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Scappo dalla citt

mlmle pntico di downsh.ft.ng.


decrmih. lutoproduzione
Edizioni FAG srl
Life ~ _
V'WM1 III rpto sano COlI il il nostro amliente. il nostro COf{XJ.
CIlI relax ed ,.;tmJ. senza es1tMistri.
a.sto f1atJni LmSf!ie.11!o stie ti rifa naWe il lJ9I DziJne e in agri IT/OITIf!(/to:
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NaturalLfeStyle
Scappo dalla citt
Manual e pr at i c o di dow nshi f t i ng,
decresci t a, aut opr oduzi one
Grazi a Cacciola
EDIZIONI
FAG
MILANO
Sommario
CAPITOLO 1 - PENSI AMOCI 15
1.1 Gli stili di vita sostenibili 15
1.2 Voglio un'altra vita, con ritmi pi umani 19
1.3 Downshifting o decrescita? 22
1.4 Decrescita mediata, decrescita felice
o decrescita estrema? 26
1.5 II paradigma del bilancio nutritivo 28
1.6 L'utopia autarchica e l'autosufficienza 29
1.7 Ecovillaggi e comuni 31
Manifesto del RIVE 34
Alcuni ecovillaggi e comuni in Italia 36
Alcuni ecovillaggi in Europa 44
Alcuni ecovillaggi nel mondo 45
1.8 La decrescita estrema e i raccoglitori 46
CAPITOLO 2 - IL LAVORO 49
2.1 Cambiare lavoro, adattarlo o non lavorare? 49
2.2 Stesso lavoro, nuovo posto 52
2.3 Nuova vita, nuovo lavoro 54
2.4 Avviamento di una nuova attivit 56
La parte burocratica 57
Come aprire la partita IVA 58
2.5 Eliminazione del concetto di lavoro 62
CAPITOLO 3 - AUTOPRODUZI ONE
E AUTOSUFFI CI ENZA 67
3.1 Si pu cominciare da oggi 67
3.2 Disintossicarsi dal supermercato:
botteghe, GAS, mercati e autoproduzione 70
Conoscere i prodotti 72
Ritornare a logiche localiste 74
Decentrare gli acquisti 75
Autoproduzione 77
3.2 Seconda mano e usato 78
3.3 Baratto, banca del tempo e reti di ospitalit 80
L'economia del dono 80
I barter 81
La Banca del Tempo 82
Reti di ospitalit 82
3.4 Alimurgia: cibo gratuito e sano 83
Tarassaco, Taraxacum officinale L 85
Ortica, Urtica dioica L 85
Borragine, Borago officinalis L 86
Crescione, Lepidium sativum L 86
Camomilla, Matricaria recutita L 86
Asparago selvatico, Asparagus acutifolius L 86
Trifoglio bianco, Trifolium repens L 87
Radicchio selvatico, Hyoseris radiata L 87
Lampascione o cipolla selvatica, Leopoldia comosa (L.) Pari... 87
Finocchio selvatico, Foeniculum vulgare Mill 87
Cicerchia porporina, Lathyrus articulatus L 88
Cappero, Capparis spinosa L 88
Bietola, Beta vulgaris L. ssp maritima (L.) Arcang 89
Portulaca o porcellana, Portulaca oleracea L 89
3.5 Pasta, pane, mulini e floccatrici 89
Mulini e floccatrici domestici 90
Fare il pane in casa 93
Pizze e focacce 97
Fare la pasta in casa 99
3.6 L'orto: dal balcone alla terra 100
L'orto sul balcone 100
Vasi e contenitori 102
Annaffiature e fertilizzazione 103
II progetto di un orto sul balcone 104
N > i r i Li feSi yl c )
3.7 Orti sociali e comunitari, orti a distanza 105
Gli orti sociali o comunitari o fattorie sociali 105
Gli orti a distanza 107
3.8 Olio, aceto, zucchero, sale, dadi 108
Fare l'olio in casa 108
Fare l'aceto di vino in casa 110
Fare l'aceto di mele in casa I l i
Fare lo zucchero in casa 112
Ottenere il sale con mezzi casalinghi 114
Fare i dadi vegetali in casa 115
3.9 Formaggi fai-da-te 116
Formaggio da latte vaccino 116
Formaggio da latte vegetale 117
3.10 Seitan, latte di soia e tofu fai-da-te 118
Seitan 119
Latte vegetale e tofu 120
3.11 Saponi, detersivi e candele 123
Detersivo piatti in gel 123
Detersivo piatti e lavastoviglie 124
Anticalcare, antisettico e ammorbidente naturale: i mille usi
dell'aceto di vino bianco 124
3.12 Candele naturali fai da te 128
CAPITOLO 4 - LA CASA 131
4.1 Dove posso andare? 131
4.2 Italia o estero? 136
4.3 I criteri di localizzazione dell'area 138
4.4 La ricerca dell'immobile giusto 139
Mutuo o affitto? 140
Scegliere le caratteristiche fondamentali che si desiderano per la
zona di residenza 142
Casa nuova o ristrutturata? 142
Case in paglia... ma non sono capanne! 145
Riabitare vecchi borghi abbandonati 146
Il cohousing 146
( "- Li feSi ;,l e
4.5 La composizione del terreno e le analisi necessarie 147
4.6 Energia: solare, eolico o geotermico? 150
Impianti fotovoltaici 151
Il conto energia 155
Il gruppo di acquisto dei pannelli 156
Energia eolica 160
Energia geotermica 162
CAPI TOLO 5 - LA FAMIGLIA 167
5.1 Cambiare vita da soli o con tutta la famiglia 167
5.2 Figli e adattamento 170
Scuola o home schooling? 171
CAPI TOLO 6 - CHI L'HA FATTO 175
6.1 Sara Cargnello: la forza di scegliere 176
6.2 Roberto Bambini e Mirella Gherardi: senza spostarsi si va
molto lontano 181
6.3 Claudia Andreani e Ivan Ferioli:
la soddisfazione al primo posto 188
6.4 Stefania Molinari Lee: a volte la strada lunga...
fino in Texas 192
6.5 Alda Barona: la natura il mio datore di lavoro 195
6.6 Sauro Martella e Renata Balducci: Promiseland, cambiando
il mondo a piccoli passi 201
6.7 Jacopo Fo e Eleonora Albanese: fondare e vivere
un ecovillaggio, con molti sorrisi 212
6.8 Manuel Olivares: la ricerca di crescita integrale 220
6.9 Marcello Paolocci: la scelta
della semplicit 229
6.10 Gabriella Colombo e Karl Hartmann: un lungo cammino
per l'autosufficienza, da comunardi a raccoglitori 236
6.11 Renato Pontiroli e Man Abadie:
selvatici, rivoluzionari, bionieri, artisti 246
vi u.ri l Li feStyl e")
Introduzione
Una grande variet di forze sembrano fare pressione oggi sulle per-
sone: lavoro, risultati, guadagno. Un enorme dispendio di tempo, la
gran parte della nostra vita. difficile sfuggire a questi ingranaggi,
soprattutto se vi si nati. Se da piccoli ci voleva un'ora di strada per
andare a scuola, da adulti non apparir strano che ci vogliano due ore
per andare al lavoro. Si cerca di piegare mente e fisico alla stanchezza
di questi ritmi, allenandoli a sopportarti con l'unico baluardo di un
fine settimana riposante o di una serata davanti alla televisione. Ci' di
cui molti non si rendono conto che il loro tempo di vita vera quello,
il riposo, banale e necessario, dal tempo lavorativo. Nella realt, non
deformata invece da una organizzazione sociale distorta, il tempo di
vita dovrebbe essere maggiore e qualitativamente migliore di quello
lavorativo. Si cita sempre il mito dei paesi del nord Europa dove si
capito da lungo tempo e le trenta-trentacinque ore settimanali di lavo-
ro non diventano se non in casi sporadici le quaranta-quarantacinque
pi una decina di pendolarismo a cui siamo ormai abituati in Italia. Il
risultato , non a caso, una societ pi sana, pi presente, meno stan-
ca. La pressione della competizione, i consumi percepiti come neces-
sari, la corsa al lusso, la paura della perdita del lavoro, la sicurezza di
uno stipendio, la necessit indotta di dover diventare qualcuno o di
realizzare a tutti i costi qualcosa di importante sono falsi miti ai piedi
dei quali molti di noi sacrificano tre quarti abbondanti della propria
vita, per poi ritrovarsi con ben poco in termini personali. Una delle
grandi realt di queste ultime generazioni invece che abbiamo perso
l'abitudine di scegliere, il diritto di decidere cosa fare della nostra vita
e dove farlo. Certo, scegliamo se fare l'avvocato o il dentista, ma non
scegliamo se lavorare o non lavorare. scontato che dobbiamo lavora-
re, altrimenti non possiamo nutrirci, riscaldarci e prenotare l'iPad. Ma
ne siete proprio sicuri? C' chi sceglie di vivere in un appartamento e
chi in una villetta a schiera, ma non scegliamo il luogo: il lavoro che
lo sceglie per noi. Il lavoro, interpretato da molti come questo grande
ostacolo che non gli permette di trasferirsi, che non gli d tutto quello
che vorrebbe, che gli impegna l'ottanta per cento del tempo della sua
vita. La maggior parte vive sognando l'et pensionabile, quando libera
da questo macigno del lavoro potr fare tutto quello che le piace (ma
scoprir che la realt ben diversa e che a settantanni sar ancora
inchiodato al suo appartamento cittadino). Scegliamo dove andare in
vacanza ma in realt releghiamo la nostra vita vera nei weekend. Sia-
mo mossi da un falso mito, quello dello stipendio. Siamo convinti che
solo lo stipendio possa farci sopravvivere, che senza saremmo persi,
moriremmo di fame e di freddo. Siamo convinti che per avere un kilo
di frutta dobbiamo dare in cambio dei soldi, decurtati dal nostro sti-
pendio, proveniente dalla vendita del nostro lavoro a terzi. Non un
grande affare se ci pensate bene. Sul vostro lavoro ci deve guadagnare
prima di tutto il vostro datore di lavoro. Sul kilo di frutta che comprate
in citt ci deve guadagnare il coltivatore, il mediatore, il grossista, il
trasportatore, il supermercato. In pratica, tra voi e il vostro chilo di
frutta, c' un esercito da mantenere.
Con il vostro stipendio.
Non un grande affare, no? Non starete lavorando per troppe perso-
ne? Ne parliamo nel capitolo 2, dal cambiare mentalit al cambiare,
materialmente lavoro.
O ancora meglio, vivere invece di lavorare. Negli anni, dopo aver cam-
biato completamente il mio modo di vivere e lavorare, ho incontrato
molte persone che come me hanno cambiato totalmente vita andando
a vivere in campagna (alcune di queste esperienze le ho raccolte nel
capitolo 6). Uno degli aspetti che accomunano queste persone l'aver
cambiato radicalmente la propria mentalit nei confronti del denaro
e del lavoro. Sebbene eliminare la dipendenza psicologica dall'entit
"stipendio" sia difficilissimo, pur sempre possibile. In fondo, se vi
apprestate a leggere un libro sull'autosufficienza, qualcosa in voi gi
cambiato. In pochi per godono della libert mentale che porta a de-
cidere per una vita parzialmente o totalmente autosufficiente. Di non
avere intermediari tra loro e il chilo di frutta.
m Li feSi yl ;- )
Introduzione
Alcuni di questi arrivano a questa libert mentale con una folgorazio-
ne e scappano immediatamente dalla citt, riconoscendo nel sistema
di vita cittadino un grosso limite alla loro vita. Altri ci mettono anni,
capiscono esperienza dopo esperienza che qualcosa non va, che qual-
cos' altro si pu cambiare e cominciano ad allontanarsi per gradi. Tutti
Figura 1 - Fra i primi sostenitori della decrescita vi fu Henry David Thoreau, nel XIX secolo.
i metodi sono validi ed giusto che varino a seconda di aspirazioni e
possibilit. Come spiega il capitolo 1, l'aspetto pi importante cre-
derci, solo cos comincer questo percorso, veloce o lento che sia. Ho
voluto raccogliere in questo libro un percorso ideale, dall'idea dell'an-
darsene dalla citt alla gestione del lavoro, alla scelta dell'autoprodu-
zione e dell'autosufficienza fino alla gestione di casa e famiglia in un
cambiamento cos radicale.
Ogni argomento affrontato sotto diversi aspetti, prendendo in con-
siderazione pi scelte possibili e praticabili, aiutandomi in questo con
le esperienze mie e delle persone che ho incontrato in una quindicina
di anni percorso di allontanamento dalla vita cittadina. Arrivo, non a
caso, da Milano, una delle citt che sta generando pi fuggitivi. Forse
i ritmi molto frenetici, senza gli spazi enormi di altre metropoli come
New York, riescono a generare di pi la voglia di scappare. Ci ho messo
anni di lavoro, fatica, sogni e speranze per arrivare a un tipo diverso di
vita, non successo tutto dall'oggi al domani. Ho fatto fatica, come tan-
ti. Ce la sto facendo, come altri che nascono per caso nel centro di una
metropoli e un giorno decidono che gli piacerebbe di pi fare un'altra
vita. C' stato un periodo in cui lavoravo contemporaneamente vicino
a Viale Cassala, a Sesto Sem Giovanni e a Busto Arsizio. Ci sono stati
giorni che partivo di casa alle 7.00 e rientravo alle 23.00. Altri in cui
prendevo un aereo alle 6.00 della mattina e un altro alle 22.00. C'erano
domeniche con il brunch sui navigli, happy hour scambiati per cene e
guardaroba cambiati ad ogni stagione. C'erano anche i weekend e le
ferie in cui relegare la vita vera, che si sono poi trasformati nei momen-
ti in cui pensavo che forse era il caso di cambiare. Ci sono state un paio
di esperienze che mi hanno fatto riflettere molto sui consumi e i biso-
gni, come ima volta che tornando da un viaggio in Mali dove avevamo
mangiato per un mese utilizzando una sola padella, ho realizzato che
nella mia cucina c'erano ben quindici pentole e almeno cinque elettro-
domestici che non usavo da anni. Durante quello stesso viaggio, in cui
il bagaglio doveva essere limitato allo stretto indispensabile, ho pen-
sato di avere uno zaino leggero con l'essenziale. Questo finch non mi
sono ritrovata in piedi su una sedia con lo zaino in spalla all'aeroporto
di Bamako, allagato dallo straripamento del Niger. Dopo due ore, con
le braccia indolenzite dal mio "leggerissimo" bagaglio ho iniziato a
L i feS:.-.' )
pensare a cosa realmente avessi bisogno: la met delle cose che avevo
nello zaino. Tornata a casa, sono andata a un incontro di baratto por-
tando scatoloni pieni di oggetti che non usavo da anni, ho cominciato a
fare un orto sul balcone dell'appartamento in cui vivevo e a produrre a
poco a poco gran parte delle cose che mi servivano, dal pane a qualche
abito. Le basi essenziali dell'autoproduzione sono nel capitolo 3. Davo
per scontato che solo disponendo di una quantit notevole di denaro
si potesse pensare a lasciare il lavoro e trasferirsi nel luogo preferito,
che le case in bioedilizia fossero solo quelle costosissime progettate da
architetti famosi. Mi sono ricreduta a Che Shale, in Kenya, dove una
designer italiana, stanca dei ritmi cittadini, ha costruito con pochissimi
soldi e materiali locali un piccolo albergo di dieci stanze sulla spiaggia
in cui non c' assolutamente nulla in plastica e metallo. Dalla veranda
sull'albero, alle camere degli ospiti, tutto a basso impatto ambienta-
le, compresa la rete fognaria che sfrutta la fitodepurazione con piante
locali, fino alla biancheria per gli ospiti, cucita da lei. "Ma non ti sen-
ti isolata dal mondo?" le chiedevo perplessa. "No, quando ho voglia
accendo il pc, leggo un po' di notizie, guardo le novit di design, poi
chiudo ed sufficiente... guarda qui." Mi indica cinque kilometri di
spiaggia dorata e il suo resort a impatto zero, il compagno che sta te-
nendo lezioni di kitesurf poco lontano. Mi sono allontanata da Milano
a piccoli passi. Oggi vivo sull'Appennino Tosco-Emiliano, ho un lavo-
ro indipendente, un orto, sono autosufficiente per molti aspetti e per
altri preferisco compiere scelte eco-sostenibili delegando la produzio-
ne. Non so se domimi sar in una comune autarchica in Umbria o in un
ecovillaggio in Spagna o in una eco-casa sulla spiaggia di Shark Bay in
Australia. O se sar ancora in questo posto magnifico perch magari
scamper alla colata di cemento che si sta abbattendo sull'Italia. Di una
cosa sono sicura per: non sar in un condominio in citt, non avr un
badge da strisciare tutte le mattine.
( i
;
i' Li feSi yl c
13
Sommario
Gli stili di vita sostenibili
Voglio un'altra vita, con ritmi
pi umani
Downshifting o decrescita?
Decrescita mediata, decrescita
felice o decrescita estrema?
Il paradigma del bilancio
nutritivo
L'utopia autarchica e
l'autosufficienza
Ecovillaggi e comuni
La decrescita estrema
e i raccoglitori
Ca p t o l o I
Pensiamoci
l . l Gl i st i l i di
vi t a sost eni bi l i
"Non ho mai un momen-
to per me stesso", "vorrei
vivere pi a contatto con la
natura", "voglio una vita pi
tranquilla", "vorrei pi sod-
disfazioni", "mi sembra di
non vivere". Quante volte
abbiamo detto o sentito frasi
del genere? normale se si
vive in una citt e ci sono ore
dedicate al lavoro in ufficio,
ore di traffico, ore per la
spesa e qualsiasi altra com-
missione. A un certo punto
sembra che gran parte del
nostro tempo sia deputato
a lavorare e spendere. Ma
considerato normale, lo fanno la maggior parte delle persone attorno a
noi, lo fanno tutti. Negli ultimi anni questo stile di vita si accentuato,
soprattutto per chi vive in grandi citt. Le aziende hanno cominciato a
richiedere pi presenza, ad aspettarsi un investimento quasi totale di
tempo ed energie da parte dei propri dipendenti e a incentivare una
[ N i ; : 11 i I Li feStyi c
sorta di ricatto psicologico nel quale chi non mette il lavoro e l'abnega-
zione per la propria azienda al primo posto un perdente. Il cellulare
deve essere acceso anche nei weekend, le email si controllano anche la
sera da casa, quando non si porta proprio il lavoro a casa, andando ben
oltre l'orario retribuito. Tra i dipendenti di un'azienda facile che si
sviluppi una gara frenetica a chi pi presente, chi sempre disponi-
bile, chi produce di pi ed disposto a sacrificare parte della sua vita
privata per il miraggio di una carriera, di una soddisfazione personale
o pi spesso, ormai, solo per vedersi riconfermare il contratto. Esistono
posizioni in cui bisogna essere letteralmente disponibili 24 ore su 24,
tutti i giorni della settimana, dovunque ci si trovi e qualunque cosa si
stia facendo.
Quanto sostenibile questo tipo di stile di vita? Per alcuni lo .
Certamente c' chi mette al primo posto il lavoro in azienda o una
libera professione da svolgere in citt, un lavoro che trova pienamente
soddisfacente e al quale pu sacrificare sia la vita privata. Per molti
altri per diventato un modo di vivere troppo faticoso, poco soddi-
sfacente e in generale triste. Si sentono legati a questa vita da doveri
lavorativi e familiari e cercano di attenuare lo stress provocato dalla
frenesia della vita cittadina con vacanze, trattamenti rilassanti, diver-
timenti spesso costosi e poco duraturi. Ma se la vita che apprezzate di
pi quella delle due settimane di trekking sui monti o di cavalcate al
mare, forse ora di rivalutare la direzione della vostra vita e magari,
invertirla. Forse, se avete deciso di leggere questo manuale, qualcosa
gi cambiato e avete gi eliminato la prima grande barriera, siete usciti
dal gruppo che considera normale fare due ore di traffico al giorno,
dieci alla settimana, quaranta al mese. State valutando di uscire dal
gruppo che pensa che tre giorni e mezzo al mese imbottigliati nel traf-
fico siano uno dei tanti prezzi irrisori e giusti per vivere in citt.
Siete magari gi entrati nella fase in cui vi rendete conto che trentotto
giorni all'anno della vostra vita li state perdendo per spostarvi dal
lavoro a casa. Eppure, qualcun altro direbbe "ci metto solo un'ora per
raggiungere l'ufficio!". Una fortuna in citt, giusto? Eppure quelle due
ore al giorno sono un arino intero della vostra vita che ogni dieci anni
viene buttato via. Sparisce. Non lo recuperate pi. Non ci avete fatto
nulla. E uno stile di vita sostenibile? Se ve lo state chiedendo o avete
gi risposto negativamente, siete sulla buona strada.
Cosa succederebbe se improvvisamente aveste due ore al giorno libere,
per fare quello che desiderate, per vivere? Avreste uno stile di vita pi
sostenibile, che si rifletterebbe anche sul resto delle vostre attivit. Che
si tratti di due ore al giorno o dell'intera giornata, il focalizzare cosa si
V-i :i ;r:i l L'l feS[yl c")
intende personalmente per stile di vita sostenibile il primo passo per
il cambiamento.
Un aspetto tra i pi insostenibili della vita cittadina e del lavoro
d'ufficio senza dubbio la pressione che va poi a influenzare tutta la
nostra vita. Spesso percepita solo a livello inconscio: portarla ad un
livello conscio aiuta a capire meglio quale cambiamento sia necessa-
rio per noi. L'impiegato che lavora in un'azienda in cui il dirigente si
ferma sempre un paio di ore in pi del dovuto, si pu rendere conto
come questo comportamento diventi in breve la legge non scritta per
la quale tutti quelli che ambiscono a tenersi il posto di lavoro o a fare
carriera si devono fermare oltre l'orario stabilito (spesso oltre l'orario
retribuito). In caso contrario, si sentiranno inconsciamente in colpa
verso la propria carriera o addirittura verso la propria azienda, come
se fosse un membro della famiglia abbandonato a s stesso. Questa
pressione psicologica molto diffusa e finisce spesso per produrre
uno stile di vita insostenibile. Senza parlare poi di pressioni esplicite:
raggiungimento degli obiettivi, potenziamento degli skill, target di
vendita ecc. Alcuni addirittura se ne preoccupano come se da quel
problema dipendesse tutta la loro esistenza, con la conseguenza che
distruggono a poco a poco la possibilit di un'esistenza al di fuori dei
numeri dell'azienda.
Prendiamo un venditore che in coda in auto sulla tangenziale e
medita su come raggiungere gli obiettivi di vendita imposti dalla sua
azienda. Il povero venditore non sa pi a che santo votarsi perch c'
crisi e le vendite non vanno affatto bene. Passa le serate a casa davanti
al televisore con la moglie, ma distratto dal problema delle vendite
insufficienti. Inizia ad anticipare alla moglie che ci sono dei problemi,
cos lei decide che non la serata giusta per anticipargli che la sua
azienda sta valutando la cassa integrazione. Entrambi pensano a come
potranno fare in futuro a pagare il mutuo, il nido privato, i vestiti
firmati indispensabili per il look aziendale, le vacanze indispensabili
per rilassarsi. Nelle sue ore quotidiane in mezzo al traffico decide di
fermarsi un momento e rilassarsi con due passi nel parco. Vorrebbe
parlarne con qualcuno, ma conosce solo altri venditori della sua
azienda-grande-famiglia e non pu certo raccontare a loro che non rie-
sce a raggiungere gli obiettivi, qualcuno potrebbe approfittarsene per
scavalcarlo. Mentre schiva deiezioni di cani e spacciatori, il venditore
pensa di adottare uno dei trucchi pi vecchi del mondo per alzare il
volume di vendite. Va da alcuni clienti, chiede di fare degli ordini che
poi annulleranno il mese seguente. Questi ordini per risulteranno nel
suo portafoglio di vendite, cos che avr raggiunto gli obiettivi stabiliti
( . I.lfeS'.yl.-
dall'azienda, almeno sulla carta. Per fare questa operazione ci impiega
una settimana. Alla fine del mese secondo l'azienda ha raggiunto gli
obiettivi e lui intanto ha procrastinato il problema di un mese, torna a
casa parzialmente sollevato e si concede persino un aperitivo con gli
amici, una cena fuori con la moglie, per il futuro si vedr.
Il venditore cosa ha ottenuto? Solo un allineamento con i dati
dell'azienda, sulla carta. Ha lavorato e si preoccupato una settimana
per ottenere un numero su un pezzo di carta, per giunta un numero
finto. Inoltre la pressione psicologica comincia ad aumentare. Si deve
sentire parte di una grande famiglia, l'azienda, ma contemporanea-
mente la sta imbrogliando. Psicologicamente non un gran bel vivere
e questo si rifletta anche sul suo rapporto con la famiglia, quella vera.
L'azienda cosa ha ottenuto? Nulla, perch gli ordini verranno cancella-
ti e quindi sar in perdita per una settimana di lavoro che ha pagato al
venditore ma che al lato pratico non le ha fruttato nulla. Tutto questo
giro di energie, lavoro e competenze per ottenere cosa? Nulla.
Prendiamo ora la stessa persona che invece di fare il venditore per
un'azienda deve vendere i suoi prodotti. L'obiettivo venderli bene,
in modo da pagare le poche cose che lui e sua moglie non producono
da soli. Produce mele ma la cooperativa dove era solito venderle ha
calato il prezzo, il che vuol dire che deve cercare altri clienti. La sera si
mette a tavolino con la moglie e fanno una lista delle altre cooperative
della zona che trattano mele biologiche. Il giorno dopo il coltivatore-
venditore parte per fare il giro di tutte queste cooperative. Purtroppo
le cooperative fanno spesso cartello, quindi non gli riesce di ottenere
un prezzo migliore per le sue mele. A questo punto in crisi: primo
deve guadagnare, secondo non pu tenere in magazzino un quantitati-
vo di mele cos grande, rischiano di rovinarsi. Torna a ragionare con la
moglie e in quel mentre arriva in visita una coppia di vicini, anch'essi
coltivatori. Spiegano il problema e il vicino ha un'idea: ci sono due
negozi di alimenti biologici in un centro vicino che comprano diretta-
mente dai produttori. Il giorno dopo il venditore si reca dai due negozi
e conclude un contratto di conto vendita per le sue mele. Non tutte,
la rimanenza ancora alta, ma almeno qualcosa si sta muovendo. Un
paio di giorni dopo tramite il passa parola dei vicini entra in contatto
con un gas di una citt vicina e vende un'altra parte delle sue mele.
gi contento, anche se ne rimasto un discreto quantitativo, il grosso
stato venduto. Portando le mele al gas, conosce altri loro fornitori,
coltivatori diretti come lui, che gli offrono di vendere le mele rimaste
all'incontro di baratto che stanno organizzando: potr scambiare le
mele rimaste con altri prodotti invece di comprarli.
i H \ Li fe S' ;.!.")
Il coltivatore-venditore cosa ha ottenuto? Il raggiungimento reale degli
obiettivi, un guadagno concreto per la sua famiglia, la pace con se
stesso, la soddisfazione per il proprio lavoro, nuovi contatti lavorativi,
nuove persone nella sua vita. Una vita sostenibile e l'appagamento
per le sue scelte. Il suo quotidiano non sempre cos idilliaco, ci sono
le grandinate e la concorrenza della frutta dall'estero che costa meno,
ma in qualche modo far sempre. Si trover sempre una soluzione e di
sicuro non sar compilare ordini fittizi da revocare il mese dopo. A che
pr? Questo davvero il suo lavoro e la sua famiglia, sarebbe sciocco
imbrogliarsi da soli.
1.2 Vogl i o un' al t r a vi t a, con r i t mi
pi umani
"Ritmi pi umani", "ritmi pi lenti". Quante volte si sentono ripetere
queste espressioni davanti a impegni e attivit che acquisiscono ritmi
sempre pi accelerati. Le email per esempio ci permettono di essere in
contatto con una quantit di gente anche lontana e di creare un con-
tatto immediato, pi che il telefono. Sul telefono possiamo anche non
essere reperibili ma l'email sar l ad aspettarci con tutto il suo conte-
nuto non appena accenderemo il computer. L'impressione di velocit
tale che sembra quasi scontato aspettarsi una risposta in pochi minuti,
al massimo in giornata. Il mezzo senz'altro positivo ma l'uso che se
ne fa scriteriato. ormai scontato che le persone passino la giornata
davanti al computer, che siano l pronte a rispondere al volo e l'unica
conseguenza tangibile di questo ritmo di comunicazione ultra-veloce
che alla fine abbiamo solo decuplicato le comunicazioni ma non la
loro qualit. Lo stesso vale per i cellulari, che devono essere sempre
accesi. Il ritmo imposto ai limiti del frenetico, invece di qualche sano
scambio di opinioni dal vivo, ci si perde in una miriade di comunica-
zioni mediate da macchine perdendo il senso della leggerezza, della
tranquillit e soprattutto della concentrazione sulla nostra vita. Per
esempio il social network sempre aperto mentre lavoro, produrr ine-
vitabilmente un lavoro scarso. un ottimo mezzo di comunicazione,
ma anche questo se usato con parsimonia.
Controllare le email solo due volte al giorno, andare a trovare un'ami-
ca invece di telefonarle, preparare il pane invece di comprarlo, sono
piccole azioni che possiamo fare da subito e che possono produrre
miglioramenti notevoli nella nostra vita. Un ritmo meno frenetico, il
confrontarsi con s stessi invece che parlare solo e sempre con altri,
fare qualcosa con le proprie mani. Immagino che alcuni ritengano
( VI : : i : i 'LifeSiylc
19
"impossibile" controllare le email solo due volte al giorno. Davvero?
Siete cardiochirurghi che chiamano d'urgenza via email? Salvo qual-
che lavoro, non ci sono urgenze particolari che vengono comunicate
via email. Se c' realmente un'urgenza, useranno il telefono. Provate
intanto a riprendervi il vostro tempo, a eliminare azioni ripetitive dalla
vostra giornata e il ritmo comincer a decrescere.
Fin qui, siamo alla punta dell'iceberg nel cambiamento radicale della
propria vita e nella ricerca di uno stile di vita sostenibile. Ma fonda-
mentale questo passo, perch se non ci si crea il tempo per pensare a s
stessi e ai cambiamenti che si vogliono attutire, come si pu cambiare?
Sarebbe come voler costruire un palazzo senza passare dalla fase di
progettazione: impossibile. quindi necessario crearsi uno spazio di
tempo, almeno inizialmente se non proprio per sempre, per pensare a
cosa si vuole fare. Per progettarlo. Desiderare solo di vivere a un ritmo
pi lento o di essere felici non un progetto.
Iniziamo a pensare a quale ritmo materialmente ci renderebbe soddi-
sfatti. Io per esempio ho capito dopo averci pensato per parecchio che
la cosa che mi pesava di pi era la fase del mattino: sveglia-doccia-
colazione-trasferimento in ufficio. Ho cercato di capire qual era il mio
ideale, quale sarebbe stato se non avessi avuto vincoli di lavoro e orari.
Sarebbe stato: sveglia lenta - colazione a letto con lettura - yoga - doc-
cia - massimo cinque minuti a piedi per arrivare in ufficio. Non potevo
cambiare casa n ufficio e nemmeno aspettare una vincita alla lotteria
per vivere di rendita, cos ho cominciato a svegliarmi un'ora prima
per fare esattamente quello che volevo: sveglia lenta - colazione a letto
con lettura - yoga - doccia - uscita. Era quasi una recita, perch dal
momento dell'uscita in poi non era cambiato niente. Eppure qualcosa
era cambiato davvero e a qualcosa alla fine sar servito se anni dopo
il rituale identico ma non devo pi uscire, attraverso il corridoio e
entro in ufficio, il mio studio. Fuori dalla finestra non ci sono pi i
palazzi di Milano ma i colli dell'appennino tosco-emiliano (e la lotteria
alla fine non l'ho mai vinta, ho fatto bene a non contarci).
Molti credono che per avere un'altra vita, con ritmi pi umani, sia
necessario comprarsi una casa in pietra sulle colline del Chianti. Senza
dubbio pu aiutare, ma non indispensabile, anzi. Per cominciare ad
avere una vita diversa, bisogna volere una vita diversa. Cominciare a
produrre da s quello che si pu, anche se si vive in un appartamento
cittadino: balconi e davanzali possono ospitare il primo orto, per fare
in casa il pane sufficiente il forno della cucina, si pu cominciare a
comprare da un gas invece di infliggersi il supplizio di tre ore setti-
manali di supermercato per avere cibo al sapore di plastica, barattare
^ f l \ Li feSi y!.' )
invece di comprare, riciclare, imparare a cucirsi dei vestiti, partecipare
a un corso di orticoltura naturale o di costruzione dei pannelli solari.
Sono tutte azioni concrete che non hanno nulla di vincolante al vivere
in un casale sulle colline toscane ma che molto probabilmente vi por-
teranno verso il vostro luogo ideale.
La storia del venditore e dell'orticoltore nel capitolo 1.1 non casuale.
Cambiando le vostre abitudini vedrete pian piano ripetersi lo schema
per il quale iniziando a fare il pane in casa conoscerete altre persone
che lo fanno, scambierete informazioni. Entrando in un gas conoscere-
te altre persone che la pensano in modo simile al vostro, si creeranno
delle sinergie e degli scambi che porteranno ad altro finch pian piano
vi troverete a far parte di una rete di conoscenze concreta. Dopo i
primi cambiamenti e contatti star a voi capire qual la vostra situa-
zione di vita migliore, magari provandone diverse. Per qualcuno sar
vivere in un ecovillaggio, per qualcun altro in una comune, altri anco-
ra cambieranno solo luogo continuando a fare lo stesso lavoro, altri
cambieranno lavoro ma non del tutto il luogo. Le scelte sono molte
(vedi cap. seguenti) ma ognuna ha un punto di partenza: il cambia-
mento nell'atteggiamento mentale.
La ricerca concreta di un'altra vita con ritmi pi umani, pi sostenibili,
comincia dalle piccole cose. Dalle piccole produzioni, dallo staccarsi
dal circolo vizioso lavoro-guadagno-spendo. Se non ho pi bisogno
del supermercato perch mi rifornisco al gas e alla bottega sotto casa,
se non ho pi bisogno una grande quantit di vestiti e imparo magari
a cucirmi qualcosa da sola, se non ho pi bisogno di comprare tutta
la verdura perch in parte me la produco io, se non ho pi bisogno
di comprare tutto perch in parte baratto, se non ho pi bisogno di
comprare i detersivi perch li faccio io, avr bisogno anche di lavorare
meno. Lavorando meno, avr tempo per pianificare e mettere in pra-
tica nuove possibilit per la mia vita. E da qui che comincia tutto, non
dal casale sulle colline.
Negli anni ho visto qualche persona, soprattutto coppie, scappare let-
teralmente dalla citt e buttarsi a capofitto in un sogno rurale di casa
in campagna da ristrutturare, terreno da coltivare, lavoro da trovare.
Difficilmente ce la si fa senza un minimo di esperienza. Si pu avere
tutta la buona volont del mondo ma se per piantare due pomodori e
tre cipolle dovete leggere il manuale dell'orto, se per cucinare il pane
nel forno a legna dovete leggere le basi dell'impasto per panificazio-
ne, sar un'esperienza estenuante e per nulla divertente. Lo in parte
per chi ha gi esperienza, figuriamoci per chi passa dall'ufficio all'au-
tosufficienza in un colpo solo. Ci sar il tetto che si rompe durante
( \ j I L i f e^tvi r -
una grandinata, la caldaia che cede e la strana malattia delle viti che
andranno gestiti come emergenze. Vi converr essere gi esperti nei
compiti pi semplici, dal trapiantare pomodori all'impastare il pane,
se non vorrete cedere dopo la prima settimana.
La pi grande libert dell'uomo scegliere il proprio atteggiamen-
to mentale. Potete essere rinchiusi in un monolocale nella peggiore
delle periferie italiane ma se il vostro atteggiamento mentale quello
di cambiare davvero, ce la potete fare. Potete gi iniziare anche nel
monolocale in periferia. "Voglio un'altra vita", "voglio andarmene
dalla citt", "voglio vivere in campagna", "voglio essere autosufficien-
te", dovrebbero convertirsi da subito nell'apportare qualche cambia-
mento alla propria vita. Non un'attesa sognante del biglietto della
lotteria che vi far comprare il casale in Toscana, non il mettere via
il denaro per un futuro ipotetico acquisto di una casa in campagna.
L'atteggiamento mentale vincente in questi casi solo quello di chi fa
materialmente, da subito qualcosa per cambiare. Altrimenti non state
facendo sul serio. Vuoi diventare autosufficiente? Inizia a produrre il
tuo cibo, la prima cosa. Anzi, se fossi in te sospenderei un attimo la
lettura e andrei a impastare il pane, giusto per confermarmi che voglio
davvero cambiare e sono capace (la ricetta base per la panificazione
nel capitolo 3)!
1.3 Dow nshi f t i ng o decrescit a?
Spesso si confondono i due termini downshifting e decrescita. La
stampa ultimamente si occupata, a volte con poca cognizione di
causa, di downshifting attribuendogli poi anche il nome di decrescita,
concetto ben diverso per fini e motivazioni.
Il downshifting o semplicit volontaria ha essenzialmente carattere
lavorativo ed in sostanza la scelta da parte di un lavoratore di ope-
rare una libera, volontaria e consapevole autoriduzione del salario in
cambio di un minore impegno in termini di ore dedicate alle attivit
professionali, in maniera tale da godere di maggiore tempo libero.
Questo atteggiamento mentale innovativo e in contro-tendenza all'in-
terno delle filiere produttive industriali ed economiche ha dato vita
a quello che ora un vero movimento di pensiero, probabile conse-
guenza dei ritmi eccessivamente veloci a cui sono costretti i lavoratori
dipendenti e in genere chi vive in una citt. In questa scelta fanno da
motore diverse motivazioni, dal desiderio di realizzarsi al di fuori
dell'ambito professionale, alla necessit di dedicare pi tempo alla
famiglia o anche solo di averne una. Altro concetto fondamentale nel
V'f'-'Lifestyle )
downshifting il riappropriarsi dell'ozio e della lentezza come valori
e non come motivi di demerito all'interno di un ciclo produttivo.
Una scelta che spesso caratterizza la "semplicit volontaria" il pas-
saggio da un lavoro dipendente alla libera professione, come conse-
guenza della riflessione "posso lavorare per me invece che per altri",
una sorta di mantra del downshifter che purtroppo poco realizzabile
nella maggior parte dei contesti.
Si rinuncia a uno stipendio full time, spesso anche alla caotica vita
della citt e a piccoli grandi lussi come l'iphone e la cucina da venti-
mila euro. Dare otto, dieci ore al giorno al lavoro per avere in cambio
questi gadget non per tutti una scelta logica. Sempre di pi in questi
anni, infatti, decidono di avere una qualit di vita diversa, fatta di
tempo, affetti e serenit piuttosto che di rincorse all'ultima moda che
ci vuole tutti vestiti di lilla o tutti proprietari di un iphone. La logica
consumistica difficilmente sostenibile: ogni famiglia deve avere due
auto, tre televisori, quattro telefoni... da quanti oggetti dobbiamo farci
sommergere? Siamo proprio obbligati a farlo o possiamo dire basta?
Ha senso lavorare dieci ore al giorno per pagare le rate della macchi-
na che ci serve per andare al lavoro? Sostanzialmente sono queste le
domande che si pone inizialmente un downshifter. Rinunciare a pas-
sare del tempo con i figli per pagare la rata della macchina inizia a non
essere pi una scelta scontata.
Parallelamente a questi costi personali emergono altri costi sociali:
l'aver esasperato i caratteri fortemente competitivi di questa economia
dello sfruttamento e della speculazione ha provocato l'obesit fisica e
mentale, la distruzione dei legami di solidariet, la disgregazione delle
famiglie e delle comunit che ne derivavano... Rendersi conto di que-
sto aspetto malato del sistema e decidere di fare qualcosa di diverso
porta all'idea di un'economia fondata sulla frugalit, sulla semplicit.
L'economia dei consumi ha reso il concetto di frugalit un sinonimo di
privazione e di sacrificio, di povert quasi, mentre il downshifting la
rivaluta come via d'uscita per una qualit di vita migliore. Meno con-
sumismo significa meno necessit di lavorare e pi tempo per vivere
pienamente. Mentre l'economia dei consumi si concentra sulla produ-
zione-acquisto-rapido smaltimento, la nuova economia della frugalit
si fonda maggiormente sulla produzione in proprio, sulla rinuncia al
superfluo e sul ristabilire la rete di relazioni che permetta di vivere in
una comunit. Vivere in modo frugale non vuole dire privarsi di tutto
ma recuperare quello che si perso rincorrendo falsi miti consumistici.
La semplicit volontaria implica il consumare meno e meglio, in modo
intelligente e consapevole, non il consumare meno e basta.
( \ a;rr !L f eStyl c 23
Operando una riduzione dei consumi, spesso il downshifting viene
letto in chiave anti-consumistica, avvicinandosi ad alcuni dei temi
chiave della decrescita, ma nel downshifting l'autoproduzione resta
comunque pi una conseguenza di un budget limitato che una scelta
di tipo ecologico o filosofico. La frugalit del downshifting e la con-
seguente riduzione dei consumi sono legate alla minore disponibilit
economica, a favore di una qualit di vita personale e familiare, mentre
per la decrescita sono legate a una logica anti-consumistica, un concet-
to diverso di economia, il desiderio di cambiamento da globale a locale
e a una scelta di minore impatto ambientale.
La decrescita un sistema economico ecologista, anticapitalista, uma-
nista ed anticonsumista ideato da Nicholas Georgescu-Roegen, fon-
datore della bioeconomia. La decrescita basata su principi ecologici,
pi in generale biologici, in contrapposizione con quelli che regolano i
sistemi vincolati alla crescita economica. La decrescita nasce come con-
cetto politico-economico, secondo il quale la crescita economica, intesa
come accrescimento costante di uno solo degli indicatori economici
possibili, il Prodotto Interno Lordo (PIL), non porta a un aumento delle
probabilit di sopravvivenza degli organismi conosciuti. Questa idea
in completo contrasto con il senso comune politico corrente, che pone
l'aumento del livello di vita rappresentato dall'aumento del PIL come
obiettivo di ogni societ moderna. Il principio fondamentale che le
risorse naturali sono limitate e quindi non si pu immaginare un siste-
ma votato ad ima crescita infinita. Il miglioramento delle condizioni
di vita deve quindi essere ottenuto senza aumentare il consumo ma
attraverso altre strade.
Serge Latouche, filosofo e economista, uno dei principali esponenti del
movimento della decrescita ha illustrato la teoria in termini accessibili
anche a chi completamente digiuno di economia.
"Lo sviluppo non sostenibile. Perch non sostenibile? semplice da
capire. Perch gli economisti hanno costruito un modello sul modello della
meccanica di Newton ma il mondo reale non un mondo meccanico, anche
i fisici lo sanno bene. Ci sono le leggi della termodinamica, in particolare
la seconda che ci dice che un'energia consumata non si pu ritrasformarla
nella sua forma prima. Ovviamente nulla si crea e nulla si distrugge, ma
quando bruciamo un litro di benzina nella macchina, poi non l'abbiamo pi
a disposizione, per ritrovarla bisogna consumare altra energia. Gli econo-
misti per anni hanno negato l'evidenza dei limiti fisici: l'aria e l'acqua sono
illimitate quindi non hanno valore, era questo che studiavamo ancora negli
anni '60. Si sono dimenticati del ruolo intrascurabile della biodiversit. E
^f l l vi a.ni L i f eStyl c")
allora chiaro anche a un bambino che una crescita infinita non possibile
su un pianeta finito. Fortunatamente l'uomo anche ingegnoso e la scom-
messa della decrescita anche sull'ingegnosit umana, che l'uomo sar
capace di trovare soluzioni. (...) Come diceva il ministro ceco dell'ambiente,
quando c' un allagamento in bagno si possono prendere degli stracci ma
la prima cosa che faccio io chiudere il rubinetto. Chiudere il rubinetto
uscire dalla societ della crescita." (Conferenza sulla Decrescita, Mestre,
28 novembre 2007)
Secondo Paolo Cacciari, autore di Decrescita o barbarie, la decrescita
la volont di opporsi a quello che chiama un "deficit di intelligenza
collettivo", scegliendo un modo diverso di vivere e consumare nono-
stante i grandi sistemi, dai governi agli organismi internazionali, non
stiano intervenendo in questo senso. Spiega infatti Cacciari:
"Assistiamo ad un paradosso evidente: si dispensano premi Nobel e Oscar
cinematografici tra chi giudica ormai insostenibile il modello di sviluppo
economico attuale sia in termini sociali (disuguaglianze, urbanizzazione,
migrazioni, spese militari, ecc.) che ambientali (perdita di biodiversit, caos
climatico, carenza di acque, ecc.), ma le politiche concretamente messe in
atto dalle agenzie internazionali e dai governi sono palesemente inadeguate a
fermare la decadenza e il degrado. Evidentemente non basta usare argomenti
logici razionali per demolire la ragionevolezza (la perdita di senso) dell'at-
tuale modello di sviluppo turbocapitalistico [...] Non c' altro modo per
l'uomo moderno di recuperare una conveniente relazione con se stesso, il suo
prossimo, la natura, il cosmo se non tramite l'intelligenza, della testa e del
cuore: deve raggiungere l'autocontrollo, deve elaborare principi precauzio-
nali, deve astenersi dall'usare indiscriminatamente la sua forza esosomatica,
non deve perdere mai il contesto di senso della propria esistenza. Nelle con-
cezioni ecologiste non vi quindi alcun anti-umanesimo, nessun odio per
gli uomini, come qualcuno malevolmente denuncia. Noi dobbiamo odiare il
peccato, non il peccatore."
I decrescitori affermano infatti che solo la decrescita della domanda
pu permanentemente combattere l'eccesso di produzione. Al contra-
rio, per quanto riguarda le risorse rinnovabili, quindi il consumo di
energia con impatti bassi, la domanda deve crescere, spostando il con-
sumo dalle fonti non rinnovabili (petrolio, carbone, nucleare) a quelle
rinnovabili (eolico, solare). Andare verso una societ non dipendente
dal petrolio visto come essenziale per evitare il collasso quando le
risorse non rinnovabili saranno esaurite.
( N;;'i ;;: !L feSl yl c
25
1.4 Decresci t a medi at a, decresci t a f el i ce
0 decresci t a est rema?
La teorizzazione della decrescita, in generale, si basa su quattro pre-
supposti fondamentali:
1) Il funzionamento del sistema economico attuale dipende essen-
zialmente da risorse non rinnovabili. Cos com', non quindi perpe-
tuabile. I sostenitori della Decrescita partono dall'idea che le riserve
di materie prime sono limitate, particolarmente per quanto riguarda
le fonti di energia, e ne deducono che questa limitatezza contraddi-
ce il principio della crescita illimitata del PIL, e che, anzi, la crescita
cos praticata genera dissipazione di energia e crescente dispersione
di materia. Alcuni sostenitori della teoria (in particolare Vladimir
Vernadskij), mutuando dalla seconda legge della termodinamica il
concetto di entropia, ritengono che la crescita del PIL comporti una
diminuzione dell'energia utilizzabile disponibile, e della complessit
degli ecosistemi presenti sulla Terra, assimilano la specie umana ad
una forza geologica entropizzante.
2) Non v' alcuna prova della possibilit di separare la crescita econo-
mica dalla crescita del suo impatto ecologico.
3) La ricchezza prodotta dai sistemi economici non consiste soltanto
in beni e servizi: esistono altre forme di ricchezza sociale, come la
salute degli ecosistemi, la qualit della giustizia, le buone relazioni tra
1 componenti di una societ, il grado di uguaglianza, il carattere demo-
cratico delle istituzioni, e cos via. La crescita della ricchezza materiale,
misurata esclusivamente secondo indicatori monetari pu avvenire a
danno di queste altre forme di ricchezza.
4) Le societ attuali, drogate da consumi materiali considerati futili
(telefoni cellulari, viaggi aerei, uso costante e non selettivo dell'auto
ecc.) non percepiscono, in generale, lo scadimento di ricchezze pi
essenziali come la qualit della vita, e sottovalutano le reazioni degli
esclusi, come la violenza nella periferie o il risentimento contro gli
occidentali nei paesi esclusi dallo (o limitati nello) sviluppo economico
di tipo occidentale.
Questi quattro presupposti sono unanimemente accettati da tutte le
correnti della decrescita.
All'interno del movimento di decrescita esistono diverse correnti e di
conseguenza diversi stili di vita. Fatto salvo che la nomea di "estremi-
sti" viene data indiscriminatamente a chiunque si occupi di decrescita
e che parlare di una societ egualitaria nella quale i rapporti siano
basati sulla cooperazione spontanea non mediata dal denaro venga
j j Li feS:;,..' )
confuso spesso con una sorta di neo-comunismo, fondamentalmente
si possono rintracciare solo due correnti: i Decrescitori Radicali, soste-
nitori di una decrescita pura, ed i Decrescitori Moderati, sostenitori di
una decrescita sostenibile ma non radicale.
In Italia il luogo principale di discussione per la decrescita moderata
il Movimento per la Decrescita Felice (www.decrescitafelice.it) di
Maurizio Pallante, che mette in rete tutte le esperienze di persone,
associazioni, comitati che seguono i principi della decrescita. Un altro
il Movimento per la Decrescita (www.decrescita.it) che crea poli
locali di scambio tra decrescitori per andare non verso l'eliminazione
della tecnologia ma verso una tecnologia "sobria, durevole, sostenibi-
le, conviviale. La capacit di ripensare oggi i nostri assetti tecnologici
ci permetter forse di moderare il rischio di una decrescita obbligata, o
autoritariamente imposta domani." Accoglie e propone il Programma
delle 8 R: rivalutare, ricontestualizzare, ristrutturare, rilocalizzare,
ridistribuire, ridurre, riutilizzare, riciclare.
La teoria della decrescita sostenibile non implica evidentemente il
perseguimento della decrescita in s e per s: si pone invece come
mezzo per la ricerca di una qualit di vita migliore, sostenendo che
il PIL consente solo una misura parziale della ricchezza (un incidente
d'auto, ad esempio, un fattore di crescita del PIL) e che, se si intende
ristabilire tutta la variet della ricchezza possibile, allora urgente
smettere di utilizzare il PIL come unico metro di valutazione e indica-
tore di percorso.
Secondo il Movimento per la Decrescita Felice infatti:
"La riduzione della domanda che si pu ottenere con le migliori tecnologie
a disposizione superiore al 50 per cento. Questo il prerequisito per lo
sviluppo delle fonti rinnovabili, sia perch farebbe crescere in misura signi-
ficativa il loro contributo percentuale al fabbisogno, sia perch libererebbe
grandi quantit di denaro con cui si possono finanziare. I n questo modo si
pu avviare un circolo virtuoso, che crea occupazione e riduce le emissioni di
C02 mentre riduce il bisogno di controllare militarmente le aree del mondo
in cui si trovano le fonti fossili. Anche se non si pu pensare che si possano
ottenere immediatamente risultati significativi, ci non esime dalla necessit
di avviare da subito questo processo, affiancando il no al potenziamento delle
basi militari a un s allo sviluppo di politiche energetiche locali finalizzate ad
accrescere l'efficienza e investire i risparmi nelle fonti rinnovabili. I posti di
lavoro che si possono creare in questo modo sono molti di pi di quelli che si
possono ricavare nell'edilizia e nelle attivit servili per le famiglie dei militari
americani. Senza ricoprire di materiali inorganici altra superficie terrestre,
( ' i Li feSi yl c
senza aumentare le emissioni di C02 di altri edifici e di altri mezzi di tra-
sporto, ma riducendole e migliorando la qualit ambientale del luogo. Un
contributo, anche in questo caso, a una decrescita felice. Chi ha un minimo
senso di responsabilit per il futuro della specie umana, non pu non opporsi
alla realizzazione delle grandi opere con cui si vuole rilanciare la crescita
economica al livello della potenza tecnologica raggiunta." (Dalla Proposta
di Programma Politico per la Decrescita avanzata dal Movimento per
la Decrescita Felice)
La decrescita radicale una presa di posizione pi netta nei confron-
ti del consumismo e delle tecnologie, in cui si elimina il primo e si
limitano enormemente le seconde, alla ricerca di uno stile di vita a
impatto zero, praticamente utopico anche regredendo a uno stile di
vita primitivista. La decrescita radicale, nondimeno, poco teorizzata
per sua stessa natura e esistono meno documentazioni, essendo una
scelta che porta inevitabilmente all'alienazione della comunicazione
su larga scala. In Italia sono decrescitori radicali, per esempio, gran
parte dei raccoglitori (vedi cap. 1.9), alcune comunit come la Trib
delle Noci Sonanti e comuni come quella degli Elfi di Gran Burrone
(vedi cap. 1.7).
1.5 II par adi gma del bi l anci o nut r i t i vo
Il bilancio nutritivo semplicemente la differenza tra il nostro consumo
di prodotti agricoli e la capacit di produrli nella nostra area geografi-
ca. In un mondo ideale, la vita dell'uomo sarebbe a impatto quasi zero
se coltivasse il cibo che consuma, nell'area in cui vive. Nelle metropoli,
per esempio, questo rapporto invece inversamente proporzionale: la
coltivazione praticamente pari allo zero, ma il consumo di prodotti
agricoli tra i pi alti. Consumo che viene ulteriormente aggravato da
lunghi trasporti, materiali per la logistica e a monte da prodotti chimici
per le coltivazioni intensive.
Cos come nel bilancio energetico in termini economici si analizza
la situazione della domanda e dell'offerta di energia di un Paese o
un'area, utilizzando quattro criteri principali: l'energia primaria,
l'energia secondaria, l'energia finale, l'energia utile, cos nel bilancio
nutritivo si analizzano in base agli stessi criteri i consumi in termini
di energia e inquinamento di un abitante della citt e di un abitante
della campagna.
Pensiamo per esempio ai costi della verdura per un abitante della citt
e a un abitante della campagna con orto proprio.
^ ^ V m- J L i f eSt yl c )
Il risparmio energetico non una moda, ma una necessit. Cos come
10 la valutazione del bilancio nutritivo nelle citt: un singolo cittadino
consuma in energia e produce inquinamento, anche involontariamen-
te, molto di pi di chi non abita in citt, per il semplice fatto che la citt
non produttiva di elementi nutritivi, li deve per forza trasportare
dall'esterno, spesso da molto lontano, impiegando mezzi, carburanti
e locali di stoccaggio e rivendita che pesano gravemente sul bilancio
energetico. Pesare meno su questo bilancio ormai un dovere di tutti.
Tutti sono chiamati a dare il proprio contributo: le industrie per
migliorare i processi produttivi, le infrastrutture per ridurre le perdite,
i singoli cittadini per consumare meglio e sprecare meno. Purtroppo
i termini entro cui attuare questo risparmio sono molto lontani. Pur
essendo un problema urgente, solo entro il 2020 l'Italia sar chiamata
a prendersi un impegno con l'Unione Europea per il risparmio ener-
getico, che richieder un notevole sforzo da parte di tutti per raggiun-
gerlo. Nel nostro Paese emerge sempre pi chiaramente la necessit di
un Piano energetico nazionale, per definire quale dovr essere la com-
binazione tra le fonti energetiche pi adatta e sostenibile nei prossimi
anni, tenendo conto della situazione attuale.
In attesa dei provvedimenti su scala nazionale e internazionale non
resta che iniziare dai nostri stili di vita quotidiani. Migliora la nostra
vita e quella del pianeta.
In termini di bilancio nutritivo pu migliorare gi l'attuare un orto sul
balcone: ogni pomodoro prodotto in proprio un pomodoro in meno
che verr trasportato con i costi annessi della logistica. Ancora meglio,
produrre in proprio la maggior parte di ci che si usa, di cui ci si
nutre. Ogni prodotto fatto in proprio un peso in meno per il bilancio
globale. Sembra poco ma moltissimo: un cambio di atteggiamento
mentale e un cambio di abitudini, un miglioramento della qualit della
vita e un peso in meno per il pianeta. Anche qui, non c' bisogno di
aspettare di avere il casale in collina per cambiare.
1.6 L' ut opi a aut archi ca e l ' aut osuf f i c i enza
11 termine autarchia definisce, oltre al concetto di autosufficienza
giuridica, ossia di autogoverno, quello di autosufficienza economica,
chiamato anche economia chiusa, in cui non sono presenti relazioni
commerciali con l'estero e l'ecosistema economico nazionale non
influenzato dalle tendenze internazionali. Tutto, in pratica, viene pro-
dotto all'interno della nazione o all'interno di un gruppo o comunit
che si dichiara indipendente.
( : 'Life.Stylu ^ f l j
Scappo dalla citt
Figura 1.1 - Renato Pontiroli (vedi anche cap.6) al lavoro conia vanga pavese o aratro da scasso per
l'impianto del nuovo orto sinergico, il supermercato difamiglia.
In Italia per esempio fu adottata una politica autarchica parziale come
risposta alle sanzioni economiche imposte nel 1935 dalla Societ delle
Nazioni per l'invasione dell'Abissinia, venendo a mancare i riforni-
menti di alcune materie prime. Il regime fascista, anche per ragioni di
propaganda, dette un largo spazio ai prodotti autarchici e un risultato
positivo dell'autarchia fu lo sviluppo della ricerca scientifica soprattut-
to nella chimica, in cui grande ruolo ebbero l'Istituto Guido Donegani,
la Societ Agricola Italiana Gomma Autarchica, e l'Azienda nazionale
idrogenazione carburanti (ANIC), per la produzione di carburanti
autarchici partendo dal carbone.
L'autarchia oggi resta chiaramente un'utopia. Pu essere praticata a
livello comunitario o individuale solo scegliendo la via della decrescita
radicale (vedi cap. 2.4) ma in altri ambiti impraticabile. Pensiamo per
esempio a un computer: impossibile produrlo da soli, lo si pu solo
assemblare con pezzi che non costruiamo di certo noi.
Alcuni tentano la via dell'autarchia, dandone un'interpretazione un
po' forzata, intendendo in realt solo l'autosufficienza. Chiaramente
possibile prodursi tutto da soli ma ci sar sempre una quota, qualcosa,
che andr acquistato o ottenuto tramite baratto. Si parla allora di auto-
sufficienza. Il concetto e la filosofia della autosufficienza si riferisce
alla condizione di persone, abitazioni, citt, meccanismi, societ, siste-
mi industriali, nazioni che non richiedono nessun aiuto esterno, con lo
scopo di garantire un livello di benessere costante non condizionato da
.",
:LifeSlylc )
fattori esterni. La autosufficienza viene di solito applicata a vari tipi di
vita sostenibile nelle quali nulla viene consumato al di fuori di quello
che viene prodotto dagli individui o societ autosufficienti. Esempi
di tentativi di autosufficienza negli Stati Uniti includono per esempio
gli Amish, il Luddismo, il survivalismo ma anche loro attuano delle
concessioni alla produzione esclusivamente in proprio, considerando
ormai utopico il vivere in completa autosufficienza.
Le pratiche principali che riguardano l'autosufficienza sono la costru-
zione autonoma della casa, la permacultura, l'agricoltura naturale
senza prodotti chimici, l'autoproduzione e la produzione di energia
rinnovabile. In questo senso, possiamo allora affermare che diverse
comuni ed ecovillaggi in Italia sono quasi del tutto autosufficienti.
1.7 Ecovi l l aggi e c omuni
Le comuni hanno radici antichissime nella storia dell'uomo e tuttora
ne esistono in Italia. Va comunque sottolineato che con l'istituzione
della rete degli ecovillaggi italiani, diverse comuni storiche italiane
sono passate alla classificazione di 'ecovillaggio' vedendola come
naturale evoluzione o semplicemente riconoscendosi nei principi di
costituzione dell'ecovillaggio. Attualmente pu quindi risultare un
po' difficile operare una distinzione netta tra comuni ed ecovillaggi,
si tratta di una situazione in evoluzione in cui l'appartenenza a una o
all'altra tipologia non sempre immediatamente chiara. L'iscrizione al
RIVE, la rete italiana degli ecovillaggi, o al GEN, la rete globale degli
ecovillaggi, non aiuta in questo senso visto ne fanno parte comuni sto-
riche come Bagnaia e ecovillaggi come Alcatraz che nulla hanno a che
vedere con l'organizzazione di una comune.
Manuel Olivares, uno dei maggiori esperti di comuni e ecovillaggi
in Italia, descrive cos la nascita delle comuni nella storia " Vivere
in piccoli gruppi possibilmente affiatati, nella ricerca di un'armonia
interumana inserita in un pi ampio equilibrio con la natura, antico
quanto l'uomo. Potremmo anzi dire che il vivere in piccoli gruppi in
simbiosi pi o meno armonica con l'ecosistema naturale sia l'espres-
sione pi antica della socialit umana. Diversi studiosi, scrittori, sem-
plici appassionati sostengono che l'et dell'oro dell'umanit sia stata il
periodo neolitico, quando la dimensione comune di vita era il pagus,
il piccolo villaggio. La dimensione esistenziale dell'uomo seguiva
allora i cicli stagionali, si viveva nella certezza dell'"eterno ritorno"
aiutando la natura a manifestarsi in maniera il pi possibile generosa.
Una prospettiva ciclica non pu non avere aspetti idilliaci perch tutto
( \ . i i.-:!LifeStylc ^f l )
diventa abbastanza prevedibile e chi la assume pu sentirsi quanto-
meno co-protagonista della propria esistenza. Poi la storia ebbe inizio
a Sumer, la Babilonia meridionale e port con s le citt: Ur, Eridu,
Lagash, Uruk. Erano citt-stato, a volte in reciproca esplicita ostilit.
A queste avrebbero fatto seguito molte altre, a partire dalle babilonesi
Sippar, Ninive, Assur, ciascuna con propri re ed eserciti e ambizioni di
espandersi per creare imperi.
La dimensione urbana ha portato con s una moltiplicazione di desi-
deri, un immaginario eccessivamente antropico, in cui gli elementi
naturali e la natura stessa hanno perso la centralit che avevano nel
pagus. La citt ha portato una progressiva perdita di controllo del
singolo sulla vita della comunit perch questa si accresciuta spro-
porzionatamente sotto ai suoi occhi. La stessa dimensione del potere
ha perso l'immediatezza che aveva nel pagus, data da un quotidiano
confronto interumano. divenuta via via pi astratta, meno controlla-
bile dunque pi totalitaria. Nella citt, per prendere a prestito un mito
hindu, si sono creati i presupposti perch si ispessisse il velo di Maya,
che preclude all'uomo la visione autentica della realt.
A fronte di questo, diversi tra coloro che volevano ritrovare il proprio
essere pi autentico non hanno potuto tollerare il caos crescente delle
dimensioni urbane, i loro bombardamenti sensoriali, i loro "giochi di
ruolo" e si sono ritirati, in solitudine o in piccoli gruppi, tra le braccia
della grande, ancestrale maestra: la natura. Questo piccolo-grande
esodo si dipanato lungo i secoli." (Viverealtrimenti.com)
Un ecovillagio pu essere considerato un centro abitato moderno dove
l'uomo vive in armonia e cooperazione con la natura, sperimentando
nuove tecnologie e nuove abilit per creare un modo di vivere pi
sostenibile, pacifico e diverso.
L'ecovillaggio un tipo di comunit caratterizzata principalmente
dalla sostenibilit ambientale. I nuclei abitativi sono progettati per
ridurre al minimo l'impatto ambientale, si utilizzano energie rinnova-
bili e si cerca di praticare un'autosufficienza alimentare basata su forme
di agricoltura sostenibili (permacultura, agricoltura biodinamica,
sinergica ecc.). A parte questi aspetti fondamentali, ogni ecovillaggio
diverso dall'altro per statuto, gestione, impostazione. una forma
molto diversa dalla comune, seppur vicina nell'essere una forma di
convivenza che si oppone alla disgregazione del tessuto sociale, in atto
soprattutto nelle citt occidentali. A differenza della comune, che in
genere anche di dimensioni pi ridotte, l'ecovillaggio tende principal-
mente alla sostenibilit e all'autosufficienza, in modo da soddisfare il
pi possibile al suo interno ogni esigenza dei membri, dal lavoro, allo
Li feSl yl c )
svago, all'istruzione. Generalmente gli ecovillaggi sono piccole comu-
nit rurali che integrano una struttura sociale basata sulla solidariet
con attivit pratiche legate alla progettazione ecologica. Sono modelli
insediativi che cercano di incoraggiare la bioedilizia, la crescita perso-
nale e di sperimentare stili di vita che facilitino l'armonia tra gli esseri
umani e tra questi e la natura. In un ecovillaggio si consumano preva-
lentemente alimenti di produzione propria, provenienti da agricoltura
non inquinante, su scala bioregionale o locale.
Un punto fermo degli ecovillaggi la riduzione degli sprechi di
energia. Ovviamente questo risultato non si pu ottenere unicamente
risparmiando energia o spegnendo la luce. necessario ristrutturare le
abitazioni in maniera adeguata e soprattutto modificare lo stile di vita
e potenziare l'impiego delle energie rinnovabili (sole, vento, acqua e
biomassa). Quella dell'ecovillaggio non una vita di privazione ma
di utilizzo delle energie pulite in modo consapevole. Per sua stessa
natura l'ecovillaggio riduce la necessit di trasporti. Sebbene esistano
ecovillaggi in cui alcuni membri lavorano all'esterno, la maggioranza
lavora nell'ecovillaggio stesso, senza incidere sull'ambiente con i tra-
sporti per lavoro, uno dei principali problemi ambientali del pianeta.
In molti ecovillaggi sono benvenuti i sistemi di comunicazione che
possono costituire un'alternativa allo spostamento fisico delle persone
(telefono, fax, internet).
La struttura sociale non mai troppo estesa, in modo da favorire la
partecipazione di tutti. Non difficile trovare situazioni in cui pre-
valgono le idee di alcuni elementi leader ma in genere il sistema deci-
sionale realmente democratico, con una partecipazione corale alle
decisioni.
La comune e l'ecovillaggio non sono una fuga dalla realt. Sono un
modo diverso di interpretare la realt, un modo pi umano, soste-
nibile, socievole. Chi interpreta l'esperienza delle comuni come una
sorta di fuga dalla societ o come scelta di eremitaggio sbaglia. "Vado
a vivere in una comune" non l'equivalente laico di "mi ritiro in con-
vento" e molti lo scoprono purtroppo a loro spese.
Mimmo Tringale, direttore di AAM Terranuova, spiega che "l'interes-
se crescente per il movimento degli ecovillaggi una prova concreta
di questo desiderio di cambiamento. Giovani e meno giovani, singoli
e coppie, lavoratori e disoccupati, baby pensionati, ma anche profes-
sionisti e imprenditori: l'idea dell'ecovillaggio sembra coinvolgere in
maniera trasversale fasce generazionali, strati sociali ed esperienze
d'impegno politico e sociale pi diverse e convogliare i desideri, i
bisogni e le fantasie pi disparate. Gran parte delle telefonate o delle
e-mail che giungono alla redazione del mensile Aam Terra Nuova, che
materialmente ospita lo sportello informativo della Rive, denunciano
un profondo disagio esistenziale e insieme il desiderio di cambiare
la propria vita, nella direzione di una nuova socialit e, sempre pi
spesso, di un lavoro pi gratificante in un luogo, o in una dimensio-
ne, il pi possibile vicino alla natura. Nonostante tutte le apparenze
di questi anni di disimpegno e di omogeneizzazione del pensiero, la
prospettiva di investire la propria vita nell'assurdo ritornello: "lavora-
consuma-produci-crepa" sembra affascinare sempre meno."
All'interno di un panorama di diverse realt piuttosto eterogenee tra
loro, la Rete italiana dei villaggi ecologici (Rive) nata nel dicembre
1996 con lo scopo di mettere in collegamento gli ecovillaggi italia-
ni e farli conoscere come laboratori di sperimentazione sociale ed
economica, dove possibile da subito vivere l'utopia, per quanto in
scala ridotta, di una societ basata sulla solidariet, la cooperazione e
l'ecologia. La RIVE aderisce al GEN - Global Ecovillage Network (rete
Globale degli Ecovillaggi), che collega fra loro le esperienze pi signi-
ficative di insediamenti umani sostenibili in tutto il mondo, e collabora
con numerose altre associazioni e reti nazionali che lavorano per una
societ sostenibile e un mondo migliore. Gli indirizzi dei principali
ecovillaggi italiani si possono trovare su www.mappaecovillaggi.it
Manifesto del RIVE
Vogliamo costruire un mondo nel quale armonia, fiducia, e pacifiche
relazioni tra gli uomini e rispetto per ogni essere vivente porti ciascu-
no ad acquisire coscienza di s, conducendo un'esistenza ecososteni-
bile. Un mondo di comunit e di individui che si prendono cura l'uno
dell'altro, che condividono le loro esistenze, certi che solo abbraccian-
do varie culture, armonizzando i loro comportamenti con la natura
possono porre le basi di un mondo diverso, per assumere un nuovo
atteggiamento di fronte alla vita, al lavoro, alle relazioni, fondato sul
vivere comunitario e solidale.
La Rete Italiana dei Villaggi Ecologici ritiene che le esperienze di vita
comunitaria, ciascuna con il proprio carisma,siano laboratori di forme
genuine di esistenza che rifiutano ci che effimero e superficiale per
inaugurare modi di vivere improntati alla cooperazione, condivisione,
affetto tra I propri membri; che rifiutano il consumismo, per promuo-
vere forme di autoproduzione di alimenti, beni ed energia sulla via
della completa autosufficienza; che rifiutano il consumo incontrollato
del territorio e delle risorse naturali per assumere comportamenti con-
^ Li feSi y
sapevoli tendenti alla riduzione dell'impronta ecologica, a partire dal
proprio vivere quotidiano.
La RIVE riconosce propri i valori della giustizia sociale, fondati
sull'armonia intenzionale ed ecologica all'interno e tra gli ecovillaggi
aderenti; promuove la diffusione di pratiche di vita comunitaria eco-
sostenibili e sostiene progetti che se ne pongano l'obiettivo; coopera
con chi promuove una cultura di pace, il mutuo aiuto, la solidariet
e considera valori le differenze; educa alla non violenza e ritiene che
la decrescita sia il terreno concreto per promuovere la non violenza
in relazione con la natura e per la salvaguardia delle varie forme di
esistenza sulla terra; sostiene le pratiche che favoriscono la piena egua-
glianza tra I generi.
La RIVE svolge concretamente una funzione critica contro l'attuale
modello di sviluppo , praticando stili di vita alternativa autentica e
responsabile che si aprono al mondo. Pertanto, gli ecovillaggi si svi-
luppano come entit radicate nel loro territorio, promuovendo scambi
di informazioni, di beni, di esperienze culturali, sociali, politiche, arti-
stiche, terapeutiche, spirituali, educative in una visione distica della
propria missione.
Il villaggio si presenta, quindi, nella doppia veste di luogo abitato e di
rete di esperienze che si propongono la trasformazione del modo di
vivere e l'articolazione feconda del lavoro non solo nella sua accezio-
ne produttiva di beni ma soprattutto di produzione di ide e propositi
che mutino i valori ed i comportamenti concreti non solo di chi vive
nell'ecovillaggio ma anche di chi entra in contatto con esso. Pertanto,
l'azione dell'eco villaggio deve essere costante e riconosciuta dalla pi
vasta comunit del territorio in cui esso opera e dei cui problemi si fa
carico sia fornendo servizi, sia sviluppando iniziative culturali e forme
di partecipazione democratica, in modo che I diritti di cittadinanza
non siano affermati solo in principio. In particolare l'ecovillaggio far
proprie le battaglie ecologiste e promuover una cultura di pace in
difesa della natura, del paesaggio e per la promozione di una qualit
della vita che assuma tra i propri valori: a) la tutela dei beni comuni
primari (suolo, aria, acqua, foreste) e della loro fruibilit per tutti gli
esseri viventi contro inquinamento, devastazione, cementificazione,
gestione privata e sfruttamento indiscriminato delle risorse che la
natura ha reso disponibili e che tali devono restare nelle future genera-
zioni; b) la tutela della biodiversit sia naturale che umana e la visione
delle differenti culture, tradizioni, filosofie e credenze come stimoli
all'accrescimento della ricchezza interiore e della libert nelle relazioni
tra esseri umani.
