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N83 Settembre 2014 1

Newsletter
N 83 Settembre 2014
Trifir & Partners Avvocati
Diritto del Lavoro
Attualit 3
Le Nostre Sentenze 6
Cassazione 10
Diritto Civile,
Commerciale,
Assicurativo
Le Nostre Sentenze 11
Assicurazioni 12
Il Punto su 14
R. Stampa 17
Contatti 19
La negoziazione assistita: riconosciuto dalla legge il
ruolo degli avvocati
Il DL 12 settembre 2014, n. 132 ha introdotto nel nostro ordinamento
listituto della convenzione di negoziazione assistita da un avvocato; si
tratta di un accordo mediante il quale le parti convengono di cooperare in
buona fede e con lealt per risolvere in via amichevole la controversia
tramite lassistenza di avvocati.
La convenzione deve indicare il termine per lespletamento della
procedura (che non pu essere inferiore ad un mese) nonch loggetto
della controversia, che non deve riguardare diritti indisponibili.
Ai sensi dellart. 2113 cod.civ., i diritti del lavoratore derivanti da
disposizioni inderogabili della legge e dei contratti collettivi sono
rinunciabili e transigibili, seppur con le speciche modalit previste da
detta norma (cio mediante conciliazione sottoscritta in sede sindacale o
presso la Commissione Provinciale di Conciliazione); ci signica che tali
diritti sono (seppur relativamente) disponibili e, pertanto, possono formare
oggetto della convenzione di negoziazione assistita.
La conclusione cui si appena pervenuti trova conferma, del resto, nel
fatto che il decreto in esame ha modicato lultimo comma dellart. 2113
cod. civ., sancendo espressamente la non impugnabilit delle
conciliazioni concluse a seguito di procedura di negoziazione assistita da
un avvocato, cos equiparando questultima - quanto ai suoi effetti - alle
altre transazioni sottoscritte in sede protetta.
Si ritiene pertanto che i diritti indisponibili, esclusi dalla negoziazione
assistita, siano i diritti della persona, che sono sottratti per legge alla
disponibilit delle parti e non possono formare oggetto neppure di
arbitrato (cfr. art. 806 c.p.c.) o transazione (cfr. art. 1966 cod.civ.).
ben noto che, gi oggi, numerose controversie vengono denite -
ancor prima di approdare davanti al giudice - mediante accordi
conclusi tra le parti con lassistenza dei relativi legali; il decreto in
esame elimina ora, in tali casi, la necessit di convalidare gli accordi
in sede o amministrativa o sindacale, riconoscendo che lassistenza
degli avvocati garantisce la genuinit delle intese raggiunte e, in
particolare, la parit tra le parti, che non si avrebbe senza tale
assistenza, considerata la situazione di asimmetria che caratterizza
il rapporto di lavoro.
In correlazione con il ruolo attribuito agli avvocati mediante la
convenzione di negoziazione assistita, il decreto prevede specici
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obblighi a loro carico; essi, infatti, hanno il dovere deontologico di informare il cliente, allatto del
conferimento dellincarico, della possibilit di ricorrere alla convenzione di negoziazione assistita,
devono comportarsi con lealt e tenere riservate le informazioni ricevute (che non possono essere
utilizzate in giudizio n formare oggetto di deposizione testimoniale), non possono impugnare un
accordo alla cui redazione abbiano partecipato e, inne, devono trasmettere copia dellaccordo
eventualmente raggiunto al Consiglio dellOrdine del luogo ove laccordo stato concluso ovvero al
Consiglio dellOrdine presso cui iscritto uno degli avvocati.
Il ricorso alla negoziazione assistita , in genere, meramente facoltativo, fatta eccezione per le
azioni in materia di risarcimento del danno da circolazione di veicoli e per le domande di
pagamento a qualsiasi titolo di somme non eccedenti 50.000,00 Euro: in questultima ipotesi
rientrano, entro il suddetto limite di valore, anche i crediti per qualsiasi titolo derivanti dal rapporto di
lavoro. In questi casi il ricorso alla negoziazione assistita costituisce condizione di procedibilit
dellazione, il cui esercizio deve essere preceduto dallinvito, allaltra parte, a stipulare la relativa
convenzione; la condizione di procedibilit si intende avverata se linvito non seguito da adesione
entro 30 giorni dalla sua ricezione ovvero quando sia inutilmente decorso il periodo di tempo
concordato senza che sia stato raggiunto un accordo.
L'improcedibilit deve essere eccepita dal convenuto o rilevata dufcio dal giudice, che assegna
alle parti il termine di 15 giorni per la comunicazione dellinvito o, quando rileva che la negoziazione
assistita gi iniziata ma non si conclusa, ssa la successiva udienza dopo la scadenza del
termine pattuito per la conclusione della negoziazione.
Le disposizioni in tema di ricorso obbligatorio alla negoziazione assistita saranno applicabili decorsi
90 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del decreto; in mancanza di
unanaloga previsione per i casi in cui le parti hanno la mera facolt, e non lobbligo, di ricorrere alla
negoziazione assistita, deve ritenersi che la relativa convenzione possa essere gi n dora
stipulata.
Se la negoziazione ha esito positivo, laccordo che compone la controversia, sottoscritto dalle parti
e dagli avvocati (che certicano lautograa delle rme), costituisce titolo esecutivo ed idoneo
alliscrizione di ipoteca giudiziale. Dalla data di comunicazione dellinvito a ricorrere alla
negoziazione assistita ovvero dalla sottoscrizione della convenzione si producono sulla prescrizione
gli effetti della domanda giudiziale. Dalla stessa data impedita, per una sola volta, la decadenza;
se non viene raggiunto alcun accordo, il termine di decadenza per la proposizione dellazione
decorre dalla data di riuto dellinvito, o dalla data di scadenza del termine per laccettazione o dalla
dichiarazione di mancato accordo certicata dagli avvocati.
In conclusione, il nuovo istituto merita un positivo apprezzamento, perch riconosce nalmente il
ruolo di fatto gi svolto dagli avvocati e, in ambito giuslavoristico, semplica - e quindi favorisce - la
conciliazione tra le parti.
