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[Multiculturalismo]

Il termine multiculturalismo si riferisce alla societ in cui convivono


culture differenti. Il termine pu essere utilizzato in senso descrittivo o
normativo, nel primo caso si riferisce a societ in cui pi culture differenti
interagiscono in spazi pubblici e luoghi comuni, come ad esempio le scuole e i
luoghi di lavoro.
Nel secondo attribuibile a societ, quali quella australiana e
canadese che hanno implementato sistemi normativi atti a favorire
un'interazione sociale basata sul rispetto profondo delle differenti identit
culturali interagenti e comunicanti nello spazio pubblico. "La definizione
configura le relazioni fra Stato e minoranze - in modo che il primo debba
consentire a coloro che si identificano culturalmente con una specifica
comunit a mantenere, salvaguardare, promuovere quella differenza culturale,
la cui dignit e peculiarit deve essere riconosciuta e rispettata anche dagli altri.
Questo implica che i pubblici poteri, ma anche lintera societ, riconoscano
leguale valore di culture diverse.
Il Canada ha elaborato sistemi normativi ed istituzionali che inseriscono
tra i principi basilari della nazione il rispetto per la diversit culturale. stato il
primo paese al mondo ad aver "implementato il multiculturalismo come politica
generale dello stato" per affermare "il valore e la dignit di tutti i cittradini
canadesi, senza distinzione di origini razziali o etniche, lingua e religione".
Per quanto riguarda l'Europa, la Gran Bretagna ha adottato delle misure
nel corso degli anni per creare coesione sociale in una delle societ con la pi
vasta diversit culturale, ma non ha mai implementato un vero e proprio
sistema normativo improntato al multiculturalismo come sistema sociale basato
su differenti culture interagenti e comunicanti tra loro. In anni recenti si inoltre
sviluppata una polemica molto forte sull'efficacia del multiculturalismo e si
iniziato a parlare di interculturalismo.
La Francia non ha mai adottato delle vere e proprie politiche
multiculturali, la prima volta che un governo ha istituito un ministero per
l'Immigrazione, l'Integrazione, l'Identit nazionale e il Co-sviluppo stato
nel 2007 sotto la presidenza Sarkozy.
La Germania non ha implementato delle politiche per il multiculturalismo
a livello nazionale ma vi sono delle azioni specifiche per l'integrazione a livello
comunale. Il Belgio, che ha tre lingue ufficiali, ha effettivamente implementato
delle politiche per il riconoscimento delle minoranze etniche e per
linterculturalismo. La Svezia gi nel 1974 inseriva nella propria Costituzione dei
riferimenti specifici al rispetto delle differenze, mentre la Finlandia ha atteso
il 2003 per implementare politiche che facessero riferimento diretto al
multiculturalismo. Spagna e Portogallo hanno, nel corso degli anni,
implementato politiche 'interculturali'.
Per quanto concerne il Medio Oriente, lo Stato di Israele ha affrontato la
questione delle differenti nazionalit coesistenti in uno stesso stato mediante
l'istituzione del Ministero per l'assorbimento degli immigrati dopo meno di tre
anni dalla sua fondazione, adottando una serie di misure ed istituendo appositi
centri per l'integrazione sociale di persone provenienti dai vari angoli del
pianeta, seppure la maggioranza sia quasi interamente di religione ebraica.
In Francia, dove si pensava di poter integrare gli immigrati, assimilandoli
allinterno di unidentit nazionale, oggi questi sono prigionieri dei quartieri
ghetto, alle prese con una disoccupazione altissima e una discriminazione
sempre pi marcata.
