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Biografia - lettere

Sant' Ignazio di Antiochia 1




Sant' Ignazio di Antiochia
Vescovo e martire

17 ottobre
m. 107 circa

Memoria di sant'Ignazio, vescovo e martire, che, discepolo di san Giovanni Apostolo,
resse per secondo dopo san Pietro la Chiesa di Antiochia. Condannato alle fiere sotto
l'imperatore Traiano, fu portato a Roma e qui coronato da un glorioso martirio: durante il
viaggio, mentre sperimentava la ferocia delle guardie, simile a quella dei leopardi, scrisse
sette lettere a Chiese diverse, nelle quali esortava i fratelli a servire Dio in comunione con i
vescovi e a non impedire che egli fosse immolato come vittima per Cristo.
Sant'Ignazio di Antiochia, detto il Teoforo ( Roma, 107), stato un vescovo, teologo, martire e padre
della Chiesa ellenista. Fu il secondo successore di Pietro come vescovo di Antiochia di Siria, dal 70 a
circa 107, data del suo martirio.
Fu il terzo vescovo di Antiochia, in Siria, terza metropoli del mondo antico dopo Roma e Alessandria
d'Egitto e di cui san Pietro era stato il primo vescovo. Non era cittadino romano, e pare che non fosse
nato cristiano, convertendosi in et non pi giovanissima. Mentre era vescovo ad Antiochia,
l'Imperatore Traiano dette inizio alla sua persecuzione. Arrestato e condannato, Ignazio fu condotto,
in catene, da Antiochia a Roma dove si allestivano feste in onore dell'Imperatore e i cristiani
dovevano servire da spettacolo, nel circo, sbranati dalle belve. Durante il viaggio da Antiochia a
Roma, Ignazio scrisse sette lettere, in cui raccomandava di fuggire il peccato, di guardarsi dagli errori
degli Gnostici, di mantenere l'unit della Chiesa. Di un'altra cosa poi si raccomandava, soprattutto ai
cristiani di Roma: di non intervenire in suo favore e di non salvarlo dal martirio. Nell'anno 107 fu
dunque sbranato dalle belve verso le quali dimostr grande tenerezza. Accarezzatele " scriveva "
affinch siano la mia tomba e non faccian restare nulla del mio corpo, e i miei funerali non siano a
carico di nessuno. (Avvenire)
Etimologia: Ignazio = di fuoco, igneo, dal latino
Emblema: Bastone pastorale, Palma
Martirologio Romano: Memoria di santIgnazio, vescovo e martire, che, discepolo di san Giovanni
Apostolo, resse per secondo dopo san Pietro la Chiesa di Antiochia. Condannato alle fiere sotto
limperatore Traiano, fu portato a Roma e qui coronato da un glorioso martirio: durante il viaggio,
mentre sperimentava la ferocia delle guardie, simile a quella dei leopardi, scrisse sette lettere a
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Chiese diverse, nelle quali esortava i fratelli a servire Dio in comunione con i vescovi e a non
impedire che egli fosse immolato come vittima per Cristo.
Dalla data del 1 febbraio, la memoria di Sant'Ignazio Martire stata riportata ad oggi, data
tradizionale del suo martirio, dal nuovo Calendario ecclesiastico, che la prescrive come obbligatoria
per tutta la Chiesa.
Sant'Ignazio fu il terzo Vescovo di Antiochia, in Siria, cio della terza metropoli del mondo antico
dopo Roma e Alessandria d'Egitto.
Lo stesso San Pietro era stato primo Vescovo di Antiochia, e Ignazio fu suo degno successore: un
pilastro della Chiesa primitiva cos come Antiochia era uno dei pilastri del mondo antico.
Non era cittadino romano, e pare che non fosse nato cristiano, e che anzi si convertisse assai tardi.
Ci non toglie che egli sia stato uomo d'ingegno acutissimo e pastore ardente di zelo. I suoi discepoli
dicevano di lui che era " di fuoco ", e non soltanto per il nome, dato che ignis in latino vuol dire
fuoco.
Mentre era Vescovo ad Antiochia, l'Imperatore Traiano dette inizio alla sua persecuzione, che priv
la Chiesa degli uomini pi in alto nella scala gerarchica e pi chiari nella fama e nella santit.
Arrestato e condannato ad bestias, Ignazio fu condotto, in catene, con un lunghissimo e penoso
viaggio, da Antiochia a Roma dove si allestivano feste in onore dell'Imperatore vittorioso nella Dacia
e i Martiri cristiani dovevano servire da spettacolo, nel circo, sbranati e divorati dalle belve.
Durante il suo viaggio, da Antiochia a Roma, il Vescovo Ignazio scrisse sette lettere, che sono
considerate non inferiori a quelle di San Paolo: ardenti di misticismo come quelle sono sfolgoranti di
carit. In queste lettere, il Vescovo avviato alla morte raccomandava ai fedeli di fuggire il peccato; di
guardarsi dagli errori degli Gnostici; soprattutto di mantenere l'unit della Chiesa.
D'un'altra cosa poi si raccomandava, scrivendo particolarmente ai cristiani di Roma: di non
intervenire in suo favore e di non tentare neppure di salvarlo dal martirio.
"lo guadagnerei un tanto - scriveva - se fossi in faccia alle belve, che mi aspettano. Spero di trovarle
ben disposte. Le accarezzerei, anzi, perch mi divorassero d'un tratto, e non facessero come a
certuni, che han timore di toccarli: se manifestassero queste intenzioni, io le forzerei ".
E a chi s'illudeva di poterlo liberare, implorava: " Voi non perdete nulla, ed io perdo Iddio, se riesco a
salvarmi. Mai pi mi capiter una simile ventura per riunirmi a Lui. Lasciatemi dunque immolare,
ora che l'altare pronto! Uniti tutti nel coro della carit, cantate: Dio s' degnato di mandare
dall'Oriente in Occidente il Vescovo di Siria! ".
Infine prorompeva in una di quelle immagini che sono rimaste famose nella storia dei Martiri: "
Lasciatemi essere il nutrimento delle belve, dalle quali mi sar dato di godere Dio. lo sono frumento
di Dio. Bisogna che sia macinato dai denti delle belve, affinch sia trovato puro pane di Cristo ".
E, giunto a Roma, nell'anno 107, il Vescovo di Antiochia fu veramente " macinato " dalle innocenti
belve del Circo, per le quali il Martire trov espressioni di una insolita tenerezza e poesia: "
Accarezzatele, scriveva infatti, affinch siano la mia tomba e non faccian restare nulla del mio corpo,
e i miei funerali non siano a carico di nessuno ".
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Biografia
Eusebio di Cesarea, storico della Chiesa vissuto nel IV secolo, dedica un intero capitolo della sua
Storia Ecclesiastica alla vita e all'opera letteraria di Ignazio:
Dalla Siria Ignazio fu mandato a Roma per essere gettato in pasto alle belve, a causa
della testimonianza da lui resa a Cristo. Compiendo il suo viaggio attraverso l'Asia, sotto la
custodia severa delle guardie[1], nelle singole citt dove sostava, con prediche e
ammonizioni, andava rinsaldando le Chiese; soprattutto esortava, col calore pi vivo, di
guardarsi dalle eresie, che allora cominciavano a pullulare, e raccomandava di non
staccarsi dalla tradizione apostolica.
(3,36,3-4)
La prima tappa del viaggio di Ignazio verso il martirio fu la citt di Smirne, dove era Vescovo san
Policarpo, discepolo di san Giovanni Evangelista. Qui Ignazio scrisse quattro lettere, rispettivamente
alle Chiese di Efeso, di Magnesia, di Tralli e di Roma.
Dice ancora Eusebio che, "partito da Smirne, Ignazio venne a Troade, e di l sped nuove lettere".
Due di tali lettere sono alle Chiese di Filadelfia e di Smirne, e una al Vescovo Policarpo. Eusebio
completa cos l'elenco delle lettere che sono giunte a noi.
Finalmente da Troade il martire giunse a Roma, dove, nell'Anfiteatro Flavio, venne dato in pasto alle
bestie feroci.

Stile e contenuto delle lettere
Ignazio tra le principali personalit della Chiesa nascente.
I testi delle lettere di Ignazio lasciano trasparire tutta la freschezza della fede della generazione che
ancora aveva conosciuto gli Apostoli.
Nessun Padre della Chiesa ha espresso con l'intensit di Ignazio l'anelito all'unione con Cristo e alla
vita in Lui.
Confluiscono in Ignazio due correnti spirituali: quella di Paolo, tutta tesa all'unione con Cristo, e
quella di Giovanni, concentrata sulla vita in Lui. A loro volta, queste due correnti sfociano
nell'imitazione di Cristo, pi volte proclamato da Ignazio come "il mio" o "il nostro Dio".
Ignazio supplica i cristiani di Roma di non impedire il suo martirio, perch impaziente di
"congiungersi con Ges Cristo". E spiega:
bello per me morire andando verso (eis in greco) Ges Cristo, piuttosto che regnare sino
ai confini della terra. Cerco Lui, che morto per me, voglio Lui, che risorto per noi. (..)
Lasciate che io sia imitatore della Passione del mio Dio!
(Lettera di Ignazio ai Romani, 5-6)
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Si pu cogliere in queste espressioni brucianti d'amore lo spiccato realismo cristologico tipico della
Chiesa di Antiochia, pi che mai attento all'incarnazione del Figlio di Dio e alla sua vera e concreta
umanit: Ges Cristo, scrive Ignazio agli Smirnesi, " realmente dalla stirpe di Davide", "realmente
nato da una vergine", "realmente fu inchiodato per noi" (1,1).
L'irresistibile tensione di Ignazio verso l'unione con Cristo fonda una vera e propria mistica
dell'unit. Egli stesso si definisce "un uomo al quale affidato il compito dell'unit" (Ai Filadelfiesi,
8,1). Per Ignazio l'unit anzitutto una prerogativa di Dio che, esistendo in tre Persone, Uno in
assoluta unit. Egli ripete spesso che Dio unit, e che solo in Dio essa si trova allo stato puro e
originario.
Per Ignazio l'unit da realizzare su questa terra da parte dei cristiani si configura come l'imitazione, il
pi possibile conforme, del suo archetipo divino. In questo modo egli giunge a elaborare una visione
della Chiesa che richiama da vicino alcune espressioni della Lettera ai Corinti di Clemente Romano:
bene per voi procedere insieme d'accordo col pensiero del Vescovo, cosa che gi fate.
Infatti il vostro collegio dei presbiteri, giustamente famoso, degno di Dio, cos
armonicamente unito al Vescovo come le corde alla cetra. Per questo nella vostra
concordia e nel vostro amore sinfonico Ges Cristo cantato. E cos voi, ad uno ad uno,
diventate coro, affinch nella sinfonia della concordia, dopo aver preso il tono di Dio
nell'unit, cantiate a una sola voce.
(Lettera ai cristiani di Efeso, 4,1-2)
Dopo aver raccomandato agli Smirnesi di non "intraprendere nulla di ci che riguarda la Chiesa
senza il Vescovo" (8,1), confida a Policarpo:
Io offro la mia vita per quelli che sono sottomessi al Vescovo, ai presbiteri e ai diaconi.
Possa io con loro avere parte con Dio. Lavorate insieme gli uni per gli altri, lottate insieme,
correte insieme, soffrite insieme, dormite e vegliate insieme come amministratori di Dio,
suoi assessori e servi. Cercate di piacere a Colui per il quale militate e dal quale ricevete la
mercede. Nessuno di voi sia trovato disertore. Il vostro Battesimo rimanga come uno
scudo, la fede come un elmo, la carit come una lancia, la pazienza come un'armatura.
(6,1-2)
Le Lettere di Ignazio si muovono all'interno di una dialettica costante e feconda tra due aspetti
caratteristici della vita cristiana:
da una parte la struttura gerarchica della comunit ecclesiale;
dall'altra l'unit fondamentale che lega fra loro tutti i fedeli in Cristo.
Di conseguenza, i ruoli ecclesiali non si possono contrapporre. Al contrario, l'insistenza sulla
comunione dei credenti tra loro e con i propri pastori continuamente riformulata attraverso
eloquenti immagini e analogie: la cetra, le corde, l'intonazione, il concerto, la sinfonia. evidente la
responsabilit peculiare dei Vescovi, dei presbiteri e dei diaconi nell'edificazione della comunit.
Vale anzitutto per loro l'invito all'amore e all'unit. "Siate una cosa sola", scrive Ignazio ai Magnesi,
riprendendo la preghiera di Ges nell'Ultima Cena:
Un'unica supplica, un'unica mente, un'unica speranza nell'amore. (..) Accorrete tutti a
Ges Cristo come all'unico tempio di Dio, come all'unico altare: Egli uno, e procedendo
dall'unico Padre, rimasto a Lui unito, e a Lui ritornato nell'unit.
(7,1-2)
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Ignazio, per primo nella letteratura cristiana, attribuisce alla Chiesa l'aggettivo cattolica, cio
universale: "Dove Ges Cristo, l la Chiesa cattolica" (agli Smirnesi, 8,2). Nel servizio di unit alla
Chiesa cattolica, la comunit cristiana di Roma esercita una sorta di primato nell'amore:
In Roma essa presiede degna di Dio, venerabile, degna di essere chiamata beata. (..)
Presiede alla carit, che ha la legge di Cristo e porta il nome del Padre.
(Ai Romani, prologo)
Ignazio il dottore dell'unit:
unit di Dio e unit di Cristo, a dispetto delle varie eresie che iniziavano a circolare e
che dividevano l'uomo e Dio in Cristo;
unit della Chiesa, unit dei fedeli "nella fede e nella carit, delle quali non vi nulla di
pi eccellente" (agli Smirnesi, 6,1).
Il realismo di Ignazio invita i fedeli a una sintesi progressiva tra:
configurazione a Cristo: unione con Lui, vita in Lui;
e dedizione alla sua Chiesa: unit con il Vescovo, servizio generoso alla comunit e al
mondo.
La lettera di Ignazio ai cristiani di Tralli contiene un'esortazione valida ancora ai nostri giorni:
Amatevi l'un l'altro con cuore non diviso. Il mio spirito si offre in sacrificio per voi, non
solo ora, ma anche quando avr raggiunto Dio. (..) In Cristo possiate essere trovati senza
macchia.
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BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoled, 14 marzo 2007
SantIgnazio dAntiochia
Cari fratelli e sorelle,
nel nostro nuovo ciclo di catechesi appena iniziato stiamo passando in rassegna le principali
personalit della Chiesa nascente. La scorsa settimana abbiamo parlato di Papa Clemente I, terzo
Successore di san Pietro. Oggi parliamo di santIgnazio, che stato il terzo Vescovo di Antiochia, dal
70 al 107, data del suo martirio. In quel tempo Roma, Alessandria e Antiochia erano le tre grandi
metropoli dellImpero romano. Il Concilio di Nicea parla di tre primati: ovviamente, quello di Roma,
ma vi erano poi anche Alessandria e Antiochia che vantavano un loro primato. SantIgnazio, come s
detto, era Vescovo di Antiochia, che oggi si trova in Turchia. Qui, in Antiochia, come sappiamo dagli
Atti degli Apostoli, sorse una comunit{ cristiana fiorente: primo Vescovo ne fu lapostolo Pietro cos
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ci dice la tradizione , e l per la prima volta i discepoli furono chiamati cristiani (At 11,26). Eusebio di
Cesarea, uno storico del IV secolo, dedica un intero capitolo della sua Storia Ecclesiastica alla vita e
allopera letteraria di Ignazio (3,36). Dalla Siria, egli scrive, Ignazio fu mandato a Roma per essere
gettato in pasto alle belve, a causa della testimonianza da lui resa a Cristo. Compiendo il suo viaggio
attraverso lAsia, sotto la custodia severa delle guardie [che lui chiama dieci leopardi nella sua
Lettera ai Romani 5,1], nelle singole citt dove sostava, con prediche e ammonizioni, andava
rinsaldando le Chiese; soprattutto esortava, col calore pi vivo, di guardarsi dalle eresie, che allora
cominciavano a pullulare, e raccomandava di non staccarsi dalla tradizione apostolica (3,36,3-4). La
prima tappa del viaggio di Ignazio verso il martirio fu la citt di Smirne, dove era Vescovo san
Policarpo, discepolo di san Giovanni. Qui Ignazio scrisse quattro lettere, rispettivamente alle Chiese di
Efeso, di Magnesia, di Tralli e di Roma. Partito da Smirne, prosegue Eusebio, Ignazio venne a
Troade, e di l sped nuove lettere: due alle Chiese di Filadelfia e di Smirne, e una al Vescovo Policarpo.
Eusebio completa cos lelenco delle lettere, che sono giunte a noi come un prezioso tesoro. Leggendo
questi testi si sente la freschezza della fede della generazione che ancora aveva conosciuto gli Apostoli.
Si sente anche in queste lettere lamore ardente di un Santo. Finalmente da Troade il martire giunse a
Roma, dove, nellAnfiteatro Flavio, venne dato in pasto alle bestie feroci.
Nessun Padre della Chiesa ha espresso con lintensit{ di Ignazio lanelito allunione con Cristo e alla
vita in Lui. Perci abbiamo letto il brano evangelico sulla vigna, che secondo il Vangelo di Giovanni
Ges. In realt{, confluiscono in Ignazio due correnti spirituali: quella di Paolo, tutta tesa allunione
con Cristo, e quella di Giovanni, concentrata sulla vita in Lui. A loro volta, queste due correnti sfociano
nellimitazione di Cristo, pi volte proclamato da Ignazio come il mio o il nostro Dio. Cos Ignazio
supplica i cristiani di Roma di non impedire il suo martirio, perch impaziente di congiungersi con
Ges Cristo. E spiega: E bello per me morire andando verso (eis) Ges Cristo, piuttosto che regnare
sino ai confini della terra. Cerco Lui, che morto per me, voglio Lui, che risorto per noi ... Lasciate che
io sia imitatore della Passione del mio Dio! (Romani 5-6). Si pu cogliere in queste espressioni
brucianti damore lo spiccato realismo cristologico tipico della Chiesa di Antiochia, pi che mai
attento allincarnazione del Figlio di Dio e alla sua vera e concreta umanit{: Ges Cristo, scrive Ignazio
agli Smirnesi, realmente dalla stirpe di Davide, realmente nato da una vergine, realmente fu
inchiodato per noi (1,1).
Lirresistibile tensione di Ignazio verso lunione con Cristo fonda una vera e propria mistica
dellunit{. Egli stesso si definisce un uomo al quale affidato il compito dellunit{ (Filadelfiesi 8,1).
Per Ignazio lunit{ anzitutto una prerogativa di Dio che, esistendo in tre Persone, Uno in assoluta
unit. Egli ripete spesso che Dio unit, e che solo in Dio essa si trova allo stato puro e originario.
Lunit{ da realizzare su questa terra da parte dei cristiani non altro che unimitazione, il pi possibile
conforme allarchtipo divino. In questo modo Ignazio giunge a elaborare una visione della Chiesa, che
richiama da vicino alcune espressioni della Lettera ai Corinti di Clemente Romano. E bene per voi,
scrive per esempio ai cristiani di Efeso, procedere insieme daccordo col pensiero del Vescovo, cosa che
gi fate. Infatti il vostro collegio dei presbiteri, giustamente famoso, degno di Dio, cos
armonicamente unito al Vescovo come le corde alla cetra. Per questo nella vostra concordia e nel
vostro amore sinfonico Ges Cristo cantato. E cos voi, ad uno ad uno, diventate coro, affinch nella
sinfonia della concordia, dopo aver preso il tono di Dio nellunit{, cantiate a una sola voce (4,1-2). E
dopo aver raccomandato agli Smirnesi di non intraprendere nulla di ci che riguarda la Chiesa senza il
Vescovo (8,1), confida a Policarpo: Io offro la mia vita per quelli che sono sottomessi al Vescovo, ai
presbiteri e ai diaconi. Possa io con loro avere parte con Dio. Lavorate insieme gli uni per gli altri,
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lottate insieme, correte insieme, soffrite insieme, dormite e vegliate insieme come amministratori di
Dio, suoi assessori e servi. Cercate di piacere a Colui per il quale militate e dal quale ricevete la
mercede. Nessuno di voi sia trovato disertore. Il vostro Battesimo rimanga come uno scudo, la fede
come un elmo, la carit{ come una lancia, la pazienza come unarmatura (6,1-2).
Complessivamente si pu cogliere nelle Lettere di Ignazio una sorta di dialettica costante e feconda tra
due aspetti caratteristici della vita cristiana: da una parte la struttura gerarchica della comunit
ecclesiale, e dallaltra lunit{ fondamentale che lega fra loro tutti i fedeli in Cristo. Di conseguenza, i
ruoli non si possono contrapporre. Al contrario, linsistenza sulla comunione dei credenti tra loro e con
i propri pastori continuamente riformulata attraverso eloquenti immagini e analogie: la cetra, le
corde, lintonazione, il concerto, la sinfonia. E evidente la responsabilit{ peculiare dei Vescovi, dei
presbiteri e dei diaconi nelledificazione della comunit{. Vale anzitutto per loro linvito allamore e
allunit{. Siate una cosa sola, scrive Ignazio ai Magnesi, riprendendo la preghiera di Ges nellUltima
Cena: Ununica supplica, ununica mente, ununica speranza nellamore ... Accorrete tutti a Ges
Cristo come allunico tempio di Dio, come allunico altare: Egli uno, e procedendo dallunico Padre,
rimasto a Lui unito, e a Lui ritornato nellunit{ (7,1-2). Ignazio, per primo nella letteratura cristiana,
attribuisce alla Chiesa laggettivo cattolica, cio universale: Dove Ges Cristo, egli afferma, l
la Chiesa cattolica (Smirnesi 8,2). E proprio nel servizio di unit alla Chiesa cattolica, la comunit
cristiana di Roma esercita una sorta di primato nellamore: In Roma essa presiede degna di Dio,
venerabile, degna di essere chiamata beata ... Presiede alla carit, che ha la legge di Cristo e porta il
nome del Padre (Romani, prologo).
Come si vede, Ignazio veramente il dottore dellunit{: unit{ di Dio e unit{ di Cristo (a dispetto delle
varie eresie che iniziavano a circolare e dividevano luomo e Dio in Cristo), unit{ della Chiesa, unit{ dei
fedeli nella fede e nella carit, delle quali non vi nulla di pi eccellente (Smirnesi 6,1). In definitiva, il
realismo di Ignazio invita i fedeli di ieri e di oggi, invita noi tutti a una sintesi progressiva tra
configurazione a Cristo (unione con Lui, vita in Lui) e dedizione alla sua Chiesa (unit con il Vescovo,
servizio generoso alla comunit e al mondo). Insomma, occorre pervenire a una sintesi tra comunione
della Chiesa allinterno di s e missione-proclamazione del Vangelo per gli altri, fino a che attraverso
una dimensione parli laltra, e i credenti siano sempre pi nel possesso di quello Spirito indiviso, che
Ges Cristo stesso (Magnesi 15).
Implorando dal Signore questa grazia di unit, e nella convinzione di presiedere alla carit di tutta la
Chiesa (cfr Romani, prologo), rivolgo a voi lo stesso augurio che conclude la lettera di Ignazio ai
cristiani di Tralli: Amatevi lun laltro con cuore non diviso. Il mio spirito si offre in sacrificio per voi,
non solo ora, ma anche quando avr raggiunto Dio ... In Cristo possiate essere trovati senza macchia
(13). E preghiamo affinch il Signore ci aiuti a raggiungere questa unit e ad essere trovati finalmente
senza macchia, perch lamore che purifica le anime.
# Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
Padri Apostolici

una serie di scritti in cui cogliamo sul vivo, attraverso scrittori differentissimi
provenienti da chiese diverse, il graduale adattarsi del cristianesimo al mondo circostante e
la sua sorprendente diffusione, con tutti i problemi cui essa diede origine: dai problemi
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Sant' Ignazio di Antiochia 8

pratici dell'organizzazione ecclesiastica, della preghiera, del rito, dei rapporti con il
giudaismo e con il mondo greco-romano alla penitenza, dai doveri morali del cristiano alla
difesa contro le accuse rivolte alla nuova religione.
(Alberto Pincherle, 1929, online)
L'espressione Padri Apostolici indica comunemente quegli autori cristiani risalenti alla cosiddetta
epoca sub-apostolica, cio tra la fine del I secolo e la prima met del II[1], cio immediatamente
seguente a quella apostolica (I secolo); per estensione l'espressione indica anche i loro scritti. Si usano
anche le espressioni letteratura subapostolica, scritti dei padri apostolici e scritti apostolici.
I loro scritti sono redatti in greco.
La dicitura Padri Apostolici non si riferisce al fatto che essi rientrano nel novero degli Apostoli, quanto
al fatto che essi aderiscono strettamente alla predicazione degli Apostoli.
Storia dell'espressione

L'espressione Padri Apostolici compare per la prima volta nel teologo francese Jean Baptiste Cotelier
(1626-1686) nell'opera Patres aevi apostolici[2] riferita precisamente a Barnaba, San Clemente
Romano, Sant'Ignazio d'Antiochia, San Policarpo di Smirne e l'autore del Pastore d'Erma.
Nel secolo seguente Andrea Gallandi[3] vi aggiunse San Papia di Gerapoli e l'autore della Lettera a
Diogneto. Nel XIX secolo, poi, Filoteo Bryennios[4] vi aggiunse l'autore la Didach che aveva appena
scoperto.

Gli scritti e i loro autori

Gli scritti dei Padri Apostolici sono i seguenti:
Didach (90-100)
Prima lettera di Clemente ( 101)
Lettere di Sant'Ignazio d'Antiochia ( 107)
o Lettera di Sant'Ignazio agli Efesini
o Lettera di Sant'Ignazio ai Magnesi
o Lettera di Sant'Ignazio ai Tralliani
o Lettera di Sant'Ignazio ai Romani
o Lettera di Sant'Ignazio ai Filadelfesi
o Lettera di Sant'Ignazio agli Smirnesi
o Lettera di Sant'Ignazio a Policarpo
Lettere e Martirio di San Policarpo di Smirne ( 156)
o Prima Lettera di San Policarpo ai Filippesi
o Seconda Lettera di San Policarpo ai Filippesi
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Sant' Ignazio di Antiochia 9

o Martirio di san Policarpo

Frammmenti di Papia di Gerapoli (130 ca.)
Lettera di Barnaba
Omelia dello pseudo-Clemente
[5]

Pastore d'Erma (140-155)
Lettera a Diogneto (II secolo)

Elementi comuni

Gli scritti dei Padri Apostolici usano un linguaggio semplice e comprensibile: scrivono per i
cristiani, seguendo la Parola di Dio, che i loro ascoltatori conoscono e ai quali si rivolgono come a
fratelli di fede. Tengono in grande importanza la Bibbia, che per loro - anche l'Antico Testamento -
il libro del Cristo.
Non presentano una esposizione metodica, organica e completa della dottrina cristiana: non
effettuano grandi costruzioni filosofiche o grandi ragionamenti; le loro riflessioni attingono
all'esperienza di ogni giorno.
Alcuni di questi scritti furono scritti quando ancora non era completo il Nuovo Testamento: la
Didach fu scritta prima dell'Apocalisse e prima che fosse terminato il Quarto Vangelo; anche la
Prima Lettera di Clemente e forse anche l'Epistola di Barnaba furono composte quando Giovanni
scriveva l'Apocalisse e il suo Vangelo.
Tutti questi scritti conoscono, subendone l'influenza, gli scritti di San Paolo e la tradizione orale
evangelica. Papia di Gerapoli - lo sappiamo da un suo frammento - mette in rilievo la grande
importanza della tradizione orale dei Vangeli.
Vi si avverte una forte nostalgia della presenza fisica del Signore Risorto.

Importanza

Gli scritti di questi autori non fanno parte del canone biblico. Tuttavia, a differenza di molti testi
apocrifi, nei primi secoli godettero di una notevole fortuna, al punto che alcuni di essi sono
contenuti anche in antichi manoscritti della Bibbia (p.es. Codex Sinaiticus e Codex Vaticanus).
Per gli autori cristiani antichi i Padri Apostolici costituiscono il primo patrimonio della tradizione.
Per San Basilio Magno essi hanno chiarito una volta per tutte principi che sono nozioni comuni.[6]
Anche in epoca contemporanea i Padri Apostolici rivestono un notevole valore, sia per l'elevato
livello delle parenesi (esortazioni) in essi contenute, sia per lo studio della vita e della storia della
Chiesa delle origini.
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Sant' Ignazio di Antiochia 10

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Antiochia di Siria
Antiochia di Siria (in turco Antakya; inarabo: , Antkiyyah) una citt{ della Turchia, sulle rive
del fiume Oronte, poco lontana dalla sua foce nella parte nord-orientale del Mare Mediterraneo e
poco distante dalla frontiera con la odierna Siria. la capitale della provincia Hatay e conta 139.000
abitanti (2001); essa anche un importante sito archeologico.
Anticamente fu una delle pi grandi metropoli del mondo antico, a partire almeno dall'epoca
ellenistica quando, con Roma e Alessandria d'Egitto, rappresentava uno dei pi grandi centri
commerciali e culturali del mondo antico.

Storia
Fu fondata all'incirca nel 300 a.C. da Seleuco I Nicatore, uno dei generali di Alessandro Magno, e per
pi di due secoli fu la capitale del Regno dei Seleucidi.
Nel 64 a.C. Pompeo conquist la regione e costitu la provincia romana della Siria; di essa Antiochia
divenne la capitale.
La citt dal 47 al 55 circa vide le prime predicazioni cristiane dell'apostolo delle genti, Paolo di Tarso.
Dei luoghi della predicazione di Pietro e Paolo rimasta la grotta che, secondo la tradizione, li
vedeva radunarsi per la celebrazione dell'eucaristia.
Il Cristianesimo vi fu portato da san Barnaba. Ad Antiochia per la prima volta i discepoli furono
chiamati Cristiani (At 11,26).
Antiochia divenne poi la sede di uno dei quattro patriarcato iniziali, insieme a Gerusalemme,
Alessandria e Roma.
Come citt dell'Impero Romano essa prosper fino al secolo V e vide crescere la sua popolazione fino
a circa 500.000 abitanti.
La metropoli, abbellita da monumenti e templi, si arricch di marmi pregiati e, fin dal I secolo, venne
annoverata fra le citt pi prospere e importanti dell'Impero e la terza per popolazione, dopo Roma e
Alessandria. Numerosi furono gli imperatori che vi eressero varie opere, a cominciare da Caligola,
che ricostru ed ingrand il foro, per proseguire con Aureliano che, tornato dalla guerra contro la
regina Zenobia di Palmira, altra ricchissima citt, aveva sostato in citt ed aveva deciso di abbellirla.
L'imperatore Traiano, tornato dalla mastodontica campagna militare che lo vide impegnato alla
conquista della Mesopotamia, vi mor colpito da una malattia nell'anno 117 d.C.
Essa per dovette provare anche gravi terremoti e incendi. Posta in una zona ad elevata sismicit, la
causa principale della quasi totale scomparsa della presenza romana in citt furono i numerosi
terremoti che la colpirono. Un importante terremoto la distrusse nel 525 d.C.
Conquistata dai Persiani sasanidi nel 540 d.C., e inizi a subire un lento declino, che ridimension
notevolmente la sua importanza.
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Sant' Ignazio di Antiochia 11

In et romana nacquero ad Antiochia (secolo IV) il retore Libanio e il massimo storico latino della
tarda antichit, Ammiano Marcellino.
Nel 636 venne conquistata dal califfato arabo degli Omayyadi, e divenne una citt araba, ma decadde
d'importanza.
Presa dall'imperatore bizantino Niceforo II Foca (Phokas) nel 969, divenne un baluardo fortificato
contro gli attacchi dei Turchi selgiuchidi. Questi per riuscirono ad occuparla nel 1085.
Nel 1098 fu presa dai Crociati nel corso della prima Crociata, strappandola a Yaghisiyan, e divenne un
Principato normanno sotto Boemondo di Taranto.
Nel 1268 fu catturata da Baybars, sultano dei Mamelucchi, che la rovin a tal punto che non riusc
pi ad essere una grande citt, tanto che il suo ruolo regionale venne assunto dalla citt portuale di
Alessandretta, in turco Iskenderun.
Nel 1517 fu conquistata dai Turchi ottomani e divenne parte dell'Impero ottomano fino alla fine della
Prima guerra mondiale.
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Storia ecclesiastica (Eusebio di Cesarea)

La Storia ecclesiastica (latino: Historia Ecclesiastica) un'opera di Eusebio di Cesarea scritta
in greco. La redazione definitiva risale al 325 circa: l'opera si conclude prima
della morte di Crispo (luglio del 326), poich il libro X dedicato a Paolino di Tiro, morto prima del
325, verso la fine del 323 o nel 324. Quest'opera ha richiesto da parte di Eusebio studi preparatori
molto ampi e lo ha probabilmente impegnato per anni.
Rappresenta una fonte di primaria importanza per lo studio della storia della Chiesa. In quest'opera
Eusebio, secondo quanto dichiara nell'introduzione (I.i.1), vuole presentare la storia della Chiesa dal
tempo degli apostoli fino ai suoi giorni, in modo particolare per quanto riguarda questi aspetti:

1. le successioni episcopali nelle sedi pi importanti
2. la storia dei teologi cristiani
3. la storia delle eresie
4. la storia degli ebrei
5. il rapporto con le genti;
6. i martiri

Egli raggruppa il materiale secondo le epoche degli imperatori, presentandolo direttamente come lo
ha rinvenuto nelle fonti (pertanto nella sua opera vi si trova materiale pi antico di quello scritto da
lui).
Libro I: dettagliata introduzione su Ges Cristo
Libro II: la storia dei tempi apostolici fino alla distruzione di Gerusalemme da parte di Tito
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Sant' Ignazio di Antiochia 12

Libro III: l'epoca successiva fino a Traiano
Libro IV e V: Il secondo secolo
Libro VI: L'epoca da Severo a Decio
Libro VII: l'epoca fino alla persecuzione di Diocleziano
Libro VIII: ancora sulla persecuzione di Diocleziano
Libro IX: storia fino alla vittoria di Costantino su Massenzio in occidente e su Massimino in oriente
Libro X: il ristabilimento della chiese e la ribellione e conquista di Licinio

Eusebio di Cesarea
Eusebio di Cesarea (Cesarea in Palestina, 263 ca.; 339 ca.) stato un vescovo,
filosofo e storico ebreo di lingua greca.
un Padre della Chiesa.
Ha composto diverse opere, tra le quali la pi importante la Storia Ecclesiastica, particolarmente
utile ancora oggi nello studio della storia della Chiesa antica.
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BENEDETTO XVI
UDIENZA GENERALE
Piazza San Pietro
Mercoled, 13 giugno 2007
Eusebio di Cesarea
Cari fratelli e sorelle,
nella storia del cristianesimo antico fondamentale la distinzione fra i primi tre secoli e quelli
successivi al Concilio di Nicea del 325, il primo ecumenico. Quasi a cerniera fra i due periodi stanno
la cosiddetta svolta costantiniana e la pace della Chiesa, come pure la figura di Eusebio, Vescovo di
Cesarea in Palestina. Egli fu lesponente pi qualificato della cultura cristiana del suo tempo in
contesti molto vari, dalla teologia allesegesi, dalla storia allerudizione. Eusebio noto soprattutto
come il primo storico del cristianesimo, ma fu anche il pi grande filologo della Chiesa antica.
A Cesarea, dove probabilmente da collocare intorno al 260 la nascita di Eusebio, Origene si era
rifugiato venendo da Alessandria, e l aveva fondato una scuola e uningente biblioteca. Proprio su
questi libri si sarebbe formato, qualche decennio pi tardi, il giovane Eusebio. Nel 325, come Vescovo di
Cesarea, egli partecip con un ruolo di protagonista al Concilio di Nicea. Ne sottoscrisse il Credo e
laffermazione della piena divinit del Figlio di Dio, definito per questo della stessa sostanza del
Padre (homoosios t Patr). E praticamente lo stesso Credo che noi recitiamo ogni domenica nella
Santa Liturgia. Sincero ammiratore di Costantino, che aveva dato la pace alla Chiesa, Eusebio ne ebbe
a sua volta stima e considerazione. Celebr limperatore, oltre che nelle sue opere, anche con discorsi
ufficiali, tenuti nel ventesimo e nel trentesimo anniversario della sua salita al trono, e dopo la morte,
avvenuta nel 337. Due o tre anni pi tardi anche Eusebio mor.
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Sant' Ignazio di Antiochia 13

Studioso infaticabile, nei suoi numerosi scritti Eusebio si propone di riflettere e di fare il punto su tre
secoli di cristianesimo, tre secoli vissuti sotto la persecuzione, attingendo largamente alle fonti
cristiane e pagane conservate soprattutto nella grande biblioteca di Cesarea. Cos, nonostante
limportanza oggettiva delle sue opere apologetiche, esegetiche e dottrinali, la fama imperitura di
Eusebio resta legata in primo luogo ai dieci libri della sua Storia Ecclesiastica. il primo che ha scritto
una Storia della Chiesa, che rimane fondamentale grazie alle fonti poste da Eusebio a nostra
disposizione per sempre. Con questa Storia egli riusc a salvare da sicuro oblo numerosi eventi,
personaggi e opere letterarie della Chiesa antica. Si tratta quindi di una fonte primaria per la
conoscenza dei primi secoli del cristianesimo.
Ci possiamo chiedere come egli abbia strutturato e con quali intenzioni abbia redatto questa opera
nuova. Allinizio del primo libro lo storico elenca puntualmente gli argomenti che intende trattare
nella sua opera: Mi sono proposto di mettere per iscritto le successioni dei santi Apostoli e i tempi
trascorsi, a partire da quelli del nostro Salvatore fino a noi; tutte le grandi cose che si dice siano state
compiute durante la storia della Chiesa; tutti coloro che hanno diretto e guidato egregiamente le pi
illustri diocesi; e quelli che durante ogni generazione sono stati messaggeri della Parola divina con la
parola o con gli scritti; e quali furono e quanti e in quale periodo di tempo quelli che per desiderio di
novit, dopo essersi spinti il pi possibile nellerrore, sono diventati interpreti e promotori di una falsa
dottrina, e come lupi crudeli hanno spietatamente devastato il gregge di Cristo; e con quanti e quali
mezzi e in quali tempi fu combattuta da parte dei pagani la Parola divina; e gli uomini grandi che, per
difenderla, sono passati attraverso dure prove di sangue e di torture; e finalmente le testimonianze del
nostro tempo, e la misericordia e la benevolenza del nostro Salvatore verso tutti noi (1,1,1-2). In questo
modo Eusebio abbraccia diversi settori: la successione degli Apostoli come ossatura della Chiesa, la
diffusione del Messaggio, gli errori, poi le persecuzioni da parte dei pagani e le grandi testimonianze
che sono la luce in questa Storia. In tutto questo per lui traspaiono la misericordia e la benevolenza
del Salvatore. Eusebio inaugura cos la storiografia ecclesiastica, spingendo il suo racconto fino al 324,
anno in cui Costantino, dopo la sconfitta di Licinio, fu acclamato unico imperatore di Roma. lanno
precedente al grande Concilio di Nicea che poi offre la summa di quanto la Chiesa dottrinalmente,
moralmente e anche giuridicamente aveva imparato in questi trecento anni.
La citazione che abbiamo appena riportato dal primo libro della Storia Ecclesiastica contiene una
ripetizione sicuramente intenzionale. Per tre volte nellarco di poche righe ritorna il titolo cristologico
di Salvatore, e si fa esplicito riferimento alla sua misericordia e alla sua benevolenza. Possiamo
cogliere cos la prospettiva fondamentale della storiografia eusebiana: la sua una storia
cristocentrica, nella quale si svela progressivamente il mistero dellamore di Dio per gli uomini. Con
genuino stupore, Eusebio riconosce che presso tutti gli uomini del mondo intero solo Ges detto,
confessato, riconosciuto Cristo [cio Messia e Salvatore del mondo], che ricordato con questo nome
sia dai greci sia dai barbari, che ancora oggi dai suoi discepoli sparsi in tutto il mondo egli onorato
come re, ammirato pi di un profeta, glorificato come vero e unico sacerdote di Dio; e pi di tutto ci,
in quanto Logos di Dio preesistente e tratto dallessere prima di tutti i tempi, egli ha ricevuto dal Padre
onore degno di venerazione, ed adorato come Dio. Ma la cosa pi straordinaria di tutte che quanti
gli siamo consacrati lo celebriamo non solo con le voci e il suono delle parole, ma con tutte le
disposizioni dellanimo, cos che mettiamo davanti alla nostra stessa vita la testimonianza resa a Lui
(1,3,19-20). Balza cos in primo piano unaltra caratteristica, che rimarr costante nellantica
storiografia ecclesiastica: lintento morale che presiede al racconto. Lanalisi storica non mai fine
a se stessa; non fatta solo per conoscere il passato; piuttosto, essa punta decisamente alla
conversione e ad unautentica testimonianza di vita cristiana da parte dei fedeli. una guida per noi
stessi.
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Sant' Ignazio di Antiochia 14

In questo modo Eusebio interpella vivacemente i credenti di ogni tempo riguardo al loro modo di
accostarsi alle vicende della storia e della Chiesa in particolare. Egli interpella anche noi: qual il
nostro atteggiamento nei confronti delle vicende della Chiesa? latteggiamento di chi se ne interessa
per una semplice curiosit, magari andando in cerca del sensazionale e dello scandalistico a ogni
costo? Oppure latteggiamento pieno damore, e aperto al mistero, di chi sa per fede di poter
rintracciare nella storia della Chiesa i segni dellamore di Dio e le grandi opere della salvezza da Lui
compiute? Se questo il nostro atteggiamento, non possiamo non sentirci stimolati a una risposta pi
coerente e generosa, a una testimonianza pi cristiana di vita, per lasciare i segni dell'amore di Dio
anche alle future generazioni.
C un mistero, non si stancava di ripetere quelleminente studioso dei Padri che fu il Cardinale Jean
Danilou: C un contenuto nascosto nella storia Il mistero quello delle opere di Dio, che
costituiscono nel tempo la realt autentica, nascosta dietro le apparenze Ma questa storia che Dio
realizza per luomo, non la realizza senza di lui. Arrestarsi alla contemplazione delle grandi cose di
Dio significherebbe vedere solo un aspetto delle cose. Di fronte ad esse sta la risposta degli uomini
(Saggio sul mistero della storia, ed. it., Brescia 1963, p. 182). A tanti secoli di distanza, anche oggi
Eusebio di Cesarea invita i credenti, invita noi, a stupirci, a contemplare nella storia le grandi opere di
Dio per la salvezza degli uomini. E con altrettanta energia egli ci invita alla conversione della vita.
Infatti, di fronte a un Dio che ci ha amati cos, non possiamo rimanere inerti. Listanza propria
dellamore che la vita intera sia orientata allimitazione dellAmato. Facciamo dunque di tutto per
lasciare nella nostra vita una traccia trasparente dellamore di Dio.
Copyright 2007 - Libreria Editrice Vaticana
# << Opera Omnia dal Migne Patrologia Graeca con indici analitici e traduzioni >>

San Policarpo
Potrei ancora indicare il luogo, il posto preciso dove il beato
Policarpo sedeva e insegnava; potrei descrivere come veniva e
come andava, ritrarre le fattezze del suo corpo, esporre i discorsi
che teneva al popolo, raccontare la familiarit che aveva con
l'apostolo Giovanni e con gli altri discepoli che avevano udito il
Signore; io potrei dirti infine come ripeteva i loro racconti, e
quanto essi avevano udito dalla bocca stessa di Ges.
(Sant'Ireneo di Lione, Eusebio, St. Eccl., V, 24,16)
Nel Martirologio Romano, 23 febbraio,
Memoria di san Policarpo, vescovo e martire, che
venerato come discepolo del beato apostolo Giovanni e
ultimo testimone dellepoca apostolica; sotto gli imperatori
Marco Antonino e Lucio Aurelio Commodo, a Smirne in
Asia, nellodierna Turchia, nellanfiteatro al cospetto del
proconsole e di tutto il popolo, quasi nonagenario, fu dato
al rogo, mentre rendeva grazie a Dio Padre per averlo ritenuto degno di essere annoverato tra i
martiri e di prendere parte al calice di Cristo.
San Policarpo (69 ca.; Smirne, 23 febbraio 155) stato un vescovo, teologo, martire e padre della Chiesa greca.
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Biografia

Dalla sua celebre passio, redatta sotto forma di lettera da Marcione e inviata alla comunit cristiana
di Filomelio, si deduce che nacque nel 69 (avrebbe subito il martirio all'et di 86 anni): nacque da
genitori cristiani e fu discepolo, con Papia di Gerapoli, dell'apostolo Giovanni, dal quale fu
consacrato vescovo e fu messo a capo dei cristiani della citt di Smirne.
Nato da genitori cristiani acquist ben presto autorit, tanto che venne designato vescovo di Smirne
e mandato a Roma da papa Aniceto come rappresentante dei cristiani dellAsia Minore.
In quanto uno tra i pi autorevoli e stimati vescovi del suo tempo, nel 154 fu scelto come
rappresentante della Chiesa d'Asia e inviato a Roma a discutere con papa Aniceto la questione della
data di celebrazione della Pasqua. Su tale argomento non si giunse a un accordo tra i vescovi di
Smirne e di Roma, ma Policarpo seppe mantenere l'unit della fede nel rispetto delle diversificate
tradizioni delle due Chiese locali. Lui e il Papa rimasero entrambi in comunione e si separarono in
pace. Inoltre, la sua permanenza presso la Sede apostolica non fu inutile: egli ebbe infatti occasione
di confutare efficacemente gli Gnostici e di impedire che false dottrine conquistassero facilmente i
fedeli.
Fu maestro di Ireneo di Lione, fondatore delle chiese nelle Gallie e suo biografo. Dei suoi numerosi
scritti, ci sono pervenute solo una lettera scritta alla comunit di Filippi (107 circa), in cui riferisce
del viaggio di Ignazio di Antiochia a Smirne e dalla quale si ricavano numerose informazioni sugli usi
e la fede dei primi cristiani.
Durante l'impero di Antonino Pio, fu catturato per ordine del proconsole Stazio Quadrato: essendosi
rifiutato di sacrificare per l'imperatore, fu condannato ad essere arso vivo nello stadio della sua citt;
secondo la passio di Marcione, visto che miracolosamente le fiamme non lo consumavano, fu finito
con un colpo di pugnale.
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I PADRI APOSTOLICI
Fonte http://digilander.libero.it/domingo7/Antichi.htm
LETTERA A DIOGNETO

Esordio

I. 1. Vedo, ottimo Diogneto, che tu ti accingi ad apprendere la religione dei cristiani e con
molta saggezza e cura cerchi di sapere di loro. A quale Dio essi credono e come lo venerano,
perch tutti disdegnano il mondo e disprezzano la morte, non considerano quelli che i greci
ritengono di, non osservano la superstizione degli ebrei, quale amore si portano tra loro, e
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 16

perch questa nuova stirpe e maniera di vivere siano comparsi al mondo ora e non prima. 2.
Comprendo questo tuo desiderio e chiedo a Dio, che ci fa parlare e ascoltare, che sia concesso
a me di parlarti perch tu ascoltando divenga migliore, e a te di ascoltare perch chi ti parla
non abbia a pentirsi.

L'idolatria

II. 1. Purficati da ogni pregiudizio che ha ingombrato la tua mente e spgliati dell'abitudine
ingannatrice e fatti come un uomo nuovo da principio, per essere discepolo di una dottrina
anche nuova come tu stesso hai ammesso. Non solo con gli occhi, ma anche con la mente
considera di quale sostanza e di quale forma siano quelli che voi chiamate e ritenete di. 2. Non
(sono essi) pietra come quella che si calpesta, bronzo non migliore degli utensili fusi per l'uso,
legno gi marcio, argento che ha bisogno di un uomo che lo guardi perch non venga rubato,
ferro consunto dalla ruggine, argilla non pi scelta di quella preparata a vile servizio? 3. Non
(sono) tutti questi (idoli) di materia corruttibile? Non sono fatti con il ferro e con il fuoco? Non
li foggi lo scalpellino, il fabbro, l'argentiere o il vasaio? Prima che con le loro arti li
foggiassero, ciascuno di questi (idoli) non era trasformabile, e non lo pu (essere) anche ora? E
quelli che ora sono gli utensili della stessa materia non potrebbero forse diventare simili ad essi
se trovassero gli stessi artigiani? 4. E per l'opposto, questi da voi adorati non potrebbero
diventare, ad opera degli uomini, suppellettili uguali alle altre? Non sono cose sorde, cieche,
inanimate, insensibili, immobili? Non tutte corruttibili? Non tutte distruttibili? 5. Queste cose
chiamate di, a queste servite, a queste supplicate, infine ad esse vi assimilate. 6. Perci odiate
i cristiani perch non le credono di. 7. Ma voi che li pensate e li immaginate tali non li
disprezzate pi di loro? Non li deridete e li oltraggiate pi voi che venerate quelli di pietra e di
creta senza custodi, mentre chiudete a chiave di notte quelli di argento e di oro, e di giorno
mettete le guardie perch non vengano rubati? 8. Con gli onori che credete di rendere loro, se
hanno sensibilit, siete piuttosto a punirli. Se non hanno i sensi siete voi a svergognarli con
sacrificio di sangue e di grassi fumanti. 9. Provi qualcuno di voi queste cose, permetta che gli
vengano fatte. Ma l'uomo di propria volont non sopporterebbe tale supplizio perch ha
sensibilit e intelligenza; ma la pietra lo tollera perch non sente. 10. Molte altre cose potrei
dirti perch i cristiani non servono questi di. Se a qualcuno ci non sembra sufficiente, credo
inutile parlare anche di pi.

Il culto giudaico

III. 1. Inoltre, credo che tu piuttosto desideri sapere perch essi non adorano Dio secondo gli
ebrei. 2. Gli ebrei hanno ragione quando rigettano l'idolatria, di cui abbiamo parlato, e
venerano un solo Dio e lo ritengono padrone di tutte le cose. Ma sbagliano se gli tributano un
culto simile a quello dei pagani. 3. Come i greci, sacrificando a cose insensibili e sorde
dimostrano stoltezza, cos essi, pensando di offrire a Dio come ne avesse bisogno, compiono
qualche cosa che simile alla follia, non un atto di culto. 4. Chi ha fatto il cielo e la terra e
tutto ci che in essi, e provvede tutti noi delle cose che occorrono, non ha bisogno di quei
beni. Egli stesso li fornisce a coloro che credono di offrirli a lui. 5. Quelli che con sangue,
grasso e olocausti credono di fargli sacrifici e con questi atti venerarlo, non mi pare che
differiscano da coloro che tributano riverenza ad oggetti sordi che non possono partecipare al
culto. Immaginarsi poi di fare le offerte a chi non ha bisogno di nulla!
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Sant' Ignazio di Antiochia 17


Il ritualismo giudaico

IV. 1. Non penso che tu abbia bisogno di sapere da me intorno ai loro scrupoli per certi cibi,
alla superstizione per il sabato, al vanto per la circoncisione, e alla osservanza del digiuno e del
novilunio: tutte cose ridicole, non meritevoli di discorso alcuno. 2. Non ingiusto accettare
alcuna delle cose create da Dio ad uso degli uomini, come bellamente create e ricusarne altre
come inutili e superflue? 3. Non empiet mentire intorno a Dio come di chi impedisce di fare
il bene di sabato? 4. Non degno di scherno vantarsi della mutilazione del corpo, come si fosse
particolarmente amati da Dio? 5. Chi non crederebbe prova di follia e non di devozione
inseguire le stelle e la luna per calcolare i mesi e gli anni, per distinguere le disposizioni divine e
dividere i cambiamenti delle stagioni secondo i desideri, alcuni per le feste, altri per il dolore? 6.
Penso che ora tu abbia abbastanza capito perch i cristiani a ragione si astengono dalla
vanit, dall'impostura, dal formalismo e dalla vanteria dei giudei. Non credere di poter
imparare dall'uomo il mistero della loro particolare religione.

Il mistero cristiano

V. 1. I cristiani n per regione, n per voce, n per costumi sono da distinguere dagli altri
uomini. 2. Infatti, non abitano citt proprie, n usano un gergo che si differenzia, n
conducono un genere di vita speciale. 3. La loro dottrina non nella scoperta del pensiero di
uomini multiformi, n essi aderiscono ad una corrente filosofica umana, come fanno gli altri.
4. Vivendo in citt greche e barbare, come a ciascuno capitato, e adeguandosi ai costumi del
luogo nel vestito, nel cibo e nel resto, testimoniano un metodo di vita sociale mirabile e
indubbiamente paradossale. 5. Vivono nella loro patria, ma come forestieri; partecipano a
tutto come cittadini e da tutto sono distaccati come stranieri. Ogni patria straniera patria
loro, e ogni patria straniera. 6. Si sposano come tutti e generano figli, ma non gettano i
neonati. 7. Mettono in comune la mensa, ma non il letto. 8. Sono nella carne, ma non vivono
secondo la carne. 9. Dimorano nella terra, ma hanno la loro cittadinanza nel cielo. 10.
Obbediscono alle leggi stabilite, e con la loro vita superano le leggi. 11. Amano tutti, e da tutti
vengono perseguitati. 12. Non sono conosciuti, e vengono condannati. Sono uccisi, e
riprendono a vivere. 13. Sono poveri, e fanno ricchi molti; mancano di tutto, e di tutto
abbondano. 14. Sono disprezzati, e nei disprezzi hanno gloria. Sono oltraggiati e proclamati
giusti. 15. Sono ingiuriati e benedicono; sono maltrattati ed onorano. 16. Facendo del bene
vengono puniti come malfattori; condannati gioiscono come se ricevessero la vita. 17. Dai
giudei sono combattuti come stranieri, e dai greci perseguitati, e coloro che li odiano non
saprebbero dire il motivo dell'odio.

L'anima del mondo

VI. 1. A dirla in breve, come l'anima nel corpo, cos nel mondo sono i cristiani. 2. L'anima
diffusa in tutte le parti del corpo e i cristiani nelle citt della terra. 3. L'anima abita nel corpo,
ma non del corpo; i cristiani abitano nel mondo, ma non sono del mondo. L'anima invisibile
racchiusa in un corpo visibile; i cristiani si vedono nel mondo, ma la loro religione invisibile.
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Sant' Ignazio di Antiochia 18

5. La carne odia l'anima e la combatte pur non avendo ricevuto ingiuria, perch impedisce di
prendersi dei piaceri; il mondo che pur non ha avuto ingiustizia dai cristiani li odia perch si
oppongono ai piaceri. 6. L'anima ama la carne che la odia e le membra; anche i cristiani
amano coloro che li odiano. 7. L'anima racchiusa nel corpo, ma essa sostiene il corpo; anche i
cristiani sono nel mondo come in una prigione, ma essi sostengono il mondo. 8. L'anima
immortale abita in una dimora mortale; anche i cristiani vivono come stranieri tra le cose che
si corrompono, aspettando l'incorruttibilit nei cieli. 9. Maltrattata nei cibi e nelle bevande
l'anima si raffina; anche i cristiani maltrattati, ogni giorno pi si moltiplicano. 10. Dio li ha
messi in un posto tale che ad essi non lecito abbandonare.

Dio e il Verbo

VII. 1. Infatti, come ebbi a dire, non una scoperta terrena da loro tramandata, n stimano di
custodire con tanta cura un pensiero terreno n credono all'economia dei misteri umani. 2. Ma
quello che veramente signore e creatore di tutto e Dio invisibile, egli stesso fece scendere dal
cielo, tra gli uomini, la verit, la parola santa e incomprensibile e l'ha riposta nei loro cuori.
Non gi mandando, come qualcuno potrebbe pensare, qualche suo servo o angelo o principe o
uno di coloro che sono preposti alle cose terrene o abitano nei cieli, ma mandando lo stesso
artefice e fattore di tutte le cose, per cui cre i cieli e chiuse il mare nelle sue sponde e per cui
tutti gli elementi fedelmente custodiscono i misteri. Da lui il sole ebbe da osservare la misura
del suo corso quotidiano, a lui obbediscono la luna che splende nella notte e le stelle che
seguono il giro della luna; da lui tutto fu ordinato, delimitato e disposto, i cieli e le cose nei
cieli, la terra e le cose nella terra, il mare e le cose nel mare, il fuoco, l'aria, l'abisso, quello che
sta in alto, quello che sta nel profondo, quello che sta nel mezzo; lui Dio mand ad essi. 3.
Forse, come qualcuno potrebbe pensare, lo invi per la tirannide, il timore e la prostrazione? 4.
No certo. Ma nella mitezza e nella bont come un re manda suo figlio, lo invi come Dio e
come uomo per gli uomini; lo mand come chi salva, per persuadere, non per far violenza. A
Dio non si addice la violenza. 5. Lo mand per chiamare non per perseguitare; lo mand per
amore non per giudicare. 6. Lo mander a giudicare, e chi potr sostenere la sua presenza? 7.
Non vedi (i cristiani) che gettati alle fiere perch rinneghino il Signore, non si lasciano vincere?
8. Non vedi, quanto pi sono puniti, tanto pi crescono gli altri? 9. Questo non pare opera
dell'uomo, ma potenza di Dio, prova della sua presenza.

L'incarnazione

VIII. 1. Chi fra tutti gli uomini sapeva perfettamente che cosa Dio, prima che egli venisse? 2.
Vorrai accettare i discorsi vuoti e sciocchi dei filosofi degni di fede? Alcuni affermavano che
Dio il fuoco, ove andranno essi chiamandolo Dio, altri dicevano che l'acqua, altri che uno
degli elementi da Dio creati. 3. Certo, se qualche loro affermazione da accettare si potrebbe
anche asserire che ciascuna di tutte le creature ugualmente manifesta Dio. 4. Ma tutte queste
cose sono ciarle e favole da ciarlatani. 5. Nessun uomo lo vide e lo conobbe, ma egli stesso si
rivel a noi. 6. Si rivel mediante la fede, con la quale solo concesso vedere Dio. 7. Dio,
signore e creatore dell'universo, che ha fatto tutte le cose e le ha stabilite in ordine, non solo si
mostr amico degli uomini, ma anche magnanimo. 8. Tale fu sempre, e sar: eccellente,
buono, mite e veritiero, il solo buono. 9. Avendo pensato un piano grande e ineffabile lo
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comunic solo al Figlio. 10. Finch lo teneva nel mistero e custodiva il suo saggio volere, pareva
che non si curasse e non pensasse a noi. 11. Dopo che per mezzo del suo Figlio diletto rivel e
manifest ci che aveva stabilito sin dall'inizio, ci concesse insieme ogni cosa, cio di
partecipare ai suoi benefici, di vederli e di comprenderli. Chi di noi se lo sarebbe aspettato?

L'economia divina

IX. 1. (Dio) dunque avendo da s tutto disposto con il Figlio, permise che noi fino all'ultimo,
trascinati dai piaceri e dalle brame come volevamo, fossimo travolti dai piaceri e dalle passioni.
Non si compiaceva affatto dei nostri peccati, ma ci sopportava e non approvava quel tempo di
ingiustizia. Invece, preparava il tempo della giustizia perch noi fossimo convinti che in quel
periodo, per le nostre opere, eravamo indegni della vita, e ora solo per bont di Dio ne siamo
degni, e dimostrassimo, per quanto fosse in noi, che era impossibile entrare nel regno di Dio e
che solo per sua potenza ne diventiamo capaci. 2. Dopo che la nostra ingiustizia giunse al
colmo e fu dimostrato chiaramente che come suo guadagno spettava il castigo e la morte,
venne il tempo che Dio aveva stabilito per manifestare la sua bont e la sua potenza. O
immensa bont e amore di Dio. Non ci odi, non ci respinse e non si vendic, ma fu
magnanimo e ci sopport e con misericordia si addoss i nostri peccati e mand suo Figlio per
il nostro riscatto; il santo per gli empi, l'innocente per i malvagi, il giusto per gli ingiusti,
l'incorruttibile per i corrotti, l'immortale per i mortali. 3. Quale altra cosa poteva coprire i
nostri peccati se non la sua giustizia? 4. In chi avremmo potuto essere giustificati noi, ingiusti
ed empi, se non nel solo Figlio di Dio? 5. Dolce sostituzione, opera inscrutabile, benefici
insospettati! L'ingiustizia di molti viene riparata da un solo giusto e la giustizia di uno solo
rende giusti molti. 6. Egli, che prima ci convinse dell'impotenza della nostra natura per avere la
vita, ora ci mostra il salvatore capace di salvare anche l'impossibile. Con queste due cose ha
voluto che ci fidiamo della sua bont e lo consideriamo nostro sostentatore, padre, maestro,
consigliere, medico, mente, luce, onore, gloria, forza, vita, senza preoccuparsi del vestito e del
cibo.

La carit

X. 1. Se anche tu desideri questa fede, per prima otterrai la conoscenza del Padre. 2. Dio,
infatti, ha amato gli uomini. Per loro cre il mondo, a loro sottomise tutte le cose che sono
sulla terra, a loro diede la parola e la ragione, solo a loro concesse di guardarlo, lo plasm
secondo la sua immagine, per loro mand suo figlio unigenito, loro annunzi il Regno nel cielo
e lo dar a quelli che l'hanno amato. 3. Una volta conosciutolo, hai idea di qual gioia sarai
colmato? Come non amerai colui che tanto ti ha amato? 4. Ad amarlo diventerai imitatore
della sua bont, e non ti meravigliare se un uomo pu diventare imitatore di Dio: lo pu
volendolo lui (l'uomo). 5. Non si felici nell'opprimere il prossimo, nel voler ottenere pi dei
deboli, arricchirsi e tiranneggiare gli inferiori. In questo nessuno pu imitare Dio, sono cose
lontane dalla Sua grandezza! 6. Ma chi prende su di s il peso del prossimo e in ci che
superiore cerca di beneficare l'inferiore; chi, dando ai bisognosi ci che ha ricevuto da Dio,
come un Dio per i beneficati, egli imitatore di Dio. 7. Allora stando sulla terra contemplerai
perch Dio regna nei cieli, allora incomincerai a parlare dei misteri di Dio, allora amerai e
ammirerai quelli che sono puniti per non voler rinnegare Dio. Condannerai l'inganno e l'errore
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 20

del mondo quando conoscerai veramente la vita nel cielo, quando disprezzerai quella che qui
pare morte e temerai la morte vera, riservata ai dannati al fuoco eterno che tormenta sino alla
fine coloro che gli saranno consegnati. 8. Se conoscerai quel fuoco ammirerai e chiamerai beati
quelli che sopportarono per la giustizia il fuoco temporaneo.

Il loro maestro

XI. 1. Non dico stranezze n cerco il falso, ma, divenuto discepolo degli apostoli, divento
maestro delle genti e trasmetto in maniera degna le cose tramandate a quelli che si son fatti
discepoli della verit. 2. Chi infatti, rettamente istruito e fattosi amico del Verbo, non cerca di
imparare saggiamente le cose che dal Verbo furono chiaramente mostrate ai discepoli? Non
apparve ad essi il Verbo, manifestandosi e parlando liberamente, quando dagli increduli non fu
compreso, ma guidando i discepoli che, da lui ritenuti fedeli, conobbero i misteri del Padre? 3.
Egli mand il Verbo come sua grazia, perch si manifestasse al mondo. Disprezzato dal
popolo, annunziato dagli apostoli, fu creduto dai pagani. 4. Egli fin dal principio apparve
nuovo ed era antico, e ognora diviene nuovo nei cuori dei fedeli. 5. Egli eterno, in eterno viene
considerato figlio. Per mezzo suo la Chiesa si arricchisce e la grazia diffondendosi nei fedeli si
moltiplica. Essa ispira saggezza, svela i misteri, preannuncia i tempi, si rallegra per i fedeli, si
dona a quelli che la cercano, senza infrangere i giuramenti della fede n oltrepassare i limiti dei
padri. 6. Si celebra poi il timore della legge, si riconosce la grazia dei profeti, si conserva la fede
dei Vangeli, si conserva la tradizione degli apostoli e la grazia della Chiesa esulta. 7. Non
contristando tale grazia, saprai ci che il Verbo dice per mezzo di quelli che vuole, quando
vuole. 8. Per amore delle cose rivelateci vi facciamo partecipi di tutto quanto; per la volont del
Verbo che lo ordina, fummo spinti a parlare con zelo.

La vera scienza

XII. 1. Attendendo e ascoltando con cura, conoscerete quali cose Dio prepara a quelli che lo
amano rettamente. Diventano un paradiso di delizie e producono in se stessi, ornati di frutti
vari, un albero fruttuoso e rigoglioso. 2. In questo luogo, infatti, fu piantato l'albero della
scienza e l'albero della vita; non l'albero della scienza, ma la disubbidienza uccide. 3. Non
oscuro ci che fu scritto: che Dio da principio piant in mezzo al paradiso l'albero della
scienza e l'albero della vita, indicando la vita con la scienza. Quelli che da principio non la
usarono con chiarezza, per l'inganno del serpente furono denudati. 4. Non si ha vita senza
scienza, n scienza sicura senza vita vera, perci i due alberi furono piantati vicino. 5.
L'apostolo, comprendendo questa forza e biasimando la scienza che si esercita sulla vita senza
la norma della verit, dice: La scienza gonfia, la carit, invece, edifica. 6. Chi crede di sapere
qualche cosa, senza la vera scienza testimoniata dalla vita, non sa: viene ingannato dal
serpente, non avendo amato la vita. Lui, invece, con timore conosce e cerca la vita, pianta nella
speranza aspettando il frutto. 7. La scienza sia il tuo cuore e la vita la parola vera recepita. 8.
Portandone l'albero e cogliendone il frutto abbonderai sempre delle cose che si desiderano
davanti a Dio, che il serpente non tocca e l'inganno non avvince; Eva non corrotta ma
riconosciuta vergine. Si addita la salvezza, gli apostoli sono compresi, la Pasqua del Signore si
avvicina, si compiono i tempi e si dispongono in ordine, e il Verbo che ammaestra i santi si
rallegra. Per lui il Padre glorificato; a lui la gloria nei secoli. Amen.
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DIDACH - DOTTRINA DEI DODICI APOSTOLI

CAPITOLO 1
1. Due sono le vie, una della vita e una della morte, e la differenza grande fra queste due vie.
2. Ora questa la via della vita: innanzi tutto amerai Dio che ti ha creato, poi il tuo prossimo
come te stesso; e tutto quello che non vorresti fosse fatto a te, anche tu non farlo agli altri.
3. Ecco pertanto linsegnamento che deriva da queste parole: benedite coloro che vi
maledicono e pregate per i vostri nemici; digiunate per quelli che vi perseguitano; perch
qual merito avete se amate quelli che vi amano? Forse che gli stessi gentili non fanno
altrettanto? Voi invece amate quelli che vi odiano e non avrete nemici.
4. Astieniti dai desideri della carne. Se uno ti d uno schiaffo sulla guancia destra, tu porgigli
anche laltra e sarai perfetto; se uno ti costringe ad accompagnarlo per un miglio, tu
prosegui con lui per due. Se uno porta via il tuo mantello, dagli anche la tunica. Se uno ti
prende ci che tuo, non ridomandarlo, perch non ne hai la facolt.
5. A chiunque ti chiede, da senza pretendere la restituzione, perch il Padre vuole che tutti
siano fatti partecipi dei suoi doni. Beato colui che d secondo il comandamento, perch
irreprensibile. Stia in guardia colui che riceve, perch se uno riceve per bisogno sar senza
colpa, ma se non ha bisogno dovr rendere conto del motivo e dello scopo per cui ha
ricevuto. Trattenuto in carcere, dovr rispondere delle proprie azioni e non sar liberato di l
fino a quando non avr{ restituito fino allultimo centesimo.
6. E a questo riguardo pure stato detto: Si bagni di sudore lelemosina nelle tue mani,
finch tu sappia a chi la devi fare.

CAPITOLO 2
1. Secondo precetto della dottrina:
2. Non ucciderai, non commetterai adulterio, non corromperai fanciulli, non fornicherai, non
ruberai, non praticherai la magia, non userai veleni, non farai morire il figlio per aborto n
lo ucciderai appena nato; non desidererai le cose del tuo prossimo.
3. Non sarai spergiuro, non dirai falsa testimonianza, non sarai maldicente, non serberai
rancore.
4. Non avrai doppiezza n di pensieri n di parole, perch la doppiezza nel parlare uninsidia
di morte.
5. La tua parola non sar menzognera n vana, ma confermata dallazione.
6. Non sarai avaro, n rapace, n ipocrita, n maligno, n superbo; non mediterai cattivi
propositi contro il tuo prossimo.
7. Non odierai alcun uomo, ma riprenderai gli uni; per altri, invece, pregherai; altri li amerai
pi dellanima tua.

CAPITOLO 3
1. Figlio mio, fuggi da ogni male e da tutto ci che ne ha lapparenza.
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Sant' Ignazio di Antiochia 22

2. Non essere iracondo, perch lira conduce allomicidio, non essere geloso n litigioso n
violento, perch da tutte queste cose hanno origine gli omicidi.
3. Figlio mio, non abbandonarti alla concupiscenza, perch essa conduce alla fornicazione;
non fare discorsi osceni e non essere immodesto negli sguardi, perch da tutte queste cose
hanno origine gli adultri.
4. Non prendere auspici dal volo degli uccelli, perch ci conduce allidolatria; non fare
incantesimi, non darti allastrologia n alle purificazioni superstiziose, ed evita di voler
vedere e sentire parlare di simili cose, perch da tutti questi atti ha origine lidolatria.
5. Figlio mio, non essere bugiardo, perch la menzogna conduce al furto; n avido di
ricchezza, n vanaglorioso, perch da tutte queste cose hanno origine i furti.
6. 6 Figlio mio, non essere mormoratore, perch ci conduce alla diffamazione; non essere
insolente, n malevolo, perch da tutte queste cose hanno origine le diffamazioni.
7. Sii invece mansueto, perch i mansueti erediteranno la terra.
8. Sii magnanimo, misericordioso, senza malizia, pacifico, buono e sempre timoroso per le
parole che hai udito.
9. Non esalterai te stesso, non infonderai troppo ardire nel tuo animo; n lanimo tuo si
accompagner con i superbi, ma andr insieme ai giusti e agli umili.
10. Tutte le cose che ti accadono accoglile come dei beni, sapendo che nulla avviene senza la
partecipazione di Dio.

CAPITOLO 4
1. O figlio, ti ricorderai notte e giorno di colui che ti predica le parole di Dio e lo onorerai come
il Signore, perch l donde predicata la (sua) sovranit, il Signore.
2. Cercherai poi ogni giorno la presenza dei santi, per trovare riposo nelle loro parole.
3. Non sarai causa di discordia, ma cercherai invece di mettere pace tra i contendenti;
giudicherai secondo giustizia e non farai distinzione di persona nel correggere i falli.
4. Non starai in dubbio se (una cosa) avverr o no.
5. Non accada che tu tenda le mani per ricevere e le stringa nel dare.
6. Se grazie al lavoro delle tue mani possiedi (qualche cosa), donerai in espiazione dei tuoi
peccati.
7. Darai senza incertezza, e nel dare non ti lagnerai; conoscerai, infatti, chi colui che d una
buona ricompensa.
8. Non respingerai il bisognoso, ma farai parte di ogni cosa al tuo fratello e non dirai che
roba tua. Infatti, se partecipate in comune ai beni dellimmortalit{, quanto pi non dovete
farlo per quelli caduchi?
9. Non ritirerai la tua mano di sopra al tuo figlio o alla tua figlia, ma sin dalla tenera et
insegnerai loro il timor di Dio.
10. Al tuo servo e alla tua serva che sperano nel medesimo Dio non darai ordini nei momenti di
collera, affinch non perdano il timore di Dio, che sta sopra gli uni e gli altri. Perch egli non
viene a chiamarci secondo la dignit delle persone, ma viene a coloro che lo Spirito ha
preparato.
11. Ma voi, o servi, siate soggetti ai vostri padroni come a una immagine di Dio, con rispetto e
timore.
12. Odierai ogni ipocrisia e tutto ci che dispiace al Signore.
13. Non trascurerai i precetti del Signore, ma osserverai quelli che hai ricevuto senza
aggiungere o togliere nulla.
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14. Nelladunanza confesserai i tuoi peccati e non incomincerai mai la tua preghiera in cattiva
coscienza. Questa la via della vita.

CAPITOLO 5
1. La via della morte invece questa: prima di tutto essa maligna e piena di maledizione:
omicidi, adultri, concupiscenze, fornicazioni, furti, idolatrie, sortilegi, venefici, rapine, false
testimonianze, ipocrisie, doppiezza di cuore, frode, superbia, malizia, arroganza, avarizia,
turpiloquio, invidia, insolenza, orgoglio, ostentazione, spavalderia.
2. Persecutori dei buoni, odiatori della verit, amanti della menzogna, che non conoscono la
ricompensa della giustizia, che non si attengono al bene n alla giusta causa, che sono
vigilanti non per il bene ma per il male; dai quali lontana la mansuetudine e la pazienza,
che amano la vanit, che vanno a caccia della ricompensa, non hanno piet del povero, non
soffrono con chi soffre, non riconoscono il loro creatore, uccisori dei figli, che sopprimono
con laborto una creatura di Dio, respingono il bisognoso, opprimono i miseri, avvocati dei
ricchi, giudici ingiusti dei poveri, pieni di ogni peccato. Guardatevi, o figli, da tutte queste
colpe.

CAPITOLO 6
1. Guarda che alcuno non ti distolga da questa via della dottrina, perch egli ti insegna fuori
(della volont) di Dio.
2. Se infatti puoi sostenere interamente il giogo del Signore, sarai perfetto; se non puoi fa
almeno quello che puoi.
3. E riguardo al cibo, cerca di sopportare tutto quello che puoi, ma comunque astieniti nel
modo pi assoluto dalle carni immolate agli idoli, perch (il mangiarne) culto di divinit
morte.

CAPITOLO 7
1. Riguardo al battesimo, battezzate cos: avendo in precedenza esposto tutti questi precetti,
battezzate nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo in acqua viva.
2. Se non hai acqua viva, battezza in altra acqua; se non puoi nella fredda, battezza nella
calda.
3. Se poi ti mancano entrambe, versa sul capo tre volte lacqua in nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo.
4. E prima del battesimo digiunino il battezzante, il battezzando e, se possono, alcuni altri.
Prescriverai per che il battezzando digiuni sin da uno o due giorni prima.

CAPITOLO 8
1. I vostri digiuni, poi, non siano fatti contemporaneamente a quelli degli ipocriti; essi infatti
digiunano il secondo e il quinto giorno della settimana, voi invece digiunate il quarto e il
giorno della preparazione.
2. E neppure pregate come gli ipocriti, ma come comand il Signore nel suo vangelo, cos
pregate:
Padre nostro che sei nel cielo,
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Sant' Ignazio di Antiochia 24

sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volont, come in cielo cos in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi il nostro debito,
come anche noi lo rimettiamo ai nostri debitori,
e non ci indurre in tentazione,
ma liberaci dal male;
perch tua la potenza e la gloria nei secoli.
3. Pregate cos tre volte al giorno.

CAPITOLO 9
1. Riguardo alleucaristia, cos rendete grazie:
2. dapprima per il calice: Noi ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la santa vite di David tuo
servo, che ci hai rivelato per mezzo di Ges tuo servo. A te gloria nei secoli.
3. Poi per il pane spezzato: Ti rendiamo grazie, Padre nostro, per la vita e la conoscenza che ci
hai rivelato per mezzo di Ges tuo servo. A te gloria nei secoli.
4. Nel modo in cui questo pane spezzato era sparso qua e l sopra i colli e raccolto divenne
una sola cosa, cos si raccolga la tua Chiesa nel tuo regno dai confini della terra; perch tua
la gloria e la potenza, per Ges Cristo nei secoli.
5. Nessuno per mangi n beva della vostra eucaristia se non i battezzati nel nome del
Signore, perch anche riguardo a ci il Signore ha detto: Non date ci che santo ai cani.

CAPITOLO 10
1. Dopo che vi sarete saziati, cos rendete grazie:
2. Ti rendiamo grazie, Padre santo, per il tuo santo nome che hai fatto abitare nei nostri
cuori, e per la conoscenza, la fede e limmortalit{ che ci hai rivelato per mezzo di Ges tuo
servo. A te gloria nei secoli.
3. Tu, Signore onnipotente, hai creato ogni cosa a gloria del tuo nome; hai dato agli uomini
cibo e bevanda a loro conforto, affinch ti rendano grazie; ma a noi hai donato un cibo e
una bevanda spirituali e la vita eterna per mezzo del tuo servo.
4. Soprattutto ti rendiamo grazie perch sei potente. A te gloria nei secoli.
5. Ricordati, Signore, della tua chiesa, di preservarla da ogni male e di renderla perfetta nel
tuo amore; santificata, raccoglila dai quattro venti nel tuo regno che per lei preparasti.
Perch tua la potenza e la gloria nei secoli.
6. Venga la grazia e passi questo mondo.
Osanna alla casa di David.
Chi santo si avanzi, chi non lo si penta.
Maranatha. Amen.
7. Ai profeti, per, permettete di rendere grazie a loro piacimento.

CAPITOLO 11
1. Ora, se qualcuno venisse a insegnarvi tutte le cose sopra dette, accoglietelo;
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Sant' Ignazio di Antiochia 25

2. ma se lo stesso maestro, pervertito, vi insegnasse unaltra dottrina allo scopo di demolire,
non lo ascoltate; se invece (vi insegna) per accrescere la giustizia e la conoscenza del
Signore, accoglietelo come il Signore.
3. Riguardo agli apostoli e ai profeti, comportatevi secondo il precetto del Vangelo.
4. Ogni apostolo che venga presso di voi sia accolto come il Signore.
5. Per dovr trattenersi un giorno solo; se ve ne fosse bisogno anche un secondo; ma se si
fermasse tre giorni, egli un falso profeta.
6. Partendo, poi, lapostolo non prenda per s nulla se non il pane (sufficiente) fino al luogo
dove allogger; se invece chiede denaro, un falso profeta.
7. E non metterete alla prova n giudicherete ogni profeta che parla per ispirazione, perch
qualunque peccato sar perdonato, ma questo peccato non sar perdonato.
8. Non tutti, per, quelli che parlano per ispirazione sono profeti, ma solo coloro che
praticano i costumi del Signore. Dai costumi, dunque, si distingueranno il falso profeta e il
profeta.
9. Ogni profeta che per ispirazione abbia fatto imbandire una mensa eviter di prendere cibo
da essa, altrimenti un falso profeta.
10. Ogni profeta, poi, che insegna la verit, se non mette in pratica i precetti che insegna, un
falso profeta.
11. Ogni profeta provato come veritiero, che opera per il mistero terrestre della chiesa, ma che
tuttavia non insegna che si debbano fare quelle cose che egli fa, non sar da voi giudicato,
perch ha il giudizio da parte di Dio; allo stesso modo, infatti, si comportarono anche gli
antichi profeti.
12. Se qualcuno dicesse per ispirazione: dammi del denaro o qualche altra cosa, non gli darete
ascolto; ma se dicesse di dare per altri che hanno bisogno, nessuno lo giudichi.

CAPITOLO 12
1. Chiunque, poi, viene nel nome del Signore, sia accolto. In seguito, dopo averlo messo alla
prova, lo potrete conoscere, poich avrete senno quanto alla destra e alla sinistra.
2. Ma se colui che giunge di passaggio, aiutatelo secondo le vostre possibilit; non dovr
per rimanere presso di voi che due o tre giorni, se ce ne fosse bisogno.
3. Nel caso che volesse stabilirsi presso di voi e che esercitasse un mestiere, lavori e mangi.
4. Se invece non ha alcun mestiere, con il vostro buon senso cercate di vedere come possa un
cristiano vivere tra voi senza stare in ozio.
5. Se non vuole comportarsi in questo modo, uno che fa commercio di Cristo. Guardatevi da
gente simile.

CAPITOLO 13
1. Ogni vero profeta che vuole stabilirsi presso di voi degno del suo nutrimento.
2. Cos pure il vero dottore degno, come loperaio, del suo nutrimento.
3. Prenderai perci le primizie di tutti i prodotti del torchio e della messe, dei buoi e delle
pecore e le darai ai profeti, perch essi sono i vostri Sommi Sacerdoti.
4. Se per non avete un profeta, date ai poveri.
5. Se fai il pane, prendi la primizia e d secondo il precetto.
6. E cos, se apri unanfora di vino o di olio, prendi le primizie e dalle ai profeti.
7. Del denaro, del vestiario e di tutto quello che possiedi, prendi poi le primizie come ti sembra
pi opportuno e d secondo il precetto.
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Sant' Ignazio di Antiochia 26


CAPITOLO 14
1. Nel giorno del Signore, riuniti, spezzate il pane e rendete grazie dopo aver confessato i vostri
peccati, affinch il vostro sacrificio sia puro.
2. Ma tutti quelli che hanno qualche discordia con il loro compagno, non si uniscano a voi prima di
essersi riconciliati, affinch il vostro sacrificio non sia profanato.
3. Questo infatti il sacrificio di cui il Signore ha detto: In ogni luogo e in ogni tempo offritemi un
sacrificio puro, perch un re grande sono io - dice il Signore - e mirabile il mio nome fra le genti.

CAPITOLO 15
1. Eleggetevi quindi episcopi e diaconi degni del Signore, uomini miti, disinteressati, veraci e sicuri;
infatti anchessi compiono per voi lo stesso ministero dei profeti e dei dottori.
2. Perci non guardateli con superbia, perch essi, insieme ai profeti e ai dottori, sono tra voi
ragguardevoli.
3. Correggetevi a vicenda, non nellira ma nella pace, come avete nel vangelo. A chiunque abbia offeso
il prossimo nessuno parli: non abbia ad ascoltare neppure una parola da voi finch non si sia
ravveduto.
4. E fate le vostre preghiere, le elemosine e tutte le vostre azioni cos come avete nel vangelo del
Signore nostro.

CAPITOLO 16
1. Vigilate sulla vostra vita. Non spegnete le vostre fiaccole e non sciogliete le cinture dai vostri fianchi,
ma state preparati perch non sapete lora in cui il nostro Signore viene.
2. Vi radunerete di frequente per ricercare ci che si conviene alle anime vostre, perch non vi giover
tutto il tempo della vostra fede se non sarete perfetti nellultimo istante.
3. Infatti negli ultimi giorni si moltiplicheranno i falsi profeti e i corruttori, e le pecore si muteranno in
lupi, e la carit si muter in odio;
4. finch, crescendo liniquit{, si odieranno lun laltro, si perseguiteranno e si tradiranno, e allora il
seduttore del mondo apparir come figlio di Dio e operer miracoli e prodigi, e la terra sar
consegnata nelle sue mani, e compir iniquit quali non avvennero mai dal principio del tempo.
5. E allora la stirpe degli uomini andr verso il fuoco della prova, e molti saranno scandalizzati e
periranno; ma coloro che avranno perseverato nella loro fede saranno salvati da quel giudizio di
maledizione.
6. E allora appariranno i segni della verit{: primo segno lapertura nel cielo, quindi il segno del suono
di tuba e terzo la resurrezione dei morti;
7. non di tutti, per, ma, come fu detto: Verr il Signore e tutti i santi con lui. Allora il mondo vedr il
Signore venire sopra le nubi del cielo.
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LETTERA DI BARNABA

Saluto
Figli e figlie, nel nome del Signore che ci ha amati, vi saluto nella pace. Grandi e ricchi sono i
decreti di Dio su di voi. Al di sopra di ogni cosa mi rallegro immensamente per le vostre anime
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Sant' Ignazio di Antiochia 27

beate e gloriose. Avete ricevuto la grazia del dono spirituale che si cos radicata in voi. Perci
ancor di pi mi rallegro nella speranza di essere salvato perch vedo veramente che lo spirito
della sorgente abbondante si diffuso su di voi. Mi ha veramente colpito la vostra visita da me
desiderata. Sono convinto e persuaso intimamente di ci perch ho parlato molto con voi. Il
Signore ha camminato con me nella via della giustizia e mi sento spinto anchio a questo, ad
amarvi, cio, pi della mia stessa anima. Una grande fede e amore abitano in voi nella
speranza della vita. Considerando, dunque, che se mi preoccupo di parteciparvi ci che ho
ricevuto avr ricompensa per il ministero prestato, mi sono premurato di mandarvi una breve
lettera perch voi oltre la fede possiate avere una precisa conoscenza. Tre sono i precetti del
Signore: speranza di vita, inizio e fine della nostra fede; giustizia, inizio e fine del giudizio;
carit, testimonianza di gioia e di letizia delle opere compiute nella giustizia. Il Signore
mediante i profeti ha fatto conoscere le cose passate e le presenti facendoci assaporare le
future. Noi, vedendo che si realizzano una ad una le cose, come egli aveva detto, dobbiamo
progredire nel suo timore nella forma pi generosa e pi elevata. Non come un maestro, ma
come uno di voi, vi spiegher poche cose per le quali potrete rallegrarvi nelle attuali
circostanze.
I sacrifici giudaici.
Mentre i giorni sono duri e chi esercita il potere attivo, noi dobbiamo per il nostro vantaggio
cercare i decreti del Signore. Il timore e la pazienza sono i difensori della nostra fede, la
magnanimit e la continenza sono i nostri alleati. Rimanendo santamente presso il Signore
tali cose, si rallegrano la sapienza, lintelligenza, la scienza e la conoscenza. Mediante tutti i
profeti il Signore ci ha dimostrato che non ha bisogno n di sacrifici, n di olocausti, n di
offerte. Egli disse: A che la quantit dei vostri sacrifici? Ne ho abbastanza di olocausti e non
voglio grasso di agnelli n sangue di tori e di capri e non venite davanti ai miei occhi. Chi ha
chiesto ci dalle vostre mani? Non accostatevi a calpestare il mio atrio. Se mi portate la
semola, inutile. Lincenso per me un orrore e non sopporto le vostre novene e i vostre
sabati. Dunque, ha rifiutato queste cose, perch la nuova legge di nostro Signore Ges Cristo,
che senza il giogo della necessit, non avesse un sacrificio fatto per luomo. Dice ancora loro
il Signore: Non io prescrissi ai vostri padri quando uscirono dalla terra dEgitto di portarmi
olocausti e sacrifici. Questo, invece, comandai loro: Nessuno di voi nel suo cuore serbi rancore
contro il prossimo ed ami il falso giuramento. Dobbiamo comprendere, se non siamo
sciocchi, il disegno della bont del Padre nostro perch ci parla. Vuole che noi cerchiamo il
modo di avvicinarci a lui, senza cadere egualmente nellerrore di quelli. A noi, dunque, dice
cos: Il sacrificio al Signore un cuore contrito, profumo di soave odore per il Signore il
cuore che glorifica chi lha creato. Dunque, fratelli, dobbiamo avere cura della nostra
salvezza, perch il maligno, introducendo in noi lerrore, non ci scagli lontano dalla nostra
vita.
Il digiuno
Di nuovo sullargomento dice loro: Perch digiunate per me, - dice il Signore - se oggi si ode
nel litigio la vostra voce? non questo il digiuno che voglio, - dice il Signore - n che luomo
umili la sua anima. Neanche se piegaste il vostro collo come un cerchio e vi vestiste di sacco e
vi distendeste sopra la cenere, non questo che chiamerete digiuno gradito. A noi dice: Ecco
il digiuno che ho scelto, dice il Signore: sciogli ogni nodo di iniquit, sciogli i lacci di contratti
forzati, rimetti in libert gli oppressi e straccia ogni patto ingiusto. Spezza il tuo pane agli
affamati e se vedi lignudo, coprilo; accogli nella tua casa i senza tetto e se vedi un povero non
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guardarlo dallalto, e non allontanarti dai parenti del tuo sangue. Allora la tua luce spunter
come laurora, le tue vesti subito risplenderanno, camminer{ la giustizia davanti a te e ti
circonder la gloria di Dio. Allora griderai e Dio ti ascolter e mentre tu parli ti dir: Eccomi,
se tu allontani ogni cospirazione, le mani alzate (per la testimonianza), la parola di
mormorazione, dai col cuore il pane allaffamato e hai misericordia di unanima affranta.
Prevedendo questo, o fratelli, (Egli che ) misericordioso ci ha manifestato tutte le cose in
anticipo, perch il popolo che egli prepar credesse nel suo diletto con sincerit e noi non ci
infrangessimo come proseliti contro la loro legge.

Gli ultimi tempi
Bisogna che consideriamo con attenzione gli avvenimenti presenti e cerchiamo ci che pu
salvarci. Fuggiamo decisamente ogni opera di iniquit per non esserne travolti. Odiamo
lerrore del presente per essere amati nel futuro. Non diamo alla nostra anima la libert{ di
correre con i peccatori e gli scellerati, per non diventare simili a loro. E vicino il grande
scandalo di cui sta scritto secondo Enoch: Per questo il Signore ha abbreviato i tempi e i
giorni affinch il suo prediletto si affrettasse a giungere alleredit{. Cos dice anche il profeta:
Dieci regni domineranno sulla terra e dopo di essi sorger un piccolo re che umilier tre dei re
in una volta. Del pari sullargomento dice Daniele: Vidi la quarta bestia, feroce e forte, pi
terribile di tutte le bestie del mare e come da essa spuntare dieci corna e da queste un piccolo
corno rampollo che con un solo colpo abbatt tre corna grandi. Dovete comprendere. Inoltre
vi chiedo questo come se fossi uno di voi, amandovi particolarmente tutti pi della mia anima,
(vi chiedo) di badare a voi stessi e di non somigliare a certi che accumulano le colpe dicendo
che lalleanza nostra nostra. E nostra; ma essi (i giudei) perdettero completamente lalleanza
ricevuta da Mos. Dice infatti la Scrittura: E Mos stette sul monte digiunando per quaranta
giorni e quaranta notti e ricevette lalleanza dal Signore, cio le tavole di pietra scritte col dito
della mano del Signore. Ma quando essi ritornarono agli idoli, la perdettero. Il Signore dice
cos: Mos, Mos, scendi presto, poich il tuo popolo che hai condotto fuori dalla terra
dEgitto ha prevaricato. Mos comprese e gett via dalle sue mani le due tavole; la loro
alleanza si spezz affinch quella dellamato Ges fosse incisa nel nostro cuore, con la
speranza della fede in lui. Volendo dirvi molte cose, non come maestro, ma come si conviene a
chi ama, e di non tralasciare nulla di ci che possediamo, mi affrettai e scrivere come fossi un
rifiuto. Stiamo attenti in questi ultimi giorni. Nulla ci giover tutto il tempo della vita e della
nostra fede se ora, nel momento duro e nellimminenza degli scandali, non resistiamo come si
addice ai figli di Dio. Perch il diavolo non penetri di nascosto, fuggiamo ogni vanit e
detestiamo definitivamente le opere della via cattiva. Non isolatevi ripiegandovi in voi stessi
come se gi foste giustificati; invece, riunitevi per ricercare linteresse comune. Infatti dice la
Scrittura: Guai a coloro che si credono intelligenti e saggi ai loro occhi. Diveniamo spirituali,
diveniamo un tempio compiuto per Dio. Per quanto in noi curiamo il timore di Dio e lottiamo
per osservare i suoi comandamenti, per gioire nei suoi giudizi. Il Signore giudicher il mondo
senza preferenze. Ciascuno ricever nella misura che avr operato. Se stato buono, la
giustizia camminer davanti a lui; se fu cattivo, davanti a lui ci sar il compenso della sua
malvagit. Non facciamo che, restando tranquilli come chiamati, ci addormentiamo sui nostri
peccati e il principe del male impadronendosi di noi ci allontani dal regno del Signore.
Considerate anche questo, fratelli miei: quando vedete che, dopo tanti segni e miracoli
avvenuti in Israele, (i giudei) sono stati cos abbandonati, stiamo attenti che giammai come
scritto siamo trovati molti chiamati ma pochi eletti.
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 29

La Nuova Alleanza
Per questo il Signore sopport di consegnare la sua carne alla distruzione perch fossimo
santificati con la remissione dei peccati, vale a dire con la effusione del suo sangue. Sia per
Israele sia per noi la Scrittura dice di Lui cos: Fu colpito per le nostre iniquit e fu straziato
per i nostri peccati e dalla sua lividura fummo guariti; come pecora fu condotto al macello e
come agnello muto davanti al tosatore. Bisogna ringraziare il Signore che ci ha fatto
conoscere il passato, ci ha resi edotti del presente e siamo capaci di intuire il futuro. Dice la
Scrittura: Non ingiustamente si tendono le reti agli uccelli. Ci significa che giustamente
perir{ luomo che, avendo conosciuto la via della giustizia, prende invece la via delle tenebre.
Ancora questo, fratelli miei: se il Signore volle patire per la nostra anima, perch, egli che il
Signore di tutto il mondo - al quale Dio dopo la creazione del mondo disse: Facciamo luomo a
nostra immagine e somiglianza - perch toller di patire per mano delluomo? Imparate. I
profeti che da lui hanno ricevuto la grazia profeteranno per lui. Egli doveva incarnarsi e
soffrire per abolire la morte e per provare la risurrezione dei morti. Per compiere la promessa
fatta ai padri, prepararsi un popolo nuovo e dimostrare, stando sulla terra, che egli stesso
operando la risurrezione giudicher. Poi, insegnando e compiendo grandi miracoli e portenti,
predic a Israele che am immensamente. Quando scelse i suoi apostoli per propagandare il
vangelo, li scelse tra quelli che erano pi gravati di ogni peccato per dimostrare che non era
venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori. Allora manifest di essere il Figlio di Dio. Se non
fosse venuto nella carne, come gli uomini si sarebbero salvati nel vederlo, se non sono capaci
nemmeno di guardare il sole, destinato a scomparire, opera delle Sue mani, e fissare gli occhi
nei suoi raggi? Dunque, per questo il Figlio di Dio si incarn, per il colmo dei peccati di coloro
che avevano perseguitato e ucciso i Suoi profeti. Perci ha patito. Dio dice che la piaga della
carne di lui colpa loro. Quando colpiranno il proprio pastore allora periranno le pecore del
gregge. Egli stesso volle patire cos; bisognava che patisse su di un legno. Dice il profeta di lui:
Risparmia lanima mia dalla spada e: Trafiggi con chiodi le mie carni, perch le turbe dei
malvagi si sono a me ribellate. E ancora: Ecco, ho offerto le mie spalle ai flagelli e le mie
guance agli schiaffi: ho reso il mio volto come dura pietra .
Vittoria di Cristo
Del tempo in cui venne a compiere la sua missione, (la Scrittura) che cosa dice? Chi che mi
giudica? Si presenti davanti a me. Chi vuole giustificarsi davanti a me? Si avvicini al servo del
Signore. Guai a voi perch tutti invecchierete come un vestito e il tarlo vi corroder. E di
nuovo il profeta parla, poich (Ges) come dura pietra fu posto per schiacciare: Ecco, io
introdurr nei fondamenti di Sion una pietra preziosa, scelta, angolare e di gran pregio. Poi
che dice? E chi crede in essa vivr in eterno. Sulla pietra la nostra speranza? No; ma dice
che il Signore ha reso forte la sua carne. Dice, infatti: e mi pose come dura pietra. Dice
ancora il profeta: La pietra che i costruttori hanno scartata divenuta testata dangolo. E
ancora aggiunge: Questo il giorno grande e meraviglioso fatto dal Signore ha. Io, rifiuto
della vostra carit, vi scrivo con molta semplicit perch possiate comprendere. Cosa dice
ancora il profeta? Un gruppo di malvagi mi ha circondato, e mi ha avviluppato come le api il
favo e: Gettarono la sorte sul mio vestito. Egli doveva manifestarsi e soffrire nella carne, ma
la passione fu rivelata in anticipo. Dice il profeta di Israele: Guai alla loro anima, perch
presero un iniquo consiglio contro s stessi dicendo: Leghiamo il giusto perch ci molesto.
Che dice loro un altro profeta, Mos? Ecco quello che dice il Signore Dio: Entrate nella terra
buona che il Signore ha promesso con giuramento ad Abramo, Isacco e Giacobbe e prendetene
possesso come vostra eredit: una terra da cui sgorga latte e miele. Che cosa dice la
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 30

Sapienza? Apprendete: Sperate in Ges che sta per manifestarsi a voi nella carne. Luomo
terra che soffre; Adamo fu plasmato dalla terra. Che significa nella terra buona, terra
sgorgante latte e miele? (Si indica) Nostro Signore benedetto, o fratelli, che ha posto in noi la
sapienza e lintelligenza dei suoi segreti. Il profeta parla del Signore: chi comprender{ la
parabola del Signore se non chi saggio, intelligente ed ama il Signore? Dopo averci rinnovati
col perdono dei peccati, ci ha plasmati con unaltra forma, come se avessimo lanima dei
fanciulli, e ci ha di nuovo creati. Di noi parla la Scrittura quando riferisce al Figlio: Facciamo
luomo a nostra immagine e somiglianza, ed essi (gli uomini) dominino sulle fiere della terra,
sugli uccelli del cielo, e sui pesci del mare. Il Signore, vedendo la nostra bella forma, disse:
Crescete e moltiplicatevi e riempite la terra. Questo per il Figlio. Ti mostrer, poi, come
parla a noi. Negli ultimi tempi fece una seconda creazione. Dice il Signore: Ecco, io faccio le
ultime cose come le prime. In questo senso parl il profeta: Entrate in una terra sgorgante
latte e miele e siatene padroni. Dunque, noi fummo creati una seconda volta, e lo dice (la
Scrittura) in un altro profeta: Ecco, dice il Signore, io toglier a costoro - cio a quelli che lo
Spirito del Signore ha previsti, - il cuore di pietra e dar loro un cuore di carne. Egli stesso
doveva manifestarsi nella carne e abitare in noi. Fratelli miei, labitazione del nostro cuore
per il Signore un tempio santo. Dice di nuovo il Signore: Dove apparir dinanzi al Signore mio
Dio e dove sar glorificato?. E dice: Lo confesser a te nellassemblea dei miei fratelli e
canter te in mezzo allassemblea dei santi. Noi siamo coloro che introdusse nella terra
buona. Perch, dunque, latte e miele? Perch il bambino cresce nella vita prima col miele, poi
con il latte. Cos anche noi, vivificati nella fede della promessa e nella parola, crescendo
vivremo dominando la terra. Prima ha detto: Crescano, si moltiplichino e dominino sui
pesci. Chi ora capace di dominare sulle fiere o sui pesci o sugli uccelli? Dobbiamo avvertire
che il dominare avere il potere, perch uno ordinando padroneggia. Se ci non avviene ora, ci
fu detto quando (avverr): quando saremo perfetti per essere gli eredi del testamento del
Signore.
Prefigurazione del Signore
Considerate, figli della gioia, che il Signore buono ci manifest in anticipo ogni cosa perch
conoscessimo chi dobbiamo sempre ringraziare. Se il Figlio di Dio che Signore e che dovr
giudicare i vivi e i morti, pat perch la sua piaga ci vivificasse, crediamo che il Figlio di Dio non
poteva patire che per noi. Ma posto sulla croce gli fu dato a bere aceto e fiele. Ascoltate come
su questo si sono espressi i sacerdoti del tempio. Era scritto il comandamento: Chi non avr
digiunato nel giorno del digiuno sar condannato a morte. Il Signore aveva cos ordinato
perch anche lui per i nostri peccati avrebbe offerto in sacrificio il suo corpo in modo che si
compisse la figura manifestatasi in Isacco offerto sopra laltare. Che dice nel profeta?
Mangino la carne del capro offerto durante il digiuno per i peccati di tutti. Notatelo bene: E
i soli sacerdoti mangino le viscere non lavate con aceto. Perch? Perch darete a bere fiele e
aceto a me che sto per offrire il mio corpo per i peccati del mio popolo nuovo. Voi soltanto ne
mangerete, mentre il popolo digiuner e si flageller nel sacco e nella cenere, per mostrare che
per la loro colpa bisogna soffrire. Attenzione a quanto fu ordinato: Prendete due capri belli e
uguali, offriteli, e il sacerdote prenda uno di quelli come olocausto per i peccati. E dellaltro
che faranno? Maledetto, dice, sar uno. Attenzione a come viene rivelata la figura di Ges. E
tutti sputate su quello, trafiggetelo e ponete intorno al suo capo la lana rossa, e cos sia
cacciato nel deserto. Cos avvenuto. Chi porta il capro lo conduce nel deserto, gli toglie la
lana rossa e la pone sopra un cespuglio chiamato rovo, di cui usiamo mangiare i frutti quando
li troviamo in campagna; solo i frutti del rovo sono cos dolci. Che significa questo?
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Sant' Ignazio di Antiochia 31

Attenzione: Luno (dei due capri) sar{ portato sullaltare, laltro sar{ maledetto; e perch
quello maledetto viene coronato? Perch un giorno lo vedranno con la veste rossa intorno al
corpo e diranno: non colui che abbiamo crocifisso, oltraggiato e sputacchiato? Veramente
era lui che allora diceva di essere Figlio di Dio. Come mai simile allaltro? Per questo (
scritto) capri simili, belli, uguali, perch quando i malvagi lo vedranno venire, siano colpiti
dalla somiglianza del capro. Ecco la figura di Ges che doveva patire. E perch hanno messo la
lana in mezzo alle spine? E la figura di Ges per la Chiesa. Chiunque voglia prendere la lana
rossa bisogna che patisca molto per la paura delle spine e dolorante potr prenderla. Cos, -
dice - quelli che desiderano vedermi e raggiungere il mio regno devono seguirmi nelle
tribolazioni e nelle sofferenze.
Il sacrificio della giovenca
Quale figura pensate che si rappresenti, quando ad Israele fu ordinato che gli uomini
imputabili di colpe gravissime offrissero una giovenca, la sgozzassero e la bruciassero? Inoltre,
che i fanciulli ne raccogliessro le ceneri, le ponessro in vasi e legassero intorno al legno la lana
rossa (di nuovo limmagine della croce e la lana rossa) e lissopo, e che con esso i fanciulli
aspergessero uno ad uno tutto il popolo perch sia purificato dai suoi peccati? Considerate la
semplicit con cui vi parla. La giovenca Ges; i peccatori che la offrono sono coloro che lo
condussero al sacrificio. Basta con questi uomini, basta con la gloria dei peccatori! I fanciulli
che aspergono sono quelli che ci hanno annunziato la remissione dei peccati e la purificazione
del cuore. Ad essi fu conferita la facolt di predicare il vangelo, e sono dodici a testimonianza
delle trib, poich dodici erano le trib di Israele. Perch sono tre i fanciulli che aspergono? Per
testimonianza ad Abramo, Isacco e Giacobbe, grandi presso Dio. Perch la lana sul legno?
Perch il regno di Ges sul legno e chi spera in lui vivr in eterno. Perch insieme la lana e
lissopo? Perch durante il suo regno vi saranno giorni tristi e torbidi, durante i quali noi
saremo salvati. Chi soffre nella carne viene curato dalla corteccia dellissopo. Questi fatti
appaiono chiari a noi, invece sono oscuri per quelli che non hanno ascoltato la voce del
Signore.
La circoncisione delludito
A proposito degli orecchi dice come ha circonciso il nostro cuore. Parla il Signore nel profeta:
Mi hanno ubbidito con il loro orecchio, e dice ancora: Con ludito ascolteranno i lontani e
conosceranno le mie opere; e circoncidete i vostri orecchi, aggiunge il Signore. E ancora:
Ascolta, Israele, queste cose dice il Signore Dio tuo. Chi colui che vuol vivere in eterno?
Ascolti con attenzione la voce del mio figlio. E ancora: Ascolta, o cielo, e tu, o terra, porgi
lorecchio, poich il Signore disse questo a testimonianza per voi. E ancora: Udite la parola
del Signore, voi principi di questo popolo. E ancora: Ascoltate o figli la voce di colui che grida
nel deserto. Dunque, ha circonciso i nostri orecchi, perch, ascoltando la parola, noi
crediamo. Invece, viene abolita la circoncisione in cui essi hanno posto fiducia. (Il Signore)
aveva parlato di una circoncisione da non fare nella carne. Ma essi trasgredirono, perch
lingann un angelo cattivo. Riferisce loro: Questo dice il Signore Dio nostro (qui trovo il
precetto): Non seminate tra le spine, ma circoncidetevi per il Signore vostro. Che cosa poi
aggiunge? Circoncidete la durezza del vostro cuore. E ancora: Ecco, dice il Signore, tutti i
popoli gentili sono circoncisi nel prepuzio, questo popolo incirconciso nel cuore. Ma tu
dirai: Il popolo si circoncide per un sigillo. Per si circoncidono ogni siro e ogni arabo e tutti
i sacerdoti degli idoli. Dunque, appartengono allalleanza. Anche gli egizi sono circoncisi.
Apprendete, figli dellamore, pi particolareggiatamente queste cose. Abramo, praticando per
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Sant' Ignazio di Antiochia 32

primo la circoncisione, prevedeva nello spirito Ges, conoscendo i simboli delle tre lettere. (La
Scrittura) infatti, dice: Abramo circoncise trecentodiciotto uomini della sua casa. Quale era
il significato a lui rivelato? Lo comprendete perch dice prima diciotto e, fatta una
separazione, aggiunge trecento. Diciotto si indica con iota = dieci ed eta = otto. Hai Ges.
Poich la croce raffigurata nel tau che doveva comportare la grazia, aggiunge anche
trecento. Indica Ges nelle due prime lettere e la croce nellaltra. Chi ha posto in noi il dono
della sua dottrina lo sa. Nessuno ha imparato da me parola pi sincera, ma so che voi ne siete
degni.

