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1.

Previsione dei fabbisogni energetici


Gli andamenti nel tempo dei fabbisogni di energie primarie mondiali sono in costante crescita,
mentre si ha un appiattimento dei consumi italiani. Non corretto stimare i fabbisogni futuri sulla
base di una semplice estrapolazione dei fabbisogni passati. I fabbisogni dipendono da fattori ben
precisi che vanno esplicati per raggiungere una stima affidabile. In prima approssimazione, i
fabbisogni complessivi di un gruppo omogeneo di persone si possono stimare per mezzo di
espressioni monotone del tipo:



dove il pedice 0 denota i valori di riferimento. il fabbisogno annuale di energia primaria, un
fattore geografico - climatico adimensionale, il prodotto interno lordo, un fattore sociale
adimensionale ed lefficienza globale media. Le variabili che compaiono non sono indipendenti
tra loro, ma il legame tra loro non cos forte da togliere validit alla metodologia di previsione. I
valori assunti dal fattore geografico - climatico dipende dalla necessit di consumare pi o meno
energia per il riscaldamento ed i trasporti:
- per i Paesi caldi e densamente popolati;
- per i Paesi temperati e con densit media di popolazione;
- per i Paesi freddi e scarsamente popolati.
Il fattore sociale esprimibile in funzione del rapporto tra prodotto totale e prodotto agricolo

. Pertanto esso prossimo a 1 per economie industriali e vicino a 0 per le economie agricole.



La stima dellefficienza globale media non agevole nel caso generale, ma possibile in alcune
situazioni particolari per le quali si dispone di indicazioni attendibili. La prima la valutazione dei
consumi energetici planetari, dove pu essere stimata mediante lequazione logistica empirica:





Unaltra valutazione in cui possibile stimare la valutazione dei consumi energetici di una
nazione industrializzata e demograficamente stabile (caso italiano). ragionevole allora assumere
ed . Pertanto lecito scrivere:



Dove sussiste una proporzionalit inversa tra intensit energetica ed efficienza globale media .
Lintensit energetica definita come il rapporto tra il fabbisogno totale di energia primaria e il
prodotto interno lordo di una nazione:



un indice di efficienza energetica, inversamente proporzionale alla capacit di produrre ricchezza
consumando relativamente poca energia. In alternativa alla valutazione dei fabbisogni, talvolta si
interessati a valutare lincremento annuale dei fabbisogni. A tal fine basta differenziare
lespressione precedentemente scritta ottenendo:





2.Raffinazione del petrolio
Il petrolio greggio si presenta come un liquido viscoso, pi o meno colorato. Esso costituito da
una miscela di idrocarburi aromatici con piccole percentuali di sostanze diverse come lacqua,
composti ossigenati, azotati, solforati e altre impurit varie (es.: sabbia).
Il petrolio dopo essere stato estratto dai giacimenti viene inviato alle raffinerie (o ai depositi). Il
nostro Paese molto povero di risorse petrolifere, quindi gran parte del petrolio proviene de
importazioni. Nelle raffinerie il greggio sottoposto ad una serie di trattamenti che danno luogo ai
prodotti finali destinati al consumo industriale e civile e alle materie prime per lindustria
petrolchimica (dove viene impiegato per usi non energetici: produzione di fertilizzanti, materie
plastiche, gomma sintetica, fibre e pesticidi).



Le tecniche di raffinazione pi usate prevedono la distillazione frazionata del greggio ed una serie
di interventi complementari successivi destinati ad aumentare la resa in frazioni pi pregiate
(pirolisi o piroscissione cracking). Durante la distillazione frazionata il petrolio greggio
riscaldato fino ad una temperatura di circa 360C e fatto entrare a pressione atmosferica nella
colonna di distillazione. In queste condizioni di pressione e temperatura solo una frazione del totale
non vaporizzata e viene estratta dal basso come residuo pesante, mentre la parte vaporizzata sale
e, man mano che si raffredda, deposita per condensazione le varie frazioni di idrocarburi. Dalla
zona pi alta alla pi bassa (dalla pi fredda alla pi calda) fuoriesce:
- la frazione gassosa: metano (

) in condensabile a temperatura ambiente, propano (

) e
butano (

) che a temperatura ambiente possono essere condensati aumentando la pressione


per essere poi commercializzati come GPL (gas di petrolio liquefatti)
- la frazione leggera: benzine per autotrazione, nafta vergine (materia prima nelle industrie
petrolchimiche), carboturbo (carburante per turbine aeronautiche)
- la frazione leggera-media: cherosene (carburante per turbine terrestri)
- la frazione media: gasolio (impiegato per motori Diesel e negli impianti di riscaldamento)


Dalle frazioni pesante, mescolate pi o meno con il gasolio, si ottengono gli oli combustibili.
Mentre dai residui di lavorazione degli oli combustibili so ottengono alcuni prodotti destinati ad usi
non energetici (es.: lubrificanti e asfalti). Gli oli combustibili sono tanto pi pregiati quanto minore
la loro viscosit (quanto maggiore il contenuto di gasolio). Poich lo zolfo si concentra nei
residui di distillazione, il tenore si zolfo negli oli combustibili aumenta con il ridursi del contenuto
in gasolio (maggior tenore di zolfo quanto maggiore la viscosit).
Al netto delle perdite e consumi la distillazione conduce a rese in frazioni leggere dellordine del
15-20%. Per migliorare la resa nelle frazioni leggere pregiate si ricorre a processi di pirolisi o
piroscissione (cracking). Per pirolisi si intende il processo di rottura termica, in assenza di
ossidante, delle molecole complesse. Mentre il cracking rompe le molecole pi complesse:
- per sola azione termica, a temperature dellordine dei 480C (cracking termico)
- per azione del riscaldamento a temperature ridotte in presenza di catalizzatori (cracking catalitico)
Per indirizzare il cracking verso gli idrocarburi caratterizzati da un rapporto H/C alto, si pu operare
in presenza di idrogeno (idrogenazione), in questo modo il legami multipli degli idrocarburi insaturi
vengono rotti e risa turati con idrogeno. Esempio di passaggio da etilene a etano



Per aumentare la resa in benzine si possono far combinare tra loro le frazioni gassosa che si liberano
durante il cracking in presenza di catalizzatori. Si ottengono idrocarburi che restano liquidi a
temperatura e pressione ambiente (alchilazione).
Per aumentare il potere antidetonante delle benzine possibile modificare la struttura molecolare
degli idrocarburi paraffinici che la compongono, passando da catene lineari a catene ramificate
(reforming).


3.Gassificazione di combustibili solidi
Con la distillazione (o pirolisi) del carbon fossile in cui c la degradazione strutturale dovuta al
riscaldamento a temperature fino a 800-1000C in assenza di ossidante o aria si separa la parte
solida (coke metallurgico utilizzato in prevalenza negli altiforni) da una fase gassosa grezza dalla
quale si separano a loro volta alcuni prodotti di un certo interesse. Il prodotto finale un gas
combustibile noto come gas di cokeria in genere utilizzato nelle vicinanze dei luoghi di
distillazione per produrre calore o energia elettrica.
Ma lobbiettivo dei processi di gassificazione del carbon fossile quello di produrre esclusivamente
un gas di sintesi (Syngas), utilizzabile a scopi energetici o come materia prima per lindustria
petrolchimica. Il carbone viene sottoposto ad ossidazione parziale in difetto di ossidante facendolo
reagire con ossigeno (od aria) ed acqua in apparecchiature che prendono il nome di gassificatori. Il
calore necessario alla gassificazione fornito dalla reazione esotermica di ossidazione parziale:



Che coinvolge gli strati superficiali del carbone e provoca un forte aumento di temperatura in tutto
il solido. Di conseguenza negli strati interni del solido si instaurano alcuni processi pirolitici a
seguito dei quali si ha in primo luogo la separazione degli idrocarburi (300-500C),
successivamente il cracking delle molecole separate con la formazione di idrocarburi pi leggeri.
Solo la matrice carboniosa (char) resta in fase solida. Quando la temperatura raggiunge gli 800-
1000C, anche la matrice si combina con lossigeno (con la stessa reazione di prima) o con il vapor
dacqua (conversione mediante vapore o steam reforming):



Il vapore dacqua interviene anche sul bilanciamento tra i gas prodotti (reazione di spostamento o
shift):



Alluscita del gassificatore necessario raffreddare il gas grezzo prima di procedere alla sua
depurazione. Nella depurazione vengono rimosse le polveri, gli acidi solforati, le tracce di
ammoniaca (

) e di acido cianidrico (). Il gas di sintesi depurato contiene, o meno, azoto a


seconda che la gassificazione abbia avuto luogo con aria o con ossigeno. Nei processi di
gassificazione con ossigeno (pi diffusi) il gas di sintesi una miscela di ,

con una
presenza di

. La sua composizione fortemente influenzata dalla temperatura, allaumentare di


essa la frazione di ossido di carbone aumenta, mentre si riducono la frazione di idrogeno e metano.
Le principali tipologie di gassificatori sono:
- a letto fisso, sono alimentati con carbone introdotto dallalto in pezzature comprese tra i 5 e i 50
mm. La corrente ossidante (in genere miscela di ossigeno e vapor dacqua) viene inviata alla base
della griglia ed attraversa il letto a velocit inferiori a quella di sostentamento del materiale. Si ha
la formazione di 3 zone a temperature diverse: una in alto dove entra il carbone (600C), una in
basso dove entra lossidante (300500C) ed una intermedia (1200C). La pirolisi avviene nella
zona alta, mentre la gassificazione vera e propria avviene nella zona intermedia;


- a letto fluido, sono alimentati con particelle di carbone aventi dimensioni comprese tra 0.5 e 5 mm
e da un ossidante costituito da una miscela di ossigeno (in difetto) e vapore dacqua che viene
suddiviso in 2 correnti: una primaria e una secondaria. La corrente primaria viene introdotta alla
base dello strato mentre la secondaria viene introdotto sopra allo strato di carbone per gassificare
le particelle solide trascinate in sospensione. Nel gassificatore si creano 2 zone a temperatura
diversa: una zona inferiore in corrispondenza allingresso del carbone e dellossidante primario
(300500C) e una zona superiore in corrispondenza dellossidante secondario (8001000C);


- a flusso trascinato, sono alimentati dallalto con polverino di carbone aventi dimensioni comprese
tra 0.1 e 0.5 mm. Una volta introdotto il polverino, esso viene trasportato attraverso il gassificatore
dalla corrente ossidante costituita da una miscela di ossigeno e vapor dacqua con velocit di
almeno un ordine di grandezza superiore rispetto alla velocit di sostentamento. Le velocit di
gassificazione sono molto elevate (data la grande superficie complessiva di reazione dovuta alle
piccole dimensioni del polverino) e di conseguenza il gas raggiunge molto rapidamente i valori
operativi (13001500C). la temperatura del polverino passa da valori tra i 300 e i 500C nella
zona di ingresso in alto, a valori molto prossimi alla temperatura del gas nella zona di uscita in
basso.


A causa delle diverse dimensioni del materiale trattato, i tempi di permanenza nelle 3 tipologie di
gassificatori diverso (1 ora per i gassificatori a letto fisso, 1 minuto per i gassificatori a letto fluido
e alcuni secondi per i gassificatori a flusso trascinato).

Le biomasse possono essere convertite in combustibili gassosi, il biogas, a partire da reflui
zootecnici. Il processo di formazione del biogas a partire dai liquami zootecnici si pu considerare
una digestione anaerobica, in quanto si sviluppa in ambienti umidi senza ossigeno. In una prima
fase i batteri idrolitici spezzano le molecole organiche complesse in molecole pi semplici, sulle
quali possono agire i batteri acidogeni. Nella seconda fase, gli acidi organici sono scissi in metano e
anidride carbonica per lazione di batteri metano geni. Il biogas risultante composto
essenzialmente da metano e anidride carbonica (

). La velocit della digestione


anaerobica dipende dallintervallo di temperatura in cui il processo si sviluppa. Il biogas prodotto
pu essere utilizzato direttamente negli allevamenti zootecnici per la produzione si calore ed
energia elettrica o pu essere sottoposto ad un processo di raffinazione (che elimina

e impurit)
per ottenere biometano (al 95%). Rispetto alla gassificazione del carbone, la gassificazione delle
biomasse produce un gas di qualit inferiore (combustioni a temperature meno elevate e rendimento
dei cicli combinati a biomasse inferiore).
Gli impianti di gassificazione di rifiuti o CDR (combustibile derivato dai combustibili) sono
considerati come impianti di incenerimento, le tecnologie per tale trattamento di gassificazione non
sono tuttavia sufficientemente sperimentate.


4.Combustione diretta di solidi (carbone, biomasse)
La combustione diretta lossidazione completa del combustibile, in quanto la reazione avviene in
presenza di aria (ossidante) in eccesso rispetto alla quantit stechiometrica.
La combustione del carbone pu avvenire con modalit diverse:
- combustione su griglia, per carbone in pezzi di dimensione comprese tra i 5 e 50 mm. La griglia
sostiene il combustibile e consente allaria comburente (che proviene dalla parte inferiore) di
raggiungere tutta la zona di reazione. Data la pezzatura, la miscelazione tra combustibile e
comburente risulta difficile e si quindi costretti ad impiegare notevoli eccessi daria (che
raffredda anche la griglia). Lalimentazione avviene mediante nastri trasportatori e coclee;
- combustione in bruciatori, limitata al polverino di carbone che ha dimensioni comprese tra i 0.1 e
0.5 mm. Attraverso la polverizzazione si migliora notevolmente la miscelazione con il comburente
e si rende possibile la riduzione delleccesso daria. Le camere di combustione d i bruciatori sono
simili a quelli impiegati per i combustibili liquidi, ma non sono intercambiabili con essi. Il
polverino viene miscelato con lacqua (fino al 30% di acqua e non richiede essiccatura prima
dellutilizzo nei bruciatori) per essere trasportato in condotte, o con olio combustibile (miscele di
polverino e di un liquido sono dette slurry);
- combustione a letto di fluido, assimilabile alla combustione su griglia fortemente ventilata. Le
particelle di carbone hanno dimensione comprese tra i 0.5 e 5 mm e nel combustore laria viene
inviata sia alla base, per mescolare e portare in sospensione le particelle, sia al di sopra del letto,
per bruciare le particelle di carbone trascinate. Alluscita dei fumi dal combustore, le particelle
rimaste in sospensione vengono separate dalla corrente gassosa mediante uno o pi cicloni e
riutilizzate nel letto fluido.