[ N,r[m- I Li feSl yl c 35
L'ecovillaggio si propone di costruire una rete che vada al di l dei suoi
membri, in quanto esso una comunit intenzionale, che unisce l'uo-
mo con la natura, considera la terra come un valore ed il ritorno ad essa
una tendenza da sostenere nella funzione dell'autosufficienza. Ogni
individuo pu vivere in maniera ecologica ma negli ecovillaggi pu
costruire una rete di persone diverse, con la natura e con il territorio ,
prendersi cura dei momenti fondamentali dell'esistenza nella nascita,
nella vita, nella vecchiaia, nella gioia e nel dolore, nella crescita interio-
re e valorizzazione di s in maniera solidale, contribuendo in tal modo
alla creazione di un mondo ove l'uomo sia sempre un fine e mai un
mezzo. Pertanto gli ecovillaggi si pongono l'obiettivo di promuovere
forme di lavoro partecipato, creativo e non alienato ove i ritmi dell'esi-
stenza e la possibilit di conciliarli con le esigenze di ognuno vengono
al primo posto. Nel contempo promuove forme di cooperazione e di
elaborazione delle decisioni che includano i contributi di ognuno. Di
conseguenza l'ecovillaggio favorir metodi decisionali partecipativi
che incoraggino la responsabilizzazione e la libert di ciascuno come
condizioni per costruire la responsabilit collettiva e la libert di tutti.
Alla RIVE aderiscono sia gli ecovillaggi effettivamente costituiti, sia i
progetti, e tutti coloro che anche individualmente, riconoscendosi nei
suoi valori, intendono operare per i medesimi scopi. La RIVE quindi
aperta a varie forme di vita comunitarie che comprendono conviven-
za a condivisione parziale o totale, cohousing, case aperte a struttura
familiare o a gestione collettiva e quant'altro, nelle proposte di vita
aggregata, metta in primo piano la relazione tra esseri umani e natura
in una visione olistica dell'esistenza.
La segreteria della Rive ha sede presso La Comune di Bagnaia, loc.
Ancaiano, 53018 Soci ville (Siena)
Tel. e fax 0577/311014; Email: lacomune.bagnaia@libero.it
Alcuni ecovillaggi e comuni in Italia
Il Villaggio del Sole (ecovillaggio naturi sta)
Il Villaggio del Sole una propriet privata in cui vivono alcune per-
sone con un progetto in fase di realizzazione; alcune stabili (zoccolo
duro) ed altre saltuarie e che tutte insieme lavorano alla realizzazione
di un villaggio ecologico naturista per sperimentare e ricercare un
modello di vita sostenibile, slow, naturale e sereno, con il fine ultimo
di recuperare il rapporto armonico originario tra uomo e ambiente
attraverso un modello di vita naturale, cio normale. Azzeramento
^ ^ \ .i i r - I Li feSi yl c
della politica, delle religioni, delle istituzioni gerarchiche, cio della
falsit, per dare spazio alla responsabilit, alla spiritualit e alla liber-
t, cio a qualcosa di vero. Attraverso un accordo con l'Associazione
di Promozione Sociale AssoNatura ospitiamo la loro sede operativa
e le loro attivit, che sono riservate ai soci, come previsto dalla legge
nazionale n. 383/2000.
Il villaggio del sole
Via per Viale 5
Cortazzone - Asti (AT)
Tel. 334/7669278
Fax:0141/995202
Sito web: www.villaggiodelsole.org
Villaggio Ver de
Il Villaggio Verde una sperimentazione fatta da persone che hanno
svolto o svolgono nella societ attivit diverse, occupando anche posti
di responsabilit, al fine di proporre un modello di vita che si contrap-
pone a quello frenetico e inquinante delle citt. L'ideatore il prof.
Bernardino del Boca, (1919-2001) antropologo di fama mondiale, gi
console a Singapore, ha scritto diversi libri usando la psicotematica,
oltre ad essere stato socio attivo della Societ Teosofica Italiana. Il fine
di tale sperimentazione di fondare e diffondere i valori per l'avvento
del Nuovo Piano di Coscienza, in relazione ai principi dell"Et dell'Ac-
quario. Il modello di vita proposto consiste nell'imparare a vivere
mettendo in pratica gli insegnamenti racchiusi nel Vangelo, che si pos-
sono riassumere nel non giudicare ma comprendere e amare gli altri
come noi stessi. Il Villaggio Verde sorto oltre 15 anni fa nel comune
di Cavallirio, su un territorio agricolo di circa 10 ettari acquistato dalla
VI.VE.CA. Societ cooperativa a.r.l. a propriet indivisa. La cooperativa,
tra le attivit in statuto, svolge un'attivit agricola di natura biologico-
sperimentale, oltre ad attivit artistico-artigianali e di ricerca spirituale.
Attualmente vivono sul territorio una decina di famiglie. Almeno un
membro per ogni famiglia svolge un'attivit esterna al Villaggio al fine
di assicurarsi un reddito proprio, mentre qualcuno vive della pensione.
Il Villaggio Verde
Localit San Germano, 28010
Cavallirio NO
Tel. 0163/80447
Fax 0163/80964
Sito web: http://www.villaggioverde.org/index.php
[ vi a Li feS:;../
Federazi one Damanhur
Damanhur va citata perch a tutti gli effetti la pi grande comune
in Italia ma necessario ricordare che indicata da pi parti come
una setta bench si presenti come eco-societ basata su valori etici e
spirituali. Fondata nel 1975, la Federazione conta circa 1.000 cittadini
e si estende su circa 500 ettari di territorio disseminati in Valchiusella
e nella zona dell'Alto Canavese, ai piedi delle Alpi piemontesi.
Damanhur offre corsi ed eventi in ogni stagione, ed possibile visitar-
la sia per brevi periodi sia per lunghi soggiorni di studio, vacanza o
rigenerazione.
Damanhur promuove la cultura della pace e dello sviluppo equilibrato
attraverso la solidariet, il volontariato, il rispetto per l'ambiente, l'arte
e l'impegno sociale e politico. Damanhur ha una Costituzione, un siste-
ma di valuta complementare, un quotidiano e riviste, laboratori d'arte,
un centro di ricerca e applicazione medica e scientifica, una libera
Universit e scuole per i piccoli fino alla terza media. La Federazione
nota in tutto il mondo anche perch i suoi cittadini hanno creato i
Templi dell'Umanit, una straordinaria opera d'arte ipogea dedicata
al Risveglio della parte divina di ogni essere umano e considerata da
molti come l'Ottava Meraviglia. I laboratori d'arte che hanno creato i
Templi sono riuniti a Damanhur Crea, un centro di innovazione, benes-
sere e ricerca, aperto al pubblico tutti i giorni dell'anno. Damanhur ha
centri e recapiti in Italia, Europa e Giappone e Stati Uniti e collabora
con organizzazioni internazionali impegnate nello sviluppo sociale,
civile e spirituale del pianeta.
Damanhur
Via Pramarzo 3
10080 Baldissero Canavese TO
Tel. 0124/512239
Fax:0124/512371
Sito web: http://www.damanhur.info
Osho Campus
La comunit che gravita attorno al progetto The Campus, affonda le
sue radici nell'esperienza diretta di vita di un gruppo di persone che
hanno gettato i primi semi di questa realt alla fine degli anni ottanta
e vivono tuttora l. Basata sugli insegnamenti del carismatico india-
no Osho, la comunit si mantiene con una struttura di ricezione per
ospiti in cui possibile fare corsi di yoga, meditazione e rigenerazione
spirituale.
^ ^ L i f eSi y:.")
Osho Campus
Via Ronchi 40
37064 Povegliano VR
Tel. 045/515499
Fax 045/515499
Sito web: http://www.oshocampus.com
La Comune di Bagnaia
La Comune di Bagnaia, una delle comuni storiche italiane, nasce nel
1979, con l'idea di sperimentare nel quotidiano la condivisione delle
risorse umane ed economiche e una vita di gruppo che preveda la
comprensione, il rispetto reciproco e la collaborazione. Si basa sul
principio di equit dei diritti e dei doveri. La propriet collettiva ed
indivisa. Dal 2001 hanno costituito un'associazione Onlus per avere
un riconoscimento legale. Il gruppo composto da circa una ventina
di persone da 5 a 65 anni. Ogni partecipante sceglie il proprio lavoro,
che pu essere collocato sia all'interno (artigianale o agricolo) sia all'
esterno, a seconda dei propri desideri e delle proprie competenze. L'
abitazione un antico fabbricato rurale in parte ristrutturato per le
particolari esigenze della comune. Ogni membro ha la sua camera,
mentre gli altri spazi sono collettivi. L'attivit agricola gestita legal-
mente dalla Cooperativa La comune di Bagnaia, che dal 1990 si impe-
gna a seguire la normativa e le tecniche dell' agricoltura biologica. Si
allevano mucche da latte e vitelli, maiali, animali da cortile e api. Molti
prodotti vengono direttamente consumati dalla comune, i restanti
vengono venduti. Ospitano persone interessate alla vita comunitaria o
all'agricoltura biologica, in cambio di aiuto nei lavori.
Podere Bagnaia
53018 Ancaiano Sovicille SI
Tel. 0577/311014
email: lacomune.bagnaia@libero.it
Osho Mi asto
Il pi grande centro e la pi grande comune di Osho in Italia, un
Istituto per la Meditazione e la Crescita Spirituale aperto ai soci
del CONACREIS. Non esistendo in Italia una figura giuridica che
riconosca le Comunit Miasto si costituita come Associazione di
Promozione Sociale. Basata sugli insegnamenti del carismatico india-
no Osho, la comunit si mantiene con una struttura di ricezione per
ospiti in cui possibile fare corsi di yoga, meditazione e rigenerazione
( -Vri :i J Li feStyl c ^f l )
spirituale. Nella comune vivono una trentina di persone che condivi-
dono la passione per la ricerca spirituale e la voglia di sperimentare
la vita e il lavoro in comune come strumenti per la propria crescita
personale e spirituale. Oltre all'Istituto OSHO Miasto, che gestisce
le attivit della comune, Miasto comprende la Cooperativa Amici di
Osho Miasto, proprietaria delle case e delle terre. possibile diventare
soci della Cooperativa e partecipare al Prestito Sociale per sostenere la
realizzazione dei suoi progetti.
Osho Miasto
Podere S. Giorgio, 16
San Giorgio Cotorniano
53010 Casole D'Elsa SI
Tel. 0577/960124
Fax 0577/960213
Sito web: http://www.oshomiasto.it
Ananda Assisi
Comune basata sugli insegnamenti dello yogi indiano Paramhansa
Yogananda. Fa parte di ima rete di sedi sparse in Europa e la comunit
italiana composta da circa ottanta residenti, impegnati nell'organiz-
zazione e mantenimento della struttura, un ritiro che offre programmi
durante tutto l'anno; conferenze e seminari in diversi Paesi, gruppi di
meditazione, percorsi di autoguarigione spirituale, un coro conosciu-
to a livello internazionale; una casa editrice, programmi di yoga in
Europa e India, attivit spirituali per bambini, genitori e insegnanti.
Ananda Assisi
Via Montecchio 61
06020 Nocera Umbra PG
Tel: 0742/813620
Fax:0742/813535
Sito web: http: / / www.ananda.it
Associ azi one cul t ural e Tor r i Superi ore (Italia)
Il villaggio medievale di Torri Superiore un piccolo gioiello di archi-
tettura popolare situato ai piedi delle Alpi liguri, a pochi chilometri
dal Mar Mediterraneo e dal confine francese, vicino alla citt costiera
di Ventimiglia. Originario del XIII secolo, il villaggio strutturato in
tre corpi principali con pi di 160 stanze, tutte collegate da un intricato
tessuto di scale a passaggi. La sua complessa e affascinante struttura
stata spesso comparata ad una fortezza o un labirinto arroccato sul
fianco della montagna. Il villaggio stato in gran parte restaurato ed
ora aperto all'ecoturismo, per corsi, incontri e programmi di educa-
zione ambientale, ed offre anche una struttura ricettiva per soggiorni
e vacanze. perfetto per le persone interessate a conoscere la vita
dell'ecovillaggio e alla ricerca di una vacanza in un ambiente ricco di
suggestioni. Il borgo di Torri superiore situato in posizione ideale per
fare escursionismo. La struttura ricettiva offre camere singole, doppie
e multiple. Le attivit a Torri Superiore sono gestite da tre organismi
interrelati e in parte sovrapposti:
L'Associazione Culturale Torri Superiore, fondata nel 1989 per sovrin-
tendere al restauro del villaggio medievale e alla creazione dell'ecovil-
laggio, del centro culturale e della comunit residente L'Associazione
Culturale Torri Superiore, fondata nel 1989 per sopraintendere al
restauro del villaggio medievale e alla creazione dell'ecovillaggio, del
centro culturale e della comunit residente.
La Societ Cooperativa Ture Nirvane, fondata nel 1999, che gestisce
le attivit eco-turistiche e coordina il programma di corsi, seminari e
delle altre attivit culturali.
La comunit residente, costituita da circa 20 persone che vivono
nell'ecovillaggio. Torri Superiore situata tra le Alpi ed il Mediterraneo
nel ponente ligure. A Torri si parlano diverse lingue, tra cui italiano,
inglese, tedesco, olandese e francese. I turisti che ci visitano trove-
ranno un'accoglienza ideale per la loro vacanza e un'atmosfera in
cui rilassarsi, esplorare, divertirsi ed imparare cose nuove sulla vita
comunitaria.
Associazione Culturale Torri Superiore
Via Torri Superiore 5
18039 Ventimiglia IM
Tel. 0184/215504
Fax 0184/215914
Sito web: http: / / www.torri-superiore.org
Li bera Repubbl i ca di Al cat raz e Ecovillaggio Sol are
Fondato da Jacopo Fo insieme a una ventina di persone, dotato di
una grande struttura ricettiva per gli ospiti che possono alloggiare
in miniappartamenti, camere, bungalow e partecipare ai tanti corsi
che vanno dallo yoga demenziale alla costruzione di pannelli solari
e mobili in cartone. La Libera Universit di Alcatraz un centro cul-
turale che ha spazi per dormire, mangiare, tenere corsi. Le persone
che ci lavorano non vivono ad Alcatraz, ma nei dintorni. Alcatraz
non n un partito n una setta. Al centro c' l'individuo e la Libera
( N;i:i;i.ilLfeS'v-lr
Repubblica di Alcatraz costituita come rete di persone autonome, di
professionisti che vivono ognuno nella propria abitazione e prestano
la loro opera. Da qualche anno, all'interno dei quasi 500 ettari della
Libera Repubblica di Alcatraz si costruisce l'ecolvillaggio solare, uno
dei villaggi pi innovativi dal punto di vista delle ecotecnologie. Chi
desidera trasferirsi nelle nuove case dell'ecovillaggio solare, pu sce-
gliere tra case antiche in pietra, ad alta efficienza energetica o case in
legno di classe A. Ogni abitazione ha almeno 2000 mq di terreno di
pertinenza e pu essere integrata da quote degli spazi collettivi che
varino a generare un utile, una forma avanzata di cohousing. Alcatraz
e Ecovillaggio sono due unit distinte e ben separate sia fisicamente
che nella gestione.
Libera Repubblica di Alcatraz
Loc. Santa Cristina - 06020 Gubbio (PG)
Tel. 075/9229911-9229938
Fax 075/9228714
Sito web: http: / / www.alcatraz.it (vedi anche cap. 4 e 6)
Comune di Ur upi a
Fondata nel gennaio del 1995, nei pressi di Brindisi, dai membri di
un collettivo anarchico di Lecce e da altri giovani di Berlino. Insieme
acquistano "lo iazzu", che in dialetto brindisino significa ovile: dai
locali che ospitavano le pecore ricavano le stanze individuali. Urupia,
in brindisino, sta per "la marachella dell'uro", figura della tradizione
popolare, per certi versi assimilabile a quella dello gnomo o dell'elfo.
L'uro uno spiritello a volte dispettoso, il cui comportamento rispec-
chia generalmente lo stato d'animo di coloro che ne condividono lo
spazio. Il termine urupia, per, sta anche a significare "utopia degli
uri", che vengono in questo senso assimilati alle comunarde. Ogni set-
timana una comunarda, a turno, ha il ruolo di uro, ovvero di "regista"
delle diverse attivit della comune. L'assunzione e la valorizzazione di
questa figura della tradizione popolare, denota un forte desiderio di
radicamento territoriale, peculiare del resto della stessa cultura anar-
chica. I principi di Urupia sono: l'unanimit nelle decisioni, il principio
del consenso, la propriet collettiva, l'assenza di propriet privata.
Ci vivono una quindicina di persone, ognuna dotata di spazio auto-
nomo. Cucina e bagni sono in comune. La Comune mette a disposi-
zione del circuito autogestito locali e terreno per qualsiasi progetto
libertario di autogestione. Offre inoltre competenze professionali in
diversi campi: olivicoltura, viticoltura, orticoltura, ristrutturazioni
edilizie, falegnameria, serigrafia, panificazione, gestione economico-
\ .i .i :r-l L i feSl yl c")
finanziaria, gestione sociale. Ha invece bisogno di aiuti con acquisti e
distribuzioni dei propri prodotti, macchinari e tecnologie di vario tipo,
sostegno lavorativo nel periodo della raccolta delle olive (novembre-
dicembre) ed in primavera-estate per le ristrutturazioni. Disponibilit
ad ospitare per brevi o lunghi periodi; non ci sono richieste specifiche
per stare-vivere nel villaggio, ritengono che condividere l'esperienza
diretta della vita comunitaria libera dal sistema capitalistico sia la
migliore spiegazione per chi vuole capire Urupia.
Comune di Urupia
Contrada Petrosa s.n.
72021 - Fermo posta - Francavilla Fontana (BR)
Tel. 0831.890.855
email: urupia@libero.it
Popol o Elfico della Valle di Gr an Bur r one (Il popol o degli Elfi)
A partire dagli anni Ottanta la comunit si insediata occupando e
ristrutturando i vecchi cascinali in disfacimento, ora concessi in affitto
o usufrutto dai proprietari. Attualmente ci vivono circa quindici fami-
glie su un territorio piuttosto vasto. La maggior parte delle abitazioni
priva di elettricit e si pratica l'autosufficienza. Il riscaldamento e
la cucina vanno a legna e in tutto il villaggio non esiste un televisore.
Il nucleo centrale composto da quattro piccoli villaggi e completato
da altre quattordici coloniche raggiungibili solo a piedi. Vivono racco-
gliendo frutti ed erbe spontanee, coltivando ortaggi, cereali, castagne,
olive e allevando alcuni capi di bestiame, il tutto esclusivamente per
la loro sussistenza. I prodotti della terra e i raccolti vengono infatti
ripartiti fra tutti i villaggi in base alle necessit. Il lavoro manuale e
di gruppo, oltre alle coltivazioni si lavora all'autoristrutturazione di
diverse case in pietra abbandonate. C' una cassa comune per soddi-
sfare i bisogni complessivi di tutti i villaggi e per acquistare alimenti e
beni che non producono; una cassa collettiva per le spese spicciole di
ogni villaggio ed una cassa individuale per soddisfare le esigenze dei
singoli. Ognuno d in base alla propria possibilit e coscienza e que-
sto sistema funziona perch il principio ispiratore la condivisione.
possibile fermarsi per un breve periodo, condividendo i lavori della
stagione e adattandosi a vivere senza corrente. (Per il programma spe-
ciale di istruzione dei bambini della comunit vedi cap. 1.8)
Elfi di Gran Burrone
Avalon - Montevettolini
51010 - Pistoia (PT)
( \ i . I Li feSi yl c d )
Scappo dalla citt
Figura 1.2 - Ingresso del Villaggio degli Elfi di Gran Burrone, nei pressi di Pistoia, le case sono state
ristru /turate completamente a mano con materiali locali.
Alcuni ecovillaggi in Europa
Progetto Gyurufu (Ungheria)
Fondazione ambientale indipendente, nata nel 1991 con lo scopo di
elaborare le migliori soluzioni per la creazione di ambienti rurali
sostenibili costituiti da un sistema di piccole colonie comunicanti e
collaborative. Il progetto si propone la realizzazione di un modello di
sviluppo su piccola scala ripetibile e destinato a preservare il paesag-
gio garantendo un buon livello di vita nel rispetto della biodiversit
e delle risorse. Aderisce alla rete globale degli ecovillaggi di Gaia. Ha
sede nella regione del Gyurufu (Ungheria).
Sito web: http://www.gyurufu.hu
Comunit di Findhorn (Scozia)
un' associazione umanitaria nata nel 1962 che ha sede in una comuni-
t ecologica autosufficiente. La comunit nota in tutto il mondo per il
lavoro svolto con il regno vegetale attraverso la comunicazione sottile
con i regni della natura. Gli aspetti di ricerca ecologica sono solo una
parte dell'ampio lavoro di ricerca sviluppato dal centro, che incen-
trato sugli aspetti spirituali di collaborazione e cooperazione con tutte
le religioni e con tutti gli esseri. Ha sede a Findhorn (Scozia). Fa parte
della rete globale degli ecovillaggi di Gaia.
Findhorn Foundation
The Park Findhorn
IV36 3TZ - Scotland, UK
Sito: http: / / www.findhorn.org
Comuni t di Lebensgarten ( Ger mani a)
Comunit ecologica esistente dal 1984, ospita circa 130 persone orien-
tate a uno stile di vita naturale e alla ricerca spirituale. Ha sede in
Bassa Sassonia (Germania). Aderisce alla rete globale degli ecovillaggi.
Lebensgarten
Ginsterweg 3 - 31595 Steyerberg
Tel. 05764/2370
Fax 05764/2578
Sito web: http:/ /www.lebensgarten.de
Alcuni ecovillaggi nel mondo
Comuni t di Rysovo (Russia)
Comunit ecologica fondata nel 1993, si propone di creare un insedia-
mento rurale ecologico indipendente dal punto di vista della produ-
zione del cibo e dell'energia, con accorgimenti di permacultura, archi-
tettura ecologica, agricoltura biologica. Ha sede in Russia. Obiettivi
del villaggio sono promuovere uno stile di vita ecologico e contribuire
alla soluzione di conflitti culturali. Aderisce alla rete globale degli
ecovillaggi di Gaia.
Cryst al Wat er s (Austral i a)
Villaggio di permacultura (cio di integrazione tra l'architettura bioe-
cologica e l'agricoltura biologica) creato da Eco Logicai Solutions (Ltd
P.O. Box 529 4552 Maleny Queensland Australia tei +61 74 943943 fax
+61 74 943003), una delle prime compagnie professionali create nel
mondo con lo scopo di progettare e creare ambienti umani sostenibili,
con un'attenzione integrata all'architettura, alle risorse e alla gestione
del suolo. Aderisce alla rete globale degli ecovillaggi di Gaia. Ha sede
a Crystal Waters, nei pressi di Brisbane.
( / ..i ni MLi feSi yl e E U
Comuni t di Poona, Osho I nt ernat i onal Commune (India)
Comunit spirituale ed ecologica nata nel 1974 per opera di Osho
Rajneesh, ospita persone di ogni razza, paese e credenza, che sperimen-
tano metodi di indagine psicologica e spirituale derivati dalla fusione
tra le tecniche terapeutiche occidentali e le tecniche di meditazione
orientali. Ha sede in India nella Regione di Bombay. Informazioni
dettagliate possono essere richieste in Italia, direttamente nei centri e
comuni di Osho.
Comuni t di Aurovi l l e (I ndi a)
Comunit ecologica e spirituale inaugurata nel 1968, ispirato all'inse-
gnamento dei maestri Sri Aurobindo e Mre, dedicata all'unit umana
nella diversit: ospita persone di ogni razza, paese o credenza, con
l'obiettivo della pacifica convivenza e del progresso spirituale nel
rispetto della natura al di l delle differenze culturali e etniche. La citt
"dell'alba" stata riconosciuta e incoraggiata dall'Unesco ed proget-
tata per 50.000 abitanti. Ha sede in India.
1.8 La decresci t a est r ema e i rac c ogl i t ori
Esistono in Italia comunit di persone che hanno deciso di non utiliz-
zare alcun apparato tecnologico, dagli elettrodomestici agli attrezzi
agricoli a motore e vivono solamente di ci che riescono a produrre.
Si parla in questi casi di decrescita estrema o radicale (vedi cap. 1.4).
In questo panorama una delle comunit pi interessanti quella degli
Elfi di Gran Burrone, sull'Appennino pistoiese a circa mille metri, uffi-
cialmente costituiti in associazione come Popolo Elfico della Valle di
Gran Burrone (vedi anche cap. 1.8). La vita che conducono simile a
quella dei contadini della zona negli anni cinquanta.
La loro esperienza nasce all'inizio degli anni ottanta con l'occupazione
di alcune cascine disabitate in rovina riuscendo poi negli anni a rag-
giungere un accordo di affitto con i proprietari, di usufrutto con altri
e finora riuscendo sempre a sventare piani di edilizia a fini di lucro
del comune. Erano un gruppo di persone alla ricerca di una felicit
concreta e un distacco dalla dipendenza dalla tecnologia. Oggi sono
organizzati in diversi villaggi pi case familiari sparse. Ogni famiglia
coltiva circa un ettaro di terra che sufficiente al loro sostentamen-
to per un anno, compresi i periodi invernali in cui non si lavorano
i campi. Ultimamente sono stati introdotti anche i pannelli solari,
ovviamente costruiti in proprio e le nuove generazioni hanno portato
Li feS:;. .- )
qualche innovazione ma sostanzialmente l'organizzazione rimane
quella di una comune in cui le decisioni vengono prese nel cerchio, i
lavori agricoli vengono svolti manualmente e ci si costruisce da soli la
maggior parte degli utensili e attrezzi.
Questa radicalit nella decrescita ha un aspetto piuttosto interessante
nell'educazione e scolarizzazione. Sono ormai molti i bambini nati e
cresciuti a Gran Burrone e per la maggior parte stata adottato l'ho-
me schooling, l'istruzione parziale a casa, integrata dalla frequenza
della scuola pubblica e da esami per il passaggio da una classe alla
successiva. Tutti coloro che si sono confrontati con la preparazione
di questi bambini hanno riscontrato un alto livello di istruzione,
nonch un senso di responsabilit e una capacit di concentrazione
che sono ormai molto rari. L'istruzione avviene attraverso una scuola
autogestita che si avvale anche della collaborazione di due insegnanti
ausiliarie esterne alla comunit. La scuola supportata, anche se in
maniera diversa, da tutti i villaggi. stato avviato anche un progetto
di bioedilizia per la ricostruzione di una struttura destinata ad ospitare
la futura scuola (la destinazione ufficiale un centro culturale poliva-
lente) che verr riconosciuta come scuola sussidiaria dal Comune e
dalla Direzione Didattica di competenza. partita quindi una colla-
borazione con i predetti organismi per una scuola a met: met tempo
in autogestione e met nella scuola pubblica. Una scelta effettuata per
mantenere aperta la scuola del paese e per favorire lo scambio e la
socializzazione dei bambini che abitano nella comunit con i coetanei
esterni al villaggio.
I raccoglitori rappresentano invece la scelta pi estrema di decresci-
ta. Si hanno pochissime informazioni perch la maggior parte vive
isolata quasi totalmente, le poche informazioni arrivano attraverso
i raccoglitori parziali (vedi cap. 6.10). Sono persone che general-
mente non arrivano da altre esperienze di comunit o ecovillaggi,
ma decidono da subito di adottare uno stile di vita che comporti il
minor impatto ambientale. Non coltivano, perch la coltivazione
provoca l'erosione e rovina lo strato di humus superficiale del terre-
no, ricco di microorganismi che gli permettono di rigenerarsi. Abiti
e il poco altro che gli serve per vivere lo ottengono barattando ci
che raccolgono.
Vivono essenzialmente di erbe spontanee, funghi e frutti. Di solito ria-
dattano vecchie case abbandonate. Per qualit climatiche e ambientali
scelgono come habitat posti come l'Appennino toscano, l'Umbria, fino
alla Puglia, zone pi ricche di vegetazione spontanea edibile.
( Vi:':i:ilLifeS'ir- m
Senza un'adeguata preparazione fisica e la conoscenza approfondita
della flora spontanea, questa via pu risultare molto pericolosa, come
successo a due ragazzi belgi ritrovati a Cecina. La vigilia di Natale
del 2004, le guardie forestali, mentre stavano perlustrando la pineta
delle Gorette vicino a Cecina, hanno trovato i corpi senza vita di due
giovani, un uomo e una donna. Erano sdraiati uno accanto all'altro
sotto la tettoia di un casolare, avvolti in vecchie coperte e vestiti con
abiti estivi, di cotone, indossati a strati per ripararsi dal freddo. Visti
gli indumenti, l'estrema magrezza, il fatto che pesassero non pi di
38 chili e che i corpi non presentavano segni di violenza, in un primo
momento si pensato che fossero morti per il freddo e per la fame.
Tuttavia, le analisi hanno rivelato che il decesso sarebbe avvenuto
dopo l'ingestione di foglie o semi di oleandro, una pianta notoriamen-
te molto tossica. Dopo quattro anni di ricerche la Polizia di Cecina
risalita a due ragazzi belgi che avevano detto a una persona del posto
di nutrirsi solo con quello che trovavano nel "bosco". Peccato che una
pineta sulla spiaggia abbia veramente poco da offrire.
Capit olo A
Il lavoro
Sommario
Cambiare lavoro, adattarlo o
non lavorare?
Stesso lavoro, nuovo posto
Nuova vita, nuovo lavoro
Avviamento di una nuova
attivit
Eliminazione del concetto di
lavoro
2.1 Cambi ar e
l avoro, adat t ar l o
o non l avorare?
Il lavoro spesso l'ancora
pesantissima che trattiene
le persone dal cambiamen-
to e dal lasciare la citt per
costruirsi una vita altrove.
Generalmente chi si ripete
questo mantra come unica
scusa per il mancato cam-
biamento, si sta solo facendo
opposizione da solo. Il lavo-
ro, tanto o poco, c' ovun-
que. Il posto da ragioniere con stipendio medio che tanto vi bevete
entro il venti del mese vivendo in citt, c' quasi uguale ovunque in
Italia. Magari non sarete alle dipendenze di un'azienda da 500 persone
ma di una ditta di meno di cinquanta. Magari guadagnerete duecento
euro in meno. Eppure lo stipendio vi arriver a fine mese.
In tutta Italia, anche nel posto pi sperduto, vivono e lavorano inse-
gnanti, impiegati, parrucchiere, magazzinieri e fresatori. Non dovete
aprire una bottega da falegname se non la vostra aspirazione, perch
anche nel paesino pi piccolo ci sono le stesse professioni, al massi-
mo se proprio va male ci saranno nel paese di fianco. Negli anni ho
conosciuto le persone pi diverse che hanno lasciato la citt per posti
dove la vita fosse pi sostenibili: insegnanti statali che si spostavano
nei piccoli paesini dell'entroterra scoprendo che l c'era anche meno
competizione e pi possibilit, maestre che scoprivano di divertirsi di
pi a fare le giardiniere, altre che aprivano un asilo con un progetto del
comune, ragionieri che continuavano a fare i ragionieri e geometri che
aprivano un ristorante. Quasi nessuno di questi sapeva dove l'avrebbe
portato la decisione di cambiare vita.
La questione pi importante, alla fine, sar sempre la motivazione,
non il lavoro che andrete a fare di preciso. Usciti dalla citt, se proprio
non trovate nessun lavoro, resta sempre la possibilit di fare qualche
giornata di lavoro agricolo presso terzi. Non immaginatevi lo schiavi-
smo della raccolta pomodori, quelle sono organizzazioni diverse. Per
esempio in Toscana, Umbria e Liguria si fa fatica a trovare braccianti
per la raccolta delle olive e per la vendemmia. Dieci giorni - faticosissi-
mi - di raccolta olive fanno uno stipendio medio da impiegato in citt.
Con la differenza che non ne spenderete altrettanti. Fuori dalla citt, ci
sono sempre risorse. Immaginatela come la differenza tra l'autostrada
e una provinciale. L'autostrada la citt: c' tutto, la pompa di benzina
(che costa di pi), il cibo (che costa di pi), l'asfalto migliore, il limite di
velocit pi alto. Sulla provinciale non si sa quand' il prossimo ben-
zinaio, dove ci sar un bar aperto, l'asfalto ogni tanto pieno di buche
e il limite di velocit pi basso. Per se restate chiusi in un ingorgo
in autostrada, sar qualcun altro, non voi, a decidere quando ne usci-
rete. Se restate bloccati in un ingorgo su una provinciale, ci sar subito
un'altra strada. Magari pi lunga, magari non tanto veloce ma intanto
state proseguendo, avete trovato una soluzione all'ingorgo.
Le citt funzionano in modo simile, lavorativamente. Una testata
giornalistica comincia a pagare meno i collaboratori, poi si accorge
che qualcuno disposto a scrivere gratis pur di vedersi pubblicato sul
giornale. Nel giro di poco, un terzo dei giornalisti vengono sostituiti da
pubblicisti in stage e pubblicisti che lavorano gratis. Possono opporsi?
No, perch arriverebbe subito qualcuno pronto a sostituirli, gratis.
Non ci sono vie di fuga, come sull'autostrada, salvo cambiare lavoro.
Allora accettano il sistema nella speranza che migliori. Prendiamo ora
una testata giornalistica di provincia. I collaboratori li paga poco. Ma li
paga, altrimenti non si fanno pi vedere e chi altro trova che conosce le
vicende delle venti valli attorno su cui fanno la cronaca? Non si tratta
di sostituire un giornalista che scriva sui processi ai politici, materia
che conoscono bene o male tutti, ma di sostituire una persona che ha
un know how quasi unico, una missione molto ardua.
^ ^ Li feS:;. ")
Le competenze che in citt sono condivise da molti, possono essere un
appannaggio esclusivo in altre zone. Un web designer in una comunit
montana ha pi possibilit di lavoro che in centro a Milano, dove deve
competere con grandi agenzie. Certo, non gli affideranno il nuovo
portale dello stilista famoso, ma proponendo i suoi servizi ai commer-
cianti locali pu vivere pi che dignitosamente. Una volta usciti dalla
citt, sarete su una provinciale, ci sono centinaia di vie alternative che
potete prendere quando vi pare o quando ne avete bisogno.
Come dicevo prima, alla fine la questione pi importante sar solo la
motivazione personale. Probabilmente se continuiamo a pensarci non
ci sentiremo mai abbastanza pronti, o sufficientemente sicuri di fare la
cosa giusta. Bisogna fare, andare e fare. Non ci sono formule magiche.
Alla fine ci si mette nelle mani di s stessi: chi pu tenere di pi a voi
di voi stessi? Se dubitate su questo punto, il problema non lasciare la
citt ma l'opposizione che vi state facendo da soli.
Chi nato tra gli anni '50 e gli anni '80 stato sottoposto all'adorazio-
ne di due figure mitologiche: Posto fisso e Stipendio. Mi capitato di
sentir parlare con deferenza del Posto Fisso persino in casa di com-
mercianti decisamente pi abbienti dei destinatari di qualsiasi Posto
Fisso. In passato, si era abituati a essere fedeli tutta la vita a una stessa
azienda. Ora diverso. In media, sappiamo che dovremo cambiare
almeno quattro posti di lavoro in trentacinque anni. Se va bene.
Un italiano su cinque ha cambiato lavoro da tre a cinque volte prima
di riuscire a trovare l'impiego che occupa attualmente. E la percentuale
sale ancora di pi se ci si sofferma sul segmento di chi ha un'et com-
presa tra 25 e 34 anni (il 24 per cento). Sono questi alcuni dei risultati
resi noti dall'indagine "L'Italia del Lavoro oggi. Condizioni e aspetta-
tive dei lavoratori" presentata da Ires Cgil nel 2007. Poi arrivata la
crisi e i tagli consistenti.
La precarizzazione progressiva e inarrestabile del lavoro ha portato
alcuni, ormai, a cambiare lavoro ogni pochi mesi. In questa ottica, cosa
stiamo salvaguardando? La nostra possibilit di svendere competenze
e voglia di crescere a un centinaio di aziende prima di raggiungere
un'et pensionabile in cui saremo stanchi e abbruttiti dall'insoddisfa-
zione? Insomma, quello che teoricamente perdiamo lasciando il sicuro
lavoro di citt, ha davvero un valore cos alto? Oppure ha il valore che
noi gli vogliamo attribuire, sognando a occhi aperti che quel posto di
lavoro sar nostro per sempre, che l'azienda non chiuder mai e che
non troveremo niente di cos 'sicuro' altrove?
Vogliamo percorrere una provinciale gustandoci il panorama e svol-
tando quando ci pare, oppure preferiamo l'autostrada che teorica-
( Vi IH :!L feSl yl e
mente va veloce ma che al primo problema ci obbliga a stare l fermi
e vivercelo tutto, dall'inizio alla fine, senza possibilit di uscirne e di
svoltare?
Una volta presa la decisione, per la maggior parte di chi vuole lasciare
la citt il dilemma tra cambiare lavoro o adattarlo a un luogo diverso.
Le soluzioni sono diverse:
1. licenziarsi e cercare un posto analogo nel luogo in cui ci si trasfe-
risce
2. licenziarsi e cercare lavoro qualsiasi nel posto in cui ci si trasferi-
sce, basta che faccia guadagnare la somma sufficiente per vivere
3. cominciare una nuova attivit a cui si pensava da tempo
4. trasferire la propria ditta/attivit professionale nel luogo in cui si
vuole vivere
5. uscire dal circuito "nasci-lavori-spendi-crepi" e fare della vita la
propria occupazione
2.2 St esso l avor o, nuovo post o
Licenziarsi dal lavoro in citt e cercare un posto nel nuovo luogo in cui
si decide di vivere un passo importante che va fatto con la dovuta
cautela. Alcuni, presi dall'entusiasmo, colgono l'occasione per espri-
mere al capo le loro opinioni personali sulle sue capacit manageriali,
altri si lanciano in performance da stadio brandendo il foglio delle
dimissioni e altri ancora danno libero sfogo a tutta la rabbia covata
per anni. Questo invece uno dei pochi casi in cui un po' di ipocrisia
necessaria. Primo perch siete gi vincenti: voi state andando via,
gli altri restano l. Non avete bisogno di fare la danza maori in mezzo
all'ufficio per confermarlo, serve solo ad attirarvi le energie negative
di tutti coloro che in quel momento vi odieranno.
In secondo luogo perch potrebbero servirvi delle referenze. Infatti,
per quanto in Italia sia formalmente impossibile chiedere informazio-
ni su un ex dipendente di un'azienda, in virt della legge 196/03, la
realt ben diversa. Basta avere un contatto qualsiasi nell'azienda di
provenienza, cosa oggi molto facile tramite i social network professio-
nali come LinkedIN. Se un'altra azienda mi chiede informazioni su un
ex dipendente che ha fatto la danza maori in mezzo all'ufficio mentre
consegnava le dimissioni, molto probabile che fornir di proposito
delle referenze poco lusinghiere. Al contrario, se si tratter di un ex
dipendente che mi ha chiesto un colloquio privato spiegandomi le
ragioni profonde della sua scelta e il fatto che non riuscisse pi a sop-
portare il ritmo frenetico della vita cittadina, sar pi propensa a for-
^''i'"''LifeStylc )
nire un buon feedback. Questo vale anche per i dipendenti statali che
invece di licenziarsi chiedono un trasferimento. Una volta ottenuto,
tutelatevi comunque da eventuali chiacchierate del vecchio datore di
lavoro con il nuovo. I dirigenti degli enti pubblici in genere solidariz-
zano tra loro e alcuni come i dirigenti scolastici si passano informazio-
ni e valutazioni degne dell'F.B.I.
Ovviamente, mentre per i dipendenti statali il trasferimento effettivo
sar vincolato al trasferimento lavorativo, per gli altri pi sensato
intraprendere il percorso opposto. Licenziarsi, trasferirsi momentane-
amente in affitto nella nuova localit (sul perch dell'affitto vedi cap.
4) e cominciare le ricerche. Salvo casi rarissimi, dimenticatevi di cerca-
re il nuovo posto di lavoro mentre siete ancora in citt, rispondendo
magari al datore di lavoro che vi trasferirete non appena ottenuto il
posto. A parte che se abito a Torino e mi voglio trasferire in Toscana,
evidente il disagio e la difficolt nel fare i colloqui, ma la maggior
parte dei datori di lavoro davanti all'affermazione "mi trasferisco non
appena ho il lavoro" non percepiscono grande volont di lavorare ma
grande confusione. Possiamo capirlo mettendoci dalla parte del dato-
re di lavoro: io ho bisogno che questa persona venga qui otto ore al
giorno ben riposato, con la testa sgombra e con in mente solo il lavoro
che deve fare. E' chiaro che se comincer a lavorare nel pieno di un
trasloco da una regione all'altra sar stanco, in mezzo a persone e posti
che non conosce, avr la testa piena di liste di cose da fare, dall'impa-
rare le strade, al trovare il supermercato, all'attivare la linea telefonica.
Magari la sera a casa trover la moglie o il marito che impreca con la
cucina da montare. Una serie di stress e di confusione generata che si
protrarr per diverso tempo e influir sul lavoro. Senza contare che
l'affermazione "mi trasferisco non appena trovo lavoro qui" trasuda
letteralmente insicurezza e poca fiducia nelle proprie competenze
professionali.
Tutta un'altra faccenda rispetto a quando si risponde "mi sono appena
trasferito e sto cercando lavoro in zona". Pu essere anzi un motivo
ulteriore di conversazione, visto che la domanda seguente, inevitabile,
perch ci si trasferiti. Perch mi piace molto la zona e non soppor-
tavo pi i ritmi cittadini una risposta insolita che suscita interesse.
In un Paese in cui ci si sposta solo per avvicinarsi ai genitori o per fare
carriera, una scelta del genere originale. Aggiungiamo anche che
abbiamo scelto come luogo d'elezione la terra di chi ci sta facendo il
colloquio, il quale facilmente ne sar lusingato, aggiungiamo che una
persona che fa una scelta del genere manifesta una certa intrapren-
denza sicurezza nelle sue capacit professionali e concludiamo con il
( N'.i .1.;i I Li feStyl e
53
fatto che non avendo fatto la danza maori in mezzo all'ufficio conterete
anche su referenze positive e che il vostro ex datore di lavoro non potr
che confermare la natura della scelta. Un buon inizio per qualsiasi
datore di lavoro.
Oltre ai soliti canali di ricerca lavoro che vanno dai centri per l'impie-
go, alle inserzioni, a internet, il momento di utilizzare canali meno
cittadini. Parlate con le persone, fate sapere che state cercando lavoro.
Vicini di casa, abitudinari del bar del paese, segreteria del Comune
sono canali che si utilizzano con pi frequenza nei piccoli centri.
Addirittura nel centro Italia troverete alcuni bar con apposita bacheca
per attaccare eventuali annunci di lavoro. Presentatevi direttamente
nelle ditte del posto e lasciate un curriculum spiegando sommaria-
mente chi siete e perch state cercando lavoro l. Nelle citt gli addetti
alla reception sono entit quasi trasparenti, che in genere hanno un
rapporto di distaccata deferenza con il titolare, a volte persino negli
studi professionali pi piccoli. Lontano dalle citt, i rapporti sociali
mutano anche sul posto di lavoro: l'addetta alla reception pu essere
un collaboratore al pari di altri, anzi, a volte un'istituzione che forni-
sce anche pareri e impressioni sul nuovo venuto. Cos come il pi insi-
gnificante vecchietto seduto al bar a giocare a carte pu essere il padre
del titolare dell'azienda dove avete appena lasciato il curriculum. In
alcuni posti bastano due chiacchiere e un aperitivo per sapere quali
sono le ditte della zona che assumono, cosa producono e quali sono
in attivo, le scuole che chiamano i supplenti e quelle che non hanno i
fondi, chi cerca un tornitore e chi una segretaria.
Non ultimo, quando utilizzate questi canali di ricerca, evitate defini-
zioni tecniche e job title in inglese. In citt siamo web designer, java
developer, human resources manager, account. Ma in campagna, se
non si capisce cosa facciamo, in un messaggio che sia trasferibile a terzi
senza fare la figura degli ignoranti, non verr passato nessun messag-
gio. Al posto di questi job title, indicazioni generiche come "faccio siti
internet", "programmo sui computer", "amministrazione del persona-
le" e "rappresentante, commerciale" aprono pi porte.
2.3 Nuova vi t a, nuovo l avor o
Se vogliamo far coincidere il cambiamento di vita con il cambiamento
di lavoro, il consiglio il medesimo del capitolo 2.2: prima trasfe-
rirsi, poi cercare il nuovo lavoro. I motivi sono illustrati nel capitolo
precedente, i canali di ricerca sono gli stessi. Per, quando si decide
di cambiare attivit e proporsi per qualcosa di diverso dalla propria
mm7i ;r-'.lLifeSiylc~)
esperienza, bisogna mettere in conto una buona dose di sicurezza nel
motivare il cambiamento, pena sembrare degli insicuri che tentennano
tra un lavoro e l'altro, tra un posto e l'altro.
"Ho deciso di cambiare vita" una frase semplice alla portata di
tutti, che stranamente molti si vergognano di dire. Ho sentito persone
che avevano fatto questa scelta giustificarsi in un colloquio di lavoro
dicendo che avevano seguito la moglie o il marito. Pessima decisione,
il messaggio che arriva : sono il pi debole della coppia, l'altro che
decide. Il datore di lavoro pensa: potrebbe spostarsi di nuovo e mi
pianterebbe qui con il lavoro a met. Non una persona indipendente.
Considera il lavoro del coniuge pi importante e magari non nean-
che felice di stare qui, tempo pochi mesi potrebbe trovare il pretesto
per andarsene.
Avete invece un vero asso nella manica: "ehi, guarda che persona
speciale che sono: ho cambiato vita, ho deciso di vivere qui perch mi
piace, sono felice e entusiasta di iniziare un nuovo lavoro, non vedo
l'ora, ho proprio scelto di vivere qui tra mille possibilit, quindi non
me ne andr tanto facilmente e sono una persona sicura, che sa rischia-
re quando ne vale la pena". Quale presentazione migliore? "Accidenti,
questo tipo veramente in gamba, lo voglio nella mia squadra!"
La richiesta di flessibilit in campo lavorativo una marcia in pi per
chi vuole cambiare lavoro e permette di inserirsi in un mercato del
lavoro in rapida trasformazione. Prima di cominciare a candidarsi
per un lavoro che non si mai fatto, fondamentale avere un quadro
chiaro di quelli che sono gli skill richiesti, delle proprie potenzialit
relative a questi skill, le attitudini e gli interessi. Se fino a ieri ho fatto
la segretaria e ora voglio candidarmi come apprendista restauratore
in una bottega, sar meglio mettere in luce le mie doti di precisione e
i restauri che ho fatto in proprio sui com della nonna, piuttosto che
elencare tutti i sistemi di gestione clienti, paghe e contributi che so
usare, per quanto vada fiera di saperli gestire al meglio.
Non sempre facile avere consapevolezza delle proprie caratteristiche
personali e anche quando si individuano, non facile comunicarli.
Simulare dei colloqui con un amico competente a cui si spiega esatta-
mente cosa si vuole ottenere un buon metodo.
Chi si occupa di selezione del personale attribuisce molta importanza
agli skill dinamici. Gli skill dinamici o trasferibili sono il capitale che
puoi investire in vari campi professionali.
Sono in pratica quel gruppo di abilit che non sono direttamente col-
legate al tipo di lavoro o di studi che hai compiuto ma che puoi aver
acquisito praticando uno sport, facendo giardinaggio, volontariato o
Li feStyl e
55
giocando con i videogiochi. Per esempio uno skill trasversale di una
donna con una famiglia numerosa pu essere l'abilit di gestione del
budget o l'organizzazione di agente sovrapposte o ancora la capacit
di rispettare i tempi e le scadenze.
In pratica, si tratta di spendere un po' di tempo della nuova vita a pro-
muoversi invece che a farsi opposizione o ad aspettare che l'occasione
arrivi dal cielo. I life coach, diffusi negli USA e esperti nell'aiutare le
persone a ottenere quello che desiderano e a capire le loro potenzialit,
fanno fare un esercizio molto semplice per individuare i propri skill
trasversali.
Si prende un foglio e si divide in tre colonne. Nella prima colonna si
elencano tutti i lavori, anche brevi, che sono stati svolti. Di seguito gli
hobby e infine gli interessi personali. Nella seconda colonna, per ogni
lavoro della prima, si scrive lo skill principale per svolgerlo. Nella
terza colonna puoi inserire gli skill e le competenze che hai acquisito.
Ecco alcuni esempi:
Cali-center Ascoltare il cliente e Capacit di negoziazione
proporre una soluzione
Insegnante Insegnare in una classe Capacit di gestione dello stress
elementare di trenta bambini
Hobby Cucinare quattro Capacit di organizzazione; capa-
della cucina portate per dieci cit di svolgere pi compiti con-
persone temporaneamente
Riuscire a focalizzare quali siano i nostri skill trasversali ci pu aiutare
molto nell'intraprendere una nuova attivit. Una volta che saremo
credibili per noi stessi, lo saremo anche per gli altri.
2.4 Avvi ament o di una nuova at t i vi t
Avviare una nuova attivit in proprio pu essere un'esperienza entu-
siasmante o una catastrofe assoluta, non ci sono in realt criteri per
prevederlo con certezza. Generalmente chi decide di andarsene dalla
citt non propenso a legarsi agli orari rigidi di un'attivit commer-
ciale come un negozio o un ufficio. Prevalgono la partecipazione a
mercati, la vendita dei prodotti a cooperative e consorzi per chi col-
tiva, l'artigianato nella stessa abitazione, la prestazione d'opera come
consulente e/ o professionista. Per chi medita invece di aprire un'atti-
vit commerciale vera e propria, proponendo magari i suoi prodotti
artigianali, consiglio la lettura di "Volevo solo vendere la pizza" del
^ ^ Li fe Si vi e")
giornalista Luigi Furini, buttatosi per un paio di anni nel commercio al
dettaglio, in particolare aprendo un negozio di pizza al taglio. Tra corsi
obbligatori per la sicurezza, ispezioni della ASL e concorrenti sleali c'
tutto il peggio che dovete sapere prima di cominciare l'impresa.
La parte burocratica
L'avviamento di una nuova attivit ha diversi adempimenti fiscali
a seconda della natura e della categoria commerciale o produttiva.
Aprire una partita IVA una pratica alla portata di tutti, la sua gestio-
ne no. Quindi, a meno che non possediate solide competenze in mate-
ria, sconsigliato gestire da s la partita IVA.
Non per necessario accollarsi anche il costo di un commercialista
che spesso pi costoso rispetto ai primi guadagni. Quasi tutte le
associazioni di categoria, Confartigianato, Confesercenti, Coldiretti
ecc. Hanno un servizio di consulenza e compilazione delle dichiara-
zioni gratuito per i soci. Una volta aperta la partita IVA presso la came-
ra di commercio locale, recatevi nella sede pi vicina della vostra asso-
ciazione di riferimento e chiedete se attivo il servizio di consulenza.
In quel caso, vi baster fare la tessera, il cui costo annuale irrisorio
rispetto a quello di un commercialista. Nel caso di attivit commerciali
con vendita al dettaglio per consigliabile un commercialista di rife-
rimento almeno per il primo triennio.
Prima di aprire la partita IVA tenete conto che:
& Fino a circa 5mila euro all'anno (cifra che varia di anno in arino,
da verificare) non necessaria la dichiarazione dei redditi e si
mantiene lo status di disoccupato con conseguente gratuit del
ticket sanitario
$5 Per guadagni annui inferiori ai 30mila euro e se i servizi vengono
fatturati esclusivamente a clienti italiani, possibile utilizzare
la partita IVA con requisiti ridotti che impone tassazioni e oneri
fiscali inferiori.
& Se l'attivit produzione e vendita al dettaglio di quanto prodotto
(tranne il caso dei coltivatori diretti), la registrazione come artigia-
no da preferire a quella come commerciante. Il versamento INPS
dei commercianti leggermente inferiore ma se si qualificati
come artigiani, si avranno molte pi occasioni di essere promossi
dalla Regione e Provincia ospitanti, ottenendo per esempio spazi
espositivi gratuiti durante le fiere inerenti l'artigianato, finanzia-
menti per corsi di perfezionamento o per rinnovo dei macchinari.
( 'Li feSl yl c
Come aprire la partita IVA
Dal punto di vista fiscale si definisce IVA (Imposta sul valore aggiunto
disciplinata dal DPR 633/72) l'imposta che si applica sulle cessioni di
beni, e sulle prestazioni di servizi, eseguite in Italia, da tutti i titolari
di Partita IVA, e che di "fatto" paga il consumatore, in percentuale del
20% del bene servizio acquistato.
Quella del 20% l'aliquota generica, quella pi diffusa su beni e
servizi. Tuttavia la legge prevede anche delle aliquote pari al 4% (ad
esempio sper tampa e attivit di legatoria di giornali, libri e periodici
o il Canone abbonamento) e altre ancora del 10%. ( per medicinali,
acqua birra, spettacoli teatrali) Per i titolari di partita IVA, l'IVA "neu-
tra", cio non n un costo n un ricavo in quanto essi compensano
l'IVA che devono al fisco, con l'IVA che hanno pagato ai loro fornitori
nell'acquistare beni o servizi.
Lo Stato Italiano prevede che solo i professionisti iscritti agli albi (com-
mercialisti, avvocati, notai etc.) siano obbligati ad aprire la partita IVA:
per tutti gli altri dovrebbe trattarsi di una scelta legata alla convenien-
za e alla voglia di mettersi in proprio .
Per aprire una partita IVA necessario recarsi presso l'ufficio IVA
0 l'Ufficio delle Entrate di competenza (in base al proprio domici-
lio fiscale) compilare e presentare una dichiarazione entro 30 giorni
dall'inizio dell'attivit o della costituzione della societ, per far questo
si utilizza:
il modello AA9/7 (di colore rosso) se si decide di intraprendere
l'attivit in forma di ditta individuale
"SS il modello A A 7/ 7 (di colore marrone) se si decide di intrapren-
dere l'attivit in forma societaria. In questi modelli, che vengono
distribuiti presso l'Ufficio, sono richiesti dati anagrafici e dati
relativi all'attivit da esercitare.
Il lavoratore pu scegliere tra diversi regimi contabili dal pi semplice
(forfettario, adatto a chi inizia un'attivit e presume un volume d'affa-
ri molto basso) al pi complesso (contabilit ordinaria) e deve essere
assistito nella gestione della contabilit da un consulente per le incom-
benze richieste dalla legge.
1 lavoratori con questo tipo di contratto, eccetto i liberi professionisti
iscritti agli Albi professionali, devono iscriversi alla Gestione Separata
Inps e versare ogni mese un contributo pari al 23,50% e devono anche
essere assicurati all'Inail. L'iscrizione alla Gestione Separata da diritto
ad alcune prestazioni erogate dall'Inps come: indennit di maternit,
^J ^.i-LfeSlyle")
indennit di malattia solo in caso di ricovero ospedaliero, assegno per
il nucleo familiare.
Le operazioni soggette ad IVA si dividono in:
& Operazioni Imponibili, cio operazioni su cui si applica l'I VA in
aliquota variabile (4%, 10%, e 20%).
& Operazioni Non imponibili, su cui non si calcola l'IVA ma che
sono comunque soggette agli altri obblighi formali.
Per le operazioni non imponibili si tratta generalmente di:
& Cessioni intracomunitarie ed Esportazioni, cio cessioni verso
paesi non appartenenti alla Comunit Europea
& Operazioni assimilate all'esportazione come la vendita di navi
destinate ad attivit commerciali e di pesca
& Servizi internazionali, come i trasporti di persone eseguiti parte in
Italia e parte all'estero o i trasporti di beni per l'esportazione.
Infine ci sono le Operazioni Esenti, elencate dalla legge, su cui non si
applica alcuna aliquota IVA, ma sono soggette generalmente agli altri
obblighi formali e sulle quali non si pu portare in detrazione l'impo-
sta sugli acquisti.
Appartengono a questa categoria ad esempio: gli affitti di fabbricati,
terreni; le operazioni relative alle azioni e alle obbligazioni; le opera-
zioni di assicurazione; le scommesse, il lotto e le altre lotterie naziona-
li; il trasporto urbano delle persone.
Gli adempimenti relativi alle operazioni in regime IVA si possono
riassumere in:
& emissione di fattura
& registrazione
& detrazione
& liquidazione
& versamento e dichiarazione periodica dell'I VA
$5 dichiarazione annuale dell'IVA con il Modello UNICO o separata
Generalmente, per ogni operazione soggetta ad IVA, si deve emettere
la fattura. Solo per alcune attivit, ad esempio per i commercianti al
minuto o per particolari operazioni elencate dalla legge prevista
l'emissione dello scontrino o della ricevuta fiscale. La fattura viene
emessa in due esemplari, uno dei quali consegnato al cliente e deve
contenere:
la partita IVA e il codice fiscale di chi emette la fattura
( '--.l'in.)I LifeSlylc ^ f l j
$8 la data di emissione e il numero progressivo della fattura
$3 la ditta, la denominazione o la ragione sociale di chi emette la
fattura e del cliente
$3 la residenza o il domicilio dell'emittente e del cliente
& la natura, la quantit e la qualit dei beni, ognuno con la sua ali-
quota
# i corrispettivi
& l'aliquota IVA applicata
# l'ammontare dell'IVA distinta per aliquota
Tutti i contribuenti IVA devono annotare tutte le fatture emesse, i
corrispettivi, le fatture ricevute e le bolle doganali su appositi registri
cio il registro delle fatture emesse, il registro dei corrispettivi e il
registro delle fatture di acquisto. Tutti questi registri prima di essere
utilizzati devono essere numerati e bollati, cio vidimati,: Ufficio IVA,
o l'Ufficio Registro, o la Camera commercio, notaio. Al posto dei tre
registri pu essere tenuto un unico registro vidimato, ma anche in
questo caso vanno tenuti i tre singoli registri non vidimati. Tutti i
titolari di partita IVA posso portare in detrazione l'IVA pagata sulle
operazioni soggette ad imposta, sulle operazioni non imponibili e su
alcune operazioni escluse, pu essere portata in detrazione. Non
invece detraibile l'IVA relativa ad acquisti di beni e servizi che riguar-
dano operazioni esenti o che riguardano particolari beni come auto
a meno che l'auto non sia l'oggetto dell'attivit d'impresa come nel
caso di un concessionario, o non sia indispensabile all'attivit come
nel caso di un tassista, beni di lusso come pellicce, tappeti e spumanti,
alimenti, bevande e prestazioni alberghiere; detraibile al 50% l'IVA
relativa ai cellulari.
La liquidazione dell'IVA il calcolo della differenza tra l'IVA da
pagare sulle vendite di beni e servizi e l'IVA ammessa in detrazione
relativa agli acquisti di beni e servizi, il tutto calcolato sulle operazioni
effettuate nel mese o nel trimestre precedente a seconda che l'obbligo
della liquidazione sia mensile o trimestrale. Il calcolo il seguente:
le scadenze delle liquidazioni possono essere mensili o trimestrali.
Quelle mensili devono avvenire entro il giorno 15 del mese succes-
sivo a quello di riferimento (ad esempio per gennaio la liquidazione
andr effettuata entro il 15 febbraio). Le liquidazioni trimestrali entro
il giorno 15 del mese successivo a quello di riferimento (ad esempio
per la liquidazione relativa al periodo gennaio/marzo, il termine il
giorno 15 maggio). La liquidazione, di norma, deve avvenire mensil-
mente, tuttavia alcuni contribuenti, i cosiddetti "contribuenti minori",
N.r.u-.I Li feStyl c")
possono scegliere la liquidazione trimestrale, pagando in questo caso
un interesse dell'I,5% sull'IVA da versare. Sono contribuenti minori le
imprese che esercitano attivit di servizi e gli artisti e i professionisti
con un volume fino a 180 mila euro circa e le altre imprese con un
volume d'affari nell'anno precedente fino a un miliardo di lire. Oltre
alla liquidazione periodica, tutti i contribuenti devono presentare
anche delle dichiarazioni periodiche che riassumono i dati relativi alla
liquidazione dell'IVA. I contribuenti tenuti alla liquidazione mensile
entro il mese successivo a quello di riferimento (ad esempio un con-
tribuente tenuto alla liquidazione IVA del mese di marzo entro il 15
aprile, dovr presentare la dichiarazione periodica entro il 30 aprile).
I contribuenti tenuti alla liquidazione trimestrale entro il secondo
mese successivo al mese di riferimento (se ad esempio il termine per
il versamento dell'IVA relativa al primo trimestre il 16 maggio, la
dichiarazione deve essere presentata entro il 31 maggio). Sono esclusi
dalle dichiarazioni periodiche le imprese individuali e i professionisti
con un volume d'affari fino a 30mila euro (controllare la cifra perch
pu variare di anno in anno). In questo caso sono solo tenuti alla liqui-
dazione e versamento dell'IVA dovuta.
Tutti i soggetti IVA presentano ogni anno il Modello UNICO unificato,
cio una dichiarazione unica che comprende la dichiarazione dei red-
diti, la dichiarazione IVA e la dichiarazione (Modello 770) dei sostituti
di imposta (datori di lavoro che effettuano trattenute). I contribuenti
che hanno effettuato ritenute alla fonte nei confronti di pi di 20 per-
sone devono escludere il modello 770 dalla dichiarazione unificata. I
contribuenti che non hanno effettuato operazioni IVA, ad esempio nel
caso di una partita IVA aperta ma inattiva, devono compilare anche la
sezione relativa all'IVA del modello UNICO.
I soggetti IVA, il cui periodo d'imposta non chiude il 31 dicembre, (le
societ di capitali e gli enti soggetti ad IRPEG), ma in un'altra data,
non possono presentare la dichiarazione unificata e devono invece
presentare una dichiarazione IVA separata. Questi contribuenti non
tenuti alla dichiarazione unificata, devono presentare entro il 31
maggio la dichiarazione IVA relativa all'anno precedente. La dichiara-
zione annuale una sorta di riepilogo delle operazioni IVA dell'anno
precedente, per le quali gi avvenuta periodicamente (ogni mese o
ogni tre mesi) la liquidazione e il versamento. Sono esonerati dalla
dichiarazione annuale IVA alcune categorie di contribuenti come: o gli
agricoltori in regime di esonero o i soggetti che hanno effettuato solo
operazioni esenti, come ad esempio i medici o associazioni sportive
dilettantistiche e associazioni senza fine di lucro.
( Vi M;:ILifeStylc
61
I versamenti che siamo tenuti ad effettuare in base alle liquidazioni
periodiche, all'acconto e alla dichiarazione annuale vanno eseguiti
utilizzando il modello F24, che disponibile presso qualunque banca
o ufficio postale assieme alla guida per la sua compilazione Se il nostro
debito IVA, risultante dalla liquidazione, (non deve trattarsi del debito
della dichiarazione annuale), non supera euro 30mila (controllare la
cifra che pu variare annualmente), non dobbiamo pagarlo, lo riporte-
remo nelle liquidazioni successive. Il saldo annuale delI'IVA va versato
in unica soluzione entro il 15 marzo di ciascun anno. (Il modello sca-
ricabile da qui: http://www.agenziaentrate.it/ilwwcm/connect/Nsi/
Versamenti/ modello_f24/). sconsigliabile emettere la fattura prima
del pagamento effettivo perch il rischio di pagare IVA e tasse su una
somma che potremmo non ricevere. possibile e piuttosto diffusa la
consuetudine di fornire un preventivo o una notula che riporti la data
entro la quale richiesto il pagamento. Solo a pagamento avvenuto,
provvederemo a emettere la fattura.
2.5 El i mi nazi one del c onc et t o di l avor o
II "Manifesto contro il lavoro" utilizzato insieme ad alcuni scritti di
Nietzsche per avvallare il ritorno di un'ondata primitivista che auspica
un cambiamento radicale del concetto di lavoro, chiedendone la libe-
ralizzazione, nel senso di libera scelta da parte dell'individuo. Il mani-
festo, redatto da un gruppo di intellettuali tedeschi, autonominatosi
Gruppo Krisis, tra i quali spiccano Robert Kurz, Ernst Lohoff e Norbert
Trenkle, rappresenta una delle critiche pi articolate e radicali mosse
alla societ liberista contemporanea.
Quella del Gruppo Krisis una proposta di superamento del model-
lo corrente che impone il lavoro come forma centrale dell'abitare il
mondo. In una societ dai valori alterati, dove addirittura il lavoro
forma la personalit dell'individuo, in cui il diverso accesso al lavoro
influenza le scelte di vita e addirittura la riproduzione, dove non si
pi in grado di immaginarsi una vita al di fuori della fatica lavorativa,
pu sembrare tardiva e anacronistica la battaglia per la distruzione
del mito del Lavoro.
Secondo il Gruppo Krisis, tutto inizia dal lavoro, in nome e nell'ot-
tenimento del quale si finisce per prostituirsi al prezzo pi basso, al
miglior offerente, in una inarrestabile corsa al ribasso, alla svendita
delle proprie competenze e di s stessi. Individuano nel lavoro fordi-
sta di massa del secondo dopoguerra, nelle agenzie interinali e pi in
generale nelle politiche riformiste dei diversi paesi europei l'origine
Li fcSi y'; )
dell'abbassamento del costo costo del lavoro che sta mettendo in
ginocchio milioni di persone nel mondo.
In particolare nel manifesto si parla di una macchina sociale del lavoro
che sta girando a vuoto.
"Prima gli uomini lavoravano per guadagnare denaro. Oggi lo Stato non si
tira indietro di fronte ad alcuna spesa purch centinaia di migliaia di persone
simulino il lavoro scomparso in astrusi "stages" e "periodi di formazione", e
si tengano pronti per "posti di lavoro" che per non avranno mai. "Misure"
sempre nuove e sempre pi stupide vengono inventate soltanto per tenere
viva l'illusione che la macchina sociale del lavoro, la quale ora gira a vuoto,
possa continuare a girare per l'eternit. Quanto meno ha senso l'obbligo al
lavoro, tanto pi brutalmente si fa entrare in testa alle persone che chi non
lavora non mangia. Da questo punto di vista, il "New Labour", e i suoi imi-
tatori sparsi in tutto il mondo, si rivelano perfettamente compatibili con il
modello neoliberista della selezione sociale. Grazie alla simulazione delV'oc-
cupazione", e al miraggio di un futuro positivo per la societ del lavoro, si
crea la legittimazione morale a procedere in modo ancora pi determinato
contro i disoccupati e quelli che rifiutano di lavorare. Nello stesso tempo, le
agevolazioni fiscali e le cosiddette "gabbie salariali" abbassano ancora di pi
il costo del lavoro. E cos si favorisce con tutti i mezzi possibili il gi fiorente
settore del lavoro sottopagato e dei "lavoratori poveri".
La soluzione proposta da questi intellettuali tedeschi il sovver-
timento dell'ordine attuale mediante, in pratica, la disobbedienza
civile dei lavoratori. Solo cos sar possibile, secondo loro, ricondi-
zionare un ordine sociale in cui nessuno venga sfruttato svendendo
il suo lavoro a terzi.
Sicuramente la loro soluzione utopistica nemmeno lontanamente
realizzabile, ma d un'idea chiara di quale sia lo spirito del tempo,
soprattutto per chi decide di non rientrare pi nella frenesia del lavo-
ra-compra incessante che domina la vita della maggioranza. L'idea,
soprattutto, del superamento del concetto di lavoro non per nulla
utopica. E quantomai necessaria e questo lo sostengono economisti
di correnti diverse, basandosi semplicemente sull'osservazione che la
societ mondiale non pu proseguire con il modello attuale per altri
cinquantanni. C' un eccesso di produzione, una carenza di controllo
nei consumi, una dispersione dell'energia e una quantit di pressione
lavorativa pr capite non sostenibili. La crisi non sarebbe altro che una
forma spontanea generata da tutti questi fattori e largamente prevista
dal Gruppo Krisis gi nel 2003.
La crisi attuale del lavoro implica necessariamente la crisi degli Stati,
e di conseguenza della politica avendo anche dimenticato volontaria-
mente di lasciare i servizi fondamentali al di fuori dei giochi e delle
logiche di domanda e offerta.
"I n linea di principio, lo Stato moderno deve la sua carriera al fatto che il siste-
ma produttore di merci ha bisogno di un'istanza sovraordinata che garantisca
il quadro di riferimento della concorrenza, i princpi giuridici e i presupposti
generali della valorizzazione, inclusi anche gli apparati repressivi, nel caso
che la materia umana dovesse mai diventare disobbediente e opporsi al siste-
ma. Nella sua forma pienamente matura di una democrazia di massa, lo Stato
dovette assumere nel ventesimo secolo, in misura crescente, anche compiti
socioeconomici: ne fanno parte non soltanto il sistema di sicurezza sociale,
ma anche l'istruzione, l'assistenza sanitaria, le reti di trasporto e comuni-
cazione, infrastrutture di ogni tipo, che sono diventate indispensabili per il
funzionamento della societ del lavoro industrialmente sviluppata, ma che di
per se non possono essere organizzate secondo un principio di valorizzazione
imprenditoriale. I nfatti, queste infrastrutture devono restare a disposizione
della societ intera in maniera duratura e completa, e dunque non possono
seguire il gioco della domanda e dell'offerta."
Il discorso sull'abolizione del concetto di lavoro tuttora in corso e
si ricollega in parte anche ai discorsi di decrescita e semplicit volon-
taria. A livello personale, molti hanno fatto la scelta di dissociarsi dal
sistema imposto e di crearsi un lavoro da gestire indipendentemente,
senza mediatori. Siamo cos abituati a chiamare lo stipendio 'guada-
gno' che abbiamo perso di vista il valore reale delle nostre compe-
tenze. Gli stipendi non sono altro che parti infinitesimali del guada-
gno - quello s, reale - che ottengono le aziende attraverso la vendita
del nostro lavoro. Le aziende hanno contribuito su vasta scala alla
fine della valorizzazione dell'individuo e l'apertura delle frontiere,
la globalizzazione, ci ha mostrato come sia semplice, in assenza di
valorizzazione del lavoratore, spostare la produzione all'estero con
lavoratori di analogo valore ma inferiore costo. L'unico fine in que-
sta operazione il maggiore margine di guadagno dell'azienda, su
prodotti che tra l'altro finir per acquistare il lavoratore il cui lavoro
stato svalorizzato.
Per uscire da questa macchina di svalorizzazione dell'individuo e iper-
produzione delle merci, molti hanno scelto di lavorare per s stessi.
In versione molto semplicistica, se so piantare le patate e raccogliere i
^ ^ Vrr.r.'ilLifeStyle")
pomodori, non vado a farlo per venti euro al giorno con una cooperati-
va. Pianto le mie patate, raccolgo i miei pomodori e invece di comprar-
li al supermercato me li mangio. la soluzione dell'autosufficienza.
In pratica fare della vita il proprio lavoro, una vita in cui coltivare o
raccogliere il proprio cibo, produrre i propri vestiti, il carburante e
l'energia utile al proprio fabbisogno faccia parte della vita, in cui il
baratto sia una forma economica e sociale di scambio, in cui le persone
abbiano un valore e ne siano consapevoli quindi non pi disponibili a
svendere le proprie competenze.
Parlando con alcune delle persone intervistate nel capitolo 6, nessuna
delle quali vive in eremitaggio in mezzo ai boschi nutrendosi di liche-
ni, ho ritrovato pi volte questa affermazione "Io non lavoro, il mio
lavoro vivere". Non c' il lavoro, c' l'individuo e le sue competenze,
che decide lui dove, come e quanto utilizzare.
