo di 5,300 metri (figura 16).

36

1,24 m

1,75 m

Figura 16. I cavi del Ponte di Messina

Le torri sono delle strutture snelle in acciaio alte 383 m. con due gambe di sezione
allungata collegate da quattro travi trasversali (figura 17).

52,00 m
382,60 m
78,00 m

Figura 17. Vista prospettica delle torri del Ponte di Messina

37

3.2. I ponti pi grandi al mondo


A confronto con i pi grandi ponti sospesi costruiti durante lultima decade del 20 secolo
(figura 18):

Figura 18. Ponti sospesi di grande luce

 il Ponte sullo Storeblt in Danimarca, con campata centrale di 1624 m, il pi grande


nel mondo con sezione di impalcato progettata aerodinamica;
 lAkashi Kaikyo Bridge in Giappone, con campata centrale di 1990 m., il pi grande
con impalcato reticolare;
 il Ponte Lantau ad Hong Kong il pi grande ponte stradale e ferroviario costruito
recentemente
che rappresentano lo stato dellarte dei ponti sospesi costruiti nel XX secolo, il Ponte di
Messina ha:
 la pi grande luce libera centrale (L = 3300 m)
 il pi largo impalcato sospeso (B = 60 m)
 i massimi carichi da sostenere (sei stese di carichi stradali e due di carichi ferroviari)
 le pi alte pile (H = 376 m)
 i pi lunghi cavi (circa 5 km)
 le pi grandi fondazioni e blocchi di ancoraggio
 la pi ampia Vita di Servizio T= 200 anni

38

3.3. Vita di servizio del Ponte di Messina


Un fattore di straordinaria importanza del Ponte sullo Stretto di Messina deriva dalla sua Vita
di Servizio di 200 anni. importante notare che per le azioni ambientali cicliche, pi lunga
la vita di servizio, pi elevata risulta lazione. Per questo motivo, i valori massimi del vento,
del sisma e della temperatura sono superiori dagli altri ponti. Le azioni variabili di origine
naturale-ambientale (sisma, vento e azioni termiche), caratterizzate in termini generali da
andamento ciclico, sono definite in funzione dei diversi periodi di ritorno riportati in Tabella
1 e riferiti a prescelti livelli di cimento (Stati Limite).
Livello di
cimento
Livello 1
Livello 2
Livello 3

Stati Limite
associati
Stati Limite di
Servizio
Stati Limite
Ultimi
Stati Limite di
Integrit Strutturale

Acronimo

Periodo di ritorno

SLS1
SLS2

50 anni
200 anni

SLU

2000 anni

SLIS

Secondo gli scenari di contingenza contemplati

Tabella 1. Periodi di ritorno delle azioni di origine naturale ambientale

3.4. Prestazioni relative alla sicurezza strutturale del Ponte di Messina


Per quello che riguarda gli aspetti di sicurezza, sono stati identificati diversi livelli di danno
per lOpera sono individuati i livelli di danno indicati in Tabella 2.

Livelli di danno

Acronimo

Nessun danno

ND

Danno da
decadimento

DD

Danno
minimale

MD

Danno
riparabile

RD

Danno
significativo

SD

Descrizione
Tutti gli elementi strutturali ed i dispositivi di ritegno presentano le
capacit prestazionali nominali e si trovano in campo elastico, e non
hanno significativi effetti di decadimento per azioni cicliche.
Si manifesta per decadimento delle caratteristiche meccaniche dei
materiali dopo un congruo periodo di esercizio per effetto delle azioni
ambientali (corrosione) o delle azioni cicliche (fatica). Leffetto deve
essere preso in conto allatto del dimensionamento strutturale ed
eliminato o ridotto attraverso interventi di manutenzione programmata.
Si determina allinsorgenza di deboli comportamenti anelastici
localizzati e tali da non alterare le capacit prestazionali complessive
dellOpera. Il danno pu essere risolto attraverso interventi di
manutenzione ordinaria, garantendo, in ogni caso, il collegamento
ferroviario e stradale.
Si determina allinsorgenza di comportamenti anelastici localizzati tali
da alterare le capacit prestazionali complessive dellOpera. Il danno
pu essere risolto attraverso interventi di manutenzione straordinaria,
che comportano chiusure parziali e temporanee dellattraversamento.
Si determina allinsorgenza di comportamenti anelastici tali da alterare
sensibilmente le capacit prestazionali complessive dellOpera.
Corrisponde ad un grave danneggiamento dellOpera, che pu
richiedere il rifacimento di interi componenti strutturali. Il danno pu
essere risolto attraverso importanti interventi straordinari, che
comportano anche chiusure prolungate del Ponte.

Tabella 2. Definizione dei livelli di danno

39

Tutti i componenti strutturali del Ponte hanno livelli di danno associati che corrispondono
a stati limite. Unattenzione rigorosa stata fatta nel fissare i tassi di lavoro per i cavi
principali ed i pendini, e per gli aspetti di robustezza strutturale.
3.5. Vita di servizio del Ponte di Messina
Per quello che riguarda le prestazioni del Ponte, in termini di funzionalit, sono stati
identificati 3 livelli prestazionali, come viene mostrato nella tavola. Il livello principale
(Livello 1- Completa funzionalit) corrisponde allo stato limite di servizio.

Livello di funzionalit

Descrizione

Completa funzionalit

E garantita la percorribilit stradale e ferroviaria.

Funzionalit ferroviaria

E garantita la sola percorribilit ferroviaria.

Assenza di funzionalit

Non sono garantite la percorribilit stradale e ferroviaria.

Tabella 3. Definizione dei livelli di funzionalit

4. CONCLUSIONE

Le procedure di valutazione della sicurezza mediante:


1. modello teorico che individua le positivit e le criticit attraverso modelli matematicinumerici pi o meno complessi
2. modelli sperimentali sia in laboratorio che di confronto con le opere esistenti
3. modelli esperti che ordinano in forma matematica i giudizi degli esperti
4. processi di valutazione secondo lAnalisi dei Rischi
5. processi di valutazione secondo le Prestazioni Attese
costituiscono cinque vie parallele di analisi e di confronto, che danno la Ridondanza di
Sistema necessaria a garantire la sicurezza e la affidabilit prestazionale del Ponte.
Per le strutture da primato del terzo millennio, la prima delle quali sar il Ponte sullo
Stretto di Messina, ricerche avanzate, insieme a questi 5 processi di giudizio, garantiranno
laffidabilit ed i livelli prestazionali a priori fissati.

BIBLIOGRAFIA

[1] Popper K.R.: The Logic of Scientific Discovery. Pubblicato per la prima volta in
Germania nel 1934.
[2] Petroski H.: Design Paradigms: Case Histories of Error and Judgement in Engineering.
Cambridge University Press, 1994.
[3] Augusti G., Baratta A., Casciati F.: Probabilistic Methods in Structural Engineering,
Chapman and Hall, 1984.
[4] Benvenuto E.: La Scienza delle Costruzioni e il suo sviluppo storico. Sansoni, 1981.

40

[5] Calzona R.: Safety and performances for the Messina Bridge. Rendiconti Accademia
Nazionale delle Scienze detta dei XL, Memorie di Scienze Fisiche e Naturali 121o
(2003), Vol. XXVII, t. I, pp. 267-289.
[6] Hauser R.: Lessons from European Failures. Concrete International, 1979, pp. 21-25.
[7] Bontempi F.: Frameworks for Structural Analysis. Invited lecture. Proceedings of the
10th International Conference on Civil, Structural and Environmental Engineering
Computing and The Eighth International Conference on The Application of Artificial
Intelligence to Civil, Structural and Environmental Engineering, Rome, Italy, 30 August
2 September 2005. Editor: B. H. V. Topping. Saxe-Coburg publications.
[8] Stretto di Messina S.p.A. Il sito web ufficiale: www.strettodimessina.it.
[9] Stretto di Messina S.p.A. Fondamenti Progettuali e Prestazioni Attese per lOpera
dAttraversamento. Documento interno, 2004.

41

42

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

Una metodologia semplificata per la valutazione della


vulnerabilit statica di edifici in c.a. esistenti
COSENZA E.1, MANFREDI G. 1, CAPUOZZO S. 2, FISCIANO R. 1, POLESE M. 1,
VERDERAME G.M. 1
1

Dipartimento di Ananisi e Progettazione Strutturale, Universit di Napoli Federico II, Napoli


2
Comune di Napoli, Servizio Sicurezza Abitativa

SOMMARIO
Questo studio propone un approccio metodologico al riconoscimento degli edifici in c.a. a
rischio di crollo anche per soli carichi gravitazionali. La metodologia di valutazione tarata
per accertamenti su scala urbana, ed basata su modelli strutturali molto semplici che
permettono, partendo dalla conoscenza di pochi dati morfologici e strutturali sugli edifici, una
rapida valutazione preliminare della vulnerabilit statica.
La determinazione della condizione di un edificio esistente formulata in base alla
valutazione di selezionati stati limite, ritenuti i pi rischiosi per gli utenti delledificio; in
particolare, si considerano il collasso della colonna per pura compressione o per presso
flessione, collasso della trave per flessione o taglio, collasso totale o parziale dei solai.
ABSTRACT
This study proposes a methodological approach for recognizing r.c. buildings that are
hazardous even for the sole gravity loads. The assessment method is for urban scale
evaluation and it is based on very simple structural models that, starting from the knowledge
of few structural and morphological data, allow the rapid evaluation of static vulnerability.
The building condition is assessed based on selected limit states, which are considered the
most hazardous for buildings utilizers. In particular the column collapse in compression or
axial load and bending, the beam collapse due to flexure or shear and the horizontal slab
partial or total failure.

1. INTRODUZIONE
La gran parte degli edifici in Cemento Armato esistenti a Napoli sono stati costruiti nel
ventennio successivo la Seconda Guerra Mondiale. Il periodo che va dal 1950 al 1970 stato
caratterizzato da una forte espansione urbana ed il sistema strutturale Cemento Armato,
allepoca innovativo, stato prediletto per la sua relativa economicit e versatilit.
Lerronea credenza, purtroppo molto diffusa, che la snellezza degli elementi strutturali
potesse essere espressione di virtuosismo progettuale, accoppiata con la tendenza al risparmio
su materiali e mano dopera per la realizzazione di interi lotti di edifici costruiti
contemporaneamente ed in tempi brevi, ha spesso condotto alla realizzazione di costruzioni
con pilastri estremamente snelli, scarsamente armati o comunque con armatura trasversale

43

inadeguata (staffe largamente spaziate o non efficacemente chiuse, inadeguatezza di dettagli


costruttivi, ecc.). Al tempo stesso, ai progettisti ed ai costruttori non erano noti i problemi di
carbonatazione del calcestruzzo e ossidazione delle armature, fenomeni che possono
seriamente compromettere la durabilit della struttura. Un campanello di allarme delle
condizioni critiche di molti edifici certamente rappresentato dal collasso repentino di alcuni
edifici in c.a. in Italia [1,2], apparentemente attribuito ai soli carichi gravitazionali.
Questo studio propone un approccio metodologico al riconoscimento degli edifici in c.a. a
rischio di crollo anche per soli carichi gravitazionali. Lo strumento presentato destinato alle
amministrazioni locali che possono decidere sullopportunit, per taluni edifici, di prescrivere
indagini pi approfondite, oppure di renderle obbligatorie nel momento in cui si debbano
operare lavori di manutenzione straordinaria. La metodologia di valutazione tarata per
accertamenti su scala urbana, ed basata su modelli strutturali molto semplici che permettono
una rapida valutazione preliminare della vulnerabilit statica.
Anche se esistono procedure pi raffinate per la valutazione della vulnerabilit sismica su
larga scala [3], basate su modelli strutturali che permettono analisi non lineari, la vulnerabilit
statica dipende principalmente da azioni di tipo gravitazionale, ed il grado di dettaglio
richiesto da unanalisi non lineare, indicata per azioni sismiche, sarebbe ingiustificato.
Tuttavia, vista la complessit dei fenomeni in gioco e linterazione fra le diverse cause di
dissesto, il reale comportamento degli edifici pu essere stimato solo facendo riferimento a
modelli pi raffinati, effettuando unattenta valutazione delle eventuali carenze strutturali; lo
studio di dettaglio per edifici campione serve quale caso rappresentativo per le tipologie
selezionate, mentre i modelli semplificati possono essere utilizzati per valutazioni preliminari
in studi su larga scala.
La determinazione della condizione di un edificio esistente formulata in base alla
valutazione di tre stati limite:
- collasso del pilastro (per pura compressione o per presso flessione); questo tipo di crisi
molto pericolosa perch fragile ed istantanea, e potenzialmente pregiudica
lequilibrio dellintero edificio;
- collasso della trave per flessione o taglio;
- collasso totale o parziale dei solai.
Va rilevato che spesso la ridondanza strutturale e non strutturale pu impedire il collasso
delledificio anche se stato raggiunto uno degli stati limite su menzionati [4]. Lattingimento
di uno o pi degli stati limite precedentemente menzionati dovuto a differenti fattori
intrinseci ed estrinseci. Le cause intrinseche dipendono da deficienze statiche pre-esistenti per
la struttura, quali dimensioni insufficienti della sezione trasversale o dellarmatura, un
inadeguato sistema strutturale, propriet dei materiali scarse o ammaloramento degli stessi
(carbonatazione del calcestruzzo e corrosione dellacciaio). Le cause estrinseche sono fattori
di aggravio esogeni (quindi esterni alla struttura) che possono modificare il comportamento
statico dellintera struttura o di sue parti, quali un cedimento in fondazione o una
sopraelevazione (non considerata nel progetto originario), cambio della destinazione duso,
ecc..
Naturalmente fattori intrinseci ed estrinseci possono essere presenti indipendentemente o
contemporaneamente e, combinandosi, danno luogo a diversi livelli comportamentali per la
struttura, tali da poter indurre condizioni di crisi. La complessit dellinterazione possibile fra
le diverse cause di vulnerabilit statica, e la variabilit delle configurazioni strutturali in
gioco, generalmente impediscono una valutazione basata su modelli semplificati. Per una
maggiore comprensione e per dare una risposta adeguata al problema, quindi, necessario
procedere ad una sistematizzazione delle relazioni che intercorrono tra causa ed effetti. Un

44

possibile approccio di valutazione costituito dal cosiddetto metodo del Fault Tree Analysis
(FTA), metodo di analisi dellalbero degli errori, che permette di identificare e modellare le
diverse cause (Fault) che combinate possono condurre allaccadimento di un evento
indesiderato (evento top, cio raggiungimento di uno stato limite).
Nel seguente paragrafo, sono esplicitati i principi del fault-tree analysis ed stato costruito il
fault tree (albero degli errori), con gli eventi top rappresentati dalle condizioni critiche
strutturali. Di seguito, sono analizzate le singole cause (faults) che conducono ad un
evento TOP, ed proposta una procedura semplificata per una rapida valutazione delle
condizioni di un generico edificio, basata sulla conoscenza di pochi parametri geometrici e
strutturali.

2. FAULT-TREE ANALYSIS
Operativamente tale metodo (FTA) semplifica un problema di ordine superiore
decomponendolo tramite il diagramma dellalbero degli errori (fault tree diagram, FTD): un
evento TOP, cos, viene decomposto graficamente nellunione o intersezione di sottoeventi
(errori). Gli errori alternativi che possono portare allevento TOP sono logicamente connessi a
questultimo tramite una serie di porte di tipo AND o OR (operatori logici). Gli step
dellanalisi sono sintetizzati nel diagramma in Figura 1 mentre gli operatori logici hanno il
significato riportato in Tabella 1. Volendo costruire il FTD per analizzare le diverse cause di
crisi statica di edifici in c.a. necessario:
- elencare i diversi tipi di crisi strutturale (stati limite eventi TOP) da indagare;
- elencare le diverse cause scatenanti (errori) che possono contribuire, singolarmente o
combinate ad altre cause, allattingimento di uno stato limite;
- connettere logicamente le diverse cause scatenanti allevento TOP (usando le porte
logiche OR o AND).
In questo studio si sono considerate quali condizioni critiche per edifici in c.a. i tre stati limite
precedentemente elencati. Le cause scatenanti per i diversi stati limite sono molteplici, alcune
in comune ed altre che influenzano singolarmente ciascuno di essi; in Tabella 2 sono state
riassunte e numerate.

Identificare evento TOP

Collegare le cause all'evento


TOP con porte logiche
Identificare le cause di primo
livello
Collegare le cause verso l'alto
con porte logiche

2
5

Identificare le cause di secondo


livello

Ripeti/continua

Evento base (foglia)


indica il limite dell'analisi

Figura 1. Gli step della Fault Tree Analysis

45

Tabella 1. Gli operatori logici adottati nel FTD


Gli operatori logici
Evento TOP: evento indesiderato prevedibile, verso il quale tutte le connessioni logiche di
eventi tendono, o evento intermedio, che descrive uno stato del sistema prodotto da eventi
antecedenti
Porta OR: produce un output se uno qualsiasi degli eventi di input si verifica
Porta AND: produce un output se tutti gli eventi di input si verificano
Porta OR ESCLUSIVO: produce un output se uno (e solo uno) degli eventi di input si
verifica
Evento BASE (anche detto foglia): causa iniziale, non sviluppata ulteriormente;
rappresenta il limite dellanalisi
Tabella 2. Gli eventi che conducono alla condizioni critiche strutturali
Eventi
E1
E2
E3
E4
E5
E6
E7
E8
E9
E10
E11
E12
E13
E14
E15
E16

Condizioni critiche strutturali


Stato limite collasso dei pilastri (rottura del calcestruzzo; possibile salto del copriferro, ecc.)
Stato limite di collasso delle travi (collasso degli elementi per flessione o taglio)
Stato limite di collasso dei solai (collasso degli elementi per taglio o dovuto a problemi di durabilit)
Stato limite dei pilastri per soli fattori intrinseci
Stato limite dei pilastri per fattori intrinseci ed un singolo fattore di aggravio
Stato limite dei pilastri per fattori intrinseci e pi fattore di aggravio
Un singolo aggravio da aggiungere alla condizione principale dellelemento
Pi cause di aggravio sono aggiunte alla causa principale
Cedimento differenziale
Carbonatazione/corrosione e salto del copriferro
Sopraelevazione non prevista dal progetto originario
Cambio di destinazione duso
Problemi di durabilit del materiale + cedimento differenziale
Problemi di durabilit del materiale + sopraelevazione/cambio di destinazione duso
Cedimento differenziale + sopraelevazione/cambio di destinazione
Sopraelevazione/cambio di destinazione duso

La connessione logica fra i diversi eventi sviluppata attraverso il diagramma dellalbero


degli errori (FTD). Partendo dallevento princiale TOP, ovvero dalle condizioni critiche per la
struttura, si procede con una serie di connessioni logiche verso il basso, ovvero le foglie
dellalbero (eventi base). In Figura 2 rappresentata la prima decomposizione logica. La
scelta delloperatore logico OR per connettere gli eventi E1, E2 ed E3 allevento principale E
(condizione critica della struttura) implica che la condizione critica della struttura pu
dipendere anche da uno solo degli eventi E1, E2 o E3. Lo sviluppo del singolo ramo,
associato con logica ingegneristica ad E1, E2 ed E3, permette di valutare le relazioni di causaeffetto ed esplicitarle i tre diagrammi parziali. Nel seguito illustrato in maggior dettaglio il
diagramma di Figura 3, relativo allevento E1 (stato limite dei pilastri). Lo stato limite del
pilastro per compressione o per pressoflessione attinto principalmente se la sezione
trasversale dellelemento sottodimensionata oppure se larmatura dacciaio inadeguata
(E4). Comunque, la presenza di altre condizioni negative potrebbe aggravare il
comportamento strutturale; queste altre cause possono presentarsi singolarmente (E7) o
accoppiate (E8).

46

CONDIZIONE CRITICA
DELLA STRUTTURA

STATO LIMITE DI
COLLASSO DEL PILASTRO

STATO LIMITE DI
COLLASSO DELLA TRAVE

STATO LIMITE DI
COLLASSO DEL SOLAIO

E1

E2

E3

Figura. 2. Decomposizione logica principale della FTA adottata.

Definendo adeguatamente gli eventi E5 (=E4 AND E7) ed E6 (=E4 AND E8) solo uno dei
singoli eventi tra E4, E5 o E6 pu condurre allevento E1 (OR esclusiovo).
Continuando a decomporre dallalto verso il basso levento E7, si considerano i seguenti
fattori di aggravio strutturale (uno solo per ramo OR esclusivo):
- E9 Cedimento differenziale
- E10 Carbonatazione/corrosione
- E11 Costruzione di ulteriori piani non previsti nel progetto originario
- E12 Cambio di destinazione duso
Analogamente, il ramo che inizia dallevento E6 pu essere sviluppato dallalto verso il
basso; la differenza con il ramo che inizia dallevento E5 che nel caso di E6 si considera il
verificarsi di pi fattori di aggravio.
E1

E5

E4

E4

E7

E9

E10

E11

E5

E12

E4

E8

E13

E9

E14

E10

E16

E11

E15

E10

E9

E16

E12

Figura 3. Fault Tree Diagram associato allevento E1 (stato limite dei pilastri)

3. LUSO DELLA FTA PER LA DETERMINAZIONE DELLA VULNERABILITA


GRAVITAZIONALE DEGLI EDIFICI
Loutput del FTA la valutazione della probabilit di superamento di un evento indesiderato
(evento TOP); la probabilit numerica di accadimento della singola causa, infatti, pu essere
introdotta e propagata dal basso verso lalto attraverso le connessioni logiche del modello.
Purtroppo, il normale uso di questa tecnica di analisi logico-simbolica, non si adatta bene con
gli strumenti adottati e con le finalit richieste. Infatti, per analizzare la probabilit di eventi

47

quali cedimento differenziale, carbonatazione/corrosione, pilastri sottodimensionati ecc.,


occorrerebbe aver a disposizione un database di osservazioni relativo ai dissesti e carenze
strutturali e non strutturali, che non comunemente disponibile per gli edifici esistenti.
Maggiori informazioni sono a disposizione relativamente a danni post-sisma e significativi
studi di vulnerabilit sismica sono state eseguiti dopo i terremoti; daltra parte, la necessit di
investigare sulla vulnerabilit statica (gravitazionale) degli edifici esistenti emersa solo
recentemente e a tal riguardo esistono solo pochissimi studi [5,6].
Mancando diversi dati per eseguire unanalisi probabilistica ordinaria, una possibile soluzione
quella di approcciare la problematica facendo uso della logica fuzzy. Comunque per una
maggiore comprensione degli effetti singoli o combinati delle possibili cause di dissesto, si
deciso di implementare, in via preliminare, la FTA con un approccio deterministico,
rimandando ad una fase successiva la valutazione di tipo semi-probabilistico.
In particolare, si propone luso della FTA quale strumento logico per la definizione delle
combinazioni qualitative e quantitative delle diverse fonti di vulnerabilit statica (le foglie
dellalbero). I risultati dellanalisi sono rappresentati da tre livelli di giudizio delledificato: il
primo e il secondo livello analizzano le singole modalit di collasso (E1, E2, ed E3) mentre il
terzo livello rappresenta una valutazione sintetica del comportamento globale delledificio da
utilizzarsi in termini comparativi. I giudizi sono assegnati in base alla valutazione di indici di
danno locali e globali opportunamente determinati.
Riguardo al primo livello, gli indici di danno opportunamente stabiliti sono valutati per ogni
singolo elemento, prendendo il loro valore massimo di,max (lindice i=1,2,3 riferito ai singoli
modi di collasso). Per il secondo livello di giudizio si calcola per ogni singolo piano
delledificio la media pesata dellindice di danno degli elementi Di; i pesi dipendono dal
numero di elementi presenti ad ogni piano. Se di,max o Di oltrepassa una soglia stabilita, si
associa un messaggio di allarme allo stato limite considerato; ci significa che anche se un
solo elemento critico l'edificio considerato critico. Il tipo di indice di danno e le relative
soglie sono stabilite in funzione del tipo di stato limite. Daltra parte, il risultato sullo stato
globale delledificio (terzo livello) rappresenta uno strumento qualitativo per confrontare
edifici differenti nellottica della gestione degli interventi. In base al valore dellIndice di
Danno Globale GDI, un indicatore di vulnerabilit viene colorato (verde, giallo o rosso
indicando rispettivamente un buono, medio o cattivo stato delledificio). Si assume che un
valore di GDI pi grande di 0.8 corrisponde allo stato critico della struttura (indicatore rosso);
0,4<GDI0.8 rappresenta uno stato di pericolo (indicatore giallo), mentre GDI0.4
rappresenta uno buono stato per la struttura (bandiera verde). Il GDI dato dalla media pesata
dei Di associate ad ogni evento TOP (stato limite strutturale), dove i pesi (wi riferiti agli eventi
Ei, i=1,2,3) sono determinati in base allimportanza dellevento. Le soglie dellindice GDI
sono provvisoriamente assegnate ed necessario uno studio pi approfondito per giustificare
la scelta di tali valori in relazione alle effettive condizioni delledificio e allimpatto
economico/sociale degli interventi che dipendono da questo giudizio. Anche i pesi degli
eventi w1, w2 e w3 sono assegnati (rispettivamente 0.70, 0.15 e 0.15, il primo peso molto pi
alto degli altri a causa delle conseguenze strutturali globali dovute al collasso del pilastro
rispetto a quello delle travi e dei solai). Anche se stato adottato un giudizio ingegneristico ed
alcune scelte su menzionate sono talvolta arbitrarie, doveroso sottolineare che luso dei pesi
wi e dellindice GDI in questo contesto limitato alla valutazione dellindicatore di
vulnerabilit per scopi di comparazione tra edifici. Nel seguente paragrafo sono introdotti gli
indici di danno relativi agli eventi E1, E2 ed E3.

48

3.1 Stato limite dei pilastri


Una procedura appropriata permette la rapida valutazione dellindice di danno dei pilastri.
Seguendo un approccio agli stati limite [7], il calcolo dei di si esegue amplificando le
sollecitazioni degli elementi e confrontandole con le capacit. La capacit della colonna pu
determinarsi mediante la definizione del dominio di interazione Nu-Mu (u=ultimo) in funzione
delle propriet dei materiali (tensione e deformazione ultima del calcestruzzo; tensione di
snervamento dellacciaio) e dalla geometria dellelemento (sezione trasversale e armatura
presente). Per la determinazione, dello stato sollecitativo dellelemento, adottata una
metodologia approssimata basata sulla sola conoscenza del numero di piani NS, dellarea
media dellimpalcato (AvA), e del numero di pilastri (CN). La procedura di valutazione delle
carrateristiche di sollecitazione (N, M) caratterizzta dai seguenti step:
- calcolo dellarea dinfluenza media (AvIA) del generico pilastro, quale rapporto tra
larea media di impalcato e il numero di pilastri (AvIA=AvA/CN);
- calcolo dellarea dinfluenza minima, massima e media (rispettivamente
corrispondente ai pilastri dangolo, centrali e laterali) a partire dalla precedente area di
influenza moltiplicata per opportuni fattori di posizione del pilastro in oggetto: Acor=
AvIAuPFcor; Acen= AvIAuPFcen; Alat=AvIAuPFlat, dove PF sono i fattori di posizione,
determinati in funzione del numero di campate longitudinali (nx) e trasversali (ny)
(vedi Figura 4);
- valutazione dello sforzo assiale come: NSuSLuAvIAuPF (adottando PFcor, cen o lat
rispettivamente per pilastro dangolo, centrale e laterale), dove SL rappresenta il
carico gravitazionale a metro quadro amplificato (peso del solaio+carico accidentale);
- valutazione del momento flettente con la formulazione semplificata: SLuayuax2/24
dove ax e ay sono le lunghezze medie delle campate nelle direzioni x ed y (nellipotesi
che i solai sono orditi nella direzione x).
Determinato lo stato di sollecitazione del generico pilastro (N,M) lindice di danno del
pilastro j-mo pu essere calcolato come: d j max^d j 1 ,d j 2 ,d j 3 ` dove rispettivamente:
dj,1=M/Mu

lindice di danno relativo alla condizione di carico assiale costante,

dj,2

M N
2

M u Nu
dj,3=N/Nu

lindice di danno relativo alla condizione di eccentricit M/N costante


2

lindice di danno relativo alla condizione di momento costante.


y
Acen

PFcen

ay

nx  1 ny  1

n n
x y

Alat

PFlat
ax

PFcor
x

Acor

ny=3
nx=5
Figura 4. Esempio di calcolo del Fattore di Posizione

49

nx  1 ny  1
2 n xn y

nx  1 ny  1
4 n xn y

Normalmente, se ledificio correttamente progettato, il punto (N,M) dovrebbe trovarsi


allinterno del dominio di interazione Nu-Mu ed il corrispondente di dovrebbe essere di gran
lunga al di sotto dellunit per molti pilastri. Potrebbe accadere che alcuni pilastri sono
sottodimensionati ed il di vicino allo stato limite del pilastro per soli fattori intrinseci
(evento E4) ma questo, fortunatamente, rappresenta un caso raro. Daltra parte, cause
intrinseche o estrinseche, come il degrado dei materiali (E10) o il cambio di destinazione
duso (E12) o entrambe (E14) o altre cause (vedi tabella 2), potrebbero causare un
restringimento del dominio di iterazione Nu-Mu originario oppure le sollecitazioni potrebbero
superare i valori iniziali di progetto. In alcune circostanze potrebbe risultare che il punto
(N,M) si trova in prossimit o a volte al di fuori degli effettivi limiti del dominio, pertanto di
diventa prossimo o maggiore dellunit. Procedendo dallalto verso il basso il ramo del
diagramma FTD, potrebbe essere considerato levento E5 se altre cause additive soggiungono
singolarmente, levento E6 se due o pi cause avvengono contemporaneamente, levento E4
se pu prevedersi il raggiungimento dello stato limite del pilastro per sole cause intrinseche.
Poich stiamo analizzando il comportamento dellelemento allo stato limite ultimo, non
possibile pensare alla semplice somma degli effetti delle differenti cause. Quindi, quando si
analizza levento E5, necessario studiare tutte le cause che sono presenti (E9 e E4, E10 e E4,
ecc.) e valutare il relativo di; analogamente per levento E6 con pi cause simultanee (E9 e
E10 e E4, ecc.)
3.2 Stato limite della trave
Un approccio similare pu essere adottato per la valutazione dellindice di danno della trave.
In particolare, sia lo stato limite ultimo per flessione che per taglio sono valutati alle estremit
ed in mezzeria dellelemento, e sono confrontati con le rispettive sollecitazioni. Lindice di
danno delle travi d j max^d j1 ,d j 2 ` con dj1 relativo alla sollecitazione flessionale (=M/Mu) e
dj2 collegato al taglio (=V/Vu).
3.3 Stato limite del solaio
Differentemente dagli altri stati limite precedentemente analizzati, la definizione di un
appropriato indice di danno per i solai problematica, e sono necessarie delle considerazioni
qualitative. Infatti, il comportamento degli elementi resistenti costituenti il solaio
significativamente influenzato dalla tipologia di solaio, che raramente riconoscibile con un
rapido esame visivo. Riferendosi alle costruzioni tipiche esistenti in italia, si possono
individuare principalmente tre tipologie di solai (vedi Figura 5):
-

Solaio in laterizio armato: sono composti da laterizi armati con barre di piccolo
diametro (36 mm) di acciaio ad alta tensione di snervamento (500 MPa) [8]; una
piccola quantit di malta cementizia funge da legante per solidarizzare i laterizi tra
loro e con le barre di acciaio. In questi solai la malta usata con la funzione di rendere
il solaio monolitico. Generalmente questa tipologia di solaio non presenta una soletta
superiore di ripartizione; ci significa che gli sforzi di taglio nella direzione trasversale
non sono adeguatamente sopportati, e che, parallelamente, il solaio relativamente
leggero (basso peso strutturale).

50

Solaio in cemento armato: il primo esempio di solaio in c.a. attualmente usato in


Italia. In questo caso il laterizio usato solo per ridurre il peso dellimpalcato e come
cassaforma per il getto di calcestruzzo.
Solaio in cemento armato precompresso: questultima tipologia ancora diffusamente
usata e la sua efficienza ampiamente verificata.

La tipologia di maggior interesse la prima; in quanto rappresenta il solaio pi diffuso per le


costruzioni in c.a. realizzate nel periodo in esame. Il solaio tipo SAP ne il principale
rappresentante di questa tipologia; la Figura 5a) mostra il solaio SAP. Fu adottato sin dagli
inizi degli anni 50 e dopo circa 50 anni questa tipologia ha mostrato serie deficienze, dal
distacco della parte inferiore del laterizio o in alcuni casi al collasso inaspettato dellintero
solaio. Le cause possono essere ricercate essenzialmente nel degrado della struttura. Infatti, il
ridotto diametro delle armature di acciaio e il basso spessore del copriferro rendono questi
solai estremamente sensibili a fenomeni quali la riduzione della sezione resistente di acciaio e
la conseguente perdita di capacit portante flessionale della struttura, ovvero la perdita di
aderenza tra calcestruzzo-laterizio, che spesso causa la rottura ed il distacco di parti del
laterizio. La modellazione del comportamento dei solai nellottica di un approccio agli stati
limite resa difficile a causa dellassenza di studi riguardanti le caratteristiche agli stati limite
ultimi dei singoli laterizi e del loro sub-assemblaggio. La metodologia di progetto dellepoca
si basava, infatti, sulle tensioni ammissibili, ed era pratica comune considerare il
comportamento dei laterizi simile a quello del calcestruzzo. In letteratura sono presenti solo
pochi esempi di test sperimentali eseguiti su questa tipologia di solaio e non sono supportati
da un analisi agli stati limite [9]. Tenendo conto di quanto finora detto lindice di danno
assegnato in funzione della tipologia; in particolare in questo caso si assegna d3,max=1 per i
solai della tipologia SAP.

a)
b)
c)
Figura 5. Le tipologie di solaio: a) solaio in laterizio armato; b) solaio in c.a.; c) solaio in c.a. precompresso

4. APPLICAZIONE
La procedura proposta applicata per valutare la vulnerabilit statica di un edificio esistente a
Napoli (Italia). Ledificio, costruito negli anni 50, ha forma rettangolare, 7 piani e struttura
resistente in c.a. Le dimensioni dei pilastri sono 40u40 (cmucm) al primo, secondo e terzo
livello, 35u35 al quarto e quinto livello e 30u30 ai piani rimanenti. Poich larmatura
dellelemento non nota, si assume una percentuale minima di acciaio (0,8% della sezione
trasversale di calcestruzzo).

51

Figura 6. Carpenteria delledificio analizzato. Le dimensioni globali in metri.

Le dimensioni delle travi caricate sono 30u50, mentre la tipologia di solaio sconosciuta. La
Figura 6 mostra la carpenteria del secondo piano. Esistono evidenti segni di degrado delle
propriet dei materiali. Non segnalato nessun altro aggravio strutturale. Quindi, sono stati
considerati la corrosione delle armature dacciaio ed il successivo salto del copriferro. Cio
significa che stato studiato leventi E5 come concomitanza dellevento E4 ed E10. E stato
assunto un calcestruzzo tipo Rck 20 MPa [10] (corrispondente ad una tensione di rottura di
16.6 MPa su provini cilindrici), ed un acciaio tipo AQ42 caratterizzato da una tensione di
snervamento di 330 MPa [8].
La procedura applicata per valutare la vulnerabilit statica delledificio. Inizialmente
analizzato lo stato intrinseco dei pilastri (E4). Per quanto riguarda la resistenza, stato
determinato per ogni tipo di pilastro il dominio di interazione Nu-Mu. Quindi adottando il
metodo precedentemente esposto, sono determinati i carichi assiali ed i momenti flettenti
(sollecitazioni) per le tre tipologie di pilastri (angolo, laterale, centrale) ad ogni piano. Avendo
valutato i relativi indici di danno dei pilastri, possibile calcolarne il massimo d1,max. La
somma pesata per ogni piano rappresenta il relativo D1.
La Figura 7a) mostra i risultati dellanalisi per levento E4. E possible osservare che i pilastri
del primo livello hanno un valore medio dellindice di danno D1=0,78 e un valore massimo
degli elementi d1,max=0,83 ; questo significa che esiste almeno una colonna con lindice di
danno nella parte rossa dellindicatore (stato critico); comunque, pesando gli indici di danno
dei pilastri al primo livello, il metodo restituisce un segnale di pericolo (indicatore giallo).
Leffetto della corrosione valutato come una riduzione della sezione di acciaio con una
velocit di corrosione di 2 Pm/year, che corrisponde ad una basso tasso di corrosione [11];
come armature dei pilastri si considerano barre del diametro di 14 mm e 18 mm. Il degrado
per corrosione accoppiato al salto del copriferro (E10). Questo determina un restringimento
del dominio di interazione Nu-Mu ed il conseguente incremento degli indici d1,max dei singoli
elementi e dellindice di danno pesato D1. La Figura 7b) mostra i risultati dellanalisi per
levento E5. In questo caso i pilastri al primo livello hanno un indice di danno medio di
D1=0,86 ed un valore massimo degli elementi di d1,max=0,91.
Riguardo al giudizio finale dello stato delledificio, il primo ed il secondo livello di giudizio
sono stati esaminati in dettaglio esclusivamente considerando levento E1, mentre il terzo
livello di giudizio (indice globale GDI) valutato considerando la media pesata con E2 ed E3.
In particolare, la Figura 8a) rappresenta lindicatore colorato per il primo livello (il singolo

52

1.20

1.20
COLUMN'S DAMAGE INDEX

d1max

1.00

COLUMN'S DAMAGE INDEX

D1

d1max

D1

1.00

0.80

0.80

0.60

0.60

0.40

0.40

0.20

0.20

0.00

0.00
I

II

III

IV

VI

VII

II

STOREY

III

IV

VI

VII

STOREY

Figura 7a. Indice di danno per levento E4. Le barre in


blu rappresentano i d1,max per ogni piano; le barre in
verde il D1.

Figura 7b. Indice di danno per levento E5. Le barre in


blu rappresentano i d1,max per ogni piano; le barre in
verde il D1.

elemento pilastro) ed il secondo livello di giudizio (la media pesata degli indici di pilastro al
primo piano) relativi allevento E4. La Figura 8b) rappresenta la stessa informazione relativa
allevento E5. Come possibile osservare, se levento E1 dovuto al solo E4 (nessun altro
aggravio strutturale) lindicatore rosso per i singoli elementi, ma la media pesata al primo
piano presenta uno condizione di intermedio dellindicatore (indicatore giallo). Daltra parte,
se presente un aggravio strutturale (E5) sia lo stato del singolo elemento sia lo stato globale
al primo piano sono in allarme. Riguardo le travi (E2), si suposto che esiste un adeguata
armatura flessionale e tagliante ed i rispettivi indici di danno sono stati ipotizzati ed assunti
pari a d2,max=D2=0.5. Riguardo i solai (E3), poich la tipologia di solaio sconosciuta, stata
scelta la peggiore (tipo SAP); per cui, sono stati assunti d3,max=D3=1.
Una volta determinati i singoli eventi E1, E2 ed E3 deve essere calcolato lindice di danno
D2
and
D3 nel
seguente
modo
si
calcola
globale.
Noti
i
D1,
GDI 0,7 D1  0,15 D2  0,15 D3 =0,77 se si considera solo levento E4, mentre GDI=0.83
considerando levento E5. In Figura 9 mostrato lindicatore di terzo livello per le condizioni
di aggravio considerate.
d1max

D1

d1max
GDI

GDI

a)

b)

D1

a)
b)
Figura 8. Rappresentazione dellindicatore
coloratodel primo e secondo livello di giudizio:
a) per levento E1 dovuto al solo E4;
b) per levento E1 dovuto allevento E5 (E4 e E10).

Figura 9. Rappresentazione dellindicatore colorato di


terzo livello:
a) indice di danno globale per E4;
b) indice di danno globale per E5

4. CONCLUSIONI
In questo lavoro presentato un metodo semplificato per dare un giudizio di vulnerabilit
statica di edifici in c.a. esistenti. La valutazione basata su considerazioni inerenti

53

lattingimento di stati limite pericolosi per le persone presenti allinterno delledificio


(collasso di pilastri, travi o solai). Al fine di consentire uno studio a larga scala, i modelli
adottati sono estremamente semplici; tuttavia, basandosi sui principi della fault tree analysis,
si contempla la contemporanea presenza di diverse cause di dissesto e se ne valutano gli
effetti tramite la stima quantitativa di indici di danno locali/globali opportunamente
determinati. In particolare, nellottica di una valutazione multi-livello, il giudizio formulato
a livello locale (singolo elemento per singolo stato limite) e globale (intero edificio)
effettuando la somma pesata degli indici fra diversi elementi. La restituzione grafica del
giudizio avviene attraverso la colorazione di una bandiera; se gli indici superano le soglie
fissate si colora un indicatore di allarme (verde, giallo, rosso rispettivamente per uno stato
delledificio buono, medio e pessimo), segnalando se necessario uno studio pi dettagliato.
Evidentemente, lassegnazione delle soglie un problema centrale e necessita di essere
inquadrato in un opportuno studio futuro. Inoltre, questo primo approccio deterministico va
ulteriormente sviluppato per definire indici di danno pi appropriati per i solai e per calibrare
il metodo semplificato per determinate sollecitazioni degli elementi (confronto con analisi di
dettaglio; valutazione per casi studio selezionati). Lapproccio ideale per applicare la
metodologia dovrebbe essere di tipo probabilistico, anche a causa del grande numero di
variabili e di incertezze presenti. Ad ogni modo, si ritiene che uno studio pilota come quello
qui presentato pu senzaltro aiutare a capire la fattibilit di valutazioni quantitative ed a
mettere a punto modelli semplici per la valutazione.

RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
[1]

Augenti N., Il crollo delledificio in Napoli al rione Arenella. Convegno internazionale Crolli e
Affidabilit delle Strutture , Maggio 2003, Napoli.

[2]

Palmisano F., Vitone A., Vitone C., Vitone V., Il caso del crollo delledificio di Viale Giotto, Foggia. Atti
del Convegno Nazionale Crolli e affidabilit delle strutture civili, Dicembre 2001 Venezia..

[3]

Cosenza E., Manfredi G., Polese M., Verderame G.M. A multilevel approach to the capacity assessment
of rc buildings. Journal of Earthquake Engineering, 2005 Vol. 9, No. 1, 1-22.

[4]

Cosenza, E., Manfredi, G., Verderame, G.M., The behaviour of RC structures designed after the world
war (in Italian), Proc. of International conference of Structural Diseases and Reliability, Convegno
Nazionale Crolli e affidabilit delle strutture civili, December 2001, Venice

[5]

Palmisano F., Vitone A., Vitone C., Vitone V., La prevenzione del rischio di crollo attraverso la
disciplina dei criteri di valutazione dellaffidabilit di una struttura. Atti del Convegno Internazionale
Crolli e affidabilit delle strutture, Maggio 2003 Napoli.

[6]

Augenti N., La resistenza dei calcestruzzi negli edifici esistenti. Atti del Convegno Internazionale Crolli
e affidabilit delle strutture, Maggio 2003 Napoli.

[7]

Eurocode 2: Design of concrete structures - Part 1-1: General rules and rules for buildings, EN 1992-1-1:
2004

[8]

Verderame G.M., Stella A., Cosenza E., Le propriet meccaniche degli acciai impiegati nelle strutture in
c.a. realizzate negli anni 60 ANIDIS 10 congresso nazionale Lingegneria sismica in Italia PotenzaMatera Settembre 2001.

[9]

Santarella L. La collaborazione dei laterizi nei solai in cemento armato. Hoepli editore, Dicembre 1932.

[10]

Regio decreto legge n 2229 del 16 novembre 1939. Norme per la


conglomerate cementizio semplice od armato.

[11]

Pedeferri P. Bertolini L. La durabilit delle opere in calcestruzzo McGraw-Hill Ibri Italia.

54

esecuzione delle opere in

Sessione I: Insegnamenti tratti dai collassi strutturali

55

56

CRASC06
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CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

IL COLLASSO DI UNA VOLTA IN MURATURA


IN UN ANTICO EDIFICIO DI ERCOLANO
N. AUGENTI
Dipartimento di Analisi e Progettazione Strutturale,
Universit degli Studi Federico II, Napoli

SOMMARIO
Il lavoro tratta del crollo di una volta in muratura che si verificato, improvvisamente, in un
antico edificio di Ercolano (in Provincia di Napoli), provocando la morte di una persona.
Lautore della nota, che stato consulente tecnico della Procura della Repubblica presso il
Tribunale di Napoli, essendosi oramai conclusa listruttoria penale, pu trattare diffusamente
levento, descrivendo le caratteristiche della struttura, le indagini svolte e le conclusioni
raggiunte sulle cause del crollo.
ABSTRACT
In this paper the collapse of a masonry vault, occurred unexpectedly in an ancient building
placed in Ercolano (in the Naples area) and provoking the death of one person, is illustrated.
The author, who has been the technical adviser of the Republic Attorney at the Court of
Naples, may describe the event because of the close of the criminal investigation. Therefore,
the characteristics of the structure, the developed enquiries and the reached conclusions on
the causes of the collapse are explained in detail.

1. LA STRUTTURA INTERESSATA DAL CROLLO


Ercolano una localit a circa 20 km da Napoli, di particolare pregio archeologico
riconducibile alleruzione vulcanica del 79 d.C. che la seppell sotto 12 m di ceneri e lapilli.
Lungo la strada che conduce a Napoli costeggiando il mare e lantica Reggia Borbonica,
denominata Miglio dOro per la presenza di ville dal grande interesse storico e artistico,
esistono edifici per civili abitazioni, di epoca ottocentesca. Il fabbricato nel quale avvenuto
il crollo presenta pianta ad U ed composto da piano terra e tre piani in elevazione, come
mostrato in Figura 1. Esso stato realizzato mediante strutture portanti verticali in muratura
di tufo, con intrusioni di isolati scheggioni in pietra lavica vesuviana, e orizzontamenti
costituiti, al primo e al secondo livello, da volte in muratura di tufo e solai in legno. Dalla
documentazione reperita risultato che, in seguito al terremoto campano-lucano del
23.11.1980, ledificio sub solamente alcuni danni alle strutture verticali della cantonata

57

destra; le murature portanti, in corrispondenza della cassa scale, presentavano quadri


fessurativi verticali, mentre nessun danno era stato osservato agli orizzontamenti.

Figura 1. Edificio presso il quale si verificato il crollo

Lappartamento interessato dal dissesto presentava caratteristiche di residenza signorile ed


era ubicato al piano nobile delledificio: esso rappresentato in pianta nella Figura 2, ove
stata evidenziata la volta crollata, nellambiente adibito a camera da letto della proprietaria.

cassa scale

volta crollata

Figura 2. Pianta delledificio e dellambiente nel quale avvenuto il crollo.

58

2. IL COLLASSO
Dai rapporti della Polizia Giudiziaria risulta che il giorno 10.10.2003, verso le ore 5.30 del
mattino, il pavimento della citata camera era crollato nella cantina sottostante facendo
precipitare la proprietaria che dormiva e provocandone il decesso. Allatto del primo
sopralluogo compiuto dallo scrivente, i luoghi si presentavano come si osservano in Figura 3.

Figura 3. Ambiente cantinato nel quale precipitata la volta nel corso del primo accesso

Levento rovinoso aveva interessato lorizzontamento in muratura di tufo costituito da una


volta a vela fortemente ribassata, impostata su tre paramenti murari e su di un arco,
anchessi in muratura di tufo.
Come si pu notare dalla Figura 4, risultava crollata lintera parte centrale corrispondente
alla zona ad intradosso sub-orizzontale di forma pressoch poligonale, mentre rimanevano
ancora in sito le sole zone della volta in prossimit dei quattro angoli formati dai muri.
Ad un esame ravvicinato, si riscontrato che il corpo dellorizzontamento era costituito da
pietre di tufo irregolari di diverse dimensioni, non accostate tra loro ma separate da
consistenti spessori di malta, come si pu osservare nella Figura 5. In effetti si trattava di una
struttura realizzata con tecnica a getto, disponendo sulle casseforme in legno una serie di
elementi lapidei non squadrati e gettando un impasto di conglomerato a base di calce, taglime
di tufo e sabbia, fino a riempire tutti i vuoti esistenti tra le pietre. Al disopra di tale struttura
era stato realizzato un masso di materiale arido dello spessore di 20 cm, per conseguire una
superficie di estradosso orizzontale sulla quale era stato montato un pavimento in graniglia di
cemento alto 2 cm, previo allettamento con masso dello spessore di 8 cm .

59

Figura 4. Vista dinsieme dal basso della zona crollata

Figura 5. Particolare delle superficie di distacco

60

Nella Figura 5 si pu notare il muro divisorio che separava la camera da letto


dalladiacente corridoio, parzialmente sospeso nel vuoto e poggiato solamente alle estremit
sulle zone residue di volta.
Durante le operazioni di rimozione delle macerie disposte dallo scrivente sono stati
effettuati i seguenti rilievi di maggior interesse:
- il cumulo delle macerie era costituito quasi interamente da pietre di tufo non squadrate,
isolate dalla malta, e da comenti di questultima;
- esistevano solamente isolati nuclei di pietre e malta tra loro aggregate, che per si
potevano distaccare facilmente, anche mediante la sola pressione delle mani;
- la malta di calce e pozzolana, presentava buona consistenza ma scarsa adesione alle
pietre;
- le superfici di rottura presentavano inclinazioni diverse, con normale uscente orientata
verso il basso nella zona del corridoio e in quella prossima allarco, pressoch orizzontale
in vicinanza della finestra e orientata verso lalto in direzione del salone; tali indicazioni
fanno riferimento alla Figura 2, alla Figura 5 e alla Figura 6.
Dagli scavi non sono emersi corpi estranei alla struttura della volta.

Figura 6. Particolare delle superficie di distacco

3. LE CAUSE DEL CROLLO


Dagli accertamenti esperiti, sia in loco che attraverso le documentazioni acquisite,
verosimile ritenere che il crollo si sia verificato spontaneamente, ovvero senza lintervento di
azioni esterne o di manomissioni delle strutture.
Lorigine del collasso va ricercata nelle cause concomitanti di seguito descritte.

61

A) - La morfologia strutturale del tipo di volta che, in ragione delleccessivo ribassamento


(zona centrale pressoch piana), consente di sopportare carichi verticali solamente a costo di
elevatissimi stati tensionali, ovvero per sole tensioni tangenziali da attrito; ci comporta che,
in presenza di azioni verticali concentrate e di fenomeni connessi al naturale degrado delle
malte, si possano produrre parzializzazioni delle sezioni che, progredendo nel tempo, danno
luogo alla crisi del materiale. Nelle volte a getto (come quella crollata), che non sono
costituite da pietre cuneiformi (alle cui superfici di contatto affidata la trasmissione dello
stato tensionale), tali fenomeni sono maggiormente frequenti e pi probabili, in quanto gli
sforzi si esercitano attraverso le malte che, nei casi come quello in esame, risultano meno
resistenti delle unit lapidee. Notevole influenza esercitano, infine, possibili movimenti,
anche contenuti, delle murature o degli archi di appoggio.
Le superfici residue del crollo oggetto di indagine hanno indicato, inequivocabilmente, che
il distacco dellintera zona centrale, ad intradosso pressoch piano, ha avuto origine in
corrispondenza del corridoio ove era applicato il carico del tramezzo divisorio: la presenza di
vecchie lesioni da cedimento su tale parete ha confermato la circostanza che essa gravava
direttamente sulla volta, come si pu vedere dalla Figura 7.

Figura 7. Vista dallalto della volta crollata

B) - Il fisiologico degrado delle malte, che subiscono nel tempo una progressiva
polverizzazione, determina radicali riduzioni delle capacit di coesione e di adesione.
Notevole influenza, in relazione a tale fenomeno, esercitata lumidit nel senso che
infiltrazioni dirette o indirette di acqua hanno potuto accelerare tale degrado, ovvero
determinare crisi locali improvvise.
C) - Lesistenza di fenomeni di rilassamento delle strutture, gi evidenziati da antichi
quadri fessurativi, come quelli riscontrati in diverse zone dellappartamento abitato dalla

62

vittima. In tale cespite, infatti, si sono osservate vecchie fessurazioni dei pavimenti, cedimenti
delle murature anche dellordine di qualche centimetro, lesioni nei muri divisori, che
indicavano pregresse deformazioni degli orizzontamenti. Dalle informazioni raccolte nel
corso della consulenza risultato che la volta crollata, gi prima dellevento, presentava
lesioni sia perimetralmente che nella zona centrale, segni premonitori inequivocabili di
progressivo collasso.
D) - La mancanza di interventi di manutenzione straordinaria alle strutture delle volte (la
cui costruzione potrebbe risalire addirittura ai primi anni del XIX secolo). Non risulta agli atti
che siano mai stati eseguiti interventi di consolidamento sulle strutture crollate, dai proprietari
dei due livelli separati dalla volta. In altri termini, il malessere evidenziato nel tempo dalle
lesioni stato sottovalutato dai proprietari, dal condominio e dai tecnici (pubblici e privati)
intervenuti a qualsiasi titolo.

4. CONCLUSIONI
Il collasso improvviso della volta in muratura, che ha provocato il decesso della proprietaria
dellimmobile interessato, evidenzia diversi aspetti, generalmente trascurati dai tecnici
chiamati ad esprimere giudizi sulla sicurezza e le condizioni di abitabilit:
- la notevole vulnerabilit delle volte a vela fortemente ribassate e, particolarmente, quelle
realizzate con struttura a getto;
- il rischio connesso al fisiologico degrado delle malte nel tempo;
- lesigenza di un periodico controllo dello stato di salute delle strutture e la necessit
che i professionisti acquisiscano la necessaria sensibilit a riconoscere situazioni di
malessere, anche attraverso sintomi non eclatanti;
- la necessit di prevedere interventi di manutenzione delle volte.

BIBLIOGRAFIA
[1]

Augenti N.: Relazione di consulenza per la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli,
Napoli, 2004.

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IL DISSESTO DELLAULA MAGNA DEL POLICLINICO UMBERTO I


DELLUNIVERSITA LA SAPIENZA DI ROMA:
DIAGNOSI E CAUSE DEL CROLLO
M. PASQUINO1, M. MODANO1, A. DE MAJO1
1

Dipartimento di Scienza delle Costruzioni, Universit degli Studi di Napoli Federico II

SOMMARIO
Quanto segue rappresenta lo studio e le indagini svolte relative al crollo improvviso del
fabbricato Aula Magna del Policlinico Umberto I della Universit La Sapienza di Roma.
Il dissesto non ha fortunatamente provocato vittime. Le operazioni svolte sono
essenzialmente consistite nel riscontro ed analisi degli elaborati progettuali, nonch della
verifica della rispondenza dellopera al progetto nella correttezza dei modelli strutturali
adottati e calcolati, della verifica del controllo della qualit dei materiali e la loro conformit
alla normativa vigente.
Particolare attenzione stata posta sulla dinamica del crollo mettendo in evidenza gli
aspetti caratteristici dai quali desumere gli aspetti maggiormente rilevanti. Sono forniti, con
loccasione, spunti di riflessione sia sulla natura progettuale ancorch esecutiva che sul
monitoraggio delle strutture.
ABSTRACT
The paper presents the study and survey carried out on behalf of the Roman Magistracy on
the unexpected collapse of the Aula Magna of the Policlinico Umberto I of the University
"La Sapienza" of Rome.
Fortunately the collapse hasnt caused any victim. There has been an analysis of the
structural design to verify correctness of the structural models; and also a quality control of
the materials and their conformity to the enforced code. Particular care has been taken on the
dynamics of the collapse putting in evidence its peculiar aspects from which it should be
possible to deduce the most relevant fault-mechanism. In the paper are also submitted, with
the occasion, hints to reflect on the nature of structural design and on the monitoring of the
structures.

1. DESCRIZIONE DELLA TIPOLOGIA STRUTTURALE


Allepoca dei fatti la Nuova Clinica Urologica era formata da tre corpi di fabbrica distinti e
precisamente:
x il primo corpo, quello della clinica propriamente detta gi ultimata, collaudata ed in
esercizio;

65

il secondo corpo relativo agli istituti ed agli edifici era quasi completo ma non in
esercizio;
x il terzo corpo destinato ad Aula Magna e Biblioteca era quello interessato dal dissesto.
Tale ultimo edificio era costituito da tre piani fuori terra, di cui il primo seminterrato
destinato a spogliatoio studenti e servizi, il secondo ad Aula Magna, ed il terzo a Biblioteca
(Fig. 1).

Figura 1. Pianta piano interrato - pianta primo piano - pianta secondo piano

Il piano seminterrato costituiva un dado di base delle dimensioni di m. 9,50 su cui era
ancorato il corpo di fabbrica della biblioteca e dellaula Magna di forma parallelepipeda
(15x15x6 m) che aggettava da esso e costituiva cos, sul piano strutturale, una grande
mensola.
La struttura portante era stata calcolata come solido tridimensionale con travi parete ed
orizzontamenti in cemento armato gettato in opera.
Alcune parti strutturali erano state realizzate con travi in cemento armato precompresso.
Viene descritta in maniera schematica la concezione strutturale delledificio che
sostanzialmente risponde alla realt statica eseguita. (Fig.2).

Sezione

15.30

5.75

5.75

5.75

5.75

8.30

D-C

6.80

6.80

4.80

7.00

4.80

2.00

15.30
8.30

Sezione c-c

2.00

Pianta

A-B

7.00

E
c

Figura 2. Pianta Sezione longitudinale- Sezione diagonale

Nelledificio sono individuabili una parte A con comportamento statico a mensola ed una
parte inferiore B che costituisce il dado di fondazione. Tali parti sono collegate in

66

corrispondenza della sezione a-a, per uno spigolo ad L, in maniera continua, e per la
rimanente parte attraverso la gradonata che costituisce i posti a sedere dellAula Magna. La
parte superiore di mt. 15,3x15,3x11,3 (altezza media) ancorata alla parte inferiore attraverso
spigoli di mt. 8,3 di lunghezza e di mt. 0,35 di spessore. Ambedue le strutture sia quella
superiore che quella inferiore sono state concepite a parete portante in conglomerato
cementizio armato. Non sono individuabili telai portanti e, sul piano strutturale, la struttura
non era di facile schematizzazione.

2. ANALISI STRUTTURALI ESEGUITE


2.1. Osservazioni generali
La tipologia architettonica ha indotto il progettista a scegliere una soluzione basata su pareti e
pannelli pieni in calcestruzzo armato. Tale scelta non consentiva di adottare, se non per
piccole porzioni della struttura, una modellazione con elementi trave che sono gli unici per i
quali si ottiene sempre una soluzione in forma chiusa e quindi una pi semplice lettura dei
risultati.
Inoltre la forma dellAula Magna pur presentando un asse di simmetria non poteva essere
utilizzato facilmente per semplificare la struttura in quanto lungo questo asse non erano
presenti strutture principali. Il tipo di struttura necessitava quindi di uno strumento pi
sofisticato per la rappresentazione nello spazio tridimensionale di intere pareti di calcestruzzo
armato che avrebbero dovuto sopportare sia sollecitazione nel proprio piano che fuori del
piano. Si proceduto quindi alla modellazione agli elementi finiti schematizzando il corpo
strutturale con elementi tridimensionali.
Dalle analisi del progetto strutturale si riscontrava una corretta analisi dei carichi, dopo una
attenta visione ed un rifacimento dellanalisi stessa si concludeva che essa era formulata in
maniera sostanzialmente corretta.
Quanto alla rispondenza degli schemi strutturali adottati al reale comportamento
delledificio, dagli atti esaminati risultavano eseguiti due procedimenti di calcolo; il primo
effettuato dalla societ E.D.IN. che aveva sottostrutturato ledificio concependo lo stesso
come un insieme di singoli elementi strutturali ed imponendo agli stessi il rispetto delle
condizioni di equilibrio e congruenza.
Il secondo procedimento di calcolo considerava la struttura nella sua interezza spaziale
attraverso una discretizzazione della stessa ed adoperando un procedimento di calcolo agli
elementi finiti (Sap 90).
La prima modellazione fu imposta cos come si legge nella relazione, dalla complessit del
calcolo e dalla conseguente difficile interpretazione dei risultati
Dallattenta analisi di questa relazione si trae la conclusione che tutte le sottostrutture, nel
loro particolare, sono state accuratamente e diligentemente calcolate e che gli schemi statici
adottati sono rispondenti e validamente aderenti alla realt architettonica realizzata.
Per la seconda modellazione si poteva affermare che schematizzazione adottata ed i
risultati ottenuti erano aderenti, in buona sostanza al progetto architettonico eseguito, nonch
pienamente validi sotto il profilo statico.
Per quanto riguarda, infine, le verifiche eseguite e lesattezza del dimensionamento e delle
armature realizzate, alla luce di quanto esposto precedentemente furono effettuate ulteriori
approfondite indagini numeriche sugli schemi strutturali adottati per ledificio.

67

2.2. Analisi effettuate dopo il crollo


La struttura stata poi modellata dopo il crollo, nella sua interezza spaziale, discretizzando in
maniera pi accurata la stessa, ed utilizzando procedimenti di calcolo pi raffinati.
Analizzando per i risultati ottenuti sullanalisi dello stato tensionale, si e concentrata
lattenzione sulle verifiche e sul progetto delle armature effettuate dal progettista a valle del
calcolo da lui eseguito.
La verifica effettuata fu ritenuta sostanzialmente errata in quanto veniva presa in
considerazione, quale sezione resistente, la sezione quadrata cava, di lato mt. 8.3 e di spessore
mt. 0.35, che costituiva il dado di fondazione della parte superiore.
Per gli schemi strutturali adottati una ulteriore verifica avrebbe dovuta essere effettuata
immediatamente a monte di tale sezione, laddove la stessa si riduceva ad una sezione ad L a
lati uguali di mt. 8.3 e spessore di mt. 0.35. Infatti utilizzando i risultati ottenuti dal
progettista e ritenuti sostanzialmente corretti, si otteneva un regime tensionale assolutamente
inaccettabile per la struttura.
COORDINATE VERTICI
cm
1
2
3
4
5
6

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22

0.00
0.00
35.00
35.00
830.00
830.00

COORDINATE
FERRI
cm
5.00
5.00
5.00
80.00
5.00
160.00
5.00
240.00
5.00
320.00
5.00
400.00
5.00
480.00
5.00
560.00
5.00
640.00
5.00
820.00
80.00
5.00
160.00
5.00
240.00
5.00
320.00
5.00
400.00
5.00
480.00
5.00
560.00
5.00
640.00
5.00
720.00
5.00
820.00
5.00
30.00
30.00
30.00
105.00

FORZA ASSIALE
MOMENTO X
MOMENTO Y

COORDINATE VERTICI
cm

TENSIONI
2
kg\cm

0.00
830.00
830.00
35.00
35.00
0.00

0.00
224.08
257.25
0.00
251.41
217.98

AREA
2
cm

TENSIONI
2
kg\cm

15.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
20.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
20.00
15.00
13.00

-8385. 66
-7311. 29
-6165. 31
-5019. 32
-3873. 33
-2727. 34
-1581. 36
-435. 37
710. 62
3289. 09
-7319. 57
-6182. 41
-5045. 24
-3908. 08
-2770. 92
-1633. 76
-496. 59
640. 57
1777. 73
3199. 19
-7672. 17
-6597. 81

1
2
3
4
5
6

0.00
0.00
35.00
35.00
830.00
830.00

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10
11
12
13
14
15
16
17
18
19
20
21
22

COORDINATE
FERRI
cm
5.00
5.00
5.00
80.00
5.00
160.00
5.00
240.00
5.00
320.00
5.00
400.00
5.00
480.00
5.00
560.00
5.00
640.00
5.00
820.00
80.00
5.00
160.00
5.00
240.00
5.00
320.00
5.00
400.00
5.00
480.00
5.00
560.00
5.00
640.00
5.00
720.00
5.00
820.00
5.00
30.00
30.00
30.00
105.00

894500. 00
574696512. 00
574696512. 00

0.00
830.00
830.00
35.00
35.00
0.00

FORZA ASSIALE
MOMENTO X
MOMENTO Y

68

TENSIONI
2
kg\cm
0.00
359.79
413.46
0.00
404.05
349.97

AREA
2
cm

TENSIONI
2
kg\cm

15.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
20.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
13.00
20.00
15.00
13.00

-13609. 54
-11871. 24
-10017. 04
-8162. 85
-6308. 65
-4454. 46
-2600. 00
-746. 06
1108. 13
5280. 07
-11884. 55
-10044. 55
-8204. 56
-6364. 56
-4524. 57
-2684. 57
-844. 58
995. 42
2835. 41
5135. 40
-12455. 11
-10716. 80

1377200. 00
923086016. 00
923086016. 00

10

39
38

9
8
7
6
5
4
3
2
1

37
36
35
34
33
32
31
21 22 23
11 12

24
13

25
14

26
15

27
16

28
17

29
18

30
19

20

Figura 3. Sezione resistente e numerazione armature

3. CONTROLLO DEI MATERIALI IMPIEGATI


Nel corso delle indagini furono effettuati numerosi controlli sui materiali impiegati per la
costruzione
3.1. Controllo sugli acciai darmatura
Dalle indagini effettuate risulta che gli acciai prelevati dal fabbricato dissestato hanno dato,
(tensioni di snervamento e rottura, allungamento percentuale) risultati pienamente
soddisfacenti che confermano i risultati degli analoghi accertamenti eseguiti in corso dopera
e la rispondenza delle caratteristiche degli acciai darmatura ai dati progettuali.
3.2. Controlli non distruttivi sui conglomerati
I controlli sono stati eseguiti, a mezzo di prove sclerometriche, per valutare, attraverso la
determinazione dellindice sclerometrico, la probabile resistenza a compressione, ed a mezzo
di prove di propagazione di impulsi elettronici per determinare la velocit degli ultrasuoni, sia
su 19 provini giacenti in cantiere e preparati nel corso dellopera, sia sulle strutture
delledificio collassato.
I risultati, delle prove contenute nella relazione dellISTEDIL NA 0087/92 del 24.01.1992,
hanno dimostrato la omogeneit dei conglomerati usati nella realizzazione della costruzione e
la rispondenza degli stessi ai dati progettualmente stabiliti.
3.3. Prove distruttive sui conglomerati
Le prove sono state eseguite sia su provini giacenti in cantiere e preparati nel corso
dellopera, sia su carote prelevate direttamente dalle strutture delledificio collassato.
I risultati delle prove contenute nella relazione dellISTEDIL N 0087/92 del 24.01.1992
hanno dimostrato, quelli sui provini, la validit delle analoghe prove eseguite nel corso
dellopera, quelli sulle carote, la perfetta rispondenza del conglomerato impiegato per la
costruzione delledificio a quello utilizzato per i provini e di tutti e due ai dati
progettualmente stabiliti.
In definitiva le prove distruttive sia sui provini che sulle carote hanno dimostrato la pi
che soddisfacente omogeneit dei conglomerati impiegati in tutte le fasi della costruzione.

69

3.4. Prove sul piastrame di base


I risultati delle prove, contenute nella relazione sia quelle di tipo topografico che quelle del
conglomerato hanno dimostrato la validit e stabilit dellopera di fondazione, pur coinvolte
dal dissesto e vanno ad integrare le prove di carico, effettuate a suo tempo sulla palificata di
fondazione, che avevano dato anchessi risultati pi che soddisfacenti.
3.5. Travi in c.a.p
Dalle indagini eseguite stato potuto affermare che la qualit dei materiali posta in opera
perfettamente rispondente a quella prevista in progetto
Infine senza entrare nel merito dei procedimenti eseguiti e delle incertezze legate alle analisi
effettuate si pu asserire che lacciaio non ha messo in evidenza alcun difetto od anomalia di
comportamento e che il conglomerato era di una classe conforme a quella prevista in sede di
progetto.
4. DESCRIZIONE DELLEVENTO
4.1. Descrizione della dinamica del crollo
Lintero corpo di fabbrica, come gi detto, era concepito come la sovrapposizione di due
corpi sostanzialmente rigidi ed a diverse dimensioni collegati attraverso uno spigolo costituito
da due travi pareti della lunghezza di m 8.3 e spessore m 0.35. Come si evince dalla
documentazione fotografica allegata, la parte superiore delledificio assimilabile ad un
parallelepipedo (Aula Magna pi Biblioteca), e ruotato, come corpo rigido, intorno ad un
asse b-b ortogonale allasse c-c diagonale di simmetria dellintero edificio.
Esso si e adagiato sul terrapieno prospiciente un viale dellUniversit; la posizione assunta
da tale corpo indica chiaramente che la sezione di crisi si trova sostanzialmente sullasse di
simmetria geometrica dellintero edificio.

Figura 4. Vedute interne della struttura dopo il crollo

Losservazione poi, che esso si e mantenuto completamente integro, fornisce


linequivocabile indicazione che tale parte sovrastante era nel particolare. bene progettata e
bene eseguita (fatta salva la verifica teorica di cui si parler in appresso).

70

Figura 5. Vedute esterne della struttura dopo il crollo

La sezione di distacco e quella orizzontale a-a di contatto tra la parte superiore (A) e la
parte inferiore(B).

Figura 6. Particolare attacco struttura al dado di fondazione - struttura adagiata dopo il crollo

Nella stessa maniera la parte inferiore (B), come risulta dalle indagini effettuate, non
mostra segni di cedimenti o spostamenti significativi. In altre parole essa e rimasta ferma
nella posizione in cui era stato realizzato e pertanto si pu asserire che sia il dado di
fondazione che la parte CB delledificio erano, nel loro particolare, bene eseguite. In
definitiva non vi erano carenze od errori nella struttura di fondazione.
Per quanto riguarda eventuali carenze od errori nella realizzazione della struttura sono stati
attentamente esaminati gli atti e la documentazione al fine di giudicare la validit e la
completezza delle indagini effettuate.
Alla luce di quanto descritto nel paragrafo 3.2, di quanto previsto dalle Norme tecniche
per la esecuzione delle opere in cemento armato normale e precompresso ed a struttura
metallica, dei risultati ottenuti ed analizzati delle prove sclerometriche, delle prove sulle
carote e sui cubetti prelevati, ed in generale di tutti i controlli non distruttivi eseguiti, si pu in
conclusione affermare che nella struttura eseguita non vi sono errori o carenze che abbiano
potuto incidere nelle cause del crollo
La risposta sulle carenze od errori dimensionali della struttura progettata viene fornita
premettendo, ancora una volta, la descrizione della struttura concepita sia sul piano
architettonico che sul piano statico.

71

Ci si potrebbe chiedere come mai il crollo non avvenuto istantaneamente, tenuto conto
del periodo trascorso tra la fine della realizzazione della struttura (inizio anno 91) e la data
del crollo (Giugno 91).
La spiegazione va ricercata nel fatto che lo spigolo delle gradonate che collegavano la
parte superiore al dado di fondazione e riuscito, nonostante non fosse alluopo dimensionato,
ad assorbire uno sforzo di compressione che ha consentito alledificio di sostenersi.
Allorquando tale elemento strutturale ha cominciato a cedere ledificio ha iniziato il suo
movimento fino al crollo definitivo.
In conclusione si pu asserire che pur essendo stato effettuato un calcolo preciso, attento e
completo, un mero errore di interpretazione dei risultati peraltro di non facile intelleggibilit
per tutte le figure tecniche intervenute nella costruzione, ha tratto in inganno lo Strutturista
facendogli commettere il fatale errore di verifica che ha comportato il crollo della struttura.

Figura 7. Diagramma isotensioni

4.2. Analisi dei cedimenti


Risulta interessante osservare lanalisi dei cedimenti riscontrati a struttura ultimata. Si deduce
infatti che gli spostamenti letti sulla struttura dopo la sua esecuzione sono indicativi di una
sofferenza e di un comportamento certamente anomalo della stessa.
Per entit ed andamento nel punto C della sezione (Fig. 5) si erano infatti raggiunti
valori di deformazioni al limite della crisi del materiale, sia nel conglomerato che
nellacciaio.
Infatti dalle analisi di alcuni diagrammi si riscontrava che i cedimenti rilevati, non
tendessero alla stabilizzazione come dalle note del collaudatore e della Direzione dei Lavori..
In tale ottica e doveroso, concludendo, mettere in evidenza come sebbene durante
lesecuzione dellopera siano intervenute pi figure tecniche, a vari livelli e responsabilit,
nessuno si e reso conto della precariet della stessa; chiaro indice della complessit
strutturale e della conseguente difficolt di una corretta valutazione del regime statico.
nonostante laccuratezza dei calcoli eseguiti

72

Figura 8. Pianta struttura con punti di lettura dei cedimenti


C e dim e nt i c a po s a ldo B

Cedimenti caposaldo A

Cedimenti (cm)

0,70

0,50
0,40

Cap. A

0,30
0,20
0,10
0,00
13/12

0, 16
0, 14
0, 12
0, 10

Cap. B

0, 08
0, 06
0, 04
0, 02
0, 00
13/ 12

2/1

22/1

11/2

3/3

2/ 1

23/3

22/ 1

11/ 2

3/ 3

Data

Data

Cedimenti caposaldo A-B

Caposaldo B
Caposaldo A

0,70

Cedimenti (cm)

Cedimenti (cm)

0,60

0,60
0,50
0,40
0,30
0,20
0,10
0,00
23/12

2/1

12/1

22/1

1/2

11/2

21/2

3/3

13/3

Data

Figura 9. Diagrammi degli spostamenti caposaldo A-B

73

23/ 3

Cedimenti caposaldo C
0,1

Cedimenti (cm)

0
23/11
-0,1

13/12

2/1

22/1

11/2

3/3

23/3

12/4

-0,2
Cap. C
-0,3
-0,4
-0,5
-0,6
Data

Figura 10. Diagramma degli spostamenti caposaldo C


Cedimenti caposaldi D-E
2,5

Cedimenti (cm)

2
1,5

Cap.D
Cap.E

1
0,5
0
23/11

13/12

2/1

22/1

11/2

3/3

23/3

12/4

Data

Figura 11. Diagramma degli spostamenti caposaldi D-E

Cedimenti Caposaldi A - B - C - D,E


2,50

2,00

Cedimenti (cm)

1,50

Cap. C
1,00

Cap. D
Cap. E
Cap. A

0,50

Cap. B
0,00
18/11

3/12

18/12

2/1

17/1

1/2

16/2

3/3

18/3

2/4

17/4

-0,50

-1,00

Data

Figura 12. Diagramma degli spostamenti caposaldi A-B-C-D-E

74

CONCLUSIONI
In seguito alle analisi svolte sul progetto, sui materiali, sulle modalit di esecuzione e alla
dinamica del crollo si pu asserire che le cause siano dovute ad una cattiva interpretazione dei
risultati su un modello di calcolo non perfettamente aderente alla realt.
Vi anche una giustificazione al problema della non immediatezza del crollo dovuta ad
un effetto puntone innescatosi in corrispondenza della fascia in c.a. della gradonata corrente
in pianta lungo la diagonale A-A.
Non stato riscontrato nessun difetto e nessuna carenza per quello che attiene alle
dimensioni delle strutture alla qualit dei materiali impiegati ed in generale alla esecuzione
dellopera che abbiano potuto influire sul crollo.
Alla luce di tutti i rilievi e le indagini effettuate, le cause del dissesto sono state imputate
ad una errata interpretazione dei risultati del calcolo eseguito che, pur presentandosi completo
e attendibile, era poco intelligibile a tecnici poco adusi ad un calcolo strutturale
tridimensionale mediante luso di elaboratore. un chiaro esempio del pericolo insito
nellapproccio a problematiche strutturali mediante complesse analisi numeriche prive di
considerazioni e valutazioni ingegneristiche del comportamento strutturale necessarie ad una
corretta interpretazione dei risultati.

75

76

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

CROLLI E RICOSTRUZIONI NEL CENTRO


STORICO DI PALERMO. UN CASO EMBLEMATICO:
LEX-CONSERVATORIO DELLA SS. NUNZIATA
FRANCESCA GIAMBANCO
Dipartimento di Storia e Progetto nellArchitettura, Universit degli Studi di Palermo

Ledifico meglio conosciuto come ex Conservatorio della SS. Nunziata , ancora oggi,
un grande vuoto urbano allinterno del centro storico di Palermo, sito nel mandamento
Palazzo Reale, al confine dellarea Albergheria-Ballar e a pochi metri dallomonimo
mercato. Prima della perdita pressoch totale del complesso, determinata dal susseguirsi di
crolli avvenuti intorno alla fine degli anni sessanta del secolo scorso, non si trattava di un
edificio ma era un intero comparto come si vede in figura1- del tessuto storico cittadino e si
sviluppava allinterno della fitta trama viaria costituita principalmente da vicoli molto stretti,
passaggi e cortili. Il complesso era costituito da pi unit edilizie che si differenziavano per
epoca di costruzione, tipologia e valore artistico.

Figura 1. Area di intervento

77

Il corpo seicentesco che si affaccia sulla piazza di Casa Professa ha un carattere


monumentale e si spinge, con lo sviluppo planimetrico della Cappella, anche lungo il vicolo
di Casa Professa. Esistevano altri corpi ad esso adiacenti, venutisi a costituire in qualit di
unit edilizie per la residenza e che contribuivano a definire la forma dellintero isolato;
questi, nei secoli, hanno subito i peculiari processi di trasformazione propri degli
insediamenti edilizi del centro storico di Palermo: rifusione e frazionamento.
Infatti, sino al momento del collasso totale dei corpi edilizi, lintero complesso manteneva
la morfologia di un denso aggregato edilizio (come visibile in figura 2), dalla trama irregolare
ed intricata; dopo i crolli e le demolizioni lelemento principale superstite quello del
Conservatorio, la cui facciata fa da quinta alla piazza di Casa Professa e ne testimonia la
monumentalit e lo sviluppo in alzato su quattro livelli.
Della storia delledifico non si sa pressoch nulla ad eccezione di due date ritrovate nello
stesso edificio: la data delledificazione al 1645 che incisa nel cartoccio posto in chiave al
portale centrale; e quella del 1796, anno in cui furono fatte delle trasformazioni alledificio,
quando cio la cappella privata fu adibita a chiesa pubblica aprendo cos un accesso, munito
di portale in pietra sul quale incisa la data, dalla piazza di Casa Professa.

Figura 2. Foto aere dellarea di intervento prima dei crolli

Ma proprio partendo da queste due date possibile individuare alcune delle cause del
crollo; cause i cui effetti, naturalmente, si sono sommati nei secoli tanto da determinare il
collasso. Secondo quanto riportato dalCodice di pratica per la sicurezza e la conservazione
del centro storico di Palermo a cura di A. Giuffr e C. Carocci riguardo la storia sismica
della citt di Palermo, sono stati ritrovati dei documenti in cui erano riportati gli isolati, gli
edifici ecclesiastici e civili monumentali e tra di essi compariva lisolato dellex
Conservatorio come si pu rintracciare nella fig.3.