I vantaggi del letto fluido sono considerevoli perch la forte agitazione consente di ridurre
leccesso daria. Molto diffusa laggiunta di calcare (carbonato di calcio) in quanto consente di
assorbire lanidride solforosa che si genera durante la combustione del carbone:



formando gesso e anidride carbonica. La presenza nel letto fluido dello scambiatore di calore
mantiene la temperatura di fine combustione a valori di circa 850C, in modo da non avere
generazione di ossidi di azoto.

Le biomasse sono utilizzate in processi di combustione sotto forma di tronchetti, cippato, pellets e
bricchetti. La combustione diretta delle biomasse trova applicazione nel riscaldamento ambientale e
nella produzione di energia elettrica. Nel riscaldamento ambientale la combustione avviene in
genere in piccole caldaie a servizio di impianti monofamiliare, mentre nelle produzione di energia
elettrica la combustione ha di solito luogo in grandi caldaie che alimentano impianti con turbine a
vapore a ciclo semplice (CSV).
Per la generazione di calore negli impianti di riscaldamento ambientale vengono utilizzate biomasse
legnose in forma di tronchetti, cippato e pellets. La legna proviene da boschi spontanei o da colture
boschive a rotazione rapida. Le moderne caldaie a legna per il riscaldamento ambientale sono, di
solito, generatori di calore a tubi di fumo che impiegano lacqua come fluido termovettore. Nelle
piccole caldaie a funzionamento discontinuo lautonomia pu essere al massimo di 8-12 ore, mentre
negli impianti medio grandi, alimentati in continuo e dotati di sistemi automatici di rimozione
delle ceneri, le autonomie raggiungono anche oltre la settimana. Le innovazioni tecnologiche delle
caldaie a legna degli ultimi anni sono:
- introduzione di 2 flussi distinti di aria comburente (primaria e secondaria) in modo da consentire
oltre la combustione primaria del solido anche il completamento della combustione secondaria
delle componenti volatili;
- la regolazione del flusso daria secondaria mediante sonde lamda che misurano la concentrazione
di ossigeno nei fumi;
- introduzione di passaggi multipli dei fumi in camera di combustione per prolungare il tempo di
contatto con le superfici di scambio termico ed aumentare la turbolenza.
Infine i circuiti idraulici dei moderni impianti di riscaldamento a biomasse legnose prevedono
linserimento di un accumulo termico. Laccumulo consente:
- il funzionamento in continuo del generatore;
- il prelievo di calore anche nelle prime ore del mattino;
- la produzione estiva di acqua sanitaria.




5.Biocombustibili da colture energetiche: rese energetiche, sequestro CO2
Lenergia chimica accumulata dalle piante sotto forma di carboidrati liberata durante i processi
tecnici di combustione. Poich la composizione chimica non varia molto tra le specie erbacee e
legnose, il potere calorifico inferiore

dei biocombustibili solidi secchi assume valori abbastanza


uniformi (17-20 MJ/kg). Se il potere calorifico inferiore (espresso in ) viene moltiplicato per la
produttivit agricola media delle colture energetiche ( misurata in tonnellate di sostanza secca per
ettaro ed anno

) si ottiene la resa energetica lorda media della coltura (

).
I combustibili solidi possono derivare da tutte la specie erbacee e legnose, mentre i biocombustibili
liquidi ed i biocarburanti vengono ottenuti da alcune specie vegetali con caratteristiche ben definite
(bioetanolo prodotto da specie ad alto contenuto di zuccheri come la barbabietola, biodisel prodotto
da oli estratti da semi di girasole o di colza). Le specie vegetali di tipo C4 sono caratterizzate da
produttivit agricole e rese energetiche superiori a quelle delle specie di tipo C3.
Le rese energetiche lorde delle biomasse e derivati fanno riferimento alle quantit totali di energia
ottenute sotto forma di prodotto secco o biocarburante, ma non danno indicazioni sulle quantit di
energia spese durante il ciclo di vita delle biomasse stesse. Per la preparazione industriale dei
biocombustibili liquidi e dei biocarburanti sono inoltre necessarie ingenti quantit aggiuntive di
energia. Pertanto importante conoscere il rapporto energetico

, cio il rapporto tra lenergia


contenuta in un prodotto e lenergia spesa nella sua produzione. Il rapporto energetico dipende dal
tipo di coltivazione e dalleventuale successiva trasformazione industriale. I valori pi alti di

si
hanno con i biocombustibili solidi. Con un valore di

uguale allunit, la quantit di energia


ottenuta coincidente con la quantit di energia spesa nella produzione, pertanto la resa energetica
netta pu essere anche lorda (bioetanolo).
Linquinamento termico dellambiente associato alle emissioni di gas serra, importante valutare
quali miglioramenti del bilancio complessivo dei gas serra derivino dallimpiego delle biomasse. Il
bilancio planetario dellanidride carbonica pu essere migliorato sia sequestrando

sotto
forma di carboidrati contenuti nelle piante, sia sostituendo i combustibili fossili con biomasse e
biocarburanti. Il sequestro dellanidride carbonica nelle piante, apparentemente pi vantaggioso in
quanto riduce la quantit di anidride carbonica presente nellatmosfera, in realt meno efficiente
della sostituzione dei combustibili fossili. Una volta giunte a regime le piante non crescono pi e
quindi non catturano pi nuova anidride carbonica. Al contrario nelle coltivazioni energetiche le
piante gi cresciute sono raccolte e sostituite con altre, senza mai arrestare il processo di cattura
dellanidride carbonica. Comunque necessario valutare le emissioni di gas serra durante tutto il
ciclo di vita delle biomasse, prendendo in considerazione le fasi di coltivazione, trasporto e
trasformazione. La normativa europea impone una valutazione quantitativa di sostenibilit
ambientale intesa come differenza tra le emissioni evitate

grazie allimpiego delle biomasse in


sostituzione ai combustibili fossili e le emissioni

prodotte durante il ciclo di vita delle biomasse


estratte. La procedura di valutazione della sostenibilit ambientale si focalizza sul calcolo della
riduzione percentuale nelle emissioni di gas serra:





6.Inquinamento termico diretto da processi di combustione
Linquinamento termico diretto non pu insorgere globalmente, ma solo a livello locale. Su scala
planetaria la produzione di calore per cause imputabili alluomo minore dellassorbimento di
calore solare. Dimostrazione che la produzione di calore antropico esercita uninfluenza trascurabile
sul clima:
superficie totale della terra:


flusso solare assorbito dalla terra:


in base al totale dei consumi energetici planetari, il flusso termico totale antropico pu essere
stimato per eccesso come:



pertanto

del tutto trascurabile rispetto a



Su scala locale invece si possono avere aumenti di temperatura sensibili nelle vicinanze degli
impianti a forte intensit energetica. Ad esempio nelle acque dove si riversano le acque di
condensazione delle centrali termoelettriche, si possono facilmente avere differenze di temperatura
dellordine di 8-10 K tra le zone di scarico rispetto a quelle limitrofe.
Il calore antropico non sembra responsabile dellinstaurarsi delle isole di calore urbano. La
differenza di temperatura fra citt e campagna dovuta ai processi di urbanizzazione che comporta
coefficienti di assorbimento delle radiazioni solari pi elevate delle aree edificate rispetto alle aree
coperte da vegetazione, assenza di evaporazione (minor emissione di calore latente) delle superfici
cementificate e maggiore capacit termica (capacit di trattenere il calore) delle zone costruite.


7.Inquinamento termico indiretto da processi di combustione
La variazione nei coefficienti di riflessione, di assorbimento e di emissione delle radiazioni
influenzano gli scambi termici radiativi tra la Terra e lo spazio e di conseguenza il clima terrestre.
Gli effetti finali sul clima si possono raggruppare in 2 categorie: effetto riflessione e effetto
serra. I processi di combustione, molte attivit industriali e le eruzioni vulcaniche fanno aumentare
la concentrazione atmosferica di polveri riflettenti, riducendo la radiazione solare assorbita (effetto
riflessione che tenderebbe a diminuire la temperatura media terrestre). I processi di combustione e
molte attivit industriali fanno aumentare la concentrazione atmosferica dei gas che ostacolano
lemissione delle radiazioni infrarosse verso lo spazio (effetto serra che tende a far aumentare la
temperatura media terrestre). Sarebbe corretto definire inquinamento termico indiretto linsieme
di tutti gli effetti sul clima imputabili ad attivit umane. Daltra parte leffetto serra appare
dominante e di conseguenza linquinamento termico indiretto viene identificato nel linguaggio
comune come laumento della temperatura media terrestre.
Se si trascurano influenze secondarie, come lemissione di calore endogeno (proveniente dal centro
della terra) ed i flussi termici prodotti dalle combustioni, il bilancio termico della Terra diventa un
bilancio degli scambi radiativi con lo spazio.


La temperatura media terrestre la temperatura che determina lequilibrio termico tra radiazione
solare assorbita (radiazione solare non riflessa) e radiazione emessa nellinfrarosso dal sistema
Terra.
Lanidride carbonica presenta una forte banda di assorbimento tra i 12 e 18 m, mentre quasi
sempre trasparente alle radiazioni solari provenienti dal sole (temperatura apparente dellordine di
6000 K). Per la legge di Wien le radiazioni solari sono concentrate intorno alla lunghezza massima
di emissione:



Le radiazioni provenienti dalla terra (temperatura apparente di 300 K) sono distribuite intorno alla
lunghezza donda di massima emissione:



Che sono parzialmente comprese nella banda di assorbimento della

. Pertanto lanidride
carbonica assorbe parzialmente le radiazioni infrarosse terrestri, riducendo il flusso termico uscente,
mentre non ha alcun effetto sulla radiazione solare entrante. Nel normale ciclo dellanidride
carbonica in natura, le emissioni sono controbilanciate dallassorbimento nelle acqua delloceano e
nei processi di fotosintesi clorofilliana. In combinazione con lacqua delloceano lanidride
carbonica d luogo ad acido carbonico, il quale pu formare carbonati che precipitano sul fondo:



I vegetali realizzano la fotosintesi clorofilliana descrivibile con una reazione del tipo:



che produce ossigeno e carboidrati. Nellepoca industriale si sono avute rilevanti emissioni di
anidride carbonica che hanno certamente alterato i cicli naturali della

e hanno quindi fatto


aumentare la concentrazione di

nellatmosfera.
Lanidride carbonica non lunico responsabile delleffetto serra, il protocollo di Kyoto (che si
occupa delle riduzioni delle emissioni dei gas serra provenienti da attivit umane) considera anche
metano (

), protossido di azoto (

), e diversi fluidi alogenati: i (clorofluorocarburi), gli


(idroclorofluorocarburi), gli (idrofluorocarburi), i (perfluorocarburi) e l


(esafluoruro si zolfo). Il metano pu essere liberato nellatmosfera durante il suo ciclo di vita in
seguito a perdite legate al trasporto ed allutilizzazione come combustibile, o pu generarsi
spontaneamente nei processi di fermentazione anaerobica delle sostanze organiche. Il protossido di
azoto si pu formare durante le combustioni ad alta temperatura o dai fertilizzanti chimici impiegati
in agricoltura.
Per quantificare leffetto di assorbimento delle radiazioni infrarosse terrestri da parte di un gas
serra, si definito il potenziale di riscaldamento globale GWP (Global Warming Potential). Il GWP
dato dal rapporto, in un determinato intervallo di tempo, tra leffetto serra dovuto dellemissione
dellunit di massa del gas considerato e leffetto, nello stesso tempo, dovuto allemissione di massa
di

. Ad esempio 1 kg di metano provoca lo stesso effetto serra dellemissione di 21 kg di

.
Una volta che si disponga dei GWP e delle portate di emissioni dei singoli gas, possibile
determinare lemissione complessiva di gas serra GHG (GreeHouse Gases), valutato in milioni di
tonnellate di

equivalente:



L80% delle emissioni italiane di

equivalente possono essere attribuite al solo sistema


energetico. luogo comune pensare che laumento di concentrazione dei gas serra nellatmosfera
sia lunico responsabile dellaumento di temperatura media terrestre. Tuttavia probabile che la
variazione della temperatura media terrestre sia correlata anche alla crescita dei processi di
urbanizzazione (che hanno fatto aumentare il coefficiente medio di assorbimento al suolo delle
radiazioni solari).


8.Inquinamento da ossidi di zolfo
Il carbon fossile e gli oli combustibili contengono zolfo (tracce anche nel gasolio). Lo zolfo
contenuto nei combustibili brucia formando anidride solforosa (

). Lanidride solforosa un gas


pi denso dellaria e quindi tende a stratificarsi a livello del suolo dove risulta particolarmente
pericolosa per la salute. Una piccola parte dellanidride solforosa emessa viene depositata al suolo,
mentre la frazione residua subisce un lento processo di ossidazione ad anidride solforica (

):



Lanidride solforica presenta unelevata reattivit nei confronti dellacqua (sia liquida sia allo stato
di vapore). Lanidride solforica si combina rapidamente con il vapor acqueo formando acido
solforico (

):



Lacido solforico viene trasportato dalle correnti e pu viaggiare per migliaia di chilometri prima di
essere trascinato al suolo dalla pioggia (insieme allacido nitrico responsabile delle piogge
acide, molto nocive per la vegetazione).
Il primo provvedimento preso per contrastare gli inquinamenti da zolfo prodotti dalle centrali
termoelettriche stato la costruzione si camini pi alti, ma questo non risolve il problema. Per
ridurre le emissioni di anidride solforosa possibile:
- trattare i combustibili al fine di ridurre il loro contenuto di zolfo
- desolforare i fumi alluscita della caldaia. Un processo di desolforazione diffuso consiste nel
lavare i fumi con una soluzione assorbente, in genere una miscela di acqua ed idrato di calcio:



O in alternativa pu condotto utilizzando soluzioni calcaree:



In entrambi i casi il prodotto finale gesso idrato (

) che pu essere essiccato e


utilizzato come materiale da costruzione.
Fanno parte delle emissioni acidificanti: lacido nitrico, proveniente dagli ossidi di azoto e
dallammoniaca, e lacido solforico, proveniente dagli ossidi da zolfo, che sono trasportati dai venti
anche per migliaia di chilometri prima di essere trascinati al suolo dalla pioggia. Le piogge
diventano cos acide e risultano molto nocive per la vegetazione.


