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(con)textos.

revista dantropologia i investigaci social


Nmero 3. Juny de 2009 Pgines 19-38. ISSN: 2013-0864
http://www.con-textos.net
2009, sobre larticle, Manfredi Bortoluzzi
2009, sobre ledici, Departament dAntropologia Cultural
i Histria dAmrica i frica de la Universitat de Barcelona
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Podeu consultar una cpia de la llicncia a:
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article
Il testo analizza le relazioni tra antro-
pologia e letteratura a partire da una
distinzione tra Antropologia letteraria e
Antropologia della letteratura, propo-
nendo successivamente un modello
teorico per lo studio della narrativa
da una prospettiva antropologica. La
struttura del desiderio mimetico
elaborata da Ren Girard serve da
fondamento per determinare la struttu-
ra comune soggiacente alla letteratura
e allantropologia che, secondo il punto
di vista qui proposto, si fonda su una
ricerca di alterit generata dallincom-
pletezza biologica delluomo e dalla sua
indeterminatezza ontologica. Inne, il
concetto della Wanderung romantica,
in opposizione al modello del viaggio,
viene presentato come metafora per
dimostrare lintima relazione tra le due
discipline e la loro essenza comune.
La struttura del
desiderio
Note su antropologia e letteratura
Manfredi BORTOLUZZI
Universit degli Studi di Siena
Centro Studi Americanistici Circolo Amerindiano
manfredibortoluzzi@gmail.com
[ANTROPOLOGIA, LETTERATURA,
DESIDERIO, ALTERIT, WANDERUNG]
Dove stiamo dunque andando?
Sempre verso casa.
Novalis, Enrico di Ofterdingen
1. ANTROPOLOGIA LETTERARIA E ANTROPOLOGIA DELLA
LETTERATURA
1

Quando si parla di antropologia letteraria sintende un lone di stu-
di piuttosto eterogeneo e complesso. Come disciplina pu essere con-
siderata parte degli studi culturali, ma chiaro che il sostantivo ne fa
una branca dellantropologia e che laggettivazione la rende in qualche
modo autonoma legittimando un oggetto di ricerca. Si pu parlare
anche di antropologia della letteratura, ma i due termini non sono
1
Il saggio riassume alcuni punti trattati allinterno di una tesi di dottorato in
Metodologie della ricerca etnoantropologica dal titolo Poiesi e antropo-poiesi. Per
una teoria antropologica della letteratura, discussa allUniversit degli Studi di Siena nel
giugno del 2005.
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equivalenti. In questo caso il complemento di speci-
cazione indica una disciplina che, con i suoi metodi
e i suoi strumenti abituali, si occupa di uno specico
oggetto, mentre laggettivazione letteraria tende
a porre laccento pi che sulloggetto sul metodo
2
.
Mentre lantropologia della letteratura indica una di-
sciplina precisa con un oggetto preciso, lantropolo-
gia letteraria si riferisce ad un insieme pi complesso
di oggetti indagati attraverso un metodo comune di
origine ibrida, che coniuga cio gli strumenti dellan-
tropologia a quelli della letteratura. Potremmo quindi
concludere che lantropologia letteraria comprende
al suo interno lantropologia della letteratura ma che
questa non coincide mai con la prima. Oggi dunque
sotto letichetta di antropologia letteraria troviamo
riunite ricerche tra loro molto diverse e che in mol-
ti casi dovrebbero pi legittimamente essere denite
come antropologia della letteratura. Quando la lette-
ratura solo un oggetto di ricerca, una fonte di dati
per lantropologo si pu parlare di antropologia della
letteratura, mentre quando la materia della lettera-
tura diventa il centro degli interessi dellantropologo
possiamo parlare di antropologia letteraria.
2. ANTROPOLOGIA LETTERARIA
2.1. Cronologia
I rapporti tra lantropologia e la letteratura sono mol-
teplici e complessi, fatti di reciproci interessi, prestiti,
scambi e inuenze. Se inizialmente la letteratura
stata oggetto dinteresse da parte di antropologi ed
etnologi, soprattutto per quanto riguarda il folclore
e la tradizione orale, si vericato poi un curioso
spostamento che ha portato gli etnogra e i loro testi
2
Ho mutuato questa distinzione tra antropologia letteraria
e antropologia della letteratura da quella sviluppata da
Compagnon (2000: 17-19) tra teoria letteraria e teoria della
letteratura.
a diventare loggetto di certa critica antropologica, o
meta-antropologia, che fa uso dei metodi elaborati
nellambito della critica letteraria per analizzare la
retorica insita nelle opere di carattere etnograco.
Questa svolta testuale in antropologia ha modicato
radicalmente il modo di concepire la scrittura etno-
graca e il rapporto tra etnogra e informatori du-
rante la ricerca sul campo.
Il 1967 lanno della svolta, con la pubblica-
zione dei diari di Malinowski ad opera della moglie,
che diedero uno scossone al mito delleroe fondatore
della moderna ricerca sul campo. Da quel momen-
to in poi non fu pi possibile pensare alla scrittura
come ad un semplice strumento di rappresentazione
dellalterit, ma piuttosto come alla sostanza stessa
di ci che non poteva pi essere considerato come
descritto e rappresentato, ma come creato durante il
processo stesso della stesura del testo. Ci che era
realmente accaduto alle isole Trobriand, nel periodo
del suo soggiorno durante la prima guerra mondia-
le, non corrispondeva, sotto molti aspetti, a quanto
riportato da Malinowski nel suo libro Argonauti del
Pacico occidentale; quella gura di perfetto etnografo
che avrebbe fatto da capostipite a tutta una genera-
zione di antropologi era solo una maschera letteraria,
una nzione che nascondeva le debolezze e le idio-
sincrasie di un uomo a contatto con lAltro (Clifford,
2000; Geertz, 1990; Malinowski, 1999).
Fino a quel momento la pubblicazione dei diari
degli etnogra era avvenuta separatamente rispetto
al testo scientico, in forma di romanzo etnograco
o addirittura sotto pseudonimo. solo a partire dagli
anni Settanta che lincontro che avviene durante la
ricerca sul campo tra due soggettivit entra di diritto
a far parte del testo etnograco. Letnografo non
pi solo colui che osserva partecipando, e che in for-
za di questa posizione contraddittoria ma autorevole
si sente autorizzato a parlare per gli altri riferendo-
ne oggettivamente, ma si trova anchegli a far par-
te di una transazione umana allinterno della quale
ci che si mette in gioco la conoscenza di s non
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meno di quella dellAltro. Questo processo di slitta-
mento dallosservazione partecipante, che costituiva
la struttura portante delletnograa classica post-
malinowskiana, verso quella che Barbara Tedlock
(1991) ha denito losservazione della partecipazio-
ne andato intensicandosi in modo cos evidente
che negli anni Ottanta lantropologia passata dallo
studio dellethnos a quello della graphia, dallo studio
e dalla rappresentazione dei popoli allo studio della
rappresentazione stessa (Tedlock, 1991: 79). Inizia
cos la produzione di etnograe sperimentali di tipo
narrativo, dialogico e polifonico tese a far entrare nel
testo la voce dei nativi e linterazione umana che si
stabilisce sul campo tra etnografo e informatori.
Nel 1973, in un articolo che diventer il mani-
festo della corrente interpretativa, Clifford Geertz
stabilisce esplicitamente la natura del rapporto tra
antropologia e letteratura affermando che il lavoro
delletnografo consiste proprio nella scrittura e che
il risultato di questo lavoro una nzione, una co-
struzione interpretativa. Questa considerazione sul
testo etnograco, come un genere di scrittura, avvia
le successive riessioni sulla natura articiale delle
rappresentazioni delle culture fornite dagli etnogra
al ritorno dal loro lavoro sul campo (Geertz, 1987).
Il 1984 un altro anno importante per lo svi-
luppo dellantropologia letteraria perch vede lo
svolgimento del Seminario di Santa Fe, dal quale
due anni pi tardi vedr la luce lopera fondamentale
dellantropologia postmoderna dindirizzo testuali-
sta, nonostante le inevitabili posizioni discordanti dei
partecipanti: Writing Culture. Oggetto di quella serie
dincontri interdisciplinari, ai quali parteciparono
oltre ad otto antropologi uno storico ed un critico
letterario, era la scrittura antropologica vista attraver-
so lo studio e lanalisi degli aspetti retorici e narra-
tologici che intervengono nella costruzione del testo
etnograco e delle sue caratteristiche di nzione - nel
senso etimologico del termine - e tutto ci senza mai
confondere la scienza delluomo con una forma dar-
te letteraria ma proponendo alternative possibili di
scrittura etnograca (Clifford e Marcus, 2001)
3
.
