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Consiglio di Stato, decisione numero 1007 del 20 febbraio 2002 in tema di esecuzione di di un accordo

di programma avente ad oggetto la Riorganizzazione della mobilit ed il miglioramento dellaccessibilit


ai servizi di trasporto pubblico.

***
R E P U B B L I C A I T A L I A N A
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta) ha pronunciato la seguente
D E C I S I O N E
sui ricorsi in appello nn. 7828 e 7829 del 2001 proposti A) quanto al primo, dalla Provincia di Rimini, in
persona del Presidente pro tempore, e dal Comune di Rimini, in persona del Sindaco pro tempore, tutti
rappresentati e difesi dallAvv. Giancarlo Mengoli ed inoltre dallavv. Isabella Magnani per la Provincia di
Rimini e dallAvv. Maria Assunta Fontemaggi per il Comune di Rimini, ed elettivamente domiciliati in
Roma, Via Bocca di Leone, n. 78 (presso lavv. Giuliano Berruti);
c o n t r o
***, non costituiti in giudizio;
e nei confronti
- della Regione Emilia Romagna, in persona del presidente pro tempore della Giunta regionale,
rappresentata e difesa dagli Avv.ti Stefano Baccolini, Francesco Rizzo e Andrea Manzi e presso lo
studio di questultimo elettivamente domiciliata in Roma, Via Confalonieri, n. 5;
e dalla TRAM Agenzia Trasporti Riuniti Area Metropolitana in Rimini, in persona del legale
rappresentante pro tempore, non costituita in giudizio;
B) quanto al secondo, dalla T.R.A.M. Agenzia Trasporti Riuniti Area Metropolitana Consorzio di Enti
locali, in persona del legale rappresentante pro-tempore, rappresentata e difesa dallavv.to Leonardo
Bernardini ed elettivamente domiciliata in Roma, Via Ippolito Nievo, n. 61 (presso lavv.to Perrella);
contro
***, non costituiti in giudizio;
la Provincia di Rimini, non costituita in giudizio;
il Comune di Rimini, non costituito in giudizio;
il Comune di Riccione, non costituito in giudizio;
La Regione Emilia Romagna, in persona del Presidente pro tempore della Giunta regionale,
rappresentata e difesa dagli avv.ti Stefano Baccolini, Francesco Rizzo ed Andrea Manzi, ed
elettivamente domiciliata presso lo studio di questultimo in Roma, Via Confalonieri, n. 5;
per lannullamento
della sentenza del T.A.R. dellEmilia Romagna (Sez. I), 19 aprile 2001, n. 345, resa inter partes.
Visto il ricorso con i relativi allegati;
Visti gli atti di costituzione in giudizio, integrati da una memoria, della Regione Emilia Romagna,
Visti gli atti tutti delle cause;
Relatore, alla pubblica udienza del 20 novembre 2001, il Consigliere Domenico La Medica, uditi, altres,
gli avvocati Mengoli, Baccolini, Manzi, e Bernardini;
Ritenuto e considerato in fatto e in diritto quanto segue:
FATTO
1) La Provincia di Rimini ed il Comune di Rimini impugnano la sentenza del T.A.R. dellEmilia Romagna
(sez. I) 19 aprile 2001, n. 345, con la quale stato accolto il ricorso dei signori **** e altri indicati in
epigrafe per lannullamento del progetto Trasporto Rapido Costiero (TRC) tratta Rimini FS-Riccione
FS di cui allAccordo di programma tra la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di Rimini, il Comune di
Rimini, il Comune di Riccione e il Consorzio TRAM, sottoscritto l8 maggio 1998, e del successivo
Accordo di programma sottoscritto dagli stessi enti in data 18 dicembre 1998, nonch degli avvisi del
Direttore generale TRAM, con i quali stata data comunicazione del deposito degli atti relativi al
procedimento espropriativo riguardante le aree interessate dal menzionato progetto TRC.
Gli appellanti eccepiscono, anzitutto, linammissibilit del ricorso di primo grado, per tardivit delle
impugnazioni, essendo stati gli accordi di programma e gli atti di ratifca, nonch il P.R.G. di Rimini ed il
Piano territoriale della Provincia a suo tempo pubblicati nel B.U.R. da oltre sessanta giorni ed esposti
negli atti dei Comuni nelle forme di legge.
