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&DSLWROR 3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH
 3UREOHPDGLSURJHWWRGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH
Lo schema classico della soluzione del problema del convogliamento delle acque potabili
da una generica fonte all'utilizzazione quella che chiameremo FRQGRWWDVHPSOLFH, in cui
una tubazione di diametro costante, ma incognito ', convoglia una portata costante 4 da
un serbatoio a livello invariabile $ di monte, ad un serbatoio a livello invariabile % di valle
(figura 1).

)LJXUD Schema di un acquedotto semplice.


Lequazione del moto esprime la cadente piezometrica j in funzione delle principali
variabili idrodinamiche del problema. Spesso di uso pratico ricorrere ad una delle
formule monomie del tipo:
Qm
(1)
j = n con m < 2 ed n < 5
D
tra le quali la pi semplice da ricordare legge di Darcy (originariamente ottenuta per tubi
in ghisa grigia e diametro inferiore ai 400 mm):
Q2
0.000042
(2)
j = 5 con = (D) = 0.00164 +
D
D
Il problema di progetto, con riferimento alla sola equazione (2), risulta indeterminato (due
incognite, la cadente j ed il diametro D, in una sola equazione). Nella realt, per tener
conto anche delle condizioni al contorno, necessario utilizzare anche il Teorema di
Bernoulli, che, in generale, scriveremo come:
(3)
H = H H = jL + V2
A

in cui i il coefficiente relativo alla generica perdita di carico concentrata, dipendente dal
tipo di ostacolo alla corrente. Qualora si trascurino le perdite concentrate allimbocco ed
allo sbocco (ipotesi di OXQJD FRQGRWWD) si pu stabilire geometricamente un limite
superiore al valore che la cadente piezometrica pu assumere, pari a:
H H A H B
(4)
=
j=
L
L
Si noti che, poich ogni valore di j inferiore od al pi uguale alla (4) accettabile in questa
fase di progetto, e considerando che la dipendenza del costo di una tubazione dal diametro

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D della stessa sempre strettamente crescente, la condizione dettata dalla (4) rappresenta
anche una soluzione di PLQLPRFRVWR perch ad essa corrisponder il diametro pi piccolo
tra quelli che soddisfano lequazione del moto. In questo senso, linsieme delle equazioni
(1) e (4) rende il progetto un SUREOHPDLGUDXOLFDPHQWHGHWHUPLQDWR.
Trovato il diametro D* teorico pi piccolo corrispondente alla cadente j1 di figura1, esso
sar sostituito con il minimo diametro commerciale per cui valga Dcom > D*. Ad esso
corrisponder, in figura 1, la cadente j2 < j1 e, per il Teorema di Bernoulli, un carico
residuo allimbocco del serbatoio B pari a:
Q2
(5)
Y = H j2 L = (H A H B )
L
5
D com
che dovr essere dissipato mediante lintroduzione di una valvola regolabile di riduzione di
pressione. In quale punto bisogna posizionare tale valvola? Per capire ci necessario
tracciare la cadente j2 a partire dal punto fisso del serbatoio B, osservando che essa
interseca la condotta nel punto N. Infatti, trascurando le perdite concentrate, il carico H
tra il serbatoio A e quello B in eccesso perch transiti la portata Q: per il Teorema di
Bernoulli transita una portata superiore a Q (che si pu valutare dalla (1) sostituendo al
posto di j il valore geometrico della (4). Se nel serbatoio A entra la sola portata Q, in tali
condizioni il serbatoio in A tende a svuotarsi e si svuota parzialmente anche la condotta,
fino al punto N, realizzandosi nel tratto AN un PRWR D FDQDOHWWD, cio a pressione
atmosferica. Questa situazione da evitarsi perch:
i)
non vogliamo che si svuoti il serbatoio;
ii)
negli acquedotti per uso idropotabile bisogna garantire un carico minimo in
ogni punto pari a 5 metri in colonna dacqua;
iii)
il passaggio da corrente a pelo libero a corrente in pressione, quando non
realizzato con i manufatti opportuni, comporta un trascinamento di aria in
condotta, che porter a successivi malfunzionamenti.
Per evitare tali inconvenienti necessario introdurre a mezzo di valvola una perdita ci
carico concentrata e pari a Y; la valvola stessa potr essere posizionata in un punto
qualunque tra la sezione N, il cui carico rispetto ad N pari a 5 metri, ed il serbatoio in B
(vedi schema in fig. 1.2).

)LJXUD Schema di un acquedotto semplice con valvola di regolazione.


Giunti alla soluzione del problema di progetto, avendo trovato una soluzione di minimo
costo che rispetta anche i vincoli di buon funzionamento (Vedi Nota 2), ci si interroga sulla
2

