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Vita in parrocchia

Pieve di S. Giovanni Battista a Remole


Via Aretina 101, 50069 Sieci (FI)
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email: sieci@parrocchie.diocesifirenze.it
Sieci, 2 marzo 2008
Anno IX - Numero 3

Con la speranza, che la Croce non sia un esempio di dolore e


tribolazione ma sia una maggiore fonte di restaurazione per il
proprio spirito, auguriamo Buona Pasqua.
La redazione

La Croce, stoltezza e potenza di Dio


17 Cristo mi ha mandato a predicare il vangelo; non però con un discorso sapiente, perché non venga resa vana
la croce di Cristo. 18 La parola della croce infatti è stoltezza per quelli che vanno in perdizione, ma per quelli che
si salvano, per noi, è potenza di Dio. 22 Mentre i Giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, 23 noi
predichiamo Cristo crocifisso, scandalo per i Giudei, stoltezza per i pagani; 24 ma per coloro che sono chiamati,
sia Giudei che Greci, predichiamo Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio. 25 Perché ciò che è stoltezza di Dio è
più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini. 26 Considerate infatti la vostra
chiamata, fratelli: non ci sono tra voi molti sapienti secondo la carne, non molti potenti, non molti nobili. 27 Ma
Dio ha scelto ciò che nel mondo è stolto per confondere i sapienti, Dio ha scelto ciò che nel mondo è debole per
confondere i forti, 28 Dio ha scelto ciò che nel mondo è ignobile e disprezzato e ciò che è nulla per ridurre a
nulla le cose che sono, 29 perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio.
2,1 Anch'io, o fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio

con sublimità di parola o di sapienza. 2 Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e
questi crocifisso. 3 Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione; 4 e la mia parola e il
mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della
sua potenza, 5 perché la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.
(1Cor 1,17-18; 22-29;2,1-5)
Stoltezza e follia
Tra gli ebrei, abituati a pensare le manifestazioni di Dio sullo schema dei prodigi dell’esodo dall’Egitto, era comune l’at-
tesa di un Dio vittorioso e potente, risolutore, a cui nessuno avrebbe potuto opporsi. I vangeli ricordano che più volte furo-
no chiesti a Gesù segni convincenti (cfr Mc 8,11; Mt 16,1; Gv 2,18;6,30). In questa prospettiva la debolezza della croce
appariva una via completamente estranea al piano di Dio: uno scandalo.
I greci erano abituati a valutare in termini di genialità, di originalità e di affermazione di sé. Per la loro cultura, lo spen-
dersi del Cristo in croce e il suo ostinato amore apparivano mortificazione di ogni originalità, mancanza di genialità e stol-
tezza: il contrario dei contrassegni dell’epifania di Dio.
Ancora oggi la croce è scandalo e stoltezza e il motivo è sempre lo stesso: agli occhi degli uomini appare segno di debo-
lezza che la libertà vera si possa ottenere solo quando, sulle orme di Gesù crocifisso, si ha il coraggio di consegnare tutta la
propria esistenza nelle mani di Dio Padre, per essere liberi di servire gli uomini. L’incredulo vede in essa uno scandalo
insuperabile, uno scandalo teologico, e quindi trova in essa la giustificazione del proprio rifiuto.

Sapienza e potenza di Dio


Per chi crede, la croce è manifestazione suprema dell’amore del Padre e del dono di Gesù, il gesto che fa toccare con mano
l’inesauribile amore di Dio verso di noi.
Potenza perché proprio nell’apparente debolezza dell’amore e del dono di sé Dio ha salvato il mondo.
Sapienza perché il volto di Dio è fatto di amore: fare il segno della croce o portare la croce al collo deve essere testimo-
nianza che, nella nostra povertà e fragilità, ci dichiariamo anche noi dalla parte di quell’amore capace di sacrificare la pro-
pria vita.
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

La Passione è uno scandalo da superare: scandalo teologico perché non si tratta soltanto di accettare la croce come un
momento qualsiasi della vicenda del Messia, ma come il luogo privilegiato in cui Dio si è manifestato nella sua realtà pro-
fonda e nella sua forza vittoriosa.
La croce non è una smentita, una sconfitta, ma un compimento. E’ un passaggio obbligato per ogni discepolo, fa parte
a pieno titolo della chiamata. Il credente trova nella croce la rivelazione più alta e insospettata del volto misericordioso di
Dio, e ne fa la ragione della propria fede.
Per Gesù la croce è il prezzo della fedeltà e dell’amore a Dio e agli uomini. La croce è la rivelazione massima, oltre ogni
attesa, della solidarietà di Dio nei confronti dell’uomo. Una solidarietà così forte che non si lascia vincere dallo stesso rifiu-
to dell’uomo. Rifiutato da noi, Gesù muore per noi. La croce è la rivelazione di chi è veramente Dio: un amore infinito,
superiore ad ogni immaginazione. Il gesto del Padre che dona il Figlio e del Figlio che dona se stesso non è misurato sul
bisogno dell’uomo, ma sulla ricchezza dell’amore di Dio. Per tutto questo non solo la croce è lieta notizia, ma in un certo
senso è il centro della lieta notizia.
Un secondo aspetto che fa della croce una lieta notizia è che essa mostra che la via dell’amore è vittoriosa: sembra perden-
te, ma è vittoriosa. La croce è una lieta notizia per tutti coloro che spendono la loro vita al servizio di Dio, della giustizia e
della verità.
Sbaglieremo se pensassimo all’evento della croce come a un disguido prontamente riparato dalla risurrezione. La risurre-
zione è invece l’altra faccia della croce: non la riparazione di una sconfitta, ma il segno che la croce non era una sconfitta.
La risurrezione è il segno che la via della fedeltà a Dio e del dono di sé fino alla croce è vincente.

Volgiamo lo sguardo a Cristo Crocifisso


Sulla croce, il Cristo ci sta davanti come l’uomo dei dolori, “rigettato dagli uomini”, “percosso da Dio e umiliato” (Is
53,3.4). Non ha “né apparenza né bellezza” (Is 53,2), tutto il suo splendore è scomparso, perché porta la bruttezza del no-
stro peccato.
Ma proprio in questa condizione di annientamento si rivela il più meraviglioso aspetto della sua bellezza: un Cristo che,
pur schiantato dalla sofferenza, è pervaso di sovrana maestà.
Dal momento in cui è arrestato, alle varie fasi del processo fino al momento in cui, “chinato il capo, rese lo Spirito” (Gv
19,30), Cristo è l’uomo pienamente libero e padrone della propria vita, e’ il vero sommo sacerdote che offre se stesso in
sacrificio sull’altare della croce, e che porta a compimento in se stesso tutte le Scritture (cfr Gv 19,30: “Tutto è compiuto”).
Da questo momento l’intero universo gravita intorno all’asse della sua croce, e tutti gli uomini,consapevoli o no, si muo-
vono in questa sfera di attrazione. Volgere lo sguardo a Cristo crocifisso significa volgere lo sguardo del cuore, far conver-
gere verso il Cristo tutto il nostro amore.
La contemplazione deve sfociare nella più intima
comunione. Il mistero della croce deve essere
assunto interamente e vissuto in ogni fibra del
nostro essere. La passione di Cristo deve cioè
diventare la nostra passione; la sua morte, la no-
stra morte. Dobbiamo unire al sacrificio del Si-
gnore il sacrificio quotidiano della nostra vita,
sacrificio di obbedienza al Padre, nell’adesione al
suo disegno su di noi.

A cura della Redazione


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LA CRESIMA:
un traguardo o un punto di partenza?
Dopo una preparazione che li ha visti impegnati per quasi tre anni, domenica 3 feb-
braio nella nostra parrocchia, Alessandro, Alessia, Antonio,Clarissa, Claudia, Damia-
no, Ester, Francesca, Francesco, Hermes, Luana, Maria Agnese, Martina, Michele,
Paolo, Silvia, Stefania, Vania e Veronica hanno ricevuto il sacramento della Cresima.
Il sabato precedente si erano ritrovati insieme ai catechisti e a don Giuseppe per vive-
re insieme un ritiro in cui hanno chiesto il sacramento della Riconciliazione e hanno
riflettuto più intensamente sul significato della Cresima. Infatti, come Mons. Franco
Croci- vescovo celebrante- ha sottolineato, Cresima è “Confermazione”. E’ il ragazzo che, manifestan-
do il desiderio di entrare definitivamente a far parte della Chiesa, chiede di confermare la sua adesione
alle promesse battesimali e ricevere il sigillo dello Spirito Santo attraverso il crisma.
In questo senso il compito del padrino e della madrina non è limitato al giorno del sacramento, ma
deve rinnovarsi ogni giorno nell’accompagnare passo per passo il ragazzo e nello stargli vicino come
sostegno e modello di fede adulta.
Durante l’omelia il vescovo ha rivolto ai ragazzi e ai padrini- ma anche a tutta la comunità- la provo-
cazione e l’invito a leggere tutti i giorni la Bibbia e a farsi aiutare nella comprensione. Ha ricordato con
forza che non si può essere cristiani senza conoscere la Parola di Dio, la quale deve diventare sempre
più guida per il cammino di ciascuno.
Con questa certezza e con il desiderio di riflettere insieme su questioni importanti per crescere in-
sieme alla luce del Vangelo, abbiamo iniziato da alcune settimane un percorso di “dopocresima”. Cre-
diamo fermamente che sia un’occasione importante per i ragazzi, perché nell’approfondire il significato
del loro incontro col Signore, diventino testimoni efficaci in tutta la comunità, pronti a rispondere a
chiunque domandi ragione della speranza che è in loro (1Pt 3,15).

