Sei sulla pagina 1di 7

Parole chiave: CRISI / ECONOMIA / FINANZA / DEBITO / CRESCITA / INFLAZIONE / CRAC / SUBPRIME / CINA / EUROPA / BCE

Argomenti: GOVERNANCE / MERCATI / DEBITO PUBBLICO


3/10/2014
LAmerica brinda, ma una nuova crisi in arrivo
Nonostante la ripresa americana, il debito mondiale cresce ed sempre meno sostenibile
Francesco Cancellato

INDICE ARTICOLO
Partiamo dallinizio, che pi semplice. Che il 2008 sia stato lanno della peggior crisi finanziaria degli ultimi cento
anni almeno, cosa nota. Forse, tuttavia, utile ricordare cosa caus quella crisi: successe, in estrema sintesi, che
per tutta la prima met degli anni 2000, sotto la spinta del mercato finanziario e di quello immobiliare, gli Stati Uniti
dAmerica conobbero una fase di grande crescita economica; che in quella fase, le banche concessero mutui
ipotecari i cosiddetti subprime, che in italiano vuol dire di seconda scelta - a numerose famiglie (partendo dal
presupposto che i prezzi delle case sarebbero continuati a crescere) nonostante vi fossero concrete possibilit che queste non sarebbero
riuscite a ripagarlo, se qualcosa fosse andato storto; che qualcosa effettivamente and storto e, pi precisamente, nella seconda met del
2006 la bolla immobiliare cominci a sgonfiarsi come un palloncino bucato, che i tassi dinteresse si alzarono e che molti di quei debitori potenzialmente
insolventi lo diventarono per davvero; questo, a fette molto spesse, rese tossici diversi titoli, i fondi dinvestimento che se li erano comprati, le banche
che vi avevano investito, le borse di tutto il mondo i cui indici dipendono in larga parte da come vanno le banche. Una partita a domino, per farla breve,
che costata alle banche di tutto il mondo qualcosa come 4.100 miliardi di dollari e che, nel 2009, ha fatto scendere il Pil in tre quarti dei paesi di tutto il
mondo, facendone finire la met in una recessione che si protratta anche negli anni successivi, innescando peraltro nuove crisi, come quella dei debiti
pubblici europei.
Se dobbiamo raccontarla in due righe, potremmo dire che la crisi del 2008 stata innescata da un cocktail letale tra uninaspettata frenata delleconomia
e un indebitamento in quel caso pi privato che pubblico - che aveva raggiunto livelli mostruosi. Ecco: secondo gli analisti del Geneva Report,
commissionato dal centro internazionale per gli studi economici e bancari, la mano invisibile ci ha gi servito sul bancone un cocktail simile e chi ci
governa sta facendo poco o nulle per evitare che leconomia globale se lo beva di nuovo, con tutte le conseguenze del caso. Provo a essere ancora pi
brutale: che lo scenario attuale molto simile a quello che ha generato la crisi del 2008.
Il primo ingrediente: il debito
Da cosa traggono queste fosche previsioni gli economisti che hanno scritto il Geneva Report del Centro Internazionale per gli Studi Monetari e Bancari,
tra i quali figurano anche gli italiani Luigi Buttiglione e Lucrezia Reichlin? In primo luogo dallammontare complessivo del debito globale settore
finanziario escluso - che nel 2013 ha raggiunto il suo massimo storico: pi precisamente, se nel 2008 era pari al 181% del Pil globale, oggi siamo arrivati
al 212%.
HOME
04 Ottobre 2014
LOGIN REGISTRATI
CANALI BLOG FOTOGALLERY