78

Figura 3. Danni del terremoto del 1726 a Palermo

Oltre al sisma del 1726, di cui sono documentati i danni, altri tre sismi, quello del 1751,
quello del 1823 e quello del 1940, sono importanti nello scenario dei danni riportati dalle
architetture storiche del centro della citt di Palermo e sono elencate anche le riparazioni o
ricostruzioni che si sono effettuate per riparare tali danni; in tali elenchi non mai nominato
lex conservatorio
Il sisma del 1751, di cui sono anche documentati gli edifici che hanno subito danno, ha
intaccato gravemente parecchi isolati adiacenti a quello dellex conservatorio, quindi si pu
presumere che, visti i danni riportati allintero isolato nel sisma del 726, anche esso, sebbene
non rientra nelle liste di quelli danneggiati, avr comunque aggravato la situazione
precedente. Medesimo ragionamento pu essere fatto per i due sismi che si succederanno
nell800 e nel 900, sebbene per questultimo la stima dei danni non facile da rintracciare a
causa dei successivi bombardamenti del maggio 1943. A questa condizione precaria si
sommano, appunto, anche gli effetti dei bombardamenti non dimentichiamo che la contigua
Chiesa di Casa Professa stata per met distrutta dalle bombe-.
Dal dopoguerra alla fine degli anni Sessanta lisolato fu completamente abbandonato tanto
che: la condizione statica fortemente intaccata, la mancanza di buona parte degli
orizzontamenti a causa dei crolli dovuti alla guerra, la vetust, i fenomeni atmosferici e la
sezione sottile delle murature (si veda la fig.4) rispetto allo sviluppo in altezza ne ha poi
determinato il collasso.
Secondo quanto prescritto dal P.P.E. di Palermo e secondo lindividuazione tipologica che
esso gli attribuisce, quella cio di edificio specialistico religioso poich la parte dellisolato
ancora in piedi in stato di ingloba la Cappella e parte del Conservatorio della SS. Nunziata, le

79

norme dattuazione ne ammettono solo il restauro e, tra le modalit di intervento, il ripristino


filologico e tipologico.

Figura 4.La parte posteriore della quinta monumentale rimasta sulla piazza Casa Professa

Nel caso del Conservatorio della SS. Nunziata fissata come modalit dintervento il
ripristino filologico con ogni opera che riproduce parti originali scomparse di cui sia
documentata lesistenza (o con materiali grafici, fotografici, descrittivi, o con ritrovamento di
tracce nelledificio stesso) e che siano individuabili come costanti tipologiche.
I progettisti incaricati, pertanto, si sono trovati costretti nella progettazione dellarea ad
attenersi a rispettare le volont normative e pertanto hanno dovuto accettare lobbligo di
riprogettare lintero organismo con i suoi spazi interni senza alterarne la forma e il
linguaggio. Di esso rimangono pochi elementi, quali: il fronte su Piazza Casa Professa ( fig.
5) e la Cappella che rientrano nelle operazioni specifiche di restauro insieme ad alcune tracce
dellimpianto generale del complesso monumentale esistente.

Figura 5.La facciata monumentale sulla piazza Casa Professa prima del crollo

80

Il principio della ricostruzione filologica1, secondo quanto previsto nel Piano, si basa
sullapporto documentario cartaceo, storico e dei reperti rintracciabili sul sito; a tale riguardo
le notizie storiche rintracciate sono poche ma, attenendosi a quanto dicono i progettisti.
Il progetto si fondato sullinterpretazione dei caratteri e degli elementi strutturali
dellarea e delle sue potenzialit, vincolato sia alle norme di piano che alla nuova
destinazione duso a residenza universitaria; inoltre, <<sono stati individuati come costanti
tipologiche, in rapporto alla topografia dellarea: i tracciati come elementi strutturali
dellisolato e dellintera area, peculiari della memoria delle cose; larticolazione volumetrica
degli edifici, la sequenza dei vuoti, lalta densit, la pienezza e la compattezza delle superfici
murarie; lalternanza tra emergenza monumentale e tessuto edilizio; e ancora le connessioni
tra funzioni diverse>>. Tra i principi del progetto vi sono: la ricostruzione dellintero isolato,
della sua volumetria compresa larticolazione delle diverse parti con la presenza dei cortili
interni in maniera da ripristinare la morfologia dellarea, ricostruzione delle relazioni e dei
rapporti tra lisolato e il contesto urbano, mantenimento del carattere insediativi delledificio.
Ledificio sar, secondo il progetto, a quattro elevazioni e costituito da pi corpi, piegati
secondo il perimetro dellintera area compresa tra il vicolo Averna, piazza Casa Professa e
lomonimo vicolo, e a contatto con gli edifici contigui esistenti che completano lisolato verso
piazza SS. Quaranta martiri.
I tempi della progettazione e dellapprovazione del progetto sono stati parecchio lunghi,
tanto per la difficolt dei progettisti a confrontarsi con le prescrizioni del piano, con
lincompatibilit teorico-operativa tra ci che a che fare con la filologia, la ricostruzione
filologica, le tecniche tradizionali e la normativa antisismica nazionale, con la necessit di
adeguare e riprogettare lintero edificio in previsione di impianti a norma di tipo idricosanitario, della climatizzazione e antincendio poich la nuova destinazione duso non
riguardava la semplice residenza ma una residenza universitaria e i servizi ad essa connessi.
I progettisti, poco abituati ad intendere il progetto di restauro come un'unica operazione
che deve mettere in relazione il documento storico su cui si deve intervenire e tutto ci che
in esso, la necessit di conciliare i linguaggi estetici del manufatto e delle aggiunte senza
alterarne la leggibilit ma non copiando pedissequamente la grafia del documento per non
trarre in inganno il lettore, usufruire delle nuove tecniche di intervento accertandosi della
compatibilit con il manufatto e combinandole con le tecniche tradizionali, ritennero di
dovere procedere alla stesura del progetto di restauro e di ricostruzione nel rispetto delle
modalit concordate con lUfficio al Centro Storico; procedendo secondo la divisione dei
corpi di fabbrica in cui stato scisso lisolato, cio:
-ricostruzione e restauro della Cappella;
-ricostruzione e restauro del corpo di fabbrica con fronte su piazza Casa Professa nel
mantenimento dei paramenti murari esterni;
-ricostruzione dei corpi di fabbrica sul vicolo Averna e su vicolo Casa Professa.
Le costanti tecnologiche che il progetto di ricostruzione si imposto sono quelle previste
dal P.P.E. attraverso la tutela dellufficio al centro storico; si tratta di: ripristino delle
coperture con i tetti a falda in modo da riproporre il sistema volumetrico continuo
preesistente, eseguendo le strutture dei tetti con orditura di travi in legno, tavolato e copertura
1 <<Dai documenti (non si fa riferimento a quali) stato possibile ricavare la forma dellimpianto tipologico originario

costituito da due parti: il sistema edilizio di bordo continuo, che ha il ruolo di disegnare la forma dellisolato urbano, e il
fitto ordito interno, determinato dallaggregazione di diverse entit edilizie fisicamente a contatto tra loro, sino a
generare come un unico corpo complesso che rivela il processo di crescita e di trasformazione prevalentemente per
successive addizioni>>.Sta in :Progetto di massima, Relazione tecnica.

81

con coppi siciliani; i controsoffitti e le volte saranno ricostruiti in gesso, come pure le cornici
e le decorazioni a stucco.
Il progetto dellintero isolato stato distinto a seconda delle modalit di intervento. Per il
corpo della Cappella previsto un intervento di miglioramento statico delle parti ancora in
piedi intervenendo con un <<mirato consolidamento delle fondazioni, ove necessario, e delle
murature esistenti in elevazione con tecniche e metodologie ampiamente codificate (cuci e
scuci con mattoni pressati, iniezioni con malte di caratteristiche compatibili con i materiali
esistenti)>>. La copertura dellaula della Cappella, che ha una nuova destinazione duso,
quella di sala di lettura, previsto che sia un solaio piano con lutilizzo a terrazza il cui solaio
sar <<di tipo tradizionale in acciaio, opportunamente ancorato a cordoli di corona mento che
poggeranno su doppia fila di mattoni pressati che avranno la doppia funzione di livellamento
e di permettere leventuale dismissione dellimpalcato senza creare traumi alla struttura
sottostante>>.
Per il corpo del Conservatorio, in continuit con la Cappella, di cui si mantenuta
solamente la facciata sulla piazza Casa Professa prevista il restauro di questa e il ripristino
delledificio a cui questa apparteneva. La realizzazione delle nuove strutture previsto un
preconsolidamento dei paramenti murari esistenti, con le medesime tecniche utilizzate per la
Cappelle, la costruzione di nuove fondazioni, alla quota di quelle esistenti e ammorsate a
queste. Le nuove murature saranno tecnicamente eseguite in laterizio portante armato, e in
conci di tufo per quelli di spina2.
Gli altri due edifici dellisolato, essendo interessati da un progetto di ricostruzione, o come
prescrive il piano di ripristino filologico, saranno tecnicamente eseguiti come la parte che si
connetter allesistente del Conservatorio.
La lunga trafila per lapprovazione del progetto presentato per la prima volta nel 1995 si
conclusa nel 2001; i rallentamenti sono attribuibili alla lentezza della macchina che si messa
in moto per il recupero del centro storico, a problemi di incompatibilit tra le norme di piano
con le leggi nazionali sulla conservazione e il restauro e con lobbligo e la necessit di
rispettare le norme riguardanti ladeguamento antisismico; senza sottovalutare anche le
questioni economiche e politiche. certo, almeno a sentire il giudizio dei progettisti, che i
motivi della vera lentezza si sono avuti proprio nella fase di progetto e nel momento in cui si
doveva scegliere la tecnica costruttiva pi idonea alla ricostruzione in centro storico. Le
norme e il ripristino filologico impongono, come ben si sa, le stesse tecniche impiegate nel
manufatto originario, ma gli edifici di sola muratura portante in conci di calcare squadrati e i
solai lignei quali orizzontamenti non sono ammessi dalle norme per ledificazione in zona
sismica, qual il territorio siciliano. La scelta che metteva daccordo, principalmente a livello
legale, Sovrintendenza e Genio Civile ha optato per una struttura mista in muratura armata,
con solai e collegamenti verticali in calcestruzzo armato.

<<tale intervento sar effettuato integrando i paramenti murari esistenti con una struttura costituita da
murature armata che consiste nellassemblaggio di elementi resistenti artificiali semipieni (laterizi) tali da
consentire la realizzazione di pareti murarie incorporanti apposite armature metalliche verticali ed
orizzontali. () I nuovi setti murari verranno disposti nel rispetto delle tracce esistenti e/o comunque della
documentazione storica reperita. I paramenti murari esistenti del corpo di fabbrica saranno conservati().
Gli orizzontamenti di piano saranno costituiti da solai in latero-cemento con travetti del tipo prefabbricato
che conferiranno alla struttura il comportamento scatolare previsto dalla vigente normativa>>. Cfr.
Conservatorio della SS. Nunziata. Relazione sul progetto di massima.

82

Ad oggi ledificio ancora allo stato di rudere e la magnifica quinta sulla piazza Casa
Professa continua a patire gli attacchi del tempo e degli agenti atmosferici pur resistendo
allinstabilit statica grazie allazione di sostegno e controventante di una struttura di acciaio.

Figura 6.La facciata monumentale sulla piazza Casa Professa nel 2005

BIBLIOGRAFIA
[1] A. Giuffr e C. Carocci: Gli effetti dei terremoti a Palermo, Codice di pratica per la sicurezza e la
conservazione del centro storico di Palermo, pp. 69-97, Bari 1999.

83

84

Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-21 Aprile 2006

CRONACA DEL CROLLO, DELLA MESSA IN SICUREZZA E DEL


CONSOLIDAMENTO DI UN EDIFICIO SITO NEL CENTRO
STORICO DI NAPOLI
C. CENNAMO 1, G. VOIELLO 2
1

Dipartimento di Cultura del Progetto, S.U.N Universit degli Studi, Napoli


Dipartimento di Scienza delle Costruzioni,Universit degli Studi Federico II, Napoli

SOMMARIO
Il lavoro prende in considerazione il crollo di un palazzotto sito a Napoli, tra le vie Monserrato e
Maio di Porto, nella zona di via Marchese Campodisola. Nel Dicembre 2002, alla vigilia del
Capodanno, il palazzotto croll improvvisamente e con esso lintera cupola della chiesa attigua,
lasciando un suggestivo vuoto al suo posto. Linteresse di tale situazione risiede sia nellubicazione
del manufatto, che si trova nel fulcro vitale della citt, in pieno centro storico, sia nelle modalit del
crollo, sia nella tipologia del palazzotto - classico 700 napoletano di fattura non eccessivamente
pregevole -, sia, infine, nel delicato intervento di consolidamento affrontato, volto a salvare ci che
era rimasto in piedi, incontrando cos difficolt ben pi gravose rispetto allipotesi di un totale
rifacimento.
ABSTRACT
The paper considers the collapse of a little building that occurred in Naples, between the streets
Monserrato and Maio di Porto, in the Marchese Campodisola zone. In the month of December of
the year 2002, at the New Years Day eve, the build suddenly collapsed, and with it, the whole
dome of the next curch, leaving a suggestive empty on its place. This situation shows some
important and interesting aspects, both for the manufact location, that is placed in the vital fulcrum
of the city, the very storic heart, and for the collapse modality, and for the building tipology classic
Neapolitan Renaissance no too valuable making -, and, finally, for the delicate consolidation
intervention affronted, that had the aim to save the parts that were standing remained, so meeting
more heavy difficulties than the hypothesis of a total refacing.
1. INTRODUZIONE
Tra le cause di crolli nellarea Napoletana, si annoverano diversi e gravi fattori: la popolazione
storicamente abituata a convivere con fenomeni sismici e vulcanici; inoltre, consapevole di erigere
le proprie abitazioni al di sopra di grotte di tufo e cavit sotterranee dai risvolti statici molto spesso
imprevedibili, tollera con la necessaria dose di fatalismo e con scaramantica familiarit, dissesti
strutturali e geomorfologici (distacchi tufacei).

85

Ci che invece destabilizza, e innesca immediatamente ragionamenti sociologici e politici,


levento che non prevede la formula deus ex machina: il danno, cio, non addebitabile n al
Vulcano, n alle Grotte, n al Terremoto, bens prodotto da cause e concause meno scontate.
Il caso del palazzotto di Via Marchese Campodisola, che croll la notte di Capodanno del 2002,
casualmente disabitato, solo perch era stato appena rilevato da una impresa di costruzioni che
intendeva ristrutturarlo e che ne aveva curato lo sgombero, uno di quei casi per i quali si
colpevolizzano genericamente concetti quali incuria, vetust dei materiali, mancanza di manutenzione
ed altro ancora. In tali casi, per i quali non si pu chiedere soccorso neppure allannosa questione
del risparmio sui materiali che la speculazione edilizia impose a suo tempo per le abitazioni popolari,
necessaria una disamina pi attenta e minuziosa, che parta dalle radici del problema e affronti un
discorso pi ampio: il recupero, cio, qualora ne valga la pena, di unit abitative dismesse, ma situate
in pieno centro storico, simboleggianti parte del patrimonio cittadino, ma impossibilitate a mantenere
quel ruolo, compartecipi della vita della citt, ma impedite nella loro funzione primaria, cio quella
abitativa, ricche di gioielli inaspettati, come frammenti di cornicioni pregiati, stucchi e decorazioni
daltri tempi e daltri fasti, ma trappole spesso mortali per chiunque tenti dimpossessarsene.
Probabilmente una pi celere politica decisionale, in qualsiasi senso, sarebbe utile per
scongiurare tali disastri, di cui le lungaggini burocratiche e legislative sono i maggiori reali
responsabili. Dopo il crollo, il Comune produsse unordinanza per la messa in sicurezza delle parti
restanti delledificio, che tuttora vacilla tra tubi e puntelli.
2. UBICAZIONE PLANIMETRICA DEL LOTTO
Ledificio parte dellinsula contornata dalle strade via Marchese Campodisola, via Maio del
porto, via Vincenzo Russo e via Monserrato, nel quartiere S. Ferdinando di Napoli (Fig. 1).

Figura 1. Planimetria del lotto

86

Linsula formata principalmente da unit abitative risalenti alla met del 1700 e comprende una
Chiesa costruita tra il 1600 ed il 1700 ed un edificio del Risanamento datato inizi 900.
La porzione di edifici crollati ubicata al centro dellinsula, a confine con la Chiesa di S. Maria
del Porto e include una Congrega, risalente anchessa al periodo tra la fine del 1700 e gli inizi del
1800, ed il palazzotto di via Campodisola (Fig. 2).
La Chiesa si compone di ununica navata con transetto, coperta con volta a botte che si completa
con una cupola a tutto sesto. Ledificio adiacente comprende quattro piani ed in muratura di tufo,
proveniente da vecchie cave nei dintorni di Napoli, con solai in legno tipici anchessi della tradizione
costruttiva napoletana. Gli infissi originari erano in legno, gli sbalzi dei balconi, con tipologia a
mensola incastrata, in pietrarsa, tutte le piattabande esclusivamente di legname. Sia la Chiesa che
ledificio si ergono su locali cantinati, i quali hanno subito frequenti allagamenti, anche a causa
dellubicazione del lotto, in prossimit del mare, per cui facile trovarvi residui di salsedine, che
hanno contribuito alla corrosione delle parti strutturali metalliche. La Congrega presenta stucchi e
gessolini di notevole pregio artistico, la cui rimozione ed eventuale restauro resa difficile dalle
condizioni delledificio.

Figura 2. Prospetto della facciata del palazzotto con la Congrega e della Chiesa prima del crollo.

87

Figura 3. Prospetto della facciata del palazzotto con la Congrega e della Chiesa dopo il crollo.

a)

b)

Figura 4. a) Prospetto della facciata del palazzo della Congrega e della Chiesa; b) lingresso della congrega

88

3. MECCANISMO DI COLLASSO E AFFINIT OMOLOGICA


Il crollo ha coinvolto il palazzotto di via Campodisola, innescando un meccanismo di collasso
parziale che ha prodotto il ribaltamento verso lesterno dellintera facciata (ribaltamento fuori dal
piano) e con essa il crollo dei solai relativi ai quattro livelli di cui si componeva ledificio. Ogni livello
della struttura era ripartito, internamente, in tre vani comunicanti, coerentemente alla tipologia
costruttiva dellepoca, tramite murature portanti interne o muri di spina. In seguito alle verifiche
tecniche, le cause del crollo furono individuate nellassenza di manutenzione e nella vetust
delledificio. Il crollo del palazzotto ha scosso violentemente il suolo, in maniera tale da provocare
una impulso tipo white noise, che ha prodotto a sua volta limplosione della cupola della Chiesa,
gi compromessa da precedenti vicissitudini. Infatti la chiesa era anchessa in condizioni di vetust e
dismissione, avendo anche subito un precedente dissesto a seguito di un bombardamento bellico
negli anni 40, con successivi crolli parziali dovuti alla mancanza di interventi.
Laffinit omologica [3] tra il profilo del palazzo dopo il crollo e le fessurazioni che lo hanno
provocato, risulta evidente da una analisi che parte dal muro isolato, il quale soggetto ad un
cedimento- ruota sulla base e assume una nuova configurazione inclinata di un angolo _. Tale
posizione risulta stabile se non viene superato il carico di sicurezza ammissibile per il terreno nel
punto di pendenza [Fig. 5a)]. La situazione varia per un muro connesso a T con unaltra parete,
poich esso non pu consentire il moto di rotazione rigida come nel caso precedente, per cui subisce
una deformazione anelastica che riscontra una affinit geometrica con le fratture del muro interno
[Fig. 5b)].

f
f
_

a)

b)

Figura 5. Affinit omologica tra il muro deformato (a) e le fessurazioni insorte nelledificio(b).

89

Se tale muro presenta anche delle aperture di porte interne, la frattura, prediligendo le vie di
minore resistenza, degenera in fessurazioni parziali in ciascun piano.
Tale situazione risulta evidente nelle Figg. 6, e 7, dove si evince che il crollo della parete fuori dal
piano ha coinvolto i solai interni, partendo dallalto fino ad arrivare ai livelli inferiori.

Figura 7.

Figura 6.

4. TIPOLOGIE STRUTTURALI: LA CHIESA E LA CONGREGA


Osservando le immagini, risulta spontaneo notare il degrado dellarea circostante le costruzioni,
oltre che naturalmente delle costruzioni stesse, cosa che contrasta vivamente con alcuni particolari di
grosso pregio riscontrati allinterno degli edifici: le Figg. 8, 9, 10 ed 11 mostrano linterno del
palazzo e della Chiesa, che si riconosce dal vuoto lasciato dalla cupola.

Figura 8. Larco dingresso del palazzo e il portale della Congrega

90

Figura 9. Particolare dei solai della Chiesa

Figura 10. Particolare della cupola crollata

Figura 11. Particolare dellingresso della Chiesa visto dallinterno

5. LINTERVENTO DI CONSOLIDAMENTO
A differenza del progetto di consolidamento della Chiesa, che non stato ancora definito, il
progetto dellintervento di consolidamento riguardante il Palazzo della Congrega esiste ed in
esecutivo: come si vede dalla Fig. 12 alla Fig. 16, esso coinvolge ogni singolo componente

91

strutturale, proponendo una soluzione appropriata per ognuno: dal consolidamento dei cantonali di
tufo (Fig. 12) e dei martelli di muratura (Fig. 13), a quello delle lesioni non passanti (Fig. 14),
eseguito tramite iniezioni di malta compatibile.

Figura 12. Consolidamento di cantonali di muratura di tufo mediante iniezioni di malta ed ancoraggi con acciaio ad
aderenza migliorata

Figura 13. Consolidamento di martelli di muratura di tufo mediante iniezioni di malta ed ancoraggi con acciaio ad
aderenza migliorata

92

Figura 14. Consolidamento di lesione isolata non passante mediante iniezioni di malta compatibile

Figura 15. Consolidamento di muratura di tufo mediante iniezioni di malta compatibile

93

Figura 16. Consolidamento di piattabanda mediante doppia trave in ferro e riempimento in cls

6. CONCLUSIONI
E noto che gli edifici in situazioni analoghe a quella appena descritta, siano abbastanza numerosi
e poich altres noto e fondamentale che il patrimonio artistico e monumentale delle citt italiane
debba essere preservato dallincuria e dal degrado, gli studiosi concordano sul fatto che sarebbe
opportuno se non addirittura necessario- stilare una casistica delle strutture pericolanti presenti sul
territorio cittadino e, in base ad appropriate valutazioni, decidere se demolire ed eventualmente
ricostruire (laddove si rischia un crollo spontaneo pressoch totale), oppure consolidare e risanare
(laddove il rischio di crollo appaia limitato); qualora per, la caratterizzazione storico-artistica
delledificio fosse tale da renderne sensata la ristrutturazione, o meglio il recupero, sarebbe utile
provvedere ad agevolazioni sia normative che economiche, principalmente per alleggerire il pesante
carico burocratico che troppe volte causa di danni ancor pi gravi della vetust, immobilizzando le
operazioni per lunghi anni. Molto spesso, infatti, anche in presenza di edifici di un certo pregio
architettonico, non vi convenienza ad intervenire, sia per i costi elevati, che per gli innumerevoli
adempimenti amministrativi che gravano soprattutto sulle imprese.
Questo problema particolarmente sentito in una citt come Napoli, che presenta molte zone del
centro storico in condizioni combinate di degrado, unito ad un modesto valore architettonico, che
non si riescono a recuperare per una serie di problemi essenzialmente sociali, ma neppure ci si
risolve a risanare con operazioni radicali, in quanto tale tessuto, nel suo insieme particolare e
complesso, conserva una dignit che va comunque tutelata e preservata.
BIBLIOGRAFIA
[1] Baratta A., Voiello G.: Modelli matematici per l'analisi delle strutture murarie, Restauro n.87-88. Edizioni
Scientifiche Italiane, pp.81-251 (1986).
[2] Giuffr A.: Sicurezza e conservazione dei centri storici, Editori Laterza, Roma (1993).
[3] Mastrodicasa S.: Dissesti statici delle strutture edilizie. Hoepli, Milano (1997).

RINGRAZIAMENTI
Per gentile concessione dello Studio Cennamo Associati e della Immobiliare Alkaid s.r.l.

94

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

ANALISI DEL COLLASSO


DI UNA COPERTURA METALLICA SANDWICH DI GRANDE LUCE
L.JURINA1, M.MAZZOLENI2
1

Dipartimento di Ingegneria Strutturale, DIS, Politecnico di Milano


2
Libero professionista, Bergamo

Premessa
La nevicata che ha interessato Milano a fine gennaio 2006, seguita da abbondante pioggia, ha
causato il crollo parziale di una grande copertura metallica a volta, di luce 50 metri ed area coperta
7500 m2, realizzata per met con una sezione metallica a sandwich, (costituita da lastre corrugate
esterne ed interne di ugual geometria, opache e coibentate, collegate tra loro da diagonali in
tubolare di piccolo spessore) e, per la restante met, con una struttura reticolare spaziale (in tubi
tondi, con un sottile strato superiore traslucido in policarbonato).
Il crollo ha interessato la sola volta sandwich ed avvenuto in modo repentino, secondo un
classico meccanismo di collasso a quattro cerniere, innescato da un fenomeno di instabilit della
lamiera di ridotto spessore abbinato alla contemporanea rottura del giunto interno di collegamento a
terra della struttura.
Le foto di Figura 1, in parte scattate la mattina dopo levento, illustrano la porzione di volta
collassata (pari a un quarto dellintero padiglione), il meccanismo di crollo con alcuni particolari
delle cerniere e la neve che ancora copre le porzioni residue della copertura per una stesa
simmetrica di 36 metri circa, su una luce di 50 m.
Le porzioni di struttura reticolare, intervallate ai sandwich, non hanno subito danni, anche per
merito del riscaldamento tempestivamente attivato allinterno del padiglione espositivo.
I sandwich invece, anche nelle porzioni che non sono collassate per effetto della benefica
interazione con la reticolare, presentano evidenti segni di imbozzamento locale delle lamiere.
Il presente lavoro si pone come obiettivo quello di analizzare a posteriori le cause che hanno indotto
il crollo della struttura e di valutare criticamente, alla luce degli esiti ottenuti, le disposizioni fornite
dalla vigente normativa in termini di azioni sollecitanti per la particolare tipologia strutturale in
esame.

95

Figura 1 La copertura collassata, il meccanismo di collasso a quattro cerniere, particolari delle cerniere e vista delle
porzioni instabilizzate, stesa del carico da neve.

Figura 2 Vista dallalto della porzione di copertura crollata

Caratteristiche della struttura voltata


La volta sandwich, oggetto di studio, caratterizzata da una sezione trasversale ad arco
policentrico, con una luce di 50 metri ed una monta di 14 metri.
E costituita da due lastre grecate sagomate a freddo, una di intradosso e una di estradosso,
aventi larghezza di 500mm e spessore di 0.8 mm, reciprocamente collegate attraverso elementi
diagonali a profilo tubolare tondo di diametro 25mm.
Le due lastre che costituiscono i correnti della struttura reticolare sono distanziate di 75cm ed il
passo dei diagonali di collegamento di 105cm.
Il collegamento fra le lastre sagomate e gli elementi diagonali realizzato mediante tasselli ad
espansione di tipo Advelok con gambo di 4.3mm sparati con attrezzatura pneumatica.

96

Il collegamento a terra dei due correnti in lastra della struttura reticolare realizzato mediante
limpiego di profili in acciaio sagomati a freddo di spessore 3mm fissati alla trave in calcestruzzo
con tasselli meccanici di diametro 8mm posti ad interasse di 500mm.
Carico da neve previsto dalla vigente normativa
Il Testo Unico delle norme tecniche per le costruzioni, che costituisce lattuale riferimento
normativo nel nostro paese, prevede per la struttura in esame le seguenti due condizioni di carico da
neve:
1. Neve non accumulata: stesa simmetrica uniforme di 128 daN/m2 di estensione 48 metri;
2. Neve accumulata: stesa asimmetrica lineare con accumulo massimo di 320 daN/m2 come
riportato in figura 3;

Figura 3 Schema di carico da neve per coperture cilindriche - T.U.

Carico da neve rilevato sul posto a seguito del crollo della struttura
Misure eseguite in sito allindomani del crollo della porzione di copertura hanno indicato che il
peso specifico della neve bagnata era di 640 daN/m3 (contro i 400 daN/m3 suggeriti dal Testo Unico
per la neve umida), e che il manto di neve accumulato sulla copertura aveva una estensione di
circa 36 metri ed una altezza variabile fra i 25-30 cm (figg. 4/5).

Figura 4 Rilievo della stesa di neve presente sulla copertura il giorno seguente il crollo

97

Figura 5 Misurazione del peso specifico della neve bagnata prelevata dalla copertura

Analisi condotte
Sono state eseguite sulla struttura tre differenti analisi, una di tipo globale e due di tipo locale,
mediante limpiego di altrettanti modelli numerici ad elementi finiti. La prima analisi (fig.4),
effettuata sullintero arco trasversale portante, volta alla determinazione della stesa di carico da
neve pi sfavorevole per la copertura. La seconda (fig.5), effettuata sulla lastra sagomata di
rivestimento, volta alla determinazione del carico critico locale per compressione. La terza (fig.6),
effettuata sul nodo di collegamento a terra della copertura, volta alla determinazione della massima
reazione vincolare di trazione offerta dallo stesso.

Figura 6 Modello FEM dellarco reticolare portante

98

Figura 7 Modello FEM della lamiera sagomata di rivestimento

Figura 8 Modello FEM della lamiera sagomata di ancoraggio a terra

Analisi 1 - arco reticolare portante


Lanalisi stata condotta in campo lineare su un modulo di copertura di profondit 50cm ed
stata finalizzata alla determinazione delle massime compressioni sulle lamiere in funzione della
ampiezza della stesa di carico da neve.
Il modello numerico stato realizzato con limpiego di elementi beam vincolati a terra
mediante cerniere, ed stato sottoposto a carichi distribuiti da neve di estensione variabile ed
intensit 1 KN/m (2 KN/m2).
Attraverso la parametrizzazione del fattore estensione della stesa di carico stato possibile
individuare la condizione pi gravosa per la struttura sia in termini di massima compressione sulla
lamiera sagomata che costituisce la struttura reticolare, sia in termini di massima trazione sui nodi
di collegamento a terra della struttura.
Delle diverse condizioni analizzate riportate nello specchietto sotto, la pi gravosa risultata
quella di una stesa di carico simmetrica di estensione fra i 30 e i 36 metri. Della stessa, e delle due

99

condizioni di carico previste dalla normativa, vengono riportati di seguito i diagrammi di azione
assiale (fig.7/8/9).
CONDIZIONE DI CARICO
10 metri uniforme simmetrica
15 metri uniforme simmetrica
20 metri uniforme simmetrica
25 metri uniforme simmetrica
30 metri uniforme simmetrica
36 metri uniforme simmetrica
40 metri uniforme simmetrica
48 metri (da normativa) uniforme simmetrica
48 metri (da normativa) asimmetrica

MASSIMA COMPRESSIONE
-31.77 KN
-38.40 KN
-46.34 KN
-54.38 KN
-57.54 KN
-59.80 KN
-52.38 KN
-49.32 KN
-48.56 KN

Figura 9 Diagramma azione assiale - Stesa di carico simmetrica 36 metri

Figura 10 Diagramma azione assiale - Stesa di carico simmetrica 48 metri da normativa

100

Figura 11 Diagramma azione assiale - Stesa di carico eccentrica 48 metri da normativa

Come possibile rilevare dai diagrammi sopra riportati e dal grafico di figura 10, la condizione
pi gravosa per la struttura risulta essere quella con carico uniforme simmetrico esteso su 36 metri.
Rispetto a tale condizione entrambe le stese di carico imposte dalla normativa sottostimano le
sollecitazioni sulla struttura.
La differenza del 21% per la stesa simmetrica e del 23% per la stesa asimmetrica.

Massima compressione nel corrente in funzione della stesa di neve

52,38

57,54

54,38

55

46,34

48,32

50
45
40

38,4

Compressione corrente (KN)

60

59,8

65

30

31,77

35

10m

15m

20m

25m

30m

36m

40m

48m

Estensione stesa di carico (m)

Figura 12 Grafico di sintesi dei risultati ottenuti con lanalisi parametrica condotta

101

Analisi 2 - instabilit lamiera compressa


Per determinare il carico critico per compressione della lamiera sagomata che costituisce i
correnti della struttura sandwich stata eseguita unanalisi di buckling su un modello numerico ad
elementi finiti di una porzione della lastra sottoposta, sulle due estremit, ad uno sforzo uniforme di
compressione nel proprio piano (fig.11).
Il modello riproduce un tratto della lastra lungo 4200 mm, ovvero 4 moduli della struttura
reticolare, ed costituito da elementi bidimensionali di tipo shell di spessore 0.8mm vincolati
puntualmente (impedimento della traslazione verticale e trasversale) in corrispondenza delle
rivettature intermedie (ogni 1050mm) e lungo le due estremit (impedimento della traslazione
verticale).
Lungo le due estremit le shell sono caricate con una compressione di 2MPa agente nel loro
piano a simulare lazione di compressione indotta dalle parti contigue di struttura.
Lanalisi stata limitata al calcolo dei primi due autovalori e alle relative deformate critiche
dellelemento. Per entrambe le deformate si sono ottenuti i fattori moltiplicativi del carico imposto
rispetto al relativo carico critico (fig.12/13).

Figura 13 Modello FEM lastra sagomata utilizzato per lanalisi di instabilit

Figura 14 Deformata critica di modo 1 - Moltiplicatore critico 55.69

102

Figura 15 Deformata critica di modo 2 - Moltiplicatore critico 56.58

La deformata critica di primo modo, a cui corrisponde un carico critico di -5124 daN, presenta
due semionde di ampiezza 2000mm circa, mentre quella di secondo modo, a cui corrisponde un
carico critico di -5205 daN, presenta una unica curvatura di ampiezza 4000mm circa.
Analisi 3 - nodo di collegamento a terra
Per la valutazione del carico massimo di trazione a cui i nodi di collegamento a terra della
copertura riescono a resistere stata condotta una analisi numerica ad elementi finiti di tipo non
lineare, con incrementi di carico successivi.
E stata modellata con elementi finiti bidimensionali di tipo shell una porzione del profilo
metallico che costituisce il nodo interno di fissaggio a terra della copertura, di estensione 500mm,
pari allinterasse dei tasselli meccanici che ancorano il profilo al basamento in calcestruzzo (fig.14).
Il modello vincolato sulle due estremit mediante vincoli in grado di simulare la continuit del
profilo reale (problema assialsimmetrico) ed in corrispondenza del foro di fissaggio a terra mediante
cerniere. E infine sollecitato attraverso una pressione uniforme di trazione di 10MPa agente sul
lembo superiore dellala del profilo che si raccorda con la lamiera sagomata di copertura.
Per lacciaio che costituisce il profilo (Fe360) stato utilizzato un diagramma sforzideformazioni elasto-plastico come illustrato nella figura successiva (fig.15), con soglia di
snervamento fy di 214 MPa e con una deformazione ultima u dell1%.

103

Figura 16 Modello FEM profilo di ancoraggio a terra

Figura 17 Diagramma sforzi-deformazioni adottato nellanalisi

Lanalisi stata condotta attraverso un incremento graduale del carico da 0 a 30 KN ottenuto


applicando al carico iniziale dei moltiplicatori progressivi del 10%.
Il codice di calcolo ha fornito una soluzione che diverge dopo il 4 incremento di carico e quindi
per valori che superano i 6 KN di trazione.
Si pu quindi concludere che la soglia di rottura per rifollamento della lamiera in corrispondenza
del foro di alloggiamento dei tasselli meccanici dellordine dei 6 KN per ogni 50 cm di sviluppo
del profilo metallico.

104

Figura 18 Mappatura sforzi composti di Von Mises

Figura 19 Raffronto fra lesito dellanalisi e il fenomeno rilevato sul posto

Studio del meccanismo di collasso della struttura


Sulla base dei risultati ottenuti attraverso le analisi numeriche e alla luce dei rilievi effettuati in
sito sulla struttura crollata stato possibile studiare il meccanismo di collasso della stessa,
individuando le effettive fasi di formazione delle quattro cerniere plastiche che hanno indotto il
cinematismo e le corrispondenti soglie di carico critico da neve che le hanno innescate.
In sintesi il crollo della struttura avvenuto attraverso i seguenti passaggi intermedi raggiunti
con il graduale incremento del carico da neve:
1. FASE 1: struttura iperstatica, incastrata a terra ai due estremi
Costituisce la configurazione iniziale della struttura in cui i vincoli a terra risultano bene
riconducibili ad incastri perfetti di estremit ottenuti attraverso il collegamento delle due pareti alla
fondazione in calcestruzzo armato.
2. FASE 2: vincolo interno a terra rottura per trazione - prima cerniera

105

Con il crescere del carico da neve si verifica il primo fenomeno di degrado localizzato della
struttura in corrispondenza dellancoraggio a terra della parete interna. Il problema legato al
rifollamento della lamiera sagomata di collegamento, come riportato al punto precedente del
presente scritto: analisi 3 - nodo di collegamento a terra.
3. FASE 3: intradosso reni SX- instabilit per compressione - seconda cerniera
Il degrado del vincolo di incastro a terra determina, con il crescere del carico da neve, il
raggiungimento della soglia critica di instabilit per compressione della lamiera sagomata interna in
corrispondenza della zona posta ad una quota di circa 5 metri da terra ed il conseguente innesco
della seconda cerniera.
4. FASE 4: intradosso reni DX- instabilit per compressione - terza cerniera
Linnesco della terza cerniera per instabilit della lamiera a compressione, che si verifica sulla
parete esterna nella zona di chiave, avviene in maniera del tutto repentina, senza alcun incremento
ulteriore del carico da neve.
5. FASE 5: estradosso chiave - instabilit per compressione quarta cerniera
Cos anche linnesco della quarta ed ultima cerniera, che si verifica sulla parete interna appena al
di sopra dellincastro a terra, avviene immediatamente.
Vengono riportati di seguito i diagrammi di azione assiale sulla struttura deformata in
corrispondenza delle cinque soglie individuate sopra.

Figura 20 Fase 2 - vincolo a terra - rottura per trazione - prima cerniera

106

Figura 21 Fase 3 - intradosso reni SX- instabilit per compressione - seconda cerniera

Figura 22 Fase 4 - estradosso chiave - instabilit per compressione - terza cerniera

Figura 23 Fase 5 - intradosso reni DX- instabilit per compressione - quarta cerniera

107

Viene riportato di seguito il grafico di andamento del carico critico da neve rapportato
allabbassamento massimo in chiave nelle diverse fasi del meccanismo di collasso della struttura.
Come si pu chiaramente osservare nel grafico la copertura denota un comportamento pressoch
lineare e rigido fino alla formazione della seconda cerniera, quella interna nella zona delle reni
indotta dallinstabilit per compressione della lamiera sagomata.
Oltre tale soglia la struttura modifica bruscamente il proprio comportamento innescando in modo
pressoch immediato le ulteriori due cerniere e collassando in maniera improvvisa.
Il grafico indica infatti che, per il determinarsi della terza e quarta cerniera sarebbero sufficienti
rispettivamente 40 daN/m2 ed il solo peso proprio.
Abbassamento in chiave - carico da neve
200

180
5,98; 174

160

carico da neve (daN/mq)

140

120

100

80

60
1,7; 54

40

23,2; 40

20
80; 5

0,32; 0

10

20

30

40

50

60

70

80

90

abbassamento chiave (cm)

Figura 23 Fase 5 - intradosso reni DX- instabilit per compressione - quarta cerniera

Conclusioni
Dagli esiti ottenuti attraverso le indagini condotte stato possibile giungere alle seguenti
conclusioni:
1. la normativa vigente sottostima il carico da neve sia come intensit che come distribuzione
( per la particolare tipologia di volta cilindrica esaminata, e per la zona di Milano)
Con la stesa di neve di 36 metri, effettivamente rilevata sulla copertura, il carico in grado di
innescare il collasso della struttura di 172 daN/m2, contro i 208 daN/m2 della stesa di 48 metri,
prevista dalla normativa.
Misure eseguite in sito hanno indicato che il peso della neve bagnata era di 640 daN/m3 ( contro
i 400 daN/m3 suggeriti dal T.U. per neve umida) e da questo si ricava che lo spessore della neve

108

bagnata gravante sulla volta stato di 27 cm, un valore coerente con quanto rilevato sulla copertura
e in zona, la mattina successiva al crollo.
2. la retro-analisi numerica condotta giustifica il crollo in base alla resistenza elementi
costituenti la struttura e in base alla intensit e distribuzione del carico da neve
effettivamente agente sulla copertura,
3. lentit del carico critico per instabilit della lamiera sottile un parametro di progetto
fondamentale, soprattutto nelle strutture sandwich,
4. la affidabilit delle residue porzioni della copertura sar valutata con prove di carico che
tengano conto dei danni locali gi subiti, considerata la destinazione ad uso espositivo del
padiglione.

Bibliografia e riferimenti normativi


1. D.M. 14 settembre 2005 - Norme tecniche sulle costruzioni
2. UNI ENV 1993-1-1 - Eurocodice 3: Progettazione delle strutture di acciaio
3. Atti dei Convegni C.T.A. - Collegio dei Tecnici dellAcciaio
4. Ministero dellUniversit e della ricerca scientifica - Rapporto finale delle attivit di ricerca
Danneggiamento delle costruzioni metalliche e composte, Milano 06 dicembre 2000
5. L.C. DellAcqua - Meccanica delle strutture - Vol. 1, 2 - McGraw-Hill.

109

110

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

ANALISI POST-MORTEM DEL COLLASSO


DI UN EDIFICIO INTELAIATO IN C.A.
B. CHIAIA, D. COSTANZO, M. BARROERO, D. CASCIO,
Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Politecnico di Torino, Torino

SOMMARIO
In data 31.05.2003, un fabbricato di quattro piani, ad uso di uffici ed autorimesse private, situato
in Aosta, crollava parzialmente nellala Sud-Est. Il sopralluogo permetteva di rilevare come il
crollo fosse dovuto a un cedimento strutturale, presumibilmente innescato dallo schiacciamento
di una colonna in calcestruzzo armato al primo piano interrato. Al fine di analizzare i meccanismi
del crollo ed interpretarne le cause, sono stati eseguiti calcoli di tipo convenzionale, basati
sullindagine post-mortem dei reperti e dei carichi agenti al momento del crollo, ed analisi non
convenzionali, basate su approcci probabilistici applicati ai sistemi complessi in fase critica. Le
tecniche non convenzionali si sono basate in particolare sullanalisi progressiva del collasso,
effettuata su base probabilistica. Lanalisi convenzionale ha comportato la verifica allo stato
limite ultimo della struttura, consentendo di stimare linsufficiente sicurezza insita nella
progettazione originaria. Le analisi non convenzionali hanno invece evidenziato il ruolo della
ridondanza, delliperstaticit, e della gerarchia delle resistenze (mal interpretata nella struttura in
oggetto), nonch limportanza dei giunti strutturali quali interruttori della propagazione del
collasso.
ABSTRACT
On May 31, 2003, a four-storey office building in Aosta partially collapsed in correspondence
of its SE part. The investigation allowed to conclude that collapse had been due to structural
crisis, presumably initiated by the compressive crushing of a reinforced concrete column at the
first floor. In order to analyse the collapse mechanisms and to find the true causes of the event,
conventional calculations, based on the post-mortem analysis of the loads truly acting on the
structure at the moment of collapse, have been carried out. Moreover, non conventional analyses,
based on the probabilistic theory of complex systems at the critical point, have been performed.
In particolar, these techniques were based on the study of progressive collapse, carried out on a
probabilistic basis. The conventional analyses were based on the ultimate limit state check of the
structure. They allowed to demonstrate the insufficient degree of safety of the original design.
The non conventional analyses, instead, have put into light the role of structural redundancy and
of structural hierarchy. It was shown that, in the considered building, both criteria had been
badly fulfilled by the designers. Also, the importance of structural joints as possibile collapse
arresters, was put into evidence.

111

1. INTRODUZIONE
In data 31.05.2003, un fabbricato di quattro piani, ad uso di uffici ed autorimesse private, situato
in Aosta, crollava parzialmente nella sua ala Sud-Est. Il crollo repentino avveniva senza preavviso
(assenza di lesioni pregresse e di cedimenti), e soprattutto senza alcuna causa diretta, essendo
stata presto esclusa loccorrenza di scosse sismiche, esplosioni o impatti allistante dellevento e
nelle ore immediatamente precedenti. Dopo liniziale ipotesi di cedimento delle fondazioni, il
sopralluogo permetteva di rilevare come il crollo fosse stato dovuto a un cedimento strutturale,
presumibilmente innescato dallo schiacciamento di una colonna al I piano interrato (Figura 1).

Figura 1. Il collasso fragile per meccanismo a sandwich ha interessato met del fabbricato, mentre stato
assorbito dalla parte rimanente. Si notino i segni dello schiacciamento incipiente sulle colonne ancora in piedi

Ledificio in cemento armato, realizzato nel 1980, era costituito da due piani fuori terra, destinati
ad accogliere la sede del Comando regionale della Guardia di Finanza, e da due piani interrati,
adibiti ad autorimesse private. La pianta era di forma rettangolare, con dimensioni pari a 22,30 x
24,30m relativamente alla porzione fuori terra. Le altezze di interpiano risultavano di 2,80m per la
parte interrata e di 2,90m per la parte fuori terra.
La struttura era costituita da unossatura portante in c.a., realizzata mediante pilastri e travi
gettati in opera. I solai dei piani interrati erano in c.a., realizzati come solette piene ed armate
unidirezionalmente. I solai del piano terreno e del primo piano risultavano invece a struttura
mista in latero-cemento gettati in opera, collegati a travi a spessore in c.a.. La copertura era a

112

terrazzo, con la sola pendenza prevista per lo scolo delle acque. Il solaio di copertura era stato
realizzato con travetti prefabbricati in c.a. e blocchi di alleggerimento in laterizio; al di sopra di
questo era stata prevista una tavella in c.a. e laterizio, sorretta da blocchi di laterizio disposti di
taglio al fine di creare una camera daria. La struttura di fondazione era costituita da plinti in c.a.
sottostanti ai pilastri; vi erano infine muri di sostegno controterra in c.a. disposti perimetralmente
alla struttura suddetta.
Ledificio era stato oggetto di una variante in corso dopera (Figura 2) che ne aveva alterato
lo schema strutturale originario, comportando un aggravio dei carichi (era infatti aumentata la
cubatura realizzabile agli ultimi due piani, senza adeguare le sezioni delle colonne sottostanti). La
destinazione duso per uffici prevedeva comunque, fin dallorigine, la possibilit di carichi
variabili considerevoli, dovuti tanto agli archivi cartacei ed agli armadi di sicurezza in acciaio,
quanto ad un terrapieno di notevole superficie realizzato al primo livello fuori terra.

(a)

(b)

Figura 2. (a) Prospetto ovest; (b) Prospetto sud. Cubatura aggiuntiva evidenziata in scuro

2. ANALISI ED INDAGINI POST-MORTEM


2.1. Analisi del progetto strutturale
Gli elaborati del progetto strutturale sono stati attentamente analizzati. Per i materiali, si
dichiarava luso di cemento tipo 425 e acciaio tipo FeB44k, specificando per il dosaggio del
conglomerato, luso di 300kg di cemento per mc di calcestruzzo, con un conglomerato di Classe
250, che implicava una tensione massima di lavoro nel cls pari a 85kg/cm2 . Per lacciaio di
armatura si prescriveva dappertutto 2200 kg/cm2 . La relazione di calcolo (redatta secondo il
Metodo delle Tensioni Ammissibili) riportava, come massime sollecitazioni, i seguenti valori:
1. tasso di lavoro sul terreno = 2.0 kg/cm2
2. tasso di lavoro dei pilastri = 50.0 kg/cm2
3. tasso di lavoro delle travi = 85.0 kg/cm2
4. tasso di lavoro dei solai = 70.0 kg/cm2 .
Lesame delle tavole strutturali ha consentito di valutare lo schema statico adottato. Per motivi di
funzionalit, unintera fila di pilastri era presente soltanto nel secondo piano interrato. Di
conseguenza le campate terminali delle travi sul lato Sud (quello crollato) avevano luce libera
doppia rispetto al resto dellorditura. Ci spiegherebbe, almeno in parte, le ragioni per cui il
crollo non abbia interessato il secondo piano interrato, dotato di maggior rigidezza per la
presenza di una pi fitta orditura di pilastri, peraltro di sezione maggiore (30x40). La circostanza

113

che i pilastri della prima tesa (ossia da quota 5,80 a quota 2,90) siano rimasti in piedi, quindi
riconducibile ad una maggior rigidezza e ridondanza strutturale del piano stesso, ove gli effetti di
pressoflessione erano ridotti considerevolmente.
Riguardo lorditura dei solai, si rilevato che le travi a spessore dei piani fuori terra (dim.
20x90 o 20x80) portanti i solai, erano ordite in direzione Nord-Sud, per cui larmatura dei solai
era prevista prevalentemente in direzione Est-Ovest. Unevidente debolezza delle strutture
portanti orizzontali era rappresentata dalle travi in spessore di solaio (s=20cm) portanti i solai a
quota +2,90. La Normativa attualmente vigente impedirebbe tale snellezza, in quanto fissa
laltezza minima delle solette a 1/25 della luce libera di campata (ossia, per campate lunghe 6,00
m, smin = 24cm). Pur riconoscendo che la Normativa in vigore al tempo della progettazione del
fabbricato consentisse maggiori snellezze, si deve rimarcare comunque leccessiva deformabilit
delle travi realizzate.
Dal punto di vista dellarmatura prevista in progetto per le travi, si rilevato, nel caso delle
staffe disposte per il taglio, linadeguata, o addirittura assente prescrizione sulla lunghezza
dancoraggio nel lato superiore. Tale debolezza, unita alla generale scarsezza di sezione
resistente al taglio, comportava che gli sforzi di scorrimento fossero male assorbiti dallarmatura
preposta e andassero in parte a scaricarsi sui ferri orizzontali per mera dowel action. Il tasso di
lavoro del calcestruzzo per taglio era quindi marcatamente superiore al limite di normativa, e cos
il tasso di lavoro delle staffe, nellipotesi di attivazione di un funzionamento a traliccio.

Figura 3. Nodi pilastro/travi: mancato ancoraggio dei ferri, indebolimento per la ripresa di getto.

Un altro punto debole, a livello dei nodi, era rappresentato dalle connessioni tra le travi
ribassate ed i pilastri alla quota 0,00 (trattasi proprio di elementi crollati). Tale connessione si
realizza, nella buona pratica costruttiva, con il prolungamento dei ferri verticali, con le giunzioni
per sovrapposizione nel nodo, e unadeguata staffatura di confinamento. Il vincolo tra gli
elementi orizzontali e quelli verticali, nella struttura in esame, apparso del tutto inadeguato a
realizzare la continuit del momento flettente, per cui alla luce anche dellesiguit della sezione
resistente dei pilastri le rotazioni delle travi risultavano eccessive (ci anche confermato dalle
vistose deformazioni riscontrate nei portali ancora in piedi dopo il crollo, v. Figura 3).

114

2.2. Analisi dei carichi agenti al momento del crollo


Le operazioni di rimozione macerie sono state eseguite con la massima attenzione, al fine di
rilevare con obiettivit i carichi e sovraccarichi gravanti realmente sulla struttura al momento del
crollo e quindi raffrontarli ai carichi di progetto. In tal modo si anche verificata la rispondenza
delle strutture (dimensioni delle travi, dei pilastri e dei solai, percentuali e tipologie di armatura
ecc) con gli elaborati progettuali. Al contempo, sono stati prescelti i campioni da sottoporre
alle prove di resistenza e analisi. Si sono quindi potuti dedurre i carichi permanenti reali agenti al
momento del crollo, e quindi, con buona approssimazione, anche laliquota di sovraccarico
variabile dovuta agli elementi di arredo, agli archivi ed alle altre suppellettili.
Lanalisi dei carichi agenti sui telai stata condotta in duplice maniera. Innanzitutto, la stima
dei carichi di progetto stata effettuata sia sulla base delle norme CNR-UNI 1967, vigenti
allepoca della costruzione, sia sulla base delle indicazioni del D.M. 16.01.1996 [1].
In seconda battuta, i carichi permanenti e accidentali effettivamente agenti al momento del
crollo sono stati determinati sulla base dei rilievi effettuati durante le operazioni di rimozione
macerie,. Tale calcolo, oltre a basarsi su una stima pi aderente alla situazione reale ricavabile
dallanalisi post-mortem delle macerie tiene conto di alcuni aspetti quali ad esempio lassenza
del carico neve e lassenza del sovraffollamento massimo (ovviamente previsti in progetto ma
non presenti allistante dellevento), il carico reale del terrapieno saturo (erano state documentate
piogge rilevanti nei due giorni precedenti levento) ed una stima coerente del carico variabile.
2.3. Analisi dei materiali strutturali
Si ritenuto necessario effettuare le prove di caratterizzazione sui reperti provenienti dalla
demolizione del fabbricato al fine di effettuare una stima realistica, ancorch a campione, delle
resistenze residue dei materiali al momento del crollo. Durante la demolizione, si scelto di
prelevare in situ un numero significativo di spezzoni di barre di armatura e 19 carote cilindriche
di calcestruzzo, estraendole da reperti il pi possibile integri e di dimensioni sufficienti per
rendere possibile una corretta operazione di estrazione. Sui campioni prelevati, sono state
successivamente effettuate le seguenti indagini:
1. prove di resistenza a compressione su provini cilindrici di calcestruzzo
2. prove di trazione e piegamento su barre di acciaio
3. analisi chimiche e valutazione del dosaggio di cemento.
Il calcestruzzo apparso fin da subito mal assortito e molto segregato, inoltre al tatto risultava
molto polveroso, segno di un eccesso di acqua di impasto, probabilmente aggiunta in cantiere al
conglomerato al fine di aumentarne la lavorabilit. Un alto rapporto acqua/cemento produce nel
conglomerato un duplice effetto negativo, ossia riduce contemporaneamente la resistenza a
compressione e laderenza con le barre di armatura. A testimonianza di tale circostanza, gi dai
primi esami visivi del crollo si era rilevato come le armature nonostante fossero ad aderenza
migliorata apparivano quasi completamente sfilate dal calcestruzzo, quasi prive cio dei classici
grumi appesi di conglomerato aderente. In laboratorio, ad un esame pi accurato, due
campioni evidenziavano fessurazioni trasversali sulla base, lunghe quasi come il diametro e
profonde alcuni centimetri, altri presentavano grande porosit, sottolineata da vere e proprie
cavit di volume circa 0,8 cm3 affioranti in due o tre punti. I campioni pi scadenti sono stati
quindi scartati.
I risultati delle prove di compressione, condotte sotto un gradiente di carico pari a 4900 N/s
sui soli provini integri, sono riassunti nella Tabella 1 seguente. I valori sperimentali sono stati
interpretati per mezzo di formule di letteratura, in modo da correlare la resistenza del provino
estratto dalla carota, fcar, alla resistenza cubica Rc. Al fine di conseguire un intervallo significativo
di risultati, sono state utilizzate tre diverse espressioni, come suggerito in [2].

115

Campione

Dimensioni (mm)
Altezza
Diametro

Peso
(g)

Area
(mm2)

Tensione
Carico
di rottura Rc1
Rc2
Rc3
Rm
di rottura
f car
(MPa) (MPa) (MPa) (MPa)
(kN)
(MPa)

13 B

93,7

93,4

1.467,0

6.853,9

173,5

25,3

26,9

25,3

30,6

27,6

03 B

94,1

93,5

1.431,0

6.861,2

163,7

23,9

25,4

23,9

28,6

26,0

02 B

94,7

93,5

1.381,0

6.867,1

53,9

7,8

8,4

7,9

8,4

8,2

08 B

92,7

93,5

1.386,0

6.859,7

66,8

9,7

10,3

9,7

10,7

10,2

09 B

96,9

93,5

1.469,0

6.859,7

122,1

17,8

19,1

18,1

20,7

19,3

06 B

96,6

93,5

1.497,0

6.861,2

180,2

26,3

28,2

26,6

31,8

28,9

12 B

97,0

93,6

1.507,0

6.874,4

193,9

28,2

30,3

28,6

34,4

31,1

10 B

95,0

93,7

1.405,0

6.886,2

97,2

14,1

15,0

14,2

16,1

15,1

14 B

92,1

93,6

1.432,0

6.880,3

248,6

36,1

38,1

35,9

45,2

39,7

15 C

92,1

93,6

1.415,0

6.870,0

168,8

24,6

25,9

24,4

29,6

26,6

16 B

93,4

93,6

1.395,0

6.871,5

109,9

16,0

16,9

16,0

18,4

17,1

04 B

94,6

93,4

1.471,0

6.840,7

239,5

35,0

37,3

35,2

43,6

38,7

07 B

91,5

93,5

1.369,0

6.867,1

56,3

8,2

8,6

8,1

8,8

8,5

19 B

91,1

93,6

1.382,0

6.878,8

138,7

20,2

21,1

19,9

23,8

21,6

13 C

94,3

93,5

1.481,0

6.855,3

158,5

23,1

24,6

23,2

27,7

25,2

16 C

94,3

93,6

1.409,0

6.870,0

109,2

15,9

16,9

15,9

18,3

17,1

10 C (2)

94,3

87,3

1.375,0

5.982,7

92,8

15,5

16,9

16,0

17,8

16,9

Tabella 1. Prove di compressione sui cilindri di calcestruzzo prelevati dal crollo

La prima espressione, per un provino di diametro D e altezza H, porge:


t p
 f car
,
Rc1 = 0.83
D
1.5 +
H

(1)

ove fcar il valore di resistenza misurato in laboratorio, t un coefficiente che tiene conto della
riduzione della resistenza dovuta al disturbo da carotaggio, per il quale si assunto il valore
t=1.10, p un coefficiente dipendente dalla direzione del carotaggio e per il quale, trattandosi di
perforazione ortogonale al getto, si assume p=2.00. La seconda espressione fornisce il valore Rc2
mediante lequazione suggerita dalle British Standards 1881 del 1983:
Rc2 =

2.50  f car
D
1.5 +
H

(2)

Infine, si adottata lespressione di origine empirica:


Rc3 =

1.10
0.83 f car
,
c

116

(3)

essendo c un coefficiente che tiene conto dellinfluenza esercitata dalle dimensioni del provino,
compreso tra [0.921.00] per H/D compreso tra [1.002.00]. Esaminando la Tabella, si deve
concludere che le prove hanno fornito risultati piuttosto negativi. Infatti, posta una Rck di progetto
pari a 25 MPa, solo alcuni provini risultano avere una resistenza adeguata. Curiosamente, valori
di resistenza molto bassa sono stati trovati in corrispondenza della pilastrata collassata.
Analizzando i valori sperimentali si nota come, posta una tensione ammissibile di 85 MPa, ci
siano addirittura due campioni con una resistenza ultima minore di tale valore di progetto.
Successivamente, sono state effettuate le prove di trazione e piegamento su barre di acciaio. A
campione, sono stati testati spezzoni di barre 8, 14 e 16, estratti dalle macerie della
demolizione. I valori di snervamento e rottura sono risultati adeguati alla classe FeB44k, e la
prova di piegamento ha dato esito altrettanto soddisfacente.
Infine, sono state eseguite le analisi per il controllo della composizione chimica su 4 dei
provini precedentemente sottoposti alla prove di compressione. Dopo averne ricavato il peso
specifico, si sono separati gli aggregati al fine di ottenere la ripartizione granulometrica: essa ha
sancito che il diametro massimo, per i provini analizzati, non era superiore ai 15 mm. Sulla parte
fine seccata a 100 C i risultati analitici hanno messo in evidenza che la natura degli aggregati
quasi per intero silicea; dal contenuto di silice solubile presente nella parte fine e, ipotizzando che
essa provenga esclusivamente dal legante, risulta il calcolo del dosaggio di cemento Portland per
quattro diversi campioni, riportato nella Tabella sottostante.
Campione
Dosaggio [ kg/m3]
2

Resistenza [ N/mm ]

2B
225

4B
310

7B
275

19B
270

7.9

35.2

8.1

19.9

Tabella 2. Analisi chimica del contenuto di cemento per i cilindri di calcestruzzo

E bene precisare che tali valori vanno assunti con approssimazione del 10%. Si noti
tuttavia la correlazione tra il dosaggio di cemento e la resistenza cubica rilevata dalle prove di
schiacciamento (il provino 4B, con un dosaggio presunto di cemento pari a 310kg/m3 (ricavabile
dalla relazione di calcolo della struttura), ha fornito un buon valore di resistenza a compressione,
mentre i provini 7B e soprattutto 2B, con dosaggi insufficienti, hanno mostrato resistenze
decisamente pi basse.

3. ANALISI CONVENZIONALE DEL CROLLO


3.1. Verifica dei pilastri crollati allo SLU ed a rottura
Si effettuata lanalisi delle sollecitazioni sulla struttura, ricavandone i valori caratteristici e
quindi quelli di calcolo, da raffrontare con i valori resistenti, come da D.M. 16.01.1996 e s.m.i.,
nello spirito del Metodo semiprobabilistico allo Stato Limite Ultimo. Successivamente, al fine di
effettuare un confronto con le metodologie di progettazione adottate negli anni di costruzione del
fabbricato, si anche condotta una verifica con il Metodo delle Tensioni Ammissibili.
Per quanto riguarda i carichi di progetto, il calcolo allo stato limite ultimo stato condotto
utilizzando i valori (amplificati con i coefficienti di Normativa) delle sollecitazioni di calcolo,
raffrontandoli alle resistenze di calcolo (ridotte con i coefficienti di sicurezza). Viceversa, nel
caso dei carichi effettivamente presenti al momento del crollo, si utilizzato il valore
caratteristico (ossia non amplificato) delle sollecitazioni, confrontandolo con il valore
caratteristico delle resistenze, ricavate dalle prove di laboratorio, nello spirito di una verifica

117

a rottura. In tal modo, laddove la verifica con i valori di calcolo ha permesso di quantificare la
sicurezza teorica insita nella progettazione della struttura, la verifica con i valori reali ha
consentito di quantificare leffettiva distanza tra sollecitazioni e resistenze in corrispondenza dei
carichi reali al momento del crollo.
La verifica per i pilastri presso-inflessi stata condotta mediante i diagrammi di interazione
momento-sforzo normale. I valori di calcolo delle sollecitazioni, ottenuti dallanalisi dei carichi di
progetto, sono stati confrontati con il dominio resistente di calcolo. Si rilevato il notevole
scostamento tra le sollecitazioni di progetto presenti in alcuni dei pilastri crollati rispetto al
dominio di resistenza di calcolo. Ci testimonia, in modo allarmante, linadeguato fattore di
sicurezza insito nella struttura, gi dallepoca della sua progettazione (dovuto soprattutto
allincremento dei carichi conseguente alla variante architettonica non presa in conto, ma anche
ad un generale sottodimensionamento delle membrature in elevazione, sia per quanto riguarda le
sezioni ed i nodi, che per la qualit esecutiva).
capacit
della
sezione
pressoflessione
diagramma
di portante
interazione
- carichi
al -momento
del crollo
180
160

81, 82, 83

140 99

MRk, MSk [kNm]

84

120
100

100
80
60
40
20

66

65

57

0
500

-500

-1000

-1500

-2000

NRk, NSk [kN]

Figura 4. Diagramma di interazione M-N per nove pilastri analizzati (carichi effettivi al crollo)

Il diagramma in Figura 4 mostra invece il confronto tra i valori caratteristici (ossia


effettivamente presenti) dei carichi e delle resistenze dei materiali. Il diagramma rappresenta
quindi lo scostamento tra le sollecitazioni reali (al momento del crollo) e le resistenze medie
ipotizzate (calcolate cio sulla base della dispersione dei valori di resistenza rilevata tramite le
prove dirette sui materiali). La lettura di questo diagramma mostra come ben sei, dei nove pilastri
analizzati, sopportassero teoricamente, al momento del crollo, sollecitazioni maggiori alla loro
resistenza teorica caratteristica. Essi, non avendo alcuna ulteriore possibilit di ridistribuzione del
carico, sono quindi collassati in modo fragile, a catena, non appena la colonna con il pi alto
rapporto sollecitazione/resistenza ha raggiunto il punto di crisi per schiacciamento.
La verifica ha anche mostrato come il taglio di calcolo Vs d fosse solo in pochi punti superiore
alla resistenza del calcestruzzo (che penalizzata, in accordo alla Normativa, in presenza di un
notevole sforzo assiale di compressione), mentre era quasi ovunque superiore alla resistenza
delle scarse staffe inserite. I valori del taglio resistente caratteristico (non penalizzato cio dal
fattore di sicurezza), erano invece dappertutto inferiori alla resistenza del calcestruzzo, mentre
continuavano ad essere superiori alla resistenza delle staffe in almeno tre pilastri.

118

3.2. Confronto con il Metodo delle Tensioni Ammissibili


Il Metodo delle Tensioni Ammissibili si basa su un unico fattore di sicurezza, assegnato alle
resistenze dei materiali. E ormai assodato come il Metodo di calcolo Semiprobabilistico agli
Stati Limite risulti maggiormente aderente al reale comportamento delle strutture, consentendo di
assegnare laleatoriet sia ai carichi che alle resistenze, e soprattutto consentendo al progettista di
stimare, oltre alla sicurezza nei confronti del collasso, anche la duttilit delle strutture ed il loro
comportamento in esercizio. Poich la progettazione del fabbricato in oggetto era stata effettuata
con il Metodo delle Tensioni Ammissibili, si comunque deciso di eseguire questo confronto.
Le sollecitazioni di progetto erano poco differenti da quelle effettivamente presenti allistante
del crollo, dal momento che, in questo approccio, non si applica ai carichi nessun fattore di
incremento. Tuttavia, anche con questo Metodo, si deve rilevare come praticamente tutti i pilastri
esaminati non soddisfassero i requisiti di sicurezza richiesti e, in particolare, almeno due pilastri
(Figura 5) fossero sottoposti, in alcuni punti, a sollecitazioni maggiore della Rck. Per quanto
concerne la sollecitazione di taglio nei medesimi pilastri, il Metodo delle Tensioni Ammissibili
ha confermato come, allistante del crollo, il calcestruzzo fosse verificato, mentre non lo erano le
staffe di acciaio.

Figura 5. Tensioni per pressoflessione nei pilastri (carichi allistante del crollo) e confronto con Rc k

4. ANALISI NON CONVENZIONALE DEL CROLLO


Il collasso progressivo [3] rappresenta levento pi pericoloso per una struttura: cause di entit
limitata (es. un cedimento o una debolezza locale, oppure un esplosione o un impatto localizzato)
non provocano effetti circoscritti ad una porzione della struttura ma possono propagarsi a livello
globale comportando il crollo catastrofico completo. Alcune normative recenti (Building
Regulations Approved Document, Part A, [4]) richiedono espressamente, in presenza di
strutture di importanza strategica, una progettazione che tenga conto del cosiddetto
disproportionate collapse, fornendo anche alcune istruzioni per allontanarne leventualit. Al
contempo, sono state recentemente proposte metodologie di calcolo e verifica delle strutture,
basate espressamente sulla combinazione di resistenza e connettivit degli elementi strutturali
[5]. Tramite modelli gerarchici, con questi approcci, pu essere possibile valutare la vulnerabilit
di strutture anche complesse.

119

La struttura in esame, dal punto di vista della connettivit (distribuzione del numero di
collegamenti per nodo), mostrava il classico andamento a campana caratteristico di gran parte
delle strutture a telaio (ossia tutti i nodi presentavano circa lo stesso numero di collegamenti).
Ci fornisce una fragilit intrinseca nei confronti del collasso progressivo. E noto infatti dalla
teoria delle reti, come le distribuzioni del tipo power-law (ossia con presenza, di pochi
elementi con molte connessioni e di molti elementi con poche connessioni), possano
comportare risposte pi robuste del sistema nei confronti del collasso progressivo,
consentendo di circoscrivere il danno in aree limitate.
Le tecniche di analisi non convenzionale per il crollo in oggetto, si sono quindi basate
sullanalisi progressiva del collasso, effettuata su base probabilistica distinguendo, tra i
meccanismi di resistenza compresenti nella struttura, quelli in serie da quelli in parallelo
[6, 7]. Ad esempio (Figura 6), nei confronti degli spostamenti e delle forze orizzontali, in un
telaio a traversi rigidi si evidenzia un comportamento in parallelo per i pilastri di uno stesso
piano (es. A1, B1, C1) ed al contempo un comportamento in serie (nei confronti ad esempio
dello spostamento in sommit), da parte dei pilastri di piani diversi (es. A1, A2, A3)

Figura 6. Comportamenti in serie e in parallelo in un telaio a traversi rigidi

Per tali meccanismi, le probabilit di collasso di sistema sono rispettivamente esprimibili come:
serie
Pfailsys
= Pfail [ F1  F2 ... Fn ]

(4-a)

parall
Pfailsys
= Pfail [ F1  F2 ...  Fn ]

(4-b)

ove Fi levento corrispondente al collasso delli-esimo componente del sistema strutturale.


Chiaramente, la vulnerabilit dei meccanismi in serie ben maggiore che per i corrispettivi
funzionamenti in parallelo.

120

I possibili schemi di collasso per la struttura in oggetto sono stati inseriti, ciascuno con la
propria probabilit di evento, allinterno di unanalisi basata sul metodo della rinormalizzazione,
individuando le differenti scale interessate dal possibile collasso e la gerarchizzazione delle
stesse (ossia evidenziando i rapporti geometrico-meccanici che legano il comportamento ad
una certa scala con quello alla scala inferiore). Sono stati analizzati dapprima separatamente, e
poi in combinazione, i vari meccanismi di collasso in serie ed in parallelo, adottando un criterio
di priorit sulla base delle sollecitazioni riscontrate dallanalisi strutturale e assumendo i valori
di resistenza media riscontrati in laboratorio.
A differenza dei modelli descritti in [5], lapproccio qui adottato si inserisce nellambito
della teoria dei fenomeni critici. Il modello, inizialmente sviluppato per il problema della
transizione stick-slip delle faglie [8], e successivamente applicato al problema del contatto
elastico [9] e del collasso strutturale [10], si basa essenzialmente sul trasferimento di energia
da un elemento collassato a quelli adiacenti, e da un livello di scala al successivo. Definita la
lunghezza di correlazione  come la massima dimensione dellarea interessata dal collasso, si
individuato il valore critico del parametro di controllo (nel caso in esame stato scelto il
moltiplicatore dei carichi applicati), in corrispondenza del quale il comportamento del sistema
si biforca in due bacini di attrazione (Figura 7). Uno di questi rappresentato dai punti
corrispondenti al collasso globale, mentre laltro comprende le situazioni ove il
danneggiamento strutturale resta confinato al di sotto di una certa scala ( non diverge).

Figura 7. Bacini di attrazione del modello di rinormalizzazione [9, 10]

Per linnesco del fenomeno, stato assunto levento pi probabile, ossia il collasso per
schiacciamento di una colonna al primo livello interrato. Sono state provate tre differenti colonne,
tra quelle effettivamente collassate, riportando valori assai simili nelle tre simulazioni condotte.
Nel caso in oggetto, lanalisi ha ben interpretato il confinamento dellevento su una sola
porzione della struttura. Il valore medio della lunghezza di correlazione, infatti, risultato pari a
=16,3m, ossia un valore intermedio tra le misure dei due lati della porzione di fabbricato
crollato. Il valore medio del moltiplicatore critico dei carichi, assumendo come carichi iniziali
quelli di progetto, risultato pari a 0,93, a testimonianza ulteriore dellinsufficiente grado di
sicurezza insito nella progettazione della struttura.

121

Lanalisi del collasso progressivo ha consentito inoltre di evidenziare il ruolo della


ridondanza e delliperstaticit, della gerarchia delle resistenze (mal interpretate nella struttura in
oggetto), nonch limportanza dei giunti strutturali come interruttori della propagazione del
collasso. Si arguisce che proprio la presenza di un importante giunto strutturale nella struttura
crollata, se da una parte conferiva un certo indebolimento della rigidezza complessiva, dallaltra
ha consentito di fermare la propagazione a catena del crollo.
In tale ottica, ormai assodato come laumento di resistenza di tutti gli elementi in una
struttura possa comportare laumento della resistenza globale ma anche laumento della
fragilit complessiva del sistema. Al contrario, laumento selettivo della resistenza di alcuni
elementi pu produrre, oltre ad un soddisfacente aumento di resistenza, anche un apprezzabile
incremento di duttilit. Tale circostanza, ben nota nel contesto della Meccanica della Frattura
dei Materiali [11, 12] e ampiamente sfruttata dai sistemi naturali per adeguarsi alla grande
variabilit delle sollecitazioni possibili, non appare tuttavia adeguatamente considerata nel
campo delle strutture civili.

BIBLIOGRAFIA
[1]

D.M. 16.1.1996, Norme tecniche per il calcolo, l'esecuzione ed il collaudo delle strutture in cemento
armato, normale e precompresso e per le strutture metalliche - Norme tecniche relative ai criteri generali per
la verifica di sicurezza delle costruzioni e dei carichi e sovraccarichi, 1996.

[2]

Augenti N.: La resistenza dei calcestruzzi negli edifici esistenti, in Crolli ed affidabilit delle strutture
(Occhiuzzi, A. e Fabbrocino G. Eds), Atti del Convegno, Napoli; pp. 24-38 (2003).

[3]

Allen D., Schriever W.R.: Progressive collapse, abnormal loads and building codes in structural failures:
modes, causes, responsibilities, ASCE New York, 1972.

[4]

NBS Building Regulations Approved Document: Part A. Disproportionate collapse The requirements,
RIBA, London, 2004.

[5]

Agarwal J., Blockley D., Woodman, N.: Vulnerability of 3-dimensional trusses, Structural Safety, Vol.
23, pp. 203-220 (2001).

[6]

Joint Committee on Structural Safety (Diamantidis D. Ed.), Probabilistic Assessment of Existing


Structures, RILEM Publications, Paris, 2001.

[7]

Bell T.: Managing Murphy's Law: engineering a minimum risk system, IEEE Spectrum, pp. 24-27
(1989).

[8]

Turcotte D.L., Smalley R.F.. Solla, S.: Collapse of loaded fractal trees, Nature, Vol. 313, pp. 671-673
(1985).

[9]

Chiaia B.: On the sliding instabilities at rough surfaces, Journal of the Mechanics and Physics of Solids,
Vol. 50, pp. 895-924 (2002).

[10] Carpinteri A. Chiaia B., Lacidogna G.: Onset of catastrophic failure in concrete frames; First FIB
Conference Concrete Structures in the 21st century, Osaka, Japan, 2002 p.11 (testo completo su CDRom).
[11] Sih G.C., Hartranft R.J.,: The concept of fracture mechanics applied to the progressive failure of structural
members, Computers and Structures, Vol.12, pp. 813-818 1980.
[12] Harlow D.G., Phoenix S.L.: Probability distributions for the strength of fibrous materials under local load
sharing. Two-level failure and edge effects. Adv. Appl. Probab. Vol. 14, pp. 6894 (2002).

122

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

PATOLOGIE PROGETTUALI E DI COMUNICAZIONE DELLE


INFORMAZIONI:
UN CROLLO RECENTE METTE IN LUCE LA CRITICITA DEL
SISTEMA
P. BARIZZA1, E. SIVIERO2, A. ZANCHETTIN3
1

Libero professionista, Padova


Dipartimento di Costruzione dell'Architettura, Universit IUAV di Venezia
3
Dipartimento di Costruzione dell'Architettura, Universit IUAV di Venezia
2

SOMMARIO
La realizzazione di unopera al giorno doggi vede coinvolte diverse figure professionali, a
volte altamente specialistiche, che collaborano tra loro per ottenere il miglior risultato, in
tempi contenuti e con vantaggio economico. In taluni casi il rapporto tra i soggetti impegnati
risulta scarsamente sinergico e comunicativo, con conseguenze anche drammatiche come
testimonia la vicenda presa in esame come caso di studio.
Dallanalisi specifica si possono trarre delle considerazioni di carattere generale, valide per
chiarire le gerarchie organizzative del lavoro, superare le incomprensioni ed evitare il ripetersi
degli errori di comunicazione qui presentati.
Come noto, la prima fase della realizzazione di unopera consiste nella sua progettazione;
durante tale fase il progettista riconduce a schemi di calcolo semplici le strutture reali, al fine
di permetterne un agevole dimensionamento. Le semplificazioni di calcolo devono essere
gestite da ununica mente pensante e trasmesse ai soggetti realizzatori in maniera chiara e
comprensibile, senza possibilit di erronee interpretazioni da parte di figure tecnicamente
meno preparate del progettista.
La rappresentazione grafica dellelaborazione progettuale deve pertanto trasmettere
informazioni allimpresa che consentano di realizzare lopera in sicurezza, cos come stata
schematizzata.
1

ABSTRACT
The realization of a new structure nowadays involves many different professionals,
sometimes highly specialised, which cooperate to obtain the best result, in a time reduced as
possible and with economic gain. In some cases the relationship among the actors involved is
scarcely communicative and synergic, with consequences that can be extremely negative as
testified by the event presented and considered as case of study.

123

From the specific analysis some general considerations can be made, useful to clarify the
hierarchies in the construction process, and to avoid misunderstandings which generated the
errors here presented.
As known, the first part of the realization of a structure consists on the design stage; during
this phase the designer simplifies the whole structure to some easy static schemes, in order to
permit a more practical and checkable calculation of it. Those simplifications should be
managed by a single person and transmitted to the contractor in a clear and understandable
way, without the possibility of erroneous interpretations by figures which are less technical
than the designer.
The graphic representation of the structure has then to transmit information which permit
to realise it in security, as it has been schematised.
2 linee bianche

1. INTRODUZIONE
1 linea bianca

Nella fase progettuale e realizzativa di unopera sono molti i soggetti che vi prendono parte, a
vario titolo e in vari momenti. Il caso di studio preso in esame ancora oggetto di contesa tra
le parti e quindi verr astratto dalle indicazioni puntuali, ma analizzato nel suo sviluppo per
chiarire quali punti critici siano stati affrontati e come questi abbiano poi influito nella
sfortunata evoluzione della struttura.
Lintervento di un secondo progettista, in particolare un tecnico specializzato che si occupa
di un singolo elemento fondamentale per la riuscita del progetto presuppone un
coordinamento da parte di un soggetto capofila che pu essere il Committente , quando ne ha
le capacit, lImpresa di Costruzioni, il Progettista originario, la societ di Project
Managment, il Direttore dei Lavori.
Nel caso preso in esame, ovvero la costruzione di una nuova palestra in Lombardia, lo
studio di travi reticolari a sezione mista formanti la copertura stato affidato ad un soggetto
terzo. Durante la fase di getto delle suddette travi, si verificato il cedimento di un puntello
provvisionale, che ha generato, a cascata, il crollo di buona parte della copertura.
2 linee bianche

2. UN CASO DI STUDIO
1 linea bianca

2.1. Osservazioni generali


Lopera da cui parte questa analisi una copertura di dimensioni ragguardevoli che poggia su
pilastri e muri in calcestruzzo lungo il perimetro della struttura e su travi miste a struttura
reticolare lunghe approssimativamente 32 metri e alte 2 metri allinterno.
Lo schema statico considerato in sede progettuale di trave continua su tre appoggi
durante la fase di realizzazione e successivamente su due appoggi, una volta avvenuti la
maturazione del calcestruzzo e il consolidamento della sezione mista, con conseguente
rimozione del puntello provvisorio.
Lo schema individuato dal progettista-subfornitore il seguente:
bianca

124

1 linea bianca
Figura 1. Schematizzazione semplice
1 linea bianca

con i conseguenti diagrammi di momento e taglio che hanno determinato le scelte di altezza,
spessore, diametri e quanto ne consegue per un corretto dimensionamento della struttura. E
tuttavia sufficiente introdurre poche modifiche a tale schema teorico per cambiare lo scenario
e capire quante variabili possano intervenire nel funzionamento della struttura.
1 linea bianca

Figura 2. Schematizzazione con appoggio cedevole


1 linea bianca

Lappoggio centrale un punto cruciale del meccanismo di crollo. Il carico che questo deve
sopportare e stato stimato del progettista-subfornitore pari a circa 70'000 daN.
Un primo punto controverso risultato essere la corretta comunicazione a chi di dovere del
carico statico che sollecita il rompitratta. Una non corretta assegnazione di tale carico infatti
pu generare effetti non previsti, come discusso nel seguito.
linea bianca

125

1 linea bianca
Figura 3. Schematizzazione con appoggio cedevole lungo
1 linea bianca

La possibilit di suscitare fenomeni di instabilit sul rompitratta centrale dipende dalla


quota di posa della trave in oggetto, richiedendo una struttura non solo robusta ma con
snellezze compatibili con le dimensioni ed i carichi in gioco. Ci si quindi chiesti:
Esistono commercialmente strutture idonee a fungere da rompitratta di siffatta specie?
La base di appoggio sufficientemente robusta per raccogliere la reazione
dellappoggio?
La situazione reale risulta quindi pi complessa e poco attinente agli schemi di calcolo
proposti. La struttura non appoggia perimetralmente su elementi semplici come quelli
schematizzati, ma nel modo illustrato dalla figura seguente:
linea bianca

1 linea bianca
Figura 4. Schematizzazione con appoggio di estremit
1 linea bianca

Lo schema illustrato apparentemente pi rigido dei precedenti in quanto sembra


introdurre un vincolo alla traslazione lungo lasse longitudinale della trave. Tale
considerazione risulta rilevante alla luce del fatto che il fenomeno del crollo stato preceduto
(o seguito, questione dibattuta tra le parti ) dalla uscita di sede dellappoggio della trave con
demolizione dellappoggio stesso. Quindi la sollecitazione statica dovuta ai pesi proprio, del
solaio, della trave stessa, incrementata dal peso del calcestruzzo che non stabilizza lanima in
quanto fluido, e le sollecitazioni dinamiche dovute al cls che cade spinto dallautopompa,

126

possono indurre sia linstabilit della torre centrale rompitratta che una lieve traslazione
orizzontale non ostacolata alle estremit, incrementata dalla componente orizzontale di
trascinamento dovuta alla inflessione della trave con appoggio ormai instabilizzato in
mezzeria.
Lappoggio sui pilastri di estremit inoltre avvenuto in condizioni non ottimali in quanto
per rettificare la superficie di contatto sono stati inserite piastrine metalliche, che hanno
generato un picco di sollecitazioni sotto di esse molto elevato, con possibilit di
disgregamento del cls.
linea bianca

1 linea bianca
Figura 5. Schematizzazione con cinematismo
1 linea bianca1 linea bianca

1 linea bianca
Figura 6. Appoggio trave-pilastro
1 linea bianca

La struttura deve essere quindi pensata tridimensionalmente, con possibilit per quanto
riguarda il rompitratta centrale e lappoggio laterale di uscire dal piano al fine di completare il
quadro delle possibili criticit analizzate.