Gli educatori
Chiara e Tommaso

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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

ANDATE IO SONO CON VOI


Il 10 Febbraio, nell’incontro vicariale di Azione Cattolica a Pontassieve,è stato trattato il tema :
LE OPERE DI MISERICORDIA
La relatrice doveva essere Suor Simona ,della Fraternità della Visitazione di Pian di Scò, ma per problemi di salu-
te di una consorella non ha potuto presiedere l’incontro che è stato guidato da Don Luciano che con chiarezza e
profondità ci ha aiutati a meditare sul capito 6,1-15 di Matteo.
Don Luciano ci ha fatto riflettere sulle tentazioni ed ha detto che la tentazione è un privilegio per l’uomo,perchè
quest’ultimo deve lottare contro di essa e se la supera sconfigge il male e si avvicina a Dio.
Capita che l’uomo citando la parola di Dio lo faccia solo per se stesso, per sentirsi tranquillo e appagato.
Per non cadere in questa tentazione dobbiamo sentire lo sguardo di Dio su di noi, come un bambino sente su di sé
lo sguardo curativo del padre.
“IO TI GUARDO E TI CONOSCO”
“VEDE, SCRUTA NEL PROFONDO DEL CUORE”
E’ questo lo sguardo gradevole di Dio che ci deve aiutare a sentire il suo amore e la sua presenza in noi.
Madre Teresa diceva: “prima di guardare lo sguardo dei poveri ci dobbiamo mettere sotto lo sguardo di Dio” in-
fatti sia Lei che le consorelle, prima di uscire in strada al mattino pregavano e continuano ancora a pregare lo Spi-
rito Santo, invocando lo sguardo di Dio.
Ma queste opere di misericordia devono essere visibili o invisibili?
Le opere non si fanno per avere l’approvazione degli uomini,ma per essere vissute…..vissute nella fede.
“Quando pregate non sprecate parole”.
Dobbiamo stare attenti, perché non si può credere di catturare Dio pregando ripetendo tante parole,non si può pre-
gare con la pretesa di essere a posto perché abbiamo recitato un rosario intero,perché abbiamo fatto i primi nove
venerdi del mese…..anche se questo ci appaga non è il modo giusto.
Il rapporto con Dio non è questo, il rapporto con Dio si basa sulla libertà, sull’amore;ci dobbiamo appellare al suo
amore rispettando la sua libertà altrimenti le nostre azioni e le nostre preghiere diventano formule magiche.
La preghiera vera è quella che ci affida a Lui,possiamo chiedere ciò che vogliamo e quante cose vogliamo, ma
dobbiamo dire sempre SIA FATTA LA TUA VOLONTA’.
Il Padre Nostro è la più grande opera di misericordia.
Padre….significa rivolgersi a Lui, rivolgersi a Colui che ci guida,come figli che si fanno guidare.
La nostra preghiera deve essere: “SIGNORE IO MI LASCIO GUIDARE DA TE”
Gesù si rivolge a Dio come Padre,come qualcuno che non fa paura ma che ha fiducia nel figlio…..ed ha fiducia
anche in noi.
Padre è colui che dà la vita.
“PADRE NELLE TUE MANI CONSEGNO IL MIO SPIRITO”non ho altri all’infuori di te e mi affido a te.
“IO SALGO AL PADRE MIO E PADRE VOSTRO” anche noi dobbiamo pregare il Padre come ha fatto Lui,non
come una formula, ma pregare quel Padre,quel Padre solo e unico.
Le nostre azioni e le nostre preghiere non devono essere condizionate, perché se guardiamo a come ci giudicano
gli altri è perché abbiamo paura di noi stessi e perché abbiamo bisogno di conferme. Prima dobbiamo essere CRE-
SCIUTI dentro di noi e dobbiamo essere CONSAPEVOLI di VALERE,perché Dio ha volto il suo sguardo su di
noi.
Possiamo mettere in pratica le opere di misericordia solo se ci sentiamo
noi per primi AMATI.
Se noi non ci sentiamo sotto lo sguardo di un Padre, abbiamo paura di noi
stessi, di non valere abbastanza, abbiamo paura, siamo dominati, non riu-
sciamo ad essere liberi, e questo ci porta a non essere capaci di donarci agli
altri.
L’opera di misericordia nasce riconoscendoci figli e rivolgendoci al Padre
pregando,chiedendo di avere bisogno e sapendo anche che il Padre ci chie-
de di avere attenzione a chi ha bisogno.
IL SIGNORE CI AIUTI AD AMARE GLI ALTRI COME LUI LI HA
AMATI E CHE GLI ALTRI TROVINO IN NOI L’AMORE DEL PADRE

Loredana Affortunati
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Carissimi soci di Azione Cattolica,


mi rivolgo a voi per portare il mio saluto di presidente uscente dal consiglio di AC del nostro paese.
Chiedo scusa a tutti coloro che mi avevano eletto come presidente per il prossimo triennio e prometto loro di essere sempre
presente ed attiva in AC ed in parrocchia, al servizio del Signore e dei fratelli.
Sono felice che sia stato eletto come presidente Massimiliano, un “ragazzo” che ha vissuto l’AC in tutti i suoi passaggi, con
esperienze che spaziano dall’ACR, agli adulti, al consiglio diocesano. Lui sarà affiancato da tutti i vecchi consiglieri che sono
stati rieletti, da me e da tre nuovi giovani, Elisabetta, Filippo e Laura, dai quali ci aspettiamo una nuova ventata di energia.
Il consiglio aspetta il tuo aiuto, perché anche tu sei importante e quello che puoi dare con le tue iniziative, i tuoi suggeri-
menti, le tue preghiere è unico ed insostituibile.
Ringrazio il Signore che ci ha condotti fin qui, attraversando anche momenti non facili, con Lui accanto siamo riusciti a trovare
la via per incontrare, camminare e crescere nella fede, insieme ai nostri fratelli.
Io prego il Signore per tutti voi e per il nuovo consiglio, che siate ispirati da Lui per avere forza, entusiasmo ed un nuovo slan-
cio per testimoniare il Suo Vangelo.
Con affetto,
Loredana
IL NUOVO CONSIGLIO DI AZIONE CATTOLICA
Massimiliano Santi Presidente
Loredana Affortunati Leoni Vice-Presidente
Roberta Vicentini Pezzatini Responsabile Adulti
Patrizia Mattoni Massai Responsabile Adulti
Filippo Frenos Responsabile Giovani
Benedetta Pezzatini Responsabile A.C.R.
Laura Leoni Responsabile A.C.R.
Elisabetta Guerri Santi Segretaria e cassiera

PELLEGRINAGGIO PARROCCHIALE
ALLA MADONNA DEL CARAVAGGIO
Venerdì 25 Aprile 2008
la Parrocchia organizza un pellegrinaggio al Santuario di Caravaggio.
Caravaggio

Partenza prevista alle ore 05:30


S. Messa e visita al Santuario
Pranzo
Visita di Crema e Cremona nel pomeriggio
Rientro previsto per le ore 22:00

La quota di partecipazione è di 45 Euro a persona


comprensiva di pranzo completo (dall’antipasto al dolce!)
oppure di 25 Euro con pranzo a sacco.
Sono richiesti almeno 40 partecipanti.
Il pellegrinaggio è aperto a giovani, adulti e famiglie.
Per informazioni e iscrizioni presso il Parroco.
Parroco

Iscrizioni entro il 16 Marzo


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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