Le carni proibite
Mos nel dire: Non mangiate n maiale, n aquila, n sparviero, n corvo, n pesci che non
abbiano squame aveva in mente tre precetti. Infine dice loro nel Deuteronomio:
Comunicher al mio popolo le mie decisioni. Dunque, non precetto divino il non mangiare,
e Mos parlava nello spirito. Quanto alla carne di maiale da intendere: non unirti agli uomini
che sono tali da rassomigliare ai porci. Quando gozzovigliano si dimenticano del Signore,
quando, invece, hanno bisogno si ricordano di lui. Proprio come il maiale che quando mangia
non conosce il padrone, quando poi ha fame grugnisce, e smette se riceve <il mangiare>. Non
mangerai laquila, n lo sparviero, n il nibbio, n il corvo significa: non unirti, n essere
simile a uomini tali che non sanno procurarsi il cibo con la fatica e il sudore, ma rubano
iniquamente la roba daltri e stanno spiando mentre sembrano camminare con aria innocente
e osservano chi spogliare per cupidigia. Sono come questi uccelli, i soli che non si procurano il
nutrimento, ma oziosi, appollaiati, cercano di divorare la carne altrui, pestiferi per la loro
malvagit. Inoltre: Non mangerai n murena, n polipo, n seppia. Significa: non sarai
simile, n ti unirai agli uomini che sino alla fine sono empi e vengono giudicati per la morte,
come questi pesci, i soli che nuotano nelle profondit e non emergono come gli altri, ma vivono
nei fondali gi nellabisso. Ma anche: Non mangerai la lepre. Come mai? Vuol dire di non
farti corruttore, n simile ad essi, perch la lepre ogni anno cambia sesso. Quanti anni vive,
tanti fori ha. Non mangiare la iena: significa non diventare adultero n seduttore n simile
ad essi. Perch? Questo animale cambia natura e diventa ora maschio ora femmina. Ha
detestato a ragione anche la faina. E significa che non devi essere di quelli che sappiamo
commettere impurit con la bocca, n unirti alle donne perverse che commettono tali
impurit. Questo animale, invero, concepisce con la bocca. Mos, avendo ricevuto tre precetti
sui cibi, parl in senso spirituale. Quelli, invece, li ricevettero secondo la passione della carne,
nel senso materiale di alimento. David comprese il senso dei tre comandamenti e dice
similmente: Beato luomo che non ha camminato nel consiglio degli empi, come i pesci che
camminano nelloscurit{ degli abissi, e non si ferma nella via dei peccatori, come coloro che
mostrano di temere il Signore e poi peccano come il maiale, e non si seduto sulla cattedra
delle pestilenze, come i volatili appollaiati per la rapina. Avete il significato pieno sul
nutrimento. Mos dice pure: Nutritevi di ogni animale che ha il piede diviso e che rumina.
Perch lo dice?: ( lanimale) che quando prende il cibo conosce chi lo nutre e quando riposa
sembra che gioisca in lui. Disse bene guardando al precetto. Cosa dice dunque? Siate uniti a
quelli che temono il Signore, a quelli che meditano nel cuore il senso esatto della parola che
hanno appreso, che parlano dei comandamenti del Signore e li osservano, che sanno che la
meditazione di letizia e che ruminano la parola del Signore. Quale il senso del piede diviso?
Che il giusto cammina in questo mondo e aspetta la beata eternit. Considerate come ebbe a
legiferare saggiamente Mos. Ma come possibile per loro cogliere e penetrare tutto ci? Noi,
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Sant' Ignazio di Antiochia 33

avendo capito esattamente i precetti, li esprimiamo come ha inteso il Signore. Per questo ha
circonciso i nostri orecchi e i nostri cuori, perch comprendessimo queste cose.
Lacqua
Indaghiamo se il Signore ebbe intenzione di parlare in anticipo dellacqua (battesimale) e della
croce. In quanto allacqua scritto che Israele non avrebbe ricevuto il battesimo che porta alla
remissione dei peccati, ma ne avrebbe costituito uno per s. Dice, infatti, il profeta: Stupisci, o
cielo, e ancora di pi tremi la terra, perch questo popolo commise due delitti: abbandon me
fonte di vita e si scav una cisterna di morte. Non pietra arida il sacro monte di Sion. Voi
sarete come gli uccellini che volano privati del nido. Ancora dice il profeta: Io camminer
davanti a te, spianer i monti, spezzer le porte di bronzo, romper le sbarre di ferro e ti dar
tesori segreti, nascosti, invisibili, perch riconoscano che io sono il Signore Dio. Abiterai in
unalta caverna di roccia forte e la sua acqua certa. Vedrete il re nella gloria e la vostra anima
mediter il timore del Signore. Ancora in un altro profeta dice: Chi agisce cos sar come un
albero piantato lungo i corsi dacqua e che dar{ frutto a suo tempo e le sue fogli non cadranno
mai. Riuscirnno tutte le sue opere. Non cos, non cos gli empi, ma come pula che il vento
disperde dalla faccia della terra. Per questo gli empi non si alzeranno nel giudizio, n i
peccatori nellassemblea dei giusti, perch il Signore conosce la via dei giusti e la via degli empi
andr{ in rovina. Notate che ha designato nel contempo lacqua e la croce. Egli vuol significare
questo: beati coloro che, avendo sperato nella croce, scesero nellacqua, e indica la mercede
con a suo tempo. Allora, promette, dar. Per il presente dice che le foglie non cadranno, a
significare che ogni parola che uscir dalla loro bocca nella fede e nellamore, sar{ per la
conversione e la speranza di molti. E di nuovo un altro profeta dice: E la terra di Giacobbe era
celebrata sopra ogni terra, per dimostrare che Dio glorifica il vaso del suo spirito. Poi, che
dice? E vi era un fiume che scorreva da oriente e dal quale si alzavano alberi fiorenti; chiunque
manger{ dei loro frutti vivr{ in eterno. Questo significa che noi discendiamo nellacqua pieni
di peccati e di lordura e ne risaliamo portando il frutto nel cuore, avendo nello spirito il timore
e la speranza in Ges. E chi manger di essi vivr in eterno vuol dire: chiunque ascolter
queste parole e creder, vivr in eterno.
La croce
Ugualmente riparla della croce in un altro profeta: E quando tali cose si compiranno?. Dice
il Signore: Quando il legno sar steso a terra e poi risollevato, e quando dal legno il sangue
stiller. Ecco ancora che si parla della croce e di chi doveva essere crocifisso. (Il Signore) parla
unaltra volta a Mos, quando Israele combatteva contro i nemici, per ammonirli, mentre
erano in guerra, che per i loro peccati erano stati consegnati alla morte. Lo Spirito parla al
cuore di Mos di rappresentare la figura della croce e di chi avrebbe dovuto patire (su di essa),
per significare che se non crederanno in Lui saranno in guerra eterna. Mos in mezzo al
combattimento ammucchi armi su armi, e postosi pi in alto di tutti distese le braccia, e cos
Israele vinceva nuovamente. Quando le abbassava, di nuovo venivano uccisi. Perch? Perch
sapessero che non si potevano salvare, se non sperando in Lui. Ancora, dice in un altro profeta:
Per tutto il giorno ho steso le mie braccia verso un popolo disubbidiente e che si oppone al
mio retto cammino. Ancora una volta mentre Israele soccombeva, Mos rappresenta la figura
di Ges, perch Egli doveva patire e proprio quello che credevano morto sulla croce avrebbe
dato la vita. Il Signore fece che ogni sorta di serpenti li mordesse e morivano (invero la
prevaricazione di Eva avvenne per mezzo del serpente), per convincerli che a causa della loro
prevaricazione erano stati consegnati alla tortura della morte. Del resto lo stesso Mos aveva
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Sant' Ignazio di Antiochia 34

ordinato: Nessun oggetto fuso o scolpito sar vostro dio, ma egli ne compose uno per
mostrare la figura di Ges. Mos fece un serpente di bronzo, lo innalz solennemente e chiam
con un bando il popolo. Quando convennero allo stesso luogo pregarono Mos che facesse una
preghiera per la loro guarigione. Disse loro Mos: Quando uno di voi viene morsicato, venga
vicino al serpente che sopra il legno e speri credendo che, pur essendo morto, pu dare la vita
e subito sar salvato. E cos fecero. Hai di nuovo anche in ci la gloria di Ges, poich ogni
cosa per lui e in lui. Che cosa dice ancora Mos di Ges figlio di Nave, che era profeta, dopo
che egli gli ebbe imposto il nome, solo perch tutto il popolo ascoltasse che il Padre rivela ogni
cosa intorno al Figlio suo Ges? Dice Mos intorno a Ges figlio di Nave, appena gli diede
questo nome e lo mand quale esploratore della regione: Prendi un libro nelle tue mani, e
scrivi ci che il Signore dice, e cio che il Figlio di Dio negli ultimi giorni taglier dalle radici
tutta la casa di Amalech. Ecco, di nuovo Ges, non figlio delluomo, ma Figlio di Dio, apparso
in figura nella carne. Poich avrebbero detto che Cristo figlio di David, lo stesso David
temendo e prevedendo lerrore dei peccatori, profetizza: Disse il Signore al mio Signore: siedi
alla mia destra finch io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi. Ancora Isaia dice
cos: Disse il Signore al Cristo mio Signore, del quale io presi la destra: lo ascoltino le genti, ed
io distrugger il potere dei re. Vedi come David lo chiama Signore e non lo chiama figlio.
I due popoli
Vediamo se eredita questo popolo o il primo e se lalleanza per noi o per loro. Ascoltate
dunque che cosa dice la Scrittura del popolo: Isacco pregava per la moglie Rebecca perch era
sterile. Essa concep. E poi: Rebecca usc per interrogare il Signore, e il Signore le disse: Due
nazioni sono nel tuo ventre e due popoli nel tuo cuore, e un popolo vincer{ laltro e il maggiore
servir il minore. Bisogna comprendere chi Isacco e chi Rebecca e per chi ha mostrato che
questo popolo pi grande dellaltro. E in unaltra profezia Giacobbe parla pi chiaramente a
Giuseppe suo figlio: Ecco, il Signore non mi priv della tua presenza: conduci a me i tuoi figli
perch li benedir. E condusse Efraim e Manasse, volendo che fosse benedetto Manasse che
era pi vecchio; Giuseppe laveva condotto alla destra del padre Giacobbe che vide nello spirito
la figura del popolo futuro. E cosa dice? E Giacobbe incroci le mani e pose la destra sulla
testa di Efraim, il secondo e pi giovane, e lo benedisse. E Giuseppe parl a Giacobbe: Porta la
tua destra sul capo di Manasse che il figlio primogenito. E Giacobbe rispose a Giuseppe: Lo
so, figlio, lo so, ma il maggiore servir il minore e questo sar benedetto. Vedete per chi fu
stabilito che questo il primo e lerede dellalleanza. Se ci fu ancora ricordato, da Abramo ne
abbiamo una conoscenza perfetta. Che cosa dice ad Abramo, che per avere da solo creduto gli
fu computato a giustizia? Ecco, posi te, Abramo, quale padre dei popoli che pur non circoncisi
credono in Dio.
Lalleanza
Certamente. Ma indagando, vediamo se lalleanza che (Dio) giur ai padri, la diede
effettivamente al popolo. La diede, s, ma essi per i loro peccati non furono degni di riceverla.
Dice il profeta: E Mos per quaranta giorni e quaranta notti digiunando rimase sul monte
Sinai per ricevere il testamento del Signore per il popolo. E Mos ricevette dal Signore le due
tavole scritte nello spirito dal dito della mano del Signore. Ricevutele Mos le portava al
popolo per consegnarle. Il Signore disse a Mos: Mos, Mos, scendi subito perch il tuo
popolo, che portasti dallEgitto, ha prevaricato. E Mos comprese che avevano di nuovo
fabbricato gli idoli di metallo fuso e gett a terra con le mani le tavole, e cos si spezzarono le
tavole dellalleanza del Signore. Mos la ricevette, ma essi non ne furono degni. Sappiate
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Sant' Ignazio di Antiochia 35

come noi la ricevemmo. Mos da servitore laveva ricevuta, il Signore stesso, invece, la diede a
noi, al popolo erede, avendo sofferto per noi. Egli apparve al mondo, perch essi colmassero la
misura dei peccati e noi ricevessimo lalleanza mediante Ges Signore che lerede. Egli si
prepar a questo, a manifestarsi per liberare dalle tenebre i nostri cuori consunti e consegnati
alla morte dalliniquit{ della colpa e stabilire con la parola lalleanza con noi. Sta scritto infatti
che il Padre gli impose di liberarci dalle tenebre e di prepararsi un popolo santo. Dice, dunque,
il profeta: Io sono il Signore Dio tuo, ti ho chiamato nella giustizia e prender la tua mano e
la fortificher; ti posi come alleanza per il popolo, come luce delle nazioni, per aprire gli occhi
dei ciechi e per liberare i prigionieri dalle catene e dal carcere quelli che sono nelle tenebre.
Conosciamo, dunque, da dove fummo liberati. Ancora il profeta parla: Ecco, ti ho posto come
luce dei popoli per essere la salvezza sino ai confini della terra. Cos dice il Signore, il Dio che ti
ha liberato. Ancora dice il profeta: Lo Spirito del Signore sopra di me, perci mi ha unto per
predicare agli umili la grazia e mi ha mandato a risanare quelli che hanno il cuore contrito, per
annunziare ai prigionieri la libert{ e ai ciechi la vista, a proclamare lanno accetto al Signore e
il giorno della retribuzione, a consolare tutti gli afflitti.
Il sabato
Inoltre del sabato scritto nei dieci comandamenti quando (Dio) parl a Mos di persona sul
monte Sinai: Santificate il sabato del Signore con mani pure e con cuore puro. E in unaltra
parte dice: Se i miei figli osserveranno il sabato, allora stender la mia misericordia su di
loro. Parla del sabato al principio della creazione: E Dio fece in sei giorni le opere delle sue
mani e le termin nel settimo giorno e in quello si ripos e lo santific. Osservate, o figli, che
cosa significa termin in sei giorni. Questo dice che in seimila anni il Signore compir ogni
cosa. Un giorno, per lui, infatti, vale mille anni. Egli stesso, secondo me, lo testimonia dicendo:
Ecco, un giorno del Signore sar come mille anni. Dunque, o figli, in sei giorni, ossia in
seimila anni saranno compiute tutte le cose. E ripos nel settimo giorno che significa:
quando, venuto il Figlio suo, distrugger{ il tempo delliniquo e giudicher{ gli empi e muter{ il
sole, la luna e le stelle, allora ben riposer nel settimo giorno. Poi dice: Lo santificherai con
mani pure e con cuore puro. Se ci fosse uno che puro di cuore potesse santificare il giorno che
Dio ha santificato ci inganneremmo del tutto. Se non ora, lo potremo per noi stessi quando
riposando gloriosamente lo santificheremo, giustificati e in possesso della promessa; non ci
sar{ pi lingiustizia, poich tutte le cose sono state rinnovate dal Signore. Allora lo potremo
santificare, essendo stati noi prima santificati. Infine, disse loro: Non gradisco le novene e i
sabati. Vedete come dice: Non mi sono ora accetti i sabati, ma quello che ho stabilito, nel
quale, ponendo fine a tutte le cose, far il principio dellottavo giorno che linizio del nuovo
mondo. Per questo passiamo nella gioia lottavo giorno in cui Ges risorse dai morti e
manifestatosi sal ai cieli.
Il tempio
Ancora per quanto concerne il tempio, vi dir che quei miseri, ingannandosi, sperarono in un
edificio come se fosse la casa di Dio, e non nel Dio che li aveva creati. Lo hanno quasi relegato
in un tempio come i pagani. Ma imparate come parla il Signore per averlo abrogato: Chi ha
misurato il cielo con la spanna o la terra con la mano? Non io, dice il Signore. Il cielo il mio
trono e la terra lo sgabello dei miei piedi. Quale casa potreste edificarmi, o in quale il luogo
sar il mio riposo?. Vedete come era vana la loro speranza. Inoltre dice: Ecco quelli che
hanno distrutto questo tempio, essi lo edificheranno. E si avvera. Durante la loro guerra fu
distrutto dai nemici. Ora gli stessi servitori dei nemici lo riedificheranno. Era stato ancora
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Sant' Ignazio di Antiochia 36

preannunziato che la citt, il tempio e il popolo di Israele sarebbero stati consegnati (ai
nemici). Dice infatti la Scrittura: E avverr che negli ultimi giorni il Signore consegner alla
rovina le greggi del pascolo, lovile e la loro torre. E accadde come aveva detto il Signore.
Indaghiamo se esiste il tempio di Dio. Esiste dove egli stesso dice di costruirlo e portarlo a
termine. Infatti sta scritto: Avverr che, compiuta la settimana, il tempio glorioso di Dio sar
edificato nel nome del Signore. Trovo dunque che il tempio c. Ora imparate come sar{
edificato nel nome del Signore. Prima che noi avessimo creduto in Dio, labitacolo del nostro
cuore era corruttibile e debole come tempio veramente edificato dalla mano. Era pieno di
idolatria ed era la casa dei demoni per loperare quanto era contrario a Dio. Sar{ edificato nel
nome del Signore: riflettete perch il tempio del Signore sar gloriosamente edificato. In che
modo? Imparate. Ottenuta la remissione dei peccati e sperando nel suo nome siamo divenuti
nuovi, rigenerati dal principio. Perci Dio abita veramente nella nostra dimora, in noi. Come?
La sua parola di fede, la chiamata della sua promessa, la sapienza delle sue leggi, i precetti
della dottrina ed egli stesso profetizzando in noi, abitando in noi e aprendoci la porta del
tempio che la nostra bocca, e dandoci il pentimento, ci porta da schiavi della morte nel
tempio incorruttibile. Chi desidera salvarsi non guarda alluomo, ma a chi abita e parla in lui,
meravigliato di non aver udito chi dice tali parole n di aver desiderato di udirle. Questo il
tempio spirituale edificato dal Signore.
Conclusione della prima parte
Ho spiegato a voi quanto era nella semplicit{ possibile, e lanima mia spera di non aver
tralasciato nulla. Se vi scrivo delle cose presenti o future, non mi comprenderete perch sono
avvolte nellallegoria.
Le due vie
Basta cos. Passiamo ad unaltra conoscenza e dottrina. Due sono le vie dellinsegnamento e
della libert; quella della luce e quella delle tenebre. Grande la differenza tra queste due vie.
Per luna sono disposti gli angeli di Dio apportatori di luce, per laltra gli angeli di Satana.
Luno il Signore dei secoli nei secoli, laltro principe di questo tempo di iniquit{.
La via della luce
Questa, pertanto, la via della luce. Se qualcuno vuole pervenire ad un luogo determinato non
risparmi le sue fatiche. Questa lindicazione dataci per camminare su tale via. Amerai chi ti
ha creato, temerai chi ti ha plasmato, glorificherai chi ti ha liberato dalla morte. Sarai
semplice di cuore e ricco di spirito e non ti unirai a coloro che camminano sulla strada della
morte. Odierai tutto ci che non piace a Dio ed ogni ipocrisia e non abbandonerai i precetti del
Signore. Non ti vanterai, sarai, invece, umile in tutto senza cercare gloria per te. Non adotterai
un malvagio proposito contro il tuo prossimo e non darai arroganza alla tua anima. Non
fornicherai, non sarai adultero n corromperai i fanciulli. Non esca da te la parola di Dio
frequentando i depravati. Non considerare la persona nel riprendere qualcuno per la caduta.
Sarai mansueto, tranquillo e temerai le parole che hai ascoltato. Non avrai rancore contro tuo
fratello. Non dubitare se avverr{ o non avverr{ luna o laltra cosa. Non pronunzierai il nome
del Signore. Amerai il prossimo tuo pi della tua anima. Non ucciderai il bambino con laborto
e non lo farai morire appena nato. Non allontanare la mano da tuo figlio e da tua figlia, ma
dallinfanzia insegnerai loro il timore di Dio. Non essere desideroso dei beni del tuo prossimo,
n essere avaro. Non ti legare nellanima ai superbi, ma frequenterai gli umili e i giusti. Accetta
gli avvenimenti che ti capitano come un bene, sapendo che nulla avviene senza Dio. Non sarai
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 37

doppio nel pensiero e nella parola; laccio di morte la doppiezza della parola. Sii sottomesso ai
padroni come ad immagine di Dio con rispetto e timore. Non comanderai con asprezza al tuo
servo e alla tua serva che sperano nello stesso Dio, perch non abbiano a perdere il timore di
Dio che sugli uni e sugli altri. Egli non venne a chiamare secondo la persona, ma quelli che lo
Spirito ebbe a preparare. Renderai comune ogni cosa col tuo prossimo e non dirai che tua. Se
avete in comune ci che incorruttibile, quanto pi quello che corruttibile. Non essere
loquace, laccio di morte la bocca. Per quanto potrai, sarai casto per la tua anima. Non avere
le mani larghe nel prendere, e strette nel dare. Amerai come la pupilla del tuo occhio chi ti dice
la parola di Dio. Giorno e notte ti ricorderai del giudizio. Cercherai sempre di affaticarti con la
predicazione andando ad esortare e preoccupandoti di salvare lanima con la parola, o di
lavorare con le mani per espiare le tue colpe. Non esitare nel concedere e non brontolare nel
dare e conoscerai chi il tuo buon rimuneratore. Custodirai ci che hai ricevuto senza
aggiungere e senza togliere. Odierai il male sino alla fine. Giudicherai con giustizia. Non creare
divisioni, cerca, invece, la pace riconciliando i contendenti. Confesserai i tuoi peccati e non ti
recherai alla preghiera con coscienza agitata.
La via delle tenebre
La via del nero tortuosa e piena di maledizioni. E la via della morte eterna nel castigo, in cui
si hanno le cose che rovinano lanima: idolatria, arroganza, superbia di potere, ipocrisia,
doppiezza di cuore, adulterio, omicidio, rapina, disprezzo, trasgressione, inganno, malizia,
alterigia, veneficio, magia, avarizia, mancanza di timore di Dio. <Sono> coloro che vessano i
buoni, odiano la verit, amano la menzogna, non riconoscono il guadagno della giustizia, non
aderiscono al bene n al giudizio giusto, non si curano della vedova e dellorfano, non vegliano
per il timore di Dio, ma per il male, e da essi sono assai lontano la mansuetudine e la pazienza,
amano la vanit e si procacciano la ricompensa. Sono crudeli verso il povero, indolenti verso il
sofferente, facili alla maldicenza, ingrati verso il loro creatore, uccisori dei figli, distruttori del
plasma creato da Dio, incuranti del bisogno, oppressori del tribolato, avvocati dei ricchi,
giudici cattivi dei poveri, peccatori in tutto.

Conclusione e subscriptio
E bene, dunque, imparare i comandamenti del Signore, quali sono stati scritti per seguirli. Chi
fa questo sar glorificato nel regno di Dio; chi sceglie, invece, le altre cose perir con le sue
opere. Per questo c una risurrezione, per questo c un premio. Prego voi che siete superiori di
accettare un consiglio dalla mia benevolenza. In mezzo a voi avete per chi operare il bene, non
trascuratelo. E vicino il giorno in cui periranno tutte le cose con il maligno. E vicino il
Signore e la sua ricompensa. Ancora vi chiedo: siate buoni legislatori di voi stessi, rimanete
vostri fedeli consiglieri, allontanate da voi ogni ipocrisia. Dio che domina tutto luniverso vi
conceda sapienza, intelligenza, scienza, conoscenza dei suoi precetti, costanza. Siate discepoli
di Dio cercando che cosa il Signore vuole da voi e operate per trovarvi pronti nel giorno del
giudizio. Se vi ricordate del bene, ricordatevi di me quando meditate queste cose, perch il mio
zelo e la mia vigilanza portino a qualche vantaggio. Ve lo chiedo come una grazia. Sino a
quando il bel vaso con voi, non trascurate nulla delle cose vostre, ma ricercatele
continuamente e adempite ogni precetto. Sono cose degne. Per questo mi sono affrettato a
scrivervi quello che potevo per darvi gioia. Vi saluto, figli dellamore e della pace. Il Signore
della gloria e di ogni carit sia col vostro spirito.
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Sant' Ignazio di Antiochia 38

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PRIMA LETTERA DI S. CLEMENTE

La Chiesa di Dio che a Roma alla Chiesa di Dio che a Corinto, agli eletti santificati nella
volont di Dio per nostro Signore Ges Cristo. Siano abbondanti in voi la grazia e la pace di
Dio onnipotente mediante Ges Cristo.
Elogio dei Corinti
I, 1. Per le improvvise disgrazie e avversit{ capitatevi luna dietro laltra, o fratelli, crediamo di
aver fatto troppo tardi attenzione alle cose che si discutono da voi, carissimi, allempia e
disgraziata sedizione aberrante ed estranea agli eletti di Dio. Pochi sconsiderati e arroganti
laccesero, giungendo a tal punto di pazzia che il vostro venerabile nome, celebre e amato da
tutti gli uomini, fortemente compromesso. 2. Chi, fermandosi da voi, non ebbe a riconoscere
la vostra fede salda e adorna di ogni virt? Ad ammirare la vostra piet cosciente ed amabile in
Cristo? Ad esaltare la vostra generosa pratica dellospitalit{? A felicitarsi della vostra scienza
perfetta e sicura? 3. Facevate ogni cosa, senza eccezione di persona, e camminavate secondo le
leggi del Signore, soggetti ai vostri capi e tributando lonore dovuto ai vostri anziani.
Esortavate i giovani a pensare cose moderate e degne. Raccomandavate alle donne di compiere
tutto con coscienza piena, dignitosa e pura, amando sinceramente, come conviene, i loro
mariti; insegnavate a ben accudire alla casa, attenendosi alla norma della sottomissione e ad
essere assai prudenti.
II, 1. Tutti eravate umili e senza vanagloria, volendo pi ubbidire che comandare, pi dare con
slancio che ricevere. Contenti degli aiuti di Cristo nel viaggio e meditando le sue parole, le
tenevate nel profondo dellanimo, e le sue sofferenze erano davanti ai vostri occhi. 2. Cos una
pace profonda e splendida era data a tutti e un desiderio senza fine di operare il bene e una
effusione piena di Spirito Santo era avvenuta su tutti. 3. Colmi di volont santa nel sano
desiderio e con piet fiduciosa, tendevate le mani verso Dio onnipotente, supplicandolo di
essere misericordioso se in qualche cosa, senza volerlo, avevate peccato. 4. Giorno e notte per
tutta la vostra comunit vi adoperavate a salvare con piet e coscienza il numero dei suoi
eletti. 5. Gli uni verso gli altri eravate sinceri, semplici e senza rancori. 6. Ogni sedizione ed
ogni scisma era per voi orribile. Vi affliggevate per le disgrazie del prossimo e ritenevate le sue
mancanze come vostre. 7. Senza pentirvi mai di ogni buona azione, eravate pronti ad ogni
opera di bene. 8. Ornati di una condotta virtuosa e venerata, compivate ogni cosa nel timore di
Lui: i comandamenti e i precetti del Signore erano scritti nella larghezza del vostro cuore.
Funeste conseguenze della discordia
III, 1. Ogni onore e abbondanza vi erano stati concessi e si era compiuto ci che fu scritto: Il
diletto mangi e bevve, si fece largo e si ingrass e recalcitr. 2. Di qui gelosia e invidia,
contesa e sedizione, persecuzione e disordine, guerra e prigionia. 3. Cos si ribellarono i
disonorati contro gli stimati, gli oscuri contro gli illustri, i dissennati contro i saggi, i giovani
contro i vecchi. 4. Per questo si sono allontanate la giustizia e la pace, in quanto ognuno ha
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Sant' Ignazio di Antiochia 39

abbandonato il timore di Dio ed ha oscurato la sua fede; non cammina secondo i
comandamenti divini, non si comporta come conviene a Cristo, ma procede secondo le
passioni del suo cuore malvagio, in preda alla gelosia ingiusta ed empia attraverso la quale
anche la morte venne nel mondo.
Esempi del Vecchio Testamento
IV, 1. Cos scritto: Accadde che, dopo molti giorni, Caino offr a Dio in sacrificio dei frutti
della terra e Abele offri anche lui in sacrificio dei primogeniti delle pecore e del loro grasso. 2. E
Dio guard Abele e i suoi doni, ma non prest attenzione a Caino e ai suoi sacrifici. 3. Caino ne
fu molto rattristato e il suo volto mostrava abbattimento. 4. Dio disse a Caino: perch sei
triste, e perch il tuo volto mostra abbattimento? Non hai frse peccato, se, pur offrendo
rettamente il tuo sacrificio, non hai diviso rettamente le parti? 5. Rasserenati: la tua offerta
ritorna a te e tu ne potrai disporre. 6. Disse Caino al fratello Abele: andiamo in campagna. E
avvenne che mentre erano in campagna Caino si gett sul fratello e luccise. 7. Vedete, fratelli,
linvidia e la gelosia portarono al fratricidio. 8. Per linvidia il nostro padre Giacobbe fugg dal
cospetto di suo fratello Esa. 9. Linvidia fece perseguitare Giuseppe sino alla morte e portarlo
sino alla schiavit. 10.Linvidia spinse Mos a fuggire dalla presenza del Faraone, re di Egitto,
nel sentire da un suo connazionale: Chi ti ha posto come arbitro e giudice su di noi? Tu credi
di uccidermi come hai ucciso ieri legiziano?. 11. Per invidia Aronne e Maria alloggiarono fuori
dellaccampamento. 12. Linvidia port vivi nellinferno Datan ed Abiran per essersi ribellati
contro il servo di Dio Mos. 13. Per linvidia David ebbe non solo lodio degli stranieri, ma fu
anche perseguitato da Saul, re dIsraele.

Esempi del Nuovo Testamento
V, 1. Ma lasciando gli esempi antichi, veniamo agli atleti vicinissimi a noi e prendiamo gli
esempi validi della nostra epoca. 2. Per invidia e per gelosia le pi grandi e giuste colonne
furono perseguitate e lottarono sino alla morte. 3. Prendiamo i buoni apostoli. 4. Pietro per
lingiusta invidia non una o due, ma molte fatiche sopport, e cos col martirio raggiunse il
posto della gloria. 5. Per invidia e discordia Paolo mostr il premio della pazienza. 6. Per sette
volte portando catene, esiliato, lapidato, fattosi araldo nelloriente e nelloccidente, ebbe la
nobile fama della fede. 7. Dopo aver predicato la giustizia a tutto il mondo, giunto al confine
delloccidente e resa testimonianza davanti alle autorit{, lasci il mondo e raggiunse il luogo
santo, divenendo il pi grande modello di pazienza.

Una schiera di eletti
VI, 1. A questi uomini che vissero santamente si aggiunse una grande schiera di eletti, i quali,
soffrendo per invidia molti oltraggi e torture, furono di bellissimo esempio a noi. 2. Per gelosia
furono perseguitate le donne, giovanette e fanciulle che soffrirono oltraggi terribili ed empi per
la fede. Affrontarono una corsa sicura ed ebbero una ricompensa generosa, esse deboli nel
fisico. 3. La gelosia allontan le mogli dai mariti ed alter la parola del nostro padre Adamo:
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Sant' Ignazio di Antiochia 40

Ecco ella osso delle mie ossa e carne della mia carne. 4. La gelosia e la discordia rovinarono
molte citt e distrussero grandi nazioni.
Il pentimento
VII, 1. Carissimi, scriviamo tutte queste cose non solo per avvertire voi, ma anche per
ricordarle a noi. Siamo sulla stessa arena e uno stesso combattimento ci attende. 2. Lasciamo i
vani ed inutili pensieri e seguiamo la norma gloriosa e veneranda della nostra tradizione. 3.
Vediamo ci che bello, ci che piacevole e gradito davanti a chi ci ha creato. 4. Guardiamo il
sangue di Ges Cristo e consideriamo quanto sia prezioso al Padre suo. Effuso per la nostra
salvezza port al mondo la grazia del pentimento. 5. Scorriamo tutte le generazioni e notiamo
che di generazione in generazione il maestro diede luogo al pentimento per tutti quelli che
volevano a lui rivolgersi. 6. No predico il pentimento e tutti quelli che lascoltarono furono
salvi. 7. Giona predisse lo sterminio ai Niniviti, ma essi, pentiti dei loro peccati, si resero
propizio Dio pregando ed ebbero la salvezza, bench estranei a Dio.
Il pentimento desiderato dal Signore
VIII, 1. I ministri della grazia di Dio parlarono del pentimento per mezzo dello Spirito Santo. 2.
Anche il Signore di tutte le cose parl del pentimento col giuramento: Io vivo - dice il Signore -
e non voglio la morte del peccatore, bens la sua conversione. Aggiunse anche un buon
proposito. 3. Pentiti, o casa dIsraele, della tua iniquit{. Riferisci ai figli del mio popolo: anche
se i vostri peccati arriveranno dalla terra al cielo e saranno pi rossi dello scarlatto e pi neri
del sacco, e vi convertite a me con tutto il cuore e direte: Padre, io vi ascolter come un
popolo santo. 4. In un altro passo dice cos: Lavatevi e purificatevi, toglietevi le cattiverie
dalle vostre anime innanzi ai miei occhi. Cessate dalle vostre iniquit, imparate a fare il bene,
ricercate la giustizia, liberate loppresso, rendete il suo diritto allorfano e rendete giustizia alla
vedova, e poi discuteremo, dice il Signore. E se i vostri peccati fossero come la porpora, io li
render bianchi come la neve; se fossero come lo scarlatto li render bianchi come la lana. Se
volete e mi ascoltate, vi nutrirete dei beni della terra. Se non volete e non mi ascoltate, una
spada vi divorer{. Questo infatti la bocca del Signore disse. 5. Egli nella sua onnipotente
volont ha deciso che tutti i suoi diletti partecipino al pentimento.
Enoch e No
IX, 1. Obbediamo dunque alla sua grandiosa e gloriosa volont. Divenuti supplici della sua
misericordia e della sua bont, prosterniamoci e rivolgiamoci alla sua piet, abbandonando la
vanit, la discordia e la gelosia che conduce alla morte. 2. Guardiamo i ministri perfetti della
sua grandezza e della sua gloria. 3. Prendiamo Enoch che fu trovato giusto nella sua
ubbidienza e fu elevato dal mondo senza morire. 4. No fu trovato fedele. Mediante il suo
ministero predic al mondo la rinascita ed il Signore, suo tramite, salv gli animali che in
concordia erano entrati nellarca.
Abramo
X, 1. Abramo, chiamato lamico, fu trovato fedele nellessere ubbidiente alle parole di Dio. 2.
Egli per ubbidienza usc dalla sua terra, dalla sua parentela e dalla casa di suo padre. Per aver
abbandonato una piccola terra, una parentela insignificante e una umile casa, eredit le
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Sant' Ignazio di Antiochia 41

promesse di Dio. 3. Dice a lui (il Signore): Esci dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa
di tuo padre per andare nel paese che ti mostrer. Far di te una grande nazione, ti benedir e
render grande il tuo nome e tu sarai benedetto. Benedir quelli che ti benediranno e maledir
quelli che ti malediranno e in te saranno benedette tutte le trib della terra. 4. E di nuovo, nel
separarsi da Lot, Dio gli disse: Alza i tuoi occhi e dal luogo ove sei guarda a nord, a
mezzogiorno e ad oriente verso il mare. Tutta la terra che tu vedi la dar a te e alla tua
discendenza per sempre. 5. Render la tua discendenza come la sabbia della terra. Se qualcuno
pu contare la sabbia della terra, conter{ anche la tua discendenza. 6. E di nuovo parla: Dio
condusse fuori Abramo e gli disse: guarda il cielo e conta le stelle se puoi contarle. Cos sar la
tua discendenza. Abramo credette a Dio e gli fu reputato a giustizia. 7. Per la fede e
lospitalit{ gli fu dato un figlio nella vecchiaia e per obbedienza lo offr in sacrificio a Dio sopra
uno dei monti che gli indic.
Lot
XI, 1. Per lospitalit{ e la piet{ Lot fu salvato da Sodoma, quando tutta la regione fu punita dal
fuoco e dallo zolfo. Chiaramente il Signore mostrava che egli non abbandona quelli che
sperano in lui, e manda punizioni e tormenti a quelli che sono ribelli. 2. Infatti la moglie uscita
insieme a Lot, poich era di diversi sentimenti e in disaccordo, fu trasformata in una colonna
di sale. Fu posta quale segno sino ai nostri giorni, perch fosse noto a tutti che si separano e
non credono alla potenza di Dio, sono di condanna e di esempio a tutte le generazioni.
Raab
XII, 1. Per la fede e lospitalit{ fu salvata la meretrice Raab. 2. Quando Ges di Nave mando gli
esploratori a Gerico e il re della regione seppe che erano venuti ad esplorare la sua terra mand
gli uomini per prenderli e ucciderli. 3. Lospitale Raab allora, dopo averli accolti, li nascose
nella soffitta sotto gli steli di lino. 4. Sopraggiunti (i messi) del re le dissero: Quelli che sono
venuti ad esplorare la nostra terra sono entrati da te; cacciali fuori, il re comanda cos. Essa
rispose: Gli uomini che cercate sono entrati da me, ma subito sono usciti e camminano sulla
strada e mostrava loro la direzione opposta. 5. Disse agli uomini (che aveva nascosto): So
bene che il Signore Iddio vi affida questa terra; lo spavento e il terrore sono caduti sugli
abitanti. Quando ve ne sarete impadroniti salvate me e la casa di mio padre. 6. Essi le
risposero: Sar{ come tu hai detto. Quando ti accorgi che stiamo per venire, riunisci tutti i tuoi
sotto il tuo tetto e saranno salvi; quanti saranno trovati fuori della casa saranno uccisi. 7.
Stabilirono di dare un segnale, di appendere, cio, dello scarlatto alla casa. Si manifestava cos
che per mezzo del sangue del Signore ci sarebbe stato il riscatto per tutti quelli che credono e
sperano in Dio. 8. Vedete, carissimi, che in questa donna non cera solo la fede, ma anche la
profezia.
Lumilt
XIII, 1. Dunque, fratelli, siamo umili deponendo ogni baldanza, boria, stoltezza ed ira e
facciamo quello che scritto. Dice infatti lo Spirito Santo: I1 saggio non si glori della sua
sapienza n il forte della sua forza, n il ricco della sua ricchezza, ma chi si gloria si glori nel
Signore, di ricercarlo e di praticare il diritto e la giustizia. Ricordiamoci soprattutto delle
parole che il Signore Ges disse insegnandoci la benevolenza e la magnanimit. 2. Cos disse:
Siate misericordiosi per ottenere misericordia; perdonate per essere perdonati; come farete
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Sant' Ignazio di Antiochia 42

agli altri, cos sar fatto a voi; come date, cos sar dato a voi; come giudicate, cos sarete
giudicati; la bont che usate, sar usata; la misura con la quale misurate, sar di misura per
voi. 3. Rafforziamoci in questo comandamento e in questi precetti, per procedere umili ed
ubbidienti alle Sue sante parole. Dice la sua santa parola: 4. A chi rivolger lo sguardo se non
al mite, al pacifico e a chi teme le mie parole?.
Lorgoglio
XIV, 1. E giusto e santo, fratelli, che noi siamo ubbidienti a Dio, piuttosto che seguire
nellarroganza e nella sedizione i capi dellesecranda gelosia. 2. Noi ci esponiamo non ad un
danno leggero, bens ad un grande pericolo se audacemente ci abbandoniamo ai voleri di
uomini che gettano nella contesa e nelle sedizioni per distoglierci da ci che bene. 3. Siamo
buoni gli uni verso gli altri, secondo la compassione e la dolcezza di chi ci ha fatti. 4. E scritto:
I buoni abiteranno la terra, e gli innocenti resteranno su di essa, ma i peccatori vi saranno
sterminati. 5. E dice di nuovo: Ecco lempio esaltato e innalzato come i cedri del Libano;
passai e non cera pi e cercai il luogo dovera e non lo trovai. Custodisci linnocenza e osserva
la rettitudine. Per luomo pacifico c una posterit{.
Unit e pace
XV, 1. Uniamoci, dunque, a quelli che religiosamente vivono la pace e non a quelli che la
vogliono con ipocrisia. 2. Dice infatti: Questo popolo mi onora con le labbra e il suo cuore
lontano da me. 3. E di nuovo: Con la bocca mi benedicevano e con il cuore mi maledicevano.
4. Di nuovo dice: Lo amavano con la bocca e con la lingua gli mentivano, il loro cuore non era
retto con lui, n rimanevano fedeli alla sua alleanza. 5. Per questo divengano mute le loro
labbra ingannatrici che dicono iniquit{ contro il giusto. E di nuovo: Disperda il Signore tutte
le labbra ingannatrici, la lingua orgogliosa, quel1i che dicono: noi renderemo potente la nostra
lingua, le nostre labbra sono per noi. Chi padrone di noi? 6. Per la miseria dei poveri e i
lamenti dei bisognosi mi lever, dice il Signore, li porr in salvo; 7. e parler liberamente con
loro.
Umilt di Cristo
XVI, 1. Cristo degli umili, non di chi si eleva sul suo gregge. 2. Lo scettro della maest di Dio,
il Signore Ges Cristo, non venne nel fragore della spavalderia e dellorgoglio - e lavrebbe
potuto - ma nellumilt{ di cuore, come lo Spirito Santo ebbe a dire di lui: 3. Signore, chi
credette alla nostra voce? e il braccio del Signore a chi fu rivelato? Noi lannunciammo alla sua
presenza: egli come un fanciullo, come una radice nella terra assetata; non ha apparenza n
gloria. Noi lo vedemmo, non aveva una bella apparenza, ma laspetto suo era spregevole,
lontano dallaspetto degli uomini. Come luomo che nel dolore e nel travaglio e che sa
sopportare lafflizione perch nasconde il suo volto, non fu onorato e tenuto in considerazione.
4. Egli porta i nostri peccati e soffre per noi, e noi labbiamo considerato punito, castigato da
Dio e umiliato. 5. Egli fu ferito per i nostri peccati e tribolato per le nostre malvagit. I1 castigo
che ci d salvezza su di lui; fummo risanati per le sue lividure.6. Tutti come pecore eravamo
sbandati; luomo si era sviato dal suo cammino. 7. E il Signore diede lui per i nostri peccati, e
lui per essere stato maltrattato, non apre bocca. Come pecora fu condotto al macello e come
lagnello muto davanti a chi lo tosa, cos egli non apre la sua bocca. Nellumiliazione fu tolta la
sua condanna. 8. Chi spiegher la sua generazione? La sua vita presa dalla terra. 9. Per le
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 43

malvagit del mio popolo giunto alla morte. 10. E dar i malvagi in cambio della sua
sepoltura e i ricchi in cambio della sua morte. 11. Se fate sacrifici per il peccato, la vostra anima
vedr{ una lunga posterit{. 12. E il Signore vuole liberarlo dallafflizione della sua anima,
mostrargli la luce e plasmarlo con lintelligenza e giustificare il giusto che si fa servo di molti;
ed egli porter i loro peccati. 13. Per questo egli erediter molti e divider le spoglie dei forti
come ricompensa, poich fu consegnata alla morte la sua anima, e fu considerato tra i
malvagi. 14. Egli port i peccati di molti e fu tradito per i loro peccati. 15. E di nuovo egli dice:
Io sono un verme e non un uomo, obbrobrio degli uomini e disprezzo del popolo. 16. Tutti
quelli che mi vedono mi scherniscono, parlano tra le labbra e scuotono il capo: ha sperato nel
Signore, Lui lo liberi, lo salvi se lo vuole. 17. Vedete, carissimi, quale modello ci dato! Se il
Signore si umiliato a tal punto, che cosa faremo noi che, per mezzo suo, siamo venuti sotto il
giogo della sua grazia?

Umilt di santi
XVII, 1. Siamo imitatori di quelli che camminavano nelle pelli di capra e di pecora annunziando
la venuta di Cristo. Alludiamo ai profeti Elia ed Eliseo ed anche Ezechiele, ed oltre a questi
anche a coloro che resero testimonianza. 2. Fu grandemente testimoniato Abramo e fu
chiamato amico di Dio, e dice con umilt{ guardando alla gloria di Dio: Io sono polvere e
cenere. 3. Anche di Giobbe scritto cos: a Giobbe era giusto, irreprensibile, veritiero, pio,
alieno da ogni male. 4. Ma egli si accusa dicendo: Nessuno mondo da macchia, neppure se
la sua vita di un giorno. 5. Mos fu chiamato il fedele in tutta la sua casa e per il suo
servizio Dio pun lEgitto con i flagelli e i tormenti. Ma egli, grandemente onorato, non si vant
e disse dal roveto quando ebbe la rivelazione: Chi sono io, perch mandi me? Io sono debole di
voce e di lingua tarda. 6. E di nuovo dice: Io sono vapore che esce dalla pentola.

Umilt di David
XVIII, 1. Che diremo di David cui fu data testimonianza? A lui disse il Signore: Ho trovato un
uomo secondo il mio cuore, David figlio di Iesse; lo unsi nella mia eterna misericordia. 2. Ma
anchegli dice a Dio: Abbi piet{ di me, secondo la tua grande piet{ e la pienezza della tua
compassione cancelli la mia iniquit. 3. Lavami dalla mia malvagit e purificami dal mio
peccato perch io conosco la mia iniquit e il mio peccato mi sempre davanti. 4. Contro te
solo ho peccato ed ho fatto il male alla tua presenza, perch tu sia trovato giusto nelle tue
parole e vinca quando sei chiamato in giudizio. 5. Ecco, sono stato concepito nelliniquit{ e nei
peccati mi concep mia madre. 6. Ecco, tu hai amato la verit e mi hai svelato gli arcani e i
segreti della tua sapienza. 7. Mi aspergerai con lissopo e sar purificato, mi laverai e sar
bianco pi della neve. 8. Mi farai sentire allegria e gioia ed esalteranno le ossa umiliate. 9.
Distogli il tuo volto dai miei peccati e cancella tutte le mie iniquit. 10. Crea in me un cuore
puro, o Dio, e rinnova nelle mie viscere uno spirito retto. 11. Non cacciarmi dal tuo cospetto e
non togliere da me il tuo santo spirito. 12. Dammi la gioia della tua salvezza e fortificami con
lo spirito che mi guidi. 13. Insegner ai perversi le tue vie e gli empi si convertiranno a te. 14.
Purificami dai delitti di sangue, o Dio, Dio della mia salvezza. 15. La mia lingua celebrer la tua
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Sant' Ignazio di Antiochia 44

giustizia. Signore tu aprirai la mia bocca e le mie labbra annunzieranno la tua lode. 16. Se tu
volessi un sacrificio lo darei; tu non ti compiaci di olocausti. 17. E sacrificio a Dio uno spirito
contrito; Dio non disprezzer{ un cuore contrito ed umiliato.
La pace
XIX, 1. Lumilt{ e la modestia di siffatti uomini, tanto celebri per lobbedienza, hanno reso
migliori non solo noi, ma anche le generazioni a noi precedenti e quelli che recepiscono le
parole di Lui nel timore e nella verit. 2. Partecipi, dunque, di molte e grandi azioni gloriose,
corriamo verso la meta di pace dataci fin dal principio e guardiamo il padre e creatore di tutto
luniverso. Attacchiamoci ai doni e ai benefici della pace, magnifici e sublimi. 3.
Contempliamolo con il pensiero e guardiamo con gli occhi dellanima la grande sua volont{!
Consideriamo quanto sia equanime verso ogni sua creatura.
Larmonia del mondo nella pace e nella concordia
XX, 1. I cieli che si muovono secondo lordine di Lui gli ubbidiscono nellarmonia. 2. Il giorno e
la notte compiono il corso da Lui stabilito e non si intralciano a vicenda. 3. Il sole e la luna e i
cori delle stelle secondo la Sua direzione girano in armonia senza deviazione per le orbite ad
essi assegnate. 4. La terra, feconda per Sua volont, produce abbondante nutrimento per gli
uomini, per le fiere e per tutti gli animali che vivono su di essa, senza riluttanza e senza
cambiare nulla dei Suoi ordinamenti. 5. Le cose misteriose degli abissi e i giudizi inesplicabili
degli inferi sono retti dagli stessi ordinamenti. 6. La massa del mare immenso che nella sua
creazione si raccolse nei suoi antri, non supera i limiti posti, ma come fu ad esso ordinato, cos
agisce. 7. Disse infatti: Fin qui tu verrai, e i tuoi flutti si infrangeranno in te stesso. 8.
Loceano senza fine per gli uomini e i mondi, che sono oltre, sono retti dalle stesse leggi del
Signore. 9. Le stagioni di primavera, destate, dautunno e dinverno si susseguono in armonia
una dopo laltra. 10. I venti nellincalzarsi compiono nel proprio tempo il loro servizio senza
intralcio; le sorgenti perenni create per il rinfrancamento e la salute, senza mai cessare,
offrono da bere per la vita degli uomini. Anche gli animali pi piccoli si riuniscono nella pace e
nella concordia. 11. Il creatore e signore delluniverso dispose che tutte queste cose fossero nella
pace e nella concordia, benefico verso tutto e particolarmente verso di noi che ricorriamo alla
sua piet per mezzo del Signor nostro Ges Cristo. 12. A Lui la gloria e maest nei secoli dei
secoli. Amen.
Ubbidienza al Signore
XXI, 1. Guardate, carissimi, che i numerosi benefici di Lui non diventino condanna per noi se
vivendo in modo degno di Lui non facciamo nella concordia ci che bello e gradito al suo
cospetto. 2. Dice, infatti, in un luogo: Lo Spirito del Signore lucerna che esplora le profondit{
delle viscere. 3. Consideriamo che egli vicino e nulla gli sfugge n dei nostri pensieri n dei
discorsi che facciamo. 4. E quindi giusto che non ci discostiamo dalla sua volont{. 5. E meglio
urtare gli uomini stolti, ignoranti, superbi, vanagloriosi nella spavalderia della loro parola che
urtare Dio. 6. Veneriamo il Signore Ges Cristo il cui sangue fu dato per noi, rispettiamo quelli
che ci guidano, onoriamo gli anziani, educhiamo i giovani al timore di Dio, indirizziamo al
bene le nostre donne. 7. Esse mostrino lindimenticabile costume della purezza, manifestino la
loro vera volont di pace, rendano palese la moderazione della loro lingua mediante il silenzio
ed esercitino la carit non secondo le passioni, ma santamente senza parzialit per tutti quelli
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Sant' Ignazio di Antiochia 45

che temono Dio. 8. I nostri figli partecipino delleducazione in Cristo; imparino che cosa
possano lumilt{ e lamore presso il Signore e come sia bello e grande il timore di Lui che salva
tutti quelli che vivono santamente in Lui con mente pura. 9. Egli scrutatore dei pensieri e dei
sentimenti. Il suo spirito in noi, e quando vuole lo toglie.
La grandezza della fede e la miseria dei peccatori
XXII, 1. La fede in Cristo conferma tutte queste cose. Egli per mezzo dello Spirito Santo cos ci
esorta: Figli, ascoltatemi: vi insegner il timore del Signore. 2. Chi luomo che vuole la vita,
desiderando vedere giorni felici? Frena la tua lingua dal male e le tue labbra dal parlare con
inganno. 4. Evita il male e opera il bene. 5. Cerca la pace e perseguila. 6. Gli occhi del Signore
sono sui giusti e le sue orecchie attente alla loro supplica. La faccia del Signore verso quelli
che fanno il male, per distruggere dalla terra il loro ricordo. 7. Il giusto ha gridato e il Signore
lha ascoltato e lha liberato da tutti gli affanni. 8. Molte sono le tribolazioni del giusto, ma da
tutte lo liberer{ il Signore. E ancora: Molte sono le afflizioni del peccatore, ma la
misericordia circonder{ coloro che sperano nel Signore.
Fede in Cristo
XXIII, 1. Il Padre misericordioso e benevolo in tutto ha cuore verso coloro che lo temono, e con
dolcezza e con soavit offre le sue grazie a quelli che si rivolgono a lui con semplicit di
pensiero. 2. Perci non restiamo dissociati, n la nostra anima si gonfi dei suoi benefici
sovrabbondanti e magnifici. 3. Non sia per noi la Scrittura quando parla: Infelici quelli
dallanimo doppio e vacillanti nello spirito che dicono: queste cose udimmo gi dai padri
nostri, ora siamo diventati vecchi e nulla di questo ci accaduto. 4. O stolti paragonatevi ad
un albero; prendete ad esempio la vite; prima perde le foglie, poi si ha il germoglio, poi la foglia,
poi il fiore e dopo ci il grappolo verde, infine luva matura.Vedete che in poco tempo il frutto
dellalbero si matura. 5. In verit{ presto e improvvisamente si compir{ la volont{ di Lui, e lo
attesta anche la Scrittura: Egli verr{ presto e non tarder{ e allimprovviso verr{ il Signore
nel suo tempio e il santo che voi attendete.
La risurrezione
XXIV, 1. Carissimi, notiamo come il Signore ci mostri di continuo la futura resurrezione di cui
ci diede come primizia il Signore Ges Cristo risuscitandolo dai morti. 2. Osserviamo,
carissimi, la resurrezione che avviene di volta in volta. 3. Il giorno e la notte ci mostrano la
resurrezione; cessa la notte e sorge il giorno; se ne va il giorno e sopraggiunge la notte. 4.
Prendiamo i frutti. In che modo e in qual parte germoglia il seme? 5. Usc il seminatore e gett
nella terra i semi; secchi e nudi caduti nella terra si dissolvono. Poi la grandezza della
provvidenza del Signore li fa rinascere, e da uno solo crescono molti e portano frutto.
La fenice
XXV, 1. Consideriamo lo strano prodigio che avviene nelle terre doriente, cio in quelle vicino
allArabia. 2. Vi un uccello chiamato fenice: il solo della specie e vive cinquecento anni.
Quando vicino a morire si fa un nido con incenso, mirra ed altri aromi e giunta lora vi entra
e muore. 3. Dalla carne in putrefazione nasce un verme che nutrendosi dei succhi dellanimale
morto, mette le ali. Poi, divenuto forte prende quel nido in cui sono le ossa del suo genitore e
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Sant' Ignazio di Antiochia 46

portandoselo passa dallArabia allEgitto nella citt{ chiamata Eliopoli. 4. E di giorno sotto lo
sguardo di tutti, volando sullaltare del sole lo depone e cos torna indietro. 5. Pertanto i
sacerdoti esaminano gli annali e trovano che esso giunto al compiersi del cinquecentesimo
anno.
La grandezza delle promesse
XXVI, 1. Riteniamo, dunque, cosa grande e straordinaria che il creatore delluniverso operer{ la
risurrezione di coloro che lo hanno servito santamente nella sicurezza di una fede sincera. Non
ci comprova anche in un uccello la grandezza della sua promessa? 2. Dice infatti: Mi
risusciterai e ti loder. E: Mi coricai e dormii, mi svegliai poich tu sei con me. 3. E ancora
dice Giobbe: E risusciterai questa mia carne che ha sopportato queste cose.
Il Signore tutto conosce e possiede
XXVII, 1. Con questa speranza le nostre anime si stringano al fedele nelle promesse e al giusto
nei giudizi. 2. Chi ci ordina di non mentire, egli soprattutto non mentir. Nulla impossibile a
Dio, tranne il mentire. 3. Si riaccenda dunque la fede di lui in noi, e riflettiamo che ogni cosa gli
vicina. 4. Nella parola della sua maest ha fatto sussistere tutte le cose e nella parola le pu
distruggere. 5. Chi gli pu chiedere: Cosa hai fatto? Chi pu resistere alla potenza della sua
forza?. Quando vuole e come vuole far{ ogni cosa e nulla cadr{ delle cose da lui stabilite. 6.
Tutto gli presente e nulla si cela alla sua volont{. 7. Se I cieli narrano la gloria di Dio e il
firmamento annunzia lopera delle sue mani; il giorno la trasmette al giorno e la notte la fa
conoscere alla notte; e non esistono parole n lingue di cui non si comprendono i suoni.
Dio tutto vede e ascolta
XXVIII, 1. Dio vede ed ascolta dunque ogni cosa. Temiamolo abbandonando i malvagi desideri
di opere ignobili per essere protetti con la sua misericordia nel giudizio futuro. 2. Dove uno di
noi pu sfuggire alla sua potente mano? Quale mondo pu dare rifugio a chi lo diserta? Dice
infatti la Scrittura: 3. Dove andr e dove mi nasconder al tuo sguardo? Se salgo in cielo, tu
sei l; se vado agli estremi limiti della terra, l la tua destra; se mi stendo negli abissi, l il
tuo spirito. 4. Dove uno pu ritirarsi? Dove pu fuggire lontano da chi tutto abbraccia?
Israele popolo eletto
XXIX, 1. Avviciniamoci a Lui nella santit{ dellanima, alzando a Lui le mani pure e senza
macchia e amando il nostro padre benevolo e misericordioso, il quale fece di noi una porzione
scelta per s. 2. Cos, infatti, scritto: Quando lAltissimo distribu le genti e dissemin i figli
di Adamo, stabil i confini delle nazioni secondo il numero degli angeli di Dio. Porzione del
Signore fu il popolo di Giacobbe, Israele fu la parte della sua eredit{. 3. In un altro passo la
Scrittura dice: Ecco, il Signore ha preso per s un popolo in mezzo alle genti come un uomo
serba per s la primizia della sua aia. Da questo popolo uscir{ il santo dei santi.
Le opere e non le parole
XXX, 1.Essendo noi una porzione santa, praticheremo tutto ci che appartiene alla santit:
fuggiamo le maldicenze, gli amplessi impuri e ignobili, lubriachezza, la mania innovatrice, le
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passioni orribili, ladulterio infame e lorgoglio odioso. 2. Dio, infatti, dicono, resiste ai
superbi, e d{ la grazia agli umili. 3. Uniamoci dunque a coloro ai quali la grazia data da Dio;
rivestiamoci della concordia rendendoci umili e padroni di noi stessi, lontani da ogni
mormorazione e maldicenza, giudicando con le opere e non con le parole. 4. La Scrittura dice
infatti: Chi parla molto, anche a sua volta ascolter{; il ciarliero pensa forse di essere giusto? 5.
Benedetto il nato da donna che ha vita breve. Non essere abbondante di parole. 6. La nostra
lode sia in Dio e non per noi stessi. Dio disdegna i lodatori di se stessi. 7. La testimonianza
della buona azione sia data agli altri, come fu data ai nostri padri giusti. 8. La temerit, la
presunzione e laudacia sono per i maledetti da Dio; la benevolenza, lumilt{ e la dolcezza,
invece, per i benedetti da Dio.
Benedizione divina
XXXI, 1. Uniamoci alla Sua benedizione e vediamone le vie. Sfogliamo gli avvenimenti
dallinizio. 2. Per quale motivo il nostro padre Abramo fu benedetto se non per aver praticato
con fede la giustizia e la verita? 3. Isacco, conoscendo il futuro, con fiducia si fece volentieri
condurre al sacrificio. 4. Giacobbe con umilt si allontan dalla sua terra per il fratello e and
da Labano e ne divenne servitore. A lui fu dato lo scettro delle dodici trib di Israele.
La fede
XXXII, 1. A considerare sinceramente uno ad uno i beni elargiti da lui si riconosceranno
grandiosi. 2. Da Giacobbe, discendono tutti i sacerdoti e i leviti ministri dellaltare di Dio; da lui
il Signore Ges secondo la carne; da lui i re, gli arconti e i capi secondo Giuda; ne sono di
piccola gloria gli altri scettri, come Dio aveva promesso: La tua discendenza sar{ numerosa
come le stelle del cielo. 3. Tutti furono glorificati ed esaltati non per se stessi o per le loro
opere o per lazione giusta che avevano compiuto, ma per la volont{ Sua. 4. E noi, dunque, che
per Sua volont siamo stati chiamati in Ges Cristo, non siamo giustificati n per la nostra
sapienza o intelligenza o piet o le opere compiute in santit di cuore, ma per la fede con la
quale Dio onnipotente giustific tutti sin dal principio. A Lui sia gloria nei secoli dei secoli.
Amen.
Le opere buone
XXXIII, 1. Che faremo o fratelli? Cesseremo di fare il bene e trascureremo la carit? Giammai
permetta il Signore che questo avvenga tra noi, ma con zelo ed ardore sforziamoci di compiere
ogni opera buona. 2. Lo stesso artefice e signore delluniverso si compiace delle sue opere. 3.
Con la sua immensa potenza fiss i cieli e li orn con la sua incomprensibile intelligenza.
Separ la terra dallacqua che la circonda e la stabil sul saldo fondamento della sua volont{ e
con il suo comando chiam in vita tutti gli animali che in essa saggirano. Avendo preparato il
mare e gli animali che sono in esso con la sua potenza li rinchiuse. 4. Con le mani sacre ed
immacolate plasm luomo, lessere superiore e che tutto governa, quale impronta della sua
immagine. 5. Cos dice il Signore: Facciamo luomo a nostra immagine e somiglianza. E Dio
cre luomo; li fece maschio e femmina. 6. Avendo compiuto tutte queste cose le approv e le
benedisse col dire: Crescete e moltiplicatevi. 7. Vediamo che tutti i giusti furono ornati di
opere buone, e lo stesso Signore che si era ornato di opere buone prov gioia. 8. Con un tale
modello volgiamoci senza indugio alla Sua volont e con tutta la nostra forza applichiamoci
allopera di giustizia.
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Partecipi dette grandi promesse
XXXIV, 1. Il buon operaio prende a fronte alta il pane del suo lavoro mentre il pigro e
lindolente non guardano il datore di lavoro. 2. Conviene dunque che siamo premurosi nel fare
il bene; da Lui ci viene ogni cosa. 3. Lo ha dichiarato: Ecco il Signore, e davanti a lui sta la
mercede da dare a ciascuno secondo la sua opera. 4. Poich noi crediamo con tutto il cuore in
Lui, ci esorta a non essere inoperosi n trascurati in ogni opera buona. 5. Siano in Lui il nostro
vanto e la nostra sicurezza, sottostiamo alla sua volont e consideriamo che tutta la schiera
dei suoi angeli, stando intorno a lui, adempie la sua volont. 6. Dice, infatti, la Scrittura:
Miriadi e miriadi stavano intorno a lui e mille migliaia lo servivano e gridavano: Santo, santo,
santo il Signore Sabaoth; tutta la creazione piena della sua gloria. 7. E noi, riuniti nella
concordia e dallintimo come da una sola bocca, gridiamo con insistenza verso di lui che ci
renda partecipi delle sue grandi e gloriose promesse. 8. La Scrittura dice infatti: Occhio non
vide, orecchio non ascolt e non penetr nel cuore delluomo quanto ha preparato per quelli
che lattendono.
Una grande ricompensa
XXXV, 1. Come sono magnifici e mirabili i doni di Dio, o carissimi. 2. Vita nellimmortalit{,
splendore nella giustizia, verit nella libert, la fede nella sicurezza, padronanza di s nella
santit. Tutte queste cose cadono sotto la nostra intelligenza. 3. Quali sono le cose preparate
per quelli che le attendono? Il creatore e padre dei secoli, il santissimo, sa la quantit e la
bellezza di esse. 4. Noi, dunque, lottiamo per trovarci nel numero di quelli che lo attendono per
essere partecipi dei doni promessi. 5. Come questo avverr, o carissimi? Se la nostra mente
sar fissa fedelmente in Dio, se cercheremo le cose a lui accette e gradite, se compiremo ci che
conviene alla sua volont irreprensibile e seguiremo la via della verit, allontanando da noi
ogni ingiustizia e cattiveria, avarizia, contese, malignit e inganni, mormorazioni, maldicenze,
odio a Dio, orgoglio, iattanza, vanagloria e inospitalit. 6. Quelli che fanno queste cose sono
odiosi a Dio e non solo quelli che le fanno, ma anche quelli che le approvano. 7. Dice infatti la
Scrittura: A1 peccatore Dio parl: Perch spieghi i miei precetti ed hai sulla bocca la mia
alleanza? 8. Tu odiasti la disciplina e gettasti dietro le spalle le mie parole. Se vedevi un ladro,
correvi con lui, e con gli adulteri avevi la parte. La tua bocca era piena di malvagit e la tua
lingua tesseva inganni. Sedendo sparlavi di tuo fratello e al figlio di tua madre ponevi tranelli.
9. Questo facevi e io tacqui; tu supponevi, iniquo, che io ti fossi simile. 10. Ti confonder e ti
porro faccia a faccia con te stesso. 11. Capite queste cose, voi che vi dimenticate di Dio, perch
non vi assalga come un leone e non ci sia chi vi liberi. 12. Un sacrificio di lode mi dar gloria; ivi
la strada con la quale gli mostrer la salvezza di Dio.
Geu Cristo, la salvezza
XXXVI, 1. Questa la strada, o beneamati, nella quale troviamo salvezza: Ges Cristo il sommo
sacerdote delle nostre offerte, il protettore e laiuto della nostra debolezza. 2. Per mezzo suo
fissiamo lo sguardo sulle altezze dei cieli, per mezzo suo osserviamo come in uno specchio la
sua faccia immacolata e sublime, per mezzo suo si sono aperti gli occhi del cuore, per mezzo
suo la nostra mente ottusa e ottenebrata rifiorisce alla luce, per mezzo suo il Signore ha voluto
farci gustare la scienza immortale. Egli, splendore della maest{ divina, di tanto superiore
agli angeli di quanto il nome che ebbe in eredita pi eccellente. 3. E scritto cos: Egli ha
fatto dei venti i suoi messaggeri e delle vampe di fuoco i suoi ministri. 4. Di suo figlio cos
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disse il Signore: Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato. Chiedi a me e ti dar le genti in tua
eredit{ e tuoi saranno i confini della terra. 5. E di nuovo gli dice: Siedi alla mia destra finch
io ponga i nemici a sgabello dei tuoi piedi. 6. Chi sono i nemici? I malvagi e quelli che si
oppongono alla sua volont.
Cristo, la nostra guida
XXXVII, 1. Militiamo, fratelli, con ogni nostra prontezza sotto i suoi ordini irreprensibili. 2.
Consideriamo i soldati sotto gli ufficiali, con quale ordine, disciplina e sottomissione eseguono
i comandi. 3. Non tutti sono proconsoli, n capi di mille, cento, n di cinquanta e cos di
seguito, ma ciascuno nel proprio ordine esegue i comandi dei re o dei governanti. 4. I grandi
non possono stare senza i piccoli e i piccoli senza i grandi; in tutte le cose c qualche
collegamento e in questo la utilit. 5. Prendiamo il nostro corpo. La testa non pu stare senza i
piedi, n i piedi senza la testa. Le pi piccole parti del nostro corpo sono necessarie ed utili a
tutto il corpo; ma tutte convivono ed hanno una sola subordinazione per salvare tutto il corpo.
Tutti i beni da Dio
XXXVIII, 1. Si conservi dunque tutto il nostro corpo in Cristo Ges e ciascuno si sottometta al
suo prossimo, secondo la grazia in cui fu posto. 2. Il forte si prenda cura del debole, e il debole
rispetti il forte. Il ricco soccorra il povero, il povero benedica Dio per avergli dato chi supplisce
alla sua indigenza. Il saggio dimostri la sua saggezza non nelle parole, ma nelle opere buone.
Lumile non testimoni a se stesso, ma lasci che sia testimoniato da altri. Il casto nella carne
non si vanti, sapendo che un altro gli concede la continenza. 3. Consideriamo, fratelli, di quale
materia siamo fatti, come e chi entrammo nel mondo, da quale fossa e tenebra colui che ci
plasm e ci cre ci condusse al mondo. Egli aveva preparato i benefici prima che noi fossimo
nati. 4. Abbiamo tutto da lui, di tutto lo dobbiamo ringraziare. A lui la gloria nei secoli. Amen.
Niente superbia
XXXIX, 1. Gli sciocchi, gli insensati, i pazzi, gli ineducati, ci deridono e ci scherniscono, volendo
esaltarsi con i propri sentimenti. 2. Che cosa pu un mortale? Quale la forza di chi nasce dalla
terra? 3. E scritto infatti: Non vi era una figura davanti ai miei occhi, ma percepivo un soffio
di vento e una voce. 4. Che dunque? Sar puro un mortale davanti al Signore? O sar
incensurabile nelle sue opere luomo se non si fida dei suoi servi e scorge il torto anche nei suoi
angeli? 5. Non puro neanche il cielo al suo cospetto. 94. Ahim, quelli che abitano case di
fango, tra i quali siamo anche noi di quel fango! Li ha schiacciati come un tarlo e dal mattino
alla sera non esistono pi. Perirono per non poter aiutare se stessi. 6. Soffi su di loro e
morirono, perch non avevano saggezza. 7. Tu chiama se qualcuno ti ascolter o se vedrai
qualche angelo santo. Lira rovina lo sciocco e la gelosia uccide il perverso. 8. Ho visto gli stolti
mettere radici, ma subito la loro vita fu divorata. 9. Siano lungi dalla salvezza i loro figli; siano
disprezzati davanti alle porte dei pi infelici. Non vi sar chi li liberi. I beni per loro preparati li
consumeranno i giusti; essi, invece, non saranno liberati dai mali.
I tempi stabiliti
XL, 1. Sono per noi evidenti queste cose e siamo scesi nelle profondit della conoscenza divina.
Dobbiamo fare con ordine tutto quello che il Signore ci comanda di compiere nei tempi fissati.
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Sant' Ignazio di Antiochia 50

2. Egli ci prescrisse di fare le offerte e le liturgie, e non a caso o senzordine, ma in circostanze
ed ore stabilite. 3. Egli stesso con la sua sovrana volont determina dove e da chi vuole siano
compiute, perch ogni cosa fatta santamente con la sua santa approvazione sia gradita alla
sua volont. 4. Coloro che fanno le loro offerte nei tempi fissati sono graditi e amati. Seguono
le leggi del Signore e non errano. 5. A1 gran sacerdote sono conferiti particolari uffici liturgici,
ai sacerdoti stato assegnato un incarico specifico e ai leviti incombono propri servizi. I1 laico
legato ai precetti laici.
Piacere a Dio
XLI, 1. Ciascuno, o fratelli, nel suo posto piaccia a Dio, agendo in buona coscienza e dignit,
senza infrangere la norma stabilita per il suo compito. 2. Non si offrano dappertutto, o fratelli,
sacrifici perpetui o votivi, o di espiazione o di riparazione, ma solo a Gerusalemme. Ivi pure
non si offrano sacrifici in ogni luogo, ma innanzi al tempio sullaltare, dopo un esame minuto
della vittima da parte del sommo sacerdote e dei ministri prima ricordati. 3. Quelli che
agiscono non conformi alla di lui volont meritano la pena di morte. 4. Vedete, fratelli, quanto
maggiore la scienza di cui fummo degnati, tanto maggiore il pericolo cui siamo esposti.

I ministri della Chiesa
XLII, 1. Gli apostoli predicarono il Vangelo da parte del Signore Ges Cristo che fu mandato da
Dio. 2. Cristo fu inviato da Dio e gli apostoli da Cristo. Ambedue le cose ordinatamente
secondo la volont di Dio. 3. Ricevuto il mandato e pieni di certezza nella risurrezione del
Signore nostro Ges Cristo e fiduciosi nella parola di Dio con lassicurazione dello Spirito
Santo, andarono ad annunziare che il regno di Dio stava per venire. 4. Predicavano per le
campagne e le citt e costituivano le primizie del loro lavoro apostolico, provandole nello
spirito, nei vescovi e nei diaconi dei futuri fedeli. 5. E questo non era nuovo; da molto tempo si
era scritto intorno ai vescovi e ai diaconi. Cos, infatti, dice la Scrittura: Stabilirono i loro
vescovi nella giustizia e i loro diaconi nella fede.

La dignit sacerdotale
XLIII, 1. Che meraviglia se quelli che avevano fede in Cristo stabilirono come opera da parte di
Dio i ministri predetti? Anche Mos fedele servitore in tutta la casa segn nei libri sacri tutto
ci che gli fu ordinato. Gli altri profeti lo seguirono rendendo testimonianza alle norme
stabilite da lui. 2. Quando sorse gelosia intorno al sacerdozio e le trib si disputavano quale di
esse si sarebbe ornata del nome glorioso, egli ordin ai dodici capitrib di portargli delle verghe
e che ciascuna fosse contrassegnata dal nome. Avendole prese, le leg, le sigill con gli anelli
dei capitrib e le pose nel tabernacolo della testimonianza sulla tavola di Dio. 3. Chiuso il
tabernacolo sigill le chiavi come le verghe. 4. E disse loro: Fratelli, la trib la cui verga
germoglier{, Dio sceglie per esercitare il sacerdozio e servirlo. 5. Venuto il mattino, convoc
tutto Israele, seicentomila uomini. Mostr i sigilli ai capitrib e apr il tabernacolo della
testimonianza e tir fuori le verghe. E si trov che la verga di Aronne non solo era germogliata,
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ma aveva anche il frutto. Che ve ne pare, o carissimi? Mos non prevedeva che questo sarebbe
accaduto? Lo sapeva davvero. Fece cos perch non scoppiasse un tumulto in Israele e fosse
glorificato il nome del vero e dellunico Dio. A lui sia la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Giusto ufficio
XLIV, 1. I nostri apostoli conoscevano da parte del Signore Ges Cristo che ci sarebbe stata
contesa sulla carica episcopale. 2. Per questo motivo, prevedendo esattamente lavvenire,
istituirono quelli che abbiamo detto prima e poi diedero ordine che alla loro morte
succedessero nel ministero altri uomini provati. 3. Quelli che furono stabiliti dagli Apostoli o
dopo da altri illustri uomini con il consenso di tutta la Chiesa, che avevano servito rettamente
il gregge di Cristo con umilt, calma e gentilezza, e che hanno avuto testimonianza da tutti e
per molto tempo, li riteniamo che non siano allontanati dal ministero. 4. Sarebbe per noi colpa
non lieve se esonerassimo dallepiscopato quelli che hanno portato le offerte in maniera
ineccepibile e santa. 5. Beati i presbiteri che, percorrendo il loro cammino, hanno avuto una
fine fruttuosa e perfetta! Essi non hanno temuto che qualcuno li avesse allontanati dal posto
loro stabilito. 6. Noi vediamo che avete rimosso alcuni, nonostante la loro ottima condotta, dal
ministero esercitato senza reprensione e con onore.
La persecuzione dei giusti
XLV, 1. Voi siete pieni di emulazione e di zelo nelle cose che riguardano la salvezza. 2. Vi siete
curvati sulle Sacre Scritture, le vere, date dallo Spirito Santo. 3. Siete convinti che nulla di
ingiusto e di falso scritto in esse. Non troverete che i giusti siano stati ricusati da uomini
santi. 4. I giusti sono stati perseguitati, ma dagli ingiusti; sono stati imprigionati, ma dagli
empi; sono stati lapidati, ma dagli iniqui; uccisi da quelli che vengono presi dallinvidia
perversa e malvagia. 5. Essi sopportarono gloriosamente queste sofferenze. 6. Che dire, o
fratelli? Daniele forse fu gettato nella fossa dei leoni da quelli che temevano Dio? 7. Anania,
Azaria e Misaele furono chiusi in una fornace di fuoco da quelli che praticavano il culto grande
e glorioso dellAltissimo? Giammai questo. Chi sono, dunque, quelli che lhanno commesso?
Persone detestabili e piene di ogni cattiveria spinsero il loro furore sino al punto da mandare
alla tortura quelli che servivano Dio in santit e senza reprensione. Esse non sapevano che
lAltissimo difensore e protettore di quelli che con coscienza difendono il suo santo nome. A
lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen. 8.Coloro che hanno sopportato con fiducia hanno
ereditato la gloria e lonore, sono stati esaltati e scritti da Dio nel suo memoriale per i seco1i
dei secoli. Amen.
Attaccarsi ai giusti
XLVI, 1. A siffatti esempi bisogna, fratelli, che ci atteniamo anche noi. 2. E scritto, infatti:
Attaccatevi ai santi perch quelli che sono uniti ad essi diverranno santi. 3. E di nuovo in un
altro luogo la Scrittura dice: Con linnocente sarai innocente, con leletto sarai eletto, ma con
il perverso ti pervertirai. 4. Attacchiamoci dunque agli innocenti e ai giusti, sono gli eletti di
Dio. 5. Perch tra voi contese, ire, dissensi, scismi e guerra? 6. Non abbiamo un solo Dio, un
solo Cristo e un solo spirito di grazia effuso su di noi e una sola vocazione in Cristo? 7. Perch
strappiamo e laceriamo le membra di Cristo e insorgiamo contro il nostro corpo giungendo a
tanta pazzia da dimenticarci che siamo membra gli uni degli altri? Ricordatevi delle parole di
Ges e nostro Signore. 8. Disse, infatti: Guai a quelluomo; sarebbe stato meglio che non fosse
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nato, piuttosto che scandalizzare uno dei miei eletti. Meglio per lui che gli fosse stata
attaccata una macina e fosse stato gettato nel mare, piuttosto che pervertire uno del miei
eletti. Il vostro scisma ha sconvolto molti e molti gettato nello scoraggiamento, molti nel
dubbio, tutti noi nel dolore. Il vostro dissidio continuo.
La discordia
XLVII, 1.Prendete la lettera del beato Paolo apostolo. 2. Che cosa vi scrisse allinizio della sua
evangelizzazione? 3. Sotto lispirazione dello Spirito vi scrisse di s, di Cefa, e di Apollo per aver
voi allora formato dei partiti. 4. Ma quella divisione port una colpa minore. Parteggiavate per
apostoli che avevano ricevuto testimonianza e per un uomo (Apollo) stimato da loro. 5. Ora,
invece, considerate chi vi ha pervertito e ha menomato la venerazione della vostra rinomata
carit{ fraterna. 6. E turpe, carissimi, assai turpe e indegno della vita in Cristo sentire che la
Chiesa di Corinto, molto salda e antica, per una o due persone si ribellata ai presbiteri. 7. E
tale voce non solo giunta a noi, ma anche a chi diverso da noi. Per la vostra sconsideratezza
si portato biasimo al nome del Signore e si costituito un pericolo per voi stessi.
La porta della giustizia
XLVIII, 1. Liberiamocene subito e gettiamoci ai piedi del Signore. Piangendo, supplichiamolo
che fattosi propizio si riconcili con noi e ci ristabilisca nella nobile e santa pratica della carit
fraterna. 2. Questa la porta della giustizia aperta alla vita, come scritto: Apritemi le porte
della giustizia; entrando confesser il Signore. 3. Questa la porta del Signore; i giusti
entreranno per essa. 4. Molte sono le porte aperte, (ma) quella della giustizia in Cristo. Beati
sono tutti quelli che vi entrano e dirigono il loro cammino nella santit e nella giustizia, tutto
facendo tranquillamente. 5. Ciascuno sia fedele, sia capace di esporre la scienza, sia saggio nel
giudicare i motivi, sia puro nelle opere. 6. Tanto pi occorre che sia umile quanto pi creduto
molto grande, e deve cercare il bene comune per tutti e non quello proprio.
La carit
XLIX, 1. Chi ha la carit in Cristo pratichi i suoi comandamenti. 2. Chi pu spiegare il vincolo
della carit di Dio? 3. Chi capace di esprimere la grandezza della sua bellezza? 4. Laltezza
ove conduce la carit{ ineffabile. 5. La carit{ ci unisce a Dio: La carit{ copre la moltitudine
dei peccati. La carit{ tutto soffre, tutto sopporta. Nulla di banale, nulla di superbo nella
carit. La carit non ha scisma, la carit non si ribella, la carit tutto compie nella concordia.
Nella carit sono perfetti tutti gli eletti di Dio. Senza carit nulla accetto a Dio. 6. Nella
carit il Signore ci ha presi a s. Per la carit avuta per noi, Ges Cristo nostro Signore, nella
volont di Dio, ha dato per noi il suo sangue, la sua carne per la nostra carne e la sua anima
per la nostra anima.
L, 1. Vedete, carissimi, come cosa grande e meravigliosa la carit, e della sua perfezione non
c commento. 2. Chi capace di trovarsi in essa se non quelli che Dio ha reso degni?
Preghiamo dunque e chiediamo alla sua misericordia perch siamo riconosciuti nella carit,
senza sollecitazione umana, irreprensibili. 3. Sono passate tutte le generazioni da Adamo sino
ad oggi, ma quelli che con la grazia di Dio sono perfetti nella carit raggiungono la schiera dei
pi, che saranno visti nel novero del regno di Cristo. 4. Infatti scritto: Entrate nelle vostre
stanze per pochissimo, finch passa la mia ira e il mio furore; mi ricorder del giorno buono e
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Sant' Ignazio di Antiochia 53

vi risusciter dai vostri sepolcri. 5. Siamo beati, carissimi, se eseguiamo i comandamenti di
Dio nella concordia della carit{, perch ci siano rimessi i peccati per la carit{. 6. E scritto:
Beati quelli cui furono rimesse le malvagit{ e i cui peccati sono stati coperti; beato luomo del
quale il Signore non considerer{ il peccato, n linganno sulla sua bocca. 7. Questa
beatitudine per quelli scelti da Dio per mezzo di Ges Cristo nostro Signore. A lui la gloria
nei secoli dei secoli. Amen.
Confessare le colpe
LI, 1. Chiediamo che ci siano perdonate le mancanze e le azioni ispirate dallavversario. Coloro
che furono i capi della sedizione e dello scisma devono considerare la parte comune della
speranza. 2. Quelli che vivono nel timore e nella carit vogliono incappare nelle ingiurie
piuttosto essi stessi che il prossimo. Preferiscono subire il biasimo per la bella e giusta armonia
trasmessaci. 3. E meglio per luomo confessare le sue colpe che indurire il suo cuore, come si
indur il cuore dei rivoltosi contro il servitore di Dio, Mos, e la loro condanna fu ben chiara; 4.
poich discesero vivi nellade e la morte li pascoler{. 5. Il Faraone e il suo esercito e tutti i
capi di Egitto, i carri e quelli che vi erano sopra, per questo motivo furono sommersi nel Mar
Rosso e perirono. I loro cuori insensati si erano induriti, dopo i miracoli e i portenti avvenuti in
Egitto, mediante il servo di Dio Mos.
LII, 1. Fratelli, il Signore delluniverso non ha bisogno, non cerca nulla da nessuno tranne che si
faccia a lui la confessione. 2. Dice, infatti, leletto David: Mi confesser al Signore e gli sar{
accetto pi di un giovenco che mette le corna e le unghie. Vedano i poveri e gioiscano. 3. E di
nuovo dice: Offri a Dio un sacrificio di lode e rivolgi allAltissimo le tue preghiere; invocami
nel giorno della tua afflizione e io ti liberer e tu mi glorificherai. 4. Sacrificio gradito a Dio
uno spirito contrito.

La carit di Mos
LIII, 1. Carissimi, voi conoscete le Sacre Scritture e le conoscete bene; avete meditato le parole
di Dio. Per il ricordo vi scriviamo queste cose. 2. Quando Mos sal sul monte trascorrendo
quaranta giorni e quaranta notti nel digiuno e nellumilt{, a lui disse il Signore: Discendi
presto di qui perch il popolo tuo, che conducesti dalla terra di Egitto, ha prevaricato; si
presto allontanato dalla via che tu avevi prescritto, e si fatto idoli di metallo fuso. 3. E disse a
lui il Signore: Ti ho parlato una volta e anche due dicendo: Ho riguardato questo popolo e
vedi di dura cervice; lascia che lo distrugga. Canceller il suo nome di sotto il cielo e far di te
una nazione grande, meravigliosa e molto pi numerosa di questa. 4. E disse Mos:
Giammai, Signore. Rimetti il peccato a questo popolo, o cancella me dal libro dei viventi. 5. O
grande carit! O perfezione insuperabile! Un servo parla con libert al Signore, implora il
perdono per il popolo o chiede di essere eliminato anche lui con esso.
La pace del gregge di Cristo
LTV, 1. Tra voi ce qualcuno generoso, misericordioso e pieno di amore? 2. Dica: se per colpa
mia si sono avuti sedizione, lite e scismi vado via. Me ne parto dove volete e faccio quello che il
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Sant' Ignazio di Antiochia 54

popolo comanda purch il gregge di Cristo viva in pace con i presbiteri costituiti. 3. Ci facendo
si acquister{ una grande gloria in Cristo e ogni luogo lo ricever{. Del Signore la terra e
quanto essa contiene. 4. Cos hanno fatto e faranno quelli che con una condotta senza
rimorsi, sono cittadini di Dio.
LV, 1. Per riportare gli esempi dei pagani, molti re e capi, in tempi di pestilenza, ammoniti
dalloracolo, si offrirono alla morte per salvare con il loro sangue i cittadini. Molti
abbandonarono le loro citt perch cessasse la sedizione. 2. Sappiamo che molti tra noi si
offrirono alle catene per liberare gli altri; molti si offrirono alla schiavit e con il prezzo
ricavato davano da mangiare agli altri. 3. Numerose donne rese forti dalla grazia di Dio
compirono molte azioni virili. 4. La beata Giuditta, mentre la citt era assediata, chiese agli
anziani che la lasciassero andare nel campo degli avversari. 5. Si espose dunque al pericolo.
Usc dalla citt per amore della patria e del popolo che era assediato e il Signore diede Oloferne
in mano di una donna. 6. Ester, perfetta nella fede, non si espose a minor pericolo per salvare le
dodici trib di Israele sul punto di perire. Nel digiuno e nella umilt implor il Signore che
tutto vede, Dio dei secoli. Egli, vedendo lumilt{ dellanima di lei, salv il popolo per il cui
amore affront il pericolo.
La protezione di Dio
LVI, 1. Per quelli che si trovano in qualche peccato intercediamo anche noi, perch siano loro
concesse la mansuetudine e lumilt{ e cedano non a noi ma alla volont{ di Dio. Cos sar{
fruttuoso e perfetto presso Dio e presso i santi il ricordo con la piet. 2. Accettiamo il
rimprovero per il quale nessuno deve indispettirsi, o carissimi. La correzione che ci facciamo a
vicenda buona e assai vantaggiosa; ci unisce alla volont di Dio. 3. Cos dice la santa parola:
Il Signore mi ha educato con il rimprovero e non mi ha consegnato alla morte. 4 Il Signore
corregge chi ama e frusta ogni figlio che gli accetto. 5. Il giusto - dice - mi corregger nella
misericordia e mi prover{; lolio dei peccatori non unga la mia testa. 6. E di nuovo dice: Beato
luomo che il Signore ha corretto; non ricusare lammonizione dellonnipotente; egli fa soffrire,
e di nuovo ristabilisce. 7. Percuote e le sue mani guariscono. 8. Sei volte ti trarr dalle angustie
e alla settima non ti toccher il male. 9. Nella fame ti scamper dalla morte, nella guerra ti
liberer dalla mano di ferro. 10. E ti protegger dalla sferza della lingua, e non temerai i mali
che sopravvengono. 11. Riderai degli ingiusti e dei malvagi e non temerai le bestie feroci; 12.
perch esse saranno in pace con te. 13. Poi conoscerai che in pace la tua casa, e la prosperit
della tua tenda non viene mai meno. 14. Vedrai che numerosa la tua discendenza e i tuoi figli
come lerba del campo. 15. Scenderai nel sepolcro come grano maturo mietuto alla stagione, o
come mucchio dellaia raccolto a suo tempo. 16. Guardate, carissimi, quanta la protezione
per quelli che sono corretti dal Signore. Come padre buono ci corregge nellavere misericordia
di noi con un santo rimprovero.
Sottomissione ai presbiteri
LVII, 1. Voi che siete la causa della sedizione sottomettetevi ai presbiteri e correggetevi con il
ravvedimento, piegando le ginocchia del vostro cuore. 2. Imparate ad assoggettarvi deponendo
la superbia e larroganza orgogliosa della vostra lingua. E meglio per voi essere trovati piccoli
e ritenuti nel gregge di Cristo, che avere apparenza di grandezza ed essere rigettati dalla sua
speranza. 3. Cos parla la sapienza maestra di virt: Ecco, io emetter per voi una parola del
mio spirito e insegner a voi il mio discorso. 4. Poich chiamai e non ascoltaste, prolungai i
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Sant' Ignazio di Antiochia 55

discorsi e non foste attenti, ma frustraste i miei consigli e disobbediste ai miei richiami.
Anchio rider della vostra rovina, e mi rallegrer se arriver{ lo sterminio su di voi e se
improvviso giunger il tumulto e sovraster la catastrofe simile al turbine e quando
avverranno langoscia e loppressione. 5. Accadr{ che voi minvocherete e non vi ascolter; i
cattivi mi cercheranno e non mi troveranno. Odiarono la sapienza, non vollero saperne del
timore del Signore, n vollero ascoltare i miei consigli e disprezzarono le mie esortazioni. 6.
Per questo mangeranno i frutti della loro condotta e si sazieranno della loro empiet. 7.
Saranno uccisi per aver commesso ingiustizie contro i fanciulli e il giudizio distrugger gli
empi. Chi mi ascolta riposer{ fiducioso sulla speranza e vivr{ tranquillo lontano da ogni male.
Umilt nellubbidienza
LVIII, 1. Ubbidiamo dunque al suo nome santissimo e glorioso e sfuggiamo alle minacce fatte
dalla Sapienza contro i disobbedienti, per riposare fiduciosi nel nome santissimo della sua
Maest. 2. Ascoltate il nostro consiglio, e non avrete a pentirvi. Vive Dio, vive il Signore Ges
Cristo e lo Spirito Santo, la fede e la speranza degli eletti. Chi avr praticato in umilt, con
costante mitezza e senza rimpianto i comandamenti e i precetti dati da Dio sar posto e
annoverato nel numero dei salvati da Ges Cristo, per mezzo del quale a Lui la gloria nei secoli
dei secoli. Amen.
La grande preghiera
LIX, 1. Quelli che disubbidiscono alle parole di Dio, ripetute per mezzo nostro, sappiano che
incorrono in una colpa e in un pericolo non lievi. 2. Noi saremo innocenti di questo peccato e
chiederemo, con preghiera assidua e supplica, che il creatore delluniverso conservi intatto il
numero dei suoi eletti che si conta in tutto il mondo per mezzo dellamatissimo suo figlio Ges
Cristo Signore nostro, col quale ci chiam dalle tenebre alla luce, dallignoranza alla
conoscenza del suo nome glorioso, 3. a sperare nel tuo nome, principio di ogni creatura: Tu
apristi gli occhi del nostro cuore perch conoscessimo te, il solo altissimo nellaltissimo dei
cieli, il santo che riposi tra i santi, che umilii la violenza dei superbi, che sciogli i disegni dei
popoli, che esalti gli umili e abbassi i superbi. Tu che arricchisci e impoverisci, che uccidi e dai
la vita, il solo benefattore degli spiriti e Dio di ogni carne, che scruti gli abissi, che osservi le
opere umane, che soccorri quelli che sono in pericolo e salvi i disperati, creatore e custode di
ogni spirito che moltiplichi i popoli sulla terra, e che fra tutti scegliesti quelli che ti amano per
mezzo di Ges Cristo, lamatissimo tuo figlio mediante il quale ci hai educato, ci hai
santificato e ci hai onorato. 4. Ti preghiamo, Signore, sii il nostro soccorso e sostegno. Salva i
nostri che sono in tribolazione, rialza i caduti, mostrati ai bisognosi, guarisci gli infermi,
riconduci quelli che dal tuo popolo si sono allontanati, sazia gli affamati, libera i nostri
prigionieri, solleva i deboli, consola i vili. Conoscano tutte le genti che tu sei lunico Dio e che
Ges Cristo tuo figlio e noi tuo popolo e pecore del tuo pascolo.
LX, 1. Con le tue opere hai reso visibile leterna costituzione del mondo. Tu, Signore, creasti la
terra. Tu, fedele in tutte le generazioni, giusto nei tuoi giudizi, mirabile nella forza e nella
magnificenza, saggio nel creare, intelligente nello stabilire le cose create, buono nelle cose
visibili, benevolo verso quelli che confidano in te, misericordioso e compassionevole, perdona le
nostre iniquit e ingiustizie, le cadute e le negligenze. Non contare ogni peccato dei tuoi servi e
delle tue serve ma purificaci nella purificazione della tua verit e dirigi i nostri passi per
camminare nella santit del cuore e fare ci che buono e gradito al cospetto tuo e dei nostri
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Sant' Ignazio di Antiochia 56

capi. 3. S, o Signore, fa splendere il tuo volto su di noi per il bene, nella pace, per proteggerci
con la tua mano potente e scamparci da ogni peccato col tuo braccio altissimo, e salvarci da
coloro che ci odiano ingiustamente. 4. Dona concordia e pace a noi e a tutti gli abitanti della
terra, come la desti ai padri nostri quando ti invocavano santamente nella fede e nella verit;
rendici sottomessi al tuo nome onnipotente e pieno di virt e a quelli che ci comandano e ci
guidano sulla terra.
LXI, 1. Tu, Signore, desti loro il potere della regalit per la tua magnifica e ineffabile forza,
perch noi, conoscendo la gloria e lonore loro dati, ubbidissimo ad essi senza opporci alla tua
volont. Dona ad essi, Signore, sanit, pace, concordia e costanza, per esercitare al sicuro la
sovranit data da te. 2. Tu, Signore, re celeste dei secoli, concedi ai figli degli uomini gloria,
onore e potere sulle cose della terra. Signore, porta a buon fine il loro volere, secondo ci che
buono e gradito alla tua presenza, per esercitare con piet, nella pace e nella dolcezza, il potere
che tu hai loro dato e ti trovino misericordioso. 3. Te, il solo capace di compiere questi beni ed
altri pi grandi per noi, ringraziamo per mezzo del gran Sacerdote e protettore delle anime
nostre Ges Cristo, per il quale ora a te sia la gloria e la magnificenza e di generazione in
generazione e nei secoli dei secoli. Amen.
Ricapitolazione degli argomenti trattati
LXII, 1. Fratelli, vi abbiamo scritto abbastanza sulle cose che convengono alla nostra religione
e sono utili a una vita virtuosa per quelli che vogliono osservare la piet e la giustizia. 2.
Abbiamo toccato tutti i punti che riguardano la fede, la penitenza, la vera carit, la
continenza, la saggezza e la pazienza. Vi abbiamo ricordato che nella giustizia, nella verit e
nella magnanimit bisogna piacere santamente a Dio onnipotente, amando la concordia,
dimenticando le offese, nellamore e nella pace con una benevolenza continua, come i nostri
padri, di cui abbiamo gi{ parlato, si resero graditi con lumilt{ verso il Padre, Dio e creatore, e
tutti gli uomini. 3. E questo abbiamo ricordato con piacere, perch eravamo certi di scrivere a
fedeli eccellenti che hanno approfondito le parole dellinsegnamento di Dio.

I messaggeri di pace
LXIII, 1. E giusto che noi con tali e tanti esempi sottostiamo, prendendo il posto
dellobbedienza. Desistiamo dalla vana sedizione per raggiungere senza biasimo lo scopo
propostoci nella verit. 2. Ci darete esultanza di gioia se, divenuti obbedienti a ci che vi
abbiamo scritto mediante lo Spirito Santo, smorzerete la collera ingiusta della vostra gelosia,
secondo lesortazione fatta in questa lettera alla pace e alla concordia. 3. Vi abbiamo inviato
uomini fedeli e saggi, vissuti in mezzo a noi con modi corretti dalla giovent alla vecchiaia, che
saranno testimoni tra noi e voi. 4. Abbiamo fatto questo perch sappiate che ogni nostro
pensiero stato ed che ritroviate presto la pace.
La benedizione di Dio
LXIV, 1. Dio che tutto vede ed padrone degli spiriti e signore di ogni carne, che ha scelto il
Signore Ges Cristo e noi mediante Lui ad essere suo popolo, conceda ad ogni anima che
implora il suo mirabile e santo nome, fede, timore, pace, pazienza e magnanimit, continenza,
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purezza e prudenza. E sia gradita al Suo nome per mezzo del sommo sacerdote e nostro
protettore Ges Cristo, per il quale sia a lui la gloria, grandezza, potenza e onore, ora e nei
secoli dei secoli. Amen.
LXV, 1. Rimandateci presto nella pace e nella gioia i messaggeri da noi inviati, Claudio, Efebo e
Valerio Bitone con Fortunato perch ci annunzino quanto prima la pace e la concordia
invocate e desiderate, e presto noi ci rallegriamo della vostra serenit. 2. La grazia del Signor
nostro Ges Cristo sia con voi e con tutti quelli ovunque chiamati da Dio per mezzo Suo e a
Lui sia gloria, onore, potenza e maest e regno eterno, dai secoli nei secoli dei secoli. Amen.
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LETTERA A POLICARPO

Saluto
Ignazio, Teoforo, a Policarpo vescovo della Chiesa di Smirne, o meglio, che ha per vescovo Dio
Padre e il Signore nostro Ges Cristo, molta gioia.

Piet fondata sulla roccia
I, 1. Lodo la tua piet in Dio, fondata su una roccia incrollabile, e rendo la massima gloria (al
Signore), perch sono stato fatto degno del tuo volto irreprensibile. Potessi goderne in Dio. 2.
Ti esorto nella carit che hai a proseguire nel tuo cammino e ad incitare tutti a salvarsi.
Dimostra la rettitudine del tuo posto con ogni cura nella carne e nello spirito. Preoccupati
dellunit{ di cui nulla pi bello. Sopporta tutti, come il Signore sopportaanche te; sostieni
tutti nella carit, come gi fai. 3. Cura le preghiere che non si interrompano; chiedi una
saggezza maggiore di quella che hai; veglia possedendo uno spirito insonne. Parla a ciascuno
nel modo conforme a Dio. Sostieni come perfetto atleta le infermit di tutti. Dove maggiore
la fatica, pi il guadagno.

Prudente come un serpente e semplice come una colomba
II, 1. Se ami i discepoli buoni, non hai merito; piuttosto devi vincere con la bont i pi riottosi.
Non si cura ogni ferita con uno stesso impiastro. Calma le esacerbazioni (della malattia) con
bevande infuse. 2. In ogni cosa sii prudente come un serpente e semplice come la colomba. Per
questo sei di carne e di spirito, perch tratti con amabilit quanto appare al tuo sguardo; per
ci che invisibile prega che ti sia rivelato, perch non manchi di nulla e abbondi di ogni
grazia. 3. Il tempo presente esige che tu tenda a Dio, come i naviganti invocano i venti e coloro
che sono sbattuti dalla tempesta il porto. Come atleta di Dio sii sobrio; il premio
limmortalit{, la vita eterna in cui tu credi. In tutto sono per te una ricompensa io e le mie
catene che tu hai amate.
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Il grande atleta incassa i colpi e vince
III, 1. Non ti abbattano coloro che sembrano degni di fede e insegnano lerrore. Sta fermo come
lincudine sotto i colpi. E proprio del grande atleta incassare i colpi e vincere. Dobbiamo
sopportare ogni cosa per amore di Dio, perch anche lui ci sopporti. 2. Sii pi zelante di quello
che sei. Discerni i tempi. Aspetta chi al di sopra del tempo, atemporale, invisibile, per noi
(fattosi) visibile, impalpabile, impassibile, per noi (divenuto) passibile, e sopport ogni cosa.

