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Salvatore Di Liello

Giovan Battista Cavagna


Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino
Fridericiana Editrice Universitaria
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architettura
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fridericiana
architettura
Architettura. Storia e Restauro
Collana diretta da Benedetto Gravagnuolo
2
Salvatore Di Liello
Giovan Battista Cavagna
Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino
Fridericiana Editrice Universitaria
Direttore:
Benedetto Gravagnuolo
Comitato scientico:
Aldo Aveta, Leonardo Di Mauro, Ezio Godoli, Fabio Mangone, Renata Picone, Javier Gallego Roca,
Valentina Russo, Joseph Rykwert, Claudio Varagnoli, Franco Tomaselli, Sergio Villari
Comitato di redazione:
Rita Introno, Emma La Bruna, Giovanni Fazzini
I volumi della Collana sono sottoposti a una procedura di doppia revisione anonima
Fridericiana Editrice Universitaria
http://www.fridericiana.it/
2012 by Fridericiana Editrice Universitaria
Tutti i diritti sono riservati
Prima edizione italiana Ottobre 2012
Stampato in Italia da Liguori Editore - Napoli
Di Liello, Salvatore :
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino/Salvatore Di Liello
Napoli : Fridericiana Editrice Universitaria, 2012
ISBN 978-88-8338-132-4
eISBN 978-88-8338-133-1
1. Storia dellarchitettura 2. Architettura del Cinquecento a Napoli I. Titolo
Ristampe:

20 19 18 17 16 15 14 13 12 10 9 8 7 6 5 4 3 2 1 0
La carta utilizzata per la stampa di questo volume inalterabile, priva di acidi, a PH neutro, conforme alle norme UNI
EN ISO 9760 , realizzata con materie prime brose vergini provenienti da piantagioni rinnovabili e prodotti ausiliari
assolutamente naturali, non inquinanti e totalmente biodegradabili (FSC, PEFC, ISO 14001, Paper Prole, EMAS).
Indice
IX Prefazione
di Maria Raffaela Pessolano

3 Larchitettura incompresa di G. B. Cavagna, decorosa, sebbene priva di impeti creativi
23 La formazione romana e gli esordi in pittura
55 Lopera napoletana (1572-1605)
Larchitettura del Cinquecento a Napoli: un lungo Rinascimento 55
Architetto e pittore nei cantieri della Controriforma 61
Il palazzo-citt del Cardinale dAragona a Procida 95
La retorica della Carit: il Monte di Piet e il Banco del Popolo 114
Il bono architetto deve essere pi tosto timido che soverchio: le opere civili e lidea di architettura nel Discorso sul palazzo vicereale 137
177 La carica di Sovrintendente della Santa Casa di Loreto e lopera nelle Marche (1605-1613)
Architettura e citt nelle Marche agli inizi del Seicento 177
Lincarico lauretano 182
La moderna forma urbis di Macerata: la Strada Nuova e il Palazzo dello Studio 190
Il Palazzo civico di Ascoli Piceno 205
La chiesa di San Pietro a Valle a Fano 220
APPARATI
243 Appendice documentaria
279 Bibliograa dei testi citati in nota
Il preliminare del progetto graco stato curato da Fabio Buonocore
Referenze fotograche:
Fotograe di Massimo Velo: copertina e gg. 23, 24, 25, 26, 27, 30, 31, 32, 33, 35, 36, 37, 38, 51, 81, 83, 85, 87, 88, 89, 94, 98, 99, 100, 101, 102, 103, 104, 105; tavv. XXV,
XVII, XXVIII, XXIX, XXX, XXXI, XXXIIIb, XXXIV, XXXV, XXXVI, XXXVIII, XLII, XLIII, XLIV, XLV, XLVI, XLVII.
Fotograe dellautore: gg. 45, 46, 47, 48, 49, 60, 62, 72, 80, 82, 84, 86, 116, 120, 121, 123, 131, 132, 133, 137, 138, 143, 153, 158, 159, 160, 161, 162, 163, 167, 169, 170,
171, 172, 175, 176; tavv. XLIXa, XLIXb, La, Lb, LI, LII, LIII, LIV, LV, LVIb, LVII,LVIII, LIX,
Fotograe di Mattes: tavv. I-II
Fototeca della Fondazione Federico Zeri, Bologna: g. 9
Foto Panairjdde: g. 92
Fonti delle illustrazioni:
La fonte delle incisioni e illustrazioni da libri antichi precisata in didascalia
MARIOTTI 1905: gg. 150, 152, 157
PANE 1957: g. 25
FIOCCO 1965: g. 2
GENTILI 1967: gg. 129, 130
PANE 1975: gg. 21, 28, 29, fotograe di R. Pane
BENEDETTI 1984. tavv. VI, Fi gg. 3, 12
Brandi 1985: tav. X, g. 90
ALISIO 1986: gg. 18, 19
BARBA-DI LIELLO-ROSSI 1994: gg. 56, 57, 58, 59,61, 73, 74, 76, 77, tav. XXXIX, tav. XL, XLI
MARIANO 1996: gg. 173, 174
DE SETA 2000: g. 50
BRUSCHI 2002: g. 4 e tavv. IV, V, XII
TUTTLE- ADORNI FROMMEL -THOENES 2002: tav. XI
STOPPA 2003: gg. 16, 17, tav. IX
PESSOLANO-BUCCARO 2004: g. 78
AMIRANTE-PESSOLANO 2006: g. 75
MACERATA 2007: g. 136
BARLETTI 2011: gg. 52, 53
Prefazione
di Maria Raffaela Pessolano
Lo studio di Salvatore Di Liello dedicato allapprofondimen-
to critico della personalit di Giovan Battista Cavagna (~1530-
1613) e delle opere da lui realizzate a Roma, a Napoli, a Loreto
e nelle citt marchigiane. Particolare attenzione lautore dedica ai
modelli culturali presenti nellambiente romano negli anni della
formazione e dellattivit dellarchitetto-pittore, anni che vedono
la ne delle certezze rinascimentali travolte dagli eventi politici,
dagli esiti della Riforma luterana e della Controriforma. La ri-
costruzione dei passaggi fondamentali nella vita dellartista e la
contestualizzazione delle sue opere nel periodo ricco di stimoli
e di soluzioni dominato dalle personalit di Baldassarre Peruzzi
e Antonio da Sangallo il Giovane e, pi tardi, dalle gure del
Vignola e del Della Porta, conduce lautore a inserire le archi-
tetture del Cavagna in una poetica (che connoter tutte le opere)
orientata allesattezza formale, al rigore e alla semplicit derivati
da una visione classica dellarchitettura in linea con quanto san-
cito dalla Chiesa e dalle Accademie; giudizio, questo, diverso da
quelli di Roberto Pane che accusava il Cavagna di seguire, in
modo generico, le correnti del tardo Cinquecento romano, ri-
chiamandosi specialmente al Vignola ed a Giacomo Della Porta
(1939) e di Arnaldo Venditti (1979) che individuava nelle opere
dellarchitetto romano mancanza di impeti creativi.
Una prima notizia sullattivit dellartista, secondo le informa-
zioni rimaste nelle carte darchivio e in testimonianze di contem-
poranei, denisce nel 1569 il Cavagna pittore romano; come
pittore ancora ricordato nel 1578 nelle carte dellAccademia
di San Luca di cui sar console nei primi anni 80 e, come sti-
mato autore, ebbe il prestigioso incarico del ritratto di Sisto V
(~1585).
Il suo debutto nellarchitettura si concreta quando, ancora
prima del suo ingresso nellAccademia, lartista chiamato per
la costruzione della chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli
dove, in un ambiente contraddistinto, come nota il Di Liello, da
un lungo rinascimento e ancora lontano dal lento aggiorna-
mento dellarchitettura verso le forme barocche, realizza una
chiesa caratterizzata da un rigore classicista che resiste anche ai
successivi interventi eseguiti nellaula sacra.
La partecipazione alla denizione della chiesa annessa al mo-
nastero benedettino seguita da numerosi incarichi afdatigli
dagli ordini religiosi che, a Napoli, costruivano chiese e conventi
o li adeguavano ai dettati controriformistici. Tra gli interven-
ti afdatigli specica attenzione merita la ri-costruzione della
chiesa di S. Paolo Maggiore, importante e straticato edicio
sacro costruito sulle rovine del romano tempio dei Dioscuri del
quale, sulla base di unimmagine darchivio, il Di Liello propone
una nuova lettura del prospetto cancellato da un terremoto. In
S. Paolo e negli altri lavori afdati al Cavagna, che opera come
architetto e come pittore per le chiese di Monteoliveto, di Santa
Maria della Stella, di SantAndrea delle Dame e della Santa Casa
dellAnnunziata, emerge in modo chiaro lorientamento dellarti-
sta verso forme classicistiche che deniscono volumi e segnano
armonicamente pareti e softti nei quali a volte si inseriscono
opere pittoriche dellartista.
Prova delle capacit e della duttilit del Nostro, la realiz-
zazione nellisola di Procida del palazzo-citt; il grande edicio
feudale dei dAvalos, del quale probabilmente cur la sistemazione
urbanistica, fu inserito come cerniera fra il nucleo medievale e le
nuove costruzioni. Lopera napoletana che meglio testimonia la
sua poetica risale al 1598 quando furono afdati allarchitetto-
pittore il progetto e la direzione dei lavori (che lo impegnarono
almeno no al 1603) delledicio destinato a ospitare il Monte
di Piet. Nellarticolazione degli spazi e dei volumi della fabbrica
X Prefazione
si legge la capacit dellarchitetto di creare in una ininterrotta
cortina edilizia che, affacciata su uno stretto percorso, non consen-
tiva limmediata visibilit del palazzo un asse visivo ortogonale
alla facciata sul quale in profondit si impostava la successione
ingresso-vestibolo-luminoso cortile, conclusa dallarticolato pro-
spetto della cappella. Le scelte progettuali testimoniano la piena
maturazione dellartista che aveva ideato una complessa macchina
architettonica dove solennit e magnicenza venivano a fondersi
con una forma di severo classicismo, legato s ai modelli della sua
formazione romana, ma altres coerente adozione delle prescri-
zioni della prima stagione della riforma cattolica improntata alla
semplicit e alla chiarezza del messaggio.
Nello stesso anno il Cavagna, ancora a Napoli, fu chiamato
a dirigere i lavori del Banco del Popolo del quale, a differenza
del Monte di Piet, sopravvivono scarsi resti. Solo frammenti e
pochi documenti darchivio testimoniano, insieme alla cartogra-
a storica, la sensibilit urbanistica ancora una volta espressa
nella soluzione che, con la successione portale-vestibolo-cortile
in altre forme gi realizzata anche nel Monte di Piet, mirava alla
realizzazione di una profondit prospettica che attraversava un
intero isolato del tracciato greco-romano. Le scelte progettuali
sono oggi ricostruibili a fatica in pochi ambienti del Banco; il
primo livello di un prospetto lunico resto architettonico su-
perstite e la sua impaginazione rimanda, nellintelaiatura della
facciata, a modelli propri dellarchitetto romano.
Lasciata Napoli nel 1605 il Nostro fu nominato architetto del-
la Santa Casa di Loreto, carica prestigiosa che lo inserir nellam-
biente marchigiano e gli porter, negli ultimi otto anni della vita,
incarichi importanti a Macerata, Ascoli Piceno e Fano.
Notoriet e prestigio gli procurarono i lavori nel Palazzo Apo-
stolico e nella chiesa; oltre alla continuazione delle opere iniziate,
maggiore responsabilit richiesero la costruzione della sagrestia
e il completamento della cupola e della sala del tesoro, strutture
complesse che lo impegnarono mentre si occupava anche del
disegno degli arredi e, forse contemporaneamente, del progetto
del magnico tempietto dellaltare del Tesoro.
Diversi e di notevole impatto sugli antichi tracciati urbanistici
furono gli incarichi nelle citt marchigiane; progetti e realizza-
zioni sono esaminati dal Di Liello anche sulla base di copiose
testimonianze archivistiche spesso inedite. A Macerata, oltre a
decorazioni scultoree e a rifacimenti di palazzi, il Nostro dise-
gnava un nuovo asse stradale ampio e rettilineo che, sovrapposto
alla trama medievale e ancheggiato da cortine nelle quali si
inserivano gli edici pubblici, si concludeva davanti alla chiesa
di San Giovanni. Nel 1610, inoltre, larchitetto era ad Ascoli
Piceno per il progetto del Palazzo comunale; la soluzione fu
approvata, ma lintervento iniziato solo negli anni 40 del Sette-
cento arricch lidea del Cavagna con ammodernamenti barocchi
e altre trasformazioni che, pur importanti, non sono riuscite a
cancellare del tutto il disegno originale. Nel 1609 egli forniva il
progetto per la chiesa degli Oratoriani a Fano, a noi noto da un
disegno a lui attribuito nel quale, come ricorda il Di Liello, sono
evidenti ricordi di aule sacre napoletane e romane trasformate,
come la chiesa fanese, dalle ricche decorazioni a stucco inserite
nella chiara partitura cinquecentesca.
I tanti riferimenti messi in luce dalla ricerca che ricostruisce la
gura e lattivit dellarchitetto, inducono Salvatore Di Liello alla
rilettura dello scritto che, attribuito al Cavagna, riporta la feroce
critica al progetto di Domenico Fontana per il palazzo reale di
Napoli. Il risentimento nei confronti del rivale viene esplicita-
to dal Nostro nellanalisi necessaria a scegliere la posizione pi
corretta nella quale collocare ledicio e nella critica alla qualit
Prefazione XI
del progetto, nato per esser condotto da persona che non abbia
disegno; per inquadrare meglio il suo giudizio negativo egli non
si rif alle teorie contemporanee, ma ricorre allinsegnamento
albertiano, considerato riferimento imprescindibile, contenuto in
quelli testi che dicono che il buono architetto deve essere pi
tosto timido che soverchio audace perch di questa maniera se
va regolando con far le sue cose considerate et bene aggiustate
et con la debita simetria.
Come rimarca il Di Liello, in questa breve frase si riconosce
la convinta adesione alla linea di poetica cui lintera attivit di
Giovan Battista Cavagna si con costanza riferita.
Ringraziamenti
Molte persone hanno aiutato lautore nella realizzazione del presente volume fornendo aiuti in ogni fase, dallinizio della ricerca alla redazione nale: un calo-
roso ringraziamento va in particolare a Maria Raffaela Pessolano, che ha costantemente seguito e incoraggiato il lavoro offrendo fondamentali suggerimenti,
e a Maria Luisa Scalvini per i continui preziosi consigli. Per le segnalazioni e la cortese collaborazione lautore riconoscente a Leonardo Di Mauro, Nelia
Del Mercato, Massimo Velo, Vincenzo Camuccini, Gabriella Ferretti, Ester Graziosi. Per la disponibilit offerta nella fase di consultazione dei documenti di
archivio si ringraziano: Laura Ciotti e Fiorenza Di Cristofaro, Archivio di Stato di Ascoli Piceno; Katy Sordi, Archivio della Santa Casa di Loreto (AN); Maria
Grazia Pancaldi, Nadia Capozucca e Isabella Cervellini, Archivio di Stato di Macerata; Francesco Delli Paoli, Archivio della Santa Casa dellAnnunziata di
Marcianise (CE); Maria Pia Vecchione, Biblioteca Federiciana di Fano (PU), Luciano Chiapparoli, Archivio Storico di Voghera (PV).
al mio maestro Giancarlo Alisio
Larchitettura incompresa di G. B. Cavagna, decorosa, sebbene priva di impeti creativi
Ha per lasciato la sua impronta a Napoli e certamente da
annoverarsi tra gli architetti che maggiormente hanno contribu-
ito alla formazione di un linguaggio architettonico destinato a
imporsi nella citt per tutto il secolo e mezzo successivo. []
Gli altri architetti attivi a Napoli nel corso dei primi anni del
Seicento sono decisamente meno dotati di Cavagna
1
.
Dalle pagine de Neapolitan Baroque & Rococo Architecture del
1975, Anthony Blunt tratteggiava lopera di Giovan Battista Ca-
vagna, riesaminando gli studi sullarchitettura napoletana fra ri-
nascimento e barocco dove la gura dellartista veniva pressoch
ignorata.
Le parole dellautore del celebre volume
2
interrompevano una
consuetudine storiograca generalmente incline a escludere il
Cavagna dalle personalit determinanti per laggiornamento a
Napoli di una cultura architettonica rinascimentale, ancora do-
minante nei decenni successivi alla met del Cinquecento. Un
linguaggio come cristallizzato, privo di sostanziali variazioni an-
cora molti anni dopo linizio della dominazione vicereale spagno-
la che, dal 1503, se determin grandi cambiamenti nellassetto
urbanistico, e pi in generale nellidentit urbana della capitale,
comport un attardarsi della produzione artistica rinascimentale,
continuando a riproporre matrici grammaticali toscane intro-
dotte dal mecenatismo aragonese n dalla met del Quattro-
cento
3
.
1
A. Blunt, Architettura barocca e rococ a Napoli, edizione italiana a cura di F. Lenzo, Milano
2006, p. 65 e sg.
2
Per una lettura critica del volume del Blunt e di come fu accolta dagli studiosi napoletani
si veda la prefazione alledizione italiana a cura di F. Lenzo; cfr. ivi, pp. 7-15.
3
Sul Rinascimento a Napoli cfr.: F. Nicolini, Larte napoletana del Rinascimento e la lettera
di P. Summonte a M. A. Michiel, Napoli 1925; O. Morisani, Letteratura artistica a Napoli tra il
Prima del Blunt, gli accenni alla gura del Cavagna appaiono
sporadici, con notizie non di rado contraddittorie, inserite nel-
le pi ampie descrizioni della citt di Napoli. Anche nelle pi
celebri Vite, le notizie risultano scarse: non citato infatti dal
Baglione
4
che tuttavia traccia le biograe di molti artisti Fede-
rico e Taddeo Zuccari, Scipione Pulzone, Rosato Rosati, Nicolas
Cordier tutti in varia misura, e per motivi diversi, in contatto
diretto con il nostro architetto a Roma negli ultimi tre decenni
del Cinquecento.
Riguardo alle fonti napoletane, fra le pi antiche da segna-
lare il Capaccio de Il Forastiero che, indicandolo come Architetto
Romano valenthomo in questa professione
5
, lo segnala quale
autore del palazzo del Monte di Piet e, insieme a Benvenuto
Tortelli, del palazzo sulla Terra Murata di Procida, commissio-
nato dal signore dellisola Innico dAvalos, Cardinale dAragona
6
.
Sullargomento ritorner pi tardi il Parrino che, nelle pagine del
Di Napoli il seno cratero
7
, precisa i ruoli dei due autori assegnando
al Cavagna la conclusione del palazzo inizialmente impostato dal
Tortelli. trascurato invece dal Sarnelli che nella sua guida del
1685 assegnava addirittura il palazzo del Monte di Piet, la prin-
400 e il 600, Napoli 1958; M. Rotili, Larte del Cinquecento nel Regno di Napoli, Napoli 1972;
R. Pane, Il Rinascimento nellItalia meridionale, 2 voll., Milano 1975; A. Blunt, op. cit., pp. 25-
49; fra i titoli pi recenti cfr. anche B. de Divitiis, Architettura e committenza nella Napoli del
Quattrocento, Venezia 2007.
4
G. Baglione, Le vite de pittori scultori architetti, ed intagliatori, dal ponticato di Gregorio XIII del
1572 no a tempi di Papa Urbano VIII nel 1642 [Roma 1642] Napoli 1733.
5
G. C. Capaccio, Il Forastiero, Napoli 1630, p. 918.
6
Ivi, p. 633.
7
D. A. Parrino, Di Napoli il seno cratero esposto agli occhi e alla mente de Curiosi, Napoli 1700,
p. 160.
4 Salvatore Di Liello
cipale opera napoletana del Cavagna, a Domenico Fontana
8
. Sar
il Celano, solo sette anni dopo il volume del Sarnelli, a restituire
lopera al suo autore: Nellanno poscia 1597, havendo comprato
questo luogo, che era il palazzo dei Conti di Montecalvo, col
disegno, e modello di Gio. Battista Cavagni famoso architetto in
quei tempi si diede principio questa gran fabbrica, che n pi
bella, n pi magnica si pu considerare, n pi perfetta
9
.
Registrando le fonti seicentesche, senza peraltro arricchire il
catalogo delle sue opere, le settecentesche Vite di Bernardo De
Dominici ritornano sul nostro autore, citato insieme a un gruppo di
artisti come Ferdinando Manlio, Antonio Fiorentino, Sigismondo
Di Giovanni e Vincenzo Della Monica.
10
Del Cavagna, lautore
delle Vite ricorda la chiesa e il monastero di San Gregorio Armeno
progettati insieme a Vincenzo Della Monica, senza distinguerne i
ruoli, e il Monte di Piet, opera non mai a bastanza lodata
11
. Nulla
di pi nelle successive celebri Memorie di Francesco Milizia che,
senza fornire alcuna notizia biograca, indica, ma non commenta,
le opere di San Gregorio Armeno e del Monte di Piet limitandosi
a indicare vagamente il 1600 quale anno della morte dellautore
12
.
Alle esigue informazioni n qui richiamate, poco aggiungono
i primi autori moderni come il Miola che, pur pubblicando nel
8
P. Sarnelli, Guida de forestieri curiosi di vedere e intendere le cose pi notabili della regale citt di
Napoli e del suo amenissimo distretto, Napoli 1685, p. 215.
9
C. Celano, Delle notizie del bello dellantico e del curioso della citt di Napoli, Napoli 1692, 10
voll., vol. III, p. 232.
10
B. De Dominici, Vite de pittori, scultori ed architetti napoletani, 3 voll., Napoli 1742-75, pp.
99-101; cfr. anche F. Sricchia e A. Zezza (a cura di), Bernardo De Dominici. Vite de pittori,
scultori ed architetti napoletani, Napoli 2003, pp. 612- 623.
11
B. De Dominici, op. cit., p. 100.
12
F. Milizia, Memorie degli architetti antichi e moderni, [Parma 178] Bologna 1978, 2 voll., vol.
II, p. 66.
1892 il manoscritto della sua invettiva contro Domenico Fontana
per il progetto del palazzo vicereale
13
, non approfondisce la gu-
ra dellautore limitandosi a notazioni generiche quali e difatti un
Cavagna o Cavagni Giovan Battista architetto, oper in Napoli
alla ne del XVI secolo. Chi lo vuol romano e chi napoletano. Si
d come morto nel 1600, mentre apparisce vivo nel 1605. Tutto
incerto nelle poche notizie che si hanno della sua vita. Lo si
confuso con altri dello stesso nome. [] Come opere sicure del
Cavagni si citano in primo luogo, e senza pruove di documenti, la
chiesa e il convento di San Gregorio Armeno o san Liguoro []
e poi il Monte o Banco della Piet con lannessa chiesa, menati
a termine nel 1605. Di ci si hanno i documenti, ed fortuna;
essendo tale edicio notevolissimo, tenuto conto del tempo in
cui fu fatto, per le sue linee corrette e una maschia e armonica
robustezza nelle sue forme
14
.
Per legare le linee corrette della sua architettura a quanto
veniva elaborato in quei decenni a Roma occorre aspettare lo
scritto di Luigi Serra quando, nel 1921, tracciando le Note sullo
svolgimento dellarchitettura barocca a Napoli (1580-1615) per Napoli
nobilissima, lautore, pur continuando a registrare Scarsissime
sono le notizie che su lui si hanno. Pare fosse romano
15
, il
primo tuttavia a legarne il linguaggio agli esiti dellarchitettura del
Cinquecento romano, segnatamente vignoleschi. Ascendenze e
liazioni ben precisate dal Serra che, a proposito della cappella
del palazzo del Monte di Piet, annota: Nulla di singolare, ma
13
A. Miola, Cavagni contro Fontana. A proposito della reggia di Napoli, in Napoli nobilissima,
vol. I, 1892, pp. 89-91 e pp. 99-103.
14
Ivi, p. 91.
15
L. Serra, Note sullo svolgimento dellarchitettura barocca a Napoli, in Napoli nobilissima, n.
s. II, I/II, 1921, p. 88.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 5
buone proporzioni e sobriet di forme. La decorazione non sem-
pre eletta, compenetrata allambiente [] Il Cavagna si mostra
attraverso queste opere artista nobile, che ha studiato quanto di
meglio offriva Napoli nellarchitettura del Rinascimento, coglien-
do altres limportanza del Vignola, e alle massime della Rinascita
egli si tien fedele, pur innestandovi le ricerche barocche, anche
in S. Paolo, che, segnatamente per la struttura delle collaterali e
gli effetti prospettici, la pi barocca delle sue opere
16
. Sul suo
ruolo nel cantiere di San Paolo Maggiore saranno le ricerche
successive, come vedremo, a chiarire che in realt il Cavagna
realizz soltanto la navata centrale, ma occorre qui rilevare che il
Serra fu il primo ad evidenziare i rimandi vignoleschi e quel certo
rigore classicista nelle architetture del Cavagna. Ancora al Serra
va riconosciuto di aver ricostruito le fasi della vita professiona-
le del nostro architetto negli anni successivi a quelli napoletani
quando, trasferitosi nelle Marche, realizz altre importanti opere
come la chiesa di San Pietro in Valle a Fano. Per le opere marchi-
giane lautore si avvalse degli studi di autori locali e soprattutto
di quelli di Pietro Gianuizzi
17
, lo storico dellarte che nei primi
anni del Novecento aveva studiato lopera del Cavagna per la
Santa Casa di Loreto ed aveva altres precisato la data della sua
morte, avvenuta a Loreto il 19 luglio 1613.
Alle attente note del Serra erano tuttavia sfuggiti alcuni docu-
menti indagati dagli studiosi napoletani che, fra ne Ottocento e
primi del Novecento, mettevano in luce numerosi incarichi rice-
vuti dal Cavagna in qualit di pittore in alcune chiese napoletane.
16
Ivi, p. 89.
17
P. Gianuizzi, Giovanni Battista Cavagna, in Rassegna bibliograca dellarte italiana, IX,
1906, pp. 163-166.
Grazie alle notizie pubblicate dal Filangieri nel 1884 e 1891
18
, ed
a quelle riportate da Giovanni Battista DAddosio
19
e pi tardi
dal Bresciano
20
, emergeva infatti che a Napoli il Cavagna svolse
anche lattivit di pittore ricevendo incarichi nelle chiese di San
Salvatore a Prospetto, ai Camaldoli, nonch in quelle di Santa
Maria della Stella, di SantAnna dei Lombardi e in quella di San
Pietro a Maiella.
Ma ritornando al ruolo di architetto, sar pi tardi Roberto
Pane, nellArchitettura dellet barocca in Napoli del 1939, a precisare
meglio quelle ascendenze, gi avanzate dal Serra, verso un pi
rigoroso classicismo velatamente ostile alle deviazioni michelan-
giolesche. Riconoscendo in Vignola e Giacomo Della Porta le
matrici della sua architettura, il Pane ricostruisce lattivit del Ca-
vagna indicato come architetto e pittore romano, aggiungendo al
consueto riferimento a San Gregorio Armeno e al Monte di Piet,
lintervento nellabside della chiesa di Monteoliveto nonch la sua
attivit di pittore, registrando le notizie riportate nei documenti
pubblicati pochi anni prima da Giovanni Battista DAddosio
21
. Ma
anche il Pane, pur confermando le idee del Serra sulla ricerca di
continuit con il linguaggio dellarchitettura rinascimentale napo-
letana ulteriormente precisato quando riconosce la derivazione
della facciata della cappella del Monte di Piet da quella della chie-
sa di Santa Maria della Stella alle Paparelle di Giovan Francesco
18
Cfr. G. Filangieri, Documenti per la storia le arti e le industrie delle province napoletane, Napoli
1883-1891, 6 voll., vol. II, 1883, p. 323 sg.
19
G. B. DAddosio, Documenti inediti di artisti napoletani dei secoli XVI e XVII dalle polizze
dei Banchi, in Archivio Storico per le Province Napoletane (ASPN), XXXVIII, 1913, pp.
41-42, p. 597, XLIV, 1919, p. 384.
20
G. Bresciano, Documenti inediti concernenti artisti napoletani del Quattro e Cinquecento, in Ar-
chivio Storico per le Province Napoletane, Anno LII, 1924, pp. 369-370.
21
Ibidem.
6 Salvatore Di Liello
Mormando si spinge poco oltre i precedenti giudizi relegando il
ruolo del Cavagna a quello di un generico continuatore del tardo
Cinquecento romano. Nel complesso egli conclude sul Cavagna
piuttosto che manifestare una decisa personalit, la sua composi-
zione dimostra di seguire, in modo generico, le correnti del tardo
cinquecento romano, richiamandosi specialmente al Vignola ed a
Giacomo Della Porta
22
.
A tali notizie poco aggiungeranno gli scritti del Rotili del 1972
23
,
incline a rintracciare nella soluzione adottata da Giuseppe Valeria-
no per la chiesa del Ges Nuovo, a partire dal 1584, un primo su-
peramento della tradizione classica locale maturato poi nelle opere
di Francesco Grimaldi, Giovan Giacomo di Conforto e Giuseppe
Donzelli. Un inizio che, posticipato dal Rotili al primo trentennio
del Seicento, esclude quindi il Cavagna, vagamente ricordato in-
sieme a Vincenzo Della Monica, Giovanni Antonio Dosio e Do-
menico Fontana nei cantieri di adeguamento controriformistico
degli antichi conventi. Riguardo al nostro autore le osservazioni
del Rotili appaiono assolutamente allineate alle idee del Pane di
oltre un trentennio precedenti, anche riguardo alle matrici del suo
linguaggio denito austero
24
, e di chiara intonazione romana,
nello spirito del Vignola e del Della Porta
25
.
Pochi anni prima della pubblicazione curata dal Rotili sul Cin-
quecento napoletano, il volume di Rudolf Wittkower
26
(1958) ritor-
nava sullarchitettura nella capitale vicereale fra Cinque e Seicento
osservata nel pi ampio specchio della cultura architettonica italiana
22
R. Pane, Architettura dellet barocca in Napoli, Napoli 1939, p. 34.
23
M. Rotili, op. cit., p. 83 sg.
24
Ivi, p. 83.
25
Ivi, p. 84.
26
R. Wittkower, Arte e architettura in Italia: 1600-1750, Torino 1972, p. 107 sg., traduzione
delledizione originale del 1958.
e romana. Movendo dagli esiti della riforma della Chiesa cattoli-
ca nellarte sullo scorcio del Cinquecento, e valutando gli esiti di
quello stile formalistico, anticlassico e antinaturalistico, uno stile
di formule stereotipate, per il quale gli italiani coniarono la parola
maniera, anche Wittkower sposta in avanti linizio della sperimen-
tazione a Napoli e lega lassimilazione del classicismo orentino
e romano
27
allopera napoletana di Giovanni Antonio Dosio e
Domenico Fontana. Senza mai citare il Cavagna, la nuova fase
dellarchitettura napoletana viene riconosciuta nelle gure di Fran-
cesco Grimaldi e poi in Giovan Giacomo di Conforto e Giuseppe
Donzelli, architetti tutti giunti a Napoli, compresi Dosio e Fontana,
almeno quindici anni dopo Cavagna, a Napoli n dal 1572
28
.
Fu quindi Anthony Blunt, nel 1975, il primo a riparlare del
Cavagna ed a riconoscere nella sua produzione un rilevante
aggiornamento del linguaggio al quale lo studioso inglese at-
tribuisce un signicativo contributo nellinterruzione di quella
stasi nellarchitettura napoletana della met del Cinquecento,
sostanzialmente ferma al rinascimento, una realt culturale dove
la rivoluzione architettonica che ha avuto luogo a Roma nel
corso della prima met del XVI secolo non sembra aver pro-
dotto a Napoli alcuna conseguenza, tanto che, per gli architetti
napoletani, Bramante e Michelangelo avrebbero anche potuto
27
Ivi, p. 107.
28
Dosio arriva a Napoli nel 1589, Fontana nel 1594, Grimaldi nel 1581; per questi autori,
si confrontino: A. Marciano Giovanni Antonio Dosio. Fra disegno dellantico e progetto, Napoli 2008;
P. C. Verde, Domenico Fontana a Napoli. 1592-1607, Napoli 2007; S. De Cavi, Architecture and
Royal presences. Domenico and Giulio Cesare Fontana in Spanish, Newcastle 2009; sul Grimaldi si
confronti soprattutto S. Savarese, Francesco Grimaldi e larchitettura della Controriforma a Napoli,
Roma 1986; per gli studi pi recenti sullopera del Dosio si veda E. Barletti (a cura di),
Giovan Antonio Dosio da San Gimignano architetto e scultor orentino tra Roma, Firenze e Napoli,
Firenze 2011.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 7
non essere mai esistiti.
29
Su questa sostenibile premessa lau-
tore della controverso studio,
30
ripercorre lopera napoletana di
Dosio, Fontana architetto dal limitato bagaglio di invenzioni
31