Giorgio Molteni
Comitato di Redazione: Francesco Autelitano, Stefano Beretta, Antonio Cazzella, Teresa Cofano, Luca
DArco, Diego Meucci, Jacopo Moretti, Damiana Lesce, Luca Peron, Claudio Ponari, Vittorio Provera,
Tommaso Targa, Marina Tona, Stefano Trir e Giovanna Vaglio Bianco
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Rinnovato lAEC del settore industria
A cura di Luca Peron
Il 30 luglio 2014 stato rmato il rinnovo dellAccordo Economico Collettivo (AEC) per la disciplina
dei rapporti di agenzia e rappresentanza commerciale del settore industria e cooperazione.
Non stato un accordo semplice, come dimostrato dai tempi molto lunghi (ben 8 anni) necessari per
arrivare al momento della sottoscrizione (l'AEC precedente era scaduto nel 2006) e pi ancora dal fatto
che, no all'ultimo momento, sono state apportate modiche.
L'AEC operativo dal 1 settembre 2014 (salvo per alcune scadenze diverse indicate nel testo stesso
dell'accordo) e scadr il 31 dicembre 2017. Tra le pi importanti novit introdotte dal nuovo AEC (il cui
impianto generale stato sostanzialmente confermato) segnaliamo le modiche apportate allart. 2 in
materia di variazioni di zona, territorio, clientela, prodotti e provvigioni.
In particolare, stata ridotta dal 20% al 15% la variazione di media entit.
Pertanto, alla luce del nuovo testo dellart. 2 AEC. le variazioni di zona (territorio, clientela, prodotti) e
misura delle provvigioni possono essere:

di lieve entit, intendendo per lieve entit le riduzioni che incidono no al 5% del valore delle provvigioni
di competenza dellagente, nellanno precedente la variazione

di media entit, intendendo per media entit le riduzioni che incidono oltre il 5% e no al 15% (prima
era il 20%) delle provvigioni di competenza dellagente, nellanno precedente la variazione

di rilevante entit, intendendo per rilevante entit le riduzioni superiori al 15% (prima era il 20%) per
cento del valore delle provvigioni di competenza dellagente, nellanno precedente la variazione.
Le variazioni di lieve entit possono essere realizzate senza preavviso e sono efcaci dal momento della
ricezione della comunicazione scritta da parte dellagente.
Le variazione di media entit necessitano di un preavviso scritto di almeno due mesi (quattro se lagente
monomandatario), salvo accordo scritto tra le parti per una diversa decorrenza.
Nel caso di variazione di rilevante entit il preavviso scritto non potr essere inferiore a quello previsto per
la risoluzione del rapporto, salvo diverso accordo scritto tra le parti per una diversa ricorrenza.
Qualora lagente comunichi, entro il termine perentorio di 30 giorni dal ricevimento della comunicazione,
di non accettare le variazioni di media o rilevante entit (prima tale principio valeva solo per le variazioni
di rilevante entit), il rapporto si intender cessato (al termine del preavviso contrattualmente dovuto) ad
iniziativa della casa mandante (cio con diritto alle indennit di ne rapporto).
Tra le altre novit, segnaliamo che, nel caso di afdamento del campionario, previsto che il valore dello
stesso potr essere addebitato allagente solo in caso di mancata o parziale restituzione o di
danneggiamento non dovuto alla normale usura (art. 3 AEC).
stato, inoltre, previsto che, in caso di rinnovo di rapporti a termine aventi lo stesso contenuto di attivit
(zona, prodotti e clienti), il patto di prova pu essere inserito solo nel primo mandato (art. 4 AEC).
In caso di ritardo nel pagamento delle provvigioni, gli interessi per il ritardo non sono pi quelli legali,
bens quelli moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002 come modicato dal D.Lgs. n.192 del 9/11/2012, di
attuazione della direttiva 2000/35/CE relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni
commerciali (art. 7 AEC).
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Segnaliamo, inoltre, la facolt, concessa allagente, di sospendere il rapporto di agenzia per 12 mesi in
caso di gravidanza o di adozione o afdamento (art. 13 AEC).
Quanto alla vessata questione delle indennit di ne rapporto, stata alla ne confermata la pregressa
impostazione (articolata su FIRR, indennit suppletiva e meritocratica), con la quale le parti hanno
ribadito voler dare applicazione allart. 1751 cod. civ. e alla normativa comunitaria, che tanto contenzioso
giudiziario, a tutti i livelli, ha alimentato in questi anni trascorsi.
Tuttavia, per cercare di ovviare alle censure di illegittimit della vecchia disciplina contrattuale, stata
prevista una rimodulazione dellindennit meritocratica (art. 11 AEC), diversa rispetto a quanto previsto
per il settore commercio, ma comunque decisamente migliorativa rispetto alla previgente disciplina,
mentre la disciplina dellindennit suppletiva di clientela rimasta immutata (art. 10 AEC). Il tempo
dimostrer se tale modica sia tale da mettere al riparo la nuova normativa dalle censure di violazione
dellart. 1751 cod. civ. e della normativa comunitaria di riferimento.
stato, inne, previsto il diritto allindennit suppletiva di clientela anche nel caso (prima escluso) di
raggiungimento da parte dellagente della pensione di vecchiaia e di vecchiaia anticipata (questultima
introdotta dalla pi recente riforma pensionistica in sostituzione della pensione di anzianit).
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Le assenze tattiche. Il licenziamento in caso di ripetute assenze per
malattia legittimo anche se il periodo di comporto non viene superato.
A cura di Antonio Cazzella
Con la recente sentenza n. 18678 del 4 settembre 2014, la Corte di Cassazione ha esaminato un
frequente problema che riguarda le aziende, ovvero le ripetute assenze per malattia del lavoratore (a
macchia di leopardo) in concomitanza dei giorni di riposo; nella fattispecie in esame, la Corte di
Cassazione ha confermato la decisione della Corte territoriale, che aveva ritenuto legittimo il
licenziamento intimato al dipendente.
Nel caso esaminato, il lavoratore si era ripetutamente assentato dal posto di lavoro per malattia nel corso di
vari anni e, spesso, anche nel corso dello stesso mese; le assenze per malattia (due-tre giorni) venivano
costantemente agganciate ai giorni di riposo. Il datore ha, quindi, risolto il rapporto di lavoro, poich - in
considerazione delle modalit con cui le assenze si verificavano - la prestazione lavorativa del dipendente non
era sufficientemente e proficuamente utilizzabile dallazienda, essendo la stessa divenuta inadeguata sotto il
profilo produttivo e pregiudizievole per lorganizzazione aziendale.