La libert dello schiavo
IV, 1. Non siano trascurate le vedove; dopo il Signore sei tu la loro guida. Nulla avvenga senza il
tuo parere e tu nulla fare senza Dio, come gi fai. Sii forte. 2. Le adunanze siano molto
frequenti. Invita tutti per nome. 3. Non disprezzare gli schiavi e le schiave; ma essi non si
gonfino, e si sottomettano di pi per la gloria di Dio, perch ottengano da lui una libert
migliore. Non cerchino di farsi liberare dalla comunit per non essere schiavi del desiderio.

Ogni cosa per la gloria di Dio
V, 1. Fuggi i mestieri vietati e di pi predica contro di essi. Raccomanda alle mie sorelle di
amare il Signore e di sostenere i mariti nella carne e nello spirito. Cos esorta anche i miei
fratelli, nel nome di Ges Cristo, ad amare le spose come il Signore la Chiesa. 2. Se qualcuno
pu rimanere nella castit a gloria della carne del Signore, vi rimanga con umilt. Se se ne
vanta perduto, e se si ritiene pi del vescovo si distrutto. Conviene agli sposi e alle spose di
stringere lunione con il consenso del vescovo, perch le loro nozze avvengano secondo il
Signore e non secondo la concupiscenza. Ogni cosa si faccia per lonore di Dio.
Nessuno sia disertore
VI, 1. State col vescovo perch anche Dio stia con voi. Offro in cambio la vita per quelli che
sono sottomessi al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi e con loro vorrei essere partecipe in Dio.
Unite insieme i vostri sforzi, lottate, correte, soffrite, dormite, svegliatevi come amministratori
di Dio, colleghi e servitori. 2. Cercate di piacere a colui sotto il quale militate e ricevete la
mercede. Nessuno di voi sia disertore. Il vostro battesimo sia come lo scudo, la fede come elmo,
la carit come lancia, la pazienza come vostra armatura. I vostri depositi siano le vostre opere,
perch possiate ritirare capitali adeguati. Siate tolleranti nella dolcezza gli uni verso gli altri,
come Dio lo con voi. Possa io gioire sempre di voi.
Il cristiano a servizio di Dio
VII, 1. Poich la Chiesa di Antiochia nella Siria, per le vostre preghiere, in pace come mi
stato riferito, sono divenuto pi fiducioso nella serenit di Dio, se col patire lo raggiungo per
trovarmi nella risurrezione vostro discepolo. 2. Conviene, o Policarpo, ricolmo di ogni felicit
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Sant' Ignazio di Antiochia 59

divina, che tu raduni unassemblea gradita a Dio e che elegga uno che amate e sia zelante che
potr ben chiamarsi corriere di Dio, e gli sia affidato di recarsi in Siria per celebrare la vostra
carit sempre attiva nella gloria di Dio. 3. Il cristiano non vive per s, ma a servizio di
Dio. Questopera di Dio, e anche vostra quando lavrete compiuta. Ho fiducia nella grazia
perch siete pronti allopera buona che concerne Dio. Conoscendo il vostro zelo per la verit{, vi
ho esortato con poche parole.
Congedo
VIII, 1. Non ho potuto scrivere a tutte le Chiese dovendo imbarcarmi improvvisamente
da Troade a Neapolis, come impone lordine ricevuto. Scriverai tu alle Chiese (che ti sono)
davanti, conoscendo la volont di Dio, che facciano la stessa cosa, di mandare cio
messaggeri, potendolo, o di spedire lettere a mezzo dei tuoi inviati per essere glorificati con
unopera eterna, come tu ne sei meritevole. 2. Saluto tutti per nome e la donna diEpitropo con
tutta la sua casa e quella dei figli. Saluto il mio amato Attalo. Saluto chi sar ritenuto degno di
dover andare in Siria. La grazia sar sempre con lui e con Policarpo che lo manda. 3. Vi
prego di essere forti nel Dio nostro Ges Cristo e in lui rimanete nellunit{ e sotto la vigilanza
di Dio. Saluto Alce, nome a me caro. State bene nel Signore.
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IGNAZIO AGLI EFESINI


Saluto

Ignazio, Teoforo, a colei che stata benedetta in grandiosit con la pienezza di Dio Padre,
che stata predestinata, prima dei secoli, ad essere per sempre di gloria eterna e di salda unit,
che stata scelta nella passione vera per volont del Padre e di Ges Cristo, Dio nostro, la
Chiesa degna di essere beata, che in Efeso dellAsia, I migliori saluti in Ges Cristo e nella
gioia irreprensibile.

Lode agli Efesini e al vescovo Onesimo

I, 1. Ho recepito nel Signore il vostro amatissimo nome che vi siete guadagnato con naturale
giustizia nella fede e nella carit in Cristo Signore nostro Salvatore. Imitatori di Dio e
rianimati nel suo sangue avete compiuto unopera congeniale. 2. Avendo inteso che io venivo
dalla Siria incatenato per il nome comune e la speranza, fiducioso nella vostra preghiera di
sostenere in Roma la lotta con le fiere e diventare discepolo, vi siete affrettati da me. 3. In nome
di Dio ho ricevuto la vostra comunit nella persona di Onesimo, di indicibile carit, vostro
vescovo nella carne. Vi prego di amarlo in Ges Cristo e di rassomigliargli tutti. Sia benedetto
chi vi ha fatto la grazia, e ne site degni, di meritare un tale vescovo.

Ubbidienza al vescovo e ai presbiteri

II, 1. Per Burro mio conservo e secondo Dio vostro diacono, benedetto in ogni cosa, prego
che resti ad onore vostro e del vescovo. Anche Croco, degno di Dio e di voi, che io ho ricevuto
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quale vostro modello di carit, mi di conforto in ogni cosa. Cos il Padre di Ges Cristo lo
conforti con Onesimo, Burro, Euplo e Frontone; in loro ho visto tutti voi secondo la carit. 2.
Possa io trovare gioia in voi per ogni cosa ed esserne degno! Bisogna glorificare in ogni modo
Ges Cristo che ha glorificato voi, perch riuniti in una stessa obbedienza e sottomessi al
vescovo e ai presbiteri siate santificati in ogni cosa.

Lamore nellunit

III, 1. Non vi comander come se fossi qualcuno. Se pur sono incatenato nel Suo nome, non
ancora ho raggiunto la perfezione in Ges Cristo. Solo ora incomincio a istruirmi e parlo a voi
come miei condiscepoli. Bisogna che da voi sia unto di fede, di esortazione, di pazienza e di
magnanimit. 2. Ma poich la carit non mi lascia tacere con voi, voglio esortarvi a
comunicare in armonia con la mente di Dio. E Ges Cristo, nostra vita inseparabile, il
pensiero del Padre, come anche i vescovi posti sino ai confini della terra sono nel pensiero di
Ges Crsito.

Unione del collegio presbiterale con il vescovo

IV, 1. Conviene procedere daccordo con la mente del vescovo, come gi{ fate. Il vostro
presbiterato ben reputato degno di Dio molto unito al vescovo come le corde alla cetra. Per
questo dalla vostra unit e dal vostro amore concorde si canti a Ges Cristo. 2. E ciascuno
diventi un coro, affinch nellarmonia del vostro accordo prendendo nellunit{ il tono di Dio,
cantiate ad una sola voce per Ges Cristo al Padre, perch vi ascolti e vi riconosca, per le buone
opere, che siete le membra di Ges Cristo. necessario per voi trovarvi nella inseparabile unit
per essere sempre partecipi di Dio.

La persona del vescovo

V, 1. Se in poco tempo ho avuto tanta familiarit con il vostro vescovo, che non umana, ma
spirituale, di pi vi stimo beati essendo uniti a lui come la Chiesa lo a Ges Cristo e Ges
Cristo al Padre perch tutte le cose siano concordi nellunit{. 2. Nessuno singanni: chi non
presso laltare, privato del pane di Dio. Se la preghiera di uno o di due ha tanta forza, quanto
pi quella del vescovo e di tutta la Chiesa! 3. Chi non partecipa alla riunione un orgoglioso e
si giudicato. Sta scritto:<<Dio resiste agli orgogliosi>>. Stiamo attenti a non opporci al
vescovo per essere sottomessi a Dio.
VI, 1. Quanto pi uno vede che il vescovo tace, tanto pi lo rispetta. Chiunque il padrone di
casa abbia mandato per lamministrazione della casa bisogna che lo riceviamo come colui che
lha mandato. Occorre dunque onorare il vescovo come il Signore stesso. 2. Proprio Onesimo
loda il vostro ordine in Dio, perch tutti vivete secondo la verit e non si annida eresia alcuna
in voi. Non ascoltate nessuno che non vi parli di Ges Cristo nella verit.

Fuggite gli eretici

VII, 1. Vi sono alcuni che portano il nome, ma compiono azioni indegne di Dio. Bisogna
scansarli come bestie feroci.Sono cani idrofobi che mordono furtivamente. Occorre
guardarsene perch sono incurabili. 2. Non c che un solo medico, materiale e spirituale,
generato e ingenerato, fatto Dio in carne, vita vera nella morte, nato da Maria e da Dio, prima
passibile poi impassibile, Ges Cristo nostro Signore.
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VIII, 1. Nessuno, dunque, vi inganni, come daltronde non vi fate ingannare, essendo tutti di
Dio. Se non vi nessuna discordia tra voi che vi possa tormentare, allora vivete secondo Dio.
Sono la vostra vittima e mi offro in sacrificio per voi Efesini, Chiesa celebrata nei secoli. 2. I
carnali non possono fare cose spirituali, n gli spirituali cose carnali, come n la fede le cose
dellinfedelt{, n linfedelt{ quelle della fede. Anche quello che fate nella carne spirituale. Fate
tutto in Ges Cristo.

IX, 1. Ho inteso che sono venuti alcuni portando una dottrina malvagia. Voi non li avete
lasciati seminare in mezzo a voi, turandovi le orecchie per non ricevere ci che sparevano. Voi
siete pietre del tempio del Padre preparate per la costruzione di Dio Padre, elevate con largano
di Ges Cristo che la croce, usando come corda lo Spirito Santo. La fede la vostra leva e la
carit la strada che vi conduce a Dio. 2. Siete tutti compagni di viaggio, portatori di Dio,
portatori del tempio, portatori di Cristo e dello Spirito Santo, in tutto ornati dei precetti di
Ges Cristo. Mi rallegro di essere stato stimato degno delle cose che vi scrivo, per trattenermi
con voi e congratularmi perch per una vita diversa non amate che Dio solo.

Essere di esempio nelle virt
X, 1. Per gli altri uomini <<pregate senza interruzione>>. In loro vi speranza di
conversione perch trovino Dio. Lasciate che imparino dalla vostre opere. 2. Davanti alla loro
ira siate miti; alla loro megalomania siate umili, alle loro bestemmie (opponete) le vostre
preghiere; al loro errore <<siate saldi nelle fede>>; alla loro ferocia siate pacifici, non cercando
di imitarli. 3. Nella bont troviamoci loro fratelli, cercando di essere imitatori del Signore. Chi
ha sofferto di pi lingiustizia? Chi ha avuto pi privazioni? Chi pi disprezzato? Non si trovi
tra voi nessunerba del diavolo, ma con ogni purezza e temperanza rimanete in Ges Cristo
con la carne e con lo spirito.

Temere il Signore
XI, 1. Sono gli ultimi tempi. Vergogniamoci e temiamo che la magnificenza di Dio ormai non
sia per noi una condanna. O temiamo lira futura o amiamo la grazia presente; una delle due.
Solo < necessario> trovarsi in Ges Cristo per la vera vita. 2. Fuori di lui nulla abbia valore per
voi, in lui porto le catene. Sono le perle spirituali con le quali vorrei mi fosse concesso
risuscitare grazie alla vostra preghiera. A questa vorrei sempre partecipare per trovarmi
nelleredit{ dei cristiani di Efeso, che sono sempre uniti agli Apostoli nella potenza di Ges
Cristo.
Il martirio vicino
XII, 1. So chi sono e a chi scrivo. Io sono un condannato, voi avete ottenuto misericordia. Io
in pericolo, voi al sicuro. 2. Voi siete la strada per quelli che sinnalzano a Dio. Gli iniziati di
Paolo che si santificato, ha reso testimonianza ed degno di essere chiamato beato. Possa io
stare sulle sue orme per raggiungere Dio; in unintera sua lettera si ricorda di voi in Ges
Cristo.

La liturgia

XIII, 1. Impegnatevi a riunirvi pi di frequente nellazione di grazie e di gloria verso Dio.
Quando vi riunite spesso, le forze di Satana vengono abbattute e il suo flagello si dissolve nella
concordia della fede. 2. Niente pi bello della pace nella quale si frustra ogni guerra di
potenze celesti e terrestri.
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 62


Fede e carit

XIV, 1. Nulla di tutto questo vi sfuggir, se avete perfettamente la fede e la carit in Ges
Cristo, che sono il principio e lo scopo della vita. Il principio la fede, il fine la carit{. Luna e
laltra insieme riunite sono Dio, e tutto il resto segue la grande bont{. 2. Nessuno che professi
la fede pecca, nessuno che abbia la carit{ odia. Lalbero si conosce dal suo frutto. Cos coloro
che si professano di appartenere a Cristo saranno riconosciuti da quello che operano. Ora
lopera non di professione di fede, ma che ognono si trovi nella forza della fede sino allultimo.

Testimoniare il Cristo

XV, 1. meglio tacere ed essere, che dire e non essere. bello insegnare se chi parla opera.
Uno solo il maestro e ha detto e ha fatto e ci che tacendo ha fatto degno del Padre. 2. Chi
possiede veramente la parola di Ges pu avvertire anche il suo silenzio per essere perfetto, per
compiere le cose di cui parla o di essere conosciuto per le cose che tace. Nulla sfugge al
Signore, anche i nostri segreti gli sono vicino. 3. Tutto facciamo considerando che abita in noi
templi suoi ed egli il Dio (che ) in noi, come e apparir al nostro volto amandolo
giustamente.

XVI, 1. Non ingannatevi, fratelli miei. Quelli che corrompono la famiglia <<non erditeranno
il regno di Dio>>. 2. Se quelli che fanno ci secondo la carne muoiono, tanto pi che con una
dottrina perversa corrompe la fede di Dio per la quale Cristo fu crocifisso! Egli, divenuto
impuro, finir nel fuoco eterno e insieme a lui anche chi lo ascolta.

XVII, 1. Per questo il Signore accett il profumo versato sul suo capo per infondere
limmortalit alla Chiesa. Non lasciatevi ungere dal cattivo odore del principe di questo mondo
che non vi imprigioni fuori della vita che vi attende. 2. Perch non diveniamo tutti saggi
ricevendo la scienza di Dio che Ges Cristo? A che rovinarsi pazzamente, misconoscendo il
carisma che il Signore ci ha veramente mandato?

La croce

XVIII, 1. Il mio spirito vittima della croce che scandalo per gli infedeli e per noi salvezza e
vita eterna. Dov il saggio? il disputante? la vanit{ di quelli che si dicono scienziati? 2. Il
nostro Dio, Ges Cristo stato portato nel seno di Maria, secondo leconomia di Dio, del seme
di David e dello Spirito Santo. Egli nato ed stato battezzato perch lacqua fosse purificata
con la passione.

Labolizione della morte

XIX, 1. Al principe di questo mondo rimase celata la verginit di Maria e il suo parto,
similmente la morte del Signore, i tre misteri clamorosi che furono compiuti nel silenzio di
Dio. 2. Come furono manifestati ai secoli? Un astro brill nel cielo sopra tutti gli astri, la sua
luce era indicibile, e la sua novit stup. La altre stelle con il sole e a luna fecero un coro
allastro ed esso pi di tutti illumin. 3. Ci fu stupore. Donde quella novit{ strana per loro?
Apparso Dio in forma umana per una novit di vita eterna si sciolse ogni magia, si ruppe ogni
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 63

legame di malvagit{. Scomparve lignoranza, lantico impero cadde. Aveva inizio ci che era
stato deciso da Dio. Di qui fu sconvolta ogni cosa per preparare labolizione della morte.

Vi scriver ancora

XX, 1. Se Ges Cristo per la vostra preghiera mi render degno di grazia ed la Sua volont
vi spiegher in un secondo scritto che ho in mente di stilare, laccennata economia per luomo
nuovo Ges Crsto, che consiste nella sua fede, nella sua carit, nella sua passione e
resurrezione. 2. Sovrattutto se il Signore mi riveler che ognuno e tutti insieme nella grazia che
viene dal suo nome vi riunite in una sola fede e in Ges Cristo del seme di David figlio
delluomo e di Dio per ubbidire al vescovo e ai presbiteri in una concordia stabile spezzando
l'unico pane che rimedio di immortalit, antitodo per non morire, ma per vivere sempre in
Ges Cristo.

Congedo

XXI, 1. Io sono il riscatto di vita per voi e per quelli che ad onore di Dio avete mandato a
Smirne, donde vi scrivo ringraziando il Signore e amando Policarpo come anche voi. 2.
Ricordatevi di me come anche Ges Cristo di voi. 2. Pregate per la Chiesa di Siria, donde sono
stato condotto incatenato a Roma, ultimo di quei fedeli giudicato degno di acquistare la gloria
di Dio. Statemi bene in Dio Padre e in Ges Cristo, nostra comune speranza.
#
LETTERA AI FILADELFIESI
Saluto
Ignazio, Teoforo, alla Chiesa di Dio Padre e di Ges Cristo che in Filadelfia dAsia, che ha
ottenuto misericordia ed consolidata nella concordia di Dio e giustamente giuliva nella
passione del Signore nostro e nella sua resurrezione e pienamente cosciente della sua
misericordia, il mio saluto nel sangue di Cristo. Essa il mio eterno e continuo giubilo
specialmente se i fedeli sono in uno col vescovo e con i suoi presbiteri e con i diaconi scelti
nella mente di Ges Cristo che, secondo la sua volont, ha confermati col suo Santo Spirito.
Come la cetra
So che il vescovo ha conseguito il ministero per servire la comunit non per s, per gli uomini e
per vanagloria, ma nellamore di Dio Padre e del Signore Ges Cristo. Di lui mi ha colpito
lequit{; il suo silenzio ha pi forza di quelli che dicono cose vane. Egli armonizzato ai
comandamenti, come la cetra alle corde. Perci la mia anima beatifica lo spirito di lui rivolto a
Dio conoscendo che virtuoso e perfetto, la sua costanza e la sua calma in tutta la bont del
Dio vivente.

Fuggire la faziosit
Figli della vera luce fuggite la faziosit e le dottrine perverse. Dove il pastore ivi seguitelo
come pecore. Molti lupi degni di fede con lusinghe malvagie seducono chi corre nel Signore. Ma
essi non avranno posto nella vostra unit.
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Sant' Ignazio di Antiochia 64


Le erbe cattive

State lontani dalle erbe cattive che Ges Cristo non coltiva, perch non sono piantagione del
Padre. Non ho trovato divisione in mezzo a voi, ma selezione. Quanti sono di Dio e di Ges
Cristo, tanti sono con il vescovo. Quelli che pentiti rientrano nellunit{ della Chiesa saranno di
Dio perch vivono secondo Ges Cristo. Non lasciatevi ingannare fratelli miei. Se qualcuno
segue lo scismatico non erediter il regno di Dio. Se qualcuno marcia nella dottrina eretica egli
non partecipa della passione di Cristo.

Una la carne del Cristo
Preoccupatevi di attendere ad una sola eucarestia. Una la carne di nostro Signore Ges
Cristo e uno il calice dellunit{ del suo sangue, uno laltare come uno solo il vescovo con il
presbiterato e i diaconi miei conservi. Se ci farete, lo farete secondo Dio.

Amiamo i profeti
Fratelli miei, ho grande amore per voi e giulivo cerco di rafforzarvi. Non io ma Ges Cristo, nel
quale incatenato ho ancora molto timore, perch sono ancora imperfetto. Ma la vostra
preghiera in Dio mi perfezioner per raggiungere misericordiosamente leredit{, rifugiandomi
nel vangelo come nella carne di Ges e negli apostoli, come nel presbiterato della Chiesa.
Amiamo i profeti perch anchessi annunziarono il vangelo e sperarono in lui e lo attesero, e
credendo in lui furono salvi. Essi uniti a Ges Cristo, santi degni di amore e di ammirazione,
hanno ricevuto la testimonianza di Ges Cristo e sono stati annoverati nel vangelo della
comune speranza.

Fuggire le male arti e gli inganni del mondo
Se qualcuno spiega il giudaismo non ascoltatelo. meglio udire il cristianesimo da un
circonciso, che il giudaismo da un incirconciso. Se luno e laltro non vi parlano di Ges Cristo
essi sono per me delle stele, dei sepolcri sui quali sono scritti solo nomi di uomini. Fuggite le
male arti e gli inganni del principe di questo secolo. Giammai oppressi dal suo spirito dovete
indebolirvi nellamore, ma siate tutti uniti in un cuore indiviso. Ringrazio il mio Dio perch
sono tranquillo nei vostri riguardi e nessuno ha da vantarsi n in pubblico n in privato che io
abbia pesato su qualcuno nel poco e nel molto. Auguro a tutti quelli cui ho parlato che non
labbiano acquisito in testimonianza contraria.

Custodire la carne come tempio di Dio

Se alcuni hanno voluto ingannarmi secondo la carne, lo spirito, invece, che viene da Dio non
stato ingannato. Egli sa donde viene e dove va e rivela i segreti. Quando ero in mezzo a voi
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 65

gridai e a voce alta, con la voce di Dio: state uniti al vescovo, ai presbiteri e ai diaconi. Quanto
a quelli che hanno sospettato che io gridai prevedendo lo scisma di alcuni mi sia testimone
colui per il quale sono incatenato che non ne ebbi notizia da carne di uomo. Fu lo spirito che
me lo annunzi dicendo: non fate nulla senza il vescovo, custodite la vostra carne come tempio
di Dio, amate lunit{, fuggite le faziosit{, siate imitatori di Ges Cristo come egli lo del Padre
suo.

Larchivio Ges Cristo

Io feci quello che era in me come uomo che agisce per lunit{. Dove infatti c la fazione e lira,
Dio non c. Il Signore perdona a chi si pente, se si pente per lunit{ di Dio, e il sinedrio del
vescovo. Confido nella grazia di Ges Cristo che vi liberer da ogni laccio. Vi esorto a non fare
nulla con spirito di contesa, ma secondo la dottrina del Cristo. Ho ascoltato alcuni che
dicevano: se non lo trovo negli archivi, nel vangelo io non credo. Io risposi loro che sta scritto,
ed essi di rimando che questo da provare. Per me larchivio Ges Cristo, i miei archivi
inamovibili la sua croce, la sua morte e resurrezione e la fede che viene da lui, in questo voglio
per la vostra preghiera essere giustificato.

Il Vangelo compimento di incorruttibilit

Onorabili anche i sacerdoti, soprattutto il gran sacerdote custode del santo dei santi, il solo
che ritiene i segreti di Dio, essendo la porta del Padre per la quale entrano Abramo, Isacco,
Giacobbe, i profeti, gli apostoli e la Chiesa. Tutto questo per lunit{ di Dio. Il vangelo ha
qualche cosa di pi speciale, la venuta del Salvatore, Signor nostro Ges Cristo, la sua passione
e la sua resurrezione. I beneamati profeti lo preannunciarono, ma il vangelo il compimento
dellincorruttibilit{. Tutto ci va bene se lo custodite nella carit{.

La pace della Chiesa di Antiochia di Siria

Per la vostra preghiera e la carit che avete in Ges Cristo mi fu annunciato che la Chiesa di
Antiochia di Siria in pace. Bisogna che voi, come Chiesa di Dio, vi eleggiate un diacono per la
missione di Dio: portare a quelli che sono raccolti i vostri rallegramenti e glorificare il nome.
Beato in Ges Cristo chi ritenuto degno di tale servizio e voi ne avrete gloria. A voi che lo
volete non sar impossibile per il nome di Dio come anche le Chiese vicine mandarono i
vescovi, oltre i presbiteri e i diaconi.

Congedo

Filone diacono della Cilicia, uomo provato, mi aiuta nella parola di Dio con Reo Agatopodo,
uomo eletto che mi accompagna dalla Siria, sacrificando la vita. Essi rendono la vostra
Biografia - lettere
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testimonianza e io ringrazio Dio per voi che li avete accolti, cos vi accolga il Signore. Quelli,
invece, che non li hanno onorati possano essere perdonati nella carit di Ges Cristo. Vi saluta
la carit dei fratelli di Troade, da dove vi scrivo per mezzo di Burro mandato dagli efesini e
dagli smirnesi per farmi onore. Li onorer il Signore Ges Cristo nel quale essi sperano con la
carne, con lanima, con lo spirito, con la fede, con la carit{, con la concordia. Statemi bene in
Ges Cristo, nostra comune speranza.

#
IGNAZIO AI MAGNESII


Saluto
Ignazio, Teoforo, alla Chiesa di Magnesia vicino al Meandro benedetta nella grazia di Dio
Padre in Ges Cristo nostro Salvatore il mio saluto e laugurio di grande gioia in Dio Padre e in
Ges Cristo.

Unione col Cristo
I,1. Avendo conosciuto la disciplina della vostra carit verso Dio, pieno di Gioia ho pensato di
parlarvi nella fede di Ges Cristo. 2. Onorato di un nome di uno splendore divino, in queste
catene che porto, canto alle chiese ed auguro loro lunione nella carne e nello spirito di Ges
Cristo, nostra eterna vita, della fede e della carit, cui nulla da preferire, e ci che pi
importante lunione con Ges e il Padre. Se rimaniamo in questa ed evitiamo ogni assalto del
principe di questo mondo, raggiungeremo Dio.
II. Ho avuto lonore di vedervi in Dama, vostro vescovo degno di Dio, nei degni presbiteri
Basso ed Apollonio e nel diacono Zootione, mio conservo, della cui presenza mi auguro sempre
di gioire. Egli sottomesso la vescovo come alla grazia di Dio e al presbitero come alla legge di
Ges Cristo.

Sottomissione al vescovo
III,1. Conviene che voi non abusiate dellet{ del vescovo, ma per la potenza di Dio Padre gli
tributiate ogni riverenza. In realt ho saputo che i vostri santi presbiteri non hanno abusato
della giovinezza evidente di lui, ma saggi in Dio sono sottomessi a lui, non a lui, ma al Padre di
Ges Cristo che il vescovo di tutti. 2. Per il rispetto di chi ci ha voluto bisogna obbedire senza
ipocrisia alcuna, poich non si inganna il vescovo visibile, bens si mentisce a quello invisibile.
Non si parla della carne, ma di Dio che conosce le cose invisibili.

IV,1. Bisogna non solo chiamarsi cristiani, ma esserlo; alcuni
parlano sempre del vescovo ma poi agiscono senza di lui. Questi non sembrano essere onesti
perch si riuniscono non validamente contro il precetto.

Le due monete

V, 1. Poich le cose hanno una fine e due cose ci sono davanti, la morte e la vita, ciascuno
dovr{ andare al suo posto. 2. Ci sono come due monete, una di Dio e laltra del mondo ed
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 67

ognuna di esse ha la sua impronta coniata; gli infedeli quella di questo mondo, i fedeli nella
carit quella di Dio Padre per Ges Cristo. Se non avessimo a morire spontaneamente per lui
nella sua passione, la sua vita non sarebbe in noi.

La concordia

VI,1. Poich nelle persone nominate sopra ho visto e amato tutta la comunit vi prego di
essere solleciti a compiere ogni cosa nella concordia di Dio e dei presbiteri. Con la guida del
vescovo al posto di Dio, e dei presbiteri al posto del collegio apostolico e dei diaconi a me
carissimi che svolgono il servizio di Ges Cristo che prima dei secoli era presso il Padre e alla
fine si rivelato. 2. Tutti avendo una eguale condotta rispettatevi lun laltro. Nessuno guardi il
prossimo secondo la carne, ma in Ges Cristo amatevi sempre a vicenda. Nulla sia tra voi che
vi possa dividere, ma unitevi al vescovo e ai capi nel segno e nella dimostrazione della
incorruttibilit.

Unico tempio di Dio

VII,1. Come il Signore nulla fece senza il Padre col quale uno, n da solo n con gli apostoli,
cos voi nulla fate senza il vescovo e i presbiteri. N cercate che appaia lodevole qualche cosa
per parte vostra, ma solo per la cosa stessa: una sola preghiera, una sola supplica, una sola
mente, una sola speranza nella carit, nella gioia purissima che Ges Cristo, del quale nulla
meglio. 2. Accorrete tutti come allunico tempio di Dio, intorno allunico altare che lunico
Ges Cristo che procedendo dallunico Padre ritornato a lui unito.

Abbiamo ricevuto la grazia

VIII,1. Non fatevi ingannare da dottrine eterodosse n da antiche favole che sono inutili; se
viviamo ancora secondo la legge ammettiamo di non aver ricevuto la grazia. 2. I santi profeti
vissero secondo Ges Cristo. Per questo furono perseguitati poich erano ispirati dalla sua
grazia a rendere convinti gli increduli che c un solo Dio che si manifestato per mezzo di
Ges Cristo suo Figlio, che il suo verbo uscito dal silenzio e che in ogni cosa stato di
compiacimento a Lui che lo ha mandato.

Vivere secondo la domenica

IX,1. Dunque, quelli che erano per le antiche cose sono arrivati alla nuova speranza e non
osservano pi il sabato, ma vivono secondo la domenica, in cui sorta la nostra vita per mezzo
di Lui e della sua morte che alcuni negano. Mistero dal quale, invece, abbiamo avuto la fede e
nel quale perseveriamo per essere discepoli di Ges Cristo il solo nostro maestro. 2. Come noi
possiamo vivere senza di Lui se anche i profeti quali discepoli nello spirito lo aspettavano come
maestro? Per questo, quello che attendevamo giustamente, venendo li risuscit dai morti.

Il nuovo lievito
X,1. Avvertiamo la sua bont. Se egli ci imitasse come noi agiamo non ci saremmo pi. Perci
divenuti suoi discepoli abbracciamo la vita secondo il cristianesimo. Chi chiamato con un
nome diverso da questo, non di Dio. 2. Gettate via il cattivo fermento, vecchio ed acido e
trasformatevi in un lievito nuovo che Ges Cristo. In lui prendete il sale perch nessuno di voi
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 68

si corrompa in quanto dallodore sarete giudicati. 3. stolto parlare di Ges Cristo e
continuare nel giudaismo. Non il cristianesimo ha creduto nel giudaismo, ma il giudaismo nel
cristianesimo, in cui si riunita ogni lingua che crede il Dio.

Convinzione piena nel Cristo

XI. Questo, carissimi, non perch abbia saputo che alcuni tra voi si comportano in tal modo,
ma, pur a voi inferiore, voglio mettervi in guardia di non abboccare allamo della vanit{, ma di
essere convinti della nascita, della passione e della resurrezione avvenuta sotto il governo di
Ponzio Pilato. Ci stato compiuto veramente e sicuramente da Ges Cristo, nostra speranza,
dalla quale nessuno si allontani.

Il giusto accusatore di se stesso

XII. Possa io gioire di voi in ogni cosa, se ne sono degno. Bench
incatenato, non sono pi di uno di voi che siete liberi. So che non vi gonfiate e avete in voi Ges
Cristo. Piuttosto quando io vi lodo so che arrossite come scritto:Il giusto accusatore di se
stesso.

Saldi nei precetti del Signore e degli apostoli

XIII,1. Cercate di tenervi ben saldi nei precetti del Signore e degli apostoli perch vi riesca bene
tutto quanto fate nella carne e nello spirito, nella fede e nella carit, nel Figlio, nel Padre e
nello Spirito, al principio e alla fine, con il vostro vescovo che tanto degno e con la preziosa
corona spirituale dei vostri presbiteri e dei Diaconi secondo Dio. 2. Siate sottomessi al vescovo
e gli uni agli altri, come Ges Cristo al Padre, nella carne, e gli apostoli a Cristo e al Padre e
allo Spirito, affinch lunione sia carnale e spirituale.

Congedo
XIV. Sapendo che siete pieni di Dio, vi ho esortato con brevit. Ricordatevi di me nelle vostre
preghiere perch possa raggiungere Dio, e della Chiesa che in Siria, della quale non sono
degno di portare il nome. Ho bisogno della vostra preghiera unita in Dio e della carit affinch
la Chiesa di Siria per intercessione della vostra Chiesa sia aspersa di grazia.

XV. Vi salutano gli Efesini da Smirne, donde io vi saluto. Sono venuti per la gloria di Dio come
anche voi e mi hanno prodigato ogni cosa con Policarpo, il vescovo e gli smirnesi. Vi salutano
anche le altre Chiese nella gloria di Ges Cristo. State bene nella concordia di Dio possedendo
lo spirito inseparabile che Ges Cristo.
#
IGNAZIO AI ROMANI
Saluto

Ignazio, Teoforo, a colei che ha ricevuto misericordia nella magnificenza del Padre altissimo e
di Ges Cristo suo unico figlio, la Chiesa amata e illuminata nella volont di chi ha voluto
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 69

tutte le cose che esistono, nella fede e nella carit di Ges Cristo Dio nostro, che presiede nella
terra di Roma, degna di Dio, di venerazione, di lode, di successo, di candore, che presiede alla
carit, che porta la legge di Cristo e il nome del Padre. A quelli che sono uniti nella carne e
nello spirito ad ogni suo comandamento piene della grazia di Dio in forma salda e liberi da
ogni macchia laugurio migliore e gioia pura in Ges Cristo, Dio nostro.

Incatenato in Ges Cristo

I,1. Dopo aver pregato Dio ho potuto vedere i vostri santi volti ed ottenere pi di quanto avevo
chiesto. Incatenato in Ges Cristo spero di salutarvi, se volont di Dio che io sia degno sino
alla fine. 2. Linizio facile a compiersi, ma vorrei ottenere la mia eredit{ senza ostacoli. Temo
per che il vostro amore mi sia nocivo. A voi facile fare ci che volete, a me difficile
raggiungere Dio se non mi risparmiate.

Laltare pronto

II,1. Non voglio che voi siate accetti agli uomini, ma a Dio come siete accetti. Io non avr pi
unoccasione come questa di raggiungere Dio, n voi, pur a tacere, avreste a sottoscrivere
unopera migliore. Se voi tacerete per me, io diventer di Dio, se amate la mia carne di nuovo
sar a correre. 2. Non procuratemi di pi che essere immolato a Dio, sino a quando pronto
laltare, per cantare uniti in coro nella carit{ al Padre in Ges Cristo, poich Iddio si degnato
che il vescovo di Siria, si sia trovato qui facendolo venire dalloriente alloccidente. bello
tramontare al mondo per il Signore e risorgere in lui.

Il cristianesimo odiato dal mondo

III,1. Non avete mai insediato nessuno, avete insegnato agli altri. Desidero che resti fermo ci
che avete insegnato. 2. Per me chiedete solo la forza interiore ed esteriore, perch non solo
parli, ma anche voglia, perch non solo mi dica cristiano, ma lo sia realmente. Se io lo sono
potrei anche essere chiamato e allora essere fedele quando non apparir al mondo. 3. Niente di
ci che visibile buono. Dio nostro Signore Ges Cristo essendo nel Padre si riconosce
maggiormente. Non opera di persuasione ma di grandezza il cristianesimo, quando odiato
dal mondo.

Sono il frumento di Dio
IV,1. Scrivo a tutte le Chiese e annunzio a tutti che io muoio volentieri per Dio, se voi non me
lo impedite. Vi prego di non avere per me una benevolenza inopportuna. Lasciate che sia pasto
delle belve per mezzo delle quali mi possibile raggiungere Dio. Sono frumento di Dio e
macinato dai denti delle fiere per diventare pane puro di Cristo. 2. Piuttosto accarezzate le fiere
perch diventino la mia tomba e nulla lascino del mio corpo ed io morto non pesi su nessuno.
Allora sar veramente discepolo di Ges Cristo, quando il mondo non vedr il mio corpo.
Pregate il Signore per me perch con quei mezzi sia vittima per Dio. 3. Non vi comando come
Pietro e Paolo. Essi erano apostoli, io un condannato; essi erano liberi io a tuttora uno schiavo.
Biografia - lettere
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Ma se soffro sar affiancato in Ges Cristo e risorger libero in lui. Ora incatenato imparo a
non desiderare nulla.

Raggiungere il Cristo

V,1. Dalla Siria sino a Roma combatto con le fiere, per terra e per mare, di notte e di giorno,
legato a dieci leopardi, il manipolo dei soldati. Beneficati diventano peggiori. Per le loro
malvagit mi alleno di pi ma non per questo sono giustificato. 2. Potessi gioire delle bestie
per me preparate e mauguro che mi si avventino subito. Le alletter perch presto mi divorino
e non succeda, come per alcuni, che intimorite non li toccarono. Se incerte non volessero, le
costringer. Perdonatemi, so quello che mi conviene. 3. Ora incomincio ad essere un discepolo.
Nulla di visibile e di invisibile abbia invidia perch io raggiungo Ges Cristo. Il fuoco, la croce,
le belve, le lacerazioni, gli strappi, le slogature delle ossa, le mutilazioni delle membra, il
pestaggio di tutto il corpo, i malvagi tormenti del diavolo vengano su di me, perch voglio solo
trovare Ges Cristo.

Imitare la passione del Cristo

VI,1. Nulla mi gioverebbero le lusinghe del mondo e tutti i regni di questo secolo. bello per
me morire in Ges Cristo pi che regnare sino ai confini della terra. Cerco quello che morto
per noi; voglio quello che risorto per noi. Il mio rinascere vicino. 2. Perdonatevi fratelli. Non
impedite che io viva, non vogliate che io muoia. Non abbandonate al mondo n seducete con la
materia chi vuol essere di Dio. Lasciate che riceva la luce pura; l giunto sar uomo. 3.
Lasciate che io sia imitatore della passione del mio Dio. Se qualcuno lha in s, comprenda
quanto desidero e mi compatisca conoscendo ci che mi opprime.

Lamore crocifisso

VII,1. Il principe di questo mondo vuole rovinare e distruggere il mio proposito verso Dio.
Nessuno di voi qui presenti lo assecondi. Siate piuttosto per me, cio di Dio. Non parlate di
Ges Cristo, mentre desiderate il mondo. Non ci sia in voi gelosia. 2. Anche se vicino a voi vi
supplico non ubbiditemi. Obbedite a quanto vi scrivo. Vivendo vi scrivo che bramo di morire.
La mia passione umana stata crocifissa, e non in me un fuoco materiale. Unacqua viva mi
parla dentro e mi dice: qui al Padre. 3. Non mi attirano il nutrimento della corruzione e i
piaceri di questa vita. Voglio il pane di Dio che la carne di Ges Cristo, della stirpe di David e
come bevanda il suo sangue che lamore incorruttibile.

Scrivo secondo la mente di Dio
VIII,1. Non voglio pi vivere secondo gli uomini. Questo sar se voi lo volete. Vogliatelo perch
anche voi potreste essere voluti da Lui. Ve lo chiedo con poche parole. 2. Credetemi, Ges
Cristo vi far vedere che io parlo sinceramente; egli la bocca infallibile con la quale il Padre
ha veramente parlato. 3. Chiedete per me che lo raggiunga. Non ho scritto secondo la carne,
ma secondo la mente di Dio. Se soffro mi avete amato, se sono ricusato, mi avete odiato.
Biografia - lettere
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Congedo

IX,1. Ricordatevi nella vostra preghiera della Chiesa di Siria che in mia vece ha Dio per pastore.
Solo Ges Cristo sorveglier su di essa e la vostra carit. 2. Io mi vergogno di essere
annoverato tra i suoi, non ne sono degno perch sono lultimo di loro e un aborto. Ma ho avuto
la misericordia di essere qualcuno, se raggiungo Dio. 3. Il mio spirito vi saluta e la carit delle
Chiese che mi hanno accolto nel nome di Ges Cristo e non come un viandante. Infatti, pur
non trovandosi sulla mia strada fisicamente mi hanno preceduto di citt in citt.

X,1. Questo vi scrivo da Smirne per mezzo dei beatissimi efesini. Con me tra molti altri vi
Croco, nome a me caro. 2. Credo che voi conoscerete coloro che mi hanno preceduto dalla Siria
a Roma nella gloria di Dio. Avvertiteli che sono vicino. Tutti sono degni di Dio e di voi: bene
che li confortiate in ogni cosa.
Vi scrivo nove giorni prima delle calende di settembre. Siate forti sino alla fine nellattesa di
Ges Cristo.

#
LETTERA AGLI SMIRNESI

Saluto
Ignazio, Teoforo, alla Chiesa di Dio Padre e dell'amato Ges Cristo che ha ottenuto
misericordia in ogni grazia, che piena di fede e di carit, piena di ogni carisma, carissima a
Dio e portatrice dello Spirito Santo, che sta a Smirne dell'Asia, il saluto migliore nello spirito
irreprensibile e nella parola di Dio.
Inchiodati nel corpo e nell'anima alla croce di Cristo
I, 1. Gloria a Ges Cristo Dio che vi ha resi cos saggi. Ho constatato che siete perfetti nella fede
che non muta, come inchiodati nel corpo e nell'anima alla croce di Ges Cristo e confermati
nella carit del Suo sangue. Siete pienamente convinti del Signore nostro, che veramente
della stirpe di David secondo la carne, Figlio di Dio secondo la volont e la potenza di Dio,
nato realmente dalla vergine, battezzato da Giovanni, perch ogni giustizia fosse compiuta da
lui. Egli, sotto Ponzio Pilato e il tetrarca Erode, per noi fu veramente inchiodato nella carne, e
dal frutto di ci e dalla sua divina e beata passione noi <siamo nati> per innalzare per sempre,
con la sua resurrezione, uno stendardo sui suoi santi e i suoi fedeli, giudei e pagani, nell'unico
corpo della sua Chiesa.
Il Signore soffr realmente e risuscit realmente
II. Tutto questo soffr il Signore perch fossimo salvi. E soffr realmente come realmente
risuscit se stesso, non come dicono alcuni infedeli, essi che sono apparenza, che soffr in
apparenza. Come pensano, avverr lorodi essere incorporei e simili ai demoni.
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 72


La risurrezione nella carne
III, 1. Sono convinto e credo che dopo la risurrezione egli era nella carne. 2. Quando and da
quelli che erano intorno a Pietro disse: "Prendete, toccatemi e vedete che non sono un demone
senza corpo". E subito lo toccarono e credettero, al contatto della sua carne e del suo sangue.
Per questo disprezzarono la morte e ne furono superiori. 3. Dopo la risurrezione mangi e
bevve con loro come nella carne, sebbene spiritualmente unito al Padre.
Sopportare tutto in Cristo
IV, 1. Questo vi raccomando, carissimi, sapendo che cos l'avete nell'animo. Vi metto in
guardia da queste belve in forma umana, che non solo non bisogna ricevere, ma se possibile
neanche incontrare; (occorre) soltanto pregare per loro che si ravvedano, cosa difficile. Ges
Cristo, nostra vera vita, ne ha la potenza. Se un'apparenza quanto stato fatto dal Signore,
anch'io sono in apparenza incatenato. Allora perch mi sono offerto alla morte? Per il fuoco,
per la spada, per le belve? Ma vicino alla spada <sono> vicino a Dio, vicino alle belve <sono>
vicino a Dio, solo nel nome di Ges Cristo. Per patire con lui tutto sopporto, dandomene la
forza lui che si fatto uomo perfetto.
La passione di Cristo, la nostra risurrezione
V, 1. Alcuni non conoscendolo lo rinnegano e pi che mai sono da lui rinnegati. Difensori della
morte pi che della verit non li hanno convinti n i profeti n la legge di Mos e sinora n il
vangelo n le nostre sofferenze singole. 2. Di noi la pensano allo stesso modo. Cosa importa a
me se uno mi loda e bestemmia il mio Signore, dicendo che non si incarnato? Chi dicendo
cos lo rinnega completamente, un necroforo. 3. Non mi parso opportuno scrivere neanche i
loro nomi che sono infedeli. Essi non sono per me da ricordare sino a quando non si
convertono alla passione che la nostra risurrezione.
La fede e la carit.
VI, 1. Nessuno si lasci ingannare; anche gli esseri celesti, la gloria degli angeli, i principi visibili
ed invisibili se non credono nel sangue di Cristo hanno la loro condanna. "Chi pu
comprendere, comprenda". Il posto non inorgoglisca nessuno; tutto la fede e la carit, cui
nulla da preferire. 2. Considerate quelli che hanno un'opinione diversa sulla grazia di Ges
Cristo che venuto a noi come sono contrari al disegno di Dio. Non si curano della carit, n
della vedova, n dell'orfano, n dell'oppresso, n di chi prigioniero o libero, n di chi ha fame o
sete.

Praticare la carit per risorgere
VII, 1. Stanno lontani dalla eucaristia e dalla preghiera perch non riconoscono che l'eucaristia
la carne del nostro salvatore Ges Cristo che ha sofferto per i nostri peccati e che il Padre
nella sua bont ha risuscitato. Costoro che disconoscono il dono di Dio, nel giorno del
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giudizio, moriranno. Sarebbe meglio per loro praticare la carit per risorgere. Conviene star
lontano da essi e non parlare con loro n in privato n in pubblico, per seguire invece i profeti e
specialmente il vangelo nel quale manifestata la passione e compiuta la risurrezione. Fuggite
le faziosit come il principio dei mali.

Seguire il vescovo e il clero
VIII, 1. Come Ges Cristo segue il Padre, seguite tutti il vescovo e i presbiteri come gli apostoli;
venerate i diaconi come la legge di Dio. Nessuno senza il vescovo faccia qualche cosa che
concerne la Chiesa. Sia ritenuta valida l'eucaristia che si fa dal vescovo o da chi da lui
delegato. 2. Dove compare il vescovo, l sia la comunit, come l dove c' Ges Cristo ivi la
Chiesa cattolica. Senza il vescovo non lecito n battezzare n fare l'agape; quello che egli
approva gradito a Dio, perch tutto ci che si fa sia legittimo e sicuro.

Onorare il vescovo
IX, 1. E' saggio del resto ritornare in senno, e sino a quando abbiamo tempo di convertirci a
Dio. E' bello riconoscere Dio e il vescovo. Chi onora il vescovo viene onorato da Dio. Chi
compie qualche cosa di nascosto dalvescovo serve il diavolo. Fate tutto nella carit, ne
siete degni. In tutto avete confortato me e Ges Cristo (conforta) voi. Assente e presente mi
avete amato. Vi contraccambi Dio che raggiungerete sopportando tutto per lui.

La mia anima e le mie catene
X, 1. Bene avete fatto ad accogliere, come diaconi di Cristo Dio, Filone e Agatopo che mi
accompagnano nella parola di Dio. Essi ringraziano il Signore per voi, poich li avete
confortati in ogni maniera. Nulla per voi andr perduto. In cambio della vita sono per voi la
mia stima e le mie catene che non avete disprezzato e di cui non vi siete vergognati. Neppure di
voi si vergogner la fede perfetta, Ges Cristo.

Gioia per la Chiesa di Antiochia che ha riacquistato la pace
XI, 1. La vostra preghiera giunta alla Chiesa di Antiochia in Siria, da dove, legato con queste
catene preziose a Dio, saluto tutti, pur non essendo degno di appartenervi come ultimo di voi.
Per (Sua) volont sono stimato degno, non per mia coscienza, ma per la grazia di Dio, che
prego mi sia data in pieno per raggiungerlo con la vostra preghiera. 2. Perch l'opera vostra sia
perfetta in terra e in cielo, conviene che la vostra Chiesa, a gloria di Dio, elegga un inviato di
Dio per andare in Siria a congratularsi con quei fedeli, perch hanno riacquistato la pace e
ripreso la loro grandezza, ed stato ricostituito il corpo della loro (comunit). Mi parso,
dunque, un'opera degna che uno di voi sia inviato con una lettera, per rallegrarsi con loro della
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serenit conseguita grazie a Dio, e del porto raggiunto con la vostra preghiera. Pensate cose
perfette perch siete perfetti. Dio pronto ad aiutare quelli che vogliono fare il bene.

Congedo
XII, 1. Vi saluta la carit dei fratelli di Troade, da dove anche vi scrivo per mezzo di Burro, che
avete mandato con me insieme agli efesini, vostri fratelli, e che mi ha confortato in ogni cosa.
E' utile che tutti lo imitino perch un modello del servizio di Dio. La grazia lo ricompenser in
tutto. Saluto il vescovo degno di Dio ,'il venerabile presbiterato, i diaconi miei conservi e, uno
ad uno, tutti insieme nel nome di Ges Cristo, nella sua carne e nel suo sangue, nella passione
e nella resurrezione corporale e spirituale, in unione a Dio e a voi. A voi la grazia, la
misericordia, la pace e la pazienza per sempre.
XIII, 1. Saluto le famiglie dei miei fratelli, con le mogli e i figli, e le vergini chiamate vedove.
Siate forti nella potenza dello Spirito. Vi saluta Filone che con me. Saluto la famiglia di Tavia
che prego sia rafforzata nella fede, nella carit corporale e spirituale. Saluto Alce, nome che mi
caro; l'impareggiabile Dafno ed Eutecno e tutti col loro nome. State bene nella grazia di Dio.
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IGNAZIO AI TRALLIANI

Saluto

Ignazio, Teoforo, a quella che amata da Dio, il Padre di Ges Cristo, la chiesa santa che in
Tralli dellAsia, eletta e degna di Dio, in pace nella carne e nello spirito per la passione di Ges
Cristo, nostra speranza di resurrezione in lui, il saluto nella pienezza del carattere apostolico e
laugurio di ogni bene.

Il vescovo Polibio
I,1. So che avete un animo irreprensibile e imperturbabile nella pazienza non per abitudine ma
per natura. Me lo ha detto il vostro vescovo Polibio, che per volont di Dio e di Ges Cristo
venuto a Smirne ed ha gioito tanto con me incatenato in Ges Cristo, che io vedo in lui tutta la
vostra comunit{. 2. Avendo dunque ricevuto per mezzo suo la benevolenza nel Signore, lho
glorificato, avendo constatato, come sapevo, che siete imitatori di Dio.

Sottomessi al vescovo come a Ges Cristo
II,1. Se siete sottomessi al vescovo come a Ges Cristo dimostrate che non vivete secondo
luomo ma secondo Ges Cristo, morto per noi perch credendo alla sua morte sfuggiate alla
morte. 2. necessario, come gi fate, non operare nulla senza il vescovo, ma sottomettervi
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anche ai presbiteri come agli apostoli di Ges Cristo speranza nostra, e in lui vivendo ci
ritroveremo. 3. Bisogna che quelli che sono i diaconi dei misteri di Ges Cristo siano in ogni
maniera accetti a tutti. Non sono diaconi di cibi e di bevande, ma servitori della Chiesa di Dio.
Occorre che essi si guardino dalle accuse come dal fuoco.

Senza i diaconi, i presbiteri e il vescovo non c Chiesa

III,1. Similmente tutti rispettino i diaconi come Ges Cristo, come anche il vescovo che
limmagine del Padre, i presbiteri come il sinedrio di Dio e come il collegio degli apostoli. Senza
di loro non c Chiesa. 2. Sono sicuro che intorno a queste cose la pensate allo stesso modo.
Infatti ho accolto e ho presso di me, un esemplare della vostra carit nel vostro vescovo, il cui
contegno una grande lezione, come la sua dolcezza una forza. Credo che anche gli atei lo
rispettino. 3. Poich vi amo mi trattengo, potendo scrivere con pi severit sulla cosa. Non
arriverei col pensiero a tanto da comandarvi come un apostolo essendo, invece, un
condannato.

Umilt e pazienza

IV,1. Penso molte cose in Dio, ma mi limito per non perdermi in vanagloria. Ora bisogna che
tema di pi e non segua quelli che mi riempiono dorgoglio. 2. Quelli che mi parlano mi
fustigano. Desidero soffrire, ma non so se ne sono degno. La mia impazienza non appare a
molti, ma molto mi combatte. Ho bisogno di mitezza nella quale si vince il principe di questo
mondo.

Le cose celesti
V,1. Non potrei scrivervi cose celesti? Ma temo di recarvi danno essendo voi piccoli.
Perdonatemi! Non potendo assimilare vi congestionereste. 2. Anchio sebbene sia incatenato e
mi sia possibile concepire le cose celesti, le gerarchie angeliche e le schiere dei principati, le
cose visibili e invisibili, non sono ancora un discepolo. Molte cose ci mancano per non essere
pure abbandonati da Dio.

La carit di Ges Cristo
VI,1. Non io vi scongiuro ma la carit{ di Ges Cristo. Prendete solo lalimento cristiano e
astenetevi dallerba estranea che leresia. 2. Coloro che per farsi credere mescolano Ges
Cristo con se stessi, sono come quelli che offrono un veleno mortale nel vino melato. Lincauto
prende allegramente in un piacere nefasto la morte.

Allinterno del santuario
VII,1. Guardatevi dunque da questi. Ci sar possibile non gonfiandovi e non separandovi da
Dio Ges Cristo, dal vescovo e dai precetti degli apostoli. 2. Chi allinterno del santuario
puro; chi ne lontano non puro. Ci significa che chiunque operi separatamente dal vescovo,
dal presbitero e dai diaconi, non puro nella coscienza.
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Ricrearsi nella fede e nella carit
VIII,1. Non che io sappia qualcosa di simile in mezzo a voi, ma vi avverto poich mi siete cari e
prevedo le insidie del diavolo. Armandovi di una dolce pazienza ricreatevi nella fede, la carne di
Cristo, e nella carit{, il sangue di Ges Cristo. 2. Nessuno ce labbia contro il prossimo. Non
date motivo ai pagani che per pochi sconsiderati sia bestemmiata la moltitudine di Dio. Guai a
chi per la sua vanit il mio nome bestemmiato.

Con Ges Cristo la vera vita
IX,1. Siate sordi se qualcuno vi parla senza Ges Cristo, della stirpe di David, figlio di Maria,
che realmente nacque, mangi e bevve. Egli realmente fu perseguitato sotto Ponzio, realmente
fu crocifisso e mor alla presenza del cielo, della terra e degli inferi. 2. Egli realmente risuscit
dai morti poich lo risuscit il Padre suo e similmente il Padre suo risusciter in Ges Cristo
anche noi che crediamo in Lui, e senza di Lui non abbiamo la vera vita.

Perch sono incatenato
X. Se come dicono quelli che sono atei, cio senza fede, che egli
soffr in apparenza, essi che vivono in apparenza, perch sono incatenato? Perch bramo di
combattere contro le fiere? Inutilmente morrei. Dunque dico menzogne contro il Signore.

La pianta del Padre
XI,1. Fuggite questi cattivi polloni che portano un frutto di morte, e se uno lo assaggia muore
allistante. Essi non appartengono alla pianta del Padre. 2. Se lo fossero apparirebbero come
rami della croce e il loro frutto sarebbe incorruttibile. Con la croce nella sua passione il Signore
vi chiama essendo voi sue membra. Il capo non pu nascere, separatamente, senza le membra
poich Dio ci ha promesso lunit{, che egli stesso.
Congedo
XII,1. Vi saluto da Smirne con le Chiese qui presenti, che mi hanno confortato in ogni cosa
nella carne e nello spirito. 2. Vi esortano le mie stesse catene che porto per Ges Cristo
implorando di arrivare a Dio: rimanete nella concordia e nella preghiera comune. Conviene che
ciascuno di voi, e in particolare i presbiteri, conforti il vescovo nella gloria del Padre di Ges
Cristo e degli apostoli. 3. Vi prego di ascoltarmi nella carit, perch avendovi scritto non sia io
testimonianza contro di voi. Pregate per me che ho bisogno del vostro amore nella
misericordia di Dio per essere degno di raggiungere leredit{ cui sono vicino e per non essere
riconosciuto indegno.

XIII,1. La carit degli smirnesi e degli efesini vi saluta. Ricordatevi nelle vostre preghiere della
Chiesa di Siria, della quale non sono degno di prendere il nome essendo lultimo dei suoi
membri. 2. Siate forti in Ges Cristo, sottomessi al vescovo, come al comandamento e ai
presbiteri. Amatevi lun laltro nel cuore unito. 3. La mia anima si offre per voi, non solo ora ma
anche quando raggiungo Dio. Sono ancora in pericolo, ma fedele il Padre in Ges Cristo
esaudir la mia e la vostra preghiera, e in Lui possiate stare senza riprovazione.
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POLICARPO DI SMIRNE
LETTERA AI FILIPPESI

Saluto
Policarpo e i presbiteri che sono con lui alla Chiesa di Dio che dimora in Filippi. Misericordia e
pace sia a voi concessa con ogni pienezza da parte di Dio onnipotente e di Ges Cristo
salvatore nostro.
Lodi ai Filippesi per la loro benevolenza verso i fratelli imprigionati per Cristo, e per
la loro salda fede
1. Mi sono molto rallegrato con voi nel Signore nostro Ges Cristo, perch avete accolto gli
imitatori della vera carit e, come a voi si conveniva, avete accompagnato questi prigionieri
avvinti da venerabili catene, le quali sono il diadema dei veri eletti di Dio e del Signore nostro.
2. [Mi sono anche rallegrato] perch la salda radice della vostra fede, famosa fin dai primi
tempi , rimasta intatta fino ad oggi e continua a portare frutti per il Signore
nostro Ges Cristo, il quale sopport di giungere fino alla morte per i nostri peccati. Ma Dio lo
risuscit, avendolo liberato dai dolori dellinferno;
3. e voi, senza averlo veduto, credete in Lui, con una gioia inesprimibile e gloriosa , alla quale
molti desiderano di giungere, perch sapete che siete stati salvati per la grazia, non per le opere
, dalla volont di Dio, per mezzo di Ges Cristo.

Esortazioni alla virt
1. Perci, cinti i vostri lombi , servite Dio nel timore e nella verit, lasciando da parte i vani
discorsi e gli errori del volgo e credendo in Colui che risuscit da morte il Signore
nostro Ges Cristo e gli diede gloria e un trono alla sua destra. A Lui soggetta ogni cosa nel
cielo e sulla terra, a Lui serve ogni spirito; Egli verr a giudicare i vivi e i morti ; del suo sangue
Dio chieder conto a coloro che non credono in Lui.
2. Colui che lo risuscit dai morti, risusciter anche noi , se faremo la sua volont e
cammineremo nella via dei suoi comandamenti e ameremo ci che Egli ha amato, tenendoci
lontani da ogni ingiustizia, cupidigia, amore al denaro, maldicenza, falsa testimonianza; non
rendendo male per male o ingiuria per ingiuria o pugno per pugno o imprecazione per
imprecazione;
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3. memori delle parole ammonitrici del Signore: Non giudicate, affinch non siate giudicati;
perdonate e sarete perdonati; siate misericordiosi, affinch troviate misericordia; con la misura
con la quale misurerete sarete misurati . E ancora: Beati i poveri e coloro che sono perseguitati
per la giustizia, perch di essi il regno di Dio.

Non mi arrogo il diritto di ammaestrarvi. Vostro maestro il beato Paolo
1. Vi scrivo queste cose intorno alla giustizia, o fratelli, non perch me ne arroghi il diritto, ma
perch voi me navete richiesto.
2. Poich n io n un altro come me potr mai raggiungere la sapienza del beato e glorioso
Paolo, il quale, mentre si trovava tra voi, alla presenza degli uomini dallora, insegn con tanta
esattezza e sicurezza la parola della verit, e, quando fu lontano, vi scrisse lettere , nella cui
meditazione voi potrete confermare la fede che vi fu data.
3 Questa fede madre di tutti noi ; la segue la speranza e la precede la carit verso Dio, verso
Cristo e verso il prossimo. Chi si attiene a queste virt adempie il precetto della giustizia;
poich colui che possiede la carit lontano da ogni peccato.
Fuggiamo lamore al denaro. Camminiamo nella legge del Signore e insegniamola
alle nostre donne e alle vedove
1. Radice di tutti i mali lamore al denaro . Sapendo dunque che nulla abbiamo portato in
questo mondo e nulla ne possiamo portare via , rivestiamoci dellarmatura della giustizia e
impariamo prima noi a camminare nella legge del Signore.
2. Insegnate poi alle vostre donne a camminare nella fede che hanno ricevuto, nella carit e
nella castit{, amando sinceramente i loro mariti e avendo per tutti gli altri unaffezione senza
preferenze e perfettamente pura.[Insegnate loro] ad allevare i figli nella disciplina del timore di
Dio.
3. [Esortiamo] le vedove ad essere sagge nella fede del Signore, a pregare incessantemente per
tutti, a guardarsi da ogni calunnia, maldicenza, falsa testimonianza, amore al denaro e da
ogni male; ricordandosi che esse sono laltare di Dio il quale esamina minuziosamente ogni
cosa e al quale nulla sfugge, n dei ragionamenti, n dei pensieri, n dei segreti del cuore.

Doveri dei diaconi, dei giovani e delle vergini
1. Sapendo dunque che Dio non si schernisce , dobbiamo camminare in modo degno della sua
legge e della sua gloria.
2. Cos pure i diaconi debbono essere senza macchia al cospetto della giustizia sua,
ricordandosi che sono ministri di Dio e di Cristo e non di uomini. Evitino la calunnia, la
doppiezza di linguaggio, lamore al denaro; siano moderati in ogni cosa, misericordiosi,
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zelanti; camminino nella via della verit tracciata dal Signore, il quale si fece servo di tutti. Se
noi gli piaceremo in questa vita, riceveremo anche la vita futura; poich Egli ha promesso che
ci risusciter dai morti, e che, se ora viviamo in modo degno di Lui, con Lui pure regneremo , se
abbiamo fede.
3. Similmente i giovani siano irreprensibili in ogni cosa, preoccupandosi prima di tutto della
purezza e frenandosi da ogni male. bello infatti essere staccati dalle passioni di questo
mondo, perch ogni passione fa guerra allo spirito ; e n i fornicatori, n gli effeminati, n i
sodomiti possederanno il regno di Dio , n coloro che fanno cose sconvenienti. Perci bisogna
che [i giovani] si tengano lontani da tutte queste cose e siano sottomessi ai presbiteri e ai
diaconi come a Dio e a Cristo. Le vergini devono camminare con coscienza immacolata e
casta.
Doveri dei presbiteri e di tutti i fedeli
1. Anche i presbiteri abbiano viscere di compassione e siano misericordiosi verso tutti,
cercando di ricondurre gli sviati, visitando tutti gli infermi, senza trascurare n la vedova, n
lorfano, n il povero; ma sempre solleciti di fare il bene al cospetto di Dio e degli uomini;
astenendosi da ogni ira, parzialit, giudizio ingiusto; stando lontani da ogni cupidigia di
denaro; non troppo facili a prestare fede alle calunnie contro alcuno, n troppo severi nei
giudizi, sapendo che tutti siamo debitori per i nostri peccati.
2. Se dunque noi preghiamo il Signore di perdonarci, dobbiamo anche noi perdonare; poich
siamo sotto gli occhi del Signore e di Dio e tutti dovremo presentarci al tribunale di Cristo e
ciascuno dovr rendere conto di s.
3. Serviamolo dunque con timore e con ogni riverenza, come ci fu comandato da Lui e dagli
Apostoli, che ci predicarono il Vangelo, e dai profeti che ci preannunciarono la venuta del
Signore nostro; siamo zelanti per il bene, evitando quelli che danno scandalo, i falsi fratelli e
coloro che, portando ipocritamente il nome del Signore, trascinano nellerrore gli uomini
leggeri.
Fuggite i doceti e perseverate nel digiuno e nellorazione
1. Infatti, chi non riconosce che Ges Cristo venuto nella carne, un anticristo e chi rigetta la
testimonianza della croce viene dal diavolo. Chi perverte le parole del Signore, adattandole ai
suoi malvagi desideri, e nega la risurrezione e il giudizio, costui il primogenito di Satana.
2. Perci, abbandonando la vanit della gente e i falsi insegnamenti, ritorniamo alla dottrina
che ci fu impartita da principio, siamo sobri [per attendere] alla preghiera; perseveriamo nel
digiuno e domandiamo con preghiere a Dio, che tutto vede, di non indurci in tentazione;
poich il Signore ha detto: Lo spirito pronto, ma la carne inferma.
Perseverate nella speranza e nella pazienza
1. Perseveriamo dunque senza posa nella nostra speranza e nel pegno della nostra giustizia,
che Ges Cristo, che port i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, che non
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Sant' Ignazio di Antiochia 80

commise peccato e nella cui bocca non si trov mai frode; ma Egli ha sopportato tutto per noi,
affinch vivessimo in Lui.
2. Cerchiamo quindi dimitare la sua pazienza e, se dovremo soffrire per il suo nome,
rendiamogli gloria. Tale infatti lesempio che Egli ci pose dinanzi nella sua persona, e noi
labbiamo creduto.

Sopportate con tutta quella pazienza che avete ammirato nei confessori della fede
1. Vi scongiuro quindi tutti ad essere obbedienti alla parola della giustizia e a sopportare con
tutta quella pazienza che avete ammirato con i vostri occhi non solo nei beati Ignazio, Zosimo
e Rufo , ma anche in altri dei vostri, nello stesso Paolo e negli altri Apostoli.
2. Persuadetevi che tutti costoro non corsero invano, ma nella fede e nella giustizia, e che ora
occupano il posto loro dovuto presso il Signore, con il quale hanno condiviso le sofferenze.
Poich essi non hanno amato questo mondo , ma Colui che morto per noi e che per noi fu
risuscitato da Dio.

Esortazioni alla virt
1. Rimanete dunque saldi in questi principi e seguite lesempio del Signore, fermi e irremovibili
nella fede , amanti dei fratelli, caritatevoli gli uni verso gli altri , uniti nella verit, gareggiando
gli uni con gli altri nella mansuetudine del Signore, senza disprezzare nessuno.
2. Quando potete far del bene, non vogliate differirlo, perch lelemosina libera dalla
morte . Siate tutti sottomessi gli uni agli altri , irreprensibili nel vostro modo di trattare con i
Gentili, affinch dalle vostre buone opere voi possiate ritrarre lode e il Signore non sia
bestemmiato per colpa vostra.
3. Ma guai a colui per colpa del quale il nome del Signore bestemmiato . Insegnate a tutti la
sobriet nella quale anche voi vivete.

Ho provato grande dolore per il traviamento di Valente. Guardatevi dallavarizia
1. Troppo dolore ho provato per quel Valente che, divenuto un giorno vostro presbitero, mostra
ora di non comprendere il posto che gli stato assegnato. Vi esorto quindi ad astenervi
dallavarizia e ad essere casti e veritieri. Evitate tutto ci che male.
2. Infatti chi non capace di regolare se stesso in queste cose, come potr predicare agli altri?
Chi non sastiene dallavarizia, sar{ contaminato dallidolatria e sar{ giudicato alla stessa
stregua dei Gentili che ignorano il giudizio del Signore . Non sappiamo forse che i santi
giudicheranno il mondo, come insegna Paolo?
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Sant' Ignazio di Antiochia 81

3. Non intendo per dire dessermi accorto io stesso, o daver udito da altri alcunch di simile a
riguardo di voi, cui il beato Paolo prodig le sue fatiche e che nomin al principio della sua
lettera . Egli infatti si gloria di voi in tutte le chiese , che, sole, avevano allora il privilegio di
conoscere Dio, mentre noi lo ignoravamo ancora.
4. Sono quindi molto afflitto, o fratelli, per lui e per la sua moglie. Il Signore conceda loro un
sincero pentimento. Da parte vostra siate moderati a questo riguardo e non trattateli come
nemici, ma richiamateli come membra malate e sviate, in modo da salvare linsieme del corpo
di voi tutti. Cos facendo, lavorerete per la vostra edificazione.

Sappiate perdonare. Il Signore vi conceda tutte le virt e leredit dei suoi santi.
Pregate per tutti anche per i nemici
1. Credo che voi siate molto versati nelle sacre lettere; esse non hanno pi per voi alcun segreto,
cosa che a me non concessa. Questo solo vi ricordo, come detto nella Scrittura: sdegnatevi
pure, ma non vogliate peccare e il sole non tramonti sopra lira vostra . Beato chi se ne
ricorder, come io credo che facciate voi.
2. Dio, Padre del Signore nostro Ges Cristo, e lo stesso Pontefice eterno Ges Cristo, Figlio di
Dio, vi facciano crescere nella fede, nella verit, nella perfetta mansuetudine e senza iracondia,
nella pazienza, nella longanimit, nella rassegnazione e nella castit. Il Signore vi
conceda dessere partecipi delleredit{ dei suoi santi e, insieme con voi, lo conceda pure a noi e
a tutti coloro che sono sotto il cielo e che crederanno nel Signore nostro GesCristo e nel suo
Padre, che lo risuscit dai morti . Pregate per tutti i santi . Pregate anche per i re , per i
magistrati e i principi, per quelli che vi perseguitano e vi odiano e per i nemici della croce,
affinch il vostro frutto sia manifesto a tutti, affinch siate perfetti in Lui.

Mander in Siria la vostra lettera. Vi unisco le lettere dIgnazio
1. Mi avete scritto voi e Ignazio, affinch, se qualcuno va in Siria, porti la vostra lettera. Lo far
quando si presenti unoccasione opportuna, sia io stesso, sia mandando un delegato anche a
nome vostro.
2. Vi abbiamo mandato, come ci avete richiesto, le lettere dIgnazio, tanto quelle da lui inviate
a noi, quanto le altre che abbiamo presso di noi; esse sono unite alla presente. Voi potrete
ricavarne grande frutto, poich sono piene di fede, di pazienza e di tutto ci che pu edificare e
condurre al Signore nostro. Voi, da parte vostra, se avete notizie sicure a riguardo di Ignazio e
dei suoi compagni, fatemele sapere.

Vi raccomando Crescente. State bene
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Vi mando questa lettera per mezzo di Crescente , che vi ho gi raccomandato per la presente
circostanza , e che ora vi raccomando ancora. Egli si comportato con noi in modo
irreprensibile e credo che far cos anche con voi. Vi raccomando anche la sua sorella, quando
verr tra voi. Il Signore nostro Ges Cristo e la sua grazia vi conservino sani e salvi, insieme a
tutti i vostri. Cos sia.
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IL PASTORE DERMA
VISIONI
[Vi.1, I - II, 2]
Prima visione
L'uomo giusto desidera le cose giuste
I, 1. Chi mi aveva allevato a Roma mi vendette a una certa Rode. La ritrovai dopo molti anni e
incominciai ad amarla come sorella. 2. Trascorso qualche tempo, la vidi che si bagnava nel
fiume Tevere, le diedi la mano e la tirai dal fiume. Vedendo la sua bellezza, dissi nel mio cuore:
"Sarei felice se avessi una moglie come questa per bellezza e per carattere". Desideravo solo ci
e null'altro. 3. Qualche tempo dopo, mentre andavo verso Cuma, contemplando le opere di Dio
perch grandi, splendide e potenti, mi addormentai lungo la strada. Uno spirito mi prese e mi
port in una parte impraticabile per dove l'uomo non poteva camminare. Era un luogo
dirupato e franato dalle acque. Attraversando il fiume, venni alla pianura e piegando le
ginocchia incominciai a pregare il Signore e a riconoscere i miei peccati. 4. Mentre pregavo, il
cielo si spalanc e vidi quella donna, che avevo desiderato, salutarmi dicendomi: "Salve, Erma".
5. Fissando lo sguardo su di essa le chiesi: "Signora, che fai tu l?". Essa mi rispose: "Sono stata
elevata in cielo per accusare i tuoi peccati al Signore". 6. Soggiungo: "Ora tu sei mia
accusatrice?". "No, dice, ascolta le parole che voglio dirti". Dio che abita nei cieli e fece da ci
che non era le cose che sono, moltiplicandole e accrescendole per la sua santa Chiesa, adirato
con te perch hai peccato contro di me". 7. Rispondendo le dico: "Ho peccato contro di te? In
che modo? Quando ti ho detto una parola sconveniente? Non ti ho sempre considerato come
una creatura divina? Non ti ho sempre rispettato come una sorella? Come mai, inventi, o
donna, tali cattiverie e brutture?". 8. Sorridendo mi dice: "Nel tuo cuore sal il desiderio della
cattiveria. Non ti sembra che sia cosa malvagia per un uomo giusto, che un desiderio cattivo
entri nel suo cuore? un grande peccato, dice. Infatti l'uomo giusto desidera le cose giuste, e
col volere le cose giuste, la sua gloria si dirige ai cieli ed ha propizio il Signore in ogni cosa.
Quelli che nel loro cuore vogliono cose malvagie si preparano la morte e la schiavit;
soprattutto chi si afferra a questo mondo, magnifica le sue ricchezze e non si preoccupa dei
beni futuri. 9. Si pentiranno le anime di coloro che non hanno speranza ma hanno disperato di
s e della loro vita! Ma tu prega Dio ed egli guarir i tuoi peccati, quelli di tutta la tua casa e di
tutti i fedeli".
Il cattivo desiderio
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 83

II, 1. Dopo aver detto queste parole, i cieli si chiusero ed io rimasi tutto inorridito e addolorato.
Dicevo in me: "Se mi viene imputato questo peccato, in che modo potr essere salvato? In che
modo placher Dio per i miei peccati commessi? Con quali parole supplicher il Signore di
essermi propizio?". 2. Stavo considerando e preoccupandomi di tali cose nel mio cuore, quando
vedo davanti a me una grande cattedra bianca fatta di candide lane. Venne una vecchia con
una veste molto splendida e un libro in mano. Si sedette e mi salut: "Salve, Erma!". Ed io
addolorato e piangendo risposi: "Salve, signora!". 3. Mi disse: "Perch sei triste, Erma? Tu che
sei paziente, mite e sempre sorridente, perch appari tetro e non gioviale?". Le risposi: "Per una
donna onorata che mi ha detto di aver io peccato contro di lei". 4. Essa disse: "Giammai contro
un servo di Dio una cosa simile. Ma certamente un desiderio di essa venne nel tuo cuore. Un
tale desiderio per i servi di Dio comporta un peccato. Intenzione malvagia e sorprendente per
uno spirito lodevole e gi provato se desidera un'azione cattiva. Soprattutto per Erma
continente e alieno da ogni turpe piacere e pieno di ogni semplicit e di grande innocenza!".
La Chiesa eterna
III, 1. "Non per questo Dio adirato contro di te, ma perch tu faccia ravvedere la tua famiglia,
che ha offeso il Signore e voi genitori. Tu sei tenero verso i figli e non hai rimproverato la
famiglia che, invece, hai lasciato corrompere vergognosamente. Perci il Signore adirato con
te. Ma egli saner tutti i mali accaduti in precedenza nella tua famiglia. Per i loro peccati e per
i loro errori, ti sei rovinato con i guadagni terreni. 2. La misericordia del Signore, per, avendo
piet di te e della tua casa, ti dar la forza per ben fondarti nella Sua gloria. Basta che tu non
sia trascurato, rianima invece e conforta la tua casa. Come il fabbro a colpi di martello ottiene
la cosa che vuole, cos la parola quotidiana giusta viene a capo di ogni cattiveria. Non
trascurare di riprendere i tuoi figli. So che, se si pentiranno di tutto cuore, saranno scritti nei
libri della vita con i santi". 3. Dopo aver terminato queste parole, mi dice: "Vuoi sentirmi
leggere?". Le rispondo: "S, signora". Mi dice: "Stammi attento e ascolta le glorie di Dio".
Ascoltai cose grandi e meravigliose che non ho potuto ricordare. Le sue frasi erano terribili e
l'uomo non vi poteva reggere. Ricordo solo le ultime parole che erano a noi confacenti. 4. "Ecco
il Dio delle Potenze che, con forza invisibile e superiore e grande intelligenza, ha creato il
mondo e, con glorioso intento, ha rivestito di splendore la sua creatura e, con la parola
potente, ha fissato il cielo e ha stabilito la terra sulle acque e, con la propria saggezza e col suo
disegno, ha fondato la sua santa Chiesa che anche benedisse. Egli sposta il cielo e i monti, i
colli e i mari e tutto diventa piano per i suoi eletti perch si compiano le promesse loro
annunziate con molta gloria e gioia se osservano i comandamenti divini che ricevettero con
gran fede".
I giusti, i pagani, gli apostati.
IV, 1. Non appena fin di leggere, si alz dalla cattedra. Vennero quattro giovani, presero la
cattedra e si allontanarono verso oriente 2. Ella mi chiama e toccandomi il petto mi dice: "Ti
piaciuta la mia lettura?". Le dico: "Signora, mi sono piaciute le ultime parole, le prime invece
sono difficili e dure". Essa poi soggiunge: "Le ultime sono per i giusti, le prime per i pagani e gli
apostati". 3. Mi stava parlando quando apparvero due uomini. La presero sulle spalle e si
allontanarono verso la cattedra ad oriente. Se ne part lieta e andandosene mi dice: "Coraggio,
Erma!".
Seconda visione
Il libretto da trascrivere
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 84

V (1), 1. Nella stessa stagione dell'anno precedente andai verso Cuma e cammin facendo mi
ricordai della visione. Ancora una volta lo spirito mi prende e mi porta nello stesso luogo
dell'anno avanti. 2. Ivi giunto, mi inginocchio e incomincio a pregare il Signore e a glorificare i1
suo nome perch mi aveva stimato degno e mi aveva fatto conoscere i peccati di prima. 3. Dopo
che mi alzai dalla preghiera vedo davanti a me la vecchia signora dell'anno precedente che
passeggiava leggendo un libretto. Essa mi dice: "Vuoi annunziare queste cose agli eletti di
Dio?". Le dico: "Non riesco a ricordarle tutte. Dammi il libretto perch possa trascriverlo".
"Prendilo - dice - e me lo renderai". 4. Lo presi e appartatomi in un luogo del campo lo
trascrissi tutto lettera per lettera, perch non mi orientavo con le sillabe. Dopo che terminai le
lettere, improvvisamente mi fu tolto di mano il libretto e non vidi da chi.

Per i giusti la penitenza ha un termine
VI (2), 1. Dopo quindici giorni, digiunando e pregando molto il Signore, mi fu rivelato il
significato dello scritto. Questo era il suo tenore. 2. "I tuoi figli, Erma, si sono rivoltati contro
Dio, hanno bestemmiato il Signore e hanno tradito con grande malvagit i loro genitori. Sono
stati in fama di traditori dei genitori senza giovamento. Inoltre hanno aggiunto ai loro peccati
impurit e impasti di cattiveria. Le loro iniquit erano al colmo. 3. Fa' conoscere queste parole
a tutti i tuoi figli e alla tua consorte che deve essere per te una sorella. Anch'essa non frena la
lingua con la quale fa la maligna, ma udendo queste parole si frener e avr misericordia. 4.
Dopo che tu avrai fatto conoscere loro queste parole che il Signore mi ha ordinato che ti
fossero rivelate, saranno rimessi loro tutti i peccati prima commessi e a tutti i fedeli che hanno
peccato fino a questo giorno, se si pentono con tutto il cuore e rimuovono dal loro animo la
dissociazione. 5. Il Signore ha giurato per la sua gloria a favore dei suoi eletti: se al compiersi
di questo giorno c' ancora il peccato, non conseguiranno la salvezza. Per i giusti la penitenza
ha un termine, e i giorni della penitenza sono compiuti per tutti i fedeli. Per i pagani, per, la
penitenza valida sino all'ultimo giorno. 6. Dirai ai capi della Chiesa che dirigano il loro
cammino nella giustizia, perch ottengano pienamente con molta gloria le promesse. 7. Siate
perseveranti voi che operate la giustizia e non dubitate perch il vostro cammino sia con gli
angeli santi. Beati voi che sopportate la grande afflizione che sopraggiunge, e quanti non
rinnegheranno la loro vita. 8. Il Signore giur per il Figlio suo che siano rigettati dalla loro vita
quelli che lo rinnegano e staranno per negarlo nei giorni futuri. Per la grande misericordia
divenuto propizio a quelli che lo rinnegarono prima".

L'astio genera la morte
VII (3), 1. "Tu, Erma, non essere adirato con i tuoi figli n tralasciare tua sorella, perch siano
purificati dai loro peccati di prima. Si educheranno con un indirizzo giusto se non porterai a
loro astio. L'astio genera la morte. Tu, Erma, molto soffristi per le colpe della tua famiglia,
perch non ti curasti di essa e la trascurasti, facendoti travolgere da affari sconsiderati. 2. Ma
sei salvo per non esserti allontanato dal Dio vivente, per la tua semplicit e per la grande
temperanza. Queste cose, purch tu perseveri, hanno salvato te e salvano tutti quelli che le
praticano seguendo l'innocenza e la semplicit. Questi supereranno ogni malvagit e
perverranno alla vita eterna. 3. Beati tutti coloro che operano la giustizia; non periranno in
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 85

eterno. 4. Dirai a Massimo: "Ecco, sopraggiunge la sofferenza. Se ti pare nega di nuovo. Il
Signore vicino a quelli che si convertono, come scritto nel libro di Eldad e Modat, che nel
deserto profetarono al popolo".

La Chiesa creata prima di tutte le cose
VIII (4), 1. Fratelli, mentre dormivo ebbi una rivelazione da un bellissimo giovane che mi
diceva: "Chi credi sia la vecchia dalla quale prendesti il libretto?". Io dico: "La Sibilla". "Ti
sbagli, non lo ". "Chi allora?". "La Chiesa", dice. Gli feci notare: Perch cos vecchia? Rispose:
"Perch fu creata prima di tutte le cose. Perci vecchia e per essa fu ordinato il mondo". 2.
Dopo ebbi una visione in casa mia. Venne la vecchia e mi chiese se avessi dato il libro ai
presbiteri. Dissi di non averlo dato. "Hai fatto bene, disse, ho da inserire delle parole. Quando
avr completato tutte le parole tu le farai conoscere a tutti gli eletti. 3. Scriverai due libretti e
ne manderai uno a Clemente e uno a Grapte. Clemente poi lo mander ad altre citt, come
stato incaricato. Grapte esorter le vedove e gli orfani. Tu lo leggerai a questa citt con i
presbiteri che sono preposti alle Chiese".
Terza visione
Pregare per la giustizia
IX (1), 1. Questa, o fratelli, la visione. 2. Avendo molto digiunato, chiesi al Signore che mi
manifestasse la rivelazione che aveva promesso di farmi conoscere per mezzo di quella vecchia.
Nella stessa notte mi comparve la vecchia e mi disse: "Poich hai bisogno e premura di
conoscere tutto, vieni nel campo ove coltivi il farro e verso l'ora quinta ti apparir e ti mostrer
ci che devi vedere". 3. Le chiesi: "Signora, in qual luogo del campo?". "Dove tu vuoi". Mi scelsi
un bel posto nascosto. Mi prevenne prima che le parlassi e le dicessi il luogo. "Verr l dove tu
vuoi". 4. Mi trovai, fratelli, nel campo. Contai le ore e mi recai nel luogo ove decisi di recarmi.
Vedo collocata una panca d'avorio e sulla panca giacere un cuscino di lino, con sopra disteso
un velo di lino finissimo. 5. Vedendo tali cose e che nessuno v'era nel luogo, rimasi stupito.
Ebbi un tremito, mi si rizzarono i capelli e poich ero solo mi assal come un brivido. Tornato
in me stesso e ricordatomi della gloria di Dio, presi coraggio. Inginocchiato confessavo di
nuovo al Signore i peccati, come prima. 6. Essa venne con i sei giovani che avevo visto anche
precedentemente, mi si avvicin e mi stette ad ascoltare, mentre pregavo e confessavo i miei
peccati. Toccandomi dice: "Erma, cessa di pregare per tutti i tuoi peccati; prega anche per la
giustizia perch tu ne riceva qualche parte per la tua casa". 7. Mi solleva con la mano e mi
porta alla panca e dice ai giovani: "Andate a costruire". 8. Dopo che i giovani se ne andarono,
rimanemmo soli e mi disse: "Siedi qui". Le dico: "Signora, lascia che si seggano prima i
presbiteri". Essa risponde: "Ti dico siediti". 9. Volevo sedermi alla destra e non me lo permise,
ma mi accenna con la mano di sedermi alla sinistra. Mentre riflettevo e mi addoloravo perch
non mi aveva lasciato sedere alla destra mi dice: "Sei afflitto, Erma? Il posto della destra di
altri, di quelli che sono piaciuti a Dio ed hanno sofferto per il suo nome. Manca molto a te per
sederti con loro. Ma persevera, come gi fai nella tua semplicit e vi sederete con loro tu e
quanti faranno ci che essi hanno fatto e subiranno ci che essi hanno subito".
La destra e la sinistra del luogo santo
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X (2), 1. "Che cosa subirono?". "Ascolta, mi rispose: flagelli, carceri, grandi tormenti, croci,
belve a motivo del nome. Perci la destra del luogo santo loro e di chiunque abbia a patire per
il nome; la sinistra degli altri. Uguali sono i doni e le promesse degli uni e degli altri, di quelli
che siedono a destra e a sinistra; soltanto quelli siedono a destra ed hanno una certa gloria. 2.
Tu hai desiderio di sederti a destra con loro, ma molte sono le tue insufficienze. Tuttavia sarai
mondato dei tuoi peccati. Tutti quelli che non hanno tentennato saranno purificati dalle loro
colpe sino a questo giorno". 3. Dopo aver detto ci se ne voleva andare. Prostratomi ai suoi
piedi la scongiurai per il Signore di mostrarmi la visione che mi aveva promesso. 4. Essa mi
prese di nuovo per mano, mi sollev, mi fece sedere sulla panca a sinistra ed essa si mise a
sedere a destra. Alzando un bastone splendente, mi dice: "Vedi una cosa grande?". Le dico:
"Signora, non vedo nulla". Mi dice: "Non vedi davanti a te una torre grande che costruita sulle
acque con pietre quadrate luminose?". 5. In un quadrato una torre era costruita dai sei giovani
venuti con lei. Altre miriadi di uomini trasportavano pietre dal fondo e dalla superficie e le
porgevano ai sei giovani. Essi le prendevano e costruivano. 6. Situavano tutte le pietre cavate
dal fondo nella costruzione poich erano squadrate e combaciavano nella giuntura con le altre
pietre. Erano cos ben connesse che non lasciavano apparire la congiunzione. Sembrava che
l'edificio della torre fosse come costruito con una sola pietra. 7. Delle pietre portate dalla
superficie, ne scartavano alcune ed altre le mettevano in opera nella costruzione. Ne
spezzavano altre ancora buttandole lontano dalla torre. 8. Molte altre pietre giacevano
intorno alla torre e non venivano utilizzate nella costruzione. Alcune erano bitorzolute, altre
avevano delle crepe, altre erano mutile, altre bianche e sferiche e non si adattavano alla
costruzione. 9. Vedevo che altre pietre venivano gettate lontano dalla torre. Cadevano sulla
strada e non si fermavano, ma rotolavano in luoghi impraticabili. Altre, invece, cadevano nel
fuoco e bruciavano; altre cadevano vicino all'acqua e non potevano rotolarvisi, sebbene lo
volessero, ed entrare nell'acqua.
La salvezza della nostra vita mediante l'acqua
XI (3), 1. Avendomi mostrato queste cose, voleva allontanarsi. Io a lei: "Signora, quale
vantaggio ho io nel vedere le cose senza conoscere che cosa sono?". Essa mi risponde: "Sei un
uomo avveduto poich vuoi conoscere quello che concerne la torre". "S, dissi io, per
annunziarlo ai fratelli i quali, pi consolati nell'ascoltare le cose, conosceranno il Signore nella
grande gloria". 2. Ella mi rispose: "Molti le ascolteranno. ma nell'udirle alcuni gioiranno, altri
piangeranno. Anche questi, per, se le ascolteranno e si pentiranno, godranno. Ascolta,
dunque, i simboli della torre. Li riveler tutti, e pi non darmi cruccio con le rivelazioni che
pure hanno un termine. Infatti sono compiute. Ma tu non finirai di chiedermi rivelazioni; sei
un insaziabile. 3. La torre, che vedi costruire, sono io, la Chiesa, che ti sono apparsa ora e
prima. Domandami ci che vuoi riguardo alla torre e te lo far sapere, perch tu gioisca con i
santi". 4. Le dico: "Signora, poich mi hai stimato degno che tutto mi si riveli, rivelamelo". Essa
mi dice: "Quello che sar necessario ti sia rivelato, ti sar rivelato. Solo che il tuo cuore sia
rivolto al Signore e non dubitare di ci che vedi". 5. Le domandai: "Signora, per qual motivo la
torre viene innalzata sulle acque?". Essa mi rispose: "Te lo dissi gi che sei curioso e sollecitato
dalla ricerca. Ricercando, dunque, trovi il vero. Ascolta perch la torre viene costruita sulle
acque: la nostra vita fu salva e sar salva mediante l'acqua. La torre stata innalzata con la
parola del nome onnipotente e glorioso ed retta dalla potenza invisibile e infinita".
Glorificare il nome di Dio
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XII (4), 1. Di rimando le dico: "Signora, la cosa grande e mirabile. I sei giovani che
costruiscono chi sono?" "Sono i santi angeli di Dio creati per primi, cui il Signore affid tutta la
sua creazione per accrescerla, farla progredire e governarla. Per mezzo loro sar mandata a
termine la fabbricazione della torre" 2. "Chi sono gli altri che trasportano le pietre?". "Anch'essi
sono angeli santi di Dio; ma i sei sono superiori. La costruzione della torre sar mandata a
termine, e tutti insieme vi gioiranno intorno e glorificheranno il Signore perch fu compiuta la
costruzione della torre". 3. Le domandai: "Signora, desidererei conoscere la sorte delle pietre e
la loro forza". Rispondendo mi dice: "Tu non sei pi degno degli altri di saperlo. Altri sono
prima di te e migliori di te ai quali sono da rivelare queste visioni. Ma perch sia glorificato il
nome di Dio, ti furono rivelate e saranno rivelate per i dubbiosi che vanno pensando nei loro
cuori se sono o non sono vere. Fa' sapere loro che tutte sono vere e che nessuna fuori del vero,
ma sono tutte solide, valide e fondate".

Le pietre della torre e la penitenza in tempo utile
XIII (5), 1. "Ascolta ora quanto concerne le pietre che entrano nella costruzione. Le pietre
quadrate, bianche e che combaciano con le loro congiunture sono gli apostoli, i vescovi, i
maestri e i diaconi, che camminando nella santit di Dio hanno governato, insegnato e servito
con purezza e santit gli eletti di Dio, quelli che sono morti e quelli che sono ancora vivi.
Vissero sempre in armonia tra loro, stando in pace e l'uno ascoltando l'altro. Per questo nella
costruzione della torre le loro congiunture sono giuste". 2. "E quelle tratte dal fondo e poste
nella costruzione, che combaciano con le connessure delle altre pietre gi ordinate, chi sono?".
"Sono quelli che hanno patito per il nome del Signore". 3. "Le altre pietre che vengono portate
dalla superficie della terra vorrei sapere chi sono, signora". Disse: "Quelle che si mettono nella
costruzione, senza essere tagliate, le ha valutate il Signore perch camminarono nella sua
rettitudine e ubbidirono ai suoi comandi". 4. "E quelle trasportate e messe in opera chi sono?".
"I novizi della fede e i credenti. Sono esortati dagli angeli a fare il bene e non ci fu in loro
malizia". 5. "Quelle che venivano scartate e gettate, chi sono?". "Sono coloro che hanno
peccato e vogliono pentirsi; non furono gettati lontano dalla torre, poich saranno utili alla
costruzione se si pentiranno. Quelli che stanno per pentirsi, se faranno penitenza, saranno
forti nella fede, purch facciano penitenza, ora che la torre in costruzione. Quando la
costruzione finita, non avranno pi posto e resteranno tagliati fuori. Ottengono soltanto di
rimanere vicino alla torre".

La diversit delle pietre
XIV (6), 1. "Vuoi sapere chi sono le pietre tagliate e gettate lontano dalla torre? Sono i figli
della malizia. Credettero con ipocrisia e furono di ogni cattiveria. Per questo non hanno
salvezza: non sono adatte alla costruzione per la loro malvagit. Dall'ira del Signore, perch lo
disgustarono, furono tagliate e scaraventate lontano. 2. Le altre, che hai visto in gran numero
giacenti senza essere adoperate nella costruzione, sono le scabrose, quelli che hanno
conosciuto la verit, senza permanere in essa e senza unirsi ai santi, perci inutili". 3. "Quelli
che avevano le crepe, chi sono?". "Quelli che nel cuore sono gli uni contro gli altri e non stanno
in pace. Hanno un'apparenza di pace, gli uni sono lontani dagli altri, e le malvagit
Biografia - lettere
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permangono nel loro cuore, cio le crepe che le pietre hanno. 4. Le pietre mozze sono quelli che
hanno creduto tenendo la parte maggiore nella giustizia e conservando qualche elemento di
malvagit. Per questo sono mutili e non intere". 5. "Le pietre bianche, sferiche e non adatte alla
costruzione, chi sono, signora?". Mi dice: "Sino a quando tu sarai stolto e senza senno? Vorrai
tutto sapere senza nulla capire? Sono quelli che conservano la fede, ma anche le ricchezze di
questo mondo. Quando sopraggiunge una tribolazione, per le loro ricchezze e i loro affari
rinnegano il Signore". 6. Le dico: "Signora, quando saranno utili alla costruzione?". "Quando si
elimina la ricchezza che li domina, mi dice, allora saranno utili a Dio. Come la pietra sferica se
non viene ritagliata e non perde qualche cosa di s non pu diventare quadrata, cos i ricchi di
questo mondo, se non perdono la ricchezza, non potranno essere utili al Signore. 7. Sappilo da
te: quando eri ricco eri inutile. Ora sei utile e fruttuoso alla vita. Diventate utili a Dio! Anche
tu sei stato utilizzato da queste pietre".

Le pietre scagliate lontano dalla torre
XV (7), 1. "Le altre pietre che hai visto lanciare lontano dalla torre e cadere sulla strada e dalla
strada rotolare per luoghi impraticabili, sono quelli che hanno fede, ma per la doppiezza del
loro animo si allontanano dalla via della verit. Essi, credendo di poter trovare una strada
migliore, si ingannano e da infelici vagano per luoghi impervi. 2. Quelle che cadono nel fuoco e
ardono sono le persone che per sempre hanno apostatato dal Dio vivente. Esse, per le passioni
e le scostumatezze e per le cattiverie commesse, non hanno mai in animo di pentirsi". 3. "Vuoi
sapere chi sono quelle che cadono vicino all'acqua e non possono rotolare nell'acqua? Sono
quelli che hanno ascoltato la parola e vogliono essere battezzati nel nome del Signore. 5. Ma
quando risale alla mente la purezza della verit, cambiano parere e di nuovo corrono dietro
alle loro turpi passioni". 4. Termin la spiegazione simbolica della torre. 5. Comportandomi da
sfacciato, le chiesi ancora se per le pietre scartate e non adatte alla costruzione fosse possibile
una penitenza e un posto nella torre. Rispose: "Hanno la possibilit della penitenza, ma non
possono adattarsi alla torre. 6. Sono adatte ad un altro luogo molto inferiore quando sono
state provate dal tormento ed trascorso il tempo necessario per i loro peccati. Per questo
vengono portate altrove, perch parteciparono alla parola del giusto. Riuscir loro di essere
sollevate dalle sofferenze se rifletteranno sulle opere malvagie commesse. Se non riflettono non
si salvano per la durezza del loro cuore".

Le virt sono collegate
XVI ( 8 ), 1. Quando ebbi terminato di interrogarla su tutte queste cose, mi chiede: "Vuoi
sapere altro?". Essendo desideroso di conoscere ne fui contento. 2. Mi guard e sorridendo mi
disse: "Vedi sette donne intorno al perimetro della torre?". "S, signora". "La torre da loro
sostenuta per ordine del Signore. 3. Ascolta ora le loro mansioni. La prima, che ha molta forza
nelle mani, si chiama Fede; per mezzo suo gli eletti di Dio si salvano. 4. La seconda, che si
cinge le vesti ed ha aspetto virile, si chiama Continenza; essa figlia della fede. Chi la segue
felice nella sua vita, perch si asterr da ogni opera malvagia nella fiducia che, lungi da ogni
insano desiderio, conseguir la vita eterna". 5. "Le altre, signora, chi sono?". "Sono figlie l'una
dell'altra e si chiamano Semplicit, Scienza, Innocenza, Castit e Carit. Quando tu compirai
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tutte le opere della madre, potrai vivere". 6. "Vorrei sapere, signora, la capacit di ognuna".
"Ascolta, dice, le virt che hanno. 7. Le virt sono subordinate l'una all'altra e l'una segue
l'altra come sono generate. Dalla Fede nasce la Continenza, dalla Continenza la Semplicit,
dalla Semplicit l'Innocenza, dall'Innocenza la Castit, dalla Castit la Scienza, dalla Scienza
la Carit. Le loro opere sono sante, pure e divine. 8. Chi servir loro ed avr la forza di
possedere le loro opere, abiter nella torre con i santi di Dio". 9. Interrogandola sui tempi, se
fossero compiuti, essa a gran voce mi grid: "Stolto, non vedi che la torre ancora in
costruzione? Quando la torre sar terminata, si avr la fine. Ma presto sar compiuta. Non
chiedermi pi nulla. Basta a te e ai fedeli questo ricordo e il rinnovamento dei vostri spiriti. 10.
E non per te solo furono rivelate queste cose, ma perch tu le partecipi agli altri dopo tre
giorni. Prima devi riflettere. Le parole che sto per dirti, Erma, bisogna, e te lo ordino, che le
annunzi agli orecchi dei fedeli. Essi udendole e mettendole in pratica saranno purificati dalle
loro iniquit e tu con loro".

Educatevi per educare
XVII (9), 1. "Ascoltatemi, figli. Io vi ho allevati con molta semplicit, innocenza e santit per la
misericordia del Signore che ha versato su di voi la giustizia, per essere corretti e santificati da
ogni malvagit e crudelt. Voi, per, non volete smettere le vostre cattiverie. 2. Ora datemi
ascolto: vivete in pace tra voi; frequentatevi; aiutatevi scambievolmente e non godete da soli a
profusione delle cose create dal Signore, ma datele anche ai bisognosi. 3. Alcuni per i molti cibi
procurano malessere al corpo e corrompono la loro carne. Invece, la carne di coloro che non
hanno da mangiare si consuma, per non avere il necessario sostentamento, e il loro corpo si
distrugge. 4. Questa intemperanza dannosa per voi che possedete e non date ai bisognosi. 5.
State attenti al giudizio che vicino. Voi che avete di pi cercate, dunque, i poveri sino a
quando la torre non terminata. Dopo che terminata vorrete fare del bene ma non avrete
modo. 6. Fate attenzione, voi che vi vantate della vostra ricchezza, che i bisognosi non siano
mai angustiati e il loro lamento non salga al Signore. Con i vostri beni non sia chiusa la porta
della torre. 7. Dico a voi che siete i capi della Chiesa e occupate i primi posti: non vi fate simili
ai fattucchieri. I fattucchieri portano i loro filtri nei vaselli, voi portate il vostro filtro, il veleno,
nel cuore. 8. Siete induriti e non volete purificarvi, fondere il vostro sentimento nel cuore puro
per ottenere misericordia dal grande Re. 9. Badate, figli, che questi dissensi non vi privino della
vostra vita. 10. Come potete educare gli eletti di Dio, se non siete voi educati? Educatevi,
dunque, l'un l'altro e vivete in pace perch io al cospetto del Padre possa contenta parlare di voi
tutti".

Il cuore rende insensati
XVIII (10), 1. Quando termin di parlarmi, vennero i sei giovani che costruivano e la portarono
alla torre e gli altri quattro presero la panca e la portarono pure alla torre. Non vidi il loro
volto perch mi voltavano le spalle. 2. Nel momento che se ne andava le chiesi che mi spiegasse
le tre forme in cui era apparsa. Mi rispose: "Di questo bisogna che tu chieda ad un altro, che te
lo spieghi". 3. Fratelli, nella prima visione dell'anno precedente mi apparve troppo vecchia e
seduta su di una cattedra. 4. Nella seconda visione aveva un aspetto giovanile, ma la carne e i
Biografia - lettere
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capelli senili, mi parlava stando in piedi ed era pi gioiosa della volta precedente. 5. Nella terza
visione, tutta giovane e di una bellezza sorprendente e solo i capelli aveva senili. Era molto
gioiosa e seduta su di una panca. 6. Fui assai sconvolto e preso dal conoscere la rivelazione di
queste cose. Di notte, in una visione, vedo la vecchia che mi diceva: "Ogni domanda ha bisogno
di umilt; digiuna e otterrai dal Signore ci che vuoi". 7. Digiunai per un giorno e nella stessa
notte un giovane mi apparve e mi disse: "Perch nella preghiera chiedi subito rivelazioni? Bada
che per il troppo chiedere non indebolisca la tua carne. 8. Bastano queste rivelazioni avute.
Non potrai avere rivelazioni pi grandi di quelle viste". 9. Gli rispondo: "Signore, domando solo
questo, che ci sia piena rivelazione sui tre aspetti della vecchia". Mi dice: "Sino a quando sarete
stolti? Vi rendono insensati, oltre le vostre incertezze, il vostro cuore che non rivolto al
Signore". 10. Di nuovo gli dico: "Ma da te, Signore, verremo a conoscere pi esattamente le
cose".

Lo spirito logoro e vecchio
XIX (11), 1. "Ascolta, dice, ci che cerchi sulle tre figure. 2. Per qual motivo nella prima visione ti
apparve vecchia e seduta su di una cattedra? Perch il vostro spirito vecchio e logoro e non
ha forza per le debolezze e i vostri inganni. 3. Come i vecchi, non avendo speranza di
ringiovanire, su altro non si concentrano che sulla loro morte, cos pure voi, affievoliti dagli
affari del mondo, vi siete abbandonati all'accidia e non rimettete in Dio i vostri affanni. La
vostra mente, per, fu menomata e siete invecchiati nelle vostre amarezze". 4. "Signore, vorrei
sapere, perch era seduta sulla cattedra". "Ogni infermo per la sua infermit siede su una sedia
perch sia sostenuta la debolezza del suo corpo. Ecco il significato della prima visione".

