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Raniero Cantalame,

0 V E R T
FOVERT
RANIERO CANTALAMESSA
"!%#$'
ANCORA
Frima edizione: 1996
Seconda edizione: 1997
Risrampa: 2001
1996 ANCO RA S.r.1.
NCORA EDITRICE
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ISBN 88-7610-555-7
Fremessa
Dopo la puLLlicazione dei due liLrerri sull'oL-
Ledienza e la verginir, molri mi hanno solleciraro
a dedicare un'analoga riflessione al rema della po-
verr, mosrrandosi perfino srupiri che aLLia rarda-
ro ranro a farlo. Vorrei spiegare il morivo di quesro
rirardo facendo una confidenza. Due o rre volre, in
passaro, ho renraro di rrarrare il rema della poverr
nella predicazione delFAvenro alla Casa Fonrifi-
cia. Una volra avevo perfino sramparo e diffuso il
programma con quesro rema. Ma all'ulrimo mo-
menro sono sraro cosrrerro sempre a ririrarmi. Mi
senrivo assoluramenre incapace e indegno di af-
fronrare un rale soggerro. Mi semLrava di mancare
di risperro ai poveri e di peccare d'ipocrisia. Con
che coraggio, mi dicevo, parliamo di poverr,
quando quello che rra noi sareLLe consideraro og-
gi una poverr quasi eroica, per milioni di esseri
umani un farro normale di rurri i giorni e di rurra
la vira, quando non addirirrura un lusso! Digiu-
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nare per la vira a pane e acqua" sareLLe per noi il
massimo dell'ausrerir, menrre per milioni di per-
sone avere il pane e l'acqua assicurari" sareLLe
gi una specie di sogno.
Come ho farro, quesra volra, a superare rale dif-
ficolr! Anzirurro richiamando alla menre l'esem-
pio di Crisro. Al rempo di Ges, in Galilea e alrro-
ve, la poverr delle masse era forse minore di quel-
la di oggi! Eppure quesro non rrarrenne Ges dal
proporre l'ideale della poverr. Bisogna, anzi, fare
di quesra siruazione di poverr un incenrivo in pi
per riscoprire l'ideale della poverr volonraria e
della soLrier e semplicir di vira. Che cos' infarri
che produce e manriene rali i poveri, se non la ri-
cerca smodara di ricchezza e di comodir da parre
di alcuni! E chi in grado di capire veramenre i
poveri e sposare la loro causa, se non i poveri vo-
lonrari!
C', mi son derro, uno che ha rurro il dirirro di
parlare anche oggi di poverr: Ges Crisro. Dun-
que lascer parlare, il pi direrramenre possiLile,
lui. La parola di Dio viva ed ererna" ed ine-
sauriLile. Essa ha ancora oggi qualcosa di nuovo
da dire sulla poverr. E allora proierriamo parole
di Dio come fasci di luce sulla nosrra realr, faccia-
mole roreare come spade fiammeggianri, o come
fari che nella norre perlusrrano il mare rrarro a rrar-
ro. O piurrosro poniamoci noi davanri a esse come
davanri a uno specchio e guardiamoci in esso.
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Mi ha aiuraro anche richiamare alla menre l'e-
sempio del mio Serafico Fadre san Francesco. Nel-
la sua Regola, dopo aver presenraro ai suoi seguaci
l'ideale dell'alrissima poverr, egli scrive: Ammo-
nisco per i frari e li esorro a non disprezzare e a
non giudicare gli uomini che vedono vesriri di aLiri
molli e colorari e usare ciLi e Levande delicare, ma
piurrosro ciascuno giudichi e disprezzi se medesi-
mo1. E possiLile dunque parlare di poverr in
chiave esclusivamenre posiriva, senza dover giudi-
care nessuno, ma solranro se sressi. Il rarlo che ha
sempre rovinaro la predicazione della poverr nella
crisrianir e l'ha resa sosperra srara la rendenza a
esigerla dagli alrri, a fame sempre un capo d'accu-
sa conrro qualcuno.
La grandezza e la novir di Francesco che ha
infranro quesro vezzo. In un'epoca in cui molri gri-
davano a squarciagola conrro la ricchezza e la cor-
ruzione della Chiesa isriruzionale, egli ha elimina-
ro ogni rimprovero dalla sua vira, ha escluso ogni
conrro". Non sraro polemico conrro la Chiesa
gerarchica, ma neppure ha voluro polemizzare
conrro quelli che polemizzavano con la Chiesa,
conrro gli ererici. E sraro il pi fulgido esempio di
quella che Yves Congar ha definiro la vera rifor-
1Regola Bollara, cap. 2 (Fonri Francescane FF], 81).
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ma nella Chiesa: la riforma non per via di cririca,
ma di sanrir2.
Fer me, asrenermi da ogni cririca rivolra ad al-
rri, dovreLLe essere assai pi facile che per san
Francesco. Egli era povero, io, purrroppo, non lo
sono, o per lo meno non lo sono aLLasranza. Un
anrico Fadre dava quesro consiglio a chi cosrrer-
ro, dal dovere, a parlare di cose spiriruali, cui non
ancora giunro con la vira: Farlane come uno che
apparriene alla classe dei discepoli e non con auro-
rir, dopo aver umiliaro la rua anima ed esserri far-
ro pi piccolo di ogni ruo ascolrarore3. E cos che
anch'io mi sforzer di parlare di poverr in quesre
medirazioni. Faccio mie le parole pronunciare da
san Gregorio Magno in una siruazione simile alla
mia: Farler affinche la spada della parola di Dio,
passando arrraverso di me arrivi a rrafiggere il cuo-
re del prossimo. Farler affinche la parola di Dio
risuoni, anche conrro di me, per mezzo mio4.
Ci merreremo insieme davanri allo specchio del-
la parola di Dio e l ciascuno esamini se sresso
(1 Cor 11, 28). Se sresso, non gli alrri. Cercheremo
di non passare rurro il rempo a considerare la dor-
2 Cf Y. CONGAR, Vera e falsa riforma nella Chiesa, Jaca Book, Milano
1972, p. 194.
3 S. ISACCO DI NINTVE, Discorsi ascerici, 4, Cirr Nuova, Roma 1984,
p. 89.
4 S. G REGORIO MAGNO, In Ez. 1,11,5 (FL 76,907 s).
rrina LiLlica sulla poverr, la sua evoluzione, le sue
varie forme, i suoi paralleli exrraLiLlici, senza mai
venire a noi sressi. Quesro, come ha derro qualcu-
no, sareLLe un guardare lo specchio e non guar-
darsi nello specchio. SareLLe un'asruzia per neu-
rralizzare la parola di Dio e rinviarne all'infiniro
l'adempimenro5.
Quesra che ho cercaro di descrivere finora la
difficolr soggerriva che si inconrra oggi a parlare
di poverr, dipendenre cio da colui che ne deve
parlare. Ma c' anche una difficolr oggerriva, di-
pendenre cio dal rema in se della poverr. Foverr
una parola amLigua. Fa parre di quelle parole
che possono essere di segno sia negarivo che posi-
rivo, come, per esempio, la parola larina sacer, che
pu significare ora sacro, ora esecrando. La Scrirru-
ra sressa usa la parola poverr" ora con significaro
negarivo, come un male, ora con significaro posiri-
vo, come un Lene. Lo sresso vale per la parola ric-
chezza". Il significaro dei due rermini camLia con
il camLiare dei punri di visra.
Quesra amLiguir perdura e anzi si accresciu-
ra con il passare dei secoli, sicche semLra impossi-
Lile fare qualsiasi affermazione circa la poverr o la
ricchezza che, a un esame un po' arrenro, non ri-
5 Cf S. KIERKEGAARD, Fer l'esame di se sressi, in Opere, a cura di
C. FaLro, Sansoni, Firenze 1972, pp. 909 s.
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suiri suLiro parziale o addirirrura falsa. Foverr e
ricchezza non sono davvero idee chiare e disrin-
re". Esse rifiurano ogni renrarivo di rigida raziona-
lizzazione.
A superare quesra difficolr oggerriva mi ha aiu-
raro la disrinzione che ho lerro in un aurore moder-
no. Egli disringue due poverr: una poverr mare-
riale e una poverr spiriruale e, all'inrerno di ognu-
na di quesre, a sua volra, due poverr: una carriva e
una Luona6. ALLiamo cos quarrro ripi di poverr
che possiamo cos rrarreggiare:
1. una poverr mareriale negariva, che disuma-
nizza e che va comLarrura: la poverr come condi-
zione sociale suLira,
2. una poverr mareriale posiriva, che liLera ed e-
leva: la poverr come ideale evangelico da colrivare,
3. una poverr spiriruale negariva, che assenza
dei Leni dello spiriro e dei veri valori umani: la po-
verr dei ricchi,
4. una poverr spiriruale posiriva, farra di umilr
e di fiducia in Dio che il frurro pi Lello fioriro
sull'alLero della poverr LiLlica: la ricchezza dei
poveri.
In quarrro capiroli corrispondenri alle quarrro
medirazioni svolre alla Casa Fonrifica duranre l'Av-
6'Cf J.F. KAVANAUGH, Faces ofFoverry. Faces ofChrisr, OrLis Books,
Mary Knoll, Nev York 1991.
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venro 1994 rrarreremo dunque di quesre diver-
se forme o asperri della poverr, conservando l'am-
Lienrazione originaria naralizia, cos urile per com-
prendere il messaggio sresso della poverr crisriana.
Ci aiuri lo Spiriro Sanro, invocaro dalla lirurgia
come padre dei poveri (parer pauperum), ad ac-
cogliere con gioia il liero messaggio recaro ai pove-
ri, creando in noi uno spiriro saldo" deciso a mer-
rerlo in prarica.
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Bearo chi si d pensiero
del povero
La poverr mareriale
come fenomeno sociale da comLarrere

1.1 poveri ci sono!


Il rema di quesra prima medirazione la poverr
mareriale negariva, quella non volura da Dio, ma
frurro del peccaro o delle circosranze, non scelra,
ma suLira, farro sociale che disumanizza chi lo su-
Lisce e disonora la socier che lo provoca o lo rol-
lera. Il rema sono insomma i poveri, nell'accezione
pi comune di quesro rermine.
Quesro il rema. E quali sono le parole di Dio
che ci serviranno da faro o da specchio! Sono so-
prarrurro due. La prima l'inizio del Salmo 41:
Bearo chi si d pensiero del povero e del misero.
La seconda la nora parola di Ges: L'avere farro
a me... Non l'avere farro a me (Mr 25, 40.45).
Voglio dire suLiro come nara la riflessione che
sro per svolgere, perche quesro aiurer, meglio di
ogni considerazione, a cogliere l'anima del messag-
gio. Avevo appena rerminaro di scrivere il liLro La
salira al Monre Sinai dove avevo cercaro di urilizza-
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re rurri i mezzi messi a disposizione dalla BiLLia,
dalla Tradizione e dalla culrura per suscirare il sen-
rimenro che Dio c', che vivenre, che una realr,
non un'asrrazione. Insomma per spingere l'uomo
d'oggi ad accorgersi" di Dio. Quando, di colpo,
rurre le parole e gli argomenri usari mi si sono, per
cos dire, rivolrari conrro, sposrandosi su un alrro
oggerro: i poveri. Come se qualcuno mi gridasse
con le mie sresse parole: esisrono anche i poveri!
Bisogna accorgersi" anche di loro.
Il nome divino Io ci sono, ora divenrava il no-
me dei poveri: Noi ci siamo. Siamo una realr,
non un'asrrazione. La preghiera di sanr'Agosrino
con cui concludevo quel liLro: Tardi ri ho amaro
Lellezza ranro anrica e ranro nuova..., ora mi sali-
va alle laLLra alquanro modificara: Tardi ri ho
amaro, poverr ranro anrica e ranro nuova. Tu eri
con me, mi circondavi da ogni parre, ma io non
ero con re, non ri vedevo, o ri vedevo solo con gli
occhi, non con il cuore. Tu hai gridaro e il ruo gri-
do ha squarciaro la mia sordir. C'era davvero da
averne il fiaro mozzo, come diceva il filosofo, cui
un giorno l'esisrenza delle cose si era improvvisa-
menre svelara1.
Il pi grande peccaro conrro i poveri forse
l'indifferenza, il far finra di non vedere, il passar
1CLJ.-F. SARTRE, La nausea, Mondadori, Milano 1984, p. 193 s.
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olrre, dall'alrra parre della srrada (cf Le 10, 31).
Quello che Ges rimprovera al ricco epulone, pi
ancora che il suo lusso sfrenaro, l'indifferenza
verso il povero che giaceva alla sua porra. La sua
durezza di cuore e insensiLilir.
Noi rendiamo a merrere, rra noi e i poveri, dei
doppi verri. L'efferro dei doppi verri, oggi cos sfrur-
raro, che impedisce il passaggio del freddo e dei
rumori, srempera rurro, fa giungere rurro arruriro, o-
varraro. E infarri vediamo i poveri muoversi, agirarsi,
urlare dierro lo schermo relevisivo, sulle pagine dei
giornali e delle rivisre missionarie, ma il loro grido ci
giunge come da molro lonrano. Non ci penerra fi-
no al cuore. Ci merriamo al riparo da essi. La Scrir-
rura chiama rurro quesro un vedere senza fare ar-
renzione, un aprire gli orecchi, ma senza senrire (cf
Is 42,20).
La parola i poveri!" provoca, nei paesi ricchi,
quello che provocava nei romani anrichi il grido i
LarLari!": lo sconcerro, il panico. Essi si affannava-
no a cosrruire muraglie e a inviare eserciri alle fron-
riere per renerli a Lada, noi facciamo la sressa cosa,
in alrri modi. Ma la sroria dice che rurro inurile.
La prima cosa da fare dunque, nei confronri dei
poveri, rompere i doppi verri, superare l'indiffe-
renza, l'insensiLilir. Gerrare via le difese e lasciar-
ci invadere da una sana inquierudine a causa della
miseria spavenrosa che c' nel mondo. Farci enrra-
re i poveri nella carne. DoLLiamo, dicevo, accor-
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gerci" dei poveri. Accorgersi indica un improvviso
aprirsi degli occhi, un soprassalro di coscienza, per
cui cominciamo a vedere qualcosa che era l gi
prima, ma che non vedevamo. Quesro permanere
di masse e di individui miseraLili scriveva Fao-
lo VI nella Evangelica resrificano un appello in-
sisrenre a una conversione delle menralir e degli
arreggiamenri. Il grido dei poveri ci oLLliga a de-
srare le coscienze di fronre al dramma della miseria
e alle esigenze di giusrizia sociale del Vangelo e del-
la Chiesa2.
Ma ancora prima del magisrero della Chiesa, la
sressa parola di Dio che ci inculca quesra conver-
sione della menralir e degli arreggiamenri: Bearo
chi si d pensiero del povero (Bearus qui inrelligir
de egeno erpaupere) (Sai 41, 1): Learo chi non si d
pace per il povero. Il rerriLile rimprovero che si
legge in Isaia conrro i pasrori che sono guardiani
ciechi e cani muri morivaro con quesre parole:
Ferisce il giusro e nessuno ci Lada, i poveri e gli
umili sono rolri di mezzo e nessuno se ne d pensie-
ro (er nemo percipir corde) (cf Is 56, 10-57, 1). L'e-
spressione perpicere corde, percepire con il cuore",
descrive molro Lene l'arreggiamenro inreriore ne-
cessario davanri ai poveri e alla poverr. Si rrarra di
far enrrare il proLlema dei poveri nel nosrro cuore,
2 FAOLO VI, Evangelica resrificalo 17 s (Enchiridion Varicanum EV],
4, p. 649 s).
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di modo che non sia pi un proLlema esrraneo, che
riguarda gli alrri, non noi, ma divenga come un pro-
Llema di famiglia.
Immagina che un giorno, menrre guardi, in rele-
visione, le immagini di qualche sciagura un de-
ragliamenro di rreno, un incidenre srradale, il crol-
lo o l'incendio di un edificio improvvisamenre
riconosci rra le virrime un parenre srrerro: la ma-
dre, un frarello, il mariro. Che grido ri esce dalla
gola! Che muramenro di cuore risperro a un isran-
re prima! Che diverso inreresse all'evnro! Che
successo! Una cosa semplicissima: quello che pri-
ma percepivi solo con gli occhi e con il cervello,
ora lo percepisci con il cuore. ELLene, quesro ci
che dovreLLe avvenire, almeno in qualche misura,
quando vediamo scorrere davanri ai nosrri occhi
cerri sperracoli allucinanri di miseria. Sono, o non
sono, essi, nosrri frarelli! Non apparreniamo rurri
alla sressa famiglia umana e non scrirro forse che
siamo memLra gli uni degli alrri (Rm 12, 5)!
Con il rempo, purrroppo, ci si aLirua a rurro e
noi ci siamo assuefarri alla miseria alrrui. Non ci im-
pressiona pi di ranro, la diamo quasi per ineviraLile
e per sconrara. Turravia, merriamoci un isranre dalla
parre di Dio, cerchiamo di vedere le cose come le
vede lui. Egli come un padre di famiglia che ha
serre figli e a ogni pasro assisre alla sressa scena: due
figli da soli si accaparrano quasi rurro quello che c'
in ravola, lasciando gli alrri cinque a sromaco vuoro.
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Fu un padre rimanere insensiLile a una cosa simi-
le! Qualcuno ha paragonaro la rerra a una asrronave
in volo nel cosmo, in cui uno dei rre cosmonauri a
Lordo consuma l'85% delle risorse presenri e Lriga
per accaparrarsi anche il rimanenre 15%.
2. L'avere farro a me!
Ma venuro il momenro di merrerci davanri il se-
condo specchio cosriruiro dalla parola di Crisro:
L'avere farro a me, Non l'avere farro a me!.
Con quesra parola il proLlema dei poveri ha assun-
ro, nella sroria, una dimensione nuova. E divenuro
un proLlema anche crisrologico. Ges di Nazarer
si idenrificaro con i poveri. Se per il farro dell'in-
carnazione, il VerLo ha, in cerro senso, assunro o-
gni uomo, come dicevano cerri Fadri della Chiesa,
per il modo dell'incarnazione egli ha assunro, a un
rirolo rurro parricolare, il povero, l'umile, il soffe-
renre, al punro di idenrificarsi con essi.
Colui che pronunci sul pane le parole: Quesro
il mio corpo, ha derro quesre sresse parole anche
dei poveri. Le ha derre quando, parlando di quello
che si farro, o non si farro, per l'affamaro, l'asse-
raro, il prigioniero, l'ignudo e l'esule, ha dichiararo
solennemenre: L'avere farro a me e Non l'avere
farro a me. Quesro infarri equivale a dire: Quella
cerra persona lacera, Lisognosa di un po' di pane,
quel povero che rendeva la mano, ero io, ero io!.
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Nel povero non si ha lo sresso genere di presen-
za di Crisro che si ha nell'Eucarisria e negli alrri sa-
cramenri, ma si rrarra di una presenza anch essa ve-
ra, reale" . Lui ha isriruiro" quesro segno, come
ha isriruiro l'Eucarisria. Forremmo dire che nel po-
vero si ha una presenza di Crisro passiva, non arri-
va. Il povero infarri non sempre e non necessaria-
menre conriene in se Crisro e lo comunica a chi lo
accoglie, come invece fanno le specie eucarisriche
e in genere i segni sacramenrali. Egli non un se-
gno efficace" della grazia, non produce la grazia
per se sresso, ex opere operaro, come si dice in reo-
logia. Tanro vero che uno porreLLe disrriLuire
rurre le proprie sosranze ai poveri, senza che que-
sro gli giovi a nulla, se non ha la carir (cf 1 Cor
13,3).
E rurravia non accoglie pienamenre Crisro chi
non disposro ad accogliere il povero con cui egli
si idenrificaro. Chi, al momenro della comunione,
si accosra pieno di fervore a ricevere Crisro, ma ha
il cuore chiuso ai poveri, somiglia a uno che vede
venire da lonrano un amico che non vede da ranro
rempo. Fieno di gioia gli corre inconrro, si alza in
punra dei piedi per Laciargli la fronre. Ma nel fare
ci non si accorge che gli sra calpesrando i piedi
con scarpe chiodare. I poveri infarri sono i piedi nu-
di che Crisro ha ancora posari su quesra rerra.
Ricordo la prima volra che quesra verir esplo-
se" denrro di me in rurra la sua luce. Ero in missio-
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ne in un paese del rerzo mondo e a ogni nuovo
sperracolo di miseria che vedevo ora un LamLi-
no dal vesririno a Lrandelli, il venrre rurro gonfio e
il volro ricoperro di mosche, ora grupperri di per-
sone che rincorrevano un carro-immondizie nella
speranza di rrarne qualcosa appena rovesciaro nella
discarica, ora un corpo piagaro senrivo come una
voce rimLomLarmi denrro: Quesro il mio corpo.
Quesro il mio corpo. C'era da averne davvero il
fiaro mozzo".
Neanche a farlo apposra, rornaro a casa, dopo
alcuni giorni riceverri la lerrera di una persona che
non conoscevo, ma che qualcuno aveva indirizzaro
a me. Chiedeva un discernimenro spiriruale su una
esperienza che le era capirara. Con gli occhi del-
l'anima scriveva vidi una visione: Ges coro-
naro di spine, vivo e vero, il sangue colava sul vi-
so, mi faceva cos pena, piansi cos ranro. Foi vidi
un orrendo sperracolo, una grande molrirudine di
LamLini negri, malari e morenri sorro un sole ror-
Lido, le mosche su di loro, era qualcosa che mi da-
va grandi Lrividi. Nello sresso rempo ero come in-
collara su quella polrrona, non porevo alzarmi. Foi
la voce mi disse: L io sono. Vedi quei LimLi mo-
renri per mancanza di ciLo! Loro sono ranri Ges
morenri!". Da quel giorno conrinuava la lerre-
ra non ho smesso di raccogliere fondi per colo-
ro che soffrono la fame. Chiedo elemosine a desrra
e a sinisrra e mando il ricavaro a un orfanorrofio
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delTUganda. Tanri mi aiurano in quesro. E una ga-
ra. Il discernimenro era Lello che farro. Dai frurri
li riconoscerere, aveva derro Ges.
Il povero anch'esso un vicarius Chrisri", uno
che riene le veci di Crisro. Vicario in senso passivo,
ancora una volra, non arrivo. Non nel senso che
quello che fa il povero come se lo facesse Crisro,
ma nel senso che quello che si fa al povero come
se lo si facesse a Crisro: L'avere farro a me!.
Un sanro che ha preso molro sul serio la relazio-
ne che c' rra la presenza di Ges nell'Eucarisria e
quella nel povero Giovanni Crisosromo. In una
pagina famosa, che la Chiesa ha inseriro nella Li-
rurgia delle ore, egli scrive: Vuoi onorare il cor-
po di Crisro! Non permerrere che sia oggerro di
disprezzo nelle sue memLra, cio nei poveri, privi
di panni per coprirsi. Non onorarlo qui in chiesa
con sroffe di sera, menrre fuori lo rrascuri, quando
soffre il freddo e la nudir... Che vanraggio vuoi
che aLLia Crisro se la mensa del sacrificio piena
di vasi d'oro, menrre poi muore di fame nella per-
sona del povero! Frima sazia l'affamaro e solo in
seguiro orna l'alrare con quello che rimane. Gli of-
frirai un calice d'oro e non gli darai un Licchie-
re d'acqua! Che Lisogno c' di adornare con veli
d'oro il suo alrare, se poi non gli offri il vesriro ne-
cessario!... Ferci, menrre adorni l'amLienre del
culro, non chiudere il ruo cuore al frarello che sof-
fre. Quesri un rempio vivo pi prezioso di quel-
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lo3. E un vescovo che parla, perci come se di-
cesse: Smerrere di porrare offerre a me, porrare-
le ai poveri, o almeno: Forrarele prima ai poveri,
poi, se avanza, a me.
In un modo diverso esprimeva quesra sressa cer-
rezza della presenza di Ges nel povero il filosofo
Fascal. Duranre la sua ulrima malarria, non poren-
do ricevere il viarico perche non rrarreneva nulla,
chiese che gli porrassero in camera un povero, per-
che non porendo comunicare nel Capo, possa al-
meno diceva comunicare nel suo corpo4.
Crisro sresso, del resro, si premuraro di confer-
mare, lungo i secoli, quesra inrerprerazione srrerra e
realisrica della sua parola l'avere farro a me. L'a-
giografia crisriana aLLonda di episodi in cui un po-
vero Leneficaro si rivela, in seguiro, essere sraro Ge-
s in persona. Forse il pi celeLre rra essi quello
di san Marrino di Tours. Un giorno, Marrino, anco-
ra soldaro e carecumeno, nel nord dell'Europa do-
ve presrava servizio, inconrr un povero nudo se-
miinririzziro dal freddo. Non avendo alrro con se
che la clamide che porrava indosso, con un colpo di
spada la divise in due e ne diede mer al povero. La
norre gli apparve Crisro vesriro della parre della sua
clamide che, visiLilmenre fiero, diceva agli angeli
3 S. G IOVANNI CRISTOSTOMO, Omelia su Marreo 50, 3-4 (FG 58,
508 s).
4Cf Vira di Fascal, scrirra dalla sorella GilLerre.
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che lo circondavano: Marrino, ancora carecume-
no, mi ha ricoperro con quesra vesre5.
Il povero Ges che gira ancora in incogniro
nel mondo. Un po' come quando, dopo la risurre-
zione, appariva sorro alrre semLianze a Maria
come giardiniere, ai discepoli di Emmaus come un
viandanre, agli aposroli sul lago come uno che si
inrendeva di pesca, in piedi sulla riva , asperran-
do che i loro occhi si aprissero e lo riconoscessero,
con il grido: E il Signore! (Gv 21,7). Oh, se alla
visra di un povero uscisse anche a noi di Locca,
una volra, lo sresso grido di riconoscimenro: E il
Signore!.
San Leone Magno ha derro che, dopo l'ascensio-
ne, rurro quello che c'era di visiLile nel nosrro Si-
gnore Ges Crisro passaro nei segni sacramenra-
li della Chiesa6. DoLLiamo esrendere quesro im-
porranre principio. E vero che, dal punro di visra sa-
cramenrale, rurro quello che c'era di visiLile nel Sal-
varore, passaro ora nei riri e nei minisreri della
Chiesa, ma anche vero che, dal punro di visra esi-
srenziale, esso passaro nei poveri e in rurri coloro
di cui egli ha derro: L'avere farro a me. I Fadri
conciliari ha scrirro un osservarore laico al Con-
cilio hanno rirrovaro il sacramenro della poverr,
5 SuLFICIO SEVERO, Vira Marrini, 3 (ed. Fondazione Lorenzo Valla,
Mondadori, Milano 1975, p. 13 s).
6 S. LEONE MAGNO, Discorso 2 sull'Ascensione, 2 (FL 54,398).
23
la presenza di Crisro sorro le specie di coloro che
soffrono7.
Qualche anno fa deceduro un uomo che aveva
un riconosciuro carisma proferico. Duranre i suoi
rempi di preghiera spesso riceveva parole del Si-
gnore che appunrava fedelmenre e che dopo la sua
morre sono srare raccolre e puLLlicare dalla mo-
glie. In una di quesre parole Ges parla cos: Io
posso scendere dalla croce solo se voi mi rogliere i
chiodi che mi avere pianraro addosso... I chiodi so-
no le ingiusrizie che avere inflirro ai poveri... Io so-
no inchiodaro alla croce nei miei poveri8.
E ora che rraiamo la conseguenza che deriva da
rurro quesro sul piano dell'ecclesiologia. Giovanni
XXIII, in occasione del Concilio, ha coniaro l'e-
spressione Chiesa dei poveri9. Essa rivesre un si-
gnificaro che va forse al di l di quello che appare
a prima visra. La Chiesa dei poveri non aLLraccia
solo i poveri della Chiesa ma, in un cerro senso,
rurri i poveri del mondo, siano essi Larrezzari o me-
no. La loro poverr e sofferenza il loro Larresimo
di sangue. Se i crisriani sono coloro che sono srari
Larrezzari nella morre di Crisro (Rm 6, 3), chi
pi di loro Larrezzaro nella morre di Crisro!