Gli appellanti eccepiscono, altres, in via pregiudiziale, linammissibilit dei motivi 1 e 2 del ricorso di
primo grado ed osservano che, secondo il T.A.R, risulterebbe violato il disposto dellart. 14 della l. reg.
n. 6 del 1995, nellinterpretazione autentica efettuata dalla l.r. n. 19 del 1998, a norma del quale
lapprovazione degli accordi di programma deve avvenire con i contenuti propri dei piani attuativi del
P.R.G.; ma nel ricorso il richiamo al menzionato art. 14 viene efettuato senza lindicazione del come e
perch lo stesso articolo sarebbe stato leso, per cui il motivo dimpugnazione era inammissibile per
genericit.
Inoltre, il richiamo al predetto articolo, come ampliato dallinterpretazione autentica di cui allart. 11 della
menzionata l. reg. n. 19 del 1998 costituisce motivo nuovo dedotto nella memoria per ludienza di
merito.
Ancora in via pregiudiziale, gli appellanti eccepiscono che il ricorso di primo grado inammissibile in
quanto non stato notifcato ad alcun controinteressato e segnatamente al C.I.P.E. che ha fnanziato in
parte lintervento in argomento.
Nel merito, sostengono gli appellanti che il primo motivo di ricorso si limita ad afermare la violazione
del disposto dellart. 7 della l. n. 241 del 1990; stata, invece, data ampia pubblicit al procedimento,
dapprima con la notifca di massa ai sensi dellart. 8, comma 3, della l. 241 del 1990, e poi con le
formalit previste dallart. 14 della l. reg. n. 6 del 1995, che richiama lapplicazione del disposto dellart.
21 della l. reg. n. 4 del 1978, relativa ai piani attuativi.
Per quanto riguarda il contenuto della interpretazione autentica dellart. 14 della l. reg. n. 6 del 1995, da
parte dellart. 11 della l. reg. n. 19 del 1998, osservano gli appellanti che il comma 2 di tale art. 11
stabilisce che gli accordi di programma in variante agli strumenti urbanistici e i programmi integrati di
intervento devono avere i contenuti propri dei piani attuativi del P.R.G..
Ma il predetto art. 11, nonostante sia qualifcato come norma di interpretazione autentica, in realt
una norma innovativa che, quindi, non pu toccare atti gi compiuti e, comunque, non pu applicarsi
agli atti ed ai procedimenti gi conclusi.
Comunque, la carenza di contenuto non sussiste, in quanto stato osservato il disposto dellart. 21
della l. reg. n. 47 del 1978, con il deposito dello schema di massima e della relazione generale del
piano particolareggiato.
Fanno, altres, presente gli appellanti che la sentenza appellata dichiara che non sussiste linteresse dei
ricorrenti allimpugnazione degli accordi di programma, per quanto riguarda gli efetti urbanistici degli
stessi.
Peraltro, il dispositivo della medesima sentenza, accogliendo il ricorso senza alcuna riserva, appare
aver annullato gli atti impugnati in toto e per tutti i loro efetti, mostrando una contraddittoriet tra
motivazione e dispositivo che costituisce vizio della sentenza appellata, quanto meno per perplessit,
visto che il dispositivo deve essere conseguenza logica della motivazione.
Gli appellanti contestano, poi, il fondamento degli altri motivi di ricorso non esaminati dal Giudice di
primo grado, in quanto dichiarati assorbiti e concludono per lannullamento dellimpugnata sentenza; in
via subordinata chiedono che, in riforma della stessa sentenza, gli efetti dellannullamento disposto dal
T.A.R. siano limitati alla sola dichiarazione di pubblica utilit, facendo salvi gli efetti di variante degli
strumenti urbanistici discendenti dagli accordi di programma.
II) Avverso la predetta sentenza del T.A.R. Emilia Romagna n. 345 del 2001 propone ricorso in appello
anche T.R.A.M. Agenzia-Trasporti riuniti area metropolitana-Consorzio di enti locali, formulando i
seguenti motivi:
1. Improcedibilit del ricorso di primo grado per omessa notifca al controinteressato C.I.P.E. che ha
disposto lapprovazione dellopera pubblica di cui causa e il fnanziamento dellintervento.