Fortezza e fede
XX (12), 1. "Nella seconda visione l'hai notata in piedi e con un aspetto giovanile e pi gioviale
di prima, ma con carnagione e capelli senili. Ascolta, dice, anche questa similitudine. 2. Un
vecchio quando disperato, per la sua debolezza e per la sua miseria, null'altro aspetta che
l'ultimo giorno della sua vita. Se d'improvviso gli viene lasciata un'eredit, ci ascoltando, si
rialza e, divenuto allegro, prende forza. Non giace, ma sta dritto, e il suo spirito, gi disfatto
per i precedenti languori, ringiovanisce, non sta pi a sedere ma agisce virilmente. Cos anche
voi, ascoltando la rivelazione che il Signore vi ha manifestato. 3. Egli ha avuto piet di voi, ha
rinnovato il vostro spirito e voi avete deposto le vostre debolezze. tornata in voi la forza e vi
siete irrobustiti nella fede. Il Signore vedendo la vostra fortezza gio e, perci, vi ha mostrato la
costruzione della torre. Altre cose manifester se con tutto il cuore sarete tra voi in pace".

Ringiovanire lo spirito
XXI (13), 1. "Nella terza visione l'hai notata pi giovane, bella, allegra e di aspetto leggiadro. 2.
Come chi, mentre afflitto, ha una bella notizia, subito dimentica i precedenti affanni e a
null'altro pensa che alla notizia udita, si ravviva per il bene e il suo spirito ringiovanisce per la
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Sant' Ignazio di Antiochia 91

gioia appresa, cos anche voi, vedendo questi beni, avete ringiovanito il vostro spirito. 3. L'hai
vista seduta su di una panca perch in una posizione forte; la panca ha quattro piedi e sta ben
salda. Infatti, anche il mondo sostenuto da quattro elementi. 4. Quelli che si pentiranno
saranno completamente giovani e quelli che si convertiranno di tutto cuore saranno ben
rinsaldati. Eccoti tutta la rivelazione. Non chiedere nulla pi e se occorresse qualche cosa ti
sar rivelata".

Quarta visione
Non dubitare
XXII (1), 1. Questa, fratelli, la visione che ebbi a venti giorni da quando era avvenuta la prima, a
prefigurazione della prova che si avvicina. 2. Per la via Campana andavo al podere situato a
dieci stadi dalla via pubblica. Il luogo si raggiunge con facilit. 3. Camminando da solo, prego
il Signore di completare le rivelazioni e le visioni che manifest per mezzo della sua santa
Chiesa perch fortificasse me e facesse pentire i suoi servi che si erano scandalizzati, e
glorificasse il suo nome grande e glorioso, avendomi stimato degno che mi si mostrassero le
sue meraviglie. 4. E quando lo stavo esaltando e ringraziando, come l'eco di una voce mi disse:
"Non dubitare, Erma". Tra me incominciai a pensare e a dire: "In che cosa ho io da dubitare, io
che sono sostenuto dal Signore e ho visto cose meravigliose?". 5. Avanzai un po' ed ecco,
fratelli, vedo un polverone sollevarsi verso il cielo e cominciai a dire a me stesso: "Vengono
forse degli armenti e sollevano polvere?". Era lontano da me uno stadio. 6. Poich la nube di
polvere diventava sempre pi grande, pensavo che fosse qualche cosa di divino. Per poco
risplendette il sole ed ecco vidi una grossissima bestia come un cetaceo e dalla sua bocca uscire
locuste di fuoco. La bestia era di cento piedi di altezza ed aveva la testa come un vaso. 7.
Cominciai a piangere e a pregare il Signore che mi liberasse. Mi ricordai della parola che avevo
udito: "Non dubitare, Erma"." 8. Rivestito, fratelli, della fede di Dio e memore delle grandi cose
che mi aveva insegnato, fattomi coraggio, mi esposi alla belva. La bestia procedeva con
strepito tale quasi si schiantasse una citt. 9. Mi avvicinai e l'enorme cetaceo si stese per terra.
Non tirava fuori che la lingua e non si mosse per nulla sino a quando non lo oltrepassai. 10. La
bestia aveva la testa di quattro colori: nero, igneo-sanguigno, aureo e bianco.

Gettare ogni affanno sul Signore
XXIII (2), 1. Dopo che oltrepassai la bestia e proseguii per circa trenta piedi, eccomi incontro
una vergine adorna come se uscisse dalla camera nuziale, tutta in bianco e con calzari bianchi,
coperta sino alla fronte ed aveva come berretto una mitra. Aveva i capelli bianchi. 2. Riconobbi
dalle precedenti visioni che era la Chiesa e divenni sereno. Mi salut dicendomi: "Salve, uomo".
Io ricambiai: "Salve, signora". 3. Rispondendomi mi disse: "Nulla ti si presentato?". "Signora,
una belva enorme capace di distruggere delle moltitudini, ma per la potenza del Signore e la
sua misericordia le sono sfuggito". 4. "Orbene, le sei sfuggito perch hai rimesso in Dio il tuo
affanno e hai aperto il tuo cuore al Signore, credendo che mediante nessun altro potresti essere
salvato, se non per mezzo del suo grande e glorioso nome. Per questo il Signore invi il suo
angelo di nome Tegri che sovrintende alle belve, il quale chiuse la bocca della bestia perch non
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Sant' Ignazio di Antiochia 92

ti sbranasse. Sei sfuggito a un grande pericolo per la tua fede e per non essere stato incerto,
vedendo un simile mostro. 5. Va', dunque e narra agli eletti di Dio le sue meraviglie e di' loro
che questa bestia il simbolo di una grande tribolazione che sta per venire. Se vi preparate e vi
convertite con tutto il cuore al Signore potete evitarla, purch il vostro cuore diventi puro e
irreprensibile e per il resto dei vostri giorni di vita serviate con slancio il Signore. Gettate i
vostri affanni sul Signore ed egli li allevier. 6. E voi, incerti, credete nel Signore che pu tutto;
egli allontana la sua ira da voi e manda flagelli se rimanete esitanti. Guai a coloro che
ascoltano queste parole senza coglierle. Sarebbe meglio per loro non essere nati.

Gettare le scorie come l'oro
XXIV (3), 1. La interrogai sui quattro colori che la bestia aveva sulla testa. Rispondendomi mi
disse: "Sei ancora curioso di queste cose?". "S, signora, fammi conoscere che cosa esse sono".
2. "Ascolta, mi dice: il nero questo mondo in cui abitate. 3. L'igneo-sanguigno, perch questo
mondo deve dissolversi nel sangue e nel fuoco. 4. La parte aurea siete voi che fuggite questo
mondo. Come l'oro si prova col fuoco e diventa prezioso, cos siete provati anche voi che
abitate tra quelli del mondo. Voi, dunque, rimanendo e bruciando, da essi sarete purificati.
Come l'oro getta la scoria, cos anche voi lasciando ogni tristezza e angustia, sarete purificati e
adatti alla costruzione della torre. 5. La parte bianca il mondo che viene, in cui abiteranno gli
eletti di Dio. Immacolati e puri saranno gli eletti da Dio per la vita eterna. 6. Tu non lasciare di
parlare agli orecchi dei fedeli. Avete l'immagine della grande prova che imminente. Se volete
non sar nulla. Ricordatevi di ci che stato scritto". 7. Ci detto, and via e non vidi dove si
dirigesse. Vi fu un fragore ed io mi voltai sgomento, credendo che ritornasse la bestia.

Quinta visione
Osservare i precetti
XXV, 1. In casa, dopo che ebbi pregato e mi fui seduto sul letto, entr un uomo di volto
venerando, nelle sembianze di pastore. Era vestito di una bianca pelle di capra, con la bisaccia
sulle spalle e il bastone in mano. Mi salut e risposi al suo saluto. 2. Subito mi si sedette vicino
e disse: "Sono stato inviato dall'angelo pi venerabile per abitare con te i rimanenti giorni della
tua vita". 3. Pensai che fosse a tentarmi e gli dissi: "Tu chi sei? Io so a chi fui affidato". Egli mi
risponde: "Non mi riconosci?". "No, dico". " Io sono, riprese, il pastore cui fosti affidato". 4.
Mentre parlava la sua figura cambi e riconobbi che era quello a cui fui affidato. Rimasi subito
confuso, mi prese la paura e mi sentii tutto schiacciato dall'angoscia, perch gli avevo risposto
malamente e con stoltezza. 5. Egli mi disse: "Non ti confondere e fatti coraggio per i precetti
che sto per darti. Infatti, aggiunse, fui mandato per mostrarti nuovamente tutte le cose che in
precedenza hai viste, le principali che sono per voi utili. Prima di tutto scrivi i miei precetti e
similitudini, e le altre cose come te le mostrer, cos le scriverai. Per questo ti ordino di scrivere
prima i precetti e le similitudini perch tu subito li legga e li possa osservare". 6. Scrissi,
dunque, i precetti e le similitudini come mi aveva ordinato. 7. Se voi, dopo averli sentiti, li
osserverete e, camminando nella loro via, li metterete in pratica con cuore puro, conseguirete
dal Signore quanto vi ha promesso. Se, invece, dopo averli sentiti non vi pentirete, tornando ai
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Sant' Ignazio di Antiochia 93

vostri peccati, riceverete dal Signore il contrario. Il pastore, l'angelo della penitenza, mi ordin
cos di scrivere tutte queste cose.
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PRECETTI
[Pr.1, XXVI - Pr.3, XXVIII 3]

Primo precetto
Un solo Dio
XXVI, 1. "Prima di tutto credi che vi un solo Dio, il quale ha creato tutte le cose e le ha
ordinate dal non essere all'essere; le contiene tutte ed egli solo non contenuto. 2. Credi in lui e
temilo, e temendolo sii continente. Questo osserva e allontana da te ogni cattiveria. Rivestiti di
ogni virt santa e vivrai in Dio, se custodirai tale precetto".

Secondo precetto
Non ascoltare la maldicenza
XXVII, 1. Mi dice: "Sii semplice e buono e sarai come i bimbi che non conoscono la cattiveria
che distrugge la vita degli uomini. 2. Prima non sparlare di nessuno n ascoltare con piacere il
maldicente. Diversamente, tu pure che ascolti sarai partecipe del peccato del maldicente se
credi alla maldicenza che ascolti. Prestandogli fede, anche tu sei contro tuo fratello e sei
partecipe del peccato del maldicente. 3. Perniciosa la maldicenza; un demone inquieto e non
mai in pace, ma alligna sempre tra le discordie. Lungi da essa e avrai sempre buoni rapporti
con tutti. 4. Abbi la moderazione che non ha alcun cattivo inciampo, e tutto ha piano e
tranquillo. Opera il bene e ci che il Signore ti d delle tue fatiche elargiscilo con semplicit ai
bisognosi, senza esitare a chi dare o a chi non dare. Darai a tutti. Il Signore vuole che a tutti si
diano i propri beni. 5. Quelli che ricevono renderanno conto a Dio perch hanno ricevuto e a
qual fine. Coloro che hanno ricevuto e sono nelle ristrettezze non saranno giudicati; quelli
invece che hanno ricevuto con ipocrisia, sconteranno la pena. 6 Chi d immune. Egli ha
ricevuto da Dio di compiere un servizio e lo compie con semplicit senza discriminare a chi
dare o no. Un tale servizio, compiuto con semplicit, glorioso presso il Signore. Chi serve con
semplicit vivr in Dio. 7. Osserva dunque questo precetto, come ti ho spiegato, perch la
penitenza tua e della tua famiglia sia nella semplicit, pura, schietta e incorruttibile".

Terzo precetto
Amare la verit
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Sant' Ignazio di Antiochia 94

XXVIII, 1. Mi dice di nuovo: "Ama la verit ed ogni verit esca dalla tua bocca, perch lo spirito
che Dio fece abitare in questa carne sia veritiero in tutti gli uomini e sia glorificato il Signore
che dimora in te. Il Signore in ogni parola sincero e in lui non si ha menzogna alcuna. 2. I
mentitori offendono il Signore e diventano suoi detrattori, non rendendo il deposito ricevuto.
Da lui ricevettero uno spirito veritiero. Se lo restituiscono bugiardo, trasgrediscono i precetti
del Signore e diventano fraudolenti". 3. Sentendo queste cose piansi assai. Vedendomi piangere,
mi dice: "Perch piangi?". "Perch, rispondo, non so se posso salvarmi". "Perch?". "Perch nella
mia vita, mai ho detto parola vera, ma sempre vissi con tutti con scaltrezza e mostrando agli
uomini come vero la menzogna. Nessuno mi ha contraddetto, ma ha creduto alla mia parola.
Quindi, come, o Signore, posso vivere avendo fatto queste cose?". 4. "Tu pensi bene e
veramente. Bisognava che tu quale servo di Dio avessi camminato nella verit. Una cattiva
coscienza non doveva abitare con lo spirito di verit e arrecare dolore allo Spirito Santo e
vero". "Mai, rispondo, ho ascoltato con esattezza tali parole". 5. "Ora, dice, le intendi.
Osservale, perch anche le menzogne che hai detto prima nei tuoi affari, trovandosi veritiero
l'attuale tuo parlare, ottengono credibilit. possibile, cio, che pi non siano menzogne. Se
osserverai questo sin d'ora, parlerai con tutta franchezza e potrai guadagnarti la vita.
Chiunque intendendo questo precetto si allontana dalla pessima menzogna, vivr in Dio".

Quarto precetto
La castit
XXIX (1), 1. "Ti comando, disse, di custodire la castit e che non entri nel cuore pensiero di
donna altrui o di qualche fornicazione o di altre siffatte malvagit. Ci facendo compi un
grande peccato. Ricordandoti sempre della tua donna giammai peccherai. 2. Se in cuor tuo sale
questo desiderio tu peccherai, e cos se sale altra malvagit peccherai. Un tale desiderio per un
servo di Dio un grande peccato. Se qualcuno opera una turpe azione, si prepara la morte. 3.
In guardia dunque: lontano da un siffatto desiderio. L dove c' la santit non deve salire
l'iniquit nel cuore dell'uomo giusto". 4. Gli dico: "Signore, permettimi di domandarti poche
cose". "Parla". "Se uno ha la moglie credente e la coglie in qualche adulterio, pecca il marito
vivendo con lei?". 5. "Sino a quando, risponde, ignora la cosa non pecca. Se il marito, invece,
viene a conoscenza della colpa e la moglie non se ne pente e permane nell'adulterio e il marito
convive con lei, egli diviene partecipe del peccato di essa e complice dell'adulterio". 6. "Che
cosa, Signore, far il marito se la moglie persiste in questa passione?". "L'allontani e il marito
rimanga per s solo. Se dopo aver allontanato la moglie sposa un'altra donna, anch'egli
commette adulterio". 7. "Se, signore, la moglie, dopo che stata allontanata, si pente e vuole
ritornare dal marito non sar ripresa?". 8. "S, dice; e se il marito non la riceve pecca e si
addossa una grande colpa. Deve, invece, ricevere chi ha peccato e si pentito, e non gi per
molte volte. Per i servi del Signore c' una penitenza sola. Per tale pentimento il marito non
deve risposarsi. Questa direttiva vale sia per la donna che per l'uomo. 9. Non solo si ha
adulterio se uno corrompe la propria carne, ma anche chi compie cose simili ai pagani un
adultero. Se qualcuno persiste in tali azioni e non si pente, lungi da lui e non vivere con lui;
diversamente sei partecipe del suo peccato. 10. Per questo vi fu ordinato di rimanere da soli, per
la donna e per l'uomo. Vi pu essere in loro pentimento. 11. Io, dunque, non voglio dare
occasione perch questa situazione venga a determinarsi, ma chi ha peccato non pecchi pi.
C' chi pu dare un rimedio per il peccato commesso in precedenza: l'Onnipotente".
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Il pentimento saggezza
XXX (2), 1. Lo interrogai di nuovo dicendo: "Poich il Signore mi ha stimato degno che tu abiti
sempre con me, tollera ancora poche mie parole. Non so nulla e il mio cuore indurito dalle
mie azioni precedenti. Istruiscimi perch sono molto corto di mente e non capisco
assolutamente nulla". 2. Rispondendo mi dice: "Sono preposto alla penitenza e rendo saggezza
ai penitenti. Non ti sembra che lo stesso pentirsi sia una saggezza? Il pentirsi, dice, una
grande saggezza. Infatti, chi ha peccato comprende di aver fatto il male davanti al Signore.
Risale al suo cuore l'azione che commise e si pente e pi non compie il male, ma opera
magnificamente il bene. Umilia la sua anima e la tormenta perch ha peccato. Considera
dunque che il pentimento una grande saggezza". 3. "Per questo, dico, o signore, a te domando
ogni cosa. Prima, poich sono peccatore, che io sappia quali opere fare per vivere. Molti e vari
sono i miei peccati". 4. "Vivrai, mi risponde, se osserverai i miei precetti e in essi camminerai.
Del resto chi ascolta e mette in pratica questi precetti, vivr in Dio".

Dopo il battesimo, la purezza
XXXI (3), 1. "Ancora, signore, continuer a interrogarti". "Parla" mi dice. "Signore, ho inteso da
alcuni maestri che altra penitenza non si ha se non quella di quando siamo discesi nell'acqua e
abbiamo ricevuto il perdono dei nostri precedenti peccati". 2. Mi dice: "Hai inteso bene, cos.
Bisogna che chi ha ricevuto il perdono dei peccati non pecchi pi, ma viva nella purezza. 3.
Poich tu osservi accuratamente ogni cosa, anche questo ti spiegher, ma senza dare un
pretesto a quelli che stanno per credere o a quelli che hanno gi creduto nel Signore. Invero
quelli che hanno gi creduto, o stanno per credere, non hanno ottenuto la penitenza dei
peccati, ma il perdono dei loro precedenti peccati. 4. Per i chiamati prima di questi giorni il
Signore stabil la penitenza. Il Signore, che scruta il cuore e prevede le cose, conobbe la
debolezza degli uomini e la furberia del diavolo nel fare il male ai servi di Dio e nel macchinare
contro di loro. 5. Misericordioso, il Signore ebbe compassione della sua creatura e stabil la
penitenza, e diede a me il potere su di essa. 6. Ma io ti dico: dopo la grande e santa chiamata,
se qualcuno, sobillato dal diavolo pecca, ha una sola penitenza; se poi subito pecca e si pente,
inutile per lui, difficilmente vivr". 7. Gli dico: "Signore, rinacqui nel sentire da te queste cose
annunciate con tanta esattezza. So che, se non continuer nei miei peccati, mi salver". "Sarai
salvo tu, e tutti quanti faranno lo stesso".

Dopo la morte del coniuge, le seconde nozze
XXXII (4), 1. Lo interrogai di nuovo dicendo: "Signore, poich mi sopporti, spiegami ancora
questo". "Parla" mi dice. Ed io: "Signore, se il marito o la moglie muore e uno di essi si risposa,
pecca risposandosi?". 2. "Non pecca, dice. Se, invece, rimane da solo si procura un onore
straordinario e una grande gloria presso il Signore. Se si risposa non pecca. 3. Pratica la castit
e la santit e vivrai in Dio. Le cose che ti dico e ti dovr dire, osservale sin da questo giorno in
cui mi sei stato affidato e abiter nella tua casa. 4. Per tutte le colpe commesse prima ci sar il
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perdono se osserverai i miei precetti. E per tutti ci sar i1 perdono se osserveranno questi
precetti e cammineranno nella purezza".

Quinto precetto
La pazienza
XXXIII (1), 1. Mi dice: "Sii paziente e assennato. Dominerai tutte le azioni malvagie e opererai
ogni giustizia. 2. Se sarai paziente lo Spirito Santo che dimora in te sar puro e non offuscato
da altro cattivo spirito. Abitando un luogo grande si rallegrer ed esulter col corpo in cui
abita e servir il Signore con molta gioia. Ha in s la felicit. 3. Se sopraggiunge una collera,
subito lo Spirito Santo, che delicato, si angustia non avendo il luogo puro, e cerca di
allontanarsi. come soffocato da un cattivo spirito, senza lo spazio per servire il Signore come
anela, perch contaminato dalla collera. Nella magnanimit abita il Signore, nella collera il
diavolo. 4. incompatibile e dannoso per l'uomo in cui abitano che i due spiriti dimorino
insieme. 5. Se tu prendi un pochettino di assenzio e lo versi in un vaso di miele, non si guasta
tutto il miele? Tanto miele viene rovinato da pochissimo assenzio che distrugge la dolcezza del
miele e non gradito al padrone perch fu reso amaro e inutilizzabile. Se, invece, non si versa
l'assenzio nel miele, il miele rimane dolce ed assai gradito al suo padrone. 6. Considera che la
pazienza assai dolce, superiore al miele, e tanto si addice al Signore. In essa abita. La collera
amara e funesta. Se tu mescoli la collera alla pazienza, la pazienza si contamina e non pi
utile la sua preghiera a Dio. 7. "Vorrei, signore, conoscere l'azione della collera per
guardarmene". Mi dice: "Se non te ne guarderai con la tua famiglia, perderai ogni speranza. Ma
tieniti lontano; io sono con te. Saranno lontani dalla collera quanti fanno penitenza con tutto
il loro cuore, poich sar con loro e li salver. Tutti furono giustificati dall'angelo santissimo".

La collera
XXXIV (2), 1. "Ascolta, dice, l'azione della collera come perversa, e come travolge con il suo
impeto i servi di Dio e come li devia dalla giustizia. Non devia quelli che sono pieni di fede, n
pu agire contro di loro perch la forza del Signore con loro. Fa deviare quelli che sono vuoti
e incerti. 2. Se vede tali uomini che se ne stanno tranquilli, si insinua nel cuore di qualcuno e
per un nulla l'uomo o la donna si trova nell'ira o per le faccende del vivere o per i cibi o per
qualche futilit o per qualche amico o per il dare o l'avere o per simili cose inutili. Queste sono
cose futili, vane, stolte e dannose per i servi di Dio. 3. La pazienza, invece, grande e forte ed
ha un vigore formidabile, saldo e prospero e si estende largamente. La pazienza gioiosa,
contenta, senza preoccupazioni, e magnifica il Signore in ogni tempo. Nulla ha in s di aspro e
rimane sempre calma e tranquilla. La pazienza abita con quelli che hanno una fede perfetta. 4.
La collera per prima cosa stolta, leggera e pazza. Dalla stoltezza nasce l'asprezza,
dall'asprezza l'animosit, dall'animosit l'ira, dall'ira il furore. Il furore, poi, che si compone di
tanti mali, un peccato grande e inguaribile. 5. Quando tutti questi spiriti abitano in un corpo,
ove dimora anche lo Spirito Santo, quel corpo non li contiene, ma trabocca. 6. Lo spirito
delicato, non avendo, dunque, dimestichezza nell'abitare con lo spirito cattivo, n con la
durezza, si allontana da un tale uomo e cerca di abitare con la mansuetudine e la serenit. 7.
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Quando si allontana dall'uomo in cui abita, l'uomo diventa privo dello spirito giusto e, pieno di
spiriti malvagi, si agita in ogni sua azione. Tirato qua e l dagli spiriti malvagi, rimane del
tutto cieco nel buon discernimento. Cos capita a tutti gli iracondi. 8. Lungi dall'ira, lo spirito
perverso! Rivestiti di pazienza, resisti alla collera e all'asprezza e sarai con la saggezza amata
dal Signore. Vedi di non trascurare questo precetto. Se te ne impadronisci, potrai osservare
anche gli altri precetti che ti devo ordinare. Sii forte e incrollabile in essi, e siano incrollabili
tutti quelli che vogliono camminare nella loro via".

Sesto precetto
La via dritta e la via storta
XXXV (1), 1. "Ti ordinai, dice, nel primo precetto di osservare la fede, il timore e la continenza".
"S, dico, signore". "Ma ora ti voglio spiegare le loro forze, perch tu conosca quale potere ed
efficacia hanno. Le loro forze sono duplici e per il giusto e per l'ingiusto. 2. Tu dunque credi al
giusto e non credere all'ingiusto. Il giusto ha una via dritta, l'ingiusto, invece, una via storta,
ma tu cammina per la via dritta e piana, lascia la storta. 3. La via storta non ha sentieri, ma
tratti impraticabili e molti ostacoli ed scabrosa e piena di spini; fatale per coloro che vi si
imbattono. 4. Quelli che, invece, camminano per la via dritta, vanno in modo uniforme e senza
inciampi. Non scabrosa n spinosa. Vedi, dunque, che pi utile prendere la via dritta". 5.
"Signore, dico, mi piace prendere questa via". "Vi camminerai e camminer in essa chiunque si
rivolge con tutto il cuore al Signore".

L'angelo della giustizia e l'angelo della iniquit
XXXVI (2), 1. Dice: "Ora ascoltami sulla fede. Con l'uomo sono due angeli, uno della giustizia e
l'altro della iniquit". 2. "Come, o signore, conoscer le loro azioni, poich entrambi gli angeli
abitano con me?". 3." Ascolta, mi risponde, e rifletti. L'angelo della giustizia delicato,
verecondo, calmo e sereno. Se penetra nel tuo cuore, subito ti parla di giustizia, di castit, di
modestia, di frugalit, di ogni azione giusta e di ogni insigne virt. Quando tutte queste cose
entrano nel tuo cuore, ritieni per certo che l'angelo della giustizia con te. Sono, del resto, le
opere dell'angelo della giustizia. Credi a lui e alle sue opere. 4. Guarda ora le azioni dell'angelo
della malvagit. Prima di tutto irascibile, aspro e stolto e le sue opere cattive travolgono i
servi di Dio. Se si insinua nel tuo cuore, riconoscilo dalle sue opere". 5. "In che modo, signore,
gli obietto, lo riconoscer, non lo so". "Ascoltami, dice. Quando ti prende un impeto d'ira o
un'asprezza, sappi che egli in te. Poi, il desiderio delle molte cose, il lusso dei molti cibi e
bevande, di molte crapule e di lussi vari e superflui, le passioni di donne, la grande ricchezza, la
molta superbia, la baldanza e tutto quanto vi si avvicina ed simile. Se tutte queste cose si
insinuano nel tuo cuore, sappi che in te l'angelo dell'iniquit. 6. Avendo conosciuto le sue
opere, allontanati da lui e non credergli in nulla, perch le sue opere sono malvagie e dannose
ai servi di Dio. Hai, dunque, le azioni di ambedue gli angeli, rifletti e credi all'angelo della
giustizia. 7. Lungi dall'angelo della iniquit, perch il suo insegnamento cattivo per ogni
opera. Se uno credente e il pensiero di questo angelo gli subentra nel cuore, uomo o donna
che sia, per forza peccher in qualche cosa. 8. Invece, se uno pessimo, uomo o donna, e
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subentrano nel suo cuore le opere dell'angelo della giustizia, necessariamente far qualche
cosa di buono. 9. Vedi, dunque, che bello seguire l'angelo della giustizia e rinunziare
all'angelo della iniquit. 10. Questo precetto manifesta ci che concerne la fede perch tu creda
alle opere dell'angelo della giustizia e, compiendole, tu vivrai in Dio. Credimi. Le opere
dell'angelo della malizia sono perniciose. Non facendole, vivrai in Dio".

Settimo precetto
Temere il Signore e custodire i suoi precetti
XXXVII, 1. Mi disse: "Temi il Signore e custodisci i suoi precetti. Custodendo i precetti di Dio
sarai potente in ogni opera, e ogni tua azione non avr confronto. Temendo il Signore farai
bene ogni cosa. il timore che bisogna avere, e sarai salvo. 2. Non temere il diavolo. Temendo
il Signore, dominerai il diavolo perch egli non ha forza. In chi non c' forza non c' timore; in
chi c' la forza gloriosa c' anche il timore. Ognuno che ha forza ha timore; chi non ha forza
vilipeso da tutti. 3. Temi le opere del diavolo che sono cattive. Temendo il Signore, temerai le
opere del diavolo e non le farai, ma ti allontanerai da esse. 4. Duplice il timore. Se vuoi
compiere il male temi il Signore e non lo farai; se vuoi, invece, compiere il bene temi il Signore e
lo farai. Il timore del Signore forte, grande e glorioso. Temi il Signore e vivrai in lui. Quelli che
lo temono e osservano i suoi precetti vivranno in Dio". 5. "Perch, chiedo, signore, hai detto di
coloro che osservano i suoi comandamenti: vivranno in Dio?". "Perch ogni creatura teme il
Signore, ma non osserva i suoi precetti. presso Dio la vita di quelli che lo temono e osservano
i suoi precetti. Per coloro che non osservano i precetti di lui, non c' vita in loro".

Ottavo precetto
L'astinenza duplice
XXXVIII, 1. "Ti dissi che le opere di Dio sono duplici; ed anche l'astinenza duplice. Da alcune
cose bisogna astenersi, da altre no". 2. "Fammi conoscere, signore, quelle da cui bisogna
astenersi, e quelle da cui non bisogna". "Ascolta. Astieniti dal male e non farlo. Non astenerti
dal bene, ma operalo. Se ti astieni dall'operare il bene, compi un grande peccato. Se ti astieni
dal fare il male, operi una grande giustizia. Astieniti da ogni malvagit, facendo il bene". 3.
"Quali, signore, sono le malvagit da cui bisogna che ci asteniamo?". "Ascolta, dice:
dall'adulterio e dalla fornicazione, dal bere fuori misura, dalle prave delizie, dalle molte
vivande, dal lusso della ricchezza, dalla ostentazione, dall'orgoglio, dalla superbia, dalla
menzogna, dalla maldicenza, dall'ipocrisia, dal rancore e da ogni bestemmia. 4. Nella vita degli
uomini questi vizi sono i peggiori. Da tutti questi vizi bisogna che si astenga il servo di Dio; chi
non se ne astiene non potr vivere in Dio. Ascolta anche le cose che li seguono". 5. "Signore, vi
sono ancora opere inique?". "E sono molte dalle quali bisogna che il servo di Dio si astenga: il
furto, la menzogna, la frode, la falsa testimonianza, l'avarizia, la nefasta concupiscenza,
l'inganno, la vanagloria, la baldanza e quanto vi di simile. 6. Non ti sembra che queste cose
siano un male? E sono un male assai grave, aggiungo, per i servi di Dio. Da tutti questi mali
deve astenersi il servo di Dio. Astieniti da tutti questi mali perch tu viva con Dio e sia
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annoverato tra coloro che li tengono lontano. Queste, dunque, le cose da cui bisogna che ti
astenga. 7. Ascolta, invece, le cose da cui non ti devi astenere, ma le devi fare. Non ti astenere
dal bene, ma fallo". 8. Chiedo: "Signore, mostrami la virt delle opere buone, perch io cammini
in esse e le persegua e facendole mi possa salvare". "Ascolta, dice, le opere di bene che devi
compiere e non trascurare. 9. Prima di tutto la fede, il timore del Signore, la carit, la
concordia, le parole di giustizia, la verit, la pazienza. Nulla vi di meglio nella vita degli
uomini. Se uno osserva queste cose e non se ne astiene, beato nella sua vita. 10. Ascolta il loro
seguito: assistere le vedove, visitare gli orfani e i bisognosi, liberare dalle ristrettezze i servi di
Dio, essere ospitale (nella ospitalit talvolta si trova a fare il bene), non ostacolare nessuno,
essere sereno, essere il pi umile di tutti gli uomini, rispettare i vecchi, praticare la giustizia,
osservare la fratellanza, sopportare la prepotenza, essere magnanimo, non serbare rancore,
consolare gli afflitti, non allontanare dalla fede coloro che danno scandalo, ma convertirli e far
loro coraggio, ammonire i peccatori, non opprimere i debitori e i bisognosi, e altre cose simili.
11. Non ti sembra, mi dice, che queste cose siano buone?". Rispondo: "Che cosa vi di meglio?".
"Cammina, dunque, mi replica, in esse e non astenertene, e vivrai in Dio. 12. Osserva, dunque, il
precetto: se fai il bene e non te ne astieni vivrai in Dio, e tutti quelli che operano in questo
modo vivranno in Dio. E ancora: se non fai il male e te ne astieni vivrai in Dio. E vivranno in
Dio quanti camminano osservando questi precetti".

Nono precetto
Rimuovere l'incertezza
XXXIX, 1. Mi dice: "Rimuovi da te l'incertezza e non dubitare assolutamente di chiedere a Dio,
dicendo in te stesso: come posso chiedere e ricevere dal Signore avendo io peccato molto
contro di lui? 2. Non pensare cos, ma con tutto il tuo cuore rivolgiti al Signore e pregalo con
fermezza, e conoscerai la sua grande misericordia, perch non ti abbandoner, ma compir la
preghiera della tua anima. 3. Dio non come gli uomini che serbano rancore, ma egli non
ricorda le offese ed ha compassione per la sua creatura. 4. Tu, intanto, purifica il tuo cuore da
tutte le vanit di questo mondo e dai vizi che ti sono stati prima detti, e chiedi al Signore.
Riceverai tutto e sarai esaudito in ogni tua richiesta, se chiederai con fermezza al Signore. 5. Se
nel tuo cuore sei titubante, non otterrai nessuna tua richiesta. Coloro che dubitano in Dio,
sono indecisi e assolutamente nulla ottengono delle loro richieste. 6. Coloro che sono perfetti
nella fede tutto chiedono credendo nel Signore e ottengono, perch chiedono con fermezza,
senza mostrarsi incerti. Ogni uomo incerto, se non si converte, difficilmente si salver. 7.
Purifica, dunque, il tuo cuore dall'incertezza, rivestiti della fede, che forte, credi in Dio ed
otterrai tutte le richieste che fai. Se avendo fatto al Signore qualche richiesta, ottieni pi tardi,
non dubitare perch non ottieni presto la richiesta della tua anima. Certamente, per qualche
prova o per qualche colpa che tu ignori, ottieni pi tardi la tua richiesta. 8. Tu, dunque, non ti
stancare di fare al Signore la richiesta della tua anima, e l'otterrai. Se nel chiedere ti scoraggi e
dubiti, accusa te stesso e non chi ti munifico. 9. Guardati dall'incertezza: essa turpe,
insensata e sradica dalla fede molti credenti e i forti. Tale incertezza figlia del diavolo e
troppo inganna i servi di Dio. 10. Disprezza, dunque, l'incertezza e vincila in ogni cosa,
rivestendoti della fede forte e potente. La fede, infatti, tutto promette, tutto compie, mentre
l'incertezza, non avendo fiducia in s, sbaglia tutte le opere che intraprende. 11. Vedi, dunque,
dice, che la fede dall'alto, da parte del Signore ed ha una grande forza. L'incertezza, invece,
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Sant' Ignazio di Antiochia 100

spirito terrestre, dal diavolo e non ha forza. 12. Tu servi la fede che ha forza e allontana
l'incertezza che non ne ha e vivrai con Dio. Vivranno con Dio quanti la pensano cos".

Decimo precetto
Allontanare la tristezza
XL (1), 1. "Allontana da te, dice, la tristezza che sorella della incertezza e della collera". 2. "In
che modo, chiedo, o signore, sorella di queste? Mi sembra che una cosa sia la collera, una
cosa l'incertezza, ed altro la tristezza". "Sei uno stolto, risponde, perch non sai che la
tristezza il peggiore di tutti gli spiriti ed la pi nociva ai servi di Dio. Al di sopra di ogni
spirito distrugge l'uomo, contrista lo Spirito Santo e poi salva". 3. "Io, signore, sono corto di
mente e non comprendo queste similitudini. Non saprei come pu contristare e poi salvare". 4.
"Ascolta, dice: quelli che non hanno mai fatto ricerche sulla verit n hanno indagato sulla
divinit ed hanno solo creduto, sono presi dalle faccende, dalla ricchezza, dalle amicizie
pagane e da molti altri affari di questo mondo. Quanti vivono per queste cose non
comprendono le allegorie della divinit. Ottenebrati e rovinati dalle loro attivit diventano
aridi. 5. Come le belle vigne se vengono trascurate, inaridiscono per le spine e le varie erbacce,
cos gli uomini che hanno creduto quando si lasciano distrarre, travolti dalle molte faccende
che ho ricordate, ingannano la loro mente e non capiscono completamente nulla della
giustizia. Quando sentono parlare della divinit e della verit, la loro mente si trascina
nell'azione, ed essi non comprendono assolutamente nulla. 6. Invece, coloro che temono Dio e
cercano la divinit e la verit ed hanno il cuore rivolto al Signore, capiscono e colgono presto
tutto ci che si dice loro. Hanno in se stessi il timore del Signore. L ove abita il Signore, si ha
la completa intelligenza. Lgati al Signore e tutto avvertirai e comprenderai".

L'incertezza e l'ira
XLI (2), 1. "Ascolta, dunque, o stolto, in che modo la tristezza caccia lo Spirito Santo e poi
salva. 2. Quando un indeciso indotto a qualche impresa e fallisce per la sua incertezza, il
dolore entra nell'uomo, contrista lo Spirito Santo e lo caccia. 3. Poi se la collera si attacca
all'uomo per qualunque faccenda sia, lo esaspera molto; di nuovo la tristezza subentra nel
cuore dell'uomo adirato che prova dolore per l'impresa compiuta e si pente perch ha agito
male. 4. Sembra che questa tristezza abbia salvezza perch chi ha fatto i1 male si pentito.
Ambedue le cose contristano lo spirito; l'incertezza perch non riusc nell'impresa, l'ira
contrista lo Spirito perch oper il male. Ambedue sono moleste allo Spirito Santo, l'incertezza
e la collera. 5. Lungi da te la tristezza e non angustiare lo Spirito Santo che abita in te, perch
non si rivolga a Dio contro di te e si allontani da te. 6. Lo Spirito di Dio dato a questa carne
non tollera n tristezza n angustia".

La gioia
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XLII (3), 1. "Rivestiti, dunque, di gioia che sempre gradita a Dio e gli accetta. In essa si
diletta. Ogni uomo allegro opera bene, pensa bene e disprezza la mestizia. 2. Invece l'uomo
triste si comporta sempre male. Prima agisce male perch contrista lo Spirito Santo che fu
dato gioioso all'uomo, poi, contristando lo Spirito Santo, compie l'ingiustizia di non supplicare
Dio e di non confessarsi a Lui. La preghiera dell'uomo triste non ha mai la forza di salire
all'altare del Signore". 3. "Perch, chiedo, la preghiera del triste non sale all'altare?". "Perch,
dice, la tristezza risiede nel suo cuore. La tristezza unita alla preghiera non permette che la
preghiera ascenda pura all'altare. Come l'aceto e il vino mescolati insieme non hanno lo stesso
sapore, cos la tristezza frammista allo Spirito Santo non conserva la stessa preghiera. 4.
Purficati, dunque, da questa nefasta tristezza e vivrai in Dio. E vivranno in Dio quanti
allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia".

Undicesimo precetto
Il falso profeta
XLIII, 1. Mostrandomi uomini seduti su una panca e un uomo seduto su di una cattedra mi
dice: "Vedi quelli che siedono sulla panca?". "Vedo, signore". Mi precisa: "Questi sono i fedeli, e
quello che seduto sulla cattedra un falso profeta che rovina la mente dei servi di Dio.
Rovina, cio, la mente dei dissociati, non dei fedeli. 2. I dissociati vanno da lui come da un
mago e gli chiedono che cosa accadr loro. Il falso profeta, non avendo forza alcuna dello
Spirito di Dio, risponde secondo le domande e le passioni della loro iniquit e soddisfa le loro
anime come essi vogliono. 3. Essendo egli vano, cose vane dice ai vani. Su ci che gli si
domanda, risponde con la vanit dell'uomo. Dice anche cose vere. Il diavolo, infatti, lo riempie
del suo spirito, con lo scopo di piegare qualche giusto. 4. Quanti, dunque, sono forti nella fede
del Signore, poich sono rivestiti di verit non aderiscono agli spiriti malvagi, ma se ne
allontanano. Quanti, invece, sono incerti e si convertono spesso, si rivolgono agli indovini
come i pagani ed acquisiscono un peccato maggiore divenendo idolatri. Chi interroga un falso
profeta su qualche faccenda, un idolatra, uno privo di verit, un insulso. 5. Infatti, ogni
spirito dato da Dio non si fa interrogare, ma avendo la forza divina, da s dice ogni cosa poich
dall'alto, dalla potenza dello Spirito di Dio. 6. Invece, lo spirito che si fa interrogare e si
pronunzia secondo le passioni degli uomini, terreno, leggero e non ha forza. Addirittura non
parla se non interrogato". 7. Chiedo: "Come, o signore, l'uomo distinguer chi profeta da chi
falso profeta?". "Ascolta, e di entrambi i profeti, come ti sto per dire, valuterai il profeta e il
falso profeta. Dalla vita distingui l'uomo che ha lo Spirito di Dio. 8. Prima, chi ha dall'alto lo
Spirito calmo, sereno, umile e lontano da ogni malvagit e desiderio vano di questo secolo.
Egli considera se stesso inferiore a tutti gli uomini e, interrogato, non risponde a nessuno, n
parla come una monade. Lo Spirito Santo non parla quando l'uomo vuole, ma solo quando Dio
vuole che parli. 9. Quando un uomo che ha lo Spirito di Dio entra in una riunione di uomini
giusti, che hanno la fede dello Spirito di Dio, e c' la preghiera della riunione di quegli uomini a
Dio, allora l'angelo dello spirito profetico, che dimora in lui, riempie l'uomo, e quell'uomo
pieno dello Spirito Santo parla alla moltitudine come il Signore vuole. 10. Cos si manifesta lo
spirito divino. Tale la potenza del Signore sullo spirito divino. 11. Ascolta ora, mi dice, intorno
allo spirito terreno e vano, che non ha forza ed insulso. 12. Prima, l'uomo che crede di avere lo
spirito si esalta e vuole avere il primo posto e subito si presenta sfacciato, impudente e loquace.
Vive fra molte mollezze e molti altri piaceri e accetta le rimunerazioni per la sua preghiera. Se
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Sant' Ignazio di Antiochia 102

non le riceve non profetizza. Potrebbe uno spirito divino ricevere la ricompensa e profetare?
Non possibile che un profeta di Dio faccia questo. Lo spirito di siffatti profeti terreno. 13. Poi
non si accosta per nulla all'assemblea di uomini giusti, ma li evita. Si unisce agli incerti e ai
vani e profetizza loro in un angolo. Li inganna parlando loro a vuoto di ogni cosa, secondo le
loro passioni; del resto ai vani egli risponde. Un vaso vuoto messo con gli altri vuoti non si
rompe, ma tra loro si armonizzano. 14. Quando giunge in un'assemblea piena di giusti che
hanno lo spirito divino e da loro si fa la preghiera, quell'uomo viene reso vano e lo spirito
terreno, per timore, fugge da lui. Diventa muto quell'uomo ed completamente disorientato
per non poter pi parlare. 15. Se conservi in un ripostiglio vino e olio e metti un vaso vuoto e di
nuovo vuoi sgombrare il ripostiglio, il vaso che mettesti vuoto, vuoto lo troverai. Cos anche i
profeti vuoti, quando entrano tra gli spiriti dei giusti, come vennero si ritrovano. 16. Ecco la
vita di entrambi i profeti. Giudicalo dalle opere e dalla vita l'uomo che dice di essere portatore
dello spirito. 17. Tu credi allo Spirito che viene da Dio e che ha forza, e non credere, invece, allo
spirito terrestre e vuoto, poich in lui non c' forza. Egli viene dal diavolo. 18. Ascolta la
similitudine che sto per dirti. Prendi una pietra e lanciala verso il cielo, vedi se puoi toccarlo. O
meglio, prendi un tubo d'acqua e tira il getto verso il cielo e vedi se puoi trapassarlo". 19. Dico:
"Come, signore, possono avvenire queste cose? Sono entrambe impossibili le cose che hai
detto". "Come queste cose sono impossibili, egli risponde, cos gli spiriti terrestri sono
impotenti e deboli. 20. Prendi, dunque, la forza che viene dall'alto. La grandine un infimo
granello e quando cade sulla testa di qualcuno come fa male! Ancora prendi la goccia che
scende dal tetto a terra: fora la pietra. 21. Pensa, dunque, che le cose pi piccole che dall'alto
cadono sulla terra hanno una grande forza. Cos anche lo spirito divino che viene dall'alto
potente. Tu credi, pertanto, a questo spirito, e allontana l'altro".

Dodicesimo precetto
Liberarsi da ogni desiderio cattivo
XLIV (1), 1. Mi dice: "Liberati da ogni desiderio cattivo e rivestiti di ogni desiderio buono e
santo. Rivestendoti di un tale desiderio odierai il desiderio cattivo e lo frenerai come vuoi. 2. Il
cattivo desiderio violento e difficilmente si addolcisce. terribile e con la sua massima ferocia
consuma gli uomini. Specialmente se vi cade un servo di Dio che non sia avveduto. Viene
terribilmente rovinato. Rovina, per, quelli che non indossano l'abito del desiderio buono e si
lasciano prendere da questo mondo. Sono questi che consegna alla morte". 3. Domando:
"Quali, o signore, sono le opere del desiderio cattivo che consegnano gli uomini alla morte?
Fammele conoscere, perch me ne voglio stare lontano". "Ascolta con quali opere lo spirito
cattivo fa morire i servi di Dio.
Seguire il desiderio buono
XLV (2), 1. "Prima di tutto il desiderio della donna o dell'uomo altrui, dello sfarzo, della
ricchezza, delle molte inutili vivande e bevande ed altre numerose e insulse mollezze. Ogni
mollezza insulsa e vana per i servi di Dio. 2. Questi desideri sono cattivi e fanno morire i servi
di Dio. Il desiderio cattivo figlio del diavolo. Bisogna stare lontano dai desideri cattivi per
vivere, standosene lontani, in Dio. 3. Quanti sono da essi dominati e non si oppongono, alla
fine muoiono. Fatali sono questi desideri cattivi. 4. Tu, dunque, rivestiti del desiderio della
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giustizia e armato del timore di Dio resisti ad essi. Infatti, il timore di Dio risiede nel desiderio
buono. Il desiderio cattivo, se ti vede armato del timore di Dio e che tu lo contrasti, ti fuggir
lontano e non si far pi vedere da te perch teme le tue armi. 5. Tu dunque, vincendo e
trionfando su di esso vieni al desiderio della giustizia e consegnagli la vittoria che riportasti,
servendolo come vuole. Se tu servi il desiderio buono e ad esso ti sottometti, puoi dominare il
desiderio cattivo e sottometterlo come vuoi".
Adempiere il ministero affidato
XLVI (3), 1. "Vorrei sapere, signore, con quali maniere devo servire il desiderio buono".
"Ascolta: pratica la giustizia e la virt, la verit e il timore del Signore, la fiducia e la
mansuetudine e quante cose buone sono simili a queste. Operando ci sarai un servo di Dio
accetto e vivrai con Lui. Tutti quelli che serviranno il desiderio buono vivr in Dio". 2.
Terminati i dodici precetti, mi dice: "Questi sono i precetti, cammina nella loro via e prega
quelli che ascoltano che la loro conversione sia pura per i rimanenti giorni della loro vita. 3.
Adempi con cura il ministero che ti affido e opererai molto. Sarai gradito a quelli che vogliono
convertirsi e crederanno alle tue parole. Sar con te e li indurr a credere". 4. Gli chiedo:
"Questi precetti sono grandi, belli, eccellenti, e possono rallegrare il cuore dell'uomo che pu
osservarli. Non so, o signore, se questi precetti possono essere osservati dall'uomo, poich sono
troppo duri". 5. Rispondendo mi dice: "Se sei convinto che si possono osservare, li osserverai
senza difficolt e non saranno duri. Se, invece, si insinua nel tuo cuore che non possono essere
osservati dalluomo, non li osserverai. 6. Ora ti dico: se non li osserverai, ma li trascuri, non
avrai salvezza n tu, n i tuoi figli, n la tua casa poich tu hai ritenuto che questi precetti non
possono essere osservati dall'uomo".
La paura del diavolo non ha forza
XLVII (4), 1. Mi disse queste cose con uno sdegno tale che rimasi sconvolto ed ebbi molta
paura. Il suo aspetto si alter in modo che un uomo non poteva sostenere la sua ira. 2.
Vedendomi tutto disorientato e confuso, incomincio a parlarmi con pi moderazione e
dolcezza e mi disse: "Insulso, dissennato e incerto, non sai che la gloria di Dio grande, forte e
stupenda? Egli non cre il mondo per l'uomo e tutta la sua creazione sottomise all'uomo
dandogli il potere di dominare ogni cosa che sotto il cielo? 3. Se, dunque, dice, l'uomo il
signore di tutte le creature di Dio e su tutte domina, non pu dominare anche questi precetti?
Pu, precisa, dominare tutti questi precetti solo l'uomo che ha il Signore nel suo cuore. 4.
Quelli che hanno il Signore sulle labbra, ma il cuore indurito, sono assai lontani da Dio e per
loro questi precetti sono duri e inattuabili. 5. Mettete il Signore nel vostro cuore, voi che siete
vani e leggeri nella fede, e credete che nulla pi facile pi dolce e pi mite di questi precetti. 6.
Pentitevi, voi che camminate nei precetti del diavolo, difficili, aspri, duri e licenziosi e non
temete il diavolo perch non ha forza contro di voi. 7. Sar con voi io, l'angelo della penitenza
che lo domina. Il diavolo incute solo paura e la sua paura non ha forza. Non temetelo, dunque,
e fuggir da voi".
Il diavolo non trionfa
XLVIII (5), 1. Gli dico: "Signore, ascoltami per poche parole". "Di' pure quello che vuoi".
"L'uomo desideroso di osservare i precetti di Dio, e ognuno prega il Signore che lo rafforzi nei
suoi precetti e lo sottoponga ad essi. Ma il diavolo duro e domina". 2. "Non pu, replica,
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dominare i servi di Dio che sperano con tutto il cuore in Lui. Il diavolo pu combattere, ma
non pu trionfare. Se lo contrastate, vinto e scornato fuggir da voi. Quelli che sono vani
temono il diavolo come se avesse forza. 3. Quando l'uomo riempie di buon vino i recipienti pi
adatti e tra questi pochi semivuoti, se torna ai recipienti non osserva i pieni, perch li sa pieni,
ma osserva i semivuoti temendo che siano inaciditi. Presto, infatti, i recipienti semivuoti
inacidiscono e svanisce il sapore del vino. 4. Cos pure il diavolo va da tutti i servi di Dio, per
provarli. Quelli che sono pieni di fede gli resistono energicamente, e lui si allontana da loro
non avendo per dove entrare. Allora egli va dai vani e, trovando lo spazio, entra da loro ed
agisce con questi come vuole e gli diventano soggetti".

Convertirsi con tutto il cuore al Signore
XLIX (6), 1. "Io, l'angelo della penitenza, vi dico: "Non temete il diavolo. Fui inviato per stare
con voi che fate penitenza con tutto il vostro cuore e per rafforzarvi nella fede. 2. Credete in
Dio, voi che per i vostri peccati avete disperato della vostra vita, accresciuto le colpe e
appesantito la vostra esistenza. Se vi convertite al Signore con tutto il vostro cuore e operate la
giustizia per i rimanenti giorni della vostra vita e lo servite rettamente secondo la sua volont,
vi dar il perdono per tutti i precedenti peccati e avrete la forza di dominare le opere del
diavolo. Non temete assolutamente le minacce del diavolo. Egli inerte come i nervi di un
morto. 3. Ascoltatemi, dunque, e temete chi pu tutto salvare e perdere. Osservate questi
precetti e vivrete in Dio". 4. Gli chiedo: "Signore, ora mi sento rafforzato in tutti i
comandamenti di Dio perch tu sei con me. So che abbatterai tutta la forza del diavolo e noi lo
domineremo e vinceremo tutte le sue opere. E spero che il Signore, dandomi la forza, mi far
osservare questi precetti che hai ordinato". 5. "Li osserverai, mi dice, se il tuo cuore diviene
puro presso il Signore. Li osserveranno tutti quelli che purificheranno il loro cuore dalle vane
passioni di questo mondo e vivranno in Dio".

SIMILITUDINI
[Si.1, L- Si.2, Ll 3]

Prima similitudine
La nostra terra straniera
L, 1. Mi dice: "Voi servi di Dio, sapete di abitare una terra straniera. La vostra citt molto
lontana da questa. Se sapete la citt che dovete abitare, perch mai qui vi procurate campi,
apparati sontuosi, case e dimore inutili? 2. Chi prepara queste cose per questa citt non cerca
di ritornare nella propria. 3. O stolto, dissociato e infelice, non pensi che tutte queste cose ti
sono estranee e sotto il dominio di un altro? Infatti, il signore di questa citt dir: Non voglio
che tu abiti nella mia citt, ma vattene perch non obbedisci alle mie leggi. 4. Tu che hai
campi, abitazioni e molti altri averi, mandato via da lui, cosa potrai fare del campo, della casa
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e delle altre cose che ti procurasti? Ti dice giustamente il signore di questo paese: Obbedisci
alle mie leggi o vattene da questo paese. 5. Che dovrai fare tu, che hai una legge nella tua citt?
Per i tuoi campi e per le altre sostanze rinnegherai completamente la tua legge e camminerai
nella legge di questa citt? Vedi che non sia nocivo rinnegare la tua legge. Se vuoi tornare nella
tua citt, non sarai ricevuto perch rinnegasti la legge della tua citt e ne sei rimasto tagliato
fuori. 6. Bada, abitando in terra straniera, di non procurarti pi dello stretto necessario e sii
pronto. Quando il signore di questa citt vuole cacciarti perch ti sei opposto alla sua legge,
uscirai da questa citt e andrai nella tua e obbedirai alla tua legge senza ostilit e con gioia. 7.
Guardate, voi che servite il Signore avendolo nel cuore. Fate le opere di Dio, ricordandovi dei
suoi comandamenti e delle promesse che ha fatto. Credetegli, le adempir se sono osservati i
suoi precetti. 8. Invece dei campi, riscattate le anime oppresse come uno pu, visitate vedove e
orfani e non disprezzateli. Consumate le vostre ricchezze e tutte le sostanze che avete ricevuto
da Dio in questi campi e case. 9. Per questo il Signore vi arricch, per prestare a lui tali servizi.
molto meglio acquistare questi campi, sostanze e case che ritroverai nella tua citt quando
vi tornerai. 10. Questo investimento bello e santo, non ha n tristezza n paura, ma allegria.
Non fate, dunque, l'investimento dei pagani che dannoso ai servi di Dio. 11. Fate
l'investimento che vi proprio in cui potete rallegrarvi. Non defraudate, non toccate l'altrui e
non desideratelo; turpe desiderare le cose degli altri. Espleta il tuo lavoro e sarai salvo".

Seconda similitudine
La vite e l'olmo: la preghiera del ricco e del povero
LI, 1. Andando per il campo e osservando un olmo e una vite, meditavo su di essi e i loro frutti.
Mi apparve il pastore e mi disse: "Mediti sull'olmo e sulla vite?". "Penso, signore, che sono
adatti l'uno all'altra". 2. "Questi due alberi sono un simbolo per i servi di Dio". "Vorrei
conoscere, dico, il simbolo di questi alberi cui accenni". "Vedi l'olmo e la vite?". "Li vedo,
signore". 3. "La vite porta il frutto, l'olmo un albero senza frutto. Ma la vite, se non sale
sull'olmo, non pu dare frutti in abbondanza, giacendo per terra. Il frutto che poi porta, se non
sospeso all'olmo, marcisce. La vite che si attorciglia all'olmo produce frutto da parte sua e da
parte dell'olmo. 4. Vedi, dunque, che l'olmo produce molto frutto, non meno della vite, e forse
di pi". "Come, signore, di pi?". "Perch, dice, la vite sospesa all'olmo porta un bel frutto in
abbondanza, giacendo per terra, invece, poco e marcio. Questa similitudine si addice ai servi di
Dio, al povero e al ricco". 5. "Fammelo sapere, signore, in che modo". "Ascolta, mi dice. Il ricco
possiede molte sostanze, ma povero davanti al Signore. Preoccupato dei suoi beni, fa una
preghiera e una confessione al Signore assai breve, e la fa fugace, debole, senza principio n
forza. Il ricco che solleva il povero e gli somministra il necessario, crede che, se si adopera per
il povero, potr trarne la ricompensa presso Dio. Il povero ricco nella sua preghiera e nella
confessione e la sua preghiera ha grande forza presso Dio. Il ricco, quindi, provvede al povero
senza titubanza. 6. Il povero, aiutato dal ricco, prega Dio per lui e lo ringrazia per lui che l'ha
beneficato. E l'altro si preoccupa ancora del povero perch non sia abbandonato nella vita. Sa
che la preghiera del povero accetta e feconda presso il Signore. 7. L'uno e l'altro compiono un
lavoro; il povero fa la preghiera, in cui ricco, la preghiera che riceve dal Signore e a lui rende
per chi l'aiuta. Ugualmente il ricco offre al povero, senza titubanza, la ricchezza ricevuta da
Dio. E quest'opera grande e gradita a Dio perch il ricco, comprendendo la sua ricchezza, ha
lavorato per il povero, con i doni del Signore, ed ha rettamente compiuto un servizio. 8. Presso
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gli uomini l'olmo sembra che non porti il frutto, ma essi non sanno n comprendono che
quando si ha la siccit, l'olmo, avendo acqua, nutre la vite, e la vite, avendo continuamente
acqua, produce frutto doppio per parte sua e per parte dell'olmo. In questo modo anche i
poveri, pregando il Signore per i ricchi, ricolmano la ricchezza di questi e a loro volta i ricchi,
dando ai poveri il necessario, riempiono le loro anime. 9. L'uno e l'altro diventano partecipi
dell'opera giusta, e ci facendo, non vengono abbandonati da Dio, ma iscritti nei libri dei
viventi. 10. Beati coloro che posseggono e comprendono che sono ricchi ad opera del Signore!
Chi comprende questo potr compiere il bene".
Terza similitudine
Gli abitanti di questo mondo
LII, 1. Mi mostr molti alberi senza foglie, che mi sembravano quasi secchi. Erano tutti uguali.
Mi dice: "Vedi questi alberi?". "Li vedo tutti uguali e secchi". Mi risponde: "Gli alberi che vedi
sono gli abitanti di questo mondo". 2. "Perch sono come secchi e uguali?". "Perch in questo
mondo non si vedono n i giusti n i peccatori, ma sono uguali. Questo mondo un inverno
per i giusti e non si vedono perch abitano con i peccatori. 3. Come nell'inverno gli alberi
perdono le foglie e sono uguali e non si vedono quali sono secchi e quali vegeti, cos in questo
mondo non si vedono n i giusti n i peccatori, ma tutti sono uguali".
Quarta similitudine
La mente pura serve il Signore
LIII, 1. Mi mostra ancora molti alberi, alcuni verdeggianti, altri secchi e mi dice: "Vedi questi
alberi?". "Vedo i verdeggianti e i secchi". 2. "Gli alberi verdeggianti sono i giusti che abiteranno
nel mondo futuro. Il mondo futuro una estate per i giusti e un inverno per i peccatori.
Quando risplender la misericordia del Signore allora si vedranno i servi di Dio e si
manifesteranno a tutti. 3. Come nell'estate si vedono i frutti di ogni albero e si riconoscono
quali sono, cos saranno manifesti i frutti dei giusti e si riconosceranno tutti quelli che sono
validi in quel mondo. 4. I pagani e i peccatori, gli alberi secchi che vedesti, si troveranno aridi e
senza frutto in quel mondo e come legna secca saranno bruciati, e saranno riconosciuti.
Cattiva fu la loro condotta di vita. I peccatori saranno bruciati poich peccarono e non si
pentirono. I pagani poi saranno bruciati perch non riconobbero chi li cre. 5. Tu, dunque, in te
fruttifica, perch in quella estate il frutto sar riconosciuto. Allontana da te le molte faccende e
non peccare in nulla. Quelli che fanno molte cose peccano anche molto, perch si distraggono
con i loro affari e non servono il loro Signore. 6. Come, soggiunge, una simile persona potrebbe
chiedere qualche cosa al Signore e ottenerla non servendolo? Otterranno le loro richieste quelli
che lo servono. In nulla saranno esauditi quelli che non lo servono. 7. Uno che intento ad un
solo lavoro pu servire il Signore. La sua mente non si dissipa lontano dal Signore, ma lo serve
rimanendo pura. 8. Facendo queste cose potrai fruttificare nel mondo futuro, e fruttificher
pure chiunque le far".
Quinta similitudine
Il vero digiuno
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Sant' Ignazio di Antiochia 107

LIV (1), 1. Mentre digiunavo e stavo seduto su di un monte a ringraziare il Signore per tutto ci
che ha fatto per me, vedo il pastore che mi si siede accanto e dice: "Perch mai di buon'ora sei
venuto qui?". "Perch ho stazione, signore". 2. "Che significa stazione?". "Digiuno, signore".
"Cosa questo digiuno?". "Come si suole, cos io digiuno". 3. "Non sapete, dice, digiunare per
amore di Dio, n digiuno questa cosa inutile che fate a lui". "Perch, signore, dici questo?". "Ti
dico che non digiuno questo che vi sembra di fare. Ti insegner quale il digiuno completo e
accetto al Signore". "S, signore, mi farai contento e conoscer il digiuno accetto a Dio".
"Ascoltami. 4. Dio non vuole questo digiuno vano; cos digiunando per amore di Dio nulla
operi per la giustizia. Digiuna, invece, per amore di Dio, cos. 5. Non far nulla di male nella tua
vita, ma servi il Signore con cuore puro; osserva i suoi comandamenti, camminando nei suoi
precetti, e non entri nel tuo cuore alcun desiderio malvagio e credi in Dio. Se ci farai e Lo
temerai, astenendoti da ogni opera malvagia, vivrai in Dio. Se adempi queste cose, farai un
grande digiuno accetto al Signore".

Il servo fedele stimato
LV (2), 1. "Ascolta la similitudine che sto per dirti che concerne il digiuno. 2. Un tale possedeva
un podere e molti servi e piant la vigna in una parte del podere. Doveva partire. Scelto un
servo fedele e stimato, lo chiam e gli disse: Prendi la vigna che piantai, muniscila di una
palizzata e, sino a quando io non torni, altro non fare alla vigna. Osserva questo mio precetto,
e per me sarai libero. Il padrone part per terra straniera. 3. Partito il padrone, il servo cinse di
una palizzata la vigna. Finita la palizzata, vide che la vigna era piena di erbe. 4. Tra s pens:
ho adempiuto l'ordine del padrone. Vangher poi la vigna, che vangata sar pi curata, e, non
soffocata dalle erbe, dar pi frutto. Zapp la vigna ed estirp tutte le erbe che erano nella
vigna. La vigna divenne bellissima e rigogliosa, senza le erbe che la soffocavano. 5. Dopo un po'
di tempo venne il padrone del campo e del servo ed entr nella vigna. Vide la vigna ben
recintata di uno steccato, che era pure vangata, e con tutte le erbe estirpate e che le viti erano
rigogliose. Si rallegr dei lavori del servo. 6. Chiamato il figlio che gli era molto caro e suo
erede, e gli amici che aveva consiglieri, disse loro ci che aveva ordinato al servo e ci che
aveva trovato. Essi si congratularono col servo per la testimonianza resagli dal padrone. 7.
Disse loro: A questo servo promisi la libert, se avesse osservato l'ordine che gli davo. L'osserv
e in aggiunta fece un bel lavoro alla vigna che mi piacque molto. Per questo lavoro che ha
fatto, voglio crearlo erede insieme a mio figlio. Egli ha pensato una cosa buona, non l'ha
scartata, ma l'ha mandata a termine. 8. A questa intenzione, il figlio del padrone acconsent
che il servo divenisse con lui erede. 9. Dopo pochi giorni, il suo padrone di casa diede un festino
e gli mand molte vivande del banchetto. Il servo prese le vivande che il padrone gli aveva
mandato e, tolto il necessario per s, diede poi il resto a tutti i suoi conservi. 10. I conservi
ricevendo le vivande gioirono e incominciarono a pregare per lui perch egli, che li aveva
trattati cos bene, trovasse grazia ancora pi grande presso il padrone. 11. Il padrone seppe
tutto questo e molto si rallegr per la condotta del servo. Il padrone di nuovo chiam gli amici
e il figlio e parl loro del comportamento che il servo tenne per le vivande ricevute. Essi ancor
pi approvarono che il servo divenisse erede insieme al figlio".

Il digiuno unito ai precetti del Signore
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Sant' Ignazio di Antiochia 108

LVI (3), 1. Gli dico: "Signore, non comprendo queste similitudini n potrei coglierle se non me le
spieghi". 2. "Tutto ti spiegher chiarendoti quanto ti dir. Osserva i precetti del Signore e gli
sarai gradito e sarai annoverato tra quelli che custodiscono i suoi comandamenti. 3. Se farai
qualche cosa di buono oltre il comandamento di Dio, ti procurerai una gloria maggiore e pi
glorioso di quello che dovevi essere sarai presso Dio. Se osservando i precetti di Dio aggiungi
anche questi servizi, gioirai, facendoli secondo il mio volere". 4. Gli dico: "Signore, osserver ci
che tu vuoi. So che tu sei con me". "Sar con te, dice, perch hai tanto desiderio di fare il bene, e
sar con tutti quanti hanno lo stesso desiderio. 5. Il digiuno, osservando i precetti del Signore,
molto bello. Cos osserverai, dunque, il digiuno che stai per fare. 6. Prima di tutto guardati da
ogni parola cattiva e da ogni desiderio malvagio e purificati il cuore da tutte le cose vane di
questo mondo. Se osserverai ci, sar questo il digiuno perfetto. 7. Farai poi cos. Compiute le
cose prescritte, il giorno in cui digiunerai non gusterai nulla, tranne pane e acqua. Dei cibi che
avresti mangiato calcola la quantit del denaro di quella giornata che avresti speso, mettila da
parte e la darai alla vedova o all'orfano o al bisognoso. In questo modo ti farai umile e, per
questa umilt, chi ha ricevuto riempie la sua anima e pregher il Signore per te. 8. Se compi il
digiuno che ti ho comandato, il tuo sacrificio sar accetto al Signore, e questo digiuno sar
notato e il servizio che compi bello e gioioso e ben accolto dal Signore. 9. Questo osserverai
tu con i tuoi figli e tutta la tua casa e osservandolo sarai felice. E quelli che udendo i precetti li
osservano, saranno beati e riceveranno dal Signore le cose che chiedono".

Chiedere l'intelligenza delle cose al Signore
LVII (4), 1. Lo pregai molto che mi spiegasse la similitudine del campo, del padrone, della vite,
del servo che aveva recintato la vigna, dei pali, delle erbe estirpate dalla vigna, del figlio e degli
amici consiglieri. Compresi che tutto questo una parabola. 2. Rispondendo mi disse: "Sei
molto audace nell'interrogare. Non devi assolutamente chiedere nulla. Ci che occorre sia
spiegato, sar spiegato". Gli dico: "Quanto mi hai mostrato e non hai spiegato, lo avr visto
invano se non ho capito cosa sia. Ugualmente, anche se mi dici similitudini e non le spieghi,
invano avr ascoltato qualcosa da te". 3. Di nuovo mi rispose dicendo: "Chiunque sia servo di
Dio ed abbia il Signore nel cuore, se chiede da lui intelligenza, la riceve e spiega ogni parabola,
e le parole per similitudini diventano comprensibili, con l'aiuto del Signore. Invece, quelli che
sono infingardi e pigri nella preghiera, esitano a chiedere al Signore. 4. Il Signore assai
misericordioso e dona senza dilazione a tutti coloro che gli rivolgono domanda. Tu, poi, che sei
fortificato dall'angelo glorioso e hai ricevuto da lui spirito di preghiera e pigro non sei, perch
non chiedi al Signore l'intelligenza? L'otterrai". 5. Gli dico: "Signore, avendoti con me ho
bisogno di pregarti e di interrogarti. Tu mi mostri tutto e mi parli. Se, invece, vedessi o
ascoltassi ci senza di te, mi sarei rivolto al Signore perch me lo spiegasse".

La spiegazione della parabola della vigna e il servo
LVIII (5), 1. "Ti ho detto poc'anzi che sei scaltro e audace nel chiedere la spiegazione delle
parabole. Poich sei cos perseverante, ti spiegher la parabola del campo e di tutte le cose
relative perch tu la faccia conoscere a tutti. Ascolta, dunque e afferrale. 2. Il campo questo
mondo, il padrone del campo chi cre tutte le cose, le perfezion e le consolid; il figlio lo
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Sant' Ignazio di Antiochia 109

Spirito Santo; il servo il figlio di Dio; le viti sono questo popolo che ha piantato. 3. I pali sono
gli angeli santi del Signore che difendono il suo popolo. Le erbe strappate dalla vigna sono le
malvagit del popolo di Dio. Le vivande che mand dal banchetto sono i precetti che diede al
suo popolo per mezzo di suo figlio. Gli amici e i consiglieri sono i primi santi angeli creati. Il
viaggio del padrone il tempo che resta per la sua venuta". 4. Gli dico: "Signore, tutto
grandioso, meraviglioso e glorioso. Come potevo io capire tutte queste cose? Nessun altro
uomo, anche se molto edotto, potrebbe comprenderle. Ancora, signore, spiegami ci che sto
per chiederti". 5. "Parlami, se desideri qualche cosa". "Signore, chiedo perch il figlio di Dio
sotto forma del servo in questa parabola".

La legge ricevuta dal Padre
LIX (6), 1. "Ascolta, dice, il figlio di Dio non sotto forma di servo, ma in grande potenza e
signoria". Gli rispondo: "Non intendo come". 2. "Perch, dice, Dio piant la vigna, cio cre il
popolo e lo diede al figlio suo e il figlio stabil gli angeli su di loro per custodire ognuno. Egli
cancell i loro peccati patendo assai e sostenendo molte fatiche. Nessuna vigna pu essere
vangata senza sudore e sofferenza. 3. Egli avendo purificato i peccati del popolo insegn le vie
della vita, dando la legge ricevuta dal Padre. Osserva, dice, che egli il Signore del popolo
perch ha ricevuto ogni potere dal Padre. 4. Ascolta perch il Signore prese come consigliere
suo figlio e gli angeli santi per l'eredit da dare al servo. 5. Dio fece abitare nella carne che volle
lo Spirito Santo, che preesisteva e che fece ogni creatura. Questa carne, in cui prese dimora lo
Spirito Santo, serv bene lo Spirito camminando nella santit e nella castit, e non lo
contamin in nulla. 6. Scelse questa carne a partecipare dello Spirito Santo, perch essa si era
comportata degnamente e castamente e aveva sofferto con lo Spirito collaborando in ogni cosa
e conducendosi con fortezza. Piacque a Dio il comportamento di questa carne che avendo lo
Spirito Santo non si macchi sulla terra. 7. Prese come consigliere il figlio e gli angeli gloriosi
perch questa carne, avendo ubbidito allo Spirito con soddisfazione, ottenesse una tenda e non
sembrasse aver perduta la ricompensa del suo servizio. Ogni carne ritrovata pura e senza
macchia ricever una ricompensa; in essa abit lo Spirito Santo. 8. Hai la spiegazione anche di
questa parabola".
LX (7), 1. "Ho gioito, signore, ascoltando questa spiegazione". "Ascolta ora: serba pura ed
immacolata questa tua carne, perch lo spirito che abita in essa le renda testimonianza e la
carne sia giustificata. 2. Vedi di non insinuare mai nel tuo cuore che questa carne sia
corruttibile e di non abusarne per qualche colpa. Se tu contamini la carne, contamini lo Spirito
Santo, e se contamini la carne non vivrai". 3. "Signore, dico, se c' stata qualche ignoranza
precedente prima che si fossero udite queste parole, come si pu salvare l'uomo che ha
macchiato la sua carne?". "Per le precedenti mancanze, dice, a Dio solo possibile dare la
guarigione, suo ogni potere. 4. Ora sta' attento e il Signore assai misericordioso le guarir, se
non contamini pi la carne e lo spirito. Entrambi sono accomunati e l'una non pu
contaminarsi senza l'altro. Conservali puri entrambi e vivrai in Dio".
Sesta similitudine
Il pentimento rimuove le iniquit del mondo
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Sant' Ignazio di Antiochia 110

LXI (1), 1. Seduto nella mia casa glorificavo il Signore per tutte le cose che avevo visto e
meditavo sui precetti che - belli, potenti, gioiosi e gloriosi - potevano salvare l'anima dell'uomo.
Dicevo tra me: sar felice se cammino nella via di questi precetti, e beato sar chiunque
camminer nella loro via. 2. Mentre tra me dico questo, lo vedo d'improvviso seduto vicino a
me che mi diceva: "Perch ti dissoci sui precetti che ti diedi? Sono buoni, non dubitare
minimamente, ma rivestiti della fede del Signore e marcia sulla loro via. Ti rafforzer in essi. 3.
Sono precetti vantaggiosi a quelli che vogliono pentirsi. Se non camminano nella loro via, vana
la loro penitenza. 4. Voi che vi pentite rimuovete le iniquit di questo mondo che vi rovinano.
Rivestiti di ogni verit della giustizia, potete osservare questi precetti e non accrescere i vostri
peccati. Non aggiungendo pi nulla, cancellerete i vostri peccati precedenti. Camminate nella
via dei precetti e vivrete in Dio. Questo vi stato detto da me". 5. Dopo che ebbe parlato con
me disse: "Andiamo al campo e ti mostrer i pastori delle pecore". "Andiamo, signore".
Andammo in una pianura, e mi mostr un giovane pastore che indossava un insieme di vestiti
di color giallo. 6. Pascolava molte pecore e queste pecore erano come lascive e troppo dissolute
e giulive saltellando qua e l. Lo stesso pastore era assai contento del suo gregge. Il volto di lui
era molto allegro ed egli andava su e gi tra le pecore. Vidi pure altre pecore lascive e dissolute,
per non saltellavano.

Morte e corruzione
LXII (2), 1. Mi dice: "Vedi il pastore?". "Lo vedo, signore". "Questo l'angelo della dissolutezza e
della volutt. Egli guasta le anime dei servi di Dio che sono vuoti e li devia dalla verit,
seducendoli con le malvagie passioni per cui trovano la morte. 2. Si dimenticano dei precetti
del Dio vivente e camminano nella via dei piaceri e dei godimenti vani e sono rovinati da questo
angelo. Chi va a morte, chi si corrompe". 3. Gli dico: "Signore non capisco chi a morte, chi a
corruzione". "Ascolta, dice, le pecore che vedi giulive e saltellanti sono coloro che per sempre si
sono distaccati da Dio e si sono dati ai piaceri di questo mondo. In loro non c' conversione di
vita perch hanno aggiunto la bestemmia contro il nome del Signore. Per loro c' la morte. 4.
Le pecore che vedesti non saltellare, ma pascolare insieme, sono quelli dediti ai godimenti e ai
piaceri, ma non bestemmiarono il Signore. Essi, lontani dalla verit, furono corrotti ma per
loro c' speranza di penitenza nella quale possono vivere. La corruzione ha qualche speranza di
rinnovamento, la morte, invece, ha la rovina eterna". 5. Avanziamo ancora un poco e mi
mostra un pastore grande d'aspetto, quasi selvaggio, che vestiva una pelle caprina bianca con
una bisaccia sulla spalla e un bastone molto ruvido e nodoso in mano e una grande frusta.
Aveva uno sguardo tanto truce che mi mise paura. 6. Questo pastore riceveva dal pastore
giovane le pecore che erano lascive e dissolute e non saltellavano. Egli le cacciava in un dirupo
pieno di spine e di triboli e le pecore non potevano districarsi dalle spine e dai triboli perch ne
rimanevano impigliate. 7. Pascolavano prese tra le spine e i triboli e soffrivano assai, percosse
da lui. Le spingeva qua e l e non dava ad esse pace; addirittura non riuscivano a reggersi.

Le prove della vita
LXIII (3), 1. Vedendole cos flagellate e percosse, mi dispiacevo perch erano cos tormentate e
non avevano mai pace. 2. Dico al pastore che parlava con me: "Signore chi quel pastore
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Sant' Ignazio di Antiochia 111

implacabile e duro che non ha nessuna piet di queste pecore?". Mi risponde: " l'angelo del
castigo; uno degli angeli giusti assegnato al castigo. 3. Egli prende quelli che hanno errato
lontano da Dio camminando nella via delle passioni e dei piaceri di questo mondo e li punisce,
come ognuno ha meritato, con diversi castighi atroci". 4. "Signore, desidererei sapere quali
sono questi diversi tormenti". "Ascolta, le varie prove e castighi sono le prove della vita. Alcuni
sono puniti con malanni, altri con privazioni, altri con malattie varie, altri con ogni disgrazia;
altri, infine, sono offesi da indegni e soffrono parecchi altri mali. 5. Molti, incerti nelle
decisioni, intraprendono molte cose e nulla loro riesce. Dicono che non hanno successo nei
loro affari e, non ricordandosi nel loro cuore che operarono male, incolpano il Signore. 6.
Quando sono afflitti da ogni tribolazione, allora mi vengono consegnati per una buona
rieducazione. Si rafforzano nella fede del Signore e, per i rimanenti giorni della loro vita, lo
servono con cuore puro. Quando si pentono allora risaltano nel loro cuore le opere perverse
che compirono, e glorificano Dio perch giudice giusto e giustamente ognuno ha tutto
sofferto secondo le proprie azioni. Dopo servono il Signore con cuore puro e riescono in ogni
azione, ricevendo da Dio quello che chiedono. Allora glorificano il Signore, perch mi furono
affidati e non soffrono pi alcun male".

L'ora del tormento
LXIV (4), 1. Gli dico: "Signore, spiegami ancora questo". "Che cerchi?". "Dunque, signore, i
lussuriosi e i traviati sono tormentati tanto tempo per quanto sono stati lussuriosi e traviati?".
Mi risponde: "Sono tormentati per lo stesso tempo". 2. "Per pochissimo, rispondo, sono
tormentati. Occorre, invece, che i gaudenti, poich dimentichi di Dio, siano puniti per sette
volte". 3. Mi dice: "Sei insensato e non conosci la forza del tormento". "Se la conoscevo, signore,
non ti avrei pregato di spiegarmela". Mi risponde: "Ascolta la forza di entrambe le cose. 4. Il
tempo della lussuria e del traviamento solo di un'ora, ma l'ora del tormento ha la forza di
trenta giorni. Passando un giorno nella lussuria e nel traviamento e un giorno nel tormento,
un giorno del tormento vale un anno intero. Per quanti giorni uno stato dissoluto, per tanti
anni tormentato. Vedi, mi dice, che il tempo del piacere e della seduzione assai breve,
mentre lungo quello della pena e del tormento".

La volutt
LXV (5), 1. "Signore, non ho del tutto capito i tempi del traviamento, della lussuria e della pena,
spiegamelo pi chiaramente". 2. Mi risponde: "La tua testardaggine dura e non vuoi
purificare il tuo cuore e servire Dio. Bada che non si compia il tempo e tu sia trovato stolto.
Ascolta per capire, come desideri, le cose. 3. Chi agisce da dissoluto e traviato e facendo quello
che vuole per un giorno solo, ha molta stoltezza addosso e non sa ci che fa. Il giorno dopo
dimentica ci che ha fatto il giorno prima. La lussuria e il traviamento non hanno memoria per
la follia che si ritrovano, mentre la pena e il castigo, se si attaccano all'uomo, per una giornata,
affliggono e tormentano sino ad un anno. La pena e il tormento hanno memoria grande. 4. Chi
viene tormentato e punito per un anno intero, si ricorda della lussuria e del tormento e sa che
per loro colpa soffre i mali. Ogni uomo dissoluto e traviato viene tormentato cos perch in vita
si consegn alla morte". 5. "Quali piaceri, signore, sono dannosi?". "Ogni cosa una volutt
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per l'uomo, se la fa per il piacere. Anche un iracondo, facendo quello che consentaneo alla
sua passione, un voluttuoso. Cos l'adultero, l'ubriaco, il maledico, il menzognero, l'avaro, il
ladro e chi opera cose simili, fa ci che consentaneo alla propria infermit. Egli voluttuoso
nella sua azione. 6. Tutte queste delizie sono dannose ai servi di Dio. Per tali deviazioni
soffrono quelli che sono puniti e castigati. 7. Si hanno anche dei piaceri che salvano gli uomini.
Molti invero facendo il bene, godono attirati dal loro piacere. , un piacere questo, proficuo ai
servi di Dio e procura la vita a un uomo siffatto. Le volutt nocive, invece, prima ricordate
procurano loro tormenti e castighi. Se si ostinano e non si pentono si procurano la morte".

Settima similitudine
La penitenza forte e pura
LXVI, 1. Pochi giorni dopo lo vidi nella stessa pianura in cui avevo visto anche i pastori e mi
dice: "Che cosa cerchi?". "Sono qui, rispondo, a chiederti che ordini al pastore addetto al
castigo di uscire dalla mia casa perch troppo mi tormenta". "Bisogna che tu sia afflitto. Cos
dispose l'angelo glorioso nei tuoi riguardi. Egli vuole che tu sia provato". "Che cosa ho fatto di
tanto grave, rispondo, per essere consegnato a tale angelo?". 2. "Ascolta, i tuoi peccati sono
molti, ma non tali perch sia dato in mano a questo angelo. La tua casa, per, commise grandi
peccati e ingiustizie. L'angelo glorioso fu irritato dalle loro azioni e dispose che tu per qualche
tempo fossi tormentato, perch anch'essi si pentano e si lavino da ogni cupidigia di questo
mondo. Quando si saranno pentiti e purificati, allora andr via da te l'angelo della punizione".
3. Gli faccio notare: "Essi operarono cose tali da far sdegnare l'angelo glorioso, ma io che cosa
feci?". "Diversamente, mi dice, quelli non possono essere tormentati, se tu, capo della casa, non
vieni tormentato. Per forza essi sono tormentati, se tu sei tormentato; se tu stai bene non
possono avere tormento alcuno". 4. "Ma vedi, signore, che si sono pentiti con tutto il loro
cuore". "So anch'io, dice, che si sono pentiti con tutto il loro cuore. Ritieni che i peccati di quelli
che si pentono siano subito rimessi? Assolutamente no. Bisogna invece che chi si pente
tormenti la sua anima e si umili profondamente in ogni cosa e soffra molte e varie punizioni.
Se sopporta i castighi che gli vengono, chi ha creato tutte le cose e le ha consolidate, di lui avr
ogni compassione dandogli un rimedio. 5. Ci sicuro se vede il cuore del penitente puro da
ogni cosa malvagia. A te e alla tua casa giova ora essere castigati. Ma perch parlo troppo?
Devi essere tormentato, come ordin l'angelo del Signore che ti affid a me. Di questo
ringrazia il Signore che ti stim degno che ti fosse rivelata la punizione, perch, conoscendola
prima, la potrai fortemente sopportare". 6. Gli chiedo: "Stammi vicino ed io potr sopportare
ogni afflizione". Mi risponde: "Star con te e pregher l'angelo punitore che ti castighi nella
forma pi leggera. Sarai castigato per breve durata e di nuovo sarai ristabilito al tuo posto.
Soltanto mantieniti nell'umilt e nel servizio a Dio Signore, con il cuore puro, insieme ai tuoi
figli e alla tua casa. Cammina nella via dei precetti che ti ho ordinato e la tua penitenza sar
forte e pura. 7. Se tu osservi ci con la tua casa, si allontaner da te ogni disgrazia. Il castigo
pure si allontaner da tutti quelli che camminano nella via di questi miei precetti".
Ottava similitudine
I rami del salice e l'angelo
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Sant' Ignazio di Antiochia 113

LXVII (1), 1. Mi mostr un grande salice che copriva piani e monti e alla sua ombra si erano
raccolti tutti i chiamati nel nome del Signore. 2. Il glorioso angelo del Signore, che era assai
alto, stava sopra il salice. Con una grande roncola tagliava i rami dell'albero e li dava al popolo
che era riparato sotto il salice. Erano piccoli i rami che distribuiva, di circa un cubito. 3.
L'angelo depose la roncola, dopo che tutti avevano ricevuto i rami, e l'albero rimase integro,
come l'avevo visto prima. 4. Mi meravigliai in me stesso dicendo: "Come mai dopo il taglio di
tanti rami l'albero rimasto integro?". Mi risponde il pastore: "Non ti meravigliare se l'albero
rimasto integro dopo il taglio di tanti rami. Lascia che tu veda tutto, mi dice, e ti sar spiegata
ogni cosa". 5. L'angelo richiedeva di nuovo i rami che aveva distribuito al popolo. Come ognuno
l'aveva ricevuto, cos veniva chiamato dall'angelo e gli dava il ramo. L'angelo del Signore li
prendeva e li osservava. 6. Da alcuni riaveva i rami secchi e rosi come dal tarlo. L'angelo
dispose che i consegnatari di tali rami fossero messi in disparte. 7. Altri li consegnavano secchi
ma non erano rosi dal tarlo; dispose che anche loro fossero messi in disparte. 8. Altri li
ridiedero mezzi secchi; anche questi furono messi in disparte. 9. Altri rendevano i rami mezzo
secchi con delle fessure; anche questi furono messi in disparte. 10. Altri consegnavano i rami
verdi con delle fessure; anche questi messi in disparte. 11. Altri ridavano i rami per met secchi
e met verdi; anche questi messi in disparte. 12. Altri poi riportarono i rami per due parti verdi
e per una terza secchi; anche questi messi in disparte. 13. Altri li consegnarono per due parti
secchi e per una terza verdi; anche questi messi in disparte. 14. Altri rendevano i rami quasi
tutti verdi, mentre era secca una piccolissima parte, la punta e con fessure; anche questi messi
in disparte. 15. Altri rami avevano una piccolissima parte verde, il resto, invece, era secco;
anche questi messi in disparte. 16. Altri vennero a consegnare i rami verdi come li avevano
ricevuti dall'angelo. La maggior parte consegnava tali rami e l'angelo se ne rallegr molto;
anche questi messi in disparte. 17. Altri ridavano i loro rami verdi e con germogli; anche questi
in disparte. L'angelo pure per loro si rallegr. 18. Altri consegnarono i loro rami verdi e con
germogli che portavano quasi il frutto. Gli uomini di questi rami erano molto gioiosi. L'angelo
si rallegrava nei loro riguardi, e con lui era pure lieto il pastore.
Il salice ama la vita
LXVIII (2), 1. L'angelo del Signore comand che si portassero delle corone. Furono portate
corone intrecciate come di palma e incoron gli uomini che avevano consegnato i rami con i
germogli e i frutti e li mand alla torre. 2. Mand alla torre anche gli altri, quelli che avevano
consegnato i rami con germogli ma senza il frutto, e diede loro un sigillo. 3. Tutti quelli che
andavano alla torre avevano una veste bianca come la neve. 4. Mand alla torre anche quelli
che avevano consegnato i rami verdi come li avevano ricevuti, dando loro una veste bianca e il
sigillo. 5. Dopo aver compiuto queste operazioni, l'angelo disse al pastore: "Io vado e tu
mandali alle mura come uno degno di abitare. Osserva con cura i loro rami e cos licenziali.
Esamina bene. Sta' attento che nessuno resti fuori e che qualcuno non ti sfugga; li prover io
sull'altare". Detto questo al pastore, and via. 6. Dopo che l'angelo part, il pastore mi disse:
"Prendiamo i rami di tutti e piantiamoli, se mai qualcuno potr riprendere". Gli faccio notare:
"Signore, come potranno riprendere i rami secchi?". 7. Mi risponde: "L'albero un salice che
ama la vita. Se noi piantiamo i rami ed essi prendono un po' di umidit, molti potranno
riprendere; proveremo poi ad innaffiarli. Se qualche ramo potr riprendere me ne rallegrer;
diversamente, se non riprender, non sar stato negligente". 8. Il pastore mi ordin di
chiamare i consegnatari dei rami, secondo il posto in cui erano stati assegnati. Vennero
gruppo a gruppo e consegnarono al pastore i rami. Il pastore prendeva i rami e secondo i
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gruppi li piantava. Dopo averli piantati vers su di essi molta acqua, tanto che i rami non ne
emergevano. 9. Dopo aver innaffiato i rami, mi dice: "Andiamo via, e tra pochi giorni
ritorneremo ad ispezionarli tutti. Chi fece nascere quest'albero vuole che tutti quelli che hanno
da esso preso i rami vivano. Io pure spero che questi rami, prendendo umidit e imbevuti
d'acqua, per la maggior parte riprendano".

I rami del salice sotto la legge
LXIX (3),1. Gli dico: "Signore spiegami che cosa quest'albero. Su di esso sono perplesso
perch, dopo il taglio di tali rami, l'albero integro e nulla appare da esso tagliato. Per questo
sono esitante". 2. "Ascolta, mi dice, questo grande albero che copre piani e monti e tutta la
terra la legge di Dio data a tutto il mondo. Questa legge il Figlio di Dio che fu annunziato
sino ai confini della terra. I popoli che sono sotto l'ombra sono quelli che hanno ascoltato la
predicazione e creduto in Lui. 3. L'angelo grande e glorioso Michele che ha il potere su questo
popolo e lo governa. Egli pone la legge nel cuore dei credenti e scruta se quelli cui la diede
l'hanno osservata. 4. Osserva i rami di ciascuno: i rami sono la legge. Vedi che molti rami sono
inservibili e vi riconoscerai quelli che non hanno osservato la legge; di ognuno noterai la
posizione". 5. Gli chiedo: "Signore, perch alcuni mand alla torre e altri affid a te?". Mi
risponde: "Quelli che trasgredirono la legge da lui ricevuta li lasci in mio potere per la
penitenza; quelli poi che furono nella legge e la osservarono sono a lui soggetti". 6. Chiedo:
"Signore chi sono gli incoronati che si dirigono alla torre?". Mi risponde: "Gli incoronati sono
quelli che lottarono contro il diavolo e lo sconfissero. Essi hanno sofferto per la legge. 7. Gli
altri che hanno consegnato i rami verdi, con i germogli senza il frutto, sono quelli che hanno
sofferto per la legge. Non avendola rinnegata non sono stati torturati. 8. Quelli che hanno
consegnato i rami verdi come li hanno ricevuti, sono santi e giusti. Hanno molto camminato
con il cuore puro, osservando i precetti del Signore. 9. Conoscerai il resto quando ispezioner i
rami piantati e innaffiati".

La consegna dei rami
LXX (4), 1. Dopo alcuni giorni ritornammo sul luogo, il pastore si sedette al posto dell'angelo di
grande altezza ed io vicino a lui. Mi disse: "Mettiti un grembiule e servimi". Cinsi il grembiule
di sacco che era pulito. 2. Visto che avevo il grembiule e che ero pronto a servirlo, mi disse:
"Chiama gli uomini per gruppi, come ognuno consegn i rami che abbiamo piantato". Andai
alla pianura e li chiamai tutti e si disposero per gruppi. 3. Disse loro: "Ognuno prenda il
proprio ramo e me lo porti". 4. Li consegnarono per primi quelli che li avevano secchi e mutili.
Perch secchi e mutili, ordin che fossero messi in disparte. 5. Poi consegnarono quelli che li
avevano secchi e non mutili. Altri consegnarono i rami verdi, altri ancora i rami secchi e rosi
come dal tarlo. Ordin che fossero messi in disparte quelli che avevano consegnato i rami verdi
e quelli, invece, che li avevano consegnati secchi e mutili, fossero posti con i primi. 6. Poi li
consegnarono quelli che avevano i rami mezzo secchi e con fessure; molti poi li consegnarono
verdi e senza fessure; alcuni, invece, verdi e con germogli che avevano il frutto, come li avevano
coloro che incoronati erano andati alla torre. Altri, invece, li consegnarono secchi e rosi, altri
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Sant' Ignazio di Antiochia 115

ancora secchi e non rosi; alcuni erano mezzo secchi e con fessure. Dispose che ognuno fosse
messo separatamente, chi presso il suo gruppo, chi in disparte.

Continua la consegna
LXXI (5), 1. Poi consegnarono quelli che avevano i rami verdi con le fessure. Tutti questi li
davano verdi e si fermavano nel loro gruppo. Il pastore si rallegr con loro perch tutti si erano
trasformati e avevano eliminato le fessure. 2. Consegnarono poi quelli che li avevano una met
verde e una met secca. I rami di alcuni furono trovati completamente verdi, di altri mezzo
secchi, di altri ancora secchi e rosi, di altri verdi e con i germogli. Di questi ognuno andava nel
proprio gruppo. 3. Poi consegnarono quelli che li avevano due parti verdi e la terza secca. Molti
li consegnarono verdi, altri met secchi, altri secchi e rosi. Di tutti questi ognuno era mandato
al proprio gruppo. 4. Consegnarono quelli che avevano i rami per due parti secchi e una terza
verde. Molti di loro li consegnarono mezzo secchi, altri secchi e rosi, altri meta secchi e con
fessure, pochi verdi. Tutti questi si misero nel proprio gruppo. 5. Consegnarono quelli che
avevano i rami verdi, una piccolissima parte secca e con fessure; tra questi alcuni li
consegnarono verdi, altri verdi e con germogli. Essi andarono al proprio gruppo. 6. Poi
consegnarono quelli che li avevano per una piccolissima parte verdi e il resto mezzo secchi. I
loro rami erano per la maggior parte mezzo verdi e con germogli che portavano il frutto, gli
altri erano tutti verdi. Per questi rami il pastore si rallegr assai, perch trovati cos. Ognuno
di loro and nel proprio gruppo.

Il pentimento salva la vita
LXXII (6), 1. Dopo aver ispezionato i rami di tutti, il pastore mi parl: "Ho detto che
quest'albero vitalissimo. Vedi quanti fecero penitenza e si salvarono?". "Li vedo, signore".
"Sappi, mi disse, che la misericordia del Signore, grande e gloriosa, ha concesso lo spirito di
penitenza a coloro che erano degni di pentirsi". 2. "Come mai, chiedo, tutti non si pentirono?".
"Il Signore concesse pentimento a quelli il cui cuore vede che sta per diventare puro e sta per
servirlo dal profondo. A quelli, invece, di cui vede l'inganno e la malizia e che si sarebbero
pentiti ipocritamente non concesse pentimento per non far bestemmiare di nuovo la legge di
Dio". 3. Gli chiesi: "Signore, spiegami ora chi sono quelli che hanno consegnato i rami e il loro
posto. Il motivo che, dopo averlo inteso, quelli che hanno creduto e ricevuto il sigillo, che
hanno rovinato invece di conservare integro, riconoscendo le loro azioni si pentano". "Essi poi
ricevendo da te il sigillo, glorificheranno il Signore che ha avuto piet di loro e invi te a
rinnovare i loro spiriti. 4. Ascolta, disse: i rami secchi e rosi dal tarlo sono gli apostati e i
traditori della Chiesa. Bestemmiando nei loro peccati il Signore, si vergognarono del nome del
Signore invocato su di loro. Questi per sempre sono morti a Dio. Vedi che nessuno si pent,
sebbene essi avessero sentito le parole che dicesti loro e che io ti ordinai. Da loro la vita si
allontanata. 5. Quelli che li hanno consegnati secchi e non guasti sono vicini ai precedenti.
Erano ipocriti e portavano dottrine estranee e pervertirono i servi di Dio, principalmente
perch non lasciavano che si pentissero quelli che avevano peccato, mentre li persuadevano
con stolte opinioni. Questi hanno speranza di pentirsi. 6. Vedi che molti di essi si sono pentiti
da quando hai parlato loro dei miei precetti e altri ancora si pentiranno. Quanti non si
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Sant' Ignazio di Antiochia 116

pentiranno hanno perduto la vita. Quelli che si pentirono, diventando buoni, hanno la loro
dimora nelle prime mura. Altri salirono nella torre. Vedi dunque, mi dice, che il pentimento dei
peccatori salva la vita, mentre il mancato pentimento la morte".

La dimora dentro la torre
LXXIII (7), 1. "Ascolta di quelli che consegnarono i rami mezzo secchi e con le fessure. I rami di
quelli che erano mezzo secchi sono i dissociati che n vivono n sono morti. 2. Quelli che li
hanno mezzo secchi e con fessure sono i dissociati e i calunniatori, che non trovano mai pace
in s e sono sempre in discordia. Anche per questi, dice, c' ancora possibilit di penitenza.
Vedi, disse, che alcuni si sono gi pentiti. In loro c' speranza di pentimento. 3. Quelli che si
sono pentiti hanno dimora entro la torre, quelli, invece, che si pentiranno molto tardi,
abiteranno nelle mura. Quanti poi non si pentiranno, persistendo nelle loro azioni, morranno
sicuramente. 4. Quelli che hanno consegnato i rami verdi con fessure furono sempre fedeli e
buoni. Hanno avuto qualche invidia tra loro per i primi posti e per qualche onore. Stolti sono
quelli che hanno una tale invidia! 5. Anche questi avendo ascoltato i miei precetti ed essendo
buoni si purificarono e si pentirono subito. La loro dimora era dentro la torre. Per se
qualcuno torner alla discordia, sar cacciato dalla torre e roviner la sua vita. 6. La vita di
coloro che osservano i precetti del Signore. Nei precetti non da parlare di priorit o di onore,
ma di pazienza e di umilt dell'uomo. In questi c' la vita del Signore; nei sediziosi e nei
trasgressori, invece, la morte".

Met vivi e met morti
LXXIV (8), 1. "Quelli che consegnarono i rami mezzo secchi e mezzo verdi sono gli immersi
negli affari e distaccati dalle cose sante. Perci una met viva, una met morta. 2. Molti
avendo inteso i miei precetti si pentirono. Quelli che si pentirono, hanno la loro dimora nella
torre. Alcuni, per, si separarono completamente e non hanno avuto pentimento. Per i loro
affari hanno bestemmiato e rinnegato il Signore. Perdettero la loro vita per la cattiveria che
fecero. 3. Molti di essi furono indecisi. Hanno ancora modo di pentirsi se si danno subito alla
penitenza. La loro dimora sar entro la torre. Se invece indugiano a pentirsi abiteranno nelle
mura; se non si pentono affatto perdono la loro vita. 4. Quelli che hanno consegnato i rami per
due parti verdi, e per una terza secchi sono i rinnegatori, di varie specie, del Signore. 5. Molti si
pentirono e sono entrati ad abitare nella torre, molti altri, invece, si staccarono
completamente da Dio perdendo irrimediabilmente la loro vita. Alcuni sono incerti e discordi
ed hanno possibilit di pentirsi se si convertono rapidamente e non permangono nei loro
piaceri. Se persistono nelle loro cose si procurano la morte".

Il pentimento sollecito
LXXV (9), 1. "Quelli che hanno consegnato i rami per due parti secchi e un terzo verdi sono i
fedeli arricchiti e onorati presso i pagani. Si rivestirono di una grande superbia e divennero
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sfrontati. Abbandonarono la verit, non si unirono ai giusti, e vissero con i pagani. Questa fu
la via loro pi gradita. Tuttavia non si distaccarono da Dio, ma rimasero nella fede, senza
compiere le opere della fede. 2. Molti di essi fecero penitenza e la loro dimora fu entro la torre.
3. Altri poi, vivendo sino alla fine con i pagani e trascinati dalla vanagloria di costoro, si
separarono da Dio. Agirono da pagani e furono annoverati tra questi. 4. Altri, invece, rimasero
incerti, senza la speranza di salvarsi per le azioni compiute. Alcuni, rimasti nella
dissociazione, gettavano discordie tra loro. Anche per questi dissociati delle loro azioni c'
pentimento; ma deve essere sollecito perch abitino nella torre. Per quelli, invece, che non si
pentono, ma persistono nei loro piaceri, la morte vicina".

La sofferenza piacevole
LXXVI (10), l. "Quelli che hanno consegnato i rami verdi, con le punte secche e le fessure,
furono sempre buoni, fedeli e gloriosi presso Dio, ma peccarono di poco, per vani desideri e
piccole cose tra loro. Dopo aver ascoltato le mie parole, la maggior parte subito si pent, e la
loro dimora fu entro la torre. 2. Alcuni di essi furono incerti, altri nell'incertezza suscitarono
grossi dissensi. In loro c' ancora speranza di penitenza perch furono sempre buoni.
Difficilmente qualcuno di loro morr. 3. Quelli che hanno consegnato i rami secchi con
pochissimo verde, sono coloro che ebbero solo fede, compiendo poi opere di ingiustizia. Non
apostatarono mai da Dio, e ne portarono volentieri il Nome accogliendo affabilmente nelle loro
case i servi di Dio. All'annunzio di questa penitenza si convertirono subito, praticando ogni
virt di giustizia. 4. Alcuni di essi, conoscendo le azioni che fecero, soffrono e soffrono con
piacere. Per tutti questi la dimora entro la torre".

La chiamata per mezzo del Figlio di Dio
LXXVII (11), 1. Dopo aver terminato la spiegazione su tutti i rami, mi disse: "Va' e riferisci a
tutti che si pentano e vivano in Dio. Il Signore ha avuto piet e mi ha mandato per dare a tutti
la penitenza, sebbene alcuni non siano degni di essere salvati per le loro opere. Ma il Signore,
poich magnanimo, vuole che sia viva la chiamata per mezzo di suo Figlio". 2. Gli dissi:
"Spero che tutti, Signore, ascoltando queste cose si pentiranno. Sono convinto che ognuno,
conoscendo le proprie opere e temendo Dio, si pentir". 3. Rispondendo mi disse: "Quanti si
pentono con tutto il cuore e si purificano dalle loro malvagit anzidette, senza accrescere di
pi i loro peccati, riceveranno dal Signore la guarigione delle loro colpe precedenti, se non sono
indecisi in questi precetti, e vivranno con Dio. Invece, quelli che accrescono le iniquit e
camminano nei desideri di questo mondo, condannano se stessi alla morte. 4. Tu cammina nei
miei precetti e vivrai in Dio. E vivr in Dio chiunque cammina in essi e agir rettamente". 5.
Dopo avermi manifestato questo e parlato di tutto, mi disse: "Ti mostrer il resto tra pochi
giorni".
Nona similitudine
Lo Spirito Santo
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Sant' Ignazio di Antiochia 118

LXXVIII (1), 1. Dopo che io scrissi i precetti e le similitudini del pastore, angelo della penitenza,
egli venne da me e mi disse: "Voglio mostrarti quanto ti manifest lo Spirito Santo nella figura
della chiesa. Lo Spirito il figlio di Dio. 2. Eri molto debole nella carne e non ti fu rivelato per
mezzo dell'angelo. Quando ti irrobustisti nello spirito e fosti forte della tua forza, in modo da
poter vedere anche l'angelo, allora ti fu manifestata, mediante la chiesa, la costruzione della
torre. Hai visto bene e con venerazione ogni cosa come da parte di una vergine. Ora da parte di
un angelo vedi per mezzo dello stesso spirito. 3. Bisogna che tu ora impari con maggiore
precisione ogni cosa da me. L'angelo glorioso mi ha indotto ad abitare nella tua casa perch tu
vedessi tutto con coraggio e non con timore come prima". 4. Mi port in Arcadia, su un monte
a forma di mammella. Mi fece sedere sulla cima e mi mostr una grande pianura e nel suo
orizzonte dodici monti, dei quali chi aveva un aspetto chi un altro. 5. Il primo nero come la
fuliggine; il secondo spoglio, senza erbe; il terzo pieno di spine e di triboli; 6. il quarto con erbe
mezzo secche, verdi nella parte superiore, secche nella parte verso le radici; certe erbe quando
il sole scottava divenivano secche. 7. Il quinto monte era assai scabroso e aveva erbe verdi. Il
sesto monte era pieno di crepacci grandi e piccoli. I crepacci avevano le erbe che non erano
molto rigogliose ma come appassite. 8. Il settimo monte aveva erbe floride e tutto il monte era
fiorente e vi pasceva ogni specie di animali e di uccelli. Pi vi pascevano animali ed uccelli pi
crescevano le erbe del monte. L'ottavo monte era pieno di sorgenti, e si abbeverava ogni specie
di creature del Signore alle sorgenti di questo monte. 9. Il nono monte non aveva
assolutamente acqua ed era del tutto deserto. Vi abitavano fiere e serpenti mortiferi che
uccidevano gli uomini. Il decimo monte aveva alberi giganti ed era del tutto ombroso e
all'ombra degli alberi le pecore giacevano riposandosi e ruminando. 10. L'undecimo monte era
molto alberato. Gli alberi erano fruttiferi e coperti di frutti diversi e chi li vedeva desiderava
mangiarli. Il dodicesimo monte era bianco, con una vista ridente. In s il monte era
meraviglioso.