Autoproduzione
e autosufficienza
3.1 Si pu
comi nci are
da oggi
L'autoproduzione il pro-
durre in proprio, in parti-
colare negli ultimi anni ha
indicato l'atto di tornare a
produrre da soli il cibo, il
vestiario e gli strumenti utili
alla propria vita quotidia-
na. Costituisce sia una pro-
testa verso il consumismo
che un'esigenza di riciclare
e condurre un'esistenza pi
frugale dal punto di vista dei
consumi. L'autosufficienza,
ovvero l'essere material-
mente in grado di provvede-
re ai propri bisogni materiali
producendo da soli ci che
necessario. Ma l'autosuffi-
cienza realmente praticabi-
le? S e no. L'autosufficienza
totale non praticabile salvo
Sommario
Si pu cominciare da oggi
Disintossicarsi dal
supermercato: botteghe, GAS,
mercati e autoproduzione
Seconda mano e usato
Baratto, banca del tempo
e reti di ospitalit
Alimurgia: cibo gratuito e sano
Pasta, pane, mulini e floccatrici
L'orto: dal balcone alla terra
Orti sociali e comunitari, orti
a distanza
Olio, aceto, zucchero,
sale, dadi
Formaggi fai-da-te
Seitan, latte di soia e tofu
fai-da-te
Saponi, detersivi e candele
Candele naturali fai da te
[ I .ifeS'.)
di vivere in un modo estremamente dispendioso in termini di tempo e
fatica. chiaro che se devo tessere la stoffa per i vestiti, cucirla, costru-
ire la casa e gli elementi necessari, i mobili, procurarmi il cibo tutti i
giorni, coltivare un orto grande e preparare le conserve per l'inverno
sar una vita estenuante e con pochi scambi sociali. Un modello del
genere funziona solo in alcuni casi in comuni con molte persone ma
finora non ho mai trovato nessuno, comuni comprese, che produces-
sero tutto da soli. Ci sono sicuramente buoni traguardi di autosuffi-
cienza che basandosi poi sullo scambio e il baratto evitano quasi del
tutto i prodotti industriali o comunque una dipendenza forzosa dalla
grande distribuzione. L'autosufficienza totale pu riguardare semmai
alcuni aspetti, come l'autosufficienza alimentare o l'autosufficienza
energetica, casi in cui con un po' di impegno si riesce a raggiungere il
traguardo del 100%. Per quanto riguarda l'autosufficienza alimentare,
in questo capitolo viene affrontata in vari aspetti di autoproduzione
e coltivazione, mentre all'autosufficienza energetica sono dedicati il
paragrafo sull'uso dei pannelli fotovoltaici e costruzione in proprio
dei pannelli solari, nonch la produzione in proprio dei carburanti.
chiaro per a tutti che per l'auto o si decide di farne a meno o si
acquista, non possibile costruirla in proprio (o meglio: possibile
ma non legale).
L'autosufficienza energetica , insieme all'autosufficienza alimentare,
il traguardo pi raggiungibile. L'abitazione autosuffciente un'abita-
zione in cui acqua, corrente elettrica e riscaldamento vengono generati
autonomamente. Qui le soluzioni sono molteplici, da chi decide di
vivere in case senza acqua corrente e riscaldate con i camini a legna,
illuminate con lampade a olio, fino a chi pur non rinunciando alle
comodit le gestisce in modo razionale e consapevole: pannelli foto-
voltaici o un impianto geotermico, o ancora meglio entrambe, per
corrente elettrica e energia solare, pozzo o presa diretta da un torrente
vicino per l'acqua. Addirittura anche la fognatura pu essere gestita
autonomamente con un impianto di fitodepurazione a carine. Le solu-
zioni sono veramente tante e la bioedilizia ormai offre le pi svariate
soluzioni, fino alle case costruite con balle di paglia (vedi cap. 4).
A livello organizzativo comunitario l'autosufficienza ancora pi
facile. In Italia c' tra gli altri l'esperimento molto interessante dell'eco-
villaggio solare lanciato da Jacopo Fo (vedi in dettaglio cap. 4) ma gli
esempi sono ormai molti. A Giissing, un comune dell'Austria, ormai
da quasi un decennio che vivono in totale autosufficienza energetica.
Non dipendono dai rialzi del petrolio, non sono attraversati da gasdot-
ti o e non discutono sul rilancio del nucleare. Semplicemente, l'energia
^ ^ Li feS:;. ;.
se la fanno da soli e la soluzione funziona perfettamente, tanto da non
cercarne altre. L'energia viene prodotta con gli alberi della zona, i rifiu-
ti prodotti dai suoi stessi abitanti, la luce del sole. Gli stessi elementi
sono utilizzati anche per produrre il carburante con cui sono alimen-
tate le loro auto. Ogni famiglia di Giissing paga ogni anno all'ammini-
strazione comunale circa 3.600 euro per avere acqua, energia elettrica,
riscaldamento e raccolta rifiuti. La stessa cifra che spende una famiglia
italiana per tutte le bollette. La differenza nella qualit della vita e
dell'aria: nella citt austriaca le emissioni di biossido di carbonio sono
state ridotte addirittura del 93%. Un modello che in parte gi oggi
ricalcato dagli ecovillaggi.
Il boom economico degli anni cinquanta-sessanta ci ha progressiva-
mente abituati a utilizzare prodotti pronti, anche i pi semplici che
potremmo ottenere da soli con pochi sforzi. Alcuni, soprattutto in
ambito alimentare come per esempio il pane e i dadi, ormai scontato
che vadano acquistati o, al massimo, per quanto riguarda il primo che
vengano prodotti con costose quanto dispendiose (in termini energeti-
ci) macchine per il pane. In realt. Come spiegato nelle ricette base di
questo capitolo, fare il pane come qualsiasi altro alimento, a portata
di impiegato. Non necessario vivere in una cascina in campagna per
avere tutti i prodotti della panificazione fatti in casa. A maggior ragio-
ne, se si vuole lasciare la citt: imparare e subito a fare il pi possibile
da soli costituir il bagaglio pi importante per questo cambio di vita.
Il beneficio dell'autoproduzione anche di tipo ambientale-ecologico:
meno confezioni, meno plastica, meno rifiuti difficilmente smaltibili.
Senza contare ovviamente la qualit. Per tornare all'esempio del pane,
molto difficile trovarne in commercio di fresco ottenuto con farine
da agricoltura biologica o addirittura senza aromi e a volte senza
conservanti. Tutto quello che possiamo produrre in casa sar qualitati-
vamente superiore al medesimo prodotto della grande distribuzione.
Non ultimo, il risparmio. Condurre una vita pi sostenibile, come
abbiamo gi detto, significa anche ridurre il carico di lavoro necessario
per il mantenimento o eliminarlo del tutto. Pensiamo per esempio che
in un'ora di tempo si pu produrre il detersivo per i lavaggi di una
famiglia di quattro persone per un anno (vedi ca il tutto con una ven-
tina di euro di materiale. Calcoliamo ora quanto ci costa annualmente
il detersivo e convertiamolo in ore di lavoro. Ipotizziamo per esempio
un costo di circa 240 euro all'anno (dati e calcoli comparativi a cura
di noirisparmiamo.com) e convertiamolo nelle ore di un impiegato
medio, pagato circa 12 euro l'ora: sono circa venti ore di lavoro, ovve-
ro due giorni e mezzo di paga all'anno che se ne vanno per affidare a
T .it'p^ivlp
terzi la fabbricazione di un detersivo che vi costerebbe un'ora di lavoro
all'anno, con un risparmio economico di circa 220 euro.
Se applichiamo questo calcolo a tutto ci che acquistiamo gi pron-
to, otteniamo un quadro chiaro dell'assurdit di riempire la vita con
un lavoro a ritmi frenetici e magari non del tutto soddisfacente, per
comprare a un prezzo molto maggiore quello che potremmo produrre
noi, con meno spesa e meno tempo. Ecco che allora autoproduzione e
autosufficienza restano due concetti fortemente legati per cambiare la
propria prospettiva verso i consumi, il proprio stile di vita e la neces-
sit di denaro. Noi possiamo fare da soli, o possiamo pagare qualcuno
perch lavori per noi. La scelta di chi va verso l'autoproduzione e l'au-
tosufficienza di fare il pi possibile da s.
L'autosufficienza anche una scelta di non dipendere da organizzazio-
ni di vasta complessit come i supermercati, la grande distribuzione,
le multinazionali, limitando contemporaneamente anche il proprio
impatto sull'ambiente. E una scelta di dire no a un sistema consoli-
dato e di scegliere la soddisfazione di essere in grado di produrre da
soli gran parte di ci che abbiamo bisogno, di esserne anche e giu-
stamente orgogliosi. Infatti, secondo John Seymour, un pioniere del
movimento dell'autosufficienza, il progressivo togliere alle persone la
capacit di fare da s e l'instaurarsi dell'idea che tutto vada comprato,
contribuisce a togliere la dignit e stima in s stessi. Una strada verso
l'autosufficienza, sempre secondo Seymour, anche una strada verso
una percezione di s come elemento attivo della propria vita, capace,
consapevole e pieno di risorse.
L'inizio della strada verso l'autosufficienza l'autoproduzione. Il
segreto dell'autoproduzione organizzarsi e cominciare subito.
Volutamente tutte le tecniche di autoproduzione illustrate in questo
libro sono praticabili in un appartamento cittadino, per prepararsi a
lasciare la citt con un bagaglio davvero utile.
3.2 Di si nt ossi carsi dal super mer c at o:
bot t eghe, GAS, mer c at i e aut opr oduzi one
Al momento di vendere la prima casa in campagna in cui ho abitato,
mi sono sorpresa per quanti visitatori mi chiedessero se c'era un super-
mercato vicino. La cosa mi ha stupita perch la maggior parte erano
persone che stavano lasciando la citt e cercavano il classico luogo idil-
liaco, l'orto, il giardino, la pace, la tranquillit, il bosco vicino. Dove si
colloca in tutto questo la spesa al supermercato? Eppure cos. Ormai
talmente scontata la presenza dei supermercati nella nostra vita che
N.'.i .r-i Li feSl yl c )
non solo non siamo in grado di fare la spesa diversamente, ma addi-
rittura alcuni sociologi hanno constatato una perdita di confidenza nel
rivolgersi al proprietario di un normale negozio, tanta l'abitudine di
prendere dallo scaffale e mettere nel carrello in silenzio.
Uno dei primi passi verso l'autosufficienza dimenticarsi che esi-
stano i supermercati, la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), e
optare per un consumo critico e consapevole. Come sostengono molti
economisti, ormai il carrello della spesa ha preso il posto della cabina
elettorale, ma in modo subdolo: si vota senza sapere di votare, spesso
sull'onda di pubblicit che puntano su parole come "natura", "natu-
rale", "verde", "sano" per vendere prodotti che non hanno nessuna di
queste caratteristiche, andando invece a finanziare multinazionali che
inquinano e spesso non rispettano i diritti dei lavoratori.
In Italia si contano attualmente circa 950 centri commerciali, con
una forte concentrazione al nord e al centro, posizionati spesso nelle
periferie con ulteriore aggravio del traffico cittadino. Questi luoghi, il
cui unico fine l'esagerazione dell'acquisto e la massimizzazione del
guadagno, attuano in larga parte politiche di disgregazione sociale:
aumento del lavoro precario con contratti rinnovati trimestralmente
o semestralmente per anni, assenza di rappresentanti sindacali all'in-
terno dell'azienda, scomparsa delle piccole attivit locali circostanti,
assenza di luoghi di incontro reali (gli ipermercati simulano luoghi di
incontro come piazze e vie con negozi ma in realt sono studiati per
favorire la massima circolazione senza possibilit di sosta se non nei
negozi stessi), incentivazione all'acquisto di prodotti inutili tramite
raccolte punti e campagne promozionali su un prodotto (3x2, "sotto-
costo") per indurre ad acquistarne altri a prezzo superiore. Il risultato
della GDO un individuo o una famiglia sola, che fa la sua spesa
senza scambiare un saluto o una chiacchiera, senza essere parte di una
comunit, senza la possibilit di chiedere informazioni sui prodotti
che vadano oltre la lettura silenziosa dell'etichetta, con un carrello
enorme che riempir simulando il riempimento di ben altri vuoti. Il
tutto mentre si viene sorvegliati dalle telecamere che solo in teoria
dovrebbero salvaguardare dai furti ma che in realt hanno il compito
di spiare e analizzare il comportamento della clientela.
Sapevate per esempio che l'esposizione di un prodotto sugli scaffali
ad altezza media della corsia ha un costo per il produttore, un costo
che viene ricaricato sul prodotto e quindi pagate voi? O che il conti-
nuo spostamento di generi primari come zucchero e sale orchestrato
abilmente per obbligarvi a girare tutto il supermercato? O che i sistemi
"Salvatempo" sono stati introdotti in un piano di riduzione del per-
[ ' y . : ! Ll fes-
sonale e non di risparmio del vostro tempo, soprattutto contando che
venite in pratica convertiti in manodopera gratuita al posto delle cas-
siere? In un supermercato o centro commerciale, entri, lavori e compri.
Non ultimo, inquini ma pensi di non farlo, pensi di essere bravo per-
ch compri i prodotti bio, quelli eco, quelli verdi. Sono molte le mano-
vre messe in atto dalla grande distribuzione per instillare nei propri
clienti il senso di appagamento derivante dall'essere buoni: frutti eso-
tici e prodotti del commercio equo e solidale, raccolte di denaro per i
disgraziati del momento, raccolte di cibo per le associazioni, prodotti
dichiarati 'ecologici' o 'verdi', borsine in mater-b. Ma per una con-
fezione di detersivo teoricamente biodegradabile (non lo sono quasi
mai), ci sono intere corsie di frigoriferi aperti che consumano corrente
prodotta a gasolio, aria condizionata e riscaldamento per ambienti che
in molti casi superano l'ettaro, '80% dei prodotti importati da altri
paesi o provenienti da pi di 1000 km di distanza, cementificazione
di aree enormi per i parcheggi, costruzione di strade di collegamento
e induzione di ulteriori spostamenti in auto per raggiungere i centri
commerciali, di solito in posizioni periferiche. Quanto bio o eco o
equo alla luce di tutto ci?
Come ci si libera allora dalla grande distribuzione? Prima di tutto
considerandola esattamente come una droga. Non aspettate di essere
in una casa di campagna con l'orto per abbandonare il supermercato,
altrimenti sar solo un incubo o rester un miraggio. Come per tutte le
droghe, necessario un periodo di disintossicazione graduale.
Principalmente, le azioni da intraprendere sono quattro:
& conoscere i prodotti;
$8 ritornare a logiche localiste;
& decentrare gli acquisti;
autoprodurre.
Conoscere i prodotti
Sembra una banalit perch ormai i prodotti confezionati sono dotati
di etichetta con tutti gli ingredienti. Etichetta che in pochi leggono
davvero, anche voi che state facendo s s con la testa mentre leggete
questa frase.
Facciamo un test brevissimo che esemplifica il ragionamento che tutti
dovremmo fare davanti a un prodotto.
Cos' il bifidus actiregularis o bifidus attivo? In molti risponderanno che
il principio attivo o batterio contenuto in un famoso yogurt consiglia-
to al pubblico femminile per regolarizzare l'intestino. Sbagliato.
Yr.nrnl L i feSl yl c")
Il bifidus actiregularis in biologia non esiste. Il "Bifidobacterium anima-
lis", ceppo DN173010, stato registrato dalla multinazionale Danone
e commercializzato con vari nomi: Bifidus Actiregularis (Argentina,
Austria, Bulgaria, Cile, Germania, Italia, Olanda, Romania, Russia e
Spagna), Bifidus Digestivum (UK), Bifidus Regularis (US e Messico),
Bifidobacterium Lactis o B.L. Regularis (Canada), DanRegularis
(Brasile). Ora, noi sappiamo che non si possono registrare con mar-
chio i ceppi batterici e che non si possono chiamare con nomi diversi
a seconda della nazione, deve esserci una denominazione univoca per
facilitare la ricerca, la medicina, i controlli transnazionali sugli alimen-
ti ecc. Come si fa quindi a mettere un marchio registrato sul ceppo di
un batterio? Semplice, non si tratta di un batterio dello yogurt, ma di
un composto chimico che hanno chiamato con un nome simile a un
batterio, che ricorda il nome di un batterio ma che non lo . Il vasetto
verde aiuta poi a instillare il senso di "naturale" e il gioco fatto (e
venduto). Va chiarito che l'Unione Europea ha pi volte fermato i
claim pubblicitari della Danone e di altre aziende che mettevano un
po' troppo "naturale" nel messaggio, rispetto al prodotto presentato
ma l'Italia particolarmente arretrata nel controllo della pubblicit e
delle dichiarazioni salutistiche dei produttori, quindi l'attenzione dei
consumatori in questo Paese deve essere necessariamente superiore.
Se applichiamo lo stesso ragionamento ad altri prodotti, ci accorgere-
mo in breve che le merendine ai cereali non contengono pi del 10% di
cereali e che questi sono spesso importati da altri paesi in cui controlli
e costi sono molto inferiori, che nella maggior parte del cioccolato ci
sono burro di karit e olio di palma che ostruiscono le arterie (al con-
trario del burro di cacao), che negli snack e nei prodotti da forno la
quantit di grassi saturi, estremamente dannosi per la salute, si aggira
tra il 30 e il 40%, che la maggior parte dei prodotti DOP hanno uno
standard qualitativo inferiore agli stessi prodotti non DOP (emble-
matico il caso del formaggio bitto dove nessuno dei circa quaranta
produttori del vero bitto con ricetta originale rientra nel DOP) e spesso
contengono ingredienti come grassi idrogenati, addensanti e aromi
artificiali assenti nella ricetta originale del prodotto. Senza contare la
perdita di controllo quando una produzione diventa di massa ed entra
nella grande distribuzione, il caso per esempio della mozzarella di
bufala campana: nel 2008 in seguito a una denuncia del New York
Times e al divieto di diversi paesi tra cui la Cina all'importazione di
mozzarella di bufala campana, i test effettuati hanno mostrato livelli
di diossine superiori alla norma in almeno il 14% dei caseifici analiz-
zati nelle province di Napoli, Caserta e Avellino. Ma gli stessi controlli
( >- . l ai L i f e^m
hanno portato alla luce un'altra pratica consolidata: l'aggiunta di calce
alle mozzarelle per ottenere un quantitativo maggiore di prodotto. Ma
se la mozzarella la compraste direttamente nel caseificio o in una bot-
tega in cui il proprietario si cura di scegliere prodotti qualitativamente
idonei, andando di persona ad acquistare e avendo la competenza
per riconoscere le sofisticazioni, non sarebbe una situazione migliore
rispetto a un Buyer Latticini (manager preposto a trattare gli acquisti
di prodotti caseari per una catena di supermercati, generalmente con
il fine di ottenere il prezzo pi basso) che non vedrete mai e che rara-
mente esce dal suo ufficio?
La GDO stata bravissima a instillarci il senso di pulizia e ordine che
ora solo i supermercati sanno trasmettere. Le verdure tutte lucide, i
prodotti impacchettati "sterili" nella plastica, l'idea di igiene sban-
dierata in tutti i modi tanto da indurci a guardare al prodotto non
confezionato e non marcato come qualcosa di impuro. Ma la verdura,
in natura, non ha il look pulito e lucido dei banchi di frutta del super-
mercato. spesso sporca di terra, non perfetta e soprattutto non lucida
perch la verdura e la frutta in natura non sono ricoperte da uno strato
di cera spray lucidante. Le mele non sono tutte della stessa misura,
anche quelle della stessa qualit. Per 1 kg di mele perfetto acquistato,
stato probabilmente scartato un altro kg considerato non all'altezza,
eppure gli alberi da sempre non sono produttori seriali, assoluta-
mente naturale che la stessa pianta faccia un pomodoro pi piccolo e
uno pi grande, una melanzana curva e una dritta. Non c' senso nello
scartare quello che non esteticamente conforme, ma questa pratica va
ad aggiungersi ai vari ricarichi sui costi e sull'inquinamento, visto che
c' stato un consumo per produrre anche ci che viene scartato.
Una competenza di base, elementare, ci pu aiutare invece a scegliere
prodotti migliori anche se non esteticamente conformi ai canoni della
GDO, a spendere meno e a non essere supermercato-dipendenti.
Ritornare a logiche localiste
La logica localista semplicemente quella di acquistare i prodotti sul
posto, possibilmente dal produttore. Alcuni vedono la questione come
un compito arduo attuabile solo da casalinghe con buona volont,
disposte a girare per cascine. Niente di pi falso. L'Italia produce anco-
ra molto e ha una produzione ancora abbastanza diversificata. Il primo
passo controllare in quale zona siamo e qual la produzione locale.
Prendiamo per esempio un abitante di Milano che compra un pac-
chetto di riso da 500 gr un paio di volte al mese, per una media di una
decina di kili di riso all'anno. Il riso che lui compra al supermercato,
Vni .nl L i f eStyl e")
se italiano, proviene con molta probabilit da non pi di 70 km ovve-
ro dalle zone di maggiore produzione europea: Lomellina, Vercelli,
Novara. Il riso che lui compra subisce diversi trasporti tra la raccolta,
sbramatura, sbiancatura, brillantatura, confezionamento e distribuzio-
ne. Ai costi di questi trasporti (costi monetari per le tasche del nostro
milanese e costi ambientali per tutti) bisogna aggiungere i costi della
confezione interna in plastica e di quella esterna in cartone con stampa
in policromia. Questi costi sarebbero interamente abbattuti se il nostro
consumatore di Milano acquistasse una volta all'anno un sacco da 10
kg di riso direttamente da una cascina, quelle stesse cascine che forni-
scono il riso ai famosi marchi che lui acquista al supermercato.
Certo, non facile attuare questa pratica per tutti i prodotti che con-
sumiamo, ma non nemmeno impossibile. In nostro aiuto vengono i
GAS, gruppi di acquisto solidale, molto presenti nelle citt (un elenco
dei gas attivi reperibile su www.retegas.org e www.retelilliput.org),
le botteghe del commercio etico, i mercati locali. In particolare i GAS
sono uno strumento eccellente di acquisto consapevole. Si tratta in
sostanza di gruppi organizzati di persone che acquistano direttamente
dai produttori e che in virt delle quantit acquistate ottengono un
prezzo inferiore a quello della GDO. Inoltre i GAS si distinguono per
accuratezza nella scelta dei prodotti, controlli costanti sui produttori
e nella maggior parte dei casi prediligono prodotti da agricoltura
biologica. Il nostro abitante di Milano, di cui si parlava sopra, con la
partecipazione a un GAS potrebbe facilmente ottenere una fornitura
settimanale di frutta e verdura fresca di stagione per due persone con
circa 15 euro a settimana, la fornitura annuale di riso per 8 euro totali
ecc. I GAS variano da uno all'altro, i pi organizzati si riforniscono di
tutto, dalla carta igienica certificata FSC alle scarpe, agli abiti in fibre
naturali, ai libri. In genere tutti i GAS partono dagli acquisti di generi
primari: frutta, verdura, pasta, farina, formaggi ecc., il tutto a kilme-
tro zero o quasi, generalmente con certificazione biologica.
Decentrare gli acquisti
"Al supermercato trovo tutto", "non ho tempo di girare per cento
negozi, andare alle riunioni del GAS" eccetera. Sono le frasi che si
sentono ripetere pi spesso dai supermercato-dipendenti. Ma se si
guarda attentamente alle abitudini di queste persone si pu facilmen-
te notare che il tempo impiegato per andare al supermercato, fare la
spesa e ritornare a casa non poi cos poco, pu arrivare a occupare
mezza giornata alla settimana. Si pu notare con altrettanta facilit,
( >>..:,xi l Li feStvi
come dicevamo al punto a) "conoscere i prodotti", che in realt il
frequentatore di supermercati acquista sempre di pi di quello che
si era proposto. Non stupido e non si era scordato niente nella sua
lista della spesa: semplicemente il far sorgere desideri un compito
fondamentale di chi gestisce i supermercati. Se entraste per comprare
solo un pacchetto di zucchero e usciste davvero con solo un pacchetto
di zucchero, chiuderebbero in breve.
Decentrare gli acquisti non difficile e spesso si traduce anche in un
risparmio di tempo e denaro in cambio di prodotti migliori. I GAS per
esempio non sono solo organizzazioni per l'acquisto di merci a prezzi
contenuti, sono anche luoghi in cui socializzare, discutere, confrontar-
si. Salvo coloro che organizzano materialmente il GAS, ai partecipanti
non richiesto un grande impegno: un paio di riunioni all'anno, qual-
che comunicazione via email per comunicare le proprie preferenze.
Molto meno, in pratica, che recarsi settimanalmente per qualche ora
al supermercato. Ci che non si trova con il GAS, si acquista nelle bot-
teghe oppure direttamente dal produttore facendo una scorta. Molte
ditte, soprattutto quelle piccole, danno la possibilit di acquistare
direttamente in sede, sebbene non abbiano uno spaccio strutturato o
un outlet. Bisogna infatti uscire da questa logica dell'esposizione da
supermercato: andando a comprare il riso in cascina, per esempio, non
troverete mai i pacchettini da 500 gr ordinati sugli scaffali e la scelta fra
trenta variet. Troverete pi probabilmente sacchi da 1 a 20 kg, alcune
qualit locali e un familiare dell'agricoltore che vi sapr rispondere
esattamente a qualsiasi domanda sul prodotto. Lo stesso dicasi per le
botteghe: uno scaffalista del supermercato non ha nessun interesse n
competenza per fermarsi a parlare con voi della differenza tra il riso
Carnaroli e il Baldo, con molta probabilit non la conosce nemmeno
questa differenza, mentre la maggior parte di coloro che apre una
bottega di prodotti naturali ha un interesse e spesso una passione,
sanno non solo la differenza ma anche quali aziende lo producono
con metodo biodinamico, quali con metodo biologico e quali hanno la
certificazione Demeter piuttosto che Bioagricert.
Esistono poi mercati specifici, sempre pi presenti nelle citt, che
vanno dal mercato del biologico al Farmer's Market, ai Mercati di
Campagna Amica, che settimanalmente mettono in vendita prodotti
a km zero o quasi, verdura e frutta di stagione, a prezzi vantaggiosi e
con un controllo qualit superiore a quello della GDO. Spesso in questi
mercati sono gli stessi coltivatori e produttori a vendere i loro prodotti,
che non devono cos passare per l'aggravio di costi della grande distri-
Li fe Si vi . "]
buzione. Non ultimo e non meno importante, i GAS e le altre formule
di vendita diretta produttore-consumatore hanno molto meno inte-
resse nel far sorgere desideri ulteriori di prodotti sofisticati, quindi la
spesa si ridurr a ci che realmente utile. L'abitudine a ricevere solo
verdura e frutta di stagione, per esempio, sar uno shock nei primi
tempi ma poi diventer una grande conquista e vi risparmier molte
delusioni, come quella di scoprire che per almeno un paio di mesi
all'anno l'orto non produce quasi niente e che i pomodori in gennaio
non vi cresceranno nemmeno nella serra.
Autoproduzione
Nell'elenco dei prodotti di un GAS non troverete mai la pizza pronta
surgelata, ma facilmente troverete lievito, farina, passata di pomodoro
e mozzarella. Un ottimo incentivo all'autoproduzione sulla strada che
volete intraprendere per uscire dalla citt ed essere sempre pi auto-
sufficienti.
Come dicevo nel capitolo 3.1, si pu cominciare da oggi ad essere pi
autosufficienti, a farsi da soli l'occorrente e a non dipendere dal super-
mercato. L'autoproduzione imperativa, in questo caso. In molti casi
ci vorr un po' di tempo per adattarsi, per trovare un proprio ritmo e
capire che magari meglio fare il pane una volta a settimana piuttosto
che tutti i giorni o che magari quando si prepara il pane per la settima-
na molto pi veloce servire pizza per cena alla famiglia, utilizzando
lo stesso impasto.
Se la vostra idea quella di andare a vivere in un piccolo centro o in
una comunit isolata o raggiungere l'autosufficienza, una delle prime
abitudini da abbandonare sono gli acquisti quotidiani: la brioche al
bar, il pane fresco, lo snack, possono essere facilmente rimpiazzati da
versioni casalinghe che da una parte vi faranno risparmiare e dall'altra
vi daranno prodotti molto pi sani.
Vivere in autosufficienza non vuol dire non mangiare pi brioche,
ma imparare a farle da soli. Se poi non volete passare la vita intera in
cucina, vuol dire anche organizzarsi per farne una trentina una volta al
mese e congelarle. Vuol dire anche abituarsi a mangiare solo il proprio
cibo, senza dover ricorrere a bar, ristoranti e distributori automatici
quando si in giro, abituarsi a cucire i propri vestiti e le cose utili
per la casa, senza dover ricorrere a negozi di abbigliamento che con
molta probabilit non avrete pi nelle immediate vicinanze, oppure ad
acquistarli ogni tanto da chi li produce con tessuti naturali e rispetto
per l'ambiente.
1 it>m,;l,-
3.2 Seconda mano e usat o
Comprare oggetti, mobili e abiti di seconda mano un gesto di ecologia
collettiva: per ogni oggetto usato re-immesso sul mercato, c' un ogget-
to in meno prodotto e un oggetto in meno in una discarica. Il metodo
migliore, anche qui, quello della localizzazione di cui si parlava nel
capitolo precedente. I mercati dell'usato locali sono da preferire agli
scambi online che comportano spedizioni e quindi aggravi di spesa e
di consumo di energia. Negli ultimi anni in Italia, di fianco ai mercati
dell'usato costituiti da venditori ambulanti, sono sorti veri e propri
negozi che trattano questi articoli. Con i nomi Mercatino dell'Usato
(www.mercatinousato.com) e Mercatopoli (www.mercatopoli.it) sono
sorti soprattutto nelle citt degli empori in cui portare i propri oggetti
e abiti inutilizzati perch vengano messi in vendita e queste attivit
stanno avendo un buon successo. Alcuni come BabyBazar (www.
leotron.com) sono addirittura specializzati in abbigliamento e articoli
per bambini, permettendo ai neogenitori di acquistare a poco l'intero
corredino o carrozzine semi nuove. Altre ancora sono attivit nate per
sostenere associazioni di volontariato e progetti di reintregro sociale
e lavorativo di soggetti svantaggiati come Di Mano in Mano (www.
dimanoinmano.it).
L'usato non si ferma all'abbigliamento e ai casalinghi ma riguarda
anche i testi scolastici (www.libridea.it e www.libraccio.it) e in alcune
citt il libro usato di qualsiasi genere un'istituzione, come a Milano
con II Libraccio (www.libraccio.it) e a Padova con la CooperatiAGPU
(www.cooperativagpu.it).
Spesso, soprattutto per case in affitto e finanze limitate, i mobili di
seconda mano sono una grande risorsa. Una cucina completa e fun-
zionante si trova tranquillamente sotto i cinquecento euro sui mag-
giori siti di annunci privati (www.secondamano.it e www.subito.it)
mentre letti, scrivanie e divani oscillano tra i cinquanta e i duecento
euro quando non si parla addirittura della formula 'sgombero': mobili
regalati perch ormai inutili, spesso perch vengono sostituiti con altri
e c' urgenza di liberare i locali.
L'usato da valutare anche nel senso della vendita se state pianifican-
do uno spostamento. Dati i costi dei traslochi, anche fatti in proprio
con furgoni a noleggio, spesso si rivela pi conveniente vendere i
mobili nella citt in cui si e ricomprare il necessario dove ci si trasfe-
risce, specialmente se il trasferimento ad una certa distanza.
In questo contesto di riuso e consumo consapevole si pone il nuovo
progetto DEPURIAMO (www.depuriamo.it): non solo cose gi
Vi
1
hr::I Li feSl yl c )
Capitolo 3 - Autoproduzione e autosufficienza
acquistate, ma anche tempo, creativit, abilit, amore che possiamo
rimettere in circolo come risorsa energetica da regalare, vendere, con-
dividere e scambiare. Tutto ci energia-denaro pulita e rigenerata.
Gli artefici di Depuriamo si sono inventati un sistema di etichette
per identificare la provenienza degli oggetti riutilizzati: invitano a
ri-etichettare e rimettere sul mercato i prodotti che ognuno di noi ha
a disposizione o che possiamo creare facilmente con le nostre abilit
e risorse partendo da materiali riciclati e non. Il fine di imparare a
sganciarsi da un vecchio modello per andare verso un nuovo mondo
dove l'abbondanza e la ricchezza reale, quella dei sentimenti, del
dono e della condivisione feconda, il pane quotidiano che nutre tutti
i nostri veri bisogni. "L'aspetto magico di DEPURIAMO imparare a
scoprire il valore energetico che un oggetto usato e amato porta con
s. Una casetta di mattoncini con cui due fratellini hanno giocato per
anni sar un regalo entusiasmante per il bimbo che la ricever. Una
storia affettiva che possiamo condividere scrivendo il certificato di
provenienza: "Questa casetta ha una storia magica: i miei bimbi ci
hanno giocato per ore e ore e inventato mille storie. Ora che sono
grandi la vogliono donare a te affinch tu possa continuare l'avven-
tura di inventare, costruire, giocare".
Figura 3.1 - Le etichette di DePuriAmo: Denaro Pulito Rigenerato con Amore. Si autoproduce, ricicla,
inventa e riusa etichettando con un messaggio di speranza.
( .. ', iLifeSlylc .,.,
3.3 Bar at t o, banca del t empo
e r et i di ospi t al i t
In economia, il baratto definito come un'operazione di scambio bila-
terale o multilaterale di beni o servizi fra due o pi soggetti economici
(individui, imprese, enti, governi, ecc.) senza uso di moneta. Per, per
quanto il baratto possa sembrare una forma molto semplice, esistono
diversi tipi di baratto e di canali di scambio, la maggior parte utili per
ridurre l'impiego di denaro e favorire il riciclaggio di oggetti usati,
altri vere e proprie filosofie di vita improntate sul dare ci che per noi
superfluo.
Dal punto di vista legale, il baratto rientra fra le nostre attivit perfet-
tamente legali ed disciplinato dal Codice Civile italiano sotto il nome
di Permuta (art. 1552), uno scambio fra le parti dove sinteticamente
si intende il dare un bene o un servizio che si possiede ricevendo in
cambio un altro bene o servizio, senza l'utilizzo di moneta. chiaro
che il baratto, come qualsiasi transazione, comunque soggetto alle
leggi fiscali del nostro paese e nel caso avvenga fra aziende deve essere
rilasciata fattura o ricevuta fiscale (cessione), mentre non necessaria
per scambi occasionali fra privati.
Generalmente le motivazioni di chi scambia sono le pi varie, dall'in-
teresse per temi che trattano lo sviluppo sostenibile al risparmio,
dall'attenzione verso modelli di economia pi etica alla razionalizza-
zione degli sprechi. Oppure semplice curiosit o voglia di condivisio-
ne, di qualcosa di tangibile come un oggetto o di un'esperienza comu-
ne e che crea coesione tra chi cerca e chi offre. Non detto infatti che il
baratto deva essere per forza bilaterale: esistono forme di baratto in cui
si dona quel che si ha a qualcuno, ricevendo poi da altri, ma senza la
sicurezza a priori che ci accada. Si tratta in questi casi dell'economia
del dono, la forma pi libera di baratto.
L'economia del dono
L'economia del dono una forma economica basata sul valore d'uso
degli oggetti e delle azioni. Per valore d'uso, classicamente si intende
la capacit di un bene o di un servizio di soddisfare un dato fabbiso-
gno, in pratica il suo valore di utilit. La definizione 'del dono' deriva
dalle caratteristiche che regolano questo tipo di scambio: l'obbligo di
dare, l'obbligo di ricevere, l'obbligo di restituire pi di quanto si rice-
vuto. Questo concetto spesso assente tra i nuovi barattatori o 'barter',
come amano definirsi, che si muovono soprattutto online e tendono
alla definizione quanto pi accurata possibile del valore dell'oggetto,
^ ^ Li feSi v!.' )
cercando di scambiarlo solo con un oggetto di pari o superiore valore.
L'economia del dono si contrappone all'economia tradizionalmente
intesa, l'economia mercantile, la quale si basa invece sul valore di
scambio o valore commerciale. L'economia del dono basata sull'esi-
stenza di comunit economicamente autosufficienti, che producono da
sole gran parte di ci di cui hanno bisogno e si affidano all'economia
mercantile solo per quei pochi prodotti che non riescono a produrre
direttamente, scambiando o rivendendo le eccedenze. Qui, come in
qualsiasi altra forma di baratto l'economia mercantile pu essere pre-
sente, ma comunque marginale nell'economia del dono. Se baratto o
regalo un martello, non c' scambio di denaro e rientra nell'economia
del dono, ma l'azienda che l'ha prodotto e chi in origine l'ha acquistato
rientra nell'economia mercantile.
In genere il baratto come economia del dono viene praticato in alcune
comuni e ecovillaggi che hanno fatto questa scelta e singolarmente
all'interno di comunit di vario genere in cui si organizzano mercatini
di baratto nei quali il fine non sia lo scambio di merci di pari valore ma
10 scambio dell'oggetto o del servizio realmente utile. Pu cos accade-
re che un libro usato venga scambiato con una vanga o kili di frutta,
senza nessun rapporto con il valore commerciale degli oggetti, basan-
dosi esclusivamente sul concetto di utilit per chi effettua lo scambio.
I barter
Letteralmente "barattatore", in inglese indica soprattutto i barter tra-
ding, operatori finanziari che nulla hanno a che vedere con i novelli
barter italiani in rete. Questi barter si muovono soprattutto su internet,
utilizzando siti di scambio come ZeroRelativo (www.zerorelativo.it),
Barattopoli (www.barattopoli.com), Scambiamoci (www.scambiamo-
ci.it) e eBarty (www.e-barty.it). Per la maggior parte si tratta di baratti
di piccoli oggetti, di cui viene stabilito accuratamente il valore dai
partecipanti e che vengono scambiati in maggioranza utilizzando una
spedizione postale o uno scambio di persona. Prevalgono la telefonia
e i dvd, le minutaglie, poco o nulla di interessante per chi alla ricerca
di mobili e attrezzi, cosa che invece giustificherebbe pi largamente
l'impegno in termini di tempo, connessione, elettricit e spedizione
postale rispetto allo scambio di un paio di magliette usate da una parte
all'altra dell'Itaia.
C' da sottolineare per la forte valenza sociologica di questo tipo di
community: per molti significa trovare altre persone che praticano
11 baratto, anche se parzialmente e non come economia principale,
( I .i feSi v'. ^ ^
conoscere nella propria zona altri che organizzano mercatini di scam-
bio, swap di abiti usati e iniziative attinenti con cui altrimenti non
verrebbero in contatto trattandosi di eventi scarsamente o per nulla
pubblicizzati.
La Banca del Tempo
La Banca del Tempo nasce nel 1988 in Emilia-Romagna sull'onda di
iniziative simili negli USA. Nei primi anni Duemila ha conosciuto un
notevole sviluppo e sono state aperte banche del tempo in parecchie
citt. Il funzionamento semplice: ciascun socio mette a disposizione
qualche ora per dare a un altro socio una certa competenza. Le ore
date vengono calcolate e accreditate o addebitate nella Banca tramite
gli assegni della banca del tempo.
Per ogni prestazione si riceve un assegno, spendibile con altri soci per
altre prestazioni. Infatti non necessariamente la stessa persona che ne
ha usufruito della prestazione a fornire le ore di scambio necessarie.
Tutti gli scambi sono gratuiti; solo previsto un rimborso spese (per
esempio, per i mezzi di trasporto o eventuali materiali utilizzati nel
lavoro svolto) e una quota associativa, per lo pi annuale, variabile
da Banca a Banca. Ogni ora viene valutata per un'ora, indipendente-
mente dal valore monetario del tipo di prestazione svolta, quindi pu
capitare che un'ora di danza del ventre venga scambiata con un'ora di
consulenza legale o con una torta che ha richiesto lo stesso tempo di
preparazione.
Si va dalle lezioni di cucina, manutenzioni casalinghe, accompagna-
menti e ospitalit, sorveglianza dei bambini, cura di piante e animali,
scambio, prestito o baratto di attrezzature varie, ripetizioni scolastiche
e italiano per stranieri. Anche il tempo dedicato all'organizzazione,
all'accoglienza, e alle riunioni o feste viene in genere valutato come
tempo scambiato e quindi accreditato o addebitato nel conto persona-
le del socio. Si pu trovare la Banca del Tempo pi vicina al proprio
domicilio o anche fondarne una tramite l'Associazione Nazionale
Banche del Tempo: www.bdtitalia.altervista.org.
Reti di ospitalit
Sono reti di scambio, basate per la maggior parte sull'uso di internet,
che permettono di pernottare gratis ai loro membri iscritti, sparsi in
tutto il mondo. Si basano sulla disponibilit reciproca all'ospitalit,
non necessariamente con le stesse persone da cui si viene ospitati.
Alcune di queste reti prevedono il pagamento di una quota associativa
82 'Li feSi yl c ]
minima ma l'ospitalit sempre gratuita. Solo in alcuni casi l'ospitalit
scambiata con lavori nei campi, raccolta frutta, potature e lavori simi-
li. Le principali reti sono: Hospitality Club (www.hospitalityclub.org),
Servas (www.servas.it), GlobalFreeLoaders (www.globalfreeloaders.
com), BeWelcome (www.bewelcome.org) e Wwoof (www.wwoof.org)
che significa appunto World Wide Opportunities in Organic Farms e
costituisce un'ottima occasione per girare il mondo scambiando vitto
e alloggio con qualche ora di lavoro nelle fattorie.
3.4 Al i mur gi a: ci bo gr at ui t o e sano
Pur vivendo ancora in citt possibile - anzi auspicabile - utilizzare
il cibo gratuito della campagna. Prevedere ogni tanto una domenica
all'aperto per raccogliere erbe spontanee e utili o frutti da conservare
una buona pratica che avvicina sempre di pi il momento di lasciare
la citt. Valutiamo il fatto che i raccoglitori di cui si parla nel cap. 1.8
vivono raccogliendo tutto ci che gli serve, senza coltivare ma racco-
gliendo solo ci che cresce spontaneo. C' un tesoro l fuori, ma la
grande distribuzione ci ha fatto dimenticare che la maggior parte dei
fiori si possono mangiare, che le noci e le castagne sono il pane dell'in-
verno e non crescono solo nei castagneti privati e che tutte le erbe per
tisane, infusi e decotti sono spontanee.
L'alimurgia, il termine coniato dal medico fiorentino Giovanni Targioni
Tozzetti nel 1767 e in seguito la fitoalimurgia, sono i termini scienti-
fici con cui si indica la possibilit di nutrirsi di piante spontanee e la
catalogazione botanica di queste piante. Targioni Tozzetti nel suo "De
alimenti urgentia. Alimurgia, ossia modo per rendere meno gravi le carestie,
proposto per il sollievo dei popoli" era partito a studiare queste possibi-
lit nell'ambito dei provvedimenti per far fronte a carestie alimentari
che negli anni precedenti avevano avuto cadenza quasi biennali. La
sua idea fu quella di raccogliere gli usi popolari delle erbe spontanee
nell'alimentazione e ampliarli al fine di non basare il consumo unica-
mente su coltivazioni facilmente attaccabili da patogeni, che soffrisse-
ro particolarmente la siccit o che necessitassero ampia manodopera,
spesso impegnata invece nelle guerre.
La vegetazione spontanea commestibile in Italia varia da zona a zona
ma si trovano delle costanti che interessano tutta la penisola come il
tarassaco (Taraxacum officinale) di cui sono utilizzate le foglie per
insalate, frittate, minestre e risotti, la radice per tisane e infusi, oppure
l'ortica (Urtica dioica L.) che utilizzata in germogli o come foglia
sia in erboristeria che in cucina per minestre, frittate, polpette. Altre
( Vi Li feSi vI c
specie invece, come l'asparago bianco (Asparagus albus L.), sono pre-
senti solo nelle regioni del sud, mentre la portulaca (Portulaca oleracea
L.) pi presente al nord e al centro. bene quindi informarsi sulla
vegetazione spontanea della propria zona prima di partire alla ricerca.
Esistono ormai diverse pubblicazioni a livello locale sulla flora spon-
tanea e l'alimurgia: bene affidarsi a queste per scoprire cosa offre
la propria regione o le zone limitrofe. Molto spesso si tratta di pub-
blicazioni ad opera di comuni e province, facilmente reperibili nelle
biblioteche del posto.
L'alimurgia ha anche un altro vantaggio, oltre alla gratuit: l'alto valo-
re nutritivo. Infatti, durante gli ultimi trent'anni, diversi ricercatori nel
campo della nutrizione hanno evidenziato che le verdure spontanee
contengono elevate concentrazioni di sali minerali, proteine, un alto
tasso di vitamine A e C e notevoli percentuali di fibre, in quantit
molto maggiori rispetto agli ortaggi coltivati, rendendo l'alimurgia un
correttivo positivo e auspicabile dell'alimentazione.
Nell'alimurgia rientrano poi frutti spontanei ricondotti oggi alla col-
tivazione intensiva ma che ancora possibile trovare gratuitamente
nelle campagne e nei boschi.
& Castagna (frutti della Castanea Sativa): alimento ricchissimo, uti-
lizzato cotto o triturato per ottenere farine, in passato era addirit-
tura chiamato il "pane dell'Appennino" in riferimento al fatto che
costituiva l'alimento principale nei lunghi inverni sull'Appenni-
no centrale in cui particolarmente diffusa allo stato selvatico.
Inoltre, per il contenuto in tannini, la corteccia del castagno ha
propriet astringenti, impiegabile in fitocosmesi per il trattamento
della pelle. Alle foglie, oltre alle propriet astringenti, sono attri-
buite propriet blandamente antisettiche e sedative della tosse.
& Mandorla (frutti di Prunus Dulcis) La mandorla dolce contiene
dai 18 ai 22 gr di proteine, 54-55 gr di grassi (in larga parte insa-
turi), 19-20 gr di carboidrati e circa 12 gr di fibre. La vitamina E
presente in ragione di 23,6-26 mg su 100 gr di prodotto edibile. Il
minerale pi rappresentato nella mandorla il magnesio (100 gr
di mandorle sgusciate ne contengono 270 mg circa). Il ferro circa
3 mg, il calcio 220 mg.
& Nocciola (frutti di Corylus avellana) Dopo le mandorle sono il
frutto pi ricco di vitamina E e sono una fonte di fitosteroli, una
sostanza ritenuta importante per la prevenzione delle malattie car-
diovascolari. Le nocciole contengono, inoltre, grassi monoinsaturi
in grado di abbassare il livello del colesterolo LDL e dei trigliceridi.
fljj Li feS .y , )
'Ss Mora (frutti di Rubus Ulmifolius) ha discrete propriet nutrizio-
nali con marcata presenza di vitamine C e A. Cento grammi di
more fresche contengono infatti 52 kcal, 0,7 gr di proteine, 0,4 gr
di lipidi, 12,8 gr di glucidi, 32 mg di calcio, 0,6 mg di ferro, 6.5 er
(equivalente in retinolo) di vitamina A, 21 mg di vitamina C. In
erboristeria si utilizza per le sue propriet astringenti e lassative.
& Lampone (frutti di Rubus idseus) noto per le sue propriet di
antipiretico e antinfiammatorio delle vie respiratorie da raffred-
damento, questo per il suo contenuto di vitamina C e acido sali-
cilico. Come erba medicinale, il lampone pu essere usato come
diuretico e colagogo. L'estratto di foglie e gemme consigliato
negli ultimi mesi di gravidanza per tonificare i muscoli dell'utero
e migliorare le contrazioni. I principi attivi contenuti nella pianta
sono i tannini, la vitamina C, il flavone e acidi organici.
$3 Mirtillo (frutti di Vaccinium Myrtillus) Il mirtillo, in generale, con-
tiene discrete quantit di acidi organici (citrico, malico,...), zucche-
ri, pectine, tannini, mirtillina (glucoside colorante), antocianine,
vitamina A, C e, in quantit minore, vitamina B. In particolare si
sottolineano le propriet favorevoli delle antocianine sui capillari
della retina e sui capillari in generale.
Le principali erbacee alimurgiche in Italia, quelle pi semplici da cui
partire per diventare provetti raccoglitori.
Tarassaco, Taraxacum officinale L.
Il tarassaco la pianta alimurgica per eccellenza, si utilizza in molti
modi e cresce praticamente tutto l'anno al sud e per tutto il tempo di
assenza di neve al nord. Le foglie possono venire raccolte tutto l'anno
e, sia fresche che lessate, esercitano una benefica azione depurativa.
Crude possono essere consumate come insalata. Cotte si utilizzano
come contorno, nelle minestre, nelle frittate e nei risotti. I boccioli non
ancora schiusi posti sotto aceto si possono usare al posto dei capperi.
La radice tostata in forno poi macinata fornisce un benefico surrogato
del caff. La radice essiccata si utilizza come tisana o decotto depu-
rativo.
Ortica, Urtica dioica L.
Altra pianta dagli innumerevoli usi e presente per molti mesi l'anno.
Le foglie lessate sostituiscono tutte le preparazioni con spinaci, si
aggiungono a minestre, risotti, frittati e alla pasta fresca o agli gnoc-
( \ i Li fc^' : ^ ^
chi. Le foglie essiccate messe in infusione con qualche foglia di menta
danno una tisana rinfrescante e depurativa che sostituiva in passato il
t. Particolarmente preziosa per l'alto contenuto di vitamina C, contie-
ne anche carotene, istamina e molta clorofilla. Ha propriet diuretiche,
antiglicemiche e stimolanti della secrezione lattea tanto che in passato
l'infuso di ortica era somministrato alle dorine che allattavano.
Borragine, Borago officinalis L.
Esistono centinaia di ricette per impiegare la borragine. Si utilizza solo
cotta, perch le foglie pelose sarebbero altrimenti sgradevoli. Le foglie
sono ottime fritte con la pastella oppure utilizzate per riempire ravioli
e tortellini o semplicemente tritate nelle frittate, nei risotti, nelle frittel-
le e nelle polpette. I fiori di borragine sono commestibili anche crudi,
in insalata e possono essere usati per colorare l'aceto.
Crescione, Lepidium sativum L.
Le foglie di crescione, dal gusto lievemente piccante, sono ottime da
mangiare crude in insalata: contengono vitamine A, B, C ed E. Cotte
perdono gran parte delle loro propriet: conservano per intatto il
sapore gradevole. Si possono condire con olio e limone o aceto. Nella
cucina regionale del centro Italia sono tuttora impiegati sia i germogli
che le foglie di crescione per tartine, creme e insalate.
Camomilla, Matricaria recutita L.
notoriamente usata in cucina per preparare degli ottimi infusi che
sono bevuti per uso terapeutico come rilassante ma caduto in disuso
l'uso culinario. Si utilizza sia fresca che essiccata per calibrare il sapore
amarognolo di alcune erbe come tarassaco e radicchio. I fiori freschi si
possono consumare in insalata, mentre i fiori essiccati possono essere
uniti a frittate , polpette e frittelle per addolcire sapori pi amari. Il
decotto dei fiori di camomilla viene utilizzato anche per aromatizzare
le marmellate.
Asparago selvatico, Asparagus acutifolius L.
I turioni dell'asparago selvatico si consumano come i turioni di quel-
lo coltivato. Hanno un aroma pi marcato, in alcuni casi pi amaro,
caratteristica da molti considerata un pregio. E anche apprezzata la
loro azione diuretica. Si preparano in vari modi: stufati in padella con
poca acqua; lessati e poi conditi con olio e limone; come condimento
per la pasta o per i risotti o come ingredienti delle frittate.
^ ^ L i f e.v.!, ~)
Trifoglio bianco, Trifolium repens L.
Va raccolto precedentemente o durante la fioritura. La piantina intera
pu essere utilizzata per gustose insalate o nella preparazione di sapo-
rite minestre. I soli fiori possono venire cucinati nei modi pi svariati:
gratinati, brasati o crudi serviti in accompagnamento e decorazione a
misticanze selvatiche. Con il trifoglio bianco (capolini fioriti) si prepa-
ra anche un ottimo infuso contro le infiammazioni alle vie respiratorie
(raffreddori, bronchiti ecc.)
Radicchio selvatico, Hyoseris radiata L.
Le rosette basali vengono mangiate crude in insalata, oppure viene
consumato cotto con altre erbe e condito con olio e limone. Si utilizza
anche in nelle zuppe e torte salate. Ha propriet amaricanti digesti-
ve, depurative, leggermente sedative. Viene largamente utilizzato in
decotti, tinture, infusi. Le radici seccate tostate e macinate, come quelle
del tarassaco, costituiscono un surrogato del caff che stato usato nei
momenti di crisi economica e durante l'autarchia fascista in Italia, per
il blocco delle importazioni di caff. I cataplasmi di foglie sono impie-
gati per la medicazione delle superfici cutanee ulcerate.
Lampascione o cipolla selvatica, Leopoldia comosa
(L.) Pari.
Si tratta della cipolla "naturale". Molto pi piccolo di una normale
cipolla, assomiglia allo scalogno ed un bulbo con innumerevoli
propriet: rinfrescante, diuretico, emolliente, lassativo, stimolante
generale e degli organi digestivi, stimola l'appetito e attiva le funzioni
gastriche, stimola la secrezione biliare, pulisce l'intestino. E' anche
dotato di un buon potere diuretico, antinfiammatorio e antimicrobico,
particolarmente utile nei casi di infiammazione della vescica e dell'in-
testino, ma anche antimicrobiche e antifungine verso batteri e ceppi di
funghi del genere candida. Si cucina in tantissimi modi, praticamente
sostituisce la cipolla in tutte le preparazioni, dai soffritti, alle frittate,
alle conserve (sottaceto e agrodolce).
Finocchio selvatico, Foeniculum vulgare Mill
Del finocchio selvatico vengono utilizzate le foglie ed i frutti: le
prime si raccolgono in primavera e si impiegano fresche, mentre
in estate e in autunno vengono raccolti i fusti fioriferi che, legati in
mazzetti, vengono fatti essiccare in un ambiente ventilato e caldo per
( ' - . I i L i f e ^ V ' I n ^ ^
Scappo dalla citt
poi essere conservati in barat-
toli di vetro o di latta al riparo
dalla luce e dall'umidit e uti-
lizzati per insaporire minestre,
insalate o per infusi. Il bulbo si
pu mangiare crudo nelle insa-
late oppure lessato e gratina-
to, come il normale finocchio.
Si usano anche i fiori freschi
per aromatizzare le castagne
bollite, i funghi al forno o in
padella, le olive in salamoia. I
semi si usano soprattutto per
aromatizzare ciambelle o altri
dolci casalinghi e per speziare
vino caldo o tisane. Le foglie si
usano fresche e sminuzzate per
insaporire minestre, insalate e
formaggi.
Figura 3.2 - Il finocchio selvatico (Foeniculum
vulgare) tra i pi semplici da riconoscere, date le
dimensioni notevoli e il forte colore giallo.
Cicerchia porporina, Lathyrus articulatus L.
Si utilizzano solo i semi, contenuti nei baccelli e sono un ottimo legu-
me spontaneo. I baccelli, raccolti, si sbucciano e i semi in essi conte-
nuti si cucinano come i piselli. Quando i baccelli sono teneri, i semi
possono essere consumati anche crudi. Si utilizza prevalentemente in
minestre con altri legumi e verdure o da sola, la zuppa di cicerchie
tuttora un piatto regionale in molte zone del sud Italia, sebbene non si
utilizzi pi la cicerchia porporina, selvatica e pi saporita, ma qualit
di cicerchie coltivate.
Cappero, Capparis spinosa L.
Le propriet aromatiche sono contenute nei boccioli del fiore, comune-
mente chiamati capperi.
Utilizzati in gastronomia da millenni, si raccolgono ancora chiusi e si
conservano in macerazione sotto sale o sotto aceto. I capperi sono soli-
tamente usati per aromatizzare le pietanze e si sposano bene con una
grande variet di cibi.
La corteccia della radice si utilizza invece per la preparazione di tisane
diuretiche.
Bietola, Beta vulgaris L. ssp mariti ma (L.) Arcang.
Si utilizzano solo le cime dei nuovi getti e le foglie tenere. Il prelievo di
queste parti va fatto in primavera, periodo in cui la pianta non viene
danneggiata perch pronta a rimettere i germogli. Se invece fiorita,
non pi commestibile. Le cime e le foglie si utilizzano in vari modi,
lesse e poi saltate in padella oppure come ripieno in ravioli (Emilia)
e focacce (Sicilia). Pi comunemente si usano come ingrediente delle
minestre di fave e di legumi in genere.
Portulaca o porcellana, Portulaca oleracea L.
Si utilizzano le foglie carnose, prevalentemente per consumo crudo.
Vanno raccolte prima della fioritura. una verdura rinfrescante, depu-
rativa e diuretica. Si consuma sia cruda che cotta. Cruda, si prepara in
insalata mentre cotta si fa lessata e condita con olio e aceto, oppure frit-
ta in olio bollente, previa immersione in una pastella composta da fari-
na, uovo sbattuto e briciole di pane o, ancora, saltata in padella, come
gli spinaci, insaporendola con aglio. Si aggiunge anche alle minestre e
agli stufati, sfruttando la sua consistenza mucillaginosa che ha la pro-
priet di far restringere il brodo. In varie tradizioni fitoalimurgiche, le
foglie di Porcellana si conservano sottaceto per poi impiegarle, al pari
dei capperi, come contorno o antipasto.
3.5 Past a, pane, mul i ni e f l oc c at r i c i
Produrre tutto in proprio partendo dai cereali sembra un'utopia,
soprattutto per chi vive in citt. Anche questa invece una meta che
non necessita di un trasferimento in campagna per essere raggiunta e
che fornir una quantit notevole di competenze una volta trasferiti.
Produrre da soli farine, fiocchi, pane, pizze e focacce non solo un
risparmio e una scelta salutare per la nostra alimentazione ma anche
un esercizio mentale per riappropriarsi di ritmi naturali del produrre
e consumare. E soprattutto una serie di scelte e azioni che possiamo
fare mentre viviamo ancora in citt e che ci aiuta nell'arrivare alla
nostra meta di una vita pi sostenibile, arrivandoci con delle compe-
tenze concrete che ci permetteranno subito di non ricorrere alla grande
distribuzione per i prodotti-base della nostra alimentazione.
Per esempio, gi vivendo in citt possibile acquistare dalle cascine
oppure attraverso i GAS della propria zona delle forniture di farine
o ancora meglio granaglie da sfarinare per tutto l'arino. Una gita di
mezza giornata nelle campagne fuori citt per comprare farine a kili
( ''-ri .i J Ll feStyl c E U
o granaglie da macinare alla portata di tutti e organizzandosi bene
lo si pu fare una volta o due l'anno, limitando cos ulteriormente la
dipendenza dal supermercato. Se non si vuole andare direttamente in
cascina o si teme di non trovare tutto ci che si cerca, va ricordato che
l'Italia un grande produttore di farine e pasta: pi o meno in ogni
zona ci sono mulini e pastifici che hanno uno spaccio aziendale dove
possibile fare scorte con notevoli sconti sul prezzo e spesso prodotti
qualitativamente migliori rispetto a quelli destinati alla grande distri-
buzione.
Mulini e floccatrici domestici
Se si vogliono farine di alta qualit nutrizionale, l'unica soluzione
procurarsi un mulino domestico, a mano o elettrico, per macinarle in
proprio al momento dell'uso. I mulini domestici in genere utilizzano la
macinazione a pietra, la migliore, perch non surriscalda e non snerva
le polveri come invece accade con la comune macinazione a cilindri.
La macinazione a pietra infatti consente di avere la presenza del germe
nella farina e di ottenerla in un unico passaggio senza scaldarla. La
bassa velocit di lavorazione permette la trasformazione del grano
in farina, senza privarla per della crusca e del germe, quindi delle
vitamine, degli oli, delle proteine e dei carboidrati. In buona sostanza
utilizzando un mulino domestico le farine vengono macinate a pietra
naturale e lasciate integrali o setacciate senza alterarne i principi nutri-
tivi. Questo procedimento inoltre fa s che la farina sia pi nutriente,
pi digeribile e pi profumata. Lo stesso discorso vale per le floccatri-
ci: la produzione industriale di fiocchi di cereali fatta esclusivamente
con cilindri di acciaio, generalmente caldi, quindi il prodotto ottenuto
non un fiocco crudo, come dovrebbe essere, ma un fiocco 'cotto' dalle
qualit organolettiche molto inferiori.
Importante scegliere il macinacereali pi adatto alle proprie esigenze:
elettrico o manuale; per grandi, medie o piccole quantit di farina.
Contiamo che se le nostre esigenze sono 2-3 kg di farina a settimana
possiamo tranquillamente usare un mulino manuale, ma che nessun
mulino manuale pu macinare il mais perch ha un grano troppo
grosso e oleoso (anche se i produttori dicono che si pu, in realt dopo
poco finir per rompere il mulino manuale). Se le nostre esigenze sono
invece superiori ai 3-4 kg di farina a settimana e se magari vogliamo
macinare anche il mais, la scelta migliore un mulino elettrico. I prezzi
sono alti, ma vale la pena anche qui di fare un po' di conti: quanto si
spende per la farina confezionata in un anno? In genere un anno o un
vr j .n.I L i f eStyl e")
Capitolo ] - Autoproduzione e autosufficienza
anno e mezzo sono le tempistiche in cui si ammortizza il costo di un
mulino domestico, dopo di che tutto guadagno in sapore e valori
nutrizionali nonch risparmio visto che non compreremo pi farine
ma solo granaglie.
Figura 3.3 - Mulino manuale Heshlon in funzione.
Scappo dalla citt
Figura 3.4 - Mulino elettrico e fioccatrice in legno di faggio con macine in pietra e granito (Waldner
Biotech).
Alcuni regimi alimentari come il Kousmine prescrivono l'uso di farina
macinata fresca, per esempio per la preparazione della crema Budwig.
In questi casi un mulino elettrico senz' altro preferibile per questioni
di velocit nella preparazione.
Per scegliere il tipo di mulino domestico importante conoscere e veri-
ficare le caratteristiche tecniche di ogni prodotto: potenza in watt se
elettrico, capienza, resa, dimensione, tipo di legno, garanzie e quindi
confrontare il prezzo. Diciamo che nella fascia medio-alta si posiziona-
no i mulini in faggio con potenza tra i 600 e gli 800 watt, con potenza
di macina tura di circa 1 kg di farina in cinque minuti o meno. Sono da
scartare invece i prodotti in plastica, quelli a cilindri di lega o acciaio
(surriscaldano e rovinano le qualit nutrizionali delle farine) e i robot
con meccanismi in acciaio che promettono di macinare le granaglie ma
spesso si rompono dopo pochi utilizzi.
Il macinacereali manuale ha il vantaggio di macinare i cereali in modo
delicato e senza consumare corrente. Il grande svantaggio del mulino
manuale che si adatta solo a piccole quantit di farina. Basti pensare
che, per ottenere 300 g di farina, bisogna macinare per circa 8-12 minu-
ti. Per le famiglie, di solito consigliabile orientarsi verso un macina-
cereali elettrico. Questo in grado di macinare, a seconda del modello,
fino a 3 kg in 15 minuti, senza dover essere sempre presenti. Il consu-
mo energetico trascurabile. Ogni ciclo di macinatura costa tra 0,005
e 0,01 Euro in elettricit. La durata media di un mulino domestico di
buona qualit di circa vent'anni per quelli elettrici e praticamente
infinita per quelli manuali, con la dovuta manutenzione.
Per quanto riguarda le floccatrici, invece, in genere raro che un uso
familiare sia legato a una floccatrice elettrica: talmente veloce la
produzione con la floccatrice manuale e comunque cos limitato l'uso
dei fiocchi (muesli e qualche pane ai cereali) che di solito la floccatrice
manuale pi che sufficiente. Le floccatrici elettriche sono pi indicate
per attivit commerciali come ristoranti e bed & breakfast.
Fare il pane in casa
Ultimamente letteralmente esplosa la moda delle "macchine per il
pane", di sicuro positive per avvicinare le persone a un fai-da-te di
cui si era quasi persa la memoria ma d'altra parte piuttosto costose
dal punto di vista energetico e limitanti per quanto riguarda qualit,
consistenza e forme. 800 kwatt di potenza per impastare del pane sono
uno spreco pi che un guadagno. Senza contare che riempire la cucina
di elettrodomestici mono-uso non una via sostenibile verso l'allegge-
rirsi la vita e consumare in modo consapevole.
Per una trattazione completa e approfondita su come si fa
il pane in casa, con molti trucchi e ricette di ogni genere, vi
consigliamo la lettura del volume I I tuo pane fatto in casa, di
Alessandro Valli, edito da FAG in questa stessa collana.
Il pane migliore quello ottenuto con farine macinate a pietra e impa-
stato con pasta madre ma per cominciare a far pratica e ottenere subito
qualche risultato soddisfacente meglio partire dal pane fatto con
lievito di birra.
( N.mir,ilLifeStyle B
Ri cetta base per il pane con lievito di birra:
500 gr di farina 00, 20 gr di lievito di birra fresco, sale.
Sbriciolare il lievito in una ciotola capiente e bagnarlo con 2,5 di di
acqua tiepida. La temperatura dell'acqua molto importante: se fosse
troppo calda, ucciderebbe gli organismi vivi del lievito. L'ideale tra
35 e 40. La quantit di acqua dipende anche dal grado di assorbimen-
to della farina: con le farine integrali necessaria pi acqua, con le
farine bianche fini necessaria meno acqua. Aggiungendola a poco a
poco all'impasto si valuter la dose esatta per il proprio tipo di farina.
Unire un cucchiaino raso di sale fino e un po'di farina per volta.
Mescolare con un cucchiaio di legno unendo la farina a poco a poco.
Quando l'impasto diventa troppo denso per essere lavorato con il
cucchiaio di legno, continuare a lavorarlo con la mano, unendo se
necessario altra farina. Per maggiore comodit, si pu lavorare la pasta
direttamente nella ciotola, cos non si sporcher ovunque con la farina,
cosa che le prime volte pu capitare. Occorre lavorarla per circa 10
minuti in modo da rendere l'impasto una palla elastica.
Lasciare riposare la pasta per due ore in un luogo tiepido al riparo
dalle correnti d'aria, con la ciotola coperta da un canovaccio in modo
che l'impasto respiri e non secchi.
Passate le due ore, impastate nuovamente la pasta e farne una palla.
Sistemarla su una teglia e coprite con uno strofinaccio. Lasciar lievitare
per circa un'ora sempre lontano dalle correnti d'aria e coperta con un
canovaccio.
Mettere la pagnotta nel forno freddo e accendete a 220 inserendo
anche una tazzina da caff con acqua sul ripiano pi basso del forno:
manterr l'umidit ideale per la lievitazione. Cuocere per 15 minuti o
fino a quando il pane sar dorato, il tempo varia molto a seconda del
tipo di forno e della ventilazione. Abbassare la temperatura a 180 e
lasciate cuocere per altri 15 o 20 minuti. Far raffreddare su una griglia,
non su una superficie continua perch diventrebbe umido sul fondo.
Le varianti alla ricetta base sono moltissime, ecco le principali.
& Alle olive: aggiungere all'impasto delle olive snocciolate e tre cuc-
chiai di olio extra-vergine di oliva.
$8 Integrale: sostituire met della farina con farina integrale.
& Di farro: 300 gr di farina integrale di farro, 100 gr di farina mani-
toba, 100 gr di farina 00.
Di patate: 200 gr di farina 00 e 200 gr di patate lesse schiacciate, 2
cucchiai di olio extra vergine di oliva
( V.q.i Li feS.v e ^ ^
Ri cetta base per il pane con pasta madr e (pasta acida)
Il lievito naturale, chiamato anche lievito acido, pasta acida, lievito
madre o pasta madre, un impasto di farina e acqua acidificato da
un complesso di lieviti e batteri lattici che sono in grado di avviare
la fermentazione. A differenza del cosiddetto lievito di birra, il lievito
naturale comprende, tra i lieviti, diverse specie di batteri lattici etero-
fermentanti ed omofermentanti del genere Lactobacillus. La fermen-
tazione dei batteri lattici produce acidi organici e consente inoltre una
maggiore crescita del prodotto e una maggiore digeribilit e conserva-
bilit.
Va detto che di ricette per la pasta madre ne esistono a migliaia, ne pro-
poniamo qui una semplice e alla portata di tutti, utilizzata da centinaia
di anni soprattutto nell'Italia centrale.
Ricetta base per preparare la pasta madre:
& 150 gr di farina di segale o integrale, meglio se macinata di fresco
1 cucchiaino di malto di orzo o miele non pastorizzato o zucchero
integrale di canna
& 1 cucchiaino di olio extra vergine di oliva
Impastare la farina con mezza tazza di acqua di sorgente (o in mancan-
za di meglio, acqua potabile non clorata o acqua minerale in bottiglia
non gasata), un cucchiaino di malto di orzo o miele non pastorizzato (o
di zucchero integrale), un cucchiaino di olio: l'impasto deve risultare
morbido come una pastella, mescolabile con un cucchiaio, senza essere
liquido.
Collocare l'impasto in una pirofila o in un recipiente di coccio, rico-
prendolo con un canovaccio.
Lasciare riposare per tre giorni a temperatura di 20-22 gradi, riimpa-
standolo energicamente un paio di volte al giorno. Aggiungere una
volta al giorno, prima di impastarlo, una spolverata di farina di segale
o integrale. A questo punto dovrebbe essersi gonfiato: pesarlo e impa-
starlo con uguale quantit di farina e di acqua tiepida.
Dopo un'altro giorno di riposo pronto: abbiamo il lievito base natu-
rale per pane, pizze e focacce.
Questa preparazione della pasta acida va fatta solo la prima volta. Le
volte successive baster conservare due etti circa dell'impasto lievitato
in una ciotola, in frigo e utilizzarlo almeno una volta alla settimana,
operazione che si chiama "rinfresco".
Questo lievito base va impastato con uniformit assieme agli ingre-
dienti del pane. Bisogna ricordare che la lievitazione naturale richiede
N.,-.i .i vLi feStyl c")
da quattro a quindici ore: dipende dalla temperatura dell'ambiente,
dall'umidit dell'aria e dalle condizioni metereologiche. Con l'espe-
rienza e utilizzando con costanza lo stesso tipo di farina, meglio se
prodotto in proprio, sarete in grado di valutare le ore di lievitazione
necessarie in ogni stagione.
Il pane ottenuto con la pasta madre si conserva a temperatura ambien-
te per diversi giorni, meglio se in un sacchetto di carta o in un porta
pane di stoffa o legno. Pu essere anche congelato gi tagliato a fette
o in forma di panini piccoli, anche se in questo caso le qualit orga-
nolettiche del lievito naturale vanno purtroppo quasi del tutto perse.
Certamente per rester sempre un prodotto superiore a quelli indu-
striali (compresi quelli venduti nelle panetterie), sebbene scongelato.
Ricetta base per due pani da circa un chilo con pasta madre:
<S8 1 kg. e mezzo di farina integrale biologica
& 3/ 4 di litro di acqua tiepida pura
& 1 cucchiaino e mezzo di sale marino
& due etti di pasta acida di base
Impastare accuratamente e controllare che l'impasto sia morbido ed
elastico: non deve attaccarsi alle mani e deve essere facilmente lavora-
bile. Gli errori nell'impasto sono responsabili della maggior parte dei
fallimenti. Lasciare lievitare finch l'impasto raddoppiato, poi toglie-
re i due etti di impasto da conservare come pasta madre e dividere il
resto in due parti uguali procedendo alla cottura come sopra.
Pizze e focacce
Molti pensano che prima di fare la pizza o la focaccia in casa ci sia
bisogno di un meraviglioso forno a legna in giardino, nella casa di
campagna futura che sognano da anni. Cos continuano a comprare
questi alimenti dai ristoratori o addirittura nei servizi da asporto, con
esborsi enormi rispetto al valore reale del prodotto acquistato e nes-
sun controllo effettivo sulla qualit degli ingredienti, anzi. La maggior
parte dei pizzaioli, pur vantando ingredienti di qualit, li acquista nei
cash&carry e sono spesso prodotti inferiori a quelli dei discount. Sono
veramente molto pochi i ristoratori che utilizzano ingredienti di prima
qualit. Provate in ogni caso a fare il conto di quanto spendete in un
anno in pizza. Provate poi a rifare il conto calcolando 1 euro a pizza,
quello che si spende in media tra farina da agricoltura biologica, ingre-
dienti da agricoltura biologica e forno domestico. Notevole differenza
sia per qualit che prezzo, vero?
( Li fcS.;.:.-
Ricetta base per pizza:
250 g di farina tipo 00 setacciata
"SS 12 g di lievito di birra
& 125 g di acqua
$5 25 g di olio d'oliva
$5 5 g di sale
$3 ingredienti di farcitura a piacere (salsa di pomodoro o pelati, moz-
zarella ecc.)
Setacciare la farina con il sale e disporla a fontana. Al centro mettere il
lievito sciolto in acqua tiepida (vedi procedimento per il pane sopra).
Impastare e lavorate velocemente fino a ottenere una pasta morbida
e omogenea. Lavorarla ancora tirandola e allungandola fino a quan-
do raggiunge una certa elasticit. Mettetela in una ciotola e coprirla
con un canovaccio. Lasciare lievitare in luogo tiepido per 2 ore circa.
Quando la pasta ha raddoppiato quasi il suo volume, appiattirla con il
palmo delle mani e poi con il matterello, tirarla a disco dello spessore
di circa mezzo centimetro.