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DIILGDELOLWj del sistema. Siamo davvero certi che tutto quanto abbiamo progettato funzioni
davvero? Laffidabilit del sistema viene sintetizzata nellutilizzo di un FRHIILFLHQWH GL
VLFXUH]]D standard k, pi grande di 1, secondo una pratica ingegneristica molto comune,
che moltiplica la forma pi generale espressa dalla (2) amplificando il valore della cadente
j:
Qm
(6)
j = k n
D
fornendo quindi come risultato valori maggiori per il diametro, rispetto a quelli calcolati in
assenza di coefficiente di sicurezza. Ad es., il Marone suggerisce per k valori compresi tra
1.3 1.5. Si noti che originariamente Darcy suggeriva k = 2: infatti, nelle Costruzioni
Idrauliche il coefficiente di sicurezza viene messo in relazione con il fenomeno di
invecchiamento delle condotte, che nelle condizioni iniziali di esercizio (tubi nuovi) sono
identificate da un valore di k = 1 e nelle condizioni di esercizio (tubi usati, con aumento di
scabrezza derivante dal funzionamento) sono identificate con un valore di k > 1. Gli
esperimenti di Darcy riguardavano tubazioni in ghisa grigia, internamente molto scabre e
facilmente corrodibili meccanicamente, per cui linvecchiamento era la causa
deterministica principale della variazione di comportamento idraulico delle tubazioni
rispetto a quanto sperimentato in laboratorio. In altre parole la cadente piezometrica
assume pendenza variabile con il tempo, durante lesercizio, in funzione della scabrezza
della tubazione, avendo come limite inferiore la condizione di tubi nuovi (la pi piccola
delle cadenti) e come limite superiore la condizione di tubi usati (la pi grande delle
cadenti). In questo senso, la presenza di una valvola regolabile di dissipazione della
pressione diventa non una possibilit ma una necessit, allo scopo di assorbire il carico in
eccesso e variabile durante lesercizio.
Spesso pu essere conveniente, a portata fissata e costante Q, piuttosto che scegliere un
valore unico del diametro, utilizzare due diversi diametri D1 e D2 (figura 3). In questo caso
il problema ancora risolubile analiticamente (idraulicamente determinato):

j1 = j(Q, D1 , 1 )
j1L1 + j2 L 2 = H
(7)

L + L = L
j2 = j(Q, D 2 , 2 )
2
1

)LJXUD Andamento delle piezometriche corrispondenti allutilizzo dei diametri D1 e D2.


Dal punto di vista numerico indifferente disporre le condotte in ordine crescente o
decrescente dei diametri. Conviene tuttavia disporre il diametro inferiore a monte in modo
che la piezometrica segua pi da presso la condotta, sottoponendo il sistema a minori
pressioni e quindi a minori sollecitazioni. La soluzione inversa potrebbe al contrario

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risultare vantaggiosa nel caso in cui vi sia la necessit di superare un ostacolo (rilievo)
senza generare depressioni in condotta (figura 4).

)LJXUD Schema di un acquedotto semplice con vincoli altimetrici.


E anche opportuno rammentare che per aumentare la flessibilit e laffidabilit del
sistema, negli acquedotti esterni si fissa un valore limite inferiore per il diametro della
condotta, che in genere pari a Dmin = 80 mm. Questo un vincolo non tassativo (vedi
Nota 2).
1RWD 
Le formule (1) ed (2) non devono essere assunte come riferimento assoluto. E possibile
ricorrere a formulazioni pi generali, messe in luce da esperienze di molti idrodinamici, del
tipo:

v2
j=
; con = (Re, / D)
D 2g
con /D scabrezza relativa ed Re numero di Reynolds espresso come:

(8)

(9)
vD

Tra queste la formulazione di Colebrook e White, i quali proposero, sulla base di numerose
esperienze condotte su tubi commerciali, una formula che si scrive come:
1
2.51
1
(10)
= 2 log
+

8
3.715 D Re 8
Sulluso delle diverse formulazioni pratiche, le approssimazioni numeriche necessarie per
luso pratico della formula di Darcy e la formula di Colebrook e White, e la loro
equivalenza, si vedano gli esempi numerici forniti in Appendice.
Re =

1RWD 
I vincoli di buon funzionamento sono insiemi di disequazioni che pongono dei limiti di
accettabilit ai valori che possono assumere le principali grandezze idrauliche nei sistemi
in progetto o in verifica. Tali vincoli possono essere forniti dalla Normativa, ed in tal caso
sono tassativi, oppure possono essere semplicemente il risultato dellesperienza, ed in tal
caso possono essere convenientemente rilassati.
Nel problema dellacquedotto semplice, vengono imposti i seguenti vincoli:
VXL FDULFKL:
4

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FDULFRPDVVLPR, non superiore a quello nominale della tubazione acquistata. Le


tubazioni commerciali, oltre ad avere una serie discreta di diametri, si
reperiscono anche in una serie discreta di pressioni interne ammissibili. Si
distingue, quindi, il valore attribuito al diametro, come DN, ed un valore
attribuito alla pressione, come PN; da notare che allo stesso DN corrispondono
valori del diametro effettivo (diametro interno) differenti in funzione del valore
di PN: infatti, allaumentare della pressione deve aumentare lo spessore della
condotta. La serie pi comune fa riferimento al valore PN10, a cui corrisponde
una pressione nominale di 1 MPa ovvero, nelle unit di misura pi usuali, di 100
mH2O, o anche di 10 kg/cm2. Questo, ovviamente, un limite tassativo;
- FDULFRPLQLPR, come si gi detto, buona norma che la linea piezometrica non
sia mai inferiore a 5 mH2O dallasse della condotta. Questo, invece, un limite
non tassativo;
VXOOHYHORFLWj:
- YHORFLWj PLQLPD, v 0.5 m/s: si tratta di un limite non tassativo. In effetti, il
limite reale si riferisce ai tempi di permanenza in condotta: nel caso siano troppo
elevati, si potrebbero avere conseguenze negative, sia in termini di variazioni
delle caratteristiche organolettiche, che si compendiano sotto il termine di perdita
della freschezza dellacqua, che diventa acqua stagna, sia intermini pi
propriamente tecniche, legate ad es. a variazioni di temperatura che pu diventare
troppo elevata (con conseguente rilascio di gas) o troppo bassa (con conseguente
possibile rottura della tubazione in caso di formazione di ghiaccio);
- YHORFLWjPDVVLPD v 1.5 m/s: anche qui si tratta di un limite non tassativo. Gli
effetti negativi legati alle velocit troppo elevate dipendono (i) dalla eccessiva
corrosione meccanica delle pareti (abrasione), per cui il limite dipende dal
materiale delle pareti e, quindi, essenzialmente dal rivestimento delle stesse; (ii)
dalla possibilit che si creino fenomeni di moto vario a seguito di manovre, e che
dipendono linearmente dalla velocit di regime. In questultimo caso, quando i
fenomeni di moto vario sono da tenersi esplicitamente in conto, come nel caso
delle condotte di mandata di un impianto di sollevamento, bene contenere
anche maggiormente il limite superiore delle velocit, fino ad es. a v 1.5 m/s.
-

 3UREOHPDGLYHULILFDGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH
I problemi di verifica devono sempre risultare idraulicamente determinati e generalmente
consistono in:
1) Determinazione della portata Q* che una tubazione in grado di convogliare per
una assegnata perdita di carico H*:
In questo caso necessario, per il Teorema di Bernoulli, che lequazione del moto
sia:
(11)
H = jL
per cui, conoscendo la lunghezza L del tracciato possibile determinare la cadente
j* corrispondente alla perdita di carico assegnata H*:
H *
(12)
j* =
L
5

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e da questultima, se si utilizza lequazione di Darcy, possibile ricavare, noto il


diametro D della tubazione, la portata Q* convogliata per H* assegnato:

Q* =

j * D5
=

H * D5
L

(13)

2) Determinazione della perdita di carico H* che si verifica in una tubazione al


passaggio di una assegnata portata Q*:
noti il diametro D e la lunghezza L della tubazione, essa pu essere rapidamente
derivata mediante lapplicazione dellequazione del moto:
Q *2
(14)
H* = 5 L
D
 5LVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH
Qualora in un acquedotto esistente si voglia convogliare una portata maggiore Q* rispetto
al valore Q per la quale era stata progettata, ed accertato che opportune manovre (ad es.,
lapertura della valvola posta in fase di progetto per limitare i flussi a tubi nuovi) non
riescono comunque a garantire la portata Q* desiderata (problema di verifica n 1), si pu
operare la ristrutturazione dello stesso, mediante tre diverse soluzioni, di seguito descritte.
 5DGGRSSLRGLFRQGRWWD
Questa soluzione, che pu essere adottata solo quando il serbatoio di monte A in grado di
fornire la portata aggiuntiva, consiste nel mettere in parallelo un tratto di condotta a quella
gi esistente, senza quindi alterarne le caratteristiche geometriche (figura 5). Sia quindi Q
lincremento di portata, vale Q* = Q + Q, a cui corrisponde il valore della cadente j* ed
indicato con D2 ed L2 rispettivamente il diametro e la lunghezza del tratto di condotta
raddoppiata, di seguito si scrivono il sistema di equazioni a disposizione per la soluzione
del problema ed il vettore delle incognite:
+1 = M * /1
+ = M * /
3
3
(15)
{Q1 , Q 2 , D2 , L1 , L 2 , L3 }
+ 2 = + +1 + 3 = M1 /2 = M2 /2
4* = 4 + 4 = 4 + 4
1
2

/1 + /2 + /3 = /

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)LJXUD Ristrutturazione mediante raddoppio di condotta.


Il problema, che consiste proprio nella determinazione di D2 ed L2, risulta indeterminato
essendo il sistema (15) di 5 equazioni in 6 incognite. Tuttavia D2 ed L2 non sono tra di loro
indipendenti: infatti evidente osservare che al crescere di L2 decresce la pendenza della
piezometrica del corrispondente tratto, quindi la portata Q2 e di conseguenza il diametro
D2. Si pu pensare allora di realizzare una condotta di diametro contenuto, a spese di una
maggiore lunghezza, o viceversa utilizzare un diametro maggiore con tratto di lunghezza
limitata: come in tutti i casi in cui la funzionalit (comprensiva di equazioni dellidraulica e
di vincoli di buon funzionamento) dellopera pu essere ottenuta con soluzioni diverse, la
scelta ricadr sulla soluzione che PLQLPL]]DLOFRVWR. In tal senso necessario conoscere la
relazione che lega D2 a L2. Allo scopo, utilizziamo le equazioni del sistema (15) nel
seguente modo:
i)
dalle equazioni del moto lungo il tratto N1N2, con riferimento ad entrambi i
percorsi:
2
2
Q
Q
(16)
j1 = 1 51 ; j2 = 2 52
D2
D1
e dovendo essere j1 uguale a j2 (il carico nei nodi N1N2 il medesimo per entrambi i
percorsi):
14 1 2
24 2 2
(17)
M1 = M2
=
5
5
'1
'2
ii)
per lequazione di continuit al nodo N1 (N2):
1 (4 * 42 ) 2 242 2
(18)
=
5
5
'1
'2
con D1 e (1+)Q noti;
iii)
a questo punto possiamo procedere per enumerazione, costruendo una curva del
costo al variare del diametro D2, per cui fissiamo un valore di D2, che quindi
noto e possiamo ricavare la relazione tra D2 e Q2:
2

Q * Q 2
D

= 2 1
1 D 2
Q2
da cui possibile ricavare il valore di Q2;

(19)

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iv)

imponendo che la somma dei carichi nei diversi tratti sia pari a H:
H = H1 + H 2 + H 3 = j * L1 + j2 L 2 + j * L3 = j * (L1 + L3 ) + j2 L 2

(20)

ma essendo anche:
L1 + L 2 + L3 = L

L1 + L3 = L L 2

(21)

si ha:

H = j * (L L 2 ) + j2 L 2 = j * L + ( j2 j*)L 2

(22)

da cui:

H j * L
(23)
( j2 j*)
Nota la lunghezza L2 del tratto in raddoppio, non rimane altro che valutare il
costo della condotta, relativamente ad ogni diametro D2, come segue:
(24)
L = ( + D) L
C =C
L2 =

v)

tot

unitario

ed individuare la soluzione (D2, L2) che rende minimo tale costo.