2.2. Fenomenologia
Se questi rapporti intercorsi tra antropologia e let-
teratura hanno avuto motivazioni epistemologiche
non si tratta solo di un prestito esteriore - in que-
sto caso della critica letteraria allantropologia -, ma
di un aspetto particolare di un fenomeno molto pi
complesso e profondo, che ha dato vita a molteplici
forme di relazione tra due campi del sapere che in
fondo sono due forme di un unico discorso sulluo-
mo (Dei, 19901993: 59). Una radice comune
ravvisabile gi nei racconti di viaggio, prima che
preoccupazioni di ordine scientico dessero origine
a due diversi modi di raccontare lalterit. Come ha
rilevato Fabio Dei (19901993: 60-63), la letteratura
stata una risorsa per lantropologia, nel senso che
le ha fornito gli strumenti per analizzare criticamente
letnograa come genere letterario e per una riorga-
nizzazione delle sue tecniche compositive, ma stata
anche una fonte importante per gli studi antropo-
logici soprattutto per quanto concerne il folclore e gli
studi sulle tradizioni popolari, come per esempio gli
studi di Cirese sui proverbi siciliani nei Malavoglia di
Verga (1976). Luso dei testi narrativi, e segnatamen-
te dei romanzi, come documenti sociali e culturali
diventato una vera e propria sottodisciplina, deni-
ta antropologia letteraria, nelle analisi di Fernando
Poyatos, mentre c stato chi, come Tony Hillerman
(1989), ha utilizzato la sua conoscenza etnograca di
gruppi indigeni, come i Navajo, per costruire roman-
zi polizieschi di ambientazione etnologica. Unaltra
sottodisciplina dellantropologia, letnopoetica, si
occupa invece delle produzioni poetiche e letterarie
native, sostenendo che nel linguaggio umano sareb-
be presente una sorta di funzione poetica universale
che impedirebbe qualsiasi tentativo di traduzione,
obbligando cos lantropologo a utilizzare a sua volta
3
Sullantropologia postmoderna si veda Reynoso (1991).
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questa funzione poetica del linguaggio nella compren-
sione culturale e facendo dellantropologia quella che
stata denita unantropologia poetica
4
.
Il rapporto che lantropologia ha stabilito con
la letteratura non per limitato al suo utilizzo come
fonte o come risorsa, ma va ben oltre no a confon-
dersi con essa, in territori di conne che lasciano in-
travedere, forse in maniera anche pi profonda, qua-
le sia la sostanza che nutre allo stesso modo queste
due diverse prospettive sulluomo.
Lantropologia fantastica
5
un esempio di come
la scienza delluomo entri al servizio dellinvenzione
letteraria fornendo gli schemi teorici e i modelli gene-
rali per costruire mondi possibili, societ inesistenti,
costumi e usanze improbabili. Forse uno degli esempi
pi classici di questo genere letterario il racconto di
Jorge Luis Borges El informe de Brodie, dove si riporta
la relazione di un viaggio compiuto da un missiona-
rio scozzese tra una strana e remota popolazione, gli
Yahoos. J. R. Tolkien invece, dopo un romanzo di pi
di mille pagine - Il signore degli anelli - riuscito a for-
nire in appendice notizie etnograche, linguistiche e
genealogiche sulle genti che popolano quella geogra-
a immaginaria, ma minuziosamente descritta, nella
quale si muovono i suoi personaggi. Altri casi simili
che si possono citare sono i romanzi di fantascienza
di Ursula K. Le Guin, I viaggi di Gulliver di Jonathan
Swift, no alla Macondo di Garca Mrquez, passan-
do per i bestiari medievali e i racconti di viaggio degli
esploratori del XVI secolo. In realt potremmo dire
che tutte le architetture letterarie in fondo ci presen-
tano delle forme di antropologia fantastica, infatti per
quanto ricalchino la realt se ne differenziano radical-
mente proprio perch non esistono. In effetti, come
espresso dal concetto di elemento aadido, elaborato
dallo scrittore peruviano Mario Vargas Llosa (1991:
99) nelle sue riessioni teoriche sulla letteratura, la
4
Per una panoramica sui rapporti tra antropologia e letteratura
si veda Dei (1990-1993).
5
Su questo tema si vedano Dei e Clemente (1993) e Imbriani
(1995, 1997).
realt raccontata in un opera letteraria non mai
quella vera ma solo quella sognata e desiderata.
Ogni creazione narrativa una modicazione della
realt, una maniera di riscriverla a proprio piacere
rendendola pi comprensibile e pi adatta alle neces-
sit di chi scrive e di chi legge
6
. Quindi lhomo ctus,
che popola i mondi narrativi, non mai uno specchio
fedele di quellhomo sapiens a cui fa riferimento nella
realt, ma piuttosto un elemento di contrasto che lo
completa facendogli da contrappunto. La realt nella
quale viviamo non solo ci che o che stato ma
anche ci che non stato e che forse non sar mai,
ma che nelle menti degli attori sociali continua ad
agire come il fantasma di una vita possibile, alternativa
a quella reale.
A questo proposito Appadurai (2001) ha segna-
lato la necessit di prendere in considerazione lim-
maginario e i suoi prodotti - tra cui la letteratura e
le diverse narrazioni veicolate dai panorami media-
tici - allinterno di unetnograa cosmopolita, una
rappresentazione cio in grado di descrivere la com-
plessa realt dei panorami etnici, caratterizzati dalla
deterritorializzazione, allinterno dei contemporanei
ussi globali.
Un altro interessante campo di studi che vede
lintrecciarsi di letteratura e antropologia quello stu-
diato da Alberto Sobrero (Sobrero, 1997; Sobrero e
Testa, 2000) e che ha come oggetto lantropologo ro-
manziere. Jos Maria Arguedas, Amitav Gosh, Kurt
Vonnegut, Darcy Ribeiro, Miguel Barnet, Giulio
Angioni, Jaime de Angulo sono solo alcuni nomi di
antropologi che o sono passati alla letteratura o han-
no coltivato parallelamente allantropologia la scrit-
tura romanzesca. Secondo Sobrero e Testa (2000:
172) tre sono le cause che possono aver spinto alcuni
antropologi verso la letteratura: a) il fatto che anche
6
Questo non signica che i mondi narrativi e gli eventi in essi
descritti debbano essere sempre un miglioramento morale o
estetico della realt, ma semplicemente una modicazione di
essa in relazione a quelli che lo stesso Vargas Llosa (1983:
180, 1997: 36) ha denito i propri demoni, le proprie necessit
interiori.
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lantropologia sia fatta di narrazioni e pi in partico-
lare di narrazioni di narrazioni, narrazioni di realt a
loro volta gi narrate; b) il presentarsi, dopo la deco-
lonizzazione, di situazioni in cui si accorcia la distan-
za etnograca, quando lantropologo parte di una
determinata cultura che oltre ad essere la sua cultura
dorigine anche loggetto dei suoi studi; c) la neces-
sit privata, nei casi in cui linquietudine personale
che spinge lantropologo alla ricerca cos forte da
mettere in causa la sua identit e da inserirlo al centro
della sua stessa ricerca. Si danno anche casi di roman-
zieri che utilizzano gli strumenti dellantropologia per
scrivere le loro opere come V. S. Naipaul e Maryse
Cond. Se nel caso dello scrittore di Trinidad, ma di
origine indiana, lunica forma di fare antropologia,
di comprendere quellidentit perduta nel mistero
delleredit, la scrittura romanzesca, frammentaria
ed asistematica, che sola pu rendere ragione dellas-
surda complessit dellesistenza, per la scrittrice di
origini africane invece proprio lantropologia, con i
suoi strumenti concettuali, lunica forma di scrivere
compiutamente su di un mondo pieno di contrasti e
contraddizioni (Sobrero, 1997: 8).
Ma gli antropologi non sono solo scrittori, di
etnograe o di romanzi, ma anche lettori, spesso ac-
caniti, di letteratura narrativa. Questo sicuramente
un altro rapporto interessante, ma praticamente igno-
rato, tra la scienza delluomo e le opere letterarie. I
romanzi che gli antropologi si portano con loro sul
campo sono spesso un modo di astrarsi dalla vita in
comune con gli indigeni, di uscire da quelle situazio-
ni spesso stressanti nelle quali si trovano coinvolti
per lunghi mesi. Come nel caso di Malinowski alle
Trobriand - a giudicare dai suoi diari privati - i ro-
manzi, per quanto mediocri possano essere, permet-
tono alletnografo di sognare un altrove che gli con-
cede di sfuggire a quellaltrove dove si recato per le
sue ricerche. La lettura sul campo sembra costituire
la possibilit di una fuga momentanea, una mise en
abyme dellaltrove, o anche, forse, un ritorno a casa,
in quella cultura lasciata alle spalle e continuamente
presente dalla quale letnografo proviene e alla qua-
le dovr poi ritornare. In fondo ogni lettura come
un rituale inverso, un ritorno nella zona liminale, in
quella terra di nessuno dove domina la possibilit
pura (Turner, 1992: 127), nella quale chiunque
chiunque, prima di ogni determinazione particolare,
di ogni scelta e di ogni rinuncia.