9.Inquinamento da ossidi di azoto
Lossigeno e lazoto contenuti nellaria possono combinarsi durante le combustioni ad alta
temperatura generando ossido di azoto:



Lossido di azoto viene emesso con i fumi e si combina con lossigeno atmosferico dando origine a
biossido di azoto:



Si pu dire che pi elevata la temperatura di combustione e maggiore la quantit di

che si
ritrova nellatmosfera. I maggiori responsabili sono i motori a combustione interna, mentre si
comportano meglio le turbine a gas poich operano a temperature pi basse e consentono un miglior
controllo della combustione. Gli ossidi di azoto possono combinarsi con il vapore dacqua presente
nellaatmosfera per formare acido nitrico (

):



Le reazioni con il vapore acqueo e lossigeno rimuovono gli ossidi di azoto dallatmosfera
formando acido nitrico, di conseguenza gli

non contribuiscono alleffetto serra. Lacido


nitrico, insieme allacido solforico, responsabile delle piogge acide, molto nocive per la
vegetazione. Un altro contributo di acido nitrico dovuto allammoniaca proveniente dai
fertilizzanti e dagli allevamenti animali.



Per ridurre la formazione di

durante le combustioni sono opportuni tutti i provvedimenti che


consentono di abbassare la temperatura di combustione:
- iniezione di acqua o vapore: assorbono parte del calore generato dalla combustione, limitando la
temperatura (abbasso il rendimento)
- combustione povera: combustibile premiscelato al comburente, in modo da realizzare miscela
uniformemente povera di combustibile
- combustione a pi stadi: prima fase di combustione con miscela aria combustibile molto ricca
(scarsit di ossigeno), dopo lingresso dellaria secondaria si ha una seconda fase di combustione
con miscela molto povera (limitazione della temperatura)
- ricircolo di gas di scarico: permette di limitare i picchi di temperatura
Per rimuovere gli ossidi di azoto dai fumi delle centrali termoelettriche si pu utilizzare la
Riduzione Catalitica Selettiva (SCR), il processo di denitrificazione dei fumi richiede in questo caso
temperature tra i 300 e 400C (i catalizzatori vanno quindi installati alluscita della caldaia, prima
del recuperatore di calore).


Nelle condizioni pratiche, caratterizzate da una prevalenza di , la tecnologia SCR prevede
laggiunta di ammoniaca ai fumi in modo da far avvenire la reazione di denitrificazione:



Ovviamente le tecnologie appena descritte non sono di conveniente applicazione agli impianti per
usi domestici. In compenso, grazie allimpiego delle marmitte catalitiche attualmente possibile
rimuovere buona parte degli

dai fumi di scarico dei motori a combustione interna.


Fanno parte delle emissioni acidificanti: lacido nitrico, proveniente dagli ossidi di azoto e
dallammoniaca, e lacido solforico, proveniente dagli ossidi da zolfo, che sono trasportati dai venti
anche per migliaia di chilometri prima di essere trascinati al suolo dalla pioggia. Le piogge
diventano cos acide e risultano molto nocive per la vegetazione.


10.Inquinamento da polveri
I combustibili solidi sono caratterizzati dalla presenza di sostanza incombustibili. Dopo la
combustione, tali sostanze, sono dette ceneri se restano nel focolare o polveri sottili se sono
trascinate in sospensione nei fumi. Le polveri sottili (PM10 per esempio) rimangono a lungo in
sospensione nellatmosfera e se inalate creano problemi nei bronchi e negli alveoli polmonari. I
combustibili liquidi (olio combustibile, gasolio) contengono una percentuale ridotta, ma non nulla,
di sostanze incombustibili. Essi possono dare origine anche alla formazione di particelle
carbonizzate che vanno in sospensione nei fumi. I combustibili gassosi (gas naturale) non
contengono ovviamente sostanze incombustibili.
I fumi duscita dai generatori di vapore delle centrali termoelettriche sono fatti passare attraverso
elettrofiltri. Nel filtro viene creato un campo elettrostatico ad alta tensione tra 2 gruppi di piastre
(uno caricato negativamente e laltro collegato a terra). Le particelle in sospensione nei fumi
ricevono la carica negativa e sono poi attratte dalle piastre collegate a terra dove si scaricano per
contatto e precipitano.



11.Inquinamento da traffico
Dalle combustioni incomplete del carbonio si pu formare ossido di carbonio (). Esse possono
essere causate anche per insufficiente eccesso daria nelle caldaie, ma i maggiori responsabili sono i
motori a combustione interna. Lossido di carbonio un gas velenoso che interferisce con il
trasporto dellossigeno fatto dallemoglobina.
Nei motori a benzina aria e combustibile sono miscelati in percentuali molto vicine a quelle
stechiometriche e durante lavviamento a freddo o nella marcia a piena potenza la miscela viene
arricchita, quindi facile che non tutto il carburante bruci, producendo emissioni di ossido di
carbonio ed idrocarburi. Nei motori a gasolio la combustione pu non essere completa per esempio
a causa di uninsufficiente turbolenza in camera di combustione. I motori a gasolio utilizzando un
forte eccesso daria danno luogo a percentuali di e pi basse si quelle che si hanno con i
motori a benzina. Dalle combustioni nei motori a gasolio si possono avere emissioni di particolato
in fase di accelerazione (quando la miscela molto ricca). Il gasolio viene polverizzato e, a
differenza della benzina, non evapora immediatamente. Quindi se liniezione mal regolata o sono
presenti ristagni in qualche zona morta del cilindro, si pu avere una carbonizzazione delle
goccioline con la conseguente formazione di fuliggine (il fumo nero dei motori a gasolio).
In tutti i motori a combustione interna la combustione ha luogo ad alta temperatura, quindi in
condizioni tali da favorire la produzione degli ossidi di azoto.
Le emissioni dei motori a benzina sono state fortemente ridotte grazie allintroduzione delle
marmitte catalitiche trivalenti, mentre le emissioni dei motori a gasolio sono in fase di riduzione con
lutilizzo dei filtri-antiparticolato.
Le marmitte catalitiche trivalenti sono in grado di rimuovere contemporaneamente i 3 principali
inquinanti presenti nei gas di scarico: gli idrocarburi, gli

e lossido di carbonio . Le
marmitte catalitiche sono costituite da un involucro metallico contenente una struttura a nido dape
(ceramica o metallica). I numerosi canali del nido dape sono rivestiti internamente con uno strato
di allumina porosa che contiene i catalizzatori (a base di platino e di rodio). Reazioni di ossidazione
favorite dal catalizzatore a base di platino:



Mentre la reazione di riduzione favorita dai catalizzatori a base di rodio :



Le reazioni di ossidazione e riduzione possono avvenire contemporaneamente in un intervallo molto
ristretto del rapporto aria-combustibile, da questo fatto deriva la necessit di dotare gli autoveicoli
dotati di marmitta catalitica di un dispositivo di iniezione elettronica (con retroazione comandata
dalla sonda lambda, che misura la presenza di ossigeno nei gas di scarico).
Limpiego di filtri antiparticolato la pi diffusa tecnologia di riduzione delle emissioni di polveri
sottili dei motori a gasolio. Un filtro antiparticolato costituito da un involucro metallico che
riveste un insieme di numerosissimi canali con pareti porose (metalliche o ceramiche).




12.Fissione nucleare (tradizionale ed autofertilizzante)
Lenergia nucleare trae origine da alcune relazioni nelle quali le perdite di massa subite dagli
elementi partecipanti vengono trasformate in quantit di energia , equivalenti alle masse perdute:



Le apparecchiature dove si sviluppano le reazioni di trasformazione della massa in energia vengono
dette reattori nucleari. Essi possono essere:
- a fissione, se si verifica una rottura di atomi pesanti
- a fusione, se si verifica ununione di nuclei leggeri
Nel caso della fissione, i nuclei degli elementi leggeri, caratterizzati dai numeri atomici pi bassi,
sono molto pi stabili dei nuclei degli elementi pesanti, caratterizzati dai numeri atomici pi alti. I
nuclei degli elementi pesanti (instabili) possono trasformarsi spontaneamente in nuclei di elementi
pi leggeri (e pi stabili), emettendo radiazioni durante questo processo, detto decadimento. Le
radiazioni emesse possono essere:
- radiazioni neutroniche costituite da neutroni
- radiazioni alfa () costituite da particelle simili ai nuclei di elio (2 protoni e 2 neutroni)
- radiazioni beta () costituite da elettroni
- radiazioni gamma () costituite da onde elettromagnetiche di lunghezza confrontabile con quella
dei raggi X
Lassorbimento delle radiazioni emesse dai nuclei pesanti eccita i movimenti di vibrazione degli
atomi bersaglio, creando un processo di generazione interna di calore. La tendenza di emettere
radiazioni misurata dal tempo di dimezzamento , cio dal tempo necessario perch la quantit
dellisotopo in questione si riduca a met in seguito alla sua consunzione radioattiva. Per generare
energia nucleare utile ai fini pratici occorre sfruttare il processo di fissione a catena di alcuni atomi
particolari:



Un neutrone emesso durante il decadimento di una sostanza radioattiva pu colpire il nucleo di un
elemento pesante causandone la fissione e liberando nel contempo neutroni dotati di energia
cinetica. Lenergia cinetica risultante deriva da una corrispondente perdita di massa. Tutti i nuclei
degli elementi del sistema periodico con elevata massa atomica possono fissionarsi se colpiti da un
neutrone dotato di energia cinetica sufficientemente elevata. In natura esiste un solo elemento
(isotopo 235 delluranio) caratterizzato da unelevata probabilit di fissionarsi anche se colpito da
un neutrone lento (dotato di energia cinetica relativamente bassa, detto anche neutrone termico).



Affinch le reazioni di fissione si auto sostengano occorre che i neutroni liberati vadano a colpire
altri nuclei che si fissionano a loro volta. Allinizio della reazione a catena un reattore nucleare deve
contenere del materiale detto fissile in una concentrazione sufficiente a liberare neutroni in
eccesso rispetto al minimo richiesto per lautosostentamento. Allo stesso tempo, il reattore deve
poter essere controllato con opportuni sistemi tolgano di mezzo i neutroni non necessari. Allinizio
si deve far divergere la reazione, per poi stabilizzarla. A regime, una parte dei neutroni liberati
si autoelimina attraverso lassorbimento nei materiali strutturali e si hanno anche molte collisioni
senza fissione. Unaltra frazione di neutroni liberati viene assorbita dalle barre di controllo
composte da materiali ad alta sezione di cattura (come boro e cadmio) che possono essere regolate a
seconda delle esigenze della reazione.
La probabilit che un nucleo di U-235 si fissioni quando colpito da un neutrone aumenta se
lenergia cinetica del neutrone non troppo elevata, un neutrone lento rimane pi a lungo nelle
vicinanze del nucleo di U-235 e viene catturato pi facilmente. I moderatori usati nei reattori
nucleari sono principalmente 3: il carbonio (sotto forma di grafite), i nuclei di deuterio (isotopo
pesante dellidrogeno

) che si trovano nellacqua pesante

ed i nuclei di idrogeno
normale

che si trovano nellacqua leggera

. I moderatori pi efficaci sono lacqua pesante e


la grafite, daltra parte lacqua pesante molto costosa e difficile da produrre, mentre la grafite si
infiamma facilmente ad alta temperatura. I vantaggi tecnici ed economici dellacqua leggera come
moderatore vincono gli svantaggi funzionali. Per compensare le catture neutroniche dellacqua
leggera i reattori vengono alimentati con uranio arricchito artificialmente fino al 3% dellisotopo
fissile U-235. Lasportazione di calore generato durante le reazioni un aspetto essenziale della
tecnologia nucleare. Lacqua normale e pesante vengono comunemente utilizzate anche come
vettore termico, mentre nei reattori moderati a grafite il fluido refrigerante di solito anidride
carbonica che chimicamente inerte rispetto al moderatore.
Tra gli elementi che esistono in natura solo

ha forti possibilit di fissionarsi anche se colpito


da neutroni lenti, pertanto lunico elemento naturale utilizzabile come combustibile nucleare.
per possibile produrre artificialmente degli elementi capaci di fissionarsi anche quando vengono
colpiti con neutroni lenti. Ad esempio, quando un nucleo di

viene colpito da un neutrone si


innesca la seguente catena di reazioni:



che instabile ed ha vita media di 23 minuti prima di decadere:



che instabile ed ha vita media di 2.3 giorni prima di decadere:



Dove il plutonio 239 lelemento fissile artificiale. Dunque lU-238 non fissile ma in seguito
alla cattura di un neutrone pu trasformarsi in Pu-239 che un elemento fissile artificiale, pertanto
lU-238 viene definito elemento fertile. Vi la possibilit di realizzare reattori, detti
autofertilizzanti, nei quali la produzione di nuovo fissile avviene ad un ritmo superiore al ritmo di
consumo del fissile esistente.
13.Centrali nucleari a fissione (tradizionali ed autofertilizzanti)
Tra i pi diffusi reattori a fissione lente ci sono i BWR (Boiling Water Reactors) e i PWR
(Pressurized Water Reactors).
Nei reattori a ciclo diretto (BWR) il fluido refrigerante viene a contatto con il combustibile nucleare
ed quindi radioattivo, pertanto tutti i componenti dellimpianto devono essere a perfetta tenuta.
Nel nocciolo lacqua fluisce attraverso gli spazi liberi lasciati dal combustibile ed evapora
parzialmente. Dopo aver attraversato il separatore di gocce che si trova nel nocciolo stesso, il
vapore si espande nella turbina ad alta temperatura. La circolazione dacqua nel nocciolo assistita
da un sistema di pompe, ma la circolazione naturale da sola sufficiente a garantire un certo grado
di raffreddamento demergenza. Il combustibile contenuto in cilindri in lega di zirconio ed
costituito da pellets di biossido di uranio (

) arricchito al 3% nellisotopo . Il controllo


della reazione nucleare ottenuto attraverso limpiego di barre mobili con forte capacit di
assorbimento. Dati i valori limitati della temperatura massima del ciclo il rendimento complessivo
risulta abbastanza modesto.


I reattori a ciclo indiretto (PWR) costituiscono il tipo di impianti nucleari pi diffusi. In essi, il
fluido che attraversa il reattore cede il calore acquisito ad uno scambiatore-generatore di vapore e,
di conseguenza, lacqua che percorre il ciclo Rankine non radioattiva. Il rendimento complessivo
lievemente pi basso di quello di un reattore a ciclo diretto, a causa dellabbassamento di
temperatura massima provocato dalla necessit di impiegare uno scambiatore intermedio per la
produzione di vapore. Il controllo della reazione nucleare, il tipo di combustibile e il sistema di
contenimento sono simili a quelli impiegati negli impianti BWR.