127

1 linea bianca

2.2. Descrizione del caso reale


La situazione reale della trave stata analizzata, da periti di parte, di parte avversa e
indipendenti, e pu essere rappresentata come sotto riportato.
linea bianca

1 linea bianca
Figura 8. Tensioni sulla lamiera
1 linea bianca

Figura 7. Schematizzazione trave

1 linea bianca
Figura 9. Deformata e reazione
1 linea bianca

Come atteso, le risultanze del calcolo non si discostano sensibilmente da quanto elaborato dal
progettista-subfornitore.

128

1 linea bianca

2.3. Considerazioni del caso


Nel caso in esame la soluzione proposta di trave reticolare mista rappresenta una soluzione
che abitualmente trova il suo punto di forza nellautoportanza. La possibilit di realizzarla con
un appoggio temporaneo (o pi duno) una pratica non inusuale, ma che potrebbe trovare
impreparato leventuale operatore inesperto.
Dal caso analizzato emerge come il punto critico di tutta la fase realizzativa dellopera sia
nel trasferimento delle informazioni tra chi progetta e chi esegue. Chi progetta infatti a volte
trascura le fasi di cantiere e chi lavora in cantiere a volte si ritiene mero esecutore. Il dialogo
tra i due attori principali avviene soltanto formalmente (nel senso ambivalente del termine: in
maniera superficiale finch non vi sono problemi, in maniera accurata, puntigliosa,
rigorosamente documentata appena sorge un problema da scaricare).
Anche in questo caso la documentazione ex post stata ricca di critiche e spunti quanto
scarsa e superficiale quella redatta prima dellevento catastrofico.
Col senno di poi tutte le considerazioni emerse avrebbero portato ad una pi accurata
progettazione (nel senso pi ampio del termine), grazie ad un trasferimento chiaro e
inequivocabile degli elementi che avrebbero consentito allImpresa di fornirsi di attrezzature
idonee a supportare i carichi di progetto e di sviluppare a sua volta un progetto di impalcatura
adeguato.
e bianche

3. CONCLUSIONE
1 linea bianca

Volendo generalizzare le considerazioni fin qui maturate, possiamo dire che nel nostro paese
ed in particolare negli ultimi anni, venuta meno la cultura del progettare e del costruire,intesi
come una unica disciplina comune; interessi specifici, spesso di natura economica o
parzializzati alla propria attivit specifica degradano molto spesso la qualit generale delle
strutture realizzate, quando non ne compromettono addirittura la funzionalit statica. Un
progetto deve essere realizzabile e deve trasferire al costruttore in maniera chiara tutte le
informazioni che consentiranno di realizzarlo. La frammentazione di porzioni di progetto (i
solai, le travi speciali, opere particolari di fondazioni, ma anche gli impianti con le loro
forometrie), non possono costituire alibi per un risultato non armonico nel suo insieme.
Lesperienza maturata da tutti ha insegnato che quando qualcuno non si fa carico dei propri
obblighi si inventa una nuova figura che faccia da controllore-garante-imputato. Nel caso
delle misure di sicurezza in cantiere, nate nel 1955 con il D.P. R. 547 e purtroppo spesso
disattese, stato necessario inventare una figura nuova, il Coordinatore per la Sicurezza in
fase di Progettazione e poi di Esecuzione per far applicare una legge! Oggi ci troviamo con un
nuovo paradosso: affidiamo un incarico progettuale completo e le informazioni ( il progetto)
non passano tra i molteplici soggetti deputati a portare a termine il progetto e lopera. Sar
quindi necessario individuare una figura professionale che coordini queste attivit, che fissi
dei protocolli di comunicazione tra professionisti, tra professionisti e costruttori, tra
costruttori e subfornitori di attrezzature, o questa esiste gi ma non svolge adeguatamente i
propri compiti?
Progettare creare con la mente, analizzare e comunicare. Se manca lultimo anello del
processo non possiamo pensare di realizzare opere destinate a durare, a volte neanche pochi
giorni.
Una seconda considerazione a nostro parere importante: si pu sempre far tesoro degli
errori, ma fondamentale che tali errori vengano riconosciuti dai responsabili, anche prima

129

che la magistratura abbia fatto il suo corso. E un sistema forse eccessivamente garantista, che
non consente una crescita culturale se non a chi sbaglia o a chi ha lopportunit di venirne a
conoscenza. Se la conoscenza la ricchezza di tutti noi, limitarla vuol dire fare un danno a
tutta una popolazione di progettisti, per questo la manifestazione di oggi un momento di
arricchimento reale per lintera categoria.
2 linee bianche

BIBLIOGRAFIA
1 linea bianca

[1] Hurd M.K., Formwork for Concrete; ACI Sixth edition; p.6-32.
[2] CNR 10016, Travi composte di acciaio e calcestruzzo. Istruzioni per limpiego nelle
costruzioni, 1986.
[3] Amadio, M. Fragiacomo, F. Grandelis, L. Marcorini, Sulla modellazione del giunto semirigido composto acciaio-calcestruzzo, Proc. Giornate italiane della costruzione in
acciaio, CTA, Venezia, 24-28 sett., 2001
[4] Cosenza E., Pecce M.: Le costruzioni composte acciaio-calcestruzzo: Le nuove istruzioni
CNR-10016; Settimana della Costruzione in Acciaio, XVII Congresso C.T.A., Napoli
1999; Volume 2 p.207.
[5] Bernuzzi C., Nusier L.: Sul dimensionamento di solette composte in acciaio e
calcestruzzo; ACS ACAI SERVIZI, XX Congresso C.T.A., Ischia 2005; p.65.

130

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

IL RUOLO DEI DETTAGLI ESECUTIVI


NEL CROLLO DI UNA PARATIA TIRANTATA
A. OCCHIUZZI, N. CATERINO
Dipartimento per le Tecnologie, Universit degli Studi di Napoli Parthenope

SOMMARIO
Le paratie composte da pali affiancati di piccolo diametro con uno o pi ordini di tiranti,
sovente dette berlinesi, rappresentano una tipologia di opera di sostegno provvisoria molto
comune nei cantieri di opere stradali. Meno spesso tali paratie vengono adottate come opere
di sostegno definitive. Il caso descritto nel lavoro proposto riguarda proprio una paratia
tirantata del tipo descritto, avente carattere definitivo e che quasi interamente crollata nel
gennaio del 2003. A partire dalla caratterizzazione geometrica dei luoghi e dalla
caratterizzazione sperimentale delle propriet meccaniche del suolo e dei materiali strutturali,
sono state eseguite analisi strutturali e geotecniche dellopera dissestata. Le conclusioni cui si
giunti sia nel corso delle indagini sperimentali che durante le analisi a tavolino presentano
spunti di notevole interesse, a volte addirittura sorprendenti. La causa del crollo, ampiamente
illustrata nel lavoro proposto, stata infine attribuita ad una errata realizzazione di un
particolare esecutivo di valore trascurabile rispetto al costo dellintera opera.
ABSTRACT
Bulkheads made up of closely-spaced, small-diameter piles are quite common as temporary
work in roads constructions. They are seldom adopted as permanent work. The paper analyses
the failure of one of such bulkheads, starting from the characterization of the soil to the
structural assessment of the piles. The conclusion is that the failure was due to a small detail
of the bulkhead, whose cost is negligible if compared to the whole amount of the work.
1. INTRODUZIONE
Una nuova strada statale, attualmente in costruzione, in prossimit dellabitato di Gagliato
supera in viadotto la difficile orografia del territorio. In un solo tratto, e precisamente tra le
sezioni 90 e 110, la piattaforma stradale poggia direttamente sul terreno, presentando una
sezione completamente in scavo delimitata da unopera di sostegno sul lato sinistro e da una
scarpata sul lato destro (Figura 1). Lopera di sostegno costituita da una cosiddetta paratia
berlinese, composta da pali in acciaio di piccolo diametro disposti ad interasse ridotto e
vincolati, mediante delle travi in acciaio ad andamento suborizzontale, da una serie di tiranti
in trefoli di acciaio armonico. Nel punto pi alto, il fronte di scavo misura in verticale circa
12 m. Detta opera stata eseguita nella prima met dellanno 2002, risultando allo stato

131

parzialmente completa. Una parte significativa di tale paratia crollata nel gennaio 2003
(Figura 2).
strada provinciale
esistente

427.00

421.20 423.10

Terreni sabbiosi - limosi rossastri


parzialmente rimaneggiati,
inglobanti nuclei di rocce gneissiche

paratia crollata
profilo del terreno
in seguito al crollo
strada statale
in costruzione

J = 20 kN/m 3
I = 30
c=0
sat

Terreni sabbiosi da degrado di rocce


metamorfiche, inglobanti nuclei
di rocce gneissiche.
3
J = 20 kN/m
I = 35
c=0

410.00

sat

392.00
390.00
sondaggio
S1

sondaggio
S3

370.00

Figura 1. Sezione geometrica e geotecnica dellopera dissestata

Figura 2. Paratia crollata in localit Gagliato

132

2. DESCRIZIONE DELLOPERA
Lopera in oggetto una paratia tirantata costituita da pali trivellati in acciaio di diametro pari
a 88.9 mm disposti ad interasse pari a circa 40 cm, nei quali stata iniettata una boiacca
cementizia. I pali sono vincolati al piede dal terreno in cui sono affondati, e, in direzione
normale al fronte di scavo, da una serie di travi di acciaio ad andamento suborizzontale (tre
nella zona di maggiore di altezza del fronte di scavo) e da una trave di coronamento superiore
(Figura 3) in conglomerato cementizio armato, che ne contrastano gli spostamenti orizzontali.
Le travi in acciaio, del tipo HE220B accoppiate, e la trave di coronamento in c.c.a., di
dimensioni pari a circa 1,6 x 0,8 mq oltre ad un parapetto di dimensioni 0,3 x 1,8 mq, sono a
loro volta vincolate al suolo in direzione suborizzontale da una serie di ancoraggi composti da
tiranti in acciaio armonico immersi in un getto di conglomerato cementizio eseguito previa
trivellazione suborizzontale nel terreno da sostenere. Lestensione in pianta della paratia, cos
come ricostruita sulla scorta di indagini effettuate, era di circa 84 m, dei quali ne sono
sopravvissuti circa 33 m. Laltezza massima presumibile del fronte di scavo era di circa 12 m;
nel tratto sopravvissuto al dissesto, laltezza massima pari a circa 9 m.
H fronte [m]

H opera [m]

2598,930
2622.700
2636.300
2642.260
2648.650
2658.400
2669.400
2683.460
nd

4.38
10.04
12.55
11.98
11.79
9.90
7.35
5.27
5.31

3.08
7.49
9.66
9.69
9.79
7.94
6.19
4.11
4.15

1.60 m
1.30 0.30
parapetto
1.85
2.65 m

Progressiva [m]

trave di
coronamento
in c.c.a.

0.80

Sezion
e
103
104
105
106
107
108
109
110
110b

pali 88.9

Tabella 1. Dati altimetrici della paratia

Figura 3. Sezione trave di coronamento

I dati in Tabella 1, tratti dallanalisi del progetto dellopera, sono stati utilizzati per
ricostruire il presumibile andamento della paratia prima del crollo (Figura 4). La paratia
suddivisa in 5 tratti omogenei in ciascuno dei quali i pali in acciaio sono caratterizzati dalla
medesima lunghezza. Quindi, essendo variabile laltezza della parte fuori terra di ognuno dei
pali, risulta diversa anche la lunghezza di infissione nel terreno. I corrispondenti dati metrici
sono sintetizzati nella seguente Tabella 2.
23.77 m
SEZ.
103

84.53 m
5.96 m 6.39 m

13.60 m
SEZ.
104

SEZ.
105

SEZ.
106

SEZ.
107

9.75 m

11.00 m
SEZ.
108

14.06 m
SEZ.
109

SEZ.
110

423.73
2 HE220B

ancoraggi

421.82

2 HE220B
417.74 m s.l.m.m
415.83

2 HE220B
413.67
411.77

412.83

409.34
> 5.00 m

410.38

Figura 4. Configurazione presumibile della paratia prima del crollo

133

Tratto
I
II
III
IV
V

Lunghezza
tratto [m]
19.80
17.60
12.40
17.60
17.80

Numero
micropali
50
44
31
44
44

Interasse
micropali [m]
0.396
0.400
0.400
0.400
0.405

Lunghezza
micropali [m]
17.00
20.00
25.00
20.00
17.00

Tabella 2. Numero, interasse e lunghezza dei micropali in ciascun tratto omogeneo

Dai grafici allegati alla contabilit dei lavori relativi alla realizzazione della paratia
dissestata e dalle risultanze delle indagini in sito, gli ancoraggi descritti in precedenza sono
stati riscontrati in corrispondenza della trave di coronamento superiore ed in corrispondenza
delle tre file di travi in acciaio intermedie (Figura 4). Il numero degli ancoraggi riepilogato
nel prospetto che segue:
Fila
Coronamento
I
II
III

Numero tiranti
22
12
22
15

Lunghezza [m]
20.00
20.00
20.00
20.00

Portata [kN]
300
300y500
300y500
300y500

Tabella 3. Numero, lunghezza e portata dei micropali

Inoltre, per quanto concerne le travi in acciaio (HE220B), il prospetto seguente, tratto
ancora dagli elaborati contabili, ne riepiloga la geometria:
Fila
I
II
III

Numero putrelle
2
2
2

Lunghezza [m]
36.20
66.25
41.00

Tabella 4. Numero e lunghezza dei profili in acciaio HE220B

Dalle indagini in sito risultato che la profondit del piano di posa per i due micropali
posti allestrema sinistra (guardando la paratia da valle) di 6,43 m rispetto allattuale piano
campagna: in ogni caso, dove stato possibile misurarla, la profondit di infissione
riscontrata risultata superiore ai 6 m.
3. INQUADRAMENTO GEOTECNICO ED ANALISI DELLA STABILIT
GLOBALE
3.1. Geologia dellarea. Indagini geologiche e geotecniche.
Il pendio in esame situato nell'ambito provinciale di Catanzaro. Geograficamente risulta
ubicato in prossimit dellabitato di Gagliato, in corrispondenza di un rilievo ad ossatura
metamorfica, tra un pianoro sommitale posto a quota 452 m s.l.m. ed una quota minima di
416 m s.l.m. in corrispondenza della pista del cantiere dove si verificato il dissesto. Il
pendio continua poi a digradare fino allalveo del torrente Vrisi, alla quota di circa 400 m
s.l.m. Dal punto di vista litologico, i terreni affioranti sono costituiti da rocce pi o meno
alterate di natura metamorfica: si riscontra la presenza di paragneiss e scisti fortemente
alterati, palesati dalla presenza di inclusi lapidei in matrice limosabbiosa proveniente dalla

134

degradazione fisico-chimica delle stesse rocce metamorfiche e di terrazzi sedimentari di limi


argillosi sabbiosi costituiti ancora da elementi provenienti dalla degradazione di rocce
metamorfiche. Numerose sono nellarea le evidenze di fenomeni di dissesto potenzialmente
in atto o quiescenti, favoriti dagli elevati valori della pendenza, dalla tettonica regionale e
dallazione erosiva condotta dal Torrente Vrisi. In corrispondenza del fenomeno mobilitatosi
evidente la presenza di una nicchia di distacco sommitale a corona.
Le caratteristiche fisiche e meccaniche dei terreni interessati dal crollo sono state studiate
sulla base dei risultati delle indagini geognostiche appositamente eseguite, non trascurando le
evidenze sperimentali relative ad indagini eseguite in zone limitrofe del cantiere e ritenute
significative per lo studio in questione. In particolare, in prossimit ed in corrispondenza del
corpo di frana sono stati eseguiti tre sondaggi a carotaggio continuo (Figura 1), con
esecuzione di prove penetrometriche dinamiche (tipo SPT) e prelievo di campioni
indisturbati, sui quali sono state eseguite prove di laboratorio volte alla determinazione delle
caratteristiche fisiche e meccaniche. Nella tabella che segue riportato lelenco di prove
effettuate su ciascun campione estratto da ogni sondaggio:
Sondaggio

Campione

Prof. [m]

S1
S1
S1
S1
S2
S2
S3
S3

1
2
3
4
1
2
1
2

4.5-4.9
9.5-9.9
15.1-15.5
26.1-26.6
12.5-12.9
21.6-22.0
7.5-7.9
12.0-12.4

Caratteristiche
fisiche (J , w)

Curva
granulometrica

X
X
X
X
X
X

Limiti di
Atterberg

Taglio
diretto

X
X
X
X
X
X

X
X

X
X

Tabella 5. Indagini di laboratorio

I sondaggi S1 ed S2 sono stati eseguiti in corrispondenza della strada provinciale posta a


monte della paratia e coinvolta nel dissesto, nellarea prossima alla nicchia di distacco della
frana. Le curve granulometriche mostrano una sostanziale omogeneit, pur evidenziando una
minore frazione di materiale pi grossolano nei campioni estratti dal sondaggio S2.
Globalmente pu dirsi che il sottosuolo in questione, pur con le discontinuit rappresentate da
orizzonti lapidei gneissici pi o meno fratturati, risulta dal punto di vista meccanico
sufficientemente omogeneo per essere caratterizzato come un unico materiale (sabbia limosa,
indicata con SL nel seguito) nellambito delle profondit di interesse tecnico.
La sostanziale continuit litologica del sottosuolo non consente di individuare nettamente
la superficie di scorrimento; tuttavia, lo scarso grado di addensamento per i primi tre metri di
sondaggio e il livello di fratturazione dei trovanti lapidei nello strato immediatamente
sottoposto, suggeriscono di individuare il substrato del movimento ad una profondit di circa
cinque metri dalla quota di perforazione. I campioni indisturbati sono stati prelevati sempre
nella zona stabile, cos come ivi sono state effettuate le prove penetrometriche statiche.
Sulla base dei risultati delle indagini geognostiche effettuate sui materiali campionati sono
state determinate le caratteristiche fisiche e meccaniche del terreno. Successivamente, con un
procedimento di calcolo a ritroso si verificata la congruit dei parametri fisico meccanici
determinati per via sperimentale tenendo conto del reale fenomeno di dissesto mobilitato.
I campioni sono risultati delle sabbie, con percentuali limose comprese tra il 15% ed il
45%, e percentuali massime di ghiaia del 30%. Il valore medio del peso dellunit di volume
valutato per i campioni indicati nella tabella 5 risultato Jmedio=19 kN/m3. La determinazione

135

dei limiti di Atterberg per i quattro campioni di cui in Tabella 5 consente di individuare la
posizione dei campioni nella carta di plasticit di Casagrande [1] (Figura 5).
I punti sperimentali si dispongono a cavallo della cosiddetta linea A sulla carta di
plasticit, con una certa tendenza verso il lato basso caratteristica dei limi inorganici di
compressibilit da media a bassa. I valori estremamente bassi del contenuto dacqua naturale
evidenziano il fatto che il materiale sia allo stato naturale praticamente asciutto, e che non
abbia praticamente capacit di adsorbire acqua. La permeabilit presumibilmente elevata del
terreno indica che questo, in particolare negli strati pi superficiali, pu saturarsi piuttosto
rapidamente in caso di eventi meteorici, e altrettanto rapidamente essiccarsi. La suscettibilit
ai cicli di imbibizione ed essiccamento pu essere causa di riduzione delle caratteristiche
meccaniche (in particolar modo della coesione), e determina condizioni certamente pi
gravose per quanto riguarda la stabilit dei versanti. Per tale motivo, si ritenuto cautelativo
eseguire le analisi di stabilit ipotizzando che la massa potenzialmente instabile sia satura di
acqua ponendo J = 20 kN/m.
Linea A

30

Ip [%]

20
10
0
0

10

20

30

40

50

60

70

80

90

100

w l [%]

Figura 5. Terreno SL: carta di plasticit di Casagrande

Le caratteristiche meccaniche del terreno sono state indagate utilizzando i risultati delle
prove penetrometriche dinamiche (SPT) eseguite nei fori di sondaggio e i risultati delle prove
di laboratorio di tipo consolidato drenato su provini portati a saturazione. I risultati delle
prove penetrometriche sono stati riportati nella Figura 6. Il valore medio del numero di colpi
NSPT relativo a ciascuna delle prove effettuate risultato NSPT,medio= 35. Le correlazioni tra
NSPT e angolo di attrito, molto diffuse e ragionevolmente attendibili, consentono una prima
valutazione delle caratteristiche di resistenza a rottura. Al riguardo si pu utilizzare la ben
nota correlazione proposta da De Mello [2], ottenuta dallanalisi statistica dei dati di
laboratorio di Gibbs e Holtz [3] sulla determinazione della densit relativa di sabbie. La
correlazione proposta porge valori dellangolo di attrito interno quasi sempre superiori a 35
gradi.
425

420

S1-S2
S3
Media

415

z (m)
410

405

400
0

20

40

60

80

100

NSPT

Figura 6. Terreno SL: risultati delle prove SPT

136

Sui campioni S1-C4, S2-C2 ed S3-C1 stata eseguita la prova di taglio diretto consolidata
isotropamente drenata. Le prove hanno fornito risultati globalmente tra loro coerenti, il che ne
conferma la validit. In particolare, nei campioni S1-C4 ed S2-C2 si osservata una non
trascurabile coesione, quantificata in circa 50 kPa, che si accompagna ad un angolo di attrito
di circa 30. Nel campione S3-C1 appare pi marginale il contributo della coesione (10 kPa),
mentre langolo di attrito attinge valori pi elevati (35).
Tenendo conto del decadimento delle propriet meccaniche del terreno (in primo luogo per
quanto concerne la coesione) indotto dal ripetersi dei cicli di imbibizione/essiccamento ed
osservando che il campione S3-C1 abbastanza prossimo alla presunta superficie di
scorrimento del movimento mobilitatosi si ritiene adeguatamente aderente al vero e
sufficientemente cautelativo assumere, ai fini delle verifiche delle opere di sostegno oggetto
del dissesto, un angolo di attrito di 30 per il materiale al di sopra della quota del cantiere, con
coesione nulla; per gli strati pi profondi, viceversa, si assume un angolo di attrito maggiore
(fino a 35), sempre trascurando leffetto della coesione.
3.2. Analisi globale della stabilit della scarpata interessata dal dissesto
A partire dalla conoscenza della superficie di scorrimento basata sui dati del rilievo
morfologico dei luoghi, si eseguita una analisi inversa con il metodo di Bishop semplificato
[4], allo scopo di determinare i parametri di resistenza mobilitati nel corso del fenomeno. Si
volutamente trascurata la presenza dellopera di sostegno, che, per quanto si dir pi avanti,
crollata a seguito dellinnesco del fenomeno, non essendo in grado di contrastare la
conseguente spinta delle terre; considerato, poi, che levento non si innescato a seguito di
fenomeni sismici, non sono state portate in conto le corrispondenti azioni orizzontali.
La seguente Figura 7 riporta la geometria schematica del pendio oggetto di analisi ed il
corrispondente cerchio di rottura:
centro del cerchio
1

2
3

vecchio profilo
5

superficie di
scorrimento

6
7

profilo dopo
il dissesto

Figura 7. Geometria del pendio e della superficie di scivolamento

Lanalisi globale della stabilit del pendio stata effettuata mediante procedura numerica
automatica sulla scorta dei parametri meccanici del terreno individuati in precedenza ed
assumendo che il terreno sia completamente imbibito dacqua. Tale assunzione corrisponde
alle condizioni del terreno in sito in corrispondenza di un evento meteorico di significativa
intensit. Tale analisi mostra un coefficiente di sicurezza molto prossimo allunit (0.96). In
definitiva, quindi, la caratterizzazione geotecnica del terreno permette di definire non
stabile il pendio se si ignora il contributo statico dellopera di sostegno crollata e la
corrispondente superficie di scivolamento risulta coerente con quella ricavabile dal rilievo
morfologico appositamente effettuato dopo il crollo. Per tale motivo, si pu ritenere
pienamente attendibile la caratterizzazione geotecnica descritta nei paragrafi precedenti.

137

4. OPERA DI SOSTEGNO: VERIFICHE GEOTECNICHE E STRUTTURALI


4.1. Modellazione strutturale dellopera di sostegno
Sulla scorta dei rilievi diretti effettuati in situ e dallesame delle informazioni disponibili
negli elaborati di contabilit dei lavori, gli unici che descrivono graficamente lopera in
oggetto, si constatato che la paratia in esame costituita da micropali armati con tubi in
acciaio di diametro esterno 88.9 mm e spessore 10 mm disposti ad interasse medio di 40 cm,
vincolati da travi orizzontali costituite da 2 profilati HE220B e da tiranti dimensionati in
modo da fornire reazioni di esercizio (portate) variabili tra 300 e 500 kN (Figura 8).

Figura 8. Dettaglio dei trefoli componenti un tirante rilevato in sito

Attesa la geometria continuamente variabile della paratia in oggetto e landamento


altimetrico delle quote di progetto della costruenda strada statale, sono individuabili tre
diverse configurazioni geometriche principali, con numero di ancoraggi variabile da due a
quattro e diversa profondit di infissione in funzione dellaltezza di ritenuta, e precisamente:

Tipo 1
Tipo 2
Tipo 3

Altezza massima
di ritenuta
|7 m
|10 m
|12 m

Profondit di
infissione
|10 m
|10 m
|14 m

Numero livelli
di ancoraggio
2
3
4

Tabella 6. Profondit di infissione e numero di ancoraggi

Si scelto di analizzare la paratia tipo 3, quella, cio, che presenta le condizioni di


lavoro in assoluto pi gravose e quindi presumibilmente in corrispondenza della quale si
innescata la frana. Detta paratia presenta unaltezza di ritenuta di circa 12 m, lunghezza totale
dei micropali pari a 25 m e profondit di infissione di circa 14 m. Al piano campagna stato
preso in considerazione un sovraccarico pari a 10 kN/m, che tiene conto del peso del terreno
al di sopra della superficie di monte supposta orizzontale; dal momento che il crollo non
avvenuto in corrispondenza di eventi tellurici si deciso di non prendere in considerazione
nei calcoli le azioni di natura sismica.
La paratia costituita dai micropali su descritti vincolata da quattro livelli di tiranti,
secondo lo schema riportato nella tabella seguente:

138

Fila

Quota da monte [m]

Interasse [m]

1
2
3
4

1.0
6.0
8.5
11.5

4.0
2.8
2.8
2.8

Portata
[kN]
300
300
400
500

Tabella 7. Caratteristiche dei tiranti

4.2. Metodologia di calcolo e modellazione analitica


Si proceduto in due fasi; in un primo momento si eseguito un calcolo preliminare del tiro
negli ancoraggi schematizzando lopera come una parete indeformabile ed utilizzando il
metodo dellancoraggio equivalente, calcolando quindi il tiro in ciascuno degli ancoraggi (tiro
teorico di utilizzazione) e la lunghezza di infissione minima a garantire lequilibrio globale
terreno-opera di sostegno. Tale prima fase ha condotto alle seguenti conclusioni:
1. la lunghezza minima di infissione della paratia nel terreno, ipotizzando un coefficiente di
sicurezza pari a 2 rispetto alla completa mobilizzazione delle spinte passive, pari a circa
5 m (lunghezza totale circa pari a 12 + 5 = 17 m), valore inferiore a quello riportato nei
grafici allegati agli elaborati contabili e a quello misurato in sito;
2. i valori di reazione vincolare che gli ancoraggi devono esplicare per garantire, nel
modello di calcolo, lequilibrio globale dellopera di sostegno risultano sostanzialmente
compatibili con la portata dei tiranti.
In una seconda fase si effettuata, poi, una verifica pi accurata utilizzando un modello
numerico agli elementi finiti che consente di portare in conto le effettive rigidezze di terreno,
ancoraggi e paratia. In questo caso, attesa la tipologia riscontrata in sito, si ipotizzato che gli
ancoraggi della paratia dissestata fossero attivi, pretesi cio con uno sforzo iniziale
prossimo a quello calcolato con il metodo dellancoraggio equivalente. La paratia stata
suddivisa in un numero finito di conci, ciascuno dei quali caratterizzato dalla propria
rigidezza flessionale EI, riferita ad una striscia di larghezza pari ad un metro. Le pressioni
applicate sono state trasformate in carichi risultanti applicati alle estremit dei conci, mentre
il legame con il terreno stato schematizzato attraverso lapplicazione di molle a
comportamento elastoplastico nei nodi. Gli ancoraggi sono stati schematizzati come molle
aggiuntive, dotate di propria rigidezza e lo sforzo di pretensione dellancoraggio stato
applicato come forza concentrata in corrispondenza del vincolo. La scelta della rigidezza
delle molle a comportamento elastoplastico funzione delle caratteristiche geotecniche dei
terreni oltre che della geometria dellopera. In particolare, si definisce dapprima una
lunghezza D di influenza che individua la zona in cui si risentono le deformazioni indotte
dallo scavo, individuata nella minore delle grandezze L e 2H (essendo L la larghezza della
parete ed H la sua altezza di ritenuta), quindi si calcola lo spostamento S corrispondente al
carico q attraverso la relazione:

qD 1  Q 2

CF
E

(1)

dove Q il coefficiente di Poisson, CF un fattore di forma dipendente dalla geometria della


parete ed Et il modulo di deformabilit del terreno. Per il calcolo delle spinte attiva e passiva
sono state adoperate le formule di Coulomb [5]. Per quanto concerne gli sforzi di pretensione
degli ancoraggi, sono stati utilizzati i risultati derivanti dallanalisi preliminare eseguita con il
metodo dellancoraggio equivalente. Pertanto, gli sforzi di pretensione applicati ai tiranti sono

139

profondit z [m]

stati posti nei calcoli pari a 30 t per le prime due file a partire dallalto e pari a 40 t per le
successive due. Per un tubo in acciaio di diametro pari a 88.9 mm e spessore pari a 10 mm,
larea della sezione trasversale A = 24.8 cm2, il momento di inerzia I = 196 cm4, il modulo
di resistenza elastico wel = 44.1 cm3. Le medesime grandezze, tenuto conto che linterasse
medio tra i pali pari a 40 cm, se riferite alla larghezza unitaria diventano: A = 62 cm2/m, I =
490 cm4/m, wel = 110 cm3/m. Lesame dei tabulati di uscita del programma di calcolo ha
permesso di osservare quanto segue:
1. la lunghezza dei pali considerata nel calcolo, pari a 17 m
Momento flettente [kNm]
-100
-50
0
50
100
(12 m fuori terra e 5 m entro terra), risulta sufficiente a
0
garantire lequilibrio del sistema terreno-opera di
1
sostegno;
2
2. tale equilibrio viene tuttavia raggiunto in condizioni tali
3
4
da indurre nei pali di acciaio uno stato di sollecitazione
5
molto elevato (momento flettente massimo pari a circa 67
6
kNm/m), cui corrisponde, nellipotesi di comportamento
7
lineare elastico dellacciaio, una tensione normale
8
massima di circa 609 MPa;
9
10
3. lelevato stato di sollecitazione nei pali di acciaio si
11
accompagna ad un elevato stato di deformazione, cui
12
corrispondono spostamenti orizzontali massimi pari a
13
circa 10 cm;
14
4. le sollecitazioni nei tiranti sufficienti a garantire
15
lequilibrio del sistema terreno-opera di sostegno
16
17
risultano comprese tra 290 kN circa per la prima fila
dallalto di tiranti a 500 kN circa per la fila pi in basso;
Figura 9. Diagramma del
tali valori risultano compatibili con quelli desunti dagli
momento flettente sulla paratia
elaborati contabili e riportati nella Tabella 7.
Sulla scorta di tali osservazioni, il dimensionamento dei pali di acciaio appare
evidentemente insufficiente. Tuttavia, al fine di individuare le cause che effettivamente hanno
portato al crollo della paratia in esame, si ritiene utile approfondire la caratterizzazione
meccanica dei pali.
Prove di laboratorio effettuate su 8 campioni di malta cementizia prelevati dai resti della
paratia hanno mostrato che la resistenza cilindrica delle carote varia tra 10 e 25 MPa circa e
che il valore stimato del rapporto acqua/cemento relativo allimpasto con cui stata
confezionata la malta mediamente pari a 0.6. Pur tenendo conto di una certa dispersione dei
dati sperimentali intorno ai valori medi, si osserva che tali dati corrispondono ad un prodotto
di qualit mediamente adeguata allo scopo cui destinato e risultano indici di una discreta
cura nellesecuzione dellopera.
Per quanto concerne i tubi in acciaio, sono state condotte prove di laboratorio su 6 provini
ricavati da alcuni campioni prelevati dai resti della paratia. I valori riscontrati per la resistenza
dellacciaio risultano molto elevati, dellordine dei 900 MPa, e cos pure i valori sperimentali
relativi alle prove di resilienza (KV > 100 Joule). Lallungamento a rottura, viceversa, risulta
relativamente ridotto (17% circa). Le caratteristiche meccaniche riscontrate risultano tipiche
di acciai poco utilizzati nel nostro Paese, ma di comune utilizzo nellEuropa settentrionale
soprattutto nelle operazioni di perforazione off-shore: i dati sperimentali risultano compatibili
proprio con le caratteristiche richieste agli acciai destinati a tale particolare utilizzo. Con
buona probabilit, pertanto, lacciaio dei micropali pu ascriversi alla classe S690QL; trattasi
di un acciaio bonificato, ad alto limite di snervamento.

140

Secondo la classificazione UNI EN 10025-6:2005 [6], che ha sostituito la UNI EN 101372:1997 [7], un acciaio S690QL caratterizzato da una resistenza caratteristica a trazione
compresa tra 770 e 940 MPa ed una resilienza KV almeno pari a 30 Joule alla temperatura di
-60 C (lacciaio dei tubi in esame certamente possiede tale ultimo requisito visto che a
temperatura ambiente mostra, come detto, un valore KV maggiore di 100 Joule). Sebbene le
prove sperimentali effettuate non abbiano rivelato, come prevedibile per acciai ad alta
resistenza, un chiaro valore dello snervamento, si ritiene ragionevole attribuire al materiale
costituente i micropali una resistenza caratteristica allo snervamento fy pari al minimo valore
ammesso per lacciaio S690QL, ovvero 690 MPa. Il calcolo agli elementi finiti prima
illustrato relativo a condizioni di funzionamento dellopera prossime alla rottura; ,
pertanto, pertinente individuare il momento flettente ultimo della sezione trasversale dei tubi
in acciaio. Tale valore pu essere determinato, con buona approssimazione, ipotizzando la
piena plasticizzazione della sezione (valore assoluto della tensione pari a fy in ogni punto)
ovvero moltiplicando il modulo plastico di resistenza wpl (pari a 62.6 cm3 o,
equivalentemente, 157 cm3/m per la sezione in esame) per la tensione di snervamento fy. Si
osserva che la sezione possiede un fattore di forma (o coefficiente di adattamento plastico)
pari a 157/110 1.4.
Il momento ultimo della sezione di acciaio risulta, pertanto, pari a :
M Rd

w pl f y

157000 mm 3 / m 690 MPa # 108 kNm / m

(2)

da cui si ottiene un valore del coefficiente di sicurezza rispetto alla piena plasticizzazione
della sezione pari a
C

108
1.6
67

(3)

Nellottica delle verifiche allo stato limite ultimo, il valore determinato nella eq. 3 contiene
implicitamente i coefficienti parziali relativi ai carichi e alla resistenza del materiale. Tenendo
conto di tale osservazione, tale valore risulta molto modesto: tuttavia, per quanto basso,
risulta pur sempre superiore allunit. In altri termini, sulla scorta dei calcoli effettuati, si pu
concludere che pur in presenza di un evidente sottodimensionamento della sezione dei tubi in
acciaio di armatura dei micropali, risulta improbabile che a tale circostanza possa ascriversi la
rovina dellopera di sostegno.
4.3. Efficienza degli ancoraggi della paratia
Il sistema di pretesatura utilizzato per la realizzazione dei tiranti della paratia in questione
prevede lutilizzo di trefoli in acciaio armonico ad alta resistenza solidarizzati alla parte pi
profonda degli ancoraggi. Una volta eseguito il foro suborizzontale dellancoraggio, i trefoli
vengono inseriti allinterno di detto foro e si procede allesecuzione delliniezione di malta
cementizia di prima fase in cui si riempie il tratto pi profondo del cavo (tratto ancorato). A
questo punto si procede, mediante lutilizzo di martinetti idraulici che afferrano lestremit
del trefolo esterna al foro, alla pre-tesatura dei trefoli, che si estendono proporzionalmente
allo sforzo applicato secondo il proprio modulo di elasticit normale. Una volta annullata la
pressione dei martinetti, i trefoli tendono a rilassarsi e a riguadagnare la lunghezza iniziale; a
questo punto, degli idonei cunei di acciaio temprato hanno il compito di annullare gli
spostamenti dellestremit dei trefoli e di trasferire lo sforzo di pretensione alle piastre
circolari di ancoraggio poste allestradosso delle travi di acciaio (Figura 10) che a loro volta
trasmettono tale sforzo ai micropali costituenti la paratia. La perfetta solidarizzazione dei

141

trefoli alle piastre di ancoraggio risulta indispensabile per il corretto funzionamento del
sistema di pretensione, e i cunei di ancoraggio sono usualmente progettati proprio per
assolvere a questa delicato, fondamentale compito. Poich la resistenza allo sfilamento degli
ancoraggi influenzata da vari fattori, riconducibili sia alla tecnologia esecutiva che ai
materiali utilizzati per la realizzazione dei tiranti medesimi, si ritenuto opportuno condurre
delle le prove di resistenza in sito su alcuni degli ancoraggi sopravvissuti al dissesto della
paratia.

Figura 10. Dettaglio del sistema di ancoraggio dei trefoli

Non stato possibile, per, eseguire con successo tali prove, a causa di un difetto
riscontrato nel sistema di accoppiamento trefolo-piastra di ancoraggio che rappresenta il
cuore del sistema di pretesatura utilizzato per la realizzazione dei tiranti della paratia in
questione. In particolare, si osservato un imperfetto funzionamento dei cunei di ancoraggio
giacch questi permettevano uno spostamento relativo (scorrimento) tra trefolo e piastra di
ancoraggio. In queste condizioni, risultava impossibile trasmettere gli sforzi di tensione ai
trefoli attraverso le piastre di ancoraggio cui erano collegati i martinetti idraulici utilizzati per
le prove, e pertanto queste venivano interrotte senza alcun esito, se non quello di aver
constatato limperfetto funzionamento dei cunei di ancoraggio (Figura 11).

Figura 11. Prove in sito del sistema di ancoraggio dei trefoli

142

Tale circostanza veniva confermata anche durante una serie di prove di laboratorio (Figura
12) eseguite con materiale prelevato nel cantiere della paratia dissestata, nelle quali si
osservava sempre uno scorrimento relativo tra trefoli e cunei (o testine) di ancoraggio anche
per valori estremamente ridotti (circa 10 kN) dello sforzo di presollecitazione dei trefoli.
Osservando la posizione relativa tra nastro adesivo giallo e piastra di contrasto nelle due
fotografie di Figura 12, risulta chiaramente individuabile lentit dello scorrimento dei trefoli
tra linizio e la fine della prova in laboratorio. Le stesse prove, ripetute utilizzando cunei di
ancoraggio perfettamente efficienti acquistati per lo scopo, oltre a mostrare lassenza di
qualsiasi scorrimento tra trefolo e ancoraggio, permettevano di valutare in circa 340 kN la
resistenza di ciascun trefolo: considerando che in sito si potuta riscontrare la presenza di un
numero di trefoli variabile tra 2 e 4 per ogni tirante, si pu escludere che la rovina dellopera
oggetto della presente relazione sia ascrivibile ad una insufficiente resistenza delle armature
degli ancoraggi.

Figura 12. Prove in laboratorio del sistema di ancoraggio dei trefoli: prima della prova (sx), dopo la prova (dx)

Risulta pertanto chiaro, a questo punto, che le azioni di vincolo che i tiranti suborizzontali
avrebbero dovuto esplicare sulla paratia, di entit compresa tra 300 e 500 kN, si sono ridotte a
circa 10 kN per trefolo (circa 40 kN per ancoraggio) per limperfetto funzionamento dei cunei
(testine) di ancoraggio dei trefoli alle piastre circolari. Pertanto leffetto degli ancoraggi sulla
paratia risultato praticamente nullo: in tali condizioni lequilibrio globale terreno-opera di
sostegno risultato impossibile e si innescato il cinematismo che ha portato alla rovina
dellopera.

5. CONCLUSIONI
Sulla scorta delle risultanze dei sopralluoghi effettuati e delle indagini volte allaccertamento
delle cause del dissesto, sono stati descritti i dati di progetto della paratia e si proceduto alla
ricostruzione ex post della geometria dellopera crollata. stata poi condotta la
caratterizzazione geotecnica dei terreni interessati dalla realizzazione della paratia in
questione ed effettuata la verifica di stabilit globale del pendio franato, utilizzata secondo un
procedimento inverso per validare il procedimento di caratterizzazione geotecnica dei terreni.
I valori assunti per tale caratterizzazione sono risultati tali da corrispondere ad uno stato di
incipiente cinematismo per il pendio in assenza di unefficace azione di contrasto da parte
dellopera di sostegno, condizione effettivamente verificatasi in occasione del crollo.

143

Sono stati mostrati i risultati del calcolo di verifica ex post dellopera dissestata, che
permettono di concludere quanto segue:
x lopera di sostegno era caratterizzata dalla presenza di una serie di ancoraggi
suborizzontali sostanzialmente adeguati per numero e posizione geometrica;
x la sezione dei pali in acciaio era insufficiente secondo le regole usuali della progettazione
e dellesecuzione di tale tipo di opera di sostegno, ma che, tuttavia, risulta estremamente
improbabile che a tale circostanza sia da ascriversi il dissesto in oggetto, essendosi
dimostrato che le sollecitazioni presenti nei pali, pur eccessivamente elevate, risultavano
ancora lontane dai limiti di rottura.
Si poi posto in evidenzia il fatto che il collegamento tra trefoli di acciaio degli ancoraggi
e pali verticali in acciaio risultava difettoso negli elementi costituenti laccoppiamento tra
trefoli e piastre di contrasto, denominati cunei di ancoraggio ed aventi fondamentale
importanza per lefficienza del sistema costruttivo in questione. Tale difetto, riconducibile
alla posa in opera di cunei di ancoraggio inadatti, rappresenta un vizio esecutivo e risulta
essere, al di l di ogni ragionevole dubbio, la causa prima del dissesto osservato, in quanto ha
impedito che le strutture di ancoraggio potessero collaborare con lopera di sostegno al fine di
ottenere una resistenza sufficiente a fronteggiare la spinta delle terre retrostanti. Il valore
economico dei cunei di ancoraggio, dellordine di grandezza delle centinaia di euro, risulta
trascurabile rispetto al costo dellopera crollata, dellordine delle centinaia di migliaia di euro:
tuttavia, leffetto del corrispondente malfunzionamento risultato determinante nel crollo qui
descritto.

BIBLIOGRAFIA
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Casagrande A.: Classification and Identification of Soils, Transactions of the American Society of Civil
Engineers, New York, NY, 1948, Vol 113, pp 901-930.

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De Mello V.F.B.: The Standard Penetration Test; Proceedings of the 4th Panamerican Conference on Soil
Mechanics and Foundation Engineering, San Juan, PR, 1971, v.1:1-86.

[3]

Gibbs H.J., Holtz W.G.: Research on determining the density of sand by spoon penetration test,
Proceedings of the 4th International Conference on Soil Mechanics and Foundation Engineering, London,
UK, 1957, Vol. 1, pp. 35-39.

[4]

Bishop A.W.: The use of the slip circle in the stability analysis of slopes, Gotechnique, Great Britain,
Vol. 5, No. 1, Mar., pp. 7-17 (1955).

[5]

Coulomb C.: Sur une Application des rgles de Maximis et Minimis quelques Problmes de Statique
relatifs l'architecture, Academie Royale des Sciences, Paris, 1773.

[6]

UNI EN 10025-6: 2005. Prodotti laminati a caldo di acciai per impieghi strutturali. Condizioni tecniche di
fornitura per prodotti piani di acciaio per impieghi strutturali ad alto limite di snervamento, bonificati.

[7]

UNI EN 10137-2: 1997. Lamiere e larghi piatti di acciai ad alto limite di snervamento bonificati o induriti
per precipitazione, per impieghi strutturali. Condizioni di fornitura degli acciai bonificati.

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CAUSE INTRINSECHE ED ESTRINSECHE NEI CROLLI


STORICAMENTE DOCUMENTATI: ATTUALITA DI DUE CASI
EMBLEMATICI: GLI EDIFICI DI VIA POMPEO MAGNO E DI VIA
PANDOLFO COLLENUCCIO

S. CAPUOZZO
Servizio Sicurezza Abitativa del Comune di Napoli

SOMMARIO
Nel presente lavoro si intende esporre la problematica relativa al crollo di due edifici in
muratura, la cui rovina ha assunto particolare rilevanza nellambito dei dissesti di immobili
dovuti a cause non naturali avvenuti nella citt di Napoli.
1. PREMESSA
Il tessuto urbano della citt di Napoli si presenta privo di omogeneit, in quanto caratterizzato
da un ampio centro storico, i cui edifici risalgono in massima parte ad epoche antecedenti il
1900 dove, per, in ambiti pi ristretti, possibile rilevare lesistenza anche di manufatti pi
recenti, databili da inizio Novecento agli anni dellimmediato secondo dopoguerra. In questi
ristretti ambiti non raro imbattersi in edifici realizzati con tecniche innovative che poi non
hanno avuto ampia diffusione. Gli esempi che si citeranno potranno servire a far comprendere
che ogni intervento conservativo deve essere ben ponderato.
2. LEDIFICIO DI VIA POMPEO MAGNO 9
Il primo esempio riferito ad un fabbricato sito nel
quartiere di Fuorigrotta, alla via Pompeo Magno, strada
di collegamento con una delle arterie di traffico
principali della citt. Nel 1999 si verific il crollo
spontaneo di alcune strutture orizzontali di parte
delledificio, facente parte di un pi ampio complesso
compendente altri due corpi di fabbrica, entrambi
composti da cinque piani fuori terra, oltre il rialzato. La
struttura in elevazione di questo corpo di fabbrica
costituita da tre muri paralleli in blocchi di cemento e

145

ferrugine di mediocre fatture di sezione 25 cm., per tutta


laltezza delledificio. Ad irrigidire la struttura, in
corrispondenza solo di alcuni vani luce, alcuni blocchi
della parete esterna erano stati disposti trasversalmente,
in modo da formare una specie di pilastro. Queste
nervature, oltre che aumentare la superficie orizzontale,
formava delle costolature irrigidenti utili ad aumentare la
resistenza delle pareti che, come detto, erano alte e di
esiguo spessore. Sul perimetro esterno si notavano
analoghe riseghe, poste anchesse in prossimit di alcune
finestre, che per costituivano esclusivamente motivo
architettonico. Nel corso degli anni, a seguito di lavori di
manutenzione e/o trasformazione interna dei quartini, la
maggior parte delle ali irrigidenti furono eliminate
sottovalutandone la funzione statica. Ledificio, di buona
fattura e normalmente manutenuto, incominci a
manifestare la sofferenza nella muratura esterna
prospiciente la strada pubblica. La sottovalutazione del pericolo da parte del condominio pur
in presenza di un progressivo quadro
fessurativo, determinarono il collasso di parte
delle strutture che, fortunatamente, non caus
danni a persone. Lintervento di recupero
consistito
nellimpacchettamento
della
muratura perimetrale tra due paretine in c.a. di
spessore variabile da 16 cm. in fondazione, a
10 cm. a piano terra, fino a 6 cm. in
elevazione. Tale intervento si rilevato
fortemente invasivo, costringendo allo
sgombero delle abitazioni per tutta la durata
dei lavori, tuttora in corso.

2. LEDIFICIO DI VIA PANDOLFO COLLENUCCIO


Il secondo episodio si riferisce al collasso
strutturale di uno stabile in via Pandolfo
Collenuccio,
nel
residenziale
quartiere
Materdei, laddove si verific nello scorso anno
il crollo parziale di parte del solaio di copertura
di un fabbricato realizzato con muratura
portante in tufo. Nel corso dei lavori di
ristrutturazione di un appartamento posto al
terzo ed ultimo piano, si verific il crollo di una
notevole parte del solaio di copertura. Il crollo
provoc lo sfondamento del corrispondente
solaio di calpestio, ed interess anche
lappartamento sottostante. Solo per una fortuita

146

coincidenza non si lamentarono vittime.


Il solaio in questione era formato da due solette,
la superiore di spessore 7 cm e la inferiore di
spessore 4 cm, collegate da travi di dimensione
17/24 cm x 40/43 cm. La armatura della soletta
superiore era costituita da tondini 10 mentre
quella inferiore aveva dimensioni 1,3/0,6. La
particolarit della struttura faceva s che la soletta inferiore fosse considerata come una
controsoffittatura da parte delle maestranze che operavano i lavori di ristrutturazione per cui,
senza alcun indugio veniva eseguita la rimozione, con immediato crollo del solaio.
3. CONCLUSIONI
I due casi portati ad esempio sono stati giudicati dal sottoscritto come casi emblematici,
perch presentano entrambi tipologie costruttive non usuali, che possono perci trarre in
inganno anche professionisti del settore. Di conseguenza, non sar mai superfluo
raccomandare a coloro che si apprestano ad eseguire interventi di ristrutturazione abitativa su
edifici, estrema cautela nelle opere di demolizione anche di elementi che, ad unesame
approssimativo, possano apparire non portanti.

147

148




  
     
 
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ABSTRACT
The recent collapse of a nineteen century stone masonry supporting wall, about 14 m high, is
investigated. When the wall failed, the entire three-storey building adjacent to it also collapsed.
Probable failure mechanisms, the situation before the collapse, construction and previous
assessment errors are described together with the factors that delayed the event.
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In effetti, bench a fine ottocento le tecniche oggi usuali di valutazione della spinta dei
terreni e di calcolo dei muri di sostegno non fossero ancora adeguatamente messe a punto e
sopratutto diffuse in Italia, una vasta esperienza aveva permesso, attraverso regole empiriche
di pervenire alla costruzione di muri di sostegno in muratura adeguati per dimensioni alle
necessit della sicurezza. Ne sono testimonianza centinaia di chilometri di muri costruiti
allepoca per le ferrovie.

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LA REGOLA DELLARTE COME CRITERIO DI


AFFIDABILIT STRUTTURALE.
RAGIONAMENTO SU UN CROLLO SETTECENTESCO.
C. F. CAROCCI1
1

Dipartimento ASTRA, Universit degli Studi di Catania

SOMMARIO
Sulla base delle informazioni tratte dalla documentazione archivistica, la memoria analizza la
vicenda del famoso crollo avvenuto durante ledificazione della chiesa di San Nicol lArena
a Catania. Il caso della chiesa benedettina fornisce lo spunto per una riflessione pi generale
ed attuale che coinvolge sia la valutazione della sicurezza che la scelta di interventi efficaci
sulle strutture murarie storiche.
ABSTRACT
On the base of the results of archival researches, the paper analyses the event of a notable
collapse occurred during he building of San Nicol lArena church in Catania. The case gives
the idea for a more general and present thought about both the evaluation of structural safety
and the selection of effective interventions for historical masonry buildings.

1. INTRODUZIONE
Lintroduzione della meccanica nella progettazione strutturale fatto relativamente recente e,
sebbene molti ritengano di poterla datare gi dal famoso problema della mensola di Galileo,
essa si pu considerare completamente acquisita solo con gli studi settecenteschi sulla statica
degli archi e delle strutture voltate che rappresentano il primo tentativo di fondare il progetto
degli elementi strutturali su criteri non pi solamente empirici.
Negli studi di De la Hire, Mascheroni, Coulomb, la Scientia dei moderni si affranca, per
la prima volta consapevolmente, dalla Ars degli antichi; la metodologia analitica della
prima generalizza e semplifica lapproccio sintetico della seconda, introducendo nella
progettazione strutturale la nuova categoria della quantit in aggiunta a quella fino allora
utilizzata della qualit [1, 2].
Ars e Scientia hanno tuttavia un fondamento comune nella esperienza diretta dei fenomeni.
Le teorie formulate da Coulomb sulla resistenza a taglio dei pilastri, sulla stabilit dei muri
di sostegno, sui meccanismi di collasso delle strutture voltate erano suffragate, se non

157

suggerite, dai risultati delle sperimentazioni da lui stesso condotte. Allo stesso modo in cui
sulla sperimentazione al vero costituita da crolli e dissesti si fondano probabilmente le
regole che hanno consentito ai costruttori romani di voltare limmensa e insuperata cupola del
Pantheon o ai costruttori medievali di innalzare le loro stupefacenti cattedrali.
La comune origine sperimentale conferisce alla Ars degli antichi e alla Scientia dei
moderni lo stesso contenuto di obiettivit e autorizza a ritenere la prima metro altrettanto
affidabile della seconda nella valutazione del comportamento strutturale.
Questa considerazione ci sembra fondamentale in unepoca in cui allingegneria strutturale
sempre pi spesso richiesto di giudicare la sicurezza delle antiche fabbriche. Lo strutturista
moderno, in possesso di un bagaglio teorico e di strumenti tecnici fino a qualche anno fa
impensabili, si trova quasi sempre disarmato di fronte ad oggetti che difficilmente si lasciano
ricondurre ai collaudati modelli a sua disposizione.
Diviene perci essenziale poter esprimere un giudizio sulle strutture storiche formulandolo
con lo stesso linguaggio con il quale esse sono state costruite.
In questo senso la regola dellarte, ovvero il complesso delle prescrizioni, dei
suggerimenti e delle intuizioni nelle quali si sostanzia la Ars degli antichi costruttori, pu
essere assunta come criterio di affidabilit strutturale non meno rigoroso dei moderni
algoritmi. Forse, oltretutto, con lo stesso limite che quello derivante dalla incompletezza
delle conoscenze a nostra disposizione.
Si tratta di limiti oggettivi e spesso insormontabili.
Poich infatti il livello di dettaglio al quale si possono spingere le indagini conoscitive su
una qualunque fabbrica storica comunque limitato, difficile se non impossibile riuscire a
riconoscere con la necessaria accuratezza fino a che punto la fabbrica si pu ritenere eseguita
a regola darte o se non vi siano situazioni, anche locali, di pi o meno spinta difformit.
Ma la stessa difficolt di coloro che, non essendo disposti a rinunciare allausilio offerto
dalla moderna scienza, sono costretti a riconoscere che i migliori risultati sono sempre
associati non alluso di modelli pi raffinati, ma alla ricerca del miglior compromesso tra
raffinatezza dei modelli e quantit e qualit dei dati a disposizione.
Il crollo avvenuto nel 1755 nella chiesa in costruzione di San Nicol lArena a Catania
costituisce una esemplificazione emblematica dei problemi connessi alla valutazione della
sicurezza strutturale delle costruzioni esistenti.
Esso venne attribuito, dai tecnici chiamati ad individuarne le cause, alla cattiva qualit
costruttiva dellapparecchio dei pilastri e fu allorigine della decisione presa dallarchitetto
che eresse la cupola (Ittar) di demolire e ricostruire uno dei pilastri non crollati ma ritenuti
di qualit paragonabile a quella degli altri (nellimpossibilit di poter valutare con sicurezza
la loro qualit costruttiva).
Il crollo e il corso che esso impresse al cantiere della chiesa evidenziano in maniera
drammatica alcuni degli aspetti prima richiamati: (i) la funzione normativa della regola
dellarte paragonabile a quella del moderno calcolo strutturale per cui la costruzione non
eseguita a regola darte altrettanto insicura di una mal calcolata; (ii) le difficolt connesse
alla valutazione della qualit costruttiva delle costruzioni esistenti, se non la impossibilit di
effettuare tale valutazione con la necessaria precisione; (iii) infine, il ricorso, nei casi in cui
dette difficolt appaiano insuperabili, alla classica opzione a favore di sicurezza, extrema
ratio che Ittar pot declinare in maniera risoluta, ma oggi spesso impraticabile.
Lanalisi del crollo stata svolta riprendendo e approfondendo lo studio generale
realizzato sulla chiesa di San Nicol lArena in vista della definizione del progetto di restauro
e miglioramento sismico [3].

158

Se lo studio si basa su un numero molto contenuto di dati documentali direttamente


inerenti il crollo, innumerevoli testimonianze scritte sono state analizzate per poter collocare
levento traumatico nel cantiere edificatorio e nel clima della Catania della ricostruzione postsisma; ne deriva un quadro piuttosto preciso per quanto concerne le modalit costruttive
dellopera muraria e la cultura edificatoria in generale.

2. IL CROLLO: OTTOBRE 1755


Nelle cronologie edite la durata della costruzione della chiesa di San Nicol lArena pari a
un secolo, informazione corretta e documentata se si parte dal 1687 - data della posa della
prima pietra - al 1780, anno del completamento della lanterna.
In realt, se si approfondisce lo studio della documentazione disponibile appare evidente
come i monaci benedettini affrontino, nellarco di un secolo, la realizzazione di un ben pi
articolato e imponente progetto. In effetti i cantieri benedettini che durante il corso dei cento
anni vengono completati sono molteplici e, tra laltro, affrontano problematiche diversificate:
dalla costruzione della immensa chiesa nuova, al raddoppio del cenobio, alla ricostruzione del
chiostro cinquecentesco gravemente danneggiato dal terremoto del 1693, alla realizzazione
dei volumi monumentali presumibilmente non previsti allinizio della operazione dei
refettori e della biblioteca.
Una operazione dunque di notevolissima importanza anche allinterno di una citt-cantiere
quale Catania era nel corso di quei decenni. Il cantiere della chiesa vera e propria si svolge,
dunque, allinterno di questa vasta operazione edilizia, ed i tempi di costruzione delle
strutture delledificio di culto sono subordinate a diversi fattori solo in parte chiariti nelle
analisi fin qui condotte.

Figura 1. Vista della chiesa da Nord senza il ponteggio attualmente in sito su tamburo e cupola.

Nel settembre 1755 le strutture murarie della chiesa sono gi state elevate, gli archi
maggiori in gran parte montati e in alcune zone si procede alla realizzazione delle volte a vela
e delle volte a botte lunettate che dovranno concludere lo spazio della chiesa. Un notevole
numero di operai presente in cantiere, tra cui manovali prattici nel murare nel mezzo e

159

rompere pietra, e ragazzi designati al trasporto del materiale lapideo a pi dopera. In


questo quadro di fervida attivit, improvvisamente una parte delle strutture di elevazione
crolla senza alcuna avvisaglia.
Il crollo avviene probabilmente nei giorni iniziali del mese, in un cantiere che procede in
assoluta continuit con le lavorazioni dei mesi precedenti. Tale ipotesi, che si basa sulla
analisi delle quantit di manodopera impiegata nello stesso ottobre nella sud[ett]a fabrica
pria di sortire la caduta della med[esim]a e doppo la caduta, pu sembrare solo
contraddetta da una annotazione anchessa contenuta nelle note contabili di ottobre - con la
quale si lamenta il fatto che larchitetto (Francesco Battaglia) si trov pag[at]o il salario
prima di succedere la disgrazia alla fabr[ic]a [4].

Figura 2. Ipotesi sulla localizzazione del crollo del 1755 basata sulla analisi delle fonti documentarie.

In ogni caso, i monaci ingaggiano tempestivamente un perito, il regio ingegnere Michele


Castagna, siracusano. Tanto tempestivamente che, nei conti del mese di novembre infatti
contenuta la nota di pagamento per le competenze dellingegnere; in questa sono descritte le
prestazioni gi svolte: al Sig. d[on] Michele Castagna Ingegniere di S[ua] M[aest] fatto
venire seriamente da Siracusa a rivedere le ruine della fabr[ic]a caduta nella parte che
guarda la tramontana e rivedere tutte le altre fabriche rimaste in piede con riparare quelle
sconquassate restate in aria, secondo le di lui Instruzioni lasciate in scritto ().
Come si evince dalla nota il crollo investe la porzione Nord della fabbrica con una
gradazione di danneggiamento che varia da parti cadute, a parti pericolanti, a parti, infine,
superstiti.
lecito supporre che, immediatamente dopo il crollo, Michele Castagna abbia effettuato
dei sopralluoghi, osservato le macerie e lestensione del crollo, come pure la situazione delle

160

parti confinanti con la zona crollata. Dopo una analisi durata forse qualche giorno il perito
stende una relazione nella quale stabilisce le cause che hanno presumibilmente provocato il
crollo, individua la pericolosit delle lesioni che sono apparse nelle parti adiacenti a quelle
cadute e, infine, fornisce le prime istruzioni operative a salvaguardia delle strutture rimaste in
piedi.
Purtroppo il testo autografo dellingegnere non stato rintracciato negli archivi, ma dalle
scarne note giustificative dei pagamenti si leggono alcune disposizioni certamente da lui
stabilite, come ad esempio: turare tutti li pertugi delli pilastri restati in piede, sbarazare le
rovine e fare li delfini al corridore che passa al Refettorio dietro il Cappellone.
Nel gennaio 1756, due mesi dopo il crollo, lingegnere Castagna viene interpellato di
nuovo. Due maestri del monastero vengono inviati a Siracusa per un consulto che ha come
oggetto li difetti nuovam[en]te scoverti nei pilastri della sud[ett]a Fabr[ic]a; si tratta forse
di problemi individuati in altre porzioni murarie della chiesa che, seppur non coinvolte nel
crollo, il perito aveva consigliato di indagare. Tale supplemento di indagine su elementi
strutturali integri fu dettato probabilmente dalla preoccupazione che questi ultimi celassero un
difetto analogo a quello che aveva causato il rovinoso crollo.
Il crollo della costruenda chiesa benedettina, pensata dai monaci per stupire la citt con la
sua mole e con la sua ricchezza, dovette avere enorme risonanza in citt.
Giovan Battista Vaccarini, architetto notissimo e in quel momento al centro di accesissime
discussioni relative alla facciata della chiesa Madre, interviene su tale fatto prendendo le
difese del direttore dei lavori, Francesco Battaglia che lo aveva sostituito quando nel 1745
egli aveva lasciato il ruolo di architetto del monastero [5].
Il suo intervento riportato di seguito - importantissimo per le indicazioni che fornisce
sulle cause del crollo.
Li pilastri che crollarono so ben io che furono fatti a rompicollo allo
staglio pellimpegno dellAbate Brancato per portare li monaci dal vecchio
al nuovo monasterio: onde se la puoca coscienza de maestri per
risparmiare il tempo li fabbricarono vacui dentro e malamente concatenate
le pietre, e al di fuori apparivano come tutti gli altri, e [il Battaglia]
credendoli tali non potendo mai indovinare la pessima interna contestura
ne seguit la fabbrica; se il male interno che ci crucia, vi perito mai
nella medicina che vaglia a indovinarlo. Onde che colpa mai del mio
sostituto che si fosse dirottata parte della detta chiesa [6].
I pareri dellingegnere Castagna e dellarchitetto Vaccarini concordano sulle cause che
innescarono il crollo, come sul fatto che il cedimento ebbe luogo nei pilastri.
Quali pilastri, viene chiarito in un passo contenuto in una supplica del Senato di Catania al
Principe di Squillace per la questione della facciata del Duomo che coinvolge Vaccarini:
() nellandato mese sono crollati dui pilastri maggiori del Tempio dei
Benedettini che erano stati dal riferito sostituto del Vaccarini dati per saldi,
con aver tratto seco a rovina le volte, e gli archi eretti per di lui direzione
sopra i medesimi, e con aver fracassato le altre volte e mura della superior
parte dellala dritta () [7].

161

Lingegnere Castagna attribuisce le cause del crollo dei pilastri a gravi difetti costruttivi
riguardanti essenzialmente la fattura interna dellopera muraria. Tale interpretazione risulta
chiara anche dalle poche annotazioni in nostro possesso che riferiscono le indicazioni per il
miglioramento delle tessiture murarie residue. Presumibilmente il Castagna, presente in
cantiere nei giorni immediatamente seguenti il crollo, si era formato una precisa opinione
osservando la modalit di crollo dei pilastri e i materiali (quantit e qualit della malta,
dimensione degli elementi lapidei) che costituivano il cumulo di macerie.
Inoltre, riflette sul fatto che il difetto costruttivo fatale poteva essere presente anche nelle
altre strutture di elevazione della chiesa e quindi non si poteva evitare di indagare sulla
qualit costruttiva delle strutture murarie rimaste in piedi. A questo scopo prescrive la
realizzazione di saggi finalizzati ad appurare la qualit costruttiva degli elementi superstiti.
probabilmente lesito di tale indagine che mette in luce la presenza di vuoti perniciosi
a far decidere saggiamente allingegnere il miglioramento da apportare: turare tutti li
pertugi delli pilastri restati in piede.
Vaccarini, al pari del perito siracusano, esplicito nellidentificare le cause del disastro
nella affrettata esecuzione dellopera: i pilastri sono stati costruiti senza le necessarie
ammorsature e sovrapposizioni tra gli elementi lapidei, senza curare la messa in opera di
elementi minuti (scaglie) necessari a riempire le commessure tra gli scapoli irregolari allo
scopo non lasciare vuoti nello spessore murario.
evidente dunque che per Vaccarini e Castagna il motivo del crollo risiede in una palese
violazione delle prescrizioni della regola dellarte muraria.

3. LA REGOLA DELLARTE
Il concetto di regola dellarte stato reintrodotto nella nostra cultura tecnica da qualche
tempo, allorch gli strutturisti hanno acquisito la consapevolezza che, per studiare e valutare
il comportamento degli edifici murari antichi, era necessario imparare il desueto linguaggio
costruttivo murario [8].
La regola dellarte linsieme di prescrizioni attinenti allarte di edificare pervenuteci
attraverso la letteratura tecnica pre-moderna che le ha mutuate dalla tradizione costruttiva
trasmessa per via orale ovvero le ha desunte dalle fabbriche esistenti.
Se la regola dellarte raccoglie in se gli insegnamenti tratti dalle esperienze che
connotano la storia del costruire murario dagli insuccessi alle realizzazioni esemplari
lecito che essa sia assunta come riferimento certo e obiettivo per il giudizio qualitativo di
unopera edificata [9].
Le indicazioni per la realizzazione di un muro di pietra grezza a regola darte ci sono
pervenute grazie alla formulazione contenuta nei diversi trattati tecnici; il confronto tra le
enunciazioni degli autori del XIX secolo evidenzia una perfetta concordanza di contenuti che
rende esplicita la provenienza di quei concetti dalla osservazione diretta di un notevole
campione di opere murarie della realt costruita a loro coeva. La formulazione scritta della
regola dellarte pu a ragione quindi essere considerata il presupposto rispetto al quale le
opere murarie antiche sono state realizzate e il metro oggettivo a nostra disposizione per
valutare oggi sulla loro buona fattura.
Al contrario dellopus quadratum dei greci, il muro in pietra grezza non frutto di un
progetto dettagliato, ma invece formulato pietra dopo pietra dal muratore la cui cultura
procede sul fili di una logica organica che chiamiamo appunto regola dellarte. Il maestro
muratore sopperisce con lingegno tecnico ai ridotti mezzi che ha a disposizione (materiale

162

lapideo informe) al fine di produrre comunque unopera caratterizzata dalla necessaria qualit
meccanica [10].
Per costruire un muro in pietra grezza di buona qualit, ovvero a regola darte
necessario:
- usare un numero prevalente di pietre grandi rispetto a quelle piccole e comunque disporre
di un buon assortimento dimensionale di elementi lapidei;
- disporre le pietre grandi in modo da realizzare il corretto sfalsamento tra i filari
sovrapposti sia sulle facce che allinterno della tessitura;
- riempire i vuoti residui tra le pietre grandi (dovuti al difetto di lavorazione) con pietre pi
piccole e scaglie, limitando al minimo la quantit di malta che ha il ruolo di regolarizzare il
contatto tra le pietre;
- realizzare a intervalli regolari dei conguagli, strati perfettamente orizzontali, in modo da
predisporre assise regolari per i filari sovrapposti, utilizzando scaglie di pietra, frantumi
laterizi o mattoni.

Figura 3. Analisi della tessitura di una sezione muraria della chiesa di San Nicol.

I muri devono essere tessuti in modo da non presentare alcuna divisione verticale interna
allo spessore e questo si ottiene mediante la sapiente disposizione degli elementi lapidei
maggiori nella tessitura; la compattezza dellapparecchio si ottiene poi con la corretta
disposizione degli elementi di media e piccola dimensione, in modo tale da limitare allo
stretto indispensabile la quantit di malta; infine la corretta trasmissione dei carichi verticali
tra i filari garantita dalla realizzazione di superfici di posa perfettamente orizzontali
realizzate tramite i ripianamenti.
Si intende chiaramente la finalizzazione statica di tali indicazioni costruttive che
evidenziano i requisiti meccanici della monoliticit trasversale e della compattezza interna,
per questo motivo si pu affermare che il riconoscimento di tali regole generali in unopera
muraria esistente svela la qualit meccanica di questa.

163

Allora, si capisce come mai Vaccarini e Castagna non sembrano mostrare alcun dubbio
sulle cause del crollo di San Nicol; infatti, mentre la nostra cultura scientifica ha dovuto con
fatica riappropriarsi di un lessico costruttivo desueto e imparare a riconoscerne gli errori,
almeno quelli pi eclatanti, loro appoggiavano la loro maestria sulle basi di una cultura, per
cos dire, tutta interna alla logica muraria.
Ma se oggi ci poniamo il problema di valutare la sicurezza di una struttura muraria, non
possiamo fare a meno di analizzare la tessitura muraria mediante le regole costruttive che
ormai conosciamo nella loro forma generale.

Figura 4. Differenziazione tra le strutture murarie con paramento in pietra concia (3,4,6,7,8,10,11) e pietra
grezza (1,2,5,9,12).

Se ancora non abbiamo la destrezza che mostr lingegnere Castagna allorch ordin i
rafforzamenti sulle strutture non coinvolte nel crollo ove aveva riscontrato difetti di tessitura,
siamo convinti che la regola dellarte lo strumento adeguato a riconoscere con
obbiettivit l'efficacia meccanica dellapparecchio murario oggetto della nostra analisi.

4. LA COSTRUZIONE DELLA CUPOLA


Abbiamo accennato a come il riconoscimento della aderenza alle prescrizioni della regola
dellarte costituisca un passaggio critico nello studio delle fabbriche murarie antiche in vista
della valutazione della loro sicurezza strutturale.
Tale difficolt emblematicamente illustrata dalla vicenda della costruzione del tamburo e
della cupola di San Nicol che sostanzialmente segna la conclusione del cantiere della
chiesa benedettina.
Anche quando finalmente le voci contabili non riportano pi lavori riferibili al crollo, il
ricordo della sciagura, come quello delle sue cause, non abbandona il cantiere.

164

Infatti significativo ricordare quel che accadde circa tre lustri dopo il crollo, quando
Stefano Ittar venne chiamato a dirigere i lavori per lelevazione del tamburo e della cupola.
Larchitetto consapevole del notevole peso che le strutture verticali gi in sito saranno
chiamate a sopportare e vuol essere certo che siano adeguate; ed sicuramente memore della
responsabilit attribuita a Francesco Battaglia nel 1755 per aver dati per saldi i pilastri che
poi crollarono.

Figura 5. I paramenti del pilastro ricostruito da Stefano Ittar.

Facendo perci proprio linsegnamento derivato dallerrore del suo predecessore, prima di
iniziare la costruzione del tamburo, Ittar interviene sulle strutture esistenti con levidente
scopo di rassicurarsi sulla stabilit e sulla resistenza della compagine muraria.

Figura 6. Gli interventi di Stefano Ittar.

Nel 1768, dopo aver rafforzato alcune fondazioni sul lato Nord della chiesa (realizzando i
collegamenti tra le strutture fondali puntuali) [11], larchitetto polacco decide
presumibilmente riconoscendo la impossibilit di valutare la affidabilit dellapparecchio
murario di sostituire uno dei pilastri della cupola non rafforzato.
Nonostante le difficolt tecniche di tale operazione (sul pilastro insistevano sia due dei 4
arconi che la cupoletta di copertura della cellula quadrata), dopo i necessari puntellamenti si

165

procede a "diroccare il pilastro che deve sostenere la Cubola Maggiore", e alla sua
riedificazione con elementi squadrati di pietra lavica: i pezzi a carrozzata.
La cupola e la lanterna sono appena concluse quando, nel 1780 vengono osservate delle
lesioni in un pilastro e in due dei quattro arconi della cupola. Ancora una volta il ricordo del
crollo del 1755 riemerge con prepotenza.
I benedettini di San Nicol, con estrema sollecitudine, si attivano per chiarire se le
evidenze osservate siano da ritenersi pericolose; a tale scopo incaricano da un lato larchitetto
palermitano Gaetano Dalmasse e dallaltro quattro maestri muratori catanesi.
Entrambe le perizie concludono per la non pericolosit dello stato fessurativo osservato su
un pilastro e in chiave agli archi; le lesioni vengono attribuite ad assestamenti fisiologici della
struttura in seguito alla costruzione del sistema tamburo-cupola-lanterna:
Le linee poi che appariscono nellarchi maggiori, tanto quelli di fabrica,
quanto quelli di pezzi, che sono sopra detti pilastri, non sono di verun
pregiudizio, attesoch sogliono larchi sudetti far dette linee pigliando la
fabrica il suo sesto, come giornalmente si vede quasi in tutte le Chiese, e
fabriche di Case di questa sud[ett]a Citt nuovamente fabbricate. [12]
5. CONCLUSIONI
In questo lavoro si propone come criterio di affidabilit strutturale il controllo della
rispondenza della realt costruita con la norma costruttiva contenuta nella regola dellarte,
nel convincimento che questa possa esplicare una funzione in qualche misura paragonabile a
quella del moderno calcolo strutturale e sia caratterizzata da un contenuto di obiettivit e di
rigore non inferiore a quello che si soliti riconoscere alla meccanica teorica.
Conoscere come un muro, una volta, una copertura devono essere realizzati aiuta a
riconoscere quando quel muro, quella volta o quella copertura sono mal costruiti e tale
riconoscimento si identifica con un giudizio di qualit meccanica che ha lo stesso valore dei
risultati forniti da una qualunque analisi teorica o numerica.
Con il vantaggio, semmai, di poter evitare la fase di modellazione che, in qualunque
calcolo strutturale, indispensabile per il passaggio dalla realt fisica della costruzione a
quella numerica del modello. La regola dellarte invece formulata nello stesso linguaggio
con cui la costruzione stata realizzata e questo assicura una aderenza al dato fisico di
partenza assai pi profonda di quella che connota anche la pi raffinata modellazione.
Qualunque difformit dalla regola dellarte introduce dunque nella costruzione una
debolezza intrinseca nella quale sono spesso da ravvisare le potenzialit di dissesti pi o
meno importanti fino alleventualit clamorosa del collasso.
La vicenda del famoso crollo di San Nicol lArena a Catania manifesta drammatiche
analogie con numerosi collassi recenti, primo fra tutti quello della chiesa madre di Noto, che
sembrano proprio dimostrare come la cattiva esecuzione dellopera, ovvero il mancato
rispetto della regola dellarte, sia tra le cause che pi frequentemente sono allorigine di un
insuccesso strutturale.
Causa tanto pi pericolosa quanto pi difficile da riconoscere.
Il difetto di esecuzione , infatti, spesso occultato da una qualit apparente: pilastri dalla
pessima tessitura interna ma dal paramento impeccabile traggono facilmente in inganno e,
assai raramente, si riesce a svelare la loro vera natura.
Questa situazione esemplarmente dimostrata dal crollo di San Nicol lArena e, quasi
identicamente riproposta dal crollo di Noto, entrambi verificatisi senza che nessuno riuscisse

166

a prevederne la possibilit o, per meglio dire, limminenza proprio per la difficolt di


riconoscere, dal semplice esame dei paramenti murari, il difetto di qualit interna.
Tale tipo di collassi rivela una pi generale difficolt interpretativa che da considerarsi
usuale nella analisi strutturale delle antiche fabbriche murarie. Allo stato attuale le incertezze
che da tale difficolt immancabilmente derivano sembrano difficilmente eliminabili e
individuano un limite oggettivo per qualunque metodologia di indagine.

