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KARIN SLAUGHTER

TAGLI
(Kisscut, 2002)

A Doris Smart,
che adorava, nell'ordine,
la squadra di football di Auburn e la lettura

SABATO

1

Dancing Queen, canticchiava Sara Linton sopra la musica, avanzando
lungo la pista di pattinaggio. Young and sweet, only seventeen.
La distrasse un calpestio convulso di rotelle alla sua sinistra e si volt di
scatto, appena in tempo per acciuffare un bambino che stava per rovinarle
addosso.
J ustin! Aveva riconosciuto il piccolo di sette anni. Lo tenne in piedi
reggendolo per il dietro della camicia mentre lui cercava inutilmente di te-
nersi dritto sui pattini a rotelle allineate.
Oh, dottoressa Linton le sorrise J ustin ansimante. Il caschetto che a-
veva in testa era troppo largo e lui continuava a spingerlo indietro con la
mano per riuscire a vederla.
Sara restitu il sorriso sforzandosi di non ridere. Ciao J ustin.
A lei piace questa musica, eh? Anche alla mia mamma piace. La fis-
sava negli occhi, con le labbra appena socchiuse, come se fosse sorpreso di
averla incontrata fuori dal centro pediatrico. Succedeva spesso con i picco-
li pazienti di Sara, sembravano convinti che lei dovesse stare in permanen-
za all'ambulatorio ad aspettare che a loro venisse il raffreddore o l'influen-
za.
L'ho vista che cantava, sa? Tir indietro il caschetto colpendosi il naso
con il paragomito.
Aspetta disse Sara. Si chin per regolargli il sottogola. Il volume della
musica era cos alto che quando strinse la fibbia sent sotto le dita le vibra-
zioni del basso.
Grazie strill J ustin. Appoggi le mani sopra il caschetto come se vo-
lesse tenerlo fermo, ma il gesto lo sbilanci facendolo aggrappare d'istinto
alla gamba di Sara.
Sara lo acciuff di nuovo per la camicia e lo trascin fino alla ringhiera
di protezione. Anche lei all'inizio aveva scelto un paio di pattini con le ro-
telle allineate, ma come si era resa conto che rischiava di farsi vedere a
gambe all'aria da mezza citt, era subito ritornata a chiedere un vecchio
modello a ruote appaiate.
Accidenti rise J ustin buttando le braccia sopra la ringhiera per tenersi
in piedi. Le stava guardando i pattini. Che piedi grandi che ha!
Sara abbass gli occhi sui pattini e arross d'imbarazzo. La prendevano
in giro per i piedi enormi da quando aveva sette anni. Dopo quasi trent'anni
che se lo sentiva dire, l'assaliva ancora l'impulso di nasconderli.
Quelli sono da uomo! si accan J ustin. Lasci andare la ringhiera per
indicare i pattini neri e solo grazie a Sara non croll a terra.
Quanto sei gentile gli sussurr lei nell'orecchio. Me lo ricorder
quando verrai per le vaccinazioni.
J ustin cambi espressione. Adesso devo andare dalla mamma borbot-
t. Si trascin lungo il corrimano voltandosi a controllare che Sara non lo
seguisse.
Lei si appoggi di schiena alla ringhiera, incroci le braccia, e lo segu
con lo sguardo. Adorava i bambini, ma non al punto da volerli attorno an-
che il sabato sera.
Era il tuo cavaliere? domand Tessa affiancandola.
Sara lanci alla sorella un'occhiataccia. Mi domando perch sono venu-
ta in questo posto.
Forse perch mi vuoi bene?
Ci puoi scommettere rispose Sara caustica. Vide Devon Lockwood
sull'altro lato della pista. Era il ragazzo di Tessa, lavorava nella ditta di
impianti idraulici della famiglia Linton. Devon conduceva per mano il ni-
potino lungo lo spazio riservato ai bambini, sotto lo sguardo vigile del fra-
tello.
Sua madre mi odia protest Tessa. Mi lancia delle occhiate di fuoco
ogni volta che mi avvicino a lui.
Pap fa esattamente lo stesso con noi le ricord Sara.
Devon si accorse che lo stavano guardando e le salut con la mano.
Ci sa fare, con i bambini osserv Sara mentre restituiva il saluto.
Ci sa fare con tutti disse Tessa a bassa voce, quasi a se stessa. A pro-
posito, dov' J effrey? aggiunse a voce pi alta.
Sara guard verso l'entrata. Non avrebbe saputo dire se le importava
davvero che il suo ex marito la raggiungesse. Non lo so rispose. Come
mai c' tanta gente stasera?
sabato e la stagione di football non ancora cominciata. Che altro
rimane da fare in questa citt? rispose Tessa. Ma non si arrese, e ripet:
Dov' J effrey?.
Potrebbe anche non venire.
Tessa fece un sorrisetto e Sara cap che era in arrivo un commento sarca-
stico. Avanti. Dillo.
Io non voglio dire proprio niente.
Ci vediamo ogni tanto. Tutto qui si giustific Sara, domandandosi se
stava cercando di convincere sua sorella o se stessa. Niente di serio, in
ogni modo.
Ho capito.
Non ci siamo neppure baciati.
Ho capito, ho capito.
Siamo usciti un paio di volte. Niente di pi.
Non me che devi convincere.
Sara borbott qualcosa e torn ad appoggiarsi alla ringhiera. Si sentiva
stupida come un'adolescente. Due anni prima aveva divorziato da J effrey
dopo averlo sorpreso a letto con la donna che gestiva il negozio di targhe e
insegne. Perch avesse ricominciato a vederlo rimaneva un mistero sia per
lei che per la sua famiglia. Dagli altoparlanti si diffuse un lento, e le luci si
abbassarono. Dal soffitto scese un grande pallone a specchietti che proiett
su tutta la pista minuscoli riquadri di luce.
Devo andare in bagno annunci Sara. Tieni d'occhio l'entrata e vedi
se arriva J effrey.
Tessa allung lo sguardo verso i gabinettti. appena entrato qualcu-
no.
Adesso ci sono due bagni. Si gir e vide una ragazzona che stava en-
trando proprio in quel momento. La riconobbe, era J enny Weaver, anche
lei una sua paziente. Agit la mano, ma la ragazza non la vide.
Spero che tu non abbia fretta disse Tessa.
Sara vide un'altra ragazza che non conosceva seguire J enny e si accigli.
Di questo passo era garantito il mal di reni prima che J effrey si decidesse a
farsi vivo.
Un attimo dopo Tessa indic col mento l'entrata. Ti interessa un tipo al-
to, bruno, piuttosto bello?
Sara individu J effrey che si stava dirigendo verso la pista e istintiva-
mente sorrise. Era ancora in abito da lavoro, completo grigio antracite con
cravatta bordeaux. Dato che era il capo della polizia della contea di Grant
conosceva quasi tutti e ogni poco si fermava a stringere una mano conti-
nuando a guardarsi intorno per cercarla. Lei decise di non fare niente per
attirare la sua attenzione. A questo punto del loro rapporto toccava a lui
darsi da fare.
Si erano conosciuti quando Sara era stata da poco nominata patologo fo-
rense della contea. Aveva accettato quell'incarico per guadagnare qualcosa
di pi e rilevare le quote di un collega che andava in pensione alla Clinica
Pediatrica di Heartsdale. Erano anni, ormai, che aveva coperto la sua quo-
ta, ma continuava a conservare l'incarico di coroner. Le piaceva misurarsi
con le sfide dell'anatomia patologica. Dodici anni prima aveva completato
il tirocinio al pronto soccorso del Grady Hospital di Atlanta e il passaggio
dai ritmi convulsi delle emergenze ai mal di pancia e alle piccole infezioni
infantili era stato quasi traumatico. L'incarico di coroner era uno stimolo a
tenere in esercizio la mente.
Finalmente J effrey la vide. Interrupe la stretta di mano con Betty Re-
ynolds, le sorrise e fece per andarsene, ma la proprietaria dell'emporio pa-
reva decisa a non lasciarlo andare.
Sara immagin cosa gli stava dicendo. Negli ultimi tre mesi il suo nego-
zio era stato svaligiato due volte e naturalmente non voleva lasciarsi sfug-
gire l'occasione di lamentarsi con le forze dell'ordine. Continuava a parlare
anche se J effrey era palesemente distratto.
Alla fine lui annu, ricominci a stringerle la mano, la rassicur con
qualche colpetto sulla spalla e forse le fiss un appuntamento per il giorno
dopo alla centrale.
A quel punto fil spedito verso Sara con un sorriso incerto sulle labbra.
Ehi disse quando la raggiunse. Senza pensarci Sara gli strinse la mano
come se fosse una semplice conoscente.
Salve, J effrey si intromise Tessa con un tono insolitamente freddo. Di
solito era Eddie Linton, il padre, a trattarlo con voluto distacco.
J effrey reag con un sorriso stupito. Ciao, Tessie.
Lei si stacc dalla ringhiera e riprese a pattinare lanciando alla sorella
un'occhiata eloquente da sopra la spalla.
Che le prende? domand lui.
Sara fece per ritrarre la mano, ma J effrey la trattenne un attimo di pi,
tanto per farle capire che era lui a decidere quando lasciarla andare. Era
sempre cos maledettamente sicuro di s. Era la cosa che indispettiva di
pi Sara.
Sei in ritardo disse lei mettendosi a braccia conserte.
Sono stato trattenuto.
Suo marito fuori citt?
La guard con la stessa espressione che riservava ai testimoni che men-
tivano. Ero con Frank disse. Frank era il detective della squadra di poli-
zia. Gli ho passato le consegne per questa sera. Non voglio che qualcuno
ci interrompa.
E che cosa dovrebbero interrompere?
Oh, gi. Dimenticavo. Stasera avevo in mente di sedurti.
Sara sorrise, ma quando lui si protese per baciarla tir indietro la testa.
Di solito il bacio viene meglio se le labbra si toccano.
Non di fronte alla met dei miei pazienti.
Vieni, allora.
Senza troppa convinzione, Sara pass sotto la ringhiera e si lasci con-
durre per mano dietro la pista, vicino ai bagni, in un angolo protetto da
sguardi indiscreti.
Cos va meglio?
Certo. Approfitt dei pattini che la alzavano per guardarlo con condi-
scendenza dall'alto in basso. Molto meglio, dato che dovevo andare al
bagno.
Fece per avviarsi, ma lui la afferr per la vita.
J eff lo avvert, ma il tono non le riusc minaccioso.
Sei cos bella, Sara.
Lei rote gli occhi fingendosi deliziata.
J effrey rise, ma non si dette per vinto. Ho passato la notte a immagina-
re di baciarti.
Oh, davvero?
Mi manca il tuo sapore.
Lei fece una faccia annoiata. sempre il solito Colgate.
Non di quel sapore che sto parlando.
Sara rimase a bocca aperta, sconcertata, ma in fondo allo stomaco si agi-
t qualcosa. Stava per rispondere - non sapeva ancora cosa - quando il cer-
capersone di J effrey trill.
Lui continu a contemplarla come se non avesse sentito.
Lei si raschi la gola per imporsi un contegno. Non dovresti risponde-
re?
J effrey si rassegn a guardare il cercapersone appeso alla cintura e bor-
bott: Merda.
Cosa c'?
Scasso rispose laconico.
Non avevi passato le consegne a Frank?
Solo per le piccole cose. Devo andare a telefonare.
Non hai il cellulare?
Batterie scariche. Mascher l'irritazione con un sorriso rassicurante.
Non riusciranno a rovinarmi la serata, Sara. Le accarezz la guancia.
troppo importante per me.
Hai un appuntamento erotico dopo cena? lo provoc lei. Sei vuoi,
possiamo rimandare.
J effrey strinse gli occhi, la fiss senza dire una parola, si volt e se ne
and a passo deciso.
Sara si appoggi al muro e lo segu con lo sguardo. Cristo santo! so-
spir. In meno di tre minuti era riuscito a farla sentire una perfetta idiota.
La porta del bagno sbatt facendola sobbalzare. J enny Weaver era appe-
na uscita e si era fermata a fissare la pista di pattinaggio come se stesse ri-
muginando qualcosa. La maglietta nera a maniche lunghe che aveva ad-
dosso accentuava il pallore del viso. Mentre Sara le veniva incontro solle-
v il braccio per buttarsi sulla spalla lo zainetto rosso che teneva in mano e
inavvertitamente la colp sul petto.
Attenta! fece Sara tirandosi indietro. J enny sbatt le palpebre, confu-
sa, come se prima non l'avesse riconosciuta. Farfugli un mi dispiace
evitando di guardarla.
Non nulla rispose Sara. Cap che la ragazza era turbata e cerc di
scambiare qualche battuta. Come va? le domand. Ti senti bene?
S, signora rispose J enny. Si strinse al petto lo zaino e prima che Sara
potesse aggiungere altro se ne and.
La vide unirsi a un gruppo di coetanei all'entrata della sala giochi. La lu-
ce degli schermi la avvolse per un attimo in un alone verdastro e poi
scomparve. Sara intu che qualcosa non andava, ma non si sentiva in diritto
di seguirla per domandarle spiegazioni. A quell'et tutto assumeva toni
drammatici. Probabilmente c'era di mezzo un ragazzo.
Il lento termin, ritorn la luce e dagli altoparlanti si rivers una vecchia
canzone rock che le vibr nello stomaco, Sulla pista i pattinatori comincia-
rono a muoversi al ritmo della musica volteggiando con disinvoltura e Sara
rimase a guardarli con una punta di invidia. Dai tempi della sua adolescen-
za il pattinaggio aveva subito varie trasformazioni e passaggi di propriet,
ma continuava ad essere il punto pi frequentato dai giovani. Lei ci aveva
passato intere serate a pomiciare dietro la pista col suo primo ragazzo, Ste-
ve Mann. Il loro rapporto, pi che una vera passione era stato un sodalizio,
con un unico obiettivo che li univa: andarsene al pi presto da Grant. Steve
aveva dovuto rinunciare ai suoi progetti di fuga quando suo padre era stato
stroncato da un infarto e lui era stato costretto ad accollarsi la gestione del
negozio di ferramenta. Adesso era sposato e aveva dei figli. Sara era riu-
scita a scappare ad Atlanta, ma anche lei, dopo qualche anno, era ritornata.
E adesso era di nuovo l, al pattinaggio della sua adolescenza, a pomicia-
re con J effrey Tolliver. O almeno a provarci.
Allontan il pensiero con un'alzata di spalle e volt verso il bagno. Pos
la mano sulla maniglia, ma qualcosa di vischioso gliela fece ritirare di
scatto. In quel punto l'illuminazione era scarsa e per capire cosa l'aveva
imbrattata avvicin la mano al viso. La colp prima di tutto l'odore. Si
guard la camicia, nel punto in cui era stata strusciata dallo zaino di J enny
Weaver.
Il petto era segnato da una sottile striatura di sangue.

2

J effrey era furioso, si sentiva prudere le mani dalla voglia di strappare il
telefono dal muro. Respir a fondo per calmarsi, fece il numero della cen-
trale e ascolt pazientemente gli squilli.
Rispose Maria Simms, sua segretaria e centralinista part-time alla cen-
trale; Buona sera, dipartimento di polizia della contea di Grant, resti in li-
nea prego. E lo mise in attesa senza dargli il tempo di dire una parola.
J effrey cerc di non lasciarsi trascinare dal nervosismo. Pens a Sara in
fondo alla pista di pattinaggio, che forse stava meditando di rinunciare alla
cena. Ogni volta che lui faceva un passo avanti lei ne faceva due indietro.
Capiva le sue ragioni, ma non aveva alcuna intenzione di rispettarle.
Si appoggi al muro e sent il sudore che gli colava sulla schiena. Ago-
sto si era presentato in forze, tanto che le temperature da record di giugno e
luglio impallidivano al confronto. Quando usciva all'aria aperta aveva
l'impressione di respirare attraverso uno straccio bagnato. Allent la cra-
vatta e slacci il primo bottone della camicia per prendere aria.
Dal fronte dell'edificio lo raggiunse il suono di una risata contratta. Si
sporse oltre l'angolo per riuscire a vedere l'area di parcheggio. C'erano dei
ragazzi radunati accanto a una vecchia Camaro ammaccata, fumavano pas-
sandosi a turno un'unica sigaretta. Il telefono pubblico era sul fianco dello
stabile e J effrey rimaneva nascosto dal tendone verde e giallo. Gli parve di
sentire odore di marijuana ma non ne era sicuro. I ragazzi avevano l'aria di
non promettere niente di buono. Pi che l'intuito di poliziotto glielo diceva
la sua esperienza di adolescente, passata a far vita di branco.
Stava decidendo se andare a controllare, quando Maria lo rimise in linea.
Buona sera, dipartimento di polizia di Grant, grazie per avere aspettato.
Posso esserle utile?
Maria, sono J effrey.
Oh, salve capo disse. Mi dispiace di averla disturbata. stato un fal-
so allarme, per un negozio.
Quale? domand, memore della tirata d'orecchi che aveva appena ri-
cevuto da Betty Reynolds, la proprietaria dell'emporio.
La lavanderia disse. Il povero vecchio Burgess ha fatto partire l'al-
larme per sbaglio.
Sorrise all'idea che Maria, sulla china della settantina, definisse vecchio
il signor Bill, ma evit di fare commenti. C' altro? domand.
Brad ha segnalato qualcosa gi alla tavola calda, ma non hanno trovato
nulla.
E cosa aveva segnalato?
Gli era sembrato che ci fosse in ballo qualcosa, tutto qui. Sa com' fatto
Brad. Si insospettisce anche per la sua ombra. Ridacchi. Brad era una
sorta di mascotte della stazione di polizia. Aveva ventun anni, la faccia
tonda e biondi capelli fluenti che lo facevano sembrare un ragazzino. Gli
anziani della squadra si divertivano a nascondergli il berretto nei punti pi
impensati della citt. Qualche giorno prima J effrey l'aveva notato in testa
alla statua del generale Lee, di fronte alle scuole.
Pens a Sara che aspettava. Questa sera il responsabile Frank. Non
cercatemi, a meno che non ci scappi il morto.
Due piccioni con una fava ridacchi di nuovo Maria. Con una sola
telefonata trover il coroner e il capo.
Cerc di ricordare a se stesso che si era trasferito da Birmingham a
Grant perch voleva vivere in una piccola citt dove tutti si conoscevano.
L'altra faccia della medaglia era che tutti si facevano i fatti degli altri. Sta-
va per dire qualcosa quando ud un grido stridulo che proveniva dal par-
cheggio.
Si sporse per dare un'occhiata e una ragazzina grid: Vaffanculo, fottu-
to bastardo.
Maria disse: Capo?.
Un momento bisbigli J effrey. Quella voce rabbiosa gli aveva dato
una stretta allo stomaco. Sapeva per esperienza che una ragazzina imbe-
stialita era la cosa peggiore che potesse capitare in un parcheggio di sabato
sera. Sapeva come intervenire con i ragazzi, si trattava quasi sempre di
spacconate tra maschi, e di solito non aspettavano altro che qualcuno gli
impedisse di buttarsi in una vera rissa. Ma con le ragazze era diverso, non
succedeva spesso che perdessero la testa e quando succedeva non era tanto
facile calmarle. Non c'era da scherzare con una ragazzina infuriata, tanto
pi se aveva in mano una pistola.
Io ti ammazzo, bastardo di merda stava gridando a uno dei ragazzi. In
un attimo il gruppo fece semicerchio attorno a lui lasciandolo solo al cen-
tro, con la pistola puntata addosso. La ragazza era a due metri circa dal suo
bersaglio e mentre J effrey la guardava fece un passo avanti accorciando ul-
teriormente la distanza.
Merda ringhi J effrey, poi si ricord di avere il telefono in mano e or-
din: Manda subito qui Frank e Matt, di fronte al pattinaggio.
Sono a Madison.
Lena e Brad, allora. Senza sirena. C' una ragazza armata nel parcheg-
gio.
Riagganci con le dita irrigidite dalla tensione. Sent la bocca inaridirsi e
l'arteria carotidea pulsare come un serpente in fondo alla gola. Nel giro di
pochi secondi gli passarono per la mente mille cose ma allontan ogni
pensiero, si lev la giacca e spost la fondina dietro la schiena. Si diresse
al parcheggio con le braccia abbandonate lungo i fianchi. Quando entr nel
suo campo visivo, la ragazza gli lanci un'occhiata continuando a tenere la
pistola puntata al petto del ragazzo. Le tremava la mano, ma fortunatamen-
te non teneva il dito sul grilletto.
La ragazza dava le spalle al pattinaggio e aveva il parcheggio e la strada
di fronte a s. J effrey si avvicin ancora. Si augur che Lena e Brad aves-
sero il buon senso di arrivare dal lato dello stabile. Non si poteva prevede-
re cosa avrebbe fatto la ragazza sentendosi circondata. Un errore banale
poteva causare la morte di molte persone.
Quando fu a circa sei metri di distanza, a voce abbastanza alta per farsi
sentire da tutti, J effrey la chiam: Ehi!.
La ragazza trasal, bench lo avesse visto arrivare, e pass il dito attorno
al grilletto. L'arma era una Beretta 32, una cosiddetta pistola da signora,
non tra le pi potenti, ma in grado di produrre guai seri a distanza ravvici-
nata. Con quell'arma in mano la ragazza aveva otto possibilit di uccidere.
Se era una buona tiratrice, e a quella distanza anche una scimmia lo sareb-
be stata, teneva in pugno la vita di otto persone.
Voi state indietro ordin J effrey al gruppo. Segu qualche istante di
esitazione, poi i ragazzi si spostarono verso l'entrata del parcheggio. L'odo-
re di erba era pungente anche da lontano, e dal modo in cui la vittima pre-
scelta ondeggiava J effrey cap che ne aveva fumata parecchia.
Se ne vada grid a J effrey la ragazza. Era vestita di nero, con le mani-
che della maglietta tirate fin sopra i gomiti a causa del caldo. Era solo alle
soglie dell'adolescenza, con la voce ancora acerba, ma non per questo me-
no dura.
Se ne vada, ho detto ripet.
J effrey non si mosse e lei torn a guardare il ragazzo. Adesso lo am-
mazzo annunci.
Perch? domand J effrey.
Parve sorpresa della domanda, ma proprio per questo J effrey l'aveva fat-
ta. Di solito le persone con un'arma in pugno non riflettono su quello che
stanno facendo. La canna della pistola si abbass lievemente e la ragazzina
rispose: Per impedirglielo.
Impedire cosa?
Parve pensarci e alla fine rispose: Non sono affari suoi.
No? domand J effrey. Fece un passo avanti, poi un altro Adesso era a
circa quattro metri da lei, abbastanza vicino per avere la situazione sotto
controllo, ma non tanto da farla sentire minacciata.
No, signore rispose la ragazza. Il tono cortese lo rassicur. Una ragaz-
za che dice signore non spara alla gente.
Ascolta cominci J effrey cercando qualcosa da dire. Tu sai chi sono
io?
S, signore rispose. Lei il capo della polizia Tolliver
Esatto. E tu come ti chiami?
Lei ignor la domanda, ma il ragazzo parve riscuotersi, come se il cer-
vello annebbiato dall'erba cominciasse a registrare quel che stava accaden-
do. Disse: J enny. Si chiama J enny.
J enny? ripet J effrey. un bel nome.
Be', s-s balbett lei, colta alla sprovvista. Poi aggiunse in fretta: Stia
zitto, per favore. Non voglio parlare.
Forse invece ne hai voglia disse J effrey. A me sembra che tu abbia
un sacco di cose da dire.
Parve indecisa, poi torn ad alzare la canna all'altezza del petto del ra-
gazzo. Se lei non se ne va, lo ammazzo.
Con quella pistola? domand J effrey. Sai cosa vuol dire ammazzare
qualcuno con la pistola? Hai idea di come ci si sente? La osserv. Ci sta-
va pensando. Era disorientata.
J enny era grassa, in soprappeso di almeno venti chili. Vestita tutta di ne-
ro, dava l'idea di una quelle ragazze che attraversano la vita senza che nes-
suno le noti. Il ragazzo che teneva sotto tiro, invece, era molto bello, pro-
babilmente l'oggetto di una passione non corrisposta. Ai tempi di J effrey,
una come lei si sarebbe limitata a infilargli un bigliettino malevolo nel-
l'armadietto. Adesso gli puntava addosso una pistola.
J enny ricominci J effrey, domandandosi se la pistola fosse carica.
Cerca di ragionare. Non vale la pena che tu ti metta nei guai per uno co-
me lui.
Se ne vada ripet lei, ma la voce non era pi tanto ferma Si pass sul
viso la mano libera e J effrey cap che stava piangendo.
J enny, io non credo che... riprov, ma si interruppe perch J enny ave-
va levato la sicura. Il clic metallico gli era arrivato all'orecchio come una
freccia acuminata. Port la mano dietro la schiena e impugn la pistola, ma
senza estrarla dalla fondina.
Si sforz di mantenere un tono pacato. Che ti successo, J enny? Per-
ch non ne parliamo? Non pu essere una cosa cos terribile.
Lei si pass un'altra volta la mano sul viso. S, signore disse. Lo .
La voce era diventata atona e J effrey si sent gelare. Represse un brivido
ed estrasse la pistola dalla fondina. Odiava le armi proprio perch era un
poliziotto e sapeva quanto male potevano causare. Girava armato solo per-
ch doveva farlo, non perch gli piacesse. In venti anni di servizio nelle
forze dell'ordine aveva puntato la pistola su un sospetto non pi di quattro
o cinque volte, e solo due aveva fatto partire il colpo. Ma mai direttamente
contro un essere umano.
J enny tent di nuovo, mettendo una certa autorevolezza nella voce.
Guardami.
Lei tenne gli occhi sul ragazzo per un tempo che sembr infinito. J effrey
rimase zitto per darle il tempo di riprendere il controllo. Con estrema len-
tezza, J enny spost lo sguardo su di lui e vide la nove millimetri che strin-
geva nella mano abbandonata lungo il fianco.
Si lecc le labbra innervosita, cercando di valutare la portata del rischio.
Con la stessa voce inespressiva disse: Mi ammazzi.
J effrey pens di aver capito male. Non era la risposta che si aspettava.
Lei ripet: Mi ammazzi subito, altrimenti io ammazzo lui. Punt la
Beretta alla testa del ragazzo. Divaric le gambe per tenersi salda e port
anche la mano libera sul calcio della pistola. Era la posizione di una che
sapeva come manovrare un'arma. Adesso le mani non tremavano e gli oc-
chi erano inchiodati sul ragazzo.
Oh merda gemette lui, poi si ud un gocciolio sull'asfalto. Si era pi-
sciato addosso.
J effrey alz la pistola e lei fece fuoco, ma il colpo pass sopra la testa
del ragazzo e scheggi l'insegna all'entrata del parcheggio.
E questo cos'era? sibil J effrey. J enny era ancora in piedi solo perch
lui non aveva osato premere il grilletto. La pallottola aveva centrato il pun-
tino della i sulla scritta PATTINAGGIO. Era sconcertato, forse neppure
i suoi ragazzi erano capaci di tanta precisione.
Era un avvertimento disse J enny, bench lui non si aspettasse una ri-
sposta. Mi ammazzi ripet. Mi ammazzi o giuro su Dio che gli faccio
saltare la testa in questo preciso istante. Si pass la lingua sulle labbra.
Lo so fare. So come si usa questa. Agit lievemente la pistola per indi-
care cosa intendeva. Lei sa che lo so fare disse divaricando ancora le
gambe per neutralizzare il rinculo dell'arma. Spost di poco la mira e man-
d in frantumi il resto della i. Segu un fuggi fuggi generale, ma J effrey
non lo not neppure. Vedeva solo il fumo che usciva dalla canna della pi-
stola.
Quando fu di nuovo in grado di respirare disse: C' una bella differenza
fra un'insegna e un essere umano.
Con un filo di voce J enny rispose: Quello non un essere umano.
J effrey colse con la coda dell'occhio una sagoma in movimento. Rico-
nobbe subito Sara. Si era levata i pattini, e i calzini bianchi spiccavano sul-
l'asfalto.
Tesoro? chiam Sara con la voce incrinata dalla paura. J enny?
Se ne vada le intim J enny, ma il tono era lamentoso, pi simile a
quello della bambina che in effetti era, che non al mostro che si era dimo-
strata qualche secondo prima. La prego.
viva disse Sara. L'ho trovata l dentro. viva.
La pistola ebbe un piccolo sussulto, poi la volont di J enny ebbe la me-
glio e la canna si alz di nuovo puntando diritto in mezzo agli occhi del
ragazzo. Torn anche la voce piatta di prima: una bugia.
J effrey guard Sara e cap che la ragazza aveva ragione. Sara non era
mai stata brava a mentite ed era facile smascherarla. Inoltre, anche da quel-
la distanza era perfettamente visibile il sangue che aveva sulla camicia e
sui jeans. Qualcuno era stato ferito sulla pista di pattinaggio e forse, o me-
glio, quasi sicuramente, era morto. Torn a guardare J enny e per la prima
volta riusc a mettere in relazione quel faccino da bambina con la minaccia
che costituiva in quel momento.
Si rese conto solo allora di non avere levato la sicura della sua pistola.
La fece scattare lanciando a Sara un'occhiata di avvertimento perch si te-
nesse lontana.
J enny? riprov Sara, con una voce quasi infantile che non era la sua.
Era evidentemente sconvolta da quello che aveva visto fare a J enny dentro
il pattinaggio. J effrey non riusciva a immaginare cosa poteva essere acca-
duto. Non aveva sentito colpi d'arma da fuoco e solo pochi minuti prima la
guardia giurata gli aveva detto che tutto stava andando per il meglio. Si
domand che fine avesse fatto. Era rimasto all'interno per proteggere la
scena del delitto e impedire che qualcuno uscisse? Cosa aveva combinato
J enny l dentro? Avrebbe dato qualsiasi cosa per interrompere la scena che
aveva di fronte agli occhi e scoprire cosa era successo.
Inser il proiettile nella camera della sua nove millimetri. Sara ud il ru-
more, gir la testa di scatto e protese una mano come per dire "No, stai
calmo. Non lo fare". Lui guard oltre, verso l'entrata del pattinaggio. Si
aspettava di vedere qualche curioso col naso schiacciato contro la vetrata,
ma non c'era nessuno. Dentro era accaduto qualcosa di ancor pi interes-
sante?
Sara fece un altro tentativo. Ti assicuro che sta bene, J enny. Vieni a
vedere, se non mi credi.
Dottoressa Linton rispose J enny con la voce rotta. La prego, non mi
parli.
Cara. Guardami. Per favore, guardami. Dato che la ragazzina la igno-
rava ripet: Sta bene. Ti assicuro che sta bene, mi devi credere.
Lei una bugiarda ripet J enny. Siete tutti dei bugiardi. Fiss il ra-
gazzo, E tu sei il pi bugiardo di tutti. Brucerai tra le fiamme dell'inferno
per quello che hai fatto. Bastardo.
Ci rivedremo l, puttana rispose lui furioso, sputando saliva dalla boc-
ca.
Lo so disse J enny quasi piangendo.
Con la coda dell'occhio J effrey vide che Sara faceva un passo avanti.
Guard J enny che passava lo sguardo sulla canna corta della pistola per al-
linearla con la testa del ragazzo. Era immobile, in attesa. Non le tremavano
le mani. Non le tremavano le labbra. La presa sull'arma era salda. Sembra-
va rassegnata al compito che l'aspettava, pi di quanto non lo fosse J effrey.
J enny... cominci lui in cerca di una via d'uscita. Non avrebbe ucciso
una ragazzina. Non poteva ucciderla, per nessuna ragione al mondo.
J enny guard di lato e J effrey segu il suo sguardo. Era finalmente arri-
vata la macchina di pattuglia e Lena Adams e Brad erano appena scesi,
armi in pugno. Adesso i poliziotti erano disposti a triangolo come da ma-
nuale, con J effrey al vertice.
Mi ammazzi ripet J enny continuando a tenere la pistola puntata sul
ragazzo.
Gi le armi ordin J effrey ai due agenti. Brad esegu subito, ma Lena
tergiversava. J effrey la guard con durezza, sul punto di ripetere l'ordine,
ma finalmente lei abbass la pistola.
Ora lo faccio mormor J enny. Era come impietrita e J effrey si do-
mand cosa avesse passato per essere cos rassegnata.
J enny si schiar la voce: Lo faccio. L'ho gi fatto un'altra volta.
J effrey guard Sara in cerca di una conferma, ma in quel momento per
lei c'era solo la sua piccola paziente con una pistola in pugno.
L'ho gi fatto un'altra volta ripet J enny. Mi ammazzi, altrimenti io
ammazzo lui e poi mi uccido comunque.
J effrey punt la pistola. Cerc di costringere la mente a riconoscere che,
per quanto fosse una ragazzina, J enny costituiva un pericolo reale per il ra-
gazzo. Se la colpiva alla gamba o alla spalla, le avrebbe lasciato il tempo
di premere il grilletto. Se anche la colpiva al torace, rimaneva la possibilit
che riuscisse a far partire il colpo prima di crollare. Il ragazzo sarebbe
morto prima ancora che lei cadesse a terra, dato che lo puntava alla testa.
Voi uomini siete dei deboli disse J enny in un sussurro, continuando a
fissare l'arma. Non fate mai la cosa giusta. Parlate, parlate, ma poi non fa-
te niente.
J enny... la implor Sara.
Conter fino a cinque disse J enny rivolta a J effrey. Uno.
J effrey deglut. Il cuore gli martellava cos forte nelle orecchie che ve-
deva contare la ragazza, pi che sentirla.
Due.
J enny, ti prego. Sara giunse le mani come per pregare. Erano scure,
quasi nere di sangue.
Tre.
J effrey prese la mira. La ragazza non poteva sparare. Era impossibile che
lo facesse. Non doveva avere pi di tredici anni. Le ragazzine di tredici
anni non ammazzano la gente. Quello era un suicidio.
Quattro.
Vide il dito di J enny stringere il grilletto, vide i muscoli del-
l'avambraccio tendersi lentamente mentre lei muoveva il dito.
Cinque! grid. Sul collo le affiorarono le vene. Spari, dannazione!
ordin mettendosi salda sulle gambe per neutralizzare il rinculo. Lui guar-
d il braccio teso e il polso immobile. Il tempo scorreva cos lento che pot
osservare i muscoli impegnati lungo l'avambraccio e il dito stretto attorno
al grilletto.
J enny gli diede un'ultima possibilit. Spari! grid.
E lui spar.

3

A ventotto settimane, la bambina di J enny Weaver sarebbe sopravvissuta
fuori dall'utero se sua madre non avesse cercato di farla sparire nello scari-
co del gabinetto. Il feto era ben sviluppato e ben nutrito. Il cervello era in-
tatto e, con una buona assistenza medica, i polmoni avrebbero raggiunto il
pieno sviluppo nel corso del tempo. Le mani avrebbero imparato ad affer-
rare, i piedi a flettersi, gli occhi a muoversi. E infine la bocca avrebbe im-
parato a parlare, a dire cose diverse dagli orrori di cui adesso parlava a Sa-
ra. I polmoni avevano incamerato aria, la bocca aveva annaspato per ag-
grapparsi alla vita. Poi era stata uccisa.
Nelle ultime tre ore e mezza Sara aveva cercato di ricomporre le parti
del corpo che J enny Weaver aveva nascosto nel bagno e nello zainetto ros-
so rinvenuto nel bidone della spazzatura vicino alla sala dei videogiochi.
Ricorrendo a minuscole suture invece che ai soliti punti a croce, Sara ave-
va ricucito la pelle sottile come carta, fino a ricostruire le sembianze di un
neonato. Le tremavano le mani e aveva dovuto rifare molti nodi perch al
primo tentativo le dita non rispondevano.
Ma quello che era riuscita a fare non era sufficiente. Eseguire le suture
era come tirare il filo di una maglia. Per ogni zona riparata ce n'era un'altra
che rimaneva scoperta. Non c'era modo di mascherare i traumi che aveva
subito il piccolo corpo. Alla fine Sara si era rassegnata, aveva dovuto rico-
noscere che il compito che si era imposta era futile. La piccola sarebbe
scesa nella tomba non molto diversa da come l'aveva vista sua madre per
l'ultima volta.
Trasse un profondo respiro e rilesse il referto prima di firmarlo. Non a-
veva aspettato che arrivassero J effrey o Frank per dare inizio all'autopsia.
Non c'erano testimoni mentre lei incideva, sezionava e ricomponeva. Li
aveva esclusi di proposito perch sentiva che non ce l'avrebbe fatta a com-
piere quelle operazioni in presenza di altre persone.
Il suo ufficio era separato dalla sala anatomica da una vetrata. Si abban-
don contro lo schienale della sedia e rimase a fissare il sacco di plastica
nera che conteneva il corpicino, adagiato sul tavolo anatomico. Lasci va-
gare la mente e intravide un'alternativa alla morte che aveva dovuto certi-
ficare. Vide una vita di risa e di pianti, di amore dato e ricevuto, ma alla fi-
ne vide la verit: la piccola di J enny non avrebbe mai avuto quelle cose.
Forse neppure J enny le aveva mai avute.
Dopo una gravidanza extrauterina, parecchi anni prima, Sara non era pi
stata in grado di concepire. All'inizio le era costato accettare la nuova real-
t, ma col passare del tempo altre cose avevano preso il sopravvento e lei
aveva imparato a non desiderare quello che non avrebbe mai potuto avere.
Ma c'era qualcosa in quell'esserino non voluto che giaceva sul tavolo,
quella bambina a cui la madre aveva strappato la vita, che risvegliava in lei
antiche emozioni.
Il suo lavoro consisteva nel curare i bambini. Li teneva in braccio, li cul-
lava e li coccolava come non avrebbe mai potuto fare con un figlio suo. E
in quel momento, dentro l'obitorio, con gli occhi fissi sul sacco nero, il de-
siderio di portare in grembo un figlio si risvegli con sorprendente chia-
rezza, seguito dalla sensazione di essere vuota dentro.
Ud dei passi sulle scale, si riscosse e asciug in fretta gli occhi. Come
vide entrare J effrey appoggi le mani sulla scrivania e si costrinse ad al-
zarsi in piedi. Stava cercando gli occhiali nel tentativo di assumere un'e-
spressione normale, quando not che J effrey, contrariamente al solito, non
era subito venuto nell'ufficio. Lo vide attraverso il vetro, fermo di fronte al
sacco nero, sembrava che non avesse neppure notato la presenza di Sara.
Era lievemente chinato sopra il tavolo, con le mani dietro la schiena, e lei
si domand cosa stesse pensando, forse alla vita che la piccola avrebbe po-
tuto avere, o forse al fatto che lei non avrebbe mai potuto dargli dei figli.
Sara si raschi la gola ed entr nella sala anatomica stringendo al petto il
referto dell'autopsia. Lo pos sul bordo del tavolo e si mise di fronte a J ef-
frey, con la bambina al centro che li separava. Il sacco era troppo grande,
ricadeva attorno al corpo minuscolo come una coperta ed era ancora aper-
to. Sara non aveva trovato la forza di incernierare la piccola in un buio an-
cora pi fitto e trasportarla dentro il freezer.
Non riusc a trovare nulla da dire e rimase zitta. Infil con un gesto au-
tomatico la mano nella tasca del camice e vi trov gli occhiali. Se li stava
mettendo quando J effrey si decise a parlare.
E cos disse con la voce arrochita, come se non parlasse da tanto tem-
po, ecco cosa succede quando si cerca di buttare un bambino nel gabinet-
to.
Sara prov una stretta al cuore, non si aspettava un commento cos aspro
e non sapeva come reagire. Per fare qualcosa si lev gli occhiali e strofin
le lenti col lembo del camice.
J effrey inspir ed espir lentamente. A lei parve di sentire odore di alcol,
ma si disse che non era possibile perch J effrey beveva al massimo una
birra quando andava alla partita di football.
Che piedi minuscoli disse pensoso, continuando a fissare il corpo.
Sono sempre cos piccoli?
Di nuovo Sara non rispose. Guard i piedi, le dieci dita, la pelle rugosa
sulle piante. Piedini che una mamma vorrebbe baciare. Piccole dita che
una mamma vorrebbe contare ogni giorno, come il giardiniere conta i boc-
cioli sul cespuglio di rose.
Si morse il labbro per trattenere la commozione. Il vuoto che sentiva
dentro era insopportabile e istintivamente si port una mano al cuore.
Quando riusc ad alzare gli occhi vide che J effrey la guardava. Aveva gli
occhi iniettati di sangue, un sottile reticolo di linee rosse circondava le iri-
di. Sembrava che faticasse a mantenere il controllo. Lei non riusciva a ca-
pire se a causa dall'alcol o della sofferenza.
Non sapevo che bevessi disse, con un tono d'accusa che avrebbe volu-
to evitare.
E io non sapevo di essere uno che ammazza i bambini ribatt lui fis-
sando un punto sulla parete.
Sara avrebbe voluto aiutarlo, ma era paralizzata dal dolore.
Frank spieg J effrey. Mi ha dato due dita di whisky.
Sono servite?
Gli affiorarono le lacrime agli occhi e lei vide che lottava per ricacciarle
indietro. La mascella si contrasse, poi si rilass in un sorriso pieno di ama-
rezza.
J effrey...
Lui fece un gesto evasivo con la mano, come per dire di lasciar perdere.
Hai trovato qualcosa? domand.
No.
Io non... si trattenne e abbass gli occhi, ma non sulla bambina. Fissa-
va le piastrelle del pavimento. Non so come comportarmi disse alla fine.
Non so cosa dovrei fare.
Il tono della sua voce tocc Sara nel profondo. Vederlo cos umiliato la
faceva soffrire ancora di pi. Pass attorno al tavolo e gli mise una mano
sulla spalla per confortarlo, ma lui non si gir a guardarla.
Domand: Tu credi che lo avrebbe ucciso davvero?.
Sara si sent serrare la gola, fino a quel momento si era impedita di porsi
quella domanda. Al momento della tragedia, dal punto in cui si trovava po-
teva vedere J enny solo di spalle. Solo J effrey, Lena e Brad avevano una
visione completa della scena.
Sara?
Dal modo in cui la stava guardando cap che non c'era spazio per le ri-
sposte evasive.
S rispose con voce ferma. Non avevi alternative, J effrey. Dovevi
farlo.
J effrey si allontan, and ad appoggiarsi alla parete e domand: Proba-
bilmente il padre Mark, non credi?. Abbandon la testa contro la parete.
Il ragazzo che voleva uccidere. Sara infil le mani in tasca e punt i pie-
di per costringersi a non andargli vicino. molto probabile disse.
I suoi genitori ci permetteranno di interrogarlo solo domani. Lo sape-
vi?
Lei scosse la testa lentamente. Mark non era un elemento sospetto. J ef-
frey non poteva accusarlo di nulla. Non era certo stato lui a impugnare una
pistola.
Hanno detto che gi abbastanza provato. Chin la testa sul petto.
Cosa avr spinto J enny a fare una cosa del genere? Cosa le avranno fatto
per...? La voce gli mor in gola e torn a guardare Sara. Era una tua pa-
ziente, vero?
Si era trasferita qui con la madre circa tre anni fa. Fece una pausa.
Decise che a J effrey poteva essere d'aiuto affrontare il discorso come se si
trattasse di un caso qualsiasi, senza indulgere sul suo tragico coinvolgi-
mento. Che per lei non fosse semplice, a quel punto diventava irrilevante.
Da dove venivano?
Da uno stato del Nord, credo. Sua madre si trasferita dopo un divor-
zio che deve essere stato disastroso.
Tu come lo sai?
I genitori mi raccontano sempre qualcosa di loro. Si interruppe. Non
sapevo che J enny fosse incinta. Non veniva da me da almeno sei mesi, for-
se di pi. Si port la mano al cuore. Era una ragazzina cos dolce. Non
avrei mai immaginato che potesse fare una cosa simile.
Lui annu. Si stropicci gli occhi. Tessa non crede di poter riconoscere
qualcuno tra le persone che sono andate al bagno. Brad le porter l'annua-
rio della scuola, vedremo se rintraccia una faccia che le familiare. Voglio
che anche tu gli dia un'occhiata.
Certamente.
Era cos affollato continu J effrey alludendo alla pista di pattinaggio.
La gente se n' andata senza deporre testimonianze. Non credo che riusci-
remo a rintracciare qualcuno dei presenti.
Hai qualche elemento?
Scroll il capo. Sei sicura che solo due ragazze sono andate in bagno?
J enny e un'altra?
quello che ho visto rispose Sara, anche se dopo tutto quello che era
successo non era pi sicura di nulla. L'altra non l'ho vista. Credo che se
fosse stata una delle mie pazienti l'avrei riconosciuta. Credo. Fece una
pausa per cercare di ricordare, ma non le venne in mente niente di nuovo.
Era abbastanza alta, forse portava in testa un berretto da baseball.
J effrey alz la testa. Ti ricordi di che colore?
C'era poca luce, J effrey rispose, consapevole di deluderlo. Adesso ca-
piva come mai tanti testimoni fornivano istintivamente false testimonian-
ze. Si sentiva stupida e inutile perch non sapeva chi fosse l'altra ragazza.
Per reazione alla frustrazione, la sua mente le stava suggerendo immagini a
casaccio, che forse non erano neppure veri ricordi.
Disse: Non sono nemmeno sicura che fosse un berretto da baseball.
Non ci ho badato. Cerc di sorridere. Cercavo te.
Lui non restitu il sorriso. Ho parlato con sua madre.
Che cosa le hai detto?
Ritorn il tono aspro. Ho ucciso sua figlia, signora Weaver. Mi dispia-
ce tanto.
Sara si morse il labbro. In una contea pi grande, non sarebbe toccato a
J effrey il compito di notificare il decesso. Non si sarebbe trovato in servi-
zio, in quanto a sua volta oggetto di un'indagine. Ma la contea di Grant non
era abbastanza grande e tutte le responsabilit continuavano a pesare sulle
sue spalle.
Non voleva l'autopsia aggiunse. Ho dovuto spiegarle che non aveva
scelta. Ha detto che era... si trattenne. Ha detto che era come farla mori-
re due volte.
Sara si sent serrare lo stomaco dal senso di colpa.
Mi ha definito un killer di bambini disse. Adesso sono un killer di
bambini.
Lei agit la testa per negare. Non avevi scelta disse con convinzione.
Aveva fatto l'amore con quell'uomo, condiviso la sua vita con lui. Non era
possibile che avesse commesso un errore di valutazione.
Hai seguito la procedura disse.
Lui rispose con una risata sprezzante.
J eff...
Tu credi che l'avrebbe fatto davvero? domand di nuovo. Io non cre-
do che l'avrebbe fatto, Sara. Continuo a pensarci, forse avrebbe rinunciato
e se ne sarebbe semplicemente andata. Forse avrebbe...
Guarda lo interruppe Sara indicando il tavolo anatomico. Ha ucciso
la sua bambina, J effrey. Credi che non avrebbe ucciso anche il padre?
Non lo sapremo mai.
Il silenzio li avvolse come una nebbia. L'obitorio era nel seminterrato
dell'ospedale, una stanza rivestita di piastrelle anonime. Si udiva solo il
rumore del compressore del freezer, fino a che non si spense con un tonfo
secco che risuon sulle pareti.
La bambina era viva? domand J effrey. Quando nata, era viva?
Non sarebbe sopravissuta a lungo, senza cure mediche rispose Sara
per schivare la domanda. Non sapeva perch, ma sentiva il bisogno di pro-
teggere J enny.
Era viva? insistette lui.
Era molto piccola. Non credo che...
J effrey si riavvicin al tavolo. Infil le mani in tasca e fiss la bambina.
Voglio... cominci. Voglio andare a casa. Voglio che tu venga a casa
con me.
D'accordo disse lei, anche se non era sicura di aver capito cosa voleva.
Lui disse: Voglio fare l'amore con te.
Sara lo guard sgomenta.
Io voglio... J effrey lasci la frase a met.
Lei lo fiss e si sent avvilita. Tu vuoi fare un bambino disse.
Da come la stava guardando cap che era l'ultima cosa che lui aveva in
mente, allora arross di vergogna, col cuore in gola, incapace di parlare.
Lui scroll la testa. Non era questo che volevo dire.
Sara gli volt le spalle, aveva le guance in fiamme. Non sapeva cosa dire
per rimangiarsi quello che aveva detto.
Lui disse: Lo so che non puoi....
Lascia stare.
Ma io...
Era furiosa con se stessa, non con J effrey, ma quando riusc a parlare di-
vent aggressiva. Ti ho detto di lasciar perdere.
J effrey aspett qualche secondo, timoroso di dire la cosa sbagliata. Poi
con una voce triste, quasi lamentosa, confess: Voglio tornare indietro di
cinque ore, d'accordo?. Aspett che lei si voltasse a guardarlo. Voglio
essere di nuovo in quel dannato pattinaggio con te e quando il cercaperso-
ne si mette a squillare voglio buttarlo nella spazzatura.
Sara continu a fissarlo senza sapere cosa dire.
questo che voglio, Sara ripet. A questo pensavo. Quello che hai
detto...
Lei alz una mano per fermarlo e in quel momento si udirono dei passi
sulle scale, due persone stavano scendendo. Sara si rifugi nel suo ufficio
per asciugarsi gli occhi. Prese un fazzoletto di carta dalla scatola sulla scri-
vania, si soffi il naso, cont fino a cinque, si fece forza e cacci indietro
le lacrime.
Quando si volt la detective Lena Adams e l'agente Brad Stephens erano
gi nella sala anatomica accanto a J effrey che, a quanto pareva, era riuscito
a controllare la commozione. Tutti e tre tenevano le mani intrecciate dietro
la schiena, com' abitudine dei poliziotti quando si trovano sulla scena di
un delitto e non vogliono rischiare di contaminare qualche prova. In quel
momento Sara li odi tutti e tre, perfino Brad Stephens che era innocuo
come un moscerino.
Buongiorno, dottoressa Linton disse lui levandosi il berretto quando la
vide arrivare. Era ancora pi pallido del solito e aveva le lacrime agli oc-
chi.
Ti spiacerebbe... cominci Sara e subito si interruppe. Si schiar la vo-
ce. Ti spiacerebbe andare di sopra a prendermi delle lenzuola? disse.
Lenzuola da letto. Quattro, direi. Non aveva nessun bisogno di lenzuola,
ma non voleva che Brad rimanesse l: era stato un suo paziente, e sentiva
ancora il bisogno di proteggerlo.
Lui sorrise, contento di avere qualcosa da fare. Certamente, signora.
Quando se ne fu andato, Lena domand con un tono sbrigativo: Avete
gi fatto la bambina?.
Rispose J effrey con un laconico s, anche se non aveva assistito all'au-
topsia. Not il referto sul bordo del tavolo anatomico e cominci a sfo-
gliarlo. Sara non disse nulla quando lo vide prendere la penna dalla tasca
della giacca e scribacchiare la sua firma. Dal punto di vista procedurale,
eseguendo l'autopsia senza la presenza di almeno un testimone, Sara aveva
violato parecchie leggi.
La ragazza nel freezer? domand Lena dirigendosi agli sportelli.
Percorse quel breve tratto con una sorta di spavalderia, come se dovessero
sbrigare una faccenda di normale routine. Sara sapeva che Lena aveva pas-
sato momenti terribili di recente, ma quel modo di fare la mand su tutte le
furie.
Qui? domand Lena con la mano su una maniglia del freezer.
Sara annu senza muoversi, aspett che J effrey andasse ad aiutare Lena e
chiuse in fretta la cerniera sopra la bambina. Quando li vide spingere al
centro della sala il carrello col corpo di J enny Weaver le venne il batticuo-
re. Loro bloccarono le ruote accanto al tavolo anatomico e aspettarono che
lei levasse la piccola. Alla fine fu J effrey a prendere tra le braccia il grande
sacco nero. Sara lo vide sostenere nel palmo della mano quella che doveva
essere la testa e si volt subito dall'altra parte. Le estremit vuote del sacco
frusciarono contro il pavimento per tutto il tratto fino al freezer.
Lena guard con intenzione l'orologio. Sara avrebbe voluto schiaffeg-
giarla, invece and all'armadietto metallico vicino ai lavabi, apr un pacco
sterile e si infil un camice. Lanci un'occhiata verso il freezer domandan-
dosi come mai J effrey ci mettesse tanto. Torn quando lei stava aiutando
Lena a trasferire il corpo di J enny sul tavolo.
Lascia disse a Lena e la sostitu nella manovra di trasferimento sul ri-
piano di porcellana bianca. J enny era una ragazza massiccia e quando la
adagiarono, il peso fece vibrare i tubi di drenaggio a capo del tavolo.
Sara sistem la testa sopra il sostegno cercando di immedesimarsi nel
ruolo di coroner e non in quello di pediatra della ragazza. In dieci anni di
attivit come patologa forense le era capitato solo quattro volte di esamina-
re il cadavere di persone che aveva conosciuto. J enny Weaver era la prima
ad essere stata anche sua paziente.
Accost il vassoio con gli strumenti sterili e controll che ci fosse tutto
il necessario. I due tubi a capo del tavolo servivano a evacuare il corpo nel
corso dell'autopsia. Sopra pendeva una grossa bilancia per pesare gli orga-
ni. Il tavolo era concavo, con le sponde rialzate per evitare che materia e
liquidi gocciolassero a terra, e inclinato in direzione di un grande bacile di
raccolta in ottone. Carlos, l'assistente di Sara all'obitorio, aveva steso un
lenzuolo bianco sopra il corpo di J enny. Sulla zona che copriva il collo c'e-
ra un macchia rossa. Sara aveva chiesto a Carlos di cominciare a occuparsi
di J enny mentre lei lavorava sulla bambina. Lui aveva fatto le radiografie e
predisposto il corpo all'autopsia, poi era stato mandato a casa.
Sara tir indietro il lenzuolo fin sopra il petto della ragazza. La ferita
non era netta e una porzione della parte destra del collo penzolava fuori
simile a pezzi di carne cruda. Cartilagine e tessuto osseo spuntavano dal
sangue scuro e rappreso attorno alla ferita.
And allo schermo luminoso sulla parete e lo accese. La luce mise in
mostra le radiografie fatte da Carlos.
Per qualche istante non riusc a vedere quello che stava guardando ma si
costrinse a concentrarsi e studi con cura ogni lastra. Controll il nomina-
tivo su ciascuna, poi cominci a descrivere ad alta voce quello che vedeva.
Come potete notare, qui appaiono delle linee sfuocate di una frattura al-
l'omero sinistro che farei risalire a non pi di un anno fa. Non una frattu-
ra tipica, specialmente per chi non fa attivit atletica, si potrebbe dedurne
che frutto di percosse.
L'avevi curata tu? domand J effrey.
Certo che no rispose Sara. Avrei sporto denuncia. Qualsiasi medico
avrebbe sporto denuncia.
Va bene, va bene disse J effrey alzando le mani. Il tono aggressivo di
Sara imbarazz Lena che abbass gli occhi e si mise a fissare il pavimento.
Sara torn a guardare le lastre. C' anche traccia di un trauma attorno alla
cartilagine costale, qui, su questa costola. Indic la lastra del torace.
Quass, vicino allo sterno, c' un ematoma, probabilmente dovuto a una
spinta violenta da dietro, o a un colpo. Voglio dire sulla schiena. Si do-
mand se J enny si fosse rivolta un altro medico per quell'incidente. An-
che un neolaureato al primo anno di internato avrebbe capito che qualcosa
non tornava in quella lesione.
Prosegu: Direi che la persona che l'ha procurato era pi alta di lei.
anche recente.
Pass a un'altra lastra. Incroci le braccia su petto e la studi. Questo
il bacino spieg. Notate questa linea sfumata, qui, sull'ischio. Potrebbe
indicare una pressione traumatica sul pube. Ci che comunemente si defi-
nisce una frattura da sforzo.
Che genere di sforzo? domand J effrey.
Con sorpresa di Sara fu Lena a fornire la risposta.
stata stuprata disse, con un tono che avrebbe potuto usare per dire
che aveva gli occhi azzurri. Brutalmente. Dico bene?
Sara annu. Stava per aggiungere qualcos'altro quando sent di nuovo dei
passi sulle scale. Intu dall'andatura a balzi che stava tornando Brad.
Ecco qui annunci Brad entrando di spalle dalla porta, con un carico
di lenzuola sulle braccia e il berretto appeso alla mano.
Sara lo ferm con una domanda: Hai preso anche delle federe?.
Oh? fece lui stupito. Scroll la testa. No, mi dispiace.
Dovrebbero essere all'ultimo piano lo inform Sara. Me ne puoi pro-
curare almeno quattro?
Certo, signora. Pos le lenzuola sul tavolo accanto alla porta.
Quando se ne and, Lena incroci le braccia e sospir: Non ha mica
dodici anni.
J effrey, che non le aveva ancora rivolto la parola, la rimbecc: Taci
disse con un tono imperioso del tutto insolito.
Lena arross ma non disse nulla. Anche questo era insolito.
L'ematoma sul petto poteva essere trattato solo con del Tylenon pro-
segu Sara. La frattura pelvica poteva saldarsi da sola. Questo potrebbe
spiegare come mai negli ultimi tempi era ingrassata. Aveva difficolt a
muoversi.
J effrey domand: Credi che il suo ragazzo abusasse di lei?.
Qualcuno di sicuro rispose Sara tornando a guardare le lastre per sin-
cerarsi che non le fosse sfuggito qualcosa. Pur avendola vista tante volte,
non aveva mai immaginato che J enny Weaver fosse vittima di violenze.
Non riusciva a capire come avesse fatto a tener nascosto un fatto cos gra-
ve e perch. Naturalmente, Sara non prescriveva radiografie per un mal di
gola e J enny non si era mai spogliata di fronte a lei per una visita. Le ado-
lescenti sono molto gelose del loro corpo e per non imbarazzarle Sara le
auscultava infilando lo stetoscopio sotto la maglietta.
Torn al tavolo anatomico per riprendere l'esame sul cadavere. Quando
tir indietro il lenzuolo le tremavano le mani ed era talmente concentrata
nello sforzo di controllare il tremito che non vide subito quello che aveva
messo allo scoperto.
Merda esclam Lena.
Questa volta J effrey non la redargu e Sara cap perch. Il corpo della
ragazza era pieno di piccoli tagli, specialmente sulle braccia e sulle gambe.
Le ferite erano a vari stadi di cicatrizzazione, alcune risalivano a pochi
giorni prima.
Che significa? domand J effrey. Aveva cercato di suicidarsi?
Sara osserv i tagli, non ce n'erano sui polsi o in punti che gli abiti non
potessero coprire. Questo spiegava come mai J enny indossasse una ma-
glietta a maniche lunghe nel cuore dell'estate. Piccole file di tagli molto
profondi segnavano l'avambraccio sinistro a partire da circa sei centimetri
sopra il polso. Alcune cicatrici pi scure indicavano che le incisioni si era-
no ripetute. Sulle gambe erano molto pi profonde e in alcuni casi si incro-
ciavano. Partivano da sopra il ginocchio e risalivano la coscia. J enny se le
era inferte da sola.
Come mai? domand J effrey, anche se probabilmente aveva gi la ri-
sposta.
Si tagliava disse Lena.
Autolesionismo precis Sara, come se questo migliorasse le cose. Ho
gi visto altri casi.
E perch lo fanno?
Per stupidit, nella maggior parte dei casi rispose Sara. La assal una
rabbia impotente. Quante volte aveva visto quella ragazza? Quanti indizi si
era lasciata sfuggire? A volte vogliono solo vedere che cosa si prova. Di
solito si tratta di gesti impulsivi, compiuti senza pensare alle conseguenze.
In questo caso, per si interruppe per guardare di nuovo i tagli pi pro-
fondi sulla coscia destra, c' un aspetto particolare. Li teneva nascosti,
non voleva che si vedessero.
E perch? ripet J effrey.
Volont di controllo disse Lena. Guard il corpo della ragazza in un
modo che a Sara non piacque. Quasi con rispetto.
una psicosi grave spieg Sara. Spesso legata alla bulimia o all'a-
noressia. una forma di disprezzo di s. Guard Lena negli occhi. Al-
l'origine c' quasi sempre una causa scatenante. Molestie, o uno stupro, per
esempio.
Lena resse il suo sguardo per poco pi di un secondo, poi abbass gli
occhi.
Sara prosegu. Anche altri aspetti possono concorrere a determinarla.
Abuso di sostanze stupefacenti, per esempio, malattie mentali, difficolt a
scuola o in famiglia.
And all'armadietto e prese uno speculum di plastica. Infil un secondo
paio di guanti, lacer l'involucro e divaric lo speculum. Il rumore fece
sussultare Lena e Sara fu quasi rincuorata che riuscisse ancora a mostrare
una reazione emotiva.
Sara si spost in fondo al tavolo anatomico, divaric le gambe alla vit-
tima e si blocc con gli occhi spalancati, come se non riuscisse a credere a
quello che aveva visto. Lo speculum cadde sul tavolo.
Cosa c'? domand Lena.
Sara non rispose. Pensava che dopo quello che aveva visto quella sera
nulla potesse pi sconvolgerla, ma si sbagliava.
Cosa c'? ripet Lena.
Non ha partorito un bambino disse Sara. Nessun bambino.
J effrey indic lo speculum inutilizzato. Come fai a saperlo, se non l'hai
esaminata?
Sar guard entrambi, esitante. Alla fine disse. Ha la vagina cucita.
cicatrizzata, da almeno sei mesi.

DOMENICA

4

Lena si pass la lingua sugli incisivi e guard fuori dal finestrino. Non
riusciva ad abituarsi alla presenza del ponte provvisorio. Fra tre settimane
le avrebbero impiantato i quattro denti definitivi avvitandoli nelle gengive
come piccole lampadine. Non riusciva a immaginare come si sarebbe sen-
tita. Per ora i provvisori erano un richiamo costante a quello che le era ac-
caduto quattro mesi prima.
Cerc di non pensarci e concentrarsi sullo scenario che scorreva fuori
dal finestrino. Grant era una piccola citt, ma non quanto la citt di Reece
dove era cresciuta insieme a Sibyl, la sua gemella. Il padre poliziotto era
stato ucciso in servizio nove mesi prima che loro nascessero e la madre era
morta nel darle alla luce. Il compito di crescere le bambine era ricaduto
sullo zio, Hank Norton, consumatore di droghe pesanti e alcolista, che a-
veva combattuto contro la dipendenza per tutta l'infanzia delle bambine.
Un pomeriggio di sole Hank, ubriaco, aveva investito Sibyl facendo retro-
marcia sul vialetto di casa. Lena lo riteneva responsabile di aver reso cieca
la sorella e non lo aveva mai perdonato, Hank dal canto suo si era trincera-
to dietro un muro di rancore. Anche adesso che Sibyl era morta e lei aveva
perso la voglia di vivere, Lena continuava a considerare lo zio un male i-
nevitabile nella sua vita.
Fa caldo fuori borbott Hank tamponandosi la nuca con un fazzoletto
sgualcito. Sopra il ronzio del condizionatore Lena riusciva a malapena a
sentirlo. La vecchia berlina Mercedes di Hank era una specie di carro ar-
mato e all'interno tutto sembrava fuori misura.
I sedili erano troppo grandi. Nello spazio per le gambe si sarebbe potuto
accomodare un cavallo. I comandi sul cruscotto erano pi appariscenti che
funzionali. Ci nonostante Lena trovava rassicurante stare l dentro, dove
tutto era solido e inattaccabile. Perfino sullo sterrato fuori di casa sua la
macchina procedeva senza sbalzi, come se galleggiasse.
Fa davvero caldo ribad Hank. Invecchiando aveva preso l'abitudine di
ripetere le cose, forse perch lo metteva a'disagio il fatto di non trovare
qualcosa da dire.
Gi fece Lena e torn a guardare fuori. Si sentiva addosso lo sguardo
dello zio, che evidentemente aveva voglia di chiacchierare. Dopo qualche
battuta senza risposta lo zio si rassegn e in alternativa accese la radio.
Lei abbandon la testa contro il sedile e chiuse gli occhi. Una domenica,
poco dopo che l'avevano dimessa dall'ospedale, aveva acconsentito ad an-
dare in chiesa con lui e nei mesi successivi era diventata una consuetudine.
Lena ci andava perch aveva paura di rimanere in casa da sola, non perch
sentisse il bisogno di assoluzioni. Riteneva di non avere pi nulla da farsi
perdonare. Aveva abbondantemente pagato il suo debito con Dio, o con
chiunque reggesse le redini del mondo, quattro mesi prima, quando era sta-
ta stuprata, drogata e imprigionata in un incubo di sofferenze e allucina-
zioni.
Hank si intromise di nuovo: Stai bene, piccola?.
Che domanda stupida, pens Lena.
Lee?
S rispose. La sillaba sibil tra i denti finti.
Ha telefonato di nuovo Nan disse lui.
Lo so. Nan Thomas, la fidanzata di Sibyl fino al momento della sua
morte, aveva chiamato spesso nell'ultimo mese.
Ha delle cose di tua sorella spieg Hank, anche se Lena lo sapeva gi.
Voleva dartele, tutto qui.
E perch non le d a te? ribatt Lena. Non le andava di vedersi con
quella donna, lui lo sapeva, eppure continuava a insistere.
Hank cambi argomento. Quella ragazza, ieri sera cominci. Abbass
la radio. Tu c'eri, vero?
S rispose con lo stesso sibilo. Serr la mascella per non mettersi a
piangere. Sarebbe mai tornata a parlare come un tempo? O anche il suono
della voce doveva ricordarle senza tregua quello che lui le aveva fatto?
Lo pensava sempre come lui, le riusciva impossibile usare il suo nome.
Pos le mani in grembo e abbass gli occhi sulle cicatrici simmetriche che
aveva sul dorso di ciascuna. Non ci fosse stato Hank, avrebbe girato le
mani per guardare anche le palme, dove i chiodi l'avevano trafitta e in-
chiodata al pavimento. Anche sui piedi aveva due cicatrici, a met tra le di-
ta e la caviglia. Due mesi di fisioterapia le avevano restituito l'uso delle
mani e la capacit di camminare eretta, ma le cicatrici sarebbero rimaste
per sempre.
Le restavano solo brandelli di ricordi di quello che era successo al suo
corpo durante il rapimento. Solo le cicatrici e la cartella clinica dell'ospe-
dale raccontavano la storia per intero. Ricordava solamente i momenti in
cui si affievoliva l'effetto delle droghe e lui veniva da lei. Le sedeva accan-
to sul pavimento come se stessero al campo scout a leggere la Bibbia, e le
raccontava storie della sua infanzia e della sua vita, come se fossero due
innamorati che volevano conoscersi meglio.
Aveva ancora la mente affollata delle cose che le aveva raccontato: il
primo bacio, la prima volta che aveva fatto l'amore, i sogni, le speranze, le
ossessioni morbose. Le affioravano alla coscienza come ricordi del proprio
passato. Anche lei gli aveva raccontato storie simili? Non riusciva a ricor-
darlo, ma era una cicatrice ancor pi profonda di quelle visibili sul corpo.
Quelle a volte le sembravano irrilevanti, rispetto alle ferite lasciate dalle
conversazioni intime che aveva intrattenuto con lui. L'aveva manipolata fi-
no a non lasciarle pi alcun controllo sui suoi pensieri. Non aveva violen-
tato solo il suo corpo, ma anche la sua mente.
Ancora adesso i ricordi di lui si intrecciavano ai suoi al punto che non
sapeva pi a chi appartenessero davvero. E lui le aveva portato via anche
Sibyl, l'unica persona che poteva aiutarla a capire, l'unica in grado di resti-
tuirle la sua vita e la sua infanzia.
Lee? la riscosse Hank porgendole un pacchetto di gomme da mastica-
re. Lei rispose di no con la testa e lo guard: con una mano stringeva il vo-
lante e con l'altra cercava di prendere una gomma dal pacchetto. Le mani-
che arrotolate della camicia lasciavano in vista i segni sull'avambraccio
bianco come la cera. Erano cicatrici sinistre, che a Lena fecero tornare in
mente J enny Weaver. La sera prima J effrey si era stupito che qualcuno po-
tesse tagliuzzarsi di proposito, ma lei sapeva che il dolore poteva diventare
una sorta di consolazione. Circa sei settimane dopo essere stata dimessa
dall'ospedale, si era accidentalmente chiusa le dita nella portiera della
macchina. Una fitta lancinante le aveva percorso il braccio e, anche se solo
per un istante, aveva goduto di quel dolore: ecco cosa significa provare di
nuovo delle sensazioni.
Chiuse gli occhi e intrecci le mani in grembo. Come al solito le dita
trovarono le cicatrici e percorsero i contorni prima di una e poi dell'altra.
Non aveva provato dolore quando era stata trafitta. La droga le aveva rega-
lato la sensazione di galleggiare sul mare, libera e in salvo. La sua mente
aveva creato una realt alternativa a quella imposta dallo stupratore. Quan-
do lui la toccava, la mente le diceva che era Greg Mitchell, il suo ragazzo
di un tempo, a entrare dentro di lei. Il corpo aveva risposto a Greg, non a
lui.
Ma le poche volte in cui Lena era riuscita a dormire abbastanza a lungo
per sognare, aveva sognato che era lo stupratore a toccarla, e non Greg.
C'erano le sue mani, sui suoi seni. C'era lui, dentro di lei. E al risveglio,
sbalordita e spaventata, nella stanza buia e vuota, si rendeva conto che non
era Greg quello che i suoi occhi e le sue mani stavano cercando.
La colp l'odore dolciastro della gomma che Hank stava masticando e
strinse i pugni, sopraffatta da un conato di vomito.
Accosta riusc a dire coprendosi la bocca con la mano e afferrando
con l'altra la maniglia della portiera. Hank sterz bruscamente verso il
margine della strada e Lena balz fuori per vomitare. A colazione aveva
bevuto solo una tazza di caff ma vomit anche di pi. Ebbe qualche altro
conato che le strizz lo stomaco e le fece lacrimare gli occhi, il corpo era
scosso dai sussulti, ma riusc a tenersi in piedi.
Dopo qualche minuto la nausea cess. Si pul la bocca col dorso della
mano, poi Hank le diede qualche colpetto sulla spalla e le offr il suo faz-
zoletto. Era caldo e puzzava di sudore, ma lo us ugualmente.
La tua gomma farfugli quando risal in macchina. Si aggrapp al
cruscotto per tenersi dritta. Non so come mai...
Va bene tagli corto lui. Abbass il finestrino, sput la gomma e ri-
part con gli occhi fissi alla strada e la mascella contratta.
Mi dispiace disse Lena, bench neppure lei sapesse perch doveva
scusarsi. Hank sembrava arrabbiato, ma lei cap che era irritato solo con se
stesso perch non sapeva come aiutarla. Era una scena ricorrente che aveva
luogo quasi ogni giorno da quando era uscita dall'ospedale.
Lena allung il braccio sul sedile posteriore e recuper la borsa. Aveva
le pastiglie di Pepto Bismol e Altoids che le erano d'aiuto in quelle occa-
sioni. Odiava i giorni non lavorativi. Sul lavoro era sempre troppo occupa-
ta per concedersi il lusso di simili reazioni. Doveva stilare i rapporti ed ef-
fettuare i controlli, quando era alla centrale sapeva chi era, e girare in mac-
china con Brad, un incarico che all'inizio aveva accettato con riluttanza, la
faceva sentire competente e protetta.
Non che si buttasse nel lavoro perch fare il poliziotto era diventata la
sua ragione di vita. Sapeva che la vita riservava ben altro. Faceva il poli-
ziotto come avrebbe potuto fare la cassiera al negozio di ferramenta o la
donna delle pulizie alla scuola. Il crimine e i criminali non avevano pi si-
gnificato che dare il resto esatto a un cliente, o togliere una macchia dal
pavimento della mensa. Il lavoro era importante per il semplice fatto che le
offriva una cornice di riferimento. Doveva presentarsi alle otto in punto.
Doveva assolvere a certi compiti. Brad aveva bisogno di essere diretto. A
mezzogiorno pranzavano, o meglio pranzava Brad, perch lei non aveva
quasi mai fame. Verso le tre si fermavano a bere un caff a Madison. Alle
sei rientravano alla centrale, e allora il suo mondo andava in frantumi fino
al giorno dopo, quando poteva ripresentarsi al lavoro. Le rare volte in cui
J effrey le concedeva qualche ora di straordinario - come la sera prima - le
veniva quasi da piangere per la contentezza.
Adesso va meglio? le domand Hank ancora irritato.
Lasciami in pace.
Come vuoi tu. Si era fermato dietro le macchine in coda di fronte alla
chiesa e rimasero zitti in attesa di entrare nel parcheggio.
Lena guard il piccolo edificio bianco, scontenta di trovarsi l. Non le
era mai piaciuto andare in chiesa. A dodici anni era stata perfino cacciata
dalla scuola domenicale per aver strappato le pagine della Bibbia. Quando
Hank l'aveva rimproverata, aveva sostenuto di averlo fatto per noia, ma la
verit era che gi allora non sopportava le regole. Non tollerava che le di-
cessero cosa doveva fare. Non accettava di riconoscere l'autorit di chi non
si era conquistata la sua stima. Era diventata un bravo poliziotto perch di-
sponeva di un certo grado di autonomia sul lavoro e, quando voleva, sape-
va farsi ascoltare.
Quella ragazzina disse Hank riprendendo la conversazione, come se
negli ultimi dieci minuti non fosse successo nulla. Che tristezza, quello
che ha fatto.
Gi disse Lena con un'alzata di spalle. Non le andava di pensarci in
quel momento.
Sono in tanti, a perdersi lungo la strada. E si decidono a chiedere aiuto
solo quando oramai troppo tardi. Fece una pausa poi ripet: Solo
quando ormai troppo tardi.
Lena cap che la stava paragonando alla ragazza morta. Probabilmente
sul retro di quelle stupide pubblicazioni dell'Anonima Alcolisti che suo zio
venerava, c'erano le indicazioni per ricevere aiuto, con tanto di spazio per
inserire nome e numero di telefono di un improbabile consulente.
Se avessi avuto intenzione di ammazzarmi, l'avrei fatto quando mi
hanno dimessa dall'ospedale disse.
Non stavo parlando di te disse Hank.
Stronzate. Aspett un po', poi aggiunse: Pensavo che avessi deciso di
tornartene a casa.
cos, infatti.
Ottima idea. Lo disse quasi convinta. Hank viveva da lei dal giorno in
cui era uscita dall'ospedale e Lena non ne poteva pi di averlo sempre ad-
dosso.
Ho un'attivit da mandare avanti si giustific, come se il bar malanda-
to che possedeva alla periferia di Reese fosse l'IBM. Devo tornare l.
Posso andarmene anche stasera, se vuoi.
Per me va bene disse Lena, ma al pensiero di rimanere sola di notte
trasal. Non voleva Hank in casa sua, ma sapeva che senza di lui non si sa-
rebbe sentita al sicuro. Anche durante il giorno, quando lei era al lavoro e
Hank andava a dare un'occhiata al suo locale, si spaventava all'idea che po-
tesse avere un incidente con la macchina o pi semplicemente decidere di
non tornare pi e lasciarla sola ad affrontare la casa buia e vuota. Hank non
era soltanto un ospite indesiderato, era anche il suo scudo protettivo.
Ho tante cose pi importanti da fare insistette lui.
Lena non disse nulla, ma dentro di s cominci a ripetere il suo mantra,
"Ti prego non mi lasciare, ti prego non mi lasciare". Si sent serrare la gola
dalla voglia di gridarlo.
Hank schiacci l'acceleratore e con un sobbalzo and a infilarsi in uno
spazio vicino alla cappella. Fren e mise in folle agguantando il cambio
con furia e la berlina ondeggi avanti e indietro come una barca,
Lanci un'occhiata a Lena per farle capire che l'aveva in pugno. Vuoi
che me ne vada? Basta che me lo dici. Non sarebbe la prima volta che mi
cacci via.
Lei si morse il labbro per farsi male e sentire il sapore del sangue, ma
sent muovere gli incisivi posticci e si port la mano alla bocca, colta alla
sprovvista dal ricordo.
Allora? Hai perso la parola?
Represse un singhiozzo, sopraffatta dalla commozione.
Lo zio guard altrove per darle il tempo di riprendersi. Era capace di
reggere una stanza piena di tossici che imploravano un ago nel braccio o
un doppio whisky, ma di fronte alle lacrime di Lena si sentiva impotente.
Quasi la odiava, quando la vedeva piangere. Quella da proteggere e di cui
prendersi cura era sempre stata Sibyl. Lena era la forte, che non aveva bi-
sogno di nessuno, e adesso il cambio di ruolo lo disorientava.
Devi deciderti a vedere un terapeuta ringhi, ancora stizzito. Te l'ha
detto anche il capo. indispensabile, e tu continui a non andarci.
Con la mano ancora sulla bocca, Lena scosse la testa.
Non vai pi a correre, non ti tieni in esercizio cominci Hank, come
se fosse una prova contro di lei. Te ne vai a letto alle nove e la mattina ti
alzi sempre all'ultimo momento continu. Ti trascuri.
Non vero che mi trascuro borbott lei.
Trovati un terapeuta, Lee, altrimenti io me ne vado, oggi stesso. Le
prese la mano per costringerla a girare la testa. Dico sul serio, bambina.
Lo disse con un'improvvisa tenerezza che gli fece cambiare espressione
e rilassare i muscoli del viso. Le tir indietro i capelli con la punta delle di-
ta sfiorandole il viso con dolcezza. Voleva solo essere paterno, ma la ca-
rezza sort l'effetto di risvegliare in Lena il ricordo di lui che l'accarezzava.
La tenerezza era stata la parte peggiore: la delicatezza con cui usava la lin-
gua e le dita per calmarla e stimolarla, la lentezza esasperante con cui la
possedeva, come se stesse facendo l'amore con lei e non la stesse stupran-
do.
Lena cominci a tremare. Non riusciva a evitarlo. Hank ritrasse subito la
mano, come se all'improvviso si fosse accorto di toccare una cosa morta.
Lei scost la testa di scatto e picchi la tempia contro il finestrino.
Non ti azzardare a rifarlo lo minacci, ma la voce era piena di paura.
Non mi devi toccare. Non mi devi toccare a quel modo. Hai capito? dis-
se quasi senza fiato, con la bile che le occludeva la gola.
Lo so disse Hank accostando di nuovo la mano, ma senza toccarla.
Lo so. Ti chiedo scusa.
Lena afferr la maniglia della portiera con la mano che tremava ancora.
Scese dalla macchina e respir a pieni polmoni. Si sent avvolgere dalla ca-
lura e serr gli occhi per scacciare quell'impressione di galleggiare sul ma-
re, che la assaliva quando la droga la inondava di caldo.
Ud alle sue spalle una voce familiare, piena di cordialit. Come va,
Hank? Era Dave Fine, il pastore della chiesa.
Buongiorno rispose Hank, con un tono gentile che non usava mai con
Lena. Un tono che lei gli aveva sentito usare solo con Sibyl. Per lei c'erano
state solo parole dure e rimproveri.
Lena si sforz di controllare il respiro prima di voltarsi. Prov a sorride-
re, ma sent gli angoli della bocca tendersi in qualcosa di molto simile a
una smorfia di dolore.
Buongiorno detective disse Dave Fine. Il tono compassionevole da
predicatore la fer pi delle parole brusche che Hank aveva usato in mac-
china. Negli ultimi quattro mesi Hank aveva fatto di tutto per avvicinarla a
Dave Fine, nella speranza che lei si convincesse a parlargli. Il pastore Fine
era anche psicologo, o almeno cos diceva, e riceveva i pazienti di sera.
Lena non avrebbe parlato con quell'uomo nemmeno del tempo, figu-
riamoci di quello che aveva dovuto subire. Non che lo disprezzasse, ma un
pastore era l'ultima persona che avrebbe scelto per confidarsi. Sembrava
che Hank non si rendesse conto di quello che aveva passato in quella stan-
za buia.
Si limit a un saluto laconico e si allontan stringendo al petto la borsa
come una vecchietta alla fiera di beneficenza.
Sent alla spalle Hank che si scusava per lei e arross di vergogna. Il po-
vero Fine non aveva fatto nulla di male - era perfino abbastanza simpatico
- ma non avrebbe saputo cosa dirgli per farsi capire.
Affrett il passo con gli occhi fissi davanti a s, e si diresse alla chiesa.
Il gruppetto di persone di fronte all'entrata si fece da parte per lasciarla
passare. Lei si costrinse ad andare avanti con calma, passo dopo passo, an-
che se avrebbe voluto precipitarsi dentro. Mentre saliva i gradini tutti fin-
sero di essere distratti da qualcos'altro, a parte Brad Stephens che le sorrise
come un cucciolo. Matt Hogan, che sul lavoro faceva coppia con Frank
Wallace da quando Lena era stata assegnata alla pattuglia, cominci ad ac-
cendersi una sigaretta con grande concentrazione, come se avesse in mano
un ordigno esplosivo.
Lei tenne il mento alzato e lo sguardo puntato lontano in modo che nes-
suno potesse rivolgerle la parola, ma sapeva che avrebbero cominciato a
fare commenti non appena si fosse allontanata.
La presenza di tanta gente era la cosa che la infastidiva di pi ogni volta
che veniva in chiesa. Tutta la citt sapeva cosa le era successo. Tutti sape-
vano che era stata rapita e violentata. Si erano letti i particolari della vi-
cenda sul giornale. Avevano seguito il ricovero in ospedale e il ritorno a
casa come seguivano le puntate delle soap opera e le partite di football.
Quando andava al supermercato c'era sempre qualcuno che le guardava le
mani in cerca delle cicatrici. Se si trovava in un locale affollato, era ogget-
to di occhiate di compatimento. Come se gli altri potessero capire cosa a-
veva passato. Come se sapessero cosa significa sentirsi forte e invincibile
un giorno, e del tutto impotente il giorno dopo. E quello dopo ancora.
La porta della chiesa era stata chiusa per non lasciare entrare il caldo.
Lena allung la mano sulla maniglia nel momento in cui la stava afferran-
do un diacono e le due mani si sfiorarono. Lei ritrasse la sua come se aves-
se toccato il fuoco e aspett a occhi bassi che l'altro aprisse. Entr e tenne
lo sguardo fisso alla passatoia rossa, alle modanature bianche che borda-
vano la base dei banchi allineati nella navata, in modo che nessuno cer-
casse di parlarle.
Era una chiesa semplice per lo standard battista, e piccola per le dimen-
sioni della citt. La maggior parte dei vecchi residenti frequentava la vec-
chia chiesa battista di Stokes Street e ad essa devolveva le sue decime.
Questa aveva una trentina d'anni e nel seminterrato si tenevano incontri per
single, neo divorziati e genitori soli. L non si venerava un Dio vendicati-
vo. I sermoni parlavano di perdono, d'amore, di carit e di pace. Il pastore
Fine non rimproverava mai i fedeli per i loro peccati, n li spaventava col
fuoco dell'inferno. Quello era un luogo di gioia, o cos almeno spiegava il
bollettino della chiesa. Lena non era affatto stupita che Hank avesse scelto
proprio quella chiesa. Frequentava le sedute dell'Anonima Alcolisti che si
tenevano nel seminterrato, accanto al gruppo d'ascolto per i genitori di
adolescenti.
Scelse un banco delle prime file, sapeva che Hank voleva stare vicino al
pastore per ricevere la sua dose domenicale di perdono. Di fronte a lei se-
deva la moglie di Fine con i due figli, ma per fortuna non si voltarono a sa-
lutarla. Accavall le gambe e si lisci i pantaloni fino a che non si accorse
che la signora all'altra estremit del banco le stava guardando le mani. Si
mise a braccia conserte e guard l'altare. Il pulpito era sistemato al centro
di un semicerchio di sedie foderate in velluto. Dietro c'era la pedana del
coro con l'organo di lato. Le canne salivano contro la parete formando una
sorta di gabbia toracica in verticale, ai lati del fonte battesimale. Pi dietro
ancora, in posizione dominante, c'era Ges con le braccia aperte e i piedi
accavallati l'uno sull'altro.
Quando Hank venne a sedersi accanto a lei, Lena evit il suo sguardo.
Guard l'orologio. Erano le nove e mezza, la funzione stava per comincia-
re. Sarebbe durata un'ora, poi c'era la mezz'ora di scuola domenicale. Entro
le undici sarebbero usciti per andare alla caffetteria dove Hank avrebbe
pranzato e lei indugiato su una tazza di caff. A mezzogiorno sarebbero
rientrati a casa. Lena avrebbe pulito la casa e lavorato a un paio di rapporti.
All'una e mezza doveva trovarsi alla centrale per discutere il caso J enny
Weaver. La riunione sarebbe durata tre ore circa, se aveva fortuna. Poi le
rimaneva il tempo di ripassare da casa e prepararsi per la cena comunitaria
della domenica e il servizio serale. Dopo di che l'aspettava una specie di
concerto corale che sarebbe durato fino alle nove e mezza. E una volta a
casa sarebbe gi stata l'ora di andare a letto.
Espir lentamente e pens con sollievo che almeno per quel giorno ave-
va tante cose da fare con cui tenersi occupata.
Sta per cominciare bisbigli Hank. Prese dal banco il libro degli inni e
l'organo scand le prime note. Lui sfogli in fretta il libro e aggiunse: Il
pastore Fine dice che ti aspetta domani, dopo il lavoro.
Lena finse di non averlo sentito, ma prese mentalmente nota dell'appun-
tamento. Era pur sempre qualcosa da fare. E se accettava di vedere il pa-
store, poteva trattenere Hank in citt ancora per un po'.
Lee? la sollecit Hank, ma come il coro cominci a cantare l'inno ri-
nunci a pretendere una risposta.
Lena si alz in piedi con gli altri e sent vibrare nell'orecchio la voce ba-
ritonale di Hank che cantava: Vicino a te, Signore. Lei non mosse nep-
pure le labbra. Pass la lingua sugli incisivi guardando il dito di Hank che
rincorreva le parole sulla pagina. Torn a guardare la croce. Prov una
leggerezza, una strana sensazione di pace mentre fissava il crocefisso e
bench non volesse ammetterlo, trov conforto in quel simbolo cos fami-
liare.