LIBERACI DAL MALE


IL POTERE DI SATANA

Si riprende col nostro discorso da Cristo, centro dell’universo. Tutto


è stato fatto per lui ed in vista di lui: nei cieli (angeli) e sulla terra (il mon-
do sensibile con a capo l’uomo). Sarebbe bello trattare esclusivamente di
Cristo, tuttavia, ciò sarebbe contro ogni suo insegnamento e contro la sua
opera, inoltre, per quella via, non arriveremmo mai a comprenderlo piena-
mente. La Scrittura riferisce del regno di Dio, ma anche del mondo di sa-
tana; la Scrittura descrive la potenza di Dio, unico creatore e Signore del-
l’universo, ma, descrive anche il potere delle tenebre; la Scrittura indica,
infine, la presenza, tanto di figli di Dio quanto di figli del diavolo. E’ im-
possibile comprendere l’opera redentrice di Cristo senza tener conto dell’-
opera disgregatrice del diavolo.
Satana era, in origine, la creatura più perfetta uscita dalle mani di
Dio, fornito di una riconosciuta autorità e superiorità sugli altri angeli e
(egli pensava) su tutto quanto Dio andava creando e che egli (il diavolo)
tentava di comprendere, ma che in realtà non capiva. L’intero piano unita-
rio della creazione era orientato verso Cristo, tuttavia, sino alla comparsa
di Gesù nel mondo, tale piano, non poteva rivelarsi nella propria chiarez-
za. Di qui la ribellione di satana, al fine di proseguire ad essere il primo assoluto, il centro del creato, persino in
opposizione al disegno divino. In tale prospettiva si comprende lo sforzo del diavolo di dominare nel mondo (“tutto
il mondo giace sotto il potere del maligno” 1Gv 5,19) e di asservirsi l’uomo, fino dai progenitori, rendendolo ubbi-
diente a sé in opposizione agli ordini di Dio.
Dio non rinnega mai le proprie creature, ecco perché, anche satana e gli angeli ribelli, pur nel distacco da
Dio, continuano a conservare il loro potere, anche se, ne usano male. Non esagera S. Agostino ad affermare che se
il diavolo avesse da Dio mano libera “nessuno di noi rimarrebbe in vita”; non potendo ucciderci, cerca di renderci
suoi seguaci in opposizione a Dio come egli stesso si è opposto a Dio.
Ecco allora l’opera del salvatore, Gesù è venuto “per distruggere le opere del diavolo” (1Gv 3,8), al fine di liberare
l’uomo dalla schiavitù di satana ed instaurare il Regno di Dio, dopo aver distrutto il regno del diavolo. Tuttavia, nel
periodo intercorrente tra la prima venuta di Cristo e la parusìa, (la seconda venuta trionfale di Cristo come giudice),
il demonio cerca di attirare dalla sua più persone che può; è una battaglia che conduce da disperato, sapendosi già
sconfitto e “sapendo che gli resta poco tempo” (Ap.12,12). Ecco perchè Paolo afferma: “la nostra battaglia non è
contro creature fatte di carne e di sangue, ma contro i principi, contro le potenze, contro i dominatori di questo
mondo oscuro, contro gli spiriti maligni (i demoni) delle regioni celesti”(Ef 6,12).
Si precisa, ancora, come la scrittura riferisce, sempre, di angeli e demoni (qui in particolare mi riferisco a
satana) come esseri spirituali, sì, ma personali, dotati di intelligenza, volontà, libertà, intraprendenza. Errano quei
teologi moderni che identificano satana con l’idea astratta del male: questa è autentica eresia, ossia è in aperto con-
trasto con la Bibbia, con la patristica e con il magistero della Chiesa. Trattasi di verità mai impugnate in passato per
questo prive di definizioni dogmatiche, salvo quella del IV concilio Lateranense: “Il diavolo e gli altri demoni per
natura furono creati buoni da Dio; ma essi sono diventati cattivi per loro colpa”. Chi toglie satana toglie anche il
peccato e non comprende più l’operato di Cristo.
Sia anche chiaro: Gesù ha vinto Satana attraverso il suo sacrificio; ma già prima, attraverso il suo insegna-
mento: “se io caccio i demoni con il dito di Dio significa che è giunto a voi il Regno di Dio” (Lc 11,20). Gesù è il
più forte che ha legato satana (Mc 3,27), lo ha spogliato, ha saccheggiato il suo regno che sta per finire (Mc 3,26).
Gesù risponde a quei tali che lo avvertono sul progetto di Erode di ucciderlo: “Andate a dire a quella volpe: ecco, io
caccio i demoni oggi e domani; il terzo giorno avrò finito” (Lc 13,32). Gesù conferisce agli apostoli il potere di
cacciare i demoni; successivamente estende tale potere ai settantadue discepoli ed infine lo attribuisce a tutti coloro
che crederanno in Lui.
Il libro degli Atti degli Apostoli testimonia come gli apostoli medesimi seguitarono a cacciare i demoni suc-
cessivamente alla discesa dello Spirito Santo, allo stesso modo, proseguirono i cristiani. I più antichi Padri della
Chiesa, come Giustino ed Ireneo, espongono con chiarezza il pensiero cristiano sul demonio ed il potere di cacciar-
lo, seguiti dagli altri Padri, di cui cito in particolare Tertulliano ed Origene. Bastano questi quattro autori per sver-
gognare tanti teologi moderni che praticamente al demonio non credono o (forse peggio?) non ne parlano affatto.
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Il Concilio Vaticano II ha richiamato con efficacia il costante insegnamento della chiesa: “tutta intera la sto-
ria umana è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre, lotta incominciata fin dalle origini del
mondo”.(1) “L’uomo tentato dal maligno fin dalle origini della storia, abusò della sua libertà erigendosi contro Dio
e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio; rifiutando di riconoscere Dio come suo principio, l’uomo
ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine”.(2) “Ma Dio inviò suo figlio nel mondo allo scopo di
sottrarre, per suo mezzo, gli uomini al potere delle tenebre e del demonio”.(3) Come possono comprendere l’opera
di Cristo coloro che negano l’esistenza nonché l’attivissima opera del demonio? Come possono comprendere il
valore della morte redentrice di Cristo? Sulla base dei testi scritturistici il Vaticano II afferma: “Cristo con la sua
morte ci ha liberati dal potere di satana”(4); “Gesù crocifisso e risorto ha sconfitto Satana”.(5)
Sconfitto da Cristo, il diavolo combatte contro i di lui seguaci; la lotta contro gli spiriti maligni continua e
durerà, “fino all’ultimo giorno”(6). In questo tempo ogni uomo è posto in stato di lotta, essendo la vita terrena una
prova di fedeltà a Dio. Ecco perché: “i fedeli debbono sforzarsi di stare saldi contro gli agguati del demonio e te-
nergli fronte nel giorno cattivo (…) prima infatti di regnare con Cristo glorioso, finito l’unico corso della nostra
vita terrena (non esiste altra prova!), compariremo tutti davanti al tribunale di Cristo, per riportare ciascuno quello
che fece nella sua vita mortale, o di bene o di male; e alla fine del mondo ne usciranno: chi ha operato il bene per
la risurrezione di vita e chi ha operato il male per la risurrezione di condanna”. La lotta contro satana riguarda tutti
gli uomini di tutti i tempi, anche se, non vi è dubbio che in certe epoche della storia il potere di satana si è avvertito
più forte, se non altro, a livello comunitario e di “peccati di massa”. Un semplice esempio: quando l’impero roma-
no è decaduto, lo sfacelo morale dilagava, ne è fedele ed ispirata testimonianza, tra l’altro, la lettera di Paolo ai
Romani. Adesso ci troviamo allo stesso livello, dovuto ad una serie di fattori tra i quali spiccano: il cattivo utilizzo
dei mezzi di comunicazione di massa (in se stessi buoni), il materialismo ed il consumismo che hanno avvelenato
il mondo. (continua)
Simone Leoni

(1) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 37.


(2) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 13.
(3) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Ad gentes, 1,3.
(4) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Sacrosanctum Concilium, 6.
(5) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 2.
(6) CONCILIO VATICANO II, Cost. past. Gaudium et spes, 37.

Le Sante Quarantore

Le Quarantore sono un tempo di grazia che ci offre l’opportunità di raccoglierci da-


vanti al Signore Gesù per essere più consapevolmente partecipi del mistero di Salvezza
che Egli ha affidato alla Chiesa tutta.

Ringraziamo pertanto il Signore per il dono che riversa in noi con la Sua Presenza
Eucaristica e ringraziamo anche per la speciale Comunione che possiamo vivere attra-
verso questo momento di Adorazione e di Contemplazione del Mistero d’Amore rac-
chiuso nel Santissimo Sacramento dell’Eucaristia.

In questo momento di maggior presa di coscienza del nostro compito di credenti,


vogliamo guardare alla missione cui ci chiama il Signore, facendo memoria di quelle
straordinarie indicazioni che lo Spirito Santo ha dato alla Chiesa.