Adagiarla in una teglia unta d'olio o foderata con carta da forno.
Premere fino a coprire il fondo, ma lasciando i bordi pi spessi.
Distribuire gli ingredienti lasciando liberi due centimetri di pasta del
bordo.
Cuocere in forno gi caldo a 200 per 10 minuti o fino a doratura.
Ricetta base per focaccia:
& 1 kg di farina 00
& Vi litro d'acqua
& 25 gr. di lievito di birra
# 4 cucchiai di olio extra vergine di oliva
& 30 gr. di sale
Mettere la farina in un recipiente capiente mescolarvi il sale e versarvi
dentro l'acqua tiepida con dentro il lievito sciolto e l'olio. Lavorare
l'impasto aggiungendo poca farina per non farlo attaccare troppo sui
lati del recipiente. Una volta ottenuta una pasta uniforme e abbastanza
liscia coprire il contenitore con un canovaccio e lasciate lievitare in un
luogo areato e non troppo freddo. La pasta lieviter fino a raddoppiare
in circa 2 ore. Stendere la pasta, su di un piano infarinato, tirarla con il
mattarello spessa 1 cm e metterla in una teglia con carta forno, buche-
rellando uniformemente la pasta della focaccia. Condire a piacere e
cuocere a 200 per 10 minuti in forno gi caldo.
I .i f eStvI .")
Un trucco salva-tempo per la produzione domestica di pro-
dotti da forno
Come abbiamo visto sopra, gli impasti per pane, pizze e
focacce sono piuttosto simili. Una persona che lavora a tempo
pieno pu farlo comunque, con un minimo di organizzazione.
Se stabilisce per esempio di fare tutta la panificazione il saba-
to, potr impastare la mattina in due riprese da mezz'ora in
tutto. Dopo di che, facendo un impasto unico da un paio di
kili, separare una parte pi consistente per il pane della setti-
mana e una pi piccola da addizionare di olio, per la pizza che
preparer per pranzo o cena. In questo modo, si sostituito il
tempo di preparazione di un pranzo o una cena con la pani-
ficazione per tutta la settimana pi il pranzo o cena stessi a
base di pizza. Stesso tempo, migliore organizzazione. Inoltre
il forno acceso continuativamente per pane e pizza consumer
molto meno che acceso in tempi diversi per gli stessi alimenti.
Un altro motivo, tra l'altro, per preferire l'impasto manua-
le alle macchine per il pane il fatto che queste hanno ima
capacit ridotta e obbligano a rifare il pane pi volte nella set-
timana con ulteriore spreco di energia elettrica e tempo, oltre
all'ottenimento di un prodotto finale decisamente inferiore a
quello ottenuto impastando manualmente. Se si decide invece
saggiamente di utilizzare la pasta madre, la lievitazione natu-
rale richieder circa una notte: ci basta per preparare l'impa-
sto per esempio il venerd sera e terminare la lavorazione di
pane e pizze con infornate ecc. il sabato mattina.
Fare la pasta in casa
Generalmente per "fare la pasta in casa" si intende la pasta fresca o
la pasta all'uovo, dalle tagliatelle ai ravioli. Pochi si cimentano inve-
ce nella produzione di pasta di grano duro o integrale, preferendo
comprarla gi fatta. Ma anche qui vale lo stesso discorso fatto per i
prodotti da forno: facciamo il conto di quanto spendiamo in un anno,
di quanto risparmieremmo pur utilizzando farine autoprodotte (vedi
mulini domestici sopra) o farine da agricoltura biologica, ottenendo
cos prodotti qualitativamente molto pi alti. Mentre per fare la pasta
fresca in casa occorre solo un mattarello e qualche stampo e taglierina,
( \ i i,r.:I LifeSiyle ^f l )
al massimo una macchina per tirare la pasta o un'impastatrice, per fare
la pasta dura, eventualmente a lunga conservazione, occorre qualche
competenza in pi ma ne vale la pena perch il prodotto sar com-
pletamente diverso per valori nutrizionali e sapore. L'impasto infatti
prima di assumere la classica forma di penne, fusilli, maccheroni ecc.
deve essere invece pressato e compattato. Le lavorazioni industriali
volte al contenimento dei costi avvengono a una pressione di circa
140 bar, cos da aumentare la produzione oraria, cosa che fa immedia-
tamente perdere qualit organolettiche importanti alla nostra farina.
Inoltre la fase successiva di trafilatura, una fase critica della produ-
zione, spesso eseguita con macchinari in acciaio ad alta velocit con
ulteriore perdita di qualit. Per non parlare che la maggior parte dei
nuovi macchinari per le paste lisce sono rivestiti in teflon, un materia-
le ormai documentato come tossico soprattutto ad alte temperature.
Nella trafilatura in bronzo, invece, che si pu fare a livello casalingo
anche con l'aiuto di macchinari come la classica PastaSimac o gli appo-
siti accessori del robot da cucina se presenti, la trafilatura viene fatta al
bronzo salvo rarissimi casi in cui la trafila in plastica termoresistente.
In questo modo la pasta assume un aspetto ruvido che le permette di
trattenere al meglio i condimenti e il bronzo non influisce sulle carat-
teristiche organolettiche della farina utilizzata.
Non ultimo, l'essiccazione industriale della pasta fatta in correnti
di calore o in forni appositi che, con le alte temperature sviluppate,
denaturano ulteriormente le farine. L'essiccazione casalinga, all'aria
o al massimo con forno ventilato aperto impostato sui 70C sempre
preferibile.
3.6 L' or t o: dal bal c one al l a t er r a
Un orto sul balcone o la partecipazione a un progetto di orti sociali
nella propria citt il primo passo, estremamente necessario, verso
una vita diversa e l'autosufficienza. un passo che chiunque, anche
solo sfruttando il davanzale di una finestra, dovrebbe materialmente
fare per mettere le basi, materiali ma anche mentali, che lo condurran-
no verso uno stile di vita finalmente libero e sostenibile.
L'orto sul balcone
Da tutti i media sembra che sia improvvisamente arrivata la moda di
coltivare ortaggi ovunque nelle zone urbane e i prodotti appositi per
orticoltori urbani abbondano: dai kit per trasformare il proprio bal-
cone in un orto, a complessi congegni per l'irrigazione di pochi metri
^C T
V l
" '"i L i f eSl yl c")
quadri che possono arrivare a costare qualche centinaio di euro. Ma si
pu realmente parlare di ecologia se per coltivare due cespi di insa-
lata bisogna acquistare vasi in plastica, irrigatori in plastica, piantine
cresciute in contenitori anch'essi di plastica e quasi sempre mono-uso
nonch utilizzare prodotti chimici per fertilizzare, proteggere, disinfe-
stare? Chiaramente no. Coltivare un orto un atto di ecologia privata,
d'accordo, ma deve essere anche un atto di benessere collettivo per
avere un senso. L'orto, dovunque esso sia, un atto di ecologia privata
solo nel momento in cui si tratta di produzione di vegetali senza spre-
chi e non un ulteriore incremento insensato di materiali inquinanti.
Metto un seme di pomodoro nella terra, in un vasetto riciclato per
esempio da una bottiglia in pvc, attendo che cresca innaffiandolo con
acqua piovana, curo la pianta con macerati vegetali prodotti da me,
fertilizzo con compost prodotto dagli scarti vegetali della mia cucina e
la sistemo vicino a fiori che attireranno gli insetti utili alla sua crescita.
Questo un modo pulito di fare un orto sul balcone; un atto di ecolo-
gia privata che diventa benessere collettivo: meno inquinanti immessi
nell'ambiente, qualche kilo di pomodori in meno che viaggiano sulle
strade per arrivare al supermercato, pi consapevolezza di potersi
creare concretamente il proprio cibo.
Per sapere tutto, ma proprio tutto, sulla coltivazione naturale
sul balcone, della stessa autrice potete leggere L'orto sul balco-
ne, sempre edito da FAG nella collana Naturai LifeStyle.
L'orto deve essere qualcosa che porta del benessere materiale e spi-
rituale a noi stessi, ma che diventa anche immediatamente utile alla
collettivit, all'ambiente. Non a chi deve vendervi la mini-serra di pla-
stica che si irriga da sola e che finir inevitabilmente in una discarica.
Il dubbio di alcuni verso un balcone trasformato in orto pensile che
l'insalata al posto dei fiori lo possa rendere meno accogliente e meno
piacevole dal punto di vista estetico, oppure che le verdure possano
essere "inquinate".
Un trucco per trasformare un balcone fiorito in uno spazio anche pro-
duttivo senza penalizzarne l'estetica quello di riservare il fronte del
balcone alle piante da fiore mentre lo spazio interno verr riservato
( Xai ui al Li feStyl e ^
agli ortaggi. Ricordiamo poi che molte verdure hanno bellissimi fiori,
come zucche e zucchine, ma cinche le fragole con i loro simpatici fio-
rellini bianchi. Un'altra idea creare dei vasi misti: fragole e petunie,
zucchine e gerani... perch no? Osare!
L'altra domanda che mi sento spesso fare se un orto sul balcone non
produca solo verdure "inquinate". Molte persone che vivono in citt,
infatti, pensano che non sia salutare avere un orto e soprattutto cibarsi
di verdure coltivate in un posto considerato ad alto tasso di inquina-
mento. Nella realt dei fatti, invece, le verdure, la frutta e le aromatiche
coltivate in un orto cittadino possono essere tanto buone e salutari
quanto quelle coltivate in un orto immerso nella campagna. Il sospetto
di molti che le particelle inquinanti presenti nell'aria, le famigerate
"polveri sottili" si vadano a depositare sui loro ortaggi, rendendoli
potenzialmente dannosi per la propria salute. Ma queste polveri viag-
giano a un'altezza piuttosto bassa e si diffondono in un'area delimitata
prima di posarsi, indicativamente tra i 20 e i 50 metri dall'emettitore.
In realt solo chi abita a piano terra verso una strada trafficata ha delle
ragioni serie di preoccupazione verso la coltivazione di verdure sul
suo balcone. Gi un balcone a piano terreno ma affacciato su un cortile
interno, non ha questo problema di deposito delle polveri.
Se il balcone a pi di 50 m in linea d'aria da una strada trafficata,
non avete ragione di preoccuparvi particolarmente di un massiccio
inquinamento del terreno e delle piante che coltivate: non molto
diverso dall'inquinamento che subisce un orto di campagna nei pressi
di un centro abitato e soprattutto della quantit di polveri sottili che
raccolgono le verdure trasportate per kilometri prima di arrivare sul
banco del supermercato.
Unica fonte reale di problemi sono le aree industriali. La vicinanza di
grandi aziende, specialmente se responsabili di inquinamento dell'am-
biente, deve purtroppo limitare la coltivazione sul balcone, in favore di
pratiche alternative (germogliatore, idrocoltura, coltivazione in bidoni
coperti ecc.). Per informazioni sullo stato della propria area urbana,
sempre possibile rivolgersi alla sede locale dell'Agenzia Regionale per
la Protezione del Territorio (ARPA).
Vasi e contenitori
I vasi in terracotta sono imbattibili per traspirazione e freschezza del
terriccio rispetto ai vasi di plastica. Sicuramente per, le balconette di
plastica sono migliori rispetto a quelle in cotto se vogliamo piantarci
l'insalata, le fragole o addirittura il ribes: dovendo spostarle di soven-
Li fe Sul , ' ")
te, specialmente in previsione di temporali o per ripiantare frequente-
mente (come nel caso dell'insalata) meglio che siano leggere.
Vasi di piccolo diametro possono servire per coltivare piante singole
come le aromatiche (timo, menta), ma sono da sconsigliarsi perch
portano a un utilizzo dello spazio non ottimale; meglio scegliere con-
tenitori di forma rettangolare o quadrata da mettere in fila o in serie,
e non fossilizzarsi sull'equazione "1 pianta per 1 vaso". Altrimenti lo
spazio finisce subito! Non c' bisogno di coltivare 3 kg di timo, si pu
fare un solo vaso con timo, menta e dragoncello per avere una scorta
invernale, o ancora meglio piantarli alla base di pomodori e zucche,
cosa che favorir anche l'umidit del terreno.
Per alcune perenni, come rosmarino e salvia, bene prevedere un vaso
dedicato visto che rimarranno l per anni.
La lunghezza e la larghezza sono a scelta, almeno 40 cm per 40 cm,
mentre la profondit influenza non poco il tipo di pianta coltivabile.
Le piante a elevato sviluppo fogliare, come le zucchine e i pomodori,
hanno bisogno di vasi profondi: in soli 20 cm di terra crescono rachi-
tiche o muoiono.
Se si dispone di balconi di grandi dimensioni si possono adottare solu-
zioni diverse, come i cassoni di 1 metro per 1 metro che costituiscono
una vera e propria aiuola slegando dalle scelte obbligate di monocol-
tura dei vasetti singoli.
Per insalata, fragole e ortaggi a radice corta possibile utilizzare una
cassetta della frutta, di quelle di legno da ortolano. Si fodera con un
sacchetto di plastica che si buchetta sul fondo. Poi si riempie di terra e
si semina ottenendo... una cassetta di insalata fresca!
Annaffiature e fertilizzazione
Gli apporti idrici devono essere frequenti, ma mai troppo abbondanti e
in relazione allo stadio di sviluppo della pianta. Quando si bagnano le
piante, meglio non bagnarle mai a pioggia, meglio versare sul terre-
no, preferibilmente sui bordi, l'acqua arriver da sola alle piante senza
creare uno shock termico come succederebbe invece innaffiandole diret-
tamente sulle radici. Nel periodo di produzione, se mancano le piogge,
necessario irrigare tutti i giorni. meglio innaffiare di sera, dopo il
tramonto. Le piante vengono sollecitate di meno e hanno tutta la notte
per assorbire l'acqua, mentre innaffiando al mattino presto buona parte
dell'acqua evaporer con il sole. Se non avete la possibilit di utilizzare
acqua piovana, usate acqua ferma, ovvero tenuta nell'innaffiatoio dalla
sera prima in modo che il cloro si depositi sul fondo. Per fertilizzare
( i i h.i 'Li feStyl e
Scappo dalla citt
e concimare, i prodotti migliori sono i macerati e il compost prodotti
da noi stessi o in alternativa l'humus di lombrico, i preparati a base di
neem e la melassa di barbabietola (spesso commercializzata con il nome
improprio di Il sangue di bue"). Sul sito www.erbaviola.com sono pre-
senti diverse ricette di macerati vegetali e metodi naturali per far fronte
a tutti i problemi pi comuni di orti a terra e orti sui balconi.
Il progetto di un orto sul balcone
Nella Figura 3.6 strutturato un orto per un classico balcone di 3 x 2
m con accesso centrale.
Il balcone organizzato in modo da essere comunque godibile per il
relax e non avere solo la funzione di luogo di coltivazione. In particolare,
l'area di accesso davanti alla porta-finestra e l'area con tavolo e sedie
dovranno sempre restare libere per permettere movimenti agevoli. Un
errore classico, infatti, utilizzare un solo tavolo sia per i lavori orticoli
che per altri usi, con la conseguenza che si smetter di fare l'orto o si
utilizzer il balcone solo per quello. Meglio, invece, prevedere in un' area
riparata un tavolino per i lavori, sotto il quale riporre anche attrezzi, vasi
vuoti, sacchi di terriccio e tutto ci che serve avere sempre a portata di
c:Jbalco",
r .. llblra
C=:J vaso a t.m.fO CIII
vaso .ppeso 40 CIII
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tavolo, tedI., olllbnlloM
Figura 3.6 - Illustrazione del progetto per un orto sul balcone di mt 3 x 2.
'''l' '-".I.,ILifeStylc )
mano. L'altro lato dell'accesso sar invece occupato da un bidoncino per
il compost o compostiera dove verranno man mano inseriti gli scarti
vegetali della cucina e in cui si former nell'arco di una stagione un
prezioso terriccio-fertilizzante naturale per le piante. Immediatamente
vicino alla compostiera, a ridosso del muro, c' un bidone da 60 cm,
sostituibile con un sacco di iuta o canapa delle stesse dimensioni. Serve
per la coltivazione delle patate che sul balcone diventa molto semplice
utilizzando un bidone: basta inserire uno strato di terriccio, tre-quattro
patate da coltivazione biologica o naturale, coprire con terriccio e atten-
dere che spuntino le piantine. Una volta spuntate, coprire con terriccio
fino al colletto, rincalzando e via cos man mano che le piante crescono
fino ad arrivare a pochi centimetri dal bordo del bidone o comunque
a fine stagione, quando rivoltandolo lo troveremo pieno di patate. Il
resto dello spazio occupato da vasi da 40 cm posti a terra (in verde)
e altri appesi verso l'esterno (in arancio). Quelli a terra saranno utili
per coltivare pomodori, piselli, fagioli e tutte quelle piante che hanno
una crescita in altezza. I vasi appesi, al contrario, conterranno insiliate
da taglio, fragole, rapanelli e verdure che hanno poco sviluppo verso
l'alto. I vasi tondi da 40 cm sono ottimi, invece, per ospitare zucchine,
basilico, biete e tutte le aromatiche che possono essere anche consociate
a formare composizioni esteticamente molto gradevoli. Infine, una
buona idea mettere in ogni vaso delle sementi da fiori profumati, quelli
che preferite, che aiuteranno ad attirare insetti utili.
3.7 Or t i soci al i e c omuni t ar i ,
or t i a di st anza
Gli orti sociali o comunitari o fattorie sociali
Gli orti sociali in Italia sono di due tipi:
& Terreni di privati lottizzati e attrezzati per farne piccoli orti da
dare in affitto, di solito ai limiti di grosse citt. I costi si aggirano
tra i 350 e i 400 euro all'anno per 70-100 mq di terreno.
& Terreni demaniali o comunali che nell'ambito di un progetto di
riqualificazione della zona o di attivit ricreative ecocompatibili
vengono lottizzati e ceduti per cifre irrisorie ai cittadini che posso-
no utilizzarli per la coltivazione di ortaggi. I costi si aggirano tra
i 5 e i 60 euro annuali, di solito versati come quote associative e
reinvestiti nella manutenzione dell'area, gli appezzamenti possono
variare dai 60 ai 150 mq, fino agli oltre 200 mq delle fattorie sociali.
( N Li feS.;. K:
105
Scappo dalla citt
Il vantaggio dei primi che sono pi semplici da trovare visto che
trattandosi di attivit commerciali sono molto ben pubblicizzati, inol-
tre hanno di solito un' estetica migliore: piccoli casottini in legno per il
ricovero degli attrezzi, aiuole e vialetti. La visione non troppo realisti-
ca di un orto che pu avere un cittadino, insomma. Lo svantaggio di
questo tipo di orti che, oltre a non fomire una dimensione reale della
coltivazione di un orto, sono troppo spesso senza regolamenti precisi
sull'uso di diserbanti, pesticidi e composti chimici in genere cos pu
capitare che mentre noi facciamo una coltivazione biologica, il nostro
confinante di orto stia spandendo diserbante selettivo, magari anche
con poca competenza in materia e dosi eccessive.
Il vantaggio dei secondi che sono progetti pensati per l'aggregazione
sociale nelle citt e per avvicinare i cittadini a una dimensione reale
della coltivazione, per quanto edulcorata di solito dalla presenza di
impianti di irrigazione, attrezzi di ogni genere e serre di dimensioni
discrete. Sono quindi progetti gi pensati per un impatto ambientale
vicino allo zero e un valore sociale alto. Lo svantaggio che di solito
sono poco pubblicizzati e in molti comuni viene data precedenza agli
anziani mentre sarebbe molto pi proficuo, anche dal punto di vista
Figura 3.7 - Orti sociali attrezzati gestiti da un comune del bolognese.
'hi", ,,'LifeSlylc )
della socializzazione e dello scambio di informazioni, che delle quote
venissero riservate a famiglie con bambini o a giovani che vogliano
cimentarsi nella coltivazione in proprio.
La sfera della socialit ha un importanza preponderante in un questo
contesto: l'orto diventa infatti luogo non solo di produzione ma anche
di svago e di ritrovo, coinvolgendo per tutte le generazioni. Chi si
occupa di un piccolo appezzamento di terreno inoltre responsabiliz-
zato nei confronti di tutto il territorio pubblico, l'allestimento di orti
sociali infatti una delle occasioni pi importanti per consentire ad
ogni cittadino di percepire il terreno come bene comune che va salva-
guardato e tutelato.
Per informarsi su eventuali progetti di orti sociali nel proprio territorio
o sondare le possibilit nel proporre un progetto di questo genere chie-
dendo in uso un terreno comunale, sufficiente rivolgersi all'Ufficio
Relazioni con il Pubblico o all'Assessore per lo Sport, Tempo libero e
attivit ricreative del proprio Comune o dei comuni immediatamente
limitrofi. Ricordo per esempio che citt come Milano, pur non avendo
al momento in attivo progetti di orti sociali come Comune, vedono la
presenza di alcuni di questi progetti portati avanti da privati, coope-
rative sociali, centri sociali e dai comuni limitrofi.
Gli orti a distanza
Gli orti a distanza sono di due tipi:
# orti in gestione a terzi, con spedizione settimanale del raccolto;
& orti a distanza dalla citt, da condurre in proprio con tecniche che
permettano un solo intervento settimanale o meno.
Per quanto riguarda il primo tipo, esistono ormai in Italia tantissimi
progetti a cui si pu far riferimento, presenti sotto diversi nomi, da
"Adotta un orto" a "La tua spesa nell'orto" ecc. Si tratta in pratica
di pagare una quota fissa annuale che per una coppia si aggira sui
500-700 euro e ricevere settimanalmente a mezzo corriere il raccolto
dell'orto. I vantaggi in questa pratica sono pochi: si riceve verdura
fresca di stagione ma non la si pu scegliere, quindi capita la settimana
in cui la cassa contiene solo fave e qualche aromatica. educativo dal
punto di vista della stagionalit e del raccolto, ma realisticamente ci
costringer a fare la spesa nonostante abbiamo gi investito in quella
consegna: una settimana a fave non la fa nemmeno il contadino pi
duro, qualche altra verdura con cui intercalare c' sempre. Dal punto
di vista ecologico e logistico, poi, un disastro: trasporti su gomma
[ N.!-i.i.-.iLifeS'vi" ^f l
per insalate che con molta probabilit coltivano pi vicino, consegne
in pieno giorno quando generalmente si al lavoro, casse in buona
parte aperte che faranno raccogliere alle verdure tutto il pulviscolo del
viaggio su strada, senza parlare dei problemi ben noti in Italia nelle
consegne con corriere espresso. Non ultimo, poi, l'impossibilit di
controllare di persona la veridicit di quanto affermato dal produttore
rispetto all'aderenza ai protocolli del biologico, all'impiego di sostanze
chimiche ecc.
Mentre si ancora in citt la soluzione da preferire per l'orto a distan-
za, in assenza di progetti di orti sociali nelle vicinanze, l'affitto di un
terreno a maggiore distanza da visitare una o pi volte a settimana e
in cui coltivare con metodi alternativi alla classica conduzione dell'or-
to, metodi spesso anche pi produttivi e che non richiedono un largo
impiego di tempo nel diserbo manuale o nelle annaffiature. Un siste-
ma valido l'agricoltura sinergica (una guida completa sul sito www.
erbaviola.com), un altro l'ingresso in un progetto molto pi vasto di
permacultura ( il caso di molte cittadine che stanno dedicando intere
zone pubbliche a questi progetti).
3.8 Ol i o, ac et o, zuc c her o, sal e, dadi
Quali sono gli ingredienti base che acquistate sempre e che invece,
nell'ottica del raggiungere un'autosufficienza, necessario imparare a
fare in proprio? Olio, aceto, zucchero, sale e dadi. Anche qui, facciamo
il conto di quanto ci costano in un anno, poi vediamo cosa ci costa farli
in casa con un impiego di tempo veramente limitato rispetto la qualit
dei prodotti. In mezza giornata di media per ogni prodotto se ne pu
produrre una quantit sufficiente per un anno.
Fare l'olio in casa
Premesso che esistono ottimi frantoi casalinghi, ma con costi decisa-
mente alti, possibile ottenere l'olio anche utilizzando un buon robot
da cucina. Va per chiarito subito che non appena vi accingerete a fare
la prima produzione casalinga di olio, vi renderete conto del motivo
per cui gli oli di oliva di qualit sono molto costosi mentre risultano
irreali e quindi possono nascondere qualche sofisticazione gli extra-
vergine con costi particolarmente bassi. L'olio , sostanzialmente, una
spremuta di olive ottenuta con mezzi meccanici.
Se avete la possibilit di fare un ottimo acquisto di importanti quantit
di olive o di coltivarle in proprio, l'idea migliore quella di portarle a
un frantoio e farvele macinare con relativa estrazione dell'olio, il costo
^ ^ \ I .ifeS:;- ,")
molto basso rispetto il lavoro che dovreste fare e spesso nei frantoi
operano cooperative con listini di spremitura veramente convenienti.
L'alternativa per medi quantitativi e un'operazione che sapete di ripe-
tere ogni arino, l'acquisto di un mini-frantoio.
Le quantit di olio che si ottengono, variabili anche in base al tipo di
oliva, sono da 200 a 250 mi per ogni kg di olive. In pi si ottiene della
pasta di olive ottima per conserve, pesto di olive e pat di olive.
Occorrente:
& olive raccolte da poco, preferibilmente da agricoltura biologica o
naturale
& robot da cucina con meccanismi in acciaio e motore almeno a 800
watt (professionali da ristorante oppure tipo Kenwood, Kitchen
Aid, Bimby - quelli in plastica sono troppo leggeri e con i noccioli
di oliva grippano il motore)
& spremitutto in acciaio (torchio manuale domestico)
& telo di juta sufficiente a foderare l'interno dello spremitutto
& 1 colino a trama extra fitta
<$5 ciotole capienti in plastica e vetro
& cucchiaio o spatola di legno
Lavare e asciugare al sole le olive. Introdurle nel robot da cucina, nella
quantit suggerita dal produttore, generalmente un paio di kg per
volta. Azionare il tritatutto per ghiaccio e attendere che si formi una
pasta spessa e densa di colore verde chiaro.
Inserire la tela di juta nel cestello forato dello spremitutto, versare il
composto di olive aiutandosi con la spatola di legno e richiudere i
lembi del telo di juta sopra il composto prima di chiudere lo spremi-
tutto e cominciare a torchiare il contenuto. Posizionare una ciotola di
vetro sotto il rubinetto di uscita dello spremitutto. Man mano che il
liquido pastoso esce dal rubinetto, procedere con la torchiatura. Nel
frattempo si pu inserire un secondo quantitativo di olive nel robot
per la frantumazione. Il mosto ottenuto non ancora olio: a questo
punto per ottenere l'olio vero e proprio bisogna procedere con la filtra-
tura a colino, meglio appoggiando il colino su una bacinella o ciotola e
lasciando che il mosto filtri lentamente finch non colato tutto l'olio.
Poi si mette da parte la pasta di olive ottenuta e si procede di nuovo
con triturazione, torchiatura, filtraggio.
Se si vuole trasformare per una giornata la cucina in un frantoio, un
lavoro fattibile anche in citt. Anche questo un lavoro e un'esperienza
che torneranno molto utili al momento dell'intraprendere una nuova
vita in campagna.
( vi I r l Li feStyl c
Scappo dalla citt
Figura 3.8 - possibile fare da s anche l'olio utilizzando un frantoio domestico o il metodo illustrato in
questo libro oppure o portando le proprie olive per la spremitura presso una cooperativa.
Fare l'aceto di vino in casa
L'aceto di vino uno dei prodotti pi semplici da ottenere anche per
chi vive in citt.
Ci sono diversi metodi, i principali sono due:
'ii' Con utilizzo di madre dell' aceto, ovvero il fondo leggermente
vischioso rimasto in qualche vecchia bottiglia di aceto o acquista-
to appositamente in acetaia. un metodo per chi ha la possibilit
di far acidificare in una tinozza o in un contenitore di medie
dimensioni in materiale non intaccabile (vetro, coccio e legno, no
plastica).
'ii' Con utilizzo di spaghetti di grano duro per chi vuole acidificare
direttamente in bottiglia (metodo pi veloce).
possibile utilizzare anche la madre dell' aceto per l'acidificazione in
bottiglia ma separarla e metterla nelle singole bottiglie un lavoro
lungo e dagli esiti abbastanza incerti.
Nel primo caso, si prendere del vino artigianale, meglio se da agri-
coltura biologica o biodinamica e si versa nella tinozza di legno o nel
.....
LifeStylc )
contenitore preposto a ospitarlo per il tempo dell'acidificazione. Si
inserisce a questo punto la madre coprendo con una tela per permette-
re che passi l'aria ma non la polvere. Si lascia chiuso, al fresco, da uno
a due mesi, in dipendenza del grado di acidit che si vuole ottenere,
della zona e del clima. Si pu assaggiare dopo un mese, valutando. Per
assaggiare, importante non rimescolare e non capovolgere il conte-
nitore, sarebbe meglio farlo intingendo un cucchiaio di legno pulito
per prelevare del liquido in superficie. Da evitare assolutamente il
metallo che disturba l'acidificazione. Una volta raggiunto il grado di
acidit desiderato, si filtra il contenuto con un tessuto a trama fitta, in
modo che eventuali depositi e la madre siano trattenuti, poi si procede
all'imbottigliamento. La madre dell'aceto pu essere conservata da un
anno all'altro in un vasetto, coperta di aceto. Pi cresce, ovvero pi
viene utilizzata di anno in anno, pi l'aceto migliora. Questo spiega
anche come mai le vecchie botti per aceto, usate, sono molto pi costo-
se delle botti nuove.
Nel secondo caso invece si utilizzano 4 spaghetti di pasta di grano duro
per bottiglia. Si prendere del vino artigianale, meglio se da agricoltura
biologica o biodinamica. Si imbottiglia direttamente nelle bottiglie ste-
rilizzate che avremo preparato per il nostro aceto, badando di tenere
il liquido abbastanza basso, senza riempire il collo della bottiglia. Si
inseriscono gli spaghetti in ogni bottiglia e si chiude la parte superiore
con un po' di carta (quella dei sacchetti per alimenti va benissimo) in
modo che passi l'aria ma non la polvere. Ancora meglio della garza
molto fitta o degli straccetti puliti. Basta di solito un mese per ottenere
un ottimo aceto casalingo. Gli eventuali depositi e la madre resteranno
sul fondo, se non si agita la bottiglia nel versare, non c' bisogno di
filtrarlo prima dell'uso.
Fare l'aceto di mele in casa
L'aceto di mele se possibile ancora pi semplice dell'aceto di vino e
ricalca in parte il procedimento per fare il sidro.
Tagliare a pezzetti 1 kg di mele lavate, eliminando i semi e le parti
dure. Unitamente alla buccia passarle alla centrifuga. Mettere il succo
di mela ricavato in un recipiente di vetro o coccioaggiungervi 5 litri di
acqua e 1 kg di zucchero in polvere, chiudere con un coperchio o con
un canovaccio legato fermamente ai bordi. Lasciare fermentare per 40
giorni in questo modo:
# Primi 10 giorni: agitare di tanto in tanto, giornalmente, eventual-
mente aiutandosi con un cucchiaio di legno.
( N i L i feS.. .. ^ D
"SS Dall'll
0
al 30 giorno mescolare un giorno s e uno no.
# A questo punto abbiamo ottenuto il sidro di mele.
& Dal 31 al 40 giorno lasciare riposare completamente senza
mescolare o scuotere.
"Ss Dopo questo periodo filtrare accuratamente e imbottigliare: l'ace-
to pronto.
Fare lo zucchero in casa
Lo zucchero non facilmente sostituibile o riproducibile in casa. Gli
zuccheri che conosciamo arrivano tutti dalla lavorazione industriale
che dal primo novecento in poi stata sempre pi presente nel mondo.
Le conseguenze sono uno smodato consumo di zuccheri nella societ
occidentale, consumo che bisognerebbe cercare di ridurre per la pro-
pria salute e l'abitudine all'insaporimento innaturale di alcuni cibi. Lo
zucchero inoltre d dipendenza, motivo per il quale viene utilizzato in
quasi tutti i prodotti alimentari, anche dove non sarebbe utile o non
compare nella ricetta classica. Serve solo a creare una dipendenda da
quel determinato alimento, che cos continueremo a comprare.
Uno zucchero che si pu fare da soli in casa lo zucchero di stevia.
La stevia (Stevia Rebaudiana Bertoni) una pianta erbacea arbusti-
va perenne, di piccole dimensioni, della famiglia delle Asteraceae
(Compositae), cio delle normali margherite; nativa delle montagne
fra Paraguay e Brasile. Pur essendo una perenne non molto resistente
al gelo, coltivata solitamente come semi-perenne in climi pi freddi,
possiamo comunque coltivarla anche sul balcone di citt, curandoci di
riseminarla ad ogni stagione se siamo in zone in cui il freddo parti-
colarmente presente in inverno.
La stevia stata utilizzata anche in Italia fino agli anni '50 quando
la sua coltivazione stata completamente dismessa a beneficio degli
impianti industriali per l'estrazione dello zucchero da canna e barba-
bietola. Tuttora conosciuta da molti popoli dell'area geografica Sud-
Americana che la utilizzano da diversi millenni, oltre che per il suo
potere dolcificante delle sue foglie, anche per le propriet medicinali.
Viene usata come dolcificante, in quanto molto pi dolce del comune
saccarosio ma non ha controindicazioni come questo, anzi, lo zucchero
di stevia considerato curativo per il diabete. I principi attivi sono lo
stevioside, e il rebaudioside A. I principi dolcificanti sono in tutte le
parti della pianta ma sono pi disponibili e concentrati nelle foglie, che
quando sono seccate (disidratate), hanno un potere dolcificante da 150
a 250 volte il comune zucchero.
Li feSl yl e )
Per ottenere lo zucchero di stevia, basta far seccare le foglie, triturarle
in un comune mixer e conservare in vasetti di vetro chiusi. Inoltre,
contrariamente allo zucchero i principi attivi non hanno alcun potere
nutrizionale, a zero calorie, ed essendo prodotti naturali sono relati-
vamente stabili nel tempo ed alle alte temperature, per cui conservano
perfettamente le loro caratteristiche anche in prodotti da forno o in
bevande calde, diversamente da altri dolcificanti che subiscono una
degradazione.
Come comprensibile la possibilit d'uso e diffusione globale della
pianta allo stato naturale ha sconvolto il mercato dei dolcificanti com-
merciali artificiali, che hanno visto nella stevia una minaccia al loro
mercato. Sono stati quindi allestiti una serie di esami per mettere alla
prova la eventuale "dannosit" della stevia nei prodotti alimentari. I
risultati sono stati controversi, dato che comprensibile che, non aven-
do la possibilit di provare per lunghissimi tempi e sull'uomo i cam-
pioni di materiali, si ripiegato con dosaggi massicci per tempi brevi
(pochi anni) su cavie. Come ovvio tali prove hanno prodotto qualche
problema alle cavie ma, come affermano alcuni sostenitori della stevia,
non molto diversi dai danni di iperglicemia prodotti dallo zucchero o
dai dolcificanti come l'aspartame, la cui tossicit invece dimostrata.
Questi esperimenti inutili quanto cruenti, hanno prodotto una serie di
provvedimenti per limitarne il consumo o abolirlo del tutto. Invero,
esiste anche il sospetto che tali provvedimenti possano derivare dalle
influenze praticate dalle imprese che commercializzano dolficanti
convenzionali, estratti da barbabietola, canna e prodotti chimicamente
come nel caso dell'aspartame. Di fatto il consumo diffuso in molti
paesi, dove la Stevia considerata meno dannosa di altri dolcificanti,
usata come estratto secco o come infuso fresco.
La Coca Cola in Giappone la usa come dolcificante per la Coca Cola
Light (Diet Coke) al posto del nocivo aspartame. Ne approvato
ufficialmente l'uso in 10 paesi, inclusi Svizzera, Giappone, Paraguay,
e Brasile. Viene coltivata estensivamente e consumata in Thailandia,
Israele e Cina, ed in genere in tutta l'America meridionale. In Brasile
anche utilizzata come rimedio della medicina popolare per il diabete.
Generalmente usata nei soft drinks, nelle gomme da masticare, come
tavolette dolcificanti, negli sciroppi e nei prodotti farmaceutici. Negli
USA pu essere venduta come supplemento dietetico ma non come
dolcificante o additivo per cibi.
In Europa nel 1999 la Commissione sugli Additivi nei Cibi dell'OMS,
ed il Comitato Scientifico per gli Alimenti dell'Unione Europea, hanno
elencato i loro dati risultanti circa la pericolosit della Stevia come
[ X:i i ; ,i I L feStyl c E
additivo alimentare. Conseguentemente a tali fatti il 22 febbraio 2000
la Commissione Europea, dando seguito alle opinioni espresse dallo
stesso Comitato Scientifico per gli Alimenti - SCF, ha deciso che la
Stevia Rebaudiana (sia la pianta che gli estratti secchi) non pu essere
immessa nel mercato come alimento o come additivo alimentare. La
Svizzera invece ne ha ammesso il commercio.
Attualmente la stevia in Italia pu essere coltivata in proprio,
acquistata come pianta, ma non pu essere commercializzata come
dolcificante.
Ottenere il sale con mezzi casalinghi
La separazione dei cristalli di sale viene fatta solitamente a partire
dall'acqua di mare, che viene raccolta in vasche impermeabilizzate di
grande estensione e bassa profondit; l'acqua di mare staziona nelle
vasche e, per effetto dell'irraggiamento solare, la salamoia si concen-
tra. Poich durante la concentrazione si verifica la precipitazione di
sali diversi dal cloruro di sodio, la salamoia stessa viene trasferita, col
crescere della concentrazione, a vasche diverse. Le prime vasche, in cui
non si ha precipitazione, sono dette evaporanti; quelle in cui precipi-
tano i sali di calcio (se esistono) decalcificanti. Raggiunta la concentra-
zione di circa 300 g/1 di NaCl, la salamoia viene passata nelle vasche
cristallizzanti, in cui si ha precipitazione del cloruro di sodio.
Il cloruro di sodio solido depositatosi sul fondo delle vasche cristalliz-
zanti viene quindi raccolto con macchine dette coltivatori ed inviato
alla fase successiva di raffinazione.
Scopo della raffinazione l'eliminazione dei sali diversi dal cloruro di
sodio. Tale eliminazione si ottiene mediante lavaggio in controcorrente
con acqua quanto pi pura possibile: si ottiene cos un cloruro di sodio
con titolo di NaCl oltre il 99,5%, che viene essiccato e commercializzato
come sale marino.
Detto ci risulta immediatamente chiaro che il Scile marino fatto in
casa di tutt'altra qualit, ovvero un sale integrale, pi ricco e meno
lavorato. Il necessario veramente banale: acqua di mare, un mastello
in cui farla evaporare e sul fondo del quale troveremo i cristalli di sale.
Un lavoro da fare magari in vacanza, al mare, che pu divertire anche i
pi piccoli. I cristalli di sale ottenuti possono gi essere utilizzati come
sale oppure tritati in un comune robot da cucina o mixer per ottenere
il sale fino.
Il sale marino, per, responsabile di indurire eccessivamente le arterie
e ostacolare una corretta circolazione del sangue, dando luogo anche
^ f l N i ; L i f eStyl c )
a fenomeni di pressione alta in alcuni soggetti gi predisposti natural-
mente, pu trovare un valido sostituto nel gomasio che utilizza meno
quantitativo di sale per ottenere lo stesso grado di sapidit.
Gomasi o
un tipico condimento asiatico, ed composto da un mix di semi di
sesamo, sale ed eventualmente alghe. Le proporzioni tra sesamo e sale
possono variare, solitamente si utilizza una proporzione di sesamo e
sale di 7 a 1 fino a 10 a 1. Fare il gomasio molto semplice: tostare una
tazza di semi di sesamo in padella, mescolando continuamente, finch
i semi non emettono un odore fragrante e cominciano a scoppiettare. A
questo punto metterli nel frullatore con la proporzione di sale marino
e frullare finch la maggior parte dei semi polverizzata. A piacere si
possono inserire alghe essiccate, anch'esse triturate, le pi utilizzate
sono spirulina e kombu. Esiste una versione del gomasio completa-
mente priva di sale, in cui la parte in sale della ricetta sopra sostituita
da altrettanta alga kombu secca e polverizzata con il mixer.
Fare i dadi vegetali in casa
& 200 gr di sedano
& 2 carote
& 1 cipolla grossa
& 1 zucchina
# 100 gr di prezzemolo
& 20 foglie di basilico
$5 2 rametti di rosmarino
& 15 foglie di salvia
& 150 gr di sale o gomasio tritato finissimo (vedi ricetta sopra)
& 1 cucchiaio di olio
& 50 mi di olio extra vergine di oliva
Preparazione
Sminuzzare molto finemente le verdure e le erbe aromatiche e mette-
tele dentro a una pentola meglio se di coccio, insieme ad un cucchiaio
d'olio, quindi coprire con sale o gomasio finissimo e fatele cuocere per
almeno 1 ora e mezza senza aggiungere acqua. A questo punto frullare
e rimettere sul fuoco finch non si sar addensato incora. L'operazione
pu essere fatta direttamente nella pentola, utilizzando un frullatore
a immersione. Terminata la cottura, spegnere la fiamma e incorporare
l'olio, mescolando bene.
( ''..l'i i l i Li feSi yl c
Durante la cottura del dado di cui sopra, sterilizzare per bollitura dei
contenitori di vetro e versarvi il dado quando ancora caldo. Meglio
utilizzale barattolini piccoli, cos da non lasciare aperto un singolo
barattolo per molto tempo. Per l'utilizzo: 1 cucchiaio da tavola di que-
sto dado casalingo coincide a 1 dado industriale.
3.9 For maggi f a i -d a -t e
Per fare in casa diversi tipi di formaggio sia da latte vaccino che da
latte vegetale servono pochi attrezzi, tutti di facile reperibilit. Sia per
spazio utilizzato che per tempistiche, un'attivit largamente esegui-
bile anche in un piccolo appartamento, un'attivit che tra l'altro d
molta soddisfazione. Di seguito vengono fornite due ricette base per il
formaggio fresco da latte vaccino e per quello da latte vegetale, in que-
sto caso di soia, ma le combinazioni e le possibilit sono innumerevoli,
fare i formaggi in casa un'attivit altamente creativa.
Se desiderate conoscere tutto sulla produzione casalinga del
formaggio, fate riferimento al libro I I formaggio fatto in casa, di
Alessandro Valli, edito da FAG in questa stessa collana.
Formaggio da latte vaccino
La seguente la ricetta-base per ottenere una formaggella fresca da
consumare immediatamente o da far stagionare.
Occorrente:
"Ss una pentola di acciaio inossidabile con coperchio, dove scaldare il
latte e farlo cagliare. E indispensabile che la pentola sia in acciaio
inossidabile perch l'acido lattico intacca l'alluminio e ne viene
contaminato.
& termometro per alimenti
$3 setaccio a trama fitta
$3 cucchiaio di legno
$3 schiumarola
& fascelle; non facile trovarne in commercio ma alcuni formaggi
come ricotte fresche vengono spesso venduti nella loro fascella,
pu essere un'idea riciclare queste
flg~^:'lLifeStytP)
* 5 litri di latte
<Ss caglio
& 300 g. di sale fino
& olio di semi
& aceto bianco
<8s siero di latte
Mettere il latte nella pentola e inserire tre cucchiai di siero di latte fer-
mentato, attendendo poi almeno un'ora prima di procedere. Accendere
il fornello e far andare il latte a fuoco lento, fino a far raggiungere al
composto la temperatura di 37 gradi misurabile con il termometro da
alimenti. Raggiunta la temperatura si spegne il fuoco e si inserisce
il caglio nel composto. Un cucchiaino dovrebbe bastare ma in ogni
caso sempre riportata la dose corretta per litro di latte sull'etichetta.
Utilizzando il cucchiaio di legno, mescolare con grande energia per
integrare bene fra loro gli elementi, in modo che interagiscano.
Fatta questa operazione, rimettere il coperchio e attendere per almeno
un'ora che si produca in maniera perfetta la cagliata, che bisogner poi
rompere e, con un coltellino, dividere in piccoli cubetti. Cuocere por-
tando la cagliata a 50 gradi, per separarla dal siero. Raccogliere il pro-
dotto con la schiumarola e inserirlo nelle fascette per lasciar trasudare
il siero restante. Schiacciare da sopra leggermente per far uscire il siero
rimasto. Utilizzare fresco oppure mettere gli stampi in stagionatura in
cantina, meglio se a 25 gradi con un rapporto di umidit del 70%.
Formaggio da latte vegetale
Dato l'aumento di vegetariani (che necessitano di formaggi con caglio
vegetale difficilmente reperibili), vegani e intolleranti ai latticini, la
produzione di formaggi vegetali si sta facendo strada anche tra le
mura domestiche. La seguente la ricetta-base per ottenere una ricotta
vegetale da consumare fresca. Anche tra i formaggi vegetali esistono
moltissime varianti, dal classico tofu alle formaggelle stagionate.
possibile trovare diverse ricette di formaggi vegetali, dalla ricotta agli
aromatizzati, ai formaggi alle erbe e al feta vegetale sul sito www.
erbaviola.com La ricetta per la ricotta di soia molto veloce utilizza
ingredienti che qualsiasi vegetariano o vegano ha gi in casa.
Occorrente:
una pentola di acciaio inossidabile o in coccio
<Ss setaccio a trama fitta
& cucchiaio di legno
& schiumarola
[ X l an.i i Li feStyl c P J )
Scappo dalla citt
'iii' fascelle
'iii' llt di latte di soia autoprodotto
'iii' 6 cucchiai di aceto di mele
'iii' 2 cucchiai di lievito alimentare in scaglie (facoltativo)
'iii' un pizzico di sale integrale
'iii' un pizzico di pepe bianco.
Portare a bollore il latte di soia, versare l'aceto di mele e attendere che
cagli. Raccogliere il caglio in un colino a trama fitta, sciacquare sotto
un filo di acqua corrente per togliere il sapore di acidulato dell' aceto,
versare in una ciotola di vetro. Unire il lievito (facoltativo), aggiungere
sale e pepe, mescolare. Inserire il contenuto della ciotola nella fuscella
e schiacchiare ben bene con un cucchiaio. Far riposare in frigo almeno
3 ore prima di servire.
3.10 Seitan, latte di soia e tofu fai-da-te
Un dubbio ancestrale dei vegetariani e vegani che decidono di diriger-
si verso una vita di campagna come fare senza il negozietto bio che
vende seitan e tofu. Nulla di pi facile, perch sono entrambe alimenti
che si possono facilmente produrre in casa. Abituarsi a farlo, inoltre,
Figura 3.9 - Fonnaggio vegetale ai semi di lino: i formaggi, anche quelli vegetali pi elaborati, si possono
fare in casa.
in' \.1. i LifeSlylc )
ci fa risparmiare molto, a tutto vantaggio della nuova vita fuori dalla
citt. Il risparmio nel caso del seitan enorme: 1 kg circa di farine
per un valore di 2 euro circa, contro il costo medio di 20 euro al kilo
di quello confezionato. Un po' meno nel caso del tofu ma comunque
sempre un risparmio degno di nota: 1 kg circa di fagioli di soia per un
valore medio di 3 euro, contro il costo medio di 17 euro al kilo del tofu.
Si sprecano anche meno imballaggi e si possono tenere delle scorte in
freezer o in frigo, senza doverli rifare ogni settimana. Con un minimo
di organizzazione, baster farli una volta al mese o meno.
Seitan
Per i vegetariani e vegani il sostituto principale della carne, grazie
all'elevato contenuto di proteine e a un modesto contenuto in grassi.
Non adatto ai celiaci, contenendo glutine di frumento. Sul sito www.
erbaviola.com questa ricetta per il seitan e diverse preparazioni in cui
viene utilizzato sono corredate da un tutorial fotografico per seguire
la ricetta passo per passo.
Ingredienti
Per la base di seitan:
"SS 800 gr di farina di grano tenero tipo 0 da agricoltura biologica
# 200 gr di farina di manitoba
Per il brodo di cottura:
& olio extra vergine di oliva
# sale integrale
& 1 cipolla bianca grossa
$3 1 carota grande o due piccole
"SS 2 spicchi di aglio
& 1 dado da brodo vegetale senza glutammati (meglio quello auto-
prodotto, vedi cap. 3.8)
& rosmarino, salvia, timo, pepe nero, basilico, ginepro, curry
& facoltativi: 2 cucchiai di shoyu oppure 1/ 2 cucchiaio di miso d'or-
zo o di riso
& filo elastico da arrosti oppure 1 canovaccio a trama larga e spago
per alimenti
Procedimento
Impastare le due farine con tanta acqua quanto basta per ottenere un
panetto omogeneo e compatto. Come per fare il pane, solo che si usa
farina pi acqua e basta. Lasciarlo riposare almeno un'ora. Preparare
il lavello per accogliere un ciotolone pieno d'acqua a temperatura
( N.ri ,i ILifeSiyle
ambiente. Immergere il panetto e cominciare a lavorarlo strizzandolo,
aprendo e chiudendo le mani, senza attorcigliarlo, scomporlo, strap-
parlo. Apri e chiudi, apri e chiudi. Man mano viene fuori l'amido che
imbianca l'acqua. Quando l'acqua carica di amido, si svuota nel
lavandino e si ripete l'operazione. E via cos diverse volte finch l'ac-
qua non appare quasi trasparente, quindi l'amido ha quasi smesso di
scaricare. Man mano che si lavora e si svuota, il seitan assume la classi-
ca conformazione spugnosa e bitorzoluta. Non bisogna assolutamente
strizzare, spezzettare e torcere, altrimenti la fibrosit va persa, il seitan
diventa meno elastico e meno fibroso.
L'amido non va tolto completamente, l'acqua di risciacquo deve risul-
tare appena poco pi torbida dell'acqua di rubinetto, non completa-
mente pulita.
A questo punto avremo un panetto piccolissimo, che per aumenter
in cottura.
Fare un salsicciotto e legarlo come un arrosto, ma non troppo stretto,
altrimenti quando si gonfia fa troppi bitorzoli. Per facilitare le cose a
chi alle prime armi, possibile avvolgere in un canovaccio a trama
larga, legato alle estremit, invece di legare con filo da arrosti o spago
per alimenti. E bene non fasciare troppo stretto se no non pu aumen-
tare e non assorbe bene gli aromi.
Preparare una pentolona capiente con acqua, dado, le spezie di cui
sopra, lo shoyu e/ o il miso (facoltativi), sale, aglio intero sbucciato, la
cipolla e la carota tagliate grosse.
Lasciar cuocere almeno 30-40 minuti, fino a ridurre quasi del tutto il
brodo. Nei primi minuti controllare che non si attacchi al fondo, poi si
pu lasciarlo in autogestione e fare altro.
A questo punto si scola e si mette a riposare su una gratella fino a
raffreddamento, poi si utilizza come meglio si crede. Volendolo con-
servare, si pu mettere sott'olio, oppure in salamoia, oppure in una
soluzione di acqua e miso in barattolo oppure congelarlo. Per ottenere
un arrosto o delle fette per panini, basta passarlo in una casseruola e
cucinarlo come un normale arrosto, poi affettarlo. L'arrosto di seitan
conservabile congelato o solo per alcuni giorni in frigo.
Latte vegetale e tofu
Esistono diversi elettrodomestici in commercio che producono latte
vegetale direttamente dal cereale o legume o frutto: da soia ma anche
da riso, mandorle, nocciole ecc. Se si fa un largo uso di latte vegetale,
come nel caso di intolleranti al lattosio e vegetariani, un buon acqui-
120 N;iii;i:]I LifeSlyle )
Capitolo 3 - Autoproduzione e autosufficienza
sto. Le pi diffuse sono SoyJoy e VeganStar, spesso si trovano anche
usate su siti di scambi e baratti o in vendita come seconda mano. Sono
particolarmente utili perch, oltre a fare il latte vegetale gi separato
dall' okara (poltiglia restante dalla lavorazione del latte di soia) o dal
mosto del cereale usato, sono dotate di una resistenza interna che
riscalda ulteriormente il latte appena fatto rendendolo immediata-
mente pronto per ottenere il tofu. In questo modo la preparazione del
tofu diventa estremamente veloce.
Se non si possiede una macchina apposita come quella descritta,
possibile utilizzare un procedimento un po' pi lungo impiegando un
comune frullatore.
Ricetta base per il latte di soia
Ingredienti per circa 1.5 Kg di tofu (la quantit pu variare di qualche
etto in pi o in meno):
<i> 1 kg di soia gialla da agricoltura biologica
<i> lO litri d'acqua
<i> 3 cm di alga kombu
<i> 1 pentola capiente in acciaio inox
Figura 3.10 - Allche latte di soia, riso, malldorla, tofu e seitall pOSSO 110 essere prodotti iII casa COli pochi
attrezzi gi presellti.
( L1feSlylc 'f"
"SS 1 pentola media in acciaio o un recipiente resistente al calore
1 frullatore o robot da cucina
& canovacci a trama non troppo fitta (ideali quelli di lino)
Mettere in ammollo la soia 24 ore prima dell'utilizzo.
Riscaldare l'acqua nel pentolone e portarla vicino all'ebollizione. Il
processo d risultati migliori e una migliore resa in termini di quan-
tit se si svolge a temperatura elevata. Mettere la soia nel frullatore o
robot e azionare. La soia deve essere frullata finemente continuando
ad aggiungere a poco a poco acqua presa dalla pentola. La crema che
si ottiene si rimette nella pentola. Terminata quest'operazione fate bol-
lire dieci-quindici minuti. Occorre mescolare continuamente perch la
soia non si attacchi alle pareti della pentola. Non necessario buttare
la schiuma, che sar pi abbondante se l'acqua non sempre bollente.
Tendere un panno sopra un'altra pentola o grande recipiente resistente
al calore, versarvi il liquido e strizzate il panno. Quello colato nella cio-
tola il latte di soia. Mettere a bollire un'ora con l'alga kombu intera e
infine aromatizzare a piacere (vaniglia, malto, sale, zucchero... dipen-
de dal gusto personale).
Quello che resta nel panno l'okara, che pu essere usato nell'impasto
del pane o di dolci o usata come fertilizzante o mescolata insieme al
cibo di animali domestici.
Ricetta base per il tofu
Occorrente:
& latte di soia come da ricetta sopra
15 g di cloruro di magnesio (in farmacia)
"Ss 1 colapasta
& canovacci a trama non troppo fitta (ideali quelli di lino)
Fare il latte di soia come da ricetta precedente, saltando il passaggio
della cottura con alga kombu. Portare a bollore il latte di soia, spegnere
il fuoco e sciogliere 1 cucchiaino di il cloruro di magnesio in un po'
d'acqua bollente e versarlo piano nell'acqua mescolando molto molto
lentamente. Cominceranno a formarsi i fiocchi di tofu, che si separano
dal siero. Mettete un panno nel colapasta. Raccogliete i fiocchi con un
colino e metteteli nello stampo. Mettere un coperchio e un peso, per
esempio un pacchetto di riso, sopra i fiocchi, e lasciateli in pressione
per almeno mezz'ora. Sciacquare il tofu e tagliarlo in pezzi. Rimetterlo
nello stampo, poi immergerlo in acqua fredda per mezz'ora, fino al raf-
freddamento. Il tofu si conserva in frigo, in un contenitore con acqua,
l'acqua deve ricoprirlo completamente.
Yr.i i r.'i l Li feStyl e )
3.11 Saponi , det er si vi e candel e
Una grossa spesa costante e una conseguente dipendenza dalla grande
distribuzione costituita spesso da saponi e detersivi sia per la cura
personale che per la casa. Eliminarli dal budget familiare non significa
solo togliere ima spesa e una dipendenza, ma anche avere prodotti
migliori, non tossici come la maggior parte di quelli in commercio
e aiutare l'ambiente risparmiando su imballaggi e produzioni indu-
striali spesso altamente inquinanti. Spesso, anzi, possiamo utilizzare
elementi che abbiamo gi in casa, come l'aceto di vino bianco, uno dei
pi potenti anticalcare e sgrassatore.
Di seguito ci sono le ricette base dei pi comuni detersivi autoprodot-
ti. Sono le pi semplici in assoluto, alla portata di tutti. Se poi volete
specializzarvi in questo campo, esistono migliaia di ricette per fare da
soli tutti i saponi e cosmetici, sul sito www.erbaviola.com ne trovate
diverse con tutorial video per la preparazione.
Nella stessa collana di questo libro potete trovare gli ottimi
manuali Cura naturale della casa e I I tuo sapone naturale entram-
bi di Patrizia Garzena e Marina Tadiello.
Basta infine non lasciarsi buggerare dalla pubblicit: molti di questi
elencati di seguito sono pi potenti dei detersivi in commercio ma non
sono per nulla tossici, al contrario della maggior parte dei detersivi e
saponi industriali, veri e propri veleni.
Detersivo piatti in gel
& 500 gr di Sapone di Marsiglia (meglio se fatto a mano o di buona
qualit
& 4 litri di acqua
& 10 mi di olio essenziale di rosmarino o di menta (secondo il vostro
gusto)
Procedimento: Tagliare a pezzi o grattuggiare il sapone e metterlo in
una pentola capiente insieme all'acqua. Lasciare in ammollo il sapone
nell'acqua per almeno 12 ore (una notte, per esempio). Portare a ebol-
lizione con fiamma bassa, appena arriva al punto di ebollizione spe-
( X:i i ui ;i l Li feSl yl e
gnere altrimenti si gonfia e esce dalla pentola. Continuare a mescolare.
Avvolgere la pentola, con coperchio, in una coperta di lana e riporla
in un luogo riparato per tutta la notte. In questo modo si raffredder
lentamente.
Dopo 12 ore aprite la pentola e aggiungete l'olio essenziale mescolan-
do bene.
Invasate nei contenitori che avrete preparato: vecchi flaconi da deter-
sivo riciclati, megli se con tappo dispenser che vi aiuter a usare il gel
per piatti all'occorrenza.
Se il sapone tende a coagulare o indurirsi, cambiare marca perch la
qualit del sapone di marsiglia quella di non ricoagulare una volta
sciolto... se lo fa, un pessimo prodotto industriale.
Non conservare in cantina perch con il freddo si rovina. Meglio in
casa dove non corre il rischio di ghiacciare.
Detersivo piatti e lavastoviglie
& 3 limoni
& 200 gr. di sale fino
& 400 mi di acqua
$3 200 mi di aceto bianco
Lavare i limoni, spremerli, togliere la parte bianca, tagliare a pezzi la
buccia. Successivamente frullarli con il sale grosso, ricavandone un
trito. In una pentola di acciaio, capace, versare acqua e aceto, il com-
posto di sale e limoni e far cuocere per circa 20 minuti. Il risultato va
filtrato e conservatelo in un barattolo o bottiglia di vetro, o un dosatore
in ceramica (non di plastica).
subito possibile utilizzarlo come un normale detersivo per piatti a
mano e per la lavastoviglie, ad esempio, bastano due cucchiai del pre-
parato per avere stoviglie perfettamente pulite e... una lavastoviglie
completamente sgrassata!
Anticalcare, antisettico e ammorbidente naturale:
i mille usi dell'aceto di vino bianco
Uno dei migliori anticalcari naturali l'aceto di vino bianco. Va speci-
ficato che come gli altri anticalcare, non adatto a rame e ottone ma ha
il grande vantaggio di essere utilizzabile anche su piastrelle e ripiani di
marmo, che anzi ritroverete pi splendenti perch ha anche un'azione
sgrassante. L'aceto, infatti, al contrario degli anticalcari chimici, non
intacca le superfici in marmo di bagni e cucine e non rende opache le
i Li fe S l y 1 c~)
piastrelle. L'odore dell'aceto, molto pungente, se ne va in un quarto
d'ora, lasciando l'ambiente fresco e pulito.
Si possono usare tutte le marche di aceto di vino bianco ma ovviamen-
te meglio comprare qualche bottiglione a basso prezzo e usarlo solo
per le pulizie (vedi tabella di seguito)
Vediamo diversi impieghi in cucina e in bagno, per la pulizia di pia-
strelle, pentole, sanitari e rubinetterie.
Cuci na
& Pulizia delle piastelle e parti in ceramica: 10 mi di aceto bianco in
1 lt di acqua calda oppure si pu usare direttamente sulla spugna
e procedere alla pulizia.
& Pulizia del lavello in acciaio e rubinetteria: versare direttamente
l'aceto sulla superficie da trattare, lasciare agire qualche minuto,
a seconda del grado di incrostazione, poi procedere al risciacquo
e asciugatura.
& Nella lavastoviglie: al posto del brillantante, molto pi efficace
e aiuta anche la lavastoviglie a tenersi bella pulita.
& Sterilizzazione dei barattoli per conserve: quando stelizzizate i
barattoli in vetro vuoti versare un po' di aceto nell'acqua per eli-
minare la patina bianca di calcare che si forma.
Pulizia delle pentole e del lavello in acciaio: i vari smacchiatori
per acciaio non reggono proprio il confronto con l'aceto. Se vole-
te pentole brillanti, pulitele con aceto e un po' di bicarbonato di
sodio se ci sono incrostazioni.
Bagno
$3 Soffione della doccia: immergerlo in una scodella di aceto per
mezz'ora... non l'avrete mai visto cos pulito e privo di calcare!
"SS Come per la cucina, si puliscono piastrelle, rubinetterie e lavelli.
In pi, se la vasca incrostata di sapone oppure il water risente
dell'acqua troppo calcarea, basta applicare l'aceto per risolvere il
problema definitivamente.
Bucato
L'aceto, al contrario degli anticalcari chimici, non rovina i vestiti e i capi
coloranti e pulisce benissimo, addolcendo anche l'acqua di lavaggio.
L'odore dell'aceto, molto pungente, se ne va in un quarto d'ora, lascian-
do i panni stesi o mettendoli in asciugatrice. L'aceto di vino bianco
[ i 'Li feSl yl c
infatti ha un'azione ammorbidente e antisettica, si pu mettere al
posto dell'ammorbidente nella dose di 100 mi per bucato. Non bisogna
aggiungerlo ad altri ammorbidenti perch altrimenti lo neutralizzano e
resta solo l'odore. Va usato da solo nella vaschetta dell'ammorbidente e
se si ha un'acqua molto dura, anche in quella del prelavaggio.
Inoltre con l'aceto i colori restano pi brillanti e pi fissati, si riducono
molto gli scolorimenti e inoltre preserva la lavatrice dal calcare, molto
meglio di tutte quelle porcherie anti-calcare che poi rovinano i vestiti
per salvare (e non sempre!) la serpentina della lavatrice! E vedrete che
cestello scintillante e privo di cattivi odori!
Se rimane un leggero odore di aceto finito il bucato, ridurre la dose
perch dipende molto dalla marca. Va bene anche un aceto del
discount. Comunque stendendo i panni ad asciugare o mettendoli in
asciugatrice l'odore di aceto si volatilizza completamente.
Pul i tore i geni zzante per bagno e sanitari
Gli ingredienti sono semplici ed economici: bicarbonato di sodio e
aceto di vino bianco.
Versare del bicarbonato di sodio sullo scopino del water e usatelo per
pulire l'interno, sfregando bene.
Immergete lo stesso scopino in un secchio di aceto bianco e acqua bol-
lente, e strofinate ancora per un'azione disincrostante e deodorante.
Se questo metodo della nonna non vi convince in pieno perch la
vostra testolina ancora occupata dai fantasmi dei germi del water
delle pubblicit, potete fare un terzo passaggio con acqua e candeggi-
na. Attenzione per: mentre l'aceto igenizza e non inquina, la candeg-
gina inquina perch cloro. Bisognerebbe farne un uso molto limitato.
Sgrassatore spray
Questo uno sgrassatore veramente economico... 0,10 euro al litro!
Non ha la potenza corrosiva degli sgrassatori in commercio ma uti-
lissimo se la pulizia abbastanza frequente. Serve per sgrassare e igie-
nizzare dal lavandino al piano cottura, al lavello e alla cappa. Inoltre,
non essendo tossico e aggressivo come i detergenti in commercio, non
far assumere il classico aspetto opaco e corroso alle vostre superfici.
Occorrente:
& 1 spruzzatore riciclato da 500 mi
$3 1 cucchiaino di bicarbonato di sodio (in vendita in tutti i super-
mercati)
& 500 mi di acqua
Sciogliere il bicarbonato in acqua agitando vigorosamente lo spruz-
zino. pronto. Agitare bene prima dell'uso. Il bicarbonato igieniz-
zante, sgrassante e toglie gli odori. La dose di bicarbonato nell'acqua
dello spruzzatore legata alla capacit del recipiente: il bicarbonato
ha una solubilit massima, a temperatura ambiente, di 95 g per litro.
Uno spruzzatore mediamente contiene mezzo litro, quindi la quantit
massima di bicarbonato che vi si pu sciogliere 45 g, pi o meno un
cucchiaino. Se si usa una quantit maggiore, una parte di bicarbonato
non si scioglier, si depositer sul fondo e tender a otturare lo spruz-
zatore.
Det er si vo per lavatrice in gel
Il detersivo in gel da preferire a quelli in polvere perch rovina meno
i capi nel lavaggio e non intasa la lavatrice con inutili incrostazioni.
$5 500 gr di sapone di marsiglia (meglio se fatto a mano o di buona
qualit)
& 4 litri di acqua
& 10 mi di olio essenziale di eucalipto o lavanda (secondo il vostro
gusto)
Procedimento: Tagliare a pezzi o grattugiare il sapone e metterlo in
una pentola capiente insieme all'acqua. Lasciare in ammollo il sapone
nell'acqua per almeno 12 ore (una notte, per esempio).
Portare a ebollizione con fiamma bassa, appena arriva al punto di ebol-
lizione spegnere altrimenti si gonfia e esce dalla pentola. Continuare
a mescolare. Avvolgere la pentola, con coperchio, in una coperta di
lana e riporla in un luogo riparato per tutta la notte. In questo modo
si raffredder lentamente. Dopo 12 ore aprite la pentola e aggiungete
l'olio essenziale mescolando bene.
Invasate nei contenitori che avrete preparato: vecchi flaconi da detersi-
vo, meglio se con tappo dosatore che aiuter a calibrare le dosi.
Se il sapone tende a coagulare o indurirsi, cambiare marca perch la
qualit del sapone di marsiglia quella di non ricoagulare una volta
sciolto... se lo fa, un pessimo prodotto industriale.
Non conservare in cantina perch con il freddo si rovina. Meglio in
casa dove non corre il rischio di ghiacciare.
Det er gent e per pavi menti duri (cerami ca, mar mo, cot t o ecc.)
Molto sporchi: utilizzare prima lo sgrassatore con un panno bagnato
(vedi ricetta sgrassatore spray).
Sporco quotidiano o medio: poco detergente in gel per piatti (vedi
ricetta sopra) in un secchio di acqua. Alla fine del lavaggio la casa
rester profumata a lungo, con la vostra essenza preferita, quella che
avete usato per fare il gel piatti.
Det er gent e per parquet
Parquet naturale: l'ideale un panno in microfibra bagnato e strizzato
bene e l'ideale come detergente una soluzione di 5/ 4 acqua e 1/ 4
aceto che si pu preparare in bottiglia e conservare per mesi.
Parquet verniciato: qui va sembre benissimo il panno in microfibra
ma assolutamente non l'aceto che rovinerebbe lo smalto. Bastano per
alcune gocce di detersivo ecologico per pavimenti in 2 lt di acqua per
ottenere un detergente delicato e soft per il parquet verniciato. Non
infatti necessario pulire il parquet con tutti quei prodotti come creme e
'lavaincera' che bisogna usare in quantit industriali e che non rimuo-
vono affatto lo sporco: lo appiccicano al pavimento. Infatti un pavi-
mento brillante in modo chimico non sinonimo di pulizia, solo di
prodotti chimici costosi. Il metodono acqua e sapone invece garantisce
una pulizia profonda e un pavimento lucido senza spargere dannosi
prodotti chimici su tutta la superficie. Quando lo si vuole lucidare
ancora meglio, basta un passaggio di cera ecologica vegetale che non
incolla lo sporco al parquet.
3.12 Candel e nat ur al i f ai da t e
Fare le candele non molto diverso dal fare saponi e spesso chi si d
all'autoproduzione di saponi integra anche con quella di candele natu-
rali, piuttosto difficili da trovare in commercio (anche se con la dicitura
'naturai' viene ormai commercializzato di tutto). Addirittura la cera di
soia viene impiegata sia per le candele che per alcuni saponi, cos come
la stearina vegetale, un lucidante sia per saponi che per candele.
Le candele pi sostenibili dal punto di vista ambientale non sono come
si crede quelle in cera d'api (il cui costo in quantit di acqua, impianti
e sfruttamento animale piuttosto alto) ma quelle vegetali, soprattutto
quelle in cera di soia. Farle molto divertente, non serve altro che un
pentolino per fondere la cera a bagno maria, un olio essenziale natu-
rale per profumare, uno stampo in cui versare la cera e uno stoppino
da inserire. Sul sito www.hobbycandele.com e sul manuale presente in
questa collana "Crea le tue candele naturali" sono presenti dei sempli-
ci tutorial fotografici per autoprodurre ogni genere di candela natura-
le. Vale la pena, qui, fare qualche puntualizzazione sui materiali.
^ ^ Li feSi vl , ")
I vantaggi nell'uso della cera di soia sono soprattutto ambientali e
salutistici. Parliamo chiaramente solo di prodotti in 100% soia, non
di prodotti addizionati. Il brevetto di Richards, inventore della cera
di soia e attuale detentore del brevetto, definisce cera di soia anche
quella addizionata fino al 4% di prodotti sintetici ma una semplice
questione di registrazione del brevetto, tutte e tre le marche riportate
sotto producono cere al 100% di soia, non addizionate.
$3 La cera di soia prodotta solo con soia, un vegetale rinnovabile.
& l'unica cera biodegradabile al 100%.
cruelty free. Nessun componente testato sugli animali.
& Non necessita di erbicidi e pesticidi per la crescita, alcuni come
EcoSoy garantiscono anche la coltivazione biologica della soia
oltre ad aver bandito la soia OGM.
"Ss Non necessita di solventi per la pulizia, si lava via con l'acqua
calda
& Crea nuova occupazione perch spesso i produttori sono legati a
cooperative sociali o a progetti di sviluppo locale.
& utilizzabile anche per saponi.
& stabile in fusione anche su lunghi periodi, quindi adatta anche
per attivit con i bambini.
$3 Grazie alla composizione 100% vegetale, le candele in cera di soia
non emettono sostanze tossiche o inquinanti durante l'accensione.
# La cera di soia un composto stabile e uniforme che associato a
oli essenziali e balsami naturali pu essere impiegato alacremente
in aromaterapia per un risultato 100% naturale.
Attualmente esistono in commercio diversi tipi di cera di soia,
soprattutto sul mercato americano, ma cominciano a diffondersi
anche in Europa.
Le marche pi famose sono:
& Cargill NatureWax, gi citata sopra, prodotta sui brevetti originali
di Richards. un ottimo prodotto, soprattutto se piacciono le tinte
pastello e naturali. Questa cera ha infatti la particolare propriet
di attenuare i colori e anche gialli e rossi molto accesi che danno
risultati piuttosto discutibili con altre cere, con la NatureWax
diventano delicate sfumature pastello. L'unica controindicazione
che bisogna farci un po' la mano, non ha un'aderenza del 100%
quindi ci vuole un po' di espererienza nel maneggiarla ma nulla
che non si risolva con 2-3 tentativi. Cargill NatureWax garantisce
solo su alcuni tipi di cere di non usare soia OGM.
[ Mi ]::!Li feS[yl e
& EcoSoya. Anche questa naturale al 100%, di nuova immissione
sul mercato. Viene commercializzata in diverse miscele, apposita-
mente studiate per candele in vaso oppure candele autoportanti.
La CB-135 la miscela base che si presta a entrambe le tipologie
di candele ed molto semplice da utilizzare anche da parte di
principianti. Un prodotto particolare di questa linea la 100% Soy,
una cera che non ha altri oli addizionati, prodotta solo con soia
e mantiene un elegante colore opaco/satinato. EcoSoy garantisce
di non usare soia OGM.
$8 Enchanted Lights Soy Wax. Prodotta anche questa al 100% con
soia, ha un costo ridotto ma prestazioni limitate. Si usa solo per
candele in vaso. Diversi candle maker accusano problemi di
rigonfiamenti nella fase di scioglimento con conseguenti forma-
zioni di bolle e quindi buchi nella candela.
^ i r : 11 Li fe Sti r i ci
La casa
Sommario
Dove posso andare?