5

Sara tenne in seconda la sua BMW Z3 verde scuro per tutto il tratto at-
traverso il centro di Heartsdale. La macchina era stata una spesa impulsiva,
ammesso che possa definirsi impulsiva una spesa di oltre trentamila dolla-
ri. Aveva deciso di regalarsela subito dopo il divorzio, un momento in cui
sentiva il bisogno di un lusso superfluo e un po' vistoso, e da questo punto
di vista la Z3 era quello che ci voleva. Ovviamente, come se l'era portata a
casa dalla concessionaria di Macon si era resa conto che non poteva essere
una macchina a farla sentire meglio. Semmai aveva contribuito a farla sen-
tire megalomane e stupida, specialmente dopo i commenti della sua fami-
glia. Ormai la usava da due anni, ma le capitava ancora di provare una
punta di imbarazzo quando se la vedeva davanti sul vialetto di casa.
Billy, uno dei suoi due levrieri, era accoccolato sul sedile del passegge-
ro, con la testa incassata tra le spalle perch il tettuccio della piccola auto
sportiva era troppo basso per lui. Di tanto in tanto si leccava le labbra, ma
stava praticamente immobile, con gli occhi socchiusi e le orecchie abbas-
sate per difendersi dall'aria fredda della ventola. Le guance un po' ritratte
davano l'impressione che sorridesse, soddisfatto del suo giro in macchina.
Sara lo sbirciava con la coda dell'occhio, quasi invidiosa che per lui la vita
fosse tanto semplice.
La strada principale era pressoch deserta, dato che i negozi erano chiu-
si. La domenica, a parte il ferramenta e l'emporio, chiudevano tutti a mez-
zogiorno. Sara era nata l, in fondo alla strada del Grant Medical Center,
che allora era l'unico ospedale della regione. Conosceva ogni angolo di
quella via come fossero le pagine del suo libro preferito.
Svolt prima dei cancelli del college e raggiunse il parcheggio di fronte
al centro pediatrico. Nonostante l'aria condizionata al massimo, quando fu
il momento di scendere aveva le cosce appiccicate al sedile di pelle. Si era
preparata alla vampata di aria calda che l'avrebbe accolta fuori, ma l'impat-
to fu ugualmente violento. Perfino Billy tergivers prima di decidersi a sal-
tare gi. Si guard attorno, forse pentito di essere venuto con Sara invece
di rimanere nella casa fresca insieme a Bob.
Sara si asciug la fronte col dorso della mano. Aveva addosso un paio di
jeans tagliati sopra il ginocchio, una canottiera e una vecchia camicia di
J effrey che teneva aperta, ma niente serviva ad alleviare il caldo e l'umidi-
t. La pioggia, quando si degnava di arrivare, era inutile quanto gettare ac-
qua sul petrolio in fiamme. C'erano giorni in cui si faticava a ricordare che
cos'era il fresco.
Andiamo disse al cane tirandolo per il guinzaglio.
Come sempre, Billy la ignor. Lei gli lev il guinzaglio e il cane trotte-
rell verso il retro dell'edificio mostrandole il posteriore ossuto. Sulle co-
sce erano ancora evidenti le cicatrici lasciate dai troppi colpi presi al cino-
dromo, quando alla partenza scattava la barra che lo lanciava sulla pista.
Ogni volta che le notava Sara si sentiva stringere il cuore.
Billy fece i suoi bisogni con calma, sollevando pigramente la zampa
contro l'albero pi vicino. Il terreno alberato sul retro era propriet del
college. Era attraversato da sentieri che gli studenti usavano per fare jog-
ging quando il caldo non era cos opprimente da mozzare il fiato. Quella
mattina il notiziario locale invitava i cittadini a non uscire di casa a meno
che non fosse strettamente necessario.
Sara tir fuori il portachiavi e trov la chiave che apriva l'entrata secon-
daria. Bastarono i pochi secondi che impieg per far scattare la serratura a
inondarle il collo e la schiena di sudore. Si ricord di Billy e mentre lui si
rotolava beato sull'erba gli riemp d'acqua una ciotola con la manichetta
per annaffiare il prato.
All'interno il caldo era quasi altrettanto soffocante, grazie al dottor Bar-
ney, ottimo pediatra ma pessimo progettista, che aveva scelto un vetro-
cemento termoassorbente per la realizzazione della facciata esposta a sud.
Non os immaginare la temperatura nella sala d'attesa. Sul retro pratica-
mente si bolliva e lei aveva la bocca cos secca che non riusc a fischiare.
Tenne la porta aperta sperando che Billy si decidesse a entrare. Dopo aver
prosciugato la ciotola si decise, imbocc il corridoio, si ferm a met, si
guard attorno e si lasci cadere sul pavimento con un guaito. A vederlo
cos pigro nessuno avrebbe creduto che aveva corso per anni sul circuito di
Ebro. Sara si chin ad accarezzarlo, gli lev il guinzaglio e and nel suo
ufficio.
La pianta del centro pediatrico era simile a quella di tanti altri. Un lungo
corridoio a L che dava accesso a tre ambulatori su entrambi i lati del brac-
cio pi lungo e ad altri due su quello pi corto, uno dei quali utilizzato co-
me magazzino. Al centro del corridoio c'era la postazione delle infermiere,
che era il punto nevralgico. L erano sistemati il computer con tutti i dati
dei pazienti e una fila di scaffalature metalliche con le cartelle cliniche an-
cora in uso. Dietro la sala d'attesa c'era un altro archivio con le cartelle de-
gli ex pazienti, risalenti fino al 1969. Un giorno o l'altro andavano elimina-
te, ma Sara non trovava mai il tempo di farlo e non se la sentiva di affidare
al personale un lavoro, solo perch a lei non andava di farlo.
Le sue scarpe da ginnastica squittirono sulle piastrelle immacolate. Non
accese le luci, conosceva il percorso a menadito, ma non era l'unica ragio-
ne per cui decise di lasciarle spente. Dato il compito che l'aspettava, l'idea
del bagliore intermittente dei tubi al neon che si rianimavano le sembrava
sinistra.
Quando raggiunse la porta del suo ufficio di fronte alla postazione delle
infermiere si era gi levata la camicia e se l'era legata attorno alla vita. Non
aveva reggiseno, ma non prevedeva di incontrare qualcuno.
Le pareti dell'ufficio erano tappezzate di fotografie dei suoi pazienti.
Tutto era cominciato la volta che una madre le aveva regalato un'istantanea
del suo bambino. Sara l'aveva appesa, e il giorno dopo ne era arrivata u-
n'altra, che lei aveva sistemato accanto alla prima. Da allora erano passati
dodici anni e le fotografie stavano invadendo l'atrio e parte del bagno. Sara
se li ricordava tutti quei bambini, col naso colante o l'otite, depressi dai fal-
limenti scolastici o con problemi in famiglia. La foto di Brad Stephens era
nel bagno, accanto alla doccia. La foto di J immy Powell, un bambino a cui
qualche mese prima era stata diagnosticata una leucemia, era stata trasferi-
ta vicino al telefono perch Sara voleva ricordarlo ogni giorno. Adesso era
ricoverato in ospedale, ma lei sapeva che di l a poco lo avrebbe perduto
per sempre.
La fotografia di J enny Weaver non era sulla parete. Sua madre non ne
aveva mai portata una. Rimaneva solamente la cartella clinica per rico-
struire il suo rapporto con Sara.
Il cassetto dello schedario cigol quando Sara lo apr con uno strattone.
Il mobile di metallo resisteva a qualsiasi lubrificante, era vecchio e poco
pratico, proprio come il dottor Barney.
Merda esclam, quando il mobile si inclin in avanti trascinato dal
cassetto strapieno e lei dovette trattenerlo con la mano libera per evitare
che si ribaltasse.
Fece scorrere il dito sulle schede e trov quella intestata a J enny Wea-
ver. Richiuse il cassetto con un colpo deciso che riport in posizione anche
il mobile. Il tonfo risuon nel silenzio e fu quasi tentata di riaprirlo, tanto
per sentire un po' di rumore.
Accese la lampada sulla scrivania e sedette sulla sedia di vinile che si
appiccic prontamente alle cosce sudate. Forse avrebbe fatto meglio a por-
tarsi a casa la cartella. Se non altro sarebbe stata pi comoda, ma non era la
comodit che desiderava. Stare seduta in una stanza soffocante su una se-
dia appiccicosa non era una grande penitenza, se serviva a scoprire quello
che le era sfuggito negli ultimi tre anni.
Gli occhiali con la montatura metallica erano nel taschino della camicia
ed ebbe un attimo di panico al pensiero di averli rotti sedendosi. Erano un
po' incurvati, ma intatti; li inforc, trasse un bel respiro e apr la cartella.
J enny Weaver era venuta per la prima volta alla clinica tre anni prima.
All'et di dieci anni il peso era nella norma rispetto all'altezza. Il primo di-
sturbo accusato era stato un brutto mal di gola per il quale erano stati pre-
scritti degli antibiotici. Sulla cartella era riportata un'annotazione successi-
va, che Sara riusc a malapena a decifrare bench la scrittura fosse la sua,
da cui dedusse che una settimana dopo aveva contattato la madre per tele-
fono per sapere se J enny reagiva al trattamento. La risposta era stata posi-
tiva.
Dopo un anno circa, J enny aveva cominciato a ingrassare. Purtroppo si
trattava di un fenomeno abbastanza diffuso, specialmente tra le ragazzine
come J enny, che aveva avuto la prima mestruazione poco dopo l'undicesi-
mo compleanno. Conducevano una vita troppo sedentaria e ingurgitavano
troppe merendine. Gli ormoni presenti nella carne e nei latticini facevano il
resto. Sara aveva letto delle pubblicazioni che puntavano l'attenzione su
casi sempre pi diffusi di bambine che entravano nella pubert all'et di ot-
to anni.
Continu a leggere la cartella. Non molto tempo dopo l'inizio dell'in-
grassamento era sta diagnosticata un'infezione alle vie urinarie. Tre mesi
dopo ancora, la bambina si era presentata con una micosi. A quello che di-
cevano le annotazioni di Sara, non c'era nulla che potesse indurre a sospet-
tare qualcosa. Ora, col senno di poi, si poteva supporre che le infezioni se-
gnalassero l'inizio di un processo. Pass alla pagina successiva, control-
lando le date. Un anno dopo J enny era tornata con un'altra infezione alle
vie urinarie. Un anno era un lungo intervallo, Sara prese un foglio e riport
tutte le date, anche le successive, relative a due episodi di mal di gola. For-
se i genitori di J enny si alternavano nella cura della bambina. Bisognava
verificare se quelle date coincidevano con periodi di soggiorno a casa del
padre.
Pos la penna e cerc di ricordare cosa sapeva del padre di J enny Wea-
ver. Di solito erano le madri ad accompagnare i figli alla clinica e proba-
bilmente non lo aveva mai incontrato. Alcune donne, in particolare quelle
reduci da un divorzio recente, si lasciavano spesso andare a confidenze sul
marito come se i figli non fossero presenti. Quando succedeva, Sara inter-
rompeva il discorso sul nascere, ma alcune insistevano e rivelavano parti-
colari della vita coniugale che un bambino non dovrebbe mai conoscere.
Dottie Weaver non era una di queste. Parlava, a volte si dilungava su que-
sto e quello, ma non aveva mai screditato il marito anche se, dati i ritardi
nei versamenti dei contributi assicurativi, si poteva supporre che avesse
problemi economici.
Sollev gli occhiali e si stropicci gli occhi. Lanci un'occhiata all'oro-
logio sulla parete. Alle undici aveva il pranzo domenicale a casa dei geni-
tori e all'una e mezza doveva incontrarsi con J effrey alla centrale.
Scroll il capo per non pensare a lui. Un lieve mal di testa sopra la nuca
le rendeva difficile la concentrazione. Si lev gli occhiali e li pul nella
camicia, come se potesse servire a vedere meglio le cose.

C' nessuno? chiam spalancando la porta di casa dei genitori. Prov
quasi piacere per la pelle d'oca che l'aria dei condizionatori le provoc sul-
le braccia.
Sono qui rispose sua madre dalla cucina.
Sara abbandon la cartella accanto alla porta, sfil le scarpe con un cal-
cio e and in fondo al corridoio. Billy trotterell di fronte a lei e si volt a
guardarla con gli occhi fissi, come se volesse chiederle perch mai erano
stati tutto quel tempo dentro il centro pediatrico soffocante invece di veni-
re subito l. Per sottolineare la sua contrariet si accasci sul fianco a met
corridoio costringendo Sara a scavalcarlo.
Quando arriv in cucina, Cathy era di fronte al fornello a friggere il pol-
lo. Aveva ancora addosso l'abito della domenica ma si era levata scarpe e
calze. Legato attorno alla vita aveva un grembiule bianco con la scritta
NON MOLESTATE IL CUOCO.
Ciao, mamma disse Sara dandole un bacio sulla guancia. Sara era la
pi alta della famiglia, avrebbe potuto posare il mento sulla testa della ma-
dre senza stirare il collo. Tessa aveva ereditato da Cathy la corporatura mi-
nuta e i capelli biondi, Sara lo spirito pragmatico.
Cathy le lanci un'occhiata di disapprovazione. Dove hai lasciato il
reggiseno?
Lei arross e sciolse subito la camicia che teneva legata sui fianchi per
infilarla sopra la canottiera. Sono passata al centro e non ho voluto ac-
cendere i condizionatori per cos poco tempo.
Fa troppo caldo per friggere si lament la madre, ma tuo padre vole-
va il pollo.
A Sara non sfugg la morale sulla necessit di sacrificarsi per la famiglia,
ma non accus il colpo. Potevi dirgli di comperarne uno gi cotto.
Lui non mangia quelle schifezzze tagli corto la madre.
Sara si limit a sospirare come aveva fatto Billy, si abbotton la camicia
e guard sua madre con un sorriso artefatto. Cos va meglio?
Cathy annu, prese un tovagliolino di carta e si asciug la fronte. Non
ancora mezzogiorno e fuori ci sono pi di trenta gradi.
Lo so disse Sara. Si sistem sullo sgabello infilando un piede sotto la
coscia e rimase a guardare la madre che si affaccendava per la cucina, con-
tenta di ritrovare un'atmosfera di normalit. Cathy indossava un vestito di
lino a righini verdi. I capelli biondi, con qualche sottile striatura di grigio,
erano raccolti dietro la nuca in un nodo morbido, molto simile a quello che
si era fatto Sara.
Cathy si soffi il naso nel tovagliolino e lo butt nella pattumiera. Rac-
contami di ieri sera disse ritornando al fornello.
Sara alz le spalle. J effrey non aveva scelta.
Su questo non avevo dubbi. Volevo solo sapere come va.
Sara soppes la domanda. Non molto bene, pens.
Cathy intu che qualcosa non andava. Fece scivolare un altro pezzo di
pollo impanato nell'olio bollente e si volt a guardare la figlia. Ti ho
chiamata ieri sera, volevo sapere come stavi.
Sara la fiss per non tradire l'imbarazzo. Ero da J effrey disse.
Io l'avevo immaginato, ma tuo padre passato in macchina di fronte a
casa sua per controllare.
Cosa? domand sorpresa. E perch?
Pensavamo che saresti venuta qui. Quando abbiamo visto che non eri a
casa abbiamo pensato di dare un'occhiata da lui.
Sara incroci le braccia sul petto. Non vi sembra di essere un po' troppo
invadenti?
Se per questo, molto pi invadente nascere ribatt la madre pun-
tandola con la forchetta. La prossima volta telefona.
Dopo quasi quarant'anni, Cathy riusciva ancora a farla sentire una bam-
bina. Guard fuori dalla finestra, come se fosse stata sorpresa a fare qual-
cosa che non doveva.
Sara?
S, mamma borbott sottovoce.
Sono preoccupata per te.
Lo so, mamma.
Va tutto bene?
Lei arross di nuovo, ma per un'altra ragione. Dov' Tessa?
Non ancora scesa.
Tessa viveva sopra il garage dei genitori. La casa di Sara era a meno di
un miglio di distanza, ma tanto bastava a darle un'impressione di indipen-
denza. A Tessa evidentemente non dispiaceva stare cos vicina ai genitori.
Lavorava nella ditta di istallazioni idrauliche di Eddie, il padre, e trovava
comodo scendere solo una rampa di scale e trovarsi sul lavoro ogni matti-
na. Inoltre Tessa era in un certo senso ancora un'adolescente. Non le pas-
sava neanche per la testa l'idea di avere una casa tutta per s. Forse non l'a-
vrebbe mai avuta. Cathy gir il pollo, batt un paio di volte la forchetta sul
bordo della padella, la pos sul bancone e si volt a guardare la figlia in-
crociando le braccia. Che ti succede?
Niente. Voglio dire, a parte ieri sera, con quella ragazzina. E la neona-
ta. Immagino che avrai saputo anche della neonata.
Davanti alla chiesa non si parlava d'altro.
Insomma... Alz le spalle. stata dura.
Non riesco a capire perch continui a fare quel lavoro, bambina mia.
Certe volte neppure io.
Cathy rimase ferma ad aspettare il resto. Quindi? la incalz.
Lei si strofin la nuca. Da J effrey... cominci. Non ha funzionato.
Non ha funzionato?
Voglio dire, non come... Agit le mani per incoraggiare la madre a
concludere la frase.
Oh disse alla fine Cathy. Fisicamente?
Sara arross di nuovo.
Be', non mi sembra che ci sia da sorprendersi, ti pare? Dopo quello che
era successo.
stato cos... Cerc la parola giusta. Cos... sbrigativo. Cio, io ho
provato a... Evit di entrare nei dettagli.
la prima volta che succede?
Sara alz le spalle. Era la prima volta che succedeva con lei, ma chi po-
teva dire come si comportava con le sue conquiste? La cosa brutta stato
quando... cominci, ma si trattenne. Da quando lo conosco non l'avevo
mai visto cos. Era furioso. A un certo punto ho pensato che si mettesse a
fracassare qualcosa.
Mi ricordo di una volta con tuo padre, non era riuscito a...
Mamma la interruppe Sara. Era gi abbastanza difficile parlare con lei
di certe cose e non era il caso di tirare in ballo anche Eddie. Per non parla-
re del fatto che J effrey l'avrebbe ammazzata, se avesse saputo che andava
in giro a raccontare delle sue prestazioni tutt'altro che pirotecniche. Per lui
la prestanza sessuale era importante quanto la fama di bravo poliziotto.
Sei stata tu a cominciare la rimbecc Cathy tornando a occuparsi del
pollo. Strapp dal rotolo un pezzo di carta e lo dispose sul piatto per met-
terci i pezzi gi fritti.
Hai ragione ammise Sara. Che cosa dovrei fare?
Fai quello che vuole lui disse Cathy. Oppure non fare niente di nien-
te. Infilz un altro pezzo di pollo. Sei sicura che ti interessi ancora, a
questo punto?
Che intendi dire?
Intendo dire: vuoi stare con lui o no? Forse proprio questo il punto.
Da quando hai divorziato non fai che girare attorno a questa storia con J ef-
frey. Batt la forchetta sulla padella. Come direbbe tuo padre, o ti decidi
a farla, o lasci libero il bagno.
La porta d'entrata si apr e si richiuse con un colpo, e subito dopo si ud
il tonfo ripetuto delle scarpe che Tessa si era sfilata scalciando.
Mamma? chiam Tessa.
In cucina rispose Cathy. Lanci un'occhiata pungente a Sara. Hai ca-
pito cosa ti ho detto?
S, mamma.
Si ud Tessa percorrere a passi pesanti il corridoio e borbottare Stupido
cane quando si scontr con Billy. Poi spalanc la porta della cucina ed
entr con un'aria indispettita. Aveva addosso una vecchia vestaglia rosa
sopra una maglietta verde e un paio di boxer. Era pallida, con la faccia se-
gnata.
Cosa successo? domand Cathy.
Lei si limit a scuotere la testa. And al frigorifero, spalanc lo sportello
del freezer e disse: Ho solo bisogno di un caff.
Cathy ignor la richiesta e la baci sulla fronte per sentire se aveva la
febbre. Sei calda.
Lo credo bene, ci sono quasi quaranta gradi l fuori si lament appic-
cicandosi al freezer. Ovvio che sono calda. Agit la vestaglia per farsi
aria. Ges, voglio andare a vivere in un posto dove esistono le stagioni.
Giuro che ci vado. Non mi importa se parlano in modo assurdo e se non
sanno cucinare. Ci deve pur essere un'alternativa.
Stai davvero tanto male? domand Sara posandole una mano sulla
fronte. Sapeva bene che la mano valeva quanto il bacio di Cathy per misu-
rare la febbre, ma Tessa era la sua sorellina e voleva mostrarsi premurosa.
Tessa si scost. Mi devono venire le mestruazioni, scotto, e ho bisogno
di un po' di cioccolato. Alz il mento: Lo vedi? domand indicando un
grosso foruncolo.
Come si fa a non vederlo? disse Cathy chiudendo lo sportello del fre-
ezer.
Sara rise e Tessa la pizzic sul braccio.
Vedrai che pap gli trover un bel nome la canzon Sara dandole una
pacca sulla spalla. Quando le figlie erano adolescenti, Eddie si divertiva a
tormentarle per i brufoli. Una volta, di fronte a un amico, aveva detto: Ti
presento Sara, la mia figlia maggiore, e il fedele Bobo, il suo nuovo forun-
colo.
Tessa stava per ribattere quando suon il telefono. Rispose al primo
squillo.
Dopo due secondi bofonchi un'imprecazione e grid: Ho risposto io,
pap. Evidentemente Eddie aveva preso la linea al piano di sopra.
Sara sorrise. Una scena cos avrebbe potuto succedere in qualsiasi do-
menica degli ultimi vent'anni. Mancava solo pap che entrava e faceva una
battuta sulle sue tre belle ragazze che spettegolavano in cucina a piedi
scalzi.
Tessa disse: Un momento e copr il ricevitore con la mano. Si volt
verso Sara: Ci sei?.
Chi ?
E chi pu essere, secondo te? Non aspett la risposta e disse al telefo-
no: qui, J effrey, te la passo.

6

Ben Walker, capo della polizia prima di J effrey, aveva il suo ufficio di
fronte alla sala riunioni in fondo al corridoio. Ogni giorno Ben andava a si-
stemarsi dietro la grande scrivania che occupava quasi tutta la stanza e co-
stringeva chiunque volesse parlargli a sedersi dall'altra parte del mobile
mastodontico, con le ginocchia intrappolate sotto il ripiano e la schiena
contro la parete. Ogni mattina gli uomini della squadra - allora era com-
posta esclusivamente da uomini - venivano convocati per ricevere le istru-
zioni della giornata, poi il capo chiudeva la porta e nessuno lo rivedeva pi
fino alla fine della giornata, quando montava in macchina per andare a ce-
na alla tavola calda due isolati pi gi.
La prima cosa che fece J effrey quando prese il comando della centrale fu
quella di eliminare la scrivania di Ben. Per far uscire il mostro di quercia
dalla porta dovettero smontarlo pezzo per pezzo. J effrey trasform il vec-
chio ufficio di Ben in magazzino e ne organizz uno pi piccolo per s, di
fronte alla stanza della squadra. In un fine settimana abbastanza tranquillo
fece inserire nella parete una finestra per poter vedere i suoi ragazzi e, cosa
pi importante, per farsi vedere da loro. C'era una veneziana sulla finestra,
ma succedeva di rado che venisse abbassata. Anche la porta era quasi sem-
pre aperta.
J effrey fissava la stanza vuota della squadra domandandosi come i suoi
agenti avessero preso la morte di J enny Weaver. Era oppresso dal senso di
colpa per quello che aveva fatto, anche se continuava a dirsi che non aveva
avuto scelta. Ogni volta che ci pensava aveva la sensazione di non riuscire
a respirare, come se ai polmoni non arrivasse abbastanza aria. Gli affiorava
alla mente sempre la stessa domanda: Aveva fatto la cosa giusta? J enny
avrebbe davvero ucciso a sangue freddo quel ragazzo? Sara sosteneva di
esserne convinta. La sera prima gli aveva detto che se lui non avesse fer-
mato la ragazza si sarebbero ritrovati con due adolescenti morti invece di
uno. Ma aveva detto anche un sacco di altre cose, tutt'altro che lusinghiere.
Un le mani di fronte al viso e appoggi il mento sui pollici continuando
a pensare a Sara. A volte era troppo analitica. La cosa pi sexy che aveva
era la bocca. Peccato che non capisse quando doveva tenerla chiusa oppure
usarla per qualcosa che J effrey avrebbe trovato pi incoraggiante di un bel
discorso.
Capo? Frank Wallace stava bussando sulla porta aperta.
Entra disse J effrey.
Fa un caldo terribile disse Frank, forse per giustificare l'assenza della
cravatta. Indossava un completo scuro, reso lucido dall'uso. Il primo botto-
ne della camicia era slacciato e lasciava intravedere una canottiera ingialli-
ta. Come sempre, Frank puzzava di nicotina. Probabilmente era uscito a
fumare per dare un po' di tempo al capo prima della riunione. Per J effrey
era incomprensibile che, con quel caldo, si potesse provare piacere a tenere
in mano una cosa che brucia.
Frank avrebbe potuto prendere il posto di Ben, se lo avesse voluto, ma il
vecchio poliziotto non era uno sciocco. Lavorava nella contea di Grant dal
giorno in cui era entrato nella polizia e aveva assistito alle trasformazioni
della citt. Una volta aveva detto a J effrey che per fare il capo della polizia
bisognava essere giovani, ma era chiaro che intendeva dire matti. Anche
J effrey, dopo un anno di incarico, era arrivato alla conclusione che nessuno
sano di mente poteva trovare invidiabile quella vita, ma ormai era troppo
tardi. Aveva gi incontrato Sara.
Weekend pieno disse Frank mostrandogli l'elenco delle chiamate. Era
pi lungo del solito.
Gi fece J effrey. Indic la sedia per farlo accomodare.
Un presunto scasso alla lavanderia. Te ne ha parlato Maria? Poi due o
tre casi di guida in stato di ubriachezza e i soliti casini al college, risse e
uso di sostanze illecite. Poi liti familiari, alcune violente, ma nessuno ha
sporto denuncia.
J effrey ascoltava distrattamente. L'elenco di Frank era lungo e scorag-
giante. Se a Grant erano successe tutte quelle cose, chiss nei centri pi
grandi. Di solito era tutto pi tranquillo. Naturalmente il caldo contribuiva
a far esplodere la violenza, i poliziotti lo sapevano.
Questo quanto concluse Frank richiudendo il fascicolo.
Bene rispose J effrey. Lo prese, lo pos, lo tamburell con le dita, poi
senza entusiasmo spinse avanti il fascicolo su J enny Weaver e lo abbando-
n al centro della scrivania. Era pi ingombrante di un elefante bianco.
Frank lo osserv con lo stesso scetticismo che avrebbe riservato alla re-
lazione di un astrologo. Alla fine si decise, lo prese in mano e cominci a
leggere. Con gli anni di servizio che aveva alle spalle era convinto di avere
gi visto tutto, ma quando si trov sotto gli occhi le fotografie scattate da
Sara reag con una smorfia di sgomento.
Madre di Dio bofonchi cercando la tasca della giacca. Tir fuori le
sigarette quasi avesse scordato dove si trovava, e le rimise subito via.
Chiuse il fascicolo senza finire di leggerlo.
J effrey disse: Non lei che ha partorito la bambina.
Ho visto. Si raschi la gola e accavall le gambe con impaccio. Aveva
cinquantotto anni e un'anzianit di servizio che poteva assicurargli una
pensione pi che dignitosa. Non si capiva perch continuasse a lavorare.
Di fronte a un caso come quello, probabilmente se lo stava domandando
anche lui.
Buon Dio del cielo. Che roba ? domand.
Mutilazione dei genitali femminili spieg J effrey. Una cosa che si
pratica in certi paesi dell'Africa. Alz la mano per frenare la domanda di
Frank. So cosa stai pensando. Loro sono battisti del sud, che c'entra l'A-
frica?
Come gli venuto in mente, allora?
quello che dobbiamo scoprire.
Frank scosse la testa come se volesse far uscire dalla mente quell'imma-
gine.
J effrey disse: Fra poco arriver la dottoressa Linton per la riunione e
si sent stupido per averla chiamata col titolo professionale. Frank andava
sempre a giocare a poker a casa Linton. Aveva visto crescere Sara.
Viene anche la ragazza? domand alludendo a Lena.
Certo rispose J effrey guardandolo negli occhi. Frank aggrott la fron-
te perch fosse chiaro che non approvava.
Per quanto avesse tanti difetti - era sessista, probabilmente razzista, sicu-
ramente tradizionalista - Frank provava un sincero affetto per Lena, forse
perch aveva una figlia pi o meno della sua et. Eppure non aveva fatto
che protestare dal momento in cui il capo lo aveva messo a lavorare in
coppia con lei. Tutte le settimane chiedeva di essere assegnato ad altri
compiti e tutte le settimane J effrey gli diceva che doveva abituarsi. L'am-
ministrazione cittadina aveva puntato su J effrey, un forestiero, proprio per
far uscire le sue forze dell'ordine dall'et della pietra. Lui aveva assunto
Lena ancora fresca di accademia e aveva subito deciso di farla diventare la
prima donna detective della contea.
Adesso non sapeva pi come comportarsi con lei. In via provvisoria, in
attesa che le sue mani guarissero completamente, l'aveva messa di pattu-
glia con Brad Stephens, ma sperava di riassegnarla presto al suo ruolo. Gi
da un mese il medico aveva dato il nulla osta a rimetterla in servizio effet-
tivo, ma lei non aveva chiesto di ritornare ad essere detective. Quanto a
Frank, non riusciva neppure a guardarla negli occhi quando lo salutava.
Continuava a sostenere che il corpo di polizia non era fatto per le donne e
considerava l'aggressione che Lena aveva subito una conferma della sua
tesi.
Ovviamente J effrey sosteneva l'esatto contrario. Secondo lui le donne
poliziotto erano di grande utilit perch la composizione della polizia do-
veva rispecchiare quella della comunit. Lena contribuiva al lavoro con la
sua capacit di riflessione, aveva un approccio pi efficace con certi tipi di
criminali e sapeva come comportarsi con le donne, cosa che non si poteva
dire degli altri. Inoltre la presenza di una detective donna aveva incorag-
giato altre giovani a entrare in polizia. Adesso avevano quindici donne in
servizio. Quando Ben Walker era andato in pensione le uniche donne alle
sue dipendenze erano le segretarie. Ma nonostante tutto, neppure J effrey
avrebbe potuto negare che ogni volta che pensava a Lena e a quello che le
avevano fatto, la prima cosa che gli veniva in mente era di confinarla in
casa e mettersi di guardia alla sua porta perch nessuno potesse pi farle
del male.
Frank interruppe i suoi pensieri. Ci sar una specie di indagine interna
su questa faccenda? domand schiacciando il dito sul dossier Weaver.
J effrey annu e si appoggi allo schienale della sedia. Ho parlato col
sindaco stamattina. Voglio che tu raccolga le testimonianze di Brad e di
Lena. Il procuratore sar Buddy Conford.
Ma quello fa l'avvocato obiett Frank.
Gi, ma non in questo caso spieg J effrey. Bisogner vedere se la
madre di J enny decide di intentare una causa. L'amministrazione cittadina
ha un'assicurazione per questo genere di incidenti. Forse troveranno un ac-
cordo senza arrivare in tribunale. Non ne ho idea. Alz le spalle. Minac-
ciava un altro cittadino con la pistola, eccetera. Non cos semplice, capi-
sci?
Gi rispose Frank. Lo so. Aspett qualche secondo poi aggiunse:
Tu ti senti tranquillo, non vero capo?.
La domanda incrin all'improvviso ogni certezza. Con una stretta allo
stomaco ricomparve lo smarrimento che lo aveva assalito la sera prima da
Sara. Non aveva mai ucciso nessuno e tanto meno una ragazzina. Non riu-
sciva a togliersi dalla mente il dialogo con J enny, rivedeva ogni particola-
re, cercava di capire cosa non aveva funzionato nel suo tentativo di media-
zione. Cosa non aveva detto o fatto per convincerla a posare la pistola.
Doveva esserci un'alternativa che lui non aveva saputo vedere.
Capo? disse Frank. Per quel che pu servire, Brad e Lena ti soster-
ranno al cento per cento. Questo lo sai, vero?
S rispose J effrey, ma le parole di Frank non furono d'aiuto. Sapeva
che Brad e Lena lo avrebbero difeso in ogni modo, anche se fossero stati
convinti che aveva sbagliato. Esistevano delle zone d'ombra nelle forze di
polizia, ma quando si arrivava al dunque scattava prima di tutto la solida-
riet. Brad avrebbe difeso J effrey perch in pratica lo adorava, e Lena per-
ch si sentiva in debito con lui da quando l'aveva riammessa in servizio.
Non era una grande consolazione.
I due uomini rimasero zitti. J effrey volt la testa e lasci vagare lo
sguardo sugli scaffali ingombri. C'erano i trofei conquistati al poligono,
prova della sua ottima mira. C'era un vecchio trofeo di football, di quando
giocava nella squadra di Auburn, relegato sul ripiano pi basso. Poi parec-
chie fotografie dei ragazzi con cui aveva lavorato a Grant e prima ancora a
Birmingham, insieme a un paio di istantanee di Sara scattate durante il
viaggio di nozze. Le aveva inserite di recente, da quando avevano ricomin-
ciato a vedersi. Adesso non era pi tanto sicuro di volere quelle foto in uf-
ficio, o di volere Sara nella sua vita. Non riusciva a capacitarsi della fred-
dezza che gli aveva riservato la sera prima, si irrigidiva ogni volta che la
toccava, stabiliva lei cosa bisognava fare. Come se lui non sapesse fare
quello che faceva, come se non l'avesse gi fatto centinaia di volte, con
donne che avevano dimostrato ben altra sensibilit.
Frank si gir sulla sedia. La porta che separava la stanza della squadra
dall'accettazione si spalanc. Entr Sara, con la cartella in mano. Indossa-
va un abitino azzurro che sembrava una maglietta lunga. E per completare
l'insieme si era messa le scarpe da tennis senza i calzini. Probabilmente
non si era neppure depilata le gambe.
I due uomini la guardarono. Aveva i capelli arruffati e J effrey immagin
che non si fosse neppure pettinata. Sara non era mai stata il tipo che si pre-
occupa di essere alla moda o di avere un trucco perfetto. A volte questo la
rendeva sexy, ma a volte le dava semplicemente un aspetto trasandato,
come se le importasse di pi essere un medico che non una donna. Quando
fu pi vicina, J effrey not gli occhiali deformati che le stavano storti sul
naso e quel particolare lo irrit ancor pi del resto.
Come entr, Frank scatt in piedi e J effrey dovette imitarlo.
Salve disse lei con un sorriso nervoso. J effrey registr il suo imbaraz-
zo con una certa soddisfazione.
Come va? disse Frank abbottonandosi la giacca.
Sara rispose con un sorriso. Ho chiamato Nick Shelton disse. Nick era
l'agente del centro investigativo della Georgia. Gli ho chiesto di verificare
se ci sono stati altri casi di mutilazione simili al nostro. Ha detto che sapr
dirmi qualcosa entro mercoled al massimo.
Dato che J effrey non apriva bocca, Frank si sent in dovere di dire qual-
cosa. Ottima idea butto l.
Inoltre prosegu Sara, ho chiamato tutti gli ospedali della zona. Non
risulta che si sia presentata una donna che aveva appena partorito. Ho la-
sciato il numero della centrale, nel caso si faccia viva qualcuna.
Frank si allarg il colletto della camicia. Ma tu credi che la ragazza ab-
bia fatto tutto da sola? Voglio dire, la circoncisione.
Mio Dio, no. La sola idea la fece rabbrividire. E non si pu definire
circoncisione precis. pi simile alla castrazione. Clitoride e piccole
labbra erano completamente recise, e quel che rimaneva stato cucito col
filo.
Oh disse Frank pieno di imbarazzo.
come tagliare via il pene a un uomo infier Sara.
Frank guard prima J effrey, poi Sara, poi di nuovo il capo.
Se volete possiamo cominciare disse lei indicando la cartella.
La riunione posticipata annunci J effrey. Non riusc a evitare il tono
sprezzante. Quando aveva chiamato Sara per chiederle di venire presto non
le aveva spiegato perch. Fra un quarto d'ora circa arriver Dottie Wea-
ver. Voglio mandarla via il pi presto possibile.
Oh fece Sara. Se cos io vado a smaltire un po' di scartoffie. Fac-
ciamo fra un paio d'ore?
Lui scosse la testa. No, voglio che tu sia presente all'interrogatorio.
Sara gli lanci un'occhiata. Io non faccio il poliziotto.
Ma Lena s. Condurr lei l'interrogatorio. Voglio che tu sia presente
perch la conosci.
Lena o Dottie? domand posando il pugno sul fianco.
Frank si raschi la gola. Io devo fare delle telefonate disse. Salut Sa-
ra con un cenno e fil via.
Sara guard J effrey senza capire.
Lui disse: Cos' quella, una camicia da notte?.
Come hai detto?
Quella che hai addosso. Indic il vestito. Sembra una camicia da not-
te.
Lei rispose con un risolino d'imbarazzo. Tu dici?
Potevi metterti qualcosa di pi professionale. Pens a come era vestita
la sera prima. I pantaloni della tuta e la maglietta logora non avevano certo
contribuito a migliorare la situazione. E aveva le gambe pi ispide delle
sue.
Ti costa troppo vestirti in modo decente?
Sara abbass la voce come faceva sempre quando era arrabbiata. Che
cosa ti autorizza a parlarmi come se fossi mia madre?
J effrey si impose di non rispondere per non farsi trascinare dalla rabbia.
J eff disse lei. Che ti prende?
Lui and a chiudere la porta. Ti ho chiesto quest'unico favore. Ti pare
troppo?
Quale favore? Scroll il capo come se lui stesse dicendo cose senza
senso.
Di assistere all'interrogatorio le ricord. Con la Weaver.
E che cosa dovrei dirle?
Lascia perdere rispose lui e non sapendo cosa fare and ad abbassare
la veneziana. Scordatelo.
Dimmi solo cosa devo fare disse lei con un tono assennato, molto irri-
tante. Vuoi che vada a casa a cambiarmi? Vuoi rimanere solo?
Voglio che la smetti di rompermi le palle, ecco cosa voglio.
Sara si irrigid. Questa volta fu lei a imporsi di non parlare.
Lui la guard inarcando le sopracciglia. Allora? Voleva che dicesse
qualcosa, voleva lo scontro per poter sfogare tutta la rabbia che aveva in
corpo.
Sara inspir ed espir lentamente. Non capisco perch sei arrabbiato
con me.
J effrey non rispose.
Lei fece scivolare la punta delle dita sulla sua cravatta, poi gli pos la
mano sul petto. J eff, ti prego. Dimmi cosa devo fare.
J effrey non riusciva a parlare. Si scost da lei e, tanto per fare qualcosa,
and a sollevare la veneziana. Sent la mano di Sara sulla spalla.
Lei disse: Va tutto bene.
Lo so rispose, anche se era vero il contrario. Si sentiva la mente in
fiamme e se chiudeva gli occhi per un secondo si ripresentava l'immagine
della testa di J enny Weaver sbalzata indietro dal proiettile che le trapassa-
va il collo.
Sara gli premette le labbra sulla nuca e lo strinse tra le braccia. Va tutto
bene gli sussurr sul collo. Il fiato fresco sulla pelle fu come un balsamo.
Lei lo baci di nuovo sotto l'orecchio, lasciandovi indugiare le labbra. J ef-
frey sent il corpo rilassarsi e si domand perch la sera prima Sara non
avesse fatto lo stesso. Poi gli venne in mente che lo aveva fatto.
Va tutto bene ripet lei, e per la prima volta dall'inizio della giornata
J effrey si plac. Era una sensazione cos piacevole che si sent disarmato e
stupido, con una gran voglia di piangere, o di dire a Sara che l'amava.
Invece domand: Rimani o no per l'interrogatorio?.
Lei lasci cadere le braccia e lui cap di averla delusa. La guard e cerc
di dire qualcosa, ma non riusc a farsi venire in mente nulla.
Alla fine, con un cenno di assenso, lei disse: Far tutto quello che
vuoi.

J effrey era nella saletta di osservazione e attraverso il falso specchio
guardava Sara che consolava Dottie Weaver. Non era mai stato capace di
tenere il broncio con lei, soprattutto perch lei non glielo permetteva.
Dottie Weaver era una donna grassoccia, con la carnagione olivastra e i
capelli castani che teneva raccolti in uno chignon in cima alla testa. Un'ac-
conciatura un po' antiquata, che evidentemente a lei non dispiaceva. Os-
servandola, J effrey pens che aveva la tipica faccia senza et, di quelle che
a dieci anni o a quaranta mostrano sempre la stessa espressione. Le guance
facevano tutt'uno con la mascella e tradivano un generale eccesso di peso.
Bench stesse piangendo, le rughe che le solcavano la fronte suggerivano
un'indole battagliera.
J effrey lanci un'occhiata a Lena, che era in piedi accanto a lui a braccia
conserte ed era concentrata sulle due donne dall'altra parte del vetro. Ecco-
ci qui, pens lui, il capo e la detective, le due persone pi impulsive della
centrale, che devono scoprire cos' successo ieri. Si rese conto di aver
chiesto a Sara di rimanere per egoismo. Toccava a lei la parte della razio-
nale.
A Lena disse: L'interrogatorio tuo.
Com'era prevedibile, lei non reag. Sei mesi prima avrebbe gongolato di
soddisfazione annunciando a tutta la centrale che il capo aveva scelto lei.
Adesso si limitava a uno stentato cenno del capo...
Perch sei una donna spieg J effrey. E per quello che ti capitato.
Lei lo fiss con uno sguardo apatico che gli strinse il cuore. Dieci anni
prima J effrey l'aveva notata all'accademia mentre volava sul percorso a o-
stacoli del centro addestramento come un piccolo pipistrello che sguscia
fuori dall'inferno. Alta poco pi di un metro e sessanta, non arrivava a ses-
santa chili. Era la recluta pi piccola del gruppo, ma compensava lo svan-
taggio con una ferrea forza di volont. Lui era rimasto colpito dalla sua te-
nacia e dal suo slancio. Adesso, guardandola, si domand se quella Lena
sarebbe mai ricomparsa.
Lena guard Sara oltre il vetro. Gi, immagino che le ispirer compas-
sione disse con una voce senza espressione. Quell'apparente assenza di
emozioni mandava in bestia J effrey. Gli sembrava di avere a che fare con
un automa, quasi rimpiangeva gli sfoghi incontrollati di un tempo.
Fai le cose con calma le sugger passandole il fascicolo. Abbiamo bi-
sogno di tutti i particolari possibili.
C' altro? domand lei come se stessero discutendo del tempo.
J effrey rispose di no e Lena se ne and senza dire una parola. Lui torn
davanti al falso specchio e attese che lei entrasse nella stanza degli interro-
gatori. Quando era rientrata in servizio, lui le aveva detto chiaramente che
per superare il trauma delle violenze subite doveva rivolgersi a uno psico-
terapeuta. Non gli risultava che Lena lo avesse fatto. Doveva insistere per-
ch si decidesse, ma non sapeva come affrontare l'argomento.
Lena apr la porta ed entr con le mani affondate nelle tasche dei panta-
loni e il fascicolo stretto sotto il braccio. Indossava un paio di chinos beige
e una camicia blu con i bottoni sul colletto. I capelli lunghi fino alle spalle
erano trattenuti dietro le orecchie. A trentatr anni, aveva finalmente perso
l'espressione da bambina. Era sempre stata attraente, ma negli ultimi due
anni aveva sviluppato una femminilit che non lasciava indifferenti gli
uomini della squadra.
J effrey distolse lo sguardo, imbarazzato da questi pensieri. Gli parve in-
giusto considerare Lena sotto quella luce, dopo tutto quello che aveva pas-
sato.
La signora Weaver? domand Lena porgendo la mano. Dottie Weaver
fiss il palmo aperto e trasal. Anche J effrey, da dietro il vetro, prov un
tuffo al cuore. La cicatrice era terrificante. Sara fu l'unica a non reagire.
Lena ritrasse la mano e la lasci ricadere lungo il fianco col pugno chiu-
so, visibilmente imbarazzata. Sono la detective Lena Adams. La prego di
accettare le mie condoglianze.
La ringrazio disse Dottie, il suo accento del Midwest in netto contra-
sto con la parlata morbida di Lena.
Lena and a sedersi di fronte a Sara e a Dottie. Intrecci le mani sul ta-
volo, attirando di nuovo l'attenzione sulle cicatrici. J effrey si domand se
avesse intenzione di sfilarsi le scarpe per mettere sul tavolo anche i piedi.
Mi dispiace... cominci Dottie, poi si interruppe. Voglio dire, per
quello che le successo.
Lena annu con un secco cenno del capo e abbass gli occhi per ripren-
dere il controllo. Una delle prime astuzie che J effrey le aveva insegnato
per gli interrogatori era che il silenzio il migliore amico del detective. Di
solito la gente non ama il silenzio e inevitabilmente cerca un modo di
riempire il vuoto che si crea. Il pi delle volte lo fa senza rendersene conto.
E sua sorella continu Dottie. Era una persona cos amabile. L'avevo
conosciuta al salone della scienza. J enny adorava le scienze. Era...
Il petto di Lena si sollev e si abbass in un respiro affannato, ma fu l'u-
nica reazione visibile. Sibyl era un'insegnante disse, le piaceva rendersi
utile con i ragazzi.
Cadde di nuovo il silenzio e J effrey spost lo sguardo su Sara. Qualche
ciocca dei suoi capelli fulvi si era sciolta dalla coda di cavallo e stava ap-
piccicata al collo. Gli occhiali non erano pi sul naso ma sulla testa, e lei
fissava Lena come se fosse un serpente e dovesse capire se era velenoso.
Lena domand: Vuole che contattiamo suo marito, signora Weaver?.
Mi chiami Dottie, la prego la corresse la madre. Gli ho gi parlato
io.
Verr per il funerale?
Dottie non rispose e cominci a giocherellare con il braccialetto d'argen-
to che teneva al polso. Quando si decise a parlare si rivolse a Sara: Ha
dovuto aprirla, vero?. Sara stava per rispondere, ma Lena la anticip.
S, signora. La dottoressa Linton ha eseguito l'autopsia. Io ho assistito,
come previsto dalla procedura. Abbiamo fatto tutto quello che era possibi-
le, per J enny.
Dottie guard Lena, poi Sara, poi di nuovo Lena. All'improvviso si chi-
n sul tavolo incurvando le spalle come se avesse ricevuto un pugno allo
stomaco. Era la mia unica figlia singhiozz. La mia piccolina.
Sara allung il braccio per farle una carezza sulla schiena, ma Lena la
ferm con un'occhiata. Si protese in avanti e strinse la mano a Dottie: So
cosa significa perdere una persona cara. Glielo posso assicurare.
Dottie si aggrapp alla sua mano. Lo so, ci passata anche lei, lo so.
J effrey si rese conto di avere trattenuto il fiato in attesa di quel momen-
to. Lena si era aperta un varco.
Domand: Cos' successo col padre?.
Oh. Dottie prese dalla borsa il fazzoletto. Sa com'. Non andavamo
d'accordo. Lui voleva di pi dalla vita. E alla fine scappato con la segre-
taria. Poi rivolta a Sara: Sa come sono gli uomini.
J effrey non grad l'allusione alle sue infedelt. Ma questi erano i vantag-
gi di vivere in una piccola citt.
Non l'ha mai sposata, per concluse Dottie. La segretaria, intendo.
Stese le labbra in un sorriso di soddisfazione.
successo anche alla mia migliore amica cominci Lena, per rinsal-
dare il ponte che si era creato tra loro. Suo padre si comport allo stesso
modo. Un bel giorno ha preso e se n' andato. E non si fatto pi vedere.
Oh, no. Samuel non era il tipo. Non all'inizio, almeno. Vedeva J enny
tutti i mesi, poi stato trasferito a Spokane. nello stato di Washington.
L'ultima volta che l'ha vista stato circa un anno fa.
E come ha reagito alla notizia?
Si messo a piangere disse Dottie, con le lacrime che le rigavano le
guance. Torn a rivolgersi a Sara, forse perch lei aveva conosciuto J enny.
Era cos buona. Aveva un cuore tenero.
Sara annu, ma J effrey intu che era a disagio per il modo in cui Lena
stava conducendo il colloquio. Si domand cosa si aspettasse, dopo quello
che aveva scoperto sul corpo di J enny.
Dottie si soffi il naso e riprese a parlare con una voce pi chiara. fi-
nita con quel gruppo. E con quel ragazzo, Patterson.
Mark Patterson? domand Lena. Era il ragazzo che J enny aveva tenu-
to sotto tiro.
S, Mark.
Si frequentavano? Uscivano insieme?
Dottie alz le spalle. Non le saprei dire. Facevano tutto in gruppo.
J enny era amica di sua sorella, Lacey.
Lacey? ripet Sara. Si rese conto di averla interrotta e le fece segno di
proseguire.
Io e J enny eravamo molto unite da quando suo padre se n'era andato,
eravamo due amiche, pi che madre e figlia. Lei era la mia ancora di sal-
vezza. Forse mi sono appoggiata anche troppo a lei. Fece una pausa.
Mark mi sembrava innocuo. D'estate veniva a tagliare l'erba del nostro
prato. Faceva dei lavoretti per guadagnarsi qualche soldo. Rise tristemen-
te. Pensavo che fosse un bravo ragazzo. Pensavo di potermi fidare di lui.
Lena decise di farle cambiare direzione. Quando hanno cominciato a
frequentarsi, J enny e Lacey?
Un anno fa, circa. Erano nel gruppo della chiesa. Mi sembrava una
buona cosa, ma quei ragazzi... Non saprei. Uno si immagina che la chiesa
sia un posto sicuro, invece... Scosse la testa. Io non lo sapevo disse.
Non sapevo neppure che fosse stata con un ragazzo, e tanto meno che...
Lena fece un cenno quasi impercettibile a Sara, e J effrey cap che si pre-
paravano a dare la notizia. Dottie, ieri ho esaminato il corpo di sua fi-
glia.
Dottie strinse le labbra e aspett che continuasse.
Intervenne Lena: J enny non era incinta. Non era sua, la neonata rinve-
nuta alla pista di pattinaggio.
La madre guard fisso Lena, poi Sara. Pi che sorpresa sembrava incre-
dula.
Sara cerc di spiegare. Lena ha ragione. Non era incinta, anche se pos-
so dirle che era sessualmente attiva gi da pi di sei mesi.
Dottie mosse la mascella ma non apr bocca. Alla fine sorrise, come se
avesse ricevuto una buona notizia. Allora non stata lei? Non ha ucciso il
bambino?
Non sappiamo ancora come siano andate le cose disse Lena. Si guard
le mani, questa volta senza intenzione. Dopo qualche secondo torn a
guardare Dottie e le parl a voce bassa, con gli occhi inchiodati su di lei
come se Sara non fosse pi nella stanza. solo una mia impressione, si-
gnora, ma da quello che ho saputo di sua figlia non riesco a immaginare
che possa aver fatto quello di cui l'accusano.
La madre rilass le spalle, evidentemente sollevata. Ricominci a pian-
gere e tuff il naso nel fazzoletto. Era cos buona disse. impossibile
che abbia fatto una cosa simile. Si gir verso Sara per avere conferma.
Era una ragazzina davvero brava.
Sara annu e accenn un sorriso.
Diceva sempre che voleva fare il medico continu Dottie. Diceva
che voleva aiutare i bambini, come fa lei.
Il sorriso di Sara si smorz e J effrey cap che il senso di colpa la stava di
nuovo attanagliando.
Lena devi la conversazione con una nuova domanda. Mi parli di quel
gruppo che frequentava, c'erano anche i ragazzi Patterson?
S, Mark e Lacey.
Andava ancora in chiesa con loro? Partecipava alle attivit?
Fino a circa otto mesi fa rispose Dottie. Poi ha smesso di andarci.
Non le so dire perch. A me ha detto solamente che non ci voleva pi an-
dare.
Dunque stato verso gennaio?
Direi di s.
Poco dopo Natale?
Dottie annu. Pi o meno.
Era successo qualcosa? Un litigio? Si era arrabbiata con qualcuno? Ha
avuto uno scontro con Mark Patterson?
No rispose Dottie con decisione. La settimana dopo Natale anche
andata in montagna con il gruppo della parrocchia. Sono andati a sciare a
Gatlinburg. Non volevo che andasse via durante le feste, ma lei ci teneva
tanto, aveva preso dei bei voti a scuola, e cos... lasci morire la voce.
E cos stata via per una settimana?
S, una settimana, poi io sono dovuta andare nell'Ohio da mia sorella,
che non stava bene strinse le labbra. Eunice, mia sorella, ha un enfise-
ma. Adesso sta un po' meglio. Ma ha passato dei brutti momenti.
Quindi J enny rimasta a casa da sola?
Oh, no. Scosse la testa. Certo che no. stata dai Patterson per tre o
quattro giorni.
Andava spesso dai Patterson?
S, nei weekend. O Lacey veniva da noi, o J enny andava da loro.
Lei li conosce bene?
Teddy e Grace? Annu. Oh, s, anche loro frequentano la chiesa. Non
posso dire che Teddy mi entusiasmi disse abbassando un po' la voce. Se
vuole sapere il mio parere, Mark ha preso da lui.
In che senso?
un tipo... cominci Dottie, poi fece spallucce. Non lo so. Quando
lo incontrer, capir cosa voglio dire.
Quindi concluse Lena, a Natale J enny andata in vacanza con il
gruppo della parrocchia, poi stata dai Patterson, poi ha smesso di fre-
quentare la chiesa e di vedersi con loro.
Be'... esit Dottie. S, direi di s. Cio, adesso direi proprio che an-
data cos. Prima non avevo visto un legame.
Ha mai avuto il sospetto che sua figlia facesse uso di droghe?
Oh, no, lei era assolutamente contraria rispose Dottie. Non beveva
neppure caffeina e ultimamente aveva eliminato perfino lo zucchero.
Per via del peso?
Per la sua salute, diceva. Voleva rendere puro il suo corpo.
Puro ripet Lena. Crede che abbia qualcosa a che fare con la chie-
sa?
Aveva gi smesso di frequentare la chiesa le ricord Dottie. A dire la
verit non so perch lo facesse. Un giorno, stavamo tornando dalla scuola
in macchina, mi ha semplicemente detto: "Non voglio pi mangiare cibi
che contengono zucchero. Voglio che il mio corpo sia puro".
E non le sembrato strano?
Al momento no disse Dottie. Voglio dire, forse s, era una cosa un
po' bizzarra, ma negli ultimi tempi si comportava in modo strano. Niente di
speciale, in realt. Per esempio, quando rientrava da scuola, non beveva
pi le solite bibite gassate. E si era messa a studiare d'impegno. Come se
volesse migliorarsi. Stava tornando quella di un tempo.
Quella di un tempo? Cio prima che cominciasse a frequentare i ragaz-
zi Patterson?
S, credo che si possa dire cos. Arricci le labbra. strano, perch
Lacey era molto popolare a scuola, e dal giorno in cui J enny ha messo pie-
de in quella scuola, Lacey ha cominciato a torturarla.
Torturarla in che modo? domand Sara.
Era maligna rispose Dottie. La prendeva in giro per il peso. E questo
anche quando era solo un po' paffutella. Non come negli ultimi tempi.
Ma lei non crede che Lacey e Mark la picchiassero, vero?
Dottie parve sorpresa. Mio Dio, no. Avrei chiamato la polizia. Si tam-
pon gli occhi con il fazzoletto. La prendevano in giro e basta. Niente di
fisico. Come le ho detto, erano diventati amici.
E come mai a un certo punto non lo sono pi stati?
Questo non glielo so dire. Forse stato il passaggio dalle medie alle
superiori. un grosso cambiamento. Mi pare che Lacey non fosse riuscita
a entrare nel gruppo delle ragazze pompon e non si sentiva considerata. Sa
come sono i ragazzi. Hanno un forte senso di appartenenza. Adesso che ci
penso, la faccenda dello zucchero deve essere stata un'idea di Lacey.
Di Lacey?
S. Era sempre lei a decidere cosa dovevano fare. Cosa mettersi per an-
dare a scuola, dove andare nel weekend. Passavano ore al telefono a parla-
re di queste cose.
Lena sorrise. Mia sorella e io facevamo lo stesso disse. Poi aggiunse:
C'era un risvolto religioso, secondo lei?.
In che cosa?
Lo zucchero. La caffeina. Fa venire in mente una pratica religiosa.
Non penser che... si trattenne. No, non credo che c'entri la religione.
A lei andava bene la sua chiesa. Sono stati i Patterson, secondo me. Mark
schedato perch si era messo a rubacchiare. Scosse la testa lentamente.
Non sapevo cosa fare. Dovevo impedirle di vederlo? Sarebbe servito solo
a farglielo desiderare di pi.
Di solito cos, con le ragazzine ammise Lena. Lei per continua a
frequentare la chiesa, non vero?
Ma certo disse Dottie. Per me una grande consolazione.
Ha gi preso accordi? Chi celebrer il funerale?
Dottie sospir. Non lo so. Io... si interruppe e si soffi il naso. Credo
che a lei piacesse il pastore Fine. Era venuto anche a casa per parlare con
lei. Anche Brad Stephens. lui che si occupa dei giovani.
Davvero?
Certo. Brad molto attivo nella congregazione.
Il pastore Fine venne a casa vostra dopo che J enny aveva smesso di
frequentare la chiesa?
S annu. Sembrava contenta di essersi ricordata qualcosa che poteva
risultare importante. Lei non ci era andata per due o tre domeniche di se-
guito, e lui venuto a trovarla a casa.
Lei ha sentito cosa si sono detti?
No, no. Li ho lasciati in soggiorno e me ne sono andata. Parve ricor-
darsi di un'altra cosa. Circa una settimana dopo, lui l'ha chiamata al tele-
fono. Ma J enny mi ha fatto dire che non era in casa. Doveva essere un sa-
bato, perch io ero a casa. Quel giorno ha ricevuto delle altre telefonate,
ma si sempre negata.
Era una cosa insolita?
A quel punto non pi disse. Doveva essere intorno a febbraio. Ero
quasi contenta che non volesse pi parlare con Mark.
Avevano litigato?
Dottie alz le spalle. Io so soltanto che a quel punto lo odiava. Prima
stava sempre appiccicata a lui, poi, a un certo punto, ha cominciato a o-
diarlo.
Lo odiava come pu odiare una ragazzina che si sente rifiutata?
Dottie drizz la schiena e lanci a Lena un'occhiata valutativa. Parve
rendersi conto solo allora che l'interrogatorio serviva a stabilire le eventua-
li colpe di J enny e non a riscattarla.
Lena rifece la domanda. Odiava Mark perch non voleva pi stare con
lei?
No. Certo che no ribatt col suo accento nasale.
Ne sicura?
In quel periodo era stato arrestato spieg. Sembrava soddisfatta di
fargli fare la parte del criminale. Per percosse. Aveva aggredito la sorel-
la.
J effrey si maled per non avere controllato prima. Prese il telefono e
chiamo l'interno di Maria.
S? rispose Maria.
Devi trovarmi la scheda di Mark Patterson disse a bassa voce.
Il ragazzo di ieri sera?
S.
Subito disse e riagganci.
Quando J effrey torn a guardare nella stanza degli interrogatori l'atmo-
sfera era completamente cambiata. Dottie Weaver aveva la faccia tesa,
sembrava contrariata.
Lena domand: Vuole qualcosa da bere?.
No, grazie.
Lei sa che l'anno scorso sua figlia si era rotta un braccio?
Dottie parve stupita. Guard Sara: venuta da lei senza di me?.
No rispose lei senza aggiungere altre spiegazioni. Era indispettita, ma
non con Dottie Weaver.
Lena tir diritto: Sua figlia aveva interesse per la cultura africana?.
Dottie scroll il capo senza capire. No, naturalmente. Perch? Cosa
c'entra?
Si intromise Sara: Dottie, vuole fare una pausa?.
Lena si agit sulla sedia, ben decisa a proseguire. Sua figlia si era an-
che fratturata il bacino, signora Weaver. Lo sapeva?
Dottie mosse le labbra ma non rispose.
Probabilmente era stata stuprata continu Lena. Lasci passare qual-
che secondo, poi senza tradire alcuna emozione aggiunse: Brutalmente.
Io non... Guard Sara, poi Lena. Non capisco.
E le cicatrici sulle braccia e sulle gambe? la incalz Lena. Come
mai? Perch sua figlia si tagliava?
Si tagliava? trasecol Dottie. Cosa sta dicendo?
C'erano tagli su tutto il corpo. Che si era fatta da sola, da quel che si
pu capire. Mi spiega come ha fatto a ridursi cos senza che lei se ne ac-
corgesse?
Era riservata si difese Dottie. Si intabarrava dalla testa ai piedi. Io
non ho mai...
Lena la interruppe. Lei sapeva che ha subito un intervento chirurgico
non pi di sei mesi fa?
Un intervento chirurgico? ripet Dottie. Di cosa sta parlando?
Non un intervento chirurgico si intromise Sara. Pos la mano sul
braccio di Dottie. Quando ho esaminato il corpo di J enny...
Lena apr il fascicolo. Butt una fotografia sul tavolo, poi un'altra. Da
dove si trovava, J effrey non poteva vedere quali fossero, ma non ebbe
dubbi quando guard il viso di Dottie.
Oh, mio Dio, la mia bambina. Si port una mano alla bocca.
Lena la redargu Sara. Cerc di coprire con la mano le fotografie, ma
Dottie le afferr il braccio. Lottarono per qualche secondo, poi Sara si ar-
rese.
Co... cos'? balbett Dottie. Accost al viso la fotografia con la mano
che le tremava.
Lena, impassibile, si appoggi allo schienale della sedia e incroci le
braccia sul petto. Lanci un'occhiata fugace al falso specchio, cio a J ef-
frey, e sollev le sopracciglia, trionfante.
Sara pos la mano sulla spalla di Dottie. Le dia a me disse cercando di
prenderle la foto.
Mio Dio, mio Dio balbett la madre tra i singhiozzi. La mia piccola.
La mia bambina. Che cosa le hanno fatto.
Sara lanci a Lena un'occhiata di fuoco che a J effrey non sfugg. Lena
scroll le spalle, come per dire: Cosa ti aspettavi?.
Oh Dio, oh Dio ripet Dottie, poi tacque di colpo. Si accasci e scivo-
l sul pavimento, svenuta. Sara fece in tempo ad afferrarla, ma riusc solo
a rallentare la caduta.

Fuori dalla sala riunioni, J effrey stava parlando con Lena.
Dobbiamo trovare subito il ragazzo. Patterson disse. Sara pu gestire
da sola la riunione sui risultati dell'autopsia.
Lena si volt per dare un'occhiata alla porta sul retro. Sara era uscita con
Dottie per accompagnarla alla macchina, ma prima di andarsene aveva
lanciato un'occhiata minacciosa a Lena, annunciando che sarebbe tornata
subito.
J effrey continu: Maria sta cercando l'indirizzo. Pu darsi che sia coin-
volto in questa storia pi di quanto crediamo. Forse a casa troveremo an-
che la sorella.
Lena annu e incroci le braccia. Vuoi che mi occupi io della sorella
mentre tu interroghi Mark?
Vediamo come si mettono le cose. Voglio scambiare due chiacchiere
anche con quel pastore.
Lena ebbe un guizz negli occhi. della mia chiesa. Cio, non la mia
chiesa, quella dove va Hank, qualche volta lo accompagno. Alz le spal-
le. Tanto per fare qualcosa. Io non sono religiosa.
Capisco disse J effrey, stupito che gli parlasse della sua vita privata.
Da quando aveva subito violenza era raro che si lasciasse andare a confi-
denze. Pens che forse le faceva bene seguire quel caso e ne fu contento.
Chiamer Brad per farlo rientrare alla centrale continu. Gli voglio
parlare subito, voglio capire che tipo questo Fine.
Pensi che sia stato lui a fare quelle cose a J enny?
J effrey affond le mani nelle tasche. Non riusciva a immaginare che
qualcuno potesse infierire su una bambina, ma era successo, e qualcuno
doveva averlo fatto. Dobbiamo scoprire se a Natale in montagna c'era an-
che Fine.
Forse potrei... Lena si interruppe. La porta sul retro si era spalancata
con un colpo violento.
J effrey si volt e vide Sara che la richiudeva. Dal modo in cui si diresse
verso di loro cap che era infuriata. Prima ancora di raggiungerli sbott:
Lena, si pu sapere cosa ti ha preso? Ti pare il modo di trattare quella po-
vera donna?.
Lei lasci cadere le mani lungo i fianchi e J effrey la vide serrare i pugni
mentre Sara si avvicinava. Poi indietreggi fino alla parete per mantenere
la distanza e, sempre a pugni chiusi, disse con decisione: Ho fatto solo il
mio lavoro.
Il tuo lavoro? la rimbecc Sara andandole quasi addosso. Era quindici
centimetri buoni pi alta di Lena e sfrutt la differenza per imporsi. Fa
parte del tuo lavoro martoriare una donna che ha appena perduto la figlia?
Fa parte del tuo lavoro mostrarle quelle foto orribili? L'emozione le incri-
n la voce. Come hai potuto, Lena? Quelle foto sono diventate l'ultimo
ricordo che le rester di sua figlia, lo capisci questo?
Sara... intervenne J effrey. Lei si accost all'orecchio di Lena e le sus-
surr qualcosa. J effrey non riusc a sentire, ma la reazione di Lena fu im-
mediata. Si strinse nelle spalle avvilita, come un gattino preso per la collot-
tola.
Sara si morse le labbra, pentita. Si port una mano alla bocca come se
volesse rimangiarsi le parole. Perdonami disse. Lena, ti prego, non vo-
levo...
Lena si raschi la gola e fiss il pavimento. Non fa nulla disse, ma era
evidente che le sue parole l'avevano ferita.
Sara di rese conto di starle ancora addosso e fece un passo indietro. Ti
chiedo scusa, non avevo il diritto...
Lei alz una mano per zittirla. Prese fiato, poi rivolta a J effrey disse: Ti
aspetto in macchina.
D'accordo disse lui. Si frug in tasca in cerca delle chiavi e gliele por-
se, ma lei non le prese. Si limit ad allungare la mano aperta e aspett che
lui ve le lasciasse cadere.
Bene disse alla fine, stringendo le chiavi. Evit di guardare sia J effrey
che Sara e si avvi all'uscita con gli occhi fissi a terra. Camminava incur-
vata, come se avesse incassato una sconfitta.
J effrey guard Sara stupito. Che diavolo le hai detto?
Sara scosse la testa e si copri gli occhi con la mano. Oh, J eff disse
continuando a scrollare il capo. Ho detto la cosa sbagliata. Non avrei po-
tuto dire una cosa peggiore.

7

Lena sedeva nella Lincoln di J effrey, tesa come una corda di violino.
Aveva il respiro affannato e si sentiva girare la testa come se stesse per
svenire. Sudava, e non solo perch nella macchina c'era un caldo soffocan-
te. Si sentiva bruciare, come se avesse toccato un filo elettrico scoperto.
Stronza mormor, pensando a Sara Linton. Brutta stronza ripet
con soddisfazione, come se l'insulto potesse vanificare l'offesa subita.
Le sue parole le risuonavano ancora nella mente: Adesso sai cosa vuol
dire fare del male a qualcuno. Fare del male, aveva detto, ma Lena aveva
capito cosa intendeva: adesso sai cosa vuol dire violentare qualcuno.
Maledizione! grid, pi forte che poteva. Picchi la mano sul cruscot-
to maledicendo Sara Linton e il lavoro.
Mentre torchiava Dottie Weaver nella stanza degli interrogatori, per la
prima volta dopo tanto tempo Lena era riuscita a sentirsi di nuovo nella
sua pelle. E con una sola frase Sara aveva rovinato tutto.
Maledizione! grid di nuovo, con la voce arrochita dallo sforzo. Ave-
va voglia di piangere ma non le restavano pi lacrime, solo una rabbia in-
contenibile. Tutti i muscoli erano entrati in tensione e si sentiva addosso
tanta di quella forza repressa che avrebbe voluto sfasciare la macchina a
forza di calci.
Smettila, smettila, smettila si disse cercando di calmarsi. Doveva farsi
trovare tranquilla da J effrey, non voleva che lui andasse a riferire a Sara -
visto che ci andava a letto - che le sue parole l'avevano sconvolta.
Rise di amarezza al pensiero di Sara che cercava di scusarsi. Come se le
scuse cambiassero qualcosa. Aveva semplicemente detto quello che pensa-
va. Era solo dispiaciuta di averlo detto chiaro e tondo. Oltre a essere una
stronza era anche vigliacca.
Tir un sospiro profondo e cerc di riprendersi. Va tutto bene mormo-
r a se stessa. Non ha importanza. Niente ha importanza.
Dopo qualche secondo si sent meglio. Il cuore non batteva pi tanto for-
te e il nodo allo stomaco si stava sciogliendo. Continu a dirsi che era for-
te, che aveva passato di peggio e nonostante tutto era sopravvissuta. Quel-
lo che pensava Sara Linton non significava nulla, nella prospettiva della
sua esistenza. Quello che importava davvero era che lei potesse fare il suo
lavoro. E aveva fatto il suo lavoro. Grazie all'interrogatorio erano saltate
fuori piste importanti da seguire, e non sarebbe successo se l'interrogatorio
l'avesse condotto Sara Linton.
Guard l'orologio e si rabbui. Non si era resa conto che fosse cos tardi.
Probabilmente Hank si stava chiedendo come mai non si faceva viva. Or-
mai era troppo tardi per andare in chiesa con lui.
L'auto di J effrey aveva un cellulare inserito nel cruscotto. Si allung sul
sedile e gir la chiave per attivare i contatti. Accese il condizionatore e
socchiuse il finestrino per fare uscire l'aria calda. Attese che il telefono si
caricasse e sbirci l'uscita della centrale per accertarsi che J effrey non stes-
se arrivando.
Hank rispose al primo squillo. Pronto?
Sono io disse Lena. All'altro capo del filo cadde il silenzio e lei cap
di avere usato il tono sbagliato. Era aspro, ancora pieno del rancore per Sa-
ra. Per fortuna Hank non le domand cos'era successo.
Non far in tempo per la chiesa disse.
Ah fece Hank.
Devo andare con J effrey a interrogare una persona continu lei, anche
se non era tenuta a fornire spiegazioni a Hank Norton. Ci vorr un po'.
Non aspettarmi, vai da solo. Sul finire della frase le si smorz la voce al
pensiero di ritornare a casa e non trovare nessuno.
Lee? Hank conosceva bene le sue paure. Se vuoi posso rimanere qui,
fino a che non rientri.
Non essere stupido disse, ma il tono era tutt'altro che convincente.
Non ho mica tre anni.
Allora potresti raggiungermi dopo propose lui.
Lena si ricord del concerto e si sent stringere lo stomaco. Hank non sa-
rebbe tornato prima che facesse buio. E dentro casa sarebbe stato ancora
pi buio, anche con tutte le luci accese.
In ogni modo domani devo alzarmi presto, devo dare un'occhiata al bar.
Potrei tornare a casa subito dopo la funzione.
Hank. Stammi bene a sentire. Vai a quel fottuto concerto. Non mi serve
un babysitter, chiaro? Non era disposta a cedere, anche se aveva il cuore
in gola.
La porta della centrale si apr e sulla soglia apparve J effrey accanto a
Maria Simms che gli stava consegnando una cartella d'archivio.
Hank insistette: Sei sicura?.
S disse subito Lena, per non darsi il tempo di riflettere. Adesso devo
andare. Ci vediamo a casa.
Chiuse il telefono prima che lo zio potesse aggiungere altro.
Ges disse J effrey aprendo la portiera. Hai acceso il con-
dizionatore? Le lanci la cartella che gli aveva dato Maria.
Certo che l'ho acceso borbott lei e istintivamente si ritir contro la
portiera per stabilire una distanza. J effrey non fece commenti.
Butt la giacca sul sedile posteriore. Ho ricevuto una telefonata. Era
contrariato. Mia madre ha avuto un incidente. Devo andare in Alabama.
Adesso? domand Lena. Pos la mano sulla maniglia della portiera e
pens che poteva richiamare Hank per dirgli che l'aspettasse.
No rispose J effrey. Fiss con intenzione la sua mano. Questa sera.
Benissimo disse lei senza levare le dita dalla maniglia, come se ce le
avesse messe per stare comoda.
una bella seccatura partire con le cose ancora in sospeso. Speriamo
che Mark Patterson ci chiarisca la situazione.
Che intendi dire? Secondo te tutto si riduce a una lite fra fidanzatini?
Non saprei. Forse pu dirci chi era l'altra ragazza, chi la madre.
Lei annu, ma non sembrava convinta.
Ho parlato con Brad continu J effrey. Fine non c'era, in montagna.
Si accigli. Lo richiamer dopo che avremo parlato con Mark, per vedere
se si ricordato qualcos'altro. Fece una pausa. Sono sicuro che, se fosse
successo qualcosa di riprovevole, me ne avrebbe parlato.
Questo certo ammise Lena. Brad era il tipo di poliziotto capace di
multare la propria madre per non aver attraversato sulle strisce pedonali.
Domani mattina, per prima cosa tu e Brad andrete a parlare con gli in-
segnanti di J enny Weaver. Cercate di capire che tipo era, chi frequentava.
Parlate anche con le ragazzine che erano in montagna con lei e Lacey.
Probabilmente frequentano tutte la stessa scuola.
D'accordo.
Io devo per forza andare in Alabama, altrimenti lo farei io stesso.
Certo. Lena si domand come mai continuasse a scusarsi. Ufficial-
mente, rimaneva in servizio. E poi in quel momento non c'era molto che si
potesse fare. A meno che Mark puntasse il dito contro qualcuno, non ave-
vano altre piste da seguire.
Voglio anche che interroghi il pastore Fine il pi presto possibile ag-
giunse. Guard l'orologio. Domani mattina. Portati Frank, non Brad.
Va bene.
Hai detto che lo conosci, il pastore. Inser la retromarcia. Pensi che
c'entri qualcosa?
Direi di no disse Lena. Non una cattiva persona. Semplicemente
non mi sta simpatico.
J effrey le lanci un'occhiata, come per dire che a lei non stava simpatico
quasi nessuno.
A dire la verit, ho gi una specie di appuntamento con lui per domani
sera confess Lena.
Un appuntamento?
Lena fiss il cruscotto.
Me l'hai detto tu. quello che vuoi, no? disse in un fiato. J effrey non
cap. Che parli con qualcuno aggiunse.
Ah. Forse allora non dovresti essere tu a...
No lo interruppe lei. Lo voglio fare. Abbozz un falso sorriso. Lo
posso prendere di sorpresa, non ti pare? Penser che sono l per una seduta,
o come diavolo si chiama, e invece gli chieder di J enny e dei Patterson.
J effrey port la macchina fuori dal parcheggio. Non so se sia una buona
idea disse accigliato.
Hai sempre detto che il momento migliore per interrogare qualcuno
quando lo si pu prendere alla sprovvista gli ricord. E poi me lo ha fis-
sato Hank, quell'appuntamento. Non ho intenzione di mettermi a parlare
con Fine del... cerc la parola, ma non riusc a trovarne una plausibile.
Insomma. Non mi va. un tipo bizzarro. Non mi fido di lui.
Perch?
Non mi fido e basta disse Lena. una sensazione.
Credi che sia stato lui?
Lena scroll le spalle. Come faceva a spiegare a J effrey che l'unica ra-
gione per cui Dave Fine non le andava a genio e non le ispirava fiducia
stava nel fatto che faceva il pastore? J effrey si stava dimostrando uno stu-
pido, esattamente come Hank. Come mai a nessuno veniva in mente che
lei era stata violentata da un fanatico religioso, e perci non voleva parlar-
ne con un pastore?
Non saprei, pu darsi che in qualche modo c'entri azzard.
La bugia convinse J effrey a cambiare idea. D'accordo allora, ci andrai
tu. Per portati Frank.
Senz'altro.
Non deve essere un interrogatorio. Vogliamo solo capire se sa qualco-
sa. Non aggredirlo, non fargli perdere le staffe.
Ho capito, ho capito.
E trovati un'altra soluzione disse. Qualcun altro che ti possa aiutare.
Fece una pausa. Era una condizione, Lena. Ti ho permesso di riprendere
il servizio perch avevi promesso di andare a parlare con qualcuno.
Lo so annu. Mi trover subito qualcun altro.
J effrey la guard, ma non poteva bastare un'occhiata per capire Lena.
Lei cerc di cambiare discorso: Come sta adesso? Tua madre, voglio
dire.
Bene. E tu come stai?
Io? Bene.
Prima, con Sara...
Sto bene tagli corto, com'era abituata a fare con Hank,
Ma J effrey non era Hank Norton. Sei sicura?
Certo disse. Poi, per dimostrarglielo, domand: Mentre interrogavo
Dottie Weaver la dottoressa Linton mi sembrata sorpresa di sentire no-
minare Lacey Patterson.
Era una sua paziente spieg J effrey. Poi, quasi a se stesso, disse: Sai
com' Sara con i suoi bambini.
Lena non lo sapeva e abbass gli occhi sul fascicolo senza rispondere.
Sull'etichetta era riportato il nome di Mark Patterson. Apr per vedere cosa
aveva combinato. Sulla prima pagina erano riportati i dati essenziali, com-
preso l'indirizzo. Abitano in Morningside? domand. Era una zona de-
gradata di Madison.
Credo che sia un parco di roulotte. Quello col tendone verde sopra l'in-
segna.
Il Kudzu Arms precis Lena. Negli ultimi mesi lei e Brad erano stati
chiamati sul posto parecchie volte. Il caldo contribuiva a scaldare gli ani-
mi.
Vedi un po' cosa c' in quelle pagine disse J effrey.
Lena cominci a sfogliare. Due effrazioni all'et di dieci anni, entrambe
al Kudzu Arms. Non molto tempo fa ha picchiato la sorella. Ci ha chiama-
to il padre, ma quando siamo arrivati nessuno ha voluto sporgere denun-
cia. Smise di leggere e chiar: Per "siamo" intendo Deacon e Percy. Era-
no andati loro, non io e Brad.
J effrey si gratt il mento, pensoso. Non mi ricordo neppure quando
successo.
Poco dopo il Ringraziamento. Poi, intorno a Natale, Deacon e Percy
sono stati chiamati di nuovo. Anche questa volta aveva telefonato il padre,
precisando che voleva loro. Diede una scorsa al rapporto di Deacon.
Questa volta stata sporta denuncia. Mark finito in gattabuia per un
paio di giorni, poi ha patteggiato un corso per imparare a controllare gli
accessi di collera e se l' cavata cos. Fece una smorfia e rise. Il suo av-
vocato era Buddy Conford.
Buddy non poi tanto male osserv J effrey.
Lena chiuse il fascicolo e gli lanci un'occhiata incredula. una putta-
na. Rimette sulla strada i tossici e gli assassini.
Fa il suo lavoro, come noi facciamo il nostro.
E il suo lavoro distrugge il nostro.
J effrey scroll la testa. Dovr parlare con te per il caso Weaver disse.
La mia condotta.
Lena rise. Ha avuto l'incarico da Dottie Weaver?
Dalla giunta comunale disse lui. Credo che sia una specie di favore
al sindaco. Alz le spalle. In ogni modo, cerca di collaborare. Digli esat-
tamente come sono andate le cose.
Hai sparato di necessit. Se c'era una cosa di cui Lena era sicura tra le
tante incertezze che aveva nella vita, era che J effrey in quel frangente non
aveva avuto alternative. E Brad sosterr la stessa cosa aggiunse.
J effrey rimase zitto, sembrava che volesse lasciar cadere l'argomento,
ma dopo qualche secondo accost sul lato della strada. Lena ebbe una spe-
cie di dj vu e arross di imbarazzo al pensiero di quello che le era succes-
so la mattina, mentre si trovava in macchina con Hank. Si disse che con
J effrey non poteva succedere. Con lui poteva dimostrarsi forte, perch lui
non la vedeva come la vedeva Hank. Lo zio la considerava ancora l'adole-
scente del tempo in cui vivevano insieme.
Aspett che J effrey fermasse la macchina e si girasse verso di lei. Si sen-
t rizzare i peli sotto la nuca e pens di essere nei guai.
Detto tra noi... cominci J effrey, poi si trattenne. Aspett che lei lo
guardasse negli occhi e ripet: Detto tra noi.
S? disse Lena. Non le piaceva il tono serio che aveva assunto. Imma-
gin che stesse per dire qualcosa a proposito di Sara e prov una stretta al-
lo stomaco.
Ma inaspettatamente lui disse: Ho sparato.
Lena annu per farlo continuare.
Alla piccola Weaver aggiunse, come se fosse necessaria una precisa-
zione. Lei vide che era tormentato. Per la prima volta cap cosa significava
leggere dentro qualcuno come in un libro aperto. Gli vide negli occhi u-
n'angoscia che non si sarebbe mai aspettata da J effrey Tolliver.
Dimmi la verit continu lui, quasi implorando. Tu c'eri. Hai visto
come sono andate le cose.
S disse Lena. La stup che J effrey avesse un bisogno cos forte di
conferme.
Dimmi cosa ne pensi. Questa volta il tono era apertamente di supplica
e di fronte al suo sgomento Lena prov una sorta di eccitazione. J effrey
voleva qualcosa da lei. J effrey Tolliver, che l'aveva vista nuda, inchiodata
al pavimento, tumefatta e sanguinante, voleva qualcosa da lei.
Indugi, assaporando la sua posizione di potere. Certo disse alla fine,
ma senza troppa convinzione.
Lui continuava a guardarla e lei gli lesse negli occhi il dubbio. Per un at-
timo pens che stesse per crollare.
Hai fatto quel che dovevi fare gli disse. J effrey continu a fissarla
come se potesse vedere dentro di lei. Lena sapeva di aver usato un tono
poco convinto e che a lui non era sfuggito. Non si era neppure data la pena
di assicurargli che approvava il suo comportamento. Era stata volutamente
ambigua. Neppure lei sapeva bene perch lo avesse fatto, ma continu a
provare una strana soddisfazione, anche quando J effrey mise in moto e ri-
prese la strada.