Guardare avanti
LXXIX (2), 1. Mi mostr in mezzo alla pianura una grande roccia bianca che vi emergeva. La
roccia, pi alta delle montagne, era quadrangolare, tale da poter contenere tutto il mondo. 2.
La roccia era antica ed aveva una porta scavata; lo scavo della porta sembrava recente. La
porta splendeva pi del sole, ed io mi meravigliai di tale splendore. 3. Intorno alla porta vi
erano dodici vergini. Le quattro che occupavano gli angoli sembravano pi gloriose; anche le
altre erano gloriose. Stavano alle quattro parti della porta a due a due le vergini a mezza
distanza. 4. Vestivano una tunica bianca ed erano cinte splendidamente con la spalla destra
fuori, come per portare qualche peso. Cos erano pronte, molto liete e volenterose. 5.
Nell'osservare ci stupivo in me stesso, perch vedevo cose grandi e gloriose. Ero ancora
perplesso per quelle vergini che essendo delicate si comportavano virilmente, come se
dovessero sostenere tutto il cielo. 6. Il pastore mi dice: "Che vai in te pensando preoccupandoti
e attirandoti tristezza? Le cose che non puoi capire non trattarle come se tu fossi pieno di
senno, ma prega il Signore di ottenere l'intelligenza per comprenderle. 7. Tu non puoi vedere
quello che dietro di te, guarda quello che ti davanti. Non ti tormenti quello che non puoi
vedere. Domina le cose che vedi e non ti angustiare delle altre. Ti spiegher tutte le cose che ti
mostrer. Considera il resto".
La costruzione della torre
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LXXX (3), 1. Vidi che erano arrivati sei uomini alti, venerabili e simili di aspetto. Chiamarono
una moltitudine di persone e quelli che venivano erano alti, molto belli e forti. I sei uomini
comandarono loro di costruire una torre sulla roccia. Si ebbe un grande frastuono tra gli
uomini che erano venuti a costruire la torre e che correvano intorno alla porta. 2. Le vergini
che stavano intorno alla porta esortavano gli uomini a costruire la torre. Esse stendevano le
mani come se dovessero ricevere qualche cosa dagli uomini. 3. I sei uomini comandarono che
dal fondo si estraessero delle pietre e si portassero alla costruzione della torre. Vennero
estratte dieci pietre quadrate, lucenti e non ritagliate. 4. I sei uomini chiamarono le vergini e
comandarono loro di portare tutte le pietre da sistemare nella costruzione della torre, di
passare per la porta e di porgerle agli uomini che stavano costruendo la torre. 5. Le vergini
mettevano l'una sull'altra le prime dieci pietre estratte dal fondo e, insieme, una per volta le
trasportavano.

Non affaticarsi invano
LXXXI (4), 1. Come stavano intorno alla porta, cos portavano le pietre le vergini che
apparivano vigorose e che erano piazzate agli angoli della roccia. Le altre si erano messe dai
lati e trasportavano tutte le pietre. Attraverso la porta, come era stato comandato, le
porgevano agli uomini che le ricevevano per la costruzione della torre. 2. La costruzione della
torre aveva luogo sopra la grande roccia e la porta. Le dieci pietre furono adattate e riempirono
tutta la roccia, divenendo il fondamento della costruzione della torre. La roccia e la porta
sostenevano tutta la torre. 3. Dopo le dieci pietre, si estrassero dal fondo venticinque pietre che
ugualmente furono adattate alla costruzione della torre, portate dalle vergini come le
precedenti. Dopo queste si estrassero trentacinque pietre che ugualmente furono adattate alla
costruzione della torre. Dopo queste si estrassero quaranta altre pietre e furono impiegate
nella costruzione della torre. Si fecero quattro file nelle fondamenta della torre. 4. Si cess
allora di estrarle dal fondo e i costruttori si riposarono un poco. Di nuovo i sei uomini
comandarono alla moltitudine di popolo di portare dai monti le pietre per la costruzione della
torre. 5. Da tutti i monti le pietre di vari colori tagliate venivano portate dagli uomini e
consegnate alle vergini. Poi le vergini le passavano attraverso la porta e le porgevano per la
costruzione della torre. E quando le varie pietre furono messe in opera divennero uguali di
color bianco, cambiando i colori di prima. 6. Alcune furono consegnate dagli uomini per la
costruzione e non diventavano lucenti. Come furono poste, cos furono trovate. Non erano
state consegnate dalle vergini n passate per la porta. Queste erano pietre che non si
addicevano alla costruzione della torre. 7. I sei uomini videro che queste pietre non erano
adatte alla costruzione ed ordinarono che fossero tolte e riportate nel luogo ove erano state
estratte. 8. Dissero alle persone che trasportavano le pietre: "Assolutamente non consegnate
pietre per la costruzione. Collocatele vicino alla torre affinch le vergini, facendole passare
attraverso la porta, le utilizzino nella costruzione. Se non sono recapitate dalle mani delle
vergini attraverso la porta, non possono cambiare i loro colori. Dunque non vi affaticate
invano".

Andiamo alla torre
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LXXXII (5), 1. Si termin in quel giorno la costruzione, ma la torre non fu finita. La costruzione
doveva riprendere e ci fu una sospensione di lavoro. I sei uomini comandarono che tutti i
costruttori si ritirassero un poco e si riposassero e che le vergini non si allontanassero dalla
torre. Mi sembrava che le vergini fossero lasciate a custodire la torre. 2. Dopo che tutti si
allontanarono a riposare, dissi al pastore: "Perch, signore, non stata compiuta la
costruzione della torre?". Mi rispose: "Giammai pu essere finita la torre se non viene il suo
padrone ed esamina la costruzione. Se si trovano pietre rovinate egli le cambia. La torre si
costruisce secondo la sua volont". 3. "Signore, volevo sapere che cosa significa la costruzione
di questa torre, la roccia, la porta, i monti, le vergini, le pietre scavate dal fondo e non
ritagliate, ma messe cos in opera nella costruzione. 4. Inoltre, perch furono poste nelle
fondamenta prima dieci pietre, poi venticinque, poi trentacinque, poi quaranta e cosa
significano le pietre entrate nella costruzione e di nuovo tolte e rimesse al loro posto. Su queste
cose appaga l'anima mia e fammele conoscere". 5. "Se non sarai curioso, dice, conoscerai tutto.
Tra pochi giorni verremo qui e vedrai il resto che accadr in questa torre e conoscerai con
esattezza tutte le similitudini". 6. Dopo pochi giorni venimmo nel luogo, dove ci eravamo
seduti, e mi disse: "Andiamo alla torre, sta venendo ad esaminarla il padrone". Andammo alla
torre e non vi era nessuno, solo le vergini. 7. Il pastore chiese alle vergini se c'era il padrone
della torre. Esse risposero che sarebbe venuto ad esaminare la costruzione.

Le pietre della costruzione
LXXXIII (6), 1. Ecco che vedo poco dopo venire una schiera di uomini ed in mezzo a loro uno
tanto alto che sovrastava la torre. 2. I sei uomini che dirigevano la costruzione camminavano
con lui a destra e a sinistra. Insieme si trovavano anche tutti quelli che avevano lavorato alla
costruzione e l'attorniavano molti altri uomini insigni. Le vergini che custodivano la torre gli
corsero incontro, lo baciarono e incominciarono a camminare con lui intorno alla torre. 3.
Quell'uomo osservava accuratamente la costruzione e toccava una ad una le pietre. Con una
verga in mano le percuoteva. 4. Quando toccava le pietre, alcune divenivano nere come
fuliggine, altre o scabrose, o con fessure, o mutile, o n bianche n nere, o ruvide e non
combacianti con le altre, infine altre con molte macchie. Tali erano le variet delle pietre
trovate difettose nella costruzione. 5. Comand che tutte queste fossero tolte dalla torre e
depositate vicino e che fossero invece portate altre pietre da collocare al loro posto. 6. I
costruttori gli chiesero da quale monte volesse che si portassero per rimpiazzarle. Non ordin
che fossero estratte dai monti, ma da una pianura vicina. 7. Fu scavata la pianura e si
trovarono pietre lucenti quadrangolari e alcune tonde. Le pietre che erano nella pianura furono
tutte estratte e portate dalle vergini attraverso la porta. 8. Furono ritagliate le pietre
quadrangolari e situate al posto di quelle scartate. Le tonde non venivano utilizzate nella
costruzione, perch dure e si facevano lentamente tagliare. Furono depositate vicino alla torre
perch dovevano essere ritagliate e adoperate nella costruzione. Erano molto splendenti.

Le pietre scartate dalla costruzione
LXXXIV (7), 1. Ci terminato, l'uomo glorioso, il signore di tutta la torre, chiam a s il pastore
e gli affid tutte le pietre depositate presso la torre e che erano state scartate dalla costruzione
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e gli disse: 2. "Pulisci diligentemente queste pietre e poni in opera, nella costruzione della torre,
quelle che possono combaciare con le altre, e quelle che non combaciano gettale lontano dalla
torre". 3. Ordinato questo al pastore, con tutti quelli che erano venuti con lui, and via dalla
torre. Le vergini rimanevano intorno alla torre per custodirla. 4. Chiesi al pastore: "Dopo che
sono state scartate, in che modo queste pietre possono entrare nella costruzione?". Egli
rispondendo mi disse: "Vedi queste pietre?". "Le vedo, signore". "Io, riprese l'altro, lavorer la
maggior parte di queste pietre, le getter nella costruzione e combaceranno con le altre". 5. "In
che modo, chiesi, risquadrate possono occupare lo stesso spazio?". Rispondendo mi disse:
"Quelle che si trovano piccole saranno situate nel mezzo della costruzione, quelle pi grandi
saranno poste dalla parte esterna e cementeranno le altre". 6. Avendomi spiegato questo, mi
disse: "Andiamo e, tra due giorni, ritorniamo e puliremo queste pietre e le metteremo nella
costruzione. Bisogna che sia ripulito tutto ci che si trova intorno alla torre. Se all'improvviso
ritorna il padrone, trovando tutto sporco intorno alla torre, si sdegner. Queste pietre non
entreranno nella costruzione della torre e agli occhi del padrone sembrer negligente". 7. Dopo
due giorni ritornammo alla torre e mi disse: "Ispezioniamo tutte le pietre e vediamo quelle che
possono entrare nella costruzione". Acconsentii: "Signore, esaminiamole".

L'esame delle pietre nere
LXXXV (8), 1. Ad incominciare, esaminammo prima le pietre nere. Come furono scartate dalla
costruzione, cos le trovammo. Il pastore dispose che fossero portate via dalla torre e messe in
disparte. 2. Esamin le scabrose e ne prese a squadrare molte, ordinando che le vergini le
pigliassero e le sistemassero nella costruzione. Le vergini le presero e le collocarono nel mezzo
della costruzione della torre. Ordin che le rimanenti fossero sistemate con le nere, poich
furono trovate anch'esse nere. 3. Poi esamin quelle con le fessure; ne squadr molte e dispose
che mediante le vergini fossero portate alla costruzione. Furono collocate dalla parte esterna,
perch si trovavano pi sane. Le altre, per il numero grande delle fessure, non potevano essere
squadrate e, per questa ragione, furono scartate dalla costruzione della torre. 4. Ispezion poi
le pietre mutile, molte di esse furono trovate nere, altre avevano fatto grandi fessure e ordin
che anche queste fossero poste tra le scartate. Dopo aver pulito e squadrato le pietre di avanzo,
dispose di porle nella costruzione. Le vergini le presero e le adattarono nel mezzo della
costruzione della torre; erano, infatti, molto deboli. 5. Poi ispezion le mezzo bianche e le
mezzo nere; di queste molte furono trovate nere. Dispose che anche queste fossero portate con
quelle scartate. Le rimanenti furono prese dalle vergini; essendo bianche furono adattate dalle
stesse vergini alla costruzione. Furono poste all'esterno, perch erano sane e potevano reggere
quelle che erano nel mezzo. Nulla fu da esse tagliato. 6. Poi esamin le dure e scabrose e poche
di esse furono rigettate perch non potevano essere squadrate. Erano troppo dure. Le altre
furono squadrate, portate dalle vergini e situate nel mezzo della costruzione della torre; erano,
infatti, assai deboli. 7. Poi ispezion quelle con le macchie e di queste pochissime erano nere e
furono deposte presso le altre. Le rimanenti erano lucenti e forti. Furono adattate alla
costruzione dalle vergini e, per la loro compattezza, furono poste dalla parte esterna.

La torre come un monolito
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LXXXVI (9), 1. Poi venne ad esaminare le pietre bianche e tonde e mi disse: "Che facciamo di
queste pietre?". "Che so io, signore?" gli risposi. "Nulla proprio ne pensi?", mi replic. 2. Gli
dissi: "Signore, non ho quest'arte, non sono tagliapietre e non posso intendermene". "Non le
vedi, mi soggiunse, che sono troppo tonde? Se voglio renderle quadrangolari, molto bisogna
tagliarne. D'altra parte per forza bisogna situarle nella costruzione". 3. "Signore, se per forza,
perch sei imbarazzato, e non scegli per la costruzione quelle che vuoi e le adatti allo scopo?".
Scelse le pi grandi e splendenti e le squadr. Le vergini, presele, le adattarono alla parte
esterna della costruzione. 4. Quelle di avanzo furono prese e riposte nel piano ove furono
estratte. Non furono rigettate, perch, disse, rimane un po' della torre da ricostruire. Il padrone
della torre assolutamente vuole che queste pietre si adattino alla costruzione perch sono
lucenti. 5. Furono chiamate dodici donne, di tipo distintissimo, vestite di nero, cinte con le
spalle in fuori e i capelli sciolti. A me pareva che queste donne fossero selvagge. Il pastore
comand loro di prendere le pietre scartate dalla costruzione e di riportarle sui monti, da dove
erano state estratte. 6. Esse, liete, tolsero e portarono via tutte le pietre e le posero ove erano
state prese. Dopo che furono tolte tutte le pietre e non pi una rimaneva intorno alla torre, il
pastore mi disse: "Giriamo intorno alla torre e vediamo che non ci sia qualche cosa di
difettoso". Ed io girai con lui. 7. Il pastore era molto allegro perch vedeva che la torre era di
magnifica struttura. Davvero, la torre era di una costruzione tale che io vedendola la invidiavo.
Era costruita come se fosse di una sola pietra non avendo nessuna giuntura. La pietra pareva
come scavata dalla roccia. Sembrava che fosse un monolito.

La pulizia intorno alla torre
LXXXVII (10), 1. Camminavo con lui ed ero lieto nel vedere cose tanto belle. Il pastore mi disse:
"Va', e portami la calce viva e il coccio sottile per riempire le forme delle pietre asportate e
messe in opera nella costruzione. Bisogna che intorno alla torre sia tutto uguale". 2. E feci
come ordin e gli recai tutto. "Aiutami, mi disse, e subito il lavoro sar compiuto". Riemp le
forme delle pietre messe in opera e dispose che si scopasse intorno alla torre e si facesse
pulizia. 3. Le vergini presero le scope, spazzarono e tolsero tutte le immondizie dalla torre e
sparsero l'acqua. Il posto della torre divenne ridente e grandioso. 4. Mi disse il pastore: "Tutto
stato pulito; se viene il padrone a vedere la torre non avr nulla da rimproverarci". Ci detto
voleva partire. 5. Gli presi la bisaccia e cominciai a scongiurarlo per amore del Signore che mi
spiegasse quello che mi aveva mostrato. Mi disse: "Ho da fare un poco e poi ti spiegher tutto.
Aspettami sino a quando torno". 6. Gli dissi: "Signore, stando solo qui, cosa far?". "Non sei
solo, mi replic, con te sono queste vergini". "Allora affidami ad esse". Il pastore le chiam e
disse loro: "Vi affido lui sino a quando torno" e part. 7. Io fui solo con le vergini. Esse erano
molto gioiose e ben disposte nei miei riguardi. Specialmente le quattro pi onorate.

Ho mangiato le parole del Signore
LXXXVIII (11), 1. Le vergini mi dissero: "Oggi il pastore non ritorna qui". "Che cosa far io?".
"Aspettalo sino a questa sera. Se ritorna parler con te, se non viene resterai con noi sino a
quando ritorna". 2. "Lo aspetter sino a sera. Se non viene me ne andr a casa e ritorner la
mattina". Rispondendo mi dissero: "Fosti a noi consegnato e non potrai andartene". 3. "Ma
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dove mi fermer?". "Dormirai con noi come fratello, non come marito. Sei nostro fratello e
ormai abiteremo con te, troppo ti amiamo". Io mi vergognavo di rimanere con loro. 4. Quella
che pareva il loro capo incominci a baciarmi e ad abbracciarmi. Le altre, nel vedere quella che
mi abbracciava, incominciarono anch'esse a baciarmi e a condurmi intorno alla torre e a
scherzare con me. 5. Diventato quasi pi ringiovanito, incominciai anch'io a scherzare con
loro. Alcune facevano danze corali, altre ballavano, altre ancora cantavano. Io in silenzio con
loro camminavo intorno alla torre e gioivo. 6. Fattosi tardi volevo ritornarmene a casa, esse
non permisero e mi trattennero. Rimasi con loro la notte e dormii vicino alla torre. 7. Le
vergini distesero a terra le loro tuniche di lino e mi fecero adagiare vicino a loro. Altro non
facevano che pregare, ed io pregavo senza interruzione e non meno di loro. Le vergini erano
contente che io pregassi. Rimasi l con le vergini sino alla seconda ora dell'indomani. 8. Venne
poi il pastore e disse alle vergini: "Gli avete fatto violenza?". "Interroga lui, risposero". Gli dissi:
"Signore, sono stato contento di rimanere con loro". Mi domand: "Che cosa hai mangiato?".
"Ho mangiato le parole del Signore, tutta la notte". "Ti hanno trattato bene?". "S, bene". 9.
"Ora, disse, cosa vuoi ascoltare prima?". "Nell'ordine che mi hai fatto vedere da principio. Ti
prego, signore, come ti interrogher cos tu chiarisci". "Come tu vuoi, mi disse, cos ti
spiegher e assolutamente nulla ti nasconder".

La roccia e la porta
LXXXIX (12) 1. "Prima di tutto, signore, spiegami questo: chi la roccia e la porta". "La roccia e
la porta sono il figlio di Dio". "Come mai, gli chiesi, la roccia antica e la porta nuova?".
"Ascolta, insensato, e comprendi. 2. Il figlio di Dio generato prima di ogni creatura, per essere
consigliere del Padre nella creazione. Per questo la roccia antica". "Ma la porta, domandai,
perch nuova?". 3. "Perch si manifest negli ultimi giorni della fine. Per questo ci fu una
porta nuova, perch quelli che devono salvarsi entrino nel regno di Dio attraverso di essa. 4.
Hai visto che le pietre fatte passare per la porta furono messe nella costruzione della torre e
che quelle non fatte passare di nuovo sono state riportate al loro posto?". "Ho visto". "Cos,
disse, nessuno entrer nel regno di Dio, se non prende il suo santo nome. 5. Se tu vuoi entrare
in una citt e la citt cinta intorno dalla fortezza di mura e non ha che una sola porta, puoi
entrare nella citt senza passare per la porta che ha?". Risposi: "E come pu essere
diversamente?". "Se non puoi entrare nella citt che per quella porta, cos nel regno di Dio
l'uomo non pu entrare diversamente, se non mediante il nome del suo amato Figlio. 6. Hai
visto la moltitudine che costruiva la torre?". "L'ho vista". "Quelli sono tutti angeli gloriosi; per
mezzo loro il Signore stato cinto da una fortezza di mura. La porta il figlio di Dio, essa il
solo accesso al Signore. Nessuno diversamente potr andare da Lui se non attraverso suo
Figlio. 7. Hai visto i sei uomini e in mezzo a loro l'uomo glorioso e grande che camminava
intorno alla torre ed esaminava le pietre della costruzione?". "L'ho visto". 8. "L'uomo glorioso
il figlio di Dio e i sei sono gli angeli gloriosi che lo rafforzano a destra e a sinistra. Nessuno di
questi angeli gloriosi arriver a Dio senza di lui. Chi non prende il Suo nome non entrer nel
regno di Dio".

La torre la Chiesa
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 124

XC (13), 1. "La torre, chiedo, chi ?". "La torre la Chiesa". 2. "Le vergini chi sono?". "Sono gli
spiriti santi. Diversamente l'uomo non pu trovarsi nel regno di Dio, se non lo rivestono della
loro veste. Se tu prendi solo il nome e non prendi la loro veste, nulla ti giover. Queste vergini
sono le potenze del figlio di Dio. Se porti il nome e non porti la sua fortezza, invano sarai
portatore del suo nome. 3. Le pietre che hai visto rigettare - egli aggiunse - portavano il nome,
ma non indossavano l'abito delle vergini". "Come, signore, l'abito loro?". "I nomi stessi sono
l'abito loro. Chi porta il nome del figlio di Dio, deve anche portare il nome di esse. Il figlio di
Dio porta il nome di queste vergini. 4. Le pietre che vedesti entrare nella costruzione della torre
consegnate dalle loro mani e situate nella costruzione, sono quelli rivestiti della fortezza di
queste vergini. 5. Perci vedi la torre divenuta una pietra sola con la roccia. Cos anche quelli
che hanno creduto al Signore, per mezzo di suo figlio, ed hanno rivestito questi spiriti saranno
un solo spirito, un corpo solo e di un solo colore delle loro vesti. La dimora nella torre di
questi che portano il nome delle vergini". 6. "Signore, perch le pietre scartate furono scartate?
Passarono attraverso la porta e per le mani delle vergini furono messe in opera nella
costruzione della torre". "Poich ti sta a cuore tutto e vuoi sapere con diligenza, ascoltami
sulle pietre scartate. 7. Questi presero tutti il nome del figlio di Dio e presero la virt di queste
vergini. Ricevuti questi spiriti furono rafforzati e con i servi di Dio costituivano un solo spirito,
un sol corpo e un solo abito. Pensavano le stesse cose e praticavano la giustizia. 8. Dopo un
certo tempo furono persuasi dalle donne che hai visto vestite di nero, con le spalle in fuori, i
capelli sciolti e di belle fattezze. Vedendole, le desiderarono e si rivestirono della loro indole,
ma smisero l'abito e la virt delle vergini. 9. Questi furono respinti dalla casa di Dio e
consegnati a quelle. Quelli che non si lasciarono ingannare dalla bellezza di queste donne
rimasero nella casa di Dio. Ecco la spiegazione delle pietre scartate".
II figlio di Dio ci sorregge
XCI (14), 1. Gli dissi: "Se questi uomini che sono stati tali si pentono, cacciano i desideri di
quelle donne, si rivolgono alle vergini e camminano nella loro virt e nelle loro opere, non
potranno entrare nella casa di Dio?". 2. Rispose: "Entreranno se rinunziano alle opere di quelle
donne, assumono la fortezza delle vergini e camminano nella via delle loro opere. Appunto c'
stato il rinvio dei lavori della costruzione, perch, se si pentono, possono partecipare alla
costruzione della torre. Invece, se non si pentono, allora altri parteciperanno ed essi saranno
respinti per sempre". 3. Di ogni cosa ringraziai il Signore perch ha avuto misericordia di tutti
quelli che sono chiamati col suo nome, ed ha inviato l'angelo della penitenza a noi che
abbiamo peccato contro di lui. Inoltre perch ha rinnovato il nostro spirito, mentre eravamo
gi corrotti e ha ringiovanito la nostra vita, mentre non avevamo pi speranza di vivere. 4.
"Ora, signore, spiegami perch la torre non stata costruita sul terreno, ma sulla roccia e sulla
porta". Mi disse: "Sei ancora sciocco e insensato?". "Ma io avverto la necessita di interrogarti
su tutto perch non riesco a capire assolutamente nulla. Sono cose straordinariamente grandi,
gloriose e non comprensibili dagli uomini!". 5. "Ascoltami, mi disse: il nome del figlio di Dio
grande, infinito e regge tutto il mondo. Se ogni creatura sorretta dal figlio di Dio, che ti pare
di quelli che sono chiamati da Lui e portano il suo nome e camminano nella via dei suoi
comandamenti? 6. Vedi, dunque, chi sostiene? Quelli che con tutto il cuore portano il suo
nome. Egli divenuto il loro fondamento e li regge con amore, poich non si vergognano di
portare il suo nome".
I nomi delle vergini e delle donne vestite di nero
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Sant' Ignazio di Antiochia 125

XCII (15), 1. "Dimmi, signore, i nomi delle vergini e di quelle donne vestite di nero". "Ascolta, mi
fece, i nomi delle vergini pi forti che stanno agli angoli. 2. La prima Fede, la seconda
Continenza, la terza Fortezza, la quarta Pazienza. Le altre che stanno in mezzo a queste si
chiamano: Semplicit, Innocenza, Castit, Gioia, Verit, Intelligenza, Concordia, Carit. Chi
porta questi nomi e il nome del figlio di Dio potr entrare nel regno di Dio. 3. Ascolta, disse, i
nomi delle donne vestite di nero. Tra queste sono pi forti quattro: la prima Infedelt, la
seconda Intemperanza, la terza Disobbedienza, la quarta Inganno. Le altre che seguono si
chiamano: Tristezza, Malvagit, Libidine, Ira, Menzogna, Stoltezza, Maldicenza, Odio. Il servo
di Dio che porta questi nomi vedr il regno di Dio ma non vi entrer". 4. "E le pietre, signore,
scavate dal fondo e adattate alla costruzione chi sono?". "Le prime dieci, quelle situate nelle
fondamenta, sono la prima generazione; le venticinque, la seconda generazione dei giusti; le
trentacinque, i profeti di Dio e i suoi servi; le quaranta, gli apostoli e i maestri della
predicazione del figlio di Dio". Perch, signore, le vergini porgevano anche queste pietre per la
costruzione della torre, portandole per la porta?". "Costoro per primi portarono questi spiriti e
non si separarono affatto gli uni dagli altri, n gli spiriti dagli uomini, n gli uomini dagli
spiriti. Gli spiriti rimasero con loro sino alla morte. Se non avessero avuto con loro questi
spiriti, non sarebbero stati utili alla costruzione della torre".

Il battesimo
XCIII (16), 1. "Spiegami ancora, signore". "Che vuoi sapere?". "Perch avendo questi spiriti, le
pietre estratte dal fondo furono collocate nella costruzione della torre?". 2. "Avevano bisogno,
per essere vivificate, di passare per l'acqua. Non potevano entrare altrimenti nel regno di Dio
se non morivano alla vita precedente. 3. Questi morti presero il sigillo del figlio di Dio ed
entrarono nel regno di Dio. Infatti, disse, l'uomo prima che porti il nome del figlio di Dio
morto. Quando poi prende il sigillo, lascia la morte e riprende la vita. 4. Il sigillo l'acqua, gli
uomini discendono morti nell'acqua e risalgono vivi. Anche ad essi fu annunziato questo sigillo
e lo usarono per entrare nel regno di Dio". 5. "Perch, signore, anche le quaranta pietre
salirono con loro dal fondo, avendo gi ricevuto il sigillo?". "Perch questi, gli apostoli e i
maestri che annunziarono il nome del figlio di Dio, addormentati nella potenza e nella fede del
figlio di Dio, lo annunziarono anche a quelli che si erano addormentati prima, e diedero loro il
sigillo della predicazione. 6. Con loro discesero nell'acqua e di nuovo risalirono. Ma questi
discesero vivi e risalirono vivi; quelli, invece, che si erano addormentati prima, scesero morti e
risalirono vivi. 7. Per loro mezzo furono vivificati e conobbero il nome del figlio di Dio. Perci
risalirono insieme e insieme furono collocati nella costruzione della torre e collocati senza
taglio. Erano morti nella giustizia e nella purezza, soltanto non avevano il sigillo. Ecco la
spiegazione di queste cose". "S signore".

Una sola mente e un solo animo
XCIV (17), 1. "Ora fammi sapere dei monti, perch gli uni sono diversi dagli altri e di aspetti
vari". "Ascoltami, disse: questi dodici monti sono le dodici trib che abitano il mondo intero. Il
figlio di Dio fu annunziato loro per mezzo degli apostoli". 2. "Ma spiegami, signore, perch i
monti sono vari e di aspetti diversi". "Ascoltami, disse: le dodici trib che abitano il mondo
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Sant' Ignazio di Antiochia 126

intero sono dodici popoli di animo e di mentalit diversi. Come sono vari i monti che vedi, cos
le qualit della mente e l'animo dei popoli. Ti spiegher il comportamento di ciascuno". 3.
"Prima, signore, dimmi questo: perch, nonostante la variet dei monti quando le pietre furono
poste nella costruzione divennero lucenti di un solo colore, come le pietre estratte dal fondo?".
4. Mi rispose: "Perch tutti i popoli che abitano sotto il cielo avendo ascoltato e creduto sono
stati chiamati col nome del figlio di Dio. Dopo aver ricevuto il sigillo ebbero una sola mente e
un solo animo, ed una fu la loro fede e carit. Col nome portarono anche gli spiriti delle
vergini. Per questo la costruzione della torre divenne di un solo colore, lucente come il sole. 5.
Dopo essere arrivati allo stesso punto e aver formato un solo corpo, alcuni di loro si
contaminarono. Furono esclusi dal novero dei giusti e divennero quali erano prima e piuttosto
peggiori".

Purificare la Chiesa di Dio
XCV (18), 1. "Come, signore, divennero peggiori avendo conosciuto Dio?". "Chi non ha
conosciuto Dio ed agisce male ha un certo castigo per la sua colpa, chi, invece, l'ha conosciuto
non deve comportarsi male ma bene. 2. Se opera male chi dovrebbe agire bene, non ti sembra
che commette una colpa pi grave di quello che non conosce Dio? Perci quelli che non
conoscono Dio ed agiscono male sono condannati a morte, ma quelli che hanno conosciuto
Dio ed hanno visto le sue grandezze ed operano male, vengono doppiamente puniti e muoiono
per sempre. Cos dunque sar purificata la Chiesa di Dio. 3. Come hai visto togliere dalla torre
le pietre e consegnarle agli spiriti malvagi e scartarle, anche delle pietre purificate ci sar un
corpo solo. Appunto la torre divenne come un solo blocco dopo essere stata purificata. Cos
sar anche la Chiesa di Dio, dopo essere stata purificata ed aver respinto i malvagi, gli ipocriti,
i bestemmiatori, i dissociati e coloro che commisero ogni specie di iniquit. 4. Dopo che questi
saranno respinti, la Chiesa di Dio sar un sol corpo, una sola anima, una sola mente, una sola
fede, una sola carit. Il figlio di Dio allora gioir e si compiacer con essi trovando il suo
popolo puro". "Dissi, Signore, tutto grande e glorioso. 5. Signore, ripeto, spiegami la virt e
l'azione di ciascuno dei monti, perch ogni anima che crede nel Signore ascoltando glorifichi il
suo nome grande, meraviglioso e glorioso". "Ascolta, disse, la diversit dei monti e dei dodici
popoli".

I credenti del primo e secondo monte
XCVI (19), 1. "I credenti del primo monte nero sono gli apostati, i bestemmiatori contro il
Signore e i traditori dei servi di Dio. Per questi non c' penitenza, ma la morte, e perci sono
neri. La loro razza iniqua. 2. I credenti del secondo monte, quello spoglio, sono gli ipocriti e i
maestri d'iniquit. Essi sono simili ai primi, perch non hanno frutto di giustizia. Infatti, come
il loro monte senza frutto, cos tali uomini hanno il nome, ma sono privi di fede, e nessun
frutto di verit in loro. Per loro c' penitenza, se si pentono subito. Se attendono, la morte
loro sar insieme ai primi". 3. "Perch, signore, gli dissi, per questi c' penitenza, mentre per i
primi no? Tranne in qualche cosa, le loro azioni sono le stesse". "Perci, rispose, c' penitenza,
in quanto non bestemmiarono il loro Signore, n furono traditori dei servi di Dio. Per desiderio
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Sant' Ignazio di Antiochia 127

di guadagno hanno agito ipocritamente ed ognuno insegn secondo le passioni dei peccatori.
Tuttavia pagheranno una certa pena. Per loro c' penitenza poich non furono n blasfemi, n
traditori".

I credenti del terzo monte
XCVII (20), 1. "I credenti del terzo monte, che ha spine e rovi, sono i ricchi e le persone
coinvolte in molti affari. I rovi sono i ricchi, le spine sono quelli coinvolti nei diversi affari. 2.
Gli implicati in diversi affari non si uniscono ai servi di Dio ma se ne tengono lontani soffocati
dai loro stessi affari. I ricchi difficilmente si uniscono ai servi di Dio poich temono che si
chieda loro qualche cosa, e pertanto difficilmente entreranno nel regno di Dio. 3. Come tra i
rovi difficile camminare a piedi nudi, cos per loro difficile entrare nel regno di Dio. 4. Ma
per tutti loro c' la penitenza, per subito. Per quello che non operarono nel passato, ora
ricuperino i giorni e facciano del bene. Se si pentono e fanno del bene vivranno in Dio; se,
invece, permangono nelle loro azioni, saranno consegnati a quelle donne che toglieranno loro
la vita".

I credenti del quarto monte
XCVIII (21), 1. "I credenti del quarto monte, che ha molte erbe, verdi in cima e secche verso le
radici, e alcune inaridite dal sole, sono i dissociati che hanno il Signore sulle labbra, ma non
nel cuore. 2. Per questo la loro base secca e non ha forza. Solo le loro parole vivono, mentre le
loro opere sono morte. Essi n vivono n sono morti e sono pertanto simili ai dissociati. I
dissociati, invero, non sono n verdi n secchi, n vivono n sono morti. 3. Come le erbe
vedendo il sole si disseccano, cos anche i dissociati, quando sentono la persecuzione, per la
loro vilt sacrificano agli idoli e si vergognano del nome del loro Signore. 4. Questi non vivono
e non sono morti. Tuttavia, se fanno presto penitenza potranno vivere. Se non si pentono, sono
gi consegnati a quelle donne che toglieranno loro la vita".

I credenti del quinto monte
XCIX (22), 1. "I credenti del quinto monte, che ha erbe verdi ed scabroso, sono i fedeli duri di
comprendonio, arroganti, pieni di s, che si piccano di sapere tutto e assolutamente nulla
conoscono. 2. Per questa loro arroganza perdettero il senno e subentr in loro, con la
insensatezza, la demenza. Lodano se stessi come se avessero intelligenza e desiderano essere
maestri, mentre sono stolti. 3. Per questa esaltazione, molti innalzando se stessi si resero vani.
Un gran demonio l'arroganza e la vana presunzione! Di essi molti furono respinti, altri si
pentirono, credettero e si sottomisero a quelli che hanno saggezza, riconoscendo la propria
stoltezza. 4. Anche per altri, come questi, c' penitenza. Non furono cattivi, ma piuttosto stolti
e insulsi. Essi se si pentono, vivranno in Dio, se non si pentiranno abiteranno con le donne che
esercitano il male contro di loro".
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Sant' Ignazio di Antiochia 128

I credenti del sesto monte
C (23), 1. "I credenti del sesto monte, che ha crepacci grandi e piccoli e nei crepacci erbe
inaridite, sono quelli che 2. hanno piccole rotture, cio, ce l'hanno tra loro, e per le maldicenze
sono divenuti aridi nella fede. Di questi per molti si pentirono. Anche gli altri quando
ascolteranno i miei precetti si pentiranno. In realt piccole sono le loro maldicenze e subito si
pentiranno. 3. Quelli che hanno grandi crepacci sono gli ostinati nelle loro maldicenze,
vendicativi e furibondi tra loro. Essi, non ritenuti adatti alla costruzione, furono gettati via
dalla torre. Difficilmente potranno vivere. 4. Dio e nostro Signore, che domina su ogni cosa ed
ha in suo potere tutto il creato, non ha rancore con quelli che confessano i loro peccati, ma
misericordioso. Perch l'uomo che mortale e pieno di peccati ha rancore contro l'uomo, come
se potesse lui perderlo o salvarlo?. 5. Io, l'angelo della penitenza, vi dico: quanti avete questa
tendenza, allontanatela e pentitevi. Il Signore guarir i vostri peccati precedenti se vi
purificherete da questo demonio; altrimenti sarete consegnati a lui per la morte".

I credenti del settimo monte
CI (24), 1. "I credenti del settimo monte in cui le erbe erano verdi e ridenti e tutto era fiorente ed
ogni specie di animali e di uccelli si pasceva delle erbe che pur consumate divenivano pi
fiorenti, sono quelli 2. che furono sempre semplici, innocenti e beati, senza alcun disappunto
reciproco. Essi, ognora contenti dei servi di Dio, rivestiti del santo spirito di queste vergini e
avendo sempre compassione di ogni uomo, con le loro fatiche provvedevano a ciascuno, senza
rammarico e senza esitazione. 3. Il Signore, vedendo la loro semplicit e il loro candore, li ha
ricolmati nelle fatiche delle loro mani e li ha favoriti in ogni loro azione. 4. Io, angelo della
penitenza, dico a voi che tali siete: rimanete cos e il vostro seme non si distrugger per
sempre. Il Signore vi ha provato e vi ha scritto nel nostro numero. Tutto il vostro seme abiter
con il figlio di Dio poich partecipate del suo spirito".

I credenti dell'ottavo monte
CII (25), 1. "I credenti dell'ottavo monte, dove erano molte sorgenti ed ogni creatura del Signore
vi si dissetava, sono 2. gli apostoli e i maestri che predicarono a tutto il mondo, insegnando
con purezza e santit la parola del Signore. Essi non si sono fatti per nulla sviare da passione
malvagia, ma hanno sempre camminato nella giustizia e nella verit, secondo lo Spirito Santo
che hanno ricevuto. La loro strada con gli angeli".

I credenti del nono monte
CIII (26), 1. "I credenti del nono monte deserto, che aveva in s rettili e fiere nocive che
divorano gli uomini, sono questi. 2. Quelli che hanno macchie sono i diaconi che
amministrarono male e derubarono le vedove e gli orfani. Essi fecero un loro profitto della
diaconia che presero ad amministrare. Se dunque permangono in questa cupidigia sono morti
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Sant' Ignazio di Antiochia 129

e non hanno alcuna speranza di vita. Se si convertono e compiono santamente il loro
ministero, potranno vivere. 3. Gli scabbiosi sono quelli che, rinnegandolo, non si convertirono
al loro Signore. Essi, inariditi e divenuti solitari, non si sono uniti ai servi di Dio, ma isolati
rovinano le loro anime. 4. Come una vite abbandonata in qualche parte, caduta nella incuria,
si rovina e, isolata dalle erbacce, col tempo diventa selvatica e non pi utile al suo padrone,
cos questi uomini, non avendo pi fiducia in s e inselvatichiti, diventano inutili al loro
Signore. 5. Per loro c' penitenza, se non vengono trovati rinnegatori dal profondo del cuore.
Ma se qualcuno viene trovato rinnegatore dal profondo del cuore, non so se potr vivere. 6.
Non dico questo per i nostri giorni perch qualcuno, avendo rinnegato, si penta. impossibile
che si salvi chi vorr ora rinnegare il Suo Signore. Sembra esserci penitenza per quelli che
hanno rinnegato nel passato. Se qualcuno vuole convertirsi sia tempestivo, prima che la torre
sia terminata. Diversamente sar rovinato a morte dalle donne. 7. I mutili sono gli ingannatori
e i maldicenti. Essi sono le fiere che vedesti sul monte. Come le fiere con il loro veleno
contagiano l'uomo e l'ammazzano, cos le parole di tali uomini contagiano e ammazzano. 8.
Questi sono mutili nella fede per la condotta che hanno in s. Alcuni si pentirono e si
salvarono. Gli altri come sono possono salvarsi, se si pentiranno. Se non si pentiranno,
morranno da parte di quelle donne di cui hanno lo spirito".

I credenti del decimo monte
CIV (27), 1. "I credenti del decimo monte, dove c'erano alberi che facevano ombra alle pecore,
sono 2. i vescovi e persone ospitali che sempre volentieri ricevettero nelle loro case i servi di
Dio, senza ipocrisia. I vescovi con il loro ministero protessero continuamente i bisognosi e le
vedove, diportandosi sempre con purezza. 3. Questi sono tutti eternamente protetti dal
Signore. Quelli che ci operarono sono gloriosi presso il Signore. Il loro posto gi con gli
angeli, se nel servire il Signore persistono sino alla fine".

I credenti dell'undecimo monte
CV (28), 1. "I credenti dell'undecimo monte, dove c'erano alberi pieni di frutti di varie specie,
sono 2. quelli che hanno sofferto per il nome del figlio di Dio e che patirono coraggiosamente
con tutto il cuore, dando la loro anima". 3. Chiesi: "Perch, signore, tutti gli alberi hanno frutti,
e dei frutti alcuni sono pi belli?". "Ascolta, mi disse: quelli che un giorno patirono per il Nome
sono gloriosi presso Dio e i peccati di tutti loro furono rimessi, in quanto patirono per il nome
del figlio di Dio. Ascolta perch i loro frutti sono diversi e alcuni migliori. 4. Quelli che tradotti
alle autorit furono interrogati e non negarono, ma soffrirono volentieri, sono molto pi
gloriosi presso il Signore; il loro frutto il migliore. Di quelli che furono timorosi e, nel dubbio,
patirono, pensando nel loro cuore se rinnegare o confessare, i frutti sono inferiori, perch nel
loro animo sal una tale intenzione. Cattiva questa intenzione che il servo rinneghi il suo
Signore. 5. State bene attenti voi che pensate ci, che mai una tale intenzione rimanga nei
vostri cuori per morire a Dio. Voi che soffrite per il Nome, dovete glorificare Dio. Egli vi ha
stimato degni di portare questo nome perch siano risanati tutti i vostri peccati. 6. Reputatevi
felici dunque. Credete pure di aver realizzato un'opera grande, se qualcuno di voi soffrisse per
Dio. Non considerate che il Signore ci dona la vita? I vostri peccati vi comprimevano e, se non
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 130

aveste sofferto per il nome del Signore, sareste morti a Dio per i vostri peccati. 7. Dico questo a
quelli che sono incerti sulla negazione o affermazione. Confessate che avete un Signore,
perch, negandolo, non siate affidati alla prigione. 8. Se i pagani puniscono i loro servi, se
qualcuno rinnega il suo padrone, che pensate far a voi il Signore onnipotente? Allontanate
questi pensieri dai vostri cuori per vivere eternamente a Dio".

I credenti del dodicesimo monte
CVI (29), 1. "I credenti del dodicesimo monte bianco sono come i bambini innocenti che
nessuna malvagit hanno nel cuore, n conobbero cosa essa sia, ma rimasero sempre
nell'innocenza. 2. Essi abiteranno certamente nel regno di Dio in quanto non violarono i suoi
comandamenti in cosa alcuna. Con innocenza essi permasero tutti i giorni della loro vita nella
stessa saggezza. 3. Quanti, dunque, persevererete e sarete come bambini senza malizia, dice,
sarete pi onorati di tutti quelli prima ricordati. Tutti i bambini sono onorati da Dio e sono i
primi presso di lui. Beati voi se estirpate la cattiveria e vi rivestite dell'innocenza! Primi fra
tutti vivrete in Dio". 4. Dopo aver terminato le similitudini dei monti gli dico: "Signore, dimmi
ora delle pietre asportate dalla pianura e messe in opera in sostituzione delle pietre tolte dalla
torre, delle rotonde che furono poste nella costruzione, e delle rotonde che ancora rimangono".

Tutte le pietre
CVII (30), 1. "Ascolta, disse, intorno a tutte queste pietre. Le pietre estratte dalla pianura e
poste nella costruzione della torre, al posto di quelle scartate, sono le radici di questo monte
bianco. 2. Tutti i credenti di questo monte bianco furono trovati innocenti e il Signore della
torre dispose che dalle radici di questo monte essi fossero posti nella costruzione della torre.
Sapeva che, se queste pietre fossero situate nella costruzione della torre, sarebbero rimaste
lucenti e nessuna di esse si sarebbe annerita. 3. Se avesse preso pietre dagli altri monti, sarebbe
stato costretto a visitare di nuovo la torre e a purificarla. Sono tutti candidi e quelli che hanno
creduto e quelli che crederanno; sono dello stesso genere. Beato questo genere, perch
innocente. 4. Ascolta ora intorno alle pietre rotonde e splendide che sono tutte di questo monte
bianco. Ascolta perch sono state trovate rotonde. Le loro ricchezze li oscurarono un pochino
nella verit e li offuscarono. Da Dio per non si allontanarono mai, n usc della loro bocca
parola malvagia, ma ogni giustizia, virt e verit. 5. Il Signore pertanto vide il loro animo.
Poich potevano seguire la verit e rimanere anche buoni, dispose che le loro sostanze fossero
diminuite, ma non tolte del tutto. Essi potevano fare qualche bene con quello che fu loro
lasciato e vivere in Dio, poich d'indole buona. Perci furono un po' ritagliate ed usate nella
costruzione di questa torre".
Innocenti come bambini
CVIII (31), 1. "Le altre che sono rimaste ancora rotonde e non sono state messe in opera nella
costruzione, poich non hanno ricevuto il sigillo, sono state rimesse al loro posto. Sono state
trovate assai rotonde. 2. Occorre, invece, che essi si taglino fuori da questo secolo e dalla
vanit delle sue ricchezze, e allora converranno nel regno di Dio. necessario che essi entrino
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Sant' Ignazio di Antiochia 131

nel regno di Dio. Il Signore benedisse questo genere innocente. Di questo genere nessuno
perir. Ammettiamo pure che qualcuno di loro, tentato dal diavolo infame, abbia peccato in
qualche cosa: egli subito ricorrer al suo Signore. 3. Io angelo della penitenza vi reputo tutti
beati. Siete innocenti come i bambini, perch la vostra stirpe buona ed onorata presso Dio. 4.
Dico poi a voi tutti che avete ricevuto questo sigillo, di osservare la semplicit, di non essere
vendicativi, di non persistere nella vostra malizia o nel ricordo dell'amarezza delle offese, di
diventare ognuno un solo spirito, di riparare e togliere da voi le permalose scissioni, perch il
padrone delle pecore ne abbia a godere. 5. Se le trover tutte sane e nessuna sviata, godr. Se
poi ne trover qualcuna sviata, guai ai pastori. 6. Se gli stessi pastori saranno trovati sviati,
che cosa potranno dire al padrone del gregge? Potranno forse dire di essere stati sviati dal
gregge? Non si prester loro fede. incredibile che il pastore abbia sofferto qualche cosa da
parte del gregge. Sar punito di pi per la sua menzogna. Anche io sono pastore e bisogna che
renda un rigoroso conto di voi".
Il Signore ama la pace
CIX (32), 1. "Curatevi, dunque, finch la torre si sta costruendo. 2. Il Signore abita negli uomini
che amano la pace. A Lui, invero, cara la pace. invece, lontano dai litigiosi e dai maliziosi.
Rendetegli lo spirito integro come lo avete ricevuto. 3. Se tu dai alla lavanderia un vestito
nuovo e non strappato, lo vuoi riavere sano. Se la lavanderia te lo dar strappato, lo
riprenderai? Non ti riscalderai con male parole dicendo: ti ho dato un abito sano, perch lo hai
lacerato rendendolo inutile? Per lo squarcio che vi hai fatto, non pu essere usato. Dunque, per
lo strappo nel tuo abito non dirai tutte queste parole alla lavanderia? 4. Se ti duoli del tuo abito
e ti lagni che non l'hai ricevuto sano, che cosa pensi che ti far il Signore? Egli ti diede lo spirito
sano, e tu lo rendesti del tutto inutile, in modo che non pu servire affatto al suo Signore. L'uso
di esso incomincia ad essere inutile, se da te viene corrotto. Il padrone dello spirito per questo
fatto non ti colpir a morte?". 5. "Certo, dissi, colpir tutti quelli che serbano rancore". "Non
calpestate la sua clemenza, ma piuttosto onoratelo perch tanto paziente per i vostri delitti.
Egli non come voi. Fate, dunque, una penitenza utile per voi".
La forma delle pietre
CX (33), 1. "Io pastore, angelo della penitenza, ho manifestato e detto ai servi di Dio tutte
queste cose che sono state scritte sopra. Potrete vivere se crederete e udirete le mie parole,
camminando in esse e raddrizzando le vostre vie. Se poi permarrete nella malizia e nella
vendetta, nessuna di tali persone potr vivere in Dio. Tutte le cose che dovevo dirvi sono state
dette". 2. Mi disse lo stesso pastore: "Mi hai interrogato su tutto?". Gli risposi: "S, signore".
"Perch non mi hai interrogato intorno alla forma delle pietre messe in opera nella costruzione
dopo averle perfezionate?". "Me ne sono dimenticato, signore". 3. "Ascoltami ora intorno a
queste. Sono coloro che, ora, hanno ascoltato i miei precetti ed hanno fatto penitenza con
tutto il cuore. Il Signore, avendo visto che la loro penitenza era buona e pura e che potevano
perseverare in essa, ordin che i precedenti peccati fossero cancellati. Quelle forme, infatti,
erano i loro peccati e furono spianate perch non risultassero".
Decima similitudine
Vincere ogni cupidigia e dolcezza del mondo
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Sant' Ignazio di Antiochia 132

CXI (1), 1. Dopo aver scritto questo libro l'angelo che mi aveva consegnato a questo pastore
venne nella casa in cui ero. Si sedette sul letto e il pastore rimase alla destra. Mi chiam e mi
disse: 2. "Ho affidato te e la tua casa a questo pastore, perch tu possa essere protetto da lui".
"S, dissi, signore". "Se vuoi essere protetto da ogni vessazione e da ogni violenza, se vuoi avere
successo in ogni opera buona e parola e avere ogni virt di giustizia, cammina nei precetti che
ti diedi, e potrai superare ogni malvagit. 3. Se tu osservi i suoi precetti, vincerai ogni cupidigia
e dolcezza di questo secolo, e ti seguir il successo in ogni buona impresa. Accogli in te la sua
santit e la sua modestia e fai sapere a tutti che egli in grande onore e dignit presso il
Signore. Egli detiene una grande potenza e la sua funzione forte. A lui solo per tutto il mondo
stato conferito il potere della penitenza. Non ti sembra potente? Ma voi disprezzate la sua
prudenza e moderazione che ha nei vostri riguardi".

Le grandezze del Signore
CXII (2), 1. Gli dissi: "Interrogalo, signore, se da quando in casa mia io ho fatto qualche cosa
contraria che l'abbia offeso". 2. "So, disse, che tu nulla hai fatto e farai in contrario. Ti dico
questo perch tu possa perseverare. Egli mi ha parlato bene e con stima di te. Tu fai sapere agli
altri queste parole, perch quelli che fecero o staranno per fare penitenza abbiano gli stessi
sentimenti tuoi. Egli ne sar interprete presso di me ed io presso il Signore". 3. "Ed io, gli dissi,
manifester ad ogni uomo le grandezze del Signore. Spero che tutti quelli che prima
peccarono, se odono queste cose, per recuperare la vita, volentieri faranno penitenza". 4.
"Permani in questo ministero e portalo a termine. Quelli che poi praticano i suoi precetti
avranno vita e avranno un grande onore presso il Signore. Quanti, invece, non osservano i suoi
precetti, si allontanano dalla vita e lo disprezzano. Ma lui presso Dio ha il suo onore. Quelli
che lo disprezzano, non seguendo i suoi precetti, si consegnano alla morte e ciascuno diviene
reo del proprio sangue. Ti raccomando di ubbidire a questi precetti, e avrai il rimedio dei
peccati".
La casa pulita
CXIII (3), 1. "Ti ho inviato le vergini perch abitino con te ed ho notato che ti sono affabili. Le
tieni come ausiliarie perch tu possa osservare meglio i Suoi precetti. Non pu accadere che
senza di queste vergini siano osservati. Vedo pure che esse volentieri stanno con te. Ma io
pregher loro che non si allontanino dalla tua casa. 2. Soltanto pulisci la tua casa, perch
volentieri abiteranno in una casa pulita. Esse, invero, sono pure, caste e industriose ed hanno
ogni grazia presso il Signore. Pertanto se avranno la tua casa pulita rimarranno con te; se ci
sar un po' di sporcizia subito si allontaneranno dalla tua casa. Queste vergini non amano
affatto sporcizia alcuna". 3. Gli dissi: "Spero, signore, di piacere ad esse perch abitino sempre
volentieri nella mia casa. Come questo a cui mi hai affidato non si lagna di me, neppure esse si
lagneranno di me". 4. Disse a quel pastore: "Noto che il servo di Dio vuol vivere. Egli osserver
questi precetti e porr le vergini in un'abitazione pulita". 5. Avendo detto ci, mi affid di
nuovo al pastore, e chiamate le vergini disse loro: "Poich vedo che voi abitate volentieri nella
casa di costui, vi affido lui e la casa sua e non allontanatevene mai". Esse, invero, ascoltarono
volentieri queste parole.
Operare incessantemente il bene
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Sant' Ignazio di Antiochia 133

CXIV (4), 1. Poi mi disse: "Sii forte in questo compito, mostra ad ogni uomo le grandezze del
Signore, e ne avrai grazia. Chiunque camminer in questi principi vivr e sar felice nella sua
vita. Chiunque, invece, li trascurer, non vivr e sar infelice nella vita sua. 2. Di' a tutti che
non cessino di operare il bene quanti lo possono. Per loro vantaggioso compiere le buone
opere. Affermo pure che ogni uomo va sottratto ai disagi. Colui che stretto dal bisogno e
soffre nella vita quotidiana in grande tormento e angustia. 3. Chi sottrae un'anima dalle
angustie, si procura una grande gioia. Chi vessato da un disagio afflitto da un tormento e si
angoscia come chi in catene. Molti, infatti, per tali disgrazie che non possono sopportare, si
danno la morte. Chi conosce la sventura di un uomo simile e non lo sottrae, commette un
grande peccato e diventa reo del suo sangue. 4. Fate opere buone voi che avete ricevuto dal
Signore e non tardate a farle quando sia terminata la costruzione della torre. Per voi fu
interrotta l'opera della sua costruzione. Se non vi affrettate a fare il bene, la torre sar
ultimata e ne sarete esclusi". 5. Dopo aver parlato con me, si alz dal letto e preso il pastore e
le vergini se ne and. Mi disse per che mi avrebbe rimandato in casa mia il pastore e le
vergini.
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CIPRIANO
LUNIT DELLA CHIESA CATTOLICA

Le eresie e gli scismi
1. - Il Signore ci avverte e ci sottolinea: Voi siete il sale della terra (Matteo 5,13). E vuole che
siamo semplici fino allinnocenza, e tuttavia prudenti nella semplicit{ (Matteo 10,16). Perci,
fratelli carissimi, necessario che noi, con cuore vigile e attento, sappiamo prevedere e capire e
fuggire le insidie dellastuto nemico, affinch, essendoci rivestiti di Cristo (Galati 3,27; Romani
13,14), sapienza di Dio Padre (1 Corinzi 1,24), non manchiamo poi di prudenza nel mettere al
sicuro la nostra salvezza. Infatti, non c solo da temere la persecuzione, n gli attacchi aperti
che si sferrano contro i servi di Dio per abbatterli e sopraffarli. molto pi facile difendersi nel
caso in cui sono evidenti i motivi del terrore: quando lavversario insorge scopertamente,
lanimo si premunisce. C pi da temere e da guardarsi, quando invece il nemico si avvicina di
soppiatto e, mimetizzato da apparenze di pace, si insinua serpeggiante per varchi segreti, e da
qui il suo nome di serpente. Tale la sua astuzia di sempre; tale linganno subdolo e oscuro
con cui tenta di raggirare luomo. Cos, sin dal linizio del mondo, sedusse e circu con
carezzevoli menzogne lanima inesperta e incauta nella sua credulit{ (Genesi 3,1). E cos pure
si spinse a tentare il Signore, accostandosi a lui con cautela, come per ripetere linsidia di
sorpresa: ma ora fu riconosciuto e respinto, e condannato allumiliazione proprio perch
scoperto e smascherato (Matteo 4,1).

2. - Da qui, per noi, lesempio e lavvertimento di fuggire le vie delluomo vecchio, e di
camminare invece sulle orme del Cristo vincitore (Efesini 4,20). In questo modo non ricadremo
incauti nei lacci della morte; al contrario, messi in guardia dinanzi al pericolo, potremo
ricevere e possedere limmortalit{. Ma ecco, forse potremo conquistare limmortalit{ senza
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Sant' Ignazio di Antiochia 134

osservare quei comandamenti di Cristo, mediante i quali la morte espugnata e vinta? Lo
dichiara lui stesso, col dire: Se vuoi pervenire alla vita, osserva i comandamenti (Matteo
19,17); e ancora: Se fate quanto vi comando, non vi chiamer pi servi ma amici (Giovanni
15,14). Costoro, poi, egli li chiama forti e stabili, fondati sulla roccia, irremovibili e radicati
nella pi provata fermezza contro tutte le tempeste e i turbini del mondo. Colui che ascolta
dice le mie parole e le mette in pratica, lo paragoner ad un uomo saggio che ha edificato
la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e
sabbatterono su quella casa: essa non croll. E ci perch era stata fondata sulla roccia
(Matteo 7,24). Dunque, dobbiamo conformarci alle sue parole, dobbiamo imparare e mettere
in pratica tutto quello che egli insegn e oper. Del resto, come pu dire di credere in Cristo
colui che non fa ci che Cristo ha comandato di fare? o come giunger al premio della fede,
colui che non vuole star fedele ai comandamenti? Costui necessariamente ondegger
disorientato, e, in balia dello spirito dellerrore, sar{ come la polvere che il vento solleva e si
porta via qua e l. Non potr certo avanzare nel cammino verso la sua salvezza, colui che non
si mette sulla vera via della salvezza.

3. - Ora, bisogna guardarsi non solo dai pericoli aperti e manifesti, ma pure dalle insidie tese
con lastuzia sottile dellimbroglio. Ed ecco, cosa pu esserci di pi astuto e sottile? Il nemico,
smascherato e abbattuto dalla venuta di Cristo, dopo che la luce venne alle genti e irraggi il
suo splendore per la salvezza degli uomini sicch i sordi ricuperavano ludito della grazia
spirituale e i ciechi aprivano gli occhi al Signore e gli infermi si rinvigorivano della sanit
eterna e gli zoppi accorrevano alla Chiesa e i muti articolavano con chiara voce le loro
preghiere: quel nemico, vedendo i suoi idoli abbandonati, e disertati i suoi templi e le sue sedi a
causa del gran numero dei credenti, ha escogitato un nuovo inganno quello cio di far cadere
gli imprudenti presentandosi con letichetta del nome cristiano. Ha inventato, cosi, le eresie e
gli scismi per sovvertire la fede, per corrompere la verit, per spezzare lunit{. In questo modo,
coloro che egli non pu pi tenere nel vicolo cieco dellantico errore, li raggira e li inganna per
una nuova via. Strappa gli uomini proprio dalla Chiesa e, mentre essi credono di essersi gi
accostati alla luce sfuggendo alla notte del mondo, li avvolge ancora in altre tenebre senza che
essi se ne accorgano. Cosi costoro finiscono per chiamarsi cristiani senza per osservare la
legge del Vangelo di Cristo; e mentre camminano nelle tenebre, pensano di stare nella luce.
Tutto ci opera appunto dellavversario, il quale attira con lusinghe nellerrore, e come
dice lApostolo (2 Corinzi 11,14) si trasforma in angelo di luce, e spaccia i suoi ministri per
ministri di giustizia: costoro chiamano giorno la notte, salvezza la morte, e insinuano la
disperazione con lappannaggio della speranza, e lincredulit{ sotto il pretesto della fede, e
dicono Cristo lAnticristo, cosicch frustrano sottilmente la verit{ con menzogne verosimili.
Ma ci accade, fratelli carissimi, quando non ci si rif{ allorigine della verit{, quando non se ne
ricerca il principio, quando non si osserva la dottrina del magistero celeste

Lunit della Chiesa
4. - Se qualcuno vuol considerare ed esaminare queste cose, non ha bisogno di una discussione
con argomenti a non finire. La prova della fede facile, per la sinteticit della verit. Dice il
Signore a Pietro: Io ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificher la mia Chiesa, e le
porte del linferno non la vinceranno. A te dar le chiavi del regno dei cieli: quanto avrai legato
sulla terra sar legato anche in cielo, e ci che avrai sciolto sulla terra sar sciolto anche in
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Sant' Ignazio di Antiochia 135

cielo (Matteo 16,18-19) [1]. Sopra uno solo edifica la Chiesa, e a lui comanda di pascere le sue
pecore. E bench a tutti gli apostoli, dopo la sua risurrezione, abbia conferito la stessa potest
dicendo: Come il Padre ha mandato me, anchio mando voi. Ricevete lo Spirito Santo: a chi
rimetterete i peccati, gli saranno rimessi; a chi li riterrete, gli sa ranno ritenuti (Giovanni
20,21-23), tuttavia perch si manifestasse lunit{ dispose con la sua autorit{ che lorigine della
stessa unit derivasse da uno solo. Anche gli altri apostoli erano certo ci che era Pietro,
insigniti con eguale partecipazione di onore e di potest{; ma linizio viene dallunit{, affinch la
Chiesa di Cristo si mostri una. questa Chiesa una che lo Spirito Santo, nella persona del
Signore, designa pure nel Cantico dei Cantici, dove si dice: Unica la mia colomba, la mia
perfetta unica alla madre sua, la preferita per la sua genitrice (Cantico dei Cantici 6,8). Chi
non conserva questa unit della Chiesa, crede forse di conservare la fede? Chi si oppone e
resiste alla Chiesa, penser di essere nella Chiesa? pure il beato apostolo Paolo che insegna
la stessa cosa, e mostra il mistero dellunit{, dicendo: Un sol corpo, e un solo Spirito, una sola
speranza della vostra vocazione, un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo
Dio (Efesini 4,46).

5. proprio questa unit che dobbiamo conservare fermamente e difendere, soprattutto noi
vescovi, che stiamo a capo della Chiesa: e ci affinch possiamo provare che anche lepiscopato
uno e indiviso. Nessuno attenti con qualche menzogna alla fraternit, nessuno corrompa con
perfida prevaricazione la verit{ della fede. Uno lepiscopato, e ciascuno per la sua parte lo
possiede tutto intero. Una la Chiesa, mentre si estende al largo abbracciando una gran
moltitudine per la sua crescente fecondit. come per il sole, che ha molti raggi ma una sola
la sorgente luminosa; come per lalbero, che ha molti rami ma uno solo il tronco che si erge
su radice tenace; e per la sorgente, che una sola, ma da essa sgorgano molti ruscelli, e cosi,
mentre dallesuberanza del gettito dacqua sembra derivare la molteplicit{, tuttavia nellorigine
si conserva lunit{. Provati a strappare il raggio del sole dalla sorgente: lunit{ della luce non
segue una tale divisione. Provati a staccare un ramo dallalbero: il ramo staccato non potr{
germogliare. Provati infine a isolare un ruscello dalla sor gente, questo ruscello, cosi tagliato
fuori, inaridir. Cos, anche la Chiesa del Signore diffonde la luce dei suoi raggi per tutto il
mondo; tuttavia una sola la luce che sparge ovunque, e non si divide lunit{ del corpo.
Estende i suoi rami frondosi per tutta intera la terra, riversa in ogni direzione le sue acque in
piena; e tuttavia non v che un solo principio e una sola origine; e una sola la madre feconda,
ricca di frutti. Noi nasciamo dal suo grembo, ci nutriamo del suo latte, siamo animati dal suo
spirito.

Nella Chiesa la salvezza
6. - La sposa di Cristo non sar mai adultera: essa incorruttibile e pura. Ha conosciuto una
sola casa, ha custodito con casto pudore la santit di un sol talamo. Lei ci conserva per Dio, lei
destina al regno i figli che ha generato. Chiunque, separandosi dalla Chiesa, ne sceglie una
adultera, viene a tagliarsi fuori dalle promesse della Chiesa: chi abbandona la Chiesa di Cristo,
non perviene certo alle ricompense di Cristo. Costui sar un estraneo, un profano, un nemico.
Non pu avere Dio per padre chi non ha la Chiesa per madre. Se avesse potuto salvarsi chi
rest fuori dellarca di No, allora potremmo dire che si salver chi fuori della Chiesa (Genesi
7,1). Ecco quanto il Signore ci dice ammonendoci: Chi non con me, contro di me; e chi non
raccoglie con me, disperde (Matteo 12,30). Colui che spezza la concordia, la pace di Cristo,
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 136

contro Cristo; e colui che raccoglie fuori della Chiesa, disperde la Chiesa di Cristo. Il Signore
dice: Io e il Padre siamo uno (Giovanni 10,30). E ancora sta scritto del Padre e del Figlio e
dello Spirito Santo: E i tre sono uno (1 Giovanni 5,7). Ebbene, pu forse esserci qualcuno che
creda si possa dividere lunit{ nella Chiesa, questa unit{ che viene dalla stabilit{ divina e che
legata ai misteri celesti, e penser che si possa dissolvere per la divergenza di opposte volont?
Chi non si tiene in questa unit, non si tiene nella legge di Dio, non si tiene nella fede del Padre
e del Figlio, non si tiene nella vita e nella salvezza.

La tunica di Cristo simbolo dellunit
7. - Questo mistero dellunit{, questo vincolo di concordia stretto alla perfezione, ci viene
indicato nel Vangelo, l dove si parla della tunica del Signore Ges Cristo: essa non viene
affatto divisa n strappata; ma si gettano le sorti sulla veste di Cristo, sicch chi dovr
rivestirsi di Cristo (Galati 3,27; Romani 13,14) riceva la veste intatta e possieda indivisa e
integra quella tunica. Cosi leggiamo nella divina Scrittura: Quanto poi alla tunica, poich era
senza cuciture dallalto al basso e tessuta dun pezzo, si dissero a vicenda: Non stracciamola,
ma tiriamola a sorte a chi tocchi (Giovanni 19,23). Lui portava lunit{ che viene dallalto, che
viene cio dal cielo e dal Padre: tale unit non poteva essere affatto divisa da chi la ricevesse in
possesso, conservandosi tutta intera e assolutamente indissolubile. Non pu possedere la veste
di Cristo, colui che divide e separa la Chiesa di Cristo. Invece, quando alla morte di Salomone il
suo regno e il suo popolo si dividono, il profeta Achia, fattosi incontro al re Geroboamo nel
campo, strappa in dodici pezzi il suo mantello, e dice: Prenditene dieci pezzi, poich questo
dice il Signore: Ecco che io strappo il regno di mano a Salomone, e dar a te dieci scettri, e due
saranno lasciati a lui per riguardo al mio servo David e per la citt di Gerusalemme che io ho
eletta per stabilire l il mio nome (1 Re 11,31-36). Il profeta Achia strapp il suo mantello
perch Israele si divideva in dodici trib. Ma, al contrario, poich non pu dividersi il popolo di
Cristo, la tunica di lui, tessuta tutta dun pezzo e senza cuciture, non sar{ divisa da coloro che
la possiedono: essa, cosi indivisa, tutta insieme tessuta, mostra la stretta concordia del nostro
popolo, di noi che ci siamo rivestiti di Cristo (Galati 3,27; Romani 13,14). Egli, dunque, col segno
e il simbolo della tunica, ha rappresentato lunit{ della Chiesa.

I simboli dellAntico Testamento
8. - Chi perci sar cos scellerato e perfido, e cos fuor di testa per furore di discordia, da
credere che si possa dividere o che egli stesso osi divide lunit{ di Dio, la veste del Signore, la
Chiesa di Cristo? Egli ci ammonisce e ci insegna nel suo Vangelo: E ci sar dice un sol gregge
e un solo pastore (Giovanni 10,16). E pu forse pensare qualcuno che possano esserci in uno
stesso luogo molti pastori e pi greggi? Parimenti lapostolo Paolo ci raccomanda la stessa
unit con questa pressante esortazione: Vi scongiuro, fratelli, per il nome del Signore nostro
Ges Cristo, che tutti teniate uno stesso linguaggio e non vi siano scismi fra voi: siate invece
perfettamente uniti in uno stesso sentimento e in uno stesso pensiero (1 Corinzi 1,10). E
ancora dice: Sopportandovi a vicenda con amore, studiatevi di conservare lunit{ dello spirito
nel vincolo della pace (Efesini 4,2). Ebbene, credi tu che si possa stare in piedi e continuare a
vivere, allontanandosi dalla Chiesa, costruendosi altre sedi e dimore diverse? se pensi che a
Rahab, nella quale era prefigurata la Chiesa, fu detto: Radunerai tuo padre, tua madre, i tuoi
fratelli, tutta la tua parentela presso di te in casa tua; e accadr che chi uscir fuori della porta
di casa tua, sar colpevole della sua rovina (Giosu 2,18). Parimenti, il rito della Pasqua, nella
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Sant' Ignazio di Antiochia 137

legge dellEsodo, prescriveva che lagnello, il cui sacrificio era figura di quello di Cristo, fosse
mangiato in una stessa casa. Ecco le parole stesse di Dio: Sar mangiato in una sola casa, e
non getterete la sua carne fuori della casa (Esodo 12,46). Non pu dunque essere gettata fuori
la carne di Cristo, la cosa santa del Signore; n ci sar{ altra casa per i credenti allinfuori del
lunica Chiesa. questa casa, questa dimora in cui tutti si unanima sola, che lo Spirito Santo
indica e annunzia nei Salmi con queste parole: Ai derelitti Dio fa abitare una casa, fa uscire
con gioia i prigionieri; solo i ribelli abbandona in terra arida (Salmo 67,7). Nella casa di Dio,
nella Chiesa di Cristo, vi abitano coloro che sono unanima sola, e che perseverano in
concordia e semplicit.

Lesempio della colomba
9. - Per questo, lo Spirito Santo venne in forma di colomba (Matteo 3,16); essa un animale
semplice e gaio, senza amarezza n fiele, incapace di mordere con crudelt, senza unghie che
lacerino con violenza; essa ama le abitazioni degli uomini, conosce e si affeziona a una sola
casa. Quando una coppia procrea, i due allevano insieme la prole; quando si muovono, vanno
uniti in volo; passano la vita in comune armonia; col bacio della loro bocca dimostrano il
reciproco amore di pace; in tutto adempiono la legge della concordia. Ecco la semplicit che si
deve conoscere nella Chiesa, ecco la carit{ che si deve avere. Imitiamo la colomba nel lamore
fraterno, e la nostra mansuetudine e la nostra dolcezza possano riprodurre quelle della pecora
e dellagnello (Luca 10,3; Giovanni 21,15). Che ci sta a fare, in un cuore cristiano, la ferocia del
lupo, la rabbia del cane, il veleno mortifero del serpente, la cruenta violenza della belva? C da
rallegrarci che una tal genia si separi dalla Chiesa, affinch non vengano a soffrire il contagio
di una simile compagnia, velenosa e crudele, le colombe e le pecore di Cristo. Non possono
convivere e stare insieme lamarezza con la dolcezza, la tenebra e la luce, la pioggia e il bel
tempo, la guerra e la pace, la sterilit{ e la fecondit{, la siccit{ e le sorgenti dacqua, la tempesta
e il sereno. Non c da pensare che possano uscire dalla Chiesa i buoni; il vento non porta via il
grano, n la bufera abbatte un albero ben piantato su profonda radice. invece la paglia
leggera che viene sollevata dalla tempesta, sono gli alberi deboli che vengono atterrati
dallirrompere del turbine. Ed questo tipo di gente che lapostolo Giovanni detesta e
stigmatizza, dicendo: Si sono allontanati da noi, ma non erano dei nostri: se infatti fossero
stati dei nostri, sarebbero rimasti con noi (1 Giovanni 2,19).

Le eresie vagliano la fede dei credenti
10. - Da qui sono nate di frequente e nascono tuttora le eresie: dal fatto che una mente perversa
non ha pace, e che la perfidia ribelle non osserva lunit{. Per la verit{, il Signore che permette
e lascia che esse si verifichino, salva restando la libert di scelta di ciascuno. Ne viene come
un criterio di verit{ per lesame dei nostri cuori e delle nostre menti: per cui risplende di chiara
luce la fede integra di chi stato provato. Ecco come per mezzo dellApostolo ci ammonisce lo
Spirito Santo: necessario che ci siano divisioni, affinch coloro che sono stati provati siano
tra voi conosciuti (1 Corinzi 11,19). Cosi vengono provati coloro che sono veramente fedeli; cos
sono smascherati i perfidi; cos gi qui, prima del giorno del giudizio, si opera la divisione fra le
anime dei giusti e degli ingiusti, e si separa la paglia dal frumento (Matteo 3,12-30). Perci
sorgono quelli che si mettono a capo di temerari avventurieri, da s, senza divina disposizione,
coloro che si costituiscono capi senza alcuna ordinazione legale, che assumono il nome di
vescovi senza che nessuno mai abbia dato loro lepiscopato. Di costoro lo Spirito Santo dice nei
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Sant' Ignazio di Antiochia 138

Salmi che siedono sulla cattedra della pestilenza (Salmo 1,1), essi, piaga contagiosa della fede,
ingannatori con la bocca daspide e artefici dogni corruzione della verit{, che sputano fuori
veleni di morte con la loro lingua pestifera: la loro parola si propaga come il cancro (2 Timoteo
2,17), il loro insegnamento introduce un veleno mortale nei cuori e nelle anime.

11. - Contro costoro grida il Signore; lontano da costoro egli ritrae e richiama il suo popolo
errante, dicendo: Non state ad ascoltare i discorsi dei falsi profeti: le visioni della loro fantasia
li fanno vaneggiare; parlano, ma non per suggerimento del Signore. Dicono a quelli che
rigettano la parola di Dio: avrete pace voi e quanti camminano secondo i propri desideri. E a
chiunque segue la perversit del suo cuore: non ti sopravverr alcun male, Io non ho loro
parlato, ed essi profetano. Se si fossero mantenuti nella mia verit e avessero ascoltato le mie
parole e avesse ro istruito il mio popolo, io li avrei stornati dai loro pensieri malvagi (Geremia
23,16-22). E ancora il Signore indica e addita costoro, quando dice: Hanno abbandonato me,
fonte dacqua viva, e si sono scavate delle cisterne spaccate che non possono contenere
lacqua (Geremia 2,13). Mentre non pu esserci che un solo battesimo, essi credono di
battezzare. Hanno disertato la fonte della vita, e promettono la grazia dellacqua di vita e di
salvezza. L gli uomini non saranno lavati, saranno insudiciati; i peccati non saranno
cancellati, ma accumulati. Tale nativit non genera figli a Dio ma al diavolo: costoro, nati
dalla menzogna, non avranno le promesse della verit{, e procreati dal linfedelt{ perderanno la
grazia della fede. Non potranno certo pervenire al premio della pace, coloro che con furore
sedizioso hanno mandato in frantumi la pace del Signore

Dove due o tre sono radunati...
12. - E non singannino alcuni, con una interpretazione che ne svuoti di significato, circa
le parole del Signore: Dove due o tre saranno radunati nel mio nome, io sar con loro
(Matteo 18,20). I falsi interpreti che adulterano il Vangelo citano le ultime parole e tralasciano
ci che precede, si ricordano di una parte e sopprimono laltra con inganno: cos come essi
stessi sono separati dalla Chiesa, in modo analogo separano unaffermazione singola dal resto.
Infatti, ecco quel che il Signore dice ai suoi discepoli per esortarli allunit{ e alla pace: Io vi
dico che se due di voi si accorderanno sulla terra, qualunque cosa, che chiederete, sar a voi
concessa dal Padre mio che nei cieli. Poich dove due o tre saranno radunati nel mio nome, io
sar con loro (Matteo 18,19-20). Con ci mostra che si concede moltissimo non tanto al gran
numero di coloro che pregano, quanto piuttosto alla loro unanimit. Se due di voi si
accorderanno sulla terra, dice: ecco, prima pone lunanimit{, premette innanzi tutto la
concordia della pace. Ci insegna cosi che dobbiamo essere sempre e strettamente uniti fra noi.
Ebbene, come pu essere in accordo con un altro chi non in accordo col corpo della stessa
Chiesa e con lintera comunit{ dei fratelli? In che modo possono radunarsi due o tre in nome di
Cristo, quando si sa che essi si sono separati da Cristo e dal suo Vangelo? Infatti, non noi da
essi, ma essi da noi si sono allontanati; poich le eresie e gli scismi sono venuti fuori dopo,
sono stati essi ad abbandonare la fonte e lorigine della verit{, fondando per s diverse
conventicole. Ma il Signore parla della sua Chiesa, parla a quelli che sono nella Chiesa: se
costoro sono concordi, se come ha prescritto e raccomandato due o tre pregano, radunati, si,
ma unanimi, essi otterranno dalla maest di Dio quanto chiederanno. Dove saranno due o
tre, dice, io sar con loro, e cio con coloro che sono semplici e pacifici, con coloro che
temono Dio e osservano i precetti di Dio. Con costoro dice di essere, anche se due o tre. Cosi fu
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 139

coi tre fanciulli nella fornace ardente (Daniele 3) i quali, proprio perch restavano con
semplicit in Dio e in unit fra loro, furono ristorati come da un soffio di rugiada mentre erano
circondati dalle fiamme. Cos si fece presente ai due apostoli chiusi in prigione (Atti 5,17),
appunto perch essi erano semplici, erano unanimi; e aprendo egli stesso le porte del carcere, li
riport fuori sulla pubblica piazza affinch annunziassero alla moltitudine la parola che
avevano fedelmente predicata. Dunque, quando fra i suoi precetti dice: Dove saranno due o
tre, io sar con loro , non divide gli uomini dalla Chiesa, lui che ha istituito e formato la
Chiesa. Al contrario, rimproverando ai perfidi la discordia e raccomandando con le sue parole
la pace ai fedeli, mostra che egli con due o tre i quali siano unanima sola nel pregare
piuttosto che con un gran numero di gente in disaccordo, e che si ottiene di pi con la
preghiera concorde di pochi che con lorazione discorde di molti.

13. - Perci, anche, nel dare la norma della preghiera, ha fatto questa aggiunta: Quando vi
mettete a pregare, se avete qualche cosa contro qualcuno, perdonate, affinch anche il Padre
vostro che nei cieli rimetta a voi i vostri peccati (Marco 11,25). Inoltre, allontana dallaltare
colui che viene al sacrificio con la discordia nellanimo, e gli comanda di andar prima a
ristabilire la concordia col fratello, e di tornar dopo, con la pace, ad offrire il sacrificio a Dio
(Matteo 5,23-24). Per questo Dio non guard alle offerte di Caino infatti non poteva aver Dio in
pace con s, colui che non aveva la pace col fratello per la gelosia che gli ardeva dentro (Genesi
4,5). Ebbene, quale pace si aspettano per s quelli che sono nemici dei fratelli? quali sacrifici
credono di celebrare coloro che sono rivali dei vescovi? Pensano forse che Cristo sia con loro,
quando sono radunati, essi che si radunano fuori della Chiesa?

Nellunit e nellamore il cristianesimo
14. - Costoro, anche se fossero uccisi per la confessione del nome, non laverebbero la loro
macchia neppure col sangue: la colpa grave e inespiabile della discordia non pu essere
cancellata neppure dal martirio. Non pu essere martire chi non nella Chiesa; non potr
pervenire al regno chi abbandona colei che destinata a regnare. Cristo ci ha dato la pace, ci
ha prescritto di essere dun sol cuore e di unanima sola, ci ha raccomandato di conservare
integri e inviolati i legami dellamore e della carit{; perci non potr{ essere un martire colui
che non osserva la carit{ fraterna. Ecco ci che insegna e afferma lapostolo Paolo: E se avessi
la fede fino a trasportare i monti, se non ho la carit, non sono nulla. E se distribuissi tutti i
miei averi a sostentamento (dei poveri), e dessi il mio corpo a farmi bruciare, se non ho la
carit, tutto ci a niente mi serve. La carit magnanima, la carit benigna, la carit non
invidiosa, non si gonfia, non si irrita, non opera sconsideratamente, non pensa male, tutto
ama, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carit non verr mai meno (1 Corinzi 13). La
carit non verr mai meno . Ci sar essa infatti, sempre, nel regno: essa rester in eterno, per
lunit{ dei fratelli perfettamente stretti insieme. Al regno dei cieli non perverr la discordia. Il
premio di Cristo di Cristo che dice: Questo il mio comandamento, che vi amiate lun
laltro come io ho amato voi (Giovanni 15,12) non toccher a chi ha violato lamore di
Cristo con perfida disunit. Chi non ha la carit, non ha Dio. Ascolta la voce del beato
apostolo Giovanni: Dio amore, e colui che rimane nellamore rimane in Dio e Dio rimane in
lui (1 Giovanni 4,16). Non possono rimanere con Dio, quelli che non han voluto essere
unanimi nella Chiesa di Dio. Brucino pure nelle fiamme, ed esposti al fuoco o dati alle belve
diano pure la vita: non otterranno la corona della fede ma la pena del linfedelt{; e ci non sar{
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Sant' Ignazio di Antiochia 140

per loro lesito glorioso della fortezza dei credenti, ma la fine dei disperati. Un uomo del genere
pu ben essere ucciso, non potr essere coronato; pu professarsi cristiano, ma cosi come pure
il diavolo, mentendo, spesso si spaccia per il Cristo, secondo quanto il Signore stesso ci dice e
ci avverte: Molti verranno nel mio nome e diranno: io sono il Cristo; e trarranno non po chi in
inganno (Marco 13,6). Come quello non Cristo, bench ne contrabbandi il nome per
ingannarci, cosi non pu essere considerato un seguace di Cristo colui che non rimane nel suo
Vangelo e nella verit della fede.

15. - Certo, cosa sublime e meravigliosa profetare, scacciare i demoni e operare grandi prodigi
in terra. E tuttavia, colui che riesce a far questo non otterr il regno dei cieli se non cammina
tenendosi sul retto e buon cammino. Lo afferma il Signore, dicendo: Molti mi diranno in quel
giorno: Signore, Signore, non abbiamo forse profetato nel tuo nome, e scacciato demoni nel
tuo nome, e non operammo grandi prodigi nel tuo nome? E allora io dir loro: Non vi ho mai
conosciuto; andate via da me, voi operatori di iniquit (Matteo 7,22). dunque necessaria la
giustizia perch si possa meritare dinanzi a Dio, nostro giudice; bisogna osservare i suoi
precetti e ammonimenti, perch i nostri meriti abbiano ricompensa. E il Signore, nel Vangelo,
quando ha voluto tracciarci in poche parole la via della nostra speranza e della nostra fede, ha
detto: Il Signore Dio tuo lunico Signore... Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore,
con tutta la tua anima, con tutte le tue forze. Questo il primo. Il secondo simile a questo:
amerai il prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la legge e i
profeti (Matteo 22,37). Con ci, ci ha insegnato contemporaneamente lunit{ e lamore, e ha
racchiuso in questi due precetti la legge e tutti i profeti. Ebbene, quale unit conserva, quale
amore pu custodire e comprendere colui che nel suo insensato furore di discordia divide la
Chiesa, distrugge la fede, turba la pace, spazza via la carit, profana il mistero?
I segni dei tempi
16. - Miei fedelissimi fratelli, questo male gi prima cominci a diffondersi; ma adesso la
funesta rovina provocata dallo stesso male si aggravata; e ha preso a pullulare e a propagarsi
maggiormente il veleno pestifero delle perversit ereticali e degli scismi. Questo infatti doveva
verificarsi al declinare del mondo, come ci ha predetto e preannunziato lo Spirito Santo per
mezzo dellApostolo: Devi anche sapere che negli ultimi tempi verranno momenti difficili. Gli
uomini saranno egoisti, amanti del denaro, vanitosi, orgogliosi, bestemmiatori, ribelli ai
genitori, ingrati, senza religione, senza amore, sleali, maldicenti, intemperanti, intrattabili,
nemici del bene, traditori, sfrontati, accecati dall'orgoglio, attaccati ai piaceri pi che a Dio,
con la parvenza della piet, mentre ne hanno rinnegata la forza interiore. Guardati bene da
costoro! Al loro numero appartengono certi tali che entrano nelle case e accalappiano
donnicciole cariche di peccati, mosse da passioni di ogni genere, che stanno sempre l ad
imparare, senza riuscire mai a giungere alla conoscenza della verit. Sull'esempio di Iannes e
di Iambres che si opposero a Mos, anche costoro si oppongono alla verit: uomini dalla mente
corrotta e riprovati in materia di fede. Costoro per non progrediranno oltre, perch la loro
stoltezza sar manifestata a tutti, come avvenne per quelli (2 Timoteo 3,1). Tutto ci che fu
predetto si adempie e avvicinandosi ormai la fine del mondo si realizza, con la prova
insieme dei tempi e degli uomini. Pi che mai, per la furia dellavversario, lerrore trascina in
inganno, la presunzione esalta, lastio divampa, la cupidigia acceca, lempiet{ deprava, la
superbia gonfia, la discordia esaspera, lira travolge.
Lopportunit di evitare gli apostati
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17. - Ma noi, non lasciamoci scuotere o turbare dalleccesso rovinoso della perfidia di tanti;
piuttosto la nostra fede sar corroborata dal verificarsi delle predizioni. Se hanno cominciato a
esserci di quei tali, con le deviazioni che erano state predette, gli altri fratelli si guardino da
loro, poich anche questo stato predetto quando Dio ha voluto cosi istruirci: Ma voi
guardatevene! Ecco, io vi ho predetto ogni cosa (Marco 13,23). Vi prego, evitate la gente di tal
fatta, e tenete lontani da voi, dai vostri orecchi, come fossero un contagio mortale, le
conversazioni dannose. Sta scritto infatti: Circonda le tue orecchie di una siepe di spine e non
stare ad ascoltare la lingua perversa (Siracide 28,24); e ancora: Le cattive compagnie
corrompono i buoni costumi (1 Corinzi 15,33). Il Signore ci insegna e ci avverte di stare alla
larga da quei tali: Sono dei ciechi dice che conducono altri ciechi. Ma se un cieco
conduce un altro cieco, cadranno tutti e due in una fossa (Matteo 15,14). Va considerato come
un nemico, e va fuggito, chiunque si sia separato dalla Chiesa. Costui un perverso, un
peccatore, uno che si condannato da se stesso (Tito 3,11). Creder forse, costui, di essere con
Cristo, lui che avversa i sacerdoti di Cristo e si separa dalla comunione del suo clero e del suo
popolo? Egli leva le sue armi contro la Chiesa, si oppone alle disposizioni di Dio. Nemico
dellaltare, ribelle verso il sacrificio di Cristo, perfido in fatto di fede, sacrilego in fatto di piet,
servo disobbediente, figlio empio, fratello nemico, egli osa stabilire un altro altare
disprezzando i vescovi e abbandonando i sacerdoti di Dio, osa formulare unaltra preghiera in
termini illegittimi, osa profanare con falsi sacrifici la vera ostia del Signore; e non sa che chi si
oppone agli ordini di Dio viene punito dal castigo di Dio per la sua avventata temerit.

Punizione degli apostati nellAntico Testamento
18. Cos Core, Dathan e Abiron, poich, contro Mos e il sacerdote Aronne, tentarono di
arrogarsi la libert di offrire il sacrificio, immediatamente furono puniti per ci che avevano
osato: la terra, scompaginandosi, si apri in una voragine profonda e questa spaccatura del
suolo li risucchi dritti e vivi. E lira e lo sdegno di Dio non colpirono soltanto gli autori del
fatto: anche gli altri duecentocinquanta complici, che serano associati alla loro ribellione e al
loro audace tentativo, furono divorati con rapido castigo da un fuoco suscitato dal Signore
(Numeri 16). Questo ammonimento significa che si rivolge contro Dio stesso ogni sforzo dei
perversi per abolire con la volont{ delluomo le disposizioni di Dio. Ed ecco ci che accadde
anche al re Ozia: avendo preso in mano il turibolo, e assumendosi a forza il diritto di
sacrificare, contro la legge di Dio (Numeri 17,5) e la resistenza del sacerdote Azaria, non
volendo obbedire e cedere fu castigato dallira di Dio e deturpato in fronte da macchie di lebbra
(2 Cronache 26,16-19): per loffesa al Signore, fu marchiato proprio in quella parte del corpo in
cui sono segnati quelli che si rendono degni del Signore. Anche i figli di Aronne, quando misero
sullaltare un fuoco profano non prescritto dal Signore, subito, al cospetto del Signore che si
vendicava, furono colpiti dalla morte (Numeri 3,4).

Il grave delitto contro lunit
19. - Imitano e seguono appunto costoro, quelli che di sprezzando la tradizione divina vanno
dietro a dottrine estranee e introducono un insegnamento di invenzione umana. Il Signore li
riprende e li riprova nel suo Vangelo, dicendo: Voi rigettate il comandamento di Dio per
stabilire la vostra tradizione (Matteo 15,6). Questo delitto pi grave di quello commesso dai
lapsi [2]: questi ultimi, almeno, si sottomettono a far penitenza della loro colpa e implorano la
misericordia di Dio, desiderosi di una piena riparazione. Da una parte si cerca la Chiesa, la si
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prega; dallaltra, la si combatte. Da una parte pu esserci stata una necessit{; dallaltra, la
volont persiste nel peccato. Da una parte chi ha rinnegato, con ci ha fatto del male solo a se
stesso; dallaltra, chi tenta di introdurre leresia e lo scisma porta con s molti altri nella
caduta. Da una parte soffre danno lanima di uno solo; dallaltra, si espongono al pericolo un
mucchio di gente. cos: luno cosciente daver peccato e se ne duole, e ne piange; laltro
sinorgoglisce nel suo peccato e si compiace nei suoi delitti, e separa i figli dalla madre, si d{ da
fare per allontanare le pecore dal pastore, mette confusione nei misteri di Dio. E mentre colui
che non ha confessato la sua fede ha peccato una sola volta, laltro pecca ogni giorno. Infine,
se il primo viene in seguito a subire il martirio, pu ottenere le promesse del regno; il secondo,
se sar messo a morte fuori della Chiesa, non perverr alle ricompense della Chiesa.

20. N c da meravigliarsi, fratelli dilettissimi, se anche tra i confessori della fede alcuni
giungano a tanto; e che certi cadano in peccati estremamente turpi e gravi. infatti, la
confessione non rende immuni dalle insidie del diavolo, n protegge di perpetua sicurezza
contro le tentazioni e i rischi e gli attacchi e gli assalti del mondo, mentre ancora uno in
questo mondo. Altrimenti, non vedremmo mai nei confessori le frodi e gli stupri e gli adulteri,
che noi, pur troppo, dobbiamo costatare in alcuni, dolendocene profondamente. Chiunque sia,
colui che ha confessato pubblicamente la fede durante la persecuzione, certo non potr dirsi
migliore o maggiore o pi caro a Dio di Salomone: eppure costui, se nel tempo in cui segui le
vie del Signore conserv la grazia che aveva ricevuta da Dio, quando invece abbandon la via
del Signore perdette anche la grazia del Signore (1 Re 11). Perci sta scritto: Conserva quello
che hai, perch un altro non riceva la tua corona (Apocalisse 3,11). Ed evidentemente il
Signore non ci minaccerebbe, prospettandoci la possibilit di toglierci la corona di giustizia, se
allontanandoci noi dalla giustizia non si allontanasse da noi necessariamente la corona.

21. - La confessione della fede [3] linizio della gloria, non il conseguimento della corona; non
la nostra perfetta approvazione, ma solo ci introduce alla pi alta dignit. Infatti sta scritto:
Chi avr perseverato sino alla fine, costui sar salvo (Matteo 10,22). Cosi, tutto ci che si
compie prima della fine un gradino per salire ancora sino al coronamento della nostra
salvezza, non la mta finale e il punto culminante. Uno confessore della fede: ma dopo la
confessione il pericolo si fa pi grave, poich lavversario pi irritato contro di lui. Uno
confessore della fede: deve stare maggiormente col Vangelo del Signore, dacch per mezzo del
Vangelo egli ha ottenuto gloria dal Signore. A chi molto dato, molto sar richiesto; e a chi
attribuita maggior dignit, pi da lui si esige servizio (Luca 12,48). Nessuno si perda a causa
dellesempio di qualche confessore; nessuno stia a imparare, dal comportamento di qualche
confessore, lingiustizia, linsolenza, la perfidia. Uno confessore: si mostri umile e pacifico,
sia modesto e amante della disciplina nel suo modo di fare, affinch colui che si dice confessore
di Cristo imiti il Cristo che ha confessato. E infatti, egli dice: Chi si esalta sar umiliato, e chi
si umilia sar esaltato (Luca 18,14); ed egli stesso fu esaltato dal Padre perch, pur essendo
Verbo e virt e sapienza di Dio Padre, umili se stesso in terra (Filippesi 2,6-11). Ebbene, come
potr{ amare lorgoglio, lui che con la sua legge ci comand lumilt{, lui che per la sua umilt{
ricevette dal Padre il pi alto nome? Uno confessore di Cristo: si, ma poi non sia a causa sua
bestemmiata la maest e la dignit di Cristo. La lingua che ha confessato Cristo non sia
maldicente, sediziosa; non sia udita strepitare con insulti e litigi; dopo le sue parole di lode,
non inietti veleno daspide contro i fratelli e i sacerdoti di Dio. Ma se poi costui si render
colpevole e detestabile, se sciuper la sua confessione convertendosi al male, se macchier la
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sua vita con ignominiose turpitudini, se infine abbandonando la Chiesa in cui divenuto
confessore e spezzando la concordia e lunit{ cambier la fede di prima con la perfidia di dopo,
costui non potr certo illudersi per via della sua confessione e pensare di essere destinato al
premio della gloria, poich anzi il suo stesso privilegio costituir per lui un pi grave titolo di
condanna.

22. - Il Signore, non aveva scelto anche Giuda tra i suoi apostoli? E tuttavia Giuda in seguito
trad il Signore. Ma non per ci, non perch il traditore Giuda si separ dalla loro compagnia,
venne meno la costanza e la fede de gli apostoli. Cosi, anche qui tra noi, non viene dun tratto
polverizzata la santit e la dignit dei confessori, per il solo fatto che andata in frantumi la
fede di alcuni. Ecco come si esprime il beato Apostolo in una sua lettera: E che dunque? Se
alcuni di essi decaddero dalla fede, forse che la loro infedelt ha annullato la fedelt di Dio?
Non sia mai. Dio infatti verace; ma ogni uomo mentitore (Romani 3,3). Il pi gran numero
e la miglior parte dei confessori resta nella robustezza della propria fede e nella verit della
legge e della disciplina del Signore; n si separano dalla pace della Chiesa, consci che nella
Chiesa hanno ottenuto la grazia dalla bont di Dio. Ed essi si attirano maggior lode della loro
fede, per questo: per essersi cio separati dalla perfidia di coloro che un tempo ebbero
compagni nella confessione, tenendosi lontani, cosi, dal contagio del delitto. Illuminati dalla
luce del Vangelo, splendenti del puro fulgore del Signore, sono tanto degni di lode per aver
conservato la pace di Cristo quanto per essere stati vittoriosi nella lotta contro il nemico.

23. - Certo io mi auguro, fratelli carissimi, e vi consiglio e vi esorto, che se possibile nessuno dei
fratelli perisca, e che la madre possa con gioia stringere al suo seno, come un sol corpo, il suo
popolo unito. Ma se la mia esortazione, fatta per il loro bene, non riuscir a richiamare sulla
via della salvezza coloro che si mettono a capo di scismi e fomentano la divisione, rimanendo
essi nella loro cieca e ostinata follia, voialtri, per, che foste tratti in inganno in buona fede, o
foste spinti al lerrore, o foste abbindolati da qualche scaltra e astuta furberia, voi scioglietevi
dai lacci della menzogna, liberate dallerrore i vostri passi disorientati, apprendete la retta via
che conduce al cielo. Sentite come vi esorta lApostolo: Vi raccomando nel nome del Signore
Ges Cristo, che evitiate quei fratelli che si comportano secondo il loro capriccio e non secondo
la tradizione che hanno ricevuta da noi (2 Tessalonicesi 3,6). ancora: Nessuno vi inganni con
vani ragionamenti poi ch per questo piomba lira di Dio sui figli della disobbedienza. Non
vogliate dunque associarvi a loro (Efesini 5,6). Occorre dunque stare alla larga; o meglio,
occorre fuggire dai colpevoli: e ci perch non accada che qualcuno, unendosi a quelli che si
comportano male e vanno errando per vie traverse in mezzo ai peccati, finisca per commettere
egli pure gli stessi peccati deviando dal cammino della verit. Uno Dio e uno Cristo, una
la sua Chiesa, e una la fede, e uno il popolo strettamente congiunto dal cemento della
concordia nellunit{ solida di un corpo. Non pu spezzarsi lunit{. Non pu essere separato un
unico corpo, scompaginando la sua struttura; n pu essere fatto a pezzi, lacerando e
strappando le sue viscere. Quel che si separa da ci che gli comunica la vita, fuori non pu pi
vivere e respirare, finisce per perdere la sostanza vitale.
Lideale della pace e dellunanimit
24. - Lo Spirito Santo ci avverte e ci dice: Chi luomo che vuole la vita e ama vedere giorni
migliori? Trattieni la tua lingua dal male, e non sfuggano dalle tue labbra parole di frode.
Schiva il male e fa il bene, cerca la pace e seguila (Salmo 33,13). Deve cercare e seguire la
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pace, colui che figlio di pace; deve trattenere la sua lingua dal causare il male della di visione,
colui che conosce e ama il vincolo della carit. Ecco quanto ci ha lasciato il Signore, fra gli altri
suoi comandamenti divini e i suoi insegnamenti salutari. Gi prossimo alla passione, dice: Vi
lascio la pace, vi do la mia pace (Giovanni 14,27). Ci ha lasciato questa eredit; e tutti i doni e
le ricompense da lui promessici, sono legati alla conservazione della pace. Se dunque siamo
eredi di Cristo, rimaniamo nella pace di Cristo; se siamo figli di Dio, dobbiamo essere pacifici.
Beati i pacifici, dice, perch saranno chiamati figli di Dio (Matteo 5,9). S, i figli di Dio
devono essere pacifici, miti di cuore, semplici nel loro parlare, concordi nellamore, fedelmente
tra di loro uniti dai vincoli dellunanimit{.

25. questa unanimit che esistette un tempo, sotto gli apostoli: cos il popolo nuovo dei
credenti mantenne la carit, custodendo i comandamenti del Signore. Lo prova la Scrittura,
dove si legge: Ora la moltitudine di quelli che avevano creduto, agiva duna sola anima e di un
sol pensiero (Atti 4,32) e ancora: E tutti perseveravano unanimi nella preghiera, con le
donne, e Maria la madre di Ges, e con i fratelli di lui (Atti 1,14). E perci pregavano con
efficacia; perci potevano ot tenere con certezza tutto ci che chiedevano dalla misericordia di
Dio.

26. - In mezzo a noi invece questa unanimit compromessa, e ne prova il fatto che
decaduta pure la generosit delle opere. Allora vendevano le case e le loro propriet e,
facendosi tesori in cielo (Matteo 6,19; Luca 12,33), offrivano il ricavato agli apostoli perch lo si
distribuisse a sollievo degli indigenti (Atti 4,34). Ma ora non diamo neppure la decima del
nostro patrimonio; e anzi, pur avendoci comandato il Signore di vendere (Luca 12,33) noi
compriamo e ci arricchiamo. Sino a questo punto si afflosciato in noi il vigore della fede,
andata languendo la forza dei credenti. E perci il Signore, guardando ai nostri tempi, dice nel
suo Vangelo: Quando il Figlio delluomo verr, credi che trover fede sulla terra? (Luca 18,8).
Noi vediamo che si sta proprio avverando ci che egli ha predetto. Non si crede pi che bisogna
avere il timor di Dio, che c una legge di giustizia, non si crede nellamore, nelle opere.
Nessuno pensa con timore alle cose future, nessuno considera il giorno del Signore e lira di
Dio e i supplizi riservati agli increduli e gli eterni tormenti cui sono destinati i perfidi. La
nostra coscienza le temerebbe, tutte queste cose, se credesse; ma poich non crede, non le teme
minima mente. Se invece le credesse, se ne guarderebbe, e guardando sene le eviterebbe.