2. Violazione dellart. 112 c.p.c. e difetto di motivazione, in quanto il T.A.R. ha ampliato il motivo di
impugnazione proposto dai ricorrenti ed attinente solo alla pretesa mancata comunicazione individuale,
in quello attinente alla qualit o formalit ritenuta insufciente della pubblicazione degli atti in sede di
pubblicazione di massa.
3. Pretesa inidoneit della eseguita comunicazione di massa ad assolvere le funzioni di comunicazione
di avvio del procedimento ex l. n. 241 del 1990, per pretesa violazione della formalit di cui allart. 14, l.
reg. n. 6 del 1995.
Sostiene lappellante che ad avviso del T.A.R. la cos detta comunicazioni di massa stata efettuata
con modalit e contenuti diversi da quelli previsti dalla specifca disciplina del procedimento di cui si
tratta (art. 14, l. reg. n. 6 del 1995); il T.A.R., per, non precisa sotto quale proflo la documentazione
esibita era insufciente, n ha disposto alcuna istruttoria a verifca del proprio assunto che pretende di
comprovare dalle risultanze della discussione orale svoltasi in camera di consiglio.
4. In merito alla asserita mancata osservanza delle prescrizioni imposte dallart. 14, l. reg. n. 6 del 1995
nella interpretazione autentica introdotta dallart. 11 della l. reg. n. 19 del 1998, osserva lappellante che
ai, sensi dellart. 11, comma 2, gli accordi di programma in variante agli strumenti urbanistici .....
devono avere contenuti propri dei piani attuativi del P.R.G., peraltro la locuzione contenuti non
consente di identifcare la documentazione necessaria, perch non fa riferimento ad una elencazione
tassativa dei documenti previsti per i piani attuativi.
Perci, il deposito efettuato dallAmministrazione dello schema di massima e della relazione generale
del piano particolareggiato si deve ritenere sufciente ad assolvere lobbligo di legge.
5. Contraddittoriet e difetto di motivazione in ordine al disposto annullamento degli efetti di variante
urbanistica-tardivit del ricorso relativamente alla contestazione della variante-contraddittoriet della
sentenza tra parte motiva e parte dispositiva.
In particolare, sostiene lappellante che laccordo di programma, che ha perfezionato la procedura di
variante degli strumenti urbanistici con linserimento del tracciato del T.R.C., stato approvato con
decreto del Presidente della Provincia pubblicato nel B.U.R. dellEmilia Romagna n. 80 del 17 giugno
1998, ma il ricorso avverso quella variante urbanistica non stato proposto nei successivi sessanta
giorni.
6. In merito alle censure dichiarate assorbite nellimpugnata sentenza, lappellante contesta
difusamente il loro fondamento.
Lappellante T.R.A.M. ha, quindi, concluso nei medesimi termini formulati nel predetto appello della
Provincia di Rimini e del Comune di Rimini.
III) La Regione Emilia Romagna, costituitasi in ambedue i menzionati appelli, ha sostanzialmente
riprodotto le censure ed eccezioni formulate nei medesimi appelli.
Tra laltro, ha dedotto che il ricorso di primo grado era irricevibile, in quanto stato proposto
tardivamente avverso il provvedimento concretamente lesivo costituito dalla delibera del consiglio
comunale di Riccione n. 75 del 27 maggio 1998.
IV) Dopo la trattazione orale svoltasi alludienza del 20 novembre 2001, l cause sono state poste in
decisione.
Ai sensi dellart. 4, comma 6, della l. 21 luglio 2000, n. 205, il dispositivo della decisione stato
pubblicato mediante deposito in Segreteria.
DIRITTO
1. Gli appelli in epigrafe vanno riuniti, ai fni di ununica decisione, in quanto sono rivolti avverso la
medesima sentenza.
2. Anzitutto deve essere esaminata leccezione di inammissibilit del ricorso di primo grado, per la
mancata notifca al Comitato interministeriale per la programmazione economica (C.I.P.E.) che ha
disposto lapprovazione dellopera pubblica di cui causa e il fnanziamento dellintervento con un
concorso pari alla met della spesa prevista; in proposito sostengono gli appellanti e linterveniente
Regione che o si tratta di autorit che ha approvato gli atti impugnati, o si tratta di controinteressato, il
ricorso doveva essere notifcato a tale soggetto che, quanto meno nel secondo caso, ha interesse
allattuazione delle opere e, quindi, alla validit degli atti impugnati.