In Appendice si mostra un esempio numerico di costruzione di una tabella in cui a partire
dai diametri commerciali si calcola la lunghezza L2 del tratto di condotta addizionale e
quindi il costo delloperazione.
Generalmente per incrementi di portata compresi tra il 20% e il 60% il diametro di
minimo costo che si ottiene presenta dimensioni prossime a quelle del diametro della
condotta gi esistente: in questo caso, preferibile scegliere un diametro delle stesse
dimensioni (D = D1 = D2) per rendere pi semplice la realizzazione e lesercizio dellopera.
Questo vuole dire che, qualora sia economicamente accettabile, si sceglie anche in questo
caso di rilassare il vincolo del minimo costo.
Laggiunta di un tratto di condotta in parallelo presenta inoltre un importante vantaggio dal
momento che prevede unaltra condotta in parallelo a quella di partenza, garantendo
maggiore affidabilit al sistema anche in caso di rotture improvvise. Inoltre nel caso in cui
la maggiore richiesta dacqua sia temporanea essa pu garantire unattenuazione dei costi
attraverso la scelta di tubi in materiale meno pregiato.
1RWD 
In realt bene precisare che la lunghezza L2 sottoposta ad un vincolo: per evitare nel
raccordo una piezometrica statica o impossibile infatti necessario che, sia L1 sia L3, non
superino un valore limite L* che pu essere calcolato, in assenza di vincoli topografici sul
tracciato dellacquedotto, considerando:
(25)
H = j* L*
Di conseguenza, esisteranno su tracciato due punti limite, N2* a valle di A ed a distanza L*
da A, ed N1*, a monte di B e a distanza L* da B. Il tratto di raddoppio di condotta dovr
essere posizionato in maniera che N2 sia a monte di N2*ed N1 a valle di N1* (cfr. ad es le
figura 7 e 9).
1RWD 
Quanto trovato nella (19) pu essere riconsiderato anche in un caso generale. Ogni volta
che si abbia un anello, cio un sistema chiuso con due tratti (vedi fig. 6), considerando:

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l'equazione di continuit globale


l'equazione di continuit ai nodi
le equazioni del moto in ogni singolo tratto
le relazioni di moto uniforme in ogni singolo tratto

Qin = Qout = Q
Q = Q1 + Q2
H = j1 L1 = j2 L2
ji = i Qim / Din

(26)

si ottiene:
r21/m
Q1 = r 1/m + r 1/m Q = k Q
1
2
r11/m
Q2 = 1/m
r1 + r21/m Q = (1-k) Q

(27)

ri = i Li / Din

(28)

in cui:

e k (ed 1-k) prende il nome di FRHIILFLHQWHGLULSDUWL]LRQH delle portate: come ovvio, k


(ed 1-k) tanto maggiore quanto minore il valore del parametro di resistenza r1 (o in
alternativa r2). Da notare che, in sede di verifica, il valore di k gi noto, per cui luso
delle (27) permette di risolvere immediatamente il problema di stimare le portate circolanti
nei singoli tratti dellanello; la stima della perdita di carico H ancora pi immediata e si
ottiene come:
r1 r2
(29)
Qm
H =
1/m
1/m m
r
+
r
(
)
1

Il coefficiente numerico della portata totale Q nella (29) assume il significato di UHVLVWHQ]D
HTXLYDOHQWHUHTper i tratti in parallelo. Nel FDVRSDUWLFRODUHin cui r1 = r2 = r ed m = 2 si
ottiene una facile espressione mnemonica per la resistenza equivalente di due tratti in
parallelo uguali:
(30)
UHT U

)LJXUDSchema di una rete ad anello.

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 6ROOHYDPHQWRPHFFDQLFR
Ancora, nel caso in cui il serbatoio di monte A sia in grado di fornire la portata maggiorata
(1+)Q unaltra soluzione possibile di ristrutturazione quella del sollevamento
meccanico, ovvero dellinserimento (lungo il percorso della condotta esistente) di una
pompa, adeguatamente dimensionata a fornire la prevalenza Hm cos come indicata in
figura 7.

)LJXUD Ristrutturazione mediante sollevamento meccanico.