La Suprema Corte ha ricordato il suo costante orientamento (cfr. Cass. n. 7474/2012) secondo cui, in tema di
licenziamento per giustificato motivo oggettivo, il controllo del giudice consiste nel verificare leffettiva
sussistenza del motivo addotto dal datore di lavoro, non potendo invece sindacare la scelta dei criteri di
gestione dellimpresa, espressione della libert di iniziativa economica tutelata dallart. 41 Cost..
Inoltre, la Corte di Cassazione ha evidenziato che legittimo il licenziamento intimato al lavoratore per scarso
rendimento, qualora sia risultato provato, sulla scorta della valutazione complessiva dellattivit resa dal
lavoratore, ed in base agli elementi dimostrati dal datore di lavoro, unevidente violazione della diligente
collaborazione dovuta dal dipendente.
La Suprema Corte ha, quindi, accertato che la Corte territoriale ha fatto corretta applicazione dei suddetti
principi, poich la malattia del lavoratore non assume rilevanza di per s, ma in quanto le assenze in
questione, pur se incolpevoli, rendono la prestazione non pi utile per il datore di lavoro, incidendo
negativamente sulla produzione aziendale. Nella fattispecie in esame, peraltro, la Corte territoriale ha attribuito
rilevanza ad ulteriori circostanze inerenti lincidenza delle assenze per malattia sul funzionamento dellazienda.
In particolare, era stato accertato, anche mediante la prova testimoniale, che tali assenze comportavano
notevoli scompensi organizzativi, in quanto non solo venivano comunicate allultimo momento, con la
conseguente difficolt di reperire in tempi ristretti un sostituto del lavoratore assente, ma anche in
considerazione del fatto che le assenze si verificavano frequentemente quando il lavoratore doveva effettuare
il turno di fine settimana o il turno notturno, il che determinava ulteriori difficolt nel reperire il sostituto.
In conclusione, il principio affermato dalla Suprema Corte nella sentenza in esame importante, in quanto,
nellambito di un contemperamento dei contrapposti interessi (tutela della salute e tutela della produttivit), si
consente al datore di lavoro di privilegiare le esigenze organizzative e produttive, anche laddove il periodo di
comporto non venga superato (infatti, la Corte di Cassazione ha precisato che, in via generale, in caso di
malattia del dipendente, il datore non pu recedere dal rapporto di lavoro prima del superamento del limite di
tollerabilit dellassenza, costituito dal c.d. periodo di comporto).
Tuttavia, alla luce di quanto risulta dalla sentenza in esame, la possibilit di risolvere il rapporto di lavoro con il
dipendente non pu prescindere da una valutazione delle circostanze concrete, in quanto non sembra
sufficiente che le assenze per malattia siano collocate in prossimit del riposo, dovendosi considerare altres la
frequenza di tali assenze, nonch leffettivo impatto delle medesime sullorganizzazione aziendale.
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LA SENTENZA DEL MESE
IL LAVORATORE PU RINUNCIARE AL TFR PRIMA DEL TERMINE DEL RAPPORTO DI LAVORO
(Corte dAppello di Milano, 11 settembre 2014)
valida la rinuncia al TFR contenuta in una transazione, anche se al momento della sottoscrizione
dellaccordo il rapporto di lavoro non sia ancora cessato. Cos ha affermato la Corte dAppello di
Milano nella sentenza depositata in data 11 settembre 2014. La controversia trae origine dalla
domanda di un lavoratore, il quale aveva precedentemente sottoscritto con la societ datrice, in
sede protetta (sede sindacale), una transazione di carattere generale e novativo, nella quale le parti
avevano deciso la risoluzione consensuale del rapporto da l a pochi giorni, a fronte di un incentivo
allesodo, e il lavoratore aveva rinunciato ad ogni ulteriore diritto inerente il rapporto intercorso, ivi
compreso il TFR e lincidenza della retribuzione variabile, con pagamento di un importo
onnicomprensivo a titolo transattivo novativo. Nellaccordo, il lavoratore si era riservato solamente la
verica dellesattezza dei conteggi delle competenze contrattuali di ne rapporto, espressione che,
secondo linteressato, implicava il suo diritto di far valere eventuali errori nella modalit di calcolo del
TFR e non soltanto errori contabili. Il lavoratore era, quindi, ricorso in giudizio, sostenendo la
predetta interpretazione della transazione e, prima ancora, che la rinuncia al TFR e alle relative
incidenze fosse, comunque, invalida, perch il trattamento di ne rapporto doveva considerarsi un
diritto futuro che sorge allatto della cessazione del rapporto; pertanto, gli atti di disposizione -
compresa la rinuncia - compiuti prima di quel momento dovevano considerarsi nulli ex art. 1418
cod. civ. Rilevava, altres, che, comunque, egli non era stato messo in grado di conoscere lentit del
TFR maturato allatto della transazione, perch la datrice non aveva indicato gli accantonamenti nella
documentazione scale a lui consegnata (prospetti paga e CUD). La Corte dAppello, confermando
la sentenza di primo grado, ha respinto le domande del lavoratore e, interpretando la transazione, ha
affermato che il carattere generale e novativo della transazione, per quanto attiene allincidenza dei
compensi variabili sul TFR, trovava precisazione e chiarimento nellespressa rinuncia, contenuta
nellaccordo, allincidenza sugli istituti legali e contrattuali di tutte le voci retributive espressamente
indicate, ivi comprese quelle di retribuzione variabile. Pertanto, la verica dellesattezza contabile
delle competenze di ne rapporto non poteva che avere il signicato di esclusiva verica dei
conteggi del TFR, ovvero di errori di calcolo o di coefcienti per le voci non oggetto di espressa
rinuncia. Sulla validit della rinuncia al TFR, la Corte, dopo aver constatato in fatto che, peraltro, vi
era una sostanziale contestualit tra la sottoscrizione del verbale di conciliazione e la data alla quale
le parti avevano previsto che il rapporto si risolvesse (una ventina di giorni), in punto di diritto, in
conformit ad un indirizzo della Corte di Cassazione, ha osservato che il momento della cessazione
del rapporto di lavoro va considerato solo quale condizione di esigibilit del TFR, il quale costituisce
un diritto di credito a pagamento differito, che matura anno per anno, e che possibile far accertare
in giudizio, quanto alle modalit di calcolo e allentit, anche prima della risoluzione del rapporto.