e Grimaldi, ma riconosce in Giuseppe Valeriano lautore del
Ges Nuovo, a Napoli dal 1582 larchitetto pi importante e
autorevole giunto a Napoli nelle ultime decadi del XVI secolo.
32
.
Lo studio del Blunt unopera di sintesi sulla produzione dellar-
chitettura napoletana tra XVII e XVIII secolo e, seppur ricca di
riessioni nella dialettica fra matrici e derivazioni, non arricchisce
il catalogo delle opere degli autori. Quello del Cavagna non va
oltre infatti il Monte di Piet, la chiesa di San Gregorio Armeno
e il presbiterio della chiesa di Monteoliveto.
Il primo rilevante aggiornamento sul nostro autore si deve
invece ad Arnaldo Venditti che, nel 1979, per il Dizionario Bio-
graco curava unattenta biograa del Cavagna
33
: precisando la
geograa della sua attivit di architetto fra Roma, Napoli e le
Marche registrava tutta la precedente letteratura dal Miola al
DAddosio, dal Serra al Pane e no al Thieme-Becker, restrin-
gendo larco temporale della sua attivit fra il 1569 e il 1613,
anno della morte. Limitandosi alla sua attivit di architetto, e
segnalando la mancanza di studi sulla sua produzione pittorica
di cui tuttavia segnala alcune opere
34
, il Venditti evidenzia, per la
29
A. Blunt, op. cit., p. 51.
30
Su come gli studiosi napoletani accolsero il volume si veda, in particolare, F. Lenzo in
A. Blunt, op. cit., pp. 7 sgg.
31
A. Blunt, op. cit., p. 52.
32
Ivi, p. 54.
33
A. Venditti, voce Giovanni Battista Cavagna in Dizionario Biograco degli Italiani, 75 voll.,
Roma 1960-2010, vol. XXII, Roma 1979, pp. 560-563.
34
Il Venditti registra i documenti indagati dal Bertolotti (1876) sulla sua collaborazione
con Giovan Paolo Severi nella villa del cardinale Montalto, ma aggiunge anche opere fra cui
priva volta, la presenza del Cavagna fra i membri dellAccademia
di San Luca dove ricopr la carica di console nel 1578 e fra il
1581 e 1582 insieme a Scipione Pulzone e Federico Zuccari. Pur
ritenendo infondata
35
lattribuzione al Cavagna di lavori nel
cantiere di San Paolo Maggiore, accertata pi tardi da riscon-
tri documentari
36
, da un approfondito scandaglio nelle fonti fra
Otto e Novecento, lautore ricostruisce gli interventi nel coro
della chiesa di Monteoliveto e nella cappella del Tesoro della
chiesa dellAnnunziata, nonch lavori minori su un acquedotto
nel territorio di Sarno. Il prolo di un Cavagna non solo artece
di San Gregorio Armeno e del Monte di Piet ma autore ben
pi attivo nei primi cantieri napoletani del tardo Cinquecento
veniva ulteriormente arricchito dal riferimento alla sua attivit
nelle Marche, in parte gi riferita dal Pane
37
e prima di questi dal
Gianuizzi e dal Serra. Ma a fronte di una pi sistematica elenca-
zione delle opere, nella biograa stilata dal Venditti non emerge
tuttavia alcun ripensamento rispetto a quella consuetudine critica
che continuava a vedere nelle opere del Cavagna una produzione
l denita decorosa, sebbene priva di impeti creativi
38
.
Eppure il riesame delle sue opere note, alla luce dello studio
di altre realizzazioni sinora sconosciute o trascurate, non solo
amplia la geograa della sua attivit, ma, al contempo, suggerisce
con forza la revisione di quei giudizi precedenti e, soprattutto, di
pitture di stemmi sugli stendardi e sulle trombe per la Camera Apostolica, per una grande
bandiera di Castel S. Angelo, una tela rafgurante la Presentazione di Ges al tempio per
la chiesa di Santa Maria de la Vid a Burgos, rmata Jos Baptista Cavagna romanus pictor
architectus Neapoli faciebat anno Dni MDXCI. Ibidem.
35
Ivi, p. 561.
36
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., pp. 57-59.
37
R. Pane, Architettura dellet barocca..., cit., pp. 33-34.
38
A. Venditti, voce G. B. Cavagna, cit., p. 560.
8 Salvatore Di Liello
riconoscere nellassenza di impeti creativi una precisa e consa-
pevole scelta di linguaggio, espressione di una chiara formazione
culturale piuttosto che di una ridotta capacit inventiva.
Verrebbe quindi da ripartire dagli studi di Silvana Savarese
quando, introducendo lopera di Francesco Grimaldi, auspicava
una rilettura critica dellarchitettura napoletana nel periodo, anco-
ra poco approfondito, fra la ne del Cinquecento e i primissimi
anni del XVII secolo
39
. Verrebbe ancora, nellalveo delle aperture
interpretative proposte dai pi recenti contributi sugli innesti ro-
mani nellarchitettura napoletana della Controriforma
40
, da rive-
dere lopera del Cavagna non solo per chiarirne la sua articolata
produzione, precisandone pi possibile il catalogo, ma soprattutto
per ripensare al suo apporto valutando la possibilit di sottrarlo a
quel perentorio giudizio di assenza di personalit, come nel tempo
hanno chiosato la sua gura molti attenti studi.
Motivo ricorrente nelle storie dellarchitettura napoleta-
na fra rinascimento e barocco lindividuazione del momento
della transizione dal classicismo tardo quattrocentesco ai primi
esperimenti della teatralit seicentesca. Nello specchio di questi
studi, volti a cogliere i cambiamenti del locale linguaggio archi-
39
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., p. 8.
40
G. Cantone, Larchitettura, in Civilt del Seicento a Napoli, catalogo della mostra, 2 voll.,
Napoli 1984, vol. I., pp. 49-75; S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit.; G. Cantone, Larchitet-
tura a Napoli tra Controriforma e Barocco, in Larchitettura a Roma e in Italia (1580-1621), Atti del
XXIII Congresso di Storia dellArchitettura, Roma 1988, vol. II, pp. 291-307 e pp. 535-542;
D. Del Pesco, Larchitettura della Controriforma e i cantieri dei grandi Ordini Religiosi, in G. Pugliese
Carratelli (a cura di), Storia e Civilt della Campania. Il rinascimento e let barocca, Napoli 1998,
pp. 327-386; Id., Storia dellarte italiana. Larchitettura del Seicento, Torino 1998, pp. 223-255; Id.,
Napoli: larchitettura, in C. Conforti, R. Tuttle, Storia dellarchitettura italiana. Il secondo Cinquecento,
Milano 2001, pp. 318-347. Fra i contributi pi recenti, si vedano anche P. C. Verde, op. cit.;
A. Marciano, op. cit.; S. De Cavi, op. cit.; E. Barletti, op. cit.
tettonico, sottratto dopo un lungo, lunghissimo rinascimento a
quel classicismo quattrocentesco, stancamente perpetuato ancora
nelle opere di un Giovan Francesco di Palma ben oltre la met
del Cinquecento, larrivo sulla scena dellarchitettura partenopea di
un autore incline al rigore pi che allinvenzione non rappresenta
una svolta. Ma il Cavagna non appare interessato a svoltare il
corso dellarchitettura napoletana: a voler individuare laspirazione
del suo linguaggio, questo andrebbe nella direzione del rigore,
della simmetria di quella poletia espressamente richiamata nel
suo scritto contro il Fontana piuttosto che verso lesperimento
e linnovazione. Nelle sue architetture le superci e gli spazi sono
sempre fortemente regolati dalla geometria: un controllo costante
che trattiene il movimento a favore di una solennit, una tensione
non dinamica ma ferma che con luso sapiente della prospettiva
e della luce riesce tuttavia a conferire magnicenza e drammati-
cit agli interni. Lo spazio fermo, armonico, ma tuttavia non
statico e dallinterno, pi che uire dinamicamente, si aggancia
allesterno in modo di volta in volta differente: ora nel Monte di
Piet, con scattante prospettiva inquadrata da un portale vignole-
sco attraverso un vestibolo, di dimensioni inusitate no ad allora a
Napoli, ora in modo pi cadenzato attraverso un massiccio e scuro
atrio porticato, nella chiesa di San Gregorio Armeno, a segnare il
passaggio dalla pulsante citt al silenzio della serrata clausura, ora
con stereometrica fuga prospettica centrale verso la piazza dArmi
(palazzo dAvalos, Procida) o tangente al compatto e compassato
bianco volume della pietra (palazzo dellArringo, Ascoli Piceno).
Per il Cavagna il passaggio interno-esterno non mai dinamico e,
laddove ci si aspetterebbe movimento e tensione, egli opta per una
graduale e calibrata scansione degli spazi. Rapporti dove non c
ancora alcuna traccia di osmosi, non c poetica del movimento,
ma piuttosto ponderazione degli spazi racchiusi da superci dove
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 9
lautore rinuncia sempre allesuberanza decorativa, proponendosi
come ebbe a scrivere egli stesso di essere un architetto pi
tosto timido che soverchio
41
.
Gli impeti creativi e le invenzioni non appartengono quindi
alla sua espressivit nel cui specchio la limitata inventiva diventa
una scelta consapevole: i suoi misurati ornati rivelano matrici ben
evidenti che, distanti dallaulico classicismo anticheggiante del
primo Cinquecento ma anche dallinquietudine del Manierismo,
trovano origine in quellinsegnamento di Antonio da Sangallo
il Giovane che, almeno nella prima stagione immediatamente
successiva alla conclusione del Concilio di Trento, prevarr lar-
gamente nellarchitettura a Roma rispetto agli apporti michelan-
gioleschi i cui esiti matureranno solo pi tardi.
Un autore, il nostro Cavagna, che privilegia modi espressivi
compassati sottraendosi alle innovazioni linguistiche, anzi attento,
nella sua intera produzione artistica, a vericare il rispetto delle
regole albertiane. Egli non alimenta quindi la transizione al ba-
rocco dellarchitettura napoletana e anche nelle occasioni in cui i
suoi modi esprimono solennit questa sempre determinata dal
controllo matematico dello spazio, mai dallesuberanza formale.
Il repertorio decorativo sempre ridotto al minimo. A Napoli
come a Procida nel palazzo dAvalos, nei palazzi delle magistrature
cittadine di Macerata e di Ascoli e no alla chiesa di Fano da-
gli esordi alla maturit la sua aggettivazione formale sempre
asciutta e il suo classicismo, essenziale e razionale, non indugia
mai nel compiacimento anticheggiante. Luso degli ordini, sempre
ridotto al minimo, limitato ai momenti salienti della fabbrica e
41
La citazione tratta dal suo manoscritto relativo allinvettiva contro il progetto del pa-
lazzo vicereale di Domenico Fontana; cfr. A. Miola, Cavagni contro Fontana, cit.; cfr. anche
F. Strazzullo, Architetti e ingegneri dal 500 al 700, Napoli 1969, p. 79.
la sua impronta sobria resiste anche alle addizioni barocche degli
interni delle sue chiese, come accade a San Gregorio Armeno, resa
barocca solo sul volgere del Seicento dagli straordinari affreschi
di Luca Giordano e poi dalle decorazioni plastiche settecentesche
ideate da Nicol Tagliacozzi Canale, o nella sua ultima chiesa di
San Pietro a Valle di Fano dove il misurato impaginato continua
ad essere lelemento caratterizzante malgrado le esuberanti stuc-
cature di Pietro Solari e gli affreschi di Antonio Viviano. Ridotto
e sempre riconoscibile il suo repertorio lessicale: catene bugnate
a rafforzare nei cantonali laustera monumentalit delle facciate
(Monte di Piet di Napoli, Palazzo dellArringo di Ascoli Piceno),
basamenti rivestiti in lisce lastre di pietra (Banco del Popolo e Sedi-
le di Montagna a Napoli, palazzo dAvalos a Procida), al pi segnati
da fregi corridietro (Monte di Piet), cornicioni nemente scolpiti,
nestre ornate da riquadri a bassorilievo e inquadrate da massicce
cornici in pietra (Palazzo dellArringo, Monte di Piet, Banco del
Popolo), lesene fasciate da bugne (facciata di San Gregorio Ar-
meno, palazzo dellArringo). Motivi certo non innovativi in cui
preponderante la lezione del Cinquecento romano, da Sangallo il
Giovane e da questi a Vignola e a Giacomo Della Porta, come
vedremo pi avanti nellanalisi puntuale delle opere. Il suo arrivo
a Napoli pi che innovare tende quindi a riportare il classicismo
napoletano nelle linee corrette dei trattati quattro-cinquecenteschi
intervenendo in quella interpretazione popolaresca delle forme
classiche dalle alterate proporzioni attribuibile alla folta schiera di
seguaci dei Mormando e alle maestranze meno colte.
Altri, come il Valeriano o il di Conforto saranno pi innova-
tivi, aprendo la cultura architettonica napoletana allesperimento
barocco. Quella coltivata dal nostro Cavagna invece uninten-
zione stabilizzatrice del classicismo cinquecentesco: i suoi non
sono mai impeti, ma sempre rigorose riessioni.
10 Salvatore Di Liello
Tav. I: Pirro Ligorio, Casina di Pio IV, il Casino piccolo, Citt del Vaticano
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 11
Tav. II: Pirro Ligorio, facciata
della Casina di Pio IV, Citt del
Vaticano
12 Salvatore Di Liello
Tav. IIIa: Antonio da Sangallo il Giovane, Pianta del palazzo Baldassini,
Roma (da Letarouilly, dices de Rome moderne 1868)
Tav. IIIb: Antonio da Sangallo il Giovane, Facciata del palazzo Bal-
dassini, Roma (da Falda, Palazzi di Roma 1675)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 13
Tav. IV: Antonio da Sangallo il Giovane, cortile del palazzo Baldassini, Roma
14 Salvatore Di Liello
Tav. V: Antonio da Sangallo il Giovane, La
facciata della chiesa di Santo Spirito in Sas-
sia, Roma
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 15
Tav. VI: Antonio da Sangallo il Gio-
vane, Chiesa di San Marcello al
Corso, interno, Roma, da Bene-
detti 1984
16 Salvatore Di Liello
Tav. VII: Giovan Battista Cavagna, ritratto di papa
Sisto V (c. 1585), olio su tela, 128x99, Collezio-
ne Vincenzo Camuccini
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 17
Tav. VIII: Villa Montalto, Roma (da Vasi, Delle Magnicenze di Roma antica e moderna, 1747-1761)
18 Salvatore Di Liello
Tav. IX: Giacomo Della Porta, Pa-
lazzo Maffei-Marescotti, Roma
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 19
Tav. X: Vignola, Chiesa di
SantAndrea della Valle in
via Flaminia, Roma
20 Salvatore Di Liello
Tav. XI: Vignola, Villa Farnese, Caprarola
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 21
Tav. XII: Palazzo Altemps,
Roma
La formazione romana e gli esordi in pittura
Di famiglia di origine lombarda
1
, ma nato da un padre gi indicato
nei documenti come romanus, Giovanni Battista Cavagna nacque
quasi certamente nel quartiere romano di Campo Marzio, intorno
al 1530. Sulla sua nascita romana, le fonti non sono sempre con-
cordi limitandosi a segnalare, di volta in volta, i luoghi dove visse
per periodi pi lunghi: viene infatti indicato di origine romana a
Napoli e napoletana nellambiente marchigiano dove visse stabil-
mente dal 1605 no alla sua morte, il 19 luglio del 1613
2
.
Da tali indicazioni, volte a indicare la citt di immediata pro-
venienza senza documentare lorigine dellartista, che certo ebbe
in Roma, a Napoli e nelle Marche i poli della sua attivit, si di-
scosta unicamente il cronista dei frati minori conventuali Felice
Ciatti quando, in occasione della sua visita al convento napole-
tano nel 1639, a proposito del progetto di ampliamento per la
chiesa di Santa Maria Apparente a Napoli, afdato al Cavagna,
riporta Opus meditatum Cavagna Perusino
3
, unannotazione
mai pi riproposta dagli autori successivi.
1 Da ricerche presso gli archivi lombardi emergerebbe che non appartiene al casato dei Cava-
gna di Gualdana e non risulterebbe parente del pittore bergamasco, suo contemporaneo, Gian
Paolo Cavagna (c. 1556-1627); non possibile documentare contatti con i Cavagna di Bergamo il
cui blasone rafgura una croce dorata su fondo azzurro e un cavagno doro su fondo rosso; sulla
famiglia Cavagna di Bergamo G. B. Di Crollalanza, Dizionario Storico Blasonico delle famiglie nobili e
notabili italiane estinte e orenti, Bergamo 1965, 3 voll, vol. 3, p. 99; sui Cavagna Sangiuliani di Vo-
ghera e Pavia si confrontino invece A. Cavagna Sangiuliani, Antica e nobile famiglia Cavagna-Cavagnus
di Voghera e di Pavia, Voghera (PV) 1903; sui Cavagna di Gualdana e sulla cappella appartenente
alla famiglia cfr. anche Id., DellAbazia di S. Alberto di Butrio e del Monastero di Santa Maria della Piet
detto il Rosario in Voghera, Milano 1865, p. 204; vedi anche L. C. Bollea, In memoria del conte Antonio
Cavagna Sangiuliani, Pavia 1914, con stemma e albero genealogico della famiglia.
2
Ad 19 di luglio 1613. M. Gio. B. Cavagna Architetto di S. Casa fu sepolto in questa
nostra chiesa il d sopradetto, Archivio della Santa Casa di Loreto (ASCL), Mortuor I,
1566-1617, p. 18, cfr. doc. 197 in Appendice.
3
Il documento pubblicato in E. Ricciardi, La chiesa e il convento di S. Maria Apparente in
Napoli, in Archivio Storico per le Province Napoletane, 1998, p. 440 sg.
La sua nascita romana invece avvalorata dal contratto di
locazione di un suolo che il nostro architetto stipulava, il 18
settembre del 1577, con il monastero di San Silvestro in Capite
a Roma, al ne di costruire la propria abitazione
4
.
Si trattava di un appezzamento di terra lungo via Ferratina,
oggi via Frattina, che prendeva il nome per la presenza nel luogo,
allora ancora poco urbanizzato, del palazzo del vescovo Barto-
lomeo Ferratini costruito fra il 1562 e il 1571 e poi inglobato
nelledicio di Propaganda Fide
5
.
Nel contratto, redatto dal notaio Antonio Palumbo, il Cava-
gna indicato quale lio Ioannis Cavagne Romanus regionis
Campi Martiis, nello stesso quartiere dove risiedevano i genitori
e dove intendeva costruire la propria residenza, fra via Frattina
e via della Vite, da realizzarsi nel termine di due anni: il detto
conduttore
6
riporta latto riferendosi al nostro autore si
obbliga di fare in detto sito in termine di doi anni da cominciare
da hoggi e come sequita da nire miglioramenti di scudi cento di
moneta
7
. Nello stesso atto veniva altres precisato che, in caso
di ritrovamenti di reperti antichi durante i lavori, questi dovevano
essere segnalati alle religiose e quelle siano libere del detto mo-
nasterio et volendole le sopradette monache esse siano obbligate
a farle cavare, tirare e levare a loro spese quanto sarra di bisogno
[] It. Che il detto conduttore e suoi heredi e successori non
4
Cfr. S. Pressouyre, Nicolas Cordier: recherches sur la sculputure Rome autour de 1600, Roma
1984, 2 voll., vol. I, pp. 104-105 e pp. 299-319; cfr. anche J. Ligi, Congregatione dellOratorio
di Fano, manoscritto, [c. 1720], Biblioteca Federiciana di Fano, sez. I 76, pp. 113-119, vedi
doc. 198 in Appendice.
5
Sul Ferratini, vescovo di Amelia, cfr. G. Moroni, Dizionario di erudizione ecclesiastica da S.
Pietro ai nostri giorni, 103 voll., Venezia 1840-1861, vol. 24, p. 189.
6
ASR 30 Notai Capitolini, Ufcio 3, vol. 14, f 859, doc. 5 in Appendice.
7
Ibidem.
24 Salvatore Di Liello
possino affrancare detto sito in parte alcuna ne sui miglioramenti
da farsi del pagamento di detto annuo canone
8
.
I lavori furono compiuti nei termini pattuiti dal momento che
un successivo documento riporta: Il signor Gio Batta Cavagna
possiede una casa che fa faccia nella via ferratina che partendo
dal palazzo del Ferratino va alla via Del Corso e va a S. Lo-
renzo in Lucina conna da un lato con la casa che possiedono
M. Francesco e M. Stephano gli del [] Bartolomeo Socci e
dallaltro lato conna con le case che possiedono li heredi del
q. Defendino del moro tornitore e dalla parte di dietro fa faccia
nella Strada che si dice della Clausura del Monastero qual casa
lui lha fatta fabbricare sopra canne n. 59 e due terzi di sito
havuto in locatione del Monasterio a baiocchi 25 la canna come
ne appare per contratto rogato, il q. Antonio Palombo sotto il
di 18 settembre 1577 sib e fol. N 25 paga di canone ogni anno
al primo di Gennaio e primo di Luglio 8.85
9
.
La casa romana, il 3 gennaio del 1611, quando Cavagna risie-
deva ormai gi stabilmente a Loreto, sar acquistata dallartista
lorenese Nicolas Cordier
10
con il quale il Cavagna era in contatto
prima nellambito dellAccademia di San Luca e pi tardi, come
vedremo, della Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta
11
.
8
Ibidem.
9
ASR, Corporazioni Religiose femminili, Clarisse, San Silvestro in Capite, f 253; vedi
doc. 2 in Appendice.
10
Sullartista lorenese si veda in particolare S. Pressouyre, Nicolas Cordier, cit.
11
Il Cordier continu i lavori sullisolato di propriet di San Silvestro in Capite aggiungendo
un secondo immobile che non ebbe modo di veder compiuto in quanto mor il 24 novembre
del 1612. La seconda fabbrica fu poi completata da suo glio, Giovan Pietro Cordier il quale,
nel 1633, fu costretto a venderla per aver contratto debiti. Per il testamento del Cordier si veda
il documento in S. Pressouyre, op. cit., pp. 317-319; per le opere compiute da Giovan Pietro
Cordier si confrontino le pp. 345-349; a p. 346 si legge che nel 1633 la casa risultava nella
Certamente in questi anni egli fu in relazione anche con un
altro artista lorenese, un tal Jrme Coloms, un pittore poco
noto attivo in Italia agli inizi del Seicento che tuttavia non sfugg
al Dictionnaire dellHeineken che lo registra quale peintre, daprs
lequel B. Thiboust a grav le portrait de J. B. Cavagna
12
. Lesi-
stenza del ritratto del Cavagna, riportata anche da altre fonti
13
e
dal quale lincisore Benoit Thiboust intorno al 1690
14
trasse
unincisione confermerebbe la notoriet nellambiente romano
del nostro architetto, che le fonti descrivono adulto n dal 1545,
anno in cui sarebbe citato in un atto giudiziario
15
. da Roma
quindi che bisogna muovere per ricostruire un percorso pro-
fessionale non sempre lineare e, almeno prima dellarrivo a Na-
poli, eminentemente limitato a quello di pittore. Come pittore
romano citato per la prima volta il 17 agosto del 1569 in una
querela insieme a un non precisabile Nardo pittore
16
.
Strada Ferratina Rione Campo di Marzio () posta sotto la propriet delle dette Reverende
Monache di S. Silvestro la qual casa contiene lentrata, o andito con doi botteghe di sotto
rispondenti in detta strada Ferratina con le loro cantine di sotto, il cortile et una stanza al
paro del cortile con doi cantine di sotto, con quattro stanze al primo piano quattro stanze
al secondo piano, et altre tre al terzo piano con sua loggia sopra.
12
K.-H. von Heineken, Dicitionnaire des artistes dont nous avons des estampes avec une notice dtaille
des leurs ouvrages gravs, Leipzig 1778-1790, 4 voll., vol. I, p. 266; altre fonti lo segnalano attivo
anche a Bologna dove ebbe come allievo Jacques Courtois.
13
R. Roli, Unopera rmata di Jrme Coloms, in Arte antica e moderna, 21, 1963, pp.
47-49.
14
Sul Thiboust, nato a Chartres nel 1660, ma attivo a Roma negli ultimi decenni del
Seicento, si veda H. Rees, The Cyclopedia; or universal dictionary of Arts, Sciences, and Literature,
London 1819, 39 voll., vol. 16, p. 87.
15
Il Tiberia non cita la fonte relativa allatto giudiziario del 1545; cfr. V. Tiberia, La Com-
pagnia di S. Giuseppe di Terrasanta nei ponticati di Clemente VIII, Leone XI e Paolo V (1595-1621),
Martina Franca (TA) 2002, p. 110, n. 26.
16
A. Bertolotti, Artisti urbinati a Roma prima del secolo XVIII, Urbino 1881, p. 24.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 25
Lambiente nel quale si forma il giovane Cavagna non pi
ormai la Roma dei fasti di Giulio II, ma quello della Chiesa scossa
dalla Riforma nel pi ampio orizzonte del tramonto dellegemo-
nia economica e culturale delle signorie italiane, i cui territori
venivano invasi dalle truppe francesi e spagnole. Il sacco del
1527 tragica conferma della ne degli anni doro del Rinasci-
mento, di quella Roma luogo di delizie dellantico, di una citt
ricca di biblioteche e di gloriose vestigia, la cui retorica era stata
ininterrottamente alimentata, n dal medioevo, dai versi Roma
quanta fuit ipsa ruina docet di Hidelbert de Lavardin.
17
La citt in
rovina, i palazzi, le chiese e i conventi saccheggiati, e per diversi
anni la luce dellarte e dellumanesimo sembrer ormai spenta.
17
A. Chastel, Il sacco di Roma. 1527, Torino 1983.
E lo sfondo della catastrofe, della dispersione degli artisti e dello
smarrimento dei pi colti umanisti, aliment quelle aspre critiche
contro la Chiesa accusata di aver alimentato il mito pagano del-
la Citt Eterna. Sentimenti e risentimenti, espressi ancor prima
del Sacco delle truppe imperiali, che vedono una sintomatica
continuit fra le invettive di Martin Lutero, a Roma nel 1511,
ancor prima della denitiva ribellione del 1517, e le posizioni
antiumaniste di Adriano VI (1522-1523), sprezzante verso la
pomposit dei cardinali che avevano commissionato i capolavori
artistici nella Roma del primo decennio del Cinquecento. Lo ri-
corda Giorgio Vasari nella vita di Antonio da Sangallo il Giovane
quando, tratteggiando la realt romana degli anni di Leone X,
scrive: Intanto morendo, e con esso lui tutte le belle e buone arti
tornate in vita da esso e da Giulio II suo antecessore, succedette
Adriano VI nel ponticato, dal quale furono talmente tutte larti
e tutte le virt battute, che se il governo della sede apostolica
fusse lungamente durato nelle sue mani, interveniva a Roma nel
suo ponticato quello che intervenne altra volta, quando tutte le
statue avanzate alle rovine de Goti (cos le buone come le ree),
furono condannate al fuoco.
18
. Condanna della magnicenza
dei programmi del primo Cinquecento condivisa persino da un
colto umanista come Erasmo da Rotterdam, a Roma fra il 1506
e il 1509, che proprio nel 1527, nellanno del Sacco, scagliava nel
Dialogus Ciceronianus, pubblicato nel marzo del 1528, uno degli
attacchi pi diretti contro lumanesimo romano
19
. La critica di
18
G. Vasari, Le vite dei pi celebri pittori, scultori e architetti, 2 voll., La Spezia 1988, vol. II,
p. 107.
19
Per il clima intellettuale della Roma di questi anni cfr., in particolare, A. Chastel, op. cit.;
per le idee di Erasmo si vedano in particolare ivi le pp. 112-123; vedi anche S. Benedetti,
Architettura e Riforma Cattolica nella Roma del 500, Roma 1974.
Fig. 1: Anonimo, Veduta del Palatino e del Septizonio, disegno
26 Salvatore Di Liello
Erasmo appare particolarmente illuminante sulla cultura a Roma
negli anni immediatamente successivi al sacco, in quanto espressa
da un umanista non solo contrario alla rilassatezza dei costumi
e alla scarsa spiritualit della Chiesa, ma apertamente avverso
a quel culto dellantico, a quel fervore antiquario riconosciuto
come causa della paganizzazione della cultura e della vita ro-
mana negli anni di Leone X e di Raffaello.
La Chiesa romana, umiliata dalla Riforma che ne criticava gli
eccessi mondani perpetrati in nome dellarte e dellumanesimo,
soltanto nei primi anni trenta inizier a riconquistare quel presti-
gio in Europa che sembrava irrimediabilmente compromesso. Il
nuovo clima espresso innanzitutto da una rinnovata sensibilit
religiosa destinata a riscrivere i rapporti fra arte e societ nello
specchio di una rigida disciplina morale. Siamo negli anni in
cui i ponteci, a partire da Paolo III Farnese, eletto nel 1534,
e continuando con Giulio III (1550-1555), Pio IV (1559-1565),
Pio V (1566-1572) e Gregorio XIII (1572-1585), riaffermano
il prestigio e la centralit europea di Roma e della sua Chiesa,
chiudendo lepoca tollerante del Rinascimento e inaugurando
un clima di rigore e controllo sancito dalla Controriforma, che
porter allistituzione dellInquisizione (1542), alla censura della
stampa (1543) e allinizio del Concilio di Trento (1545).
In questa dimensione, forte il concorso delle strategie cultu-
rali attente a reagire alle accuse della riforma luterana che aveva
riconosciuto uninaccettabile continuit fra lassismo teologico,
corruzione dei costumi e culto dellantico. Per la chiesa della
Riforma cattolica persino il legame fra produzione artistica e
ricerche sullantico appare da riscrivere. Se lantico pu essere
instrumentum regni, si trattava di ripensare alla saldatura sul mondo
antico e pagano degli imperituri monumenti romani costruita
dalla Chiesa quattrocentesca. Ma presto il nuovo clima andr
ben oltre un semplice ripensamento: lultima convocazione del
Concilio di Trento, nel dicembre del 1563, coincideva con un
percorso di riforma pressoch ventennale nel cui specchio pren-
de forma lurgenza di una pratica artistica lontana dagli artici e
dalla sontuosit formale, e quindi espressione di una chiarezza
lessicale e di unimmediata comprensibilit del messaggio. Verso
questi nuovi valori muoveranno i pi importanti movimenti nati
in et tridentina come lOratorio di San Filippo Neri e la Com-
pagnia di Ges di SantIgnazio da Loyola (1540), tutti attenti
a promuovere, in campo artistico, una drastica semplicazione
delle ricerche sulle complesse spazialit centriche dei primi de-
cenni del Cinquecento, da Bramante a Raffaello e a Palladio.
Insomma una linea che denuncia una precisa rottura col mon-
do anticheggiante, intriso di mitologie precristiane
20
come la
denisce lucidamente Sandro Benedetti e che caratterizza la
produzione architettonica a Roma fra gli anni trenta e quaranta
del Cinquecento. Opere concepite in quel rinnovato clima di
rigore e semplicazione registrato negli scritti del Borromeo,
insofferente delluso generalizzato degli ordini architettonici an-
tichi, ma anche nel Trattato di Architettura del cardinale Alvise
Cornaro (1516-1584), pronto a rinunciare, in nome della essen-
zialit, anche ai fondamenti del classicismo
21
: riferendosi agli or-
dini, egli infatti scrive non tratter di tal forme perch hora ne
son fatti libri nuovi [] perch non ho per cosa necessaria, che
una fabbrica non possa essere bella, se ben non ha in se alcune
20
S. Benedetti, Lavvio pauperista alla prima stagione dellarchitettura gesuitica, in G. Sale, Pauperismo
architettonico e architettura Gesuitica, Roma 2001, p. 13.
21
Sul trattato del Cornaro cfr. P. Carpeggiani, Alvise Cornaro. Gli scritti di architettura, s. l.
1980; L. Puppi (a cura di), Alvise Cornaro e il suo tempo, (catalogo mostra), Padova 1980; S.
Benedetti, Fuori dal classicismo, Roma 1984, p. 20.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 27
di tal opere, essendo le Chiese di Santo Antonio di Padova, et
altri edici bellissimi, et pure non hanno adornamento alcuno,
n ordine Dorico, n Jonico, n Corinthio
22
.
Questo clima di rigore, fra moralizzazione e rinuncia alla re-
torica dellantico, certamente inu sulla formazione del Cavagna.
In quegli anni la scena dellarchitettura romana era dominata
dalle gure di Baldassarre Peruzzi e di Antonio da Sangallo il
Giovane. Questultimo, dopo la morte del Peruzzi nel 1536, era
diventato lincontrastato protagonista delle nuove opere nella
citt papale dove era restato, a differenza dei suoi contempora-
nei, negli anni immediatamente successivi al sacco, qualican-
dosi come lultimo allievo di Bramante ancora vivente e primo
architetto papale scelto per continuare il progetto di San Pietro
dal 1520, in seguito alla morte di Raffaello
23
. Larchitettura del
Sangallo orient la formazione di quella generazione di architetti
che, come il nostro Cavagna, in quegli anni muoveva i primi
passi nella pratica dellarte mostrando una velata ostilit per le
deviazioni stilistiche di Michelangelo che, se si esclude Giacomo
del Duca, non troveranno rilevanti riscontri nella seconda met
del Cinquecento
24
.
22
La citazione da S. Benedetti, Fuori dal classicismo, cit., p. 20.
23
Su Antonio da Sangallo il Giovane e sulla sua inuenza sullarchitettura romana del
Cinquecento si vedano almeno G. Giovannoni, Antonio da Sangallo il Giovane, Roma 1959, 2
voll.; S. Benedetti, Fuori dal classicismo, cit., pp. 31-66; G. Spagnesi (a cura di), Antonio da
Sangallo il Giovane: la vita e le opere, Atti del XXI congresso di storia dellarchitettura, Roma
1986; W. Lotz, Architettura in Italia. 1500-1600, Milano 1997, pp. 52-60; sulla Roma degli anni
del Sacco si veda soprattutto A. Chastel, op. cit.
24
Sullarchitettura a Roma in questi anni si confrontino S. Benedetti, Giacomo Del Duca e
larchitettura del Cinquecento, Roma 1972; R. Wittkower, op. cit., pp. 5-29; P. Portoghesi, Roma
Barocca, Roma 1973; L. Spezzaferro, La Roma di Sisto V, in F. Zeri (a cura di), Storia dellarte
italiana, III, V, Momenti di architettura, Torino 1983, pp. 365-405; S. Benedetti, Fuori dal clas-
sicismo, cit.; M. L. Madonna (a cura di) La Roma di Sisto V, catalogo mostra, Roma 1985; Fig. 2: Jacopo Tintoretto, Ritratto di Alvise Cornaro
28 Salvatore Di Liello
Architetti come Pirro Ligorio (1510-1583), Giacomo Della
Porta (1533-1602), Ottavio Mascherino (1524-1606), Flaminio
Ponzio (1560-1613), pur dichiarando la propria ammirazio-
ne per il genio della fabbrica di San Pietro, seppur quasi mai
apertamente, riconoscono nelle invenzioni michelangiolesche
un allontanamento dal canone del classicismo e dallequilibrio
bramantesco del primo Cinquecento, sacricato nelle pulsioni
plastiche, inquieta espressione di laceranti dubbi
25
. Vuole colui
che fa pi disordini in Architettura o in pittura essere adorato
26