7J. Guirron, cir. da R. GlL, Fresencia de los poLres en el concilio, in
Froyeccin 48 (1966) 30.
8 R. H OBBS, The Desire of my Hearr, a cura di Elise HoLLs, London
1995, p. 49.
9In AAS 54,1962, p. 682.
24
Ma non sempre si dice i poveri hanno la
fede! E vero, ma hanno forse la fede i LamLini che
vengono Larrezzari! L'hanno per loro si insisre
i genirori, i padrini, la Chiesa. E che cosa impe-
disce rispondo che, anche in quesro caso, sia
la Chiesa ad avere fede per loro, che supplisca la
Chiesa", come si dice in reologia! Nei LamLini di-
ciamo che la grazia prevale anche sulla fede, l'ini-
ziariva liLera e graruira di Dio sulla loro risposra
consapevole. Avevano fede, del resro, i BamLini
Innocenri! Eppure non li veneriamo forse come
sanri! Essi soffrivano per Crisro, ma nel caso dei
poveri c' perfino di pi: Crisro soffre in loro.
Ma non rurri i poveri sono Luoni, pii, innocenri!
E verissimo. Ma come nella Chiesa visiLile, anche
dopo il Larresimo, vi sono crisriani Luoni e carrivi,
grano e zizzania, cos rra i poveri ci sono Luoni e
carrivi, pur rimanendo rurri gregge di Crisro. Come
non considerarli, in qualche modo, Chiesa di Cri-
sro, se Crisro sresso li ha dichiarari il suo corpo!
Essi sono crisriani", non perche si dichiarano ap-
parrenenri a Crisro, ma perche Crisro li ha dichiara-
ri apparrenenri a se: L'avere farro a me!. Se c' un
caso in cui la conrroversa espressione crisriani a-
nonimi" pu avere un'applicazione accerraLile, es-
so proprio quesro dei poveri.
La Chiesa di Crisro dunque immensamenre pi
vasra di quello che dicono le cifre correnri. Non per
semplice modo di dire, ma veramenre, realmenre.
25
Non diciamo quesro per ingrossare a poco prezzo le
nosrre srarisriche confessionali. Lasciamoli fuori, an-
zi, i poveri, da esse, se non vogliamo che si rrasfor-
mino in capo di accusa e aumenrino la nosrra re-
sponsaLilir, anziche la nosrra grandezza. Lo dicia-
mo a gloria di Crisro, cosrrerri dalla sua parola.
Nessuno dei fondarori di religioni si idenrificaro
con i poveri come ha farro Ges. Alcuni di essi anzi
si sono piurrosro idenrificari con i ricchi, presenran-
do la ricchezza, non la poverr, come segno di pre-
dilezione divina, pur inculcando nei ricchi il dovere
di soccorrere con l'elemosina i poveri. Nessuno ha
proclamaro: Turro quello che avere farro a uno so-
lo di quesri miei frarelli pi piccoli, l'avere farro a
me (Mr 25, 40), dove il frarello pi piccolo non
indica solo il credenre in Crisro, ma, come am-
messo da rurri, ogni uomo.
Ne deriva che il Fapa, vicario di Crisro, davve-
ro il padre dei poveri", il pasrore di quesro im-
menso gregge. E c' da rallegrarsi e da rendere gra-
zie a Dio perche quesro oggi avviene anche di farro.
Egli la voce pi aurorevole che si leva in loro dife-
sa, in ogni punro della rerra. La voce di chi non ha
voce. Ci riconosciuro fuori della Chiesa sressa,
perfino da eminenri personalir di alrre religioni.
26
3. Amare, soccorrere, evangelizzare i poveri
Ci resra ora da vedere Lrevemenre un ulrimo punro,
ma il pi imporranre di rurri per i poveri: come rra-
durre in prarica il nosrro inreresse per loro, come
dare un conrenuro reale, e non solo ideologico, alla
opzione preferenziale per i poveri", di cui ranro
oggi si parla. I poveri infarri non hanno Lisogno dei
nosrri Luoni senrimenri, ma di farri. Da soli quelli
servireLLero solo a rranquillizzare la nosrra carriva
coscienza. Quello che doLLiamo fare in concrero
per i poveri, lo si pu riassumere in rre parole: a-
marli, soccorrerli, evangelizzarli.
Amare i poveri. L'amore per i poveri uno dei
rrarri pi comuni della sanrir carrolica. Fer alcuni,
come per esempio san Vincenzo de' Faoli, srara
addirirrura la via alla sanrir. Fer la comunione dei
sanri noi possiamo cominciare con il chiedere a lo-
ro di orrenerci quesro amore. Una sensiLilir nuo-
va nei confronri dei poveri. Amare Crisro in loro e
loro in Crisro. Si sa che l'amore di Crisro e quello
dei poveri si richiamano a vicenda. Alcuni, come
Charles de Foucauld, parrendo dall'amore per Cri-
sro, sono giunri all'amore per i poveri, alrri, come
Simone Weil, sono parriri dall'amore per i poveri, i
prolerari, e da quesro sono srari condorri all'amore
per Crisro10.
10J.-M. TlLLARD, Fauvrere chrerienne, in Dicrionnaire de spirirua-
lire, 12, col. 667.
27
Amare i poveri significa anzirurro risperrarli e ri-
conoscere la loro dignir. In loro, proprio per la
mancanza di alrri riroli e disrinzioni accessorie, Lril-
la di luce pi viva la radicale dignir di essere uma-
no. La visione complera della vira umana sorro la
luce di Crisro vede qualche cosa di pi di un Liso-
gnoso in un povero, vi vede un frarello misreriosa-
menre rivesriro di una dignir, che oLLliga a rriLu-
rargli riverenza, ad accoglierlo con premura, a com-
parirlo olrre il meriro11.
Quesra dignir del povero va onorara e risperra-
ra anzirurro denrro la Chiesa, nelle nosrre assem-
Llee e isriruzioni. Che ci sia un posro sulla rerra
dove essi possano senrirsi davvero a casa loro, ac-
colri e non solo rollerari. E cos facile, purrroppo,
venir meno a quesro elemenrare dovere. Supponia-
mo diceva gi san Giacomo ai primi crisriani
che enrri in una vosrra adunanza un ricco con un
grosso anello d'oro al diro e vesriro splendidamen-
re, e un povero con una vesre rurra logora. Se voi
dire al ricco: Tu siediri, qui comodamenre, affrer-
randovi a porgergli una sedia, e al povero: Tu
merriri l in piedi, o per rerra accanro al mio sga-
Lello, non fare voi il conrrario esarro di ci che fa
Dio! Dio infarri ha scelro i poveri del mondo per
11 CARD. G.B. M o n ri n i , Narale e poverr, discorso renuro il 25 di-
cemLre 1959, in II Ges di Faolo VI, a cura di V. Levi, Mondadori,
Milano 1985, p. 61.
28
farli ricchi, voi invece disprezzare i poveri e sce-
gliere i ricchi (cf Gc 2,1-6).
Amare i poveri significa chiedere loro perdono.
Ferdono per non riuscire ad andare loro inconrro
veramenre e con gioia, per le disranze che nono-
sranre rurro manreniamo rra noi e loro. Ferdono di
vivere di indignazione riflessa e passiva di fronre
all'ingiusrizia, della demagogia a loro riguardo, di
dire ognuno la sua, cercando di legirrimare cos il
nosrro quiero vivere, di prerendere sempre la cer-
rezza maremarica di non essere imLrogliari, prima
di fare un qualsiasi gesro nei loro confronri, di non
riconoscere in loro il raLernacolo vivenre del Cri-
sro povero e disprezzaro. Di non essere dei loro.
Ma i poveri non merirano solranro la nosrra
compassione e commiserazione, merirano anche la
nosrra ammirazione. Essi sono i veri campioni del-
l'umanir. Si disrriLuiscono ogni anno premi No-
Lel, coppe, medaglie d'oro, d'argenro, di Lronzo, al
meriro, alla memoria o ai vincirori di gare. E magari
solo perche alcuni sono srari capaci di correre nel
rempo pi Lreve i cenro, i duecenro o quarrrocenro
merri a osracoli, di salrare un cenrimerro pi alro
degli alrri, di vincere una mararona o uno slalom. Si
allunga ogni anno la lisra dei primari pi Lizzarri e
inurili. Ma non c', che io sappia, alcun premio pre-
visro per i poveri. Eppure se uno osservasse di quali
salri morrali, di quale resisrenza, di quali slalom, essi
sono capaci, e non una volra, ma per rurra la vira, le
29
performances dei pi famosi arleri ci semLrereLLero
giocherri da fanciulli. Cos' una mararona in con-
fronro a quello che fa un uomo-risci di Calcurra, il
quale alla fine della vira ha farro a piedi l'equivalen-
re di diversi giri della rerra, nel caldo pi snervanre,
rrainando uno o due passeggeri corpulenri, per srra-
de dissesrare, rra Luche e pozzanghere, sgusciando
rra un'auro e l'alrra per non farsi rravolgere!
Mi domando se non sareLLe il caso di isriruire
un premio per la poverr, come ne esisre uno per la
pace. Non, naruralmenre, per incoraggiare a essere
poveri, o per isriruire odiose gare di poverr, ma per
riconoscere quello che i poveri sono capaci di com-
piere, nonosranre la loro poverr: i loro eroismi na-
scosri, l'incrediLile pazienza, le commovenri solida-
rier che illuminano spesso di purissima luce di
umanir il mondo dei poveri, nonosranre rurre le
miserie mareriali e morali, che pure popolano rale
mondo.
Soccorrere i poveri. Al dovere di amare e risper-
rare i poveri, segue, dicevo, quello di soccorrerli.
Qui ci viene di nuovo in aiuro san Giacomo. A che
serve, egli dice, impierosirsi davanri a un frarello o
una sorella privi del vesriro e del ciLo, dicendo lo-
ro: Fovererro, come soffri! Vai, riscaldari, szia-
ri!, se ru non gli dai nulla di quanro ha Lisogno
per riscaldarsi e nurrirsi! La compassione, come la
fede, senza le opere morra (cf Gc 2, 15-17). Ges
30
nel giudizio non dir: Ero nudo e mi avere com-
pariro, ma: Ero nudo e mi avere vesriro. Fer
quesro mi pare molro Lello che si sia voluro riser-
vare denrro il Varicano sresso, un piccolo spazio
per accogliere i poveri e dar loro da mangiare e da
vesrirsi. E un segno.
Non Lisogna prendersela con Dio davanri alla
miseria del mondo, ma con noi sressi. Un giorno ve-
dendo una LamLina rremanre di freddo e che pian-
geva per la fame, un uomo fu preso da un moro di
riLellione e grid: O Dio, dove sei! Ferche non fai
qualcosa per quella crearura innocenre!. Ma una
voce inreriore gli rispose: Cerro che ho farro qual-
che cosa. Ho farro re!. E cap immediaramenre.
Oggi per non Lasra pi la semplice elemosi-
na. Il proLlema della poverr divenuro, a causa
delle possiLilir nuove di comunicazione, planera-
rio. Quando i Fadri della Chiesa parlavano dei po-
veri pensavano ai poveri della loro cirr, o al massi-
mo della cirr vicina. Non conoscevano quasi alrro,
se non molro vagamenre e, del resro, anche se l'a-
vessero conosciuro, far pervenire gli aiuri sareLLe
sraro ancora pi difficile, in una economia come la
loro. Si capisce quindi come il Crisosromo, sulla
Lase di un calcolo di quanri ricchi e di quanri po-
veri c'erano a suo rempo a Cosranrinopoli, poresse
elaLorare un piano che secondo lui avreLLe risolro
sraLilmenre il proLlema della poverr, con il solo
mezzo dell'elemosina.
31
Oggi sappiamo che quesro non Lasra, anche se
nulla ci dispensa dal fare quello che possiamo an-
che a quesro livello individuale. Senza dover arri-
vare a imLracciare il fucile per comLarrere con la
violenza l'ingiusrizia (cosa che ci collochereLLe su-
Liro fuori della linea di Crisro), l'esempio di ranri
uomini e donne del nosrro rempo, come dom Hel-
der Cmara, l'ALLe Fierre, Marcello Candia e ran-
ri alrri, ci mosrra che ci sono ranre cose che si pos-
sono fare per soccorrere, ognuno secondo i propri
mezzi e possiLilir, i poveri e promuoverne l'eleva-
zione. Qualcuno pu essere chiamaro a impiegare
a favore dei poveri le risorse culrurali, le capacir
imprendiroriali o il presrigio o il porere polirico di
cui gode. Un'espressione imporranre di quesro es-
sere per i poveri" srara cerramenre anche la reo-
logia della liLerazione fiorira in America Larina, no-
nosranre i limiri che, in alcuni casi, l'hanno conrras-
segnara.
Farlando del grido dei poveri", nella Evangeli-
ca resrificano, Faolo VI diceva in parricolare ai reli-
giosi: Esso induce cerruni rra voi a raggiungere i
poveri nella loro condizine, a condividere le loro
ansie lancinanri. Invira, d'alrra parre, non pochi vo-
srri isriruri a riconverrire in favore dei poveri cerre
loro opere12.
12FAOLO VI, Evangelica resrificano, 18 (EV 4, p. 651).
32
Quello che occorrereLLe oggi una nuova cro-
ciara, una moLilirazione corale di rurra la crisria-
nir e, anzi, di rurro il mondo civile, per liLerare i
sepolcri vivenri di Crisro che sono i milioni e milio-
ni di persone che muoiono di fame, di malarrie e di
srenri. Quesra sareLLe una crociara degna di que-
sro nome, degna cio della croce di Crisro. DoL-
Liamo rallegrarci e ringraziare Dio perche, alme-
no in piccola parre, quesra crociara gi in arro da
parre di ranri individui, isriruzioni, comunir par-
rocchiali, religiose e associazioni umanirarie. Fer
chi lo sa vedere, c' anche oggi un Fierre l'Ermi-
re" che percorre il mondo incirando rurri a quesra
crociara. E il Fapa.
Eliminare o ridurre l'ingiusro e scandaloso aLis-
so che esisre rra ricchi e poveri nel mondo il com-
piro pi urgenre e pi ingenre che il millennio che
sra per chiudersi consegna al secolo che verr.
Evangelizzare i poveri. Infine, dopo amare e soc-
correre, evangelizzare i poveri. Quesra fu la missio-
ne che Ges riconoLLe come la sua per eccellenza
(cf Le 4, 18) e che affid alla Chiesa. Non doLLia-
mo permerrere che la nosrra carriva coscienza ci
spinga a commerrere l'enorme ingiusrizia di priva-
re della Luona norizia coloro che ne sono i primi e
pi narurali desrinarari. Magari, adducendo, a no-
srra scusa, il proverLio che venrre affamaro non
ha orecchi.
33
Ges molriplicava i pani e insieme anche la Fa-
rola, anzi prima amminisrrava, a volre per rre gior-
ni di seguiro, la Farola e poi si preoccupava anche
dei pani. Non di solo pane vive il povero, ma an-
che di speranza e di ogni parola che esce dalla Loc-
ca di Dio. I poveri hanno il sacrosanro dirirro di
udire il Vangelo inregrale, non in edizione ridorra,
adarrara e di comodo.
Hanno dirirro di udire anche oggi la Luona no-
rizia: Beari voi poveri. S Leari, nonosranre rurro.
Ferche a voi si apre davanri una possiLilir" im-
mensa, preclusa o assai difficile per i ricchi: il Re-
gno. Cerro, occorre l'adesione di fede al Vangelo,
per enrrare in possesso, di farro, del Regno, o al-
meno una vira moralmenre Luona e onesra, secon-
do i derrami della propria religione o della propria
coscienza, per chi non ha la possiLilir di conosce-
re il Vangelo. Ma non gi una forruna e un mori-
vo di Learirudine avere aperra davanri a se la possi-
Lilir, se dipende solo da re farla divenrare realr!
L'uomo dice una cerra filosofia odierna non
che possiLilir", ricco quanro sono ricche le
possiLilir" che ha. E voi poveri avere la possiLi-
lir" che racchiude in se rurre le possiLilir, e senza
la quale rurre le alrre possiLilir sono nulla.
Concludiamo, richiamando alla menre le due
principali parole di Dio che ci sono servire da gui-
da. Bearo l'uomo che si d pensiero del povero!.
34
Quesra parola seguira immediaramenre, nel Sal-
mo, da una promessa che la lirurgia ha urilizzaro
sorro forma di preghiera per il Sommo Fonrefi-
ce": Il Signore lo proregger, lo far vivere e lo
far Learo sulla rerra e non lo consegner nelle ma-
ni dei suoi nemici13.
Quesra promessa non solo per il Sommo Fon-
refice, ma per ogni pasrore e per rurri coloro che
decidono di prendere a cuore la causa dei poveri.
Crisro ha reso quesra promessa, da rerrena celesre
e da remporale ererna, quando ha rivelaro ci che
dir nell'ulrimo giorno, a coloro che si sono dari
pensiero dei poveri: Venire, Lenederri del Fadre
mio, ricevere il Regno prepararo per voi fin dalla
fondazione del mondo (Mr 25, 34).
13 Dominus consever eum er vvifcer eum er Learum faciar eum in
rerra er non rradar eum in animarri inimicorum eius.
35
Si farro povero per voi
La poverr mareriale,
proposra evangelica da aLLracciare

1. Essere per i poveri" ed essere poveri"


Anche a proposiro della poverr, il passaggio dal-
l'Anrico al Nuovo Tesramenro segna un salro di
qualir. Esso pu essere sinrerizzaro cos: FAnri-
co Tesramenro ci presenra un Dio per i poveri", il
Nuovo un Dio che si fa, lui sresso, povero". L'An-
rico Tesramenro pieno di resri sul Dio che ascol-
ra il grido dei poveri, che ha pier del deLole e
del povero, che difende la causa dei miseri, che
fa giusrizia agli oppressi1, ma solo il Vangelo ci
parla del Dio che si fa uno di loro, che sceglie per
se la poverr e la deLolezza: Ges Crisro, da ricco
che era, si farro povero per voi (2 Cor 8, 9).
La poverr mareriale, da male da evirare, acqui-
sra l'asperro di un Lene da colrivare, di un ideale da
1Su quesro rema di Dio come sovrano giusro che si fa vindice dei po-
veri nell'Anrico Tesramenro, cf J. DUFONT, Le Learirudini, Edizioni
Faoline, 1976, pp. 596 ss.
37
perseguire. Quesra la grande novir recara da Cri-
sro. L'Anrico Tesramenro conosce quella che aLLia-
mo chiamaro la poverr mareriale negariva, cio la
poverr come farro sociale da comLarrere o da evi-
rare, conosce inolrre, almeno a parrire da una cerra
epoca, la poverr spiriruale posiriva, cio l'ideale de-
gli uomini che confidano solo in Dio, e conosce, in-
fine, la poverr spiriruale negariva di quelli che sono
ricchi di cose e di Leni, ma poveri di sapienza, che
la vera ricchezza. Non conosce, ripero, la poverr
mareriale posiriva, cio liLeramenre scelra. Anche
quella in vigore a Qumran, rra i cosidderri monaci
Esseni, non era, per se, una scelra di poverr mare-
riale, ma era piurrosro come quella della primiri-
va comunir crisriana di Gerusalemme la messa
in comune dei Leni perche non ci fosse alcun po-
vero rra loro (cf Dr 15, 4, Ar 4, 34). Essa era anche
derrara forse dalla preoccupazione di assicurare la
purir riruale del gruppo, eliminando ogni Lisogno
di conrarro con l'esrerno, con gli impuri".
In quesro modo, sono posre ormai in chiaro le
due componenri essenziali dell'ideale della pover-
r LiLlica, che sono: essere per i poveri" ed essere
poveri" . La sroria della poverr crisriana la sro-
ria del diverso arreggiarsi di fronre a quesre due
esigenze. Esso si riflerre, per esempio, nel modo di-
verso di inrerprerare l'episodio del giovane ricco
(cf Mr 19, 16 ss). A volre, si accenrua, di esso, il
vendi rurro, a volre invece il dallo ai poveri,
38
cio, ora lo spogliamenro in visra di una radicale
sequela di Crisro, ora la preoccupazione per i po-
veri2.
Nell'anrichir, all'inrerprerazione degli Encrari-
ri una correnre radicale che propugnava l'asren-
sione (engrareia) rorale dal marrimonio e dal pos-
sesso fa risconrro quella concilianre di un Cle-
menre Alessandrino. Quesri rischia di andare all'ec-
cesso opposro quando afferma che ci che conra
non ranro la poverr, quanro l'uso che si fa della
ricchezza: Colui che considera possedimenri e oro
e argenro e case come doni di Dio, e in onore a Dio
che gli d rurro quesro, collaLora con quesri suoi
averi alla salvezza di alrri uomini: quesri colui che
dichiararo Learo dal Signore, e proclamaro pove-
ro in spiriro3.
Una prima sinresi e un equiliLrio rra le due i-
sranze raggiunro nel pensiero di uomini come san
Basilio e sanr'Agosrino e nell'esperienza monasrica
da essi avviara, in cui, alla pi rigorosa poverr per-
sonale, si unisce una uguale sollecirudine per i po-
veri e i malari che si concrerizza in apposire isriru-
zioni che serviranno, in alcuni casi, come modello
alle furure opere carirarive della Chiesa.
2Cf Aa.Vv., Fer foramen acus. Il crisrianesimo anrico di fronre alla pe-
ricope evangelica del giovane ricco (Srudia Farrisrica Mediolanensia,
14), Vira e Fensiero, Milano 1986.
3 C l e m e n r e A l e s s a n d r i n o , Quis dives salverur, 16, 3 (GCS 17,
p. 170).
39
Nel Medioevo, assisriamo al riperersi di quesro
ciclo in un alrro conresro. La Chiesa, e in parricola-
re gli anrichi ordini monasrici, divenrari in Occi-
denre assai ricchi, colrivano ormai la poverr qua-
si solo nella forma dell'assisrenza ai poveri, ai pel-
legrini, cio gesrendo isriruzioni carirarive. Conrro
quesra siruazione, a parrire dall'inizio del secondo
millennio, insorgono i cosidderri movimenri pau-
perisrici che merrono in primo piano l'esercizio ef-
ferrivo della poverr, il rirorno della Chiesa alla
semplicir e poverr del Vangelo. L'equiliLrio e la
sinresi sono realizzari, quesra volra, dagli ordini
mendicanri che si sforzano di praricare, a un rem-
po, un radicale spogliamenro e una cura amorevole
per i poveri, i leLLrosi, gli schiavi, e soprarrurro di
vivere la loro poverr in comunione con la Chiesa,
non conrro di essa.
Con rurre le caurele del caso, possiamo forse
scorgere una dialerrica analoga anche in epoca mo-
derna. L'esplosione della coscienza sociale nel se-
colo scorso e del proLlema del prolerariaro ha di
nuovo rorro l'equiliLrio, spingendo a merrere rra
parenresi l'ideale della poverr volonraria, scelra e
vissura alla sequela di Crisro, per inreressarsi al
proLlema dei poveri. Sull'ideale di una Chiesa po-
vera prevale la preoccupazione per i poveri" che
si rraduce in mille iniziarive e isriruzioni nuove, so-
prarrurro nell'amLiro dell'educazione dei fanciulli
poveri e dell'assisrenza ai pi aLLandonari. Anche
40
la dorrrina sociale della Chiesa un prodorro di
quesro clima spiriruale.
E sraro il concilio Varicano II a rimerrere in pri-
mo piano, soprarrurro in seguiro al noro inrervenro
del cardinale Lercaro, il discorso su Chiesa e po-
verr". Nella cosriruzione sulla Chiesa si legge, a
quesro proposiro: Come Crisro ha compiuro la re-
denzione arrraverso la poverr e le persecuzioni,
cos pure la Chiesa chiamara a prendere la sressa
via... Come Crisro sraro inviaro dal Fadre a dare
la Luona novella ai poveri, a guarire quelli che han-
no il cuore conrriro, a cercare e salvare ci che era
perduro, cos pure la Chiesa circonda d'afferruosa
cura quanri sono afflirri dalla umana deLolezza, an-
zi riconosce nei poveri e nei sofferenri l'immagine
del suo fondarore, povero e sofferenre, si premura
di sollevarne l'indigenza e in loro inrende di servire
a Crisro4.
In quesro resro sono riunire enrramLe le cose:
l'essere poveri e l'essere a servizio dei poveri. Anche
nella carechesi sulla poverr, renura da Giovanni
Faolo II duranre un'udienza del mercoled, a segui-
ro del Sinodo dei vescovi sulla vira religiosa, vengo-
no messi in rilievo quesri due elemenri: La Chiesa
vi si legge senre sempre pi forre la spinra del-
lo Spiriro a essere povera rra i poveri, a ricordare a
rurri la necessir di conformarsi all'ideale della po-
4Lumen genrium, 8.
41
verr predicara e praricara da Crisro e a imirarlo nel
suo amore sincero e farrivo per i poveri!.
Non derro per che quesri due asperri deLLa-
no e possano essere colrivari in uguale misura da o-
gni credenre, o da ogni caregoria di credenri. Biso-
gna infarri rener presenre anche la dorrrina dei ca-
rismi e delle diverse funzioni assegnare a ciascun
memLro, nel corpo di Crisro. San Faolo semLra in-
cludere nel novero dei carismi anche lo spogliarsi
volonrariamenre dei propri Leni per gli alrri. Cari-
sma infarri per lui il dare con semplicir (cf Rm
12, 6 ss) e carisma il disrriLuire rurre le proprie
sosranze ai poveri, come lo sono, nello sresso con-
resro, la profezia, il parlare le lingue, la scienza (cf
1 Cor 13, 3 ss). Quesro, di nuovo, ci fa vedere co-
me la caregoria rradizionale di consiglio" sia in-
sufficienre, da sola, per spiegare la proposra evan-
gelica di casrir e di poverr. Chi ha ricevuro un
dono non ha lo sresso ripo di liLerr di rispondervi
o meno che ha chi ha ricevuro un consiglio. Il cari-
sma inolrre non divide, non crea caregorie di pi
perferri o meno perferri. Fi che superiorir, crea
responsaLilir.
La Chiesa, dunque, in alcuni suoi memLri, e-
sprimer maggiormenre il Crisro povero, in alrri il
Crisro che prende su di se i languori e le infer-
mir dei poveri (cf Mr 8, 17). La pienezza dello
5In L'Osservarore Romano, 1 DicemLre 1994, p. 4.
42
Spiriro e dei doni nella Chiesa, non nel singolo
credenre. Nella comunione ecclesiale, per, rale pie-
nezza divenra di rurri. Se infarri io amo l'unir e mi
rengo uniro a essa, quello che ognuno in essa ha, o
fa, anche mio, lo faccio anch'io. Apparrengo in-
farri a quel corpo che povero e che si prende cu-
ra dei poveri. Bandisci l'invidia diceva san-
r'Agosrino e sar ruo ci che mio, e se io Lan-
disco l'invidia sar mio ci che possiedi ru6.
. La conseguenza di ci che doLLiamo Landire
l'animosir e il giudizio, e sosriruire a essi la reci-
proca srima e la gioia per il Lene che Dio compie
arrraverso alrri. Quelli che lavorano per la giusrizia
sociale e la promozione dei poveri (che spesso han-
no Lisogno di grandi mezzi e srrurrure) si rallegra-
no che ci siano alrri che vivono e annunciano il
Vangelo in poverr e semplicir, e viceversa. Ces-
siamo dunque esorrava l'Aposrolo in una sirua-
zione simile a quesra di giudicarci gli uni gli al-
rri... Diamoci piurrosro alle opere della pace e alla
edificazione vicendevole (Rm 14, 13.19).
2. Un rinnovamenro della poverr nello Spiriro"
Dopo aver parlaro, nel capirolo precedenre, del
dovere di essere per i poveri", parliamo, quesra
volra, della necessir di essere poveri" .
6S. AGOSTINO, In Ioh. 32,8 (CCL 36, p. 304).