Leccezione infondata sotto ambedue i profli dedotti.
Il C.I.P.E. certamente non si confgura come autorit emanante, in quanto gli atti e provvedimenti di cui
causa non provengono dal suddetto Comitato.
Ma il C.I.P.E. non pu considerarsi nemmeno soggetto controinteressato.
La qualit di controinteressato, invero, deve essere individuata con riferimento alla titolarit di un
interesse analogo e contrario a quello che legittima la proposizione del ricorso (cos detto elemento
sostanziale) e in relazione alla circostanza che il provvedimento impugnato riguardi nominativamente
un soggetto determinato, esplicitamente menzionato o comunque agevolmente individuabile dal
provvedimento (cos detto elemento formale) il quale abbia un interesse giuridicamente qualifcato alla
conservazione del medesimo provvedimento (Cons. Stato, ad. pl., 21 giugno 1996, n. 9; sez. IV, 11
luglio 2001, n. 3895 e 6 aprile 2000, n. 1982; sez. VI, 12 gennaio 2000, n. 189; Cons. giust. amm. Reg.
sic., 7 aprile 1999, n. 143).
Il C.I.P.E. soggetto estraneo alloggetto dei provvedimenti in questione e la sua posizione giuridica
non fa parte dalla materia del contendere; n riveste alcun interesse alla conservazione dei suddetti
provvedimenti, in quanto la sua funzione si esaurisce nel parziale fnanziamento dellopera, sicch per il
medesimo Comitato indiferente che lopera si concluda con le modalit previste o con altre diverse.
Correttamente, quindi, il ricorso di primo grado non stato notifcato al C.I.P.E.
3. Gli appelli nel merito sono fondati.
In punto di fatto, occorre ricordare che la Regione Emilia-Romagna, il Circondario di Rimini, il Comune
di Rimini, il Comune di Riccione e lAgenzia consorziale TRAM in data 19 dicembre 1994
sottoscrivevano lAccordo di programma (successivamente approvato con decreto del Presidente della
Giunta regionale 16 maggio1995, n. 408) avente ad oggetto la Riorganizzazione della mobilit ed il
miglioramento dellaccessibilit ai servizi di trasporto pubblico.
In esecuzione degli impegni assunti con tale Accordo, la Regione Emilia-Romagna, la Provincia di
Rimini (subentrata in tutti gli efetti al Circondario di Rimini, in seguito della soppressione di questo), il
Comune di Rimini, il Comune di Riccione e lAgenzia consorziale TRAM avviavano la procedura, ai
sensi dellart. 27, comma 4, della l. n. 142 del 1990, per la riorganizzazione della mobilit ed il
miglioramento dellaccessibilit ai servizi di trasporto pubblico; in data 13 ottobre 1997 veniva, quindi,
sottoscritto tra i suddetti enti un secondo Accordo di programma e servizio 1997/2000 per la
riorganizzazione della mobilit, il miglioramento dellaccesso alle aree urbane e lerogazione dei servizi
di trasporto pubblico locale.
Successivamente, in data 21 novembre 1997 veniva convocata, ai sensi dellart. 14, comma 2, della l.
reg. 30 gennaio 1995, n. 6, la Conferenza preliminare tra i rappresentanti di tutte le amministrazioni
interessate; costoro, in tale sede, manifestarono ladesione e disponibilit a sottoscrivere laccordo di
programma di cui al progetto allegato, comprendente gli elaborati dellopera e la documentazione
grafca atta ad individuare gli ambiti territoriali interessati dallintervento.
I medesimi atti venivano, quindi, depositati presso il Comune di Rimini e quello di Riccione, rimanendo
esposti in libera visione per il pubblico per trenta giorni consecutivi; del relativo deposito veniva dato
avviso mediante pubblicazione nella stampa locale e nel Bollettino ufciale della Regione, con
contestuale fssazione dei termini per la presentazione da parte dei soggetti interessati di eventuali
osservazioni ed opposizioni.