, pertanto, possibile disporre degli accantonamenti del TFR maturati in rapporto agli anni di servizio
prestati. Da ci conseguiva, per il caso in decisione, che, quandanche il TFR accumulato non fosse
stato indicato in busta paga o nei CUD consegnati al dipendente in corso di rapporto, poich il TFR
era gi maturato negli anni, anche se non era ancora esigibile, era onere del dipendente vericare
come erano state determinate le quote accantonate.
Causa seguita da Marina Olgiati
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LE NOSTRE SENTENZE
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ALTRE SENTENZE
IL LICENZIAMENTO DEL DIRIGENTE INGIUSTIFICATO SOLO QUANDO SORRETTO DA UN
MOTIVO ARBITRARIO O PRETESTUOSO
(Tribunale di Milano, sentenza 19 marzo - 18 giugno 2014)
Il licenziamento del dirigente ingiusticato soltanto se non sorretto da alcun motivo, ed pertanto
arbitrario, ovvero sorretto da un motivo non corrispondente alla realt, o ancora quando lunica reale
ragione del medesimo l'intento di liberarsi del dirigente, utilizzando un pretesto.
Nellaccertare la giusticatezza del licenziamento, il giudice non pu ingerirsi nella valutazione circa la
congruit e opportunit delle scelte organizzative e di bilancio dellazienda, dovendosi limitare a vericare
l'effettiva sussistenza dei motivi addotti e lesistenza di un idoneo nesso di causalit tra la
riorganizzazione aziendale e la soppressione della posizione lavorativa del dirigente.
Alla luce di tali principi di diritto, il calo di fatturato e di utile un valido motivo di licenziamento, purch
effettivamente sussistente, a prescindere dal fatto che esso possa essere considerato siologico in un
contesto generalizzato di crisi economico nanziaria.
Al tempo stesso, l'ingiusticatezza non pu desumersi dal fatto che l'azienda ha effettuato assunzioni,
nei mesi precedenti al licenziamento, allorch esse si riferiscano a posizioni lavorative diverse da quella
dirigenziale soppressa e/o riguardino ruoli vacanti in altre aree dell'azienda. , poi, irrilevante che le
mansioni del dirigente licenziato siano state assegnate ad un altro dipendente, in aggiunta a quelle gi
svolte da quest'ultimo, poich la soppressione della posizione lavorativa non richiede anche la
soppressione delle attivit ad essa connesse, che possono essere parcellizzate nell'ambito della
riorganizzazione aziendale. Inne, in ipotesi di licenziamento per soppressione di una posizione
dirigenziale, lazienda non onerata da alcun obbligo di repechage per cui irrilevante la pretesa
possibilit di assegnare al dirigente un ruolo diverso. Ci vale a fortiori quando una ipotetica
ricollocazione risulta ancor pi ardua, nell'ambito di un ampio contesto di riorganizzazione che ha
comportato il contestuale licenziamento di un elevato numero di dirigenti. D'altro canto, proprio perch il
licenziamento del dirigente maturato in un ampio contesto di riorganizzazione e contrazione
dell'organico, il preteso motivo discriminatorio, unico e determinante, deve essere dimostrato dal
dirigente in modo rigoroso.
Il licenziamento non pu comportare alcun risarcimento del danno emergente all'immagine, in
conseguenza del preteso carattere ingiurioso, solo perch stato intimato raggruppando un insieme di
dirigenti e consegnando a ciascuno una lettera di licenziamento per soppressione del posto con esonero
dal preavviso. Tali modalit costituiscono una prassi frequente in molti contesti aziendali e, per quanto
spiacevoli, non sono idonee a costituire fonte di discredito per i lavoratori coinvolti. Inne, la sentenza si
pronunciata su una serie di domande di pagamento di differenze retributive. In seguito alla risoluzione del
rapporto di lavoro con il dirigente, al medesimo non dovuta l'indennit sostitutiva delle ferie
asseritamente non godute, tenuto conto che in azienda applicato un accordo sindacale aziendale
secondo cui al personale con qualica dirigenziale compete la pi ampia libert in ordine al godimento
delle ferie e, quindi, la facolt di decidere se e quando fruire delle stesse. Ci comporta che il dirigente
non ha diritto al pagamento dell'indennit, a meno che non provi che un superiore gerarchico gli ha
espressamente vietato di godere delle ferie quando il medesimo aveva intenzione di fruirne.
Non sono dovute al dirigente differenze retributive nemmeno in relazione alla pretesa natura retributiva
dell'uso privato della autovettura aziendale quando, per tale utilizzo, il dirigente ha ricevuto una
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trattenuta in busta paga che costituisce il corrispettivo delluso privato dell'auto e, di riesso, esclude la
natura retributiva di esso. Inne, infondata la domanda del dirigente di pagamento di un preteso
bonus, se non dimostra l'esistenza di un piano di incentivi e il raggiungimento degli obiettivi ivi previsti.
Causa seguita da Salvatore Trir, Giampaolo Tagliagambe e Tommaso Targa
LABUSO DEI PERMESSI PER ASSISTENZA E CURA DEL FAMILIARE COSTITUISCE GIUSTA
CAUSA DI LICENZIAMENTO
(Tribunale di Avellino, 20 maggio 2014)
La Societ da noi assistita licenziava un dipendente che, assentatosi dal lavoro adducendo la necessit
di assistere il coniuge malato, in realt si dedicava nelle medesime giornate ad altra attivit lavorativa,
gestita in proprio. Convenuta dal lavoratore in giudizio, la Societ, nostro tramite, difendeva la legittimit
del licenziamento, sostenendo tra laltro che il fatto di usufruire di un permesso per nalit del tutto
estranee da quelle per le quali tale permesso viene riconosciuto dalla legge o dalla contrattazione
collettiva, costituisce un abuso del diritto che si ripercuote sul vincolo duciario necessario alla
prosecuzione del rapporto di lavoro, ponendo in dubbio la futura correttezza delladempimento delle
obbligazioni gravanti in capo al lavoratore. Il Giudice adito, in accoglimento delle suddette
argomentazioni, riteneva legittimo il licenziamento, tra laltro osservando che labuso del diritto rileva
quale condotta contraria alla buona fede, o comunque lesiva della buona fede altrui, nei confronti del
datore di lavoro, che in presenza di un abuso del diritto al permesso si vede privato ingiustamente della
prestazione lavorativa del dipendente e sopporta comunque una lesione dellafdamento da lui riposto
nel medesimo. Rigettata anche lulteriore eccezione sollevata dal ricorrente, volta a far valere la pretesa
illegittimit dei controlli effettuati per il tramite di Agenzia Investigativa, che avevano permesso alla
Societ di avere conoscenza del predetto abuso: tali controlli sono leciti, quando (come nel caso di
specie) siano svolti da Agenzie dotate delle autorizzazioni di legge e non congurino un controllo avente
quale specico oggetto ladempimento della prestazione lavorativa.