Italia o estero?
I criteri di localizzazione
dell'area
La ricerca dell'immobile giusto
La composizione del terreno
e le analisi necessarie
Energia: solare, eolico
o geotermico?
4.1 Dove posso
andare?
I criteri con cui scegliere il
luogo ideale di residenza
sono molteplici e dipendo-
no molto dalle esigenze e
dai gusti personali. Alcuni
criteri per riguardano
tutti, soprattutto se la ricer-
ca riguarda una vita miglio-
re, pi sostenibile, a contat-
to con la natura e magari in
parziale o totale autosuffi-
cienza.
Assodato che si vuole lascia-
re la citt, bene stabilire la distanza, anche se si tratta di andare a
vivere nelle vicinanze di un'altra citt, magari pi sostenibile, magari
pi piccola. Dal punto di vista personale infatti, ben prima di passare
ai criteri concreti di localizzazione dell'area (vedi cap. 4.3) bisogna
capire concretamente quali sono le proprie attitudini ed eventual-
mente quelle della propria famiglia se non ci si sta trasferendo da
soli. Capirlo non materia facilissima. Spesso dietro al desiderio di
scappare dalla citt c' solo un'idea nebulosa e un po' troppo bucolica
di andare a vivere in campagna, ci si immagina in una meravigliosa
casetta in pietra con camini in tutte le stanze, il giardino rilassante
e fiorito, l'orto lussureggiante, tutti felici e contenti. La realt ben
diversa. Per esempio per tenere accesi i camini di una casa con riscal-
damento a legna occorrono un paio di ore al giorno, solo per questo
lavoro. L'orto, a seconda che si scelga un tipo di conduzione tradizio-
nale (con estirpazione costante di erbacce, per esempio) o pi naturale
(sinergica, biodinamica, permacultura...) richiede da una a tre ore al
giorno. Se non siete gi esperti, vorr dire impiegare mezza giornata
solo per tenere accesi i camini e fare l'orto. Dove si posizionano a quel
punto il lavoro eventuale, i lavori domestici quotidiani, i lavori impre-
visti (ci sar sempre un tubo che si rompe, una tegola che si sposta...),
i ritmi rallentati per i quali avete lasciato la citt? Spariti. Fin troppe
persone fanno per boresempio l'errore di andare a vivere in campagna
e continuare a lavorare in citt, imponendosi ore e ore di trasporti
settimanali e l'assoluta inutilit dell'essersi spostati in un luogo pi
sostenibile: non ha senso vederlo solo nei weekend, ammassando in
quei due giorni tutti i lavori manuali e la cura della famiglia, diventa
solo imo stress ulteriore.
Se poi addirittura si pensa di unirsi a una comune, un ecovillaggio o
addirittura fondarne una, il percorso sar ancora pi lungo e articola-
to. In questi casi, la mossa migliore andare a passare un periodo in
questi luoghi e testare dal vero se quel tipo di vita adatto alle nostre
esigenze. Molte comuni e ecovillaggi sono anche strutture ricettive,
dove possibile passare un periodo per cifre irrisorie e rendersi conto
se un tipo di vita di questo genere adatto alle nostre esigenze o meno
(vedi cap. 4.4).
Una buona programmazione alla base di un cambiamento ben riu-
sciuto, al contrario sar un fallimento e ci si ritrover con una vita pi
frenetica e stressante di quella precedente. Le domande principali da
porsi, prima ancora del trasferimento sono le seguenti:
& Da dove verranno i miei introiti?
<$& Lavorer in proprio o manterr un lavoro dipendente?
& Non lavorer per nulla e cercher di attuare fino in fondo l'auto-
produzione?
Da queste domande dipende tutto il resto dell'organizzazione e
dell'assunzione di una forma mentis adatta al tipo di cambiamento che
si scelto. Sapere dove andare, infatti, il semplice darsi una meta pre-
cisa e non un vago "voglio vivere in campagna" gi il primo passo,
concreto e fattivo, verso il cambiamento concreto. Definire in modo
preciso quale sar la propria fonte di sostentamento non vuol dire
N.i '.unl Li feStyl e")
fossilizzarsi su un'idea e perseguire solo quello scopo, vuol dire anche
avere la possibilit di cambiare, di aggiustare il tiro se necessario, di
modificare il progetto in corso d'opera se non rispecchia pi le nostre
esigenze. Ma bisogna sapere con precisione quali sono le nostre esi-
genze, qual il progetto, quali sono le fasi di attuazione del progetto e
solo allora si avr qualcosa da modificare.
Il metodo di questo capitolo e del successivo tanto semplice quanto
complesso: un work pian, un piano di lavoro, una pianificazione con
carta e penna di quello che si vuole e di conseguenza quello che si
dovr fare per attuarlo.
Ecco le domande a cui dobbiamo rispondere, nero su bianco. Il consi-
glio di farlo utilizzando carta e penna, non il computer. Ci si mette
comodi, si provvede a trovare qualche momento in cui nessuno ci
disturba e si parte:
& Come voglio vivere in futuro
& Quale tipo di casa desidero
& Quale lavoro voglio fare
& Dove desidero lavorare
& Le mie esigenze territoriali
Bisogna cercare di essere il pi dettagliati possibile. Non bisogna sen-
tirsi stupidi a dichiarare nero su bianco "Voglio svegliarmi alla mattina
con il canto degli uccellini e le lenzuola che profumano di lavanda".
Bisogna semmai sentirsi stupidi a non farlo, perch solo tirando fuori
anche i dettagli minori che si riesce a definire esattamente le proprie
esigente e a fare quindi un work pian efficace e funzionale.
Ecco un esempio. A compilarlo Luca, sposato con un figlio, moglie
casalinga, programmatore presso una multinazionale americana.
Come voglio vivere in futuro
Voglio praticare l'autosufficienza nei limiti del possibile, senza negar-
mi il computer o il cellulare, ma cercando di autoprodurre gran parte
del mio cibo e dei miei vestiti e l'energia per riscaldare e dare elettricit
alla mia casa. Voglio vivere in un bel posto, con bellissimi paesaggi
attorno, un clima temperato, possibilmente dove non ci sia mai afa o
caldo eccessivo, con poco cemento.
Quale tipo di casa desidero
Una casa indipendente con terreno attorno. O una casa nuova, in que-
sto caso in bioedilizia, oppure un casale da ristrutturare. Almeno un
ettaro di terreno, in parte bosco.
( Li feS-; o
Quale lavoro voglio fare
Programmatore, stesso lavoro di adesso. Vorrei per lavorare a casa,
quindi consulente.
Dove desidero lavorare
In uno studio in casa. Presso i clienti.
Le mie esigenze territoriali
Lontano da grandi citt. Pi montagna che mare. Lontano da inceneri-
tori, termovalorizzatori, discariche, impianti inquinanti come raffine-
rie ecc. Un piccolo paese ma con tutti i servizi.
Modalit di trasferimento
Acquisto casa nuova o da ristrutturare. Disdetta affitto qui.
Trasferimento a lavori ultimati.
Riguardando questo elenco, Luca si accorge che alcune risposte, richie-
dono inevitabilmente che altre vengano ampliate e modificate. Cos
l'elenco diventa il seguente.
Come voglio vivere in futuro
Voglio praticare l'autosufficienza nei limiti del possibile, senza negar-
mi il computer o il cellulare, ma cercando di autoprodurre gran parte
del mio cibo e dei miei vestiti e l'energia per riscaldare e dare elettricit
alla mia casa. Voglio vivere in un bel posto, con bellissimi paesaggi
attorno, un clima temperato, possibilmente dove non ci sia mai afa
o caldo eccessivo, con poco cemento. La casa deve avere uno studio
di almeno 20 mq per lavorare, ancora meglio due stanze dedicate al
lavoro, in una pi piccola potrebbero stare solo i server. Lo studio
deve essere sufficiente a fare delle piccole riunioni con collaboratori,
che comunque lavoreranno a distanza. Dell'orto si occuper principal-
mente mia moglie.
Quale tipo di casa desidero
Una casa indipendente con terreno attorno. O una casa nuova, in que-
sto caso in bioedilizia, oppure un casale da ristrutturare (da decidere!).
Almeno un ettaro di terreno, in parte bosco. Deve avere un impianto
elettrico a norma, meglio se nuovo, con un voltaggio sufficiente per
tenere accesi contemporaneamente computer e server, luci ecc. La zona
abitazione e la zona studio devono essere comunicanti ma meglio se
anche lo studio ha un'entrata indipendente (non tassativo). Servono:
L i f eSi vk")
cucina abitabile, 2 camere da letto, 1 o 2 bagni, soggiorno, studio, sala
server, sgabuzzino, cantina, garage.
Quale lavoro voglio fare
Programmatore, stesso lavoro di adesso. Vorrei per lavorare a casa,
quindi consulente. Devo specializzarmi verso le applicazioni ammini-
strative per piccole e medie imprese, fuori dai grandi centri difficile
che ci siano grandi aziende che richiedano progetti come quelli che
seguo attualmente. Inoltre sar da solo o con un paio di collaboratori
a distanza, al massimo, quindi non posso seguire progetti che richie-
dano le competenze di cinquanta professionisti.
Dove desidero lavorare
In uno studio in casa. Presso i clienti. L'attivit di programmazione la
svolger in studio, dove sar possibile all'occasione ricevere dei clienti
o fare riunioni con collaboratori e partner. Andr personalmente pres-
so i clienti quando necessario.
Le mie esigenze territoriali
Lontano da grandi citt. Pi montagna che mare. Connessione ADSL
almeno 7 mb/s. Lontano da inceneritori, termovalorizzatori, discari-
che, impianti inquinanti come raffinerie ecc. Un piccolo paese ma con
tutti i servizi: ospedale, farmacia, scuola elementare e media (alme-
no!), biblioteca, negozi.
Modalit di trasferimento
Acquisto casa nuova o da ristrutturare. Disdetta affitto qui.
Trasferimento a lavori ultimati. (Meglio affittare prima una casa in
loco, trasferirsi l e seguire i lavori sul posto?)
E cos via. Un dettaglio ne porta un altro fino a comporre una lista e
far emergere eventuali incongruenze. Per esempio, se Luca non pu
permettersi di vivere un anno di rendita e seguire i lavori del "casale
da ristrutturare", quindi privo di studio in cui lavorare... indubbio
che non potr fare quello che sta programmando. Con questo metodo,
gli sar evidente ben prima di cimentarsi nell'impresa e scoprire che
non si pu svolgere un'attivit professionale in proprio e contem-
poraneamente seguire la ristrutturazione di un casale. Si pu invece
affittare una casa sul posto scelto, cominciare a trasferirsi l, valutare
le possibilit di acquisto o affitto in zona e poi partire nella eventuale
ristrutturazione. Ancora meglio, affittare un piccolo ufficio che serva
( vi .! Lifestyle ^f l
da zona franca: non davvero possibile lavorare in proprio in un
appartamentino in affitto con il resto della famiglia o in una casa in
via di ristrutturazione perch sar inevitabile venire distratti conti-
nuamente dalle urgenze piccole e grandi del momento. Oppure Luca
potrebbe decidere che ristrutturare una casa ha un onere di tempi e
costi troppo alto per la sua attivit e le sue esigenze, che magari si spo-
serebbero meglio con una casa gi pronta in bioedilizia (vedi cap. 4.5).
4.2 I t al i a o est ero?
Italia o estero il dilemma di molti ma prima di fuggire disperati
all'estero provate a pensare bene da cosa state scappando e se non sia
questo a incentivare la vostra fuga verso l'estero piuttosto che un reale
desiderio di vivere in un altro paese.
Di sicuro la vita in Italia spesso esecrabile: tasse molto alte, qualit
della vita non eccezionale, costo della vita in genere sopra alla media
europea, servizi pubblici non ottimali in alcune zone. Ma tutto questo
sufficiente per trasferirsi all'estero? Spesso gli altri paesi li vediamo
solo durante le vacanze, viverci non cos diverso dal vivere in Italia.
La Spagna sembra meravigliosa ma ha una corruzione nei pubblici
uffici molto simile alla nostra e in alcune zone le truffe immobiliari,
soprattutto verso stranieri, sono all'ordine del giorno, con la frequenza
che hanno da noi le rapine. In Gran Bretagna funziona tutto a punti-
no, ma in realt hanno una burocrazia notevolmente articolata e poco
comprensibile a uno straniero. E fa un freddo notevole per nove mesi
l'anno. L'Irlanda un paradiso fiscale, ma per le grandi aziende, non
per i piccoli imprenditori o chi vuole lavorare in proprio. E cos via.
Non esiste una nazione priva di difetti, se pensate di andare nel paese
magico in cui vivere benissimo senza problemi avete sbagliato qualche
valutazione. Di problemi ce ne sono ovunque. Bisogna valutare bene,
quindi, qual la spinta reale e se non il caso di ridimensionarla. A
volte infatti l'esasperazione induce alla famosa affermazione "Io me ne
vado dall'Italia". Ci sono luoghi in Italia in cui si vive ancora benissi-
mo, in cui il costo della vita nettamente pi basso e la qualit dell'aria
buona, posti in cui di solito sono altri stranieri a trasferirsi. Vale la
pena di pensarci e magari fare un sopralluogo, una piccola vacanza
per valutare se l'Italia proprio tutta da scartare o se sia sufficiente
cambiare luogo e allontanarsi dalla metropoli.
Se invece la decisione di trasferirsi all'estero dipende da un'occasione di
lavoro o da una ponderata e meditata valutazione sui pro e contro del
paese in cui trasferirsi, il work pian vi sar pi che mai utile (vedi cap. 4.1),
136 XjLi.r."I LifeStyLc ]
soprattutto il focalizzare il punto 6, ovvero le modalit di trasferimento
che andranno dal container per trasportare tutti i vostri averi alla vendi-
ta degli stessi se volete evitare di trasportarli. In ogni caso, per chi non
ha problemi economici, esistono anche dei servizi di relocation un po' in
tutto il mondo, agenzie specializzate nel cercare nel paese prescelto una
casa e un ambiente adatto alle vostre esigenze, organizzandovi poi tutto,
dal trasferimento, al trasloco, allo spacchettamento dei vostri beni nella
nuova casa. Nell'ottica dell'autosufficienza non un granch, ma magari
utile per chi vuole cominciare la nuova vita un po' pi rilassato.
C' anche chi parte all'avventura con poco o nullo bagaglio e senza
lavoro, andando a cercarlo nel nuovo paese. Non un metodo consi-
gliabile per i timorosi e i pianificatori ma per chi ha voglia e intrapren-
denza funziona. In questi casi la prima regola cercare di risparmiare il
pi possibile e preventivare almeno un paio di settimane senza lavoro,
intanto che cercate. Bisogna preventivare anche che i titoli di studio
italiani, anche se riconosciuti negli altri paesi europei, non valgono
molto al momento di cercare lavoro a meno che non si abbia una padro-
nanza eccellente della lingua e degli usi locali. Pi difficile far stare il
necessario nei 10-15 kg di bagaglio concesso dalle compagnie aeree ma
il consiglio di non lasciarsi tentare dal sovrapprezzo per l'ulteriore
bagaglio: se si parte per cercare casa e lavoro, un bagaglio ridotto pu
solo essere un vantaggio. L'alloggio per i primi tempi si pu prevedere
in un ostello, ormai ce ne sono di belli, soprattutto all'estero, che non
hanno nulla da invidiare agli hotel, meglio ancora se con l'uso cucina
cos risparmierete anche sui pasti se la ricerca del lavoro dovr protrarsi
per molto tempo. Visto che assolutamente certo che ci saranno spese
impreviste, il motto principale di chi parte cos all'avventura davvero
quello di risparmiare il pi possibile, il pi a lungo possibile. Se ci state
ancora pensando, provate a vivere ora in questo modo: calcolate tutto
(il che sempre un bene). Magari scoprite anche che abitare in periferia
non cos economico come pensavate rispetto a un appartamento pi
in centro: se spendete duecento euro al mese in trasporti forse convie-
ne considerare un appartamento pi vicino ai luoghi frequentati, per
il vostro affitto attuale pi duecento euro. Sar molto tempo e fatica
risparmiata. Sono conti che all'estero dovrete sempre fare se vorrete
riuscire a sopravvivere. Ci sono ovviamente anche i lati positivi in una
scelta del genere. Per esempio vi accorgerete in breve che di lavoro
ce n' sempre e ovunque. Da Parigi a Katmandu, dovunque vogliate
andare, ci sar sempre un lavoro disponibile, basta sapersi adattare e
in seguito saper crescere facendo valere i propri punti di forza (vedi
alcune delle esperienze raccontate nel cap. 6).
( . . i Li feSl yl c B f l j
Per chiunque voglia trasferirsi all'estero esistono ormai molte com-
munity online in cui vengono costantemente scambiate informazioni
tra italiani gi espatriati e coloro che sono in procinto di farlo. Tra
queste le principali sono: Www.mollotutto.com, www.italiachia-
maitalia.net, www.italiansonline.net Le community comunque sono
molte e in continua evoluzione, il consiglio di cercare nei motori
di ricerca "italiani all'estero" e trovare quella pi interessante per le
proprie esigenze.
4.3 I c r i t er i di l oc al i zzazi one del l ' ar ea
Tornando al nostro work pian (vedi cap. 4.1) dobbiamo individuare
l'area di ricerca del luogo in cui andare a vivere attraverso i criteri che
abbiamo stabilito nei cap. 4.1 e 4.2.
Alcuni avranno gi in mente dove andare, in questo caso sarebbe una
prova ulteriore l'utilizzo dei criteri di scelta per una vita pi sosteni-
bile applicati al luogo prescelto. Spesso infatti bellissime localit sono
afflitte da un grave inquinamento che le rende poco adatte a una vita
realmente sostenibile; il caso per esempio di Ancona, Ravenna, tutta
la provincia di Venezia ecc.
Il metodo potr sembrare strano, ma funzionale. Prendiamo una car-
tina con le regioni o la regione in cui preferiremmo spostarci. A questo
punto togliamo dalla cartina:
& Le zone ad alto inquinamento (online si trovano ottime mappe
aggiornate dal satellite e dati precisi sui tassi di inquinamento,
anch'essi aggiornati)
# Le zone con termovalorizzatori, inceneritori e discariche: anche di
questi primi due si trovano mappe aggiornate online mentre per
le discariche bisogna fare un sopralluogo.
& Le zone in cui sono avvenuti disastri ambientali. Per esempio,
la zona di Seveso, in Brianza, tuttora inquinata dalla diossina
dell'incidente dell'ICMESA del 1976, ormai quasi dimenticato. Ma
nonostante le opere di decontaminazione, in realt ci fu un'opera-
zione di insabbiamento materiale: i terreni prelevati dalle zone A
e B, le pi colpite, furono depositati in enormi vasche di conteni-
mento nella zona di Desio. Sopra quei detriti oggi sorge il Parco
Naturale Bosco delle Querce e uno sprovveduto potrebbe gioire
davanti all'occasione di una villetta lato parco...
& Inquinamento elettromagnetico: sono da evitare i luoghi con
grandi ripetitori (un esempio su tutti il caso delle antenne di
Monte Mario, Roma). Anche questi vanno individuati sul posto
Li feS !,!")
Capitolo 4 - La casa
'ii' Le zone con pericoli ambientali o sociali di vario genere. Quando,
per esempio, avrete individuato una zona interessante, buona
cosa cercare sui giornali locali, operazione ormai falice da fare
anche onIine. Non su quelli nazionali che spesso non riportano
problemi locali, ma sulla stampa locale dove possibile trovare
notizie pi precise.
'ii' Individuata l'area, mettendo insieme questi dati e quelli ricavati
dai cap. 4.1 e 4.2 procediamo con i tre capitoli successivi che chiu-
dono il work pIan per la scelta della zona e della casa in cui trasfe-
rirsi: la ricerca dell'immobile giusto, la composizione del terreno,
la scelta tra energia solare, eolica o geotermica.
4.4 La ricerca dell'immobile giusto
Questi punti servono essenzialmente per completare e valutare meglio
la compilazione del work pIan di cui al cap. 4.1 riguardo la scelta
dell' abitazione. Comprare casa resta una tappa della vita, un obiettivo
per molti giovani e l'indipendenza per i single.
Figura 4.1 - Il borgo di Castig/ioncello, frazione dei Comune di Firenzuola nella Valle dei Santerno,
vanta una lunghissima storia, da borgo nell'BOO d.C. a dogana di frontiera nei XVIII sec. Riabitato negli
anni '70 da una comune hippie oggi dei tutto abbandonato.
La crescita costante dei prezzi sugli immobili e dei conseguenti mutui
per, scoraggia spesso a fare questo passo.
Di certo acquistare una casa resta un investimento, a dispetto dei
soldi che si spendono per gli affitti che sono diventati alti a dismisura.
Questo anche perch sono sprovvisti di una regolamentazione o un
imposizione statale che ne blocchi il massimo annuo in base anche ai
metri quadrati, quindi, oltre a pagare mensilmente quanto una possi-
bile rata del mutuo, c' la beffa che non siamo nemmeno padroni di
casa e mai lo saremo.
Cercare quindi la "casa perfetta"diventa quasi un compito a casa: pro-
viamo allora a determinare dei punti fondamentali da tenere a mente
per l'acquisto dell'immobile e per evitare specchietti per le allodole.
Mutuo o affitto?
Comprare una casa resta ancora per molti un obiettivo fondamentale,
spesso sulla spinta dei genitori e della necessit indotta di 'posseder
la casa in cui si abita. Per non parlare poi della leggenda metropolitana
per eccellenza: "I soldi dell'affitto sono buttati. Con l'affitto ci paghi
un mutuo e poi la casa tua". Partiamo dallo sfatare questo mito della
quota affitto e della quota mutuo.
A parit di immobile, infatti, contando un mutuo ventennale al 100%,
posso pagare per esempio 1000 euro al mese di mutuo oppure 500
di affitto. E qui gi il divario evidente. Ma non tutto qui. Molti,
erroneamente pensano che basti sostituire la quota affitto con la quota
mutuo. Sbagliato. Soprattutto per chi punta a una casa indipendente,
alla quota del mutuo va associata una quota fissa mensile di spese
extra: soprattutto nelle case ristrutturate ci sar sempre qualcosa che
si rompe, un tubo che perde, un muro che si scrosta, un pannello da
sostituire. Tutte spese che in caso di affitto si accolla il proprietario,
mentre nel caso dell'acquisto bisogna calcolare anche una quota di
spese ordinarie e straordinarie di manutenzione. Ci sar il mese con
zero spese e quello con duemilaeuro perch va sostituita una recinzio-
ne e si intasata la fogna. Sono aspetti da valutare molto bene.
Questo mito, dicevamo, parte dall'affermazione "I soldi dell'affitto
sono buttati, quelli dell'acquisto no". Vero se si acquista in contanti o
con un mutuo inferiore al 30% del valore dell'immobile o se per qual-
che ragione (difficilmente calcolabile in anticipo) il valore dell'immo-
bile aumenter del 200% nei primi dieci anni, per esempio.
Ma se negli anni '70 era ancora conveniente comprare una casa con un
mutuo al 100%, oggi non pi cos. Una volta il mutuo veniva fatto
^ L i f eS:v. ~)
per sfruttare un effetto leva. Per esempio, io compro un'immobile che
vale 400.000 euro, anticipo solo 100.000 euro e ho una rivalutazione
dell'immobile in media del 2% di un valore di 400.000. Praticamente,
come se io investissi 100.000 euro ma avendo una rivalutazione del
2% su 400 mila euro. Oggi questo sistema che ha aiutato le generazio-
ni precedenti ad acquistare la casa si estinto. Oggi la rivalutazione
quasi del tutto scomparsa, i prezzi sono molto elevati e restano in
buona sostanza fermi, tranne periodi di crisi in cui scendono ma di
molto poco. Oggi quando si compra un immobile si deve avere ben
presente che il prezzo rester statico per almeno cinque o pi anni,
salvo abbassamenti.
Inoltre c' il problema dell'inflazione: se anche il mio immobile si
rivalutasse del 2% annuo (cosa che non succede), l'inflazione che viag-
gia ormai sulla stessa percentuale o pi lo azzererebbe. Non ultimo,
alla cifra iniziale va aggiunta la cifra di notaio, eventuale agenzia di
intermediazione, spese accessorie, tasse e eventuale ristrutturazione. Il
mio immobile da 400mila euro coster almeno 450mila euro o pi, ma
se io lo reimmettessi sul mercato nel giro di 2-3 anni, non otterrei n
quella cifra n probabilmente quella di acquisto ma una pi bassa. In
pratica, se oggi compro un'immobile da 400mila euro con un mutuo,
con il livello dei tassi d'interesse ottengo un'effetto leva negativo, a
mio svantaggio, cosa che fino agli anni '70 non succedeva. Se pago
alla banca degli interessi passivi del 5% su una cifra pi alta di quella
che materialmente mi stata concessa e ho utilizzato per l'acquisto,
mentre l'immobile si rivaluta uguale o sempre di meno... il conto
presto fatto: non conviene.
Un esempi o prat i co
Contiamo di comprare una casa singola con terreno da 250.000 euro
con mutuo al 100% di 25 anni, con tasso fisso del 5,10%. (S, un
miraggio, ma cos ancora pi chiara la conclusione). A fine mutuo,
dopo 25 anni, ho pagato l'immobile circa 500.000 euro.
L'immobile nei 25 anni si rivalutato in media del 2% ma detratta l'in-
flazione del 1,5% (altro miraggio, sarebbe almeno il 2%), ho un valore,
per eccesso, di circa di 300.000 euro.
In pratica ho perso 200.000 euro.
In pi, ho mantenuto la casa, con una spesa che pu aggirarsi sui 5000
euro annui, circa 400 euro al mese (valutazione molto ottimistica!).
Quindi devo sommare altri 125.000 euro, pi i 50.000 euro di spese
accessorie iniziali, per un totale di 175.000 euro.
( \ I LifeS'.yl. m
In tutto, ho perso almeno 375.000 euro. Ora, contiamo di affittare una
casa per 1000 euro al mese di affitto pi 50 euro al mese di spese ordi-
narie, il costo medio di una villa con terreno in affitto in Umbria. 1050
euro al mese per 12 mesi, per 25 anni fa 315.000 euro. 60.000 euro in
meno di perdita che comprandola, questo sempre secondo una valu-
tazione molto ottimistica dei dati di acquisto. In realt la perdita e il
divario tra acquisto con mutuo al 100% e affitto in questo caso attor-
no ai 100.000 euro di perdita in meno.
Tra i vantaggi dell'affitto, infine, va sottolineata anche la possibilit
di cambiare immobile o zona se qualcosa non dovesse andare per il
verso giusto. Cosa difficilmente applicabile nel caso di un immobile
di propriet. Pensate per esempio all'eventualit della costruzione di
un termovalorizzatore proprio vicino alla vostra abitazione, cosa che
in questi anni in Italia pu capitare nonostante le proteste degli abi-
tanti. In quel caso non solo il vostro immobile risulterebbe svalutato di
parecchio (ma non verso la banca che esigerebbe ovviamente sempre
la stessa cifra a saldo del mutuo, anche se rivendete la casa per meno)
e quasi impossibile da rivendere se non a un prezzo stracciato.
Scegliere le caratteristiche fondamentali che si
desiderano per la zona di residenza
Per questa parte si rimanda al cap. 4.1 e all'elenco delle caratteristiche
della zona che abbiamo compilato. Queste caratteristiche dipendono
essenzialmente dalle esigenze personali e dallo stile di vita che si vuole
attuare. Chiaramente se si punta all'autosufficienza totale sar irrile-
vante avere nelle vicinanze un supermercato, ma potrebbe far comodo
una piccola bottega dove trovare quello che proprio non si riesce a fare
o che non si pu ottenere in proprio. Se si sceglie l'home schooling
per i figli non sar necessaria una scuola vicina, mentre se si sceglie
l'educazione scolastica, bene valutare la dislocazione degli istituti
per evitare tragitti di ore la mattina.
Casa nuova o ristrutturata?
Se si optato per l'acquisto o se si in una zona in cui anche come
affitti c' scelta tra case nuove e case ristrutturate vale la pena di valu-
tare alcuni aspetti fondamentali e aggiungerli al work pian, magari
dedicando una pagina alle caratteristiche casa, ora che i vari argomenti
si stanno ampliando oltre il foglio originario.
Per le case gi ristrutturate le valutazioni fondamentali sono le
seguenti:
I.ifeS:. , ")
# Accertatevi che la ristrutturazione abbia seguito i criteri della
bioedilizia. L'uso di materiali nocivi (lo sono anche molti regolar-
mente in vendita) pu affliggervi la vita per anni.
& Chiedete la visione dei certificati di conformit degli impianti e la
certificazione energetica gi durante la visita. Di norma vengono
tirati fuori solo al momento del rogito, cosa che pu far fare brutte
scoperte. Specialmente se c' di mezzo un'agenzia immobiliare,
queste certificazioni vanno visionate subito infatti gli agenti immo-
biliari sanno benissimo che se riescono a portarvi al preliminare di
acquisto (versamento caparra) o addirittura al rogito, voi sarete pi
propensi a chiudere un occhio su alcune cose non proprio confor-
mi a quanto vi avevano detto, visto che a quel punto siete carichi
di aspettative, desiderosi di entrare nella nuova casa e ve la siete
sognata e discussa ormai in tutti i modi. Non ve la lascerete scappa-
re e loro lo sanno, quindi cercate di guardare prima questi aspetti.
Verificate l'esposizione della casa rispetto al sole, alla luce che
potrebbe avere durante la giornata. Una casa con finestre molto
piccole generalmente umida, una con finestre grandi ma non
con doppi vetri sicuramente fredda, un orto esposto a nord
probabilmente poco produttivo.
& Evitate le case indipendenti senza scantinato, cantina o garage
sottostanti e costruite senza vespai di aerazione: regioni come
Lombardia, Piemonte e Veneto ne sono piene. Il pericolo il
radon, un gas nobile e radioattivo che si forma dal decadimento
del radio (con espulsione di un nucleo di elio), generato a sua
volta dal decadimento dell'uranio. Il radon un gas molto pesan-
te, pericoloso per la salute umana se inalato. L'isotopo pi stabile,
il 222Rn ha una vita media di 3,8 giorni e viene usato in radio-
terapia. Uno dei principali fattori di rischio del radon legato
al fatto che accumulandosi all'interno di abitazioni diventa una
delle principali cause di tumore al polmone. Si stima che sia la
causa di morte per oltre 20.000 persone nella sola Unione Europea
ogni anno ed oltre 3.000 in Italia. Polonio e bismuto sono prodotti,
estremamente tossici, del decadimento radioattivo del radon.
& Considerate Io stato del tetto, degli impianti idraulici, di riscalda-
mento, quelli elettrici ed eventuali attacchi per l'antenna tv, degli
infissi, dei pavimenti e dei sanitari e della situazione dello stabile
in generale. E meglio far eseguire il sopralluogo a un tecnico di
fiducia, non un tecnico consigliato dall'agenzia immobiliare o un
muratore qualunque. La spesa per il sopralluogo di un tecnico ne
pu risparmiare moltissime altre.
( Y r i : r !Li feStyl e ^f l j
& Fatevi dare la planimetria per controllare in Comune com' stata
registrata al catasto, se corrisponde la metratura, e verificate even-
tuali carichi pendenti sull'immobile oltre che l'esatta disposizione
dei locali e degli annessi eventuali. Una modifica interna non
riportata sulla planimetria depositata al catasto pu nascondere
molto pi come condoni in corso o mai richiesti, irregolarit di
vario genere ecc.
& Verificate la metratura. Non abbiate paura di sembrare dei noiosi
pignoli, la maggior parte delle agenzie e dei venditori gonfia la
metratura. Siccome il prezzo dell'immobile determinato da un
prezzo a metro quadrato, un paio di metri rosicchiati in pochi cm
tra una stanza e l'altra vi possono far risparmiare qualche migliaio
di euro.
Per le case nuove i parametri fondamentali riguarderanno la tipologia
di casa scelta. Saranno diversi se la casa un prefabbricato in bioedili-
zia, una casa progettata dall'inizio alla fine secondo i vostri desideri da
uno studio di fiducia, un immobile in un complesso o una casa singola
con impianto eolico e geotermico. Chiaramente qui ci vorr un impe-
gno notevole da parte vostra nel seguire i lavori passo a passo, distri-
carvi tra le varie normative e riuscire a dar vita a un'abitazione con
tutto il necessario per soddisfare i vostri standard di vita. Sicuramente
se si sceglie una vita diversa, la scelta di una casa in bioedilizia sarebbe
d'obbligo. Emissioni nocive quasi o del tutto azzerate, migliore qualit
della vita, spazi pi razionali.
In Italia, una buona soluzione per le case in bioedilizia sta diventando
quella di appoggiarsi a un ecovillaggio gi esistente (vedi anche esem-
pio nel cap. 4.6,l'ecovillaggio solare di Alcatraz) oppure di affidarsi a
costruttori che operano con prefabbricati e semi-prefabbricati ecologi-
ci. Generalmente questi costruttori forniscono la casa chiavi in mano
in tempi brevissimi, in genere 4-5 mesi dall'ordine. I vantaggi sono
molteplici a parte le tempistiche ridotte: basso consumo energetico (i
costi sono abbattuti fino al 90%) grazie alla dotazione di impianti foto-
voltaici, geotermici e eolici, alto isolamento termico e acustico, assenza
di umidit e polveri nocive, omologazione antisismica e un prezzo che
rimane invariato (cosa che come sappiamo non succede mai con le
imprese edili normali.
Tra quelli che operano in Italia con questa nuova tipologia costruttiva
i maggiori sono Wolf Haus (www.wolfhaus.it), AndraHaus (www.
andraehaus.it), Ecos (www.ecos-srl.it).
Li feS:y ,
Case in paglia ma non sono capanne!
Tra le varie possibilit di costruzione ecocompatibile c' quella delle
case costruite con balle di paglia. Non casette, ma case a uno o due
piani, con la sicurezza e la solidit delle case in mattone a cui siamo
abituati ma l'impatto ambientale e i vantaggi di isolamento e zero
emissioni della paglia.
Oltre al notevole vantaggio di potersela costruire da soli in breve
tempo dopo un corso pratico e con un p di supporto tecnico, i bene-
fici sono moltissimi: le balle di paglia infatti sono un materiale molto
economico, altamente isolante sia per il suono che per le alte e basse
temperature, sono resistenti alle vibrazioni sismiche e traspiranti.
Nonostante l'apparenza della paglia, sono ignifughe: essendo la balla
di paglia composta dai culmi delle piante di frumento compresse e
impacchettate dalla macchina imballatrice, al suo interno l'ossigeno
presente pochissimo, questo unito alla finitura superficiale garan-
tisce una elevata resistenza al fuoco che non riesce a bruciare in
assenza di ossigeno. Il primo di questi edifici in Italia stato costruito
dall' azienda agricola La Boa (www.laboa.org), associazione che d
anche il nome alla casa. possibile visitare la casa e fare corsi sull' au-
tocostruzione con balle di paglia in loeo.
Figura 4.2 - La prima casa in paglia costruita in Italia, La Boa di Belfiore di Pramaggiore.
Riabitare vecchi borghi abbandonati
L'Italia piena di paesi abbandonati e cittadine fantasma, ma sono da
sedare i facili entusiasmi sui sogni di riabitare vecchi borghi. Un paese
disabitato in genere un paese che stato abbandonato, solitamente
perch l'attivit economica che lo teneva in vita fallita, per cause
provocate da guerre o terremoti o per la sistematica migrazione di una
popolazione verso zone economicamente pi favorevoli. Molto pi
spesso per il disagio di viverci. Alcuni inoltre sono attrazioni turisti-
che, specialmente quelle che preservano edifici e opere architettoniche
di un certo rilievo, quindi non c' da aspettarsi una vita tranquilla e
tantomeno di passare inosservati. Un fenomeno che si osserva poi con
frequenza negli anni quello della repentina ricomparsa dei proprie-
tari delle case dopo che queste sono state ristrutturate. Infatti non sono
poche le comuni che si sono inizialmente installate in casali abbando-
nati, vecchi borghi semidistrutti e hanno magari anche cercato i pro-
prietari per chiedere l'uso di quei ruderi in cambio della sistemazione.
Generalmente a quel punto della faccenda i proprietari non si trovano
mai, servono annose ricerche nelle anagrafi comunali e al catasto per
stabilire di chi siano i rudere, successione dopo successione, lavoro
che generalmente i comunardi non riescono a fare. Dando quindi per
scontato che il borgo abbandonato o il casale sia ormai di nessuno o
di propriet persa nella notte dei tempi, lo riabitano, ristrutturando
e sistemando le case, facendo impianti e tutto quanto necessario a
vivere. a quel punto, di solito dopo qualche anno, che magicamente
rispuntano i legittimi proprietari che obbligano i riabitatori ad andar-
sene e lasciare in compenso il frutto di tanto lavoro. Una storia che si
ripete di continuo.
Se, quindi, siete intenzionati a riabitare un vecchio borgo abbandona-
to, meglio scegliere tra quelli in cui possibile risalire ai proprietari
delle abitazioni e stipulare un contratto di comodato d'uso gratuito, in
cambio del quale eseguirete i lavori di ristrutturazione. Ancora meglio
se il borgo passato, come accade qualche volta, alla propriet comu-
nale, magari sar possibile farlo rientrare in un progetto di riqualifica-
zione dell'area e ottenere anche qualche fondo per la ristrutturazione.
Il cohousing
Il termine cohousing utilizzato per definire degli insediamenti abita-
tivi composti da abitazioni private corredate da ampi spazi (coperti e
scoperti) destinati all'uso comune e alla condivisione tra i cohousers.
Tra i servizi di uso comune vi possono essere ampie cucine, spazi per
N.I J -[-.I Li feStyl e )
gli ospiti, laboratori per il fai da te, spazi gioco per i bambini, palestra,
piscina, internet-caf, biblioteca e altro.
Di solito un progetto di cohousing comprende dalle venti alle quaran-
ta famiglie che convivono come una comunit di vicinato (si parla in
questi casi di vicinato elettivo) e gestiscono gli spazi comuni in modo
collettivo, ottenendo cos risparmi economici e benefici di natura eco-
logica e sociale. Il cohousing nato in Danimarca verso la fine degli
anni sessanta, da allora vi stata una progressiva diffusione negli
Stati Uniti e nel resto dell'Europa. Attualmente in Italia il cohousing
si sta affermando come strategia di sostenibilit: se da un lato, infatti,
la progettazione partecipata e la condivisione di spazi, attrezzature
e risorse agevola la socializzazione e la mutualit tra gli individui,
dall'altro questa pratica, unitamente ad altri "approcci" quali ad
esempio la costituzione di gruppi d'acquisto solidale, il car-sharing o
la localizzazione di diversi servizi, favoriscono il risparmio energetico
e diminuiscono l'impatto ambientale di queste comunit. Si potrebbe
dire che un sistema per vivere in una comune senza condividere gli
stessi unici spazi abitativi.
In Italia uno dei primi esperimenti di cohousing stato quello dello
Urban Village Bovisa, alle porte di Milano. A cinque minuti dalla
fermata del passante e a 400 passi dalla sede del Politecnico, stato
ristrutturato un ex-opificio, dando vita a una comunit di trentadue
famiglie che vivono in una splendida corte con al centro un bel giar-
dino comune. Le case sono loft e mansarde con garage e piccoli giar-
dini privati. Ci sono anche 140 mq di spazi comuni che costituiscono
il cuore del progetto (piscina, living condiviso, lavanderia-stireria,
hobby room, deposito GAS). La comunit' residenziale che si e' for-
mata soprattutto di giovani coppie. Altri progetti di co-housing si
stanno sviluppando in giro per l'Italia, in luoghi pi sostenibili della
cintura nord di Milano, uno di questi il progetto del Villaggio Solare
di Alcatraz (vedi cap. 4.6) dove una parte realizzata con un progetto
di cohousing.
4.5 La c omposi zi one del t er r eno e l e anal i si
necessari e
Un'operazione a cui in pochi pensano al momento di acquistare o
affittare una casa con terreno l'analisi della composizione del ter-
reno. Purtroppo gli ultimi 50-60 anni di sviluppo hanno sottoposto
l'ambiente a uno stress enorme dal punto di vista dell'inquinamento e
purtroppo anche in luoghi apparentemente remoti e puliti si pu tro-
( N i Li feS .. : , ^ B )
vare qualche problema. Meglio quindi premunirsi e, con poca spesa,
effettuare le analisi necessarie prima di prendere in considerazione il
trasferimento. Non strano infatti chiedere al proprietario dell'immo-
bile il permesso di prelevare un po' di terreno e, se presente un corso
d'acqua, un campione di questa, da sottoporre ad analisi prima di
decidere in merito all'immobile.
L'analisi del terreno servir inoltre anche da base di partenza per le
future coltivazioni. Infatti questa analisi una procedura che permette
di rilevare le caratteristiche fisiche, chimiche e biologiche di un suolo,
ed elaborarle per ottenere delle indicazioni per esaltare la fertilit del
suolo stesso. Vengono generalmente distinte analisi minime (tessitura,
pH, macroelementi principali) e complete.
Per eseguire una analisi del terreno deve essere raccolto un campione
rappresentativo della superficie oggetto dell'analisi, nella zona dove
maggiormente insistono gli apparati radicali. Secondo il criterio della
casualit, all'interno di un appezzamento omogeneo per caratteristi-
che pedologiche e agronomiche, evitando le zone di bordo, comunque
non pi esteso di un paio di ettari vengono raccolti diversi saggi del
suolo, fatti utilizzando una trivella o un badile, eseguiti fino ad una
profondit in genere di una quarantina di centimetri; va eliminato lo
strato superficiale del saggio stesso. Alla fine tutti i saggi vengono riu-
niti e mescolati accuratamente, estraendo dal tutto il campione vero e
proprio di circa un chilogrammo, da avviare al laboratorio di analisi.
Si procede cos all'analisi fisica, che consiste principalmente nella
determinazione della tessitura di un terreno e nella osservazione della
sua struttura. Previa essiccazione in stufa del campione, lo stesso viene
separato nelle sue frazioni granulometriche grazie ad appositi setacci
calibrati. Le quantit di scheletro, sabbia, limo e argilla (espresse in %)
vengono utilizzate per determinare la struttura del terreno, utilizzan-
do appositi grafici triangolari (USDA o ISSS) dove, in base alla concen-
trazione relativa di sabbia, limo e argilla e al modello interpretativo,
vengono individuati i diversi tipi di suolo con una terminologia che ne
indica la composizione e il comportamento agronomico (terreno argil-
loso, argilloso-limoso, limoso argilloso, argilloso-sabbioso, sabbioso
argilloso, ecc.). Il tipo di tessitura non influenza solo il comportamen-
to agronomico del terreno, ma anche la sua struttura, cio il tipo di
aggregazione che le particelle del suolo presentano. I terreni sabbiosi
hanno struttura incoerente, in quanto i singoli granelli di sabbia non si
uniscono per formare grumi, sono quindi sciolti, facilmente lavorabilie
e poco compattabili; vi abbondante macroporosit con conseguente
rapida ossidazione e decomposizione della sostanza organica presente
^ ^ i r- L i feSl yl c")
nel terreno, e quindi povert della stessa e di humus stabile. I terreni
sabbiosi hanno una bassa capacit di trattenere acqua e sostanze nutri-
tive. I terreni argillosi tendono a formare grumi di terreno stabili e
grossolani stabili nel tempo, ottenuti dalle lavorazioni del terreno; pre-
sentarne macroporosit, elevata capacit di trattenere acqua e sostan-
ze nutritive. Tendono per a compattarsi facilmente e a presentare
fenomeni di asfissia e ristagno idrico se mal strutturati e con presenza
di suole di lavorazione. Se gestiti correttamente presentano una evo-
luzione equilibrata della sostanza organica, con formazione di humus
stabile. I terreni limosi hanno particelle che tendono ad aggregarsi
formando suoli duri, relativamente impermeabili, difficilmente lavo-
rabili e con una struttura fragile. comunque difficile trovare terreni
con queste composizioni estreme, in realt il suolo agrario presenta
composizioni e di conseguenza comportamenti intermedi tra queste.
In seguito viene effettuata un'analisi chimica, che consiste nella deter-
minazione analitica per via chimica della concentrazione dei principali
macroelementi (azoto, fosforo, potassio, calcio, magnesio, zolfo) e dei
paramentri derivati (sostanza organica, rapporto C/N, Mg/K, capa-
cit di scambio cationico e altre interazioni), dei microelementi (ferro,
manganese, zinco, boro, rame). Lo scopo di queste determinazioni
di rilevare l'abbondanza o carenza di macro-micro-elementi in rela-
zione alla nutrizione vegetale, interazioni positive/negative, eccessi.
Vengono inoltre rilevati il pH, la presenza di carbonati e di calcare
attivo, la conducibilit elettrica per la stima della salinit del terreno.
L'analisi chimica fornisce una stima della quantit di ogni sostanza
presente nel terreno, ma non in grado di indicare la effettiva dispo-
nibilit della sostanza stessa per le piante, a causa del suo comporta-
mento chimico-fisico e della interazione con l'ambiente. Esistono dei
modelli che danno delle indicazioni sulla effettiva disponibilit di ogni
sostanza presente nel terreno, sia sotto forma di misura analitica, che
poi di giudizio sintetico sulla abbondanza di quella sostanza stessa.
Per esempio, la stessa quantit in ppm o mg/kg di fosforo pu essere
bassa in un tipo di terreno, come elevata in un altro tipo di suolo, come
pure in relazione al tipo di coltura da attuare.
Serve a determinare quantit e specie di microorganismi presenti nel
suolo (sia benefici che dannosi per le piante), quali attori fondamentali
dei processi biochimici del terreno.
Partendo dai dati ottenuti dall'analisi chimica, un tecnico competente
ed abilitato (agrotecnico, perito agrario o agronomo) pu fornire un
giudizio sul terreno e formulare un adeguato piano di concimazio-
ne, indicando, in base alla coltura prevista e alla rotazione agraria
i ;Li feStyl c
149
ipotizzata, i tempi, i tipi e le quantit di concime organico ed inorga-
nico da apportare alla coltura stessa. Il Testo Unico ambientale D.lgs.
n.152/2006, ha dettato precise procedure di verifica per la caratterizza-
zione di un terreno e i parametri di inquinamento:
& le sostanze inquinanti da ricercare sono limitate ad un "set stan-
dard", individuato in base al ciclo produttivo e/ o ai dati storici;
il carotaggio deve essere continuo a secco con prelievo di 2 aliquote;
$5 la concentrazione deve essere determinata per stati omogenei dal
punto di vista litologico con il prelievo separato di materiali;
$5 per ciascun sondaggio i campioni devono essere formati distin-
guendo almeno tre sub-campioni;
la caratterizzazione del terreno deve essere concentrata nella zona
insatura, mentre quando sono oggetto di indagine i rifiuti interrati
si proceder al prelievo e all'analisi di un campione medio del
materiale estratto da ogni zona di sondaggio;
"SS le analisi chimiche devono garantire l'ottenimento di valori 10
volte inferiori rispetto ai valori di concentrazione limite;
$3 l'elaborazione dei risultati deve esprimere l'incertezza del valore
di concentrazione determinato per campione;
"SS i limiti massimi di inquinamento accettabili, nonch le modalit
di analisi dei materiali sono dettagliatamente disciplinati dal D.M.
2 maggio 2006 n.107. In ogni caso, si consiglia di valutare perso-
nalmente il livello di inquinamento: un inquinamento da piombo
o da diossina, per quanto nella norma di legge, dovrebbe essere
sufficiente a rinunciare all'acquisto.
Per fare effettuare queste analisi necessario rivolgersi all'ARPA,
Agenzia Regionale per la Protezione dell'Ambiente, della propria
zona. Gli uffici ARPA hanno modalit di accesso al pubblico diverse a
seconda della regione, ma in genere ci sono giorni e orari prestabiliti
per portare i campioni e richiederne l'analisi oppure per richiedere la
campionatura da parte di loro tecnici. In alternativa, con costi netta-
mente pi alti, possibile rivolgersi alla consulenza di un perito agro-
nomo o a un laboratorio di analisi specializzato.
4.6 Energi a: sol are, eol i co o geot ermi co?
Spesso la scelta della tipologia di casa e luogo, nonch di posiziona-
mento, dovrebbe essere successiva alla scelta di quale fonte energetica
si preferisce. Infatti se i pannelli fotovoltaici richiedono un'esposizione
prolungata al sole e una superficie consona all'installazione, spesso
^C T Li fe S ;...")
Capitolo -4 - La casa
piuttosto estesa, t'eolico richiede meno spazio ma una zona preva-
lentemente ventosa e maggiori permessi da parte delle autorit locali
mentre infine il geotermico richiede un terreno piuttosto vasto attorno
alla casa.
In questo capitolo viene data qualche indicazione generale sui vari tipi
di impianto, in modo da potersi orientare nella scelta, ma senza giudi-
zi di merito su una o t'altra fonte di energia. In ultimo, viene presenta-
to il Gruppo di Acquisto dei pannelli solari e il progetto del Villaggio
Solare di Alcatraz, uno dei progetti pi interessanti e innovativi in
corso attualmente in Italia. Spesso infatti non cos facile orientarsi
e realizzare singolarmente un progetto ecocompatibile in termini di
abitazione, pi semplice e spesso anche pi performante entrare in
un progetto in corso come questo.
Impianti fotovoltaici
Un impianto fotovoltaico un impianto elettrico che sfrutta t'energia
solare per produrre energia elettrica mediante effetto fotovoltaico.
Gli impianti fotovoltaici sono generalmente suddivisi in due grandi
famiglie: impianti ad isola, in inglese detti" stand-alone", e impianti
Figura 4.3 - Una casa con dappi pannelli solari, tennici e fotovoltaici.
connessi ad una rete di distribuzione esistente gestita da terzi, in que-
sto caso si parla di impianti "grid-connect".
I mpi anti fotovol tai ci a isola
Un esempio di piccolo impianto a isola formato da due soli moduli.
Questa famiglia identifica quelle utenze elettriche isolate da altre fonti
energetiche, come la rete nazionale in AC, che si riforniscono da un
impianto fotovoltaico elettricamente isolato ed autosufficiente.
I principali componenti di un impianto fotovoltaico a isola sono gene-
ralmente:
"Ss Campo fotovoltaico, deputato a raccogliere energia mediante
moduli fotovoltaici disposti opportunamente a favore del sole.
& Regolatore di carica, deputato a stabilizzare l'energia raccolta e a
gestirla all'interno del sistema.
& Batteria di accumulo, costituita da una o pi batterie ricaricabili
opportunamente connesse (serie/parallelo) deputata/e a conser-
vare la carica elettrica fornita dai moduli in presenza di sufficien-
te irraggiamento solare per permetterne un utilizzo differito da
parte degli apparecchi elettrici utilizzatori.
In verter altrimenti detto convertitore DC/AC, deputato a conver-
tire la tensione continua (DC) in uscita dal pannello (solitamente
12 o 24 volt) in una tensione alternata (AC) pi alta (in genere 110
o 230 volt per impianti fino a qualche kW, a 400 volt per impianti
con potenze oltre i 5 kW).
II campo fotovoltaico in genere impiegato per gli impianti ad isola
ottimizzato per una specifica tensione di sistema, valutata in
fase di progettazione. Le tensioni pi utilizzate sono 12 o 24 V.
Conseguentemente, dato che la maggior parte dei moduli fotovoltaici
utilizzati in questa tipologia di impianti ha tensioni in uscita pari a
12 o 24 V, le cosiddette stringhe elettriche che formano il campo sono
costituite da pochissimi moduli, fino al limite del singolo modulo per
stringa. In quest'ultimo caso, in pratica, il campo fotovoltaico costi-
tuito da semplici paralleli elettrici tra moduli, dotati di diodi di stringa
per la protezione dalle cosiddette correnti inverse di cui tratteremo pi
oltre. Il regolatore di carica un dispositivo elettronico che possiede le
seguenti funzionalit minime:
"SS Sezionamento automatico del campo fotovoltaico (inteso come
insieme di tutti i moduli) dalla batteria di accumulatori nel caso
in cui la tensione erogata dai moduli sia inferiore a quella minima
X,i;i, r i L feStyl c 1
di ricarica degli accumulatori (cielo molto coperto, notte, guasti,
interruzioni per manutenzioni ecc.) in questo caso i moduli si
comporterebbero come dei carichi scaricando gli accumulatori.
"Ss Sezionamento automatico del campo fotovoltaico dagli accu-
mulatori in caso di ricarica completa ed eventuale bypass della
corrente prodotta dai moduli in modo da inviarla direttamente
all'inverter nel caso ci sia richiesta di energia da parte degli appa-
recchi utilizzatori.
"SS Sezionamento automatico del campo fotovoltaico dagli accumu-
latori in caso di scarica totale di questi ultimi (batteria ormai esau-
rita)ed eventuale by pass della corrente prodotta dai moduli in
modo da inviarla direttamente all' Inverter nel caso ci sia richiesta
di energia da parte degli apparecchi utilizzatori.
L'accumulatore in genere costituito da monoblocchi, o elementi sin-
goli specificamente progettati per cariche e scariche profonde e cicli-
che. Negli impianti che devono garantire continut di servizio anche
alle pi severe condizioni non sono, in genere impiegati accumulatori
per uso automobilistico, che pur funzionando a dovere hanno bassa
"vita utile" ossia tollerano un minor numero di cicli di carica e scarica
rispetto ad accumulatori progettati e costruiti appositamente per que-
sta tipologia di impiego.
Nel caso di installazioni degli accumulatori su palo o in altezza (per
es. pubblica illuminazione) non possono essere utilizzati accumulatori
per uso automobilistico in quanto eventuali perdite di elettrolita (che
costituito da una soluzione altamente corrosiva) persone, animali e
cose potrebbero riportare seri danni. In queste installazioni si utilizza-
no appositi accumulatori nel quale l'elettrolita liquido sostituito da
uno speciale gel.
I mpi anti fotovol tai ci connessi alla r et e ( cont o energi a, net
met er i ng ecc.)
Questa famiglia identifica quelle utenze elettriche gi servite dalla
rete nazionale in AC, ma che immettono in rete la produzione elettrica
risultante dal loro impianto fotovoltaico, opportunamente convertita
in corrente alternata e sincronizzata a quella della rete.
I principali componenti di un impianto fotovoltaico connesso alla rete
sono:
'Ss Campo fotovoltaico, deputato a raccogliere energia mediante
moduli fotovoltaici disposti opportunamente a favore del sole.
( ' - . i , i ; r i l L i f e S l v l i > . ^ ^ ^
$5 Inverter, deputato a stabilizzare l'energia raccolta, a convertirla in
corrente alternata e ad iniettarla in rete.
$8 Quadristica di protezione e controllo, da situare in base alle nor-
mative vigenti tra l'inverter e la rete che questo alimenta.
& Componente spesso sottovalutata, i cavi di connessione, che
devono presentare un'adeguata resistenza ai raggi UV ed alle
temperature.
La potenza nominale di un impianto fotovoltaico si misura con la
somma dei valori di potenza nominale di ciascun modulo fotovoltaico
di cui composto il suo campo, e l'unit di misura pi usata il chilo-
watt picco (simbolo: kWp).
La superficie occupata da un impianto fotovoltaico in genere poco
maggiore rispetto a quella occupata dai soli moduli fotovoltaici, che
richiedono, con le odierne tecnologie, circa 8 m
2
/ kWp ai quali vanno
aggiunte eventuali superfici occupate dai coni d'ombra prodotte dai
moduli stessi, quando disposti in modo non complanare. Da osser-
vare che ogni tipologia di cella ha un tipico "consumo" in termini di
superficie, con le tecnologie a silicio amorfo oltre i 20 m
2
/ kWp. Negli
impianti su terreno o tetto piano, prassi comune distribuire geometri-
camente il campo su pi file, opportunamente sollevate singolarmente
verso il sole, in modo da massimizzare l'irraggiamento captato dai
moduli. Queste file vengono stabilite per esigenze geometriche del sito
di installazione e possono o meno corrispondere alle stringhe, ovvero
serie, elettriche stabilite invece per esigenze elettriche del sistema.
In entrambe le configurazioni di impianto, ad isola o connesso, l'unico
componente disposto in esterni il campo fotovoltaico, mentre rego-
latore, inverter e batteria sono tipicamente disposti in locali tecnici
predisposti.
Inoltre per massimizzare la captazione dell'irraggiamento solare si
progettano e si realizzano sempre pi moduli fotovoltaici ad "insegui-
mento" solare che adattano cio l'inclinazione del pannello ricevente
all'inclinazione dei raggi solari durante il giorno e la stagione.
La prassi vuole che gli impianti fotovoltaici vengano suddivisi per
dimensione in 3 grandi famiglie, con un occhio di riguardo soprattutto
a quelli connessi alla rete:
& piccoli impianti: con potenza nominale inferiore a 20 kWp;
& medi impianti: con potenza nominale compresa tra 20 kWp e 50
kWp;
& grandi impianti: con potenza nominale maggiore di 50 kWp.
L i f cS:yl .~)
Questa classificazione stata in parte dettata dalla stessa normati-
va italiana del conto energia, tuttavia il "Nuovo conto energia" del
Febbraio 2007 definisce tre nuove tariffe incentivanti: da 1 a 3 kWp, da
3 a 20 kWp e oltre i 20 kWp.
L'Stmg definisce i criteri di allacciamento per impianti fotovoltaici
superiori a 1 kV fino ad impianti di grandi dimensioni.
Il conto energia
In Italia, dal settembre 2005, attivo il meccanismo d'incentivazione
in "conto energia" per promuovere la produzione di energia elettrica
da impianti fotovoltaici. Il 19 febbraio 2007, i Ministeri dello Sviluppo
Economico (MSE) e dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del
Mare (MATTM) hanno emesso un nuovo decreto ministeriale che ha
introdotto radicali modifiche e semplificazioni allo schema originario.
In pratica, la grande novit del nuovo Conto energia data, oltre che
dal notevole snellimento delle pratiche burocratiche, soprattutto dal
fatto di aver guardato con maggior favore ai piccoli impianti, in tal
modo incentivando e agevolando l'installazione di impianti fotovol-
taici per i privati e le utenze domestiche.
L'intervento una assoluta novit per l'Italia e due sono gli elementi
essenziali da comprendere:
$5 l'elettricit generata dall'impianto fotovoltaico, conteggiata con
un contatore apposito, d diritto a un contributo calcolato su
ogni kWh prodotto (c.d. Conto Energia, gestito dal GSE, Gestore
Servizio Elettrico) che viene erogato per 20 anni dal momento in
cui l'impianto viene messo in esercizio;
& 1' energia elettrica immessa in rete e prelevata dalla rete viene
conteggiata da un diverso contatore che calcola il "dare/avere"
con il distributore (per esempio Enel).
ben chiaro, dunque, che il rapporto con il distributore (Enel)
indipendente da quello con il GSE: tutti i kWh prodotti ricevono il
contributo del Conto Energia! Poi questi stessi kWh possono essere
utilizzati, compensati, venduti ecc. In pratica per ogni kWh prodotto
consegue un duplice vantaggio: da una parte si riceve il contributo ero-
gato dal GSE, dall'altra sulla bolletta si risparmia l'equivalente della
produzione ovvero si incassano i soldi della vendita alla rete. Dopo 20
anni non arrivano pi i soldi dell'incentivo del Conto Energia, ma a
quel momento l'impianto si gi ampiamente ripagato! E continua a
produrre energia.
I ifps ^ ^
Il gruppo di acquisto dei pannelli
Il GAS dei pannelli o GAS del fotovoltaico stato fondato da Jacopo
Fo con i membri della Libera Repubblica di Alcatraz. A loro la presen-
tazione:
"Quando ci siamo resi conto delle opportunit che offriva la nuova
legge non ci potevamo credere. Di fatto, lo Stato permette a tutti i
cittadini di installare un impianto fotovoltaico riconoscendo un contri-
buto per ogni kWh prodotto, indipendentemente dall'uso che poi si fa
dell'energia prodotta (vendita o autoconsumo).
Questo tipo di incentivo era lo stesso che da anni aveva portato la
Germania ad essere uno dei Paesi con pi impianti solari e fotovoltaici
d'Europa. Ora si trattava di far conoscere questa legge, e, soprattutto
di rendere accessibile il Conto Energia a tutti.
Per prima cosa ci siamo rivolti proprio ai nostri lettori di "Cacao - Il
quotidiano delle Buone Notizie comiche" e abbiamo chiesto loro se
sarebbero stati interessati a formare un Gruppo d'Acquisto che si
occupasse di trovare le migliori condizioni e la migliore assistenza per
l'installazione dei pannelli e che si preoccupasse di curare ogni aspetto
della questione. La risposta fu travolgente: all'indirizzo fotovoltaico@
mercidoIci.it ricevemmo oltre duemila email. Dopo almeno due decen-
ni di battaglie ecologiche e grazie a un inverno particolarmente e peri-
colosamente mite sembrava che si fosse risvegliata quella coscienza
ecologica tanto agognata. E allora, al lavoro!
Dopo settimane febbrili di telefonate, riunioni, discussioni avevamo
messo le basi per l'organizzazione del gruppo di lavoro. Insieme all'in-
gegner Fauri del Polo Tecnologico per l'Energia (www.poloenergia.
com), che ci fornisce il supporto e la supervisione tecnica, e a Merci
Dolci (www.commercioetico.it), che segue i rapporti con gli aderenti,
con gli installatori e con i fornitori degli altri servizi (assicurazione e
banca), abbiamo approntato una procedura che permette di raccoglie-
re le adesioni e di dare assistenza in tutti i passaggi: studio di fattibili-
t, installazione dell'impianto, assistenza tecnica, analisi finanziaria e
contatti bancari, assicurazione, erogazione del contributo.
Oggi siamo quindi in grado di offrire un percorso assistito per realiz-
zare un impianto di produzione di elettricit tramite pannelli solari
fotovoltaici, finanziato al 100% e che si ripaga da s con il denaro
dell'incentivo statale del Conto Energia. E attraverso il Gruppo d'Ac-
quisto sono stati installati pi di 160 impianti!
Quello che vogliamo offrire ai partecipanti al gruppo di acquisto
N J i i : r
"- I L i f eSi yl c")
la possibilit di comprare con la garanzia di ottenere ci che si paga.
Dovrebbe essere una cosa normale ma tutti sappiamo che in que-
sta societ di pazzi gi una notevole conquista. Per ottenere LA
NORMALIT oggi dobbiamo attrezzarci adeguatamente proprio
perch si tratta di una grande impresa. Per questo motivo abbiamo
voluto mettere in piedi una struttura che in grado di occuparsi di
tutte le fasi che portano alla realizzazione di un impianto fotovoltaico
incentivato dal GSE.
Per procedere con il Gruppo e ricevere un primo studio di fattibilit
(gratuito e non vincolante) necessario compilare i moduli che si tro-
vano alle pagine http://www.mercidolci.it/fotovoltaico/privacy.pdf
e http://www.mercidolci.it/fotovoltaico/richiesta-dati.pdf.
Se si tratta di impianto che va installato sul tetto dell'abitazione sono
inoltre necessari:
& i disegni di progetto della copertura con indicate le dimensioni
(in alternativa pu essere fatto uno schizzo con indicate le dimen-
sioni delle falde esposte a sud, sud-est oppure sud-ovest), sconsi-
gliamo l'invio di piante in scala senza misure, perch non sempre
attendibili;
& le sezioni di progetto, o, in alternativa l'inclinazione delle falde;
& l'orientamento dell'edificio, che, se non indicato sui disegni di
progetto, pu essere predisposto in uno schizzo dell'edificio con
indicato il Nord ricavato con l'ausilio di una bussola;
$3 alcune fotografie dell'edificio (se possibile con indicazione dell'ora
in cui sono state scattate);
& indicazione dei consumi medi annuali di energia elettrica (da
indicare sul modulo dell'anagrafica)
Se si tratta di impianto su terreno, oltre alle fotografie, serve una
mappa quotata e orientata. necessario, inoltre, dare un'indicazione
di massima delle dimensioni dell'impianto che si intende installare,
dal momento che per impianti sopra i 20 kW di potenza l'iter deci-
samente pi complesso.
Il tutto va spedito a: Merci Dolci srl, Loc. S. Cristina 14, 06020 - Gubbio
(PG)
La documentazione pu anche essere scansionata e inviata via mail
all'indirizzo fotovoltaico@mercidolci.it
I tecnici incaricati dal gruppo di acquisto valutano la fattibilit dell'im-
pianto, che viene comunicata all'interessato. A questo punto chi vuole
installare l'impianto con il Gruppo d'Acquisto richiede il "progetto
definitivo tecnico-finanziario". La predisposizione del progetto, in
( vi i .r.nLi feSl yl e
157
questa seconda fase, ha per il gruppo di acquisto un costo notevole e
per la sua realizzazione chiediamo il versamento di 480 euro (Iva com-
presa), cifra che, se l'interessato vorr usufruire del pacchetto offerto
dal Gruppo d'Acquisto, verr comunque defalcata dal costo globale
dell'impianto.
Inserire questo anticipo al momento della realizzazione del progetto
tecnico finanziario ci sembrato necessario perch se 100 persone ci
chiedessero un progetto dettagliato e poi non realizzassero l'impianto
con noi andremmo in fallimento. Il progetto tecnico finanziario com-
prensivo di sopralluogo dell'installatore con relativo preventivo della
posa in opera, della proposta assicurativa e di finanziamento da parte
della banca sulle esigenze del proprietario dell'impianto da realizza-
re (ovviamente prevista anche la possibilit di pagare in contanti
senza ricorrere alla banca o di un finanziamento a 10, a 15 o a 20 anni).
Insomma, abbiamo incluso nel preventivo e nel finanziamento tutti
quelli che sono i reali costi di installazione dell'impianto fotovoltaico.
A questo punto l'associato al Gruppo di Acquisto pu scegliere di
accettare il preventivo e di procedere con l'installazione dell'impianto.
Si realizza il progetto esecutivo che servir per gli installatori e per
tutto quanto richiesto dall'amministrazione pubblica per il rilascio
del nulla osta (DIA o altro a seconda delle zone, delle classificazioni
dei luoghi scelti per l'installazione e delle tipologie degli impianti
stessi). Si richiede poi la connessione di rete al Distributore locale di
energia elettrica, si acquistano le componenti dell'impianto, si installa
l'impianto, si collauda l'impianto. Infine si realizza la connessione alla
rete elettrica e l'attivazione del contributo del Conto Energia.
Per i costi dipende sempre dal progetto esecutivo. Calcolare nel
dettaglio il costo di un impianto senza avere tutte le specifiche
impossibile. Ogni impianto ha sue particolarit, non ci sono kit pre-
confezionati, in ogni caso il preventivo pu essere accettato o meno.
I prezzi che proponiamo sono chiavi in mano, comprensivi di tutto
quanto fin qui elencato.
Per inciso: quando, nel maggio 2007, pubblicammo le prime indicazio-
ni di costi, cercammo, s, di essere prudenti, ma soprattutto aggiun-
gemmo la seguente precisazione: "Al momento non sappiamo quanti
dei 1900 che hanno aderito poi realizzeranno l'impianto. Quindi se
realmente fossimo in centinaia potremmo rivedere ulteriormente alcu-
ni costi al ribasso. I prezzi che presentiamo oggi sono calcolati ipotiz-
zando di realizzare cento impianti ma speriamo di fare di meglio. In
particolare incider sui costi effettivi lo sconto che potremo ottenere
sulle componenti dell'impianto e sui contratti con gli installatori."
N
''.'-"UfeStylc )
Ebbene, a conferma di tutto ci, oggi (marzo 2008) possiamo dire che
l'obiettivo stato raggiunto, e anche grazie a un accordo con ottimi
fornitori di moduli e inverter e a un capillare lavoro presso gli installa-
tori, abbiamo abbattuto i costi di un 10% circa e siamo in grado, se non
vi sono particolari spese di posa in opera, di offrire impianti intorno ai
3 kWp gi a partire dai 6.200/6.400 euro (Iva al 10% esclusa) per ogni
kWp installato (a riprova, se mai ce ne fosse bisogno, della forza di un
Gruppo d'Acquisto!).
A parte comunque i dettagli tecnici su guadagni e kw prodotti che si
possono trovare nello specifico sul sito gi indicato, va sottolineato
che questo progetto ha anche delle implicazioni sociali: l'idea della
Democrazia Energetica. Da 50 anni l'energia e' la principale fonte di
inquinamento, guerre e corruzione. I due elementi di questa situazio-
ne sono un enorme spreco delle energie disponibili e ima pari concen-
trazione dei vantaggi derivati dalla produzione di energia.
Oggi l'emergenza ambientale, in particolare gli accordi di Kyoto e lo
sviluppo delle tecnologie, fanno si' che produrre energia elettrica da
fonti rinnovabili sia un affare alla portata di chiunque abbia uno spa-
zio dove mettere i pannelli, un mulino a vento, una turbina ad acqua
o possieda un terreno dove coltivare biomasse. Niente impedisce che
gruppi di persone che non possiedono luoghi adatti alla produzione
da fonti rinnovabili si consocino per utilizzare spazi adatti ottenendo
cos un reddito supplementare che, nel caso del solare, diventer ancor
pi sostanzioso dopo 20 anni, esaurita la restituzione del finanziamen-
to iniziale e dei relativi interessi. Certamente questo un obiettivo da
raggiungere ma anche una possibilit straordinaria quella che oggi
tutti abbiamo di diventare produttori di energia spezzando il mono-
polio del petrolio e del gas naturale.
La razionalizzazione di un sistema che spreca enormi masse di ener-
gia potrebbe creare lavoro e ricchezza diffusa. Basti pensare che tutti
gli abitanti del nord Italia negli ultimi 30 anni hanno buttato via il
valore della casa che hanno abitato in spreco energetico. Tetti non iso-
lati, mancanza di doppi vetri e di caldaie efficienti, sprechi vari, sono
stati un modo per bruciare enormi ricchezze. Addirittura la possibi-
lit di avere tutti una casa in propriet. Senza contare la ripresa eco-
nomica che ne deriverebbe dal trasformare lo spreco in investimento
produttivo: in Italia ci sono 16 milioni di tetti da isolare termicamen-
te! Ci sarebbe lavoro per centinaia di migliaia di persone per anni.
Lavoro pagato dal risparmio di denaro che si buttava letteralmente
dalla finestra. I tetti, inoltre, bisogna isolarli proprio qui, non li si pu
portare in Cina.
( -
!
Li feSl yl u
Ovviamente sfruttare questa opportunit storica richieder un cam-
biamento di modo di pensare e un apprendimento. Solo chi sapr
garantirsi dagli inefficienti e dai furbi trarr vantaggio. Consociarsi
come consumatori diventa ancor pi importante perch in questo
momento fa veramente differenza muoversi tra un acquisto sicuro e
uno azzardato.
Se riusciremo realmente a portare a buon fine gli acquisti di questo
gruppo, quanti vorranno imitarci? E se resteremo soddisfatti dall'espe-
rienza di comprare i pannelli solari tutti insieme perch non dovrem-
mo decidere di acquistare tutti insieme anche l'auto?"
Energia eolica
L'energia eolica il prodotto della conversione dell'energia cinetica del
vento in altre forme di energia (elettrica o meccanica). Oggi viene per
lo pi convertita in energia elettrica tramite una centrale eolica, mentre
in passato l'energia del vento veniva utilizzata immediatamente sul
posto come energia motrice per applicazioni industriali e pre-indu-
striali (come, ad esempio, nei mulini a vento). Prima tra tutte le energie
rinnovabili per il rapporto costo/produzione, stata la prima forma di
energia rinnovabile scoperta dall'uomo dopo il fuoco.
Verso la fine del 2009, la capacit di generazione mondiale degli aero-
generatori era di 157,9 gigawatt, pari al 1,5% dell'elettricit consumata
nel mondo e sta crescendo rapidamente, notandosi un raddoppio nei
tre anni tra il 2005 e il 2008. Alcuni paesi hanno raggiunto un coeffi-
ciente di penetrazione della potenza eolica molto elevato (a volte con
incentivi governativi); ad esempio, nel 2008, il 19% della produzione
elettricit di base raggiunto dalla Danimarca, il 13% della produzione
in Spagna e in Portogallo, il 7% in Germania e nella Repubblica d'Ir-
landa. Nel maggio del 2009, otto paesi del mondo avevano centrali
elettriche che vendevano a scopi commerciali raggiungendo con pro-
fitti.