sostiene il Ligorio nei suoi manoscritti riferendosi, senza mai
nominarlo, a Michelangelo et come se ne sguazza nella sua
ritrovata di rompimenti di morselletti et havendosi posto nel
cervello, desser Architetto ha rovinato quanti ordini et propor-
tioni si trovano nelle eccellenti opere antiche, et rompono la
testa a Vitruvio
27
.
Quella ricerca di esattezza formale e di rigore spinge gli archi-
tetti verso un recupero del classicismo nel quale prende forma, in
maniera pi o meno velata, un allontanamento da Michelangelo
e dalle sue deroghe al vitruvianesimo. Tale aspirazione allequi-
librio e alla misura lega fra loro i contributi di autori decisi a ri-
parlare di classicismo come fa il napoletano Pirro Ligorio (1513-
M. P. Sette (a cura di) Larte a Roma al tempo di Sisto V. Architetture per la citt, Roma 1992;
si veda in particolare il saggio di S. Benedetti, Larchitettura nel tempo della transizione. Note
su Domenico Fontana a pp. 7-11; cfr. A. Bruschi, Introduzione a Vignola. Ornamenti antichi/
architetture moderne, in R. J. Tuttle, B. Adorni, C. L. Frommel, C. Thoenes (a cura di), Jacopo
Barozzi da Vignola, Milano 2002, pp. 9- 23; A Bruschi, Roma. Dal Sacco al tempo di Paolo III
(1527-1550), in A. Bruschi (a cura di), Storia dellarchitettura italiana. Il Primo Cinquecento, Milano
2002, pp. 160-207.
25
Vedi, fra gli altri, P. Portoghesi, op. cit., pp. 79-90.
26
Ivi, p. 80.
27
Ibidem. Fig. 3: Antonio da Sangallo il Giovane, Palazzo Baldassini, Roma
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 29
1583), a Roma dal 1534, quando nei suoi celebri manoscritti vede
nellordine classico una rassicurante certezza e critica i dubbi
anticlassici del manierismo
28
. La posizione viene confermata dal
Baglione che proprio nella biograa dellarchitetto napoletano
riporta, a proposito dei lavori di questi al Vaticano, Ma dopicch
mor Michelangelo, ed in suo luogo fu posto Jacopo Barozzi da
Vignola, Pirro anchegli seguitava, ma con ordine di osservare
inviolabilmente il disegno fatto dal Buonarroti; il ch fu altres
da Pio V ne suoi tempi comandato. Ma il Ligorio prosuntuo-
samente volendo alterare quellordine fu dal Pontece con poca
28
Ivi, p. 79 sg.
sua riputazione, a gran ragione, da quella carica rimosso
29
. La
posizione, per fermarsi al Ligorio, trova traduzione in architet-
tura nelluso dellordine classico adottato a villa dEste a Tivoli
o nella casina di Pio IV al Vaticano (1558) dove, a meno della
quantit di rilievi e decorazioni, il prototipo risulta ancora rin-
tracciabile nel classicismo del primo decennio del Cinquecento
della Farnesina del Peruzzi.
Da Sangallo il Giovane ai suoi numerosi seguaci, come con-
ferma Vasari quando indica quella setta sangallesca, si sostan-
zia la ricerca di un canone ispirato a un pi severo classicismo,
incline alla semplicazione della monumentalit e della magni-
cenza archeologica di Bramante e Raffaello. quel che per-
segue Sangallo nella sua architettura n dalle prime opere come,
per citare un edicio destinato a sedimentarsi nellarchitettura
napoletana del Cavagna, nel palazzo costruito a Roma, fra il
1516 e il 1519, per Melchiorre Baldassini. Qui lautore realizza,
com stato pi volte rilevato,
30
uno scatto a ritroso dove pi che
ai celebrati modelli di palazzo Caprini (1501-1510) o a quelli di
Raffaello a lui contemporanei dei palazzi Branconio-dellAquila e
Vidoni-Caffarelli, egli guarda ai modelli del primo Quattrocento
orentino precedenti alla tradizione anticheggiante inaugurata da
palazzo Rucellai.
31
Nel palazzo Baldassini, a una pianta compatta
svuotata al centro da un cortile quadrato, corrisponde una fac-
ciata semplicemente segnata da fasce marcapiano. Queste scan-
discono la supercie dove lautore rinuncia sia al bugnato rustico
29
G. Baglione, op. cit., p. 10.
30
S. Benedetti, Fuori dal classicismo, cit., pp. 42-46; sul palazzo Baldassini si veda anche
W. Lotz, op. cit., pp. 35-37.
31
Sullargomento cfr. W. Lotz, op. cit., p. 35 sg.; S. Benedetti, Fuori dal classicismo., cit.,
pp. 42-44; per questi anni, pi in generale, si veda anche F. P. Fiore, Roma, le diverse maniere,
in A. Bruschi (a cura di), Storia dellarchitettura italiana, cit., pp. 132-159.
Fig. 4: Antonio da Sangallo il Giovane, Chiesa di Santa Maria di
Loreto, Roma
30 Salvatore Di Liello
nel piano terra, delimitato da una cornice ornamentale su cui
poggiano anche le nestre del primo livello, che allinserimento
dellordine nel piano nobile limitato soltanto alle semicolonne
doriche del portale.
nellascendenza verso il Quattrocento orentino di palazzo
Baldassini e, pi in generale, nella riduzione degli accenti pla-
stici e monumentali, che si compie la formazione giovanile del
Cavagna negli anni in cui larte rientrava sotto il controllo della
Chiesa controriformata. La dialettica fra regola e libera ispira-
zione alimentava una rinnovata produzione teorica che trovava
nelle attivit delle accademie un momento fondante. Del resto le
accademie della seconda met del Cinquecento erano istituzioni
rigidamente organizzate, rivolte s alla formazione soprattutto
teorica degli artisti, ma ben presto chiamate anche a svolgere un
Fig. 6: Raffaello, Palazzo Vidoni-Caffarelli, Roma Fig. 5: Bramante, Il Palazzo Caprini a Roma, in unincisione di Antoine
Lofrry
Fig. 7: Raffaello, Il Palazzo Branconio dellAquila, a Roma, in unin-
cisione del sec. XVII
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 31
ruolo di enti consultivi per questioni artistiche di ogni genere. A
partire dal 1578, Giovan Battista Cavagna citato come pittore
negli Introiti dellAccademia romana di San Luca, la celebre isti-
tuzione controllata dallautorit papale
32
. Un contatto tuttaltro
che sporadico se nel 1581 continua a essere citato nei documenti
come novo consule
33
prima insieme al pittore gaetano Scipione
32
M. Battista Cavagni pittore deve dare del suo introito scudi due di moneta, Archivio
dellAccademia di San Luca (AASL), Introiti, vol. 2, f 75 v., cfr. doc. 6 in Appendice; M.
Battista Cavagna a datto a Scipioni pulzone consolo per il suo introito scudi dui di moneta
questo d 28 maggio 1578, dico 2., ivi, f76 r.; cfr. doc. 7 in Appendice.
33
Ivi, vol. 41 f 18 r., doc. 8 in Appendice.
Pulzone
34
e poi al pittore Federico Zuccari
35
, legame, questulti-
mo, che avvicinerebbe le idee del Cavagna alle posizioni ufciali
della cultura accademica.
Ecco che proprio nello specchio dellAccademia di San Luca
prende forma il prolo culturale di un Cavagna vicino alla cultura
accademica che vedeva fra i pi autorevoli interpreti in quegli
anni proprio Federico Zuccari che elever nel 1593 il sodalizio
di San Luca al rango di scuola darte, destinata a costituire un
modello per tutte le istituzioni successive
36
. Contemporaneo del
nostro autore e convinto antinaturalista, Federico Zuccari, vicino
allambiente ponticio e in contatto diretto con Gregorio XIII,
dedic grande attenzione alle questioni teoriche, prima fra tutte
a quella dellidea platonica di disegno interno, ossia di unarte
quale ipostasi, manifestazione divina: unidea aprioristica svinco-
lata dalla natura, come ebbe modo di sviluppare nel suo trattato
Lidea de pittori scultori e architetti, del 1607. E non meno fruttuosi
furono i contatti del Cavagna con il pittore Scipione Pulzone
(1550-1598), console dellaccademia di San Luca nel 1573, fra il
1577 e il 1579, e ancora nel 1581 e 1582, celebratissimo ritrattista
di cardinali
37
, nonch interprete di una pittura sacra connotata
34
Adi 25 marzo 1581. Fu lultima dominica del misi e si fece la congregatione oridinaria
nel solito luoco alla sapienza con intervento di 28 persone e mi furno rassignati gli introiti
di dinari sotto S.ri Consuli M. Scipioni gaetano e M. Gio.batta Cavagna, ivi, f 19 r.,; docc.
8 e 9 in Appendice.
35
5 agosto 1581. A di detto doppo la missa fu la nostra solita congregatione [] e fu
dicchiarato consule M. Giobatt.a Cavagna ad conditio di haver compagno Federico Zuccaro
consuli delli anni passati da conrmarsi la prima dominica di ottobre alla presentia di esso
M. Federico Zucaro., ivi, f 88 v., doc. 10 in Appendice.
36
Sullo Zuccari cfr. A. Bertolotti, Federico Zuccari, in Giornale di erudizione artistica, V,
fasc. V-VI, 1876, pp. 129-152.
37
Gi il Baglione lo descrive come grande ritrattista; cfr. G. Baglione, op. cit., pp. 50-51.
Fig. 8: Documento contabile dellArchivio dellAccademia di San Luca,
Roma, (Introiti, vol. 2, f 92)
32 Salvatore Di Liello
da una matrice accademica e da una chiarezza espressiva la cui
inuenza sulla pittura del Cavagna appare evidente nel dipinto
Presentazione di Ges al Tempio del 1591, rmato dal nostro autore
e inserito nel retablo dellaltare maggiore della chiesa di Santa
Maria de la Vid a Burgos
38
.
Nel 1583, dopo essere stato console dellAccademia di San
Luca nei due anni precedenti, Cavagna chiedeva di aderire alla
Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta, la potente Congrega-
zione, pi tardi nota con il titolo Virtuosi del Pantheon, sorta
nel 1542 per iniziativa del canonico Desiderio dAudiutorio e
riconosciuta dal papa Paolo III, il 5 ottobre dello stesso anno.
La celebre istituzione, che godeva della protezione del pontece
e aveva sede al Pantheon
39
, raccoglieva i pi importanti architetti,
pittori e scultori presenti a Roma nella met del Cinquecento, fra
cui, per citare alcuni degli autori in contatto con il nostro architet-
to, ancora Federico Zuccari e quel lorenese Nicolas Cordier che,
ammesso ufcialmente nella Compagnia il 16 maggio 1604
40
,
avrebbe acquistato, come abbiamo visto, nel 1611 la casa roma-
na del Cavagna a Campo Marzio. Operando sotto legida delle
pi alte sfere religiose, la Compagnia del Pantheon procurava ai
38
A. Venditti, voce G. B. Cavagna in Dizionario, cit., p. 561. Il dipinto parte del retablo
realizzato insieme a Fabrizio Santafede, Girolamo Imparato e Wenzel Cobergher. Sulla de-
rivazione pulzoniana del dipinto si veda P. Leone de Castris, Pittura del Cinquecento a Napoli.
1573-1601, lultima maniera, Napoli 1991, p. 251; riguardo allattivit di pittore del Cavagna
cfr. anche il regesto a p. 323.
39
Sullinuenza della Congregazione sullarte a Roma cfr. A Bruschi, Introduzione a Vi-
gnola, cit., p. 11; Alla congregazione era stata assegnata la cappella di San Giuseppe di
Terrasanta, cos intitolata perch il fondatore vi aveva collocato una cassetta contenente
terra da lui raccolta in Palestina.
40
Cfr. V. Tiberia, La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta nel XVI secolo, Galatina (LE)
2000, p. 143.
propri soci contatti e favori ma soprattutto incarichi professionali
di rilievo. Lammissione ufciale del Cavagna alla congregazione
del Pantheon risale all8 gennaio del 1584
41
e da allora i verbali
della Compagnia documentano che il Nostro continu a essere
41
La proposta dellammissione del Cavagna alla Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta
risaliva al 13 dicembre del 1583; cfr. V. Tiberia, La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta nei
ponticati, cit., p. 111.
Fig. 9: Giovan Battista Cavagna, Presentazione di Ges al Tempio,
chiesa di Santa Maria de la Vid, Burgos
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 33
in contatto con la Confraternita anche quando, nel decennio
successivo, risiedeva ormai pi stabilmente a Napoli.
Il 13 dicembre del 1597, infatti, i rapporti fra il Cavagna e
il sodalizio del Pantheon erano ancora tali da suggerire al reg-
gente Giovan Maria Nanino di inviare una richiesta a Giovanni
Antonio Dosio e a Giovan Battista Cavagna, entrambi in quei
tempi abitanti a Napoli, pregandoli di ricordare a Ippolito Valle,
anchegli nella citt partenopea, di voler satisfare alla Compagnia
quanto deve, e che non voglia esser ingrato al benetio ricevuto
dalla Compagnia
42
. E del resto anche quando il nostro autore
viveva ormai a Loreto continuava a essere fra i pochi architetti
membri della confraternita: ancora nel 1610 infatti insieme a
42
Ivi, p. 110.
Gaspare Guerra e a Flaminio Ponzio, che entrava nel Sodalizio
il 22 aprile di quellanno, fra i pi noti architetti della Compa-
gnia. Anche poche settimane dopo, quando nelladunanza dell11
agosto 1613 il segretario della Congregazione Giovanni Guerra
dava notizia dellavvenuta morte del Cavagna, lo ricordava come
architetto della Santissima Casa
43
di Loreto e per lui il Reggente
ordinava di celebrare una messa di suffragio.
Il rientrare negli ambienti delle inuenti accademie procur
al Cavagna non pochi incarichi, per quanto esclusivamente legati,
prima di spostarsi da Roma, alla sua attivit di pittore: fra il 1581
e il 1582 lo troviamo infatti impegnato nelle decorazioni della
villa Montalto allEsquilino, realizzata dal 1576 su richiesta di
Felice Peretti, il futuro Sisto V nominato cardinale nel 1570, su
disegni di Domenico Fontana che progett un articolato com-
plesso di edici, fontane, viali alberati e giardini con statue, pi
tardi descritti nei resoconti dei viaggiatori fra Sei e Settecento
44
.
I documenti segnalano che, nei lavori di villa Montalto, il Cava-
gna collaborava con il pittore pesarese Giovanni Paolo Severi
45