43
Ho derro che la poverr mareriale posiriva cosri-
ruisce la novir del Vangelo. Ma doLLiamo precisa-
re suLiro in che senso. San Tommaso ha scrirro che
anche i precerri morali conrenuri nel Vangelo sa-
reLLero lerrera che uccide, se a essi non si aggiun-
gesse la grazia della fede che risana7. Anche le
Learirudini evangeliche dunque sareLLero rimasre
lerrera morra se Ges non avesse farro alrro all'in-
fuori che proclamarle sul monre. La novir maggio-
re non sra dunque ranro nelle cose pi perferre che
Ges comanda, risperro alla legge anrica, quanro
nella grazia che ci ha procuraro per merrerle in pra-
rica. La legge nuova conclude lo sresso san Tom-
maso principalmenre la sressa grazia dello
Spiriro Sanro8. Si realizzara, in alrre parole, la
profezia di Ezechiele che dice: Forr il mio Spiri-
ro denrro di voi e vi far vivere secondo i miei sra-
ruri e vi far osservare e merrere in prarica le mie
leggi (Ez 36, 27). Il che significa: porr il mio Spi-
riro denrro di voi e quesro vi permerrer di osser-
vare e merrere in prarica le mie leggi. Le Learirudi-
ni, come pure i precerri e i cosidderri consigli evan-
gelici, sono anch'esse legge nuova, ma in senso
mareriale, cio per il loro conrenuro, menrre la gra-
zia dello Spiriro Sanro legge nuova in senso for-
S. Tommaso d 'Aquino, S.Th. I-IIae, q. 106, a. 2.
8 ILid., q. 106, a.l.
44
male, o causale, perche d la capacir di merrere in
prarica quello che le leggi indicano.
Da ci deriva che ogni progerro o sforzo di rin-
novamenro della poverr nella Chiesa, come quello
auspicaro dal Concilio, non pu essere realizzaro,
se non nello Spiriro Sanro". In occasione del XVI
cenrenario del concilio ecumenico di Cosranrino-
poli, nel 1981, Giovanni Faolo II scrisse: Turra l'o-
pera di rinnovamenro della Chiesa, che il concilio
Varicano II ha cos provvidenzialmenre proposro e
iniziaro, non pu realizzarsi se non nello Spiriro
Sanro, cio con l'aiuro della sua luce e della sua for-
za9. Ogni renrarivo che prescindesse da quesro sa-
reLLe desrinaro al fallimenro.
In che consisre la differenza rra un rinnovamen-
ro nella legge" e un rinnovamenro nello Spiriro"!
La legge posiriva, essendo esrerna all'uomo, non
camLia lo sraro del suo cuore, non gli d, con la
prescrizione, anche la capacir di compierla. In una
parola, non-d la vira (cf Gal 3, 21). Essa spinge
l'uomo a fare, o non fare, una cosa per cosrrizione,
con la minaccia del casrigo o del Liasimo. Si Lasa
sul rimore.
La legge inreriore, invece, che lo sresso Spiriro
Sanro (cf Rm 8, 2), camLia il cuore, non solo una
indicazione di volonr, ma un principio nuovo arri-
vo e operarivo, non comanda solo di fare, ma aiura a
9In AAS, 73,1981, p. 521.
45
fare. Essa crea il cuore nuovo che fa volenrieri le co-
se che Dio comanda, perche ama Dio e si fida di lui.
Si Lasa sull'amore e spinge ad agire per arrrazione.
Turro quesro vale, in parricolare, per la poverr
che Ges non ha mai presenraro come una legge",
ma come un consiglio" o, meglio, come Learirudi-
ne", cio come qualcosa che arrira medianre la pro-
messa della felicir: Ciascuno infarri arrrarro dal-
l'oggerro del suo desiderio10. Lo Spiriro Sanro in
grado di rinnovare nella Chiesa l'ideale evangelico
della poverr, infondendo l'amore per essa. Fi pre-
cisamenre: l'amore di Ges per essa. Quando parlia-
mo di Spiriro Sanro, parliamo infarri dello Spiriro
di Ges".
Bisogna chiedere allo Spiriro di farci innamorare
della poverr, perche chi ne innamoraro rrover
poi Lene le vie e i modi di praricarla. Senza quesro
le leggi, i canoni, le regole monasriche, le cosriru-
zioni, possono affannarsi a rracciare i quadri pi
Lelli e plausiLili di poverr, ma rurro resrer lerrera
morra. Non far che merrere in evidenza il nosrro
peccaro, cio il divario che esisre rra quello che do-
vremmo essere e quello che di farro siamo. Esar-
ramenre come faceva la legge prima di Crisro (cf
Rm 7, 7 s). La sroria della spirirualir crisriana, e in
parricolare degli ordini religiosi, l a dimosrrarci
che molriplicando quesre cose non si rinnovara
10S. AGOSTINO, In Ioh. 26,4-5 (CCL 36, p. 261 s).
46
mai la poverr nella Chiesa. Al massimo si sono po-
ruri frenare alcuni aLusi pi visrosi, o rirardare un
poco il suo decadimenro. In genere, pi diminuisce
la poverr reale, pi aumenrano le leggi a suo ri-
guardo. Ma le leggi sresse rrasformano facilmenre la
poverr spiriruale in poverr legalisrica e farisaica.
Basra pensare a quello che, in cerri periodi, era
divenrara la poverr religiosa, nonosranre il molri-
plicarsi dei canoni e delle leggi. Un piccolo esem-
pio. Secondo i canoni e le cosriruzioni, un religioso,
andando per via, poreva, e anzi doveva, ricevere
rurro ci che gli veniva offerro dalla genre, appar-
renendo, ipso facro, alla comunir ogni cosa che gli
veniva offerra, ma non aveva il dirirro di dare nulla
a nessuno, neppure l'elemosina a un povero, non
essendo egli padrone di nulla. Una poverr che per-
merreva solo di ricevere, ma mai di dare! Con lo
sresso procedimenro, cio dichiarando offerra sa-
cra al rempio" quello che uno possedeva, sappiamo
da Ges che i farisei impedivano ai loro discepoli
di soccorrere perfino il padre e la madre, aLolendo
il comandamenro divino (cf Me 7,11 s).
Qualcuno ha riassunro lo spiriro del vecchio co-
dice in mareria di poverr cos: gesrione pruden-
re dell'economia, saggia capiralizzazione e deposiri
Lancari Len sicuri11. La poverr si riduceva (e in
11 Cf J. LVAREZ G OM EZ, Diversi ripi di poverr nella sroria della vira
religiosa, in La poverr religiosa, a cura dell'isriruro Clareriano, Roma
1975, p. 79.
47
gran parre ancora si riduce) a una dipendenza dai
superiori nell'uso dei Leni e del denaro. Era ed
una poverr solo individuale, nel senso che l'indi-
viduo non ha nulla di proprio", non una poverr
anche comuniraria e collerriva, menrre ora si am-
merre da rurri che non leciro dirsi poveri quan-
do si apparriene a una comunir ricca.
Le uniche leggi che sono riuscire a realizzare dra-
sricamenre la poverr rra i religiosi (lo diciamo con
rrisrezza e confusione) sono srare, paradossalmenre,
quelle civili, dello sraro. Dopo il Concilio diceva
una religiosa missionaria avevamo discusso per
anni su come rinnovare la nosrra poverr, senza
concludere mai nulla. Foi nel paese venuro un re-
gime marxisra che ci ha porraro via rurro e di colpo
ha farro quello che noi, da sole, non eravamo riusci-
re a fare. Ma chiaro che non quesra la poverr
che vogliamo e di cui aLLiamo Lisogno.
I periodici veri rinnovamenri della poverr nella
Chiesa sono sempre avvenuri nello Spiriro", gra-
zie a un rinnovaro, inrenso conrarro con la persona
di Ges e il suo Vangelo. C' come una fiamma
sempre ardenre che arrraversa la sroria, ed lo Spi-
riro di Ges risorro. Da essa parre ogni volra la
scinrilla che riaccende l'ideale della poverr nella
Chiesa. DoLLiamo perci rornare periodicamenre
alla fonre delle fonri, in farro di poverr, senza fer-
marci a nessuna fonre inrermedia, fosse pure quel-
la cosriruira dal proprio fondarore. Le fonri parri-
colari di un isriruro, per quanro ricche possano es-
sere, non sono vive ed ererne". Sono realizzazioni
sroriche parziali e come rali legare a una siruazione
e a un conresro parricolari e si sa quanro il conresro
culrurale ed economico in cui uno vive sia derermi-
nanre in farro di poverr. Un caso esemplare di
quanro sro dicendo segnalaro dal Fapa nella ricor-
dara carechesi del mercoled. Esso riguarda un farro
che ha daro addirirrura il nome a rurra una serie di
ordini religiosi, gli ordini mendicanri: In prece-
denza dice esisreva una scelra e una prassi di
mendicir, segno di poverr, di umilr e di carir
Lenefica verso gli indigenri. Oggi piurrosro col lo-
ro lavoro che i religiosi si procurano i mezzi neces-
sari al loro sosrenramenro e alle loro opere12.
Froprio perche sono realizzazioni conringenri, le
forme sroriche, assunre dalla poverr lungo i secoli,
sono ranre e cos diverse. C' una poverr eremi-
rica, una cenoLirica (di ripo, quesr'ulrima, pacomia-
no, Lasiliano, o Lenederrino), una poverr france-
scana, una aposrolica, dei chierici regolari ecc. Del
resro, anche se le regole fossero in grado di indica-
re, una volra per sempre, la via della poverr, non
avreLLero farro ancora quasi nulla, perche non so-
no in grado da sole di dare, con la conoscenza, an-
che la forza di percorrere rale via. Farafrasando un
12In L'Osservarore Romano, 1 DicemLre 1994, p. 4.
49
derro del vangelo di Giovanni, si deve dire: La leg-
ge fu dara per mezzo dei fondarori (di Basilio, di
Benederro, di Francesco ecc.), ma la grazia viene da
Ges (cf Gv 1, 17). Il ruolo pi Lello delle regole
e dei fondarori proprio quello di rinviarci ogni
volra a Ges Crisro e al suo Vangelo. Io ho farro
la mia parre diceva san Francesco d'Assisi vici-
no alla morre , quello che sperra a voi ve lo in-
segni Ges Crisro13.
Quando ci fermiamo a essi, ne facciamo, senza
volerlo, non dei rramiri rra noi e Crisro, ma dei dia-
frammi. Quesro accade quando, con i posrulanri, i
novizi e, in genere, nella formazione dei giovani, si
comincia suLiro a parlare del carisma del fondaro-
re, della spirirualir del proprio isriruro, dedicando
a ci la maggioranza del rempo nel noviziaro, negli
esercizi spiriruali, ririri e corsi di aggiornamenro,
senza aver prima daro loro una solida formazione
nelle cose essenziali per rurri: la conoscenza di Cri-
sro, la familiarir con la parola di Dio, con l'azione
dello Spiriro Sanro.
Torniamo dunque alla fonre delle fonri. Dierro
lo sposo, s la sposa piace14, dice Danre, parlando
di Francesco e di Madonna Foverr. Ma quanro
pi vero quesro verso, se per sposo inrendiamo Ge-
s Crisro sresso, e non il suo imirarore Francesco!
13 CELANO, Vira seconda 162 (FF, 804).
14 D a n r e , Faradiso 11, 84.
50
Dierro Ges, al suo Lraccio, anche la poverr piace,
Lella. E il solo modo che essa ha di piacere e farsi
amare. Risaliamo dunque il grande fiume della po-
verr fino alle sue sorgenri, senza arresrarci a nessu-
na delle sue cascare o delle sue chiuse inrermediarie.
3. La poverr nella vira di Crisro
Di Ges si legge che cominci a fare e a insegna-
re (Ar 1,1). Egli ha prima farro quello che poi ha
insegnaro. Consideriamo perci in lui, successiva-
menre, il suo essere povero e poi il suo insegna-
menro sulla poverr.
Ci serviamo, anche quesra volra, di due parole
come fari per illuminare il nosrro cammino. La pa-
rola che ci inrroduce alla considerazione della po-
verr vissura di Crisro Len nora: Ges Crisro,
da ricco che era, si farro povero per voi, perche
voi divenrasre ricchi per mezzo della sua poverr
(2 Cor 8, 9). Non c' duLLio che qui si parla pro-
prio della poverr mareriale di Crisro. Il senso :
Crisro, essendo (o porendo essere) ricco, si fece po-
vero marerialmenre per arricchire noi spirirualmen-
re. Sosrenne la poverr mareriale commenra san
Tommaso per donare a noi le ricchezze spirirua-
li15. Non venne infarri a rendere gli uomini pi
ricchi di Leni rerreni, ma a farli figli di Dio ed eredi
della vira ererna.
15S. TOMMASO D'AQUINO, S.Th. Ili, q. 40, a. 4.
51
Turri hanno noraro il parallelismo che esisre rra
quesro resro e l'inno a Crisro della lerrera ai Filippe-
si, in parricolare rra l'espressione si fece povero
(eprocheusen) e l'espressione si svuor (ekeno-
sen). La poverr di Crisro chiaramenre un asperro
della sua kenosis, del suo spogliamenro, nell'incar-
nazione. La frase richiama anche il passo dove si di-
ce che Crisro divenraro peccaro perche noi di-
venrassimo giusri (cf 2 Cor 5,21).
La poverr di Crisro ha anzirurro un asperro con-
crero, esisrenziale, che l'accompagna dalla nascira
alla morre. La Leara Angela da Foligno ha una pagi-
na assai profonda su quesra poverr del Salvarore:
La poverr ha rre modi di essere. Il primo grado
della perferra poverr di Crisro fu che egli volle vi-
vere ed essere povero di rurre le cose remporali di
quesro mondo. Non volle per se ne una casa ne un
rerreno ne una vigna ne alcuna proprier ne soldi o
fondi. Fu povero, eLLe fame, sere, par il caldo e il
freddo, la farica, ogni privazione e Lisogno. Non di-
spose di cose raffinare e di pregio... La seconda po-
verr fu che egli volle essere povero nei parenri e
negli amici... La rerza poverr fu che volle spogliar-
si di se sresso, volle farsi povero della sua sressa for-
za divina, della sua sapienza e della sua gloria16.
16 II liLro della Leara Angela da Foligno, Quaracchi, Grorraferrara
1985, pp. 642 s.
52
Fovero dunque di cose, povero di appoggi, povero
di presrigio.
Quesra rerza poverr la pi profonda di rurre
perche rocca la sfera dell'essere, non pi solo del-
l'avere. E consisrira, per Crisro, nel farro sresso di
farsi uomo, di spogliarsi, se non della sua narura
divina, almeno di rurro ci che rale narura avreLLe
poruro rivendicare per se in farro di gloria, di ric-
chezza e splendore. Cosa c' esclama san Gre-
gorio Nisseno di pi povero per Dio che la for-
ma di servo! Cosa di pi umile che la comunione
con la nosrra narura!17. In Crisro Lrilla la poverr
nella sua forma pi suLlime che non quella di es-
sere povero (quesro pu essere un daro imposro o
erediraro), ma quella di farsi povero, e farsi povero
per amore, per fare ricchi gli alrri.
Turravia, circa la poverr mareriale di Ges, ci
sono forse dei luoghi comuni da rerrificare in Lase
a un pi arrenro esame dei vangeli. Fer quanro ne
possiamo sapere, Ges non apparrenne, per condi-
zione sociale, al prolerariaro del rempo, cio alla
classe infima della socier. Era un arrigiano e si
guadagnava la vira con il proprio lavoro, che era
condizione senz'alrro migliore del lavoro dipen-
denre. Anche duranre la vira, il presrigio di raLLi
che lo accompagnava, gli inviri che riceveva anche
da persone Lenesranri, le amicizie di cui godeva,
17S. G r e g o r i o N i sse n o , De LearirudiniLus, 1 (FG 44,1201 B).
53
come quella di Lazzaro e delle sue sorelle, l'aiuro
che riceveva da alcune donne che disponevano di
Leni (cf Le 8, 2 s), sono cose che ci impediscono di
fare di lui l'ulrimo dei poveri. La sressa frase Le
volpi hanno le loro rane e gli uccelli del cielo i loro
nidi, ma il Figlio dell'uomo non ha dove posare il
capo (Le 9, 58) si spiega pi pensando alla sua
condizione di predicarore irineranre, senza fissa di-
mora, che alla mancanza di un rerro, anche se que-
sro pure vi pu essere incluso.
Dal punro di visra srrerramenre mareriale, c'era-
no cerramenre al suo rempo persone pi povere di
lui, masse inrere di diseredari, di cui egli sresso ave-
va compassione, vedendole sranche e sfinire (Mr
9, 36). Anche rra i suoi fururi discepoli, per esem-
pio rra cerri asceri ed eremiri del deserro, ve ne fu-
rono di quelli che superarono il Maesrro in farro di
ausrerir e poverr puramenre mareriale.
L'equivoco deriva dall'arrriLuire un valore ec-
cessivo alle manifesrazioni esrerne e mareriali della
poverr. Ges non ha mai rivendicaro per se un
primaro nella poverr, come l'ha rivendicaro inve-
ce nella carir, dicendo che nessuno ha amore pi
grande di quello di dare la vira per i propri amici
(cf Gv 15, 13). Era liLero anche di fronre alla sua
poverr, come era liLero nel mangiare e nel Lere, al
punro di passare, senza prendersela rroppo, per un
Leone e un mangione. In farro di ascesi, il Frecur-
sore era molro pi rigido di lui. Ges non caduro
54
nella rrappola in cui sono caduri, in seguiro, alcuni
dei suoi imirarori, di assolurizzare la poverr mare-
riale, misurando su di essa il grado di perfezione, e
finendo cos per divenrare ricchi della cosa peggio-
re che ci sia: di se sressi e della propria giusrizia.
Non si d un assoluro nelle cose mareriali, un pun-
ro olrre il quale non si possa andare. Fer quanro
uno voglia essere povero, scoprir che c' sempre
qualcuno pi povero di lui. La poverr mareriale
non ha fondo.
Volgiamo la nosrra arrenzione piurrosro alle ra-
gioni della poverr di Crisro, al perche" si farro
povero. Il senso di quesra sua scelra ci svelaro da
ci che l'Aposrolo dice all'inizio della prima lerrera
ai Corinzi: Foiche, infarri, nel disegno sapienre di
Dio, il mondo, con rurra la sua sapienza, non ha co-
nosciuro Dio, piaciuro a Dio di salvare i credenri
con la srolrezza della predicazione (1 Cor 1, 21).
Cio: poiche il mondo non ha riconosciuro e onora-
ro Dio quando egli si rivelava in splendore, poren-
za, sapienza e ricchezza arrraverso il crearo, ecco
che ha deciso ora di salvare l'umanir decadura con
un mezzo opposro, con la poverr, la deLolezza,
l'umilr e la srolrezza. Ha deciso di rivelarsi sorro
il suo conrrario", per conresrare l'orgoglio e la sa-
pienza umana.
Quello che in quesro modo viene negaro non
la Lonr della creazione e di rurri i Leni che la com-
pongono, cio l'opera di Dio, ma il peccaro che
55
l'uomo vi ha aggiunro di suo. Non diremmo
oggi la srrurrura, ma la sovrasrrurrura. Nell'in-
carnazione il VerLo non si limira ad assumere la
narura umana, per innalzarla cos com', ma anzi-
rurro conresra, corregge, raddrizza rale narura, ri-
velandone l'inrima corruzione di cui si sovracca-
ricara. In ral modo il discorso crisriano sulla rinun-
cia ai Leni, al proprio corpo e alla propria volonr,
cio sui consigli evangelici di poverr, casrir e oL-
Ledienza, collocaro su un piano a se, diverso da
quello di ogni alrro universo religioso e filosofico a
sfondo dualisrico.
Il riferimenro a quello che era avvenuro in Ada-
mo con il peccaro presenre ogni volra che si parla
dello spogliamenro di Crisro. Ges non consider
un oggerro di rapina l'uguaglianza con Dio (cf Fil
2, 6), come invece aveva farro Adamo. L'uomo do-
veva dunque spogliarsi di ci che aveva rapinaro a
Dio: di se sresso e della sua volonr e poi dei Leni a
cui, allonranandosi da Dio, si era rivolro con avi-
dir. Arrraverso la poverr si arrua, in ral modo, una
specie di rirorno allo sraro originario, in cui l'uomo
non possiede nulla, ma gode di rurro, non ha nulla
di proprio, eppure rurro suo, perche il suo amo-
re sociale" non si ancora rrasformaro in amore
privaro", che vuole ogni cosa per se18.
18Cf S. Agosrino, De Gen. ad lirr. 11,15,20 (CSEL 28, p. 348).
56
Accanro a quesro morivo, per cos dire, negarivo
della scelra divina della poverr, lo sresso san Faolo
ne merre in luce un alrro posirivo che l'amore: Si
farro povero per voi, perche voi divenrasre ricchi
per mezzo della sua poverr (2 Cor 8, 9). Il dono
prezioso soprarrurro quando frurro di spoglia-
menro, quando ci si priva di ci che si dona. E il
VerLo si , in qualche modo, privaro della sua di-
vina ricchezza, per porerne fare parre a noi. La
poverr di Dio un'espressione della sua agape, del
suo essere amore". Il senso profondo della frase
dell'Aposrolo rivelaro da ci che dice alrrove:
Crisro ci ha amaro e ha daro se sresso per noi (cf
Ef 5,2).
Tale misrerioso legame rra poverr e amore
messo in luce nel pi popolare dei canri naralizi in
lingua iraliana, il Tu scendi dalle srelle, composro
da sanr'Alfonso Maria de' Liguori, quando dice:
Caro elerro Fargolerro,
quanro quesra poverr pi m'innamora
poiche ri fece amor povero ancora.
4. Beari voi poveri!
Fassando dalla vira all'insegnamenro di Ges sulla
poverr, ci viene suLiro inconrro l'alrra parola-faro
di quesra medirazione: Beari voi poveri, perche
vosrro il regno di Dio! (Le 6, 20). Si sa che Luca
57
merre l'accenro sulla poverr reale o mareriale, pi
che su quella spiriruale, che pure , ovviamenre,
presenre nel suo Vangelo.
Andiamo dirirri al cuore del messaggio di Cri-
sro, al morivo di quesra inaudira Learirudine. Esso
lampanre ed chiaramenre espresso nel resro: il
regno di Dio. Fossiamo dire dei poveri volonrari
quello che Ges dice degli eunuchi (cf Mr 19, 12):
vi sono alcuni che sono poveri dalla nascira, alrri
che sono srari farri rali dagli uomini e vi sono pove-
ri che si sono farri rali a causa del regno dei cieli.
Si capisce suLiro perche l'ideale della poverr
mareriale e della casrir perferra fanno la loro com-
parsa nella sroria solo ora, con Crisro: perche solo
con lui apparso il regno di Dio che solo li giusrifi-
ca. Esso ha inauguraro un rempo nuovo, quello del-
la redenzione, o del rirorno delle crearure a Dio,
dopo quello della creazione, o dell'uscira delle
crearure da Dio. Il Regno crea un'alrernariva, una
possiLilir nuova nel mondo: i Leni rerreni e lo sres-
so marrimonio non sono pi l'unica isranza, l'uni-
co valore. Esisre ormai un'alrra isranza che non an-
nulla le precedenri, ma le relarivizza, le fa apparire
per quello che sono: realr provvisorie, desrinare a
scomparire nel mondo nuovo. Avviene come per
l'idea di sraro, nel campo polirico. Il regno di Cesa-
re non aLoliro, ma radicalmenre relarivizzaro dalla
conremporanea presenza, nella sroria, di un regno
di Dio. Non pi l'assoluro nel suo campo.
58
Vediamo, per, come agisce in concrero quesra
morivazione, cio perche il Regno giusrifica ed esi-
ge la poverr. Devo riperere qui, in parre, quello
che ho derro in alrra occasione, parlando della ver-
ginir. Turro prende senso dalla narura di quesro
Regno che di essere gi" presenre nel mondo,
ma non ancora" pienamenre e definirivamenre sra-
Liliro.
Foiche il regno di Dio gi presenre in rerra,
nella persona e nella predicazione di Ges, occorre
non lasciarselo sfuggire, ma afferrarlo, dando via
rurro ci che pu essere di osracolo a esso, compre-
si, se fosse necessario, anche la mano e l'occhio (cf
Mr 18, 8 s). E possiLile, in alrre parole, cominciare
a vivere fin d'ora come si vivr nella siruazione defi-
niriva del Regno, dove i Leni rerreni non avranno
pi alcun valore, ma Dio sar rurro in rurri.
Quesra la morivazione della poverr che pos-
siamo chiamare escarologica, o anche proferica, in
quanro annuncia i cieli nuovi e la rerra nuova. La
poverr proferica perche con l'esempio di disrac-
co dai Leni rerreni, si proclama, silenziosamenre
ma efficacemenre, che esisre un alrro Lene, si ricor-
da che passa la scena di quesro mondo, che non
aLLiamo quaggi dimora permanenre, ma che la
nosrra parria in cielo. Si afferma il primaro dello
spiriro sulla mareria, dell'invisiLile sul visiLile, del-
l'erernir sul rempo.
59
La migliore illusrrazione di quesra morivazione
escarologica sono le due paraLole del resoro nasco-
sro e della perla preziosa: Il regno dei cieli simile
a un resoro nascosro in un campo, un uomo lo rro-
va..., poi va, pieno di gioia, e vende rurri i suoi averi
e compra quel campo (cf Mr 13, 44 s). Ges non
dice: Un uomo venderre rurri i suoi averi e si mise
in cerca di un resoro nascosro. Se uno venisse a
dirci quesro, penseremmo suLiro denrro di noi che
si rrarra di uno dei soliri illusi che periodicamenre si
merrono alla ricerca di un fanromarico resoro nasco-
sro, finendo per perdere quello che avevano, senza
rrovare nienre. No, Ges dice che quell'uomo ven-
derre rurro, non per rrovare un resoro, ma perche
l'aveva rrovaro. Non si sceglie la poverr per rrova-
re il Regno, ma perche lo si rrovaro. La poverr
non il prezzo da pagare per il Regno, non la
causa della sua venura, ma ne l'efferro.
Quanri cuori Ges ha acceso di amore per la
poverr con quesre due semplici immagini del re-
soro e della perla! Esse ricorrono conrinuamenre
nella sroria delle grandi conversioni: Avevo ormai
rrovaro la perla preziosa dice Agosrino nelle
Confessioni e Lisognava vendere rurre le cose che
possedevo per acquisrarla19. Sono paraLole che,
una volra ascolrare, hanno un porere rurro parrico-
lare di merrere l'uomo davanri alla decisione del-
19S. AGOSTINO, Confessioni, 8, 1, 2.
60
l'ora", di non lasciarlo pi rranquillo nella propria
mediocrir. Fanno inrravedere il miraLile scam-
Lio", l'occasione della vira. Esercirano un fascino.
Agiscono davvero per arrrazione" ! Esse conserva-
no inrarra la loro forza. Quesro vuol dire che se an-
che ora, rra noi, esse rrovassero un cuore pronro a
lasciarsi afferrare", pronro a prenderle sul serio,
come un inviro rivolro personalmenre a lui da Ge-
s, porreLLero Lenissimo operare anche oggi una
di quelle conversioni" di cui aLLiamo parlaro.
Quesra morivazione escarologica Lasara sull'im-
provvisa irruzione del Regno o, dopo la Fasqua, sul-
l'arresa dell'imminenre rirorno di Crisro, conrinua
ad agire anche in seguiro, in una forma per alquan-
ro diversa. Il crisriano non ha quaggi cirradinanza
sraLile, apparriene a un'alrra cirr: per quesro un
conrrosenso che si arracchi ai Leni del rempo pre-
senre che dovr lasciare da un momenro all'alrro. La
morivazione escarologica agisce ormai sorro forma
di speranza dei Leni ererni.
Nasce in quesro conresro l'ideale famoso della
fuga dal mondo", con cui il crisriano anricipa, in
qualche modo, la sua uscira dal secolo presenre.