27. - Svegliamoci il pi possibile, fratelli carissimi (Romani 13,11). E scuotendoci dal sonno
dellinveterata inerzia, vegliamo nellosservanza e nella pratica dei precetti del Signore. Siamo
tali, quali egli ci ha prescritto di essere col dire: Siano cinti i vostri fianchi, e accese le vostre
lampade; e voi siate simili a uomini che attendono il loro padrone quando torni da nozze, per
aprirgli appena viene e picchia alla porta: beati quei servi che il padrone, al suo arrivo, trover
vigilanti (Luca 12,35). Bisogna esser cinti, perch quando sopravverr il giorno della partenza,
esso non ci trovi impacciati e impigliati. La nostra lampada deve stare accesa e risplendere
nelle buone opere, affinch lui dalla notte di questo mondo ci conduca alla luce dello splendore
eterno. Attendiamo, sempre pronti e prudenti, lavvento del Signore che sar{ improvviso: cos,
quando egli busser, la nostra fede sar sveglia e ricever dal Signore il premio della vigilanza.
Se osserveremo questi comandi, se riterremo questi ammonimenti e precetti, non saremo come
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dormienti che il diavolo potr trarre in inganno: saremo, al contrario, servi vigili; e regneremo
col Cristo regnante.
#
TERTULLIANO
CONTRO GLI ERETICI
(DE PRAESCRIPTIONE HAERETICORUM)
Traduzione a cura di Gino Mazzoni (1929)

I. Non si pu negare che le eresie esistano e che abbiano una forza.
Lo stato attuale dei nostri tempi fa s, che noi dobbiamo ben fermare questo punto: ed quello
di consigliarvi, di esortarvi a che voi non vi facciate meraviglia alcuna di queste eresie; esse, di
fatto, esistono ed era, infatti, gi stato preannunziato che esse sarebbero sorte (1); e poi,
perch meravigliarsi perch scalzano e infirmano la saldezza di credenza in taluni spiriti? Esse
sono sorte appunto per questo scopo: perch la fede, col dover sopportare violenza di attacchi,
ne acquistasse poi fulgore di conferma e sicurezza maggiore (2). Non c dunque ragione ed
perfettamente inutile e sciocco che la maggior parte dei fedeli si scandalizzino perch le eresie
abbiano preso tanto piede. Quanta azione, potrebbero esse esercitare, se non esistessero?
[nessuna]; ma dal momento che vi sono...; quando una data cosa dalla natura ha avuto in
sorte un modo qualsiasi di vita, come trova una ragione in essa che giustifichi la sua origine,
cos acquista quel vigore che la rende attiva e vivace, e non pi possibile allora, per lei, la non
esistenza.

II. In che cosa possa consistere la forza delle eresie, e su chi esse possano
eventualmente avere la loro influenza
Fra tutti gli altri modi per i quali la vita delluomo tormentata e magari trova la sua fine, non
manca, dopo tutto, la febbre: ebbene noi non proviamo doloroso stupore per nessuno di questi
due fatti; n che essa esista, dal momento che esiste realmente, e neppure che essa conduca
luomo al disfacimento del suo organismo: proprio per questo che essa ha unesistenza. Cos
riguardo alle eresie, le quali sono sorte per affievolire e per spengere, magari, calore e fulgore di
fede; noi, anzi che meravigliarci e provare un certo senso di sgomento ch esse abbiano un tale
potere, dovremmo riportare questa nostra impressione di timore, al principio della loro
esistenza: finch esse siano, in loro anche tale potenza; proprio in quanto che esse hanno
siffatta potenza, che possono esistere.
Ma avviene che dinanzi al fatto della febbre, come ognuno sa, non in noi tanto un senso di
stupore e di meraviglia, quanto unimpressione di ostilit{, di ripugnanza, per le cause che la
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possono produrre e per gli effetti che quella pu avere sul nostro corpo, e non possedendo in
noi la facolt di poterla allontanare, almeno ce ne guardiamo e cerchiamo di evitarla, per
quanto possibile. Per le eresie, invece, si nota che, sebbene esse portino la morte nellanima e
un ardore di un fuoco pi vorace [della febbre], pur tuttavia vi sono alcuni che preferiscono
dindugiarsi in un certo senso di ammirazione per la potenza che esse sono capaci di
sviluppare, piuttosto che cercare di sfuggirle, per tentare di paralizzare la loro capacit
penetrativa; e tutto ci lo fanno, avendo pure la facolt di sottrarsi alla loro influenza.
Se smetteranno costoro di meravigliarsi tanto per la potenza delle eresie, finir che esse
verranno a perderla del tutto. Una delle due: o il fatto della meraviglia che essi provano, che
fa scendere appunto certe persone allo scandalo, o il fatto di provare scandalo che quasi
provoca in loro un senso di stupore e di accecamento tale, da far loro credere che, dal
momento che le eresie abbiano in se tanta potenza e ardire, significhi che esse non possano
provenire che da un qualche principio di verit. Cosa da meravigliare davvero, che quel che
male possieda in se stesso una sua forza. Se non che le eresie, un forte ascendente hanno su
coloro che posseggono scarso ardore d fede (3). precisamente quel che succede, la maggior
parte delle volte, nei combattimenti dei gladiatori, nelle gare di lotta: taluno vince, non perch
dotato assolutamente di forza superiore che lo renda veramente invincibile, ma perch il suo
competitore stato privo di qualunque energia e capacit di resistenza: cos che anche quello
che riuscito una volta vincitore, se dopo messo in gara con chi ha robustezza e gagliardia di
membra, anche lui sar costretto a ritirarsi in condizioni di inferiorit: non succede mica
diversamente nel campo della eresia: dalla debolezza e dal tepore religioso di alcuni, prendono
esse forza e consistenza, ma perdono poi qualunque vigore e ogni fiamma di vita si spenge in
loro, se simbattono in chi ha nellanimo ben saldo il principio della fede pi pura.

III. Le eresie non fanno che provare costanza e saldezza, di fede, la quale non pu, n
deve essere abbandonata per alcuni che si allontanano dalla credenza vera cristiana
Bastano alcuni individui, che siano rimasti presi dalleresia, perch, con gran facilit{, si
abbandonino alla rovina di una credenza falsa questi ingenui creduloni. Perch quella donna,
quell'uomo dalla fede cos salda, persone dotate di tanta saggezza e che alla Chiesa avevano
dato opera di tanto amore e di tanto zelo, passarono dalla parte degli eretici? Chi che,
ponendosi tale questione, non risponder a se stesso che quelli che le eresie hanno potuto far
deviare dalla retta via, vuoi dire, che non erano da considerarsi veramente ne saggi, n stretti
da saldezza di fede, n dediti con tutto lanimo loro alla Chiesa? Ma proprio una cosa da far
molta meraviglia, penso, che da uno, che per il passato sia stato riconosciuto uomo al d sopra
di ogni dubbio e di fede saldissima, dopo ne venga ad uscir fuori uno diverso? Saul, sopra tutti
gli altri eccellente, finisce poi coll'essere turbato e sconvolto dal sentimento della gelosia;
David, la bont del quale era secondo quanto il cuore del Signore desiderava (4), s rese
colpevole d omicidio e di adulterio (5); Salomone ebbe pure da Dio ogni pi grande dono di
grazia e d sapienza: ebbene: da donne venne spinto allidolatria (6). Soltanto al Figlio di Dio fu
riservato d rimanere sempre senza colpa (7). E poi... anche se un vescovo, se un diacono, se
una vedova, se una fanciulla, se un dottore, se perfino un martire si allontanano, ammettiamo,
dalla regola di fede, baster{ forse questo fatto perch leresie debbano acquistare carattere di
verit? Dobbiamo noi dunque riconoscere il valore della fede dalle persone o le persone dalla
fede che esse professano? Non v nessuno che sia sapiente veramente, nessuno che possa dir
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di possedere purit di fede; nessuno si chiamer grande, se non il Cristiano; ma nessuno potr
chiamarsi cos, se non chi abbia perseverato in questo lume di fede fino agli ultimi giorni della
sua vita (8). Tu, data la tua natura di uomo, conosci ciascuno, ma soltanto dalla esteriorit:
credi ci che vedi, ma vedi solo dove il tuo occhio giunge; lungi invece penetra lo sguardo del
Signore: dicono i Sacri Libri (9): luomo guarda nella faccia del suo simile; Iddio che penetra e
intende lintimo del cuore umano (10). Ed cos che il Signore conosce quelli che sono Suoi (11),
e sradica la pianta che non ha piantato (12), e ci fa vedere come gli ultimi divengono i primi, e
tiene in mano un ventilabro, perch vuole che il terreno intorno a Lui sia lindo e puro (13).
Prendano pure il volo e se ne vadano lontano, quanto lor piaccia, le pagliuzze di una fede
inferma e leggera, appena che esse avranno sentito lafflato caldo delle tentazioni; tanto pi
pulita e sana la massa del frumento saccumuler{ allora nel granaio del Signore (14). Non pur
vero che alcuni dei Discepoli dallo stesso Signore si allontanarono quasi di Lui stesso turbati?
(15). Ma non per questo gli altri pure crederono di doversi staccare dallorme Sue: quelli che
riconobbero che Costui era il Verbo della vita e che da Dio Egli traeva lorigine Sua, Lo
seguirono fedelmente, fino al termine della Sua vita, sebbene il Signore avesse loro offerto il
modo di allontanarsi im-punemente da Lui, qualora essi lavessero voluto (16). Non ha valore
alcuno, se un Figello, un Ermogene (17), un Fileto, un Imeneo abbandonarono il loro Apostolo
(18): appartenne proprio alla schiera degli Apostoli colui che si rese colpevole di tradimento
verso il Signore. Ci meravigliamo noi, se da taluni vengono disertate le Sue Chiese, ma
dobbiamo sapere che quello che ci fa veramente, chiaramente Cristiani, appunto la capacit
di perseverare e di soffrire secondo lesempio che Cristo ci ha lasciato (19). Egli dice: Essi si
sono allontanati da noi, ma non furono dei nostri; se alle nostre file fossero veramente
appartenuto, costoro sarebbero rimasti fedelmente con noi (20).

IV. Le eresie sono state preannunziate e siamo stati esortati a sapercene guardare

Siamo piuttosto ricordevoli delle parole del Signore e delle Lettere Apostoliche, le quali ci
hanno pur messo in avviso che leresie sarebbero nate, e ci dissero pure che sarebbero dovuto
esser sfuggite da noi. E come per noi non costituisce ragione di timore alcuno la loro esistenza,
cos non dobbiamo affatto stupirci della forza che esse posseggono, a causa della quale siamo
stati avvertiti di dovercene guardare. Molti lupi rapaci verranno sotto le spoglie di pecore miti
e innocenti, ha detto il Signore (21). E che sintende mai per lespressione sotto le spoglie di
pecore se non la esterna e superficiale professione di fede del nome cristiano? E chi sono i
lupi rapaci se non i sostenitori di certe interpretazioni subdole e capziose, che intimamente si
nascondono e tentano di disgregare la compattezza della comunit cristiana? Chi sono gli
pseudo profeti, se non i predicatori di una dottrina non rispondente a verit (22)? Chi sono
gli pseudo apostoli se non coloro che adulterano lEvangelo? Chi sono gli Anticristi (23) se non
gli spiriti ribelli, che cos nellet{ nostra, come in qualsiasi altro tempo, si schierano contro
Ges? E le eresie faranno proprio questo: con la falsit delle loro dottrine dilanieranno la
Chiesa non meno di quanto lAnticristo la sconvolger{ e la strazier{ colla fierezza delle
persecuzioni crudeli (24): ma pure una differenza esiste: la persecuzione almeno sa far
sbocciare dal suo seno, dei Martiri; leresia crea soltanto degli apostati. Proprio per questo
anche leresie erano necessarie dunque, purch i giusti, i saldi, i costanti venissero in luce,
tanto coloro che nel terrore delle persecuzioni hanno saputo tenere fermo e sicuro il loro
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 148

spirito, quanto quelli che hanno offerto resistenza alle dottrine delleresia. E lApostolo non
vuole che si consideri come gente ormai di fede provata e schietta chi s allontanato dalla
retta fede, per seguire leresia, come invece i nostri avversar vorrebbero, interpretando a modo
loro, falsamente, unespressione di lui: Portate il vostro esame su ogni cosa e ritenete ci che
buono (25) . Ma io osservo: e non forse possibile ad ognuno, che proceda erroneamente in
questo esame, abbandonarsi, per sbaglio, proprio alla scelta di quello che appunto male?
V. Le eresie vengono a minare la compattezza e lunit della Chiesa
LApostolo, poi, ha parole di rimprovero per le discussioni e gli scismi (26), i quali, senza
dubbio, son mali; ma nello stesso ambito fa rientrare anche le eresie. Il fatto che le unisce a
principi cattivi, dimostra allevidenza che le considera un male e senza dubbio di maggiore
entit. Dicendo S. Paolo che egli ha sempre creduto alla possibile esistenza di scismi e di
dissensi, perch sapeva pur che dopo sarebbero necessariamente sorte le eresie, dimostra che
di fronte ad un male maggiore aveva facilmente creduto alla realt di un male minore; e non
tutto ci significava, certamente, che egli, rilevando certi mali, avesse voluto affermare che
contenessero alcunch di buono nei loro principi; ma, colla prospettiva di tentazioni e di
attacchi ancor pi gravi, voleva ammonirci come non bisognasse meravigliarci di quelle
scissioni, che tendevano a far riconoscere le anime ormai salde e costanti in un principio di
fede, cio coloro che nessuno era riuscito a far deviare dalla retta strada. Se tutto il capitolo
mira nel suo spirito a mantenere lunit{ della credenza cristiana e a rafforzarla, reprimendo e
distruggendo le differenze e i contrasti, dal momento che leresie tendono, non in minor misura
certamente, a spezzare quella che sia lunit{ della fede, come perfettamente gli scismi e gli altri
dissensi nel seno di lei, non vi dubbio che lApostolo abbraccia in un medesimo concetto di
condanna tanto gli scismi e le discordie, come f eresie. E come egli non approvi affatto coloro
che si siano piegati verso principi eretici, lo prova ogni sua parola di esortazione pi vivace a
che noi li fuggiamo, e linsegnamento pi reciso a che noi, tutti concordemente, affermiamo e
sentiamo unit{ di fede: il che appunto ci che leresia impedisce.
VI. Le eresie sono da fuggire in ogni modo
Non il caso dinsistere pi lungamente su tale argomento; sappiamo infatti che lo stesso
Paolo che, scrivendo ai Galati, enumera le eresie tra i peccati carnali (27), e suggerisce poi a
Tito (28) di allontanare, di considerare come un reietto, chi sia eretico, e ci dopo averlo una
prima volta avvertito e ammonito, perch un uomo che segue leresia cos fuori dalla retta
strada, ed cos profondamente guasto, che egli stesso pronunzia da se la sua condanna
irrevocabile. Ma in quasi tutto il restante della lettera, parlando dellopera da compiersi con
ogni diligenza, per sfuggire le dottrine false e bugiarde, viene implicitamente a colpire le eresie:
la falsit{ delle dottrine non scaturisce infatti direttamente dallopera loro? Eresie (29), sono
chiamate con parola greca che vuoi dire scelta; scelta che taluno fa allorch o si volge a dar lor
vita, oppure a seguirle. Ed appunto per questo che Paolo disse che leretico trova la condanna
in se stesso, perch egli stesso s scelto quel principio che poi causa della sua condanna. A
noi Cristiani non concesso, invece, di intromettere, di nostra testa, nessun altro principio ai
fondamenti della nostra fede, e neppure seguire o indulgere quello che eventualmente taluno
potesse, di proprio arbitrio, avere escogitato nella mente sua. Noi invece abbiamo gli Apostoli,
che hanno ripetuto le parole del Signore e non si sono permessi affatto daggiungere qualcosa
di loro arbitrio: essi hanno accolto da Cristo Signore la dottrina Sua e lhanno bandita
fedelmente alle genti (30). Pertanto, se anche un Angelo, che dai Cieli scendesse, divenisse il
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Sant' Ignazio di Antiochia 149

banditore di un Vangelo diverso, noi chiameremmo tale predicazione anathma (31). Gi lo
Spirito Santo aveva previsto che presso una vergine Filumene (32) sarebbe disceso un angelo di
seduzione, ma che si sarebbe trasformato e apparso come un angelo di luce: A pelle, attratto
ed ammaliato dai miracoli e dagli atti meravigliosi di lei, introdusse nel seno della Chiesa una
dottrina eretica.

VII. la filosofia che favorisce le credenze eretiche
Sono queste le dottrine di uomini e di demoni sorte da quel che sia lo spirito della pretesa
sapienza mondana, per le orecchie che non sanno trovar pace e tranquillit (33). Il Signore,
lha chiamata follia tale saggezza, e la stoltezza del mondo ha scelto appunto, per confonder
quella che sia lumana filosofia (34). la filosofia stessa, invero, che d{ materia a quella che si
chiama mondana saggezza, dal momento che, con molta libert e pretesa arroganza,
interpreta la natura divina, i suoi disegni e i suoi procedimenti. Diciamolo francamente: le
eresie stesse sono quelle che attingono forza e consistenza da tali principi filosofici. dalla
filosofia infatti, che Valentino (35) prende la concezione degli Eoni e di una quantit di forme,
di cui non saprei dire neppure il numero: infinite esse sono; e il concetto di una Trinit umana:
o non era costui stato discepolo di Platone? E non da quella stessa fonte, che scaturisce il dio
di Marcione (36), preferibile agli altri? almeno ha un carattere di tranquillit; e anche la sua
dottrina deriva dagli Stoici. Sono stati gli Epicurei (37) quelli che hanno sostenuto il principio
che lanima soggetta alla morte, e se tu vuoi negare il principio della resurrezione della carne,
tu potrai attingere per questo punto dai dettami di tutti quanti gli antichi filosofi: dove trovi
che la materia uguagliata colla natura di Dio, quivi potrai riconoscere la dottrina di Zenone;
ed ecco invece che ti vien fuori Eraclito (38), quando si parli di una divinit che abbia in se
natura ignea; la stessa materia, in fondo, che viene trattata, agitata, e da eretici e da filosofi:
donde il male e perch? donde luomo e come egli sorto? Ed ecco il problema che ultimamente
Valentino s posto: donde Iddio? Deriva dallEntimesi o dallEctroma (39)? O Aristotele, mal
facesti, tu, che hai loro insegnato la dialettica, arte abile ugualmente e a costruire e a
distruggere, diversa e sfuggevole nelle sue asserzioni, immoderata, sforzata nelle sue
congetture; aspra, difficile nelle sue argomentazioni, che crea con facilit contrasti; laboriosa e
molesta talvolta a se stessa, che tutto pone in discussione sottile, perch appunto nulla sfugga
allattento e minuzioso esame di lei! Di qui proprio derivano quei racconti favolosi (40), quelle
genealogie interminabili, quelle questioni lunghe ed oziose, quelle discussioni sottili, che
sinsinuano negli animi come qualcosa di malefico che ti consuma e ti uccide.
LApostolo, quando vuole preservarci da quello che male, ci avverte appunto di star bene in
guardia contro lopera della filosofia: egli la ricorda chiaramente, espressamente: scrive ai
Colossesi: Guardatevi, perch non vi sia qualcuno che vinganni colla filosofia, che, con vane
apparenze di verit, non vi tragga fuori dalla retta strada, secondo lumana tradizione e
contrariamente alla provvidenza dello Spirito Santo (41). Paolo era stato in Atene (42), e
questa specie di umana sapienza laveva ben conosciuta colle relazioni che aveva avuto coi
filosofi: pretende essa alla verit, ma non fa che impedire il raggiungimento di questa, e, divisa
com in una quantit{ di sette contrastanti intimamente fra loro, da luogo a credenze varie e
contraddittorie. Pu esservi forse qualcosa di comune fra Atene e Gerusalemme? quale
relazione potr{ stabilirsi fra la Chiesa e laccademia (43)? fra gli eretici e i Cristiani? dal
portico di Salomone che la nostra dottrina trae lorigine sua (44); fu lui stesso che ci ha
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Sant' Ignazio di Antiochia 150

insegnato che Iddio si deve cercare nella semplicit e nella bont del nostro cuore. Se la vedano
un po coloro che hanno messo fuori un Cristianesimo stoico, platonico, dialettico. Che
bisogno abbiamo noi di ricerche, dopo Ges Cristo? che cosa dobbiamo richiedere noi, dopo
che abbiamo avuto il Vangelo? Noi fermamente crediamo, e non sentiamo pi desiderio di
credere oltre: perch questo soprattutto il canone fondamentale della dottrina nostra: il non
esservi altra cosa da credere, al di l di ci che gi noi sinceramente crediamo.

VIII. Cercate e troverete, stato detto, ma pur necessario intendere s valore
dellespressione
Vengo ora dunque a quel punto, su cui si basano i nostri, per giustificare il loro principio di
continua ricerca e che gli eretici cercano dinfiltrare, per indurre negli animi dubbi che possono
spingerli alle loro credenze: dicono dunque costoro: stato pur scritto cercate e voi
troverete (Matteo VII. 7); parole del Vangelo queste. Ricordiamo, dunque, quando il Signore
pronunzi tale frase: io credo, appunto, che ci avvenisse agli albori della diffusione della Sua
dottrina, quando ancora in tutti era forte il dubbio, se fosse stato Egli veramente il Cristo.
Pietro ancora non laveva dichiarato Figlio di Dio (45) e Giovanni stesso non aveva ancora
avuto lassoluta sicurezza su di Lui. E fu giustamente che allora si disse: Cercate e troverete.
Bisognava infatti cercare quello che era ancora sconosciuto: e ci sindirizzava ai Giudei (46):
era proprio a loro che si rivolgeva questa parola di rimprovero, a loro, dico, che sapevano bene
dove cercare Cristo. Hanno costoro, Egli disse, Mos ed Elia (47); cio a dire la legge e i profeti,
annunziatori del Cristo. Dopo di che, Egli disse altrove apertamente: Esaminate le Sacre
Scritture, dalle quali voi attendete la salvezza; sono quelle che parlano di Me: (48) ecco quello
che vorr dire: cercate e troverete. Ed chiaro anche che quel che segue, riguarda i Giudei:
Bussate e vi sar aperto: prima i Giudei erano stati ligi a Dio, poi, per le loro colpe, allontanati,
cominciarono ad esser fuori dalla grazia divina. Ma i gentili mai furono nella casa di Dio, o
almeno lo erano come una goccia che cade in un secchio o un granello di polvere in unaia (49);
ma in ogni modo ne erano sempre fuori. Ma colui che stato sempre al di fuori, come far a
bussare l dove non mai stato? qual conoscenza potr avere di una porta che non ha mai
oltrepassato, n per entrare, n per uscire? O forse non avverr piuttosto che busser colui che
sapr{ dessere stato oltre quella porta e desserne stato poi allontanato, ma che pure conosce
bene dove deve bussare?
Cos anche il precetto domandate e riceverete conviene bene a coloro che sapevano a chi
bisognasse domandare; e avrebbero ricevuto da chi aveva promesso, cio dal Dio di Abramo,
dIsacco, di Giacobbe, che i gentili non conoscevano, pi di quello che non conoscessero le
promesse di Lui. Ed era per questo che il Signore parlava al popolo dIsraele: io non sono stato
inviato che per le pecorelle smarrite della casa di Israele (50). Egli non gettava ancora ai cani il
pane dei Suoi figli (51): Egli ancora non aveva ordinato di camminare, per rintracciare le
nazioni tutte; e se pure alla fine comand ai Discepoli dandare a insegnare e a portare il
Sacramento del Battesimo ai gentili, dopo che costoro avessero ricevuti in s i doni dello
Spirito Santo, del Paraclito, che avrebbe dovuto condurli al lume di ogni pi fulgida verit (52),
questo tende in fondo allo stesso suo scopo, sempre: che se gli Apostoli stessi, destinati come
maestri alle genti, dovevano essi stessi ricevere come loro guida lo Spirito Santo, il Paraclito,
tanto pi varr{ lespressione cercate e troverete nel nostro riguardo, in quanto la dottrina
doveva arrivare a noi direttamente dagli Apostoli, che a loro volta lattingevano dallo Spirito
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Sant' Ignazio di Antiochia 151

Santo. Tutte le parole del Signore sono indirizzate a tutti gli uomini, certamente, e attraverso i
Giudei sono arrivate a noi; ma nella loro massima parte, esse, dal momento che sono rivolte ai
Giudei personalmente, non rappresentano per noi, a dirla con tutta verit, un ammonimento,
quanto invece hanno la forza dellesempio.
IX. Nulla da ricercare, dopo che siamo giunti allintelligenza della dottrina di Cristo
Ma ormai, io, proprio di mia spontanea volont, mi allontano e abbandono la posizione su cui
mi ero posto dianzi. Ecco: il precetto cercate e troverete (53) rivolto, cos, in generale, a
tutti; ammettiamo ci: ma anche pensando cos, la forza della mia ragione reclama che io
proceda a delle considerazioni, e studi in me stesso la cosa. Non pu esistere parola la quale
discenda dalla divinit, che manchi di tale carattere di armonia e di coerenza, da doverne
cercar solo una difesa formale, senza che non dobbiamo intenderla nel significato pi riposto
ed intimo dellespressione. In primo luogo dunque io pongo come base questo principio: Cristo
stato Colui che ha stabilito un fondamento sicuro, unico, organico, cui le genti debbono in
ogni modo prestar fede; ed perci doveroso farne ricerca, purch ognuno possa, quando
questo principio sia stato trovato, prestare ad esso la debita fede. Di questo principio unico,
infallibile dunque la ricerca non pu avvenire, senza che questa non abbia poi un termine.
Bisogna insomma che la ricerca avvenga, finch tu non trovi questa luce di verit; ma quando
tu labbia scoperta, devi ad essa credere fermamente: e non si domanda poi che tu faccia di pi,
se non di saper custodire, con ogni diligenza, gelosamente, quello che una volta tu sia arrivato
a credere. E fissa stabilmente anche questo punto nellanimo tuo: come non si debba affatto
prestare ad altro fede, e perci, come non sia necessario ricercare altro, dopo che tu abbia
potuto trovare e fermare la tua fede nei principi che Cristo ha stabilito: proprio Lui che non
vuole da te altra opera che questa: che tu, appunto, non avanzi nelle tue ricerche al di l di
quanto Egli ferm col Suo insegnamento. Ci sar forse qualcuno che possa sollevare dei dubbi
sulla dottrina che Cristo ha tramandato? Ebbene, presso di noi sta, oh! Io sappia costui, quasi
in sua propria sede, quella somma di dottrine e dinsegnamenti che il Signore ci ha
tramandato. Si; presso di noi! Ed per questo che io, sicuro della rettitudine del pensier mio,
mi faccio avanti pronunziando parole di esortazione per certi Cristiani, purch essi non
pensino che sia dovere di far ricerca, anche al di l di quanto essi gi prima pensarono che
fosse loro obbligo di fare oggetto di ricerca stessa, e non diano quindi allespressione cercate e
troverete unestensione fuori dellambito di un criterio logico e giusto.
X. La ricerca continua la prova di non aver mai trovato quello che pu soddisfare
lanimo nostro
Il procedimento da seguire nella intelligenza di questa espressione, credo che si debba fermare
su tre punti: quale sia il soggetto, lessenza cio della ricerca, come primo; e poi il tempo, e il
modo. Dico, dunque, per quel che riguarda il soggetto, che tu esamini e rifletta bene che cosa
sia questo qualcosa da ricercare; per il tempo, quale sia il momento pi opportuno per
condurre tale ricerca; per il modo, in che cosa, fra quali confini, si debba chiudere questa
nostra disamina. Ecco dunque quel che devi ricercare: la dottrina che promulg Cristo, tu,
sintende, che la debba ricercare finch non labbia trovata, e colla mira assoluta di giungere
alla conoscenza di quella. E puoi dire daverla trovata, quando la luce della tua fede si riversa
tutta su di lei: se tu non lavessi trovata, non avresti potuto sentire per lei tanto ardore da
prestarle credenza e, daltra parte, non lavresti ricercata, se non avessi avuto il desiderio
vivissimo di trovarla. Cos, se dunque cerchi, spinto dal desiderio grande di trovare, e se a
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Sant' Ignazio di Antiochia 152

questo saggiunge che tu, trovando, sei portato a credere, col principio della fede hai troncato
la via ad ogni prolungamento di ricerca, convienilo, e a ogni possibile ulteriore investigazione.
Qual sia dunque il risultato stesso della ricerca ben chiaro e stabilito: questo il limite, il
confine che a te Iddio stesso segn: Egli non lascia che si abbia credenza in altro, diverso da
quanto Egli fiss fermamente; e perci non permette neppure che si faccia ricerca daltro, se
non della verace dottrina Sua.
Del resto, sono stati tanti quelli che hanno insegnato delle dottrine; e, cos stando le cose,
dunque, se dobbiamo cercare tanto, per quanto possiamo trovare, noi faremo una ricerca
continua, e non arriveremo mai alla vera fede. Quale sar{ il punto darresto della nostra
ricerca? dove potremo fermarci nella nostra indagine e cominciare da questo punto a credere?
il frutto di questo nostro continuo investigare presso chi lo troveremo? Ci fermeremo su
Marcione forse? Ma anche Valentino ci far{ ricordare del precetto cercate e troverete; sar{
Valentino allora che ci fermer colla sua dottrina? ma anche Apelle, con una uguale
affermazione, eccolo a bussare alla mia mente, e cos Ebione, Simone (54), e tutti, uno dopo
laltro, in bellordine, non usano davvero di un mezzo diverso, col quale potere infiltrarsi nel
mio spirito e cercare di avvicinarmi a loro.
Non potr trovar pi pace in luogo alcuno, dal momento che, dovunque io volga i miei passi,
mi sentir ripetere, cercate e troverete; quasi che, cos, in nessun luogo e mai pi io potessi
raggiungere quello che Cristo ferm in questo Suo precetto: che si deve pur ricercare quello cui
bisogna tributare poi ardore di fede.

XI. Si discute sempre sci principio cercate e troverete
Ed ecco che impunemente si vaga di errore in errore, come ciechi che vadano brancolando,
quando non si cada veramente in qualche cosa di colpevole; per quanto anche questo andar
vagando, d per s stesso, abbia gi qualche cosa di colpevole. Ma andare errando qua e l si
pu anche fare, nella pi completa impunit, da chi poi non lascia decisamente niente di
sostanziale. Ma se io ho prestato credenza a quello che pur dovevo credere, e poi di nuovo
penso di dovermi dare ad altra ricerca, significa che io ho speranza di poter trovare qualche
altra cosa, e ci non vi sarebbe ragione di sperarlo mai, se non nel caso che io, che pur pensavo
di credere, viceversa, non avessi affatto fermezza e fervore di fede; oppure, che io abbia
abbandonato quello che precedentemente credevo. Abbandonando dunque i principi cui prima
avevo prestato la mia fede, chiaro che io mi rendo colpevole di apostasia. Lo dir una volta
per tutte: nessuno vi che possa far ricerca, se non colui che, o non ebbe mai lume di vera fede,
o che, avutala, la perdette. Quella vecchietta ricordata nel Vangelo, delle dieci dramme che
aveva, ne perse una, e perci la ricercava; ma appena lebbe ritrovata, non la cerc pi,
naturalmente (55). Un tale non aveva pane, e perci buss alla porta di colui al quale egli era
vicino; ma quando la porta gli fu aperta ed egli ebbe il pane, smise di picchiare (56). E una
povera donna vedova, che non era stata ammessa alludienza, preg ripetutamente il giudice,
che la volesse ascoltare; ma non preg pi, allorch ella ottenne di esser sentita (57). E cosi
chiaro che c pure un limite anche nel rivolgere le nostre richieste, e nel picchiare alla porta
altrui, e nella ricerca alla quale noi ci abbandoniamo. A chi domanda sar dato, cos la
Scrittura; a chi bussa sar aperto, e chi cercher, trover. Chi insiste nel cercar sempre,
intenda, dunque, perch non potr mai trovare; perch cerca appunto l dove egli non trover;
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e colui che picchia, veda perch la porta non si aprir mai di faccia a lui; perch picchia proprio
l dove non vi alcuno che possa aprire; ed anche lo stesso per colui che domanda sempre:
perch non sar costui dunque ascoltato? perch chiede a chi non pu dare ascolto.
XII. Non cerchiamo mai oltre quello che pu dare la vera luce della Fede
Ammettiamo pure che noi dobbiamo fare ricerca ora e sempre...; ma dove dobbiamo volgere le
nostre ricerche? ci dobbiamo voltare agli eretici? ma se presso di loro tutto contrario, almeno
lontanissimo, dalla vera nostra credenza! o se a noi perfino proibito di avvicinarci a loro!
Qual mai servo ci sar, che speri di ricevere aiuto e sostentamento da persona estranea, per
non dir nemica, al suo padrone? E ci sar forse mai un soldato che da sovrani non amici, per
non dir nemici, vada a chieder doni o il compenso in denaro che gli spetta? bisogna, per far
questo, che costui sia un disertore, un fuggiasco, un ribelle.
Era pur nellinterno della sua casa che quella vecchierella cercava la dramma smarrita; laltro,
che aveva bisogno di pane, picchiava alla porta del suo vicino, e quella vedovella chiedeva ad
un giudice, fosse stato pur severo, ma che non era nemico. Non c nessuno che possa essere
istruito da ci che porta in s un germe di distruzione e d negazione: nessuno vi che possa
ricever luce da chi vive avvolto nelle tenebre. Cerchiamo dunque, si, ma nel campo che
possiamo dir nostro esclusivamente, dai nostri, e in questioni nostre, e guardiamo che si debba
trattare solamente di ci che, pur restando integra e intatta ogni regola di fede, possa esser
posto in discussione.
XIII. La Regola di fede
proprio questa regola di fede, che noi professiamo come base della difesa nostra: essa che ci
da la linea nella nostra ferma credenza.
Che vi un Dio solo, creatore del mondo, ne alcun altro al di fuori di Lui. Questi ha tratto il
tutto, esistente nellUniverso, dal nulla per mezzo del Verbo Suo, generato al principio delle
cose tutte: Figlio Suo fu chiamato questo Verbo, e nel nome di Dio apparve ai Patriarchi sotto
varie figure; in ogni tempo fu ascoltato dai Profeti, e di poi discese per lo spirito e virt di Dio
padre, in Maria Vergine, e nel seno di Lei divenne carne e da Essa ebbe vita Ges Cristo. E
nuova legge Egli promulg alle genti, e formul una nuova promessa di un Regno dei Cieli; fece
dei miracoli, fu posto in croce, ma nel terzo giorno della Sua morte risorse, e ascese in Cielo,
dove siede alla destra del Padre Suo; e mand in terra la potenza dello Spirito Santo, in vece
Sua, che fosse la guida di tutti i credenti. Egli poi ritorner in pieno fulgore di gloria e di luce
per prendersi i Santi e condurseli ai frutti della vita eterna e delle celesti promesse, e per
giudicare i profani, pronunciando contro di loro la condanna del fuoco eterno, dopo aver
compiuta la restituzione dei corpi agli uni e agli altri.
XIV. La regola d fede ci che pienamente soddisfa lanima nostra, senza andar pi
oltre cercando.
Questa stata la regola che Cristo ha stabilito; ed io ve lo prover; ed essa non pu dar luogo
fra noi a controversie o a questioni di sorta, al di fuori di quelle che vengono sollevate dalle
eresie, che creano gli eretici. Del resto, se la base della regola di fede rester inalterata, potrai
anche discutere, esaminare, considerare quanto sar di tuo piacimento, se qualche cosa in essa
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potr per te rivestire carattere di ambiguit o sembrarti avvolta in un velo di oscuro. vero
certamente che vi qualche dotto, nostro fratello, che ha avuto il dono di conoscere i segreti
della pi profonda saggezza; vi pur qualcuno, dico, che ha familiarit con chi possiede
esperienza di simili questioni; e che preso, con voi, forse, dal desiderio di ricercare troppo
avidamente. Ma, in fondo in fondo, meglio ignorare qualche cosa, piuttosto che venire poi a
conoscere quello che non s deve, dal momento che tu sai gi quello che a te doveroso sapere.
Il Signore ha detto: la tua fede quella che ti ha salvato (58), non lesame delle Scritture, che
nella tua abilit hai condotto con sottigliezza di spirito critico. In che cosa consiste la fede?
nella regola della fede stessa. Essa ha la sua legge, e la salvezza ti viene appunto
dallosservanza scrupolosa di questa: ma labilit{ nellinterpretazione della Scrittura, risiede
solo in un principio di curiosit{, e il suo prestigio lattinge solo dal potere acquistare il nome di
uomo saggio ed erudito: ma, di fronte alla fede, la ricerca abile e sottile ceda le armi, e la gloria
lasci il passo alla salvezza: almeno esse non facciano chiasso e non frappongano ostacoli; se ne
stiano in tutta pace. raggiungere il grado pi alto di sapienza, il non saper nulla che possa
opporsi o contrastare alla regola d fede.
Ebbene; supponiamo ora che gli eretici non siano i nemici dichiarati della verit e che a noi non
sia fatto obbligo alcuno di fuggirli; ma che cosa , insomma, questa nostra relazione con gente
che confessa apertamente di dover ricercare ancora (59)? Se essi sono sinceri nellaffermare
che ancora hanno ardore di ricerca, ci significa manifestamente che fino ad ora non hanno
trovato niente di sicuro, e perci anche quelle parti di dottrina che sembrano intanto
considerare come inalterabili, non possono, viceversa, convincerci che nellanimo loro non
serpeggi il dubbio, perch essi appunto sono sotto laffanno tormentoso di ricerche nuove. E tu,
dunque, che vai cercando, o cristiano, e rivolgi lo sguardo a coloro che pur vanno vagando
nella ricerca stessa, tu, con loro, siete avvolti nelle tenebre del dubbio, e, incerti, vi rivolgete a
chi sta in maggiore incertezza della vostra, ed quindi inevitabile che come ciechi, guidati da
ciechi, voi precipitiate nellabisso (60). Ma essi vogliono trarci in inganno e usano di questo
mezzo: noi ricerchiamo ancora, dicono; e questo, per far penetrare fra noi i loro scritti,
sperando appunto nel nostro intimo turbamento, che potrebbe derivare da questa ansia
tormentosa della ricerca; ma dopo, quando hanno fatto tanto di giungere allanimo nostro,
ecco che essi tosto si ergono a difensori, a sostenitori di ci che prima dicevano formare ancora
loggetto della loro ricerca. A noi dunque sta di confutarli con tanta energia ed efficacia, cos
che essi sappiano che noi intendiamo sconfessare, non Cristo, ma costoro. Cercano essi
ancora? evidente indizio che nulla essi possiedono di sicuro, e se nulla hanno di ben saldo nel
loro spirito, essi non hanno mai creduto, e se non hanno avuto sicurezza e fermezza di fede, a
loro non saddice il nome di Cristiani, Hanno forse essi nel loro spirito una base di fede e
tuttavia affermano di dover cercare ancora per sostenerla e difenderla? ebbene, ci significa
che costoro, prima di procedere alla difesa della credenza loro, la vengono implicitamente a
negare, perch, finch sono dediti a ricercare ancora, riconoscono, confessano di non aver mai
fermamente creduto. E chi non pu dunque dirsi Cristiano neppure per s stesso, quanto potr
dirsi, a maggior ragione, nei riguardi nostri? Di quale verit possono parlare coloro che
savvicinano a lei con linganno? possono farsi difensori, sostenitori di una verit{, essi che
intendono trarre questa stessa dalla menzogna? Ma, si dir: eppure, anche essi si appoggiano
alle Sacre Scritture e da queste pretendono di ricavare ogni argomento di persuasione...; ed
logico infatti: come evidentemente potrebbero parlare di argomenti di fede, se non si
appoggiassero alle Scritture Sacre?

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XV. Bisogna energicamente difendersi contro gli eretici
La questione proprio nel suo momento culminante: qua noi tendevamo, del resto; e con
questa trattazione preliminare volevamo appunto dare soltanto inizio a ci che costituisce il
corpo dellargomento nostro, per giungere poi alla lotta decisa su quei punti nei quali i nostri
avversar sono soliti provocarci. Ecco che essi tirano fuori le Sacre Scritture, e, con questa loro
audace sicurezza, l per l, possono anche riuscire ad impressionare taluni: nellaccanimento
della lotta poi, anche su chi ha forza di resistenza, producono un senso di stanchezza; riescono
a fiaccare i deboli e a portarli con loro; quelli poi che non posseggono uno spirito veramente
deciso e sicuro, li lasciano in unintima perplessit{ e in un dubbio triste e angoscioso. Noi
dobbiamo precluder loro questa strada, senza indugio, sopratutto; dobbiamo impedire agli
eretici che essi possano scendere a qualunque discussione che riguardi le Sacre Scritture. Se i
Libri Sacri costituiscono il fulcro della loro potenza, perch essi se ne possano servire,
necessario prima esaminare e considerare perfettamente a chi spetti il possesso delle Sacre
Scritture; e questo, per evitare che di esse possano usufruire coloro ai quali minimamente
spettano.
XVI. Le Sacre Scrittore hanno avuto dagli eretici falsa interpretazione
Potrebbe sembrare eventualmente che, per una certa debolezza, intrinseca alla causa da me
sostenuta o per un certo tal qual desiderio di portare la discussione su un campo un po
diverso, io abbia posto questa questione preliminare: ma dal lato mio militano ragioni
fermissime e incrollabili e, sopratutte, questa: che la fede nostra presenta il pi assoluto
ossequio allApostolo Paolo, il quale proibisce decisamente che si facciano discussioni (61), che
si presti orecchio a qualunque voce di novit potesse giungerci, e che si abbia in certo modo
relazione con chi macchiato deresia, dopo, che noi abbiamo una sola volta cercato di
correggerlo (62), e di trarlo dallerrore; non per dopo aver sostenuto con lui discussioni
intorno alla diversit di dottrina. Mi pare che in tal modo ogni principio di disputa sia
senzaltro dallApostolo condannato, dal momento che ci ha proprio indicato egli stesso, come
unica ragione di potere avvicinar gli eretici, quella d tentare una volta d correggerli: una sola
volta dico, ed chiaro, perch, chi eretico, non si pu considerare Cristiano. Quindi non con
lui da adoperarsi il sistema che si pu, invece, usare con chi Cristiano, di una correzione
ripetuta cio per due o tre volte e alla presenza di due o tre testimoni (63): con lui non c
ragione di discussione: solo il dovere di correzione che noi, una volta, possiamo tentare con
chi macchiato di eresia. Ma del resto, e volendo concludere, questa disputa sulle Scritture
non credo porti ad utilit alcuna, se non quella di confondere e di turbare il cuore e la mente.
XVII. Ancora sulla falsa interpretazione che gli eretici fanno dei Libri Sacri
Leresia non riconosce certe parti delle Sacre Scritture, e quelle che ammette, le travisa
secondo quello a cui essa mira, con aggiunte o con sottrazioni: anche se le riconosce dunque in
massima, siamo ben lontani dal carattere della assoluta integrit, e quando anche le riconosca
talvolta nella loro piena organicit e compattezza, pur tuttavia viene poi a mutarle, dando alle
singole espressioni, interpretazioni che fanno deviare dalla verit{. unoffesa alla verit{ che si
compie, sia che il senso venga alterato, sia che leretico scriva cosa che non corrisponda al
vero: pur logico del resto e necessario che gli eretici, nel loro stolto e vano congetturare, non
vogliano riconoscere m alcun modo giusti, quei punti delle Scritture, dai quali essi verrebbero
ad esser convinti di falsa dottrina. Chi segue eresia si basa, certamente, su quei punti, i quali
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Sant' Ignazio di Antiochia 156

hanno prima tratto, a bella posta, con falsa interpretazione, alle loro dottrine, oppure su quei
luoghi che si prestano a questo gioco per il doppio significato che presentano.
A che cosa crederai di arrivare, quale vantaggio pensi di ottenere tu che hai una conoscenza e
unesperienza grande dei Libri Sacri, a discutere cogli eretici, dal momento che costoro non vi
sar parola che non neghino, fra quelle che tu affermi e sostieni? quando la loro difesa si
fermer{ proprio su quei punti che tu non approverai? Perderai il fiato e nullaltro nella disputa
che ingaggerai; non raggiungerai scopo alcuno, se non quello dinquietarti, nel sentire uscire
dalle loro labbra tante bestemmie.
XVIII. A nulla gioverebbero le discussioni con gli eretici
Pensiamo ora a colui, per il quale, eventualmente, voi affrontate la disputa sulla questione
delle Sacre Scritture: perch volete rinsaldare la fede di lui, che oscilla in qualche dubbio? io mi
domando: egli si orienter verso la luce della verit o non piuttosto nuovamente alle credenze
eretiche? Egli rimarr certamente incoraggiato dal fatto che potr accorgersi benissimo che tu
non hai avuto vantaggio alcuno sul tuo avversario: e infatti, essendovi stata tra le parti
contendenti forse una stessa efficacia di negazioni e di affermazioni, ma certo un risultato alla
pari, costui, dal contrasto cui ha assistito, se ne partir{ con nellanima unincertezza ancora
maggiore, e senza davvero conoscere da qual parte egli debba intendere leresia. E poi agli
argomenti che noi portiamo contro gli eretici, questi possono, naturalmente, opporcene altri
per parte loro, perch ne viene per necessit che essi sostengano che siamo proprio noi a
presentare le Scritture alterate o a dare ad esse false interpretazioni: la verit, infatti, che essi
pretenderebbero di difendere, precisamente come la difendiamo realmente noi.
XIX. Senza scendere a discussioni cogli eretici, i Libri Sacri non sono propriet
assoluta di noi Cristiani?
Non andiamo dunque a ricercare le Sacre Scritture; non dobbiamo noi sostenere discussioni in
un campo in cui la vittoria non possibile riportarla in tutto il suo splendore, ed essa in ogni
modo risentirebbe certamente di un carattere di dubbio e dincertezza. Del resto per, anche se
questo studio attento, questo esame condotto sui Libri Sacri, non andasse a finire nella
conclusione che ciascuna delle due parti avversarie rimanesse salva sulla sua posizione, prima
di tutto, il procedimento normale della questione richiede che si stabilisca definitivamente
questo punto: proprio ci che rappresenta il fulcro di ogni disputa: chi il detentore di un
principio vero e infallibile di fede? Le Scritture a chi appartengono veramente? Questa norma
di vita, questa disciplina, per la quale e dalla quale sorgono i fedeli in Cristo, da chi c stata
data? Quali uomini ne sono stati i diffusori? Quando e a chi stata essa affidata? L dunque,
dove si dimostreranno essere i possessori e i seguaci, della disciplina e della pi pura e sincera
fede cristiana, ivi si potr dire che si riscontri la luce di verit delle Sacre Scritture, la
comprensione esatta di esse, la retta intelligenza, insomma, di ogni cristiana tradizione.
XX. Cristo e gli Apostoli: loro missione
Chiunque sia Ges Cristo - mi sia permessa, per ora, lespressione che io uso -, il Signore
nostro, Figlio di Dio, qualunque Esso sia, Dio e uomo, qualunque sia la materia di cui Esso,
come uomo, si sia rivestito, Maestro di una fede, qualunque essa voglia essere, e che ci
assicur una ricompensa, qualunque essa sia per essere, durante il Suo soggiorno sulla terra,
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Egli manifest che cosa fosse, che cosa fosse stato, quale la volont del Padre Suo, che Egli
seguiva, quali i doveri a cui luomo doveva piegarsi e che doveva compiere: e tutto ci Costui lo
rendeva chiaro ed aperto, parlando o in mezzo al popolo o ai Suoi discepoli, in disparte. Egli ne
aveva prescelti dodici e li teneva sempre presso di se: non si staccarono mai dal fianco del
Maestro: li aveva scelti, perch fossero maestri alle genti e diffusori della dottrina divina. Uno
di essi fu allontanato, ma agli altri undici, nel ritornare al Padre Suo dopo la Resurrezione,
comand di andare nelle varie regioni del mondo e battezzarle nel nome del Padre, del Figlio e
dello Spirito Santo (64). E gli Apostoli subito, [questo nome di Apostoli significa appunto
inviati, mssi] in luogo di Giuda, che era stato cacciato, sortirono Mattia come loro
dodicesimo compagno (65), secondo quanto anche era stato profetizzato, come si legge nel
salmo di David (66). Avendo ricevuto la promessa virt dello Spirito Santo per compiere i
dovuti miracoli e diffondere la fede in ogni linguaggio (67), fu dapprima in Giudea che, fermata
la grande parola di fede in Ges Cristo, stabilirono quivi le prime radunanze di fedeli, e d poi si
sparsero in tutto il mondo e bandirono alle genti il Verbo della nuova credenza, della nuova
regola di vita. E Chiese sorsero in ogni citt; e da queste trassero e accesero la favella vivace e
inestinguibile della dottrina e della fede in Cristo tutte le altre radunanze di fedeli, ed ogni
giorno vi attingono forza nuova per poter divenire vere Chiese. Ed ecco che, per questo, esse
saranno denominate Apostoliche, come figlie dirette delle Chiese che dagli Apostoli ebbero
prima loro origine. Tutto deve portare limpronta della origine sua, necessario. Che cosa
rappresentano tante Chiese e cos importanti, sia pure, se non sempre, quella prima dagli
Apostoli fondata e dalla quale hanno poi tratto loro vita e sviluppo le altre tutte? Tutte sono
primitive dunque, Apostoliche tutte e tutte insieme non fanno che confermare il principio della
maggiore e possente unit{: e in esse la parola perenne di pace e damore; fra gli uomini, da
esse si parte il principio della pi assoluta fratellanza umana, dunque; esse parlano il
linguaggio della maggiore e pie affettuosa ospitalit. E questi, che poi sono divenuti veri diritti,
non altra regola possono invocare, allinfuori di quella che pu derivare da una tradizione
unica di uno stesso sacro principio.

XXI. Fondamento della prescrizione contro gli eretici

da qui, da ogni considerazione esposta, che noi facciamo movere la
nostra prescrizione contro gli eretici. pure vero che Ges Cristo inviasse gli Apostoli a
predicare la sua dottrina (68). Ebbene: noi non dobbiamo accettare altri, allinfuori di loro,
come divulgatori di essa. Chi pu conoscere il Padre se non il Figlio Suo e quelli a cui il Figlio lo
rivel (69)? E sembra che a nessun altro, se non agli Apostoli, il Figlio abbia rivelato i! Padre
Suo. Ad essi poi dtte lincarico della predicazione e di divulgare, sintende, ci che era stato
loro manifestato. Ci che essi, dunque, bandiscono alle genti, quello che Cristo rivel
allintelligenza loro; ed da questo punto anche che noi possiamo alzare il nostro grido di
prescrizione, giacch non deve esser possibile conoscere la verit della dottrina di Cristo, se
non ricorrendo alle Chiese che gli Apostoli fondarono e dove essi ammaestrarono i fedeli, sia
colla voce viva ed ardente, sia rivolgendosi poi con lettere alle genti. Se dunque le cose stanno
esattamente cos ne risulta che ogni dottrina, la quale si accordi ai principi di quelle Chiese
Apostoliche Madri, sorgenti di ogni fede pi pura, si deve riconoscere come veritiera: essa
contiene in se, senza dubbio alcuno, ci che le Chiese attinsero dal labbro degli Apostoli, ci
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che a loro volta gli Apostoli colsero dalle labbra di Ges, ci che infine Ges attinse da Dio. E si
pu affermare, senzaltro, falsa ogni dottrina che si schieri contro la verit{ della Chiesa e
quindi contro la parola degli Apostoli, di Cristo, di Dio. Quello che ci resta da dimostrare
questo appunto: che la dottrina nostra, di cui prima abbiamo dato la regola di fede, trae
lorigine sua dalla pura tradizione apostolica e che quindi, posto questo riconoscimento, tutte
le altre dottrine sono infirmate come false, poich traggono loro sorgente da principi non veri.
Noi siamo nel rapporto pi intimo colle Chiese Aposto-liche, perch la nostra dottrina non in
alcun punto diversa dalla loro: questa la prova sicura dellassoluta verit{.

XXII. La dottrina degli Apostoli in tutta la sua importanza
La prova di quanto asseriamo cos chiara che, appena sia apertamente esposta, non c
affatto bisogno di contrastare in qualche modo. Ma, come se ormai la prova nostra non
risplendesse gi nel suo fulgore di verit, alla parte avversaria noi vogliamo concedere di
mettere fuori gli argomenti loro, dal momento che essi pensano di potere infirmare la nostra
prescrizione contro leresie. Gli Apostoli non hanno avuto una conoscenza completa di tutta la
dottrina del Signore, essi dicono; ecco uno dei loro punti essenziali: ma poi, come scossi
intimamente da un accesso di pazzia, cambiano il loro pensiero e, contrariamente a quanto
prima avevano sostenuto, affermano che gli Apostoli hanno avuto bens la conoscenza
completa della dottrina del Signore, ma non hanno comunicato, partecipato agli altri la loro
dottrina nella sua integrit. Ma, in ambedue i casi, essi gettano biasimo sulla figura di Cristo,
il quale avrebbe inviati gli Apostoli o non forniti di una conoscenza assoluta, o avrebbe dato
incarico della diffusione della dottrina a spiriti che lalterarono, forse attraverso la sottigliezza
del loro pensiero. Ma chi potr mai credere, che sia fornito di un retto discernimento, che non
siano stati in possesso dellintegrit{ e della completezza della dottrina, quelli che il Signore
scelse a maestri, e che li tenne compagni, con Lui sempre, e Lo seguirono e vissero in
compagnia Sua fedelmente? E con loro si confidava di ogni segreto, senza fame parte ad altri,
dicendo appunto che a loro solamente sarebbe stato concesso di penetrare i misteri, che li
popolo invece non avrebbe dovuto e potuto conoscere (70). Qualcosa sar dunque rimasta
nascosta a Pietro? A Pietro, pietra di quella Chiesa che avrebbe avuto da lui sua consistenza e
sua base? Che poteva, ripeto, essere occulto a lui, che aveva avuto le Chiavi del Regno dei Cieli
e la facolt di legare e d sciogliere sulla terra e nei Cieli (71)? E qualcosa avr forse potuto
rimanere nascosta a Giovanni? Egli era il pi caro al Signore suo, fra i Discepoli; egli pot
posar la sua testa sul cuore del Signore (72); a lui il Signore, di preferenza, indic Giuda come
quegli che lavrebbe tradito; Giovanni fu quegli che il Signore indic a Maria, come chi avrebbe
dovuto tenere presso di Lei (73) in luogo del Figliuol Suo. Che cosa pot rimanere occulto a
quelli ai quali Egli manifest il fulgore della Sua gloria, e Mos ed Elia e la voce stessa del
Signore, Padre Suo (74), la quale scendeva dal Cielo? Non che Ges avesse gli altri Apostoli in
minore considerazione, ma perch ogni parola deve stare salda sulla testimonianza di tre (75).
Allora ignorarono qualche cosa anche quelli ai quali il Signor nostro, dopo che fu resuscitato,
volle, nella Sua immensa bont, cammin facendo, spiegare tutte le Scritture Sacre (76).
Aveva s, detto il Signore una volta: ho molte cose ancora da dirvi, ma voi ora non siete in
grado di comprenderle (77): ma aveva anche aggiunto: quando discender quello Spirito di luce
e di verit, questo stesso vi aprir la conoscenza ad ogni vero. E cos dimostr chiaramente che
non potevano ignorare nulla, coloro ai quali aveva pure assicurato che sarebbero giunti alla
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conoscenza della verit integralmente, per mezzo dello Spirito Santo, sorgente appunto del
vero. E la promessa fu mantenuta e gli Atti degli Apostoli sono l a provare la discesa dello
Spirito Santo (78). Chi non riconosce questa parte delle Sacre Scritture, non pu essere dello
Spirito Santo, come chi appunto ignora come Esso sia disceso sulla terra, agli Apostoli. E poi,
come costoro possono difendere e sostenere in qualche modo la Chiesa di Cristo, dal momento
che essi non sanno e quando e da quali principi abbia tratto lorigine sua e la sua forza questo
organismo? Ma per gli eretici preferibile non possedere le prove di quello che essi sostengono,
piuttosto che esser costretti, di fronte allevidenza delle prove, a rinunziare alle falsit{ che essi
inventano.

XXIII. Accuse degli eretici contro la pretesa ignoranza degli Apostoli

Vogliono essi, ad esempio, addurre come argomento di lor difesa la non perfetta conoscenza
che gli Apostoli ebbero della dottrina cristiana e per questo, ricordano come Pietro e i seguaci
suoi fossero stati rimproverati da Paolo (79). Appunto, essi dicono, perch qualche differenza
dindirizzo si riscontrava fra loro, onde ne traggono che la conoscenza loro poteva avere una
completezza maggiore: come era appunto il caso di Paolo, allorch ebbe parole di rimprovero
per chi l'aveva preceduto nellapostolato. Ma in primo luogo io potrei ben rispondere a questa
gente, che non riconosce gli Atti degli Apostoli: voi dovete dimostrare qual sia codesto Paolo e
che cosa sia stato prima di essere Apostolo e in qual modo lo sia divenuto, dal momento che
chiaro che costoro si servono dellautorit sua, moltissimo, anche in altre questioni. lui
stesso che ci dice che da persecutore divenne Apostolo (80), ma questo pu anche non essere
sufficiente, a chiunque voglia prestar fede a qualcosa, dopo aver bene considerato ed
esaminato ogni lato della questione stessa: e poi sappiamo che neppure il Signore fece
testimonianza su se stesso (81). Ma supponiamo pure che essi, appunto per credere
contrariamente ai dettami delle Scritture, non fondino affatto le loro credenze sulle Scritture
stesse; ma ci dimostrino almeno come in seguito al fatto della riprensione rivolta da Paolo a
Pietro, sia stata introdotta da Paolo unaltra forma di Vangelo, diversa da quella che Pietro e
gli altri Discepoli avevano gi insegnato. Ma ben diversamente and la cosa: la verit fu che
Paolo, che da persecutore era divenuto sostenitore e diffusore della dottrina di Cristo,
presentato da fratelli ad altri fratelli: considerato uno dei loro (82); egli viene dunque accolto
da quelli che avevano dagli Apostoli ricevuto il Verbo della fede, viene ammesso nella societ
loro, e in seguito Paolo, come egli stesso ci racconta (83), per conoscere Pietro, sale a
Gerusalemme: era un dovere e un diritto nel tempo medesimo, come quegli che partecipava
della stessa fede e della stessa predicazione. E costoro non avrebbero certamente provato un
senso di soddisfazione e non avrebbero avuto lieta meraviglia che Paolo, da persecutore,
militasse ora nelle file dei predicatori (84) e dei diffonditori della fede, se dalle sue labbra
avessero sentito uscire qualcosa di contrario ai principi fondamentali della loro dottrina; e non
avrebbero innalzato inni di lode e di gloria al Signore (85), perch Paolo, da nemico accanito, si
era poi convertito alla giusta e retta credenza. Ma tutti invece dettero a lui la destra in segno
di concordia e di unione, e fra loro (86) regolarono la divisione degli uffici, ma non parlarono
affatto di scissione di Vangelo. Non era il caso di pensare che uno dovesse andar predicando un
Vangelo, mentre poi un altro dovesse essere il diffusore di una diversa dottrina. No; era la
medesima dottrina che doveva andare divulgata fra gruppi di genti diverse; Pietro ai Giudei
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avrebbe dovuto predicare, Paolo ai gentili. Del resto, se pur fu biasimato Pietro (87), perch
egli, pur avendo convissuto con i gentili, dopo si allontanava da loro e stabiliva cos differenza
di persone, si deve riconoscere che questo non fu difetto di sostanza di dottrina, ma di semplice
esteriore convivenza. Ed infatti egli non annunciava davvero un Dio diverso dal Dio Creatore
dei Cristiani, ne un altro Cristo, se non Quello che nacque da Maria; non fece brillare altra
speranza alla mente dei fedeli, se non quella della Resurrezione.
XXIV. La perfetta armonia della dottrina di Paolo, che non , se non la fede di Cristo
Io non ho affatto desiderio, anzi, dir meglio, io non ho mai avuto unidea cos insana d voler
porre gli Apostoli fra loro in contrasto. Ma dal momento che questa gente degli eretici, nella
sua perversit grande, si serve di questa specie d rimprovero mosso da Paolo a Pietro, quasi
per provare e far riconoscere come sospetta la dottrina anteriormente predicata, io prender,
per cos dire, le difese di Pietro e ricorder che Paolo stesso ha affermato questo: che egli si era
fatto tutto con tutti: giudeo con i Giudei, gentile con i gentili, per poterli tutti attrarre a s.
Cos, per riguardo a questioni di tempo, di persone, di procedimenti, di modalit diverse,
trovavano da ridire e da criticare, mentre poi essi stessi agivano perfettamente nello stesso
modo, riguardo ai punti di sopra ricordati. Sarebbe esattamente la medesima cosa come se
anche Pietro avesse dovuto usare riprensione con Paolo perch, pur proibendo la circoncisione,
egli stesso poi aveva circonciso Timoteo. Per tal risposta se la vedano fra loro quelli che
azzardano giudizi e critiche sugli Apostoli. Quel che poi magnifico, che Pietro e Paolo
rifulgono ugualmente nella luce gloriosa del martirio.
E sebbene Paolo, rapito fino al Terzo Cielo e trasportato in Paradiso, abbia col avuto
straordinarie rivelazioni, pure queste non rivestirono carattere tale da suggerirgli lidea di una
dottrina diversa, perch quelle conoscenze erano di natura siffatta, da non esser possibile che
fossero comunicate e conosciute dagli uomini. Le quali arcane verit o qualche cosa che a ci
savvicini, se fossero giunte alla conoscenza di taluno o ci fosse una dottrina eretica che
sostenesse appunto di seguire essa questi tali misteriosi e arcani principi; ci significherebbe
che Paolo si rese colpevole di tradire il segreto o altri, rapito in Paradiso dopo di lui, ebbe
facolt di manifestare quegli arcani, che a Paolo non fu concesso neppure di accennare
segretamente.
XXV. Gli Apostoli hanno tutto saputo e tutto insegnato quello che Ges volle che gli
uomini imparassero
Ma, come abbiamo gi detto, sarebbe una eguale stoltezza se costoro, dopo aver magari
riconosciuto che agli Apostoli nulla rimasto occulto e che niente di contrario fra d loro
hanno essi predicato, daltra parte essi stessi sostenessero che gli Apostoli non hanno a tutti
ugualmente detto tutto ci che era a conoscenza loro: cos che si verrebbe a riconoscere che
alcune part di dottrina essi lavrebbero rivelate apertamente a tutti, altre, invece, sarebbero
state insegnate a pochi e segretamente; e questa credenza potrebbe scaturire da quello che
Paolo disse a Timoteo: ecco lespressione che egli us: O Timoteo, sappi custodire quello che ti
stato confidato (88). E, similmente, in altro punto: Mantieni il prezioso deposito (89) E di
che deposito mai si tratta? forse qualcosa di cos misterioso e peregrino da farci pensare agli
arcani di pi profonda dottrina? Oppure non fa che parte di quellesortazione nella quale cos
si esprime: O Timoteo, figlio mio, io ti do questo mandato (90) , ; e medesimamente si pu
pensare che non faccia che parte di quel precetto, dove egli dice: Dinanzi a Dio, che spirito
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vitale di tutte le cose, e dinanzi a Ges Cristo, che sotto Ponzio Pilato sostenne ferma e
nobilissima confessione (91), io mi raccomando a te: sappi custodire quanto ti stato dato
come precetto . Si parla di precetto: ma che precetto mai questo? e quale il consiglio,
lesortazione che a lui rivolge? Da quanto egli dice prima e dallintelligenza complessiva del
testo chiaro che con tali parole non sintende minimamente di alludere a dottrine diverse ed
oscure, ma piuttosto egli intendeva fermare questo principio, che non fosse da riconoscersi e
da accettare altra dottrina se non quella che Timoteo avesse ascoltata dalla sua stessa bocca;
ed ho ragione di credere, perch [egli lo disse] alla presenza di molti altri (92). Molti testimoni,
dunque. Ma se con questespressione non vogliono che sintenda la Chiesa, non mimporta
affatto; ma non si potr parlare in ogni modo che tale insegnamento fosse stato tenuto in
segreto, quando che molti furono realmente testimoni di questo. E perch lApostolo volle che
Timoteo tramandasse i principi di tale dottrina ad uomini fedeli e capaci poi dinsegnare ad
altri, da questo fatto si pu forse dedurre lesistenza di una dottrina evangelica che non si sia
sviluppata alla piena luce del sole? Quando egli disse: queste cose, intese evidentemente
dalludere a ci che scriveva attualmente; qualora avesse voluto far intendere elementi di
dottrina occulta e misteriosa, quasi ristretti alla conoscenza sua e diversi quindi e lontani dal
corpo della comune dottrina, avrebbe detto quelle cose non queste cose.
XXVI. Il Signore aveva voluto che la Sua dottrina fosse a tutti palese: niente di
segreto vi era in lei; nella sua infinita bont e nellimmenso amore, essa si rivolgeva a
tutti gli uomini.
Era poi del resto anche logico che a colui al quale il Signore affidava la cura della predicazione
evangelica, perch fosse compiuta con costanza fermissima e con retto discernimento,
aggiungesse in un secondo momento unaltra raccomandazione; e furono parole di Cristo
queste, infatti: Non gettate perle ai porci, n cose sante ai cani (93) . Il Signore poi aveva
pubblicamente parlato e non aveva mai fatto allusione o cenno alcuno ad una dottrina
nascosta (94). Egli stesso aveva ordinato agli Apostoli che, se anche qualche cosa avessero
ascoltato ed appreso in oscurit o in segreto, essi lo portassero alla piena luce del sole e
nellalto (95). Fu Lui che insegn loro, servendosi di una famosa parabola, di non lasciare
nascosta una sola mina, cio una sola parola Sua, senza che perci questa potesse dare i suoi
frutti (96); come pure altro solenne insegnamento offriva, dicendo che la fiaccola non si
accende per poi metterla sotto il moggio, ma per fissarla sul candelabro, perch dallalto possa
spargere la sua luce su tutti quelli che si trovano nella casa (97). E se gli Apostoli non avessero
seguito tali insegnamenti, tenendo nascosto qualche scintilla di luce, cio della parola di Dio e
della dottrina di Cristo, ci significava o che non li avrebbero tenuti nel conto che dovevano,
oppure, che non li avevano affatto compresi.
Ma, per quanto io so, essi non avevano paura di alcuno, non temevano violenza o da parte di
Giudei o di pagani; e quelli dunque che facevano sentire alta ed ardita la loro parola nelle
pubbliche radunanze e nelle sinagoghe, dovevano pure, a maggior ragione, con pi ampia
libert, parlare nelle Chiese. E poi, essi non avrebbero potuto convertire n Giudei n pagani, se
non avessero, con metodo e con ordine, esposto ci che volevano che formasse loggetto delle
loro credenze. Ed anche pi chiaro come costoro non avrebbero mai potuto indursi a
sottrarre una parte della dottrina da quellinsegnamento che prodigavano alle compagnie dei
fedeli nei templi, per farne oggetto di particolare ammaestramento, separatamente, a pochi.
Ammettiamo pure, per cos dire, che non mancassero delle conversazioni, che si sarebbero
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svolte fra pochi intimi; ma non per ci si dovrebbe pensare che essi sostenessero in queste una
regola di fede diversa e contrastante a quella che era oggetto del loro insegnamento pubblico,
secondo quanto vuole il principio cattolico. Non si deve eppur credere che predicassero un Dio
in Chiesa e un altro Dio nelle loro particolari radunanze, e che dinanzi alla massa
assegnassero a Cristo una natura e che fra loro, poi, in segreto, la cosa fosse diversa e la
natura di Cristo mutasse; e che alla folla facessero rifulgere una certa speranza di
resurrezione, ma che fra pochi parlassero di ci in altra maniera. Non erano forse loro, gli
Apostoli, che nelle loro lettere rivolgevano vive, calde ed appassionate preghiere, perch i fedeli
parlassero un linguaggio solo, uguale sempre e non tollerassero nel seno della Chiesa,
divisioni, scismi e contrasti (98)? E Paolo, o chiunque altro di loro, non affermavano
concordemente la stessa cosa? e ricordavano le seguenti espressioni: Il nostro linguaggio sia
questo: si, si: no, no: quello che eccede, da questa assoluta laconicit{ despressione deriva dal
demonio (99); e tutto questo appunto, perch nella trattazione del Vangelo, non esistessero
differenze di sorta.
XXVII. Nonostante qualunque contrasto, la dottrina apostolica integra, purissima
Che gli Apostoli dunque non abbiano conosciuto in tutta la sua completezza la dottrina del
Cristo o che in ordine perfetto non ne abbiano tramandato a tutti la parola di quella fede che
essa bandiva, non cosa cui possiamo minimamente pensare. Vediamo dunque se, mentre gli
Apostoli nella sua maggiore integrit e con parola semplice e piana bandivano agli uomini [la
dottrina]; se, dico, sia stata la Chiesa, che, per proprio difetto, abbia ad essa attinto in modo
un po diverso da quanto gli Apostoli insegnavano. Tu potresti notare che questi del resto sono
i punti che gli eretici portano, per tentar di muovere nel nostro spirito scrupoli ed incertezze. E
stanno bene attaccati perci alle parole di rimprovero, ad esempio, che Paolo usa nei riguardi
di alcune Chiese: O Galati, egli dice, nella vostra stoltezza, chi riuscito a trarvi fuori della
retta va (100)? chi vi ha fatto accecare? e in altro punto: Voi cos speditamente procedevate
per la vostra strada, chi vi ha trattenuto? chi ha impedito il vostro cammino? E se voi leggete
il principio della lettera, egli cos si esprime: Grande il mio stupore come presto voi vi siate
allontanati da colui che vi richiam nella grazia del Signore, per rivolgervi ad altra dottrina
(101) . Ed ai Corinzi(102) Paolo si rivolge nello stesso tono e domanda loro perch fossero
ancora cos soggetti alla carne, da sentire il bisogno di essere alimentati con latte, e non adatti
quindi a ricevere altro cibo: e questi erano coloro che credevano di saper tutto e non
saccorgevano di non sapere ancora il modo in cui era pur necessario sapere. Ma dal momento
che i sostenitori delleresia ci mettono dinanzi agli occhi il ricordo di queste Chiese alle quali
sono stati rivolti rimproveri e biasimi, potrebbero poi anche pensare che posteriormente esse si
siano emendate... ; ma, poi, potrebbero anche ricordare invece quelle Chiese di cui lApostolo
esalta, rivolgendo per questo le pi vive grazie al Signore (103), lintegrit{ della fede, la saldezza
della dottrina, la purezza della condotta. E si noti poi che le Chiese di oggi sono in perfetto
accordo, per quel che riguarda il principio dellunit{ di dottrina, con quelle alle quali un giorno
furono rivolti quei biasimi.
XXVIII. Carattere principale della dottrina della Chiesa lunit
Ma, si deve ammettere che lerrore sia stato in tutti? ebbene si: lApostolo, nel rendere
testimonianza, or dunque ha errato; ammettiamo pure che lo Spirito Santo non abbia vegliato
su alcuna delle Chiese per condurla alla luce della verit (104); nonostante che Egli sia stato
inviato da Cristo e richiesto al Padre proprio a questo scopo, perch appunto fosse assertore e
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 163

maestro di verit, abbia trascurato il dover suo il vicario di Cristo, permettendo che le Chiese
intendessero diversamente e prestassero fede a credenze diverse da quelle che egli stesso
predicava per la bocca degli Apostoli: ma si pu pensare come cosa verosimile che tante Chiese
e cos importanti abbiano divagato per vie diverse per poi confluire in una credenza unica e in
ununica fede? Il risultato non poteva esser unico fra tante variet{ dindirizzi e sarebbe stato
pur necessario che un errore di dottrina delle Chiese, avesse poi caratteri diversi. Del resto, ci
che si riscontra che presso molti riveste un carattere unico, inscindibile, immutabile, chiaro
che ha suo fondamento in una tradizione ben salda, e non pu derivare da una tal qual
dubbiosa incertezza e oscillazione di credenza.
Coraggio... allora e qualcuno provi a sostenere che coloro che crearono tale tradizione siano
stati nellerrore.
XXIX. La dottrina del Cristo lunica e la pi fulgente fonte di verit
Ma in qualunque modo si voglia ammettere che lerrore si sia generato, questo dunque sarebbe
regnato sovrano per tanto tempo, per quanto non si facesse parola deresie. La verit, per
essere restituita nel suo fulgore, attendeva dunque proprio dei Marcioni e dei Valentini, e
intanto si divulgava nella predicazione il Vangelo... ed era falso; si fissava una fede e non era
rispondente a verit; tante migliaia di battesimi furono dunque falsi, tante opere di fede furono
compiute invano; e che valevano dunque i miracoli senza numero? e le grazie operate, e
lesercito dei sacerdoti, e tante missioni? e a che dunque tanti Martiri, che pur ebbero la palma
del loro dolore e delle loro torture? Eppure, se lutto questo aveva in se qualcosa di manchevole,
e, daltra parte, cadeva nel vuoto, quale spiegazione si pu portare del fatto che le cose di Dio
precorressero la notizia, a qual Dio esse appartenessero (105)? Possiamo forse ammettere che i
Cristiani esistessero prima del Cristo? che leresie siano esistite prima di quella che la vera
dottrina? Ma, in tutto, la verit{ precede sempre lapparenza: una certa verosimiglianza, vien
dopo la verit. E sarebbe certamente assai sciocco dare alleresia una priorit{ sulla dottrina
vera ed infallibile... Ma se fu, poi, questa dottrina stessa che ci mise in guardia contro le eresie,
perch appunto noi sapessimo guardarcene! stato scritto alla Chiesa, che di questa dottrina
la custode fedele; o, per dire pi esattamente, questa nostra dottrina stessa cos bandisce alla
sua Chiesa: Anche se un angelo venisse dal Cielo a bandirvi un Vangelo diverso da quello che
nostro, ebbene, questo, sia per voi considerato anatma (106).
XXX. Ogni eresia posteriore alla verit
Dove era allora Marcione, nocchiero del Ponto e seguace cos ardente della filosofia Stoica?
dove era Valentino, difensore della dottrina Platonica? Poich noto che essi non risalgono
molto addietro nel tempo : circa nellet{ di Antonino (138-161) essi vissero, e sappiamo che
prima tributarono fede alla dottrina cattolica presso la Chiesa di Roma, sotto lepiscopato del
Beato Eleuterio (107), fino a che, per quel loro inquieto ardore di ricerca, col quale guastavano
anche la purit{ e lintegrit{ della credenza dei fratelli loro, furono, prima una volta, ed ancora
poi una seconda, cacciati, allontanati dal seno della Chiesa, e Marcione con quei ducento mila
sesterzi che aveva portato alla Chiesa. Furono costoro infine relegati come in un perpetuo
esilio: la Chiesa li volle lontani da s, ed essi, ecco che sparsero il veleno delle loro dottrine. Ma
dopo, Marcione, avendo riconosciuto il proprio errore, accett la condizione che gli veniva
fatta di poter riacquistare la pace dello spirito rientrando nella Chiesa; e tale condizione
consisteva nel riportare alla vera fede cattolica coloro che egli aveva allontanato colla falsit
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Sant' Ignazio di Antiochia 164

delle sue dottrine; ma la morte lo colse prima che potesse far ci. Le eresie erano pur
necessarie (108), ma se bisognava che esistessero, non si pu da ci trarre la conseguenza che
esse siano un bene: anche il male necessario che esista; bisognava anche che il Signore fosse
tradito..., ma guai a chi lo tradiva (109)! E questo sia detto, perch non vi sia alcuno che,
partendo da questo punto, non cominci a difendere e a sostenere dottrine ereticali.
Ma sar{ pur opportuno ritornare un po sullorigine della dottrina di Apelle. Egli non risale
tanto nel tempo come Marcione, che si pu dire fosse quegli che lo inform, lo istru nelle sue
dottrine. Apelle ebbe dunque a perdersi a causa di una donna; abbandonando perci quello
spirito di castit e di continenza che Marcione gli aveva insegnato, egli si ritir ad Alessandria,
restando cos lontano dagli occhi del maestro suo, integerrimo. Di l, ritorn dopo alcuni anni
e non migliorato, se non in quanto non era pi seguace d Marcione. Ebbene, costui simbatt
in unaltra donna, la vergine Filomene, famosa, che abbiamo ricordato anche di sopra, e che
divenne dopo donna di pessimi costumi; e, tutto preso dallazione, dallinfluenza terribile di
costei, scrisse le Rivelazioni e manifest quanto da lei avesse imparato. Nel mondo esistono
ancora alcuni che li ricordano; scolari loro veri e propri, successori potremmo dire, onde non
possono affermare d non aver avuto una continuazione: sebbene, come afferma il Signore,
saranno lopere stesse loro che li condanneranno (110). Se infatti Marcione ha separato dal
Vecchio il Nuovo Testamento, egli appartiene naturalmente ad unet{ posteriore a ci su cui
esercit il suo criterio di divisione, perch non poteva evidentemente compiere tale suo atto, se
non su quello che prima era organico nella sua unit; e quindi, se in quella materia, prima che
si procedesse alla separazione, esisteva una organicit, basta pensare che sia stata poi divisa,
perch dobbiamo considerare posteriore ad essa colui che a tale divisione oper.
Ed lo stesso certamente di Valentino, il quale, dando uninterpretazione diversa delle Sacre
Scritture e, procedendo colla massima franchezza, risolutamente, alle correzioni, ed
emendando proprio con la scusa che quanto scritto prima era errato, viene implicitamente a
dimostrare che le Sacre Scritture sono da far risalire ad altri. Noi ricordiamo Marcione e
Valentino come fra i nomi pi famosi e pi comuni di coloro che hanno falsato la verit (111);
ma io so che esiste anche un certo Nigidio ed un Ermogene e molti altri ancora che vanno
alterando, corrompendola, la parola del Signore e deviando dalla via che il Signore stesso ha
tracciato. Costoro dovrebbero avere il coraggio di dirmi da chi hanno attinto lautorit{ di
potersi mettere in luce: predicano essi forse un Dio diverso dal nostro? Ebbene, in tal caso,
com che costoro abusano degli attributi delle Scritture, dei nomi di quel Dio, contro il quale
precisamente appuntano le loro armi? E se il medesimo [Iddio] invece, come si spiega che essi
possano predicare diversamente da noi? A loro non resterebbe dunque da dimostrare altro, se
non che gli apostoli nuovi son essi; ma labbiano il coraggio daffermare che Cristo una
seconda volta disceso sulla terra, che una seconda volta ha insegnato una dottrina, che stato
crocefisso da capo e che morto e resuscitato di nuovo. Ma cogli Apostoli [veri] il Signore
opera cos: concede cio ad essi il potere di suscitare quegli atti straordinari e miracolosi che
Lui compie (112): io voglio allora che vengano alla luce queste facolt [se le hanno gli apostoli
nuovi]! Ma io, in costoro, sono pronto a riconoscere una sola facolt notevolissima, ed quella
di sapere imitare gli Apostoli, avendo per d mira il male, non il bene degli uomini: questi sono
capaci di restituire in vita chi morto, mentre quelli stringono nei lacci della morte chi ancora
potrebbe godere della vita (113).
XXXI. La parabola evangelica del buon seme
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Maccorgo per dessere uscito dal mio assunto. Ritorniamo dunque a discutere sulla questione
fondamentale, come la verit{ sia quella che abbia diritto dessere riconosciuta per prima e
come a questa poi si sia mescolata la menzogna. Noi, per la nostra dimostrazione, possiamo
servirci dellaiuto di quella famosa parabola (114) la quale narra che il Signore, in principio,
sparse il buon seme di frumento, ma che il diavolo poi, nella sua mala potenza, ci mescol
la zizzania, erba sterile e dannosa. Propriamente questa narrazione sta a rappresentare la
differenza delle dottrine, dal momento che anche in altri luoghi la sementa buona limmagine
usata ad esprimere e a significare la parola del Signore (115). Cos diviene ormai cosa chiara ed
aperta che, riguardo allordine del tempo, ci che ci stato anteriormente tramandato,
derivato dal Signore, e contiene il principio della verit; ma che invece riveste i caratteri della
falsit{ e dellerrore ci che s mescolato e confuso dopo alla purit{ della prima tradizione.
Questo principio rimarr come fondamento dal quale noi potremo avanzare contro tutte le
eresie posteriori anche, nelle quali non possibile riscontrare alcun elemento di sicurezza e di
fermezza, che dal loro seno si innalzi a difendere, per esse, un principio e una luce di verit.
XXXII. Le Chiese Apostoliche ed il loro insegnamento
Ma poi, se vi siano eresie, le quali abbiano lardire di sostenere che esse sono strettamente
congiunte alla purezza e allintegrit{ dellEpoca Apostolica, cos da voler quasi dimostrare che
derivano in certo modo dagli Apostoli direttamente, perch allet{ loro fiorirono, noi possiamo
risponder cos: ci dimostrino chiaramente le origini, dunque, delle Chiese loro; ce lo dichiarino
in quale ordine si siano susseguiti i vescovi loro, cominciando dallinizio e venendo gi
ordinatamente nel tempo, in modo che quel primo vescovo possa a sua volta riconoscere come
predecessore e sostenitore qualcuno degli Apostoli o di quei primi uomini apostolici che cogli
Apostoli ebbero assoluta comunione di vita e di fede.
proprio seguendo questo sistema che le Chiese Apostoliche spiegano e dichiarano la loro
vita, la loro gloria. Ecco che la Chiesa di Smirne afferma che fu Giovanni a porre a suo capo
Policarpo, e la Chiesa di Roma riconosce che Clemente fu ordinato da Pietro. E cos
continuando, tutte le altre Chiese fanno ricordo dei loro vescovi, che posti in tal grado
direttamente dagli Apostoli, rappresentano la semente prima, apostolica, di quella che fu poi la
fioritura. Anche gli eretici possono forse portare qualcosa che stia a confronto colle nostre
affermazioni? Ci si provino! Che c di non lecito per loro, dal momento che han potuto e
saputo pronunziare parole piene di menzogna? Ma per quanto essi possano inventare, non
riporteranno da ci vantaggio alcuno: quando le dottrine loro verranno paragonate
coll'integrit della dottrina apostolica, da quei loro caratteri di diversit e di contrariet,
risulter chiaro che esse non possono derivare n direttamente dagli Apostoli n da un uomo
apostolico. Come gli Apostoli non ammissibile affatto che abbiano insegnato cose che fra
loro non avessero la pi assoluta armonia, cos non possibile che uomini apostolici abbiano
divulgato dottrine contrarie a quelle degli Apostoli, almeno che non si siano allontanati da
costoro.
proprio a un esame di questo genere che saranno chiamati anche da quelle Chiese le quali,
pur non traendo il vanto della fondazione direttamente dagli Apostoli o da uomini apostolici,
essendo esse di origine molto posteriore, si trovano daccordo nella professione di una stessa
fede; e cos pure da quelle che ogni giorno stanno istituendosi, ma che per questa piena e
completa unione di dottrina, sono ugualmente considerate apostoliche.
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Sant' Ignazio di Antiochia 166

Cos le eresie, chiamate in massa ad una prova dalle Chiese nostre, perch esse rendano chiaro
e evidente il loro carattere di autenticit, adducano, su, via, le ragioni per le quali aspirano ad
avere il nome di apostoliche! Ma se non lo sono! Come dunque, allora, potranno sostenere e
provare dessere quello che non sono? Ed questa appunto la ragione per la quale le Chiese,
che in qualche modo possono avere il nome di apostoliche, non vogliono accoglierle nel loro
seno per alcuna relazione, o comunione con esse. E sintende: appunto perch, data la diversit{
della dottrina da loro sostenuta, esse non possono pretendere daspirare al nome di
apostoliche.
XXXIII. Diversit di dottrine: purit della dottrina apostolica
Mi piace di aggiungere una specie di sguardo generale; di abbracciare cio in complesso queste
false dottrine, che fin dal tempo degli Apostoli esistettero, e che dagli Apostoli stessi furono
considerate, esaminate, prese di mira e poi condannate. In tal modo la facilit sar maggiore,
di batterle in breccia, quando si potr dimostrare a loro riguardo che esistettero come tali fin
da quei tempi o che hanno tratto i primi elementi di vita da altre dottrine eretiche, anche allora
esistenti. Nella prima lettera, che indirizza ai Corinti (116), Paolo ha parole d biasimo per
coloro che negavano, o almeno esprimevano dubbi sulla Resurrezione; ed era cos proprio che
la pensavano i Sadducei (117): ebbene, Marcione, Apelle e Vaientino si riattaccano appunto a
questa dottrina, ed anche gli altri, che combattono il principio della Resurrezione dei corpi.
Sentiamolo, quando si rivolge ai Galati (118). Egli si scaglia contro coloro che affermavano e
mettevano in pratica la circoncisione e la legge - tale era il principio eretico di Ebione -; e,
rivolgendo consigli ed ammaestramenti a Timoteo (119), sempre Paolo che rimprovera chi
non ammette il matrimonio - e in ci dobbiamo pur riconoscere i principi di Marcione e di
Apelle, che fu suo seguace -. E attacca pure, egualmente, coloro che sostenevano che la
Resurrezione fosse gi avvenuta (120) - e si noti che affermano questo, per quanto li riguarda,
anche i seguaci di Valentino -. E come non ricorrere sempre a Valentino, quando Paolo parla di
genealogie infinitamente lunghe (121)? proprio presso Valentino che si trova un Eone - io non
saprei pi dir precisamente quale, e poi non ha neppure una denominazione chiara -, che
genera dalla sua Grazia il Senso e la Verit, e questi a loro volta, ne generano altri due: il Verbo
e la Vita, che dan luogo, dopo, ad altre due produzioni: luomo e la Chiesa; e da questo primo
gruppo di otto Eoni ne scaturiscono fuori altri dieci, e poi dodici, e tutti hanno stranissimi
nomi, finch si arriva alla meravigliosa storiella dei trenta Eoni. E Paolo stesso, quando ha
parole di riprovazione per coloro che si dimostrano soggetti agli elementi (122), intende
chiaramente di riferirsi a quella credenza di Ermogene, che, concependo una massa di materia,
che non ha avuto principio di creazione alcuna, paragona questa a Dio. Dio increato, e,
intendendo [Ermogene] questa materia come una dea madre degli elementi singoli, pu
naturalmente riconoscere ad essa anche un principio di soggezione, in quanto da lui
paragonata ed uguagliata a Dio.
E nellApocalisse (123), Giovanni comanda che vengano castigati coloro che si cibano di quelle
carni che vengono consacrate agli idoli, e che commettono fornicazione: vi sono anche ora dei
Nicolaiti (124): vi chi segue leresia Gaiana, dunque.
In una sua lettera, Paolo, chiama Anticristi (125) coloro i quali non riconoscono che Ges
abbia rivestito carne umana e che non credono che sia il Figliuolo di Dio. Marcione ha
sostenuto proprio il primo punto di questa falsa dottrina, ed Ebione stato il difensore del
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secondo. Era poi considerata sempre nel campo delle eresie la dottrina magica di Simone, la
quale faceva gli angeli oggetto di culto, e nella persona dello stesso Simone, tale credenza ebbe
condanna da Pietro (126).
XXXIV. Si discute sempre sulle false dottrine esistenti ai tempi apostolici
Ecco quelle che, come io credo, furono al tempo degli Apostoli le dottrine false e bugiarde; e
sono essi stessi infatti che ci illuminano su questo punto. Ma pure, noi, non troviamo, in
mezzo a tanta falsit e perversit di credenze, nessuna scuola che abbia sollevato discussione
alcuna o mosso alcun dubbio sulla questione di Dio, Creatore dellUniverso. Non ci fu mai
alcuno che pensasse dimmaginare un altro Dio: se qualche dubbio s affacciava, era pi facile
che involgesse la figura del Figlio, piuttosto che quella del Padre, finch Marcione port fuori
unaltra divinit{, oltre Iddio Creatore, che possedeva solo lattributo della bont{. Apelle, ai
contrario, fece Creatore, e Dio della Legge e dIsraele, un angelo, io non saprei dir quale,
rivestito della gloria di una superiore divinit{, e sostenne che costui avesse unessenza ignea; e
Valentino, poi, dissemin i suoi Eoni, e il difetto dun solo Eone, lo riconobbe come origine del
Dio Creatore.
A costoro solamente adunque e per primi sarebbe stata chiara ed aperta la conoscenza intorno
alla divinit; ma evidentemente essi conseguirono un privilegio e una grazia pi piena e
completa dal diavolo, il quale volle gareggiare con Dio, cos da compiere ci che questi aveva
recisamente negato (127) e, precisamente, colle dottrine sue false e velenose, rendere i discepoli
al di sopra del maestro. Vadano dunque ricercando e si scelgano queste singole credenze
eretiche il momento in cui possono essere apparse: non avr per altro, tuttavia, alcuna
importanza la determinazione di questo momento; non infatti da parlare affatto d elemento
alcuno di verit in rapporto a esse: e non sarebbe possibile come quelle che neppure esistevano
al tempo degli Apostoli. Se fossero esistite avrebbero avuto ricordo anchesse come quelle
contro le quali si dovevano prender misure coercitive: quelle false dottrine, che pure al tempo
degli Apostoli pullulavano, ebbero singolarmente la loro esplicita condanna. Dunque noi
dobbiamo per forza ammettere: o queste eresie ora esistenti sono le medesime di quelle
dottrine che, appunto in forma pi semplice e rudimentale esistevano gi nei tempi degli
Apostoli, mentre ora si sono, in certo modo, raffinate, e in tal caso hanno avuto fin dallora in
se stesse il principio della loro condanna; oppure dobbiamo riconoscere che queste dora siano
diverse da quelle di una volta e nate quindi in un periodo posteriore: ma in quanto da quelle
prime false dottrine abbiano tratto qualche elemento di lor credenza, dal momento che sono
legate in certi loro principi, ne sorge come logica necessit che debbano anche aver comune
con quelle la riprovazione e la condanna di ci che affermano.
Dal momento dunque che da quanto s detto appare chiaro che leresie abbiano un carattere
di posteriorit, posto anche che sfuggano cos, in certo modo, alla condanna pronunziata
contro quelle dottrine prima di esse esistite; per let{ in cui si svilupparono giustificato il
principio di prescrizione in quanto maggiormente appaiono nella loro luce di falsit e di
perversit come quelle che pi lontane dagli Apostoli, non sono poi da questi neppur ricordate.
Da tutto ci risulta con maggior sicurezza che erano proprio queste eresie, quelle che veniva
predetto che un giorno si sarebbero pur sviluppate (128).
XXXV. Le eresie non possono contenere germe alcuno di verit
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Queste eresie tutte si trovano strette da noi e quasi chiamate apertamente in causa da
queste nostre considerazioni e vengono confutate, siano esse posteriori allet{ degli Apostoli,
sia invece che abbiano sortito origine nel tempo loro. Esse insomma sono diverse e si
allontanano dalla loro dottrina: possano dagli Apostoli avere avuto parole d biasimo e di
condanna su certi punti particolari o possano essere state condannate in complesso, non
importa: basta il fatto daver ricevuto gi{ riprovazione e condanna. Provino dunque, su, via, a
risponderei e a lanciare contro la dottrina da noi sostenuta delle prescrizioni di simile genere.
Se diranno che la nostra dottrina non possiede in s il principio della verit, dovranno pur
provare che essa eresia e confutarla con un procedimento uguale a quello col quale noi
operiamo contro le dottrine ereticali e, nello stesso tempo, dovranno mostrare chiaramente
dove sia da cercarsi la verit, dal momento che ormai risulta chiaro che essa, presso di loro,
non esiste affatto.
La dottrina che noi seguiamo, non solo non pu dire di avere un carattere di posteriorit, ma
anzi, su tutte quante, pu vantare la priorit assoluta. Questa appunto la prova della verit
in essa contenuta: per la precedenza che essa possiede sulle altre discipline tutte. lei che non
trova da parte degli Apostoli condanna alcuna, anzi la pi strenua e valida difesa, incontra: e
non forse questa la prova migliore che essi la considerano e la sentono come propria? Sono
appunto gli Apostoli che condannano qualunque dottrina che capiscono lontana ed aliena da
loro. Ebbene: essi, non avendo per la dottrina nostra parola alcuna di riprovazione, dimostrano
che la riconoscono quasi propriet loro, ed perci che la difendono.
XXXVI. Le Chiese Apostoliche: esse detengono il tesoro della verace dottrina
Ma insomma! vorrai tu con maggior frutto magari andar facendo ricerca ed esaminando, con
locchio fisso sempre per a quel che costituisca la tua salvezza? Allora, guarda un po ... ,
passa in rivista, dico, le Chiese Apostoliche: presso queste che ancora si possono vedere le
cattedre, l, al loro posto, dove gli Apostoli insegnarono; l che si vanno rileggendo le lettere
autentiche degli Apostoli; l dove tu puoi ascoltare quasi la loro viva voce; l dove tu puoi
quasi rivedere davanti a te laspetto di ciascuno di loro. Sei vicino allAcaia: ecco che hai
prossimo Corinto; se non ti troverai lontano dalla Macedonia, avrai Filippi; se puoi giungere
fino in Asia, eccoti Efeso; se poi stai in Italia, hai Roma, donde anche a noi, che viviamo in
Africa, giunge la parola della sua autorit. O davvero privilegiata e felice questa Chiesa
Romana, sulla quale gli Apostoli versarono, col loro sangue, il torrente della loro dottrina;
dove Pietro soffre supplizi, che si potrebbero paragonare a quelli del Signore; dove Paolo, colla
sua morte, uguale a quella di Giovanni Battista, acquista la palma del martirio; da dove
Giovanni ebbe a sopportare la relegazione in unisola, dopo che miracolosamente nulla ebbe a
soffrire, sebbene fosse stato immerso in un bagno di olio bollente ! Osserviamo e consideriamo
che cosa abbia prima imparato la Chiesa di Roma e quale dottrina poi abbia tramandato nel
suo insegnamento: quale testimonianza essa arrechi, e con lei, le Chiese Africane.
Essa riconosce un Dio solo, che ha creato lUniverso; riconosce Ges Cristo, nato dalla Vergine
Maria e Figlio di Dio Creatore; crede alla Resurrezione dei corpi; essa unisce la Legge e i Profeti
coi Libri Evangelici ed Apostolici ed di l che attinge la forza e la fermezza della sua fede. Il
primo segno di questa fede essa limprime coll'acqua, lo ferma collo Spirito Santo; lEucarestia
d poi a questa fede nutrimento vitale. Essa [la Chiesa Romana] chiama, invita al martirio e si
guarda bene dallaccogliere nel suo seno chi potesse esser contrario alla dottrina sua e ai
principi da lei sostenuti.
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Questa proprio quella dottrina, non dico gi che solo preannunziasse le eresie che sarebbero
sorte dopo, ma quella dalla quale queste stesse trassero loro origine. Ma non si deve dire... via,
che abbiano avuto origine le dottrine eretiche dal seno della Chiesa..., dal momento che esse
sono divenute poi sue nemiche; e dal nocciolo delloliva, forse, che frutto cos dolce, cos ricco
e cos necessario, non nasce anche il selvatico oleastro? e dai semi del fico, che frutto cos
gradito e di tanta dolcezza, non nasce forse il caprifico, inutile e selvatico? E lo stesso
procedimento si ha nelle dottrine eretiche: vero proprio che dal tronco nostro esse escono,
ma non appartengono poi alla famiglia nostra. Sta bene che esse siano pur sorte dal buon seme
della verit, ma poi sono tosto divenute rozze e selvatiche, perch hanno seguito la falsit e la
menzogna.
XXXVII. Le Scrittore Sacre non possono appartenere affatto agli eretici.
Le cose stanno dunque cos: che noi possediamo la verit; che essa deve a noi proprio venire
aggiudicata; a noi, che avanziamo, ognuno, sicuri in questa nostra regola, che le Chiese
riceverono dagli Apostoli, gli Apostoli a lor volta attinsero dalla voce di Cristo, Cristo, da Dio.
chiaro ed evidente dunque che noi abbiamo pieno il diritto di non riconoscere agli eretici la
facolt di discussione e desame delle Scritture Sacre; sono proprio loro che noi possiamo
benissimo convincere, senza appoggiarsi affatto allaiuto dei Libri Sacri, che su di questi non
possono vantare diritto alcuno. Non si possono dir Cristiani costoro, dal momento che, non
traendo da Cristo la loro dottrina, ne seguono una a loro scelta, onde sacquistano appunto il
nome di eretici. Se dunque non sono Cristiani, chiaro che sui Libri Sacri non possono vantare
diritto alcuno, e noi potremmo rivolgerci a loro con queste parole e giustamente: Chi siete voi?
quando e donde siete venuti? a che voccupate e vintromettete nelle cose nostre, voi, che non
appartenete affatto a noi, che non siete dei nostri? Marcione, si pu sapere di dove attingi la
facolt di tagliar legna dalla mia selva? chi ti ha dato il permesso, o Valentino, di deviare le
acque dalle mie fonti? e in nome di qual diritto, tu, Apelle, sposti i confini delle mie terre?
casa mia questa; questi sono possessi miei; come pu avvenire che voi altri tutti, secondo il
piacimento vostro, seminiate e raccogliate pascolo in queste mie terre? mia questa terra: ve
lassicuro; da tanto tempo mia; ed chiaro il diritto di priorit{ che io ne ho su di voi, e delle
prove non me ne mancano e son prove sicure, autentiche e le traggo proprio dai loro primi ed
autentici padroni. Sono io lerede degli Apostoli, e, precisamente, come essi hanno disposto per
testamento, come confermarono e trasmisero per fedecommesso e come poi essi infine
fissarono sotto la santit del giuramento, io sento di possedere la loro dottrina. Per quello poi
che riguarda voi eretici, gli Apostoli, senza dubbio, vi hanno sempre rinnegato, vi hanno
considerati lontani da loro, come estranei, come nemici. Ma gli eretici, in seguito a che cosa
possono apparire agli Apostoli come estranei, come nemici, se non per una intima e profonda
diversit di dottrina, la quale ciascuno di loro, secondo il proprio capriccio, o invent o accolse,
contrariamente a quanto era stato affermato dagli Apostoli?
XXXVIII. Le Sacre Scritture: loro integrit; gli eretici le hanno male interpretate o
alterate
proprio l, dunque, dove si riscontra diversit di dottrine, che noi dobbiamo pensare che
quivi appunto vi sia una falsificazione di Scritture ed errore dinterpretazione. Coloro i quali si
proposero di alterare la parte sostanziale dellinsegnamento, si trovarono, per forza, nella
necessit di disporre altrimenti i mezzi che dovevano servire per giungere a tale dottrina;
perch la sostanza dellinsegnamento loro non avrebbe potuto essere minimamente alterata,
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 170

se non fossero state diverse le strade per le quali dovevano giungere ad impartire tale dottrina.
Come agli eretici, dunque, sarebbe stato impossibile giungere alla falsificazione della dottrina
stessa, senza mutare o alterare, in certo modo, gli elementi suoi, cos anche a noi, nello stesso
modo, non sarebbe stato possibile mantenere la integrit della dottrina, se integri non fossero
rimasti i principi e i mezzi, per i quali essa dottrina procedeva, e quegli elementi sui quali
trovava sua base linsegnamento di essa.
E nei nostri libri che cosa si potrebbe trovare che non sia perfettamente in accordo con quello
che crediamo noi? ci abbiamo forse messo qualcosa di nostro? o che cosa si pu trovare che
noi cerchiamo in qualche modo di correggere o togliendo o aggiungendo o mutando? Quello
che noi siamo, lo sono pure le Scritture Sacre fin dalla loro origine prima: da esse che traiamo
la sorgente nostra di vita, prima che subissero qualsiasi alterazione, prima che da voi fossero
in qualche modo guastate. Dal momento che ogni inter-polazione logico che si debba credere
posteriore alloriginale, poich essa necessariamente scaturita fuori da un certo spirito di
rivalit e di dissenso, che non pu, naturalmente, vantare carattere di priorit e neppure pu
essere che in certo modo si debba considerare della stessa famiglia di quel principio a cui cerca
di contrastare; per questa ragione, naturale che nessuna persona fornita di buon senso, possa
credere minimamente che siamo stati noi a portare nelle Sacre Scritture una mano
emendatrice e falsificatrice, noi che siamo stati i primi e abbiamo attinto da esse direttamente
la dottrina nostra. Piuttosto da pensare che tali emendamenti labbiano introdotti coloro che
vennero dopo e che ci furono contrar e nemici. Ecco qua uno, che falsifica il testo; eccone un
altro, che, dando una interpretazione diversa, viene ad alterare profondamente, intimamente il
senso della Scrittura. E non si deve pensare che, se Valentino sembra pure servirsi delle
Scritture, mantenendole nella loro integrit{ organica, egli non sia di unastuzia pi fina e pi
sottile di Marcione, il quale colpisce in pieno, apertamente, colle sue armi, la verit. Fu di una
spada che Marcione si serv per colpire in piena luce e decisamente le sacre pagine; non gli
bast la penna, e cos, dopo averle straziate colle sue armi, le ridusse alle sue credenze.
Valentino le risparmi e non prese di mira le Scritture per armonizzarle al suo sistema, ma
sforz il suo sistema ad entrare, ad accomodarsi nellambito delle Scritture. Ma in quanto a
tagliare, ad aggiungere.... anche pi degli altri, costui, perch non ha risparmiato parola, alla
quale non abbia sottratto il suo significato proprio e reale e sovrapposto certe combinazioni
strane dimmagini pi o meno fantastiche.