Letteratura e antropologia si sono incontrate an-
che nel settore dellantropologia medica dindirizzo
interpretativo. La dimensione narrativa della malat-
tia al centro di questa corrente di studi non solo dal
punto di vista del paziente, che attraverso il racconto
della propria biograa cerca di dare un senso al pro-
prio dolore, ma anche dal punto di vista del medico
che deve costruire in un vero e proprio intreccio (the-
rapeutic emplotment), il discorso della speranza (Cozzi
e Nigris, 1996: 183), un racconto che al suo interno
vedr lo svolgersi di particolari eventi (il sorgere dei
primi sintomi della malattia, la diagnosi del medico,
le terapie, il decorso clinico, le ospedalizzazioni ecc.),
lentrata in scena di personaggi (parenti, amici, per-
sone care ma anche medici, infermieri e personale
tecnico), no allatteso nale che dovrebbe coincidere
con la riacquisizione dello stato di salute da parte del
malato. La relazione tra medico e paziente diviene
il centro del discorso medico, non un elemento ac-
cessorio utile solo a dare conforto al malato, ma un
aspetto fondamentale della terapia che deve poter
organizzare una situazione umana in modo da do-
tarla di senso e predisporla psicologicamente al mi-
glioramento delle condizioni cliniche (Cozzi e Nigris,
1996: 182-184).
Bisogner accennare inne a tre critici che han-
no in modo diverso intrecciato le loro ricerche con
tematiche di interesse antropologico: Northrop Frye,
Michail Bachtin e Ren Girard.
Lapproccio di Northrop Frye, denito critica
archetipica, si fonda sullelaborazione di una tasso-
nomia della letteratura attraverso lindividuazione
delle sue forme elementari, di quelle strutture formali
che non mutano con il passare del tempo mentre ci
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che si modica sono invece i contenuti delle singole
opere. Frye chiama queste forme mitiche, sulla scorta
della psicanalisi junghiana, archetipi, schemi narra-
tivi che passando da unopera allaltra danno vita alla
tradizione letteraria, solo orizzonte di senso allinter-
no del quale pu essere compreso ogni singolo testo.
Nella sua opera fondamentale, Anatomia della critica,
il critico canadese giunge cos a sviluppare una teo-
ria dei generi letterari fondata sul ciclo delle stagioni
secondo la quale alla primavera corrisponderebbe la
commedia, allestate il romance, allautunno la tragedia
e allinverno la satira (Frye, 1969). Tuttavia, nono-
stante le suggestioni antropologiche che i concetti di
mito, simbolo o archetipo possono generare, il me-
todo di Frye esplicitamente interno alla letteratura,
intesa come discorso autoreferenziale e tautologico,
e dunque mantiene aperta quella frattura tra testo e
mondo che escludendo lessere umano impedisce,
di fatto, unantropologia della letteratura propria-
mente detta.
Un discorso diverso quello che riguarda il teo-
rico russo Michail Bachtin che ha elaborato la sua te-
oria letteraria a partire dalla losoa, dalla linguistica
e dalle scienze umane, ma che di ritorno ha profonda-
mente inuenzato la riessione teorica dellantropo-
logia postmoderna attraverso i concetti di polifonia
e dialogismo. Partendo dallaspetto materiale della
letteratura, la lingua, Bachtin prende in considerazio-
ne lenunciato, come lespressione comunicativa con-
creta di un essere umano inserito nel suo contesto
sociale, e ne mette in evidenza il carattere dialogico e
intertestuale. Il dialogo diventa il centro di unantro-
pologia che deriva dalla teoria della letteratura e che
sostiene la natura sociale e profondamente dialogica
dellessere umano. Da qui Bachtin pu offrire alle
scienze umane una vera e propria epistemologia che
rende evidente la differenza tra queste e le scienze
naturali, proprio perch se le prime si occupano di
soggetti che sottoposti ad uninterrogazione rispon-
dono e che in forza di ci stabiliscono una relazione
dialogica, le scienze della natura invece si fondano sul
monologismo dellosservatore che non pu ottenere
risposte da un oggetto muto. Bachtin per si spinge
oltre, attraverso lo studio della parola nel romanzo
giunge a teorizzare una vera e propria eterologia,
un discorso sullalterit e sulla differenza esempli-
cato a partire dalle differenze linguistiche presenti
nelle opere romanzesche, in particolare in quelle di
Dostoevskij. Il romanzo diviene lespressione pi
compiuta, come genere in divenire che comprende
tutti gli altri generi senza identicarsi con nessuno
di essi, della differenza sociale, uno strumento rivo-
luzionario contro le pretese monologiche del potere
centrale. Questa stessa tendenza al capovolgimento,
allambivalenza, la si ritrova, secondo il critico rus-
so, nei riti del carnevale, lespressione pi pura della
cultura popolare che racchiude lessenza eterogenea
dellessere umano. Inne linsieme dellopera bachti-
niana approda ad unantropologia losoca generale
che vede come tema centrale lAltro, che attraverso
il dialogo fornisce gli elementi necessari ed impre-
scindibili al completamento di se stessi. Tuttavia lin-
contro con lAltro, che avviene nel dialogo e che fa
scaturire il senso, non porta mai ad unidenticazione
completa dei due soggetti partecipanti alla transazio-
ne umana, nel tentativo di attuare una comprensio-
ne reciproca, ma rimane sempre contraddistinto da
unessotopia, da un rimanere se stessi mantenendo la
distanza nella penetrazione dellAltro (Bachtin, 1979;
Todorov, 1990).
Chi forse pi di ogni altro ha sviluppato un ap-
proccio antropologico alla letteratura stato Ren
Girard (2002), che ha elaborato la sua teoria del de-
siderio mimetico partendo dallanalisi di un gruppo
di testi letterari. La struttura del desiderio triangolare
ha costituito in seguito il nucleo di una pi ampia
teoria antropologica che ha come tema centrale la
ben nota teoria del sacricio. Anche in questo caso,
tuttavia, la direzione percorsa andata dalla lettera-
tura allantropologia e inoltre, come riconosciuto dal-
lo stesso Girard, il modello del desiderio triangolare
non sarebbe applicabile a tutte le opere letterarie ma
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solo a un piccolo gruppo di testi. Ciononostante, la
teoria del desiderio mimetico rappresenta la prospet-
tiva euristicamente pi interessante per unantropo-
logia della letteratura e verr ripresa qui di seguito
come spunto per ulteriori riessioni sul rapporto tra
la scienza delluomo e la narrativa.
3. ANTROPOLOGIA DELLA LETTERATURA
Fin qui si parlato delluso delle competenze critico-
letterarie nel campo delle scienze umane, ma pi dif-
cile stabilire quali sono stati gli apporti dellantropo-
logia alla teoria e alla critica letteraria per cercare di
comprendere qual la natura della letteratura, quale
ruolo svolge allinterno delle istituzioni culturali, qua-
li corde profonde riesce a muovere nellanimo umano
e perch. Lassenza di questo approccio nel panorama
degli studi letterari va forse ricercata nellimportanza
attribuita dai critici al testo e ai metodi elaborati dal-
la linguistica, dalla semiotica e dallo strutturalismo
nellanalisi delle opere letterarie. Nonostante la pre-
senza per tutto il Novecento delle correnti dimpo-
stazione psicanalitica e sociologica, che cercavano di
spostare il baricentro degli studi critici dal prodotto al
produttore e al consumatore e quindi ai soggetti reali
che creano e fruiscono i testi, lo strapotere della lin-
guistica strutturale ha condannato lessere umano al
di fuori del fenomeno letterario emarginandolo come
un elemento esterno ad esso e quasi accessorio.
Una teoria antropologica della letteratura - come
quella qui proposta - deve invece recuperare il ruolo
dellessere umano, nello studio e nella comprensione
di quel fenomeno culturale che listituzione lettera-
ria. Se la letteratura fatta di testi non c dubbio che
questi siano il prodotto delluomo per luomo, con-
cepiti con nalit ben precise, anche se difcilmente
determinabili. Per comprendere la letteratura al di l
delle mere valutazioni estetiche e delle ricostruzioni
storiche, come una necessit culturale che apparen-
temente non corrisponde ad un qualche bisogno
umano primario, fondamentale considerarla nei
suoi aspetti materiali, nelle sue pratiche di scrittura
come di lettura che chiamano in causa sentimenti,
emozioni, desideri che non corrispondono ad un par-
ticolare tema presente in un determinato testo piut-
tosto che in un altro, ma ad una struttura dellessere
che per affermarsi come tale ed essere riconosciuta,
per ottenere diritto di esistenza nel mondo sotto le
modalit prescelte, ha bisogno di costituirsi in una
forma narrativa.