I parchi eolici sono connessi alle reti elettriche; le istallazioni pi pic-
cole sono usate per fornire elettricit a luoghi isolati. Le compagnie
elettriche stanno utilizzando sempre pi spesso il sistema del conto
energia che consiste nel comprare l'energia in eccesso prodotta dai pic-
coli aerogeneratori domestici. Per alcuni aspetti l'energia eolica una
fonte attraente, come alternativa al combustibile fossile, dal momento
che abbondante, rinnovabile, ampiamente distribuita, pulita e prati-
camente non produce gas a effetto serra (se non durante la produzione
di componenti base, come le pale in alluminio).
^C T LifeS-.y
Capitolo 4 - La casa
Comunque, la costruzione di "fattorie eoliche" non riceve unanime
consenso a causa del loro impatto paesaggistico e altre problema ti-
che, come la rumorosit e la pericolosit degli impianti per gli uccelli.
Attualmente possibile posizionare sul proprio terreno un impian-
Figura 4.4 - Centrale eolica di Frigento (foto di Roberto Petruzzo).
( L1feSlylc Il.,,
to eolico privato (previa approvazione del Comune) o un impianto
"mini-eolico" fornito da ENEL e che rientra nei parametri del conto
energia di cui sopra.
Energia geotermica
L'energia geotermica l'energia generata per mezzo di fonti geologi-
che di calore e pu essere considerata una forma di energia rinnovabi-
le, se valutata in tempi brevi. Si basa sulla produzione di calore natu-
rale della Terra (geotermia) alimentata dall'energia termica rilasciata
in processi di decadimento nucleare di elementi radioattivi quali l'ura-
nio, il torio e il potassio, contenuti naturalmente all'interno della terra.
La prima utilizzazione dell'energia geotermica per produrre ener-
gia elettrica avvenne il 4 luglio 1904 in Italia per merito del principe
Piero Ginori Conti che speriment il primo generatore geotermico a
Larderello in Toscana.
L'energia geotermica costituisce oggi meno dell'I % della produzione
mondiale di energia. Tuttavia, uno studio condotto dal Massachusetts
Institute of Technology afferma che la potenziale energia geotermica
contenuta sul nostro pianeta si aggira attorno ai 13000 ZJ (zettajoule,
IO
21
joule) e che con le attuali tecnologie sarebbe possibile utilizzar-
ne "solo" 2000 ZJ. Tuttavia, poich il consumo mondiale di energia
ammonta a un totale di 0,5 ZJ all'anno, con il solo geotermico, secondo
lo studio del MIT, si potrebbe soddisfare il fabbisogno energico plane-
tario con sola energia pulita per i prossimi 4000 anni rendendo quindi
inutile qualsiasi altra fonte non rinnovabile attualmente utilizzata.
L'energia geotermica una forma di energia sfruttabile che deriva dal
calore presente negli strati pi profondi della crosta terrestre. Infatti
penetrando in profondit nella superficie terrestre, la temperatura
diventa gradualmente pi elevata, aumentando mediamente di circa
30 C per km nella crosta terrestre (0.3 C/km e 0.8 C/km rispettiva-
mente nel mantello e nel nucleo). I giacimenti di questa energia sono
per dispersi e a profondit cos elevate da impedirne lo sfruttamento.
Per estrarre e usare il calore imprigionato nella Terra, necessario
individuare le zone con anomalia termica positiva dove il calore terre-
stre concentrato: il serbatoio o giacimento geotermico. Per ottenere
un ottimale riscaldamento di case o serre viene messa in atto l'azione
di fluidi a bassa temperatura invece,per ottenere energia elettrica si fa
uso di fluidi ad alte temperature.
Esistono diversi sistemi geotermici, ma attualmente vengono sfruttati
a livello industriale solo i sistemi idrotermali, costituiti da formazioni
m
v"i .r."l Li feSi yl L* )
rocciose permeabili in cui l'acqua piovana e dei fiumi si infiltra e viene
scaldata da strati di rocce ad alta temperatura. Le temperature rag-
giunte variano dai 50-60 C fino ad alcune centinaia di gradi. L'uso di
quest'energia comporta vantaggi come l'inesauribilit a tempi brevi,
se sfruttato in modo razionale ed il minor inquinamento dell'ambiente
circostante; un certo inquinamento non viene escluso per la possibile
immissione nell'area di elementi tossici, come zolfo, mercurio e arse-
nico presenti nei fluidi geotermali, per questo motivo le aree geotermi-
che sono sottoposte a verifiche ambientali annuali.
Rivolto solamente ad una produzione di energia termica, il sistema
geotermico a bassa entalpia che sfruttando il naturale calore del ter-
reno con l'ausilio di una pompa di calore riesce a produrre energia
termica per l'acqua calda sanitaria e per il riscaldamento degli edifici.
In alcune particolari zone si possono presentare condizioni in cui la
temperatura del sottosuolo pi alta della media, un fenomeno causa-
to dai fenomeni vulcanici o tettonici. In queste zone "calde" l'energia
pu essere facilmente recuperata mediante la geotermia.
La geotermia consiste nel convogliare i vapori provenienti dalle sor-
genti d'acqua del sottosuolo verso apposite turbine adibite alla produ-
zione di energia elettrica e riutilizzando il vapore acqueo per il riscal-
damento urbano, le coltivazioni in serra e il termalismo.Per alimentare
la produzione del vapore acqueo si ricorre spesso all'immissione di
acqua fredda in profondit, una tecnica utile per mantenere costante
il flusso del vapore. In questo modo si riesce a far lavorare a pieno
regime le turbine e produrre calore con continuit. La geotermia resta
comunque una fonte energetica marginale da utilizzare solo in limitati
contesti territoriali. Resta in ogni caso una potenzialit energetica da
sfruttare laddove possibile, anche sfruttando le potenzialit del riscal-
damento geotermico.
In tal senso molto promettenti sembrano essere gli sviluppi relativi
all'energia geomagmatica, che presenta ima distribuzione territoriale
molto estesa a motivo dell'assenza di utilizzo di acqua ma solo calore.
La radiattivit naturale della terra la causa della energia geotermica.
Si valuta che il flusso totale di calore verso la superficie della terra sia
di 16 TW, quindi poich la terra ha un raggio medio di 6371 km, la
potenza media prodotta per via geotermica di 32 mW/m
2
. Per con-
fronto l'irraggiamento solare medio , alle latitudini europee, di circa
200 W/m
2
. La potenza sensibilmente maggior vicino ai limiti delle
fratture tettoniche dove la crosta meno spessa. Inoltre la circolazione
di acqua in profondit pu aumentare ulteriormente la potenza termi-
ca per unit di superficie.
[ Vi I:P Li feStyl c
La geotermia la fortuna energetica dell'Islanda, dove l'85% delle
case riscaldato con questa fonte energetica. La grande isola del nord
Atlantico basa l'intera sua esistenza sul naturale equilibrio tra la pre-
senza di acqua calda in profondit e l'atmosfera esterna sotto zero.
Il pi grande complesso geotermico al mondo si trova in California
a The Geysers (l'impianto ha un potenziale di 1400 MW, sufficiente
a soddisfare le richieste energetiche dell'area metropolitana di San
Francisco). In Africa, il Kenya e l'Etiopia hanno costruito degli impian-
ti per l'energia geotermica. In Etiopia l'Islanda ha calcolato che l'ener-
gia geotermica presente di almeno 1000 MW. Si calcola che venti
paesi al mondo abbiano progetti di sviluppo del geotermico. Anche
Google ha investito nel geotermico di terza generazione, basato sulla
trivellazione di profondit per raggiungere punti caldi della crosta
anche da zone non naturalmente termali.
Dall'inizio del Novecento l'Italia sfrutta il calore della Terra per pro-
durre energia elettrica tramite la realizzazione di centrali elettriche
geotermiche capaci di sfruttare la forza del vapore. In Italia la produ-
zione di energia elettrica dalla geotermia fortemente concentrata in
Toscana (Pisa, Siena e Grosseto).
I giacimenti naturali di vapore in Toscana producono ogni anno oltre
4 miliardi di kilowattora di elettricit nelle sole centrali toscane di
Larderello (Pisa) e di Montieri.
A Larderello si trova il primo impianto geotermico costruito al mondo:
i primi esperimenti del Principe Piero Ginori-Conti risalgono al 1904
dove, per la prima volta, l'energia prodotta da quell'impianto permi-
se di accendere cinque lampadine. Gli impianti di Larderello hanno
un'origine datata ben prima della met dell'Ottocento. I vapori pro-
venienti dal sottosuolo erano una valida alternativa alle innovative
macchine a vapore industriali dell'epoca e avevano il pregio di non
utilizzare il costoso carbone per alimentare le caldaie. Questo era un
vantaggio che non pass inosservato agli imprenditori toscani del
primo ottocento.
La produzione di energia elettrica dalla geotermia una tradizione
toscana che arriva fino ai nostri giorni e che pone la regione Toscana
ai primi posti dello sfruttamento dell'energia rinnovabile dalla geoter-
mia. Non un caso che proprio a Larderello si trovi un museo dedicato
al vapore.
La geotermia a bassa entalpia sfrutta invece il sottosuolo come serba-
toio di calore. Nei mesi invernali il calore viene trasferito in superficie,
viceversa in estate il calore in eccesso presente negli edifici, viene dato
L i f eS: . . " )
al terreno. Questa operazione resa possibile dalle pompe di calore,
motori che tutti noi conosciamo nella forma pi diffusa rappresentata
dai frigorifero. Impianti di questo tipo non necessitano di condizioni
ambientali particolari, infatti non sfruttano n le sorgenti naturali
d'acqua calda, n le zone in cui il terreno ha temperature pi alte della
media a causa di una particolare vicinanza con il mantello. Quello che
questa tecnologia sfrutta la temperatura costante che il terreno ha
lungo tutto il corso dell'anno. Normalmente, gi ad un metro di pro-
fondit, si riescono ad avere circa 10-15 C. A questo punto si utilizza
la pompa di calore che sfrutta la differenza di calore fra il terreno e
l'esterno per assorbire calore dal terreno e renderlo disponibile per
gli usi umani. Pi questa differenza alta migliore il rendimento.
La pompa di calore necessita di energia elettrica per funzionare, in
condizioni medie per ogni Kw elettrico consumato si ottengono 3 kW
termici. Per rendere l'impianto ambientalmente pi compatibile ed
energeticamente autosufficiente, si pu abbinare ad un impianto foto-
voltaico che produrr l'energia necessaria per alimentare la pompa
di calore. Lo stesso impianto pu essere utilizzato per raffrescare gli
edifici, facendo funzionare la pompa di calore al contrario, quindi
assorbendo il calore dalla superficie e trasferendolo al sottosuolo.
L'alternanza del funzionamento estate/inverno permette di non raf-
freddare sensibilmente la zolla di terreno in cui sono situate le sonde.
Uno dei primi impianti costruiti in Italia, che integra il geotermico
con il fotovoltaico e il solare termico stato realizzato a Porretta
Terme, un piccolo Comune della Provincia di Bologna. A seguito di
un finanziamento europeo il Cento CISA ha inaugurato nel marzo
2008 l'impianto che alimenta il locale Centro Civico - Centro Anziani
di propriet del Comune.
La geotermia consente comunque di trarre dalle forze naturali una
grande quantit di energia rinnovabile e pulita. Queste centrali inol-
tre non comportano un danno all'ambiente, poich considerate non
inquinanti. Un ulteriore vantaggio il possibile riciclaggio degli
scarti,favorendo il risparmio. La trivellazione il costo maggiore; nel
2005 l'energia geotermica costava fra i 50 e i 150 euro per MWh, ma
pare che tale costo sia sceso a 50-100 euro per MWH nel 2010 e si pre-
vede che scender a 40-80 euro per MWh nel 2020. La fonte geotermica
oggi riceve in particolar modo due critiche:
Dalle centrali geotermiche fuoriesce insieme al vapore anche il
tipico odore sgradevole di uova marce delle zone termali causato
( N:-,Kui l Li feSl yl e 165
dall'idrogeno solforato. Un problema generalmente tollerato nel
caso dei siti termali ma particolarmente avverso alla popolazio-
ne residente nei pressi di una centrale geotermica. Il problema
risolvibile mediante l'installazione di particolari impianti di
abbattimento.
& L'impatto esteriore delle centrali geotermiche pu recare qualche
problema paesaggistico. La centrale si presenta, infatti, come un
groviglio di tubature cinti-estetiche. Un'immagine che non dista
comunque da quella di molti altri siti industriali o fabbriche. Il
problema paesaggistico pu essere facilmente risolto unendo l'ap-
proccio funzionale dei progetti ingegneristici con quello di un'ar-
chitettura rispettosa del paesaggio e del comune senso estetico. Il
che comunque del tutto risolto con impianti geotermici ad uso
di singole abitazioni.
La famiglia
Sommario
Cambiare vita da soli o
con tutta la famiglia
Figli e adattamento
5.1 Cambi ar e vi t a
da sol i o con t ut t a
l a f ami gl i a
Sicuramente cambiare vita
o anche solo trasferirsi da
soli presenta tanti problemi
quanti il farlo con tutta la
famiglia, sebbene si tratti di
problemi di natura abbastanza diversa. per un errore pensare che
chi solo abbia pi facilit nell'intraprendere questo tipo di cambia-
menti. Essere soli comporta il vantaggio di potersi muovere pren-
dendo decisioni che non devono essere preventivamente discusse e
approvate, o addirittura prendendo decisioni sull'onda delle scelte
e occasioni del momento. Ma senz'altro molto difficile pensare a
un'autosufficienza reale muovendosi da soli e soprattutto scegliendo
di vivere soli.
Inoltre esiste una componente motivazionale che non affatto da
trascurare. Per quanto lo si desideri ardentemente, l'allontanamento
dalla citt da soli pu essere molto pi difficile a livello psicologico
rispetto a quello di un gruppo, sia esso una coppia o una famiglia,
in cui i momenti fisiologici di sconforto o tentennamento nell'idea
vengono gestiti come mutuo scambio di sostegno, appoggio e spinta
a farcela comunque. Forse proprio questo aspetto che determina alla
fine il maggior successo nel cambio di vita da parte di nuclei familiari
[ .lui; i i Li feSl yl c
piuttosto che di singoli individui. Da soli molto difficile affrontare
anche l'allontanamento da persone care, perch viene spesso vissuto
da questi come un vero e proprio abbandono dettato da egoismo indi-
viduale, mentre nel caso di un nucleo familiare pi facile che venga
accettato come necessit, scelta di vita, progetto concreto e meditato.
In ogni caso, per quanti manuali di programmazione al cambiamento
di vita e all'autosufficienza si possano scrivere, non esiste una formula
universale con cui attuare questo cambiamento con successo. Le vite
sono tutte diverse, esistono semmai dei problemi comuni a tutti ed
su questi che si pu fare un discorso abbastanza generale.
Per esempio, sebbene ci siano pochi i casi di singoli che partono all'av-
ventura, spesso per un viaggio alla scoperta di realt di vita diverse,
senza alcun programma iniziale, indubbiamente sono eccezioni. Un
cambio di vita va programmato perch si riesca ad attuarlo e a farlo
con successo. Non ha nessun senso lasciare il lavoro da un giorno
all'altro se non per un periodo di aspettativa in cui riprogrammare
la propria vita. Il programma pu essere attuato partendo dai punti
del work pian del cap. 4.1, aiuter senz'altro a scoprire molti aspetti e
necessit del nuovo tipo di vita a cui si aspira.
Di seguito, alcuni punti fondamentali e suggerimenti da considerare se
si cambia vita da soli o in coppia:
& Trascorrere dei periodi diversi in realt di vita simili a quelle a cui si
aspira un ottimo punto di partenza. Se si desidera aprire un bed &
breakfast in campagna, per esempio, un'ottima idea frequentarne
qualcuno non solo come semplici ospiti. Prima di tutto buona cosa
interessarsi alla vita di chi lo conduce, se disponibile a parlarne. Si
potrebbe scoprire per esempio che per due o pi mesi all'anno non
si lavora, che bisogna essere in due o pi per gestire un'attivit del
genere con prodotti coltivati e preparati in proprio, che possibile
farlo affittando una struttura e non necessariamente comprandola...
& Molti b&b e agriturismi di medie e grandi dimensioni durante il
periodo estivo offrono lavoro in cambio di vitto e alloggio pi un
piccolo compenso. Impiegare anche solo un mese per un'esperien-
za del genere pu dare il metro di quanto si sia tagliati per un'attivi-
t a contatto con il pubblico piuttosto che per il lavoro in campagna.
& Se si sogna una vita completamente autosufficiente producendo
da soli tutto il necessario o quasi, va considerato il trascorrere un
periodo in una comune. Un'esperienza del genere pu togliere
tutta la dimensione falsamente idilliaca dell'autosufficienza, for-
nendo per ottime basi sulle quali cominciare a costruire.
^ ^ L i f eS:yv")
$8 Non necessario lasciare il lavoro da un giorno all'altro per ripro-
grammare la propria vita. A parte rarissimi casi in cui il lavoro
prende realmente quindici ore al giorno lasciando nell'impos-
sibilit di pensare ad altro, la maggior parte ha spazi di tempo
che utilizza altrimenti e che possono invece essere utilizzati per
sedersi e, carta e penna, stendere il work pian del cap. 4.1 Ci sono
persone che hanno riprogrammato la propria vita nei tragitti
quotidiani casa-lavoro. Una scelta radicale come lasciare il lavoro
all'improvviso d la falsa idea che ci si liberi la mente, ci si disin-
tossichi da tutta la negativit che vediamo nella situazione attuale
di vita ma , appunto, solo un'illusione. Ci si priva solo di una
fonte di reddito che potrebbe essere utile nel momento del trasfe-
rimento. forse pi saggio, in molti casi, utilizzare il lavoro per
avere a disposizione una somma discreta da cui partire, piuttosto
che lasciarlo dall'oggi al domani per pensare a cosa fare.
$3 Se si cambia vita da soli pu essere interessante passare un perio-
do all'estero, affrontando modi e sistemi diversi di vita che posso-
no tornare utili al momento di trovare una base in cui insediarsi.
Questo ha anche un altro scopo: allontanarsi materialmente il
pi possibile da famiglia e amici per un periodo piuttosto lungo.
Infatti una delle principali cause di fallimento di queste decisioni
in solitaria sono le "forze di opposizione" che restano in citt, nel
luogo di origine. Quanti finiscono per trasformarsi in semplici
pendolari, costretti dalle famiglie a sobbarcarsi ogni mese almeno
il trasferimento dal luogo di residenza a quello di origine, con
notevoli costi e aggravi anche psicologici per la propria vita? Un
periodo di lungo distacco dar a tutti, attore e familiari, il senso
dell'allontanamento, del non poter chiamare per ogni minimo
bisogno, del doversi in qualche caso spostare loro e accettare in
quei periodi il nuovo stile di vita del congiunto.
& La regola principale sempre: programmazione e visualizzazio-
ne. Fai il work pian del cap. 4.1. Portatelo sempre dietro, ovunque
vai, aggiungi nuovi particolari, visualizza materialmente come
sar la tua vita ideale, dal mattino quando ti svegli a quando
vai a dormire, visualizza ogni minimo particolare e avrai la base
migliore da cui partire. Poi i particolari, una volta arrivati alla vita
concreta possono cambiare, si possono modificare ma la program-
mazione e la visualizzazione ti avranno aiutato ad arrivare fin l.
AUTOPRODURRE! Inutile sognare una vita in campagna in cui
si fa tutto in casa, dalle verdure nell'orto ai pannelli solari, se non
si in grado di fare il pane ad occhi chiusi e con una mano sola.
( V i m ;I Life-Stylc
Perch l'autosufficienza anche giostrarsi tra diversi lavori che
si conoscono benissimo, altrimenti ci si mette una giornata per
ognuno e diventa frustrante. Comincia ad autoprodurre tutto
come riportato nel cap. 3 e stai gi costruendo il tuo futuro lonta-
no dalla citt.
5.2 Fi gl i e adat t ament o
Un discorso a parte meritano i figli. Anche qui il discorso sarebbe lun-
ghissimo e molto individuale, ogni caso differente dall'altro, quindi
ci limitiamo ad elencare alcuni punti che servano come spunto per
gestire questo tipo di cambiamento.
I bambini e i ragazzi hanno una grandissima capacit di adattamento,
anche i pi capricciosi. Certamente per ci sono periodi in cui pi
conveniente farlo, come il cambio da un ordine scolastico ad un altro
o ancora meglio in et pre-scolare. Risultano infatti molto pi avvan-
taggiati nel cambiamento se questo viene fatto prima dell'inserimento
all'asilo (cos entreranno direttamente all'asilo nel nuovo ambiente
di vita) oppure nel passaggio da asilo a elementari o da elementari a
scuola media.
Sicuramente il cambiamento viene recepito in modo diverso dagli ado-
lescenti che possono essere molto poco propensi a lasciare ambiente
conosciuto, amici e abitudini consolidate. Un cambiamento del genere
in un'et che gi di per s di grandi cambiamenti da valutare con
grande attenzione, soprattutto se i figli non sono del tutto o per nulla
concordi. Potrebbe trasformarsi in un trauma invece di essere un'espe-
rienza entusiasmante.
Infatti, per quanto a voi possa sembrare meraviglioso spalare del leta-
me alle sei del mattino e profumare di conseguenza, a una sedicenne
in genere non sembra per nulla attraente. Ci sono casi particolari in cui
il desiderio di andare a vivere fuori dalla citt molto presente anche
nei figli, ma vale la pena di accertarsi prima fino a che punto. Mentre
si romper la caldaia in pieno inverno e sarete magari fuori al gelo per
sistemarla, l'ultima cosa di cui avete bisogno un adolescente arrab-
biato che chiede di tornare alla sua vita precedente accusandovi di
avergliela distrutta. Anche qui, come suggerito nel cap. 5.1, un periodo
trascorso tutti insieme in una condizione simile a quella della vita che
si vuole andare a condurre un'ottima base di partenza.
Attenzione per a presentare inconsciamente le situazioni in modo pi
brillante di quelle che sono: se portate i figli per un periodo in un bel-
lissimo agriturismo dove la loro unica occupazione fare equitazione
^ L i f eSi vl ,~)
e uscire con gli amici la sera, indubbiamente gli piacer moltissimo. In
una comune o un ecovillaggio in cui almeno mezza giornata occu-
pata dai lavori necessari al sostentamento, avranno una visione reale
di cosa li attende. Inutile illuderli, a meno che non siate ricchissimi e
abbiate intenzione di aprire un b&b di lusso, non avranno quel tipo
di vita da vacanza in agriturismo. Il rischio un ritorno repentino alla
vita di citt dopo che i figli hanno manifestato il loro disappunto in
ogni maniera, dalla scuola trascurata alle fughe da casa.
Parlare con altri genitori che hanno fatto la stessa scelta un'ottima
idea. Alcune delle storie raccolte nel cap. 6 parlano di genitori che
hanno attuato questo cambiamento e del rapporto con i figli durante,
delle scelte scolastiche, della differenza tra il farli crescere in citt e il
crescere dove l'asfalto non esiste.
La parola d'ordine, soprattutto con i bambini : coinvolgere. Non
sono pacchi da spostare da una parte all'altra, coinvolgerli almeno in
parte nella scelta e nell'apprendimento di alcune nuove pratiche di
autoproduzione d ottimi risultati. Per esempio ai bambini piace mol-
tissimo fare l'orto, in genere, vedere le piantine che crescono e mettere
le mani nella terra, mangiare quello che prendono direttamente dalle
piante. Un orto un gigantesco e divertentissimo gioco, quindi non
impossessatevene: fateli partecipare a modo loro. Anche se estirperan-
no qualche carota prima del tempo o vorranno seminare pomodori in
novembre, che male c' a lasciarli fare? Si sentiranno coinvolti nella
nuova vita.
Scuola o home schooling?
La maggior parte di chi cambia vita allontanandosi dalla citt sceglie
per i figli una nuova scuola ma sempre di pi di recente si rivolge
all'home schooling, l'istruzione a casa. Tra programmi scolastici conte-
stabili, metodi di apprendimento inesistenti e relativo isolamento di
alcune situazioni abitative, l'home schooling costituisce per molti una
valida alternativa al mandare i figli nelle scuole statali. Va precisato
che per home schooling non si intendono per singoli genitori che scel-
gono di educare il figlio in casa, cosa piuttosto deleteria dal punto di
vista della socializzazione e della conoscenza comune, si intendono
invece gruppi di genitori organizzati che fanno loro da insegnanti
o ancor meglio assumono alcuni educatori realizzando una scuola
laddove c' un ecovillaggio, una comune o comunque un gruppo di
famiglie con cui attuare il progetto.
Mentre negli Stati Uniti si conta gi il 4% dei bambini istruiti a casa,
in Italia ci sono diversi progetti di home schooling attivi ma si tratta di
( LifeS:-.-!,-
una soluzione non molto presente seppure in costante crescita. Negli
USA, infatti, come in Italia, non obbligatoria la frequenza scolastica
ma l'istruzione.
La Costituzione garantisce infatti che sia un diritto e un dovere del
genitore occuparsi dell'istruzione del figlio, ma non che deva obbli-
gatoriamente farlo attraverso la scuola. Anzi, l'Italia prevede semmai
che in assenza di un'istruzione a casa, questa venga sostituita dalla
frequenza della scuola pubblica o privata. Giuridicamente definita
come "scuola paterna".
Per i bambini istruiti a casa sufficiente sostenere gli esami relativi alla
scuola dell'obbligo. Gli esami successivi sono finalizzati solo a conse-
guire il diploma ma non sono obbligatori. Eventualmente la scuola
locale pu proporre un programma alternativo finalizzato a testare
l'apprendimento del bambino durante l'anno e di solito, se si tratta di
una prima esperienza, pu essere un aiuto sostanziale. In ogni caso,
per attuare la scuola familiare basta comunicare l'intenzione in genna-
io, al momento dell'iscrizione, al direttore didattico della scuola in cui
avrebbe dovuto frequentare il bambino.
Uno dei riferimenti pi recenti l'O.M. 330 del 27.5.97, in particola-
re l'art.4 "Scuola familiare e privata autorizzata. Esami di idoneit e
licenza. - Per scuola familiare si intende l'attivit di istruzione elemen-
tare svolta direttamente dai genitori o da persona a ci delegata dai
genitori stessi. Gli alunni che assolvono all'obbligo con tale modalit
sono ammessi a sostenere gli esami di idoneit o gli esami di licenza in
una scuola elementare di Stato, nel circolo di competenza territoriale
rispetto alla residenza della famiglia."
La durata dell'obbligo scolastico, a decorrere dall'anno 1999/2000,
deve corrispondere ad un periodo complessivo di istruzione pari a
9 anni.
In ogni caso, la questione fondamentale comunicarlo al dirigente sco-
lastico entro i termini stabiliti. Infatti l'art. 331 del codice di procedura
penale fa obbligo ai pubblici ufficiali e agli incaricati di pubblico ser-
vizio che nell'esercizio o a causa delle loro funzioni o del loro servizio
abbiano notizia di un reato perseguibile d'ufficio, di farne denuncia
per iscritto da presentare o trasmettere senza ritardo al pubblico mini-
stero o a un ufficiale di polizia giudiziaria.
Poich l'omissione dell'obbligo d'impartire o fare impartire l'istru-
zione ai minori deve verificarsi "senza giusto motivo", la giurispru-
denza ha ritenuto che gli adempimenti di cui ai commi 4 e 5 dell'art.
114 del T.U. si configurino quali condizioni di punibilit ex art. 44
codice penale.
172 :i'.r.ilLifeStyle~)
Qualche riferimento per approfondire l'home schooling in Italia:
"Ss Gruppo di discussione online per genitori che scelgono l'istruzione
familiare: http://it.groups.yahoo.com/group/scuolafamiliare/
<S Rete Scuola Familiare: Francesco D'Ingiullo, C.da Casetta dei
Buoi- 66050 Palmoli (Chieti), email: figliodelnibbio@libero.it, tei
3298064297
Progetto Scuola Familiare. Nel 2009 con 5 bimbi in prima ele-
mentare, a Farneto Bologna-S.Lazzaro (per informazioni: Monica
- info@cropcirco.com)
Va infine sottolineato che in alcuni paesi europei, come la Svezia,
l'home schooling illegale; bene informarsi prima se l'intenzione
quella di andare all'estero. In altri paesi, invece, come Gran Bretagna,
Canada, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda molto alto il numero
di bambini educati a casa. I paesi anglosassoni vantano la tradizione
pi lunga di homeschooling, costituendo un punto di riferimento inter-
nazionale importante. In lingua inglese esistono numerosi siti internet
con forum di scambio, associazioni e pubblicazioni.
Una delle esperienze pi interessanti di home schooling attuate in Italia
quella della Comune degli Elfi (vedi cap. 1.7). L'istruzione avviene
attraverso una scuola autogestita che si avvale anche della collabo-
razione di due insegnanti ausiliarie esterne alla comunit. La scuola
supportata, anche se in maniera diversa, da tutti i villaggi. stato
avviato anche un progetto di bioedilizia per la ricostruzione di una
struttura destinata ad ospitare la futura scuola (la destinazione ufficia-
le un centro culturale polivalente) che verr riconosciuta come scuola
sussidiaria dal Comune e dalla Direzione Didattica di competenza.
partita quindi una collaborazione con i predetti organismi per una
scuola a met: met tempo in autogestione e met nella scuola pubbli-
ca. Una scelta effettuata per mantenere aperta la scuola del paese e per
favorire lo scambio e la socializzazione dei bambini che abitano nella
comunit con i coetanei esterni al villaggio. I risultati tramite esami e il
monitoraggio continuo degli educatori locali dimostrano che la prepa-
razione dei bambini della Comune degli Elfi di molto superiore alla
media della scuola pubblica.
( i-1. !Li feStyl c
Chi l'ha fatto
In questo capitolo sono rac-
colte le esperienze, i percor-
si, i dubbi, i ripensamenti,
le vittorie e i sogni di alcune
persone che hanno deciso di
dare un'interpretazione libe-
ra alla propria vita e di fare
del vivere un lavoro a tempo
pieno. Queste chiacchierate
sugli stili di vita sostenibili
attorno, lontano o appena
fuori dalla citt seguono un
percorso di allontanamento
progressivo di tipo geografi-
co: inizia con Sara alle porte
di Mestre e si conclude con
Renato e Man in mezzo al
bosco, passando per chi non
si spostato pi di cinquanta
metri da casa propria come
Roberto e Mirella e chi si
divide tra India e Italia come
Manuel. Ma anche un per-
corso progressivo verso una
libert personale, dove ognuno porta un'esperienza e un'interpreta-
Sommario
Sara Cargnello
Roberto Bambini
e Mirella Gherardi
Claudia Andreani
e Ivan Ferioli
Stefania Molinari Lee
Alda Barona
Sauro Martella
e Renata Balducci
J acopo Fo
e Eleonora Albanese
Manuel Olivares
Marcello Paolocci
Gabriella Colombo
e Karl Hartmann
Renato Pontiroli
e Man Abadie
Li feSi yl c
zione completamente diversa di come ha vissuto la citt, della ricerca
di un ritmo di vita diverso, di come cambiato il proprio rapporto
con il lavoro, delle difficolt incontrate nel costruire una vita a pro-
pria misura, delle soddisfazioni di vivere come si scelto. Tra queste
esperienze non c' nessuno che gira il mondo in barca a vela o che si
inventato il lavoro di un'ora al giorno che lo ha fatto diventare ricco. Ci
sono per persone molto ricche in modi diversi, da chi mette al primo
posto la soddisfazione come Claudia e Ivan, a chi fa diventare la sua
passione un lavoro come Sauro e Renata, da chi arricchisce gli altri di
sorrisi come Jacopo e Eleonora, a chi si inventa un lavoro particolare
come Marcello, fino a chi si "gode la vita un po' di pi coltivando un
po' di meno" come Gabri, Karl e i loro quattro figli.
Ho voluto rispettare il modo di raccontarsi di ognuno perch un
modo migliore di cogliere le idee e le sfumature di tante scelte, soprat-
tutto di scelte che spesso molto difficile riassumere in poche pagine.
Cos pu capitare che una chiacchierata sia pi lunga perch Alda in
inverno ha meno lavoro in campagna, mentre Stefania, pi pragmati-
ca, riassume tutto in una frase intanto che corre tra una mangiatoia da
pulire e un cavallo da massaggiare. La cosa che accomuna di pi tutte
queste chiacchierate che si tratta di persone cos belle che ci vorrebbe
un libro per ognuno di loro. Nessuno alla fine di queste storie diventa
ricco, sono gi tutti ricchissimi.
6.1 Sara Car gnel l o: l a f or za di scegl i ere
Sara Cargnello vive alle porte di Mestre in un appartamento al quarto
piano. Lavora come commessa in un negozio di alimenti biologici,
come educatrice ambientale nelle scuole e tiene corsi di alimentazione
igienista. Da un po' di tempo ha scelto un lavoro da dipendente part-
time che le permette di coltivare tutti i suoi interessi garantendole per
il necessario per vivere: l'inizio di un lungo percorso che sta gi dando
i primi risultati. Sara anche coautrice di Solo Crudo (Macro Edizioni),
il primo libro sul crudismo in Italia, e anima il blog crudismo.com
sull'alimentazione naturale crudista.
Sara, tu stai costruendo una vita a tua misura. Da che realt arrivi a
livello sia familiare che abitativo?
Io ho sempre vissuto in citt, per la maggior parte a Mestre che rappre-
senta la parte caotica e trafficata del Comune di Venezia, spostandomi
anche in altre citt relativamente tranquille come Pesaro e ben pi cao-
tiche come Roma e Londra. Non ho quindi esperienza diretta di vita in
N
' '-L i feStyl c")
Capitolo 6 - Chi l'ha facto
campagna, sebbene mia madre sia di origine contadina e abbia cercato
di condividere con me le sue esperienze e le sue emozioni legate ad
uno stile di vita molto pi lento,
Hai trovato subito il percorso giusto, magari dopo gli studi, o ci sono
state scelte diverse, prove e ripensamenti prima di arrivare a oggi?
Ci ho messo diverso tempo prima di comprendere come desideravo
vivere. Alle spalle ho una laurea in Scienze Ambientali ed una scuo-
la di naturopatia, scelte perch comunque nella mia vita in qualche
modo volevo occuparmi di ecologia, ma non avevo idea del modo in
cui lo volevo fare. Ho sempre pensato di voler in qualche modo inse-
gnare e trasmettere alle generazioni future la sensibilit nei confronti
del pianeta che ci ospita, e ho trovato il modo per farlo occupandomi
anche di Educazione Ambientale, che per impiega solo una parte del
mio tempo. Ho scoperto infatti che mi diverte immensamente di pi
sperimentare continuamente percorsi diversi.
Hai vissuto anche in citt caotiche come Mestre, mi racconti una tua
giornata-tipo con un impiego full-time?
Fino a tre anni fa avevo un lavoro d'ufficio che occupava il mio tempo
dal luned al venerd, come accade a molte persone. Anche se il lavoro
Figura 6.1 - Sara con Mirtillo, la citt alle spalle.
( LifeStylc "i'
mi piaceva, mi angosciava non avere tempo per me stessa e per ci
che mi appassionava, nonch il dovermi ridurre a vivere nel weekend
come tutti.
Sono poi passata ad un lavoro full time in negozio che ha peggiorato
le mie condizioni, perch dovevo lavorare fino alle 20.00 ed anche il
sabato.
La mia vita si stava appiattendo drammaticamente. Mi alzavo alle 7
del mattino per essere pronta ad iniziare alle 8.30, avevo una breve
pausa pranzo che trascorrevo in ufficio per uscire verso le 19.00 ed
avere giusto il tempo di tornare a casa a preparare la cena e fare una
doccia prima di crollare sul divano. La vita di negozio era pressoch
simile, se non molto pi stancante, e mi dava nettamente la sensazione
di trascorrere la mia vita dentro le quattro mura.
Fortunatamente in entrambi i casi non ho mai dovuto usare l'auto o i
mezzi pubblici per raggiungere il posto di lavoro. Ho sempre potuto
usare la bicicletta per fare circa 15 km al giorno, anche quando pio-
veva o nevicava. Questo ha probabilmente evitato che mi abbrutissi
completamente.
Quanto ci hai messo per allontanarti da questa routine? Un giorno
ti sei alzata e hai detto "basta, non ce la faccio pi"? O stato pi
graduale?
Il percorso stato graduale, ma sapevo quello che volevo. Ho dato le
dimissioni dall'ufficio in cui ero stata assunta quando mi si presen-
tata l'opportunit di lavorare in negozio, solamente perch durante
il colloquio avevo dichiarato preventivamente di voler lavorare part
time dopo alcuni mesi di disponibilit full time. Quindi sapevo che
la tortura sarebbe durata ancora circa 6 mesi e poi la mia vita sarebbe
cambiata.
Era certamente qualcosa che volevo fortemente, ne andava della qua-
lit della mia vita.
So che una scelta molto forte della tua vita stata quella di una
ricerca del benessere attraverso l'alimentazione, so che difficile
riassumerla, ma puoi delineare qualche passaggio significativo di
questa ricerca?
Spinta da un forte senso etico sono diventata vegetariana a 16 anni, e
spinta da un forte interesse per l'alimentazione naturale e le medicine
alternative ne ho da subito analizzato tutti gli aspetti e le possibili
conseguenze sulla mia salute, scoprendo cos di aver fatto una scelta
molto saggia ma ulteriormente migliorabile. Grazie all'inesauribile
178 Li festyl e )
fonte informativa che internet ho scoperto l'esistenza dell'igienismo,
ovvero lo stile di vita tra i pi puri che si possano praticare, e ne sono
rimasta affascinata.
Ho iniziato a modificare la mia dieta sperimentando su me stessa le
conseguenze di questa scelta e scoprendo via via un benessere sempre
maggiore che mi spingeva a continuare. Ho innanzitutto eliminato
ogni cibo di origine animale, successivamente ho ridotto fino all'eli-
minazione anche legumi e cereali in favore di frutta e verdura, per poi
abolire anche la cottura dei cibi scoprendo il potente valore energetico
dei cibi crudi. La mia alimentazione oggi consiste prevalentemente di
frutta, verdura, noci e semi nel loro stato pi naturale possibile.
Mi descrivi una tua giornata tipo di adesso?
Oggi le mie giornate tipo sono molto varie. Quando non sono in
negozio, che mi occupa tre giorni pieni a settimana, ho svariate occu-
pazioni.
Ci che rende forse difficile definire una giornata tipo. Collaboro con
una cooperativa di Educazione Ambientale, quindi potrebbe capitar-
mi di dover fare qualche laboratorio a scuola. Oppure potrei essere
a casa a scrivere di alimentazione naturale per qualche mio progetto
personale, o probabilmente sarei in cucina a elaborare qualche gustoso
piatto crudo. Naturalmente, potreste trovarmi anche a passeggiare al
mare o a leggere un libro al parco all'ombra di un albero.
Qual il tuo concetto di "lavoro" oggi? E di denaro come guadagno?
Inizialmente non stato facile accettare di avere tanto tempo libero.
La societ molto dura e critica nei confronti di chi sceglie di rallen-
tare, anche gli amici e la famiglia raramente approvano una scelta di
questo tipo, considerandola uno "spreco" di tempo. Mi sono dovuta
quindi confrontare con il giudizio altrui e sicuramente con un retaggio
mentale che apparteneva anche a me, e che inizialmente mi faceva sen-
tire quasi in colpa per avere delle giornate completamente libere che
potevo trascorrere a mio piacimento, mentre tutti gli altri sgobbavano
in ufficio. Ho anche avuto qualche difficolt nell'organizzare le mie
giornate, non mi capacitavo davvero di poter rallentare.
Chiaramente una scelta di questo tipo comporta delle rinunce in altro
senso. Il mio stipendio molto pi basso, di conseguenza fonda-
mentale comprendere che necessario rallentare anche nei consumi.
Anche in questo caso non stato semplice affrontare le critiche esterne
...e inizialmente anche interne! Perch chi guadagna poco come se
valesse poco, specie se in possesso di laurea.
[ ni Li feSl yl c
C' stato un momento molto duro, in cui hai davvero dubitato di
farcela e magari hai pensato di tornare indietro?
Ho avuto sicuramente dei momenti difficili, pi psicologici che mate-
riali, per le ragioni di cui parlavamo prima. Cambiare stile di vita
ti impone una forte consapevolezza e determinazione per far fronte
soprattutto al giudizio della societ e per vincere un condizionamento
mentale che ci stato insegnato fin da bambini.
Come si esce da questo condizionamento?
Bisogna letteralmente riprogrammare s stessi per comprendere che
non sbagliato avere tempo da dedicare a ci che pi amiamo fare,
e non sbagliato sentirsi realizzati e felici con uno stipendio che la
met di un normale stipendio da impiegato.
Tutte queste scelte, dal minore impatto ambientale a non adagiarsi
nella sicurezza di uno stipendio da dipendente full-time, richiedono
un enorme sforzo e attenzione costante, impegno nel rinunciare ad
alcune comodit, quanto influisce questo sulla tua vita, material-
mente?
Certamente la mia vita un po' diversa dal normale. Quelle che per
molti possono sembrare rinunce per me non lo sono, rappresentano
anzi una liberazione. Non ho bisogno di acquistare scarpe e vestiti tutti
i mesi, e nemmeno mi manca fare viaggi costosi. Eppure ho da vestire,
basta scegliere con cura e avere cura di ci che si possiede, e sono riu-
scita a fare anche dei bei viaggi quando l'ho desiderato. Amo girare
in bicicletta e usare la tessera della biblioteca, amo andare al cinema e
posso farlo negli orari morti quando costa molto meno. Non guardo
quasi pi la TV e quando arriver anche dalle mie parti il digitale terre-
stre la regaler definitivamente a qualcuno. Ho un parco vicino a casa,
il che mi permette di non aver bisogno di una palestra. Sono oculata
nell'uso di acqua luce e riscaldamento, per l'ambiente e per risparmia-
re, e le mie scelte alimentari mi permettono di spendere davvero molto
poco. In genere me la cavo egregiamente con 5 euro al giorno di spesa.
Se ti dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... ti
familiare come osservazione?
Certamente s, ed proprio cos. Il lavoro che svolgo in negozio mi
occupa solo tre giorni a settimana, il resto del tempo oggi lo dedico
ad attivit che amo e che arrotondano le mie entrate, come i progetti
didattici o i corsi di cucina naturale.
^C T L i f eS- yl .")
Le occasioni di questo tipo continuano ad arrivare anche perch ho il
tempo di occuparmene. un sistema che si autoalimenta, ed avere il
tempo di elaborare nuove idee mi permette di creare nuove occasioni
per divertirmi, trasmettere ci che conosco e in cui credo, e incremen-
tare le mie entrate. Ci ho impiegato quasi un anno per arrivare a que-
sto ma ora si sta rivelando un sistema vincente.
Un consiglio che daresti a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi una
vita pi sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali, magari facendolo
per gradi come stai facendo tu?
Io ancora non ho lasciato la citt e di conseguenza la mia autosufficien-
za ancora limitata: avere un orto ad esempio sarebbe un vantaggio
enorme dato il mio stile alimentare.
Riesco a sfruttare il balcone per quanto mi possibile, ma per adesso
va benissimo cos. Il mio consiglio per chi volesse semplificare e ren-
dere sostenibile la propria vita quello di fare innanzitutto un elenco
molto dettagliato del proprio bilancio familiare, analizzando poi le
varie voci di spesa.
Quali di queste sono davvero un bisogno reale e non indotto? Cosa
sarebbe possibile eliminare? Acquistare ogni mese un nuovo paio di
scarpe o avere la TV digitale migliorano davvero la qualit della vita
o ci obbligano a lavorare di pi per poterceli permettere? Credo che
sia possibile iniziare un percorso di decrescita solo comprendendo
quali sono davvero le cose importanti che circondano la nostra vita.
Una volta ridotti i bisogni all'osso sar molto pi semplice vivere il
surplus come un peso anzich un vantaggio e diverr assolutamente
necessario liberarsi di tanti inutili fardelli.
6.2 Rober t o Bambi ni e Mi r el l a Gher ar di :
senza spost arsi si va mol t o l ont ano
Roberto Bambini e Mirella Gherardi sono entrambi di Jesi, a 25 km dal
mare e 25 dai monti. I cambiamenti nello stile di vita per loro comin-
ciano molto presto, prima con il volontariato e a seguire con scelte
fuori dall'ordinario che gli permettono per il pieno appagamento
personale.
Lui assistente tecnico in una scuola, lei collaboratrice in uno studio
medico, sono appassionati speleologi e qualcuno si stupir di cono-
scerli gi: Roberto la persona che tramite il sito qualchicco.it diffonde
in digitale la rivista autoprodotta I I Seminasogni, una delle produzioni
pi interessanti legate alla decrescita in Italia.
[ Vi il iiLifeSiylc 181
Roberto e Mirella, voi avete costruito una vita che si pu definire a
vostra misura attraverso un percorso di anni insieme. Partiamo pro-
prio dall'inizio, da dove arrivate a livello sia familiare che abitativo?
(Mirella) A livello abitativo, direi che sono sempre stata qui. Solo che il
"qui", nel tempo, si trasformato da aperta campagna a quartiere resi-
denziale di una cittadina piuttosto vivibile. Nonostante la mia et non
vetusta, sono nata in casa con l'aiuto di una levatrice prelevata in piena
notte da mio padre, con un avventuroso viaggio in Vespa. Devo essere
stata una bella sorpresa sia per i miei (a quel tempo, niente esami, eco-
grafie etc...) che per il cane di casa, che ha abbaiato insistentemente in
risposta ai miei primi vagiti!
(Roberto) Senza conoscerci, siamo stati a lungo vicini di casa; la mia
famiglia per si era gi "inurbanizzata" da una generazione, qui i
nonni sono stati tutti mezzadri, avendo cura per di portarsi dietro un
bel pezzo di orto, un piccolo paradiso per i miei nonni prima, e per mio
padre poi. Mai un giorno senza insalata!
Avete trovato subito il percorso giusto, dritti e sicuri, deciso di cam-
biare stile di vita, o ci sono state scelte diverse, prove e ripensamenti
prima di arrivare a oggi?
(Roberto) Non esistendo ai tempi i GPS (siamo ottimi cartografi, per),
si speso parecchio tempo in viaggi ed esperienze tra vite possibili: chi
alle prese con un totalizzante lavoro di operaia, chi alle prese con un
defatigante percorso di studi, abbiamo usato gli scampoli del nostro
tempo per saggiare le vie che, riconosciute come nostre, avremmo poi
percorso con pi dedizione. Impegni associativi, volontariato, e tanta
natura vissuta il pi possibile fuori dai circuiti turistici e cercando, con
umilt, di essere accolti da luoghi e persone.
Mi raccontate una vostra giornata-tipo di quando vivevate in un
contesto pi frenetico?
(Mirella) Nei primi anni di matrimonio, io lavoravo in una fabbrica
di confezioni fuori citt, 25 Km di superstrada: uscivo da casa alle 7
e 20 per tornare non prima delle 18 e 30, naturalmente spesa, visite ai
familiari e altre incombenze escluse. Tenendo conto che entro le 21 e
30 (orario ufficiale di fine attivit per esaurimento delle risorse psi-
cofisiche) c'era da gestire la cena, il pranzo del giorno dopo e tutte le
altre cure di casa, si capisce perch eravamo consumatori tristemente
abituati alle buste di zuppa liofilizzata... con grave scorno dei nostri
genitori, che continuavano a sommergerci di "pacchi profugo" per
smaltire la sovrapproduzione dei loro magnifici orti, nonostante l'im-
flfl L i f eS:;.;,")
Capitolo 6 - Chi l'ha fatto
possibilit da parte di nostra di dedicare a queste prelibatezze il tempo
necessario ad una degna preparazione.
(Roberto) Da parte mia con la laurea avevo chiuso il periodo pi
"costretto" della mia vita, e con un lavoro nell' ambito scolastico con
orario 8 -14, per di pi magnificamente flessibile, mi potevo permette-
Figura 6.2 - Roberto e Mirella, alla base dell'Albero della Vita la famiglia si ritempra dalle fatiche
del/' esistenza.
re ritmi assai pi umani ed anche il lusso di dedicare un po' di tempo
alla cura della casa, e - orrore - allo sbrago serale a uso lettura sul
divano... che stato a lungo l'unico mobilio della nostra sala!
Quanto vi sembra lontana quella situazione adesso? Riuscite ancora
a percepire quegli stati d'animo, le sensazioni che avevate vivendo
cos o sono state cancellate definitivamente?
(Mirella) Ripensandoci, delle sensazioni emergono nitide, ed anche
delle note sensoriali... come l'odore indefinito delle zuppe liofilizzate!
Ci sono ben presenti. Lo stacco talmente netto che anche dal punto di
vista alimentare ci sembra impossibile aver sopportato tanto!
Mi descrivete una vostra giornata tipo di adesso?
(Roberto) Siamo tuttora installati in un condominio e, con alterne
fortune, ci dedichiamo alla coltivazione dell'orticello e di un cucciolo
d'uomo. Per alzarci, aspettiamo che dalle finestre inizi a filtrare un
po' di luce alle 7, ma anche alle 7 e mezza... Io vado al lavoro a piedi,
Mirella ha un part-time a due Km da casa, il cucciolo d'uomo va a scuo-
la senza scendere dal marciapiede. I nostri orari di lavoro disgiunti ci
permettono di presidiare con continuit la casa e gli... affetti familiari,
ricorrendo a servizi alternativi assai poco per la gestione della prole, e
per nulla per quella della casa. Con l'esperienza e la crescita del figlio
che spesso ha avuto la pazienza di seguirci, stiamo anche diventando
bravini a recuperare spazi e tempi da dedicare alle esperienze da cui
proveniamo.
Dai balconi di casa seguiamo il sole dal suo sorgere al tramonto e la
campagna comincia, senza incertezze, a 1 Km dal portone.
Una scelta molto forte della vostra vita ha riguardato uno stile di vita
improntato all'etica, alla non violenza, alla condivisione... come ci
siete arrivati? Vi siete svegliati una mattina e avete detto "oggi faccio
l'alternativo"?
(Roberto) Probabilmente, alternativi potenziali lo eravamo gi da
tempo. Siamo nati e cresciuti all'ombra di un ispirato campanile
francescano che garantiva impunit e copertura morale alle nostre
scorribande, chiedendo in cambio un po' di considerazione per quei
valori, umani prima ancora che religiosi, che oggi sembrano merce
rara: responsabilit, essenzialit, condivisione. Crescendo, abbiamo
accumulato le pi varie esperienze di volontariato: gruppi parrocchia-
li, gruppi spontanei, telefono amico, comunit per disabili e comunit
per tossicodipendenti, casa famiglia per minori, educazione ambien-
; I- I I Li feSl yl e~)
tale... finch decidiamo di volere un po' di bene anche a noi stessi e
ci sposiamo, in modo un po' atipico, ma senza strafare. La mia perso-
nale decrescita inizia chiudendo in un cassetto, non so pi quale, una
promettente laurea in ingegneria elettronica ed avviandomi ad una
brillante non-carriera scolastica di assistente tecnico, per cieco amore
dell'Educazione e in orrore al PIL.
(Mirella) Per me diventava urgente "spendermi" non pi nella pro-
duzione di cose, ma in qualcosa rivolto alle persone ed ai loro bisogni
pi seri. Raggiunti i limiti di guardia della sopportazione, ho ottenuto
prima un part-time in fabbrica per poi arrivare al licenziamento in
vista del nuovo e assai pi motivante lavoro. Alla faccia della busta
paga! Noi come famiglia ora ci sentiamo un po' di mezzo, manifesta-
mente "selvatici" tra i cittadini ma inconfutabilmente cittadini tra i
veri "selvatici".
Anni fa avete sconvolto la famiglia con un matrimonio che oggi
potremmo definire "equo e solidale", ma lo avete fatto quando
ancora questi concetti erano piuttosto sconosciuti... cosa avete com-
binato?
(Roberto) Il 4 giugno del 1995, due allegri cortei convergono all'ombra
del gi citato campanile francescano. Sulla sposa, nel classico abito
bianco, non ci sono dubbi; identificare lo sposo non invece altrettanto
agevole, e non certo il pi elegante dei convitati... Durante la cerimo-
nia niente flash n luci di scena; per fortuna ci pensano due fraticelli
ad addobbare al volo l'altare con due vasi di freschissime ginestre
appena tagliate dal greppo di qualche strada vicinale dal babbo della
sposa, pratico dell'arte.
All'uscita, niente riso ma petali di rosa e purtroppo resta inutilizzata
la vecchia bici, gi predisposta, poich i nostri amici pensano bene di
regalarcene due nuove. E adesso, tutti al pranzo. Gi, ma quale? Ho
ancora davanti agli occhi lo sguardo implorante di mia madre quan-
do, saputo che avremmo gioiosamente ricevuto amici e parenti in un
ameno capannone nella ridente campagna preappenninica, mi chiese
"Ma almeno, un ritrovo?...". Non lo era.
Per l'occasione, abbiamo inventato una bella festa autogestita, incredi-
bilmente a spreco zero: il non consumato l'abbiamo portato in comuni-
t e congelato per usi futuri. Si conclusa solennemente alla luce delle
lampade al carburo in grotta a tarda notte.
Potevano mancare le bomboniere? Forse, ma perch negarci il piacere
di modellare 300 ciotole d'argilla, decorarle una ad una e farle splen-
dere dei colori imprevedibili che si ottengono dalla cottura Raku? I
( \ i imILifeStvir- ^ ^
confetti, solo per i pi tradizionalisti. Per tutti gli altri, una vaschetta
di Nutella, che non equosolidale, lo sappiamo, ma era un archetipo
irrinunciabile...
Quanta soddisfazione c' a vivere cos e quanta fatica? Si va almeno
in pareggio?
(Mirella) La soddisfazione, considerato che ima scelta e non un
ripiego, ci deve essere, e tanta, altrimenti vuol dire che si sbagliato
strada: pu capitare, con umilt e un po' di fatica si riparte in un'altra
direzione. Cos, sai che stai spendendo il tuo tempo, la tua vita in cose
che per te hanno senso, ci credi, e ti appagano anche se sono faticose.
Non un rincorrere soddisfazioni e "divertimenti" per compensare
le frustrazioni di una vita magari pi agiata, ma nella quale non c'
niente che ci rappresenti veramente.
Qual la vostra idea di "casa" oggi, anche alla luce delle vostre espe-
rienze precedenti?
(Mirella) La "casa" che ci siamo costruiti intorno nata facendo tesoro
dei tanti valori ma soprattutto dei limiti, per noi evidenti, dell'espe-
rienza delle nostre famiglie di origine. un luogo che ci contiene, ci
rappresenta ma che non ci deve separare dal resto del mondo ed anzi
proprio predisposta per l'incontro...
(Roberto) Novelli sposi, abbiamo condiviso alloggio e parte della vita
per lungo tempo con persone nostre amiche, rinunciando certo ad un
po' di intimit ma intanto ricambiando l'accoglienza tante volte rice-
vuta con gratitudine, e forse inconsapevolmente preparandoci all'"ac-
coglienza" pi grande dell'essere genitori.
Cosa c' dentro? Mucchi di cose, fatte o da fare, mucchi di libri e
riviste, mucchi di "invenzioni" assemblate dal cucciolo attingendo
sapientemente agli altri mucchi... Ci sono poi le radici: il nostro lettone
costruito dal padre di Mirella, le vecchie panche dei nonni.
Dal soffitto della nostra camera penzola soddisfatta, appesa ad uno
spezzone di filo rossonero, la nuda lampadina... una delle primissime
"a basso consumo", per! Messa l - provvisoriamente - quindici anni
fa. Niente tiv, un po' a fatica, ma internet dal 1996.
Qual il vostro concetto di "lavoro" oggi?
(Mirella) parte della vita, non qualcosa da subire per poter vivere. E
quindi non deve essere finalizzato al nudo guadagno ma alla crescita
della persona, sia di quella che lavora che di quelle che del suo lavoro
raccolgono i frutti.
186 LifeSiyle )
Molte persone puntano il dito verso famiglie che fanno scelte di vita
diverse, accusandole di imporre una scelta di vita 'strana' ai figli,
che ne far degli isolati o degli alienati sociali. Voi cosa rispondete
in questi casi?
(Roberto) Noi, prima di rispondere, siamo i primi ad esserci posti la
domanda.
Non viviamo in una comunit circoscritta, le nostre scelte ci portano
a vivere spazi e tempi di "non omologazione" che non comportano
necessariamente la solitudine e l'isolamento.
E il frutto che ci auguriamo di far cogliere a nostro figlio quello di
sviluppare una coscienza critica, cosa che, se non gli risparmier tante
fatiche del vivere, sicuramente gli sar utile per cercare la strada della
propria serenit.
Un momento molto duro, in cui avete dubitato di farcela?
(Mirella) Ci capitato che, pur condividendo gli stessi obiettivi con-
creti, abbiamo imboccato strade diverse e divergenti per raggiungerli.
Cos non solo si fatica di pi, ma ci si sente anche soli.
Se vi dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... vi
familiare come osservazione?
(Mirella) Lasciare la fabbrica e alcuni colleghi con i quali ho lavorato
per diciassette anni, nonostante riconoscessi che la situazione fosse
insostenibile, non era cosa cos pacifica.
Proprio in quei momenti, il concretizzarsi dell'ipotesi del nuovo
lavoro, che sembrava fatto" su misura" per le mie aspettative, mi si
presentato come una scommessa difficile, su cui puntare solo in fun-
zione della mia voglia di essere "compagna di strada" per le persone,
ma per la quale non avevo tecnicamente nessuna esperienza. Questa
scommessa, in caso di fallimento mi avrebbe fatto pagare un prezzo
molto alto in termini di fiducia sulle mie possibilit, ma non era pro-
prio possibile rinunciare.
Un consiglio che dareste a chi oggi vuole crearsi una vita pi soste-
nibile, pi vicina ai ritmi naturali, magari scegliendo un lavoro al
di sotto della propria preparazione ma che gli lascia pi tempo per
vivere?
(Roberto) Rileggersi da capo l'intervista, e darsi da fare!
( \ ;i :r.-iILifeStylc
6.3 Cl audi a Andr eani e I van Fenoli:
la soddi sf azi one al pr i mo post o
Claudia Andreani un'artista ceramista, gestisce la sua bottega di
ceramica raku a Umbertide e tiene corsi per aspiranti ceramisti (clau-
diaandreani.com). Ivan Ferioli un grafico pubblicitario (achillieferio-
li.it) che nella campagna umbra arrivato da Saronno. Di entrambi la
scelta di lasciare Milano e di gestire insieme anche un bed&breakfast
nel loro casolare in pietra sulle colline dell'Alta Valle del Tevere (ilca-
seto.com).
Claudia, voi avete costruito una vita che si pu definire a vostra
misura attraverso un percorso di anni. Partiamo proprio dall'inizio,
l'arrivare da una citt e l'esserci cresciuti come l'avete percepito a
livello sia familiare che abitativo?
Dobbiamo fare un premessa: io non vengo dallo stesso percorso di
Ivan. Dopo un periodo di studio e di lavoro a Milano la scelta di vivere
assieme ci ha portati a decidere tra citt, Milano, e la campagna, la mia
Umbria. Beh, diciamo che alla fine io ho seguito Ivan in Umbria e che
la sua voglia di provare una vita diversa ha vinto sulla mia necessit
di vivere la citt. Quindi, proprio come nel rispetto dei migliori luoghi
comuni, la nostra storia la conferma che il sogno di vivere in cam-
pagna appartiene pi a chi ha vissuto una parte della sua vita in citt
piuttosto che a chi nato in un piccolo paese di provincia circondato
dalle verdi colline.
Avete trovato subito il percorso giusto, dritti e sicuri, deciso di
lasciare la citt, o ci sono state scelte diverse, prove e ripensamenti
prima di arrivare a oggi?
Quando abbiamo portato tutte le nostre cose, le nostre valigie, le nostre
passate vite diverse nella nuova comune casa in collina, il primo anno
siamo stati assorbiti dal fascino del nostro vecchio casolare umbro in
pietra e travi di legno, cotto antico nei pavimenti, alberi da frutto tutti
attorno e ulivi con cui fare il nostro olio. Per per me adattarmi ad
una vita che in fondo, anche se non direttamente in campagna, avevo
sempre conosciuto stato pi facile e scontato. Per Ivan che stava rea-
lizzando il suo sogno sognato, in realt stato pi duro del previsto.
Perch quello da cui vuoi prendere le distanze quando non lo hai pi
pu anche mancarti, ovvero la citt con le sue mille offerte ludiche e
culturali, gli amici, i tanti amici che puoi trovare nel solito pub, insom-
ma la vita quotidiana che non hai pi.
r- Li feSi yl c )
Capitolo 6 - Chi l'ha fatto
Quanto vi sembra lontana la vita a Milano adesso? Riuscite ancora
a percepire quegli stati d'animo, le sensazioni che avevate vivendo
cos o sono state cancellate definitivamente?
Per quanto riguarda la mia breve intensa esperienza in citt, forse pro-
prio perch stata breve l'ho vissuta come un cambiamento e un'uscita
momentanea dalla solita vita di provincia, quindi me la sono gustata e
goduta al massimo. Devo dire che la ricordo come una parentesi posi-
tiva e straniante, diversa e insolita, che mi ha arricchita e che ricordo
anche con una piacevole nostalgia. Anche se oggi non riuscirei proprio
pi a pensarla, come un tempo, come possibilit definitiva di progetto
di vita. Ho troppe cose che mi legano alla mia casa e alla mia "vita in
campagna": un cane, un gatto, un tavolo con un gazebo dove gustare
pranzi e cene in estate, il via vai di ospiti del bed & breakfast con i loro
racconti, le piante, le finestre e le porte aperte, insomma tanti di quei
piccoli particolari su cui abbiamo costruito la nostra esistenza.
Ivan invece, dal canto suo, dopo un iniziale periodo di nostalgia citta-
dina, ora non riesce a stare nella sua citt pi di due giorni, sopportare
le file ai semafori o in tangenziale, il caldo soffocante dei termosifoni
Figura 6.3 - Claudia e [va n, due cuori e una campagna.
negli inverni degli appartamenti, e la mancanza di un giardino dove
semplicemente parlare con gli amici nelle serate estive. Insomma gli
mancano quelle libert ormai irrinunciabili che si sono trasformate in
privilegi.
Voi gestite in due, in pratica, tre attivit: il bed & breakfast insieme,
Claudia la bottega di ceramiche e Ivan lo studio di grafica... come
sono nate queste attivit?
Le nostra attivit sono nate separatamente l'una dall'altra anche se
oggi viaggiano l'una accanto all'altra. Ivan ha iniziato col suo percor-
so di grafico pubblicitario, reinventandosi completamente anche dal
punto di vista professionale visto che nella sua passata vita faceva
tutt'altro. Io ho cominciato invece rinnegando i miei studi di filosofia
e la mia carriera di copy a Milano, ho deciso di cimentarmi in una
attivit artigianale sperimentando la ceramica raku. E come qualcuno
sapr il raku una tecnica di ceramica che richiede una cottura parti-
colare all'aperto, a contatto con la natura.. .quindi quale posto migliore
del nostro? Quale possibilit migliore per lavorare, realizzare il mio
sogno, sperimentare e poter anche organizzare corsi? S perch, dal
momento che ormai parallelamente alle nostre attivit, eravamo riusci-
ti anche a creare un piccolo bed & breakfast sfruttando il nostro grande
casolare, pian piano sono riuscita a organizzare anche laboratori di
ceramica, abbinando al soggiorno degli ospiti anche brevi weekend di
lavoro. Ecco cos che tutto torna, il cerchio si chiude su se stesso inglo-
bando le nostre tre attivit lavorative.
Quanto stressante gestire in pratica tre attivit? E quanta soddi-
sfazione c' vedere il proprio talento riconosciuto? Si va almeno in
pareggio?
Posso dire che nonostante i sacrifici, tutto questo ci ha dato e continua
a darci grandi soddisfazioni. Vorrei per puntualizzare che quel tipico e
fasullo stereotipo della vita in campagna semplice e facile, al di l stress
dei ritmi cittadini, non poi cos reale. Per gestire tre attivit al meglio e
soprattutto per dare il meglio, soprattutto a chi da noi viene in vacanza
per rilassarsi, noi non ci rilassiamo quasi mai! Non abbiamo certo tram
o metropolitana da prendere, e sicuramente non sono schiava degli
orari, ma ti fai in quattro per gestire situazioni e attivit che pesano
interamente sulle tue spalle e vivono solo col tuo impegno. Perch devi
sempre inventare qualcosa di nuovo da offrire ai tuoi clienti. E questo,
soprattutto nel mio lavoro, vale sia per gli oggetti che creo nella mia
bottega sia per quello che propongo ai miei ospiti nel bed & breakfast.
L i f eSi vl ~)
Mi descrivete una vostra giornata tipo di adesso?
Credo che per certi aspetti e orari sia simile a quella di due persone
che in citt svolgono il nostro stesso mestiere. Con delle differenze:
ad esempio ti svegli al mattino e in cinque minuti sei gi al lavoro,
all'ora di pranzo puoi tornare a casa a goderti con calma un pasto vero
guardando fuori dalla finestra il tuo giardino e magari la sera quando
rientri ti gusti il caldo di un camino in inverno o il fresco dell'estate da
soli in giardino o cogli amici fino all'ora che vuoi, gridando o cantando
come un matto, tanto non ci sono i vicini!!!
Qual il vostro concetto di "lavoro" oggi?
difficile rispondere senza cadere nei miei ideali troppo ideali per
potersi realizzare! Comunque per quanto mi riguarda ho sempre
cercato di applicare nel mio lavoro il mio ingegno, la mia filosofia di
vita, la mia creativit, i miei interessi, e in poche parole me stessa per
non trasformarlo in un lavoro dovuto ma farlo vivere sempre come un
lavoro voluto. E credo di esserci riuscita anche se ho dovuto mettere in
secondo piano la soddisfazione economica.Quindi in poche parole la
morale che col mio lavoro mi arricchisco molto come persona e molto
poco in termini di denaro ma chi se ne frega!
Qual la vostra idea di "casa" oggi, anche alla luce delle vostre espe-
rienze precedenti?
Per esperienza, per come noi abbiamo vissuto la casa e la viviamo
tuttora, be', forse non siamo proprio molto italiani tipo. Insomma l'ita-
liano ha un rapporto cos intimo e quasi chiuso con la propria casa che
lo lega e quasi imprigiona ad essa, al suo salotto, al suo con dominio,
alla sua via. Io e Ivan abbiamo un rapporto opposto: la nostra casa
sempre stata aperta agli altri, a partire dagli amici fino agli ospiti del
bed & breakfast. Vive con le vite degli altri, vive con gli odori delle
persone, coi loro entrare ed uscire dalla porta di casa, che in quel
momento anche casa loro.
Naturalmente ci sono spazi che restano solo nostri e che segnano quel
confine tra la nostra vita privata e la vita privata degli altri, di coloro
che momentaneamente vivono la nostra casa, nel rispetto loro e nostro.
Un consiglio che dareste a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi
una vita pi sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali, magari sceglien-
do un lavoro non canonico, inventandosene uno?
Devo cadere nel registro ironico per poter spiegare a molti che la
vita in campagna non quella descritta da Andrea de Carlo nei suoi
( \ Life^-
libri ambientati proprio nelle vallate umbre. Insomma, all'illusione
di "due cuori e una capanna" ci cascano troppo spesso gli annoiati e
insoddisfatti cittadini del nord Italia, attirati dal sogno country della
vita naturale che riconcilia l'uomo cogli elementi primordiali. Ma
poi la vita vera ben diversa. fatta di domeniche intere dedicate al
giardino, alle piante che richiedono le tue attenzioni e i tuoi sapienti
interventi, all'erba che prende il sopravvento, alla recinzione che cade,
al camino che non tira, al muro che si spaccato...insomma a tanti
interventi continui che devi fare senza poter rimandare. Per questo
Ivan diventato un tuttofare: un giardiniere, un muratore, un idrauli-
co, un elettricista, un falegname, e tanto altro ancora. Questo dovrebbe
ironicamente servire a spiegare che per vivere in campagna ci vuole
anche spirito di adattamento, manualit e capacit pratiche, oltre che
amore per l'ambiente e la natura.
6.4 St ef ani a Mol i nar i Lee: a vol t e l a st r ada
l unga... f i no i n Texas
Stefania Molinari oggi una masso-fisioterapeuta per umani ed equi-
ni. nata e cresciuta a Affori, vecchio quartiere della periferia nord di
Milano, dove ha lavorato per anni con una doppia attivit, ufficio di
giorno e pizzeria di sera. Gli studi di masso-fisio terapia li ha comin-
ciati mentre lavorava ancora come impiegata e coltivava parallela-
mente il suo amore per i cavalli. Un amore che oggi condivide con il
marito in un ranch in Texas, a stretto contatto con i ritmi della natura.
In Texas ha da poco ottenuto l'abilitazione come masso-fisio terapeuta,
un traguardo molto difficile per chi non nato e cresciuto negli USA.
Stefania, da che realt arrivi a livello sia familiare che abitativo?
Famiglia affettuosa e serena, appartamento al 6 piano di un palazzo di
Affori, un vecchio quartiere di Milano.
Hai trovato subito il percorso giusto, magari dopo gli studi, o ci sono
state scelte diverse, prove e ripensamenti prima di arrivare a oggi?
No, non subito. Ho dovuto arrivare a 40 anni per fare il giro di boa
definitivo.
Hai vissuto in una delle citt pi caotiche in Italia, mi racconti una
tua giornata-tipo di allora?
Sveglia ore 6. Meditazione, colazione, gioco con gatti. Bicicletta Affori-
Primaticcio con mascherina e costantemente in pericolo grazie alla
Li feS:y ")
Capitolo 6 - Chi l'ha fatto
foga milanese, ma felice del fatto che arrivare in ufficio in 35 minuti
dipendeva solo dalla mia forma fisica,.. traffico, pioggia, lavori in
corso ... ti! Ore 5 bicicletta verso casa. Doccia e macchina fino in via
Farini per aprire ristorante/ pizzeria. Lavoro fino a mezzanotte, pi o
meno. Nel frattempo ho anche studiato due lingue ...
Quanto ti sembra lontana quella situazione adesso? Riesci ancora a
percepire quegli stati d'animo, le sensazioni che avevi vivendo cos?
Porter sempre nel cuore certe persone di allora e sono fortunata che
quelle esperienze mi abbiano temprata nella testa e nel cuore, ma nel
complesso mi sembra un brutto sogno, sfocato e lontanissimo da me.
Mi descrivi una tua giornata tipo di adesso?
Siamo in estate ... sveglia ore 4 per nutrire e lavorare i cavalli prima del
caldone texano. Con nutrire includo anche dodici vitelli, due galli, due
cani, tre gatti oltre ai venti tre cavalli... Poi pulizia box. Massaggi nel
pomeriggio. Sia equini che umani. Pranzo? Forse. Cena un rito. Serata
sul divano con marito, gatti e cani .. un paradiso! Vano ogni tentativo
di seguire un film. Per letture di aggiornamento su massaggi e caval-
li ... caff indispensabile ... in vena preferibilmente!
Figura 6.4 - Stefania con uno dei suoi cavalli felici.
( ' LifeSlylc 'h'
Quali sono state le tappe per arrivare alla situazione di oggi?
Maditazione alle fine degli anni 90 e contatto con i cavalli.
Qual il tuo concetto di "lavoro" oggi? E di denaro come guadagno?
Il lavoro la nostra stessa vita.... ci pensi la sera a cosa puoi miglio-
rare, sogni di notte escamotage inauditi, pratichi di giorno qualcosa
di sempre diverso... ogni persona diversa e ogni cavallo diverso. Il
guadagno davvero secondario seppur necessario...
Il tuo concetto di casa, invece?
Semplicemente un posto comodo e funzionale, fresco d'estate e caldo
d'inverno dove poter riposare e essere liberi e felici.... non mi servono
pi le piastrelle proprio di quel colore o l'arredamento "proprio come
voglio io" per sentirmi completa.
Raccontami un momento duro, in cui hai davvero dubitato di farcela...
Appena arrivata, gennaio 2008, -10 C, ghiaccio negli abbeveratoi o
nelle vasche da levare a mano, dodici box da pulire, carriola da spin-
gere nel fango...pesantissima! E poi geloni in serie, dolore ovunque...
il prossimo che mi dice con faccia sognante che sono fortunata - ohhh,
i cavalli e il ranch ohhh l'America, giuro che lo picchio! I ranch sono
belli solo nei film o quando sei in vacanza...