Linserimento di una pompa, in un determinato punto dellacquedotto, per aumentare la
portata, rappresenta un intervento rapido ma la sua gestione complessiva prevede costi
notevoli e pertanto risulta conveniente solo se la somma delle spese di impianto e del
valore capitale delle spese di energia e delle altre spese di esercizio risulta pi modesta del
costo necessario per realizzare gli altri interventi possibili di ristrutturazione.
In merito allutilizzo di una pompa tre sono i punti da discutere:
a) determinazione della prevalenza;
b) posizionamento della pompa;
c) convenienza economica.
In questo caso non vi sono indeterminazioni idrauliche e la prevalenza di semplice
determinazione se si pensa che la pompa deve fornire allacqua il carico ausiliario per
andare dal serbatoio di monte a quello di valle. Laggettivo ausiliario si riferisce al fatto
che esso solo parte del carico complessivo cui contribuisce anche il dislivello tra i due
serbatoi. Ci premesso se il carico necessario da dissipare j* L il carico che la pompa
deve fornire (prevalenza) sar:
(31)
H = j * L H
m

Riguardo al posizionamento della pompa vale quanto gi detto in merito al posizionamento


di una valvola. Per evitare tratti di condotta in depressione, la pompa sar inserita nel
segmento tra il serbatoio di monte A ed il punto in cui la piezometrica interseca la condotta
avendo per cura di lasciare in ogni punto dellacquedotto un carico minimo di 5 metri in
colonna dacqua.
10

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Ai fini della valutazione economica dellintervento importante precisare che in questo


caso, a differenza del caso precedente, i costi maggiori sono quelli di esercizio, rispetto ai
quali il costo di acquisto della pompa trascurabile. I costi di esercizio consistono
essenzialmente nel costo dellenergia elettrica necessaria per far funzionare la pompa.
Il costo dellenergia elettrica pu essere calcolato in riferimento al costo unitario
dellenergia elettrica (ad es. si consideri un valore di riferimento Cu = 0.15 N:K  D
partire dal quale si ricava:
C Pn
(32)
Cenergia = u
r
dove P la potenza della pompa, n il numero di ore di funzionamento dellimpianto in
un anno ed r il tasso tasso dinteresse annuo al netto dellinflazione. Il costo dellenergia
elettrica rappresenta infatti un flusso annuo che, nella valutazione economica, deve essere
attualizzato. La potenza (in kW) della pompa dipende dalla portata da sollevare (1+) Q
(m3/s) e dalla prevalenza Hm (m) secondo la seguente espressione pratica:
(33)
P = 9.81 (1 + )Q H
m

Essa non in realt quella di cui usufruiamo poich la pompa, non essendo un dispositivo
ideale, caratterizzata da un rendimento minore dellunit e che si fa comparire al
denominatore del secondo membro diminuendo cos la potenza sfruttata:
9.81 (1 + )Q H m
(34)
P=

In generale, quando siano presenti pompe nel sistema possibile esaminare lopportunit
di far funzionare limpianto non solo in modo continuo (24 ore), ma anche per una frazione
della giornata (8 o 16 ore), facendo circolare una portata diversa a seconda delle modalit
(tempi) di funzionamento. Ci che interessa, infatti, non la continua circolazione di
acqua, ma la possibilit di garantire allutente la portata richiesta nellarco di una giornata.
In questo caso necessario prevedere la realizzazione di una vasca nella quale si accumuli
lacqua durante il periodo, per lo pi notturno, di arresto del funzionamento dellimpianto,
a cui corrisponde evidentemente un costo, funzione del volume del serbatoio da costruire.
Nel caso in questione, sufficiente luso della (33), mentre per una pi dettagliata
descrizione della procedura per la valutazione economica dellimpianto di sollevamento si
rimanda ad un successivo capitolo.
 ,PPLVVLRQHFRQFHQWUDWDGLSRUWDWD
Il ricorso a una fonte ausiliaria generalmente necessario quando lapprovvigionamento
non possibile con luso del solo serbatoio di monte, ma pu essere utile in ogni caso
confrontare i costi ed i benefici di una tale soluzione, paragonati a quelli delle soluzioni
precedenti.
La fonte ausiliaria, con immissione nel punto N, deve essere in grado di fornire la
portata q che, sommata alla portata Q proveniente dal serbatoio di monte, garantisce la
portata (1+)Q richiesta a valle.

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)LJXUD Ristrutturazione mediante incremento di portata.


In questo caso il valore q rappresenta una incognita del problema, anche se, in prima
analisi, sembrerebbe che q sia solo la parte Q di portata da incrementare. In realt la
portata Q sar minore della portata Q iniziale perch la presenza della fonte ausiliaria
determina una variazione della piezometrica nel tratto AN e in particolare una diminuzione
della pendenza: di conseguenza, a parit di diametro, la portata sar Q < Q. Il valore di Q
pu essere facilmente calcolato una volta noto il posizionamento del punto N, come si
vedr nel seguito. E importante notare fin da ora, per, che il punto di inserimento della
fonte non deve essere scelto a caso. Ancora una volta, come nel caso di raddoppio di
condotta, possibile individuare una distanza limite L* attraverso lanalisi della
piezometrica. Tale distanza quella che definisce il punto N*, punto di intersezione tra la
piezometrica nel tratto N*B e la linea del carico totale di monte: si nota come N* cos
definito coincida con il punto N1* definito nella Nota 3.

)LJXUD Valutazione del punto limite di inserimento della fonte ausiliaria.