Lasciare con decisione da parre ogni cupidigia
esorra, in quesra linea, san Bernardo . Le cose
del mondo sono da disprezzarsi non in quanro
concesse per essere usare, ma in quanro causano la
rovina di molra genre. Chi carico di pesi non cor-
re agevolmenre: chi invece liLero corre con velo-
61
cira e sicurezza maggiori. Bisogna che, liLeri da
possessi rerreni che cosriruiscono un pesanre Laga-
glio, noi lorriamo nudi con il diavolo, che nudo.
Frocura di non avere nienre che porreLLe arrardar-
ri: ci si deve scrollar di dosso qualunque cosa po-
rreLLe rrarrenere chi si appresra a correre verso la
parria... Si deve aLLracciare la poverr spiriruale, s
che chi vuol vivere in modo pio pensi che la narura
provvede a compensare l'aLLondanza delle ricchez-
ze. La via Lreve e non c' Lisogno di porrarsi die-
rro rroppe cose per il viaggio20.
Quesro per quanro riguarda la prima cararreri-
srica del Regno, che di essere gi" venuro. Foi-
che per, in alrro senso, il Regno deve ancora veni-
re, in cammino per giungere fino ai confini della
rerra, ecco che occorrono persone che si dedica-
no inreramenre alla sua venura, liLere da ogni lega-
me e compromesso rerreno che osracolereLLero
un rale annuncio. Se il Vangelo deve giungere fi-
no agli esrremi confini della rerra (Ar 1, 8), Liso-
gna che i suoi messaggeri, come i corridori nello
sradio, siano leggeri, liLeri, nudi, per non frenare
la corsa della parola (cf 2 Ts 3, 1). Quesra secon-
da la morivazione che possiamo chiamare missio-
naria o aposrolica, della poverr, messa in luce so-
20 S. BERNARDO, Senrenze, III, 94 [Opera, ed. Cisrercense, 6, 2, Roma
1972, p. 152).
62
prarrurro nei discorsi di invio" di Ges: Non
prendere nulla per il viaggio, ne Lasrone, ne Lisac-
cia, ne pane, ne denaro, ne due runiche per ciascu-
no (Le 9, 3).
Quesro ci dice che vi sono due livelli diversi, o
due forme, di poverr, nella predicazione di Crisro:
una richiesra a rurri per enrrare nel Regno, e una ri-
chiesra ad alcuni in parricolare per annunciare il Re-
gno. Quesra seconda pi radicale esigenza quella
che Ges pone a coloro che chiama a essere suoi
collaLorarori nell'annuncio e a condividere con lui
la dedizione rorale alla causa del Regno: gli aposroli,
il gruppo risrrerro di discepoli che lo seguivano a
rempo pieno. In quesra linea va cerramenre inrer-
prerara la richiesra radicale rivolra al giovane ricco.
Ges non lo invirava solranro a converrirsi al Vange-
lo, ma anche a srare con lui. A divenire, in qualche
modo, un aposrolo. L'inviro rivolro a lui molro si-
mile a quello rivolro a Marreo (cf Mr 9, 9).
Quesra la forma di poverr che si evolver in
seguiro, nella Chiesa, finendo per crisrallizzarsi, non
senza profondi adarramenri, nelle varie forme di po-
verr religiosa. Il gruppo dei discepoli inrorno a
Ges sraro scrirro pu essere rirenuro il pro-
roripo della vira secondo i consigli evangelici nella
Chiesa21.
21 A. HORNUNG, Verso una reologia della poverr, in La poverr reli-
giosa, cir., p. 52.
63
Un esempio luminoso di quesra poverr aposro-
lica, o in visra dell'annuncio, quello che rroviamo
all'origine degli ordini mendicanri, specie di quello
dei Frari Fredicarori, o Domenicani. Nella lorra
conrro gli AlLigesi e i Carari apparve chiaro, a un
cerro punro, che i riperuri insuccessi della Chiesa
erano dovuri alla poverr e al disracco dei predica-
rori ererici, in srridenre conrrasro con la ricchezza e
la mondanir del clero carrolico. La genre dava pi
imporranza alla resrimonianza della vira che non
all'orrodossia della dorrrina, e a volre cacciava per-
fino a sassare i predicarori che giungevano ai paesi
su ricche cavalcarure. Fu allora che lo Spiriro su-
scir uomini come Domenico di Guzman e Fran-
cesco d'Assisi che ridiedero efficacia all'annuncio
della Chiesa, riprisrinando la forma di vira povera
degli aposroli.
5. ALLiamo rrovaro il vero povero!
Ora, sempre nello sforzo di merrere in luce le vere
morivazioni della poverr evangelica, doLLiamo fa-
re un passo avanri. A proposiro della poverr vo-
lonraria, si osserva, nel Nuovo Tesramenro, lo sres-
so fenomeno osservaro a proposiro della casrir per
il Regno. Nel resro di Marreo 19 la morivazione del
celiLaro si chiama il regno dei cieli, nel resro di 1
Corinzi 7 sulle vergini, essa si chiama ormai il Si-
gnore: Chi non sposaro si preoccupa delle cose
64
del Signore, come possa piacere al Signore (1 Cor
7, 32). Lo sresso avviene con la poverr. La menzio-
ne sressa del Regno si fa via via sempre pi rara per
far posro alla persona di Crisro. Il morivo di ci
che Ges Crisro morro e risorro ormai il nuovo
modo di regnare da parre di Dio. Dio ha regnaro
dal legno (Regnavir a Ugno Deus), si cominci a di-
re Len presro nella Chiesa, adarrando il verserro di
un Salmo (cf Sai 96, 10). Con Crisro anche la po-
verr salira sul rrono,
s che, dove Maria rimase giuso,
ella con Crisro pianse in su la croce22.
La poverr ha seguiro Ges fin sulla croce. Qui
egli ha veramenre sposaro" la poverr. D'ora in
poi non si pu scegliere l'uno senza l'alrra: ne Ge-
s senza la poverr, ne la poverr senza Ges. La
poverr divenura un asperro della pi generale
imirazione di Crisro. Fa parre del programma di
avere in se il medesimo senrire di Crisro (cf Fil
2,5). ALLiamo rrovaro il vero povero! esclama
sanr'Agosrino . Esso colui che sar rrovaro es-
sere memLro di quesro Fovero23. Su quesro prin-
cipio misrico fa leva san Bernardo quando scrive:
Si vergogni ogni memLro di far sfoggio di ricerca-
22DANTE, Faradiso 11,71 s.
23 S. AGOSTINO, Sermo 14,9 (FL 38,115 s).
65
rezza sorro un capo coronaro di spine. Comprenda
che le sue eleganze non gli fanno onore, ma lo e-
spongono al ridicolo24.
Osservando la vira dei pi grandi amanri della
poverr nella sroria della Chiesa, ci si accorge suLi-
ro che al cenrro di rurro c' l'amore per Crisro, il
desiderio di seguire, nudi, il Crisro nudo, come
dice la Imirazione di Crisro25. Il resoro nascosro e la
perla preziosa designano molro spesso Ges sresso,
colui in cui sono racchiusi rurri i resori della sa-
pienza e della scienza (Col 2,3). Non pi dunque
una causa, fosse pure il Regno, ma una persona.
Tale srara la poverr vissura, in rempi recenri, da
Charles de Foucauld: una misrica dell'imirazione
del Crisro povero26.
Alla luce di rurro quesro, la poverr non ci appa-
re ranro come una virr, o un consiglio, un ideale
ascerico, e neppure solranro come un carisma, ma
come una parrecipazione inrima al misrero della
persona di Crisro e perci sresso al misrero della
Chiesa, sua sposa. E soprarrurro san Faolo che lo
merre in evidenza. C' una differenza di accenro nel
modo con cui ci presenrano il misrero dell'incarna-
24 S. BERNAKDO, Discorsi 2 (Opera omnia, ed. Cisrercense, 5, Roma
1968,364 s).
25Imirazione di Crisro, III, 37, cf S. GIROLAMO, Omelia su Lazzaro e
il ricco (CCL 78, lri. 242).
26 Cf T.-M. TlLLARD, Fauvrere chrerienne, in Dicr. Spir., 12, coll.
664 s.
66
zione san Giovanni e san Faolo. San Giovanni mer-
re in rilievo il farro in se, l'asperro onrologico dell'e-
venro: Il VerLo si farro carne. San Faolo merre
in rilievo il modo dell'incarnazione, il suo asperro
esisrenziale: Si farro povero, Ha assunro la for-
ma di servo. Fer lui non solo imporranre dire che
il VerLo si farro uomo, ma anche che ripo di uomo
si farro: un uomo povero, umile, servo e sofferen-
re. Egli, del resro, si Lasa in ci sui dari dei vangeli.
Sono quesri infarri ad arresrarci che Ges naro po-
vero, vissuro pi povero ed morro poverissimo.
I Fadri si sono preoccupari di merrere in luce so-
prarrurro la prima cosa, l'asperro onrologico dell'in-
carnazione, perche a quesro li spingeva la loro cul-
rura e anche le eresie del momenro (docerismo,
gnosricismo). Oggi, conservando gelosamenre quel-
lo che essi hanno conquisraro, necessario valoriz-
zare anche la prosperriva paolina. La crisrologia pa-
rrisrica si cosrruira quasi per inrero inrorno a Gio-
vanni 1, 14 (Il VerLo si farro carne). Non c'
rraccia di quello che per Faolo decisivo e cosrirui-
sce, in cerro senso, la novir pi sconvolgenre della
redenzione. Fer loro la quesrione veramenre impor-
ranre che si poneva circa la narura umana di Crisro,
era sapere se era complera o incomplera, cio dora-
ra, o no, di carne, anima e volonr umana. Non che
non si occupassero della poverr e dell'umilr di
Crisro, ma quesre cose non enrravano nella defini-
zione della sua persona e del suo misrero, se non in
67
misura minima. Non roccavano, per usare il loro lin-
guaggio, la sosranza o l'essenza, ma solo gli acciden-
ri, l'operare, la sua esisrenza, non il fondamenro del-
la salvezza, ma solo il suo svolgimenro. Oggi noi sia-
mo in grado di siruare la poverr non alla periferia,
ma al cuore sresso del misrero crisriano.
6. Ecco, noi aLLiamo lasciaro rurro
e ri aLLiamo seguiro
Ci eravamo prefissi di far Lrillare di nuovo, nella
misura del possiLile, l'ideale della poverr evangeli-
ca davanri al nosrro sguardo, confidando nella for-
za inrrinseca di arrrazione che esso ha, a causa di
Crisro che l'ha rivelaro. Due momenri del Vange-
lo riporrari uno di seguiro all'alrro come in un
dirrico ci incoraggiano in quesra via: uno negari-
vamenre, facendoci vedere cosa si perde a non se-
guirlo, uno posirivamenre, facendoci vedere cosa
guadagna chi lo segue.
Il giovane ricco, scrirro, se ne and rrisre.
Aveva Len morivo di esserlo. Era sraro amaro, ri-
chiesro da Ges. Aveva avuro da lui una dichiarazio-
ne d'amore, silenziosa, affidara allo sguardo: Fissa-
rolo, lo am (Me 10, 21). Le ricchezze gli impedi-
rono di raccoglierla. SareLLe sraro ora un aposrolo,
ricordaro per nome, insieme con gli alrri, veneraro,
amaro per rurri i secoli. Invece scompare senza no-
me, nella norre della sroria.
68
Dall'alrro canro, Fierro che esclama: Ecco, noi
aLLiamo lasciaro rurro e ri aLLiamo seguiro, e Ge-
s che risponde promerrendo il cenruplo quaggi e
la vira ererna (Me 10, 28 ss). Chi degli aposroli po-
reva lonranamenre immaginare, in quel momenro,
fino a che punro la promessa di Ges si sareLLe
avverara per loro, anche di farro, in quesro mon-
do! Se non avessero lasciaro rurro e seguiro Ges,
essi sareLLero rimasri degli oscuri pescarori della
Galilea, di cui nessuno pi avreLLe conosciuro l'e-
sisrenza, ora invece il mondo pieno dei loro no-
mi. Quesro misrero mi Lalza agli occhi ogni volra
che enrro nella Basilica di S. Fierro in Roma e vedo
la genre sfilare a Laciare il piede della srarua Lron-
zea dell'Aposrolo.
Ma l'imporranre per noi renderci conro che la
scelra ancora aperra. Ges risorro e vivo passa an-
cora e chiama. Sra a noi scegliere rra i due desrini:
quello del giovane ricco o quello degli aposroli. An-
che noi porremmo dire con Fierro: Ecco, noi aL-
Liamo lasciaro rurro e ri aLLiamo seguiro. Ma sap-
piamo Lene che c' un livello in cui la scelra non
compiura, ancora da fare, o almeno da rinnovare.
Non si rrarra necessariamenre di una decisione
sperracolare, come la prima, che camLi il quadro e-
sreriore della nosrra vira, anche se Dio pu chiede-
re anche quesro (non molri anni fa, egli chiam
monsignor Lieger a farsi, da cardinale arcivescovo,
semplice missionario in Africa). Si rrarra piurrosro
69
di dare concrerezza e compimenro alla scelra che
un giorno aLLiamo farro.
Qui rienrra e rrova la sua collocazione giusra il
discorso sulla legge. Togliamo dunque ogni valo-
re alla legge, medianre la fede!, diceva l'Aposro-
lo. E rispondeva: Nienr'affarro, anzi confermiamo
la legge (Rm 3, 31). Cos anche delle leggi che
riguardano la poverr. Esse non vengono rinnega-
re per il farro che si insisre sul rinnovamenro me-
dianre lo Spiriro", ma ricevono da ci un nuovo
fondamenro e una pi noLile funzione. Non quella
di merrere in luce il peccaro (cf Rm 7, 7), ma
quella di rivelare la volonr e il progerro di Dio su
di me, di essere ancella della grazia, non suo srerile
surrogaro.
Supponiamo che a quesro punro, spinri dallo
Spiriro, noi ci siamo innamorari della poverr e-
vangelica e aLLiamo deciso di aLLracciarla con nuo-
vo slancio. Non sappiamo per esarramenre cosa ri-
chiede, in prarica, da ciascuno di noi, nel momenro
presenre, rale scelra. Ne d'alrronde, vivendo in una
comunir, possiamo invenrarci ognuno una forma di
poverr a suo personale uso e consumo. Ecco allora
che ci viene in soccorso la legge, cio in concrero, i
canoni del dirirro, se sono un ecclesiasrico, la Rego-
la, le Cosriruzioni, l'esempio del fondarore, se sono
un religioso. Essi mi aiurano a rradurre in prarica la
scelra del cuore, a discernere cosa Dio vuole da me,
nel mio sraro concrero, in farro di poverr. Ma la
70
differenza che ora sono arrrarro, non cosrrerro.
Non vedo pi le regole, i canoni, i richiami del Con-
cilio, del Fapa, o del Sinodo dei vescovi sulla vira re-
ligiosa, come imposizioni esrerne, ma vedo rurre
quesre cose come preziosi aiuri per non perdere il
resoro che ho inrravisro, la perla preziosa. Ferci li
legger, mi inreresser, cercher di rivedere la mia
vira alla loro luce. Cos avviene di farro nelle comu-
nir dove vivo l'amore per la poverr, menrre per
gli alrri rurro si esaurisce in srerili diLarriri e in docu-
menri che si aggiungono ad alrri documenri. In esse
ci si inrerroga periodicamenre, inrorno al modo mi-
gliore di colrivare la poverr, si fa revisione di vira su
di essa.
C' di pi. Supponiamo che un giovane aLLia
deciso di dire s alla proposra di Ges di vendere
rurro e seguirlo. E il momenro dello sLocciare di
una vocazione che somiglia, per ranri versi, a un in-
namoramenro. Ma cosa fa un giovane che si inna-
mora sul serio! Egli sa che a causa della sua volu-
Lilir, domani, ahim, porreLLe camLiare idea e
perdere cos quello che ora gli appare chiaramen-
re come il Lene supremo della sua vira. Allora, fin-
che nella felice siruazione dell'amore, si lega. Fa
dell'amore liLero e sponraneo una legge, perche es-
so possa durare in ererno. Quesra legge, per chi
spinro dall'amore umano, il marrimonio indisso-
luLile, conrrarro davanri a Dio e agli uomini, per
chi mosso dall'amore divino il voro religioso.
71
Nel nosrro caso, il voro di poverr. Esso una for-
ma di oLLligo, perche una volra emesso, ri vincola
per sempre. Ma un peso dolce e un carico legge-
ro perche ri aiura a cusrodire la scelra del ruo cuo-
re. Almeno cos dovreLLe essere ed di farro per
ranri.
Ecco perche non mi dilungo molro, al rermine
di quesra medirazione, a scendere alla prarica e sug-
gerire vie e modi concreri di esercirare la poverr
mareriale. Le vie concrere sono infarri infinire, di-
verse a seconda dello sraro e della professione di
ciascuno, e sareLLe perfino pericoloso rracciare un
insieme di regole valide per rurri. Le regole e le in-
dicazioni prariche ci sono gi, come dicevo: sono
quelle che ci siamo assunri ognuno con la nosrra
professione. Ognuno, in preghiera e nel discerni-
menro con il proprio padre spiriruale, o con i su-
periori, pu scoprire facilmenre quello che lo Spi-
riro chiede in concrero da lui.
A qualcuno, per esempio, so che in quesro modo
il Signore ha chiesro di spogliarsi, di ranro in ranro,
della cosa non srrerramenre necessaria, alla quale si
accorgeva di avere il cuore un po' arraccaro, come
mezzo per renere viva la sua decisione e liLero il
suo cuore. Ad alrri ha chiesro di domandare, di
fronre a ogni decisione di una cerra imporranza (un
acquisro, un viaggio, la scelra del ripo di auro, di ve-
sriario, di moLilio in proprio uso), non solo il per-
messo del superiore, se vive in una comunir, ma
72
anche, in preghiera, quello di Ges. Quesro pu, a
volre, essere diverso ed esigere quello che un supe-
riore umano oggi forse non osereLLe domandare.
Non siamo del numero di coloro che vogliono esse-
re poveri, a parro che non manchi loro nulla.
Una parola di Dio si impone oggi sponranea-
menre, quando si parla di poverr in un conresro
sociale di Lenessere, dominaro dal consumismo: la
parola soLrier. E quesra una delle parole che ricor-
rono pi spesso nel Nuovo Tesramenro, associara di
soliro a vigilanza. Indica capacir di moderarsi, di
usare saggiamenre delle cose, di servirsi di esse,
senza asservirsi a esse. E un valore LiLlico che pu
avere un'applicazione quanro mai prarica oggi.
Noi religiosi, in parricolare, doLLiamo renderci
conro del pericolo che cosriruisce, per la nosrra po-
verr, il farro di non avere figli. I figli sono per i ge-
nirori un morivo cosranre di privazione, di rinuncia,
di risparmio, in un cerro senso, di poverr. A quan-
re cose non rinunciano un pap e una mamma, sen-
za neppure pensarci, in visra dei figli, per dare loro
la possiLilir di un avvenire migliore di quello che
eLLero loro! Frima di fare una spesa non srrerra-
menre necessaria per se sressi, ci pensano cenro vol-
re. Non avendo quesro porenre incenrivo narura-
le" e non dovendo neppure preoccuparci della no-
srra vecchiaia, avendo una comunir alle spalle, noi
siamo esposri a concederci facilmenre ranre cose,
delle quali la maggioranza delle persone si privano.
73
I poveri, i Lisognosi, le missioni dovreLLero essere
per noi quello che sono i figli per i genirori: il mori-
vo prossimo delle nosrre rinunce, un richiamo co-
sranre alle esigenze della nosrra poverr.
Dicevo sopra che dallo Spiriro di Ges vivenre
nella Chiesa parrono le scinrille che periodicamen-
re riaccendono l'ideale della poverr. Anche oggi
assisriamo all'accendersi, qua e l nella Chiesa, di
alcuni focolai nuovi di poverr. Sono a volre comu-
nir religiose di recenre fondazione, o rinnovare,
dove amore per la poverr e amore per i poveri
convivono insieme, alimenrandosi l'uno dall'alrro.
Sono, a volre, comunir di ripo nuovo, dove con-
sacrari e sposari vivono gomiro a gomiro una scel-
ra di poverr liera e frarerna, rurra orienrara all'an-
nuncio del Regno e dove ogni risorsa disponiLile
impiegara per l'evangelizzazione e l'animazione
spiriruale. Trovandomi una sera a cena in una di
esse, vedendo la frugalir del pasro e la gioia dei
volri, eLLi la percezione nerra del clima che doveva
regnare inrorno a san Francesco e ai suoi primi
compagni. Ma sono anche famiglie crisriane nor-
mali, che avendo scelro Ges come Signore, hanno
deciso di adorrare uno srile di vira semplice e pove-
ro, rifiurando di sacrificare al lavoro e alla camera
rurro il resro. Si rrarra di piccoli germogli che spun-
rano sul rronco secolare della poverr nella Chiesa
e che fanno presagire, anche in quesro campo, una
nuova primavera".
74
Termino con una parola di Faolo VI che fa par-
re del suo resramenro spiriruale: E alla Chiesa, a
cui rurro devo e che fu mia, che dir! Le Lenedi-
zioni di Dio siano sopra di re. ALLi il senso dei Li-
sogni veri e profondi dell'umanir, e cammina po-
vera, cio liLera, forre e amorosa verso Crisro27.
27 FAOLO VI, Fensiero alla morre, LiLreria Edirrice Varicana, Roma
1979.
"!
Non porere servire a Dio
e a mammona
La poverr spiriruale da comLarrere
Il racconro della nascira di Ges ci fa inrravedere
due mondi in srridenre conrrasro rra di loro, sim-
Loleggiari uno dall'alLergo, l'alrro dalla sralla dove
egli nasce. Nel primo mondo, rurro luce, como-
dir, animazione: si mangia, si Leve e si sra allegri.
In esso enrrano ed escono i ricchi in sonruosi vesriri
e con pesanri Lorse di monere alla cinrura, appena
scesi dalle loro cavalcarure. Nel secondo, al conrra-
rio, rurro poverr, Luio, freddo e disagio. Una gio-
vane donna, accompagnara silenziosamenre dal suo
sposo, nell'imminenza del suo primo parro, cosrrer-
ra a condividere con gli animali ravola, camera e
giaciglio".
Ma guardiamo ora la sressa scena con alrri occhi.
Dov'era in quel momenro la ricchezza pi grande, il
resoro dei resori: nell'alLergo o nella sralla! E dove
sono ora quelli per i quali ci fu posro nell'alLer-
go! Chi si ricorda di loro! Sprofondari nell'oLlio
pi rorale, come se non fossero mai esisriri. Cosa
rappresenrano, invece, oggi, per rurra l'umanir Ma-
77
ria, Giuseppe e il piccolo Ges che venne al mondo
in quelle circosranze! Quale rovesciamenro!
Ora noi sappiamo che Ges viene sempre di
nuovo nel mondo. Il Narale non solo un anniver-
sario, ma anche un misrero, qualcosa accade ogni
anno in esso, non viene solranro celeLraro. Anche
oggi, venendo rra noi, Ges rrova, o meglio, crea,
quel conrrasro. La sua semplice presenza rivela due
mondi diversi. E noi siamo chiamari a prendere po-
sizione, a decidere a quale dei due mondi vogliamo
apparrenere, non solo di dirirro, ma anche di farro.
In quesre due ulrime medirazioni, vogliamo con-
siderare successivamenre i due mondi: quello dei
ricchi-porenri-sazi, e quello degli umili-poveri, che
hanno in Maria, in Giuseppe e soprarrurro in Ges
il loro prororipo. Il primo dei due mondi, per dis-
sociarcene, uscirne e aiurare alrri a farlo, il secondo,
per innamorarcene ed enrrare a farne parre con rin-
novaro ardore.
Nella presenre medirazione rrarriamo di quella
che aLLiamo chiamaro la poverr spiriruale carriva:
la poverr dei ricchi, nella prossima, della poverr
spiriruale Luona: la ricchezza dei poveri. Nel pri-
mo caso l'espressione poverr spiriruale" ha un
valore oggerrivo e significa mancanza di farro dei
Leni dello spiriro, nel secondo, la sressa espressio-
ne ha valore soggerrivo e designa lo sraro d'animo
di chi sa di essere privo di risorse proprie e si affi-
da perci a Dio. Nel primo caso, essa designa colo-
78
ro che sono poveri di" spiriro, nel secondo, colo-
ro che sono poveri in" spiriro, nel loro senrire,
nella loro anima. Se la Luona poverr consisre, co-
me diceva san Francesco, nell'essere poveri di co-
se e ricchi di virr1, la carriva poverr consisre nel-
l'essere, al conrrario, ricchi di cose e poveri di virr.
Froprio per il suo oggerro negarivo", quesra
non sar una medirazione molro allerranre, piace-
vole. Ma c' in gioco una parre cos rilevanre del
Vangelo che sareLLe impossiLile passarla cosranre-
menre sorro silenzio, senza cadere nella colpa di
addomesricare, o annacquare il Vangelo.
1. Sei povero!
Tenendo fede al proposiro iniziale, lasciamo che a
parlarci anche della carriva poverr spiriruale sia la
parola di Dio, anche per non smarrirci in vani ra-
gionamenri umani. C', nel Nuovo Tesramenro, al-
meno un resro dove la parola poverr ha con sicu-
rezza il significaro negarivo che aLLiamo precisaro.
Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchiro, non ho Li-
sogno di nulla dice il Risorro al rappresenranre
della Chiesa di Laodicea , ma non sai di essere
un infelice, un miseraLile, un povero (Ap 3, 17).
L'esarro conrrario il Risorro ha derro poco sopra al
rappresenranre della Chiesa di Smirne: Conosco
1S. Fr anc e s co d 'Assisi, Regola Lollara, cap. 6 (FF, 90).
79
la rua rriLolazione e la rua poverr... Turravia sei
ricco (Ap 2,9).
In quesro conrrasro rroviamo riassunro e appli-
caro alla Chiesa rurro l'insegnamenro del Vangelo
su ricchezza e poverr. C' una ricchezza umana
che spavenrosa poverr agli occhi di Dio e c', vi-
ceversa, una poverr umana che grande ricchezza
per Dio. Infarri che cosa ha il ricco, se non ha
Dio! E che cosa non ha il povero, se ha Dio!2.
Osserviamo arrraverso il Vangelo alcuni mo-
menri forri della denuncia che Ges fa di quello
che egli chiama un accumulare resori per se, anzi-
che arricchire davanri a Dio (cf Le 12, 21). Anzi-
rurro per occorre fare un'osservazione prelimina-
re, necessaria per sgomLrare il campo da possiLili
equivoci: mai il Vangelo condanna la ricchezza e i
Leni rerreni per se sressi. Tra gli amici di Ges vi
anche Giuseppe d'Arimarea uomo ricco (Mr 27,
57), Zaccheo dichiararo salvo, anche se rrarrie-
ne per se mer dei suoi Leni, che dovevano essere
considerevoli. Ci che egli condanna l'arracca-
menro al denaro e ai Leni, il porre in essi la propria
fiducia, il far dipendere da essi la propria vira (cf
Le 12, 15). Quesra ricchezza definira, di volra in
volra, inganno (Mr 13, 22), srolrezza (Le 12,
20), impedimenro ed oggerro di un minaccioso
guai! (cf Le 6, 24).
2 S. Agosrino, Sermo 85,3.3. (FL 38,521).
80
Noriamo due morivazioni in quesra denuncia e-
vangelica della ricchezza: una morivazione sapien-
ziale e una morivazione kerigmarica o escarologica.
La prima fa leva sul farro che pazzia passar la vira
ad ammassare ricchezze, quando si sa che da un
momenro all'alrro si pu essere chiamari a lasciare
quesra vira, senza sapere a chi esse andranno: Srol-
ro, quesra norre sressa ri sar richiesra la rua vira. E
quello che hai prepararo di chi sar! (Le 12, 20).
Quesra morivazione rradizionale perche si rro-
va gi nei liLri sapienziali dell'Anrico Tesramenro.