Causa seguita da Damiana Lesce e Valeria De Lucia
ONERI PROBATORI DELLAGENTE PER LACCERTAMENTO DELLA NATURA SUBORDINATA DEL
RAPPORTO DI LAVORO
(Tribunale di Torino, 18 agosto 2014)
Con sentenza pubblicata il 18 agosto 2014, il Tribunale di Torino ha esaminato la domanda volta ad
accertare la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato, proposta dallagente di una societ
facente parte di un gruppo bancario. Nel caso di specie, tuttavia, lagente non aveva svolto tale
domanda nei confronti della societ preponente, bens nei confronti della societ capogruppo, e ci sul
presupposto di aver mantenuto stretti contatti con questultima nello svolgimento della sua attivit.
Il Tribunale di Torino ha rilevato che non era sufciente, da parte dellagente, dedurre di essersi
interfacciato con alcuni dipendenti della societ capogruppo per la soluzione di questioni inerenti la
sottoscrizione dei contratti di mutuo (uno dei prodotti promossi dallagente), in quanto tale circostanza
non dimostrava che il predetto personale gli avesse fornito indicazioni sul lavoro da svolgere, su quali
clienti incontrare, sulle modalit di contatto dei clienti medesimi. Inoltre, lagente non aveva neppure
dedotto un suo eventuale obbligo di fornire al personale della capogruppo dettagliate informazioni
sullattivit svolta.
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Il Tribunale di Torino ha rilevato che rapporti assimilabili a quelli tipicamente gerarchici potevano semmai
congurarsi con la societ preponente, nei confronti della quale, tuttavia, non era stata formulata alcuna
domanda. Alla luce di quanto emerso nel corso del libero interrogatorio e considerata linidoneit dei
capitoli di prova al ne di fondare la domanda, il Tribunale di Torino ha rigettato il ricorso senza neppure
espletare la prova testimoniale.
Causa seguita da Antonio Cazzella
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OSSERVATORIO SULLA CASSAZIONE
A cura di Stefano Beretta e Antonio Cazzella
LICENZIAMENTO PER GIUSTA CAUSA: CASISTICA
Con sentenza n. 18522 del 2 settembre 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento
di un lavoratore, che aveva avuto un diverbio con il datore di lavoro, conclusosi con il lancio di un mazzo di
chiavi; la Suprema Corte ha affermato che tale comportamento sicuramente idoneo a ledere in modo
irreparabile il vincolo duciario.
Con sentenza n. 19497 del 14 settembre 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto illegittimo il
licenziamento di un lavoratore, che aveva svolto la sua prestazione allestero sulla base di un visto
business (tollerato dalle autorit locali) in luogo di un permesso di lavoro; il recesso era avvenuto per
sopravvenuta impossibilit della prestazione, in quanto il lavoratore non aveva regolarizzato la sua
posizione. La Suprema Corte ha evidenziato che il visto business era sufciente per svolgere lattivit
allestero (nel caso di specie, Libia) e che nel contratto di lavoro era espressamente pattuito che sarebbe
stata lazienda a curare il rilascio del permesso di lavoro.
Con sentenza n. 19612 del 19 settembre 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento
di un dipendente bancario, che aveva riferito ad un cliente lesistenza di accertamenti in corso da parte
dellistituto di credito; si congura un interesse illecito per un istituto di credito quello di delizzare il proprio
cliente fornendogli non gi migliori condizioni contrattuali, ma un aiuto, penalmente sanzionabile, ad
eludere indagini e/o misure cautelari legittimamente disposte dallautorit giudiziaria.
LA CONTRATTAZIONE AZIENDALE PU DEROGARE IN PEIUS AL CCNL
Con sentenza n. 19396 del 15 settembre 2014 la Corte di Cassazione ha affermato che il contratto
collettivo aziendale pu apportare una deroga in peius rispetto al CCNL. Nel caso di specie, il contratto
aziendale aveva escluso il pagamento dellindennit di trasferta per far fronte allo stato di crisi mediante un
contenimento dei costi e, quindi, contribuire alla salvaguardia dei livelli occupazionali; un dipendente aveva
contestato tale pattuizione, sul presupposto di non essere iscritto alle OO.SS. che avevano stipulato
laccordo aziendale. La Corte di Cassazione ha precisato che, mentre il CCNL valido solo per coloro che
sono iscritti alle organizzazioni stipulanti, laccordo aziendale valido nei confronti di tutti coloro che
svolgono la propria attivit alle dipendenze dellimpresa, con lunico limite consistente nei diritti gi acquisiti
nel patrimonio del lavoratore.
LICENZIAMENTO COLLETTIVO: LEGITTIMA LAPPLICAZIONE DEI CRITERI DI LEGGE ALLESITO
DELLE RISOLUZIONI VOLONTARIE
Con sentenza n. 19990 del 23 settembre 2014 la Corte di Cassazione ha ritenuto legittimo il licenziamento
di un lavoratore mediante lapplicazione dei criteri di scelta ex art. 5 della legge n. 223/1991,
successivamente alle risoluzioni volontarie di altri lavoratori e sino alla concorrenza del numero di esuberi
indicati nella procedura di apertura della mobilit. Nel caso di specie, laccordo sottoscritto con le OO.SS.
stabiliva che lapplicazione del criterio di volontariet era condizionato alladesione di almeno 15 lavoratori
che avessero manifestato la volont di non opporsi al licenziamento; laccordo aveva tuttavia perso
efcacia, in quanto non si era vericato tale presupposto. Peraltro, le parti avevano anche stabilito che, nel
caso in cui non fosse stato raggiunto il numero minimo di adesioni volontarie, lazienda avrebbe licenziato i
lavoratori in esubero secondo i criteri dellart. 5 della legge n. 223/1991; nel caso di specie, solo 13
lavoratori avevano dichiarato di non opporsi al licenziamento e, quindi, lazienda aveva licenziato altri due
lavoratori applicando i predetti criteri. La lavoratrice ha impugnato il licenziamento, sostenendo che tale
selezione ibrida dei lavoratori da licenziare non soddisfa le esigenze di trasparenza e buona fede; la
Suprema Corte ha ritenuto infondata tale doglianza, in quanto la circostanza che la parte datoriale abbia
sottoscritto con tredici lavoratori un accordo risolutorio del rapporto di lavoro, con conseguente possibilit
di ridurre il numero dei lavoratori in esubero (e quindi destinati al licenziamento), non incia di per s la
correttezza della procedura.