Definito N*, la fonte ausiliaria deve essere introdotta a valle di tale punto e cio deve
appartenere al tratto N*B. Al contrario si avrebbe infatti un tratto a piezometrica
orizzontale, in cui il serbatoio di monte non contribuisce in alcun modo al conferimento
della portata richiesta, o impossibile perch non vi carico sufficiente per il defluire della
portata Q* con il solo diametro D. Da ci discende anche che allavvicinarsi del punto di

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inserimento N al punto limite N*, il contributo del serbatoio A diminuisce e di


conseguenza aumenta la portata q da immettere.
In ogni caso, il problema risulta dipendente, ed idraulicamente determinato, solo una volta
fissato il nodo N. A questo punto, la scelta di N dettata da motivi di carattere economico
oltre che topografico: dal momento che il costo delloperazione essenzialmente il costo
per lacquisto della portata q, in teoria la soluzione che minimizza la portata richiesta alla
fonte ausiliaria sarebbe quella di porre N B ma nella pratica ci non sempre possibile ed
il punto di inserimento N dipende anche dal posizionamento della fonte ausiliaria.
Per la soluzione pratica del problema, facciamo un esempio: se si pone:
L*
H / j *
(35)
=
L NB = L 2 =
2 3
2 3
si valuta HNB = H2 come:
(36)
H = H = j * L
NB

NB

e di conseguenza anche il:


H AN = H1 = H H 2

(37)

La differenza di carico HAN = H1 legata alla portata Q dallequazione del moto:


Q2
H AN = H1 = 5 L AN
D
da cui:

(38)

H AN D5
Q=
(L L NB )

(39)

T = (1 + )4 4

(40)

13

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

$SSHQGLFH $ HVHPSLR QXPHULFR GL SURJHWWR H ULVWUXWWXUD]LRQH GL XQ


DFTXHGRWWRVHPSOLFH
$3URJHWWRGLXQDFRQGRWWDVHPSOLFH


)LJXUD Schema di un acquedotto semplice.


Con riferimento allo schema semplice in fig. 1, indicati con:
L = 7 km la lunghezza del tracciato (senza vincoli topografici)
H = 5 m il dislivello topografico tra i livelli (invariabili) dei serbatoi di monte e di valle
Q = 12 l/s la richiesta media giornaliera nel giorno di massimo consumo (ad es. al 2015
secondo il vecchio PRGA nazionale del 1965)
k = 1,3 il coefficiente di invecchiamento (come consigliato dal Marone)
si presentano nel prospetto seguente le possibili soluzioni ottenute considerando differenti
formulazioni empiriche di tipo monomio:
(1)
j = H/L = Qm / Dn

Per ogni formulazione stata preparata una FRORQQD GL SURJHWWR, da cui si ricava il
diametro teorico nota portata e carico effettivo Heff, ed una FRORQQDGLYHULILFD, da cui si
ricava la perdita di carico che si realizza per un fissato diametro di progetto scelto dalla
serie commerciale, con la portata imposta Hteor. La verifica sar positiva quando
HeffHteor.
Al fondo a destra della tabella sono stati valutati alcuni valori complessivi:
- dai limiti di velocit (forniti a titolo di esempio e da non prendersi come limiti
teorici ed invalicabili) Vmin = 0.l5 m/s e Vmax = 2 m/s sono ricavati i valori
estremi dei diametri accettabili Dmax = 174.8 mm e Dmin = 87.4 mm;
- il massimo dei valori del diametro ottenuti con le diverse formulazioni, una volta
imposto il vincolo Heff sul carico a disposizione Dteor = 226.5 mm, al di fuori
dellintervallo ammissibile in base alle velocit. Per avere qualche altra
informazione allo scopo di decidere se rilassare o meno il vincolo sulle velocit
minime ammissibili, si valuta anche la velocit effettiva Veff = 0.3 m/s e sul
tempo di permanenza medio dellacqua nella condotta teff = L/Veff = 6.44 ore.

14

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

Facendo riferimento ad un diametro di progetto Dprogetto = 225 mm, leggermente


inferiore a quello massimo, si osserva che per la quasi totalit delle formulazioni
esso consente la soluzione del problema. Nel caso in cui si voglia prendere in
considerazione anche i risultati delle formule di Saph-Schoder e di Orsi, per le
quali il Dprogetto scelto non sufficiente e produce, a WXEL XVDWL, una perdita di
carico maggiore di quella a disposizione, seppur di poco, il ragionamento da
effettuare il seguente:
(i)
se si sceglie di cambiare il diametro occorre usare D = 250 mm, con un
incremento di costo dipendente linearmente dal diametro stesso e, quindi,
250 - 225
valutabile come:
100 = 11 %
225
(ii)
se si sceglie di non cambiare il diametro, si deve rinunciare ad avere il
coefficiente di sicurezza standard k = 1.30 ottenendo, per Saph-Schoder
k=1.28 e per Orsi k = 1.26, con una riduzione massima, quindi, del 3%.

Nella IRUPXODGL'DUF\il coefficiente dipende dal diametro stesso, per cui nel problema
di progetto non si pu ricavare il diametro analiticamente. Riscrivendo la (1) come segue
(j/ k) / Qm = / Dn e in particolare
(2)
(j/ k) / Q2 = (0.00164+0.000042) / D5
si pu sfruttare il fatto che in fase di progetto il primo membro sempre un termine noto e,
quindi, ricercare numericamente il valore di D che, introdotto nellespressione del secondo
termine, rende vera la (2). Allo scopo si sono seguite due vie:
- nellesempio viene posto come primo tentativo, nella colonna di progetto relativa
alluso della formula di Darcy, proprio il valore Dteor valutato in precedenza
come il massimo tra quelli forniti dalle diverse formulazioni;
- per tale valore si calcola /D5 e se ne valuta la differenza (indicata come diff in
% nellesempio): se la si giudica piccola ci si pu fermare, altrimenti si possono
fare altri tentativi oppure usare la funzione ULFHUFDRELHWWLYR, impostando la cella
GLIIal valore  e facendo variare la cella '. Nellesempio ci si invece fermati
al valore Dteor, che fornisce una diff% del 20%, perch si notato che per per
Dteor = 226 mm il valore di /D5 minore di (j/ k) / Q2 e questo vuole dire che,
per la formula di Darcy sufficiente un diametro di progetto teorico pi piccolo,
ma non di molto, per cui alla fine il diametro commerciale che si user nella
pratica sar Dprogetto = 225 mm, come in effetti viene fatto nella seconda colonna.
- In alternativa, si pu costruire una tabella (e relativo grafico) con alle ascisse il
diametro commerciale e alle ordinate andamento dellespressione /D5 , come
mostrato nella seconda figura. In fase di progetto, si entra alle ordinate con il
valore noto di (j/ k) / Q2 e si ricava il relativo diametro commerciale.