Compito di una teoria antropologica della let-
teratura allora quello di occuparsi proprio degli
elementi reali che intervengono nella comunicazio-
ne letteraria, dellemittente umano e del destinata-
rio umano, produttore e fruitore del testo narrativo,
come parti di una relazione umana e non solo sociale,
di una interazione indiretta e mediata da un terzo, il
testo, che fa da tramite oltre qualsiasi barriera socia-
le, culturale o temporale. I tre elementi fondamentali
oggetto di una antropologia della letteratura saranno
pertanto lautore reale, il lettore reale e il referente
immaginario espresso dal testo.
La comunicazione letteraria
7
viene generalmen-
te schematizzata dai semiologi (Chatman, 2003: 158)
come segue:
Autore reale [Autore implicito (Narratore)
(Narratario) Lettore implicito] Lettore reale
Dove le parentesi quadro indica il testo e le pa-
rentesi al suo interno gli elementi opzionali che non
intervengono necessariamente in ogni opera lette-
raria. Abbiamo quindi tre elementi reali: un autore,
che corrisponde allo scrittore, un testo ed un lettore
reale, che corrisponde a colui che materialmente leg-
ge lopera. I quattro elementi interni al testo hanno
invece realt puramente ttizia: lautore implicito
limmagine creata dal lettore reale, durante la lettura,
di chi ha organizzato il testo; il narratore colui che
7
Su questo argomento si veda anche Segre (1984).
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enuncia il racconto; il narratario colui che lo riceve; il
lettore implicito corrisponde invece al pubblico ideale
concepito dallo scrittore. Lo schema precedente pu
quindi essere risolto, da un punto di vista antropolo-
gico, alla forma di un triangolo:
Figura 1
Questo schema indica una relazione triadica ne-
lla quale un autore scrive un testo per un lettore.
Le varie correnti della teoria della letteratu-
ra che si sono sviluppate lungo tutto il XX secolo
hanno originato le loro idee prendendo partito per
uno di questi tre elementi. La psicanalisi, la lologia
e la storia della letteratura ponendo laccento sulla
gura dellautore, il formalismo, lo strutturalismo i
New Critics sul testo, mentre la sociologia e la teo-
ria della ricezione si sono concentrate sulla gura del
lettore
8
. Il sistema non mai completo, la triade si
risolve sempre in diadi, limpero del testo nonostante
il tramonto dello strutturalismo persevera e luomo
reale, estromesso, continua ad essere solo una fun-
zione allinterno di una nzione. Lautore, come vo-
leva Barthes (1988), sembra davvero morto e con lui
8
Ovviamente il panorama molto pi vasto e complesso e
le suddivisioni molto pi uttuanti, basti pensare alla critica
stilistica che se interviene sul testo spesso lo fa per ricostruire la
psicologia dellautore, ma qui una classicazione schematica
sufciente a far risaltare la posizione che unantropologia della
letteratura potrebbe assumere allinterno di questo orizzonte di
studi.
il lettore, risucchiati come in una stampa di Escher
allinterno della loro stessa nzione.
Per restituire alluomo il suo ruolo e alla let-
teratura il suo senso pi pregnante bisogna ristabi-
lire le relazioni interrotte della triade, ricostruire i
lati spezzati del triangolo, ma per farlo necessario
capovolgerlo.
Figura 2
In questa situazione non pi il testo ad esse-
re al centro di una relazione tra il suo creatore e il
suo fruitore, ma lautore a far da mediatore tra il
lettore e lopera. Questa relazione triangolare non
pi comunicativa ma erotica, non riassume pi una
semiotica letteraria attraverso gli elementi che la cos-
tituiscono, ma ci che essa rappresenta: un desiderio.
Riprendendo la struttura del desiderio triangolare
elaborata da Ren Girard (2002), in questo schema
al lettore corrisponde il soggetto che desidera, lauto-
re fa la funzione del mediatore e il testo rappresenta
loggetto desiderato.
Il lettore desidera il testo e lo pu fare solo trami-
te lautore; lo scrittore che glielo fornisce. Lautore
si congura come un secondo Dio che dona ad una
creatura sfortunata un secondo Eden, un mondo mi-
gliore nel quale rifugiarsi, una realt pi comprensi-
bile perch ordinata da una trama con un inizio ed
una ne.
In una prospettiva antropologica, che ten-
ga conto degli attori sociali che intervengono nella
La struttura del desiderio
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comunicazione letteraria, la letteratura si presenta
come un sistema fondato su un desiderio triangola-
re nel quale qualcuno desidera essere altro attraver-
so qualcun altro. La narrativa sembra essere allora
lespressione di un desiderio di alterit, una sorta
di sua realizzazione immaginaria, un articio creato
ad hoc per superare i limiti dellidentit. Ma perch?
Quali sono le condizioni antropologiche che spingo-
no luomo ad una compensazione immaginaria della
sua esistenza?
La risposta a questa domanda si pu rintraccia-
re nel concetto dincompletezza biologica dellessere
umano espresso da Arnold Gehlen (1990). Secondo
questa prospettiva luomo un essere morfologi-
camente carente che necessita dellintervento della
cultura per poter vivere. Luomo tuttavia non solo
un produttore di cultura ma anche un suo prodotto,
come testimoniato dai reperti fossili (Geertz, 1987:
108-118), che genera un particolare tipo di umanit
caratterizzata da precise connotazioni culturali pro-
dotte dalla selezione di altri elementi che rimangono
sullo sfondo come possibilit scartate e che costitui-
scono ci che comunemente si denisce come altro
da s, come alterit..
Il senso di unumanit incerta, e determinata da
scelte che nel loro compiersi scartano soluzioni possi-
bili e alternative valide (Remotti, 1996), ingenera un
sentimento inconscio dincompletezza che si manife-
sta in una serie di desideri, sogni e speranze che costi-
tuiscono altrettanti sintomi di quella che si potrebbe
denire come la sindrome dellaltrove. La letteratu-
ra sembra rispondere a questa particolare condizione
dellesistenza umana attraverso le sue realizzazioni
immaginarie, recuperando tutto ci che stato scar-
tato durante i processi di costruzione dellumanit
9
.
Se per la teoria letteraria, e in particolare per
le sue varianti strutturaliste e narratologiche, fon-
damentale determinare che cosa sia la letteratura,
trovare quellelemento comune a tutte le narrazioni,
9
Ho trattato questo tema pi diffusamente in un precedente
lavoro (Bortoluzzi, 2005).
quellarch da cui tutte scaturiscono (Marchese, 1990:
5), possiamo affermare che questo principio primo
non va ricercato deduttivamente in un modello ipote-
tico al quale ricondurre tutte le varianti dei racconti,
in una grammatica o in una langue come proponeva
Roland Barthes (2002: 8-9), ma piuttosto in quel de-
siderio di essere Altro, di essere altrove mentre si
qui e se stessi, generato dalla necessit di completare
la propria incompletezza. Oggetto di unantropologia
della letteratura, allora, non sono le origini del rac-
conto e nemmeno una struttura originaria, archetipi-
ca, che darebbe origine a tutti i possibili racconti, ma
piuttosto quella stessa necessit, desiderio o tensione
che spinge alla narrazione: il desiderio dellAltro.
4. DALLETNOGRAFIA DELLA
LETTERATURA A UNANTROPOLOGIA DEL
POSSIBILE
La letteratura narrativa fa uso di quello stesso stru-
mento - il linguaggio - che permette alluomo di comu-
nicare con i suoi simili e di agire nel mondo evitando
un intervento diretto su di esso
10
. La facolt narrativa
non solo propria di ogni individuo, ma fonda-
mentale nella strutturazione del proprio rapporto con
il mondo e correlativamente del proprio s.
Le narrazioni svolgono un ruolo determinante
nella vita degli individui e delle comunit e pertanto
non possono essere considerate idealisticamente un
prodotto dellintelletto per il piacere dellintelletto e
relegate poi al campo dellestetica, ma devono invece
essere viste come un aspetto fondamentale dellesi-
stenza, e cio di quel rapporto che un corpo stabilisce
con un mondo attraverso lazione su di esso con il
ne di trasformare gli oneri imposti dalla sua costitu-
zione sica carente in chances per la sua vita (Gehlen,
1990: 90).
10
Sul linguaggio come esonero dalle pressioni della realt
immediata si veda Gehlen (1990).
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In questo senso lestetica non pi solo una
branca specialistica del sapere, ma una via maestra,
percorribile dallantropologia, nella comprensione
dellessere umano attraverso lo studio di quelle mani-
festazioni artistiche che sono espressione di necessit
profonde del suo essere, dettate dalle sue particolari
condizioni di esistenza.