Conseguiti i pareri favorevoli rispettivamente del Servizio provinciale di difesa del suolo, dellA.U.S.L. e
del Comitato consultivo provinciale in materia urbanistica, in data 8 maggio 1998 venne sottoscritto un
terzo Accordo di programma per lattuazione del I stralcio funzionale del TRC, tratta Rimini FS-
Riccione FS, con efetti di variante agli strumenti urbanistici dei Comuni di Rimini e Riccione; in data 18
dicembre 1998, gli enti interessati hanno sottoscritto un quarto Accordo di programma e di servizio per
listituzione del servizio pubblico del T.R.C. da afdarsi alla T.R.A.M., con lobbligo per questultima di
realizzare lopera promuovendo anche le procedure espropriative necessarie ad acquisire le aree a tal
fne occorrenti.
Ai proprietari di queste aree stato successivamente notifcato lavviso di cui allart. 10 della l. 22
ottobre 1971, n. 865, con la precisazione che con quellatto veniva assolto anche lonere della
comunicazione ex artt. 7 ed 8 della l. 7 agosto 1990, n. 241.
4. Limpugnata sentenza del T.A.R. riconosce che con lanzidetto deposito sono state adempiute le
formalit previste per consentire unutile partecipazione degli interessati al procedimento dichiarativo di
pubblica utilit, urgenza e indiferibilit dellopera (cos detta pubblicit di massa); osserva, tuttavia, che
le Amministrazioni non tengono conto di quanto statuito, in sede di interpretazione autentica dellart. 14
della l. reg. n. 6 del 1995, dallart. 11 della l. reg. 19 del 1998, secondo cui gli artt. 14, 20 e 21 della l. r.
n. 6/95 si interpretano nel senso che gli accordi di programma in variante agli strumenti urbanistici....
devono avere i contenuti propri dei piani attuativi del PRG.
Questa censura non era stata formulata nellatto introduttivo del giudizio, in quanto nel primo motivo di
ricorso era stata dedotta solo la mancata comunicazione individuale ai sensi dellart. 7 della l. 7 agosto
1990, n. 241; inoltre, lafermata insufcienza della documentazione depositata in sede di pubblicazione
di massima sfornita di qualsiasi precisazione sui documenti che sarebbero mancati, n, comunque, il
T.A.R. ha ritenuto di disporre unindagine istruttoria diretta a verifcare la conformit alla legge della
documentazione depositata, limitandosi a far riferimento alle risultanze della discussione orale svoltasi
in pubblica udienza.
Vero che il disposto dellart. 14 della citata l. reg. n. 6 del 1995 viene richiamato nel secondo motivo di
ricorso, ma il richiamo viene fatto solo per dedurre la mancata acquisizione dei pareri della
commissione edilizia dei comuni di Rimini e di Riccione.
Inoltre, tale motivo non stato esaminato, in quanto stato assorbito, per cui emerge che il T.A.R., in
violazione dellart. 112 c.p.c., si pronunciato su una doglianza non indicata nel ricorso.
5. Per quanto concerne in particolare la riferita norma di interpretazione autentica dellart. 14 della l.
reg. n. 6 del 1995, si deve rilevare che, nella specie, non vi era incertezza sul signifcato normativo del
precetto legislativo determinata da una pluralit di interpretazioni divergenti; perci, la medesima norma
non ha stabilito uninterpretazione autentica, ma, in efetti, ha introdotto una nuova disposizione che, per
il suo carattere, non pu trovare applicazione nei confronti di atti e dei procedimenti gi conclusi.
Poich lentrata in vigore della menzionata legge di interpretazione autentica avvenuta in data 3 luglio
1998, la medesima legge non pu, pertanto, trovare applicazione nei riguardi dellAccordo di
programma che stato approvato anteriormente con decreto del Presidente della Provincia di Rimini 27
maggio 1998, n. 21 (pubblicato nel B.U.R. n. 80 del 17 giugno 1998).
6. Si deve aggiungere che lart. 11 della citata l. reg. n. 19 del 1998 fa riferimento agli accordi di
programma e ai programmi integrati di carattere urbanistico comportanti modifcazioni agli strumenti
urbanistici locali; sono, quindi, esclusi i progetti rientranti nel disposto dellart. 1 della l. 3 febbraio 1978,
n. 1, che riguarda singole opere pubbliche, approvate sulla base di deliberazione comunale che pu
essere assunta anche mediante laccordo di programma.
Laccordo di programma non costituisce una forma di strumentazione urbanistica ma una forma di
procedimento che riduce o elimina i tempi della procedura, prevedendo che tutte le Amministrazioni
competenti in materia, invece di esaminare il progetto in sedi separate, si riuniscono ed esprimono una
decisione generale e contemporaneamente unitaria.
