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SEMINARIO INTERNAZIONALE
LA FAMIGLIA: una risorsa per superare la crisi
Palazzo San Callisto-18 settembre 2014
LA FAMIGLIA INCONTRA LA DISABILIT
Contributo del MOVIMENTO FEDE E LUCE ITALIA


perci a buon diritto stato detto
che le persone handicappate
sono testimoni privilegiati di umanit.
Possono insegnare a tutti
che cosa lamore che salva
e possono diventare annunciatrici di un mondo nuovo
non pi dominato dalla forza, dalla violenza, dallaggressivit,
ma dallamore, dalla solidariet, ,dallaccoglienza
Un mondo trasfigurato dalla luce di Cristo,
il figlio di Dio per noi uomini incarnato crocifisso e risorto
Giovanni Paolo II
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LA FAMIGLIA e Il dono della vulnerabilit

Lattenzione che a FEDE E LUCE si ha per la persona disabile cosa diversa dalla
ricorrente ricerca di efficienza, concorrenza di servizi, sollecitata spesso dalle stesse
associazione di persone disabili.
La persona disabile incarna a Fede e Luce una vera sfida per le famiglie e per gli amici
che si affiancano al ragazzo disabile, ai suoi genitori e ai suoi fratelli.
Infatti, da oggetto di cure assistenziali il figlio disabile suggerisce spunti di verit sui
rapporti umani, nel contesto sociale che viviamo, fino a suggerire e a fare intravedere
un radicale capovolgimento dei valori mondani.
La presenza di un figlio, di un fratello disabile fa tornare allautentico messaggio di
Ges: la prassi quotidiana fa piegare le teorizzazioni morali e pietistiche verso il
confronto, di tipo con scelte operative da agire nel qui e ora dei rapporti.
In questo tipo di rapporto si genera una compagine in cui le persone (padre, madre,
figlio disabile fratello amici ) vivono unetica autentica.
La disperazione dellimpotenza viene superata insieme.
Si supera lindifferenza e la rimozione dei problemi e delle richieste.


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Giovanni Paolo II Messaggio ai partecipanti al simposio internazionale Dignit e diritti della
persona con handicap mentale Citt del Vaticano, 5 gennaio 2004




Infine, si impara, da essere umani, a coabitare con i propri limiti, a riconoscere le
differenze e ad agire in comune accordo.

Andare a scuola dai disabili
Secondo Jean Vanier gli handicappati possiedono una saggezza che noi ignoriamo
e che dobbiamo ancora scoprire andando a scuola da loro. Con i disabili si obbligati
ad approfondire la fede in Dio, che non vuole la sicurezza "murata" dietro i dogmi
della religione ma chiama alla libert: osare amare, rischiare l'incontro.
Non sfugge a Jean Vanier che tutto ci reso improponibile dal funzionamento di
una societ che onora i potenti e scarta i deboli.
C' quindi un ruolo profetico dei disabili che ha le sue radici nelle beatitudini; negli
atteggiamenti di Ges che mangiava a tavola con gli esclusi, che egli considera gente
vera e semplice!
La nostra comune umanit ferita ha bisogno di riscoprire tutto ci per festeggiare, con
fede, la buona novella con fede.
Non con la melassa che le buone anime cristiane versano sulla sofferenza della
persona handicappata, che certamente per preferibile all'acredine di tanti che
eccellono in critiche: non sanno fare, non sanno parlare, si sporcano, si

Le regole del cambiamento
Nel libro scritto con la Kristeva Il loro sguardo buca le nostre ombre. Dialogo tra una
non
credente e un credente sull'handicap e la paura del diverso J. Vanier ci rimanda alla
scoperta personale che ragazzi disabili, donne e uomini disabili posseggono una
forza che pu essere all'origine di un cambiamento in seno alla societ, a patto
p e r di volerli ascoltare e stabilire un contatto con loro.
Limportante imparare a superare le paure che ciascuno di noi ha nei confronti del
diverso.
Ci capita, infatti, spesso di distogliere gli occhi per far svanire quello sguardo quasi
intimo delle persone disabili, Persiste in noi una parte, per quanto sottile, che ci
porta a desiderare di distruggere i diversi.
l disabili mi hanno sempre ricondotto a quel che vi di pi umano nell'uomo: il
cuore, una vita relazionale fatta di gioia, la sofferenza, il grido per la verit, la giustizia
e l'amore. L'umanit non si riduce a ci che rinchiuso nella pretesa normalit







Al di l del paradigma della normalit

Il disabile ha il ruolo di svegliarci dal dal sonno della cosiddetta normalit, in cui
confluiscono logiche economiche disumanizzanti e tutti i dogmi a servizio della
dittatura della normalit. (Pagotto, 2013)
Si deve insistere, oggi, su una visione umana della vita.
La persona sana messa a confronto con i limiti dell'essere vivente, con la paura
del deficit.
Abitualmente facile parlare delle disabilit ma non facile, o per lo pi non riusciamo
a parlare "alle" e "con" le persone disabili.
Julia Kristeva afferma che l'handicap ci porta ai confini della vita e della mortalit e che
eleva il nostro pensiero a una maggiore dignit e verit.
Anche quando una persona non ha accesso al significato del linguaggio e del pensiero,
essa animata dal sentimento affettivo che il segreto della sopravvivenza.
Secondo questa prospettiva il disabile ha il diritto di dare e di essere la fonte di un
nuovo umanesimo: i nostri occhi devono attraverso i suoi occhi imparare ad
aprirsi.(J. Kristeva J. Vanier 2011).
In questa prospettiva si riuniscono le due facce di una moneta coloro che non sono
disabili e coloro che lo sono. E si pu iniziare a parlare di interazione in uno scambio
reciproco.