Il progetto di una societ multiculturale dunque in crisi. La causa va
cercata soprattutto nel venir meno dei fattori dintegrazione che avrebbero
dovuto accompagnare tale progetto. Senza integrazione, infatti, il rispetto della
diversit culturale produce lantagonismo di pratiche, valori e tradizioni, dove
lassenza di un terreno comune finisce per minare la coesistenza civile. Lidea
che diverse comunit culturali, etniche o religiose possano continuare a vivere
allinterno di una stessa nazione conservando le loro tradizioni, i loro valori e le
loro identit era nata proprio in Inghilterra, che per allepoca pensava
soprattutto alle diverse comunit proveniente dallimpero britannico e quindi
unificate dalla lingua inglese. Oltretutto, il multiculturalismo si affermato in un
contesto di crescita econmica e di rafforzamento dellidentit nazionale. Come
per altro avvenuto negli Stati Uniti, un paese dimmigrati che per ha
immediatamente sviluppato due potenti fattori dunit: il sistema giuridico e il
mercato del lavoro. Il multiculturalismo, infatti, pu esistere solo se
contemporneamente si rafforza lunit nazionale, sul piano sociale ed
economico, ma anche sul piano dei valori condivisi che fondano lappartenenza
alla cittadinanza e allidentit collettiva.
Oggi lInghilterra non ha pi la capacit dintegrazione che aveva in
passato. Lo stesso vale per la Francia e perfino - in parte - per gli Stati Uniti. Un
po dappertutto assistiamo allindebolimento della coscienza dellidentit
nazionale. La mondializzazione, la crisi dei valori, la congiuntura economica
indeboliscono gli Stati, che quindi non sono pi in misura di controbilanciare con
lintegrazione le rivendicazioni del comunitarismo. Rivendicazioni sempre pi
oltranzistiche che spesso nascono come reazione alla xenofobia e
allislamofobia in crescita in tutto lOccidente, anche per via delle tensioni
internazionali prodotte dall11 settembre e dalla guerra in Iraq.
Riconoscere i limiti di una societ multiculturale non significa per
rinunciare al rispetto delle altre culture e al dialogo, che sempre un fattore
positivo. Tuttavia ci non pu ridursi semplicemente alla tolleranza, anche
perch talvolta dietro di essa si cela un sentimento di superiorit. Tolleriamo
infatti colui che consideriamo inferiore.
Il multiculturalismo pi radica-le, che difende una tolleranza assoluta,
nasce spesso da un sentimento di superiorit economica, culturale e sociale.
Rispettare le altre culture unoperazione pi complessa, motivo per cui la
tolleranza che minteressa quella che difende i diritti delle minoranze in nome
dei diritti universali, come stato fatto in passato per i diritti delle donne. Chi, in
nome del relativismo culturale, rimette in discussione il valore universale dei
diritti delluomo fa un grave errore, perch tutti i nostri diritti specifici sono
sempre stati conquistati in nome di tali valori universali. Non avrebbe senso
abbandonarli.
Dobbiamo per dimostrare che luniversalismo dei diritti delluomo
conciliabile con il rispetto dei diritti culturali delle diverse comunit, le quali a
loro volta devono riconoscere il valore dei principi universali. Solo cos
possibile vivere insieme senza conflitti. Insomma, la maggioranza deve
rispettare i diritti della minoranza, a condizione che la minoranza rispetti quelli
della maggioranza. E quando una comunit rifiuta di farlo, allora occorre farle
rispettare la legge che incarna i diritti di tutti. Le leggi nazionali devono sempre
vincere sulle tradizioni dei paesi di provenienza. Viviamo in un mondo mobile,
in cui le nostre societ continueranno inevitabilmente ad accogliere i migranti,
anche perch ne abbiamo bisogno. La presenza delle loro tradizioni culturali
produrr forme di meticciato che arricchiranno la nostra cultura. Per questo
vanno rispettate. Ma come ho detto, la tolleranza da sola non basta, dato che
non pu esserci riconoscimento didentit senza integrazione sociale e
nazionale.
Solo se si rinforza il senso di appartenenza allidentit collettiva, diventa
possibile riconoscere le differenze culturali. Solo rafforzando le politiche
duguaglianza diventa possibile accettare le differenze. Occorre essere uguali e
differenti. In pratica, oltre a chiedere il rispetto delle leggi nazionali da parte di
tutte le comunit, occorre combinare multiculturalismo e assimilazionismo,
cercando dintegrare le altre culture, ma dando loro la possibilit di esprimersi.
Solo cos si combattono contemporneamente il comunitarismo e la xenofobia.