Anche la nostra Parrocchia ha organizzato per i giorni 13-14-15 marzo, dalle ore 9
alle ore 23, Quaranta Ore di Adorazione Eucaristica. La preghiera è uno strumento più
potente per sostenerci nelle varie preoccupazioni e difficoltà che la vita ci riserva. O-
gnuno di noi si senta invitato a trascorrere un po’ del suo tempo in compagnia del Si-
gnore vivo nel Sacramento dell’Eucaristia.
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I’ Papaparla
UDIENZA PER LA PRESENTAZIONE E CONSEGNA ALLA DIOCESI DI ROMA DELLA
"LETTERA SUL COMPITO URGENTE DELL’EDUCAZIONE"

DISCORSO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI


Piazza San Pietro, Sabato, 23 febbraio 2008

Cari fratelli e sorelle, vi ringrazio di aver accolto, tanto numerosi, l’invito a questa speciale Udienza, nella quale riceverete dalle mie mani la
Lettera che ho indirizzato alla Diocesi e alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione. Saluto con affetto ciascuno di voi: sacerdoti,
religiosi e religiose, genitori, insegnanti, catechisti ed altri educatori, fanciulli, adolescenti e giovani, compresi coloro che seguono l’Udienza
attraverso la televisione. Saluto e ringrazio, in particolare, il Cardinale Vicario e tutti coloro che hanno preso la parola in rappresentanza delle
varie categorie di persone partecipi della grande sfida educativa.
Siamo qui riuniti, infatti, perché ci muove una comune sollecitudine per il bene delle nuove generazioni, per la crescita e per il futuro dei figli
che il Signore ha donato a questa città. Ci muove anche una preoccupazione, la percezione cioè di quella che abbiamo chiamato "una grande
emergenza educativa". Educare non è mai stato facile e oggi sembra diventare sempre più difficile: perciò non pochi genitori e insegnanti sono
tentati di rinunciare al proprio compito, e non riescono più nemmeno a comprendere quale sia, veramente, la missione loro affidata. Troppe
incertezze e troppi dubbi, infatti, circolano nella nostra società e nella nostra cultura, troppe immagini distorte sono veicolate dai mezzi di co-
municazione sociale. Diventa difficile, così, proporre alle nuove generazioni qualcosa di valido e di certo, delle regole di comportamento e
degli obiettivi per i quali meriti spendere la propria vita. Siamo qui oggi, però, anche e soprattutto perché ci sentiamo sostenuti da una grande
speranza e da una forte fiducia: dalla certezza, cioè, che quel "sì", chiaro e definitivo, che Dio in Gesù Cristo ha detto alla famiglia umana (cfr
2 Cor 1,19-20), vale anche per i nostri ragazzi e giovani, vale per i bambini che oggi si affacciano alla vita. Perciò anche nel nostro tempo
educare al bene è possibile, è una passione che dobbiamo portare nel cuore, è un’impresa comune alla quale ciascuno è chiamato a recare il
proprio contributo.
Siamo qui, in concreto, perché intendiamo rispondere a quella domanda educativa che oggi avvertono dentro di sé i genitori, preoccupati per il
futuro dei propri figli, gli insegnanti, che vivono dal di dentro la crisi della scuola, i sacerdoti e i catechisti che sanno per esperienza quanto sia
difficile educare alla fede, gli stessi ragazzi, adolescenti e giovani, che non vogliono essere lasciati soli di fronte alle sfide della vita. E’ questa
la ragione per la quale vi ho scritto, cari fratelli e sorelle, la lettera che sto per consegnarvi. In essa potete trovare alcune indicazioni, semplici e
concrete, sugli aspetti fondamentali e comuni dell’opera educativa. Oggi mi rivolgo a ciascuno di voi per offrirvi il mio affettuoso incoraggia-
mento ad assumere con gioia le responsabilità che il Signore vi affida, affinché la grande eredità di fede e di cultura, che è la ricchezza più vera
di questa nostra amata città, non vada smarrita nel passaggio dall’una all’altra generazione, ma al contrario si rinnovi, si irrobustisca, sia di
guida e di stimolo nel nostro cammino verso il futuro.
In questo spirito mi rivolgo a voi, cari genitori, per chiedervi anzitutto di rimanere saldi, per sempre, nel vostro reciproco amore: è questo il
primo e grande dono di cui hanno bisogno i vostri figli, per crescere sereni, acquisire fiducia in se stessi e fiducia nella vita e imparare così ad
essere a loro volta capaci di amore autentico e generoso. Il bene che volete ai figli deve poi darvi lo stile e il coraggio del vero educatore, con
una coerente testimonianza di vita ed anche con la fermezza necessaria per temprare il carattere delle nuove generazioni, aiutandole a distin-
guere con chiarezza il bene dal male ed a costruirsi a loro volta delle solide regole di vita, che le sostengano nelle prove future. Così farete
ricchi i vostri figli dell’eredità più preziosa e duratura, che consiste nell’esempio di una fede quotidianamente vissuta.
Con il medesimo animo domando a voi, docenti dei diversi ordini di scuole, di avere un concetto alto e grande del vostro impegnativo lavoro,
nonostante le difficoltà, le incomprensioni, le delusioni che troppo spesso sperimentate. Insegnare, infatti, significa andare incontro a quel
desiderio di conoscere e di capire che è insito nell’uomo e che nel bambino, nell’adolescente, nel giovane si manifesta in tutta la sua forza e
spontaneità. Il vostro compito, perciò, non può limitarsi a fornire delle nozioni e delle informazioni, lasciando da parte la grande domanda
riguardo alla verità, soprattutto a quella verità che può essere di guida nella vita. Siete infatti, a pieno titolo, degli educatori: a voi, in stretta
sintonia con i genitori, è affidata la nobile arte della formazione della persona. In particolare, quanti insegnano nelle scuole cattoliche portino
dentro di sé e traducano in azione quotidiana quel progetto educativo che ha al proprio centro il Signore Gesù e il suo Vangelo.
E voi, cari sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti, animatori e formatori delle parrocchie, dei gruppi giovanili, delle associazioni e movimen-
ti ecclesiali, degli oratori, delle attività sportive e ricreative, cercate di avere sempre, verso i ragazzi e i giovani che accostate, gli stessi senti-
menti che furono in Gesù Cristo (cfr Fil 2,5). Siate dunque quegli amici affidabili nei quali essi possano toccare con mano l’amicizia di Gesù
per loro, e al tempo stesso siate i testimoni sinceri e coraggiosi di quella verità che rende liberi (cfr Gv 8,32) e che indica alle nuove generazio-
ni la via che conduce alla vita.
L’educazione però non è soltanto opera degli educatori: è un rapporto tra persone nel quale, con il crescere degli anni, entrano sempre più in
gioco la libertà e la responsabilità di coloro che vengono educati. Perciò, con grande affetto, mi rivolgo a voi, fanciulli, adolescenti e giovani,
per ricordarvi che voi stessi siete chiamati ad essere gli artefici della vostra crescita morale, culturale e spirituale. Sta a voi, dunque, accogliere
liberamente nel cuore, nell’intelligenza e nella vita il patrimonio di verità, di bontà e di bellezza che si è formato attraverso i secoli e che ha in
Gesù Cristo la sua pietra angolare. Sta a voi rinnovare e sviluppare ulteriormente questo patrimonio, liberandolo dalle tante menzogne e bruttu-
re che spesso lo rendono irriconoscibile e provocano in voi diffidenza e delusione. Sappiate comunque che in questo non facile cammino non
siete mai soli: vi sono vicini non soltanto i vostri genitori, insegnanti, sacerdoti, amici e formatori, ma soprattutto quel Dio che ci ha creato e
che è l’ospite segreto dei nostri cuori. Egli illumina dal di dentro la nostra intelligenza, Egli orienta al bene la nostra libertà, che spesso avver-
tiamo fragile e incostante, Egli è la vera speranza e il fondamento solido della nostra vita. Di Lui, anzitutto, ci possiamo fidare.
Cari fratelli e sorelle, nel momento in cui vi consegno simbolicamente la Lettera sul compito urgente dell’educazione, ci affidiamo dunque,
tutti insieme, a Colui che è il nostro vero e unico Maestro (cfr Mt 23,8), per impegnarci insieme a Lui, con fiducia e con gioia, in quella mera-
vigliosa impresa che è la formazione e la crescita autentica delle persone. Con questi sentimenti ed auspici a tutti imparto la mia Benedizione.