La contea di Grant era formata da tre citt: Heartsdale, Madison e Avon-
dale. Avondale e Madison erano pi povere di Heartsdale, con molti parchi
di roulotte, che erano gli alloggi pi economici. Questo non significava
necessariamente che gli occupanti delle roulotte fossero tutti degli emargi-
nati. C'erano parchi dotati di un centro di ritrovo, di piscine e perfino di un
servizio di sorveglianza, ed altri pi noti per gli episodi di violenza dome-
stica e le risse tra balordi alcolizzati. Il Kudzu Arms rientrava nella secon-
da categoria. Si trovava al margine estremo della citt ed era composto da
una serie di roulotte pi o meno malandate, disposte a ventaglio in fondo a
una strada sterrata. Alcuni residenti avevano tentato senza successo di col-
tivare delle aiuole, ma anche senza la siccit, che aveva imposto in tutta la
Georgia restrizioni sul consumo dell'acqua, il caldo e il terreno arido face-
vano morire qualsiasi fiore. L la calura era insopportabile. Le piante non
avevano speranze.
Piuttosto deprimente osserv J effrey, tamburellando le dita sul volan-
te. Un modo di fare nervoso che Lena non aveva mai notato in lui. Sent
arrivare il senso di colpa come una corrente sotterranea che la trascinava
dalla parte sbagliata. Avrebbe dovuto essere pi categorica sulla morte di
J enny. Avrebbe dovuto guardarlo negli occhi e dirgli la verit, cio che uc-
cidere quella ragazzina era la sola cosa che potesse fare. Non sapeva come
riparare. Mille rassicurazioni non sarebbero valse a cancellare la reticenza
iniziale e l'effetto che aveva prodotto. Cosa le era venuto in mente?
J effrey domand: Qual l'indirizzo?.
Lena apr il fascicolo, scorse la prima pagina e rintracci col dito l'indi-
rizzo. Tre barra dieci disse guardando le roulotte. Queste hanno tutte il
due.
Vero riconobbe J effrey. Guard attorno, poi indietro da sopra la spal-
la, verso il lato opposto della strada. Eccola l.
Mentre lui faceva manovra anche Lena si gir per guardare. C'era una
grande casa mobile, forse grande il doppio delle altre, e, a differenza delle
altre, pi simile a una vera casa. Lo spiazzo di fronte era ben tenuto e la fa-
scia bassa era schermata da blocchi di pietra dipinti di nero, per far risalta-
re il bianco della parte abitabile. Lungo la fiancata era stato costruito un
ampio portico. Di lato c'era una tettoia che fungeva da garage e accanto un
grosso autoarticolato diesel.
Fa il camionista? domand J effrey.
Lena controll sulla pagina. Trasporti ad ampio raggio. Probabilmente
il camion suo.
Si direbbe che stiano abbastanza bene.
un lavoro che rende, se sei proprietario del mezzo disse Lena conti-
nuando a scorrere le informazioni fornite dal fascicolo. Oh, aspetta dis-
se. Patterson anche proprietario del Kudzu. L'ha messo su come attivit
secondaria.
J effrey parcheggi di fronte alla roulotte. Non se ne cura molto, per.
Del parco roulotte, voglio dire.
No ammise Lena voltandosi a guardare in fondo allo sterrato. La casa
dei Patterson era in netto contrasto con la desolazione del Kudzu Arms. Si
domand che tipo fosse il padre, che curava con orgoglio la propria abita-
zione e lasciava vivere gli altri nello squallore, a non pi di trenta metri di
distanza. Non che toccasse a lui occuparsi delle altre roulotte, ma avrebbe
potuto scegliersi dei vicini pi gradevoli, specialmente avendo due ragaz-
zini in casa.
Teddy disse. Il padre si chiama Teddy.
Maria ha controllato la sua fedina alla centrale la inform J effrey. Ha
due incriminazioni per violenza, ma risalgono a dieci anni fa. Per una
stato dentro qualche tempo.
La mela non cade mai lontano dall'albero.
Mentre scendevano dalla macchina, un uomo corpulento usc dalla rou-
lotte. Lena immagin che fosse Teddy Patterson e di fronte a quella mole
minacciosa ebbe un momento di panico. Parecchi centimetri pi alto di
J effrey e con almeno quindici chili in pi, poteva fare di loro quello che
voleva.
La indispett che bastassero le dimensioni a impaurirla. Un tempo viveva
nella convinzione di poter affrontare chiunque. Era una donna forte, con
un'ottima muscolatura sviluppata in palestra, ed era sempre riuscita a im-
porsi di fare quello che doveva. Ma non era pi cos, e la vista di Patterson
bast a darle i brividi, anche se lui si stava semplicemente asciugando le
mani in uno strofinaccio sporco.
Vi siete perduti? domand. Portava i segni che ogni poliziotto impara
a riconoscere: i classici tatuaggi che invadono le braccia dei detenuti nel
corso del tempo passato in cella. Lena e J effrey si scambiarono un'occhiata
che non sfugg a Patterson.
Il signor Patterson? domand J effrey tirando fuori il distintivo. J ef-
frey Tolliver, polizia di Grant.
Lo so chi lei ribatt Patterson infilandosi lo strofinaccio nella tasca.
Lena vide che era macchiato di qualcosa che sembrava grasso. Not anche
che Patterson l'aveva completamente ignorata.
Lena apr la bocca per parlare, per fargli capire che esisteva anche lei,
ma non le usc nulla. Il pensiero di quell'uomo che sfogava la sua brutalit
su di lei la paralizz.
La detective Lena Adams intervenne J effrey. Si era accorto che lei era
spaventata, ma non lo dette a vedere. Siamo venuti per parlare con Mark
di quello che successo ieri sera.
Gi disse Patterson laconico.
Volt loro le spalle e si diresse alla porta. Si ferm intenzionalmente sul-
la soglia quando J effrey stava per entrare, tanto per creargli impaccio, e
Lena pot constatare che era ancora pi alto di quanto non le fosse sembra-
to dalla macchina. Quando tocc a lei passare, ebbe l'impressione che re-
stringesse ulteriormente lo spazio tra la sua pancia e lo stipite. Lei sgusci
via di lato per evitare il contatto fisico e cap dal sorriso che gli affior sul-
le labbra che si stava divertendo a intimidirla.
Accomodatevi disse indicando il divano. N J effrey n Lena ubbidi-
rono. Lui incroci le braccia sul petto e li squadr. Era cos imponente che
la testa arrivava a pochi centimetri dal soffitto basso. Il locale era spazioso,
ma Patterson lo riempiva solo con la sua presenza.
Lena si guard in giro cercando di comportarsi da poliziotto e non da ra-
gazzina impaurita. Tutto era in ordine e pulito, e non come avrebbe imma-
ginato se avesse incontrato Ted Patterson in un bar. La stanza in cui si tro-
vavano era un lungo rettangolo, col caminetto e un grande televisore, la
cucina in fondo, e un corridoio laterale che doveva condurre alle camere.
C'era un profumo di fiori, probabilmente diffuso dai filtri del condizionato-
re. Si intuiva la presenza di un tocco femminile, le pareti erano rosa palli-
do, il divano e le due poltrone celesti a righe rosa. Sopra il divano era but-
tata una trapunta intonata alle fodere. Sul tavolino era posata una ciotola
piena di fiori freschi circondata da riviste femminili. Alle pareti c'erano
stampe incorniciate con gusto e tutti i mobili avevano un aspetto nuovo.
Anche il tappeto sembrava appena passato con l'aspirapolvere. Sul pelo
lungo erano rimaste le impronte dei passi di Patterson.
Vogliamo solo parlare con Mark di quello che successo ieri sera ri-
pet J effrey mentre Lena continuava la sua ispezione. Si era fermata a
guardare un quadro appeso sopra il caminetto che raffigurava Ges. Le
mani trafitte e macchiate di sangue erano aperte nella classica esortazione
evangelica: Venite a me. Anche J effrey doveva averlo notato, perch
quando Lena si costrinse a levare lo sguardo vide che la stava guardando.
Inarc le sopracciglia, come a chiederle se andava tutto bene. Patterson li
stava osservando. Naturalmente sapeva della tragedia capitata a Lena, e lei
non pot fare a meno di figurarselo che si godeva i particolari della vicen-
da riportati dai giornali. La sua presa su di lei stava diventando soffocante
e per non cedere Lena lo guard fisso negli occhi. Patterson resse il suo
sguardo per un secondo, poi le guard le mani.
Lei cap all'istante cosa cercava, stava resistendo all'impulso di nascon-
derle nelle tasche, quando una donna minuta col viso segnato arriv dal
corridoio e domand: Teddy? Sei andato a prendermi le pillole?.
Si ferm quando vide J effrey e Lena. Che succede? disse portandosi
una mano al collo.
Polizia annunci Patterson. Guard subito altrove, ma un guizzo di
imbarazzo gli attravers lo sguardo, come se la moglie potesse indovinare
a cosa pensava guardando Lena.
Bene disse lei con una smorfia di disappunto. Ditemi cosa volete.
Era una donna bassa, che non arrivava al metro e sessanta di Lena, con
radi capelli biondi che lasciavano intravedere la cute. Aveva un'aria ema-
ciata che a Lena ricord le immagini dei sopravvissuti all'olocausto ripro-
dotte sui libri di scuola. Ci nonostante, trasmetteva un'impressione di for-
za e Lena immagin che fosse lei a tenere la roulotte pulita e in ordine.
Sotto un'apparenza di grande fragilit aveva il piglio della persona capace
di affrontare le situazioni della vita.
Immaginavo che sareste venuti disse, non posso dire di essere sor-
presa. Continuava a tenere la mano sul collo e giocherellava nervosamen-
te con il ciondolo della catenina. Dato il Ges alla parete, Lena immagin
che si trattasse di una croce.
La signora Patterson? domand J effrey.
Grace precis lei porgendo la mano. J effrey la strinse e Lena sfrutt il
momento per osservare Teddy Patterson. Guardava J effrey e la moglie con
un'espressione apatica. L'arrivo di Grace l'aveva come avvilito, stava a
spalle incurvate e non sembrava pi tanto minaccioso.
Vorremmo parlare con Mark disse J effrey. in casa?
Grace Patterson lanci un'occhiata preoccupata al marito.
Perch non ti siedi, tesoro? disse lui, poi, quasi a giustificarsi con J ef-
frey aggiunse: stata malata negli ultimi tempi.
Mi dispiace disse J effrey. Prese posto accanto a Grace e con un cenno
del capo invit Lena a fare lo stesso. Lena esit, ma alla fine and a sedersi
sulla poltrona.
La luce che filtrava dalla finestra colpiva in viso Grace Patterson facen-
dola sembrare ancora pi pallida. Aveva occhiaie profonde e le labbra di
un innaturale colore rosa-bluastro. A Lena venne in mente che erano per-
fettamente in tinta con il soggiorno.
La devo ringraziare per non avere interrogato Mark ieri sera, capo Tol-
liver. Era sconvolto esord Grace.
comprensibile. Ho ritenuto che avesse bisogno di un po' di tempo per
riprendersi.
Teddy Patterson sbuff. Lena non ne fu sorpresa. Teddy Patterson non
era tipo da credere che in certi casi fosse utile riservarsi qualche attenzio-
ne. Sotto questo aspetto non era molto diverso da lei. Le cose succedevano
e bisognava superarle. Senza stare a piangerci sopra.
E la sorella in casa? Vorremmo parlare anche con lei aggiunse J ef-
frey.
Lacey? disse Grace ricominciando a giocare con la catenina. In que-
sto momento dalla nonna. Abbiamo pensato che per lei fosse meglio sta-
re un po' via.
Dov'era ieri sera?
Qui rispose Grace. rimasta a farmi compagnia. Deglut e si guar-
d le mani. Di solito non le chiedo di rimanere, ma avevo passato una
notte terribile e Teddy doveva lavorare. Gli lanci un sorriso. A volte il
dolore diventa insopportabile. Mi piace avere i ragazzi con me.
Ma Mark non era qui osserv J effrey, anche se era un'ovviet.
Grace si incup. No, non rimasto a casa. Negli ultimi tempi diventa-
to difficile tenerlo a bada.
Ha picchiato sua sorella, qualche tempo fa disse Patterson. Immagi-
no che sia sulla sua scheda. un disastro, quel ragazzo. Non promette
niente di buono.
Grace non disse nulla, ma si capiva che non era d'accordo.
Scusami si giustific Patterson. Sembrava davvero dispiaciuto e Lena
pens che Grace doveva in qualche modo tenerlo in pugno. In pochi minu-
ti l'aveva ridotto alla sottomissione.
Vado a cercare Mark disse Patterson, e usc dal soggiorno.
Lena si bagn le labbra. Non sapeva perch, ma non riusciva a parlare.
Doveva fare delle domande, sapeva che J effrey si aspettava che fosse lei a
interrogare, ma era troppo tesa per riuscire a concentrarsi. Il suo unico
pensiero era di allontanarsi da quella roulotte e da Patterson il pi presto
possibile. Anche con la moglie e J effrey vicini, provava una strana paura.
Si sentiva minacciata.
Cerc di non pensare alla claustrofobia che sentiva in agguato. Guard
verso la cucina, che era spaziosa ma non grande. Le pareti erano foderate
in carta color fragola e sopra il tavolo era appeso un orologio a forma di
fragola.
Grace si schiar la voce. Mark sta passando un brutto momento disse
per riprendere il discorso da dove l'aveva interrotto. Anche a scuola non
fa che mettersi nei guai.
Mi dispiace, signora Patterson disse J effrey. Si raddrizz sul divano,
forse per sottolineare la sua partecipazione. E Lacey?
Lacey non ha mai fatto niente di male in vita sua disse Grace. Dio mi
testimone. un angelo.
J effrey sorrise e Lena cap cosa stava pensando. Di solito gli angeli sono
quelli che commettono i crimini pi efferati. Esce con qualche ragazzo?
Ha tredici anni disse Grace. Non lasciamo neppure venire altri ra-
gazzi a casa.
Non potrebbe vedersi con qualcuno di nascosto?
Non vedo come rispose Grace. Tutti i giorni rientra dalla scuola in
orario. Se esce, va con le sue amiche e ritorna all'ora stabilita.
Lena vide che J effrey cercava di catturare il suo sguardo, ma lo ignor.
E qual , l'ora stabilita?
Nei giorni di scuola non la lasciamo uscire, naturalmente. Il venerd e il
sabato deve essere a casa entro le nove.
Va mai a dormire da qualche amica?
Grace lo guard insospettita, si stava rendendo conto che l'interesse di
J effrey per Lacey non era semplice curiosit, ma puntava a un obiettivo
preciso. L'espressione era simile a quella assunta qualche ora prima da
Dottie Weaver di fronte a Lena, ma quella di Grace Patterson era pi ag-
gressiva.
Disse: Perch tante domande su mia figlia? Mark, che quella ragaz-
zina ha minacciato con la pistola.
Dottie ci ha detto che Lacey e J enny erano amiche.
Be'... cominci, ancora dubbiosa. Era chiaro che stava cercando di
prevedere le domande di J effrey. Alla fine disse: S, erano amiche. Poi
successo qualcosa e hanno smesso di frequentarsi. Alz le spalle. suc-
cesso qualche mese fa. J enny non si fatta pi vedere da noi, e Lacey ha
smesso di andare a casa sua.
Le ha mai detto perch?
Ho pensato che si trattasse dei soliti litigi fra ragazze.
E non le ha chiesto spiegazioni?
Grace alz di nuovo le spalle. mia figlia, capo Tolliver, non la mia
migliore amica. Le ragazzine hanno i loro segreti. Pu chiederlo alla sua
ex moglie.
J effrey annu. Sara dice che Lacey una ragazza fantastica. Molto in-
telligente.
Lo conferm Grace, compiaciuta che si facessero dei complimenti a
sua figlia. Ma non sta a me spiare, se lei non disposta a parlare.
Forse sarebbe disposta a farlo con qualcun altro.
Vale a dire?
Le dispiace se parlo con lei?
Grace gli lanci un'occhiata. minorenne. Se non ha un motivo legit-
timo, non pu parlare con lei senza il mio permesso. Dico bene?
Non la riteniamo un elemento sospetto, signora Patterson. Vogliamo
parlare con lei per farci un'idea dello stato mentale in cui si trovava J enny
Weaver. Non abbiamo bisogno del suo permesso per questo.
Le ho gi detto che Lacey non vedeva pi J enny da qualche tempo...
probabilmente da Natale. Non saprebbe cosa dirle. Fece un sorriso garba-
to ma freddo. Non voglio che mia figlia venga interrogata, capo Tolli-
ver. Fece una pausa. N da lei, n dalla dottoressa Linton.
Non sospettata di nulla.
Voglio che la mia decisione venga rispettata disse. Devo chiamare la
scuola e avvisare la direzione che mia figlia non pu parlare con nessuno
senza la mia presenza o quella di suo padre?
J effrey rimase zitto. Probabilmente stava pensando che Grace Patterson
in materia di legge ne sapeva pi di quanto avesse immaginato. Le scuole
erano molto disponibili con i tutori della legge, e dato che il direttore face-
va le veci dei genitori quando i ragazzi erano a scuola, poteva autorizzare
l'interrogatorio senza consultare la famiglia.
Non sar necessario disse.
Ho la sua parola?
J effrey annu. S, ma ritengo che sia molto importante parlare con lei
insistette. Se vuole presenziare, sar la benvenuta.
Dovr parlarne con Teddy. Ma possiamo entrambi immaginare cosa ri-
sponder. Accenn un sorriso per annunciare la fine delle ostilit. Sa
come sono i pap con le loro bambine.
J effrey sospir e annu un'altra volta. Lena non aveva dubbi su come a-
vrebbe reagito Teddy Patterson alla proposta che sua figlia parlasse con
uno sbirro. I detenuti imparavano in fretta a non fidarsi della polizia, e
bench lui fosse fuori da parecchio tempo, non dava l'impressione di aver
rinunciato ai vecchi principi.
J effrey per non si arrese. Sua figlia stata ammalata di recente?
Lacey? domand Grace, evidentemente sorpresa. No, certo che no.
Lo domandi alla dottoressa Linton, se vuole. Si mise la mano sul petto.
Io sono l'unica della famiglia che sia mai stata ammalata.
Andava in chiesa? Intendo dire Lacey.
S. Sorrise di nuovo e Lena not i denti quasi grigi. Anche Mark ci
andava. Fino a qualche tempo fa, almeno. Si interruppe e guard verso il
caminetto. Lena pens che guardasse il quadro, ma poi vide che sulla men-
sola c'erano le fotografie di famiglia. Erano le solite istantanee che non
mancano mai in una casa; genitori e figli sulla spiaggia, al parco dei diver-
timenti, in campeggio nei boschi. La Grace di quelle foto era un po' pi in
carne e meno sciupata, e i figli erano pi piccoli. Il maschio che doveva
essere Mark era sui dieci o gli undici anni e sua sorella sugli otto. Sembra-
vano una famiglia felice. Perfino Teddy Patterson sorrideva alla macchina
fotografica, nelle poche in cui compariva.
E andavano alla chiesa battista?
La nuova chiesa rispose Grace, per la prima volta con vivacit. All'i-
nizio sembrava che Mark si trovasse molto bene. Come se avesse trovato
un modo per canalizzare la sua energia nervosa. Anche a scuola era mi-
gliorato.
E poi?
E poi... Scosse la testa lentamente e incurv le spalle. Non lo so.
Verso Natale ha ricominciato a comportarsi male.
Lo scorso Natale?
S. Non so cosa sia successo, ma le crisi di rabbia sono ricominciate.
Sembrava cos... lasci cadere la voce. Abbiamo cercato di mandarlo da
uno psicologo, ma non ci andava mai. Non riuscivamo a convincerlo. Suo
padre... guard verso il corridoio, come per accertarsi che non ci fosse
nessuno, ...ci ha provato. Teddy convinto che tutti dovrebbero essere
come lui. I maschi, voglio dire. O meglio, gli uomini. Ha idee molto preci-
se su come bisogna comportarsi.
Durante le vacanze di Natale la chiesa ha organizzato una vacanza in
montagna. Mark ci andato?
No scosse il capo. In quel periodo aveva cominciato a fare le bizze.
Era in punizione e suo padre non l'ha lasciato andare.
Lacey ci andata?
S sorrise. Non era mai andata a sciare. Si divertita un mondo.
Cadde il silenzio e Grace Patterson prese a levarsi dei peluzzi inesistenti
dal vestito. Si capiva che aveva altro da dire.
Io sono molto malata disse a voce bassa. I medici non mi danno mol-
te speranze.
Mi dispiace tanto disse J effrey sinceramente dispiaciuto.
Cancro al seno disse Grace, portandosi la mano al petto. Solo allora
Lena not che sotto la blusa aveva il petto quasi completamente piatto.
Lacey se la caver. Lei casca sempre in piedi. Ma non oso pensare cosa
succeder a Mark quando me ne andr. Nonostante tutto un caro ragaz-
zo.
Sono sicuro che trover la sua strada la rassicur J effrey, ma era evi-
dente che non ci credeva. A meno di un miracolo, i ragazzi come Mark dif-
ficilmente cambiavano.
Grace non si lasci abbindolare e sospir scoraggiata: Oh, non sono
una stupida, signor Tolliver, ma la ringrazio lo stesso.
Si udirono in corridoio i passi pesanti di Teddy Patterson e quando si
piant nel soggiorno la roulotte ebbe un lieve sussulto. Il figlio era alle sue
spalle, una figura in netto contrasto col padre. Patterson lo afferr per il
braccio e lo spinse avanti.
La prima impressione che ebbe Lena fu di un ragazzo molto bello. La
sera prima, nella tensione generale, non lo aveva notato. Dentro la roulotte
pot prendersi il tempo per osservarlo con attenzione. I capelli biondi era-
no simili a quelli della madre, ma pi folti e un po' pi corti. Aveva le ci-
glia pi lunghe che lei avesse mai visto in un maschio e gli occhi di un az-
zurro intenso. Come quasi tutti i sedicenni, cominciava a sviluppare un po'
di peluria sul mento e un'ombra di baffi sopra le labbra carnose.
Mentre Lena lo guardava, si port i capelli dietro l'orecchio con un gesto
che lei trov quasi erotico. Anche il modo che aveva di muoversi e di tene-
re le spalle aveva un che di sensuale. I jeans sdruciti scendevano appena
sotto i fianchi sottili e la maglietta aderente scappava in alto lasciando sco-
perta la linea degli addominali.
Ma nonostante tutta la sua bellezza aveva un che di asessuato. Era un
sedicenne sul punto di diventare uomo, in cui l'impronta adolescenziale e-
saltava quel carattere androgino che stava diventando popolare tra i giova-
ni. Quando Lena era alle superiori, i ragazzi facevano di tutto per sembrare
pi mascolini, ora invece prevaleva la tendenza a confondere i ruoli.
Eccolo qui ringhi Patterson spingendolo ancora pi avanti. Il padre
sembrava ancora pi infastidito di prima e serr i pugni come se si prepa-
rasse a picchiarlo. Il suo machismo ostentato, con quei modi burberi, ri-
cord a Lena suo zio Hank quando era giovane.
Noi ci facciamo un giro in macchina disse Patterson alla moglie.
Andiamo in farmacia a prendere le tue pillole.
Teddy... fece Grace, ma la voce le mor in gola. Lena non si spiegava
come mai, un uomo come Teddy Patterson, con un'innata diffidenza per le
forze dell'ordine, potesse lasciare il figlio in balia di due poliziotti. In base
alla legge, il padre poteva pretendere di presenziare all'interrogatorio, in-
vece sembrava deciso a lasciarlo solo nei suoi guai.
J effrey colse al volo l'occasione. Signor Patterson disse, le dispiace
se fissiamo un appuntamento con Mark per domani mattina? Vorrei che si
sottoponesse a un prelievo di sangue.
Patterson inarc le sopracciglia, ma poi annui. Gli dica dove e quando e
si presenter.
Teddy... ritent la moglie.
Muoviamoci la interruppe lui. La farmacia sta per chiudere.
Evidentemente Grace Patterson sapeva come dosare il potere che eserci-
tava sul suo uomo. Si alz e porse la mano prima a J effrey e poi a Lena. A
lei non aveva ancora rivolto la parola, ma trattenne la sua mano pi a lungo
di quanto fosse necessario per un semplice arrivederci.
Stia bene le disse. Prima di seguire il marito si ferm di fronte al fi-
glio per dargli un bacio. Era pi bassa di lui e dovette sollevarsi sulle punte
per raggiungere la guancia.
Ci vediamo dopo gli disse, accarezzandolo sulla spalla.
Mark la guard andare via, poi si pass le dita sulla guancia che lei ave-
va baciato e se le fiss come se potesse vederci il bacio.
Mark? lo richiam J effrey.
Signore? disse lui trascinando la parola. Non stava dritto e si dondola-
va leggermente.
Sei fatto? gli domand J effrey.
S signore rispose. Si appoggi con la mano alla spalliera della poltro-
na e Lena not che portava al dito il grosso anello d'oro della scuola. La
pietra rossa cattur la luce rendendo invisibili le iniziali incise.
Mi vuole portare in prigione? domand.
No. Voglio parlare con te di quello che successo ieri sera.
Quello che successo ieri sera ripet con la voce impastata. La devo
ringraziare per aver sparato alla persona giusta.
J effrey tir fuori il taccuino e lo apr su una pagina bianca, poi prese la
penna e scrisse il nome del ragazzo. Tu credi?
Mark sorrise con indolenza. Gir intorno alla poltrona, si sedette e sospi-
r socchiudendo appena le labbra. C'era una carica di sensualit anche in
quei semplici movimenti e Lena prov una sorta di attrazione invece della
repulsione che si sarebbe aspettata. Non aveva mai conosciuto un adulto
che sembrasse cos a suo agio col suo corpo, e tanto meno un adolescente.
J effrey cominci dalla domanda pi ostica: Sei tu il padre della neonata
che stata trovata ieri sera?.
Mark inarc le sopracciglia come aveva fatto suo padre. No disse sen-
za esitazione.
J effrey tent un'altra strada. Tua sorella era con te ieri sera?
No signore rispose Mark. Mia madre, sa, non sta molto bene. Lacey
rimasta a casa con lei. Alz le spalle. Non succede spesso. Con noi la
mamma non vuole dare a vedere che sta morendo.
Deglut in modo visibile, distolse lo sguardo e guard fuori dalla fine-
stra. Fu un attimo, poi torn a fissare J effrey con il sorriso sulle labbra.
C'era qualcosa di particolare nella sua bellezza, come se fosse velata da u-
n'ombra, e non solo per quello che gli era capitato la sera prima. Come se
qualcosa l'avesse segnato, qualcosa che a Lena sembr di riconoscere.
Sembrava fragile e nello stesso tempo pericoloso. Non aveva l'aria minac-
ciosa del padre, tutt'altro, semmai dava l'impressione di essere un pericolo
per se stesso.
Per la prima volta da quando erano entrati, Lena riusc ad articolare una
frase. Tua sorella ti simpatica? domand.
una santa rispose Mark rigirando l'anello sul dito. La cocca di pa-
p.
sempre stata bene negli ultimi tempi? domand Lena. Non si
ammalata o qualcosa del genere?
Mark la fiss negli occhi. Non era ostile, sembrava semplicemente incu-
riosito. Disse: Mi pare che stesse bene, stamattina. Dovrebbe chiederlo a
lei.
Come mai J enny Weaver era cos infuriata con te?
Mark alz le spalle, le trattenne per un secondo e le lasci ricadere. Sol-
lev la maglietta e cominci ad accarezzarsi con noncuranza la pancia sot-
to gli occhi di Lena. Be', sa. Ci sono un sacco di ragazze che si arrabbiano
con me.
Stavate insieme? domand J effrey.
Nel senso che avevamo una relazione? Scosse lentamente la testa.
No. Cio, ci sono andato a letto un paio di volte, ma non era una cosa se-
ria. Alz una mano per prevenire J effrey. successo quando avevo
quindici anni, agente.
Ci devono essere almeno quindici anni di differenza perch sia corru-
zione di minorenne lo tranquillizz Lena.
J effrey si agit sul divano. L'uscita di Lena non gli era piaciuta. Avrebbe
potuto sfruttare l'ammissione di Mark per metterlo alle strette e adesso do-
veva trovare qualcos'altro.
Domand: Quando stata l'ultima volta che hai fatto sesso con lei?.
Non lo so rispose Mark continuando ad accarezzarsi la pancia. Lena
gli not un piccolo tatuaggio sulla mano, sulla membrana fra il pollice e
l'indice. Un cuore nero con al centro un piccolo cuore bianco capovolto.
Doveva esserselo fatto da solo perch il disegno era rudimentale, come i
tatuaggi di suo padre fatti in cella con mezzi di fortuna.
Facevate sesso molto spesso? domand Lena.
Mark alz le spalle. Abbastanza disse senza smettere si accarezzarsi.
Guard Lena con malizia e cominci a tirarsi la peluria fra l'ombelico e il
pube. Lei guard J effrey sperando che intervenisse, ma non stava guardan-
do, era occupato a riprodurre il disegno del tatuaggio sul taccuino.
Abbastanza quanto? chiese finalmente J effrey, mentre anneriva il cuo-
re con la penna.
Le ho detto che stato circa un anno fa. Lo voleva lei, mi pregava di
farlo.
J effrey termin il disegno e alz gli occhi. Non sto cercando di inca-
strarti per stupro, Mark. Per quel che mi riguarda, potevi anche scoparti
una capra in mezzo al cortile. Non siamo qui per questo.
Volete sapere perch voleva uccidermi.
Esatto disse Lena. Vogliamo capire cosa c'era sotto, Mark. Vogliamo
sapere di J enny e perch ha fatto quello che ha fatto.
Mark le lanci un sorriso indolente. Lo sa, detective, che lei molto ca-
rina?
Lena si imbarazz, timorosa di avere inviato dei segnali al ragazzo senza
volerlo. Di sicuro il sesso era l'ultima cosa che aveva in mente, Mark l'a-
veva colpita solo perch era di una bellezza che rasentava la perfezione.
Sembrava una star del cinema, addirittura troppo bello per essere vero, e
lei lo aveva guardato come si pu guardare un bel dipinto o una scultura
raffinata.
Anche tu sei piuttosto bello, Mark rispose con un tono tagliente.
Teddy Patterson poteva anche fantasticare di scoparsela, ma non quel ra-
gazzino precoce. Ed questo che mi stupisce, riguardo a J enny. Non si
pu dire che lei fosse una bellezza. Non eri riuscito a trovarti qualcosa di
meglio?
L'osservazione lo colp proprio dove voleva Lena, cio nel suo ego.
Mi deve credere, detective, ho avuto molto di meglio.
Ah s? E allora? Te la scopavi per bont?
Qualche volta me lo lasciavo succhiare.
Fece scendere le dita sotto la pancia e la guard per saggiare la sua rea-
zione. Questo permise a Lena di capire pi a fondo il ragazzo. Aveva im-
parato a sfruttare abilmente la sua bellezza. Non c'era da stupirsi che suo
padre, che aveva il fisico di un treno merci, fosse disgustato dal figlio.
Lena prov un'improvvisa compassione per lui. Cambi posizione sulla
poltrona, inquieta: aveva passato troppo tempo a compatire se stessa, e non
riusciva a capacitarsi di un sentimento cos nuovo per lei.
Mark disse: Faceva una cosa con la lingua, come con il lecca-lecca.
Niente denti. Favoloso.
Lena si impose di non reagire, ma il cuore prese a batterle pi in fretta.
Forse il ragazzo non aveva idea di chi fosse lei e di quello che aveva passa-
to.
Cap che J effrey stava per parlare e per impedirgli di intromettersi disse
la prima cosa che le pass per la mente. Dunque, le concedevi di farti dei
pompini disse. Voleva fare la sfrontata, ma aspett la risposta a denti
stretti.
Il ragazzo sorrise di nuovo e la fiss con gli occhi azzurri scintillanti di
soddisfazione. Proprio cos.
Qui? In questa casa?
Mark tossicchi. In corridoio.
Con tua madre in casa?
Si irrigid, pi impaurito che arrabbiato. Lasciate fuori mia madre da
questa storia.
Lena sorrise. Non possiamo Mark, perch l che hai inciampato. Non
faresti mai una cosa simile con tua madre in casa.
Storpi le labbra e prese tempo per pensare. Magari lo facevamo a casa
sua, magari in macchina.
Che significa, che uscivi con J enny? Che la portavi fuori?
No, merda. C'era anche lei quando accompagnavo mia sorella. Acca-
vall le gambe e finalmente smise di toccarsi. Al centro commerciale, al
cinema, in vari posti.
E in quelle occasioni la lasciavi fare? Quando andavate da qualche par-
te?
Alz le spalle in segno di assenso.
E tua sorella dov'era? Seduta davanti?
Impallid lievemente. Mark era un andirivieni arruffato tra infanzia, ado-
lescenza ed et adulta. Se qualcuno avesse domandato a Lena quanti anni
aveva Mark Patterson, lei avrebbe scelto a caso un numero tra dieci e ven-
ti.
Si schiar la voce e gli domand: Dov'era Lacey, mentre tu lasciavi fare
a J enny, Mark?.
Mark fiss la composizione floreale sul tavolino. Rimase zitto per un po-
', poi disse: Ci incontravamo alla chiesa, va bene?. Lo disse in un fiato,
senza staccare le parole, come avrebbe fatto suo padre.
Facevi sesso con lei alla chiesa puntualizz Lena.
Nel seminterrato spieg lui. Non chiudono mai le finestre e poteva-
mo andare e venire, va bene?
Mi sembra piuttosto elaborato osserv Lena.
Cosa vuol dire?
Lena cerc un altro termine. Non casuale, Mark. Sai cosa vuol dire?
Non sono mica scemo.
Portarla al centro commerciale, accompagnare lei e tua sorella al su-
permercato si interruppe per vedere se la stava seguendo, le definirei oc-
casioni. C'era lei, c'eri tu, e in qualche modo succedeva.
Esatto. Cos andava.
Ma alla chiesa obiett Lena. Alla chiesa secondo me c'era l'intenzio-
ne. Non si trattava di occasioni fortuite. Erano incontri programmati.
Mark annu poi rimase immobile. E allora? disse.
Allora riprese Lena, se la tua era una relazione occasionale, perch
programmavi degli incontri di sera?
Mark gir lentamente la testa e guard verso la finestra. Era chiaro che
non riusciva a trovare una risposta plausibile.
Lena disse: Lei morta, Mark.
Questo lo so sussurr. Lanci un'occhiata fugace a J effrey e fiss il
pavimento. L'ho vista morire.
cos che vuoi parlare di lei? Sostenendo che era un puttana? gli do-
mand Lena. Vuoi davvero distruggerla fino a questo punto?
Lena gli vide la gola ingrossarsi mentre deglutiva. Dopo qualche secon-
do farfugli qualcosa di incomprensibile.
Come hai detto? domand Lena.
Non era cattiva disse sbirciandola con la coda dell'occhio. Sulla guan-
cia scese un lacrima e lui torn a guardare la finestra.
D'accordo?
D'accordo.
Lei mi stava a sentire cominci, a voce cos bassa che Lena istintiva-
mente si protese per sentire. Era intelligente, sa? Leggeva e cose simili, e
mi aiutava nei compiti.
Lei si limit ad appoggiarsi allo schienale per lasciarlo proseguire.
Gli altri pensano sempre male di me disse con una voce infantile.
Pensano che sono fatto in un certo modo, ma non sempre cos. Magari
sono anche qualcos'altro. Magari sono un essere umano anch'io.
Certo che lo sei disse Lena. Pens che lo capiva pi di quanto lui po-
tesse immaginare. Ogni volta che si trovava in mezzo alla gente, Lena a-
veva l'impressione che il suo vero io venisse cancellato. Per gli altri era so-
lo la ragazza che era stata stuprata. A volte arrivava a domandarsi se non
sarebbe stato meglio morire. Morendo poteva diventare una figura tragica,
cos invece era solo una povera vittima.
Mark si pass le dita sulla peluria che aveva sulla guancia e riport Lena
all'interrogatorio. Disse: Ho fatto delle cose, va bene? E magari io non le
volevo fare e lei non le voleva fare.... Scosse la testa e chiuse gli occhi.
Le cose che ha fatto... smorz la voce. Lo so che era grassa. Ma era an-
che qualcos'altro.
Cos'era, Mark?
Tamburell le dita sul bracciolo. Quando ricominci a parlare sembrava
pi sicuro di s. Aveva ripreso il controllo. Lei mi stava a sentire. Sa, la
mia mamma... Fece una risata amara. Come la volta che la mamma ci ha
detto che non voleva pi fare altre chemio, che aveva deciso di lasciarsi
morire. J enny ha capito. Trov un filo sul bracciolo della poltrona e co-
minci a tirarlo finch non si strapp. Si era talmente concentrato su quel
filo che sembrava si fosse dimenticato di Lena e J effrey.
Lena guard J effrey. Era sprofondato nel divano e fissava Mark in attesa
che continuasse.
Mi aiutava con la scuola disse lui, rigirando l'anello sul dito. Era pi
giovane di me, ma sapeva un sacco di cose. Le piaceva leggere. Sorrise
come se gli fosse tornato in mente un episodio lontano. Si pass il dorso
della mano sotto il naso. All'inizio era solo amica di Lacey. Credo che
avessero un sacco di cose in comune. Con me era cos gentile. Scroll la
testa, come per schiarirsi le idee. A me piaceva, proprio perch era gentile
con me. Le labbra ebbero un tremito. Quando la mamma si di nuovo
ammalata... cominci, ma si trattenne. Noi pensavamo che ormai l'aveva
fatto fuori, no? E invece era ricomparso, e lei ha cominciato ad andare e
venire dall'ospedale e a stare sempre male. Cos male che certe volte non
riusciva neanche a camminare. Cos male che mio padre doveva aiutarla a
tenersi in piedi per fare la doccia. Fece una pausa. E a un certo punto ci
ha detto che non voleva pi fare la chemio, che non sopportava pi di stare
sempre male. Ha detto che non voleva farsi vedere cos da noi, ma come
vuole che la vediamo? Morta?
Si copr gli occhi con le mani. E J enny era l, capisce? Era l per stare
vicino a me, mica a nessun altro... si interruppe. Era tanto buona, e si in-
teressava a me, parlava con me e capiva cosa stavo passando. Non le im-
portava di essere una ragazza pompon o di portare il mio fottuto anello
della scuola. Voleva solo starmi vicino. Lasci cadere le mani e guard
Lena. Non lo faceva per Lacey, o per mio padre. Pensava che io fossi
buono. Pensava che io valessi qualcosa. Affond la testa fra le mani e
scoppi a piangere.
Cadde il silenzio, si sentiva solo il ticchettio della pendola appesa alla
parete che a Lena pareva fortissimo, le rimbombava nelle orecchie. Accan-
to a lei J effrey era assolutamente immobile, aveva una capacit particolare
di fare come se non ci fosse per lasciare a lei il comando. Le parve che fos-
sero tornati ad essere quelli di un tempo. Lei era di nuovo la detective che
sapeva esattamente come mandare avanti le cose. Inspir a fondo, solle-
vando le spalle per riempire i polmoni. In quel momento, in quella partico-
lare stanza, era di nuovo se stessa. Per la prima volta da mesi, era di nuovo
la vera Lena.
Lasci passare un po' di tempo poi disse a Mark: Spiegami cosa suc-
cesso.
Lui scroll la testa. Ho fatto male. andato tutto a finire male. Si chi-
n in avanti col petto sulle ginocchia e una smorfia di dolore in viso, come
se avesse preso un calcio nella pancia. Nascose la faccia tra le mani e ri-
cominci a singhiozzare.
Senza quasi rendersene conto, Lena si ritrov in ginocchio accanto a lui
a stringergli la mano. Gli pos l'altra sulla schiena e cominci a consolarlo.
Va tutto bene disse per rassicurarlo.
Io le voglio bene mormor. Le voglio ancora bene, anche dopo quel-
lo che ha fatto.
Lo so disse Lena, massaggiandogli la schiena.
Era infuriata con me disse tra i singhiozzi. Lena prese un kleenex dal-
la scatola sul tavolino e glielo pass. Lui si soffi il naso e bisbigli: Le
avevo detto che dovevamo smettere.
E perch dovevate smettere? domand Lena in un sussurro.
Non ho mai pensato che avesse bisogno di me. Pensavo che fosse pi
forte di me. Pi forte di tutti. La voce si incrin. Invece non era cos.
Lena gli accarezz la nuca. Che cosa successo, Mark? Perch arri-
vata a odiarti?
Lei crede che mi odi? domand guardandola negli occhi. Davvero
crede che mi odi?
No, Mark. Gli scost i capelli dal viso. Mark parlava al presente, co-
me succede spesso a chi non riesce ad accettare la morte di una persona ca-
ra. Lo aveva fatto anche Lena con sua sorella. Certo che non ti odia.
Le ho detto che non l'avrei pi fatto.
Fatto cosa?
Fece segno di no con la testa. inutile disse.
Che cosa inutile? lo incalz Lena cercando di fargli alzare la testa.
Lui la sollev lentamente e per un secondo terribile Lena credette che la
volesse baciare. Si tir indietro di scatto sui talloni aggrappandosi al brac-
ciolo per non cadere. Forse Mark si rese conto di averla spaventata, perch
si volt per prendere un altro fazzoletto e si soffi il naso guardando J ef-
frey. Lena evit di guardare entrambi. Riusc solo a dirsi che aveva oltre-
passato il limite, ma quale fosse il limite e dove era tracciato non lo sapeva
neppure lei.
Mark si rivolse a J effrey con un tono pi sicuro. Il ragazzino che si era
commosso pochi istanti prima era scomparso. L'adolescente insolente era
ritornato. C' altro?
A J enny piaceva studiare? domand J effrey.
Mark alz le spalle.
Era interessata ad altre culture, ad altre tradizioni? aggiunse Lena.
E perch avrebbe dovuto? ribatt stizzito. Tanto non ce ne andremo
mai da questo buco fottuto.
Quindi la risposta no? domand Lena.
Mark incresp le labbra come per inviare un bacio. No.
J effrey si mise a braccia conserte e ricominci. Verso Natale avete
smesso di essere amici. Come mai?
Mi ero stufato di lei.
Che altri amici aveva J enny?
Me. Lacey. Questo tutto.
Non aveva altri amici?
No disse. E noi non eravamo neppure veri amici. Ridacchi. Era
sola, credo. Non una cosa triste, signor Tolliver?
J effrey lo fiss senza rispondere.
Se non avete altre domande, andate via.
Conosci la dottoressa Linton? domand J effrey.
Certo.
Voglio che ti presenti al centro pediatrico domani, entro le dieci, per un
prelievo di sangue. Gli punt il dito addosso. Non costringermi a venire
a cercarti.
Mark si alz in piedi e strusci le mani sui pantaloni. Va bene, va be-
ne. Abbass gli occhi su Lena, ancora accovacciata sul pavimento. Era al-
l'altezza del suo inguine e quando lui se ne accorse fece un sorriso beffar-
do. Prima di andarsene la guard di nuovo sollevando un sopracciglio e
socchiuse le labbra nello stesso sorriso malizioso che le aveva lanciato
prima.

LUNEDI

8

Verso le sei del mattino J effrey rotol gi dal letto e cadde sul pavimen-
to. Si mise seduto brontolando per il dolore alla testa e cerc di capire do-
ve si trovava. Il viaggio fino a Sylacauga era durato sei lunghe ore e appe-
na arrivato si era buttato sul letto senza neppure darsi la pena di levarsi i
vestiti. La camicia era sgualcita, le maniche si erano arrampicate fin sopra
il gomito e i pantaloni avevano la piega in quattro punti diversi.
Sbadigli e si guard attorno. Da quando, pi di vent'anni prima, se n'era
andato ad Auburn, sua madre non aveva cambiato nulla nella sua camera
di ragazzo. Dietro la porta era appeso il poster di una Mustang rossa de-
cappottabile col tettuccio bianco. Sul pavimento della cabina armadio c'e-
rano sei paia di scarpe da ginnastica logore. Sopra il letto la maglia della
squadra di football della scuola, fissata con le puntine da disegno. Sotto
l'unica finestra, una pila di audiocassette.
Sollev il materasso e ritrov le copie di Playboy che aveva comincia-
to ad accumulare all'et di quattordici anni. In cima c'era ancora il suo nu-
mero preferito di Penthouse, rubato al supermercato del quartiere. Si ac-
covacci e cominci a sfogliare. Un tempo conosceva a memoria ogni pa-
gina, da quelle con i fumetti a quelle con le splendide modelle in pose pro-
vocanti che avevano alimentato per mesi le sue fantasie sessuali.
Ges sospir, pensando che alcune di quelle ragazze adesso erano gi
nonne. Forse qualcuna tirava avanti con la pensione sociale.
Rimise a posto il materasso e controll che non spuntasse fuori qualche
rivista. Si domand se sua madre le avesse mai trovate e cosa avesse pen-
sato. Conoscendola, immagin che le avesse ignorate o avesse trovato un
pretesto per negare a se stessa che suo figlio teneva sotto il letto una quan-
tit di materiale pornografico sufficiente a tappezzare la casa. Sua madre
aveva la specialit di non vedere quello che non voleva vedere, come buo-
na parte delle madri, del resto.
Pens a Dottie Weaver, che non si era accorta di quello che succedeva a
sua figlia. La mano corse istintivamente allo stomaco al pensiero di J enny
nel parcheggio del pattinaggio. L'immagine era nitida come un'istantanea,
rivedeva la ragazzina, immobile, con la pistola puntata su Mark Patterson.
Ora anche Mark era pi nitido nel ricordo, con pi dettagli: rivedeva il
modo in cui teneva le braccia scostate, le ginocchia lievemente piegate, lo
sguardo fisso su J enny. Per tutto quel tempo non aveva mai guardato J ef-
frey, e anche dopo lo sparo era rimasto fermo, con gli occhi fissi a terra,
dove giaceva J enny.
Si strofin gli occhi per respingere l'immagine. Torn con lo sguardo al-
la Mustang e la contempl come aveva fatto ogni mattina della sua vita di
adolescente. Aveva rappresentato tante cose per lui, ma soprattutto la liber-
t. Certe volte si sedeva sul letto, chiudeva gli occhi e immaginava di sali-
re su quella macchina e partire. Aveva sempre desiderato andarsene, la-
sciare Sylacauga e la casa di sua madre, diventare qualcos'altro che il figlio
di suo padre.
Suo padre, J immy Tolliver, era un ladro. Non faceva mai furti grossi, per
sua fortuna, perch non la passava mai liscia. La moglie si divertiva a dire
che J immy riusciva a farsi beccare anche se scoreggiava in una stanza af-
follata. Aveva una faccia che trasudava sensi di colpa ed era un chiacchie-
rone. Il suo punto debole era proprio la lingua, non resisteva alla tenta-
zione di andare in giro a vantarsi dei colpi che metteva a segno. Fu l'unico
a stupirsi quando gli capit di morire in prigione, dove stava scontando
l'ergastolo per rapina a mano armata.
Gi all'et di dieci anni J effrey conosceva per nome quasi tutti gli agenti
della polizia di Sylacauga, dato che ciascuno di loro era venuto almeno una
volta a casa Tolliver per cercare J immy. Anche gli agenti di pattuglia co-
noscevano bene J effrey e ogni volta che lo incontravano scambiavano due
parole con lui. Allora il fatto di essere preso da parte dai poliziotti lo indi-
spettiva, lo considerava un abuso, ma adesso che era diventato a sua volta
un poliziotto poteva capire che per loro era una forma di assicurazione sul
futuro: avrebbero evitato di perdere tempo a correr dietro a un altro Tolli-
ver che aveva rubato la falciatrice o le cesoie nel giardino del vicino. Do-
veva molto a quei poliziotti, forse la sua intera carriera. Aveva capito di
voler diventare poliziotto l'ultima volta che erano venuti a casa ad amma-
nettare suo padre e J effrey gli aveva letto negli occhi la paura. J immy Tol-
liver era uno di quegli alcolisti che quando bevono diventano cattivi. In
citt lo consideravano solo un poco di buono ubriacone, ma J effrey e sua
madre vivevano nel terrore delle sue esplosioni di violenza.
Stir le braccia fino a toccare il soffitto e pigi le dita contro il legno
caldo. Quando arriv in bagno not che perfino le calze si erano attorci-
gliate. Durante la notte il tallone era scivolato sopra la caviglia. Stava in
equilibrio su un piede per sistemarsi il calzino, quando in camera squill il
cellulare.
Dannazione esclam sbattendo con la spalla contro il muro nel tenta-
tivo di infilare la porta. Adesso la casa gli sembrava molto pi piccola.
Prese il telefono al quinto squillo, un attimo prima che comparisse la
scritta chiamata persa. Pronto?
J eff? disse Sara con una voce preoccupata.
Prima di rispondere assapor per un istante il suono dolce della sua vo-
ce. Ciao baby disse.
Lei rise. Sei in Alabama da meno di dieci ore e mi chiami gi baby?
Aspett un secondo poi aggiunse: Sei solo?.
Certo che sono solo rispose impermalito. Mio Dio, Sara.
Alludevo a tua madre si giustific lei, ma il tono non era molto con-
vincente.
J effrey decise di lasciar correre. No, non qui, passer la notte in ospe-
dale. Si sedette sul letto e fin di raddrizzare le calze. caduta. Si rotta
un piede.
caduta in casa? Non lo domandava per semplice curiosit e J effrey
lo cap subito. Lui stesso era venuto in Alabama nel pieno delle indagini e
non si era accontentato di una telefonata perch voleva capire a che punto
era arrivata sua madre col consumo di alcol. Mary Tolliver era sempre sta-
ta una "alcolista funzionale", come si dice con un eufemismo, e J effrey
non poteva sapere se aveva superato il limite. In tal caso avrebbe dovuto
fare qualcosa. Non sapeva ancora cosa, ma capiva d'istinto che non sareb-
be stato facile.
Ho parlato con il medico la inform. Non ho potuto parlare con lei
per capire come sono andate le cose. La vedr oggi, ti sapr dire.
Probabilmente dovr camminare con le stampelle disse Sara. J effrey
ud il rumore di una macchina per scrivere e immagin che si trovasse in
ufficio. Guard l'orologio, stupito che fosse gi al lavoro, ma poi si ricord
della differenza di fuso orario. Sara era un'ora avanti.
La signora Harris si occuper di lei. Abita di fronte. Sapeva che J ean
Harris avrebbe fatto il possibile per aiutare la sua vicina. Lavorava come
dietologa all'ospedale e quando J effrey era ragazzo lo invitava spesso a ce-
na per fargli mangiare un pasto caldo. Sedere a tavola con le sue tre belle
figlie era sicuramente pi entusiasmante che mangiare il pasticcio di pollo,
ma J effrey le era sempre stato grato per entrambe le cose.
Sara disse: Le devi raccomandare di evitare l'alcol, se prender degli
analgesici. Avvisa anche il medico.
Lui si guard il calzino ancora storto e lo gir nell'altro verso. Mi hai
chiamato per questo? domand.
Ho avuto il tuo messaggio su Mark Patterson. Perch devo fargli un
prelievo?
Paternit disse. Gli balen nella mente un'immagine sgradevole.
Hai gi la certezza?
No. Tutt'altro, ma devo muovermi in tutte le direzioni.
Come hai fatto ad avere l'autorizzazione del tribunale cos in fretta?
Non serve. C' il consenso del padre.
Non ha nemmeno consultato un avvocato? domand incredula.
J effrey sospir. Sara, tutto spiegato nel messaggio che ti ho lasciato
sulla segreteria ieri sera. C' qualcos'altro?
No rispose a voce bassa. Poi aggiunse: Anzi, s.
Cosa?
Volevo sapere come stavi.
A parte il fatto che mi sono svegliato sapendo di avere ucciso una ra-
gazzina di tredici anni, sto benissimo disse sarcastico.
Lei rimase zitta e lui lasci prolungare il silenzio perch non sapeva cosa
dire. Sara non lo chiamava mai, neppure per ragioni di lavoro. Di solito gli
inviava dei fax e per le informazioni pi delicate mandava Carlos, il suo
assistente. Da quando avevano divorziato le telefonate personali erano fuo-
ri discussione e anche adesso che avevano ricominciato a vedersi era sem-
pre J effrey a prendere l'iniziativa.
J eff?
Stavo pensando disse. Poi per cambiare argomento: Dimmi qualcosa
di Lacey.
Te l'ho gi detto ieri. una brava ragazza. J effrey avvert la tensione
nella voce. Sapeva che Sara si sentiva in qualche modo responsabile per
J enny Weaver, ma non poteva farci nulla.
sveglia, divertente. Come J enny, per certi aspetti continu lei.
Sei in confidenza con lei?
Come si pu esserlo con una ragazza che vedi qualche volta all'anno.
Fece una pausa, poi aggiunse: cos. Con alcune si entra subito in con-
tatto. Con Lacey successo. Credo che si sia un po' innamorata di me.
Questo bizzarro.
Non direi. Un sacco di ragazzi si innamorano di persone adulte. Il sesso
non c'entra, vogliono solo impressionarle, farle ridere.
Non credo di avere capito.
Alcuni ragazzi, non tutti, a una certa et perdono la stima per i genitori
e trasferiscono i loro sentimenti su un altro adulto. assolutamente norma-
le. Cercano un modello di riferimento che non trovano nei genitori.
E lei ha scelto te?
Mi sembra di s. C'era una vena di tristezza nella voce.
Credi che te ne avrebbe parlato, se fosse stata a conoscenza di qualco-
sa?
Chi pu dire. Quando entrano alle medie cambiano. Diventano molto
pi riservati.
quello che ha detto anche Grace Patterson. Hanno i loro segreti.
vero conferm Sara. Il cambiamento arriva con la pubert. Tutti
quegli ormoni, tutte quelle sensazioni insolite. Hanno un sacco di cose
nuove da scoprire e l'unica cosa su cui non hanno dubbi che gli adulti
non possono capire quel che provano.
E non credi insistette J effrey che se c'era qualcosa che non andava te
ne avrebbe parlato?
Mi piacerebbe crederlo, ma non dimenticare che per venire da me do-
veva farsi accompagnare dalla madre. E io non avrei potuto cacciarla fuori
senza insospettirla.
Credi che Grace si sarebbe opposta?
Credo che si sarebbe preoccupata. una buona madre. Segue molto i
figli e si interessa a quello che fanno.
quello che ha detto Brad.
Cosa c'entra Brad? domand Sara.
Segue il gruppo giovanile alla chiesa battista.
Ah. vero. Deve essere andato con loro in montagna.
Infatti disse J effrey. C'erano otto ragazzi. Tre maschi e cinque fem-
mine.
Cos pochi?
una piccola congregazione le ricord J effrey. E poi sciare costa.
Non tutti possono permetterselo, specialmente intorno a Natale.
Questo vero ammise Sara. C'era solo Brad ad accompagnarli?
Doveva andare anche la segretaria della chiesa, per seguire le ragazze,
ma all'ultimo momento si ammalata.
Hai gi parlato con lei?
Ha avuto un infarto. Ha solo cinquantotto anni. Gli venne in mente
che da ragazzo una persona di quell'et gli sembrava decrepita. Si tra-
sferita in Florida per avere vicini i figli.
E Brad cosa ti ha detto di J enny e Lacey?
Niente di particolare. Ha detto che se ne stavano in disparte mentre gli
altri sciavano e si divertivano.
Non insolito nelle ragazze di quella et. Tendono a stare in piccoli
gruppi separati.
Gi sospir J effrey. Le frustrazioni del giorno prima stavano riaffio-
rando. Quando J enny ha smesso di frequentare la chiesa, Brad andato a
trovarla a casa. Come l'ha visto, lei scoppiata in lacrime e si rifiutata di
parlare.
E lui cos'ha fatto?
Se n' andato con la coda tra le gambe. Ha chiesto a Dave Fine di fare
un altro tentativo, ma anche lui ha ricevuto lo stesso trattamento.
Ne hai parlato con Fine?
Solo di sfuggita. Aspettava qualcuno per una seduta terapeutica. Co-
me lo disse gli venne in mente Lena. Non avrebbe dovuto permetterle di
sfruttare il suo appuntamento per interrogare Fine. Si era lasciato convin-
cere solo perch lo trovava vantaggioso.
J effrey?
Oh, scusami.
Cosa ti ha detto Fine?
Quello che ha detto Brad. Si offerto di venire domani per parlarne
con calma, ma ho l'impressione che nessuno dei due potr essere di grande
aiuto. Si stropicci gli occhi e cerc un altro appiglio. E Mark Patter-
son? domand alla fine. Non ti sembra un po' strano?
Strano in che senso?
Nel senso che... cerc le parole. Non voleva entrare nel merito di
quello che era successo a casa Patterson per non alimentare l'insofferenza
di Sara nei confronti di Lena. Senza dubbio lo scambio tra Lena e il ragaz-
zo era stato a dir poco inquietante. strano... non saprei come dire.
Sara rise. E come faccio a risponderti?
Sensuale disse. Gli sembr la parola giusta per descrivere Mark Pat-
terson. Mi sembrato molto sensuale.
Be'... cominci Sara. J effrey cap che era disorientata. un ragazzo
molto bello. E credo che faccia sesso gi da un bel po' di tempo.
Ha appena compiuto sedici anni.
J effrey sbuff Sara, come se stesse parlando a un idiota. Io ho delle
bambine di dieci anni che non hanno ancora avuto la prima mestruazione e
vengono a chiedermi informazioni sui contraccettivi.
Oh Ges sospir J effrey. Che bei discorsi, di primo mattino.
Benvenuto nel mio mondo.
Hai ragione. Fiss la maglia della sua squadra sulla parete e cerc di
ricordarsi com'era all'et di Mark Patterson, quando il mondo intero gli
sembrava a portata di mano. Mark per non dava quell'impressione.
Prov una fastidiosa sensazione di impotenza. Doveva tornare a Grant e
cercare di capirci qualcosa. Per lo meno, doveva tenere d'occhio Lena. Gli
era chiaro gi da tempo che viveva come sull'orlo di un baratro, ma solo
ieri si era reso conto che rischiava seriamente di perdere l'equilibrio e pre-
cipitare.
J eff? lo sollecit Sara. Cosa c' che non va?
Sono preoccupato per Lena. Non era una novit. Si preoccupava per
Lena da quando l'aveva assunta, ed erano passati dieci anni. All'inizio,
quando era solo un agente di pattuglia, perch era troppo aggressiva, sem-
brava che la sua vita dipendesse dalla quantit di arresti che riusciva a met-
tere a segno. Poi, quando era diventata detective, perch si esponeva trop-
po, trascinava i sospetti fino al limite della sopportazione, e se stessa al li-
mite delle sue capacit di controllo. Adesso lo preoccupava perch stava ti-
rando troppo la corda ed era convinto che prima o poi si sarebbe spezzata,
era solo questione di tempo. Era stato il suo timore fin dall'inizio: che Lena
finisse per spezzarsi.
Fai bene a preoccuparti disse Sara. Perch non la esoneri dal servizio
attivo?
Non ce la farebbe a sopportarlo. Era la verit. Per Lena il lavoro era
vitale come l'aria da respirare.
C' altro che mi volevi dire?
J effrey ripens alla conversazione che aveva avuto con Lena in macchi-
na. Non le era sembrata molto convinta quando gli aveva detto che era sta-
to giusto sparare. Ah... io... cominci. Non sapeva come dirlo. Quando
ho parlato con Lena, ieri...
S?
Non mi sembrata molto convinta di come sono andate le cose.
Per il fatto che hai sparato? domand Sara, gi irritata. Cosa ha det-
to, di preciso?
Non tanto quello che ha detto, ma come l'ha detto.
Sara borbott qualcosa che doveva essere un'imprecazione. Se la pren-
de con te per vendicarsi di me.
Lena non il tipo.
Invece s che lo . Fa sempre cos.
J effrey scroll il capo, poco convinto. Credo che abbia semplicemente
dei dubbi.
Sara borbott un'altra imprecazione, poi a voce alta disse: Solo qualche
dubbio! Magnifico!.
J effrey cerc di calmarla. Non le dire niente, d'accordo? Servirebbe so-
lo a peggiorare le cose.
E perch dovrei dirle qualcosa?
Sara... si stropicci gli occhi per liberarsi dal sonno. Non voleva par-
larne in quel momento. Senti, mi stavo preparando per andare all'ospeda-
le...
Mi fa proprio incazzare...
Lo so. Questo si era capito.
Io...
Sara la interruppe. Adesso devo proprio andare.
A dire la verit disse lei moderando il tono. Ti avevo chiamato per
una ragione precisa. Hai un minuto?
Certo. Cosa c'?
La sent trattenere il fiato, come se dovesse lanciarsi da uno scoglio. Mi
chiedevo se sarai di ritorno per sera.
Arriver tardi, probabilmente.
Ah. E domani sera?
Se torno stasera, non torno domani.
Mi stai prendendo in giro?
J effrey si ripass lo scambio di battute e quando finalmente capi che Sa-
ra lo stava invitando a casa sua sorrise. Non era mai successo.
Non sono mai stato molto sveglio.
No ammise Sara ridendo.
Allora?
Allora... sospir lei. Oh... una sciocchezza butt l alla fine.
Quale sciocchezza?
Dicevo... ricominci. Niente. Solo che domani sera non ho niente da
fare.
J effrey si accarezz la guancia con soddisfazione. Gli parve di non esse-
re mai stato tanto felice in quella stanza. Forse solo il giorno che lo aveva-
no chiamato dal college di Auburn per dirgli che lo ammettevano gratui-
tamente, a patto che ogni sabato si facesse massacrare sul campo di foo-
tball.
Se per questo nemmeno io si limit a dire.
Quindi... Sperava che fosse lui a completare la frase, ma J effrey se ne
stava tranquillamente seduto sul letto. Poteva anche crollare il mondo, ma
questa volta lui non avrebbe mosso un passo.
Potresti venire a casa mia si arrese Sara. Facciamo alle sette?
Perch?
La sent agitarsi sulla sedia e la immagin con la mano sugli occhi.
Mio Dio. Certo che non mi faciliti le cose.
E perch dovrei?
Ho voglia di vederti. Vieni alle sette. Cucino io.
Un momento...
Sara cap al volo, sapeva di non essere una cuoca di prim'ordine. Posso
ordinare qualcosa da Alfredo propose.
Allora vada per le sette disse J effrey, al settimo cielo dalla gioia.

Da bambino J effrey ne aveva combinate parecchie, in particolare con i
due ragazzi che erano stati suoi amici del cuore dalle elementari alle supe-
riori e che abitavano nella sua strada. Uno, J erry Long, aveva la passione
dei fuochi d'artificio e l'altro, Bobby Blankenship, adorava le esplosioni.
Questo fece s che il terzetto riuscisse a rischiare la vita parecchie volte fi-
no a che, con l'arrivo della pubert, il gusto di far saltare in aria qualcosa
lasci il posto a quello per le ragazze.
All'et di undici anni avevano scoperto il piacere di far esplodere dietro
la casa di J effrey dei razzetti dentro un fusto d'acciaio. A dodici, il fusto
era ammaccato e butterato come la faccia di Bobby Blankenship, detto
Spot. A tredici, J erry Long si era aggiudicato il soprannome di Possum
perch, quando il fusto era finalmente esploso, un scheggia gli aveva quasi
portato via una fetta di testa e lui era rimasto steso sul prato come un opos-
sum, fino a che la vicina non aveva chiamato l'ambulanza per mandarlo al-
l'ospedale e la polizia per mettere paura agli altri due.
A J effrey avevano appioppato un soprannome solo pi tardi, quando a-
veva cominciato a notare le ragazze e, cosa pi importante, loro avevano
cominciato a notare lui. Come Possum e Spot, era nella squadra di football
ed erano diventati abbastanza popolari nella scuola perch quell'anno la
squadra mieteva vittorie. J effrey fu il primo dei tre a baciare una ragazza, il
primo a passare alla seconda base, e il primo a perdere la verginit. Per
questi traguardi si guadagn il soprannome di Slick.
La prima volta che J effrey aveva portato Sara a Sylacauga, era cos ner-
voso che gli sudavano le mani. Avevano cominciato a frequentarsi da poco
e J effrey temeva che Sara fosse socialmente troppo elevata per Possum e
Spot, e forse anche per il vecchio Slick. Sylacauga era l'epitome della cit-
tadina del Sud. A differenza di Heartsdale non aveva un college, e in citt
non c'erano professori che dessero un tocco di diversit all'insieme. La
maggior parte della gente che viveva l lavorava alla fabbrica tessile o alla
cava di marmo. Non che J effrey li considerasse tutti degli incorreggibili
provinciali retrogradi, ma era convinto che Sara non si sarebbe trovata a
suo agio con gente cos.
Sara non era solo una ragazza istruita come avrebbero detto i locali,
era addirittura medico e, anche se veniva da una famiglia che si poteva de-
finire operaia, suo padre aveva dimostrato di sapere come si fanno girare i
soldi. Aveva dei terreni nella zona del lago e perfino degli appartamenti in
Florida. Ma soprattutto, Sara era intelligente, e non solo perch aveva stu-
diato. Era sagace e piena di ironia e non si sarebbe mai sognata di stare a
casa ad aspettarlo con le pantofole pronte e un pasto fumante. Semmai si
aspettava che fosse J effrey a fare queste cose per lei.
A circa sei miglia da casa Tolliver c'era l'emporio di Cat che J effrey,
come tutti, aveva frequentato fin da bambino. Era il tipico negozio in cui si
pu trovare il latte, il tabacco, la benzina e l'esca per andare a pescare. Il
pavimento era fatto di listoni di legno grezzo talmente sconnessi e segnati
che bisognava stare attenti a dove mettere i piedi per non incespicare. Il
soffitto era basso, ingiallito dalla nicotina e dalle macchie di umidit. Al-
l'entrata c'era una fila di frigoriferi pieni di ghiaccio e Coca-Cola e vicino
alla cassa un distributore di snack. All'esterno, il distributore di benzina
trillava ogni volta che pompava un gallone.
Quando J effrey si era gi trasferito ad Auburn, Cat era passato a miglior
vita e Possum, che all'emporio faceva il commesso, aveva preso l'attivit in
gestione dalla vedova. Sei anni dopo lo aveva comperato e rinominato
Possum e Cat. La prima volta che Sara aveva visto l'insegna sullo stabile
fatiscente ne era rimasta deliziata immaginando un'allusione alla famosa
poesia. J effrey era morto di vergogna, ma quando aveva confessato la sua
ignoranza Sara era scoppiata a ridere. Contro ogni aspettativa, in quel
weekend si era molto divertita e il secondo giorno era gi sdraiata sul bor-
do della piscina di Possum, a ridere con lui e la moglie delle bravate gio-
vanili di J effrey.
Adesso J effrey poteva sorridere al ricordo, ma allora non gli era piaciuta
l'idea di fare da bersaglio alle loro battute. Sara era la prima donna che si
divertiva a prenderlo in giro, ma forse proprio per questo era riuscita a cat-
turarlo. Sua madre diceva sempre che a lui piacevano le sfide.
Pensava a tutte queste cose, al fatto che Sara Linton era una bella sfida,
quando la macchina imbocc il parcheggio del Possum e Cat. Il negozio
era molto cambiato col passaggio di propriet e ancora di pi dall'ultima
volta che J effrey era venuto a Sylacauga. L'unica cosa che non era cambia-
ta era il grande stemma della Auburn University sopra la porta. L'Alabama
era divisa dalle sue due universit, la Auburn e l'Alabama, e tra gli abitanti
la domanda cruciale era sempre una sola: Per chi stai?. J effrey aveva vi-
sto scoppiare delle risse quando qualcuno aveva dato la risposta sbagliata
nella parte sbagliata della citt.
Sulla destra del negozio c'era un giardino d'infanzia che non esisteva
l'ultima volta che J effrey era venuto. Sulla sinistra c'era il Madame Bell,
il negozio di chiromanzia che adesso mandava avanti Nell, la moglie di
Possum. Come Cat, Madame Bell era morta da tempo e Nell l'aveva rileva-
to tanto per avere qualcosa da fare mentre i bambini erano a scuola. Alle
superiori J effrey aveva amoreggiato con lei a intermittenza, poi Possum se
ne era seriamente innamorato. J effrey non riusciva a credere che una ra-
gazza tanto vivace potesse essere soddisfatta con una vita cos, ma succe-
devano cose anche pi strane. Del resto, il giorno in cui avevano preso il
diploma delle superiori, Nell era gi incinta di tre mesi e non le rimaneva-
no molte alternative.
J effrey decise di non parcheggiare di fronte al negozio. Ferm la mac-
china accanto al Madame Bell mentre lo stereo diffondeva le note di
Sweet Home Alabama, la sua canzone preferita di un tempo, che riusciva
ancora a fargli provare nostalgia. Aveva trovato la cassetta nella scatola
sotto la finestra di camera sua. Strano, si disse, che si finisca col dimenti-
care anche le cose che si amano di pi se non si hanno sotto il naso. Gli
succedeva lo stesso con la citt e i vecchi amici. Ritrovare Possum e Nell
avrebbe risvegliato antichi sentimenti, dandogli l'impressione che negli ul-
timi vent'anni non fosse successo nulla, una sensazione che lo disorientava.
Dieci minuti prima per, rivedendo la madre in ospedale, aveva prevalso
la voglia di ritornare a Grant il pi presto possibile. Si era sentito soffoca-
re, quando lei lo aveva abbracciato prolungando la stretta come per tratte-
nerlo. E trovava snervante la sua abitudine di smorzare le frasi a met, per
dire e non dire quello che aveva in mente. May Tolliver non era mai stata
una donna felice. J effrey si era quasi convinto che suo padre fosse diventa-
to il criminale da strapazzo che era col solo scopo di finire in prigione e li-
berarsi una volta per tutte dal tormento dei rimbrotti lagnosi di sua moglie.
Come J immy, anche May diventava cattiva quando beveva. Non aveva
mai alzato una mano su suo figlio, ma diventava crudele con le parole, riu-
sciva a spezzarlo in due con un commento fulminante. Per fortuna quel
giorno l'aveva trovata abbastanza in s, anche se aveva in corpo una quan-
tit di alcol sufficiente a fare il pieno a un trattore, A sentire lei, un gatto
arrivato di soppiatto dalla casa dei vicini l'aveva spaventata e fatta cadere
dalle scale. Poich J effrey aveva effettivamente sentito dei miagolii vicino
a casa, dovette concederle il beneficio del dubbio. Era felice, anche se non
lo avrebbe mai ammesso con nessuno, e tanto meno con se stesso, che la
madre non avesse bisogno di ulteriori cure.
Scese dalla macchina e si avvi sul ghiaino sdrucciolevole. A casa della
madre si era cambiato, si era messo un paio di jeans e una polo e si sentiva
strano, abbigliato cos in un giorno feriale. Aveva anche pensato di tenere
le scarpe che usava con l'abito, ma quando si era visto allo specchio aveva
subito cambiato idea. Inforc gli occhiali da sole e si diresse verso il Ma-
dame Bell guardandosi attorno.
Il negozio della chiromante era poco pi di un capanno e la porta a zan-
zariera cigol quando J effrey la apr. Buss sulla porta di legno ed entr
nel piccolo ingresso. L'interno era rimasto identico a quando lui era ragaz-
zo. Una volta Spot lo aveva sfidato a entrare e farsi leggere la mano da
Madame Bell. Quello che gli aveva detto non gli era affatto piaciuto, e da
allora non ci aveva pi messo piede.
Sbirci nell'altra stanza. Nell era seduta al tavolo, davanti a un mazzo di
tarocchi. Si sentiva il televisore acceso a basso volume e il ronzio del vec-
chio condizionatore. Lei lavorava a maglia e intanto si guardava lo show,
protesa verso lo schermo per non perdersi una parola.
Buuh! fece J effrey.
Oh, mio Dio! Nell sobbalz e lasci cadere il lavoro. Si alz con la
mano sul cuore. Slick, mi hai fatto morire di paura!
La solita esagerata rise lui stringendola tra le braccia. Era una donna
piccola e carina, coi fianchi formosi. J effrey arretr d'un passo per guar-
darla bene. Non era molto cambiata dai tempi delle superiori. Aveva anco-
ra i capelli neri e folti, lievemente striati di grigio, lunghi fino in vita ma
raccolti in una coda, forse per il caldo.
Sei andato da Possum? domand rimettendosi seduta. Che ci fai qui?
Sei venuto per tua madre?
J effrey sorrise e prese posto di fronte a lei. Nell parlava sempre a raffica.
S e no rispose.
Era ubriaca disse lei, sbrigativa come sempre. La sua franchezza era
stata una delle ragioni per cui J effrey aveva smesso di uscirci insieme.
Chiamava le cose con il loro nome e a diciotto anni lui era refrattario all'in-
trospezione.
Con quel che ha speso in alcolici questo inverno, ci ha mandato avanti
il negozio.
Lo so. J effrey le pagava le bollette per permetterle di pagarsi gli alco-
lici. Ormai era inutile sperare che ci rinunciasse, ed era meglio per tutti che
bevesse a casa piuttosto che andare in giro a elemosinare un bicchiere nei
bar.
Disse: Arrivo adesso dall'ospedale. Ho visto coi miei occhi che le da-
vano un bicchierino di vodka.
Nell prese le carte e cominci a mischiarle. Poveretta, le verrebbe il de-
lirium tremens se non lo facessero.
J effrey alz le spalle. Era quello che gli aveva detto il medico del repar-
to.
Cosa stai guardando? gli domand Nell. J effrey sorrise, non si era ac-
corto di fissarla. Stava pensando che con Nell gli riusciva pi facile che
con Sara parlare dell'alcolismo di sua madre. Non sapeva bene perch, for-
se perch erano cresciuti insieme. Quando ne parlava con Sara, prima si
imbarazzava, poi si vergognava e alla fine si arrabbiava.
Com' che ti trovo pi bella ogni volta che ti rivedo? scherz.
Slick, Slick, non cambierai mai. Mise sul tavolo un paio di carte sco-
perte e domand: Come mai Sara ha voluto il divorzio?.
Lui sollev le sopracciglia, stupito: Lo vedi nelle carte?.
Lei fece un sorriso malizioso. Nei biglietti d'auguri di Natale. Sul mit-
tente Sara ha scritto Linton, non Tolliver. Pos un'altra carta sul tavolo.
Che cosa hai fatto, l'hai tradita?
Lui indic le carte. Perch non me lo dici tu?
Nell annu e ne scopr altre due. Direi che l'hai tradita e ti sei fatto bec-
care.
Cosa?
Lei scoppi a ridere. Solo perch non parla con te, non detto che non
debba parlare con me.
J effrey scroll la testa senza capire.
Anche noi abbiamo un telefono, piccolo. E qualche volta la chiamo,
tanto per tenermi aggiornata.
Allora saprai che abbiamo ricominciato a vederci. Gli scapp il tono
da galletto del vecchio Slick di un tempo, ma non gli dispiacque. Cosa
dicono le tue carte?
Nell ne rovesci altre due e le studi per qualche secondo con la fronte
aggrottata e le labbra strette, poi le recuper tutte e le infil nel mazzo.
Queste stupide carte non dicono un bel nulla borbott. Andiamo da
Possum. Sar felice di vederti.
Gli porse la mano e J effrey esit, in dubbio se insistere per farsi leggere
le carte. Non si illudeva che la vecchia Nell avesse il dono della divinazio-
ne, ammesso che qualcuno l'avesse, ma gli sarebbe piaciuto che lei si in-
ventasse qualcosa per rassicurarlo.
Andiamo, su. Lo tir per la manica e lui si lasci condurre nella calura
dell'Alabama. Non c'erano alberi nell'area di parcheggio e il sole implaca-
bile picchiava in testa.
Nell lo prese a braccetto. Sara mi piace disse.
Anche a me piace.
Dico sul serio J effrey, mi piace molto.
Lui si ferm. Non succedeva spesso che lo chiamasse J effrey.
Se ti d un'altra possibilit, cerca di non rovinare tutto.
Non nelle mie intenzioni.
Stai bene attento, Slick disse lei sospingendolo verso il negozio.
troppo buona per uno come te, e anche troppo intelligente. Si ferm da-
vanti alla porta e aspett che fosse lui ad aprirla. Non rovinare tutto ripe-
t.
Hai una fiducia in me davvero esaltante.
Non si sa mai, il tuo cosino potrebbe trascinarti nei guai.
Cosino? ripet aprendo la porta. Hai perso la memoria?
Nell stava per rispondere, ma la voce tonante di Possum si impose su
tutto.
C' Slick? grid, come se J effrey fosse solo uscito a fare quattro passi
e non fosse stato via per anni. J effrey lo vide scivolare fuori dal bancone
costringendo la pancia a cambiare forma.
Eccoti qui, dannazione! Gli pass la mano sul ventre enorme. Nell,
perch non mi detto che ce n'era un altro in arrivo?
Possum rise divertito e si massaggi la pancia. S, ma questo figlio
della Heineken. Abbracci J effrey con slancio. Dove ti eri cacciato, ra-
gazzo?
J effrey forn la risposta di rito: Non sono pi un ragazzo da quando ero
alto come te.
Possum rise di nuovo buttando indietro la testa. Peccato che non ci sia
anche Spot. Quando sei arrivato?
Da poco. A dire la verit sto gi per ripartire. Si volt e vide che Nell
li aveva lasciati soli.
Brava ragazza disse Possum.
Mi meraviglio che stia ancora con te.
Prima di andare a dormire nascondo le chiavi di casa disse strizzando
l'occhio. Una birra?
J effrey guard l'orologio sulla parete. Non bevo mai prima di mezzo-
giorno.
Oh, bene, bene. Una Coca allora? Senza aspettare la risposta prese
due bottiglie dal refrigeratore.
Fa caldo fuori disse J effrey.
Vero. Strapp i tappi sul fianco del refrigeratore. Immagino che sei
passato per chiedermi di tenere d'occhio tua madre.
Ho un'indagine in corso a casa. Gli piacque l'idea che adesso casa
significasse Grant. Se non ti crea problemi...
Non dire stronzate. Possum gli pass una bottiglia. Non preoccupar-
ti. Abitiamo a pochi metri di distanza.
Ti ringrazio.
Possum prese un sacchetto di noccioline dal ripiano e lo apr coi denti.
Ne offr a J effrey, che rifiut facendo no con la testa.
una disdetta che sia caduta disse Possum. Fece scivolare qualche
nocciolina nel collo della bottiglia. Ultimamente ha fatto molto caldo.
Avr avuto un capogiro.
J effrey bevve un sorso di Coca. Possum si stava comportando come a-
veva sempre fatto, cercava di proteggere May Tolliver. Il soprannome non
gli era toccato soltanto per quella volta che aveva fatto il morto sul prato di
J effrey. Se c'era una cosa che Possum sapeva fare bene, era ignorare quello
che aveva sotto gli occhi.
Il ritmo pulsante di una musica rap fece fremere i vetri e un grosso pi-
ckup rosso venne a fermarsi di fronte all'emporio. Il rumore assordante
cess come il motore si spense, poi un ragazzo con l'aria imbronciata
smont dalla cabina ed entr.
Aveva la camicia dello stesso rosso del furgone, con una scritta bianca
sotto un elefante rampante, pantaloni mimetici neri e grigi tagliati al gi-
nocchio, e scarpe e calze rosse. J effrey si rese conto all'improvviso che era
vestito dalla testa ai piedi con i colori della Alabama University.
Ciao pap disse rivolto a Possum.
J effrey scambi un'occhiata con l'amico e torn a guardare il ragazzo.
J ared? domand stupito. Non riusciva a credere che fosse il tenero bam-
bino di Nell e Possum che aveva conosciuto. Sembrava un teppista della ti-
foseria dell'Alabama.
Ehi, zio Slick farfugli J ared. Super J effrey e il padre trascinando i
piedi e scomparve nel retrobottega.
Mio Dio disse J effrey. Deve essere imbarazzante.
Possum annu. Posso solo sperare che cambi idea. Alz le spalle. Gli
piacciono gli animali e si sa che la Auburn ha una facolt di veterinaria di
gran lunga migliore dell'Alabama. Speriamo.
J effrey strinse i denti per non ridere.
Torno subito disse Possum e segu il ragazzo. Prenditi tutto quello
che vuoi.
J effrey fin la Coca in un sorso e and in fondo al negozio a vedere le
esche. C'erano le gabbiette di maglia metallica con i grilli canterini e un
grosso bidone di plastica pieno di terra ba gnata che probabilmente na-
scondeva migliaia di lombrichi. Vicino allo scaffale dei grilli c'era un ma-
stello pullulante di pesciolini minuscoli con accanto la retina e i barattoli
per il trasporto. A Sara piaceva pescare e J effrey pens di portarle delle e-
sche, ma poi immagin i lombrichi lasciati a friggere nella macchina in-
fuocata quando avrebbe fatto tappa per mangiare qualcosa e decise che era
una pessima idea. E poi a Grant si trovavano in quantit esche di ogni ge-
nere.
Butt la bottiglia vuota in un bidone sperando che fosse quello per il ve-
tro e osserv dalla finestra il giardino d'infanzia. Era l'ora della ricreazione
e i bambini correvano di qua e di l gridando a squarciagola. Pens a
J enny Weaver e si domand se si fosse mai sentita cos libera. Non riusci-
va a immaginarsela, cicciottella e impacciata, a correre per il giardino. Era
il tipo che preferisce sedersi all'ombra con un libro, ad aspettare che suoni
la campana per tornare tra le mura protettive dell'aula.
Lei lavora qui? domand qualcuno.
J effrey si volt. Alle sue spalle, vicino alle esche, c'era un uomo sulla
trentina. Aveva il tipico aspetto dell'agricoltore del Sud: magro, con la pel-
le flaccida e irritata dal rasoio. Le braccia sembravano robuste, sviluppate
dall'attivit manuale. Dalle labbra pendeva una sigaretta.
No rispose J effrey, imbarazzato di essersi fatto sorprendere con lo
sguardo nel vuoto. Guardavo i bambini.
Gi. Si avvicin. A quest'ora escono sempre a giocare.
C' anche suo figlio?
L'uomo gli lanci una strana occhiata, come se lo stesse valutando. Si
port una mano alla bocca e si accarezz il mento, pensoso. J effrey non
pot fare a meno di notare il tatuaggio che aveva sulla membrana tra il pol-
lice e l'indice. Era uguale a quello che aveva visto sulla mano di Mark Pat-
terson.
Si gir, per darsi il tempo di riflettere. Torn a guardare dalla finestra,
cercando di interpretare l'espressione dello sconosciuto dall'immagine ri-
flessa sul vetro.
Bello, quel tatuaggio disse.
Ne ha uno anche lei? domand l'uomo quasi in un sussurro, con un
tono da cospiratore.
J effrey strinse le labbra e fece segno di no con la testa.
Come mai no?
Il lavoro rispose J effrey, volutamente vago. Prov una sensazione
sgradevole, come se nella mente gli affiorasse un'idea che non voleva
prendere forma.
Non sono in molti a sapere cosa significa disse lo sconosciuto chiu-
dendo la mano a pugno. Si guard il tatuaggio e abbozz un sorriso.
Ce l'aveva un ragazzino disse J effrey. Non come quelli. Indic i
bambini alzando il mento. Pi grande.
L'uomo allarg il sorriso. A lei piacciono pi grandi?
J effrey si volt e guard oltre l'uomo in cerca di Possum.
Non si far vivo per un po' lo rassicur lo sconosciuto. Suo figlio de-
ve averne combinata una delle sue.
Ah s?
S, si caccia sempre nei guai.
J effrey torn a guardare i bambini che correvano nel giardino con uno
sguardo diverso. Non gli sembravano pi piccoli e spensierati, ma vulne-
rabili e a rischio. L'uomo si avvicin a J effrey e con la mano segnata dal
tatuaggio indic fuori dalla finestra. La vede quella bambina? disse. La
piccola col libro?
J effrey guard nella direzione indicata e vide una bambina seduta sotto
l'albero al centro del cortile. Stava leggendo un libro, proprio come lui a-
veva immaginato J enny Weaver.
L'uomo disse: Quella la mia.
J effrey si sent rizzare i peli sulla nuca. Era evidente che l'uomo non in-
tendeva dire che era sua figlia. C'era un gusto del possesso nella sua voce,
segnato da un che di sensuale.
Continu: Da qui non lo pu notare, ma ha la boccuccia pi bella che si
sia mai vista.
J effrey gir lentamente la testa per nascondere il suo disgusto. Perch
non andiamo a parlarne da un'altra parte? disse.
L'uomo socchiuse gli occhi. Qui non va bene?
Mi rende nervoso disse forzandosi di sorridere.
L'uomo lo fiss a lungo poi annu con un cenno impercettibile. D'ac-
cordo. Cominci a camminare in direzione della porta posteriore voltan-
dosi in continuazione per sincerarsi che J effrey lo seguisse.
Raggiunto il retro dell'emporio stava per girarsi, quando J effrey lo colp
con un calcio dietro le ginocchia e lo mand a terra.
Oh, Ges gemette raggomitolandosi.
Zitto ordin J effrey alzando il piede. Lo colp con violenza sulla co-
scia perch capisse che era inutile cercare di rialzarsi.
Lo sconosciuto rimase immobile, rannicchiato, in attesa che J effrey col-
pisse di nuovo. Un comportamento patetico e nello stesso tempo disgusto-
so, come se trovasse legittimo che qualcuno volesse aggredirlo e accettasse
la punizione.
J effrey si guard attorno per essere certo che nessuno li stesse guardan-
do. Aveva una gran voglia di picchiarlo a sangue, ma di fronte a quel fa-
gotto informe e piagnucoloso si smont. Un conto era accanirsi su qualcu-
no che lottava per difendersi, tutt'altra cosa era infierire su un individuo
praticamente inerme.
Alzati disse.
L'uomo sbirci dalle braccia incrociate sopra la testa per capire se non
fosse una trappola. Quando vide che J effrey indietreggiava, si tir su len-
tamente. Il calcio aveva sollevato della polvere e J effrey toss per raschiar-
si la gola.
Che cosa vuole? domand l'uomo. Prese dal taschino il pacchetto
ammaccato delle sigarette e ne mise in bocca una senza neppure notare che
era incurvata. Quando l'accese gli tremavano le mani.
J effrey fren l'impulso di strappargliela di bocca. Cosa significa quel
tatuaggio?
L'uomo alz le spalle e lo guard di sottecchi.
Significa che appartieni a un club o qualcosa di simile?
Gi fece l'uomo. Il club dell'amore per i piccoli. questo che voleva
sapere?
Quindi ce ne sono altri con quello?
Non lo so. Io i nomi non li conosco, se quello che le interessa. Viene
tutto da internet. Siamo tutti anonimi.
J effey sospir. Fra i tanti servizi che forniva internet c'era anche quello
riservato ai maniaci e ai pedofili. Potevano mettersi in contatto e scambiar-
si le storie e le fantasie, e a volte anche i bambini. J effrey aveva seguito dei
corsi di aggiornamento sulla materia. La polizia aveva effettuato degli ar-
resti spettacolari in tutto il paese, ma era gente che sapeva come muoversi
e anche l'FBI faticava a rintracciarla.
Cosa significa? domand.
L'uomo lo guard con malevolenza. Che significa secondo lei?
Dimmelo disse J effrey tra i denti. Se non vuoi ritrovarti a terra a do-
mandarti come mai gli intestini ti escono dal culo.
L'uomo annu e prese una boccata dalla sigaretta. Fece uscire lentamente
il fumo dalle narici e dalla bocca.
Il cuore cominci indicando la mano. Il cuore grande nero.
J effrey annu.
Ma all'interno ha un altro piccolo cuore. Giusto? Si guard il tatuag-
gio quasi con affetto. Un cuoricino bianco. Un cuore puro.
Puro? ripet J effrey. Si ricord di aver gi sentito quella parola. In
che senso puro?
Puro come un bambino. Si concesse un sorriso. Il cuore bianco rende
pura una piccola parte del cuore nero. amore. Nient'altro che amore.
J effrey fren l'impulso di buttarlo a terra con un pugno. Alz la mano e
disse: Il portafoglio.
L'uomo non esit a passarglielo e non protest quando J effrey tir fuori
il taccuino e trascrisse tutti i dati.
Ecco fatto. Glielo lanci con tale violenza che gli rimbalz sul petto
prima che riuscisse ad afferrarlo. Adesso ho il tuo nome e il tuo indirizzo.
Se osi tornare qua dentro o gironzolare intorno al giardino d'infanzia, il
mio amico ti fa a pezzi. Fece una pausa. Hai capito?
S signore disse l'uomo abbassando lo sguardo.
E qual questo sito web?
L'uomo continu a guardare per terra. J effrey fece un passo avanti e l'al-
tro si tir indietro e alz le mani.
Bambine predilette rispose. Cambia in continuazione, bisogna cer-
carlo.
J effrey prese nota, anche se gli era gi stato segnalato al corso.
L'uomo prese un altro tiro di sigaretta e trattenne il fumo per qualche se-
condo. Basta cos?
Quella bambina... cominci J effrey cercando di non perdere la calma.
Se ti azzardi a toccarla...
L'uomo lo interruppe. Non sono mai stato con una bambina in vita mia,
chiaro? Mi piace guardare e basta. Tir un calcio a una pietra. Sono tan-
to dolci. Come si fa a pensare di fare del male a delle creature cos dolci?
Senza stare a pensarci J effrey gli sferr un pugno sulla bocca. Un dente
vol via e sotto il labbro comparve un rivolo di sangue. L'uomo croll a
terra e nascose la testa fra le mani preparandosi ad altre botte.
J effrey ritorn all'emporio, nauseato.