In una centrale con rettore autofertilizzante a neutroni veloci di tipo Superphnix esso alimentato
con una miscela di U-238 e plutonio (contenente una percentuale tra il 30 e il 40% di Pu-239
fissile), la reazione viene controllata con barre a forte assorbimento neutronico e il refrigerante
usato il sodio liquido (elevatissima conducibilit termica). La necessit di isolare il sodio primario
(radioattivo) dal vapore che evolve in turbina, impone il ricorso ad un circuito intermedio ancora a
sodio. Grazie alle elevate temperature del sodio il vapore dacqua immesso in turbina pu essere
surriscaldato, con rendimenti che quindi sono pi elevati di quelli ottenibili nei reattori BWR e
PWR.




14.Fusione nucleare
Nei reattori nucleari a fusione si verificano reazioni in cui si uniscono nuclei leggeri (es.: lenergia
generata dal sole). Fino ad oggi la fusione non ancora stata riprodotta in laboratorio in condizioni
tali da fornire un surplus di energia utile. Tra le pi promettenti tra le possibili reazioni di fusione
c:



Perch ci sia laccensione controllata di una reazione di fusione, occorre che la temperatura sia
mantenuta a valori dellordine di 10010
6
K e inoltre che la densit della miscela e il tempo di
permeanza a quella densit verifichino la condizione di Lawson:






Il deuterio occorrente per la reazione pu essere ricavato dallacqua di mare, mentre il trizio che
non direttamente reperibile nellambiente si pu ottenere dal litio.
Sino ad oggi la reazione di fusione non stata ancora realizzata in laboratorio. Il problema
principale nella realizzazione di un reattore a fusione, quello di mantenere confinata la miscela di
deuterio e trizio alla temperatura di 100 10
6
K ed a pressioni sufficienti per raggiungere la densit
critica. Non essendo concepibile nessun contenitore materiale per queste condizioni estreme, le
ricerche si sono rivolte verso tecnologie di:
- confinamento magnetico: essa sembra la pi promettente. Ad altissima temperatura le particelle di
materia di trovano sotto forma di plasma con nuclei ed elettroni in quantit tali da mantenere la
miscela elettricamente neutra, ma liberi dal legami reciprochi. Si pu allora pensare di mantenere
confinato il plasma in un volume toroidale creato da un potentissimo campo magnetico



La parte termica della centrale a fusione potrebbe poi assumere una configurazione abbastanza
simile alle centrali a fissione autofertilizzanti, prevedendo uno scambiatore intermedio quale
generatore di vapore per un ciclo Rankine convenzionale a vapor dacqua.
- confinamento inerziale: tale confinamento viene realizzato facendo pervenire sulla superficie del
combustibile le vampate di energia emesse da potentissimi raggi laser disposti simmetricamente.
Dalle capsule di combustibile (miscela di deuterio e trizio solidi perch a bassissima temperatura)
viene cos eiettato ad altissima velocit il materiale superficiale. In questo modo il nocciolo delle
capsule viene compresso e portato a temperature e densit superiori a quelle critiche.



La fusione nucleare prevedendo tecnologie complesse, la realizzazione pratica non pu certo essere
collocata in un futuro prossimo. I reattori a fusione hanno il grande vantaggio, rispetto a quelli a
fissione, di non produrre scorie. Tuttavia impiegherebbero il trizio, che molto radioattivo e non
molto facile da contenere in quanto si diffonde anche attraverso le pareti metalliche. Il trizio
gassoso non pericoloso di per s, ma lo pu divenire quando si combina con lossigeno formando
acqua radioattiva. Nelle vicinanze del reattore si dovr sempre limitare lemissione di radiazione
neutroniche ed elettromagnetiche.


15.Pannelli solari
Detti anche collettori piani, fanno parte delle utilizzazioni a bassa temperatura per la produzione di
acqua sanitaria ed per il riscaldamento ambientale. La struttura costituita da una cassa di
contenimento rigida che deve essere:
- isolata, per evitare perdite convettive attraverso il fondo e i lati
- a perfetta tenuta, per impedire lingresso di umidit che rilucerebbe la trasparenza del vetro in caso
di condensa.
Una lastra di vetro sulla parte superiore permette il passaggio delle radiazioni solari entranti, ma
opaca alla radiazione infrarossa uscente, che vengono catturate dalla piastra metallica nera
sottostante. La piastra captante deve essere metallica per avere una bassa resistenza termica, si
utilizza quindi rame (le migliori), alluminio (le migliori dopo il rame) e acciaio.



Il fluido termo-vettore (miscela di acqua ed antigelo) asporta il calore assorbito dalla piastra
captante circolando in tubazioni poste a stretto contatto con la superficie metallica stessa.
Non si possono evitare le perdite per convezione verso lalto, dovute:
- alla corrente daria che lambisce lesterno del pannello responsabile della convezione forzata
esterna
- allaria allinterno della cassa responsabile della convezione naturale interna.



Al fine di ridurre le perdite per convezione (senza ricorrere ai collettori a piastre evacuate) si
possono realizzare pannelli con doppio vetro. Nei pannelli a doppio vetro si riduce la convezione
grazie alla presenza di unintercapedine aggiuntiva, ma si riduce anche il flusso radiante in arrivo
perch langolo limite

, oltre il quale il vetro diventa riflettente, pi piccolo per i doppi vetri.





Il rendimento dei pannelli solari definito come il rapporto tra il flusso termico specifico assorbito

e il flusso termico specifico incidente



I rendimenti dei pannelli solari vengono rappresentati da curve del tipo:



Dove il rendimento del pannello dipende solamente dal parametro dimensionale:



Che governa in qualche modo il rapporto tra perdite per convezione e perdite per mancato
assorbimento delle radiazioni.
Gli schemi di collegamento idraulico pi utilizzati per i pannelli solari sono:
- collegamento in parallelo semplice: i pannelli funzionano con la stessa temperatura di mandata e
la stessa temperatura di ritorno
- collegamento in parallelo con ritorno inverso: il fluido percorre sempre la stessa distanza e nessun
pannello risulta favorito in termini di perdite di carico
- collegamento in serie: la temperatura aumenta progressivamente e le perdite di carico sono
maggiori, ma in questo modo si possono ottenere temperature finali pi alte
- collegamento serie/parallelo: il pi economico dal punto di vista della realizzazione e viene
utilizzato nei piccoli impianti




16.Produzione di acqua sanitaria con pannelli solari
Mediamente i pannelli solari forniscono un energia specifica, equivalente a 50 litri dacqua sanitaria
per metro quadrato al giorno (fabbisogno di una persona). A causa della variabilit della radiazione
solare, i pannelli devono essere corredati da un serbatoio di accumulo della capacit di 50 litri per
ogni metro quadro di superficie installata. Molto successo hanno i pannelli nei quali il serbatoio di
accumulo incorporato nella parte alta del pannello stesso (quindi la circolazione del vettore
termico pu essere naturale). Laccumulo deve essere comunque protetto dal gelo mediante una
resistenza scaldante elettrica che entri in funzione automaticamente in caso di abbassamento
pericolo della temperatura.


Se si utilizzano pannelli senza accumulo incorporato, laccumulo esterno unico e si trova
generalmente nella centrale termica (quindi per la circolazione occorre installare una pompa). I
circuiti idraulici dei pannelli solari non sono mai attraversati dallacqua sanitaria, ma sono sempre
di tipo chiuso e vengono riempiti con antigelo. La possibile assenza di irraggiamento per periodi
relativamente lunghi impone limpiego di una fonte energetica alternativa (es.: caldaia).
Gli schemi di impianto per la produzione di acqua sanitaria possono essere:
- accumulo incorporato e caldaia con bollitore, indicato per le ristrutturazioni, in quanto non
prevede modifiche importanti alla centrale termica.



- accumulo non incorporato e caldaia con bollitore, questo impianto consente il ricircolo
sullaccumulo di caldaia, ma comporta linstallazione dellaccumulo solare in centrale termica.



- accumulo non incorporato e caldaia senza bollitore, in questo impianto non si deve attuare il
ricircolo dellacqua per non rompere la stratificazione termica nel serbatoio di accumulo.




17.Stagni solari
Gli stagni solari sono dei laghetti artificiali di piccola profondit, impermeabilizzati sul fondo
mediante una membrana in gomma sintetica avente buone caratteristiche di assorbimento delle
radiazioni solari. Lirraggiamento fa aumentare la temperatura sul fondo del laghetto (che
innescherebbe un processo di convezione naturale), per mantenere la stratificazione termica si crea
un gradiente di densit associato alla concentrazione salina facendo circolare acqua salata (maggior
densit) sul fondo e reintegrando lacqua evaporata con acqua dolce (minor densit) immessa in
superficie.



In questo modo tra ingresso ed uscita dellacqua salata sul fondo si riescono a mantenere differenze
di temperatura dellordine di decine di kelvin (sufficienti a fornire calore a cicli Rankine a fluido
organico aventi rendimenti dellordine di qualche percento), gli stagni solari infatti fanno parte delle
utilizzazioni a media temperatura.


18.Energia solare, applicazioni a media temperatura: centrali eliotermiche e stagni solari
Si definisce costante solare

lenergia solare incidente, per unit di tempo, su una superficie


unitaria orientata in direzione ortogonale ai raggi solari e posta fuori dellatmosfera. La potenza
totale irraggiata dal Sole si pu calcolare come:



dove

la distanza media tra Terra e Sole. La generazione interna di calore per unit di volume del
Sole pari a:



Lenergia solare irradiata dal nocciolo centrale del Sole, dove hanno luogo reazioni di fuzione
nucleare. La potenza solare netta in arrivo, a livello del suolo, su una superficie unitaria orientata in
direzione normale ai raggi, si pu valutare in base alla relazione empirica:



dove il coefficiente di trasmissione dellatmosfera ed indica il rapporto tra la lunghezza del
percorso effettivo dei raggi e la lunghezza del percorso pi breve.










Quando nel suo percorso di attraversamento dellatmosfera un raggio solare incontra una gocciolina
di liquido od una particella solida, aventi dimensioni confrontabili con la lunghezza donda della
radiazione, si verificano processi di diffrazione. La radiazione diffusa pu essere captata quasi
completamente dai pannelli piani poich il vetro praticamente trasparente a tutte le radiazioni che
arrivano con angolo di incidenza inferiore al valore limite di riflessione. Invece i concentratori
funzionano secondo le leggi dellottica geometrica e quindi non captano la radiazione diffusa.


Se la superficie ricevente

non ortogonale ai raggi solari, si verifica:





Ovviamente il flusso totale incidente sulle superfici

ed

lo stesso, quindi si ottiene:




chiaro che lorientamento migliore per una superficie captante quello ortogonale ai raggi di sole,
che pu essere mantenuto solo con superfici comandate da sistemi di inseguimento dei raggi solari.
La produzione media di un impianto solare, sia termico sia fotovoltaico, necessariamente
proporzionale alla radiazione solare annuale in arrivo nel luogo in cui limpianto posizionato. La
radiazione annuale influenzata dalla latitudine e dalle condizioni atmosferiche prevalenti nel luogo
di installazione. Le utilizzazioni dirette dellenergia solare si distinguono tra applicazioni ad alta,
media e bassa temperatura e separatamente la generatore elettrica fotovoltaica.
Le utilizzazioni a media temperatura sono costituite, essenzialmente, da generatori di vapore solari
che alimentano dei cicli Rankine in quelli che vengono definiti impianti solari termodinamici. In
questi impianti si pu produrre il vapore utilizzando sistemi distribuiti collegati idraulicamente,
oppure un singolo generatore su cui vengono concentrate tutte le radiazioni captate.
Nei sistemi distribuiti si impiega una serie di concentratori cilindrici a semplice curvatura, con tubo-
assorbitore posto nel fuoco geometrico (essi possono essere parzialmente orientabili in quanto
possono ruotare attorno al proprio asse).



Di solito i sistemi distribuiti vengono utilizzati negli impianti di taglia pi piccola, mentre negli
impianti pi grandi si preferisce ricorrere ad un solo generatore. Il ricevitore-generatore servito da
un numero molto grande di specchi piani inseguitori (eliostati). Questo tipo di impianti viene detto
a torre con campo di specchi. Per la produzione di energia si utilizzava un ciclo Rankine con il
vapore dacqua come fluido operativo e con un accumulo ad acqua pressurizzata. Questo tipo di
impianti presentavano malfunzionamenti nellaccumulo e uneccessiva frequenza di guasti.


Uno schema impiantistico ancora attuale quello funzionante con un circuito primario a nitrato di
sodio fuso e circuito secondario ad acqua-vapore.


Unalternativa termo dinamicamente interessante per gli impianti a torre e campo di specchi
quella di operare con accumuli a temperatura relativamente bassa e di impiegare fluidi organici
bassobollenti (Ciclo Rankine Organico ORC).


(stagni solari nella domanda 17)


19.Conversione diretta dell'energia solare
Si supponga di mettere in contatto un elemento semiconduttore di tipo P (ad esempio silicio
tetravalente drogato con impurit di boro trivalente) ed un elemento semiconduttore di tipo N (ad
esempio silicio tetravalente drogato con impurit di fosforo pentavalente). Per arrivare a strutture
cristalline uniformemente tetravalenti, lelemento di tipo P tende ad attirare elettroni, mentre
lelemento di tipo N tende a perderli. Di conseguenza, se non si ha il passaggio di corrente elettrica,
si crea una situazione di equilibrio e una distribuzione di potenziale come un figura:


La situazione pu cambiare se si provoca una serie ininterrotta di scissioni nei legami elettronici di
reticolo attraverso la fornitura di un flusso radioattivo alla giunzione N-P. in questo caso si ha la
generazione continua di coppie elettrone (-) e lacuna (+) con le conseguenti migrazioni: verso N
degli elettroni liberati e verso P delle lacune. Se poi si mantiene lequilibrio elettronico chiudendo il
circuito elettrico allesterno con un carico, si realizza un generatore fotovoltaico nel quale il
passaggio della corrente ha luogo nel senso (convenzionale) cha va da P a N.