Tutte queste scelte, dal minore impatto ambientale a non adagiarsi
nella sicurezza di uno stipendio da dipendente richiedono un enor-
me sforzo e attenzione costante, impegno nel rinunciare ad alcune
comodit, quanto influisce questo sulla tua vita? Ti stanca?
Mi sfinisce, se per questo, ma quando vado a letto la sera i cerchi sono
tutti chiusi e in ordine!
una stanchezza paragonabile per esempio a due ore di coda in
tangenziale?
No. una stanchezza fatta di felicit e soddisfazione che si guarisce
facilmente con, in quest'ordine, bagno caldo, cena, notte di sonno, sor-
riso di marito, code scodinzolanti, ecc.
E la soddisfazione per i risultati ottenuti? Si va almeno in pari con
la fatica e gli sforzi?
No, in pari no sicuramente, di pi, molto di pi. E il sentirsi parte di
qualcosa che non devo pi inventarmi all'esterno, ma nasce e vive
dentro di me. Con me.
Li feS:v .
Se ti dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... ti
familiare come osservazione?
Appena appena un pochinino...
Un consiglio che daresti a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi una
vita pi sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali?
Andate in palestra, temprate mente e corpo e provateci. Almeno ci
avrete provato e... se anche andasse male!? I rimpianti sono pericolo-
sissimi.... le esitazioni uccidono!
6.5 Al da Bar ona: l a nat ur a i l mi o dat or e
di l avor o
Alda Barona ha fatto l'impiegata, ha gestito con il marito una birreria
a Monza e da anni sono diventati coltivatori diretti, abbandonando
Milano per la campagna marchigiana dove hanno cresciuto i loro due
figli. Vivono in una grande casa di campagna in pietra nell'entroterra
marchigiano, zona pre-appenninica, vicino ad Acqualagna e Urbino.
La casa si trova alla fine di una strada sterrata che parte dalla vecchia
Flaminia; dopo alcune case isolate, la strada si ferma davanti a casa
di Alda, per poi diventare un sentiero che si inoltra nel bosco. Come
guida, l'amore per la natura.
Alda, da che realt arrivi a livello sia familiare che abitativo?
Nasco in provincia di Milano, da una famiglia di condizioni mode-
ste, abitavo in appartamento condominiale. I miei venivano da due
situazioni diverse: mia madre dal Sud e mio padre dal Nord, nessuno
dei due aveva parenti stretti nel luogo di residenza; forse questo ha in
parte contribuito a non avere forte radici e/o legami stretti sul territo-
rio. Un'infanzia normale, scandita dai ritmi di una societ che a quel
tempo si chiamava "proletaria", eravamo tutti uguali o ci credevamo
tutti uguali, giocavamo nei cortili e annusavamo l'aria di rivoluzione
che i nostri fratelli pi grandi nel '68 ci soffiavano in faccia...aspetta-
vamo il nostro turno...
Hai trovato subito il percorso giusto, magari dopo gli studi, o ci sono
state scelte diverse, prove e ripensamenti prima di arrivare a oggi?
In quel contesto si usava diventare presto indipendenti, perci dopo
studi sommari punteggiati solo da scioperi, manifestazioni, occupazio-
ni, cortei, ecc. inizio a lavorare in un ufficio. Divento economicamente
( .Vi iSLifeSiyle
indipendente, ma continuo a pensare che il mio presente non sarebbe
stato tutto l... sognavo le comuni hippie, l'India, l'immaginazione al
potere, ero piena di slogan e luoghi comuni del tempo. Ma certo gi
allora, ho iniziato a provare la fastidiosa sensazione di "sentirmi in
trappola" di aver la vita davanti gi organizzata, monotona, banale,
sempre uguale, da piccola borghese.
Poi, sono arrivate le scelte, magari un po' esagerate, con strappi violen-
ti e dolorosi. Viaggi in India, l'amore sempre pi forte per la natura, per
la pace, per una vita in armonia fra misticismo e quotidianit. Dopo
molti anni, ho mollato tutto, ufficio, casa, situazione di coppia ed entro
in societ in una birreria a Monza. Wow che anni, ragazzi! Orari folli,
sempre e soltanto lavoro, ore ore ed ore di lavoro, sempre di corsa,
sempre sul filo del rasoio, ma anche divertendomi molto e guadagnan-
do molto. Dopo anni di questa vita, ecco affiorare l'idea di potercela
davvero fare a vivere in maniera diversa, pu esserci un futuro per me
lontano dalla citt, senza scappare pi in India, ma costruendomela
io qui, una piccola India tutta mia...Poi abbiamo deciso di avere un
figlio e soprattutto abbiamo deciso che non avrebbe avuto senso avere
un figlio a Milano, abbiamo deciso di iniziare davvero una nuova vita
insieme a lui.
Visto che hai vissuto in citt caotiche come Milano, mi racconti una
giornata-tipo di allora?
Quando avevo la birreria, la mattina mi alzavo molto tardi, spesso
con i postumi della sera precedente...andavo a dormire verso le 3-4
di mattina tutti i giorni. Mi ci voleva un paio di ore per essere nuova-
mente operativa e ricominciava tutto da capo, la spesa per il locale, le
pulizie, la preparazione di tutto ci che serviva per la serata. Durante
la giornata il lavoro era minimo, era la notte che il locale funzionava
forte. Nelle ore serali e notturne si doveva davvero correre per riuscire
a far funzionare il locale, musica e video, coda di persone che aspetta-
va fuori per entrare. Ripeto, era anche molto divertente, conoscevi un
sacco di gente, ti sentivi forte e importante, dava davvero gusto sapere
che la gente si trovava bene nel tuo locale, che venivano l e non da
un'altra parte perch l c'era qualcosa in pi, qualcosa di diverso che
loro sentivano...
Quanto ti sembra lontana quella sensazione di frenesia adesso?
Riesci a percepirla ancora?
Spesso sentivo che ero solo una macchina da lavoro, non c'erano
domeniche, Natale, feste, non potevi andare a un cinema, a un con-
| f f l T 7 u r , i L i f e S [ y l <l
certo, a niente, solo un giorno alla settimana di riposo e bene o male,
dovevi davvero riposare quel giorno o fare lavori nel locale. Per me
la sono goduta e tutto ci mi ha permesso di avere abbastanza soldi
per fare il grande passo e andarmene dalla citt.
Ora mi sembra davvero tutto cos lontano, tanto da appartenere ad
una mia incarnazione precedente. Qui quando cala la sera non si vede
una luce, in quel momento finisce la mia giornata e ci si ritira in casa...
fossi ancora a Milano quello sarebbe il momento in cui sarebbe iniziato
il lavoro... completamente contro natura!
Mi descrivi una tua giornata tipo di adesso?
Le mie giornate sono molto diverse a seconda della stagione. La mia
vita qui in stretto e diretto contatto con la natura: lei la mia padro-
na di lavoro, lei che decide se, dove, come e quanto devo lavorare.
D'inverno chiaramente i ritmi sono molto pi rallentati e la mia situa-
zione quasi come una casalinga: penso ai figli, li devo portare ed
accompagnare sia a scuola che nelle loro varie occupazioni e questi
trasporti mi portano via molto tempo; la casa molto grande... c'
da fare la spesa e fare da mangiare, c' da procurarsi la legna per la
stufa ...chi abituato al riscaldamento condominiale non ha un'idea
di quanto sia laborioso tenere calda una casa! Faccio lavori che tenter
poi di vendere durante l'anno, ecc. Ma durante la bella stagione che
la vita in campagna richiede il 100% del tuo tempo: c' l'orto che deve
sostentare la famiglia anche durante l'inverno, quindi oltre alla produ-
zione, c' tutta la fase di trasformazione per frutta e verdura, ci sono le
api che richiedono molto tempo, c' l'erba da tagliare in continuazio-
ne nei prati, nei greppi per tenere lontane le vipere, a volte ci sono gli
ospiti del piccolo bed & breakfast che ormai non teniamo quasi pi, c'
l'acqua che finisce verso giugno/luglio ed allora almeno due volte alla
settimana devo andare a fare provvista in montagna... descrivere tutti
i lavori che ci sono da fare in campagna un lavoro lungo e noioso!
Quali sono state le tappe principali per arrivare alla situazione di
oggi?
Prendere coscienza che non si pu vivere in una citt dove non hai
tempo per vedere gli uccellini che fanno il nido sugli alberi, le loro
uova che si schiudono, le loro boccucce aperte che aspettano impa-
zienti il cibo dalla mamma, il loro chiasso festoso il giorno che deci-
dono di volare per la prima volta tutti quanti fuori dal nido....oddio
e magari il loro rovinoso schianto per terra dove li aspetta qualche
gatto affamato! Renderti conto che non pu essere vera vita diventare
( \ , M. I -Li feSi yl c
Scappo dalla citt
intolleranti con l'altra gente perch si in troppi, troppi in coda nelle
nostre auto, troppi in coda nei supermercati, troppi nelle affollatissime
e puzzolenti metropolitane, troppi in ascensori, troppi nelle discote-
che, nei cinema, nelle spiagge a "divertirci". Realizzare che hai bisogno
di sole, di terra, di luce, di aria, di spazio, di libert, di parole arniche,
di energia, di tempo per pensare, di silenzio ... allora decidi di vivere
il presente, di non pensare all'incertezza del futuro, di dire basta ai "se
poi non ce la faccio" e "oddio, se poi mi pento".
Niente colpi di testa per, scelte ponderate fino a dove possibile, valu-
tare bene il posto e le possibilit economiche, non partire con debiti...
Qual il tuo concetto di "lavoro" oggi?
Tutta la mia giornata lavoro, ora, ma il lavoro diventato il mio
nuovo modo di vivere. Il lavoro un atto di autosufficienza. All'inizio
andato tutto bene, abbiamo imparato un mucchio di cose sulle col-
tivazioni, sui campi, sui boschi, siamo diventati da subito agricoltori
biologici, con risultati certamente mai eccezionali, ma sufficienti. I
soldi bastavano, ma lavoravamo davvero molto con la terra. Poi pur-
troppo, le cose sono cambiate. L'agricoltura in Italia davvero uno
schifo, non tenuta in nessun conto ed anche qui, vengono privilegiate
le colture dall' estero, oltre a questo sono cambiate moltissimo le con-
Figura 6.5 - Alda, "sul te Ilo del nostro piccolo mondo".
'u,
LifeSI)"lc )
dizioni climatiche... molte coltivazioni non possiamo pi farle e sono
cominciati i problemi economici. Momentaneamente abbiamo risolto
con lavori stagionali presso terzi e, crisi permettendo, va bene cos.
E il denaro?
Il denaro... vorrei potere davvero farne a meno, sono pronta a strin-
gere ancora di pi i miei bisogni e vivere solo di autosufficienza e
baratto, ma purtroppo ho due figli, adolescenti, che devono studiare,
crescere, divertirsi e farsi spazio nella vita, quindi per il momento ho
ancora bisogno di soldi... aspetto qualche colpo di fortuna! Lavorando
sotto il sole, con la schiena pezzi, quante volte mi sono detta che non
c' denaro che possa ripagare tutta questa fatica, il vero guadagno
raccogliere quello che tu hai seminato, mangiare quello che tu hai
coltivato, vedere le spighe di farro che ondeggiano alla brezza del
pomeriggio...
Il tuo concetto di casa, invece?
La casa solo il luogo dove vivo. D'estate sono quasi sempre fuori e
la casa un di pi, serve quasi esclusivamente per dormire. D'inverno
invece, diventa quasi tutto il mio mondo.
La casa dove vivo ora... non credo lo sar per molto tempo ancora...
sono in una fase di stazionamento, ma prevedo qualche cambiamento
a medio termine. Ho bisogno che sia pi piccola forse, o solo meno
isolata, la vorrei appoggiata ad altre piccole case abitate da gente che
la pensa come me, con le quali dividere il lavoro, la fatica, il pane e le
feste sotto la luna... non sogno pi "le comuni" ma qualcosa di simile
ad "eco-villaggi"... chiss un domani...
Raccontami un momento molto duro, in cui hai davvero dubitato di
farcela...
Momenti duri... tanti... troppi... soprattutto quando i figli erano pic-
coli ed io sempre sola da affrontare ogni problema, ogni malattia, ogni
piccolo grande guaio...sorrido quando vedo tutte le altre mamme che
hanno stuoli di parenti, nonni, suoceri, vicini che le aiutano con la
prole... certo, ho scelto io di vivere lontano, ma stata dura da sola.
Purtroppo in campagna, cade un po' il discorso di uguaglianza dei
sessi, per forza di cosa l'uomo deve lavorare di pi nei campi e sulla
terra e la donna occuparsi di pi della famiglia e dei figli. Questa
una cosa che mai e poi mai mi sarei aspettata di dover vivere, ma
stato cos.
( i . i ;Li feSi yl c ffijj
Poi momenti brutti legati al lato peggiore della natura, quando ti fa
sentire quanto piccola e insignificante sei.
E il terremoto; le grandinate quelle spettacolari che in cinque minuti
ti distruggono orto e raccolto nei campi: il vento quello forte-forte che
in pianura padana non sai nemmeno che esiste, il vento che ti strappa
le tegole dal tetto, la serra con tutte le tue piante sotto; la neve che ti
costringe a non poterti muovere da casa per giorni o che ti fa schianta-
re i tetti con il suo peso.
Ancora adesso a volte, mi sveglio e mi chiedo "ma per quanto tempo
ce la far ancora?"
Tutte queste scelte, dal minore impatto ambientale a non adagiarsi
nella sicurezza di uno stipendio da dipendente richiedono un enor-
me sforzo e attenzione costante, impegno nel rinunciare ad alcune
comodit, quanto influisce questo sulla tua vita? Ti stanca?
S, penso proprio di essere spesso molto stanca, ma credo che prima
o poi far altre scelte di vita dove potr riposare un po' di pi senza
dover tornare ad una vita comoda condominiale...
Bello, lo stipendio fisso, ma quanti pensano di poterlo avere per sem-
pre ormai?
Io ho smesso prima che me lo togliessero gli eventi e non tornerei
indietro, non ne sarei davvero pi capace ormai!
Vivere con il minor impatto ambientale possibile, ma mi rendo conto
che anche tirare la terra un atto di violenza, tagliare gli alberi per
scaldarti...non molto bello! Certo ora "sporco" molto poco, riciclo
tutto e consumo poco.
una stanchezza paragonabile per esempio a due ore di coda in
tangenziale?
un tipo di stanchezza molto diversa ma certamente paragonabile.
Ora non riuscirei pi a fare code in tangenziale, quelle due ore di
tempo preferisco fare lavori di fatica, mi piace sentire i miei muscoli
che lavorano.
E la soddisfazione per i risultati ottenuti? Si va almeno in pari con
la fatica e gli sforzi?
Le soddisfazioni sono tante, poi impari ad accontentarti di cose mini-
me che per te diventano importanti, affini i tuoi sensi e percepisci in
maniera diversa i colori, gli odori, i suoni..ti senti anche tu una parte
di questa terra che occupi momentaneamente.
B 3 J v i L i feSi yl c")
Se ti dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... ti
familiare come osservazione?
Assolutamente s. Devi vivere in piena consapevolezza, devi credere
fortemente in ci che fai, devi usare il tuo pensiero e la forza della tua
mente per attirare energie positive che puoi poi, "usare" a tuo favore.
Un consiglio che daresti a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi una
vita pi sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali?
Non dico che una scelta per tutti, ma una salvezza per tutti. Ma non
vedete che tutta la societ come l'abbiamo intesa fino ad ora sta crol-
lando? La crisi? Ma secondo me sar sempre pi forte e cosa dobbiamo
fare? Ammazzare il vicino per fregargli il posto di lavoro?
Dobbiamo costruire una societ completamente diversa, che non si
basi pi sul denaro ma sulla vita, non dobbiamo pi guadagnare per
poter spendere, non dobbiamo pi credere a chi ci dice che spendendo
risolleviamo il mercato mondiale. Voglio credere che si possa davvero
uscire da questo guaio economico e sociale, rinascendo con un'altra
ottica di vita, basata sulla solidariet, sul no-profit, sul lavoro per il
lavoro e non per guadagnare.
Lasciare la citt e vivere con ritmi pi naturali pu essere per tutti.
Le occasioni di lavoro ormai, bisogna proprio inventarsele, ma per lo
meno, si pu tornare ad essere tutti pi "umani".
6.6 Sauro Mar t el l a e Renat a Bal ducci :
Pr omi sel and, c ambi ando i l mondo a pi ccol i
passi
Sauro e Renata animano tutti i giorni, con implacabile costanza e alle-
gria una delle maggiori community sulle scelte consapevoli in Italia,
Promiseland (promiseland.it), a cui sono collegati una miriade di siti e
blog italiani a tema etico.
Sauro si occupa a tempo pieno di questa attivit che negli anni pas-
sata da passione a network, richiedendo di conseguenza una presenza
a tempo pieno, mentre Renata si alterna tra questi progetti e la sua
professione di geometra.
Lui toscano doc, lei toscana di origini umbre, oggi vivono in Lucchesia,
a Promiseland, una meravigliosa casa che hanno progettato e realizza-
to in pietra e calce naturale con i criteri della bioedilizia, all'interno del
Parco Naturale di Stazzema.
( I I:I . Li feSi yl c ^f l )
Renata e Sauro, avete costruito in questi anni la realt pi articolata
a livello di social media per quella che la community che discu-
te di scelte etiche, ecosostenibili e vegan in Italia. Ovviamente ci
sono voluti anni, mi raccontate cosa c'era prima della nascita di
Promiseland.it, da quali realt arrivate?
(Sauro) Prima della mia attivit editoriale etica con Promiseland.it,
la mia vita era integralmente all'interno del mondo dello spettacolo.
Fin dall'et di quattordici anni ho imparato l'arte della scenografia
teatrale e dell'illuminazione scenica, successivamente mi sono specia-
lizzato come light designer in situazioni pi "Live" come concerti dal
vivo. Tutte cose che mi permettevano una totale espressione artistica
all'interno di un sistema tecnico complesso., adoro trovare soluzioni ai
"grandi sistemi"! Trasferendo questa attivit nel mondo del web, ho
conosciuto il mio socio e miglior amico Cesare che si lasciato coin-
volgere nella creazione di un sito particolare come Promiseland.it e che
negli anni cresciuto fino a diventare l'attuale "Life Network" attra-
verso le altre testate come BioDizionario.it, Cercanatura.it, VeganOK.
com, Veganblog.it e tanti altri...
(Renata) Prima di conoscere Sauro, diventare Vegan ed avvicinarmi
ad un modo di vivere pi "normale" ero una persona completamente
diversa ed a volte mi capita di non riconoscermi ripensando al passato.
Conducevo una vita che potrei definire "ovattata" dove tutto mi sem-
brava perfetto ed io facevo la mia parte per comportarmi come tutti
si aspettavano. Le cose nel tempo non hanno funzionato e avvicinan-
domi poi ad una visione pi libera e profonda del vivere quotidiano,
ho imparato che le nostre energie ei nostri desideri non devono venire
imprigionati in schemi creati da altri, ma esprimersi al massimo delle
loro potenzialit. Nel mio sito BioContessa.it dove sono presenti i miei
video, ho scritto una frase che mi descrive e rappresenta benissimo
"Un nano a colori in un modo in bianco e nero".
Una vostra giornata-tipo di allora?
(Sauro) Bei tempi, bei tempi... Molti anni fa, le mie giornate erano
decisamente strane e adatte a chi ha tanta voglia di spezzarsi la schie-
na... Diciamo che in certi periodi, dopo essere tornato a casa alle 5
di mattina, mi svegliavo dopo tre ore e andavo a caricare un furgone
pieno di pesantissime casse, apparecchiature audio e luci, per poi arri-
vare sul luogo del concerto, montare tutto, programmare i sistemi di
controllo luci, gestire le luci durante spettacolo, smontare tutto appe-
na finito, caricare il camion e tornare a dormire quelle tre ore per poi
ricominciare... Molte volte ovviamente era pi conveniente restare a
V i
-
1
'--I Li feStyl e")
dormire sul camion... Uno stile di vita faticoso e distruttivo, ma con
il pregio di metterti nelle condizioni di capire tante cose. Dal rispetto
per il lavoro degli altri, alla comprensione dell'importanza di "col-
laborare" per ottenere dei risultati concreti. Lavorare nel mondo dei
service dello spettacolo ti pone in maniera chiara ed inequivocabile al
fatto che alle 21,30 lo spettacolo deve iniziare e non c' tempo per pro-
tagonismi, polemiche o rivendicazioni di alcun genere. La conosciuta
massima "The show must go on" ha per me un senso profondo che mi
ha insegnato a guardare dritto allo scopo e se vuoi ottenere quello in
cui credi, devi mettere te stesso da parte collaborare sempre in positivo
con i tuoi compagni di lavoro.
(Renata) Ho sempre avuto ritmi frenetici e fin dall'inizio della mia
professione ho sempre lavorato in ambienti dove la presenza femmi-
nile era rara, ma la mia efficienza e grinta mi poneva agli occhi di tutti
come una persona a cui affidare incarichi importanti che non potevano
restare disillusi. Insomma era una ragazza fuori dai classici schemi o
almeno da quegli schemi che vedevo intorno a me nelle ragazze della
mia et.
Quanto vi sembra lontana quella situazione adesso?
(Sauro) Molto, moltissimo...Ma certe esperienze di vita ti restano
addosso per sempre e comunque sia sono tutt'ora editore e direttore
responsabile anche in quel settore con alcune testate editoriali in molti
Paesi Europei.
(Renata) Sostanzialmente non cambiato molto per me. Da punto
di vista lavorativo, sto continuando ad esercitare la professione del
Geometra seppure in un'altra provincia, ma certamente lo faccio alla
luce di un maggiore equilibrio e con la consapevolezza che il lavoro
un mezzo per vivere dignitosamente e l'unica ricchezza che perseguo
quella interiore.
Una scelta molto forte della vostra vita stata quella di diventare
vegani, ci siete arrivati insieme? Come?
(Sauro) La mia scelta di nutrirmi in maniera nonviolenta iniziata
almeno una ventina di anni fa ( passato molto tempo, non saprei esse-
re pi preciso) semplicemente decidendo di non mangiare pi "anima-
li", quindi con una scelta essenzialmente vegetariana. Ovviamente a
quei tempi, non esisteva internet e il mondo Vegan era una cosa di cui
non c'era alcuna notizia da nessuna parte, ma in fondo anche il termi-
ne "vegetariano" era una parola inesistente nel lessico quotidiano...
Solo successivamente mi sono reso conto di come fosse giusto liberar-
( X":i. ; : r Li feStyl c
si anche da latte, formaggi, e i tanti altri derivati animali che questa
societ ci costringe ad usare a nostra insaputa. Poco tempo dopo aver
finalmente compreso che essere vegan fosse la strada maestra, ho
conosciuto Renata, circa undici anni fa, e da li a poco abbiamo deciso
di vivere insieme con tanti progetti la cui evoluzione ci ha portato
all'attuale "Life Network" di Promiseland.it.
(Renata) Quando ho conosciuto Sauro, lui era gi vegan e avendo
deciso di vivere insieme, sia per praticit, sia per condivisione delle
motivazioni che stanno alla base di questa scelta, non ho avuto pro-
blemi a "veganizzarmi" al volo. Nel giro di pochissimo tempo, inoltre,
ho constatato con mia sincera meraviglia, come oltre agli innegabili
aspetti etici, ci fossero anche inaspettati aspetti "estETICI". Come tutte
le donne, sono attenta a certe cose e il ringiovanimento della mia pelle
ha destato la sorpresa mia e della mia estetista che una volta mi ha
tinche detto "meno male che ci sono poche vegan senn rimarrei senza
clienti". Inoltre ho risolto automaticamente gli "irrisolvibili" problemi
di anemia tipici del mondo femminile. Ora ho delle analisi con un
livello di ferro costantemente perfetto ed in generale ho ritrovato una
salute invidiabile. Sauro mi ha anche soprannominata "macchinetta
da guerra" per la mia riconosciuta indistruttibilit...
Generalmente una persona che diventa vegan, passa poi la vita
a spiegare agli amici perch non vuole la mozzarella sulla pizza.
Questa scelta di vita per voi non stata solo personale, ne avete
fatto un progetto anche sociale... lo avete spiegato incessante-
mente a migliaia di persone. Faceva parte del vostro progetto o
venuto da s?
(Sauro) La scelta vegan da sempre ha caratterizzato il nostro impegno
editoriale, ma ad onore del vero, va precisato che non la considero
l'unico argomento degno di nota e la cosa che ancora adesso caratte-
rizza Promiseland.it, proprio il saper affrontare tanti e diversi temi
Etici senza pensare che il solo parlare di Etica Vegan possa bastare. Ci
siamo mossi in molte direzioni anche relativamente alla consapevolez-
za ambientale ed anche l'essere riusciti a far diventare il BioDizionario.
it il principale riferimento nel settore della cosmetica naturale, stato
senz'altro di aiuto per tutte le persone che hanno avuto la possibilit
di verificare l'eticit e l'ecologicit dei cosmetici utilizzati quotidiana-
mente.
Non posso sapere esattamente quante persone abbiano maturato la
decisione di diventare vegan grazie a Promiseland.it e Veganblog.it,
ma so con certezza che sono tantissime e molte me lo scrivono con-
'-
r
iLifeSlylc )
tinuamente sia per email che tramite i forum. Un riconoscimento del
genere un qualcosa che mi apre il cuore e mi da l'energia per andare
sempre pi avanti per questa strada.
Qual stata la prima idea, la scintilla che ha dato il via a Promiseland?
(Sauro) Probabilmente la consapevolezza di avere molte cose da dire
in settori dove l'informazione "ufficiale" era assolutamente assente.
Per alcuni anni ci hanno definito un portale di "controinformazione"
ma io ho sempre risposto che la nostra era semplicemente "informa-
zione normale". Quello che dovrebbe fare qualsiasi testata e qualsiasi
giornalista degno di questo nome. Ho sempre avuto una forte passio-
ne per la divulgazione ed in generale per tutto ci che informazione
e comunicazione e le caratteristiche di internet mi hanno permesso di
realizzare una macchina informativa efficiente e utile a tante persone.
(Renata) Anche il fatto di poter far crescere insieme il progetto edito-
riale di Promiseland stato di per s sicuramente un aspetto importan-
te. Il poter condividere fin dall'inizio un'avventura cos entusiasmante
ci ha tenuto uniti e ci ha fatto crescere e migliorare anche come coppia
e se tutt'ora siamo insieme cos affiatati, certamente un po' di merito
va anche a Promiseland.
So che Promiseland ha avuto una seconda nascita quando passata
da community online a un luogo vero e proprio con un progetto di
Renata, come andata la costruzione? Quali scelte avete fatto?
(Sauro) Inizialmente volevamo realizzare una sede dove effettuare
incontri ed esposizioni permanenti di metodi di autoproduzione ener-
getica e le idee erano veramente molte. Vista poi la nostra passione
per la cucina, avevamo anche pensato di aprire un ristorante di alta
cucina vegan... alla fine per abbiamo deciso di lasciare Promiseland.
it quello che era, la nostra casa, da dove dirigere tutte le nostre attivi-
t, ma anche dove rimanere protetti e isolati dalle molte cose esteme
che proprio non riusciamo a sopportare. Alla fine, sar per l'et, ma
ci siamo resi conto che per continuare a impiegare tante energie nei
nostri progetti etici, abbiamo anche bisogno di un luogo tutto nostro
dove trovare rifugio.
(Renata) I lavori di ristrutturazione di un vecchio casolare in pietra
completamente sommerso dalle piante nel bosco, sono durati molti
anni e ci sono costati tantissime energie. Chi non ha mai costruito una
casa da zero, neanche pu immaginare a che cosa va incontro! Essendo
geometra ho preso subito la situazione in mano e una volta deciso con
Sauro come realizzare il nostro progetto e con quali materiali, ci siamo
( .\ .>;l ;i .;!L fSi vl c ^ ^
rimboccati le maniche e abbiamo cominciato a lavorare a testa bassa.
L'idea di base che abbiamo rispettato totalmente, era di utilizzare prin-
cipalmente materiali del luogo ed assolutamente naturali, basti pensa-
re che le pietre utilizzate per la costruzione, sono state scavate diretta-
mente nel cantiere. E cos per tutte le successive scelte. Dagli infissi in
legno di castagno realizzati da un artigiano del posto, alle travature dei
solai sempre in castagno. Le dotazioni tecniche prevedevano pannelli
solari e caldaia a legna, intonaci termici e vernici naturali e molto altro.
Insomma alla fine siamo riusciti ad integrare perfettamente la nostra
abitazione all'interno del bosco, sia esteticamente che strutturalmente.
Un progetto di cui andr orgogliosa per sempre!
Qual la vita attuale di Promiseland, una vostra giornata tipo?
(Sauro) Dovendo guidare cos tante testate web, passo molte ore
della mia giornata davanti al mio portatile. Per fortuna nel periodo
primaverile/estivo posso andare a lavorare nel parco davanti casa e
mi trovo quasi regolarmente a lavorare al portatile all'ombra di uno
dei tanti castagni presenti nel parco di Promiseland. Ovviamente cerco
di intervallare il pi possibile seguendo l'orto, giocando con in nostri
cani Cuccio & Lony e magari anche dondolandomi un po' sulla mia
amaca soprannominata "Amaca Presidenziale"! In inverno il lavoro
assume un aspetto un po' pi tradizionale e resto nel nostro ufficio
ad aggiornare i progetti esistenti sviluppando anche quelli nuovi. Di
quando in quando poi, con i miei collaboratori tecnici e soci, amiamo
riunirci a Promiseland per delle giornate di incontro/riunione dove
Renata ci propone pranzetti semplicemente straordinari. Sono giorna-
te importanti perch lavorando esclusivamente a distanza si correreb-
be il rischio di perdere la piacevolezza di collaborare e confrontarsi.
(Renata) Alcuni giorni mi occupo esclusivamente del mio lavoro di
geometra ed altri mi organizzo per seguire ed aggiornare Veganblog.
it a cui tengo particolarmente. Non ho regole precise e mi adatto alle
necessit che il lavoro impone. Raramente insieme a Sauro riusciamo
anche a ritagliarci qualche giorno di "vacanza pura" lontano da ogni
impegno che solitamente passiamo in Umbria, una terra che tutti e due
amiamo tantissimo per il territorio e per la straordinaria tradizione
alimentare che la caratterizza.
Un momento molto duro, in cui avete dubitato di farcela?
(Sauro) L'unico momento veramente difficile stato quando durante
ima tempesta qui a Promiseland, dalla canna fumaria scoppiato
un incendio che in brevissimo tempo si diffuso sulla superficie del
r I Li feSl yl c )
tetto. Penso sia stato il momento pi difficile della mia vita, ma sono
riuscito a mantenere la calma, portare rapidamente sul tetto una tuba-
zione d'acqua governando la situazione sotto un vento fortissimo per
quarantacinque lunghissimi minuti, prima che arrivassero i pompieri
che purtroppo proprio a causa della tempesta erano impegnati in altre
situazioni difficili.
In quei momenti pensi di tutto, a come sia facile perdere tutto in un
attimo, a tutti gli impegni economici impossibili da affrontare e ti fai
tante domande. A incendio spento, insieme a Renata ci siamo ritrova-
ti abbracciati in un'ambulanza a guardare la nostra casa con il tetto
distrutto senza neanche sapere in che condizioni fossero le strutture
interne e dove avremmo dormito quella sera. Abbiamo poi deciso di
non accettare le offerte di pernottamento di amici e parenti intervenuti,
ma di dormire proprio li, dentro la nostra casa senza tetto, in un lago
di fango e cenere. L'avevamo costruita con le nostre mani e quella sera
non l'avremmo lasciata sola per niente al mondo. Lo stress accumulato
ci ha portato notti insonni per molto tempo, ma ci ha anche dato una
carica inaspettata che ci ha portato in breve tempo a ricostruire tutto
con la stessa passione iniziale.
(Renata) Si, l'episodio dell'incendio stato sicuramente un momento
terribile che pensavamo di non riuscire a superare, ma alla luce di ci
che successo stata per noi anche la prova certa che uniti siamo e
saremo sempre in grado di affrontare qualsiasi situazione. Io e Sauro
siamo due persone simili, abituate a guidare ed a portare a soluzione
i compiti pi difficili.
Trovare un equilibrio nella vita con due caratteri cos, abituati a lavo-
rare autonomamente non affatto facile, ma quando succede, si ha la
consapevolezza di poter fare veramente tutto.
Di recente avete sviluppato due progetti che hanno raggiunto in
breve un notevole successo: Veganblog.it e il marchio VeganOK.
Tutto quello che toccate oltre che vegan anche un successo... secon-
do voi perch?
(Sauro) Diciamo che ogni nostro progetto, per quanto possa nascere in
pochissimo tempo sull'onda dell'entusiasmo, non mai improvvisato
e il nostro entusiasmo sempre ben accompagnato da una concreta
dose di realismo ed esperienza alla guida di progetti editoriali anche
molto complessi. Veganblog.it diventato in poco tempo il principale
sito italiano di ricette vegan, ma anche molto di pi. Con oltre 250
chef vegan e 5000 ricette rigorosamente corredate di fotografie di
buona qualit e commenti e consigli aggiuntivi scritti da migliaia di
( I;I i l Li feStyl c
partecipanti, genera oltre 700.000 pagine al mese di traffico. In sostan-
za stiamo parlando di una community straordinaria con la caratteri-
stica assolutamente unica di conivolgere nella pubblicazione di ricette
Vegan anche persone non vegan, ma con la voglia di partecipare e
conoscere le motivazioni che stanno alla base di una scelta etica vegan.
Per quanto riguarda il marchio VeganOK, invece, la realizzazione di
un desiderio che avevamo da tanto. Si tratta di un progetto assoluta-
mente innovativo in cui ho coinvolto anche i miei soci della NRG30
Srl. L'idea quella di diffondere in tutti i settori una certificazione che
garantisca l'assenza di parti di origine animale in qualsiasi genere di
prodotto: non solo cosmetici e alimenti come stato fatto finora, ma
anche divani, abbigliamento e qualsiasi altro prodotto normalmente
in commercio.
Molti per sostengono che commercio su larga scala e etica vegan
non possano convivere... tu cosa ne pensi?
(Sauro) In questi anni ho conosciuto vegan che consideravano il "com-
mercio" una cosa da boicottare a prescindere. Io penso esattamente
il contrario. Considero il commercio una cosa sana e la pubblicit un
mezzo straordinario per far crescere tale attivit e garantire posti di
lavoro. Il fatto che esistano multinazionali che commerciano e pubbli-
cizzano i loro prodotti in maniera non etica non vuol dire che non si
possa avere una visione positiva delle attivit umane che da sempre
si basano sul commercio e sullo scambio di culture che il commercio
implica. Per questo motivo VeganOK un'attivit assolutamente com-
merciale ed altrettanto etica. In fondo, a ben guardare, alla base di ogni
attivit umana c' sempre una volont di crescere e di far crescere e se
adesso abbiamo la possibilit di promuovere una maggiore estensione
dei diritti anche agli animali non umani anche perch prima di noi
qualcuno ha garantito tali diritti a noi.
Spesso ci dimentichiamo che molti dei diritti che diamo per scontati,
non lo sono affatto e sono costati sacrifici enormi, forse varrebbe la
penna di avvertire maggiormente questo patrimonio di diritti e darci
da fare per fare altrettanto verso chi ancora non li ha ottenuti ed vitti-
ma di un sistema che considera le specie non umane come da sfruttare.
Promiseland richiede un enorme sforzo e attenzione, quanto influ-
isce questo sulla vostra vita? Riuscireste a fare altrettanto per un
impiego con uno stipendio magari molto alto?
(Sauro) Le energie e il tempo che richiede mantenere un'attivit edito-
riale come Promiseland.it sono assolutamente enormi per non parlare
Li fe Si vi , ")
del costo economico per mantenere tutto in piedi. Per molti anni ho
sostenuto personalmente ogni spesa anche coinvolgendo i miei soci
che, pur non essendo vegan, sono persone che guardano con rispetto
a queste tematiche per quanto concerneva le spese di ordine tecnico
come server, aggiornamenti, sviluppo di nuovi sistemi di gestione, e
molte altre cose.
Da un paio di anni abbiamo deciso di dare maggiore dignit ed auto-
nomia a Promiseland.it mettendo il "Life Network" nelle condizioni
di riuscire a sostenere autonomamente i costi necessari e retribuendo
le figure professionali necessarie affinch il network si trovi a poter
crescere ulteriormente.
All'interno di questo bel quadro strutturale, io continuo a guidare il
tutto qui da Promiseland. Nella nostra casetta in mezzo al bosco e tra
il dar da mangiare ai cani - ovviamente crocchette vegan! - mantenere
la fiamma accesa nel camino in inverno e star dietro all'orto in estate,
difficilmente mi allontano di qua...
(Renata) In certi periodi dell'anno, il mio lavoro di geometra mi pren-
de veramente molto tempo, ma per fortuna, essendo in due, riusciamo
tranquillamente a distribuirci i compiti in modo che tutto sia sempre
aggiornato e funzionante. E poi, da quando abbiamo finalmente una
struttura di tecnici professionisti del web a collaborare con noi, lavo-
riamo con molta pi serenit e riusciamo anche a ritagliarci in nostri
spazi per stare da soli in tranquillit a farci le coccole... eh s, perch
nel frattempo ci siamo anche sposati!
Quanto conta essere una coppia quando si affrontano cambiamenti
cos radicali nella propria vita?
(Sauro) Non ho mai considerato la mia scelta vegan ed il fatto di
vivere qui a Promiseland come una scelta radicale, ma come un
comportamento assolutamente normale. In effetti ci sono cose di
me che probabilmente possono anche incuriosire maggiormente.
Ad esempio il fatto che da molti anni cammino permanentemente
scalzo indipendentemente dalla stagione o dal luogo dove mi trovo
...non saprei neanche pi dire che numero ho di scarpe! Comunque
questo fa pensare a molti che io odi le comodit, mentre in effetti la
comodit uno dei motivi di questa decisione oltre alla piacevolezza
del vivere cos... ovviamente poi ci sono anche aspetti pi profondi,
ma non vorrei avventurarmi in argomenti troppo specifici. Un altro
argomento che pu far incuriosire il mio attuare, di quando in
quando, digiuni terapeutici anche di molti giorni, l'ultimo mi sembra
fosse di 25 giorni, in cui bevo solamente acqua. Anche in questo caso
( Vr.n-.iLifrSivl. ^ ^
c' che pensa che sia una sofferenza, mentre solo provando ci si rende
conto di quanto sia appagante sul momento e quanto faccia bene al
nostro corpo nel tempo...
(Renata) Diciamo che conta non solo essere una coppia, ma anche e
soprattutto essere una coppia affiatata che condivide molti interessi,
e ovviamente non tutti. I nostri difetti li conosciamo a vicenda ed
abbiamo avuto la saggezza di scherzarci sopra e farli diventare un po'
dei tormentoni con cui prenderci in giro. Mi capita spesso di vivere con
Sauro momenti che sembrano far parte di "Casa Vianello" e il bello
che ce ne rendiamo conto tutti e due e ci giochiamo. Tutto questo non
pu che essere di aiuto nell'affrontare scelte che in s sarebbero nor-
malissime e senza alcun problema, ma la struttura di questa societ
potrebbe farli vivere come un problema quotidiano da risolvere.
Se vi dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... vi
familiare come osservazione?
(Sauro) Certamente, molto familiare. E pensare a questo mi riconduce
all'utilit concreta di essere positivi in ogni aspetto della nostra vita.
In effetti se c' un denominatore comune che ha contraddistinto il mio
cammino proprio la positivit. Quella positivit che mi ha sempre
fatto vedere come sarebbero state le cose e mi ha effettivamente per-
messo di realizzarle. Essere positivi non deve esser percepito come
un atteggiamento futile o poco responsabile. Al contrario l'atteggia-
mento pi responsabile, concreto e costruttivo che esista. In qualit di
imprenditore etico ho ideato, realizzato e portato al successo iniziative
editoriali anche al di fuori del settore di Promiseland.it e posso dire con
certezza che senza passione, entusiasmo e positivit, niente di tutto
questo sarebbe stato possibile. (Renata) Sembra proprio la descrizione
della nostra vita. Abbiamo creduto con forza a certe cose ed abbiamo
lottato con tutte le nostre energie per realizzarle ed anche in quei casi
in cui sembrava che proprio non fosse possibile, come per magia, cose
diverse realizzate precedentemente, ma sempre con sacrificio, hanno
contribuito a far vedere la luce in fondo al tunnel. Quella stessa luce
che ormai consideriamo parte della nostra vita.
Un consiglio a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi una vita pi
sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali?
(Sauro) E difficile dare consigli generali. Le vite di ognuno di noi sono
molto diverse. Gli impegni presi, il lavoro, la famiglia, tutti quelli che a
ragione o a torto si aspettano qualcosa da noi, le nostre stesse aspettati-
Li feS :..")
ve. Questa societ ci protegge e ci avvolge di certezze ma ci terrorizza
al solo pensiero che queste certezze possano venire a mancare. Tutto
questo decisamente poco naturale, ma quello con cui abbiamo
a che fare. Tanti di noi si saranno trovati a fantasticare di "mollare
tutto" e andare a vivere su un'isoletta lontano da tutto e tutti... Sono
pensieri probabilmente destinati a rimanere nella nostra immagina-
zione o all'interno di qualche film, eppure c' chi l'ha fatto e chiss se
tornerebbe indietro... Una cosa certa, non necessario buttare tutto
e scappare da nessuna parte. La nostra isola pu essere pi a portata
di mano di quanto ci vogliono far credere e dipende da noi decidere
di abitarci, magari poco a poco, semplicemente riprendendosi piano
piano i propri spazi. Leggendo un buon libro o appassionandosi in
cucina. La nostra isola quella che noi percepiamo come isola, non
necessariamente quella che sta in mezzo al mare. Ho conosciuto perso-
ne che hanno deciso di cambiare vita senza scappare da nessuna parte,
semplicemente raccogliendo quel poco che avevano, facendo il punto
della situazione e decidendo di rinunciare alle tante folli ed inutili che
sembravano cos irrinunciabili... Non saprei dare consigli, ma la mia
esperienza mi dice che spesso dopo tanto cercare la strada giusta, capi-
ta che siano le strade giuste a piazzarsi proprio davanti a noi...
Tra le tante cose fatte, ce n' una di cui andate particolarmente fieri?
(Sauro) Sono fiero di quasi le cose che faccio, ma una in particolare mi
sta a cuore proprio per la sua semplicit. Da appassionato di buona
cucina ed essendo cresciuto in Toscana, ho sempre proposto ricette
vegan caratteristiche della nostra cultura e guardato con diffidenza
quei ristoranti vegan che non prevedono dei normalissimi - e buo-
nissimi se fatti ad arte - spaghetti al pomodoro, per riempire i loro
men esclusivamente di paste integrali di kamut condite con tofu,
alghe o soia ed altre proposte lontanissime dalla nostra cultura. Trovo
che tutto ci allontani le persone e faccia considerare la scelta vegan
come una cosa da persone strane che non amano i piaceri della vita e
le nostre tradizioni. Da sempre alla ricerca di ricette da "veganizzare",
ho constatato come in particolare una ricetta sembrasse praticamente
impossibile da realizzare e come tutti i tentativi fossero inevitabilmen-
te destinati a fallire. Sto parlando della ricetta per realizzare i bign
vegan cio senza uova. La mia esperienza di vita mi dice che niente
realmente impossibile e il fatto che nessuno sia ancora riuscito a
fare una cosa, vuol dire solo che forse giunto il momento di farla.
Con questi presupposti, ho radunato tutte le mie conoscenze nell'arte
culinaria e sono riuscito a creare la prima ricetta vegan per i bign...
( i. i. i I Li feSi yl c
magari un giorno qualcuno lo chiamer "Bign Sauro"! incredibile
come simili piccole cose possano darci enormi soddisfazioni ed orgo-
glio, ma il sapere di essere l'autore della prima ricetta al mondo del
bign vegan diffusa poi a tantissime persone, mi fa felice!
(Renata) Beh, la mia pi grande soddisfazione a questo punto non pu
che essere il mangiare i bign che Sauro ormai prepara quasi tutte le
sere!.. Per San Valentino mi ha preparato un miniprofiterole alla panna
rosa... Se non amore questo...!
6.7 Jacopo Fo e El eonor a Al banese: f ondar e
e vi ver e un ecovi l l aggi o, con mol t i sorri si
Alcatraz (alcatraz.it) una delle realt pi difficili da descrivere per
la quantit e variet di attivit e progetti che contiene. Forse non
l'esempio pi tipico di ecovillaggio in Italia, ma sicuramente una
delle realt pi articolate e probabilmente anche quella che attual-
mente coinvolge pi persone in una rete di professionisti e artigiani
in loco e sparsi per tutta Italia. A dargli quotidianamente vita, tra tutte
queste persone, il suo fondatore, Jacopo Fo, scrittore, attore e regista,
e la moglie Eleonora Albanese, pittrice e creativa, che ad Alcatraz
arrivata quindici anni fa quasi per caso e ci restata per amore e per
scelta professionale. Due personalit vulcaniche che insieme agli altri
membri della Libera Universit di Alcatraz danno vita e continua evo-
luzione all'ecovillaggio e alla struttura ricettiva in cui gli ospiti posso-
no spaziare da corsi di yoga demenziale alla scrittura creativa, dalle
tecniche di pittura alla terapia dell'umorismo, alla cucina biologica. Al
centro di tutto, il motore di questa grande macchina, l'individuo e le
sue competenze, una cultura diversa del lavoro e della professionalit,
una rete di competenze in costante crescita.
Jacopo e Eleonora, voi avete costruito una vita che si pu definire
a vostra misura attraverso un percorso di anni di cui parleremo.
Partiamo proprio dall'inizio, da che realt arrivate a livello sia fami-
liare che abitativo?
(Jacopo) Milano, ma gi dalle scuole medie e poi al liceo ho chiesto ai
miei di andare a stare in campagna, ho avuto un cambiamento e una
fascinazione per la campagna, stata una delle mie prime battaglie quel-
la per non vivere in citt. L'equilibrio mentale in citt vacillava, pi una
storia d'amore... mi hanno dato la motivazione per andarmene.
(Eleonora) Sono nata a Torino ma dai cinque anni sono cresciuta a
Napoli, mi considero napoletana. Ho avuto un'infanzia serena, senza
^ H Vi ,i -r' L i f eStyl e")
problemi, poi ovviamente quando si cresce e si abita in una citt com-
plicata come Napoli, arrivano i primi problemi, devi convivere con la
paura e allora arriva anche l'idea di trasferirsi. Pensavo di trasferirmi
magari in un'altra citt come Roma, magari, ma finch non ho cono-
sciuto Alcatraz e Jacopo, non ho mai pensato di trasferirmi a vivere
in campagna. Ora a distanza di tempo mi chiedo invece come mai le
persone non si mettano nelle condizioni di vivere bene, perch non se
ne vanno dalla citt e dai ritmi di vita non naturali.
Avete trovato subito il percorso giusto?
(Jacopo) Praticamente s, Alcatraz il risultato di trent'anni di percor-
so. Non sapevo cosa sarebbe stato esattamente ma sapevo che volevo
cambiare le cose che non mi andavano bene.
(Eleonora) Dipingo da quando ero ragazza, in famiglia sono sempre
stata supportata, mai mortificata, anzi mio padre era molto orgoglioso
di dire che sua figlia dipingeva! Addirittura avevo delle amiche che
erano osteggiate dai genitori e venivano a casa mia a dipingere. Ho
avuto una vita normale ma non ho mai ambito al posto fisso, non era
una mia meta, ho sempre saputo di non averne bisogno, di non cercare
una situazione duratura. Sapevo che da grande sarei stata un'artista
quindi non ho cercato altri lavori fissi, solo dei lavoretti. La pittura
richiede molta libert, quando dipingi stai in un'altra dimensione per
tre, cinque ore. Ma se ti resta solo il tempo ritagliato dal lavoro, hai un
altro stato d'animo, non puoi incanalare la creativit in orari fissi dopo
il lavoro o piantare a met un quadro perch devi timbrare l'entrata.
Nell'ultimo periodo che ho vissuto a Napoli partecipavo a dei progetti
di catalogazione libraria poi un'amica come regalo mi ha mandata in
vacanza ad Alcatraz e da l seguita una scelta di vita, oltre che di
amore che diciamo, stato il motore principale.
Quanto lontana la vita cittadina adesso? Riuscite ancora a percepi-
re quegli stati d'animo?
(Eleonora) I ritmi della citt sono veloci. In campagna hai tempo e
silenzio, il tempo si dilata e pensi meglio. Cambiano tante cose. Per
esempio quando torno in citt mi chiedo come fanno le mie amiche
con tutto quel traffico, rumore, rumore, rumore... Vivendo in campa-
gna capisci qual l'habitat naturale dell'uomo e non certo rumore
tutto il tempo. Addirittura, so che ridicolo ma cos, quando dormo
dai miei sento il rumore che fa il palo della luce vicino... sento questo
rumore di elettricit che frigge. Non ci sono pi abituata, ma norma-
le, nessuno dovrebbe abituarsi: con il rumore il tuo cervello rimane
( Li fe^
Scappo dalla citt
sempre acceso, non riesci mai a dormire veramente, ad abbassare dav-
vero tutte le difese.
Alcuni ospiti di Alcatraz quando arrivano non riescono a dormire per
il silenzio! Devi riequilibrarti, ma una volta che l'hai fatto non puoi pi
farne a meno. Poi cambiano anche i rapporti sociali, in citt hai il tuo
giro di amici ma magari non sai chi il vicino di casa. Qui, in valle, ci
si conosce tutti. Cambia anche il tuo modo di vedere gli altri, gli altri
fanno parte del tuo benessere, se stanno bene, stai bene anche tu. Per
esempio adesso ho lanciato l'idea dell' adozione di un essere umano:
Fixura 6.6 -Iacopo ...
'1'
LifeSl\k
Capitolo 6 - Chi l'ha fatto
trova una persona gi di corda e prova a coinvolgerla in qualcosa di
positivo. Adotta un essere umano! Migliorare la vita dei propri vicini
significa migliorare la tua.
Cos' Alcatraz?
(Jacopo) Un delirio collettivo senza costrutto. Alcatraz maturato da
anni di movimenti, lotte, desiderio di cambiamento ... da un movimen-
to culturale internazionale che aveva cambiato dal '68 in poi tutte le
scienze, che aveva introdotto le tecniche olistiche ... Le idee c' erano gi
con il gruppo Macondo, a Milano, per serviva il posto per metterle
in pratica. La Repubblica di Alcatraz una forma economica di con-
vivenza, trent'anni di rete di amicizie, ipotesi di sviluppo economico,
sociale, che anche un ecovillaggio. Ma non Wl ecovillaggio.
Riassumendo Alcatraz una rete di solidariet parafamiliare, una
sorta di vincolo di vita e di parentela. Non sicuramente Wla comune,
questo meglio chiarirlo: pi un ecovillaggio, tanto che siamo anche
nella rete italiana degli ecovillaggi. Non Wla comune perch nella
comWle c/ bisogno Wl leader e qui leader non ce ne sono e non ce
ne devono essere: le decisioni vengono prese da tutti. Anzi, nei primi
anni io e altri abbiamo agito pi come Wla polizia, proprio per evitare
che alcuni elementi prevalessero su altri o allontanando chi assumeva
Figura 6.7 - ... ed Eleonora.
comportamenti di comando che non c'entrano niente con noi. Non c'
autoritarismo nelle relazioni tra le persone di Alcatraz, la persona ad
essere al centro. Proprio il rispetto per le persone ha portato allo sforzo
in questi anni di garantire che non ci fosse un capobranco. L'individuo
deve essere libero ma anche rispettare la libert altrui. Per esempio
per gli ospiti c' un buffet libero: mangi quello che vuoi, tanto, poco,
non importa, e si mangia tutti insieme. Nessuno serve a tavola e tutti
fanno qualcosa. Non abbiamo voluto che ci fossero divise: non c' una
divisione netta tra chi lavora ad Alcatraz e chi ospite, non avrebbe
senso. Pensa che addirittura capita che un ospite si rivolga a un altro
ospite scambiandolo per uno dei gestori e quello risponde tranquilla-
mente dando le informazioni come se fosse davvero il gestore. Ma
normale, vuol dire che funziona, che la gente si sente coinvolta. Non
c' qualcuno che ti rif il letto o ti serve a tavola, c' solo una persona
che viene a trascorrere del tempo con noi, contribuisce ovviamente alle
spese come facciamo tutti noi ma nemmeno i prezzi sono fissi perch
per chi non ha la possibilit di pagare si trova ima soluzione. Un ospite
vive qualche giorno qui, si rif il letto, aiuta a apparecchiare, fa le atti-
vit che gli interessano e se va al bazar non c' nessuno che controlla se
paga davvero, perch la fiducia nelle persone vale di pi. E le persone
lo percepiscono, si sentono parte di questo posto.
Lo capiscono proprio tutti?
(Jacopo) Ovvio, ci sono anche quelli impermeabili, quelli che addirit-
tura si irritano. Poco tempo fa per esempio abbiamo avuto ospite Patch
Adams, che ci ha parlato di clownterapia, la terapia olistica del sorriso
ecc. La settimana dopo eravamo ancora tutti "freschi" di Patch Adams
e andavamo in giro sorridendo a chiunque, tutti, era bellissimo. E
arrivata ospite una signora che sulle prime rimasta solo perplessa
del fatto che tutti la salutavano e le sorridevano, dopo un po' ci ha
detto "Ma voi cosa credete di fare con tutti questi sorrisi? Chi credete
di prendere in giro? Io in questa cosa non ci casco!". Pensava che in
qualche modo la stessimo imbrogliando e non c'era possibilit di coin-
volgerla. Non sono la maggioranza, per fortuna.
Qual il tuo concetto di "lavoro" oggi? E di denaro come guadagno?
(Jacopo) Alcatraz una realt che crea lavoro e in cui lavorano delle
persone. Vuole essere per una realt diversa rispetto al fatto che in
Italia non c' una vera cultura del lavoro. Il lavoro invece lo strumen-
to per cambiare il mondo. Io lavoro per migliorare il mondo, il mio
lavoro. L'impiegato invece vende il suo lavoro, non lavora. Lavorare
flfl Li feS: . .
dedicarsi a qualcosa di grande in cui si crede davvero. il lavoro
che crea democrazia, che crea cultura. lavoro che cambia davvero
il mondo, non la politica, con la politica non si cambia niente. Qui
ci sono persone con delle competenze specifiche, dal web designer
al piastrellista, a cui vengono riconosciute queste competenze e che
le fanno fruttare per costruire qualcosa di pi grande per tutti, a cui
partecipano. Non vendono il loro lavoro, lavorano in qualcosa a cui
partecipano, che anche loro.
(Eleonora) Oggi si lavora troppo senza produrre altrettanto. Per esem-
pio su internet hai uno spaccato piuttosto chiaro di com' la vita d'uf-
ficio: c' gente che praticamente sempre su FaceBook, perch obbli-
gata a stare l chiusa nell'ufficio. A produrre cosa non si sa, se sta sui
social network - che sono una cosa bellissima e utile. Ma che senso ha
avere l'orario fisso di otto ore chiusi in un posto se poi si fa altro? Serve
solo a disperdere le energie perch poi tornano a casa stanchi senza
aver prodotto niente per loro e non hanno pi la capacit di focalizzar-
si su un progetto perch sono troppo abituati alla dispersione.
L'altra follia quella del lavoro per arrivare alla pensione. Fai tutta la
vita una cosa che non ti convince pienamente per avere del tempo libe-
ro a settantanni? La gente pensa che sia normale cos, in pochissimi
pensano di uscire da questo sistema. Il sistema invece lo puoi cambiare
per te. Non si deve lavorare per aspettare di andare in pensione, anche
perch a settantanni non hai pi la carica vitale per fare tutto quello
che potresti fare a venti, trenta, quaranta. Bisogna vivere ora, in questo
momento.
Quindi il vostro lavoro vivere?
(Eleonora) S, sicuramente. tutto quello che faccio, dai corsi di pittu-
ra, a dipingere, a falciare il prato. Sicuramente ho anche la possibilit
di non avere problemi economici grazie a Jacopo che ha lavorato tan-
tissimo, ma devo dire anche che non ho esigenze incredibili, di lusso
sfrenato. Il denaro lo utilizziamo anche per finanziare progetti come
quello del fotovoltaico, una scelta di partecipare attivamente pi che
un concetto di lavoro e guadagno. una scelta di partecipare attiva-
mente alla vita, mentre molti vivono con la consapevolezza di fare
qualcosa di inutile solo per avere uno stipendio e spenderlo poi in cose
altrettanto inutili, senza soddisfazione vera.
Un momento molto duro, in cui avete davvero dubitato di farcela?
(Jacopo) Pi di uno, ma il pi duro quando sono arrivato quasi al fal-
limento, non siamo falliti per un pelo. Per il progetto del fotovoltaico
( i i .i .i l Li feSl yl c
217
avevamo ormai esaurito tutti i fondi, poi a sorpresa girata la ruota
e sono stati approvati i finanziamenti. Adesso abbiamo realizzato gi
238 impianti, fatto corsi a 280 persone, il risultato incredibile.
Molte persone puntano il dito verso famiglie che fanno scelte di vita
diverse, accusandole di imporre una scelta di vita 'strana' ai figli,
che ne far degli isolati o degli alienati sociali. Voi cosa rispondete
in questi casi? E mi dite anche cosa ne pensate dell' home-schooling?
(Jacopo) Mia figlia si rompe di Alcatraz e sta a casa, fa un po' come
vuole. Non la obblighiamo a partecipare. L'home-schooling non lo con-
divido, meglio che si confrontino con tutta la gente, la scuola pubbli-
ca va benissimo. Mia figlia giusto che abbia una visione del mondo
integrale, non abbiamo mai neanche valutato di non farle frequentare
la scuola.
(Eleonora) Noi abbiamo anche fatto scelte diverse ma siamo pi nor-
mali di quelli che si considerano normali. Non una scelta radicale,
la radicalit te la d lo stare nella natura, i rapporti con le persone che
incontri. Per questo mia figlia la spingo verso la socialit, pi persone
incontri e pi sei ricco. Lei conosce anche la dimensione dell'asfalto per
terra, anche se a Alcatraz l'asfalto non c'. Qui tutti i bambini vanno
a scuola in valle, alla scuola pubblica e con gli insegnanti abbiamo
sempre avuto un rapporto molto aperto. Se c' da cambiare qualcosa
si cambia confrontandosi nella scuola, non eliminandola. Per esempio
mi capitato di dire alle maestre che se mia figlia dipingeva il prato
blu dovevano lasciarla fare, non bloccarla e non dirle che il prato deve
essere per forza verde. Loro hanno capito, non ci sono stati problemi. Il
progetto di vita per mia figlia che sia "acculturata" ma anche umana:
deve sapersi relazionare con tutta la realt che la circonda.
Se vi dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... ti
familiare come osservazione?
(Jacopo) S, decisamente. Ma molti fanno fatica a capirlo. Sanno che
vogliono cambiare, ma si perdono per strada o non lo vogliono vera-
mente. Faccio selezione del personale da anni perch Alcatraz ha
creato anche molte opportunit di lavoro, ci sono alcune decine di
persone che lavorano a tempo pieno tra Alcatraz, Commercioetico.it,
il progetto del fotovoltaico ecc. Incontro continuamente gente che l'oc-
casione ce l'ha davanti ma non riesce a coglierla, frenata, ci ripensa.
Non hanno fiducia in s stessi.
^ f l Li feS:v .")
Un consiglio che daresti a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi una
vita pi sostenibile, magari anche a Alcatraz?
(Jacopo) Crederci. Il 99% delle persone a cui faccio un colloquio crol-
la dopo cinque minuti. Non ci credono, non hanno fiducia, si fanno
opposizione da soli. la logica catto-comunista del vittimismo, delle
cose che ti capitano e non fai succedere tu, dell'essere vittima delle
situazioni invece di crearle. Io ho avuto la fortuna di una famiglia che
mi ha sempre detto: devi lottare fino alla morte. Chi entra a Alcatraz
gente con le palle, che ci crede.
Per esempio, io faccio anche un corso di scrittura creativa e mi capita
di fare delle proposte per scrivere insieme qualcosa... di cinquemila
proposte che faccio, accettano in cento, di questi ce ne sono novantatre
che spariscono subito e poi altri che si perdono per strada. Ho provato
a far proposte con l'editore gi pronto per la pubblicazione e a un certo
punto non li senti pi, spariscono. Hanno paura, sono insicuri proba-
bilmente. Non arrivano fino in fondo, si fanno opposizione da soli.
(Eleonora) Prima di tutto, se hanno un lavoro fisso che non li convin-
ce, licenziarsi. Se non si condivide un sistema, non si partecipa. Farlo
molto semplice: vai e fai. il primo passo. Ci sono tanti altri modi
di guadagnare il necessario per vivere, per esempio le persone che
si fanno i mercatini per vendere i loro prodotti, le cose fatte da loro.
L'altro consiglio "leggerezza, leggerezza!" e muoversi verso una
direzione che magari sembra futile e improduttiva ma credendoci: poi
si sviluppa, le cose arrivano da sole se ci si crede davvero.
E bisogna anche essere pratici: prima di tutto farsi i calcoli dei soldi
che hai bisogno davvero, cercando di lavorare e produrre per quello
che hai bisogno, non per star dietro a tutte le mode del momento. Puoi
anche ridurre un po' i consumi. Per esempio, non sei un poveraccio
se non vai al ristorante il sabato sera, una serata con gli amici a casa
soddisfa molto di pi e ti richiede meno lavoro.
Le persone a volte pensano troppo in grande e si bloccano davanti
a quelle che sembrano scelte insormontabili. Invece bisogna ridurre
piano piano le cose a quello che sono: il cambiamento fa paura ma
le cose arrivano a piccoli passi. Devi anche imparare ad ascoltarti,
a ascoltare: tu magari sei strutturato per ritmi cittadini e fai fatica a
capire un discorso di cambiamento perch hai l'abitudine alle cose di
corsa, che devono succedere subito. Invece devi prenderti il tempo per
capire veramente cosa vuoi fare.
Per esempio Susan Parenti, moglie di Patch Adams, un'esperta nel
cambiamento e nell'aiutare le persone a cambiare vita, tiene anche
dei corsi. Lei all'inizio fa fare una lista di cose che si vogliono fare. Ti
( Li feSi yl c
chiede di fare un elenco di tutto quello che vuoi fare, che ti piace. Una
volta fatto, si lavora sulla concretizzazione: si capisce cosa ti piace di
pi e da l si comincia a dar forma al progetto. Si concretizza: da dove
cominciare, il tempo, i soldi ecc. Ti mette nelle condizioni di prende-
re subito delle decisioni precise, fattive, concrete sulla tua vita. un
lavoro che secondo me si pu fare anche con gli amici perch il dialogo
non solo dare informazioni, anche chiacchierare e arrivare a qual-
cosa insieme, o anche solo parlare di stupidaggini. Secondo me se si
comincia a parlarne con qualche amico, a buttarla l, si riesce anche a
concretizzare un po' di pi, a chiarirsi le idee e trovare la forza neces-
saria a cominciare davvero.
6.8 Manuel Ol i var es: l a ri cerca di cresci t a
i nt egr al e
Manuel Olivares, scrittore e ricercatore, una delle voci pi compe-
tenti sulle comuni in Italia e in Europa, autore tra gli altri di Comuni
Comunit Ecovillaggi (Malatempora). Viaggiatore appassionato che per
bagagli ha un'anima profonda e un'intelligenza acuta, oggi divide la
sua vita tra una casa in pietra nel centro storico di Fabrica di Roma e il
piano di un palazzo nel centro storico di Varanasi, nell'India del nord.
Oltre che attraverso libri e pubblicazioni, condivide le sue ricerche sul
suo sito viverealtrimenti.com
Manuel, tu hai costruito una vita che si pu definire a tua misura
attraverso un percorso di anni di cui parleremo. Partiamo proprio
dall'inizio, da che realt arrivi a livello sia familiare che abitativo?
Io vengo da una famiglia di impiegati. Mia madre era impiegata di
gruppo B all'INPS, mio padre, impiegato all'INAIL, riuscito nel
tempo a far carriera e a diventare dirigente (credo si possa dire
"impiegato di gruppo A" ma non sono sicuro). A livello abitativo,
fino ai miei 5 anni siamo stati in un appartamento alla periferia di
Roma, di propriet poi ci siamo spostati in un'area paracentrale, in
un appartamento pi grande, in affitto. Siamo stati l 8 anni, poi ci
siamo spostati di nuovo, in estrema periferia questa volta ma in una
casa dell'ente di mio padre, dove pagavamo relativamente poco.
Inoltre l'appartamento era ugualmente abbastanza grande per le
nostre esigenze e c'era un'aria decisamente migliore. Eravamo quasi
in campagna. La differenza era palpabile con quel che si respirava in
centro o in periferia a Roma.
^ ^ L i f eSi yl .")
Hai trovato subito il percorso giusto, magari dopo gli studi, o ci sono
state scelte diverse, prove e ripensamenti prima di arrivare a oggi?
Se proprio vuoi che sia sincero, quando la mattina, alle 6.30, 6.45,
uscivamo con i miei con la macchina per raggiungere il quartiere Prati
dove loro avevano gli uffici ed io la scuola ed avevamo la prospettiva
di un'ora e mezzo, due ore di inferno, nel proverbiale traffico di Roma,
non potevo che pensare: io una vita cos, da grande, non la voglio fare.
Ricordo ancora quei momenti, quel quasi giuramento che feci, allora,
a me stesso. Sai quando ci si trova in quelle situazioni per cui non si
sa esattamente cosa si far ma si sa cosa, senz'altro, non si vuole fare.
Ecco! All'universit ho studiato sociologia. Mi appassionava e alcuni
amici, che mi conoscono molto bene, mi dicono che sono un sociolo-
go nato. Poteva esserci l'ipotesi di fare, appunto, il sociologo, magari
all'universit, ipotesi che avrei in seguito scartato confrontandomi con
l'ambiente accademico. In alternativa ho iniziato a lavorare nei merca-
tini, vendendo miele e prodotti apistici e, in seguito, prodotti biologici
e libri. In breve tempo sono riuscito anche ad arrivare al salone del
gusto di Torino, con un socio che aveva aperto la strada. Poteva essere
una soluzione, guadagnare si guadagnava ma mettersi in regola era
davvero impresa improba per noi. Ho iniziato, nel contempo, a fare
ricerche per conto di un privato che gestiva una scuola di conoscen-
za. Ho guadagnato benino con lui ma, soprattutto, mi sono fatto una
discreta base culturale. E giunto poi il momento, nel 2001, che ho cono-
sciuto Angelo Quattrocchi, editore della Malatempora e con lui mi si
aperta la strada della scrittura che avrebbe presto portato una colla-
borazione anche con il mensile AAM Terranuova. Il percorso E stato
grossomodo questo, ora sono in una fase di transizione che spero porti
buoni miglioramenti ma non E il momento di parlarne. Significativo e
da raccontare, invece, nel 2005, il momento in cui mi sono trasferito in
India ma, magari, ne parliamo dopo.
Hai vissuto anche in citt caotiche come Roma, mi racconti una tua
giornata-tipo di allora?
Nel 1994 vivevo da solo da oltre 2 anni e stavo nell'appartamento, di
propriet della mia famiglia, in cui stavamo fino a quando ho avuto
5 anni. Avevo affittato una stanza per avere un minimo introito di
sopravvivenza. Giornata tipo: in sella allo scooter dalla mattina alla
sera. Me la sono goduta Roma, una citt godibile, soprattutto in sella
ad uno scooter ma si faceva inesorabilmente strada in me la convinzio-
ne che chiedevo altro alla vita.
.1 .jfp.mvip
Quanto ti sembra lontana quella situazione adesso? Riesci ancora a
percepire quegli stati d'animo, le sensazioni che avevi vivendo cos?
Mi sembra lontana come possono essere i ricordi delle scuole medie.
Se penso ad alcune sensazioni, penso al sapore della pizza al taglio che
mangiavo senza ritegno nei miei giri in citt. la prima sensazione che
mi viene in mente.
Tu hai vissuto molto, sia come frequentazione che come studio, le
comuni italiane. Quali sono state le tappe principali che ti hanno
fatto avvicinare a questa realt di vita?
Guarda, sintetizzando, la prima esperienza l'ho avuta in Scozia, in
una comune tardo fricchettona. Era il 1995, grossomodo. Ero andato l
come volontario con lo SCI per migliorare l'inglese. Fu un'esperienza
rivelatrice. Ricordo dicevo alla fondatrice, Mary: tutto quello che mi
interessa qui c', c'era anche una vaga eco di Oriente che iniziava ad
esercitare un fascino magnetico su di me. Poi fu l'incontro, nel '99, con
i villaggi degli elfi. Altra esperienza rivelatrice, soprattutto del mio
desiderio di vivere a maggiore contatto con la natura. Un paio di anni
dopo, avrebbe preso corpo il progetto editoriale di Comuni, comunit',
ecovillaggi in Italia e dunque un giro, quantomeno turistico, di molte
esperienze comunitarie italiane dove, scrissi, "mi persi e mi ritrovai
molte volte".
So che una scelta molto forte della tua vita stata quella di una
"ricerca di crescita integrale", ma pi in generale la ricerca di uno
stile di vita improntato all'etica, alla non violenza, alla condivisio-
ne... so che difficile riassumerla, ma puoi delineare qualche pas-
saggio significativo di questa ricerca?
Non esattamente cos. Vero per la "crescita integrale" meno vero per
l'etica, la non violenza, la condivisione. Intendiamoci, cerco di com-
portarmi in modo etico, sono messo costantemente alla prova qui in
India dove potrei sfruttare i miei simili, spremerli per pochi soldi ed
invece imperativo, per me, vivere il profondo rispetto che cerco di
nutrire per l'essere umano, in quanto tale. Qui ho capito che fa parte
del mio bagaglio culturale cristiano. Sono anche un non-violento ma
sono, ad esempio, abbastanza geloso dei miei spazi, soprattutto da
quando vivo in India, dove tendono ad invaderli in tutti i modi. Quello
che mi preme sottolineare, per evitare che venga scambiato per una
sorta di militante gandhiano, che per me l'etica, la non violenza e
la condivisione non sono oggetto di militanza o di "impegno". Tendo
piuttosto all'individualismo anche se mi rendo conto che pu sembra-
f l U Vi u r'I Li feStyl c )
re paradossale per una persona che ha scritto due libri sulle comuni e
le comunit. Mi piace, inoltre, coltivare un propensione realistica che
possa anche rasentare il cinismo, quando serve. Non amo la rarefazio-
ne di certe persone sedicenti spirituali o l'ipocrisia o la pesantezze di
persone impegnate socialmente, politicamente, ecologicamente, non
violentemente eccetera. Molto spesso si tratta di persone, semplice-
mente, irrisolte. Chiaro che esistano tutte le eccezioni del caso, non sta
nemmeno a me dirlo, talora splendide eccezioni.
Se c' qualcosa cui mi sto dedicando sempre pi a fondo, questa la
conoscenza. La mia ricerca di crescita integrale passa sostanzialmente
attraverso la conoscenza e l'esperienza. Un'esperienza da metaboliz-
zare ed assimilare alla luce di quanto si va stratificando nell'ambito del
proprio patrimonio conoscitivo. Mi sto gradualmente aprendo anche
ad una conoscenza di tipo esoterico ma credo non si debba avere fretta
al riguardo. Tento, infine, di praticare la meditazione, fondamental-
mente il vipassana ma non trascuro, di tanto in tanto, le tecniche di
Osho, di cui sono diventato discepolo nel 98 o di fare un po' di yoga.
Eppure come l'essere in India e non sfruttare gli indiani (pratica
consolidata di tutti quelli che vi arrivano e scoprono che per poche
rupie possono avere lo schiavo personale) una scelta etica forte,
cos lo scrivere e pubblicare le tue informazioni o idee affinch arri-
vino ad altri una scelta di condivisione... non trovi?
Certo ma infatti non voglio sostenere in questa sede che io non sono
una persona etica. Non mi piace farne un oggetto di ostentazione
"politica", non mi piace passare per una persona che mette il proprio
essere etico in vetrina. L'etica dovrebbe essere qualcosa di cui non si
parla, qualcosa di intimo. Intervistavo giusto oggi un amico che E
impegnato molto seriamente in un percorso spirituale con un maestro
tantrico e non parliamo qui del Tantra di Sting (con tutto il rispetto per
le sue 4 ore di sesso continuato). Parliamo di una persona coinvolta in
un percorso di crescita integrale che sta catalizzando tutti i suoi sforzi.