9

La scuola media superiore Robert E. Lee veniva chiamata dalla gente del
posto la superscuola. Questo perch l'intero complesso era stato conce-
pito per ospitare i circa quindicimila studenti delle tre citt che compone-
vano la contea di Grant. Tuttavia la scuola si era rivelata troppo piccola e
dietro l'edificio erano state attrezzate le aule provvisorie - che i comuni
mortali chiamano container - invadendo il campo da baseball. L erano si-
stemate le quattro classi delle superiori, mentre le medie stavano alla Lee.
C'erano quattro vicepreside e un preside, George Clay, l'uomo che a detta
di tutti stava per buona parte del tempo dietro la scrivania a elaborare
schemi per il nuovo programma educativo del governatore - un programma
innovativo, grazie al quale gli insegnanti avrebbero speso pi tempo a
compilare moduli e seguire corsi di formazione che a insegnare ai ragazzi.
Brad tormentava il berretto tra le mani mentre attraversava con Lena l'a-
trio, che risuonava sotto i colpi delle sue scarpe d'ordinanza. Raggiunto il
corridoio con gli armadietti degli studenti, Lena, senza rendersene conto,
cominci a contare i passi. Era il tipico ambiente anonimo delle sedi istitu-
zionali, col pavimento in piastrelle bianche e le pareti in cemento insono-
rizzato. Per richiamarsi ai colori della scuola gli armadietti erano stati di-
pinti di rosso scuro e le pareti di grigio ancora pi scuro. Su ogni spazio
disponibile erano appesi in disordine manifesti inneggianti alla squadra dei
Rebels. Alle bacheche erano appesi appelli agli studenti perch dicessero
no alle droghe, alle sigarette e al sesso.
Come sembra piccola disse Brad a bassa voce.
Lena non alz gli occhi al cielo per pura cortesia. Da quando avevano
parlato col preside, Brad non si comportava pi come un poliziotto ma
come un alunno del primo anno. Senza aggiungere che la faccia tonda e il
ciuffo biondo, sempre sul punto di coprirgli gli occhi, contribuivano non
poco a farlo sembrare un ragazzino.
Questa l'aula della signorina Mac. Indic una porta chiusa e quando
ci pass davanti diede un'occhiata dal vetro. Era la mia insegnante di in-
glese aggiunse tirando indietro i capelli.
Ah fece Lena senza guardare.
Le porte delle aule venivano chiuse a chiave quando non c'era lezione,
un provvedimento adottato dalla direzione per impedire l'accesso agli e-
stranei. I professori tenevano d'occhio i corridoi e due agenti, che J effrey
chiamava i cani in incognito, stavano di guardia di fronte agli uffici, pronti
a intervenire. Quando faceva il servizio di pattuglia, Lena era stata chiama-
ta un'infinit di volte per arrestare spacciatori e attaccabrighe. Sapeva per
esperienza che i piccoli criminali acciuffati nelle scuole erano molto pi
difficili da trattare degli adulti. I delinquenti minorenni conoscevano a me-
nadito le norme giuridiche che regolavano gli arresti e non temevano i po-
liziotti.
Come sono cambiate le cose disse Brad, dando voce ai pensieri di Le-
na. Non so come facciano a resistere gli insegnanti.
Esattamente come facciamo noi ribatt Lena, che non aveva voglia di
chiacchiere. La scuola non le era mai piaciuta e l dentro si sentiva a disa-
gio. In realt si sentiva a disagio da quando aveva terminato l'interrogato-
rio di Mark Patterson. Da un lato era orgogliosa di essere riuscita a comu-
nicare col ragazzo, dall'altro era turbata, perch si rendeva conto di essersi
lasciata coinvolgere troppo. Peggio ancora, era sicura che anche J effrey
l'aveva notato.
Eccolo qui disse Brad fermandosi di fronte all'armadietto di J enny
Weaver. Tir fuori dalla tasca un foglietto. Dunque, la combinazione ...
Ma Lena, con uno strattone ben dato, aveva gi fatto scattare la serratura.
Come hai fatto? domand Brad stupefatto.
Solo gli imbranati usano la combinazione.
Brad arross e per non darlo a vedere infil la testa nell'armadietto e co-
minci a svuotarlo. Tre libri di testo disse passandoli a Lena perch con-
trollasse se c'era qualcosa tra le pagine. Un quaderno. Due matite e un
pacchetto di gomme da masticare.
Anche Lena diede un'occhiata dentro e non pot fare a meno di pensare
che J enny Weaver era molto pi ordinata di lei. Non c'era neppure una foto
appiccicata sull'antina. Tutto qui? domand, bench lo vedesse da s.
Tutto qui conferm Brad, dando una scorsa ai libri che Lena aveva gi
controllato.
Lena apr il quaderno, che aveva un cagnolino sulla copertina. Era diviso
in sei sezioni a colori diversi, una per ciascuna materia. Quasi tutte le pa-
gine erano scritte, ma da quel che pot vedere c'erano solo appunti delle
lezioni. J enny non aveva neppure scarabocchiato sui margini.
Doveva essere un'allieva modello disse a Brad.
Aveva tredici anni ed era gi al primo superiore.
Non normale?
No, era un anno avanti. Brad ripose i libri nell'armadio come li aveva
trovati. Controll il pacchetto di gomme per essere sicuro che non nascon-
dessero altro. Che ragazza diligente.
Puoi ben dirlo ammise Lena. Gli pass anche il quaderno, che Brad si
sent in dovere di sfogliare, nel caso a Lena fosse sfuggito qualcosa.
E che bella calligrafia disse rattristato.
Che impressione ti aveva fatto in montagna?
Brad si lev i capelli dagli occhi. Era silenziosa. Mi dispiace dirlo, ma
l'ho un po' trascurata, le ragazze tendevano a isolarsi. Doveva essere la si-
gnora Gray a occuparsi di loro, ma all'ultimo momento si sentita male. Io
non volevo deluderle... e poi avrebbero perso la caparra... scosse il capo.
I ragazzi erano dei diavoli. Dovevo tenerli a bada.
E J enny e Lacey cosa facevano?
Be'... Brad si accigli. Non molto, tanto per cominciare. Il resto del
gruppo sciava e si divertiva. Loro due si tenevano in disparte. Avevano la
loro stanza, in pratica io le vedevo solo all'ora di cena.
E come si comportavano?
Come se parlassero un'altra lingua. Mi guardavano e ridacchiavano, sai
come fanno le ragazze. Spost il peso prima su una gamba e poi sull'altra,
impacciato, e Lena non stent a immaginare perch le ragazze ridessero.
Brad non aveva idea di cosa fossero delle adolescenti.
Non si comportavano in modo strano?
Pi strano che ridacchiare senza motivo?
Brad... Lena si trattene. Decise di non dirgli che forse le ragazzine ri-
devano perch lo consideravano un fesso. Ci sarebbe rimasto troppo male
e lei non aveva intenzione di tirarselo dietro tutto il giorno con una faccia
da funerale.
Lui la fiss fiducioso, in attesa che continuasse.
Secondo me... ma si interruppe di nuovo e cambi discorso. Hai avu-
to l'impressione che J enny non si sentisse bene?
Me lo ha domandato anche il capo le fece notare, come se volesse
complimentarsi con lei. Mi ha fatto un sacco di domande su J enny, vole-
va sapere di che umore era, cosa faceva e con chi stava.
Lena chiuse l'armadietto e gli fece segno che potevano proseguire. Al-
lora?
A me non sembrato che stesse male disse. Voglio dire, come ti ho
detto, se ne stavano per i fatti loro. Non legavano con gli altri. A dire la ve-
rit, non so perch avessero deciso di venire. Loro non fanno parte di quel
gruppo.
In che senso?
Alz le spalle. Non sono molto apprezzate, credo. Lacey magari s,
molto carina e tutto quanto. Scosse la testa, come se ancora non riuscisse
a capire. J enny no, non era benaccetta, per niente. Per quel che ne so, nes-
suno le ha fatto delle cattiverie - in quel caso sarei intervenuto - ma nem-
meno si sono sprecati per essere carini con lei.
Non stava a te tenerli insieme?
Lui lo prese come un rimprovero e si mise subito sulla difensiva. Gli
stavo dietro come meglio potevo, ma ero solo, e i ragazzi erano molto pi
turbolenti delle ragazze.
Lena fren la lingua. Non riusciva a capacitarsi che un tipo cos ottuso
fosse entrato nella polizia.
Siamo arrivati disse lui fermandosi di fronte alla biblioteca. Apr la
porta e cedette il passo a Lena come gli aveva insegnato sua madre fin da
quando era bambino. Lena non dette segno di notare la galanteria perch
sia Frank che J effrey lo facevano d'abitudine e quindi dava la cosa per
scontata.
La biblioteca era austera ma accogliente. Sulle pareti erano esposti i
progetti degli studenti e le scaffalature traboccavano di libri. Una ventina
di computer - altra iniziativa educativa sponsorizzata dalla lotteria della
Georgia - erano schierati inutilizzati e con i monitor spenti perch l'im-
pianto elettrico della scuola non reggeva il carico aggiuntivo. Il soppalco
con la scala e la ringhiera, che sovrastava la parete di fondo, fece balenare
a Lena l'idea che un ragazzo potesse rifugiarsi lass e aprire il fuoco sui
compagni di sotto.
Brad la guard in attesa di istruzioni. Sono loro disse, indicando tre
ragazze e tre ragazzi seduti vicino al tavolo della bibliotecaria. Lena li
guard. Erano gli allievi pi popolari della scuola, parlavano e ridevano tra
loro con indolenza, erano vestiti all'ultima moda e ostentavano la sicurezza
di chi si sente oggetto dell'ammirazione altrui.
Vediamo di sbrigarcela in fretta disse Lena. Si diresse con piglio deci-
so verso il gruppetto seguita da Brad. Rimase per qualche secondo in piedi
di fronte ai ragazzi, ma nessuno diede segno di aver notato il suo arrivo. Si
schiar la voce e, dato che continuavano a ignorarla, batt con le nocche sul
tavolo. Il gruppo cominci a zittirsi, ma due ragazze terminarono como-
damente di parlare prima di concederle la loro attenzione.
Sono il detective Adams, questo l'agente Stephens.
Due ragazze ridacchiarono e si guardarono come se spartissero chiss
quale segreto, un atteggiamento che risvegli in Lena i ricordi di scuola e
la sua profonda insofferenza per gli adolescenti, soprattutto se femmine. I
maschi se non altro erano pi diretti, anche se tendevano a sistemare le
questioni a forza di pugni. Le femmine invece si nascondevano dietro pic-
cole complicit e avevano una struttura mentale a dir poco tortuosa.
Una della due fece schioccare la gomma che stava masticando e l'altra
annunci: Brad lo conosciamo gi.
Lena cerc di mascherare la sua avversione quando Brad pass alle pre-
sentazioni: Heather, Brittany e Shanna disse indicandole. Poi sorrise ai
ragazzi che se ne stavano allungati sulle sedie col sedere quasi a terra.
Carson, Rory e Cooper. Lena si domand da quando i genitori avevano
smesso di dare ai figli dei nomi normali. Probabilmente da quando aveva-
no rinunciato a insegnare loro le buone maniere.
Bene cominci Lena sedendosi di fronte a loro. Non vi tratterr a
lungo, non voglio farvi perdere le lezioni.
Perch siete qui? domand Brittany con un tono ostile e senza cam-
biare posizione.
Siete andati in vacanza in montagna con l'agente Stephens disse Lena.
C'era anche J enny Weaver. Lo sapete cosa le successo sabato?
Certo che lo sappiamo. L'avete ammazzata disse Shanna facendo
schioccare la gomma.
Lena inspir ed espir lentamente. Anche lei faceva la sfrontata alla loro
et, ma mai si sarebbe permessa di rispondere cos a un poliziotto. Dob-
biamo farvi delle semplici domande di routine, per cercare di capire che ti-
po era J enny e perch ha fatto quello che ha fatto.
Intervenne uno dei ragazzi. Lena si era gi dimenticata il nome, ma non
lo ritenne importante, le sembravano tutti uguali. Mio padre stato in-
formato che ci state interrogando?
Tu come ti chiami? gli domand Lena.
Carson.
Carson ripet lei restituendogli l'occhiata malevola. Aveva gli occhi
arrossati e le pupille dilatate.
Allora? disse Carson. Smise finalmente di fissarla, incroci le braccia
e si guard in giro con un'aria annoiata.
morta una tua compagna gli ricord Lena. Non vuoi darci una ma-
no a capire perch?
Perch voi le avete sparato addosso rispose Carson. Raccolse lo zaino
da terra. Adesso posso andare?
Certamente disse Lena. Ma prima chiediamo al preside Clay di dare
un'occhiata nel tuo zaino.
Carson fece una smorfia. Non avete un motivo plausibile.
No ammise Lena. Ma il preside non ne ha bisogno.
Carson lo sapeva e lasci ricadere lo zaino, rassegnato. Cosa vuole sa-
pere?
Parlami di J enny Weaver disse Lena con un sospiro.
Fece un gesto con la mano. Io non la conoscevo, d'accordo? Era in
montagna con noi, ma lei e Lacey non socializzavano.
Gli altri ragazzi annuirono. Uno aggiunse: A loro non piaceva far fe-
sta.
Lena ne dedusse che per fare festa intendeva sballarsi. Per quel poco
che ne sapeva di J enny Weaver, la cosa non la sorprese.
Era pi giovane di noi disse Carson. E noi non frequentiamo i pop-
panti.
Lena si rivolse alle ragazze: E voi?.
Cominci Brittany, continuando a rimanere scomposta. Sembrava un
pupazzo con la schiena snodabile. J enny era un tipo strano disse col to-
no che Lena si aspettava. Lagnoso e sprezzante.
Pensavo che foste tutti amici cerc di riscuoterli Lena.
Io di sicuro no intervenne Shanna. Anzi, non la sopportavo proprio.
Lo disse come se ne andasse fiera.
Come mai?
Shanna cap che Lena non stava scherzando e lasci perdere l'impuden-
za. Non ero sua amica si limit a rispondere.
Nessuna di noi lo era, in realt disse Heather. Sembrava la pi ragio-
nevole e l'unica del gruppo sinceramente dispiaciuta. Lena pens che so-
migliasse un po' a lei a quell'et. Una che si teneva ai margini, pi interes-
sata allo sport che ai pettegolezzi. J enny stava sempre zitta continu He-
ather. Era cos anche alle medie.
Eravate insieme anche alle medie?
Tutti annuirono.
Heather indic le altre ragazze. Abitiamo vicino a lei. Prendevamo l'au-
tobus insieme.
Ma non eravate amiche?
Lei non aveva molti amici rispose Heather. Fece una pausa, poi ag-
giunse: Quando venuta ad abitare qui, ho cercato di fare amicizia, ma
lei preferiva stare a casa a leggere. L'ho invitata un paio di volte a uscire
con me, ma non ha voluto venire e cos ho lasciato perdere.
Non stava simpatica a nessuno precis Brittany. Era un tipo... come
si dice... introverso.
Shanna ridacchi coprendosi la bocca con la mano. vero. Proprio co-
s.
Per con Lacey Patterson aveva fatto amicizia obiett Lena.
Le ragazze si scambiarono un'occhiata.
Cosa c'? domand.
Si limitarono ad alzare le spalle. I ragazzi erano in stato comatoso o per-
si in altri pensieri.
Lena sospir e si appoggi allo schienale della sedia. Non mi muovo da
qui se non mi dite quel che voglio sapere. A costo di tenervi in questa
stanza tutta la notte.
La presero sul serio, anche se in realt lei non desiderava altro che an-
darsene al pi presto da quella scuola.
Fu Brittany a parlare: Lacey era sua amica solo per via di Mark.
Mark Patterson? Il fratello di Lacey?
La vuole sapere una cosa? intervenne Shanna alzando la mano, quasi
eccitata. Sembrava che la durezza di Lena l'avesse risvegliata e morisse
dalla voglia di parlare. J enny era una troia.
Shanna! la redargu Heather.
Lo sai anche tu che la verit disse Shanna. Andava a letto con tutti,
mica solo con Mark.
Brad si agit sulla sedia, imbarazzato.
E con chi andava a letto? domand Lena guardando i ragazzi. Tutti e
tre evitarono il suo sguardo.
Non lo so con precisione, a parte Mark continu Shanna, come se
stesse chiacchierando con le amiche al tavolo della mensa. Ma tutti dice-
vano che lo succhiava ai ragazzi...
Oh, mio Dio la interruppe Heather. Non so se te ne sei resa conto,
ma morta. Perch devi dire queste cose?
Perch la verit rispose Shanna senza lasciarsi intimidire.
Heather si stava arrabbiando. Erano solo pettegolezzi. Nessuno pu di-
re se era la verit.
Che tipo di pettegolezzi? domand Lena.
Shanna non si fece pregare: Faceva sesso con dei ragazzi dietro la pale-
stra dopo la quinta ora.
Rapporti completi o pompini? domand Lena senza scomporsi e con-
tinuando a guardare i ragazzi.
Shanna alz le spalle e guard Heather di traverso. Io non c'ero.
Heather invece c'era?
A Heather non piacciono i ragazzi disse Shanna.
Taci! la aggred Heather, agitata.
Lena guard Brad e si domand se anche lei aveva la sua faccia allibita.
Sembrava di assistere a un reality show.
Fatemi capire disse alzando le mani per riprendere il controllo della
situazione. Che prove avete per dire che J enny andava a letto con tanti
ragazzi?
Le ragazze tacquero e si scambiarono un'occhiata.
Nessuna, vero? domand Lena. Non potete dirmi il nome di qualche
ragazzo con cui stava?
Carson cambi posizione ma non disse nulla.
Mark disse Shanna alzando le spalle. Ma Mark stava un po' con tut-
te.
Questo vero borbott Brittany quasi con rammarico.
Lena sospir e si massaggi la fronte. Aveva in arrivo un mal di testa
che minacciava di durare per il resto della giornata. E va bene. Ma allora
chi ha cominciato a mettere in giro i pettegolezzi?
Alzarono tutti le spalle, come se fosse diventata la risposta universale
per qualsiasi domanda.
A me l'ha detto Pansy Davis disse Shanna.
A me ha detto che gioved sera andata a letto con Ron Wilson inter-
venne Brittany e tu sai che Ron quella sera era da Frank.
Frank per mi ha detto che a un certo punto uscito! obiett Shanna.
Basta, basta disse Lena alzando di nuovo le mani. Sembravano oche
che si beccavano. Nessuno si ricorda chi ha cominciato a mettere in giro
la voce?
Era una cosa che si sapeva spieg Heather. Voglio dire, non mi ri-
cordo da chi l'ho saputo, per J enny si comportava in modo strano, questo
certo. Andava con ragazzi che non conosceva. Tipo quelli dell'ultimo an-
no.
E tu non sai come si chiamano?
Heather scosse la testa. Sono pi grandi.
Ragazzi che sono popolari nella scuola? domand Lena.
Certi erano proprio orribili sentenzi Brittany. Gente che a me non
andrebbe di conoscere. Tutt'altro che di successo. Pi o meno come
J enny.
Tornava a casa con loro con lo scuolabus?
Loro avevano la macchina disse Heather. A quelli dell'ultimo anno
permesso venire in macchina.
Te ne ricordi qualcuna?
Heather scosse la testa, ma Brittany fece schioccare le dita. Una me la
ricordo. Guard Shanna: Te la ricordi quella bella Thunderbird nera?.
Vecchia o nuova? domand Lena.
Il modello vecchio, con la parte posteriore molto alta disse Shanna.
Faceva un rumore del diavolo, come se avesse il motore fuori posto.
Era di uno che frequentava la scuola? Si guardarono di nuovo. Pu
darsi disse Brittany. Io non credo disse Shanna.
Heather alz le spalle. Non faccio mai attenzione alle macchine, ma
non mi sembra di averla vista a scuola.
Lena si rivolse ai ragazzi: Qualcuno di voi conosce quella macchina?.
Scossero la testa.
Lena tent un altro approccio: Qualcuno di voi sa perch J enny voleva
uccidere Mark?.
Le ragazze rimasero zitte per un po', poi Brittany disse: Noi tutte l'ab-
biamo desiderato almeno una volta.
Lena incroci le braccia e guard i ragazzi. Non capiva perch stessero
zitti. E va bene disse. Tutti cominciarono ad alzarsi ma lei li blocc.
Carson, Cory, Roper...
Rory e Cooper la corresse Brad.
D'accordo. Comunque sia, voi ragazzi rimanete. Le ragazze possono
andare. Poi rivolta a Brad: Accompagnale e prendi i loro indirizzi e i
numeri di telefono.
Brad annu. Cap che voleva sbarazzarsi anche di lui, ma non sembrava
affatto dispiaciuto.
Lei and a sedersi di fronte ai ragazzi e rimase a guardarli senza dire una
parola, finch loro non cominciarono ad agitarsi sulle sedie.
Allora? disse.
Carson fu il primo a parlare. E va bene, lo abbiamo fatto.
Gli altri due annuirono.
Siete tutti stati a letto con lei?
Nessuno rispose.
Lavori di bocca? Di mani? domand Lena.
Sesso precis Carson.
Lena si sent avvampare, ma non di imbarazzo. E quando successo?
Una volta Mark l'ha portata a casa mia. Ci stavamo sballando.
Ma non avevi detto che J enny non prendeva mai niente?
Infatti cos disse Carson. Ma Mark le ha detto di bere qualcosa,
tanto per rompere il ghiaccio. Ridacchi. Faceva tutto quello che le di-
ceva Mark.
Quindi eravate voi tre, Mark e J enny?
Annuirono.
Carson disse: Si ubriacata e ha cominciato a fare delle avances.
Lena si morse il labbro per impedirsi di parlare.
Mark ha detto che avrebbe fatto tutto quello che volevamo.
Uno sorrise. E come ha ubbidito.
Avete tutti fatto sesso con lei? domand Lena.
Era sbronza disse Carson alzando le spalle.
Lena fiss il tavolo per non perdere la concentrazione. Era ubriaca e
voi ve la siete scopata? Mark compreso?
Mark guardava e basta disse uno dei due. Lei ci ha lasciato fare tutto
quello che volevamo. All'improvviso divent rabbioso: Era una troia!
Perch se la prende tanto calda?.
Trasudava odio, come se quello che avevano fatto fosse colpa di J enny.
Come hai detto che ti chiami? gli domand Lena.
Lui abbass gli occhi e farfugli: Rory.
Dimmi, Rory. In montagna stata con qualcuno di voi?
No, cazzo sbott Carson imbronciato. Questo il punto. Perch cre-
de che avessimo deciso di andare in montagna?
Per scopare con lei?
Esatto disse furioso. Ma lei si teneva alla larga. L'altra volta non a-
veva fatto storie, anzi, di questo non ne aveva mai abbastanza. Si afferr
l'inguine, nel caso a Lena servisse un supporto visivo. Ma in montagna
sembrava diventata di marmo. Non ci rivolgeva neppure la parola. La
stronza.
Lena strinse le labbra. Carson continu: Prima ce la sventolava sotto il
naso, e poi niente. Avrebbe scopato con un mostro, se Mark glielo avesse
chiesto, ma in montagna faceva la sostenuta, come se con noi non valesse
la pena.
Secondo te come mai era cambiata?
E io che cazzo ne so?
Avete provato a farvi avanti, o semplicemente lei vi ha ignorato?
Si incup. andata cos: noi le abbiamo offerto un po' di roba per aiu-
tarla a rilassarsi e lei ci ha snobbato.
Esatto disse Rory. All'improvviso non eravamo pi all'altezza.
Proprio cos conferm Carson. Come se non fosse mai successo
niente, allora le ho detto: "Te lo sei scordato, quello che hai fatto? Puttana
che non sei altro".
Dovevamo offrirle dei soldi sugger Rory. Dovevamo offrire dei sol-
di a Mark.
Capisco farfugli Lena cercando di ricordarsi il nome del terzo ragaz-
zo. Non aveva ancora detto nulla, non sembrava incattivito come gli altri
due. Cooper? azzard. Lui alz gli occhi. Ti sei mai chiesto come mai
una ragazzina di tredici anni faceva quelle cose?
Le piaceva disse con l'inevitabile alzata di spalle. Voglio dire... al-
trimenti perch lo faceva? Guard i suoi amici e cambi completamente
espressione. Divent sprezzante e pieno di rancore come loro: Era una
troia, era una troia e le piaceva.
cos insistette Rory. Si vedeva lontano un miglio che le piaceva.
Anche se era ubriaca? domand Lena.
Non risposero.
Come fate a dire che le piaceva?
Che cazzo ne sappiamo? disse Rory. Aveva la faccia sepolta nel di-
vano.
Carson scoppi a ridere, allung la mano e diede una pacca sulla spalla a
Rory: Sei forte, amico.
Lena gli afferr il polso e lo strinse fino a fargli storcere la bocca dal do-
lore. Era furiosa.
Voi dite che le piaceva, eh?
Ehi! grid Carson guardandola senza capire. Che le prende? Noi vo-
levamo solo divertirci.
Divertirvi? ripet Lena senza mollare il polso. Gli torse il braccio co-
me se volesse spezzarlo. A casa mia si chiama stupro, pezzi di merda.
Lo lasci andare perch non poteva fare altro, a meno di estrarre la pistola
e massacrarlo di botte col calcio. E quando lo vide sorridere con una smor-
fia beffarda si trattenne a fatica.
Era cos tesa che quando trill la campana per annunciare la fine dell'ora
dovette farsi violenza per non balzare in piedi. I ragazzi ebbero una reazio-
ne pavloviana e cominciarono a raccogliere gli zaini senza che lei li avesse
congedati.
Lena si mise sulla porta e li costrinse a guardarla. Date i vostri indirizzi
e numeri di telefono all'agente Stephens, nel caso dovessimo risentirvi. E
badate bene, passer i vostri nomi a tutti gli agenti della centrale.
Oh fece Rory. Sai che paura.
Uscirono trascinando i piedi, tranne Carson, che le domand: Dir al
preside di perquisirmi?.
Far tutto il possibile perch ti sbattano dentro prima ancora che diven-
ti maggiorenne.
Merda borbott voltandole le spalle.
Lena non voleva tornare al tavolo dove aveva sentito quei discorsi igno-
bili. Si avvicin ai computer e pos la mano su un monitor mentre un su-
dore freddo le gelava il corpo. La inorridiva l'idea che dei ragazzi cos gio-
vani concepissero solo violenza nei confronti delle donne. Immagin che
anche lui avesse provato le stesse cose a quell'et, come se le ragazze fos-
sero oggetti di consumo. Tutte disponibili. Tutte puttane.
Lena? la riscosse Brad. Lei si volt e vide due donne e un uomo che
stavano prendendo posto al tavolo. Gli insegnanti di J enny spieg Brad.
Lena si port una mano al petto con una sensazione di soffocamento.
Brad le era venuto troppo vicino e le sembrava che la stanza si stesse rim-
picciolendo. Comincia tu gli disse. Voleva uscire a prendere un po' d'a-
ria. Si mosse verso la porta ma lui la ferm.
Da solo? domand, standole di nuovo addosso. Lei sent l'odore del
suo dopobarba e un profumo di caramella alla menta. Non poteva permet-
tersi di perdere il controllo l dentro. Se avesse vomitato di fronte a Brad
non avrebbe pi avuto il coraggio di presentarsi al lavoro.
Indic il cellulare e fece un passo indietro. Voglio chiamare la centrale
per vedere se ci sono novit e se riescono a rintracciare il proprietario di
una Thunderbird.
Possiamo chiedere al preside sugger Brad facendo un passo avanti.
Hanno l'elenco degli autorizzati. Nessuno pu parcheggiare nella scuola
senza permesso.
Buona idea disse Lena. Si tir indietro e cerc di controllare il respiro.
Vado a vedere cosa si pu fare, intanto tu inizia il colloquio. Ricordati di
domandare se J enny aveva lasciato trapelare qualcosa.
Brad la guard perplesso. Ti senti bene?
Certo rispose Lena, ma all'improvviso sent un caldo insopportabile e
la camicia che si appiccicava alla schiena. Comincia con i soliti prelimi-
nari, le loro impressioni eccetera. Io faccio qualche telefonata e torno subi-
to qui.
Lui annu e contrasse la mascella. D'accordo disse, bench fosse tenta-
to di chiederle un'altra volta se si sentiva bene.
Lei sgattaiol in corridoio e fece un respiro profondo per calmarsi. Stava
ancora sudando e si lev il giubbotto. Le pass accanto un ragazzo che ral-
lent il passo come vide la pistola nella fondina ascellare.
Lena torn a infilarsi il giubbotto e appoggi la testa contro la parete.
Chiuse gli occhi e aspett che la nausea passasse. Dopo qualche respiro
cominci a sentirsi meglio.
Apr il cellulare tanto per tenersi occupata. Chiam la centrale e rifer a
Maria della macchina ringraziando il cielo che Frank non fosse in ufficio.
Le riusciva ancora difficile parlare con lui, come se intuisse che in qualche
modo la riteneva responsabile di quello che le era successo. Il guaio era
che anche una parte di lei si riteneva responsabile. Era stata una stupida.
Bench si trovasse a meno di cento metri dalla direzione, chiam il pre-
side al telefono e gli chiese notizie della macchina nera. Lui controll l'e-
lenco e forn la risposta che lei si aspettava: non c'era nessuna macchina
corrispondente alla descrizione tra quelle registrate. Lo ringrazi e chiuse
la comunicazione, soddisfatta di aver fatto almeno qualcosa. L'indagine si
complicava invece di fornire nuove piste. Doveva parlare di nuovo con
Mark, raccontargli quello che aveva appena saputo e vedere come reagiva.
Ma probabilmente, dopo quello che era successo, J effrey non le avrebbe
permesso di avvicinarlo un'altra volta.
Riapri il telefono e chiam la sua segreteria telefonica. Il primo messag-
gio era del negozio di video che sollecitava la restituzione delle cassette af-
fittate. Il secondo era di Nan Thomas, la fidanzata di Sibyl.
Lena diceva Nan, con la voce bassa e un po' irritata. Ho sempre quel-
la roba, la roba di Sibby. Fammi sapere se la vuoi. Io non... Si era inter-
rotta, poi la voce riprese: che io....
Lena guard l'orologio, i balbettii di Nan le stavano costando troppo.
Questa sera, verso le otto, sar al Suddy prosegu la voce. Metter
gli scatoloni in macchina. Se li vuoi... Possiamo vederci l se tu... Altri-
menti... si interruppe di nuovo,
Lena ignor il resto. Il Suddy era un locale gay alla periferia di Hear-
tsdale. Non aveva nessuna intenzione di incontrare la fidanzata di sua so-
rella in un covo di lesbiche.
Il messaggio successivo le procur un tonfo al cuore. Era di Hank. Le-
na? Barry malato, dovr stare io al bar questa sera, forse anche domani.
Chiuse gli occhi e si appoggi alla parete mentre la voce di Hank spie-
gava che il giorno dopo doveva fermarsi a Reece per ricevere una conse-
gna di birra. Fu presa del panico, poi si infuri per la vigliaccheria dello
zio che non aveva osato chiamarla sul cellulare e se l'era cavata con un
messaggio sulla segreteria.
Attravers il corridoio e si avvicin alla finestra: nell'altro braccio del-
l'edificio il personale della mensa stava sistemando i tavoli. Si concentr
talmente sui loro movimenti che si perse una parte dell'ultimo messaggio.
Lo riascolt dall'inizio.
Ciao Lena, sono il pastore Fine. Mi dispiace, ma devo annullare il no-
stro appuntamento. Uno dei nostri parrocchiani gravemente ammalato.
Devo subito andare a casa sua.
Chiuse il telefono mentre lui la pregava di richiamarlo per fissare un al-
tro appuntamento. Poteva occuparsene J effrey. Intanto lei doveva trovarsi
qualcosa da fare per la serata. Si vide rientrare da sola nella casa vuota e fu
presa dal panico.
Mise la mano sul petto e sent il cuore martellare contro la gabbia toraci-
ca. Stava sudando e si sentiva le gambe bollenti e appiccicose. Voleva ri-
sentire il messaggio di Hank, forse le era sfuggita una sfumatura nella vo-
ce. Forse aveva lasciato aperto uno spiraglio. Forse voleva solo farsi pre-
gare, costringerla a dire che aveva bisogno di lui.
Il trillo stridulo della campana le vibr nelle orecchie. Si guard in giro
nel corridoio vuoto e per un attimo non riusc a ricordare dove fosse. Ve-
deva come in sogno una donna che le veniva incontro, ma l'immagine era
sfuocata. Poi all'improvviso ritrov la lucidit: si trovava nella scuola di
J enny Weaver e c'era Dottie Weaver che stava venendo verso di lei.
Merda borbott. Guard il cellulare sperando che squillasse, lo apr
per fingere di telefonare, ma era troppo tardi. Dottie Weaver era a pochi
passi da lei, teneva un grosso libro di testo stretto al petto.
Come la riconobbe, la signora Weaver si blocc. Aveva gli occhi arros-
sati dal pianto e la faccia chiazzata.
Signora Weaver disse Lena chiudendo il telefono.
Dottie scroll il capo, troppo alterata per parlare.
Siamo venuti a parlare con i compagni di classe e con gli insegnanti,
forse potranno darci qualche...
Perch non la lasciate in pace? implor Dottie. Perch non la lasciate
riposare in pace?
Mi dispiace disse Lena con sincerit.
la mia bambina.
Lo so rispose Lena. Abbass gli occhi sul telefono.
Siete venuti a rovistare nella sua vita per dimostrare che era cattiva.
Non questa, la mia intenzione.
Bugiarda! grid Dottie. Le scagli il libro addosso. Lena lasci cadere
il telefono per afferrarlo, ma le sfugg e se lo prese sullo stomaco.
Signora Weaver, mio Dio. Si chin a raccogliere il libro.
La scuola vuole che lo restituisca disse Dottie fremente di rabbia. Lo
consegni lei. Lo consegni e riferisca da parte mia che possono andare tutti
quanti all'inferno.
Lena cerc di chiudere il libro senza spiegazzare le pagine. Raccolse an-
che il telefono, che non sembrava danneggiato.
Dottie si asciug gli occhi e si soffi il naso con un fazzolettino. J enny
adorava questa scuola disse. Si strinse lo stomaco tra le braccia come se il
solo parlare le procurasse dolore. Le piaceva tanto venire qui.
Lena decise di approfittare del momento per affrontare il discorso.
J enny vedeva qualcuno, signora Weaver?
Dottie scroll la testa. Chi? Uno psichiatra?
Un ragazzo. Frequentava qualche ragazzo?
No rispose Dottie con decisione. Certo che no. Era ancora una bam-
bina.
Lena annu e si sent stringere il cuore. Alcune compagne sostengono il
contrario.
Quali compagne? Si guard intorno come se fossero l.
Delle compagne rispose Lena. Amiche di scuola.
Lei non aveva amiche disse Dottie. Socchiuse gli occhi come se so-
spettasse un tranello. Che cosa dicono di mia figlia?
Lena non sapeva come dirlo. Che lei...
Che lei cosa? la incalz Dottie.
Che frequentava un sacco di ragazzi. Insomma, che stava un po' con
tutti.
Lo schiaffo arriv improvviso e cos violento che per qualche secondo
met della faccia di Lena rimase come anestetizzata. E prima che lei potes-
se pensare a una risposta o a una reazione, Dottie le aveva mostrato la
schiena e se n'era andata.
La porta della biblioteca si spalanc e comparve Brad che si ferm sulla
soglia per cedere il passo agli insegnanti che aveva appena interrogato.
Avevano un'aria stanca e un po' irritata, ma era abbastanza normale, per
quel che ricordava Lena dei suoi insegnanti verso l'ora di pranzo. Una la
fiss come se intuisse che era successo qualcosa. Sollev un sopracciglio
per incoraggiarla a parlare, ma Lena era troppo sconcertata per dire qual-
cosa.
Lena? la chiam Brad. Lei annu per rassicurarlo, domandandosi se la
guancia si fosse gi arrossata.
Brad le present tutti gli insegnanti, di cui Lena scord prontamente i
nomi, poi disse: Sapevano di quelle voci.
Lena sbatt gli occhi senza capire.
I pettegolezzi su J enny le ricord Brad. Li avevano sentiti anche lo-
ro.
Nessuno di noi ci aveva creduto disse una delle insegnanti. Il tono la-
sciava intendere che si era rassegnata da tempo all'idea che gli insegnanti
restassero all'oscuro di molte cose.
Era una brava allieva disse un'altra. Molto tranquilla, puntuale nei
compiti. Sua madre la seguiva molto.
Gli altri annuirono e Lena fece lo stesso, ancora troppo frastornata per
riuscire a dire qualcosa di sensato.
Grazie per il tempo che ci avete concesso disse Brad per accelerare le
cose. Strinse la mano a tutti e ricevette occhiate di incoraggiamento.
Mi dispiace di non essere stato di grande aiuto disse l'unico maschio.
Se dovesse venirci in mente qualcosa, vi contatteremo senz'altro ag-
giunse la collega.
Quella che aveva guardato Lena disse a Brad: Hai fatto un ottimo lavo-
ro. Mi congratulo con te.
Brad sorrise trionfante. Grazie signora disse chinando la testa come
un cucciolo felice. Aspett che il gruppetto si allontanasse, poi chiese a
Lena: Di chi quel libro?.
Di J enny Weaver. Agit le pagine per vedere se conteneva qualche
foglietto. Non c'era nulla, come negli altri.
E dove l'hai preso?
Lena non se la sent di raccontare tutto. Qui disse e glielo pass.
Consegnalo in segreteria, ci vediamo alla macchina.

Il parcheggio del Suddy era quasi vuoto nonostante fossero gi le otto.
Se Sibyl e Nan facevano testo, le lesbiche della citt erano gi a casa a
guardarsi un telefilm. Non che Sibyl potesse guardare, era cieca, ma ogni
tanto le piaceva ascoltare, e Nan le raccontava quello che succedeva sullo
schermo.
Lena incroci le braccia e pens a Sibyl, a come l'aveva vista l'ultima
volta. Non all'obitorio, ma il giorno prima che morisse. Come sempre, an-
che quella volta Sibyl era piena di energie e rideva di qualcosa che era
successo a lezione. Le piaceva insegnare, le dava una gran gioia avere di
fronte una classe. Forse anche per questo quel giorno Lena aveva avuto
una reazione cos negativa all'ambiente scolastico.
Quasi suo malgrado, scese dalla macchina. Il Suddy era un bar gradevole
rispetto agli standard cittadini, e in confronto al bar di Hank a Reece era
una reggia. All'esterno era piuttosto spoglio, forse per non attirare troppo
l'attenzione. A parte l'insegna al neon della Budweiser con la bandiera ar-
cobaleno incorporata nel logo, l'entrata non aveva nulla di speciale.
L'interno era pi allegro, ma le luci soffuse creavano un'atmosfera trop-
po intima per i gusti di Lena. Il jukebox suonava una musica dolce e sopra
quella che doveva essere la pista da ballo ruotava lentamente un pallone a
specchi. Lena non aveva mai accettato fino in fondo l'omosessualit di
Sibyl, non capiva come una donna cos bella, cos estroversa e vitale, po-
tesse scegliere una vita simile. Sua sorella aveva sempre desiderato dei fi-
gli e qualcuno che si prendesse cura di lei e Lena non avrebbe mai imma-
ginato che finisse per scegliere quell'esistenza.
Quando Sibyl si era finalmente confidata con lei, la reazione di Lena era
stata categorica: Non possibile, ti sbagli. E anche quando lei era andata
a vivere con Nan, Lena aveva continuato a dirsi che sua sorella non era
gay, che si trattava di una fase transitoria e che un giorno Sibyl avrebbe ri-
so del suo sbaglio, si sarebbe trovata un compagno e avrebbe avuto dei
bambini. Il fatto che fossero gemelle complicava ancor di pi le cose, per-
ch Lena si viveva come una parte di Sibyl e percepiva Sibyl come una
parte di s. La inquietava pensare che qualche recesso del suo inconscio
potesse condividere le tendenze sessuali di Sibyl.
Allontan quei pensieri e avanz di qualche passo dentro il locale. Le
due donne che vide al primo tavolino la ignorarono, sembravano troppo
occupate a infilare la lingua l'una nella gola dell'altra per interessarsi alla
nuova arrivata. La ragazza al banco stava leggendo il giornale e quando
Lena si avvicin alz gli occhi e la guard stupita.
Tu devi essere la sorella disse.
Lena prese posto a un paio di sgabelli da lei. Aspetto qualcuno si limi-
t a dire.
La ragazza ripieg il giornale, la raggiunse e le porse la mano: Mi
chiamo J udy.
Lena guard la mano per un istante, poi con qualche riluttanza la strinse.
Era una ragazza alta, con lunghi capelli scuri e un viso a forma di cuore.
Gli occhi castano intenso non smettevano di fissarla.
Una birra, per favore disse Lena, poi cambi idea. Anzi, dammi un
J im Beam.
J udy si volt e alz il braccio verso il ripiano dei superalcolici. Sibyl
non beveva mai disse, come se desse per scontato che Lena, in quanto
gemella, non dovesse bere.
E non scopava con gli uomini, se per questo la rintuzz lei.
J udy accus il colpo. J im Beam allora?
S, grazie rispose con un'aria annoiata cercando i soldi nella tasca. Era
passata da casa a cambiarsi prima di venire l. Si era messa un paio di jeans
e una maglietta e adesso era pentita, perch secondo lei la facevano sem-
brare gay.
A lei piaceva il succo di mirtilli rossi, per disse J udy.
Fammelo doppio disse Lena. Pos una banconota da venti dollari sul
banco.
J udy la serv e la guard. Ci manca tanto.
Lo immagino disse Lena laconica. Fiss il liquido scuro dentro il bic-
chiere e si ricord che l'ultima volta che aveva bevuto alcol era stata la not-
te in cui Sibyl era morta. Non le piaceva bere, non sopportava la sensazio-
ne di perdere il controllo sulla realt. Non che ultimamente riuscisse ad a-
vere il controllo su qualcosa, in ogni modo.
Guard l'orologio sopra il banco, erano le otto meno cinque.
L'appuntamento qui? domand J udy.
Lena ingoll il doppio whisky in un sorso. J im Beam disse tamburel-
lando il bicchiere col dito.
J udy la guard perplessa, ma torn a prendere la bottiglia dal ripiano.
Per scoraggiare la conversazione, Lena ruot lo sgabello in direzione
della pista da ballo. C'era solo una donna che si dondolava a occhi chiusi al
ritmo della musica. Aveva qualcosa di familiare, ma l'illuminazione era
scarsa e la memoria di Lena non voleva lavorare. Eppure era come affasci-
nata da quella donna, dal modo in cui riusciva a concentrarsi su se stessa,
come se il locale fosse vuoto. Come se null'altro le importasse.
Part un'altra canzone che Lena riconobbe ai primi accordi. Le balen
nella mente Mark Patterson. La sensualit provocante della donna che dan-
zava le ricordava il ragazzo. Continu a guardarla chiedendosi che diavolo
fosse successo con J enny Weaver. Che tipo di potere aveva Mark su di lei?
Cosa aveva spinto una ragazzina di tredici anni a prostituirsi? Non aveva
senso.
Cerc di figurarsi Mark che ballava cos, bench fosse improbabile che
uno come lui si azzardasse a stare solo su un pista da ballo vuota. Quel
pensiero la stup, era assurdo che si mettesse a fare ipotesi sulla personalit
di Mark. Non sapeva quasi nulla di lui, ma in qualche modo il suo incon-
scio ne intuiva dei tratti.
Si gir di scatto verso il banco per rompere l'incantesimo. J udy stava
leggendo il giornale, aveva lasciato il resto accanto al bicchiere ancora in-
tatto. Lena stava decidendo quanto lasciare di mancia, quando vide la sua
immagine riflessa nello specchio dietro il banco. Not l'espressione allar-
mata, identica a quella di J udy quando aveva alzato gli occhi a guardarla.
Per una frazione di secondo nello specchio era comparsa Sibyl, e Lena si
era sentita balzare il cuore in gola.
Si ud un vocio all'esterno e poco dopo un gruppo di persone entr nel
locale. Ridevano e si scambiavano battute e indossavano tutte la stessa te-
nuta da baseball: pantaloni neri con due righe bianche sui fianchi e ma-
gliette bianche col nome della squadra sul petto.
Ges mormor Lena quando riconobbe Nan Thomas tra le altre. La
bibliotecaria col muso da topo aveva gli occhiali trattenuti da un elastico
rosa fosforescente e la maglietta macchiata di terra, come se fosse scivola-
ta a faccia in gi sulla casa base.
A differenza del resto del gruppo, Nan non reag come se avesse visto
Sibyl, anzi, si accigli.
Qualcuno diede una pacca sulla spalla a Lena. Era Hare Earnshaw, l'ul-
tima persona che lei avrebbe immaginato di trovare l. Era in jeans, ma con
la maglietta e il berretto della squadra.
Lena, come va? disse.
Forse anche per colpa dell'alcol, Lena non riusc a nascondere la sua
sorpresa: Non mi dirai che sei gay anche tu! si lasci sfuggire. Hare era
medico e un paio di anni prima aveva curato Lena per una brutta bronchite.
Hare rise. Sono nella squadra disse indicando la maglietta. Poi si chi-
n su di lei con un'occhiata maliziosa e le sussurr: Mieto successi.
Lena si alz e si guard intorno. Il gruppo aveva affollato il locale, tutti
gesticolavano e discutevano animatamente della partita che avevano appe-
na giocato e lei sent arrivare la claustrofobia. Si diresse verso l'uscita
schivando i corpi.
Lee? la chiam Nan, poi, prima che lo facesse Lena, si corresse e dis-
se: Lena.
Quante volte di ho detto di non chiamarmi Lee? la redargu Lena in-
crociando le braccia.
Lo so, lo so. Alz le mani in segno di resa. Ti chiedo scusa. Solo che
Sibyl ti chiamava sempre cos.
Lena tagli corto. Vogliamo andare a prendere quella roba? Devo tor-
nare a casa. La voce si affievol sulla parola casa. L'idea di trovarla vuota
le metteva ancora paura e Hank non aveva risposto al telefono quando a-
veva cercato di rintracciarlo. Il bastardo aveva deciso di ignorarla, sembra-
va ci provasse gusto a sparire proprio quando aveva pi bisogno di lui.
in macchina disse Nan aprendo la porta e trattenendola per lei. Lena
si blocc e aspett che lei si decidesse a passare. Che fosse Brad a cederle
il passo, era un conto, ma trovava intollerabile che lo facesse un'altra don-
na.
Nan ricominci a parlare mentre si dirigevano al parcheggio. Ho cerca-
to di lasciare tutto come lo teneva lei. Sibyl ci teneva tanto che tutto fosse
in ordine.
Non poteva fare altrimenti ribatt Lena. In effetti era abbastanza ovvio
che una persona cieca avesse bisogno di assegnare un posto preciso a ogni
cosa.
Se Nan colse il tono acido non lo diede a vedere.
Eccoci arrivate disse fermandosi di fronte a una Toyota bianca. Il fi-
nestrino di guida era abbassato e ci infil la mano per schiacciare il pulsan-
te che apriva il baule.
Non dovresti lasciare la macchina aperta le disse Lena.
E perch? Sembrava sinceramente stupita.
parcheggiata di fronte a un locale gay. Dovresti essere pi prudente.
Nan mise le mani sui fianchi. Sibyl stata uccisa in una tavola calda in
pieno giorno. Credi che chiudere la macchina basti a proteggermi?
Aveva ragione, ma Lena non si dette per vinta. Non stavo dicendo che
potrebbero ucciderti. Potrebbero vandalizzare l'auto o qualcosa del gene-
re.
Bah! fece Nan, proprio come avrebbe fatto Sibyl. Avevano lo stesso
atteggiamento nei confronti della vita, un po' fatalista, genere "Succeda
quel che succeda", che faceva imbestialire Lena.
Queste sono le cassette disse porgendole una scatola. Sibyl ci ha ap-
piccicato i titoli in braille, ma sotto c' l'etichetta originale.
Lena prese la scatola, sorpresa che pesasse tanto.
Qui ci sono delle fotografie. Pos la scatola sopra la prima. Non so
come mai le avesse lei.
Le avevo chiesto io di conservarle per me spieg Lena. Un giorno le
aveva portato tutte le fotografie in cui compariva il suo ultimo ragazzo,
Greg Mitchell, che l'aveva appena lasciata. Non le voleva pi vedere in ca-
sa.
Questa te la porto io si offr Nan prendendo l'ultima scatola. Era pi
grande delle altre due e l'appoggi sul ginocchio per chiudere il baule.
Contiene varie cianfrusaglie che teneva nell'armadio, i premi che ha preso
alle superiori, una coppa di atletica che credo sia tua.
Lena annu e si avvi verso la sua macchina.
Ho trovato una foto di voi due sulla spiaggia disse Nan ridendo.
Sibyl si era presa una scottatura. Ha una faccia terribile.
Dato che camminava di fronte a Nan, Lena si concesse un sorriso. Si ri-
cordava di quel giorno. Sibyl aveva voluto rimanere al sole anche se Hank
continuava a dirle di non esagerare. L'unica protezione erano gli occhiali
scuri e, quando se li era levati, aveva due cerchi bianchi attorno agli occhi
su una faccia rossa come un peperone. Sembrava un orsetto lavatore.
...passare da me sabato mattina stava dicendo Nan.
Come hai detto?
Ho detto che puoi passare sabato mattina a dare un'occhiata all'altra ro-
ba. Il computer lo regalo alla scuola per ciechi di Augusta.
Quale altra roba? domand Lena. Aveva paura che Nan volesse butta-
re via le cose di Sibyl.
Sono solo carte spieg. Pos per terra la scatola. Materiale di studio,
pi che altro. La sua tesi, delle relazioni. Roba del genere.
E hai intenzione di buttarle via?
Non sono cose preziose disse Nan, come se parlasse a una bambina.
Per Sibyl erano preziose protest Lena, quasi strillando.
Nan guard per terra e poi di nuovo Lena. Continu col tono materno di
prima: Ti ho gi detto che le puoi tenere, se vuoi. Sono tutte in braille.
Non le puoi leggere.
Lei pos le scatole e la guard con una smorfia di disprezzo. Bella fi-
danzata che eri.
Che cavolo stai dicendo?
Sto dicendo che per lei significavano qualcosa, altrimenti non le avreb-
be conservate. Comunque, fai come vuoi, buttale via.
Un momento. Quante volte ho dovuto telefonarti per pregarti di venire
a prendere questa roba? Indic le scatole.
Non la stessa cosa disse Lena frugandosi nelle tasche in cerca delle
chiavi.
E perch non la stessa cosa? Perch tu sei finita all'ospedale?
Abbassa la voce disse lanciando un'occhiata all'entrata del locale.
Non dirmi quello che devo fare strill Nan. Non sarai tu a stabilire se
amavo o non amavo tua sorella. Chiaro?
Io non voglio stabilire un bel niente disse Lena per allentare la tensio-
ne. Non capiva come fossero arrivate a quel punto. Non sapeva neppure
perch aveva cercato lo scontro, ma era evidente che adesso Nan era furio-
sa.
Ah, no? ringhi. Credi di essere l'unica che ha voluto bene a Sibyl?
Io ho condiviso la mia vita, con lei. Abbass la voce. Ho condiviso il
letto, con lei.
Lena trasal. Questo lo so.
Lo sai? Allora ascoltami bene, Lena, sono stufa marcia del modo in cui
mi tratti, neanche fossi un paria.
Ehi la ferm Lena. Non sono io quella che gioca a baseball per
Suddy.
Non so come facesse a sopportarlo borbott, quasi a se stessa.
Sopportare cosa?
La tua stronzaggme misogina da sbirro, per cominciare.
Misogina? ripet Lena. A me, dai della misogina?
E omofobica aggiunse Nan.
Omofobica?
Sei diventata un pappagallo?
Lena si sent fremere le narici. Non provocarmi, Nan. Potresti pentirte-
ne.
Nan ignor l'avvertimento. Perch non torni l dentro, dalle amiche di
tua sorella? Perch non vai a parlare con le persone che la conoscevano
davvero e le volevano bene?
Parli come Hank disse Lena. Ah. Adesso capisco. Hai parlato di me
con Hank.
Nan si morse le labbra. Siamo preoccupati per te.
Oh, davvero? rise Lena. Magnifico. Lo zio tossico e la fidanzata le-
sbica della mia sorellina morta sono preoccupati per me.
Certo che lo siamo.
Dio, che idiozia disse cercando di ridere. Infil la chiave e apr il bau-
le.
Lo vuoi sapere qual la vera idiozia? un'idiozia che a me freghi
qualcosa di quello che fai. un'idiozia che io mi dispiaccia di vederti but-
tare via la vita.
Nessuno ti ha chiesto di badare a me, Nan.
No ammise Nan. Ma quello che avrebbe voluto Sibyl. Adesso il
tono era pi pacato. Se Sibyl fosse qui, in questo preciso istante, ti direb-
be le stesse cose.
Lena deglut e cerc di non lasciarsi ferire dalle parole di Nan, soprattut-
to perch dicevano la verit. Sibyl era l'unica persona che riuscisse a toc-
carla nel profondo.
Nan continu: Ti direbbe che devi fare i conti con quello che ti suc-
cesso. Sarebbe preoccupata per te.
Lena fiss il cric, in cerca di una cosa qualsiasi su cui concentrarsi.
Sei piena di rabbia continu Nan.
Lena sbott in una risata che suon falsa perfino a lei. Credo di avere
ottimi motivi per esserlo.
Perch? Perch hanno ucciso tua sorella? Perch ti hanno stuprata?
Lena si appoggi con la mano al baule per tenersi dritta. Fosse cos sem-
plice, pens. Non piangeva soltanto la morte di sua sorella, piangeva la
morte di se stessa. Non sapeva pi chi fosse veramente e perch si alzasse
ogni mattina. Le avevano portato via tutto quello che era stata prima. Non
si riconosceva pi.
Nan ricominci a parlare e parlando pronunci il nome di lui. Lena
guard le sue labbra che articolavano quel nome, poi vide il nome sospeso
nello spazio che le separava, come un veleno gassoso.
Lee la implor Nan. Non permettere che lui ti rovini la vita.
Lei si aggrapp alla macchina, le gambe stavano per cedere.
Nan pronunci di nuovo quel nome, poi concluse: Devi fare i conti con
quello che successo, Lena. Devi farlo ora, altrimenti non riuscirai ad an-
dare avanti.
Vai a farti fottere rispose Lena in un sibilo.
Nan fece un passo avanti per posarle una mano sulla spalla.
Stai lontana da me la minacci Lena.
Nan sospir e si arrese. Si volt e cammin verso il bar senza aggiunge-
re altro.

Lena era in macchina nel parcheggio vuoto del supermercato, a bere
whisky dozzinale dal collo della bottiglia. Non sentiva pi il sapore cattivo
e aveva la gola a tal punto anestetizzata dall'alcol, che quasi non lo sentiva
scendere gi. C'era un'altra bottiglia sul sedile accanto e probabilmente a-
vrebbe scolato anche quella prima che la notte finisse. Non desiderava al-
tro che rimanere in macchina in quel parcheggio vuoto e cercare di capire
cosa stava succedendo alla sua vita. Nan dopotutto aveva ragione. Doveva
affrontare la situazione, ma questo non significava andare a parlare con un
idiota come Dave Fine. Doveva semplicemente darsi una mossa e smetter-
la di lasciarsi ossessionare da ogni piccola cosa. Doveva ricominciare a vi-
vere. E quello di cui aveva bisogno, era una notte di autocommiserazione
per ripercorrere tutte le sue sofferenze e liberarsene una volta per tutte.
Ascolt dei brani dalle cassette di Sibyl inserendole una dopo l'altra nel
mangianastri per capire che cosa contenevano. Avrebbe voluto scriverci
sopra i titoli, ma non riusc a trovare una penna. E poi non le andava di
scarabocchiare sulle cose di Sibyl, anche se a lei non sarebbe importato.
Alcune cassette avevano l'etichetta, erano quasi tutte di cantanti di Atlanta:
Melanie Hammett, le Indigo Girls e altri che lei non conosceva. Estrasse
l'ultima, che conteneva su un lato una specie di compilation di musica
classica e i Pretenders sull'altro, e la butt nella scatola insieme alle altre.
Poi prese l'ultima scatola, quella pi pesante, che trasport sul sedile del
passeggero. C'erano soprattutto fotografie di Greg Mitchell insieme a lei,
in varie fasi della loro storia. Qualcuna scattata sulla spiaggia, naturalmen-
te, e altre della volta in cui erano andati insieme a Chattanooga, a visitare
l'acquario. Scacci le lacrime sbattendo le palpebre e cerc di ricordare
quel giorno, quando avevano aspettato in coda di fronte all'entrata, e il
vento che arrivava dal fiume Tennessee soffiava cos forte che Greg si era
messo alle sue spalle per non farla infreddolire. Aveva provato una sensa-
zione bellissima quando lui, da dietro, l'aveva stretta fra le braccia e le a-
veva posato il mento sulla spalla. Era stata l'unica volta in vita sua in cui si
era sentita veramente felice. Poi la coda era avanzata, Greg si era staccato
da lei e aveva detto qualcosa sul tempo o su un fatto di cronaca, e lei aveva
cominciato di proposito un battibecco senza che ce ne fosse motivo.
Diede una scorsa a un altro plico di fotografie sorseggiando l'alcol a pic-
coli sorsi. Ormai era ubriaca, ma ancora lucida. Le pareva quasi impossibi-
le che nella sua vita ci fosse stato un momento in cui aveva cercato la
compagnia di un uomo, desiderato di rimanere sola con lui, rincorso mo-
menti di intimit. Nonostante tutto quello che gli aveva detto quando lui
l'aveva lasciata, lo rimpiangeva.
Trov anche la fotografia di cui le aveva parlato Nan. Sibyl aveva dav-
vero un aspetto orribile, ma sorrideva ugualmente all'obiettivo. A quell'et
erano quasi identiche, anche se a Sibyl mancava un incisivo che aveva per-
so cadendo dai gradini del portico. Poi era cresciuto un nuovo dente, un po'
storto, che per dava un carattere particolare al suo sorriso. Cos almeno
sosteneva Hank.
Quando trov un pacchetto legato con un elastico, non pot fare a meno
di sorridere. Erano le foto scattate con la Polaroid che Hank le aveva rega-
lato il giorno in cui aveva compiuto quindici anni. Presa dell'entusiasmo,
aveva scattato due interi rullini inquadrando tutto quello che le capitava a
tiro. Poi si era divertita a farne una serie di collage. Ne ricordava uno in
particolare, che riusc a ritrovare nel mazzo. Con una lametta da rasoio a-
veva inciso i contorni della faccia di Hank e l'aveva staccata sollevando la
superficie senza bucare la foto. Al suo posto aveva incollato la testa di
Bonnie, il cane labrador della loro infanzia.
Bonnie sospir. Sent le lacrime calde che le rigavano le guance. Per-
ci non voleva bere. Il cane era morto da pi di dieci anni e lei piangeva
come se fosse morto il giorno prima.
Scese dalla macchina con le bottiglie. Non le voleva pi in macchina,
non voleva lasciarsi tentare a scolarle fino all'ultimo sorso, rischiando di
perdere i sensi. Dopo pochi passi si rese conto che era gi sul punto di
crollare, si sentiva i piedi come se non fossero i suoi e incespic varie vol-
te su ostacoli inesistenti, Il supermercato era chiuso da ore, ma and lo
stesso a sbirciare dalle vetrate per sincerarsi che nessuno l'avesse vista bar-
collare nel parcheggio deserto. Cammin intorno all'edificio appoggiando-
si con una mano al muro e reggendo con l'altra le bottiglie. Quando arriv
sul retro e abbandon l'appoggio, le gambe non la reggevano pi. Riusc in
qualche modo ad aggrapparsi a qualcosa e a evitare di finire lunga distesa
sull'asfalto.
Merda farfugli. Si era ferita la mano, ma non sentiva il dolore. Si
tenne in piedi, decisa pi che mai a buttare le bottiglie. Poi avrebbe smalti-
to la sbronza dormendo un paio d'ore in macchina prima di tornare a casa.
Riusc a raggiungere il cassone dell'immondizia e ci butt la bottglia
quasi vuota. Sent il rumore rassicurante del vetro che si frantumava contro
la parete metallica. Butt anche la seconda, che produsse due tonfi sordi
senza rompersi. Fu tentata di infilarsi dentro e recuperarla, ma riusc a im-
porsi di non farlo.
C'era un filare di alberi che delimitava la propriet e lo raggiunse arran-
cando con i piedi ancora intorpiditi. Si pieg in due e vomit l'alcol che
aveva un sapore amaro insopportabile, e le procur altri conati violenti.
Alla fine si ritrov sulle ginocchia, con le mani a terra, squassata dai conati
che producevano solo bava, come era successo in macchina con Hank.
Hank, pens tirandosi in piedi. Era talmente arrabbiata con lui che per
un momento accarezz l'idea di guidare fino al bar di Reece e dirgli quello
che pensava di lui. Quattro mesi prima le aveva detto che sarebbe rimasto
con lei tutto il tempo necessario. Dove diavolo era adesso? Probabilmente
a qualche stupida riunione dell'Anonima Alcolisti, a raccontare che era
preoccupato per sua nipote e la voleva aiutare, invece di essere l ad aiutar-
la davvero.
Il motore della Celica si accese con un brontolio prepotente e Lena diede
gas abbandonandosi alla fantasia di ingranare la marcia, mollare il freno e
lanciarsi contro la vetrata del supermercato. Fu un impulso improvviso, ma
non del tutto inaspettato. Dentro di lei stava dilagando una sensazione di
inutilit che non riusciva a respingere. Anche dopo aver rigettato l'alcol, la
mente rimaneva annebbiata, come scontornata, e i pensieri vagavano e af-
fioravano alla coscienza senza controllo.
Si rese conto di pensare a lui.
Percorse il tragitto fino a casa sbandando e superando spesso la linea
gialla. All'arrivo and quasi a sbattere contro il capanno in fondo al vialet-
to. Solo all'ultimo momento, con un soprassalto di lucidit, riusc a inchio-
dare i freni. Rimase seduta in macchina, frastornata, a guardare la casa
buia. Hank non si era neppure preso la briga di accendere la luce sotto il
portico.
Apr lo scomparto del cruscotto, tir fuori la pistola d'ordinanza e inser
un colpo. Sent chiaro nelle orecchie il clic e dentro di lei scatt qualcosa
che le fece vedere l'arma sotto una luce diversa. Fiss il metallo nero, fiut
addirittura il calcio. Prima che arrivasse a rendersene conto, aveva infilato
la canna in bocca e messo il dito sul grilletto.
Lena lo aveva gi visto fare a una ragazza. Si era infilata la pistola in
bocca e quasi senza esitare aveva premuto il grilletto, convinta che fosse
l'unica soluzione per cancellare i ricordi dalla mente. Il rumore di quell'u-
nico colpo le risuonava ancora nella mente, ma quello che le era rimasto
pi impresso di quel giorno erano i frammenti di materia cerebrale e ossa
craniche che erano andati a conficcarsi nell'intonaco della parete.
Rimase immobile. Respirava lentamente e sentiva il metallo freddo sulle
labbra. Pigi la lingua contro la canna e cerc di valutare la situazione. Chi
l'avrebbe trovata? Hank sarebbe tornato a casa? Brad, pens, perch al
mattino Brad doveva passare a prenderla. Cosa avrebbe pensato vedendola
cos? Come avrebbe reagito alla vista di lei, in macchina, col cranio spap-
polato? Era abbastanza forte per reggere a quello spettacolo? Ce l'avrebbe
fatta ad andare avanti con la sua vita, col lavoro, dopo averla trovata in
quello stato?
No si disse. Estrasse il caricatore, fece scivolare fuori dalla camera il
proiettile gi inserito e ripose il tutto nello scomparto del cruscotto.
Si precipit fuori dalla macchina e sal di corsa i gradini del portico sul
retro. Le mani erano salde quando infil la chiave nella porta e accese la
luce in cucina. Pass in tutte le stanze e accese le altre luci. Sal al piano di
sopra prendendo i gradini a due a due e continu ad accendere luci fino a
che la casa non fu tutta illuminata.
Naturalmente, con le luci accese, chiunque poteva curiosare dalle fine-
stre e vederla. Rifece il percorso all'inverso, spense tutto e corse da basso.
Avrebbe potuto chiudere le imposte e tirare le tende, ma aveva bisogno di
muoversi e di far pompare il cuore. Da mesi non andava in palestra, ma i
muscoli rispondevano agli ordini.
Quando era uscita dall'ospedale, i medici le avevano prescritto dosi da
cavallo di analgesici, convinti che le convenisse intontirsi con i farmaci
piuttosto che pensare a quello che le era capitato. Lo psichiatra con cui l'a-
vevano fatta parlare le aveva perfino proposto di prendere dello Xanax.
Torn di corsa di sopra, and in bagno e apr l'armadietto delle medici-
ne. Trov una mezza confezione di Darvocet e un intero flacone di Flexe-
ril. Il Darvocet era un analgesico, ma il Flexeril era un potente miorilassan-
te che aveva quasi steso Lena l'ultima volta che l'aveva provato. Da allora
ci aveva rinunciato, perch per lei era pi importante essere lucida che non
sentire il dolore.
Lesse le etichette trascurando le raccomandazioni a non assumere i far-
maci a stomaco vuoto e a non utilizzare macchinari pesanti. C'erano alme-
no venti Darvocet e una quarantina di Flexeril. Apr il rubinetto e lasci
scorrere l'acqua. La mano era perfettamente ferma, prese il bicchiere e lo
riemp fino all'orlo.
Eccoci qui mormor guardando l'acqua trasparente. Pensava di dover
dire qualcosa di importante e significativo sulla sua vita, ma non c'era nes-
suno ad ascoltarla e a quel punto le pareva sciocco mettersi a parlare da so-
la. Non aveva mai veramente creduto in Dio, quindi non si aspettava di ri-
vedere Sibyl nell'aldil. Non avrebbe trovato strade dorate su cui cammi-
nare. Non che di dottrina cristiana ne sapesse molto, ma era quasi certa che
chi si ammazzava, di qualunque fede fosse, si giocava il paradiso.
Sedette sul water e cominci a riflettere. Per un po' si domand se non
fosse ancora ubriaca. Certamente, da sobria, non avrebbe pensato al suici-
dio.
Guard il bagno, che non era mai stato la sua stanza preferita. Le pia-
strelle erano arancione a contorni bianchi, colore in voga negli anni Settan-
ta, ma ormai pacchiano. Aveva cercato di neutralizzare quella tinta ag-
giungendo altri colori: un tappetino blu scuro per la vasca da bagno e una
copertura verde scuro per la scatola dei Kleenex. Gli asciugamani richia-
mavano i tre colori, ma senza migliorare l'effetto complessivo. Non c'era
nulla che si potesse fare per rendere gradevole quel bagno. Quindi era il
posto appropriato per morire.
Apr i flaconi e sparse le pillole sulla mensola dello specchio. Quelle di
Darvocet erano grosse, quelle di Flexeril, invece, erano piccole come men-
tine. Le mischi spostandole col dito, poi torn a separarle. Bevve un sorso
d'acqua e cap che stava giocando.
Bene disse. Questa per Sibyl. Apr la bocca e ci infil una pillola
di Darvocet.
Per Hank e ne aggiunse una di Flexeril. Poi, dato che erano piccole,
ne aggiunse altre due, seguite da due di Darvocet. Ma non deglut. Voleva
ingoiarle tutte insieme e c'era ancora una persona da nominare.
Quando pronunci il suo nome la bocca era gi piena e il suono usc sof-
focato.
Queste sono per te farfugli, facendo scivolare nel palmo della mano
tutte quelle che rimanevano. Per te, bastardo.
Mise in bocca la manciata di pillole buttando indietro la testa, poi rest
come paralizzata, a occhi sgranati: sulla porta del bagno era apparso Hank.
Rimasero entrambi zitti, guardandosi negli occhi. Hank a braccia conserte
e labbra serrate.
Continua disse alla fine.
Lena rimase immobile, seduta sul water, con la bocca piena di pillole.
Alcune cominciavano a sciogliersi e le impastavano il palato di una polti-
glia agra.
Non chiamer l'ambulanza, se quello che stai pensando. Scroll le
spalle con insofferenza. Fai pure, se quello che vuoi.
Lena sentiva la lingua intorpidirsi.
Hai paura? domand Hank. Troppa paura per premere il grilletto,
troppa paura per mandar gi le pillole?
Il sapore in bocca le faceva lacrimare gli occhi, ma non deglut. Era
sconcertata. Da quanto tempo Hank la stava osservando? Era una specie di
prova, che lei non aveva superato?
Avanti! grid Hank e la voce rimbomb sulle piastrelle.
Lena apr la bocca e avvicin la mano per sputare le pillole, ma Hank
glielo proib. Attravers il piccolo bagno in due passi e le mise una mano
sulla bocca e l'altra dietro la testa, in modo che lei non potesse muoversi.
Lena gli afferr il polso e affond le unghie cercando di strappare via la
mano, ma non aveva abbastanza forza. Si butt in avanti e cadde in ginoc-
chio, ma lui si chin con lei senza mollare la presa.
Mandale gi. quello che vuoi, mandale gi!
Lei prov a scuotere la testa per dire che no, non voleva farlo, non pote-
va farlo. Qualche pillola cominci a scivolare in gola e strinse i muscoli
del collo per bloccarle. Il cuore le batteva cos forte che se lo sentiva scop-
piare.
No? domand Hank. No?
Lena continuava a scuotere la testa e a tirargli il polso per liberarsi. Fi-
nalmente Hank la lasci andare e lei si sbilanci in avanti andando a pic-
chiare la testa contro il bordo della vasca.
Hank sollev con un colpo il coperchio del water, l'afferr per le spalle e
la trascin davanti alla tazza. Le cacci gi la testa e finalmente lei apr la
bocca e sput fuori le pillole. Ebbe qualche conato che le torse lo stomaco
e finalmente si liber. Si pass le dita sulle gengive e si raschi la lingua
con le unghie per eliminare il sapore.
Hank non smetteva di guardarla e quando lei alz gli occhi cap che era
furioso.
Bastardo che non sei altro disse in un sibilo pulendosi la bocca col
dorso della mano.
Lui mosse un piede e Lena immagin che stesse per darle un calcio. Si
raggomitol per prepararsi al colpo, ma non accadde nulla.
Pulisciti le ordin. Pass la mano sulla mensola e fece cadere a terra
le pillole rimaste. Raccogli questa merda.
Lena ubbid e si mise carponi a raccogliere le pillole di Darvocet.
Hank si appoggi alla parete a braccia conserte. Quando lei lo sent par-
lare con una voce pi dolce, alz gli occhi stupita e vide che aveva le la-
crime agli occhi. Se ti azzardi a farlo ancora... cominci, poi distolse lo
sguardo e si port la mano alla bocca come se volesse frenare le parole.
Sei tutto quello che ho, bambina mia.
Anche Lena adesso piangeva. Lo so, Hank singhiozz.
Non...
Cosa?
Hank si lasci scivolare contro le piastrelle e si accucci a terra con le
braccia abbandonate lungo i fianchi. Non mi abbandonare mormor, e le
parole rimasero sospese nell'aria come una nuvola scura.
La distanza che li separava era poco pi di un metro, ma a Lena pareva
insuperabile. Avrebbe potuto toccarlo alzando semplicemente la mano.
Avrebbe potuto ringraziarlo. Avrebbe potuto promettergli che non ci a-
vrebbe mai pi provato.
Avrebbe potuto fare una o tutte queste cose, ma l'unica che le riusc di
fare fu raccogliere le pillole ad una ad una e buttarle nel gabinetto.