La forma dei generatori elettrici ad energia solare (celle fotovoltaiche) regolare (quadrata,
rettangolare, esagonale o circolare) con dimensioni tipiche in pianta dellordine di 10-15 cm. I
componenti funzionali sono:
- un elettrodo a pettine collegato allo strato N;
- uno strato di materiale di tipo N (spessore 0.3-0.4 m);
- uno strato di materiale di tipo P (spessore 250-350 m);
- in elettrodo continuo collegato allo strato P.
Poich la fornitura di energia alla giunzione N-P si realizza mediante lassorbimento dei soli fotoni
che possiedono un energia superiore ad un valore minimo di soglia, le celle fotovoltaiche non
riescono ad utilizzare adeguatamente le frazioni infrarosse delle radiazioni solari (a differenza dei
pannelli solari termici). Analogamente le celle fotovoltaiche non riescono a sfruttare completamente
le radiazioni di frequenza pi elevata, poich lenergia posseduta dai fotoni in quantit maggiore
rispetto al valore di soglia viene dissipata sotto forma di calore. Lo strato N deve essere abbastanza
sottile da lasciar passare le radiazioni solari, ma non troppo sottile da aumentare eccessivamente la
resistenza elettrica trasversale.
Il silicio monocristallino il semiconduttore pi usato per le celle fotovoltaiche. Lo svantaggio
principale del silicio monocristallino il costo elevato da affrontare per la sua preparazione, mentre
i vantaggi sono la durata temporale e lalta efficienza (anche del 20%). Per diminuire i costi si pu
utilizzare il silicio policristallino, data la diversa orientazione dei cristalli la cattura delle radiazioni
diffuse ostacolata e lefficienza arriva al massimo al 17%. Uno sviluppo tecnologico
rappresentato dalle celle fotovoltaiche a film sottili, prodotte mediante una deposizione sotto vuoto
di silicio amorfo su lastre di vetro o metalliche. I vantaggi sono il basso costo e la possibilit di
deposito su forme curve, a fronte di una riduzione dellefficienza massima al 9%.
A causa dei bassi valori della forza elettromotrice prodotta da una singola cella ( 0.5 V) si usa
collegare in serie qualche decina di celle per ottenere un modulo fotovoltaico. Le celle nei moduli
sono avvolte in fogli di materiale plastico (EVA, etilene vinilacetato) che sono a loro volta protette
da una lastra di vetro ad alta trasparenza alle radiazioni e da una lastra di plastica dal lato posteriore.
Il sandwich di vetro, EVA, celle e plastiche poi montato su un telaio metallico (alluminio).
(norma)


20.Sfruttamento dell'energia idraulica: curve di durata, impianti ad acqua fluente
Lo sfruttamento dellenergia idraulica legato alla capacit di trasformare il lavoro meccanico la
differenza di energia potenziale dellacqua tra monte e valle di un salto. La potenza disponibile
allingresso di una turbina idraulica si pu esprime come:



Dove la densit dellacqua, laccelerazione di velocit, laltezza del salto,

la portata
volumetrica ed il rendimento che tiene conto delle perdite idrauliche e meccaniche. Se, in prima
approssimazione, consideriamo costanti , e si vede come la potenza ricavabile da un salto
idraulico sia proporzionale a

. Lenergia ricavabile nellintervallo di tempo che va da 0 a sia


proporzionale allintegrale della portata volumetrica affluente:



Lo studio preliminare di fattibilit degli impianti di utilizzazione idroelettrica richiede la
conoscenza accurata dellandamento della funzione

nel luogo previsto per le opere di


captazione. I diagrammi cronologici della portata volumetrica sono molto irregolari, pertanto si
preferisce utilizzare diagrammi delle durate (che sono tanto pi significativi quando pi grande il
numero di anni su cui sono mediati).



Gli impianti idroelettrici ad acqua fluente utilizzano una cascata, cio un salto idraulico che pu
essere naturale o creato artificialmente. Nel caso del salto artificiale, viene ricavata una via pi
diretta di quella naturale, diminuendo cos le perdite di carico. Gli impianti ad acqua fluente devono
essere dimensionati in modo da funzionare il pi a lungo possibile durante tutto lanno. La prima
cosa da stabilire quindi la portata nominale che essa potr elaborare. Un valore troppo elevato
(vicino a

) comporta una centrale grande e costosa che lavora a carico parziale per la maggior
parte dellanno, invece un valore troppo basso (vicino a

) conduce ad una centrale poco costosa


che per non sfrutta un aliquota considerevole dellenergia a disposizione. Pertanto un valore
ottimale spesso vicino alla media aritmetica:



Esiste tuttavia la possibilit aggiuntiva di utilizzare un serbatoio di regolazione a monte del punto di
prelievo.


21.Impianti di pompaggio
Lenergia elettrica ha valore pi alto nei periodi di punta rispetto ai periodi di minor consumo. Per
questo motivo vengono spesso realizzati impianti idroelettrici con 2 serbatoi, uno a monte ed uno a
valle, a servizio di una centrale provvista di una macchina idraulica in grado di funzionare sia come
pompa sia come turbina. In tal modo leccesso di potenza degli impianti termoelettrici nei periodi di
minor consumo pu essere sfruttato per pompare acqua dal bacino a valle a quello a monte e creare
cos una riserva di energia potenziale da utilizzare nei periodi di maggior consumo.
Dal punto di vista economico il pompaggio consente di valorizzare lenergia giornaliera,
settimanale o anche annuale per esempio di un sistema di centrali termoelettriche. Il criterio di
gestione energetica pi seguito quello di fare funzionare le centrali termoelettriche a potenza
costante

, assegnano agli impianti di pompaggio il compito di fare fronte alle variazioni (dato che
gli impianti idroelettrici sono caratterizzati da tempi di messa in marcia dellordine di qualche
minuto, mentre le centrali termoelettriche hanno tempi che sono dellordine di qualche ora).
Negli impianti di pompaggio lenergia elettrica in entrata

viene assorbita dalla rete e serve


ad azionare la pompa che fornisce energia potenziale allacqua. A causa del rendimento non
unitario del sistema di pompaggio, lenergia potenziale ottenuta minore dellenergia elettrica
spesa.



Dove il volume dacqua trasferito al bacino a monte. Lenergia potenziale ottenuta deve
nuovamente essere trasformata, con lintervento della turbina, in energia elettrica in uscita


da immettere in rete:



Si vede come lenergia elettrica assorbita dalla rete restituita alla rete stessa decurtata dei
rendimenti della pompa e della turbina (in genere si pu ammettere:

). per cui da 1 kWh


assorbito dalla rete si ottengono 0.7 kWh, la convenienza economica del pompaggio verificata
solo per costi dellenergia di punta superiori a ( 1/0.7 = ) 1.43 volte i costi dellenergia nelle ore di
minor consumo.






22.Dimensionamento del serbatoio di un impianto idraulico
Gli impianti idroelettrici a serbatoio utilizzano invasi di regolazione, di solito artificiali, che sono
posti a monte delle centrali. Tali invasi consentono di accumulare le portate in arrivo che eccedono
la capacit di elaborazione delle centrali, per poi utilizzarle nei periodi di insufficiente
alimentazione. Per semplicit ipotizziamo di dover dimensionare un impianto provvisto di un solo
serbatoio con ciclo di sfruttamento annuale. Nel dimensionamento del serbatoio si fa riferimento ai
dati idrografici relativi ad un arco di tempo sufficientemente lungo. Sulla base delle esperienze
maturate in situazioni analoghe, le portate disponibili vengono depurate delle probabili perdite per
evaporazione dalla superficie del bacino e per assorbimento del terreno sul fondo, in modo da
determinare le portate utilizzabili. Integrando nel tempo le portate cos trovate, si determina la curva
di accumulo definita in base al volume dacqua che si accumula nel serbatoio dallistante iniziale
allistante :



Il valore medio della portata di deflusso utilizzabile nellintero periodo

(365 giorni) :





Il procedimento appena illustrato rischia di condurre ad un sovradimensionamento del serbatoio
rispetto alle normali esigenze delle centrali idroelettriche. Infatti gli impianti a serbatoio, a
differenza di quelli ad acqua fluente, sono generalmente programmati per far fronte alle sole
richieste nei periodi di punta. Di conseguenza spesso viene adottato un approccio inverso: si decide
il volume

del bacino e in base ad esso si studiano le possibili curve di prelievo che consentono di
individuare un regime di funzionamento ottimale in relazione alle esigenze della rete elettrica.



La curva di accumulo coincide con la curva di serbatoio pieno, mentre la curva tracciata alla
distanza

da essa associata con la condizione di serbatoio vuoto. La curva di prelievo


rappresentata da una spezzata a pendenza mai negativa.


23.Massima energia eolica sfruttabile (limite di Betz)



Applichiamo il bilancio di energia meccanica alla vena fluida che attraversa il raggio dazione della
turbina:



Dove ed sono il lavoro tecnico e le perdite per unit di massa daria, la quota, la
pressione e la velocit dellaria. lecito assumere

, si ottiene qiondi:



Per determinare la potenza massima ricavabile si pu innanzitutto porre ed esprimere la
velocit

e la portata di massa in funzione della velocit del vento e dal fattore di interferenza
. Il fattore di interferenza una misura del rallentamento subito dalla vena fluida per effetto
dellaeromotore:



possibile dimostrare che il rallentamento si ripartisce uniformemente tra monte e valle, si ha
quindi:



Di conseguenza si deduce che il valore massimo del fattore di interferenza in quanto per
tale valore si ha il blocco del flusso nella sezione 2. Dallequazione di continuit si ha:



Dove il diametro del cerchio circoscritto dalla girante. Sostituendo le relazioni appena trovate
nellequazione per il calcolo della potenza:



Il flusso di energia cinetica attraverso una vena fluida indisturbata di area uguale al cerchio
circoscritto dalla girante, rappresenta le potenza massima:



Il rendimento dellaeromotore dato dal rapporto tra potenza ottenuta e potenza massima:



Per valori bassi si laeromotore elabora una portata elevata ma sfrutta poco lenergia cinetica della
corrente. Viceversa per valori elevati di lenergia cinetica ben sfruttata, ma la portata di
attraversamento ridotta. Il punto di massimo rendimento teorico si ottiene derivando rispetto ad
ed uguagliano a zero, si ottiene che per si ottiene

.



Il rendimento teorico e reale sono state rappresentate in funzione del rapporto tra la velocit
periferica del rotore e la velocit del vento. Nel caso della curva teorica si ha che allaumentare di
a parit di , il rendimento aumenta perch aumentano le possibilit di contatto tra le pale e corrente
(e quindi le possibilit di sfruttamento dellenergia cinetica). Mentre nel caso della curva reale
(supponendo che la velocit periferica di progetto sia pari a 5 volte la velocit nominale del vento)
al diminuire della velocit del vento sotto il valore di progetto, il rapporto aumenta, ma al di
sotto di un certo valore di (corrispondente alla velocit di avviamento) non pi possibile
mantenere in funzionamento la macchina e quindi si annulla. Mentre quando la velocit del vento
aumenta oltre il valore di progetto, il rapporto si abbassa facendo aumentare langolo di
incidenza oltre il valore ottimale. Si pu quindi innescare il fenomeno dello stallo e il
funzionamento diventa cos irregolare ed il rendimento si abbassa. In ogni caso al di sopra di un
certo valore di , laeromotore deve essere messo in condizioni di sicurezza per evitare
sollecitazioni meccaniche eccessive.


24.Valutazione del potenziale eolico di un sito: dai diagrammi di ventosit alla energia
producibile, data la curva caratteristica della turbina
La potenza sviluppata da un aeromotore nellarco dellanno dipende dal livello di ventosit. Al fine
di stimare lenergia producibile, la curva caratteristica dellaeromotore deve essere combinata con i
diagrammi di ventosit seguendo la procedura descritta nel seguito.
Con riferimento alla curva di durata della velocit del vento, ad una velocit del vento

, la
curva consente di identificare il tempo

durante il quale il vento soffia a velocit maggiore od


uguale a

, mentre la curva della potenza specifica del vento consente di calcolare la


corrispondente potenza messa a disposizione dal vento come prodotto

della potenza
specifica per larea dazione della turbina eolica.



Con riferimento alla curva caratteristica dellaeromotore possibile determinare la potenza


effettivamente generata quando il vento ha velocit

.



Si possono quindi riportare, in corrispondenza dellascissa

, le 2 ordinate

.


Successivamente, con riferimento ai tempi corrispondenti alle velocit di cut in, nominale e cut
off, nel grafico si possono identificare 2 aree:
- larea grande rappresenta lintegrale della potenza disponibile ed proporzionale allenergia
disponibile nel vento
- larea piccola rappresenta lintegrale della potenza effettivamente prodotta ed proporzionale
allenergia prodotta dallaeromotore.
Tipicamente lenergia prodotta corrisponde a circa un quarto dellenergia che si sarebbe potuta
produrre lavorando in continuo a potenza nominale.


25.Impianti geotermoelettrici a vapore dominante
I sistemi geotermici a vapore dominante sono quelli in cui il fluido proveniente dal sottosuolo
disponibile alle temperature pi elevate. Essi sono caratterizzati da formazioni rocciose permeabili
che accolgono una falda naturale, contenuti allinterno di strati di rocce impermeabili. Se il flusso
termico proveniente dal magma sottostante sufficientemente elevato pu formarsi vapore.



Particolarmente idonei sono i sistemi dai quali si estrae vapore saturo secco, o surriscaldato, che
pu essere inviato direttamente i n turbina. I sistemi di questo tipo sono molto rari nel Mondo. La
produzione di energia elettrica a partire dal vapore geotermico ha luogo in centrali del tipo:



In queste centrali il vapore viene direttamente mandato in turbina e da qui in un condensatore a
miscela (a causa dellelevata percentuale di incondensabili che impedisce un utilizzo con buona
efficienza di un condensatore a superficie). Il condensatore a miscela impiegato viene anche detto
barometrico, perch in esso lacqua risale fino a livello corrispondente della depressione creata
dal compressore di estrazione dei gas incondensabili. Le zone di sfruttamento dellenergia
geotermica sono spesso povere di acque superficiali e di conseguenza occorre raffreddare lacqua di
condensazione utilizzando una torre evaporativa alimentata dallo stesso condensato del vapore
geotermico.


26.Impianti geotermoelettrici ad acqua ad alta e media temperatura
I sistemi geotermici ad acqua ad alta temperatura sono simili a quelli a vapore dominante, ma in essi
la configurazione delle rocce e la temperatura non sono tali da dare luogo alla formazione di
caverne riempite con vapore. Essi sono pi frequenti rispetto a quelli a vapore dominante. Lacqua
ad alta temperatura una volta uscita dal sottosuolo, pu essere trasformata parzialmente in vapore
mediante un processo di laminazione (lacqua in pressione ad alta temperatura sottoposta a
laminazione in modo da formare una miscela bifase dalla quale viene separato il vapore). Il vapore
s cos ottenuto pu essere inviato in turbina e venire quindi trattato come il vapore generato
direttamente dal sottosuolo.