15

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

16

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

Formula di Darcy

10000

D (mm)
50
60
70
80
100
125
150
200
250
300
400
500
600

/D^5 = j/Q^2 (s^2/m^6)

1000
100
10
1

beta/D^5
7936.0000
3009.2593
1332.7780
660.7056
206.0000
64.7496
25.2840
5.7813
1.8514
0.7325
0.1704
0.0552
0.0220

0.1
0.01
0

100

200

300

400

17

500

600

D (mm)

700

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

Formula di Chezy
YHULILFD
D
Q
gamma
chi
V
j
'+
L
DH
GLII
0DQQLQJ
YHULILFD
D
Q
enne
chi
V
j
'+
L
DH
GLII

225
12
0.196191784
47.61338732
0.301804929
0.000714286

7
5
(

%D]LQ

87/(1+gamma/R^.5)

mm
l/s
m^1/2/s
m/s
m/m
P
km
m
6,

1/n*R^1/6

225
12
0.013000441
47.61337993
0.301804929
0.000714286

7
5
(

mm
l/s
m^1/2/s
m/s
m/m
P
km
m
6,

18

.XWWHU

100/(1+emme/R^.5)

*DXFNOHU6WULFNOHU

YHULILFD
D
Q
emme
chi
V
j
'+
L
DH
diff

225
12
0.260947
47.61339
0.301805
0.000714

7
5
(

YHULILFD
D
Q
Kappa
chi
V
j
'+
L
DH
GLII

mm
l/s
m^1/2/s
m/s
m/m
P
km
m
6,

&ROHEURRN:KLWH

rad(8*g/Lambda)

YHULILFD
D
Q
epsilon
chi
V
j
'+
L
DH
GLII

mm
l/s
mm
m^1/2/s
m/s
m/m
P
km
m
6,

225
12
1.500001
47.61339
0.301805
0.000714

7
5
(

Re
Lambda

225
12
76.92047
47.61338
0.301805
0.000714

7
5
(

67906.11
0.034618 (Cozzo)

Kst*R^1/6

mm
l/s
m^1/2/s
m/s
m/m
P
km
m
6,

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

Formula di Chezy

N
YHULILFD
D
Q
gamma
chi
V
j
'+
L
DH
GLII

0DQQLQJ
YHULILFD
D
Q
enne
chi
V
j
'+
L
DH
GLII



%D]LQ

87/(1+gamma/R^.5)

.XWWHU
YHULILFD
D
Q
emme
chi
V
j
'+
L
DH
diff

225 mm
12 l/s
0.142913518
54.28758674 m^1/2/s
0.301804929 m/s
0.000549451 m/m
 P
7 km
3.846153846 m
 6,

YHULILFD
D
Q
epsilon
chi
V
j
'+
L
DH
GLII

225 mm
12 l/s
0.011402152
54.28755172 m^1/2/s
0.301804929 m/s
0.000549452 m/m
 P
7 km
3.846153846 m
 6,
19

YHULILFD
D
Q
Kappa
chi
V
j
'+
L
DH
GLII

225 mm
12 l/s
0.199708
54.28759 m^1/2/s
0.301805 m/s
0.000549 m/m
 P
7 km
3.846154 m
( 6,

&ROHEURRN:KLWH

1/n*R^1/6

*DXFNOHU6WULFNOHU

100/(1+emme/R^.5)

225 mm
12 l/s
87.70274
54.28755 m^1/2/s
0.301805 m/s
0.000549 m/m
 P
7 km
3.846154 m
 6,

rad(8*g/Lambda)

225 mm
12 l/s
0.504115 mm
54.28763 m^1/2/s
0.301805 m/s
0.000549 m/m
 P
7 km
3.846154 m
( 6,

Re
Lambda

Kst*R^1/6

67906.11
0.026629 (Cozzo)

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

Formula di Colebrook e White

3URJHWWR
D
epsilon
Q
ni
V
Re
&R]]R
sx
dx
diff%
M
L
DH

24
0.002
0.37
0.000001
0.817879569
19629.10965

6.176166338
6.180688921
-0.07322639
0.037241786

mm
eps/D
8.33E-05
mm
l/s
11676312
mq/s
m/s
0.019629
0.0205 Allievo
6.984303
6.076661
12.99546
m/m
DH
0.342624 m
GLII
 12
0.0092 km
0.31 m

20

5.66662E-07

coeff
DH*coeff
GLII

2
0.685249
 12

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

Luso delle formule monomie , in realt, meno restrittivo di quanto sembri e permette di
interpretare un ampio campo di formulazioni: infatti, si nota nella prima scheda mostrata,
che stata usata anche la formula di Gauckler-Strickler, nella quale si posto
(3)
= 10.29/K2
Strikler