MARTED

10

Devi stare fermo, Sam disse Sara. Stava cercando di persuadere il
bambino riottoso che teneva sulle ginocchia a farsi auscultare i polmoni.
Fai il bravo con la dottoressa Linton, Sammy lo incoraggi la madre
cantilenando le parole.
Sara? Elliott Felteau, il suo collaboratore al centro pediatrico, aveva
fatto capolino dalla porta. Sara lo aveva assunto fresco di tirocinio per farsi
aiutare, ma stava scoprendo di essere lei a doverlo condurre per mano. Del
resto, un medico pi anziano avrebbe preteso un ruolo alla pari e Sara non
aveva nessuna intenzione di rinunciare al posto di comando. Aveva lavora-
to sodo per arrivare dov'era arrivata e ci teneva a difendere la sua autono-
mia.
Chiedo scusa disse Elliott rivolto alla madre. Poi rivolto a Sara: Hai
per caso detto a Tara Collins che Pat poteva giocare nella squadra di foo-
tball questo weekend? Vuole il certificato medico da presentare all'allena-
tore.
Sara si alz in piedi con il bambino in braccio. Sam le allacci le gambe
attorno alla vita e lei lo spost sul fianco per sostenerlo meglio. Come
mai lo ha chiesto a te?
Ha detto che non ti voleva disturbare.
No, non pu giocare questo weekend disse a bassa voce, mentre cer-
cava di aprire il pugno di Sam che le tirava i capelli. Glielo avevo gi det-
to venerd.
solo una partita amichevole.
Ha avuto un trauma cranico obiett, con un tono che non lasciava spa-
zio a discussioni.
Capisco disse Elliott tirandosi indietro. Evidentemente ha pensato
che io fossi pi facile da lavorare.
Sara torn a sedersi di fronte alla madre. Mi dispiace. Per fortuna Sam
si era calmato e riusc ad auscultargli i polmoni.
Pat Collins la star della squadra osserv la madre. Vuole impedirgli
di giocare?
Sara ignor la domanda. I polmoni sono puliti, ma deve finire il ciclo
di antibiotici.
Stava per passare il bambino alla madre, ma si ferm. Gli sollev la ma-
glietta e controll petto e schiena.
Qualcosa che non va?
Sara scosse la testa. tutto a posto disse. Non c'era motivo di sospet-
tare maltrattamenti, ma aveva pensato la stessa cosa anche con J enny We-
aver.
Si diresse alla porta e l'apr. Molly Stoddard, la sua infermiera, era alla
sua postazione e stava compilando una richiesta di analisi. Sara aspett che
avesse terminato e le dett le indicazioni per Sam.
Fissagli un appuntamento per la visita di controllo.
Molly annu continuando a scrivere. Va tutto bene oggi?
Sara ci pens e decise che no, non andava bene. Era in uno stato di ten-
sione che si trascinava dal giorno prima, quando si era scontrata con Lena.
Si sentiva in colpa e in collera con se stessa per essersi lasciata trascina-
re. Lena aveva fatto il suo lavoro e non stava a lei giudicarla. Aveva man-
cato di rigore professionale interferendo con la giovane detective, tanto pi
in presenza di J effrey e quello che le aveva detto era imperdonabile, una
pura cattiveria. Non le capitava mai di essere malevola di proposito, non
era nella sua indole aggredire, ma pi ci pensava e pi si convinceva di a-
vere letteralmente aggredito Lena, che davvero non ne aveva bisogno.
Pronto? la risvegli Molly. Sara, ci sei?
Come? Oh, scusami. Stavo... Alz il mento e indic il suo ufficio, non
le andava di parlare in corridoio.
Molly lasci entrare prima Sara e poi si chiuse la porta alle spalle. Molly
Stoddard era una donna imponente, con quello che comunemente si defini-
sce un bel viso. Al contrario di Sara, era sempre inappuntabile, con l'uni-
forme immacolata e inamidata alla perfezione. Portava sempre un unico
gioiello, una sottile catena d'argento che spuntava dal colletto del camice.
Sara era entusiasta di lei, anche se certe volte le veniva voglia di strapparle
la cuffietta e scompigliarle i capelli, o di macchiare d'inchiostro la sua uni-
forme impeccabile.
Hai ancora cinque minuti prima del prossimo appuntamento disse
Molly. Qualcosa non va?
Sara si appoggi alla parete e infil le mani nelle tasche del camice.
Abbiamo trascurato qualcosa? domand. Poi si corresse: Ho trascurato
qualcosa?.
La Weaver? domand Molly. Me lo sono domandato anch'io e non
so darmi una risposta.
Chi pu essere stato? Si rese conto che l'infermiera non poteva capire
a cosa alludeva. I risultati dell'autopsia erano riservati e, anche se si fidava
di Molly, non se la sentiva di rivelarle tutti i particolari. Erano troppo rac-
capriccianti.
Non facile capire i ragazzi di quell'et disse Molly.
Mi sento responsabile. Avrei dovuto aiutarla, o per lo meno osservarla
meglio.
Vediamo fra i trenta e i quaranta bambini al giorno, per sei giorni alla
settimana.
Detto cos sembra una catena di montaggio.
Molly alz le spalle. Pu darsi che lo sia. Facciamo quello che possia-
mo. Li visitiamo, gli prescriviamo le medicine e cerchiamo di capire i loro
problemi. Che altro dovremmo fare?
Fuori uno, avanti l'altro borbott Sara. Quando lavorava al pronto
soccorso quella frase era diventata quasi un motto.
il nostro lavoro disse Molly.
Non ero tornata a Grant per lavorare cos disse Sara. Speravo di co-
struire un rapporto diverso coi pazienti.
Ma quello che hai fatto la rassicur Molly. Si avvicin e le mise una
mano sul braccio. Ascoltami, tesoro, so quello che stai passando, ma io
vedo come lavori, lo vedo tutti i giorni, e ti posso assicurare che ci metti
anima e corpo. Lasci passare qualche secondo. Ti sei scordata com'era
il dottor Barney? Quella s, era una catena di montaggio.
Con me era sempre stato premuroso obiett Sara.
Perch tu gli piacevi. Ma per ogni bambino che gli stava simpatico ce
n'erano dieci che non sopportava, e quando sei arrivata tu, ti ha subito rifi-
lato quelli che a lui non andavano.
Sara scosse la testa, poco convinta. Non vero.
Domandalo a Nelly insistette Molly. Lei qui da pi tempo di me.
Insomma, il mio pregio di essere un tantino meglio del dottor Bar-
ney?
Il tuo pregio che tratti tutti i bambini allo stesso modo. Non fai favo-
ritismi. Molly indic le fotografie sulla parete. Quante foto aveva sulla
parete il dottor Barney?
Sara alz le spalle, ma sapeva che la risposta era "Nessuna".
Dai retta a me, tu sei troppo severa con te stessa. E questo non ti porte-
r da nessuna parte.
D'ora in avanti voglio essere pi scrupolosa disse Sara. Forse po-
tremmo diradare gli appuntamenti, cos avrei pi tempo da dedicare a cia-
scun paziente.
Molly rise. Riusciamo a malapena a soddisfare le richieste, come fac-
ciamo a ridurre gli appuntamenti? Fra la clinica e l'obitorio...
Forse dovrei rinunciare alle autopsie la interruppe Sara.
O assumere un altro medico sugger Molly.
Non saprei disse Sara dubbiosa.
Bussarono alla porta.
Se Elliott... cominci Sara, ma non era lui. Nelly, la direttrice am-
ministrativa del centro da prima ancora che Sara nascesse, apr la porta.
C' Nick Shelton al telefono disse. Vuoi che gli dica di lasciare un
messaggio?
Sara fece segno di no. Passamelo. Aspett che Molly uscisse e sollev
il ricevitore.
Buon giorno bellezza disse Nick, con l'accento dolce del Sud.
Sara sorrise. Ciao, Nick.
Peccato che non ho tempo di farti la corte disse. Ho una riunione fra
dieci secondi. Sar telegrafico. Sara lo ud sfogliare delle pagine. Non
ho trovato casi di castrazione femminile, per lo meno negli Stati Uniti.
Immagino che la cosa non ti sorprenda.
No ammise Sara. Una cosa cos raccapricciante sarebbe sicuramente
finita sui giornali.
Qualche anno fa, in Francia, una donna finita in tribunale per aver
praticato una cinquantina di interventi. Credo che fosse di origine africa-
na.
Sara si domand come una donna potesse infierire a quel modo su delle
bambine.
Dimmi cosa ne sai tu disse Nick.
L'infibulazione rientra nella categoria delle mutilazioni genitali femmi-
nili. praticata nell'Africa sahariana e in parte del Medio Oriente. legata
alla religione?
Ormai con la religione si giustifica tutto, anche le missioni suicide
disse Nick con amarezza.
Sara si limit a un mugolio di consenso.
Direi che un retaggio di antiche pratiche tribali, tramandate di gene-
razione in generazione. Pi isolato il gruppo di appartenenza, pi la pra-
tica diffusa. Non c' un nesso diretto con la religione, ma evidentemente
ai maschi di quelle parti piace l'idea che le donne non si travino.
O l'idea che non possano godere. Bel modo che avete di ragionare. Se
lo facessero anche a voi, quei territori sarebbero lande desolate.
Nick rimase zitto e Sara si sent in colpa per averlo compreso nel mazzo.
Scusami Nick. Volevo dire...
Non lo devi spiegare a me, Sara disse sottovoce.
Lei lasci passare qualche secondo poi domand: Che altro?.
Lo sent armeggiare con i fogli. Dopo l'intervento, di solito le fasciano
a gambe unite per facilitare la cicatrizzazione. Fece una pausa e sospir.
In alcuni casi le cuciono e lasciano solo una fessura per il flusso mestrua-
le, come hanno fatto alla tua ragazzina.
Ho letto degli articoli disse Sara. Sapeva anche che le donne del vil-
laggio che non venivano sottoposte alla mutilazione non erano considerate
maritabili.
Il campione di filo che hai prelevato dalla salma comunissimo. L'ho
mandato al laboratorio, hanno detto che si pu trovare da qualsiasi ferra-
menta. Prese tempo per riflettere. Secondo te, la persona che ha pratica-
to la mutilazione ha qualche esperienza in campo medico?
Stai guardando le fotografie?
S rispose. un intervento rudimentale, ma non del tutto improvvisa-
to.
Sono d'accordo con te. Chiunque avesse cucito la ragazza doveva ave-
re una certa familiarit con le suture.
Sto guardando le statistiche continu Nick. Alcune ragazze muoiono
in seguito alla shock. Il tutto avviene senza anestesia, non so se mi spiego.
Spesso lo strumento utilizzato un coccio di vetro.
Sara rabbrivid. Cosa pu aver spinto qualcuno a praticarla qui da noi?
Vuoi dire qualcuno che non appartiene a un gruppo di immigrazione?
Non le lasci il tempo di rispondere. L lo fanno per avere la certezza che
la donna si mantenga pura. Di solito il marito la apre la prima notte di noz-
ze.
Pura ripet Sara. J enny Weaver aveva usato quella parola con sua ma-
dre.
Nick domand: Era vergine?.
No rispose Sara. A giudicare dal confronto tra orifizio vaginale e
meandro urinario, si direbbe che fosse sessualmente attiva parecchio tem-
po prima della mutilazione. E probabilmente con partner diversi.
Malattie veneree?
No. Le analisi erano tutte negative.
Era solo un'ipotesi.
C' altro?
Nick rimase zitto per qualche secondo poi disse: Pensi di vedere J ef-
frey in settimana?.
S rispose Sara con qualche imbarazzo.
Digli che quel disegno che mi ha mandato non compare nei nostri
computer. Lo abbiamo faxato all'FBI per una ricerca pi ampia, ma lo sai
anche tu che non sono dei lampi.
Quale disegno? domand Sara.
Un tatuaggio. Non saprei. Mi ha detto che si fa sulla membrana tra il
pollice e l'indice.
Glielo dir.
A cena?
Sara rise. Dove vuoi andare a parare, Nick?
Se non sei troppo occupata, il prossimo weekend sar dalle vostre par-
ti.
Sara sorrise. Nick l'aveva invitata gi altre volte, ma pi che altro per ga-
lanteria. Era quasi quindici centimetri pi basso di lei e andava in giro ri-
coperto d'oro, peggio di un magnaccia. Non poteva pensare di avere qual-
che chance, ma era il tipo che non lasciava mai niente di intentato.
Credo di aver ricominciato a vedermi con J effrey.
Credi?
Voglio dire... Si trattenne. S. Abbiamo ricominciato a vederci.
Come sempre, accolse di buon grado il rifiuto: Io ci ho provato disse.
Si salutarono e Sara rimase seduta a riflettere su quello che le aveva det-
to. Doveva esserci qualche relazione tra il desiderio di purezza di J enny e
la mutilazione. Le sfuggiva qualcosa, forse qualcosa che era evidente. Si
chiedeva cosa potesse far sentire sudicia una ragazza. Ma l'unica cosa che
le veniva in mente era il sesso. J enny Weaver aveva avuto parecchie espe-
rienze sessuali. Forse i sensi di colpa per l'eccessiva promiscuit a un certo
punto erano diventati insopportabili.
Altro interrogativo irrisolto: chi aveva praticato la mutilazione? Non era
possibile che J enny avesse fatto tutto da sola. Sarebbe svenuta dal dolore
prima di arrivare alla fine. Doveva esserci qualcun altro coinvolto in quella
storia, qualcuno in grado di eseguire l'escissione e la sutura. Forse J enny si
era ubriacata fino a perdere conoscenza, forse aveva comperato da qualcu-
no degli analgesici o dei miorilassanti. A scuola si trovava di tutto. Chiun-
que avesse un po' di soldi poteva portarsi a casa un'intera farmacia.
Nelly socchiuse la porta e infil dentro la testa. Patterson annunci.
Senza la mamma aggiunse a bassa voce.
Sara guard l'orologio. Mark sarebbe dovuto venire il giorno prima. Il
suo arrivo imprevisto rischiava di scombussolare tutti gli appuntamenti.
Fallo accomodare nella numero sei disse. Avvisalo che dovr aspetta-
re.
Avvisalo? ripet Nelly stupita. Lacey, la ragazza.
Sara si drizz sulla sedia. Ti ha detto perch venuta?
Dice che non si sente bene rispose Nelly. Poi di nuovo a bassa voce:
E se vuoi sapere il mio parere, ha una faccia da far paura.
Perch bisbigli? domand Sara bisbigliando a sua volta.
Nelly abbozz un sorriso, entr dentro e chiuse la porta. Si comporta in
modo strano. venuta senza la madre.
Sara cominci a inquietarsi.
Quando arrivata?
Poco fa. Nella sei allora?
Annu e si sent chiudere lo stomaco. Prese il telefono per chiamare J ef-
frey, ma cambi idea. Lacey era venuta l perch si fidava di lei e non po-
teva tradire la sua fiducia. Sicuramente aveva bisogno di aiuto. Forse ave-
va fatto qualcosa di illegale, ma la priorit era capire come stava. La saletta
numero sei si trovava alla fine del corridoio a forma di L. Di solito veniva
riservata ai casi gravi, o utilizzata come sala d'aspetto per i genitori, nei ca-
si in cui Sara doveva parlare di sesso, controllo delle nascite o qualsiasi al-
tra cosa che esigeva un colloquio privato con i suoi ragazzi. Immagin che
Molly avesse scelto la sei per conquistarsi la fiducia della ragazza. Di
norma tutti venivano accompagnati da un genitore, anche quelli che ave-
vano gi la patente.
Quando Sara svolt l'angolo del corridoio, trov Molly che l'aspettava di
fronte alla porta chiusa.
Le pass la cartella di Lacey Patterson dicendo: Se hai bisogno di me
sono nella due.
Sara controll sulla cartella le annotazioni relative all'ultima visita ben-
ch le avesse gi lette domenica. Due mesi prima Lacey era venuta per una
tonsillite e Sara le aveva prescritto degli antibiotici in attesa degli esami di
laboratorio, ma il foglietto rosa che mandavano di solito con i risultati non
c'era. Stava per andare in cerca di Molly, quando ud un lamento dietro la
porta.
Lacey? domand aprendo. Come ti... lasci la frase a met. Solo al-
l'obitorio aveva visto un viso tanto pallido. La ragazza era seduta sulla se-
dia vicino al lettino e si stringeva lo stomaco. Nonostante il caldo aveva
addosso un impermeabile giallo. Stava piegata e dondolava la testa avanti
e indietro.
Sara le mise una mano sulla spalla. Lacey batteva i denti, ma riusc a di-
re: Le devo parlare.
Vieni disse Sara aiutandola ad alzarsi. Mettiti sul lettino.
Poich esitava, Sara l'aiut a salire.
Io non... cominci, ma tremava troppo per riuscire a parlare. Sara le
mise una mano sulla fronte per capire se i tremiti erano dovuti alla paura o
alla febbre, ma col caldo che faceva fuori non era facile stabilirlo.
Leviamo l'impermeabile le sugger, ma Lacey continuava a stringersi
la pancia fra le braccia.
Cos' successo? domand, cercando di non farsi prendere dall'ansia.
Avvert una strana tensione, come se presagisse qualcosa di terribile.
Lacey si pieg in avanti e Sara dovette sorreggerla perch non cadesse
dal lettino.
Ho sonno disse.
Tieniti su, solo per un momento. Chiam ad alta voce verso il corri-
doio: Molly?.
Non mi sento bene disse la ragazza.
Sara la sostenne per le spalle. Dove ti fa male?
Lei apr la bocca per parlare e le vomit addosso imbrattandole il cami-
ce.
Come i conati cessarono disse: Chiedo scusa.
Non niente, tesoro la consol Sara.
Mi fa male la pancia.
Non ti preoccupare. Continu a sostenerla con una mano e con l'altra
strapp una salvietta di carta dal rotolo appeso al muro.
Ho la nausea.
Questa volta Sara chiam con tutta la voce che aveva in corpo:
Molly?. Era inutile, perch la stanza due era all'estremo opposto del cor-
ridoio.
Sdraiati disse a Lacey. Se ti viene da vomitare mettiti su un fianco.
Non mi lasci sola! la implor la ragazza. La prego, dottoressa Lin-
ton, le devo parlare. Le devo raccontare cos' successo.
Sara immagin cosa fosse successo, bisognava intervenire subito, non
c'era tempo per le confessioni.
Devo dirle una cosa insistette Lacey.
Riguarda il bambino? azzard Sara. Dall'espressione di Lacey cap di
avere indovinato. Si sent una stupida per non averci pensato prima. Disse:
Lo so, tesoro. Lo so. Adesso sdraiati, torno subito da te.
La ragazza si allarm. Come fa a saperlo?
Sdraiati ripet. Poi, pensando che servisse a calmarla, aggiunse: Va-
do a telefonare a tua madre.
Lacey si tir su di scatto. Non lo deve dire alla mamma.
Non ti devi preoccupare.
Non glielo pu dire singhiozz tra le lacrime. malata. molto ma-
lata.
Sara non cap cosa intendesse dire, ma cerc ugualmente di consolarla.
Vedrai che tutto si sistemer.
Mi prometta che non glielo dir.
A questo penseremo dopo, tesoro.
No! grid afferrandole il braccio. Alla mamma non lo deve dire. La
prego. La prego, non glielo dica.
Rimani qui le ordin Sara. Io torno subito. Senza aspettare la rispo-
sta usc in corridoio e levandosi il camice sporco si diresse alla postazione
delle infermiere.
Che succede? domand Nelly.
Chiama un'ambulanza. Butt il camice nel bidone della biancheria
sporca e si protese a guardare in fondo al corridoio per sincerarsi che La-
cey non fosse uscita dalla stanza. Di' a Molly di andare subito alla sei, poi
chiama Frank alla centrale di polizia.
Oh, mio Dio mormor Nelly prendendo il telefono.
Da uno degli ambulatori usc Elliott. Sara? Ho un bambino di sei anni
con...
Non ora lo blocc Sara alzando la mano. Lanci un'altra occhiata al
corridoio, poi and nel suo ufficio e chiam il cellulare di J effrey. Al quar-
to squillo a vuoto riagganci. Chiam la centrale.
Rispose Maria: Centrale di polizia della contea di Grant. Posso esserle
utile?.
Maria disse Sara. Trova J effrey, mandalo subito qui, sono al centro
pediatrico.
In corridoio risuon un colpo e Sara borbott un'imprecazione: qualcuno
aveva sbattuto la porta dell'uscita secondaria.
Maria chiam: Sara?.
Sara pos il ricevitore e si precipit in corridoio convinta di rincorrere
Lacey, ma trov Mark, teso e fremente come una corda violino. Era ferito,
sull'addome la maglietta blu stava diventando viola e i jeans erano strappa-
ti sul ginocchio, come se fosse caduto sull'asfalto.
Lacey! url Mark spalancando la prima porta che si trov davanti.
All'interno una madre lanci un piccolo grido soffocato e subito dopo un
bambino cominci a piangere.
Sara? chiam Nelly. Era alla postazione delle infermiere col telefono
in mano.
Sara le lanci un'occhiata. Chiama la centrale. Fai venire subito qual-
cuno,
Lacey? grid ancora Mark e la voce risuon nel corridoio. Per fortuna
non aveva notato che il corridoio svoltava nelle ultime due stanze.
Si avvicin e Sara vide che aveva gli abiti macchiati. C'erano piccoli
schizzi di bianco un po' dappertutto e aveva i capelli sporchi e arruffati,
come se da un po' non si facesse la doccia. Sara non lo aveva mai visto ri-
dotto cos.
Maledizione! strill Mark agitando le braccia. Dove cazzo finita
mia sorella?
Si aprirono un paio di porte e Sara fece subito segno ai genitori affacciati
di non uscire.
Molly era ferma accanto a lei con la cartella stretta al petto. Era la prima
volta che Sara la vedeva cos spaventata.
Mark disse Sara cercando un tono autorevole. Che ci fai qui?
Dov' Lacey? grid lui picchiando sulla porta successiva. All'interno
un bambino cominci a strillare.
Nelly stava parlando al telefono. Teneva la voce bassa e Sara non riusci-
va a sentire quel che stava dicendo, ma sper con tutto il cuore che riuscis-
se a far venire subito qualcuno.
Mark ripet Sara. Smettila. Non qui.
Certo che qui ribatt lui. Fece un passo verso di lei. Dov' quella
puttana? Picchi di nuovo sulla porta facendola tremare. Nelly strill e
scomparve sotto il bancone.
Dov'?
Sara lanci un'occhiata nervosa verso il suo ufficio per depistarlo. Mark
abbocc.
Ah disse. l dentro?
No.
Lui fece un sorriso beffardo e mosse un altro passo verso di lei. Sara gli
vide le pupille, piccole come capocchie di spillo, e cap che aveva preso
qualcosa. Emanava anche un odore particolare che non riusc a riconoscere
ma che le fece pensare a sostanze chimiche.
Che cosa vuoi, Mark?
Voglio la mia fottuta sorella, la faccio a pezzi se non tiene la bocca
chiusa.
Non qui ripet Sara.
Lacey? strill Mark infilando la testa nell'ufficio. Esci subito di l,
dai retta a me, ti conviene.
Sara cattur con la coda dell'occhio un movimento e uno sprazzo di gial-
lo in fondo al corridoio: Lacey stava cercando di raggiungere la porta se-
condaria. Si sent gelare, cerc di calcolare quanto ci avrebbe messo a rag-
giungere l'uscita e continu a fissare Mark nella speranza che la sorella
sgattaiolasse fuori. Ma lei non si muoveva, stava immobile, sembrava in-
chiodata alla parete.
l dentro? domand Mark.
No rispose Sara guardando oltre la sua spalla. dietro di te.
Lacey si tapp la bocca con la mano per impedirsi di urlare.
E io ci credo disse Mark senza voltarsi.
Vattene subito di qui, Mark. Questa violazione di domicilio.
Lui la ignor ed entr nell'ufficio. Sara lo segu a distanza e preg che
Maria avesse mandato qualcuno, fosse pure Brad Stephens.
Lacey? chiam Mark a voce pi bassa. Gir intorno alla scrivania.
Sar peggio per te, se non vieni subito fuori.
Sara rimase sulla porta a braccia conserte. Che cos' la purezza,
Mark?
Mark guard sotto la scrivania e lanci una bestemmia. Sferr un calcio
contro il mobile, furibondo.
Sei stato tu a far sentire sporca J enny? per questo che voleva diventa-
re pura?
Si tolga di mezzo disse.
Lei mise la mano sullo stipite per bloccargli l'uscita.
Le ho detto di togliersi di mezzo.
Che cos' la purezza?
Parve sul punto di rispondere, ma era solo una scappatoia per distrarla.
Le and vicino e la butt indietro. Lei cadde riversa sul corridoio battendo
la testa.
Sara! grid Molly correndo in soccorso.
Va tutto bene la tranquillizz lei. Si tir su, gir con fatica la testa, e
vide che Lacey era ancora li. Adesso l'aveva vista anche Mark.
Scappa le grid Sara. Lacey esit, si guard attorno smarrita, poi fi-
nalmente corse verso la porta e la spalanc.
Puttana! grid Mark correndole dietro.
Sara allung il braccio d'impulso e gli afferr un piede. Lui cerc di libe-
rarsi con uno strattone, ma lei si aggrapp alla gamba del pantalone.
Fermati grid cercando di trattenerlo.
Mark si chin e le sferr un pugno sulla mano. Quando vide che non
funzionava, la colp in faccia. Lei ebbe appena il tempo di vedere il lucci-
chio della pietra rossa sull'anello, poi il pugno si abbatt sulla fronte. Fra-
stornata, moll la presa.
Oh, mio Dio mormor Molly portandosi la mano alla bocca.
Merda ringhi Sara. Si tocc la fronte. L'anello l'aveva colpita sulla
tempia. Guard il sangue sulle dita, poi pens a Lacey e si costrinse ad al-
zarsi.
Molly cerc di trattenerla, ma lei si lanci dietro a Mark e Lacey. Dove
diavolo finito J effrey? le grid da sopra la spalla.
All'uscita si ferm per guardarsi attorno. Si scherm gli occhi dal sole e
cerc di individuare Lacey tra gli alberi.
Non saranno tornati sulla strada? disse Molly. Si lanci sul lato della
clinica, Sara la segu di corsa e svoltando l'angolo le fin addosso.
Molly stava indicando la strada. Eccola l.
Ricominciarono a correre insieme, ma Sara aveva il passo pi lungo e se
la lasci subito alle spalle. La strada di fronte al centro pediatrico non era
mai trafficata, ma all'ora di pranzo studenti e professori uscivano dal
campus per andare in citt. Vide Lacey correre in mezzo alla strada, inse-
guita dal fratello urlante.
Passarono indenni sull'altro lato e Lacey prese in direzione del lago. In
quel momento qualcuno che Sara non riusc a riconoscere si avvent su
Mark e lo trascin a terra.
Quando anche Sara e Molly arrivarono al di l della carreggiata, Lena
Adams era gi a cavalcioni di Mark e lo stava ammanettando. Oh, mer-
da disse Lena guardando in fondo alla strada. Lacey era gi lontana, ma
riconoscibile dall'impermeabile giallo. Sara non ebbe il tempo di fare un
passo che una macchina nera accost la ragazza, la portiera del passeggero
si spalanc, un braccio afferr Lacey per la vita e la trascin dentro.

Sara si tocc il cerotto sulla fronte e scese dalla macchina. Molly le ave-
va dato due punti e cancellato il resto degli appuntamenti per concederle il
tempo di riprendersi. Le doleva la testa e si sentiva tesa e irritabile. Avreb-
be potuto rimanere alla clinica e riprendere il lavoro, ma Molly era stata
categorica. Forse aveva fatto bene. Se ripensava a quello che era successo,
un nodo le serrava la gola. Le veniva voglia di piangere all'idea che un'al-
tra delle sue pazienti fosse in pericolo e che lei non potesse fare assoluta-
mente nulla.
Mamma? chiam scalciando via le scarpe. Richiuse la porta, ma nes-
suno rispose. And in cucina e chiam di nuovo. Mamma?
Ancora nessuna risposta. Si sent mancare. Riemp un bicchiere d'acqua,
lo bevve a piccoli sorsi e si asciug la bocca col dorso della mano. Si la-
sci cadere sullo sgabello, prese il telefono e chiam J effrey. Quando Lena
era partita per la centrale con Mark non aveva pensato a chiederle dov'era.
Tolliver rispose J effrey e dal rimbombo Sara cap che era in macchi-
na.
Dove sei? gli domand.
Ho avuto un piccolo imprevisto in Alabama disse. Ho appena parlato
con Lena. Mi ha detto di Lacey. Non sei riuscita a vedere chi c'era sulla
macchina?
No disse Sara. Hai parlato con i genitori?
C' Frank da loro. Non conoscono nessuno con quella macchina.
Cosa ha detto Mark?
Non vuole parlare con nessuno. Neppure con Lena.
Chi pu averla rapita?
Non ne ho idea disse J effrey. Abbiamo diffuso un comunicato in tut-
to lo stato. Voglio parlare con Mark e vedere se riesco a cavarne qualco-
sa.
Ho la sensazione che ci sfugga qualcosa di importante. Qualcosa che
abbiamo davanti al naso.
Hai ragione. Rimase zitto e Sara lo sent accelerare. Poi disse: Rac-
contami cos' successo. Dall'inizio alla fine.
Sara prese fiato e gli raccont tutto. J effrey sembrava interessato soprat-
tutto ai particolari della sua aggressione, forse perch era l'unica cosa su
cui poteva intervenire.
Con che cosa ti ha colpito? domand con la voce tesa.
Con l'anello. Mi ha dato un pugno, in realt, ma mi ha fatto male solo
perch aveva l'anello. Il pugno era abbastanza leggero, voleva solo liberar-
si. Si tocc il cerotto. Non niente di grave.
Lena lo ha denunciato per aggressione?
Presumo rispose laconica, per convincerlo a lasciar perdere.
J effrey cap e pass ad altro. Hai avuto l'impressione che Lacey cono-
scesse quelli che erano sulla macchina?
Era troppo lontana, J effrey, non ne ho idea. Non fosse stato per l'im-
permeabile, non avrei riconosciuto neanche Lacey.
Lena ha riconosciuto quella macchina. la Thunderbird nera che le
hanno descritto i compagni di J enny Weaver. Ogni tanto qualcuno veniva a
prenderla a scuola con quella macchina.
Sara ascolt giocherellando col filo del telefono il racconto di quello che
Lena aveva scoperto a scuola. Quando J effrey fin di parlare si limit a di-
re: Quella non la J enny che ho conosciuto io.
Comincio a credere che nessuno la conoscesse veramente.
Sara si decise a dire quello che da un po' le ronzava nella mente. Credi
che Mark e Lacey siano i genitori? Voglio dire, so che volevi un campione
di sangue di Mark, ma non avevo pensato che...
Lo so la interruppe J effrey. Il tono deciso lasciava intendere che anche
lui ci aveva pensato. solo un'ipotesi.
E Teddy Patterson?
Neppure lui da escludere.
Dubito che si lascer fare il prelievo senza un mandato.
Ci puoi scommettere.
Sara sospir, non riusciva a trovare un nesso tra i vari episodi. Forse
J enny l'aveva saputo e si era ingelosita?
Potrebbe essere rispose, ma si capiva che pensava ad altro.
J eff... Non sapeva come affrontare l'argomento, temeva una reazione
di rabbia. Mark aveva un taglio sull'addome. Non era profondo, ma evi-
dentemente qualcuno ha cercato di ferirlo.
Gli sta bene.
Non dire cos. un ragazzino. Non lo dimenticare.
Un ragazzino che forse ha stuprato sua sorella e che faceva prostituire
la sua amica disse. Un ragazzino che ti ha preso a pugni in faccia.
Lascia perdere me si indispett Sara. Dico sul serio J effrey, lascia
stare, non ha alcuna importanza.
J effrey borbott qualcosa sottovoce.
J eff?
Quando Lacey arrivata da te ha lasciato trapelare qualcosa?
Era disorientata. E terrorizzata.
Ti sembrata in condizioni gravi?
Non ho capito se fosse la paura, lo shock, o il fatto che aveva appena
partorito. Non sono stata molto con lei. Io... si trattenne.
Cosa?
Mi sento responsabile di non averla protetta. Era venuta per chiedere
aiuto. Se fossi riuscita a trattenerla...
scappata, Sara. Tu hai fatto quello che potevi.
Si morse il labbro. Vorrei che servisse a farmi sentire meglio.
Lo vorrei anch'io. Vorrei poterti dire come si fa a liberarsi dei sensi di
colpa, ma non so nemmeno io da che parte cominciare.
Lei si sent montare le lacrime agli occhi. Mise la mano sulla bocca per
non far capire a J effrey che stava piangendo.
Sara?
Si schiar la voce, si asciug gli occhi e tir su col naso. S?
C' qualcos'altro che Lacey ti ha detto? Magari di Mark. Ti ha detto
perch la inseguiva?
Ebbe un moto di insofferenza. Continuare a ripetere le stesse domande
non serviva certo a ritrovare Lacey Patterson. Smettila di chiedermi sem-
pre le stesse cose. Ho passato una giornata orribile, risparmiami almeno il
terzo grado.
J effrey si zitt e lei sent di nuovo il motore che accelerava. Chiuse gli
occhi e si appoggi alla parete, in attesa che fosse lui a parlare.
Io non... si interruppe. Insomma, l'idea che qualcuno possa farti del
male mi manda in bestia.
Lei rise. Anche me, se per questo.
Ti senti bene? domand di nuovo.
Ma certo. In realt era ancora scombussolata. La clinica era sempre
stato un posto sicuro e non le piaceva l'idea che il lavoro all'obitorio avesse
in qualche modo invaso i suoi spazi privati. Si sentiva vulnerabile e non le
andava.
Cambi discorso. Ha chiamato Nick. Gli raccont quello che le aveva
detto.
Purezza? ripet J effrey. quello che diceva J enny.
Esatto. E io credo che abbia a che fare col sesso. Voleva tornare ad es-
sere pulita. cos?
Credo.
E che cosa l'ha fatta sentire sporca?
Il fatto di essere stata con tutti quei ragazzi?
Ma era ubriaca gli ricord Sara.
Loro sostengono che non era ubriaca al punto di non sapere cosa stava
facendo.
Questo ovvio. Cosa volevi che dicessero, che l'hanno stuprata?
J effrey si raschi la gola. Hai ragione.
Perch altrimenti lo avrebbe fatto? J enny non era il tipo. Cristo santo,
era solo una ragazzina.
Noi non sappiamo come sono andate le cose, Sara. E probabilmente
non lo sapremo mai.
Sara cambi argomento. Mancavano troppi elementi per trovare una lo-
gica in quella storia. Nick ha trasmesso il tatuaggio all'FBI. Dai loro
database non uscito nulla.
Per questo ho fatto tardi disse J effrey. Ti racconto tutto stasera.
No, caro. Me lo racconti domani.
Non dovevamo vederci stasera?
Certo lo rassicur. Ma non per parlare di lavoro. Aspett qualche
secondo poi aggiunse: Stasera non voglio pensare a questa storia. D'ac-
cordo?.
D'accordo. A me basta vederti.
Non sar un bello spettacolo disse cercando un tono allegro. Ho un
bel cerotto verde sulla fronte.
Ti fa male?
Mhm... mormor. Aveva visto dalla finestra sua madre che stava sa-
lendo all'appartamento di Tessa.
Sara?
Conto su di te per levarmi questa storia dalla mente.
Lui rise. Sembrava sollevato. Devo parlare con Mark e dare istruzioni
per la ricerca di Lacey alle pattuglie in servizio questa sera, anche se per
ora non c' molto che possiamo fare. Arrivo il pi presto possibile, d'ac-
cordo?
Farai molto tardi?
probabile. Vuoi che ti lasci dormire?
No. Svegliami.
Quasi lo sent sorridere. A presto, allora.
A presto.
Bevve un altro bicchiere d'acqua e usc. Il selciato scottava come carboni
ardenti sui piedi nudi e fece gli ultimi metri fino alle scale in punta di pie-
di.
L'appartamento di Tessa era spazioso, con due camere da letto e due ba-
gni. Aveva dipinto le pareti a tinte chiare rilassanti e accentuato l'effetto
con due belle poltrone e un divano enorme, invitante. Sara ci aveva dormi-
to spesso, specialmente subito dopo il divorzio, perch si sentiva pi al si-
curo l che a casa sua.
Tessie? chiam trattenendo la porta a zanzariera per non farla sbattere.
Cathy aveva lasciato la porta di legno spalancata nonostante ci fosse il
condizionatore acceso.
Un momento rispose Tessa con voce trascinata.
Sara si diresse alla camera da letto. Tess? ripet, e si ferm sulla so-
glia.
Tessa aveva il naso affondato nel fazzoletto e non alz gli occhi. Cathy
era seduta accanto a lei a braccia conserte.
Cosa successo? disse Sara in concomitanza con la madre.
Si guardarono. Cosa? dissero insieme.
Sara indic la sorella. Che le succede? Perch piange?
Cathy si alz, si avvicin e le mise una mano sulla testa. Ti sei fatta
male?
una storia lunga disse lei scostandole la mano. Tessie, cosa c' che
non va?
Tessa scroll il capo sconsolata e Sara si spavent. And a sedersi sul
letto. Pap? domand titubante.
Cathy aggrott la fronte. Non dire sciocchezze. Pap sta benone.
E allora cosa c'?
Tessa and al com e prese in mano un bastoncino di plastica bianca.
Sara riconobbe subito la barretta per il test di gravidanza.
Non sapendo che dire, osserv con piglio professionale: Questo va fat-
to la mattina al risveglio.
Ci sono arrivata anche da sola. Poi l'ho rifatto all'ora di pranzo e di
nuovo qualche minuto fa.
Tutti positivi annunci Cathy. Il prossimo weekend l'accompagno ad
Atlanta.
Come? Sara non riusciva a capire cosa c'entrasse Atlanta, poi arriv
l'illuminazione e cominci a scuotere la testa. Vuoi abortire?
Tessa fiss la barretta. Non credo di avere alternative.
Ma non vero si accalor subito Sara. L'alternativa ce l'hai eccome.
Sara la ammon Cathy.
Mamma... cominci lei. Poi rivolta a Tessa: Ges Cristo, Tess, hai
trentatr anni, un buon reddito, Devon che ti ama alla follia.
E questo cosa c'entra?
Come sarebbe, cosa c'entra?
Non sono pronta.
Sara rimase sconcertata, non sapeva cosa dire. Alla fine si lanci: Lo
sai che cosa fanno, Tessa? Lo sai cosa prevede la procedura? Lo sai
che....
Tessa la ferm. So cos' un aborto.
Ma come puoi pensare...
Pensare cosa? Penso di non essere pronta per mettere al mondo un
bambino. Che altro dovrei pensare? Non mi sento pronta e basta.
Nessuna mai pronta obiett Sara. Come fai a essere cos egoista?
Egoista? fece Tessa incredula.
Pensi solo a te stessa.
Non vero.
Sara si copr gli occhi con la mano, come se non volesse vedere la realt.
La abbass e ricominci: Lo sai cosa ti fanno? Lo sai cosa faranno al
bambino?.
Tessa si volt dall'altra parte. Non un bambino.
Sara la prese per il braccio e la costrinse a voltarsi. Guardami negli oc-
chi.
E perch? Per lasciarmi convincere? La decisione spetta solo a me, Sa-
ra.
E Devon? Lui cosa dice?
Tessa imbronci le labbra. Non sta a lui decidere.
Sar cap cosa intendeva dire, ma: Come no? Non sei sicura che il pa-
dre sia lui?.
Sara la redargu Cathy.
Lei la ignor. lui o no?
Ma certo che lui. Per chi mi hai preso?
Sara rimase a fissarla imbambolata. Voleva trovare qualcosa di convin-
cente da dire. Quando apr la bocca per parlare, quello che usc lasci di
stucco tutte e tre. Lo allever io.
Tessa scosse la testa. Non potrei mai fare una cosa simile.
Perch?
Perch non posso affidare a te un figlio mio disse col tono di una
bambina ottusa.
Sara si piant la mani sui fianchi, inviperita. Questa s, che una bella
dimostrazione di immaturit. Se tu non lo vuoi, perch non lo pu tenere
qualcun altro?
Tessa apr la bocca e la richiuse, poi sbott: Da quando sei diventata
un'ipocrita? Se non ricordo male, una volta eri pi che favorevole all'abor-
to.
Sara si sent avvampare. La presenza della madre la imbarazzava.
Smettila disse alla sorella.
Oh, non lo vuoi dire alla mamma di quella volta, quando pensavi che
Steve Mann ti avesse impollinato?
Cathy non disse nulla, ma Sara cap che era dispiaciuta. Aveva sempre
incoraggiato le figlie a parlare apertamente di tutto.
Sara cerc di giustificarsi. Era un falso allarme. Ero sotto esami, ero
stressata. Avevo un ritardo.
Cathy alz la mano per farla tacere.
Ero un'adolescente continu Sara con la voce flebile. Avevo tutta la
vita davanti.
Tessa non si arrese. E la prima cosa che hai fatto stata quella di chia-
mare l'associazione delle donne di Atlanta per sbarazzartene al pi presto.
Sara scosse la testa perch non era la verit. La prima cosa che aveva
fatto era stata quella di scoppiare a piangere e stracciare la lettera di am-
missione all'universit. Non andata cos.
Ma Tessa non aveva ancora finito e l'ultima frecciata colp al cuore. Per
te facile, perch sai che non rimarrai mai incinta.
Tessa! esclam Cathy allibita. Ma era troppo tardi. Il danno era fatto.
Sara fece per dire qualcosa, ma non aveva parole. Era come se l'avessero
schiaffeggiata.
Adesso non posso parlare disse alla fine. Era troppo amareggiata. Non
ricordava che Tessa l'avesse mai ferita tanto, per lei era come aver perso la
migliore amica.
Se ne and senza dire altro, lasciando sbattere la zanzariera.

11

Senza dare a J effrey il tempo di togliersi la giacca, Maria gli pass il
mazzo di foglietti con i messaggi. Neanche fosse stato via tre mesi e non
ventiquattro ore.
Questo importante cominci la segretaria sfilandone uno. E anche
questo. E questo pure. And avanti cos fino a che di poco importante ne
rimase solo uno. Era un nome che a J effrey non diceva nulla, con il prefis-
so telefonico di un altro stato.
E questo chi ? domand.
Maria aggrott la fronte cercando di ricordare. Rivestimenti in vinile o
distributori di caff. Non mi ricordo quale dei due. Si strinse nelle spalle.
Ha detto che richiamer.
Lui appallottol il messaggio e lo butt nel cestino. Lena qui?
La vado a chiamare disse Maria sollecita e usc dall'ufficio.
J effrey sedette alla scrivania e la prima cosa che vide fu il volantino se-
gnaletico che annunciava la scomparsa di Lacey. Era una ragazza magra
un po' androgina, con i capelli biondi come la madre, ritratta in una foto-
grafia scolastica. Sullo sfondo la bandiera americana e accanto, posato sul
banco, il mappamondo. Sotto erano indicati peso e altezza, il luogo in cui
era stata vista l'ultima volta e il numero di telefono a cui rivolgersi per e-
ventuali segnalazioni. Il volantino era stato faxato a tutte le stazioni di po-
lizia della zona e inserito nel database dei minori scomparsi. L'ufficio in-
vestigativo dello stato della Georgia aveva il compito di inviarlo a tutte le
forze di polizia del sudest, ma ci avrebbe messo del tempo. Se quello era
un giorno come tutti gli altri negli Stati Uniti, Lacey Patterson era solo una
fra il centinaio di minori scomparsi o rapiti nelle ultime ore.
J effrey prese il telefono e chiam Nick Shelton. Quando rispose ne fu
quasi meravigliato, perch Nick era quasi sempre in giro.
Nick? J effrey Tolliver.
Salve capo disse Nick con quell'accento un po' nasale da bravo ragaz-
zo che alle orecchie di J effrey suon stridulo. Era l'effetto di un giorno
passato in Alabama, tra gente dalla parlata dolce e smussata.
Come mai alla scrivania?
Bisogna pure occuparsi delle scartoffie, ogni tanto disse Nick. Noti-
zie della ragazza scomparsa?
Nessuna. Novit dall'ufficio investigativo?
Silenzio assoluto. Sarebbe pi semplice se avessimo il numero di tar-
ga.
L'automobile era gi troppo lontana.
Nick sospir. Be', ho inviato al centro informatico i dati disponibili, ma
chiss quanto ci vorr prima che qualcuno se ne occupi. Se non interviene
uno sviluppo significativo, non otterrete la procedura d'urgenza.
Lo so disse J effrey. Ci voleva una svolta nelle indagini, una pista da
seguire o qualche nuovo indizio per convincere i pezzi grossi a darsi da fa-
re. Per il momento non si poteva fare altro che aspettare con le mani in
mano. Fece un tentativo: Nick, possibile che tu non riesca a farla passare
avanti? Santo cielo Nick, l'hanno rapita, Lena e Sara hanno visto tutto.
Sai quanti minori sono scomparsi nelle ultime dodici ore?
S, ma...
Ascoltami lo interruppe Nick. Ho parlato con un tipo che prima si
occupava di crimini contro l'infanzia. L'ho convinto a fare un paio di tele-
fonate per vedere se si pu accelerare la cosa.
Ti ringrazio, Nick.
Nel frattempo non guasterebbe che qualcuno dei tuoi ragazzi verificas-
se se i fax che avete mandato in giro hanno avuto riscontro.
J effrey si scrisse un promemoria. Nick aveva ragione, arrivava tanta di
quella roba via fax, che a volte ci volevano ore solo per smistarla.
Nick domand: Non sar stato qualcuno animato da buone intenzioni, a
farla montare in macchina?.
Cristo, Nick, non lo so.
Nessuno della sua cerchia ha una Thunderbird?
No disse J effrey. Avevano controllato le auto di tutti quelli coinvolti
anche lontanamente nell'indagine, e poi di tutti i cittadini di Grant. Nella
contea nessuno risultava proprietario di una Ford Thunderbird.
Nel frattempo cosa posso fare per te? domand Nick.
Purezza disse J effrey. Dimmi cosa significa nel mondo dei pedofili.
Non ne ho idea. Posso inserirlo nel computer, se esce fuori qualcosa te
lo far sapere.
Ti ringrazio.
Poco fa ero al telefono con la tua signora, anche lei voleva sapere della
purezza spieg Nick. Per via di quella mutilazione, vero?
Esatto conferm J effrey.
Bene, ti dir una cosa. Questa specie di castrazione ha spesso un risvol-
to religioso. Viene praticata per avere la certezza che la ragazza si manten-
ga vergine.
Ma la nostra J enny non lo era.
Gi. Mi sembrato di capire che si dava parecchio da fare.
J effrey non fece commenti, anche se parlare cos di una ragazzina gli
sembrava davvero troppo. Purtroppo, nelle forze dell'ordine non si andava
per il sottile quando c'era di mezzo il sesso e lui stesso non faceva eccezio-
ne. Ma J enny era morta perch lui l'aveva uccisa, e non gli sembrava il ca-
so di scherzare. Cambi argomento. Ho un nominativo per te, da inserire
nel computer.
Dimmi.
Arthur Prynne disse, e scand lettera per lettera il nome dell'uomo che
aveva picchiato dietro l'emporio di Possum.
Nick borbott qualcosa mentre prendeva nota. Che nome , polacco?
Non ne ho idea. Ha un tatuaggio identico a quello che ti ho mandato.
E cosa devo cercare?
L'ho beccato che sbirciava dentro un giardino d'infanzia.
Non pretenderai che lo arresti per questo.
A casa ha un computer. Probabilmente si tiene in contatto con altri pe-
dofili. Si definito amante delle bambine.
Accidenti sospir Nick. Che espressione odiosa.
Abbiamo un computer anche qui alla centrale ma, se devo dirti la veri-
t, qui nessuno saprebbe da che parte cominciare.
I federali hanno un'intera squadra di informatici. Con un nome a dispo-
sizione, scatta la priorit. Vuoi che lo torchino e lo facciano cantare?
Potrebbe essere un'idea disse J effrey. Si dimostrato uno smidollato,
quando l'ho interrogato. Denuncer i suoi amici pur di pararsi il culo.
Interrogato? ridacchi Nick. Sapeva che eri un poliziotto?
J effrey sorrise. Si poteva dire tutto di Nick, ma non che era uno stupido.
Diciamo che abbiamo avuto uno scambio di opinioni.
Nick rise di nuovo. Quando devo entrare in azione?
Il pi presto possibile. Prynne poteva anche rivelarsi meno innocuo di
quel che sembrava.
Lo passer subito ai ragazzi dell'Alabama disse Nick. A proposito.
Abbiamo appena scoperto una cosuccia ad Augusta che forse ti pu inte-
ressare.
Di che si tratta?
La polizia di Augusta ha beccato in un albergo un tipo che spacciava
coca. E quasi per caso sono incappati in un mucchio di riviste che non de-
finirei legali.
Pornografia?
Pornografia infantile conferm Nick. Roba da schifo.
Ad Augusta? Nessuno si era preso la briga di informarlo. Augusta non
era lontano da Grant e d'abitudine le varie centrali si scambiavano tutte le
informazioni di una certa rilevanza.
Per ora la notizia riservata spieg Nick. Vogliamo arrivare ai pezzi
grossi.
L'arrestato collabora?
Canta come un usignolo disse Nick. E prima che me lo domandi, non
sa nulla della Thunderbird nera e della ragazzina scomparsa.
sicuro?
Sicuro come l'oro.
J effrey non era molto convinto, ma non aveva elementi per sollevare o-
biezioni.
Nick prosegu: Senza offesa, capo, ma ti conviene sperare che questa
Lacey non sia finita con uno di loro. Quelli si scambiano i bambini come
noi ci scambiavano le figurine del baseball.
Mi immagino disse. All'idea che Lacey Patterson fosse nelle mani di
gente come Prynne si senti gelare.
In ogni modo sospir Nick, dovrebbero ricevere una consegna questa
sera o domani. A quanto pare Augusta il centro di distribuzione per tutto
il sud-est.
Non riesco a credere che stampino ancora quella merda, visto che si
pu trovare gratis su internet.
Internet per chi lo sa usare gli ricord Nick. Vuoi che ti faccia sa-
pere quando sar la retata?
Hai il mio numero di cellulare, vero?
Certo. Credi che quel Prynne sia attivo?
No disse J effrey. Aveva avuto l'impressione che Arthur Prynne fosse
il tipo di pedofilo che si accontenta di guardare, senza mettere in atto le sue
fantasie. Ma potrebbe anche cambiare abitudini.
Secondo te si aspetta una visita della polizia?
Credo che se l'aspetti da una vita. Alz gli occhi, c'era Lena sulla por-
ta. Ti devo lasciare, Nick. Chiamami quando sai qualcosa della retata,
d'accordo?
Stai tranquillo, capo.
Riagganci e fece segno a Lena di entrare, sorpreso di vederla in quello
stato. Aveva gli occhi e il naso arrossati, come se avesse pianto a lungo, e
le occhiaie livide.
Ne vuoi parlare? disse J effrey indicandole la sedia di fronte alla sua
scrivania.
Lei lo guard stranita, come se non capisse. Domand: Notizie di La-
cey?.
Nessuna. Hai fissato quell'appuntamento?
Si mordicchi il labbro. Non ne ho avuto il tempo.
Trovalo.
Sissignore.
Si appoggi allo schienale e la osserv per qualche secondo. Dimmi
cosa successo quando hai acciuffato Mark. Ha detto qualcosa?
Ha le labbra sigillate. Non ha detto una parola.
Ha preso un avvocato?
Buddy Conford disse Lena. Non crea un conflitto d'interessi?
J effrey ci pens. Buddy avrebbe rappresentato la contea, nel caso in cui
Dottie Weaver facesse causa a J effrey. Buddy sa che c' una relazione tra
Mark e quello che successo a J enny Weaver? domand.
Sa che Mark era quello che J enny voleva uccidere. Lo sanno tutti.
Voglio dire, Buddy sa che noi sospettiamo che Mark sia il padre della
bambina?
Lena inarc le sopracciglia. Lo sospettiamo?
Spiegami perch non dovremmo.
Potrebbe essere un altro.
Con la madre presente?
stata molto malata rispose Lena con un'alzata di spalle. Ho delle
sensazioni riguardo al padre. uno che ci prova gusto a maltrattare la gen-
te.
Questo te lo concedo. Patterson non si era risparmiato scortesie con
Lena quando erano andati alla roulotte e J effrey era stato in dubbio se in-
tervenire o lasciare che lei se la cavasse da sola.
Lena disse: Forse ha molestato Mark e per tutta risposta lui ha molesta-
to la sorella. Una specie di rapporto causa effetto.
I pedofili non si comportano cos obiett J effrey.
Non ti seguo.
Non tutti i pedofili hanno subito molestie da bambini. Non lo puoi dare
per scontato.
Stiamo facendo delle ipotesi. Io dicevo che potrebbe anche essere anda-
ta cos. Per quanto Patterson non mi sembri il tipo interessato ai maschi.
Di nuovo una sensazione?
S annu Lena. Non mi d quell'impressione.
E Mark? domand J effrey. Sicuramente lo aveva colpito il comporta-
mento di Lena durante l'interrogatorio del ragazzo. Che sensazioni ti sug-
gerisce?
Lena abbass gli occhi. Be' cominci, di una sensualit spudorata.
Vai avanti.
Sembra che faccia di tutto per metterla in mostra. Torn a guardare
J effrey. Credo che non sappia in che altro modo comunicare.
E il tatuaggio? In Alabama ho incontrato un tizio che ce l'aveva identi-
co.
I due cuori?
Guardava i bambini di un giardino d'infanzia disse con una smorfia di
disgusto.
Bambini piccoli? domand Lena. Era un molestatore?
Un pedofilo, direi. Sara gli aveva spiegato la differenza tempo prima,
in occasione di un'indagine simile. Quelli che molestano i bambini, di so-
lito li odiano, li cercano solamente per abusarne. I pedofili sono convinti di
fare del bene ai bambini. Pensano di amarli.
Ah fece Lena, piuttosto scettica.
La pedofilia considerata un disturbo mentale.
Lo era anche l'omosessualit, fino ai primi anni Sessanta. Io non vedo
la differenza.
J effrey sapeva che la sorella di Lena era gay e il commento lo colse alla
sprovvista. Credo che la grossa differenza stia nel fatto che il rapporto
sessuale tra due adulti non morboso. I bambini invece non sono preparati
ad affrontare certe esperienze. Lena non disse nulla e J effrey prosegu.
Nella relazione bambino-adulto chi esercita il potere sempre l'adulto.
Non c' parit. L'adulto manipola il bambino.
Lena lo guard poco convinta. Sembra che tu lo giustifichi.
Niente affatto si difese lui. Sto solo cercando di spiegarti qual l'at-
teggiamento mentale.
L'atteggiamento mentale decisamente perverso.
Sono d'accordo con te, ma non pu essere il disgusto che provi a detta-
re il tuo comportamento. Se Mark ha quel tatuaggio perch un pedofilo o
un molestatore, tu non devi lasciargli capire che lo disapprovi, altrimenti
non si aprir mai con te. Glielo aveva spiegato altre volte, perci aggiun-
se: Lo sai anche tu.
Bene concluse Lena. Secondo te lui cos'? Non molto pi vecchio
di Lacey.
Ha almeno tre anni di pi.
Non fa una grande differenza.
Non fa una grande differenza se parliamo, diciamo, di trenta e trentatr
anni. Ma nell'et della crescita diverso. la differenza che passa fra un
bambino e un giovane adulto.
Lena rimase pensierosa.
J effrey aggiunse: Mettiamola cos: un pedofilo si trova pi a suo agio
con i bambini perch il rapporto con gli adulti lo spaventa. Gli adulti gli
fanno paura.
E J enny? Chi l'ha cucita in quel modo orribile? Che significa?
Questo non lo so. Forse Mark ci dir qualcosa.
Non parla disse Lena. Frank ci ha provato, ma lui sta zitto e guarda
fisso nel vuoto.
fatto?
Scosse la testa. Lo era, ma ormai l'effetto svanito.
Ha bisogno di una dose?
Mi sembra che stia bene. Non d in smanie, se questo che vuoi sape-
re.
E le condizioni fisiche? Sara mi ha detto che era ferito.
vero. Tir fuori delle Polaroid dal taschino. Gli abbiamo fatto delle
foto per la documentazione. La dottoressa Linton ha detto che il taglio al-
l'addome sembra inferto da un coltello affilato. Per non era profondo, non
ci sono voluti dei punti. Gli sta anche uscendo un livido sull'occhio.
J effrey guard le fotografie. Mark fissava apatico l'obiettivo. In una era
senza maglietta e si vedevano delle macchie d'erba sulla cintura dei jeans e
delle escoriazioni sul basso ventre.
Non opera nostra, spero.
Assolutamente no disse Lena quasi offesa. E come se dovesse giusti-
ficarsi, aggiunse: Chiedilo alla tua ragazza, se vuoi. L'ha visto prima di
me.
J effrey lasci correre. Qualcuno l'ha inseguito? domand. Oppure
era lui a inseguire qualcuno?
Una delle due disse Lena. Ha delle escoriazioni anche sulle braccia.
Si difeso.
J effrey pens ad Arthur Prynne. Si era protetto con le braccia per non
farsi colpire sulla faccia.
Gli abbiamo requisito i vestiti per farli analizzare. Credo che la dotto-
ressa Linton analizzer il sangue sulla maglietta per verificare se suo.
Cosa dice di sua sorella?
Se gliene importa qualcosa, non l'ha dato a vedere. E poi te l'ho gi det-
to, non vuole parlare.
Il telefono sulla scrivania ronz e J effrey schiacci il pulsante delle co-
municazioni interne.
Maria disse: C' il pastore Fine, vuole vedere Mark.
J effrey e Lena si scambiarono un'occhiata. In che veste?
Dice che i genitori lo hanno delegato ad assistere all'interrogatorio.
Maria abbass la voce. venuto con Buddy Conford.
Ti ringrazio disse e chiuse la comunicazione. Si abbandon contro lo
schienale e fiss Lena.
Cosa c'? disse lei.
Mark ha dimostrato un certo interesse per te. Non so, ma devi fare at-
tenzione.
Non c' nessun feeling disse lei con un filo di imbarazzo.
Forse trasferisce i suoi sentimenti su di te, perch ha la madre malata.
Lena si strinse nelle spalle. Se lo dici tu. Vogliamo procedere?

Buddy Conford aveva avuto una vita a dir poco difficile. A diciassette
anni aveva perso la gamba destra in un incidente d'auto. Poi un occhio,
portato via dal cancro, e un rene, sforacchiato dalla pistola di un cliente in-
soddisfatto. Eppure sembrava che le menomazioni, invece che indebolirlo,
lo avessero reso pi forte. Lottava come un mastino quando si accaniva su
una causa, ma aveva anche il senso della misura e, a differenza di tanti av-
vocati, sapeva distinguere i torti dalle ragioni. Aveva aiutato J effrey in pi
di un'occasione e lui si augur che fosse intenzionato a farlo anche per l'in-
terrogatorio di Mark Patterson.
Buongiorno capo esord il pastore Fine. Voglio ringraziarla per a-
vermi concesso di assistere all'interrogatorio. La madre di Mark ulte-
riormente peggiorata e mi ha chiesto di sostituirla.
J effrey annu ed evit di fargli notare che non aveva alternative. Qua-
lunque reato avesse commesso Mark, dal punto di vista procedurale era
ancora un bambino. Se poi si arrivava a un processo, sarebbe toccato alla
corte decidere come considerarlo.
Avete notizie della sorella? domand Fine.
No rispose J effrey. Fiss Mark per cercare di capire cosa gli passasse
per la testa. Aveva un aspetto orribile e il livido sull'occhio si stava scu-
rendo. Il labbro inferiore era spaccato e gli occhi erano rossi come quelli di
Lena. La tuta arancione che gli avevano fatto indossare lo faceva sembrare
ancora pi pallido.
Sembrava anche pi piccolo, come se si fosse rattrappito. Teneva le
spalle incurvate e, anche accanto a Buddy Conford che non era certo un
colosso, sembrava fatto di niente.
Mark? lo riscosse J effrey.
Mark mosse le labbra in silenzio e tenne gli occhi fissi sul tavolo, come
se non volesse riconoscere in che situazione si trovava. J effrey prov quasi
compassione per lui e pens che Sara aveva ragione. Qualunque cosa aves-
se fatto, era pur sempre un ragazzo.
Buddy sfogli il suo fascicolo: Di che cosa lo accusate, capo?.
Aggressione disse J effrey continuando a fissare Mark. Ha colpito Sa-
ra in viso.
Buddy si accigli e guard il suo cliente. Sara Linton? domand sor-
preso. Buddy era cresciuto a Grant e, come tutta la gente del posto, prova-
va nei confronti di Sara un rispetto quasi reverenziale, data la sua dedizio-
ne ai piccoli della comunit.
Da sotto il tavolo sal un rumore di ferraglia. Mark era ammanettato e
J effrey immagin che stesse picchiando le manette contro le gambe. Un
modo di sfogare la tensione abbastanza comune tra gli individui sotto in-
terrogatorio.
Ha aggredito Sara Linton di fronte a una decina di testimoni precis
J effrey ignorando il rumore. Stava anche minacciando la sorella.
Oh, oh fece Buddy chiudendo il fascicolo. E quei lividi se li fatti
prima o dopo l'arresto?
Prima rispose Lena categorica, e a bassa voce farfugli: ...idiota.
Buddy le lanci un'occhiata di riprovazione. Abbiamo testimoni che lo
confermano?
Abbiamo delle fotografie intervenne J effrey. Prese le fotografie che
gli aveva consegnato Lena e le pass a Buddy allungando il braccio sopra
il tavolo. Bast quel gesto a far trasalire Mark e J effrey fu di nuovo colpito
dalla sua fragilit.
Buddy diede una scorsa alle foto senza guardare il ragazzo. E allora chi
lo ha ridotto cos? domand a J effrey.
Questo devi dircelo tu rispose J effrey.
Mark era sempre a testa bassa e faceva sferragliare le manette scandendo
i colpi come un metronomo. Buddy restitu le fotografie. Non mi pare che
abbia voglia di parlare disse.
Lena fece un tentativo: Che ti succede Mark?.
Mark alz gli occhi, quasi stupito che Lena gli rivolgesse la parola. Smi-
se di agitare le manette e rimase immobile, in attesa che lei continuasse.
Con un tono dolce che J effrey non le aveva mai sentito, e come se fosse-
ro loro due soli nella stanza, Lena disse: Mark. Cosa c' che non va?.
Lui continu a fissarla. Adesso il respiro era affannato.
Chi ti ha colpito? domand lei con lo stesso tono accorato. Avvicin
la mano e Mark sollev le sue in modo che lei potesse toccarle. Quando
Lena le strinse nella sua gli sfugg un singhiozzo.
Buddy lanci un'occhiata perplessa a J effrey e lui scosse la testa per
convincerlo a non intervenire. Dave Fine era ammutolito, teneva gli occhi
inchiodati sulle mani di Lena e Mark.
Lena accarezz col pollice il tatuaggio e J effrey non ebbe bisogno di
guardare gli altri per sapere che erano sconcertati. La tensione si percepiva
nell'aria.
Lena non si lasci intimidire. Che ti succede Mark? Dimmelo.
Gli affiorarono le lacrime agli occhi. Dovete trovare Lacey.
La troveremo lo rassicur.
Dovete trovarla prima che le capiti qualcosa di brutto.
Cosa le pu capitare, Mark?
Scroll il capo e ruppe in singhiozzi. troppo tardi. Adesso nessuno la
pu aiutare.
Sai chi pu averla portata via? Hai riconosciuto la macchina?
Scosse di nuovo la testa. Voglio vedere mia madre.
Lena deglut con fatica e J effrey si rese conto che la fragilit di Mark la
stava contagiando.
Voglio solo rivedere mia madre ripet Mark sotto voce.
Dave Fine allung la mano per accarezzarlo, ma Mark si butt indietro
di scatto, tanto che Buddy dovette trattenergli la sedia perch non si ribal-
tasse.
Tu non mi toccare! grid scattando in piedi.
Lena si alz con lui e gli and vicino. Cerc di prenderlo per il braccio
ma lui balz indietro, and a sbattere contro la parete e si rintan nell'an-
golo. Lena gli pos una mano sulla spalla e gli sussurr qualcosa.
Mark disse Dave Fine con le mani alzate. Calmati, figliolo.
Perch non sei da mia madre? strill Mark. Dov' il tuo Dio, quando
mia madre sta morendo?
Andr da lei stasera stessa disse Fine con la voce tremante. Mi ha
chiesto lei di venire qui.
E perch non c'era nessuno a proteggere Lacey? lo aggred Mark.
Dove eravate, quando se la sono portata via?
Fine abbass gli occhi e J effrey immagin che anche lui si sentisse in
colpa per Lacey.
Io non ho bisogno di te continu Mark con la voce rotta. la mam-
ma che ha bisogno di te. Che ci fai qui? Tanto non puoi fare niente,
Mark...
Vai ad aiutare mia madre!
Fine apr la bocca per dire qualcosa, poi parve cambiare idea.
Mark scroll il capo e si guard in giro, Lena gli pos la mano sulla
spalla e lo ricondusse alla sedia.
Buddy batt le nocche sul tavolo per richiamare l'attenzione di J effrey,
poi indic la porta.
J effrey si alz e fece segno a Fine di fare lo stesso. Il pastore esit, poi
ubbid e segu i due in corridoio.
Maledizione! sbott Buddy, poi si ricord di Fine. Mi perdoni, pa-
store.
Fine annu e affond le mani nelle tasche. Sbirci dal vetro della porta e
guard Lena che parlava con Mark. Pregher per la sua anima borbott.
Buddy si appoggi di peso alla stampella. Che diavolo sta succedendo
l dentro, capo?
J effrey non sapeva cosa rispondere. Domand: Pastore Fine, lei ci capi-
sce qualcosa?.
Io? disse Fine allibito. Io non ne ho idea. L'ultima volta che ho visto
Mark mi sembrava a posto. Era distrutto per sua madre, ma non si compor-
tava cos.
Quando stato? domand J effrey.
Ieri sera all'ospedale. Stavo pregando con Grace.
E cosa sa dirmi di J enny Weaver?
J enny Weaver? domand Fine sinceramente stupito.
Lei ha detto di essere andato a casa sua un paio di volte intorno a Nata-
le.
Oh, certamente conferm Fine. Brad mi aveva chiesto di passare a
trovarla. Aveva smesso di frequentare la chiesa e lui era preoccupato che
qualcosa non andasse.
E aveva indovinato?
Eh? S... Credo di s. Si accigli. Con me non voleva parlare. Nessu-
no di loro voleva parlare con me.
Loro chi? domand J effrey.
Fine indic la porta.
Mark e Lacey. Ne ho discusso con Grace, ma lei non poteva farci nulla.
Ribellioni adolescenziali, presumo. Scosse il capo, incupito. Molti ra-
gazzi lasciano la chiesa a quell'et, ma di solito ritornano qualche anno do-
po. Grace era preoccupata, cos ho cercato di parlare con lui.
E lui cosa ha detto?
Fine arross. Diciamo che ha usato delle parole che sua madre non do-
vrebbe mai sentire. Non aggiungo altro.
J effrey annu e decise di non insistere. Aveva sperimento il linguaggio di
Mark a sufficienza per sapere di cosa era capace. Pass oltre. Mi dica di
Grace. Come sta?
Molto male. Non credo che arriver alla fine della settimana.
J effrey pens a Mark che aveva chiesto di vedere la madre. Fino a que-
sto punto?
S rispose Fine. Ormai non possono fare nulla per lei, a parte rispar-
miarle il dolore. Torn a guardare la porta. Non so come faranno senza
la loro mamma. Sono distrutti.
A Natale lei non andato in montagna con i ragazzi, dico bene?
Fine scosse la testa. Sono rimasto qui. Non mi occupo quasi mai delle
gite. Abbiamo un ministro che segue i giovani. Brad Stephens.
Ho gi parlato con lui.
un ottimo ragazzo disse Fine. Speravo che servisse da esempio agli
altri.
Lei ha fatto anche consulenza psicologica a Mark.
Per poco tempo rispose. Non si apriva molto. Potrei riguardare gli
appunti e vedere se c' qualcosa che le pu interessare.
Gliene sarei grato. Dove sar domani mattina?
All'ospedale, presumo. Guard l'orologio. Ci vorrei tornare anche
stasera, a meno che lei non abbia altre domande.
No. Vada pure disse J effrey. Domani verr all'ospedale verso le die-
ci. Porti gli appunti.
Mi dispiace di non essere stato di grande aiuto si scus. Strinse la ma-
no a J effrey e a Buddy e se ne and.
Buddy lo guard uscire poi disse a J effrey: Non mi piace come si stan-
no mettendo le cose tra la tua detective e il mio cliente.
Lui finse di non capire e spost l'argomento. Questa notte lo metter
sotto stretta sorveglianza, non vorrei che tentasse il suicidio.
Buddy non abbocc. Non mi hai risposto.
J effrey diede un'occhiata dentro la stanza. Lena era riuscita a far sedere
Mark, gli accarezzava la schiena e lui stava piangendo.
Questo episodio in qualche modo collegato alla morte di J enny Wea-
ver.
Oh, merda sbrait Buddy. Picchi per terra con la stampella. Grazie
tante per l'informazione riservata, capo.
Credevo non sapessi che il ragazzo lo stesso che la Weaver voleva
uccidere.
S, ma imputato solo di aggressione.
Questo ovvio disse J effrey. Cio. Non ovvio affatto.
Ti dispiacerebbe essere un po' pi chiaro?
J effrey sbirci di nuovo nella stanza. Lena teneva ancora la mano sulla
spalla di Mark e lo consolava.
Sinceramente, Buddy, non ho idea di cosa stia succedendo.
Cominciamo dall'inizio.
J effrey infil le mani in tasca. La neonata che abbiamo trovato alla pi-
sta di pattinaggio disse, e Buddy annu per farlo continuare.
Pensiamo che il padre sia Mark.
Buddy continu ad annuire. Ha una sua logica.
E pensiamo che la madre possa essere sua sorella.
Quella che si sono portati via?
Esatto. Si sent stringere lo stomaco al pensiero di quello che poteva
succedere a Lacey Patterson.
Avevo immaginato che la madre fosse J enny Weaver disse Buddy.
No. Sara ha fatto l'autopsia. J enny non era la madre. Gliss sugli altri
particolari scoperti da Sara.
Dottie Weaver non si ancora fatta viva con me disse Buddy. Il sin-
daco ha i sudori freddi.
Avr rimandato a dopo il funerale. Gli venne in mente che non sapeva
per quando era stato fissato. Probabilmente Sara non era stata invitata, dato
che non gliene aveva parlato.
Funerale o no, voglio la tua deposizione entro domani. Metti tutto per
iscritto, adesso che hai la memoria fresca.
Non credo che me lo dimenticher tanto facilmente, Buddy. Sapeva
che la morte di J enny lo avrebbe accompagnato per il resto della vita.
Che altro hai scoperto? continu Buddy. Smettila di fare il prezio-
so.
J effrey affond le mani nelle tasche. Mark ha un tatuaggio sulla mano.
Quel cuore?
S. il simbolo di qualcosa.
Pornografia infantile lo anticip Buddy.
Come lo sai?
Ho un altro cliente che ce l'ha identico disse. L'hanno beccato un
paio di settimane fa ad Augusta. Ho accettato di difenderlo perch dovevo
un favore a un amico.
Di che cosa accusato?
Buddy si guard in giro, in dubbio se rispondere o no.
Io non mi sono tirato indietro, Buddy gli fece notare J effrey.
E va bene, d'accordo. Una storia di coca. Non molta roba, ma quanto
basta perch passi per spaccio. Ha fornito delle informazioni per levarsi
dai guai.
Ne ho sentito parlare. Distribuzione di materiale pornografico, non
vero?
Buddy annu.
E ha spifferato tutto per scampare la galera concluse J effrey.
Tombola! Come l'hai saputo?
Nel solito modo disse J effrey, che non voleva rivelare la sua fonte.
Cerc di cambiare discorso. Che fine ha fatto la tua gamba? Indic il
pantalone floscio sotto il ginocchio.
Merda sospir Buddy. Se l' fregata la mia ragazza. Non me la vuole
restituire.
E tu cosa avevi combinato?
E bravo il mio poliziotto. Si appoggi alla stampella con un sorriso i-
ronico. Sempre pronto ad accusare la vittima.
J effrey rise. Vuoi che ci metta una buona parola?
Buddy lo guard sospettoso. Lascia stare, me la cavo da solo disse.
Mi racconti o no come l'hai saputo?
No rispose J effrey. Guard di nuovo dentro la stanza. Mark stava con
la testa sul tavolo e Lena gli era seduta accanto e gli teneva la mano.
J effrey apr la porta. Lena. Indic il corridoio per invitarla a uscire.
Lena stava per chiedergli che la lasciasse rimanere, ma cambi idea. Si
alz e, senza guardare o toccare Mark, usc.
Cosa ti ha detto? le domand J effrey.
Niente rispose. Vuole andare a trovare sua madre all'ospedale.
Tu vai pure a casa disse J effrey e senza darle il tempo di obiettare en-
tr nella stanza seguito da Buddy.
Mark cominci J effrey sedendo sulla sedia lasciata vuota da Lena.
Sappiamo del tatuaggio.
Mark non alz neppure la testa.
Sappiamo cosa significa.
Buddy si mise sull'altro lato del tavolo e si appoggi contro il bordo.
Ragazzo, nel tuo interesse che ci racconti come stanno le cose.
Mark, hai idea di chi si preso tua sorella? domand J effrey. Nessuna
risposta. Mark, noi pensiamo che sia in mano a gente malvagia. Gente
che pu farle del male. Tu ci devi aiutare.
Silenzio.
J effrey non si dette per vinto. Mark, la dottoressa Linton ci ha detto che
Lacey stava male quando arrivata alla clinica.
Finalmente Mark tir su la testa e si stropicci gli occhi. Prese a fissare
la parete di fronte dondolandosi avanti e indietro.
Lacey era incinta? Della neonata trovata al pattinaggio? azzard J ef-
frey.
Lui continu a dondolarsi come se fosse ipnotizzato dalla parete.
Sei tu il padre del bambino?
Mark continu a fissare il muro. J effrey gli pass una mano davanti agli
occhi, ma senza risultato.
Mark? cerc di riscuoterlo. Poi a voce pi alta: Mark?.
Mark non mosse ciglio.
Mark? ripet facendo schioccare le dita.
Buddy gli pos una mano sulla spalla, ma il ragazzo non reag. Rasse-
gnato, disse: Credo che dovremmo chiamare un medico.
Sara pu...
No lo ferm Buddy. Per oggi basta con Sara.

Erano le dieci quando J effrey lasci la centrale. Aveva passato quasi due
ore a chiamare tutti i distretti di polizia dello stato per sincerarsi che aves-
sero ricevuto il volantino segnaletico di Lacey e l'avviso relativo alla
Thunderbird nera. Molti degli agenti con cui aveva parlato ne avevano ap-
profittato per fornirgli dettagli sui casi che avevano sotto mano. Lui aveva
fatto del suo meglio per non deluderli, aveva risposto alle domande e fatto
i commenti del caso bench fosse convinto di non poterli aiutare. Era pi
probabile che una macchina di pattuglia di Griffin incappasse nella Thun-
derbird nera, piuttosto che J effrey scovasse un televisore megaschermo ru-
bato in casa della madre di un sergente di polizia. Ci nonostante si era
appuntato diligentemente il numero di serie e lo aveva ripetuto.
A dispetto di quello che aveva confessato a Nick, aveva anche tentato
una ricerca autonoma su internet. Con l'aiuto di Brad aveva trovato centi-
naia di siti frequentati dai pedofili. Al terzo sito Brad era gi bianco come
un cencio, cos l'aveva congedato e aveva continuato a navigare da solo.
Nonostante la sua scarsa competenza, era riuscito a individuare i link tra
un sito e l'altro e aveva scoperto una quantit di immagini di bambini in
posizioni oscene. Quando si era deciso a uscire dal sistema sentiva il biso-
gno di farsi una doccia per ripulirsi la mente. Sara aveva ragione. Forse
uno stacco dall'indagine poteva fargli vedere le cose con pi chiarezza. Per
il momento brancolava nel buio.
Nel tragitto fino alla casa di Sara cerc di non pensare a quello che ave-
va visto sul computer. Prima di andarsene dalla centrale le aveva telefona-
to per informarla che non c'erano novit su Lacey e per sapere se aveva
ancora voglia di vederlo. Per sua fortuna non aveva cambiato idea. Imboc-
c il vialetto e not che Sara aveva lasciato accese le luci per lui. Quando
scese dalla macchina lo accolse il suono morbido di una musica jazz che
proveniva dalla casa. Sara doveva averlo visto arrivare, perch apr la porta
prima che lui avesse il tempo di suonare e quando se la vide davanti tutto
quello che gli aveva affollato la mente negli ultimi giorni svan come per
incanto.
Ciao disse Sara con un lieve sorriso sulle labbra.
J effrey ammutol, incapace di fare altro che guardarla. Sara aveva sciolto
i capelli sulle spalle, in onde pi morbide e lucide del solito. Indossava un
abito nero di seta che le fasciava il corpo a meraviglia ed evidenziava le
sue curve perfette. Un lungo spacco laterale lasciava intravedere la gamba
nuda. I tacchi alti le inarcavano dolcemente il piede che sembrava chiedere
un bacio.
Lei lo prese per mano e lo condusse dentro. Lui la ferm nell'atrio e l'at-
tir a s. I tacchi la alzavano di almeno otto centimetri e Sara si appoggi
alla sua spalla e si sfil le scarpe per ritornare all'altezza dei suoi occhi.
Cos va meglio? domand. Dato che lui non rispondeva si abbandon
contro di lui e lo baci sulle labbra. J effrey tenne gli occhi aperti finche
pot, poi assapor con volutt la sua bocca dolce che sapeva di vino e
cioccolata e chiuse la porta senza smettere di guardarla. Non ricordava di
averla mai vista cos bella, nonostante il cerotto sulla fronte.
Non si parla di quello che abbiamo fatto oggi, n di quello che dovre-
mo fare domani disse lei.
J effrey riusc solo a muovere la testa in segno di assenso.
Sara si scost per guardarlo negli occhi: Hai perso la lingua?.
Lui si port una mano sul petto e a prov a dar voce a quello che stava
provando. A volte cominci, dimentico quanto sei bella... e quando ti
rivedo... Lasci la frase a met, in cerca delle parole giuste. Mi fai man-
care il respiro.
Sara lo guard, divertita dal tono appassionato.
Ti amo Sara disse J effrey. Ti amo da morire.
Lei si sforz di trattenere un sorriso e J effrey la am ancora di pi per
questo. Da quando la conosceva non era mai stata capace di accettare un
complimento.
Ne deduco che il mio vestito ti piace.
Mi piacerebbe di pi sul pavimento.
Sara fece un passo indietro, port le mani dietro la schiena e cominci
ad armeggiare. Il vestito scivol a terra lasciandola completamente nuda di
fronte a lui.
J effrey la guard stranito, quasi spaventato dalla violenza del suo deside-
rio. Si mise in ginocchio e la baci fino a che lei non fu pi in grado di
reggersi in piedi.

