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VI domenica del tempo ordinario

15 febbraio 2004


La Parola

Prima lettura
Dal libro del profeta Geremia (Ger 17,5-8)


Cos dice il Signore:
5
Maledetto luomo che confida nelluomo, che pone nella carne il suo sostegno e
il cui cuore si allontana dal Signore.
6
Egli sar come un tamerisco nella steppa, quando viene il bene
non lo vede; dimorer in luoghi aridi nel deserto, in una terra di salsedine, dove nessuno pu vivere.
7
Benedetto luomo che confida nel Signore e il Signore sua fiducia.
8
Egli come un albero piantato
lungo lacqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie
rimangono verdi; nellanno della siccit non intristisce, non smette di produrre i suoi frutti. Parola di
Dio.

Dal Salmo 1
Rit. Beato chi pone la speranza nel Signore.

Beato luomo che non segue
il consiglio degli empi,
non indugia nella via dei peccatori
e non siede in compagnia degli stolti;
ma si compiace della legge del Signore,
la sua legge medita giorno e notte.

Sar come albero
piantato lungo corsi dacqua,
che dar frutto a suo tempo
e le sue foglie non cadranno mai;
riusciranno tutte le sue opere.

Non cos, non cos gli empi:
ma come pula che il vento disperde;
Il Signore veglia sul cammino dei giusti,
ma la via degli empi andr in rovina.

Seconda lettura
Dalla prima lettera di Paolo apostolo ai corinzi (1Cor 15,12.16-20)

Fratelli,
12
se si predica che Cristo risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste
risurrezione dei morti?
16
Se infatti i morti non risorgono, neanche Cristo risorto;
17
ma se Cristo non
risorto, vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati.
18
E anche quelli che sono morti in
Cristo sono perduti.
19
Se poi noi abbiamo avuto speranza in Cristo soltanto in questa vita, siamo da
compiangere pi di tutti gli uomini.
20
Ora, invece, Cristo risuscitato dai morti, primizia di coloro che
sono morti. Parola di Dio.

Alleluia, alleluia. (Lc 6,23)
Rallegratevi ed esultate, dice il Signore,
perch la vostra ricompensa grande nei cieli.

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 6,17.20-26)

In quel tempo, Ges
17
disceso con i dodici, si ferm in un luogo pianeggiante. Cera gran folla di suoi
discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di
Sidone.
20
Alzati gli occhi
A
verso i suoi discepoli, Ges diceva: Beati
B
voi poveri
C
, perch vostro il
regno di Dio
D
.
21
Beati voi
E
che ora avete fame, perch sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perch
riderete.
22
Beati voi quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vinsulteranno e
respingeranno il vostro nome come scellerato, a causa del Figlio delluomo.
23
Rallegratevi in quel
giorno ed esultate, perch, ecco, la vostra ricompensa grande nei cieli. Allo stesso modo infatti
facevano i loro padri con i profeti.
24
Ma
F
guai
G
a voi, ricchi, perch avete gia la vostra consolazione.

25
Guai a voi che ora siete sazi, perch avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perch sarete afflitti e
piangerete.
26
Guai quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti facevano i loro
padri con i falsi profeti. Parola del Signore.