Il rendimento del ciclo termodinamico abbastanza basso a causa del ridotto contenuto entalpico
del vapore e delle perdite associate al mancato sfruttamento della frazione liquida della miscela
bifase. Per recuperare almeno in parte il contenuto entalpico del liquido caldo possibile prevedere
pi stadi di laminazione e pi separatori di vapore.
I sistemi geotermici a d acqua a media temperatura sono i pi diffusi. Nel loro sfruttamento
necessario ricorrere a cicli binari che impiegano fluidi organici basso bollenti.



Lacqua calda alimenta uno scambiatore in controcorrente che funge da generatore di vapore per il
fluido organico. Il rendimento di conversione tipico dei cicli Rankine a fluido organico superiore a
quello ottenibile nelle centrali ad acqua ad alta temperatura dove si utilizza la laminazione e la
successiva separazione del vapore da inviare in turbina. Per questo motivo si sta considerando
lopportunit di estendere il campo operativo dei gruppi binari sino ai sistemi ad acqua ad alta
temperatura. Dal punto di vista ecologico i cicli binari si raccomandano per le ridotte emissioni di
incondensabili nellatmosfera, dato che questi sistemi operano con condensatori a superficie che
non liberano gas.


27.Riutilizzo e riciclaggio dei rifiuti (Compost, CDR)
Con il termine rifiuto si intende qualsiasi materiale od oggetto derivante da attivit umane o da cicli
naturali, che viene abbandonato o destinato allabbandono.
(intro)
Il riciclaggio dei rifiuti si presenta come un metodo di trattamento volto alla conservazione delle
risorse ed alla salvaguardia dellambiente. I materiali raccolti in maniera differenziata che possono
essere riciclati sono: carta e cartone, plastiche, legno, acciaio, alluminio, rame e vetro. Alcuni di
questi materiali come carta, vetro e metalli possono essere riutilizzati senza particolari modifiche
della destinazione duso mentre altri, come il legno, possono essere utilizzati per ottenere
semilavorati (trucioli o cellulosa). Un grosso problema rappresentato dalle plastiche, in quanto
solo il polietilene pu essere facilmente avviato alla produzione di un nuovo polimero. Per altri tipi
di plastiche (quelle di bassa qualit e/o termoindurenti) occorre trovare impieghi alternativi in
quanto il costo di rilavorazione generalmente superiore al costo di produzione a partire dalle
materie prime. Il riciclaggio porta, in aggiunta ai risparmi di materiali, anche risparmi energetici.
La frazione organica umida, raccolta in maniera differenziata, pu essere trasformata in un
fertilizzante biologico noto come Compost di qualit. La trasformazione in compost un processo
di fermentazione aerobica indotto da microrganismi gi presenti (od inoculati) nei rifiuti organici.
Se le sostanze organiche sono fatte fermentare in aria, anzich in assenza di ossigeno, si realizzano
reazioni del genere:



Durante le quali si ha la trasformazione biologica della sostanza organica in compost, accompagnata
dallemissione di anidride carbonica e generazione interna di calore. In base allandamento della
temperatura nel cumulo (correlato allintensit delle generazione interna di calore) si usa distinguere
le fasi di biossidazione e maturazione.


- biossidazione: durante questa fase vengono aggredite le sostanze organiche a molecola pi
semplice (zuccheri, acidi organici ed amminoacidi) e di conseguenza la produzione di calore
molto intensa e la temperatura cresce rapidamente (igienizzazione del materiale). Durante questa
fase, la temperatura va attentamente controllata, riducendola quando necessario attraverso, ad
esempio, il rimescolamento del cumulo. Linnalzamento della temperatura oltre i 70C
compromette lefficienza del processo in quanto causa la mortalit dei microrganismi fermentanti
termofili. La temperatura deve essere mantenuta superiore a 55C per almeno 3 giorni, al fine di
garantire la distruzione dei germi patogeni pi comuni.
- maturazione: esaurita la frazione organica pi facilmente fermentabile, lattivit microbica
continua ad essere supportata dalle sostanze organiche a molecola pi complessa (lignina e
cellulosa) e quindi pi difficilmente fermentabile. Lintensit della generazione di calore, e con
essa la temperatura, si riducono, mentre gli organismi termofili lasciano spazio ai microrganismi
mesofili. L formazione di sostanze umiche continua ad una temperatura di poco inferiore ai 45C.
al termine della maturazione (90 giorni come minimo dallinizio del processo) il compost ha
assunto una colorazione scura ed completamente inodore. Prima della commercializzazione il
compost deve essere raffinato per eliminare eventuali corpi estranei.
I fattori importanti per la riuscita del processo di fermentazione, oltre alla temperatura, sono:
- la triturazione dei materiali compostati per ridurre le dimensioni medie;
- un rapporto (rapporto carbonio-azoto) nella materia organi compreso tra 20 e 30;
- un livello di umidit intorno al 50% per favorire i processi metabolici dei microrganismi.
Il conferimento in discarica dei rifiuti urbani raccolti in maniera indifferenziata non pi
consentito, pertanto i rifiuti indifferenziati devono essere sottoposti a trattamenti:
- meccanico-biologici, o
- conversione energetica.
Negli impianti di trattamento meccanico-biologico si inizia con la selezione preliminare dei rifiuti,
il recupero dei materiali non combustibili di un certo valore commerciale (metallo, vetro, ecc.) e la
rimozione degli inerti da inviare in discarica. I rifiuti residuali vengono sottoposti ad una selezione
pi spinta per separare la frazione secca e la frazione umida. Le 2 frazioni vengono poi sottoposte
ad ulteriori trattamenti per ottenere, combustibile derivato dai rifiuti (CDR) e materiale organico
biostabilizzato (FOS).
La frazione secca, ricca di sostanze combustibili, viene ulteriormente raffinata per eliminare
materiali a basso potere calorifico o potenzialmente inquinanti. Dalla raffinazione, pi o meno
spinta, si ottiene il CDR di qualit normale o elevata (CDR-Q), mentre gli scarti si raffinazione
vanno inviati in discarica. Il CDR viene prodotto in forma di fiocchi (fluff), pastiglie (pellets),
mattonelle ed anche balle. Il potere calorifico inferiore del CDR pi del doppio dei rifiuti non
trattati e presenta inoltre caratteristiche uniformi, quindi la combustione del CDR pi regolare. Per
la presenza inevitabile di materie plastiche clorurate il combustibile deve essere bruciato in
condizioni controllate ad alta temperatura.
La frazione umida viene sottoposta a biostabilizzazione, un processo analogo al compostaggio. Il
FOS viene utilizzato per le coperture giornaliere delle discariche, per recuperi paesaggistici e per
ripristini di aree degradate in genere.


28.Combustione con recupero energetico
La combustione con recupero di energia pu interessare i rifiuti tal quali o il CDR e pu avere luogo
in impianti di incenerimento o di coincenerimento. In generale si propende per lincenerimento dei
rifiuti tal quali nei grossi centri urbani, mentre nei piccoli centri si utilizza il CDR. Gli impianti di
coincenerimento devono mantenere gli incombusti presenti nelle scorie e nelle ceneri al di sotto del
3%. Devono essere dotati di bruciatori ausiliari per assicurare combustioni regolari anche durante
le fasi critiche di avviamento ed arresto, e devono operare con un eccesso daria sufficiente ad
impedire la formazione di idrocarburi aromatici. Per impedire la formazione di diossine e furani, le
camere di combustione devono essere progettate in modo da portare i fumi in maniera controllata ed
omogenea per almeno 2 secondi alla temperatura di 850C. Infine devono rispettare limiti di
emissione particolarmente severi.
La produzione di sola energia termica riservata ai piccoli impianti, la soluzione adottata tipo:


Che assicura un buon controllo della combustione ed unefficace riduzione dellinquinamento. La
camera di combustione principale di tipo rotante e pu funzionare con continuit, essa opera in
difetto daria al fine di innescare un processo di pirolisi dei rifiuti durante il quale si generano
prodotti gassosi (ossido di carbonio, idrogeno ed idrocarburi). I processi ossidativi vengono
completati nella camera di post-combustione fissa che opera invece con eccesso daria. A causa
dellelevata temperatura alluscita dalla camera di post-combustione, si introduce in genere una
portata daria supplementare prima del recuperatore termico, al fine di abbassare la temperatura dei
fumi e ridurne cos laggressivit. Di conseguenza in genere si produce calore saturo od acqua calda
e non vapore surriscaldato.
Nella produzione di energia elettrica sono molto diffusi gli impianti a ciclo semplice di vapore:


In questi impianti il vapore da inviare alla turbina viene prodotto in una caldaia tradizionale a
griglia mobile (come in figura) o in caldaie a letto fluido. Levaporatore deve trovare una
collocazione abbastanza dalla camera di combustione, a differenza delle caldaie omologhe
funzionanti a biomasse, perch i fumi devono rimanere per un tempo abbastanza lungo ad alta
temperatura al fine di distruggere termicamente diossine e furani.
Per migliorare lefficienza complessiva (sia nei grandi sia nei piccoli impianti) si pu fare ricorso
alla cogenerazione di energia elettrica e calore.


29.Controllo emissioni di microinquinanti negli inceneritori per RSU
Gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici, costituiti da 2 o pi anelli benzenici

uniti tra loro),


le diossine (policlorodibenzo-diossine: PCDD) ed i furani (plicloro-dibenzo-furani: PCDF) sono
composti molto pericolosi anche in concentrazioni estremamente basse, per questo motivo sono
definiti microinquinanti.
Gli IPA si formano nelle combustioni incomplete di sostanze organiche presenti nei rifiuti urbani.
Per contrastare la formazione di IPA le combustioni devono avere luogo in eccesso daria in tutte le
zone dei forni.
Le diossine e i furani sono composti organici di clorurati che possono formarsi solo durante la
combustione di rifiuti contenenti cloro e fluoro (materie plastiche per esempio). Diossine e furani si
decompongono se mantenuti a temperature sufficientemente elevate per un tempo abbastanza lungo
(termodistruzione). Indicando con la concentrazione di un composto clorurato tipo e
trascurando interazioni con altre specie chimiche, si pu assumere che il meccanismo di reazione
sia uni molecolare. La velocit di decomposizione pu essere espressa con una relazione del primo
ordine:



dove il fattore linverso di una costante di tempo:




dove la temperatura assoluta,

la costante universale dei gas ed lenergia di attivazione.


Poich costante per un certo valore della temperatura:



dove

la concentrazione iniziale. Convenzionalmente il tempo per ridurre la concentrazione


iniziale ad un valore non pericoloso, il tempo necessario alla distruzione del 99.99% del composto
considerato (

):



Sostituendo i valori assunti da si possono determinare in funzione della temperatura i tempi
minimi/massimi necessari alla distruzione dei composti organici clorurati.


30.Controllo emissioni di macroinquinanti negli inceneritori per RSU
Oltre ai microinquinanti, nei fumi degli impianti di combustione di rifiuti e CDR si trovano anche
inquinanti normali che soni definiti macroinquinanti. Tali inquinanti derivano dal rilascio, o dalla
trasformazione, delle sostanze presenti in fase solida nei rifiuti. Si possono cos avere polveri,
ossido di carbonio, ossidi di azoto, ossidi di zolfo, gas acidi di cloro e fluoro e metalli pesanti.
Molte di queste emissioni (come ossido di carbonio e ossidi di azoto) possono essere eliminati
garantendo combustioni ottimali in presenza di un adeguato eccesso daria. Altre (come metalli
pesanti) possono essere eliminate selezionando accuratamente i rifiuti in arrivo. Per le polveri, gli
ossidi di zolfo ed i gas acidi di cloro e fluoro, sempre necessario procedere ad unadeguata
depurazione prima del rilascio dei fumi nellatmosfera. Nella prima generazione di inceneritori si
prevedeva soltanto alla captazione delle polveri, successivamente si introdotto labbattimento dei
gas acidi e dellanidride solforosa mediante torri di lavaggio ad umido (alimentate con una miscela
di acqua e idrati di calcio). I sistemi ad umido richiedono un trattamento oneroso dei reflui e quindi
non sono adatti nei piccoli impianti. In tali impianti si ricorre al sistema di depurazione dei fumi a
secco.


I gas prodotti dalla combustione passano in un reattore a ciclone dove, a temperatura non inferiore a
140C, entrano in contatto con del bicarbonato di sodio polverizzato (

) iniettato
pneumaticamente. Si creano cos delle condizioni favorevoli, in cui il bicarbonato di sodio si
decompone, formando un granulo cavo ed aumentando in modo notevole la superficie del reagente.
Lacqua che si genera evapora, come lanidride carbonica, e resta nei fumi mentre la maggior parte
dei residui solidi viene evacuata dal fondo del ciclone. La frazione solida rimasta in sospensione
catturata da un filtro posto a valle.


31.Cogenerazione con motori Diesel e turbine a gas (inclusi cicli combinati gas vapore)
Invece di esaminare in astratto tutta una serie di possibilit diverse, facciamo riferimento ad un caso
concreto prendendo in esame un motore Diesel di grande taglia alimentato con olio combustibile. I
grandi motori Diesel sono sovralimentati mediante compressori centrifughi collegati a turbine
azionante dai gas di scarico. Prima di essere immessa nella camera di combustione, laria compressa
viene refrigerata al fine di ridurre il volume specifico ed aumentare la portata di massa
introducibile. Le pareti dei cilindri cono raffreddate con acqua in circolazione forzata e lolio
lubrificante, oltre a facilitare lo scorrimento, asporta il calore generato dagli attriti. I gas di scarico
cono espulsi dai cilindri a temperature considerevolmente superiori a quella di rugiada e possono
quindi cedere calore senza dare luogo a fenomeni di condensa. Sono possibili recuperi di calore da:
- aria di sovralimentazione (13%)
- olio di lubrificazione (11%)
- acqua di raffreddamento dei cilindri (26%)
- gas di scarico (50%)
I recuperi termici non riducono la potenza prodotta da un motore Diesel. Il rendimento di primo
principio dellimpianto di cogenerazione calcolabile come:



dove la potenza elettrica

coincide con la potenza meccanica (rendimento dellalternatore


prossimo allunit),

la portata dacqua destinata al riscaldamento,

il flusso termico
recuperato,

la portata di combustibile e

il flusso energetico fornito. In un impianto di


cogenerazione i guadagni di energia utilizzabile sono dati dalla somma del lavoro meccanico
ottenuto e del valore exergetico del calore recuperato. Il valore exergetico dellenergia elettrica
prodotta coincide con il lavoro meccanico (a meno del rendimento dellalternatore). Il valore
exergetico del calore recuperato nellintervallo di temperatura tra

esprimibile:



Da cui dividendo per

si ottiene il valore exergetico dellunit di calore


recuperato:



Il rendimento exergetico dellimpianto pu essere quindi espresso come:



Negli ultimi anni, limpiego delle turbine a gas ha avuto una diffusione crescente nel settore della
cogenerazione grazie al basso costo, alla flessibilit, allaffidabilit e allalto valore exergetico del
calore reso disponibile allo scarico. Dalla termodinamica sono ben note le possibilit di migliorare
il rendimento di un impianto ciclo aperto semplice con turbina a gas, come per esempio lutilizzo di
uno scambiatore rigenerativo.