Perci, la menzionata norma di interpretazione autentica va intesa come riferentesi a quegli interventi di
dimensione urbanistica o di importanza rilevante e non alle singole opere pubbliche, come nella
specie.
Non dato, comunque, di ravvisare alcuna carenza di contenuto negli atti depositati
dallAmministrazione, in quanto stato osservato il disposto dellart. 21 della l. reg. n. 47 del 1978,
mediante la formazione e la messa a disposizione del pubblico dello schema di massima e della
relazione generale, assolvendo in tal modo allonere della comunicazione di massa prevista per gli atti
di questo tipo.
7. Si deve, quindi, afermare che la comunicazione di avvio del procedimento stata efettuata in modo
corretto mediante la comunicazione di massa ai sensi dellart. 8, comma 3, della l. 241 del 1990 e, poi,
mediante linvio di avviso personale, come quello che ha portato allimpugnazione da parte dei ricorrenti
in primo grado.
Non sussiste, perci, la dedotta violazione dellart. 7 della predetta legge, in quanto la relativa
disposizione non si applica ai procedimenti speciali o gi normati; poich il procedimento regolato in
modo specifco, non , quindi, applicabile il principio generale di comunicazione diretta, ma si pu far
ricorso a quello di comunicazione collettiva, risultante dalla pubblicazione degli atti (Cons. Stato, sez.
IV) 15 dicembre 2000, n. 6684).
Correttamente pertanto lAmministrazione si avvalsa della facolt concessa dallart. 8, comma 3, della
citata l. n. 241 del 1990, secondo il quale qualora per il numero dei destinatari, la comunicazione
personale non sia possibile o risulti particolarmente gravosa, lAmministrazione provvede a rendere noti
gli elementi di cui al comma 2 (cio, quelli essenziali alla comunicazione) mediante forme di pubblicit
idonee, di volta in volta stabilite dallAmministrazione medesima (Cons. Stato, sez. VI, 25 marzo 1999,
n. 330).
Invero, anteriormente alla formazione del progetto defnitivo, stata data ampia a multiforme pubblicit
al progetto preliminare, come dimostra il fatto che sono state presentate oltre cento osservazioni,
alcune delle quali sono state anche accolte; tale forma di pubblicit, quindi, non solo si dimostrata
valida, ma anche sostanzialmente efcace.
Daltra parte, la comunicazione di avvio del procedimento ha fnalit sostanziali e non meramente
formali, per cui tutte le volte in cui il soggetto interessato abbia conosciuto o abbia potuto conoscere
aliunde, senza diretta e personale comunicazione, un determinato atto o progetto, o sia stato in
condizione di conoscerlo, non si rende necessaria una specifca comunicazione di avvio del
procedimento (Cons. Stato, sez. IV, 13 luglio 1998, n. 1088; sez. V, 19 marzo 1996, n. 283; sez. VI, 9
agosto 1996, n. 1000). E non pu ragionevolmente porsi in dubbio lidoneit ed efcacia della pubblicit
attuata precedentemente allapprovazione del progetto esecutivo, specie ove di consideri il rilevante
numero delle osservazioni presentate dai privati interessati.
8. In base alle pregresse considerazioni, gli appelli devono essere accolti, restando assorbito lesame di
ogni altra questione; per lefetto, in riforma della sentenza impugnata, va respinto il ricorso di primo
grado.
Per quanto concerne le spese del doppio grado di giudizio, si ravvisano giusti motivi per disporne la
compensazione tra le parti.
P.Q.M.
Accoglie, previa loro riunione, gli appelli e, per lefetto, in riforma dellimpugnata sentenza, respinge il
ricorso di primo grado.
Compensa tra le parti le spese del doppio grado di giudizio.
Ordina che la presente decisione sia eseguita dallautorit amministrativa.
Cos deciso in Roma, nella camera di consiglio del 20 novembre 2001, dal Consiglio di Stato in sede
giurisdizionale Sezione Quarta con lintervento dei signori:
- Gaetano TROTTA Presidente
- Domenico LA MEDICA Consigliere, est.
- Costantino Salvatore Consigliere
- Anselmo DI NAPOLI Consigliere
- Cesare LAMBERTI Consigliere
LESTENSORE IL PRESIDENTE
IL SEGRETARIO
Pubblicata il 20.02.2002