43
Ivi, p. 199.
44
Sulla villa cfr. G. Matthiae, La villa Montalto alle Terme, in Capitolium, XIV, 1939, pp.
139-147; C. DOnofrio, Una grande scomparsa: Villa Massimo in Roma, in Capitolium, XLV,
1970, 2-3, pp. 59-63; M. Caperna, La fontana del prigione in M. P. Sette (a cura di) Larte a
Roma al tempo di Sisto V, cit., pp. 159-173.
45
Il Bertolotti nelle note su Federico Zuccari riporta alcune notizie su Giovanni Paolo
Severi, nominato nel processo come lavorante nella vigna del cardinale di Montalto ()
che aveva per compagno certo G. B. Cavagna, luno e laltro poco conosciuti. Lautore
non precisa alcunch sul Cavagna per il quale anche in dubbio se non dovesse trattarsi
del pittore bergamasco Giovanni Paolo Cavagna (1556-1627) o del glio di questi, detto il
Cavagnolo; cfr. A. Bertolotti, Federico Zuccari, in Giornale di erudizione artistica, V, fasc.
V-VI, 1876, pp. 129-152, la citazione a p. 131 sg.; nei successivi scritti lautore riporta altre
incerte notizie sul Cavagna; a riguardo si vedano A. Bertolotti, Artisti urbinati a Roma prima
del secolo XVIII, Urbino 1881, p. 24 sg.; Id., Artisti lombardi a Roma nei secoli XV, XVI, XVII,
Fig. 10: Pianta del complesso di Villa Montalto, Roma (da Falda, Il
secondo libro del novo teatro delle fabriche, 1667 ca.)
34 Salvatore Di Liello
insieme al quale pochi anni dopo, il 7 giugno 1585, presentava
conti alla Camera Apostolica per larmi fatti alli stendardi grandi
et piccioli et per le trombe della Guardia di N. S. et Bandiera
di Castillo
46
.
Forse proprio nellambito del lungo cantiere di villa Peretti
matur il prestigioso incarico del ritratto di Sisto V, un dipinto
rmato dal Cavagna, probabilmente nel 1585
47
. Felice Peretti
ripreso da sinistra, secondo quella posa ritrattistica che aveva
2 voll., Milano 1881, vol. I, a p. 125, lautore scrive lo Zani registra tre pittori bergamaschi
cognominati Cavagna; non so se si debba aggiungere un G. B. Cavagna che nel 1585 insieme
con Gio. Paolo Severi facevano pitture al Vaticano.
46
ASR, Camerale I, Giusticazioni di Tesorerie b. 15, 1584-89: Die 7 junij 1585 io Paulus
pisarensis pictor nomine suo et Gio baptiste Cavagne exhibuit haec computa mi camera
Apostolica [] Rev. Mi SS. Ri, a questo conto del Pittore per larmi fatti alli stendardi
grandi et piccioli et per le trombe della Guardia di N. S. et Bandiera di Castillo. Le SS. VV si
faranno mostrare gli ordini sufcienti di far tal Armi et le ricevuta delle consignationi. Circa
il prezzo mitte le signorie vostre faranno vedere quanto si vende il [] et delli lavori
[] , cfr. doc 3 in Appendice. Nelle pagine successive dello stesso documento si riportano
ulteriori lavori: Conto dellopere fatte di pittura nelli stendardi et trombe della Guardia di
sua Santit et bandiera di castello fatte da Gio. paolo da pesaro et Giovanni Battista Cavagna
compagni pittori di Palazzo [] Prima per haver fatto 14 arme del papa in taffetta tondino
quale sono state commesse nelli stendardi et trombe vecchie et furno fatte per la preseria,
per non esserci tempo da far le nove per la festa di incoronazione di sua Santit maest
[] e luna per essere il taffetta et spesa tutto [] . E poi deve per aver fatto detti Arme di
Sua Santit con il nome suo messe doro. Et dargento nella bandiera di castello. E poi deve
avere per sei pennoni di trombe grandi con le arme di sua Santit et fregi attorno doro et
argento [] E poi deve per li altri sei pennoni piccoli delle trombe con larme di sua Santit
et per fregi doro et dargento per ciascheduno.
47
Il ritratto conservato nel Palazzo Camuccini di Cantalupo in Sabina; cfr. F. Petrucci,
Pittura di ritratto a Roma. Il Seicento, 3 voll., Roma 2008, vol. I, p. 22, g. 25. Per il ritratto,
recentemente presentato in una mostra a Washington, si veda anche F. Petrucci, Papi in posa.
500 years of papal portraiture, catalogo della mostra, Roma 2005, scheda XVIII, p. 86, dove
lautore segnala un ritratto speculare a quello del Cavagna, attribuibile alla sua bottega e
conservato nei depositi dei Musei Vaticani, inv. 41207.
Fig. 11: Giovan Battista Cavagna, ritratto di papa Sisto V, olio su tela,
collezione Vincenzo Camuccini
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 35
raggiunto il suo apice a Roma grazie soprattutto allopera di
Scipione Pulzone, gi descritto dal Baglione come grande ritrat-
tista
48
. Una chiara ascendenza, a cui tuttavia il Cavagna aggiunge
la variante del braccio benedicente, sintomatica della frequenta-
zione fra i due artisti maturata n dagli anni precedenti quando
entrambi condividevano la carica di console nellAccademia di
San Luca prima dellinsorgere dei contrasti tra Federico Zuccari
e il Pulzone che come racconta il Baglione per cagione di
pittura, e non volle pi venire allAccademia di San Luca, dove
anchesso aveva il suo pretesto di preminenza
49
. Realismo di
chiara derivazione nordica, vis narrativa e cura dei dettagli di
prevalente matrice pulzoniana caratterizzano il ritratto del papa
Peretti conservato a Cantalupo in Sabina: diversamente da altri
ritratti di Sisto V
50
, ritualmente ripreso con lo sfondo della cu-
pola di San Pietro e dellobelisco nella piazza antistante, le due
maggiori imprese del suo ponticato, nel ritratto del Cavagna
non c alcun riferimento esterno che potrebbe distrarre locchio
dalla gura: il papa diventa simbolo di se stesso e la posa ieratica,
ripresa lievemente dallalto in modo da evitare la sovrapposizione
della mano benedicente al viso, si staglia in uno spazio limitato,
costruito attraverso i dettagli del tendaggio, della poltrona e del
campanello con lo stemma Peretti sul tavolo, dove trova spazio
il taccuino con la rma Per Gio. Batta Cavagna.
Occorre ancora fermarsi nellambiente romano per ricostruire
alcune tappe dell attivit del nostro autore durante gli anni ottanta.
48
G. Baglione, op. cit., pp. 50-51.
49
Ivi, p. 51.
50
Si veda il ritratto attribuito ad Antonio Scalvati da Redig de Campos, ma recentemente
restituito alla paternit del mantovano Pietro Facchetti; cfr. la scheda di A. Vannugli in M.
E. Tittoni, F. Buranelli, F. Petrucci, (a cura di ), Papi in posa. Dal Rinascimento a Giovanni Paolo
II, catalogo mostra, Roma 2004, p. 66 sg.
Fig. 12: Antonio da Sangallo il Giovane, chiesa di S. Spirito in Sas-
sia, Roma
36 Salvatore Di Liello
Questi si erano aperti con i dipinti nella villa Montalto e continua-
rono con i lavori, ancora da pittore, nella cappella di San Nicola da
Tolentino
51
nella quattrocentesca chiesa di SantAgostino a Campo
Marzio. Nel 1582 la cappella, documentata n dal 1448, veniva
concessa al conte di Sarno Vincenzo Tuttavilla che, discendente
del fondatore della chiesa di SantAgostino, il cardinale Guglielmo
51
Cfr. A. M. Pedrocchi, La cappella di San Nicola da Tolentino in SantAgostino a Roma: risvolti
di unannosa diatriba, in Bollettino darte, 135-136, 2006, pp. 97-116.
dEstoutville camerlengo di Sisto IV, programm la ristruttura-
zione della cappella afdandone il progetto delle decorazioni al
Cavagna, che le fonti indicherebbero come coordinatore dellin-
tera realizzazione
52
. Egli citato infatti in un documento, datato
1 dicembre 1588, che conferma il suo impegno per la percien-
dam cappellam
53
dove, nel giro di sei mesi, avrebbe concluso la
decorazione della volta
54
. Per tali lavori il nostro autore, indicato
come Romano pittor
55
, avrebbe percepito quattrocento scudi
e si sarebbe avvalso della collaborazione di Sebastiano Guerra,
citato nel documento quale pittore modenese. Si trattava dellar-
tista presumibilmente imparentato con il pi noto pittore mode-
nese Giovanni Guerra, anchegli coinvolto nelle decorazioni della
villa Montalto allEsquilino, nonch membro Compagnia di San
Giuseppe di Terrasanta
56
e quindi certamente in contatto con il
Cavagna. Per le decorazioni della cappella, come confermano le
ricerche condotte durante il recente restauro,
57
furono ingaggiati
anche i pittori Vincenzo Conti e Andrea Lilio, chiamati ad operare
malgrado le difcolt nanziarie del committente conte di Sarno,
che causarono linterruzione dei lavori almeno no al 1597.
58
52
Ivi, pp. 97-116.
53
Per il documento si veda ivi, p. 115.
54
Ibidem.
55
Ibidem.
56
Riguardo ai Guerra, il Baglione non riporta alcuna notizia di Sebastiano. Degli artisti di
tale famiglia modenese il biografo cita Giovanni Guerra, pittore di Sisto V, Gaspare, archi-
tetto, e Giovanni Battista pittore; G. Baglione, op. cit., p. 150. Giovanni Guerra l11 agosto
del 1613, in qualit di Segretario della Compagnia di San Giuseppe di Terrasanta, in una
congregazione del Sodalizio del Pantheon annunci ai confratelli la morte del Cavagna; cfr.
V. Tiberia, La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta, cit., p. 199.
57
Cfr. A. M. Pedrocchi, op. cit., pp. 99-101.
58
Nei lavori successivi il Cavagna non risulta presente; lopera, ancora sospesa nel 1609,
sar poi ripresa per concludersi soltanto nel 1618; cfr. ivi, p. 110.
Fig. 13: Vignola, Frontespizio del trattato Regola delli cinque ordini
darchitettura, edizione del 1563
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 37
Fig. 14: Vignola, Regola delli cinque ordini darchitettura, lordine co-
rinzio, edizione del 1562, tav. XIX
Fig. 15: Vignola, Regola delli cinque ordini darchitettura, lordine io-
nico, edizione del 1562, tav. XVIII
38 Salvatore Di Liello
Durante gli anni ottanta, il Cavagna era in piena attivit nella
citt ponticia dove, secondo le fonti, fra il 1586 e il 1601 condu-
ceva, insieme a Domenico Foraboschi e poi a Giovanni Guerra,
una bottega nei pressi della chiesa di San Nicola de Cesarini nel
luogo corrispondente oggi a largo Torre Argentina, non distante
da via Frattina dove abitava
59
. Altri documenti lo indicano impe-
gnato, nel 1588, nel restauro dellaffresco della Madonna delle Scale
nel palazzo dei Conservatori al Campidoglio
60
, e nel 1590 nei
dipinti della sala della Cosmograa di Palazzo Altemps, ancora
con Sebastiano Guerra
61
. Il Bertolotti ci avverte ancora che nel
1587 fu coinvolto in una querela per colpi e bastonate dalla quale
non riport condanne
62
.
Lungo lasse dei rapporti fra accademie, trattatistica tardo-
cinquecentesca e ricerche verso una declinazione del classicismo
attenuata nei suoi accenti di solennit e magnicenza, si com-
pongono gli anni della prima produzione del Cavagna, pittore
a Roma e architetto solo in seguito ai suoi primi contatti con
Napoli. Accademie, trattati e grandi gure di maestri, ma non
solo: a chiarire meglio lambiente dove matura la formazione
del Cavagna sono anche quelle tendenze, non sempre coerenti
fra loro, in atto a Roma in quegli anni. Occorrerebbe valutare
quel tempo della transizione
63
individuato da Sandro Benedetti
quando, sullopera di Domenico Fontana per Sisto V, distingue le
fasi di stabilit dei primi due decenni del Cinquecento da quelle
pi incerte in cui si abbandonano le regole e ci si inoltra in
59
V. Tiberia, La Compagnia di S. Giuseppe di Terrasanta nei ponticati, cit., p. 110 sg.
60
Ivi, p. 111, n. 26; si tratta presumibilmente dellaffresco realizzato da Antonio da Viterbo
sul nire del XV secolo.
61
Cfr. A. M. Pedrocchi, op. cit., p. 97.
62
A. Bertolotti, Artisti urbinati, cit., p. 25.
63
S. Benedetti, Larchitettura nel tempo della transizione, cit., pp. 7-11. Fig. 16: Giacomo Della Porta, Palazzo Maffei-Marescotti, Roma
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 39
territori inesplorati sperimentando ricerche maturate fuori dai
recinti della stabilit divenuta consuetudine
64
.
Ma se per Domenico Fontana ben evidente lappartenen-
za a questa fase di transizione in cui le regole del classicismo
bramantesco passano da codice a sfondo, come rileva ancora il
Benedetti
65
, il nostro Cavagna si sottrae a unespressivit dichia-
64
Ivi, p. 7.
65
Ivi, p. 8.
ratamente aperta alla sperimentazione. Anzi, ben noto quanto
egli criticasse Fontana e le sue deroghe al classicismo. Egli
decisamente pi vicino ad altri linguaggi come quelli del Vignola
lo evidenziava il Serra n dal 1921 e di Giacomo Della Porta.
Ma anche ben oltre i riscontri e i rimandi lessicali egli appare
impegnato nel recupero della chiarezza del disegno e del classi-
cismo rinascimentale. da questa prospettiva critica che occorre
quindi rileggere la requisitoria contro Domenico Fontana scritta
dal Cavagna a proposito del nuovo palazzo vicereale di Napoli.
Rimandando per ora una riessione sul suo progetto per quella
residenza, vale qui segnalare che, criticando il Fontana, il Cava-
gna palesa la sua adesione a un chiaro rigore classicista nelluso
degli ordini architettonici ed in particolare nel ordine dorico, nel
quale ci vanno tante osservanze de misure che come si escie da
quelle larchitettura resta falsicata e non vale
66
. Ecco la prima
e fondante cifra dellarchitettura del nostro autore, che del rigore
e della sobriet far i tratti dominanti del proprio linguaggio.
Verrebbe quindi di riconoscere in quellassenza di impeti
creativi lamentata dal Venditti, la precisa affermazione di una
scelta, di unidea di architettura decisa a rinunciare allaccentua-
zione dinamica, alle ambiguit lessicali, al magniloquente uso
degli ordini classici, a quella dirompente frattura dellequilibrio
e della staticit del classicismo rinascimentale alimentata da Mi-
chelangelo. Insomma un monito alluso razionale degli ordini ri-
chiamandosi a Vitruvio e allAlberti, in linea con le opere romane
di Antonio da Sangallo il Giovane, fra gli anni venti e trenta del
Cinquecento, e seguendo le Regole delli Cinque ordini dellarchitettura
del Vignola (1562) di cui ben nota linuenza sulla formazione
degli architetti contemporanei del Cavagna, fra cui soprattutto,
66
F. Strazzullo, Architetti e ingegneri, cit., p. 79.
Fig. 17: Giacomo Della Porta, Palazzo Crescenzi-Serlupi, Roma, da
Stoppa 2003
40 Salvatore Di Liello
almeno inizialmente, certamente di Giacomo Della Porta, artista
preferito dai papi Gregorio XIII (1572-1585) e Clemente VIII
(1592-1605). E come notava gi Roberto Pane, certamente anche
il linguaggio del Della Porta ebbe rilevante presa sul Cavagna,
che nelle sue architetture napoletane adotter sempre quel rigore
formale espresso dal Della Porta nei palazzi romani Maffei Mare-
scotti e Crescenzi-Serlupi
67
, entrambi realizzati negli anni ottanta
e certamente noti al Cavagna. Ascendenze prima sangallesche,
e quindi vignolesche e dellaportiane, nelle quali si compone la
scena dellarchitettura a Roma negli anni della formazione del
Cavagna, fra il 1550 e il 1560. Una stagione che vede maturare,
sotto legida tridentina, una generazione di artisti controllata dai
consiglieri ecclesiastici attenti a orientare larchitettura e le arti
in generale verso esattezza formale, rigore e semplicit, valori
resi tangibili dallattenuazione degli accenti monumentali e ca-
paci altres di alimentare il sentimento religioso dei fedeli. Si
pensi alle opere di Ottavio Mascherino
68
(1536-1606), principe
dellAccademia di San Luca nel 1604, che nel predisporre i primi
disegni del palazzo del Quirinale (1583-1585) per Gregorio XIII
cita non solo il Vignola del palazzo di Caprarola nella scala ova-
le ma, attraverso questi, giunge ancora una volta al classicismo
della Farnesina del Peruzzi nel rapporto fra corpo principale
e ali sporgenti. in questo ritorno al classicismo maturato a
Roma, nella cui scia conuiscono anche le esperienze del lom-
bardo Martino Longhi il Vecchio, (1534-1591), di Flaminio Pon-
67
Cfr., in particolare, M. Stoppa, Il Palazzo del Vicariato alla Pigna. Palazzo Maffei Marescotti
e i palazzi romani di Giacomo Della Porta, Roma 2003.
68
Cfr. ivi, p. 81 sg.; C. Brandi, Disegno dellarchitettura italiana, Torino 1985, p. 146.
zio (1560-1613)
69
e di Francesco da Volterra (ca. 1535- 1594)
70
,
che Giovan Battista Cavagna matura la sua adesione alla visione
classica dellarchitettura, in linea con quanto sancito dalla Chiesa
e dalle Accademie.
69
Sul Ponzio cfr. R. Wittkower, op. cit., pp. 14-21; P. Portoghesi, op. cit., pp. 82-85.
70
Per questautore si veda in particolare L. Marcucci, Francesco da Volterra. Un protagonista
dellarchitettura post-tridentina, Roma 1991.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 41
Tav. XIIIa: Francesco Rosselli (attr.), Tavola Strozzi (c. 1472)
42 Salvatore Di Liello
Tav. XIIIb: Bottega di Giulio Romano, Veduta a volo duccello di Napoli (1535-39), affresco nel palazzo Comunale di Anguillara Sabazia (Roma)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 43
Tav. XIV: Neapolis (da Mnster 1550)
44 Salvatore Di Liello
Tav. XV: Pieter Bruegel il Vecchio, Veduta di Napoli dal mare (1554-62)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 45
Tav. XVIa: Carlo Theti, Neapolis urbs ad verissimam efgiem
(1560)
Tav. XVIb: tienne Duprac, Antoine Lafrry, Veduta
di Napoli (1566)
46 Salvatore Di Liello
Tav. XVII: Jan van Stinemolen, Veduta di Napoli (1582), particolare
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 47
Tav. XVIII. Micco Spadaro, Processione di San Gennaro per leruzione del Vesuvio del 1631
48 Salvatore Di Liello
Tav. XIXb: Angelo Maria Costa, Veduta di palazzo Reale (1696)
Tav. XIXa: Didier Barra, Veduta di Napoli da occidente
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 49
Tav. XX: Didier Barra, Veduta di Napoli (1647)
50 Salvatore Di Liello
Tav. XXI: Franois de Nom, Veduta di Napoli (Daverio, collezione Silbernagl)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 51
Tav. XXII: Alessandro Baratta, Fidelissimae Urbis Neapolitanae cum Omnibus Viis Accurata et Nova Delineatio (1627), particolare
52 Salvatore Di Liello
Tav. XXIII: Onofrio Palumbo, Didier Barra, San Gennaro protegge Napoli (c. 1651), Napoli, chiesa della Trinit dei Pellegrini
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 53
Tav. XXIV: Domenico Fiasella, La Madonna di Citt (c. 1640), Napoli, chiesa della Piet dei Turchini
Lopera napoletana (1572-1605)
Larchitettura del Cinquecento a Napoli: un lungo Rinascimento
Il primo contatto del Cavagna con Napoli risalirebbe al 1572,
quando i precetti tridentini imposero alle Benedettine di San
Gregorio Armeno la ricostruzione del complesso monastico per
il quale le fonti, non sempre in modo concorde, assegnano a
Vincenzo Della Monica la realizzazione del monastero, conclusa
nel 1577, e al Cavagna il progetto della chiesa, iniziata nel 1572
e consacrata nel 1579
1
.
Seppur non confermata dai documenti, ci sarebbero tuttavia
i margini per considerare anche la possibilit, solo unipotesi, di
una collaborazione fra i due arteci, che vedrebbe il Cavagna
come architetto dellintera fabbrica, chiesa e monastero, e il Della
Monica quale sovrintendente nel lungo cantiere. Negli anni in cui
si portava avanti la ricostruzione del complesso nel cuore della
citt, il Cavagna risiedeva infatti ancora stabilmente a Roma dove,
come abbiamo visto, gura nei documenti nel 1577 per lacquisto
di unabitazione, nel 1578 come Console dellAccademia di San
Luca e, dal 1586, anche come titolare di una bottega, insieme
a Domenico Foraboschi, nei pressi della chiesa di San Nicola
de Cesarini. Egli era quindi ancora molto impegnato nella citt
papale e non risiedendo ancora stabilmente a Napoli si potrebbe
pensare a una collaborazione fra i due dove il Cavagna avrebbe
fornito il progetto dellintera costruzione e il Della Monica, ap-
partenente a unantica famiglia cavese di pipernieri e costruttori
1
Sullassegnazione della chiesa al Cavagna concordano le fonti, dal Catalani al Galante e
no a quelle contemporanee dal Pane alla Savarese; sullargomento si confrontino L. Catalani,
Le chiese di Napoli, Napoli 1845-1853, 2 voll., vol. I, pp. 99-101; R. Pane, Il monastero napoletano
di S. Gregorio Armeno, Napoli 1957; S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit. p. 20; F. Sricchia e A.
Zezza (a cura di), Bernardo De Dominici, cit., p. 620; A. Blunt, op. cit. p. 281; G. Cantone,
Campania barocca, Milano 2003, pp. 119-124.
particolarmente esperti nel condurre i cantieri, seguire i lavori
in qualit di sovrintendente alla fabbrica.
Negli anni dei primi contatti del Cavagna con la realt napo-
letana, in un periodo in cui iniziava a intensicarsi la sua attivit
di pittore a Roma, prima di entrare nellAccademia di San Luca,
dove citato per la prima volta nel 1578, larchitettura napole-
tana era largamente segnata soprattutto dallimpronta dei due
Mormando, Giovanni Donadio e Giovan Francesco di Palma
2
, il
2
Sui due architetti cfr. G. Filangieri di Satriano, Maestro Giovanni Mormando organista ed
architetto, in Archivio Storico per le Province Napoletane, IX (1884), pp. 286-304; C. N.
Sasso, Storia de monumenti di Napoli e degli architetti che li edicavano, 2 voll., Napoli 1856-58, vol.
II, p. 169; G. Ceci, Una famiglia di architetti napoletani del Rinascimento. I Mormanno, in Napoli
nobilissima, IX, (1900), pp. 167-172 e pp. 182-185; M. Rotili, op. cit., pp. 52-61; R. Pane,
Architettura e urbanistica del Rinascimento, in Storia di Napoli, Cava dei Tirreni 1974, p. 410
sg.; I. Di Resta, Sullattivit napoletana di Giovanni Donadio detto il Mormando, in Quaderni del
Fig. 18: Palazzo Di Capua-Marigliano, Napoli
56 Salvatore Di Liello
cui operato continuava a tradurre in chiave locale un repertorio
di forme architettoniche ancora saldamente agganciate al classi-
cismo rinascimentale orentino, cui non mancavano ibridazioni
quando i disegni dei due maestri venivano eseguiti da seguaci o
da maestranze meno colte. Un lungo rinascimento mai sopito
ancora dopo la met del Cinquecento e che inizier a segnare
il passo soltanto negli ultimi due decenni del secolo, quando la
committenza dei grandi ordini controriformati gesuiti, ora-
toriani e teatini incoragger gli artisti a sperimentare varianti
in quel linguaggio toscano introdotto a Napoli dagli architetti
rinascimentali Michelozzo, Francesco di Giorgio Martini, Lucia-
no Laurana, Giuliano da Sangallo e Giuliano da Maiano, di cui
proprio il Donadio fu allievo.
3
Mentre, da Firenze a Roma, larchitettura di Michelangelo de-
nunciava inquietudine verso leredit albertiana, sperimentando
grandi libert nelluso del repertorio linguistico della tradizione
quattrocentesca e ssando cos i termini di una nuova sintassi
affrancata dallastrazione delle armonie matematiche del primo
Rinascimento tesa ad esprimere dinamismo, a Napoli larchitet-
tura, nella prima met del Cinquecento, mostra il perdurare del
classicismo orentino.
Protagonisti indiscussi in questa stagione, come si accennava,
sono i due Mormando: edici come i palazzi di Capua poi Ma-
rigliano (1512-1513) e Saluzzo di Corigliano, o come la chiesa
di Santa Maria della Stella alle Paparelle (1519), su disegni del
Dipartimento PAU I, 1991, 2, pp. 11-22; A Venditti, La gura e lopera di Giovanni Donadio
detto il Mormando, in F. Strazzullo (a cura di), Palazzo Di Capua, Napoli 1995, pp. 117-145.
3
M. Rotili, op. cit.; R. Pane, Il Rinascimento, cit.; A. Blunt, op. cit., pp. 25-49; S. Savarese,
Francesco Grimaldi, cit., pp. 13-91; sullarchitettura napoletana del primo Cinquecento si veda
anche il recente A. Ghisetti Giavarina, Napoli, in A. Bruschi (a cura di), Storia dellarchitettura
italiana, cit., Milano 2002, pp. 468-479.
Donadio, mostrano una piena adesione al linguaggio toscano,
cui il colore scuro del piperno locale conferisce una marcata
evidenza monumentale
4
. Si pensi alla piccola chiesa alle Paparelle,
dal nome della famiglia Paparo che abitava nel terrazzamento
inferiore a via San Biagio dei Librai, il cui esterno, interamente
rivestito in piperno, svolge il tema albertiano della facciata di
chiesa risolta in chiave classica: un frontone nemente sagoma-
to e scolpito chiude una supercie armonicamente scandita dal
ritmo di quattro lesene su stilobate con capitelli compositi
4
Per queste architetture rinascimentali cfr.: R. Pane, Il Rinascimento, cit., p. 254; M.
Rotili, op. cit., pp. 54 sg.; A. Blunt, op. cit., pp. 40-45; F. Strazzullo (a cura di), Palazzo Di
Capua, cit.
Fig. 19: Palazzo Saluzzo di Corigliano, Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 57
scanalate e rudentate nel terzo inferiore come il maestro aveva
gi introdotto nel primo ordine del palazzo di Capua-Marigliano.
Elegante ed elaborato il disegno dei tre settori ripartiti dalle le-
sene: la lunetta cieca sul portale architravato, le profonde nicchie
sui due lati, le iscrizioni su lapidi di marmo bianco, i tondi ornati
da raggiera interna e le stelle scolpite compongono un impa-
ginato dal singolare risalto chiaroscurale, subito solennemente
riequilibrato dal frontone svuotato al centro da una semplice
nestra circolare e sormontato da tre anfore poste su altrettanti
grandi podi al centro e alla base del timpano.
La ricerca, volta allindividuazione di un equilibrio compo-
sitivo, continuata dal principale seguace nonch parente del
Donadio, Giovan Francesco di Palma, autore di numerose chiese
che sintetizzano con efcacia il quadro dellarchitettura sacra
napoletana con il quale si confronter n dai primi progetti il
Cavagna. La chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli (a
lui attribuita), la chiesa di Santa Maria di Donnaromita (1535)
5
,
quella dei Santi Severino e Sossio (1537)
6
, nonch quella di Re-
gina Coeli,
7
evidenziano la ricerca del di Palma e ne sintetizzano
il linguaggio: gusto per le superci scandite da membrature di
piperno, portali architravati aperti su facciate su due ordini rac-
cordati da volute laterali e coronate da frontoni classici, come
a Donnaromita e a Regina Coeli, interni ad aula ritmati da lesene
addossate a pilastri in piperno, come ancora a Donnaromita, ai
Santi Severino e Sossio e a Santa Maria delle Grazie a Capona-
5
M. R. Pessolano, La chiesa di Donnaromita e le superstiti strutture conventuali, in Napoli
nobilissima, vol. XIV, fasc. II, 1975, p. 63 sgg.
6
M. R. Pessolano, Il convento napoletano dei SS. Severino e Sossio. Un insediamento monastico nella
storia della citt, Napoli 1978.
7
A. Blunt, op. cit., pp. 40-41. Fig. 20: Chiesa di Santa Maria della Stella alle Paparelle, Napoli
58 Salvatore Di Liello
poli, qui con la variante del binato di semicolonne sul pilastro
in luogo delle lesene.
Tale ampia produzione, che vede larga parte della committen-
za religiosa e nobiliare interpellare i due celebri architetti, appare
sintomatica del perdurare di un classicismo ancora rivolto alle
armonie geometriche e alluso rigoroso degli ordini della tradi-
zione orentina, talvolta semplicata quando ad operare erano
allievi dei due maestri. Con lopera del di Palma giungiamo al
1570 e il suo coinvolgimento nel cantiere durante la conclusione
dei lavori nella chiesa dei Santi Severino e Sossio
8
mostra un per-
durare del repertorio di forme del primo Cinquecento, destinato
a fermentare anche nellopera del Cavagna, il cui arrivo a Napoli
per la costruzione della chiesa di San Gregorio Armeno precede
quelli di Giuseppe Valeriano (1582), Dionisio Nencioni detto di
Bartolomeo (1584), Giovanni Antonio Dosio (1589), Francesco
Grimaldi (1581 ca.), Domenico Fontana (1592): ossia di quel-
la generazione che avrebbe contribuito, certo ciascuno a modo
proprio, a un lento ma rilevante aggiornamento dellarchitettura
napoletana, creando le premesse per le successive sperimentazio-
ni seicentesche e per la declinazione locale del barocco
9
.
Ma si tratta appunto di una trasformazione lenta, che vede un
lungo attardarsi del classicismo ancora nei due decenni successivi
alla met del secolo. Molto pi rapide invece erano le dinamiche
urbanistiche che, con linizio dell et moderna, incidono sulla cit-
t imprimendo unimprovvisa accelerazione al mutamento della
8
La chiesa, consacrata nel 1571, attribuita a Giovanni Donadio, autore della chiesa infe-
riore e di quella superiore, fu probabilmente continuata dal di Palma; cfr. M. R. Pessolano,
Il convento napoletano , cit.
9
Fra i molti titoli su questa generazioni di architetti, fra i contributi pi recenti si vedano
almeno S. Savarese, F. Grimaldi, cit.; G. Cantone, Napoli barocca, Roma-Bari 1992; P. C.
Verde, op. cit.; A. Marciano, op. cit.; S. De Cavi, op. cit.
forma urbana sostanzialmente ferma, ancora nei primi decen-
ni del Cinquecento, alle antiche gerarchie funzionali e visive di
fondazione, mai radicalmente sovvertite neanche dai programmi
angioini e aragonesi. Pi che in altre citt storiche, la dimensione
urbana di Napoli era stata no ad allora il risultato di una lenta
costruzione in cui il tempo, la plurisecolare straticazione, aveva
costruito un particolare rapporto fra segni naturali, forma urba-
na, potere e dimensione abitativa. Complesse combinazioni che,
contemporaneamente alla costruzione sica della citt, hanno
altres alimentato una mentalit collettiva, una speciale psicologia
dei luoghi, delle piazze e delle strade, lentamente sedimentatasi
in un immaginario urbano dove la distinzione fra spazi pubblici,
collettivi e privati non appare mai univocamente determinata. Si
pensi allimmagine delle piazze urbane in et medievale e moder-
Fig. 21: Chiesa di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli, Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 59
na: quasi mai a Napoli queste sono il risultato di un progetto uni-
tario intervenuto a modicare una preesistente congurazione
dei luoghi e a ssarne rinnovati caratteri. Pi spesso, uno slargo
informe denito da tracciati naturali o unaddizione irrisolta ai
margini di un ampliamento urbano acquistano spontaneamen-
te signicati legati a memorie del luogo, a eventi o a semplici
consuetudini; uno spazio connotato da forti valenze pubbliche
che, talvolta, suggeriscono interventi e progetti tesi a interpretare
lidentit ivi esistente, quasi mai a generarla
10
. E la storia urbana
di Napoli sembra del resto ribadire la forza delle identit perma-
nenti sia dei segni naturali sia delle mentalit collettive espresse
dai luoghi anche quando i programmi imposti dal potere hanno
tentato radicali trasformazioni. Ancora fra Quattro e Cinquecen-
to la griglia di fondazione continuava infatti a condizionare la gia-
citura delle nuove architetture inserite in un tessuto fortemente
sedimentato: tutti gli edici sacri e civili, realizzati dai Mormando
nella prima met del secolo, sorgono nel centro antico confer-
mando come, ancora in quel periodo, il nucleo greco-romano
continuasse ad essere assolutamente baricentrico anche rispetto
alle aree di ampliamento angioino e aragonese. Siamo tuttavia ai
limiti del cambiamento: con linizio del viceregno spagnolo, sullo
sfondo dellurbanesimo di et moderna che a Napoli provoc
uneccezionale esplosione demograca nella prima met del XVI
secolo, la capitale vicereale si espande secondo linee di sviluppo
spontaneo che, quasi mai pianicate, porteranno a una caotica
e disarmonica crescita urbana destinata a segnare in maniera
indelebile lidentit cittadina e la qualit edilizia del suo tessuto
10
Cfr. S. Di Liello, Lidentit urbana tra permanenza e trasformazioni, in P. Rossi, C. Rusciano
(a cura di), Valorizzazione e Catalogazione dei Centri Storici. Un percorso per la tutela dei beni culturali
in Campania, Napoli 2008, pp. 3-22.
abitativo. La congestione urbana, inarrestabile e frenetica, non fu
mai pi riequilibrata: colmando rapidamente ogni spazio libero
allinterno delle mura, occupati tutti i suoli resi disponibili dai
precedenti ampliamenti, si continu con laumento delle altezze
degli edici innalzati di tre, quattro e anche cinque nuovi piani
di abitazione, provocando presto precarie condizioni igieniche
pi volte causa di terribili epidemie.
Ma la prima et spagnola coincise, com ben noto, anche
con un ampliamento pianicato del tessuto urbano
11
regolato
dalladdizione toledana (1532-1553) attenta a concentrare in citt,
per motivi di controllo, i nobili incoraggiati ad abbandonare gli
antichi possedimenti lontani dalla capitale grazie a una politica
di privilegi ed esenzioni scali.
Il Gran Vicer
12
come ricorda Scipione Miccio nellelogio
di don Pedro de Toledo ridisegn la citt avendola fatta, pi
che mai, grande, forte, sana e bella ricca e armata di santissime
leggi e di grazie dirette al pubblico bene di essa
13
. Proprio al
celebre regnante fu intitolata larteria del piano urbanistico
14
de-
stinato a qualicare la moderna forma urbis di Napoli: colmando
il fossato delle mura occidentali aragonesi, nella direzione sud-
ovest/nord-est tangente alla citt storica, la nuova strada venne a
qualicarsi come un ideale asse di ribaltamento rispetto al quale
il circuito urbano veniva raddoppiato includendo la collina di
San Martino nelle mura urbiche, che ora cavalcavano laltura
11
Cfr. C. de Seta, Le citt nella storia dItalia. Napoli, Roma-Bari 1981, pp. 114 sgg.
12
S. Miccio, Vita di D. Pietro di Toledo, in Archivio Storico Italiano, serie I, vol. IX,
1846, p. 89.
13
Ibidem.
14
F. Nicolini, La murazione di don Pietro di Toledo, in Napoli nobilissima XV, 1905, pp.
129-135 e pp. 156-158; G. Pane, Pietro di Toledo vicer urbanista, in Napoli nobilissima, XIV
(1975), I-II; S. Di Liello, Lidentit urbana, cit., pp. 4-6.
60 Salvatore Di Liello
declinando dal versante occidentale di Chiaia per poi chiudersi
ancora a Castelnuovo. Contemperando le intenzioni rappresen-
tative con gli urgenti potenziamenti difensivi
15
, via Toledo lam-
biva lacquartieramento militare spagnolo collegando, attraverso
strade ortogonali ad essa, larea militare a Castelnuovo a sua
volta comunicante, attraverso un ponte, con il palazzo vicereale
progettato nel 1543 da Ferdinando Manlio sullestremit meri-
dionale dellasse vicereale, in un luogo allora ancora periferico,
ma presto reso centrale dagli sviluppi seicenteschi
16
.
In queste rilevanti trasformazioni il nuovo baricentro urba-
no fu spostato fra il palazzo vicereale e larea di San Giacomo,
dove si concentrarono importanti funzioni. Prima fra tutte quella
religiosa ed assistenziale che proprio nel vasto isolato di San
Giacomo strutturato a pettine come un tessuto connettivo fra
limpianto militare dei Quartieri Spagnoli e Castelnuovo trov
il luogo principale volto a celebrare i fasti della nobilt spagnola
17
.
A San Giacomo, al posto di un precedente edicio sorto agli inizi
del Cinquecento per volont del Marchese del Vasto per la cura
degli spagnoli poveri, n dal 1534 il vicer Toledo programm la
realizzazione di una chiesa e di un ospedale alla cui costruzione
15
Cfr. M. R. Pessolano, Napoli nel Cinquecento: le forticazioni alla moderna e la citt degli
spagnoli, in Restauro, 146 (1998), pp. 59-117; si veda anche il recente, Id. Progetti di poten-
ziamento delle forticazioni napoletane dopo gli interventi di Pedro de Toledo, in L. Maglio (a cura di),
Difese e sviluppo urbanistico di Napoli in et vicereale, Atti della Giornata di Studio, Quaderno
3, 2010, pp. 17-26.
16
Cfr. A. Buccaro (a cura di), Storia e immagini del Palazzo Reale di Napoli, Napoli 2001.
17
Per la storia del luogo cfr. P. Rossi (a cura di), Piazza del Municipio e il palazzo della Banca
di Roma a Napoli, ivi 1997; Id., La piazza Municipio ovvero la denizione degli antichi spazi urbani
intorno a Castelnuovo, in P. Rossi, C. Rusciano (a cura di), Valorizzazione e catalogazione, cit.,
pp. 23-50; fra i contributi pi recenti si veda S. Di Liello, Linsula di San Giacomo nei secoli, in
F. Mangone, (a cura di), Il palazzo del Banco di Napoli, Napoli 2011, pp. 17-31.
furono chiamati a contribuire i cavalieri e la nobilt spagnola,
tutti tassati in cambio di indulgenze e privilegi.
18
Acquisiti i suoli
nel 1537, in seguito a una donazione della Duchessa Martina
Giovanna Requesenz, dal 1540 larchitetto Ferdinando Manlio,
gi principale interprete delle idee toledane in campo urbanisti-
co, inizi la costruzione della chiesa, contemporaneamente alla
realizzazione dellospedale retrostante, allineato su via Toledo.
Fin dalla sua fondazione, sul nuovo complesso di San Giacomo,
dedicato al santo patrono della Spagna, oltre che dei cavalieri e
dei soldati, e detto degli Spagnoli, proprio in quanto ammini-
strato dagli ufciali residenti nella capitale vicereale, conuirono
numerose iniziative tese ad accrescere il prestigio dellistituzione:
la concessione di una cappella della chiesa ai Catalani, ai quali
era legato un Pio Monte, il trasferimento in unaltra cappella,
nel 1575, dellordine dei Cavalieri di San Giacomo della Spada
19
,
al quale era legata la solenne cerimonia della vestizione, ed in-
ne listituzione, nel 1597, del banco pubblico di San Giacomo
e Vittoria, nato per il sostentamento dellomonima santa Casa,
segnano soltanto i momenti principali del crescente prestigio
della potente istituzione.
Le valenze delle nuove gerarchie visive ssate dalle trasfor-
mazioni nella prima et moderna emergono con grande evidenza
nella rappresentazione vedutistica e cartograca. Aggiornando
18
Cfr. in proposito R. Borrelli, Memorie storiche della chiesa di San Giacomo degli Spagnoli e sue
dipendenze, Napoli 1903.
19
Dal 1406, la sede dellordine dei cavalieri di San Giacomo della Spada era stata la chiesa
di San Giacomo degli Italiani fondata in prossimit del porto, nellarea trasformata dal taglio
di via Depretis, n dal 1328 per ricordare la vittoria dei pisani nella battaglia contro i saraceni
del 1327; per la chiesa di San Giacomo degli Italiani cfr. G. A. Galante, Guida Sacra della Citt
di Napoli, Napoli 1872, pp. 323 sg.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 61
il ritratto urbano ssato nella Tavola Strozzi (1472)
20
soltanto
alcuni decenni prima unimmagine e soprattutto unidentit
ancora sostanzialmente medievali nella successiva veduta a
volo duccello rafgurata nellaffresco del palazzo Orsini di An-
guillara Sabazia (1535-39)
21
, in quella inserita nella Cosmographia
di Sebastian Mnster
22
(1550), nella verissimam efgiem di Carlo
Theti (1560)
23
ed inne nelle vedute Duprac-Lafrry
24
(1566) e
20
Nella ricchissima bibliograa sulla Tavola Strozzi segnaliamo, fra i molti titoli, V. Spi-
nazzola, Di Napoli antica e della sua topograa in una tavola del XV secolo rappresentante il trionfo
navale di Ferrante dAragona dopo la battaglia dIschia, in Bolletino dArte, IV, 1910, pp. 125-143;
C. de Seta, Limmagine di Napoli dalla Tavola Strozzi a Jean Brueghel, in Scritti di storia dellarte in
onore di Raffaello Causa, Napoli 1988, pp. 105-117; Id., Limmagine di Napoli dalla Tavola Strozzi
a E. G. Papworth, in Allombra del Vesuvio. Napoli nella veduta europea dal Quattrocento allOtto-
cento, catalogo della mostra, Napoli 1991, p. 28; L. Di Mauro, La gran mutatione di Napoli.
Trasformazioni urbane e committenza pubblica 1465-1840, ivi, pp. 81-82; Id., La Tavola Strozzi, in
Le Bussole, n. 1, Napoli 1992; G. Pane, La Tavola Strozzi tra Napoli e Firenze: unimmagine
della citt nel Quattrocento, Napoli 2009.
21
Cfr. A. Tantillo, Restauri ad Anguillara, Roma 1979; Id. (a cura di), Il Palazzo baronale Orsini
di Anguillara Sabazia, Roma 2000; M. Iuliano, Napoli a volo duccello. Un affresco per lo studio della
topograa aragonese, in Mlanges de lcole franaise de Rome. Italie et Mditerrane, n. 113,
2001, pp. 287-311; Id. Napoli. Veduta a volo duccello, in C. de Seta, A. Buccaro (a cura di),
Iconograa delle citt in Campania. Napoli e i centri della provincia, Napoli 2006, p. 115 sg.
22
C. de Seta, Le citt , cit., pp. 59 e 61; M. Iaccarino, Neapolis, in C. de Seta, A. Buccaro
(a cura di), Iconograa , cit., p. 117 sg.
23
Cfr. B. Marin, Le plan de Naples de Carlo Theti grav par Sebastiano di Re en 1560. Un nouveau
document pour ltude de la carthographie et de la topographie napolitaines, in Mlanges de lcole
franaise de Rome. Italie et Mditerrane, n. 102, 1990, pp. 163-189; anche M. Iuliano,
Neapolis urbs ad verissimam efgiem (1560), in C. de Seta, A. Buccaro (a cura di), Iconograa delle
citt , cit., p. 120.
24
Cfr. C. de Seta, Limmagine di Napoli..., cit., pp. 28-29; G. Alisio, La rappresentazione della
citt, in Soprintendenza generale agli interventi post-sismici in Campania e Basilicata, Atlante
di Napoli, Napoli 1992, pp. 21-24; L. Di Mauro, La Pianta Duprac-Lafrry, in Le Bussole,
n. 2, Napoli 1992.
di Jan van Stinemolen
25
(1582), questultima insolitamente ripre-
sa dalla collina dei Camaldoli, seguiamo gli eccezionali sviluppi
della capitale vicereale nello specchio della rappresentazione alla
amminga di Napoli, quella maest scenica come scriveva
Giulio Mancini intorno al 1620
26
che, maturata in un milieu
ispirato da un Sud mediterraneo e classico, pi tardi fermenter
nella celebre veduta di Alessandro Baratta (1629) dove la citt
ormai dilaga incontrollata in ogni dove nellintero paesaggio con
il costruito che inizia a occupare persino i giardini degli antichi
palazzi gentilizi, in deroga a ogni prammatica e bando.
Architetto e pittore nei cantieri della Controriforma
Il processo di congestionamento edilizio di Napoli era solo agli
inizi quando cominciava la ricostruzione del complesso di San
Gregorio Armeno.
27
Come si accennava, mai compiutamente
25
Cfr. C. de Seta, Cartograa della citt di Napoli. Lineamenti dellevoluzione urbana, 3 voll.,
Napoli 1969; C. de Seta, Le citt..., cit., pp. 122-124; Allombra del Vesuvio..., cit., pp. 112-113,
e scheda di L. Di Mauro a p. 423.
26
Cos Giulio Mancini deniva i paesaggi dipinti da Paul Bril; cfr. A. Marucchi (a cura di),
Julius Mancinus. Considerazioni sulla pittura, 2 voll., Roma 1956-1957, vol. I, p. 260; cfr. anche
G. Briganti, Gaspar van Wittel e lorigine della veduta settecentesca, Roma 1966, p. 3.
27
C. Celano, G. B. Chiarini, Notizie del bello, dellantico e del curioso della citt di Napoli, 5 voll.,
Napoli 1856-1860, vol. III, p. 761; G. Filangieri, Documenti per la storia, cit., vol. III, pp.
125-152; R. Pane, Architettura dellet barocca, cit., pp. 29 sg.; Id., Il monastero napoletano , cit.;
F. Strazzullo, Architetti e ingegneri, cit., pp. 98-114; M. Rotili, op. cit., pp. 83 sg.; N. Spinosa
(a cura di), Gennaro Aspreno Galante. Guida sacra alla citt di Napoli, Napoli 1985, pp. 131-132
e pp. 148-149; D. Del Pesco, Larchitettura della Controriforma, cit., p. 328; A. Blunt, op. cit.,
p. 65; pi in generale, cfr. anche G. Labrot, Territorio, citt e architettura nel regno di Napoli, in
C. Conforti, R. Tuttle (a cura di), Storia dellarchitettura italiana. Il secondo Cinquecento, Milano
2001, pp. 288-317.
62 Salvatore Di Liello
precisata stata la divisione dei compiti tra il Cavagna e Vincenzo
Della Monica nella realizzazione del complesso monastico, e lo
stesso Celano non distingue i ruoli dei due arteci nella costru-
zione della chiesa: Resa comoda lhabitatione, ed atta alla vita
comune, si pens allerettione duna nuova chiesa, e donna Giulia
Caracciola, in quel tempo abbadessa, nel 1574 la principi col
disegno, modello e guida di Vincenzo della Monica e di Giovan
Battista Cavagni, e quasi tutta fu fatta del denaro proprio di essa
Giulia, et hoggi si vede abbellita in modo che non vi pi che
desiderare
28
. Nemmeno una testimonianza del 1586, rilasciata
dal Della Monica in un processo a carico del monastero, riesce
a far piena luce sullargomento anche se la dichiarazione sem-
brerebbe da riferirsi al monastero e non alla chiesa: in merito
allaccertamento delle spese, il Della Monica dichiara infatti che
le Benedettine di San Gregorio Armeno hanno speso et possuto
spendere in detta fabrica de duc. 55.000 in circa. Il che vero et
io lo so come prattico et Architetto, che ho servito il loco et il
pensiero stato il mio de la fabrica, ancor che sia cosa notoria et
apparente
29
. Che la dichiarazione del servizio prestato dal Della
Monica riguardi il ruolo di sovrintendente, come si accennava,
e che sia prevalentemente riferibile al monastero emergerebbe
inoltre dalla successiva annotazione in cui lautore aggiunge:
vero che detta fabrica non anco nita et per nirsi et redur-
si ad perfectione sincome necessario ce ander unaltra bona
spesa et grossa, come appare, et questo vero de conscientia.
28
C. Celano, op. cit., p. 254.
29
Per il documento dellArchivio storico diocesano di Napoli cfr. F. Strazzullo, Documenti
del 500 per la storia delledilizia e dellurbanistica nel regno di Napoli, in Napoli nobilissima, XIV,
V, 1975, p. 193.
Io Vincenzo Dela Monica
30
. Nel 1586, quando il Della Monica
testimoniava al processo, la chiesa risultava, infatti, se non con-
clusa almeno ofciata come confermano le due lapidi nellatrio
relative alla consacrazione della fabbrica nel 1579 e alla rinno-
vata intitolazione del complesso nel MDLXXX S. GREGORIO
30
Ibidem.
Fig. 22: Via San Gregorio Armeno con il campanile settecentesco
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 63
MAGNO ARMENI PRSULI TEMPLUM PUBLICE DE-
DICATUM, come recita appunto la lapide.
Insomma non ancora del tutto precisabili sono i ruoli svolti
dai due maestri nella ricostruzione del monastero e della chiesa di
San Gregorio Armeno anche se valutazioni lessicali, rafforzano
lipotesi gi accennata della paternit del Cavagna, soprattutto se
si osserva la chiesa che, non solo in facciata, dichiara una marcata
ascendenza romana, certamente pi vicina alla formazione del
nostro architetto.
Ben noti i precedenti del complesso monastico: un origi-
nario complesso basiliano dellVIII secolo fondato, forse sui
resti del tempio di Cerere Attica nel margine meridionale del
foro romano, da monache fuggite da Costantinopoli con le re-
liquie del vescovo Gregorio Illuminatore dArmenia, al tempo
delliconoclastia; un successivo passaggio alla regola benedettina;
il collegamento, nel 1025, al vicino monastero di San Salvatore
e San Pantaleone documentato n dallXI secolo, poi trasfor-
mato nellattuale campanile settecentesco. Dedicato ufcialmen-
te a San Gregorio Armeno dopo il 1205, per lungo tempo il
complesso conserv la tipologia basiliana articolata su numerose
costruzioni, dal momento che ciascuna delle monache risiedeva
in una propria abitazione recintata con un orto al proprio inter-
no. Per limpianto precedente alla ricostruzione post-tridentina
possiamo riferirci alla veduta Duprac-Lafrry (1566) mentre fra
la veduta del Baratta (1629) e la pianta del duca di Noja (1775)
seguiamo invece le trasformazioni del complesso dai primi in-
terventi imposti dalla Controriforma no agli ampliamenti sei-
centeschi del monastero.
Il profondo cambiamento drammaticamente narrato nel
celebre scritto, ampiamente riportato dal Pane, di Fulvia Ca-
racciolo, la monaca benedettina che segu la ricostruzione del
Fig. 23: Latrio porticato della chiesa di San Gregorio Armeno, Napoli
64 Salvatore Di Liello
monastero e scrisse un accurato resoconto delle opere destinate
a trasformare gli spazi e la vita monastica, sin l ancora legata
sostanzialmente allantica tradizione bizantina. Lo confermano
non solo gli scritti di Fulvia Caracciolo ma anche il Celano, che
descrive la dimensione e la vita del monastero prima della ri-
costruzione, quando par che si possa conciliare col supponere
che queste monache forastiere fussero state unite o per meglio
ricevute dal collegio sudetto, che in quei tempi era di donne che
vivevano alla greca, come no nel 1542 vi si conserv luso del
vestire, e si ricava da una cronica scritta nobilmente da donna
Fulvia Caracciola, monaca in quel tempo in detto monasterio. E
mi sia lecito di darne una erudita notitia del come anticamente
erano le strutture e forme della maggior parte de monasterii
delle monache napoletane, e particolarmente dellordine di san
Benedetto, usate prima del Concilio di Trento e mantenute no
al febrajo dellanno 1572, come ho ricavato dalla stessa cronica
puramente scritta dalla non men savia che pia donna Fulvia gi
detta. Era questo un ridotto di pi case circondate da un muro
mediocremente alto, che dicevasi clausura. Ogni casa che vi stava
havea pi camere, ridotti, cocina e cantina, con altre comodit.
Ogni monaca possedeva la sua, che, nel monacarsi, o la comprava
dallo stesso monasterio, al quale era pervenuta per la morte di
qualche altra monaca, o pure a spese proprie fabricar la facea di
nuovo. Ogni monaca, poi, haveva pi serve secolari, quali doppo
dalcuni anni di servitio con molta amorevolezza venivano dotate
et honoratamente collocate. Nel mezzo di dette case vi stava la
chiesa, dove recitavano i divini ofcii, che in quei tempi erano
molto lunghi, ed in questa chiesa ventravano ancora ad ofciare
preti, monaci e secolari in occasione dalcune fontioni, come
de processioni ed esequie; et in alcune sollennit convitavano il
Capitolo della Cattedrale, e nite le funtioni davano a canonici
Fig. 24: Latrio porticato e il portale della chiesa di San Gregorio
Armeno, Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 65
un pranso dentro dello stesso monasterio. Eran le monache di
continuo visitate dalle loro parenti ed amiche, le quali con licenza
dellabbadessa vi pernottavano. Uscivano ancora a ricreatione, et
in caso di malatia o per altra necessit dimoravano per pi giorni
in casa de parenti con licenza della superiora. Non haveano vita
comune
31
.
Le memorie della Caracciolo riportano con precisione le tap-
pe della dolorosa trasformazione: il 25 settembre 1566 larcive-
scovo Mario Carafa, in ottemperanza a quanto stabilito dal papa
Pio V, imponeva alle Benedettine di San Gregorio Armeno o
di vivere claustralmente secondo gli statuti del Sinodo di Trento
o ritornare alle case loro
32
. La rigida regola sancita dalla Con-
31
C. Celano, op. cit., p. 244 sg.
32
R. M. Zito (a cura di), Breve compendio della fondazione del monistero di S. Gregorio Armeno detto
S.to Ligoro di Napoli con lo discorso dellantica vita, costumi, e regole che le moniche di quello osservano, e
troriforma lasciava le monache smarrite, e luna si doleva con
laltra, senza sapere che cosa ne fusse avvenuta
33
.
Mentre nel 1577 il monastero risultava in bonissima clausura
et in termino di poter habitare essendo fatte le celle di numero
40, si procedeva alla demolizione dellantica chiesa che adorna
e bella () era antica, s anco perch verano molte nostre parti-
colari devotioni, veggendo poi presenti gli effetti per far cadere
le sue mura ne dava tanta pena, che con lo dolore di non haver
pi loco da recrearci, ne parea di dover pi tosto morire, che di
vederla per terra, avenga che non havevamo loco ove potessimo
riponere le sante Reliquie chavemo e tante belle Imagini chera-
no in fabbriche e tavole antichissime
34
.
ancora il Celano a fornire notizie sullantico edicio sacro:
Ma torniamo allantica chiesa et al sito dove primieramente ne
stava. Vogliono molti, e con qualche probabilit, che il primo
luogo antico del monasterio fusse stato dirimpetto al presente
monasterio, e proprio dove si dice il Fondaco di San Ligorio, e
che la chiesa fusse stata attaccata allarco dove al presente sta il
campanile dalla parte destra quando si va s verso San Paolo.
E no nellanno 1688 vi si vedevano le vestigia della porta, di
due fenestre e dun occhio tondo, quali sono stati tolti via dalli
frati di San Lorenzo per rifare la muraglia, eramente lesa dal
tremuoto nellanno gi detto accaduto a 5 di giugno; e si stima
che questa sia stata la chiesa che da Giovanni vescovo dAversa
e dal suo capitolo, che nerano padroni, fu conceduta (come si
disse) a fra Nicol di Terracina, doppo che le monache fecero la
daltri fatti degni di memoria successi in tempo dellautrice, Napoli 1851, p. 43; sulle trascrizioni del
manoscritto originario cfr. R. Pane, Il monastero, cit., p. 71 n. 2
33
R. Pane, Il monastero, cit., p. 82.
34
R. M. Zito, op. cit., p. 62.
Fig. 25: Chiesa di San Gregorio Armeno, Napoli, pianta (da Pane
1957)
66 Salvatore Di Liello
loro chiesa dentro del monasterio dallaltra parte, nella quale dal
vecchio passavano per ponte che hoggi serve da campanile
35
.
In luogo della chiesa medievale al centro del complesso mo-
nastico e in corrispondenza dellattuale cappella dellIdria, pro-
babilmente parte dellantica chiesa, il nuovo edicio sacro fu
costruito lungo il anco meridionale del monastero in modo da
renderlo accessibile direttamente dal portico aperto sulla strada.
Questa, cavalcata dal campanile settecentesco, traccia del col-
legamento medievale dei due antichi monasteri, seguiva il per-
corso del cardine romano che immetteva nel foro risalendo dal
decumano inferiore. Qui il Cavagna inser un impianto ad aula
rettangolare, con cappelle laterali, cui si accedeva attraverso un
profondo portico quadrangolare scandito da quattro pilastri
reggenti una scattante copertura di volte a vela e il sovrastante
coro che svolge anche la funzione di ltro oscuro a segnare
il passaggio fra la luminosit della strada e la penombra dellau-
la. Una soluzione certamente in contatto con il porticato della
chiesa di Santa Maria di Regina Coeli per quanto il protrarsi dei
lavori, ultimati da Luciano Quaranta solo fra il 1590 e il 1594
su un primo progetto probabilmente di Giovan Francesco di
Palma, renda difcile stabilire se il confronto con latrio di San
Gregorio vada letto in termini di derivazione o anticipazione
36
.
Pi chiara invece linuenza dellatrio del Cavagna sul progetto di
Giovan Giacomo di Conforto per la chiesa dei Santi Marcellino e
Festo,
37
portata a termine da Pietro dApuzzo fra il 1626 e il 1645,
35
C. Celano, op. cit., p. 255 sg.
36
Cfr. F. De Rossi, O. Sartorius, Santa Maria Regina Coeli. Il monastero e la chiesa nella storia e
nellarte, Napoli 1987; anche, A. Blunt, op. cit., p. 40 sg. e n. 84.
37
Per la storia del complesso si confrontino: F. Strazzullo, Il monastero e la chiesa dei SS.
Marcellino e Festo, Napoli 1956, in A.S.P.N., vol. XXXV; si confrontino anche A. Fratta (a
cura di), Il complesso di San Marcellino. Storia e restauro, Napoli 2000; G. Cantone, Il monastero
la cui facciata a sua volta in contatto con quella della chiesa
dellAnnunziata del Collegio romano che, progettata da Giovanni
Tristano e sostituita nel 1622 dalla grande chiesa di SantIgnazio
da Loyola, ebbe un valore paradigmatico per la costruzione delle
prime chiese gesuitiche.
La soluzione adottata dal Cavagna per il vestibolo di San Gre-
gorio Armeno rimanda al precedente del coro delle Clarisse di
Santa Maria di Donnaregina, ma solo in termini di distribuzione
degli spazi dal momento che nella chiesa trecentesca, diversa-
dei Santi Marcellino e Festo e il Collegio Massimo dei Gesuiti, in A. Fratta (a cura di), Il patrimonio
architettonico dellateneo federiciano, 2 voll., Napoli 2004, vol. I, pp. 35-80.
Fig. 26: Chiesa dei Santi Marcellino e Festo, Napoli, facciata.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 67
mente dalla chiesa del nostro autore, il coro denisce larga parte
dellinterno ripartito in tre navate. Latrio del Cavagna invece ha
la funzione di un ltro per separare lingresso in chiesa dalla con-
gestione della strada, rispetto alla quale la quota di calpestio viene
elevata da una gradinata, secondo le indicazioni borromeane.
Un marcato rigore classicista controlla il disegno della severa
facciata, dove le inferriate su tutte le aperture ricordano la rigida
clausura imposta al monastero dalla Controriforma. A denirla
curiosamente sproporzionata
38
fu il Pane che sostanziava tale
giudizio per laggiunta, nel 1757, di un terzo ordine realizzato
per costruire un secondo coro (il cosiddetto coro dinverno),
al di sopra di quello cinquecentesco, corrispondente allesterno
a un terzo registro che continua in modo anonimo le linee della
facciata del Cavagna
39
. Del tutto sostenibile lipotesi, avanzata da
molti
40
, che questa si concludesse in origine con un frontone a
coronamento di una composizione svolta da un alto basamento
continuato no a ricoprire lintero primo registro con tre arcate
sulla facciata e una quarta risvoltata con lo stesso rivestimento in
piperno a bugne sul prospetto su via Santa Luciella. Nel secondo
ordine, contenuto dalle tipiche volute di raccordo con il piano
inferiore, ma qui pi strette e tese per la ridotta differenza di
larghezza fra i due piani, quattro lesene tuscaniche, con fregio
38
R. Pane, Il monastero napoletano, cit., p. 79.
39
Per gli interventi successivi sulla chiesa e sul convento cfr. G. Borrelli, Dati documentari per
i lavori eseguiti nelle chiese e nei conventi di S. Gregorio Armeno, di S. Maria Regina Coeli, di S. Antoniello
a PortAlba, di Suor Orsola Benincasa, del Divino Amore, di S. Maria di Donnalbina, in N. Spinosa (a
cura di), Le arti gurative a Napoli nel Settecento (Documenti e ricerche), Napoli 1979, pp. 31-33.
40
Fra gli altri si vedano R. Pane, Il monastero napoletano, cit., p. 79; S. Savarese, Francesco
Grimaldi, cit., p. 20 sg.
Fig. 27: Chiesa di San Gregorio Armeno, Napoli, facciata
68 Salvatore Di Liello
dorico, continuano il ritmo dei pilastri bugnati del basamento e
ancheggiano le tre nestre del coro, inquadrate in arcate che
ripetono il disegno degli archi inferiori, attenuandone la gravit
con lassenza del bugnato.
Per linterno il Cavagna sviluppa una tipologia tridentina ad
aula rettangolare, il cui senso direzionale verso laltare maggiore
accentuato dalla ridotta larghezza della navata, inserita fra il
porticato del chiostro e la via Santa Luciella, con quattro pro-
fonde cappelle per ciascun lato
41
, un presbiterio con cupola, un
softto piano in legno intarsiato e abside a terminazione piatta,
sul cui retro trova spazio un secondo coro. Evidente la matrice
classica e scarna, semplicemente afdata alla pura geometria delle
linee architettoniche ancora leggibile malgrado le aggiunte sei
e settecentesche delle ricche decorazioni plastiche e pittoriche
che arricchirono laustero impianto originario trasformandolo
in quel trionfo barocco ricordato dal Celano che descrivendo
linterno negli anni immediatamente successivi alla realizzazione
dei dipinti di Luca Giordano (1679-1684) osservava: La chiesa
hoggi veder non si pu pi bella, e particolarmente ne giorni
festivi, che sembra stanza di Paradiso in terra
42
.
Per quanto la tipologia ad aula fosse stata anticipata a Napoli
in molti esempi precedenti a quello di San Gregorio si pensi
a Santa Maria di Donnaromita, SantAniello a Caponapoli e alla
chiesa inferiore dei Santi Severino e Sossio, tutte esemplate sui
modelli orentini del tardo Quattrocento laula del Cavagna
trova precise ascendenze negli impianti delle chiese romane di
Antonio da Sangallo il Giovane ed in particolare in Santa Maria di
Monserrato, costruita a partire dal 1518 circa, con aula, cappelle
41
La quinta cappella stata aggiunta durante il Novecento.
42
C. Celano, op. cit., p. 257.
laterali e softto voltato, in quella di San Marcello al Corso
43