MERCOLED

12

Lena stava sognando, sentiva il rumore di un martello che batteva un
chiodo. Quando si rigir nel letto e apr gli occhi, quasi si aspettava di ve-
dere la sua mano inchiodata al pavimento, invece vide Hank che stava
scardinando la porta della sua camera da letto.
Balz a sedere e strill: Che cazzo stai facendo?.
Ti ho detto che le cose devono cambiare rispose continuando a battere
per liberare il cardine.
Ges Cristo esclam Lena. Si port le mani alle orecchie per proteg-
gersi dal rumore. Guard la sveglia sul comodino. Non sono neanche le
sei strill. Oggi non devo andare al lavoro prima delle nove.
Cos avremo pi tempo disse lui sollevando il chiodo che tratteneva il
cardine.
Ti stai portando via la porta? Si protesse col lenzuolo nonostante a-
vesse addosso una tuta pesante. Chi ti credi di essere?
Hank la ignor e pass al cardine superiore.
Smettila ordin Lena. Balz gi dal letto tirandosi dietro il lenzuolo.
Hank continu a lavorare. Da oggi si cambia annunci.
Cambia cosa?
Infil la mano nella tasca dei pantaloni, tir fuori un foglio ripiegato e
glielo pass. Tieni.
Lena spieg il foglio ma era troppo furiosa per riuscire a leggere. Si ri-
cord di quando era adolescente e Hank non voleva che frequentasse un
certo ragazzo. Per impedirle di sgattaiolare fuori di notte, le aveva inchio-
dato le finestre della camera da letto. E quando lei gli aveva fatto notare
che cos le impediva una via di fuga in caso di incendio, lui aveva risposto
che preferiva vederla bruciare viva, piuttosto che rovinata da quel poco di
buono.
Prov a strappargli di mano il martello, ma inutilmente. Non sono una
bambina, maledizione protest.
Tu sei la mia bambina disse Hank. Elimin l'ultimo chiodo e la porta
cadde a terra. Ti ho tenuta tra queste braccia disse posando il martello e
mostrando le mani. Ti ho cullato di notte quando piangevi come un'osses-
sa. Ti ho preparato la colazione da portare a scuola e ti ho prestato i soldi
per l'anticipo su questa casa.
Te li ho restituiti fino all'ultimo centesimo.
E questi sono gli interessi. Afferr la porta, la sollev con un grugnito
e and a posarla in corridoio.
Lena lo guardava senza capire. Perch lo fai? frign. Hank, ti prego,
smettila.
Niente pi segreti in questa casa brontol appoggiando la porta alla
parete. Quello il nuovo regolamento, leggi, piccola.
Te lo puoi scordare. Non far nulla di nulla. Lanci in aria il foglio.
Questo lo vedremo. Acciuff il foglio prima che arrivasse a terra. Tu
farai tutto quello che c' scritto qui, tutti i giorni che Dio manda in terra.
Altrimenti vado a parlare col tuo capo. Che ne dici?
una minaccia?
Considerala una minaccia, se vuoi. Entr nella stanza, apr di furia un
cassetto del com, frug tra la biancheria, lo richiuse con un colpo e pass
al successivo.
Cosa stai facendo?
Ecco qui. Tir fuori un paio di pantaloncini da corsa e una maglietta.
Infilati questa roba e fatti trovare da basso fra cinque minuti.
Lena lo guard e solo allora not che non aveva i soliti jeans con una
delle sue camicie hawaiane. Si era messo una maglietta bianca con la scrit-
ta pubblicitaria di una birra e un paio di pantaloncini che sembravano nuo-
vi di zecca, con le pieghe della confezione ancora evidenti. Ai piedi aveva
delle scarpe da ginnastica altrettanto nuove, infilate sopra calzettoni bian-
chi che gli arrivavano al ginocchio e facevano sembrare le gambe ancora
pi pallide.
Da basso a fare che? domand lei incrociando le braccia.
Si va a correre.
Tu vuoi venire a correre con me? Non riusciva a credere che un pigro
come Hank, con i muscoli di un vecchio in sedia a rotelle, volesse all'im-
provviso mettersi a fare del moto. Per lui era gi tanto andare a piedi fino
alla cassetta delle lettere.
Fra cinque minuti tagli corto e se ne and.
Bastardo ringhi Lena tra i denti, incerta se seguirlo o no. Era cos fu-
riosa che faticava a coordinare i movimenti, ma in qualche modo si lev i
pantaloni della tuta e si infil i pantaloncini.
Testa di cazzo borbott infilando la testa nella maglietta. Non aveva
scelta, e proprio questo la mandava in bestia. Se Hank riferiva a J effrey
anche solo la met delle fesserie che aveva combinato la sera prima, tempo
un'ora si sarebbe ritrovata senza lavoro.
Si decise a dare una scorsa al "nuovo regolamento" di Hank. Comincia-
va con Esercizio fisico quotidiano e finiva con Pasti regolari a colazio-
ne, pranzo e cena.
Lanci allo zio tutte le maledizioni e gli improperi che aveva imparato in
dieci anni di servizio nella polizia. Termin con un ...lurido figlio di put-
tana, poi agguant le scarpe e scese di sotto.

Lena sedeva nell'ufficio di J effrey con lo sguardo fisso all'orologio sulla
parete. Il capo era in ritardo di dieci minuti, cosa mai successa, per quel
che lei riusciva a ricordare. Dopo tutto era contenta che non fosse ancora
arrivato perch aveva bisogno di riprendersi dalla corsa con Hank. Il vec-
chio aveva tirato fuori energie insospettabili e dal primo passo fuori di casa
era passato avanti e non si era pi fatto raggiungere. Doveva riconoscere
che parte della sua cocciutaggine le veniva da Hank. Era come lei: se si
metteva in testa di fare qualcosa, nessuno lo fermava pi. Anche quando
Lena si era fermata, con i polmoni in fiamme e lo stomaco in subbuglio
per tutti gli aminoacidi che i muscoli stavano rilasciando, lui non si era da-
to per vinto e aveva continuato a correre sul posto a denti stretti, in attesa
che lei lo raggiungesse.
Salve disse J effrey precipitandosi dentro l'ufficio. Aveva la cravatta
sciolta sotto il colletto aperto e la giacca sul braccio.
Salve disse Lena alzandosi in piedi.
Le fece segno di accomodarsi. Scusa il ritardo disse. Il traffico.
Dove? domand Lena stupita, dato che in citt capitava di trovare
traffico solo intorno alla scuola e solo a certe ore.
J effrey non rispose. Sedette alla scrivania e si abbotton il colletto con
una mano. Lena non ci avrebbe giurato, ma le parve di vedere una chiazza
rossa sul collo.
Domand: Nessuna notizia di Lacey?.
No rispose annodando la cravatta. In macchina ho telefonato a Dave
Fine. Ha gli appunti delle sedute che ha tenuto con Mark.
E li rende pubblici con tanta facilit? Si congratul con se stessa per
non aver parlato al pastore dei suoi problemi.
Gi fece J effrey lisciandosi la cravatta. Mi sono stupito anch'io.
Lena si mise a braccia conserte e fiss il suo capo. Aveva qualcosa di
diverso dal solito, ma non riusciva a capire cosa.
Lo devo incontrare all'ospedale alle dieci continu J effrey. Guard l'o-
rologio. Sono gi in ritardo.
Non avevi detto che dovevo venire con te?
No. Tu e Brad accompagnate Mark a casa. Trovagli dei vestiti puliti,
dagli il tempo di fare una doccia, poi portalo in ospedale.
Perch?
Ieri sera sua madre molto peggiorata spieg. Fine dice che proba-
bilmente se ne andr in mattinata. Tamburell le dita sulla scrivania.
Qualunque cosa abbia fatto quel ragazzo, non sar io a impedirgli di ri-
vedere sua madre per l'ultima volta.
Lena si intener ma cerc di non darlo a vedere.
Bada di non andare senza Brad la avvert J effrey puntandole l'indice
addosso. Non voglio che tu rimanga sola con Mark. Sono stato chiaro?
Fu tentata di protestare, ma cap che il capo aveva ragione. Neppure a lei
andava di rimanere sola con Mark. Era troppo selvatico. E forse era vero
che lei si identificava troppo con quel ragazzo.
Lena? la richiam J effrey.
Lena si raschi la gola e rispose: S, signore.

Come al solito, Brad attravers la citt nel pi rigoroso rispetto dei limiti
di velocit. Lena cerc di mascherare l'insofferenza e nello stesso tempo di
ignorare la presenza di Mark sul sedile posteriore. Anche senza guardarlo,
percepiva il suo sguardo fisso su di lei. J effrey aveva stabilito che doveva
essere il padre ad annunciare al ragazzo la morte imminente della madre,
ma stare seduta in macchina, a un metro di distanza da lui, senza dirgli nul-
la, la faceva sentire in colpa. Nonostante la grata di sicurezza che separava
i sedili, si sentiva esposta, come se da un momento all'altro Mark potesse
afferrarla di forza e pretendere che gli spiegasse cosa stava succedendo.
A quanto pareva, i farmaci che il medico gli aveva somministrato la sera
prima avevano sortito qualche effetto, perch Mark aveva recuperato tutto
il suo spirito provocatorio: quando Lena gli aveva messo le manette, aveva
cercato di strusciarsi addosso a lei, e quando lo aveva sospinto verso la
macchina si era messo a mugolare con intenzione. L'atteggiamento cata-
tonico del giorno prima era scomparso.
Fa un caldo insopportabile disse Brad. Svolt a sinistra lasciandosi al-
le spalle Main Street.
Hai ragione disse Lena, che sentiva il bisogno di intavolare una con-
versazione. Fa pi caldo dell'anno scorso.
vero continu Brad. Io mi ricordo che quand'ero piccolo non face-
va mai cos caldo.
Anch'io me lo ricordo.
Il condizionatore arrivato che avevo gi dodici anni.
Noi l'abbiamo messo quando ne avevo quindici disse Lena lasciandosi
sfuggire un sorriso. Le torn in mente quel giorno, lei e Sibyl si erano in-
chiodate davanti al piccolo apparecchio fino a farsi gelare la faccia.
Al massimo chiedevamo a mio padre di annaffiarci con la pompa del
giardino disse Brad con un risolino. Mi ricordo che una volta... c'era an-
che mia cugina Bennie...
A quel punto Mark tir un pugno alla grata di separazione e grid: Ba-
sta con queste stronzate.
Brad fren e si volt a guardarlo: Provati a rifarlo e vedrai disse quasi
minaccioso.
Lena non lo aveva mai visto cos aggressivo, fino a quel momento non si
era resa conto che Brad non riusciva a sopportare Mark Patterson.
Datti una calmata, sbirro lo rintuzz Mark.
Lena si gir quel tanto necessario per lanciargli un'occhiata e per tutta ri-
sposta Mark si lecc le labbra con volutt. Lei torn subito a guardare a-
vanti, per non tradirsi con lo sguardo, ma nel profondo si sent toccata.
Per il resto del tragitto Brad rimase zitto e Lena gli indic la strada pun-
tando il dito per evitare di parlare.
Cercava di dimenticarsi che dietro c'era Mark ma era una presenza in-
combente, a tratti le sembrava di sentire il suo fiato sul collo.
quella disse alla fine indicando la roulotte. Balz gi dalla macchina
prima che Brad si fermasse del tutto. I muscoli indolenziti protestarono e
per l'ennesima volta maled Hank che l'aveva costretta a correre.
Brad apr la portiera del sedile posteriore: Hai intenzione di comportarti
bene? disse al ragazzo.
Mark scese di malavoglia, con molta lentezza, e tirandosi in piedi si ac-
cost a Brad e gli sussurr qualcosa che Lena non riusc a sentire. Qualun-
que cosa fosse, fece arrossire Brad fino alle orecchie.
Attento a come parli lo avvert, ma era cos sconcertato che non riusc
a suonare minaccioso. Non sapendo che altro dire lo afferr per le manette
e lo trascin verso la roulotte.
Di fronte alla porta, Lena tir fuori il mazzo di chiavi che avevano re-
quisito a Mark al momento dell'arresto. Le aveva portate immaginando che
ci fosse anche quella di casa.
la terza disse Mark. Quella col bordo verde. Poi sussurr a Brad
con un sorriso sornione: Ti inculerei tutto, bel biondino.
Brad contrasse la mascella e fiss la porta come se volesse perforarla
con lo sguardo.
Lena trov la chiave e la infil nella serratura. Quando la porta si apr li
accolse l'aria fresca del condizionatore.
Mark si ferm sulla soglia e chiuse gli occhi per godersi il profumo di
lill sprigionato dai filtri.
Muoviti disse Brad spingendolo dentro.
Lena lo guard allibita, non riusciva a capire cosa gli avesse preso. Di
solito era la persona pi mite del mondo.
Levagli le manette disse.
Brad scroll il capo. meglio di no.
Lena incroci le braccia. Come fa a lavarsi e a vestirsi, con le manette
ai polsi?
Mark strizz l'occhio a Brad. Venga con me, agente. Cos mi strofina la
schiena.
Senza stare a pensarci Lena gli moll uno scappellotto. Finiscila disse
esasperata. Poi rivolta a Brad: Perch non vai a tenere d'occhio la porta
sul retro, nel caso gli venga l'idea di squagliarsela?.
Brad parve sollevato dalla proposta e fil via senza dire una parola.
Che cosa gli hai detto prima? domand Lena a Mark.
Gli ho solo detto che potevo dargli una mano a liberarsi dallo stress che
lo affligge.
Ges sospir Lena, Perch lo tormenti?
Perch no? disse con un'alzata di spalle.
Lena prese la chiave delle manette e gli fece segno di avvicinarsi. Mark
tenne i polsi contro l'inguine in modo che lei fosse costretta a toccarlo per
manovrare la chiave.
Tira su le mani gli ordin.
Lui sospir in modo teatrale, ma ubbid. A lei piace essere incatenata?
domand.
Ti do dieci minuti per la doccia disse Lena levandogli le manette.
Non costringermi a venirti a cercare perch potresti pentirtene.
Mhm... fece lui. Sembra promettente.
Lena agganci le manette alla cintura. Dieci minuti ripet. Si doman-
d se qualche ora prima Hank avesse provato la stessa soddisfazione im-
partendole i suoi ordini. And al divano, prese una rivista e si mise seduta.
Mark rimase a guardarla dalla cucina per un tempo che a lei parve intermi-
nabile, ma alla fine si decise ad andare in camera sua. Qualche minuto do-
po Lena ud scorrere l'acqua nella doccia. Chiuse la rivista con una piace-
vole sensazione di sollievo. Si alz dal divano e appoggi le mani alla
mensola del caminetto per stirare i muscoli. La infastidiva l'idea che le
gambe le facessero tanto male dopo una corsa che solo un anno prima l'a-
vrebbe lasciata indifferente. Non poteva essere cos debole. Doveva asso-
lutamente rimettersi in forma.
Prese dalla mensola una delle fotografie incorniciate. Ritraeva Mark e
Lacey al parco dei divertimenti. Sorridevano entrambi, Mark teneva il
braccio sulla spalla della sorella e lei gli cingeva la vita. Doveva essere sta-
ta fatta almeno tre anni prima. Sembravano felici.
L eravamo a Six Flags disse Mark.
Lena non gli lasci capire che l'aveva spaventata. Mark era a poco pi di
un metro da lei e aveva addosso solo l'asciugamano, stretto attorno alla vi-
ta.
Vai a vestirti gli ordin.
Lui rilass le labbra in un sorriso indolente che la fece sentire un'idiota.
Avrebbe dovuto controllare cosa faceva in camera.
Che ti prende? gli domand.
Sto da dio. Ridacchi e si lasci cadere sul divano.
Mark. Alzati. Vai a vestirti.
Lui la fiss a labbra socchiuse.
Cosa c'?
Continu a fissarla. Cosa si prova?
Cosa si prova? Che vuoi dire?
Le guard le mani e Lena incroci le braccia perch non vedesse le cica-
trici. No disse scuotendo la testa.
Mio padre mi ha raccontato tutto.
E di sicuro ci ha provato gusto.
Mark corrug la fronte. Non credo proprio. Teddy non il tipo che si
eccita con queste cose. Not la sua faccia stupita e aggiunse: Il vecchio
Ted a posto. Niente fantasie.
Lena torn a guardare la fotografia. Vestiti, Mark. Non abbiamo tempo
per queste cose.
Lei mi dice il suo segreto e io le dico il mio.
Lena rise. Hai visto troppi film.
Dico sul serio.
Non credo, Mark.
Ud il clic di un accendino e si volt a guardarlo. Si stava accendendo
uno spinello.
Spegni quella roba.
Lui aspir a fondo senza obbedire. Disse: Non vuole sapere come stan-
no le cose?.
Voglio che ti vesti subito, dobbiamo andare da tua madre.
Mark si abbandon sul divano e sorrise. Ero convinto che avrebbe
premuto il grilletto, ieri sera.
Lena and a sedersi all'altra estremit del divano. Mi stavi guardando?
domand. Si sent colta in fallo, pi che oltraggiata.
Mark annu e prese una lunga boccata dallo spinello.
Dov eri?
Vicino al capanno. Quando arrivata, ho pensato che ci finisse addos-
so.
Lei arross di vergogna.
Quell'uomo era accanto alla casa. Temevo che mi vedesse, ma stava
guardando lei. Soffi sulla punta dello spinello. E suo padre?
Zio precis lei.
Mark prese un altro tiro e trattenne il fumo per qualche secondo. Espir
lentamente, poi domand: Che effetto fa tenere in bocca la canna di una
pistola?.
Che non ne vale la pena disse, cercando di controllare la voce. Per
questo non l'ho fatto.
E che effetto fa essere violentata?
Lena si guard intorno confusa, non si spiegava perch accettasse di par-
lare di quelle cose con un ragazzino.
Brutto. Scroll le spalle. Orribile.
Lui rise. Immagino.
No, non te lo immagini disse Lena. Poi, per riprendere il controllo sul-
la conversazione: Mark, perch non mi racconti che cosa successo?.
Ha gi ricominciato a fare sesso?
Non le and quel gi, come se fare sesso fosse inevitabile. Non sono
fatti che ti riguardano rispose, stupita di riuscire a parlarne senza imba-
razzo. Per la prima volta dopo tanto tempo, aveva la sensazione di esercita-
re un controllo pieno su se stessa e sulle proprie emozioni. Si sentiva forte
e capace di gestire quel ragazzo. Le sembrava incredibile che solo il giorno
prima avesse cercato di uccidersi.
Spiegami che cosa sta succedendo disse.
Mia madre sta per morire rispose lui. Questo lo sa, no?
S. Abbass lo sguardo sulle mani perch lui non le leggesse negli oc-
chi la verit. di questo che vuoi parlare? Di tua madre?
Mark non rispose.
Tu sai dove si trova tua sorella?
La guard con gli occhi umidi, occhi ritornati all'improvviso infantili,
che sorpresero Lena.
Noi siamo molto simili, lo sa? disse.
In che senso?
Qui. Si port una mano sul petto. Cosa si prova a essere stuprate?
Lena scosse la testa, decisa a non farsi depistare. In che cosa siamo u-
guali Mark? Qualcuno ti ha fatto del male?
Gli balen qualcosa negli occhi e per un istante lei intravide tutto il do-
lore che lo opprimeva. Prov compassione, qualcosa di simile a un impul-
so materno, un sincero desiderio di proteggerlo, bench non fosse in grado
di proteggere neppure se stessa.
Chi ti ha fatto del male, Mark? lo incalz.
Mark allung un piede sul tavolino. Perch fa il poliziotto?
Perch voglio aiutare gli altri rispose, anche se non era pi del tutto
vero. Lascia che ti aiuti. Dimmi che cos' successo.
Scosse il capo. Cosa si prova? domand di nuovo. Quando la stupra-
vano. Che cosa provava?
Dimmi perch lo vuoi sapere e te lo dir.
Aspir un'altra boccata dallo spinello e lo termin. Si guard intorno in
cerca di qualcosa in cui buttare il mozzicone e Lena fece scivolare fino a
lui il portacenere che era sul tavolino.
Mark si scost dallo schienale e pos i gomiti sulle ginocchia. A volte
mi domando perch si fanno certe cose.
Anch'io disse lei. Per esempio, perch J enny voleva ucciderti?
Agit la mano. Non mi avrebbe ucciso.
E allora perch ti sei pisciato addosso?
Rise.
Perch voleva ucciderti, Mark?
Per impedirlo.
Impedire cosa?
Impedire a me? domand, come se Lena potesse avere una risposta.
Impedire a te di fare cosa? Aspett che parlasse, ma il ragazzo taceva.
Prov un'altra strada. Raccontami di quella sera con Carson e gli altri ra-
gazzi.
Si rabbui. Carson uno stronzo.
Perch hai costretto J enny ad andare a letto con loro?
Mica l'ho costretta io. Era lei che voleva. Cercava di farmi ingelosire,
di dimostrare che non significavo nulla.
Per l'hai fatta ubriacare.
Ma s... disse con un'aria annoiata.
Che cosa voleva impedire J enny? insistette Lena. L'altra sera al pat-
tinaggio. Che cosa voleva impedire?
Mark storse le labbra, era sul punto di dire qualcosa, ma si trattenne.
Domand: Crede che riuscirete a trovare mia sorella?.
Tu sai dove si trova?
Abbass gli occhi e Lena non riusc a capire se sapeva qualcosa o se
semplicemente si sentiva in colpa di non poter aiutare la sorella.
Si mise comoda, incroci le braccia e aspett che fosse lui a parlare.
A volte ho l'impressione di non essere vero cominci Mark. Per e-
sempio, che sono in una stanza, respiro l'aria, ma nessuno mi vede vera-
mente. Si strofin gli occhi. Allora penso che forse non sono davvero l,
che devo essere da qualche altra parte. Come, non so, che dovrei decidermi
a premere il grilletto, capisce?
Lena annu, conosceva quella sensazione.
Perch lei non l'ha fatto? le domand. Perch non ha premuto il gril-
letto?
Lena disse la verit per quel che riguardava la pistola, ma non parl del-
le pillole. Ho pensato al mio collega, a come mi avrebbe trovato la matti-
na dopo, e non me la sono sentita di fargli un torto simile.
Lei crede in Dio?
Non ne sono sicura rispose. E tu?
Scosse la testa.
Per questo hai smesso di frequentare la chiesa?
La guard con diffidenza. Non faccia il poliziotto con me.
Ma io sono un poliziotto, Mark disse con una voce pacata, per essere
persuasiva. Allung il braccio e gli pos la mano sulla spalla. Voglio sa-
pere che cosa successo. Perch J enny voleva ucciderti?
Mark sospir e si abbandon contro i cuscini. Era una ragazza cos dol-
ce. Le volevo bene davvero.
Lo so.
Veramente? domand. Voglio dire, lei sa davvero cosa significa vo-
ler bene a qualcuno?
Lena pens a Sibyl e disse: S, lo so.
Io no disse Mark. Cio, prima di J enny. Prima non sapevo cosa vo-
leva dire voler bene.
Tu vuoi bene a tua madre.
Rise. Un suono cupo che gli vibr in gola. Sta per morire, non vero?
Lena serr le labbra.
Io lo sento. Pos la mano sul cuore. L'ho sentito questa mattina, non
so come, ma ho capito che le mancava poco, che aveva deciso di arrender-
si. Cominci a piangere. Siamo in comunicazione, capisce? Io sento
quello che sente lei. Gir la testa per guardarla. Lei lo sapeva che sua
sorella sarebbe morta? C'era una vena di disperazione nella sua voce.
S ment Lena. In realt, al momento della tragedia lei stava tornando
da Macon, ignara di quello che stava per succedere. L'ho sentito qui dis-
se portandosi una mano sul cuore.
Allora lo sa. L'ha provata anche lei quella sensazione di vuoto.
Lei annu senza aggiungere altro.
Mark guard il soffitto e chiuse gli occhi. Lena osserv il suo profilo, il
naso affilato e la mascella ben disegnata. Le lacrime gli rigavano le guance
e gocciolavano sul petto.
La prima volta disse a bassa voce. Credo che sia stato al Ringrazia-
mento.
Lena rimase zitta per dargli tempo.
Lacey era in camera sua con J enny e io volevo in prestito uno dei suoi
CD. Sospir e il petto si sollev e si abbass con un piccolo gemito. Lei
ha cominciato a urlarmi addosso, come se le avessi chiesto chiss cosa.
Non so. Forse la mamma l'ha sentita strillare ed venuta a dirci di smetter-
la.
Lena si sent battere il cuore e preg che Brad non scegliesse proprio
quel momento per rientrare nella roulotte. Cerc di calcolare quanto tempo
era passato, ma non os guadare l'orologio e rimase nell'incertezza.
Lacey aveva la radio a tutto volume disse. La mamma non disse nul-
la. Come al solito. Perch era la sua preferita. Scroll il capo. Lacey in
realt buona, sa? Sar anche viziata, ma sotto sotto buona. di buon
cuore, come la mamma.
Lena attese. Cont fino a venticinque prima che Mark ricominciasse.
Dopo un po' venuta in camera mia disse. Forse aveva capito che mi
ero offeso. Voleva appianare le cose. Faceva sempre cos, voleva mettere
pace. Forse per questo che piaceva tanto a tutti, perch era buona. Gli
affior sulle labbra un sorriso, ma continu a tenere gli occhi chiusi. Mi
ha messo una mano sulla nuca e poi ha cominciato a baciarmi, non so per-
ch. Voglio dire, un bacio vero, lungo e profondo.
Lena cerc di ricordare quello che le aveva detto J effrey, doveva impe-
dire che le sue reazioni compromettessero il risultato della confessione, ma
il pensiero di Mark Patterson che baciava la sorellina le rivoltava lo stoma-
co. Voleva dire qualcosa, farlo smettere, non voleva portarsi dietro per la
vita il ricordo di quella storia, ma si impose di lasciarlo continuare.
Non so come successo il resto disse Mark. Insomma, ci stavamo
baciando, poi lei ha cominciato a strofinarmi, ed era cos bello. La guard
in cerca di approvazione. So che sbagliato, lo so. Ma era troppo bello.
Non volevo smettere.
Lena annu e cerc di controllare l'espressione. Aveva seri dubbi che La-
cey Patterson avesse sedotto suo fratello. Dire che la vittima "se l'era cer-
cata" era un luogo comune tra i violentatori.
Vedo che non mi capisce continu Mark. Ma lei non pu sapere co-
m'. Mio padre cos duro con me. Si picchi la coscia col pugno. Non
me ne passa mai una. Mai.
Lo so disse Lena. Si costrinse a toccargli il braccio. Questo lo posso
capire, Mark. Te l'assicuro.
Il viso si rilass. Non sono stato io a costringerla disse.
Ti credo.
stata lei a venire da me continu. stata lei a venire in camera
mia. stata lei che ha cominciato a baciarmi, che ha cominciato a toccar-
mi.
Non sapendo cosa dire Lena annu.
Si era tutta bagnata per me. Io... agit la testa e serr gli occhi, come
se volesse far rivivere il ricordo. Mi sembrava una cosa bella essere den-
tro di lei. E lei mi voleva. Si capiva che mi voleva. Mi accarezzava la testa
e mi stingeva per farmi entrare di pi.
Lena deglut e tese i muscoli del collo.
Toccarla, essere con lei e dentro di lei. Mi sentivo completo, sa? Come
se tutto si fosse sistemato. Si copr gli occhi con la mano. Era cos bra-
va. Dove aveva imparato a farlo cos bene?
Sembrava che aspettasse una risposta, ma Lena non poteva dire nulla.
Voglio dire. Guardi mio padre disse scrollando il capo. Lui non ne
capisce niente.
Senza pensarci Lena domand: Anche tuo padre andava a letto con
lei?.
Be', ovvio rispose, come se Lena fosse un'idiota.
Lei si sent stringere lo stomaco al pensiero di quello che aveva passato
la povera Lacey.
Dimmi di J enny.
Rise con amarezza. Ah. J enny. Ero gi stato con lei un paio di volte,
come le ho detto. Fece una pausa. Era tanto dolce. Era tutto quello che le
ho gi detto.
Ti era amica.
S, amica disse con un accento di scherno nella voce. Mi era amica
fino a quando non ci ha beccati.
Per questo ti ha minacciato con la pistola?
Forse anche per questo disse. E poi, sa, voleva impedirlo. Lo diceva
in continuazione, che lei non voleva che andasse avanti.
Era gelosa?
Mosse lentamente la testa. Ci soffriva.
Vi aveva visto insieme?
Annu di nuovo, lentamente. Eravamo nel mio letto, e lei e Lacey sono
rientrate dalla scuola.
Lena prov un tuffo al cuore. Apr la bocca per chiedere spiegazioni ma
la richiuse. Non voleva sapere. Fosse stata in grado di muoversi, sarebbe
scappata via tappandosi le orecchie per non sentire altro. Ma era come pa-
ralizzata e rimase seduta, a guardare Mark come avrebbe guardato un inci-
dente stradale.
Eravamo insieme. Credo che fosse intorno a Natale, poco prima che lo-
ro andassero via per quella stupida vacanza. Agit in aria la mano. La
mamma mi aveva permesso di rimanere a casa da scuola. Avevamo tutto il
giorno per noi soli. Sorrise. Lei aveva acceso le candele, poi abbiamo
fatto un lungo bagno, e poi l'amore.
Lena si sent mancare il fiato.
Credo che abbiamo perso la dimensione del tempo disse con una risa-
ta di sconforto. Lacey e J enny sono entrate in camera mia e ci hanno tro-
vato l.
Lena si tapp la bocca con la mano per non parlare.
J enny voleva bene alla mia mamma. Insomma, complicato. Forse
meglio che J enny non sia qui a vedere la mamma che muore. Non avrebbe
retto.
Capisco balbett Lena.
So cosa pensa, ma lei mi amava, tanto. Mi faceva sentire cos bene, sa-
pere che lei mi amava. Perch vede, Lacey era sempre stata la preferita, ma
poi lei venuta da me, e allora ero io. Ero io quello che lei amava di pi.
Scoppi in lacrime e prima che Lena avesse il tempo di reagire affond il
viso sul suo petto.
Mark... disse con la voce rotta cercando si sollevargli la testa.
No bisbigli lui. Le sfior il collo con le labbra umide e Lena trasal,
sopraffatta da un senso di nausea.
Mark, no! implor, ma il ragazzo non si muoveva e allora lo spinse
via a forza. Stai lontano da me! grid.
Dal modo in cui la guard cap che le leggeva in faccia tutto il disgusto
che stava provando.
Mark...
Mark scatt in piedi. Puttana! Maledetta puttana!
Mark...
La porta si spalanc e sulla soglia apparve Brad, la mano sul calcio della
pistola. Lena gli fece segno di tornare indietro.
Pensavo che almeno lei potesse capire disse Mark andandole vicino.
Io ti capisco disse Lena in preda al panico. Io ti capisco, Mark.
Fottuta puttana ringhi lui. Lei non capisce un cazzo.
Mark...
Le arriv quasi addosso, le afferr la mano e gliela tenne alzata. Pensa-
vo che potesse capire ripet e Lena indovin che alludeva alle cicatrici.
Pensavo che lo sapesse, perch ci passata anche lei. Lei sa cosa si pro-
va. Sono sicuro che lo sa. Solo che non vuole ammetterlo perch una vi-
gliacca.
Lena apr la bocca ma non riusc a parlare.
Ehi, tu intervenne Brad prendendolo per il braccio.
Stammi lontano, finocchio strill Mark. Si liber con uno strattone e
punt il dito contro Lena. Lei mi ha ingannato sibil a denti stretti. Sie-
te tutti uguali, maledetti. Aveva ragione lei. Siete dei deboli. Non fate mai
la cosa giusta.
Lena deglut e tent di nuovo: Mark....
Mark scapp via facendo fremere la roulotte sotto i suoi passi furiosi.
Che diavolo voleva dire? domand Brad con la mano ancora sulla pi-
stola.
Lena scroll la testa, incapace di parlare.
Ti senti bene? domand Brad avvicinandosi al divano. Le pos una
mano sul braccio e questa volta lei non reag.
Non ci posso credere... cominci, ma non sapeva come andare avanti.
Brad le sedette accanto e le prese la mano. Lena? disse accarezzando-
la. Lena parlami.
solo un ragazzo... riusc a dire.
Un ragazzo terribile concluse Brad. Mi domando come facciano a
diventare cos. Quando avevo la sua et non sapevo neppure cos'era, il ses-
so. Ai miei tempi al massimo ci davamo il bacio della buonanotte.
Lena si limit ad annuire senza badare alla sua lagna sulla adolescenza
idilliaca.
Non riesco a capire cosa sia successo. Cos' cambiato? continu lui.
I genitori rispose Lena senza convinzione. Si sistem i capelli dietro
l'orecchio e si fece forza. Guard l'orologio, indecisa se andare a cercare
Mark. Era via gi da un po'.
Che cosa voleva dire? domand Brad. Non la stessa cosa che aveva
detto J enny?
Finalmente Lena riusc a concentrarsi sulla conversazione. Quale co-
sa? domand.
Ti ricordi al parcheggio? Anche J enny ha detto che gli adulti non fanno
mai la cosa giusta.
Oh Ges. Balz in piedi e si precipit in corridoio con Brad alle cal-
cagna.
Mark? chiam. And a bussare all'unica porta chiusa. Prov ad aprir-
la, ma era chiusa a chiave.
Dannazione disse rabbrividendo. Diede una spallata alla porta, ma i-
nutilmente. Guard Brad: Sfonda gli ordin.
Lui si appoggi alla parete del corridoio, prese lo slancio e sferr un cal-
cio contro la porta. Il piede sfond il pannello e rimase incastrato nel legno
scheggiato. Brad lo liber tenendosi aggrappato a Lena e lei si chin a
guardare dall'apertura per cercare di vedere Mark.
Oh, mio Dio mormor. Fece un passo indietro e tir un altro calcio
per allargare il buco. Insieme, riuscirono a renderlo abbastanza grande per-
ch Lena ci si potesse infilare. Il legno scheggiato le graffi le braccia e il
viso, ma l'ansia di arrivare dentro la stanza era tale che neppure se ne ac-
corse.
Mark strill con la voce stridula di panico. Aspetta Mark, aspetta.
Brad la spinse da dietro e Lena ruzzol dentro la stanza. Mark si era im-
piccato all'asta della cabina armadio. Il soffitto della roulotte non era alto e
i piedi toccavano il pavimento, ma la cintura che gli stringeva il collo sem-
brava aver fatto il suo lavoro. Il viso era cianotico e dalla bocca aperta
compariva la lingua. Lena lo abbracci per le gambe e lo sollev per allen-
tare la pressione sul collo.
Maledizione Brad, sbrigati. Vieni qui.
A forza di calci Brad riusc ad allargare l'apertura e a sgusciare dall'altra
parte. Tir fuori il coltello e si butt a tagliare la cintura mentre Lena con-
tinuava a sorreggere Mark per le gambe. Le tremavano le braccia per lo
sforzo e il tempo che la lama impieg per tagliare il cuoio spesso le parve
un'eternit.
No, no, no! grid quando Mark rovin a terra. Appoggi l'orecchio
contro il suo petto in cerca del battito cardiaco. Passarono alcuni secondi e
finalmente ud il tonfo rivelatore, seguito da un altro pi forte.
vivo? domand Brad.
Lena annu. Strapp dal letto la coperta e la avvolse attorno al corpo di
Mark. Chiama un'ambulanza disse.

13

Sara? la riscosse Molly. Sara?
Eh? Molly, la signora Nelson e i suoi tre figli la stavano fissando.
Scosse lievemente il capo. Chiedo scusa disse e torn a concentrarsi
sulla visita. Si era distratta pensando a Lacey Patterson e a quello che po-
teva succederle.
Respira profondamente disse a Danny Nelson.
Sono dieci minuti che respiro profondamente si lament Danny.
Stai zitto lo rimprover la madre.
Sara si sentiva addosso lo sguardo di Molly, ma continu a concentrarsi
sul bambino.
Molto bene disse. Adesso rimettiti la maglietta, io devo parlare con
tua madre.
La signora Nelson la segu in corridoio.
Voglio che lo veda uno specialista disse Sara.
La madre si port una mano al cuore, come se Sara le avesse detto che a
Danny rimanevano pochi mesi di vita.
Non c' nulla di cui preoccuparsi la rassicur. Voglio solo che gli
faccia controllare le orecchie da uno che ne sa pi di me.
sicura che non ci sia qualcosa di grave?
Sicurissima. Poi rivolta a Molly: Per favore, prepara l'impegnativa
per il dottor DeAndrea di Avondale.
Molly annu e Sara and nel suo ufficio. Butt lo stetoscopio sulla scri-
vania e si lasci cadere sulla sedia cercando di non sospirare. Si ritrov a
pensare a J effrey. Ogni parte del suo corpo pulsava di vita anche se si sen-
tiva un po' ammaccata. La schiena, in particolare, era dolorante, ma non
c'era da stupirsi, considerato che si erano alzati dal corridoio solo verso le
tre del mattino.
Allora disse Molly interrompendo i suoi pensieri. Ne devo dedurre
che d'ora in poi prenderai le telefonate di J effrey?
Sara arross. Si vede?
Diciamo che un annuncio sul giornale sarebbe meno appariscente.
Guard l'infermiera socchiudendo gli occhi.
Quella era l'ultima visita la inform Molly con un sorriso benevolo.
Adesso vai all'obitorio?
Sara stava per rispondere quando nel corridoio risuon un colpo secco
seguito da un'imprecazione. Alz gli occhi al cielo e si diresse verso il ba-
gno a passo deciso. Grazie a un paziente di sei anni che si era fatto venire
l'idea di buttare nel water la sua collezione di macchinine in miniatura, lo
scarico si era intasato. Lei era stata in dubbio se chiamare o no suo padre
perch non voleva rischiare di rivedere Tessa, che quel giorno era di turno
con lui. Avrebbe potuto cavarsela da sola, ma le mancavano gli attrezzi.
Inoltre si era gi presa mezzo pomeriggio di libert il giorno prima e non
poteva perdere altro tempo. Senza contare che suo padre si sarebbe offeso,
se non l'avesse chiamato in soccorso.
Pap disse a bassa voce chiudendosi alle spalle la porta del bagno.
Questo un centro pediatrico, ci vengono i bambini. Non puoi imprecare
a quel modo.
Lui le lanci un'occhiata da sopra la spalla. Bestemmiavo anche quan-
do voi eravate piccole e siete cresciute benissimo.
Pap...
Attenta a te, sono tuo padre.
Sara si arrese e sedette sul bordo della vasca. Da bambina le piaceva
guardarlo lavorare, e lui si divertiva a dare spettacolo di fronte alle figlie,
picchiava sui tubi e saltellava qua e l con la chiave inglese in una mano e
lo sturalavandini nell'altra. Voleva che le sue figlie imparassero a usare le
mani e acquistassero confidenza con gli attrezzi. Sara aveva il sospetto di
averlo in qualche modo deluso, quando aveva deciso di non entrare nella
ditta di famiglia per tentare la carriera medica. Eddie l'aveva aiutata con le
spese che la borsa di studio non riusciva a coprire e non le aveva mai fatto
mancare i soldi per i piccoli extra, ma lei era convinta che in fondo avreb-
be preferito averla a casa a lavorare con lui. Di sicuro, facendo l'idraulico
avrebbe lavorato di meno.
Eddie sogghign divertito e cominci: Siamo nel cuore del deserto....
Lei cap che era in arrivo una delle sue terribili barzellette. E va bene,
pap.
Non si vede anima viva, non si sente un rumore. Sotto il sole cocente,
solo un'immensa distesa di dune. A un certo punto una duna dice all'altra
duna: Dio mio, che solitudine, non ne posso pi, speriamo che passi qual-
cheduno.
Sara non pot fare a meno di ridere.
Eddie riprese il suo lavoro e infil la sonda idraulica nella tazza. Prese a
girare lentamente la manovella e il serpente di metallo flessibile con la
punta acuminata cominci a scendere gi per aggredire l'ingorgo.
Cos'ha buttato il ragazzino?
Macchinine. Almeno credo.
Piccolo bastardo borbott Eddie. Lei si limit a scuotere la testa senza
ulteriori commenti sul suo linguaggio. Aveva imparato la lezione circa
trent'anni prima, durante un incontro tra genitori e insegnanti che si era ri-
velato piuttosto imbarazzante. Appoggi i gomiti sulle ginocchia e rest a
guardarlo. Eddie Linton non era quel che si dice un elegantone neppure
quando ci si metteva d'impegno, figuriamoci sul lavoro. Quel giorno aveva
addosso la maglietta che si era comperato a una fiera quando le figlie erano
ancora alle superiori, e un paio di bermuda verdi con l'orlo sfilacciato. Sara
si chin e gli strapp un filo che pendeva sulla gamba.
Ehi fece lui.
Posso prendere un paio di forbici, se vuoi.
Non dovresti occuparti dei tuoi pazienti?
Oggi il giorno dell'obitorio. Le rimaneva un mucchio di pratiche da
sbrigare, ma non aveva voglia di andarsene. Fosse stato per lei, sarebbe
rimasta l tutto il giorno a guardare suo padre. Per lo meno, fino a quando
J effrey smontava dal lavoro.
Eddie la guard di sottecchi. Come mai sei cos pimpante?
Perch mi piace stare qui con te. Gli accarezz la schiena.
Ah, per questo borbott continuando a lavorare. Ha fatto proprio
un bel lavoro, il tuo caro bambino. Dovresti fargli pagare la mia uscita.
Vedr cosa diranno quelli dell'assicurazione.
Eddie si accovacci sui talloni. Tua sorella fuori nel furgone.
Sara non rispose.
Lui la guard pensoso. Quando ero in guerra ho visto uomini morire.
Sara scoppi a ridere. Tu riparavi i bagni di Fort Gillen, pap. Non sei
mai uscito dai confini della Georgia.
Be'... Fece un gesto evasivo con la mano. C'era quel caporale del
Connecticut, non faceva che vomitare. Si rimise in piedi. Ma lasciamo
perdere. Quello che volevo dire che la vita troppo breve.
Questo vero. Ne aveva la prova quasi ogni settimana all'obitorio.
Troppo corta per serbare rancore a una sorella.
Ah. Finalmente cap dove voleva andare a parare. Ti ha detto perch
abbiamo litigato?
Mi avete mai detto qualcosa?
complicato.
Scommetto che non lo . Ritir il serpente dalla tazza e corrug la
fronte. Scommetto che semplicissimo. Lo avvolse attorno al rocchetto.
Vai a prendermi la sonda elettrica.
Devo andare a lavorare.
Dopo che mi hai portato la sonda. Le pass il serpente arrotolato.
Sara esit poi lo prese. Lo faccio, ma non perch me lo hai detto tu.
Eddie alz le mani. dal 1979 che non fai quello che dico io.
Lei gli mostr la lingua come quando era bambina e se ne and. Usc
dalla porta posteriore e gir attorno all'edificio per non farsi vedere dai pa-
zienti in sala d'attesa. Non era in servizio, ma c'era sempre qualcuno che la
conosceva e cercava di attaccare bottone.
Il furgone di Eddie era parcheggiato vicino alla sua macchina. Sulla
fiancata spiccava la scritta Linton e figlia. Il logo era costituito da un water
con accanto un rotolo di carta igienica rosa. Vide la sorella seduta dietro il
volante. I finestrini erano chiusi e il motore acceso. Probabilmente aspetta-
va l da pi di mezz'ora.
Sara spalanc la portiera del passeggero, ma Tessa non si mosse. Evi-
dentemente l'aveva vista arrivare.
Ciao esclam Sara sopra il ronzio del condizionatore. Butt la sonda
dietro, mont e richiuse la portiera con un colpo.
Tessa ricambi il saluto senza entusiasmo e domand: Notizie della ra-
gazzina?.
Non ancora. Si sistem con la schiena contro la portiera per vedere in
faccia la sorella. Sfil gli zoccoli e appoggi i piedi sul bordo del sedile di
Tessa.
Quello il mio posto disse Tessa. Era la frase ricorrente quando viag-
giavano in macchina da bambine.
Allora? disse Sara. Le solletic la coscia con le dita dei piedi. Che
cosa pensi di fare?
Lasciami perdere. Sono arrabbiata con te.
Anch'io sono arrabbiata con te.
Tessa si guard in giro stringendo le mani sul volante. Mi dispiace per
quello che ho detto. Face una pausa. Sul fatto di non avere bambini.
Sara lasci passare qualche secondo. A me dispiace di averti chiesto se
il padre era Devon.
Lo . Ammesso che tu avessi dei dubbi.
No, non ne avevo disse, anche se non era del tutto vero.
Tessa si gir sul sedile, si appoggi anche lei contro la portiera e rannic-
chi le gambe. Adesso potevano guardarsi in faccia e rimasero cos, senza
parlare.
Fu Sara a rompere il silenzio. Se lo vuoi fare... Se davvero credi di do-
verlo fare... io ti aiuter. Questo lo sai.
Come mai te l'eri presa tanto?
Perch... si trattenne per trovare il modo di spiegarsi. Ho visto cos
tanti bambini sofferenti questa settimana, che non... lasci morire la voce.
Ma quel che provo io non ha importanza, Tessie. una decisione tua.
Lo so.
una tua scelta ripet. So che non lo fai con leggerezza...
Non si tratta di questo.
Di cosa allora?
Tessa fiss il parcheggio semivuoto. Ho paura. Molta paura.
Tessa. Le prese la mano. E di che cosa hai paura?
per via di mamma e pap. Cominci a piangere. Ho paura di non
essere brava come loro. Ho paura di diventare una pessima madre.
Che stupidaggine. L'accarezz sui capelli.
Avevi ragione tu. Sono un'egoista. Penso solo a me stessa.
Ma io non intendevo questo.
S invece. Lo so, perch la verit. Si asciug gli occhi col dorso del-
la mano. So di essere egoista, Sara. Sono un'immatura. Fece un risolino
sarcastico. Ho trentatr anni e vivo ancora con i genitori.
Non nella stessa casa.
Oh, mio Dio, ti prego, non il caso che mi difendi. Piangeva e rideva
nello stesso tempo.
Anche Sara rise. Tessa, tu sei un'ottima persona. Adori i bambini.
S, lo so. Ma diverso pensare di averli intorno ventiquattro ore su
ventiquattro. Scosse il capo. Se combino delle cose terribili? Se lo lascio
cadere? E se una bambina e la tiro su come un'oca?
In tal caso ti faremo internare.
Dico sul serio disse frignando e ridendo. Se non riesco a fare le cose
per bene?
La mamma e il pap ti aiuteranno. Anch'io ti aiuter disse Sara di
slancio. Poi si corresse: Voglio dire, sempre che tu decida in questo sen-
so. Nel caso tu lo voglia tenere.
Tu s, saresti un'ottima madre, Sara.
Lei serr le labbra per trattenere le lacrime.
Non so proprio cosa fare.
Sara trattenne il fiato ed espir lentamente. Non devi decidere adesso
disse. Puoi aspettare ancora un paio di giorni: una volta passato lo shock,
vedrai tutto pi chiaro.
S.
Credo che dovresti dirlo a Devon. Ha il diritto di saperlo.
Tessa annu muovendo lentamente la testa. Lo so. Forse non glielo vo-
levo dire perch so cosa dir. Fece una smorfia indispettita. Otterr esat-
tamente quello che vuole.
Non sei obbligata a sposarlo.
Per far venire un infarto a pap? Con una figlia che vive nel peccato?
Dubito che gli verr un infarto sorrise Sara. Ti prender sulle sue gi-
nocchia...
Oh. Prese un fazzolettino dalla scatola sul cruscotto e si soffi il naso
in tre riprese, come faceva da quando era bambina. Vorrei tanto che qual-
cuno mi prendesse sulle sue ginocchia.
Sara le strinse la mano. Decidi con calma, Tessa. Qualunque sar la tua
decisione, io ti star vicina.
Ti ringrazio farfugli. Si asciug il naso con un altro fazzoletto, si ab-
bandon contro la portiera e guard a lungo la sorella. Dopo un po' sorrise,
quasi rapita.
Cosa c'? domand Sara.
Ti si legge in faccia.
Cosa?
Continu a sorridere. Che hai scopato.
Sara scoppi a ridere.
andata bene? la stuzzic Tessa.
Lei guard fuori e decise di fare la maliziosa. A quale ti riferisci?
Brutta sgualdrina! strill Tessa lanciandole il fazzolettino usato.
Sara lo intercett con la mano. Ehi!
Non giocare alla sorella maggiore con me la redargu Tessa. Dimmi
cos' successo.
Sara si sent arrossire. Te lo puoi scordare.
Come mai hai cambiato idea? Io ero rimasta che non lo volevi pi ve-
dere.
La mamma rispose Sara. Mi ha detto che dovevo decidermi.
Vale a dire?
Abbiamo fatto tira e molla per troppo tempo. Voglio fare un ultimo
tentativo. O me lo tolgo definitivamente dalla testa, o lo tengo una volta
per tutte.
stato bello?
stato bello provare delle sensazioni nuove. Ripens alla notte passa-
ta. stato bello non sentirmi in colpa almeno per qualche ora. In colpa e
impaurita.
Per la ragazzina scomparsa?
Un po' per tutto. Evit di entrare nei particolari. Si era imposta di non
parlare del suo lavoro all'obitorio con la famiglia. Era un modo per proteg-
gersi e per proteggere loro. Le era indispensabile poter vivere una fetta del-
la sua vita al riparo dalla morte e dalla violenza. stato bello avere...
Un orgasmo da urlo?
Sara schiocc la lingua e sorrise. stato abbastanza spettacolare dis-
se, poi scroll il capo perch non era cos. stato sorprendente. Del tut-
to...
Oh, merda. Tessa si mise seduta e si asciug gli occhi. Sta arrivando
pap.
Anche Sara tir gi le gambe, bench non sapesse perch. Suo padre non
poteva certo spedirla in camera sua perch si era attardata nel parcheggio.
Dov' la sonda? domand Eddie spalancando la portiera di Sara. Di
che diavolo state parlando? Non ci fu risposta. Avete idea di quanta
benzina sprecate a stare qui col motore acceso?
Sara rise e lui la pizzic sulla coscia. Cosa direbbe tua madre se ti ve-
desse con quella faccia?: Rispose Tessa. Credo che direbbe: "Era ora".
Cominciarono a ridacchiare. Eddie lanci loro un'occhiata di traverso,
richiuse la portiera con un colpo e se ne and.

L'obitorio si trovava nell'interrato del Grant Medical Center e anche nei
giorni pi caldi dell'anno le stanze piastrellate e senza finestre rimanevano
fredde, tanto che a Sara venne la pelle d'oca quando entr.
Buongiorno, dottoressa Linton disse Carlos col suo forte accento. In-
dossava il solito camice verde e teneva appoggiata alla pancia la tavoletta
degli appunti. Sara lo aveva assunto sei anni prima, appena uscito dalle su-
periori. Non dimostrava la sua et e il taglio scalato dei capelli non contri-
buiva a correggere la faccia tonda. Era un ragazzo efficiente, e non si la-
mentava mai, anche se gli toccava il lavoro sporco, nel senso letterale e
metaforico. Sara ne aveva piena fiducia perch era scrupoloso e sapeva te-
nere la bocca chiusa.
Salve Carlos, novit?
Lui le pass la tavoletta. La salma della piccola ancora qui. Cosa de-
vo fare?
Sara ebbe un tuffo al cuore al pensiero del corpicino. Dottie Weaver non
aveva motivo di reclamarlo, dato che le era stato detto che la neonata non
era di J enny. Immagin quell'esserino fragile, rattrappito dentro il freezer,
e si sent stringere lo stomaco.
Dottoressa Linton? domand Carlos.
Perdonami. Cosa stavi dicendo?
Le ho domandato cosa devo fare con le salme.
Sara scroll la testa all'uso del plurale, ma pens di non aver capito be-
ne. Controll la scheda e vide in cima alla pagina il nome di J enny Wea-
ver. Pass alla pagina successiva e come ricordava constat che la salma
era stata rilasciata dall'obitorio gi da domenica. Mancava il solito modulo
che le pompe funebri consegnavano al momento del prelevamento.
ancora qui? domand stupita.
Carlos annu e appoggi una mano sul fianco.
Brock non si fatto sentire? Brock era l'impresario di pompe funebri.
No signora.
Torn a guardare la scheda come se potesse trovarci la spiegazione. La
madre non si fatta viva?
Non si fatto vivo nessuno.
Do io un colpo di telefono. And nell'ufficio e fece a memoria il nu-
mero di Brock continuando a guardare Carlos dalla finestra della parete
separatoria. Stava passando lo straccio sul pavimento con gesti lenti e re-
golari e le voltava le spalle.
Brock rispose al primo squillo. Pompe funebri Brock, desidera?
Brock. Sara aveva subito riconosciuto la voce. Dan Brock aveva la
sua stessa et, erano stati compagni di classe dalla scuola materna.
Sara Linton. Che piacere, come va?
Io bene, grazie. Scusami se vengo subito al dunque. Ti ha chiamato
nessuno per J enny Weaver?
La ragazzina morta sabato scorso? domand. No, nessuno. Ma se
devo dire la verit, mi aspettavo una telefonata.
Come mai?
Be', Dottie frequenta la mia chiesa disse. Avevo immaginato che si
rivolgesse a me.
La conosci bene?
No, direi di no. Ci salutiamo. Ma J enny. J enny era un tesoro. stata
nel coro dei bambini per qualche tempo. Cantava come un angelo.
Sara si ricord che nel tempo libero Brock dirigeva il coro dei bambini.
Sara? la sollecit Brock.
Scusami. Pens che negli ultimi tempi non faceva che distrarsi. Gra-
zie per l'informazione.
Non uscito neppure sul giornale.
Cosa?
Il necrologio. Si schiar la voce, come per scusarsi. Strumenti del
mestiere, sai. Andiamo sempre a controllare a chi affidano il lavoro, tanto
per tener d'occhio la concorrenza.
E non c'era niente?
Neanche una parola. Forse l'hanno rimandata su al Nord. Credo che il
padre abiti ancora l.
Ma il necrologio sul giornale l'avrebbero messo comunque. Di solito
non cos? domand facendo la finta tonta. Brock era una persona discre-
ta, ma Sara non voleva che cominciassero a girare pettegolezzi.
Di solito. Almeno sul bollettino della chiesa. Ma non c'era neppure l.
Fece una pausa, poi aggiunse: Non lo so, Sara. C' gente che ha reazioni
strane di fronte alla morte. Non riesce ad accettarla, tanto pi quando si
tratta di bambini. Forse la madre ha deciso di tenere la cosa sotto silenzio,
chi pu dire.
Forse hai ragione. In ogni modo, grazie ancora per le informazioni.
Ho sentito che a Grace Patterson non rimane molto da vivere. Sara
immagin che il lavoro languisse, visto che era tanto ciarliero. Che storia
triste.
Conosci anche lei?
Mi dava una mano col coro, prima che si ammalasse gravemente. Una
donna meravigliosa.
S, me l'hanno detto.
A quel che si dice, il cancro l'ha letteralmente divorata continu. So-
no i casi pi penosi. Aveva abbassato la voce e sembrava sinceramente
addolorato. Tu sai cosa voglio dire, Sara.
Sara lo sapeva e comprese il suo abbattimento. Non avrebbe mai potuto
fare il lavoro di Dan Brock, ma forse lui pensava lo stesso del suo.
Ancora nessuna notizia della figlia? domand Brock.
No. Non che io sappia, almeno.
J effrey in gamba. Se c' qualcuno che la pu trovare lui.
Sara avrebbe voluto crederci, ma dopo tutto quello che era successo ul-
timamente non ne era pi tanto sicura.
Brock cambi tono. Basta con le cose tristi, mia cara. Riguardati e stai
allegra. E salutami tanto i tuoi.
Sara ricambi i saluti e riagganci. Lasci passare qualche secondo e
chiam J effrey.

14

Lena cerc di non dare a vedere che stava ascoltando la conversazione
telefonica fra J effrey e Sara Linton. Non era affatto semplice, perch era in
macchina con lui, seduta al suo fianco. Guard fuori dal finestrino fingen-
do di pensare ad altro. Era ancora sconvolta da quello che era capitato a
Mark qualche ora prima. Non si sapeva ancora se ce l'avrebbe fatta a ri-
prendersi, il suo cervello era rimasto senza ossigeno per un certo tempo e
fino a che non si risvegliava dal coma non c'era modo di stabilire l'entit
del danno subito.
Guard J effrey che stava riferendo a Sara il racconto di Mark sui suoi
rapporti con la madre. Non poteva ovviamente sentire i commenti della
dottoressa, ma dovevano essere concisi e pertinenti, perch J effrey si di-
chiar subito d'accordo con lei.
Ci vediamo stasera disse e chiuse la comunicazione. Si gir a guarda-
re Lena. Ti avevo detto di non rimanere sola con Mark.
Lo so rispose e ricominci a spiegargli perch aveva mandato Brad ad
aspettare fuori dalla roulotte. Lui la interruppe alzando la mano.
Te lo dico per l'ultima volta, Lena disse spazientito. Non sei tu il ca-
po.
Lo so.
Non interrompermi. Le lanci un'occhiata di rimprovero. Faccio
questo lavoro da molto pi tempo di te, e se ti dico di fare una cosa per-
ch so per esperienza come bisogna comportarsi.
Lei stava per ribattere ma cambi idea.
Il fatto che tu sia detective ti garantisce una certa autonomia, ma alla
fine da me che prendi gli ordini. Se non mi dai la certezza che farai come
ti dico, perch dovrei tenerti a lavorare con me?
Lena non sapeva cosa rispondere.
Pensaci, Lena. So che il lavoro ti piace e so che lo sai fare bene quando
ti ci metti, ma dopo quello che successo... Scosse la testa. Anche pri-
ma, in realt. Sei refrattaria agli ordini, e questo ti rende pi pericolosa per
me che per i malviventi.
Quelle parole la ferirono e si precipit a giustificarsi. Se ci fosse stato
anche Brad, Mark non si sarebbe confidato con me.
E non avrebbe tentato il suicidio aggiunse lui con cattiveria. Rimase
zitto con gli occhi fissi alla strada, poi con un sospiro aggiunse: Scusami,
sono stato ingiusto.
Lei non apr bocca.
Prima o poi Mark ci avrebbe provato comunque. un ragazzo tormen-
tato. Non stata colpa tua.
Lena annu, ma non era sicura che lui ne fosse convinto. Se non altro,
stava cercando di sostenerla, cosa che lei non aveva fatto quando J effrey,
dopo aver sparato a J enny Weaver, era dilaniato dal dubbio.
Ma non si tratta solo di Mark. Hai fissato quel benedetto appuntamento
con un terapeuta?
Scosse la testa.
Lena, mi dispiace di dovertelo dire, ma ho l'impressione che tu stia ri-
mandando all'infinito. Fece una pausa per trovare le parole. Devi decide-
re se vuoi continuare a fare il poliziotto.
Lena si morse la lingua per frenare le lacrime. Non poteva rinunciare a
fare il poliziotto. Se non era un detective della polizia, cos'era? Di certo
non una sorella, a malapena una donna. A volte non era neppure certa di
essere un essere umano.
Tu sei un bravo poliziotto disse J effrey.
Lei annu, appoggi la testa contro la mano e guard dal finestrino per-
ch lui non la vedesse in viso. Si sent serrare la gola e lott per non pian-
gere. Non sopportava di mostrarsi fragile, ma bast il pensiero di scoppiare
in lacrime di fronte al capo a impedirle di singhiozzare come una ragazzi-
na.
Ne riparleremo quando avremo chiuso il caso. Il tono era rassicurante
ma non serv a incoraggiarla. Io ti voglio aiutare, Lena, ma non lo posso
fare se tu non vuoi farti aiutare.
Le parve di risentire i discorsetti stile Anonima Alcolisti che le propina-
va Hank. Si schiar la voce e disse: Hai ragione, senza staccare gli occhi
dal finestrino.
J effrey continu a guidare in silenzio e lei riapr bocca solo quando si re-
se conto che non aveva deviato in direzione della citt e della centrale.
Dove stiamo andando?
A casa di Dottie Weaver. Non venuta e ritirare la salma di J enny al-
l'obitorio.
Sono gi alcuni giorni ormai. Si asciug di nascosto gli occhi con un
gesto rapido della mano. Credi che le sia capitato qualcosa?
Non lo so rispose J effrey muovendo nervosamente la mascella.
Credi che abbia fatto qualche sciocchezza? Come Mark?
Lui fece solo un cenno col capo e lei non insistette.
Punt il dito in fondo alla strada. Randolph Street laggi, vero?
S conferm Lena e J effrey imbocc la strada. Le case non erano mol-
te, quasi tutte arretrate dalla strada e separate l'una dall'altra da un buon
tratto di terreno. Era una delle zone pi vecchie di Grant, edificata prima
che gli speculatori cominciassero ad ammucchiare le case una sull'altra.
J effrey si ferm di fronte a una cassetta delle lettere aperta e intasata di po-
sta.
Ci siamo disse. Imbocc il viale alberato. Probabilmente not per ter-
ra le quattro copie del Grant Observer ancora avvolte nel cellophane, ma
non disse nulla.
Dalla strada, casa Weaver rimaneva quasi nascosta tra gli alberi e solo
dopo qualche secondo apparve per intero la costruzione in stile ranch. Sal-
tava all'occhio che il secondo piano era stato aggiunto in seguito perch
non armonizzava col piano terra.
Vedi una macchina? domand J effrey fermandosi di fronte al garage
aperto.
Lena si guard in giro chiedendosi perch lo domandasse a lei quando la
risposta era ovvia. No.
Smontarono e lei fece un giro intorno alla casa per controllare tutte le fi-
nestre del piano terra. Alcune avevano le imposte chiuse, altre le tende ti-
rate, e non riusc a vedere nulla dell'interno. C'era una porta che probabil-
mente portava in cantina, ma era chiusa con il lucchetto. Le finestrelle at-
torno alle fondamenta erano state verniciate di nero dall'interno.
Quando ritorn sul fronte della casa J effrey stava bussando alla porta.
Signora Weaver?
Lena si ferm sui gradini del portico e si asciug col braccio la fronte
sudata. Non sono riuscita a vedere niente. Tutte le tende erano tirate. Gli
rifer della porta della cantina e delle finestrelle oscurate.
J effrey pass lo sguardo sul giardino e lei cap che era inquieto. Da
qualche giorno Dottie Weaver non ritirava i giornali e la posta. Era divor-
ziata e sua figlia era appena stata uccisa. Forse era arrivata alla conclusione
che non valesse pi la pena di vivere.
Hai controllato le finestre? domand J effrey.
Sono tutte bloccate con la sicura.
Anche quella con i vetri rotti?
Lena cap all'istante. In qualit di tutori della legge avevano bisogno di
un motivo valido per entrare in casa senza un mandato. Un cattivo presen-
timento non era sufficiente. Ma un vetro rotto s.
Intendi dire quella del seminterrato?
J effrey annu alzando il mento.
E se parte l'allarme?
Chiamiamo la polizia. Ridiscese i gradini e scomparve verso il retro.
Lena apprezz il gesto. In questo modo J effrey si assumeva tutta la re-
sponsabilit dell'effrazione. Si appoggi alla ringhiera del portico e aspett
di sentire il rumore dei vetri rotti. Arriv dopo circa un minuto e altri ne
passarono senza che J effrey si facesse vivo. Stava per andare a controllare
quando ud i suoi passi all'interno.
Comparve sulla soglia, con un mano sulla maniglia e l'altra che stringeva
un impermeabile giallo.
quello di Lacey? domand Lena prendendolo. La taglia corrispon-
deva, ma l'etichetta all'interno fug ogni dubbio. Qualcuno aveva ricamato
il nome della bambina, nel caso l'impermeabile andasse perduto.
Ges mormor e guard J effrey negli occhi. Lui fece segno che no, in
casa non aveva trovato la bambina.
J effrey si fece da parte per farla entrare. Fu investita da una ondata di ca-
lore. Inaspettatamente, la temperatura all'interno era pi alta che fuori. La
prima stanza era spaziosa, probabilmente adibita a soggiorno, anche se non
era facile stabilirlo data l'assenza totale di mobili. Perfino la moquette era
stata strappata dal pavimento e lungo il perimetro le viti di fissaggio spun-
tavano come denti.
Che diavolo...? disse Lena avanzando nella stanza. Not che J effrey
aveva estratto la pistola e la teneva puntata a terra. Lo imit subito, dando-
si della stupida per non averlo fatto prima. Era rimasta cos sorpresa di ve-
dere l'impermeabile di Lacey e la stanza spoglia, che non aveva pensato al-
la possibilit che qualcuno si trovasse ancora in casa. Con tutto il rumore
che avevano fatto, se qualcuno si trovava ancora l, non poteva non averli
sentiti.
J effrey le fece cenno di seguirlo nella cucina, che trovarono nelle stesse
condizioni del soggiorno. Tutti gli sportelli erano aperti e mostravano i ri-
piani vuoti. Lena pass in sala da pranzo, nel tinello e nel piccolo office.
Erano tutti vuoti, tutti privi di moquette.
Regnava dappertutto un'atmosfera sinistra e lei cerc di immaginare co-
sa aveva pensato J effrey trovando l'impermeabile giallo. Lacey era stata l.
Forse era ancora l. Forse solamente il suo corpo.
Cos' questo odore? bisbigli J effrey.
Lena annus l'aria e riconobbe un odore di vernice insieme a qualcosa di
pi forte. Vernice rispose in un sussurro. E qualcosa che non riesco a
individuare.
Le foto che hai scattato a Mark al momento dell'arresto. Aveva i vestiti
macchiati di vernice, vero?
Lena annu, si guard intorno e usc sul corridoio. Sei gi stato di so-
pra? domand e in quel momento ud battere in cima alle scale.
Alzarono le pistole simultaneamente e Lena cominci a salire, addossata
alla parete e con la pistola puntata al soffitto. Not che anche dalle scale
era stata eliminata la moquette. Aveva tutti i muscoli in tensione e il corpo
caldo di adrenalina.
Arrivata in cima si ferm e sbirci in fondo al corridoio. Alla sua sinistra
c'era la parete, con un piccola finestra in alto che aveva notato anche da
fuori. Era socchiusa e a terra si erano radunate delle foglie ingiallite. Dal-
l'asta pendevano delle tende nere e sul bordo inferiore erano cuciti dei pesi.
L'intonaco era segnato nei punti in cui battevano i pesi e l'orlo delle tende
era schizzato di vernice bianca. Lena le indic a J effrey pensando che il
rumore che avevano sentito potesse provenire da l. Lui alz le spalle come
a dire "pu darsi, non ne sono sicuro".
Lena cominci a percorrere il corridoio, ma J effrey pass avanti soffer-
mandosi a guardare in tutte le porte aperte. Il bagno e due camere da letto
avevano subito lo stesso trattamento del piano inferiore. Lena gli stava die-
tro domandandosi se di fronte a ogni stanza vuota lui non sentisse una
morsa allo stomaco all'idea di trovarci Lacey. Quando lo vide fermarsi in
fondo, di fronte all'unica porta chiusa, fu assalita dalla sensazione sinistra
che aveva provato di fronte alla porta chiusa di Mark.
J effrey aveva impugnato la pistola con entrambe le mani e non si muo-
veva. Lena fu sul punto di prendere l'iniziativa, ma qualcosa nell'espres-
sione che gli lesse in viso la ferm. Era intimorito da quello che avrebbe
potuto trovare? Lei lo era.
Lo osserv accostare l'orecchio alla porta, come se avesse sentito qual-
cosa.
Che cosa? gli domand sillabando le parole a labbra mute.
Lui scosse la testa, come per dire che ci stava pensando. Lena si avvici-
n, tenne la spalla contro lo stipite e aspett che prendesse una decisione.
Era tutta sudata e preg che si sbrigasse perch l'incertezza le stava to-
gliendo le forze.
Finalmente J effrey le fece segno di tirarsi un po' indietro, poi ancora di
pi. Continu a farle cenno con la mano per allontanarla, fino a che lei non
raggiunse le scale. Quando lei si rifugi sul penultimo gradino e allung il
collo per poterlo vedere, parve soddisfatto. Alz il piede per dare un calcio
alla porta e Lena si tese, pronta a intervenire. Una frazione di secondo do-
po un lampo di luce abbagliante la paralizz, la porta si catapult all'indie-
tro come un proiettile e scaravent J effrey nel corridoio. Segu un boato,
Lena si rannicchi d'istinto sulle scale e una palla di fuoco attravers il
corridoio.
Ges mormor, coprendosi con le braccia. Aspett che il calore l'av-
volgesse, immagin le fiamme che la divoravano viva, ma non accadde
nulla. Si tir su e sbirci nel corridoio. J effrey era intrappolato sotto la por-
ta, ma si muoveva. La parte superiore della porta era bruciacchiata, con la
vernice ridotta a bolle nere. Le pareti si erano annerite, ma non c'era trac-
cia di fuoco. Il calore doveva essere stato cos intenso da produrre una sor-
ta di autocombustione.
Ud un crepitio alla sua sinistra e si volt si scatto. Le tende nere erano
in fiamme. Si lev il giubbotto e le colp con quello fino che non caddero
dall'asta, poi le pest con i piedi fino a soffocare l'ultima fiammella. Intan-
to J effrey si era liberato della porta.
Che diavolo successo? domand toccandosi la faccia e il corpo per
capire se si era ustionato. Era miracolosamente illeso. La porta aveva fatto
da scudo contro l'esplosione.
Non ne ho idea rispose Lena. Butt via il giubbotto e lo raggiunse per
aiutarlo a rialzarsi.
Avevo sentito uno strano odore fuori dalla porta. Si rimise in piedi
appoggiandosi di peso alla sua spalla.
Odore di che?
Benzina, credo, ma non ne sono sicuro. Era confuso con quello di ver-
nice. Si ripul i pantaloni con le mani in un gesto automatico, poi entram-
bi si guardarono le scarpe. Il calore aveva deformato le suole.
Maledizione borbott J effrey. Le avevo solo da una settimana.
Lena lo guard stupefatta. Aveva battuto la testa?
Ti senti bene? le domand lui levandosi qualcosa dalla spalla.
Io s. Era la verit e il merito era di J effrey che l'aveva mandata sulle
scale.
spento? Indic quel che rimaneva delle tende. La violenza dell'e-
splosione aveva mandato i vetri in frantumi e spaccato il telaio della fine-
stra. Sul muro c'erano sbaffi neri lasciati dalle tende in fiamme.
Credo di s disse Lena. Butt indietro i capelli e le punte incenerite si
sollevarono come polvere.
J effrey torn in fondo al corridoio e si ferm all'entrata della stanza,
dubbioso, in cerca di un secondo congegno. Alla fine entr e si guard in
giro. C'era un comando sopra la porta. Lena trov invidiabile la sua ca-
pacit di ragionare a mente fredda. Solo un minuto prima aveva rischiato
di morire.
Indic sopra lo stipite: C' un cavo che corre... segu il percorso con lo
sguardo girandosi lentamente ...fino a l.
In un angolo erano allineate tre taniche di benzina. Sopra c'era un asciu-
gamano da bagno bruciacchiato e qualcosa che doveva essere stata una ra-
dio sveglia. La plastica era esplosa ed era ridotta a un groviglio di fili elet-
trici. Le pareti e il soffitto erano anneriti e le stecche di plastica delle tap-
parelle si erano fuse, ma stranamente nulla si era incendiato.
Lena osserv il congegno molto rudimentale. Le taniche di zinco erano
sigillate e non sembravano collegate con la radio sveglia. Tocc l'asciuga-
mano, poi l'annus. Chiunque avesse predisposto la bomba non aveva nep-
pure inzuppato il tessuto di benzina per farlo incendiare.
Che idea assurda disse.
Gi. Ma allora che cosa esploso? domand J effrey.
Non ne ho idea disse guardandosi in giro. Solo allora not che quella
era l'unica stanza della casa ancora arredata. C'era la moquette e alle pareti
erano appesi manifesti di cantanti rock. L'arredo era quello tipico di una
camera da bambina, con mobili bianchi in midollino, scaffali pieni di ani-
mali di peluche e pareti dipinte di rosa. Contro la parete di fronte alla porta
era sistemato un letto con un copriletto rosa. La stoffa sembrava rigida,
come se si fosse inzuppata e poi asciugata al calore. Lena la tocc e si an-
nus le dita.
Benzina.
Anche J effrey stava ispezionando la stanza. Devono avere inzuppato
tutto quanto di benzina. Le finestre erano ben chiuse. Forse la benzina era
evaporata e, quando il congegno sulla porta ha fatto scattare la radio sve-
glia, il vapore ha preso fuoco. And a guardare in corridoio. Il fuoco ha
bisogno di ossigeno per bruciare. Forse la finestra aperta laggi l'ha aspira-
to fuori.
l'impressione che ho avuto guardando dalle scale disse Lena. Gli
artificieri ci daranno una risposta.
Giusto. J effrey tir fuori il cellulare e fece due telefonate. La prima a
Frank, alla centrale, perch mandasse gli artificieri, la seconda a Nick
Shelton, al centro investigativo della Georgia. Gli chiese l'invio di una
squadra della scientifica perch passasse al setaccio l'intero edificio.
Ci rimane del tempo prima che arrivino disse chiudendo il telefono.
Che bellezza borbott Lena. Fra il caldo e i vapori che ristagnavano
nella casa, potevano asfissiare con comodo prima che qualcuno si facesse
vivo.
Come mai non ha svuotato anche questa stanza? domand J effrey.
Lena alz le spalle. Forse non se la sentiva, dopo la morte di J enny.
Pu darsi. Si stropicci gli occhi. Ma perch prendersi la briga di
svuotare la casa, se pensava di farla saltare in aria?
Gli artificieri hanno una risposta per tutto disse Lena. Si vede che
non guardi mai Educational Channel.
Si direbbe che la odiasse insistette J effrey. Posso capire che non ab-
bia svuotato la stanza, ma queste... Indic le taniche. Non ha senso.
Lena pens a Mark, forse era stato lui a fare in modo che la bomba non
esplodesse.
Chi sar stato? continu J effrey senza darsi per vinto. Grace? Dottie?
Mark? Questa storia non sta in piedi.
Per tenersi occupata Lena ricominci a guardarsi in giro. Sulla cassettie-
ra erano sparpagliate delle figurine, accanto a un astuccio da trucco che po-
teva appartenere solo a una bambina.
Forse voleva eliminare ogni ricordo di J enny sugger. Le sal in gola
un sapore amaro. La bomba si sarebbe portata via tutto.
Forse Dottie stata rapita azzard J effrey.
E da chi? obiett Lena. Non toma. E se l'hanno rapita, come mai
l'impermeabile di Lacey finito qui? Stai dicendo che chi ha rapito Lacey
si portato via anche Dottie? E poi ha sprecato tempo a svuotare la casa?
Tu pensi che sia stata Dottie a piazzare la bomba?
Lena rispose con un'alzata di spalle, ma in cuor suo era convinta che fos-
se stato Mark. La vernice sui vestiti, l'odore di sostanze chimiche che ave-
va addosso, tutto induceva a pensare che negli ultimi giorni fosse per lo
meno stato in quella casa. A fare che, non si poteva indovinare.
J effrey stava pensando pi o meno le stesse cose. Mark aveva gli in-
dumenti macchiati di vernice. Possiamo chiedere al laboratorio un con-
fronto con quella alle pareti.
Sembra fresca aggiunse Lena senza partecipazione.
Cosa pu aver spinto Dottie Weaver a ripulire tutta la casa? Perch
scomparsa senza neppure seppellire sua figlia?
Lena pens di nuovo che avesse battuto la testa. Continuava a ripetere le
stesse domande, come se lei potesse fornire una risposta. Stava per chie-
dergli se voleva sedersi, quando lui si volt e prese a fissare il letto come
se il mobile potesse parlare. Dopo qualche secondo sollev il materasso
col piede.
Cos'hai trovato? domand Lena incuriosita. Sollevando il materasso
J effrey aveva messo in mostra una ventina di riviste sparpagliate sulla rete.
Tutte avevano in copertina dei bambini in posizioni che un bambino non
dovrebbe neppure immaginare. Tutte avevano lo stesso titolo, Amore per i
piccoli, con le due O a forma di cuore, identiche a quelle disegnate sui ta-
tuaggi.
Lena si appoggi alla parete per non perdere l'equilibrio.
Ti senti bene? domand J effrey. L'afferr per il braccio per paura che
svenisse.
I cuori.
Sono come quello che Mark ha sulla mano. Rovist fra le riviste e
borbott: Io sotto il materasso ci nascondevo le belle donne.
Perch Mark se l' fatto fare? Perch proprio quel disegno sulla ma-
no? domand Lena. Sembrava che parlasse da sola.
Forse un modo per far sapere che gli piacciono le bambine piccole.
Forse cos che quei tipi si riconoscono tra loro ipotizz J effrey. Prese in
mano una rivista, la sfogli in fretta e pass a un'altra. Si ferm su una pa-
gina. La mascella si era contratta.
Cosa c'? domand Lena sbirciando da sopra la sua spalla. C'era una
fotografia di Mark, probabilmente scattata qualche anno prima. Occupava
le due pagine centrali.
Lena scelse a caso un'altra rivista e continu a sfogliare fino a che non
trov un'altra foto di Mark. Questa volta era con J enny e facevano cose che
lei non avrebbe saputo neppure descrivere. E come se non bastasse, pi
avanti ne trov altre con Mark in compagnia di donne e uomini adulti. I
volti degli adulti non erano inquadrati, ma Mark compariva dalla testa ai
piedi. Aveva un'espressione cos smarrita che Lena si sent salire le lacrime
agli occhi. L'evidenza di quello che aveva fatto Mark, o meglio, di quello
che gli avevano fatto fare, la fer pi di quanto potesse ammettere. Final-
mente cap perch il ragazzo voleva sapere cosa si provava ad essere vio-
lentate. Voleva confrontare le sensazioni.
J effrey cominci a raccogliere le riviste. La stampa non sofisticata.
un lavoro che si pu realizzare con una comune stampatrice disse in tono
apatico.
probabile disse Lena.
Cristo! Qualcosa sulla copertina della rivista che teneva in mano ave-
va attirato la sua attenzione. Questo stronzo ha al dito la fede nuziale.
Poi con la voce incrinata dalla rabbia: E questa J enny.
Lena volle vedere. Un uomo teneva saldamente la mano sulla nuca di
J enny Waeaver nell'atto di guidarle la testa verso il basso. L'anello d'oro
che aveva al dito aveva catturato il baluginio del flash. Forse era stato fatto
ad arte, per solleticare la fantasia dei lettori con l'idea di un padre di fami-
glia che faceva sesso con delle bambine.
disgustoso disse.
Qui compare lo stesso anello J effrey si era messo a sfogliare le pagine
interne, ma senza mostrarle a Lena. E anche qui.
Sei sicuro che sia sempre lo stesso...
Lurido bastardo! Arrotol la rivista e la scagli contro il muro. Che
cazzo sta succedendo? grid. Lena gli vide pulsare la vena sul collo.
Quanti bambini avranno coinvolto in questa storia? Poi a voce pi bassa,
ma ancora incrinata dalla rabbia aggiunse: Riesci a riconoscere qualcun
altro di questi bambini?.
Lena prese una rivista, ma lui gliela strapp di mano. No, non voglio
che guardi questa merda. Ci penseranno i ragazzi di Nick. Si premette la
mano sulla fronte: sentiva il mal di testa arrivare. Quanti bambini avranno
coinvolto? ripet. Quanti bambini?
Prese di nuovo il telefono. Voglio che Nick venga qui a vedere questa
roba. Voglio che tu vada all'ospedale, cerca di tirar fuori qualcosa da Grace
Patterson.
Lena lo guard senza capire.
legata a Mark, e anche a J enny. Deve per forza sapere qualcosa
spieg. Lo farei io stesso, ma rischierei di strangolarla. Serr d'impulso
le dita sul telefono, tanto che le nocche sbiancarono. Compose il numero.
C' la segreteria aspett qualche secondo. Nick, sono J eff Tolliver.
Chiamami non appena possibile. Abbiamo delle novit sul caso Lacey Pat-
terson. Chiuse la comunicazione. Adesso voglio vedere se non ci danno
la priorit.
Lena annu. Non l'aveva mai visto cos furioso, neppure con lei.
J effrey fece un altro numero. Mentre aspettava che qualcuno prendesse
la linea diede istruzioni a Lena: Voglio che sbatti in faccia a Grace tutto
quello che sai. Voglio che le racconti tutto quello che ti ha detto Mark e
voglio che scopri che cazzo di storia questa.
Credi che dir qualcosa?
Le hanno rapito la figlia le ricord J effrey. E abbiamo trovato qui il
suo impermeabile.
Lei si guard le mani. Visto quello che ha fatto a Mark, credi che glie-
ne importi qualcosa?
J effrey chiuse il telefono e la guard negli occhi. Se devo dirti la verit,
Lena, non so pi che cosa pensare di chiunque abbia a che fare con questa
storia.
Stava per riaprire il telefono quando squill. Prima di rispondere pass a
Lena le chiavi della macchina, indic la porta e le disse: Vai.