Note del testo
La redazione lucana delle beatitudini ha alcuni tratti caratteristici che la distinguono da quella, pi nota,
di Matteo. Anzitutto Luca conosce solo quattro beatitudini e le accompagna con altrettanti guai. Il
significato di questa struttura evidente: vengono capovolte le situazioni del mondo; quello che nel
mondo cercato, onorato, considerato prezioso viene privato di ogni valore; mentre quello che nel
mondo povero o disprezzato o rifiutato viene riscattato e messo in una posizione di eminenza. Forse
non ci sarebbe da stupirsi troppo per questa proclamazione: gi lA.T. conosceva qualcosa di simile; si
pensi al cantico di Anna ripreso poi dal Magnificat. La Bibbia sa bene che Dio colui che fa vivere e fa
morire, che rende povero e arricchisce. Il capovolgimento delle sorti mondane piuttosto la
manifestazione potente del regno di Dio che viene. La serie oppressiva dei guai vuole rendere gli
ascoltatori del Vangelo consapevoli della vanit di ci in cui mettono la propria fiducia. Alle
beatitudini e ai guai di Luca fa eco il testo di Geremia. Egli condanna ogni forma di idolatria nella
quale luomo diventa il dio delluomo e le realizzazioni umane diventano il rifugio in cui luomo cerca
sicurezza. Dio solo invece una roccia salda alla quale luomo possa aggrapparsi e dalla quale ricevere
forza e vita.
(A): I due versetti saltati sono decisivi per la comprensione della novit che Cristo manifesta. (cera
gran folla) che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano
tormentati da spiriti immondi, venivano guariti. Da questi poveri Ges distoglie lo sguardo.
Identificare i poveri come facciamo noi vuol dire avere bisogno di loro per fare opere buone. Ges
distoglie lo sguardo da loro e alzatolo verso i discepoli, dice loro: beati voi poveri. La presenza delle
moltitudini, di quelli chinati per la propria povert, riguarda essenzialmente la chiesa. Questo alzare lo
sguardo indica il vero modo di intendere le folle: la povert di quelli che voi chiamate poveri va risolta.
Quello che Dio vuole che voi diventiate poveri, che noi diventiamo poveri. Ges non fa la scelta
dei poveri come noi la intendiamo: la prospettiva per cui non sar pi la chiesa che si occupa dei
poveri, ma che condivide con i poveri, che si identificher con la povera gente a cui appartiene il regno
di Dio.
(B): La versione pi ampia che d Matteo (poveri in spirito) si riferisce a chi sopporta consapevolmente
la povert riconoscendola conforme al volere di Dio e aspira a essere riempito dello Spirito Santo come
vero e decisivo aiuto di Dio promesso da Ges. In Luca le beatitudini sono pi circoscritte al fatto della
povert. Per Luca si tratta soprattutto di coloro che sono poveri di beni terreni. Ges ha spesso
manifestato la sua predilezione per loro e Luca rivolge loro un interesse particolare. Con la forma
diretta in seconda persona (beati voi poveri) Luca fa intendere che la beatitudine riguarda la povert del
discepolo.
(C): Il termine greco ptochi indica gli indigenti, quei poveri che mancano del necessario, i
mendicanti, coloro che si rimettono al soccorso altrui. Mentre i poveri, anche se poco, hanno qualcosa,
questi poveri non hanno niente e non possono che vivere di dipendenza e di sottomissione. La parola
greca deriva da un verbo che significa nascondersi, rannicchiarsi su se stessi per timore. Sono
poveri reali che hanno fame e piangono. La loro beatitudine consiste nel fatto che Dio interviene in loro
favore.
(D): Quello che Luca vuole annunciare, che il Signore vuole annunciare, proclamare lirruzione del
regno di Dio nella storia degli uomini. Secondo il vangelo la povert diventa un vantaggio. E non un
vantaggio perch la povert di cui parla il vangelo sarebbe una virt; almeno il vangelo di Luca non
parla della virt della povert, cio di una povert scelta, liberamente per amore di Dio o per servizio
agli altri. No, parla della povert, semplicemente come una condizione di privazione. Perch allora
sono beati i poveri? Semplicemente perch Dio il difensore dei poveri e dove trova una condizione di
miseria, di bisogno, Dio non rimane indifferente. Dove c un uomo che ha bisogno di vita e di gioia e
di perdono, Dio non rimane indifferente, ma risponde. Quindi beati voi che sperimentate la debolezza,
il bisogno, perch Dio che viene a regnare vi risponder.
(E): Lascolto delle beatitudini implica una convocazione dei discepoli. Coloro che sono chiamati
poveri sono chiamati poveri perch discepoli. Da qui a dire che i poveri sono chiamati al discepolato il
passo brevissimo. Linvestitura con cui Ges si rivolge ai suoi discepoli beati voi poveri. Poi la
povert la si esplicita nella fame, nel pianto, nel rifiuto, nellessere messi al bando. Ma sostanzialmente
il discepolo colui che riconosce che al di fuori del Cristo non nulla, e che senza Cristo tutto ci che
ha e che non conta niente. Questo dice anche un modo di accostare i miseri, i poveri che dovrebbe
cambiare. Sicuramente il privare i poveri dellannuncio del vangelo, il privare le situazioni di maggiore
disagio, miseria, povert delle nostre comunit cristiane dellevangelo non perfettamente calzante con
il brano che abbiamo ascoltato. Sembra strano, ma possiamo chiederci se non abbiamo mai pensato ad
annunciare il vangelo veramente a tutte le persone delle nostre comunit. Forse non abbiamo il
coraggio, in quanto chiesa, di dichiarare la beatitudine dei poveri. Dichiarare la beatitudine dei poveri
dirci beati per una condizione di povert che viviamo.
(F): C una contrapposizione esplicita. Le beatitudini sono seguite da quattro antitesi che proclamano
sistematicamente la sventura dei beati di questo mondo. Matteo non le riporta e molti hanno pensato
che Luca le abbia composte egli stesso per rafforzare la lezione delle beatitudini. Questa ipotesi non
certa poich nellA.T. si trovano coppie di beatitudini e di maledizioni.
(G): Le quattro dichiarazioni seguenti non sono da comprendersi come maledizioni, n condanne
irrevocabili, ma piuttosto come lamento di compianto, appelli vigorosi alla conversione. Si pu tradurre
anche: ahim per voi o ancora infelici voi.
Prefazio suggerito: Nella sua misericordia per noi peccatori egli si degnato di nascere dalla
Vergine; morendo sulla croce ci ha liberati dalla morte eterna e con la sua risurrezione ci ha donato la
vita immortale (prefazio II del tempo ordinario).