Benedetto XVI
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Venga il Tuo Regno


Luca ci porta cercare il nostro Re nel posto più inadatto, in quel piccolo spazio della croce…..Lui è Signore di quel poco
legno e di poca terra che basta per morire, ma quella croce è l’abisso dove Dio diventa AMORE per tutti gli uomini.
“NON C’E’ AMORE PIU’ GRANDE CHE DARE LA PROPRIA VITA”
Su quella croce un uomo gli chiede una dimostrazione di bontà: “Ricordati di me”.
Gesù risponde e si mostra buono e accogliente. Ma cosa ha visto quell’uomo in Gesù?
Innocenza mai vista… nessun seme di odio o di violenza in quel cuore pulito e buono…ha visto il primo passo di una
storia diversa…intravede un altro modo possibile di essere uomini… l’annuncio di un mondo di fraternità e di perdono, di
giustizia e di pace.
Ed è in questo regno che domanda di entrare : “Ricordati di me” prega il morente, “Ricordati di
me, ho paura”.
“Sarai con me in un abbraccio” risponde Colui che è forte, Colui che è l’amore.
Il REGNO DI DIO inizia in noi là dove finisce il regno del peccato; inizia dentro di noi lottan-
do per ricacciare indietro il fronte invadente delle tenebre che cerca di venire avanti; lo si può
sperimentare nei momenti di tentazione, per esempio: nell’ira c’è qualcosa di tenebroso che
sale dal fondo di noi stessi e ci offusca l’occhio, la mente e il cuore e anche chi ci sta davanti si
accorge che in noi c’è qualcosa di non buono. E’ la guerra fra le due leggi, fra i due regni.
Cercare il REGNO DI DIO nella nostra vita significa anche “ crescere nell’amore”.
Chi ama il fratello è nella luce ed è già nel regno.
“VENGA IL TUO REGNO”e sia più intenso delle lacrime, più bello dei sogni di chi visse e
mori’ nella notte per costruirlo. Un regno che è di Dio, che è per l’uomo, ed è come ripetere le parole del ladrone pentito.
Dire “VENGA IL TUO REGNO” significa credere che il mondo cambierà, e non per i segni che potrò scorgere nel grovi-
glio della vita di tutti i giorni, ma perché Dio si è impegnato con la croce.
Dire “VENGA IL TUO REGNO”è affermare che la speranza è più forte dell’evidenza…che l’innocenza è più forte del
male… che il mondo non appartiene a chi lo possiede ma a chi lo rende migliore.
Dire “VENGA IL TUO REGNO”è invocare per noi un amore di una qualità simile a quella di Gesù che muore ostinata-
mente, dimenticandosi di sé ma preoccupandosi di chi gli muore accanto.
Il REGNO DI DIO VERRA’ quando nascerà nel cuore nuovo delle creature l’ostinazione dell’amore e quando questa
ostinazione avanzerà da ogni parte, dalla periferia fino al centro della città degli uomini. Solo questo capovolgerà la no-
stra cronaca amara in una storia finalmente Sacra.
L.A.
SCUOLA SULLA DOTTRINA SOCIALE
Primo Pit Stop
Si è concluso per quest'anno a Pontassieve il primo ciclo di incontri sulla dottrina sociale della chiesa. Questa volta per
riflettere e approfondire meglio quello che viene detto negli incontri coi relatori alla fine di ogni ciclo è stato deciso di
organizzare dei laboratori nei quali piccoli gruppi discutono su alcuni argomenti trattati. Il primo di questi si è tenuto
giovedì 24 gennaio nei locali della parrocchia di S Giovanni Gualberto con l'aiuto di don Andrea Bigalli che come al
solito si è dimostrato una guida abile e capace soprattutto nel tirare le fila del discorso nel momento di condivisione fina-
le. Nella prima parte erano state affrontate tematiche legate a diverse realtà sociali come la famiglia, la pluralità di cultu-
re e il rapporto tra stato cittadini e comunità religiose. Come ben sappiamo si tratta di argomenti di pubblico interesse sui
quali si dibatte quotidianamente sui mezzi di comunicazione e che in qualche modo ci toccano nel vivo. Attraverso l'ana-
lisi della realtà, a partire da quello che ci circonda e la discussione abbiamo voluto sviscerare meglio questi tre temi, in
maniera tale da riuscire in qualche modo a incarnare, dare una forma concreta ai principi esposti nei documenti magiste-
riali. La speranza è che il tempo impiegato per questo "corso" dia dei frutti, che le parole spese non restino buttate al ven-
to ma si sedimentino dentro di noi e ci facciano prendere coscienza che si può cambiare, ma questo dipende dall'impegno
di ciascuno di noi. Oggi la tentazione di cadere nello sconforto di fronte a quello che si legge sui giornali è forte. D’altro
canto mentre un altro governo cade come un castello di carte da gioco, alcuni festeggiano con champagne o cannoli sici-
liani, come si fa a non sentirsi circondati da spazzatura? Le ingiustizie e le mancanze della classe politica che tanto viene
criticata, in fondo si combattono attraverso l'impegno di ogni singolo cittadino poichè gli strumenti per farsi sentire non
sono del tutto assenti in un paese democratico. Quello che manca da parte di tutti è l'interesse del singolo, che in genere
latita, ma poi si rifà vivo e presente quando si vanno a toccare i suoi interessi particolari. La mentalità del cristiano inve-
ce deve essere tesa a realizzare il bene comune cioè al bene di tutti. Questo fantomatico e non ben definito bene comune
deve realizzare anche cercando delle soluzioni il più possibile condivise, mentre oggi sembra che tutti pensino solo a
tirare l'acqua al proprio mulino e a voler avere ragione.
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Il Messaggio di Lourdes
L'11 febbraio scorso la Chiesa ha celebrato i 150 co tutto il contenuto del
anni dalla prima apparizione della Vergine a Ber- "Messaggio di Lourdes" -, e
nadette Soubirous a Lourdes. Invece di riportare la che ci ama così come siamo,
con tutti i nostri successi,
vita della Santa vogliamo far memoria del periodo ma anche con tutte le nostre
di Grazia in cui la Madonna le è apparsa. ferite, le nostre fragilità, i
Si chiama "Messaggio di Lourdes" i gesti e le parole che si nostri limiti.
sono scambiati la Vergine e Bernadette, alla Grotta di Al tempo della terza Appari-
Massabielle, nel corso delle 18 Apparizioni, dall'11 feb- zione, il 18 febbraio, la Ver-
braio 1858 al 16 luglio 1858. Per comprendere bene gli gine parla per la prima volta.
eventi che si sono svolti e imparare meglio il "Messaggio A Bernadette che le presenta un pezzo di carta ed una ma-
di Lourdes", bisogna conoscere il contesto delle Appari- tita perché scriva il suo nome, "la Signora" risponde: "non
zioni di cui Bernadette ha beneficiato. è necessario". È una parola straordinaria. Ciò vuole dire
che Maria vuole entrare con Bernadette in una relazione di
Lourdes, nel XIXo secolo, è un capoluogo di cantone con
amore, che si situa al livello del cuore. Il cuore, nella Bib-
circa 4000 abitanti, fra i quali ci sono dei notabili: notai,
bia, significa il centro anche della personalità, di ciò che
avvocati, medici, ufficiali, ma anche operai, carrettieri,
lavoratori dell’ardesia, ed i piccoli artigiani, come i mu- c'è più di profondo nell'uomo.
gnai. I mulini sono numerosi, molti sorgono fuori della Bernadette è di primo acchito invitata ad aprire le profon-
città, lungo uno dei torrenti che si gettano nel Gave: il La- dità del suo cuore a questo messaggio d'amore.
paca. Bernadette Soubirous nascerà in uno di loro, il muli- Alla seconda parola della Vergine:"potreste avere la genti-
no di Boly, il 7 gennaio 1844. lezza di venire qui durante quindici giorni?", Bernadette è
Nel 1858, la famiglia Soubirous è in rovina, ridotta a vive- frastornata. È la prima volta che le danno del "voi". Spie-
re al cachot. gherà questa parola dicendo: “Lei mi guardava come una
persona guarda un'altra persona”. L'Uomo, creato a imma-
L'11 febbraio 1858, Bernadette, sua sorella Antonietta e la
gine e alla rassomiglianza di Dio, è una persona. Bernadet-
loro amica Giovanna Abadie, vanno in cerca di legna. Si
te, che si sente così rispettata e amata, fa lei stessa l'espe-
dirigono verso "il luogo dove il torrente si getta nel Gave".
rienza di essere una persona. Siamo tutti con dignità agli
Arrivano dinanzi alla Grotta di Massabielle. Antonietta e
Giovanna attraversano l'acqua ghiacciata del torrente. Ber- occhi di Dio. Perché ognuno è un amato da Dio.
nadette, per il problema della sua asma cronica, esita a La terza parola della Vergine: "non vi prometto di render-
fare altrettanto. E’ in quel momento che “sente un rumore vi felice in questo mondo, ma nell'altro". Conosciamo il
come un colpo di vento”, ma "nessun albero si muove". mondo della violenza, della menzogna, della sensualità,
"Alzando la testa, vede, nella cavità della roccia, una pic- del profitto, della guerra. Ma conosciamo anche il mondo
cola ragazza, avvolta di luce, che la osserva e le sorride". della carità, della solidarietà, della giustizia. Quando Gesù,
È la prima Apparizione di Nostra Signora. nel Vangelo, ci invita a scoprire il regno dei cieli, ci invita
a scoprire, nel mondo così come è, un "altro mondo". Do-
Al tempo di Bernadette, la Grotta era un luogo sporco,
ve c'è l'amore, Dio è presente. Questa realtà non occulta
oscuro, umido e freddo. Si chiamava questa Grotta " Grot-
l'orizzonte del messaggio che è il cielo. La Vergine Maria
ta dei maiali", perché era il luogo dove si conducevano i
trasmette a Bernadette la certezza di una terra promessa
maiali. È in questo luogo che Maria, tutto biancore, tutta
che potrà essere raggiunta soltanto al di là della morte.
purezza, segno dell'amore di Dio, cioè segno di ciò che
Sulla terra, ci sono i fidanzamenti; le cerimonie nuziali
Dio vuole fare in ciascuno di noi, ha voluto apparire. C'è
un contrasto immenso tra questa Grotta oscura, umida, e la sono per dopo, per il cielo.
presenza di Maria Vergine, "l'Immacolata Concezione". Fare l'esperienza di Dio, questo non è altro che fare l'espe-
Questo ci richiama il Vangelo: l’incontro tra la ricchezza rienza dell'amore su questa terra. A chi ha saputo scoprire
di Dio e la povertà dell'uomo. Il Cristo è venuto a cercare questo, Gesù dichiara: "non sei lontano dal regno di Dio".
ciò che era perduto. Nonostante la sua miseria, la sua malattia, la sua ignoran-
za, Bernadette è sempre stata profondamente felice. È que-
A Lourdes, Maria è apparsa in una Grotta sporca ed oscu-
ra, in questo luogo che si chiama Massabielle, la vecchia sto il Regno di Dio, il mondo del vero amore.
roccia, per dirci che Dio viene a raggiungerci dovunque Durante le prime sette Apparizioni di Maria, Bernadette ha
siamo, nel pieno delle nostre miserie, di tutte le nostre mostrato un viso raggiante di gioia, di felicità, di luce. Ma,
cause perse. La Grotta non è soltanto il luogo dell'evento, tra l'ottava e la dodicesima apparizione tutto cambia: il
un luogo geografico, è anche un luogo dove Dio ci da un viso di Bernadette diventa teso, triste, preoccupato e so-
segno per svelarci il suo cuore ed il nostro cuore. È un prattutto compie gesti incomprensibili. Camminare sulle
posto dove Dio ci lascia un messaggio che non è diverso ginocchia fino in fondo alla Grotta. Baciare la terra, anco-
che quello del Vangelo. Dio viene a dirci che ci ama - ec- ra tutta sporca e disgustosa, di questa Grotta. Mangiare
delle erbe amare. Continua a pag. 11
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Raspare il suolo e, per tre volte, provare a bere acqua fan- penitenza, penitenza." Pregate per i peccatori "." Per
gosa, sorbirne un pò, poi sputarla. Prendere del fango tra le "penitenza", si intede conversione. Per la Chiesa, la conver-
mani e sfregarselo sulla faccia.Quindi, Bernadette osserva sione consiste, come il Cristo l’ha insegnata, nel rivolgere il
la folla allargando le sue braccia. Allora tutti dicono: "è proprio cuore verso Dio, verso i propri fratelli. "Pregate per
pazza". i peccatori". Pregare, fa entrare nello Spirito di Dio. Così
Molte volte, Bernadette ripeterà gli stessi gesti. Cosa signi- possiamo capire che il peccato non fa la felicità dell'uomo.
fica tutto questo? Nessuno ha capito nulla! Siamo proprio Il peccato è tutto ciò che si oppone a Dio.
nel cuore del "Messaggio di Lourdes". In occasione della tredicesima Apparizione, Maria si rivol-
Questi gesti sono, infatti, gesti biblici. Perché "la Signora" ge a Bernadette: "direte ai sacerdoti che si costruisca qui
gliel'ha chiesto. Bernadette diventa la immagine dell'Incar- una cappella e che ci si venga in processione". "Che si ven-
nazione, la Passione e la Morte del Cristo. Andare in ginoc- ga in processione" significa andare, in questa vita, sempre
chio fino al fondo della Grotta: è il gesto dell'Incarnazione, presso i nostri fratelli. "Che si costruisca una cappella".
dell'abbassamento di Dio che si fa uomo. Bernadette bacia A Lourdes, tante cappelle sono state costruite per accoglie-
la terra per significare che quest'abbassa- re la folla dei pellegrini. Ma, queste cappelle
mento è giustamente il gesto dell'amore di sono soltanto i segni di questa comunione
Dio per gli uomini. Mangiare le erbe ama- fondata sulla carità, alla quale tutti sono
re ricorda la tradizione ebrea che si trova chiamati. La cappella, è "la Chiesa" che
nel Vecchio Testamento. dobbiamo costruire, là dove siamo, nella
Quando gli ebrei volevano significare che nostra famiglia, sul nostro luogo di lavoro,
Dio aveva preso su di sè tutte le amarezze, nella nostra parrocchia, nella nostra diocesi.
tutti i peccati del mondo, uccidevano un Qualsiasi cristiano trascorre la sua vita co-
agnello, lo svuotavano, lo riempivano di struendo la Chiesa, vivendo in comunione
erbe amare e pronunciavano su lui la pre- con Dio e i suoi fratelli.
ghiera: "ecco l'Agnello di Dio che prende Il 25 marzo 1858, giorno della sedicesima
su di sé tutte le disgrazie, che toglie tutte Apparizione, Bernadette si reca alla Grotta
le amarezze, tutti i peccati del mondo". dove, per volere di don Peyramale, parroco
Questa preghiera è ripetuta nella messa. di Lourdes, chiede "alla Signora" di dire il
Imbrattare la figura: il profeta Isaia mostra suo nome. Per tre volte, Bernadette rivolge
il Messia, il Cristo, sotto le caratteristiche la domanda. Alla quarta richiesta, "la Signo-
del servo sofferente. "Perché portava su lui ra" le risponde in dialetto:
tutti i peccati degli uomini, il suo viso non "Que soy era Immaculada Counceptiou", "Io
aveva più figura umana." Era, precisa Isaia, come una pe- sono l'Immacolata Concezione". Bernadette non ha capito
cora condotta al macello e, sul suo passaggio, la gente ride- immediatamente il senso di questa parola. L'Immacolata
va di lui. Ecco, alla Grotta, Bernadette sfigurata dal fango, Concezione, così come lo insegna la Chiesa, è "Maria con-
e la folla che grida: "è diventata pazza". cepita senza peccato, grazie ai meriti della croce del Cri-
I gesti che Bernadette compie sono gesti di liberazione. La sto" (definizione del dogma promulgato nel 1854). Berna-
Grotta è liberata dalle sue erbe, dal suo fango. Ma perché dette si reca immediatamente dal signor parroco, per tra-
bisogna liberare questa Grotta? Perché nasconde un tesoro smettergli il nome "della Signora". Lui capirà che è la Ma-
immenso che occorre assolutamente aggiornare. Così, alla dre di Dio che appare alla Grotta di Massabielle. Più tardi,
nona Apparizione, "la Signora" chiederà a Bernadette di il vescovo di Tarbes, Mgr Laurence, la autentificherà.
andare a raschiare il suolo, in fondo a questa "Spelonca per La "firma" del messaggio avviene dopo 3 settimane di Ap-
i maiali", dicendole: "andate alla fonte, berrete e lavatevi". parizioni e 3 settimane di silenzio (dal 4 al 25 marzo). Il 25
Ed ecco che un po' d’acqua fangosa inizia a sgorgare, suffi- marzo è il giorno dell’Annunciazione, del "concepimento"
cientemente perché Bernadette possa berne. Ed ecco che di Gesù nel ventre di Maria. La Signora della Grotta dice
quest'acqua diventa, poco a poco, trasparente, pura, limpi- quale è la sua missione: Lei è la Madre di Gesù, tutto il suo
da. essere è quello di concepire il Figlio di Dio, Lei è tutta per
Con questi gesti, ci è rivelato il mistero stesso del cuore del lui. Per questo, è Immacolata, abitata da Dio. Così, la Chie-
Cristo: " Un soldato, con la sua lancia, trapasserà il cuore e, sa e tutti i cristiani devono lasciarsi abitare da Dio per di-
immediatamente, scaturisce sangue e acqua". Ma anche le ventare immacolati, radicalmente perdonati ed in modo da
profondità del mistero del cuore dell'uomo, creato a imma- essere, anche loro, testimoni di Dio. Sarà la vocazione di
gine e somiglianza di Dio: "l'acqua che ti darò, diventerà in Bernadette.
te sorgente di vita eterna". Il cuore dell'uomo, ferito dal Il 7 aprile, durante l’Apparizione, la fiamma della candela
peccato, è significato dalle erbe e dal fango. Ma in fondo a passerà tra le sue dita senza bruciarla: diventa trasparente di
questo cuore, c'è la vita stessa di Dio, significata dalla fon- luce, può, lei pure, comunicare la luce di Dio. Maria ci dice
te. che è ciò che dobbiamo diventare. Il giorno della sua Prima
Chiedono a Bernadette : "la Signora ti ha detto qualcosa ?" Comunione (3 giugno 1858), Bernadette prolunga quest'e-
E lei risponde: " Sì, di tanto in tanto diceva: "Penitenza, sperienza unendosi al dono di Dio.
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Un mese sulla Cordillera: impressioni dal Perù