aula, cappelle laterali e grande softto piano ed ancora nella
chiesa di Santo Spirito in Sassia, che il Lotz segnala come il
primo esempio romano di chiesa a navata unica, softto piano e
cappelle, sviluppato a Firenze nel tardo Quattrocento
44
, ristrut-
turata fra il 1537 e il 1545 da Antonio da Sangallo il Giovane
che realizz ex-novo la facciata. Esempi questi dove gli studi, da
quelli del Giovannoni
45
a quelli successivi del Benedetti
46
, hanno
43
La chiesa fu ricostruita in collaborazione con il Sansovino dal 1519 in seguito allincendio
della preesistente basilica.
44
W. Lotz, op. cit., p. 116.
45
G. Giovannoni, Antonio da Sangallo, cit.
46
S. Benedetti, Fuorida classicismo, cit.
Fig. 28: Chiesa inferiore dei Santi Severino e Sossio, Napoli, interno
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 69
ravvisato gli spunti anticipatori delle tipologie per le chiese della
Controriforma, canonizzata nei successivi decenni.
Si accennava anche ai precedenti napoletani, e fra questi non
da trascurare larrivo nella capitale del viceregno spagnolo dei
primi Gesuiti nel 1552 e, nel 1588, di Giovanni Tristano che, in
qualit di consiliarius aediciorum, propose il primo progetto per
la chiesa del Ges Vecchio, compiuta a conclusione di una lun-
ga vicenda costruttiva che vide la denitiva consacrazione della
chiesa solo nel 1632
47
. Ma qui interessa segnalare la diffusione
a Napoli delle guide tipologiche introdotte dal Tristano oltre un
decennio prima dellarrivo del Cavagna. Guide fondanti, quelle
tracciate dal consiliarius Tristano quando ricopriva la carica fra il
1558 e il 1575, che traducono in architettura quelle istanze di
rigore e severit espresse con forza da SantIgnazio e diventate
regola durante e dopo il concilio di Trento almeno no al 1622,
quando la canonizzazione contemporanea delle grandi gure di
Ignazio da Loyola, Teresa di vila, Filippo Neri e Francesco
Saverio segner, come sostiene Wittkower, linizio di una nuova
epoca di ducia e di attenuazione del rigore riformista, una sta-
gione in cui le architetture gesuitiche iniziano a muovere verso
il barocco
48
.
Nello specchio dei modelli di Antonio il Giovane, preludio
delle prime indicazioni gesuitiche in materia di architettura sacra
formalizzate e rese prassi dal Tristano anche a Napoli ossia
spazio unitario ad aula, cappelle laterali, copertura piana e pre-
47
Cfr. G. Alisio, La chiesa del Ges Vecchio a Napoli, in Napoli nobilissima, V, 1966, pp.
211-219; G. Cantone, Napoli barocca, cit., pp. 45-49; la fabbrica vide la successive presenze
di Giovanni de Rosis, di Pietro Provedi ed inne di Orazio Torriani in una vicenda mai del
tutto precisata per quanto le fonti attribuiscano lopera al Provedi; sul Tristano cfr. anche P.
Pirri, Giovanni Tristano e i primordi della architettura gesuitica, Roma 1955.
48
R. Wittkower, op. cit., pp. 10 sgg.
sbiterio voltato, il tutto programmaticamente privo di partico-
lari articolazioni ad eccezione dello spazio occupato dallaltare
maggiore prende forma la chiesa di San Gregorio Armeno,
alterata s nella sue originarie linee architettoniche dalle succes-
sive decorazioni barocche, ma ancora riconducibile a una chiara
matrice cinquecentesca che il Cavagna riproporr anche negli
ultimi anni della sua attivit nella chiesa di San Pietro a Valle di
Fano (1610), in seguito al suo trasferimento nelle Marche per
ricoprire la carica di architetto della Santa Casa di Loreto.
Un severo classicismo, ancora percepibile al di sotto di una
pelle barocca, controlla la fabbrica di San Gregorio Armeno:
si vedano le pareti interne dellaula divise in due registri che,
separati da una cornice marcatamente aggettante, sviluppano il
tema quattrocentesco del settore inferiore ritmato dallordine
architettonico, e di quello superiore semplicemente scandito da
ampie nestre. Ancora ascendenze verso un articolata geograa
culturale che dai modelli locali del di Palma (si veda linterno di
Santa Maria Donnaromita), porta alle aule romane di San Marcel-
lo al Corso e di Santo Spirito in Sassia e da qui in Toscana. A San
Gregorio, sottraendo gli stucchi, le dorature e gli affreschi che si
alternano alle nestre, emerge il disegno originario delle paraste
composite innalzate su stilobate e addossate ai pilastri che inter-
rompono le cornici in corrispondenza dellimposta degli archi
delle cappelle. Superati questi ultimi, le paraste si innalzano no
a raggiungere la trabeazione segnata da una cornice fortemente
aggettante, dove si inginocchiano le ampie nestre rettangolari
aperte in una parete liscia, decorata successivamente. Un motivo
dominante questultimo, ribadito nellimposta dellarco trionfa-
le, come nei precedenti sangalleschi di San Marcello al Corso,
Santa Maria di Monserrato e Santo Spirito in Sassia, e in quelli
napoletani mormandei di Santa Maria delle Grazie a Caponapoli
70 Salvatore Di Liello
e di Donnaromita, e ancora nella chiesa di San Pietro a Fano
del nostro architetto.
Il softto cassettonato sistemato sullaula, con tavole tutte in
gran parte dipinte da Dirk Hendricksz, detto Teodoro dErrico,
fu completato nel 1590 quando la Cronica dellAraldo riporta: In
questanno [1590] si n in Napoli la bella Tempiatura o sotto
della Chiesa del Monasterio di monache di S. Ligoro dellordine
di S. Benedetto
49
. La straordinaria composizione lignea denisce
49
Cfr. F. Divenuto, Napoli, lEuropa e la Compagnia di Ges nella Cronica di Giovan Francecso
laltezza dellaula corrispondente alla cornice che, sui quattro pen-
nacchi della tribuna, segna limposta del tamburo nestrato della
cupola, pi tardi affrescata da Luca Giordano nel 1671 con la Glo-
ria di San Gregorio. La soluzione di commisurare le altezze dellaula
e della tribuna determina la calibrata scansione della luce che, as-
secondando il senso direzionale verso laltare maggiore, gradua la
Araldo, Napoli 1988, p. 298. Per Teodoro dErrico, cfr.: C. Vargas, Teodoro dErrico. La maniera
amminga nel viceregno, Napoli 1988; F. Abbate, Storia dellarte in Italia meridionale, 5 voll., Roma
2002, vol. IV, Il secolo doro, p. 88; P. Leone de Castris, Pittura del Cinquecento, cit., p. 100.
Fig. 29: Chiesa di Santa Maria Donnaromita, Napoli, interno Fig. 30: Chiesa di San Gregorio Armeno, Napoli, interno
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 71
severa oscurit dellatrio porticato di accesso verso la penombra
dellaula, appena illuminata dalle nestre e conclusa dal trionfo
luminoso della tribuna inquadrata dallarco del presbiterio.
Negli anni in cui attendeva alla fabbrica della chiesa di San
Gregorio Armeno, il Cavagna continuava stabilmente la sua atti-
vit a Roma essendo citato come pittore negli Introiti dellAc-
cademia di San Luca il 28 maggio 1578
50
e come conferma inoltre
la stipula del contratto di locazione, per la costruzione della sua
casa a via Frattina, su un suolo del monastero di San Silvestro
in Capite datata 18 settembre 1577
51
. Si trattava tuttavia di lavori
eminentemente di pittura, dal momento che gli incarichi da ar-
chitetto matureranno solo a Napoli grazie alla notoriet per la
realizzazione di San Gregorio Armeno seguita, pochi anni dopo,
dal progetto per la chiesa di Santa Maria Apparente.
Secondo la Cronica di Giovan Francesco Araldo del 1594
52
,
nel 1575 f edicata da napoletani fuori della Citt la chiesa di
s. Maria appareta
53
, in seguito a quel che la tradizione riporta
come il rinvenimento di unimmagine miracolosa della Vergine
dipinta su un muro oppure, come dal racconto del cronista dei
frati minori conventuali Felice Ciatti, allapparizione notturna
della Madonna al padre Filippo Sangiorgio, che avrebbe poi in-
trapreso la fondazione del convento e della chiesa alle falde della
collina di San Martino inserita nelle nuove mura urbiche toleda-
ne. Lassegnazione della chiesa al Cavagna confermata dal Ciatti
che, spostando in avanti la costruzione della chiesa iniziata dopo
50
AASL, Introiti, vol. 2, f 75 v., vedi doc. 6 in Appendice.
51
ASR, Corporazioni Religiose femminili, Clarisse, San Silvestro in Capite, f 253; si veda
doc. 2 in Appendice.
52
F. Divenuto, Napoli, lEuropa, cit.
53
Ivi, p. 280. Fig. 31: Chiesa di Santa Maria Apparente, Napoli, facciata
72 Salvatore Di Liello
il 1582 e completata entro il 1639, riporta: Opus meditatum
Cavagna Perusino artis architectonica, vel unius huius structur[a]
e argumento peritissimo
54
. Nel 1585 la chiesa risultava iniziata e
nel 1586 il padre Filippo Sangiorgio da Perugia acquistava alcuni
suoli necessari alla realizzazione delledicio sacro
55
.
Larco temporale segnalato dai documenti fra il 1582 e il 1639
troppo ampio per stabilire se la compagine delledicio sacro
descritto dal Ciatti durante la sua visita nel 1639 fosse ancora
quella ascrivibile al primo progetto del Cavagna. Come conferma
infatti il Capaccio nelle pagine del suo Forastiero (1630), Nellaltra
parte del Monte vedrete la chiesa di S. Maria a Parete cominciata
in loco deserto prima dal P. maestro Filippo da Peruggia ()
Hor si ritrova ingrandita, abbellita dal P. Maestro Eugenio, el
P. Maestro Angelo Eugenio Perugini
56
. Con ogni probabilit
lampliamento al quale si riferisce il Capaccio incise sulla piccola
chiesa disegnata dal Cavagna, poi trasformata in uno spazioso
invaso seicentesco a tre navate, parzialmente cavato nella collina
tufacea retrostante, coperto da una cupola allincrocio dei bracci
e con una facciata conclusa da due semitimpani curvi, a coro-
namento di un corpo centrale lievemente aggettante rispetto ai
settori laterali, raccordati al corpo principale da volute. Tale, a
meno di piccole varianti, ancora il disegno dellesterno della
chiesa in una delle celebri litograe del DAmbra (1889)
57
, dove
la fabbrica rafgurata nel contesto precedente alle profonde al-
terazioni intervenute nel 1930 quando, dopo numerosi eventi che
videro la soppressione del convento destinato a carcere nel 1785
54
Ivi, pp. 440-443.
55
Ivi, p. 426.
56
G. C. Capaccio, Il Forastiero, cit., p. 845.
57
R. DAmbra, Napoli antica, 2 voll., Napoli 1889, tav. 85.
e la mancata realizzazione dei progetti programmati nellambito
della costruzione del corso Maria Teresa, fu sistemata lattuale
nuova scalea su disegno dellarchitetto Fortunato Ierace.
58

Dal 1591 il Cavagna concentra sempre pi la sua attivit a
Napoli, dove il proliferare dei cantieri della Controriforma gli
garantiva numerosi incarichi di architettura diversamente da
quanto era avvenuto a Roma, dove il nostro autore non riusciva
ad affermarsi come architetto e la sua attivit era limitata sostan-
zialmente a quella di pittore.
58
Sui progetti ottocenteschi si veda in particolare P. Rossi, Antonio e Pasquale Francesconi.
Architetti e urbanisti nella Napoli dellOttocento, Napoli 1998, pp. 28-34.
Fig. 32: Chiesa di San Paolo Maggiore, Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 73
Del resto, nella capitale vicereale il progetto per la chiesa
di San Gregorio Armeno gli aveva procurato unindubbia fama
presso gli ordini religiosi impegnati in quegli anni a predisporre
nuove costruzioni o adeguamenti alla nuova liturgia tridentina
delle fabbriche esistenti. Furono infatti i Domenicani a chia-
marlo nel 1590 per far parte, con Scipione Zuccaretto e Do-
menico Fontana, della commissione per valutare il progetto di
Fra Nuvolo per la chiesa centrica di Santa Maria della Sanit,
sommamente lodato ed approvato
59
, come riporta il Ceci da
unimprecisata cronaca del convento.
Ma fra i molteplici incarichi dei primi anni novanta, di grande ri-
lievo il suo contributo nella ricostruzione della chiesa napoletana
di San Paolo, lantica basilica paleocristiana sorta tra la ne dellVIII
e gli inizi del IX secolo sul sito del tempio dei Dioscuri Castore
e Polluce che chiudeva il fronte settentrionale del foro romano.
Lantico tempio, costruito nel I secolo d. C. su una preesistente
fabbrica, rappresentava il simbolo sovrastorico della memoria ur-
bana di Neapolis, al punto da essere dedicato oltre che ai Dioscuri
anche alla Polis stessa, identicata nel mito di Partenope. Larea del
tempio, che gli studi del Rega
60
sugli scavi eseguiti nelle fondazioni
ci descrivono come prostilo ed esastilo, fu occupata dalla chiesa
paleocristiana, intitolata a San Paolo e sviluppata su un impianto
a tre navate, scandite da diciotto colonne in granito del tempio
romano, con la facciata arretrata rispetto al monumentale pronao,
dal quale la separava un piccolo giardino destinato a sepolture.
59
G. Ceci, La fondazione della chiesa e del convento di S. Maria della Sanit, in Napoli nobilis-
sima, I, 1920, p. 12; A. Venditti, Fra Nuvolo e larchitettura napoletana tra Cinque e Seicento, in
Barocco europeo, barocco italiano, barocco salentino, Atti del Congresso internazionale sul Barocco,
Lecce 1970, pp. 20-26; anche S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., p. 193.
60
G. Rega, Le vestigia del tempio di Castore e Polluce e del teatro detto di Nerone, Napoli 1890.
Fig. 33: Chiesa di San Paolo Maggiore, Napoli, particolare della co-
lonna del pronao del tempio dei Dioscuri
74 Salvatore Di Liello
Il luogo rimarr baricentrico anche nella successiva sedi-
mentazione urbana se, ancora nel 1524, Pietro Summonte, ri-
spondendo alla richiesta del veneziano Marcantonio Michiel
che lo aveva interpellato per raccogliere notizie sullarte napo-
letana da inserire in una sua opera sulle arti gurative
61
, segna-
lava: Nel mezzo di questa Citt, quasi in umbilico Urbis, dove
oggi lEcclesia di S. Paolo, tutto intiero ancora il pronao e
frontespizio dellantico Templo di Castore e Polluce, di certe
colonne grandi e ben striate
62
. Ben nota del resto la precisa
volont culturale di eternare, in modo rigoroso almeno no
alla met del XVII secolo, i valori culturali della reliquia del
tempio il cui monumentale pronao esastilo era stato conserva-
to nella successiva basilica paleocristiana e nella chiesa tardo-
cinquecentesca. Lantico, il medievale e il moderno venivano
quindi a fondersi in quella che gi Celano riconosceva come
la pi bella e antica macchina
63
, grazie anche alla fortuna
del monumento alimentata dallinteresse da parte di letterati e
architetti, da Ciriaco dAncona a Pietro Summonte, a Giuliano
da Sangallo, ad Andrea Palladio, passando per Francisco de
Hollanda autore del ben noto disegno dellEscorial (1540), e
61
Precedentemente nota attraverso alcuni stralci pubblicati da C. von Fabriczy in Summontes
Brief an M. A. Michiel, in Repertorium fr Kunstwissenschaft, XXX (1907), pp. 143-168,
la celebre lettera edita per intero per la prima volta in F. Nicolini, Larte napoletana del Rina-
scimento, cit., con testo alle pp. 157-175 e nota bibliograca sul Summonte (1453-1526)
alle pp. 1-2; sullargomento cfr. anche O. Morisani, Letteratura artistica, cit., pp. 50-61; M.
Rotili, op. cit., pp. 9-11. Una copia della seconda met del Cinquecento della celebre lettera
segnalata allArchivio di Stato di Torino; si veda al proposito E. Chiosi, L. Mascoli, G.
Vallet, La scoperta di Paestum, in La fortuna di Paestum e la memoria moderna del dorico 1750-1830,
catalogo della mostra a cura di J. Raspi Serra e G. Simoncini, 2 voll., Firenze 1986, vol. I,
pp. 18-37, con scheda della lettera a p. 23.
62
Cfr. F. Nicolini, Larte napoletana del Rinascimento, cit.
63
C. Celano, G. B. Chiarini, op. cit., vol. III, p. 211.
Fig. 34: La scalinata della chiesa di San Paolo Maggiore e il pronao
del tempio dei Dioscuri (da Summonte, Historia del Regno di Napoli,
1604
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 75
no allincisione inserita fra le pagine della Historia del Regno di
Napoli di Giovanni Antonio Summonte
64
.
La chiesa cinquecentesca stata attribuita al Grimaldi dal Cela-
no
65
e da vari studiosi fra cui Roberto Pane (1939), Anthony Blunt
(1975), Silvana Savarese (1986) e Pier Marco Sole (1990) con le ec-
cezioni del Correra
66
(1905) e del Serra
67
(1921), inclini ad ascrivere
la fabbrica al Cavagna, e di recente anche di Fulvio Lenzo (2011),
orientato a riconoscere nel primo progetto del complesso di San
Paolo Maggiore, e in particolare nella realizzazione dellabside e del
transetto della chiesa, progetti autarchici che riettono da vicino
le idee proprie dei teatini in materia di architettura
68
. I documenti
segnalano il Cavagna impegnato nella fabbrica per la prima volta nel
1589, ossia in una fase avanzata del lungo iter costruttivo
69
, iniziato
n dal 1538 quando, grazie allappoggio del vicer don Pedro de To-
64
G. A. Summonte, Historia del Regno di Napoli, Napoli 1604.
65
C. Celano, Notizie, cit., vol. III, p. 158 sg.: La piet dei Napoletani saputo il desiderio
di cos buoni Religiosi, vi concorse con tanta larghezza di sovvenzioni che col disegno del
di loro padre Don Francesco Grimaldi nellanno 1591 si vide non solo ridotta nella forma
che hoggi st, ma pretiosamnete abbellita, e arricchita di nobilissima suppellettile, che forse
non ve n pari. Il detto Padre Grimaldi non volle toglier via le colonne ma le chiuse senza
rimoverle dentro de pilastri dove al presente stanno.
66
R. Correra, Il tempio dei Dioscuri, in Atti della R. Acc. di Arch., Lett. e B. A. XIII
(1905), p. 217.
67
Cfr. L. Serra, Note sullo svolgimento, cit., p. 89.
68
F. Lenzo, Architettura e antichit a Napoli dal XV al XVIII secolo. Le colonne del tempio dei
Dioscuri e la chiesa di San Paolo Maggiore, Roma 2011, p. 16.
69
Fra i molti titoli, si confrontino almeno, G. Rega, op. cit:, R. Pane, Architettura dellet
barocca, cit., pp. 57-62; S. Savarere, San Paolo Maggiore un tempio e una chiesa, in Napoli
nobilissima, 1977, vol. XVI, pp. 177-192; Id., Francesco Grimaldi, cit., pp. 48-69; P. M.
Sole, Il progetto di Francesco Grimaldi per San Paolo Maggiore. Architettura e memoria dellantico tra
Rinascimento e Barocco, estratto da Regnum Dei, Roma 1990; A. Blunt, op. cit., pp. 57-59 con
le aggiunte critiche di F. Lenzo a p. 277; fra i contributi pi recenti si veda inoltre il F. Lenzo,
Architettura e antichit a Napoli, cit.
ledo, i Teatini, giunti a Napoli con il loro fondatore Gaetano Thiene
nel 1533 e provvisoriamente sistemati nella chiesa di San Maria della
Misericordia fuori Porta San Gennaro e poi presso lospedale degli
Incurabili, ottennero poi lambita sede nel cuore della citt storica.
In questa chiesa cos antica, e in un luogo cotanto cospicuo, come
ricorda il Celano
70
, i teatini continuarono a diffondere nella capitale
del viceregno lopera di riforma della chiesa cattolica che i fondatori
dellOrdine avevano iniziato a Roma, ancor prima dellapertura del
Concilio di Trento, con la fondazione della Compagnia del Divino
Amore nel 1524, una delle prime reazioni della Chiesa romana alla
protesta luterana.
Il coinvolgimento del nostro architetto avvenne quindi a lavori
gi in corso, come hanno precisato gli studi contemporanei
71
che
ssano linizio della fabbrica al 1583 dopo una lunga stagione,
iniziata nel 1545, di acquisti e demolizioni degli immobili limitro
per dare spazio alla vasta fabbrica dellinsula conventuale
72
.
Abbattuti gli edici preesistenti fu possibile procedere nella
ricostruzione delle chiesa di San Paolo Maggiore, ma presto nuo-
ve difcolt nellacquisizione degli immobili rallentarono ancora
il cantiere giunto alla costruzione del presbiterio. Pi tardi, nel
1589, su iniziativa dei frati, fu ripresa lopera, come ricorda il
cronista dei Teatini Valerio Pagano, nella Breve relazione del 1616:
lAnno 1588 altri padri volsero rifare quella parte di chiesa che
era rimasta del vecchio, e per bruciare la spesa non volsero se-
guire lordine incominciato e fecero il corpo pi piccolo di quello
che si era stabilito nel primo disegno onde dopo fatto si visto
quanto riuscito sconcio, e difforme che mai si devene fare
70
C. Celano, Notizie, cit., vol. III, p. 158.
71
S. Savarese, Francesco Grimaldi..., cit., p. 56; F. Lenzo, Architettura e antichit, cit., p. 126.
72
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., p. 56.
76 Salvatore Di Liello
queste mutazioni essenziali, ne si deve caminare conforme alli
appetiti di persone poco esperte, perch le cose che cominciano
con un ordine prima che siano incominciate, si possono mutare
da una forma in altra, ma dopo che lopera fatta quasi tutta, il
mutare cosa difcile a non guastarla come a questa fu fatto. E
con questa occasione che la chiesa si slung fu bisogno levarne il
cimiterio che prima stava al piano di essa e avante la porta
73
.
In questa fase interveniva il Cavagna che, nel 1588, riprendeva il
cantiere della chiesa allora fermo al transetto e allabside, realizzati
secondo quel primo progetto attribuito da larga parte della storio-
graa a Francesco Grimaldi. Come riporta il cronista Pagano, il
nostro architetto registrato nel Libro delle Spese il 29 luglio 1589,
giorno in cui risultano pagati in contanti a m. Gio. Bap.ta Cavagna
Architetto in parte dei disegni che ha tirati per la fabbrica della chiesa
d. 5.0.0.
74
intervenne sul progetto originario dellaula riducendone
la larghezza ma allungandola no a saldarsi al pronao del tempio
romano, inglobando il cimitero dei frati. In luogo della scansione tri-
partita dellinvaso paleocristiano, il Cavagna delineava unaula come
gi sperimentato oltre ventanni prima a San Gregorio Armeno,
ma con un rapporto spaziale fra aula e transetto molto differente.
A San Paolo Maggiore, ribaltando le premesse del progetto iniziale,
annunciate dalla dilatata spazialit del transetto realizzato a partire
dal 1583, il Cavagna ncora lo spazio allinvaso dellantica chiesa
traducendo in aula larticolazione tripartita delle navate e saldandola
73
Breve relazione del principio e progressi de la religione de chierici regolari e delle attioni dalcuni di
essi padri notate da don Valerio Pagano dellistessa religione, 1616, Biblioteca Nazionale di Napoli,
ms. 564 San Martino, f 109; pubblicato in S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., p. 56 sg.; F.
Lenzo, Architettura e antichit, cit., p. 125 sg.; cfr. anche V. Casale (a cura di), Cosimo Fanzago
e il marmo commesso fra Abruzzo e Campania nellet barocca, in Atti del convegno (Pescocostanzo
e Sulmona 1992), LAquila 1995, p. 43.
74
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., p. 57 sg.
Fig. 35: Chiesa di San Paolo Maggiore, Napoli, interno della navata
centrale
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 77
Fig. 36: Chiesa di San Paolo Maggiore, Napoli, il ritmo degli archi
nella parete della navata centrale
Fig. 37: Chiesa di San Paolo Maggiore, Napoli, la fuga di archi nella
navata centrale
78 Salvatore Di Liello
alla reliquia del pronao del tempio romano. Una soluzione che il
Pagano trova sconcia e difforme, certamente condizionata da motivi
pratici economici in primis come indicato dal cronista e dalla
possibilit di ridurre i tempi di realizzazione per non dover acquisire
ulteriori suoli laterali, ma che tuttavia non ne escludono altri di or-
dine pi simbolico: il reperto classico del pronao romano, messo in
continuit con la chiesa cinquecentesca e incastonato quale prezioso
frammento antiquario nella nuova facciata, diventa monumentale
palinsesto del nuovo progetto per San Paolo Maggiore, un tema
classicista che il Cavagna svolge anche allinterno, commisurando
le colonne corinzie del pronao alle paraste anchesse corinzie del
primo registro delle pareti interne. Diversamente da quanto ssato
a San Gregorio Armeno, dove lautore aveva rinunciato allordine
nel secondo registro delle pareti, qui Cavagna aggiunge paraste com-
posite nel secondo livello concluso dalla trabeazione sormontata dal
softto cassettonato. Motivo dominante nelle pareti dellaula larco,
ripetuto no a forzare il motivo rinascimentale della travata ritmica
traducendo il modello albertiano di SantAndrea a Mantova, solenne
e fermo nella successione di arconi e vani architravati, nella scattante
fuga di archi bassi e alti che inquadrano labside poligonale celando
quel contrasto spaziale, rilevabile solo in pianta, fra laula e lenorme
transetto: un rapporto riequilibrato solo dalle navate laterali aggiunte
dal di Conforto fra il 1626 e il 1630.
Contemporaneamente ai lavori della navata, dove, com
noto, il Nostro esegu anche pitture nel softto completate nel
dicembre del 1591
75
in collaborazione con Tommaso Mauritij
76
,
75
Cfr. il documento datato 24 dicembre 1591 riportato in S. Savarese, Francesco Grimaldi,
cit., p. 59 sg.
76
Il 2 settembre 1590 ducati cinquanta e per tanti mi f esito a Giovan Battista Cavagni
e tommaso Mauritij pittori a conto del softto; cfr. ivi, p. 59.
il Cavagna approntava i disegni per la nuova facciata per la quale
documenti noti gi al Correra indicano: Pagati in contanti a m.
Gio. Bap.ta Architetto per il disegno della facciata della chiesa
d. 5.0.0.
77
. Della sua facciata non abbiamo alcun disegno, ma
77
Ivi, p. 58; anche R. Correra, op. cit., p. 217; F. Lenzo, Architettura e antichit, cit., p. 139.
Fig. 38: Chiesa di San Paolo Maggiore, Napoli, navata laterale
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 79
le trascrizioni dei pagamenti descrivono nestroni, frontespizi,
nicchie e capitelli compositi, elementi che la Savarese ipotizza-
va precursori di quanto larchitetto realizzer nella facciata della
cappella del Monte di Piet, circa un decennio pi tardi
78
. A
tale ipotesi, comunque sostenibile, possibile aggiungere alcune
riessioni suggerite dal confronto fra la veduta del Duprac-
Lafrry (1566) e quella del Baratta (1629). Nella prima, il contesto
ancora sostanzialmente quello antico: il pronao, cui si acce-
de dallantica scalinata sostituita da quella nuova solo nel 1576,
appare distaccato dalla chiesa pi alta del reperto romano, ma
con la stessa larghezza. Dei due anchi, pi libero appare quel-
lo orientale dove lestremit settentrionale di vico Cinquesanti
risulta ancora ostruita da edici che, demoliti solo nel 1569
79
, ne
bloccano lo sbocco su via Anticaglia. Ancora del tutto ingombro
invece il settore occidentale, dove soltanto nel terzo decennio
del XVII secolo si proceder con gli acquisti e le successive de-
molizioni per la realizzazione della navata sinistra e delle cappelle.
Alle spalle della chiesa si eleva il volume del convento, sistemato
a partire dal 1557. Nulla riesce a registrare lincisione riguardo
al disegno della fabbrica medievale a meno della volumetria e di
una facciata conclusa da una copertura a falde.
Pressoch immutato, almeno rispetto al settore prospiciente
via Tribunali, il contesto delineato nella veduta del Baratta
che, rispetto alla precedente, rafgura con maggiore compiutezza
anche la congurazione architettonica degli edici. Si riconosce
infatti la presenza di un nuovo campanile
80
, in luogo di quello
preesistente demolito nel 1583 in seguito alla costruzione dellab-
78
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., pp. 58 sg.
79
Ivi, p. 63.
80
P. M. Sole, op. cit., p. 48 sg.
Fig. 39: tienne Duprac, Antoine Lafrry, veduta di Napoli (1566),
particolare del contesto urbano della chiesa di San Paolo Maggiore
80 Salvatore Di Liello
side, del transetto del progetto iniziale, e della facciata che, per
quanto in gran parte celata dal pronao innalzato sulla nuova
scalinata cui si accede dal monumentale portale su via Tribuna-
li, mostra una terminazione con un frontone che conclude un
registro superiore raccordato da volute a un ordine inferiore, del
tutto celato dal pronao erroneamente rafgurato con solo quat-
tro colonne. Dal momento che nel 1629 i documenti registrano
la realizzazione delle navate laterali ancora in corso, sembrerebbe
possibile riconoscere, nella porzione superiore della facciata visi-
bile al di sopra del pronao nella veduta del Baratta, un frammen-
to del prospetto cinquecentesco disegnato dal Cavagna, come
confermano i documenti del 1589. Una prima congurazione
poi trasformata prima probabilmente dal di Conforto, in seguito
allaggiunta delle navate laterali, e poi, durante gli anni settanta
del Seicento, da Dionisio Lazzari la cui sistemazione coincidereb-
be con quella illustrata dallincisione per ledizione della guida del
Celano del 1692
81
. Lintervento del Lazzari, nalizzato a saldare
ulteriormente la facciata al pronao mediante la realizzazione di
una volta, indebol a tal punto le colonne del pronao che due di
queste crollarono durante i terremoti dellaprile del 1686 e del
giugno del 1688.
Lipotesi di riconoscere la facciata del Cavagna nella veduta
del Baratta assumerebbe consistenza anche considerando che la
prima versione della celebre veduta risale, com noto, al 1627,
a conclusione di anni di lavoro, e che comunque la realt urba-
na rafgurata dal Baratta rimanda alla ne degli anni venti del
Seicento, quando i lavori in San Paolo erano ancora in corso,
come conferma Silvana Savarese quando sostiene: Alla facciata
dellultimo decennio del XVI sec. unaltra ne dovette seguire
81
C. Celano, Notizie, cit., p. 158.
Fig. 40: Alessandro Baratta, Fidelissimae Urbis Neapolitanae cum
Omnibus Viis Accurata et Nova Delineatio (1627), particolare dellin-
sula di San Paolo Maggiore
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 81
dopo lampliamento della fabbrica effettuato nel terzo decennio
del Seicento
82
.
Anche per il periodo precedente alla Baratta possiamo rac-
cogliere ulteriori frammentari riscontri della facciata del Cavagna
riferendoci allincisione inserita nellHistoria del Regno di Napoli di
Giovanni Antonio Summonte (1604). Nella tavola dedicata alla
chiesa di San Paolo, superata la successione portale inferiore-
scalea-pronao del tempio, fra gli intercolumni di questultimo si
intravedono, fra la terza e la quarta colonna, un portale sormon-
82
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., p. 65.
tato da un timpano spezzato al centro da un globo nonch una
lesena tuscanica nel secondo intercolumnio, a sinistra del portale.
La chiesa che nelli 19 poi dOttobre del 1603 f consacrata da
Gio. Battista del Tufo vescovo dellAcerra
83
era quindi quella
alla quale aveva atteso il Cavagna.
Fra il disegno originario e lampliamento delle navate e delle
cappelle laterali disegnato dal di Conforto, si inserisce quindi il
progetto del Cavagna che verrebbe a comporsi dal confronto dei
frammenti visibili nella Baratta e nellincisione inserita nella guida
83
C. DEngenio Caracciolo, Napoli sacra, Napoli 1623, p. 86.
Fig. 41: La facciata di San Paolo Maggiore prima e dopo il terremoto
del 1688 (da Celano, Notizie 1692)
Fig. 42: Anonimo, Naples St. Paul des Theatins ancien temple de
Castor et de Pollux, Paris, Bibliothque Nationale de France
82 Salvatore Di Liello
del Summonte: unaula rettangolare contenuta nello spazio della
chiesa medievale e della cella del tempio con ampio transetto e
abside, questi ultimi eseguiti fra il 1583 e 1584, e una facciata
che con il frontone, le volute laterali e le lesene addossate a
modulare la supercie rimanderebbe al lessico classicista di
Santa Maria di Donnaromita, ma anche al lone sangallesco
inaugurato dal prospetto di Santo Spirito in Sassia e ripreso in
Santa Caterina dei Funari di Guidetto Guidetti.
Alcuni rilevanti elementi della facciata di San Paolo Maggiore
riferibile alla congurazione precedente al crollo delle colonne
del 1688 sembrerebbero riconoscibili anche in un disegno, privo
di rma, conservato a Parigi, pubblicato nella recente edizione
del volume del Blunt
84
e dal Lenzo
85
. Si tratta di una rappresen-
tazione a china del pronao esastilo del tempio addossato alla
facciata della chiesa di cui si riconosce il disegno del portale
barocco. Questo appare sormontato da un timpano spezzato
al centro da un alto globo che, ornato da stucchi, emerge dalle
linee del timpano come nellincisione inserita nellHistoria del
Summonte, soluzione che indicherebbe che la facciata, durante il
Seicento, conservava il portale di quella progettata dal Cavagna.
Dallo studio di un diretto del disegno originale del disegno
86