Menrre il ricco] dice: Ho rrovaro riposo, ora mi
goder i miei Leni", non sa quanro rempo ancora
rrascorrer, lascer rurro ad alrri e morir (Sir 11,
18 s, cf anche Sai 49, 17 ss). Se vedi un uomo ar-
ricchirsi dice un Salmo non remere... Quan-
do muore con se non porra nulla... L'uomo nella
prosperir non comprende, come gli animali che
periscono (Sai 49, 17 ss).
La morivazione escarologica invece assolura-
menre nuova e ha a che fare, ancora una volra, con
la venura del Regno. Ed qui che la ricchezza rive-
la rurra la sua rragica pericolosir. Essa rende dif-
ficile" enrrare nel Regno, pi difficile che per un
cammello passare arrraverso la cruna di un ago (cf
Le 18, 24 s).
Fossiamo valurare in rurra la sua gravir la naru-
ra di quesra ricchezza-poverr, considerandola da
due punri di visra diversi, ma complemenrari: dal
81
punro di visra onrologico e da quello srorico, cio in
rapporro all 'essere e in rapporro al rempo, o alla
durara.
Anzirurro in rapporro all'essere, cio alla realr
dei Leni rerreni e al loro valore inrrinseco. Fascal
ha formularo il celeLre principio dei rre ordini di
grandezze in cui l'uomo pu realizzare se sresso:
l'ordine mareriale dei corpi, quello inrellerruale del-
l'inrelligenza e del genio, e quello soprannarurale
della sanrir e della grazia. Un aLisso separa quesri
diversi ordini rra loro, come un aLisso separa rra
loro, in narura, i rre regni: minerale, vegerale e ani-
male. Le ricchezze mareriali non aggiungono e non
rolgono nulla al genio, che si muove su un piano
diverso. Le grandezze sia mareriali sia inrellerruali
non aggiungono e non rolgono nulla al sanro che
apparriene a un ordine di grandezza diverso e ha
per resrimone Dio, non gli occhi o le menri curio-
se. Cerruni conclude Fascal sanno ammira-
re solranro le grandezze carnali, come se non ce ne
fossero di inrellerruali, alrri ammirano solo quelle
inrellerruali, come se nell'ordine della saggezza non
ce ne fossero di infiniramenre pi elevare3.
Ricco in un ordine povero! Cos possiamo defi-
nire, alla luce di quesra classificazione, chi pone
rurro il suo vanro nelle ricchezze mareriali. Il ricco
3B. FASCAL, Fensieri, n. 793, Brunschvicg.
82
si illude di essere al verrice della scala di grandezza
e non sa che al di sopra di lui ci sono mondi a lui
ignori, un po' come chi passasse la vira nelle scude-
rie di un casrello, ignorando quello che avviene ai
piani superiori di esso, e anzi ignorando la loro sres-
sa esisrenza.
Ci si porreLLe chiedere in Lase a che cosa sraLi-
liamo quella graduaroria di valore, e la risposra
semplice. I Leni mareriali sono, per loro narura e-
goisrici, privari. Non arricchiscono mai uno, senza
impoverire conremporaneamenre alrri. Quelli che
consumiamo sconsideraramenre oggi sono sorrrarri
alle generazioni che verranno. Non si possono par-
recipare ad alrri, senza che in qualche modo se ne
privi chi li possiede. In quesro senso, Ges ha ra-
gione di qualificare come ingiusro" quesro ripo di
ricchezza, che egli chiama mammona (cf Le 16, 13).
Esso crea sempre disuguaglianza ed fonre di gelo-
sie, invidie e divisioni a non finire. Ingiusro non so-
lo dunque perche frurro di ingiusrizia, ma anche
perche causa ingiusrizia.
I Leni dell'inrelligenza (arre, pensiero, invenzio-
ni) sono a mer srrada. Fossono arricchire anche al-
rri, se io lo voglio, ma possono non arricchire, e an-
zi danneggiare gli alrri, se io me ne servo male, per
mio esclusivo rornaconro (quanre scoperre scienri-
fiche usare per la guerra, o per manipolare la vira!).
I Leni spiriruali sono, invece, per loro sressa narura,
sempre rrasmissiLili e parrecipaLili. Non arricchi-
83
scono mai uno, senza arricchire conremporanea-
menre rurri. Non dividono, ma uniscono. Se io mi
arricchisco di fede, di speranza o di carir, di Ges
Crisro, di grazia (sono quesre le cose che la Scrirru-
ra chiama vere ricchezze), non solo non rolgo nulla
ad alcuno, ma rrarrandosi di Leni umani assoluri,
essi fanno crescere rurra l'umanir4.
Quesro spiega perche Ges si dovuro, in cerro
senso, fare povero per arricchire noi, e come mai
Faolo pu dire: poveri, facciamo ricchi molri
(2 Cor 6, 10). E facendosi poveri marerialmenre che
si arricchiscono gli alrri spirirualmenre. E una spe-
cie di legge.
Secondo l'alrro punro di visra, e cio in rapporro
al rempo o alla durara, non si deve parlare ranro di
ricchi di un ordine povero", quanro di ricchi nel
rempo e poveri nell'erernir". Le cose visiLili in-
farri sono di un momenro, quelle invisiLili sono e-
rerne (2 Cor 4, 18): rocchiamo il punro nevralgico.
Ogni discorso su ricchezza e poverr sra o cade con
l'idea di erernir. Senza quesra, Len difficile sfug-
gire alla conclusione: Mangiamo e Leviamo, per-
che domani moriremo (Is 22, 13, 1 Cor 15, 32).
Fer quesro credo che non ci sia parola pi urgenre
4 Cf S. KIERKEGAARD, Discorsi crisriani III, Boria, Torino 1963,
p. 126 ss.
84
da riporrare in vira e rimerrere in circolazione che
la parola erernir".
Alla luce dell'erernir, il ricco ci appare come
un povero mendicanre che una norre fa un Lellissi-
mo sogno. Sogna che gli piovura addosso un'in-
genre eredir. Nel sonno si vede ricoperro di splen-
dide vesri, circondaro di oro e argenro, possessore
di campi e vigne, nel suo orgoglio disprezza il pro-
prio padre e fa finra di non riconoscerlo... Ma ecco
che al marrino si sveglia e si rirrova con un pugno
di mosche5. Cos del ricco, quando si risveglia
nelFerernir. E sraro meno che un sogno.
2. L'idolarria del denaro, radice di rurri i mali
La parola di Dio si spinge ancora pi avanri nella
sua denuncia dell'arraccamenro smodaro alle ric-
chezze. Dice che esso idolarria: Quell'avarizia in-
saziaLile che idolarria (Col 3, 5, Ef 5, 5). Mam-
mona, il denaro, non uno dei ranri idoli, l'idolo
per anronomasia. Lerreralmenre, l'idolo di merallo
fuso (cf Es 34, 17). E si capisce il perche. Chi ,
oggerrivamenre, se non soggerrivamenre (cio nei
farri, non nelle inrenzioni), il vero nemico, il con-
correnre di Dio, in quesro mondo! Sarana! Ma nes-
sun uomo decide di servire, senza morivo, Sarana.
5Cf S. Agosrino, Sermo 39,5 (FL 38,242).
85
Chi lo fa, lo fa perche crede di riporrarne qualche
Leneficio remporale. Chi , nei farri, l'alrro padro-
ne, l'anri-dio, ce lo dice chiaramenre Ges: Nessu-
no pu servire a due padroni: o odier l'uno e
amer l'alrro, o preferir l'uno e disprezzer l'alrro:
non porere servire a Dio e a mammona (Mr 6, 24).
Mammona l'anri-dio perche crea una specie di
mondo alrernarivo, camLia oggerro alle virr reolo-
gali. Fede, speranza e carir non vengono pi ripo-
sre in Dio, ma nel denaro. Si arrua una sinisrra in-
versione di rurri i valori. Nienre impossiLile a
Dio, dice la Scrirrura, e anche: Turro possiLile
a chi crede. Ma il mondo dice: Turro possiLile
a chi ha il denaro . E, a un cerro livello, rurri i farri
semLrano dargli ragione. Carlo Marx, che ha farro
del denaro una delle analisi pi penerranri, parla
della onniporenza alienanre del dio denaro. Il
denaro scrive possedendo la cararrerisrica di
comprar rurro, di appropriarsi di rurri gli oggerri,
dunque l'oggerro in senso eminenre. L'universalir
di quesra sua cararrerisrica cosriruisce l'onniporen-
za del suo essere... Ci che medianre il denaro a
mia disposizione, ci che io posso pagare, quello
sono io sresso. Quanro grande il porere del dena-
ro, ranro grande il mio porere. Ci che io sono e
posso non dererminaro affarro dalla mia indivi-
dualir. Io sono Lrurro, ma posso comprarmi la pi
Lella rra le donne. E quindi io non sono Lrurro...
Io, consideraro come individuo, sono srorpio, ma il
86
denaro mi procura venriquarrro gamLe6 (allude,
con ci, alla Larrura di Mefisrofele, nel Fausr di
Goerhe: Se posso pagarmi sei sralloni, le loro for-
ze non sono le mie! Io ci corro su e sono perferra-
menre a mio agio, come se io avessi venriquarrro
gamLe).
Ma la cririca di Marx, per quanro penerranre,
srerile, non in grado di camLiare le cose. Se i soli
Lisogni dell'uomo sono quelli economici, come si
fa a dimosrrare che quello del denaro un porere
alienanre e disumano, dal momenro che esso serve
a meraviglia, come ammerre lui sresso, a soddisfare
rali Lisogni! Su quesra Lase, non si va molro al di
l delle rradizionali inverrive ed esecrazioni del de-
naro che si leggono nei poeri e nei filosofi. Virgilio
parlava gi della esecranda fame dell'oro7. An-
che Shakespeare si era scagliaro conrro di esso:
Dannaro merallo, ru prosrirura comune dell'uma-
nir, che rechi la discordia rra i popoli... Tu dio vi-
siLile che fondi insieme srrerramenre le cose im-
possiLili e le cosrringi a Laciarsi!8. Con porenre
sinresi, chiama il denaro il dio visiLile.
Sono, quesri, gridi di rivolra imporenri. Il dio
denaro, per cos dire, se ne ride di rurro ci. Una
cririca efficace dell'onniporenza alienanre del de-
6 K. MARX, Manoscrirri economico-filosofici del 1844, Einaudi, Torino
1968, pp. 151 ss.
7 VIRGILIO, Eneide, III, 57 (aur sacra fames).
8 W. SHAKESFEARE, Timone d'Arene, arro IV, se. 3 (cir. da Marx).
87
naro si pu fare solo se si conosce un alrro ordine
di ricchezza, un'isranza superiore che lo relarivizza
e lo giudica. Ges non si limiraro a descrivere o
esecrare il porere del denaro, lo ha infranro. Nel li-
Lro di Daniele si legge di una srarua enorme dalla
resra d'oro e i piedi di argilla, simLolo dei regni del
mondo. Un sassolino sraccarosi dal monre venne a
colpire la srarua nel suo punro deLole e la srarua
and in franrumi. Quel sassolino, nell'inrerprera-
zione crisriana, Ges. La sua venura ha spezzaro
anche l'impero pi duro a morire che l'impero di
mammona.
Non solo lo ha spezzaro, ma ha daro anche a in-
numerevoli discepoli la forza per farlo, a loro volra.
Il denaro, che per la massa rurro, per loro era nul-
la. E noro l'arreggiamenro di rorale rifiuro di France-
sco d'Assisi, come proresra conrro le prime avvisa-
glie di quesra onniporenza alienanre" che si mani-
fesravano al suo rempo, nell'incipienre capiralismo.
Soprarrurro si legge di lui deresrava il denaro
e raccomandava di sfuggirlo come il diavolo in per-
sona e di farne lo sresso conro che dello srerco. Ai
suoi vierava severamenre perfino di roccarlo9.
Ho conosciuro un uomo d'affari inglese, profon-
do credenre, morro di recenre. Alla fine di un suo
arricolo sull'uso del denaro, si legge quesra specie di
resramenro personale: Il denaro cosa che mac-
9Celano, Vira seconda 35, 65 (FF, 651).
chia e l'unico modo per non lasciarmi macchiare da
esso usarlo onesramenre e generosamenre. Devo
considerarlo un mezzo per fare del Lene agli alrri e
non in funzione della mia esclusiva felicir e sicurez-
za. Io sono solranro un amminisrrarore chiamaro da
Dio a usare i ralenri e la ricchezza che mi ha affidaro
per cosrruire il suo Regno qui in rerra. Sar giudica-
ro sulla mia amminisrrazione e non sulla mia ric-
chezza. Non posso usare il denaro per pagarmi un
avvocaro migliore, o per corrompere un giudice.
Fosso solo usarlo per prepararmi un resoro nei cieli
con ogni piccolo arro di amore e di alrruismo verso
l'ulrimo dei frarelli e delle sorelle di Ges che egli
manda a me per aiuro10. Chi l'ha conosciuro sa che
quesra srara davvero la regola della sua vira. Anche
a lui Ges ha daro il porere di vincere il dio denaro.
L'arraccamenro al denaro dice la Scrirru-
ra la radice di rurri i mali (1 Tm 6,10). Quan-
do ero giovane, quesra affermazione mi semLrava
un'iperLole, da prendersi in senso relarivo, non as-
soluro, ma ora sono sempre pi incline a prenderla
alla lerrera. Foche senrenze della Scrirrura, del re-
sro, gli uomini di oggi sareLLero disposri a sorro-
scrivere di Luon grado, come quesra.
Dierro ogni male della nosrra socier c' il dena-
ro, o almeno c' anche il denaro. Esso il Moloch
di LiLlica memoria, a cui venivano immolari giovani
10 R. HOBBS, Money: a rainrei rhing!, in The Monrh 2 (1989) 77.
89
e fanciulle (cf Ger 32, 35), o il crudele dio Azreco,
cui Lisognava offrire quoridianamenre un cerro nu-
mero di cuori umani. Cosa c' dierro il commercio
della droga che disrrugge ranre vire umane, dierro il
fenomeno della mafia, i sequesrri di persona, la cor-
ruzione polirica, la faLLricazione e il commercio
delle armi! Si ascolrara, non molro rempo fa, in
relevisione, la resrimonianza di un medico volonra-
rio in Ruanda. Mosrrava persone dilaniare dalle mi-
ne per lo pi LamLini che giocavano , madri
uscire in cerca di ciLo e di legna. E pensare
commenrava che per quesri corpi massacrari c'
chi si merre in rasca miliardi, vendendo esplosivo e
mine!.
Di fronre a ogni delirro e misrero, si soliri ripe-
rere: Cherchez la femme, cercare la donna! Ma
sareLLe molro pi giusro dire: Cherchez l'argenr,
cercare il denaro!, perche quasi sempre lui l'isri-
garore, il movenre. Nel recenre passaro, in Iralia,
per spiegare gli improvvisi rovesciamenri polirici, i
giochi occulri di porere, il rerrorismo e i misreri di
ogni genere da cui era afflirra la convivenza civile,
si affermara l'idea, quasi mirica, dell'esisrenza del
grande Vecchio": un personaggio scalrrissimo e
porenre che da dierro le quinre avreLLe mosso le
fila di rurro, per fini a lui solo nori. Ma il grande
Vecchio" esisre davvero. Si chiama Denaro!
Quanre volre, di quesri rempi, aLLiamo dovuro
far nosrro quel grido di Ges: Srolro!. Uomini
90
collocari in posri di responsaLilir che non sapeva-
no pi in quale Lanca o nascondiglio ammassare i
provenri della loro corruzione si sono rirrovari sul
Lanco degli impurari, o nella cella di una prigione,
proprio quando sravano per dire a se sressi: Ora
godi, anima mia. Fer chi l'hanno farro! Ne valeva
la pena! Hanno farro davvero il Lene dei figli e
della famiglia, o del parriro, se quesro che cerca-
vano! O non hanno piurrosro rovinaro se sressi e
gli alrri!
A livello di famiglie, la Lramosia insaziaLile e
l'eccesso di denaro disrrugge quasi sempre l'amo-
re, prima e dopo il marrimonio. Molre ragazze ric-
che finiscono per non sposarsi, o per sposare sisre-
maricamenre la persona sLagliara, perche rrarrenu-
re dal sosperro (rurr'alrro che ingiusrificaro): Ama
me, o il mio denaro!. Il denaro scrive il poera
gi ciraro il giallo schiavo che unisce e infran-
ge le fedi, caro divorzio rra padre e figlio, splendi-
do profanarore del pi puro lerro coniugale, sedur-
rore sempre giovane e fresco11.
Ricordo l'esperienza che feci una volra, duranre
un viaggio in rreno. La ricordo perche mi fece capi-
re quanro l'ossessione del denaro sia diffusa a rurri i
livelli della socier, non solo ai livelli alri, e quanro
essa alieni, disumanizzi e impoverisca la vira. Si era
11 C f W. Sh a ke sp ea r e, Timone $ Arene, cir.
91
sorro Narale. Si rrarrava di una linea inrerna, locale,
dove rurri si conoscevano e parlavano liLeramenre
ed ero cosrrerro perci ad ascolrare i loro discorsi.
Da essi, accanro ai ranri lari posirivi, di onesr e la-
Loriosir, veniva a galla anche il peccaro della mia
genre. Quesro peccaro cresceva, come un rumore
assordanre, fino quasi a farmi senrire soffocare. Co-
me si chiamava! I soldi! Denaro, denaro, denaro.
Sulla carrozza, dal primo all'ulrimo isranre, non sen-
rii parlare d'alrro inrorno a me che di soldi: quanro
era cosraro quel rrarrore, quanro si era guadagnaro
in quell'affare, quanri soldi aveva speso il rale e il ra-
lalrro al mercaro, quanro si risparmiava agendo in
un cerro modo anziche in un alrro.
Ci fu un momenro in cui fui sul punro di mer-
rermi a gridare: Ma frarelli! E per quesro che Cri-
sro venuro nel mondo! Ma ci sono solo i soldi
nella vira!. Non lo feci e forse peccai di risperro
umano. Quell'angoscia mi rimasra per sempre
nel cuore, forse asperrando un'occasione come
quesra in cui posso gridare quelle cose non solo a
qualche decina, ma, spero, a migliaia di persone.
Forse che la genre delle nosrre rerre peggiore
di alrri, su quesro punro! Non penso. C' una Lra-
mosia di denaro che porra al delirro e al furro. Non
si rrarra di quesro, nel nosrro caso. Ma c' una cupi-
digia di denaro pi discrera, apparenremenre inno-
cua, che passa anzi per parsimonia e per risparmio,
ed invece anch'essa idolarria. C' un'accezione
92
popolare della parola capirale", molro diversa da
quella dei sociologi, secondo cui il capirale quello
che uno riesce a merrere da parre, il suo vanro, il
presrigio di fronre ai vicini di casa, la cosa a cui si
guarda soprarrurro, quando si rrarra di marirare
una figlia, o valurare il peso di una persona e di
una famiglia: Ha del capirale si dice con ammi-
razione , ha un Luon capirale!, oppure: Non
ha nessun capirale!. Ma anche la cosa che soffo-
ca ogni alrro senrimenro, che crea liri e inimicizie
feroci persino rra frarelli, al momenro di sparrire
l'eredir. E quesro forse piccolo male!
Ges porreLLe riperere, rra la genre delle nosrre
campagne, la paraLola degli invirari al Lancherro,
senza dover camLiare una virgola. Un uomo diede
una grande cena. Giunro il momenro, il primo invi-
raro disse: Ho compraro un campo, capirai che
non posso occuparmi di alrro. Un alrro disse: Ho
compraro un paio di Luoi, un alrro ancora: Ho
preso moglie (cf Le 14, 16 ss). La lisra dovreLLe
solo essere allungara. Un alrro disse: Ho appena
falciaro il fieno e devo raccoglierlo prima che pio-
va, un alrro disse: Sro cosrruendomi la casa e di
domenica devo lavorare, un alrro disse: Devo an-
dare allo sradio a vedere la parrira.
La vicenda gi rrisre visra nella paraLola, ma
quanro pi rrisre se pensiamo alla realr. Il Fadre
ha mandaro il Figlio nel mondo, il Figlio morro
per noi, ci invira alla sua mensa, dicendo Venire,
93
rurro pronro. Il mio amore per voi pronro, ma
la genre non se ne d pensiero e a rrarrenerla
quasi sempre l'inreresse.
E rurro quesro a che scopo! San Francesco d'As-
sisi descrive, con una severir insolira sorro la sua
penna, la fine di una persona vissura solo per au-
menrare il suo capirale". Si avvicina la morre, si fa
venire il sacerdore. Quesri chiede al moriLondo:
Vuoi il perdono di rurri i ruoi peccari!, e lui ri-
sponde di s. E il sacerdore: Sei pronro a soddisfa-
re ai rorri commessi, resriruendo le cose che hai
frodaro ad alrri!. Ed egli: Non posso. Ferche
non puoi!. Ferche ho gi lasciaro rurro nelle ma-
ni dei miei parenri e amici. E cos egli muore im-
penirenre e appena morro i parenri e gli amici di-
cono rra loro: Malederra l'anima sua! Foreva gua-
dagnare di pi e lasciarcelo, e non l'ha farro!12.
L'avaro l'uomo pi infelice. Sosperroso di rur-
ri, si isola. Non ha afferri, neppure rra quelli della
sua sressa carne, che vede sempre come sfrurrarori
e i quali nurrono nei suoi confronri un solo vero
desiderio: quello che muoia presro per eredirare le
sue ricchezze. Teso allo spasimo a risparmiare, si ne-
ga rurro nella vira e cos non gode ne di quesro mon-
do ne di Dio, non essendo le sue rinunce farre cerro
per Dio. Anziche orrenerne sicurezza e rranquillir,
un ererno osraggio del suo denaro. Alla fine l'ava-
12 Cf S. F r a n c e s c o d 'Assisi, Lerrera a rurri i fedeli 12 (FF, 205).
94
rizia una vera e propria malarria, una mania, ma
non si nasce di soliro con essa: vi si cade a poco a
poco con i propri arri e le proprie scelre. E Len ve-
ro che ralvolra essa la reazione isrinriva a un'in-
fanzia srenrara e segnara dal Lisogno, ma non si
srenra a riconoscere quando si rrarra di quesro e a
essere pi indulgenri nel giudizio.
Se da ci che avviene nel mondo passiamo a
considerare la Chiesa, noriamo quanri mali ha pro-
vocaro anche in essa, lungo i secoli, l'arraccamenro
al denaro. Cosa c'era dierro le secolari, esrenuanri,
lorre rra Chiesa e impero per rurro il Medioevo! E
dierro la decadenza, in cerri periodi, di diocesi, aL-
Lazie e monasreri! Dove il cadavere, l si radu-
nano le aquile, aveva derro Ges (cf Mr 24, 28).
Dove si concenrra ricchezza, l si appunrano le cu-
pidigie dei re e dei signori del mondo. Il sisrema
Leneficiario e delle preLende faceva s che le cari-
che non fossero assegnare in Lase alla sanrir e al
meriro delle persone, ma in Lase a dirirri e consue-
rudini del rurro esrranee alla vira e agli inreressi
della Chiesa. Gli uffici ecclesiasrici erano ridorri a
Lenefici ecclesiasrici, occupari da persone che spes-
so non merrevano mai piede nella diocesi o nell'aL-
Lazia di cui erano rirolari, mandando solo i loro fi-
duciari a riscuorere, a rempo deLiro, le loro rendire.
Danre Alighieri raffigur quesra piaga nella lupa fa-
melica, la pi irriduciLile delle fiere che sLarrano
l'accesso alla salvezza, la Lesria senza pace, che
95
dopo il pasro ha pi fame di pria13. Il papa Gre-
gorio VII aveva sosrenuro un'epica lorra con l'impe-
rarore per sorrrarre le cariche ecclesiasriche al pore-
re secolare, con la lorra per le invesrirure. Ma l'aLu-
so rispunr presro sorro alrra forma, in seno alle
realr nazionali che andavano formandosi in Euro-
pa. La sressa riforma proresranre si sa che prese la
piega che conosciamo, soprarrurro per quesrioni fi-
nanziarie, perche molri vescovi erano condizionari
dai loro ricchi possedimenri e dovevano oLLedire
ad alrre leggi che a quelle di Crisro.
3. Fuori di re nulla Lramo sulla rerra
Ma veniamo alla parre pi imporranre di quesra
medirazione. Che uso fare oggi di rurra quesra par-
re del Vangelo che denuncia il porere alienanre e
disrrurrivo di mammona!
La prima cosa da fare viverla, lasciarci inrer-
pellare e giudicare da essa. LiLerarci da mammona,
per liLerare da mammona! Noi doLLiamo ringra-
ziare Dio per lo sraro arruale della Chiesa e del cle-
ro su quesro punro. Ci lamenriamo spesso della car-
riveria dei rempi in cui viviamo, del calo della fede.
Turro vero. Fer noi idealizziamo facilmenre il pas-
saro. Non pensiamo che cosa srara la vira della
Chiesa per molri secoli, quando la Chiesa possede-
13 Danre, Inferno 1,49 ss.
96
va anche uno sraro", lo sraro della Chiesa", e i ve-
scovi erano anche principi". Gli uffici della Chiesa
sono, da rempo, rornari a essere ci che devono es-
sere: minisreri, servizi, non cariche amLire per i Le-
nefici rerreni che comporrano.
E chiaro, rurravia, che non aLLiamo ancora rag-
giunro la perfezione, ne la raggiungeremo mai. For-
se si dovreLLe far presenre la necessir di evirare ri-
chiesre marrellanri di soldi da parre del clero, a li-
vello parrocchiale, locale e nazionale, perche esse
provocano spesso l'efferro opposro, danno un'im-
magine falsa della Chiesa e alienano da essa ranre
simparie. L'esperienza dice che dove esisre un Luon
rapporro rra pasrore e popolo, quando il sacerdore
d veramenre la vira per il gregge, quesro non solo
non fa mancare il necessario, ma previene e soccor-
re anche al di l del Lisogno, e con gioia. E cos rri-
sre venire a sapere che in cerri paesi la genre lascia
la Chiesa (cenrinaia di migliaia di persone ogni an-
no), per non pagare la rassa sul culro, anche se mi
rendo conro che il fenomeno complesso e non
pu essere impuraro a una sola causa.
San Fierro ricorda che non a prezzo di oro e ar-
genro siamo srari redenri (cf 1 Fr 1, 18). Tanro me-
no quindi dovreLLero essere quesre cose a rener
lonrani gli uomini dai frurri della redenzione. Biso-
gna evirare anche solo la parvenza di simonia, cio
di vendere le cose sacre, sraLilendo rariffe rroppo
rigide per le presrazioni del culro. Qualcuno ha co-
97
minciaro a chiedere aperramenre che si aLLia il co-
raggio di rivedere l'inrero sisrema delle offerre, svin-
colandolo dalle celeLrazioni. In alcune diocesi, an-
zi, si gi cominciaro a operare in quesro senso.
San Faolo scrive: Non cerco i vosrri Leni, ma
voi. Infarri non sperra ai figli merrere da parre per i
genirori, ma ai genirori per i figli. Fer conro mio mi
prodigher volenrieri, anzi consumer me sresso
per le vosrre anime (2 Cor 12,14 s). Quesro ci sug-
gerisce una considerazione: rurro quello che un pre-
laro della Chiesa, o un minisrro di Dio, guadagna e
merre da parre nel suo servizio al Regno non pu
avere desrinazione pi giusra che i poveri perche es-
si sono srari cosriruiri da Crisro sresso suoi eredi ed
esarrori". A chi sperrano i dirirri d'aurore di ci che
scriviamo sul Vangelo, se non all'aurore del Vange-
lo, e perci alla Chiesa o ai poveri! Il minisrro del
Vangelo ha dirirro di vivere del Vangelo, ma non di
far vivere del Vangelo i suoi nipori e parenri.
Ma lasciamo da parre le cose negarive e i peri-
coli da evirare e ricordiamo piurrosro l'ideale posi-
rivo che la parola di Dio addira al credenre e spe-
cialmenre al chierico e all'uomo di Chiesa, in que-
sro campo. Fi che nel rinunciare alla ricchezza,
esso consisre nel sosriruirla con un'alrra ricchezza.