BIBLIOGRAFIA
[1] Heyman J., Structural Analysis, A Historical Approach, Cambridge University Press,
(1998)
[2] Ackermann J.S., Ars sine scientia nihil est, Gothic theory of architecture at the Cathedral
of Milan. The Art Bulletin, 84-111 (1949).
[3] Carocci C.F., Tocci C., Sicurezza e conservazione delle costruzioni murarie storiche. La
chiesa di San Nicol lArena a Catania (in corso di stampa).
[4] Archivio di Stato di Catania, fondo Benedettini, vol. 822, Vacchetta (1755-1757), cc.233248.
[5] Fichera F.: G.B.Vaccarini e larchitettura del settecento in Sicilia, Vol. I, pp.175-178
(1939).
[6] Relazione di Giovan Battista Vaccarini in difesa del prospetto della cattedrale di Catania,
trascrizione pubblicata in: Nobile M.R., cit., pp.132-137.
[7] Nobile M.R., Il volto della Sposa: le facciate delle chiese madri nella Sicilia del
Settecento, p. 44 (2000).
[8] Giuffr A., Valutazione della vulnerabilit sismica dei monumenti antichi: metodi di
verifica e tecniche di intervento, in: Problemi del restauro in Italia, pp.67-77 (1988)
[9] Giuffr A., Restauro e sicurezza in zona sismica, La cattedrale di SantAngelo dei
Lombardi, in: Monumenti e terremoti, aspetto statici del restauro, pp. 83-120.
[10] Carocci C.F., Conservazione dei centri storici in area sismica. Vulnerabilit e
mitigazione, Tesi di dottorato in Storia delle Scienze e delle Tecniche Costruttive, VIII
ciclo (1996).
[11] Archivio di Stato di Catania, fondo Benedettini, vol. 828, Vacchetta (1768-1769), cc.
267-269.
[12] Archivio di Stato di Catania, fondo Benedettini, vol. 351, c.157r, perizia dellarchitetto
Gaetano Dalmasse; vol. 351, c.151rv, 1780, perizia di quattro maestri muratori, 1780.

167

168

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

UN CROLLO NEL CENTRO DI NAPOLI


DURANTE LAVORI DI CONSOLIDAMENTO
N. AUGENTI
Dipartimento di Analisi e Progettazione Strutturale,
Universit degli Studi Federico II, Napoli

SOMMARIO
Il lavoro tratta del crollo parziale di un appartamento avvenuto, allultimo piano di un edificio
nel centro elegante di Napoli, mentre erano in corso lavori di ristrutturazione e di
consolidamento statico. Il collasso, che solamente per fortunate circostanze non ha provocato
vittime, ha determinato tra laltro situazioni di grave pericolo e di instabilit delle strutture
residue. Lautore della nota che, oltre ad essersi interessato degli aspetti giudiziari, ha
progettato e coordinato lesecuzione delle opere di assicurazione provvisoria, di ricostruzione
delle parti crollate e di consolidamento delle strutture residue, descrive la dinamica del crollo
e le cause che hanno determinato levento.
La memoria presenta contenuti particolarmente interessanti per quanto attiene gli edifici
con strutture portanti verticali in muratura di tufo.
ABSTRACT
The paper describes the partial collapse of a flat occurred at the last floor of a building placed
in the elegant centre of Naples, while some restoration and static strengthening works were in
progress. The collapse, which only for lucky circumstances has not provoked any victim, has
entailed huge risks and instability problems of the residual structures as well.
The author, in addition to being involved in the judicial aspects, has designed and coordinated the execution of the temporary safety works, the rebuilding of the collapsed parts
and the strengthening of the residual structures. Furthermore, the collapse dynamics and the
causes that have produced the event are illustrated.
The paper presents particularly interesting contents on tuff masonry buildings made of
vertical bearing walls.

1. LEDIFICIO NEL QUALE SI VERIFICATO IL CROLLO


La Riviera di Chiaia di Napoli, che si estende da Mergellina a Piazza della Vittoria,
costeggiata verso il mare dalla Villa Comunale mentre verso nord delimitata da una cortina
di edifici, quasi tutti di importanza storica, del quartiere Chiaia.

169

Tra le costruzioni pi antiche della Riviera si pu annoverare la Chiesa di San Rocco,


presso la quale si trovava lantico Monastero di San Sebastiano, la cui edificazione si fa
risalire al 1530 circa. Il Monastero fu successivamente venduto e, al suo posto, fu realizzato
un edificio per civili abitazioni, allinterno del quale rimase incorporata lantica chiesetta.
Le strutture portanti verticali del nuovo fabbricato furono realizzate in muratura di tufo
ben organizzata, costituita da due paramenti esterni regolari e da un riempimento a sacco
di malta e taglime di tufo. Gli orizzontamenti furono realizzati con volte in muratura ai livelli
inferiori e con solai piani in legno ai livelli superiori; nel tempo, gli impalcati vennero
sostituiti con travi in ferro e voltine in muratura. Durante la seconda guerra mondiale, il
giorno 4 agosto 1943, ledificio fu bombardato: la Figura 1 e la Figura 2 mostrano immagini
apparse sulla stampa dellepoca.

Figura 1. Bombardamento della Riviera di Chiaia.

Figura 2. Ledificio bombardato.

170

La ristrutturazione delledificio, invece di prevedere la demolizione delle parti residue e


lintera ricostruzione, fu realizzata mediante il consolidamento delle murature danneggiate
(con interventi di cuci e scuci ai piani bassi) e la ricostruzione delle sole strutture murarie
completamente crollate, ai piani superiori. Nella Figura 3 sono visibili due disegni dellepoca
(una pianta e un prospetto) nei quali sono contrassegnate, con colori differenti, le zone di
muratura risanate e quelle interamente ricostruite. Per lasciare maggiori spazi liberi negli
ambienti fronte mare (a sud), le due murature interne trasversali (in direzione nord-sud)
furono ricostruite solo parzialmente: per sostenere il solaio di copertura si realizzarono due
travi in conglomerato cementizio armato poggiate sulle dette murature e su quella di facciata.

Figura 3. Pianta e prospetto degli interventi di ricostruzione.

2. LE STRUTTURE CROLLATE
Nel mese di settembre dellanno 2002, la proprietaria di uno degli appartamenti allultimo
piano decise di procedere a lavori di manutenzione straordinaria presso il proprio immobile.
Gli interventi strutturali previsti dai professionisti incaricati consistevano, essenzialmente,
nello spostamento di alcuni vani interni e nel risanamento delle murature esistenti che
presentavano sintomi di degrado delle malte. Alla fine dell anno, ebbero inizio i lavori.
Il giorno 24 gennaio 2003, alle ore 10.30 circa, mentre erano in corso i previsti interventi
di ristrutturazione, improvvisamente si verificava il collasso di uno dei muri trasversali interni
che determinava il crollo di una parte del muro longitudinale di facciata e del solaio di
copertura, visibili rispettivamente nella Figura 4 e nella Figura 5.
Solo fortuitamente tale disastro non provocava vittime poich, a causa di un violento
temporale, il marciapiedi antistante ledificio, usualmente affollato per la presenza di una

171

fermata dautobus, era completamente sgombero da persone che si erano riparate allinterno
degli esercizi commerciali ubicati al piano terreno.

Figura 4. Prospetto esterno crollato; in secondo piano la veranda dellattico soprastante, sospesa.

Figura 5. Il solaio crollato, visto dallalto.

172

Nella Figura 6 possibile osservare dallinterno dellappartamento, contemporaneamente,


sia la muratura perimetrale che il solaio parzialmente crollati.

Figura 6. Il solaio e la facciata esterna crollati

La dinamica del crollo si era articolata nella seguente successione di eventi:


- collasso per schiacciamento della muratura trasversale interna, sulla quale erano in corso
interventi di risanamento dei comenti di malta;
- caduta della trave in cemento armato soprastante (di sostegno del solaio di copertura);
- sfondamento della muratura longitudinale di facciata, conseguente alla caduta della trave
appena citata;
- crollo parziale del solaio di copertura.
Nella Figura 7 possibile osservare la parte residua della muratura trasversale crollata
sulla quale erano in corso gli interventi di risanamento, mentre in Figura 8 ritratto un
particolare di tale paramento murario. Nella prima delle dette immagini si pu notare la parte
delle strutture del piano attico sovrastante, rimaste sospese; si vedono, altres, gli interventi
invasivi di posa in opera delle nuove piattabande e di costruzione delle nuove tamponature,
finalizzati allo spostamento dei nuovi vani di passaggio, previsti dal progetto.
In seguito al crollo delle strutture innanzi dette, la muratura interna longitudinale di
spina, sovraccaricata per lassenza del setto crollato, ha subito a sua volta gravissimi dissesti
che lhanno condotta alle soglie del collasso. Nella Figura 9 possibile osservare le
condizioni di tale paramento murario, dal lato interno: immagine assolutamente singolare, per
la precariet dellequilibrio, che testimonia condizioni della struttura allo stato limite di
collasso. Sono, altres, evidenti gli interventi operati in precedenza, responsabili
dellindebolimento strutturale.

173

Figura 7. Il solaio e il muro trasversale crollati

Figura 8. Particolare del muro trasversale crollato

174

Per effetto della situazione di pericolo verificatasi stato necessario procedere, durgenza,
ad un imponente puntellamento delle strutture residue, per evitare ulteriori e pi gravi
fenomeni di collasso a catena.

Figura 9. Lo stato del muro di spina dopo il crollo

Ulteriori danni furono causati al solaio di calpestio dellappartamento, che venne


semplicemente sfondato in alcune zone, senza conseguenze pi gravi.

3. LE CAUSE DEL COLLASSO


Come risultato dalle indagini svolte in sito e dallesame delle documentazioni reperite, le
cause del collasso sono da attribuire a molteplici fattori concomitanti, che si sintetizzano di
seguito:
- i lavori furono eseguiti in mancanza di un progetto strutturale esecutivo;
- non era stata effettuata alcuna verifica delle strutture esistenti;
- erano stati eseguiti, contemporaneamente, perlomeno tre interventi tali da ridurre la
capacit portante del maschio murario crollato;
- era stata ridotta la lunghezza del setto trasversale per procedere allo spostamento di un
vano;
- lo spessore della sezione dello stesso setto era stato diminuito dai tagli orizzontali
eseguiti per linserimento delle travi metalliche necessarie alla creazione della nuova
piattabanda;
- il tessuto murario era stato in gran parte scompaginato, in seguito alla parziale
asportazione dei giunti di malta degradata esistenti tra le pietre di tufo;

175

- tutte le opere erano state effettuate in assenza di efficaci puntellamenti ed opere di


assicurazione provvisoria.
Nel corso delle operazioni di consulenza si potuto accertare, altres, che sul solaio di
copertura era stata realizzata, in epoca precedente, una seconda pavimentazione, che aveva
dato luogo ad aumento dei carichi permanenti.
Ulteriore fattore di vulnerabilit della struttura stato costituito dal fatto che le travi
trasversali, in conglomerato cementizio armato, poggiavano sulle strutture costituenti la
facciata principale, direttamente sul tessuto murario e senza alcun cordolo o elemento di
ripartizione. Tale circostanza ha fatto si che il cinematismo della trave crollata operasse una
spinta concentrata sulla muratura, priva di qualunque ritegno in grado di contenerne lo
sfondamento.
I lavori di messa in sicurezza e ricostruzione delle parti crollate hanno costituito occasione
per procedere ad interventi di consolidamento e risanamento delle strutture esistenti.

4. CONCLUSIONI
Il crollo descritto nella presente nota, sebbene contenuto per dimensioni e conseguenze,
risulta denso di significati, particolarmente per quanto attiene gli interventi di ristrutturazione
usualmente condotti.
Gli eventi verificatisi devono infatti insegnare che, anche ristrutturazioni apparentemente
semplici e correnti possono dare luogo a situazioni di rischio dalle conseguenze
imprevedibili. Appare assolutamente indispensabile che qualunque lavoro riguardante le
strutture degli edifici, e in particolare quelli di antica o vecchia fattura, vengano affrontati
predisponendo dettagliati progetti di intervento e un rigoroso controllo sugli operatori, che
devono essere dotati di specifica qualificazione.
Appare, inoltre, indispensabile che interventi di carattere strutturale siano sempre preceduti
da verifiche delle strutture esistenti e da opere di assicurazione efficaci.
Occorre, infine, predisporre un dettagliato programma riguardante la successione dei
diversi interventi di consolidamento, che non dovrebbero mai essere eseguiti
contemporaneamente.

BIBLIOGRAFIA
[1]

Augenti N.: Relazione di consulenza relativa al procedimento penale conseguente al crollo, Napoli 2003.

176

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

IL CROLLO DELLA GALLERIA DI SECONDIGLIANO:


SCENARI ED IPOTESI
M. PASQUINO1, M. MODANO1, F. FABBROCINO1
1

Dipartimento di Scienza delle Costruzioni, Universit degli Studi di Napoli Federico II

SOMMARIO
Nel presente lavoro si fa una analisi della dinamica e delle possibili cause che hanno
determinato il crollo della galleria di raccordo fra la Circumvallazione esterna di Napoli,
lAsse mediano e lAsse di supporto A.S.I., nel tratto tra la rotonda di Arzano e lo svincolo di
Miano.
Vengono illustrate le ipotesi di crollo proposte dalle parti finalizzate alla ricostruzione dei
fatti. Questi sono configurati come catene di fenomeni ai quali si pu far risalire una
successione di eventi che potrebbero avere determinato la sciagura. Sono illustrati quattro
possibili scenari.
La prima ipotesi attribuisce il crollo al collasso del rivestimento provvisorio con
conseguente meccanismo di rottura che si esteso fino alla superficie topografica.
La seconda teoria basata sulle deformazioni impresse dallo scavo ad un manufatto
fognario innescando perdite di acqua con conseguente imbibizione dei terreni provocando
condizioni favorevoli al collasso dei terreni.
La terza si basa sulla ipotesi che i cedimenti del terreno indotti dallo scavo hanno
innescato cedimenti differenziati delle fondazioni di un edificio sovrastante con conseguente
crollo le cui azioni dinamiche hanno poi portato al crollo anche dello scavo della galleria.
La quarta fa riferimento ad infiltrazioni di gas proveniente dalla cavit antropiche che
hanno provocato un incendio e la conseguente deflagrazione.
ABSTRACT
The aim of this paper there is to present a study on dynamics and causes that determined the
landslide of the connection tunnel between three major roads just outside Naples:
Circumvallazione esterna of Naples, Asse Mediano and Asse di supporto A.S.I.; in the section
between Arzano and Miano.
There is a presentation of the hypotheses on the causes of the landslide finalized to the
reconstruction of the events. These are configured as chains of phenomena that caused a
succession of events that could have determined the disaster. In this paper are defined four
possible scenarios.
The first hypothesis attributes the landslide to the collapse of the temporary covering with
consequent breach mechanism that has extended until the topographical surface.

177

The second hypothesis is based on the deformations produced by the excavation for
sewerage works, that could have activated a water loss with consequent absorption by the soil
enabling favourable conditions for the collapse.
The third hypothesis is based on the fact that soil displacement produced by the excavation
have caused differentiate displacement to the foundations of an overhanging building with
consequent landslide whose dynamic actions have then also produced the landslide of the
digging of the tunnel.
The fourth hypothesis is based on gas infiltrations from the anthropic cavity that has
caused a fire and the consequent deflagration.

1. INTRODUZIONE
Il giorno 23 gennaio del 1996, alle ore 16:30, in corrispondenza dellincrocio tra il Corso
Secondigliano e la via Limitone di Arzano in Napoli, nel corso dei lavori di costruzione della
galleria stradale di collegamento tra la Circumvallazione esterna di Napoli, lAsse mediano e
lAsse di supporto A.S.I., si verificava un disastro che provocava la morte di dieci persone, il
ferimento di otto e la scomparsa di una.
A seguito di ci, si apr un procedimento penale per laccertamento delle cause, delle
eventuali concause e di ogni altro elemento utile allindividuazione delle responsabilit.
I lavori di costruzione della galleria erano cos condotti:
La Impresa esecutrice ARZANO s.c.a.r.l. effettuava i lavori di scavo ed il
posizionamento delle centine. La SO.GE.ME. eseguiva i lavori delle palificazioni. La
Edilia forniva la carpenteria. La DI.CA. Edil effettuava la rimozione del materiale
scavato.
Lopera oggetto di indagine era costituita da una galleria della lunghezza di circa 1500
metri che doveva collegare lo svincolo di Arzano della Circumvallazione Caloria-Lago
Patria con lo svincolo della Tangenziale Est sulla via Miano, passando sotto la via
comunale Limitone di Arzano, il quadrivio di Secondigliano e la via Napoli-Capodimonte.
In prossimit del detto quadrivio era prevista unuscita di sicurezza realizzata in pozzo
(proprio in corrispondenza della zona crollata).
Il manufatto era previsto a sezione chiusa con sagoma della calotta a ferro di cavallo
avente raggio interno di circa cinque metri ed arco rovescio con raggio interno di circa nove
metri.

2. LA PROGETTAZIONE
2.1. Il progetto della Galleria
Il progetto iniziale prevedeva lo scavo della galleria per il tratto a foro cieco a sezione
parzializzata con trattamenti di pre-contenimento e pi precisamente mediante
consolidamento del terreno in avanzamento a mezzo di un ombrello di colonne di terreno
trattato con gettiniezione, al fine di contrastare gli allentamenti immediati e ripartire le spinte
sul rivestimento finale in calcestruzzo.
Le colonne sub-orizzontali di gettiniezione erano state previste, in fase di progetto, del
diametro di 60 cm con un interasse di 45 cm al fine di garantirne la compenetrazione.
Le fasi di avanzamento previste si possono cos schematizzare:

178

x Pre-contenimento della volta mediante 30 colonne di terreno trattato con


gettiniezione, lunghe 14 m, sovrapposte longitudinalmente per circa 3 m ed armate
con tubi metallici
x Scavo a mezza sezione e posizionamento della mezza centina
x Fondazione delle centine su tre colonne di gettiniezione per ogni metro, di cui
una non armata, lunghe 4m
x Getto delle murette di collegamento fra le colonne e le centine
x Scavo dello strozzo e dei piedritti
x Scavo e getto dellarco rovescio.
Lultima versione del progetto esecutivo prevedeva, invece, le seguenti fasi di lavoro:
x Consolidamento del fronte di scavo mediante apposizione di rete elettrosaldata,
strato di spritz-beton di 15 cm e colonne di jet-grouting del diametro 600, di
lunghezza di 5 ml
x Prima fase di consolidamento dellintera sezione del cavo della galleria
mediante 25 iniezioni armate, con utilizzo di silicati e microcemento, della lunghezza
di 28 ml
x Realizzazione di colonne di jet-grouting di diametro 1000 di lunghezza di 20
ml alla base del cavo, quale futuro appoggio del piede delle centine di armature della
sezione della galleria
x Realizzazione di 12 colonne di jet-grouting di diametro 1000 con inclinazione
variabile di lunghezza 3 ml poste al di sotto delle precedenti colonne
x Seconda fase di consolidamento dellintera sezione del cavo della galleria, al di
sotto del precedente consolidamento, mediante 50 colonne di jet-grouting di diametro
600, interasse 45 cm, lunghezza 13m ed inclinazione di 9, armate con tubi di acciaio

Figura 1. Configurazione di progetto e configurazione realizzata

179

x dopo aver consolidato nel modo innanzi descritto lintera sezione del cavo, si
procede alla fase di scavo della galleria avanzando per tratti di un metro ed opponendo
contestualmente centine costituite da coppie di NP160 con interasse 1,12 m, rete
elettrosaldata con successivo spritz-beton di spessore medio 20 cm
x Fase di impermeabilizzazione del cavo della galleria mediante telo in P.V.C. e
realizzazione del drenaggio
x Costruzione della muretta di collegamento tra rivestimento ed arco rovescio
x realizzazione del rivestimento definitivo mediante getto di calcestruzzo di
spessore medio di 80 cm
x realizzazione dellarco rovescio.
La tecnica adottata per lopera in esame prevedeva, cio, lo scavo della galleria per campi
di avanzamento di lunghezza pari a 10 m, prima di eseguire il quale venivano effettuati gli
interventi di pre-consolidamento del terreno (iniezioni di miscele e colonne di jet-grouting).

Figura 2. Sezione longitudinale

Il rivestimento definitivo veniva realizzato per campi di lunghezza di 6m, eseguendo, in


tempi diversi, la calotta e larco rovescio.
I principali dissesti verificatisi nel corso dei lavori sono documentati dal Giornale dei
Lavori, in cui questi vengono descritti come voragini, fornelli, lesioni, franamenti, cedimenti,
con danni a sottoservizi e ad edifici. In seguito ad essi, piuttosto che provvedimenti
preventivi, si ponevano in atto interventi di risanamento, indicati come tamponi, riempimenti
di conglomerato cementizio, solettoni, aggottamenti dellacqua che si infiltrava in galleria,
arginature ed altro.
Alcune variazioni nel corso della realizzazione dellopera si resero necessarie per problemi
tecnico-operativi.
2.2. Le indagini geologiche
Si effettuarono, negli anni precedenti, alla realizzazione dellopera due campagne di indagini
atte a valutare la resistenza dei terreni interessati dallo scavo nonch per ricostruire il profilo
stratigrafico del luogo.
Le indagini effettuate furono:
x sondaggi a carotaggio continuo fino a profondit di trenta metri
x prove penetrometriche Standard Penetration Test (SPT)
x profili penetrometrici statici Cone Penetration Test (CPT).
Dallelaborazione dei dati ottenuti si riscontr che il sottosuolo era costituito da un potente
ammasso di prodotti piroclastici sciolti, poggiati quasi sempre su un substrato tufaceo.

180

Al di sotto di un sottile strato di terreno di riporto, si rinvenne unalternanza di pozzolane


con granulometria prevalentemente limosa, pomici in sottili livelli e strati humificati
(paleosuoli).
Questo complesso, di colore grigio tendente al bruno nei paleosuoli, si estendeva fino ad
una profondit di dieci-dodici metri.
Al di sotto e fino alla massima profondit esplorata, di circa trenta-cinquanta metri dal
piano campagna, vi era un deposito di pozzolana di colore grigio-verdastro, con
granulometria limosa e talvolta ghiaiosa.
Da indagini effettuate dall ARIN si registra anche ad una profondit di circa quaranta
metri la presenza di tufo grigio campano.
Inoltre basandosi sui risultati ottenuti dalle numerose prove penetrometriche si era
risontrato che i terreni compresi tra il piano campagna ed una profondit di dodici metri che,
praticamente, comprende tutta la copertura della galleria, fossero scadenti. Si riscontrata
quindi la presenza di due strati di terreno caratterizzati da resistenze diverse:
x Angoli di attrito non superiori di 30 e coesione nulla per profondit di 10-12
metri dal piano campagna,
x Angoli di attrito di 35 e coesione nulla fino a profondit di 30 metri dal piano
campagna.
2.3. Gli interventi di consolidamento
E ben noto che lavanzamento della galleria in materiali incoerenti, quali i depositi in
questione, presenta notevoli difficolt connesse per lo pi al meccanismo con cui un terreno
dotato di solo attrito pu raggiungere la stabilit.
La decompressione del terreno, il conseguente decadimento delle caratteristiche
meccaniche ed il successivo distacco gravitativo, possono essere evitati se si interviene
preventivamente sul terreno con adeguati interventi di consolidamento. Si decise quindi di
creare una fascia di terreno al contorno del cavo con migliori caratteristiche meccaniche,
capaci di esercitare unazione di contenimento tale da impedire gli allentamenti a breve e
lungo termine e permettere cos di procedere nelle successive fasi di scavo sotto la garanzia di
un effetto arco gi operativo e non in via di formazione. Allatto pratico la realizzazione degli
interventi di preconsolidamento era prevista mediante la tecnica del jet-grouting.
Per quanto riguarda le ipotesi di carico il Progettista verific nel lungo termine
ladeguatezza del rivestimento previsto per questa sezione prendendo in esame la condizione
di carico corrispondente ai valori massimi di copertura che si hanno nel tratto in esame. Le
pressioni agenti sui manufatti di rivestimento sono state valutate attraverso la teoria di
Terzaghi per terreni privi di coesione.
Per il terreno, considerato omogeneo, erano stati assunti i seguenti valori:
Peso specifico = 1,5 t/m3
Angolo di attrito = 35
Coesione c=0
Per la caratterizzazione del terreno il progettista utilizzava valori dei parametri
rappresentativi del comportamento del terreno uguali a quelli del solo secondo strato,
assumendo quindi, a svantaggio di sicurezza, uno schema di sottosuolo omogeneo
caratterizzato da un valore dellangolo di attrito pari al massimo dei valori su indicati.
Per quanto riguarda il modello strutturale successivamente sviluppato, si effettuato il
calcolo delle deformazioni e delle sollecitazioni per via numerica attraverso un algoritmo che
sfrutta il metodo delle deformazioni.

181

Per il rivestimento della galleria allo scopo di tenere conto del rivestimento di prima fase
costituito dal terreno consolidato e dallo spritz-beton e di quello definitivo in calcestruzzo, si
generata una struttura composta da due archi concentrici collegati da bielle infinitamente
rigide. In tal modo si voluto simulare il fatto che tra il preanello e lanello esterno non si
scambiano sforzi di taglio a causa della presenza del manto di impermeabilizzazione.
Linterazione terreno-struttura stata simulata attraverso elementi elastici fittizi la cui
rigidezza stata calcolata in modo tale da dare, se compressi, cedimenti paragonabili a quelli
che darebbe il terreno circostante. Per il terreno si considerato a tale scopo, un modulo di
reazione variabile con la profondit. Nellanalisi dei risultati dei calcoli, si constatato che
lanello esterno di rivestimento, costituito da terreno consolidato e spritz-beton, collabora con
lanello costituente il rivestimento definitivo ed assorbe una notevole parte delle
sollecitazioni totali.
Nei calcoli linterazione terreno-struttura viene considerata in tutti i nodi che collegano la
successione di aste che schematizzano il rivestimento.
I risultati di calcolo forniscono i seguenti valori massimi di sollecitazione sulla calotta pari
a 10,7 kg/cm2, avendo assunto per calcestruzzo e spritz-beton amm=85 kg/cm2 e per il
calcestruzzo non armato una amm=60 kg/cm2
Si osserva ancora che gli spostamenti indotti in superficie, se uniformi, avrebbero indotto
solo modeste conseguenze alle costruzioni in quanto ci che conta sono i cedimenti
differenziali che si traducono in distorsioni impresse al piano di posa delle fondazioni degli
edifici.
Una volta costruite tali curve necessario un giudizio sullammissibilit di spostamenti e
distorsioni in relazione alle caratteristiche dei manufatti sottopassati dalla galleria. La
relazione di calcolo non si sofferma sul problema della stabilit del fronte di scavo, che in
terreni sciolti non coesivi assume particolare importanza.
In definitiva dalla consultazione degli atti di progetto risulta che sotto vari aspetti le norme
e le corrispondenti istituzioni geotecniche non sono state osservate.
2.4. Cedimenti osservati durante la costruzione
Durante lesecuzione della galleria venivano eseguiti, con regolarit, rilievi topografici di
superficie per la misura degli spostamenti nei dintorni della progressiva di scavo.
Trattandosi di una galleria superficiale le deformazioni indotte dallo scavo si risentivano
sino al piano campagna. Nel corso dei lavori la Concessionaria ha effettuato misurazioni dei
cedimenti lungo lasse della galleria e lungo i bordi sinistro e destro.
Elaborando, rispetto ad un unico riferimento del suolo, i cedimenti verificatisi lungo la
galleria di Miano, ed analizzando i risultati si potuto notare che, con il primo sistema di
costruzione adottato i valori erano mediamente dellordine dei 6-7 cm ( con punte anche di 17
cm), mentre con la variante costruttiva, questi assunsero valori pi uniformi con massimi non
superiori ai 4 cm. Sui bordi i cedimenti erano quasi la met di quelli misurati in asse. Tali
deformazioni del suolo, perfettamente prevedibili in sede progettuale, davano luogo a
spostamenti relativi incompatibili con lintegrit degli edifici adiacenti al tracciato della
galleria. Essi infatti superavano, mediamente, i valori corrispondenti allo stato limite di
esercizio dei manufatti e parimenti superavano di molte volte i cedimenti calcolati.
Fin dallinizio dello scavo della galleria le deformazioni indotte in superficie assunsero
valori tali da produrre dissesti che si sono manifestati nel suolo come lesioni, cedimenti della
superficie topografica, franamenti e rilasci del fronte di scavo, ma, anche talvolta voragini che
raggiunto notevoli estensioni.
Dallanalisi dei rilievi di monitoraggio fatti eseguire con frequenza dalla Direzione dei
Lavori risulta che si sono verificati abbassamenti al piano campagna da un minimo di 1,8 cm

182

fino ad un massimo di 17 cm senza che peraltro si sia verificato alcun fenomeno di rilievo n
nelle opere realizzate in galleria n sui fabbricati adiacenti fino ad una distanza di 2 ml circa.
I dissesti sono stati constatati in varie occasioni dallImpresa e dal Direttore dei Lavori che
spesso sono intervenuti evidenziando stati di pericolo per la pubblica incolumit. La strategia
adottata per fronteggiare i fenomeni consisteva nel prendere atto dei danni, tamponare le
voragini, aggottare lacqua in galleria e rimuovere il materiale franato con la convinzione che
il quadro fessurativo non sia preoccupante.

IMPRONTA
EDIFICIO
CEDIMENTO
MISURATO
SUI PIEDRITTI

ASSE
GALLERIA

2.5 cm
3.5 cm

CEDIMENTO TOTALE
MASSIMO
CALCOLATO 4.1 cm

CEDIMENTO
MISURATO
IN ASSE

Figura 3. Deformata del modello di calcolo e cedimenti sulla superficie topografica

2.5. Impianti nelle prossimit del manufatto


Dagli accertamenti eseguiti nel corso delle operazioni peritali emerso che, nella zona
interessata dal disastro, erano presenti i seguenti manufatti fognari:
Un collettore a sezione rettangolare in calcestruzzo 200x140 cm
Un condotto fognario di tipo misto a sezione ovoidale 80x120 cm
Vari condotti secondari confluenti, in corrispondenza del quadrivio di Secondigliano, nel
collettore rettangolare.
Il collettore fognario ha caratteristiche che lo rendono particolarmente vulnerabile alle
sollecitazioni derivanti dal traffico stradale e dai cedimenti e movimenti del terreno.
Dagli accertamenti eseguiti nel corso delle operazioni peritali emerso che, nella zona
interessata dal disastro, erano presenti le seguenti condotte dellacqua potabile:
Un tubo in acciaio DN 300 mm, ricoperta da una guaina bituminosa
Un tubo in acciaio DN 100 mm.
Oltre a queste sono presenti una serie di condotte in acciaio e ghisa di diverso diametro
realizzate sia dallA.R.I.N. che dalla CONSECOR
Per ci che attiene la posizione altimetrica degli impianti, in generale le condotte dell
A.R.I.N. sono posate ad una profondit tale da garantire un ricoprimento di almeno 1,00 m
rispetto alla generatrice superiore del tubo.
Dagli accertamenti eseguiti nel corso delle operazioni peritali emerso che, nella zona
interessata dal disastro, erano presenti le seguenti condotte del gas:
Una tubazione in acciaio DN 200 mm di media pressione (5 bar) rivestita da una guaina in
materiale bituminoso e da una protezione in lamiera ondulata di plastica ricoperta da un
massetto in conglomerato cementizio magro.
Una tubazione in acciaio DN 150 mm di bassa pressione (0,024 bar) rivestita da una
guaina in materiale bituminoso.
Sono stati rilevati, nel corso delle operazioni peritali, anche vari cavi per lerogazione
dellenergia elettrica e telefonici posati in epoche diverse.

183

3. IPOTESI DEL CROLLO


Nel presente paragrafo si propone una sintetica rassegna di ipotetici scenari concettualmente
possibili che sono configurati come catene di fenomeni ai quali si pu far risalire una
successione di eventi che potrebbero avere determinato la sciagura.

Figura 4. Impianti esistenti - voragine e crollo delledificio

Figura 5. Imbocco della galleria dettagli centine

3.1. Prima ipotesi


Il primo scenario il pi probabile e plausibile, perch maggiormente supportato da evidenze
e circostanze accertate. Si avverte, comunque, che anche negli altri scenari prospettati i lavori
di costruzione della galleria sono stati, in ogni caso, la causa iniziale della sciagura.
Dopo i tipici segni premonitori (caduta di terriccio, distacco di conglomerato proiettato,
spostamento delle centine), in corrispondenza dei tre campi crollati, si verificato il collasso
del rivestimento provvisorio con un meccanismo nel terreno che si esteso fino alla
superficie topografica. Tale fenomeno si innescato per deficienze, e pi precisamente per
insufficiente sicurezza nel sistema strutturale di preconsolidamento e del prerivestimento in
presenza anche del sovraccarico non simmetrico del sovrastante edificio, al quale il crollo si
esteso.La rottura del terreno non ha interessato il fronte di scavo, che rimasto integro, ma,
ha coinvolto le sovrastanti tubazioni del gas, dellacqua ed anche il manufatto fognario, che
sono stati tranciati. Alla fuga di gas, che si fatto rapidamente strada nei vuoti delle macerie
in seno ad un ammasso rimaneggiato e discontinuo, hanno fatto seguito lesplosione e
lincendio.
Tale scenario trova riscontro in tutti gli accertamenti e particolarmente nei difetti
progettuali ed esecutivi riscontrati.

184

3.2. Seconda ipotesi


Una prima variante, che non modifica nella sostanza lo scenario precedente, potrebbe essere
descritta dalla seguente successione di eventi.
Le deformazioni, che certamente interessarono il sovrastante manufatto fognario in
avanzamento rispetto alla progressiva del fronte di scavo della galleria, potrebbero aver
contribuito a disarticolarne i tronchi, originariamente solo accostati. Avrebbe avuto inizio
cos un processo di filtrazione diretto dallalto verso il basso, che avrebbe progressivamente
imbibito il banco di pozzolana compreso tra la fognatura e la calotta della galleria. Per effetto
dellimbibizione si potrebbero essere create nella pozzolana le condizioni favorevoli al
collasso del terreno, che si manifesta con unimprovvisa diminuzione della porosit ovvero
con un brusco incremento di cedimento a seguito di saturazione. Il fenomeno del collasso
ben documentato da prove di compressione edometrica su alcuni campioni intatti della
pozzolana in esame. Le deformazioni dovute al collasso potrebbero aver interessato anche le
tubazioni del gas, alle quali potrebbero essere state impresse deformazioni maggiori di quelle
prospettate nello scenario precedente. In questa ipotetica ricostruzione della catena di eventi,
lo scavo potrebbe aver sottopassato le tubazioni del gas, dopo che queste erano gi state
interessate dalle deformazioni dovute al collasso avvenuto per effetto della precedente
saturazione del terreno.
Lulteriore azione dello scavo avrebbe determinato, comunque, il collasso del
prerivestimento e la conseguente rottura delle tubazioni, la fuoriuscita del gas, etc con le
conseguenze del precedente scenario.
Anche tale variante congruente con le testimonianze, con le constatazioni sul manufatto
fognario, e con le caratteristiche del terreno confermate dalle evidenze sperimentali in
laboratorio. Leffetto finale, sebbene pi articolato, non differisce dai precedenti.
3.3. Terza ipotesi
Le deformazioni differenziali impresse dallo scavo al terreno potrebbero essersi trasmesse
alledificio, predisponendolo al crollo. Questultimo potrebbe avere esercitato sul terreno
unazione dinamica, provocando nel terreno medesimo un meccanismo per sprofondamento
del prerivestimento della galleria; ne sarebbe seguita anche la rottura delle tubazioni del gas,
lesplosione o lincendio.
Tale ipotesi per inficiata dalla constatazione che i cedimenti massimi dellordine di 3
cm verificatisi nella zona in quei giorni non avrebbero potuto determinare il crollo
delledificio, n questo avrebbe potuto provocare lo sfondamento della galleria.
3.4. Quarta ipotesi
Nella quarta ipotesi si fa riferimento ad alcui elementi di seguito elencati:
Presenza di metano in serbatoi ubicati nel terreno sopra la galleria, in corrispondenza della
zona del crollo.
Formazione di unapertura di collegamento tra serbatoi e galleria con passaggio del
metano dai primi alla seconda
Formazione di una miscela metano-aria nei limiti di infiammabilit
Deflagrazione nella galleria verso Secondigliano e detonazione nella zona tra il fronte di
scavo e il cassero
Crollo della galleria e delledificio in superficie
Lipotesi che la causa del crollo della galleria sia stata lesplosione del metano affluito
nella stessa da una o pi sacche accumulatesi nel terreno sovrastante la galleria nella zona
compresa tra il cassero ed il fronte di scavo non trova riscontri a favore di questa tesi. Per

185

quanto riguarda i fatti, precise testimonianze indicano che il crollo avvenuto prima
dellesplosione e nessun elemento suffraga la tesi opposta. I calcoli sono basati su ipotesi
arbitrarie che non trovano attendibile riscontro negli elementi disponibili.
Una variante introdotta quella che il gas abbia invaso, qualche ora prima dellincidente, il
condotto fognario principale e da qui i collettori ed i rami secondari, allinterno dei quali si
sarebbero determinate le condizioni di accensione ad opera di eventi accidentali esterni,
accensione che si sarebbe propagata agli strati pi profondi sovrastanti la galleria. Si tratta di
unipotesi che, oltre a non essere supportata da nessun elemento, contrasta con le
testimonianze ed anche con il fatto che lungo la fognatura, nella zona non coinvolta dal
crollo, non sono stati trovati segni dellesplosione del metano che avrebbe invaso la stessa.
Fermo restando che lorigine del disastro riferibile al crollo della galleria dovuto al collasso
delle opere di preconsolidamento e di rivestimento provvisorio della stessa, si possono
ipotizzare per tale collasso due differenti modalit.

4. CONCLUSIONI
Una visione complessiva dei luoghi lascia presupporre che il fenomeno possa avere avuto
origine in uno dei due modi seguenti.
Proprio in prossimit delle centine dellultimo campo potrebbero essersi verificati
meccanismi combinati di:
plasticizzazione delle colonne di fondazione (in corrispondenza degli appoggi delle
centine),
rottura del terreno privo di trattamento (nella zona priva di jet-grouting tra le colonne
di fondazione e linizio della coronella),
collasso del rivestimento provvisorio (da poco posto in opera) e della coronella (nella
zona non compenetrata e non armata),
effetto asimmetrico delle fondazioni delledificio e particolarmente del muro di facciata.
Vi peraltro, da considerare che trovandosi il rivestimento definitivo della calotta ad una
distanza di circa 47 m dal fronte di scavo, nella zona crollata lintero carico del terreno e dei
manufatti sovrastanti gravava sulle centine, mentre il rivestimento definitivo in calcestruzzo,
essendo troppo arretrato, non poteva integrare quello provvisorio.
In alternativa, la circostanza che dei 48 appoggi delle centine pochi sono rimasti in sito,
potrebbe far pensare che il crollo sia avvenuto per un meccanismo globale di rottura delle
colonne di fondazione cos come, peraltro, confermato dai modelli di calcolo analizzati:
lelemento pi debole sempre risultato lappoggio delle centine per cui una cattiva
esecuzione delle fondazioni e dei vincoli avrebbe determinato il collasso del rivestimento
provvisorio.
Il cedimento al piede potrebbe essere stato provocato dalleffetto combinato dei carichi
verticali e delle spinte orizzontali, e potrebbe essere stato favorito dalla discontinuit alla base
della coronella, dalle labilit esistenti alla base delle centine, dalle eccentricit degli appoggi
su di una fondazione troppo stretta, dalla ridotta resistenza del jet-grouting (dovuta anche alle
numerose cavit interne riscontrate).
Tale ipotesi troverebbe conferma anche nella uniforme traslazione che sembrano aver
subito i terreni di ricoprimento del manufatto ed il muro perimetrale delledificio in
corrispondenza del terzo campo. Ulteriore riscontro potrebbe essere fornito dallorditura
osservata nella giacitura dei tronchi di jet-grouting e, globalmente, delle centine.

186

Nella fase di mobilitazione globale di pi centine, indotta dal cinematismo conseguente


allo scivolamento degli appoggi ed al punzonamento del terreno, lasimmetria e la
concentrazione dei carichi dovuta alla presenza del fabbricato potrebbero aver determinato, in
fase dinamica, le asimmetrie di comportamento che possibile leggere nelle deformate delle
singole centine, purch depurate dai fenomeni locali.
Lipotesi maggiormente attendibile , dunque, quella che il collasso del rivestimento
provvisorio o del prerivestimento, che possedevano margini di sicurezza ridottissimi, sia
iniziato con il collasso dellappoggio e delle fondazioni delle centine.
Per quanto attiene le responsabilit, ad esito delle indagini tecniche condotte, possibile
concludere che il disastro del 23 gennaio del 1996 fu determinato da numerosi errori e pot
verificarsi, anche, per la concomitanza di molteplici omissioni.
In estrema sintesi, entrambi tali categorie di fattori possono essere cos riassunte:
Carenze di progettazione, dovute principalmente ad errori di valutazione delle
caratteristiche geotecniche e di modellazione, oltre che ad insufficienza di verifiche e di
elaborati progettuali
Carenze di esecuzione, dovute principalmente a difetti delle opere di
preconsolidamento dei terreni (realizzate anche in difformit dal progetto) e di rivestimento
provvisorio; ritardi nellesecuzione del rivestimento definitivo rispetto allavanzamento della
galleria
Carenze di controlli da parte del Direttore dei Lavori e del Collaudatore statico, che
non rilevarono gli errori di progettazione e non esercitarono un adeguato controllo
dellesecuzione dei lavori.
Pur non essendo il disastro verificatosi per effetto dei cedimento del terreno provocati dai
lavori di costruzione della galleria, si ritiene necessario sottolineare che i ripetuti e gravi
dissesti che si erano verificati nel corso dei lavori in conseguenza dei cedimenti medesimi,
avrebbero richiesto un fattivo intervento di vari soggetti. Si sarebbe dovuta imporre la
sospensione dei lavori sino a quando non vi fosse stata certezza, sulla base di studi e pareri di
esperti nello specifico campo della geotecnica, delle strutture e della costruzione delle
gallerie, di aver individuato la causa dei maggiori cedimenti verificatisi rispetto a quelli di
progetto e provvedimento da adottare per evitare il ripetersi dei dissesti.
In particolare, si sarebbe dovuto verificare che le varianti al progetto originario, fossero
efficaci. Non sembra che a tale certezza si potesse pervenire solo in base alla consulenza di
vulcanologi o alle dichiarazioni di professionisti, la cui opera era proprio oggetto di verifica.
I diversi soggetti avrebbero dovuto acuire lattenzione, non solo perch i dissesti si
ripetevano con sconcertante frequenza, ma anche perch la zona del quadrivio di
Secondigliano presentava caratteristiche anomale di particolare pericolosit, attesa la
sovrapposizione e lintersezione di attraversamenti e nodi dei sottoservizi, traffico pesante,
precedenti collassi del fronte di scavo della zona, lesioni in evoluzione su edifici
particolarmente vulnerabili.
Alla luce delle indagini ed analisi condotte, non sono state rilevate manchevolezze o difetti
nelle condotte di distribuzione dellacqua potabile e del gas metano, che possono avere
determinato il disastro anche se le saldature circonferenziali di giunzione tra gli spezzoni di
tubo esaminati presentavano difetti. La tubazione dellacqua ha mostrato una riduzione dello
spessore per corrosione che pu ritenersi normale e, non tale da compromettere la resistenza
in relazione alla pressione nominale rispetto alla quale stato effettuato il collaudo idraulico.
Le condotte del gas hanno mostrato spessori entro le tolleranze.
La ritardata interruzione dellalimentazione delle tubazioni di metano coinvolte nel
disastro ha determinato un anomalo prolungamento dellincendio nella voragine.

187

Per quanto riguarda i collettori fognari non vi dubbio che, a causa delle loro
caratteristiche costruttive, infiltrazioni di liquami si siano potute verificare attraverso le
sezioni di giunzione.
Va ricordato, per, che proprio i cedimenti differenziali indotte dallavanzamento dello
scavo potrebbero aver determinato maggiori vie dacqua attraverso i giunti di costruzione
esistenti tra i diversi tronchi o attraverso lesioni nel corpo del manufatto.
Attese le notevoli portate di liquidi trasportati, le infiltrazioni potrebbero aver imbibito il
terreno, perlomeno nella zona circostante la fogna, riducendone la coesione.
Va detto, per, non solo che le eventuali perdite non avrebbero potuto da sole determinare
il disastro, ma anche che chi progettava e realizzava una galleria superficiale come quella in
oggetto, avrebbe dovuto tenere conto delle interferenze dello scavo con la rete dei sottoservizi
esistenti ed in particolare con i collettori fognari, verificandone lo stato e le condizioni di
manutenzione.
Perdite di acque dal collettore principale o dai fognoli (come quella rilevata pochi giorni
prima del disastro, il 28 novembre del 1995 in uno dei cantinati delledificio) potrebbero
essere stati conseguenza di cattiva manutenzione o determinati dai cedimenti indotti dallo
scavo della galleria ma, in ogni caso andrebbero considerati solo fattori aggravanti dei
risultati di un lavoro progettato ed eseguito ai limiti della sicurezza.
A conferma delle conclusioni raggiunte sulle cause del disastro, attraverso le analisi
operate sulla base degli elementi noti, sussiste anche la testimonianza di due superstiti, tra gli
operai impegnati nei lavori in galleria. Il fatto che essi abbiano avuto il tempo di osservare il
disastro e di scappare, mettendosi in salvo, dimostra incontrovertibilmente che il crollo
avvenne molto prima dellesplosione, e quindi a fugare qualsiasi dubbio su dinamiche
alternative.
Il disastro verificatosi il 23 gennaio del 1996, sebbene incomparabilmente pi grave,
rientra nel quadro dei fenomeni di dissesto accaduti durante lintera costruzione della galleria
di collegamento tra la rotonda di Arzano e lo svincolo di Miano della Bretella di raccordo fra
la circumvallazione esterna di Napoli, lasse mediano e lasse di supporto A.S.I..
I dissesti sono consistiti in continui cedimenti del piano stradale, lesioni agli edifici,
fornelli in galleria e franamenti del fronte di scavo. Alcuni di essi costituivano pericolo
temporaneo per la pubblica e privata incolumit. Tutti i dissesti costituivano indizi
premonitori del disastro ed perci che sarebbe stato opportuno adottare le necessarie
cautele.

BIBLIOGRAFIA
[1] Bellucci F. (1994) Nuovo conoscenze stratigrafiche sui depositi vulcanici del sottosuolo
del settore meridionale della Piana Campana, Boll. Soc. Geol. n. 113
[2] Bellucci F. (1998) Nuovo conoscenze stratigrafiche sui depositi effusivi ed esplosivi del
sottosuolo dellarea del Somma Vesuvio, Boll. Soc. Geol. n. 117
[3] Augenti N., Foraboschi F., Jappelli R. (1996), Consulenza tecnica dei periti al disastro
verificatosi il 23.01.1996 in Secondigliano

188

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

ANALISI DELLE CAUSE DI CROLLO


E CEDIMENTO STRUTTURALE
DELLE STRUTTURE IN CALCESTRUZZO ARMATO
E. MUNERATTI1, N. AUGENTI2, E. SIVIERO3
1

Dip. di Costruzione dell'Architettura, Universit IUAV di Venezia


Dip. di Analisi e Progettazione Strutturale, Universit degli Studi di Napoli Federico II
3
Dip. di Costruzione dell'Architettura, Universit IUAV di Venezia

SOMMARIO
La memoria propone i risultati di una ricerca svolta nellambito dei cedimenti e dei crolli di
strutture in calcestruzzo armato, dovuti ad errore umano.
Vengono, quindi, illustrate le categorie causali di una serie di 120 episodi di collasso
strutturale, manifestatisi approssimativamente durante il primo secolo di utilizzo del
materiale, evidenziando, per contrasto, quegli aspetti della progettazione strutturale che
sembrano meritare maggiore attenzione da parte dei tecnici.
Le conclusioni relative al complesso delle informazioni raccolte rappresentano sia
un'occasione di apprendimento utile per il futuro, sia una possibile interpretazione della storia
del calcestruzzo armato attraverso un aspetto spesso trascurato, quello dei i crolli, che negli
ultimi anni ha pi volte destato lattenzione della comunit scientifica interessata a problemi
di carattere strutturale e costruttivo.
I risultati vengono confrontati con quelli ottenuti da altre ricerche in materia trovando
conferma sulla predominanza dellerrore progettuale nel verificarsi degli eventi.
ABSTRACT
This paper shows the results of a research based on failures and structural accidents in
reinforced concrete structures caused by human errors.
Hence, the paper considers the causes of 120 failures that have happened approximately in
the first century of the life of the composite material showing, by contrast, those aspects of
structural design practice that seem to deserve a special attention.
Conclusions are, in the same time, an occasion of learning from failures useful for future
design activities and a possible opportunity of interpretation of the history of reinforced
concrete material to be obtained through the characteristics of failures that have been often
neglected even if, in the last years, they have attracted the attention of the scientific
community interested in structures and constructions.
The results are compared with the results emerging from other researches. By this way,
this study finds the confirmation of the predominance of conceptual design errors in
generating failures.

189

1. LACQUISIZIONE DEI DATI E LA LORO VALUTAZIONE


Il tema dei crolli e dei cedimenti strutturali si apre ad una casistica estremamente vasta di
episodi su cui, purtroppo, non si hanno sempre buone informazioni. Come gi rilevato da
molti studiosi [1] [2], lacquisizione dei dati trova ostacoli, talvolta insormontabili, nella
reticenza del settore delle costruzioni e nella difficolt di accedere alle perizie tecniche che
vengono redatte successivamente agli eventi. Le indagini giudiziarie richiedono tempi e
metodi di sviluppo piuttosto lunghi e, trascorso un primo periodo di particolare attenzione,
lepisodio viene generalmente dimenticato dallopinione pubblica o passato in un secondo
piano. Deve essere sottolineato, quindi, che lo studio effettuato non vuole e non pu avere la
presunzione di avere catalogato tutti i crolli che hanno avuto come oggetto le strutture in
calcestruzzo. Sicuramente, anche nel periodo di studio considerato, che va dalle prime
applicazioni del materiale alla met del XX secolo, altri crolli ed altri incidenti hanno colpito
l'industria delle costruzioni in calcestruzzo; forse, per, la gravit delle loro conseguenze non
fu tale da meritare l'attenzione della stampa o della letteratura tecnica o, probabilmente, tali
fatti furono addirittura volutamente taciuti per i motivi gi visti, sebbene essi avrebbero
costituito ottime occasioni di apprendimento e di ricerca.
Variando dalle strutture produttive a quelle abitative, dalle dighe ai silos agli edifici per
uffici, e considerando un periodo corrispondente al primo secolo della storia del materiale,
questa ricerca ha affrontato il tema dei collassi strutturali riferendolo ad un campione
strutturalmente rappresentativo delle tante applicazioni a cui il calcestruzzo armato si
prestato nel corso della sua storia. Gli episodi considerati sono stati oggetto di una opportuna
valutazione statistica che si resa possibile attraverso unoperazione di codifica dei fatti ed
una loro indispensabile compressione in categorie causali omogenee che ha necessariamente
sacrificato lidentit e la peculiarit del singolo episodio, pur confermando limportanza degli
insegnamenti da esso derivabili e delle sue conseguenze sul piano tecnico ed economico. Solo
in questo modo, il complesso delle informazioni raccolte consente una possibile
interpretazione della storia del calcestruzzo armato, o almeno di un suo aspetto spesso
trascurato: i crolli.
I dati derivati dallo studio condotto su una casistica di centoventi casi di crollo e di
cedimento strutturale vengono di seguito illustrati attraverso grafici e spiegazioni ai quali non
si intende affidare un carattere di definitivo o statutario. Se, come innegabile, ogni scienza
progredisce nel suo corso e nei suoi approfondimenti [3], parrebbe opportuno valutare i casi
considerati alla luce di pi approfondite analisi, ove possibile, e con il supporto di bibliografia
e informazioni sempre pi accurate, per consentire nuove interpretazioni funzionali ad un uso
didattico degli eventi.
Si deve tenere conto, infine, del fatto che in alcuni casi la codifica degli eventi non pu
raggiungere il valore di indagine statistica, almeno nel senso che comunemente con questi
termini si vuole indicare, ovvero la lettura e l'interpretazione di una situazione globale reale
attraverso il riferimento ai dati rilevati. Ad esempio, il numero delle persone che rimasero
ferite o persero la vita nel crollo di strutture in calcestruzzo armato, nei vari anni e nei vari
episodi considerati, non pu essere certamente considerato come un elemento di valutazione
certo perch i dati relativi alle perdite umane non vengono sempre esplicitati dalle fonti di
informazione a cui si fatto ricorso. Ci non significa che i casi di crollo registrati non
abbiano necessariamente comportato perdite umane, ma significa, piuttosto, che il riferimento
a tale aspetto (che si potrebbe definire "indotto") non presenta particolare interesse per gli
estensori dei rapporti tecnici successivi al crollo, sebbene la sicurezza delle persone rimanga
il fondamento dello statuto epistemologico dell'architettura e dell'ingegneria.

190

2. LELABORAZIONE DELLE INFORMAZIONI E GLI INSEGNAMENTI


CONSEGUIBILI
Diversamente da quanto illustrato per alcuni aspetti della ricerca nel paragrafo precedente,
una maggiore affidabilit dei risultati pu essere attribuita all'indagine statistica relativa alle
cause dei crolli. I risultati che sono proposti dal grafico relativo alle percentuali di incidenza
delle cause di errore nei casi registrati, infatti, trovano conferma negli studi condotti da altri
studiosi sulle cause dei crolli delle strutture in calcestruzzo armato verificatisi in un periodo
coincidente con quello considerato da questa ricerca.
Il crollo dovuto ad errore umano sempre, per quanto riguarda la peculiarit delle sue
cause, di difficile interpretazione. Tale difficolt consiste anche nella dipendenza dei risultati
analitici ottenuti dalla disponibilit, sia qualitativa che quantitativa, di informazione di cui gli
studiosi hanno potuto usufruire. E' probabile, cio, che l'incidenza percentuale di una
determinata causa su un gruppo di eventi sia maggiore o minore relativamente al numero
degli eventi analizzati, alla probabilit che essi siano stati casualmente determinati dagli stessi
fattori, alla capacit di un ricercatore di distinguere una causa dall'altra con sufficiente
chiarezza e quindi di assegnare ad una categoria causale piuttosto che ad un'altra le cause
dell'evento. Se l'evento studiato si verificato in un tempo molto lontano e non esiste altro
modo di documentarsi su esso se non attraverso strumenti bibliografici poco obbiettivi,
l'interpretazione dei fatti diviene pi complicata. Cos, ad esempio, distinguere un caso di
crollo dovuto all'ignoranza delle caratteristiche del materiale impiegato da un caso
determinato dalla negligenza diviene cosa molto difficile, se la stampa e la letteratura tecnica
riportano notizie brevi e incomplete. I confini tra le due categorie causali, infatti, risultano
estremamente difficili da definire.
Nelle figure che seguono (Figure 1a e 1b), vengono evidenziati il numero degli edifici
coinvolti in crolli e cedimenti strutturali, la loro destinazione e la percentuale di incidenza
della relativa categoria duso sul complesso degli edifici analizzati..
Come pare evidente, la maggiore percentuale (33%) ottenibile attraverso la somma delle
percentuali relative agli edifici destinati ad usi commerciali e produttivi, mentre la seconda
percentuale per ordine di grandezza (20%) attribuita alla destinazione d'uso che comprende
le abitazioni private, le strutture alberghiere e gli ospedali.
La percentuale del 10% , invece, attribuibile ai crolli di strutture destinate ad uso
pubblico, nella cui categoria sono stati compresi gli edifici come i teatri, le palestre, le scuole
e le chiese. E' interessante notare anche la consistenza della percentuale relativa ai silos e ai
serbatoi (9%) che rappresentano il tipo di struttura che pi si avvale, agli inizi del XX secolo,
di uno stile progettuale nuovo, essendo l'espressione formale e funzionale di un'esigenza
dell'industria moderna [4]. E' quindi legittimo concludere, come D. I. Blockley [1], che il
ricorso a nuove tipologie strutturali pu rappresentare una occasione di errore.
Per quanto riguarda le categorie causali a cui sono stati riferiti i casi di studio presi in
considerazione, a quanto gi detto precedentemente, opportuno aggiungere che esse sono
state volutamente organizzate con dei margini piuttosto ampi e tali da consentire, attraverso la
compressione delle pi diverse cause aventi all'origine caratteristiche omogenee, il
riferimento dei numerosi casi studiati ad un numero ristretto di categorie. Tenendo conto del
fatto che ogni crollo o cedimento strutturale il risultato di una serie di cause concomitanti e
sovrapposte, se ogni episodio fosse stato descritto singolarmente o comunque riferito ad un
numero ampio di categorie, la lettura statistica dei fatti nella loro totalit sarebbe risultata
estremamente difficile perch molto frammentata. La scelta delle categorie causali stata
inspirata alle classificazioni delle cause di crollo degli edifici in cemento armato gi proposte

191

dall'American Railway Engineering Association [5] e da H. Lossier [6], proposte nelle Figure
2 e 3.
25
20
15
10
5

Non
determinato

Edifici
generici

Edifici
pubblici,
teatri, scuole,

Edifici militari

Silos e
serbatoi

Edifici
produttivi

Ponti e
passerelle
pedonali
Abitazioni,
ospedali
alberghi
Edifici
commerciali,
uffici

Figura 1a. Destinazione duso e numero di edifici interessati da crolli o cedimenti

Edifici generici
14%
Edifici pubblici,
teatri, scuole,
musei, chiese
10%

Non
determinato
1%

Ponti e
passerelle
pedonali
10%
Abitazioni,
ospedali,
alberghi
20%

Edifici militari
5%
Silos e serbatoi
9%

Edifici
commerciali,
uffici
18%

Edifici
produttivi
15%

Figura 1b. Percentuali relative alle destinazioni duso degli edifici oggetto di indagine.

Per questa ricerca, si preferito tuttavia ampliare il numero delle categorie elencate negli
esempi citati, allo scopo di rendere pi chiara e leggibile la patologia causale dei casi
considerati. Cos, per esempio, mentre per l'indagine dell'American Railway Engineering
Association la manodopera non specializzata ed i materiali di cattiva qualit rientrano nella
medesima categoria causale, in questo studio tali cause sono state assegnate a due categorie
distinte: rispettivamente a quella degli errori costruttivi, a cui sono stati riferiti anche quei

192

casi determinati da una cattiva esecuzione delle casseforme e delle puntellature, e a quella
degli errori nella scelta e nella produzione dei materiali. E mentre per H. Lossier la categoria
causale relativa alla concezione difettosa del progetto riassume in se diverse cause di crollo,
qui essa stata scorporata in tre distinte categorie che sono quelle degli errori di calcolo e di
progetto, degli errori nella progettazione dei dettagli strutturali e degli errori nella
valutazione dei carichi agenti.

1. progettazione inadeguata;
2. materiali di cattiva qualit e manodopera
non specializzata;
3. caricamento prematuro o rimozione delle
casseforme prima della presa del
calcestruzzo;
4. cedimento delle fondazioni.

Figura 2. Classificazione delle cause di crollo di strutture in calcestruzzo armato secondo l'indagine condotta
dall'American Railway Engineering Association (1918).

1. concezione difettosa del progetto;


2. cattiva esecuzione delle casseforme e delle
centine;
3. cattiva qualit dei materiali e loro difettosa
posa in opera.

Fig. 3. Classificazione delle cause di crollo di strutture in calcestruzzo armato secondo H. Dossier (1955).

Nella figura che segue, (Figura 4) vengono quindi proposte le categorie causali adottate
per questo studio. Per ognuna di esse, inoltre, vengono illustrate le sottocategorie causali a cui
gli eventi possono essere ricondotti, cos da consentire una migliore comprensione dei criteri
di classificazione adottati per questa ricerca, effettuando loperazione di compressione nelle
categorie causali pi ampie di cui si parlato.
Le successive Figure 5a e 5b rappresentano, invece, i grafici relativi al numero di casi di
crollo registrati, attribuibili alle diverse categorie causali adottate, e all'incidenza percentuale
delle cause di crollo e cedimento citate sul complesso degli eventi registrati. Questultimo
grafico rappresenta una delle conclusioni pi importanti che si possono dedurre dal lavoro di
catalogazione e di rielaborazione svolto. Contemporaneamente, pur con tutti i limiti elencati
in precedenza, esso vuole essere una verifica dei risultati ottenuti da illustri ricercatori circa la
preminenza delle cause di origine umana, e pi specificatamente progettuali, sui crolli di
strutture in calcestruzzo armato. La casistica esaminata, infatti, tende ad evidenziare una
chiara influenza della componente umana nel verificarsi degli eventi dimostrando come, dal
livello concettuale della progettazione a quello del calcolo e del dimensionamento, dalla
preparazione dei materiali alloperativit del cantiere, il fattore umano abbia un peso
inequivocabile nel verificarsi di incidenti strutturali.

193

CATEGORIE CAUSALI

SOTTOCATEGORIE CAUSALI

Errori di calcolo e di progetto

Evidenti errori di progettazione


Trasgressione della normativa
Ignoranza del comportamento
strutturale
Etc.

Errori di progettazione dei dettagli


strutturali

Errori nella progettazione delle


armature
Errori di progetto di dettagli
determinanti per il crollo
Etc.

Errori costruttivi

Trasgressione delle direttive del


progettista
Errori in fase di getto del cls
Rimozione precoce dei casseri
Puntellamento difettoso
Manodopera poco specializzata
Etc.

Errori nella scelta e nella


produzione dei materiali

Errori nella preparazione degli impasti


Errori nella scelta dei materiali
Mancata protezione dei getti
Economia nell'uso dei materiali
Insufficiente stagionatura dei getti
Etc.

Errori nella valutazione dei carichi


agenti

Incomprensione delle forze agenti sulla


struttura
Errori nella valutazione dei
sovraccarichi
Etc.

Fig. 4. Categorie causali a cui sono stati riferiti i crolli e i cedimenti analizzati.

Pare opportuno ribadire, tuttavia, che l'interpretazione di un crollo sempre condizionata


dalle conoscenze dello studioso e dalla disponibilit qualitativa e quantitativa delle
informazioni. Se si ammette che l'assegnazione di una causa di crollo ad una categoria

194

piuttosto che ad un'altra, viziata da una interpretazione, almeno entro certi limiti, soggettiva,
facile comprendere come i risultati di una rielaborazione statistica dei dati possano differire
notevolmente da una indagine all'altra. E se a ci si aggiunge il fatto che tra una indagine e
l'altra spesso esiste anche una divergenza nella individuazione delle categorie causali dei
crolli, la diversit dei risultati pu divenire ovvia. Altra cosa di cui tener conto il fatto che
relativamente al numero degli eventi analizzati esiste anche la gi ricordata possibilit che
essi siano stati casualmente determinati dagli stessi fattori, per cui l'alta incidenza di una
causa o di un'altra sul complesso degli incidenti esaminati pu, ancora una volta, essere
viziata.
40
35
30
25
20
15
10
5
0
Errori di calcolo
e di progetto

Errori nella
progettazione
dei dettagli
strutturali

Errori costruttivi

Errori nella
Errori nella
scelta e nella valutazione dei
produzione dei carichi agenti
materiali

Figura 5a. Cause di crollo o cedimento strutturale e numero di edifici interessati.

Errori nella
valutazione dei
Errori nella scelta carichi agenti
e nella
5%
produzione dei
materiali
26%

Errori di calcolo e
di progetto
32%

Errori nella
progettazione dei
dettagli strutturali
14%

Errori costruttivi
23%

Fig. 5b. Diagramma delle percentuali di incidenza delle cause di crollo e di cedimento sui casi considerati.

195

Ritornando al grafico della Figura 5b, risulta evidente che le cause che maggiormente
sembrano determinare i crolli delle strutture in calcestruzzo, sono da ricercarsi negli errori di
carattere progettuale. Se si sommano le percentuali relative alle sole categorie degli errori di
calcolo e di progetto (32%) e dell'errata progettazione dei dettagli strutturali (14%), si
ottiene una percentuale complessiva di incidenza sui fatti accaduti del 46%. Si tenga presente
che da questa sommatoria sono state escluse le categorie relative agli errori nella valutazione
dei carichi agenti (5%) che si sarebbe pienamente autorizzati ad includere, in quanto
rappresentano l'incapacit di prevedere le forze che agiscono sulla struttura, come i
sovraccarichi accidentali o di esercizio, quando la si pone in essere. Se queste categorie
causali fossero raggruppate in un'unica categoria dedicata genericamente all'errata
progettazione, si raggiungerebbe una percentuale di incidenza sulla totalit dei fatti accaduti
del 51%. Ci a testimoniare quale importanza abbia l'errore di tipo concettuale nel
determinarsi dei collassi strutturali.
Un'altra percentuale significativa che stata determinata con la rielaborazione statistica dei
centoventi casi considerati, quella da attribuirsi alla categoria causale degli errori nella
scelta e nella produzione dei materiali, categoria a cui va ricondotto il 26% degli episodi. A
questa categoria si sono riferiti tutti quei casi che sono stati determinati dall'adozione di
materiali di cattiva qualit o ricchi di impurit. Alla medesima categoria, si sono riferiti anche
i casi di crollo la cui causa principale pare essere stato l'uso di calcestruzzo i cui componenti
non sono stati opportunamente dosati. Il problema della cattiva qualit dei materiali stato
affrontato anche dall'indagine condotta dall'American Railway Engineering Association che
pone, tuttavia, in due categorie causali diverse la cattiva qualit dei materiali e la rimozione
prematura delle casseforme. A tali categorie causali viene attribuito rispettivamente il
secondo ed il terzo posto nella scala delle incidenze sui casi di crollo.
Per Henry Lossier, invece, l'uso di materiali di cattiva qualit e la loro difettosa posa in
opera, si pone solamente all'ultimo posto nella scala delle categorie causali, preceduta dalla
cattiva esecuzione delle casseforme e delle centine. Quest'ultimo tipo di errore, nella
classificazione delle categorie causali adottata per la valutazione dei casi qui considerati,
riferito alla categoria degli errori costruttivi. Ad essa si sono riferiti anche gli errori derivanti
da una manodopera poco specializzata e la percentuale di incidenza di queste cause sui fatti
accaduti e catalogati risultata del 23%. Una percentuale relativamente bassa (5%) , invece,
stata attribuita alla categoria degli errori nella valutazione dei carichi agenti, intendendo con
ci, come gi detto, l'incapacit di prevedere le forze che agiscono sulla struttura quando la si
pone in essere.
La formazione delle categorie causali e delle cause ad esse ascrivibili, potrebbe forse
essere oggetto di ulteriori studi che analizzino, categoria per categoria, ogni singola causa e la
sua incidenza nella totalit degli eventi. Tale operazione, pu solo avere origine da un
monitoraggio dei fatti di tale accuratezza e di tale estensione, che pare difficile ad ottenersi
sulla base di informazioni che si offrono con i limiti gi ricordati.
Le percentuali di incidenza delle cause di origine progettuale verificate con il presente
studio si avvicinano, inoltre, a quelle derivate nel 1981 da A.C. Walker [7] e che si
ripropongono nella Figura 6. Se infatti si sommano le percentuali determinate da Walker e
relative alle categorie causali dell'errata valutazione delle condizioni di carico e del
comportamento strutturale (43%) e degli errori di progettazione o di calcolo (7%) si
raggiunge una percentuale complessiva di incidenza del 50%. Tuttavia, si deve notare che la
ricerca condotta da A. C. Walker prende in considerazione anche i crolli dovuti a catastrofi
naturali, deterioramento della struttura ed altri, per cui l'ambito di riferimento delle
percentuali ottenute diverso da quello privilegiato per questa ricerca.

196

Fig. 6. Cause principali di collasso strutturale individuate da A.C. Walker (1981).

3. IL CEDIMENTO DELLE STRUTTURE ORIZZONTALI E VERTICALI


Nello studio condotto, assume particolare importanza anche il risultato ottenuto mediante lo
studio dei crolli e dei cedimenti dovuti alla rottura di strutture verticali o orizzontali. Nella
Figura 7, si illustrano il numero dei casi di crollo o di cedimento registrati nel periodo preso
in considerazione e la categoria causale a cui sono ascrivibili. Inoltre, nelle colonne di destra,
la tabella illustra il numero dei collassi di strutture verticali ed orizzontali registrati all'interno
delle singole categorie causali di riferimento. Rispettivamente, le percentuali registrate nel
numero complessivo dei casi di cedimento di strutture verticali o orizzontali sono del 32% e
68%. La netta predominanza della rottura delle strutture orizzontali induce a facili conclusioni
sulla necessit di provvedere a strutture ausiliarie idonee durante le fasi di rimozione delle
casseforme e ad una particolare attenzione nella progettazione delle armature e dei
collegamenti tra gli elementi strutturali. Questa incidenza cos accentuata induce anche a
suggerire una pratica progettuale che fornisca alla struttura margini di sicurezza pi alti (oltre
quelli stabiliti dai coefficienti di legge) attraverso ladozione di particolari soluzioni tecniche
come, ad esempio, elementi di sicurezza e dissipatori dellenergia che si sviluppa durante la
rottura delle strutture. In questa direzione, si sono compiuti dei passi molto importanti
nellambito dellingegneria sismica.
Una maggiore disponibilit di dati circa il numero di morti o feriti verificatosi nelle diverse
situazioni potrebbe anche rivelare se il cedimento della struttura verticale o della struttura
orizzontale sia di maggiore o minore pericolosit per gli utenti finali. Tale risultato si
rivelerebbe particolarmente importante anche per quelle Amministrazioni ed Enti pubblici che
debbono necessariamente affrontare i problemi derivanti dal degrado del calcestruzzo armato
per approntare piani di intervento specifici o opere provvisionali adeguate. Infatti, il
fenomeno del degrado, inevitabilmente collegato al concetto di "vita" delle strutture e alla
loro interazione con l'ambiente, favorisce il manifestarsi di collassi strutturali che hanno
origine da una progettazione inadeguata.

197

4. CONCLUSIONI
Questa ricerca si basata sulla catalogazione di 120 casi di crollo o di cedimento strutturale
di strutture in calcestruzzo armato. Lesame delle singole schede di catalogazione consente di
rilevare come la maggior parte degli edifici crollati o danneggiati sia localizzata nei paesi in
cui il calcestruzzo ha trovato origine o maggiore applicazione. Pare, comunque, corretto
pensare che il numero di casi di crollo o di cedimento rilevati nei vari paesi europei ed
extraeuropei non rappresenti la totalit degli eventi e che molti altri incidenti strutturali siano
passati inosservati.
L'analisi del rapporto tra il numero di crolli e l'anno in cui essi si sono verificati induce a
concludere che il numero di crolli non tanto pi alto quanto pi il materiale giovane e
quanto pi l'inesperienza e l'ignoranza circa il suo comportamento e le sue caratteristiche sono
presenti, ma che esso aumenta con la crescita della produzione edilizia in calcestruzzo,
rivelando che lincidente strutturale un fattore endemico e proporzionale della costruzione.
Contemporaneamente, questa considerazione conduce ad evidenti conclusioni sulla necessit
di porre particolare attenzione alla qualit del progetto e, pi in generale, al controllo della
qualit dellintero processo costruttivo.
Le percentuali di incidenza delle cause di crollo di origine progettuale/organizzativa, cos
illustrate, confermano chiaramente la preminenza delle percentuali relative agli errori di
progetto ottenute nelle indagini svolte da H. Lossier e dall'American Railway Engineering
Association. Tale corrispondenza autorizza a pensare che i collassi considerati siano un
campione significativo e variegato di eventi e che le ricerche, oltre ad essere svolte in epoche
diverse, si siano dedicate anche ad ambiti casistici diversi con uniformit interpretazionale dei
fatti.
Il tema del crollo delle strutture e, pi in generale, della loro sicurezza, rappresenta un
tema di estrema attualit. Le ricerche svolte in questo campo si sono rivelate estremamente
utili al progresso delle conoscenze del comportamento strutturale e, soprattutto, si sono
rivelate fonte di importanti informazioni per evitare il ripetersi di tali eventi. Lo studio qui
proposto si limitato ad un campione significativo di casi di studio, ma contenuto rispetto al
grande numero di collassi strutturali di cui la stampa tecnica, purtroppo, fornisce pochi
particolari ed informazioni.

BIBLIOGRAFIA
[1]
[2]

Blockley D. I., The nature of structural design and safety, Ellis Horwood Limited, Chichester, 1980.
Gori R., Muneratti E., Structural failures of early reinforced concrete constructions, Proceedings of the
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Structural Safety and Reliability, Washington, USA, 1969.
[9] Scott G., Building disasters and failures, The Construction Press Ltd, Lancaster, UK, 1976.
[10] Singh C. J., Bibliography of structural failures 1850-1970, Building Research Establishment, Watford,
UK, 1976.

198

199

200

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

SU ALCUNI CASI DI COLLASSI STRUTTURALI


1

G. MENDITTO
1

Dipartimento di Architettura, Costruzioni e Strutture Universit Politecnica delle Marche,


Ancona

SOMMARIO
Si riferisce su tre casi di collasso strutturale di opere civili due dei quali (una copertura con
archi in carpenteria metallica e opere di contenimento di terrapieni) dovuti ad errori
progettuali ed uno (ponte in muratura) ad una prolungata mancata manutenzione.
ABSTRACT
Three cases of the civil constructions structural failure are explained.
Two are to ascribe a plained mistake: a covering made by steel archs and the retaining
walls of the considerable embankment.
One in consequence of the extendend deficiency maintenance.
1. IL COLLASSO DI UN ARCO IN CARPENTERIA METALLICA
Due campi da tennis erano coperti da una struttura principale, costituita da archi reticolari a
spinta eliminata in carpenteria metallica di 36 m. di corda, ad interasse di m. 4,50 (quota di
imposta m. 2,045; quota massima in chiave m. 9,638), posti a sostegno di due lamiere in
acciaio, ordite ortogonalmente l'una all'altra, con interposti distanziali e materassino coibente.
La lamiera interna di tipo strutturale era vincolata all'estradosso della struttura
principale tramite viti automaschianti ed era tessita nel senso delle generatrici della volta.
La lamiera portante, ordita con greche orizzontali, era vincolata ad elementi verticali
incastrati alla fondazione ed appoggiati al primo arco della struttura.
Presente il controventamento trasversale su entrambi i campi terminali e sulle testate
della struttura.
Le forze orizzontali venivano assorbite da setti verticali in conglomerato cementizio
con armatura lenta nera.
I carichi verticali ed orizzontali erano trasmessi alla fondazione da una struttura a
cavalletto in acciaio.

201

Il tamponamento dei timpani era realizzato con tipologia identica alla copertura della
volta.
Fondazioni superficiali isolate a plinto in conglomerato cementizio con armatura lenta
nera, collegate tra loro mediante cordoli pure in c.a. che, realizzando un anello perimetrale,
abbracciavano l'imposta della struttura.
Ciascun arco (Figura 1) aveva sezione trasversale a forma triangolare (con il vertice
rivolto verso il basso) ottenuta saldando profili in acciaio a sezione rettangolare chiusa o ad L
(Figura 2).

Figura 1. Vista dellarco strumentato

Figura 2. Sezione trasversale dellarco

Tutti gli elementi metallici erano protetti con zincatura a caldo secondo le norme
ASTM o trattati con antiruggine sintetico ecologico e successiva verniciatura con smalto
sintetico.
Impiegato acciaio tipo Fe 360 per i profilati, tipo Fe B 44K per il conglomerato
cementizio, bulloni 14 + 27 di classe 8.8 e 10.9 (UNI 3740), saldature di seconda
classe.
La struttura era stata dimensionata utilizzando un programma di calcolo ad elementi
finiti (codice SUPERSAP, includendo anche "elementi membrana" per simulare la presenza
del manto solidale di copertura) con riferimento
A) - al singolo arco nelle combinazioni: carichi permanenti, carichi permanenti e vento;
carichi permanenti + neve; carichi permanenti + neve + vento;
B) - al sistema di controventamento di falda funzionante in condizione di sopravento e di
sottovento;
C) - all'azione sismica nelle combinazioni di: sisma + carichi permanenti; sisma + carichi
permanenti + neve;
D) - al funzionamento globale della struttura finita.

202

Conformemente alle indicazioni progettuali vennero valutati i carichi di collaudo


realizzati con l'impiego di blocchetti forati in conglomerato cementizio disposti su pianali
(pallets) in legno sospesi ai nodi dell'arco mediante corde di canapa. Nell'impossibilit di
simulare la pressione e depressione del vento, l'arco, oltre che alla condizione di uniforme
distribuzione del carico, veniva sottoposto ad una condizione di carico antimetrica tale che il
suo effetto deformativo globale facesse raggiungere alla struttura la deformazione massima
trasversale dovuta al vento (Figura 3). Le componenti verticali dello

Figura 3. a) condizione di vento, b) condizione di collaudo

Durante il completamento dell'ultima fase di carico si verific la rovina dell'arco,


fortunosamente senza conseguenza per gli operatori, a seguito di un collasso locale in
corrispondenza della connessione del corrente inferiore compresso e precisamente dietro al
piatto di collegamento. La circostanza fu successivamente verificata attraverso una prova
specifica condotta in laboratorio e riproducente le condizioni del collegamento esistenti
all'atto della crisi della struttura per imbozzamento del corrente (C) (Figura 4) a valle della
giunzione a femmina del collegamento centrale.

Figura 4. Indagine sperimentale

203

Tale unione, infatti, risultava progettata con tensioni, gi al limite di quelle ammissibili,
ritenendo reagente l'intera sezione del collegamento senza depurarla dell'incavo presente che
tale sezione riduceva drasticamente. Ad eliminare l'inconveniente si provvide con l'intervento
di ripristino illustrato in Figura 5 che, sperimentalmente validato, fu poi esteso a tutti gli archi
in opera.
L'opera ripristinata veniva quindi risottoposta, con esito positivo, a prova di collaudo con
carico simmetrico ed antimetrico.

Figura 5. Intervento di ripristino metrico ed antimetrico con esito positivo.

2. MECCANISMI DI COLLASSO DI DUE MURI DI CONTENIMENTO


Sono presentati meccanismi di collasso, sostanzialmente identici, innescatisi a seguito di
errata progettazione di due opere, poste a pi livelli, a contenimento di terrapieni di altezza
rilevante.
Per sostenere un terrapieno di altezza variabile dai m. 6,30 m ai m. 8,30 furono
costruiti due muri. Uno di valle posto a salvaguardia del piazzale su cui prospettavano
posteriormente un gruppo di palazzine con ossatura in c.a. e fondazioni su pali, e,
successivamente, un muro di monte per realizzare la strada carrabile di accesso ai garages
posteriori delle palazzine.
Il muro di valle in c.a. presentava le seguenti caratteristiche: forma ad L, spessore
variabile da m. 0,30 (in sommit) a m. 0,60 (alla base), altezza m. 3, sostenuto da uno
zatterone di m. 2,70 x m. 0,50 su una fila di pali trivellati 600 verso valle e verso monte,
sfalsati, con interasse trasversale di m. 1,80 e longitudinale di m. 3,50 su ogni fila.
Il muro di monte, pure in c.a., aveva spessore costante ed era sovrastato da una trave
in c.a. a sezione rettangolare (m. 0,80 x m. 0,50), vincolato su una fila di pali trivellati 800
posti ad interasse di m. 2,00, quasi in aderenza allo zatterone del muro di valle.
Non fu progettata n eseguita alcuna opera di drenaggio e raccolta delle acque
superficiali ed i parametri geotecnici, utilizzati nei calcoli, non risultavano sempre
compatibili con le caratteristiche reali accertate ex post in loco. Inoltre in tutte le fasi di
calcolo non era stata tenuta in debita considerazione l'interazione fra le varie strutture

204

realizzate in tempi diversi ma vicine e si erano del tutto trascurati gli effetti tensionali e
deformativi che la realizzazione del muro di monte trasmetteva a quello di valle.
Ad opere eseguite, con lo scalzamento del terreno naturale dello zatterone, si
manifestarono i primi segni di dissesto del muro di valle che venne interessato da lesioni ad
andamento verticale, pi evidenti in corrispondenza dei pali. La verifica a presso-flessione
-2

-2

indicava un intollerabile stato tensionale (21 Nmm nel calcestruzzo, 498 Nmm
nell'acciaio).
Inizialmente i due muri si deformarono allo stesso modo; successivamente,
all'aumentare della spinta, croll una prima porzione del muro di valle sottostante ad una
palazzina e, successivamente, una seconda relativa ad altra palazzina, mentre il muro di
monte perdeva completamente la sua verticalit (scostamento di ~ 5 cm).
Il rimedio di intervenire sul muro di monte inserendo con unulteriore fila di pali
trivellati 500 ancorati alla parete di sostegno da rinforzare attraverso piastre in c.a. e tiranti
metallici, realizz in effetti un sistema tirante-puntone del tutto inidoneo ed ebbe come effetto
l'appesantimento dei pali 800. Fu accertato, attraverso un'analisi agli elementi finiti (codice
di calcolo "Plaxis professional), che la costruzione del muro di monte aveva provocato,
trasferendogli la spinta passiva, il collasso del muro di valle per la rottura dei pali di
fondazione (privi, per altro, di armature a taglio nelle zone di unione al solettone di
fondazione) e successiva rotazione con stapiombo verso l'esterno.
Il secondo caso si riferisce all'intervento di contenimento di un terrapieno (altezza
circa 20 m.) formatosi a seguito di sbancamento richiesto per disporre di una superficie da
destinare ad insediamento industriale.
L'altezza del fronte di sbancamento veniva suddivisa in tre gradoni alla base di
ognuno dei quali si costruiva un muro di sostegno: il primo, a partire dall'alto, in c.a. ancorato
alla retrostante parete a mezzo di trefoli pretesi, gli altri due ottenuti assemblando bilastre
prefabbricate armate. La tecnologia di queste ultime ed errori di progettazione derivanti da
impiego di parametri geotecnici non conformi ai terreni in situ (come fu accertato a dissesto
avvenuto) e la mancata valutazione dell'interazione struttura-terreno davano luogo ad un
notevole appanciamento (~ 1 m.) del muro al piede del terrapieno. Il collasso veniva evitato
con immediate opere di presidio (puntellamento con impiego di profilati metallici del muro al
piede) e con il parziale svuotamento del materiale di riempimento.