emergono ulteriori importanti rilievi difcilmente individuabili
nel foglio pubblicato. Primo fra tutti, laggiunta manoscritta di
un commento Ce dessin est precieux. La faade de ce temple
qui serve dentre a leglise de S. Paolo de Thatins ayant et
ruine en 1688 par un tremblemente de terre.. Tale indicazione
84
A. Blunt, op. cit., p. 278.
85
F. Lenzo, Architettura e antichit, cit., g. 40.
86
Bibliothque Nationale de France, Paris, Naples St. Paul des Theatins ancien temple de Castor
et de Pollux, Vb. 132L 81), Fol. 64623.
sembrerebbe aggiunta successivamente al disegno che, a questo
punto, a meno che non si tratti di una poco probabile ricostru-
zione ideale, sarebbe da datare al periodo precedente al sisma del
1688. Inoltre, al di sopra del pronao dettagliatamente disegnato,
si riconoscono appena leggere e rapide linee a matita nelle quali
tuttavia si delinea con chiarezza il disegno del registro superiore
della facciata denito da ampie volute di raccordo fra il corpo
centrale e quello laterale e da due lesene che ancheggiano un
nestrone centrale coronato da un timpano curvo. La soluzione
riferibile, quindi, a quanto illustrato nellincisione di Perriello
e Magliar, nelledizione del 1724 della guida del Celano, relativa
al restauro della facciata successivo al crollo del pronao seguito
al terremoto del 1688, che risparmi il registro superiore del
prospetto seicentesco poi trasformato da Giuseppe Astarita fra
il 1773 e il 1774
87
.
Negli stessi anni dellimpegno nel cantiere di San Paolo, il no-
stro architetto assumeva nuovi incarichi a Napoli pur continuan-
do a vivere a Roma dove proseguiva lattivit della sua bottega ad
Cesarinos
88
, ossia nei pressi della chiesa di San Nicola dei Cesarini
a Campo Marzio, come conferma lincarico per le decorazioni
pittoriche della sala della Cosmograa a palazzo Altemps
89
.
Un documento gi noto al Bresciano
90
, datato 9 agosto 1590,
attesta che la nobildonna Cornelia Muscettola gli aveva com-
missionato un dipinto rafgurante una Nativit da inserire nella
cappella (oggi distrutta) della sua famiglia nella chiesa di Santa
Maria della Stella iniziata dai Padri Minimi di San Francesco che
87
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., pp. 66-68.
88
Cfr. A. M. Pedrocchi, op. cit., n. 12, p. 111.
89
Cfr. Supra, nota 61 cap. II.
90
G. Bresciano, op. cit., p. 369.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 83
vollero costruire una chiesa e un annesso convento allesterno di
porta San Gennaro, su di una collina dominante il vallone esterno
alle mura settentrionali
91
. Secondo il DEngenio i lavori per Santa
91
Nelledicio sacro si venerava un affresco proveniente da una cappella fuori porta
Maria della Stella, iniziati nel 1587, portarono a compimento
una chiesa ad aula rettangolare con cinque cappelle laterali, tutte
concesse in patronato gi dal 1596
92
. Dal documento si ricava
che oltre al dipinto, da realizzarsi con le stesse misure di unAn-
nunciazione nella cappella accanto a quella Muscettola, al Cavagna
venivano richieste decorazioni in legno dorato e in pietra di Mas-
sa. Due mesi dopo i lavori continuavano, come mostra la polizza
del 6 ottobre 1590: Cornelia Muscettola paga D.ti 40 a Gio.
Battista Cavagna pittore e architetto a comp.to di D.ti 80, et in
conto di quello li deve per le pietre de la sua Cappella et fattura
della Cona di essa come da Ist. per N.r Antonio de Thomase
93
.
I lavori, da eseguirsi in colori ed oro nissimi entro il dicembre
del 1591 al prezzo di 150 ducati, dovevano rispettare il disegno
del Padre Collettore della chiesa, circostanza che avvalorerebbe
lipotesi di attribuzione della direzione dei lavori e del progetto
della chiesa ai padri Benedetto e Paolo de Amicis
94
.
Nel 1591, ancora altri incarichi confermano lintensa attivit
del Cavagna nei molteplici cantieri degli adeguamenti tridentini
delle chiese napoletane. Fra questi ritroviamo il nostro architetto
nella quattrocentesca chiesa di Monteoliveto, dove le fonti accer-
San Gennaro, distrutta durante i lavori per le mura toledane, gi collocato nella chiesa
della Misericordiella e in seguito in unaltra cappella che larcivescovo Mario Carafa, nel
1571, afdava allOrdine dei Padri Minimi di San Francesco di Paola; per la chiesa cfr. C.
DEngenio Caracciolo, op. cit., p. 609; N. Spinosa (a cura di), Gennaro Aspreno Galante, cit.,
pp. 296-298.
92
N. Sannolo, Napoli Sacra, 14 itinerario, 1996, pp. 848-855.
93
G. B. DAddosio, Documenti inediti di artisti napoletani dei secoli XVI e XVII dalle polizze dei
Banchi, Napoli 1920, (II), p. 31.
94
Cos il Borrelli rispetto alla complessa vicenda attributiva che coinvolge Camillo, Dome-
nico e Carlo Fontana; cfr. G. Borrelli, La chiesa e il convento di S. Maria della Stella, in Napoli
nobilissima, XXII, 1983, p. 27.
Fig. 43: Chiesa di Santa Maria della Stella, Napoli
84 Salvatore Di Liello
tano la sua opera nel coro, ma forse anche in altri lavori
95
. Non
sappiamo se si tratt di un intervento limitato allabside o esteso
allintera fabbrica, come lascerebbe supporre il Filangieri quando
gli attribuisce opere di intaglio negli stalli della cappella Tolosa.
96

Altri autori
97
assegnano al Cavagna i due dipinti, lAngelo e la
Vergine, che compongono unAnnunciazione ai lati del San Carlo,
la tela dipinta da Gerolamo De Arena, tra il 1620 e il 1634, sulla
parete di fondo dellantico refettorio olivetano.
Prima di essere nuovamente trasformata su progetto di Gen-
naro Sacco, documentato nel 1690, agli inizi del XVI secolo
la chiesa degli Olivetani fu arricchita di sculture e dipinti, tutti
di rilevante pregio
98
. Fra questi interventi e lammodernamento
barocco approntato dal Sacco si inserisce il tema squisitamente
controriformistico sviluppato dal Cavagna alle spalle dellaltare
maggiore: un ampio e profondo coro a pianta rettangolare e
terminazione piatta, coperto da volta a botte e inquadrato da
un arco trionfale, monumentale connessione con laula a softto
piano. La rigorosa geometria e il controllo dello spazio, nel quale
la larghezza del rettangolo del presbiterio coincide con quella
dellaula, hanno come risultante una straordinaria compattezza e
95
Per un aggiornamento sulla chiesa si vedano C. Cundari (a cura di), Il complesso di Monteo-
liveto a Napoli: analisi, rilievi, documenti, informatizzazione degli archivi, con un saggio storico di Arnaldo
Venditti, Roma 1999; C. Cundari, A. Venditti (a cura di), Il Complesso napoletano di Monteoliveto:
restauri dal 1996 al 2008, Roma 2010.
96
Lattribuzione del Filangieri confermata dal Catalani e dal Leone de Castris; si con-
frontino G. Filangieri, Documenti per la storia, cit, vol. II, 1883, pp. 232-234; L. Catalani, Le
chiese di Napoli, cit., vol. I, p. 142; P. Leone de Castris, op. cit., p. 323.
97
G. Aspreno Galante, Guida Sacra, cit., p. 129; lattribuzione non risulta confermata
nella riedizione critica del Galante a cura dello Spinosa, dove al Cavagna non riconosciuta
alcuna opera di pittura annotando: questi fu architetto; non risulta che abbia eseguito opere
di pittura; cfr. N. Spinosa (a cura di), Gennaro Aspreno Galante, cit., n. 218, p. 96.
98
C. Cundari (a cura di), op. cit.; C. Cundari, A Venditti (a cura di), op. cit.
Fig. 44: Francesco Rosselli (attr.), Tavola Strozzi (c. 1472), particolare
con la chiesa di Monteoliveto
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 85
legano il presbiterio di Monteoliveto a quello di Santa Caterina a
Formiello e, attraverso questo, ai modelli del classicismo toscano
della chiesa di Santa Maria delle Grazie al Calcinaio di Francesco
di Giorgio Martini.
99

A Monteoliveto, la preesistente spazialit quattrocentesca,
dove limpronta tardogotica era stata regolarizzata dalle equili-
brate forme toscane delle celebri cappelle rinascimentali, veniva
ora controllata da una rigorosa successione spaziale nalizzata a
celebrare il luogo del presbiterio; qui, la magnicenza ottenuta a
San Gregorio Armeno con la cupola irradiante luce nella penom-
bra dellaula ritorna ora con la volta a botte a lacunari illuminata
dalla grande nestra aperta sullintera altezza del registro superio-
re della parete terminale piatta, sintomatica di purezza classica,
ma anche geometricamente adatta per accogliere i preesistenti
stalli lignei dei monaci. E a segnare linnesto fra laula e il coro,
sincurva il grande arco trionfale la cui ampia imbotte, impre-
ziosita da una doppia fascia di formelle rettangolari e quadrate
dal forte effetto scultoreo, traduce in termini tridimensionali
quel che generalmente un tema lineare: un motivo elaborato a
Monteoliveto, ma gi anticipato in termini meno solenni a San
Gregorio e pi tardi a Fano, nella chiesa di San Pietro a Valle,
per la presenza in entrambe le fabbriche della cupola e di absidi
meno profonde.
Gli accenti monumentali, sempre controllati da un profondo
rigore, gi in quegli anni qualicano ormai la cifra principale
dellarchitettura del Cavagna, qui espressa nel semplice disegno
delle tre pareti dellinvaso rettangolare dove, fra gli stalli lignei
risalenti alla prima met del XVI secolo e gli affreschi delle Storie
di San Benedetto, il nostro autore sistema le tombe di illustri perso-
99
Su questi contatti cfr. anche A. Venditti, Fra Nuvolo, cit., pp. 5-8. Fig. 45: Chiesa di Monteoliveto, Napoli, interno
86 Salvatore Di Liello
naggi e i rilievi marmorei celebrativi di Alfonso II e di Gurrello
Orilia, fondatore della chiesa.
La compatta volumetria del coro esaltava la monumentalit
della chiesa, visibile comera, negli anni dellintervento del No-
stro, da via Monteoliveto da dove si ammirava il prospetto del
anco orientale dellaula che emergeva sui giardini. Limmagine
documentata nella veduta dello Stinemolen del 1582 dove la
parete perimetrale delledicio, ancora priva del coro aggiunto
nel decennio successivo, appare interamente visibile e ritmata dai
volumi aggettanti delle cappelle rinascimentali. Tale scenograca
Fig. 46: Chiesa di Monteoliveto, Napoli, il binato
di lesene a segnare linnesto fra aula e coro
Fig. 47: Chiesa di Monteoliveto, Napoli, lin-
terno dal coro
Fig. 48: Chiesa di Monteoliveto, Napoli, parti-
colare dellimbotte dellarco trionfale
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 87
inquadratura dal basso di via Monteoliveto, gi in quel periodo
importante arteria fra la citt storica e le aree strutturatesi intorno
a via Toledo, spiegherebbe laccuratezza del disegno architetto-
nico dellesterno attestata da alcune rilevanti tracce ancora rico-
noscibili. Ci riferiamo, in particolare, al frammento del pregevole
cornicione in piperno fregiato da un elegante kymation ionico
con ovoli e dardi ornato da dentelli e cornici nemente scolpiti.
Elementi architettonici tutti attribuibili alla stessa realizzazione
e sintomatici di un sapiente uso del lessico antico, qui applicato
in un ambiente gi largamente segnato da un rafnato classici-
smo avvalorato dalle due eleganti nestre con stipiti e timpano
in piperno che rimandano a quelle del prospetto laterale della
chiesa napoletana di Santa Caterina a Formiello.
Senza mai abbandonare la pittura, come confermano nume-
rosi documenti citati dal DAddosio
100
, nella capitale del vice-
regno spagnolo il Cavagna era riuscito a lavorare anche come
architetto. Napoli del resto, in quegli anni, costituiva lambiente
ideale per un architetto desideroso di affermarsi. Giunto a Napoli
prima di tutti gli altri protagonisti dellarchitettura partenopea
degli ultimi tre decenni del Cinquecento, il nostro autore riesce
nalmente ad imporsi come architetto e pittore operando per
gli ordini religiosi, ma anche per il potere spagnolo. E in tale
dimensione la rma Jos Baptista Cavagna romanus pictor architectus
Neapoli faciebat anno Dni MDXCI, sulla tela per il retablo della
chiesa di Santa Maria de La Vid a Burgos, commissionatagli dal
vicer di Napoli Juan de Zuica conte di Miranda, chiarisce come
lartista fosse ormai affermato in entrambi i campi.
Serrata fu la sua attivit negli anni novanta, durante i quali
lo troviamo attivo in molti cantieri di chiese napoletane no al
1597, anno dal quale si dedicher soprattutto al complesso del
Monte di Piet e al palazzo del Banco del Popolo. I documenti
registrano infatti che il 9 settembre del 1594 riceve pagamen-
ti per lo disegno fatto della porta del atrio
101
nella chiesa di
SantAndrea delle Dame costruita, nel generale fervore religioso
di quegli anni, a partire dal 1585, lanno successivo alla fonda-
zione di un monastero destinato ad accogliere gli eremitani di
S. Agostino
102
, ad opera delle sorelle Giulia, Laura, Lucrezia e
Claudia Palescandolo.
Nel 1595, un anno dopo lincarico per il portale di SantAndrea
delle Dame, lo troviamo attivo nelleremo dei Camaldoli fondato
100
Cfr. supra, cap. I, nota 19.
101
M. Borrelli, Larchitetto Nencioni Dionisio di Bartolomeo (1559-1638), Napoli 1967, p. 38.
102
Sul complesso si rimanda a S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., pp. 29-48.
Fig. 49: Chiesa di Monteoliveto, Napoli, la parete laterale con le
tombe cinquecentesche
88 Salvatore Di Liello
nel 1585, sulla collina un tempo detta Monte Prospetto, da Gio-
vanni dAvalos dAragona
103
, fratello del Cardinale dAragona che,
come vedremo, pochi anni prima aveva commissionato al Cavagna
il palazzo dAvalos a Procida. Il nuovo eremo, sulla collina alta sul
paesaggio dei Campi Flegrei, fu costruito sulla preesistente piccola
chiesa di San Salvatore a Prospetto, fondata da San Gaudioso, se-
condo la tradizione, nel V secolo. Dalla Cronica di Giovan France-
sco Araldo rileviamo infatti che Don Giovanni dAvalos glio del
gran Marchese del Vasto, essendo vicino a morte lasci in perpetuo
per testamento, questEremo del Salvatore, ducati 500 di censo,
con ordine che serigesse un nuovo tempio, et che si consacrasse
sotto linvocazione di s. Maria Scala Coeli, et che ivi si seppellisse
il suo corpo
104
. Per la nuova chiesa, che continuava ad essere in-
dicata con lantica titolazione, i documenti ci segnalano che A 29
novembre 1595. Fra Pietro dalfano Cellerario dei Camaldoli paga
D.ti 40 a Gio. Battista Chavagna in conto delle pitture che fa per
la cona della nuova chiesa del Salvatore di Prospetto
105
. E, ancora
nellanno successivo, A 31 luglio 1596. Fra Andrea de Montepe-
loso Cellerario dei Camaldoli paga D.ti 20 a compimento di D. 24
a Gio. Battista Cavagna et in conto della pittura delli quadri della
cona della sua nuova chiesa del Salvatore a Prospetto.
106
Ancora in questi anni, e non solo nel 1597 e 1598
107
, ma n
dal 1594
108
, come da riscontri di archivio, il Cavagna intervie-
103
Figlio di Alfonso, marchese del Vasto e Signore di Procida, e di Maria dAragona,
nonch fratello di Innico, Cardinale dAragona; cfr. F. Luise, I dAvalos. Una grande famiglia
aristocratica napoletana del Settecento, Napoli 2006.
104
F. Divenuto, op. cit., p. 254.
105
Cfr. G. B. DAddosio, in A.S.PN, XLIV, 1919, p. 384.
106
Ibidem.
107
Cfr. N. Spinosa (a cura di), Gennaro Aspreno Galante, cit., n. 158, p. 178.
108
P. Leone de Castris, op. cit., p. 323.
ne nella chiesa della Santa Casa dellAnnunziata di Napoli che,
sorta n dal secondo ventennio del Trecento per lassistenza
dellinfanzia abbandonata, fu ampliata o forse ricostruita a partire
dal 1513. I lavori, mai portati a termine, furono poi afdati nel
1540 a Ferdinando Manlio al quale si deve lelegante impianto
cinquecentesco poi trasformato dal Vanvitelli
109
.
Nel clima del rinnovato slancio dellattivit assistenziale della
Casa, dove nel 1587 era stato aperto un banco pubblico sotto il
titolo Ave Grazia Plena
110
per concedere prestiti senza interessi ai
bisognosi, nuovi lavori interessarono la chiesa. Qui nel 1594 si
programmava la realizzazione di dipinti per il softto ligneo per
il quale i governatori dellAnnunziata avevano commissionato
ben ventiquattro dipinti, venti di essi di palmi tredici in circa di
larghezza e palmi sei incirca di altezza per ciascuno di essi in li
quali si ci havr da fare per ognuno di essi doi angeli che tengono
in mano uno epiteto della madonna S.ma et quattro altri quatri
di sette palmi di ogni lato in circa nelli quali si hanno da fare li
quattro evangelisti di quel megliore modo parer a li magnici
Vincenzo Cobergher, Fabritio S.ta fede, Gironimo Imparato et
109
Per la chiesa si confrontino: A. Venditti, Lopera napoletana di Luigi Vanvitelli, in Luigi
Vanvitelli, catalogo della mostra, Napoli 1973, p. 148; N. Spinosa (a cura di), Gennaro Aspreno
Galante, cit., pp. 177-179; I. Maietta, A. Vanacore, LAnnunziata. La chiesa e la Santa Casa,
Castellammare di Stabia 1997; F. Della Ratta, LAnnunziata, Napoli 2010.
110
Lattivit di depositi della Casa Santa e Banco dellAnnunziata risalirebbe al 1463, il che
qualicherebbe lA.G.P. come il Banco pi antico, aperto molto prima del Monte e Banco
della Piet (1539), del Monte e Banco dei Poveri (1563), Banco di Santa Maria del Popolo
(1589), Banco dello Spirito Santo (1590), Banco di SantEligio (1592), Banco di San Giacomo
e Vittoria (1597) e il Banco del Salvatore (1640); sullapertura del Banco dellAnnunziata
cfr. D. Demarco, E. Nappi, Nuovi documenti sullorigine e sui titoli del Banco di Napoli in Revue
Internationale dHistoire de la Banque, 1985, nn. 30-31, pp. 1-78; cfr. anche E. Nappi,
Ricerche sul 600 napoletano, Milano 1992.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 89
Giobatta Cavagni come soprastanti di detti 24 quatri.
111
Una
folta schiera di artisti Rinaldo Mytens, Giovan Snyers, Giulio
del Loco, Giovan Vincenzo Forl, Angelo dAmato e Curzio di
Giorgio era quindi chiamata a comporre il softto dove ven-
ti dipinti circondavano il quatro grande dellassumptione
112
.
Ai quattro soprastanti, fra cui troviamo il Cavagna, venivano
inoltre richiesti altrettanti dipinti per i quali i Governatori della
Santa Casa, il 25 febbraio 1594, pagavano D. trecentocinquanta
() a li m.ci Vincenzo Cobergher, fabritio S.ta fede, Gironimo
Imparato, et Gio.batta Cavagno pittori dissero in parte di D.
Settecento per lintegro prezzo dellopera et pittura havrando da
fare per lintempiatura dellecclesia di detta S.ta Casa cio quat-
tro quadri grandi con listorie infrascritte e cio la nativit de la
madonna S.ma, la presentazione, lo sponsalitio, et lassumptione
con la conditione che in ogni quatro di essi siano per lo meno
dieci gure distribuiti del miglior modo che parer a detti m.ci
pittori, e che lopra sia di ogni bont e perfettione tanto della
pittura como di colori ni dichiarando che sono obbligati essi
SS.ri Governatori darli solamente il colore oltramarino, e tele.
113

Riguardo ai soggetti dei dipinti commissionati ai quattro sovrin-
tendenti, rileviamo inoltre che il primo della storia della nativit
dal detto m.co Giobatta Cavagni, il secondo dellistoria della
presentazione dal m.co Gironimo Imparato, il terzo dellistoria
dello sponsalitio dal m.co fabrizio S.ta fede et il quarto et ultimo
pi grande dellassumptione dal m.co Vincenzo Cobergher
114
.
111
ASBN, A.G.P., Giornale copia polizza, matr.18, 25 febbraio 1594, cfr. doc. 144 in
Appendice.
112
Ibidem.
113
ASBN, A.G.P., Giornale copia polizza, matr. 18, 25 febbraio 1594, cfr. doc. 145 in
Appendice.
114 Ibidem. Fig. 50: Chiesa dellAnnunziata, Napoli, interno
90 Salvatore Di Liello
Distrutta dallincendio del 24 gennaio 1757, la chiesa fu ri-
costruita, a partire dal 1760, su progetto di Luigi Vanvitelli
115