Il fatto che lopera letteraria possa costituire una
fonte di dati per lantropologia, un documento etno-
graco, fuori di dubbio dato che costituendo essa
stessa lespressione di una cultura, lopera letteraria
incorpora forme di vita e rappresentazioni tipica-
mente culturali - tanto realistiche quanto fantasti-
che - che hanno per destinatari coloro che di quella
cultura fanno parte e che possono essere da loro
intese(Fabietti, Malighetti e Matera, 2000: 198).
Il problema sorge quando si considera che que-
sto tipo dinformazioni non procede da un rapporto
diretto con dei soggetti, come vuole il metodo etno-
graco, ma costituisce solo una fonte indiretta, non
concepita allo scopo di produrre dati e soprattutto
che in gran parte risultato della fantasia, opera di
nzione e, relativamente alla realt dei fatti studiati,
una menzogna. In realt tutto dipende dal tipo di dati
che si vuole ottenere o che ci si aspetta da questo tipo
di fonti. Se invece di guardare al testo letterario come
ad un riesso della realt che lo ha generato, ad una
rappresentazione mimetica del mondo che lo scritto-
re ha messo in scena, o piuttosto ad uninterpretazio-
ne di quello stesso mondo attraverso la mediazione
linguistica ed estetica dellautore, lo consideriamo
per ci che realmente e rappresenta e cio una n-
zione, non una ricostruzione ma una vera e propria
ricreazione della realt, allora saremo anche in grado
di cogliere lutilit e limportanza delle informazioni
che pu fornire allantropologo che si occupa di let-
teratura, cio a quel tipo di studioso che si occupa
delluomo attraverso la considerazione delle sue ope-
re narrative.
La letteratura non uno specchio fedele della
realt, di unepoca o di unesistenza, ma proprio la
rappresentazione di ci che non stato vissuto, espe-
rito, ma solo sognato, fantasticato con il proposito
di sfuggire, ricreandola, ad una realt n troppo re-
ale, concreta, pesante e vissuta come limite (Vargas
Llosa, 1996: 14). Se la letteratura pu fornire dei dati
alle scienze umane lo pu fare come testimonianza di
vite non vissute, sognate e desiderate ma mai posse-
dute, di tutta quella parte della vita che non mai sta-
ta presente ma che ha determinato dallimmaginario
la vita reale, di quellassenza che rende ragione della
nostra presenza.
In questa assenza eternamente presente, in que-
sta mancanza costituzionalmente umana, si annida
il meccanismo del desiderio, quella volont di anda-
re oltre, di essere altro da ci che si , di completa-
re il proprio essere che accomuna lantropologo al
romanziere.
Se la letteratura, come prodotto di una cultura,
pu a buon diritto costituire una fonte importante
per gli studi antropologici, se le soluzioni stilistiche
e retoriche elaborate dagli scrittori hanno fornito e
continuano a fornire modelli di costruzione testuale
per le etnograe, se la critica e la teoria letteraria han-
no contribuito a rivedere certi paradigmi dominanti
no a qualche tempo fa nelle scienze umane, bisogne-
r riconoscere che il rapporto tra antropologia e let-
teratura ancora pi stretto e profondo. Entrambe si
occupano di un medesimo oggetto: lAltro. Tuttavia
se per lantropologia si tratta di unalterit sociale,
geograca, culturale e quindi determinata e reale, per
quanto riguarda la letteratura questalterit assolu-
ta in quanto indeterminata e priva di determinazioni
concrete, soltanto possibile.
Lopposizione io/Altro che al centro degli inte-
ressi degli antropologi assume la forma di unoppo-
sizione realt/nzione in seno alla letteratura, ma in
fondo chiaro che si sta parlando della stessa cosa.
QuellAltro di cui si occupa lio antropologico, e pro-
prio la letteratura attraverso le sue soluzioni tecniche
e le sue forme retoriche ce lha insegnato, una n-
zione, una costruzione narrativa. Daltra parte quella
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nzione che gli scrittori elaborano per opporla al loro
io reale, assume nettamente i contorni di unalterit.
LAltro il centro di questi due diversi modi di
comprensione delluomo proprio perch questuomo
un essere carente, incompleto, che anela alla com-
pletezza come i mitici uomini primordiali del raccon-
to platonico che, spezzati in due da Zeus per la loro
tracotanza, senza posa ricercano la loro met.
Letteratura e antropologia condividono oltre a
questo particolare oggetto anche un medesimo pro-
getto. Questo progetto comune potremmo forse de-
nirlo erotico, una tensione verso il superamento
della propria frammentariet (Bataille, 1997: 16-17)
mossa dal desiderio del completamento della propria
umanit.
Ci che la letteratura implicitamente propone
quella che si potrebbe denire come unantropolo-
gia negativa, unetnograa dellassenza, una rappre-
sentazione di ci che non reale ma solo pensabi-
le, immaginabile, possibile e pertanto desiderabile.
Unantropologia che si occupi di ci che le nostre
decisioni culturali hanno lasciato fuori, di ci che
nelle pi varie costruzioni culturali, sociali ed indi-
viduali non stato costruito e che di conseguenza
viene soltanto nto, ricostruito nei propri sogni ad
occhi aperti.
In questottica la letteratura non una semplice
fonte, un corpus di testi che vanno letti e analizzati
per trovarvi il dato folclorico, la descrizione sociolo-
gica, la motivazione psicologica, lelemento indigeno
o lo specchio delle interazioni e dei mutamenti cultu-
rali, ma va intesa piuttosto come una vera e propria
istituzione culturale che risponde ad un bisogno fon-
damentale. Cos la letteratura non solo fonte per
la scienza delluomo e nemmeno solo risorsa per de-
scrivere e interpretare meglio lalterit culturale, non
n il testo n la retorica che lo fa essere, ma quel
fenomeno particolarissimo che trova la sua naturale
ubicazione allinterno della relazione che luomo in-
trattiene con il mondo, che lio stabilisce con lAltro.
La svolta letteraria in antropologia ha
portato grandi frutti che non sono ancora stati rac-
colti. Linusso della decostruzione
11
ha spinto a
decostruire la retorica insita nei testi etnograci, le
relazioni di potere che sinstaurano sul campo o lau-
torit dellantropologo, mentre i tentativi di una pars
construens sono stati caratterizzati da proposte pi o
meno irrealizzabili di testi polifonici e dialogici, etno-
grae sperimentali che hanno cercato di restituire la
relazione di campo e quel particolare oggetto ibrido
e transculturale che ne il frutto. In sostanza si
cercato di scavare nella logica e nella struttura del
linguaggio per trovare altri artici retorici, pi adatti
a restituire la dinamica ed il processo della relazione
comunicativa. In realt il problema precede la pro-
duzione del testo e si presenta gi nella transazione
gnoseologica che sinstaura tra il soggetto e il mondo.
La narrazione non solo un modo di comunicare
qualcosa ma anche di esperire e ordinare la realt
(Bruner, 2002). Il mondo percepito non quello re-
ale e cos quello raccontato, ma una nzione una
costruzione di oggetti possibili (Borutti, 2005: 94).
La nzione non appartiene solo alla dimensione del
testo ma n dalle origini consustanziale al linguag-
gio. Quando raccontiamo qualcosa lo selezioniamo
con un inizio e una ne, lo presentiamo attraverso
un punto di vista e lo strutturiamo in modo coerente
cos da produrre un senso, inoltre - come fa notare
Vargas Llosa (1996: 9) - el hecho real [...] es uno,
en tanto que los signos que podran describirlo son
innumerables. La lezione che ci offre la letteratura
non che tutti i testi, anche quelli scientici, sono a
modo loro letterari ma che la realt stessa a regger-
si su quello che potremmo denire un paradigma
narrativo.
Per comprendere luomo non possiamo limi-
tarci alle sue sole produzioni, alle sole soluzioni re-
almente applicate, ma dobbiamo considerare anche
tutte quelle possibilit che sono state lasciate fuori,
ci che luomo e ci che avrebbe potuto essere,
11
Sul decostruzionismo e la sua inuenza sulle scienze umane si
vedano Culler (1988), Ferraris (1986), Reynoso (1991).
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ci che diventato e che avrebbe potuto diventare.
Lintervento della tecnica come condizione necessaria
alla vita dellessere umano si accompagna al disvela-
mento delle possibilit che la natura cela alluomo
(Heidegger, 1991). Se lessenza delluomo tecnica,
poich questa lunica condizione che permette la
sua esistenza di essere carente, allo stesso tempo po-
etica perch techne e poiesi sono due modi dello svela-
mento veritativo, dellaltheia, del rendere manifesto
ci che si nasconde, perch, come insegna Diotima a
Socrate (Platone, Simposio: 205 c), poetico tutto ci
che fa procedere qualcosa dallassenza alla presenza.
La nzione, dunque, non solo ci che si oppone
alla realt ma soprattutto ci che la completa, che la
rende vivibile, pienamente umana.