3. IL MECCANISMO DI COLLASSO IN UN PONTE IN MURATURA AD ARCHI


MULTIPLI
E' descritta la situazione di stato limite di collasso per meccanismo di un ponte in muratura di
1^ categoria formato da cinque arcate con pile in alveo, di concezione piuttosto ardita (ridotto
ribassamento) per l'epoca (fine anni venti, inizio anni trenta) in cui venne costruito (Figura 6).
Gli enti che si sono succeduti nella gestione del ponte, pur essendo questo di vitale
importanza strategica e sottoposto a traffico molto intenso, hanno completamente trascurato
qualsiasi intervento manutentivo, tant' che il manufatto, al solo esame autoptico, presentava:
- vetust dei materiali;
- avvallamenti del piano viario;
- colonizzazione delle superfici murarie del popolamento erbaceo, suffruticolo, arbustivo e,
parzialmente arboreo;

205

- un vistoso taglio ad andamento trasversale di una pila in alveo (Figura 7) con traslazione
relativa tra le facce separate di ~ 3 cm in conseguenza dello scalzamento della fondazione
al suo piede originato dal deflusso idrico.
Ai movimenti cos innescati si erano associati distacchi tra il paramento verticale e gli archi e
rotture a taglio-flessione nella zona delle reni (Figura 8).

Figura 6. Planimetria ed ubicazione martinetti piatti

Figura 7. Pila lesionata

Figura 8. Lesioni alle reni degli archi

La verifica idraulica evidenziava l'emersione della zattera di fondazione della pila


lesionata stabilendo, sulla base di parametri geometrici (del sistema palo-fondazione),
idraulici e delle caratteristiche dei materiali dell'alveo, una profondit di scavo massimo di m.
6,60. Per bloccare l'aggravamento del dissesto si intervenne cerchiando la pila alla sua base
con un anello in c.a. sostenuto da micropali spinti a profondit di sicurezza.
L'esame dei luoghi, il monitoraggio continuo della struttura (con impiego anche di
martinetti piatti singoli e doppi, Figura 6), le indagini georadar, (Figura 9), il carotaggio della
muratura (Figura 10) e l'analisi attraverso modellazione ad elementi finiti (Figura 11) port

206

alla conclusione che, oltre alla formazione della cerniera plastica della pila, si erano gi
formate due cerniere plastiche in corrispondenza delle reni ed una in chiave era in progressiva
crescita. Il ponte pertanto si avviava verso un meccanismo a quattro cerniere con manifesta
possibilit di collasso.

Figura 9. Ubicazioni indagini georadar

Figura 10. Ubicazione carotaggi

Il pericolo di un dissesto venne scongiurato con la completa chiusura del manufatto al


traffico veicolare e pedonale e, contestualmente, con l'avvio di un progetto di recupero
strutturale.

207

Figura 11. Modellazione ad elementi finiti

208

Sessione II: Affidabilit strutturale

209

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CRASC06

Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

STRATEGIE PER IL CONSEGUIMENTO DELLA


ROBUSTEZZA STRUTTURALE:
CONNESSIONE E COMPARTIMENTAZIONE
L.GIULIANI1, M.WOLFF2
1

Allieva del Dottorato di Ricerca in Ingegneria Strutturale, Dipartimento Ingegneria


Strutturale e Geotecnica, Universit La Sapienza di Roma - luisa.giuliani@uniroma1.it
2
Arbeitsbereich Baustatik und Stahlbau, Technische Universitt Hamburg-Harburg maren.wolff@tu-harburg.de

SOMMARIO
Un fallimento locale in una struttura, sia esso dovuto ad eventi accidentali o ad errori umani,
pu risolversi in un danneggiamento strutturale sproporzionato alla causa originaria.
Comportamenti di questo tipo sono indicativi di mancanza di robustezza, requisito
fondamentale per la garanzia della sicurezza e dellintegrit strutturale delle opere civili, ed
evidenziano la necessit di considerare sin dalle prime fasi progettuali la risposta globale
delledificio in seguito ad ipotetici fallimenti locali.
Attualmente, sebbene il conseguimento di una sufficiente integrit strutturale sia indicato
dalla normativa sia europea sia americana, non sono state ancora codificate procedure
operative di applicazione generale per il suo raggiungimento e la sua verifica.
Scopo di questa memoria proprio la presentazione di metodi per la valutazione e il
conseguimento della robustezza, intesa come caratteristica strutturale intrinseca e non soltanto
come risposta adeguata a predeterminati eventi. Cause ed effetti della mancanza di robustezza
sono analizzate e discusse con particolare riferimento allinnesco di collassi progressivi e al
ruolo giocato al riguardo dal grado di connessione o isolamento strutturale.
SUMMARY
A local failure in a structure, due to a critical event as well as to human errors, can result in a
disproportionate structural damage with respect to the triggering failure.
Such a behavior indicates a lack of robustness, a primary requirement for the achievement
of security and structural integrity of civil works, and points out the need of taking in account
the response of the whole structure since the earlier design steps.
Current codes and recommendations deal with the problem of structural integrity only in
an indirect way and without general applicability. Nowadays standard procedures and specific
rules for robust designs and verifications are not available.
This contribution is meant to present methods for the evaluation and achievement of
robustness, meant as a property that is inherent to the system and not as an adequate response
to predetermined events. Cause and effects of a lack of robustness are discussed. The trigger
of progressive collapse and the role played from the structural continuity are investigated.

211
&UROOLXQLFRSGI



INTRODUZIONE
Una struttura robusta non soltanto deve esibire una buona tolleranza al danneggiamento
causato da eventi critici di tipo accidentale, ma deve anche poter incassare conseguenze di
errori umani, quali quelli che intervengono nelle fasi di progettazione o esecuzione. Al
contrario di catastrofi naturali o atti terroristici, tali errori sono difficilmente ipotizzabili a
priori e si prestano pertanto con difficolt ad essere considerati nelle usuali metodologie
cosiddette deduttive, che si fondano sulla modellazione e lanalisi del singolo evento. Da qui
la necessit di ricercare metodi di tipo induttivo, che siano invece in grado, prescindendo
dalla causa iniziale, di fornire il sistema strutturale di robustezza intrinseca.
1. QUALE SICUREZZA?
Il conseguimento di una adeguata sicurezza strutturale rappresenta uno dei bisogni
fondamentali di ogni processo progettuale. Sebbene ci sia completo assenso sulla necessit di
raggiungere la sicurezza, le modalit per il suo conseguimento sono invece argomento
controverso.
La stessa definizione del termine sicurezza non univoca. Nelle norme SIA il termine
sicurezza primariamente riferito allincolumit delle persone:
Una struttura si definisce sicura se durante un evento eccezionale come un impatto, un
incendio, un crollo, viene garantita la sicurezza delle persone [1].
Attenendosi a questa definizione, il crollo di un edificio non sarebbe classificabile come
problema di sicurezza, se al momento del collasso non fossero presenti persone al suo interno
o nelle vicinanze [2].
Riferendosi invece al conseguimento dei requisiti progettuali di sicurezza previsti dagli
standard internazionali [3]:
Le strutture e gli elementi strutturali devono essere progettati, costruiti e mantenuti in
modo da poter essere appropriati per il loro utilizzo durante la vita di progetto in modo
economico. In particolare dovranno, con appropriati livelli di affidabilit:
- soddisfare i requisiti per gli stati limite di esercizio
- soddisfare i requisiti per gli stati limite ultimi
- soddisfare i requisiti di integrit strutturale
Se attraverso i primi due requisiti si garantisce il non-fallimento della struttura rispetto a
predefiniti livelli rispettivamente di funzionalit e resistenza, lintegrit strutturale invece si
riferisce al comportamento della struttura a seguito di un fallimento strutturale.
Appare chiaro come il raggiungimento di obiettivi fondamentalmente diversi, uno mirato alla
salvaguardia dellincolumit delle persone, laltro centrato sul comportamento strutturale
dellopera civile, passi necessariamente per strategie di conseguimento differenti.
Pi sinteticamente, il problema della sicurezza strutturale si riconduce a quello della
gestione del rischio [4]. Del rischio si d una definizione in termini quantitativi come
prodotto tra la probabilit di accadimento dellevento e il danno conseguente allevento, una
volta questo si sia comunque verificato.

212
&UROOLXQLFRSGI



Analogamente, per il conseguimento della sicurezza possibile agire sullabbattimento


della probabilit di accadimento dellevento o ammettere il verificarsi di un evento critico
capace di danneggiare la struttura e concentrarsi invece sulla limitazione del danno
conseguente.
Limpostazione sostanzialmente differente: in un caso si cerca di evitare levento, nel
secondo invece lo si ipotizza.
Nel primo caso, misure atte al conseguimento della sicurezza si fondano sul controllo
degli eventi, intendendo con questo termine provvedimenti di tipo non strutturale, quali
laumento della sorveglianza di un edificio per garantirsi dal rischio di attentati,
lallontanamento della costruzione dalla strada o da strutture abitate circostanti, migliori e pi
rapidi sistemi di evacuazione, ecc. In via alternativa, misure tese a garantirsi dal verificarsi di
un evento critico possono investire la progettazione strutturale, ma in modo sostanzialmente
estrinseco ovvero senza chiamare in causa modifiche dello schema statico della struttura,
ma riguardando soltanto il sovradimensionamento di alcuni elementi chiave o ritenuti
maggiormente a rischio o la loro protezione tramite ad esempio barriere protettive ecc.
La sicurezza perfetta tuttavia non un obiettivo raggiungibile. Se risulta abbastanza
complesso prevedere e modellare tutti i possibile eventi di tipo accidentale (catastrofi naturali
o attentati terroristici), ancora pi difficile sarebbe tenere in considerazione i fallimenti
strutturali che possono innescarsi in conseguenza di errori umani, siano essi dovuti ad una
cattiva progettazione o a difetti di esecuzione. Di qui i limiti maggiori di tale strategia e la
necessit di fornire il sistema strutturale di difese intrinseche, tali da garantirne il
mantenimento di un buon livello di integrit strutturale a seguito di un qualunque possibile
evento critico.

SICUREZZA

Misure non strutturali


(controllo degli eventi)

RISCHIO

Difese
estrinseche

SI PREVIENE

Sovradimensionamento
elementi chiave
ROBUSTEZZA

Probabilit

LEVENTO
CRITICO

Difese
intrinseche

SI PRESUME

Danno

Figura 1: Sicurezza e rischio.

A questo riguardo, la normativa americana richiama il requisito di integrit strutturale con


riferimento alla capacit della struttura di subire un danneggiamento di entit non
sproporzionata rispetto alla causa che lo ha generato:

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Building and structural systems shall posses general structural integrity to reduce the
hazards associated with progressive collapse to levels consistent with good engineering
practice. The structural system shall be able to sustain local damage or failure with the
overall structure remaining stable. Compliance with the applicable provisions of ASCE 7
shall be considered as meeting the requirements of this section. [5].
Il concetto di proporzionalit tra causa innescante e danneggiamento conseguente, in
particolare quando sia svincolato dalle particolari cause iniziali, alla base dei concetti di
robustezza e propensione al collasso progressivo, termini dei quali data una definizione
univoca di seguito.
2. LA ROBUSTEZZA STRUTTURALE
Il requisito di robustezza stato introdotto ora in modo qualitativo come capacit della
struttura di mantenere un adeguato livello di integrit strutturale dopo un evento critico che
determini in modo diretto il fallimento di una parte localizzata della stessa.
Per fornire unesemplificazione pratica di tale concetto, si considerano due strutture
elementari che mostrano diversa sensibilit al danno, quali, ad esempio facendo riferimento al
conglomerato armato, un pilastro cerchiato e un pilastro a sezione rettangolare (indicati in
Figura 2 rispettivamente come struttura b e struttura a). A parit di area efficace, il primo
pilastro presenta da integro una maggiore resistenza del secondo; tuttavia risulta meno
robusto, poich una rottura localizzata dellarmatura trasversale nel primo caso apre la spirale
che si srotola per un lungo tratto vanificando leffetto di confinamento del calcestruzzo,
mentre nel secondo rimane localizzata entro la staffa interessata.

Struttura a
Struttura b

D
Figura 2: Curve qualitative di robustezza di due strutture diversamente sensibili al danno:
Struttura a robusta, Struttura b non robusta.

Parlando di elementi strutturali importante sottolineare che, cos come la robustezza dei
materiali non garanzia della robustezza dellelemento, allo stesso modo assicurare la
robustezza dei singoli elementi di una struttura non vuol dire garantire la robustezza
dellintero sistema. Non soltanto una struttura che ha elementi robusti pu non essere robusta,
ma anche il viceversa non in generale valido, ovvero lalto grado di robustezza di

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&UROOLXQLFRSGI



determinati elementi o parti di elementi pu in determinati casi giocare a sfavore della


robustezza del sistema [6].
La robustezza e un concetto sistemico: riguarda quindi come e organizzato il sistema
strutturale, pi che come sono fatte le varie parti strutturali. Per tale motivo, le verifiche di
robustezza non possono essere condotte a livelli sezionali o di elemento, ma a livello globale,
ovvero chiamano in causa la risposta dellintero organismo strutturale.
Al fine di valutare la robustezza di una struttura, per stabilire cio non solo se, ma piuttosto
quanto una struttura sia pi robusta di unaltra, necessario fornire una definizione
quantitativa del termine.
2.1. Definizione della robustezza
Quantitativamente la robustezza pu essere definita come rapporto tra un incremento del
livello di danno strutturale 'D e il conseguente decremento di resistenza 'R. Una struttura
pu quindi definirsi robusta se tale rapporto inferiore ad un valore limite:
Struttura robusta |'R | / 'D < L , dove L il massimo valore accettabile.
Questa definizione ha bisogno di una preliminare quantificazione del grado di
danneggiamento della struttura, inteso come numero di elementi falliti della struttura e di un
sostanziale accordo sul termine accettabile. Nellottica di una progettazione prestazionale il
livello massimo ammissibile del decremento di resistenza per un dato incremento di danno
un obiettivo di progetto, che deve essere stabilito in base allimportanza della struttura
(destinazione duso, conseguenze di un eventuale fuori servizio) e al suo grado di esposizione
ai possibili eventi minacciosi.
2.2. Valutazione della robustezza
Per la maggior parte dei requisiti strutturali (quali ad esempio resistenza o rigidezza)
sufficiente una verifica di tipo sezionale. Per quanto detto nel paragrafo precedente (concetto
sistemico), perch sia garantita la robustezza di una struttura invece indispensabile per
unanalisi globale che tenga conto cio della risposta dellintero organismo strutturale. Da qui
la difficolt di definire metodi codificati per la valutazione della robustezza e per la sua
verifica.
Il metodo di seguito proposto utilizza la definizione di livello di danno precedentemente
fornita ed schematizzabile secondo il seguente algoritmo:
1. Su una struttura integra (livello di danno = 0), si individua una distribuzione di carichi.
2. Si esegue unanalisi non lineare incrementando il carico. La resistenza ultima fornita
dal valore del moltiplicatore di carico per il quale la struttura raggiunge la labilit;
3. Il livello di danno viene aumentato di ununit;
4. Si rimuove un elemento dalla struttura e si ritorna al punto 2). Quando tutte le
combinazioni di possibili elementi rimossi sono state esaurite, si torna al punto 3).
Lanalisi termina quando si raggiunge il livello di danno massimo considerato e
fornisce un valore massimo e un valore minimo della resistenza ultima per ogni livello
di danno della struttura.
Per una struttura anche mediamente complessa tuttavia, il numero di combinazioni
possibili un numero generalmente troppo alto perch possano essere effettuate delle analisi
esaustive. Si ricorre pertanto a metodi probabilistici di ottimizzazione per lindividuazione
delle combinazioni maggiormente significative, ovvero quelle che forniscono le due curve di

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&UROOLXQLFRSGI



inviluppo di massima e minima resistenza [7]. Il diagramma mostra linviluppo delle


combinazioni del sistema e permette di ottenere informazioni utili sia in fase di progettazione
(raffronto due o pi soluzioni progettuali) sia in fase di verifica.
E importante sottolineare inoltre che questo metodo consente di identificare gli elementi
critici della struttura, intendendo con questo termine quegli elementi il cui fallimento
compromette la resistenza al collasso della struttura.

Curve di inviluppo massimo e minimo

INIZIO

O
d : livello di danno
i : config. strutturale

Ou: moltip. ultimo carico


N : combinazioni
Dmax : massimo danno
0

D := 0

Individuazione di N

i := 1

Analisi di push-over

Ou,iD
SI

D := D +1

D<Dmax

OuD MAX
OuD MIN

Max {Ou,i }
D
Min { u,i }

NO

SI

i<N

i := i +1

NO

Curva dei massimi


Curva dei minimi

FINE

Figura 3: Curve di inviluppo delle combinazioni: in ordinata, moltiplicatore di collasso ; in ascissa, misura del
danno D, ovvero numero di elementi rimossi dal sistema strutturale.

2.3. Collasso progressivo


Conseguenza della mancanza di robustezza la propagazione del danno iniziale che
caratterizza i collassi progressivi, di cui viene data di seguito una definizione qualitativa:
Il collasso progressivo caratterizzato dalla perdita della capacit portante di una
porzione relativamente piccola della struttura, che innesca il collasso di una porzione
adiacente della struttura fino ad estendersi con un effetto domino a tutta la struttura o a
gran parte di essa [8].

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&UROOLXQLFRSGI



3. STRATEGIE DI PROGETTO PER LA RESISTENZA AL COLLASSO


E necessario ribadire che non tutte le strutture devono essere progettate per essere
chiaramente robuste. Come precedentemente accennato, la resistenza a collasso di una
struttura pu essere aumentata con misure differenti che, pur non mutando la sua intrinseca
propensione al collasso, la garantiscano contro determinati eventi. Inoltre non
necessariamente una struttura deve essere resistente ad un collasso tout-court: si pensi al caso
delle strutture isostatiche, in cui la perdita di un elemento porta ad un collasso contestuale
della struttura.
Nel caso si cerchi di realizzare una struttura resistente al collasso comunque, possibile
seguire due approcci di progettazione e due strategie di realizzazione differenti, indicati
rispettivamente nei due paragrafi seguenti.
3.1. Progettazione diretta e indiretta
Tralasciando approcci di tipo non strutturale, si possono distinguere due principali metodi per
il conseguimento della resistenza a collasso, a seconda che siano previste o meno analisi
mirate del comportamento della struttura danneggiata. Nel primo caso si parla di
progettazione diretta e nel secondo caso di progettazione indiretta [9].
x Misure dirette: viene studiato il comportamento della struttura in condizioni di
danneggiamento. A tal fine necessario fissare i confini dellanalisi che verr
effettuata, in particolare necessario decidere se modellare nellanalisi la causa del
danneggiamento (procedimento deduttivo) o se lo studio pu avvenire in modo
indipendente da essa (procedimento induttivo).
Per alcune tipologie strutturali pu risultare abbastanza facile prevedere quali eventi
eccezionali (scenari) possano mettere in pericolo la struttura ( il caso ad esempio dei
ponti, soggetto a urti di navi o corpi galleggianti, oppure delle ambasciate, principali
mire degli attentati terroristici) e in questi casi possibile modellare con opportuni
strumenti e condizioni di carico levento (urto, esplosione), e verificare direttamente il
comportamento strutturale tramite unanalisi di tipo deduttivo che studi la propagazione
della rottura dai livelli gerarchicamente pi alti ai livelli pi bassi.
In altri casi per non possibile identificare cause ben definite di danneggiamento
strutturale (si pensi ad esempio agli errori umani, sia in fase di progetto che di
esecuzione), difficolt questa che ha spesso portato a trascurare del tutto lo studio della
robustezza. Unanalisi di tipo induttivo (del tipo indicato ad esempio nel paragrafo
precedente), parte dai livelli gerarchicamente pi bassi verso quelli pi alti e individua
le conseguenze che il guasto di un singolo elemento pu avere sullintera struttura. A
differenza di un approccio deduttivo pertanto, in grado di fornire informazioni non
solo sulla resistenza della struttura ad un particolare evento considerato, ma sulla
robustezza intrinseca del sistema strutturale.
Se tuttavia la chiara definizione degli obiettivi propria della progettazione diretta, sia
essa di tipo deduttivo che induttivo, la renderebbe preferibile nellottica di una
progettazione prestazionale, la complessit delle analisi richieste (sono chiamate in
causa grandi deformazioni e spostamenti, modellazioni di azioni dinamiche,
comportamenti non lineari del materiale e analisi di possibili cinematismi localizzati) ha
portato in molti casi a preferire lapproccio indiretto, di seguito illustrato.

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x Misure indirette: si tratta di dotare la struttura di un alto grado di resistenza,


iperstaticit, duttilit, con lo scopo di permettere una buona redistribuzione dei carichi
su tutti gli elementi in caso di sovraccarichi o fallimenti strutturali. Misure di questo
tipo, prescindendo da analisi specifiche, si prestano ad essere pi facilmente considerate
in una normativa di tipo prescrittivo e, in quanto indipendenti dal tipo di minaccia, sono
misure cosiddette multiobiettivo (possono cio risultare in linea generale efficaci
anche nel caso di terremoti o altre problematiche progettuali).
Il forte limite di una progettazione indiretta risiede nella sostanziale impossibilit di
conoscere il comportamento della struttura una volta danneggiata. Fornire la struttura di
un alto grado di connessione strutturale, indicando con questo termine la continuit e
i gradi di vincolo interno tra gli elementi, pu risultare, infatti, non solo inefficace, ma
in alcuni casi persino dannoso, come osservato durante alcune demolizioni controllate
di edifici [9] e meglio evidenziato di seguito.
3.2. Connessione e compartimentazione a confronto
Con il termine iperstaticit si intende genericamente un alto grado di indeterminazione statica,
sia esso attribuibile ad un elevato numero di elementi o ad uno stretto livello di connessione
vincolare tra gli stessi, o infine ad un elevato grado e numero di vincoli esterni della struttura.
Tuttavia necessario distinguere i vari casi: se chiaro, infatti, che una riduzione dei
vincoli esterni della struttura in ogni caso dannosa per il buon funzionamento a seguito del
fallimento di uno degli stessi, non altrettanto automatico dare delle valutazioni riguardo il
ruolo giocato dalla connessione strutturale, intendendo con tale termine il grado di
continuit e collegamento tra gli elementi strutturali.
Unelevata connessione strutturale, a seguito della perdita o del fallimento di un elemento,
consente una buona ridistribuzione degli sforzi su tutti gli elementi restanti. Nel caso tali
elementi riescano a sopportare il sovraccarico, il carico trova un percorso alternativo per
raggiungere il terreno. Tale strategia, nota sotto il nome di percorso dei carichi alternativo
pu essere rappresentata in modo elementare dal grafo di una rete, dove lesistenza di un
sistema ridondante di percorsi possibili, permette il funzionamento della rete anche in caso di
guasto
Tuttavia, nel caso di un evento critico in cui gli sforzi in gioco sono cos grandi da causare
il fallimento di un elemento, la trasmissione di tali sforzi sugli elementi adiacenti di cui la
continuit si rende responsabile, pu portare alla propagazione della rottura e allinnesco di
un collasso progressivo, nel caso gli elementi vicini falliscano a loro volta, non riuscendo a
sopportare lentit delle sollecitazioni trasmesse.
Unimpostazione diversa del problema pertanto ha portato a sviluppare delle tecniche nella
prevenzione dei collassi progressivi che si basano su un abbassamento locale
delliperstaticit, tramite opportuno inserimento di cerniere o giunti di controllo allo scopo di
impedire la trasmissione degli sforzi e quindi delle possibili rotture tra elementi adiacenti. Il
fallimento di un elemento in questo caso porta ad un precoce distacco della parte strutturale
localizzata tra due giunti di controllo e impedisce la propagazione del collasso al resto della
struttura. Strutture di questo tipo, progettate per mantenere un certo isolamento tra alcune
parti strutturali, sono dette compartimentate, laddove con il termine isolamento si intende il
metodo progettuale seguito per realizzarle.
A livello elementare questo procedimento pu essere esemplificato da un circuito elettrico
in cui inserito un fusibile. La perdita del fusibile nel caso di passaggio di eccessiva corrente,
protegge i dispositivi a valle del fusibile presenti sul circuito.

218
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Riferendosi allesempio indicato allinizio del pilastro cerchiato, una misura di


compartimentazione potrebbe essere rappresentata dalla sostituzione della spirale con staffe
circolari.
E bene evidenziare il fatto che a seguito della perdita di un elemento, la scarsa iperstaticit
locale di una struttura di questo tipo pu innescare un cinematismo, che se da una parte
garantisce la mancata trasmissione degli sforzi, dallaltro pu portare ad un ulteriore impatto
dellelemento su quelli adiacenti o sottostanti secondo il tipo di meccanismo generatosi.
Lefficacia del metodo tuttavia consiste nel fatto che il tipo di meccanismo che si forma
conoscibile a priori, pertanto possibile operare scelte progettuali sugli elementi per evitare
che il meccanismo termini con una collisione, o, laddove non sia possibile evitarla,
dimensionare gli altri elementi perch resistano allimpatto [10].
Tale strategia, fino ad oggi scarsamente considerata, stata per la prima volta indicata nella
recente normativa italiana [11] insieme con quella della connessione come misura efficace
nella prevenzione dei collassi progressivi. In tale normativa viene dato spazio al concetto di
robustezza strutturale in modo piuttosto innovativo rispetto alle normative o alle linee guida
precedenti ed pertanto utile richiamarne brevemente i punti al riguardo salienti.
4. LA ROBUSTEZZA NEL TESTO UNITARIO
La prima innovazione portata dalla recente normativa italiana[11] rispetto alla precedente
gi citata norma ISO [3] la sostituzione nellambito della definizione degli stati limite da
considerare del termine integrit strutturale con il termine robustezza. Sebbene dal punto di
vista della sicurezza sono comunque evidenziate anche tutte le varie strategie di tipo non
strutturale come misure efficaci per garantirsi nei confronti di azioni accidentali (incendi,
esplosioni, urti), la limitazione del grado di danneggiamento espressamente citata in
relazione alla robustezza, di cui evidenziato in particolare laspetto sistemico:
In termini generali, il Progettista pu considerare le seguenti strategie per affrontare le
azioni che cimentano lopera:
a) ridurre la probabilit che lazione avvenga o ridurne lintensit (prevenzione);
b) ridurre gli effetti dellazione sulla struttura (protezione);
c) progettare e realizzare una struttura in grado di sopportare senza danni le azioni;
d) limitare il grado di danneggiamento della struttura a seguito dellaccadimento
dellazione;
e) mitigare le conseguenze del collasso (mitigazione).
Le strategie a), b), ed e), sono misure non strutturali: esse possono essere adottate
efficacemente nel caso di azioni accidentali.
Le strategie c) e d), sono misure strutturali: la prima prevede un comportamento nominale
e reversibile della struttura sotto lazione, mentre la seconda permette crisi locali e deve
basarsi su un sistema resistente robusto, ovvero intrinsecamente ridondante, capace di
sviluppare percorsi di carico alternativi.
In ogni caso, tenendo conto delle specificit delle singole azioni, si deve adottare una
progettazione strutturale orientata allintero sistema resistente, e non solo al
dimensionamento ed alle verifiche dei singoli componenti.

219
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Il requisito di robustezza richiamato in relazione a quello di proporzionalit tra le cause


innescanti e gli effetti sulle prestazioni di resistenza e le modalit di verifica in fase di
progetto vengono per la prima volta esplicitamente indicate:
In fase di progetto, la robustezza dellopera deve essere saggiata imponendo,
singolarmente, le seguenti cause:
a) carichi nominali, arbitrari ma significativi per lo scenario considerato, al fine di
saggiare il comportamento complessivo: necessario considerare comunque disposta
secondo una direzione orizzontale, una frazione dei carichi agenti in direzione
verticale; tale frazione, se non altrimenti dichiarato dal Progettista, assunta pari
all1% per costruzioni con altezza inferiore a 100 metri; allo 0.1% per altezza oltre
200 metri; a percentuale interpolata per altezze intermedie;
b) assenza di elementi strutturali, per valutare le conseguenze della loro perdita a
prescindere dalla causa, al fine di individuare quelli critici.
In particolare il Testo Unitario evidenzia tra gli obiettivi generali dellanalisi strutturale la
conoscenza degli estremi della risposta strutturale e della sua sensibilit:
Lanalisi strutturale deve sviluppare una indagine della risposta strutturale alle azioni
considerate che permetta valutazioni sia qualitative sia quantitative, tenuto conto delle
incertezze presenti nelle:
a) differenti assunzioni di base (ipotesi di partenza);
b) diverse modellazioni e diversi parametri fissati per la modellazione delle azioni
pertinenti;
c) diverse modellazioni e diversi parametri fissati per la modellazione del sistema
strutturale, secondo una strategia che persegua i seguenti due obiettivi generali:
a. delimitazione degli estremi della risposta strutturale;
b. individuazione della sensibilit della risposta strutturale.
In relazione allindividuazione della sensibilit della risposta in particolare, anche nel capitolo
relativo alle azioni di tipo non accidentale (ambientali e naturali), viene evidenziata lesigenza
di eseguire analisi che non considerino solo la configurazione nominale o perfetta delle
costruzione, ma anche imperfezioni e rotture di simmetria o danni localizzati.
Allo scopo di evidenziare labilit od instabilit strutturali, ovvero sensibilit nella risposta
prestazionale, il Progettista ha lonere di individuare:
a) situazioni che significativamente introducano perturbazioni o imperfezioni dello
schema strutturale;
b) disposizioni non simmetriche dei carichi.
Come prima accennato inoltre, il Testo Unitario indica in modo chiaro strategie specifiche
quali quelle della compartimentazione, di percorsi alternativi di carico nonch metodi
codificati.
Tali indicazioni sono ancora pi significative se raffrontate con lEurocodice del 2004
[12], dove viene raccomandata solo unanalisi di rischio limitatamente alle strutture
suscettibili di maggiori conseguenze, ed evidenziano limportanza che il concetto di
robustezza strutturale va assumendo nellambito di una progettazione responsabile.

220
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CONCLUSIONI
Nellottica di una progettazione prestazionale mirata alla sicurezza strutturale, oltre alla
verifica locale di non-fallimento degli elementi, di fondamentale importanza la
considerazione del comportamento della struttura a seguito di un fallimento, dovesse questo
comunque verificarsi, in conseguenza di azioni estreme dovute ad eventi critici, le quali non
sarebbe quindi possibile considerare allinterno dei carichi ultimi di progetto per la
costruzione.
Si rende necessaria perci da parte della normativa e del progettista la considerazione del
requisito di robustezza strutturale, intesa come capacit della struttura di soffrire danni
proporzionali alla causa che li ha originati. Sebbene tale requisito possa in linea generale
anche non venire verificato (si pensi al caso delle strutture isostatiche), una progettazione tesa
al conferimento di maggiore robustezza pu seguire due strade principali, quella della
connessione e quella della compartimentazione.
In merito alla valutazione di queste due differenti strategie, bene sottolineare che pur
basandosi su due approcci opposti, unalta ripartizione degli sforzi la prima e un
confinamento della loro trasmissione la seconda, entrambe possono risultare efficaci nel
raggiungimento di una migliore robustezza, in particolare ritardando il crollo la prima e
limitandone lestensione la seconda.
Lo svantaggio principale delle soluzioni ad alta connessione infatti quello di non
garantire un confinamento del collasso, una volta che il danno iniziale sia riuscito a
propagarsi determinando il fallimento degli elementi vicini. Tuttavia, soluzioni di questo tipo
dimostrano generalmente una resistenza prolungata rispetto a quelle compartimentate (a parit
di grado di sovradimensionamento strutturale). In altri termini, sono in grado di resistere pi a
lungo o per carichi superiori rimanendo integre.
Lo svantaggio di soluzioni compartimentate al contrario che prevedono comunque
allinstaurarsi di un fallimento, la formazione di un meccanismo, mezzo attraverso il quale
possibile limitare la propagazione degli sforzi, ma in cui intrinseca una perdita strutturale,
seppure di entit ridotta.
In termini grafici possibile schematizzare questi due comportamenti attraverso lutilizzo
del grafico resistenza-danno proposto nella prima parte di questo lavoro: in questo caso le
curve a e b rappresentano il comportamento di due strutture entrambe piuttosto robuste:
mentre per la struttura ad alta connessione presenta un basso rapporto |R|/D nella fase
iniziale (nellesempio per D < D*) ovvero livelli di danno contenuti, la struttura ad alto
isolamento presenta un basso valore di questo rapporto nella fase finale della curva (D > D*).
La scelta dellutilizzo delluna o dellaltra strategia va valutata di caso in caso, in base alla
tipologia strutturale scelta per ledificio e anche al tipo di evento critico che si pu ipotizzare
maggiormente probabile per la costruzione, a partire dalla sua collocazione e dalla sua
destinazione duso.
In termini teorici la soluzione ottima sarebbe riuscire a realizzare una struttura
sufficientemente ridondante da resistere per i primi livelli di danno senza alcuna perdita, ma
sufficientemente discontinua da garantire una modalit di collasso che confini le perdite.
Dal punto di vista operativo un possibile tentativo in tal senso pu essere fornito
dallaccoppiamento di un sovradimensionamento strutturale ad una strategia di
compartimentazione o connessione, nel tentativo di aumentare la resistenza della struttura

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compartimentata e ritardare il collasso della struttura ad alta connessione (traslazione verso


laltro e verso destra rispettivamente delle due curve in Figura 4) [13].
R

Struttura a: elevata connessione


Struttura b: elevato isolamento

D
D*
Figura 4: Strategie di connessione e compartimentazione

RINGRAZIAMENTI
Si ringrazia il Prof. Franco Bontempi dellUniversit di Roma La Sapienza per gli utili
suggerimenti e lattenta guida. Uno speciale ringraziamento va inoltre al Prof. Uwe Starossek
della Technische Universitaet di Amburgo, presso cui stata sviluppata gran parte del
presente studio.
BIBLIOGRAFIA
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P. Murrah di Oklahoma City, Tesi di Laurea, Universit La Sapienza, Relatore Prof. F. Bontempi,, Advisor
Prof. U. Starossek, 2005.

222
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CRASC06

Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

VALUTAZIONE DELLAFFIDABILIT STRUTTURALE


ATTRAVERSO TECNICHE DI SIMULAZIONE MONTE CARLO:
SUBSET SIMULATION E BAYESIAN UPDATING
E. SIBILIO1, M. CIAMPOLI 2
1

Dipartimento di Ingegneria Civile, Universit degli Studi di Firenze


Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica, Universit degli Studi di Roma
La Sapienza

SOMMARIO
La valutazione dellaffidabilit strutturale rappresenta uno dei temi di maggiore interesse
nellingegneria. Tra i vari metodi di valutazione proposti nella letteratura tecnica, quelli basati
sulla simulazione Monte Carlo si sono dimostrati di pi generale applicabilit; essi infatti
consentono di tenere conto di tutte le incertezze che caratterizzano la risposta strutturale e di
adottare modelli di analisi anche molto sofisticati. Poich per lonere computazionale
richiesto dal metodo Monte Carlo, nella sua formulazione classica, pu diventare proibitivo
nella stima di probabilit ridotte, sono state proposte di recente diverse tecniche che ne
aumentano lefficienza, essendo questa qualit sostanzialmente misurata dal numero di analisi
necessarie per stimare laffidabilit strutturale con un assegnato livello di confidenza. Una di
queste tecniche la Subset Simulation.
In questo articolo viene illustrata unapplicazione della Subset Simulation alla valutazione
dellaffidabilit di una struttura soggetta a sisma. La struttura presa in esame un telaio in c.a.
Lazione sismica rappresentata da un accelerogramma applicato alla base e generato come
campione di un processo stocastico non stazionario. Le incertezze del modello strutturale
sono caratterizzate attraverso la definizione delle densit di probabilit delle rigidezze e degli
smorzamenti associati ad ogni grado di libert della struttura. Le densit di probabilit dei
parametri strutturali sono ricavate con una tecnica di identificazione ad input incognito,
sviluppata nel dominio delle frequenze, seguendo un approccio Bayesiano e utilizzando
tecniche di simulazione di tipo Markov Chain Monte Carlo. Laffidabilit strutturale
valutata attraverso la probabilit di non superamento di uno stato limite. In tale valutazione, il
campionamento dei parametri incerti ancora condotto attraverso una simulazione di tipo
Markov Chain Monte Carlo, utilizzando una versione opportunamente modificata
dellalgoritmo di Metropolis-Hastings.
Lo scopo principale della procedura proposta quello di integrare i risultati provenienti dal
monitoraggio in un approccio unitario specificamente volto alla valutazione dellaffidabilit
strutturale.

223

ABSTRACT
The reliability assessment of building constructions represents one of the most important
research topics in structural engineering. Among the various methods proposed to solve the
problem, Monte Carlo Simulation has successfully been employed over the past decades; its
success is due to the ability of taking into account all the uncertainties involved in the assessment. Recently, several modified versions of the classical Monte Carlo approach have
been discussed and applied, with the aim of both increasing the efficiency of the simulation
and avoiding the large computational burden that is usually experienced when the probability
of failure is small. One of the most recent and efficient techniques of advanced simulation is
the so called Subset Simulation.
In this paper the Subset Simulation is applied for evaluating the probability of failure of a
reinforced concrete structure subject to an earthquake. The structural response is computed in
time domain, considering a time-history of the ground acceleration as input; the time-history
is generated by using a stochastic model which is able to represent the uncertainties related to
the seismic action. The structural model is assumed to be uncertain through the definition of
the probability density functions of the stiffness and damping associated to each degree of
freedom. The density functions of the model parameters are obtained by implementing an
identification technique with unknown input in the frequency domain, according to a Bayesian Model Updating approach. The probability of failure is evaluated as the probability of exceeding a limit state of damage. In assessing this probability by means of Subset Simulation,
the sampling of the uncertain parameters is carried out according to Markov Chain Monte
Carlo simulation, which relies on a modified version of the Metropolis-Hastings algorithm.
The main purpose of the proposed approach is to include in a unique framework the results
coming from the structural health monitoring and the structural reliability assessment.

1. INTRODUZIONE
Lidentificazione del danno subito da una costruzione in occasione di un evento sismico e
la stima dellaffidabilit della struttura danneggiata sono temi strettamente correlati, anche se
raramente affrontati in modo organico. Il problema dellidentificazione del danno contiene
infatti gi in s il problema della stima dellaffidabilit strutturale, poich dovrebbe essere
trattato a diversi livelli, che, in ordine di complessit crescente, richiedono: (i)
lindividuazione del danno; (ii) la localizzazione del danno; (iii) la quantificazione del danno;
(iv) la valutazione dellaffidabilit della struttura danneggiata [1].
In letteratura esistono alcuni esempi di applicazione di questo approccio integrato, nei
quali laffidabilit strutturale valutata in funzione della probabilit di superamento di uno
stato limite: tra i contributi pi significativi, si possono citare quelli di Beck e Au [2] e Yuen
et al. [3]. Tuttavia, in essi lattenzione degli Autori focalizzata sullimplementazione della
tecnica di identificazione e sullanalisi delle condizioni di identificabilit, piuttosto che sulla
stima dellaffidabilit strutturale, che viene eseguita adottando ipotesi molto semplificative.
Nellintento di fornire una soluzione al problema, esplorando tutti i livelli di
identificazione del danno citati in precedenza [1], si rileva che le tecniche di identificazione
basate su una stima probabilistica dei parametri strutturali sono le pi adatte per la
valutazione della affidabilit, anche perch in grado di tenere conto dellincertezza dei
parametri in modo razionale, piuttosto che sulla base di giudizi soggettivi o della analisi

224

statistica di risultati sperimentali relativi ad una casistica sempre limitata. I risultati


dellidentificazione strutturale devono essere quindi impiegati in procedure efficienti di stima
dellaffidabilit, quali risultano attualmente quelle basate sulla simulazione Monte Carlo [4].
Tra le tecniche di identificazione strutturale in campo dinamico che sono illustrate in
letteratura, riscuotono un interesse sempre crescente quelle basate sulla mancanza di
informazioni sullinput. Le ragioni di questo interesse vanno ricercate nella possibilit di
estrarre le maggiori informazioni possibili da un numero limitato di registrazioni della
risposta strutturale e di sfruttare forzanti naturali, in grado di eccitare la struttura, senza che
sia necessario fare ricorso a dispositivi di forzante esterna onerosi e di efficacia limitata in
caso di strutture di grandi dimensioni.
Nel caso delle strutture soggette ad azione sismica, le tecniche che assumono che la
forzante sia un processo stocastico non stazionario incognito sono particolarmente utili per
interpretare le registrazioni della risposta strutturale ottenute attraverso un sistema di
monitoraggio che sia in funzione in occasione anche degli eventi che hanno preceduto e
seguito levento principale; esse permettono infatti di confrontare la risposta della struttura
integra e danneggiata. Esempi di queste tecniche sono sviluppati sia nel dominio del tempo
[5], che nel dominio delle frequenze [6]. Tuttavia, i risultati che esse forniscono, espressi in
termini di rigidezze di elemento nel primo caso, di parametri modali nel secondo caso, sono
deterministici e quindi non rappresentativi delleffettivo livello di incertezza che caratterizza
la loro determinazione. Solo molto di recente stata proposta una tecnica di identificazione
nel dominio delle frequenze con input incognito [7], che permette di definire le distribuzioni
di probabilit dei parametri strutturali con un approccio di tipo Bayesiano.
Nel seguito viene illustrata una procedura per la stima dellaffidabilit di una struttura
danneggiata da un sisma, attraverso i risultati dellidentificazione del danno. Nella procedura,
i parametri strutturali vengono identificati secondo lapproccio suggerito in [7], ma
utilizzando una tecnica pi efficiente per laggiornamento Bayesiano delle stime di
probabilit a priori. Lazione sismica modellata come un processo stocastico non
stazionario, e laleatoriet della resistenza strutturale tenuta in conto attribuendo una
distribuzione di probabilit al valore di soglia del parametro di risposta il cui superamento
corrisponde al collasso strutturale.

2. VALUTAZIONE DELLAFFIDABILIT STRUTTURALE


Si consideri una struttura realizzata in un sito nel quale si possano verificare sismi che
abbiano origine da una sola sorgente sismica. Utilizzando il teorema della Probabilit Totale,
possibile esprimere la probabilit P(F) di superamento di uno stato limite (corrispondente,
ad esempio, ad un valore di soglia di un parametro di risposta strutturale) nella forma:
P( F )

P( F | IM , M , R) p( IM | M , R) p( M ) p( R)dMdRdIM

(1)

IM R M

essendo M ed R la magnitudo e la distanza epicentrale del terremoto ed IM una misura della


sua intensit. La probabilit P(F) pu essere espressa nella forma pi generale:
P( F )

g ( )d0

q d

d

q d

(2)

dove g una funzione, definita in uno spazio di dimensione d, tale che: g d 0 definisce

225

il dominio di collasso F, ovvero il dominio che corrisponde al superamento dello stato limite;
g ! 0 rappresenta il dominio di sicurezza. Il vettore  d contiene tutti i parametri
incerti del problema, che descrivono lazione, i vincoli, il modello strutturale, le
caratteristiche meccaniche del sistema, etc. La funzione  F la funzione indice, che pu
assumere i valori 1 o 0: pi esattamente,  F 1 se F e  F 0 se F .
Per valutare lintegrale (2), sono stati proposti numerosi metodi ed altri sono attualmente
in fase di studio [8]. Infatti, la sua valutazione pu diventare molto onerosa per due motivi. Il
primo che la dimensione d di di solito elevata e lonere computazionale cresce
esponenzialmente con d. Il secondo che, in molti problemi di affidabilit strutturale, la
funzione indice  F non nota in forma esplicita: infatti, anche se levento F definito
come il superamento di una soglia critica della risposta strutturale, la risposta non di solito
rappresentabile attraverso una funzione analitica di . Ci comporta che levento collasso
pu essere individuato solo analizzando la risposta strutturale per ogni realizzazione di .
Poich la valutazione della risposta strutturale comporta la risoluzione di un problema di
solito oneroso dal punto di vista computazionale, un metodo di stima di P(F) efficiente se in
grado di fornire unelevata accuratezza con il minor numero possibile di analisi della risposta
strutturale.
Nel seguito si analizzano gli effetti sulla stima di P(F) delle incertezze nella definizione
della forzante, dei parametri strutturali e della capacit strutturale. Lincertezza della forzante
rappresentata dalle distribuzioni di probabilit p(R), p(M) e p(IM|M,R), mentre lincertezza
delle caratteristiche del sistema strutturale ha effetti sulla valutazione di P(F|IM, M, R).
Siano quindi: s il vettore dei parametri di rigidezza e smorzamento del sistema
strutturale; Ds il vettore dei parametri di risposta strutturale rilevati con il monitoraggio (ad
esempio, le accelerazioni assolute di piano); M s il modello strutturale considerato, che
usualmente rappresentato da una relazione matematica (ad esempio: un sistema di n
equazioni differenziali per un telaio a trasversi rigidi ad n gradi di libert).
Attraverso un approccio di tipo Bayesiano possibile ricavare la funzione di distribuzione
di probabilit a posteriori dei parametri strutturali s : p ( s | Ds , M s ) . [La descrizione
dettagliata della definizione e delle modalit di calcolo di tale probabilit a posteriori
riportata nel successivo 3. ] possibile quindi esprimere la probabilit P(F|IM) nella forma:

P ( F | IM )

P ( F | s , IM ) p s | Ds , M s d s

(3)

Sostituendo lespressione (3) in (1) si ottiene la relazione:

P( F )

P( F | , IM , M , R) p
s

| Ds , M s p ( IM | M , R ) p ( M ) p ( R )d s dMdRdIM (4)

IM R M s

Se la risposta strutturale analizzata nel dominio del tempo, lazione sismica applicata alla
base pu essere rappresentata mediante un processo stocastico. Alcuni modelli esistenti in
letteratura si basano sulla magnitudo dellevento e sulla distanza epicentrale: la risposta
strutturale viene espressa quindi in funzione di questi parametri, che si considerano in grado
di descrivere in maniera completa lincertezza dellazione. Di conseguenza, si trascura la
dipendenza della risposta dallincertezza di IM e lintegrale (4) assume lespressione:

P( F )

P( F | , M , R) p
s

| Ds , M s p( M ) p( R )d s dMdR

(5)

R M s

Confrontando le espressioni (5) e (2) chiaro che la distribuzione q il prodotto di tre

226

distribuzioni di probabilit indipendenti, cio q p s | Ds , M s p ( M ) p( R) .


Qualsiasi metodo Monte Carlo per la stima della probabilit di collasso si basa
sullestrazione di N campioni k distribuiti secondo q , sulla valutazione della funzione
indice per ogni campione  F k e sul calcolo (del valore medio) della probabilit di
collasso attraverso lo stimatore:

1
N

P ( F ) | PF


F

(6)

k 1

Il maggiore inconveniente nellutilizzo del metodo Monte Carlo la sua inefficienza nello
stimare basse probabilit P(F), a causa del grande numero di campioni k e di analisi
strutturali che sono richiesti. Tale numero infatti inversamente proporzionale alla
probabilit che si vuole stimare. Per questo motivo sono state proposte diverse varianti del
metodo Monte Carlo che permettono di aumentare lefficienza della simulazione [8], essendo
lefficienza quantificata dal numero di analisi richieste per stimare P(F) con un assegnato
livello di confidenza. Una di queste tecniche, nota con il nome di Subset Simulation [9],
impiegata nel seguito per la valutazione dellaffidabilit di una struttura danneggiata per
effetto di un sisma.
2.1. Simulazione Monte Carlo e Subset Simulation
La Subset Simulation si basa sulla suddivisione del dominio di collasso F in pi
sottodomini e sulla valutazione della probabilit di collasso attraverso simulazioni di tipo
Monte Carlo estese ai singoli sottodomini.
Sia F1 F2  Fm F una sequenza decrescente di domini di collasso tali che
k
Fk  i 1 Fi k 1, , m . Dalla definizione di probabilit condizionata, si ha che:
P( F )

P ( Fm )
P Fm

 F P F |  F P  F
| F P  F  P F P F | F
P

m 1

i 1

i 1

m 1

i 1

m 1

m 1

m 1

i 1

i 1

(7)

i 1

Lequazione (7) esprime la probabilit di collasso come prodotto di una sequenza di


probabilit di collasso condizionate ^ P( Fi 1 | Fi ) : i 1, , m  1` e della probabilit P( F1 ) .
La simulazione Monte Carlo utilizzata solo per la stima di P( F1 ) , mentre le probabilit
condizionate P Fi 1 | Fi sono stimate campionando dalla probabilit q | Fi attraverso
tecniche di simulazione del tipo Markov Chain Monte Carlo (MCMC).
Le tecniche di campionamento MCMC sono derivate dallalgoritmo di Metropolis-Hasting
e forniscono uno strumento molto efficiente per operare con distribuzioni di probabilit note a
meno di una costante moltiplicativa [10]. Lo schema implementato in questo studio per
campionare le variabili incerte dalla distribuzione condizionata q | Fi riproduce quello
proposto in [9].
I parametri incerti vengono suddivisi in nG gruppi; il vettore partizionato in nG
n
(n )
(1)
d
( j)
sottovettori  j j 1, , nG , tali che [ ,n , G ]  . Per ogni gruppo j,
j
( j)
( j)
definita la distribuzione di probabilit q ( ) r 1 qr (T r ) . Infine per ogni gruppo
scelta una distribuzione di probabilit p*j ( ( j ) | ( j ) ) che serve a generare un campione
n
n
candidato (k j )1  j in funzione del campione (k j )  j .
(n )
(1)
Per generare un nuovo campione k 1 [k 1 , , k G1 ] a partire dal campione corrente

227

( nG )
[(1)
] , si adotta quindi la procedura seguente. Per ogni gruppo j 1, , nG :
k , , k
( j)
1. si genera un campione k 1 dalla distribuzione p*j ( | (k j ) ) ;
2. si calcola il rapporto:

rk(j1)

q ( j ) ( (k j )1 ) p*j ((k j ) | (k j )1 )

(8)

q ( j ) ((k j ) ) p*j ( (k j )1 | (k j ) )

( j)
3. si sceglie  k 1 come j-esima componente di  k 1 sulla base del seguente criterio:

(k j )1 con probabilita'
min(1, rk(j1) )
(9)
( j)
con probabilita' 1- min(1, rk(j1) )
k
4. si accetta o si rifiuta il campione  k 1 in base al seguente criterio:
cio se nessun campione ( j ) stato accettato per ogni gruppo nella
a. se 
 (k j )1

k 1

k 1

fase 3, allora k 1 k
b. se almeno un campione (k j)1 stato accettato nella fase 3, allora si controlla,
attraverso lanalisi strutturale, se  k 1 appartiene al dominio Fi. Se  k 1 Fi ,
allora si accetta  k 1 come il prossimo campione, cio k 1  k 1 ; altrimenti il
campione generato  k 1 viene respinto e il campione successivo quello
precedente, cio k 1 k .
Lalgoritmo va ripetuto sugli m-1 livelli della Subset Simulation, ottenendo una serie di
campioni condizionati {i ,k : k 1,}, N ; 1 d i d m  1}
La stima della probabilit P(F) il prodotto delle probabilit condizionate. Per ognuno
degli m termini che compongono il prodotto si pu applicare quindi la relazione (6) nella
forma:

P ( F1 ) | P1

1
N


F1

P( Fi 1 | Fi ) | Pi 1

1, k

k 1

1
N


Fi 1

i ,k

(10)

k 1

La probabilit di collasso infine pari a:

PF

(11)

i 1

Lultimo aspetto del problema che richiede un approfondimento il modo in cui


suddividere il dominio F. Au e Beck [9] suggeriscono di scegliere la soglia di risposta
strutturale di (i 1,}, m -1) che individua il dominio Fi come il valore (1-p0)N-esimo della
statistica contata del parametro di risposta strutturale utilizzato come indicatore del danno,
essendo p0 un valore di probabilit stabilito a priori (ad esempio, 0,10).

3. IDENTIFICAZIONE STRUTTURALE CON INPUT INCOGNITO


Si consideri una struttura lineare a Nd gradi di libert eccitata da unazione sismica
descritta dallaccelerazione al suolo ag(t). La risposta dinamica del sistema governata dal
sistema di Nd equazioni differenziali lineari:
 t  Cx t  Kx t
Mx

228

 Mag t

(12)

dove M  N d u Nd , C  N d u N d e K  N d u N d sono, rispettivamente, le matrici di massa,


smorzamento e rigidezza. x t  N d lo spostamento relativo al suolo e  Nd il vettore
di influenza che indica quale grado di libert di libert eccitato dal sisma. Per il caso di
struttura piana ed eccitazione orizzontale, il vettore unit, cio 1  Nd .
Si esprima la risposta del sistema in termini dellaccelerazione assoluta del j-esimo grado
di libert y j (t ) .
La trasformata di Fourier Y j (iZ) di tale funzione pu essere espressa come il prodotto
della funzione di trasferimento H j (iZ) per la trasformata di Fourier della accelerazione al
suolo Ag (iZ)

Y j (iZ)

Ag (iZ) H j (iZ)

(13)

La funzione di trasferimento H j (iZ) dipende dalle matrici di massa, smorzamento e


rigidezza attraverso le corrispondenti quantit modali. Pi precisamente, la funzione di
 l , dello smorzamento modale [ l e
trasferimento una funzione nota delle frequenze modali Z
delle forme modali normalizzate rispetto alla matrice di massa. infatti:
H j (iZ)

Nd

\ jl

l 1

 l [l Z  Z
 l2
Z2  2iZ

W j  Z2

(14)

dove i termini \ jl sono gli elementi della matrice diag (p) , e p T M il vettore
dei coefficienti di partecipazione modale.
Si ipotizzi che la struttura sia classicamente smorzata: le frequenze e le forme modali sono
completamente definite una volta note le matrici di massa M e di rigidezza K . Si pu
verificare che il rapporto R jk (iZ) tra ogni coppia di trasformate di Fourier delle accelerazioni
assolute dei j-esimo e k-esimo grado di libert, non dipende dalla trasformata di Fourier della
accelerazione alla base, ma funzione solo delle caratteristiche meccaniche della struttura.
Risulta infatti:
Nd

R jk (iZ)

Ag (iZ) H k (iZ)
Ag (iZ) H j (iZ)

\ kl
2

2
2
i
Z

Z
l 1
k [ k Z  Zk
Nd
\ jl
W j  Z2 2
 l [l Z  Z
 l2
l 1 Z  2iZ

Wk  Z2

(15)

Adottando una procedura di aggiornamento Bayesiano possibile sfruttare le informazioni


contenute nei rapporti tra le funzioni di trasferimento per identificare i parametri strutturali.

3.1. Laggiornamento Bayesiano (Bayesian Model Updating)


Il Bayesian Model Updating un approccio che consente di aggiornare la stima dei
parametri di un modello sulla base di una serie di dati sperimentali, che stato applicato a
problemi di identificazione strutturale ad esempio da Beck e Katafygiotis [11]. Sia Ds una
serie di dati misurati, M s un modello strutturale individuato per esempio attraverso un
sistema di equazioni differenziali e s il vettore dei parametri strutturali associati al modello
in esame. Il teorema di Bayes afferma che la probabilit a posteriori p s | Ds , M s dei
parametri s pari, a meno di una costante p Ds | M s , al prodotto di una funzione di
verosimiglianza p Ds | s , M s e di una probabilit a priori:

229

p s | Ds , M s

p Ds | s , M s p0 s | M s
p Ds | M s

c p Ds | s , M s p0 s | M s

(16)

Si ipotizzi quindi che sia nota la risposta di una struttura ad unazione sismica e che questa
sia espressa in termini di accelerazione assoluta valutata in punti assegnati della struttura. Il
vettore delle risposte, indicato con y t x t  ag t , si pu suddividere in due sottovettori
y A t e y B t , attribuendo una o pi registrazioni al gruppo A e le rimanenti al gruppo B [7].
Ciascuno dei due sottovettori si pu esprimere come somma della risposta q t e di un errore
t , che tiene conto degli errori di modellazione e di valutazione delle risposte. Lerrore sia
modellato come un rumore bianco Gaussiano [12] con matrice di covarianza K i cui
elementi appartengono al vettore dei parametri del modello s :

y A t q A t  A t

(17)

y B t q B t  B t

La stessa partizione adottata per y t si pu applicare ai dati Ds ; possibile dimostrare


[7] che il gruppo di dati DAs non aggiunge alcuna informazione ai parametri del modello s e
quindi lequazione (16) si pu scrivere nel seguente modo:
p s | Ds , M s c2 p DBs | s , DAs , M s p0 s | M s

(18)

Eseguendo le trasformate di Fourier di entrambe le registrazioni y A t e y B t si pu


esprimere la trasformata delle registrazioni del gruppo B, YB (iZ) come una funzione della
trasformata delle registrazioni del gruppo A, YA (iZ) , dei rapporti RAB (iZ, s ) e delle
trasformate del rumore bianco N A (iZ) e N B (iZ) , essendo:

YB (iZ)

H B iZ, s
H A iZ, s

YA (iZ) 

H B iZ, s
H A iZ, s

N A (iZ)  N B (iZ)

(19)

RAB iZ, s YA (iZ)  H iZ, s N (iZ)


Si pu dimostrare che la trasformata YB (iZ) ha una distribuzione Gaussiana. Assumendo
D As YAs iZ e DBs YBs iZ , e ipotizzando che le trasformate a differenti frequenze siano
statisticamente indipendenti tra loro, possibile descrivere in modo completo il termine
p DBs | s , DAs , M s e quindi, una volta scelta la probabilit a priori p0 s | M s , la
probabilit a posteriori p s | Ds , M s , sia pure a meno di una costante [7].
Per identificare i parametri del modello a partire dalle trasformate di Fourier delle
accelerazioni YB (iZ) e YA (iZ) , secondo lo schema appena illustrato, si possono utilizzare
differenti approcci. In particolare, Yuen e Katafygiotis [7] suggeriscono di utilizzare
unespansione asintotica e quindi di ricavare i parametri incogniti s massimizzando il
logaritmo della probabilit a posteriori ed approssimando tale funzione con una Gaussiana.
In questo studio si segue una tecnica del tipo Markov Chain Monte Carlo, in cui i
parametri del modello sono direttamente campionati dalla probabilit a posteriori utilizzando
lalgoritmo di Metropolis-Hastings [13]. Il risultato dellanalisi una statistica dei campioni a
posteriori che consente di valutare la distribuzione di probabilit a posteriori p s | Ds , M s a
partire dalla distribuzione a priori p0 s | M s , utilizzando le informazioni contenute nei
dati: D As YAs iZ e DBs YBs iZ .

230

4. UN ESEMPIO DI STIMA DELLAFFIDABILIT STRUTTURALE

Come esempio di applicazione della procedura illustrata nei paragrafi precedenti, si


considera un telaio a quattro piani, ipotizzato a trasversi rigidi ed a comportamento lineare.
Le caratteristiche strutturali del telaio sono schematicamente illustrate in Figura 1. Le matrici
di rigidezza e di massa hanno le seguenti espressioni:

k1  k2
k
2

k2
k 2  k3
k 3
0

0
 k3
k3  k 4
 k4

0
0
M
k 4

k4

m1
0

0
m2
0
0

0
0
m3
0

0
0
0

m4

(20)

Per la struttura non danneggiata, si assumono: k1 k2 k3 100 kN / m ; k4 80 kN / m ;


m1 m2 m3 m4 100 kg . Le frequenze naturali della struttura non danneggiata sono
quindi pari a: f1 1, 74 Hz ; f 2 4,82 Hz ; f3 7,36 Hz ; f 4 9,31 Hz . Lo smorzamento
modale assunto pari al 2 % per ogni modo ( [1 [ 2 [3 [ 4 2% ). Di conseguenza, la
matrice di smorzamento definita dalla relazione: C T , essendo diag 4Sf i [i .
La matrice di rigidezza partizionata in quattro sottomatrici. I parametri T1 , T2 , T3 , T4 sono
quindi i fattori che moltiplicano le sottomatrici, secondo la relazione:
K

Nd

T K
i

(21)

i 1

y4(t) (m/s 2)

Ai fini dellidentificazione strutturale, si adotta un approccio di tipo pseudo-sperimentale,


ovvero si ricava numericamente la risposta della struttura ad un input assegnato, la si
modifica attraverso un rumore e quindi si effettua lidentificazione dei parametri nellipotesi
di non conoscere linput dal quale la risposta stata originata.
Come input si assume un accelerogramma registrato in occasione del terremoto di El
Centro. Il segnale campionato ad una frequenza di 200 Hz per una durata totale di T=100 s;
il numero totale di passi di integrazione quindi pari a 20000. y A t laccelerazione
assoluta del primo traverso; y B t il vettore delle accelerazioni assolute del secondo e del
quarto trasverso. Le storie temporali delle risposte per il caso di struttura non danneggiata
sono riportate in Figura 1.
1
0
-1

y2(t) (m/s 2)

20

30

40

50

60

10

20

30

40

50

60

10

20

30

40

50

60

0
-1
0

y1(t) (m/s 2)

10

1
0
-1
0

Time (s)

(a)

(b)

Figura 1. (a) Modello del telaio a trasversi rigidi con input alla base e (b) accelerazioni assolute di piano

231

considerate nellidentificazione strutturale.

Le storie temporali della risposta di ogni trasverso sono modificate mediante la


sovrapposizione di un rumore bianco Gaussiano, con deviazione standard pari al 5% della
deviazione standard della corrispondente registrazione priva di rumore. I dati DAs sono
quindi rappresentati dalla trasformata di Fourier della risposta del primo traverso, i dati DBs
dalle trasformate di Fourier delle risposte del secondo e del quarto trasverso. I valori assoluti
dei rapporti RAB (iZ, s ) tra i valori misurati ed i valori risultanti dallanalisi sono riportati
in Figura 2.
I parametri incogniti da identificare sono i parametri di rigidezza Ti , gli smorzamenti
modali [i e le deviazioni standard degli errori t , ovvero:
T1 T2 T3 T4 [1 [ 2 [3 [ 4 VK1 VK2 V K4
Nellapplicazione della procedura, si assume che la probabilit a priori p0 s | M s sia
caratterizzata da elevati valori dei termini della matrice di covarianza: tale ipotesi interpreta
liniziale mancanza di informazioni sui parametri da identificare.
Il danno strutturale modellato come una variazione della rigidezza di piano, ovvero come
una variazione dei parametri di rigidezza Ti . Si considerano quattro scenari differenti; il
primo corrisponde al caso di struttura non danneggiata (UD), i rimanenti al caso di struttura
danneggiata, essendo il danno corrispondente, rispettivamente, ad una riduzione del 20%
della rigidezza del primo, secondo e terzo piano (DM1, DM2, DM3).
s

20

30
Rapporto misurato
Rapporto esatto

Rapporto misurato
Rapporto esatto

25

15

|R14|

|R12|

20
10

15
10

5
0
0

10

f (Hz)

0
0

10

f (Hz)

(a)

(b)

Figura 2. Valori assoluti dei rapporti (a) R12 e (b) R14 delle trasformate di Fourier delle registrazioni
(il rapporto misurato tiene conto del rumore sovrapposto).

Ai quattro scenari corrispondono i seguenti valori dei parametri di rigidezza:


Ti : >1 1 1 1@ , > 0,8 1 1 1@ , >1 0,8 1 1@ , >1 1 0,8 1@

I risultati dellidentificazione per gli scenari DM2 e DM3 sono riportati nella Tabella 1.
come si pu vedere il valore medio della rigidezza correttamente identificato in tutte e due i
casi, mentre il coefficiente di variazione (c.o.v.) risulta abbastanza elevato soprattutto per i
parametri che definiscono lerrore. Questo risultato dovuto alla diversa sensitivit dei
parametri incogniti, che comporta una diversa dispersione dei campioni della probabilit a
posteriori.

232

Parametri
strutturali

Valore
effettivo

Valore
medio
identificato

c.o.v.

Parametri
strutturale

Valore
effettivo

Valore
medio
identificato

c.o.v.

T1
T2
T3
T4
[1
[2
[3
[4
VK1
VK2
VK4

1
0,8
1
1
0,02
0,02
0,02
0,02
0,0043
0,0071
0,0111

1,0167
0,8058
0,9953
0,9973
0,0192
0,0240
0,0235
0,0200
0,0038
0,0055
0,0073

0,0156
0,0039
0,0072
0,0040
0,0378
0,0895
0,1430
0,0073
0,3892
0,3809
0,3420

T1
T2
T3
T4
[1
[2
[3
[4
VK1
VK2
VK4

1
1
0,8
1
0,02
0,02
0,02
0,02
0,0035
0,0057
0,0085

1,0201
0,9946
0,7979
1,0070
0,0208
0,0238
0,0260
0,0244
0,0042
0,0076
0,0078

0,1197
0,0024
0,0021
0,0021
0,0160
0,0480
0,0517
0,0793
0,1755
0,2174
0,2108

Tabella 1. Parametri strutturali identificati nel caso di struttura danneggiata (DM2, DM3).

Una volta definita lincertezza nei parametri strutturali, possibile stimare la probabilit di
superamento di uno stato limite (e quindi laffidabilit strutturale) utilizzando la Subset
Simulation. Come illustrato nel paragrafo 2.1, il metodo prevede lanalisi della risposta
dinamica per ogni campione dei parametri incerti. Per definire linput delle analisi, occorre
campionare laccelerazione alla base in funzione della magnitudo M dellevento, della
distanza epicentrale R e delle caratteristiche del terreno. Si ricorre quindi al modello
stocastico proposto da Aktinson e Silva [14]. In sintesi tale modello richiede di:
1. campionare un valore della magnitudo M e della distanza epicentrale R da distribuzioni
di probabilit appropriate per il sito in esame;
2. campionare un rumore bianco e moltiplicarlo per una funzione inviluppo definita nel
dominio del tempo, che individui la durata e la forma del segnale;
3. trasformare il segnale nel dominio delle frequenze;
4. moltiplicare lo spettro del segnale per una forma spettrale che tenga conto delle
caratteristiche della sorgente sismica, del percorso sorgente-sito e delle caratteristiche
del terreno nel sito in esame;
5. trasformare lo spettro risultante nel dominio del tempo. Il risultato un campione della
componente orizzontale dellaccelerazione applicata alla base della struttura.
La distribuzione della magnitudo M descritta dal modello di Gutenberg-Richter [15]
troncato, con valore minimo pari a 5 e valore massimo pari a 8. La distanza epicentrale R
caratterizzata da una distribuzione uniforme in unarea circolare di raggio pari a 50 km.
I parametri incerti sono: la magnitudo M; la distanza epicentrale R; il parametro Z che
caratterizza il rumore bianco introdotto per la simulazione del moto sismico; i parametri
strutturali di rigidezza > T1 T2 T3 T4 @ e smorzamento > [1 [ 2 [3 [ 4 @ .
Quindi il vettore che compare nellintegrale (2) composto dai seguenti termini:

>M

R T1 T2 T3 T4 [1 [ 2 [3 [ 4 @

ciascuno dei quali caratterizzato dalla probabilit: p*j ( ( j ) | ( j ) ) .


Il parametro considerato come rappresentativo della risposta strutturale il massimo

233

spostamento relativo b tra due trasversi adiacenti.


La Subset Simulation fornisce come risultato la probabilit di superamento del massimo
spostamento relativo b valutato sui quattro piani. Nelle analisi si sono considerati 3 livelli di
Subset Simulation ed un livello di simulazione Monte Carlo ( m 4 ). Per ogni livello si sono
considerati 500 campioni dei parametri incerti. Il valore di probabilit p0 scelto pari a 0,10.
Ci vuol dire che di (i 1,}, m -1) il 450-esimo valore della statistica contata per ciascun
livello. I campioni condizionati alla probabilit di superamento di stato limite per ogni livello
sono pari a 50; quindi il numero totale di campioni richiesto pari a: NT = 500+450+450+450
= 1850. Con queste ipotesi la minima probabilit stimabile pari a 10-4. Si pu notare che per
stimare una probabilit pari a 10-4 occorrono in una simulazione Monte Carlo classica almeno
10000 campioni: quindi il risparmio ottenuto in termini computazionali veramente notevole.
Uno dei vantaggi della Subset Simulation che fornisce la probabilit di superamento di
qualsiasi valore del parametro di risposta strutturale considerato. Quindi si pu valutare la
probabilit di superamento di uno stato limite definendo qualsiasi valore di soglia bc, purch
esso sia raggiunto nelle analisi strutturali. Il valore di soglia pu essere incerto e quindi
definito attraverso una densit di probabilit p bc . La probabilit di superamento dello stato
limite diventa:
P F

P b ! bc

P b ! bc | bc p bc dbc |

1
Nc

Nc

P b ! b

ci

i 1

| bci

(22)

Lapprossimazione introdotta nellespressione (22) si ottiene campionando Nc campioni


bci dalla distribuzione p bc e valutando P b ! bci | bci per ogni campione attraverso la
Subset Simulation; nel caso limite di valore di soglia deterministico, la (22) continua a valere
con p bc 1 in corrispondenza dellunico valore in esame.
A titolo desempio, si sono considerati tre stati limite corrispondenti, rispettivamente, ad
un danno lieve, medio e grave (SL1, SL2, SL3). I valori di soglia sono quindi pari a:
bc(1) 0,3 % ; bc(2) 0, 7 % ; bc(3) 1,3 % . Per tenere conto dellincertezza di modello, si
considerano tre distribuzioni lognormali della capacit, che hanno media e deviazione
standard pari rispettivamente a: per SL1: -1,20 e 0,1; per SL2: -0,36 e 0,05; per SL3: 0,26 e
0,03.
Nella Figura 3(a) riportato un esempio di campionamento della magnitudo M e della
distanza epicentrale R. Si pu vedere come allaumentare del livello di simulazione i
campioni si spostano verso valori di magnitudo pi alti e distanza epicentrale pi bassi,
determinando unintensit crescente dellazione sismica nel sito e quindi della risposta.
possibile notare anche la presenza di campioni condizionati (campioni coincidenti tra due
livelli adiacenti di simulazione), che servono come base per la simulazione al livello
successivo. Per tutti i parametri incerti considerati nella Subset Simulation la percentuale di
campioni accettati in accordo allalgoritmo di Metropolis-Hastings varia tra il 20% ed il 50%,
ovvero in quello che considerato lintervallo ottimo [10].
Come si pu vedere dalla Figura 3(b) leffetto del danno sensibile nei casi DM1a e
DM3a, mentre i casi di struttura non danneggiata UDa e DM2a sono caratterizzati da
probabilit di superamento di qualsiasi livello di soglia b molto vicine tra loro. I casi UDa,
DM1a, DM2a, DM3a si riferiscono ad una struttura con parametri meccanici deterministici.
Nella Figura 3(b) sono anche riportate le distribuzioni (non normalizzate) associate agli stati

234

limite considerati, SL1, SL2 e SL3. I casi UDb, DM1b, DM2b, DM3b si riferiscono alla
struttura con parametri meccanici caratterizzati da unincertezza quantificata attraverso il
coefficiente di variazione (c.o.v.), riportato in Tabella 1 per gli scenari DM2 e DM3, ed
ottenuta con la tecnica di identificazione Bayesiana. Gli andamenti della probabilit P(F)
sono riportati nella Figura 4(a); confrontando gli andamenti della Figura 3(b) e della Figura
4(a), si pu notare che leffetto dellincertezza nel modello strutturale apprezzabile per gli
scenari UD e DM1. Nella Figura 4(b) si riporta il confronto diretto tra i casi DM2a-DM2b e
DM3a-DM3b: si rileva che per essi lincertezza gioca un ruolo meno accentuato rispetto ai
casi UD e DM1.
50
Livello 1
Livello 2
Livello 3
Livello 4

R (km)

40

30

20

10

0
5

5.5

6.5

7.5

(a)

(b)

Figura 3. (a) Campioni della magnitudo M e della distanza epicentrale R per i vari livelli di simulazione (UDa).
(b) Probabilit di superamento dello stato limite per il caso di parametri strutturali non incerti.

(a)

(b)

Figura 4. (a) Probabilit di superamento dello stato limite per il caso di parametri strutturali incerti.
(b) Confronto tra la probabilit di superamento dello stato limite per il caso di parametri strutturali non incerti
(DM2a, DM3a) ed incerti (DM2b, DM3b).

Nella Tabella 2 sono riportati i valori della probabilit di superamento dei tre stati limite
considerati: le notazioni SL1a, SL2a e SL3a individuano i casi in cui lo stato limite definito
attravero un valore di soglia deterministico; le notazioni SL1b, SL2b e SL3b i casi in cui lo
stato limite definito attraverso una distribuzione di probabilit p bc . Leggendo la tabella

235

per righe si pu determinare quale il modello che produce la probabilit pi alta di


superamento dello stato limite. Per esempio lo stato limite SL3a raggiunto con una
probabilit pi alta nei casi DM1a e DM3b. Leggendo la tabella per colonne si pu vedere
come varia la probabilit di superamento dello stato limite per ogni modello: come ovvio, la
probabilit pi elevata per gli stati limite associati a livelli di danno lievi.

Stato
limite

Modello
UDa

Modello
DM1a

Modello
DM2a

Modello
DM3a

Modello
UDb

Modello
DM1b

Modello
DM2b

Modello
DM3b

SL1a

0,0339

0,0463

0,0321

0,0302

0,0403

0,0335

0,0259

0,0258

SL2a

0,0036

0,0062

0,0038

0,0054

0,0058

0,0044

0,0030

0,0045

SL3a

0,00027

0,00097

0,00026

0,00074

0,00093

0,00078

0,0003

0,00099

SL1b

0,0346

0,0466

0,0324

0,0298

0,0412

0,0346

0,0264

0,0260

SL2b

0,0040

0,0062

0,0038

0,0052

0,0058

0,0044

0,0030

0,0047

SL3b

0,00026

0,00088

0,00025

0,00071

0,00091

0,00079

0,00029

0,00095

Tabella 2. Probabilit di superamento di stato limite, per la struttura non danneggiata e danneggiata, con
parametri strutturali certi e incerti e con capacit strutturale certa e incerta.

CONCLUSIONI
In questo articolo stato affrontato il problema della stima della affidabilit strutturale in un
edificio danneggiato per effetto di un terremoto, tenendo conto dei diversi livelli di
identificazione del danno (individuazione, localizzazione, quantificazione, stima
dellaffidabilit della struttura danneggiata). Nella stima della probabilit di superamento di
uno stato limite stato analizzato il ruolo delle incertezze che intervengono nella definizione
dellazione, delle caratteristiche strutturali e della soglia ammissibile di risposta strutturale.
stato mostrato come lincertezza nel modello strutturale si possa quantificare attraverso una
tecnica di identificazione di tipo Bayesiano, ad input non stazionario ed incognito. Il risultato
dellidentificazione strutturale in termini probabilistici pu essere integrato con successo nella
Subset Simulation, per valutare la probabilit di superamento di uno stato limite. Questa
tecnica di simulazione ha il vantaggio di fornire una stima affidabile di probabilit basse con
un numero di analisi strutturali ragionevolmente limitato e comunque notevolmente inferiore
a quello richiesto dallimpiego di una tecnica di simulazione Monte Carlo classica.
BIBLIOGRAFIA
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237

238

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

APPLICAZIONE DI UN MODELLO PROBABILISTICO AL


COMPORTAMENTO DIPENDENTE DAL TEMPO DELLE
MURATURE STORICHE
E. GARAVAGLIA1, A. ANZANI2, L. BINDA3
1

Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Politecnico di Milano, Milano


Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Politecnico di Milano, Milano
3
Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Politecnico di Milano, Milano
2

SOMMARIO
Tra i fattori che caratterizzano il danneggiamento delle murature antiche, un ruolo
fondamentale rivestito dalla viscosit e dall'interazione fra fenomeni viscosi e di fatica. In
particolare, elevati carichi di lunga durata si sono rivelati causa di un danneggiamento
continuo nel tempo. Il problema di formulare una stima attendibile della vita residua di
murature storiche implica numerosi elementi di incertezza; sembra quindi particolarmente
adatto un approccio probabilistico. La stima della vita residua di antiche strutture murarie
viene qui affrontata mediante un semplice approccio stocastico, modellando i risultati di
prove di pseudo-viscosit condotte su antiche murature appartenenti ad epoche costruttive
diverse.
ABSTRACT
Among the factors characterizing the damage of ancient masonry, creep and the creep-fatigue
interaction proved to play a major role. In particular, high persistent loads have shown to be
the cause of a continuous damage. The problem of achieving a reliable lifetime estimate of
this kind of structures involves many uncertainties; therefore a probabilistic approach seems
to be particularly suitable. The lifetime assessment of ancient structures is here investigated
through a simple stochastic approach, modeling the results of laboratory pseudo-creep tests
on ancient masonry of different ages.