Si sa che l'aposrolo Faolo d pochissimo spazio alla
condanna della ricchezza e del denaro, nelle sue
lerrere. Egli parla quasi sempre di ricchezza in chia-
ve posiriva, perche con essa inrende ormai la nuo-
98
va, vera, ricchezza che egli chiama ricchezza di glo-
ria (cf Rm 9, 23, Ef 3, 16), di grazia (cf Ef 1, 7, 2, 7,
1 Cor 1, 5) e soprarrurro di Crisro. Le imperscru-
raLili ricchezze di Crisro (Ef 3, 8): ecco ci che
conra per lui. Dal momenro che hanno Ges Cri-
sro, gli aposroli sono persone che non hanno nul-
la e possiedono rurro (cf 1 Cor 7, 30).
L'ideale del sacerdore e del levira nell'Anrico
Tesramenro era avere Dio come unica parre di ere-
dir:
Il Signore mia parre di eredir e mio calice...
Fer me la sorre cadura su luoghi deliziosi,
magnifica la mia eredir (Sai 16,5 s).
Nella sparrizione della Terra promessa, si sa che
ai sacerdori e ai leviri non veniva assegnara alcuna
porzione di rerreno, perche il Signore doveva essere
la loro eredir. E siccome l'assegnazione avveniva ri-
rando a sorre i vari lorri di rerreno, per quesro il le-
vira dice che per lui la sorre cadura su luoghi de-
liziosi. Dio il suo luogo delizioso. Quello che Dio
disse ad Aronne, oggi Crisro lo ripere al sacerdore
della sua Chiesa: Io sono la rua parre e il ruo pos-
sesso in mezzo al popolo (cf Num 18, 20). Il nome
sresso di chierico" e di clero" deriva da qui: dalla
parola eredir" che in greco suona appunro cleros.
Felice di quesra sua sorre, senriamo a volre il levira
dell'Anrico Tesramenro esclamare:
99
Fuori di re nulla Lramo sulla rerra.
Vengono meno la mia carne e il mio cuore,
ma la roccia del mio cuore Dio,
Dio la mia sorre per sempre (Sai 73, 25 s).
Quale fonre di gioia e di sicurezza, per il sacer-
dore della nuova alleanza, porer far sue quesre pa-
role davanri a ogni renrazione e renrennamenro del
cuore, riferendole ormai, concreramenre, al Signo-
re Ges.
4. Fiangere o ricchi!
La seconda cosa da fare nei confronri della parre
del Vangelo che aLLiamo mediraro fin qui an-
nunciarla. Alla Larraglia conrro l'idolo sesso", si
deve affiancare una lorra alrrerranro decisa conrro
l'idolo denaro". San Giovanni Crisosromo fa un
paragone rra le due cose e arriva a dire che l'amore
per il denaro peggiore dell'amore carnale. In al-
rre parole, che l'avarizia vizio pi grave della lus-
suria. Il lussurioso dice ama i corpi e l'ava-
ro ama la ricchezza, ma quesri peggiore, perche
minore la forza che lo rrascina... Crisro dice del de-
naro: Se qualcuno non rinuncia a rurro ci che
possiede..."(Le 14, 33), ma in nessun luogo dice:
Se qualcuno non rinuncia alla donna" 14. Forse
una rale affermazione avreLLe Lisogno di qualche
14 S. G IOVANNI CRISOSTOMO, Omelie sulla Lerrera Tiro, 5,2 (FG 62,
289).
100
precisazione, ma significarivo che un moralisra
ranro rigoroso come il Crisosromo si sia senriro
spinro a parlare in rermini cos ardiri.
In quesro annuncio su poverr e ricchezza ci
di modello Maria. Nel Magnificar, ella proclama:
Ha deposro i porenri dai rroni..., ha rimandaro i
ricchi a mani vuore. Non dice deporr, riman-
der, ma ha deposro, ha rimandaro. Annuncia
la cosa come farra. Ma dove mai, porremmo oL-
Lierrarle, avvenura, o Madre di Dio, quesra rivo-
luzione di cui parli! I porenri, come Erode, lo sai
per esperienza, sono rimasri Len saldi sui loro rroni
e gli umili, come ru sressa e il ruo Giuseppe, lungi
dall'essere srari esalrari, siere srari cosrrerri a rrovar
rifugio in una sralla e a fuggire in Egirro.
E che Maria si colloca di slancio sul piano della
fede, dove il camLiamenro davvero in arro, anzi
gi avvenuro. Ella la resrimone, per ora unica e so-
liraria, del Regno che venuro e che ha crearo una
nuova scala di valori. Le vecchie grandezze e ric-
chezze non conrano pi nulla, apparsa una nuova
grandezza e una nuova ricchezza. Avviene come
quando, camLiando in un paese il regime polirico,
la vecchia monera dichiarara fuori corso e sosrirui-
ra da una nuova.
Maria scrive sanr'Ireneo quel giorno gri-
d profericamenre in nome della Chiesa15. Grid,
S. Ireneo, Adv. Haer. Ili, 10,2.
101
per prima, quello che la Chiesa invirara a riperere
dierro di lei. Ci rendiamo conro sempre pi chiara-
menre che ne le ideologie ne le rivoluzioni sono
riuscire a camLiare le siruazioni di ingiusrizia e di
oppressione dei poveri, in arro in ranre nazioni del-
la rerra. Ferche non proviamo di nuovo con il me-
rodo di Crisro, cio predicando con spiriro profe-
rico: Guai a voi ricchi, perche avere ricevuro la
vosrra consolazione (Le 6, 24)! Non avevo mai
compreso quanro rerriLile quesra parola e quale
forza in essa racchiusa, finche non mi capiraro
di doverla proclamare, un giorno, in un luogo dove
la mafia imperava indisrurLara. L ho capiro che
essa era l'unica arma.
Sulla Locca di Crisro, quel grido non un grido
di raLLia imporenre. E la pura e semplice verir
delle cose. E un grido d'amore, come rurre le paro-
le di Crisro, un grido di rrisrezza. E cosi esso do-
vreLLe suonare sulla Locca della Chiesa. Allora
non lascereLLe ranro indifferenri i ricchi che lo a-
scolrano. S, guai a voi!, perche pi grande della
disgrazia che provocare agli alrri quella che pro-
curare a voi sressi. Avere ricevuro la vosrra consola-
zione. Non avere pi nulla da asperrarvi dal furu-
ro. Non c' fururo per voi, se non quello rerriLile
del giudizio. Come porere aLLracciare rranquilli a
sera le vosrre mogli o i vosrri figli, quando sape-
re che in un'alrra parre del mondo ci sono padri
che, a sera, rornando a casa, non hanno rrovaro pi
102
ne la moglie ne i figli, uccisi dalle mine che avere
faLLricare, o dalla droga che avere messo in com-
mercio!
Ferche non proviamo a parlare come faceva il
profera Isaia conrro i larifondisri del suo rempo!
Guai a voi che aggiungere casa a casa e unire cam-
po a campo (Is 5, 8). O con il linguaggio di san
Giacomo: E ora a voi, ricchi: piangere e gridare
per le sciagure che vi sovrasrano! Le vosrre ricchez-
ze sono impurridire! (Gc 5, 1 s). Anche qui, se si
inrerroga la sroria, non risulra che al rempo di Gia-
como il grano impurridisse nei granai. Ma l'Aposro-
lo, come Maria, si colloca su un piano pi reale di
quello della sroria. I ricchi sono ormai alrri: sono i
poveri che Dio ha scelro per farli eredi del Regno
(Gc 2,5).
Vi sono piani e asperri della realr che non si
colgono a occhio nudo, ma solo con i raggi infra-
rossi o ulrraviolerri. Vengono eseguire, grazie ai sa-
relliri, forografie ai raggi infrarossi di inrere regioni
della rerra. Come esse appaiono diverse! Con foro-
grafie a luce radenre, poi, si riesce a evidenziare
perfino quello che c' nel sorrosuolo di un cerro
luogo. E cos che sraro scoperro il siro di anriche
cirr e civilr sepolre. ELLene, la Chiesa possiede,
grazie alla parola di Dio, la capacir di dare, dell'in-
rera vira e della realr del mondo, un'immagine di-
versa, l'immagine sressa che ne ha Dio. Non doL-
Liamo srancarci di merrere, sempre di nuovo, que-
103
sra immagine davanri agli occhi della genre, prima
che passi la scena di quesro mondo e sia rroppo
rardi per scoprire la verir.
La siruazione della Chiesa di Laodicea emLle-
marica: Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchiro,
non ho Lisogno di nulla". Dierro quel ru ce oggi
un'inrera civilr esalrara dalle sue sLalordirive con-
quisre recniche, che renrara di credersi anch'essa
ricca, Lisognosa di nulla, neppure di Dio. E perci
anche sul nosrro mondo che cadono le parole che il
Risorro pronuncia in risposra: Ma non sai di essere
un infelice, un miseraLile, un povero, cieco e nudo.
La poverr spiriruale del nosrro cosidderro primo
mondo!
Ma noi non siamo chiamari solo a denunciare
l'idolo denaro e la ricchezza iniqua. Ges non la-
scia nessuno senza una speranza, neppure il ricco.
Quando i discepoli, in seguiro al derro sul cammel-
lo e la cruna dell'ago, sgomenri, chiesero a Ges:
Allora chi porr salvarsi!, egli rispose: Impossi-
Lile presso gli uomini, ma non presso Dio (Me
10, 27). Dio pu salvare anche il ricco. Mor il
povero si legge nella paraLola del ricco epulo-
ne fu porraro nel seno di ALramo. Cio, nel
seno di un ricco, dal momenro che ALramo era ric-
co. Inrorno alla culla di Ges, rroviamo dei poveri
pasrori, ma anche dei re con il loro oro. Il punro
non se il ricco si salva (quesro non sraro mai
in discussione nella rradizione crisriana), ma
104
come suona il rirolo di uno scrirro famoso di Cle-
menre Alessandrino quale ricco si salva.
Ai ricchi Ges addira una via d'uscira dalla loro
pericolosa siruazione: Accumularevi dice re-
sori nel cielo, dove ne rignola ne ruggine consu-
mano (Mr 6, 20), e ancora: Frocurarevi amici con
la disonesra ricchezza, perche quando essa verr
a mancare, vi accolgano nelle dimore ererne (Le
16, 9). Ges consiglia ai ricchi di rrasferire i loro
capirali all'esrero! Ma non in Svizzera, in cielo.
Molri dice Agosrino si affannano a seppellire
il proprio denaro sorro rerra, privandosi anche del
piacere di vederlo, a volre per rurra la vira, pur di
saperlo al sicuro. Ferche non seppellirlo addirirru-
ra in cielo, dove sareLLe Len pi al sicuro e dove
lo si rirrovereLLe un giorno per sempre! Come fa-
re! E semplice, conrinua il sanro. Dio ri offre nei
poveri dei facchini. Essi si recano l dove ru speri
un giorno di andare. Dio ha Lisogno qui nel pove-
ro e ri resriruir quando sarai di l. Non solo, ma
menrre ri proiLisce di praricare l'usura qui in rerra
con gli uomini, ri permerre di praricarla con lui.
Mi hai daro poco dice Dio , prendiri molro,
mi hai daro cose rerrene, prendiri cose ererne, mi
hai daro cose mie, prendiri me sresso16.
L'elemosina non , aLLiamo gi noraro una vol-
ra, la soluzione unica oggi. Ci sono molri alrri modi
16S. Agosrino, Sermo 38,8-9 (FL 38,239 s).
105
di far servire i propri Leni ai poveri. Un giorno un
ricco indusrriale and a consigliarsi da una monaca
di clausura. Era deciso a fare delle sue ricchezze
quello che il Signore gli avesse mosrraro, compreso
vendere rurro e darlo ai poveri, se quesro era ci
che egli richiedeva da lui. La suora chiese rempo
per pregare e quando il ricco rorn per la risposra,
gli disse: Hai denaro da parre, in quesro momen-
ro!. S, rispose. Allora va' e apri un'alrra faL-
Lrica e dai lavoro ad alrri operai!. E cos fece.
La Scrirrura ci ha rracciaro una specie di rirrarro
del ricco crisriano, in cui si elenca ci che deve fare,
o non fare, per essere salvaro: Ai ricchi di quesro
mondo scrive FAposrolo a Timoreo racco-
manda di non essere orgogliosi, di non riporre la
speranza sull'incerrezza delle ricchezze, ma in Dio,
che rurro ci d con aLLondanza perche ne possia-
mo godere, di fare del Lene, di arricchirsi di opere
Luone, di essere pronri a dare, di essere generosi,
merrendosi cos da parre un Luon capirale per il fu-
ruro, per acquisrarsi la vira vera (1 Tm 6, 17-19).
Ogni anno viene allesriro in piazza San Fierro il
presepio. Fosro l, al cenrro del colonnaro, esso un
Lel simLolo della Chiesa che accoglie Ges BamLi-
no e lo avvolge, come in un aLLraccio di fede e d'a-
more. Quale conrrasro rra la capanna ai piedi dell'o-
Lelisco e la Lasilica di S. Fierro sullo sfondo! Luna
cosa per non conrraddice necessariamenre l'alrra.
106
Ges non imped che si profondesse olio profumaro
assai prezioso sul suo capo, anzi difese chi lo face-
va. Non imped, come avreLLero voluro i farisei,
che la genre srendesse rami al suo ingresso in Geru-
salemme.
Turravia, quanro necessario il richiamo di quel
presepio. BisognereLLe quasi lasciarlo l per rurro
l'anno, ma se quesro non possiLile, almeno do-
vremmo conservarlo nel cuore. In un cerro senso,
quella, la Lasilica con le luci e lo splendore, deve ri-
cordarci la Gerusalemme celesre a cui siamo incam-
minari, la gloria della risurrezione in cui Crisro
enrraro, quesra, la capanna, la Chiesa di quaggi.
Quella il rermine, quesra la via. Non si enrra in quel-
la, se non passando per quesra, non si enrra in Ge-
rusalemme, se non passando per Berlemme.
Facciamo nosrro dunque il proposiro risoluro
dei pasrori, dopo che eLLero udiro l'annuncio del-
l'angelo: Andiamo a Berlemme!.
107
Beari i poveri in spiriro
perche di essi il regno dei cieli
La poverr spiriruale da ricercare

Quello che l'anima risperro al corpo, il frurro ri-


sperro all'alLero e il sapore risperro al frurro, que-
sro la poverr spiriruale (avere un' anima da po-
vero") risperro alla poverr mareriale. Il corpo sen-
za l'anima morro, l'alLero senza frurro srerile e
il frurro senza sapore insipido, cos anche la po-
verr mareriale se non accompagnara dalla po-
verr di spiriro. Turravia, come l'anima non pu vi-
vere e agire senza un corpo, come il frurro non
sLoccia se non sull'alLero e il sapore non emana se
non dal frurro, cos della poverr spiriruale ri-
sperro a quella mareriale.
Le due cose dunque non sono da separare, an-
che se le rrarriamo separaramenre, ranro meno si
possono conrrapporre, perche una esige l'alrra. Mai
nel crisrianesimo si inculcara una poverr spirirua-
le disincarnara, che poresse fare a meno di ogni po-
verr reale e convivere perfino con il superfluo, e se
qualcuno ha provaro a farlo sraro suLiro sconfes-
saro dalla coscienza sana della Chiesa. Oggi si senre
109
parlare, vero, di un'idea del genere, del Vangelo
della prosperir" ('Frosperiry Gospel"), ma sono co-
se chiaramenre aLerranri, sulle quali non vale la pe-
na neppure soffermarsi.
D'alrra parre, mai il Vangelo o la Chiesa hanno
canonizzaro la poverr mareriale per se sressa, o
misuraro l'eroismo della poverr solo in Lase al
grado di penuria di cose. Nel modo per e nel gra-
do in cui poverr mareriale e poverr spiriruale si
sono armonizzare nella vira di ciascun sanro e in
ciascuna epoca, c' un'infinira varier, che si spiega
renendo presenre la dorrrina dei carismi e delle di-
verse funzioni esercirare da ognuno nel corpo della
Chiesa.
E giunro dunque il momenro di parlare dell' a-
nima di ogni poverr", del suo frurro e del suo sa-
pore, che la poverr spiriruale. Ascolriamo suLi-
ro la parola di Dio che ci dovr rischiarare la srra-
da come un faro. Essa preparara, nel Vangelo di
Marreo, da una inrroduzione insoliramenre solen-
ne: Vedendo le folle, Ges sal sulla monragna e,
messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi discepo-
li. Frendendo allora la parola, li ammaesrrava di-
cendo... (Mr 5, 1 s). Assisriamo a una specie di li-
rurgia, la primordiale lirurgia della parola.
La cosa decisiva riuscire a fare ogni volra il sal-
ro della fede e divenrare conremporanei" di Cri-
sro. Divenrare noi quei discepoli, fare di quel luogo
quesro luogo, di quel giorno quesro giorno, in mo-
""#
do che la parola di Crisro non ci giunga riporrara, a
modo di semplice cirazione, come acqua imLorri-
gliara, ma direrramenre, come acqua che sgorga pro-
prio ora dalla sorgenre che il Risorro vivenre nello
Spiriro. La parola che usc quel giorno, ed esce di
nuovo adesso per noi, dalle laLLra del Salvarore :
Beari i poveri in spiriro
perche di essi il regno dei cieli (Mr 5, 3).
Ges paragona la sua parola a un seme e quesra
parola srara il seme di un alLero giganresco che
rornaro a fiorire in ogni sragione della vira del-
la Chiesa, riempiendo la rerra" e porrando molro
frurro".
Con che coraggio e con quale scopo osiamo a-
desso noi amplificare quesra parola che occupa nel
Vangelo appena una riga, facendovi sopra un di-
scorso di diverse pagine e rurro quesro dopo che
infinire alrre pagine sono srare scrirre su di essa!
La ragione che giusrifica ci che la Scrirrura un
organismo vivenre, dove ogni parola viralmenre
inserira in un rurro e riceve pienezza di senso dal
rurro. Bisogna far risuonare ogni parola aH'inrerno
di rurra la BiLLia e della Tradizione, come in una
specie di cassa di risonanza, perche essa acquisri il
suo suono pieno e corposo. Bisogna essere in gra-
do, appena ascolrara una nora, di senrire menral-
menre 1' accordo" di cui fa parre.
I l i
Ogni resro LiLlico si colloca idealmenre nel pun-
ro in cui due cerchi sovrapposri si roccano, come al
cenrro di un 8". Dal resro deve parrire un movi-
menro di ricerca che aLLracci rurro ci che, nella
BiLLia, lo precede e lo prepara, e un alrro movi-
menro che aLLracci rurro ci che lo segue e che
da esso messo in moro nel resro della BiLLia e nel-
la vira della Chiesa. E quello che ora vorremmo fa-
re, parrendo dal secondo di quesri due movimenri.
Senza alcuna preresa, s'inrende, di complerezza,
ma solo per prendere da rurro ci lo slancio per ar-
rualizzare la Farola, perche essa alla fine ci spinga
all'azione con rurro il peso e l'aurorir della BiLLia
e della Tradizione che ha alle spalle.
1. Foveri" e poveri in spiriro"
A proposiro della Learirudine dei poveri esisre anzi-
rurro un proLlema lerrerario relarivo cio al modo
con cui ci si presenra nei vangeli che necessa-
rio almeno accennare. Esso cosriruiro dal farro che
la Learirudine ci riferira in maniera alquanro diver-
sa da Marreo e da Luca. Uno ha il discorso indirer-
ro: Leari i poveri, l'alrro il discorso direrro: Leari
voi, poveri, uno ha poveri in spiriro, l'alrro sem-
plicemenre poveri. Quale versione pi vicina
al renore originario della predicazione di Ges!
La quasi roralir degli esegeri ririene che l'espres-
sione in spiriro sia una esplicirazione di Marreo.
112
La scoperra, nei resri di Qumran, dell'espressione
poveri in spiriro" (aniye haruah) 1ha dimosrraro
che essa si inserisce nel linguaggio e nella spirirualir
giudaica del rempo. Da solo per ci non Lasra a
provare che essa sia marerialmenre di Ges, dal mo-
menro che anche l'evangelisra Marreo riflerre lo sres-
so amLienre e porreLLe quindi avere inrrodorro lui
rale espressione nel resro.
La soluzione pi plausiLile semLra essere quella
che ammerre una fonre comune dalla quale sia Mar-
reo che Luca dipendono e che porrava semplice-
menre poveri. Luca, preoccuparo di accenruare
la porrara anche sociale del rermine, lo conserva ra-
le e quale, e anzi lo rafforza, conrrapponendolo a
ricchi (Le 6, 24). Marreo, che ha un inrenro care-
cherico, si premura di esplicirare il senso religioso
che la parola poveri ha nella spirirualir eLraica e
nel pensiero di Ges, aggiungendo in spiriro.
Cos facendo egli non fa che merrere in arro un cri-
rerio normalissimo nella redazione del mareriale
della rradizione. La sressa preoccupazione di merre-
re in evidenza la porrara morale delle parole di Ge-
s, si nora anche nelle Learirudini successive. Gli
affamari, per esempio, divenrano, in Marreo, af-
famari di giusrizia.
In rempi recenri, specie negli anni del Concilio,
quesre differenze sono divenrare oggerro di acceso
1QSIV, 3.
113
diLarriro. Alcuni, privilegiando il derraro di Luca,
accenruano il significaro sociale delle Learirudini,
vedendo espressa con la parola poveri anzirurro
una condizione sociale, uno sraro reale ( quesra
l'inrerprerazione farra propria dalle varie reologie
della liLerazione). Alrri, fondandosi di pi su Mar-
reo, accenruano il significaro religioso. Foveri in
spiriro indichereLLe pi un arreggiamenro inre-
riore che uno sraro sociale.
Quesri ulrimi escludono l'idea che Ges aLLia
voluro Learificare una classe sociale. Solranro una
siruazione spiriruale dicono pu essere messa
in relazione a una realr spiriruale come il Regno.
Che la poverr reale sia una via privilegiara verso la
poverr di spiriro verissimo e Ges lo ripere in
mille modi, rurravia non si deve pensare che nella
Learirudine siano in gioco i prolerari o i cosidderri
uomini della rerra" del giudaismo del rempo. Il
vero povero evangelico il clienre di Dio, che ha
scommesso rurro su Dio, nella fede. Nel giudaismo
dell'epoca, il rermine povero" era praricamenre si-
nonimo di sanro (hasid) e di pio2.
Alrri hanno reagiro a quesra inrerprerazione che
merrereLLe rroppo l'accenro sulle disposizioni in-
reriori del povero e rroppo poco sulla narura del
Regno che sra per venire. Le Learirudini, dicono,
2 Cf A. Gelin, Lespauvres de Jahv, Farigi 1953, cf anche dello sres-
so: Les pauvres que Dieu aime, Farigi 1968.
114
sono anzirurro una rivelazione sulla misericordia e
sulla giusrizia che devono cararrerizzare il regno di
Dio, conrengono pi una rivelazione su Dio, che
sull'uomo, o sul povero. La parola povero usara nel
Vangelo (prochos) indica gli indigenri, gli infelici, gli
affamari, che hanno Lisogno dell'elemosina per vi-
vere. Il rermine eLraico corrispondenre, anavm,
indica all'origine, le persone curve", cio aLLassa-
re, umiliare, oppresse. Essi sono cosrrerri a curvarsi
dinanzi ai pi forri e ai pi ricchi.
Fer quale morivo ci si chiede cosroro do-
vreLLero essere favoriri da Dio! Non per i loro
parricolari meriri" religiosi, si risponde, o per la
loro Luona disposizione, ma perche Dio deve a se
sresso, in quanro re giusro, di prendere le difese di
chi non ha difesa. I poveri, secondo la menralir
dell'Anrico Tesramenro, sono i prorerri del re".
Non si rrarra di una giusrizia rerriLuriva che do-
vreLLe ricompensare i meriri che gli svenrurari a-
vreLLero acquisiro, ma di una giusrizia di ripo mu-
nifico, regale. Dio oLLligaro, di fronre a se sresso,
a garanrire il Luon dirirro degli uomini che non so-
no in grado di farlo rrionfare con i loro mezzi.
E come si spiega, in quesro caso, il persisrere
dello sraro di poverr e di oppressione dei poveri
anche in Israele! La smenrira dei farri non porra ad
aLLandonare la convinzione della giusrizia regale
di Dio, ma a proierrarla nel fururo, nel regno di Dio
degli ulrimi rempi. Allora i poveri saranno vendicari
115
di rurri coloro che li opprimevano, allora godranno
veramenre i Lenefici della sollecirudine di Dio. Il
Dio che rovescia i porenri dai rroni e innalza la
genre che non conra, che ricolma di Leni gli af-
famari e rimanda a mani vuore i ricchi, apparir
come la realizzazione perferra del re ideale. Il signi-
ficaro religioso delle Learirudini resra, ma si rrarra
di un significaro reologico, non anrropologico, si
fonda su Dio, non sull'uomo3.
Il cardinale Lercaro, che eLLe un ruolo derer-
minanre nell'inrrodurre il rema della poverr nelle
discussioni conciliari, diceva, proprio in quell'oc-
casione, che Lisogna inrendere poveri nel senso
comune del rermine, che Ges non inrendeva ri-
conoscere i meriri di alcuni dei suoi ascolrarori e
promerrere loro una ricompensa, ma che si rrarra
di un insegnamenro sulla misericordia roralmenre
graruira di Dio, nel quale non hanno alcuna im-
porranza le disposizioni morali, ma solo il farro
che il Crisro sraro inviaro per consolarli4.
Quesre dunque le due inrerprerazioni principali
della Learirudine dei poveri. Una, come si vede, fa
leva pi sulla poverr come sraro d'animo", l'alrra
pi sulla poverr come sraro sociale". In enrramLi
3Cf J. DUFONT, Les Bearirudes, 2 voli., Farigi 1969.
4 Cir. in J. DUFONT, ha Chiesa e la poverr, in La Chiesa del Varica-
no II, Vallecchi, Firenze 1965, p. 410, n. 76.
116
i casi il riscarro della poverr viene dal regno di
Dio, ma nel primo caso esso suppone una disposi-
zione che nell'uomo, nel secondo solo l'esigenza
di Dio verso se sresso. Fresa isolaramenre, nessuna
delle due resi soddisfa pienamenre. La prima per-
che rende a escludere rroppo il riferimenro al so-
ciale, alla realr della poverr, la seconda perche
esclude rroppo drasricamenre le disposizioni inre-
riori del povero.
Vorrei sorrolineare, in parricolare, gli inconve-
nienri della seconda inrerprerazione che mi sem-
Lrano i pi gravi. Essa non spiega la parenrela
srrerra che esisre nel Vangelo rra il concerro di po-
verr e quello di umilr, rra il privilegio dei poveri
e quello dei LamLini. Quesra, del resro, una spie-
gazione che sfocia nel nulla di farro. Il grande ri-
scarro dei poveri, sociologicamenre rali, dovreLLe
essere cosriruiro dal regno di Dio, ma poi, analiz-
zando la narura di rale Regno, si vede che, per la lo-
ro siruazione reale, esso non porra nulla di nuovo,
perche non li fa ne pi ricchi, ne pi sazi, sul piano
mareriale. Solo apparenremenre, quindi, quesra in-
rerprerazione moderna pi arrenra al sociale. C'
anzi il rischio di srrumenralizzare la poverr, facen-
done solo un'occasione che permerre a Dio di di-
mosrrare la sua sovrana giusrizia. Senza conrare
che, anche in quesro caso, la realizzazione si sirue-
reLLe su un piano del rurro diverso da quello della
promessa e dell'arresa: al povero si promerre un ri-
117
scarro dalla sua poverr mareriale, ma un riscarro
che si rivela, alla fine, essere solo di narura spiri-
ruale.