GIOVED

15

J effrey si sentiva come si pu sentire qualcuno scaraventato lungo un
corridoio sotto il peso di una porta di legno. Aveva le braccia doloranti e
faticava a piegare le gambe. Il lavoro a casa Weaver si era portato via tutta
la giornata e la sera. All'una di notte aveva azzardato una telefonata a Sara
e lei lo aveva subito invitato a casa. Il fatto che fossero ritornati insieme
con tanta facilit, da un lato lo intimoriva, temeva che da un momento al-
l'altro arrivasse il colpo fatidico, che Sara gli annunciasse che si era sba-
gliata e non se la sentiva pi di continuare. Dall'altro, era cos felice di es-
sere rientrato nella sua vita, che non voleva pi rinunciare a un solo minuto
con lei. E adesso era l, insieme a lei nella vasca da bagno, a parlare di
quello che era forse il caso pi orribile che gli fosse capitato, e si sentiva
finalmente a casa.
Guard Sara che sorseggiava il suo vino riflettendo su quello che le ave-
va appena raccontato. J effrey aveva quasi scordato che paradiso fosse
quella vasca con i piedi di leone. Lunga un metro e ottanta e con i rubinetti
al centro, sembrava fatta apposta per due. Ci avevano passato met del loro
matrimonio.
Sara appoggi il bicchiere sul ginocchio. Dov' Lena adesso?
All'ospedale. Dalla Patterson. ancora viva.
Dice qualcosa?
No. ancora abbastanza lucida, ma la tengono sotto morfina per alle-
viarle il dolore.
Il cancro al seno una delle morti pi dolorose.
Meglio.
Allung il braccio e prese il suo bicchiere. Dato il fulgido esempio dei
suoi genitori, J effrey era praticamente astemio, ma dopo una giornata co-
me quella sentiva il bisogno di allentare in qualche modo la tensione. Pri-
ma di cominciare a parlare con Sara era frastornato, incapace di concen-
trarsi su una cosa alla volta come avrebbe dovuto fare. L'indagine si ridu-
ceva a spezzoni separati, con troppi interrogativi ancora irrisolti ma, stra-
namente, l'alcol lo stava aiutando a metterli a fuoco.
Credi davvero che Grace Patterson rilascer una confessione sul letto di
morte? domand Sara.
Non proprio, ma non si sa mai... si interruppe per calibrare le parole.
Lena si fatta una certa idea su Mark.
Che idea?
Continua a insistere che stato violentato.
infatti cos disse lei quasi stupita. Tu cosa credi, che abbia posato
di sua spontanea volont per quelle foto? Che abbia sedotto sua madre?
Certo che no si difese. Quella che davvero mi preoccupa, a questo
punto Lena.
Sta facendo del suo meglio gli fece notare Sara. Dalle solo un po' di
tempo.
Con lei non posso rischiare, Sara. Si stropicci gli occhi e annus la
mano che puzzava ancora di benzina nonostante l'avesse abbondantemente
strofinata col sapone.
sull'orlo del precipizio. E io non voglio fare le parte di quello che sta
a guardare mentre lei precipita. Non me lo perdonerei per il resto della vi-
ta.
Ha bisogno di tempo per superare quello che ha passato. Ammesso che
riesca a superarlo del tutto.
Non vuole parlarne con nessuno.
E tu non puoi costringerla a farlo. Ne parler quando si sentir pronta.
J effrey guard dentro il bicchiere senza rispondere.
Sara cap che voleva passare ad altro. Perch non cambiamo argomen-
to?
D'accordo.
Lei fece il riassunto di tutto quello che sapevano, spuntando sulle dita
ogni punto assodato.
Mark e J enny posavano per la rivista in casa di Dottie. Grace Patterson
aveva rapporti con suo figlio.
Esatto.
Cosa sai di Teddy Patterson?
Potrebbe essere un anello di congiunzione. Fa il camionista, forse di-
stribuisce in giro le riviste.
Adesso dove si trova?
All'ospedale o nella roulotte. Frank lo pedina. Prese un sorso salutare
dal suo bicchiere. Non sembra particolarmente preoccupato che suo figlio
possa ridursi a un vegetale e sua figlia sia stata rapita.
Che cosa fa?
Pi che altro sta con sua moglie.
Forse ha deciso di affrontare una cosa alla volta sugger Sara. Sua
moglie sta morendo e lui le sta vicino. L almeno pu sentirsi utile, sempre
meglio che stare ad aspettare e farsi rodere dal senso di impotenza.
Quello non sa neppure cosa sia il senso di impotenza, te l'assicuro.
Pensi che far qualcosa?
Penso che appena muore sua moglie lascer la citt. Ho parlato con
Nick Shelton. Ci siamo fatti l'idea che Teddy possa essere il contatto col
suo uomo di Augusta.
L'uomo che Nick ha arrestato e che aveva il materiale pornografico?
Rispose con un cenno di assenso, in dubbio se raccontare a Sara anche il
resto. Decise di essere franco con lei. L'incontro fissato per domani a
mezzogiorno.
Quale incontro?
J effrey cap che si stava preoccupando. L'uomo di Nick, il distributore
di pornografia, ha ricevuto una telefonata da un telefono pubblico. All'altro
capo del filo parlava una voce maschile. Si interruppe per valutare la rea-
zione di Sara. Non ho riconosciuto la voce, ma l'incontro fissato all'al-
bergo di Augusta per il passaggio del materiale.
Mi stai dicendo che ci sarai anche tu?
Per forza. Mi stai dicendo che la cosa ti preoccupa?
Sara sospir. Mi ricordo quando eravamo sposati. Provavo un tuffo al
cuore ogni volta che squillava il telefono, se non sapevo con precisione
dov'eri.
Lui bevve dell'altro vino, impensierito. Non me lo avevi mai detto.
vero, non te l'avevo mai detto. Decise anche questa volta di cambia-
re argomento. Dunque, ricapitoliamo. Dottie e Grace fanno le riviste,
Teddy Patterson si occupa delle consegne e l'uomo di Nick della distribu-
zione?
Pi o meno conferm J effrey. Probabilmente Patterson ha dei punti
di consegna in tutto il territorio del sud-est. Come lo arrestiamo, Nick
chieder la sua scheda al ministero dei trasporti.
Perch non prima?
Qualcuno potrebbe avvisarlo. E poi, Frank gli sta alle calcagna. Per a-
desso non pu fare nulla.
Perch arrestarlo subito? Non sarebbe meglio seguirlo tappa dopo tap-
pa e beccare anche i distributori?
Nick dice che hanno una rete telefonica. Se uno di loro non d l'okay al
successivo, interrompono la catena. Ingegnoso.
E secondo te nessuno di loro sa dove si trova Lacey?
presto per dirlo.
Da quanto tempo il centro investigativo di Nick lavora su questa rete?
Anni. Non riuscivano a scoprire chi organizzava la stampa.
Ed qui che interviene Dottie?
J effrey alz le spalle, perch a quel punto non c'era nulla di certo. Pos-
siamo solo augurarci che quella donna non faccia parte di una rete orga-
nizzata. Significherebbe che ha un posto sicuro in cui nascondersi, che ha
contatti con un sacco di gente sparsa in tutto il mondo e pronta ad aiutarla,
perch lei la loro fonte d'alimentazione. Sent di nuovo montare dentro
la rabbia e trasse un respiro profondo per calmarsi. Visto che non funzio-
nava, decise per un altro sorso di vino.
Tu sai che si scambiano i bambini disse Sara cercando di non accalo-
rarsi. Lacey potrebbe gi essere in Germania o in Canada. Si ferm, pre-
sa da un'altra idea, e a questo punto l'ansia alter la voce. Forse, invece,
Dottie sta abusando di lei. Potrebbe tenerla nascosta da qualche parte, per
fare Dio sa che cosa.
Lui si stropicci gli occhi come per allontanare l'idea. Com' possibile
che una donna, una madre, arrivi a fare certe cose a un bambino?
In base alla mia esperienza cominci Sara, posso dirti che le donne
che abusano dei bambini sono molto pi sadiche degli uomini. Credo di-
penda dal fatto che si sentono pi al sicuro. Sanno che nessuno oserebbe
immaginare che possano far del male a dei piccoli. Poi aggiunse: Ed
ancora peggio quando l'oggetto dei loro abusi un maschio. Lasciamo
perdere l'incesto, per il momento. Un ragazzino che fa sesso con una donna
che ha il doppio della sua et riceve una pacca sulla spalla. Una bambina
che fa la stessa cosa considerata una vittima. C' una grande disparit.
Io non sospettavo neanche lontanamente della madre confess J effrey.
E perch avresti dovuto? Non ne avevi motivo.
Ma di Teddy Patterson ho sospettato subito.
Sara si tir su per appoggiarsi meglio e lo lasci parlare.
La scientifica ancora a casa Weaver spieg J effrey ma ha gi rile-
vato dell'inchiostro da stampa nel seminterrato.
Per le riviste? lo interruppe lei. Pensavo ci volessero macchinari so-
fisticati.
Diciamo che la qualit non l'obiettivo prioritario. Bevve dell'altro
vino. Ogni articolo spiega come trovare il bambino pi adatto.
Sara strinse le labbra.
Ti assicuro, Sara, vorrei non aver mai visto quella roba.
Lei gli accarezz la coscia col piede. Avete scoperto dove hanno butta-
to la moquette?
All'alba Brad e Frank andranno alla discarica. Da quello che hanno po-
tuto rilevare sui pavimenti, la moquette dovrebbe essere impregnata di
fluidi.
Fluidi organici? domand allibita. Sono passati attraverso?
J effrey si limit ad annuire per evitare i particolari. Nel seminterrato c'
anche un locale che probabilmente serviva come camera oscura. Pos il
bicchiere sul bordo della vasca. La casa veniva utilizzata sia per scattare
le foto, sia per stampare le riviste.
L'esplosione avrebbe distrutto ogni prova.
Proprio cos. Continuo a non capire come mai non ha svuotato anche la
stanza di J enny.
Della stanza di J enny non le serviva nulla, probabilmente.
Potrebbe essere.
Hai trovato delle prove anche l?
Nulla. Forse la benzina ha cancellato le tracce di sperma. Non so come
funzioni.
Ma non c'era altro.
No. Nessuna delle foto stata scattata l dentro. Pu darsi che fosse l'u-
nica stanza della casa rimasta indenne. Si stropicci gli occhi. Era stan-
chissimo. Non riesco a credere che sia potuto succedere in citt, senza
che nessuno si accorgesse di nulla.
Sara prese la bottiglia di vino e gli riemp il bicchiere. Ti ricordi cosa
mi ha detto Dottie? Mi ha domandato se avevo "aperto" J enny. Credi che
alludesse alla castrazione?
J effrey ci pens per un attimo. Forse.
Continuo a ripassarmi nella mente quell'interrogatorio e, ogni volta che
arrivo a quel punto, rivedo Dottie che cambia espressione. Capisci cosa
voglio dire? Come se fosse sollevata.
Capisco disse. Ma J effrey non riusciva a ricordare, l'interrogatorio gli
sembrava lontano una vita.
Sara disse: Ho chiamato l'ospedale. Mark non ha ancora ripreso cono-
scenza.
Hanno fatto una prognosi?
Non facile, quando si tratta di lesioni cerebrali. Il cervello ha degli
edemi. Fino a che non si riassorbono, non possono stabilire l'entit delle
lesioni. Pi tempo ci vuole e peggio sar.
Ha qualche possibilit di ritornare normale?
Lei scosse la testa. No... Si trattenne, pensando alle possibili conse-
guenze. Non sar pi come prima. Sempre che si risvegli.
Una vita rubata.
Sara termin di bere il suo vino e pos il bicchiere sul pavimento. Se-
condo te Teddy Patterson l'aveva picchiato, prima che arrivasse da me alla
clinica?
J effrey aveva scordato quel dettaglio. possibile. Ma come la metti
con Lacey? Perch la inseguiva?
Forse aveva minacciato di dire tutto.
Non abbiamo trovato neanche una fotografia di Lacey. In ogni modo,
non credi che Teddy Patterson sarebbe intervenuto?
Non lo escludo disse Sara. Forse c'era lui nella Thunderbird nera.
Credo che in quel momento fosse all'ospedale si ricord J effrey.
Chieder conferma a Frank, ma sono quasi sicuro.
Se Lacey la madre del bambino, chi il padre secondo te?
Non lo so disse quasi annoiato. Gli sembrava che in quella storia nulla
avesse senso. Si copr gli occhi con la mano. Pens che da qualche tempo
tutti i casi che gli capitavano addosso avevano dei risvolti oscuri di cui non
riusciva a darsi ragione. Rimpianse i banali ricatti per questioni di soldi e i
delitti passionali. Avrebbe accettato di buon grado qualsiasi cosa, pur di
non avere a che fare con dei bambini in pericolo.
Sara dovette intuire la sua angoscia perch scivol sull'altro lato della
vasca e pos la testa sul suo petto.
Puzzi ancora di bruciato.
A volte capita, con un'esplosione.
Gli pass le dita sul petto, ma pi per ricordargli che era l con lei, che
per eccitarlo. Si arrotol intorno al dito un ricciolo dei suoi peli e disse:
Promettimi che domani sarai prudente.
Io sono sempre prudente.
Si sollev per guardarlo negli occhi. Pi prudente del solito disse.
Fallo per me, d'accordo?
D'accordo. Le spost i capelli dietro l'orecchio. Che cosa ci succede,
Sara?
Non lo so.
Di qualunque cosa si tratti, molto gradevole.
Lei sorrise e gli pass un dito sulle labbra. Hai ragione.
J effrey stava per dire qualcosa, ma il suo cellulare squill e ruppe l'in-
cantesimo.
Sono le due del mattino ringhi, come se facesse qualche differenza.
Il telefono era appoggiato sopra il coperchio del water, lo prese Sara e glie-
lo pass. Che sia Nick?
Lui controll sul visore. la centrale.

Paul J ennings era un uomo alto e abbastanza massiccio, con una barba
nera che accentuava la faccia tonda. La camicia bianca a maniche lunghe
che aveva addosso era sgualcita, come lo erano i pantaloni in tessuto sinte-
tico. J effrey lo guard e pens che aveva l'aria di un insegnante di matema-
tica del liceo, forse per l'espressione ansiosa che gli si leggeva in viso.
Grazie per essere venuto disse. Non avrei dovuto chiamarla a que-
st'ora, ma non riuscivo a dormire. Avevo un presentimento.
Si accomodi disse J effrey aprendo la porta del suo ufficio.
Sto facendo un tentativo alla cieca. Ma ho avuto questo presentimento
ripet. Ho preso il primo volo disponibile.
Mi deve scusare se non l'ho richiamata disse J effrey. La mia segreta-
ria aveva capito che voleva venderci qualcosa.
Lavoro per una ditta di materiali in vinile, su a Newark spieg Paul.
Forse non mi sono spiegato bene, quando ho chiamato. Si interruppe.
Sono ormai molti anni che cerco mia figlia e sono andato incontro a tante
delusioni. Agit la mano. Quasi non riuscivo a credere che fosse qui,
dopo tutto questo tempo.
Capisco disse J effrey, anche se non poteva neppure immaginare quan-
to aveva sofferto quell'uomo negli ultimi dieci anni. Gradisce del caff?
No, no. La ringrazio. Si mise seduto.
J effrey prese posto dall'altra parte della scrivania. Sapeva chi era quel-
l'uomo e che cosa doveva dirgli, e sentiva il bisogno di mantenere una cer-
ta distanza, come se gli servisse pi aria.
Questa una fotografia di Wendy a tre anni. Paul gli mostr la foto-
grafia di una bambina sorridente. Era evidente che si trattava di J enny We-
aver da piccola.
stata fatta poco prima che sparisse? domand J effrey restituendola.
L'uomo annu e gliene porse un'altra. Poco tempo dopo, Wanda me la
port via.
A J effrey bast un'occhiata per riconoscere in Wanda J ennings la perso-
na che lui aveva conosciuto come Dottie Weaver. Gli restitu anche quella
e vide che Paul la infilava sotto la prima per non avere sotto gli occhi
l'immagine della moglie.
J effrey domand: Mi pu dire quando sua moglie e sua figlia sono
scomparse?.
Paul si agit sulla sedia. Vivevamo in Canada, io frequentavo la scuola
di specializzazione. Allora avevo altri progetti, non immaginavo di finire a
vendere rivestimenti in vinile. Ma quando mi hanno portato via Wendy...
Si interruppe e sorrise tristemente. Wanda lavorava come infermiera al-
l'ospedale. Era stata assunta da circa cinque mesi, quando cominciarono a
circolare delle voci.
Quali voci?
Lavorava nel reparto maternit e cominci a circolare la voce che qual-
cosa non andava. Che succedevano delle cose. Sospir. Io naturalmente
non ci credevo. Eravamo sposati da tre anni. Amavo mia moglie. Non a-
vrei mai immaginato che la mia compagna potesse... E poi di solito le don-
ne non fanno quelle cose, non vero?
J effrey rimase zitto. Sapevano entrambi qual era la risposta.
A un certo punto continu Paul l'hanno messa in congedo tempora-
neo e hanno incominciato a indagare. I neonati ovviamente non potevano
dire nulla, ma si diceva che ci fossero evidenze di maltrattamenti. Io conti-
nuai a non credere a quello che diceva la gente, finch un giorno due poli-
ziotti bussarono alla mia porta. Mi volevano parlare.
Sua moglie era in casa?
Era andata al supermercato. Credo che sorvegliassero la casa, perch si
presentarono dieci minuti dopo che lei era uscita.
J effrey annu per incoraggiarlo a continuare.
Mi raccontarono di quello che avevano scoperto sui corpi dei bambini.
Avevano le fotografie e... Esit. Non lasciavano dubbi.
Non necessario che mi racconti i particolari si affrett a dire J effrey
per non metterlo in imbarazzo.
Volevano esaminare Wendy per vedere se era stata... Non riusc a
completare la frase. Io continuavo a rifiutarmi di credere che mia moglie
avesse fatto quelle cose, e a maggior ragione che potesse far del male a no-
stra figlia. Wanda molto brava a farsi passare per una persona degna di
fiducia.
Questo lo so, purtroppo.
Quando Wanda ritorn dal supermercato, le raccontai quello mi aveva-
no riferito. Ne venne fuori una discussione violenta, ma alla fine, non so
come, riusc a convincermi che la polizia si sbagliava, che la colpa era di
un'altra dipendente dell'ospedale, un'infermiera che avevo incontrato un
paio di volte e che, sinceramente, non mi era piaciuta.
Le persone come sua moglie sanno essere molto persuasive.
S ammise Paul. Pass una settimana e la notizia era ancora sui gior-
nali. La polizia investig anche sull'altra donna. Gli salirono le lacrime
agli occhi. Crediamo sempre a quello che vogliamo credere. Non cos?
J effrey annu.
Circa tre settimane dopo, la polizia torn a casa nostra. Questa volta
avevano un mandato e volevano perquisire la casa. Guard la fotografia
della sua bambina e vi pos accanto la mano. Il giorno prima avevano
parlato con mia moglie. Un interrogatorio ufficiale. Credo che avessero
raccolto abbastanza prove per intervenire. Guard J effrey. Erano venuti
molto presto, alle sei del mattino. Io dormivo ancora. Fece una risata a-
mara. Ero rimasto alzato fino a tardi a studiare per gli esami finali. Cre-
devo ancora che fosse la cosa pi importante...
Troviamo tutti delle scappatoie.
Non saprei disse, vagamente irritato. Insomma, se n'erano andate
prosegu. Durante la notte Wanda si era portata via Wendy. Da allora non
l'ho pi vista e non ho pi avuto notizie.
Che cosa l'ha condotta qui?
Mi ha telefonato un amico spieg. un collega che si occupa degli
accrediti, e qualche tempo prima gli avevo chiesto di tenere d'occhio i nu-
meri di codice della previdenza sociale, sia di Wendy che di Wanda. Una
settimana fa apparso quello di Wendy su una richiesta di carta di credito.
L'indirizzo era quello di un ufficio postale della vostra citt.
J effrey immagin che Dottie Weaver, o come diavolo si chiamava, si
fosse convinta che dopo tanto tempo non era pi rischioso utilizzare il nu-
mero di codice della figlia. E ce l'avrebbe fatta, se Paul J ennings non fosse
stato in allerta.
Ha l'indirizzo? domand, e per la prima volta si concesse un filo di
speranza. Era evidente che Dottie voleva quella carta di credito. Sarebbe
tornata per ritirarla.
Paul J ennings gli pass un foglietto e a J effrey parve di riconoscere l'in-
dirizzo di un ufficio postale di Madison. Lo copi e restitu il foglio augu-
randosi che potesse servire a rintracciare Dottie, e magari anche a ritrovare
Lacey Patterson.
Ho voluto venire di persona disse Paul infilandosi in tasca il foglietto,
nella speranza che si trovi qui.
Si aspettava che J effrey dicesse qualcosa, ma J effrey non riusciva a tro-
vare le parole per comunicargli quello che era successo a sua figlia. Peggio
ancora, non sapeva come dire a quell'uomo che la persona che aveva ucci-
so Wendy J ennings era seduta di fronte a lui.
qui? ripet Paul con un tono pieno di speranza che spezz il cuore a
J effrey.
Non so come dirglielo, Paul, ma Wanda scomparsa e sua figlia mor-
ta.
J effrey non sapeva che reazione si aspettasse, ma lo sconcert il modo in
cui Paul lo guard. Per una frazione di secondo parve quasi sollevato di
sapere finalmente dove si trovava sua figlia, poi fu come folgorato dall'i-
dea che dopo tutto quel tempo, dopo anni di ricerche, ritrovava sua figlia
morta. Sbianc in viso, nascose la faccia fra le mani e scoppi in lacrime.
Sono desolato disse J effrey.
Quando? domand Paul con un filo di voce.
Sabato scorso. Gli spieg nei dettagli cos'era accaduto, tralasciando
solamente i particolari emersi dall'autopsia. Per tutto il tempo Paul scroll
il capo, come se non riuscisse ad accettare quello che sentiva. Quando poi
J effrey gli rivel che il responsabile della morte di J enny era lui, rimase a
bocca aperta.
Io non... cominci J effrey, poi si interruppe. Stava per dire che non
aveva avuto scelta, ma non ne era sicuro. Forse un'altra scelta c'era. Forse
J enny Weaver non avrebbe mai premuto il grilletto. Forse J enny Weaver
avrebbe potuto essere ancora viva.
I due uomini si fissarono sopra la scrivania, nessuno dei due sapeva pi
cosa dire.
Con una madre come Wanda disse Paul alla fine mi aspettavo il peg-
gio. Indic la fotografia. Io la voglio ricordare cos, signor Tolliver. La
mia piccolina. Non voglio pensare a quello che le ha fatto Wanda, alla vita
orribile che le ha fatto vivere. Si interruppe, trattenuto dai singhiozzi. Io
ricorder la mia bambina felice e sorridente, come l'ho sempre vista quan-
do l'avevo ancora con me.
la cosa migliore disse J effrey con le lacrime agli occhi, e quando
Paul alz lo sguardo e vide le sue lacrime parve perdere ogni riserva.
Oh, mio Dio esclam portandosi la mano alla bocca, scosso dai sin-
ghiozzi. La mia povera bambina. La mia piccola. La mia adorata piccoli-
na. Si dondolava avanti e indietro, incapace di smettere.
Paul disse J effrey con la voce rotta. Allung una mano per toccarlo
sul braccio, ma Paul la strinse nella sua. J effrey non aveva mai stretto in
quel modo la mano a un altro uomo e ne fu quasi imbarazzato, ma era il
minimo che potesse fare, se serviva a sostenere Paul J ennings.
Paul strinse ancora di pi la mano. Era una bambina cos dolce.
Lo so disse J effrey ricambiando la stretta. Mia moglie Sara la cono-
sceva. Voglio dire, la mia ex moglie. Fa la pediatra. Sara.
Paul alz gli occhi e lo guard speranzoso. La conosceva?
S. Ha detto che era una ragazza molto intelligente, molto buona. Capa-
ce di grande affetto.
Era in buona salute?
Questa volta J effrey decise di mentire. Non c'era motivo di rivelare al
padre quello che aveva passato sua figlia. S disse. In buona salute.
Paul gli lasci la mano e prese la fotografia. sempre stata buona. An-
che da piccola. A volte si capisce subito, come sono fatti i bambini. Era
tanto affettuosa.
J effrey tir fuori il fazzoletto e si soffi il naso. Gli venne in mente trop-
po tardi che avrebbe dovuto offrirlo a Paul.
Sono desolato disse di nuovo.
Lei non ha colpa. La colpa solo di mia moglie. lei che accuso.
Wanda. Mi ha portato via mia figlia. Le ha fatto quelle cose orribili. Si
raschi la gola e si asciug il naso con la mano. lei la responsabile di
questa tragedia. Lo fiss negli occhi. Lei, signor Tolliver, non ha colpa
ripet. Si liberi dai sensi di colpa. Io ho vissuto tutta una vita nel rimorso.
Se non l'avessi sposata. Se avessi prestato ascolto alle dicerie. Se avessi
permesso alla polizia di sottoporre mia figlia a una visita... Si port la
mano alla bocca, sussult e ricominci a piangere.
J effrey era sul punto di commuoversi di nuovo e cerc di controllarsi. La
prima cosa che gli venne in mente fu la fotografia di Lacey Patterson
stampata sul volantino che teneva nel cassetto. Poi pens a quello che ave-
va subito J enny e a quello che aspettava Mark, se mai fosse uscito dal co-
ma. Pens anche a Sara, a tutto quello che aveva passato, ai sensi di colpa
che la tormentavano, perch quelli erano i suoi ragazzi. Ma erano anche
ragazzi miei, si disse. Forse perch non avevano figli loro, si sentivano re-
sponsabili per l'intera citt. E cosa aveva lasciato succedere! Quanti bam-
bini avevano sofferto, solo perch lui non aveva riconosciuto il male anni-
dato nelle case della citt.
Lei ha fatto solo il suo lavoro disse Paul come se gli leggesse nella
mente. Ha fatto quello che doveva fare per proteggere il ragazzo.
Ma J effrey non aveva protetto la ragazza che conosceva come J enny
Weaver. Non aveva messo in salvo Mark e neppure Lacey Patterson. Para-
dossalmente, aveva protetto Dottie Weaver, che era venuta alla centrale a
ingozzarlo delle sue bugie.
Paul disse: Quando Wanda lasci la citt venne a galla tutto. Si guar-
d le mani. Nel fine settimana faceva la babysitter. Aveva abusato anche
di quei bambini.
J effrey fece un sforzo per non lasciarsi di nuovo travolgere dall'amarez-
za. Domand: Non mai stato emesso un mandato di cattura?.
No rispose con un sorriso sarcastico. Un paio di giorni dopo la sua
partenza emisero un mandato di arresto per l'altra donna, ma anche lei a-
veva lasciato la citt.
J effrey si sent rizzare i capelli sulla nuca. Come si chiamava?
Markson disse Paul asciugandosi di nuovo il naso con la mano. Gra-
ce Markson.

16

Lena sedeva di fianco al letto di Grace Patterson e ascoltava il ticchettio
rallentato del monitor cardiaco. La tapparella della finestra che si affaccia-
va sul parcheggio dell'ospedale era abbassata, ma non c'era molto da vede-
re, a quell'ora. Teddy Patterson era abbandonato sulla poltrona reclinabile
all'altro lato del letto e russava serafico con la bocca aperta, come se fosse
l'uomo pi appagato di questo mondo. Quando Lena gli aveva fatto capire
che Grace poteva essere la responsabile di quello che era accaduto ai suoi
figli, le aveva riso in faccia. Patterson era un ex carcerato e nutriva una sfi-
ducia innata per i poliziotti, ma non era da escludere che fosse lui stesso
impelagato fino al collo in quella storia. In tal caso era ovvio che non sa-
rebbe andato a raccontare a Lena dove si trovava sua figlia. Quando era ar-
rivata, aveva cercato di mandarla via, ma per qualche ragione Grace aveva
insistito per farla rimanere, Teddy aveva brontolato qualcosa, poi si era a-
deguato al desiderio della moglie. Grace lo teneva al guinzaglio come un
cagnolino e lui non muoveva un dito senza il suo permesso. Al centro della
sua vita c'era lei, ne dipendeva in tutto e per tutto, e da quando Lena era
entrata in quella stanza aveva avuto la conferma che a lui dei figli non im-
portava nulla.
Lena guard Grace, la osserv mentre dormiva e si domand come riu-
scisse a esercitare tanto potere sulla famiglia. Aveva rifiutato il ventilatore,
ma aveva la maschera a ossigeno che l'aiutava a respirare. Le avevano si-
stemato dei cuscini sotto la testa e le spalle perch il corpo fosse pi rilas-
sato, ma era evidente che stava morendo di una morte terribilmente dolo-
rosa. In pochi giorni il declino era stato rapidissimo. Forse anche il ricove-
ro aveva in qualche modo contribuito a piegarla, come se avesse scelto
quel letto di ospedale come suo letto di morte. La pelle era giallastra, le
guance scavate. Gli occhi catarrosi e perennemente umidi, come se pian-
gesse.
Lena si spost sulla sedia in cerca di una posizione pi comoda. Si sen-
tiva la schiena come se l'avessero presa a legnate, e le mani e i piedi le do-
levano come dopo l'aggressione. Colpa di quell'abitudine a stringere i pu-
gni e contrarre le dita dei piedi da cui non riusciva a liberarsi. Tutto il cor-
po era irrigidito dalla tensione e la presenza dei Patterson le annodava lo
stomaco. Avrebbe voluto strozzarli tutti e due, gridargli nelle orecchie che
ogni secondo che passava poteva rivelarsi fatale per Lacey.
Forse la sua presenza li aveva indotti a non parlare. Teddy non dava cer-
to l'idea del marito affranto. Dopo che la moglie si era appisolata, si era
guardato un film alla televisione, ridendo di gusto a ogni battuta e com-
mentando le scene d'azione: Adesso vedrai come ti sistema, oppure:
Forza, su, fagli vedere chi sei.
All'inizio del telegiornale era scivolato in un sonno profondo. Non si era
mosso neppure quando era arrivata l'infermiera a controllare le condizioni
della moribonda.
Il silenzio protratto diede il tempo a Lena di osservare Grace e riflettere
sugli eventi degli ultimi giorni. Mark era ricoverato in un altro ospedale
perch l'ambulanza lo aveva portato al pronto soccorso pi vicino. Non si
potevano ancora prevedere gli sviluppi, ma i medici sembravano concordi
nel ritenere che non avrebbe recuperato tutte le funzioni.
Mark, un ragazzo come tanti, che desiderava solo amore, che desiderava
l'attenzione di sua madre, e se l'era procurata come aveva potuto. Lena ri-
pens a com'era lei a quell'et, allo stato di confusione in cui si era trovata
a vivere. Era continuamente dominata dall'emotivit e dal desiderio spa-
smodico di ricevere l'approvazione degli altri, fatta eccezione per Hank. Si
era costruita un'identit fittizia per essere accettata dal gruppo degli emar-
ginati della scuola, e sfruttava quell'immagine per attirare l'attenzione su di
s.
Aveva quindici anni quando cominci ad andare a letto con Russ Fle-
ming, un rapporto che si reggeva solo sull'attrazione fisica e che dal punto
di vista affettivo era stato disastroso. Russ aveva ventidue anni, cosa che
Hank non vedeva di buon occhio, ma Lena si era convinta di amarlo nono-
stante lui la trattasse come una sgualdrina. Qualsiasi cosa volesse, lei glie-
lo concedeva. Era un prepotente, e Lena reagiva alle sue bizze come un
termometro, alternando le blandizie alla sottomissione. Le sue giornate si
riducevano a continui alti e bassi, a seconda di come la trattava Russ:
quando non era in camera sua a piangere, stava seduta sui gradini del por-
tico con le mani tra le ginocchia ad aspettare che lui si facesse vivo. Era
giovane e sola, e si illudeva che quello che le dava Russ fosse amore.
Ripensandoci ora, era pronta a riconoscere che Russ era solo uno spac-
cone paranoide che approfittava di una quindicenne ingenua, ma allora si
era convinta che lui fosse la cosa pi bella che la vita le potesse riservare.
incredibile quanto possano essere sciocchi gli adolescenti e cosa siano
disposti a fare per un po' d'amore e di attenzione, pens. Per questo Mark
era stato un bersaglio facile per sua madre. Soffriva della ferita che si por-
tava nel cuore e si era convinto che solo sua madre potesse rimarginarla. E
tutto quello che ne aveva ricavato era il desiderio di togliersi la vita. Una
dicotomia che Lena conosceva fin troppo bene.
Grace ebbe un lieve sussulto e si svegli. Apr gli occhi lentamente e fis-
s per qualche istante il soffitto, come per darsi tempo di capire dove si
trovava e cosa stava succedendo. Lena fu tentata di ricordarle che stava
morendo, ma cap che Grace ne era pienamente consapevole.
Gir la testa verso di lei facendo scricchiolare il cuscino apprettato. Pas-
s lo sguardo dal monitor che registrava la pressione sanguigna all'ago che
aveva nel braccio, collegato alla pompa con cui poteva somministrarsi la
morfina. Il piccolo apparecchio era congegnato per permettere al paziente
una certa autonomia nel controllo del dolore, ma senza concedergli di
somministrarsi dosi letali.
Quando Grace allung la mano per schiacciare il pulsante e ricevere un
po' di narcotico in vena, Lena spost l'apparecchio fuori dalla sua portata.
Da quando era arrivata non era riuscita a rimanere sola con Grace, ma a-
desso che Teddy era immerso nel mondo dei sogni decise di cogliere l'oc-
casione.
Era questo che volevi? le sussurr sollevando l'apparecchio.
Grace ebbe un lampo negli occhi, poi il suo sguardo corse a Teddy.
Se vuoi lo sveglio, cos sentir anche lui quello che ho da dirti disse
Lena sempre a bassa voce. Ho parlato con Mark, Grace. Vuoi che Teddy
scopra quanto amavi il tuo bambino?
Grace deglut senza articolare parola.
Puoi parlare disse Lena. Un paio d'ore prima l'aveva sentita chiedere
delle scaglie di ghiaccio all'infermiera. Lo so che puoi parlare.
Lei mosse con lentezza il braccio e scost la mascherina che le copriva
naso e bocca. Ansim per lo sforzo. Dammi... la pompa.
Lena soppes l'apparecchio che teneva ancora in mano. Le era sembrato
molto pi pesante quando lo utilizzava su se stessa.
Fa male, vero? disse.
Grace annu con una smorfia di dolore.
Facciamo un cambio? Le dondol l'apparecchio di fronte al viso come
fosse una caramella.
Grace ebbe la sfrontatezza di sorridere e la guard quasi ammirata, come
se volesse dirle che l'aveva sottovalutata.
S? la incalz Lena. Dimmi dov' Lacey e ti potrai drogare quanto
vuoi.
Grace continu a sorridere, ma lo sguardo era diventato di ghiaccio. Gir
la testa e torn a fissare il soffitto. Trascin con fatica la mano sul petto e
Lena vide che era scossa da un tremito. Il medico aveva previsto anche dei
narcotici pi forti, ma Grace, stranamente, non li aveva richiesti. Eppure
sapeva che non sarebbe uscita viva da quel letto.
So che la vuoi, Grace. So che ne hai bisogno.
Lei la guard, inspir con fatica ed espir un debole No.
Lena si alz con l'apparecchio in pugno. Sempre a voce bassa, per non
svegliare Teddy, disse: So che hai violentato Mark.
La bocca si distese in un sorriso, come se il ricordo le procurasse piace-
re. Chiuse gli occhi e Lena ebbe l'impressione che richiamasse alla mente i
momenti passati col figlio.
Raccontami di J enny Weaver sibil Lena. Che cosa le hai fatto?
Lei era... cominci Grace continuando a guardare il soffitto, mentre
dagli occhi le scendevano le lacrime. Un pianto che era frutto della soffe-
renza fisica a cui era sottoposta e non del dolore che provava per J enny.
Tanto... brava... con... A questo punto riport la mascherina sul naso e
la voce le mor in gola. Lena rimase in piedi, in attesa delle parole succes-
sive che non vennero.
Cos'hai detto? la incalz.
Sotto la mascherina comparve un sorriso quasi angelico.
Figlia di puttana le bisbigli Lena. Afferr il cuscino che aveva accan-
to, lev la maschera a ossigeno e glielo schiacci sul viso.
Grace non tent di lottare. Quando le gambe sussultarono, Lena ritir il
cuscino e le rimise in fretta la maschera, sincerandosi che arrivasse l'ossi-
geno. Passarono alcuni secondi interminabili, poi Grace riapr gli occhi.
Prima parve sorpresa, poi furibonda. Lena aveva deciso che ucciderla sa-
rebbe stato un atto di compassione, a Grace Patterson rimanevano solo po-
che ore di vita in questo mondo e non meritava che la sua fine venisse ac-
celerata.
Prese ad ansimare fissando furiosa Lena. Schiuse le labbra e riusc a
mormorare: Vigliacca.
Anche Mark l'aveva chiamata cos e forse era la verit, ma non per la ra-
gione che pensava Grace.
Non cos vigliacca da violentare un bambino disse.
Grace scossa la testa, forse per negare che Mark fosse un bambino, forse
per negare di avergli fatto violenza.
Ha cercato di uccidersi. Lo sapevi?
Cap dallo sguardo che non l'aveva saputo.
Si impiccato nel suo armadio dopo avermi raccontato che te lo porta-
vi a letto. Dopo quello che gli hai fatto, ha perduto la voglia di vivere.
Grace fissava il soffitto. Gli occhi lacrimavano, ma Lena non poteva sa-
pere se per i dolori o per il rimorso.
Adesso in coma. Forse non si risveglier.
Grace farfugli qualcosa di incomprensibile. Lena si chin e accost l'o-
recchio alla sua bocca posando la mano sulla sponda del letto, e all'im-
provviso la moribonda gliela afferr e le pass il pollice sulla ferita con
una tenerezza carica di sensualit. Lena ritrasse la mano, inorridita, e le vi-
de sulle labbra una smorfia di piacere.
Puttana schifosa esclam, strofinandosi la mano per cancellare la sen-
sazione del contatto. Marcirai all'inferno.
Chiamando a raccolta tutte le energie che le rimanevano, Grace mormo-
r d'un fiato: Ci rivedremo l.
Lena arretr fino a che non sent alle spalle la parete. Era sconvolta.
Mark e J enny si erano scambiati quelle identiche battute la sera in cui
J enny era morta. Rimase immobile a guardare Grace ansimante e Teddy
Patterson che continuava tranquillamente a dormire. Controll l'ora. Man-
cavano ancora tre ore all'alba e all'arrivo dell'infermiera di turno per l'ulti-
mo controllo. Lasci la pompa che iniettava la morfina sul comodino, fuori
dalla portata di Grace. Si mise seduta, finse di non vedere che anche le sue
mani tremavano e attese che Grace Patterson morisse.

17

Sotto il giubbotto antiproiettile J effrey era in un bagno di sudore. Il cal-
do di agosto combinato col peso del giubbotto avrebbe fatto stramazzare
anche un elefante. Aveva perso tanta di quell'acqua che si sentiva la bocca
come carta vetrata.
Che bella giornata disse Nick asciugandosi il collo con il fazzoletto.
J effrey non apprezz l'ironia. Che ore sono?
Nick guard l'orologio. Le dieci disse. Tieni duro, capo. I criminali
hanno un rapporto particolare col tempo.
Vero disse J oe Stewart. Era l'informatore e, da come si stava compor-
tando, J effrey immagin che Nick gli avesse concesso una dose per evitare
che desse i numeri. Sprigionava pi tensione di una centralina elettrica.
Sei sicuro di non sapere niente di una certa ragazzina? gli domand
J effrey
Quanti anni ha? Si pass la lingua sulle labbra. Hai una fotografia?
Siediti gli ordin Nick tirandogli un calcio negli stinchi con la punta
degli stivaletti da cow-boy.
Nick si era agghindato nel ruolo del pedofilo, con una camicia nera ina-
midata e un paio di jeans che lo fasciavano come una seconda pelle. Per
l'occasione aveva perfino rinunciato alla sua catena d'oro e si era spuntato
la barba. Era il tipo che andava matto per quel genere di missioni. Tutti i
poliziotti in realt ne andavano matti, pens J effrey, lui compreso, in altre
occasioni.
Ti ho detto di metterti seduto ripet Nick.
J oe si lasci cadere sul letto e borbott qualcosa grattandosi le braccia.
Era un ragazzo magro, di circa vent'anni, con una quantit di brufoli che
gli chiazzava la pelle come le macchie nere sul mantello di un dalmata.
Alcuni se li era grattati e stillavano sangue.
J effrey guard Nick. Era proprio necessario che si facesse come una
scimmia?
Preferivi che si pisciasse nelle braghe? ribatt Nick.
Non farebbe una grande differenza osserv J effrey. J oe puzzava anco-
ra di pi della stanza ammuffita da trenta dollari a notte in cui si trovava-
no.
Sei sicuro che il condizionatore non funzioni? domand.
Se lo accendiamo ci copre gli altri rumori gli ricord Nick. Tranquil-
lo capo, ce la sbrigheremo in fretta.
E Atlanta?
Nick lanci un'occhiata a J oe. La casella postale di Grant che Dottie a-
veva indicato per l'invio della carta di credito si era rivelata una manovra
diversiva. L'ufficio postale aveva ricevuto la richiesta di inoltrare la posta
in arrivo presso un'altra sede di Atlanta. J effrey aveva chiesto a Nick di
metterla sotto sorveglianza nella speranza che Dottie si facesse viva l.
tutto sistemato disse Nick. Come vengo a sapere qualcosa, lo ver-
rai a sapere anche tu. Il telefono di J effrey vibr e lo sganci dalla cintu-
ra. S?
Salve disse Frank. Patterson tornato alla roulotte questa mattina,
subito dopo la morte di sua moglie, non si mosso da l.
Sei sicuro? Forse aveva annullato la consegna.
Certo che sono sicuro. Non neppure andato all'ospedale a trovare suo
figlio.
Va bene. Chiuse il telefono e rifer la notizia a Nick.
E se avesse mandato Dottie? sugger Nick. Patterson non un idiota.
Sa di essere pedinato.
Si udirono due colpi alla porta e dopo una breve pausa se ne aggiunse un
terzo.
J effrey and a nascondersi nel bagno lasciando la porta socchiusa per
non destare sospetti. Dentro lo accolse un odore nauseante che gli fece tor-
cere la bocca.
Ud la voce di J oe - Oh, eccoti qui - e la porta che si apriva con un ci-
golio.
E quello chi ? domand una voce maschile. Non gli parve del tutto
estranea, ma non era di certo quella di Dottie Weaver.
Un amico disse J oe. Ha la passione delle bambine.
Le bambine piccole piccole precis Nick. Capisci cosa voglio dire?
Vediamo di sbrigarci tagli corto l'uomo, con la voce tesa. Ho il fur-
gone parcheggiato di fianco all'albergo. Andiamo.
J effrey aspett che se ne andassero e usc dal bagno. Si sforz di capire
se aveva gi sentito quella voce, ma dalla memoria non arriv nulla. Quel
che arriv fu un altro bagno di sudore che gli fece allentare la cintura del
giubbotto e pentirsi di averlo indossato. Se l'era messo solo perch glielo
aveva chiesto Sara e non aveva saputo dire di no. Evidentemente lei non
aveva previsto che conciato a quel modo rischiava un collasso.
La porta gi all'entrata era troppo sporca per appoggiarsi. Si rassegn a
rimanere in ammollo, in attesa che Nick gli desse il via libera. Per riuscire
a incastrarli dovevano mettere le mani sulla consegna, dovevano quindi
avere la certezza che il furgone parcheggiato fuori fosse effettivamente
pieno di riviste.
Per far passare il tempo decise di contare a mente fino a cento. Era arri-
vato a sessantacinque quando ud Nick gridare: Mettiti gi! Gi, ti ho det-
to!.
J effrey spalanc la porta ed estrasse la pistola. Nick aveva gi neutraliz-
zato il sospetto, un uomo alto e dinoccolato in abito nero, che stava a terra
a faccia in gi, con le mani sulla testa.
Non ti muovere, bastardo gli intim Nick frugandolo in cerca di armi.
Hai addosso roba che taglia?
L'uomo farfugli qualcosa e Nick gli tir un calcio. Hai coltelli?
Questa volta rispose con un netto No.
C'erano altri tre agenti del centro investigativo a coprire l'informatore,
perci J effrey mise via la pistola e si avvicin.
Nick, pieno com'era di adrenalina, si rivolse anche a J effrey urlando:
questo il tuo uomo? questo il fottuto figlio di puttana?.
J effrey cap dalla schiena che non poteva essere Teddy Patterson, a parte
il fatto che avrebbe dovuto essere Superman per arrivare cos in fretta da
Grant ad Augusta.
Giralo disse, con la mano sul calcio della pistola.
Nick afferr l'uomo per le mani ammanettate e lo gir senza tante ceri-
monie.
Aspettate grid l'uomo. Lanci a Nick un'occhiata torva poi guard
J effrey e lo riconobbe. Divent pallido come uno straccio e rimase a bocca
aperta, sbigottito.
J effrey non era meno sconcertato di lui.
Lo conosci o no? domand Nick.
J effrey era ammutolito. Si raschi la gola un paio di volte prima di riu-
scire a dire: Si chiama Dave Fine.

18

L'impresa di pompe funebri Brock aveva sede in una delle case pi anti-
che di Grant. Era stata costruita nello stile di un maniero vittoriano, con
tanto di torrette e abbaini, dal responsabile del deposito materiali delle fer-
rovie. Per sua sfortuna per, la residenza tanto prestigiosa incurios i suoi
capi di Atlanta, che decisero di verificare dove avesse trovato tutti quei
soldi. Fin che J ohn Brock se la comper all'asta per un prezzo ridicolo e
avvi al primo piano e nel seminterrato un'impresa di pompe funebri. Ai
piani superiori install la famiglia e da quel momento il figlio Dan sub
tutte le angherie immaginabili dai suoi compagni di scuola. Lo tormenta-
vano dall'istante in cui lo scuolabus lo caricava di fronte al portone, fino al
rientro a casa a pomeriggio inoltrato. Dan Brock aveva imparato presto a
difendersi in vari modi, soprattutto minacciando i suoi compagni di toccar-
li con le sue mani da morto se non lo lasciavano in pace. Tutti, tranne
Sara. Lei si era sempre tenuta alla larga dal gruppo dei prepotenti e di soli-
to sul bus ripassava le lezioni, cos Dan andava sempre a sedersi accanto a
lei sapendo che gli altri non lo volevano vicino.
Il piano terreno della casa era addobbato con lunghe tende di velluto e
una pesante moquette verde. Il corridoio centrale aveva due grandi lampa-
dari di inizio secolo e lungo le pareti erano allineati divanetti alternati a ta-
volini che ospitavano scatole di fazzoletti e vassoi con una brocca d'acqua
e i bicchieri. Sul fronte erano allestite le due grandi camere ardenti, sul re-
tro un'altra pi piccola, e la sala d'esposizione delle bare. L'ufficio era si-
stemato dove in origine c'era la cucina. Sara si ferm davanti alla pesante
porta di quercia e buss con due colpi leggeri. Quando nessuno rispose a-
pr e sbirci dentro. Audra Brock, la madre di Dan, russava in sordina con
la testa posata sul tavolo. Di fianco al braccio era abbandonato un panino
non finito. L'anziana signora era impegnata nel pisolino pomeridiano.
Sara conosceva bene la casa e trov da sola le scale per il seminterrato,
dove si trovava la sala di imbalsamazione. Discese gli stretti gradini di le-
gno reggendosi saldamente alla ringhiera perch ricordava ancora la volta
in cui era volata gi lussandosi l'osso sacro.
In fondo alle scale prese a sinistra, super il magazzino delle bare e rag-
giunse la sala di imbalsamazione. La pompa aspirante era in funzione e fa-
ceva vibrare il pavimento. Dan Brock era seduto accanto alla salma di
Grace Patterson e leggeva il giornale aspettando che la macchina finisse di
aspirare il sangue e lo sostituisse con sostanze chimiche.
Sara lo chiam per attirare la sua attenzione. Dan?
Lui sobbalz e il giornale cadde a terra. Oh, mio Dio rise. Ho pensa-
to che fosse lei.
Conosco la sensazione lo consol Sara. Nonostante facesse il medico
legale da pi di dieci anni, anche a lei capitava di spaventarsi quando do-
veva lavorare da sola di notte all'obitorio.
Dan si alz e le porse la mano. A cosa devo il piacere, dottoressa Lin-
ton?
Sara gli strinse la mano fra le sue. Ho una richiesta alquanto bizzarra.
Puoi anche cacciarmi via, se la trovi eccessiva.
Lui pieg la testa di lato e le lanci un'occhiata interrogativa. Non rie-
sco a immaginare nulla che possa indurmi a cacciarti via, Sara.
Bene disse continuando a stringergli la mano. Quando l'avrai sentita
deciderai.
Il centro medico pediatrico ferveva di attivit quando Sara entr dalla
porta posteriore. And subito alla postazione delle infermiere e senza nep-
pure dire buongiorno domand a Nelly: J effrey ha chiamato?.
Nelly fece un sorrisino. Come andato il pranzo, dottoressa Linton?
Ho dovuto posticiparlo rispose senza aggiungere spiegazioni. Nelly
non aveva mai fatto mistero di non gradire l'impegno di Sara all'obitorio.
Ha chiamato? ripet.
Nelly scosse la testa. Per ho saputo qualcosa di Dottie Weaver.
Sara sollev un sopracciglio. Cosa, esattamente?
L'infermiera abbass la voce. Deanie Phillips sua vicina di casa dis-
se. Ieri ha sentito un boato ed andata a vedere cosa era successo.
E cosa era successo?
Be'... Appoggi i gomiti sul bancone. Deanie sostiene di aver sentito
da un poliziotto che Dottie coinvolta in qualcosa che ha a che fare con la
scomparsa di Lacey Patterson.
Sara aveva passato quasi tutta la sua vita a Grant, eppure continuava a
stupirsi della velocit con cui correvano le voci. Non devi credere a tutto
quello che senti dire in giro le disse, bench il pettegolezzo non fosse cos
lontano dalla verit. Non si poteva prevedere come avrebbe reagito la pic-
cola citt alla scoperta che Dottie Weaver era in realt Wanda J ennings.
Riusciva difficile anche a lei accettare la nuova realt, ma soprattutto le
pesava quello che aveva scoperto nella sala di imbalsamazione, e cio che
Grace Patterson aveva di recente partorito un bambino.
S signora rispose Nelly con un sorriso. Ormai riusciva a leggere nella
mente di Sara quasi come una madre.
Ha chiamato qualcun altro?
Ha tre casi di mal di pancia. Le pass i messaggi.
Sara li scorse. Quando ho la prossima visita?
Fra cinque minuti. I J ordan. L'appuntamento per l'una e mezza, ma
Gillian sempre in ritardo.
Sara guard l'orologio, preoccupata che J effrey non l'avesse ancora
chiamata. Non poteva impiegare pi di un'ora a interrogare Teddy Patter-
son, soprattutto considerato che tecnicamente il caso toccava a Nick. Pens
di chiamarlo, ma cambi idea. Non voleva essere invadente, J effrey non lo
sopportava. Vado a prendermi una Coca disse a Nelly. Torno subito.
Guard di nuovo l'orologio e si avvi lungo il corridoio. Calcol ancora
una volta i tempi. J effrey non poteva impiegare pi di un'ora per ritornare a
Grant.
Entr nella stanza numero sette e accese le luci. Da dieci anni la stanza
era adibita a sgabuzzino e ne aveva tutta l'aria. Era foderata di scaffali co-
me una biblioteca, ma nessuno sapeva pi cosa contenessero esattamente.
Apr il frigorifero e imprec quando vide che tutte le Coca dietetiche e-
rano scomparse. Elliott borbott inferocita. Elliott si rubava sempre tut-
to. Apr il freezer e come aveva previsto non trov neanche le barrette di
cioccolato. Erano scomparsi anche i due pasti precotti. "Scomparsi" non
era la parola esatta, perch Elliott, da persona sensibile qual era, si premu-
rava sempre di lasciare nel freezer i cartoni vuoti.
Un giorno o l'altro lo ammazzo disse tra i denti chiudendo la porta con
un colpo.
Torn in corridoio e sent montare dentro tutta la rabbia impotente che
aveva accumulato negli ultimi giorni. Si ferm di fronte al suo ufficio di-
cendosi che non era leale scaricare tutto sul povero Elliott, anche se era un
ladro patentato di cioccolato.
Dammi solo un minuto disse a Nelly che le veniva incontro con le
cartelle.
Entr nell'ufficio e si chiuse la porta alle spalle. Si guard intorno la-
sciando correre lo sguardo sulle fotografie che occupavano tutta la parete
finch trov quella di Lacey. Era di qualche anno prima, quando Lacey a-
veva i capelli pi corti. Rispetto a quella scattata a scuola utilizzata per i
volantini segnaletici, sembrava la foto di un'altra persona. Era sempre cos
con i bambini di quell'et: in un paio d'anni cambiavano fisionomia. Au-
mentavano o diminuivano di peso, i capelli si scurivano o si schiarivano,
gli zigomi potevano diventare pi pronunciati, la mascella pi sfilata. Dot-
tie Weaver, o chiunque essa fosse, aveva questo grande vantaggio dalla sua
parte: Lacey sarebbe cresciuta e cambiata, rendendo sempre pi ardue le
ricerche. Naturalmente, dopo qualche tempo, per Dottie che sfruttava i
bambini, la cosa poteva tradursi in un inconveniente. Che fine avrebbe fat-
to Lacey, una volta che fosse cresciuta troppo per soddisfare la domanda?
Sarebbe diventata come sua madre? Avrebbe trovato un modo per sfuggire
alle grinfie di Dottie?
Dottoressa Linton? Era Nelly che bussava alla porta. C' il capo sulla
linea quattro.
Sara si chin sulla scrivania e acciuff il telefono. J eff? domand spe-
ranzosa.
Non l'abbiamo trovata.
Lei cerc di mascherare la delusione. Pi tempo passava e pi si riduce-
vano le probabilit di ritrovare Lacey. Mi basta sapere che tu stai bene.
Teddy ha opposto resistenza all'arresto?
Non era Teddy. Le raccont chi si era trovato davanti.
Sara pens di aver capito male. Il pastore?
Ti chiamo pi tardi.
D'accordo disse e pos il telefono.
Torn a guardare la parete. Trov le fotografie dei due figli di Fine a si-
nistra di quella di Lacey, poi lasci vagare lo sguardo sulle altre: c'erano
bambine che erano state nel coro di cui si occupava anche Dave, o che era-
no nella squadra di softball che lui allenava. Chiss quante di loro avevano
fatto affidamento su di lui, chiss di quante aveva tradito la fiducia.

19

Dave Fine aveva chiesto una Bibbia. Teneva la mano destra posata sul
libro e fissava con uno sguardo vuoto Nick Shelton. Sembrava che non
riuscisse a spiegarsi perch si trovava l.
Io adoro i bambini disse. Li ho sempre adorati.
Nick si appoggi alla spalliera e si dondol sulle gambe della sedia.
Questo lo abbiamo capito, pastore.
J effrey teneva la bocca chiusa perch Dave Fine era di competenza di
Nick. Gli prudevano le mani dalla voglia di prenderlo a pugni al pensiero
di Dottie Weaver ancora in libert, a fare Dio sa cosa a Lacey Patterson. Il
bastardo che aveva di fronte era uno di quelli che l'avevano aiutata a scap-
pare.
Bene disse Nick allargando le braccia. Ci racconti la sua storia.
Fine fiss la Bibbia come se cercasse un incoraggiamento. Gli sudavano
le mani e la copertina nera aveva assorbito l'impronta del suo palmo.
Lavoro alla chiesa da quasi quindici anni cominci. Sono cresciuto a
Grant. Sono stato battezzato in quella stessa chiesa.
Nick continu a dondolarsi sulla sedia e attese.
Mi sono sposato l e l ho battezzato i miei due figli.
Cadde il silenzio e J effrey gli lanci un'occhiata. Era l'esempio vivente
dell'espressione "pilastro della comunit". Nei fine settimana faceva il ser-
vizio domiciliare agli anziani, i suoi figli erano nella squadra di softball dei
pulcini e lui allenava quella femminile.
J effrey si slacci il colletto della camicia pensando alla quantit di bam-
bine con cui Fine veniva in contatto quotidianamente. Serr i pugni un'al-
tra volta.
Non li ho mai toccati disse Fine come se gli avesse letto nella mente.
So che sbagliato. Questo lo so. Pass il dito sul dorso della Bibbia.
Ho pregato Dio che me ne desse la forza e Lui me l'ha concessa.
Nick incroci le braccia. Non era mai stato un campione di devozione,
ma andava a messa tutte le domeniche. Uno dei ciondoli d'oro che aveva al
collo era una croce con un diamante incastonato al centro.
Non ho mai toccato i miei figli insistette Fine. Non ho mai fatto del
male ai miei ragazzi.
Deve capire che non possiamo prenderla in parola disse Nick.
Fine parve stupito che qualcuno potesse non credergli. Non toccherei
mai i miei figli, per nessuna ragione al mondo.
Lo sappiamo che le sue preferenze non vanno ai maschi disse Nick
sprezzante. Ma deve capire, pastore, che dovremo verificare.
Fine guard la Bibbia. Non avrei mai assecondato i miei istinti, se non
fosse stata lei ad avvicinarmi.
Dottie Weaver? domand Nick.
J enny era una bambina tanto buona. In lei c'era una luce. Una luce pura
messa l da Dio. Rilass le labbra in un sorriso. Cantava come un ange-
lo. Un vero angelo. Nella sua voce si riusciva a sentire Dio.
Oh, non dubito che lei ci riuscisse disse Nick.
Fine gli lanci un'occhiata malevola, come se si aspettasse un po' pi di
rispetto. Sembrava che non si rendesse conto di essere in una centrale di
polizia, in procinto di finire in galera per un bel po'.
E come l'ha avvicinata Dottie? domand J effrey.
Fine parve sollevato che la mano passasse a lui. Diciamo pure che mi
ha adescato disse. Adamo non aveva mai pensato di mangiare la mela,
prima che Eva lo tentasse.
Mi pare che c'entrasse qualcosa anche il serpente di Adamo ironizz
Nick.
Fine si accigli. Non si tratta di questo. Il sesso a me non interessava.
Eppure ha fatto sesso con lei obiett Nick.
Fine si morse il labbro. All'inizio no disse. Volevo solo la sua com-
pagnia. Si interruppe e prese fiato. Dottie mi concedeva di portarla al ci-
nema, a volte andavamo fino a Macon a comperare dei vestiti. Guard i
suoi interlocutori in cerca di approvazione. Suo padre l'aveva abbandona-
ta disse. Io cercavo solo di compensare quel vuoto. Di farla sentire ama-
ta e voluta.
Nick non disse nulla, ma J effrey gli vide i muscoli del braccio tendersi.
Io volevo solo educarla, farle da guida.
Oh, ma non mi dica ironizz Nick, sempre pi ostile.
So che cosa pensa, ma non era cos, non era affatto come crede lei.
E allora come'era? intervenne J effrey cercando di non perdere la cal-
ma.
Io... Fece un gesto ampio con la mano. Ha a che fare con l'amore.
Con la capacit di ascoltare i bambini, di capire i loro bisogni e i loro desi-
deri.
E J enny desiderava fare sesso con un adulto? domand Nick.
Fine lasci cadere le mani. Non l'avrei mai toccata a quel modo. A me
bastava avere la sua compagnia.
E cosa le ha fatto cambiare idea? domand J effrey.
Dottie. Sput la parola di bocca come se fosse veleno. L'avevo sem-
pre avuto in mente, sempre. Non con J enny, ma con altre bambine. Bam-
bine che vedevo in giro per la citt. Sbatt pi volte le palpebre, con gli
occhi lucidi di lacrime, e J effrey si ricord che gli uomini di quella risma
tendevano a piangersi addosso con estrema facilit. Mai che piangessero
per i bambini che avevano fatto soffrire.
Per mi ero sempre accontentato di fantasie. Mi bastava quello. Alz
la voce. Sono un uomo felicemente sposato. Amo mia moglie e i miei fi-
gli.
Come no disse Nick sarcastico.
Fine scosse la testa. Lei non vuole capire.
J effrey si sporse sul tavolo. Lo spieghi a me, Dave. Io voglio capire.
Era una bambina molto intelligente, che si esprimeva con grande pro-
priet di linguaggio. Prese in mano la Bibbia. Leggeva la Bibbia con
me. Pregavamo insieme. Ci capivamo.
J effrey guard la Bibbia. Anche se aveva sempre creduto all'esistenza
del bene e del male, non gli aveva mai attribuito un significato biblico. Ma
vedere le mani di Dave Fine su quel libro e sentirlo raccontare come aveva
sedotto J enny con la preghiera, gli parve la cosa pi blasfema che si potes-
se immaginare.
D'accordo, pregavate insieme disse Nick. Come mai poi la cosa ha
preso un'altra piega?
Fine pos il libro sul tavolo. stata Dottie. Mi ha chiamato nel cuore
della notte.
Quando?
Durante le feste del Ringraziamento. Quello passato.
E allora? domand J effrey pensando che il bastardo mentisse.
Sono andato a casa sua perch mi aveva detto che J enny non stava be-
ne, Mi aveva detto che era agitata e che voleva parlare con me. Aveva di
nuovo gli occhi pieni di lacrime. Io ero suo amico. Non potevo ignorare
una richiesta di aiuto.
J effrey gli fece cenno di continuare e cerc di allontanare dalla mente
l'immagine di Sara che gli indicava la frattura pelvica sulla radiografia di
J enny. Era stata brutalmente stuprata e il responsabile poteva essere Dave
Fine.
Fine si schiar la voce. Non ero mai entrato in casa loro. J enny mi a-
spettava sempre davanti alla porta. Si asciug gli occhi col dorso della
mano. Quando arrivai, Dottie mi condusse di sopra. Di sopra in camera di
J enny.
Tacque. N J effrey n Nick lo esortarono a continuare. Dopo qualche
secondo che parve un'eternit, riprese il racconto da dove l'aveva lasciato.
Abbiamo fatto certe cose disse a voce bassa. Mi vergogno di ammet-
tere che abbiamo fatto certe cose.
Lei ha fatto certe cose lo corresse J effrey.
S convenne Fine. Io ho fatto certe cose.
Gli atti hanno avuto luogo unicamente in camera di J enny? domand
J effrey. Questo poteva spiegare come mai Dottie non aveva svuotato anche
la stanza della figlia. L dentro le uniche prove rintracciabili avrebbero
portato a Dave Fine.
S. Deglut con fatica. Solo nella sua stanza.
Cadde di nuovo il silenzio mentre Fine riordinava le idee. Era piuttosto
bravo a dipingersi come una vittima impotente. Pi accampava scuse e pi
a J effrey veniva voglia di strozzarlo.
Alla fine disse: Dottie fece delle fotografie. Io l'ho saputo solo in segui-
to. Rise con amarezza. Me le mostr in chiesa il giorno dopo e minacci
di renderle pubbliche se non facevo quello che diceva lei.
E cosa voleva che facesse?
Le consegne disse. Utilizzavo il furgone della chiesa. Si copr la
bocca con la mano. Dio mi perdoni, ho usato il furgone della chiesa.
J effrey incroci le braccia per tenersi calmo. Nick ribolliva di rabbia.
Trovava inammissibile che quel codardo arrivasse a compiangersi. Si di-
spiaceva per se stesso, invece che per la bambina che aveva violentato.
J effrey domand: Dove si trova adesso Dottie?.
Non ne ho idea rispose Fine toccando la Bibbia. Dio mi testimone,
la verit.
Quando l'ha vista l'ultima volta?
Luned. C'era Mark a casa sua. Avevano levato tutto, ridipinto le pareti,
fatto scomparire la stampatrice.
E dove l'hanno portata?
Non lo so. Sembrava sincero. Hanno caricato tutto su un camion. Un
camion senza contrassegni.
E poi?
Mi ha detto che dovevo fare quest'ultima consegna, altrimenti mandava
le fotografie alla centrale di polizia.
E Lacey Patterson?
A J effrey parve di cogliere un'incertezza nel suo sguardo, ma poi rispo-
se: Non ne ho idea. Dottie non l'avrebbe certo detto a me. Io non c'entra-
vo fino a quel punto con loro. Io mi limitavo a fare quello che mi diceva
per proteggere la mia famiglia. Le nostre vite.
Quando ha ritirato le riviste?
Quella sera stessa. Le ho tenute nello scantinato della chiesa fino a que-
sta mattina.
Sapeva gi dell'incontro ad Augusta?
No scosse il capo con decisione. Mi ha telefonato ieri sera. Mi
sembrato che parlasse da un cellulare.
Ci ha appena detto che l'ultima volta che l'ha vista stato luned gli
ricord J effrey.
Infatti cos. Lei mi ha domandato quando l'ho vista, non quando ho
parlato con lei.
J effrey lasci correre. Cosa le ha detto?
Mi ha spiegato dov'era l'albergo, quando dovevo incontrarmi con J oe e
qual era la parola d'ordine per la tappa successiva. Fece una pausa. Mi
ha detto che era ancora da queste parti e che mi sorvegliava.
E lei ci crede? domand Nick. Crede che sia ancora in citt?
Fine alz le spalle. Quella capace di tutto.
Capace di cosa, per esempio? domand J effrey. Me lo dica lei, cosa
far a Lacey Patterson?
Fine guard la finestra. Io non lo so cosa fa. Io ero coinvolto solo con
J enny.
J effrey lo squadr per cercare di capirlo. Fine era cos bravo a giustifi-
carsi di tutto, che probabilmente avrebbe superato il test della verit. Sem-
brava quasi convinto che quello che aveva fatto a J enny Weaver non fosse
grave.
So che Dottie ha bisogno di soldi aggiunse. Mi ha detto che doveva
aspettare un pagamento. Alz la voce per suonare convincente. Io ero ri-
cattato. Non avevo scelta.
J effrey ignor la scusa, stava pensando alla casella postale di Atlanta.
Dottie non aveva modo di sapere che loro ne erano a conoscenza. Era con-
vinta di essere al sicuro. Forse riuscivano a catturarla prima che mettesse le
mani su altri bambini o vendesse Lacey.
Dunque intervenne Nick. Questa mattina lei ha stipato le riviste nel
furgone della chiesa e se n' andato ad Augusta?
Avevo un cattivo presentimento disse sfogliando le pagine della Bib-
bia. Forse volevo farmi prendere. Non potevo andare avanti cos.
Neppure Mark ne poteva pi disse J effrey.
Fine grugn. Mark esclam, come se stessero parlando del diavolo in
persona.
Nick guard J effrey.
Sapete perch J enny voleva ucciderlo? disse Fine con una smorfia.
Perch lui sarebbe finito a fare le stesse cose.
Quali cose?
A lui piaceva disse Fine. Non si faceva degli scrupoli.
Lei invece s? lo provoc Nick.
Fine non rispose.
Sta dicendo che a Mark piaceva posare per le fotografie? domand
J effrey, ricordando l'espressione angosciata del ragazzo sulle riviste che
avevano trovato. Non era la faccia di un ragazzo che si stava divertendo.
Non solo gli piaceva. Lo voleva fare. Tamburell il dito sul tavolo.
Se lo vuol sapere, era solo questione di tempo e poi avrebbe cominciato
con la sorella. J enny lo sapeva. Sapeva quanto era crudele quella famiglia,
e sapeva che cos'era diventato Mark. Sapeva che prima o poi avrebbe abu-
sato di Lacey. Tir su col naso nel tentativo di frenare le lacrime. J enny
stava cercando di proteggere Lacey da quell'animale.
Ha le prove? domand J effrey.
Grace lo aveva attirato nella rete fin da quando aveva sei anni. Era solo
questione di tempo, e J enny lo sapeva.
Lei non ha modo di sapere cosa avrebbe fatto Mark disse J effrey. Se
tutti i bambini che vengono violentati da mascalzoni come lei diventassero
a loro volta dei molestatori...
Fine lo interruppe. Lei non conosce Mark, signor Tolliver. Mi creda,
avrebbe violentato i bambini, esattamente come sua madre. Scosse il capo
e sospir. Ha imparato bene la lezione.
Era lui stesso un bambino.
Fine alz un dito come se stesse tenendo una lezione. Era un uomo a-
dulto. Avrebbe potuto smettere.
Come ha fatto lei, signor Fine? ringhi Nick.
La battuta colp nel segno. Fine abbass gli occhi sulla Bibbia, con la
faccia imbronciata, come se l'avessero accusato ingiustamente.
Nella stanza cadde il silenzio, sembrava che tutti volessero prendere
tempo. Poi J effrey domand: Aveva raccontato a J enny la sua teoria su
Mark? Per questo lei voleva ucciderlo?.
Fine fiss la Bibbia.
J effrey prese il suo mutismo come una conferma. Che altro le faceva
fare Dottie?
Solo le consegne.
No, prima.
Mi faceva andare a casa sua quando doveva fare le fotografie ammise.
Io non volevo, ma lei mi teneva in pugno. Se quelle foto finivano in mano
a qualcuno ero rovinato. Mia moglie, i miei figli... Gli occhi si riempiro-
no di lacrime. Ho delle responsabilit.
Ha posato per altre fotografie? Tanta stupidit sembrava incredibile.
Ma forse il pastore non era una stupido, forse ci provava semplicemente
gusto.
Annu. Io non volevo. Lei... cerc la parola giusta. Lei si divertiva a
umiliare la gente.
E come la umiliava?
Sapeva che a me non piacevano i maschi, mi faceva fare quelle cose.
Con Mark Patterson?
Annu con un cenno deciso e per la prima volta parve vergognarsi.
Quello che facevamo io e J enny era... speciale. So che voi non potete ca-
pire, ma c'era qualcosa fra noi. Qualcosa che ci legava. Si copr gli occhi
con la mano. Era la mia prediletta. Le volevo tanto bene.
La smetta con queste stronzate Dave, altrimenti giuro su Dio che la
faccio pentire a suon di pugni.
Lui alz gli occhi, quasi offeso che nessuno lo capisse.
J effrey prosegu: Perch ha smesso? Con J enny, voglio dire. Come mai
ha sospeso i rapporti sessuali?.
stata lei a rifiutarmi disse con le lacrime agli occhi. Diceva che
non voleva pi avere niente a che fare con me. Tir su col naso rumoro-
samente. Dopo le fotografie... Non lo so. Come se Dottie volesse dimo-
strare qualcosa a J enny, il fatto che quella notte sono andato da loro.
Dimostrare che eravate tutti uguali sugger J effrey. Era un comporta-
mento che calzava a Dottie alla perfezione.
Ma non era vero insistette Fine. Io amavo J enny. Provavo per lei un
profondo affetto.
Per questo andato a trovarla dopo le vacanze in montagna?
Aveva un'aria malata disse J effrey. Non sapevo cosa le fosse capitato
e Dottie non me la lasciava vedere. Ho persino posato per altre fotografie
pur di entrare in quella casa, pur di vedere come stava J enny, ma quando
sono arrivato, Grace se l'era portata alla roulotte.
J effrey strinse i denti. Sapeva che Fine era ritornato da Dottie solo per
avere modo di molestare altri bambini. Che poi fosse convinto di amare
sinceramente J enny Weaver, era solo la prova tangibile del suo squilibrio
mentale.
Nick domand: E Grace Patterson? Che ruolo aveva in questa storia?.
A sentirla nominare Fine si incup. Era peggio di Dottie. Era disgusto-
sa.
In che senso?
Le cose che si inventava. Le auguro di bruciare tra le fiamme dell'in-
ferno per i peccati che ha commesso.
J effrey rinunci a fare commenti. Dottie e Grace erano socie in affari?
Annu. Le fotografie erano appannaggio quasi esclusivo di Grace. Dot-
tie si occupava delle fasi successive. Fece una pausa. Tutte le pose erano
idee di Grace. Le piaceva anche farsi fotografare, toccare i bambini. Pi le
pose erano sadiche e meglio era.
E Dottie non partecipava mai?
Lei faceva quelle pi realistiche. Quelle a sfondo romantico. Dottie
trattava il materiale pi delicato, Grace quello pi scabroso. Si lecc ner-
vosamente le labbra con un'espressione di rancore nello sguardo, come se
le sole colpevoli fossero le due donne. Si conoscevano da un sacco di
tempo.
Glielo hanno detto loro?
No disse. stata J enny. Mi ha detto che lei e sua madre cambiavano
spesso residenza. Ovunque andassero, Grace le veniva a trovare almeno
una volta al mese.
E Teddy Patterson?
Fine scosse il capo. Ci ammazzava, se lo veniva a sapere.
Non ne sapeva nulla? domand Nick incredulo.
Certo che no. Agivamo solo quando lui era fuori citt per lavoro. Fa il
camionista.
Nick era scettico. Vuole dire che non ha mai fatto una consegna di rivi-
ste?
Grace lo teneva fuori conferm Fine. Non era quel genere di perso-
na.
Quale genere di persona?
Fiss la Bibbia. Uno come me, immagino. Un uomo a cui piacciono i
bambini.
Un uomo che fa del male ai bambini lo corresse Nick.
A J enny non facevo del male.
Ah no? lo incalz J effrey sporgendosi sul tavolo. Mi vuole spiegare
come fa una ragazzina di tredici anni a procurarsi una frattura del bacino?
Lei andava anche con altri uomini si difese Fine, ma non sembrava
sorpreso dalla notizia.
Altri uomini che non erano gentili come lei?
Non come pensa lei.
Davvero? Lei un uomo pesante, Dave. Vuole che controlli sul referto
dell'autopsia il peso e le dimensioni di J enny?
Fine si schiar la voce ma non disse nulla. Prese la Bibbia dal tavolo e se
la strinse al petto. J effrey lo osserv, c'era qualcosa che lo disturbava. Poi
arriv la folgorazione: l'anello nuziale sulla mano sinistra di Dave. Riand
con la mente all'immagine che aveva visto sulla rivista: la mano salda sulla
nuca, che sospingeva la testa di J enny verso il basso.
Figlio di puttana grid. Si avvent su di lui picchiando il ginocchio
contro il tavolo e afferr la Bibbia con le due mani. La fitta alla rotula lo
fece ancor pi inferocire.
J effrey grid Nick cercando di trattenerlo.
Figlio di puttana di un pervertito. Strapp con furia il libro dalle mani
del pastore. Fine lo teneva cos stretto che quando moll la presa ricadde
con un tonfo sulla sedia. Ho visto le fotografie, idiota. Ho visto cosa le
facevi. Ho visto come la violentavi.
Rimase in piedi e lo guard pieno di odio. Questa non la meriti disse
indicando la Bibbia. Quello che hai fatto a quei bambini... quello che hai
fatto a lei...
Solo con J enny insistette Fine.
J effrey stava per mettergli le mani addosso, ma decise che per Fine non
ne valeva la pena.
Solo con J enny ripet il pastore.
Ti sei dimenticato di toglierti la fede, in quelle foto. Butt la Bibbia
sul tavolo. Ti ho visto in almeno dieci fotografie con dieci bambini diver-
si. Gir intorno al tavolo. Fottuto idiota.
Lei non ha il diritto di parlarmi cos lo redargu Fine.
J effrey lo afferr per il braccio e lo sollev di peso. Ringrazia il cielo
che sto qui a parlare invece di conciarti per le feste.
Questa brutalit delle forze dell'ordine frign Fine spazzolandosi i
pantaloni con la mano. Voglio un avvocato.
Buddy Conford rifiuterebbe anche solo di avvicinarsi, a uno come te.
Ho qualcun altro. Si sistem la camicia dentro i pantaloni. Qualcuno
di Atlanta.
Qualcuno che difende i maniaci tuoi pari. Probabilmente si fa pagare
con le fotografie fu il commento di Nick.
O con le bambine sorrise Fine e per la prima volta si rivel per quello
che era.
J effrey riusc a frenare l'impulso di prenderlo per il collo solo perch in-
tu che ne sapeva pi di quello che diceva.
Tu te ne vai in galera gli annunci. Lo sai cosa fanno alla gente come
te in galera?
Ma certo signor Tolliver. Guardo anch'io la televisione. Sono solo bal-
le.
Balle? intervenne Nick. Vuoi verificare di persona?
Non credo proprio che andr in prigione disse quasi compiaciuto.
Cosa te lo fa pensare?
Ho la mia carta da giocare.
Quale carta? domand J effrey cercando di non mostrarsi troppo ansio-
so. Se Fine si convinceva di avere qualche potere su di loro, non avrebbe
mai parlato.
Aspettiamo che arrivi il mio avvocato. Offr i polsi per farsi ammanet-
tare. Senza il mio avvocato non dico nulla.
La cella porta consiglio disse J effrey tirando fuori le manette.
Oh, oh. La camera di sicurezza fece Nick.
Che vuol dire? domand Fine preoccupato.
J effrey fece scattare le manette intorno ai polsi. solo una cella.
Che strana coincidenza fece Nick sarcastico. Un sacco di gente che
finisce dentro ha incontrato dei tipi come lei durante l'infanzia.
Fine si volt a guardarlo. Che significa?
J effrey sorrise e lo spinse verso la porta. Significa che mentre aspetti il
tuo principe del foro - ci metter un po', ad arrivare da Atlanta - tu avrai
tutto il tempo di spiegare ai tuoi compagni di cella cos' il vero amore.
Un momento. Piant i piedi, deciso a opporre resistenza. Io devo a-
vere una cella separata.
Te la puoi scordare. Lo butt avanti con una spinta facendolo incespi-
care, tanto che Nick dovette sorreggerlo.
la legge insistette Fine. Non potete mettermi con gli altri.
Io posso fare quello che voglio disse J effrey.
Un momento ripet Fine impaurito. Non potete farlo.
E perch no? Lo afferr per il colletto della camicia e lo trascin fuori
dalla stanza.
No grid Fine. Cerc di aggrapparsi allo stipite, ma inutilmente.
Hai qualcosa da dirmi, Fine? lo provoc J effrey spingendolo lungo il
corridoio.
Aiutatemi grid Fine. Protese le braccia verso un agente che usciva in
quel momento dal bagno. L'agente lo guard perplesso, poi guard J effrey
e prosegu per la sua strada come se non avesse visto niente.
Avanti ordin J effrey continuando a tenerlo per il colletto.
Qualcuno mi aiuti! Si butt in ginocchio, ma J effrey continu a tra-
scinarlo.
Aiutatemi!
Come tu hai aiutato J enny? gli domand Nick camminandogli al fian-
co. Come stai aiutando Lacey?
Io non so dove si trova! grid. Butt le mani a terra per opporre pi
resistenza.
Dall'angolo del corridoio fece capolino Maria, lanci un'occhiata a Fine,
scroll la testa e scomparve.
Aiutatemi implor Fine con la voce roca per lo sforzo. Oh, Signore,
ti prego, aiutami.
J effrey lo moll e lui stramazz a terra singhiozzante. Oh, Signore, ti
prego, liberami da questi uomini.
Nick si chin di fronte a lui. Il Signore aiuta quelli che si sanno aiuta-
re.
Continua pure a pregare, pastore lo schern J effrey. Prega che i gior-
nali non rivelino che sei morto violentato dai tuoi compagni di cella.
Nick gli pos una mano sulla spalla. Immagina quando tua moglie e i
tuoi figli lo verranno a sapere. Non un bel modo di andarsene.
Fine lo guard sconvolto, con le lacrime che gli rigavano le guance. E
va bene disse. Va bene.
Va bene cosa?
Va bene ripet. Forse so dove si trova.