Questa funzione di completamento immagina-
rio della realt e dellidentit sociale e individuale
espressa dalla narrativa, come produzione di mondi
possibili, trova nella scrittura lo strumento rituale
(Cardona, 1991: 154) che permette di gestire il co-
smo, inteso come un mondo pienamente dotato di
senso. In questa prospettiva non solo il romanzo ma
anche la scrittura antropologica pu diventare una
forma di ri-scrittura della realt, di quella conosciuta
attraverso quella sconosciuta, di quella compiuta at-
traverso quella possibile.
5. METAFORE DEL DESIDERIO
5. 1. Antropologi, antropofagi e scrittori
La stretta relazione che intercorre tra antropologia e
letteratura si manifesta anche attraverso una serie di
concetti e metafore che sono stati utilizzati per carat-
terizzare questi due discorsi sulluomo e i loro rispet-
tivi locutori: lantropologo e lo scrittore.
Lesistenza stessa dellantropologia dimostra
quanto poco luomo sappia di s e quanto importan-
te sia la necessit di conoscere qualcosa di pi intor-
no al suo essere e al suo agire (Remotti, 2001: 3).
Ci che spinge luomo verso lAltro un desiderio
di completezza che si origina dalla percezione della
propria carenza biologica e conseguentemente cultu-
rale. Questo desiderio dellalterit (Remotti, 1993:
43), espresso dalla ricerca antropologica per far fron-
te alla nostra indeterminatezza ontologica, richiama
quel desiderio dellantica unit [che] ha per nome
Eros (Platone, Simposio: 191d-193a).
Eros, nel mito greco, glio di Poros (lingegno)
e di Pena (la povert), quindi alla base di ogni eros
(di ogni ricerca) vi il senso di una mancanza. Ma
nel caso delleros antropologico (ricerca dellaltro),
la pena da cui esso nasce particolarmente rilevan-
te: infatti pena, mancanza di umanit. Se questa
connessione genealogica dal lato materno ha senso
ed autentica, la ricerca antropologica prima ancora
di produrre un sapere dellaltro, denuncia una pro-
fonda, inquietante carenza del noi. Il noi che av-
via la ricerca antropologica si dimostra per ci stesso,
carente, bisognoso (Remotti, 1993: 43).
Ma questa povert che contraddistingue Eros
al contempo mitigata dalla natura paterna presente
nel demone, la capacit di cacciare, utilizzare le risorse
dellastuzia, ma soprattutto di ricercare la sapienza per
contrastare la sua naturale indigenza di origine mater-
na. La ricerca antropologica nella sua ansia di supera-
re questa indigenza, nel suo anelito al sapere, risolve
se stessa in unoperazione cannibalica e da antropo-
logia si fa antropofagia (Remotti, 1993: 51-52).
Tuttavia questo processo conoscitivo non fa
scomparire lAltro assimilandolo al Noi, ma semmai,
attraverso lAltro, modica il Noi. Completarci attra-
verso una maggiore comprensione di ci che siamo,
mediante un aumento di consapevolezza e di cono-
scenza, implica passare attraverso lAltro, compiere
quel giro pi lungo (Kluckhohn in Remotti, 1997:
13) che ci fa uscire da noi stessi e dai nostri costumi
per ritornarci con la consapevolezza dellesistenza an-
che di quelli degli altri.
Lantropofagia per anche una caratteristica
della scrittura letteraria, un costume di quegli scrittori
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che in funzione della loro arte utilizzano gli eventi e le
persone della vita come una fonte per le loro opere.
Secondo Vargas Llosa (2001: 50) lo scrittore un
avvoltoio (buitre) degli altri e di se stesso, una sorta di
cannibale (1990: 103) che si nutre della vita umana
con il ne di scrivere, un mostro che divora se stesso
come il catoblepa di Flaubert (Vargas Llosa, 1997: 27-
28). Laspetto antropofagico della letteratura fonda-
mentale per comprendere come lautore si nutra de-
gli altri per ricreare se stesso, le sue identit ttizie e
i mondi alternativi che fanno loro da cornice. Se per
il caso dellantropologia pu sembrare che la ricerca
e lassimilazione dellAltro siano operazioni di appro-
priazione quasi indebita dellalterit con il solo scopo
di migliorare la conoscenza di s, allo stesso modo si
potrebbe dire che lo scrittore, egoisticamente, sfrutta
la sua vita sociale vivendo parassitariamente ci che
per gli altri la vera vita.
Tuttavia se sappiamo che lantropologia ha uno
scopo diverso, e cio quello di essere un incontro di
saperi intorno allessere umano, per quanto riguar-
da la letteratura evidente la sua funzione sociale,
laspetto della condivisione del prodotto letterario
con il resto dei membri della societ. Lantisocialit
dello scrittore dipende dal suo modo di porsi nei
confronti degli eventi dellesistenza, che sono sempre
fonti possibili di creazione artistica, in quella partico-
lare posizione di osservatore che, intento a scrutare
gli altri e il mondo, rimane escluso dalla partecipazio-
ne alla vita, almeno nella maniera in cui viene con-
cepita dagli altri soggetti. La realt dello scrittore
un grande, immenso laboratorio allinterno del quale
pu sperimentare, come farebbe un chimico, la for-
mula per dare origine a nuove forme di vita, o piutto-
sto si potrebbe dire come un antropologo immagina-
rio intento a creare, per poterle meglio comprendere,
nuove forme di umanit.
Pare dunque che sia lo scrittore sia lantropologo
fondino le loro rispettive attivit su di un metodo di
ricerca che non altro che quella famosa osservazio-
ne partecipante che costituisce lelemento centrale e
caratterizzante di ogni ricerca etnograca. Il problema
epistemologico sollevato dallossimoro ha trovato un
suo parziale superamento, nelle scienze sociali, attra-
verso una classicazione dei livelli di partecipazione
del ricercatore allinterno dellosservazione. Tuttavia,
la contraddizione insita in questo approccio non
solo di tipo metodologico ma esistenziale, e cio il
fatto che per osservare gli eventi della vita, ci che
accade alle persone e il modo nel quale queste fanno
esperienza, necessario mantenere un certo distacco,
limitare il proprio coinvolgimento, giudicare le pro-
prie emozioni, come farebbe uno psicanalista con i
pensieri di un paziente. Ogni esperienza per lo scrit-
tore deve essere vissuta no in fondo, ma in modo da
poterla poi utilizzare letterariamente. Questa quel-
la mostruosit del creatore di cui parlava Flaubert
(Vargas Llosa, 1990: 104), condannato a una condi-
zione di un uomo che vive la vita senza parteciparvi,
che vive il suo presente pensando gi al futuro della
sua creazione, che assume la vita come compito per
la scrittura, il reale in funzione dellimmaginario.
Lantropologia per denizione il discorso
sulluomo, ma come si visto anche la letteratura ha
al centro delle sue trame gli esseri umani, tanto che
non si danno narrazioni senza personaggi (Marchese,
1990: 185). Ci che fanno gli antropologi scrivere
(Geertz, 1987: 58) e questo precisamente ci che
fanno anche gli scrittori, ma prima sia gli uni che gli
altri devono raccogliere il materiale che servir loro
alla stesura del testo osservando il mondo circostante
senza smettere per di partecipare a quella stessa vita
che vogliono descrivere. Romanzieri e antropologi
scrivono, si occupano delluomo, usano losserva-
zione partecipante ma soprattutto sono mossi da un
medesimo desiderio di alterit.
5. 2. Il viaggio antropologico e la
Wanderung romantica
In ogni ricerca presente lidea di un cammino, di una
via da percorrere, di un passaggio attraverso qualcosa
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(questi alcuni signicati delletimo poros) (Remotti,
1993: 44), di un viaggio verso lignoto con il preciso
intento di renderlo conoscibile. Ci che spinge alla
partenza il desiderio dellaltrove, di conoscere ci
che sta oltre il mare o le montagne per conquistarlo e
inserirlo nelle nostre mappe cognitive, ma anche un
desiderio di andare e attraversare il mondo per rico-
noscere il proprio volto in quello dellAltro. Questo
proprio ci che accade a certi personaggi della let-
teratura romantica come il Giacinto di Novalis che
abbandona lamata Fiorellin di Rosa per inseguire la
verit e che, dopo un lungo periplo, giunto nalmen-
te al cospetto di Iside, ne ritrover il volto proprio
sotto le sembianze della dea (Novalis, 1988).