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Civile, Commerciale,
Assicurativo
LE NOSTRE SENTENZE
I GRAVI MOTIVI PER LA SOSPENSIONE DELLA PROVVISORIA ESECUZIONE DEL DECRETO
INGIUNTIVO
(Ordinanza Tribunale di Roma, 31 luglio 2014)
Il conduttore di un immobile ad uso diverso da abitazione, dopo essere receduto dal rapporto di
locazione, depositava ricorso per decreto ingiuntivo nei confronti del locatore per la restituzione di
somme corrisposte a questultimo quali anticipi su canoni futuri e non maturati, ed a titolo di deposito
cauzionale. In accoglimento della richiesta, il Tribunale di Roma emetteva decreto ingiuntivo
provvisoriamente esecutivo, ritenendo peraltro che, stante le condizioni patrimoniali complessive del
locatore, sussistesse per il conduttore il grave pregiudizio per il ritardo previsto dallart. 642 comma 2
c.p.c. Il locatore presentava, quindi, opposizione al decreto ingiuntivo, con separata istanza di
sospensione della provvisoria esecutivit ex art. 649 c.p.c.
In particolare, la societ opponente contestava la fondatezza delle domande del conduttore e, in via
riconvenzionale, instava per la condanna di questultimo al pagamento di ingenti somme per presunti
danni e lavori di ripristino relativi allimmobile oggetto di locazione, nonch per un preteso pregiudizio
patito per aver dovuto ri-locare limmobile a terzi ad un canone basso e per un periodo temporale
limitato. Il Tribunale di Roma, sul presupposto della natura lato sensu cautelare della richiesta di
sospensione ex art. 649 c.p.c., ha respinto tale richiesta ritenendo insussistenti i presupposti del
periculum in mora e del fumus boni iuris. Quanto al periculum in mora, il Giudice ha ritenuto che non vi
era alcun rischio per lopponente di non riuscire a ripetere le somme eventualmente pagate a fronte della
messa in esecuzione del decreto ingiuntivo; ci in un contesto in cui, peraltro, come rilevato nel giudizio
monitorio, erano invero le condizioni patrimoniali della locatrice opponente (e non del conduttore) ad
apparire scarsamente rassicuranti. In ordine al fumus boni iuris, il Giudice ha ritenuto assolutamente certi
ed esigibili i crediti del conduttore, mentre i pretesi controcrediti dellopponente risultavano ancora tutti
da vericare ed accertare nel processo di merito, sia nellan che nel quantum. A tale ultimo proposito, la
produzione in giudizio di una relazione redatta in un giudizio di ATP, precedentemente promossa
dallopponente per fotografare le condizioni dellimmobile al momento del rilascio, non poteva
costituire prova idonea a supportare, nella valutazione ex art. 649 c.p.c., una delibazione di presumibile
fondatezza dellopposizione. Inoltre, la circostanza, emergente dagli atti di causa, che il locatore avesse
rilocato il bene ad altro soggetto in breve tempo dopo la riconsegna, deponeva in senso opposto
rispetto alla tesi, sostenuta dallopponente, della presenza di danni e pregiudizi gravi cagionati dal
conduttore e di cui era chiesto il risarcimento a carico di questultimo.
Causa seguita da Vittorio Provera e Francesco Cristiano
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Assicurazioni
A cura di Bonaventura Minutolo e Teresa Cofano
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RESPONSABILIT EX
ART. 2049 C.C.
Qualora la vittima del fatto illecito invochi la responsabilit del datore di lavoro
del danneggiante - ex art. 2049 c.c. - suo onere dimostrare la esistenza del
rapporto di dipendenza e che intanto lautore dellillecito ha potuto causare il
danno, in quanto ha approttato delle sue funzioni o mansioni lavorative
(nesso di occasionalit necessaria). Lesistenza di tale nesso non pu darsi
per accertata, solo perch il convenuto rimasto contumace.
(Cassazione, 6 giugno 2014, n. 12828)
AGENZIA
Ai ni della quanticazione delle indennit di cessazione del rapporto spettanti
allagente, quando risultano provate e accertate in concreto le circostanze
richieste dallart. 1751 c.c. co. 1, il Giudice tenuto a vericare se, nei limiti
posti dallart. 1751 comma 3 c.c., la quanticazione dellindennit calcolata
sulla base dellaccordo economico collettivo del 30 ottobre 1992 sia
corrispondente al canone di equit prescritto dallo stesso articolo, tenuto
conto di tutte le circostanze del caso e, in particolare, delle provvigioni che
lagente perde e che risultano dagli affari con tali clienti. Ove non la ritenga
tale, deve, in mancanza di una specica disciplina collettiva, il Giudice
riconoscere allagente la differenza necessaria per ricondurla ad equit.
(Cassazione, 22 maggio 2014, n. 11369)
INTERMEDIAZIONE
FINANZIARIA
In tema di contratti di intermediazione nanziaria, per giungere
all'affermazione della responsabilit solidale del promotore e dell'intermediario
per i danni subiti dall'investitore a causa della condotta del primo, occorre
che l'investitore dia prova non soltanto dell'inadempimento da parte del
promotore e/o dell'intermediario nanziario di obbligazioni nascenti dal
contratto o dalla legge poste a sua tutela, ma anche del danno e del nesso di
causalit tra questo e il dedotto inadempimento. In particolare, l'affermazione
di responsabilit non pu conseguire alla sola diversicazione degli
investimenti, concordata con l'investitore, pur in presenza dell'obbligo del
promotore di svolgere la sua attivit esclusivamente per conto e nell'interesse
soltanto di una societ di intermediazione mobiliare, come previsto dall'art. 5,
comma terzo, della legge n. 1 del 1991.