Nel mese di novembre dell’anno appena trascorso ho avuto l’opportunità di trascorrere un mese nella zona centro-
settentrionale del Perù, presso l’Ospedale “Mama Ashu” di Chacas, che è un pueblo, un paese, di circa 2000 abitan-
ti posto ad un’altezza di 3500 m sulla Cordillera Blanca, a circa 500 Km da Lima.
Fino alla prima metà degli anni ’80 a Chacas c’era un Centro di Salute pubblico di piccole dimensioni, poco adatto
alle esigenze della popolazione. Per la povera gente della montagna, per lo più contadini (i campesinos) raggiunge-
re centri sanitari più grandi era difficile e in caso di malattie gravi molti malati morivano durante il lungo tragitto.
E’ stato per questo motivo che verso il 1985 Padre Ugo de Censi, il sacerdote salesiano fondatore della Operazione
Mato Grosso, ha proposto in questo paese la costruzione di un piccolo Ospedale dove la gente della zona potesse
ricevere le prime cure adeguate per le patologie che in queste regioni sono più frequenti. L’Ospedale è stato inau-
gurato nel 1994 ed è diventato un riferimento sanitario per questa zona di montagna; attualmente copre un bacino
d’utenza vasto centinaia di chilometri quadrati e di circa 40000 persone. La presenza di questo Ospedale è impor-
tante non solo perché rappresenta un presidio sanitario valido in una zona isolata di montagna, ma anche perché qui
vengono fornite cure mediche di buon livello al di fuori della logica della “sanità a pagamento”. In Perù infatti le
cure mediche sono a carico dell’assistito e attualmente si sta molto diffondendo il modello delle assicurazioni sani-
tarie (penso che Michael Moore avrebbe potuto girare il suo “Sicko” anche in questo Paese). L’Ospedale Mama
Ashu di Chacas ha stipulato un accordo con il MINSA, il Ministero della Salute peruviano e fornisce cure mediche
facendo pagare a tutti gli assistiti senza mezzi di sussistenza o senza assicurazione sanitaria un prezzo simbolico
per i medicinali e per il
ricovero ospedaliero, una
cifra che anche i più pove-
ri campesinos possono
permettersi. Non è raro
che la povera gente
“paghi” la visita col mais
o i prodotti dei loro piccoli
appezzamenti di terra.
Potrei raccontare tante
cose riferite a questo mese
intenso che ho vissuto in
una realtà così lontana da
quella ordinaria a cui sono
abituato. Le difficoltà ne-
gli spostamenti, i trasferi-
menti sanitari fatti su fuo-
ristrada, percorrendo per
centinaia di chilometri le
mulattiere che si arrampi-
cano sulle maestose mon-
tagne della cordillera, la
gioia e l’impegno di vive-
re in una comunità viva,
anche dal punto di vista religioso, l’impegno che ho dovuto mettere per acquisire qualche competenza in più su te-
matiche non certo familiari, la vita essenziale, priva di tanti comfort (ma ne abbiamo davvero bisogno?), il modo
diverso di vivere la professione di medico: lontano da false esigenze o false aspettative, lontano a volte per buon
senso a volte per necessità, da diagnostici voli pindarici o da aridi accanimenti terapeutici, ho cercato di vivere una
medicina più attenta al malato che alla patologia e che vede la morte non come la sconfitta della pseudo-
onnipotenza umana e tecnica ma come una inevitabile compagna di viaggio, a volte inattesa, a volte ineluttabile o
rifiutata, a volte anche sperata, ma che mai si può far finta che non ci sia. La mancanza di grandi potenzialità dia-
gnostiche e terapeutiche apre d’altra parte all’umiltà, ad un atteggiamento più modesto, ad una sana consapevolezza
dei propri limiti. Non sono un artefice, un demiurgo, un onnipotente Doktor Faust, sono un piccolo strumento che
ha la grazia di essere usato per dare se possibile un po’ di sollievo e di speranza. Questa mia esperienza nuova l’ho
vissuta insieme a persone buone, capaci, creative, solidali, con le quali mi sono sentito accolto e apprezzato per
quello che potevo dare. Continua a pag. 13
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Ho lavorato per persone sfiorate dalla