Per scendere con la temperatura allo scarico sino a valori

dellordine di 150-200C, ancora


superiori alla temperatura di rugiada dei fumi, si pu inserire un recuperatore di calore. In questo
modo si realizza un impianto a cogenerazione. Per le analisi energetiche ed exergetiche degli
impianti con turbina a gas faremo riferimento a cicli ad aria standard. La potenza netta ottenuta :



Se la camera di combustione adiabatica, in assenza di rigenerazione si ha:



mentre con rigenerazione :



Il flusso termico recuperato per la cogenerazione esprimibile come:



La potenza exergetica associata al flusso termico recuperato per la cogenerazione :



I rendimenti energetici ed exergetici degli impianti si possono calcolare in base alle seguenti
relazioni. Per il ciclo semplice:



per il ciclo aperto con rigenerazione:



Per il ciclo aperto cogenerativo si ha invece:



Si parla di cicli combinati quando il calore di scarico di un ciclo che opera ad alta temperatura
utilizzato da un ciclo che opera a temperatura pi bassa. I cicli combinati utilizzano una turbina a
gas nella zona di alta temperatura ed una turbina a vapore nella zona di bassa temperatura. la forma
pi semplice di trasferimento di energia fra i 2 cicli linstallazione di un generatore di vapore
recuperativo sullo scarico dei fumi della turbina a gas.


Qualche volta si sfrutta, oltre allenergia utilizzabile dei fumi, anche il loro contenuto percentuale di
ossigeno (derivante dalla combustione con eccesso daria nel ciclo a gas), inserendo una camera di
post-combustione a monte della caldaia di recupero.


Nella produzione di energia elettrica i cicli combinati sono molto interessanti, in quanto
raggiungono valori del rendimento globale vicini al 60% (molto pi elevati dei valori del
rendimento di ciascuno dei 2 impianti componenti). Essi rappresentano attualmente la tecnologia
migliore per la produzione di energia elettrica, non solo in termini di rendimento ma anche in
termini di emissioni e costi. Lunico svantaggio dei cicli combinati lobbligo di utilizzare
combustibili di alta qualit.
Le centrali termoelettriche possono essere trasformate in centrali a ciclo combinato sostituendo il
generatore di vapore, alimentato ad olio combustibile o polverino di carbone, con un gruppo
turbogas, alimentato a gas naturale e dotato di caldaia di recupero. I vantaggi principali sono:
- un notevole aumento del rendimento di produzione di energia elettrica;
- un notevole aumento della potenza;
- la soppressione totale delle emissioni di ossidi di zolfo;
- una riduzione drastica delle emissioni di anidride carbonica.
(analisi energetica)


32.Cogenerazione con turbina a vapore a contropressione


La potenza generata dalla turbina pu essere regolata agendo sulla luce del distributore dingresso o
adottando il metodo della laminazione, al fine di variare la portata. Se richiesto da particolari
esigenze di processo, il vapore elaborato dalla turbina pu subire un de surriscaldamento prima di
essere inviato alle utenze. Presso le utenze il vapore viene condensato in scambiatori a superficie o
anche miscelato con fluidi operativi. Pertanto esso pu tornare o meno in ciclo.
Se la portata di vapore richiesta dalla turbina troppo piccola rispetto alle esigenze di calore del
processo, si pu agire sulla valvola di by-pass. Se la portata di vapore richiesta della turbina
invece troppo grande rispetto alle esigenze del processo si pu ricorrere allo scarico demergenza
(per brevi periodi).


La portata nominale di vapore determinata sulla base del flusso termico

richiesto dalle utenze:




di conseguenza la potenza prodotta dalla turbina:



dove si vede che

dipende dolo dal flusso termico richiesto e di conseguenza gli impianti con
turbine a contropressione sono caratterizzati da una notevole rigidit nella produzione di energia
elettrica. Ipotizzando unitario il rendimento dellalternatore, la potenza elettromeccanica netta pari
alla differenza tra la potenza ottenuta nella turbina e la potenza spesa nella pompa:



Mentre il flusso di energia fornito allimpianto con il combustibile :



dove

il rendimento di primo principio del generatore di vapore. Il rendimento di primo


principio dellimpianto di cogenerazione pu essere espresso come:



La potenza exergetica ottenuta data dalla somma della potenza elettromeccanica

e dalla potenza
exergetica associata al flusso termico messo a disposizione dalla turbina:



La potenza exergetica spesa costituita dal flusso di exergia fornito allimpianto con il
combustibile:



Il rendimento exergetico, o di secondo principio, dellimpianto di cogenerazione si pu qundi
esprimere come:





33.Consumi termici


34.Rete di teleriscaldamento
Per teleriscaldamento si intende lapplicazione delle tecnologie cogenerative ad una centrale di
produzione di energia elettrica e calore, accompagnata dalla realizzazione della rete primaria (a
vapore o ad acqua) per la distribuzione del calore alle utenze sparse sul territorio. Le singole utenze
sono servite da sottocentrali allacciate alla rete primaria.
I flussi di calore che si devono fornire con limpianto di riscaldamento al fine di mantenere le
condizioni programmate di temperatura allinterno dei locali abitati, sono i consumi termici degli
edifici. Nel regime invernale, i flussi forniti sono dati dalla differenza tra i flussi termici uscenti
dagli edifici e gli apporti di calore gratuiti. I flussi termici uscenti dagli edifici sono calcolabili in
base ai flussi termici dispersi per conduzione ed ai flussi termici associati alla ventilazione degli
ambienti. La potenza termica massima richiesta alla centrale di teleriscaldamento pu essere
determinata trascurando, per sicurezza, gli apporti gratuiti di calore:



che dipende dalla massima differenza di temperatura attesa tra interno ed esterno


il coefficiente globale di scambio termico per la superficie j-esima,

la superficie j-esima,


un fattore adimensionale di correzione delle differenze di temperatura, il volume totale
riscaldato, il numero di rinnovi orari e

la capacit termica per unit di volume dellaria.


La temperatura media giornaliera varia durante la stagione di riscaldamento, di conseguenza
lenergia globale uscente deve essere espressa mediante una relazione che tenga conto della
differenza di temperatura media stagionale.
(grafici)
Il teleriscaldamento consiste nel produrre in modo centralizzato il calore per poi distribuirlo su
unarea molto vasta. La produzione del calore potrebbe avvalersi di sole caldaie tradizionali, ma
anche di centrali che producano in maniera combinata elettricit e calore. I cogeneratori sono molto
pi costosi delle caldaie tradizionali, quindi devono poter funzionare a carichi elevati per la maggior
parte dellanno. Il diagramma dei carichi termici di un impianto di teleriscaldamento (con
laggiunta dei consumi di acqua sanitaria):


La potenza termica ottimale

per la centrale di cogenerazione generalmente dellordine del


50% della potenza totale massima richiesta. Le caldaie tradizionali fanno fronte alle punte e alle
code dei carichi. La rete di distribuzione del calore comprende un circuito primario e tante reti
secondarie quante sono le sottocentrali di servizio delle singole utenze.


I vettori termici pi utilizzati nella rete primaria sono il vapore, lacqua pressurizzata ad alta
temperatura e lacqua a media temperatura. Lutilizzo del vapore costringe a scegliere un
cogeneratore basato su un ciclo Rankine, rispetto ai cogeneratori basati su turbine a gas o su motori
a combustione interna di derivazione industriale. Due scambiatori di calore (riscaldamento e acqua
sanitaria) separano idraulicamente la rete primaria esterna dalla rete secondaria interna, trasferendo
energia ai circuiti ad acqua a media temperatura utilizzati negli impianti di riscaldamento e di
produzione dellacqua sanitaria. Le portate massiche di fluido vettore in centrale sono calcolabili
come:



dove la potenza termica richiesta. I costi della fornitura di calore vengono addebitati in funzioni
delle indicazioni del misuratore di energia termica (contatore di calore) che valuta in continuo il
flusso termico.





35.Pompe di calore: analisi energetica ed economica.
Negli ultimi anni sono stati emanati alcuni importanti provvedimenti legislativi che hanno avuto tra
i loro scopi quello di incentivare lutilizzo delle pompe di calore nellottica di una riduzione dei
consumi energetici e delle emissioni di anidride carbonica. NellUE una direttiva ha stabilito che
lenergia catturata dalle pompe di calore nellambiente energia rinnovabile. Per le pompe di
calore elettriche si ha che la differenza tra energia totale prodotta

ed energia elettrica utilizzata


per produrla

energia rinnovabile. La frazione di energia rinnovabile




dove il coefficiente di effetto utile medio invernale per il quale si deve avere (

,
dove

il rendimento del sistema elettrico). Le pompe di calore elettriche utilizzano una forma
di energia prodotta, quasi sempre, a partire da combustibili fossili, che certamente non sono energia
rinnovabile.
In un generatore di calore tradizionale si brucia combustibile per ottenere calore:



dove

il rendimento di primo principio del generatore,

lenergia termica ottenuta e


lenergia primaria fornita al generatore. Se si usa una pompa di calore elettrica, la stessa quantit
di energia termica

pu essere ottenuta a ottenuto a spese di una quantit di energia elettrica



dove

il rendimento del sistema elettrico nazionale e

lenergia primaria fornita al


sistema elettrico nazionale. Dividendo membro a membro le ultime 2 relazioni, si pu determinare
la soglia di convenienza per luso delle pompe di calore dal punto di vista del risparmio di energia
primaria:



Il costo dacquisto di un metro cubo di gas naturale pu essere stimato a

. Il
corrispondente costo per chilowattora termico quindi pari a:



dove 34.5 MJ/Sm
3
il potere calorifico del gas naturale. Il costo dacquisto di un chilowattora
elettrico pu essere stimato a

. Tenuto conto del coefficiente di effetto utile

,
il costo dellenergia termica prodotta con la pompa di calore risulta pari a:



Mentre tenuto conto del rendimento del generatore di calore

, il costo unitario dellenergia


termica prodotta con il generatore tradizionale risulta pari a:



Dividendo membro a membro le ultime 2 relazioni, si determina la soglia di convenienza per
lutilizzo della pompa di calore dal punto di vista del risparmio di gestione:



Gli impianti con pompe di calore sono di installazione pi costosa degli impianti di riscaldamento
tradizionali. Pertanto essi devono risultare pi economici come gestione affinch vi sia la possibilit
di recuperare, nel corso della vita utile, linvestimento sostenuto al momento dellinstallazione. Le
pompe di calore sono apparecchiature di costo elevato che non vengono mai dimensionate per la
potenza massima richiesta al fine di evitare funzionamento a carico parziale per lunghi periodi (per
tutte le pompe si calore, inoltre, il coefficiente di effetto utile scende al diminuire della temperatura
esterna). Nel caso pi critico delle pompe di calore aria-aria, il bilancio tra potenza termica totale
richiesta allimpianto

e potenza termica prodotta dalla pompa di calore

ha luogo nellintorno
del 50% del carico massimo ipotizzabile.


Il diagramma di carico, riferito alla stagione di riscaldamento, assume una forma simile a:


La zona tratteggiata rappresenta la quantit di energia che una pompa di calore pu fornire in un
anno. Leconomia di gestione riguarda quindi la fornitura di questa quantit di energia per un
numero danni pari alla vita utile. Vi sar convenienza complessiva (acquisto e gestione) se il totale
dei risparmi realizzati nella gestione supera il differenziale del costo dinstallazione tra impianti con
e senza pompa di calore.


36.Cicli ad assorbimento e trigenerazione.
Le macchine ad assorbimento realizzano un ciclo inverso utilizzando, al posto del lavoro, energia
termica disponibile a temperatura maggiore della temperatura ambiente

. Uno schema funzionale


di una macchina ad assorbimento pu essere rappresentato da:


Il fluido operativo evapora nel generatore a seguito della fornitura del calore

alla temperatura

(tele fluido potrebbe essere vapore dacqua che si libera da una soluzione di acqua e
bromuro di litio, oppure vapore dammoniaca che si libera da una soluzione di acqua e ammoniaca).
Il vapore liberato passa nel condensatore dove cambia di fase cedendo la quantit di calore

alla temperatura

. Alluscita del condensatore il fluido viene laminato e dopo la


laminazione entra nellevaporatore dove cambia di fase a seguito della fornitura di calore

alla temperatura

. Infine il vapore in condizioni 1 passa nellassorbitore dove rientra


in soluzione attraverso un processo esotermico caratterizzato dalla produzione di una quantit di
calore

alla temperatura

. Nello scambio di fluidi tra generatore ed assorbitore si convoglia


soluzione ricca al generatore e soluzione povera allassorbitore, mantenendo cos lequilibrio
dinamico delle concentrazioni. Anche nelle macchine ad assorbimento si possono distinguere una
zona alla pressione

del condensatore ed una zona alla pressione

dellevaporatore (

). Il
trasferimento della soluzione povera tra il generatore e lassorbitore ha luogo spontaneamente,
mentre il trasferimento inverso della soluzione ricca richiede lutilizzo di una pompa. Si pu
osservare che il complesso assorbitore-generatore sostituisce il compressore posto tra 1 e 2 dei cicli
inversi a compressione tradizionali.
I bilanci di energia possono essere riferiti alle quantit di calore scambiate per unit di massa di
fluido operativo:



Dove il contributo corrispondente al lavoro della pompa

trascurabile rispetto ai contributi degli


scambi termici. Quindi:



Nelle analisi termodinamiche conveniente distinguere tra:
- assetto refrigeratore, quando leffetto utile lasportazione di calore a temperature inferiori a
quella ambiente (refrigeratori ad assorbimento);
- assetto riscaldatore, quando leffetto utile la fornitura di calore a temperature superiori a quella
ambiente (pompe di calore ad assorbimento).
Nellassetto refrigeratore la temperatura

alla quale viene prodotto leffetto utile

inferiore
alla temperatura ambiente (

), mentre sia lassorbitore sia il condensatore lavorano a


temperature prossime a quella ambiente (

).