XXXIX. Gli eretici tengono in loro uno spirito d menzogna
Erano proprio questi esseri, queste intelligenze che venivano dagli spiriti del male e del falso
(129), e noi dobbiamo, o fratelli, combattere appunto contro questi, e bisogna guardarli bene in
faccia, noi; come esseri, di cui la fede ha necessit assoluta. E non per loro forse che verranno
alla luce gli eletti e si scopriranno pure, invece, i reprobi (130)? Ed appunto per questo che essi
posseggono tale unabilit{ e tale una forza, da costruire, da intelaiare con tanta facilit{ una
rete di errori. Ma questa facilit{ dintesser e errori non ci deve far meraviglia alcuna: non
mica essa qualcosa di strano e di inesplicabile! Di questa abilit abbiamo esempi anche a
portata di mano nella letteratura non religiosa, ma profana. Ecco che ai giorni nostri si vede
comparire una tragedia tratta da Virgilio, ma cambiata completamente poi nel suo complesso:
la materia adattata bene alla forma poetica, e la forma poetica armonizza quindi colla
materia trattata. E poi Osidio (131) Geta trasse completamente da Virgilio la sua
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Sant' Ignazio di Antiochia 171

tragedia intitolata Medea, e fu proprio uno che a me legato da una certa parentela, che, con
espressioni del poeta stesso su rammentato, riusc a ricamare cos, nelle ore di svago letterario
e di divertimento, uno scritto che si disse la Tavola di Cebete (132).
E sogliono ricevere il nome di centoni Omerici, o Omero-centoni pi propriamente, gli scritti di
coloro che dai Poemi Omerici, con un lavoro loro personale, riuniscono, per formarne una
specie di centone, in un sol corpo, quelle singole parti che essi credono potere armonizzare. La
sacra letteratura per cos dire, ha invero una ricchezza e una larghezza tali, quali sono
sufficienti a qualunque esigenza, ed io non ho timore alcuno ad affermare che i Libri Sacri
siano stati disposti e armonizzati per volont di Dio, in tal modo, che essi potessero offrire
materia agli eretici, per fissare le loro dottrine, dal momento che io leggo che necessario che
le eresie esistano (133); le quali non potevano esistere senza le Sacre Scritture.

XL. Falsi e ingannevoli procedimenti degli eretici

Ma si domanda: da quale potenza pu venire interpretato il senso di quei luoghi, in modo che
essi favoriscano poi lo svolgersi di una credenza eretica? manifesto che ci non pu avvenire
se non da parte del diavolo; proprio il suo mestiere, del resto, quello di sconvolgere e di
turbare ogni principio di verit. E lui pure imita nei misteri degli idoli, i riti della divina fede;
egli pure battezza chi professa fede in lui e si dice suo seguace; e promette pure lui che le loro
colpe otterranno perdono da questo lavacro. Se ancor bene mi ricordo, anche Mitra (134) segna
i suoi seguaci, e imprime loro il suggello sulla fronte, d quella che sia la sua religione; anche
lofferta del pane fra le cerimonie che si ricollegano a lui; ecco che nei suoi riti appare anche
unimmagine della resurrezione, e ai caduti di spada offre la corona. E poi, non ha fissato pur
lui per il suo sommo sacerdote la facolt di stringere una sola volta vincolo di nozze? Anche lui
ha le sue vergini ed ha pure discepoli, che osservano i principi della continenza. Del resto se ci
rifacciamo a considerare le credenze superstiziose di Numa Pompilio, se esaminiamo le
funzioni dei sacerdoti gli onori di cui sono insigniti, i loro privilegi, le funzioni sacrificali a cui
essi presiedono, gli strumenti e i vasi diversi che vengono usati nei molteplici riti, e le
stranezze, le particolarit curiose e minuziose dei voti e delle cerimonie espiatorie, non ci
appare forse manifestamente che il demonio ha imitato la Legge Mosaica in tutta la sua
minuziosa esattezza?
Egli dunque, che i medesimi procedimenti rituali con cui vengono trattati e celebrati i
Sacramenti del Signore, si studiato con tanta scrupolosit di riprodurre nelle cerimonie
idolatre; egli dico, tese con ogni desiderio a raggiungere questo scopo e pot infatti applicare
ad una credenza profana, in contrasto aperto colla vera, quei procedimenti propri delle cose
divine e dei Sacramenti Cristiani. I pensieri suoi si ritrovavano nei nostri, le sue parole erano
quelle nostre, le sue parabole non erano che le parabole nostre. Ed per questo, dunque, che
non ci deve essere alcuno, il quale possa nutrire dubbi che quei principi di male e di menzogna,
da cui traggono origine e alimento le eresie, derivino proprio dal diavolo e che le eresie non
sono affatto molto lontane dalla idolatria, in quanto riconoscono come loro principio e usano
come loro mezzi, quelli stessi che riconosce e di cui si serve lidolatria. Infatti o immaginano un
Dio diverso dal Dio, sommo Creatore, oppure, se riconoscono un Dio unico Creatore, seguono
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intorno a Lui una credenza che non la vera. E dunque, qualunque parola di menzogna che si
possa pronunziare contro Iddio, diviene, in certo modo, elemento didolatria.
XLI. La dottrina eretica ha sempre elementi di confusione e di oscurit, che non si
riscontrano nella vera dottrina, che luce e fulgore.
Non sarebbe per il caso di tralasciare la descrizione di tutto il procedimento seguito dagli
eretici nelle loro relazioni? Voi, vedete quanto sia futile, quanto materiale, quanto profana,
quanto la loro condotta sia senza seriet alcuna, senza dignit, senza spirito di disciplina, ma
come tutto questo, in fondo, |combini esattamente col carattere della loro credenza? Dir per
primo: fra loro chi che conosca chi sia catecumeno e chi fedele? senza differenza alcuna essi
presenziano alle cerimonie, ugualmente ascoltano, ugualmente pregano: potrebbero magari
presentarsi a loro anche dei pagani: ebbene: eccoli l pronti a gettare dinanzi ai cani le cose
sacre, e le perle dinanzi ai porci; perle, dico; ma false sintende (135). Parlano di semplicit{; ma
io direi che la loro semplicit lo sconvolgimento e il sovvertimento della dottrina tutta;
chiamano, invece, lattenzione, la diligenza nostra scrupolosa, nei riguardi delle sacre
credenze, ricerca corruttrice. Essi concedono la pace a tutti, cos, in massa, senza seguire
discernimento alcuno; per loro poi, non esiste, e non importa la diversit dei mezzi e dei
procedimenti, purch tutti abbiano come scopo quello di combattere, di alterare, di guastare
lassoluto principio del vero. Orgoglio ne hanno tutti a dismisura, tutti promettono luce di
sapienza. I catecumeni, prima di giungere al richiesto grado di dottrina e di conoscenza, sono
iniziati ai loro misteri. E la sfacciataggine, limpudenza a cui giungono le donne eretiche, poi
straordinaria: esse hanno bene lardire dinsegnare, di discutere, di compiere esorcismi, di
promettere guarigioni, e ci manca poco che non giungano anche a battezzare I Le ordinazioni
loro rivestono il carattere della pi assoluta leggerezza, senza un fondamento, senza seriet
alcuna e non possono, quindi, avere stabilit{; sono capaci dinnalzare, ora, dei giovanissimi
senza esperienza e dottrina, ora, uomini che hanno troppo ben salde relazioni col mondo,
talvolta anche degli apostati nostri, e tentano, dal momento che in nome della verit non lo
potrebbero fare, di tenerseli vincolati, favorendo in loro lambizione. In nessun campo si
verificano progressi tali come si avvertono nel campo degli eretici; basta esser di loro e il
continuo progredire viene da s: oggi uno vescovo, domani sar vescovo un altro; oggi uno
diacono, domani eccolo lettore; oggi sacerdote? domani costui lo troveremo laico; poich
anche i laici, presso di loro, adempiono a funzioni sacerdotali.

XLII. Predicazione presso gli eretici.
E che cosa dovr dire dellufficio che essi attribuiscono alla parola? Questa facolt presso di
loro non serve a fare opera di conversione sui pagani, ma per condurre i nostri fuori della via
della verit. Sapete quale sia il genere di gloria a cui essi aspirano maggiormente? se riescono
di abbattere coloro che stanno in piedi, saldi, ben fermi; non quella che potrebbe loro derivare
da sollevare i caduti! E si capisce: quello che essi fanno non deriva da qualche cosa di organico,
di armonico che posseggono e che possono dire loro proprio; ma qualche cosa di
frammentario, di inorganico che risulta appunto dallo sgretolare la verit. Vogliono costruire
la loro casa? ebbene: essi si servono dei materiali che sono riusciti ad abbattere dalla nostra.
Togliete a costoro il principio della Legge Mosaica, i Profeti, Iddio Creatore: essi, ecco, che non
sapranno formulare contro di noi, pi accusa alcuna. Ed accade cos, che essi riescono a
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mandare in rovina pi facilmente gli edifici, che pur hanno solide basi, piuttosto che ne
possano costruire uno nuovo coi materiali giacenti. E a questo lavoro essi attendono con
umilt ipocrita, con ogni maggiore mitezza e sottomissione. Del resto, poi, costoro non
conoscono riguardo alcuno neppure per i loro capi; e questa la ragione per la quale fra eretici
non si sente parlare di scismi, perch, anche quando vi siano, non vengono alla luce: sta
proprio nello scisma la loro forza unitaria. Chiamatemi liberamente bugiardo, quando non sia
vero che ognuno sallontana, si stacca dalle proprie norme senza riguardo alcuno; e le regole
ricevute le altera, le dispone, le modifica a suo modo, come del resto colui che tali norme
anteriormente aveva tramandato, le aveva prima, a sua volta, mutate secondo larbitrio suo.
Dunque leresia nel suo progredire, nel suo svolgersi, non fa che conservare la natura sua
originaria e il carattere che essa ebbe fin da principio. Quello che Valentino crede lecito per s,
cio portare innovazioni secondo il suo capriccio in materia d fede, se lo credono lecito anche i
suoi seguaci, i Valentiniani, e Io stesso accade per Marcione e i Marcioniti. Cos infine, qualora
noi volessimo esaminare propri intimamente le credenze eretiche, noi troveremmo, senza
dubbio, che tali dottrine si trovano certamente in contrasto in molti punti col fondatore della
dottrina stessa. Un numero grande di loro non riconoscono chiese, e se ne vanno privi di quella
che dovrebbe essere come la madre loro, senza alcuna sede stabile, privi di luce ed errabondi
cosi, come divisi e banditi dalla societ.
XLIII. Stranezze degli eretici
Non sono sfuggite neppure le relazioni che gli eretici hanno con una gran quantit di maghi, di
ciarlatani, di astrologhi, di filosofi; con tutta quella gente, cio, che non fa altro che spendere il
suo tempo in ricerche vane ed inutili. Non fanno essi che ricordare il versetto cercate e
troverete (136). Quale specie di fede essi abbiano, si pu giudicare benissimo dalla condotta,
dal tenore di vita che essi tengono, dalle compagnie che frequentano; proprio tutto questo
che pu darci un indice della dottrina da essi seguita. Dicono costoro che non bisogna temere
Iddio: naturale quindi che in tutte le cose per essi ci debba essere la pi assoluta delle libert;
ma dove che si pu parlare di non temere Iddio, se non l dove la divinit non sia? e dove non
Iddio, ivi non sta neppure la verit e dove non esiste verit, ivi non si pu non riscontrare,
naturalmente, che un sistema di vita quale quello che gli eretici seguono. Ma dove Dio esiste,
ivi non si pu non riscontrare il timore di Lui, nel quale appunto risiede il principio di ogni
Sapienza (137); l, dove esiste il timor di Dio, esistono pure una condotta seria e dignitosa, una
cura scrupolosissima, una diligenza grande, un criterio di scelta assennato e giusto, la facolt
di giudicare e di esprimersi dopo aver ben riflettuto, il nostro miglioramento per le opere
degnamente prestate, la sottomissione ai sacri principi religiosi, la piet delle opere, la
modestia di ogni nostra azione.: la Chiesa nella sua armonica unione l: tutte queste cose
sono di Dio.
XLIV. Gli eretici: il giudizio che il Signore dar su loro
A maggior dimostrazione della verit{, saggiungono poi queste prove, che consistono appunto
nella severit massima della disciplina da noi sostenuta. Come possibile che vi sia qualcuno il
quale voglia allontanarsi da lei! non ne potr ricevere vantaggio alcuno davvero: baster che
ognuno pensi al futuro giudizio finale, per il quale sar pur necessario che noi tutti ci
presentiamo al supremo tribunale di Ges, per render conto delle azioni nostre (138) e
sopratutto di come noi abbiamo saputo conservare il principio della fede pi pura. E che
dovranno dire dunque coloro, che la Vergine consegnataci da Ges (139) hanno
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vergognosamente macchiato colla adultera colpa delleresia? Oh, io penso che essi addurranno
come scusa, come giustificazione del loro operato, il fatto che loro non fu detto nulla mai
intorno a dottrine malvagie e perverse che avrebbero dovuto sorgere, ne da Cristo n dagli
Apostoli, e che quindi avrebbero dovuto guardarsene e coprirle del loro disprezzo (140). E
quindi saranno pronti a gettare la colpa, che di loro, invece su chi non li ha prima messi
sullavviso, onde potessero difendersi.
Ma saranno poi anche pronti ad aggiungere molte osservazioni e prove sullautorit{ posseduta
da ciascuno che sia stato fondatore e sostenitore di uneresia e diranno che quelli hanno
saputo confermare e dare prove convincenti e sicure della loro dottrina: hanno infatti
resuscitato dei morti, hanno restituito la sanit a dei malati, hanno predetto il futuro, cos che,
a buon dritto, essi potessero esser creduti apostoli (141). Quasi che non fosse stato scritto pure
che sarebbero venuti molti i quali avrebbero operato fra gli uomini delle cose straordinarie,
miracolose addirittura, e tutto ci lavrebbero fatto per rafforzare, per consolidare la loro
predicazione, che non era altro invece che menzogna ed inganno.
E sar cos forse che spereranno di ottenere perdono. E allora potrebbe anche verificarsi il caso
che coloro, i quali avranno tenuto fede alle Sacre Scritture Apostolche e alle regole in esse
contenute e avranno conservato quindi la loro dottrina nella sua pi assoluta integrit e
purezza, forse potranno anche correre pericolo di condanna.
Il Signore potr loro risponder cos: avevo preannunziato che sarebbero certamente venuti
alcuni che, in mio nome, in quello dei Profeti e degli Apostoli, sarebbero stati maestri di
menzogna, ed io avevo dato incarico ai discepoli miei di avvertirvi di ci. Avevo anche dato ai
miei Apostoli un Vangelo e tutta una dottrina ispirata a quei principi di fede, ma non avendo
voi dimostrato di credere facilmente, piacque a me poi di apportare qualche cambiamento.
Anche la Resurrezione della carne avevo promesso, ma ci ho ripensato su e mi accorgo di non
poter pi mantenere la promessa fatta. Mi ero manifestato come chi aveva avuto suo
nascimento da una Vergine, ma poi questa cosa mi sembrata coperta da unombra di
vergogna. Colui che fa sorgere il sole e manda dal cielo le piogge lavevo chiamato Padre mio:
un altro padre migliore del primo mi ha ora adottato. Vi avevo anche proibito di dare ascolto
agli eretici, ma riconosco ora che ho sbagliato. Cose enormi queste! ma avvengono a coloro
che escono dalla retta strada e non sanno evitare i pericoli, i quali minacciano ed insidiano la
fede vera ed integra.
Ma mi par che basti ora: noi abbiamo portato la nostra parola contro tutte le eresie in generale
e dobbiamo contro di esse usare prescrizioni ben fisse, ispirate alla massima giustizia e che
rispondano a un criterio di assoluta necessit; e abbiamo il dovere di tenerle ben lontane da
ogni eventuale confronto colle Sacre Scritture. Ci accompagni la grazia del Signore e potremo
anche su qualcuna portare la nostra risposta particolarmente. Per chi legge queste nostre
pagine nella fede della verit{, noi formuliamo laugurio di avere dal nostro Signore, pace e
favore in eterno.

NOTE

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(1) Matteo VII. 15 Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste da pecore, ma di
dentro son lupi rapaci. Matteo XXIV. 5. Molti infatti verranno nel nome mio, dicendo: Io
sono il Cristo: e sedurranno molti . Matteo XXIV. 24. Perch sorgeranno falsi Cristi e falsi
profeti, e faranno grandi segni e prodigi da ingannare, se possibile, gli stessi eletti.
(2) I. Ai Corinti. I. 19. Imperocch sta scritto: Sperder la saggezza dei savi e rigetter la
prudenza dei prudenti.
(3) II. A Timoteo. III. 8. Cos anche costoro contrastano alla verit{: uomini corrotti della
mente, reprobi riguardo alla fede.
(4) Atti. XIII. 22. Rimossolo, suscit loro per re, David, cui, rendendo testimonianza, disse: Ho
trovato David di lesse, uomo secondo il cuor mio, che far{ tutti i miei voleri
(5) Salmo. L.
(6) III. dei Re IV. 29. E Iddio diede sapienza a Salomone e grandissimo senno e un animo
capace di tante cose, quanta la rena che sul lido del mare .
(7) Agli Ebrei. IV. 15. Imperocch non abbiamo noi un pontefice il quale non possa aver
compassione delle nostre infermit: ma similmente tentato in tutto, tolto il peccato. I. Lettera
di S. Pietro. II. 22. Il quale non commise peccato, n frode si trov nella sua bocca .
(8) Matteo X. 22. E sarete odiati da tutti per causa del nome mio, ma chi avr{ perseverato fino
alla fine, si salver{ .
(9) Esdra. VIII. 20. Lo sguardo del Signore profondo .
(10) I. Dei Re. XVI. 7. Ma il Signore disse a Samuele: Non riguardare al suo aspetto, n
all'altezza della sua statura, perch io lho lasciato indietro? con ci sia che il Signore non
riguarda a ci che l'uomo riguarda, perch l'uomo riguarda a ci che davanti agli occhi, ma il
Signore riguarda al cuore.
(11) II. A Tmoteo II. 19. Ma saldo sta il fondamento di Do, che ha questo segno: conosce il
Signore quelli che sono Suoi, e si ritira dalliniquit{ chiunque invoca il nome del Signore.
(12) Matteo XV. 13. Qualunque pianta non piantata dal mio Padre celeste sar{ sradicata .
(13) Marco. X. 31. Molti d primi saranno ultimi e dultimi primi
(14) Matteo III. 12. Egli ha il ventilabro in mano e purgher{ bene la Sua aia e raccoglier il Suo
frumento nel granaio; ma brucer{ la paglia con fuoco inestinguibile.
(15) Matteo XIII. 22. Quello poi che riceve la semenza in un buon terreno, chi ascolta la
parola, e ci pone mente; e porta frutto, e rende questo il cento e quello il sessanta, quellaltro il
trenta. Giovanni VI. 66. Per questo vho detto che nessuno pu venire da me, se non gli sia
concesso dai Padre mio.
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(16) Giovanni VI. 67-63. Dallora molti dei suoi discepoli si ritrassero indietro, e non andavano
pie con lui: per ci Ges disse ai dodici: vorreste andarvene anche voi? .
(17) Ermogene: interessante di lui il ritratto che ce ne ha lasciato lo stesso Tertulliano (Ad.
Hermog. I.): dalla irrequietezza del suo carattere era naturalmente portato verso leresia: crede
desser facondo, perch parla molto e alla sfacciataggine suoi dare il nome di fermezza. Ufficio
di coscienza virtuosa per lui il dir male di tutti. Dipinge per giunta quel che non lecito e
passa continuamente da un matrimonio ad un altro: invoca da un lato la legge di Dio a sfogo
della sua passione, e la disprezza dallaltro in vantaggio della sua arte: due volte falsario per il
pennello e per lo stile, adultero fino alla radice dei capelli e nella dottrina e nella carne. In lui
senti il fetido contagio di coloro che amano celebrar nuove nozze... Leresia di Ermogene era
fondata sui dissidio fra Dio e materia, ed egli, subendo in gran parte linfluenza della dottrina
stoica, credeva nellesistenza di una materia prima dalla quale Dio avrebbe prodotto il mondo e
da questa materia sarebbe derivato non solo il corpo ma lanima delluomo: leretico poi
ammetteva lidentificazione del Padre e del Figlio.
(18) II. A Timoteo. I. 15. Tu sai come si sono da me alienati tutti quelli che sono nellAsia, tra i
quali Figello ed Ermogene. I. A Timoteo. I. 20. Del numero dei quali Hymeneo e
Alessandro t i quali io ho consegnati a Satana, perch imparino a non bestemmiare.
(19) I. Lettera di S. Pietro. IV. 13. Ma godetevi di partecipare ai patimenti di Cristo, affinch
ancor vi rallegriate ed esultiate, quando si manifester{ la gloria di lui.
(20) Matteo VII. 15. Guardatevi dai falsi profeti, che vengono a voi in veste da pecore, ma di
dentro son lupi rapaci.
(21) I. Lettera di S. Giovanni. IV. I. Carissimi, non vogliate credere ad ogni spirito, ma provate
gli spiriti se sono da Dio, perch molti falsi profeti sono usciti per il mondo.
(22) II. Ai Corinti XI. 13. Imperocch questi tali falsi apostoli sono operai finti, che si
trasfigurano in apostoli di Cristo.
(23) I. Lettera d S. Giovanni. II. 18. Figliuolini, lultima ora: e siccome udiste che lAnticristo
viene, anche adesso molti son diventati anticristi, donde intendiamo che lultima ora 1.
Lettera di S. Giovanni. II. 19. Sono usciti di tra noi, ma non erano dei nostri, perch se fossero
stati dei nostri sarebbero certamente rimasti con noi; ma si deve far manifesto che non tutti
sono dei nostri.
(24) Marco. XIII. 7. Quando poi sentirete rumori di guerre, non temete: necessario che ci
accada, ma non ancora la fine... .
(25) I. Ai Tessalonicesi. V. 21. Disanimate tutto: Attenetevi ai buono. I. Ai Corinti. XI. 19.
Imperocch sta scritto i sperder la saggezza dei savi e rigetter la prudenza dei prudenti.
(26) I. Ai Corinti. I. 10. Or vi scongiuro, o fratelli, per il Nome del Signor Nostro Ges Cristo,
che diciate tutti il medesimo; e non siano scismi tra voi, ma siate perfetti nello stesso sprito e
nello stesso sentimento.
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(27) Ai Galati. V. 19-20. Or manifeste sono le opere della carne, le quali sono ladulterio, la
fornicazione, limpurit{, la lussuria, lidolatria, i venefici, le inimicizie, le contese, le
emulazioni, le ire, le risse, le discordie, le sette.
(28) A Tito. III. 10-11. Luomo eretico, dopo la prima e la seconda correzione, sfuggilo, sapendo
che questo tale pervertito e pecca, come quegli che per suo proprio giudizio condannato.
(29) Eresia, dal verbo greco ai9re/w: ai3resij : significa propriamente scelta, in quanto uno,
allontanandosi dalla vera credenza, segue a suo piacimento unaltra dottrina.
(30) Ai Galati. I. 11-12. Or vi fo sapere, o fratelli, come il Vangelo, che stato evangelizzato da
me, non cosa, umana, perch non lo ho ricevuto n lho imparato da un uomo, ma per
rivelazione di Ges Cristo.
(31) Ai Galati. I. 8. Ma quandanche noi o un Angelo del Cielo evangelizzi a voi oltre quello che
abbiamo a voi evangelizzato, sia anathma.
(32) Filumenei sembra che costei fosse una donna di Alessandria, la quale, invasata da spirito
diabolico, andasse profetando. Apelle sembra che abbia avuto relazioni con costei e ne
divenisse seguace e scrivesse le Profezie e le Rivelazioni di Filumene.
(33) II. A. Timoteo. IV. 3. Imperocch verr{ tempo che non potran patire la sana dottrina, ma,
secondo le proprie passioni, per prurito di udire, moltiplicheranno a s stessi i maestri.
(34) I. Ai Corinti. I. 27. Ma le cose stolte del mondo elesse Dio per confondere i sapienti, e le
cose deboli del mondo elesse Dio per confondere le forti. I. Ai Corinti. III. 18. Niuno inganni s
stesso: se qualcuno tra di voi si tiene per sapiente secondo questo secolo, diventi stolto, affin
desser sapiente.
(35) Eoni: fu di Valentino questa teoria. Egli nacque in Egitto, e segu leresia gnostica; fu
autore del sistema eclettico pi ampio, in cui si uniscono elementi var, tratti dalla teosofia
orientale, dalla dottrina dei Pitagorici, degli stoici e dei sacerdoti egizi; insegn a Roma verso
lanno 140; ebbe molti discepoli fra i quali, i principali, Eracleone, Tolomeo, Marcos,
Bardesane. Eoni (ai0w~nej): le eternit. Gli gnostici chiamavano cosi, a causa della loro
eternit{, le emanazioni o proiezioni che, secondo la loro dottrina, colmavano lintervallo fra la
materia e lo spirito, mettendo in contatto questi due principi da essi concepiti come opposti e
irriducibili. Gli Eoni si cambiavano in Sigizie o coniugazioni a coppie e in pleromi. Pleroma era
detta dagli gnostici la pienezza dellessere, il complesso degli Eoni in numero di trenta. Leresia
di Valentino si diffuse fra lepoca di Adriano e di Antonino Pio: senza credere che la ragione del
suo distacco dalla Chiesa fosse la sua mancata elezione, alla carica episcopale, pure, secondo
quanto afferma Tertulliano stesso (Adversus Valent. 4), ne pu essere stata la ragione
occasionale: Speraverat episcopatum Valentinus, quia et ingenio poterat et eloquio. Sed alium
ex martyrii praerogativa loci potitum indignatus, de Ecclesia authenticae regulae abrupit. Ut
solent animi pro prioratu exciti praesumptione ultionis accendi, ad expugnandam conversus
veritatem et cuiusdam veteris opinionis semitam nactus, aestu colubroso viam deliniavit. La
sua dottrina eonologica si dice che lavesse ricevuta da un certo Theodas, compagno
dellApostolo Paolo. Al sommo delle cose eterne, incomprensibili, si trova labisso, cio il Padre
non generato, e la sua compagna Seg: il Silenzio. Da questi primi due Eoni balza fuori, come
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estrinsecazione dellassoluto, un seme dal quale, a sua volta, nascono altri
due Eoni: lIntelletto e la Verit{, da cui, con successivo processo, il Verbo e la Vita, lUomo
ideale e la comunit di vita; dalla prima delle quali coppie scaturiscono altri dieci Eoni, dalla
seconda altri dodici, formando cos un numero complessivo di trenta, quindici di natura
maschile e altrettanti femminile; divisi in un aggruppamento di otto (Ogdoade), di dieci
(Decade), di dodici (Dodecade): tutti uniti formano il Pleroma. Societ{ perfetta degli esseri
ineffabili. Desiderio degli Eoni di conoscere il primo principio che labisso, ma ci non pu
essere ottenuto che dal primo figlio, lIntelletto, e fra gli Eoni ve n uno che aspira pi di
ciascun altro al principio originario ed lultimo di essi: la Sapienza la quale, in questa
tendenza alle regioni superne della luce, corre rischio di dissolversi se il termine dogni realt{
non intervenisse: esso detto Horos. Intanto dalla coppia di Eoni, Intelletto e Verit,
emanano, come sedicesima coppia, il Cristo e lo Spirito Santo e da essi gli
altri Eoni comprendono come debba regolarsi la relazione col principio primo, che non
concesso comprendere, e allora, in uno slancio di gratitudine verso il Padre, dal seno
degli Eoni, tutti uniti in questa adorazione al principio, emana Ges Salvatore, che sarebbe
cos il trentatreesimo Eone. Ma la Saggezza, nello sforzo da lei compiuto per il raggiungimento
del Principio Primo, ha generato imperfettamente una creatura dal nome Achamoth , figlio
dunque del travaglio solitario di conoscere lEssere Supremo. Achamoth sprofonda nel Caos
dal quale Cristo e Ges Salvatore lo sollevano, dando a lui la facolt d conoscere e di liberarsi
dalle passioni: allora si viene alla formazione della materia inanimata in quanto Achamoth
mantiene la sua impurit originaria; la materia animata e spirituale per un processo di sempre
maggior purit ed elevazione. Da Achamoth ha origine il Demiurgo che crea ormai non pi le
tre sostanze, materiale, psichica, e pneumatica come Achamoth, ma il mondo e lUomo che
pu essere di sostanza materiale carnale di natura e di natura spirituale. In Ges di Nazareth
appare il Redentore che consta di quattro elementi, uno apparentemente corporeo, lo psichico,
il pneumatico, il divino proprio del Pleroma, e su lui discende in forma di Colomba lEone Ges
Salvatore, che risale alla perfezione del Pleroma quando il Redentore muore, portando seco
lelemento pneumatico o spirituale del Redentore, lasciando ai tormenti gli altri elementi di cui
Egli risulta.
(36) Marcione, seguace di Cerdone, gnostico, della Siria: nel 144 venne a rottura colla Chiesa:
fond una dottrina basata sul dualismo, che si concreta appunto in un dualismo fra due
principi eterni e increati di un Dio buono e di uno giusto, ma anche cattivo, il quale ultimo il
creatore del mondo. La dottrina stoica fu fondata da lenone, d Cizico in Cipro s gli Stoici
credevano che il principio attivo o dinamico sia una forza sempre in azione, informatrice della
materia e la muove e la organizza: lesistenza stessa del corpo non possibile che cos: occorre
alla materia un principio di unit che ne mantenga le parti, che le tenga insieme, come occorre
alla forza un substrato in cui essa risieda e nel quale agisca: luno non pu stare senza
dellaltro: gli Stoici chiamano questa forza ragione, o anche Dio, forza divina.
(37) La scuola Epicurea fu fondata da Epicuro in Atene (341-270) nel 3 secolo A. C. e dur fino al 4 Sec.
D. C.: furono seguaci di questa dottrina Metrodoro, Ermarco, Polistrato, Apollodoro, Diogene di Tarso,
Fedro; in Roma Amafinio, Pomponio Attico, Lucrezio Caro, che lespose nel suo poema De rerum
natura. Questo sistema esclude ogni intervento divino e ogni finalit{ nella natura, nella quale non
scorgeva che cause meccaniche; pone il criterio del vero nella certezza data dalla sensazione e il fine
supremo della condotta fa consistere non gi nel piacere grossolano e immediato dei sensi, ma nella
felicit{ che data, per quel che riguarda il corpo, dallassenza del dolore (a0poni/a) e, per ci che
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concerne lanimo, dalla tranquillit{ (a0taraci/a). Lanima mortale: la materialit{ dellanima e la sua
mortalit sono i due dogmi fondamentali della psicologia epicurea.
(38) Eraclito (540-480) poneva il fuoco come principio, come fondamento e simbolo della
sostanza del mondo. Zenone sostiene un panteismo materiale, confondendo la natura con Dio:
Dio, o la ragione cosmica, dappertutto; il mondo stesso nel suo carattere razionale e nella
sua perfezione, un Dio immanente che sidentifica col mondo e il mondo tutto come un
immenso vivente immortale, di cui tutte le parti cospirano insieme e si corrispondono. Di qui
quella parentela di tutte le cose che fanno un tutto unico simpatizzante con s stesso:
quella consentiens, conspirans, continuata cognatio rerum di cui parla Cicerone e che non
sarebbe possibile, se tutte le cose non fossero contenute da un solo divino e continuato spirito
(Melli).
(39) Entimesi: animazione della Sapienza Superiore come Eone a s separato dal Pleroma o
mondo ideale superiore: Ectroma: significherebbe: lultimo degli Eoni: Cristo.
(40) I. A Timoteo. I. 4. N andasser dietro alle parole e alle genealogie che non hanno fine, le
quali partoriscon piuttosto delle dispute, che quelledificazione di Dio che si ha per la fede. II.
A Timoteo. II. 17. E il loro discorso va crescendo come cancrena: tra i quali Imeneo e Fileto.
A Tito. III. 9. Ma le pazze questioni e le genealogie e le dispute e le battaglie legali sfuggile,
perch sono inutili e vane.
(41) Ai Colossesi. II. 8. Badate che alcuno non vi seduca per mezzo di filosofia inutile e
ingannatrice. secondo la tradizione degli uomini, secondo i princip del mondo e non secondo
Cristo ...
(42) Atti. XVII. 15. Quelli poi che accompagnavano Paolo, lo condussero fino ad Atene, e,
ricevuta commissione da lui per Sila e Timoteo di raggiungerlo il pi presto, partirono...
(43) Platone insegn negli orti di Academo, i quali rimasero poi la sede della sua scuola detta
perci Accademia: essa dur fino al VI sec. D. C. e si divide in tre periodi: la vecchia Accademia
ingolfatasi con Spensippo, Xenocrate e Crantore nella metafisica pitagoreggiante, e in astruso
dogmatismo; la media, caduta nello scetticismo con Cameade e Arcesilao; la nuova, tornata al
primitivo dogmatismo con Filone di Larissa e Antioco di Ascalona.
(44) Atti. V. 12. E si facevano per le mani degli Apostoli molti segni e prodigi nel popolo. E
tutti, di comune accordo, se ne stavano nel portico di Salomone.
(45) Matteo XVI. 13-16. Chi dice la gente che sia il Figlio dellUomo? Ed essi risposero: Altri
dicono che Giovanni il Battista, altri Elia, altri Geremia o qualcuno dei profeti. E Ges disse
loro: Or voi chi dite che io mi sia? In risposta, Simon Pietro, disse: Tu sei il Cristo, il Figliolo del
Dio vivente.
(46) Matteo XI. I. E, quando ebbe finito di dare questi insegnamenti ai suoi Dodici Apostoli, Ges part
di l{ per insegnare e predicare nelle loro citt{
(47) Luca XVI. 29. E Abramo gli rispose: Hanno Mos e i profeti; ascoltino quelli.
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(48) Giovanni V. 39. Voi investigate le Scritture, perch credete davere in esse vita eterna: ora queste
son quelle che fanno testimonianza di me.
(49) Isaia. X. 4-i 5. Ecco che le Nazioni sono come una goccia della secchia e son valutate come uno
scrupolo che da il tratto alla bilancia: ecco che le isole sono come un granellino di polvere.
(50) Matteo XV. 24. Ed egli in risposta, disse: Non sono stato mandato che alle pecore perdute
della Casa di Israele.
(51) Matteo XV. 26. Ed egli le rispose: Non ben fatto prendere il pane dei figlioli e gettarlo ai
cani.
(52) Matteo X. 5. Questi dodici invi Ges, ordinando loro cos: Non andate tra i gentili, e non
entrate nelle citt{ dei Samaritani. Matteo XXVIII. 19-20. Andate dunque ad istruire tutte le
genti, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad
osservar tutto quanto vho comandato. Ed ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del
mondo. Giovanni XVI. 13. Quando per verr{ lo spirito di Verit{, vi giudicher{ per ogni vero:
che non vi parler da s, ma dir{ tutto quello che udr{ e vannunzier{ lavvenire.
(53) Matteo VII. 7-8. Chiedete e vi sar{ dato: cercate e troverete, picchiate e vi sar{ aperto: che
chiunque chiede, riceve, chi cerca trova, e a chi picchia, sar{ aperto.
(54) Ebioniti: cristiani giudaizzanti: dicevano che la nascita di Cristo era avvenuta non
diversamente da quella degli altri esseri umani. Simone: altro eretico.
(55) Luca XV. 8-9. O qual donna, avendo dieci dramme, perdutane una, non accende la
lucerna e spazza la casa e cerca attentamente finch non la trovi? E, trovatala, chiama
dintorno le amiche e le vicine dicendo: Rallegratevi insieme con me, che ho ritrovata la
dramma smarrita. Luca XVIII. 3. E ci era in quella citt{ una vedova la quale andava da lui a
dirgli: Rendimi giustizia del mio avversario. E per molto tempo colui non volle, ma poi disse fra
s: Bench io non tema Iddio, n abbia riguardo agli uomini, pure, per la noia che mi da questa
vedova, le far giustizia, ch alla fine non venga pi a darmi molestia.
(56) Luca XI. 5-9. Se uno di voi avr{ un amico e andr{ da lui a messa notte dicendogli: Amico,
prestami tre pani, perch un amico mio arrivato di viaggio in casa mia e non ho niente da
apparecchiargli; e quello, rispondendo di dentro, dica: Non mi dar noia; luscio gi{ chiuso, ed
i miei figli sono coricati con me, non posso levarmi a darti niente. Se laltro continuer{ a
picchiare, vi dico, quando anche colui non si levasse a darglieli, perch suo amico, tuttavia si
lever{ a dargliene, per linsistenza, quanti gliene bisognano. E io vi dico: Chiedete e vi sar
dato, cercate e troverete, picchiate e vi sar{ aperto.
(57) Luca XVIII. 2-3. Cet{, in una citt{ un giudice che non temeva Iddio, n aveva rispetto
alcuno. E cera in quella citt{ una vedova la quale andava da lui a dirgli: Rendimi giustizia del
mio avversario.
(58) Luca XVIII. 42. E Ges gli replic: Vedici; la tua fede ti ha salvato.
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(59) I. A Timoteo VI. 4-5. Egli un superbo, che non sa nulla, ma si ammala per dispute e
questioni di parole, dalle quali nascono invidie, contese, maldicenze, cattivi sospetti, conflitti
di uomini corrotti nellanimo, i quali sono stati privati della verit{, e pensano che la piet{ sia
unarte per guadagnare.
(60) Matteo XV. 14. Non badate loro: ciechi son guide di ciechi; e se un cieco guida un cieco,
cadono entrambi nella fossa.
(61) I. A Timoteo VI. 4. Egli un superbo che non sa nulla, ma si ammala per dispute e
questioni di parole; dalle quali nascono invidie, contese, maldicenze, cattivi sospetti . . . .
(62) A Tito III. 10. Luomo eretico, dopo la prima e la seconda correzione, sfuggilo.
(63) Matteo XVIII. 15-16. Se poi tuo fratello abbia peccato contro di te, vai e correggilo fra te e
lui solo. Se ti ascolta, hai guadagnato tuo fratello; se non ti ascolta, prendi con te una o due
persone, affinch per bocca di due o tre testimoni si stabilisca ogni cosa,
(64) Matteo XXVIII. 19-20. Andate dunque ad istruire tutte le genti, battezzandole nel Nome
del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho
comandato,
(65) Atti. I. 26, E li tirarono a sorte, e la sorte cadde su Mattia, ed egli fu aggregato agli Undici
Apostoli.
(66) Salmo CIX. 8. Siano i suoi giorni pochi, un altro prenda il suo ufficio.
(67) Atti. I. 8. Ma riceverete forza di Spirito Santo, quando verr{ su di voi, e mi sarete
testimoni in Gerusalemme e in tutta la Giudea e la Samaria, sino agli estremi del mondo.
(68) Atti. II. 4, E furono tutti ripieni di Spirito Santo, e cominciarono a parlare var linguaggi,
secondo che lo Spirito Santo concedeva ad essi di esprimersi. Matteo X. 27. Dite nella luce
quel che vi dico allo scuro, e predicate sui tetti, quello che vi stato detto allorecchio. Matteo
XXVIII, 19-20. Andate dunque ad istruire tutte le genti, battezzandole nel nome del Padre, del
Figliolo e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto quanto vi ho comandato. Ed
ecco io sono con voi tutti i giorni, sino alla fine del mondo.
(69) Matteo XI, 27, Tutto stato dato a me dal Padre mio; e nessuno conosce il Figlio fuori del
Padre, e nessuno conosce il Padre fuori del Figlio e fuori di colui, cui il Figlio Io avr voluto
rivelare.
(70) Luca VIII. 10. A voi concesso di intendere il mistero del Regno di Dio; ma a tutti gli altri
per via d parabole, affinch guardando non vedano, e ascoltando non intendano.
(71) Matteo XVI. 18-19. E io dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificher la mia Chiesa,
n prevaranno contro di lei le porte dellinferno. E dar a te le Chiavi del Regno dei Geli, e
qualunque cosa avrai legato sulla terra sar legata, anche nei Cieli, e qualunque cosa avrai
sciolto sulla terra, sar{ sciolta anche nei Cieli.
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(72) Giovanni XVI. 23.
(73) Giovanni XIX. 26-27. Ges allora vedendo la madre, e l presente il discepolo amato da lui,
dice a sua madre: O donna, ecco il tuo figlio; poi dice al discepolo: Ecco la madre tua.
(74) Marco IX. 3-6. E apparvero loro Elia con Mos, i quali stavano a discorrete con Ges. E
Pietro prese a dire: Maestro, bene per noi lo star qui; facciamo tre tende: una per te, una per
Mos e una per Elia. Non sapeva infatti quel che si dicesse, perch erano pieni di sgomento. E si
lev una nuvola ad involgerli, e dalla nuvola usc una voce che disse: Questo il figlio mio
diletto, ascoltatelo.
(75) Matteo XVIII. 16. Se non ti ascolta, prendi con te una o due persone, affinch, per bocca
di due o tre testimoni, si stabilisca ogni cosa. II. Ai Corinti. XIII. I. Ecco che vengo a voi
questa terza volta; sui detto di due o tre testimoni sar{ decisa ogni questione.
(76) Luca XXIV. 13-15. Ed ecco due di loro andavano quello stesso giorno ad un castello
chiamato Emmaus, distante sessanta stadi da Gerusalemme. E ragionavano insieme di quanto
era accaduto. Or, mentre ragionavano e discutevano fra loro, Ges stesso, appressatesi,
camminava con essi.
(77) Giovanni XVI. 12. Molte cose ho ancora da dirvi, ma non le potete comprendere adesso.
(78) Atti. II. 1-4. Giunto il giorno della Pentecoste, stavano tutti insieme nel medesimo luogo;
e, allimprovviso, venne dal Cielo un suono come se si fosse levato un vento gagliardo, e riemp
tutta la casa dove abitavano. E apparvero ad essi delle lingue distinte, come di fuoco, che si
posarono sopra a ciascuno di loro, e furono tutti ripieni di Spirito Santo e cominciarono a
parlare vari linguaggi, secondo che lo Spirito Santo concedeva ad essi di esprimersi.
(79) Ai Galati. II. 11. Essendo poi venuto Pietro ad Antiochia, gli resistei in faccia, perch
meritava riprensione.
(80) Ai Galati. I. 23. E solamente avevano sentito dire: colui che una volta ci perseguitava,
evangelizza ora la fede, cui gi{ devastava. I. A Timoteo. I. 13. Me, che prima fui
bestemmiatore e persecutore e oppressore, ma conseguii misericordia da Dio, perch per
ignoranza Io feci, essendo incredulo.
(81) Giovanni V. 31. Se io rendo testimonianza a me stesso, la testimonianza mia non
verace.
(82) Atti IX. 27. Ma Barnaba, presolo con s, lo men dagli Apostoli, ed espose loro come egli
avesse veduto per istrada il Signore che gli aveva parlato, e come in Damasco avesse predicato
francamente nel Nome di Ges.
(83) Ai Galati. I. 18. Indi, tre anni dopo, andai a Gerusalemme per visitare Pietro; e stetti
presso di lui quindici giorni.
(84) Ai Galati. I. 23. E solamente avevan sentito dire: colui che una volta ci perseguitava,
evangelizza ora la fede, cui gi{ devastava. Atti. IX. 21. E tutti quei che ludivano, restavano
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stupefatti e dicevano: non costui quello che in Gerusalemme disperdeva quanti invocavano
codesto Nome, ed qui venuto a questo fine di condurli legati ai gran sacerdoti?
(85) Ai Galati. I. 24. E per causa mia glorificavano il Signore.
(86) Ai Galati. II. 9. E, avendo riconosciuto la grazia concessa a me, Giacomo e Cefa e
Giovanni, che erano reputati le colonne, porsero le destre di confederazione a me e a Barnaba.
(87) Ai Galati. III. 10. Imperocch tutti quelli che sono per le opere della legge, sono sotto la
maledizione, imperocch sta scritto: maledetto chiunque non si terr fermo a tutte quelle cose
che sono scritte nel libro della legge per adempierle.
(88) I. A Timoteo. VI. 20. O Timoteo, guarda il deposito, schivando le profane vanit{ di parole
e le contraddizoni della falsamente nominata scienza.
(89) II. A Timoteo. I. 14. Guarda il buono deposito, per lo Spirito Santo che abita in noi
(90) I. A Timoteo. I. 18. Io ti raccomando questo comandamento, o figliuolo Timoteo; che
secondo le profezie, che innanzi sono state di te, tu guerreggi in virt di esse la buona guerra.
(91) I. A Timoteo. VI. 13. Ti ordino dinanzi a Dio, che d{ vita a tutte le cose e a Ges Cristo, il
quale sotto Ponzio Pilato rese testimonianza alla buona professione.
(92) II. A Timoteo. II. 2. E le cose che hai udite da me con molti testimoni confidale ad uomini
fedeli, i quali saranno idonei ad insegnarle anche ad altri.
(93) Matteo VII. 6. Non date ai cani ci che santo, e non buttate le vostre perle davanti ai
porci, che non le pestino coi loro piedi e si rivoltino contro voi a sbranarvi.
(94) Giovanni XVIII. 20. Io ho parlato apertamente al mondo; io sempre ho insegnato nella
sinagoga e nel tempio, dove sadunano tutti i Giudei, e niente ho detto in segreto.
(95) Matteo X. 27. Dite nella luce quel che vi ho detto alloscuro, e predicate sui tetti quel che
v stato detto allorecchio.
(96) Luca XIX. 20. E venne un altro a dirgli: Signore, eccoti la tua mina, che lho tenuta rivolta
in una pezzuola.
(97) Matteo V. 14-15. Voi siete la luce del mondo. Non pu rimanere nascosta una citt{ situata
su di un monte, n accendono la lucerna e la mettono sotto il moggio, ma sul candeliere: cos
fa lume a tutti di casa.
(98) Matteo V. 37. Ma sia il vostro parlare: si, si; no, no; che il di pi di questo viene dal
maligno
(99) Ai Galati. III. 1. O Galati, insensati; chi vi ha ammaliati per non ubbidire alla verit{?.
(100) Ai Galati. V. 7. Voi correvate bene; chi vi ha dato disturbo per non prestar fede alla verit{?
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(101) Ai Galati. I. 6. Io mi meraviglio che si tosto da Cristo, che vi ha chiamati in grazia, voi siate
trasportati ad un altro evangelo.
(102) I. Ai Corinti. III. 1-2.
(103) Ai Colossessi. I. 3. Noi rendiamo grazie a Dio e Padre del Signore Nostro Ges Cristo,
facendo del continuo orazione per voi. I. Ai Tessalonicesi. I. 2. Noi rendiamo del continuo
grazie a Dio per tutti voi, facendo di voi menzione nelle nostre orazioni. II. Ai Tessalonicesi. I.
3. Noi siamo obbligati di render grazie di Voi a Dio, fratelli, come egli ben convenevole,
perciocch la vostra fede cresce sommamente e la carit di ciascuno di tutti voi abbonda fra
voi scambievolmente.
(104) Giovanni XIV. 26. Poi il consolatore, lo Spirito Santo, che il Padre mander{ nel nome
mio, egli vinsegner{ ogni cosa e vi commenter{ tutto quanto gi{ vi dissi. XV. 26. Ma quando
sar venuto il consolatore, che io vi mander dal Padre, lo Spirito di verit, che procede dal
Padre, egli attester{ per me.
(105) II. Ai Tessalonicesi I. 7. E a voi, che siete afflitti, requie con noi, quando il Signore
Ces Cristo apparir{ dal Cielo con gli Angeli della sua potenza.
(106) Ai Galati. I. 8. Ma avvenga che noi, o un Angelo del Cielo, vi evangelizzassimo oltre a ci
che vi abbiamo evangelizzato, sia anathma.
(107) Eleuterio: fu papa dal 174-189.
(108) II. Ai Corinti. XI. 19. Con ci sia che voi, essendo savi; volentieri comportiate i pazzi.
(109) Marco XIV. 20-21. Uno dei Dodici, quello che intinse con me la mano nel piatto. Il
Figliuolo dellUomo se ne va, come scritto di Lui, ma guai a quelluomo, per cui il Figliuolo
dellUomo tradito. Era meglio per un tal uomo non esser mai nato.
(110) Matteo VII. 16-17. Li conoscerete dai loro frutti. Si coglie forse uva dalle spine e fichi dai
triboli? Cos ogni buon albero porta buoni frutti; e ogni albero bacato porta frutti cattivi.
(111) II. Lettera di S. Pietro. I. 1. Or vi furono ancora dei falsi profeti fra il popolo come altres vi
saranno fra voi dei falsi dottori i quali introdurranno eresie di perdizione e rinnegheranno il
Signore che li ha comperati, traendosi addosso subita perdizione. II. I. 15. I quali, lasciata la
diritta strada si sono sviati seguitando la via di Balaam figliolo di Bosor, il quale am il salario
diniquit{.
(112) Marco XVI. 17-18. Or questi segni accompagneranno coloro che avranno creduto. Nel
nome mio scacceranno i demoni, parleranno lingue nuove, maneggeranno serpenti e se
avranno bevuto qualche veleno non far loro male; imporranno le mali agli infermi e li
guariranno.
(113) Atti III. 1 e segg. Pietro e Giovanni salivano al tempio allora della preghiera, a nona. E
veniva portato un certo uomo storpio dalla nascita, che posavano ogni giorno alla porta del
tempio detta la Bella, per chiedere limosina a quelli che entravano nel tempio. Costui, vedendo
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Pietro e Giovanni che stavano per entrar nel tempio, si raccomandava per aver limosina. E
Pietro con Giovanni, fissandolo, dissero: Guardaci. E quello li guardava attentamente,
sperando di ricevere da essi qualche cosa. Ma Pietro disse: Non ho n argento n oro, ma quel
che ho, te lo do: in Nome di Ges Cristo il Nazareno, alzati e cammina. E, presolo per la man
dritta, lo alz, e in un attimo gli si consolidarono le piante e gli stinchi. E dun salto si lev su, e
camminava; ed entr con essi nel tempio, camminando, saltando e lodando Dio. E tutto il
popolo lo vide camminare e lodare Dio.
(114) Matteo XIII. 24-30. Propose loro unaltra parabola, dicendo: il Regno dei Cieli simile ad
un uomo il quale semin buon seme nel suo campo; ma nel tempo che gli uomini dormivano il
nemico suo and, semin loglioin mezzo al grano, e se ne part. Come poi il seminato
germogli e gran, allora apparve anche il loglio. I servi del padrone di casa andarono a dirgli:
Signore, non hai seminato buon seme nel tuo campo? Come mai c illoglio? Ed egli rispose
loro: Qualche nemico ha fatto tal cosa. E i servi gli dissero: Vuoi che andiamo a coglierlo? E
egli rispose: No: che, cogliendo il loglio, non strappiate con esso anche il grano. Lasciate che
luno e laltro crescano fino alla mietitura e al tempo della raccolta dir ai miei mietitori:
estirpate prima il loglio e legatelo in fasci per bruciarlo; il grano poi riponetelo nel mio
granaio.
(115) Marco IV. 3-4. Udite: ecco, il seminatore and a seminare. E, mentre gettava il seme,
parte cadde lungo la strada, e vennero gli uccelli dellaria e lo mangiarono. Luca VI. 1. Or
avvenne nel sabato secondo primo, mentre egli passava pei seminati, che i suoi Discepoli
coglievano delle spighe e, sgranandole con le mani, mangiavano.
(116) Ai Corinti. XV. 12.
(117) Matteo XXII. 23. In quel giorno andarono a lui i Sadducei, i quali negano la Resurrezione,
e lo interrogarono cos.... Atti XXIII. 8. I Sadducei infatti negano esserci Resurrezione e
lesistenza degli Angeli e degli Spiriti: i Farisei invece sostengono le due cose.
(118) Ai Galati. III. 10-11. Con ci sia che tutti coloro che sono delle opere della legge siano
sotto maledizione... ora, che per la legge niuno sia giustificato presso Dio manifesto, per ci
che il giusto vivr{ di fede. V. 2. Ecco: io, Paolo, non dico che, se siete circoncisi, Cristo non vi
giover{ nulla.
(119) I. A Timoteo IV. 3. Di uomini che vieteranno il maritarsi e comanderanno dastenersi dai
cibi che Iddio ha creati.
(120) II. A Timoteo. II. 18. I quali si sono sviati dalla verit dicendo che la Resurrezione gi
avvenuta e sovvertono la fede di alcuni.
(121) I. A Timoteo. I. 4. E che non attendano a favole, a genealogie senza fine, le quali producono
piuttosto questioni che edificazione.
(122) Ai Galati. IV. 3. Cos ancora noi, mentre eravamo fanciulli, eravamo tenuti in servite sotto gli
elementi del mondo.
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(123) Apocalisse. II. 20. Ma ho contro a te alcune poche cose, che tu lasci che la donna Iezabele, la
quale si dice esser profetessa, insegni e seduca i miei servitori, per fornicare e mangiare i sacrifici degli
idoli.
(124) Nicolaiti: setta gnostica fondata da Nicolao. Circa laltra eresia Gaiana, sappiamo da S. Girolamo,
op. 43. Et consurgit mihi gaiana haeresis atque olim mortua vipera caput levat. Probabilmente questa
eresia, che era venuta perdendo credito, ai tempi di S. Girolamo riprese alquanta vita.
(125) I. Lettera di S. Giovanni IV. 2-3. E ogni spirito che non confessa che Ges Cristo, venuto
in carne, non da Dio, quello lo spirito danticristo, il quale voi avete udito venire ed ora egli
gi{ nel mondo. II. 22. Chi il mendace se non colui che nega che Ges il Cristo? Esso
lanticristo, il quale nega il Padre e il Figliolo.
(126) Atti. XIII. 20. Ma Pietro gli disse: Alla malora tu e il tuo denaro, che hai creduto di
comprare col danaro il dono di Dio.
(127) Matteo X. 24-25. Il discepolo non da pi del maestro, n il servo da pi del suo padrone:
basti al discepolo dessere come il maestro e al servo dessere come il padrone.
(128) I. A Timoteo. IV. I. Or lo Spirito dice espressamente che negli ultimi tempi alcuni a-
postateranno dalla fede, attendendo a spiriti seduttori e a dottrine diaboliche.
(129) Agli Efesini. VI. 12. Con ci sia che noi non abbiamo il combattimento contro a sangue e
carne, ma contro ai principati, alle potest; contro ai rettori del mondo e alle tenebre di questo
secolo; contro agli spiriti maligni dellaria.
(130) Ai Corinti. I. 11-19.
(131) Osidio Geta: ricordiamo di lui una Medea in 461 versi.
(132) Cebete di Cinico, vissuto ai tempi di Marco Aurelio [161-180], compose la Tavola o Quadro
della vita umana.
(133) Ai Corinti. I. 11-19.
(134) Mithra: era naturale che lagape mitriaca, a base di pane e di vino, apparisse ai Cristiani
come una contraffazione diabolica del Sacramento Eucaristico; si aggiunga il segno impresso
sulla fronte corrispondente al crisma cristiano. Probabilmente la prima ondata dellespansione
occidentale del Mitraismo rappresentata dalle incursioni mediterranee di quei pirati di
Cilicia, che, dopo aver saccheggiato parecchie citt greche, furono domati da Pompeo [a. 67 a.
C.]. Essi, insieme con altri culti barbarici, praticavano anche quello di Mitra, ma, a parte
questo preludio sporadico, la vera grande espansione occidentale del Mitraismo si ebbe nel I.
Sec. D. C. Prima dellanno 100 si avverte gi{ la presenza del culto di Mitra a Roma.
[Pettazzoni].
(135) Matteo VII. 6. Non date ai cani ci che santo e non buttate le vostre perle davanti ai
porci che non le pestino coi loro piedi e si rivoltino a sbranarvi.
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(136) Matteo VII. 7. Chiedete e vi sar{ dato: cercate e troverete: picchiate e vi sar{ aperto.
(137) Proverbi I. 7. Il timor del Signore il capo della scienza, ma gli stolti sprezzano la
sapienza e lammaestramento. IX. 10. Il principio della sapienza il timor del Signore, e la
scienza dei Santi la prudenza.
(138) I. Lettera di S. Pietro. IV. 5. I quali renderanno ragione a colui che presto a giudicare i
vivi ed i morti.
(139) Ai Corinti. II. 11-13.
(140) II. A. Timoteo. III. 1. Or sappi questo: che negli ultimi giorni sopraggiungeranno tempi
difficili.
(141) Matteo VII. 15-16. Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma di
dentro son lupi rapaci: li conoscerete dai loro frutti. XXIV. 4-5. Badate che nessuno vi seduca:
molti infatti verranno nel nome mio, dicendo: Io sono il Cristo, e sedurranno molti. 24.
Perch sorgeranno falsi Cristi e falsi profeti e faranno grandi segni e prodigi da ingannare, se
possibile, gli stessi eletti. II. Ai Corinti, XI. 13. Per ci che tali falsi apostoli sono operai
fraudolenti, trasformandosi in apostoli di Cristo. I. A Timoteo IV. 1. Or lo spirito dice
espressamente che negli ultimi tempi alcuni apostateranno dalla fede, attendendo a spiriti
seduttori e a dottrine diaboliche. II. IV. 3-4. Per ci che verr{ il tempo che non
comporteranno la sana dottrina... e rivolteranno le orecchie dalla verit, e si volgeranno alle
favole. II. Lettera di S. Pietro. III. 3. Sapendo questo, ricordati che negli ultimi giorni
verranno degli schernitori, che cammineranno secondo le loro concupiscenze.
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LAPOLOGETICO DI TERTULLIANO

CAPO 1 -- Si mette in rilievo lillogico e ingiusto procedere dei giudici, che
condannano quello che non conoscono e non vogliono conoscere.
[1] Se a voi, dellImpero romano magistrati, che in luogo pubblico ed eminente, direi quasi
proprio al sommo della citt presiedete ai giudizi, palesemente investigare e dinanzi a tutti
esaminare non permesso che cosa chiaramente nella causa dei Cristiani si contenga: se per
questa unica specie di processi lautorit{ vostra di inquisire in pubblico, come esige una
giustizia accurata, o teme o arrossisce: se, in una parola, com recentemente in processi di
casa nostra accaduto, lostilit{ contro questa setta, soverchiamente accanitasi, la bocca
chiude alla difesa, sia lecito alla verit{ arrivare alle orecchie vostre almeno per locculta via di
uno scritto silenzioso.
[2] Essa in favore della propria causa punto non prega, perch della propria condizione
nemmeno si meraviglia. Sa essa che straniera vive su la terra, che fra estranei facilmente trova
dei nemici: che, del resto, la sua famiglia, la sua sede, la sua speranza, il suo credito, la sua
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dignit{ lha nel cielo. Ununica cosa frattanto brama: di non essere, senza essere conosciuta,
condannata.
[3] Che ci perdono qui le leggi, che nel proprio regno signoreggiano, se essa viene ascoltata?
Forse che per questo maggiormente navr{ del loro potere gloria, perch la verit{, pur senza
averla udita, condanneranno?. Ma qualora senza averla udita la condannino, oltre lodio per
lingiusto procedere, anche il sospetto si attireranno di nutrire qualche preconcetto, ascoltare
non volendo quello che, ascoltato, condannare non avrebbero potuto.
[4] Orbene, questa prima accusa noi contro di voi formuliamo: lingiusto odio verso il nome cristiano.
La quale ingiustizia dimostra e aggrava lo stesso titolo che sembra scusarla, vale a dire, lignoranza.
Che infatti di pi ingiusto, che dagli uomini venga odiato quello che essi ignorano, pur se la cosa lodio
meriti? Ch allora lo merita, quando viene conosciuto se lo merita.
[5] Ma se la conoscenza manca di codesto merito, onde dellodio la legittimit{ si difende, la
quale, non in base ai fatti, ma in base a un preconcetto deve trovare approvazione? Quando,
dunque, gli uomini per questo odiano, perch ignorano quale sia la causa che odiano, perch
non potrebbe questa esser tale che odiare non la dovrebbero? Perci noi lun fatto in base
allaltro impugniamo: il fatto che essi ignorano, mentre odiano, e il fatto che ingiustamente
odiano, mentre ignorano.
[6] Prova dellignoranza, che lingiustizia condanna, mentre vorrebbe scusarla, si che tutti
coloro, che per laddietro odiavano, perch ignoravano, appena di ignorare cessano, anche
cessano di odiare. E da costoro provengono dei Cristiani veramente con cognizione di causa, e
quello che erano stati a odiare prendono, e quello che odiavano a professare; e sono tanti,
quanti anche siamo accusati.
[7] Gridano che la citt ne assediata; che Cristiani si trovano nei campi, nei castelli, nelle
isole. Che persone di ogni sesso, et, condizione, anche di famiglia distinta passano a questo
nome, come di un danno, si attristano.
[8] N tuttavia proprio per questo fatto a sospettare la presenza di un qualche bene nascosto si
spingono. Sospettare pi dirittamente non lice; sperimentare pi da presso non piace. Solo su
codesto punto lumana curiosit{ torpida si mostra. Amano ignorare, mentre altri di avere
conosciuto gode. Quanto maggiormente costoro avrebbe Anacarsi accusati, che, senza sapere,
giudicano di chi sa!
[9] Non sapere preferiscono, perch ormai odiano. A codesta maniera anticipano il giudizio
che quello che non sanno tale che, se lo sapessero, odiarlo non potrebbero: dal momento che,
se nessun giusto motivo di odio si scoprisse, il meglio certo sarebbe cessare di odiare
ingiustamente; se, invece, che quellodio meritato constasse, non solo nulla allodio non si
detrarrebbe, ma, anzi, maggior ragione si acquisterebbe a perseverarvi, anche autorizzati dalla
sua giustizia.
[10] Ma - dice - non per questo una cosa si giudica anticipatamente un bene, per il fatto che
molti a s converte: quanti, infatti, non si pervertono al male, quanti transfughi alla rovescia! -
Chi lo nega? Sennonch, ci che veramente male, nemmeno coloro, che sono da esso
trascinati, osano sostenere che bene. Ogni male la natura o di paura cosparge o di
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 189

rossore. [11] In somma i malfattori di nascondersi bramano, di mostrarsi evitano, colti
tremano, accusati negano, nemmeno posti alla tortura facilmente o sempre confessano; certo
condannati si attristano, gli assalti enumerano del tristo carattere contro se stessi, o al fato o
agli astri lo imputano. Che il fatto appartenga a loro non vogliono, perch lo riconoscono
male. [12] Fa invece il Cristiano qualche cosa di simile? Nessun Cristiano si vergogna, nessuno
si pente, se non proprio di non essere stato tale prima; se denunciato, se ne gloria; se
accusato, non si difende; interrogato, o anche spontaneamente, confessa; condannato
ringrazia.
[13] Che male codesto, che i caratteri naturali del male non presenta, paura, vergogna,
irresolutezza, pentimento, deplorazione? Che male codesto, del quale accusato, uno gode,
lesserne accusato risponde a un desiderio, lesserne condannato felicit{? Non puoi chiamare
follia, quello che vieni convinto di ignorare.
CAPO 2 -- Si critica pi particolareggiatamente il procedimento dei giudici nei
processi contro i Cristiani: ai quali non concessa facolt di difendersi, usato un
trattamento che non si applica a nessun criminale, contrariamente a quanto la loro
qualit di criminali imporrebbe.
[1] In verit, se certo che noi siamo quanto mai colpevoli, perch proprio da voi trattati
veniamo diversamente dai nostri pari, vale a dire, gli altri colpevoli, mentre, della stessa
colpevolezza trattandosi, uno stesso trattamento intervenire dovrebbe?
[2] Checch sia quello che di noi si dice, quando si dice degli altri, costoro e si servono della
propria bocca e di un avvocato mercenario per far valere la propria innocenza: loro concessa
facolt di rispondere, di replicare, dal momento che condannare non lecito affatto, senza che
uno sia stato ascoltato e difeso.
[3] Invece ai Cristiani soli nulla si permette di dire che laccusa confuti, la verit{ difenda, il
giudice faccia non ingiusto; ma soltanto quello si aspetta che necessario allodio pubblico: la
confessione del nome, non gi{ linchiesta sul delitto;
[4] quando, se un colpevole processate, non vi contentate, per sentenziare, che egli il suo nome
abbia confessato di omicida o sacrilego o incestuoso o nemico pubblico (per parlare delle
imputazioni che fate a noi), se anche le circostanze non esaminate e la qualit del fatto, il
numero, il luogo, il tempo, i testimoni, i complici.
[5] Nulla di ci quando si tratta di noi, mentre ugualmente strapparci bisognerebbe quello che
con falsit si blatera: di quanti infanticidi uno avesse gi assaggiato, quanti incesti fra le
tenebre compiuti, quali i cuochi, quali i cani presenti. Quale gloria per quel governatore, che a
scovare qualcuno fosse riuscito, il quale avesse gi mangiato carni di cento bambini!
[6] Invece noi troviamo che anche la ricerca di noi stata proibita. E invero Plinio Secondo,
quando era al governo della provincia, dopo aver condannato alcuni Cristiani, altri indotti ad
apostatare, tuttavia turbato dallo stesso gran numero, limperatore dallora, Traiano, consult
circa il modo di condursi in seguito, allegando (toltone lostinato rifiuto a sacrificare) di non
aver altro scoperto riguardo ai loro riti, se non delle riunioni antelucane per cantare in onore
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Sant' Ignazio di Antiochia 190

di Cristo, come di un dio, e per rinsaldare la loro disciplina, che lomicidio vietava, ladulterio,
la frode, la slealt e gli altri delitti.
[7] Allora Traiano rispose che persone di codesta sorta ricercare non si dovevano; ma, se
deferite, doveansi punire.
[8] O sentenza per necessit confusa! Dice che non si devono ricercare, come innocenti, e che
siano puniti ordina, come colpevoli. Risparmia e infierisce, fa finta di non sapere e sa. Perch
da te stessa nella censura ti avvolgi? Se condanni, perch anche non ricerchi? Se non ricerchi,
perch anche non assolvi? Per la ricerca dei briganti si assegna per tutte le province un
distaccamento militare; contro i rei di lesa maest e i nemici pubblici ogni uomo soldato:
linquisizione fino ai complici e ai testimoni si estende.
[9] Solo il Cristiano ricercare non lice: lice deferirlo, quasi che la ricerca fosse per avere altro
effetto dal deferimento. Pertanto condannate un deferito, che nessuno avrebbe voluto venisse
ricercato; il quale, penso, non per questo merit il castigo, perch colpevole, ma perch fu
scoperto, mentre essere ricercato non doveva.
[10] Sennonch nemmeno in codesto verso di noi agite secondo le forme dei processi contro i
criminali: in codesto, dico, che con gli altri, se negano, la tortura adoperate per farli
confessare, invece con i soli Cristiani per costringerli a negare; mentre, se si trattasse di un
male, noi certo negheremmo, voi, invece, con la tortura a confessare ci spingereste. E invero
non per questo riterreste di non dover inquisire con processi su i delitti, per il fatto, dico, di
esser certi che essi sono ammessi con la confessione del nome: voi che oggi, pur sapendo che
cosa sia un omicidio, nondimeno allomicida confesso il modo estorcete del suo misfatto.
[11] Quello che pi strambo, mentre la realt dei nostri delitti dalla confessione del nome
presumete, con la tortura ci costringete a ritrarci dalla confessione, talch, negando il nome,
noi si neghi contemporaneamente anche i delitti, la cui realt voi dalla confessione del nome
avevate presunto.
[12] Ma, penso, non volete che noi si perisca, noi che pur reputate pessimi. Difatti a un omicida
voi solete dire: Nega; e un sacrilego lo fate dilaniare, se persista a confessare! Se non cos che
agite nei riguardi dei colpevoli, allora noi ci giudicate innocentissimi quando,
come innocentissimi, che si persista non volete in quella confessione, che reputate di dovere
per necessit, non per giustizia, condannare.
[13] Grida un uomo: Sono cristiano. Dice quello che : tu vuoi udire quello che non . O
governatori costituiti per estorcere la verit{, solo da noi vi sforzate di udire la menzogna. Sono
- dice - quello che tu domandi se sono. Perch mi torturi alla rovescia? Confesso e mi torturi:
che faresti, se negassi? - Quando negano gli altri, certo non facilmente credete loro: a noi, se
neghiamo, subito credete.
[14] Siavi sospetto codesto pervertimento: che alle volte qualche forza occulta non vi si nasconda, che di
voi contro le forme, contro la natura del giudicare si valga, contro anche le stesse leggi. Ch, se non
minganno, le leggi che si scoprano i rei ordinano, non che si nascondano; che i rei confessi si
condannino, non che vengano assolti prescrivono. Codesto le deliberazioni del senato, codesto i
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Sant' Ignazio di Antiochia 191

mandati dei principi stabiliscono. Codesto potere, di cui siete ministri, un dominio civile, non un
dominio tirannico.
[15] Sotto i tiranni, infatti, la tortura era usata anche come castigo: tra voi al servizio messa del solo
processo. Osservate nei riguardi di essa la vostra legge, che la vuole necessaria fino a che si arrivi alla
confessione; se prevenuta dalla confessione, si render inutile, bisogna pronunciare la sentenza. Alla
pena dovuta il colpevole devessere sottoposto, non sottratto.
[16] In fine nessuno brama di assolverlo: non lecito volerlo. Perci nessuno viene nemmeno costretto a
negare. Luomo cristiano, reo di tutte le sceleratezze tu lo ritieni, nemico degli dei, degli imperatori,
delle leggi, dei buoni costumi, della natura tutta: e lo costringi a negare, per assolvere uno, che non
potrai assolvere se non avr negato.
[17] Tu tradisci le leggi. Vuoi dunque che neghi di essere colpevole, per farlo innocente e, contro
sua voglia, senzaltro non pi colpevole del suo passato. Onde codesta stramberia, che voi
nemmeno a codesto pensiate, che a chi spontaneamente confessa sha da credere pi che a
colui che nega per forza: o che alle volte, costretto a negare, abbia insinceramente negato e,
assolto, lo stesso, dietro il tribunale vostro, della vostra inimiciza rida, novellamente
cristiano?.
[18] Orbene, poich in tutto voi diversamente dagli altri colpevoli ci trattate, a un unico intento
adoperandovi, a escluderci da questo nome (ne veniamo in verit esclusi, se quello facciamo
che fanno i non cristiani), potete comprendere che non un qualche delitto in causa, ma un
nome, cui una forma di ostile attivit persegue, che a codesto anzi tutto si adopera, che gli
uomini si rifiutino di sapere con certezza quello che con certezza di non sapere sanno.
[19] Perci sul conto nostro cose credono, che non sono provate; e che sindaghi non vogliono,
affinch non venga provato non esistere quelle che preferiscono avere credute, affinch quel
nome, a quella ostile attivit nemico, in base a delitti presunti, non provati, su la sola sua
confessione sia condannato. Perci alla tortura sottoposti veniamo, se confessiamo; veniamo
puniti, se persistiamo, assolti se neghiamo, perch la guerra condotta contro un nome.
[20] In fine, perch, leggendo su la tavoletta, dichiarate quelluomo cristiano? perch non
anche omicida, se omicida il Cristiano? perch non anche incestuoso o quella qualunque
altra cosa che credete che noi si sia? Solo se si tratta di noi, vergogna vi prende o
rincrescimento di sentenziare, i nomi facendo propri dei delitti? Se cristiano non il nome di
nessun delitto, ben sciocco che vi sia un delitto di solo nome.
CAPO 3 -- Illogicit e incongruenza di un odio professato contro la setta dei
Cristiani unicamente a causa del loro nome.
[1] Che dire del fatto che molti, cos a occhi chiusi a odiare questo nome si spingono, che, pur
rendendo a uno buona testimonianza, linsulto del nome vi mescolano? Un onestuomo
Gaio Seio: soltanto... cristiano. - Del pari un altro: Mi meraviglio che Lucio Tizio, persona
saggia, a un tratto sia divenuto cristiano. - Nessuno considera se onesto Gaio e persona seria
sia Lucio, perch cristiano, o se cristiano sia, perch persona seria e onesta.
[2] Lodano quello che sanno, vituperano quello che non sanno; e quello che sanno con ci che
non sanno attaccano, mentre pi giusto sarebbe locculto a priori giudicare in base a quello
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che manifesto, piuttosto che quello che manifesto a priori condannare in base a quello che
occulto.
[3] Altri, coloro che per laddietro, prima che portassero questo nome, avevano conosciuti quali
vagabondi, vili, disonesti, di ci stesso, che essi biasimano, li lodano: accecati dallodio, si
spingono a un tale elogio. Che donna, quanto galante, gioviale! Che giovine, quanto
buontempone, donnaiolo! Si sono fatti cristiani!. - Cos la colpa di un nome viene imputata al
loro ravvedimento.
[4] Alcuni, pur nei riguardi del loro tornaconto, vengono con questo odio a patti, contenti del danno,
pur di non avere in casa quello che odiano. Un marito, ormai non pi geloso, caccia di casa la moglie
ormai pudica; un padre, costretto per laddietro a tollerare, il figlio scaccia ormai sottomesso; un
padrone, un tempo mite, il servo ormai fedele dai suoi occhi allontana: come uno per questo nome si
corregge, offende. Il bene non vale tanto, quanto lodio contro i Cristiani.
[5] Orbene, se lodio contro un nome volto, qual il reato di un nome? Quale accusa si pu
fare a dei vocaboli, se non quella che o suona barbara la voce di qualche nome, o infausta, o
offensiva, o sconveniente? Invece cristiano, stando al significato, deriva da unzione. Ma
anche quando si pronunzia da voi malamente crestiano (nemmeno la conoscenza esatta del
nome c tra di voi), risulta da parola che soavit{ o bont{ significa. Pertanto in uomini
innocenti perfino il nome innocente si odia. 6. Sennonch la setta, appunto, che nel nome si
odia del suo fondatore. Che novit, se una dottrina nei suoi seguaci una denominazione induce
derivata dal maestro? Non si denominano forse i filosofi dal loro fondatore, Platonici, Epicurei,
Pitagorici? anche dai luoghi di loro riunioni e dimore, Stoici, Academici? e del pari i medici
da Erasistrato, i grammatici da Aristarco, i cuochi anche da Apicio?. 7. N tuttavia offende
nessuno la professione di un nome, con la instituzione trasmesso da colui che lha istituita.
Certo se uno prova che una setta cattiva e, per tal modo, cattivo anche il fondatore, costui
prover che pure il nome cattivo, degno di odio, in seguito alla colpevolezza della setta e del
suo autore. Perci, prima di odiare il nome, riconoscere bisogna dallautore la setta, o dalla
setta lautore. 8. Ora, invece, lindagine e il conoscimento delluna e dellaltro trascurando, ci si
attacca a un nome, simpugna un nome; e una setta non conosciuta e un autore non
conosciuto una parola soltanto, a priori, condanna, perch cos sono nominati, non perch
siano di reit convinti.
CAPO 4 -- Quando le leggi hanno il diritto di esigere lobbedienza; e in qual
modo devono essere applicate.
[1] Cos, dopo avere quasi a mo di prefazione detto codesto, per bollare lingiustizia dellodio
pubblico contro di noi, a trattare senzaltro mi fermer la causa della nostra innocenza. N
soltanto quanto a noi si imputa confuter, ma anche contro coloro lo ritorcer che ce lo
imputano, affinch da ci sappiano inoltre gli uomini che fra i Cristiani non si trova quello che
essi trovarsi tra di loro non ignorano, e insieme perch arrossiscano di accusare, non dico essi,
pessimi, delle persone ottime, ma cos senzaltro, comessi vogliono, dei loro uguali.
[2] Ai singoli delitti risponder, che si dice commettiamo occultamente, che essi, invece,
scopriamo commettere palesemente, in cui scelerati ci si giudica, sciocchi, degni di condanna,
risibili. [3] Ma poich, quando la nostra verit ogni loro affermazione ha fronteggiato, alla fine
a quella viene opposta lautorit{ delle leggi, talch o si afferma che non c pi luogo a
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considerazioni dopo le leggi, o, pur contro voglia, la necessit{ dellobbedienza viene alla verit{
anteposta, mi scontrer con voi prima sul fatto delle leggi, come con tutori delle leggi. [4] Anzi
tutto, quando duramente stabilite dicendo: A voi non lecito esistere, - e codesto senza
alcuna pi umana considerazione prescrivete, voi di violenza fate professione, di dominio
tirannico ingiusto, se affermate che per questo non lecito, perch voi cos volete, non perch
deve non essere lecito. [5] Che se per questo non volete che sia lecito, perch non deve essere
lecito, senza dubbio codesto essere lecito non deve, perch si agisce male; e appunto con ci
stesso si presume che sia lecito lagir bene. Se io avr scoperto essere bene quello che la tua
legge ha vietato, non vero che in base a quella presunzione essa vietare non mi pu ci che a
buon diritto mi vieterebbe, se fosse male? Se la tua legge ha sbagliato, essa, penso, da un uomo
stata concepita: non caduta gi dal cielo. [6] Vi meravigliate che un uomo o abbia potuto
sbagliare nel creare una legge, o ravvedersi nel condannarla? Non forse anche le leggi dello
stesso Licurgo, per essere state dagli Spartani corrette, tanto dolore produssero nel loro
autore, che egli si ritir e fece giustizia di s, lasciandosi morire dinedia?.
[7] Non forse anche voi tutti i giorni, a mano a mano che lesperienza le tenebre dellantichit{
rischiara, tutta quella vecchia ed incolta selva di leggi con la scure di nuovi rescritti ed editti
emanati dai principi, troncate e recidete?
[8] Non forse ieri Severo, il pi conservatore dei principi, dopo tanta autorevole vecchiaia,
annull quelle futilissime leggi Papie, che a mettere al mondo figliuoli costringono prima che le
leggi Giulie a contrarre matrimonio?.
[9] Ma anche per laddietro era legge che i debitori condannati fossero dai creditori fatti a
pezzi. Tuttavia per pubblico consenso la disposizione crudele fu in seguito cancellata. La pena
capitale fu mutata in una nota dinfamia: col ricorso al sequestro dei beni si prefer far salire il
sangue umano al viso, piuttosto che versarlo.
[10] Quante leggi ancora da ripulire vi rimangono, senza che voi lo sappiate! Le leggi non il
numero degli anni n la dignit dei loro autori, ma la giustizia sola raccomanda: e perci,
quando vengono riconosciute ingiuste, meritamente vengono condannate, anche se
condannino.
[11] Come le diciamo ingiuste? - Anzi, anche stolte, se puniscono un nome; se, invece, le azioni,
perch in base al solo nome puniscono azioni che, quando si tratta degli altri, reprimono dopo
averle provate in base ai fatti, non in base al nome? - Sono un incestuoso. - Perch non
sindaga? - Un infanticida. - Perch non me lo strappano con la tortura? - Compio unazione
contro gli dei, contro i Cesari. - Perch non sono ascoltato io che ho come
scolparmi? [12] Nessuna legge vieta che si esamini ci che proibisce di commettere, perch n il
giudice punisce, se non ha conosciuto essere stato commesso quello che non lecito, n il
cittadino fedelmente alla legge ubbidisce, se la qualit delle azioni ignora, che la legge punisce.
[13] Nessuna legge a s sola deve la consapevolezza della sua giustizia, ma a coloro, dai quali
lobbedienza attende. Invece sospetta una legge, se non vuole essere controllata: malvagia,
se, senza essere controllata, simpone.
CAPO 5 -- Coloro che hanno perseguitato i Cristiani sono stati sempre degli
empi e dei tristi, per vostra stessa confessione.
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Sant' Ignazio di Antiochia 194

[1] Per dire una parola sullorigine di tali leggi, esisteva un vecchio decreto, che nessun dio
fosse da un capitano consacrato, se lapprovazione del senato ottenuto questo dio non avesse.
Lo sa Marco Emilio del suo dio Alburno. Anche questo fa alla nostra causa, che tra di voi
laccoglimento di una divinit{ dallarbitrio degli uomini viene fatto dipendere. Se un dio
delluomo il gradimento non avr{ incontrato, non sar{ dio: sar{ ormai luomo, che dovr{
mostrarsi propizio al dio.
[2] Dunque Tiberio, al tempo del quale il Cristianesimo entr nel mondo, i fatti annunziatigli dalla Siria
Palestina, che col la verit avevano rivelato della Divinit stessa, sottomise al parere del senato,
votando egli per primo favorevolmente. Il senato, poich quei fatti non aveva esso approvati, li rigett.
Cesare rest del suo parere, pericolo minacciando agli accusatori dei Cristiani.
[3] Consultate le vostre memorie: vi troverete che Nerone per la prima volta con la spada
imperiale contro questa setta infier, che proprio allora sorgeva in Roma. Di un tale iniziatore
della nostra condanna anche ci gloriamo. Chi infatti costui conosce, pu comprendere che non
pot non essere un qualche gran bene quello che fu da Nerone condannato.
[4] Aveva tentato di farlo anche Domiziano, una porzione di Nerone quanto a crudelt: ma per
la porzione in cui era uomo, facilmente linizio represse, restituendo in patria per di pi coloro
che aveva relegati. Tali sempre furono i nostri persecutori, ingiusti, empi, turpi, cui voi anche
siete soliti condannare, i cui condannati siete soliti riabilitare.
[5] Ma di tanti principi da quel tempo ad oggi, intenditori di cose umane e divine, indicatene
uno che abbia mosso guerra ai Cristiani.
[6] Noi, al contrario, indichiamo un protettore, se la lettera si ricerca di Marco Aurelio,
imperatore particolarmente saggio, nella quale attesta come quella famosa sete di Germania
fu dissipata in seguito a una pioggia impetrata dalle preghiere di soldati per avventura
cristiani. Se da tali uomini con un atto pubblico il provvedimento di un castigo non rimosse, in
altra forma tuttavia publicamente lo annull, un castigo per di pi aggiungendo per gli
accusatori, anche pi severo.
[7] Che leggi sono dunque codeste, che contro di noi applicano soltanto empi, ingiusti, turpi,
truci, stolti, pazzi, leggi che Traiano in parte frustr, vietando di ricercare i Cristiani, leggi che
nessun Vespasiano, pur debellatore dei Giudei, nessun Adriano, pur indagatore di tutte le
curiosit, nessun Pio, nessun Vero applic? In verit dei pessimi soggetti dagli ottimi tutti,
come da loro avversari, avrebbero dovuto essere giudicati degni di sterminio, piuttosto che dai
loro compagni.
CAPO 6 -- Non ai Cristiani va rivolta laccusa di violare le prescrizioni del costume
romano, ma ai Romani stessi, che sono tanto degenerati dallausterit e dalla
disciplina degli antichi, sia per quanto concerne la virt, sia per quanto riguarda la
religione.
[1] Ora io vorrei che gli scrupolosissimi protettori e vindici delle leggi e delle instituzioni patrie
mi rispondessero nei riguardi della loro fede, onore, ossequio prestato alle prescrizioni dei
maggiori: se da nessuna di esse si sono allontanati, se in nessuna hanno deviato, se le
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prescrizioni tutte pi adatte e necessarie alla disciplina lasciate non hanno cadere in
dimenticanza.
[2] Dove sono andate a finire quelle leggi intese a frenare il lusso e lambizione, che
prescrivevano fossero permessi per un pranzo cento assi e non pi, e non fosse imbandita pi
di una gallina e, per giunta, non ingrassata: che dal senato un patrizio allontanavano, per
avere posseduto dieci libbre dargento, indizio grave di ambizione, che i teatri sorgenti per
corrompere i costumi immediatamente abbattevano, che i distintivi di dignit e natali
onorevoli non lasciavano capricciosamente e impunemente usurpare?
[3] Vedo, infatti, ormai pranzi, che si dovrebbero chiamare centenari dai cento mila sesterzi
che ciascuno costa, e miniere dargento in piatti impiegate - poco male se in piatti di senatori, e
non di liberti e perfino di gente che spezzano ancora gli staffili. Vedo anche che non basta pi
un teatro per citt{, n scoperto. Infatti a impedire che anche limpudica volutt{ dinverno
patisse il freddo ... primi gli Spartani inventarono per gli spettacoli il mantello. Vedo che tra le
matrone e le prostitute nessuna differenza, circa il vestire, rimasta pi. [4] Nei riguardi delle
donne, in verit, anche sono cadute quelle istituzioni dei maggiori, che la modestia e la
sobriet{ tutelavano, quando nessuna conosceva loro tranne che in un solo dito, quello che il
fidanzato con il pronubo anello avesse impegnato; quando le donne dal vino a tal punto si
astenevano, che una matrona per averedisuggellato la cassetta doveran le chiavi della cantina,
fu fatta dai suoi morire dinedia; e sotto Romolo, per vero, una tale che aveva toccato vino, fu
dal marito Metennio impunemente trucidata. [5] Pertanto anche era unobligo per le donne
baci offrire ai congiunti, affinch venissero dallalito giudicate.
[6] Dov quella felicit{ dei matrimoni, prosperata, appunto, in seguito ai buoni costumi, per
cui durante circa seicento anni dalla fondazione di Roma nessuna casa un divorzio registr?
Ora, invece, nelle donne nessun membro a causa delloro liscio, a causa del vino nessun bacio
senza preoccupazione, il divorzio, in verit, ormai anche il loro voto, quasi un frutto del
matrimonio.
[7] Anche nei riguardi dei vostri stessi dei, quei provvedimenti che saggiamente avevano i padri
vostri decretato, voi medesimi? gli ossequentissimi, avete rescisso. Il padre Libero con i suoi
misteri i consoli, per decreto del senato, non solo dallurbe, ma da tutta lItalia
eliminarono. [8] Serapide e Iside e Arpocrate con il loro Cinocefalo i consoli Pisone e Gabinio,
non certo cristiani, impedirono che recati fossero sul Campidoglio: vale a dire, dalla curia degli
dei respinsero e, rovesciatine anche gli altari, li allontanarono, disordini di turpi e oziose
superstizioni arrestando. Restituendoli al culto, voi a questi dei conferito avete la maest pi
alta.
[9] Dove il religioso rispetto, dove la venerazione da voi dovuta ai maggiori? Nel vestire, nel
modo di vivere, nelle suppellettili, nei sentimenti, nel linguaggio stesso in fine voi avete gli
antenati vostri ripudiato. Sempre lantichit{ lodate: e ogni giorno delle novit{ nella vostra vita
introducete. Onde si dimostra che, mentre dai buoni costumi dei maggiori vi allontanate, voi
quello ritenete e custodite che non avreste dovuto, mentre quello che avreste dovuto, non avete
custodito.
[10] Quello che avete laria di custodire ancora fedelissimamente, tramandatovi dai padri, in
cui principalmente avete preso di mira i Cristiani, come rei di averlo trasgredito, voglio dire lo
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zelo del culto divino, intorno al quale sopra tutto lantichit{ err (sebbene a Serapide, ormai
romano, abbiate ricostruito gli altari, sebbene a Bacco, ormai italico, le vostre furie
immoliate), dimostrer a suo luogo che del pari da voi trascurato e negletto e abolito contro
lautorit{ dei maggiori.
[11] Per ora risponder a quellaccusa infamante di scelleratezze occulte, per aprirmi la via a
quelle pi palesi.
CAPO 7 -- Laccusa di delitti turpi e infamanti sparsa contro i Cristiani falsa: prova
n limpossibilit in cui sempre gli accusatori si sono trovati di dimostrarne la
fondatezza, e il modo come si procede con i Cristiani durante il processo.
[1] Ci si dice scelleratissimi a motivo di un rito dinfanticidio e del cibo di qui preso e
dellincesto compiuto dopo il banchetto, incesto che dei cani lenoni, si capisce, delle tenebre,
agevolano, i lumi rovesciando, per stendere un velo di verecondia su lempie libidini. Lo si dice,
tuttavia, di noi, sempre: n voi quello che da tanto tempo di noi si dice, di metterlo in chiaro vi
curate. Perci o mettetelo in chiaro, se ci credete, o non credeteci, se non lo mettete in chiaro.
[2] Da codesta vostra trascuranza si eccepisce contro di voi che non esiste quello
che neppur voi mettere in chiaro osate. Un ben diverso ufficio al carnefice imponete nei
riguardi dei Cristiani: a far si che essi, non gi quello che fanno, dicano, ma che quello che
sono, neghino. [3] Lorigine di questa dottrina, come gi{ abbiamo esposto, risale al tempo di
Tiberio. La verit{ ha avuto origine insieme con lodio contro di essa: appena appare, nemica.
Tanti sono i suoi nemici, quanti gli estranei: e propriamente i Giudei per ostilit, i soldati per
ricatto, quelli stessi di casa nostra, anche, per natura.
[4] Tutti i giorni siamo assediati, tutti i giorni traditi, spessissimo nelle nostre stesse riunioni e
adunanze veniamo sorpresi. [5] Chi mai sopravvenne mentre un bimbo, trattato al modo che
voi dite, vagiva? Chi le bocche cruente di questi Ciclopi e Sirene custodi, come trovate le aveva,
per mostrarle al giudice? Chi pur nella propria sposa qualche immondo vestigio colse? Chi tali
misfatti, avendoli scoperti, tenne nascosti o vendette, trascinando davanti ai tribunali gli
autori stessi? Se sempre nascosti rimaniamo, quando quello che commettiamo stato
rivelato?
[6] Anzi, da chi pot essere rivelato? Dagli stessi rei non certo, essendo di regola in tutti i
misteri dovuto pure un fedele silenzio. Su i misteri Samotraci ed Eleusini si conserva il silenzio:
quanto pi si conserverebbe su tali misteri, che, rivelati, provocheranno, nel frattempo, anche
la punizione degli uomini, mentre riservata loro quella di Dio? [7] Se, dunque, non essi, i rei,
si tradiscono da se stessi, ne segue che lo fanno gli estranei. Ma onde agli estranei la
conoscenza, dal momento che sempre le iniziazioni, anche pie, i profani allontanano e dai
testimoni si guardano? A meno che gli empi usino meno riguardo. [8] La natura della diceria
nota a tutti. roba vostra: La diceria un malanno, di cui non v altro pi veloce. Perch un
malanno la diceria? perch veloce, perch rivelatrice, oppure perch il pi spesso
menzognera? Essa che, nemmeno quando reca qualche cosa di vero, senza difetto di
mendacio, togliendo, aggiungendo, in parte mutando la verit.
[9] E che dire del fatto che tale la sua condizione, che, solo a patto di mentire, persevera, e
tanto a lungo vive, quanto a lungo non prova? E invero, quando ha provato, cessa di esistere; e
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Sant' Ignazio di Antiochia 197