Spencer Platt/Getty Images
1
Il primo ingrediente: il debito
2
Il secondo ingrediente: la (non) crescita
This website would like to remind you: Your browser (Apple Safari 4) is out of date. Update your browser for more security, comfort and the best experience on this site.
converted by Web2PDFConvert.com
Crescita del debito non finanziario globale (2001-2013)
Il motivo alla base di questo record altrettanto interessante: nelle economie sviluppate il debito s cresciuto, ma a ritmi piuttosto contenuti, trainato
soprattutto dalla crescita dei debiti pubblici, quello americano in primis. Al contrario cresciuto, e molto, in paesi emergenti se cos si possono ancora
definire in cui sono aumentati notevolmente i prestiti ai privati. Su tutti la Cina, in cui negli ultimi cinque anni il debito non finanziario pubblico e privato
cresciuto del 72%. O, ancora, la Turchia, in cui cresciuto del 33%.
converted by Web2PDFConvert.com
Crescita e composizione degli asset finanziari nei paesi sviluppati e in quelli emergenti
Il secondo ingrediente: la (non) crescita
Il debito cresce, quindi, ma lo stesso non si pu dire del valore aggiunto e delleconomia nel suo complesso. Anzi, non solo le previsioni sulla crescita si
stanno progressivamente riducendo, ma sono anche costantemente riviste al ribasso. Ci, soprattutto, in relazione ai paesi sviluppati, e allEuropa,
soprattutto. Gli autori del Geneva Report prendono in esame i dati del Fondo Monetario Internazionale: fatta 100 la ricchezza dei paesi emergenti nel
2006, stando alle previsioni del 2010, nel 2015 avrebbero dovuto avere una ricchezza complessiva di 40 punti superiori, mentre nel 2012 la previsione
era stata rivista al ribasso di 25 punti percentuali.
converted by Web2PDFConvert.com
Revisione delle previsioni di crescita (mondo, mercati sviluppati, mercati emergenti)
Probabilmente, anche questultima profezia si riveler fin troppo ottimista. Soprattutto in relazione al fatto che, a partire dal 2011, ci si messa pure la
discesa globale dei prezzi per gli amici, deflazione - a complicare le cose. Come osservano gli autori e come noi europei sappiamo bene - in queste
condizioni di inaspettata deflazione e di calo complessivo della crescita economica, i bassi tassi dinteresse sono di ben poco aiuto per la sostenibilit del
debito pubblico.
converted by Web2PDFConvert.com
Andamento dei prezzi (2001-2013)
La bomba innescata, in altre parole. Un mix letale di bassa crescita e alto debito che potrebbe esplodere in Asia, se leconomia rallentasse o in
occidente, se ci fosse un ulteriore e improvvisa accelerazione nella crescita del debito. Se la diagnosi chiara, altro chiedersi quale sia la cura.
Secondo gli economisti del Geneva Report, le strade sono due: la prima una cura da cavallo per la crescita in Europa, con robuste iniezioni di liquidit
della Bce nel sistema economico per far salire la produzione, la domanda e i prezzi; la seconda, una politica di aumento dei tassi dinteresse nei paesi
che crescono di pi, come la Cina per ridurre la quantit di prestiti rischiosi.
Una strategia, questa, che come ogni medicina ha due controindicazioni. La prima: se la Cina, poniamo, alza i tassi dinteressi, c il rischio che la sua
economia rallenti, con effetti negativi anche sugli stessi paesi europei che, invece, ci si aspetta debbano crescere. La seconda: un rallentamento
complessivo delleconomia globale potrebbe incoraggiare gli investitori a prendersi rischi maggiori per mantenere inalterati i loro guadagni, con la
possibilit che i prestiti (e i debiti rischiosi) tornino a crescere. Situazione piuttosto spinosa, insomma. Ed di ben poca consolazione sapere che i guai
non sono solo nostri.
LEGGI ANCHE
La vera bolla cinese il sistema bancario ombra
Gabriele Battaglia / China Files
LEGGI ANCHE
Cos il boom americano pu far ripartire lItalia
Francesco Cancellato
LEGGI ANCHE
Tltro e Bce, il deludente inizio della cura Draghi
Fabio Bolognini
Parole chiave: CRISI / ECONOMIA / FINANZA / DEBITO / CRESCITA / INFLAZIONE / CRAC / SUBPRIME / CINA / EUROPA / BCE
Argomenti: GOVERNANCE / MERCATI / DEBITO PUBBLICO
POTREBBE INTERESSARTI ANCHE
In Europa le regole
sui derivati le
Le montagne russe
della Roma in
S&P inaugura il
rating retroattivo
Lottomatica non
vince al gioco dei
La carriera del
giovane Elkann
converted by Web2PDFConvert.com
ACCEDI o REGISTRATI per inserire commenti.
RESTA AGGIORNATO
Iscriviti per non perdere gli articoli e i post del giorno.
email
Acccetto le condizioni sulla privacy Iscriviti
I PIU' CONDIVISI SUI SOCIAL
ULTIMASETTIMANA

ULTIMASETTIMANA
DASEMPRE SU LINKIESTA

DAL WEB
LINKIESTA
Chi siamo
Partner
Privacy
Cookies
Commenti
Termini e condizioni
Gallipoli, l'esercito con gli occhiali a specchio
CONDIVISO 8720 VOLTE
I giornalisti? Sono pi disonesti dei politici
CONDIVISO 3500 VOLTE
Ges e musica disco, sbarcano in Italia le
cristoteche
CONDIVISO 75017 VOLTE
Lo vuoi Low Cost? Compra il biglietto dieci
giorni prima
CONDIVISO 449 VOLTE
scrivono le lobby Piazza Affari
Lorenzo Dilena
debiti Lorenzo Dilena
converted by Web2PDFConvert.com
INFO
Pubblicit
ADVox
Login
Registrati
Abbonati
Contattaci
SPECIALI
LinkTank
DataViz
Fotogallery
Blog
SEGUI LINKIESTASU
Facebook
Twitter
G+
Feed RSS
Linkiesta.it S.p.A. Sede Legale: Via Cosimo del Fante 4 20122 Milano
Numero di partita IVA e numero discrizione al Registro Imprese 07149220969 del Registro delle Imprese di Milano
Registrazione presso il Tribunale di Milano, n. 293 del 26 Maggio 2010
converted by Web2PDFConvert.com