Ges si preoccupa cerramenre dei poveri reali,
ma non lo fa ranro quando proclama i poveri Lea-
ri", Lens quando considera farro a lui quello che si
farro, o non si farro, a loro e quando minaccia
l'inferno, come nella paraLola del ricco epulone, a
quelli che non si curano del povero.
Nel nosrro caso, la difficolr nasce dall'usare la
caregoria di meriri" e di virr", l dove si dovreL-
Le usare quella di fede". Dio non indorro ad agi-
re a favore dei poveri dai loro meriri o dalle loro di-
sposizioni morali, ma dalla loro maggiore disponi-
Lilir a credere. Nei poveri Dio non apprezza ranro
ci che hanno, quanro ci che non hanno: aurosuf-
ficienza, chiusura, preresa di salvarsi da soli. Fensa-
re il conrrario sareLLe come dire che il Regno of-
ferro prima ai puLLlicani e alle prosrirure perche
Dio privilegia rale sraro" e non perche i peccarori
sono capaci di ravvedimenro e i falsi giusri no.
Non si rrarra di sapere se l'agire di Dio presup-
ponga o no qualcosa in anrecedenza ( chiaro che
non lo presuppone: chi gli ha daro infarri qualco-
sa per primo s da esigerne il conrraccamLio!),
ma si rrarra di sapere se esige qualcosa in risposra.
Il povero deve riconoscere e accogliere quesra of-
ferra preferenziale di Dio, insomma deve credere:
Dio dice san Giacomo ha scelro i poveri nel
118
mondo per farli ricchi medianre la fede (Gc 2, 5).
La Learirudine evangelica Beari i poveri in spiri-
ro perche di essi il regno dei cieli, va lerra alla
luce del Linomio grazia-fede: Fer grazia siere sal-
vari, medianre la fede (Ef 2, 8). Il Regno" rap-
presenra qui l'offerra di grazia e in spiriro" la ri-
sposra di fede. I poveri in spiriro" sono i poveri
credenri". E come se Ges dicesse: Beari voi po-
veri perche avere creduro (non si deve dimenri-
care che egli si rivolge a persone concrere che lo
avevano seguiro, come nei guai a voi" si rivolge a
coloro che di farro lo avevano rifiuraro), oppure:
Leari voi se crederere, oppure: perche siere pi
pronri a credere. La fede sullo sfondo di ogni
discorso di Ges.
La soluzione delle difficolr va dunque ricercara
nella sinresi delle due prosperrive. Bisogna unire,
non conrrapporre, i poveri" di Luca e i poveri in
spiriro" di Marreo. Aggiungendo a poveri" l'e-
spressione in spiriro", quesri non ha farro un'ope-
razione solranro carecherica, ma anche ermeneuri-
ca: ha messo in luce una componenre implicira, ma
reale, del concerro di povero nell'uso che ne aveva
farro Ges.
Da ci si vede come il Concilio sraro saggio nel-
l'accogliere e inserire nella cosriruzione sulla Chiesa
il richiamo alla poverr, ma come sraro alrrerranro
saggio nel non accogliere l'inrerprerazione parricola-
re che si dava a essa in quel momenro di forre ren-
119
sione sociale, che avreLLe impoveriro lo sresso con-
cerro di poverr.
In ral modo si conferma il grande principio del-
la Tradizione che non la sosriruzione, ma lo svi-
luppo. L'inrerprerazione rradizionale della poverr
non viene riLalrara, ma si arricchisce. I Fadri ave-
vano inrerpreraro la poverr di spiriro quasi come
sinonimo di umilr, oppure nel senso della poverr
volonraria" arruara nel monacheSimo. Alla doman-
da: Chi sono i poveri in spiriro!, san Basilio, per
non cirare che le voci pi aurorevoli, risponde:
Quelli che sono divenuri poveri a causa dell'inse-
gnamenro evangelico, o quelli che accerrano secon-
do la volonr di Dio la poverr in cui sono venuri a
rrovarsi per qualsiasi morivo5. Sanr'Agosrino ri-
sponde: E povero in spiriro chi umile6. Unendo
le due cose, umilr e volonrarier, il Crisosromo ri-
sponde: Foveri in spiriro sono gli umili e i conrriri
di cuore...Vi sono molri che sono poveri, non vo-
lonrariamenre, ma per necessir di cose: non a
quesri che si rivolge il Signore. I veri poveri sono,
per lui, gli uomini dal cuore pacificaro e conrriro
di cui si parla, per esempio, in Isaia 66, 2 1.
Quesra inrerprerazione rradizionale, porrara alla
perfezione nella via dell'infanzia spiriruale di sanra
5 C f S. B a s i l i o , Regole Lrevi 205 (FG 31,1217).
6 S. A g o s r i n o , Sermo 53,1 (FL 38,365).
1S. G i o v a n n i C r i s o s r o m o , Hom. in Mr. 15 1 (FG 58,224).
120
Teresa di Ges BamLino, si arricchira, grazie alle
discussioni recenri, di un'arrenzione maggiore alla
dimensione sociologica ed esisrenziale dei poveri,
ma non srara smenrira.
2. L'ideale LiLlico della poverr di spiriro
Dopo aver gerraro uno sguardo a ci che ha seguiro
il resro le sue realizzazioni" e inrerprerazioni
nella Chiesa , ora, rirornando a esso, cerchiamo di
vedere ci che lo ha preceduro e prepararo nella sres-
sa BiLLia. Non inrendo rracciare la sroria del for-
marsi, in Israele, dell'ideale dei poveri di Jhvh".
Cerco invece di merrere suLiro in luce i conrenuri
essenziali di rale ideale, quelli che anche oggi, vissu-
ri, possono fare di noi dei veri poveri in spiriro.
Tali elemenri sono due, uno negarivo e uno po-
sirivo, e si rrovano riassunri, nel modo migliore, in
quesro oracolo del profera Sofonia che fu uno dei
primi a formulare quell'ideale:
Far resrare in mezzo a re
un popolo umile e povero,
confider nel Signore
il resro d'Israele (Sof 3,12 s).
L'elemenro negarivo, espresso qui in rermini di
umilr e poverr, consisre nell'assenza di aurosuffi-
cienza, di orgoglio, sia personale che nazionale, nel
121
riconoscimenro del proprio peccaro e del Lisogno
di salvezza. Si rrarra di un modo nuovo, religiosa-
menre pi affinaro, di porsi dell'uomo di fronre a
Dio. Anzi, di un vero e proprio salro di qualir nel-
l'evoluzione del senrimenro religioso dell'umanir.
Si comincia a delineare quel senrimenro di dipen-
denza", proprio della crearura dinanzi al Crearore,
in cui alcuni hanno farro consisrere l'essenza sressa
della religiosir. L'uomo non si percepisce pi solo
come l'allearo, o il suddiro di Dio che, grazie al-
l'osservanza della legge e alle presrazioni del culro,
pu vanrare dirirri e crediri davanri a lui, ma come
uno che dipende in rurro e per rurro da Dio, al qua-
le perci non pu rapporrarsi che come deLirore di
rurro, in spiriro di pura grarirudine.
Anche il senso di orgoglio nazionale, erediraro
dal periodo aureo della monarchia, cede il posro a
un senso di poverr e piccolezza. Ora invece si
legge in Daniele noi siamo divenrari pi piccoli
di qualunque alrra nazione, ora siamo umiliari per
rurra la rerra (Dn 3, 37). Nasce in quesro conresro
l'idea del cuore conrriro e dello spiriro umiliaro,
cos vicina a quella della poverr di spiriro (cf Is
66, 2, Dn 3, 39).
L'elemenro o il risvolro posirivo che accompa-
gna quesro senrimenro la fiducia incondizionara
in Dio, 1'aLLandono confidenre": Confider nel
Signore il resro d'Israele. I cosidderri Salmi dei
122
poveri" sono pieni di espressioni commovenri di fi-
ducia in Dio: Quesro povero grida e il Signore lo
ascolra (Sai 34, 7), Io sono povero e infelice, di
me ha cura il Signore (Sai 40, 18). Si parre, in que-
sri Salmi, da un significaro di poveri dai connorari
sociali (persone deLoli, esposre ai soprusi dei ricchi
e dei porenri), per giungere alla fine a un significa-
ro squisiramenre religioso, in cui poveri" equivale a
giusri" e a rerri" (Sai 140,13 s) o a umili" e pic-
coli".
Umilr e fiducia in Dio, i due elemenri essenzia-
li dell'ideale di quesra poverr spiriruale, sono me-
ravigliosamenre riuniri nel Salmo, derro dell'infan-
zia spiriruale:
Signore non si inorgoglisce il mio cuore...
Io sono rranquillo e sereno
come LimLo svezzaro in Lraccio a sua madre,
come LimLo svezzaro l'anima mia.
Speri Israele nel Signore, ora e sempre
(Sai 131, 1.2-3).
Anche l'ideale messianico risenre di quesra nuo-
va remperie spiriruale. Il Messia viene visro lui sres-
so come il caposripire di quesro resro povero e umi-
le: Ecco, viene a re il ruo re. Egli giusro e virro-
rioso, umile, cavalca un asino (Zc 9, 9).
Ges ha raccolro e porraro alla perfezione que-
sro ricchissimo ideale spiriruale. Lo ha, come sem-
123
pre, prima vissuro e poi proclamaro nel suo Vange-
lo, dandogli la sua espressione definiriva con la Lea-
rirudine dei poveri in spiriro. Egli dice di impara-
re da lui che mire e umile di cuore (Mr 11, 29),
un'espressione, quesra, che renendo conro del signi-
ficaro che hanno nella BiLLia i rermini umile e mire,
si porreLLe Lenissimo rradurre con povero in spi-
riro". Nasce da una povera fanciulla in un amLien-
re rurro permearo dall'ideale dei poveri di Jhvh".
Si circonda di persone senza prerese di grandez-
za. Realizza, anche marerialmenre, la profezia del
Messia umile che viene cavalcando un asinelio (cf
Mr21, 4 s).
In rurra la sua predicazione, poi, inculca quei
due elemenri dei quali si diceva. Da una parre, u-
milr, conrrizione, rifiuro di volersi salvare per i
propri meriri, come nella paraLola del fariseo e del
puLLlicano, dall'alrra, fiducia assolura nel Fadre
celesre che nurre anche gli uccelli del cielo e i gigli
del campo (cf Mr 6, 24-34). Riassume spesso quesri
due rrarri con l'immagine a lui ranro cara del farsi
LamLino, ranro che rurro il Vangelo lo si porreL-
Le leggere come il Vangelo del LamLino8.
A parrire dal Magnificar di Maria, si delineano
cos, nei vangeli, due caregorie opposre di persone:
da una parre i ricchi-porenri-sazi-sapienri, dall'alrra
8 GIOVANNI F a o l o II, Lerrera ai LamLini, in L'Osservarore Roma-
no, 16 DicemLre 1994.
124
i poveri-umili-affamari e piccoli. Un giorno Ges
esulr nello Spiriro Sanro per quesro farro ed e-
sclam: Io ri rendo lode, Fadre, Signore del cielo
e della rerra, che hai nascosro quesre cose ai dorri e
ai sapienri e le hai rivelare ai piccoli (Le 10, 21).
Non dice commenra sanr'Agosrino Le hai
farre conoscere agli srolri e agli srupidi", ma dice:
Le hai farre conoscere ai piccoli". Chi sono i pic-
coli! Gli umili. O via del Signore! O non c'era o
era nascosra perche fosse rivelara a noi!9.
3. Come vivere la Learirudine dei poveri
Ora venuro il momenro di porci davanri alla paro-
la di Ges Beari i poveri in spiriro con un arreg-
giamenro un po' diverso da quello colrivaro fin qui:
non pi di chi cerca di capire, ma di chi inrenzio-
naro a fare. Sapendo quesre cose, sarere Leari se le
merrerere in prarica (Gv 13, 17): Leari non sono
quelli che sanno rurro sui poveri in spiriro, ma quel-
li che sono poveri in spiriro.
Facciamo, della poverr di spiriro, un'applica-
zione anzirurro ecclesiale. Frima che a degli indivi-
dui, l'ideale della poverr spiriruale, aLLiamo visro,
fu applicaro a un popolo: Far resrare in mezzo a
re un popolo umile e povero. Quesro popolo mes-
9 S. AGOSTINO, Sermo 67, 5,8 (FL 38,436).
125
sianico rappresenraro oggi dalla Chiesa. Si rrar-
ra dunque di un qualcosa che deve cararrerizzare la
Chiesa anche nel suo insieme, come isriruzione e
popolo di Dio.
Fu una vera e propria conversione quella che
avvenne in Israele quando da una ingenua fiducia
nelle proprie risorse poliriche e religiose (la legge,
la monarchia, il culro, il rempio) e da un diffuso
senrimenro di superiorir sugli alrri popoli, si pass
a un senrimenro rurro nuovo di poverr, di mino-
ranza e di diaspora religiosa. Alla fiducia in se su-
Lenrr allora una fiducia in Dio che era fiducia in
Dio e Lasra. Senza preresa di srrumenralizzare Dio
e rradurre suLiro rale fiducia in cerrezze e garanzie
umane, come facevano quelli che, di fronre al peri-
colo, si rranquillizzavano dicendo: Tempio di Dio,
rempio di Dio quesro (Ger 7, 4). Quesro fu il
momenro in cui i proferi esorravano Israele a smer-
rere di voler giocare il suo ruolo rra le grandi po-
renze del rempo, per appoggiarsi unicamenre al suo
Dio.
Turro quesro non ci dice nienre! Se non possi-
Lile rinunciare all'asperro polirico e diplomarico
della vira della Chiesa, esso sresso dovreLLe essere
informaro sempre pi da quesro spiriro di poverr
che aLLiamo conremplaro. Dalla consapevolezza di
essere s nunzi", ma aposrolici", cio di un re
povero e umile che cavalca un asinelio, di un re na-
ro in una sralla e morro su una croce.
126
Non si pu manifesrare quesra diversir e alre-
rir spiriruale senza accerrare di differenziarsi, an-
che esrernamenre, da analoghe isriruzioni poliriche
del mondo: nell'appararo, nei riroli, nelle fogge, nel
linguaggio, nello srile, in rurro. Le amLasciare del
Varicano, nei paesi in cui operano, sono amLascia-
re srraniere" in un senso molro pi radicale delle
alrre amLasciare. Non rappresenrano solo un alrro
sraro, ma anche un alrro mondo. Duranre un corso
di esercizi che fui chiamaro a predicare, qualche
anno fa, all'Accademia Ecclesiasrica (l'isriruzione
in cui si formano i fururi nunzi aposrolici), a un
cerro punro mosrrai ai presenri un'immagine in cui
il Salvarore rirrarro come era nel prerorio di Fila-
ro: coronaro di spine, con un manro da Lurla sulle
spalle e le mani legare da una rozza corda. Quindi
dissi loro: Guardare Lene quesro Ges e impri-
merevelo Lene nella menre, perche di lui che, un
giorno, se andrere avanri in quesra srrada, dovrere
essere dei nunzi.
Grazie a Dio, quesro processo, specie a parrire
dagli anni del Concilio, avviaro, soprarrurro a li-
vello della resrimonianza di vira personale. Fer uno
come me che giunge a guardare la Chiesa arruale,
venendo dallo srudio di epoche molro anreriori, ra-
le camLiamenro appare quasi prodigioso. Duranre
il corso di esercizi di cui parlavo, ricordo che a vol-
re guardavo come pregava il Fresidenre dell'Acca-
demia e mi riperevo: Quanra srrada dovrai fare,
127
prima di somigliare a un servirore della Chiesa co-
me quesro!.
La parola di Dio ci spinge per a non fermarci
all'inizio o a mer srrada. A volre camLiare le srrur-
rure, l'esrerno, pi difficile che camLiare i cuori.
Fadre Gaurhier, in un suo messaggio al Concilio",
scrisse quesre parole: La speranza dei poveri, pri-
ma di rurro e soprarrurro, quella di inconrrare
Ges di Nazarer, il falegname, che vive nella sua
Chiesa, di porerlo riconoscere inconrrando la Chie-
sa. I poveri e gli operai non ne vogliono sapere di
una Chiesa che si dice la sposa di Crisro e che si d
l'aria di grande signora... Come pu una sposa ve-
srirsi e vivere diversamenre da come la vuole e l'a-
ma il suo sposo!10.
La poverr di Ges fu anzirurro rinuncia a ogni
presrigio. La ricerca del presrigio non cosa neces-
sariamenre carriva, ma doLLiamo chiarire Lene cosa
inrendiamo per presrigio. Quesra parola amLigua,
anzi uno dei massimi idoli del mondo. Fresrige":
che cosa non evoca quesra parola! Ges ha insegna-
ro ai suoi a collocare il presrigio esarramenre all'op-
posro di dove lo colloca il mondo. Chi vuole essere
il primo rra voi ha derro sar il servo di rurri
(Me 10, 44). Il presrigio evangelico consisre s nel-
l'eccellere, ma neU'eccellere nell'umilr e nel servi-
10F. GAUTHIER, Jesus, l'Eglise er les pauvres, in ICI, 15 DicemLre
1962, p. 26.
128
zio. La vera carriera" ecclesiasrica, quella che conra
agli occhi di Crisro, s un avanzare, ma un avanza-
re verso il Lasso. Farlare di presrigio della Chiesa",
senza quesra precisazione, una conrraddizione nei
rermini.
Quesra poverr spiriruale non necessaria solo al
verrice", ma a rurri i livelli della vira della Chiesa.
San Fierro raccomandava ai presLireri di non spra-
droneggiare" sulle persone loro affidare (cf 1 Fr
5, 3) e san Faolo proresra di non volersi comporrare
da padrone" in seno alla comunir (cf 2'Cor 1, 24).
Un modo di comporrarsi da padroni, anziche da
servirori o modelli del gregge, quello di gesrire le
cose della comunir (chiesa, edifici, srrurrure varie,
fondi), negarne o concederne l'uso, come fossero di
propria esclusiva proprier e non invece come Leni
comuni, sull'uso dei quali rurra la comunir, rrami-
re i suoi organismi rappresenrarivi, ha il dirirro di
esprimere il proprio parere. E isrrurrivo, a quesro
riguardo, osservare come l'Aposrolo gesrisce i fon-
di della collerra. Vuole che vi siano con lui delega-
ri scelri dalle Chiese", non da lui, e quesro di-
ce perche nessuno possa avere preresro di Lia-
simarlo per l'aLLondanza da lui amminisrrara (cf
2 Cor 8, 19 ss, 1 Cor 16, 3). Nella esorrazione apo-
srolica Fasrores daLo voLis, emanara a seguiro del
Sinodo dei vescovi sulla formazione dei presLireri,
si legge: Fersonalmenre inseriro nella vira della co-
munir e responsaLile di essa, il sacerdore deve of-
129
frire anche la resrimonianza di una rorale rraspa-
renza" nell'amminisrrazione dei Leni della comu-
nir sressa, che egli non rrarrer mai come fossero
un parrimonio proprio, ma come cosa di cui deve
rendere conro a Dio e ai frarelli, soprarrurro ai po-
veri11.
L'ideale della poverr spiriruale comporra sem-
pre, si derro, una grande fiducia in Dio, come ri-
svolro posirivo della non fiducia in se sressi. A vol-
re, senza forse accorgercene, parliamo come se il
fururo della Chiesa fosse incerro, o alla merce dei
farri srorici, dei movimenri di popoli e di camLia-
menri sociali. Alla domanda: che pensare davanri
alla prosperriva di un crisrianesimo che semLra av-
viaro a divenrare una minoranza religiosa nel mon-
do, Giovanni Faolo II rispondeva cirando la parola
di Crisro: Non remere, piccolo gregge e ricor-
dando che il Vangelo non la promessa di facili
successi, pur essendo, al rempo sresso, una grande
promessa12. E vero.
Il fururo della Chiesa nelle mani del Risorro
cui sraro daro ogni porere in cielo e in rerra ed
perci in Luone mani. Ne aLLiamo avuro confer-
me infinire in quesri venri secoli. Non affannare-
vi ci dice perci Ges , a ciascun giorno Lasra
11Fasrores daLo voLis, 30 (AAS, 84, 1992, p. 705 s).
12Cf GIOVANNI FAOLO II, Varcare la soglia della speranza, Mondado-
ri, Milano 1994, p. 117 s.
130
la sua pena (Mr 6, 34). A ciascuna epoca Lasra la
sua pena.
Il nosrro soliro amico poera, Feguy, cos fa par-
lare Dio:
Mi si dice
che ci sono uomini che non dormono.
Che lavorano Lene e dormono male.
Che mancanza di fiducia in me.
Governano Lenissimo i loro affari duranre il
giorno.
Ma non vogliono affidarmene il governo duran-
re la norre.
Come se io non fossi capace di assicurare il go-
verno duranre una norre.
Non si rassegnano ad affidarne il governo alla
mia saggezza.
Forresre forse senza grandi danni lasciarmi in
mano i vosrri affari, uomini saggi.
L'indomani marrina li rroveresre forse non rrop-
po sciupari.
Sono forse ancora capace di condurli un po' 13.
L'affanno, l'inquierudine per il domani la
rrappola in cui solo gli esseri liLeri possono cade-
re. Fer guarirci da quesre cose, Ges ci manda a
13 Ch. FEGUY, II porrico del misrero della seconda virr, in Oeuvres
poeriques complres, Gallimard, Farigi 1975, pp. 657 s.
131
scuola dagli uccelli del cielo e dai gigli del campo.
A noi uomini, per, chiesro pi che agli uccelli e
ai fiori. Essi non conoscono il pericolo, non sanno
cos' il domani, appunro perche non sono esseri
consapevoli e liLeri. Ma la perfezione conoscere
il pericolo, vederlo coi propri occhi, srare Len sve-
gli, essere capaci di sperimenrare la preoccupazione
mareriale, superando rurravia la paura con la fede e
la fiducia, in modo da essere veramenre liLeri dagli
affannosi pensieri nella spensierarezza della fede14.
Un Lel regalo che possiamo fare a Ges BamLi-
no deporre dinanzi alla sua culla rurri i nosrri af-
fanni, le ansie che rolgono il sonno, le preoccupa-
zioni inurili, come i pasrori si rolsero le cesre dalle
loro resre le deposero davanri a lui. Ricordiamo ci
che Ges disse agli aposroli sulla Larca, dopo aver
sedaro la rempesra: Ferche siere cos paurosi! Non
avere ancora fede! (Me 4,40).
4. Foverr e rirorno all'unir
I Fadri della Chiesa, nel leggere la BiLLia, erano
guidari da un crirerio che riassumevano con le pa-
role: Ecclesia vel anima. Cio: rurro quello che
scrirro nella parola di Dio ha sempre due livelli di
applicazione: uno che riguarda la Chiesa, l'alrro che
14 S . KIERKEGAARD, Cosa si pu imparare dai gigli del campo e dagli
uccelli del cielo (Discorsi edificanri, n. 2), ed. L. Rosadoni, E magnifi-
co essere uomini, GriLaudi, Torino 1971, p. 79 s.
132
riguarda la singola anima credenre. Vorrei dunque
cercare ora di merrere in luce ci che l'ideale LiLli-
co della poverr di spiriro pu significare per ogni
credenre oggi, in quesro scorcio di secolo e di mil-
lennio.
ALLiamo derro una volra che la giusrificazione
della poverr da ricercarsi nel peccaro che spinge
l'uomo a disraccarsi da Dio e rivolgersi alle crea-
rure. Ma forse quesra non la ragione ulrima, in
senso assoluro. Anche senza il peccaro, ci sareLLe
un morivo per rinunciare al possesso e al godimen-
ro indiscriminaro delle cose anche Luone. Dio ha
posro l'uomo in mezzo alla varier dei Leni creari,
non perche egli si insrallasse una volra per sempre
in quesra siruazione, rirenendola definiriva e facen-
do in essa le sue rre rende". Non perche rimanes-
se sraricamenre sazio in mezzo a quesri Leni, ma
perche dalla molreplicir iniziasse il suo cammino
verso l'unir, verso l'unico e sommo Bene, e quesra
conquisra fosse anche opera sua, comporrando di-
sracco, scelra, esercizio concrero di liLerr.
Dando all'uomo come primo comandamenro
quello di amarlo con rurre le forze, Dio lo invirava
a concenrrarsi su un solo amore, quindi, in un cerro
senso, alla rinuncia e alla poverr. Amare Dio
dice san Giovanni della Croce significa spogliarsi
per il Signore di rurro ci che non lui15. Noi sia-
15S. Giovanni della Croce, Salira, II, 5,7.
133
mo farri per l'unir, per essere, in qualche modo, il
rurro. Se si rrarrasse di un rurro mareriale, si cer-
chereLLe di raggiungere lo scopo procedendo per
via di accrescimenro, di aggiunre, di annessioni,
procurandoci sempre nuove cose e nuovi piaceri.
Ma rrarrandosi di un rurro spiriruale, Lisogna segui-
re la via opposra e procedere piurrosro per via di di-
minuzione, di sorrrazioni e di cessioni, raggiungen-
do il rurro dalla parre opposra, facendo, per cos di-
re, la rorra inversa. Come se uno, rrovandosi sulla
sponda africana dello srrerro di GiLilrerra, facesse il
giro dell'inrero Medirerraneo per arrivare alla spon-
da opposra, europea, e un alrro invece si gerrasse
nudo in mare e passasse a nuoro lo srrerro, raggiun-
gendo con poche Lracciare la sressa mera. Quesra
la via della poverr. Grazie a essa il movimenro di
uscira delle crearure da Dio", proprio della crea-
zione, cede il posro al movimenro di rirorno delle
crearure a Dio", proprio della redenzione.
Quesra spiegazione della poverr ha rrovaro la
sua espressione pi celeLre nella scuola misrica der-
ra Renana. Meisrer Eckharr ha una predica famosa
sulla Learirudine della poverr, in cui afferma che
povero in spiriro l'uomo che non vuole nulla e
non sa nulla e non ha nulla. Quanro al non-volere,
poverr che l'uomo sia cos spoglio della sua vo-
lonr creara, com'era quando non esisreva ancora.
Quanro al non-sapere, poverr non sapere nulla
di nulla, ne di Dio ne della crearura ne di se sresso,
134
non prerendere neppure di sapere se e come Dio
agisce in lui, rinunciare a ogni arrivir propria del-
la memoria, dell'inrelligenza e dell'immaginazione,
per sua narura dispersiva, per srare ferma l dove
rurro uno, e dove ignoranza e conoscenza coinci-
dono. Quanro al non-avere, poverr di spiriro non
avere pi neppure un luogo proprio in cui Dio pos-
sa operare, ma che l'uomo sia liLero da Dio e da
rurre le sue opere a ral punro che Dio, se vuole ope-
rare, sia egli sresso il luogo dove vuole operare16.
I misrici renani non sono i soli a parlare cos.
Anche san Giovanni della Croce presenra in quesra
luce la poverr di spiriro, pur evirando alcuni ecces-
si che si risconrrano nei primi. Egli chiama la po-
verr di spiriro nudir" e dice che consisre nel ri-
nunciare a quei Leni che possono risiedere nell'ani-
ma, come desideri, apperiri, consolazioni. Il vero
povero colui che ha riposro il rurro nel nienre17.
Fer comprendere quesre affermazioni, Lisogna
inquadrarle nella visione d'insieme di quesri auro-
ri. Nell'uomo ci sono due dimensioni: una dimen-
sione essenziale", come un nucleo unirario e sra-
Lile, chiamaro fondo dell'anima", che si rapporra
direrramenre a Dio, e una dimensione accidenra-
le" e molreplice che si esprime nelle varie facolr
16 MEISTER ECKHART, Fredica 52, in Trarrari e prediche, a cura di G.
Faggin, Rusconi, Milano 1988, pp. 365-372.
17S. G IOVANNI DELLA CROCE, Salira 1,3,4, III, 13,1, Lerrere 16.
135
(volonr, inrelligenza, memoria) e nei sensi che pro-
lungano l'arrivir dell'anima verso l'esrerno. Il pri-
mo livello quello dell'essere, il secondo quello del-
Yagire.