adempiendo, in certo modo, lufficio di messaggera, consegna una realt{; e da allora una
realt che si possiede, una realt che si riferisce. [10] Nessuno dice, per esempio, Dicono che a
Roma sia avvenuto codesto; oppure Corre la diceria che quello abbia avuto in sorte
la provincia; si, invece, Colui ha avuto in sorte la provincia; Codesto avvenuto a Roma.
[11] La diceria, denominazione dellincertezza, non ha luogo dove la certezza. Forse che alla
diceria potrebbe credere se non uno sbadato? E invero il saggio allincerto non presta fede.
Tutti constatare possono che, per quanto grande lampiezza sia in cui diffusa, per quanto
grande lassicurazione, con cui stata costruita, essa diceria necessariamente una volta da un
unico autore nata.
[12] Di qui per i canali delle lingue e delle orecchie serpeggia, e cos il piccolo vizioso seme le
altre voci oscura al punto, che nessuno riflette se, per avventura, quella prima bocca la
menzogna non abbia seminato: il che spesso avviene o per la natura propria dellostilit{ o per
larbitrariet{ propria del sospetto o per il gusto non occasionale, ma ingenito in qualcuno, di
mentire. [13] Fortuna che il tempo tutto mette in luce (ne fanno testimonianza anche vostri
proverbi e sentenze) per disposizione della natura, che ha ordinato in modo che nulla a lungo
nascosto rimane, nemmeno quello che la diceria non ha propalato. [14] pertanto naturale che
la diceria sia da tanto tempo consapevole essa sola dei delitti dei Cristiani. Questa, quale
delatrice, contro di noi producete: la quale ci che una volta ha blaterato e per tanto spazio di
tempo nellopinione rafforzato, non fino ad oggi riuscita a provare.
CAPO 8 -- Il delitto, di cui si accusano i Cristiani, di tal natura, che non c uomo
che si sentirebbe capace di commetterlo. N vale obiettare lignoranza o la paura in
chi lo commette.
[1] Per invocare la testimonianza della natura stessa contro coloro, che presumono che tali
cose si debbano credere, ebbene, si, la ricompensa vi prospetto di tali delitti: essi ripromettono
la vita eterna. Credetelo per ora. Intorno a codesto, infatti, domando: se tu, che anche vi hai
creduto, pensi che valga la pena di pervenirvi con una tale consapevolezza. [2] Vieni, il ferro
affonda nel bimbo nemico di nessuno, colpevole di nulla, figlio di tutti; o, se codesto ufficio
appartiene ad altri, tu soltanto sta da presso a un uomo che muore prima di essere vissuto;
attendi che lanima novella si fugga, il sangue giovinetto raccogli, di esso il tuo pane imbevi,
mangiane con gusto.
[3] Frattanto seduto a tavola conta i posti, dove si trova tua madre, dove tua sorella: contali
diligentemente, affinch, quando calate saranno le tenebre canine, non sbagli. Ch
commetterai un sacrilegio, se non commetterai un incesto.
[4] Iniziato a tali riti e contrassegnato, tu vivi in eterno. Desidero che tu risponda, se vale
tanto una vita eterna; e, se non vale, se nemmeno, per questo, si debba credervi. Anche se tu vi
creda, dico che non vorresti saperne; anche se tu voglia saperne, dico che non ne saresti
capace. Perch, dunque, ne sarebbero capaci altri, se non ne siete capaci voi? Perch non ne
sareste capaci voi, se capaci ne sono altri?
[5] Si capisce, noi siamo di altra natura, siamo dei Cinopeni o degli Sciapodi: altri filari di
denti, altri nervi per un piacere incestuoso. Tu che codesto di un uomo credi, anche sei capace
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di farlo: uomo sei tu pure, come il Cristiano. Se non sei capace di farlo tu, non devi crederlo di
altri. Uomo infatti anche il Cristiano, come te.
[6] Ma lo si suggerisce e impone a gente che non sa. - Si capisce, nulla sapeva codesta gente,
che tali atti sul conto dei Cristiani si affermavano: era loro certamente necessario osservare e
con ogni vigilanza investigare per venirne a conoscenza.
[7] Eppure a chi essere iniziato vuole, costume, penso, prima al padre dei misteri presentarsi,
quello che deve esser preparato descrivergli. Quello dir{: Ti necessario un bimbo, ancor
tenero, che il morire ignori, che sotto il tuo coltello sorrida; parimenti del pane, sul quale il
flusso del sangue raccolga; inoltre candelabri e lucerne e qualche cane e bocconi, che li
facciano tendersi fino a spegnere il lume. Sopra tutto venire dovrai con tua madre e con
tua sorella.
[8] E se queste non vogliono? o non hanno essi nessuna di costoro? Quanti Cristiani, in
somma, che vivono soli! Non ci sar, penso, nessun Cristiano legittimo, se non sar fratello o
figlio. E se tutto ci viene preparato, senza che gli iniziandi lo sappiano? - Ma almeno dopo
vengono a conoscerlo: e sopportano e lasciano andare?
[9] Temono di essere puniti, se lo rivelano. - Essi, che meriteranno di essere da voi, difesi? Essi
che preferirebbero morire perfino spontaneamente, piuttosto che vivere sotto una tale
consapevolezza? Ors; ammettiamo che abbiano paura di essere puniti: perch anche vi
perseverano? Segue, infatti, che tu non voglia ulteriormente essere quello che, se lavessi
conosciuto, prima, non saresti stato.
CAPO 9 -- Non i Cristiani meritano di essere accusati dinfanticidio e di pasti
nefandi, ma essi, i Pagani. Altrettanto dicasi dellincesto.
[1] Per riuscire a maggiormente confutare laccusa di questi delitti, dimostrer che da voi, parte
apertamente, parte occultamente, essi vengono compiuti: per cui forse anche sul conto nostro
lavete creduta.
[2] Bambini in Africa venivano sacrificati a Saturno publicamente fino al proconsolato di
Tiberio, che i medesimi sacerdoti, appesi agli alberi stessi del loro tempio, con lombra loro
quei delitti ricoprenti, come su croci votive espose: testimoni soldati del padre mio, che
proprio quellufficio a quel proconsole adempirono.
[3] Ma tuttora in questo rito esecrando occultamente si persevera. Non sono solo i Cristiani a
non tener nessun conto di voi: non v delitto che venga sradicato per sempre, n dio alcuno
che i suoi costumi cambi. [4] Non avendo Saturno i propri figli risparmiato, a non risparmiare
gli altrui naturalmente perseverava, che, in verit, i loro genitori stessi gli offrivano e volentieri
promettevano in voto, e i bimbi accarezzavano, perch senza pianto sacrificare si lasciassero.
E tuttavia il parricidio dallomicidio molto differisce. [5] Adulti presso i Galli a Mercurio
vengono sacrificati. Lascio i drammi Taurici al loro teatro. Ecco, in quella religiosissima citt
dei pii Eneadi v un Giove, che, durante gli spettacoli in suo onore celebrati, di sangue umano
aspergono. Ma col sangue dun bestiario, voi dite. - Si capisce, codesto meno grave, penso,
che col sangue di un semplice uomo. O non , invece, pi turpe, per il fatto che un dio
spruzzate col sangue di un uomo malvagio? Almeno tuttavia ammetterete che quel sangue in
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seguito a un omicidio si versa. O Giove cristiano e figlio di suo padre soltanto in quanto a
crudelt! [6] Ma poich per linfanticidio non c differenza se per un rito sacro venga compiuto
o per capriccio, sebbene fra il parricidio e lomicidio ci sia differenza, mi rivolger
al popoo. Fra costoro che ci stanno dintorno e avidamente dei Cristiani al sangue anelano,
anche tra voi stessi governatori giustissimi e severissimi con noi, di quanti volete che io bussi
alla coscienza, i quali i figli loro nati uccidono?
[7] Che se c una differenza anche intorno al modo delluccisione, certo agite pi crudelmente
voi nellacqua soffocandoli o al freddo esponendoli, alla fame, ai cani: non c adulto che morire
di ferro non preferirebbe.
[8] Quanto a noi, essendoci lomicidio una volta per tutte interdetto, anche la creatura
concepita nel grembo, mentre tuttora il sangue le deriva a formare luomo, dissolvere non lice.
un omicidio affrettato impedire di nascere, n importa se una vita nata uno strappi, o mentre
sta nascendo la dissipi. E uomo anche chi per diventarlo; anche ogni frutto gi nel seme
esiste. [9] Quanto al pasto di sangue e alle consimili portate da tragedia, leggete se in qualche
luogo non si trovi riferito - si legge, credo, in Erodoto - come certe nazioni il sangue versato
dalle braccia delluna e dellaltra parte e gustato - facevano servire alla conclusione di un patto.
Non so qual bevanda del genere fu gustata anche per ordine di Catilina. Dicono anche che
presso alcuni Gentili di fra gli Sciti, ogni defunto viene dai suoi mangiato. [10] Ma mi allontano
di troppo. Qui oggi il sangue della coscia tagliata raccolto nella mano e dato a bere, i seguaci
di Bellona inizia. Del pari coloro, che durante lo spettacolo, nellarena, il sangue caldo dei
criminali sgozzati, scorrente dalla gola raccogliendo, con avida sete bevono per guarire dal
morbo comiziale, dove si trovano?
[11] E del pari coloro che di vivande ferme si cibano raccolte dallarena, che domandano un
pezzo di cinghiale, di cervo? Quel cignale nella lotta il sangue lamb di colui che esso dilani;
quel cervo nel sangue giacque di un gladiatore. Perfino le viscere degli orsi si appetiscono,
piene ancora di umane viscere non digerite. Erutta, perci, uomo, carne pasciutasi di
uomo. [12] Voi che simili vivande mangiate, quanto siete distanti dai banchetti dei Cristiani? E
meno fanno anche coloro, che, da libidine selvaggia sospinti, bramosi anelano a membra
umane, per il fatto che divorano dei viventi?. Meno con sangue umano vengono allignominia
consacrati, perch lambiscono quello che diverr sangue? Non mangiano bimbi, senza dubbio,
ma piuttosto degli adulti.
[13] Arrossisca lerror vostro di fronte ai Cristiani, che nemmeno il sangue degli animali
abbiamo a tavola tra le vivande in uso, che per questo anche dagli animali soffocati e morti di
malattia ci asteniamo, per non venire in qualche modo contaminati dal sangue pur nascosto
entro le viscere.
[14] In fine fra le tentazioni adoperate con i Cristiani, voi anche delle salsicce accostate loro
gonfie di sangue, sicurissimi - chiaro - essere tra loro illecito quello con cui farli deviare
volete. Or dunque che mai codesto vostro credere che bramose di umano sangue siano
persone, che siete convinti aborrire il sangue di animali? A meno che essere quello pi gustoso
per avventura sperimentato non abbiate.
[15] Il sangue anchesso adoperare ugualmente si sarebbe dovuto, quale mezzo di indagare i
Cristiani, come il braciere e lincensiere: in tal guisa, infatti, appetendo il sangue umano si
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sarebbero rivelati, allo stesso modo che rifiutandosi al sacrificio; altrimenti si sarebbe dovuto
negare che fossero cristiani, se non ne avessero gustato, al modo stesso che se avessero
sacrificato. E certo non sarebbe mancato a voi sangue umano nellascoltare e condannare i
detenuti. [16] Inoltre chi pi incestuoso di coloro, cui Giove stesso istru?. Ctesia riferisce che
i Persiani con le loro madri si uniscono. Ma anche i Macedoni sono sospetti, perch, avendo
per la prima volta assistito alla tragedia Edipo, ridendosi del dolore dellincestuoso Si gettava -
dicevano - su sua madre!. [17] Riflettete fin dora quanto sia permesso alle confusioni per
compiere unioni incestuose, l dove le occasioni fornisce la promiscuit della lussuria. Prima
di tutto voi esponete i figliuoli, perch siano da qualche piet estranea, che passi loro vicino,
raccolti; o li emancipate, perch adottati siano da genitori in condizioni migliori. inevitabile
che il ricordo della famiglia divenuta estranea, un momento o laltro svanisca. E appena la
possibilit di confusione avr preso piede, da allora subito se ne avvantagger la propaggine
dellincesto, e la famiglia si estender{ delittuosamente.
[18] Allora, quindi, in qualunque luogo, in patria, fuori, al di l dei mari vi compagna la
libidine, le cui deviazioni, dovunque compiute, possono facilmente in qualche luogo procrearvi,
senza che lo sappiate, figliuoli anche da una qualche porzione della vostra semenza; talch la
discendenza dispersa attraverso le relazioni umane, con i suoi consanguinei venga a
incontrarsi, senza che lignaro del sangue incestuoso li riconosca. [19] Noi da codesta
eventualit difende una diligentissima e costantissima castit; e quanto dagli stupri e da ogni
eccesso dopo il matrimonio, altrettanto anche dalleventualit{ dellincesto siamo sicuri.
Alcuni, molto pi sicuri, ogni pericolo di questo errore allontanano con una continenza
verginale, vecchi fanciulli.
[20] Se codesto stato di cose consideraste esistere in voi, vedreste che altrettanto non esiste fra
i Cristiani: gli stessi occhi vi avrebbero fatto palese luna e laltra realt{. Ma di cecit{ ve n due
specie, che vanno facilmente insieme: quelli che non vedono quello che , di vedere credono
quello che non . Cos prover essere in tutto. Ora parliamo dei misfatti palesi.
CAPO 10 -- Confutazione delle accuse concernenti i delitti manifesti dirreligiosit, di
empiet. Tertulliano dimostra che non sono dei quelli che dai pagani sono ritenuti
tali. Anche secondo la credenza loro, essi furono un tempo uomini.
[1] Voi dite: Non onorate gli dei e i sacrifici non offrite per i nostri imperatori. - Ne segue che
noi non sacrifichiamo per gli altri per il fatto che nemmeno sacrifichiamo per noi stessi, una
volta per tutte non onorando gli dei. Perci veniamo processati come rei di empiet e lesa
maest. Questo il punto capitale della nostra causa, anzi tutta la causa: in verit degna di
essere conosciuta, se non la presunzione o lingiustizia che giudica, luna disperando, laltra
rifiutandosi di mettere in chiaro la verit. [2] Noi di onorare gli dei vostri abbiamo smesso da
quando abbiamo conosciuto quelli non essere dei. Codesto pertanto esigere dovete, che noi si
provi non essere dei quelli, e perci non degni di essere onorati, per il fatto che solo allora
avrebbero dovuto essere onorati, se fossero stati dei. Allora anche dovrebbero i Cristiani essere
puniti, se quelli che essi non onorano, perch non li ritengono dei, constasse che sono
dei. [3] Ma per noi - voi dite - sono dei. - Ci appelliamo da voi ricorrendo alla vostra coscienza:
quella ci giudichi, quella ci condanni, se negare potr che tutti codesti vostri dei sono stati
degli uomini. [4] Se essa pure negher, confutata verr in base ai suoi documenti attinti
allantichit{, dai quali essa la loro conoscenza deriv. Di ci testimonianza rendono, fino al d
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doggi, le citt{ in cui quegli dei sono nati, le regioni nelle quali di qualche loro operazione
vestigi lasciarono, in cui anche si dimostra che sono stati sepolti.
[5] Or dunque dovrei io passare in rassegna uno per uno tanti e svariati dei, nuovi e antichi,
barbari e greci, romani e forestieri, captivi e adottivi, propri e comuni, maschi e femmine,
rustici e urbani, nautici e militari?
[6] Un perditempo sarebbe enumerarne anche solo le denominazioni. Per riassumere in breve -
e codesto non per farvelo conoscere, ma per richiamarvelo a mente, ch certo la figura fate
degli smemorati: - prima di Saturno non c tra voi nessun dio; da lui linizio perfino di ogni pi
importante e pi nota divinit. Perci quello che risulter nei riguardi dellorigine, anche si
converr alla discendenza.
[7] Dunque di Saturno, stando a quanto i monumenti letterari attestano, n il greco Diodoro o
Tallo, n Cassio Severo o Cornelio Nepote, n alcun trattatista di antichit del
genere publicarono altro, se non che fu un uomo; quanto alle prove dei fatti, in nessun luogo
ne trovo di migliori che in Italia stessa, nella quale Saturno, dopo molte spedizioni e il
soggiorno ospitale nellAttica, si stabil, accolto da Giano, o Giane, come vogliono i Salii. [8] Il
monte, che egli aveva abitato, fu detto Saturnio, la citt, che egli aveva fondato, Saturnia,
fino al d doggi; in fine lItalia tutta, dopo essere stata chiamata Enotria, aveva lappellativo di
Saturnia. Da lui primamente la tavoletta per scrivere e la moneta con impressa unimmagine: e
perci presiede allerario.
[9] Pertanto, se Saturno fu un uomo, certo da un uomo la sua origine: e poich da un uomo,
certo non dal cielo e dalla terra. Ma un uomo, i cui genitori erano sconosciuti, fu facile
chiamarlo figlio di coloro, di cui anche tutti possiamo sembrare figli. Chi, infatti, il cielo e la
terra non chiamerebbe padre e madre a motivo di venerazione e di onore, o per conformarsi a
una consuetudine umana, per cui esseri sconosciuti o comparsi tutto a un tratto si dicono
essere arrivati dal cielo?
[10] Perci a Saturno, che repentinamente da per tutto compariva, di essere chiamato figlio del
cielo tocc: e invero anche figli della terra chiama il volgo coloro, la cui origine incerta.
Taccio il fatto che gli uomini erano cos rozzi ancora, da commuoversi alla vista di qualunque
uomo nuovo, come di un essere divino: mentre oggi, ormai civili, fra gli dei coloro consacrano,
di cui pochi giorni prima con pubblico lutto hanno confessato la morte.
[11] Ma basta ormai di Saturno, se pur poco. Anche Giove essere stato dimostreremo tanto
uomo, quanto nato da uomo; e in seguito tutto lo sciame della famiglia tanto mortale, quanto
pari al suo capostipite.
CAPO 11 -- Illogicit e contraddizioni multiformi per chi ammetta che gli dei
siano diventati tali da uomini.
[1] Ora poich, come negare non osate che coloro furono uomini, cos avete presa lusanza di
affermare che dei sono stati fatti dopo la morte, esaminiamo le cause che codesto hanno
richiesto. [2] Anzi tutto necessario che concediate che esiste un qualche dio pi alto, e, per
cos dire, in possesso della divinit, che da uomini li ha fatti dei. E invero n essi assumersi una
divinit, che non possedevano, avrebbero da s potuto, n altri a chi non la possedeva, fornirla,
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se non uno che la possedesse in proprio. [3] Del resto, se nessuno ci fosse che gli dei creasse,
inutilmente pretendete che quelli siano stati fatti di, togliendo di mezzo il fattore. Certo si
che, se farsi dei da se stessi avessero potuto, non sarebbero mai stati uomini, avendo la facolt
di crearsi, chiaro, una condizione migliore. [4] Dunque, se v chi gli dei crea, ritorno
allesame delle cause, per cui da uomini si creano dei: e non ne trovo alcuna, tranne che quel
dio grande il bisogno sentisse di ministri e di aiuti per i suoi uffici divini. Prima di tutto
sconveniente che egli il bisogno sentisse dellopera di qualcuno, per di pi di un morto, mentre
pi degno sarebbe stato chegli dallinizio un dio facesse, egli che dellopera di un morto doveva
aver bisogno.
[5] Ma nemmeno vedo che ci fosse posto per questopera. E invero tutto il corpo di questo mondo o non
nato e increato, stando a Pitagora, o nato e creato, stando a Platone, certo che in codesta costruzione
e disposizione e ordinamento con ogni razionale reggimento, una volta per sempre venne a trovarsi.
Imperfetto non pot essere lessere, che ogni cosa con perfezione cre.
[6] Nulla un Saturno attendeva o una gente saturnia. Sciocchi saranno gli uomini, se certi non
si terranno che fin dai primordi cadde dal cielo la pioggia e le stelle raggiarono e la luce fior e i
tuoni muggirono e che Giove stesso paura ebbe dei fulmini, che nella sua mano collocate; che,
del pari, ogni frutto prima di Libero e Cerere e Minerva, anzi prima di quel qualche primo
uomo, dalla terra in abbondanza usc; poich nulla di quanto per il sostentamento e la
conservazione delluomo fu provveduto, dopo luomo essere introdotto pot.
[7] In fine si dice che gli dei abbiano scoperto, non instituito codeste cose necessarie alla vita.
Or quello che scoperto viene, cera; e quello che cera, non si riterr{ di colui che lha scoperto,
ma di colui che lha instituito: infatti esisteva prima di essere scoperto. [8] Del resto, se Libero
per questo fu fatto dio, perch la vite fece conoscere, male si ag con Lucullo, che, primo, le
ciliege provenienti dal Ponto allItalia rese comuni, per non averlo per questo divinizzato quale
autore del nuovo frutto, in quanto rivelatore. [9] Perci, se fin dallinizio luniverso di tutto
risult provveduto e ordinato secondo determinati modi di adempiere ai propri
uffici, vien meno per codesto rispetto il motivo di associare lumanit{ alla divinit{: poich
quegli uffici e quei poteri, che avete tra quegli dei distribuito, furono fin dallinizio; a quel modo
che sarebbero esistiti, anche se voi codesti dei creati non aveste.
[10] Ma voi vi volgete a unaltra causa, rispondendo che il conferimento della divinit{ fu una
maniera di ricompensare delle benemerenze. Dopo di che voi concedete - credo bene - che quel
dio creatore di dei si distingua per giustizia, cos che non a caso n indegnamente n senza
misura un tanto premio abbia dispensato.
[11] Voglio, pertanto, questi meriti passare in rassegna, se siano tali da averne elevati gli autori
al cielo o non piuttosto nellimo Tartaro sprofondati, che affermate, quando volete, essere il
carcere delle pene dellinferno.[12] Col infatti essere cacciati sogliono tutti gli empi contro i
genitori e glincestuosi con le sorelle e gli adlteri con le spose e i rapitori di vergini e i
corruttori di fanciulli e quelli che inferociscono e quelli che uccidono e quelli che rubano e
quelli che ingannano e quanti sono simili a qualcuno dei vostri dei, nessuno dei quali puro da
delitto o da vizio potrete provare, a meno che non neghiate che sia stato un uomo.
[13] Sennonch a mettervi in condizione di non poter negare che quelli siano stati uomini, si
aggiungono ancora le seguenti osservazioni, che nemmeno di credere permettono che siano
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stati fatti dei in seguito. Se, infatti, voi presiedete alla punizione di persone tali, se quanti siete
onesti il commercio rifiutate, il colloquio, la convivenza dei tristi e dei disonesti, se dei pari a
costoro quel dio alla partecipazione associ della sua maest, perch allora coloro
condannate, dei quali i colleghi adorate?.
[14] un marchio dinfamia per il cielo la vostra giustizia. Fate piuttosto dei tutti i pi grandi
criminali, per piacere agli dei vostri: un onore per essi la divinizzazione dei loro uguali.
[15] Ma per lasciar da parte lesame di questa indegnit{, che siano stati probi ammettiamo,
integri, buoni: quanti uomini di essi pi eccellenti nellInferno non avete tuttavia lasciati: un
Socrate per la sapienza, un Aristide per la giustizia, un Temistocle per la bravura militare, un
Alessandro per la grandezza danimo, un Policrate per la felicit, un Creso per la ricchezza, un
Demostene per leloquenza.
[16] Chi fra quei vostri dei pi autorevole e saggio di Catone, pi giusto e valoroso di Scipione?
Chi di Pompeo pi grande, di Silla pi felice, di Crasso pi opulento, di Tullio pi eloquente?
Quanto pi degnamente quel dio avrebbe aspettato costoro per associarseli come dei,
preconoscendo certo i migliori! Ebbe fretta, penso, e il cielo chiuse una volta per sempre; ed ora
certamente arrossisce che i migliori allinferno mormorino.
CAPO 12 -- I vostri dei sono materia inerte, insensibile. Voi stessi mostrate di
riconoscerlo nel modo con cui li fabricate.
[1] Ma la smetto su codesto punto, ch so bene che, quando dimostrato avr che cosa i vostri
dei sono, in base appunto a questa verit, dimostrer che cosa non sono. Orbene, quanto ai
vostri dei, vedo che sono soltanto nomi di certi antichi morti; e ascolto delle favole e da queste
favole generato ne riconosco il culto.
[2] Quanto poi ai loro stessi simulacri, nullaltro avverto se non che la materia, onde risultano,
a quella dei vasi e degli arnesi comuni sorella, o dai medesimi vasi e arnesi proviene, mutando
in certo modo destino con la consacrazione, per opera dellarte, che liberamente li trasfigura,
per di pi, nel modo pi ingiurioso e sacrilego durante lopera stessa: talch particolarmente
per noi, che proprio a causa di essi dei veniamo puniti, pu essere veramente un conforto nel
castigo il fatto che essi pure, per venire allesistenza, lo stesso nostro trattamento patiscono.
[3] Su croci e su pali voi i Cristiani ponete. Quale simulacro largilla non forma sovrapposta
prima su una croce o un palo?. Sopra un patibolo il vostro dio viene in un primo tempo
consacrato. [4] Con unghie voi i fianchi dei Cristiani dilaniate. Ma su gli dei vostri, per tutte le
membra, con pi forza accette lavorano e pialle e lime. Noi veniamo decapitati. Ma prima del
piombo, della colla, dei perni, senza testa sono i vostri dei. Noi veniamo alle belve esposti.
Certo a quelle che voi accanto a Libero e a Cibele e a Celeste collocate. [5] Siamo dalle fiamme
arsi. Codesto essi pure in verit patiscono, mentre ancora si trovano nella massa primiera.
Siamo alle miniere condannati. Da queste traggono i vostri dei origine. Veniamo in isole
relegati. Anche qualche vostro dio in unisola nascere o morire suole. Se per queste vie un
qualche carattere divino risulta, allora coloro che vengono puniti, vengono divinizzati, e i
suppliziati chiamarsi dei dovranno.
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[6] Ma certo queste ingiurie e contumelie della loro fabricazione i vostri dei non sentono, come
nemmeno gli atti di ossequio. O parole empie! o oltraggi sacrileghi! rispondete voi. Ebbene,
digrignate i denti, schiumate. Siete gli stessi che un Seneca con pi numerose e amare parole a
discorrere della vostra superstizione cogliete.
[7] Perci se le statue e le immagini fredde noi non adoriamo, somigliantissime ai morti che
esse rappresentano, cui sparvieri e topi e ragni mostrano di comprendere, non meriterebbe
lode, piuttosto che castigo, il rifiuto di un errore riconosciuto? Possiamo infatti aver laria di
offendere coloro che siamo certi non esistono affatto? Ci che non esiste, nulla patisce da
nessuno, per il fatto che non esiste.
CAPO 13 -- Linesistenza dei vostri dei mostrate di riconoscere anche dal trattamento
che loro usate, mettendone in vendita le immagini, equiparandoli nelle onoranze ai
morti.
[1] Ma per noi sono dei dici. - Come mai allora, per contro, voi vi fate cogliere empi e sacrileghi
e irreligiosi verso gli dei vostri, voi che dei trascurate, dei quali lesistenza presumete, voi che
distruggete dei che temete, voi che anche dei deridete, di cui vi fate vindici?
[2] Esaminate, se dico il vero. Anzi tutto, quando chi luno chi laltro dio onorate,
indubbiamente fate torto a quello che non onorate. La preferenza di uno non pu andare senza
offesa di un altro, ch non ha luogo scelta di una delle parti senza rifiuto dellaltra.
[3] Senzaltro, dunque, voi disprezzate quelli che rifiutate, in quanto, rifiutandoli, non esitate a
offenderli. E invero, come sopra abbiamo accennato, la condizione di ogni divinit
dallapprezzamento del senato dipendeva. Non era dio quello, che un uomo, consultato, non
avesse voluto e, non volendo, avesse condannato.
[4] Gli dei domestici, che chiamate Lari, trattate in base allautorit{ domestica, impegnandoli,
vendendoli, mutando talora in una pentola un Saturno, talora in una ciotola una Minerva,
secondo che ciascuno per il lungo culto consumato o ammaccato, secondo che ciascun
padrone di casa ha pi venerabile riscontrato la necessit domestica. [5] Ugualmente in base
allautorit{ publica gli dei pubblici profanate, che considerate come tributari mettendoli nel
protocollo dei pubblici appalti. Cos al Campidoglio, cos al mercato dei legumi si accede: sotto
la medesima voce del banditore, sotto la stessa asta, sotto la stessa registrazione di un
questore la divinit viene appaltata e aggiudicata. [6] Sennonch i terreni da un tributo gravati
meno sono apprezzati, le persone, allimposta del capo soggette, meno sono stimate, ch
codeste sono note di servit. Gli dei, invece, pi pagano di tributo, pi sono venerabili. Anzi,
pi sono venerabili, pi pagano di tributo. La maest diventa oggetto di lucro: per le bettole
gira la religione mendicando. Esigete un compenso per laccesso, per la dimora nel tempio.
Conoscere gratis gli dei non lice: sono in vendita.
[7] Che altro assolutamente fate per onorare gli dei, che interamente non compiate anche per i
vostri morti? Ugualmente templi, ugualmente altari. Lo stesso abbigliamento, le stesse insegne
nelle statue: quale fu let{, larte, lattivit{ del morto, tale , una volta divenuto nume. In che
differisce dal banchetto di Giove quello funerario, la libazione sacrificale da quella fatta per il
morto, il becchino dallaruspice?. E invero anche laruspice al servizio dei morti.
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[8] Ma opportunamente agli imperatori morti lonore attribuite della divinit{, ai quali
lattribuite pure da vivi. Lavranno a guadagno i vostri dei, anzi si dimostreranno lieti vedendo
a s parificati i loro padroni.
[9] Ma quando tra le Giunoni, le Cereri, le Diane adorate una Larentina, publica meretrice
(preferirei almeno una Laide o una Frine): quando a un Simone mago una statua consacrate
con uninscrizione al dio Santo, quando non so quale giovinetto, proveniente dal collegio dei
paggi di corte, partecipe fate del concilio degli dei, gli dei pi antichi, se pur non siano pi
nobili, tuttavia vi conteranno come una ingiuria che sia stato concesso anche ad altri lonore
che ad essi soli lantichit{ confer.
CAPO 14 -- Il modo stesso come vengono i vostri dei rappresentati nelle
tradizioni letterarie e trattati nei loro riti, ne dimostra la inesistenza.
[1] Anche i vostri riti voglio passare in rassegna. Non dico come vi comportate nel sacrificare, quando
solo animali mezzi morti e putrefatti e rognosi immolate, quando di quelli ben grassi e sani non
troncate che tutte le parti inutili, teste e unghie, che in casa vostra anche avreste destinati agli schiavi o
ai cani; quando della decima, sacra ad Ercole, nemmeno la terza parte collocate sul suo altare. Loder
anzi, piuttosto, il vostro buon senso, che almeno una parte sottraete a quello che va perduto.
[2] Ma se mi volto alla letteratura vostra, da cui alla saggezza e al compimento dei doveri
liberali venite educati, che specie non trovo di ridicolaggini! Dei che, a causa di Troiani e Achei,
come paia di gladiatori, sono venuti a zuffa tra loro e a combattimento; Venere dalla saetta di
un uomo ferita, perch il figlio suo Enea, in procinto di essere ucciso, al medesimo Diomede
sottrarre voleva;
[3] Marte quasi morto durante tredici mesi di prigionia, Giove, liberato dal subire la stessa
violenza per parte degli altri Celesti, per opera di un mostro: ed ora in atto di piangere la morte
di Sarpedone, ora vergognosamente infregola verso la sorella, mentre le amiche precedenti
ricorda non cos ardentemente amate.
[4] Continuando, quale poeta, di su lesempio del suo capo, disonoratore non si rivela degli dei?
Questo Apollo al servizio mette del re Admeto, per pascolarne le greggi; quello il lavoro da
muratore di Nettuno al salario pone di Laomedonte.
[5] V anche un famoso fra i lirici (voglio dire Pindaro), che Esculapio canta giustiziato col
fulmine per colpa dingordigia, perch la medicina disonestamente esercitava. Malvagio Giove,
se a lui il fulmine appartiene; empio verso il nipote, invidioso verso il professionista.
[6] Codesto n essere tramandato doveva, se fosse vero, n, se falso, inventato tra persone
religiosissime. Nemmeno i tragici o i comici di raccontare omettono nei prologhi le disgrazie o
gli errori di qualche membro della famiglia di un dio.
[7] Mi taccio dei filosofi, e mi accontento di Socrate, che, in disprezzo degli dei, per la quercia
giurava, per il capro, per il cane. Ma Socrate per questo fu condannato, perch distruggeva
gli dei. - Certo da un pezzo, voglio dire da sempre, la verit odiata.
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Sant' Ignazio di Antiochia 206

[8] Vero che avendo gli Ateniesi, pentiti della sentenza, gli accusatori di Socrate pi tardi
punito e una statua di lui in bronzo in un tempio collocato, lannullamento della condanna
allincolpabilit{ di Socrate rese testimonianza. Ma anche Diogene si prende non so qual gioco
di Ercole, e il cinico romano, Varrone, trecento Giovi introduce o Giuppitri, se cos sha da dire,
senza testa.
CAPO 15 -- Lo scempio e la profanazione della divinit si compie anche nel
modo pi ripugnante su la scena e nellinterno degli stessi templi.
[1] Anche le altre licenziose fantasie servono al vostro divertimento attraverso al dileggio degli
dei. Considerate le arguzie dei Lentuli e degli Ostilii e, vedete un po se ridete dei mimi, oppure
degli dei vostri in quegli scherzi e burle: un Anubi adultero, una Luna maschio, una Diana
staffilata, la lettura del testamento di Giove morto, i tre Ercoli affamati burlati.
[2] Ma pur le parti degli attori esprimono tutta la sconcezza degli dei. Piange il figlio
precipitato gi dal cielo il Sole, mentre voi vi divertite; Cibele per un pastore sospira, che non
vuol saperne di lei, senza che voi ne arrossiate; e sopportate che le birbanterie si declamino di
Giove, e che Giunone, Venere e Minerva giudicate siano da un pastore. [3] Col fatto stesso che
una testa ignominiosa e famigerata la figura di un vostro dio rivesta, che un corpo impuro e a
codesta arte educato con una vita effeminata una Minerva o un Ercole rappresenti, non si viola
e contamina, tra i vostri applausi, la maest divina?
[4] Pi religiosi senza dubbio siete nellanfiteatro, dove sopra il sangue umano, sopra i cadaveri
di sozzi giustiziati ugualmente i vostri dei istrioneggiano, argomenti di storie somministrando
a dei criminali, se pur spesso i criminali proprio la figura degli dei vostri non rivestono.
[5] Ho veduto io stesso una volta un Atti evirato, quel famoso dio di Pessinunte, e uno il quale
aveva la parte di Ercole assunto e ardeva vivo. Ho riso, assistendo anche agli svaghi atroci dei
ludi meridiani, davanti a un Mercurio, che i morti col cauterio esaminava; ho veduto anche il
fratello di Giove che, armato di martello, i cadaveri dei gladiatori trascinava via.
[6] Tutti codesti fatti, e quanti altri ancora avrebbe uno potuto investigare, se lonore scuotono
della divinit, se gli attributi della maest divina disonorano, hanno certo origine dal disprezzo
in cui sono tenuti tanto gli dei che li compiono; quanto gli spettatori, per il cui divertimento li
compiono.
[7] Ma sia pure: codesti sono passatempi. - Ma se io aggiungessi quello che la coscienza di tutti
non meno riconoscer vero, cio che nei templi si combinano adulteri, che fra gli altari
ruffianerie si compiono, che spesso proprio nelle celle dei custodi e dei sacerdoti, proprio sotto
le bende e i berretti e le porpore, tra il fumo degli incensi si d sfogo alla libidine, non so se gli
dei vostri, pi che dei Cristiani, abbiano di che lamentarsi di voi. Certo i sacrileghi sempre tra i
vostri sono clti: ch i Cristiani i templi nemmeno di giorno conoscono. Li spoglierebbero,
forse, anchessi, se anchessi li venerassero. [8] Orbene, che quello che onorano coloro che
tali cose non onorano? facile senzaltro intendere che della verit{ sono cultori coloro che non
sono cultori della menzogna, che pi non errano in ci, in cui riconoscendo di avere errato,
hanno cessato di errare. Codesto prima comprendete; e di qui tutto il seguito del nostro culto
apprendete, dopo, per altro, che confutate saranno le false opinioni vostre in merito.
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Sant' Ignazio di Antiochia 207

CAPO 16 -- Stupida e falsa laccusa che i Cristiani adorino una testa dasino.
Adoriamo una croce? Non sono forse di croci e sopra croci fabbricati i vostri dei?
[1] E invero, come ha scritto un tale, avete sognato che una testa dasino il nostro dio.
Codesto tale sospetto lha introdotto Cornelio Tacito.
[2] Costui, infatti, nel libro quinto delle sue Storie, prendendo a raccontare la guerra giudaica
dallorigine della gente, dopo aver anche congetturato quello che ha voluto, tanto su lorigine
stessa, quanto sul nome e la religione della gente, narra che i Giudei, liberati dallEgitto o,
comegli credette, banditine, trovandosi nelle vaste localit{ dellArabia, quanto mai prive di
acqua, tormentati dalla sete, su lindizio di onagri, che si credeva si recassero, per avventura,
dopo il pasto, a bere, poterono far uso di sorgenti; e per questo beneficio la figura di una bestia
simile consacrarono. Cos di qui si presunse, penso, che anche noi, come parenti della religione
giudaica, alladorazione della medesima immagine venissimo iniziati. Vero che il medesimo
Cornelio Tacito, pur essendo quel gran chiacchierone di menzogne, nella stessa Storia
racconta che Gneo Pompeo, presa Gerusalemme ed entrato perci nel tempio allo scopo di
osservare gli arcani della religione giudaica, nessun simulacro col trov.
[3] E in verit, se si onorava cosa, che per via di qualche figura era rappresentata, in nessun
luogo, meglio che nel suo sacrario, avrebbe potuto essere esposta, tanto pi che quel culto, pur
vano, presenza di estranei non temeva. Infatti solo ai sacerdoti era lecito entrare; anche la
vista ne era impedita agli altri da un velo disteso.
[4] Tuttavia voi non negherete di adorare tutte le razze di giumenti e muli tuttinteri con la
loro Epona. Ma forse per questo ci si muove rimprovero, perch tra gli adoratori di bestiame e
di belve dogni sorta, di asini soltanto adoratori siamo.
[5] Ma anche chi ci crede adoratori di una croce, sar nostro correligionario. Quando si adora
un legno, poco importa il suo aspetto, essendo la stessa la qualit della materia; poco importa
la forma, quando proprio codesto legno sia il corpo di un dio. E tuttavia quanto poco si
differenzia dal legno di una croce Pallade attica e Cerere faria, che senza figura si presentano,
rozzo palo e legno informe!
[6] Parte di una croce ogni legno, che piantato viene in posizione verticale. Noi, se mai,
adoriamo un dio intero e completo. Ho detto che, quale forma iniziale degli dei vostri, i
modellatori abbozzano una croce. Ma anche le Vittorie adorate nei trofei, mentre dei trofei le
croci formano le parti interiori.
[7] Tutta la religione romana degli accampamenti venera le insegne, giura per le insegne, le
insegne antepone a tutte le divinit. Tutta quella congerie di immagini su le insegne, sono
monili apposti a croci; quei veli degli stendardi e delle bandiere, di croci sono rivestimento.
Lodo la vostra diligenza: consacrare non avete voluto delle croci disadorne e nude. [8] Altri,
indubbiamente con un concetto di noi pi umano e verisimile, credono che il sole sia il nostro
dio. Se mai, saremo messi fra i Persiani, sebbene non il sole dipinto in un lenzuolo adoriamo,
avendolo, esso proprio, dovunque, nel suo disco.
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Sant' Ignazio di Antiochia 208

[9] Di qui in fin dei conti un tale sospetto: noto che noi si prega rivolti dalla parte doriente.
Ma anche molti di voi, affettando di adorare qualche volta pur cose celesti, le labbra muovete
volti dove sorge il sole.
[10] Del pari, se il giorno del sole concediamo alla gioia per un ben altro motivo che per il culto
del sole, veniamo al secondo posto dopo coloro che il giorno di Saturno allozio e alla crapula
dedicano, differenziandosi essi pure dal costume giudaico, che ignorano. [11] Ma una nuova
rappresentazione del dio nostro stata gi recentemente in codesta citt divulgata, dacch un
criminale, assoldato per frustrare lassalto delle bestie, espose un dipinto con una scritta di
questo tenore: il dio dei Cristiani, razza di asino. Questo dio aveva orecchie dasino e un piede
munito di zoccolo e recava un libro e la toga. Ridemmo e del nome e della figura.
[12] Sennonch essi, glinventori della rappresentazione, senzaltro adorare avrebbero dovuto il
nume biforme, dacch dei con testa di cane e di leone, con corna di capro e di ariete, becchi a
partire dai lombi, serpenti nellima parte e alati nelle piante e nel tergo promiscuamente
accolsero. Tutto codesto per abbondare, al fine di non aver omesso, in certo modo
scientemente, nessuna diceria, senza averla confutata. Di tutto ci ci scolperemo nuovamente,
volgendoci senzaltro alla esposizione della religione nostra.
CAPO 17 -- Il Dio dei Cristiani.
[1] Ci che noi adoriamo, un Dio unico, che tutta codesta mole, insieme a tutto il corredo di
elementi, corpi, spiriti, con la parola con cui comand, con la ragione con cui dispose, con la
virt con cui pot, dal nulla trasse fuori a ornamento della sua maest; onde anche i Greci
alluniverso dettero il nome di ksmos.
[2] Esso invisibile, sebbene si veda; inafferrabile, sebbene per grazia si renda presente;
incomprensibile, sebbene si lasci dalle facolt umane comprendere: per questo vero e cos
grande. Il resto che comunemente si pu vedere, afferrare, comprendere, minore degli occhi
da cui abbracciato, della mano con cui viene a contatto, dei sensi da cui viene scoperto.
[3] Invece ci che incommensurabile, solo a se stesso noto. Questo ci che Dio fa
comprendere, il fatto che di essere compreso non cape; cos limmensit{ della sua grandezza
agli uomini lo presenta noto e ignoto. E in questo sta la colpa principale di coloro che
riconoscere non vogliono Colui, che ignorare non possono.
[4] Volete che lo proviamo dalle di Lui opere, tante e tali, onde siamo circondati, sostentati,
allietati, spaventati anche? Volete che lo proviamo in base alla testimonianza dellanima
stessa?
[5] La quale, pur nel carcere del corpo serrata, pur da insegnamenti pravi circondata, pur da
passioni e concupiscenze svigorita, pur a false divinit asservita, tuttavia, quando ritorna
in s come dopo lubriachezza o un sonno o qualche malattia, e il possesso riprende della sua
condizione sana, fa il nome di Dio, con questa sola parola, poich propria del Dio vero: e Dio
buono e grande, e quello che a Dio piacer{ sono le parole di tutti. 6. Anche quale giudice lo
attesta: Dio vede e a Dio mi affido e Dio me lo render{. O testimonianza dellanima
naturalmente cristiana! In fine, pronunciando queste parole, non al Campidoglio, ma al cielo
volge lo sguardo. Conosce infatti la sede del Dio vivente: da Lui e di l essa discesa.
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Sant' Ignazio di Antiochia 209

CAPO 18 -- Divina missione dei profeti del popolo ebreo; e della Santa Scrittura.
[1] Ma, affinch pi completamente ed a fondo sia alla conoscenza di Lui, che delle sue
disposizioni e volont arrivassimo, il mezzo Egli aggiunse del documento scritto, qualora uno
intorno a Dio indagare voglia e, indagatolo, trovarlo e, trovatolo, credere e, credutolo,
servirlo. [2] E invero fin dai primordi uomini mand nel mondo per la loro intemerata giustizia
degni di conoscere e manifestare Dio, di spirito divino inondati, affinch predicassero che un
Dio unico esiste, il quale luniverso cre e luomo fabric di terra (questo infatti il vero
Prometeo che il mondo con determinate disposizioni e successioni di stagioni ordin);
[3] inoltre, quali segni della maest sua giudicatrice abbia con piogge e fulmini manifestato,
quali leggi fissate per bene meritare di Lui, quali retribuzioni destinate allignoranza, al
disconoscimento e allosservanza di queste: come Colui che, compiuta codesta et{, sar{ per
giudicare i suoi cultori, retribuendoli con la vita eterna, gli empi con il
fuoco ugualmeate perpetuo e continuo, dopo avere risuscitati, rinnovati e passati in rassegna
tutti, quanti dallinizio del mondo sono morti, per valutarne il merito e il demerito.
[4] Anchio ho riso un tempo di ci. Provengo dai vostri. Cristiani si diventa, non si nasce.
[5] Quei predicatori, di cui ho parlato, dal loro ufficio di predire si chiamano profeti. Le parole
loro e, del pari, i prodigi che compivano per far fede della loro missione divina, si conservano
nel deposito della letteratura; nquesta nascosta. Il pi erudito dei Tolomei, quello
che sopranominano Filadelfo, perspicacissimo conoscitore di ogni letteratura, emulando,
penso, Pisistrato nella passione delle biblioteche, fra gli altri documenti storici, con cui veniva
raccomandata alla fama o lantichit{ o qualche curiosit{, per suggerimento di
Demetrio Falereo, fra i grammatici di allora lodatissimo, al quale aveva affidato un governo,
richiese libri anche ai Giudei, documenti letterari propri e scritti nella loro lingua, che essi solo
possedevano.
[6] Da essi, infatti, provenendo, ad essi, anche, sempre i profeti avevano parlato, vale a dire,
come a un popolo della Casa di Dio, per grazia ottenuta dai loro padri. Prima dora si
chiamavano Ebrei, quelli che ora Giudei; perci ebrea la letteratura e la parlata.
[7] Orbene, perch non mancasse di quei libri la conoscenza, codesta anche fu dai Giudei a
Tolomeo accordata, con la concessione di settantadue interpreti, cui
anche Menedemo filosofo, assertore della Provvidenza, per la comunanza delle idee ammir.
Afferm a voi codesto anche Aristeo.
[8] Cos quei documenti in lingua greca tradotti, nella biblioteca di Tolomeo oggi si esibiscono
nel Serapeo, insieme con gli originali ebraici.
[9] Ma i Giudei anche li vanno publicamente leggendo. Libert{ pagata con unimposta: tutti
comunemente vi si recano il sabato. Chi ascolter (quella lettura) trover Dio; chi anche si
studier di comprendere, si sentir costretto a credere.
CAPO 19 -- Lautorit della Santa Scrittura provata dalla sua antichit:
maggiore di qualsivoglia documento pagano.
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Sant' Ignazio di Antiochia 210

[1] A questi documenti lautorit{ rivendica anzi tutto la somma loro antichit{. Anche tra voi il
lungo tempo, assunto a sostenere la credibilit, tien luogo di un valore religioso.
[2] Pertanto tutta la sostanza e tutti i materiali, le origini, le date, le fonti di qualsivoglia vostra antica
scrittura, la pi parte anche delle nazioni e citt famose nella storia e le memorie vetuste: in fine, le
forme stesse dellalfabeto, indici e custodi dei fatti, e - credo di dire ancora poco - gli stessi vostri dei, i
templi stessi, dico, e gli oracoli e i riti sorpassa, pur di secoli lo scrigno racchiudente alle volte, un solo
profeta, nel quale collocato si vede il tesoro di tutta la religione giudaica e, in seguito, pur della
nostra. [3] Se mai avete sentito, talora, nominare un Mos, esso dellargivo Inaco contemporaneo:
precede di quasi 400 anni (ne mancano 7) lo stessoDanao, anchesso tra voi antichissimo; e precede di
circa mille anni la rovina di Priamo: potrei pure aggiungere, di pi di 500 anni anche Omero, avendo
autori cui attenermi.
[4] Anche gli altri profeti, sebbene a Mos posteriori, tuttavia gli ultimissimi di loro non si scoprono
forse anteriori ai vostri primi sapienti, legislatori e storici?
[5] In base a quali dati tutto ci possa provarsi non tanto difficile per me esporlo, quanto fuor
di proposito; non tanto arduo, quanto, per ora, lungo. Bisognerebbe su molti documenti, con
gesti calcolatorii delle dita, intrattenersi, inoltre gli archivi dischiudere delle genti pi antiche,
degli Egiziani, dei Caldei, dei Fenici;
[6] fare intervenire i loro connazionali, per opera dei quali la notizia stata somministrata:
un Manetone egiziano e un Beroso caldeo e, inoltre, Ieromo fenicio, re di Tiro; ed anche altri
che li seguirono, Tolomeo di Mendes eMenandro di Efeso e Demetrio Falereo e il
re Giuba e Apione e Tallo e il giudeo Giuseppe, che costoro approva o confuta, delle antichit
giudaiche rivendicatore indigeno.
[7] E savrebbero pure a confrontare i cronografi greci, e quello che avvenuto e quando, per
scoprire le concatenazioni dei tempi e, per mezzo di queste, le date storiche mettere in luce: si
dovrebbe peregrinare attraverso la storia e la letteratura mondiale. Tuttavia abbiamo gi
recato in certo modo una parte della dimostrazione, avendo accennato con quali mezzi la
dimostrazione si possa ottenere.
[8] Ma meglio differire, per non correre pericolo di esporre, per la fretta, meno di quanto si
dovrebbe, o di vagabondare troppo lontano per volerlo compiutamente esporre.
CAPO 20 -- Divinit della Scrittura Santa, provata in base allavverarsi delle
profezie in quella contenute.
[1] Io offro ora di pi in compenso di questa dilazione: la maest delle Scritture, se non la loro
antichit; le provo divine, se se ne pone in dubbio lantichit{. N codesto pi tardi o da altra
fonte apprenderlo occorre: davanti a noi sta quello che ce lo dimostrer, il mondo, la
generazione e il compiersi degli eventi. [2] Quanto si fa, era preannunziato, quanto si vede si
udiva: il fatto che le terre divorano le citt, che i mari involano le isole, che guerre esterne e
interne dilaniano, che i regni contro i regni cozzano, che la fame, la peste e tutte le calamit
locali e le mortalit spesso frequenti la devastazione recano, il fatto che gli umili il posto
prendono dei sublimi, i sublimi quello degli umili; [3] che la giustizia si fa rara, liniquit{
frequente, lamore per tutte le buone discipline sintorpidisce; il fatto che gli uffici pure delle
stagioni e le funzioni degli elementi sgarrano, che da fatti mostruosi e prodigi laspetto della
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 211

natura sconvolto: tutto ci stato scritto prevedendolo. Mentre lo subiamo, lo si legge;
mentre ne prendiamo conoscenza, ne abbiamo la prova. Testimonianza sufficiente, penso, di
carattere divino lavverarsi della profezia. [4] Da ci pertanto tra noi anche sicura diviene la
credenza dellavverarsi del futuro, ormai - chiaro - provato, in quanto predetto veniva insieme
con quei fatti che quotidianamente si verificano: le stesse voci risuonano, la stessa scrittura lo
annota, la stessa inspirazione lo pervade: uno solo il tempo per la profezia di predire il
futuro; [5] tra gli uomini, se mai, viene distinta, man mano che si avvera, mentre dal futuro il
presente, indi dal presente si separa il passato. Che torto abbiamo - domando a voi - se nel
futuro anche crediamo, noi che attraverso due gradi abbiamo gi imparato a credervi?
CAPO 21 -- In che la religione cristiana differisce dalla giudaica, con cui pure ha
tanto in comune: Cristo, il Verbo e Figlio di Dio, fattosi uomo per la nostra salvezza.
[1] Ma poich ho esposto che cotesta nostra setta - che i pi sanno essere alquanto recente,
come quella che del tempo di Tiberio (e noi anche lo ammettiamo) - su gli antichissimi
documenti dei Giudei si appoggia, forse la sua condizione potrebbe essere messa in discussione
con questo pretesto, che essa sotto lombra, per cos dire, di una religione quantaltra mai
insigne, certamente permessa, una parte di credenze sue proprie nasconde:
[2] o perch, a parte let{, n sul conto delle astinenze dal mangiare, n dei giorni solenni, n
dello stesso contrassegno del corpo, n della comunanza del nome abbiamo nulla che fare con i
Giudei, mentre tutto codesto dovrebbe in verit essere comune, se al servizio del medesimo Dio
fossimo.
[3] Oltre a ci il volgo ormai conosce Cristo come un uomo, quale i Giudei lo giudicarono; onde
pi facilmente qualcuno di un uomo adoratori ritenerci potrebbe. Sennonch n arrossiamo di
Cristo, quando, invece, essere accusati e condannati nel suo nome ci torna gradito; n sul
conto di Dio avere unopinione differente da quella dei Giudei pretendiamo. necessario
dunque che poche parole io dica di Cristo, come Dio.
[4] Sotto ogni rispetto i Giudei grazia godevano presso Dio, tra i quali una insigne giustizia
perdurava e la fede dei primi fondatori: onde tra essi la grandezza della razza fior e la potenza
del regno e tanto felice condizione, da essere preammoniti dalle voci di Dio, dalle quali erano
istruiti circa i mezzi per meritarsi il favore di Dio e per non offenderlo.
[5] Ma in quante colpe essi siano caduti, dalla fiducia nei loro padri gonfiati a sviarsi, in modo
empio dalla legge allontanandosi, anche se essi nol confessassero, la riuscita loro odierna lo
proverebbe. Dispersi, errabondi, dal suolo e dal cielo loro banditi, errando vanno per il mondo,
senza un uomo, senza Dio per loro capo; nemmeno a titolo di stranieri ad essi salutare
permesso, sia pure per un istante, la patria terra.
[6] Mentre a loro codeste sventure le sante voci preannunciavano, del pari tutte sempre
aggiungevano che verso lestremo scorcio dellet{ Dio da ogni gente e popolo e luogo ormai
degli adoratori si sceglierebbe molto pi fedeli, nei quali la sua grazia trasferirebbe in misura in
vero pi abbondante, per la loro capacit di accogliere una legge pi completa.
[7] Venne dunque Colui che era da Dio preannunciato che venuto sarebbe a rinnovare e
illustrare quella legge, quel Cristo, figlio di Dio. Dunque larbitro di questa grazia e maestro di
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 212

questa legge, illuminatore e guida del genere umano, come figlio di Dio era annunziato; in
verit non cos generato, da dover arrossire del nome di figlio o del seme del padre.
[8] Non sopport quale padre, tale divenutogli in seguito a un incesto compiuto su la sorella o
la fornicazione con la figlia o con una moglie altrui, un dio squamoso o cornuto o pennuto o,
come lamante di Danae, mutato in oro. Codeste sono prodezze del vostro Giove.
[9] Invece il Figlio di Dio non ha nessuna madre in seguito a un atto impudico: anche quella
che vediamo chEgli ha, non era sposata. Ma prima ne esporr la natura, e cos la qualit{ si
comprender del suo nascere.
[10] Gi ho esposto come Dio questo mondo universo con la parola, la ragione, la potenza sua
cre. Anche presso i vostri Sapienti consta che il Logos, vale a dire la parola e la ragione,
quale artefice appare delluniverso. Questo infatti Zenone stabilisce essere il creatore, che ogni
cosa form e dispose; e che esso si chiama anche fato e dio e anima di Giove e necessit di tutte
le cose. Questo concetto Cleante raccoglie nellidea di spirito, che afferma permeare luniverso.
[11] Noi pure alla parola e ragione e del pari virt, per cui abbiamo detto avere Dio creato ogni cosa,
attribuiamo una sostanza spirituale propria, in cui la parola quando pronunzia, cui assiste la ragione,
quando dispone, guida la virt, quando attua. Questa parola abbiamo compreso essere stata da Dio
proferita e, nel proferirla, generata; e perci Figlio di Dio e Dio essere stata chiamata per lunit{ della
sostanza. Ch anche Dio spirito.
[12] Or quando il raggio viene emesso dal sole, parte di un tutto; ma nel raggio ci sar il sole, ch al
sole appartiene il raggio, n la sostanza subisce una separazione, ma si estende. Cos da spirito spirito e
da Dio Dio, come lume acceso da lume. Integra rimane e senza perdite la materia matrice, sebbene pi
di una propaggine qualitativa tu di li tragga.
[13] Cos ci che partito da Dio Dio e Figlio di Dio e un Dio unico entrambi: secondo
nellordine, costitu numero per grado, non per condizione, e dalla matrice non si distacc, ma
eman.
[14] Orbene questo raggio di Dio, come per laddietro era sempre preannunziato, in una vergine
disceso e presa nel suo grembo forma di carne, nasce uomo unito a Dio. La carne, plasmata di
spirito, si nutre, cresce, parla, ammaestra, opera: Cristo. Accettate per ora questa leggenda
( simile alle vostre), mentre vi dimostro come Cristo si provi; e chi siano coloro che tra voi
hanno in precedenza leggende del genere, ostili a questa, somministrato, per distrugger di
questa la verit.
[15] Anche i Giudei sapevano che sarebbe nato Cristo, come quelli ai quali parlavano i profeti. E
invero anche ora la sua venuta aspettano; n v altro contrasto fra noi e loro pi grande di
questo, che essi non credono che Egli sia gi venuto. Infatti essendo state annunziate due sue
venute, una, che gi{ s verificata nellumilt{ della condizione umana, laltra, che alla chiusura
del mondo sovrasta, nella sublimit della divinit manifestantesi, non comprendendo la prima,
attendono la seconda, che, pi chiaramente predetta, hanno creduto unica.
[16] Che non comprendessero la prima (vi avrebbero creduto, se lavessero compresa, e la
salvezza avrebbero conseguito, se vi avessero creduto) fu delle loro colpe conseguenza. Essi
Biografia - lettere
Sant' Ignazio di Antiochia 213

leggono scritto codesto: che essi sono stati puniti nel senno, nellintelligenza, nel bene degli
occhi e delle orecchie.
[17] Colui, pertanto, che essi unicamente uomo, per la sua umilt, avevano presunto, ne segui
che essi lo stimassero un mago per la sua potenza: ch egli con la parola i demoni cacciava
dagli uomini, la vista ai ciechi riaccendeva, i lebbrosi purificava, i paralitici rinvigoriva, in fine
con la sola parola i morti alla vita restituiva, gli elementi stessi a servirlo costringeva, le
procelle arrestando, camminando sul mare, di essere dimostrando quel Verbo primordiale di
Dio, primogenito, da potenza e ragione accompagnato e dallo Spirito sorretto, quello stesso
che con la parola tutto creava e aveva creato.
[18] In presenza della sua dottrina, da cui venivano soprafatti, i maestri e i maggiorenti dei
Giudei si esasperavano al punto (tanto pi che unimmensa moltitudine piegava a lui), che alla
fine davanti a Ponzio Pilato lo trassero, il quale allora la Siria per parte dei Romani governava;
e con la violenza dei loro consensi gli estorsero che fosse loro consegnato per essere crocifisso.
Lo aveva predetto egli pure che cos avrebbero fatto: questo sarebbe poco, se predetto non lo
avessero precedentemente anche i profeti.
[19] E tuttavia, confitto in croce, molti prodigi, propri di quella morte, manifest. Ch lo spirito
emise da s con la parola, lufficio prevenendo del carnefice. Nello stesso istante il giorno,
mentre il sole a mezzo il suo giro segnava, fu sottratto. vero, la stimarono uneclisse coloro
che non seppero che codesto, anche, sul conto di Cristo era stato predetto. Con tutto
ci quellavvenimento mondiale registrato lo trovate nei vostri archivi.
[20] Allora i Giudei, calatolo e ripostolo in un sepolcro, di una forte guardia di soldati anche lo
circondarono, diligentemente custodendolo: affinch, avendo egli predetto che da morte il
terzo giorno sarebbe risorto, i discepoli, furtivamente il cadavere sottraendo, non deludessero i
loro sospetti.
[21] Ma ecco il terzo giorno improvvisamente la terra si scuote, la pietra pesante, che il
sepolcro chiudeva, viene rovesciata, la guardia per lo spavento si disperde; e senza che nessun
discepolo si mostrasse, nientaltro fu entro il sepolcro trovato che le spoglie di un sepolto.
[22] Con tutto ci i maggiorenti, cui a cuore stava divulgare la presenza di un delitto, e il
popolo, loro tributario e soggetto, distogliere dal credere, la voce sparsero che era stato dai
suoi discepoli sottratto. E invero nemmeno egli usc tra la moltitudine, affinch gli empi non si
liberassero dallerrore, e perch la fede, a un non piccolo premio destinata, costasse difficolt{.
[23] Ma con alcuni discepoli visse in Galilea, regione della Giudea, circa quaranta giorni, loro
insegnando quello che insegnare avrebbero essi dovuto. Quindi, dopo averli delegati allufficio
di predicare per il mondo, da una nube circonfuso, fu accolto in cielo, molto pi veracemente di
quanto tra voi i Proculi di Romolo affermare sogliono.
[24] Tutti questi avvenimenti riguardanti Cristo, Pilato, egli pure dentro di s cristiano, al
Cesare di allora, Tiberio, annunzi. Ma anche i Cesari avrebbero in Cristo creduto, se o i Cesari
non fossero necessari al mondo, o i Cesari essere anche cristiani avessero potuto.
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[25] Inoltre i discepoli, sparsisi per il mondo, in conformit del comando del maestro Dio,
obbedirono; e dopo aver molto sofferto essi pure per parte dei Giudei, che li perseguitavano, da
ultimo, a causa della crudelt di Nerone, per la fede nella Verit ben volentieri in Roma sangue
cristiano seminarono.
[26] Ma vi mostrer dei testimoni degni di Cristo proprio in coloro, che voi adorate. Gran cosa
se, per farvi credere ai Cristiani, mi valgo di quelli, per opera dei quali ai Cristiani non
credete. Per ora questa la cronologia della nostra instituzione, questa della setta lorigine e
del nome, che insieme col suo autore vi ho dichiarato.
[27] Nessuno pi ci diffami, nessuno ad altra cosa pensi, ch a nessuno mentire lecito sul
conto della propria religione. E invero col fatto che egli dice di adorare altro da quello che
adora, rinnega quello che adora; e ladorazione e il culto trasferisce in altro, e, in altro
trasferendolo, non adora pi quello che ha rinnegato.
[28] Lo diciamo e apertamente lo diciamo; e dilaniati e insanguinati a voi che ci torturate lo
gridiamo: adoriamo Dio per mezzo di Cristo. - Ritenetelo pure un uomo: per mezzo di Lui e in
Lui Dio essere conosciuto e adorato vuole.
[29] Per rispondere ai Giudei, affermo che essi pure ad adorare il Signore per mezzo di un
uomo appresero, Mos; per fronteggiare i Greci, dico che Orfeo nella Piena, Museo in
Atene, Melampo in Argo, Trofonio in Beozia gli uomini obligarono per mezzo di iniziazioni;
per guardare anche a voi, dominatori dei popoli, fu un uomo, Numa Pompilio, che i Romani
grav di penosissime superstizioni.
[30] Pu essere stato lecito anche a Cristo inventare una divinit, come sua propriet: non per
disporre a umanit uomini zotici e ancora barbari, sbalordendoli con una moltitudine di tanti
dei da doversi propiziare, come fece Numa; ma per illuminare con essa divinit e condurre alla
conoscenza della verit uomini ormai civilizzati e dalla stessa loro civilt ingannati. Cercate,
dunque, se codesta divinit di Cristo vera.
[31] Se tale che uno, conosciutala, si rinnova alla pratica del bene, ne segue che si palesi e
dichiari con ogni ragione falsa, anzi tutto, quella che, nascondendosi sotto nomi e immagini di
morti, per via di certi segni e miracoli e oracoli la credenza produce nella sua divinit.
CAPO 22 -- Origine, natura e attivit dei demoni.
[1] Appunto noi affermiamo esistere certe sostanze spirituali. Il nome non n nuovo: i filosofi
conoscono i demoni, ch Socrate stesso in attesa stava della volont di un demone. Come no?
dal momento che si dice che anche a lui un demone fin dalla fanciullezza si fosse messo ai
fianchi, per dissuaderlo, chiaro, dal bene.
[2] Tutti i poeti sanno che i demoni esistono; anche il volgo indotto entrare li fa sovente
nelluso delle maledizioni. E invero anche il nome di Satana, principe di questa mala genia, con
la voce stessa pronuncia dellesecrazione, come per una consapevolezza propria dellanima.
Quanto anche agli angeli, nemmeno Platone ne neg lesistenza. Luno e laltro nome perfino i
Maghi sono l ad attestarlo.
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Sant' Ignazio di Antiochia 215

[3] Ma come da certi angeli, per loro volont corrotti, la gente pi corrotta dei demoni sia
derivata, da Dio condannata insieme con gli autori della loro razza e con quel loro principe che
ho nominato, per ordine si conosce nella Scrittura santa.
[4] Per ora parlare baster{ intorno alla loro attivit{. Lattivit{ loro delluomo il
pervertimento: cos di quegli spiriti la perversit fin dai primordi sinizi, a rovina delluomo.
Pertanto ai corpi malattie invero arrecano e casi dolorosi; allanima, invece, turbamenti
repentini e straordinari, violentandola. Li soccorre, per arrivare alluna e allaltra sostanza
delluomo, la loro sottigliezza e tenuit.
[5] Molto lice a delle forze spirituali, talch, invisibili e impercettibili, piuttosto nei loro effetti
si rivelano, che nei loro atti: qualora i frutti o le biade non so quale vizio dellaria occulto
distrugga in fiore o uccida in germe o ferisca nel loro sbocciare; e qualora unaria viziata in
maniera inesplicabile dei suoi soffi pestilenziali li investa.
[6] Orbene con la medesima forma occulta di contagio, dei demoni-angeli linspirazione anche
le corruttele produce della mente, con furori e follie sconce o libidini crudeli accompagnate da
errori vari, dei quali il principale questo, con cui alle menti ingannate e soprafatte degli
uomini il culto raccomanda di codesti vostri dei, per procurare a s il pasto loro proprio, vale a
dire il profumo delle vittime e il sangue offerti ai simulacri e alle immagini.
[7] E quale pasto pi squisito v per essi, che la mente delluomo dal pensiero della vera divinit{
stornare con fallacie ingannatrici? Come codeste appunto riescano a compiere, esporr.
[8] Ogni spirito alato: codesta qualit possiedono gli angeli-demoni. Perci in un istante sono da per
tutto. Tutto il mondo per essi un luogo solo: quanto e dove si compia, con la stessa facilit sanno, con
cui lo annunziano. Questa velocit loro si ritiene divina, perch se ne ignora la natura. Cos talora
anche apparire vogliono autori di quanto annunziano.
[9] E indubbiamente autori sono di mali, talora: di beni, per, mai. Anche le disposizioni di Dio
colsero un tempo, quando i profeti le rivelarono al pubblico, e colgono ora, quando si leggono
ad alta voce. Cos di qui certi pronostici desumendo del tempo futuro, di emulare tentano la
divinit, mentre rubano la divinazione.
[10] Con quale abilit, poi, negli oracoli le ambiguit adattino agli eventi, lo sanno i Cresi, lo
sanno i Pirri. Del resto che si stava cuocendo una testuggine con carne di agnello, il Pitio lo
annunzi nel modo sopra detto: in un attimo era stato in Lidia. Hanno anche mezzo di
conoscere le condizioni del cielo, per via del loro abitare nellaria, del trovarsi in vicinanza degli
astri e in contatto con le nubi, cos da promettere piogge, di cui gi hanno sentore.
[11] vero, benefici anche sono nei riguardi delle cure delle malattie. Infatti in un primo tempo
danneggiano, poi, per ottenere il miracolo, rimedi strani o contrari prescrivono: dopo di che di
danneggiare cessano e che abbiano guarito si crede.
[12] Che dire, dunque, delle altre ingegnosit o anche capacit di questi spiriti fallaci? dei
fantasmi dei Castori, dellacqua recata entro uno staccio e della nave fatta avanzare con un
cinto e della barba fatta rossa col contatto, affinch delle pietre fossero credute numi e il Dio
vero non fosse cercato?
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CAPO 23 -- Demoni sono gli dei adorati dai Pagani, come confessano quegli
stessi dei, quando vi sono costretti dallo scongiuro dei Cristiani
[1] Inoltre, se anche i Maghi creano dei fantasmi e le anime dei defunti perfino disonorano, se
bimbi trucidano, per trarre la rivelazione di un responso, se con fallacie ingannatrici molti
miracoli si divertono a operare, se anche sogni inspirano, in loro assistenza avendo il Potere
degli angeli-demoni, una volta per tutte invitati, per opera dei quali capre e mense hanno per
costume di divinare: quanto pi quel potere per proprio conto e per proprio interesse non
dovrebbe con tutte le forze studiarsi di operare quello che al servizio mette di un interesse
altrui!
[2] Oppure, se gli angeli-demoni quello stesso operano che anche i vostri dei, dov in tal caso la
superiorit della divinit, che certamente credere si deve essere superiore ad ogni potere? Non sar
dunque pi conveniente presumere essere essi, i demoni, che si fanno dei, quando le medesime cose
operano che li fanno passare per dei, piuttosto che ritenere che gli dei pari siano agli angeli-demoni?
[3] Si fa distinzione e differenza, penso, fra i luoghi, di modo che nei templi ritenete dei quelli, che
altrove dei non chiamate; talch diversamente sembri fare il pazzo uno che le sacre torri trasvola, e
diversamente quello che i tetti dei vicini attraversa; e che unaltra potenza si riveli in colui che i genitali
o le braccia, e in colui che la gola si sega. Pari le conseguenze della pazzia furiosa, uno il genere
dellinstigazione.
[4] Ma basta con le parole. Dora in avanti dimostrazione proprio di fatti, con cui vi prover essere la
stessa la qualit di entrambi i nomi. Si mostri qui, proprio davanti ai vostri tribunali, uno che sotto
lazione di un demone essere risulti: allimposizione di parlare, fattagli da un cristiano qualsivoglia,
quello spirito veracemente confesser di essere un demone, come altrove falsamente confess di essere
un dio.
[5] Ugualmente si conduca innanzi uno di quelli che sono ritenuti subire linfluenza di un dio, di coloro
che, sopra le are alitando, la divinit aspirano dal profumo, coloro, che a furia di rutti guariscono, che
ansimando profetizzano.
[6] Codesta stessa vergine Celeste, di pioggia promettitrice, codesto stesso Esculapio,
di rimedii rivelatore, somministratore della vita a un Socordio, a un Tenatio, a
un Asclepiodoto, destinati a morire lindomani: se di essere demoni non confesseranno, a un
cristiano mentire non osando, l stesso il sangue di quel cristiano sfrontatissimo versate.
[7] Che di pi chiaro di un tale procedimento? Che di pi fedele di una tale prova? La verit
semplice nel mezzo, la sua virt lassiste: non sar{ permesso aver sospetti. Direte che codesto
per virt di magia avviene o per un imbroglio del genere, se i vostri occhi o le vostre orecchie ve
lo permetteranno.
[8] Ma che si pu obiettare contro ci che nella nuda sincerit{ si mostra? Se, daltra parte,
sono veramente dei, perch di essere demoni, mentendo, dicono? Forse per fare piacere a noi?
Allora senzaltro la vostra divinit{ ai Cristiani soggetta. Ma non da stimarsi divinit quella
che a un uomo soggetta e, ci che torna a disdoro, a un suo nemico.
[9] Se, daltra parte, sono vuoi demoni, vuoi angeli, perch altrove di agire in qualit{ di dei
rispondono? E invero, come quelli che sono ritenuti dei chiamarsi demoni non avrebbero
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Sant' Ignazio di Antiochia 217

voluto, se veramente fossero dei - chiaro, per non rimetterci della loro maest -, cos anche
questi, che positivamente conoscete essere demoni, altrove agire in qualit di dei non
oserebbero, se effettivamente degli dei esistessero, dei cui nomi abusano: avrebbero, infatti,
timore di abusare della maest di esseri a loro senza dubbio superiori, e tali da doversi
paventare.
[10] Cos non esiste affatto codesta divinit, che ritenete esistere; perch, se esistesse, n i
demoni confesserebbero di simularla, n gli dei la rinnegherebbero. Poich dunque luna e
laltra parte in una confessione si accordano, lesistenza negando degli dei, riconoscete che
esiste ununica genia, quella dei demoni, dalluna parte e dallaltra realmente.
[11] Ora cercate degli dei: ch quelli che tali avevate presunti, conoscete essere demoni.
Ugualmente per opera mia, per bocca dei medesimi dei vostri rivelanti, non solo non essere dei
essi e nemmeno nessun altro, ma anche codesto contemporaneamente verrete a conoscere, chi
sia veramente Dio, se quello e unico che i Cristiani confessano; e se creduto e adorato essere
debba cos, come la fede dispone e la disciplina dei Cristiani.
[12] Diranno in pari tempo anche chi sia quel Cristo con la sua leggenda: se un uomo di
condizione comune, se un mago, se dopo la morte dai discepoli sottratto al sepolcro; se ora
finalmente si trovi tra glinferi, se non piuttosto in cielo, destinato a venire di l{ tra il
sommovimento di tutto luniverso, tra lorrore del mondo, tra il pianto universale, non per dei
Cristiani; quale possanza di Dio e spirito di Dio e parola e sapienza e ragione e figlio di Dio.
[13] Si provino a ridere anchessi con voi di tutto quanto ridete voi; si provino a negare che
Cristo ogni anima restituita dallinizio dei tempi al corpo giudicher{; si provino a dire davanti
a questo tribunale se per avventura codesto ufficio Minosse e Radamanto hanno sortito,
secondo la concorde opinione di Platone e dei poeti.
[14] Si provino almeno a respingere il marchio della loro vergognosa condanna; neghino di
essere spiriti immondi, cosa che anche dalle loro pasture si sarebbe dovuta comprendere, dal
sangue e dal fumo e dai puzzolenti roghi degli animali e dalle lingue impurissime degli stessi
vati; neghino di essere stati per la loro malizia in precedenza condannati per il giorno
medesimo del giudizio con tutti i loro adoratori e le loro operazioni.
[15] Sennonch tutto codesto dominio e potest nostra su di loro la sua forza trae dal
pronunciare il nome di Cristo e dal ricordare quello che secondo il volere di Cristo loro da parte
di Dio sovrasta e attende. Cristo temendo in Dio e Dio in Cristo, ai servi di Dio e di Cristo si
assoggettano.
[16] Cos per il solo contatto e soffio nostro, dalla vista afferrati e dalla rappresentazione di
quel fuoco, al nostro comando anche si allontanano dai corpi, di malavoglia e dolenti e
vergognosi per la vostra presenza. Credete loro, quando sul proprio conto il vero parlano, voi
che loro credete quando mentiscono.
[17] Nessuno a proprio disdoro mentisce; s bene, invece, per averne onore. Pi manifesta la
credibilit in coloro che a proprio danno confessano, che in coloro che a proprio vantaggio
negano.
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Sant' Ignazio di Antiochia 218

[18] In fine codeste testimonianze dei vostri dei sogliono creare dei Cristiani; il pi spesso
credendo ad essi, crediamo in Cristo Signore. Essi la fede accendono nelle nostre Scritture, essi
la fiducia in quello che speriamo costruiscono.
[19] Voi li onorate a quanto mi consta, anche col sangue dei Cristiani. Non vorrebbero, dunque,
perdere voi tanto utili, tanto servizievoli verso di essi - non fosse altro, per non essere un
giorno messi in fuga da voi divenuti Cristiani -, se ad essi, davanti a un Cristiano che vuole
provare a voi la verit, mentire fosse lecito.
CAPO 24 -- Non dunque meritano i Cristiani di essere accusati di lesa religione per
non adorare dei demoni. Inoltre ingiusto negare ai Cristiani quella libert
religiosa, che concessa a tutti i popoli.
[1] Tutta codesta confessione di quei demoni, con cui di essere dei negano e con cui rispondono
non esservi altro dio tranne quellunico, cui noi serviamo, sufficientemente idonea a
respingere laccusa di lesa religione, specialmente romana. E invero, se non esistono per certo
dei, nemmeno esiste per certo una religione; se una religione non esiste, perch non esistono
dei, per certo nemmeno noi, per certo, rei siamo di lesa religione.
[2] Per contro, invece, su di voi la rampogna rimbalzer, che, di culto la menzogna onorando, e
la vera religione del vero Dio non solo trascurando, ma per di pi impugnando, commettete
contro la verit un delitto di vera irreligiosit.
[3] Orbene, ammesso che risultasse essere quelli dei, non concederete, in base allopinione
comune, esservi un dio pi alto e potente, come dire un dio principe delluniverso, di assoluta
maest{? E invero cos anche molti la divinit{ stabiliscono, da volere che limpero e la
dominazione somma presso uno solo si trovi, e i suoi uffici presso molti. Cos Platone un Giove
grande nel cielo descrive, da un esercito accompagnato di dei, e, in pari tempo, di demoni:
[4] doversi perci venerare del pari anche i suoi procuratori e prefetti e governatori. E tuttavia
qual colpa commette chi lopera sua, in cui spera, indirizza a guadagnarsi piuttosto il favore
del Cesare, e lappellativo di dio, come quello di imperatore, ad altri non attribuisce che a chi
tiene il primo posto, giudicandosi delitto capitale altri, tranne Cesare, chiamare tale e
obbedirgli come tale?
[5] Uno onori Dio, un altro Giove; uno le mani supplici verso il cielo tenda, altri verso lara
della Fede; uno, se credete, conti, pregando, le nuvole, un altro le travi del soffitto; uno al
proprio Dio voti lanima propria, altri quella di un caprone.
[6] Badate, infatti, che non concorra anche questo al delitto di irreligiosit, togliere la libert di
religione e la scelta interdire della divinit, cos che non mi sia permesso onorare chi voglio,
ma sia costretto a onorare chi non voglio. Nessuno vorr essere onorato da chi non vuole farlo,
nemmeno un uomo.
[7] E per vero agli Egiziani data la facolt di praticare una cos vana superstizione, col
divinizzare uccelli e bestie e condannare nel capo chi qualcuno di questi dei abbia ucciso.
Inoltre ogni provincia e citt ha un suo dio, come la Siria Astarte, lArabia Dusare, il
Norico Beleno, lAfrica Celeste, la Mauritania i suoi principi.
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Sant' Ignazio di Antiochia 219

[8] Ho nominato, credo, province romane, n tuttavia sono romani i loro dei; ch non sono in
Roma onorati pi che non siano quelli, che anche attraverso lItalia stessa hanno il loro
riconoscimento per un culto municipale:Deluentino fra quei di Cassino, Visidiano fra quei
di Narni, Ancaria fra quelli di Ascoli, Norzia fra quelli di Volsinio, Valenzia fra quelli
di Ocricoli, Ostia fra quelli di Sutri, tra i Falisci Giunone, che in onore del padre Curisanche ne
prese lappellativo.
[9] Invece a noi soli di professare impedito una religione propria. Offendiamo i Romani e non
siamo ritenuti Romani, noi che una divinit non propria dei Romani onoriamo.
[10] Per fortuna che c un Dio di tutti, a cui tutti, si voglia o non si voglia, apparteniamo. Ma
tra voi onorare di culto lecito qualunque cosa, tranne il Dio vero: quasi che questo non sia
piuttosto il Dio di tutti, a cui tutti apparteniamo.
CAPO 25 -- Non allopera degli dei debitrice Roma della sua grandezza, ch lorigine
di quelli posteriore alla origine di Roma. La quale, inoltre, distrusse le citt, dove
vigeva il culto di quelli.
[1] Ma abbastanza prove della falsa e della vera divinit sembrami avere addotto, dimostrando come le
prove non solo su ragionamenti si fondino, n solo su argomenti, ma anche su testimonianze di quelli
stessi, che ritenete dei; talch di ritornare non c bisogno pi sopra questa questione.
[2] Ma poich interviene la menzione particolarmente della gente romana, non tralascer la
discussione provocata dalla presunzione di coloro, che affermano i Romani per merito della loro
religiosit diligentissima essere tanto in alto saliti, da occupare il mondo; ed essere tanto vero che gli
dei esistono, che pi degli altri prosperano coloro, che pi degli altri sono verso di essi riguardosi.
[3] Gi: codesta ricompensa stata alla gente romana per gratitudine pagata dagli dei romani!
stato Sterculo e Mutuno e Larentina ad estendere lImpero! Ch non vorrei credere che degli
dei forestieri abbiano voluto che codesto a una gente straniera capitasse, piuttosto che alla
propria; e che il patrio suolo, in cui sono nati, cresciuti, nobilitati e sepolti abbiano ceduto a
gente doltremare.
[4] Se la veda Cibele, se alla citt romana si affezionata, in ricordo della gente troiana, da
essa protetta contro le armi degli Achei, in quanto, si capisce, del suo paese: voglio dire, se
provvide a passare dalla parte dei vendicatori, cui sapeva che avrebbero la Grecia soggiogato,
debellatrice della Frigia.
[5] Essa, dunque, trasportata nellurbe, una grande prova della sua maest{ anche ai nostri
giorni rivel: quando, essendo stato Marco Aurelio strappato allo Stato a Sirmio il 17
marzo, quellarchigallo veneratissimo il 24 dello stesso mese, in cui di sangue impuro faceva
libagioni, incidendosi anche le braccia, i soliti ordini di pregare ugualmente diede per la salute
dellimperatore Marco, gi{ morto.
[6] O messi tardi, o dispacci sonnolenti, per cui colpa Cibele la morte dellimperatore prima
non conobbe, per impedire che i Cristiani di una tale dea ridessero!
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Sant' Ignazio di Antiochia 220

[7] Ma nemmeno Giove avrebbe dovuto senzaltro permettere che la sua Creta dei fasci romani
il colpo subisse, dimenticando quellantro dellIda e i bronzi dei Coribanti e quel dolcissimo
odore col della sua nutrice! Non avrebbe egli dovuto preferire quel suo sepolcro a tutto il
Campidoglio, affinch sul mondo quella terra piuttosto dominasse, che le ceneri coperse di
Giove?
[8] Avrebbe mai potuto Giunone volere che distrutta fosse la citt punica, da lei amata e
preposta a Samo, proprio dal popolo degli Eneadi?. Che io sappia, L{ erano le sue armi. L{ il
suo cocchio: che qui limpero fosse sopra le genti, Se i fati lo permettessero, gi{ fin dallora essa
tendeva e si sforzava . Quella povera sposa e sorella di Giove forza non ebbe contro i destini.
vero: Giove stesso sottost al fato. -
[9] Ma tuttavia i Romani non attribuirono ai fati, che loro consegnarono Cartagine contro la
decisione e i desideri di Giunone, tanto onore, quanto a quella prostitutissima meretrice
di Larentina.
[10] sicuro che parecchi dei vostri dei furono re. Orbene, se il potere possiedono di conferire un regno,
quando regnarono essi, da chi quel beneficio ricevettero? Chi Saturno e Giove avevano venerato?
Uno Sterculo, penso. Sennonch questa divinit, insieme con le relative formule di preghiere, venne in
Roma pi tardi.
[11] Ma anche se alcuni non furono re, tuttavia erano sotto il regno di altri non ancora loro
adoratori, dapoich non ancora dei erano essi ritenuti. Dunque ad altri si appartiene concedere il regno,
giacch molto prima si regnava che di questi dei si scolpissero le immagini.
[12] Ma quanto vano non mai la grandezza della gente romana attribuire al merito della religiosit,
dal momento che dopo la costituzione dellimpero - o meglio tuttora del regno - si svilupp la religione!
Infatti, sebbene da Numa la mania delle pratiche superstiziose sia stata concepita, tuttavia il culto tra i
Romani non ancora di simulacri o di templi risultava.
[13] Religione frugale e riti poveri e nessun Campidoglio dagli edifici in gara di toccare il cielo;
ma altari casuali, fatti di zolle, e vasi ancora di Samo e un fumo sottile: in nessun luogo la
persona stessa del dio. Non ancora infatti a quel tempo ingegni di Grecia e di Toscana avevano
lurbe inondata con la fabrica di loro simulacri. Perci i Romani non furono religiosi prima che
grandi; perci non per questo grandi, perch religiosi.
[14] Anzi come mai grandi per la loro religiosit essi, cui per la loro irreligiosit deriv la
grandezza? Se non minganno, infatti, ogni regno o impero con le guerre si conquista e con le
vittorie si estende. Daltra parte guerre e vittorie di citt prese e abbattute per lo pi risultano.
Codesta faccenda senza offesa degli dei non torna: le stesse le distruzioni di mura e di templi,
pari di cittadini e di sacerdoti le stragi, e non dissimili delle ricchezze sacre e profane le rapine.
[15] Pertanto tanti i sacrilegi dei Romani, quanti i trofei; tanti i trionfi sopra gli dei, quanti
sopra i popoli; tante le prede, quanti i simulacri, che tuttora rimangono, degli dei tratti in
prigionia.
[16] Orbene, tollerano di essere dai loro nemici adorati, anzi un impero senza termine
concedono a coloro, di cui le offese, pi che le adulazioni, avrebbero dovuto rimunerare? Vero
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Sant' Ignazio di Antiochia 221

che esseri, i quali nulla sentono, altrettanto impunemente offendere si lasciano, quanto
inutilmente adorare.
[17] Certo non si pu convenientemente prestar fede che appaiano essere per merito di loro
religiosit cresciuti coloro, che, come abbiamo esposto, offendendo la religione crebbero o
crescendo la offesero. Anche quei popoli, i cui regni nel complesso dellimpero romano
confluirono, quando questi regni perdettero, senza instituzioni religiose non erano.
CAPO 26 -- Chi i regni dispensa Dio, che fu prima di tutti i tempi e alla
cui volontd tutto sottoposto.
[1] Vedete dunque se i regni non dispensi Colui, a cui si appartiene anche il mondo, sul quale
regna, e luomo stesso, che regna; se non abbia nei tempi le successioni delle dominazioni
ordinato nel mondo Colui, che prima di ogni tempo fu, e il mondo, quale corpo fatto di tempi,
cre; se non sia Colui, che le citt inalza o deprime, sotto il quale si trov un tempo, senza
citt, il genere umano.
[2] Perch vivete nellerrore? La Roma delle selve prima viene di alcuni suoi dei; prima regn
che costruisse tanta ampiezza di Campidoglio. Avevano i Babilonesi regnato prima che ci
fossero i pontefici, e i Medi prima che ci fossero i quindecemviri; e gli Egiziani, prima che ci
fossero i Salii, e gli Assiri, prima che ci fossero i Luperci, e le Amazoni, prima che ci fossero le
vergini Vestali.
[3] In fine, se sono le religioni romane che dnno i regni, mai per laddietro non avrebbe
regnato la Giudea, di codeste divinit comuni sprezzatrice; la Giudea, il cui Dio, anche, di
vittime e il tempio di doni e il popolo di patti voi Romani avete per qualche tempo onorato: su
la quale mai dominato non avreste, se, da ultimo, colpevole davanti a Dio resa non si fosse,
mettendosi contro Cristo.
CAPO 27 -- I Cristiani potrebbero fingere di prestarsi ai riti pagani. Non lo fanno
perch non vogliono rinnegare nemmeno apparentemente la loro fede; e
sacrificandosi per essa riportano sul potere demoniaco la vittoria pi splendida.
[1] Ma basti codesto contro laccusa intentataci di lesa divinit{, per difenderci dalla parvenza di
offendere una divinit, che abbiamo dimostrato non esistere. Perci invitati a sacrificare, ci
rifiutiamo per serbar fede alla nostra coscienza, in base alla quale con sicurezza sappiamo a
chi codesti servizi arrivino sotto le immagini esposte e sotto nomi di uomini deificati.
[2] Ma alcuni reputano pazzia il fatto che, potendo per il momento sacrificare e andarcene
illesi, il nostro proposito nellanimo conservando, lostinazione preferiamo alla salvezza.
[3] Voi, chiaro, un consiglio ci date, con cui illudervi; ma noi conosciamo onde codesti inviti
provengano, chi tutto codesto diriga: e come, ora con lastuzia del persuadere, ora con la
durezza dellincrudelire, lavori per abbattere la nostra costanza.
[4] chiaro: quello spirito di costituzione demoniaca e, a un tempo, angelica, che, divenuto
nostro nemico per la sua rivolta, e invidioso per la grazia di Dio a noi concessa, contro di noi
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lotta servendosi delle vostre menti, con occulta inspirazione regolandole e subornandole ad
ogni perversit di giudizio e iniquit di sevizie, come da principio abbiamo premesso.
[5] E invero, sebbene sia a noi sottoposta totalmente la potenza dei demoni, voglio dire di tali
spiriti, tuttavia, come servi tristi, talvolta alla paura mescono la ribellione e di offendere
bramano quelli, che in altri momenti temono. Ch anche la paura inspira lodio.
[6] Senza dire che la loro condizione disperata, in seguito alla condanna in precedenza
pronunciata, considera un conforto quello di trarre frattanto un profitto maligno dallindugio
del castigo. E tuttavia, messi alle strette, soggiogare si lasciano e soggiacciono alla loro
condizione: e quelli, che da lontano combattono, da vicino supplicano.
[7] Pertanto, quando a mo di quello che negli ergastoli ribellantisi avviene o nelle carceri o
nelle miniere o in stati di schiavit penale del genere, irrompono contro di noi, in cui potere si
trovano, pur sicuri di essere impari e perci maggiormente disperati, di mala voglia resistiamo
loro come uguali, e per forza lottiamo persistendo in quello che essi attaccano; ma di essi mai
maggiormente trionfiamo, come quando per la nostra fermezza nella fede veniamo
condannati.
CAPO 28 -- Il culto prestato per costrizione, quale si esige dai Cristiani, un
non senso.
[1] Ma poich sembrerebbe facilmente ingiusto che uomini liberi venissero costretti a
sacrificare contro lor voglia - ch anche in altri casi si prescrive un animo volonteroso per
compiere un rito divino: certo sarebbe ritenuto sciocco, se uno costringesse un altro a onorare
quegli dei, che il dovere avrebbe di placare spontaneamente nel proprio interesse; se non vuole,
com naturale, sentirsi dire in nome della libert{: Non voglio che Giove mi sia propizio; tu chi
sei? Giano mi si rivolga, adirato, con la faccia che vuole: che hai tu da fare con me? -, certo
che per influsso dei medesimi spiriti voi siete indotti a costringerci a sacrificare per la salute
dellimperatore; ed stata a voi imposta la necessit{ di costringerci, come a noi lobligo di
affrontare la prova.
[2] Eccoci dunque alla seconda imputazione arrivati, quella di offendere una maest pi
augusta, dacch con maggiore paura e pi astuto timore rispettosi vi mostrate verso Cesare,
che verso Giove stesso dellOlimpo. E giustamente, se siete in grado di capire. Chi, infatti,
qualsiasi fra i vivi, non a un morto preferibile?
[3] Ma voi nemmeno questo in seguito a un ragionamento fate: s, piuttosto, per un riguardo a
un potere di efficacia immediata. Cos anche in questo vi fate cogliere irreligiosi verso i vostri
dei, dal momento che un timore maggiore a un padrone umano dedicate. In somma tra voi pi
facilmente per tutti quanti gli dei si spergiura, che per il solo Genio di Cesare.
CAPO 29 -- Gli dei non sono in grado di proteggere limperatore. Sono essi,
invece, e il loro culto alle dipendenze dellimperatore.
[1] Risulti, dunque, prima, se questi dei, cui si fa sacrificio, di largire siano in grado la salute
allimperatore o a qualsiasi uomo; e poi sotto accusa metteteci di lesa maest{; se vuoi angeli,
vuoi demoni, sostanze spirituali pessime, un qualche beneficio operano; se degli esseri perduti
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conservano, se degli esseri dannati liberano, se, in fine, per quanto siete consci, dei morti
proteggono dei vivi.
[2] E invero non v dubbio che le loro statue e immagini e templi anzi tutto gli dei
proteggerebbero, la cui incolumit, penso, garantiscono invece i soldati di Cesare con le loro
guardie. Se non erro, poi, quegli stessi materiali dalle miniere di Cesare provengono, e i templi
per volont di Cesare interamente sussistono.
[3] In fine molti dei Cesare adirato ebbero: fa al mio proposito anche se lhanno favorevole,
quando usa ad essi qualche liberalit o privilegio. Cos coloro che in potere sono di Cesare, al
quale anche interamente appartengono, come avranno la salute di Cesare in loro potere, cos
da apparire di poterla garantire, mentre, invece, essi pi facilmente da Cesare la ottengono?
[4] Per questo, dunque, noi verso la maest{ deglimperatori colpevoli ci rendiamo, perch non li
mettiamo al di sotto delle cose loro, perch non ci prendiamo gioco dellobligo di pensare alla
loro salute, che non crediamo si trovi in mani saldate col piombo?
[5] Voi, invece, irreligiosi siete, che quella salute cercate dove non , domandate a chi darla non
la pu, da parte lasciando Colui, in cui potere quella si trova: e per di pi coloro perseguitate,
che la sanno domandare, che in grado sono anche dimpetrarla, mentre sanno domandarla.
CAPO 30 -- I Cristiani soli pregano davvero per la salute dellimperatore, in quanto lo
collocano al di sotto di Dio, e Dio pregano nel modo come va pregato.
[1] Noi, infatti, per la salute degli imperatori il Dio eterno invochiamo, il Dio vero, il Dio vivo che anche
gli imperatori stessi a s propizio preferiscono piuttosto che tutti gli altri dei. Sanno essi chi limpero ha
dato loro; sanno, in quanto uomini, chi loro ha dato anche la vita; sentono che esso il solo Dio, nella
cui potest, soltanto, essi si trovano, a partire dal quale sono essi secondi, dopo il quale primi: davanti a
tutti e sopra tutti gli dei. E come no? dal momento che sono sopra tutti gli uomini, i quali in verit
vivono e sono sopra i morti.
[2] Ripensano fino a che punto le forze valgano del loro impero, e cos comprendono Dio; per opera di
Colui conoscono essi di valere, contro il quale valere essi non possono. O in somma, si provi
limperatore a debellare il cielo, a condurre nel suo trionfo prigioniero il cielo, a mandare sue guardie al
cielo, a imporre tributi al cielo: non pu.
[3] Perci egli grande, perch al cielo sottost; a Colui infatti appartiene egli, a cui il cielo e ogni
creatura appartiene. Da Colui egli imperatore, onde anche uomo, prima che imperatore; di l a lui il
potere, onde anche la vita.
[4] Col alzando gli occhi noi Cristiani, con le mani distese, perch innocenti, col capo nudo, perch
senza rossore, in fine senza suggeritore, perch preghiamo di cuore, a pregare ci troviamo sempre per
tutti gli imperatori vita ad essi lunga, impero tranquillo, casa sicura, eserciti forti, senato fedele, popolo
onesto, mondo tranquillo: tutto quanto nei voti rientra di un uomo e di un Cesare.
[5] Codesto pregarlo non posso da un altro, se non da chi so di poterlo ottenere: poich egli Colui che
solo concede, ed io sono colui, cui spetta lottenere, il suo servo, che solo lo rispetto, che per la sua
disciplina mi faccio uccidere, che unostia opima gli offro e di maggior valore, quella che egli ordin,
vale a dire unorazione uscente da carne pudica, da anima innocente, da spirito santo;
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Sant' Ignazio di Antiochia 224

[6] non grani dincenso del valore di un asse, lacrime di una pianta arabica, n due gocce di vino, n
sangue di bove avariato, bramoso di morire, e, dopo tutte le sozzure, anche una coscienza sporca:
talch, quando tra voi da sacerdoti viziosissimi le vittime si esaminano per lapprovazione, mi
meraviglio come mai i precordi delle vittime si esaminino, piuttosto che quelli degli stessi sacrificanti.
[7] Cos, dunque, con le mani verso Dio distese, ci lacerino le unghie, ci sospendano le croci, ci
lambiscano le fiamme, ci tronchino le gole le spade, ci balzino sopra le belve: ad ogni supplizio pronto
latteggiamento stesso del Cristiano orante. Fatelo pure, o buoni governatori, strappate unanima
intesa a supplicare Dio per limperatore. Il crimine sar{ l{, dov la verit{ e la devozione a Dio!
CAPO 31 -- I Cristiani Pregano, come nhanno lobligo, per la salute
deglimperatori.
[1] Ma, si dice, ora noi abbiamo adulato limperatore e mentito nei voti che abbiamo espresso, chiaro,
per sfuggire alla violenza. - Ci giova assai questo inganno! Difatti di provare ci consentite ogni nostra
asserzione! Or dunque, tu che hai creduto che noi della salute dei Cesari non ci si curi punto, da
unocchiata alle parole di Dio, alle nostre Scritture, che n noi nascondiamo e molti casi in mano di
estranei fanno giungere.
[2] Apprendete da queste che a noi, per sovrabbondanza di bont, stato ordinato di pregare Dio anche
per i nostri nemici e implorare benefici per i nostri persecutori. Or quali pi nemici e persecutori dei
Cristiani di coloro, la cui maest veniamo accusati di violare?
[3] Ma anche si fanno con chiarezza i nomi: pregate - detto - per i re e i principi e i potenti
affinch tutto sia per voi tranquillo. E invero, quando lImpero delle scosse subisce, anche le
altre membra dellImpero tutte vengono scosse, e indubbiamente noi pure, sebbene fuori dei
turbamenti, ci troviamo ad aver qualche parte nella disgrazia.
CAPO 32 -- Anche per unaltra ragione noi preghiamo per la salute deglimperatori:
perch Iddio prolunghi la durata del loro impero, differendo la fine del mondo. Non
giuriamo per il loro Genio, perch i Geni sono dei demoni.
[1] Ma c per noi anche unaltra necessit{ maggiore di pregare per glimperatori, anzi per la
stabilit{ di tutto lImpero e per la potenza romana, noi che sappiamo che col prolungamento
dellImpero romano viene ritardata la pi grande catastrofe che stia sopra tutto il mondo, anzi
la fine stessa del mondo minacciante orrende sofferenze. Pertanto noi non vogliamo farne
lesperienza: e mentre che questa fine sia differita preghiamo, alla durata del romano Impero
gioviamo.
[2] Ma giuriamo anche, se non per il Genio dei Cesari, per la loro salute, che pi augusta di
tutti i Geni. Non sapete che i Geni si chiamano demoni e, con diminutivo di qui
derivato, demonii? Noi negli imperatori il giudizio di Dio rispettiamo, che li ha messi a capo
delle genti.
[3] Noi sappiamo che in essi c quello che Dio ha voluto: per cui noi salvo vogliamo quello che
Dio ha voluto e in conto lo teniano di un grande giuramento. Del resto i demoni, vale a dire i
Geni, noi sogliamo scongiurarli, per cacciarli dagli uomini, non giurare sul loro nome, per
conferire loro lonore dovuto alla divinit{.
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CAPO 33 -- La maniera pi efficace per ottenere la protezione di Dio su
limperatore, di collocarlo al suo giusto posto: il primo ma dopo Dio.
[1] Ma perch a parlare mi dilungo io pi a lungo della religione e della piet dei Cristiani verso
limperatore, che necessariamente rispettiamo come colui che il Signor nostro ha eletto, talch
dire giustamente potrei: Cesare maggiormente nostro, perch dal Dio nostro costituito?.
[2] Perci, come mio, maggiormente per la sua salute io mi adopero, non solo perch a colui la
domando che la pu accordare, o perch io, che gliela domando, tale sono da poterla
impetrare: ma anche perch la maest di Cesare al di sotto di quella di Dio riducendo, pi
efficacemente lo raccomando a Dio, a cui solo lo sottometto. Lo sottometto, infatti, a uno, a
cui non lo uguaglio.
[3] Ch io non chiamer Dio limperatore, sia perch mentire non so, sia perch ridere di lui non oso, sia
perch nemmeno lui essere chiamato dio vorr{. Se un uomo, nellinteresse delluomo cedere a Dio, di
essere chiamato imperatore si tenga contento: grande anche questo nome, che da Dio viene concesso.
Nega che egli sia imperatore chi lo dice dio: se non uomo, non imperatore.
[4] Che egli un uomo, ricordato gli viene anche quando trionfa su quel cocchio altissimo. Gli si ripete,
infatti, da tergo: Guarda dietro a te. Ricordati che sei un uomo. E in verit a codesto modo egli gode
maggiormente di risplendere di tanta gloria, da rendere necessario che gli si ricordi la sua condizione.
Sarebbe egli minore, se in quelloccasione fosse chiamato dio, perch tale secondo verit{ non sarebbe
chiamato. Pi grande chi a non reputarsi un dio viene richiamato.
CAPO 34 -- Pi conforme a verit, pi onorevole, pi gradito torna
allimperatore non chiamarlo dio.
[1] Augusto, il fondatore dellimpero, nemmeno essere chiamato signore voleva. Anche questo, infatti,
un appellativo di Dio. Certo signore chiamer limperatore, ma secondo luso comune, ma quando a
chiamarlo signore non sono costretto al posto di Dio. Del resto io sono per lui un libero: ch signore
mio uno solo, Dio onnipotente ed eterno, il medesimo che di lui.
[2] Chi padre della patria, come n signore? Ma anche pi gradito torna lappellativo dedotto
dallaffetto, che dal potere. Anche i capi di famiglia padri si chiamano, piuttosto che signori: tanto
lontano limperatore dal doversi chiamare Dio, cosa che non potrebbe essere creduta, trattandosi di
unadulazione, non solo turpissima, ma anche dannosa.
[3] Gli come se, avendo un imperatore, con questo nome tu chiamassi un altro: non
incorrerai in una gravissima e imperdonabile offesa verso colui, che come tale avesti, motivo di
timore anche per colui, che con tal nome chiamasti? Sii religioso verso Dio, tu che propizio lo
vuoi verso limperatore. Cessa di credere dio un altro; e perci anche di chiamar dio costui, che
di Dio ha bisogno.
[4] Se un adulatore di tal genere non arrossisce per la sua menzogna, chiamando dio un uomo,
tema almeno del cattivo augurio. Espressione di cattivo augurio chiamare dio Cesare prima
dellapoteosi.
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CAPO 35 -- Alle solennit in onore dei Cesari non prendono parte i Cristiani, perch si
svolgono in forma scostumata e immorale. Del resto assai discutibile la sincerit e
la fedelt di coloro che vi prendono parte.
[1] Dunque per questo sono i Cristiani nemici pubblici, perch nonori vani, n menzogneri, n
sconsiderati aglimperatori dedicano; perch uomini di una religione vera, anche le solennit{ di
quelli con omaggio interiore celebrano piuttosto che con la sfrenatezza.
[2] Grande omaggio, si capisce, trarre in pubblico fornelli e divani, banchettare per quartieri,
trasfigurare la citt{ dandole laspetto di unosteria, far rapprendere il fango col vino,
scorrazzare in bande per abbandonarsi alle ingiurie, alla sfrontatezza, ai divertimenti
libidinosi. Cos la publica gioia col disonore pubblico si esprime? Ai giorni solenni dei principi
si conviene quello che agli altri giorni non si conviene?
[3] Quelli che la disciplina per riguardo a Cesare osservano, per causa di Cesare la violeranno?
E la licenza del mal costume sar{ piet{? E loccasione di abbandonarsi alla lussuria si reputer
religione?
[4] O noi meritamente degni di condanna! Perch infatti i voti e le dimostrazioni di allegrezza
riguardanti i Cesari, casti e sobrii e probi compiamo? Perch in un giorno di allegrezza gli usci
con allori non adombriamo, n il giorno con lampade superiamo? cosa onorevole, quando
una solennit publica lo esige, la tua casa rivestire del sembiante di un nuovo lupanare?.
[5] Tuttavia anche nel campo di questa religione riguardante la seconda maest, a proposito
della quale di un secondo sacrilegio accusati veniamo noi Cristiani, perch insieme con voi le
solennit dei Cesari non celebriamo in un modo che n la modestia n la verecondia n la
pudicizia permettono di celebrare, alla cui celebrazione vi induce loccasione di abbandonarvi
alle volutt, pi che un giusto motivo: anche, dico, in questo campo provare vorrei la vostra
sincerit e verit, se alle volte anche costi non si facciano cogliere come peggiori dei Cristiani
coloro, che non vogliono che noi siamo ritenuti Romani, ma nemici dei principi romani.
[6] Chiamo in causa proprio i Quiriti, proprio la plebe indigena dei sette colli, e domando se vi
un Cesare, cui quella loro lingua romana risparmi. N testimonio il Tevere e la scuola
dei bestiarii.
[7] Certo se la natura i petti di una qualche materia diafana ricoperto avesse, in modo da
lasciar trasparire linterno, si troverebbe egli un uomo, i cui precordi non presentassero
scolpita la scena di un sempre nuovo Cesare, nellatto di procedere alla distribuzione
del congiario, anche proprio in quellora in cui acclamano: A te gli anni accresca, dai nostri
togliendoli, Giove?. Queste parole il Cristiano pronunciare non sa, al modo stesso che non sa il
desiderio esprimere di un nuovo Cesare.
[8] Ma si tratta del volgo - dici. - Si, del volgo, tuttavia di Romani: n pi accaniti accusatori
dei Cristiani vi sono del volgo. Certo gli altri ordini, data la loro posizione elevata, sono
religiosi sinceramente: nessun soffio di ostilit dalla parte proprio del senato, dei cavalieri, del
campo, del palazzo stesso!
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[9] Onde i Cassii e i Negri e gli Albini? Onde coloro che fra i due laureti assediano Cesare?.
Onde coloro che nellarte della palestra si esercitano, comprimendogli la gola?. Onde coloro
che armati nel palazzo irrompono pi audaci di tanti Sigerii e Partenii?. Provengono dai
Romani, se non minganno, vale a dire, dai non cristiani.
[10] Che anzi costoro tutti, mentre la loro empiet era presso a prorompere, il rito sacro
celebravano per la salute dellimperatore, e per il suo Genio giuravano, altri palesemente, ben
altri dentro di s; e naturalmente ai Cristiani il nome davano di nemici pubblici.
[11] Ma anche coloro che ora, tutti i giorni, complici o fautori si scoprono di partiti scelerati -
raccolta di grappoli superstiti di una vendemmia di parricidi - di che freschissimi e ramosissimi
allori gli usci adornavano, di che altissime e lucentissime lampade i vestiboli annuvolavano,
con che elegantissimi e sontuosissimi divani lo spazio del foro si dividevano, non per celebrare
il pubblico gaudio, ma per apprendere, in occasione di una festivit altrui, voti pubblici diretti a
s, e inaugurare lesempio e limmagine che era nelle loro speranze, mutando in loro cuore il
nome del principe.
[12] Omaggi dello stesso genere pagano coloro che astrologhi e aruspici e uguri e maghi
consultano su la vita dei Cesari: le quali arti, perch dagli angeli disertori insegnate e da Dio
proibite, i Cristiani non adoperano nemmeno quando si tratta di interessi loro.
[13] Chi poi di scrutare ha bisogno intorno alla conservazione di Cesare, se non colui che
qualche cosa contro di essa ha in mente o desidera, o spera e si attende quando essa sia venuta
meno? Ch non con la stessa intenzione si fanno consultazioni circa i propri cari e circa i
propri signori. Altrimenti sollecita la preoccupazione del sangue, altrimenti quella della
servit.
CAPO 36 -- La lealt e lamore per glimperatori non consiste nelle vostre, spesso
false, dimostrazioni. Noi amiamo veramente e rispettiamo glimperatori: verso di
loro abbiamo gli stessi doveri che verso il nostro prossimo.
[1] Se le cose stanno cos, cio, che si scoprono dei nemici che si chiamano Romani, perch si
nega che noi, che nemici siamo ritenuti, si sia Romani? Non possiamo essere noi Romani e, al
tempo stesso, nemici, dal momento che si scoprono dei nemici, che sono ritenuti Romani?
[2] In verit{ la piet{ e la religione e la fedelt{ dovuta aglimperatori non in codesti ossequi
consiste, dei quali anche i nemici possono servirsi per nascondere piuttosto se stessi; ma in
quei costumi, con i quali la divinit a noi ordina di manifestarla tanto sinceramente, quanto,
com necessario, verso tutti.
[3] Ch codesti tratti di animo affezionato noi non li dobbiamo ai soli imperatori. Nessuna
differenza fra le persone facciamo noi nel compiere un buon ufficio, perch lo prestiamo a noi
stessi, che non la retribuzione di lode o di ricompensa da un uomo cerchiamo, ma da Dio, che
pondera e rimunera la bont, imparziale.
[4] Noi siamo per limperatore gli stessi che per i nostri prossimi. Ch voler male, far male, dir
male, pensar male di chi che sia a noi ugualmente vietato. Tutto ci che nei riguardi
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dellimperatore non lice, nei riguardi non lice di nessuno; e quello che non lice nei riguardi di
nessuno, tanto meno, forse, nei riguardi di colui lice, che grazie a Dio tanto grande.
CAPO 37 -- Ingiuste sono la persecuzioni contro di noi, su cui nulla avete da
riprendere; e di cui avreste ben da temere, se volessimo vendicarci.
[1] Se, come sopra si detto, lordine abbiamo di amare i nemici, chi possiamo odiare? Del pari
se, offesi, di rendere il contracambio ci vietato, per non essere di fatto pari ai nostri offensori,
chi possiamo offendere?
[2] Riconoscetelo infatti voi da codesto. Quante volte infatti contro i Cristiani non infierite, parte per
animosit vostra, parte in obbedienza alle leggi! Quante volte, anche, indipendentemente da voi, come
fosse un suo diritto, il volgo ostile a colpi di pietra ci assale e con incendi! Con furie proprio da
Baccanali nemmeno i Cristiani morti risparmiano, ma dalla requie del sepolcro, dallasilo, per cos dire,
della morte, gi decomposti, gi non pi integri li strappano, li fanno a pezzi, li disperdono.
[3] E tuttavia che avete mai da riprendere sul conto di persone cos unite, da ripagare, per ingiurie
patite, individui cos disposti fino ad affrontare la morte, quando anche sola una notte con
pochi focherelli potrebbe la nostra vendetta largamente attuare, se il male con il male ricambiare fosse
tra di noi permesso? Ma lunge da noi vendicare una setta divina con fiamme umane, o dolerci di patire
per ci con cui essa provata.
[4] Se infatti comportarci volessimo da nemici scoperti, non soltanto da vendicatori occulti,
mancherebbe a noi la forza del numero e dei soldati? Gi, pi numerosi sono Mauri e Marcomanni e i
Parti stessi o quante si vogliano genti, contenute tuttavia in un sol luogo, entro propri confini, che un
popolo di tutto il mondo! Noi siamo di ieri, e tutto il vostro abbiamo riempito, citt, isole, castelli,
municipi, borgate, gli accampamenti stessi, trib, decurie, il Palazzo, il Senato, il foro: solo i templi vi
abbiamo lasciato.
[5] A qual guerra non saremmo stati preparati e pronti, anche se impari per numero di soldati, noi che
cos volentieri trucidare ci lasciamo, se tra gli appartenenti a questa setta non fosse lecito piuttosto
farsi uccidere, che uccidere?
[6] Avremmo potuto anche solo inermi, senza ribellarci, ma soltanto con la nostra
separazione, con lodiosit{ del solo allontanamento contro di voi combattere. Se, infatti, noi,
cos grande numero di uomini, lavessimo rotta con voi, in qualche angolo lontano del mondo
ritirandoci, la perdita di tanti cittadini, quali che siano, avrebbe indubbiamente coperto di
rossore voi, dominatori: anzi anche col solo fatto di avervi abbandonati, vi avrebbe puniti.
[7] Non v dubbio: avreste di fronte alla vostra solitudine paventato, di fronte al silenzio delle
cose, allo stupore, per cos dire, del mondo quasi colto dalla morte; avreste cercato a chi
comandare: pi nemici che cittadini sarebbero a voi rimasti.
[8] Ora infatti avete un numero di nemici minore per causa della moltitudine dei Cristiani,
quasi tutti cittadini; ma, pur avendo in quasi tutti i Cristiani dei cittadini, nemici del genere
umano avete preferito chiamarli, piuttosto che dellumano errore.
[9] Chi, inoltre, voi a quei nemici occulti e incessanti devastatori delle vostre menti e della
vostra salute strapperebbe, voglio dire dagli assalti dei demoni, che noi scacciamo da voi senza
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premio, senza compenso? Sarebbe bastato solo questo alla nostra vendetta, che rimaneste
quindinnanzi, libero possesso, alla merc degli spiriti immondi.
[10] Eppure, senza pensare a compensarci per cos grande difesa, noi, gente non solo non
molesta a voi, ma anzi necessaria, avete preferito giudicarci nemici, noi, che effettivamente
nemici siamo, non tuttavia del genere umano, ma piuttosto dellerrore umano.
CAPO 38 -- I Cristiani non costituiscono una setta pericolosa allordine pubblico. E se
si astengono dai vostri spettacoli, lo fanno perch li ritengono immorali.
[1] Pertanto nemmeno - provvedimento un po meno severo - si dovrebbe considerarla tra le
fazioni vietate codesta setta, da cui nulla si commette di quello che da parte delle fazioni
vietate temere si suole.
[2] Se non minganno, infatti, la causa del divieto delle fazioni dalla preoccupazione risulta
dellordine pubblico, per impedire che la citt{ in partiti si scindesse, cosa che facilmente
avrebbe i comizi turbato, le adunanze, le curie, le concioni, gli spettacoli anche, sotto la spinta
di passioni contrastanti, quando gi gli uomini a trarre un guadagno avevano cominciato
dalluso della loro violenza, vendendosi e facendosi pagare.
[3] Ma per noi, cui ogni brama di onori e di gloria lascia freddi, non v di conventicole
necessit alcuna; e nulla pi alieno che la cosa publica. Una sola republica di tutti noi
riconosciamo, luniverso.
[4] Del pari dai vostri spettacoli ci asteniamo, in quanto ci asteniamo dalle loro origini, che
derivate sappiamo da superstizioni, mentre estranei siamo anche ai fatti stessi che vi si
compiono. Nulla abbiamo che dire, vedere, udire con la follia del circo, con loscenit{ del
teatro, con latrocit{ dellarena, con la futilit{ del xisto.
[5] In che vi offendiamo, se piaceri diversi presumiamo? Se saperne non vogliamo di divertirci,
il danno , se mai, nostro, non vostro. Ma noi riproviamo quello che piace a voi. - Nemmeno a
voi piacciono le cose nostre. Ma fu ben lecito agli Epicurei di stabilire una volutt verace, vale a
dire la tranquillit dello spirito.
CAPO 39 -- Di che genere sono le riunioni e le attivitt dei Cristiani: preghiere,
lettura della Santa Scrittura, giudizi, contribuzione volontaria per aiutare i
bisognosi, atti di amore fraterno, pasti innocenti in comune.
[1] Ed ora esporr io stesso lattivit{ della fazione cristiana, affinch, dopo averne confutato
quella trista, ne dimostri quella buona. Siamo una corporazione, che ha per base la
consapevolezza di una religione comune e lunit{ di una disciplina comune e il patto di una
speranza comune.
[2] Ci raccogliamo in adunanze e riunioni, per circondare, pregando, Dio con le suppliche,
come con un manipolo serrato. Questa violenza a Dio gradita. Preghiamo anche per
glimperatori, per i loro ministri e magistrati, per la stabilit del mondo, per la tranquillit
della vita,