Padri della chiesa
Luca con le sue quattro beatitudini tratta delle virt cardinali. Beati i poveri infatti, perch si
sottraggono alle lusinghe del mondo con la temperanza. Beati gli affamati, perch ammoniti dalla
propria fame sul dovere di compatire chi ha fame, sono anchessi compatiti e soccorsi per opera della
giustizia. Infatti lelemosina, con cui non doniamo a Cristo i nostri beni, ma gli restituiamo i suoi, a
ragione definita giustizia dal salmista che dice: Egli dona largamente ai poveri, la sua giustizia rimane
per sempre (Sl 112.9). In effetti la giustizia ci per cui riconosciamo a ciascuno il suo, anche se non
dobbiamo niente a nessuno, tranne il vicendevole amore. Beati quanti sanno compiangere ci che
effimero e anelare ai beni eterni, discernendo fra il bene e il male mediante la prudenza. Beati quelli
che riescono a sopportare qualsiasi avversit con la fortezza data loro dalla fede (Beda, Comm. a Luca
2.23).

Il cristiano non deve temere e stare in ansia in mezzo alle difficolt, lasciandosi distrarre dalla fiducia
in Dio: deve anzi confidare, sentendo il Signore presente; sentendo che egli governa tutto ci che lo
riguarda e gli d forza contro tutti, e che lo Spirito Santo gli insegna anche ci che deve rispondere agli
avversari (Basilio di Cesarea, Regole Morali 63).

La ricchezza, a mio avviso, simile a un serpente; se uno non sa prenderlo a distanza, senza farsi del
male, senza pericolo, sospendendo la bestia per lestremit della coda, questa si avviciner alla mano e
la morder Non chi ha e chi conserva, ma chi d agli altri ricco; condividere con gli altri, non
possedere fa felice luomo Ricchezza vera la giustizia (Clemente Alessandrino, Pedagogo, 7,35-
36).

Altri autori cristiani
dovere della Chiesa - di tutta la Chiesa e anzitutto di coloro a cui spetta in primo luogo lufficio
profetico come maestri autentici della fede, i vescovi e i presbiteri, loro immediati collaboratori-
denunciare labuso del denaro o del potere, cos come si denunciano, o si dovrebbero denunciare , tutti i
peccati: la bestemmia, ladulterio, il furto Non dico, anzi non lo credo, che la denuncia baster a
eliminare questabuso, questo peccato che lede la giustizia e la carit fraterna. Ma Dio non ci chiede di
eliminare dal mondo il peccato. Ci chiede di denunciarlo, come lha denunciato Cristo, come lha
denunciato Giovanni Battista, e prima i profeti dellAntico Testamento, e poi, nella storia della Chiesa,
i santi e i profeti che non sono mai mancati. Daltra parte, sono le stesse voci del magistero che ci
invitano a questo. Io temo che le voci profetiche del magistero in questo campo non abbiano nella
predicazione e nella pastorale quotidiana la risonanza che dovrebbero avere. Cito solo alcuni documenti
pi recenti: la Mater et Magistra e la Pacem in terris di Giovanni XXIII, la Populorum progressio e
lOctogesima Adveniens di Paolo VI. Ma bisogner tenere presente anche linsegnamento dei vescovi,
come pure alcuni documenti importanti dellepiscopato dei vari paesi. Accanto alla denuncia dellabuso
del denaro e del potere, dobbiamo pure denunciare quel consumismo nel quale si esplica unaltra forma
immorale di potere, mascherato ma non meno deleterio, che invece di cercare il vantaggio delluomo,
proponendogli quello che veramente giova per le sue necessit e per il suo sviluppo, cerca unicamente
di sfruttarlo a beneficio della produzione e del capitale, attentando alla sua libert e minando le sue
strutture propriamente umane. Come per tutte quelle forme del male che alligna nelluomo e nella
societ, non baster fermarsi alle manifestazioni esterne vistose. Legoismo e il dominio sono, fra gli
uomini, tentazioni permanenti. pertanto necessario un discernimento sempre pi avvertito per togliere
alla radice le situazioni che sono frutto dingiustizia e per instaurare progressivamente una giustizia
sempre meno imperfetta (Octogesima adveniens, n. 15). La denuncia del peccato e delle situazioni di
palese ingiustizia dovr essere confermata dalla testimonianza personale di giustizia e di solidariet (M.
Pellegrino, Camminare insieme, pp. 16-18.20).