Nella terza scheda, quindi, per lo stesso caso numerico, sono state utilizzate altre
formulazioni, tipicamente non monomie, basate sulla legge di Chezy, con la formulazione
di Bazin (parametro ), di Kutter (parametro m) e di Strickler (parametro K). Inoltre si
mostra la legge di Manning, molto usata in ambito anglo-sassone, il cui coefficiente di
scabrezza n = 1/KStrickler. Per ogni caso, si valutato, facendo uso della funzione ULFHUFD
RELHWWLYR, il valore che deve assumere il parametro della formulazione per fornire lo stesso
valore di della (3): attenzione, per, perch i valori indicati nella scheda possono essere
assunti a riferimento solo per un piccolo intervallo di velocit. Infatti, se si considera anche
la presenza di un coefficiente di sicurezza 1.3 (quarta scheda), occorre prendere in
considerazione il solo carico ridotto pari a 5/1.3 = 3.85 m e quindi si debbono prendere in
considerazione tubi pi lisci quando sono in condizione di tubi nuovi (sicch il calcolo
precedente assume il significato di calcolo a tubi usati). Allo scopo, si debbono cambiare i
relativi parametri per un fattore che solo approssimativamente pari ad 1.3 (infatti, per la
formula di Gauckler_Strickler, occorre considerare un fattore moltiplicativo pari a 1.3 )
Un ultimo appunto legato alla possibilit valutare il parametro di scabrezza
relativa equivalente /D utilizzato nella formula di Colebrook-White in relazione ai
parametri di scabrezza utilizzati nelle formule empiriche: si nota che nella terza scheda
valga /D = 0.0067 (coefficiente di sicurezza 1, quindi siamo gi a tubi usati)), mentre a
tubi nuovi /D = 0.0022, per cui, in questo caso, il coefficiente di invecchiamento, se fosse
valutato solo sul valore della scabrezza equivalente, avrebbe dovuto essere ca. 3!
Sempre a proposito della formula di Colebrook-White, si noti che in tal caso,
lespressione del coefficiente della formula monomia equivalente diviene:
8g
(4)
=

per cui il problema pratico diventa come valutare il parametro di scabrezza a partire dalla
sua formulazione originaria, di tipo implicito (10). Negli esempi riportati abbiamo usato la
formula di progetto proposta da G. Cozzo:
1
(5)
= 0.9
2 Log(5.8/Re + 1/3.715 /D)
Per rendersi conto della bont dellapprossimazione proposta, nellultima scheda viene
riportato un caso numerico in cui si valuta con il termine V[ il primo membro della (10) e
con il termine G[ il secondo membro della (10): teoricamente dovrebbero essere uguali,
nella pratica la loro differenza misurata nel termine GLII in %.

21

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

$5LVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFRQGRWWDVHPSOLFH
'DWL GHOSUREOHPD
4R
alfa
4
/
N
m
n
a
b
'R
'+
M 4
6R
'+


1.4



2
5
0.00164
0.000042






OV
OV
NP
invecch.
IRUPXOH
PRQRPLH
PP
P
PNP
P

5DGGRSSLRGLFRQGRWWD

/Q /Q

 NP

D1 (mm) 6
Q1 (l/s)
j1 (m/km) MFRQWUROOR GLII
L1 (km)
L-L1 (km) C1 (E/m)
50

0.7480
5.7723


19.3742 -10.3742
30
65

1.4245
5.1980


10.4320 -1.432001
33
80

2.2906
4.5067


6.7063 2.293732
36
100

3.6322
3.5331


4.4621 4.53794
40
125

5.3840
2.4400


3.2434 5.756589
45
150

7.0000
1.6106


2.6866 6.313371
50
200

9.4711
0.6742


2.2505 6.749524
60
250

11.0184
0.2922


2.1107 6.889295
70
300

11.9637
0.1363


2.0585 6.941477
80
350

12.5547
0.0687


2.0367 6.963321
90
400

12.9378
0.0371


2.0266 6.973363
100
450

13.1957
0.0213


2.0216 6.978356
110
500
550
600
700
800
900
1000










13.3752

0.0128

13.5040
13.5989
13.7255
13.8027
13.8528
13.8867

0.0081
0.0053
0.0025
0.0013
0.0007
0.0004



















Ct (E)
0
0
241425.7
178482.4
145953.5
134331.5
135028.6
147749.4
164681.8
183301.1
202663.7
222380.9

2.0190 6.981007

120 242279.1

2.0175
2.0166
2.0157
2.0154
2.0152
2.0151

130
140
160
180
200
220

6.982496
6.983373
6.984253
6.984628
6.984805
6.984896

262275.5
282327.8
322519.5
362767
403039
443322.8

In queste schede si indicato con So il coefficiente di ripartizione k relativo al diametro


iniziale Do e con S1 il complementare (1-k) relativo al diametro D1 da progettare.
Il costo unitario e la serie dei diametri commerciali delle condotte non sono stati presi da
un catalogo preciso e rappresentano solo valori di riferimento medi.

22

&DSLWROR3URJHWWRYHULILFDHULVWUXWWXUD]LRQHGLXQDFTXHGRWWRVHPSOLFH

6ROOHYDPHQWR
' '+
'+
eta
3
cu
r
&HO


0.7

0.06
0.05


)RQWHDXVLOLDULD

fattore
2
/ /QIDWWRUH

'/

'$1

M$1

4$1

4DX[

cw
0.3
&Z


P
N:
E/kWh
interesse
(

NP
P
P
PNP
OV
OV
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(

23