Il coefficiente di effetto utile viene definito come il rapporto tra leffetto frigorifero ed energia
termica fornita al generatore:



Ed il rendimento exergetico :



dove

il coefficiente di effetto utile di un ciclo frigorifero di Carnot che si svolge tra le


temperatura

, mentre

il coefficiente di effetto utile di un ciclo di Carnot che si


svolge tra le temperature

. poich il rendimento exergetico non pu essere superiore allunit


(

), il coefficiente di effetto utile massimo di un refrigeratore ad assorbimento pari a:




Nellassetto riscaldatore la temperatura utile, alla quale si rendono disponibili le quantit di calore

, prossima alle temperature di lavoro del condensatore e dellassorbitore (

),
mentre la temperatura di lavoro dellevaporatore prossimo alla temperatura ambiente (

).


Il coefficiente di effetto utile viene definito come il rapporto tra leffetto termico ottenuto ed energia
termica fornita al generatore:



Ed il rendimento exergetico :



dove

il coefficiente di effetto utile di un ciclo a pompa di calore di Carnot che si svolge tra
le temperatura

, mentre

il coefficiente di effetto utile di un ciclo di Carnot che si


svolge tra le temperature

. poich il rendimento exergetico non pu essere superiore allunit


(

), il coefficiente di effetto utile massimo di una pompa di calore ad assorbimento pari a:




Il sistema energetico risultante dallabbinamento di un cogeneratore ad una macchina frigorifera ad
assorbimento viene detto sistema di trigenerazione in quanto produce energia elettrica e calore
per il riscaldamento nel periodo invernale, ed energia elettrica e freddo per il condizionamento nel
periodo estivo. Il consumo di energia primaria nella produzione di freddo tradizionale potrebbe
essere quantificato facendo riferimento alla produzione di energia elettrica

in una centrale
termoelettrica e sfruttando tale energia per produrre energia frigorifera

in un impianto a
compressione caratterizzato da un coefficiente di effetto utile medio stagionale .



dove:
-

lenergia primaria fornita allimpianto di trigenerazione;


-

lenergia primaria che sarebbe stato necessario impiegare per produrre in una centrale
termoelettrica la stessa quantit di energia elettrica

ottenuta dallimpianto di trigenerazione;


-

lenergia primaria che sarebbe stato necessario impiegare per produrre lenergia
elettrica

utilizzata dalla macchina frigorifera a compressione per avere la stessa quantit di


energia frigorifera

ottenuta dallimpianto di trigenerazione.


Lespressione entro parentesi si pu interpretare come la somma delle energie primarie immesse in
impianti convenzionali per la produzione separata di energia frigorifera ed energia elettrica messe a
disposizione dallimpianto di trigenerazione. A questo punto si pu ottenere lespressione per il
risparmio di energia primaria realizzato con limpianto trigenerativo rispetto agli impianti
convenzionali separati:



Il rendimento exergetico di un sistema di trigenerazione pu essere espresso come:



Il flusso exergetico associato alla produzione del freddo pu essere riscritto:



Quindi lespressione del rendimento exergetico pu essere espressa come:





37.Idrogeno: caratteristiche, produzione, stoccaggio, prospettive di utilizzo
Lidrogeno allo stato puro un gas incolore, inodore ed insolubile in acqua. Confrontando
lidrogeno con il metano, si vede che lidrogeno caratterizzato da valori molto bassi della
temperatura di ebollizione a pressione atmosferica, della temperatura critica e della densit allo
stato gassoso in condizioni standard. Di conseguenza lo stoccaggio ed il trasporto dellidrogeno
presentano difficolt pratiche molto maggiori rispetto allo stoccaggio e al trasporto del metano.
Lidrogeno ha un valore pi elevato del potere calorifico inferiore per unit di massa dellidrogeno,
dovuto alla pi grande reattivit chimica; ma un basso valore del potere calorifico per unit di
volume, dovuto alla pi bassa densit.
Lidrogeno molecolare

non presente in natura ma deve essere ottenuto a partire da sostanze


che lo contengono. Attualmente, lidrogeno pu essere ottenuto mediante uno dei seguenti processi:
- steam reforming degli idrocarburi
- gassificazione del carbone
- scissione dellacqua mediante elettrolisi
- metodologie alternative (scissione termochimica dellacqua ad alta temperatura e reazioni
fotobiologiche)
Il processo pi diffuso per la produzione di idrogeno lo steam reforming di idrocarburi, che hanno
luogo ad alta temperatura (800C) ed in presenza di catalizzatori. Con riferimento al processo di
trasformazione del metano, la reazione endotermica di steam reforming diventa:



La reazione di steam reforming seguita dalla reazione esotermica di shift:



Le reazioni possono essere sintetizzate nella reazione endotermica complessiva:



La reazione richiede una fornitura di calore esterno che normalmente deriva dalla combustione di
una frazione del combustibile di partenza o di una frazione del combustibile prodotto.
(schema)
La produzione di idrogeno per gassificazione del carbone certamente una tecnologia matura,
affidabile e permette di ottenere un derivato pulito come lidrogeno a partire da un combustibile
fossile diffuso ed economico ma potenzialmente inquinante come il carbone. La gassificazione del
carbone produce un gas di sintesi la cui composizione dipende dal tipo di reattore utilizzato. In ogni
caso nel gas di sintesi sono presenti quantit significative di anidride carbonica, metano ed impurit
varie che debbono essere rimosse. Dopo la rimozione delle impurit e dei gas estranei, nel gas di
sintesi restano ossido di carbonio ed idrogeno, quindi possibile fare ricorso alla reazione
esotermica di shift.



Per ottenere idrogeno con un buon grado di purezza.
(capire bene)
Lelettrolisi il processo pi antico e conosciuto per la separazione dellidrogeno e dellossigeno
contenuti nellacqua. Pur essendo piuttosto costosa, lelettrolisi ancora attuale perch oltre a
produrre idrogeno con un elevato grado di purezza, libera ossigeno, che un gas industrialmente ed
economicamente interessante. Le celle elettrolitiche sono apparecchiature atte a far passare una
corrente elettrica attraverso una soluzione acquosa. Nella soluzione acquosa deve essere presente un
elettrolita (un acido, ad esempio ; un idrossido, ad esempio ; od un sale, ad esempio
), nellacqua lelettrolita si scinde in ioni positivi e ioni negativi. Quando la cella elettrolitica
collegata ad un generatore di forza elettromotrice, si ha il flusso di elettroni attraverso il circuito
metallico esterno, ed un corrispondente flusso di ioni attraverso il circuito elettrico interno della
cella stessa (elettrolita). Si definisce catodo lelettrodo attraverso cui gli elettroni provenienti
dallesterno entrano nella cella, mentre si definisce anodo lelettrodo attraverso cui gli elettroni
escono dalla cella per andare verso lesterno. Al catodo ha luogo una reazione chimica di riduzione
(acquisto di elettroni da parte di un reagente), mentre allanodo ha luogo una reazione chimica di
ossidazione (perdita di elettroni da parte di un reagente). Con il nome di elettrolizzatori si indicano
comunemente le apparecchiature nelle quali si verifica la separazione elettronica dellidrogeno e
dellossigeno contenuti nellacqua.

Poich la temperatura critica dellidrogeno ben al di sotto della temperatura ambiente, la soluzione
pi semplice ed economica per lo stoccaggio laccumulo sotto forma di gas compresso. La bassa
densit dellidrogeno obbliga allimmagazzinamento a pressioni elevate (dai 25 ai 70 MPa). Al
momento la soluzione ottimale sembra essere lo stoccaggio a pressione relativamente ridotta in
serbatoi leggere a struttura metallica o termoplastica, rinforzata con fibre. Lalternativa
rappresentata dallo stoccaggio dellidrogeno in forma liquida, ma essa pi costosa. Occorre infatti
avere costantemente attivo un sistema di refrigerazione capace di raggiungere e mantenere
temperature inferiori a quella critica (o rilasciare allesterno la parte di idrogeno che evapora). In
entrambi i casi si ha un consumo energetico elevato. Uninteressante opzione innovativa
laccumulo chimico dellidrogeno, lidrogeno viene assorbito nella struttura cristallina di una lega
metallica, formando un idruro. La sottrazione di calore e lalta pressione favoriscono lassorbimento
e laccumulo dellidrogeno, mentre la successiva somministrazione di calore consente la
restituzione dellidrogeno accumulato. Attraverso laccumulo chimico si possono avere volumi
ridotti dei serbatoi, ma il peso dei contenitori molto elevato. Tecnologie in fase sperimentale
prevedono lo stoccaggio in nano tubi.


38.Celle a combustibile
Le celle a combustibile funzionano in modo analogo alle batterie, in quanto producono energia
elettrica attraverso processi elettrochimici, convertendo direttamente lenergia chimica in energia
elettrica. Le celle a combustibile utilizzano unalimentazione esterna e quindi sono in grado di
funzionare senza interruzione fino a quando siano rifornite di combustibile ed ossidante. Le
conservazioni elettrochimiche che hanno luogo nelle cella a combustibile non hanno la necessit di
passare attraverso una fase intermedia di produzione di energia termica e quindi possono avvenire,
al limite, in modo reversibile con rendimento exergetico:



prossimo allunit. Poich il potere exergetico non differisce sostanzialmente dal potere calorifico
inferiore del combustibile (

), anche il rendimento di conversione o energetico:




Potrebbe in linea di principio avvicinarsi allunit. Le celle a combustione sono composte da 2
elettrodi in materiale poroso separati da un elettrolita. Nelle celle a combustibile gli elettrodi sono
sede di reazioni di ossidazione (anodo) e riduzione (catodo), e lelettrolita ha funzione di consentire
il passaggio della corrente allinterno della cella. Facendo riferimento ad una cella alcalina (AFC:
alkaline fuel cells) nelle quali gli elettrodi in materiale poroso sono immersi in una soluzione
elettrolitica a base di idrossido di potassio ().


In queste celle lidrogeno si diffonde attraverso lanodo e reagisce con gli ioni

della soluzione:



In questo modo si forma acqua che in parte esce dalla cella e in parte rimane in soluzione e vengono
liberati elettroni che vanno nel circuito elettrico esterno. Gli elettroni liberati dallossidazione
attraversano il carico elettrico esterno, generando potenza utile, e rientrano nella cella al catodo. Al
catodo gli elettroni reagiscono con lossigeno e lacqua, producendo ioni



Nella soluzione gli ioni

migrano verso lanodo, chiudendo il circuito elettrico interno. Lacqua


prodotta allanodo in quantit doppia rispetto a quella consumata al catodo, viene rimossa dalla
cella allo stato di vapore o liquido (a seconda della temperatura di funzionamento). La generazione
di energia proporzionale alla somma

.
Nelle celle a combustibile, le potenza elettrica generata pu essere espressa come:



dove lintensit di corrente elettrica e la differenza di potenziale alla quale la potenza
elettrica resa disponibile. La corrente elettrica necessariamente proporzionale alla portata di
combustibile consumata:



dove

la portata massica di combustibile,

la massa molare di combustibile, il numero


di moli di elettroni generate dalla reazione per mole di combustibile ed la costante di Faraday
(pari alla carica elettrica di una mole di elettroni).
Nellipotesi di reversibilit, la potenza massima che si pu ottenere :



Di conseguenza si ottiene:



La differenza di potenziale ai morsetti della cella funzione delle sole caratteristiche
elettrochimiche del combustibile. Anche nelle celle a combustibile si hanno per fenomeni di
irreversibilit che limitano la potenza prodotta e abbassano i rendimenti. La tensione di cella
non costante ma cala al crescere della densit di corrente

. Il rendimento di secondo
principio non unitario ma:



Landamento di

lo stesso di dato che per un dato combustibile

costante. Gli
andamenti qualitativi di e della densit di potenza

, sono riportati in funzione di

:


Quando la densit di corrente nulla si ha

; per bassi valori dellintensit di corrente si ha un


primo rapido calo di tensione, legato alla velocit di reazione agli elettrodi (polarizzazione di
attivazione); successivamente in un ampio intervallo di densit di corrente si ha un calo di tensione
pressoch lineare, legato alla resistenza elettrica dellelettrolita (effetto Joule); per alti valori di
densit di corrente elettrica si ha un ulteriore rapido calo della tensione, legato ai gradienti di
concentrazione che si formano (polarizzazione di concentrazione).
Una pressione elevata favorisce lefficienza delle trasformazioni, ma uninfluenza pi rilevante
quella della temperatura. la scelta di una temperatura operativa elevata fa aumentare la conducibilit
termica dellelettrolita (riduzione perdite per effetto Joule), facilita le reazioni chimiche (riducendo
la polarizzazione di attivazione) ed ha effetti positivi anche sulla polarizzazione di concentrazione.
Daltra parte una temperatura elevata favorisce anche le dispersioni di calore, aumentando le perdite
collegate allo scarico dei prodotti della reazione. Le celle alcaline sono estremamente sensibili alla
presenza di gas estranei. Allo stato attuale i rendimenti delle celle a combustibile sono dello stesso
ordine di grandezza di quelli ottenibili con i moderni cicli combinati gas-vapore. Un vantaggio delle
celle a combustione, a differenza degli impianti termici, che mantengono rendimenti elevati anche
in condizioni fuori progetto. Le temperature di esercizio sono abbastanza limitate, tali da non dare
luogo a significative emissioni di ossidi di azoto. Generalmente le celle a combustibile hanno
bisogno di una serie di servizi ausiliari, gli impianti sono costituiti da 3 sezioni principali:
1) Una sezione di trattamento del combustibile (si produce un gas contenente idrogeno
purificato);
2) Una sezione elettrochimica dove operano le celle a combustibile vere e proprie;
3) Un sistema di trasformazione della corrente elettrica prodotta (da continua ad alternata).
Completano limpianto i sistemi di regolazione ed i sistemi di recupero calore.