che, nelle note in cui elencava le sue opere, scriveva: Essen-
dosi incendiata la Chiesa della SS. Nunziata e quelli SS.ri Go-
vernatori vollero una nuova chiesa con molta magnicenza, la
quale attualmente si sta Fabbricando
116
. Quel che restava del
disastroso incendio fu demolito a meno della sagrestia e della
cappella Carafa, scampate al disastro insieme alla cappella del
Tesoro dei Corpi Santi. Questultima, costruita fra il 1598 e il
1599, svolge un tema cardine della riforma cattolica: magnicare
il culto delle reliquie degli antichi martiri, altissimo exemplum di
sacricio e memoria della spiritualit del cristianesimo ai tempi
del suo primo sorgere.
Negli stessi anni in cui si apprestava il vasto cantiere di
ammodernamento post-conciliare della chiesa, i Governatori
dellAnnunziata, consapevoli della valenza simbolica dei santi
resti, decisero di consacrarvi una nuova cappella: a tal ne or-
dinarono il trasferimento dalla citt di Lesina delle reliquie che
la regina Margherita di Durazzo, vedova di Carlo III dAngi,
aveva donato alla Casa dellAnnunziata di Napoli n dal 1411.
Il 4 giugno 1598 si provvedeva al pagamento per il trasporto
dei santi resti: Alli detti D. sette et per essi a Gio.Luca Mira-
bascio dissero in conto della vettura de dui cavalli per servitio
de Ottavio Spina et altri, per landata in la citt di Lesina per
pigliare i corpi santi et per lui a Gio. Thomase de Molfe per
altrittanti
117
.
115
A. Venditti, Lopera napoletana di Luigi Vanvitelli, cit., pp. 147 sgg.; anche N. Spinosa
(a cura di), G.A. Galante, cit., pp. 177-179.
116
A. Venditti, Lopera napoletana, cit., p. 148.
117
Ivi, Giornale copia polizze, 4 giugno 1598, matr. 26, cfr. doc. 150 in Appendice.
Fig. 51: Chiesa dellAnnunziata, Napoli, cappella del Tesoro dei Corpi
Santi
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 91
Nella costruzione del sacro luogo troviamo coinvolti, oltre
a Belisario Corenzio
118
, autore insieme ad Avanzino Nucci de-
gli affreschi rafguranti i santi martiri Pascasio, Sabino, Orsola,
Alessandro, Tellurio, Tre Sante Vergini nellanteatro, nonch I santi
Firmiano e Primiano davanti al giudici, anche Giovanni Antonio Dosio
e il Cavagna. I documenti assegnano al Dosio il disegno dei marmi
del portale della cappella, dellaltare e delle otto edicole inserite
118
Ivi, A.G.P., 22 giugno 1598, Giornale di Cassa, matr. 26, vedi doc. 151 in Appendice. I
pagamenti al Corenzio sono puntualmente registrati durante i mesi successivi dallagosto al
dicembre del 1598 ed in particolare il 4 agosto, il 1 settembre, l8 ottobre, il 24 ottobre, il 5
novembre, il 19 dicembre; cfr. ivi, A.G.P., Giornali copia polizze, matr. 26 e matr. 27, vedi
docc. 172, 173, 174, 175 e 180 in Appendice.
Fig. 52: Chiesa dellAnnunziata, Napoli, cappella del Tesoro dei Corpi
Santi
nelle due pareti destinate ad accogliere i reliquari a busto con te-
ste di argento
119
, e al Cavagna il progetto architettonico dellaula,
realizzata in luogo delle preesistenti cappelle Capecelatro e della
Mercede. Nel settembre 1598 il nostro autore aveva gi fornito
disegni, dal momento che risultavano pagati Giobatta Cavagni
D.ti vinti correnti dicono bon conto dellarchitettura, et disegni,
chha fatto, et haver da fare nella cappella del Tesoro de corpi
santi di questa s.ta Casa. Oggi 17 settembre 1598. Li governatori
dellAnnuntiata de Napoli. Simone Calvanico
120
. Quattro mesi
119
G. B. DAddosio, Origine, vicende storiche e progressi della Real Casa dellAnnunziata di Napoli
(Ospizio dei Trovatelli), Napoli 1883; a p. 169 lautore riporta il documento che attesta la paterni-
t del Dosio delle edicole marmoree: Notamenti L. fol. 275. A 2 giugno 1598. Glinfrascritti
Scultori Cristofano Monte Rosso, Ceccardo Bernucci, Fabritio di Guido, Scipione Gallucci,
Clemente Ciottoli, Angelo Landi, Geronimo dAuria, e Fabritio Pagano, ognuno per se have
promesso far otto tabernacoli per conservare le reliquie dei Corpi Santi nel novo loco per ci
fatto nella chiesa di marmi nuovi di Carrara, secondo il disegno per mano di Gio. Antonio
dOsi architetto, con li nicchi di dentro foderati di marmo pardiglio misco con patto che
fra giorni 15 siano tenuti detti Scultori dare nita la fascia di sotto di detti tabernacoli con li
cartigli dove vanno notati li nomi di detti Santi, quale fa basamento alli stipiti seu telari dove
venerando le portelle. Il DAddosio riporta anche la realizzazione delle otto teste dargento
su mezzi busti di rame dorato, per le reliquie dei santi, dagli oreci di Costanzo, Festinese,
di Masso e Maltano, ivi, n. 2, p. 169; alla ne del Settecento le teste dargento furono
sostituite da altre in legno dorato in seguito alla fusione di quelle originarie nel 1798; cfr. N.
Spinosa (a cura di), Gennaro Aspreno Galante, cit., n. 159, p. 178; cfr. anche: D. Del Pesco,
Alla ricerca di Giovanni Antonio Dosio: gli anni napoletani (1590-1610), in Bollettino dArte, 71,
1992, pp. 52-66; F. Della Ratta, op. cit., p. 31; D. Del Pesco, Dosio a Napoli, ventanni dopo, in
E. Barletti, op. cit., pp. 654-655; M. I. Catalano, Dosio, gli scultori, i marmorari e larchitettura di
decorazione nella Certosa di San Martino a Napoli, in E. Barletti (a cura di), op. cit., p. 668, n. 32;
pi in generale per la cappella si veda anche F. Della Ratta, op. cit., p. 30 sg.
120
ASBN, A.G.P., 17 settembre 1598, Filza di cassa, matr. 13: alla rma di Simone Calvanico
segue la girata: et per me Gio.Batta Cavagna li pagherete Nicola Polio orece gli sono
per complimento di certi lavori dArgento indorati che ha fatto per mio servitio. Di casa il
d sopradetto Gio.Batta Cavagna Architetto, cfr. doc. 148 in Appendice; G. B. DAddosio,
Documenti inediti di artisti napoletani , cit., p. 31.
92 Salvatore Di Liello
dopo, il 22 gennaio 1599, D. dudici et per loro a gio.bata Cavagni
architetto disse in conto di quello selli doverr per suo servitio fa
nel Thesoro di Corpi S.ti a lui contanti
121
.
I libri contabili della Santa Casa dellAnnunziata di Napoli con-
fermano quindi che i due architetti si afancarono nella costruzione
della cappella riuscendo a segnarne lo spazio, ciascuno a proprio
modo: evidente infatti appare il divario fra due idee contrastanti di
spazialit che qui riescono a drammatizzare il luogo dove la marcata
accentuazione scultorea introdotta dalle edicole del Dosio quel
quattrocentista sperduto nel mare del Cinquecento nella deni-
zione del Venturi
122
viene frenata dalla ferma compostezza di
un equilibrio classico al quale anche nel Tesoro dellAnnunziata il
nostro artista non rinuncia. Si veda come i timpani alternati trian-
golari e curvilinei delle edicole, dal disegno di decisa derivazione
michelangiolesca, insieme al portale in marmi mischi anchesso del
Dosio, emergano con forza dalle pareti quasi a reagire alla ferma e
rarefatta spazialit della cappella. Proponendo una composizione
memore della solennit e della magnicenza dellabside della chiesa
di Monteoliveto, sistemata dal nostro autore sette anni prima, il luogo
viene modellato sul prototipo classico di unaula basilicale romana:
un invaso rettangolare reso austero e drammatico da una dominan-
te penombra e coperto da unampia volta a botte che, dominante
assoluta, appare ancor pi gravante sulle pareti dei reliquiari per lab-
bassamento dellimposta accentuata dalla marcata cornice di fregi in
stucco a segnare linnesto della volta e ad aumentarne il rilievo.
Se il primo pagamento al Cavagna per architettura et disegni
risale, come abbiamo visto, al settembre del 1598, n dal luglio
121
ASBN, A.G.P., 22 gennaio 1599, Giornale di Cassa, matr. 28, vedi doc. 184 in Ap-
pendice.
122
E. Barletti, op. cit., p. 20.
Fig. 53: Chiesa dellAnnunziata, Napoli, cappella del Tesoro dei Corpi
Santi
precedente i documenti registrano lavanzamento dei lavori: i
Governatori pagavano infatti D. uno tt. 3 et per loro a m.ro
Lutio Catone disse per cinque giornate de mastri et una de mani-
polo che hanno intonacata detta cappella a raggione di grana 28
lo mastro, et carlini dui lo manipolo
123
. Allundici agosto risale
invece lacquisto delle pietre per il cornicione della cappella
124
,
e dieci giorni dopo erano gi compiute anche cinque delle otto
123
ASBN, A.G.P., 31 luglio 1598, Giornale di Cassa, matr. 26; vedi doc. 159 in Appen-
dice.
124
Ivi, 11 agosto 1598, Giornale di Cassa, matr. 26. A nostri Gov. dellAnnuntiata de
Napoli D. uno tt. 1 et per loro a Marco grosso disse per prezzo de centocinquanta pietre
() have consegnate per fare lo cornicione in detta cappella a lui contanti; cfr. doc. 161
in Appendice.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 93
Fig. 54: Archivio Storico dellAnnunziata di Marcianise, AGP. Chiesa
sua fondazione privilegj e jussi, con case, e terreni con via attaca-
ta, disegno rafgurante la consistenza settecentesca del complesso
monastico dellAnnunziata di Marcianise, dalla Platea di tutti i Beni e
Rendite del Sacro ospedale e Chiesa della SS. Annunciata di Mar-
cianise A. D. MDCCXXII
Fig. 55: Archivio Storico dellAnnunziata di Marcianise, Platea di tutti
i Beni e Rendite del Sacro ospedale e Chiesa della SS. Annunciata
di Marcianise A. D. MDCCXXII; il foglio riporta lincarico ricevuto dal
Cavagna per il progetto del monastero dellAnnunziata
94 Salvatore Di Liello
portelle a chiusura delle custodie dei reliquari
125
. Nel settembre
successivo si provvedeva alle decorazioni marmoree policrome
realizzate da un folto gruppo di marmorari chiamati a eseguire
i disegni del Dosio
126
al quale si deve anche laltare di marmo
bianco, poi arricchito dalle aggiunte policrome settecentesche,
commissionato a Scipione Galluccio e Cristoforo Monterosso
ingaggiati il 12 settembre 1598 e tenuti a completare lopera
entro il successivo 26 novembre
127
. Allo stesso Dosio, come si
accennava, si deve altres il portale eseguito ancora dal Galluccio
e dal Monterosso ai quali fu afancato il marmoraro Ludovico
Righi, anchegli pagato per la realizzazione della porta de mar-
mo, et mischio hanno da fare, et dare posta per tutta la mita
de gennaro 99 conforme al disegno et modello fatto per gio.
Antonio Dosio
128
.
125
Ivi, 21 agosto 1598, Giornale di Banco, matr. 26: A nostri Gov. Della Nuntiata D. venti-
cinque et per essi a Marcantonio ferraro disse in conto delle cinque portelle de noce intagliate
conforme alle otto altre che ha da fare nelle nestre della cappella de corpi Santi et per lui
a Nuntio maresca per altrittanti, cfr. doc. 165 in Appendice; come risulta da una partita del
successivo 12 settembre al Ferraro fu afancato Giacomo Antonio Palmese: ivi, 12 settembre
1598, Giornale di cassa, matr. 26, vedi doc. 169 in Appendice; nel marzo successivo, inne,
Cesare de Mazzeo veniva pagato per lindoratura delle chiavi e serrature delle portelle: Ivi, 1
marzo 1599, Giornale di banco, matr. 27, vedi doc. 149 in Appendice. Le portelle, oggi perdute,
sono illustrate in una fotograa dellarchivio della Soprintendenza ai Beni Storici e Artistici di
Napoli pubblicata in D. Del Pesco, Dosio a Napoli, ventanni dopo, cit., ill. n. 47, p. 656.
126
Ivi, 28 luglio 1598, Giornale di Cassa, matr. 26, vedi. doc. 158 in Appendice.
127
ASBN, A.G.P., 12 settembre 1598, Giornale di cassa, matr. 26, vedi doc. 168 in Ap-
pendice; un pagamento successivo del 23 novembre riporta il termine entro il quale laltare
doveva essere ultimato: ha da fare nito, et posto per tutto il giovedi 26 del presente messo
nella Cappella de corpi Santi di detta Santa Casa (), ivi, 23 novembre 1598, vedi doc. 177
in Appendice; per laltare si veda anche M. I. Catalano, op. cit., p. 668 e n. 32.
128
ASBN, A.G.P., 23 dicembre 1598, Giornale di Cassa, matr. 27, vedi doc. 181 in Appen-
dice; sul portale della cappella cfr. M. I. Catalano, Per Giovanni Antonio Dosio a Napoli: il puteale
del chiostro grande nella Certosa di San Martino, in Storia dellArte, 50, 1984, p. 37.
La collaborazione del Cavagna con la Santa Casa dellAnnun-
ziata si era ben consolidata n dagli anni precedenti, quando,
come abbiamo visto, larchitetto-pittore sovrintendeva alla rea-
lizzazione dei dipinti del softto della chiesa.
Ancora nellambito degli interventi nella chiesa dellAnnunziata
attuati in questi anni, occorre segnalare anche il disegno fornito dal
nostro Cavagna per una tomba di marmo eseguita dal marmoraro
Ceccardo Bernucci il quale, il 20 giugno 1601, riceveva dai Go-
vernatori della Santa Casa otto ducati in conto del prezzo della
sepoltura de marmo che ha da fare nella cappella delli Padri avante
la cappella del Tesoro de Corpi Santi di q.a Santa Casa conforme
al desegnio fatto per il ingegniero Cavagnia
129
.
Nello stesso periodo in cui il nostro architetto forniva i dise-
gni per il Tesoro della chiesa napoletana, egli veniva interpellato
dallAnnunziata di Marcianise dove, n dalla prima met del XIV
secolo, era stata fondata una chiesa con annesso ospedale per
ni assistenziali
130
. In seguito a donazioni e a lasciti, alimentati
dalla riforma cattolica, negli ultimi decenni del Cinquecento si
attuarono numerosi interventi fra cui lampliamento della chiesa
di Marcianise, i cui lavori di ristrutturazione erano iniziati n dal
1520, la costruzione del campanile (1571) e la nuova sagrestia
(1581). A conclusione di questo lungo programma di opere, la
platea dellAnnunziata di Marcianise (1722) riporta che Ne da
tralasciare ci che da nostri Antichi Cittadini fu operato per por-
re in piedi il f Monistero, seu Conservatorio, che stava nel lato
sinistro dellatrio di d.a Casa S.ta. Questi avendo fatto pub.co par-
lamento, sotto il d 24 febbraio 1598, determinarono che in ogni
129
Ivi, Giornale di Cassa, matr. 34, vedi doc. 192 in Appendice.
130
Cfr. S. Costanzo, La Chiesa dellAnnunziata di Marcianise, Napoli 1991; si veda anche Id.,
Marcianise. Urbanistica, architettura ed arte nei secoli, Napoli 1999.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 95
modo si havesse hauto fare un Monistero seu Conservatorio per
le Figliole Vergini native del d.o Marc.si, sotto il titolo delle Figliole
dellAnnunziata, e per la fabbrica di quello conchiusero che per
lo spazio di dieci anni, d. Casa S.ta havesse hauto contribuire
annui docati trecento, et altri cento la detta Universit, con dare
libero potest alli Mag.ci Eletti della Universit pred.a, di eliggere,
per la causa sud.ta, quattro Deputati; q.ti essendono stati gi eletti
() 26 aprile del d.o anno ferno lappaldo della sud.ta fabbrica
con Rinaldo Gemma in conformit del disegno fatto da Gio.Batta
Cavagna a tenore del q.le disegno si di principio, e di l a pochi
anni si desist, con restare imperfetta la d.ta fabbrica
131
.
I lavori del monastero, poi adibito a granaio
132
, da realizzarsi
a sinistra della chiesa, iniziarono ma furono interrotti e poi ri-
presi: a 5 aprile 1628 fu con maggiore spirito ripigliata [] col
disegno che detto nuovo Monisterio hauesse hauto occupare non
solamente il spatio tra il Campanile suddetto e lArchivio Vecchio
di questa Casa santa, e larchivio stesso, ma anche il fu ospedale
dei mendicanti, e linfrapposto terreno ortale
133
.
Il palazzo-citt del Cardinale dAragona a Procida
Or lasciando queste favole da parte, lisola 7 miglia di circuito
() per lo pi tutta piana, e particolarmente nella cima, ove
il cardinale detto dAragona seniore edic un palazzo, nel cui
cortile si pu giocare a palla. Il suo Castello, o palazzo a guisa di
131
Archivio Storico dellAnnunziata di Marcianise (ASAM), Platea di tutti i Beni e Rendite del
Sacro ospedale e Chiesa della SS. Annunciata di Marcianise A. D. MDCCXXII.
132
S. Costanzo, Marcianise, cit., p. 111 e n. 40
133
ASAM, Platea cit.
castello fu col disegno di Benvenuto Tortella architettato, e nito
da Giovan Battista Cavagna. Vaghi giardini vi fecero i marchesi
di Pescara e Vasto
134
.
Molto prima che dal Parrino (1700), lattribuzione del palazzo
dAvalos di Procida al Tortelli e al Cavagna era stata anticipata
gi dal Capaccio nel Forastiero: andando ben oltre la trascrizione
delle notizie riportate dai precedenti autori, lautorevole storico,
che scriveva pochi decenni dopo la realizzazione del complesso,
riporta con notevole precisione le iniziative intraprese nellisola
da Innico dAvalos. Al rituale panegirico del luogo Passeggia-
toro pi presto che Scoglio, ameno ripieno di giardini con frutti
assai delicati, e credo che gli arbori, e le viti fussero piantati da
Pomona, e da Bacco con uve le pi saporite, colorite, odorose
che mai altrove non nascessero
135
seguono infatti pi circo-
stanziate notizie sullAbbazia e sui principali conventi isolani e in
particolare su quello di Santa Margherita Nuova, costruito pro-
prio per volont del dAvalos
136
. Ma fra le principali emergenze il
Capaccio annota, soprattutto, che sullisola vi si vede un palazzo
stanza dei Signori Davali edicato dal Cardinal dAragona col
valor di Benvenuto Tortelli, e Giovan Battista Cavagni architetti,
134
D. A. Parrino, Di Napoli il seno cratero , cit., p. 160; una descrizione simile inserita
dal Parrino anche nella Nuova guida de forastieri, Per lAntichit Curiosissime di Pozzuoli, Dellisole
aggiacenti dIschia, Procida, Nisida, e Capri, Colle Terre, Ville, e Citt, che giacciono allintorno alle
Riviere delluno, e laltro lato di Napoli detto Cratero, Napoli 1709, p. 123.
135
G. C. Capaccio, Il Forastiero, cit., p. 951.
136
Accompagnate con questa i tempij di S. Michele Arcangelo Abbadia di Cardinali, di S.
Margherita che posta prima in un colle loco di caccia f dal Cardinal sopraddetto trasferito
dentro Procida che non patissero i Faggiani, e dato a Padri di S. Domenico chan medesima-
mente cura di quella di S. Vincenzo, & un altro nel mezzo dellIsola dedicato alla Beata Vergine
Annuntiata, che abitato prima da donne Monache, e queste partitesi di turchi, e venute in Napoli
nel Monistero di S. Patrizia, rimasto col solo nome di Monachile; ivi, p. 951.
96 Salvatore Di Liello
di molta bellezza e meraviglia per haver sopra uno scoglio pianta
di notabil grandezza
137
.
La costruzione della residenza signorile sullaltura della Terra
di Procida risale agli anni ottanta del Cinquecento, in un periodo
di grandi mutamenti per la storia dellisola
138
. Il 10 maggio 1504,
Ferdinando il Cattolico, in seguito alla ribellione del precedente
Signore di Procida Michele Cossa, concedeva il feudo a Roderigo
che, glio di Innico dAvalos dAquino, marchese di Pescara,
aveva reso importanti servigi alla Corona. Da quel giorno le sorti
procidane sarebbero state legate a quelle della celebre famiglia
di condottieri giunta in Italia al seguito dei sovrani aragonesi
e presto fregiati del titolo di Grandi di Spagna, occupando un
posto di rilievo nella nobilt feudale e nella vita culturale, politica
e militare del regno di Napoli fra Cinque e Settecento
139
.
Nella lunga signoria, che durer no alla consca dellisola
seguita allavvento dei Borbone nel 1734
140
, un ruolo fondante
137
Ibidem.
138
Per la storia di Procida si muova dai primi studi di M. Parascandola: Cenni storici intorno
alla citt ed isola di Procida, Napoli 1892 e di M. Parascandolo, Procida dalle origini ai tempi nostri,
Benevento 1893; si confrontino anche G. Cosenza, Procida, Napoli 1968; S. Zazzera, Procida.
Storia, tradizioni, immagini, Poggiomarino (NA) 1984; G. Di Taranto, Procida nei secoli XVII-XIX.
Economia e popolazione, Ginevra 1985; P. Cossu, A. Larato, Procida. Insediamento e tradizione,
Roma 1986; F. Sardella (a cura di), Procida. Isola non isola, Napoli 1987; G. Alisio, La vicenda
architettonica e ambientale, in Il mito e limmagine. Capri, Ischia e Procida nella pittura dal 600 ai primi
del 900, Moncalieri 1988, pp. 14-34; V. de Feo, F. Knight, Procida. Lisola, il paese, larchitettura,
Napoli 1992; M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, Storia di Procida. Territorio, spazi urbani, tipologia
edilizia, Napoli 1994; G. Cosenza, M. Jodice, Procida. Unarchitettura del Mediterraneo, Napoli
2007; S. Di Liello, Procida, in C. de Seta, A. Buccaro (a cura di), I centri storici della provincia di
Napoli. Struttura, forma, identit urbana, Napoli 2009, pp. 188-193.
139
F. Luise, op. cit.; sui dAvalos si veda anche S. Mazzella, Descrittione del Regno di Napoli,
Napoli 1601, p. 686.
140
Per lisola allavvento dei Borbone cfr. G. Alisio, Siti Reali dei Borbone, Napoli 1976, pp.
negli sviluppi urbani ed economici dellisola ebbero le iniziati-
ve di Innico dAvalos, nato nel Castello di Ischia nel 1532 da
Alfonso marchese del Vasto e da Maria dAragona, e avviato
alla carriera ecclesiastica
141
. Dalla morte del padre, nel 1546,
29-34; S. Di Liello, Il Settecento: il Sito Reale dei Borbone, in M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op.
cit., pp. 122-136.
141
Per Innico dAvalos si confrontino M. Parascandolo, Procida, cit., p. 223 sg.; A. Bel-
lucci, Gli Arcivescovi di Napoli abati commendatari della Badia di S. Michele a Procida, Napoli s. d.;
P. Lopez, Il Card. Innico dAvalos abate commendatario di Procida (1561-1600), in A.S.P.N., CIV,
1986, pp. 243-257; G. Galeota, Roberto Bellarmino abbate commendatario di Procida, in Archi-
vum historicum Societatis Jesus, LI (1982), fasc. 102, p. 212 e pp. 216-218; Archivio della
chiesa di San Michele Arcangelo, Procida (ASMAP), Stato Maleriale della chiesa di San Michele
Arcangelo di Procida, 1877.
Fig. 56: Procida, Palazzo dAvalos, il loggiato originariamente aperto,
poi chiuso nel 1738
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 97
egli govern Procida al posto del fratello primogenito Ferrante
Francesco e pi tardi, nel 1561, fu nominato cardinale da Pio
IV. Noto da allora come il Cardinale dAragona, fu chiamato
a governare anche la Chiesa di Procida assumendo la nomina
di Abate Commendatario dellantica abbazia di SantArcangelo,
documentata n dallXI secolo
142
e occupata dai Benedettini no
alla seconda met del XV, quando fu da questi abbandonata
diventando un bene concistoriale governato da cardinali indicati
di volta in volta dal papa
143
.
Per quanto le fonti lo segnalino quasi sempre a Roma, im-
pegnato a consolidare potere e patrimonio personali, importanti
programmi investirono la Chiesa di Procida nel quarantennio del
governo del dAvalos, che no alla sua morte nel 1600 risollev
le sorti del territorio isolano. Con molta probabilit i contatti fra
il Cardinale dAragona e il Cavagna maturarono a Roma negli
anni ottanta, in un decennio che vedeva il nostro architetto an-
cora stabilmente attivo nella citt papale, dopo aver realizzato il
progetto della chiesa di San Gregorio Armeno a Napoli.
Negli anni immediatamente precedenti la sua nomina, Pro-
cida era stata colpita da nuove incursioni della pirateria turca
favorite dallindebolimento delle linee difensive seguito alla scon-
tta di Rodi (1522). Le cronache del tempo segnalano i violenti
attacchi delle otte al comando di Khair ad-Dn (1544, 1558) e
Sinn Pasci (1551, 1562)
144
.
142
Lo riferisce il Parascandolo citando gli Annali Benedettini che no al 1066 non segna-
lerebbero una presenza dellordine benedettino nellisola di Procida; cfr. M. Parascandolo,
op. cit. p. 451; M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op. cit., p. 82.
143
Cfr. in particolare G. Galeota, op. cit., p. 211.
144
Per le incursioni saracene e la forticazione delle coste meridionali in et medievale e
moderna si vedano, fra i molti studi, almeno N. Cilento, I Saraceni nellItalia meridionale nel secoli
IX e X, in ASPN, 1958, pp. 109-122; P. Peduto, Architettura militare del medioevo in Campania. Fig. 57: Procida, Palazzo dAvalos dal versante meridionale
98 Salvatore Di Liello
Fig. 58: Procida, Il nucleo della Terra Casata prima degli ampliamenti
tardo-cinquecenteschi
Fig. 59: Procida, La Terra Murata e gli sviluppi determinati dal piano
promosso da Innico dAvalos
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 99
Fra le molte testimonianze sui saccheggi, quella dellarcive-
scovo di Salerno Girolamo Seripando riferisce lattacco a Procida
sferrato nel giugno del 1558, da Khair ad-Dn, il celebre Barba-
rossa: scrivendo al vescovo Vincenzo Cornelio, egli riferisce di
aver trovato riparo nel castello di Salerno quando lanno 1558
venne quasi allimprovviso larmata turchesca () e saccheggi
Massa e Sorrento () Dopo daversi piena di preda e di cattivi,
venne al freto di Procida ed ivi si ferm due d
145
.
I provvedimenti emanati per il potenziamento delle forti-
cazioni costiere inserirono anche lisola nellordinanza (1563)
del duca dAlcal Pedro Afn de Ribera per la ristrutturazione
e costruzione di torri che, in vista luna dellaltra, avrebbero mi-
gliorato il controllo del mare nellambito di un esteso sistema
territoriale di difesa
146
.
Negli stessi anni in cui si approntava la costruzione di torri
nel piano dellisola, Innico dAvalos attuava un articolato pro-
Tipi e strutture, estratto da Atti del colloquio internazionale di archeologia medievale, Palermo-Erice
20-22 settembre 1974, Palermo 1976; L. Santoro, Le torri costiere della Campania in Napoli
nobilissima,1988, VI, 1-2, pp. 38-49; F. Russo, La difesa costiera nel Regno di Napoli dal XVI
al XIX secolo, 2 voll., Roma 1989; Id., Le torri anticorsare vicereali con particolare riferimento a
quelle della costa campana, Piedimonte Matese 2001; M. R. Pessolano, Napoli Vicereale. Strategie
difensive, castelli, struttura urbana, in Raccolta di scritti in memoria di Antonio Villani, Napoli 2002,
pp. 1869-1825; si veda anche il recente L. Santoro (a cura di), Le torri costiere del Principato
Citra. Paesaggio, storia e conservazione, Napoli 2010.
145
Cit. in R. Carafa, La Difesa del territorio salernitano in et moderna. Realt e immagini delle
torri marittime, in L. Santoro (a cura di), Le torri costiere, cit., p. 406.
146
M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op. cit., pp. 101-108; pi in generale si confronti F. Russo,
op. cit.; per il sistema difensivo costiero potenziato anche nei secoli successivi si vedano i
saggi di M. R. Pessolano, Napoli e il regno fra antiche fortezze e nuove proposte, e di G. Amirante,
La dorsale difensiva napoletana e le forticazioni alla sinistra e alla dritta del golfo in G. Amirante,
M. R. Pessolano (a cura di), Forticazioni, territorio e citt. Le difese del regno napoletano in et
borbonica, Napoli 2008, rispettivamente, alle pp. 11-50 e 51-89.
gramma urbanistico che aveva i punti focali nella realizzazione
di un palazzo a chiusura di unampia piazza dArmi di forma
rettangolare, sistemata in luogo del preesistente fossato medie-
vale difensivo ai piedi della Terra, nellinnalzamento delle mura
e nella ricostruzione, intorno al 1588, della chiesa di San Michele
Arcangelo distrutta dai corsari saraceni
147
.
Nellintenzione di forticare il nucleo medievale e per rendere
pi sicuro il territorio dalle persistenti minacce dei turchi, egli
si adopr anche per il trasferimento dei Domenicani dallantico
cenobio benedettino di Santa Margherita, sul distante promon-
torio nellestremit occidentale dellisola, nel nuovo complesso
costruito immediatamente allesterno delle mura della Terra ed
intitolato Santa Margherita Nuova
148
. Ne d conto un atto nota-
147
Lultimo Abate che esercit la giurisdizione Vescovile fu il Cardinale DAragona il
quale circa lanno 1588 ampli e quasi di nuovo edic la chiesa di San Michele e per la
manutenzione della stessa chiesa () pontece Clemente VIII il Diploma con cui si per-
metteva la pesca nei d festivi con lobbligo di cedere la terza parte alla Chiesa Abbaziale
() LE.mo Cardinale DAragona fabbric un Palazzo veramente Reale, il Conventino dei
PP. Predicatori, cinse di mura la collina ovesiste la Chiesa Abbaziale onde fu poi chiamata
Terra Murata., ASMAP, Stato maleriale, cit.; per labbazia di S. Michele Arcangelo cfr. M.
Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op. cit., pp. 81-91; O. Scognamiglio, LAbbazia di San Michele a
Procida, Napoli 1998.
148
M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op. cit., p. 112; la notizia confermata in un documento
relativo alla costruzione, sempre nel 1585, della chiesa di San Vincenzo Ferreri nel piano
dellisola: sta questa cappella verso ponente () da notarsi che questa cappella stata
edicata nel proprio suolo e territorio seu pianta di Santa Margherita, perch il convento
possedeva in quel luogo una casa donatali da una donna Cristina Coppola () essendo il
convento vecchio molto distante () se nota che a 30 dicembre 1585 la felice memoria
di Innico Cardinale dAvalos se conviene che li R.i Padri di Santa Margherita dellordine
dei Predicatori permutarono il luogo di detto convento hoggi si chiama Santa Margherita
Vecchia e promise in nome dellEcc.mo Marchese del Vasto, allhora suo nipote, e signore
di questisola di dare altra tanta terra nel medesimo luogo detto del Capo, ASN, Monasteri
Soppressi, 1714, vol. 976.
100 Salvatore Di Liello
rile che, datato 30 dicembre 1585, descrive la cessione dellantico
complesso pertinentem quandam ecclesiam et conventum inti-
tulatum S.ta Margarita orientem versus cum turri et aliis fabricis
et territoriis
149
al dAvalos il quale, in cambio, avrebbe costruito
a sue spese unaltra chiesa e convento nel luogo detto Lo Capo
sulla Terra.
Tutte le iniziative di questi anni mirarono quindi a ridisegnare
lantica cittadella medievale della Terra, sviluppatasi nel tempo
sullacrocoro intorno allAbbazia e separato dallo Juso, laltra en-
tit territoriale dellisola riportata nei documenti per indicare il
retroterra agricolo disteso fra le coste ai piedi dellaltura abitata,
dove, in caso di pericolo, trovavano riparo gli jusini, ossia gli
abitanti che, in cambio di decime, beneciavano del diritto di
coltivare i suoli di propriet di SantAngelo.
Fin qui la realt economica e territoriale puntualmente de-
scritta, in particolare, nellInventario dei beni dellAbbazia di
SantAngelo (1521)
150
, un fondamentale termine a quo per la sto-
ria del luogo. Il testo, nelle cui pagine ricorre frequente lafferma-
zione ab antico tempore, confermando il perdurare di realt remote
ancora nei primi decenni del Cinquecento, registra la dimensione
economica e territoriale dellisola negli ultimi anni della dinastia
feudale dei Cossa (1339-1529)
151
.
Il territorio descritto nellInventario conserva infatti ancora
un assetto medievale dove, per quanto le incursioni saracene
149
ASN, Notai del 500, vol. 281/5, notaio Cesare Benincasa.
150
ASMAP, Copia Inventarium factum solemniter cum ordine regio omnium iurium, redditum bono-
rum, mobilium, et stabilium spectantium ad Abatem Ecclesiae S. Michaelis Arcangeli, 4 gennaio 1521;
pubblicato e tradotto in M. Parascandolo, op. cit., pp. 459-473.
151
I Cossa furono feudatari dellisola dal 1339, anno in cui Atenulfo, lultimo discendente
dei da Procida, feudatari n dallXI secolo, vendette lisola allammiraglio ischitano Marino
Cossa; cfr. M. Parascandolo, op. cit., pp. 198-210.
continuassero a rendere malsicuri i suoli coltivi distanti dallaltura
edicata, ben vivo tuttavia il legame produttivo con le coste e
il piano agricolo. Qui, n dalla seconda met del XV secolo, si
erano formati piccoli casali con forni, pozzi e torri di avvistamen-
to, come quello della Starza, lantica contrada rurale che trovava
un ideale centro nellinsediamento sorto intorno al Monastile, un
cenobio di Benedettine costrette poi a trasferirsi nel convento
di Santa Patrizia a Napoli proprio in seguito alla nuova ondata
di incursioni della seconda met del XVI secolo.
Il Parascandolo
152
, citando unimprecisata fonte, indica nel
1586 lanno di costruzione di un superbissimo palazzo con
una ridente starza che f lammirazione dei nostri sovrani
spagnuoli.
153
152
Ivi, p. 224.
153
Ibidem.
Fig. 60: Procida, Il palazzo dAvalos e la Vigna dal mare
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 101
Come ricordano il Capaccio e il Parrino, il Cavagna interven-
ne nella costruzione del palazzo successivamente a Benvenuto
Tortelli che, ingegnere della Real Corte dal 1572 nonch esperto
di opere militari, nel 1576 proponeva a Filippo II di riorganizzare
le forticazioni del regno mediante lindividuazione di poli stra-
tegici da munire di nuove fortezze in luogo di quelle preesistenti
ormai fatiscenti o inadeguate
154
.
154
Sul Tortelli cfr. F. Strazzullo, Architetti e ingegneri, cit., pp. 305-315; cfr. anche O.
Pasanisi, La costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla R. Corte nel sec. XVI, in Studi di
Storia napoletana in onore di M. Schipa, Napoli 1926, pp. 423-442.
Nel pi ampio quadro di attivit che videro il Tortelli esegui-
re perizie per molte forticazioni del viceregno e deciderne la
costruzione di nuove, appare sostenibile quanto riportato dalle
fonti che attribuiscono allingegnere linizio della costruzione del
palazzo a Procida completato dal Cavagna che ne cur lelaborata
veste formale
155
. La dimora dei dAvalos occup il anco setten-
trionale del terrazzamento inferiore rispetto al nucleo medievale
dove fu sistemato un compatto corpo rettangolare che, seguendo
il dislivello naturale del versante settentrionale della collina, si
sviluppava su quattro livelli, due superiori alla quota dellingresso
e altri due al di sotto. La bloccata volumetria rettangolare veniva
articolata da un ampio cortile delimitato su di un lato dalla faccia-
ta e sugli altri tre da arcate originariamente aperte, ma chiuse nel
1738 nellambito dei lavori di ristrutturazione progettati dallin-
gegnere camerale Agostino Caputo, in seguito allistituzione a
Procida del primo Sito Reale di Caccia borbonico
156
. Terrazze
sui tre bracci del cortile si aprivano sullariosa prospettiva della
piazza dArmi immediatamente allinterno delle mura che, par-
tendo proprio dal palazzo, cingevano il versante sud occidentale
delladdizione urbana. La facciata sul cortile conserva i caratteri
originari con due registri di arcate su cinque campate divise oriz-
zontalmente da sottili cornici in piperno che, insieme a quelle
binate anchesse in piperno, deniscono il semplice motivo for-
male uniformemente ripetuto sugli altri tre lati del cortile stesso.
La soluzione delle cornici e delle lesene in piperno, stagliate su
un fondo di intonaco bianco, richiama quei motivi ripresi pi
155
Fra le altre perizie si veda quella allASN, Regia Camera della Sommaria, Consultatio-
num. Volume, 4, f 99r. e v., 100r. e v.: 12 marzo 1576, perizia del castello di Baia rmata
da Benvenuto Tortelli; cfr. doc. 16 in Appendice.
156
G. Alisio, Siti Reali., cit., pp. 29-34.
Fig. 61: Procida, Lacrocoro della Terra Murata
102 Salvatore Di Liello
tardi dal Cavagna nel palazzo del Monte di Piet. Qui, nei pilastri
della scala principale, ritorner quel disegno essenziale a T
della lesena piatta conclusa da un tassello di piperno nellimposta
della volta, secondo un severo classicismo anticipato nel palazzo
di Procida nel disegno della doppia teoria di arcate concluse da
un coronamento a beccatelli a sostegno del cornicione.
Lelegante composizione riproposta sui tre lati del cortile,
ma non sulla facciata alta sullo strapiombo tufaceo verso il mare
dove la dimora del Cardinale dAragona assume i caratteri della
fortezza, con il fronte semplicemente scandito da alti contraf-
forti e da quattro ordini di nestre di cui quelle dei due ordini
superiori sono di dimensioni maggiori in quanto corrispondenti
ai due piani principali della residenza signorile.
Dalle tavole del progetto settecentesco rmato dallingegnere
Caputo e da quelle relative ai lavori effettivamente eseguiti, pubbli-
cate da Giancarlo Alisio
157
, rileviamo che le trasformazioni interne
furono realizzate in modo diverso da quelle esterne dove non fu-
rono prolungate le ali del cortile previste nel progetto, limitando i
lavori alla chiusura delle arcate e alla sistemazione dei quartieri delle
guardie italiane e svizzere in luogo degli ambienti dove erano state
originariamente sistemate le stalle. Pi tardi altre opere interessarono
la residenza cinquecentesca e, fra queste, le pi rilevanti furono quel-
le dirette da Ferdinando Fuga nel 1769
158
e in seguito, nel 1802, da
Carlo Vanvitelli che ricostru la rampa di accesso al palazzo dal mare,
come documentano i disegni e i dipinti di Achille Vianelli
159
.
Nuovi lavori furono compiuti nei decenni successivi: requisi-
to durante loccupazione francese, ledicio nel 1818 fu adibito a
157
Ivi, gg. 6, 7, 8, 10 e pp. 109-113.
158
Ivi, p. 33.
159
Ibidem; vedi anche M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op. cit., pp. 38 e 60.
Fig. 62: Procida, Palazzo dAvalos, particolare del secondo registro
del loggiato.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 103
scuola militare e poi, dal 1830, a carcere. Le opere realizzate per
adeguare il palazzo cinquecentesco alla nuova destinazione sono
puntualmente descritte in numerosi documenti e graci inediti
160
,
che fra gli anni trenta e novanta dellOttocento, riportano con
precisione i nuovi corpi di fabbrica e la ristrutturazione degli
ambienti preesistenti
161
. Nel corso di questi interventi, lorigina-
160
Una documentazione sulle opere relative alledicio e alle attrezzature penitenziarie
presente nellArchivio di Stato di Napoli (ASN); cfr. ASN, Ministero degli Interni, vol. 212,
f. 415 (1856); vol. 3687, f. 8161 (1836) Genio Civile, vol. 247 (1879-1882); vol. 248 (1876);
vol. 249, con graci allegati (1819-1883); vol. 250 (1885); vol. 355, f 43 (1889).
161
ASN, Ministero degli Interni, II inventario, vol. 3687, f 8161, anno 1836; per gli anni
successivi si segnala invece, fra gli altri, un documento, datato 30 aprile 1867 dal titolo Processo
rio palazzo cinquecentesco assumeva le dimensioni di un vasto
complesso agganciato alle mura cinquecentesche sulle quali, nel
corso degli anni, furono aggiunti ulteriori corpi di fabbrica, fra
i quali un mulino eretto sulla porta di Ferro n dal 1770 circa.
Ma le opere pi rilevanti furono realizzate in seguito alla succes-
siva destinazione carceraria che richiese la riorganizzazione degli
verbale della consegna fatta dal Genio Militare al Genio Civile del Bagno di Procida in cui risultano
descritte tutte le fabbriche aggiunte al palazzo dAvalos in seguito alla destinazione a carcere
delledicio cinquecentesco: fra questi segnaliamo lOpicio del Bagno costruito sul anco
occidentale della Terra, lOspedale, labitazione del Direttore, le caserme per guardiani ed
alloggio degli Ufziali, il padiglione dei Guardiani ammogliati ed inne il vero e proprio carcere,
indicato come Bagno, ubicato nellantico palazzo dAvalos; cfr. ASN, Genio Civile, vol. 249;
Fig. 63: Pianta del 2.
do
Piano sottoposto al Cortile del Real Palazzo
di Procida (1819), Collezione privata
Fig. 64: Pianta del I.
mo
Piano sottoposto al Cortile del Real Palazzo
di Procida (1819), Collezione privata
104 Salvatore Di Liello
spazi interni e la costruzione di nuovi edici fra cui, intorno al
1840, la caserma delle guardie e il fabbricato delle celle singole,
questultimo impostato sul giardino della caccetta borbonica. Po-
chi anni dopo, fra il 1850 e il 1855, altri lavori interessarono il
terrazzamento inferiore delle mura dove trov luogo il basso e
allungato corpo di fabbrica dellOpicio (1850-1855) destinato
ad alterare, anche in termini visivi, la collina della Terra Murata.
A sud della porta di Ferro, fu invece sistemato lOspedale e, pi
in alto, in posizione dominate lintero complesso, la residenza
del direttore del Bagno Penale; al 1860 circa risale inne il palaz-
zo delle abitazioni delle guardie carcerarie allungato sulla piazza
darmi, in corrispondenza del bastione tardo-cinquecentesco.
Malgrado le aggiunte di corpi edilizi e la costruzione di tra-
mezzi e superfetazioni per adeguare i grandi ambienti della di-
mora tardo-cinquecentesca alla nuova destinazione, il palazzo
conserva ancora chiare tracce dellimpianto originario, articolato
su ampi vani coperti da volte ribassate e con le sale principali di
rappresentanza poste a sinistra dellaccesso dal cortile, da dove le
ampie nestre si aprivano sul mare e sul paesaggio isolano
162
.
Possente mole urbana ancor prima che presenza architettoni-
ca, il palazzo dAvalos fu ideato quale nodo principale di un arti-
162
G. Alisio, Siti Reali, cit, pp. 29-34; M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op. cit., pp. 123-
126.
Fig. 65: Pianta del Piano del Cortile del Real Palazzo di Procida
(1819), Collezione privata
Fig. 66: Marina-Genio Militare, progetto per la costruzione di una
Cisterna nellAia dellOpicio del Bagno di Procida, ASN
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 105
Fig. 67-70: Disegni ottocenteschi riferibili alle aggiunte e alle ristrutturazioni delle attrezzature penitenziarie collegate al palazzo dAvalos, ASN
106 Salvatore Di Liello
colato piano urbanistico i cui presupposti culturali lascerebbero
ipotizzare un totale coordinamento da parte del Cavagna che,
oltre allarchitettura della residenza, probabilmente cur anche il
progetto urbanistico, che afdava al palazzo un ruolo di cerniera
fra il nucleo medievale e le nuove aggregazioni di et moderna.
Anticipando quanto realizzer a Macerata nei decenni successivi
con il progetto della Strada Nuova, gi a Procida il nostro autore
si ispira alle pi aggiornate teorie sulla citt maturate nei trattati
di architettura fra Quattro e Cinquecento.
Nellisola governata dal dAvalos, assieme, committente e ar-
chitetto trasformarono lantico insediamento arroccato sullaltura
intorno allabbazia in un moderno organismo urbano difeso da
solide mura bastionate, ma innervato nel territorio ora investito
da nuove dinamiche, alimentate dagli sviluppi economici favoriti
dalla politica dei dAvalos. Dal palazzo muovevano alte mura
bastionate innalzate per inglobare lantico fossato medievale della
Terra e chiudere la citt sul versante occidentale. Qui due accessi,
quello ricordato come Porta di Ferro e laltro aperto nel bastio-
ne laterale, immettevano sulla via Nuova, lattuale salita Castello,
limportante direttrice di sviluppo che, agganciando alla citt i
preesistenti casali Vascello e Casaliello, avrebbe determinato la
formazione e gli sviluppi dei due borghi Corricella e Sancio Cat-
tolico, rispettivamente nei versanti meridionale e settentrionale
della costa ai piedi della Terra.
Aggregazioni edilizie ai piedi dellaltura della Terra erano gi
presenti infatti ancor prima dellampliamento voluto dal dAva-
los. Proprio la formazione difensiva dei due casali, Vascello e
Casaliello questultimo poi detto Giambattista Vico in po-
sizione elevata rispetto alla costa e ai piedi dellaltura, appare
sintomatica di una tendenza a stanziarsi allesterno del nucleo
urbano, che avrebbe costituito un rifugio in caso di attacchi dal
mare. Del resto lInventario del 1521 descrive i casali come una
realt strutturata intorno alla piccola chiesa di Santa Maria delle
Grazie
163
ancor prima dellapertura della Via Nuova il cui trac-
ciato seguiva, correggendoli, percorsi preesistenti: Il detto Mo-
nastero ha in dominio una Cappella in Grancia riporta infatti
lInventario sotto il nome di Santa Maria della grazia, posta ove
dicesi lo Scarrupato, dalla parte superiore, dalla parte doriente e
dalla parte inferiore lungo la via pubblica; con una cona di tavola
dipintavi Santa Maria della Grazia, candelabri, alcuni voti appesi,
163
Per la storia della chiesa Fra Cinque e Novecento cfr. S. Di Liello, La cupola della chiesa
di Santa Maria delle Grazie a Procida, in S. Casiello (a cura di), Le cupole in Campania. Indagini
conoscitive e problematiche di conservazione, Napoli 2005, pp. 327-335.
Fig. 71: Progetto di un nuovo magazzino nel complesso del Bagno
Penale di Procida, ASN
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 107
e una costa di balena
164
. La presenza di una Grancia intorno alla
cappella di Santa Maria delle Grazie, di propriet dei benedettini
dellabbazia di SantAngelo sulla Terra, conferma quindi lesi-
stenza nel luogo di una comunit di pescatori, determinante, nel
tempo, per la formazione del borgo extramoenia della Corricella
lungo quello Scarrupato citato dallInventario, ossia lo scosceso
anco meridionale della collina
165
.
164
ASMAP, Copia, cit.; in M. Parascandolo, op. cit., p. 464.
165
La presenza di insediamenti antichi sul anco della collina confermata anche dallin-
dicazione nell Inventario del 1521 di unaltra propriet dellabbazia di SantAngelo: Il detto
Monastero ha una Cappella sotto il titolo di San Rocco, sita dove dicesi lo Scarupato di
Strettamente collegata alla sistemazione della nuova arteria
la pavimentazione di un antico alveo, corrispondente allodierna
via Principe Umberto e al primo tratto di via Vittorio Emanuele
che, in continuit con la via Nuova, scendeva sulla riva settentrio-
nale dove, contemporaneamente al borgo meridionale della Cor-
ricella, si assister alla denizione seicentesca dellinsediamento
costiero di Sancio Cattolico, allineato lungo il mare.
Immediatamente allinterno delle mura bastionate, colmando
gli antichi Fossi descritti nellInventario, fu sistemata la piazza
darmi fra le mura e lantica cortina edicata della Terra. Pi
gi, lungo la via Nuova il anco della collina fu destinato a vi-
gneti
166
e, ai piedi delle mura, sbancando il declivio, fu realizzata
la Schianata o Spianata, un terrazzamento fra la via Nuova e il
casale Vascello, articolato intorno a una corte centrale e difesa
allesterno da mura alte e compatte.
Nello specchio di questi interventi promossi da Innico dAva-
los, gura centrale destinata a segnare linizio della storia mo-
derna dellisola, il territorio di Procida inizia a strutturarsi anche
nelle contrade pi periferiche rispetto alla Terra. Lampliamen-
to urbano, la forticazione delle coste e delle aree agricole e,
nel corso della seconda met del XVI secolo, la costruzione
ex novo o il potenziamento di torri a Sancio Cattolico, alle Cor-
ti di SantAntuono, al Cottimo, alla Chiaiolella, delineeranno un
assetto territoriale dove, se ancora fortemente dominante la
presenza della cittadella forticata sulla collina, ormai in atto
vascio presso la sponda del monte, con la gura di Santa Maria con San Rocco a destra e
San Sebastiano a sinistra; ASMAP, Copiacit.; in M. Parascandolo, op. cit., p. 467.
166
NellInventario Abbaziale del 1521 non menzionata alcuna localit con il nome Vi-
gna, il che confermerebbe la denizione del toponimo in conseguenza dellattuazione del
piano urbanistico.
Fig. 72: Procida, La piazza dArmi e la cortina esterna della Terra
Casata
108 Salvatore Di Liello
la formazione di un esteso suburbio agricolo articolato su nuclei
focalizzati intorno a cappelle e torri. In seguito a tali interventi
lantica Terra Casata dei documenti medievali sarebbe diventata
la Terra Murata, un organismo urbano dove nuove forticazioni
aprivano la citt al territorio extra moenia ponendo le basi per
la graduale denizione delledilizia dei borghi. Processi gi in
corso durante il Seicento, quando lindebolirsi delle incursio-
ni e le fortune economiche dellisola, derivanti da una orida
marineria, favorirono una notevole crescita demograca con il
passaggio dai circa 3000 abitanti dei primi anni del Seicento ai
circa 5000 della ne del secolo. Pur continuando ad avere nella
Terra il fulcro amministrativo e religioso, il Seicento procidano
vedeva la denizione dei borghi extra moenia a sud e a nord, la
Corricella e Sancio Cattolico, che seguivano, come si accennava,
alle prime aggregazioni dei casali forticati sorti ai piedi della
Terra gi intorno alla ne del XV secolo. Un graduale sviluppo
che, contemporaneamente alla denizione dei borghi costieri,
comporter ma solo sul nire della seconda met del XVIII
secolo il decentramento delle dinamiche urbane ormai rivolte
verso larteria che, solcando il territorio da nord a sud, collegher
Sancio Cattolico con lultimo borgo di espansione in ordine di
tempo, la marina Chiaiolella, nella piana originariamente paludo-
sa allestremit sud occidentale dellisola.
La valenza visiva di palazzo-citt della residenza dei dAvalos
appare con straordinaria chiarezza nelle prime rappresentazioni
tardo seicentesche dellisola, e in particolare nelle incisioni di
Fig. 73: Francesco Cassiano de Silva, Veduta della Terra e Marina
di Procida
Fig. 74: Paolo Petrini, Ve.ta del isola di Procita, in Principal parte
della citt di Napoli adornata da vintuna vedute delle pi belle fabriche,
forteze e strade, Napoli 1718
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 109
Francesco Cassiano De Silva
167
, pi volte riproposte con lievi
varianti nelle guide settecentesche, dal Sarnelli al Parrino, al Pa-
cichelli, al Petrini
168
.
Al Cassiano de Silva si deve il superamento del modello car-
tograco cinquecentesco, aggiornato da alcune incisioni in cui
lisola viene illustrata con una forma articolata da insenature e
propaggini pi vicine alla morfologia vulcanica e alla realt inse-
diativa dei luoghi. Una pi attenta rappresentazione era gi stata
167
In generale su Cassiano De Silva si vedano G. Alisio, Napoli nel 600. Le vedute di Francesco
Cassiano de Silva, Napoli 1984 e il recente G. Amirante, M. R. Pessolano, Immagini di Napoli
e del Regno. Le raccolte di Francesco Cassiano de Silva, Napoli 2006; cfr. anche M. Barba, S. Di
Liello, P. Rossi, op. cit., pp. 22-29.
168
Per le vedute cinque-settecentesche dellisola cfr. M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op.
cit., pp. 20-32.
Fig. 75: Francesco Cassiano de Silva, Isola di Procida, da Amirante,
Pessolano 2006
Fig. 76: Nicola Russo, Veduta di Procida con lapparizione di San Mi-
chele Arcangelo (1690), Procida, Chiesa di San Michele Arcangelo
110 Salvatore Di Liello
anticipata dallincisore n dalla Veduta Della Terra e Marina Di
Procida, inserita nel foglio rafgurante lisola di Ischia, pubblicata
nel 1692 dalleditore Antonio Bulifon nel volume Accuratissima e
nuova Delineatione del Regno di Napoli. Dedicata a Cesare dAvalos,
marchese di Pescara nonch signore di Procida, Castellano e
Governatore di Ischia, come riportato nellampio cartiglio, la
rappresentazione si caratterizza per linedito ritratto frontale ri-
preso dalla visuale settentrionale, che coincideva con limmagine
dellisola vista dalla terraferma, dalla costa di Miliscola e Miseno,
inaugurando un punto di vista su cui ritorneranno nel settecen-
to artisti come Carlo Bonavia, Saverio Della Gatta e pi tardi
Giovanni La Pira
169
. A questa e ad altre ben note incisioni di
Cassiano, studiate da Giancarlo Alisio
170
, si aggiunge la veduta del
Kriegsarchiv di Vienna, stampata nellAthlante contenente le duodeci
provincie del Regno di Napoli (1702), recentemente pubblicata
171
.
Lincisione del 1702, aggiunge rilevanti dettagli rispetto a quella
del manoscritto napoletano, di pochissimi anni precedente, Rey-
no de Napoles anotomizado de la pluma de Don Franc.co Cassiano De
Silva
172
. Al pi attento disegno del territorio, quei lari di alberi
che lascerebbero ravvisare un timido accenno alla presenza di
strade di collegamento fra i nuclei insediativi, realmente presenti
e gi documentati n dal 1521, corrisponde laccurata rappre-
sentazione dellimpianto urbano evidenziata nel rapporto fra la
citt murata dove Cassiano, rispetto a quanto illustrato nel mano-
scritto napoletano, pi preciso nella localizzazione del palazzo
169
Cfr. S. Di Liello, I Campi Flegrei nella cultura gurativa europea dellet moderna, in C. de Seta,
A. Buccaro (a cura di), Iconograa, cit., pp. 188-190.
170
G. C. Alisio, Napoli nel600, cit., pp. 215-218.
171
G. Amirante, M. R. Pessolano, op. cit., p. 188.
172
G. Alisio, Napoli nel 600, cit., p. 217.
dAvalos e dellabbazia di San Michele Arcangelo, le due prin-
cipali emergenze dellacrocoro della Terra. Elemento ricorrente
in tutte le vedute di Cassiano proprio la preminenza assunta
dal palazzo dAvalos nella rappresentazione della Terra Murata,
dove il versante settentrionale appare interamente occupato dal
compatto volume del palazzo la cui monumentale mole equivale
Fig. 77: Nicola Russo, Veduta di Procida con lapparizione di San
Michele Arcangelo, (1690), Procida, Chiesa di S. Michele Arcangelo:
particolare dellabitato di Terra Murata e del borgo di Sancio Cattolico
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 111
a quella della cittadella medievale cresciuta intorno allabbazia di
SantAngelo.
Altrettanto dominante la valenza visiva del palazzo dAvalos
nel dipinto dellartista giordanesco Nicola Russo, datato 1690 e
dedicato allapparizione dellArcangelo Michele avvenuta, secon-
do la tradizione, nel 1534 quando, alto fra nuvole e luce nel cielo
dellisola, langelo guerriero mise in fuga i predatori saraceni sul
punto di sferrare una violenta incursione
173
. Inserito in un ciclo
di quattro tele, tutte dedicate al tema dellApparizione e collocate
173
Cfr. Per una puntuale descrizione del dipinto cfr., in particolare, M. Barba, S. Di Liello,
P. Rossi, op. cit. pp. 33-36; K. Fiorentino, op. cit., p. 204 e scheda alle pp. 205 e 211.
nellabside della chiesa di San Michele Arcangelo
174
, il dipinto con-
tiene un attento ritratto del territorio isolano: luce di apparizione
e visione salvica avvolgono il cielo e il mare di Procida nelloriz-
zonte chiuso dal prolo azzurro cupo di Ischia. Presenza trionfale
lArcangelo guerriero che, circondato da una gloria di angeli,
brandisce una spada di fuoco per scacciare i Turchi. Riproponendo
il motivo del Santo in volo che protegge la citt, cos ricorrente
nella pittura napoletana fra Sei e Settecento, il Russo compone una
scena che rimanda alle celebri maest sceniche amminghe
175
di
Napoli ritratte da Alessandro Barattta, da Didier Barra o da Micco
Spadaro, per citare solo alcuni dei pi noti artisti che legarono il
ritratto urbano allapparizione dei santi e ai loro miracoli. Certo,
il miracolo il tema fondante della veduta, ma nel dipinto c
anche spazio per un ritratto di straordinaria valenza e attendibilit
topograca del paesaggio isolano. Sul mare solcato dalle galee
turche, con le prue fumanti per le esplosioni dei cannoni, si sta-
glia Procida, immagine fedele della consistenza tardo-seicentesca
della citt e del suo territorio delineata dal programma urbanistico
attuato dal Cardinale dAragona. Compatta e isolata sullacrocoro,
la Terra Murata dove, nel tto tessuto edilizio, campeggiano il pa-
lazzo dAvalos e lAbbazia, ma si individuano anche tutti i luoghi
strutturati dal piano: solide mura bastionate cingono la citt dalla
cui porta occidentale muove la cinquecentesca via Nuova che rag-
giunge, saldandolo alla citt murata, il borgo di Sancio Cattolico,
ormai compiutamente sviluppato ai lati della chiesa di Santa Maria
della Piet, sede n dal 1628 del Pio Monte dei Marinai sorto per
nanziare il riscatto dei procidani rapiti dai turchi.
174
Cfr. ASMAP, Stato maleriale, cit.
175
Cos il Mancini sui i paesaggi di Paolo Bril; cfr. Juilius Mancinus. Considerazioni sulla
pittura, cit., vol. I, p. 260; si veda anche G. Briganti, op. cit., p. 3.
Fig. 78: Franois Blondel, Lisle et la fortresse de Procida
112 Salvatore Di Liello
Larchitettura del palazzo-citt del Cavagna, con la sua rile-
vante valenza visiva, non sfugg a Paolo Petrini che inser ledi-
cio procidano fra le pi belle fabbriche, fortezze e strade della citt
di Napoli (1718) e a questo dedic lincisione Ve.
ta
dellisola di
Procida
176
, dove la mole della fortezza domina lisola e chiude la
cittadella medievale cinta dai bastioni.
Il Palazzo e le possenti mura campeggiano anche in unaltra
rappresentazione, dove la dimora del dAvalos e la cinta ad essa
collegata delineano il carattere di ununica possente forticazione
che avvolge labitato medievale della Terra. Si tratta del disegno,
176
Lincisione in P. Petrini, Principal parte della citt di Napoli adornata da vintuna vedute delle
pi belle fabriche, fortezze e strade, Napoli 1718.
presumibilmente settecentesco, intitolato appunto Lisle et la for-
tresse de Procida, rmato da un F. Blondel
177
dove lattento ritratto
delle cittadella forticata, con i bastioni poligonali punteggiati
da torrette di avvistamento, dei suoli coltivi nel versante setten-
trionale e delle torri costiere sulle estremit delle punte e delle
alture della variegata morfologia dellisola contrastano con las-
senza dellabitato lungo la strada fra la Terra Murata e il borgo di
Sancio Cattolico. Questo si chiude nellestremit occidentale con
la forticazione di Casa Catena ed appare rafgurato nella sua
consistenza settecentesca, sebbene non vi guri la chiesa di Santa
Maria della Piet, documentata invece n dal 1628 e riportata in
tutte le vedute seicentesche da Cassiano de Silva al Russo.
Per unimmagine riferibile a un assetto ancora seicentesco
della Strada Nuova, fra il terrazzamento innanzi alla chiesa di
Santa Maria delle Grazie e la Terra Murata, possiamo avvalerci
invece del bel disegno rmato da Thodore Duclre, datato 1860
e conservato nel Museo Correale di Sorrento
178
. Il foglio ritrae
lo slargo che, proteso a sud verso il mare, era anticamente noto
come Lo Spasseggio, toponimo sostituito in Piazza dei Martiri nel
1864, in seguito alla sistemazione di una stele commemorativa in
memoria dei procidani caduti nei moti rivoluzionari del 1799
179
.
Dal versante occidentale della piazza, da un punto di vista coin-
177
Cfr. F. Divenuto, Un inedito disegno dellisola di Procida, in M. R. Pessolano e A. Buccaro
(a cura di), Architetture e territorio nellItalia meridionale tra XVI e XX secolo. Scritti in onore di
Giancarlo Alisio, Napoli 2004, pp. 71-79; anche G. Amirante, La dorsale difensiva napoletana...,cit.,
p. 79 sg. e p. 82.
178
Cfr. Si tratta di un disegno a matita su carta verdina, rmato; cfr. anche L. Buccino,
R. Cariello, Vedute dellItalia meridionale nei disegni dell800 napoletano della Raccolta Correale, Sor-
rento 1971.
179
Il suolo innanzi alla chiesa era stato concesso n dallanno precedente; cfr. M. Para-
scandolo, op. cit., p. 285 sg.