(Cassazione, 23 maggio 2014, n. 11524)
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COMPENSAZIONE
IMPROPRIA
Nellambito della compensazione c.d. impropria (caratterizzata dal fatto che i
rispettivi diritti scaturiscono dal medesimo rapporto contrattuale da cui
sorto il relativo debito), la valutazione delle reciproche pretese comporta
semplicemente l'accertamento del dare e avere, con elisione automatica dei
rispettivi crediti no alla reciproca concorrenza. Tale accertamento, pur
potendo dare luogo ad un risultato analogo a quello della compensazione
propria (in cui i contrapposti crediti e debiti delle parti scaturiscono da
autonomi rapporti giuridici, cio, le reciproche obbligazioni non risultano
legate da nesso di sinallagmaticit), non per questo soggetto alla relativa
disciplina tipica, sia processuale (sostanziantesi nel divieto di applicazione
d'ufcio da parte del giudice ex art. 1242 c.c., comma 2) che sostanziale
(concernente essenzialmente l'arresto della prescrizione ex art. 1242 c.c.,
comma 2 e la incompensabilit del credito ex art. 1246, cod. civ.).
(Cassazione, 29 agosto 2014, n. 18452)
CAPITALIZZAZIONE
TRIMESTRALE DEGLI
INTERESSI
La nullit della clausola di capitalizzazione trimestrale degli interessi a carico
del cliente produce i suoi effetti n dall'inizio del rapporto di conto corrente,
anche per la fase anteriore all'affermarsi dell'orientamento che ha escluso la
sussistenza di un uso normativo relativo alla capitalizzazione trimestrale degli
interessi passivi. Pertanto, dichiarata la nullit della previsione negoziale di
capitalizzazione trimestrale, per contrasto con il divieto di anatocismo stabilito
dall'art. 1283 cod. civ. (il quale osterebbe anche ad un'eventuale previsione
negoziale di capitalizzazione annuale), gli interessi a debito del correntista
devono essere calcolati senza operare alcuna capitalizzazione.
(Cassazione, 18 settembre 2014, n. 19696)
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IL PUNTO SU
A cura di Vittorio Provera
ALTRE SOLUZIONI PER LACQUISTO DEGLI IMMOBILI IN UN CONTESTO DI CRISI
DEL MERCATO
nota la situazione del mercato immobiliare in Italia, caratterizzata da una notevole crisi derivante da
molteplici ragioni: eccessivo incremento dei prezzi degli immobili, soprattutto nelle grandi citt;
diminuzione contestuale delle disponibilit nanziarie, da parte di investitori e famiglie, sia per la crisi
occupazionale che per le restrizioni delle banche nelle erogazioni dei nanziamenti, sia alle imprese che
ai privati. Tutto ci ha determinato un rallentamento nella realizzazione di nuovi alloggi ed una riduzione
notevole delle transazioni immobiliari, pur in presenza di un contenimento dei prezzi.
Tale contesto sta favorendo il ricorso a nuovi strumenti contrattuali con lo scopo, sostanzialmente, di
rilanciare il mercato delle transazioni immobiliari.
Si tratta di strumenti che, come vedremo fra breve, permettono di pattuire un pagamento rateale (o
canone periodico) e, nel contempo, di avere la prospettiva che - decorso un certo periodo ed
eventualmente mutate le condizioni economiche e patrimoniali degli interessati - si possa accedere
allacquisto della propriet dellimmobile. Ovviamente deve trattarsi di soluzioni idonee a garantire, ad
entrambe le parti, una certa sicurezza delle rispettive posizioni. Ad esempio, non si pu pretendere che il
proprietario di un immobile stipuli un contratto con il quale, sostanzialmente, trasferisce immediatamente
a terzi la detenzione e la propriet del bene, a fronte del semplice impegno del compratore al
versamento dellintero prezzo pattuito con pagamenti rateizzati, ripartiti in diversi anni.
Di qui la necessit, al ne di fornire nuovi stimoli al mercato, di proporre soluzioni anche giuridiche che
consentano un pi agevole accesso al mercato immobiliare, garantendo nel contempo alcuni diritti
fondamentali delle parti.
Un caso pratico su cui vericare le nuove soluzioni giuridiche, potrebbe essere quello della societ
immobiliare che ha realizzato un intero stabile con diversi alloggi (ricorrendo ad un mutuo non ancora
frazionato), obbligata ad effettuare il pagamento delle rate periodiche del nanziamento bancario. In tale
contesto, stante la difcolt (per le ragioni gi illustrate) di vendere rapidamente gli appartamenti,
incassando in un'unica soluzione il corrispettivo pattuito (e/o trasferendo lonere del mutuo in capo
allacquirente), pu essere adottata la soluzione consistente nella stipula di contratti di locazione gi
nalizzati - tuttavia - al successivo trasferimento di propriet delle unit abitative. In tal modo, limpresa
pu contare sullincasso periodico di somme da destinare al pagamento delle rate di mutuo e, nel
contempo, avere concrete prospettive di cessione degli immobili a favore di quei soggetti che - pur
essendo interessati - non hanno al momento la disponibilit nanziaria per effettuare il saldo del prezzo
(ci pu avvenire, ad esempio, perch gli stessi possibili acquirenti stanno cercando di vendere
limmobile di loro propriet, non pi adatto alle esigenze familiari).
Lo strumento che pu essere in questo caso adottato, al ne di conseguire le nalit sopra descritte,
costituito da un contratto di aftto regolato dalle norme del codice civile (e, per le locazioni ad uso
abitativo della legge n. 481/1998), in combinazione con un contratto di vendita nel quale pattuito che
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parte del prezzo per lacquisto dellimmobile - dovuto al momento delleffettivo trasferimento di propriet
- coperto dai canoni versati durante il periodo di locazione. Orbene, senza entrare in eccessivi
tecnicismi, lobiettivo viene conseguito attraverso due possibili alternative.
La prima costituita dallutilizzo di un contratto di locazione, con previsione di opzione di futuro
acquisto. In tal caso, i contraenti subordinano il trasferimento della propriet ad una successiva
determinazione di volont del solo conduttore, che potr decidere o meno (entro un determinato lasso di
tempo e secondo modalit gi stabilite dalle stesse parti al momento del perfezionamento del contratto
di locazione in cui lopzione concessa dal locatore al conduttore) di esercitare detta opzione, nel
rispetto delle disposizioni di cui allarticolo 1331 c.c.. Lopzione di acquisto impone, quindi, una proposta
contrattuale irrevocabile e contiene tutti gli elementi della vendita che verr conclusa non appena il
conduttore (a cui indirizzata la proposta di vendita) proceda alla accettazione della medesima, nei
tempi e secondo le modalit indicate.