1. INTRODUZIONE
Il crollo inatteso di alcune costruzioni monumentali avvenuto durante gli ultimi quindici
anni (torre civica di Pavia, Cattedrale di Noto, Italia) ha segnato una discontinuit nellambito
dellapproccio classico alla conservazione architettonica. Questi eventi tragici hanno mostrato
con grande evidenza come fra i fattori di rischio che minacciano la sicurezza delle strutture
antiche, oltre a elementi esterni come la mancanza di manutenzione, l'aumento del carico

239

dovuto a modifiche della costruzione, i cedimenti del terreno, i terremoti, gli incendi, ecc., si
deve includere anche una caratteristica intrinseca della muratura (cos come di altri materiali
fragili). A tale caratteristica, fondamentalmente legata alleffetto del peso proprio e
denominata comportamento dipendente dal tempo o viscosit, non era mai stato riconosciuto
un ruolo strutturalmente cruciale, probabilmente perch si sviluppa a lungo termine. Anche se
era ben nota nell'ambito dellingegneria mineraria e della meccanica dei terreni e delle rocce,
non era mai stata considerata un fattore di rischio nella valutazione della sicurezza delle
antiche costruzioni in muratura.
Il problema di formulare una stima attendibile della vita residua di murature storiche, con
riferimento agli effetti di carichi persistenti, viene affrontato attraverso un approccio
probabilistico in cui il danno definito come un processo stocastico nella variabile aleatoria
H che rappresenta la velocit di deformazione del sistema sotto determinate sollecitazioni V .
La stima della vita residua quindi affrontata come un classico problema di affidabilit in
condizioni non stazionarie. Lobiettivo della ricerca quello di predire in termini
probabilistici e sulla base di pochi parametri, facilmente misurabili anche su edifici esistenti,
levoluzione del degrado in una struttura massiva quantificato in termini di vita utile, senza
per altro perdere la validit della previsione. Il processo stocastico proposto stato applicato
ai risultati di prove di pseudo-viscosit condotte su provini di muratura provenienti sia dalla
parte medievale sia dalla parte cinquecentesca della muratura appartenuta alla Torre Civica di
Pavia. I risultati ottenuti hanno permesso la valutazione della bont della variabile aleatoria
scelta quale indice significativo di vulnerabilit per il sistema strutturale considerato, nonch
la stima probabilistica del livello di sollecitazione necessaria al raggiungimento di una
determinata velocit di deformazione.

2. PROVE DI PSEUDO-VISCOSIT SULLA MURATURA DELLA TORRE


CIVICA DI PAVIA
Durante le indagini per lindividuazione delle cause del crollo della torre civica di Pavia (XI XVI secolo), dai grandi blocchi provenienti dalle rovine della torre e appartenenti al tronco
medioevale della struttura sono stati ottenuti numerosi prismi di dimensioni differenti sui
quali stato possibile condurre varie prove meccaniche (figura 1).

paramento interno

XVI secolo
XI-XII

paramento esterno

Figura 1. Torre civica di Pavia prima del crollo.

Figura 2. Sezione della muratura medioevale.

I prismi appartenevano principalmente al conglomerato costituente il paramento interno della


poderosa muratura a tre paramenti di spessore pari a 2800 mm illustrata in figura 2 [1].

240

Alcuni di essi provenivano inoltre dai paramenti esterni in muratura regolare di mattoni a
vista di spessore variabile fra 150 e 490 mm, mentre nessun campione era stato inizialmente
ricavato dalla muratura regolare che costituiva la parte cinquecentesca aggiunta insieme alla
cella campanaria, certamente non sede della crisi che innesc il crollo. Sono state condotte
differenti serie di prove, basate su differenti storie di carico, per studiare gli effetti del tempo
e del livello di sforzo sul comportamento meccanico del materiale. Si compreso che per
studiare il comportamento viscoso, inizialmente affrontato attraverso prove di lunga durata
[2] tali da richiedere condizioni termo-igrometriche costanti e un'attrezzatura progettata ad
hoc, era possibile adottare un metodo di prova pi veloce e quindi pi conveniente basato su
prove qui denominate di pseudo-viscosit [3]. Prima delle prove meccaniche, molti dei prismi
sono stati caratterizzati attraverso prove soniche. Una prima serie di quattro prismi, tre dei
quali provenienti dai paramenti esterni e uno proveniente dal paramento interno della
muratura che costituiva il tronco della torre di Pavia, sono stati provati applicando il carico
per passi di 0.25 MPa mantenuti costanti per 10800 sec (figura 3).
6

102-20a

57-20a

40-20c

Vv (Mpa)

40-20b

0
-4

4
2

Hv ( x10 )
3

57-20a

-12

time [sec]

H vol (x103)

-8
40-20c

102-20a

-16
40-20b

-20
0

100000

200000
time [sec]

300000

400000

Figura 3. Prima serie di prove di pseudo-viscosit.

12000 8000 4000

H v (x103 )

Figura 4. Prova di pseudo-viscosit sul prisma


40-20b preso dal paramento esterno.

Si nota come la deformazione orizzontale assuma valori assoluti pi alti della deformazione
verticale, indicando che a rottura il materiale manifesta un comportamento dilatante, dovuto
allapertura e alla propagazione di lesioni. In figura 4 sono indicati i risultati di una prova su
un singolo provino della prima serie. Considerando l'andamento del diagramma sforzo vs.
deformazione, si pu notare che il comportamento pu essere considerato lineare elastico al
di sotto di un valore di sforzo pari a 3.25 MPa. In modo corrispondente, il diagramma
deformazione vs. tempo indica che all'interno di questo intervallo si sviluppa soltanto lo
viscosit primaria. Dopo quel livello, il diagramma sforzo vs. deformazione indica un
comportamento non lineare; corrispondentemente, i diagrammi deformazione vs. tempo
esibiscono una fase stazionaria (o di viscosit secondaria) e, infine, la fase di viscosit
terziaria [4].
E' stata quindi effettuata una seconda serie di prove di pseudo-viscosit su prismi
recentemente ottenuti dalle rovine della torre. In questo caso si scelto di studiare anche la
muratura regolare del secolo XVI [5]. Si ritiene, infatti, che conoscerne il comportamento
possa fornire un utile termine di confronto per altre strutture della stessa epoca e tecnica
costruttiva, tenuto conto che solo raramente possibile disporre di una muratura cos antica
per l'esecuzione di prove meccaniche (figura 5).

241

4
3
2

Hh
0
-20
-15

Monza
Pavia, paramento
Pavia, muratura cinquecentesca
Pavia, riempimento

10

Vf [MPa]

Vv [N/mm2]

12

-5

6
4
2

Hv
-10

10

[mm/Pm]

500 1000 1500 2000 2500 3000

velocit sonica [m/sec]

Figura 5. Taglio della


muratura cinquecentesca.

Figura 6. (---) paramento interno, ( )


muratura cinquecentesca

Figura 7. Sforzo di picco vs. velocit


sonica.

Dopo avere caratterizzato i materiali attraverso prove monotone (figura 6) e prove soniche
non distruttive (figura 7), sono stati sottoposti a prova 4 prismi provenienti dal paramento
interno della muratura medievale (identificati dalle sigle Q, B, M e S) e 4 provenienti dalla
muratura piena del XVI secolo (identificati dalle sigle Ec, W, K e In) applicando successivi
passi di carico di 0.3 MPa mantenuti costanti per intervalli di 28800 sec. (tabella 1).
prismi
prisma Q
prisma B
prisma M
prisma S
media
prisma Ec
prisma W
prisma K
prisma In
media

muratura
cinquecentesca

paramento
interno

Tabella 1.

Vf [MPa]
6,071
4,363
5,267
4,129
4,9575
3,586
2,747
1,563
2,467
2,59075

Hv max [Pm/mm]
9,521
5,976
4,667
7,193
6,83925
8,43
3,999
3,988
4,779
5,299

Hh max [Pm/mm]
-20,386
-26,464
-15,562
-17,228
-19,91
-11,84
-7,893
-45,352
-18,303
-20,847

Risultati della seconda serie di prove di pseudo-viscosit

In media, coerentemente con i risultati delle prove soniche, sono stati registrati sforzi di picco
(Vf) pi alti e deformazioni a rottura (Hvmax, Hhmax) pi basse sulla muratura cinquecentesca. Il
diagramma in figura 7, che riporta lo sforzo di compressione di picco vs. la velocit sonica,
stato tracciato confrontando i risultati ottenuti sulla torre di Pavia e quelli precedentemente
ottenuti sulla cripta di Monza [5].

Figura 8. Pavia,
paramento esterno.

Figura 9. Pavia,
paramento interno.

Figura 10. Pavia, muratura


cinquecentesca.

242

Figura 11. Monza,


cripta.

Si pu osservare chiaramente una relazione diretta. I prismi ottenuti dal paramento esterno
della parte medioevale della torre di Pavia hanno fornito pi alti valori di resistenza, il
paramento interno quelli pi bassi, mentre la muratura cinquecentesca ha presentato valori
intermedi, in accordo con le caratteristiche morfologiche delle tre murature (figure 8 - 11).
Infatti, il paramento esterno presenta la migliore qualit muraria, essendo stato costruito per
essere la parte visibile della struttura; le sue caratteristiche sono simili a quelle della muratura
cinquecentesca; il paramento interno costituito da muratura irregolare; la cripta di Monza, la
cui struttura presenta una morfologia intermedia fra gli ultimi due con la presenza sia di
mattoni sia di pietre, mostra valori che si sovrappongono a quelli del paramento interno ed a
quelli della muratura cinquecentesca.
10

Hv(x103)

7
Q
M

5
B

Ec S
B

Ec

3
In

Ec

-15

-20

In

-25

In

-30

-20

-10

Hh(x103)

Q
B

-35

K
0

10

200000

b)

Hv(x103)

-30

-40

0
-40

a)

-10

S
Ec

Hh(x103)

Vv [MPa]

0
-5

K In

400000
tempo [sec]

600000

800000

Figura 12. Prove di pseudo-viscosit: paramento interno (---), muratura cinquecentesca ()

Nelle figure 12-14 vengono confrontati i risultati della seconda serie di prove di pseudoviscosit condotti sul paramento interno e sulla muratura cinquecentesca. Come ci si
attendeva, i prismi del paramento interno hanno raggiunto la rottura per valori di sforzo
inferiori a quelli della muratura cinquecentesca.
6

Vv [N/mm2]

Vv [N/mm2]

5
4
3
2

4
3
2
1
0

20000

20000

t [sec]

40000

[sec]

60000

40000
60000

h
80000
-20

Hv
-15

-10

-5

80000 h
-20

10

[Pm/mm]

Figura 13. Prisma In del paramento interno.

-15

-10

-5

[Pm/mm]

Hv

10

Figura 14. Prisma M della muratura cinquecentesca.

In particolare, nel caso della muratura cinquecentesca si pu osservare un comportamento pi


fragile, governato dalla risposta tipica dei mattoni, che su questa muratura sono presenti in
modo regolare e prevalente rispetto alla malta. E interessante confrontare landamento delle
deformazioni orizzontali, che risentono in modo differente della fase di prima fessurazione,
pur manifestando in entrambi i casi una forte dilatanza. Nel caso della muratura medievale del
paramento interno il comportamento osservato di tipo plastico, il diagramma fortemente
non lineare e arriva gradualmente a rottura (figura 13). Nel caso della muratura
cinquecentesca il diagramma assume una forma bilineare mantenendo la stessa inclinazione

243

fino ad un valore di sforzo intorno a 3 N/mm2 in corrispondenza del quale riduce la propria
pendenza che si mantiene comunque costante fino a rottura (figura 14).

'Hv(*106) /'t

[sec-1]

10.00

1.00

0.10
Monza
Pavia, paramento
Pavia, muratura cinquecentesca
Pavia, riempimento

0.01
100

Figura 15. Quadro fessurativo


del prisma In del paramento
interno.

Figura 16. Quadro fessurativo


del prisma M della muratura
cinquecentesca.

1000
10000
tempo [sec]

100000

Figura 17. Velocit di deformazione


viscosa secondaria vs. durata dellultimo
passo di carico.

Tale andamento trova un riscontro confrontando il quadro a fessurativo a rottura: nel caso
del paramento interno (figura 15) le fessure non tagliano mai i mattoni e le pietre, ma
interessano prevalentemente la malta e tendono a disporsi allinterfaccia con gli elementi
resistenti. Nel caso della muratura cinquecentesca (figura 16) le fessure presentano un
andamento chiaramente verticale e interessano sia i mattoni sia la malta.
Considerando lultimo passo di carico di ciascun provino, stata calcolata la velocit di
deformazione viscosa secondaria prima della rottura mettendola in relazione con la durata del
passo stesso, interpretabile come la vita residua del materiale. In Figura 17 vengono
confrontati tali valori con quelli della muratura di Monza, provata precedentemente. Si
osserva uninteressante relazione inversa che caratterizza il legame per tutti i materiali
considerati insieme. Tale relazione fra tempo necessario alla rottura e velocit di
deformazione viscosa secondaria tipica anche di altri materiali [6] e pu essere adottata
come parametro utile alla previsione della vita residua di strutture soggette ad elevati sforzi di
compressione.

3. APPROCCIO PROBABILISTICO ALLA MODELLAZIONE DELLA


VELOCIT DI DEFORMAZIONE NELLA MURATURA ANTICA
Levidenza sperimentale ha mostrato che, in un materiale viscoso come la muratura storica,
levoluzione nel tempo della deformazione legata ad una determinata storia di carico pu
essere ben descritta dalla velocit di deformazione verticale, Hv e dalla velocit di
deformazione orizzontale, Hh che misurano la pendenza del tratto lineare nei diagrammi
deformazione vs. tempo ad ogni passo di carico costante V v .
La fisica del fenomeno in esame ha, inoltre, mostrato una relazione tra la velocit di
deformazione nel tratto di viscosit secondaria e la vita residua del materiale. Pertanto, la
determinazione di un valore critico per la velocit di deformazione, al di sotto del quale
possibile considerare la vita residua di un edificio maggiore della vita utile richiesta, pu
risultare utile nella pianificazione delle azioni di tutela e conservazione delledificato storico.
Lelevata disomogeneit dei materiali che caratterizzano le murature storiche e le
numerose incertezze, inevitabilmente presenti nella valutazione della vita residua di una
struttura, compromettono qualsiasi approccio di tipo deterministico allo studio del

244

E
 (H)

comportamento viscoso di tali sistemi. In figura 18 evidente che, ad ogni passo di carico
V v , i valori delle velocit di deformazione Hv e Hh registrati mostrano una notevole
dispersione attorno al valor medio; questo induce a considerare tali parametri come variabili
aleatorie distribuite secondo una determinata legge di probabilit e ad interpretare il
comportamento viscoso come un processo stocastico nelle variabili aleatorie considerate.
 

0.005
0.0045
0.004
0.0035

f( (H )

0.003
0.0025
0.002
h

B
 H =0.001
B h
 H =0.0005
h

0.0015
0.001
0.0005
0
1

1.2

1.4

V
 v*

1.6

1.8

2.2

2.4

2.6

2.8

Vv [ N/mm2 ]

Figura 18. Evoluzione del rapporto velocit di deformazione orizzontale sforzo applicato: rilevazioni
sperimentali ( ) e modellazione teorica ().

Seguendo questa ipotesi, ad ogni passo di carico V v la velocit di deformazione (misurata


in H / sec ) modellata con una distribuzione di probabilit (p.d.f.) fH (E ) dipendente da V v e
dalla velocit di deformazione. In un approccio probabilistico la scelta della distribuzione di
probabilit adeguata a modellare un determinato fenomeno fisico non pu prescindere: a)
dalla piena conoscenza del fenomeno fisico in esame; b) dalla conoscenza della struttura
teorica della famiglia di distribuzioni che si intende utilizzare. La struttura teorica di una
distribuzione ne definisce il comportamento nelle code dove normalmente si hanno pochi
rilevamenti sperimentali, ma dove la previsione diventa significativa. Questo ultimo aspetto
pu essere investigato analizzando il comportamento della funzione di rischio immediato
I H (E ) , meglio nota come funzione di hazard rate, la quale strettamente legata alla
distribuzione di probabilit scelta (maggiori dettagli in [7] e [8]).
(1)
I H ( E )dE Pr^E  H d E  dE H ! E `
 V v* ,
H Hh
or
H Hv
Levidenza sperimentale porta a sostenere che, scelto un opportuno valore critico H , da
assumersi come limite di sicurezza, ad ogni passo di carico V v , se tale valore non ancora
stato registrato, la probabilit di registrarlo nellintervallo ^ E  H d E  dE ` aumenta quanto pi
il valore dellultimo dato registrato prossimo a tale valore. Lipotesi ora formulata pu
essere assunta come soddisfacente (ma non unica) interpretazione del comportamento fisico
del fenomeno studiato e suggerisce di modellare la velocit di deformazione con una densit
di probabilit Weibull. La famiglia di densit di probabilit Weibull presenta una funzione di
rischio immediato (eq. 1) crescente al crescere del valore di E e tende a f se E o f ;
questo sembra rispettare linterpretazione fisica del fenomeno.

3.1. Il comportamento deformativo descritto come un problema di affidabilit


Nella quantificazione della vita residua di una struttura, acquista importanza la stima della
probabilit che durante una determinata storia di carico il sistema possa raggiungere o
superare un valore critico di velocit di deformazione Hh , o Hv . La stima di tale probabilit
pu essere affrontata come un classico problema di affidabilit [9], [10], [11].
Come ben noto, laffidabilit R(t) associata alle prestazioni che una struttura in grado
di fornire nel tempo e descrive la probabilit per un sistema di sopravvivere ad un
determinato danno nel tempo t [11]. Questa definizione viene qui estesa definendo R (6)

245

come la probabilit che un sistema non superi una determinata velocit di deformazione
critica al variare dello sforzo V v . La variabile aleatoria usata per quantificare laffidabilit
V v che rappresenta lo sforzo necessario a superare le soglie critiche di velocit deformativa
Hh , o Hv .
Pertanto la funzione di affidabilit data da [11], [12], [13]:
R (6) Pr(V v ! 6) 1  F V (6)
(2)

 
E (H )

dove FV (6) la funzione di distribuzione cumulata della variabile aleatoria V v .


Il calcolo della funzione FV (6) per diversi valori di Hh (o Hv ) conduce alla costruzione di
curve di fragilit [9], [13] da cui dedurre la probabilit per il sistema di superare un
determinato valore di velocit di deformazione al variare dello sforzo. Assumiamo un
particolare valore critico Hh (o Hv ): la probabilit che esso possa essere raggiunto dal sistema
al passo di carico V v rappresentato dallarea sottesa alla densit di probabilit che modella
il comportamento della velocit di deformazione Hv (o Hh ) al di sotto del valore di soglia
scelto, mentre la probabilit di essere superato misurata dallarea sottesa alla distribuzione
al di sopra del valore di soglia. Tale area (figura 19, area tratteggiata), pu essere facilmente
calcolata attraverso la funzione di sopravvivenza:
H ( E ) 1  FH ( E )
 V v
(3)
dove FH (E ) la funzione di distribuzione cumulata della densit fH (E ) calcolata ad ogni
passo di carico V v . Pertanto, larea calcolata per diversi valori di sforzo V v e per una stessa
soglia critica Hv (o Hh ) permette la costruzione della curva di fragilit sperimentale F V *(6)
associata a quel valore di deformazione.
1

F V (Vv)

0.9

H v=5.0e-005

0.7
0.6
0.5

0.4

H v=1.0e-004

Hh [(Hh x103)/sec]

0.8

f  (H)

B

0.3

H

0.2
0.1
0

Vv [N/mm ]

Figura 19. Probabilit di raggiungere e superare la


soglia critica H

Vv(N/mm2)

V
 *v

Figura 20. Probabilit di raggiungere valori di


velocit di deformazione vs. sforzo: curve di fragilit
sperimentali (simboli) e teoriche (linee)

Come gi detto, la curva di fragilit sperimentale stata modellata con una distribuzione
Weibull [14], [15], [16], [17]. I parametri che descrivono la distribuzione possono essere
stimati attraverso i metodi di ottimizzazione presenti in numerosi codici calcolo in
commercio. La modellazione teorica della curva di fragilit sperimentale permette la
previsione, in termini probabilistici, del verificarsi di una determinata velocit di
deformazione al variare del valore di sforzo. Un esempio di ci riportato in figura 20.
3.2. Applicazione delle curve di fragilit al caso della Torre Civica di Pavia
La procedura illustrata nei paragrafi precedenti qui applicata alla previsione di vita residua
di una muratura antica modellando i risultati ottenuti dalla seconda serie di prove di pseudo
viscosit precedentemente descritte.
Un passo importante lidentificazione di significative soglie di deformazione critica. Tale

246

scelta pu essere ponderata prendendo in considerazione la pendenza della curva


deformazione vs. tempo relativa al ramo di viscosit secondaria in corrispondenza dellultimo
passo delle prove di pseudo creep (figura 12a). La retta tangente a tale ramo rappresenta il
valore limite di velocit di deformazione in corrispondenza del quale il materiale collassa.
Pertanto, la velocit di deformazione scelta come soglia di sicurezza deve certamente essere
inferiore a tale valore e possibilmente dovrebbe corrispondere agli sforzi in prossimit dei
quali il materiale non ancora entrato nella fase di creep secondario. Nel caso studio
investigato le velocit di deformazione assunte come valore critico sono state:
Hv 5.0e  005 e Hv 1.0e  004 ; gli stessi valori sono stati assunti anche per Hh . I due
valori scelti sono indicativi dellinnesco della fase di creep secondario e terziario.
3.3. La muratura medievale del paramento interno
In figura 21 sono riportate le curve di fragilit relative alla muratura del paramento interno. E
evidente come per la soglia Hh Hv 5.0e  005 a uguale probabilit di accadimento,
corrisponda un valore di sforzo V v maggiore per le deformazioni orizzontali rispetto alle
deformazioni verticali. In altre parole, se si considerano le deformazioni verticali il
superamento della soglia critica 5.0e-005 previsto avvenga per valori di sforzo piuttosto
bassi. In effetti, per bassi valori di deformazione, il comportamento della muratura si
mantiene entro il limite elastico, di conseguenza le deformazioni dirette (parallele alla
direzione del carico) risultano essere prevalenti. Questo fenomeno si inverte se si considera
una soglia di velocit di deformazione maggiore della precedente ( Hh Hv 1.0e  004 ).
1

F V (Vv)

0.9

F V (Vv)

0.9

0.8

0.8

H h=5.0e-005

0.7

H h=1.0e-004

0.6

H v=5.0e-005

0.7

0.6

0.5

0.5

0.4

0.4

0.3

0.3

0.2

0.2

0.1

H v=1.0e-004

0.1

0
0

Vv(N/mm2)

a)

Vv(N/mm2)

b)

Figura 21. Muratura medievale del paramento interno: curve di fragilit sperimentali (simboli) e modellazione
teorica (linea) a) deformazione orizzontale, b) deformazione verticale.

In questo caso, a parit di probabilit di accadimento, le deformazioni verticali mostrano


un valore di V v notevolmente maggiore rispetto al valore V v mostrato dalle deformazioni
orizzontali; ci significa che, per le deformazioni orizzontali il superamento della soglia
critica 1.0e-004 avviene per valori di sforzo V v inferiori rispetto a quelli mostrati dalla
deformazione verticale (tabella 2).
H

Ex. pr. of Hv


10%
63%
90%

0.0000125
2

V v (N/mm )
0.682
0.825
0.899

H

0.0000125
2

V v (N/mm )
0.631
0.832
0.901

H

0.00005

H

0.00005

H

0.0001

H

0.0001

V v (N/mm ) V v (N/mm ) V v (N/mm ) V v (N/mm2)


0.139
0.648
1.153

0.002
0.054
0.849

0.147
0.791
1.476

0.158
1.382
2.022

Paramento interno: confronto fra i valori di V v di raggiungimento delle soglie di


deformazione Hh e Hv per valori di Hh = Hv =0.0000125, Hh = Hv =0.00005 e Hh = Hv =0.0001.

Tabella 2.

247

Ci corrisponde al danno meccanico che si accompagna al procedere della prova: luscita


dal campo elastico comporta, infatti, il prevalere delle deformazioni orizzontali (indirette) e il
fenomeno della dilatanza di cui si parlato precedentemente. La soglia 1.25e-005, in cui le
curve di fragilit orizzontale e verticale risultano esattamente sovrapponibili (figura 22,
tabella 2), segna probabilmente luscita dal campo elastico e linizio della fase viscosa
secondaria.
1

F V (Vv)

0.9

F V (Vv)

0.9

H h=1.25e-005

0.8

0.8

0.7

0.7

0.6

0.6

0.5

0.5

0.4

0.4

0.3

0.3

0.2

0.2

0.1

0.1

H v=1.25e-005

0
0

Vv(N/mm2)

a)

Vv(N/mm2)

b)

Figura 22. Muratura del paramento interno: curve di fragilit sperimentali (simboli) e modellazione teorica
(linea ) a) deformazione orizzontale, b) deformazione verticale. Soglia di deformazione critica: 1.25e-005.

3.4. La muratura cinquecentesca


In figura 23 sono riportate le curve di fragilit relative alla muratura piena di epoca
cinquecentesca. In figura 23b, landamento delle curve di fragilit che descrivono la
probabilit di superamento della soglia critica di deformazione verticale Hv modellato, come
nel caso della muratura di paramento interno, da una distribuzione Weibull. Va comunque
notato che in questo caso si riscontra unelevata dispersione dei valori sperimentali attorno
alle curve teoriche.
1

F V (Vv)

0.9
0.8

0.8

H h=5.0e-005

0.7

0.7

0.6

0.6

0.5

0.5

0.4

H v=5.0e-005

0.4

0.3

0.3

H h=1.0e-004

0.2

Hv=1.0e-004

0.2

0.1

0.1

a)

F V (Vv)

0.9

Vv(N/mm2)

b)

Vv(N/mm2)

Figura 23. Muratura cinquecentesca: curve di fragilit sperimentali (simboli) e modellazione teorica (linea)
a) deformazione orizzontale, b) deformazione verticale.

Un po diverso invece il caso delle velocit orizzontali. I valori sperimentali mostrano un


comportamento bimodale (figura 23a); in questo caso, quindi, si resa necessaria una
modellazione basata su una mistura di due distribuzioni:
FV (V ) p w1  (1  p ) w2
dove w1 e w2 sono due distribuzioni Weibull con parametri di forma differenti che modellano,
rispettivamente, il comportamento prima della soglia V v 2 N / mm 2 e dopo tale soglia. Il
parametro p rappresenta la percentuale di valori di probabilit sperimentale che influenzano la
prima distribuzione, mentre (1 p ) il suo reciproco.

248

La discontinuit sulle curve di fragilit trova un riscontro nel netto cambiamento di


pendenza del diagramma relativo alle deformazioni orizzontali e va ricondotto ad un
comportamento complessivamente fragile della muratura cinquecentesca. Tale fragilit
legata al comportamento a rottura governato dalla fessurazione dei mattoni, come gi
osservato dalla lettura dei quadri fessurativi.
H

H

0.0000125
2

V v (N/mm )

Ex. pr. of Hv


10%
63%
90%

0.0000125

V v (N/mm )

0.005
0.350
1.320

0.150
0.875
1.650

H

0.00005

H

H

0.00005

H

0.0001

0.0001

V v (N/mm ) V v (N/mm ) V v (N/mm ) V v (N/mm2)


0.150
1.375
2.450

0.700
1.833
2.652

0.897
2.267
2.675

1.100
2.781
3.924

Muratura cinquecentesca: confronto fra i valori di V v di raggiungimento delle soglie di


deformazione Hh e Hv per valori di Hh = Hv =0.0000125, Hh = Hv =0.00005 e Hh = Hv =0.0001.

Tabella 3.

In tabella 3 il comportamento fragile evidenziato dal valore degli sforzi che portano al
superamento delle due soglie critiche 5.0e-005 e 1.0e-004, sempre inferiore nel caso della
deformazione orizzontale.
1

F V (Vv)

0.9
0.8

0.8

0.7

0.7

0.6

0.6

0.5

0.5

0.4

0.4

0.3

0.3

0.2

0.2

0.1

0.1

H v=1.25e-005

0
0

a)

F V (Vv)

0.9

H h=1.25e-005

b)

Vv(N/mm2)

Vv(N/mm2)

Figura 24. Muratura cinquecentesca: curve di fragilit sperimentali (simboli) e modellazione teorica (linea )
a) deformazione orizzontale, b) deformazione verticale. Soglia di deformazione critica: 1.25e-005.

In tabella 3 e figura 24 evidente come anche nel caso della muratura cinquecentesca la
probabilit di superamento della soglia critica 1.25e-005 sia pressoch identica per entrambe
le velocit di deformazione; si applicano di conseguenza i commenti precedenti.

4. CONCLUSIONI
Il comportamento dipendente dal tempo, insieme ad altri fattori agenti in modo sinergico,
risultato responsabile del crollo di alcune costruzioni monumentali verificatosi durante gli
ultimi quindici anni. Il problema stato affrontato attraverso un programma sperimentale
mostrando che le prove di pseudo-viscosit forniscono risultati utili ad approfondire la
conoscenza sulla fase di viscosit primaria, secondaria e terziaria. Il modello probabilistico
applicato ai risultati di prove di pseudo-viscosit si dimostrato adatto ad interpretare i dati
sperimentali e a cogliere le differenze fra murature di caratteristiche diverse. I risultati
ottenuti indicano uninteressante direzione di ricerca rivolta alla raccolta di dati anche
attraverso il monitoraggio di edifici monumentali, allo scopo di poter fare previsioni sulla vita
residua di strutture murarie soggette a particolari stati di sforzo.

249

RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano S. Sironi e R. Tassi per lelaborazione dei dati sperimentali, M. Antico per il
supporto tecnico. La ricerca stata finanziata con fondi COFIN 2002 MIUR.

BIBLIOGRAFIA
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British Masonry Society, London, No.7, Vol. 2, pp. 341-351, 1995.
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on Structural Faults and Repair, Engineering Technics Press, Edinburgh, Vol. 3, pp. 339-347, 1997
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Behaviour of Ancient Towers, Proceedings of the 1st Canadian Conference on Effective Design of
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Materials, ASCE, USA., 16(5), 419-426, 2004.
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building under permanent loading, IV Int. Seminar Structural Analysis of Historical Constructions,
Padova 10-12/11/2004, Vol. 1, pp. 589-596, ISBN 04 15363799, 2004.
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historic masonry, Proc. of 10th Canadian Masonry Symposium, Banff, Alberta, Canada ,June 8 12, 2005,
Ed. S. Lissen, C. Benz, M. Hagel, C. Yuen, N. Shrive, Printed by Dept. of Civil Eng. The University of
Calgary, Canada, Vol. I, 664 673, 2005.
[11] Evans, D.H., Probability and its Applications for Engineers, Marcel Dekker, Inc., New York, NJ, USA,
1992.
[12] Melchers, R.E., Structural reliability - analysis and prediction, Ellis Horwood LTD, Chichester, West
Sussex, England, 1987.
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Structural Engineering, ASCE, USA., 122(12), 1459-1467, 1996.
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Marcel Dekker Inc., New York, NJ, USA, 1998.
[15] Bekker, P.C.F., Durability testing of masonry: statistical models and methods. Masonry International,
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process of masonry wall over time, Materials and Structures. 35, 246 256, 2002.
[17] Garavaglia E., Anzani A., Binda L., A probabilistic Model for the Assessment of Historic Buildings under
Permanent Loading, Journal of Materials in Civil Engineering, ASCE, USA., in corso di pubblicazione.

250

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

ANALISI LIMITE PROBABILISTICA E


PROGNOSI DEL DISSESTO STRUTTURALE
A. BARATTA1, O. CORBI1, C. DI LORENZO1
1

Dipartimento di Scienza delle Costruzioni, Universit degli Studi Federico II, Napoli

SOMMARIO
Nel rilevamento di un quadro strutturale che evidenzia fenomeni patologici, la domanda cui il
tecnico deve quasi sempre rispondere di pronunciarsi sulla possibile evoluzione del dissesto,
il che richiede chiaramente una preventiva diagnosi, sulla base della quale possibile sia
prevedere il futuro della costruzione sia progettare gli interventi da intraprendere per
riassicurarne la sicurezza. Sono noti gli elementi che rendono incerta la sicurezza di una
costruzione; tra questi la incertezza sulle condizioni di carico accidentale che
progressivamente solleciteranno la costruzione (che differiscono da quelli di progetto per
intensit e disposizione), la aleatoriet e durabilit della resistenza delle membrature, gli
eventuali cedimenti (o spostamenti impressi) delle parti vincolate (esempio classico le
fondazioni) della struttura. In generale, invece, propriet quali ad esempio la duttilit,
possono considerarsi entro certi limiti come caratteristiche stabili della tecnologia costruttiva
che si adopera (lacciaio; a certe condizioni il cemento armato; con qualche cautela la
muratura). Spesso il Calcolo a Rottura pu perci essere accreditato come un modello di
analisi idoneo per la previsione del modo e del livello di collasso di una struttura.
In fase diagnostica, occorre rianalizzare il sistema prendendo atto del contesto del dissesto, e
quindi ricontrollando laffidabilit della struttura nei riguardi della attivazione di un possibile
meccanismo di collasso, con particolare riguardo ai meccanismi compatibili con il quadro del
dissesto evidenziato. LAnalisi Limite Probabilistica, che consente di mettere in campo e
trattare esplicitamente tutte le incertezze da cui pu essere influenzata a-priori la struttura,
rimodellata alla luce delle nuove certezze evidenziate dal comportamento in sito, in grado di
evidenziare la nuova graduatoria di pericolosit dei possibili meccanismi di collasso
aggiornata alla luce dello stato di fatto, eventualmente segnalando il crescere della probabilit
di collasso rispetto alla situazione a-priori, in cui la previsione della affidabilit della struttura
era affidata esclusivamente alla pura valutazione di probabilit, precedentemente al riscontro
del comportamento effettivo.
ABSTRACT
In considering a structural pathology pictures, the question is to provide a forecasting of
the possible evolution of the diseases which, of course, requires to be based on a preliminary
diagnosis. This should allow to look at the future of the building and to design the works to be
performed in order to reset safety at a admissible level. The elements that make uncertain the
safety of buildings are well known; among these one can quote the uncertainty on the live

251

load that will progressively act on the structure (that are in general different from the design
loads both in intensity and distribution), the randomness and endurance of the strength of
members; possible settlements of the foundations. By contrast, in general properties like
ductility can be considered -to some extent- as intrinsic characters of the technology one is
exploiting (e.g. steel, reinforced concrete under some conditions, masonry with some
prudence). Most times, Limit Analysis can be accredited as a effective procedure to identify
the mode and the load level for the structure collapse to happen. At the diagnosis stage, it is
necessary to re-analyze the system having in mind the context of the disease, and henceforth
to check again the reliability of the structure versus the activation of possible collapse modes,
paying particular attention to the mechanisms that are compatible with the observed picture of
fractures. Probabilistic Limit Analysis allows to take into account and to explicitly deal with
all uncertainties which can a-priori affect the structure, that shall be re-modelled in the light
of the new certainties put to evidence by the in-situ behaviour. The P.L.A. approach is able to
set the new list of possible collapse mechanisms, ordered in function of their hazard level,
updated according to the observed state of the structure, possibly warning the increase of the
collapse probability with respect to the a-priori situation, where the structure reliability
assessment relied exclusively on the pure evaluation of a probability, before the actual
behaviour was observed.
1. INTRODUZIONE
Si richiamano alcuni concetti preliminari concernenti il calcolo a rottura di strutture con
resistenza aleatoria e soggette a carichi assunti anchessi aleatori. In particolare si fa
riferimento allapproccio cinematico al problema, considerando i possibili meccanismi di
collasso per la struttura esaminata e fornendo una valutazione del carico di collasso basata
sulla valutazione della probabilit di raggiungimento della condizione di collasso impostata
nei termini dettati dal metodo cinematico dellAnalisi Limite [1]. Su tale premessa, si
sviluppa poi, a partire da un quadro delle lesioni noto, un metodo finalizzato a valutare la
riduzione della capacit portante della struttura, ovvero la riduzione dei margini di sicurezza
della struttura, basata sulla possibilit di innesco di meccanismi di collasso compatibili con il
quadro fessurativo rilevato. Si consideri quindi il problema di calcolare la probabilit di
~
collasso condizionale sotto carichi aleatori F di una struttura rigido-perfettamente-plastica
(tale assunzione, nellambito della trattazione del calcolo a rottura, peraltro, come noto,
indipendente dal comportamento del materiale costitutivo della struttura allinterno del suo
dominio di resistenza), con resistenza aleatoria e descritta da assegnate leggi di probabilit,
ma rispondente a tutte le ipotesi usualmente assunte nella trattazione classica del calcolo a
rottura (v. ad es.[1,2]. Tale problema lobiettivo fondamentale dellAnalisi Limite
Stocastica (ALS), costituendo il nodo cruciale della analisi probabilistica della sicurezza di
strutture molto duttili nei confronti dello stato limite ultimo del collasso plastico; un tema che
fu largamente sviluppato negli anni 70-80 [3-9] e che ha di recente attratto di nuovo l
attenzione degli studiosi (v. ad es.[10,11]).
In particolare si pu seguire un approccio di tipo cinematico, ricorrendo a:
i)

la approssimazione cinematica; il Teorema Cinematico dell ALS [3,4,5,6] stabilisce che,


assegnati un qualunque numero "L" di campi congruenti di deformazione plastica u k
(k = 1L) (meccanismi di collasso), definiti nel volume V occupato dalla struttura, la
probabilit di collasso Pf sotto i carichi aleatori non minore della probabilit PJ che per

252

almeno uno dei meccanismi di collasso considerati, il lavoro L ek1 prodotto dai carichi
applicati superi il lavoro L iok dissipato nellesplicarsi delle deformazioni plastiche. Il
Teorema Cinematico permette cos di calcolare una limitazione inferiore della probabilit
di collasso in quanto
PJ (w) Pf (w)
(1)

Figura 1. Esempio di possibili cinematismi di un telaio ad un piano

ii) la approssimazione cinematica per sovrapposizione [6,7]; nel caso in cui la struttura in
esame sia dotata di un numero M finito di meccanismi di collasso plastico, per ogni
meccanismo u k (k = 1...M) pu calcolarsi la relativa probabilit di collasso PJ( u k ),
ovvero la probabilit di collasso condizionata dal meccanismo k. Come corollario del
Teorema Cinematico precedentemente richiamato, per ogni u k si ha:
Pf

PJ( u k )

PJk,

con

(k

1M)

(2)
D altro canto a norma della regola per il calcolo delle probabilit dellalternativa tra pi
eventi non esclusivi, ponendo:
M

PJ*

Jk

(3)

k 1

si ha:

PJ* t Pf

(4)

E se Pf << 1 (e quindi anche PJk <<1 k) si ha anche (Principio di Sovrapposizione delle
piccole probabilit):

PJ* | Pf

(5)

Tramite la approssimazione per sovrapposizione ii) si perviene dunque ad una limitazione


superiore della probabilit di collasso, consentendo quindi di lavorare a vantaggio di
sicurezza, mentre la approssimazione cinematica i) riesce principalmente vantaggiosa al fine
di valutare lerrore commesso nel sostituire PJ* a Pf .

253

2. CONSIDERAZIONI DI BASE
Per fissare le idee, si faccia riferimento ad un semplice sistema intelaiato monopiano, come
quello rappresentato in Figura 2, in cui si ammesso che le potenziali cerniere plastiche
possano localizzarsi in un numero finito di sezioni critiche (11 nel caso in figura). Adottando
la approssimazione cinematica per sovrapposizione di cui al punto ii), se la struttura dotata
di un numero M finito di meccanismi di collasso plastico, per ogni meccanismo k pu
calcolarsi la probabilit di collasso condizionata del meccanismo individuale PJk. Del resto,
unendo le equazioni (2) e (4), si ha che la probabilit di collasso globale Pf limitata sia
superiormente che inferiormente e quindi
M

PJ*

Jk

t Pf t PJk

(6)

k 1

Per ogni meccanismo k la condizione affinch si verifichi il collasso che il lavoro L ek1
prodotto dai carichi applicati in corrispondenza degli spostamenti connessi allo specifico
meccanismo superi il lavoro L iok dissipato nellesplicarsi delle deformazioni plastiche
connesse al meccanismo stesso, ovvero, ricorrendo alla usuale schematizzazione con barre
rigide connesse internamente ed esternamente tramite cerniere plastiche, si ha
n

L ek1

~ 'M k
fi u i k t m
oj
j

i 1

L iok

(7)

j 1

~
essendo fi i carichi aleatori generalizzati, u i k gli spostamenti generalizzati dei rispettivi
punti di applicazione sviluppati nellambito del meccanismo k, 'M k le rotazioni relative tra
j

~ il momento
le sezioni contigue connesse dalla cerniera j del meccanismo considerato e m
oj
limite aleatorio in corrispondenza delle sezioni j in cui ipotizzata la formazione della jesima cerniera plastica.
f5
f4

f6

8
5

f3

f7

f8

f9
3

10

11

h
f2

10

f10
h

f1= 0

11

1
a

f11= 0

Figura 2. Carichi applicati al telaio.

Figura 3. Diagramma campione dei momenti limiti.

254

Si noti che sia i carichi che i momenti limite sono assunti quali variabili casuali
indipendenti, distribuite secondo la normale legge di Gauss con caratteristiche statistiche
(valor medio e deviazione standard) assegnate. Tali ipotesi di indipendenza statistica e di
normalit delle variabili casuali (ipotesi che sussistono anche sui due segni dei momenti
limite, che sono assunti altres indipendenti nei due versi) semplificano le operazioni
necessarie al calcolo delle approssimazioni cinematiche, ma non sono essenziali per la
validit della teoria. In definitiva, introdotta la quantit relativa al meccanismo k:

~z
k

~ 'M k
fi u i k  m
oj
j

i 1

(8)

j 1

la probabilit che il collasso sopravvenga per effetto di un determinato meccanismo k, ovvero


la probabilit di collasso condizionata dal meccanismo k, data da

PJk

Pr ob^~zk t 0`

(9)

PJ
1
PJ*

PJk

Figura 4. Probabilit di collasso secondo i diversi meccanismi in funzione del moltiplicatore s dei carichi

LogPJ


LogPJ*



LogPJk




Figura 5. Probabilit di collasso secondo i diversi meccanismi nel campo delle piccolissime probabilit

255

La probabilit di collasso complessiva, ovvero incondizionata, dunque connessa alla


probabilit che esista almeno un meccanismo per cui tale condizione sia verificata, per cui

Pr ob^  meccanismo h : ~zh t 0`

Pf

(10)

ed quindi calcolabile come la probabilit dellunione di pi eventi.


Nelle Figure 4 e 5 sono riportate le curve che riproducono l andamento delle singole
probabilit di collasso per tutti i possibili meccanismi del telaio in Figura 2, insieme con il
limite superiore P*J fornito dalla regola di sovrapposizione.
3. LA VALUTAZIONE DEL DISSESTO NELL AMBITO DETERMINISTICO
Con riferimento al semplice telaio di Figura 2, si consideri che il momento flettente assunto
positivo o negativo a seconda che risultino tese le fibre interne o rispettivamente quelle
esterne. Supponendo la struttura soggetta a condizioni di carico note, e assumendo anche che
il limite di resistenza in ogni sezione retta sia uguale alla sua capacit nominale, si consideri il
caso in cui alcune sezioni siano lesionate, all intradosso o all estradosso (Figura 4).
Si pu ragionevolmente presumere che nelle r sezioni lesionate sotto i dati carichi sia stato
attinto il limite di resistenza, e che pertanto sotto i dati carichi in alcune posizioni sia stato
attinto il momento limite positivo, e in altre posizioni sia stato attinto quello negativo. Il
campo delle tensioni che effettivamente equilibra i carichi applicati dovr corrispondere a
valori delle incognite iperstatiche xt tali che nelle sezioni lesionate i momenti flettenti sino
uguali ai rispettivi valori limite.
Fracture r = 2

Fracture r = 1

Figura 4 Telaio lesionato

Per questo motivo, denotando con il suffisso "r" le sezioni lesionate, corrispondenti
rispettivamente alla curvatura positiva o negativa, si pu scrivere
n

mr

A f  B
rj j

j 1

rt x t

t 1

m o if m r ! 0

m o if m r  0

(11)

with A and B suitable equilibrium matrices.


Se, per esempio, la lesione nella sezione 1 corrisponde a cuvatura positiva, come in Figura
4, ma, per i valori considerati delle reazioni iperstatiche, m1 assume un valore negativo, questi

256

non pu essere scelto come candidato per riprodurre il momento limite nella sezione in
oggetto. L opposto vale se la lesione congruente con una curvatura negativa.
Il collasso della struttura sotto carichi amplificati per un fattore J si verifica se
n

L eJ

J Fju j
j 1

JL e1 t m op 'Mp

Li

p 1

(12)

L
Jt i
L e1

ove si intende implicitamente che mop denota il valore limite del momento plastico, positivo o
negativo in sintonia con il segno di 'Mp, Le1 denota il lavoro attivo sviluppato dai carichi
effettivi (per J=1), e il moltiplicatore di collasso assunto come il pi piccolo fattore del
carico in accordo con la disuguaglianza nella prima linea della equazione (12)
Considerando un qualunque meccanismo (u, ' = Cu), sia R l insieme degli indici
corrispondenti alle sezioni rette lesionate sia S l insieme degli indici che identificano le
sezioni non lesionate, per le quali quindi non vi sono motivi per dubitare dei valori nominali,
assunti a-priori, della resistenza del materiale. Denotando con r ed s gli indici relativi alle
sezioni lesionate e, rispettivamente, non lesionate, nella espressione del lavoro interno
possibile distinguere le rotazioni plastiche 'Mr relative alle sezioni lesionate. Se nella sezione
r il segno di 'Mr congruente con la lesione, il relativo momento plastico nella espressione
di Li pu essere valutato tramite la equazione (11), cosicch

Li

m
sS

os

n
'Ms  A rjf j  Brt x t 'Mr
rR j 1
t 1

(13)

3.1. Primo caso: fessure congruenti a un meccanismo


Si considera il caso in cui le fessure sono per numero, posizione e segno congruenti ad un
meccanismo,intendendo con ci che R configuri un possibile modo di collasso e S vuoto.
In questo caso

Brt x t 'Mr

rR t 1

0 ; Li

Fracture 3

Fracture 2

Fracture 1

Fracture 4

257

A rjf j 'Mr

rR j 1

L e1

(14)

Figura 5. Lesioni congruenti al meccanismo.

il che significa che il moltiplicatore di collasso per il meccanismo identificato dalle lesioni
J = 1, e quindi la struttura alla soglia del collasso. Da notare che per il medesimo
meccanismo, sulla base delle resistenze nominali il moltiplicatore di collasso sarebbe

m or 'Mr

L io
L e1

Jo

rR

A f 'M m
rR

rj j

j 1

L e1

L e1
J

or

rR

'Mr  A rjf j 'Mr


rR j 1

L e1

(15)

m or  m r 'Mr
rR

L e1

dove Jo > J, in quanto ci si aspetta che |m or| > |m r| per qualsiasi "r".
3.2. Secondo caso: Lesioni quasi congruenti al meccanismo
Se le sezioni lesionate sono tutte congruenti con un meccanismo salvo una (che pu non
essere congruente con il meccanismo o semplicemente mancante), S composto da un solo
indice, mentre R contiene le rimanenti lesioni; in questo caso (Figura 6)

Li

m
n

m os 'Ms  A rjf j  Brt x t 'Mr


rR j 1
t 1

(16)

Fracture 3
Fracture 3

Fracture 2

Fracture 2

Fracture 4

Fracture 1

Fracture 1

Fracture 4

Figura 6. Lesioni quasi congruenti a un meccanismo.

Dal momento che

B"t x t 'M"

"R  S t 1

Bst x t
t 1

 Brt x t 'M r z 0
rR t 1

(17)

si ha

Li

m
m
n

mos 'Ms  A sjf j  Bst x t 'Ms  A "jf j  B"t x t 'M"


t 1
"R  S j 1
t 1
j1

Li mos 'Ms  ms f, x 'Ms  Le1

258

(18)
(19)

dove ms(f, x) indica il momento flettente nella sezione "s" sotto la azione del carico f, e
dipende, naturalmente, dalle reazioni iperstatiche x. Dal momento che R S configura un
meccanismo e quindi

A f  B x 'M

"RS

j1

"j j

"t

t 1

"

Le1

(20)

levento ^JLe1 = Li ` coincide proprio con levento

>mos  ms f , x @'Ms J  1 Le1

(21)

da cui si deduce

1

>m os  ms f , x @'Ms
L e1

J x

(22)

Le reazioni iperstatiche x possono essere valutate tramite la misura delle lesioni. Se si


considera il fatto che ' * rappresentano la dimensione delle lesioni osservate (espresse come
rotazioni anelastiche) la relazione tra x e ' * si ottiene da una semplice relazione lineare:

x Rf  S'M

(23)

with R and S suitable matrices.


3.3. Terzo caso: L' evento generico
In generale, si consideri il caso in cui il numero, la posizione ed il segno delle lesioni non
siano congruenti con alcun meccanismo (Figura 7).
Il collasso resta individuato dalla condizione

JLe1 t Li

(24)

Considerando che leq. (20) vale in generale, si ha

Li

m
sS

os

n
 A sjf j  Bst x t 'Ms  L e1 d JL e1
t 1

j1

(25)

da cui

>m

os

 m s f, x @'Ms d J  1 L e1

sS

e di conseguenza

259

(26)

J 1  max

>m

os

 m s f, x @'Ms

sS

(27)

L e1

xX

con le incognite x dipendenti dalle forze f e dalle lesioni ' *.

x Rf  S'M

(28)
Fracture r = 2

Fracture r = 1

Figura 7. Il quadro fessurativo generico

4. L APPROCCIO PROBABILISTICO
Il punto debole delle precedenti considerazioni che in generale, i carichi non sono noti, ed
difficile poter misurare l apertura delle lesioni e le conseguenti rotazioni anelastiche 'M
M*.
Allo scopo di migliorare la robustezza del percorso logico esposto, si pu adottare un
approccio di tipo probabilistico, che risulta un efficace supporto atto a maneggiare le
incertezze insite nell ambito deterministico.
Levento collasso secondo un dato meccanismo pu essere correlato alla variabile:

~
~
JL k  L k

~z
k

e1

(29)

io

con

~
L k
io

t 1

k
k
~  A f  B ~

m
os sj j st x t 'M s  L e1

sS

oppure, in forma matriciale

260

(30)

>

~
~
~  A ~
~
L k  L k m
os
s f  Bs x
io
e1
~
~
L k f T u k

@T 'M k
s

(31)

e1

da cui

~z J
k

T
k
~  A ~f  B ~
J  1 ~f T u k  >m
os
s
s x @ 'M s

(32)

in cui le incognite iperstatiche sono legate alle lesioni e ai carichi dalla eq. (28).
Poich le ' * sono state scelte e misurate in modo approssimativo, possono essere
considerate affette da errori casuali. Cos esse assumono un carattere di vettore casuale, le cui
componenti si possono assumere correlate o statisticamente indipendenti, e in ogni caso
indipendenti dalle componenti di carico. La precedente equazione (28) diventa cos

~
~
~
x R f  S'M

(33)

dove la tilde superiore sta ad indicare una variabile casuale. Il valore medio, denotato dal
trattino soprasegno, e le matrici di covarianza delle reazioni iperstatiche possono essere
ottenuti dalle solite relazioni
x

Rf  S' M ; C xx

RCff R T  SC MMS T ; Cfx

RCff

(34)

in cui la matrice Cab denota genericamente la matrice di covarianza tra i vettori aleatori
~
~
a e b , e si tenuto conto che la matrice di covarianza CfM nulla per la assunta
~
~.
indipendenza di f e M
Il collasso corrisponde quindi allevento ~z J t 0 , con le statistiche di ~z J date da
k

z k J

J  1 f T u k  >mos  A sf  B s x @T 'M sk

(35)

per quanto riguarda il valor medio, e da

> @

>

Var>~zk J @ E ~zk J  z k J

> @

> @

J  1 2 u k T C u k  2 J  1 u k T C A T 'M k  2 J  1 u k T C B T 'M k

ff
ff s
fx s
s
s

T
T
T
k
k
k
k
k
k












T
T
 'M
C mm 'M  'M
A s C ff A s 'M  2 'M
A s C fx B s 'M 
s
s
s
s
s
s

k T B C B T 'M k

'
M

s xx s
s
s

@ >
>

@
@

>

>

(36)

per la varianza, il che consente in modo agevole il calcolo della probabilit di collasso,
a-posteriori, dopo che il quadro fessurativo stato rilevato.

5. CONCLUSIONI
Nella presente Nota si delineata una metodologia logica per la valutazione della pericolosit
del quadro fessurativo di una struttura. Si constatato che l insorgere di un dissesto obbliga a
considerare la riduzione del margine di sicurezza residuo della struttura, che deve essere

261

considerato nullo nel caso in cui il complesso delle lesioni integri un possibile meccanismo di
collasso, anche se non incluso tra quelli attesi come pi probabili per la struttura.
Nel caso in cui il quadro fessurativo si presenti meno drammatico, il margine di sicurezza
residuo pu valutarsi attraverso la misura della vistosit delle lesioni. Quest ultima per
sempre una operazione assai imprecisa e soggetta a notevoli errori, per quanto accurate siano
le operazioni di rilievo. Il decadimento della sicurezza pu per valutarsi con sufficiente
affidabilit paragonando la probabilit di collasso della struttura nominalmente integra,
valutata con i metodi della Analisi Limite Stocastica, a quella della struttura lesionata che pu
valutarsi attraverso il procedimento illustrato nel par. 4, aggiungendo al modello un ulteriore
insieme di variabili aleatorie, rappresentato appunto dagli errori di valutazione e misura delle
lesioni.

BIBLIOGRAFIA
[1] Franciosi V.: Scienza delle Costruzioni, Vol. IV: Calcolo a rottura, Liguori, Napoli, 1964.
[2] Hodge P. G.: Plastic Analysis of structures, Mc Graw-Hill, New York, 1959.
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Convegno Nazionale, Udine, 1971.

[4]

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Mech., 1 (1), pp. 43-62, 1972.

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Augusti G., Baratta A.: Theory of Probability and Limit Analysis of Structures under Multiparameter
Loading, Proc. Int. Symp. Problems of Plasticity, Varsavia, 1972.

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Augusti G., Baratta A., Casciati F.: Probabilistic methods in structural engineering, London, Chapman &
Hall, 1984

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1967.

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Moses F., Stevenson J. D.: Reliability-based structural design, Journ. Struct. Div., Proc. ASCE, 96 (ST2),
1970.

[9]

Moses F., Stevenson J. D.: Reliability Analysis of Frame Structures, Journ. Struct. Div., Proc. ASCE, 96
(ST 11), 1970.

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Biondini F.: Probabilistic limit analysis of framed structures, 8th ASCE Specialty Conf. on Probabilistic
Mechanics and Structural Reliability, 2000

[11]

Wang W., Ramirez M.R., Corotis R.B.: Reliability analysis of rigid-plastic structures by the static
approach, Structural Safety, 15, pp. 209-235, 1994

Ricerca svolta con fondi della Universit di Napoli e cofinanziata dal MIUR (Ministero della Universit e della
Ricerca Scientifica).

262

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

AFFIDABILITA NEI RIGUARDI DEL COLLASSO PLASTICO O PER


INSTABILITA DI STRUTTURE A PARAMETRI INCERTI
U. ALIBRANDI, A. DARRIGO, G. RICCIARDI
Dipartimento di Ingegneria Civile, Universit di Messina

SOMMARIO
In questo lavoro viene presentata una metodologia per sviluppare analisi di sicurezza per
sistemi strutturali nei confronti degli Stati Limiti Ultimo di collasso plastico e di instabilit
euleriana, assumendo che le resistenze siano non deterministicamente fissate, bens aleatorie.
Per la analisi di affidabilit nei confronti del collasso plastico si fatto ricorso alla teoria
dellAnalisi Limite Probabilistica: utilizzando algoritmi proposti di recente da due degli autori
infatti possibile ottenere buone delimitazioni (sia superiore che inferiore) della effettiva
probabilit di collasso plastico della struttura. Per la analisi di affidabilit nei confronti del
fenomeno di instabilit si fatto poi ricorso ad un algoritmo proposto da uno degli autori e che
consente di ottenere buone delimitazioni (inferiori) della effettiva probabilit di collasso per
instabilit. Le delimitazioni ottenute sono note essere soddisfacenti anche nel campo delle
probabilit molto basse, che sono le pi significative per questo tipo di analisi. Una semplice
applicazione mostra la bont delle metodologie di analisi applicate, nonch la opportunit di
eseguire analisi completamente probabilistiche per avere risposte realistiche dei sistemi
strutturali.
ABSTRACT
In this paper an approach for the safety analysis of structural systems with respect to the
Ultimate Limit States of plastic collapse and buckling is presented, assuming that the
resistances are not deterministic, but random. For the reliability analysis with respect to the
plastic collapse the Probabilistic Limit Analysis theory is used: using algorithms recently
proposed by two of the authors it is possible to obtain close bounds (both lower and upper) of
the true probability of plastic collapse of the structural system. For the reliability analysis with
respect to the buckling a procedure proposed by one of the authors is presented, which allows
to determine good lower bound of the true probability of buckling. The obtained bounds are
close also in the range of the very small probabilities, which are the most crucial for this kind
of analysis. A simple example shows the accuracy and effectiveness of the proposed
procedures, and the necessity of a fully probabilistic analysis if one want to determine a
realistic response of the structural system.

263

1. INTRODUZIONE
Negli ultimi anni alcuni crolli dovuti ad inattese imperfezioni del materiale hanno evidenziato
che per la analisi dei sistemi strutturali bisogna operare con parametri che non sono
deterministicamente fissati, ma che bens sono incerti. In tale contesto opera appunto la teoria
della affidabilit strutturale, che si pone come obiettivo la razionale trattazione sia delle
incertezze presenti in un problema di ingegneria strutturale, sia dello sviluppo di metodi atti a
verificare la sicurezza e funzionalit delle strutture, nella ipotesi di avere rimosso il rigido
vincolo di parametri deterministici ([1]-[3]).
Tali metodi forniscono allora uno strumento di progettazione alternativo, assegnando alle
variabili incerte delle opportune distribuzioni di probabilit in modo da potere da un lato
valutare la probabilit di superamento di un assegnato stato limite, dallaltro di confrontare tale
probabilit con un livello di affidabilit richiesto. Fra i possibili Stati Limite particolare
interesse rivestono gli Stati Limite Ultimi (SLU) di collasso plastico e di instabilit euleriana,
che sono appunto quelli qui analizzati. Lanalisi limite e lanalisi per instabilit euleriana sono
quei rami della meccanica delle strutture che si pongono come obiettivo la valutazione della
sicurezza dei sistemi strutturali nei confronti dei suddetti Stati Limite; la loro potenzialit
risulta ulteriormente evidenziata nella ipotesi di parametri aleatori, in quanto essi consentono di
sviluppare analisi di affidabilit strutturali, richiedendo una completa caratterizzazione statistica
rispettivamente soltanto del valore limite delle resistenze e dei parametri elastici del materiale.
In questo lavoro vengono applicate le recenti formulazioni di Analisi Limite Probabilistica
([4]-[9]) e Instabilit Euleriana Probabilistica proposte da due degli autori ([9],[10]) e vengono
valutate le probabilit di collasso strutturale per assegnati carichi agenti; lesempio proposto
evidenzia la efficienza degli approcci proposti, nonch la opportunit di eseguire analisi
probabilistiche delle strutture per ottenere informazioni pi realistiche sul loro effettivo
comportamento.

2. STATO LIMITE ULTIMO DI COLLASSO PLASTICO


In questa sezione viene analizzata la sicurezza delle strutture nei confronti dello SLU di
collasso plastico, assumendo in prima analisi che le resistenze siano deterministicamente
fissate, e sviluppando poi una seconda analisi in cui si verifica la sicurezza della struttura
considerando lipotesi di variazione delle propriet del materiale rispetto al valore atteso.
In questo contesto assume particolare interesse la teoria dell Analisi Limite, che, sulla
base di alcune ipotesi semplificative, ma ragionevoli per una grande variet di problemi
strutturali, consente la valutazione del carico di collasso plastico, il quale non risulta dipendere
dalla particolare storia di carico, o da eventuali stati di coazione, o dai parametri elastici. Tale
teoria risulta quindi semplificata, ma rigorosa, e assume particolare fascino in seno a una analisi
probabilistica, essendo richiesta soltanto la caratterizzazione statistica delle condizioni di
snervamento locali.
2.1. Formulazione dellAnalisi Limite Deterministica
Si consideri una struttura discreta o discretizzata e si indichi con F il vettore di ordine g dei
carichi base amplificabili tramite il moltiplicatore _ , e con Q il vettore di ordine c delle
sollecitazioni, valutate in un numero finito c di punti della struttura. La condizione di
equilibrio tra i carichi esterni e le sollecitazioni interne fornita da

264

C TQ = _ F

(1)

nella quale C T la matrice di equilibrio di ordine g c . Le equazioni di congruenza che


correlano lo sviluppo delle deformazioni plastiche p con il campo di velocit u sono date da
p = C u

(2)

ove C la matrice di flessibilit, mentre p di ordine c . La condizione di conformit del


vettore delle sollecitazioni si pu esprimere nella forma seguente

(Q ) = N T Q < K ) 0

(3)

ove N una opportuna matrice di ordine c 2c , mentre K il vettore delle resistenze, di


ordine 2c . Nellambito dellanalisi limite si fa riferimento a materiali stabili secondo Drucker
il che implica che possibile esprimere le leggi di scorrimento plastico secondo la
formulazione del legame associato:
p = N ,


 * 0,

( Q ) ) 0,

T


 = T  =0


(4)

dove  * 0 il vettore dei moltiplicatori plastici di ordine 2c . Si ricorda inoltre che le (4)
presuppongono la convessit del dominio di ammissibilit, nonch la legge di normalit, in
base alla quale si ha sviluppo di deformazioni plastiche secondo la direzione della normale
uscente dal dominio.
Il moltiplicatore dei carichi _ S si dice staticamente ammissibile se in corrispondenza ad esso
esiste un vettore delle sollecitazioni Q che siano equilibrate e conformi, cio tali da soddisfare
la (1) e la (3); il moltiplicatore dei carichi _ C si dice cinematicamente sufficiente se in
corrispondenza ad esso esiste un meccanismo di collasso di tipo rigido-plastico, definito da un
vettore di velocit incipienti u e da un vettore di deformazioni plastiche p tale da soddisfare
la (2) e la (4) e in corrispondenza del quale la potenza dei carichi base amplificati risulta non
inferiore alla potenza dissipata.
Il teorema cinematico dellanalisi limite afferma che un moltiplicatore cinematicamente
sufficiente non inferiore al moltiplicatore di collasso _ P ,cio _ P ) _ C , mentre il teorema
statico afferma che unmoltiplicatore staticamente ammissibile non superiore al
moltiplicatore di collasso _ P , cio _ S ) _ P . Le due classi di moltiplicatori ora definite sono
contigue, per cui il moltiplicatore di collasso risulta unico. Si noti comunque che lunicit di
_ P non implica necessariamente lunicit del meccanismo di collasso, o del campo di tensioni
al collasso.


2.2. Formulazione dellAnalisi Limite Probabilistica (ALP)


NellAnalisi Limite Probabilistica (ALP) si lasciano inalterate le ipotesi fondamentali
dellanalisi limite deterministica e si considerano le resistenze non pi come deterministiche,
bens aleatorie. Tali resistenze sono quelle dei punti di controllo della struttura discretizzata e
vengono raccolte in un vettore aleatorio K supposto Gaussiano, la cui completa descrizione

265

probabilistica data dal vettore dei valori medi

= E[ K ] e dalla matrice di covarianza

= E[ K K ] < E[ K ]E[ K ] . Si assume invece nota la curva distribuzione dei carichi agenti.
In tali condizioni il problema dellanalisi limite si riconduce non pi al calcolo del
moltiplicatore di collasso _ P , bens alla determinazione della Probabilit Condizionale di
Collasso (PCC) della struttura soggetta ai carichi assegnati, che la probabilit di collasso
plastico del sistema strutturale per assegnato valore dei carichi agenti. La PCC pu intendersi
equivalentemente come la probabilit che il moltiplicatore dei carichi _ sia cinematicamente
sufficiente o come la probabilit che esso non sia staticamente ammissibile. Tale curva pu
anche essere considerata come la curva distribuzione di probabilit del moltiplicatore dei
carichi _ , e in quanto tale essa risulta essere non decrescente.
Nellestensione al campo stocastico dellapproccio cinematico dellAnalisi Limite, la
probabilit di collasso Pf (_ ) la probabilit che il carico _ F sia non sicuro, dunque la
T

probabilit che esista un meccanismo deformativo di tipo rigido-plastico tale che la potenza dei
carichi esterni _ F sia non inferiore alla potenza di dissipazione interna. Tramite lapproccio
cinematico possibile valutare la esatta PCC, considerando tutti gli m meccanismi deformativi
di tipo rigido-plastico, se per se ne considera un numero inferiore m < m si pu al pi
ottenere una delimitazione inferiore della PCC, quindi a sfavore di sicurezza [11].
Nellestensione al campo stocastico dellapproccio statico dellAnalisi Limite, la probabilit
di successo o affidabilit Ps (_ ) la probabilit che il carico _ F sia sicuro, dunque la
probabilit che esista un vettore di sollecitazioni Q tale che risultino soddisfatte le equazioni di
equilibrio e di ammissibilit plastica. Comunque, linteresse in generale rivolto verso la PCC,
ottenuta come probabilit complementare Pf (_ ) = 1 < Ps (_ ) .
Tramite lapproccio statico [12] non possibile in nessun caso valutare la esatta PCC,
perch per raggiungere tale risultato sarebbe necessario considerare infiniti vettori di sforzo.
Comunque, ben sottolineare che considerando un numero finito q di vettori tensioni, si
ottiene una delimitazione superiore della PCC, quindi a favore di sicurezza; per tale motivo
lapproccio statico risulta di maggiore interesse pratico rispetto a quello cinematico ed stato
oggetto negli ultimi anni di sempre pi crescente interesse. Molta ricerca stata compiuta per
determinare criteri di scelta atti a determinare delle buone delimitazioni della PCC,
considerando un numero ridotto di stati di sforzo.
In tale lavoro un alternativo approccio proposto precedentemente da due degli autori
stato adottato, dove vengono considerati stati di sforzo non deterministici bens aleatori; tali
stati di sforzo aleatori utilizzano il concetto di domini di parziale ammissibilit introdotti in [4]
e consentono di determinare la esatta PCC ([6], [8]) ed in ogni caso di valutare delle buone
delimitazioni sicure della PCC ([5], [7], [9]). Inoltre utilizzando le propriet di dualit della
analisi limite e geometriche dei domini di parziale ammissibilit possibile ottenere tramite
lapproccio proposto anche delimitazioni inferiori della PCC, identiche a quelle che si
otterrebbero utilizzando il classico teorema cinematico della analisi limite probabilistica [7].
Lapproccio statico proposto (che verr pi dettagliatamente descritto nelle successive
sottosezioni) consente allora di ottenere delimitazioni (superiore e inferiore) della PCC
abbastanza stringenti, e pertanto stato utilizzato in tale lavoro.
Le indagini numeriche ([11],[7],[9]) hanno evidenziato come nel campo delle piccole
probabilit vi sia un frequente interscambio del meccanismo dominante (cio quello
caratterizzato dalla pi elevata probabilit di collasso) che in molti casi non coincide con il
meccanismo di collasso della struttura media. Avviene allora che il collasso possa avvenire in

266

un modo differente da quello previsto dallanalisi limite deterministica applicata alla struttura
media, ragion per cui per individuare le effettive ragioni di numerose situazioni di crisi pu
essere necessaria ladozione di un punto di vista probabilistico. Risulta allora auspicabile, come
effettuato in tale lavoro, che ogni qualvolta si voglia effettuare una approfondita analisi di
sicurezza delle strutture nei confronti degli SLU, si associ ad una tradizionale analisi
semiprobabilistica, una analisi completamente probabilistica che sia in grado di fornire
informazioni pi realistiche sulleffettivo comportamento della struttura.
2.3. I domini di parziale ammissibilit
Lapproccio proposto utilizza la ben nota formulazione del metodo delle incognite iperstatiche
tramite cui gli sforzi si possono definire come Q = QD + _ QL + RX = R0 FD + _ R0 FL + RX
dove QD e QL sono vettori di ordine c che raccolgono gli sforzi valutati in c punti della
struttura, quando il sistema strutturale soggetto rispettivamente a carichi permanenti e
amplificabili, X il vettore di ordine r delle incognite iperstatiche, FD e FL sono vettori di
ordine g che contengono rispettivamente i carichi permanenti e amplificabili, R0 e R sono
matrici di equilibrio rispettivamente di ordine c g e c r ottenute ponendo uguali a zero le
incognite iperstatiche e i carichi agenti.
Per verificare che un qualunque vettore di sforzo Q equilibrato sia anche conforme, lo si
sostituisce nella eq.(3) ottenendo G T X + K D + _ K L ) K , dove G = RT N , K D = N T QD e
K L = N T QL . Il vettore K di ordine 2c che raccoglie le resistenze plastiche aleatorie un
vettore stocastico Gaussiano di valore medio K = E[ K ] e matrice di covarianza pari a
T
T
K = E[ KK ] < E[ K ]E[ K ] . Conseguentemente, la probabilit di successo si pu scrivere
come Ps (_ ) = P X D *r : G T X + K D + _ K L ) K .
Si introduce quindi il dominio di ammissibilit  (_ ) che una classe a r dimensioni di vettori
staticamente ammissibili definiti nello spazio delle incognite iperstatiche


 (_ ) > { X D *r : G T X + K D + _ K L ) K }

(5)

In conseguenza, la probabilit di successo Ps (_ ) pu essere interpretata come la probabilit


che il dominio di ammissibilit sia non vuoto, o che lo stesso, come la probabilit che esista
almeno un vettore di sforzo X D *r appartenente al dominio di ammissibilit  (_ ) , cio
Ps (_ ) = Prob[ (_ ) >/ ] = Prob[X D  (_ )] dove linsieme vuoto.

Si noti per che il dominio di ammissibilit  (_ ) non risulta di agevole identificazione,


sono allora stati introdotti i domini di parziale ammissibilit k (_ ) , k = 1, 2, ! , m che sono
classi a r dimensioni definite nello spazio delle incognite iperstatiche che soddisfano soltanto
r + 1 vincoli di ammissibilit plastica e che hanno una probabilit non nulla di essere vuoti. Una
importante propriet dei domini di parziale ammissibilit che il dominio  (_ ) si pu pensare
come dato dalla loro intersezione
m

 (_ ) =   k (_ )

(6)

k =1

Il numero m di domini di parziale ammissibilit coincide con il numero di meccanismi


deformativi di tipo rigido-plastico dellapproccio cinematico della ALP, ed in effetti esiste una
corrispondenza tra i domini di parziale ammissibilit e i meccanismi del sistema strutturale.

267

Tale propriet verr delucidata nelle successive sottosezioni, mentre ulteriori dettagli sulle
caratteristiche dei domini di parziale ammissibilit sono descritti in [8], ove anche presentata
una procedura per la loro sistematica valutazione tramite elaboratore elettronico.
2.4. Delimitazione superiore della PCC (Delimitazione sicura)
In questa sezione viene descritta una procedura per la valutazione della delimitazione superiore
della PCC, seguendo la formulazione classica del teorema statico della Analisi Limite.
Per la propriet di convessit dei domini di parziale ammissibilit, ogni punto interno al
dominio pu essere formulato come combinazione lineare convessa dei suoi vertici, i quali, in
virt delle definizioni di dominio di ammissibilit  (_ ) e di domini di parziale ammissibilit
k (_ ) sono esprimibili come combinazione lineare delle resistenze plastiche aleatorie K i ,

i = 1, 2,!, 2c . Conseguentemente, ogni punto interno Pi (_ ) relativo all i < esimo dominio di
parziale ammissibilit si pu esprimere come combinazione lineare delle resistenze aleatorie.
Si definisce levento [ Si ] corrispondente alla circostanza il vettore sforzo aleatorio Pi (_ )
staticamente ammissibile

[ Si ] = G T Pi (_ ) + K D + _ K L ) K ,

allora levento [ (_ ) >/ ]

include levento unione [* Si ] dove n il numero di sforzi aleatori scelti. In tal modo la
n
i =1

probabilit di successo Ps (_ ) ha la seguente delimitazione inferiore


n
n
n n
Ps (_ ) * Psn (_ ) = P * Si = P [ Si ] < P Si  S j + P Si  S j  S k + !
i , j =1
i , j , k =1
i =1 i =1
i< j

(7)

i< j<k

E facile verificare che tramite la eq.(7) possibile ottenere una delimitazione superiore della
PCC Pf (_ ) = 1 < Ps (_ ) ) 1 < Psn (_ ) = Pfn, s .
Si pu dimostrare [8] che tramite un numero finito di sforzi aleatori si pu ottenere la esatta
PCC; si inoltre visto che la velocit di convergenza usando sforzi aleatori ben maggiore di
quella che si otterrebbe usando sforzi deterministici.
2.5. Delimitazione inferiore della PCC (Delimitazione non sicura)
In questa sezione viene descritta una procedura per la valutazione della delimitazione inferiore
della PCC, seguendo la formulazione del teorema cinematico della Analisi Limite come duale
del teorema statico.
Utilizzando le propriet di dualit dei teoremi di Analisi Limite si pu vedere che la
probabilit di collasso Pf (_ ) pu essere pensata come la probabilit che il dominio di

ammissibilit  (_ ) sia vuoto Pf (_ ) = Prob  (_ ) > .


Si definisce levento [ Fi ] corrispondente alla circostanza l i < esimo dominio di parziale
ammissibilit vuoto

[ Fi ] = i (_ ) > ,

allora levento [ A (_ ) > ] include levento

unione [* Fi ] . Levento [ Fi ] corrisponde a Nessun vettore di sforzo appartenente


all i < esimo dominio di parziale ammissibilit staticamente ammissibile e per le relazioni di
dualit anche corrispondente allattivazione del meccanismo deformativo rigido-plastico le
cui cerniere plastiche attivate sono le stesse che definiscono il dominio parziale stesso.
Conseguentemente la probabilit di collasso Pf (_ ) ha la seguente delimitazione inferiore
m
i =1

268

m
m
(8)
m m
Pf (_ ) * Pfm (_ ) = P * Fi = P [ Fi ] < P Fi  F j + P Fi  F j  Fk + !
i , j =1
i , j , k =1
i =1 i =1
i< j

i< j<k

Si noti che se in particolare m = m [4] si ottiene Pf (_ ) = Pfm (_ ) .


Si vede infine che utilizzando le eq.(7) e (8) possibile delimitare la esatta PCC del sistema
strutturale
Pfm (_ ) ) Pf (_ ) ) Pfn, s (_ )

(9)

3. STATO LIMITE ULTIMO DI INSTABILITA

In questa sezione viene analizzata la sicurezza delle strutture nei confronti dello SLU di
instabilit euleriana, assumendo dapprima che il materiale abbia un modulo di elasticit
deterministicamente fissato, e poi studiando il comportamento della struttura considerando
lipotesi di variazione delle propriet del materiale rispetto al valore atteso.
3.1. Formulazione dellAnalisi di Instabilit Euleriana a parametri deterministici
Si consideri un sistema elastico discreto con un numero finito n di gradi di libert, ove la
generica configurazione congruente rappresentata dal vettore q delle variabili lagrangiane.
Con riferimento ai problemi euleriani di instabilit e nellipotesi di forze conservative, il
problema presenta una configurazione di equilibrio banale, indicata con q0 , che si fa coincidere
con lorigine dello spazio delle configurazioni, cio q0 = 0 . Indicando con b q = q il generico
cambiamento di configurazione a partire dalla configurazione banale, la variazione seconda
della Energia Potenziale Totale (EPT) W ( q ) del sistema si esprime nella forma
1
2

b 2 W ( q ) = qT Kq = t ( q ) < h w ( q )

(10)

ove si indicato con K = K E < h K G la matrice di rigidezza del sistema, simmetrica e di


componenti Kij = [, 2W ( q ) ( ,qi ,q j )]q =0 funzioni lineari del moltiplicatore h , amplificatore
dei carichi base F .
NellEquazione (10) t ( q ) = 12 qT K E q la variazione seconda dellenergia di deformazione
e w ( q ) = 12 qT K G q

il lavoro del secondo ordine compiuto, nel cambiamento di

configurazione, dai carichi base, con K E e K G , rispettivamente, matrici di rigidezza elastica e


geometrica del sistema.
Il teorema di Lagrange-Dirichlet riduce lanalisi di stabilit allo studio della forma
quadratica (10); segnatamente, la configurazione di equilibrio banale di equilibrio stabile per
la struttura, soggetta al carico h , se la variazione seconda dellEPT risulta definita positiva per
qualunque configurazione appartenente alla classe ) delle configurazioni congruenti non
banali. Il carico critico euleriano h E il minimo carico per cui la forma quadratica (10),
definita nella classe delle configurazioni congruenti non banali, risulta essere semidefinita

269

positiva. Esiste, dunque, una configurazione non banale per cui la variazione seconda dellEPT
nulla, ma ancora nessuna per cui sia negativa. La disuguaglianza critica si scrive:

b 2 W ( q ) = t ( q ) < hE w ( q ) = qT ( K E < hE K G ) q * 0,
1
2

q D)

(11)

nella quale il segno di uguaglianza vale almeno per una configurazione non banale q & 0 .
La configurazione banale cessa di essere di equilibrio stabile quando la matrice K diventa
singolare. Il carico critico euleriano corrisponde, allora, alla pi piccola radice dellequazione
det( K ) = det( K E < h K G ) = 0 ; comunque, nelle pratiche applicazioni, la ricerca del carico
critico euleriano si riconduce alla soluzione di un problema agli autovalori.

3.2. Formulazione dellAnalisi di Instabilit Euleriana Probabilistica (IEP)


NellAnalisi di Instabilit Euleriana Probabilistica (IEP) si lasciano inalterate le ipotesi
fondamentali dellanalisi deterministica e si considera il modulo di elasticit longitudinale E
non pi come deterministico, bens aleatorio. Conseguentemente la matrice di rigidezza
K = K E < h K G della struttura risulter essa stessa a parametri incerti. Nel seguito si
considereranno sistemi strutturali ove la matrice di rigidezza geometrica non dipende dal
modulo elastico, risultando pertanto K G una matrice deterministicamente fissata. La matrice di
n
rigidezza si pu anche scrivere come K = i =1 K iE X i < h K G , dove i parametri X i ,
i = 1, 2,!, n sono variabili aleatorie contenenti le incertezze del sistema strutturale e la matrice

di rigidezza elastica aleatoria data da K E = i =1 K iE X i .


n

I parametri aleatori vengono raccolti in un vettore aleatorio di variabili base X supposto


Gaussiano, la cui completa descrizione probabilistica data dal vettore dei valori medi
T
T
X = E[ X ] e dalla matrice di covarianza
X = E[ XX ] < E[ X ]E[ X ] . Si assume invece nota
la curva distribuzione dei carichi agenti. In tali condizioni il problema dellanalisi di instabilit
euleriana si riconduce non pi al calcolo del moltiplicatore hE , bens alla determinazione della
Probabilit Condizionale di Instabilit Euleriana (PCIE) della struttura soggetta ai carichi
assegnati, che la probabilit di instabilit euleriana del sistema strutturale per assegnato
valore dei carichi agenti. La PCIE pu intendersi come la curva distribuzione di probabilit del
moltiplicatore dei carichi h , e in quanto tale essa risulta essere non decrescente.
Nellestensione al campo stocastico dellanalisi di instabilit euleriana, la probabilit di
collasso Pf (h ) la probabilit che il carico h F sia non sicuro, dunque la probabilit che


esista una configurazione congruente non banale per la quale la condizione di stabilit non
verificata.
Tradizionalmente, per la risoluzione di tale problema si fa ricorso al metodo della
perturbazione ([13], [14]) il quale di fatto determina una approssimazione gaussiana della
distribuzione effettiva del moltiplicatore euleriano dei carichi. Tale approssimazione gaussiana
risulta comunque generalmente poco accurata specie nel campo delle probabilit molto piccole,
che sono le pi cruciali per questo tipo di analisi.
In tale lavoro un alternativo approccio proposto precedentemente da uno degli autori ([10])
stato utilizzato, che opera direttamente sulla PCIE scegliendo opportune configurazioni
congruenti non banali ([9]) per assegnato valore del moltiplicatore dei carichi h . Seguendo
tale approccio non possibile in nessun caso valutare la esatta PCIE, perch per raggiungere

270

tale risultato sarebbe necessario considerare infinite configurazioni congruenti non banali.
Inoltre, si noti che considerando un numero finito s di configurazioni congruenti non banali, si
ottiene una delimitazione inferiore della PCIE, quindi a sfavore di sicurezza; comunque, bene
sottolineare che utilizzando lapproccio proposto si ottengono buone delimitazioni inferiori
della PCIE, specie nel campo delle probabilit molto piccole.
Le indagini numeriche ([9]) hanno evidenziato come nel campo delle piccole probabilit vi
sia un frequente interscambio del modo deformativo dominante (cio quello caratterizzato
dalla pi elevata probabilit di instabilit) che in molti casi non coincide con il meccanismo di
collasso della struttura media. Per tale motivo, quanto detto nella sezione 2.2, relativamente
alla necessit di effettuare analisi probabilistiche nei confronti dello SLU di collasso plastico, si
pu ripetere esattamente nei confronti dello SLU di instabilit euleriana; come risulter
evidenziato dalla applicazione numerica, una realistica analisi di un sistema strutturale
richiederebbe in pieno rigore, una analisi probabilistica nei confronti di tutti gli SLU di
interesse per il sistema strutturale sotto esame.