LA FAMIGLIA con un figlio disabile : UNO SGUARDO SULLA REALT DI OGGI

Nellattuale contesto sociale la societ impegnata, a livello mondiale, a realizzare la
prospettiva dellinclusione nel quadro di riferimento dellORGANIZZZIONE MONDIALE
DELLA SANIT.
Questo quadro si impernia sull International Classification of Functioning (ICF)
L ICF considera tutti gli individui (disabili e non disabili) nella loro totalit, in una
prospettiva bio-psico-sociale.
Questo approccio si interroga sul funzionamento della persona, sullanalisi del
contesto, prescindendo da preclusive tipizzazioni.

Tuttavia, In alcuni casi, le famiglie che hanno un figlio disabile devono confrontarsi con
situazioni in cui detto approccio stenta a decollare.



Ci capita sia negli ambienti istituzionali ( scuola, posti di lavoro, palestra, centri di
riabilitazione) sia nella realt delle stesse parrocchie di appartenenza. in cui spesso
non si trova accoglienza nelle attivit di oratorio o nei corsi di catechismo.
Stenta a decollare la convinzione che bisogna costruire progetti che possano prevedere
elementi dialogici e nello stesso tempo conflittuali.
Molto diffusa la convinzione che linclusione di una persona disabile debba essere
affidata ad addetti ai lavori o a tecnici di progetto.
Si creano realt che vengono finanziate dai servizi pubblici e da Fondi europei che
ottengono unefficacia con interventi a tappeto e a poco a poco diventano consolidati
posti di lavoro con lauti guadagni.
In questi casi anche se si parla di volontariato si stenta a crescere nella
corresponsabilit.
L adesione ad ipotetici canoni di normale e di anormale blocca la possibilit che vi
sia una corrispondenza nella crescita di conoscenza e di sviluppo di nuove relazioni
umane.
La famiglia ha bisogno di essere aiutata perch spesso non responsabilizzata
e si rifugia in atteggiamenti di non accettazione del malessere dei propri figli che
spesso, invece ci danno limpressione di trovarci di fronte unesistenza
risorta.(Carlo M.Martini )

LINCLUSIONE vera: postula il possesso di una prospettiva ecosistemica ampia e
richiede oggi la capacit di contaminarsi.
Il problema non risiede in una specializzazione assoluta dei servizi, dei sussidi, degli
interventi che, come sta accadendo, vede il coinvolgimento di notevoli capitali
economici ma nel sapere prendere contatto umano rispetto a compiti che non erano
previsti
Lavorare su questi concetti ed osservazioni richiede una forte parola profetica da parte
della Chiesa in relazione al dolore, alla solitudine, alle umiliazioni che mettono
duramente alla prova la vita dei nuclei familiari in cui c la presenza di una persona
disabile.
Molte famiglie vivono nellansia del dopo di loro.
Esse non ignorano che ormai in molte realt ci sono strutture pronte ad accogliere il loro
figlio disabile ma sono allarmate dalle notizie che troppo spesso trapelano e che
denunciano la qualit delle relazioni che si vivono in dette strutture.
Il cardinale Carlo Maria Martini attendeva da Fede e Luce una iniezione di spirito
evangelico nelle parrocchie




Egli era infatti convinto che bisogna fare risaltare quali sono i piccoli miracoli di grazia
che si compiono nella quotidianit in famiglia, nei rapporti di amicizia, nei piccoli gruppi
nelle parrocchie .
Alla luce del Vangelo di Ges evidente:
Che utile affrontare problemi veri
Che affrontare problemi veri fa divenire solidali
Che affrontando i reali problemi delle persone con disabilit
si diviene competenti e capaci di apprendere.

Bruno GALANTE
Vice coordinatore CAMPANIA
Provincia MARI E VULCANI
FEDE E LUCE ITALIA























Bibliografia
Carlo M.Martini La piccola chiave pag 27 Dialoghi del Cardinate Martini con Il
Consiglio Nazionale di Fede e Luce.
R. Pagotto Con gli handicappati verso un nuovo umanesimo R.T.M 2013,177 pag 125-128.
J. Kristeva-J. Vanier, Il loro sguardo buca le nostre ombre. Dialogo tra una non credente e un
credente sull'handicap e la paura del diverso, Prefazione di Gianfranco Ravasi, Donzelli Editore,
Roma 2011.




Appendice

Fede e Luce ITALIA
Nel 2014 IL MOVIMENTO FEDE LUCE ITALIA stato riconosciuto dalla CEI
In Italia sono presenti sessanta comunit, riunite in 3 province:
"Un fiume di Pace" (raccoglie le 21 comunit delle regioni settentrionali oltre a 2
comunit di Israele),
"Kimata" (raccoglie le 22 comunit delle regioni centrali oltre a 2 comunit di
Grecia e Cipro),
"Mari e vulcani" (raccoglie le 18 comunit delle regioni meridionali e insulari).





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