povertà materiale o, più spesso, in essa
immerse, vivendo a contatto con loro,
visitando quando possibile le loro po-
vere case durante le consulenze, respi-
rando gli odori a volte certo non grade-
voli della scarsa igiene, della sporcizia.
Ma proprio in queste situazioni, al di là
della povertà che spesso si notava, ho
potuto guardare negli occhi queste per-
sone e, superando coi gesti i miei osta-
coli linguistici, cercare di entrare in
relazione con loro e coglierne la rico-
noscenza, le vergogne, la dignità, la
fierezza, i bisogni, la curiosità. Ho col-
to in questa realtà povera ma spesso
dignitosa gli sguardi vivaci e curiosi
dei bambini, quelli profondi, a volte
ciechi degli anziani, lo sguardo delle
mamme, dei padri; nessuna macchina
fotografica potrà mai rendere la forza dei tanti sguardi che ho incrociato, anche perché credo che gli sguardi della
vita vissuta si possano cogliere solo incrociandoli, solo fissando gli occhi in altri occhi; questo rimane e questo mi
porto dentro.
Alla fine di questo
articolo vorrei poi
ricordare due perso-
ne che fra quelle
montagne hanno
lasciato la vita, due
martiri, proprio nel
senso di “testimoni”
di un’ideale fino
alle estreme conse-
guenze: Giulio Roc-
ca, un giovane vo-
lontario dell’OMG
assassinato nel 1992
dai terroristi del
“Sendero Lumino-
so” e Padre Danie-
le, un bravo sacer-
dote salesiano ucci-
so nel 1997, a 35
anni, fra la gente a
cui aveva votato la
sua vita. Ho potuto
leggere i loro scritti,
meditare sulle loro
idee e sul loro sacrificio; la loro testimonianza, insieme a quella delle tante persone che ho incontrato fra le monta-
gne del Perù, è stata per me un grande motivo di riflessione, qualcosa che mi ha lasciato una sana inquietudine,
l’inquietudine di non sentirmi a posto, di sentire quanta forza ci vuole per fare certe scelte e perseverare in esse. E’
inutile cercare questa forza in noi stessi, ce ne vuole talmente tanta che è meglio ammettere la nostra debolezza e
implorarla dal Signore, per arrivare a “fare come se tutto dipendesse da noi e sperare come se tutto dipendesse da
Dio”.