Non c bisogno di riflettere a lungo per rendersi conto che lassenza di povert, lattaccamento al
denaro, la sete di potenza e di affermazione di s sono una delle cause pi immediate e pi costanti
delle ingiustizie, delle mancanze di amore e di rispetto nei riguardi degli uomini. Non si possono amare
i fratelli senza imparare a mettersi al loro posto e quando si stima se stessi migliori e pi degni di loro
(R. Voillaume, Dov la vostra fede, p. 219).

La nostra crescita socialmente strutturata per confidare in noi stessi e nelluomo, sia nellistruzione
che nella cultura, perfino nella religione. Tutto il contesto in cui si nasce, si vive, si cresce, si sta, si
soffre, si gioisce, si muore porta laccento sulle risorse del singolo. Poi gli ostacoli, le ferite, la
disperazione, il fallimento; si arriva ad un punto in cui diventa possibile credere lincredibile. Cio che
Cristo nel dolore e nella morte ha indicato una porta, un passaggio e non il termine tragico, il capolinea.
Si percepisce un poco pi nitidamente come solo la risurrezione dai morti di Ges, e quindi la nostra,
possa giustificare e avvalorare la speranza che la comunione con Cristo che soffre e muore sia una via
che salva. Levangelista Luca insiste sul dualismo fra ricchezza e povert, ma il caso di notare che
non vengono indicati criteri per distinguere in modo univoco tra beati o inguiaiati, ribaltando alla
coscienza di ciascuno la responsabilit di valutare per se stessi il peso di povert e ricchezza, fame e
saziet, pianto e riso, persecuzione e gloria. In questo modo le parole di Cristo si allontanano da facili
quanto sciocche generalizzazioni, raggiungendo al cuore la difficolt delluomo nel discernere e nel
disporre dei propri beni, perch non siano essi a scandire lesistenza, ma perch piuttosto si arrivi a
determinare senza ambiguit luso di ci che si ha (Gruppo OPG).

Passi biblici paralleli
v.17 Mt 4,25: E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decpoli, da Gerusalemme,
dalla Giudea e da oltre il Giordano.
Mc 3,7-8: Ges intanto si ritir presso il mare con i suoi discepoli e lo segu molta folla dalla Galilea.

Dalla Giudea e da Gerusalemme e dallIdumea e dalla Transgiordania e dalle parti di Tiro e Sidone una
gran folla, sentendo ci che faceva, si rec da lui.
Gv 1,38-39a: Ges allora si volt e, vedendo che lo seguivano, disse: Che cercate? . Gli risposero:
Rabb (che significa maestro), dove abiti? .

Disse loro: Venite e vedrete.
Gv 6,67-69: Disse allora Ges ai Dodici: Forse anche voi volete andarvene? . Gli rispose Simon
Pietro: Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna; noi abbiamo creduto e conosciuto che tu
sei il Santo di Dio.
Gv 17,8-9a: perch le parole che hai dato a me io le ho date a loro; essi le hanno accolte e sanno
veramente che sono uscito da te e hanno creduto che tu mi hai mandato. Io prego per loro; non prego
per il mondo,
v.20 Sal 72,12-13: Egli liberer il povero che grida il misero che non trova aiuto,

avr piet del debole
e del povero e salver la vita dei suoi miseri.
Sal 147,2-3: Il Signore ricostruisce Gerusalemme, raduna i dispersi dIsraele. Risana i cuori affranti e
fascia le loro ferite;
Is 50,4: Il Signore Dio mi ha dato una lingua da iniziati, perch io sappia indirizzare allo sfiduciato una
parola. Ogni mattina fa attento il mio orecchio perch io ascolti come gli iniziati.
Is 61,1a-2a:

Lo spirito del Signore Dio su di me perch il Signore mi ha consacrato con lunzione; mi
ha mandato a portare il lieto annunzio ai miseri, a promulgare lanno di misericordia del Signore,
Ger 31,25:

Poich ristorer copiosamente lanima stanca e sazier ogni anima che languisce.
Mt 5,3: Beati i poveri in spirito, perch di essi il regno dei cieli.
Mt 9,36: Vedendo le folle ne sent compassione, perch erano stanche e sfinite, come pecore senza
pastore.
Mt 11,28: Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorer.
v.21 Dt 8,3: Egli dunque ti ha umiliato, ti ha fatto provare la fame, poi ti ha nutrito di manna, che tu
non conoscevi e che i tuoi padri non avevano mai conosciuto, per farti capire che luomo non vive
soltanto di pane, ma che luomo vive di quanto esce dalla bocca del Signore.
Is 55,2: Perch spendete denaro per ci che non pane, il vostro patrimonio per ci che non sazia? Su,
ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti.
Mt 5,6: Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perch saranno saziati.
Mt 6,9b.11: Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome; Dacci oggi il nostro pane
quotidiano.
Mt 6,31-33:

Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa
indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne
avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in
aggiunta.
Gv 4,13-14: Rispose Ges: Chiunque beve di questacqua avr di nuovo sete; ma chi beve dellacqua
che io gli dar, non avr mai pi sete, anzi, lacqua che io gli dar diventer in lui sorgente di acqua
che zampilla per la vita eterna.
Gv 7,37b-38: Chi ha sete venga a me e beva chi crede in me; come dice la Scrittura: fiumi di acqua
viva sgorgheranno dal suo seno.
Gv 16,20: In verit, in verit vi dico: voi piangerete e vi rattristerete, ma il mondo si rallegrer. Voi
sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambier in gioia.
Gv 20,15a:

Le disse Ges: Donna, perch piangi? Chi cerchi? .
Lc 15,17: Allora rientr in se stesso e disse: Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in
abbondanza e io qui muoio di fame!
v.22 Sap 7,7.28: Per questo pregai e mi fu elargita la prudenza; implorai e venne in me lo spirito della
sapienza. Nulla infatti Dio ama se non chi vive con la sapienza.
Sir 4,11.14: La sapienza esalta i suoi figli e si prende cura di quanti la cercano. Coloro che la
venerano rendono culto al Santo, e il Signore ama coloro che la amano.
Sal 33,18: Ecco, locchio del Signore veglia su chi lo teme, su chi spera nella sua grazia,
v.23 Sal 31,8: Esulter di gioia per la tua grazia, perch hai guardato alla mia miseria, hai conosciuto le
mie angosce;
Sal 126,5: Chi semina nelle lacrime mieter con giubilo.
Is 66,13: Come una madre consola un figlio cos io vi consoler; in Gerusalemme sarete consolati.
Tb 13,16:

Beati coloro che avranno pianto per le tue sventure: gioiranno per te e vedranno tutta la tua
gioia per sempre. Anima mia, benedici il Signore, il gran re.
Mt 5,12: Rallegratevi ed esultate, perch grande la vostra ricompensa nei cieli. Cos infatti hanno
perseguitato i profeti prima di voi.
Mt 10,22: E sarete odiati da tutti a causa del mio nome; ma chi perseverer sino alla fine sar salvato.
Gv 1,16: Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
Gv 6,35: Ges rispose: Io sono il pane della vita; chi viene a me non avr pi fame e chi crede in me
non avr pi sete.
Rm 5,5b: perch lamore di Dio stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci
stato dato.
2Cor 4,17-18: Infatti il momentaneo, leggero peso della nostra tribolazione, ci procura una quantit
smisurata ed eterna di gloria, perch noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle
invisibili. Le cose visibili sono dun momento, quelle invisibili sono eterne.
1Pt 1,6-7; 1Pt 4,14; Ap 7,16-17; Ap 21,3-4a.
v.24 Sal 6,9-10; Sal 73,12.16-18; Is 55,13-14.
v.25 Sap 5,7-9a; Gv 5,44; Gc 4,4; 1Gv 2,15.