Il viaggio antropologico implica un attraversa-
mento trasversale (Remotti, 1997) tra le culture, tra
esperienze e mondi diversi. Nonostante ogni viaggio
etnograco abbia un ne sempre parte di un pi
ampio percorso antropologico allinterno del quale
luomo ricerca se stesso. In questo senso anche il
viaggio degli antropologi una Wanderung: Per co-
lui che vuole arrivare, che mira alle cose ultime, le
terre che egli attraversa non esistono, conta solo la
meta: egli viaggia per arrivare, non per viaggiare. Il
viaggio muore cos durante il viaggio, nelle tappe che
lo avvicinano alla meta, e questa appare unesorcizza-
zione del movimento come lisola lo del mare. Nella
Wanderung romantica iniziano invece a tacere le sirene
del ritorno e della meta; quelli che per il viaggiatore
sono meri interluoghi, luoghi di transito, tappe, sta-
zioni, sono per il Wanderer tutto, mentre unombra
luttuosa grava per lui su tutto ci che compiuto.
questo interregno - senza per che il Regno venga -,
questa terra di nessuno prima delle cose ultime - senza
per che queste intervengano -, che costituisce lo spa-
zio della Wanderung. in questo spazio intermedio, in
cui sono crollati templi e oracoli, che il Wanderer trova
la sua patria, la vita (Collini, 1993: 7-8).
chiaro che se per lantropologo ha senso il
ne del viaggio, laltra cultura da studiare e il ritorno
in patria come momento della teoria, tuttavia il suo
cammino, nel suo signicato ultimo, non mai termi-
nato, un attraversamento continuo, un peregrina-
re tra costumi e culture per riuscire a comprendersi.
Nellavventura antropologica, come nella Wanderung
romantica, manca la dimensione del nostos in senso
escatologico, non c meta e non c ritorno perch
la meta un oltre irraggiungibile e ogni ritorno
una nuova partenza per ulteriori attraversamenti.
Dalla crisi della struttura del ritorno [...] nasce la
Wanderung come rottura della struttura triadica del
viaggio settecentesco formata da partenza/transito/
arrivo-ritorno (Collini, 1993: 8), ma con essa viene
meno anche ogni pretesa di senso, di quella circola-
rit tra linizio e la ne che contraddistingue ogni co-
noscenza romanzesca, ogni anagnorisis, ogni viaggio.
La Wanderung coincide con lo spazio innito del mare,
non-luogo come lo denisce Collini (1993), puro at-
traversamento, spazio senza scopo, senza meta, senza
direzione perch ogni direzione ogni meta e ogni sco-
po sono altrettanto possibili.
La Wanderung romantica, il peregrinare del
viandante, si oppone alla struttura del viaggio, che
prevede sempre o larrivo in qualche luogo o il ri-
torno a casa, e sembra presentare maggiori afnit
con il lavoro antropologico e con la letteratura. Se
certamente vero che da ogni viaggio etnograco c
sempre un ritorno a casa, un reinserimento nella pro-
pria cultura e se altrettanto vero che ogni romanzo
inizia e si chiude, nel senso almeno che nisce perch
non ci sono pi pagine da leggere, anche vero che
in termini generali sia il viaggio antropologico che
il viaggio letterario non niscono mai, ma ripartono
sempre alla ricerca dellAltro, di quelloltre dove pos-
siamo nalmente sperare di completare noi stessi.
Nella dissoluzione di questa struttura triadi-
ca possiamo individuare lessenza comune alla let-
teratura e allantropologia che assume i contorni
dellutopia. Se sostituiamo i vertici del triangolo let-
terario con i concetti propri dellantropologia possia-
mo schematizzare la struttura della ricerca sulluomo
come segue:
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Figura 3
Dove al lettore si sostituisce lantropologo come
soggetto desiderante, allautore - mediatore tra il
soggetto e loggetto - le differenti culture come mani-
festazioni concrete, raggiungibili, esperibili e rappre-
sentabili dellalterit, che a sua volta rimane come
termine ad quem, come sogno utopico sullo sfondo di
una ricerca interminabile che genera ogni ulteriore
ricerca possibile. Questa struttura triadica in realt,
a differenza di quella del viaggio, solo potenziale
perch lultimo lato del triangolo non percorribi-
le, corrisponde a rappresentazioni mitiche di luoghi
e popoli oltre il mondo conosciuto, unantropologia
immaginaria che coincide con i mondi possibili de-
lla letteratura. Il vertice rappresentato dalle culture si
prolunga generando uninnit di ulteriori triangoli,
di ulteriori attraversamenti, scritture e tappe di quella
che, al meno ontologicamente, continuer ad essere
una Wanderung senza ritorno.
Non c nessuna nostalgia del ritorno perch
non c nessun ritorno, almeno non nelle medesi-
me condizioni della partenza. Quando si giunge in
un luogo sconosciuto esso diventa immediatamen-
te parte di una realt concreta, una realt altra ma
pur sempre unoggettivazione degli inniti possibili
rappresentati dalla dimensione liminale del viag-
gio
12
, inteso come spazio intermedio dove tutto pu
12
Sul viaggio antropologico si veda Puccini (2001).
accadere, dove ogni strada diventa percorribile e
ogni scelta rimane aperta. La Wanderung ha a che fare
con linnito mentre il viaggio contraddistinto dal
limite e ogni arrivo una tappa che segna la ne del
cammino che ha portato n l. Il viaggio dominato
dalla struttura psicologica dellschaton, dallidea del-
la ne. Ma in termini mondani non c redenzione,
non c nessun ne ma solo la ne, quella morte
che implosione di ogni senso (Galimberti, 1999:
75). Una volta compiuto il deicidio
13
-e ogni scrittura
in fondo ne costituisce una sua rappresentazione- la
trascendenza non sar pi verticale ma puramente
orizzontale, un oltre solo geograco, storico, umano
che non rimanda pi a nulla di divino, un girovagare
senza speranza e senza meta.
Ritornare non signica mai chiudere il cerchio,
impadronirsi di un senso, ma solo una tappa per ri-
ordinare le idee, per sistemare i frammenti raccolti in
qualche labile e temporanea teoria prima di ripartire a
cercarne altri che rimettano tutto di nuovo in discus-
sione. Il luogo a cui si ritorna diventato sconosciuto
perch siamo in possesso di nuovi elementi che non
ci permettono pi di vederlo allo stesso modo. Casa
altrove, quellignoto verso cui ritornare quando sia-
mo assenti, ma anche loltre verso cui ci dirigiamo
per sentirci davvero a casa, come luogo abitabile per-
ch compiutamente provvisto di signicato. Un tale
luogo tuttavia non dato ma va sempre costruito,
solo un progetto e anche il passato, i luoghi familiari
del ritorno agognato, non sono pi familiari una vol-
ta lasciati perch sono intrisi della nostra assenza, di
incontri, parole e gesti dei quali non possiamo testi-
moniare, dai quali siamo esclusi e che tracciano storie
delle quali non facciamo pi parte.
Lassenza tuttavia la condizione della possibi-
lit, la solitudine, il naufragio nel mare delle storie.
Il trovarsi in mezzo tra due mondi senza abbando-
nare il proprio ma senza abbracciare il nuovo tipi-
ca dellantropologo sul campo, un essere affetto da
13
Sulla letteratura come deicidio si veda Vargas Llosa (1983: 190).
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disancoramento cronico, psicologicamente muti-
lato (Lvi-Strauss, 1996: 53) e proprio per questo
moderno prototipo delluomo platonico alla ricerca
del suo completamento. Il discorso sulluomo il di-
scorso della sua incompletezza.
Lassenza laltrove che spinge alla partenza, il
progetto che inizia con la percezione della mancan-
za e tende al suo superamento e al raggiungimento
della completezza. Lassenza tutto ci che non ,
tutto quello che non siamo e che proprio in virt del
suo non essere ancora ci determina come desiderio.
Allora il viaggio, quando tale, ha laspetto di una
parentesi, di una sospensione della vita ordinaria
(Jedlowski, 2000: 92), una condizione liminale tra
un punto di partenza e uno di arrivo durante la qua-
le viene abbandonata la realt conosciuta e vissuta
per affrontarne una alternativa. Nel viaggio, se da
un lato si afferma la propria identit al contatto con
quella degli altri si tende anche a rimetterla in discus-
sione, a perderla per ritrovarne unaltra.
Un viaggio come sosteneva Benjamin (1995:
248) fonte di storie, ma anche in grado di ridisegna-
re una storia, quella del viaggiatore. Sostare altrove
svela le condizioni della propria alterit, la possibilit
di essere altro da s, di trasgurarsi nel racconto che
sempre una reinvenzione della propria esistenza, un
ricostruire gli eventi in una trama che assume un sen-
so ogni volta diverso in relazione al proprio procede-
re verso se stessi. In quei non-luoghi che sono i treni
o gli aerei, capita di scambiare dei racconti con altre
persone, di parlare di s raggiungendo una certa in-
timit che non riusciremmo a instaurare con persone
che sappiamo di poter rivedere (Jedlowski, 2000: 89),
proprio perch ci sentiamo spogliati del nostro ruolo
abituale, sgravati da quellimmagine che gli altri, che
ci conoscono, hanno di noi. Ma pu capitare anche
il contrario, di cominciare a giocare con la propria
identit ngendo di essere ci che non si .