J effrey era alla guida e Nick sedeva sul sedile posteriore accanto a Fine.
Dietro di loro viaggiava a distanza di sicurezza un'auto senza contrassegni
con quattro agenti del centro investigativo della Georgia.
Ci stai prendendo per il culo, Fine? disse J effrey svoltando di nuovo a
destra. Era la terza volta che facevano il giro dell'isolato.
Vi ho detto che l'indirizzo preciso non lo so si giustific. Dottie mi
ha portato qui solo una volta.
Per fare che? domand Nick.
Niente borbott e continu a guardare dal finestrino.
J effrey lo guard dallo specchietto retrovisore. Mi auguro che non sia
solo un trucco cretino per prendere tempo.
Vi ho detto di no si accalor Fine. Vi ho detto che veniva qui a sbri-
gare certe faccende.
Quali faccende? domand J effrey.
Fine tergivers, sembrava che non volesse rispondere, ma poi si decise.
J effrey avrebbe voluto credere che lo faceva spinto dai sensi di colpa, ma
era poliziotto da troppo tempo per non sapere che si trattava di pura e sem-
plice stupidit.
Ci abita un tipo che qualche volta tiene l i bambini.
Sei sicuro che ci sia solo lui?
S. La casa viene usata come posto sicuro.
Sicuro per chi? domand Nick.
Secondo lei per chi? lo rintuzz Fine. Ci tiene le fotografie, pi che
altro, ma un paio di volte ho visto dei bambini e delle macchine fotografi-
che.
E dato il tuo spiccato senso della giustizia, ti sei premurato di avvisare
subito la polizia ironizz Nick.
Fine continu a guardare fuori dal finestrino, probabilmente compaten-
dosi per la sua triste sorte. Avevano impiegato un'ora per raggiungere Ma-
con e da due perlustravano la zona in cerca della casa che Fine sosteneva
di poter riconoscere solo alla vista. J effrey guard innervosito nello spec-
chietto retrovisore, temeva che prima o poi qualcuno chiamasse la polizia
di Macon per segnalare la presenza di due macchine sospette nel vicinato.
Si stavano muovendo su un terreno minato. Formalmente, il centro inve-
stigativo della Georgia aveva giurisdizione su tutto il territorio dello stato
ma, per correttezza, avrebbero dovuto segnalare al dipartimento di polizia
del posto che stavano cercando di rintracciare dei sospetti. Dato per che
Nick e J effrey non avevano neppure la certezza che Dave Fine fosse mai
stato l, e tanto meno che Lacey Patterson si trovasse a Macon, non aveva-
no granch di cui informare il dipartimento. Non potevano chiedere un
mandato di perquisizione senza un indirizzo preciso, cos Nick, per tacitare
la burocrazia, aveva deciso di giustificare l'intervento con l'estrema urgen-
za. A cose fatte potevano sempre sostenere di aver notato qualcosa di so-
spetto nella casa. E poich c'era di mezzo un minore, e il fattore tempo era
cruciale, era improbabile che qualcuno sollevasse obiezioni.
Svolti qui disse Fine. Laggi a sinistra. Mi sembra di riconoscere la
strada.
J effrey segu le indicazioni senza troppa convinzione. Anche da l erano
gi passati.
Ecco. La prossima a destra continu Fine eccitato.
J effrey svolt a destra su una strada che non avevano ancora percorso.
Scambi un'occhiata con Nick attraverso lo specchietto.
Eccola annunci Fine. La casa sulla destra con il cancello.
J effrey non rallent, ma fece in tempo a notare che aveva tutte le impo-
ste chiuse. Fuori erano accese le luci di sicurezza, nonostante fosse mattino
inoltrato. Sul cancello c'era un grosso lucchetto, bisognava solo verificare
se serviva a impedire l'entrata o l'uscita.
Ferm la macchina in fondo alla strada e aspett che anche l'altra lo rag-
giungesse. A una decina di metri da loro scorreva la statale, trafficata e
molto rumorosa. Probabilmente i residenti si erano assuefatti, ma il pas-
saggio di ogni macchina era come un'unghia sulla lavagna.
L'agente Wallace smont dalla seconda auto lasciando a bordo altri due
uomini e un donna. Si sistem la cintura, nonostante portasse la fondina a
spalla. Era un ragazzone corpulento, i bicipiti gonfi di palestra gli tendeva-
no le maniche corte della camicia e aveva le guance arrossate da una rasa-
tura troppo solerte.
La casa col cancello? domand levandosi gli occhiali da sole.
quello che sostiene il nostro amico rispose J effrey.
Lui guard Nick per avere conferma, poi torn a guardare la casa, sput
per terra e si mise a braccia conserte. Figlio di puttana bofonchi.
Nick intanto aveva chiamato il dipartimento di polizia di Macon. Non
mi sono sembrati entusiasti disse chiudendo il telefono.
C'era da immaginarselo disse J effrey. Se lo avessero chiamato a Grant
per annunciargli un'operazione di cui era stato tenuto all'oscuro, neppure
lui l'avrebbe presa bene.
Ci vorr un po' prima che muovano il culo per venire fin qui disse
Nick.
Gli hai spiegato qual la casa?
Nick sorrise. Non mi ricordavo neanche il nome della strada.
J effrey rise. Non invidiava i poveretti di turno al dipartimento.
Nick apr la portiera posteriore, afferr le mani di Dave Fine e prima che
il pastore avesse il tempo di protestare gli leg le manette alla maniglia in-
terna sopra la portiera. Questo ti terr tranquillo.
Non potete lasciarmi qui protest Fine.
Fossi in te mi godrei questo momento di solitudine.
Fine avvamp. Che significa? Mi avete promesso che avr la mia cella
alla centrale.
vero disse J effrey. Alla centrale, per. Io non metto becco su quel-
lo che decidono alla prigione di stato.
Nick ridacchi e buss sul tettuccio della macchina. Niente paura Da-
ve. Sono sicuro che in prigione incontrerai persone di pregio.
Non potete farlo.
Nick sorrise. Non ti preoccupare, pastore. Hanno quasi tutti ritrovato
Dio, l dentro. Potrete pregare insieme.
Fine lo guard in preda al panico. Avevate promesso!
Io ho promesso per quel che riguarda la mia centrale gli ricord J ef-
frey. Quello che fanno alla prigione di stato non mi compete. Te la dovrai
sbrigare con loro.
Ha detto che avremmo patteggiato.
Patteggiato una riduzione di pena, ma la galera garantita.
Fine stava per obiettare qualcosa, ma Nick gli sbatt in faccia la portiera.
J effrey abbass le sicure col telecomando e Nick controll la sua pistola.
Due volte in un giorno comincia a essere troppo.
Portiamoci il ragazzo propose J effrey indicando Wallace che sembra-
va non aspettasse altro. Anche J effrey sembrava smanioso, con tanta adre-
nalina in corpo da non riuscire a stare fermo.
Nick and all'altra macchina e ordin ai tre agenti di occuparsi del retro
della casa.
Diamogli due o tre minuti disse. Controll l'orologio - sapeva per e-
sperienza che in situazioni come quella il tempo poteva volare o fermarsi -
poi guard verso la macchina dove era rinchiuso Dave. Non ci lascerei
neanche un cane, con questo caldo.
Neppure io disse J effrey, ma si guard bene dall'abbassare i finestrini.
Rimasero zitti a guardare il traffico che scorreva sulla statale, in attesa
che Nick desse il segnale.
Finalmente, dopo aver guardato l'orologio, diede il via all'azione.
J effrey spost la pistola nella fondina ascellare. Ne aveva una terza alla
caviglia. Era raro che si bardasse cos, ma voleva essere pronto a qualsiasi
evenienza, non poteva sapere cosa gli riservava quella casa.
Gli alberi e le siepi troppo cresciute la tenevano seminascosta dalla stra-
da, ma avvicinandosi vide che si trattava di una costruzione in mattoni con
le grondaie e gli infissi dipinti di bianco, piuttosto piccola, probabilmente
composta di due camere da letto, un bagno e un soggiorno con angolo cu-
cina. Ce n'erano di simili anche a Grant, costruite in economia dopo la
guerra per garantire un primo alloggio ai veterani di ritorno dal fronte.
Grossi blocchi di cemento, con prese d'aria per l'umidit, fungevano da
fondamenta.
Niente scantinato disse Nick.
J effrey annu e indic il tetto. Non c'era un piano superiore, ma poteva
esserci qualcuno nascosto nel solaio.
And avanti Wallace, che scavalc senza difficolt lo steccato laterale,
quasi completamente nascosto dai cespugli. Lo segu Nick che, un po' me-
no agile, atterr sul sedere. Ultimo venne J effrey.
Quando furono tutti e tre nel giardino Nick prese il walkie talkie e an-
nunci agli altri agenti: Siamo dentro la propriet.
Si ud un flebile Ricevuto, segno che anche gli altri si erano messi in
posizione. J effrey estrasse la pistola e fece cenno di procedere verso la por-
ta principale. Quando furono vicini udirono della musica che proveniva
dall'interno. J effrey riconobbe il complesso che cantava, ma non ricordava
il nome.
Wallace si ferm davanti alla porta con la pistola in pugno sollevata so-
pra la testa. Cont fino a tre e sferr un calcio.
Non accadde nulla.
Merda imprec, scuotendo la gamba. Per un attimo J effrey temette
che fosse la casa sbagliata. Poi immagin che qualcuno li aspettasse oltre
la porta con un fucile a canna doppia, pronto a far saltare le cervella a tutti
e tre. Pens a Sara, che gli aveva chiesto di essere prudente, poi pens a
Lacey Patterson e scacci ogni altro pensiero dalla mente.
Fece segno a Wallace che questa volta avrebbero colpito insieme. Cont
fino a tre e questa volta la porta cedette.
Polizia! grid Nick lanciandosi dentro dietro a loro. Non c'era nessuno
col fucile puntato. C'era invece una ragazzina in maglietta e mutandine ro-
sa. Sembrava che si fosse appena svegliata.
J effrey punt la pistola al soffitto. Stava per chiederle qualcosa quando
lei indic verso il corridoio senza dire una parola.
Mentre Nick e Wallace andavano a controllare la stanza a fianco, lui si
lev il giubbotto e glielo mise attorno alla spalle, la condusse sul portico e
le disse di andare ad aspettare di fronte al cancello. Avrebbe voluto rassi-
curarla, dirle che non era pi in pericolo, ma il vuoto che le lesse nello
sguardo glielo imped. Era oltre ogni possibilit di conforto.
Tornarono Nick e Wallace scuotendo la testa. Non avevano trovato nul-
la. Con un cenno del mento Nick fece capire che sarebbe andato avanti per
primo. J effrey si ricord della sensazione sinistra che aveva provato en-
trando nella casa di Dottie. L'atmosfera era la stessa, ma l'ambiente diver-
so. Una vecchia moquette a pelo lungo neutralizzava il rumore dei loro
passi sul pavimento di legno. Alle pareti erano appesi disegni incorniciati,
probabilmente opera di bambini.
Nick, che precedeva gli altri, si appiatt di fianco a una porta chiusa. La
musica proveniva da l e J effrey riconobbe la canzone. I love you, love you,
my sweet baby.
Nick abbass la maniglia, apr la porta, aspett qualche secondo ed en-
tr, seguito da J effrey. Al centro della stanza c'era una letto enorme cir-
condato da specchi. Le lenzuola erano in disordine, come se qualcuno se
ne fosse appena andato, e nell'aria ristagnava un odore che J effrey prefer
ignorare. L'impianto stereo era appoggiato sulla scatola di imballaggio e
continuava a trasmettere la canzone sdolcinata. Due videocamere sui trep-
piedi erano puntate sul letto e gli specchi intorno restituivano l'immagine
moltiplicata. J effrey rest come interdetto, anche se il primo impulso fu
quello di andarsene subito da l. Nick guard sotto il letto poi and ad apri-
re la cabina armadio.
Wallace tossicchi per attirare la loro attenzione e indic il corridoio.
Quando J effrey lo raggiunse gli sussurr nell'orecchio, indicando un'altra
porta chiusa: Ho visto un bambino entrare l dentro. Li raggiunse Nick
che non aveva trovato nulla nell'armadio. Si guard in giro e indic sul
soffitto la corda che serviva ad abbassare le scala pieghevole che dava ac-
cesso al solaio. La corda era immobile, ma questo non garantiva che di so-
pra non ci fosse qualcuno.
J effrey controll il bagno, che era piccolo e sporco. Il ripiano accanto al
lavabo era pieno di giocattoli e altri ce n'erano ammucchiati nella vasca.
La doccia era priva di tenda. Controll gli armadietti a muro, ma contene-
vano solamente asciugamani, prodotti per la pulizia e qualche pannolino.
La presenza dei pannolini lo inquiet e sent svanire anche la timida spe-
ranza di ritrovare Lacey Patterson viva.
Quando Nick gli pos una mano sulla spalla ebbe la sensazione che stes-
se pensando la stessa cosa.
Rimaneva un'ultima stanza da controllare e questa volta fu lui ad appiat-
tirsi contro il muro. Spalanc la porta e si lanci dentro con la pistola pun-
tata, ma non trov nessuno. C'erano tre materassi allineati contro la parete,
anche questi con le lenzuola arruffate. Agli infissi delle finestre erano in-
chiodati dei riquadri di stoffa perfettamente tesi, come le tele di un quadro.
And alla cabina armadio aspettandosi il peggio. La apr lentamente, ma
non trov altro che una serie di ripiani stipati di scatole. Ciascuna era con-
trassegnata da numeri in rosso, ne apr una a caso e com'era prevedibile era
piena di fotografie. Studi per un attimo le altre e ne dedusse che i numeri
indicavano la fascia d'et dei bambini ritratti. Sulle prime del ripiano in al-
to era scritto 0 -1.
Si ricord del bambino che Wallace aveva visto entrare e not che due
degli scatoloni pi grandi posati a terra non erano allineati. Li tir fuori e
si trov davanti un bambino di non pi di sei anni, accovacciato con la te-
sta fra le ginocchia. Come vide J effrey, il bambino cerc di trascinarsi ad-
dosso uno degli scatoloni per tornare a nascondersi, ma era cos spaventato
che le braccia non avevano pi forza. J effrey si chin e incroci il suo
sguardo pieno di paura, uno sguardo che non avrebbe facilmente dimenti-
cato. Cerc di sorridergli con l'intenzione di convincerlo a uscire, di dirgli
che era tutto finito e non doveva pi avere paura, ma poi pens che forse
non era la cosa pi saggia da fare. L'adulto o gli adulti che lo avevano ter-
rorizzato erano ancora nella casa. Per il momento era meglio lasciarlo nel
suo nascondiglio e non esporlo ad altri rischi.
Si volt e vide che Nick era tornato in corridoio e stava abbassando la
scala che portava al solaio. Le molle entrarono in tensione con un cigolio e
il primo gradino colp il pavimento con un tonfo. Nick tir fuori la torcia
elettrica tascabile, se la mise fra i denti e cominci a salire reggendosi alla
scala con una mano e stringendo nell'altra la pistola. Quando infil la testa
nell'apertura J effrey trattenne il fiato. Dopo qualche secondo Nick guard
gi scuotendo la testa e si lev la pila dalla bocca.
Vuoto disse e scese gi. Prese dalla tasca il walkie talkie e chiam i
suoi uomini. Qualcuno uscito dal retro?
Si udirono delle scariche poi una voce femminile rispose: Negativo, si-
gnore. Controlliamo il retro e i lati della casa.
Nick sospir, decisamente deluso. Lasciate fuori Robbins. Tu e Peters
venite dentro, ho bisogno di voi per un altro controllo.
Ci siamo lasciati sfuggire qualcosa? domand Wallace.
Non lo so, dannazione. Sollev la scala per farla risalire, ma gli sfugg
di mano e ricadde a terra con un tonfo sordo. Stava per riprovarci, quando
J effrey lo ferm e gli indic il pavimento.
Nick scosse la testa perplesso, poi cap. La scala, toccando terra, aveva
fatto un rumore strano. Annu, si chin a guardare e indic la linea di pol-
vere lasciata dalla moquette quando era stata sollevata e poi lasciata rica-
dere.
J effrey spinse in alto la scala, infil la pistola nella fondina e sollev la
moquette. Nascondeva una botola con una piccola maniglia al centro. Fece
segno a Wallace di mettersi sull'altro lato e sollevarla, e si tenne pronto in-
sieme a Nick, armi alla mano.
Il tempo sembrava rallentato, alla canzoncina che li aveva accolti se ne
sostitu un'altra, altrettanto banale. Wallace tir a s la botola, che comin-
ci a sollevarsi con uno scricchiolio. J effrey sent il sudore colare sulla
faccia, si morse il labbro e il sapore del sangue gli serr la gola. Abbass
la testa per guardare gi, oltre l'apertura, e a poco pi di un metro dai suoi
piedi vide Lacey Patterson, rannicchiata sul pavimento, tremante di paura.
Era tutta sporca, con la testa rasata e un livido sulla fronte. Teneva a mala-
pena gli occhi aperti. Forse l'avevano drogata, forse picchiata, forse en-
trambe le cose.
Ges Cristo mormor Wallace.
J effrey si stese sulla pancia per vedere meglio. Lacey?
La ragazzina non rispose. Aveva della bava bianca agli angoli della boc-
ca.
Lacey? Pos la pistola e allung la mano per toccarle la fronte. Era
madida e la pelle sembrava impiastrata di sabbia.
Tienimi per i piedi disse a Wallace. Si infil dentro con la testa e le
braccia, afferr Lacey sotto le ascelle e cerc di sollevarla. Era piccola, ma
era come un peso morto. Si fece aiutare da Nick e in due riuscirono a tirar-
la fuori.
Va tutto bene disse Nick. La condusse nella stanza e la fece sedere per
terra.
J effrey si tir su e si ripul la fronte. Nello sotterraneo basso e soffocante
il caldo aveva polverizzato come farina la terra rossa della Georgia.
D'un tratto si ud un fruscio, come se qualcosa si muovesse sotto i loro
piedi. Senza pensarci due volte J effrey balz dentro il buco e atterr con le
mani avanti. Si ritrov al buio, sotto un labirinto di tubature. Sbatt gli oc-
chi per familiarizzarsi con la penombra densa che lo circondava e intravide
in fondo una lama di luce.
Nick! chiam, poi cominci a strisciare verso la luce reggendosi sui
gomiti e puntando i piedi. Da sopra lo raggiunse un rumore di passi preci-
pitosi e preg che l'uomo di Nick di guardia sul retro entrasse subito in a-
zione. Guard in fondo e intravide un paio di piedi scomparire dall'apertu-
ra di una presa d'aria. Si trascin avanti pi in fretta che poteva; picchiando
la testa contro la conduttura del gas. Quando arriv alla bocca di luce si
mise a gambe avanti, sferr un calcio violento a piedi uniti e la malta cor-
rosa dal tempo si sbriciol lasciando cadere qualche mattone. Si gir di
nuovo e si trascin fuori a braccia, incurante del dolore quando un mattone
acuminato gli lacer i pantaloni.
Ferma! grid Robbins. Era un agente giovane e stava facendo quello
che gli avevano insegnato: era a gambe divaricate, con le braccia tese e le
mani strette attorno alla pistola, che teneva puntata contro la figura che gli
veniva incontro.
Come lo vide, J effrey immagin come sarebbe andata a finire e purtrop-
po indovin. La figura in corsa si butt contro Robbins facendogli perdere
la pistola. J effrey riusc a tirarsi in piedi appena in tempo per riconoscere
chi stava correndo.
Dottie! grid.
Dottie si ferm, si volt e lo guard negli occhi. Alz le mani come se
volesse arrendersi, poi con uno scatto ricominci a correre verso lo stecca-
to. J effrey estrasse la pistola che teneva al polpaccio e prese la mira, ma
Dottie era gi saltata nel giardino dei vicini, tra un gruppo di bambini che
giocavano intorno all'altalena.
Le corse dietro, scavalc lo steccato senza rallentare e, continu l'inse-
guimento schivando i piccoli come in un percorso a ostacoli. Dottie si pre-
cipit dentro la casa facendo sbattere la porta alle sue spalle. J effrey sal i
gradini a due a due, spalanc la porta con una spallata e si lanci nell'atrio
evitando per un pelo di travolgere una fila di bambini. Quello in testa gli
arrivava a malapena alla vita e per evitarlo J effrey croll di peso contro la
parete opposta. Sent una fitta al braccio e la pistola gli scivol di mano.
Signore... Gli si par davanti una ragazza sui vent'anni, con i capelli
raccolti in una coda di cavallo. Era terrorizzata.
J effrey si mise seduto e strinse forte le dita intorno al braccio per capire
se c'era qualcosa di rotto. Ansimava per la corsa e almeno una decina di
bambini lo stavano fissando impietriti dalla paura. Come si rese contro di
trovarsi in un giardino d'infanzia il cuore gli balz in gola. Dottie aveva li-
bero accesso in quei locali?
Signore... ripet la ragazza. Si teneva stretta ai bambini pi vicini.
J effrey gli mostr il distintivo, prese fiato, deglut e finalmente riusc a
dire: Dove? Quella donna.
Wendy? domand la ragazza. Wendy J ames?
J effrey scroll il capo pensando che non avesse capito.
Se n' andata rispose la ragazza. Ha attraversato la casa e...
Lui recuper la pistola, balz in piedi, vol fuori dalla porta, attravers il
giardino e si lanci in strada, in tempo per vedere una macchina che svol-
tava a destra e andava a immettersi sulla statale piena di traffico. Poteva
essere bianca, marrone o grigia. A quattro porte, coup o station wagon.
Non ne aveva idea. Sapeva solo che era scomparsa.

20

J effrey and verso il pontile dietro la casa di Sara. La luna era alta sopra
gli alberi e dal lago arrivava una piacevole brezza. Si ferm a guardare Sa-
ra e sent allentarsi la tensione che aveva in corpo. Lei era seduta con le
gambe allungate su una delle due chaise-longue e guardava gli scogli che
affioravano dall'acqua illuminati dalla luna. Aveva con s i levrieri e tene-
va una mano sulla testa di Bob. Indossava un paio di pantaloncini e una
vecchia camicia, ma a J effrey parve ancora pi bella della sera prima.
Quando ud i suoi passi sul pontile Sara si volt a guardarlo. Billy e Bob
non si mossero e continuarono a fissare l'acqua.
Non aver paura, vieni scherz lei.
Sono troppo feroci per i miei gusti disse lui con un sorriso. Si chin su
un ginocchio e accarezz Bob sulla testa. Il cane si rovesci subito sulla
schiena scalciando l'aria con la zampa sinistra e J effrey gli accarezz la
pancia.
Sara gli pos una mano sulla spalla: Come sta Lacey?.
Sospir. Un po' meglio. Comincia a smaltire i sonniferi, ma ancora
intontita.
Hanno trovato nulla?
Non c' evidenza di abusi recenti.
Recenti?
J effrey annu. Segni di qualcosa che successo prima.
Sara intu che non aveva voglia di entrare nei particolari. Cos'ha detto il
padre? domand.
Lui continu ad accarezzare la pancia di Bob godendosi quel piccolo
piacere. Ha detto che contento di averla ritrovata.
Ha obiettato qualcosa, quando gli hai detto che domani le voglio parla-
re?
Non mi sembra. Continua a credere che l'unica responsabile sia Dot-
tie.
Sara si port i capelli dietro l'orecchio. Hanno identificato gli altri
bambini?
Stanno facendo i riscontri delle impronte digitali. Non ho idea di cosa
ne uscir. Uno ha uno spiccato accento canadese. Il bambino che... si trat-
tenne, incerto se raccontare a Sara cosa avevano trovato in quella casa.
Quei pensieri stavano diventando come un cancro che gli rodeva il cervel-
lo. E il giardino d'infanzia accanto?
Aveva appena iniziato a lavorare l disse J effrey. Poco pi di una set-
timana. Hanno esaminato tutti i bambini e per fortuna pare che non abbia
avuto abbastanza tempo.
Inevitabilmente, Sara pronunci la domanda che lo teneva sveglio la not-
te: Credi che riuscirai a trovare Dottie?.
Non dovrebbe sapere che l'abbiamo rintracciata attraverso il codice di
previdenza sociale di J enny. Gratt Billy dietro l'orecchio. Un impiegato
ci ha detto che ha gi ritirato altra posta da quella casella. La utilizza da
quasi un anno. Viene inoltrata l anche la posta di altre due caselle.
Sara strinse le labbra. A quanto pare sa come muoversi.
Stiamo coordinando l'azione con l'istituto di credito che ha emesso la
carta. La spediranno domani. Arriver in casella fra un paio di giorni. Al-
z le spalle. Non ci resta che aspettare, ma non credo che sar per molto.
Dottie ha bisogno di quei soldi per rimettere in piedi l'attivit, ovunque sa-
r.
Tu credi?
Sorrise amareggiato. L'impiegato dell'ufficio postale ha detto che nella
casella c' gi un'altra carta emessa da un altro istituto.
Come mai tanto zelo nel collaborare? Di solito erano tutti riluttanti a
dare una mano alla polizia. Senza neppure una citazione?
Senza citazione. Quando si tratta di bambini tutti cambiano atteggia-
mento.
Questo almeno consolante. Altre novit?
Siamo in contatto anche con la scuola, per cercare di capire quanti ra-
gazzi sono stati coinvolti in questa storia.
Io controller tutte le mie cartelle.
Molly ti dar una mano?
Sara annu. Ho gi parlato con lei, ma dobbiamo muoverci con cautela.
Qualcuno avr reazioni isteriche, anche se i loro figli non hanno mai visto
in faccia n Dave Fine, n Dottie, n Grace.
Sei sicura?
Lo vedrai da te. Non si pu fargliene una colpa, ma dovremo trovare un
modo di distinguere i casi reali dai fantasmi. In un certo senso una fortu-
na che abbiamo a che fare con ragazzini abbastanza grandi, in grado di e-
sprimersi personalmente.
Non mi sembravano molto grandi, nelle fotografie.
L'FBI penser a stabilire le et. Utilizzano dei parametri che permetto-
no ottimi livelli di approssimazione.
Che tristezza pensare che abbiamo bisogno di queste cose.
Vuoi che venga con te alla scuola?
J effrey sospir pensando alle giornate difficili che lo aspettavano. Non
toccava a Sara neppure il colloquio con Lacey, anche se lo aveva accettato
di buon grado. Non fa parte dei tuoi compiti disse. Ma se vieni mi fai
un grosso favore.
D'accordo allora. Verr.
Quello che non riesco a capire come mai i bambini proteggono questa
gente. Perch Lacey o J enny non si sono rivolte ai loro insegnanti o a te?
Non semplice per loro spieg Sara. I genitori sono tutto per loro.
Non possono semplicemente andarsene e trovarsi un lavoro per vivere. E
poi certe volte i genitori riescono a convincerli che normale, o che non
hanno alternative.
Come la sindrome di Stoccolma osserv lui. Quando la vittima si in-
namora del suo rapitore.
una buona analogia riconobbe Sara. I genitori hanno i loro metodi.
Abusano di loro e poi li premiano con qualcosa. Oppure li fanno sentire in
colpa, come se fossero stati loro a decidere di fare certe cose, o li inganna-
no. I bambini non si rendono conto di essere delle vittime. Sospir. E
poi, nonostante tutto, amano i loro genitori. Vogliono compiacerli. Non
vogliono metterli nei guai. Anche se soffrono per quello che subiscono, la
paura di perdere il loro amore troppo forte. Si prese una pausa per riflet-
tere. Si crea un meccanismo di dipendenza assoluta. I genitori sono la
causa delle loro sofferenze, ma anche gli unici in grado di alleviarle. Ho
ripensato anche al parto di Grace.
E cosa hai pensato? domand J effrey senza guardarla.
Grace aveva partorito una femmina e forse per questo J enny l'ha aiutata
a sbarazzarsene, era un suo modo di proteggere la piccola.
J effrey ci pens. J enny era talmente spaventata da Grace che avrebbe
fatto qualsiasi cosa pur di compiacerla. possibile disse.
Io credo che sia andata proprio cos. J enny ha aiutato Grace ma ne
uscita sconvolta e ha scatenato il suo odio su Mark, che era il padre. Sara
era cos concentrata, che J effrey la guard incuriosito. Neppure lei riusciva
a liberarsi dall'orrore di quella storia.
J effrey si alz e stir le braccia verso il cielo. Non voleva pi pensare a
quelle cose. Non voleva pensare che c'erano altri ragazzi come J enny e
Mark, costretti a subire gli abusi dei genitori. Non voleva pensare a Dottie
Weaver e al potere sadico che aveva esercitato su Lacey Patterson. Qual-
cosa doveva succedere. Non poteva accettare l'idea che Dottie fosse ancora
libera di nuocere ad altri bambini. Che ricominciasse a tendere le sue reti
in qualche altra cittadina.
quasi fresco, stasera disse.
Non gradevole questa brezza? Mi ero quasi dimenticata che esistes-
se.
Non ti dispiace rimanere al buio?
E perch?
J effrey la guard. A volte penso che sei la persona pi forte che cono-
sco,
Sara sorrise e gli fece cenno di venire a sedersi accanto a lei.
J effrey si abbandon sulla chaise-longue con un sospiro. Non si era reso
conto di essere tanto stanco. Reclin indietro la testa e guard il cielo.
Qualche nuvola oscurava le stelle, forse l'agosto stava finalmente mollando
la sua presa sul termometro. Presto sarebbe arrivato l'autunno, le foglie sa-
rebbero cadute dagli alberi con i primi freddi e J enny Weaver avrebbe con-
tinuato ad essere morta.
Hai dato l'autorizzazione al ritiro della salma? domand.
S
E la neonata?
Ho parlato con Brock. Far tutto gratuitamente. C' un lotto libero al
cimitero di Roanoke.
Lo pago io.
Ho gi provveduto disse Sara. Mi accompagnerai alla funzione?
Certo. Era il meno che potesse fare.
Paul J ennings mi ha pregato di ricordarti quello che ti ha detto.
J effrey rimase zitto.
Cosa ti ha detto?
Che non devo ritenermi colpevole di quello che successo. Che non
devo tormentarmi la vita con i sensi di colpa.
Sara gli strinse il braccio. Ha ragione.
Ha detto che devo dare la colpa a Dottie.
Credo che dovresti farlo.
Anche Dave Fine d a Dottie la colpa di tutto.
Non la stessa cosa disse Sara, Jeffrey, guardami... Aspett di po-
terlo vedere negli occhi. Tu hai fatto quello che dovevi fare.
Ho impedito a J enny di uccidere Mark, cos che lui potesse impiccarsi
disse J effrey. Non ha ancora ripreso conoscenza. Forse non succeder
mai.
E tu credi che sia colpa tua? Non pensavo che avessi tanto potere, J ef-
frey. Cominci a elencare sulle dita: Hai indotto J enny Weaver a punta-
re una pistola contro Mark. Hai fatto in modo che lui si impiccasse. Hai
anche fatto venire Dottie nella nostra citt? Sei stato tu a farle rapire La-
cey? Sei stato tu a farla lavorare con Grace Patterson nello stesso ospeda-
le? Sei stato tu a farle fare quelle cose orribili ai bambini?
Non sto dicendo questo.
A me sembra di s. Se vuoi accusare qualcuno, accusa me.
J effrey scosse la testa con decisione. No.
Io li conoscevo tutti. Visitavo Mark e Lacey da quando erano nati.
J enny era una mia paziente. E colpa mia?
Certo che no.
E allora perch dovrebbe essere tua?
J effrey appoggi la testa sulla mano perch lei non vedesse quanto era
turbato. Tu non hai premuto il grilletto disse. Tu non l'hai uccisa.
Sara si alz e si mise in ginocchio di fronte a lui. Gli prese le mani tra le
sue. Ricordi quando ti ho detto che mi viene il batticuore quando non so
dove sei e squilla il telefono?
J effrey annu.
perch ti conosco. Gli strinse forte le mani. Perch so che poliziot-
to sei e che uomo sei.
Che uomo sono?
Sei l'uomo che non ha esitato a buttar gi quella porta al posto di Lena.
L'uomo che rischia la vita ogni giorno per garantire agli altri la sicurezza.
Questo mi piace di te. Mi piace la tua forza, la tua capacit di riflettere sul-
le cose, senza farti trascinare. Gli accarezz la guancia. Mi piace che tu
sia sensibile, che ti preoccupi per Lena e che ti senta responsabile di tutto
quello che succede in citt.
J effrey prov a dire qualcosa, ma lei gli schiacci un dito sulle labbra
per non lasciarsi interrompere. Io ti amo perch sai confortarmi, perch
sai farmi impazzire e perch mandi in bestia mio padre. Abbass la voce.
Adoro il modo in cui mi accarezzi e mi fai sentire al sicuro quando sono
con te. Gli baci le mani. Tu sei una brava persona, J effrey. Dai retta a
Paul J ennings. Dai retta a me. Hai fatto la cosa giusta. Gli baci le dita e
aggiunse: Non serve che ti tormenti, J effrey. Lo hai fatto, e adesso devi
andare avanti.
J effrey guard le rocce che affioravano dal lago e si domand se avrebbe
mai passato un giorno della sua vita futura senza pensare a J enny Weaver.
Tu sei una brava persona, J effrey ripet Sara.
Lui non le credette. Forse, se il male al ginocchio non fosse stato l a ri-
cordargli come si era avventato su Dave Fine, se avesse scordato con che
gusto aveva preso a calci nello stomaco Arthur Prynne, sarebbe stato pi
facile. Forse. Se non avesse continuato a vedere quel paio d'occhi terroriz-
zati in fondo all'armadio della casa di Macon.
J effrey. Tu sei una brava persona insistette Sara.
Lo so ment.
Lo sento qui disse lei premendosi una mano sul petto.
Lui le pass le dita fra i capelli e glieli sistem dietro l'orecchio. Sei
cos bella.
Sara alz gli occhi al cielo. tutto quello che sai dirmi?
Rientriamo e ti spiegher tutto nei dettagli.
Lei rimase seduta sull'erba e si appoggi sulle mani. necessario rien-
trare? disse con un sorriso malizioso.

VENERD

21

Lena strinse i denti e and avanti sentendo i piedi sempre pi pesanti.
Udiva i passi di Hank alle sue spalle, le scarpe economiche che si era com-
perato per l'occasione schioccavano sul terreno come bacchette su un tam-
buro.
Gi stanca? le domand superandola. Lei lo lasci in testa per un po' e
lo osserv da dietro. Il sole non lo aveva in simpatia e invece di abbron-
zargli la pelle bianchiccia gliela arrossava sempre di pi. Le cicatrici che
aveva sulle braccia spiccavano in piccoli rilievi violacei e la nuca era gi
rosso fuoco.
Aveva il respiro affannato, ma non si dette per vinto quando lei acceler
e lo affianc. Il sudore gli incollava sulla testa i capelli grigi e la pappa-
gorgia da tacchino che aveva sotto il mento sobbalzava a ogni passo. Ci
nonostante, Lena fu costretta a riconoscere che per la sua et era abbastan-
za in forma. Aveva visto di peggio.
Da quella parte disse indicando una svolta. Abbandon la strada e Le-
na lo segu lungo il sentiero che tagliava tra gli alberi. Il terreno morbido
allevi il dolore alle ginocchia e il bruciore ai muscoli delle gambe. Un
tempo adorava quelle sensazioni forti. Le piaceva provare un dolore inten-
so e riuscire a vincerlo, superare i limiti fisici con la forza di volont, co-
stringersi a completare il percorso. Cominci a sentirsi di nuovo forte ed
energica, come se potesse fare tutto quello che voleva. Come se fosse di
nuovo la vecchia Lena di un tempo.
Sapeva dove erano diretti, ma si stup ugualmente quando raggiunsero il
cimitero. Continuarono a correre tra le lapidi allineate guardando avanti, e
si fermarono solo quando arrivarono alla tomba di Sibyl.
Lena si appoggi con la mano per stirare le gambe. Il marmo nero era
piacevolmente fresco. Le parve di toccare una parte di Sibyl.
Hank sollev la maglietta per asciugarsi il sudore sugli occhi.
Ges, Hank disse Lena schermandosi gli occhi per non vedere la pan-
cia bianca. Aveva delle cicatrici anche l, ma lei non fece commenti.
Fa caldo disse Hank, ma credo che ormai siamo agli sgoccioli.
Lena ci mise qualche secondo a capire che stava parlando a lei e non a
Sibyl. S rispose.
Lui and avanti a parlare del tempo e Lena lo lasci fare, cercando di
mascherare l'imbarazzo.
Guard la tomba di Sibyl. Alla sistemazione aveva pensato Hank, aveva
scelto lui le parole e il tipo di pietra. Sopra le date aveva fatto incidere:
SIBYL MARIE ADAMS, NIPOTE, SORELLA, AMICA. La sorprese che
non avesse scritto amante a beneficio di Nan. Da uno come lui se lo sa-
rebbe aspettato.
Guarda. Hank si chin sulla tomba. Qualcuno aveva sistemato un pic-
colo vaso con un'unica rosa bianca che nella calura del mattino cominciava
ad avvizzire. Non carina?
S borbott Lena, ma dall'occhiata sorpresa che le lanci Hank cap
che stava parlando con Sibyl.
Scommetto che l'ha portata Nan. A Sibby sono sempre piaciute le rose
disse Hank.
Lena tacque. Probabilmente Nan veniva l di primo mattino, perch non
l'aveva mai incontrata. Non che Lena andasse spesso alla tomba di Sibyl.
Quando era appena uscita dall'ospedale, il tratto a piedi era ancora troppo
difficoltoso per lei. Poi i piedi erano del tutto guariti, ma il pensiero che
Sibyl sapesse che cosa le era successo, che la trovasse cambiata e in qual-
che modo compromessa, la faceva vergognare. Col passare del tempo le
era sembrato assurdo andare a trovare una sorella morta. Hank le parlava
come se fosse ancora viva, ma per lei questo era impossibile.
Il bianco fa un bel contrasto col nero, non credi? disse Hank.
S.
Rimasero zitti a contemplare la tomba, lei a braccia conserte, Hank con
le mani in tasca. La rosa bianca stava davvero bene, sullo sfondo nero del
marmo. Lena non aveva mai capito che senso avesse mandare fiori a un
funerale, ma in quel momento si rese conto che servivano ai vivi, perch
ricordassero che c'era ancora vita nel mondo e bisognava andare avanti.
Credo che torner a Reece disse Hank. Domani, probabilmente.
Lena annu e deglut per sciogliere il nodo che aveva in gola. S disse.
Credo che sia una buona idea. Non gli aveva detto che J effrey le aveva
dato un ultimatum: o si decideva a cercare l'aiuto di un terapeuta o rinun-
ciava al lavoro. Non gliene aveva parlato, anche perch temeva che Hank
finisse col prendere una decisione per lei. Se la sarebbe riportata a Reece e
le avrebbe offerto di lavorare nel bar per averla vicina, ma questo non a-
vrebbe risolto nulla. Un giorno anche lui se ne sarebbe andato. Era vec-
chio, non poteva vivere in eterno, e allora lei cosa avrebbe fatto?
L'idea che Hank potesse morire le fece venire le lacrime agli occhi.
Guard lontano sforzandosi di non piangere. Senza dire nulla, lui prese
dalla tasca il fazzoletto e glielo pass. La stoffa era umida di sudore e cal-
da, ma Lena si soffi ugualmente il naso.
Posso rimandare, se vuoi.
No disse lei. Forse meglio cos.
Vender il bar. Posso trovarmi un lavoro qui. Lasci passare qualche
secondo poi aggiunse: Oppure potresti venire con me.
Lei scosse il capo e sent arrivare altre lacrime. Non poteva dirgli che
non era la sua partenza a inquietarla, ma il pensiero che un giorno sarebbe
morto. Era un'idea malsana, ma non riusciva a immaginare di non poterlo
chiamare in qualsiasi momento per chiedergli una mano. Non voleva altro
da lui. Era l'unica cosa che le aveva sempre garantito.
Hank si schiar la voce e disse: Tu sei sempre stata la pi forte, Lee.
Lei rise perch non si era mai sentita tanto fragile e disarmata in vita sua.
Con Sibby sapevo di non poter mancare. Dovevo condurla per mano a
ogni passo. Si interruppe e guard le corone ancora fresche su una tomba
vicina. Con te era pi difficile. Non mi volevi. Non avevi bisogno di me.
Non so se sia vero.
Certo che vero. Hai sempre fatto tutto da sola. Non mi hai detto nulla
quando ti sei iscritta al college, quando sei entrata all'accademia di polizia,
quando ti sei trasferita qui. Mi informavi solo a cose fatte.
Lei avrebbe voluto dire qualcosa, ma non trovava le parole.
In ogni modo prosegu Hank riprendendosi il fazzoletto e ripiegando-
lo. Credo che me ne andr domani.
D'accordo disse Lena con gli occhi fissi sulla tomba di Sibyl.
Credo che per un po' avranno bisogno di te, anche adesso che hanno ri-
trovato la ragazzina. Chiss quanti altri bambini di qui sono stati coinvolti.
Quella gente meno isolata di quello che sembra.
vero ammise Lena.
gi una fortuna che lei sia di nuovo a casa. Che il tuo capo l'abbia
trovata.
S disse, bench non ne fosse tanto sicura. Cosa avevano fatto a Lacey
Patterson in quella casa? Che ricordi si sarebbe portata dietro per il resto
della vita? Sarebbe stata in grado di sopportarli o avrebbe cercato la via
d'uscita pi semplice, come aveva fatto suo fratello? Lena sapeva per espe-
rienza che la prospettiva di liberarsi per sempre del peso del passato era
seducente. Nonostante tutto quello che aveva superato, non poteva esclu-
dere che un giorno avrebbe deciso di rinunciare a lottare.
Hank disse: Mi devi perdonare, se ho tanto insistito per Fine, ma non
facile capire come fatta una persona.
Brad fa il poliziotto e neanche lui ha mai sospettato qualcosa gli fece
notare Lena. Per fortuna Hank non conosceva bene Brad e non poteva sa-
pere che il paragone era tutt'altro che consolante.
Hank mise in tasca il fazzoletto e lasci ricadere le mani lungo i fianchi
sfiorando involontariamente il braccio di Lena. Era ancora sudato e lei av-
vert il calore umido della sua pelle.
Dopo un po' disse: Sai che mi puoi chiamare in qualsiasi momento, se
hai bisogno di me. Sai che per te ci sar sempre.
Lei sorrise, per la prima volta sinceramente grata. Si, Hank. Lo so.

Lena attravers il padiglione cercando di respirare con la bocca per non
farsi sopraffare dall'odore. Era uno strano odore che le ricordava l'urina e
l'alcol. Forse anche il bar di Hank.
Schiacci il pulsante dell'ascensore e cominci lentamente a salire verso
il terzo piano in preda a una sensazione di claustrofobia. Si asciug con la
mano il collo sudato.
Quando la porta si apr e la puzza di urina non le assal le narici, tir un
sospiro di sollievo. I pazienti del piano di Mark erano per la maggior parte
cateterizzati, quasi sterili rispetto a quelli pi attivi dei piani inferiori, e
questo riduceva gli odori sgradevoli.
Si ferm nel piccolo atrio e guard dalla finestra. Il cielo era coperto di
nuvole scure e gonfie che annunciavano la pioggia. Si ricord della matti-
na in cui era morta Grace Patterson e lei era rimasta a guardare l'alba vici-
no a Teddy Patterson che dormiva. Aveva pensato con amara soddisfazio-
ne che il mostro adagiato in quel letto non avrebbe mai pi sentito il tepore
del sole sulle guance. Non si era mai rimproverata di averle negato una
morte meno angosciosa. Era convinta di avere fatto la cosa giusta, non a-
veva dubbi in proposito.
Posso aiutarla? le domand un'infermiera quando arriv di fronte alla
postazione.
Cerco la stanza di Mark Patterson.
Ah. La guard incuriosita. Non ha mai avuto visite.
Lena aveva immaginato che Teddy Patterson non volesse vedere il fi-
glio, ma trov penoso che non fosse neppure venuto a chiedere come sta-
va.
Ha ripreso conoscenza? domand, anche se conosceva la risposta.
L'infermiera scroll il capo. No. Indic in fondo al corridoio. La tre-
centodieci. A destra, poi a sinistra, di fronte allo stanzino della bianche-
ria.
Lena la ringrazi e segu le indicazioni. Percorse il corridoio lasciando
correre il dito lungo il corrimano, come se volesse prendere tempo. Non
aveva motivo di venire a trovare Mark. Non stava lavorando al suo caso,
anzi, non sapeva neppure se poteva ancora considerarsi un poliziotto.
Nonostante Mark non potesse rispondere, buss alla porta. Attese un po',
poi l'apr. Le luci erano spente e nessuno aveva pensato di sollevare le tap-
parelle per fare entrare il sole. Mark era disteso nel letto, pieno di tubi che
entravano e uscivano, pallido come non lo aveva mai visto. Si sentiva in
sottofondo il rumore ovattato delle macchine in attivit, alla ringhiera del
letto era appesa una sacca piena di urina. La stanza era austera e anonima.
Non c'erano fiori sul comodino e l'unica sedia era stata spinta contro la pa-
rete, inutilizzata. Il televisore era spento, lo schermo nero e lucido quasi
minaccioso.
Facciamo entrare un po' di luce disse, non sapendo che altro fare.
Ruot la manovella, la tapparella si sollev e la luce inond la stanza.
Guard Mark e regol l'altezza della tapparella per evitargli la luce diretta
sugli occhi.
Aveva in bocca un tubo che lo aiutava a respirare, imbrattato di saliva
rappresa. Lena and in bagno e inumid una salvietta con l'acqua calda,
torn accanto al letto e gli ripul la bocca. Poi, dato che anche a lei aveva
dato sollievo quando era ricoverata, ripieg la salvietta e gliela pass sul
viso, sul collo e sulle braccia, prese la lozione fornita dall'ospedale, la ri-
scald fra le mani, gli massaggi braccia e collo e gli tampon il viso. For-
se fu solo un'impressione, ma quando termin le parve che Mark avesse
riacquistato un po' di colore.
Mi sembra che ti stiano curando proprio bene disse, bench non aves-
se idea di quello che gli stavano facendo. Io, eh... cominci, poi si trat-
tenne. Corse con lo sguardo alla porta e si vergogn di aver parlato a
Mark, che ovviamente non poteva sentire. Aveva sempre trovato stupido
che Hank discorresse con la tomba di Sibyl.
Tuttavia gli strinse la mano fra le sue. Lacey sta bene lo rassicur.
Insomma, tornata a casa. L'hanno trovata a Macon...
Si guard attorno, incerta se proseguire.
Tengono sotto controllo l'ufficio postale disse. Il capo convinto che
prima o poi Dottie si far viva. Prese fiato e trattenne l'aria prima di espi-
rare. La prenderemo, vedrai. Non la passer liscia, questa volta.
Tacque e rimase ad ascoltare il respiro artificioso di Mark, indotto dalla
macchina che gli inviava l'aria nei polmoni. Naturalmente lui non rispose e
di nuovo si sent una stupida. Perch Hank parlava con Sibyl? Cosa ci
guadagnava a raccontarle le sue storie? Era come parlare al vento. Era co-
me parlare con se stessi.
Rise, e finalmente cap che proprio per questo Hank lo faceva. Parlare
con qualcuno che non poteva rispondere, che non poteva esprimere curio-
sit, disapprovazione, collera od odio, era l'estrema libert. Si poteva dire
tutto quello che si voleva, senza temere le conseguenze.
Non so se continuer a fare il poliziotto prosegu. Sentire quelle paro-
le pronunciate a voce alta la fece rabbrividire. Aveva lasciato vagare nella
mente il pensiero, come fosse una biglia che non trova l'uscita dal labirinto
di un gioco, ma fino a quel momento non l'aveva preso seriamente in con-
siderazione.
Fra un paio di giorni parler col mio capo. Si interruppe e guard il
tatuaggio sulla mano di Mark. Le balen l'idea di farglielo cancellare. Era
possibile. Aveva visto la pubblicit in televisione.
Non so cosa dir a J effrey. Ho parlato con Hank, potrei tornare a vivere
con lui a Reece. Ma non credo che lo far, non mi pare una buona soluzio-
ne.
Not che il lenzuolo stava scivolando gi e pass sull'altro lato del letto
per rimboccarlo. Lo lisci con la mano e disse: Non voglio lasciare sola
Sibyl. So che Nan si occuper di lei, per....
Fece il giro della stanza e cerc qualcos'altro da dire. Il suono della pro-
pria voce la imbarazzava, ma le faceva bene parlare, dare forma al grovi-
glio di pensieri che aveva nella testa.
Trascin la sedia vicino al letto, si mise seduta e prese la mano di Mark
fra le sue. Ti volevo dire... Si trattenne, intimorita, poi si costrinse a con-
tinuare. Volevo dirti che mi dispiace di aver reagito a quel modo quando
mi hai raccontato quello che era successo. Fece una pausa, come se si a-
spettasse un incoraggiamento. Tra te e tua madre precis.
Lo guard in viso e si domand se davvero non sentisse nulla.
Volevo dirti che capisco. Per quello che posso, almeno. Scroll il ca-
po. So quanto ti costato, Mark. So quanto ti costato rivelarmi il tuo
segreto. Si ferm per riprendere fiato. Avevi ragione, quando dicevi che
ho vissuto la stessa esperienza, che sapevo di cosa parlavi.
Lo guard di nuovo. L'unico segno di vita era il torace che si sollevava e
si abbassava al ritmo della pompa che lo costringeva a respirare. I bip del
monitor registravano i battiti del cuore.
Non pensavo che fosse cos difficile sussurr. Pensavo di essere pi
forte... Ma avevi ragione tu. Sono stata una vigliacca. Sono una vigliacca.
Trasse un respiro profondo e trattenne il fiato fino a che si sent scoppia-
re i polmoni. All'improvviso la stanza rimpicciol e si trov in quell'am-
biente buio, inchiodata al pavimento, con lui in casa che non si faceva vi-
vo. Il momento peggiore arrivava quando l'effetto delle droghe si affievo-
liva e lei si ricordava dov'era e cosa le stavano facendo e si sentiva del tut-
to impotente. Allora sentiva un peso sul petto, come se qualcuno l'avesse
svuotata e poi riempita di una solitudine vischiosa e nera. Quando era l, in
quella stanza nuda, la luce che filtrava da sotto la porta diventava la sua
ancora di salvezza e si ritrovava a desiderare di vederlo, di sentire la sua
voce, a qualunque prezzo.
Ero cos spaventata disse a Mark. Non sapevo dove mi trovavo,
quanto tempo era passato e che cosa stava succedendo. Si sent serrare la
gola e fu sopraffatta dai ricordi. Mi aveva inchiodato al pavimento disse,
anche se Mark lo sapeva gi. Ero immobilizzata. Non avevo scelta. Non
potevo fare altro che aspettare e lasciargli fare quello che voleva.
Cominci ad ansimare e ripiomb con tutta se stessa in quella stanza, in-
trappolata, inerme. Le droghe... Si trattenne. Anche Mark, probabilmen-
te, aveva usato le droghe per alleviare il suo dolore. Con la differenza che
Lena non poteva decidere quali prendere e quando.
Mi dava quelle droghe ricominci, ...che mi facevano sentire... Cer-
c le parole. Libera. Come se fossi sospesa nell'aria, sopra ogni cosa. E
Greg, il mio ragazzo - il mio ex ragazzo - era l. Si ferm e pens a co-
m'era Greg nei suoi sogni narcotizzati, cos diverso da quello che aveva
conosciuto nella realt. Nei sogni era molto pi sicuro di s, pi smaliziato
nel fare l'amore. Nei sogni la trascinava fino al limite, fino a non distingue-
re pi la differenza fra dolore e piacere, fino a farle desiderare di non di-
stinguerla. Tutto quello che voleva, quando si trovava in quello stato, era
averlo dentro di s, farsi toccare, farsi accarezzare, farsi riempire, farlo en-
trare sempre pi dentro, fino a sentirsi esplodere. Poi, quando la portava a
quel punto, la liberazione era sublime. Il piacere che provava quando il suo
corpo si apriva completamente a lui era qualcosa che non aveva mai spe-
rimentato in vita sua.
Disse a Mark: Il vero Greg non era cos. Io lo sapevo. Nel profondo
della mente lo sapevo. Gli strinse la mano. Lo sapevo, ma non mi im-
portava. A me bastava stare con lui. Sentirlo.
Si tapp la bocca con la mano, ma non poteva rimangiarsi le parole.
Poi l'effetto delle droghe svaniva continu. Sembrava che descrivesse
qualcosa che era accaduto a qualcun altro. E io recuperavo la percezione
della realt. Capivo cosa stava succedendo e chi ero veramente.. Deglut
con fatica. Cosa avevo fatto con lui. Il disgusto le rivolt lo stomaco.
Cosa avevo mormorato. Si ricordava di avergli parlato, di averlo implo-
rato come si pu implorare un amante sincero.
La mano and al petto e sent martellare il cuore. Allora piangevo dis-
se, con le lacrime che le rigavano le guance. Piangevo perch provavo di-
sgusto di me stessa e piangevo perch mi sentivo disperatamente sola. Si
asciug gli occhi col dorso della mano. Piangevo perch non volevo ri-
manere sola, non volevo sapere cosa c'era stato.
E quando lui ritornava... bisbigli. Quando ritornava nella stanza,
non mi sentivo pi sola...
Fu costretta a fermarsi perch l'affanno le impediva di parlare. Guard la
mano di Mark e accarezz il tatuaggio.
Allora le parole della sua confessione le arrivarono alla mente come u-
n'onda di piena, e questa volta ascolt quello che si era impedita di ascolta-
re nella roulotte. Mark le aveva raccontato il crimine di cui era stato vitti-
ma, come un amante che ricorda dolci momenti appassionati. E finalmente
cap perch si era marchiato con il tatuaggio. Trascinava con s la sua col-
pa come fosse una pietra che si era legata al cuore. Una parte di lui sarebbe
sempre rimasta il figlio di sua madre. Una parte di lui sarebbe sempre ri-
tornata in quella roulotte, ad ascoltare un CD mentre sua madre lo rag-
giungeva in camera per violentarlo. Una parte di lui avrebbe sempre ricor-
dato com'era stato bello, anche se solo in quel momento, stare dentro di lei,
fare l'amore con lei. Ovunque andasse e qualsiasi cosa facesse, Mark si sa-
rebbe portato dentro quel marchio. Il tatuaggio era solo un modo per mo-
strarlo agli altri. Il tatuaggio era un modo per annunciare agli altri che non
apparteneva a loro, che lui sarebbe sempre appartenuto a sua madre. Quel-
lo che lei gli aveva fatto lo aveva marchiato dentro, come nessun ago o in-
chiostro poteva marchiare la sua pelle.
Per il resto della vita, e forse anche in quel momento, imprigionato co-
m'era in quel corpo esanime, Mark doveva portarsi dentro la consapevo-
lezza di aver provato piacere. Per una sola volta, quella volta, era stato il
prediletto di sua madre e, forse per la prima volta in vita sua, aveva speri-
mentato quello che lui credeva fosse amore. Nel suo modo malato e per-
verso, Grace Patterson aveva fatto sentire suo figlio desiderato, e lui l'ave-
va amata per questo, anche se l'aveva odiata per il male irreparabile che gli
aveva inflitto.
La stanza era come sospesa nel silenzio, Lena sentiva il lavorio ovattato
delle macchine e il sangue che le martellava nelle orecchie. Ud un lamen-
to stridulo, ma si rese conto che era solo frutto della sua fantasia. Voleva
alzarsi, lasciare andare Mark, lasciarlo in quel letto a morire, perch sareb-
be morto, con o senza di lei.
Ma ormai si era spinta lontano. Non c'era nessuno a fermarla, nessuno ad
arginare le sue folli rivelazioni. C'era solo lei nella stanza, e se c'era anche
Mark, se era davvero l, ad ascoltare quello che lei diceva, era forse l'unica
persona al mondo in grado di capirla.
Ero disperatamente sola, quando lui se ne andava ricominci, la voce
un sussurro roco, mentre la mente la riportava in quel posto orribile. Strin-
se i denti, incerta se proseguire. Era a quel punto che ogni volta si sentiva
morire, quello il motivo per cui non sarebbe mai andata in terapia n a-
vrebbe confessato a qualcuno cos'era veramente accaduto in quella stanza,
quattro mesi prima.
Quando ritornava, quando ritornava in quella stanza e io non ero pi
sola... Si interruppe e soffoc un singhiozzo. Non lo poteva dire. Non po-
teva costringersi ad ammetterlo di fronte a qualcuno, neppure di fronte a
Mark, neppure di fronte a quell'involucro senza vita che non era pi Mark.
Non ne aveva la forza. Era una prova insuperabile.
Merda grid, sul punto di scoppiare in lacrime. Fu scossa da un tremi-
to e fu sopraffatta dai singhiozzi. Se a Mark fosse rimasta qualche traccia
di sensibilit, avrebbe percepito il tremito della mano e la paura che le at-
tanagliava il corpo. E come nessun altro avrebbe compreso il suo dolore
disperato. Non c'erano pillole capaci di neutralizzarlo. Neppure una pallot-
tola in testa poteva pi liberare Lena. Anche se fosse riuscita a premere il
grilletto o a prendere quelle pillole, il suo ultimo pensiero sarebbe corso a
lui.
No disse scuotendo con violenza la testa. No, no, no. Pens a quello
che le aveva detto Nan e pens che se Sibyl fosse stata l le avrebbe detto
le stesse cose.
Devi essere forte disse parlando invece di Sibyl. Pi forte di cos.
Pens anche a Hank. Lo rivide seduto sul pavimento del bagno che
piangeva, come stava piangendo lei in quel momento.
Quando ritornava da me in quella stanza ricominci, e questa volta si
costrinse a pronunciare il suo nome. Quando ritornava da me ripet, u-
na parte di me si rincuorava. Si ferm, perch non stava dicendo tutta la
verit. Ma a Mark poteva dirla, perch Mark poteva capire. Lui sapeva co-
sa voleva dire sentirsi vuoti, al punto da elemosinare qualsiasi cosa l'altro
fosse disposto a darti. E lei aveva sperimentato la solitudine disperante del-
la prigionia in una stanza buia, dove l'unica cosa che poteva fare era aspet-
tare. Arrivava sempre il momento in cui la mente riusciva a dirle che do-
veva opporre resistenza, ma poi il corpo la tradiva, e si offriva a qualsiasi
consolazione gli venisse offerta.
Deglut, chiuse gli occhi e tent un'ultima volta. Quando lui ritornava
in quella stanza, una parte di me era... felice.

22

Sara era seduta per terra di fronte a Lacey Patterson in una saletta appar-
tata del centro pediatrico. Pochi giorni prima Lacey era venuta l in cerca
d'aiuto. Ora era tornata, dopo aver subito sofferenze indicibili, e Sara non
poteva fare altro che aspettare e sperare che parlasse.
Dottie ti ha lasciato sola in casa Wayne? le domand.
S rispose Lacey guardandosi le scarpe. Aveva chiesto di sedersi per
terra e Sara l'aveva accontenta perch fosse il pi possibile a suo agio. Non
aveva voluto che Sara le stesse accanto, cos lei si era seduta contro la por-
ta chiusa, con Lacey di fronte.
Le pillole mi facevano venire sonno.
E non ricordi nulla di quello che successo, prima che ti portassero al-
l'ospedale?
Scosse il capo e cominci a mangiarsi le unghie. Sara la lasci fare, ma
quando prese a lacerarsi la pelle intorno al pollice la ferm.
Cos ti fai male disse, ma dall'espressione della bambina si rese conto
di aver detto una sciocchezza.
Lacey continu a mordicchiarsi il dito. Mark guarir?
Non lo so, tesoro.
Gli occhi le si riempirono di lacrime, ma Lacey si imped di piangere.
Non volevo fargli del male disse.
Come mai l'hai ferito?
Mi voleva prendere e io mi sono difesa col coltello.
Quei tagli glieli hai fatti tu?
Annu e pass a un'altra unghia. Era a casa di Dottie, l'aveva aiutata a
svuotare i locali e a imbiancare le pareti. Io mi ero nascosta, ma lui mi ha
trovata. Gli ho tirato un calcio sulla testa. Allontan il dito dalla bocca.
Mark non voleva che venissi qui. Io la volevo salutare, ma poi ero cos
spaventata che mi venuto da vomitare. Le chiedo scusa.
Non ha importanza la rassicur Sara. Cos, tu sei venuta qui e Mark
ti ha raggiunto? Poi sei scappata via e Dottie ti ha preso sulla macchina ne-
ra?
Lacey annu ma non disse chi si trovava alla guida. Lei crede che abbia
cercato di uccidersi perch io gli ho fatto male?
No. Sono altri i motivi che l'hanno spinto.
Lo posso vedere? domand con un filo di voce.
Se vuoi.
S, lo voglio vedere.
Sara si appoggi alla porta e la osserv rosicchiarsi le unghie. Le aveva-
no tagliato i capelli quasi a zero. Probabilmente Dottie aveva in mente di
travestirla da ragazzo, in attesa di venderla al migliore offerente.
Quando viene il mio pap?
Lo vuoi vedere?
Lui non lo sapeva disse, come se le avesse letto nella mente. Io sa-
pevo di Mark e la mamma, ma pap no.
Sei sicura?
Se lo veniva a sapere, ammazzava Mark.
E tu? Mark ti ha mai toccato?
Guard altrove.
Lacey?
Scosse la testa con decisione, ma Sara non le credette. Non sapeva anco-
ra come considerare Mark Patterson. Aveva nello stesso tempo subito e
commesso abusi sessuali.
Mark era buono con me disse Lacey.
Sara lasci correre. Dottie ti ha mai fatto posare per delle fotografie?
No. Mark e J enny per lo facevano. Facevano le foto e a volte anche i
filmini. Io li ho visti.
Ma tu non l'hai mai fatto?
Ricominci a mangiarsi le unghie. Mark diceva che se ci provavo lo
raccontava a pap.
Non voleva che ti facessi fotografare?
Io avrei voluto. J enny lo faceva spesso, e poi a una festa era andata a
letto con un sacco di ragazzi. Aveva assunto un tono infantile.
Ma tu credi che a J enny piacesse?
Una volta ci ho provato anch'io, ma Mark l'ha scoperto. Lasci cadere
la mano in grembo. Quella volta mi ha picchiata.
Sara non avrebbe mai immaginato che Mark cercasse di proteggere la
sorella.
stato quando l'hanno arrestato?
Parve stupita che Sara lo sapesse. S.
E non l'ha detto a tuo padre?
No, perch gli ho detto che altrimenti io gli raccontavo di lui e la
mamma.
Lo disse quasi cantilenando, come se avesse imparato la frase a memo-
ria. Sara immagin che l'avesse sfruttata come minaccia in varie occasioni,
era una tattica tipica dei bambini.
In ogni modo a me non era piaciuto aggiunse. Gli ho detto che non
l'avrei pi fatto. Aggrott la fronte. Dottie diventava cattiva, quando fa-
ceva quelle cose. Non come quando ci faceva giocare.
Giocavate con lei?
Delle volte ci faceva da baby-sitter. Sorrise. Giocavamo a vestirci e-
leganti e poi ci portava al cinema, tutte agghindate.
Carino.
Non era sempre cos, per. Si gratt una crosta sulla gamba. Certe
volte diventava cattiva. Non mi piaceva.
Ti capisco. stata lei a fare i discorsi sulla purezza?
Lacey alz la testa, sorpresa. Chi glielo ha detto?
Sara decise di mentire. Me lo ha detto Mark.
No, non pu averglielo detto Mark.
Tu credi?
Lacey alz le spalle, come se non le importasse. Dottie si arrabbiava
con J enny, diceva che era ossessionata.
Ossessionata da cosa?
Da quello che fanno alle bambine in quei paesi borbott. L'anno
scorso J enny aveva preparato una relazione su certi paesi dell'Africa. Di-
ceva che l le donne erano fortunate perch erano considerate propriet del
padre o del marito e, se si comportavano bene, erano protette e al sicuro.
E tu ci credi?
Lacey ignor la domanda. Dottie si infuriava, ma J enny non si dava per
vinta. Anche la mamma ha cercato di convincerla a lasciar perdere. Volt
la testa di lato. La mamma era brava a convincere. Riusciva a farti fare
anche quello che non volevi.
Sara sospir e cerc di non pensare a quello che le stava rivelando la
bambina. Domand: E cos tua madre e Dottie hanno detto a J enny di non
parlare pi della mutilazione?.
Avevano paura che a scuola si mettesse nei guai. Avevano gi dovuto
trasferirsi una volta, per quello che diceva in giro. Il tutor era andato a casa
loro. Dottie diceva che, per colpa sua, quello voleva chiamare la polizia.
Perch raccontava delle mutilazioni?
J enny diceva che in quei paesi le ragazze non dovevano preoccuparsi di
quelle cose... Si interruppe. Tipo il sesso. E tipo quello che faceva Dot-
tie. L non esiste, perch i bambini sono sacri. E le femmine sono protet-
te.
Ma allora perch Dottie l'ha mutilata?
Non stata lei. Dopo le vacanze di Natale, J enny ha deciso di farselo
da sola.
Sara scosse la tessa. Non possibile che se lo sia fatto da sola, tesoro.
Invece s si impermal Lacey. Ha usato il rasoio. Solo che poi si
messa a gridare. Dottie corsa di sopra e ha cominciato a gridare anche
lei.
Eravate a casa loro?
Io ero da basso con la mamma, perch era giorno di paga. Sara non
trov sorprendente che quelle donne avessero anche un regolare giorno di
paga, era abbastanza ovvio che gestissero la loro triste rivista come una
normale attivit imprenditoriale. Erano in affari da almeno tredici anni e
sapevano quel che facevano.
J enny urlava come una pazza, sembrava che stesse morendo continu
Lacey. Poi la mamma scesa da basso e mi ha spiegato cosa si era fatta.
Sara si limit ad annuire. Non aveva parole.
Non potevano portarla all'ospedale, cos la mamma ha detto che l'unica
cosa che potevano fare era finire quello che lei aveva cominciato... Si in-
terruppe. E l'hanno fatto.
L'hanno anestetizzata? domand Sara inorridita.
La mamma le fatto prendere delle pillole perch non le venisse un'infe-
zione.
Non era questo che intendevo. L'hanno addormentata, prima di interve-
nire?
Credo che si sia addormentata da sola quando hanno cominciato. Infatti
dopo un po' ha smesso di urlare.
Sara si morse il labbro in cerca di qualcosa da dire. Secondo te perch
J enny l'ha fatto?
Quando siamo andate a sciare, Carson e Rory continuavano a tormen-
tarla. Pensavano di stare con lei, ma lei non voleva.
Vuoi dire che volevano fare sesso con lei?
Annu. Lei diceva che non voleva pi, che non erano puliti. Allora loro
si sono arrabbiati e la chiamavano puttana. Lei non sapeva perch, ma Co-
oper le ha detto che lo aveva gi fatto, la volta che era andata a casa sua
con Mark. Alz le spalle. Mark le aveva messo qualcosa nel bicchiere
per farle fare quelle cose senza ricordarsi.
Tu sai cos'era?
Una cosa che il giorno dopo ti fa stare male da cani. A lei era venuto il
mal di pancia e per due giorni non venuta a scuola. Dottie diceva che a-
veva l'influenza.
Rohypnol, pens Sara. La droga degli stupri.
Insomma, aveva fatto quello che aveva fatto. Mark dice che le droghe ti
fanno fare solo quello che in realt desideri.
Non affatto vero. Specialmente se le ha dato quello che penso io.
Lacey alz le spalle, come se la cosa non la riguardasse. Comunque
Cooper Barret a lei piaceva.
C'era anche lui in montagna?
Lui, Rory e Carson. Le infilavano i bigliettini sotto la porta della stanza
e una mattina, quando ci siamo alzate, abbiamo trovato un cartello sulla
porta pieno di brutte parole. Guard Sara. Credo che fossero loro a ru-
barle le cose dall'armadietto della scuola.
Quali cose?
Le foto che appiccicava, cose cosi. Gliele strappavano, e cos ha dovuto
rassegnarsi a tenerci solo i libri.
Perch Mark l'ha trattata a quel modo? Glielo aveva chiesto Dottie di
portarla dai ragazzi?
Lacey annu e Sara si sent stringere lo stomaco all'idea che Mark avesse
accettato di fare il ruffiano per reclutare altri ragazzi per Dottie.
J enny era stata male per quello che le avevano fatto disse Lacey.
Dottie le aveva chiesto di starci solo un'altra volta e poi li avrebbe fatti
smettere, ma lei non voleva. Diceva che voleva essere pura.
Quindi per questo che si mutilata.
Aveva cominciato, ma poi ha dovuto finire Dottie. Ricominci a tor-
mentarsi la crosta fino a che non usc il sangue.
Sara prese il fazzoletto di tasca e le tampon la gamba. Tu hai mai visto
cosa le aveva fatto?
Scroll il capo di nuovo. Da quel momento mi hanno proibito di fre-
quentarla.
Perch?
stata la mamma. Si guard la ferita e ricominci a toccarla. La
mamma mi ha detto che se cercavo di parlarle chiedeva a Dottie di farmi la
stessa cosa. Indic l'inguine. L sotto.
Anche tua madre era arrabbiata con J enny?
Rispose senza alzare la testa, con un filo di voce. Mi ha detto che Mark
era stato con J enny e che non andava bene. Per questo J enny era ammattita
e si era tagliata col rasoio. Fece una pausa. I bambini devono andare so-
lo con gli adulti, perch gli adulti sanno quello che fanno, i bambini no.
Sei sicura che tuo padre non ne sapesse niente?
Strinse le labbra. Se veniva a saperlo ammazzava Mark.
Non credi che avrebbe dovuto arrabbiarsi anche con tua madre? do-
mand Sara sconcertata. Decise si spingersi oltre. Non si arrabbiava con
lei, se scopriva che era incinta?
Lacey alz la testa di scatto. Lei come lo sa?
Io so molte cose.
colpa di Mark se rimasta incinta disse col solito tono cantilenato,
come se ripetesse a memoria. Quando si ammalata di nuovo, la mamma
ha detto a pap che non voleva pi andare a letto con lui. Quindi era sicura
che era stato Mark.
Cos' successo sabato scorso?
La mamma venuta alla pista di pattinaggio a cercare Mark e si sen-
tita male.
Che cosa ha avuto?
Torn a guardarsi la gamba. Era venuta in macchina, per cercare Mark,
ha cominciato a stare male ed corsa in bagno.
Sara cerc di ricordarsi quanto era alta Grace Patterson. Era una donna
minuta e Tessa poteva averla scambiata per un'adolescente. Sei andata
con lei in bagno? domand.
Lacey annu.
E poi arrivata J enny?
Ci aveva visto entrare.
E poi cos' successo?
La bambina venuta fuori, in mezzo alle gambe, c'era un sacco di san-
gue... sospir ed evit lo sguardo di Sara. La mamma ha detto che era
malata, che le medicine per il cancro l'avevano avvelenata e che bisognava
eliminarla.
Sara riusc a malapena a deglutire.
Mi ha detto di andare ad aspettarla in macchina, che ci pensavano lei e
J enny.
Perch ha fatto rimanere J enny?
Per castigarla. Era tutta colpa sua. Se lei non andava a letto con Mark,
la mamma non avrebbe dovuto fare quello che aveva fatto.
Sara abbandon la testa contro la porta cercando di pensare qualcosa da
dire. Non riusciva a credere che Grace Patterson e Dottie Weaver avessero
tanto potere sui ragazzi. Non si sarebbe mai perdonata di non aver capito
nulla di loro.
Lacey aggiunse: La mamma ha detto a J enny che se non l'aiutava, ve-
niva a raccontare a lei tutto quello che aveva fatto.
A me? domand Sara allibita.
J enny voleva diventare pediatra come lei, ma era sicura che lei non l'a-
vrebbe aiutata, se scopriva che era andata a letto con tutta quella gente.
Ritorn il tono da bambina ammaestrata: Se non mi aiuti, vado a raccon-
tare alla dottoressa Linton che razza di puttana sei.
Era semplicemente raccapricciante che il suo nome fosse stato usato per
ricattare una bambina. Ma assurdo. Sono solo bugie colossali disse.
Lacey alz le spalle, come se la cosa non avesse importanza.
Sara cerc di riscuoterla. Io avrei fatto tutto il possibile per aiutarla,
Lacey. Come far tutto il possibile per aiutare te.
Adesso non ho pi bisogno di aiuto le fece notare Lacey.
Sara era cos furiosa che le vennero le lacrime agli occhi. Aveva esegui-
to l'autopsia sulla neonata e sapeva esattamente cosa le avevano fatto Gra-
ce e J enny. L'idea che J enny si fosse mutilata per paura di perdere la sua
stima la faceva impazzire.
Mamma glielo ripeteva in continuazione disse Lacey. E J enny non
voleva che lei la credesse cattiva.
Sara si port la mano alla gola. Ma J enny non era cattiva. Era una
bambina molto buona.
Lacey fiss il pavimento. Comunque sia.
Quello che hanno fatto a J enny orribile. Lei non aveva alcuna colpa.
Lacey rispose con un'alzata di spalle.
Tesoro disse Sara, cercando di essere rassicurante. Allung la mano
per stingere la sua, ma lei l'allontan.
Sara aspett qualche secondo poi domand: Secondo te perch J enny
voleva uccidere Mark?.
Lacey non rispose, ma Sara cap che sapeva la risposta.
Credi che l'abbia fatto per mettere fine a questa storia terribile?
Alz le spalle.
Pensava che fosse l'unico modo per impedire che andasse avanti? Per
questo ha puntato una pistola contro Mark? Per andare a finire su... Si
trattenne, incapace di accettare la verit. S, J enny sapeva che sarebbe fini-
ta sul tavolo anatomico dell'obitorio. Aveva spinto J effrey a premere il
grilletto per costringere Sara a vedere cosa le avevano fatto.
Lacey alz gli occhi. Il viso era senza espressione. Jenny non era un'il-
lusa disse. Sapeva di non poterlo impedire.
Sara non sapeva cosa dire, spaventata dall'idea che quello che aveva det-
to la bambina fosse vero. Troveremo Dottie, le impediremo di ricomin-
ciare, Lacey. Ti prometto che faremo tutto il possibile per fermarla.
S disse, ma alz le spalle, come se Sara parlasse di prospettive fanta-
siose. Domand: Quando arriva il mio pap? Voglio andare a casa.
Lacey...
Lei la guard con le lacrime agli occhi. Gli ultimi giorni l'avevano in-
vecchiata. Non aveva pi l'aspetto della ragazzina, il cui unico cruccio
quello di diventare una ragazza pompon. Gli adulti che avevano abusato di
lei erano scomparsi, ma lei si sarebbe sempre portata sul cuore il peso di
quello che le avevano fatto.
Sara non si era mai sentita tanto avvilita in vita sua. Voleva fare qualco-
sa per aiutarla, ma sapeva che ormai era troppo tardi. E sapeva che l fuori
c'erano altri bambini come Lacey, bambini che erano stati vittime di Dottie
Weaver, e altri ancora che lo potevano diventare.
Lacey tir su col naso e se lo asciug col dorso della mano. Sorrise per
compiacere Sara. Quando arriva il mio pap? Voglio andare a casa.

DOMENICA
Una settimana dopo

23

Tessa si appoggi con le mani al tavolo da pranzo e si lasci cadere sulla
sedia di fronte a Sara. Continuer a vomitare per il resto dei miei giorni?
Spero di no borbott Sara distrattamente. Stava leggendo una cartella
clinica e non riusciva a decifrare la propria scrittura. Cosa c' scritto
qui?
Tessa studi lo scarabocchio. Appendere indennit?
quello che sembra anche a me disse Sara perplessa, riprendendosi la
cartella. Fiss le parole in cerca di un significato coerente.
Tessa pesc nella borsa della sorella e tir fuori una rivista.
una pubblicazione scientifica la avvis Sara.
Non sar un dottore, ma so leggere obiett indispettita. Cominci a
sfogliare, ma dopo un paio di pagine lasci perdere. Non ci sono le figu-
re.
Ce n' qualcuna in fondo. Le mostr l'ingrandimento di un'appendice
rosso fuoco. Tessa pass alla pagina successiva, che per offriva lo stesso
soggetto, sezionato e sanguinolento.
Ges. Si port la mano alla bocca, si alz e corse via evitando per un
pelo di investire Cathy che arrivava in quel momento.
Che le prende? domand la madre. Pos sul tavolo il piatto con le uo-
va.
Non lo so disse Sara continuando a scrutare la cartella clinica. Oh,
adesso ho capito. appendice infiammata annunci soddisfatta.
Cathy si accigli. Non potresti evitare di farlo a tavola?
Sara radun in fretta le sue carte. Ho finito. Era l'ultima.
Cathy prese posto di fronte a lei e le rub un sorso di t freddo. Come
sta andando? domand indicando le cartelle.
Ci vuole tempo, ma va meglio di quel che temevo. Per Grant, voglio di-
re. Qui Dottie non si esposta troppo.
Come dice tuo padre, non si sputa nel piatto in cui si mangia.
Esatto disse Sara con un sorriso stentato.
A proposito disse Cathy. Ho sentito che Dave Fine andr sotto pro-
cesso.
S. E si illude ancora di evitare la prigione.
Invece credo che gli convenga, almeno l sar al sicuro osserv Cathy.
Prese un altro sorso di t. Hai gi detto al padre di Lacey che dopo la
scuola pu venire al centro a darti una mano?
Sara annu e infil le cartelle nella borsa. Ci deve pensare.
Secondo me finir per andarsene da qui. Pu dire quello che vuole, ma
in citt sono convinti che sapesse tutto.
Sara alz le spalle, non aveva voglia di affrontare l'argomento con sua
madre.
Mi hanno detto che l'altro giorno gli hanno tagliato le gomme di fronte
al supermercato.
Sara la guard incuriosita. Non capiva dove volesse arrivare.
Non voglio che tu ti esponga troppo disse Cathy alla fine. Non vo-
glio che ti affezioni alla bambina, per poi vedertela portare via dal padre.
Sara finse di sistemare le cose nella borsa. La sera prima J effrey le aveva
fatto lo stesso discorso.
Puoi sempre adottare un bambino azzard Cathy.
Sara si irrigid. Si lev gli occhiali e li pos sul tavolo. Io... Si tratten-
ne e fece un risolino amaro. Non era cos semplice.
Cathy aspett che dicesse qualcosa.
Non mi va di parlarne adesso, mamma.
Lei le prese la mano. Io sono sempre qui, cara, puoi contare su di me.
Lo so.
Arriv Tessa. Si avvicin a Sara e le moll uno scappellotto. Cattiva
disse, facendo la faccia imbronciata.
Sara rise e Tessa le mostr la lingua.
Cathy le guard perplessa ma non disse nulla. Ti senti meglio bambina
mia? domand.
S mamma la rassicur Tessa, ma non aveva una bella faccia. Sara si
pent di averle mostrato le foto.
Sei sicura Tessa?
Oh, sto una meraviglia. Ho i capelli unti, la pelle secca e i pantaloncini
che mi stanno stretti. Cerc di abbassarli sulle cosce. Si arrampicano sul
cavallo.
La natura non sopporta i vuoti ridacchi Sara.
Sara! la ammon Cathy, ma si vedeva che era anche lei divertita.
Tessa sedette di nuovo al tavolo e si serv un uovo. Dov' J effrey?
gi in ritardo di mezz'ora.
Non lo so disse Sara. Guard la sorella che trangugiava l'uovo con vo-
racit. Pensavo che avessi la nausea.
Ce l'avevo. Prese un secondo uovo. Adesso... va un po' meglio.
Sara stava per dire qualcosa, ma il rumore di una macchina che entrava
sul vialetto la distrasse. J effrey. Balz in piedi buttando indietro la se-
dia, ma riusc ad afferrarla prima che rovinasse a terra e lanci un'occhia-
taccia a Tessa per impedirle di fare commenti.
Si sforz di camminare con calma fino alla porta d'entrata. J effrey era
sul punto di bussare quando lei l'apr. Si protese per baciarlo, ma si ferm
come lo vide in faccia. Che ti succede?
Invece di rispondere lui le mostr una videocassetta.
Sara scosse la testa. Che cos'?
Andiamo in salotto disse precedendola in corridoio. Lei cap da come
teneva le spalle che era teso.
Sara prese posto sul divano e J effrey and a infilare la cassetta nel vide-
oregistratore. Poi venne a sedersi accanto a lei, azion il telecomando e
comparve l'immagine. Il filmato era in bianco e nero e Sara ne dedusse che
erano le riprese di una telecamera di sorveglianza.
L'ufficio postale di Atlanta indovin.
J effrey si abbandon contro lo schienale e Sara si strinse a lui. All'inizio
la scena non suggeriva nulla di speciale, si vedeva una stanza piena di ca-
selle postali, con un tavolo al centro. J effrey fece correre avanti il nastro
fino a che non comparve un ragazzo alto e magro.
Sembra Mark Patterson mormor Sara. Il ragazzo attravers la stanza
e quando fu pi vicino alla telecamera la somiglianza risult sconcertante.
Aveva la stessa andatura dinoccolata e la stessa espressione sfrontata di
Mark, e i vestiti larghi ricadevano sul corpo sottolineando quella particola-
re sensualit androgina.
identico disse J effrey.
Il ragazzo si guard attorno con circospezione, si avvicin a una cassetta
e l'apr. Adesso volgeva le spalle all'obiettivo e non si poteva vedere cosa
prelevava. Quando si volt si stava infilando delle buste nella cintura dei
pantaloni, poi si sistem la camicia e si avvi all'uscita passando davanti
alla telecamera.
J effrey ferm il nastro e blocc l'immagine sullo schermo.
Dottie non si fatta fregare, ha mandato un sostituto disse Sara.
Ha raggiunto il parcheggio, salito su una Thunderbird nera ed anda-
to al centro commerciale spieg J effrey. Non l'ha raggiunto nessuno. Ha
aspettato un paio d'ore, poi ha fatto una telefonata dal telefono pubblico.
A chi?
Nick ha rintracciato il numero, era di un telefono cellulare. Non ha ri-
sposto nessuno.
E il ragazzo chi ?
David Ross, alias Ross David. Nick ha fatto il riscontro delle impronte
digitali. Era stato rapito da casa in pieno giorno, dieci anni fa. Dichiarato
scomparso, presunto morto.
Sara si sent gelare. Dieci anni?
S disse J effrey. Stava giocando di fronte a casa col fratello maggio-
re. arrivata Dottie in macchina. Si presume che fosse Dottie. O Wanda, o
come diavolo si chiama. Era una donna. Ross Davis andato via con lei e
non pi tornato.
Mio Dio, immagina i genitori.
Non pi il loro bambino, Sara. Si comporta proprio come Mark. Nick
l'ha torchiato per sei ore ma non ha detto una parola. Non ha neppure am-
messo di conoscere Dottie. Si limitato a dire che era andato a ritirare del-
la posta personale.
Ha il tatuaggio di Mark?
J effrey fece segno di no.
Quanti anni ha?
Diciassette.
Quindi aveva sette anni quando l'hanno rapito.
Adesso, legalmente, un adulto disse J effrey. Era cos sconfortato che
Sara gli prese la mano.
Hai avvisato i genitori?
Lo ha fatto Nick. Non ha potuto arrestarlo, per. Non illegale preleva-
re la posta da una casella postale, e l'automobile regolarmente registrata a
suo nome.
Nick lo ha fatto pedinare, spero. Almeno potr dire ai genitori dove si
trova.
J effrey annu senza levare lo sguardo dall'immagine del ragazzo bloccata
sullo schermo. Guarda disse. Azion di nuovo il telecomando, il filmato
ripart e il ragazzo scomparve.
Per qualche secondo si vide soltanto la stanza vuota. Sara gli stava per
domandare che senso avesse continuare a guardare, quando sullo schermo
comparve un'altra persona. Una donna con un berretto da baseball e gli oc-
chiali da sole entr nel campo visivo della telecamera e and ad aprire la
stessa cassetta che il ragazzo aveva appena controllato. Ritir un paio di
buste e le infil nella borsetta. Quando si volt, Sara rimase senza fiato.
Quella Dottie Weaver? domand, nonostante l'avesse subito ricono-
sciuta. Non poteva essere altri che lei. A quel punto, come se sapesse che
un giorno avrebbero guardato quel filmato, Dottie sollev gli occhiali scu-
ri, fiss l'obiettivo e mostr il dito indice alzato.
J effrey ferm il nastro.
E dov'era finita la polizia? Dov'erano quelli che dovevano seguirla?
domand Sara indispettita.
Avevano seguito il ragazzo. Nick gli ha trovato addosso solo della po-
sta pubblicitaria. Le buste con le carte di credito le aveva lasciate per Dot-
tie.
Comunque non le potr utilizzare obiett Sara ancora incredula.
Come il computer legger i numeri, scopriranno dove si trova.
Questo lo sa anche lei disse J effrey scoraggiato. Lo fa apposta. Non
ti ricordi che quando tu e Lena l'avete interrogata vi ha perfino fornito de-
gli indizi? Si diverte a prenderci in giro. Ci provoca.
E perch?
Perch se lo pu permettere, dannazione a lei. Era furioso.
Dave Fine non uscir mai di prigione. Lacey a casa e al sicuro. Grace
morta gli ricord Sara per rincuorarlo.
Non cercare di consolarmi, Sara, per favore.
Appoggi i gomiti sulle ginocchia e si prese la testa tra le mani.
Dottie libera, Sara. l fuori che riorganizza i suoi traffici.
Prima o poi riusciranno a prenderla insistette Sara, bench neppure lei
ne fosse troppo sicura. J effrey alz la testa e la guard con un'espressione
cos piena di rammarico che lei non riusc a reggere il suo sguardo.
Guard il televisore, guard l'immagine ferma di Dottie Weaver che an-
nunciava senza mezzi termini il suo trionfo: non solo era sfuggita alla leg-
ge, ma poteva fare quel voleva ad altri bambini come Mark e Lacey Patter-
son. Forse lo stava gi facendo.
Com' potuto succedere? si domand ad alta voce. Pens a Lacey, a
quello che aveva passato, alle esperienze terrificanti che aveva vissuto e di
cui non riusciva neppure a parlare. Sembrava incredibile che a tredici anni
fosse riuscita a sopportare tanta sofferenza. Eppure ogni mattina si alzava
per andare a scuola e la domenica andava in chiesa con suo padre come se
fosse ancora una bambina, come se quelle esperienze non l'avessero irri-
mediabilmente invecchiata.
J effrey si abbandon contro i cuscini, prese la mano a Sara e gliela strin-
se forte. Restarono cos, senza parlare, incapaci di esprimere quello che
stavano provando, finch Cathy si affacci alla porta per annunciare che il
pranzo era in tavola.

FINE

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