Francesco Burberi
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

PIETRALBA:
UN’OASI DI PREGHIERA
Una grigia mattina d’Agosto percorrendo una stretta strada nei boschi della Val di Fiemme, s’intuiscono le vette del Ca-
tinaccio, del Latimar e della Marmolada. Poco dopo una curva, a 1520 mt d’altezza, si staglia in lontananza, nascosto da
una fitta nebbia un imponente edificio, il “Santuario di Pietralba”. Ti accorgi subito che questo è un luogo fuori del co-
mune, carismatico, mistico, di silenzio, dove tutto è colmo di preghiera. Si respira la stessa aria che circa 500 anni fa,
Leonardo Weißensteiner ha respirato, quando la Vergine Maria gli apparve. Era un contadino molto devoto e malato e
come tutti noi, quando abbiamo qualche problema, aveva pregato la Madonna perché lo guarisse. Straordinariamente Lei
esaudì questo suo desiderio chiedendo in cambio la costruzione di una cappella dove il rintocco di una campana avrebbe
fatto raccogliere in preghiera chi la sentiva. L’uomo fu felice di accettare. Umanamente, come facciamo molte volte an-
che noi, quando fu guarito, si dimenticò della promessa fatta. Dopo un po’ di tempo Leonardo si ammalò nuovamente e
nella foresta la Madonna gli apparve ancora e lo rimproverò perché non aveva mantenuto la promessa. Questa volta il
contadino appena tornato a casa lasciò tutto il lavoro ai figli e si dedicò alla costruzione e al mantenimento della piccola
cappella. Lavorando alle fondamenta trovò una statua della Madonna Addolorata che teneva sulle ginocchia il figlio de-
posto dalla croce, ”la statuetta della Pietà”. Più probabilmente fu trovata su di un albero. Spesso, infatti, i contadini della
zona mettevano statue di Santi o della Madonna sulle piante per avere protezione.
Nei boschi circostanti salendo per un sentiero si raggiunge il luogo dove apparve la Vergine Maria.
Pietralba è uno dei più importanti centri religiosi di tutto l’Alto Adige. Albino Luciani (Giovanni Paolo I), quando era
ancora Cardinale, per raccogliersi in preghiera era solito passarvi le vacanze estive. Pure il suo successore Giovanni Pao-
lo II fece un pellegrinaggio a Pietralba. Le S. Messe sono dette in varie lingue per fare in modo che tutti i pellegrini pos-
sano partecipare.
Entrando si nota subito la spiritualità del luogo, infatti, circa 4000 ex voto sistemati nei corridoi del 1853 antistanti la
chiesa, ci fanno capire quanta devozione è presente in questo Santuario. Ci sono foto di bambini e adulti che hanno chie-
sto o ricevuto una grazia. Dal 1953 è concessa ai pellegrini l’indulgenza plenaria. Entrati in chiesa, viene spontaneo di
raccogliersi in preghiera. Rivolgere lo sguardo verso la statua della Pietà e pregare Maria. Superata la chiesa si trova la
cappella di S. Pellegrino Laziosi, che è il protettore dei malati di tumore. Oltre questa cappella ci sono i confessionali,
dove i sacerdoti, appartenenti all’ordine dei Servi Di Maria, confessano i fedeli in varie lingue.
La presenza dell’arte barocca completa il senso di preghiera e raccoglimento. Il tempo passa veloce e dopo la S.Messa
usciamo da questo sacro luogo e siamo “benedetti” da una pioggia battente. Un’ultima occhiata al Santuario e colmi di
gioia di nuovo c’immergiamo nella nebbia.
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

L’Angolo dei Giochi


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ORIZZONTALI: VERTICALI:
1. La si fa in 4 elementare 1. Quella di Cristo è stata oggetto di un film recente
13. Tipo di succo 2. Rupe senza pari
16. Gli inviati speciali di Gesù 3. L’ego oggi…
17. Uno tedesco 4. Marca di sigarette famosa
18. Livorno 5. Particolare isola presente nel Pacifico
19. Osmio 6. Si dicono tali i documenti di un concilio
20. Non è off 7. Al centro del polo
21. Piccola macchia sulla pelle 8. Cantante italiano famoso
22. Epoche 9. Lo è un nuovo dottore
24. Prete senza uguali 10. Due romano
25. Fu trovato vuoto 11. Carico, dovere.
29.Lusso per i mussulmani 12. Mendicati
30. Lire senza seconda 14. Scattare
31. A volte sono utopie 15. Libro della Bibbia ebraica
32. Richiamato 23. Presa senza estremi
35. Svuota i cassonetti alle Sieci 24. Tavoletta in russo
36. Pari in Foligno 26. Inventò la lampadina
37.Ampolle per olio e aceto 27. Coloro che fanno penitenza
38. Sigla romana 28. Pari in poca
39. Vinsi…senza testa 29. Arezzo
40. Chiudono le bottiglie 33. Iridio
43. Unione Europea 34. L’oro nero
44. Beoti senza capo 41. Le prime due vocali
46. Luogo in cui si compie la Messa 42. Agnostico
49. Associazione nazionale infermieri in endocrinologia 45. Ente per le assicurazioni sul lavoro
51. Il cuore del tenente 47. Nomignolo per Leonardo
52. Lo commette il ladro 48. Vi si viaggia a Firenze
53. Litigano con i cani 50. Lo seguono le leggi
56. C’è quella di calcio, di pallavolo, di nuoto… 54. Pile che non hanno consonanti
58. A testa…in Francia 55. Pace..latina
59. Rancore 57. Zolle senza uguali
61. Alla fine dei carciofi 60. Sofà privo di parità
62. Assemblare 62. Il vecchio DO
64. Telefilm molto famoso 63. Boxe al centro
65. 4 x 2
66. Non più in carica Elena e Filippo
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Vita in parrocchia Anno IX — Numero 3

Venerdì 7 marzo Ore 18.30 Via Crucis in parrocchia per i ragazzi delle Medie
Ore 21.00 Stazione Quaresimale nella nostra parrocchia.
Domenica 9 marzo Ore 11.00 Via Crucis in parrocchia per i ragazzi delle Elementari
Venerdì 14 marzo Ore 21.00 Via Crucis dei giovani della Diocesi di Firenze con il Vescovo da Piazza Duomo a Piazza Santa
Croce a Firenze.

Nei giorni 13 – 14 – 15 marzo, dalle ore 9.00 alle ore 23.00 la nostra parrocchia celebra le Quarantore. Tre giorni in cui
la chiesa sarà aperta e dove sarà esposto il Santissimo Sacramento. Siamo tutti invitati a partecipare in silenziosa pre-
ghiera nei momenti liberi della nostra giornata.
Domenica 16 marzo Domenica delle Palme e della Passione di Gesù
SS. Messe ore 8.00 – 10.00 – 11.30
Ore 9.30 Benedizione delle Palme e processione da Piazza Albizi alla Chiesa
L'ulivo verrà benedetto a tutte le Sante Messe

CONFESSIONI COMUNITARIE IN PREPARAZIONE ALLA SETTIMANA SANTA


Venerdì 14 marzo dalle 18.30 alle 19.30 Confessioni per i ragazzi delle Medie
Sabato 15 marzo dalle 14.00 alle 15.00 Confessioni per i bambini di 4 elementare
dalle 15.00 alle 16.00 Confessioni per i bambini di 5 elementare
Lunedì 17 marzo Ore 21.00 Confessione comunitaria per gli adulti

CONFESSIONI COMUNITARIE NELLE ALTRE PARROCCHIE DEL VICARIATO


Mercoledì 12 marzo Ore 21.00 Confessione comunitaria a S. Michele Arcangelo a Pontassieve
Giovedì 13 marzo Ore 21.00 Confessione comunitaria a Compiobbi
Martedì 18 marzo Ore 21.00 Confessione comunitaria a S. Giovanni Gualberto a Villini

LITURGIA DELLA SETTIMANA SANTA


Giovedì 20 marzo Giovedì Santo
Ore 9.30 S. Messa Crismale in Cattedrale
Ore 18.30 S. Messa in Parrocchia in Coena Domini con Lavanda dei Piedi e reposizione del SS. Sacramento
Ore 21.15 Ora di Adorazione Eucaristica
Per i giovani: come l'anno scorso al termine della S. Messa andiamo a fare il giro delle sette chiese ovvero a
rendere omaggio a Gesù presente in ogni Tabernacolo nelle chiese del nostro vicariato. Cena a sacco.
Il giro terminerà con la preghiera al Santissimo nella nostra parrocchia.

Venerdì 21 marzo Venerdì Santo (Giorno di digiuno) S. Comunione ai Malati


Ore 9.00 Ufficio delle Letture
Ore 18.00 Liturgia della Croce
Ore 21.15 Via Crucis - via dello Stracchino, Ritrovo al Tabernacolo e conclusione alla Chiesa della Villa di
Remole

Sabato 22 marzo Sabato Santo


Ore 9.00 Ufficio delle Letture
Ore 16.00 S. Messa a Villa Laura
Non verrà celebrata la S. Messa prefestiva delle ore 18.00
Ore 23.00 Veglia Solenne e S. Messa di Risurrezione

Domenica 23 marzo Pasqua di Risurrezione


SS. Messe ore 8.00 – 10.00 – 11.30 Alle ore 11.30 Verrà celebrato il Sacramento del Battesimo

Lunedì 24 marzo Lunedì dell'Angelo S. Messa sollo alle ore 10.00

APPUNTAMENTI
Sabato 15 marzo Ore 16.00 Incontro mensile per i giovani e gli adulti di Azione Cattolica. L'incontro è comunque aperto a tutti.
Mercoledì 26 marzo Ore 21.00 Incontro Vicariale degli educatori dei gruppi del dopo Cresima
Sabato 29 marzo Ore 10.00 Incontro dei rappresentanti dei Catechisti del Vicariato
Domenica 30 marzo Ore 17.30 Terzo incontro di Catechesi per Adulti e Famiglie sulla Lettera di S. Paolo ai Romani. Seguirà cena
Domenica 6 aprile Durante le SS. Messe si voterà per il rinnovo del Consiglio Pastorale Parrocchiale.
IN REDAZIONE: Alessio Lenti - Massimiliano Santi - Elisabetta Guerri - Francesco Burberi
Lorenzo Franconi - Serena Biancalani - Filippo Frenos - Letizia Materassi - Elena Braccini - Andrea Undri
Imprimatur, stampa e responsabilità Ente Parrocchia San Giovanni Battista a Remole Sieci—Uso esclusivamente interno