5. 3. Laltrove e la ne
Il desiderio dellAltro, che spinge lantropologo a stu-
diare le differenze culturali, le possibilit realizzate
da altri uomini, e che muove lo scrittore a costrui-
re mondi alternativi, per denizione inappagabile.
Lidentit incompleta e soggetta allincontro con
lAltro, la conoscenza antropologica un sapere aper-
to mai denitivo, mentre i mondi creati dagli scrittori
non riescono a rivaleggiare con la creazione divina.
Ogni opera necessariamente incompleta, unaspira-
zione verso una totalit utopica che nellimpossibilit
di realizzarsi genera frustrazione e senso di fallimen-
to (Vargas Llosa in Cano Gaviria, 1972: 96-97). Cos
anche il romanzo, che doveva essere la via verso la
redenzione della condizione umana dopo la morte di
Dio (Vargas Llosa, 1983: 190), non fa che riprodur-
re come in una mise en abyme il fallimento delluomo,
il suo scacco di fronte al suo senso dincompletezza.
Anche i personaggi dei romanzi gioiscono, soffrono,
vivono e muoiono e nonostante offrano alluomo rea-
le alternative di vita e maggiore consapevolezza circa
se stesso, nonostante lascino intravedere la dimensio-
ne del senso, ne ripropongono il tragico destino come
accade ai personaggi-lettori - come Emma Bovary -
che attraverso i libri cercano di sfuggire alle loro real-
t ttizie nendo tragicamente anche la loro vita.
Harry invece, lo scrittore morente delle Nevi del
Kilimangiaro di Hemingway, morir prima di aver re-
alizzato i suoi sogni, preferisce sprecare il suo talento
piuttosto che rischiare di fallire, invece di agire specu-
la ma luomo un essere che agisce che conduce la
sua vita (Gehlen, 1990: 55) e nellinazione questes-
sere non pu che morire: Ora non avrebbe mai pi
scritto le cose che aveva rimandato a quando avesse
avuto lesperienza sufciente per scriverle bene. Ecco,
cos non avrebbe nemmeno corso il rischio di fallire
nel tentativo. Forse non saresti mai stato capace di
scriverle, ed era per questo che le rimandavi e non ti
decidevi mai a cominciare. Be, ormai non lavrebbe
pi saputo (Hemingway, 1993: 58).
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Harry aveva distrutto il suo talento evitando
di usarlo, tradendo se stesso e le cose in cui crede-
va, bevendo tanto da smussare lacutezza delle sue
percezioni, lo aveva distrutto con la sua pigrizia,
con lindolenza e con lo snobismo, con lorgoglio e
col pregiudizio, con le buone e con le cattive. Ma
cosera? Un catalogo di vecchi libri? Cosera il suo
talento in ogni caso? Era talento, certo, ma invece di
sfruttarlo Harry vi aveva speculato su. Non era mai
quello che aveva fatto, ma sempre quello che poteva
fare (Hemingway, 1993: 64).
In questo caso non il destino a decidere ma
luomo che riuta di scegliere, lo scrittore che rinun-
cia alle vite possibili che potrebbe dargli la letteratu-
ra. Harry distrugge il suo talento, la sua capacit di
inventare storie; teme di fallire poich sa che ogni
scelta, sia pure quella di essere scrittore, di essere chi
pu vivere almeno immaginariamente tutte le vite
che vuole, rappresenta uno scacco, limpossibilit
di muoversi in qualunque altra direzione reale. La
vita sembra essere un congegno complesso per cui
allaprirsi di una porta si chiudono tutte le altre e c
chi preferisce contemplarle tutte senza aprirne nessu-
na aspettando la morte.
Hemingway non attese la ne ma la scelse nel
momento che ritenne pi opportuno quando co-
minci, come lImperatore Adriano ormai malato
di Marguerite Yourcenar, a rendersi conto di essere
giunto a quellet in cui la vita , per ogni uomo,
una scontta accettata e che molte zone della sua
vita erano diventate simili alle sale spoglie dun pa-
lazzo troppo vasto, che un proprietario decaduto ri-
nuncia ad occupare per intero (Yourcenar, 1988: 7).
Le possibilit si riducono e con esse lincertezza sul
proprio futuro e sulla propria sorte, il desiderio si fa
intollerabile e la ne desiderabile. La ne si congura
come lultimo ed unico altrove possibile, il desiderio
non spento ma la luce dei suoi molti oggetti non
pi visibile, loscurit totale e il desiderio non tro-
vando altri oggetti, attratto, vi si perde.
Questa pulsione di morte che tende al ripristi-
no della condizione inorganica (Brooks, 1995: 56),
di quellunit che precede la lacerazione organica
(Freud, 1977) contraddistingue anche il desiderio
narrativo [che] in fondo desiderio della ne (Brooks,
1995: 57). La vita, come la trama romanzesca, non
privata di senso da quellassenza onnipresente che
la morte perch questa soltanto le dona signicato
chiudendola e dandole senso compiuto con la ne,
infatti una narrazione interminabile sarebbe per noi
frustrante, anche se ci rendiamo conto che ogni con-
clusione articiale(Brooks, 1995: 25).
E tuttavia il desiderio lopposto della morte
come dice Blanche Dubois, in Un tram che si chiama de-
siderio di Tennessee Williams. Ma questo desiderio
il sesso, la poesia, lalcol e i sogni di gentiluomini ine-
sistenti e di una vita passata e ormai irrecuperabile,
un tram che porta ai Campi Elisi ma solo attraverso
un altro tram che si chiama Cimitero e alla ne ci
che rimarr non sar che il paradiso articiale della
follia dove avviene la denitiva trasgurazione della
realt nel desiderio: la gentilezza di uno sconosciuto,
di un uomo in grado di riconoscere nalmente la po-
esia propria di ogni singola esistenza umana.
Il desiderio che anima luomo come tensione al
superamento della frammentariet, al completamen-
to di una natura mancante possiede la stessa strut-
tura dellutopia, di un luogo irraggiungibile, di una
temporalit irrealizzabile, di un paradiso terreno che
assume i contorni di una societ giusta ed egualitaria
- come nel sogno di una Flora Tristn - o di unarte
selvaggia che anela a ritrovare ledenica unit indif-
ferenziata tra uomo e natura - come nellesotismo di
un Paul Gauguin - di un paradiso che si trova sempre
altrove:
Es aqu el Paraso?
No, en la otra esquina, seor, pregunte all
Vargas Llosa, El Paraso en la otra esquina
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RESUM
El text analitza les relacions entre lantropologia i la literatura
a partir duna distinci entre Antropologia literria i Antro-
pologia de la literatura, per proposar a continuaci un model
teric per a lestudi de la narrativa des duna perspectiva
antropolgica. Lestructura del desig mimtic elaborada per
Ren Girard serveix de fonament per a la determinaci de
lestructura comuna entre literatura i antropologia que, se-
gons el punt de vista aqu proposat, es funda en una recerca
dalteritat generada per la incompletesa biolgica de lhome
i per la seva indeterminabilitat ontolgica. Finalment, el
concepte de la Wanderung romntica, en oposici al model
del viatge, s presentat com una metfora per demostrar
lntima relaci entre les dues disciplines i la seva essncia
comuna.
[ANTROPOLOGiA, LITERATURA, DESIG,
ALTERITAT, WANDERUNG]
RESUMEN
El texto analiza las relaciones entre antropologa y litera-
tura a partir de una distincin entre Antropologa literaria
y Antropologa de la literatura, proponiendo sucesivamente
un modelo terico para el estudio de la narrativa desde una
perspectiva antropolgica. La estructura del deseo mimtico
elaborada por Ren Girard sirve de fundamento para deter-
minar la estructura comn subyacente a la literatura y a la
antropologa que, segn el enfoque aqu propuesto, radica
en una bsqueda de alteridad generada por la incompletitud
biolgica del hombre y por su indeterminacin ontolgica.
Finalmente, el concepto de la Wanderung romntica, en
oposicin al modelo del viaje, sirve como metfora para
demostrar la ntima relacin entre ambas disciplinas y su
esencia comn.
[ANTROPOLOGA, LITERATURA, DESEO,
ALTERIDAD, WANDERUNG]
ABSTRACT
The text analyzes the relationships between anthropology
and literature. It begins by presenting a distinction between
Literary Anthropology and Anthropology of Literature and it
continues proposing a theoretical pattern for the study of
narrative from an anthropological point of view. The struc-
ture of mimetic desire elaborated by Ren Girard works as
a basis to determine the common structure underlying both
literature and anthropology. The text proposes that such a
structure is based on a pursuit of otherness generated by
the mans biological incompleteness and ontological inde-
termination. The last part of the essay presents the concept
of romantic Wanderung, in opposition to the model of jour-
ney, as a metaphor to demonstrate the close relationship
between both disciplines and their common essence.
[ANTHROPOLOGY, LITERATURE, DESIRE,
OTHERNESS, WANDERUNG]