3.3. Delimitazione inferiore della PCIE (Delimitazione non sicura)


La variazione seconda dellenergia di deformazione pu essere espressa come
1
i =1 2

1 (q, X ) = ti (q) X i = qT K iE q X i
i =1

(12)

lineare nelle variabili aleatorie X i . Il termine ti (q ) rappresenta il contributo alla variazione


seconda dellenergia di deformazione dovuto alli-esima componente elastica posta pari
allunit. Il lavoro del secondo ordine rimane invariato w ( q ) = 12 qT K G q .
La variazione seconda dellEPT del sistema, che per laleatoriet di 1(q, X) diviene
anchessa una funzione aleatoria lineare dei parametri elastici aleatori X i , si scrive adesso:
n

b 2 W ( q , X , h ) = t i (q ) X i < h w (q )

(13)

i =1

Dalla natura aleatoria della variazione seconda dellEPT, evidenziata dalla eq.(13), consegue
che anche il carico critico euleriano diviene una variabile aleatoria. Se con RE si indica il carico
critico euleriano aleatorio, la relativa funzione distribuzione di probabilit si scrive
PRE (h ) = Prob[RE ) h ] = 1 < Prob[RE > h ] , da cui si evince che la probabilit che la variabile

aleatoria RE non superi un assegnato valore del carico h uguale alla probabilit che la
configurazione della struttura soggetta al carico h sia una configurazione di crisi.
Inoltre, considerato che la distribuzione di probabilit del carico critico euleriano aleatorio
RE coincide con la probabilit che esista una configurazione congruente non banale per la
quale la condizione di stabilit non verificata, si pu anche scrivere
n

PRE (h ) = Prob[q D  ti (q ) X i < hw(q) ) 0]


i =1

essendo  la classe delle configurazione congruenti non banali.

271

(14)

Si indichi, adesso, con [ E j ] levento a cui corrisponde la condizione mancata stabilit

[ E j ] = [q j D  i =1 ti (q j ) X i < h w(q j ) ) 0] allora considerando s eventi si ottiene una


n

delimitazione inferiore della esatta PCIE, data dalla eq.(14)


s
s
(15)
s s
Pf ( h ) > Pfs ( h ) = P * Ei = P [ Ei ] < P Ei  E j + P Ei  E j  Ek + !
i , j =1
i , j , k =1
i =1 i =1
i< j

i< j<k

Si noti che se in particolare s A ' ([10]) si otterrebbe Pf ( h ) = Pfs ( h ) . Il metodo proposto


dunque non consente in nessun caso di ottenere la esatta PCIE, comunque si verificato
numericamente che esso consente di ottenere sue buone approssimazioni, specie nel campo
delle probabilit molto basse; si inoltre verificato ([9]) che sufficiente considerare anche
solo due configurazioni congruenti non banali (di cui una coincidente con quella della struttura
media) per ottenere una approssimazione comunque non peggiore di quella che si avrebbe
considerando un approccio alla perturbazione del primo ordine.

4. APPLICAZIONE NUMERICA

I metodi proposti vengono quindi applicati ad un semplice sistema strutturale, evidenziando


cos in tal modo lefficienza computazionale dei metodi stessi, nonch lopportunit di
realizzare una analisi completamente probabilistica per avere una risposta pi realistica dei
sistemi strutturali.
Si consideri il semplice portale rappresentato in figura 1. I piedritti e il traverso sono
realizzati con un profilato IPE80, le luci misurano L = 500cm , il modulo di elasticit
longitudinale del materiale risulta essere E = 2'100'000 daN cm2 con un coefficiente di
variazione i = 0.20 . Si assume pure che il momento limite di plasticizzazione delle sezioni
critiche (illustrate in Figura 1a) abbia un coefficiente di variazione i = 0.20 . Sono state
considerate due differenti condizioni di carico: (i) un carico orizzontale F1 = 1'000daN agisce
sul traverso e un carico verticale F2 = F1 2 = 500daN agisce nella mezzeria del traverso stesso
(Figura 1a); (ii) sui piedritti agiscono carichi verticali di compressione F3 = 1'000daN (Figura
1b). La struttura stata verificata nei confronti degli stati limite ultimi di collasso plastico e
instabilit quando risultano agenti la prima e la seconda condizione di carico, rispettivamente.

(a)

(b )

F2
F1

F3

F3

L
5

Figura 1. Portale soggetto a due differenti condizioni di carico.

272

In una prima analisi i parametri della struttura sono stati assunti deterministici, e sono stati
determinati i moltiplicatori di carico di collasso plastico _ P = 4.48 e di carico critico euleriano
hE = 5.00 .
E quindi stato effettuata uno studio di analisi limite probabilistica ove sono state
determinate una delimitazione inferiore (a sfavore di sicurezza) tramite il teorema cinematico
( m = 1 ), e due delimitazione superiori (a favore di sicurezza) tramite il teorema statico
( n = 1 , n = 2 ). Le curve rappresentate in figura 2a, sono confrontate con la esatta PCC ottenuta
applicando il teorema cinematico dellAnalisi Limite considerando tutti i meccanismi di
collasso. Dalla figura si evince che con due stati tensionali aleatori si ottiene una ottima
delimitazione superiore, anche nel campo delle probabilit molto piccole. Si evince altres che
se alla struttura si richiede come livello di sicurezza una probabilit di collasso di Pf = 10<4 si
ottiene un moltiplicatore statico _ S = 2.734 ( n = 2 ), un moltiplicatore cinematico _ C = 2.764
( m = 1 ), mentre lesatto moltiplicatore risulta essere _ P = 2.761 .
0

10

10
LB (m=1)
UB (n=1)
exact (m=4)
UB (n=2)

LB (s=1)
simulazione (1'000'000 campioni)
LB (s=2)
-1

10

-1

10

-2

10
-2

10

-3

10
-3

10

-4

10
-4

10

-5

10

3.5

4.5

5.5

6 1.5

2.5

3.5

4.5

5.5

Figura 2. Andamento della PCC (a) e della PCIE (b) e loro delimitazioni (diagrammi semilogaritmici)

E quindi stato effettuato uno studio di analisi per instabilit probabilistica ove sono state
determinate due delimitazioni inferiori (a sfavore di sicurezza) tramite lapproccio presentato in
sezione 3 ( s = 1 , s = 2 ), di cui la prima stata determinata assumendo come configurazione
congruente non banale quella della struttura media. Le curve rappresentate in figura 2b, sono
confrontate con la esatta PCIE ottenuta effettuando una simulazione con 1'000'000 di
campioni. Dalla figura si evince che con due soli eventi si ottiene una ottima delimitazione
inferiore, anche nel campo delle probabilit molto piccole. Si evince altres che se alla struttura
si richiede come livello di sicurezza una probabilit di collasso di Pf = 10<4 si ottengono i
moltiplicatori h = 2.861 ( s = 1 ), h = 2.691 ( s = 2 ), mentre il moltiplicatore esatto risulta
essere hE = 2.476 .
5. CONCLUSIONI

In questo lavoro stata applicata ad un semplice sistema strutturale una analisi completamente
probabilistica nei confronti dello stato limite ultimo di collasso plastico e di instabilit
euleriana. Lesempio proposto ha mostrato come una semplice analisi deterministica possa
fornire risultati ottimistici sul reale comportamento della struttura, che quindi potrebbe
essere soggetta a crolli che comunque non possono in realt essere definiti inattesi. Risulta

273

pertanto auspicabile che nel futuro complete analisi probabilistiche vengano effettuate con
maggior diffusione, in una sempre pi ampia gamma di opere strutturali.

BIBLIOGRAFIA
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Madsen H.O., Krenk S., Lind N.C. Methods of Structural Safety, Prentice-Hall, 1986

[2]

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Alibrandi U., Ricciardi G. Una delimitazione in sicurezza della probabilit di collasso plastico nellanalisi
limite aleatoria, AIMETA, XVI Congresso Nazionale, Settembre 2003.

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probabilistica, Congresso AIMETA di Meccanica Aleatoria ed Affidabilit Strutturale, Pantelleria,31
Maggio-1 Giugno 2004

[7]

Alibrandi U., Ricciardi G. Bounds of the probability of collapse of rigid-plastic structures by means of
Stochastic Limit Analysis, 9th International Conference on Structural Safety and Reliability, ICOSSAR
05, Roma, 19-23 Giugno 2005

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Alibrandi U., Ricciardi G. The use of stochastic stresses in the static approach of probabilistic limit
analysis, International Journal for Numerical Methods in Engineering (sottomesso)

[9]

Alibrandi U. Computational Methods in Stochastic Mechanics and Structural Reliability, Tesi di


Dottorato, Marzo 2006.

[10] Falsone G., Ricciardi G. Effetti dellIncertezza delle Imperfezioni sulla Stabilit dellEquilibrio di
Strutture ad Elasticit Concentrata, XIV Congresso Nazionale AIMETA, Como, 6-9 ottobre 1999
[11] Augusti G., Baratta A., Casciati F. Probabilistic Methods in Structural Engineering, Chapman & Hall,
London, 1984
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Structural Engineering, 121, 705-716, 1995.
[14] Kleiber M., Hien T.D. The stochastic finite element method, John Wiley & Son, 1992

274

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

IL MOLINO STUCKY : AFFIDABILITA DELLE STRUTTURE


MURARIE DANNEGGIATE E MECCANICA DEL CROLLO
S. RUSSO1, G. BOSCATO1, F. SCIARRETTA1
1

Dipartimento di Costruzione dell'Architettura, Universit IUAV di Venezia russo@iuav.it

SOMMARIO
Lo studio illustra i primi risultati sia in termini di sperimentazione sia di analisi relativi al
comportamento meccanico-strutturale di muratura storica di maltamattoni colpita dal fuoco
nel crollo del Molino Stucky verificatosi a Venezia nel 2003.
La ricerca mette in evidenza, in particolare, i primi risultati sperimentali derivanti da prove
di tipo distruttivo, microdistruttivo e distruttivo realizzate per determinare sia la rigidezza
residua di porzioni di muratura colpita dal fuoco sia i valori dei parametri meccanici
fondamentali.
Una parte dello studio stata altres dedicata allindividuazione della cinematica del
collasso della struttura principale del manufatto attraverso unanalisi ad elementi finiti.
La ricerca si infine proposta di confrontare il comportamento meccanico del manufatto
con i modelli disponibili per lesame delle prestazioni meccaniche di muratura in presenza di
alte temperature e di fuoco.
ABSTRACT
This study shows the first experimental results as well as analytical ones about the structuralmechanical behaviour of historical brick-mortar masonry hit by fire during the collapse of the
Molino Stucky in Venice in 2003.
The research enlightens, in particular, the first experimental results drawn from
destructive, micro-destructive and non-destructive tests conducted to evaluate the residual
stiffness of fire-stricken portions of masonry and the main mechanical parameters.
One section of the study has been developed to determine the collapse cynematics of the
main structure of the assembly, within the use of a finite elements analysis.
Finally, this research purposes to compare the mechanical behaviour of the building to the
now available models which examinate mechanical performances of masonry subjected to
high temperatures and fire.

1. INTRODUZIONE
Il Molino Stucky un complesso architettonico molto ampio risalente al 1882, che, nella
presente ricerca, viene analizzato parzialmente: nello specifico vengono presi in

275

considerazione le aree interessate dallincendio del 2003, rispettivamente indicate in Figura 1,


con la lettera A, il granaio, e con la lettera B, la torre.

Figura 1. Molino Stucky

Ledificio A, completamente crollato, aveva dimensioni pari a 52 x 30 x 11,5 m. e


strutturalmente era costituito da muratura perimetrale malta-mattoni e da una maglia di
elementi strutturali in ferro (travi e colonne) parzialmente inseriti in essa, avente passo
colonna-colonna pari a 2,25m.; per la funzione assolta, la struttura era caratterizzata, al suo
interno, da paratie lignee prive di sostanziale funzione irrigidente trasversale. A nord, la
struttura granaio era semplicemente appoggiata alledificio B, mentre a sud, era parzialmente
connessa ad un altro volume edilizio attraverso ballatoi di ferro; le uniche partizioni
orizzontali, quali impalcato dellultimo livello e copertura, erano costituite da unorditura in
legno. Lincendio, come visibile dal confronto fra le Figure 1 e 2, ha interessato gli edifici A
e B; esso ha avuto una durata di 3 ore, raggiungendo la temperatura massima di 1000C.
Il cinematismo di crollo del granaio stato caratterizzato, in successione, dalla caduta della
copertura e dellimpalcato dellultimo livello, e dal collasso delle tirantature interne in ferro,
cui ha fatto seguito lo sbandamento, e consequenziale caduta, di entrambe le pareti portanti in
muratura e ferro verso il lato est (rio di S. Biagio).

Figura 2. Il Molino Stucky dopo lincendio. Edificio A crollato, edificio B danneggiato.

276

I particolari costruttivi di maggior rilievo in termini di funzionamento strutturale sono


illustrati in Figura 3, in cui, in riferimento alle pareti perimetrali in muratura, si evidenzia
come il telaio in ferro sia costituito da elementi montanti con sezione a C e da connessioni
trasversali curvilinee anchesse con la medesima sezione.
LEGENDA
A_partizioni
formate da paratie
di legno
B_muratura di
malta e mattoni
C_montanti
strutturali composti
di profili a C in
ferro
D_connessioni
strutturali composte
di profili a C in
ferro
E_ tiranti in ferro

Figura 3. Vista assonometrica e dettaglio costruttivo delledificio A

2. PROGRAMMA SPERIMENTALE
In seguito al crollo totale delledificio A e al crollo della copertura delledificio B, sono state
realizzate una serie di prove sia a carattere distruttivo (cui si riferisce la presente memoria),
sia a carattere non distruttivo (sviluppate in altro articolo), volte a definire il comportamento
meccanico delle murature colpite dal fuoco [1].
Per quanto riguarda le prove a compressione sono state realizzate pile malta-mattoni
provate in laboratorio, costituite da pietre di laterizio sia colpite che indirettamente colpite e
non colpite dal fuoco. I laterizi usati sono stati prelevati dal sito, mentre la malta stata
prodotta in laboratorio in base alle caratteristiche meccaniche derivate dai risultati delle prove
non distruttive condotte in situ sulla malta originale del Molino Stucky [1]. I risultati delle

277

prove sulle pile di malta e mattoni sono riportati in Tabella 1, mentre i diagrammi riportati
nelle Figure 4-5-6 delineano le corrispondenti curve carico-schiacciamento. Nella Figura 7
infine illustrata la fase di collasso di un provino.
Provino
Esposizione
Dim.(mm)
Peso (Kg)
1
F
262x132x215
13.0
2
F
259x136x224
13.26
3
F
256x125x225
12.57
4
F
159x139x225
7.0
5
F
130x125x230
5.45
6
F
207x137x221
9.38
7
NF
260x120x210
12.0
8
NF
260x125x220
12.5
9
NF
260x125x210
12.45
10
NF
255x120x210
11.85
11
NF
260x125x210
11.80
F: pietre di laterizio soggette allincendio
IF: pietre di laterizio indirettamente soggette allincendio
NF: pietre di laterizio non soggette alllincendio

Pmax (kN)
278.5
252.5
269.9
142
100.8
164.8
267.1
329.6
365.8
323.6
268.0

(MPa)
8.05
7.16
8.43
6.42
6.20
5.81
8.56
10.14
11.25
10.57
8.24

Carico (kN)

Carico (kN)

Tabella 1: Risultati sperimentali della prove a compressione sulle murature

schiacciamento (mm)

schiacciamento (mm)

Figura 5: Curve dei provini tipo F

Carico (kN)

Figura 4: Curve dei provini tipo NF

schiacciamento (mm)

Figura 6: Curve dei provini tipo NF e tipo F

Figura 7: Collasso a compressione di un provino di


muratura

Sempre in laboratorio si determinato il modulo elastico a compressione della pietra di


laterizio sia in presenza che in assenza dellevento fuoco. Le prove sono state realizzate su
campioni di materiali le cui caratteristiche sono indicate nella Tabella 2; i diagrammi delle
Figure 8-9-10 forniscono le corrispondenti curve -.

278

Provino

Esposizione

Dim.(mm)

Peso (g)

(MPa)

Pmax (kN)

1
NF
63.7x63.6x62.1
376.01
58.31
14.39
2
NF
58.8x58.0x60.8
306.49
45.58
13.37
3
NF
61.2x61.7x59.8
336.54
68.07
18.03
4
NF
62.5x65.6x60.0
380.78
91.69
22.36
5
IF
62.9x61.2x62.3
364.91
43.85
11.39
6
IF
60.0x62.1x62.3
370.46
47.79
12.83
7
F
62.1x62.8x58.1
359.36
95.76
24.55
8
F
57.3x61.2x56.5
357.31
137.56
39.23
F:soggetto allincendio; IF: indirettamente soggetto allincendio; NF: non soggetto allincendio

El (MPa)
3699
10516
7561
4955
6738
7315
14488
18460

V (MPa)

V (MPa)

Tabella 2: Risultati sperimentali delle prove a compressione sui mattoni laterizi

Figura 9: Curve dei materiali del tipo IF e F

V (MPa)

Figura 8: Curve dei materiali del tipo NF

Figura 10: Curve dei materiali dei tipi NF, IF, F

Dal punto di vista del comportamento meccanico delle pile, si nota nei provini con mattoni
colpiti dal fuoco una riduzione della capacit portante del 35% circa rispetto ai provini con
mattoni non intaccati; per quanto riguarda le curve sforzo-deformazione di provini di pietra di
laterizio, il diagramma di Figura 10 evidenzia un fenomeno di iper-resistenza in presenza
delleffetto del fuoco, mentre le curve riferite allassenza delleffetto risultano avere maggiore
deformabilit e livelli tensionali pi contenuti.

279

3. COMPORTAMENTO DELLA STRUTTURA


Il periodo di resistenza allincendio per la muratura perimetrale portante malta-mattoni del
Molino Stucky stato stimato secondo il metodo della resistenza al fuoco calcolata [2].
evidente che tale metodo valido per edifici di nuova realizzazione, ma purtuttavia si
ritenuto interessante proporre un confronto che tenesse conto, seppure a posteriori, della
capacit di isolamento e resistenza al fuoco della muratura storica.
Il valore minimo dello spessore murario stato posto pari a 26 cm, corrispondente allo
spessore delle porzioni murarie comprese fra gli elementi in ferro, ottenendo quindi un
volume per unit di superficie V = 0,26 m3.
Data quindi la relazione empirica fra V e il periodo di resistenza al fuoco R
R = (cV)1,7

(1)

si ottiene, per un opportuno valore del coefficiente c, dipendente dal materiale, dalle
caratteristiche del muro e dalle unit di misura di R e V, per murature a singolo paramento in
malta e pietre di laterizio dello spessore minimo di 200 mm, il valore R = 240 [2]. Tale
valore, inteso in assenza di materiali combustibili inglobati nella muratura o comunque
contenuti nelledificio in dipendenza dalla funzione assolta, stato ridotto nel caso in esame a
causa della presenza delle paratie lignee secondo un coefficiente di 0,5, valore interpolato fra
0,4 (muratura in mattoni pieni con t 20 cm) e 0,6 (muratura in mattoni pieni o semipieni con
t 30 cm) [3], per cui si ha R = 240 x 0,5 = 120. Questo valore viene inteso nel calcolo
come periodo di resistenza al fuoco in cui lelemento muro perimetrale, oltre allintegrit
strutturale, mantiene inalterata anche la capacit di isolamento termico e di
compartimentazione del fuoco.
Intendendo verificare a posteriori, sempre per mezzo di moderni metodi di verifica, la
resistenza a collasso della struttura sotto incendio, si adotta una calcolazione secondo quanto
si illustra in [4]: ossia, considerando il periodo di resistenza R = 240 (assegnato ad una
muratura di t = 26 cm, a prescindere dalla presenza di materiali combustibili) limitatamente ai
termini del mantenimento delladeguatezza strutturale, indicata una correlazione fra la
snellezza del muro (come rapporto fra altezza effettiva l e spessore effettivo t, senza
considerare il coefficiente di vincolo) e il tempo Rc di raggiungimento del collasso per
inflessione laterale sotto incendio [4]. Si ha che la capacit portante del muro di snellezza
rimane assicurata in condizioni di incendio per un periodo
Rc = R

(2)

in cui il valore minimo che pu assumere 0,125 per 23 25 , mentre = 0 per 25


[4]; a valori superiori di non associabile un valore Rc.
Per lo spessore murario considerato, t = 26 cm, si calcola la snellezza del muro perimetrale
in rapporto allaltezza h = 17 m per cui si mantiene tale spessore: = h / t = 67. Tale valore
riferito alla situazione immediatamente precedente il collasso sotto incendio (ossia in assenza
di tutti i controventamenti lignei); nella costruzione, la presenza di impedimenti
allinflessione laterale del muro non trascurabile: si pu pertanto stimare una snellezza
inferiore, limitando a h/2 la lunghezza libera di inflessione, quindi = h / t = 34. Il confronto
tra le prestazioni a collasso riscontrate dagli esperimenti descritti in [4] e quelle specifiche
della muratura del Molino Stucky indicato nel diagramma di Figura 11.

280

Tempo di collasso (min)

snellezza h/t
Figura 11: Grafico snellezza-tempo di collasso

4. CINEMATISMO DI COLLASSO
Per analizzare il meccanismo di collasso delledificio A, indotto dallincendio stata condotta
unanalisi agli elementi finiti di tipo elastico-lineare. A tal fine si realizzato un modello
tridimensionale con elementi appropriati per muratura e per elementi in ferro, aventi le
caratteristiche meccaniche indicate in Tabella 3.
La pianta considerata per lanalisi agli elementi finiti ha una conformazione planimetrica
ad U, il lato a Nord-Est parte integrante della struttura della torre (edificio B). Il modello
costituito da 59497 nodi, 8026 elementi beams(elementi strutturali in ferro) e da 54088
elementi che discretizzano linsieme muratura.
Il modello costruito presenta la configurazione in corrispondenza della fase ultima di
propagazione dellincendio, in presenza di 1000C, e in assenza delle partizioni orizzontali
interne gi crollate, cos come il solaio dellultimo piano e la copertura.
Le condizioni di vincolo della struttura riprendono le caratteristiche dei nodi strutturali
effettivamente presenti, cosicch si considerata la muratura perimetrale incastrata al piede
lungo tutto il suo sviluppo in corrispondenza delle colonne in ferro. Per quanto riguarda le
condizioni di vincolo rispetto alla torre, sono stati considerati due casi: modello 1 e modello
2, con condizioni di vincolo rispettivamente assenti nel primo caso (Figura 12 e 14), e
presenti, lungo lasse globale X, nel secondo caso (Figura 13 e 15). Per simulare lazione del
fuoco stato assunto il valore di temperatura di 1000C applicato in modo omogeneo. Le
immagini da 12 a 15 illustrano la vista assonometrica della struttura crollata avendo ruotato
linsieme al fine di meglio evidenziare le zone parietali da cui partito il crollo. Le Figure 1213-14-15 mostrano il confronto tra gli spostamenti dei nodi lungo lasse globale X e Y del
modello, senza e con lazione di contrasto della torre, rispettivamente modello 1 e 2.

281

mod. tang.
Densit
modulo elastico
coefficiente di Poisson
G (MPa)
(kg/cm3)
xy
yz
zx
Ex (MPa) Ey (MPa) Ez (MPa)
Ferro
200000
200000
200000
80000
0.25
0.25
0.25
0.00785
*
Muratura
4455.0
4455.0
Gxy 1113.7
0.2
0.16
0.16
0.0018
6682.7( )
(*) Valore medio ricavato sperimentalmente da pietre di laterizio prelevate dal sito
Le lettere in pedice fanno riferimento al sistema di coordinate locali di ogni entit con lasse z perpendicolare
allelemento , lasse x orizzontale e lasse y verticale.
Materiale

Tabella 3: Caratteristiche meccaniche dei materiali usati per lanalisi agli elementi finiti

Figura 12: Modello 1_ Spostamenti lungo lasse X, senza lazione di contrasto delledificio B

Figura 13: Modello 2_ Spostamenti lungo lasse X, in presenza dellazione di contrasto delledificio B

282

Figura 14: Modello 1_Spostamenti lungo lasse Y, senza lazione di contrasto delledificio B

Figura 15: Modello 2_Spostamenti lungo lasse Y, in presenza dellazione di contrasto delledificio B

Nella Tabella 4 sono elencati gli spostamenti massimi dei nodi lungo lasse delle X, lungo
lasse delle Y e lungo lasse delle Z per i modelli 1 e 2

283

Spost.
Mod
(cm)
1
2
3
4
5
6
Lungo 1 -26.82 -25.97 -25.59 -25.24 0.62 1.22
asse X 2
0.00 0.00 0.00 0.00 19.39 15.17
Lungo 1 -40.64 39.35 -17.93 17.43 -11.6 11.05
asse Y 2
67.2 599 71.67 217.9 -17.39 74.45
Lungo 1 24.37 24.35 10.19 10.13 26.0 26.06
asse Z 2
26.7 25.16 11.83 18.1 26.29 26.38

N. nodi
7
8
-0.43 -0.51
12.84 9.13
2.69 -2.75
-0.58 17.43
12.7 12.7
12.76 13.56

9
25.61
42.68
5.67
6.38
25.1
23.86

10
25.46
37.12
-6.23
-5.81
25.1
24.43

11
24.88
35.6
6.82
6.9
11
9.44

12
24.68
32.4
-7.37
-7.32
11
10.05

13
26.95
42.42
-0.3
0.24
25.08
24.48

14
23.95
27.3
-0.26
-0.12
11.57
8.43

Tabella 4: Spostamenti massimi

Sono stati ricavati anche i valori pi significativi dello stato tensionale della muratura nella
fase immediatamente antecedente il crollo, cio quando sono stati raggiunti i 1000C,
(Tabella 5). Le tensioni rilevate fanno riferimento al sistema di coordinate locali di ogni entit
con lasse z perpendicolare allelemento, e lasse x e lasse y, rispettivamente orizzontale e
verticale, complanari allo stesso. La figura 16 rappresenta lo stato tensionale sul piano delle
coordinate locali x-y del modello 2, mettendo in evidenza la posizione degli elementi soggetti
alle tensioni massime, i cui valori, indicati rispettivamente con le lettere a e b, sono elencati in
Tabella 5.
Modello
1
2
1
2

Elemento
a
a
b
b

xx (MPa)
59.69
72.6
77.5
16.28

yy (MPa)
-8.01
-18.04
-21.92
7.34

xy (MPa)
12.25
-12.97
-13.44
-4.54

xz (MPa)
-6.56
-6.92
6.65
5.57

yz (MPa)
81.88
102.87
-109.56
-30.48

Tabella 5: Tensioni massime

Figura 16: Modello 2_Stato tensionale sul piano xy delle coordinate locali dellelemento, in presenza
dellazione di contrasto delledificio B

La Figura 17 evidenzia il cinematismo di collasso delledificio A, con particolare


riferimento alle pareti longitudinali ed alle progressive sequenze di pre-crollo.
Le Figure 18 e 19 evidenziano la fase post collasso della parete, mentre la Figura 20
illustra la parete lato Sud-Ovest di chiusura delledificio.

284

Figura 17: Sequenza di crollo delle pareti longitudinali

Figura 18: Parete longitudinale crollata, edifico A

Figura 19: Dettaglio della parete crollata, edifico A

Figura 20: Edifico A, parete Sud-Ovest non crollata ma


fortemente danneggiata

5. CONCLUSIONI
Sulla base delle risultanze sperimentali e dellanalisi del cinematismo di collasso condotta a
mezzo di programma ad elementi finiti, vengono evidenziate le seguenti considerazioni
conclusive:
1) per quanto riguarda le valutazioni interpretative dedotte dalle prove a compressione
eseguite in laboratorio, leffetto dellazione del fuoco si sostanzia in un infragilimento
complessivo della pietra di laterizio, mentre nelle pile malta-mattoni non si rilevano
sostanziali differenze di rigidezza nella parte iniziale delle curve a fronte comunque di valori
di carico pi ridotti per le pile con pietre di laterizio colpite dal fuoco. Peraltro, in
questultima valutazione deve essere tenuta in conto linfluenza della malta che ha funzione
di trasferimento del carico;
2) per quanto riguarda il calcolo della resistenza al fuoco pur se condotto a posteriori e
su una struttura storica il confronto con le attuali normative mette in luce la buona capacit
di resistenza della muratura storica in esame a confronto con i modelli contemplati negli
attuali procedimenti di calcolo. Per quanto riguarda la prestazione meccanica a collasso,

285

nettamente superiore alle attuali prescrizioni per le murature di nuova costruzione, essa risulta
essere stata influenzata dai seguenti fattori: a) il contributo sfavorevole delle sollecitazioni,
indotte dalle dilatazioni termiche, trasmesse dagli elementi strutturali in ferro; b) il contributo
favorevole dato dalla collaborazione laterizio-ferro della sezione muraria e dallimpedimento
(non trascurabile almeno in parte nel periodo di durata dellincendio) allinflessione laterale
fornito dalle paratie lignee;
3) lanalisi agli elementi finiti mostra come il meccanismo di collasso delledificio A sia
stato fortemente influenzato dalla presenza della torre (edificio B) e dalla geometria
planimetrica della muratura perimetrale. Tra i due modelli rappresentati quello che contempla
la presenza della torre (modello 2) meglio simula le effettive condizioni di vincolo al
contorno pre-crollo. Detto modello evidenzia che, al momento del collasso, gli stati tensionali
lungo lasse locale x, indotti dalle dilatazioni, hanno raggiunto valori con punte massime
intorno a 73MPa. Da un punto di vista dei massimi spostamenti trasversali i valori pi
significativi sono espressi dal modello 2, con valori massimi intorno ai 6 metri, che mettono
ulteriormente in evidenza linfluenza della propria configurazione geometrica e della presenza
della torre sul comportamento al collasso. Sul cinematismo di crollo ha inoltre evidentemente
pesato anche la snellezza delle murature e la sostanziale assenza di irrigidimento trasversale,
originariamente garantito dalle strutture orizzontali quali impalcato dellultimo livello e la
copertura. Lazione del fuoco ha altres prodotto delle espulsioni locali di materiale, in
corrispondenza degli elementi in ferro, indotte evidentemente dal diverso comportamento dei
due materiali, in presenza di elevate temperature.

BIBLIOGRAFIA
[1] Boscato G., Russo S.: Monitoring of response of masonry structure to fire exposure: the
case of Molino Stucky in Venice, 1st International Conference on Structural Condition
Assessment, Monitoring and Improvement, December 12-14, 2005, Perth, W. Australia;
pp. 139-146.
[2] Technical Notes 16B Calculated Fire Resistance, Technical Notes on Brick
Construction, Brick Industry Association, June 1991.
[3] Technical Notes 16 Fire Resistance, Technical Notes on Brick Construction, Brick
Industry Association, April 2002.
[4] Gnanakrishnan N., Lawther R.: Performance of Masonry Walls Exposed to Fire,
Proceedings: Fifth North American Masonry Conference, University of Illinois at
Urbana-Champaign, June 3-6, 1990.

RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano i sigg. Italo Tofani e Lorenzo Massaria per il loro essenziale supporto durante
le prove.

286

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

IL MOLINO STUCKY : INTERAZIONE FRA PROVE NON


DISTRUTTIVE E PROVE MICRODISTRUTTIVE
S. RUSSO1, G. BOSCATO1, F. SCIARRETTA1
1

Dipartimento di Costruzione dell'Architettura, Universit IUAV di Venezia russo@iuav.it

SOMMARIO
Allo scopo di valutare il livello di sicurezza delle murature coinvolte nellincendio del Molino
Stucky a Venezia (15 aprile 2003) e non crollate, stata attuata una campagna di prove non
distruttive e microdistruttive sui materiali in situ, insieme al programma di prove distruttive
gi descritto da alcuni degli autori di questa memoria in [1].
Si trattato, in dettaglio, di prove eseguite con penetrometro a dissipazione di energia per
fornire una stima della resistenza a compressione della malta [2, 3 e 4] e di prove con
martinetti piatti per la valutazione delle rigidezze e dei valori delle tensioni locali della
muratura.
Lanalisi della risposta statico-strutturale post incendio ha altres interessato la struttura
torre dello stesso Molino Stucky, attraverso il monitoraggio a breve termine di parametri
rotazionali realizzato per mezzo di inclinometri.
Si inoltre valutata linterazione fra prove non distruttive e micro-distruttive al fine di
incrementare lattendibilit del dato sperimentale finale.
ABSTRACT
Along-side the elsewhere described destructive test program, a non-destructive and microdestructive in situ test program was developed to evaluate the safety level of the brick
masonry walls involved in the fire of the Molino Stucky in Venice (April 15, 2003) but not
collapsed.
In particular, the monitoring was conducted with penetrometer PNDT tests to provide an
esteem of the compression strength of the mortar, and with flat jack tests to evaluate local
stiffness and stress in the masonry.
The analysis of the mechanical-structural response after the fire was also applied to the
tower structure of the Molino Stucky consisting of short time monitoring of rotational
parameters, achieved by the use of inclinometers.
Moreover, in order to improve the reliability of final experimental data, a comparison was
made between non-destructive and micro-destructive test results.

287

1. INTRODUZIONE
La torre angolare del Molino Stucky, in cui si svolgeva la prepulitura del grano, presenta
pianta quadrangolare ed costruita in aderenza al coevo edificio del granaio crollato a causa
dellincendio. Il sistema costruttivo a muratura perimetrale portante di malta e pietre di
laterizio, dello spessore di 70 cm; laltezza massima dei muri di circa 38 m. Vi sono
partizioni interne costituite da otto solai lignei, appoggiati in mezzeria su una trave di ghisa a
doppio T di spessore di 32 cm, a tre campate con appoggi intermedi su due colonne tubolari
di ghisa del diametro di 21 cm.
La copertura, gli ultimi tre solai e i relativi rompitratta sono stati distrutti dal fuoco; il
crollo delle macerie si arrestato sul solaio del quarto piano, mentre le murature perimetrali
della torre hanno resistito allevento, come si evince dalla foto in Figura 1; il fuoco appiccato
in cima alla torre ha attaccato le murature a partire dalla sommit sino ad una quota di circa
18 m dal livello terra (corrispondente al quinto piano), determinando in questa parte
lesposizione alle temperature pi alte raggiunte nel corso dellevento (Figura 2), stimate in
1000C nel periodo di 3h.

Figura 1. La torre del Molino Stucky dopo lincendio.

288

Dopo lincendio, stata rilevata la presenza di lesioni da taglio negli interpiani tra finestra
e finestra, come si pu vedere in Figura 3; stato attuato un monitoraggio a breve termine per
mezzo di inclinometri, per la valutazione dei parametri dello spostamento subito
complessivamente dalledificio a causa dellincendio e del crollo delledificio adiacente.
Sono state infine condotte diversi tipi di prove sui materiali costituenti la muratura. In
particolare si sono compiute in situ una serie di prove penetrometriche (non distruttive) e di
prove con doppio martinetto piatto (microdistruttive) finalizzate alla valutazione delle
propriet meccaniche, rispettivamente della malta e della muratura nel suo complesso.

Figura 2. Planimetria e sezione


Figura 3. Lesione da taglio nella muratura della torre
A-A della torre dopo lincendio,
con identificazione dei danni e dei
crolli locali.

289

2. RISULTANZE SPERIMENTALI
2.1 Prove non distruttive con penetrometro a dissipazione di energia (PNDT-G)
In diversi corsi di malta, appartenenti a murature in luoghi colpiti e non colpiti dal fuoco,
stata rilevata lenergia dissipata dallo strumento nel corso dellesecuzione di un foro con
diametro massimo di 4 mm e profondit pari a 5 mm, dalle cui entit stato dedotto un
corrispettivo valore locale di resistenza a compressione fks tramite una relazione lineare
funzione dellenergia dissipata U e di parametri numerici dipendenti dalla calibrazione dello
strumento:
U < 460

fks = (U + 22) / 134

(1)

460 < U < 486

(U 267) / 53 < fks < (U 3 ) / 117

(2)

U > 486

(U 3) / 117 < fks < (U 267) / 53

(3)

La Tabella 1 riporta i risultati delle prove condotte su corsi di malta appartenenti a


porzioni di muratura gravemente danneggiate dal fuoco, situate allultimo piano della torre, e
i valori corrispondenti della resistenza a compressione dedotte dalle formulazioni sopra citate.
Si tenuto conto della profondit di danneggiamento, effettuando le perforazioni sia sulla
superficie sia al di sotto dello strato intaccato dal fuoco.
Denomin.
A1

Energia dissipata (J)


1476*, 1423*,1112,
1938*, 385**, 1904*,
1526*, 495**, 1277*,
896

fks N/mm2
da 7.63 a 11.86
(*) da 16.54 a 31.53
(**) da 3.04 a 4.20

A1.1
A2

2680, 1929, 2581


1174, 869, 1755, 3265,
1542, 1663, 5890*,
3143, 3154
873**, 1615, 1684,
783**, 852**, 1515,
935, 1909*

da 16.46 a 31.36
da 7.40 a 11.35

Stato di fatto
(*) prove condotte in
superficie
(**) prove condotte
al di sotto del primo
strato in superficie
/
(*) malta bruciata

Tipo di muratura
Muratura di
mattoni pieni e
malta di calce

(*) malta infragilita

(**) prove condotte


al di sotto del primo
strato in superficie
C
2580*, 3307*, 1583,
da 13.50 a 24.83
(*) malta di cemento,

1794
misura condizionata
A1: prove eseguite su colonnine colpite dal fuoco lato nord, -fronte esterno, Canale della Giudecca
A1.1: prove eseguite su colonnine colpite dal fuoco lato nord, -fronte interno Canale della Giudecca
A2: prove su colonnina non colpita dal fuoco in modo diretto lato nord, Canale della Giudecca
B: prove eseguite su colonnina colpita dal fuoco lato est, Rio S. Biagio
C: prove eseguite su muratura perimetrale esterna lato ovest

(**) da 7.25 a 11.03

Tabella 1: Prove PNDT su malte colpite dal fuoco

In Tabella 2 sono indicati i risultati ottenuti su corsi di malta appartenenti a murature


non attaccate dallincendio, ubicate al piano terra delledificio torre.

290

Denomin
A1

fks N/mm2

Energia dissipata (J)


1505, 3192, 4296,
1906, 1835

Stato di fatto
/

> 12.83

Tipo di muratura
Muratura di mattoni
pieni e malta di calce
con intonaco esterno

A1.1

2447, 3612, 2242,


> 14.78
(*) malta umida
1733, 894*
A2
1605, 1580, 1710
> 13.47
/

B1
1638, 1155, 555*,
> 9.84
(*) corso di malta

1713, 1321, 1293,


discontinuo, a
1724
spessore variabile
B2
917, 1682, 1804, 1229
> 7.81
/

C
3265, 3814, 3816
> 27.88
/

A1: prove su muratura perimetrale interna lato sud ad altezza pari a 40 cm da quota piano terra
A1.1: prove su muratura perimetrale interna lato sud -fianco, h. 40 cm da quota piano terra
A2: prove su muratura perimetrale interna lato sud ad altezza pari a 170 cm da quota piano terra
B1: prove su muratura perimetrale interna lato est sotto I finestra, h. 40 cm da quota piano terra
B2: prove su muratura perimetrale interna lato est sotto I finestra, h. 80 cm da quota piano terra
C: prove su muratura perimetrale interna lato est sotto II finestra, h. 40 cm da quota piano terra

Tabella 2: Prove PNDT su malte non colpite dal fuoco

2.2 Prove con martinetti piatti


Di seguito vengono illustrate alcune tra le prove pi indicative eseguite con martinetto
doppio. Le prove sono state effettuate in corrispondenza del piano terra della torre sul lato est,
su murature non danneggiate dal fuoco. Per la valutazione della resistenza ultima a
compressione locale (fmr) e con il fine di determinare i valori relativi alle tensioni () e al
modulo elastico (E) stato considerato uno spessore medio della muratura di 500 mm, stata
scelta una profondit del martinetto di 200 mm; la distanza fra le basi verticali stata di 200
mm. Per ciascuna prova stato costruito un grafico pressione-spostamenti. La Figura 4
illustra il grafico relativo alla prima prova.
70

60

livello di pressione (bar)

50

40

30
base verticale di sinistra
base verticale mediana

20

base verticale di destra


base orizzontale superiore

10

base orizzontale inferiore


0
-0,3

-0,2

-0,1

0,1

dilatazioni(-)

0,2

0,3

0,4

accorciamenti(+)

Figura 4: Prova con martinetto doppio murature lato est 1

291

0,5

Il valore di resistenza ultima a compressione attribuito alla muratura stato determinato


dai valori raggiunti dalla pressione nella seconda prova, condotta sino al collasso avvenuto al
terzo ciclo di carico, il cui grafico illustrato in Figura 5.
70

60

livello pressione (bar)

50

40

30

base verticale di sinistra


base verticale mediana

20

base verticale di destra


base orizzontale superiore

10
base orizzontale inferiore
0
-0,2

-0,1

0,1

0,2

0,3

0,4

0,5

dilatazioni (-)

0,6

0,7

0,8

accorciamenti (+)

Figura 5: Prova con martinetto doppio murature lato est 2

La resistenza della muratura fmr dedotta dallo schema di carico esprimibile secondo la
seguente formulazione:
fmr = Kt Ka pr bar [bar]

(4)

con Ka rapporto (assunto pari a 1) fra larea del martinetto e larea associata al taglio della
muratura, prbar pressione rilevata di volta in volta dal manometro e Kt=0.84 risultante dalla
taratura dello strumento; per cui, al valore di collasso di prbar = 60 bar si ha
fmr = 1 x 0.84 x 60 = 50.4 bar = 6.20 N/mm2.

(5)

2.3 Prove con martinetto singolo


Nella Tabella 3 si riferiscono i valori di tensione locale agente eff determinati per ciascuno
dei quattro tagli effettuati al piano primo e al piano terzo sui lati nord ed est, in relazione alle
pressioni rilevate dallo strumento, secondo la formulazione (6):
eff = Kt Ka pr bar [bar]
Denominazione
M2
M3
M4
M5

eff (MPa)
1.50
1.39
1.41
1.83

Pr (bar)
18.8
17.5
18.0
23.0

Tabella 3: Risultati delle prove con martinetto singolo

292

(6)
Ubicazione-Torre
Nord
Nord
Est
Est

Si osserva che le tensioni rilevate rimangono al di sotto del valore di 1/25 della resistenza a
compressione determinata per mezzo della prova a martinetto doppio.
2.4 Monitoraggio della torre tramite inclinometri
Al fine di verificare eventuali inclinazioni della torre muraria indotte delleffetto del crollo
della struttura granaio, si realizzato un monitoraggio per mezzo di inclinometri applicati
allultimo piano della torre, sul lato nord e sul lato est.
Gli strumenti utilizzati, di tipo micro-capacitivo, hanno la sensibilit di 25 mV/, con
risoluzione del sistema di acquisizione dei dati 0,35, risoluzione PTC 0,1C, risoluzione
dellumidit relativa 1% e figura di rumore +0,016.
Nei diagrammi illustrati nelle Figure 6 e 7 sono riportate alcune delle rilevazioni nei primi
due mesi di monitoraggio, correlate alla temperatura e allumidit percentuale dellaria.
Complessivamente le variazioni di inclinazione rilevate sono state dellordine di 1.

3
80

60

Variaz. Inclinazione ()

1,5

40

1
20
0,5
0
0

-0,5
-20
19/06/03 20/06/03 21/06/03 22/06/03 23/06/03 24/06/03 25/06/03 26/06/03 27/06/03 28/06/03
Data

Tilt Est ()

Tilt Nord ()

temp (C)

Rh (%)

Figura 6: Diagramma del monitoraggio con inclinometri

293

Temperatura C, Umidit Rh%

2,5

3
80

60

Variaz. Inclinazione ()

1,5

40

1
20
0,5

Temperatura C, Umidit Rh%

2,5

0
0

-0,5
-20
29/06/03 30/06/03 01/07/03 02/07/03 03/07/03 04/07/03 05/07/03 06/07/03 07/07/03 08/07/03 09/07/03
Data

Tilt Est ()

Tilt Nord ()

temp (C)

Rh (%)

Figura 7: Diagramma del monitoraggio con inclinometri

3. INTERAZIONE FRA PROVE DISTRUTTIVE, NON DISTRUTTIVE E


MICRODISTRUTTIVE
3.1 Mattoni
Nella Tabella 4 vengono riportati i valori delle tensioni di rottura rilevati sperimentalmente
(exp), e del modulo elastico sperimentale (Eexp) dei provini ricavati dalle pietre di laterizio
prelevate dal sito.

Provino 1
Provino 2
Provino 3
Provino 4
Provino 5
Provino 6
Provino 7
Provino 8

PROVE DISTRUTTIVE
PIETRE DI LATERIZIO
exp (MPa)
mattoni non colpiti dal fuoco
14,39
13,37

18,03

22,36

mattoni indirettamente colpiti dal


11,39
fuoco
12,83

mattoni colpiti dal fuoco


24,55
39,23

Eexp (MPa)
3699
10516
7561
4955
6738
7315
14488
18460

Tabella 4. Valori della tensione di rottura e del modulo elastico ottenuti dalle prove distruttive

294

3.2 Malta
In Tabella 5 sono riassunti i valori minimi e massimi della resistenza a compressione
riscontrati nella malta presente in situ mediante impiego di penetrometro a dissipazione di
energia [5].
PROVE NON DISTRUTTIVE
(PENETROMETRO A DISSIPAZIONE DI ENERGIA)
MALTA: tipo di elemento
Valori massimi fks (MPa)
Valori minimi fks (MPa)
Malta colpita dal fuocosuperficie del giunto
Malta colpita dal fuocoprofondit del giunto

7,63 < fks < 11,86


(lato nord esterno)
3,04 < fks < 4,20
(lato nord esterno)
fks > 7,81 (lato est interno)

Malta non colpita dal fuoco

16,46 < fks < 31,36


(lato nord interno)
7,25 < fks< 11,03
(lato est)
fks > 27,88
(lato est interno)

Tabella 5. Valori della resistenza a compressione della malta rilevati in situ

Si pu attribuire alla malta non intaccata dallincendio una classe di resistenza pari a M1
(fks 12 MPa); pertanto linfluenza del fuoco ha prodotto nel materiale una riduzione di circa
il 30% della resistenza della classe.
3.3 Muratura (malta-mattoni)
Nella Tabella 6 vengono riassunti i valori delle tensioni di rottura rilevati sperimentalmente
(exp), e del modulo elastico tangente sperimentale (Eexp), per ciascuna delle pile maltamattoni provate in laboratorio. Per determinare il modulo elastico tangente della muratura
(Ewo) si inoltre adottata, la formulazione (7) secondo Hendry citata in [6] e riportata nella
medesima tabella:
E wo

2 f wc

(7)

Hu

Dove:
Ewo
fwc
u

= modulo elastico tangente della muratura [6]


= tensione di rottura a compressione della muratura ricavata sperimentalmente(exp)
= deformazione ultima della muratura ricavata sperimentalmente

Provino 1
Provino 2
Provino 3
Provino 4
Provino 5
Provino 6
Provino 7
Provino 8
Provino 9
Provino 10
Provino 11

PROVE DISTRUTTIVE
MURATURA
exp (MPa)
elementi colpiti dal fuoco
8,05

7,16

8,43

6,42

6,20

5,81
elementi non colpiti dal fuoco
8,56

10,14

11,25

10,57

8,24

Eexp (MPa)
373,6
454,51
502,65
572
674,26
881,71
417
515,5
1030
878,16
472,3

Ewo (MPa)
865,59
666,04
980,23
972,73
746,98
749,67
764,28
909,41
1520,27
1565,92
876,59

Tabella 6. Valori della tensione di rottura e del modulo elastico ottenuti dalle prove distruttive.

295

Si sono inoltre calcolati i valori del modulo elastico, tangente e secante, in base ai risultati
delle prove in situ effettuate con i martinetti doppi (Tabella 7). Tali risultati sono stati messi a
confronto con i valori dedotti dalle relazioni di Wesche presenti in [6], che hanno permesso di
determinare il modulo elastico della muratura (malta-mattoni), non colpita dal fuoco,
attraverso la seguente formulazione (8):
Ew = k Eb

(8)

Con:
Eb (300400) fbc
Em 900 fmc
Dove:
Eb
Em
Ew
fbc
fmc
k = 0,4

= modulo elastico del mattone


= modulo elastico della malta
= modulo elastico della muratura (maltamattoni)
= valore medio sperimentale della tensione a rottura del mattone soggetto a compressione
= valore medio sperimentale della tensione a rottura della malta soggetta a compressione
= coefficiente per muratura di mattoni e malta di classe M1

PROVE MICRODISTRUTTIVE
(MARTINETTI DOPPI)
E (MPa)
MURATURA
exp (MPa)
tangente
Muratura di malta e mattoni non
6,20
5000
intaccata dal fuoco

Er (MPa)
secante
2727,20

Ew (MPa)
Formula (8)
2726

Tabella 7. Valori della tensione di rottura e del modulo elastico della muratura in situ e confronto con il modulo
elastico ricavato per mezzo della formulazione (8)

La Tabella 8 riassume i risultati medi sperimentali relativi alla tensione di rottura a


compressione exp ed al modulo elastico Eexp , determinati attraverso prove distruttive e
microdistruttive, eseguite rispettivamente in laboratorio e in situ, su pietre di laterizio e su
muratura (malta-mattoni).
PROVE DISTRUTTIVE
MURATURA
Valori medi degli elementi colpiti dal fuoco
Valori medi degli elementi non colpiti dal fuoco
PIETRE DI LATERIZIO
Valori medi dei mattoni colpiti dal fuoco
Valori medi dei mattoni non colpiti dal fuoco

exp (MPa)

Eexp (MPa)

7,01
9,75

576,45
662,59

exp (MPa)

Eexp (MPa)

31,89
17,04

16474
6682,75

PROVE MICRODISTRUTTIVE (MARTINETTI DOPPI)

exp (MPa)

MURATURA
Muratura di malta e mattoni non intaccata dal fuoco

6,20

Eexp (MPa)
5000

Tabella 8. Confronto dei valori medi riferiti ai moduli elastici e alle tensioni di rottura ricavati per mezzo di
prove distruttive e microdistruttive

296

Di seguito vengono messe in relazione le resistenze della malta e della muratura, ricavate
per mezzo delle formulazioni (9) e (10) riportate in [6].
fwc = fbc = 3 fmc oppure 4 fmc
f wc

f bc

6

f bc  f mc
4

(9)

f mc
 1,4
20

(10)

Dove:
fwc
fbc
fmc

= tensione di rottura a compressione della muratura


= tensione di rottura a compressione del mattone
= tensione di rottura a compressione della malta

La Tabella 9 riassume e mette a confronto i valori ricavati sperimentalmente relativi alle


tensioni a rottura delle pile malta-mattoni, provate in laboratorio, utilizzando sia i risultati
dedotti per mezzo delle prove microdistruttive in situ, sia i dati ricavati analiticamente dalla
formulazione (8).
exp ricavate attraverso
PROVE DISTRUTTIVE
7,01MPa
9,75MPa
exp ricavate attraverso
PROVE MICRODISTRUTTIVE

MURATURA
Valori medi degli elementi colpiti dal fuoco
Valori medi degli elementi non colpiti dal fuoco
MURATURA
Muratura di malta e mattoni non intaccata dal fuoco,
verificata in situ
MURATURA
Muratura di malta e mattoni intaccata dal fuoco
Muratura di malta e mattoni non intaccata dal fuoco

6,2MPa
= fwc ricavate attraverso la formula 10
6,079MPa
4,824MPa

Tabella 9. Confronto dei valori medi riferiti alle tensioni di rottura

4. CONCLUSIONI
Sulla base del monitoraggio realizzato sulledificio a torre, sia al fine di valutare landamento
delle inclinazioni in conseguenza al crollo del granaio, sia per ricavare le prestazioni
meccaniche della muratura, si evidenzia quanto segue:
- le inclinazioni rilevate a mezzo di inclinometri, a meno dellincidenza stagionale,
oscillano tra 1 e 2. Lo spostamento, ormai assestato, riconducibile allazione, sia diretta
che indiretta, indotta dal crollo del granaio avvenuto con la rotazione e il conseguente crollo
delle pareti verso il canale secondario;
- i valori di modulo elastico dedotti sia da prove distruttive eseguite in laboratorio che da
prove con martinetti piatti eseguite in situ, evidenziano una sensibile differenza. Ci si ritiene
in parte dovuto allinfluenza della malta ricostruita in laboratorio. Il valore di modulo elastico
longitudinale determinato sulle singole pietre appare invece compatibile con i risultati ottenuti
con i martinetti piatti. Sensibile appare inoltre linfluenza dellazione del fuoco;
- sufficientemente concordi appaiono infine i valori resistenziali determinati con una delle
formulazioni oggi disponibile in funzione dei componenti malta e mattoni, e con le prove
realizzate in situ e in laboratorio.

297

BIBLIOGRAFIA
[1] Boscato G., Russo S.: Monitoring of response of masonry structure to fire exposure: the
case of Molino Stucky in Venice, 1st International Conference on Structural Condition
Assessment, Monitoring and Improvement, December 12-14, 2005, Perth, W. Australia;
pp. 139-146.
[2] Russo S., Celebrin M., Massaria L.: Indagine non distruttiva su volte e paramenti murari
del Palazzo di Diocleziano di Spalato, La tutela del patrimonio architettonico nel bacino
del Mediterraneo, pp. 179-186, Mario Adda Editore, Bari, 2002.
[3] Menditto G., Giacchetti R.: Indagini dinamiche non distruttive per lindividuazione delle
caratteristiche meccaniche delle strutture, Quaderno CIAS , Italy, 1992.
[4] Russo S., Boscato G., Massaria L.: Nondestructive test for structural restoration. The
cases of Devils and S. Donatos masonry bridges in Venice, 6th International
Symposium on the Conservation of Monuments in The Mediterranean Basin, Lisbon,
April 7-10, 2004.
[5] Gucci N., Barsotti R.: A non destructive technique for the determination of mortar load
capacity in situ, Materials and Structures, RILEM, 1993
[6] Tassios T. P.: Meccanica delle murature, Liguori, Napoli, 1988.
RINGRAZIAMENTI
Si ringraziano i sigg. Italo Tofani e Lorenzo Massaria per il loro essenziale supporto durante
le prove.

298

Sessione III: Monitoraggio e prevenzione

299

300

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

MANUTENZIONE E SORVEGLIANZA PROGRAMMATA PER IL


CONTROLLO DELLA AFFIDABILITA DELLE STRUTTURE
A. BARATTA1, C. CENNAMO2, I. CORBI1
1

Dipartimento di Scienza delle Costruzioni, Universit degli Studi Federico II, Napoli
2
Dipartimento di Cultura del Progetto, Seconda Universit di Napoli, Napoli

SOMMARIO
Un punto cruciale per la buona conservazione delle costruzioni la programmazione della
manutenzione e della relativa sorveglianza, che va impostata diversamente a seconda che si
tratti di costruzioni soggette per loro natura a controllo continuo (es. case di abitazione,
edifici industriali, etc.) in quanto continuamente frequentate, oppure opere strutturali per le
quali la ispezione deve essere disposta volta per volta (es. le infrastrutture, ponti, reti
elettriche, acquedotti, etc.).
Per una impostazione razionale di tale problema necessario disporre di un modello di
affidabilit dell opera. La costruzione di un tale modello presuppone la raccolta e la
rielaborazione di una serie di dati sulle prestazioni e la funzionalit di opere simili che allo
stato non sono disponibili, per quanto a conoscenza di chi scrive. Il problema viene risolto
facendo riferimento alla Teoria Generale dell Affidabilit, sulla semplice base del senso
comune e per similitudine con problemi analoghi in altri settori della Ingegneria.
ABSTRACT
A critical point for an effective conservation of buildings is the maintenance planning and the
relevant surveillance programming, which have to be approached according to different
procedures, according to the use of the building. Housing or industrial buildings are subject,
by their own nature, to a permanent control, considering that they are continuously
frequented; on the other side infrastructures, bridges, electrical or hydraulic networks,
monuments in disuse, must be intentionally visited and inspected.
Aiming at a rational treatment of this problem, it is necessary to set up a reliability model
for the building. This model should be based on the collection and on the elaboration of a
number of data on the performance and the effectiveness of fabrics similar to the considered
building, that are not available at present. The problem can be solved with reference to the
general Theory of Reliability, simply based on common sense and by similarity with
analogous problems in other fields of Engineering.

301

1. INTRODUZIONE
L esperienza dimostra che anche le opere progettate nel migliore dei modi, costruite a regola
d arte e scrupolosamente mantenute sono soggette, con l andar del tempo, a fenomeni
patologici, che ne possono compromettere la funzionalit e finanche la sopravvivenza.
Per una efficiente gestione di una costruzione, o di un insieme di costruzioni (per esempio
un centro abitato, un complesso monumentale, una rete infrastrutturale,...) si riconosce in
primo luogo la necessit della conoscenza del sistema di cui occorre programmare la
manutenzione; tale conoscenza presuppone un rilevamento e la formazione di un catasto delle
opere in oggetto. Strumento del rilevamento la scheda diagnostica della singola fabbrica,
concepita in modo da raccogliere, da un lato, i dati identificativi della singola costruzione, e
dall altro acquisire tutte le informazioni e i dati sulla qualit e lo stato dell opera, e sul suo
grado e modo di utilizzo, necessarie per una valutazione della necessit di interventi che
superino la ordinaria manutenzione, e la loro relativa priorit.
Il secondo tema quello della sorveglianza; essa si attua tramite il monitoraggio dell
opera, cio un protocollo di azioni programmate che, a seconda del livello di allarme destato
dalla osservazione, vanno dalla semplice ispezione a vista della opera al monitoraggio
strumentale, passando per ispezioni pi specializzate e le indagini tecniche propriamente
dette; ciascuna azione d luogo ad una prescrizione, che pu tradursi nella esigenza di
indagini ad un livello di approfondimento superiore, e/o ad una serie di interventi veri e
propri di manutenzione ordinaria e straordinaria, di riparazione, di consolidamento, di
adeguamento o - in extremis- di sostituzione.
Aspetto importante, e strettamente connesso al tema della sorveglianza, quello della
durabilit di una costruzione, in relazione ai cicli di carico-scarico, ai fenomeni di
invecchiamento in genere, all azione aggressiva dell ambiente, alla eventuale obsolescenza
per sopravvenute esigenze (in particolar modo per la evoluzione della sua utilizzazione o per
il naturale progresso della filosofia della sicurezza non solo strutturale-), nel caso dei ponti
per la evoluzione della composizione del traffico ordinario e eccezionale, etc. E chiaro che in
relazione alla durabilit dell opera pu essere calibrata, ed eventualmente intensificata, la
frequenza delle azioni di sorveglianza, la valutazione della pericolosit di difetti e/o dissesti,
la previsione di scenari evolutivi degli indicatori di pericolo. E pertanto, la analisi di
durabilit si riflette in ultima analisi assai significativamente sulla collocazione dell opera
nella scala delle priorit di interventi di manutenzione straordinaria.
Da ultimo, il tema fondamentale della definizione dell eventuale intervento, conclusione
naturale della azione di conoscenza, sorveglianza e analisi. La classificazione delle tecnologie
di intervento attraverso una esemplificazione tipologica, operazione delicata e complessa,
data la ampia variet di situazioni di fatto e casistiche patologiche che possibile incontrare e
che occorre fronteggiare; la efficacia di una tipologia di intervento, peraltro, condizionata
dalla tipologia strutturale della costruzione, ma anche dalla competenza con la quale stata
progettata e dalla cura con cui stata eseguita; dal tipo di materiale col quale stata
realizzata, ma anche dalla qualit con cui tale materiale stato confezionato; dalla et della
fabbrica, ma anche dalla utilizzazione che ha subto e dalle condizioni ambientali che ha
sopportato e cos via. In altre parole la progettazione dell intervento subisce l influenza di
un numero assai elevato di fattori ed strettamente legata alla individualit dell opera in
oggetto, per cui occorre formulare delle linee guida la cui funzione quella di portare all
attenzione del progettista l intero ventaglio delle possibilit e i criteri secondo i quali un
determinato tipo di intervento pu o meno essere indicato, richiamando comunque l
attenzione e forse dichiarando esplicitamente il carattere di massima nel quale le linee guida o
anche l intervento normativo si inseriscono, evitando di condizionare in alcun modo la

302

libert di decisione del progettista cui compete in ultima istanza la responsabilit dell
efficacia del provvedimento.
Considerato il quadro programmatico tracciato, si comprende come sia necessario che tutte
le operazioni di controllo strutturale, necessaria premessa per una efficace manutenzione,
siano ben fondate su di una base teorica che assicuri la operativit della sorveglianza, senza
eccessi che producano dissipazioni economiche e/o disturbi nella utilizzazione.

2. AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE E SUA EVOLUZIONE NEL TEMPO


Una costruzione, come qualunque altro dispositivo, soggetta a guasti; l eventualit di un
guasto intrinseca alla utilizzazione dell apparato e non coinvolge necessariamente la
responsabilit di nessuno degli operatori che contribuiscono alla sua realizzazione e al suo
funzionamento.
I guasti possono distinguersi in base al periodo nel quale essi si verificano. Sono guasti
infantili quelli che si verificano nella prima fase della vita di un opera e per lo pi sono
causati da piccole imprevidenze del progetto e/o della costruzione (ad esempio la insorgenza
di lesioni per un ritiro anomalo, una maturazione dei getti rallentata per difetti di dosaggio,
una insufficienza dei sistemi di protezione dall acqua, una particolare permeabilit alla
infiltrazione della vegetazione, ...); le procedure di controllo in corso d opera, le norme, le
raccomandazioni e le istruzioni tecniche, i protocolli di legge e le procedure di collaudo finale
sono gli strumenti preventivi nei confronti di questo tipo di guasti. Essi possono tuttavia
ugualmente verificarsi e non comportano necessariamente lo scarto dell opera in quanto si
proiettano essenzialmente sulla sua vita utile e possono essere rimediati pi o meno
economicamente in un tempo relativamente breve se rapportato alla vita utile prevista per l
opera; si traducono nella necessit di una serie ravvicinata di interventi di manutenzione
ordinaria o straordinaria, di riparazione o di rifacimento e sostituzione di parti componenti, il
cui scopo riportare l opera ad un livello di affidabilit standard. Elasso tale periodo
(rodaggio dell opera) il sistema resta soggetto ai guasti cosiddetti casuali, ascrivibili a
fenomeni indipendenti dalla conformazione e dall utilizzo dell opera (ad esempio il
cedimento di un appoggio per una depressione della falda acquifera, la azione meccanica di
vegetazione particolarmente aggressiva, un sistema di lesioni per una escursione termica
anomala, l effetto di condizioni ambientali estreme...), che si verificano ad intervalli di
tempo casuali, in maniera imprevedibile. Bench non sia possibile prevenire questo tipo di
guasti, questi in generale si verificano con una cadenza statisticamente stazionaria, ed
possibile prevenirne le eventuali conseguenze dannose mediante una azione sistematica e
costante di manutenzione ordinaria e sorveglianza periodica, mediante le quali da un lato si
contrasta l azione ambientale erosiva e/o dall altro si identificano tempestivamente i
dissesti creando le premesse per le immediate contromisure. Il terzo tipo di guasto quello
causato dall usura dell opera (ad esempio la corrosione dei ferri di armatura, il rilassamento
dei cavi di precompressione o il fluage del calcestruzzo, l allentamento delle bullonature, la
fragilizzazione delle saldature, ...). Esso un sintomo del progressivo invecchiamento dell
opera e in generale produce conseguenze altamente dannose se vi difetto di sorveglianza e/o
manutenzione; l azione dell usura pu manifestarsi anche precocemente in presenza di
difetti occulti dell opera e pu essere fronteggiato esclusivamente attraverso la tempestiva
attivazione, non appena il dissesto inizia a manifestarsi, di operazioni di analisi e di lavori di
riparazione e consolidamento. La sua eventualit richiede pertanto una sorveglianza specifica
fin dal primo periodo di vita dell opera, trattandosi di un tipo di guasto che in caso di inerzia

303

pu provocare conseguenze temibili nel caso di una struttura di ingegneria civile e in


particolar modo per una struttura da ponte. Va menzionato un quarto tipo di guasto, e cio
quello dipendente da eventi eccezionali (terremoto, inondazione, impatto con un aereomobile,
....), nei confronti dei quali va prevista una azione ispettiva immediatamente dopo l evento,
ma che non pu essere fronteggiato con una manutenzione programmata; pu tuttavia in
qualche misura essere prevenuto o in sede di progettazione originaria o mediante la
esecuzione di opere di adeguamento della struttura nei confronti delle nuove esigenze di
sicurezza.
Pu definirsi il tasso di un determinato tipo di guasto come la frequenza media con cui
esso si manifesta. In Fig. 1 sono riportati qualitativamente gli andamenti tipici dei tassi di
guasto per i diversi tipisopra definiti.

Or

Oc

Periodo di rodaggio

Guasti infantili

Ou

Guasti casuali

Tr

Oe

Periodo di usura

Eventi eccezionali
Guasti da usura

t
0
Tu
Figura 1. Andamento qualitativo del tasso di guasto per le differenti tipologie

Come si pu osservare dall andamento qualitativo dei grafici, il guasto per usura si
configura come un vero e proprio fenomeno catastrofico, con un susseguirsi sempre pi
rapido di fenomeni, o con manifestazioni di crescente gravit, che ben presto diventa
incontrollabile e conduce alla irrecuperabilit dell'opera.
Il fenomeno complessivo di invecchiamento dell opera si pu delineare quindi
sovrapponendo le diverse tipologie di guasto (Fig. 2a).
I guasti casuali, come si detto, non possono essere evitati n ridotti; possono essere per
fronteggiati e neutralizzati nei confronti delle loro conseguenze con una continua
sorveglianza, accompagnata da una costante opera di ordinaria manutenzione. Tale
sorveglianza e' indirizzata principalmente alla indagine sui fenomeni di usura che, una volta
innescati, se non tempestivamente rimediati rischiano di portare in breve tempo alla
obsolescenza dell opera con rischio per la sicurezza del pubblico e gravissimo aggravio
economico. La sorveglianza, infatti, se programmata opportunamente insieme con le
conseguenti azioni di manutenzione straordinaria, riparazione e consolidamento, ha l effetto
di rallentare in misura decisiva il fenomeno di usura, che perde il suo carattere catastrofico
(Fig. 2b) tendendo a stabilizzarsi a un tasso praticamente costante e talmente ridotto da
prolungare indefinitamente la durata di vita utile dell opera.

304

O
Periodo di rodaggio

a)
Periodo di usura
Vita utile

Tr

Tu

O
Periodo di rodaggio

b)

Vita utile

Periodo di usura controllata

Tr

Tu

Figura 2.: Andamento qualitativo del tasso di guasto complessivo.


a): Sorveglianza inefficiente; b): Manutenzione e sorveglianza accurata

Un punto cruciale dunque la programmazione della sorveglianza.


Per una impostazione razionale di tale problema necessario disporre di un modello di
affidabilit dell opera. La costruzione di un tale modello presuppone la raccolta e la
rielaborazione di una serie di dati sulle prestazioni e la funzionalit di opere simili che allo
stato non sono disponibili, per quanto a conoscenza dello scrivente.

3. LA COSTRUZIONE DEL MODELLO DI AFFIDABILITA


E possibile esporre delle considerazioni sulla semplice base del senso comune e per analogia
con problemi analoghi in altri settori della Ingegneria. Sia R(t) la funzione di affidabilit dell
opera, data per definizione da
R(t) Prob^Il dispositivo e'in buonecondizioni di esercizio fino al tempo" t"`

(1)

Chiaramente, 0 < R(t) < 1 e

Pr ob^Il dispositivo non utilizzabile al tempo " t"` 1  R t

Q t

(2)

La derivata di tale funzione

q t

dQ
dt

dR
dt

305

 r(t ) t 0

(3)

fornisce la densit di probabilit del tempo tc al quale si verifica la perdita di funzionalit


dell opera; il prodotto q(t)dt rappresenta la probabilit che l opera si gausti in modo
irreversibile al tempo t (e cio che sia tc = t).
Una quantit che riveste un particolare significato nelle operazioni di conservazione la
cosiddetta funzione di azzardo h(t) definita dalla relazione
h t

r t
R t

(4)

Interpretando h(t) come probabilit condizionale, il prodotto h(t)dt rappresenta la


probabilit che l opera diventi inutilizzabile o pericolosa al tempo t, posto che stata in
condizioni efficienti fino al tempo t-dt.
Ora, se si considera un periodo di tempo T1 entro il quale non vengono effettuate opere di
manutenzione o di conservazione dell opera, ragionevole ammettere che il trascorrere del
tempo non possa di per se migliorare lo stato dell opera; questa circostanza trova la sua
controparte analitica nel fatto che la funzione di azzardo dovr essere necessariamente una
funzione monotona non decrescente (in sigla ci si esprime dicendo che la funzione di
affidabilit R(t) IFR). Ci limita sensibilmente la espressione funzionale che si pu
attribuire alla funzione di affidabilit in quanto indicando con apice l operazione di
derivazione rispetto al tempo

hc t

d Rc t

dt R t

Rcc t R t  Rc 2 t
t 0 t 0, f
R2 t

(5)

donde, essendo R(t) > 0 e R(t) < 0

Rcc t Rc t
t
Rc t R t

(6)

t 0, f

che costituisce evidentemente una condizione assai vincolante per R(t).


Per una funzione di affidabilit IFR sussistono infatti i seguenti teoremi [1]:
Teorema 1
Se R(t) IFR: Log [R(t)] una funzione concava
Teorema 2
1t

Se R(t) IFR: >R t @

una funzione decrescente rispetto a t

Teorema 3
Se R(t) IFR e R(t*) = 1-p, cio t* il percentile di ordine 1-p della funzione di
affidabilit, allora
t exp Dt se t d t *
R t
d exp Dt se t t t *

306

log 1  p
t*

(7)

Teorema 4

Se R(t) IFR e W la durata media di vita utile W

0 R t dt

si ha
(8)

exp  t
W se t  W
t
0
se t t W
R t
se t d W
1
d
exp>Z t t @ se t ! W ; 1  WZ t  exp>Z t @

I limiti individuati dal Teorema 4 sono diagrammati a titolo di esempio in Fig. 3 per W = 1

Limite inferiore
R(t) IFR
Limite superiore
1.0
0.8
0.6

R(t)
0.4
0.2

0.5
1.0
1.5
2.0
2.5
Fig. 3 - Fuso limite per R(t) e possibile funzione di affidabilit per W= 1.

Si riportano di seguito alcuni tra i pi comuni modelli di affidabilit che rispondono alla
condizione IFR
a) La affidabilit esponenziale:
Rc t

Oe Ot ; h t

O ; O ! 0; t t 0

(9)

b) La affidabilit Gamma:
k 1

R c t

e  Ot
O Ot
; O ! 0, k ! 0; t t 0
* k

c) La affidabilit Weibull

307

(10)

Okt k 1 e Ot

Rc t

Okt k 1 ; O ! 0, k ! 0; t t 0

; h t

(11)

d) La affidabilit per valore estremo


et  1
1
 exp t 
; h t
k
k

Rc t

et
; k ! 0; t t 0
k

(12)

e) La affidabilit Gaussiana
R c t

V
0

t  W 2
V ! 0;  f d W d f; t t 0
exp 
2V 2
kV 2S

(13)

t  W 2
1
dt
exp 
2V 2
2S

f) La affidabilit log-normale

Rc t

>log t  W@2
1
; V ! 0;  f d W d f; t t 0
exp 
2

V
2
tV 2 S

(14)

La affidabilit esponenziale ha una funzione di azzardo costante, e segna pertanto il


confine delle funzioni di affidabilit che possono essere ritenute idonee a rappresentare il
fenomeno del deterioramento progressivo di un sistema. Le affidabilit Gamma e Weibull
sono IFR per k>1. La affidabilit a valore estremo e la Gaussiana sono sempre IFR. La lognormale pu essere adottata solo per casi particolari, in quanto h(t), inizialmente positiva
tende a diventare negativa al passare del tempo.
Una volta assunta per la funzione di affidabilit una forma opportuna, che come si visto
alquanto vincolata sulla base di semplici considerazioni di ordine generale, R(t) si pu
semplicemente rielaborare, per ottenere la funzione di affidabilit condizionale, condizionata
dalla eventuale osservazione della integrit dell opera al tempo T
f

C t T

q x dx

T t
f

q x dx

R T  t
R t

(15)

Pr ob ^Il sistema si guasti dopo il tempo T  t posto che int egro al tempo T`

Assodato che il tipo di guasto che va fronteggiato tramite una azione di sorveglianza
opportunamente programmata quello del tipo da usura, sia Ru(t) la relativa funzione di
affidabilit, che pu assumersi coincidente con uno dei modelli sopra richiamati, o con uno
dei limiti individuati dai Teoremi 2-4. Il fattore di deterioramento istantaneo Du(t) dell opera
al tempo t pu identificarsi nella spesa occorrente per ripristinare lo stato iniziale rapportato
al costo di ricostruzione; come tale esso rappresentato da un numero positivo non maggiore

308

di 1. Pertanto la funzione che stabilisce la corrispondenza tra il fattore di danno e il


complemento a 1 della funzione di affidabilit, una applicazione monotona crescente dell
intervallo [0,1] su se stesso, e in mancanza di dati e con qualche approssimazione pu
identificarsi nella funzione identica; in altri termini pu ammettersi che possano ottenersi
risultati significativi di massima con la posizione [2]
Du t 1  R u t

(16)

da cui si deduce per semplice derivazione la legge di crescita del deterioramento


D'u t

 Rcu t

q t

(17)

Si supponga di dover programmare la periodicit 'T di una ispezione all opera, e che per
tale azione di sorveglianza siano destinate risorse che consentono di identificare dissesti ad un
livello di deterioramento Du > D1, D1 essendo il livello minimo di vistosit del dissesto che
la tecnica e la qualificazione del tipo di ispezione in oggetto consente di rilevare. E evidente
che, posto che la ispezione al tempo T abbia dato esito negativo (cio non abbia rilevato
dissesti significativi) ci deve interpretarsi nel senso che lo stato attuale dell opera
corrisponde ad un fattore di deterioramento che certamente non sar nullo ma sar comunque
minore di D1. Un requisito da soddisfare che nel tempo 'T intercorrente fino alla prossima
ispezione il deterioramento non possa diventare molto maggiore della soglia D1, il che
renderebbe poi problematico e eccessivamente costoso l intervento di recupero.
Per analizzare il comportamento dell opera durante l intervallo 'T a partire da T, che
pu identificarsi col tempo di missione di un dispositivo, occorre considerare la funzione di
affidabilit (15) dell opera condizionata dalla circostanza che al tempo T il deterioramento
osservato era inferiore alla soglia fissata. Tale affidabilit condizionata pu ritenersi
espressiva della legge di accumulazione del danno a partire dall istante T nel quale ci si
assicurati della integrit dell opera. In altre parole, considerata la funzione
T t

Fu t| T 1  Cu t T

q x dx

T
f

q x dx

(18)

R u T  R u T  t
R u T

Pr ob ^Il sistema accumuli un guasto in T, T  t posto che int egro al tempo T`


questa pu assumersi come legge di evoluzione del fattore di danno a partire dalla data dell
ispezione, posto che questa non ha rilevato deterioramento significativo e che quindi possa
assumersi convenzionalmente Du(T) = 0. La condizione che identifica il tempo 'T si riduce
ad imporre Fu (T+'T | T) = D1 e puo' esprimersi nella forma
T  'T

Rcu x dx

D1 Rcu x dx

(19)

dalla quale pu quindi dedursi 'T. Va rilevato che, a causa del progressivo invecchiamento
dell opera, la (18) evidenzierebbe la necessit di una intensificazione della frequenza di

309

ispezione col passare del tempo, per fronteggiare il fenomeno di accelerazione del
deterioramento con la et.
Intervallo tra le ispezioni in funzione della et dell' opera
D1=0.5%

D1=1.0%

D1=1.5%

D1=2.0%

D1=2.5%

D1=3.0%

D1=3.5%

D1=4.0%

D1=4.5%

D1=5.0%

Intervallo tra le ispezioni (anni)

20

15

10

0
0

10

11

12

13

14

15

16

17

18

19

20

Et del sistema al momento della ispezione precedente

Figura 4. Intervallo tra due ispezioni al livello di dettaglio D1 in funzione della et dell opera al momento della
ispezione precedente

Periodo di ispezione in funzione del livello di dettaglio


Et = 0

20

Et = 4anni

Intervallo tra le ispezioni (anni)

Et = 8 anni
Et = 10 anni
Et = 15 anni

15

Et = 20 anni

10

0
0,5%

1,0%

1,5%

2,0%

2,5%

3,0%

3,5%

4,0%

4,5%

5,0%

D1: Capacit risolutiva delle ispezione (Livello del fattore di danno riconoscibile)

Figura 5. Intervallo tra due ispezioni per una opera di data et in funzione del livello di dettaglio D1

A titolo di esempio, si consideri il caso in cui R(t) si assume Gaussiana. I parametri assunti
si giustificano attraverso le seguenti considerazioni:
x La vita media a-priori (cio in assenza di interventi importanti di ripristino) di una
costruzione civile da pi parti indicata in 50 anni. Si assume pertanto nella (13)
W = 50 anni.
x Vi in generale, ed codificato in qualche modo a livello legislativo, la aspettativa che un
organismo strutturale esente da vizi non debba presentare segni di deterioramento prima di
un periodo di 10 anni. Si pu allora ipotizzare il valore del parametro V nella (13)
attraverso la posizione WV = 10 anni, donde

310

V = 20 anni

D altro canto, valori del fattore di danno che da un lato siano identificabili tramite una
ispezione accurata e che non siano tali da compromettere la possibilit di un pieno recupero
dell opera possono ragionevolmente assumersi variabili tra lo 0.5% e il 5%, e possono
intendersi come un indice della capacit di risoluzione della ispezione, nel senso che
ispezioni meglio organizzate, eseguite da personale pi esperto e con mezzi pi idonei sono in
grado di identificare situazioni di dissesto meno vistose di quanto non sia possibile fare con
una organizzazione meno dispendiosa.
Con i dati assunti si eseguita una indagine parametrica sui risultati forniti dalla (19).
In Fig. 4 riportata la valutazione del periodo di ispezione in funzione della et dell opera
al momento della ispezione precedente, sul presupposto che quest ultima non abbia rilevato
un dissesto significativo al di l della necessit di opere di ordinaria manutenzione. Si
evidenzia innanzitutto una tendenza che si manifesta, sia pure in varia misura, qualunque sia
la et dell opera, e cio il dilatarsi del periodo di ispezione al diminuire della efficienza della
ispezione (cio al crescere di D1). Ci si spiega evidentemente con la osservazione che la
frequenza di una ispezione va accordata con il ritmo di manifestazione del dissesto e che
superfluo effettuare ispezioni che non sono in grado di rilevare dissesti che sono al di sotto
della soglia di percezione. D altro canto, i diagrammi evidenziano anche la necessit di
intensificare la sorveglianza col progredire dell et assoluta dell opera. Il secondo
diagramma in Fig. 5, rende pi chiaramente il fenomeno gi ricordato, e cio la crescita dell
intervallo tra due ispezioni consecutive al diminuire della efficienza della ispezione e la
necessit di addensare le ispezioni con l invecchiamento dell opera. Questa ultima esigenza
pu per considerarsi in gran parte compensata da una efficiente azione di recupero continuo,
se l opera viene costantemente riportata nello originario stato di efficienza all apparire dei
primi segni di dissesto. Assunto dunque trascurabile il fenomeno dell invecchiamento in
presenza di una gestione efficiente dell opera, la curva cui riferirsi diventa quella
corrispondente ad Et = 0 in Fig. 5. D altro canto, il livello di risoluzione della ispezione
deve essere tale da condurre ad una gestione economicamente produttiva della opera. Una
risoluzione del 5%, con una frequenza di sorveglianza di una ispezione ogni 15 anni,
comporterebbe lavori di importo pari alla medesima percentuale del 5% del costo di
costruzione dell opera, con una media annua del 5%/15 = 0.33% annuo. La sorveglianza con
frequenza quinquennale, come possibile e utile operando con ispezioni a risoluzione dello
0.5%, comporterebbe interventi che richiedono una spesa pari sempre alla medesima
percentuale dello 0.5% ripartita in 5 anni, e quindi pari allo 0.5%/5 = 0.10% annuo, con
evidente convenienza economica. In definitiva, il punto rappresentativo della soluzione
prescelta quello indicato dalla freccia in Fig. 5.