Altro possibile strumento quello del contratto di locazione, integrato con un contratto di
preliminare di futuro acquisto. In questo caso, i contraenti si obbligano sin da ora a procedere alla
futura operazione di trasferimento della propriet, contro un prezzo gi individuato nel contratto
preliminare di vendita collegato al contratto di locazione. Nel preliminare sono presenti tutti i contenuti del
futuro contratto di vendita, anche se leffettivo perfezionamento del trasferimento della propriet
condizionato alla stipula del contratto denitivo (eventualmente con facolt, dintesa tra le parti stesse, di
modicare o rinegoziare taluni aspetti della vendita medesima, anche in considerazione di eventuali
esigenze o situazioni che dovessero sopra avvenire).
La differenza tra i due strumenti evidente. Nel contratto di locazione con opzione di acquisto, gli effetti
del trasferimento di propriet decorreranno dalla ricezione, da parte del locatore (aspirante venditore),
della formale accettazione inviata dal conduttore (aspirante acquirente), della proposta irrevocabile
contenuta nellopzione. Si applicano, in questo caso, le norme del codice civile di cui allarticolo 1326
c.c., secondo cui il contratto concluso nel momento in cui chi ha fatto la proposta a conoscenza
dellaccettazione ad opera dellaltra parte (accettazione che deve giungere nei termini stabiliti dalle parti).
In questo caso, dunque, non sar necessaria alcuna altra attivit o collaborazione del locatore a
condizione che, ovviamente, il contratto di locazione contenente loriginaria proposta di acquisto sia
stato a suo tempo stipulato, in forma pubblica o privata autenticata e, parimenti, anche latto formale
accettazione della proposta avvenga con le medesime modalit, onde consentire anche la trascrizione
degli atti nei registri immobiliari.
Nella diversa ipotesi del contratto preliminare di acquisto, invece, le parti devono procedere
successivamente alla stipula di un contratto denitivo di vendita e, in difetto di tale stipula per
inadempimento di una delle due parti, laltra sar costretta a dar corso ad unazione giudiziaria per
ottenere una sentenza che, ai sensi dellarticolo 2932 c.c., produca gli effetti del contratto non concluso.
Per tale ragione, a mio avviso, sarebbe normalmente preferibile la soluzione del contratto di locazione
con opzione di acquisto. Ad ogni buon conto, in entrambi i casi resta fondamentale delineare n
dallorigine sia lesatto ammontare del prezzo di vendita, sia quale parte dei canoni effettivamente pagati
debba considerarsi come acconto e diminuzione del prezzo di vendita; il tutto attraverso una valutazione
di ordine economico.
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In tal modo, entrambi i soggetti coinvolti sono perfettamente consapevoli della quota di prezzo che
stata pagata prima delleffettiva conclusione della vendita, distinta da ci che invece versato a titolo di
locazione (essendo diverse le causali del pagamento ed anche le discipline scali). In tutte le ipotesi si
possono pattuire clausole contenenti caparre conrmatorie a garanzia delladempimento degli obblighi
connessi alla vendita; ovviamente con nalit e disciplina giuridica distinta dal canone di locazione che
non deve interferire nel prezzo di vendita.
Gli strumenti descritti presentano anche delle particolarit (ed in taluni casi con problematiche) di natura
scale che, tuttavia, possono essere affrontate in base alla vigente normativa.
Le soluzioni riportate (insieme ad altre, di cui si potr fare un accenno in altra occasione) possono,
dunque, fornire un contributo per favorire un rilancio di questo particolare mercato ed un pi facile
accesso al medesimo, soprattutto nellattuale situazione di restrizione delle condizioni di erogazione del
credito.
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Rassegna Stampa
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 24/09/2014
Altre soluzioni per lacquisto degli immobili in un contesto di crisi del mercato
di Vittorio Provera
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 18/09/2014
Rinuncia del lavoratore al TFR prima del termine del rapporto di lavoro
di Marina Olgiati
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: 16/09/2014
Oneri probatori dellagente per laccertamento della natura subordinata del rapporto di lavoro
di Antonio Cazzella
Corriere della Sera CorrierEconomia: 08/09/2014
La vera riforma? Tagliare il costo del lavoro. Pi essibilit nel gestire i rapporti.
Intervista a Salvatore Trir
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: O8/09/2014
Legittimo il licenziamento in caso di ripetute assenze per malattia
di Antonio Cazzella
Newsletter 07:24 Il Sole 24 Ore: 08/09/2014
Diritto24 - Il Sole 24 Ore: O2/09/2014
La pubblicit ansiogena non corretta
di Vittorio Provera
Guida Lavoro IPSOA
Disponibile anche la versione E-Book
A cura di Giacinto Favalli e Trir & Partners Avvocati
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Eventi
Associazione Industriale Bresciana
14 Ottobre 2014, ore 14,30
Convegno: Contratto a termine e somministrazione dopo il decreto Poletti
Il contratto a termine. Corretto utilizzo, questioni risolte e problemi aperti.
Relatore: Avv. Giacinto Favalli
PROGRAMMA (PDF)
ARCHIVIO EVENTI
Congresso Nazionale AGI 2014 | Genova 19 20 Settembre 2014
A cura di Stefano Trir
Il congresso annuale 2014 dellAssociazione Giuslavoristi Italiani AGI si tenuto questanno a Genova
dal 19 al 20 settembre 2014. Il meeting ha visto la partecipazione del Senior Partner dello Studio Trir,
Avv. Giacinto Favalli. Lo stesso stato relatore nel workshop avente ad oggetto il seguente argomento:
Produttivit e contrattazione decentrata: rappresentativit, regole, ambiti per le relazioni industriali.
Al termine dellintervento dellAvv. Favalli si sviluppato un interessante dibattito che ha messo in
evidenza le contrapposte posizioni dei datori di lavoro e dei lavoratori sulle proposte di modica dello
Statuto dei Lavoratori. In sostanza, emerso che occorre adeguare i vetusti modelli contrattuali
attualmente esistenti nella nostra legislazione giuslavoristica, alle nuove esigenze di competitivit che il
mercato globale impone alle nostre aziende.
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Audio Intervento Avv. Giacinto Favalli
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