Ha rinunciato a tutto, per questo: casa, lavoro, soldi, un autentico
asceta ed una persona molto valida, te lo posso assicurare. Ebbene,
lui parlandomi della Sadhana (pratica spirituale) e del Seva (servizio
disinteressato per gli altri) che sono, ripeto, il perno assoluto della sua
vita mi ha detto: quando sento persone che si atteggiano, vantando
chiss quali successi e realizzazioni nel corso della propria Sadhana io
divento subito un po' sospettoso. Non si parla dei momenti intimi che
si ha con la propria compagna con il primo che passa, cos, anche su
questioni intime come la Sadhana, non si possono fare, a mio vedere,
( -- i i.' ..Lifesivir- ^ ^
Scappo dalla citt
chiacchiere da salotto. Ha perfettamente ragione. Diceva un altro mio
amico a proposito della new age, alcuni anni fa, nel corso del mio
primo viaggio in India: non sopporto proprio tutta questa gente che
starnazza di aurasoma, reiki, massaggi e, aggiungo io, che magari ti
guarda ispirata e ti sbatte in faccia: io sono in un percorso iniziatico o
"io seguo una via mistica". Ha un' idea questa gente di quello che sta
Figura 6.8 - Manuel durante un matrimonio indiano .
nl LifeSlylc )
dicendo, di cosa sta parlando? Starnazzare il termine migliore per
qualificare certi comportamenti. Lo stesso vale sul fronte dell'etica. In
India hai modo di metterti alla prova da questo punto di vista ed allo-
ra vedi se la tua etica ha sostanza o solo qualcosa di cui starnazzare.
Se dicessi che la mia vita improntata all'etica starei starnazzando e
poi non direi la verit. Chi lavora a tempo pieno nelle botteghe del
mercato equo e solidale per due lire ha improntato la propria vita
all'etica. Io quando posso vado a mangiare negli alberghi a 5 stelle,
anche qui in India, anche se fuori pieno di mendicanti. Non mi
sento in colpa per questo. Non credo ai sensi di colpa. Ci non toglie
che, senza fare come S. Francesco, cerco di tenere vivo, alimentare il
rispetto profondo che provo ad avere per l'essere umano, senza distin-
zioni di caste, razze, religioni eccetera. Sono un membro della Societ
Teosofica, il cui primo obiettivo creare una fratellanza mondiale
senza le distinzioni cui accennavo. Per darti appena un'idea, Gandhi
e Nehru erano membri della Societ Teosofica e quando sono riusciti
a portare l'India all'indipendenza hanno dato l'incarico di scrivere la
costituzione al Dr. Ambedkar, un intoccabile, nell'India della fine degli
anni '40. Questi sono riferimenti che io tento di avere sempre presente,
senza starnazzare.
Per quanto riguarda la condivisione, chiaro che scrivere le mie espe-
rienze, dare le informazioni che sto dando da anni sulle comunit e gli
ecovillaggi una forma di condivisione. Amo il mio prossimo ed amo
condividere quanto di bello ed interessante incontro sul mio cammi-
no; non amo il concetto di condivisione che ho visto nei centri sociali,
non amo pi bere dalla bottiglia dove hanno bevuto altri, non ho quel
senso della condivisione che si respira in alcune case di alcuni studenti
fuori sede, di uno pseudocomunismo bonario. Ci tengo a sottolineare
certe cose per evitare di passare per una sorta di tardo fricchettone
che ha ogni giorno gente accampata in casa, sui divani, ossessionato
dalle tragedie del mondo per cui consulta la guida al consumo critico
ogni volta che deve fare la spesa. Ecco, io non sono cos!
Mi descrivi una tua giornata tipo di adesso?
Guarda, io vivo fondamentalmente in due maniere: nomadica e
stanziale. In entrambi i casi quello che pi faccio : leggere e scri-
vere. Vivendo in diversi paesi ho trovato, finalmente, me stesso, nel
momento in cui ho visto che tanto in India, quanto in Italia, quanto in
Thailandia, eccetera, ho fondamentalmente bisogno di un mio spazio,
della mia intimit, di leggere, scrivere e meditare. Questa routine si
rompe di tanto in tanto con giornate in cui amo stare molto fuori casa,
r.ifrsivi, ^ ^
girovagando, lasciandomi trasportare da quello che accade. Sono un
girandolone ed un pantofolaio, allo stesso tempo. La mia dimensione
stanziale diluita in due posti: Fabrica, in provincia di Viterbo, in
una antica casa in pietra che davvero un grembo materno per me e
Varanasi dove vivo assieme ad un'amabile famiglia indiana. Ho il mio
piano e conviviamo senza alcun problema. A Fabrica come a Varanasi
leggo e scrivo, scrivo e leggo, esco a passeggiare (a Fabrica vado anche
a correre in campagna), vagabondo trovando sempre qualche com-
plice scapestrato poi, dopo un mese, un mese e mezzo di stanzialit
inizia, in genere, un periodo nomadico. Pu durare una settimana, 15
giorni, un mese, a seconda.
Cos' per te una casa o il concetto di "casa"?
Il concetto di casa si integra molto con il mio essere pantofolaio ed
spesso sullo sfondo nei miei periodi nomadici. La casa sei tu, fonda-
mentalmente, il tuo ancoraggio alla terra, glimpse delle tue memorie,
del tuo essere nel tempo.
La tua intimit, la tua nudit, il calore avvolgente quando fa freddo,
un piatto di pastasciutta con l'olio biologico di un amico quando sono
in India. Il letto dove stai con la tua donna, dove leggi fino a tardi, il
tavolo dove scrivi. La tua casa il tuo ritrovarti dopo esserti speso nel
tuo dialogo con il mondo.
Qual il tuo concetto di "lavoro" oggi? E di denaro come guadagno?
Diceva un mio inquilino: dovendo lavorare 8 ore al giorno, il lavoro
che faccio mi deve piacere, altrimenti mi suicido! Sono d'accordo con
lui. E una vita che cerco di evitare il lavoro alienato. Lavorare deve
essere, per me, un'occasione di crescita, di esperienza. Questo non va
molto d'accordo con il fattore soldi. Anyway, sino ad oggi me la sono
cavata. Sto cercando di professionalizzarmi sempre di pi per avere
sempre migliore accesso ad un meritato guadagno. Personalmente
sono filosoficamente contro il volontariato, trovo sia una forma sub-
dola di sfruttamento per quanto incoraggio anche io i miei lettori (ulti-
mamente soprattutto attraverso il mio blog viverealtrimenti.blogspot.
com) a fare qualche sana esperienza di volontariato, nel momento in
cui questa ripaga in altri modi.
vero che spesso il volontariato ripaga comunque, nella misura in cui
nutre l'anima ma ho conosciuto tanta, troppa gente che specula sul
volontariato, che pretende che altri facciano il volontariato, pi o meno
indirettamente, per loro. Lo dico senza mezzi termini: questa gente
mi fa schifo! Sono spesso dei manipolatori, che giocano con i buoni
1
r i'LifeStyLe
sentimenti. Ah! Negli ambienti cosiddetti alternativi si ricorre molto
al volontariato e questo trovo sia sbagliato. Credo invece ci si debba
organizzare per offrire quantomeno buone condizioni di scambio con
chi coopera ad un progetto e non tentare maldestramente di arraffare
ora dall'uno, ora dall'altro irretendo di volta in volta dei mezzi sprov-
veduti con la manipolazione del volontariato. Sul fronte dei soldi non
ho nessuna remora a dire che mi piacciono, che amo il benessere mate-
riale e diffido molto di chi fa mostra di snobbarlo, ostentando supe-
riorit. Sono molto spesso gli stessi che speculano sul volontariato e
che tentano di arrivare subdolamente dove altri arrivano in modo pi
trasparente, riconoscendo apertamente i propri, legittimi, propositi di
guadagno.
C' stato un momento molto duro, in cui hai davvero dubitato di
farcela?
Pi di uno. L'ultimo stato un paio di anni fa, a Varanasi. Sono stato
a Varanasi per 6 mesi di seguito, in una condizione di alloggio un po'
precaria, rumorosa. Mi avevano diagnosticato, per sbaglio, un morbo
di Crohn, mentre avevo una banale ameba. Per fortuna ho potuto
fare affidamento su internet, rendendomi conto che la diagnosi era
sbagliata. Per sono stato in paranoia per un certo periodo perch gli
stessi dottori sospettavano la diagnosi fosse giusta. Avevo poi sintomi
allarmanti, riconducibili all'ameba che tuttavia non era stata diagno-
sticata perch si sa mimetizzare bene la bestiaccia. Varanasi non
esattamente il posto pi rilassante del mondo (soprattutto se non si
ben organizzati). Mancava la corrente diverse ore al giorno e, peggio,
veniva spesso a mancare durante la notte. Quando faceva molto caldo,
fino a settembre-ottobre, mi si fermava il ventilatore e mi svegliavo in
un bagno di sudore.
Quando il caldo era passato mi svegliavo comunque perch quando
la corrente saltava partiva, automaticamente, un gruppo elettrogeno
di un ospedale di fronte al mio alloggio. Faceva un rumore bestiale,
magari alle 3 o alle 4 di mattina. Mi si sball il metabolismo del sonno
e la cosa, unita alla paranoia per la diagnosi di morbo di Crohn, mi
provoc un brutto periodo di insonnia. Per fartela breve sai come
ho risolto: treno per Calcutta e volo per Bangkok. Sono stato un
mese in Thailandia, era il mio primo viaggio nel paese. Dopo 6 mesi
di Varanasi e disavventure annesse e connesse, la sensualit della
Thailandia fu una vera manna.
Prima di partire, tuttavia, per rispondere alla tua domanda, ho dubi-
tato pi volte di farcela.
( X i'i i l i Li feStyl c
Tutte queste scelte, dal minore impatto ambientale a non adagiarsi
nella sicurezza di uno stipendio da dipendente richiedono un enor-
me sforzo e attenzione costante, impegno nel rinunciare ad alcune
comodit, quanto influisce questo sulla tua vita?
Non sono un militante ecologista dunque la mia vita non configurata
in funzione del minore impatto ambientale. Non voglio millantare cose
che non sono. A volte sono disposto a pagare cifre molto alte per stare
in alberghi, in India, dove ci sia l'acqua calda (in molti alberghi, anche
discreti, ti dicono che c' e poi non c'). Io potrei approfittarne per fare
un po' di vita sostenibile e invece no: mi piacciono le comodit, mi
piacciono i soldi, mi piace mangiare bene e gli ecologisti profondi mi
hanno rotto le scatole!
Questo detto, sul fronte dello stipendio da dipendente...non riesco a
preoccuparmene, tendo a vivere giorno per giorno, in questo credo
di essere un uomo sufficientemente orientale. Spero di farcela a
vivere serenamente con il mio lavoro, per essere riuscito ad arrivare
dove volevo.
Secondo te non una distorsione che sta dilagando il fatto di inter-
pretare il minore impatto ambientale solo come privazione di questa
o quella comodit/tecnologia? Come se si avesse solo due possibili-
t, la strada della privazione o quella del non fare scelte sostenibi-
li... l'acqua dell'albergo se fosse scaldata da un pannello solare non
sarebbe "sostenibile"?
Certamente, sono perfettamente d'accordo. ovvio che io preferisca,
in linea teorica, che si utilizzino energie rinnovabili finanche per riscal-
dare l'acqua con cui mi faccio la doccia. Penso tu abbia centrato la
questione, ecologia, a mio modo di vedere, non deve essere sinonimo
di privazione. Secondo me la chiave deve essere sempre il benessere e
dunque la necessaria conversione ecologica deve avvenire nell'ambito
di uno stile di vita possibilmente agiato. Credo si possano trovare tutte
le compatibilit del caso. Molti ecologisti profondi hanno un atteggia-
mento che trovo stupidamente talebano. Credo dietro la questione eco-
logica ristagnino, in realt, in alcuni casi, altre dinamiche che potrem-
mo anche definire "patologiche"; un senso di demonizzazione del
benessere, del denaro legato pi a blocchi psicologici, ad un disagio
che ha in realt un'altra natura ma viene veicolato, maldestramente,
in atteggiamenti da crociata. Credo il nostro background giudaico-
cristiano abbia la sua dose di responsabilit. Concorre alla creazione
di visioni tendenzialmente apocalittiche, manichee. Abbiamo introiet-
tato profondamente il concetto di demonio. Ci fanno il lavaggio del
j gr^.nl Li feStyi r)
cervello, quando siamo bambini, nelle parrocchie, a scuola (sar che
io ho fatto le elementari dalle suore) e dunque dobbiamo rivomitarli
fuori certi contenuti. Ecco che finiamo per vivere tutto come una pro-
iezione della guerra del bene contro il male. Ecco dunque che alcune
categorie di persone se non vere e proprie persone diventano l'incar-
nazione stessa del male: i fascisti, Berlusconi, i capitalisti, i borghesi.
un modo molto puerile di leggere la realt ed io non voglio esserne
complice. Cresciamo, ragazzi, giunto il momento di crescere...
Se ti dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... ti
familiare come osservazione?
Direi di s. Senz'altro bisogna essere molto determinati quando si
vogliono fare alcune scelte e la determinazione, presto o tardi paga.
Sar banale ma la sola cosa che mi sento di dire, in risposta alla tua
domanda.
Un consiglio che daresti a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi una
vita pi sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali?
Sai, una scelta davvero molto personale. Ha dei costi, ci sono delle
paure da affrontare. Mamma India mi ha insegnato una cosa: non
fare affidamento sugli altri, essere i protagonisti assoluti delle proprie
scelte. Sforzarsi di fare quello che realmente si vuole fare, in prima
persona, senza farsi trascinare o scoraggiare da altri. Pu essere dif-
ficile nel caso di un rapporto di coppia. Credo sia necessario, pi che
pensare, sentire, sondare nel profondo i propri desideri, le proprie
ambizioni, quello che si vuole realmente per se stessi, per la propria
vita e per quella delle persone pi care. Etain Caddey, autrice del libro
Una gioia silenziosa, mi parlava una volta del "risucchio della citt".
un fenomeno che esiste. La citt ha un enorme potere di risucchio.
Andare via non sempre facile, tutt'altro. Che dire; se siete proprio
disperati, venitevene un periodo in India, fatevi una bella scuola di
sopravvivenza prima che di vita e vedrete che, al vostro rientro, avrete
le idee pi chiare!
6.9 Marcel l o Paol occi : l a scel t a
del l a sempl i ci t
Marcello Paolocci ha scelto la vita nella campagna umbra, dove si
divide tra le necessit di orto e ulivi e un lavoro molto particolare che
ha costruito a sua misura, la redazione di biografie, ricerche genealo-
( V i i . I - i I Li feSl yl c ^ B )
Scappo dalla citt
giche, fonti orali e storia d'impresa (www.profilibiografici.it). Ha adot-
tato uno stile di vita il pi possibile nonviolento, nei confronti delle
persone, degli animali, dell' ambiente e scelto uno stile di vita semplice
in cui quando si pu il baratto sostituisce il soldo, la campagna con
i suoi ritmi naturali prende pi tempo del lavoro al computer. Il suo
approccio positivo alla vita anche il motore di italiacivile.it, il sito
in cui da anni raccoglie le notizie di quella parte di Italia etica, bella,
pulita e civile.
Marcello, tu hai costruito una vita che si pu definire a tua misura
attraverso un percorso di anni di cui parleremo. Partiamo proprio
dall'inizio, da che realt arrivi a livello sia familiare che abitativo?
Provengo da una famiglia tradizionale, genitori e due figli, io e una
sorella poco pi grande di me. Pap affermato tecnico di saldatura,
mamma casalinga. Abitavamo in un appartamento, nel centro di
Massa, una citt nel nord della Toscana. Bella, fino ad una trentina di
anni fa. Poi il caos edilizio e il boom di automobili, che l'hanno fatta
praticamente soffocare.
Figura 6.9 - Marcello passeggia e medita tra la casa e /'orto.
LifeStyl )
Hai trovato subito il percorso giusto, magari dopo gli studi, o ci sono
state scelte diverse, prove e ripensamenti prima di arrivare a oggi?
Ho impiegato parecchio tempo a laurearmi, perch in contemporanea
volevo lavorare. Ho fatto un po' di tutto: cambia-soldi in una sala
giochi, commesso in una libreria, insegnante di sostegno tramite l'Asl
per bambini con situazioni familiari complicate, falegname in una
cooperativa che faceva lavorare ragazzi down, operatore tecnico assi-
stenziale in ospedale, e cos via. La prima scelta che mi ha cambiato
la vita stata quella di fare obiezione di coscienza al servizio militare,
alla fine degli anni Ottanta, e il conseguente desiderio, una volta ter-
minato il servizio civile, di rimanere nel terzo settore. Con risultati per
lo pi deludenti, per. La cooperativa di cui parlavo prima, ad esem-
pio, che alla fine si rivelata pi un escamotage per spillare soldi alla
pubblica amministrazione, che non un vero laboratorio per il reinse-
rimento dei ragazzi handicappati. In ospedale poi, dopo quattro mesi
di lavoro splendido, ma a tempo determinato, preferiscono licenziarti,
altrimenti sarebbero costretti ad assumerti. Da l poi la seconda scelta
determinante, il trasferimento in campagna.
Hai vissuto anche in citt caotiche, mi racconti una tua giornata-tipo
di allora?
La giornata in una citt caotica comincia presto, perch bisogna alzarsi
e far cambiare l'aria prima che migliaia di automobili si mettano in
movimento. Poi ci si tappa in casa, sperando inutilmente che i doppi
vetri attutiscano i rumori che giungono dalla strada. D'estate questo
impossibile, perch bisogna tenere le finestre aperte per via del
caldo, sebbene cemento e asfalto non aiutino chi non ha ceduto alle
lusinghe dei condizionatori d'aria. Quasi tutte le persone che passano
sotto casa, poi sentono l'esigenza di manifestare la propria esistenza
facendo rumore: chi suona il clacson, chi tiene lo stereo altissimo, chi
ha tolto quegli inutili orpelli ai motorini che prendono il nome di silen-
ziatori, e via discorrendo. Oltre ai rumori esterni, ci sono quelli per
cos dire condominiali. I muri tra un appartamento e l'altro vengono
evidentemente fatti con pezzi di cartone, per cui non solo si sentono
tutti i discorsi dei vicini, ma si costretti a subire anche i vari Tg4,
Forum, Amici, Isole dei famosi e Grandi fratelli che vengono emessi
a gran volume (anche qui bisogna manifestare la propria esistenza)
dai televisori distribuiti capillarmente in tutte le stanze degli apparta-
menti. La giornata prosegue cos, in ima lotta implacabile tra concen-
trazione e distrazione, dove la seconda prevale sempre sulla prima,
fino a notte, quando, tornati sobriamente a casa verso le quattro o le
( V. i i I Ll feStyl e
cinque gli intramontabili protagonisti della movida notturna e placati
gli antifurti di tutti i beni mobili e immobili presenti nel circondario
si pu dormire tranquillamente anche un paio d'ore fino all'alba per
l'operazione di scambio d'aria di cui parlavo all'inizio.
Quanto ti sembra lontana quella situazione adesso? Riesci ancora a
percepire quegli stati d'animo, le sensazioni che avevi vivendo cos?
lontano come un incubo giovanile. Ogni tanto me lo ripasso, perch
per via del lavoro o delle visite ai parenti e amici, qualche salto nelle
grandi citt lo faccio ancora. Ma pi sopportabile, perch so che si
tratta di parentesi, e sorrido beffardamente pensando ai miei ex concit-
tadini che preferiscono vivere in questa vita infernale.
Una scelta molto forte della tua vita stata quella di diventare
vegano ma pi in generale la ricerca di uno stile di vita improntato
all'etica, alla non violenza, alla condivisione... come ci sei arrivato?
Fondamentale nella mia vita stata la scelta di fare obiezione di
coscienza al servizio militare, come ho detto prima. Allora - siamo
nella seconda met degli anni Ottanta - era una scelta consapevole,
non di comodo, tra l'altro durava il doppio della leva convenzionale.
Ho trascorso due anni molto ricchi dal punto di vista umano, diviso tra
un centro di ascolto, una mensa dei poveri, e una casa d'accoglienza,
dove potevano dormire i senzatetto. Primi contatti con il mondo paci-
fista italiano, con la nonviolenza, con il vegetarismo. Non c'era inter-
net, e le notizie arrivavano tramite i ciclostile, i giornali autoprodotti,
le poche riviste alternative. Diciamo che c'erano meno informazioni,
rispetto ad oggi, ma pi tempo per rifletterci su. Sentivo di aver trova-
to il mio percorso verso uno stile di vita il pi possibile nonviolento,
nei confronti delle persone, degli altri animali, dell'ambiente. Un per-
corso che ben lungi dall'essere arrivato a compimento nel momento
in cui sono diventato vegan, ma che ha per lo meno raggiunto una
tappa significativa.
Mi racconti la storia della tua casa, che se non sbaglio una sorta di
rifugio per te?
Ho la fortuna di avere a disposizione due piccole case, che messe
insieme farebbero una casa normale, ma a me vanno bene cos. La
prima, quella d'autunno e d'inverno, al centro di un piccolo paese,
dove all'interno della bella cinta muraria ci sono abitazioni ultracen-
tenarie divise da stretti vicoli. All'interno di questa casa c'era anche
una cisterna che raccoglieva l'acqua piovana, che nel corso degli anni
V r
-
l
-
i
'L i feSl yl c")
stata per chiusa, perch praticamente stava in mezzo a stanze che
non potevano pi subire umidit. Pare che in questa casa in passato ci
fosse un'osteria. Sotto c' una cantina e anche una grotta, scavata nella
roccia, oggi deposito di legna.
La seconda casetta invece a tre-quattro chilometri da qui, in aperta
campagna, e ci abito in primavera ed estate, quando i lavori nei campi
sono maggiori come maggiore anche il piacere di vivere in mezzo
alla natura. Questa era la classica casa contadina di una volta, con
cucina e camera di sopra e stalle di sotto. Ora stata riadattata e anche
le stanze inferiori sono adibite per tutti gli usi abitativi.
In questo momento ti dividi tra le attivit della campagna e un lavo-
ro davvero singolare, la redazione di biografie di famiglia, come hai
cominciato e che tipo di lavoro ?
Ho cominciato negli anni Novanta, mentre stavo ancora frequentan-
do l'Universit. Quando si studia Storia, ancora oggi l'attenzione
necessariamente puntata per lo pi su pontefici, imperatori e altri
personaggi importanti, tralasciando tutte le storie minori, quelle della
gente semplice, che poi in definitiva quella che ha fatto davvero
la storia. Vicende familiari e personali di cui si perde velocemente
traccia, non appena una persona scompare. Quando muore, infatti,
con lei svaniscono tutti i ricordi, gli insegnamenti, le vicende di vita
quotidiana cos affascinante e importante. Erroneamente si pensa che
scrivere una biografia sia utile soltanto per chi famoso, o ricco, ma
non affatto cos, ogni persona ha una storia da raccontare, e anche la
vita pi semplice nasconde un patrimonio da conservare. Cosa darei
oggi per avere le storie dei miei nonni e bisnonni! Invece rimangono
solo flebili ricordi, destinati a scomparire presto.
Purtroppo per scrivere richiede tempo, tecnica, costanza e non tutti
hanno la possibilit di farlo. Scrivere di s, poi, ancora pi difficile:
i pensieri fluiscono veloci, le parole pure, ma la scrittura inevitabil-
mente lenta. Ecco che allora la presenza di una persona che faccia da
biografo, che tenga in ordine i pensieri che vengono raccontati, che
faccia da stimolo per rintracciare ricordi, fotografie, oggetti, pu esse-
re utile. All'estero questa attivit pi diffusa, mentre in Italia per il
motivo che dicevo prima, si ancora titubanti nel raccontarsi.
Qual il tuo concetto di "lavoro" oggi? E di denaro come guadagno?
Per me il lavoro esclusivamente quello che occorre per pagare le
bollette e le altre poche cose che necessitano di denaro. Faccio ima vita
abbastanza frugale, a dir la verit, rispetto ai miei coetanei. Il resto, le
( vi ili i l Li feStyl c 233
attivit nei campi, sono pi un divertimento. Certo, faticoso, ma ci sono
persone che vanno in palestra e pagano per faticare. Io invece posso fare
mille altre cose all'aria aperta, utili per il mio fisico, per l'ambiente, e
anche per il mio appetito. Non le considero un lavoro, ma una piacevole
attivit. Dove possibile sto introducendo anche sistemi di baratto pure
per il lavoro "ufficiale", quello al pc. Ultimamente sto realizzando delle
cose per un'azienda agricola, che mi pagher in farro e farina.
Mi descrivi una tua giornata tipo di adesso?
Le giornate variano a seconda delle stagioni, ma in linea di massima si
dividono tra il tempo passato a svolgere la mia attivit, spesso davanti
al pc, e quello in campagna. In autunno e inverno, vado in campagna
nel pomeriggio. Manutenzione dei sentieri, dei boschi, dei ruscelli, delle
strade vicinali, potatura degli alberi, fare la legna e piccoli lavori di
manutenzione. Ho un centro di educazione ambientale che mi porta via
tanto tempo, ma la mia soddisfazione pi grande. Novembre dedica-
to alla raccolta delle olive. Di mattina sto a casa a lavorare. Quando arri-
vano le stagioni pi calde, e le giornate si allungano, e i lavori si inver-
tono. la mattina il momento che trascorro fuori, finch fresco: taglio
l'erba, curo l'orto, raccolgo la frutta, faccio marmellate. Poi mi chiudo in
casa, o sotto la veranda, per il lavoro "ufficiale". Di sera, quando 0 sole
scende, ultime operazioni della giornata, in genere per annaffiare qua e
l. Sia d'inverno che d'estate ogni due o tre giorni metto in funzione il
forno a legna per preparare il pane, i dolci, i biscotti. Almeno ima volta
alla settimana faccio un giro verso i negozi bio ed equosolidali qua attor-
no, per procurarmi quello che mi manca e che non riesco a produrre.
Poche inevitabili sortite in piccoli supermercati per altro.
Un momento molto duro, in cui hai davvero dubitato di farcela?
Non c' stato mai un momento particolarmente duro, sebbene nella
primavera del 2009, quando mancato mio padre, che spesso stava
qui da me e mi aiutava nei vari lavori, ho dovuto rimboccarmi ulte-
riormente le maniche e fare anche per due. Ma pi che un discorso
di fatica, stato l'impatto con l'obbligo di dover prendere decisioni
da solo, con tutti i dubbi che ogni scelta - dalla pi semplice alla pi
complicata - comporta.
Tutte queste scelte, dal minore impatto ambientale a non adagiarsi
nella sicurezza di uno stipendio da dipendente richiedono un enor-
me sforzo e attenzione costante, impegno nel rinunciare ad alcune
comodit, quanto influisce questo sulla tua vita?
' i i L i f eSt yl eJ
Ma in realt a me non pare di aver rinunciato ad alcuna comodit,
perch quello che non ho qua quasi tutto quello che mi dava fastidio
prima. Quando sono venuto in Umbria la prima volta, da abitante, e
non pi come villeggiante (qui erano nati i nonni paterni e io venivo
in vacanza), gli amici mi hanno detto, sorpresi: cosa vieni a fare qui,
che non c' niente? E io ho risposto: appunto, per quello. Io credo che
il posto pi bello per vivere in Italia sia l'Appennino centrale e set-
tentrionale. Le terre alte fra la Toscana, l'Emilia, le Marche e l'Umbria
hanno tutto quello di cui si pu aver bisogno oggi. Non c' l'isolamen-
to di un tempo: un isolamento che possiamo in qualsiasi momento
interrompere, dato che ormai ci sono strade dappertutto, linee ferro-
viarie, telefoni, internet. Quindi siamo noi a decidere con chi stare, che
grado di caos avere intorno, e per quanto tempo. Non sono pi cose
obbligate dalle circostanze, come avviene in citt, gi a valle. Quindi,
per rispondere alla tua domanda, queste che non chiamerei rinunce
hanno s influito sulla mia vita, ma positivamente.
Se ti dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... ti
familiare come osservazione?
S, certamente. Credo che noi stessi per primi abbiamo delle resistenze
nell'ipotizzare una nostra vita "altra", rispetto al caos cittadino. Ci
sono i mutui da pagare, che legano parecchio, questo vero, ma una
casa in un piccolo paese costa poco, con cinquantamila euro se ne tro-
vano gi di abitabili comode per due persone. In affitto, sui duecento
euro al mese. La terra, poi, costa pochissimo. Ci sono in giro ancora
anziani che con entusiasmo possono insegnare a curare l'orto, o a fare
un muretto a secco. Oggi poi con il miglioramento delle telecomuni-
cazioni, molto pi possibile di un tempo il telelavoro.
Un consiglio che daresti a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi una
vita pi sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali?
Farlo immediatamente, non aspettare ancora tempo, la vita troppo
veloce per aspettare. Gran parte delle cose che ci circondano sono inu-
tili, e pi ne abbiamo, pi dobbiamo faticare per mantenerle. Invece
ce ne sono molte altre che danno la felicit e sono gratis. Quando
sono venuto qua la prima volta, ci che mi ha colpito di pi stato
un fruscio: quello che provocano gli uccelli volando nell'aria. Era un
sibilo che non avevo mai sentito prima, avendo le citt un sottofondo
rumoroso che anche quando ci pare silenzio, non scende mai sotto un
certo limite. E poi il cielo stellato, la via lattea, le lucciole... Qui il silen-
( ''.a i.1 i l Li feSl yl e ^f l )
zio silenzio, il buio buio davvero, e i mille modi in cui la natura si
manifesta sono molto pi spettacolari di tutti i film messi insieme in
ima stagione di una qualsiasi multisala cittadina.
6.10 Gabr i el l a Col ombo e Kar l Har t mann:
un l ungo c ammi no per l ' aut osuf f i c i enza,
da c omunar di a rac c ogl i t ori
Gabriella e Karl arrivano da esperienze e paesi diversi. Lui tedesco
e lei italiana, si sono incontrati in una comune quasi trent'anni fa,
hanno quattro figli tra i 28 e i 9 anni, due nipoti e si definiscono una
trib. Dopo anni di vita in una comune italiana, attualmente vivono
nella campagna austriaca in una casa ristrutturata interamente con le
loro mani, autosufficiente dal punto di vista energetico e idrico. Karl
costruisce di tutto, dai pannelli solari alla piccola rete idrica che dalla
sorgente porta l'acqua nella loro casa, ha costruito persino il caricabat-
teria solare per il suo trapano. Vivono del loro orto, dei frutti del bosco
e delle conserve che vendono nei mercatini, il poco altro di cui hanno
bisogno lo ottengono da baratti e qualche giornata di lavoro come
braccianti. Una scelta di vivere pienamente il tempo insieme e la vita
come lavoro principale.
Gabri e Karl, voi siete riusciti a costruire una vita totalmente a vostra
misura. Partiamo proprio dall'inizio, da che realt arrivate a livello
sia familiare che abitativo?
(Karl) Io sono cresciuto nella periferia di Dsseldorf, una periferia
industriale degli anni sessanta-settanta, grandi palazzi con tante fami-
glie, poco spazio aperto. Ho avuto un'infanzia n triste n allegra ma
oggi ripensandoci la definisco soffocante: scuola la mattina e il pome-
riggio, poi chiuso in casa fino alla mattina dopo. I fine settimana in
casa o a trovare i nonni, in un altro appartamento. I miei genitori erano
operai specializzati, lavoravano con i turni e per non lasciarmi a casa
solo hanno scelto turni diversi, cos alla fine vedevo solo un genitore
per volta. Quando si sono separati non me ne sono quasi accorto. Ho
voluto crescere i miei figli in modo completamente diverso, costruen-
do un rapporto vero che non fosse solo procurargli cibo, istruzione e
tetto per vent'anni.
(Gabri) Sono nata a Roma ma cresciuta praticamente a Milano, i miei
erano entrambi dipendenti statali, quando sono diventati dipendenti
della Provincia di Milano ci siamo trasferiti. Lo stipendio per quegli
anni era alto, ha permesso a me e mio fratello di frequentare l'univer-
vr.t:r i l L i feSl vl c")
sit e di avere tutto quello che volevamo, da un motorino a testa fino
alle vacanze studio all'estero.
Abitavamo al sesto piano di un palazzo, con un giardino comune ai sei
palazzi del complesso, un vero lusso per chi vive in citt. Penso di aver
avuto un'infanzia spensierata ma forse sarebbe meglio dire "inconsa-
pevole": tutto, dai movimenti studenteschi ai venti di rivoluzione mi
passato di fianco senza sfiorarmi, non mi interessava e non interes-
sava ai miei amici. Oggi guardo i miei figli e sono orgogliosa che siano
molto migliori di me alla loro et.
Avete trovato subito il percorso giusto, magari dopo gli studi, o ci
sono state scelte diverse, prove e ripensamenti prima di arrivare a
una scelta di vita diversa?
(Karl) Ho finito le scuole con molta fatica, continuavo a scappare di
casa, all'inizio per unirmi a gruppi punk, poi per scappare e basta.
Tutto quello che mi interessava era fuori dalle classi. Mio padre
vedendo che l'unica cosa che mi interessava era smontare e rimontare
motori (e modificarli!) mi ha obbligato a iscrivermi a ingegneria. Ho
frequentato un anno ma per arrivare a mettere le mani su un motore
bisognava studiare una quantit di cose che per me erano inutili,
sono uno molto pratico. Con degli amici sono partito per un viaggio
in India e da allora non sono tornato a Dsseldorf per sei anni: due
li ho passati in India e l c' stato il grande cambiamento, ho trovato
delle persone come me che facevano delle cose concrete, realmente
utili. E strano perch tutti vanno in India in cerca di spiritualit, io
invece ho trovato qualcuno che aveva concretamente bisogno del
mio aiuto. Per riparare un generatore elettrico durante i monsoni
non ti chiedono la laurea, la specializzazione, l'autorizzazione e di
rilasciargli la certificazione. Se lo sai fare, lo fai, meglio se in fretta. L
ho incontrato un gruppo di aiuto internazionale e sono andato altri
due anni in Brasile, a tirar su case da zero, edilizia popolare fatta dal
popolo. La cosa che mi ha veramente cambiato aver scoperto di
essere utile: finch ero a Dsseldorf, ero un ribelle con poca voglia di
studiare, mentre i miei cugini diventavano avvocati, medici e riscat-
tavano in qualche modo il passato operaio della famiglia. Io invece
penso che il modo migliore per riscattare due generazioni di operai
sia di non aver bisogno delle fabbriche. I ripensamenti... pochi, una
volta capito quello che volevo fare, che mi piaceva, non ci sono stati
ripensamenti anche se a volte il giudizio diciamo "sociale" pesa. Non
te ne liberi mai completamente, ci devi convivere o ignorarlo. I miei
non hanno mai accettato le mie scelte.
[ . 1. 'Lifestyle flfl)
Scappo dalla citt
(Gabri) Finito il liceo mi sono iscritta a giurisprudenza, l'anno prima si
era iscritto anche mio fratello e mi sembrata una scelta quasi natura-
le: ci andavano diversi amici, l'universit era scontato che la facessimo
visto che avevamo scelto il liceo. Mi piaceva molto la letteratura e la
filosofia, ma ero obbligata a scegliere un percorso che in futuro mi
avrebbe garantito una professione o l'accesso ai concorsi pubblici. Ho
faticato davvero molto il primo anno, con la fantasia mi vedevo fare
l'avvocato o il dirigente ma nella realt non riuscivo a memorizzare
nemmeno un articolo! Ho cominciato a isolarmi dal solito gruppo di
amici, ho avuto un periodo in cui mi sembrava tutto molto vuoto e
privo di significati, poi proprio in universit ho conosciuto alcuni stu-
Figura 6.10 - "Doni della terra", il banco di Gabri e Karl al mercato di Graz, Austria.
'f!:'
LifeSlylc )
denti di sociologia e mi parlarono con molto entusiasmo delle comuni,
li ho seguiti in un giro per l'Europa dicendo ai miei che mi serviva
una vacanza, invece andavamo in giro a fare interviste ai comunardi
francesi! Mi sono fermata in una comune francese storica, L'arche de
St. Antoine, all'inizio come semplice ospite. L'incontro con quel tipo
di vita ha costituito la vera svolta, la riflessione su chi ero, la ricerca di
un percorso vero, la non-violenza, l'alimentazione vegetariana che
anche una scelta di non-violenza e la visione gandhiana di giustizia e
pari dignit per tutti gli esseri umani. Quando sono tornata a Milano,
avevo capito molto di me stessa, di cosa volevo, non avrei pi potuto
vivere come prima. Sono ripartita per un'altra comune francese, dove
ho resistito sei mesi, poi zaino in spalla sono partita alla ricerca di una
comune italiana appena nata, di cui avevo sentito parlare... e ci sono
rimasta dieci anni! Anche se la vita nelle comuni mi ha dato molto,
compreso l'incontro con Karl, ho capito nel tempo che non sono fatta
per una vita di condivisione cos forte, questo forse stato l'unico
ripensamento in quasi trent'anni: preferisco una casa mia anche se non
di propriet, una rete di persone con cui condividere scelte, idee, un
pranzo, una festa ma poi ognuno in casa sua alla fine della giornata.
Visto che avete vissuto parecchi anni in una comune, mi raccontate
una giornata tipo?
(Karl) Voglio premettere che la vita nella comune mi ha dato molto,
non rinnego quello che stato. Ho solo proseguito per una via diversa
perch quel tipo di organizzazione sociale non andava pi bene per
noi. Siccome ho qualche critica da fare, preferisco non dire di quale
comune si tratta... mi pare che alcuni sono ancora l. La mia esperien-
za solo la mia esperienza, non un giudizio su quella particolare
comune.
La vita era fondata principalmente sulla produzione agricola: a parte
pochi mesi invernali, si usciva all'alba per lavorare nei campi e si
rientrava al tramonto. Tanta stanchezza e tanta soddisfazione, delle
volte mi fermavo sotto un albero a leggere, in mezzo alla giornata,
solo per dimostrare che facevo quello che volevo quando volevo. In
inverno, quando gelava troppo per lavorare nei campi si sistemavano
le case all'interno, gli attrezzi, si leggeva parecchio sui metodi di colti-
vazione perch ne sapevamo poco... insomma la tipica vita contadina
come poteva essere nei primi del novecento, libri a parte. Alla sera si
mangiava tutti insieme, poi in genere ognuno nella sua stanza con la
propria compagna, i figli. A quel tempo nel paese vicino ci confonde-
vano con gli hippie americani ma noi avevamo in mente pi l'autosuf-
( \ j-M liLifeSivif
ficienza che girare nudi per i campi... cosa che per capitava di fare!
(Gabri) Io ho vissuto in tre comuni, due francesi e quella italiana, dove
ho conosciuto Karl. Anche a me ha dato moltissimo quel tipo di vita,
ma un'esperienza chiusa. Finch non abbiamo avuto figli ho lavorato
anche io dalla mattina alla sera nei campi, poi mi arrivata addosso
una quantit di lavoro casalingo. Niente pannolini usa e getta e niente
lavatrice, quindi due ore minimo di bucato al giorno, in inverno con
l'acqua fredda se si rompeva la caldaia a legna. In campagna le divisio-
ni uomo-donna si fanno sentire quasi per natura: anche a voler lasciare
a casa il tuo compagno a curare i bambini e andare tu nei campi, cosa
ottieni? Tu nei campi o con gli animali fai meno lavoro per una questio-
ne semplice di forza fisica e intanto lui cosa fa? Allatta? No, devi segui-
re per forza di natura un'organizzazione per cui l'uomo va nei campi
e tu resti a casa con le altre donne. La convivenza con altre donne
particolare: da una parte ti aiuta molto, ti senti pi sicura soprattutto
sull'allevare i figli, se ti ammali c' sempre qualcuno che se ne occupa
e si occupa anche di te. Ma per altri versi una convivenza terribile,
immagina cos' vivere con altre cinque donne e relativi bambini! Un
giorno siamo tutte sorelle, il giorno dopo le vorresti strozzare. Quando
ci sono stati un po' di bambini ci siamo organizzate per tenerli a turno,
siamo tornate a lavorare, la situazione migliorata un po'. Poi c'erano
gli schieramenti uomini-donne: per comprare la prima lavastoviglie
gli uomini hanno votato tutti no, noi ci siamo astenute dal preparare
la cena per tre giorni e alla fine una di noi ha dimostrato che la lava-
stoviglie consumava anche meno acqua. Ma credo che li abbia convinti
di pi il piatto vuoto per cena! Vivendo cos impari molto anche sulla
natura umana in generale: per esempio impari che gli uomini hanno
bisogno di parlare pi delle donne, spesso li lasciavamo discutere per
ore dopo cena intanto che finivamo i nostri lavori, mettevamo a dor-
mire i bambini, poi arrivavamo noi per le decisioni finali.
Cosa vi ha spinto a lasciare la comune?
(Karl) Essenzialmente due situazioni. La prima era che da un po'
ero una voce solitaria quando si parlava di tecnologia, siamo partiti
con l'idea di non utilizzare macchinari e mezzi che arrivassero dalle
industrie, per quanto possibile farceli noi. Poi per decisione comune
abbiamo preso un vecchio furgone che ci serviva per varie cose, com-
preso fare i mercati. In seguito i pannelli solari per avere acqua calda,
al posto della caldaia a legna. Io continuavo a non capire perch aves-
simo l'auto, i pannelli solari ma non un trattore: trascinare in salita le
casse di uva con un carretto durante la vendemmia non mi sembrava
\ ; j r ''Li feSi vI c )
una lotta al sistema, solo mal di schiena. La seconda situazione che
anche un po' all'origine della prima che nel tempo si sono aggiunti
altri comunardi e tra questi un paio che pian piano hanno assunto le
funzioni di leader, un po' per carattere loro, abitudine al comando,
e un po' penso perch la maggior parte delle persone ha bisogno di
avere un capo, persino quando scelgono di vivere in una comune!
All'inizio le riunioni erano frequenti, ci sedevamo in cerchio e par-
lavamo a turno, si votava. Poi con la scusa del carico di lavoro, della
stanchezza e del poco tempo, abbiamo deciso di eleggere due persone
a rotazione che si occupassero almeno delle questioni economiche:
acquistare il poco che non producevamo noi, tenere i contatti con una
cooperativa a cui vendevamo i prodotti, organizzare i mercati. Da l in
poi si trasformata in un'organizzazione gerarchica e per me non ha
pi avuto senso.
(Gabri) Sul lungo periodo ti stanchi di dover discutere qualsiasi cosa
tu voglia fare, ho iniziato ad avere la necessit di prendere delle deci-
sioni che non comportassero la votazione di tutto il gruppo e anche
quella di decidere da soli per i nostri figli. Per me a parte quello che ha
gi detto Karl ci sono state tante piccole insofferenze, come le critiche
quando decidevo di portare il figlio a una visita pediatrica senza che
ci fosse una malattia in corso oppure decidere di mandarlo all'asilo
del paese tirandomi addosso tutte le critiche delle altre madri che
consideravano la scuola pubblica come il male peggiore dopo la tele-
visione. Ho iniziato a sentire il bisogno di avere una casa nostra, non
una casa condivisa con altre due-tre coppie e relativi figli e di essere
solo noi due a decidere per la nostra famiglia. Il concetto di famiglia
arrivato molto forte con la nascita dei figli, stato un processo natura-
le. Abbiamo provato per un periodo a vivere in una zona a parte della
casa principale ma ormai il distacco era troppo netto, per noi si era
esaurita l'esperienza e era tempo di cambiare. Voglio dire per che ci
sono famiglie belle e forti che vivono e crescono nelle comuni, sempli-
cemente non era pi adatta per noi quel tipo particolare di comune ma
un'esperienza positiva nel complesso che mi sentirei di consigliare
E una volta lasciata la comune?
(Karl) All'inizio abbiamo girato un po', stata un'estate in giro per
diversi paesi e altre comuni, ecovillaggi a cercare di capire dove e
come volevamo vivere. Poi un amico mi ha proposto con un affitto
particolare la casa dei suoi nonni e i terreni, in cambio dovevo siste-
marla e rifornire la sua famiglia di verdura fresca per tutto l'anno.
Avere solo l'orto e pochi terreni mi lasciava parecchio tempo e ho
( N.i:i Lil>s'' '
cominciato anche a fare lavori in giro come elettricista e idraulico, mi
chiamavano famiglie e piccole imprese della zona. Per fortuna, perch
dopo anni la madre del nostro amico ha lasciato la casa in eredit a un
convento di suore e lui non ha potuto fare niente, ci hanno buttati fuori
subito, con quattro figli in mezzo alla strada! Siamo stati pochi mesi
in un appartamento piccolissimo e lavoravo solo io saltuariamente,
sempre come idraulico e elettricista, poi abbiamo trovato un'altra casa
e altri terreni, questa volta con contratto di affitto regolare, non rischia-
mo pi contratti sulla parola.
L'ultimo cambiamento l'abbiamo fatto otto anni fa: la nostra seconda
figlia si trasferita in Austria con il suo compagno, abbiamo conosciu-
to di conseguenza le possibilit che offre questo paese a chi fa una scel-
ta come la nostra, i posti magnifici e la scuola, soprattutto, per i nostri
due figli pi piccoli. L'istruzione in Austria presa molto sul serio.
Mi descrivete una tua giornata tipo di adesso?
(Gabri) Non abbiamo una giornata tipo, sempre diversa. Ci sveglia-
mo presto per portare i ragazzi alla fermata dell'autobus per la scuola,
tranne in estate quando ci arrivano a piedi. Lo facciamo a turno, lo fa
chi capita e quello che resta a casa prepara per il pranzo. Poi si lavora
nei campi o si va a raccogliere in giro: una volta coltivavamo tutto,
adesso usiamo molte erbe spontanee e frutti dei boschi, dai mirtilli alle
castagne, che non hanno bisogno di essere coltivati e seguiti. Abbiamo
pochi animali, qualche gallina per le uova e due capre per il latte, non
ci vuole molto a sistemarli. Poi nel pomeriggio passiamo a prendere
i ragazzi alla fermata del pullman, li seguiamo nei compiti, ceniamo,
passiamo la serata chiacchierando, leggendo o ci intratteniamo con
amici e vicini. A parte la scuola, non ci sono orari fissi o giornate tipo,
spesso stiamo anche a casa perch abbiamo gi abbastanza di che vive-
re. Si passa pi tempo insieme, in generale.
Cosa vi ha lasciato la vita nella comune?
(Karl) La maggior parte di quello che so fare e la porta sempre aperta.
Non chiudiamo mai, chi passa benvenuto.
(Gabri) Anche la voglia di aiutarsi, la gioia nel farlo. Se penso alla mia
adolescenza a Milano, era impensabile che mia madre andasse a pulire
la casa di una vicina con l'influenza. Io in questi giorni sto andando
da un'amica che ha appena avuto il primo bambino, per aiutarla. In
citt avrebbe dovuto contare sulla madre o pagare un'ostetrica per le
medicazioni, qualcuno per le pulizie e magari anche uno psicologo
per sfogarsi! L'amicizia intesa spesso solo uscire a cena insieme,
^ L i f eS:;. ' ~)
prendere un aperitivo dopo il lavoro, al massimo fare compere e rac-
contarsi gli amori. Per me invece l'amicizia, soprattutto tra donne, va
ben oltre, la complicit vera, il capirsi solo con un'occhiata, il sapere
che in qualunque contesto hai bisogno verrai aiutata, sostenuta, capita.
anche pi dell'avere delle sorelle, avere delle Sorelle nella famiglia
di Madre Terra.
Qual il vostro concetto di "lavoro" oggi? E di denaro come guada-
gno?
(Karl) Il lavoro la nostra vita, quello che facciamo, non qualcosa che
inizia a un'ora, finisce a un'altra e termina del tutto con la pensione. Io
sto lavorando quando poto una vite e quando leggo un giornale, sto
vivendo in ogni momento. Rispetto ai miei genitori, non vendo il mio
tempo e la mia fatica ad altri: mangio quello che produco o raccolgo,
scambio quello che avanza. Il denaro solo un mezzo di scambio come
altro, chiaro che non posso pagare i jeans di mio figlio con vasetti
di marmellata o le rette dell'universit con cassette di verdura. Per
ci ho pagato altre cose, per esempio l'affitto per anni, pezzi per auto
e trattore, molte cose di cui avevamo bisogno. Il denaro non lo puoi
eliminare del tutto secondo me, dovresti proprio fare l'eremita e non
una nostra scelta. Puoi limitarlo parecchio, usarlo solo dove proprio
indispensabile, questo ti alleggerisce molto la vita.
(Gabri) Se fossimo solo io e Karl, basterebbero poche giornate all'anno
come braccianti e i mercatini per avere il denaro necessario per un
anno, tutto il resto lo produciamo, scambiamo, raccogliamo. Il guada-
gno la vita, non il denaro.
Avete allevato quattro figli intanto, vi siete mai sentiti di imporgli
una vostra scelta di vita atipica, isolandoli magari dalla societ con-
siderata normale?
(Karl) Tutti impongono la propria scelta di vita ai figli, almeno nei
primi anni. Noi li abbiamo accompagnati pi che cresciuti, abbiamo
studiato il metodo steineriano che riteniamo ancora molto valido,
ecco un'altra cosa che ci rimasta dalla comune. C' sempre stata la
voglia di capirli, di aiutarli a capire quali sono i loro doni, le loro incli-
nazioni naturali e accompagnarli finch non trovano la loro strada. Il
maggiore per esempio era un contestatore fin da piccolo, a nove anni
prendeva la parola nelle riunioni della comune e quando ha scelto
giurisprudenza abbiamo saputo che era la scelta giusta, anche se noi
abbiamo fatto una scelta di vita molto diversa e non sognavamo certo
il figlio avvocato... ma visto che era la sua scelta, noi ci siamo sentiti
( : i -i i rhLi feStyl c t f f l j
in dovere di pagare l'universit. La seconda figlia sta finendo gli studi
di veterinaria, come il suo compagno che gi veterinario e hanno
due bambini magnifici: nessuno di noi le ha mai detto che prima deve
finire gli studi e poi farsi una famiglia. Anzi, siamo stati noi a seguire
lei quando abbiamo visto che differenza c'era a vivere qui. Per il resto,
hanno fatto la vita normale di tutti i bambini: scuola, casa, giochi con
gli amici. La cosa diversa era una presenza forte dei genitori, l'abitudi-
ne a non sprecare niente e per i primi due figli c' stata anche la grande
famiglia allargata della comune.
(Gabri) Ho dato ai miei figli una madre presente e un'infanzia libera,
senza limiti ai giochi all'aperto, alle scoperte, al coltivare l'amore inna-
to che hanno i bambini per la natura. Gli abbiamo dato anche impor-
tanza, cosa che molti genitori non fanno: non li abbiamo mai zittiti,
siamo sempre pronti ad ascoltare, anche quando ci contestano. Per noi
non ci sono mai state cose per i bambini e cose per i grandi, cose che
non dovevano sentire e paperi parlanti alla televisione. Hanno gioca-
to con animali veri, li hanno accuditi e rispettati. Magari non sanno
a memoria tutte le sigle dei cartoni animati ma sono tutti bilingue
italiano-tedesco e parlano tutti l'inglese e il francese come seconde
lingue fin dai due anni, senza averli costretti a corsi intensivi dopo la
scuola. Sanno suonare almeno uno strumento e riparare quasi tutto,
comprese biciclette, scooter e computer. Se queste sono scelte atipiche,
sono contenta di averle fatte.
La vostra opinione sull'home schooling?
(Gabri) Abbiamo deciso da subito che i nostri figli avrebbero frequen-
tato le scuole pubbliche, che era necessaria un'integrazione con gli
altri ragazzi della loro et perch in futuro facessero una scelta libera
per la loro vita. A volte non sono stata soddisfatta del livello di inse-
gnamento, soprattutto con la seconda figlia che alle elementari aveva
una supplente dopo l'altra! Abbiamo avuto modo di intervenire su
queste carenze, integrando a casa visto che ne avevamo il tempo ma
soprattutto con mia figlia stata dura, aveva perso interesse. Non
abbiamo mai pensato di farli studiare solo a casa, una chiusura
troppo forte, i bambini hanno bisogno di tutti gli stimoli, non solo
di quelli che noi riteniamo adatti. I due pi piccoli studiano da otto
anni qui in Austria e siamo molto soddisfatti: hanno un livello di
istruzione che non sarebbe replicabile studiando a casa e vengono
continuamente stimolati in attivit creative, non nei "lavoretti per la
festa della mamma"... nella classe del pi piccolo a otto anni sanno
cos' il cubismo e dipingono a olio!
Li fe S )
C' stato un momento molto duro, in cui avete davvero dubitato di
farcela e magari pensato di tornare indietro?
(Karl) Diverse volte: non abbiamo mai pensato di tornare a vivere in
una citt, chiaro, per abbiamo cambiato strada. Forse la pi dura
stata quando siamo usciti dalla comune, non sapevamo proprio dove
andare, cosa fare e avevamo due bambini piccoli.
(Gabri) Per me il momento peggiore stato quando ci hanno sfrattati,
sia psicologicamente che materialmente. Lasciare la comune era stata
dura, ci avevamo messo tanto per trovare un posto, rimetterlo a posto,
era la nostra casa... quando siamo arrivati quella casa era un rudere
abbandonato, Karl ha fatto gli impianti, il tetto, lavorato i terreni che
non venivano toccati da anni.
C'era una cucina grande con il camino di quelle di campagna dove
d'inverno ci riunivamo con gli amici a fare la polenta e un forno a
legna per un pane che veniva buonissimo. Nove anni dopo, quando
ci hanno buttati fuori dicendo che l'avevamo occupata abusivamente,
mi crollato il mondo addosso: avevo quattro bambini, uno di appena
tre mesi e mia madre che stava male. Avevo concordato poco prima
con mio fratello che mia madre sarebbe venuta a stare con noi ma
con questa situazione ho dovuto rinunciare e l'ho vista spegnersi in
un ospedale, con un dolore immenso e tanta rabbia. stato difficile
ricominciare ancora da capo. Ho dovuto trovare la forza di crederci
ancora.
Se vi dico che pi si crede con forza nelle proprie scelte, pi le occa-
sioni arrivano, magari occasioni a cui non si era mai pensato... ti
familiare come osservazione?
(Karl) S. Bisogna credere in quello che si fa, il resto arriva da solo.
la formula magica che capisci solo quando ci provi con tutte le forze.
Un consiglio che daresti a chi oggi vuole lasciare la citt e crearsi
una vita pi sostenibile, pi vicina ai ritmi naturali, magari simile
alla vostra?
(Karl) Farlo. Non stare troppo a pensare, a valutare pr e contro. Se
senti che una vita di questo tipo ti va meglio, vendi tutto quello che
hai, metti due cambi e un paio di libri nello zaino e vai.
(Gabri) Se ti piacerebbe vivere in una comune, vai in una comune o un
ecovillaggio, comincia come ospite per una vacanza. Vedi come vivo-
no, partecipa e capisci se fa per te, se quello che ti piace organizzati
per andare a starci stabilmente. Se vuoi vivere nei boschi facendo il
raccoglitore devi solo andare per boschi, trovarti un rifugio e racco-
( ; ' - i. i i Li fe S t y L c
gliere. Con due letture sulle piante spontanee e un po' di attenzione,
pu farcela chiunque. L'importante cominciare a muoversi, non fos-
silizzarsi a sognare e basta.
6.11 Renat o Pont i r ol i e Man Abadi e:
sel vat i ci , r i vol uzi onar i , bi oni er i , ar t i st i ...
Renato e Man si raccontano da soli, le domande sono un'imbraca-
tura superflua per due spiriti cos liberi. Dalla loro casetta in mezzo
al bosco escono gli oggetti di artigianato artistico di Man, Creatrice
di Opere dell'Ingegno Creativo, le produzioni di Renato e i progetti
come C.I.R. (corrispondenze informazioni rurali) e la rete dei bionieri
(bionieri.ning.com), gli abitanti ai confini tra selvatico e coltivato. Due
percorsi lunghi e due vite molto ben vissute che a un certo punto si
incontrano, i pensieri e le parole incanalate sempre verso la libert, il
rispetto del prossimo e la voglia di conoscere, la ricerca di una vita
sostenibile, interessante e a propria misura, lontana dall'imperativo
"produci-consuma-crepa", come sintetizza Renato. La ricerca di una
trib di appartenenza, come dice Man.
(Renato) Pontiroli Renato, come professione ho quasi sempre svolto
quella di viticoltore, sia come coltivatore diretto che come operaio
agricolo. Sono nato in un piccolo paese dell'Oltrep Pavese e per un
lungo periodo ho vissuto tra Pavia e Stradella, attualmente abito con
Emanuela in una casa di campagna nei dintorni di Ovada.
La mia famiglia era di quelle nomadi, con numerosi cambi di residen-
za fino a che non siamo ritornati al paese di origine, per questo mi sono
sempre sentito privo di "radici" rispetto ai luoghi fino a quel ritorno
che coincideva con la mia giovinezza, a 14 -15 anni. Con il "ritorno"
mio padre ha ripreso a svolgere il lavoro di agricoltore che ho intrapre-
so anche io intorno ai 18 anni, lavoro che allora non mi piaceva molto
perch l'ondata "rivoluzionaria" del 68' aveva contagiato anche me:
il centro del mondo e di un futuro possibile li situavo nelle piazze di
Milano, non certo nella vigna di casa. Per pi di 30 anni sono stato un
militante politico dell'area antagonista e tutto il mio immaginario era
mediato dal progetto di sovvertire lo "stato presente delle cose", ma
dopo tanti anni tutto si dissolto, infranto.
Nella primavera del 1998 un mattino mi sono accorto che era ora di
cambiare radicalmente vita: sono sceso dal trattore, mi sono tolto la
tuta e mi sono licenziato ...
6 B
Li festyl e )
Poi varie disavventure, esperienze, storie fino a che ad un Rainbow
Gatering, nella zona di Marradi, ho incontrato Mario Cecchi e il popo-
lo degli Elfi, la Rete Bioregionale ...dopo alcune settimane abbiamo
dato vita al C.I.R. (corrispondenze informazioni rurali) e io ho vis-
suto 7-8 mesi nel villaggio di Campori in Sambuca Pistoiese ... poi
ho conosciuto Emanuela che attraverso altre esperienze era arrivata a
percorrere un sentiero simile al mio.
Lei artigiana artistica, io contadino, entrambi cercavamo di praticare
uno stile di vita che ci permettesse di "sottrarci" almeno parzialmente
e gradualmente dall'imperativo produci-consuma-crepa. L'approccio
alle visioni dell'ecologia profonda e del bioregionalismo arriva-
to gradualmente in seguito, anche se la parola Decrescita non era
ancora stata coniata vedevamo nel nostro progetto di vita il modo
per non essere asserviti alle regole di quella che oggi chiamiamo
Globalizzazione ma che avevamo sempre chiamato Capitalismo,
potevamo ancora ribellarci ad un futuro codificato ed alienato senza
pentirci del passato e senza affidarci ad una "Rivoluzione" a cui non
credevamo pi.
Anche se in questi mesi stiamo vivendo una situazione provvisoria e
insoddisfacente, le nostre giornate hanno il ritmo lento e naturale delle
stagioni, il lavoro di artigiani lo svolgiamo in casa e gli unici periodi
un poco frenetici sono quelli dei mercatini in giro per il nord e centro
Italia.
Le pratiche di coltivazione degli orti, dell'autoproduzione e conserva-
zione degli alimenti non sono vissute come "lavoro" ma come gesti di
liberazione, come momenti di consapevolezza e anche di bellezza. Il
poco che abbiamo basta e possiamo prenderci il lusso di intere giorna-
te di ozio, di lettura, dedicarci alla cucina o all'osservazione estatica,
possiamo svegliarci alle 6 o alle 10 ... questo significa che almeno in
parte riusciamo a determinare il nostro tempo. Il bagaglio culturale
che ci portiamo dietro ci consente di avere uno sguardo profondo e
analitico sul presente, siamo quindi consapevoli che "stili di vita"
come il nostro sono difficilmente replicabili e non raggiungeranno mai
una massa critica tale da innescare cambiamenti sociali, facciamo parte
di una generazione che ha iniziato un percorso ma non l'ha progettato
collettivamente. Posso tranquillamente affermare che il nostro modo
di vivere richiede molta energia, molta attenzione e costa fatiche, ma
non lo cambierem(m)o.
A volte ci capita di stare in fiere e mercatini per svariati giorni e quan-
do torniamo a casa ci rendiamo conto di quanto siamo fortunati anche
( ' i UfeStvI c
Scappo dalla citt
se viviamo con pochi soldi, poche cose, quasi alla giornata. Tra le cose
pi belle e incredibili c' il riappropriarsi del tempo, l'abitudine al
silenzio, ai suoni della natura circostante, ai colori del bosco, alle sue
energie ....
Ci sono per degli inconvenienti che dobbiamo affrontare con corag-
gio e salda determinazione: richiami di gufi e di civette nella notte,
bramiti di cervi all' alba, cinghiali e i tassi che tentano di rapinarci l'or-
to, fagiani piuma ti come atzechi in battaglia che traforano pomodori
e peperoni, ghiri specializzati in espropri di noci e nocciole, volpi e
faine che sbafano galli e galline lasciando entusiastici ringraziamenti,
ragni acrobati che ornano ogni angolo della casa, rospi giurassici che
scelgono come tana i vasi da fiore, variegate specie di biscie multicolo-
ri e vipere paciose che spuntano da sassi, buchi e anfratti, salamandre
dall' andatura bradi pesca che obbligano a frenate improvvise e soste
bibliche, ram arri smeraldini modello guarano che ti derapano sulla
schiena mentre pisoli tra le viole ... poi moltitudini di uccelli canterini
che tessono un tappeto sonoro quasi continuo ( gli piace particolar-
mente la musica irlandese e il Bob Dylan!) accompagnati dalla ritmica
Figura 6.11 - Manu tra le sue creazioni nel banco dei Selvatici.
puntuale, serrata, precisa dei picchi...poiane, falchi e bianconi che
sembrano sempre puntare con occhio lubrico l'unica oca rimasta...
insomma un casino di un casino di genti.
Per non parlare degli odori! Come apri la porta vieni invaso dai mia-
smi di rosa selvatica, menta piperita, lavanda ed erba cedrina... lavi
il pavimento con il solito decotto di timo ed entrano stormi di bombi
alla ricerca di nettare, accendi la stufa con rametti di ginepro o pigne
di abete e... cucini... orecchiette con broccoli e uvetta o merluzzo alla
cipolla rossa di Tropea, polenta gratinata con formaggio di capra e
inserto mignon di funghi, trenette al pesto di rucoletta selvatica e per
il gioco dei venti e degli spifferi l'odore si trasferisce nella stanza dove
dormiamo perseguitandoci i sogni notturni. Il peggio ci capita quando
facciamo essiccare i porcini sopra la stufa a legna, colmo della sfiga
detti porcini hanno l'ardire di spuntare a qualche decina di metri da
casa come a preannunciarti il tormento futuro.
Se ti viene in seguito l'idea di lavarti con sapone fatto con oleolito di
calendula e olio essenziale di lavanda (cose che ci tocca fare per vin-
cere la noia, sia chiaro) poi sei costretto a sorbirti le lamentele degli
gnomi e dei coboldi dello Scravaion, i quali giustamente non reggono
tali odori.
La casa, il territorio (bioregione) in cui si vive il centro del mondo, da
essa partono le azioni, le emozioni, le idee con cui ciascuno si collega
ai mondi umani e non umani e dipende delle energie che hai e che
metti in gioco l'ampiezza di questo coinvolgimento. La casa anche il
luogo conviviale della affabulazione e della condivisione, sia la nostra
che quella degli altri con cui ci incontriamo.
Stiamo passando un momento molto duro e pesante, ma ritroveremo
un luogo dove vivere, quindi anche se i momenti di sconforto sono
profondi, cerchiamo di proiettare le nostre energie in senso positivo
perch "lo sguardo dell'osservatore modifica l'osservato" e poi prove-
niamo entrambi da storie che non si sono mai arrese.
Da quando abbiamo dato vita al blog Selvatici selvatici.wordpress.
com siamo quasi quotidianamente in contatto con persone delle pi
disparate et, professioni, luoghi geografici che chiedono consigli o
esprimono il desiderio comune di "cambiare vita" o "diventare elfi" o
trovare un luogo incontaminato dove vivere a contatto con la natura
ecc. ben difficile dare consigli e/o indicazioni a tutti ma pensiamo
che ci siano persone che possono partire all'avventura come abbiamo
sempre fatto noi e altre che invece hanno bisogno di buoni progetti,
di sicurezze e che difficilmente saprebbero cavarsela on the road.
Sicuramente il futuro di chi progetta collettivamente vicinanze
( ' - i l ! Li fe SI y I c
Scappo dalla citt
solidali, villaggi, quartieri, citt ... noi siamo Bionieri, apripista, solitari
accidenti della norma. Non possiamo proporci come esempio per gli
anni a venire ma solo contagiare altre vite con le nostre o con il raccon-
to dei giorni, con le nostre storie.
Per questo abbiamo dato vita al "Rural Network" Bionieri bionieri.
ning.com, per mettere in relazione il nostro vissuto con quello di
altri, affinch lo scambio di emozioni che a volte avviene attraverso
le vite raccontate contagi le sensibilit che sono gia predisposte al
cambiamento.
(Man) Provengo dalla citt-simbolo delle metropoli italiane ... non
ci sono nata perch, bizzarria del destino, sono nata e cresciuta fino
all' et scolastica in Sudamerica, tutt' altro clima ma sempre in una
grossa citt, dove a dir la verit sono cresciuta stando spesso davanti
alla televisione" americana" fin dai primi anni sessanta ... il mio mito:
Superman!
Arrivata a Milano mentre l'umanit conquistava la Luna (?) sono stata
impressionata molto dai nascenti moti di ribellione e dalla vigliacca
Figura 6_12 - Renato distilla la lavanda.
'fjoH,.I".,.ILifeSLyIC )
morte del Che, e fin dai primi anni settanta ricamavo fiori sui miei
bluejeans e saltellavo con gli internazionalisti in piazza Duomo... In
una Milano inquieta e ribelle ho superato (con un po' di cicatrici ma
indenne) gli anni settanta tra battaglie ed esperienze psichedeliche
conquistandomi, alla fin fine, il diritto ad avere una casa popolare pur
senza marito e figli... cosa allora impensabile!
Di tutto il resto resta solo ci che vive nella mia coscienza.
Dagli anni ottanta ho cominciato l'apprendistato artigianale cercando
un mestiere che mi lasciasse una certa autonomia, e mi appagasse
creativamente e anche dopo avere sperimentato altri percorsi pi
"metropolitani", come la citt-da-bere poteva offrire, sono tornata
all'artigianato negli anni novanta per non lasciarlo pi.
Tema portante della mia vita stata la convivenza con gli animali,
particolarmente gatti, ma dal 95 ho adottato un cane lupo che stato
poi il traino forte per la mia definitiva scelta di selvaticit. Nello stesso
periodo ho aperto una piccola bottega dove producevo oggetti di cuio
con grande entusiasmo giorno dopo giorno guardando fuori dalla
vetrina il muro grigio della casa di fronte, aspettando fiduciosa gli
acquirenti che ho invece dovuto, dopo poco, cominciare a cercare atti-
vamente partecipando cos ai miei primi mercatini artigianali.
E pi frequentavo altri posti pi mi rendevo conto, al ritorno, di quan-
to mi stava soffocando la citt, finch nel 1997 ho chiuso bottega e ho
trasferito tutto in Liguria contando solo su di me e sul mio lavoro. Non
conoscevo ancora Renato ed ero sola.
I primi tre anni sono stati duri ma bellissimi, la mia prima casa sel-
vatica era una villetta che avevo preso in affitto con mia madre per
le vacanze qualche arino prima, nell'appennino ligure, l'ultima di
una serie di quattro case, d'inverno disabitate, ai confini del bosco e
circondata dagli alberi, io ero assolutamente inesperta, un caro amico
mi regal una warm morning e io mi organizzai in legnaia tutte le mie
cassette di legnetti per l'accensione e poi mi impignai la legna seria che
avevo comprato, come avevo visto fare, lungo la parete davanti casa
e fuori dalla porta .
Ci misi delle ore ad accatastarla tutta per bene, o almeno cos credevo,
ma dopo un po' che ero in casa un frastuono mi avvert che tutta la
mia catasta era crollata... con grande spavento di Billi che stazionava
davanti alla porta... Il giorno dopo dovetti rifare tutto da capo! E sta-
volta tenne!
Quell'anno ci fu una nevicata di quasi un metro ed un ricordo stu-
pendo! La mia prima nevicata da sola nel bosco!... Quel silenzio e
quella luce sono indimenticabili.
( '-' i : i :I Li feSi yl c ^f l j
Provai anche a tenere un piccolo orto ma c'erano troppi alberi e poco
sole, l'unica cosa che ottenni fu un prezzemolo molto resistente anche
alla neve, una piccola famiglia di micro ravanelli e due o tre tipi di
insalatine, quelle s!
Invece mi diede gran soddisfazione un piccolo pesco malato di bolla
che curai con lavaggi di equiseto e ortica levando tutte le foglie malate
nell'arco di tre giorni e che mi regal, quell'anno, dodici pesche che
maturarono scaglionate in modo che ne avevo una o due al giorno e
che cadevano sull'insalata quando erano pronte! Per l'approvvigiona-
mento alimentare dipendevo interamente dal negozio di alimentari
che quando era possibile raggiungevo in furgone se no a piedi con una
scarpinata di circa due km.
Per un po' vissi cos, con i miei animali ( in quel periodo i gatti arriva-
rono a quota sedici...) in un regime semiselvatico e con grossi proble-
mi economici... fa va sans dire\
Fu bello imparare a riconoscere i fiori e le piante selvatiche seppure
voleva dire uscire con due o tre libri diversi perch uno aveva belle
foto ma piccole l'altro bei disegni e l'altro ancora spiegava bene...
Ero ancora lontana dall'autosufficienza che si pales, almeno in teoria,
quando conobbi Renato, nel 2000, e fu chiaro che c'era bisogno di uno
spazio pi rurale e cominciammo a cercarlo, e a traslocare. Dopo un
paio di tentativi approdammo nel 2002 a Borgo Cerri, borgo in pietra
abbandonato nelle alpi marittime dove siamo stati gli unici abitanti
fino all'anno scorso e dove Renato riuscito a trasformare le terrazze
ricoperte di rovi in un meraviglioso orto a fasce che ci dava anche pi
del necessario.
... dai cassetti della memoria emergono immagini, a volte solo impres-
sioni, squarci di luce su sfondi bianco e nero, angoli e prospettive citta-
dini, atmosfera liquefatta che sfuma i contorni, che rifrange luci, odori,
rumori. Frastuono.
Era una vita fa, un'altra vita? Ma io ero gi selvatica. Anima dissen-
ziente. Gli ultimi tempi in citt erano divisi tra casa, bottega e giardi-
netti con Billi. Sempre pi giardinetti.
Sempre pi sentirmi estranea a questo s-correre affannoso del tempo, a
questa non-terra, non-aria, non-acqua, a questa non comunit. Sempre
pi parchi, isole nell'asfalto, terra sotto le scarpe, visitando alberi fieri
e tristi, ascoltando microcosmi selvatici raccontare di un altro mondo
possibile, di una vita vivibile, (colorata, profumata, ventosa) aiuole/
oasi dove ho perfezionato il desiderio, progettato la fuga, negli inter-
valli del lavoro.
I -i feSi v.,-")
Bisogno di Terra sotto i piedi, bisogno di Alberi, di orizzonte. Bisogno
di un ambiente in cui identificarmi.
Bisogno di Silenzio. Bisogno di punti cardinali per stabilire la mia
posizione sulla Terra.
Cercare un'altra Trib di appartenenza.
( N.r i
1
! : ; Li fe S1 y 1 c
Capitolo 6 - Chi l'ha fano
Bisogno di Terra sotto i piedi, bisogno di Alberi, di orizzonte, Bisogno
di un ambiente in cui identificarmi,
Bisogno di Silenzio, Bisogno di punti cardinali per stabilire la mia
posizione sulla Terra,
Cercare un'altra Trib di appartenenza.