4. CONCLUSIONI
Quanto sopra stato dedotto sulla base di un semplice modello, fondato esclusivamente su
considerazioni teoriche e sviluppato in modo empirico; ed ben noto che possibile
sviluppare modelli assai pi sofisticati e in grado di riflettere assai meglio la realt concreta
sulla quale si intende intervenire (v. ad es.[3]).
Si ritiene tuttavia che il buon accordo dei suddetti risultati con la prassi e con le procedure
adottate in altri Paesi per la sorveglianza delle reti infrastrutturali, basata su un notevolissimo
accumulo di esperienza concreta e di attivit pluridecennale nel campo, sia un ulteriore

311

elemento di convalida di tali procedure, almeno a livello di parametri fondamentali quali la


cadenza e l intensit della sorveglianza e i livelli di rischio economico sopportabili, e
soprattutto un caposaldo significativo per la estensione dei medesimi criteri a realt diverse
ma riconducibili alla medesima categoria.
Si conclude osservando che la frequenza comunemente accettata per la ispezione
dettagliata (presumibilmente quindi corrispondente ad un piccolo valore di D1 nella teoria
sopra esposta) delle opere pontiere della rete stradale francese fissata appunto intorno a 5
anni, e che una indagine dettagliata sul costo annuo della riparazione effettuata su di un
comparto stradale sempre in Francia ha evidenziato una spesa, per i soli interventi di
riparazione cui si riferiscono i risultati ottenuti nel presente capitolo, pari allo 0,09%/anno del
valore delle opere, anche questo in ottimo accordo con i risultati sopra esibiti.

BIBLIOGRAFIA
[1] Barlow R.E., Proschan F.: The Mathematical Theory of Reliability, John Wiley & Sons Inc., New York.,
256 pp., 1965
[2] Baratta A., Renewal Policy For Historical Bridges, in Civil Infrastructure Systems: Intelligent Renewal, F.
Casciati, F. Maceri, M.P. Singh & P. Spanos eds, World Scientific, Singapore, pp. 1-14, 1998
[3] Lind N.C., Nathwani J.S., Siddall E.: Managing risks in the Public Interest, Proc. Institute for Risk
Research, University of Waterloo, Waterloo, Canada, 1991

Ricerca svolta con fondi della Universit di Napoli e cofinanziata dal MIUR (Ministero della
Universit e della Ricerca Scientifica).

312

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

UN PROGRAMMA DI MANUTENZIONE PROGRAMMATA


PER I PONTI GESTITI DA ENTI PUBBLICI TERRITORIALI:
1. ASPETTI GENERALI
F. BENEDETTINI1, C. GENTILE2
1

DISAT, Universit degli Studi, LAquila


Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Politecnico di Milano

SOMMARIO
Questo lavoro, suddiviso in due parti, riguarda la messa a punto di una proposta di un
programma di manutenzione programmata e di stima dei costi di ripristino per ponti e viadotti
gestiti da Enti Pubblici Territoriali. Il programma basato sulla azione di monitoraggio visivo
e strumentale che permetta lindividuazione delle priorit da seguire e che risponda a criteri il
pi possibile oggettivi. Nel lavoro sono discussi i risultati di una serie di prove dinamiche in
operational conditions, ripetute per tre volte nellarco di cinque anni in una campagna tipo,
ed i risultati di ispezioni visive complementari effettuati al fine di stabilire le priorit di
manutenzione ottimale a seguito del rating delle condizioni strutturali di ogni campione della
classe di ponti esaminata. Si discute, infine, lutilizzo del software PONTILIA sviluppato dal
gruppo di ricerca per gestire in maniera integrata tutte le informazioni acquisite.
La seconda parte del lavoro pi specificamente dedicata allaggiornamento dei modelli ad E.F.
delle strutture analizzate (basato sui risultati del monitoraggio strumentale) e sulla possibile
integrazione delle ulteriori informazioni derivanti da tale azione nel software PONTILIA.
ABSTRACT
The results of a campaign of repeated modal tests conducted in operational conditions and a
parallel program of visual inspections are used to rate the structural conditions of a class of
bridges mantained by Public Territorial Authorities and to accordingly propose a maintenance
program. The results of the visual and instrumental inspections are used to establish a
maintenance program whose priorities are based on objective criteria. In addition, the use of
an ad hoc software developed by the research group and named PONTILIA is discussed: the
software is useful to manage all the information concerning the rating procedure of the
analyzed bridges. The dynamic-based model updating of the FE models of the analyzed
structures and the possible use of these further information in the PONTILIA software are
discussed in the second part of the paper.

313

1. INTRODUZIONE
In genere tutte le strutture e fra esse i ponti, sebbene interessati da diverse forme di degrado
delle prestazioni strutturali, non sono soggette a nessun test di tipo sistematico finalizzati alla
individuazione delle priorit da adottare in un programma di manutenzione che consenta, per
ragioni di tipo economico, soltanto interventi parziali e con budget limitato. In generale, lo
stato di salute dei ponti analizzato e monitorato per mezzo di sole campagne di ispezioni
visive le quali non sono sempre basate su criteri oggettivi di classificazione dello stato di
salute di ciascuna opera [1, 2] e comunque quasi mai vengono eseguiti sui ponti dei test
sistematici finalizzati al controllo delle prestazioni strutturali al passare degli anni. Soltanto in
casi speciali, riservati a strutture di particolare interesse strategico, e spesso solo quando le
condizioni di una struttura divengono allimprovviso critiche si programmano azioni
specifiche finalizzate alla identificazione ed alla classificazione del danno che interessa
lopera [3, 4].
Oggetto di questo lavoro una proposta per la stesura di un programma di manutenzione
programmata e la stima dei costi di ripristino per i ponti gestiti da Pubbliche
Amministrazioni. Il monitoraggio delle condizioni strutturali al passare del tempo e la
determinazione di classi omogenee di manutenzione basato sia su ispezioni visive
successive atte ad evidenziare il degrado strutturale e la sua evoluzione nel tempo che su
prove dinamiche ripetute effettuate in condizioni di vibrazione ambientale (operational
conditions) [5, 6], atte a controllare la stabilit nel tempo della risposta strutturale ed ad
evidenziare possibili anomalie di funzionamento.
Nellambito del programma di ricerca stato inoltre sviluppato il software di gestione
integrata delle informazioni denominato PONTILIA [7], atto a classificare i ponti in base alle
risultanze delle ispezioni visive e delle prove dinamiche, a stimare i costi degli interventi di
ripristino ed a creare report orientati alla descrizione delle condizioni di salute di ciascuna
opera della classe analizzata. In maggior dettaglio, le azioni principali gestite dal software
sono: 1) localizzazione tramite sistema GIS di ogni opera catalogata; 2) anagrafica dettagliata
della struttura in forma testuale e grafica; 3) riconoscimento di possibili difetti riscontrati
nellambito di un catalogo integrato; 4) rating di ogni difetto riscontrato; 5) ricognizione dei
risultati delle prove dinamiche; 6) ottenimento di un indice di danneggiamento relativo; 7)
ottenimento di classi di manutenzione omogenee; 8) ottenimento di una stima diretta dei costi
di ripristino. Il software prodotto consente pertanto, allEnte Gestore, una gestione integrata e
semplice delle informazioni permettendo laccesso immediato a tutti i dati relativi ad un
singolo ponte, ai dati relativi a tutti i ponti di una determinate via di comunicazione ovvero a
quelli relativi a tutti i ponti di un determinato Comune e cos via.
Il programma di ricerca descritto in questo lavoro cerca di estendere a tutti i ponti di una
determinata classe, ad un costo ragionevole, luso combinato di ispezioni visive e di prove
dinamiche finalizzate allhealth monitoring.
Il programma di ricerca propone inoltre una forma standard per esprimere i risultati delle
visite ispettive ed i metodi e le condizioni standard di prova per la identificazione modale
utilizzando tecniche di eccitazione ambientale per lintera classe di opere analizzate al fine di
controllarne lintegrit strutturale al passare del tempo.
Un peso notevole al fine della valutazione di un indice di integrit strutturale dato ai
risultati delle prove dinamiche che hanno il duplice scopo di costituire il termine di
riferimento ad una determinato istante per le prove condotte in tempi successivi cos da poter
individuare possibili danni strutturali e di consentire, contestualmente, la taratura di modelli
ad E.F. delle strutture ritenute pi importanti. In particolare, gli aspetti legati alla calibrazione

314

ed allaggiornamento dei modelli saranno discussi nella seconda parte del lavoro [8].
In questa sede, a scopo esemplificativo, verranno presentati i risultati della campagna
estensiva di prove dinamiche ed ispezioni visive condotta per 100 ponti gestiti da una
Pubblica Amministrazione e ripetute tre volte nellarco di un quinquennio.
Le procedure di classificazione descritte sono state applicate a differenti sotto-classi di
ponti appartenenti al gruppo in esame ed, in particolare, a ponti ad arco murario, a ponti a
travi in c.a. ordinario e precompresso, a ponti ad archi gemelli in c.a.
Per quel che concerne le prove dinamiche, visti il numero elevato di strutture da testare e
la ripetitivit dellindagine, stata messa a punto una procedura tipo sia per la fase di prova
che per quella di identificazione modale che consentisse di ottenere risultati affidabili almeno
per quel che concerne i primi modi di vibrare (frequenze e forme modali) con il numero
minimo di sensori possibile.
I ponti esaminati, a seconda del tipo, sono stati testati utilizzando da 6 a 10 accelerometri
su un numero minimo di 6 fino ad un numero massimo di 14 punti della struttura in 1 o 2
configurazioni di misura.
Sono stati in genere utilizzati 2 metodi di identificazione modale indipendenti ed operanti,
rispettivamente, nel dominio delle frequenze (Enhanced Frequency Domain Decomposition,
EFDD, [9]) e nel dominio del tempo (Stochastic Subspace Identification, SSI, [10]).
Lapplicazione dei due metodi , a scopo esemplificativo, descritta in dettaglio con
riferimento allo storico Ponte della Vittoria [11].
Nella seconda parte del lavoro [8], discusso lutilizzo dei risultati delle indagini dinamiche
per laggiornamento dei parametri di modelli ad E.F. pi idonei dei modelli modali
allinterpretazione ingegneristica di eventuali danni strutturali evidenziati da possibili modifiche
del comportamento dinamico. In particolare, lapplicazione a 4 arcate in linea di principio del
tutto eguali di una tecnica di identificazione strutturale ben nota in letteratura (Douglas-Reid,
[12]) ha condotto ad interpretare in chiave strutturale le differenze di comportamento dinamico
modale ottenendo, inoltre, valori dei parametri elastici perfettamente in linea con quanto atteso
in base alla caratterizzazione dei materiali disponibile.

2. I PONTI ANALIZZATI IN UN CASO DI STUDIO


Nel territorio provinciale corrispondente alla provincia di Teramo in Abruzzo, sono stati
censiti circa 300 ponti tra i quali sono stati scelti i 100 pi importanti che costituiscono la
classe in esame e, tra essi, 50 sui quali sono state effettuate anche le prove dinamiche ripetute
in tempi successivi. In questo lavoro verranno riportati i risultati generali pi significativi
ottenuti durante le campagne di prova ed a titolo di esempio alcuni risultati ottenuti su un
caso di studio particolarmente significativo.
La classe in osservazione contiene differenti categorie di ponti che vanno dai pi numerosi
ponti ad arco murario a ponti in calcestruzzo di cemento armato a ponti in c.a.p.. La classe
particolare dei ponti ad archi gemelli in calcestruzzo analizzata inoltre pi
approfonditamente nella seconda parte del lavoro.
Tutti i 50 ponti ritenuti pi significativi sono stati testati per tre volte nellarco di un
quinquennio ed in Tabella 1 riportata una sintetica classificazione di essi. Nella tabella sono
riscontrabili una classificazione relativa al materiale costituente ogni singola opera, una
classificazione riguardante lo schema statico riscontrato sia alcune informazioni di carattere
statistico riguardante il numero di campate esaminate, la lunghezza media delle stesse, ed il
numero di modi identificabili con le tecniche di identificazione precedentemente citate.

315

SCHEMA STATICO
Semplice appoggio
Travi continue
Archi

n
28
25
6

c.a.
l
19
15
45

f
4
2
5

MATERIALE
c. a. p.
N
l
f
22
6

45

Muratura
l
F

14

n: numero di campate provate


l: luce media delle campate esaminate
f: numero di modi identificati in operational conditions
Tabella 1. Informazioni sintetiche sul programma di ricerca

3. PROVE DINAMICHE E PROCEDURE DI IDENTIFICAZIONE MODALE


Visto il relativamente alto numero di prove da condurre stata proposta una procedura di test
ed identificazione atta ad ottenere risultati significativi con il numero minimo di sensori adatti
ad identificare i primi modi strutturali. I ponti sono stati analizzati con configurazioni
strumentali che hanno previsto 6-10 accelerometri posizionati su 6-14 punti in 1-2 setup
sperimentali. La eccitazione, come gi osservato, stata di tipo ambientale ed in particolare,
per i ponti esaminati, stata fornita dal regolare traffico su di essi (operational conditions).
La lunghezza delle serie temporali acquisite corrisponde ad un minimo di 3000 periodi
fondamentali delle differenti strutture analizzate e sono state acquisite con una frequenza di
campionamento di 400 Hz.
A valle della acquisizione dei dati sono state utilizzate due differenti tecniche di
identificazione modale.
La prima tecnica, di pi rapida applicazione per la snellezza del relativo algoritmo di
calcolo, la Enhanced Frequency Domain Decomposition (EFDD) [9]; si tratta di una tecnica
operante nel dominio delle frequenze e basata sulla decomposizione in valori singolari della
matrice spettrale delle serie temporali acquisite nei differenti punti della struttura in esame.
La seconda tecnica, nota come Stochastic Subspace Identification (SSI) [10], opera nel
dominio del tempo e consente di ottenere modelli modali di ordini differenti a partire dalle
risposte dinamiche nei vari punti strumentati; su tali modelli identificati vengono costruiti i
cosiddetti diagrammi di stabilizzazione per poter poi individuare lordine giusto del modello
che al meglio riproduce landamento dei dati acquisiti.
Ambedue le tecniche citate sono state applicate nellambito di un pacchetto software di
tipo commerciale (ARTeMIS [13]). La tecnica EFDD stata sempre applicata anche in situ,
subito dopo la fase di acquisizione dei dati per essere sicuri di aver ottenuto, nella fase di test,
dati significativi ed utili alla identificazione. I risultati ottenuti sono poi stati sempre
confrontati con quelli ottenuti dalla SSI per essere certi di una corretta identificazione modale.
I confronti sono stati condotti sia in termini di frequenze dei modi identificati sia in termini di
forme modali utilizzando il ben noto indice di correlazione MAC (Modal Assurance
Criterion) [14].

4. LE ISPEZIONI VISIVE ED IL SOFTWARE DI GESTIONE PONTILIA


Parallelamente, nellambito dello stesso programma di ricerca, sono state effettuate ispezioni
visive sui 100 ponti ritenuti pi significativi nel territorio della Provincia di Teramo,
finalizzate allindagine difettologica. E stato creato appositamente un ambiente di lavoro

316

chiamato PONTILIA [7] che consente la gestione integrata di tutte le informazioni relative ad
ogni ponte esaminato (Fig.1a). Mediante una analisi difettologica ad hoc, si valuta lo stato di
salute di ogni ponte analizzato riconoscendo in un precostituito catalogo di difetti quello (o
quelli) che interessano la struttura. Per ogni difetto riscontrato si esegue poi il relativo rating
in base allestensione, allintensit raggiunta dal difetto, alla necessit pi o meno immediata
di ripristino (mentre il livello di criticit di un determinato difetto per una determinato
componente strutturale valutato automaticamente dal software). Il programma restituisce
un indice globale di danno come somma pesata (coefficienti di importanza di ogni difetto e
per ogni livello dello stesso), dei difetti rilevati nei vari elementi strutturali. In tal modo si
effettua un monitoraggio della struttura e si valuta la necessit di interventi, pi o meno
urgenti, finalizzati al mantenimento nel tempo delle prestazioni strutturali.
Il software organizzato nelle seguenti sezioni:
x Una sezione GIS (Fig.1b) mediante la quale si identifica ogni ponte catalogato nellambito
del territorio di pertinenza;
(a)

(b)

(c)

Figura 1. (a) Il Software di gestione PONTILIA; (b) la sezione GIS; (c) la sezione difettologica

317

x Una sezione anagrafica nella quale sono contenute tutte le informazioni utili a descrivere
il ponte catalogato (informazioni di carattere storico, ambientale, strutturale, disegni e
schemi tecnici, informazione su tutti i documenti tecnici quali progetto, collaudo,
riparazioni per circa 400 voci per ogni struttura);sezione valutazione dellindice globale di
danno (relativo rispetto agli altri elementi della classe in esame);
x Una sezione difettologica (Fig.1c) allinterno della quale ogni difetto riscontrato deve
essere riconosciuto allinterno di un catalogo integrato (differente per diverse tipologie
strutturali) e viene poi valutato nellambito della procedura di rating precedentemente
descritta;
x Una sezione nella quale ad ogni difetto, e per ogni livello di intensit dello stesso, viene
valutato un costo di ripristino sulla base di una misura stimata dellestensione delle parti
interessate dallo specifico difetto e dei costi di ripristino dedotti dai vari prezzari regionali;
x Una sezione nella quale viene automaticamente prodotto un dettagliato rapporto sulle
condizioni di manutenzione di ogni ponte schedato.

5. RISULTATI
Nel seguito verranno discussi sia i risultati di carattere pi generale e che presentano valenza
territoriale sia risultati concernenti gli approfondimenti possibili su un caso di studio
particolare concernente uno storico ponte ad archi gemelli in c.a.
5.1. Risultati concernenti le prove dinamiche
Una discussione generale sui risultati acquisiti pu essere fatta organizzando i dati in maniera
sintetica, come ad esempio fatto nella successiva Fig. 2. In essa, per tutti i casi esaminati,
riportata loccorrenza della frequenza del primo modo simmetrico nel piano, del primo modo
anti-simmetrico nel piano e del primo modo torsionale.
16

Occurrence number

14
12
10

1st symmetric

1st antisymmetric

1st torsional

4
2
0
1

9 11 13 15 17 19 21 23 25 27 29
Modal frequency [Hz]

Figura 2. Occorrenza dei modi identificati e relative frequenze

Per quanto riguarda il primo modo simmetrico piano sono individuabili due ambiti di
frequenza (5y9 Hz e 11y17 Hz) nei quali sono presenti un elevato numero di realizzazioni;
tali ambiti individuano, rispettivamente, i ponti in c.a. a campata semplicemente appoggiata

318

ed i ponti ad arco murario di tipo massiccio. Il primo modo antisimmetrico nel piano
viceversa sparso su tutto lintervallo di frequenze riportate in Fig. 2. Il primo modo torsionale
nuovamente molto concentrato attorno ai 6 Hz (ponti in c.a. con campata semplicemente
appoggiata) ed ai 20 Hz (ponti ad arco murario di tipo massiccio). Il tipo di forma modale
riscontrata e la relativa frequenza identificata cos come riportati in Fig. 2 possono fornire una
informazione generale di primo livello sulla vulnerabilit sismica del cluster di opere
analizzato se accompagnato dalla descrizione delle caratteristiche sismo-genetiche dellarea
in cui essi sono localizzati.
5.2. Risultati concernenti le priorit di intervento
La stabilit nel tempo delle propriet modali dedotta dallesecuzione di prove dinamiche,
lassenza di comportamenti palesemente anomali nella risposta che possano prefigurare
difetti strutturali e la evoluzione nel tempo dei risultati di ispezioni visive ripetute, portano
alla stima di un indice globale di difettosit relativa mediante il quale ogni elemento
esaminato pu essere catalogato. Tale indice, che vale 1 per il ponte in condizioni di migliore
manutenzione allinterno della classe esaminata e vale 0 per quello in condizioni peggiori,
fornisce un utile criterio di catalogazione e permette contestualmente di definire un certo
numero di classi di manutenzione associate appunto a particolari range dellindice di danno.
La proposta di classificazione in 5 diverse classi di manutenzione nel caso di studio
precedentemente descritto riportata nella successiva Fig. 3.

Figura 3. Classificazione in 5 classi di manutenzione

5.3. Un caso di studio


Al fine di esemplificare lapplicazione delle tecniche EFDD ed SSI, dianzi citate ed utilizzate
nellindagine a scala territoriale si far riferimento al Ponte della Vittoria [11] tra Cremeno e
Maggio in Provincia di Lecco.

319

Il ponte, avente luce di 75 m e schema statico ad arco con via superiore, realizza
lattraversamento del torrente Pioverna tra Cremeno e Maggio su una incisione naturale
avente circa 90 m di profondit. Lopera (Fig. 4a), dedicata ai caduti della I Guerra Mondiale,
stata progettata allinizio degli anni '20 da Antonio Cavallazzi (progetto architettonico e
Direzione dei Lavori) ed Arturo Danusso (progetto strutturale) e realizzata nel 1923 in soli 6
mesi, grazie allutilizzo di un ardito ponte di servizio e di una centina.
(a)

(b)

Figura 4. Ponte della Vittoria a Cremeno (LC): (a) configurazione originale (1923); (b) configurazione attuale

Figura 5. Vista longitudinale e pianta del Ponte della Vittoria a Cremeno (LC)

320

Il ponte stato quindi oggetto di un intervento di riqualificazione nel 1984 (Fig. 4b); tale
intervento, progettato da Francesco Martinez y Cabrera in modo da rispettare il pi possibile
larchitettura originale del manufatto, ha comportato lallargamento dellimpalcato (dagli
originali 5.00 m agli attuali 8.90 m), il rinforzo delle arcate e dei puntoni nonch laggiunta di
traversi di controvento dei puntoni. Le principali caratteristiche geometriche del ponte nella
sua configurazione attuale sono illustrate in Fig. 5. Lopera costituita strutturalmente dai
seguenti sottosistemi:
1. una soletta dimpalcato in c.a., avente larghezza di 8.90 m e spessore variabile tra 15.0 e
21.0 cm. Nella parte centrale dellimpalcato, ove trova alloggio il monumento ai caduti, la
larghezza di 10.80 m;
2. un graticcio su cui si imposta la piastra dimpalcato, costituito da 4 travi longitudinali e da
traversi aventi interasse generalmente di 5.00 m (salvo che nella zona centrale di maggiore
larghezza);
3. due grandi archi in c.a. ad asse parabolico e sezione rettangolare di dimensioni variabili, su
cui si imposta il graticcio dimpalcato per tramite di sette coppie di puntoni. La geometria
delle arcate caratterizzata da una corda allimposta di 53.60 m e da altezza in chiave di
circa 20.0 m.
Su tale ponte attualmente in corso una ricerca pilota, finanziata dallAmministrazione
Provinciale di Lecco, sia per il monitoraggio dinamico discreto (che prevede la ripetizione di
indagini di vibrazione ambientale con cadenza mensile per il periodo di 1 anno) sia per
lattuazione di un programma di gestione programmata relativo ai manufatti di maggiore
importanza (in particolare, oltre al Ponte della Vittoria, i ponti sullAdda in Provincia di
Lecco).

SV (dB)

(a)

Dimensione Spazio degli Stati

frequenza (Hz)

(b)

frequenza (Hz)

Figura 6. (a) Valori singolari della matrice spettrale (EFDD); (b) Diagramma di stabilizzazione (SSI)

321

fSSI = 7.13 Hz

fSSI = 8.42 Hz

fSSI = 10.40 Hz

fSSI = 11.35 Hz

fSSI = 11.93 Hz

fSSI = 13.95 Hz

fSSI = 14.87 Hz

Figura 7. Modi principali identificati (SSI)


Modo
Tipo

fEFDD
(Hz)

]EFDD

fSSI
(Hz)

(%)

DF
(%)

MAC

(%)

]SSI

V1+
V1
V2
V2+
V3+
V3
V4+

7.15
8.51
10.40
11.30
11.94
13.96
14.92

1.00
1.05
0.57
0.46
0.29
0.60
0.52

7.13
8.42
10.40
11.35
11.93
13.95
14.87

1.22
1.57
0.89
1.23
1.30
0.73
1.37

0.28
1.07

0.44
0.08
0.07
0.34

0.9872
0.9802
0.9877
0.9576
0.9116
0.9790
0.9887

Tabella 2. Ponte della Vittoria: confronto tra i parametri modali identificati mediante i metodi EFDD e SSI

La prima indagine sul ponte stata condotta il 14 febbraio scorso. La strumentazione di


misura dei segnali era costituita da accelerometri piezoelettrici WR 731A, completi di modulo
di alimentazione WR P31. La risposta stata registrata con campionamento temporale di 400
Hz in 24 punti di misura dellimpalcato (in due configurazioni sperimentali) per una durata di
circa 3000 s.
Conformemente alle attese, lanalisi modale sperimentale ha condotto allidentificazione di
numerosi modi principali nellambito di frequenze 016 Hz. I valori singolari normalizzati
della matrice spettrale, valutati attraverso la tecnica EFDD, sono rappresentati in Fig. 6a; i
picchi nel primo (e maggiore) valore singolare corrispondono alle frequenze naturali del
sistema. La Fig. 6b mostra il diagramma di stabilizzazione ottenuto attraverso lapplicazione
della tecnica SSI alle accelerazioni registrate nella seconda configurazione sperimentale.
Le frequenze proprie del sistema analizzato sono facilmente identificabili in Figg. 6a-b;
infatti, la tecnica SSI conduce alla chiara individuazione delle frequenze modali attraverso gli
allineamenti dei poli stabili, posti a 7.13, 8.42, 10.40, 11.35, 11.93, 13.95 e 14.97 Hz (Fig.

322

6b). Utilizzando la tecnica EFDD, il primo valore singolare normalizzato (Fig. 6a) mostra dei
picchi locali assai ben definiti in corrispondenza delle medesime frequenze.
In totale sono stati identificati 7 modi principali, illustrati in Fig. 7, che possono
classificarsi come modi flessionali verticali dimpalcato (V+) o modi torsionali dimpalcato
(V).
Il confronto tra le stime dei parametri modali ottenute dai metodi EFDD ed SSI illustrato
quantitativamente in Tabella 2 ove, unitamente alla classificazione dei modi identificati, sono
riportate le frequenze e gli smorzamenti identificati, lindice di correlazione MAC e la
differenza percentuale tra le frequenze DF = |(fSSIfEFDD)/fSSI|. Come si pu osservare, i valori
riportati in Tab. 2 evidenziano un eccellente accordo tra le stime fornite dai due approcci sia
in termini di frequenze proprie (con differenza percentuale massima di 1.07%) sia in termini
di deformate modali (con valori di MAC generalmente superiori a 0.95).

6. CONCLUSIONI
In questo lavoro stata presentata una procedura operativa basata sul duplice utilizzo di prove
dinamiche ed ispezioni visive ripetute finalizzate alla stesura di un programma di
manutenzione per i ponti e viadotti gestiti da Enti Pubblici Territoriali. Il lavoro ha lo scopo
di tenere sotto controllo levolvere delle condizioni strutturali al passare degli anni. A causa
del numero relativamente alto di ponti da analizzare (programma strategico a carattere
territoriale) e per il carattere ripetitivo del programma di ricerca lidentificazione modale su
cui basato anche il programma di prove stata condotta in operational conditions usando
soltanto una eccitazione di tipo ambientale (il regolare traffico sui ponti). Si inoltre cercato
di sistematizzare lesecuzione di visite ispettive condotte parallelamente alle prove
strumentali mediante lutilizzo del software di gestione denominato PONTILIA. Sono stati
esaminati sia risultati di carattere generale che descrivono sinteticamente il comportamento
dinamico della classe di strutture analizzate ed i risultati ottenibili in termini di creazione di
classi omogenee di manutenzione sia risultati pi specifici validi per un singolo caso di studio
concernenti la interazione tra il programma di prove e la modellazione ad EF coerente di una
struttura analizzata. Il rilevamento e la localizzazione di eventuali danni riscontrati al passare
degli anni assieme ai risultati di ispezioni visive programmate possono essere usati a parere
degli scriventi quali criterio di rating delle condizioni strutturali per formulare un opportuno
programma di manutenzione programmata basata sulluso delle due campagne complementari
di ispezioni e prove.

RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato supportato dallAmm.ne Provinciale di Teramo, dallAmm.ne
Provinciale di Lecco e dal M.I.U.R. (PRIN 2004 e 2005).

BIBLIOGRAFIA
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Evaluations, Journal of Infrastructure Systems, Vol. 5(2) (1998).
[2] Gattulli V., Chiaramonte L.: Probabilistic models of a priority ranking procedure for

323

BMS, Computer-Aided Civil and Infrastructure Engineering (submitted).


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Vibration Monitoring, Smart Materials and Structures, Vol. 10(3), pp. 512-517 (2001).
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Monitoring Using Ambient Modal data, Proc. 11th ASCE Engineering. Mechanics Conf.,
pp. 1114-1117 (1996).
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Operational Conditions: Industrial Applications, MSSP, Vol. 13(2), pp. 193-216 (1999).
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Enti Pubblici Territoriali: 2. Model Updating e futuri sviluppi, Convegno Nazionale
Crolli e Affidabilit delle Strutture Civili, Messina, 2006.
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Implementation, Applications. Kluwer Academic Publishers, 1996.
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bridge for structural identification and condition assessment, XVI Congresso di
Meccanica Teorica e Applicata AIMETA 2003, Ferrara, 2003.

324

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

UN PROGRAMMA DI MANUTENZIONE PROGRAMMATA


PER I PONTI GESTITI DA ENTI PUBBLICI TERRITORIALI:
2. MODEL UPDATING E FUTURI SVILUPPI
F. BENEDETTINI1, C. GENTILE2
1

DISAT, Universit degli Studi, LAquila


Dipartimento di Ingegneria Strutturale, Politecnico di Milano

SOMMARIO
Il lavoro, suddiviso in due parti, riguarda la proposta di un programma di manutenzione
programmata per ponti e viadotti gestiti da Enti Pubblici Territoriali. Il programma, descritto
nelle sue linee generali nella prima parte, basato su ispezioni visive ed indagini dinamiche
in condizioni di vibrazione ambientale. Questa seconda parte del lavoro pi specificamente
dedicata allutilizzo della caratterizzazione dinamica modale per laggiornamento di modelli
ad E.F. delle strutture analizzate; lalgoritmo di identificazione strutturale analizzato il
metodo di Douglas-Reid, che per la sua relativa semplicit ben si presta allutilizzo
nellambito di programmi di manutenzione programmata. In particolare, lapprofondimento
dedicato alla classe dei ponti ad arco in c.a. in quanto molti di questi ponti, prevalentemente
risalenti alla prima met del '900, sono stati progettati con riferimento a normative superate e
versano probabilmente in condizioni danneggiate o prossime al danneggiamento.
ABSTRACT
The paper, divided in two parts, deals with the use of repeated modal tests conducted in
operational conditions and of visual inspections to rate the structural conditions of a class of
bridges maintained by Public Territorial Authorities. This second part of the work
summarizes the dynamic-based assessment of 4 similar R.C. arch bridges, dating back to the
50s. The investigated bridges, in principle perfectly equal, belong to a viaduct consisting of 7
open spandrel arch bridges. The dynamic-based assessment involves ambient vibration
testing, output-only modal identification and updating of the uncertain structural parameters
of a F.E. model. The structural identification methodology and its results are especially
addressed and the simple Douglas-Reid algorithm seems to be especially suitable for being
used in advanced Bridge Management Systems.

1. INTRODUZIONE
Quasi sempre i programmi di manutenzione degli Enti Pubblici Territoriali od Enti di

325

Gestione sono basati solo su visite periodiche di ispezione effettuate, peraltro, senza alcuna
condizione di ripetitivit ed i cui risultati sono fortemente dipendenti da chi effettua le visite.
Quasi mai tali ispezioni implicano misure in situ e tanto meno indagini dinamiche di
vibrazione ambientale (operational conditions). Prove di tipo statico e/o dinamico, finalizzate
allindividuazione di possibili malfunzionamenti strutturali sono effettuate raramente e solo in
casi particolari, ovvero quando la rilevanza della struttura cos elevata o le condizioni di
danneggiamento cos avanzate da suggerire una analisi pi approfondita delle condizioni
strutturali. Il programma di ricerca descritto nella prima parte di questo lavoro [1] propone di
estendere a tutti i ponti di una determinata classe, ad un costo ragionevole, luso combinato di
ispezioni visive e di prove dinamiche finalizzate allhealth monitoring.
In questa seconda parte del lavoro, viene esemplificato lutilizzo delle caratteristiche
modali identificate in operational conditions per la calibrazione di modelli ad E.F. che,
meglio dei modelli modali, consentono linterpretazione ingegneristica di eventuali danni
strutturali evidenziati da possibili modifiche del comportamento dinamico. Dal momento che
si opera in base ai risultati di campagne di indagine dinamica con limitato numero di sensori,
laggiornamento dei parametri condotto con tecniche semplici (quali il tradizionale tuning
manuale o il metodo di Douglas-Reid [2]) e facendo riferimento prevalentemente ai valori
delle frequenze naturali sperimentali.
In particolare, le applicazioni presentate sono riferite a ponti ad arco in c.a. Infatti, le
indagini dinamiche in condizioni di vibrazione ambientale e lanalisi modale sperimentale
sono, in linea teorica, particolarmente adatte per lanalisi dei moderni ponti ad arco in acciaio
[3, 4] ed in c.a. [5, 6, 7]; infatti queste strutture sono, in generale, piuttosto flessibili, per cui
possibile identificare sperimentalmente un elevato numero di modi principali. Inoltre, le
moderne tecniche dindagine dei ponti, basate sullispezione visiva e condotte da personale
qualificato, possono essere a volte non adatte o non facili da applicare ai ponti ad arco, in
particolare quando il manufatto attraversa una valle profonda o un fiume. Infine, lepoca di
maggior sviluppo dei ponti ad arco in c.a. risale alla prima met del '900 e molti di questi
ponti, progettati con riferimento a normative superate, sono probabilmente in condizioni
danneggiate o prossime al danneggiamento.
Nello specifico, la nota presenta i risultati di una recente ricerca sperimentale e teorica sul
comportamento dinamico di quattro ponti ad arco in c.a. I ponti analizzati sono, in linea di
principio, perfettamente uguali e fanno parte del viadotto di Cairate (Varese).
La sperimentazione dinamica in condizioni di vibrazione ambientale stata condotta su
ciascuna arcata del viadotto utilizzando un sistema di acquisizione dati con 26 accelerometri
piezoelettrici. A seguito delle indagini, stato possibile identificare un elevato numero di
modi principali nellintervallo di frequenza 0-11 Hz utilizzando la tecnica EFDD [8, 9, 10].
Come prevedibile, le 4 strutture analizzate hanno evidenziato un comportamento dinamico
simile in termini sia di frequenze naturali sia di forme modali.
Nella parte teorica dello studio, stato sviluppato un modello "base" ad elementi finiti e le
principali assunzioni adottate nel modello sono state dapprima validate attraverso un
sommario confronto tra i parametri modali teorici e misurati. Successivamente, la
distribuzione dei moduli elastici del modello stata aggiornata, per ciascun ponte, facendo
riferimento ad una suddivisione della struttura in 10 regioni omogenee al fine di ridurre il
numero dei parametri nella procedura di identificazione strutturale.
Laggiornamento dei parametri stato condotto mediante la procedura di Douglas-Reid
[2], particolarmente indicata nel caso specifico in cui le strutture presentano in linea di la
medesima geometria. Infatti, in base alla tecnica [2], viene approssimata la dipendenza di
ogni parametro modale del modello dai parametri strutturali incerti e, successivamente,

326

questo stesso gruppo di funzioni approssimanti viene confrontato con i corrispondenti


valori sperimentali di ogni ponte, attraverso un algoritmo di minimizzazione, per ottenere
la migliore stima dei parametri strutturali. Lapplicazione della metodo di Douglas-Reid ai
ponti esaminati ha condotto a modelli aggiornati che riproducono accuratamente i parametri
modali stimati per ogni ponte; inoltre, i parametri identificati sono in buon accordo con le
caratterizzazioni dei materiali disponibili.
Nellambito specifico dei programmi di gestione e manutenzione, il metodo di
identificazione strutturale adottato [2] appare di notevole interesse in quanto esso basato su
un numero limitato di indagini ad E.F., condotte con differenti valori dei parametri strutturali
del modello da aggiornare. Una volta che tali analisi preliminari hanno consentito di definire
unapprossimazione della dipendenza dei parametri modali del modello dai parametri da
aggiornare ed effettuata la prima calibrazione del modello, linserimento sia dei risultati della
calibrazione sia della procedura medesima allinterno del software PONTILIA [11], discusso
nella prima parte del lavoro, appare uno sviluppo naturale, relativamente semplice e piuttosto
promettente, soprattutto per le strutture di maggiore importanza.

2. DESCRIZIONE DEI PONTI E DELLE INDAGINI SPERIMENTALI


La valle dellOlona attraversata, nei pressi di Varese, dal viadotto di Cairate, collocato sulla
strada provinciale tra Cairate e Cassano-Magnago. Una vista generale e le principali
caratteristiche del viadotto sono illustrate in Fig. 1. Il viadotto, realizzato negli anni 50,
lungo 447 m ed costituito da 7 campate ad arco in c.a. ordinario, della lunghezza di 54.10 m
ciascuna (Fig. 2).
Nel lavoro si fa riferimento alle 4 campate intermedie (indicate come Campate 03-06 in
Fig.1) che sono, in linea di principio, perfettamente uguali e caratterizzate da una pendenza
longitudinale del 4%. Limpalcato di ciascuna arcata (Fig. 2) largo 10.0 m e comprende due
carreggiate e due marciapiedi. Al fine di consentire i movimenti longitudinali e trasversali tra
gli impalcati successivi, ad entrambe le estremit di ogni soletta sono collocati giunti di
dilatazione. In tali condizioni, lecito assumere lindipendenza strutturale tra le differenti
campate.
Ciascuna campata del viadotto costituita strutturalmente dai seguenti sottosistemi:
1. una soletta dimpalcato in c.a., avente larghezza di 10.0 m e spessore di 28.0 cm;
2. un graticcio su cui si imposta la piastra dimpalcato, costituito da 4 travi longitudinali
aventi interasse di 2.35 m e da traversi posti ad interasse di 6.50 m;
3. sei stilate di puntoni verticali, di altezza variabile tra circa 7.0 m e 30.0 m, su cui si
imposta il graticcio dimpalcato. Le due cortine pi esterne sono connesse direttamente al
plinto massiccio di fondazione; inoltre, i puntoni esterni, originariamente collegati
trasversalmente da traversi e diagonali di controvento, sono stati successivamente irrigiditi
fino a circa met altezza con laggiunta di tamponamenti in c.a. in spessore;

Figura 1. Viadotto di Cairate sulla valle Olona: successione delle arcate

327

Figura 2. Pianta, vista longitudinale e sezioni trasversali delle arcate 03-06 analizzate (dimensioni in cm)

4. quattro grandi archi in c.a. ad asse parabolico e sezione rettangolare variabile (tra 45u160
cm2 alle imposte e 45u90 cm2 in chiave) su cui si imposta il graticcio dimpalcato per
tramite di quattro cortine di puntoni verticali. La geometria delle arcate tipiche
caratterizzata da una corda allimposta di 46.0 m e da altezza in chiave di circa 30.0 m.
Sul viadotto sono state condotte indagini dinamiche in condizioni di vibrazione
ambientale, utilizzando un sistema di acquisizione a 32 canali con 26 accelerometri monoassiali (PCB 393C). Durante le prove sono state utilizzate due differenti configurazioni di
misura sulle arcate 04, 06 (Fig. 3a) e sulle arcate 03, 05 (Fig. 3b); nella prima configurazione
i sensori sono stati posizionati solo sullimpalcato, mentre nella seconda configurazione 12
sensori sono stati posizionati anche in direzione ortogonale allasse delle arcate. In entrambi i
casi, sono state effettuate registrazioni digitali delle accelerazioni indotte dal normale transito
veicolare per una durata di 3000s, con frequenza di campionamento di 400 Hz.

3. COMPORTAMENTO DINAMICO DELLE ARCATE ANALIZZATE


Lidentificazione dei parametri modali stata condotta utilizzando la tecnica nota in
letteratura come Enhanced Frequency Domain Decomposition o EFDD [8, 9, 10] nel dominio
delle frequenze.
Conformemente alle attese, lanalisi modale sperimentale ha condotto allidentificazione di
numerosi modi principali nellintervallo di frequenza di 0-11 Hz. Per ogni campata, sono stati
identificati 12 modi di vibrare verticali (8 flessionali e 4 torsionali), con buona
corrispondenza tra le deformate modali osservate; inoltre, sono stati identificati 2 modi
laterali per le arcate 04, 05 e 06. Le frequenze naturali dei modi verticali sono riassunte

328

attraverso i diagrammi spettrali delle Figg 4a e 4b, che mostrano il primo valore singolare
della matrice spettrale delle accelerazioni verticali; in particolare, la Fig. 4a si riferisce alle
campate 03 e 04, mentre la Fig. 4b si riferisce alla campate successive.
(a)

(b)

Figura 3. Disposizione dei sensori adottata: (a) Campate 04 e 06; (b) Campate 03 e 05
(a)

20

Arcata 03
Arcata 04

SV1 (dB)

10

-10

-20
1

10

11

10

11

frequenza (Hz)
(b)

20

Arcata 05
Arcata 06

SV1 (dB)

10

-10

-20
1

frequenza (Hz)
Figura 4. Primo Valore Singolare della matrice spettrale (risposte verticali): a) Arcaate 03-04; (b) Arcate 05-06

329

I modi individuati possono essere classificati come:


+
1. modi flessionali verticali dimpalcato, V . Tali modi possono coinvolgere significativi (e
talora dominanti) moti longitudinali dellimpalcato;
2. modi torsionali dimpalcato, V;
3. modi laterali dimpalcato, L.
I modi identificati e la loro classificazione sono riassunti in Tabella 1 riassume per
ciascuna campata. I valori delle frequenze naturali, elencati in Tabella 1, sottolineano
chiaramente che, conformemente alle attese, le 4 strutture evidenziano una forte similitudine
nel comportamento dinamico modale. Ad ulteriore conferma, lesame delle Figg. 4a e 4b
rivela chiaramente che i diagrammi del primo valore singolare delle differenti campate
generalmente mostrano picchi corrispondenti di forma simile e lievemente traslati tra le
differenti strutture.
In Fig. 5 sono illustrate le forme modali identificate per alcuni modi della Campata 04.
f = 1.247 Hz

] = 4.71%

f = 1.275 Hz

] = 2.14%

f = 3.201 Hz

] = 1.40%

f = 4.024 Hz

] = 1.04%

f = 6.002 Hz

] = 0.43%

f = 7.182 Hz

] = 0.50%

f = 7.394 Hz

] = 0.73%

f = 8.293 Hz

] = 0.35%

f = 9.240 Hz

] = 0.20%

Figura 5. Modi di vibrare identificati dalle indagini dinamiche ambientali (Campata 04)

Per ci che riguarda i fattori di smorzamento, i valori stimati generalmente variano tra 0.20

330

e 1.40% (modi da V2 a V8 , L2, da V1 a V4), valori usuali per strutture in c.a. La Tabella
+
1 mostra, tuttavia, che i modi L1 e V1 , che coinvolgono significativi spostamenti trasversali
e longitudinali dimpalcato (Fig. 5), presentano smorzamenti maggiori (2.28%d]d4.71%)
rispetto a quelli generalmente ottenuti per bassi livelli di vibrazione ambientale. Tale
comportamento probabilmente da porsi in relazione ad un contributo di dissipazione
denergia localizzato nei giunti di dilatazione.
Arcata 03

Arcata 04

Arcata 05

Arcata 06

Modo Tipo

f (Hz)

] (%)

f (Hz)

] (%)

f (Hz)

] (%)

f (Hz)

] (%)

L1
V1+
V2+
L2
V3+
V4+
V1
V5+
V6+
V2
V7+
V3
V4
V8+


1.294
2.297

4.040
5.518
5.927
6.396
6.736
7.112
7.322
8.167
9.219
10.320


4.70
0.85

0.98
0.79
0.36
0.64
0.31
0.52
0.61
0.54
0.59
0.27

1.247
1.275
2.249
3.201
4.024
5.577
6.002
6.467
6.680
7.182
7.394
8.293
9.240
10.040

4.71
2.14
0.89
1.40
1.04
0.90
0.43
0.32
0.28
0.50
0.73
0.35
0.20
0.21

1.172
1.261
2.230
3.076
3.875
5.396
5.798
6.301
6.514
6.898
7.193
7.905
8.949
9.781

3.14
2.28
0.88
1.37
1.21
0.93
0.71
0.33
0.31
0.61
0.79
0.55
0.67
1.13

1.197
1.273
2.261
3.037
3.825
5.239
5.757
6.035
6.543
6.738
6.978
7.755
8.737
9.501

2.99
4.00
0.62
1.16
0.99
0.68
0.48
0.56
0.85
0.31
0.64
0.41
0.58
0.95

Tabella 1. Parametri modali identificati per le differenti arcate

4. MODELLAZIONE AD E.F. ED IDENTIFICAZIONE STRUTTURALE


Lindagine sperimentale stata preceduta dallo sviluppo di un modello 3D ad elementi finiti
(Fig. 6), basato sui disegni di progetto e sulle ispezioni condotte in situ. Il modello stato
formulato utilizzando le seguenti assunzioni: a) gli archi, i puntoni verticali, il graticcio
dimpalcato e gli elementi di connessione trasversale sono stati simulati mediante elementi
finiti di trave a 2 nodi laddove la soletta dimpalcato ed i setti di tamponamento dei puntoni
esterni sono stati descritti mediante elementi shell a 4 nodi; b) gli archi ed i puntoni esterni
sono stati considerati perfettamente incastrati alla base; c) il modulo di Poisson del
calcestruzzo stato assunto costante e pari a 0.20; d) il peso specifico di tutti gli elementi
lineari (graticcio dimpalcato, arcate, puntoni, traversi e diagonali di controvento) stato
assunto pari a 24.0 kN/m3; e) per la piastra dimpalcato si assunto un peso di volume fittizio
di 30.5 kN/m3 per tenere conto al contempo sia del peso proprio strutturale sia del peso della
pavimentazione stradale. Il modello consta di 420 nodi, 513 elementi trave e 114 elementi
piastra per un totale di 2424 gradi di libert.
Al fine di effettuare un preliminare confronto tra le caratteristiche dinamiche del modello e
delle strutture analizzate, stata condotta una prima analisi modale. In tale analisi, il modulo
elastico del c.a. stato assunto pari a 32.0 GPa per tutti gli elementi strutturali. Si noti che il
valore assunto sembra alquanto conservativo, con riferimento ai risultati delle prove di
compressione su carote estratte dagli archi principali delle campate 03 e 05; le prove hanno
fornito valori di resistenza a compressione fc compresi tra 30.0 e 54.0 N/mm2 mentre il modulo
elastico risultato compreso tra 32.038.0 GPa.

331

Lanalisi preliminare, nonostante la sua approssimazione, ha rivelato una corrispondenza


uno-ad-uno con le forme modali osservate fornendo cos una sufficiente verifica delle
assunzioni adottate nel modello.
Dal momento che la geometria delle arcate era stata oggetto di accurate verifiche in situ ed
essendo linterazione suolo-struttura difficilmente coinvolta per i bassi livelli di vibrazioni
presenti in operational conditions, le maggiori incertezze rimangono legate alle
caratteristiche elastiche del calcestruzzo. Pertanto la distribuzione dei moduli elastici stata
aggiornata facendo riferimento alla suddivisione in 10 regioni omogenee illustrata in Fig. 7 e
stabilita in modo da tenere approssimativamente in considerazione le successive fasi di
costruzione.

Figura 6. Vista (con estrusione degli elementi) del modello ad E.F. utilizzato

Figura 7. Suddivisione in regioni omogenee adottata per laggiornamento dei parametri strutturali

332

Una volta stabilito il modello di riferimento della struttura e definiti i parametri strutturali da
aggiornare, tali parametri sono stati valutati in modo da rendere minima la differenza tra le
frequenze naturali calcolate e misurate mediante la procedura di Douglas-Reid [2]. In base a
tale approccio, la dipendenza delle frequenze naturali del modello dai parametri strutturali
incerti Xk (k=1,2,, N) viene approssimata, in un certo intorno dei valori delle Xk , dalla
seguente relazione:
f i* ( X 1 , X 2 ,..., X N )

[ Aik X k  Bik X k2 ]  Ci

(1)

k 1

ove fi* rappresenta lapprossimazione assunta per la i-esima frequenza principale del modello ed i
coefficienti Aik, Bik, Ci sono delle costanti da determinare prima di stimare i parametri strutturali
incogniti minimizzando nel senso dei minimi quadrati lo scarto tra le fi* ed i valori sperimentali fi:
M

wi H i2

(2a)

f i  f i* (X 1 , X 2 ,..., X N )

(2b)

i 1

Hi

essendo wi una costante peso.


Naturalmente, dal momento che leq. (1) pu rappresentare una ragionevole
approssimazione della dipendenza delle frequenze del modello dai parametri incogniti
nellintorno di un valore "base" di tali parametri XkB (k=1,2,, N) delimitato da limiti
inferiori XkL e superiori XkU (k=1,2,, N), i coefficienti Aik, Bik, Ci sono dipendenti sia dal
valore "base" sia dalle dimensioni dellintorno in cui la (1) ritenuta valida (ovvero dai valori
limite superiori ed inferiori). I coefficienti Aik, Bik, Ci vengono agevolmente valutati da
(2N+1) analisi ad elementi finiti, ciascuna con una scelta differente dei parametri: la prima
scelta dei parametri corrisponde ai valori base; successivamente ogni parametro viene variato,
uno alla volta, dal valore base ai valori limite superiore ed inferiore rispettivamente.
In Tabella 2 sono riassunti i valori base (EB) ed i limiti inferiori (EL) e superiori (EU) dei
moduli elastici assunti nella valutazione delle funzioni approssimanti (1), nonch i valori (EF)
forniti dalla procedura di aggiornamento e caratterizzanti ciascun modello ottimale. La
stabilit dei risultati stata verificata sia ripetendo la procedura con differenti punti di
partenza sia utilizzando diversi valori base per stimare le funzioni approssimanti (1).
Zona

EL (GPa)

EB (GPa)

EU (GPa)

1
2
3
4
5
6
7
8
9
10

25.00
20.00
20.00
25.00
25.00
20.00
25.00
25.00
25.00
25.00

35.00
25.00
25.00
35.00
35.00
35.00
35.00
35.00
35.00
35.00

50.00
45.00
45.00
45.00
45.00
50.00
50.00
50.00
50.00
50.00

Arcata 03

Arcata 04

Arcata 05

Arcata 06

EF (GPa)
39.36
33.07
33.30
37.90
32.80
37.94 (1)
38.20
38.74
40.07 (2)
38.05 (3)

EF (GPa)
38.94
33.78
30.50
43.42
34.32
37.91
30.63
36.36
32.49
31.26

EF (GPa)
35.51
35.91
20.75
43.08
33.22
36.70 (4)
33.69 (5)
33.94
33.92
36.24 (6)

EF (GPa)
31.33
33.02
27.33
34.37
30.86
32.80
32.73
32.73
34.09
31.32

(1)

(4)

(2)

(5)

E = 37.74 GPa
E = 31.60 GPa
(3)
E = 37.17 GPa

Dalle prove sui campioni prelevati

Tabella 2. Parametri strutturali dei modelli aggiornati

333

E = 35.80 Gpa
E = 33.05 GPa
(6)
E = 36.15 Gpa

E importante osservare che i valori stimati dei moduli elastici suggeriscono sia una qualit
soddisfacente del calcestruzzo sia un buono stato di conservazione delle strutture; infatti, i
valori ottimali sono compresi nei seguenti intervalli:
1. 32.80y40.07 GPa per la campata 03;
2. 30.50y43.42 GPa per la campata 04;
3. 33.22y43.08 GPa per la Campata 05, ad eccezione della zona 3 in Fig. 7, dove il modello
ottimale fornisce un valore di 20.75 GPa;
4. 27.33y34.37 GPa per la Campata 06.
Inoltre, i valori stimati del modulo elastico sono generalmente in buon accordo con quelli
disponibili, ottenuti dalla caratterizzazione dei materiali ed indicati in Tabella 2.
I modelli aggiornati riproducono accuratamente i parametri modali sperimentali (frequenze
naturali e forme modali). Le frequenze naturali teoriche vengono confrontate con quelle
sperimentali nella Tabella 3; per tutte le strutture analizzate; possibile osservare che il
massimo errore relativo tra frequenze naturali (che prima dellaggiornamento era maggiore
del 10.0%) diventa dellordine del 4.4%, 5.3%, 6.1% e 6.0% per i 4 diversi ponti
rispettivamente.
Come ulteriore dimostrazione, la corrispondenza tra le deformate modali teoriche e
sperimentali dellarcata 04 sono illustrata in Fig. 8.

Arcata 03
Modo Tipo
L1
V1+
V2+
L2
V3+
V4

V1
V5+
V6

V2
V7+
V3

V4
V8+

EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM
EXP
FEM

f (Hz)

1.326
1.294
1.318
2.297
2.298

3.351
4.040
4.214
5.518
5.411
5.927
5.955
6.396
6.260
6.736
6.477
7.112
6.936
7.322
7.388
8.167
7.853
9.219
8.930
10.320
10.406

DF (%)

1.85
0.04

4.31
1.94
0.47
2.13
3.85
2.47
0.90
3.84
3.13
0.83

Arcata 04
f (Hz)

DF (%)

1.247
1.296
1.275
1.274
2.249
2.308
3.201
3.216
4.024
4.059
5.577
5.386
6.002
5.858
6.467
6.138
6.680
6.501
7.182
6.804
7.394
7.351
8.293
7.939
9.240
8.899
10.040
10.082

3.93
0.08
2.62
0.47
0.87
3.42
2.40
5.09
2.68
5.26
0.58
4.27
3.69
0.42

Arcata 05
f (Hz)
1.172
1.197
1.261
1.261
2.230
2.366
3.076
3.247
3.875
4.045
5.396
5.467
5.798
5.839
6.301
6.371
6.514
6.587
6.898
6.793
7.193
7.277
7.905
7.844
8.949
8.570
9.781
9.736

DF (%)
2.13
0.00
6.10
5.56
4.39
1.32
0.71
1.11
1.12
1.52
1.17
0.77
4.24
0.46

Arcata 06
f (Hz)
1.197
1.254
1.273
1.205
2.261
2.266
3.037
3.163
3.825
3.876
5.239
5.053
5.757
5.576
6.035
5.763
6.543
6.310
6.738
6.560
6.978
6.934
7.755
7.410
8.737
8.219
9.501
9.569

DF (%)
4.76
5.34
0.22
4.15
1.33
3.55
3.14
4.51
3.56
2.64
0.63
4.45
5.93
0.72

Tabella 3. Correlazione tra le frequenze naturali sperimentali (EXP) e dei modelli aggiornati (FEM)

334

fEXP = 1.247 Hz

fFEM = 1.296 Hz

fEXP = 1.275 Hz

fFEM = 1.274 Hz

fEXP = 4.024 Hz

fFEM = 4.059 Hz

fEXP = 5.577 Hz

fFEM = 5.386 Hz

fEXP = 6.002 Hz

fFEM = 5.858 Hz

fEXP = 7.182 Hz

fFEM = 6.804 Hz

fEXP= 7.394 Hz

fFEM = 7.351 Hz

fEXP = 8.293 Hz

fFEM = 7.939 Hz

fEXP = 9.240 Hz

fFEM = 8.899 Hz

Figura 8. Arcata 04: Confronto tra le forme modali sperimentali ( x ) e del modello aggiornato (  )

5. CONCLUSIONI
Nellarticolo stata applicata a 4 ponti ad arco in c.a. simili tra loro una metodologia per
laggiornamento di modelli E.F. basata sui risultati dellanalisi modale sperimentale in
condizioni operative.
Per ciascun ponte, sono stati identificati dal rilievo delle vibrazioni ambientali almeno 12
modi di vibrare verticali (8 flessionali e 4 torsionali), nellambito di frequenza di 0-11 Hz. La
fase di identificazione strutturale stata condotta mediante la semplice tecnica di DouglasReid [2]. Tale approccio comporta un numero limitato di analisi ad elementi finiti, ciascuna
con una scelta differente dei parametri da aggiornare. In base ai risultati di queste analisi
teoriche, la dipendenza di ogni parametro modale del modello dai parametri incerti
approssimativamente determinata e quindi confrontata con il corrispondente valore

335

sperimentale attraverso un algoritmo di minimizzazione che produce la stima ottimale dei


parametri strutturali.
Lapplicazione del metodo di Douglas-Reid ai ponti indagati ha fornito, con un onere
computazionale assai limitato, stime stabili dei parametri incerti, che sono anche in buon
accordo con la caratterizzazione dei materiali disponibile; inoltre, i modelli aggiornati
riproducono accuratamente i parametri modali osservati di ciascuna struttura.
Come ultima notazione, la tecnica adottata sembra essere particolarmente adatta non solo
per laggiornamento su base dinamica di modelli di strutture simili ma, pi in generale, per
lutilizzo sistematico nellambito di programmi di manutenzione programmata.

RINGRAZIAMENTI
Il presente lavoro stato supportato dallAmm.ne Provinciale di Varese e dal M.I.U.R. (PRIN
2004 e 2005). Un particolare ringraziamento va allIng. Giorgio Pedrazzi, la cui grande
sensibilit professionale ha reso possibile lesecuzione della ricerca, e allArch. Claudio
Caiazzo, per il prezioso contributo nella fase di analisi del segnale ed analisi modale
sperimentale.

BIBLIOGRAFIA
[1] Benedettini F., Gentile C.: Un programma di gestione programmata per i ponti gestiti da
Enti Pubblici Territoriali: 1. Aspetti generali, Convegno Nazionale Crolli e Affidabilit
delle Strutture Civili, Messina, 2006.
[2] Douglas B.M., Reid W.H.: Dynamic tests and system identification of bridges, Journal
Structural Div., ASCE, Vol. 108(10), pp. 2295-2312 (1982).
[3] Calcada R., Cunha A., Delgado R.: Dynamic analysis of metallic arch railway bridge,
Journal of Bridge Engineering, ASCE, Vol. 7(4), pp. 214-222 (2000).
[4] Ren W.X., Zhao T., Harik I.E.: Experimental and analytical modal analysis of a steel
arch bridge, Journal of Structural Engineering, ASCE, Vol. 130(7), pp. 1022-1031
(2004).
[5] Cantieni R., Deger Y., Pietrzko S.: Modal analysis of a concrete arch bridge: linking
experiments and analysis, Proc. 4th Int. Conf. on Short and Medium Span Bridges, 1994.
[6] Benedettini F., Alaggio R., Manetta, P.: Arch bridges in Provincia di Teramo: tests,
identification and numerical models, Proc. 1st Int. Operational Modal Analysis
Conference (IOMAC), Copenaghen, 2005.
[7] Gentile C.: Modal and structural identification of a r.c. arch bridge, Structural
Engineering & Mechanics, Vol. 22(1), pp. 53-70 (2006).
[8] Brincker R., Zhang L.M., Andersen, P.: Modal identification from ambient responses
using Frequency Domain Decomposition, Proc. 18th Int. Modal Analysis Conference
(IMAC), San Antonio, 2000.
[9] Brincker R., Ventura C.E., Andersen P.: Damping estimation by Frequency Domain
Decomposition, Proc. 19th Int. Modal Analysis Conference (IMAC), pp. 441-446 (2001).
[10] ARTeMIS Program Overview, http://www.svibs.com, 2005.
[11] PONTILIA: An integrated software to manage health monitoring information on a cluster
of bridges, issued by DISAT-University of LAquila, Monteluco di Roio, LAquila, Italy.

336

CRASC06
Convegno Nazionale
CROLLI E AFFIDABILITA' DELLE STRUTTURE CIVILI
Universit degli Studi di Messina
Messina, 20-22 Aprile 2006

PREVENZIONE E CONTROLLO DEI DISSESTI STRUTTURALI CON


TECNICHE DI MONITORAGGIO DI SORVEGLIANZA
M. BRIGANTE1, M. G. DURSO2
1

Dipartimento di Scienza delle Costruzioni, Universit degli Studi di Napoli Federico II


Dipartimento di Meccanica, Strutture, Ambiente e Territorio, Universit degli Studi Cassino

SOMMARIO
Si illustrano le metodologie scelte ed attuate in due casi di monitoraggio di sorveglianza,
progettati per il controllo e la misura di eventuali effetti (statici o dinamici) trasmessi su
costruzioni e manufatti esistenti in adiacenza ad aree interessate da lavori di nuove opere, con
lavori di scavo, trivellazione o di particolare rischio.
Entrambi i sistemi di monitoraggio sono stati realizzati con livelli di accuratezza coerenti
con gli obiettivi prefissati ed hanno avuto il merito di costituire, con costi molto contenuti, un
valido supporto per il controllo delle fasi di lavorazione critiche. I risultati delle due attivit di
sperimentazione hanno avuto positive ricadute sul rispetto tempi del programma dei lavori e
sulla quasi completa eliminazione di contenziosi per danni temuti o subiti.
ABSTRACT
We describe the methodologies which have been adopted to monitor two study cases for
controlling potential effects induced by works in progress near existing structures. Both
monitoring systems have been realized with levels of accuracy compatible with the
predefined objectives and they have represented, at a low cost, not only a robust technical
support to choose the more appropriate working techniques but also a psychological deterrent
to eliminate potential legal disputes and delays in the working stages.

1. PREMESSA
Il monitoraggio un breaktrough ormai accettato in maniera definitiva quale metodo di
indagine, di analisi e di manutenzione delle strutture. Nonostante le attuali e continue
dimostrazioni di interesse esso, per, ancora poco presente nellambito dei processi
costruttivi; viceversa, nella ricerca sperimentale, costituisce un solido riferimento.
Generalmente il monitoraggio inteso come un sistema di controllo utile per seguire
levoluzione di dissesti e patologie gi manifeste; invece esso anche, se non soprattutto, un
metodo di analisi preventivo. Entrambi i casi rientrano nel monitoraggio di sorveglianza.
Il presente lavoro illustra due esempi significativi, entrambi attuati nella citt di Salerno,
posti in essere per ragioni diverse, bench uniti dal concorde obiettivo della garanzia di
sicurezza durante le fasi di costruzione.

337

Il primo caso riguarda un intervento di messa in sicurezza in via Laspro, conseguenza di


un crollo verificatosi durante la costruzione di garages interrati. Il crollo, cui ha fatto seguito
una frana, aveva compromesso la sicurezza di edifici ubicati nelle aree adiacenti il dissesto e
la galleria Sud dellAutostrada SA RC. Il monitoraggio ha avuto una duplice funzione:
controllare eventuali cedimenti delle strutture degli edifici e della galleria durante le prime
fasi di intervento e seguire le fasi di realizzazione delle opere definitive.
Il secondo caso descrive il sistema di monitoraggio progettato ed attuato per seguire le fasi
costruttive di un parcheggio interrato multipiano nella centrale piazza XXIV Maggio,
nellabitato urbano della citt di Salerno, in unarea ad alta densit di traffico. In questo caso
lAmministrazione Comunale aveva richiesto un monitoraggio di sorveglianza, mirato a
valutare eventuali effetti indotti, sui fabbricati prospicienti la piazza, dalle vibrazioni prodotte
durante le fasi di realizzazione di pali o dalle operazioni di scavo. Il sistema di controllo ha
previsto due separate attivit: una topografica di alta precisione, eseguita in varie campagne
di misura su una rete di circa quaranta capisaldi realizzata ad hoc, e laltra di analisi e
controllo delle vibrazioni indotte dal traffico (non interrotto intorno allarea del cantiere) e di
quelle prodotte dai lavori per la realizzazione del parcheggio.
Scopo del lavoro illustrare le varie fasi del monitoraggio e la sinergia tra i diversi gruppi
di lavoro coinvolti, mostrando altres come lintegrazione tra tecniche e tecnologie di varia
natura, di semplice utilizzo e costi accettabili, possano fornire risultati di alta precisione ed
affidabilit nel monitoraggio e controllo dei dissesti nelle strutture.
.
2. IL CASO DI VIA LASPRO
2.1. Breve antefatto
Un improvviso crollo delle paratie in corso di costruzione in un cantiere per la realizzazione
di garages interrati provoc, il 5settembre 1998, una frana e dissesti nella zona di Via Laspro
in Salerno. Lintera area (Figura1), fortemente urbanizzata ed abitata, rimase isolata. Gli
effetti del crollo e dei successivi dissesti (foto 1-2) interessarono i fabbricati prospicienti
larea e la galleria dellAutostrada SA-RC (corsia sud foto 1).

Figura 1. Planimetria aree interessate dal dissesto e rimaste inibite

Vennero poste in essere, immediatamente, una serie di attivit di messa in sicurezza, con
primi interventi (compreso lo sgombero di numerosi fabbricati) per il ripristino degli impianti

338

e dei servizi. Una delle prime iniziative fu quella di monitorare subito la galleria autostradale
(chiusa al traffico) ed alcuni fabbricati posti quasi sul bordo dellarea del dissesto.

Foto 2. Dissesto fronte nord-est

Foto 1. Dissesto fronte Nord e galleria

Si avvi anche il processo di studio per la definizione degli interventi definitivi per la
realizzazione di un nuovo collegamento lungo lasse di Via Laspro e la costruzione di un
ponte stradale, la bonifica generale delle aree instabili, la messa in sicurezza della galleria,
oltre alla realizzazione di alcune paratie per ricostruire loriginaria morfologia dei luoghi.
Lintero iter, comprensivo delle fasi di progettazione e della successiva realizzazione, dur
meno di un anno: il 6 settembre del 1999, infatti, venne inaugurato il nuovo asse stradale (foto
3-4). Si tratt, comunque, della realizzazione di opere complesse, soprattutto per la
condizione generale dei luoghi, la difficolt di accesso e di manovra, che richiesero scelte
tecnologiche e soluzioni progettuali compatibili con tali circostanze.

Foto 3. Lavori messa in sicurezza

Foto 4. Lavori fronte Nord

Questo lavoro non descrive tali opere, ma intende segnalare e sottolineare il ruolo non
trascurabile avuto dal monitoraggio, sia nella fase immediatamente successiva al crollo che
che in quella della esecuzione dei lavori. Ad esso si deve la riuscita del progetto per le
informazioni ricevute dal sistema di monitoraggio durante lavanzamento dei lavori (che
hanno consentito di tenere tutte le attivit sempre sotto soglia di rischio) e per la positiva
azione che il medesimo monitoraggio ha avuto sugli abitanti. Costoro, infatti, gi provati dal
disastro che li aveva interessati, seguivano quotidianamente le fasi costruttive ed utilizzavano
le informazioni del monitoraggio per accertarsi del livello di sicurezza degli interventi.

339

2.2. Scopo e tecnica del monitoraggio


Il monitoraggio che si descrive stato progettato per tenere in costante controllo gli edifici e
la galleria presenti nelle immediate vicinanze delle aree del crollo durante lintero ciclo delle
lavorazioni. Il sistema basato su una rete di livelli ad acqua comunicanti, strumentati con
trasduttori potenziometrici in grado di leggere eventuali cedimenti differenziali tra i pilastri
delle strutture sotto controllo. Ad integrazione del sistema stato istallato un sensibilissimo
livello elettrolitico ed un sensore di temperatura.
E stato fissato un livello di accuratezza sufficiente a garantire lattivazione di un sistema
di allarme. Tale scelta ha dovuto tenere conto che i singoli meccanismi di movimento del
sistema ed i trasduttori impiegati hanno accuratezza del decimo di millimetro; inoltre
limpossibilit di utilizzare nelle condizioni del cantiere sofisticati impianti di alimentazione
per lacqua deaerata ha imposto unulteriore restrizione dellaccuratezza per tener conto di
eventuali bolle daria nel sistema, dovute alla variazione di temperatura. Daltronde la
principale finalit del sistema, cio la lettura dei cedimenti differenziali, e la stima che i
cedimenti significativi avessero ordine di grandezza del millimetro (in relazione alla tipologia
e passo delle strutture verticali e di fondazione) ha reso il sistema ampiamente cautelativo.
La misura dei cedimenti differenziali tra coppie di pilastri stata effettuata mediante
lutilizzo di livelli, disposti secondo una rete (figura 2) collegata ad un punto fisso.
Lunit elementare (foto 5) di misura costituita da un piccolo serbatoio in PVC chiuso
alle estremit ed in collegamento idraulico con tutte le rimanenti unit. Il circuito , in alcuni
punti, connesso allambiente esterno per evitare che allinterno del serbatoio agiscano
pressioni diverse da quella atmosferica.

Figura 2 Planimetria e disposizione dei livelli

Foto5 Unit elementare

In ciascuna unit montato un galleggiante che in grado di trasmettere ad unastina


mobile di un trasduttore di spostamento i movimenti verticali che il galleggiante pu subire
per effetto delle variazioni del livello del liquido nel serbatoio. Il trasduttore potenziometrico
, a sua volta, fissato allinvolucro del serbatoio. I trasduttori utilizzati in questa applicazione,
collegati ad una centralina di acquisizione, hanno risoluzione dellordine di 10-3 mm, pi
precisamente la legge di taratura, costante per tutti, 3000 Bit = 1 mm.
Il campo di misura di ciascun trasduttore di 2 cm; in partenza lastina stata posizionata
in maniera centrata, per ottenere una possibile escursione di 1 cm. La perfetta centratura
dellastina, in cantiere, non possibile con precisione assoluta: essa non per
indispensabile, purch venga letta con precisione la posizione originaria e le letture
successive riferite (per differenza) allo zero registrato allorigine. Il valore dello spostamento

340

restituito alle letture : (Li-Lo)/3000 = spostamento in mm, con Lo il valore iniziale delle
letture e Li quelle successive, ragguagliate alla base di 3000 Bit. Le variazioni positive della
lettura corrispondono a movimenti dellastina che la spingono allinterno del corpo fisso,
cosicch un eventuale cedimento di un pilastro, comportando un innalzamento del livello del
liquido nel serbatoio, corrisponde ad una variazione positiva delle letture.
Laccuratezza dellintero sistema diversa,per, dallaccuratezza del singolo trasduttore,
per una serie di errori insiti nel sistema medesimo e dei quali bisogna tener conto per la
bont del risultato. Il primo punto di incertezza costituito dal meccanismo di trasmissione
degli spostamenti dal galleggiante al trasduttore, scelto in ragione di una valutazione costibenefici: infatti una meccanica troppo complessa potrebbe essere soggetta a performance non
ottimali nel lungo periodo, oltre ad avere costi proibitivi. Nel caso in esame stato adottato
un meccanismo con sensibilit di 10-1 mm: la registrazione di valori di spostamenti al di sotto
di questo ordine di grandezza, sono perci non significativi, ancorch rilevabili dal sistema.
Questo dato corrisponde a variazioni dei trasduttori dellordine dei 300 Bit.
Un secondo aspetto che influisce sullaccuratezza del sistema, rappresentato dal numero
di serbatoi del sistema. Un esempio contribuisce alla comprensione del problema. Si consideri
un sistema costituito da una sola coppia di serbatoi applicati a due pilastri. In questo caso,
nellipotesi che uno dei due pilastri subisca un cedimento rispetto allaltro, si registreranno
variazioni del livello in entrambi i serbatoi che dovrebbero essere uguali tra loro e pari alla
met del cedimento registrato; il verso delle due variazioni sar necessariamente opposto.

Figura 3 Andamento dei cedimenti

Figura 4 Grafico dei livelli

Se il sistema cresce di dimensioni ed il numero dei serbatoi aumenta, nellipotesi che uno
solo dei pilastri subisca un cedimento, si avr che il volume dacqua che invasa ne serbatoio
connesso fornito da tutti gli altri serbatoi, per cui le variazioni del livello in questi ultimi
diventano via via pi piccole, fino a diventare trascurabili, nel caso di un numero elevato di
serbatoi. La variazione nel serbatoio solidale al pilastro che cede tende sempre pi a misurare
il valore dellintero cedimento differenziale. Se N il numero dei serbatoi, ad un cedimento w
corrisponder che il livello del serbatoio collegato al pilastro varier di w-(1/N) w ed in tutti
gli altri si abbasser di (1/N) w. Nel sistema progettato stato applicato un serbatoio di
riferimento ad una zona stabile.
I sensori istallati nella rete sono interrogati da un data logger prodotto dalla C.M.C.S.,
programmabili per frequenze di scansione e di memorizzazione differenziate e possono
gestire funzioni di allarme visivo e sonoro direttamente sul posto. Le frequenze di scansione
possono variare tra un massimo di lettura ogni due minuti fino ad un minimo ogni

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ventiquattro ore. La capacit di memorizzazione del sistema del data logger di 10000 letture
complete, cosicch necessario, periodicamente, conservare i dati su supporto magnetico.
La soglia di allarme del sistema utilizzato stata fissata in 10000 Bit, coerente con la
tipologia delle strutture monitorate. Un modem collegato ad una normale linea telefonica
consentiva, con un apposito software, di interrogare il sistema a distanza, oltre che di
trasferire i dati ed i segnali di allarme a telefoni collegati. I risultati del monitoraggio sono
stati elaborati e riprodotti in grafici (Figura 3-4). Il periodo di osservazione stato dicembre
1998/giugno 1999, per la fase delle lavorazioni del fronte nord-ovest e settembre 1999/giugno
2000 per la fase del fronte nord. Nel il periodo 2000 -2002 stata effettuata la rilevazione per
finalit scientifiche, per poter valutare elementi di miglioramento con tecniche di
monitoraggio di sorveglianza a distanza.

3. IL CASO DI PIAZZA XXIV MAGGIO


3.1. Introduzione
In questo caso di studio sono illustrati i risultati di una campagna di monitoraggio
topografico iniziata nel settembre del 2003, riferita a fabbricati limitrofi ad uno scavo ampio e
profondo, eseguito su unarea ad alta intensit di traffico, Piazza XXIV Maggio, ubicata nel
cuore dellabitato urbano della citt di
Salerno. Tali peculiarit e lapertura del
cantiere per la realizzazione di un
parcheggio interrato in una delle arterie
stradali pi centrali e trafficate della citt
hanno reso necessario losservazione di
vibrazioni generate dallesecuzione dei
lavori e dal traffico veicolare, non
interrotto durante le fasi di realizzazione
dellopera, oltre che degli effetti
conseguenti alle attivit di scavo e
trivellazione.
Lopera da realizzare consiste in un
parcheggio interrato multipiano, che si
Foto 6 - Area di intervento successiva allinstallazione
articola su due livelli interrati; larea
del cantiere in data 24/11/2005
interessata di 2.230 mq e lo scavo
profondo circa 12 metri. Il progetto prevede lesecuzione dellopera e la cantierizzazione in
maniera da non sospendere il traffico durante il periodo dei lavori (procedendo per quadranti)
e prescrive un monitoraggio topografico di alta precisione ed un monitoraggio dinamico in
continuo, mirati alla sicurezza e controllo degli edifici a ridosso dellarea di cantiere.
Le tecniche trattate in questo caso di studio riguardano aspetti topografici del
monitoraggio, realizzato attraverso una rete di livellazione geometrica di alta precisione. Tali
aspetti sono relativi al progetto, allinstallazione del sistema di controllo, alla realizzazione
della rete per la determinazione degli spostamenti, nonch allanalisi e rappresentazione dei
dati ottenuti dalle campagne di misura. La scelta di tale tecnica stata condizionata da tre
parametri fondamentali: costo delle operazioni, ripetibilit delle misure e precisione cercata.
In considerazione del tipo di intervento e del grande numero di edifici adiacenti lo scavo,
la scelta della livellazione geometrica di alta precisione ha consentito di ottenere il miglior
risultato con costi comunque accettabili. Una campagna di livellazione prevede linstallazione

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di una rete di capisaldi realizzata ad hoc i cui dislivelli vengono controllati in pi sessioni di
misura. Le precisioni di misura, dellordine del centesimo di millimetro, si possono
raggiungere impiegando livelli ottico-meccanici di alta precisione o digitali.
Il progetto della campagna di monitoraggio ha dovuto tenere conto della omogeneit
tipologica delle strutture circostanti lo scavo. Gli edifici sotto-controllo sono
complessivamente 9 e sono stati numerati in modo da poter essere identificati; per ognuno di
essi stata costruita una scheda descrittiva nella quale sono riportate le principali
caratteristiche costruttive e quelle riguardanti il sistema di monitoraggio. In particolare i
fabbricati controllati sono costituiti principalmente da edifici risalenti agli anni 50 con
struttura portante in muratura, esclusi due edifici che hanno rispettivamente struttura mista
muratura e cemento armato e solo cemento armato.
3.2. Il controllo dello scavo
Il problema del controllo dei cedimenti di edifici ubicati in prossimit di uno scavo
sostanzialmente legato alla vicinanza dello scavo ai fabbricati ed alla profondit dello scavo.
Gli interventi di monitoraggio atti a
garantire la sicurezza strutturale
prevedono, quindi, unosservazione su
scala
temporale
del
potenziale
manifestarsi
di
cedimenti
o
cinematismi di collasso. Lutilizzo
della parola cinematismo non implica
che il movimento avvenga ad una
velocit
visibile,
infatti,
tali
meccanismi sono in genere molto len