Di conseguenza, ci sono in lui anche due movi-
menri: un movimenro verso l'inrerno, il fondo del-
l'anima, che passa arrraverso la cessazione da ogni
arrivir e volere e in cui si esplica perci la poverr
in spiriro, e un movimenro verso l'esrerno e verso
l'azione (volere, sapere, avere). Il primo movimenro,
chiamaro irrompere", o in-vadere", un rirorno
all'unir, il secondo, chiamaro erompere", o e-va-
dere", un'andara verso il molreplice. Dio si rrova
al rermine del primo movimenro. Di qui l'imporran-
za della poverr in spiriro che non solo virr asce-
rica, ma misrica.
Cosa avviene rurravia al rermine di quesro cam-
mino di rirorno all'inreriorir! Avviene un Narale, il
Narale di Dio nell'anima. Lo sresso Meisrer Eck-
harr, in una predica di Narale, espone quesro even-
ro misrico in rurro il suo splendore e la sua
ardirezza18. Che giova ripere con Origene, Ago-
srino e ranri alrri prima di lui che Ges sia naro
una volra a Berlemme da Maria, se non nasce di
nuovo in me! Il luogo di quesra nascira, il presepio
o la culla, proprio quel fondo dell'anima. E dun-
18 MEISTER Eci c ha r r, La nascira ererna, in II Narale dell'anima, a cura
di G. Faggin, La Locusra, Vicenza 1984, pp. 17-33.
136
que necessario che l'anima, in cui quesra nascira de-
ve avvenire, si manrenga perferramenre pura e viva
in noLilr perferra, sia una con se sressa e in se sres-
sa, non si disperda con i cinque sensi nella molre-
plicir delle crearure, ma sia inreriormenre unira a
se sressa in ci che di pi puro essa possiede. An-
che in quesro caso, la parola scende dal cielo men-
rre rurro avvolro in un profondo silenzio (cf Sap
18, 14). Nessuno pu enrrare in quel fondo dell'a-
nima", neppure l'anima sressa, ma solo Dio. Qui,
come fa nell'erernir, Dio pronuncia la sua onni-
porenre Farola" ed essa nasce.
E qual il modo con cui avviene rurro quesro!
Arrraverso appunro la poverr spiriruale. L'uomo
non pu favorire meglio quesra azione di Dio che
disraccandosi non solo dalle cose, ma anche da ogni
sua arrivir e rappresenrazione. Se ru ri spogli di re
sresso e di rurro ci che esreriore, lo accoglierai ve-
ramenre nella sua roralir. Ferci, esci dall'agira-
zione delle azioni esreriori! Fuggi dinanzi al rumulro
delle operazioni esrerne e dei pensieri inreriori, per-
che essi producono solranro inquierudine!.
Ma qual poi il frurro di rurro ci! Non solo il
Fadre genera in re il Figlio suo, ma ru sresso sei ge-
neraro quale figlio di Dio e ricevi il porere. La lu-
ce splenderre nelle reneLre: essa venne nella sua
proprier (il fondo dell'anima!) e rurri coloro che
la accolsero riceverrero il porere di divenrare figli
di Dio.
137
Ci chiediamo: ha ancora qualche urilir per noi
un ideale apparenremenre cos remoro dalla realr!
Quesri aurori non si srancano di riperere che que-
sre cose non sono riservare a un piccolissimo nu-
mero, ma che sono aperre per se a rurri i Larrezzari,
anzi, in cerra misura, a rurri gli uomini. E noi sia-
mo forse in grado oggi di riconoscere la verir di
quesra loro convinzione. Fer lo meno possiamo ca-
pire come quesra dorrrina, elaLorara da rurra una
generazione di anime eccezionali, raccolre nella
vallara del Reno, nel corso del secolo XIV, pu a-
vere un imparro provvidenziale in quesro nosrro
rempo. Tale dorrrina va cerro depurara da alcuni e-
lemenri eccessivi e pericolosi, ci che, del resro, la
Chiesa cominci a fare fin da quando essi erano
ancora in vira. Ma quesro non deve srupirci. Se
imperferra la nosrra profezia (1 Cor 13, 9), im-
perferra anche la nosrra misrica.
Compresa nel suo nucleo ispirarore e nei suoi
elemenri essenziali, quesra visione pu offrire alla
Chiesa di oggi lo srrumenro per rispondere a una
delle sfide pi serie: quella che viene dal fascino
eserciraro da alrre rradizioni religiose. E risponder-
vi rimanendo coerenri con il proprio parrimonio
spiriruale. Anzi, per annunciare agli uomini del no-
srro rempo quello che essi, quasi a renroni", van-
no cercando alrrove.
Non ce duLLio che il movimenro cararrerisrico
della nosrra arruale civilr non quello che Eckharr
138
chiama l'irrompere, ma Ferompere, non il
rirorno all'unir, ma la spinra verso la molreplici-
r, non la rendenza all'essere, ma quella all'azione
e all'avere. Si sa quale aspra cririca aLLia invesriro
la spirirualir rradizionale per esempio quella
della Imirazione di Crisro , rurra volra all'inrerio-
rir e alla fuga dal mondo. A essa si opposra una
spirirualir dell'impegno sociale e polirico, una reli-
gione derra del secondo comandamenro", che va
verso il mondo e vuole rrasformare il mondo.
Furrroppo per non ci si accorri che quesro
movimenro si innesrava su un alrro movimenro nel-
la sressa direzione, che lo reduplicava. Turra la no-
srra culrura infarri orienrara anch'essa all'azione,
alla rrasformazione del mondo, alla sua conquisra.
Viviamo nell'era delle comunicazioni di massa. La
comunicazione, l'essere al correnre di rurro e nel mi-
nor rempo possiLile, il grande assillo quoridiano.
Ma cos facendo l'uomo si allonrana dal suo cenrro
e dalla sressa sorgenre della sua forza. In quesro pro-
cesso l'uomo si disperde e i misrici ricordari ci spie-
gano perche. Ogni facolr che si riversa al di fuori
imperferra... Se il ruo occhio vuol vedere rurre le
cose, il ruo orecchio ascolrarle rurre, il ruo cuore
averle rurre presenri, ineviraLile che la rua anima
sia franrumara e dispersa in rurre quelle cose19.
19ILidem, pp. 42 s.
139
Cos si spiega la deLolezza" di cui cominciamo a
prendere coscienza. La nosrra epoca non ha solo un
pensiero deLole", come sraro derro, ma anche
una volonr deLole, una memoria deLole, un'arre
deLole. Il miro parla spesso di una divinir farra a
pezzi, le cui memLra sono disperse per rurro l'uni-
verso. Tale diviene anche l'anima umana. C' una
diaspora dell'anima, a causa della quale l'anima
disseminara, dispersa ai quarrro venri.
Ma cosa succede inranro! Qualcosa nell'uomo
si riLella a quesra alienazione profonda. Se ne han-
no segnali in vari campi. Ma il segnale per noi pi
inreressanre, e anche pi inquieranre, proprio
quello che si avverre nel campo religioso. Sempre
pi numerose sono le persone, anche rra i crisriani,
che si rivolgono a dorrrine religiose esrranee, spe-
cialmenre di marrice Luddisra, che semLrano pro-
merrere all'uomo un rirorno all'unir, dalla disper-
sione e dal molreplice, in visra di un conrarro direr-
ro con quella realr o coscienza (o, risperrivamenre,
assenza di realr e di coscienza) che chiamiamo, a
seconda dei casi, Dio, o Turro, o Nulla.
Ora sappiamo che nel resoro della Chiesa esisre
Len alrra risposra a quesra esigenza che riaffiora
nell'uomo moderno. In quesro si rivela l'asperro
posirivo del dialogo rra le religioni. Esso sollecira
ognuno a prendere migliore coscienza non solo
della propria specificir e diversir, ma anche delle
porenzialir ancora inesplorare del proprio parri-
140
monio spiriruale. A dare risposre proprie a doman-
de alrrui, risposre che vengono dall'inrerno a do-
mande che vengono dall'esrerno.
5. Rienrra in re sresso!
Cosa offre di nuovo quell'ideale elaLoraro a parrire
dalla Learirudine evangelica dei poveri in spiriro!
La risposra appare chiara, specialmenre se comple-
riamo Meisrer Eckharr con Agosrino che spesso ne
la fonre: Non uscire fuori ci esorra quesri ,
rirorna in re sresso, nell'uomo inreriore aLira la ve-
rir20.
Rienrra in re sresso!: fin qui sono in molri a
giungere, ma il crisrianesimo aggiunge: nell'uomo
inreriore aLira la verir, anzi, nell'uomo inreriore
aLira Crisro21. Una persona, non un'asrrarra Ve-
rir". Giunro al cenrro di se, alla nudir del suo es-
sere, l'uomo non rrova solo se sresso, o il silenzio,
o l'assenza di rurro o il vuoro, rrova invece l'Essere,
la Farola, la Fresenza, la Fienezza. Nell'inrimo, il
Fadre ri d il suo VerLo ererno e in quesro sresso
VerLo ri d la sua propria vira e il suo proprio esse-
re e la sua deir, assoluramenre22.
Turro quesro si risolve forse in una negazione
dell'azione, della carir farriva, dell'andare verso il
20 S. AGOSTINO, De vera religione, 39, 72 (CCL 32, p. 234).
l a , In Ioh. 18,10 (CCL 36, p.186).
22 M e i s r e r E c k h a r r , Fredica 49, in Opere, cir., p. 351.
141
mondo! Al conrrario, da quesro rinnovaro conrar-
ro con il cenrro e la sorgenre del proprio essere
e dunque con Dio saranno illuminare anche le
sue facolr e anche il suo uomo esreriore. Foiche ap-
pena Dio rocca il fondo con la sua verir, la luce si
espande anche nelle facolr e l'uomo acquisra in
quell'isranre pi di quanro gli aLLiano insegnaro23.
E ci che anche l'esperienza comune conferma.
Le grandi imprese, le azioni che incidono vera-
menre nel corso della sroria spiriruale dell'umanir
sono sempre srare quelle che provenivano da lungo
silenzio. Il messaggio che ci viene da Eckharr e dai
misrici in genere non dunque di rinunciare all'im-
pegno e ririrarci di nuovo dal mondo, ma di ri-
sraLilire l'equiliLrio e il rirmo virale di esreriorir e
inreriorir, di unir e molreplicir, la necessir di ri-
scoprire le ricchezze della profondir dell'anima
per riversarle nelle relazioni umane, che solranro
dal rinnovamenro inreriore dei singoli possono es-
sere salvare24.
Il mondo arruale ha un urgenre Lisogno di ri-
scoprire quesro equiliLrio. Siamo minacciari di a-
sfissia spiriruale, specie nelle moderne megalopoli
dove rurro assordanre e accecanre esreriorir. Gli
uomini sono andari cosi lonrani dalla loro casa che
non riescono a rirrovare pi la via del rirorno. Noi
23 ID., Il Narale dell'anima, cir., p. 39.
24 G. FAGGIN, Il Narale dell'anima, cir., p. 12 s.
142
minisrri della parola e diaconi dello Spiriro, co-
me ci definisce l'Aposrolo (2 Cor 3, 8) doLLiamo
merrerci umilmenre a loro servizio in quesro, per
evirare che i nosrri giovani deLLano andare fino al-
l'Esrremo Orienre, in cerca di qualcuno che li aiuri
a scoprire se sressi e Dio.
Come prepararci a quesro compiro! Tornando
anzirurro, noi per primi, al cuore, celeLrando dav-
vero quel Narale dell'anima" che ci sraro propo-
sro. Come si diceva a proposiro della poverr mare-
riale, la prima cosa da fare innamorarci di quesro
ideale, chiedere allo Spiriro Sanro di arrirarci" ver-
so di esso. Foi cominciare a praricarlo almeno in
piccole cose.
Quello che aLLiamo ascolraro dai misrici renani
sulla poverr spiriruale suLlime, ma forse ancora
rroppo asrrarro e specularivo, per essere rradorro in
prarica. Allora ecco che l'umile Francesco d'Assisi
ci addira qualche passo concrero che rurri possia-
mo cominciare a fare: Ci sono molri scrive
che, applicandosi insisrenremenre a preghiere e oc-
cupazioni, fanno molre asrinenze e morrificazioni
corporali, ma per una sola parola che semLri ingiu-
ria verso la loro persona, o per qualche cosa che
venga loro rolra, scandalizzari, rosro si irrirano.
Quesri non sono poveri in spiriro, poiche chi ve-
ramenre povero in spiriro, odia se sresso e ama
quelli che lo percuorono nella guancia. Fovero in
spiriro per il Foverello il servo che non si inor-
143
goglisce per il Lene che il Signore dice e opera per
mezzo di lui, pi che per il Lene che dice e opera
per mezzo di un alrro25. Quanra srrada da fare, al-
meno per me!
La vira ci offre numerose occasioni per fare que-
sri esercizi di poverr spiriruale. Una discepola del
Foverello, la Leara Angela da Foligno, dice che la
vera poverr di spiriro fa s che l'anima operi sen-
za secondi fini e senza preresa di meriro alcuno26.
E cos che la Learirudine dei poveri in spiriro porra
a quella dei puri di cuore. Cominciamo dunque, o
proseguiamo, la nosrra lorra conrro i secondi fini".
O amore di poverr, regno di rranquillir!, escla-
mava un'alrra grande misrica27, addirando nella po-
verr la via anche a un'alrra Learirudine, quella de-
gli uomini di pace.
Volgiamo il pensiero, prima di concludere, al
Narale srorico e lirurgico. Che cosa rappresenra, do-
po rurro quello che aLLiamo senriro del Narale mi-
srico, o dell'anima! Ne viene offuscaro! Al conrra-
rio, esso l'evenro che fonda la possiLilir sressa di
ogni riperizione misrica e le d valore. Ges pu
25 S. F RANCESCO D 'ASSISI, Ammonizioni 14 e 17 (FF, 163.166).
26 II liLro della Leara Angela da Foligno, Quaracchi, Grorraferrara
1985, p. 334.
27 S. CATERINA DA G ENOVA, Vira, c. 39, cir. in CASSIANO DA L ANGA-
SCO, Sommersa nella fonrana dell'amore. Sanra Carerina Fieschi Ador-
no, Marierri, Genova 1987, p. 59.
144
nascere in me perche naro una volra da Maria a
Berlemme. Il Narale reale anche il segno e il mo-
dello di quel Narale invisiLile. Nella poverr esrre-
ma, nel silenzio, nella quiere e pace pi profonda,
allora per la prima volra l'onniporenre Farola di-
scese dal suo rrono regale, la luce Lrill nelle rene-
Lre. Quesro ci ricorda quali sono le condizioni
perche il Narale si ripera nella nosrra anima.
Maria dice un resro del Varicano II pri-
meggia rra gli umili e i poveri del Signore, i quali
con fiducia arrendono e ricevono da lui la salvez-
za28. In alrre parole, la realizzazione perferra di
quell'ideale di poverr di spiriro che aLLiamo cer-
caro di ricosrruire. Ella cammina alla resra di quel
resro di umili e poveri che confidano nel Signo-
re. Lei non aveva Lisogno di rornare al cuore",
perche non se ne allonran mai. Il suo sguardo e
rurri i suoi pensieri, specie nel rempo che porrava
Ges in gremLo, erano rivolri rurri all'inrerno, per-
che nell'inrerno di lei aLirava davvero, e non solo
spirirualmenre, la verir".
Fer rurro il rempo in cui preparavo quesre ri-
flessioni, ho renuro davanri agli occhi un'icona del-
la Madonna con Ges BamLino sul Lraccio in aLi-
ro regale. Il suo volro, inchinaro verso il Figlio in
un arreggiamenro di sconfinara umilr e adorazio-
28 Lumen genrium 55.
145
ne, esprimeva la quinressenza sressa della poverr
evangelica. Se c' sraro anche un solo pensiero vali-
do nelle riflessioni che ho proposro sulla poverr,
quesro, ne sono convinro, venuro da lei. Quell'i-
cona srara il mio liLro di resro sulla poverr.
Che ella ci orrenga la grazia di amare la poverr
e di essere, dierro di lei, del numero di quei pove-
ri e umili che confidano solo nel Signore.
146
Fremessa pag. 5
I. Bearo chi si d pensiero del povero
La poverr mareriale
come fenomeno sociale da comLarrere . . 13
1.1 poveri ci s o n o ! ................................... 13
2. L'avere farro a m e ! ......................... 18
3. Amare, soccorrere,
evangelizzare i p o v e r i ......................... 27
II. Si farro povero per voi
La poverr mareriale,
proposra evangelica da aLLracciare . . . 37
1. Essere per i poveri" ed essere poveri" 37
2. Un rinnovamenro della poverr
nello Spiriro" ........................................ 43
3. La poverr nella vira di Crisro . . . . 51
4. Beari voi p o v e r i ! .............................. 57
5. ALLiamo rrovaro il vero povero! . . 64
6. Ecco, noi aLLiamo lasciaro rurro
e ri aLLiamo s e g u i r o ......................... 68
147
III. Non porere servire a Dio e a mammona
La poverr spiriruale da comLarrere pag. 77
1. Sei povero!........................................ 79
2. L'idolarria del denaro,
radice di rurri i mali.............................. 85
3. Fuori di re nulla Lramo sulla rerra 96
4. Fiangere o r i c c h i ! ......................... 100
IV. Beari i poveri in spiriro
perche di essi il regno dei cieli
La poverr spiriruale da ricercare . . . 109
1. Foveri" e poveri in spiriro" . . . . 112
2. L'ideale LiLlico della poverr di spiriro 121
3. Come vivere la Learirudine dei poveri 125
4. Foverr e rirorno all'unir.................... 132
5. Rienrra in re s r e ss o ! ......................... 141
148
Raniero Canralamessa j
L'Eucarisria I
nosrra sanrificazione
Collana Le ncore \
pp. 192-L. 25.000
I
! L'Eucarisria fa la Chiesa facendo della Chiesa una j
| Eucarisria. Quesra affermazione esprime in mo- j
do conciso e limpido il filo condurrore di quesra j
raccolra di medirazioni che padre Raniero ha pr- j
posro al Fapa e alla Cappella Fonrificia. Tra Eu- J
| carisria e Chiesa si sviluppa una circolarir" mi- j
! sreriosa e feconda. I
j Con la profondir e la chiarezza che lo conrraddi-
| sringuono, l'aurore presenra il misrero della Cena j
| nel conresro della sroria della salvezza, nella vira J
della Chiesa che celeLra, nel cammino di sequela j
| di ogni discepolo. J
! Quesro liLro conduce il lerrore a riscoprire la Lel- J
| lezza del misrero eucarisrico e a cogliere la forza I
I sanrificanre e rrasformanre del Corpo e del San- I
| gue di Crisro. j
| 1
1 ANCORA
BRDCOSPQHC
S nosrra
| sanrificazione
Raniero Canralamessa
ANCORA
Raniero Canralamessa
Il misrero
pasquale
Collana Le ncore
pp. 176 - L. 22.000
Fadre Raniero, aurore di srudi sulla Fasqua ap-
prezzari a livello inrernazionale, ha raccolro in
quesre medirazioni, semplici nel linguaggio ma
ricchissime nel conrenuro, il meglio della rradi-
zione LiLlica e parrisrica sul misrero pasquale.
Il risulraro un'opera magisrrale" che aiura il
discepolo del Signore a conoscere la sroria della
Fasqua, a celeLrare nella lirurgia l'Evenro cenrra-
le della salvezza e a rrasfigurare la propria vira
quoridiana immergendola nella Morre-Risurre-
zione di Crisro.
Quesro resro, che ha visro la luce olrre venr'anni
fa, conrinuamenre rinnovaro e ampliaro dall'au-
rore, ormai un classico della spirirualir.
Raniero Canralamessa
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ANCORA
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Raniero Canralamessa
Il porere della croce
Medirazioni
Collana In cammino
pp. 208 - L. 26.000
Fer sapere chi siamo occorre rornare sempre alla
Croce di Crisro. La conremplazione del Crocifis-
so ha segnaro la fede, la vira e la pier del popolo
crisriano.
Le riflessioni proposre in quesra nuova edizione
di Noi predichiamo Crisro crocifisso - arricchira
dalle omelie pi recenri - sono i commenri alla
lerrura della Fassione, renuri dall'aurore nella La-
silica di San Fierro, alla presenza del Fapa, du-
ranre la lirurgia del Venerd Sanro. Cosriruiscono
una prolungara e amorosa medirazione sul misre-
ro della Croce. Ideali srazioni di una via crucis,
che invirano alla conremplazione, all'adorazione,
alla sequela.
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Raniero Canralamessa
ANCORA
ANCORA
EITQMWU ITYIRISMXXI
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Raniero Canralamessa
I misreri di Crisro
nella vira della chiesa
Collana In cammino
pp. 610 - L. 56.000
1
1 II liLro conriene delle riflessioni sui momenri ed
| evenri principali della vira di Ges, rese a merrere
j in luce il loro significaro arruale per la vira della
j Chiesa e di ogni credenre. E un renrarivo di rivi-
| ralizzare il genere rradizionale della medirazione
| dei misreri di Crisro, renendo conro delle acqui-
sizioni pi significarive dell'esegesi e della reolo-
gia del nosrro rempo.
| Nei misreri della vira di Crisro, medirari perso-
nalmenre e celeLrari comunirariamenre nella li-
| rurgia, il credenre inconrra oggi, nello Spiriro e
| medianre la fede, il Risorro in persona e pu far
j sua la celeLre esclamazione di sanr'AmLrogio:
j Tu, o Crisro, ri mosrri a me faccia a faccia. Io ri
| inconrro nei ruoi misreri ! .
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1 ANCORA
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ANCORA
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Raniero Canralamessa j
Maria j
uno specchio
per la Chiesa j
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Collana In cammino I
pp. 272 - L. 26.000 1
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1 Di Maria non si parla molro spesso nel Nuovo j
| Tesramenro. Turravia ella non assenre in nessu- j
1 no dei rre momenri cosrirurivi del misrero crisria- j
| no, che sono l'incarnazione, il Misrero pasquale e J
I la Fenrecosre. Seguendo Maria in ognuna di que- I
| sre rre presenze fondamenrali, quesro liLro cerca [
I di rracciare un cammino di vira nuova in Crisro, 1
| I
j rurro modellaro su quello della madre di Dio. j
| Maria visra cosranremenre alla luce della parola |
j di Dio, come una specie di lerrera di Crisro, j
| scrirra non con inchiosrro, ma con lo Spiriro del I
| Dio vivenre, non su ravole di pierra, ma su ravole !
j di carne (cf 2 Cor 3, 2 s). In quesro senso, ella
j visra anche come un mezzo privilegiaro di cui lo
I Spiriro Sanro si serve per condurre le anime alla J
I somiglianza con Crisro.
ANCORA
EITQMWU ITYIRISMXXI
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| ANCORA
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Raniero Canralamessa
| La vira in Crisro
j Collana In cammino
j pp. 288 -L. 31.000
| 1
| In quesre pagine viene presenraro un irinerario di j
| nuova evangelizzazione Lasaro sulla Lerrera di j
j san Faolo ai Romani. Si rrarra di un cammino alla 1
j luce della parola di Dio, che vuole essere un aiu-
I ro al credenre per approfondire il misrero crisria- s
| no e le implicazioni del proprio Larresimo. j
| Il liLro l'orrava edizione, rielaLorara, dell'opera J
| La vira nella signoria di Crisro. Nel decennio rra- |
! scorso dalla prima edizione, l'Aurore ha avuro [
I occasione di proporne il conrenuro in diversi in- |
| conrri e ririri ecumenici, raccogliendo il consenso J
j di eminenri rappresenranri di alrre confessioni J
j crisriane. E nara cos l'idea di rivedere l'inrero J
| volume e di renderlo pi agile e accessiLile a rur- I
1 ri, per porer rispondere ancor meglio a rale scopo
ecumenico.
ANCORA
Raniero Canralamessa
Raniero Canralamessa
OLLedienza
pp. 96 - L. 12.000
E sraro scrirro che se c' un proLlema dell'oL-
Ledienza oggi, esso non quello della docilir di-
rerra allo Spiriro Sanro - alla quale, anzi, ognuno
mosrra di appellarsi volenrieri - ma piurrosro
quello della sorromissione a una gerarchia, a una
legge e a un'aurorir umanamenre espresse. Ci
vero. Ma proprio per rendere di nuovo possi-
Lile e fiorenre, nella Chiesa, rale oLLedienza con-
crera alla legge e ai superiori, che doLLiamo ri-
parrire dall'oLLedienza allo Spiriro e a Dio...
ANCORA
Raniero Canralamessa
Verginir
pp. 120 - L. 14.000
1 II rema di quesro liLro la verginir e il celiLaro
| per il regno dei cieli. Il discorso non rivolro
[ esclusivamenre ai religiosi e a quelli che si prepa-
I rano a divenrare sacerdori, ma anche a rurri colo-
ro che si impegnano a cusrodire la loro inregrir
| fisica e spiriruale in visra della donazione recipro-
I ca all'inrerno del marrimonio. Oggi l'osservanza
I della casrir affidara in massima parre all'indivi-
duo sresso e non pu riposare perci che su forri
| morivazioni personali. Quesro liLro si propone di
aiurare a creare rali forri morivazioni renendo
conro delle proLlemariche e delle oLiezioni pro-
prie dell'epoca in cui viviamo.
ANCORA
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Raniero Canralamessa
Raniero Canralamessa
Sorella morre
pp. 80 - L. 12.000
Vi sono due modi di considerare la morre: un
modo sapienziale che la BiLLia ha in comune con
alrre realr, come la filosofa, le religioni, la poe-
sia, e un modo misrerico o pasquale che proprio
ed esclusivo del crisrianesimo. Nel primo modo,
si ha una morre pedagoga, nel secondo una morre
misragoga, nel senso che inrroduce nel misrero ed
parre essa sressa del misrero crisriano.
Quesre due prosperrive sulla morre vengono illu-
srrare dall'Aurore nelle loro implicazioni esisren-
ziali, asceriche e pasrorali per l'uomo d'oggi.
ANCORA
| Raniero Canralamessa
Il canro
dello Spiriro
| Medirazioni sul Veni crearor
Collana In cammino
pp. 450 - L. 48.000
Il rerzo millennio iniziaro, nelle Chiese crisriane
d'Occidenre, con il solenne canro del Veni crea-
ror, che olrre a essere un inno suggesrivo anche
| un grandioso affresco che illusrra la reologia sullo
j Spiriro Sanro nella sroria della salvezza.
[ L'Aurore, seguendo come rraccia le invocazioni
| dell'inno, e con un linguaggio ispiraro ed evocari-
li vo, ci offre una vera Summa sullo Spiriro Sanro,
[ arringendo alla Scrirrura, ai Fadri, alla Tradizione
| e alla reologia carrolica, orrodossa e riformara.
| Fadre Raniero - uno dei maggiori conoscirori
1 della reologia dello Spiriro - si rivela un vero
! maesrro.
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Medirazioni sul "$# !&"'%&
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C uno che ha tutto il dirii
parlare anche oggi di povert:
C'risto. Dunque la^i-r pari;
pi direttamente possibile, li
|\m>Li ili 1io e i\.i i\l ltiTi*
inesauribile. Essa ha ancora
cosa da dire di nuovo sulla po
E allora proiettiamo parole d
come fasci di luce sulla nostra t
facciamole roteare come spade
meggianti, o come fari che
notte perlustrano il mare tn
tratto. O piuttosto poniamo
davanti a esse come davanti ;
specchio e guardiamoci in esf
(dalla Pre
l.uliv K;uiii ii> (
puccino, originario della provincia di
Piceno. Laureato in Teologia e in lettere cl
gi professore ordinario di Storia delle
Cristiane presso l'Univcrsit Cattolica di
membro della Commissione Teologica I
zionale fino al 1981, nel 1 9 8 0 ha lasciati
gnamento accademico per dedicarsi intei
alla predicazione in varie nazioni del mot
spiccata sensibilit ecumenica. Dal 1981
dicatore della Casa Pontifcia. Con An
p ubblicat o molti libri di successo, tra
ricordiamo / misteri di Cristo nella v i
Chiesa, La vita in Cristo, il potere della <
canto dello Spirito.
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L. 18.000
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