Fig. 79: Thodore Duclre, Veduta della chiesa di Santa Maria delle
Grazie con la Terra Murata sullo sfondo (1860), Sorrento, museo
Correale di Terranova
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 113
cidente con la sommit delle abitazioni del casale Gian Battista
Vico lantico Casaliello gurano lo slargo ai piedi della salita
Castello, la via San Rocco, la chiesa di Santa Maria delle Grazie
e il palazzo De Iorio-Mignano, questultimo disegnato nella con-
gurazione alla gotica descritta dal Parascandola
180
preceden-
te alla ricostruzione compiuta durante gli anni ottanta del XIX
secolo. Elemento caratterizzante delledicio la torre merlata
180
Cfr. M. Parascandola, op. cit., p. 144.
del palazzo allineato sulla strada che raggiunge la Terra Murata
e il convento cinquecentesco di Santa Margherita Nuova, isolato
sullestremit della punta dei Monaci sullo sfondo del disegno.
In una veduta dove il carattere romantico non sottrae atten-
dibilit topograca alla rappresentazione dei luoghi, lartista ri-
prende lambiente urbano della piazza da dove muove la strada
cinquecentesca che, connettivo fra il nucleo antico sulla collina e
i borghi costieri, si biforca proprio in corrispondenza della chiesa
per raggiungere la Corricella a sud e Sancio Cattolico verso il porto.
Ai piedi dellerta salita, si stagliano i due volumi della torre dei
De Iorio e la chiesa di Santa Maria delle Grazie, nella consistenza
riferibile alle morbide linee barocche della consistenza settecente-
sca
181
, ancora priva della cupola aggiunta solo nel 1928
182
.
181
Questa descritta nella Visita Pastorale del cardinale Spinelli del 1742: con una sola
porta a settentrione, ed duna sola nave lunga palmi 62, larga palmi 33, alta palmi 34 e fatta
a volta il suo pavimento di riggiole sta nestrone vetrato sopra la porta due occhi ed vetri,
ed il presbiterio ed la paraustrata di legno e una nestrina anco vetrata a cornu Evangeliis.
Era altres presente una sacrestia posta in cornu epistolae di palmi 12 di larghezza, e 31
di lunghezza e 18 di altezza, vi sono due nestre una verso mezzogiorno e unaltra verso il
ponente; Archivio Storico Diocesano di Napoli, Visite Pastorali, 82, [Cardinale G. Spinelli
II], ff. 334 r. e v.; vedi anche M. Barba, S. Di Liello, P. Rossi, op. cit., p. 106. Lassetto descritto
dal cardinale appare riferibile alla veste architettonica in seguito ai lavori di ristrutturazione
della chiesa che, come riporta ancora la Visita dello Spinelli, fu benedetta da M. Iorio allora
canonico della Metropolitana lanno 1727 in circa. In tutto vi sono tre Altari cio lAltare
Mag.re ove vi sta limmagine della Vergine ed il Mistero della Visitazione, questo altare di
marmo, in cui il tabernacolo foderato dottone ed la portella di rame dorato.
182
Dopo il 1600 la cappella fu ampliata riferisce infatti il Parascandolo ma non
ebbe la sufciente altezza perch i baroni De Iorio, che abitavano nella torre di rimpetto
(oggi propriet Mignano) lo impedirono per avere pi libera la vista del mare e dellisola.;
M. Parascandolo, op. cit., p. 46. Sulla residenza dei De Iorio ritorna anche il Parascandola,
che annota Di fronte alla Chiesa esiste la casa della celebre famiglia De Iorio () essa era
alla Gotica; il suo prospetto a mezzogiorno; il sito sembra il migliore di Procida. Oggi
stato rifatto alla moderna ed propriet del sig. Mignano; M. Parascandola, op. cit., p. 144.
Fig. 80: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, scorcio della facciata su
via San Biagio dei Librai
114 Salvatore Di Liello
La retorica della Carit: il Monte di Piet e il Banco del Popolo
Nel fervore assistenziale alimentato dalla riforma cattolica, negli
ultimi decenni del Cinquecento nacquero nel viceregno numerose
istituzioni pie collegate alla formazione di congregazioni, scuole
ed ospedali a sostegno dei poveri. Nella capitale il fenomeno incise
presto sulla dimensione urbana in quanto gli ordini religiosi, raf-
forzati da privilegi scali e agevolazioni economiche, acquisirono
ampie aree della citt storica occupate da nuovi grandi complessi
conventuali che non solo aumentarono la densit del costruito,
ma soprattutto alterarono gli antichi rapporti fra aree libere, strade
e tessuto edilizio. Limpianto urbano, sostanzialmente strutturato
no alla met del XVI secolo ancora secondo le gerarchie funzio-
nali e visive della citt medievale, veniva ora a trasformarsi secon-
do un processo di rapida ed incontrollabile agglomerazione mai
pi riequilibrata. Allinterno delle mura, ledilizia abitativa, colmati
gli spazi residui ai margini delle grandi fabbriche conventuali e del-
le dimore gentilizie, cresce su se stessa aggiungendo piani su piani
raggiungendo spesso le altezze delle chiese angioine, no ad allora
svettanti nel paesaggio urbano. In continuit, sica o comun-
que funzionale, con i complessi religiosi nascevano anche nuove
fabbriche scuole, ospedali, istituti assistenziali nanziate da
un crescente usso di donazioni e lasciti alimentato dallassunto
controriformistico della salvezza dellanima attraverso le opere
caritatevoli. Se il programma della Chiesa riformata prevedeva che
questo sentimento religioso toccasse ogni aspetto della vita e ogni
strato della societ, le nuove costruzioni destinate a tale scopo
dovevano esprimere solennemente le nalit, le funzioni, nonch
le esigenze pratiche e simboliche delle istituzioni assistenziali. In
questa nuova religiosit grande importanza attribuita alla carit
verso i poveri e i derelitti che, spinti in citt dalla miseria delle
campagne, aumentavano in modo allarmante occupando gli spazi
fuori e dentro le mura. Perdendo ogni contatto con limmagine
ssata nella Tavola Strozzi di citt armonica nei suoi rapporti
fra costruito, spazi liberi e suburbio, molti luoghi dellimpianto
storico iniziavano a diventare asttici e malsani proprio a causa
del crescente affollamento
183
. E nei gangli delle vessazioni scali
imposte dal potere, in uno sfondo reso cupo da una perdurante
miseria e da continue epidemie, ampi erano i margini per lin-
tervento della Chiesa, impegnata a rinsaldare anche con le opere
caritatevoli, a rinsaldare quella fede particolarmente minacciata
proprio a Napoli dalleresia luterana.
In questa stessa direzione muove il fenomeno dei banchi
pubblici napoletani, destinati ad assumere un ruolo fondante
nellattivit assistenziale e caritatevole nella capitale del vicere-
gno che vede, con lavallo della dottrina controriformistica della
carit e del soccorso, la formazione di istituzioni laiche e re-
ligiose impegnate a promuovere attivit a favore dei poveri e
degli ammalati no a sostenere economicamente gli indigenti
garantendo credito in forme agevolate per i ceti pi poveri. E
presto gli esempi di carit dei fondatori di tali istituzioni si
pensi alla gura di Maria Longo fondatrice dellospedale degli
Incurabili dal quale nacque proprio il Banco di Santa Maria del
Popolo furono seguiti da tantissimi nobili che svolgevano ogni
183
Per la storia di Napoli in et moderna si confrontino G. Galasso, Mezzogiorno medievale
e moderno, Torino 1965; Id., Napoli dopo Masaniello. Politica. Cultura. Societ, Napoli 1972; G.
Labrot, Baroni in citt. Residenze e comportamenti dellaristocrazia napoletana 1530-1734, Napoli
1979; G. Galasso, Napoli citt e capitale moderna, in Civilt del Seicento a Napoli, cit., vol. I,
pp. 23-28; anche Id., Napoli capitale. Identit politica e identit cittadina. Studi e ricerche, 1266-1860,
Napoli 1998; L. Di Mauro, Dal viceregno allet dei lumi, in G. Vitolo, L. Di Mauro, Storia illustrata
di Napoli, Pisa 2006, pp. 120-190.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 115
genere di mansioni allinterno degli istituti no allassistenza ai
malati, come riporta una ricchissima letteratura
184
. E dal momen-
to che questa emergente retorica della carit richiedeva visibilit
e magnicenza, congrua parte dei proventi veniva destinata alla
costruzione di fabbriche prestigiose che sorgevano e nel tempo
crescevano nel gi congestionato centro urbano, affermando la
centralit dei Banchi Pubblici e di tutte le istituzioni assistenziali
nella storia della citt nella seconda met del Cinquecento e per
i due secoli successivi.
In questo rinnovato clima, n dal 1539 (un anno prima del
provvedimento di espulsione degli ebrei dal viceregno), i nobili
cittadini Aurelio Paparo e Ignazio Di Nardo riscattarono a pro-
prie spese ingenti quantit di beni sottratti a molti napoletani che
avevano contratto debiti, sistemando tutti i pegni in un edicio di
loro propriet nei pressi della Giudecca, dove istituirono un Sacro
Monte di Piet in soccorso dei poveri vessati degli usurai. Trascorsi
ventanni, durante i quali listituto aveva operato in alcuni ambienti
nel cortile della Santa Casa dellAnnunziata, e grazie al notevole
incremento dellattivit favorito da cospicue donazioni anche da
parte del popolo napoletano a partire dal 1544
185
, il Monte inizi
184
Per i banchi pubblici napoletani, fra i molti titoli, si confrontino almeno R. Filangieri di
Candida, I banchi di Napoli dalle origini alla costruzione del Banco delle due Sicilie, Napoli 1940; F.
Nicolini, I banchi pubblici napoletani e i loro archivi, Napoli 1950; D. Demarco, E. Nappi, op. cit.;
cfr. anche E. Nappi, Ricerche sul 600, cit.; per gli studi pi recenti si veda anche A. Giannola,
Gli Incurabili e i Banchi Pubblici Napoletani. Moneta, credito e lantropia, in A. Valerio (a cura di),
Lospedale del reame. Gli incurabili di Napoli, 2 voll., Napoli 2010, vol. I, pp. 19-30.
185
Presso lArchivio Storico del Banco di Napoli (ASBN) conservato anche un conto
della donazione a benecio del Monte di Piet che risale gi al 1544, quando A d 8 di luglio
1544 il deliss.o populo di Napoli deve, a detto Sacro Monte di Piet annui D. settandui
per causa della donatione li ha fatta, sopra tutte le entrate del reggim.to di esso Populo,
ASBN, Piet, Patrimoniale, matr. 1, f1; cfr. doc. 60 in Appendice; la donazione continuava
ad essere garantita ancora nel 1581; cfr. ivi, Piet, Patrimoniale, matr. 3, 1581, f 2; vedi
Fig. 81: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, Particolare del prospetto
sul cortile
116 Salvatore Di Liello
a svolgere una vera e propria funzione bancaria riconosciuta dal
vicer Pedro Grn conte dOssuna nel 1584. E il credito non
era di certo lunica funzione dellistituto, come confermava gi il
Celano nel 1692: Qui sattende non solo allopera de pegni, che
il suo principale instituto, ma anco riscattar Christiani, che
stanno in mano dinfedeli, ad escarcerare molti poverelli prigioni
per debiti, dar le doti molte donzelle povere, & altre opere di
Piet
186
.
Pi tardi, nel 1597, trascorso un breve periodo durante il qua-
le lattivit fu trasferita nel palazzo dei duchi dAndria, nel largo
San Marcellino, i Protettori del Monte, con rogito del notaio
Bartolo Giordano del 14 giugno 1597
187
, acquistarono lantico
palazzo di Girolamo Carafa lungo la centralissima strada di San
Biagio dei Librai, in platea seu sedilis Nidi. Per trasformare lantica
dimora e renderla adeguata alle attivit del Monte di Piet fu in-
caricato il Cavagna, come risulta dal resoconto del lungo cantiere,
ripercorribile nei documenti dellArchivio Storico del Banco di
doc. 61 in Appendice.
186
C. Celano, Notizie, cit., vol. III, p. 236 sg.
187
ASN, Notai del Cinquecento, Bartolo Giordano, protocollo del 1597, f1009 r. Die
quarto decimo mensis junij decime indictionis 1597 neap. In nostri presentia constitutis
Delitia Gesualda vidua relicta Don Hieronimi Carrafe, ac matre, Balia et tutrice ex testa-
mento, et conrmata per decret ill.mi et ex.mi domini Regni Proregis Persone er benorum
Don Francisci Carrafe Pupilli lij et heredis universalis [] Delitia sponte asservit coram
nobis et dictis Protecoribuspresentibus e Dictum Don Franciscus [] ipsa Delitia nomine
illius habere, tenere, et possidere iuste e [] propriet dicti Don Francisci et ad eum []
et plesso iure [f 1009 v.] spectante et pertinente infra bena stabilia [] palatium magnum
domo rum in nonnullis membris inferioribus et superiori bus consistentem cum Apothecis
subtus, et alias Domos parvas collaterales simili in pluriuso et diversis membris consistentes
sita et posita bena ipsa in platea Nidi huius civitatis nep. iuxta viam pubblicam circum
circa [], cfr. doc. 18 in Appendice. Latto notarile citato nel Libro Patrimoniale, matr.
9, 1603, f 42, ASBN.
Napoli
188
. Apprendiamo dai documenti che dal 1597 fu aperto
il conto per la Fabbrica del Palazzo grande sito nella strada
maestra di seggio di Nido che si fa per lhabitatione dellopra
pia del n.ro Monte
189
.
Per lacquisto del palazzo furono pagati D. sedicimilatre-
cento, per il costo, et affrancatione di censo de le case di don
francesco Carafa glio et heredi di don ber.o Carafa, con altri
188
Alcuni documenti sono stati pubblicati in G. Alisio (a cura di), Monte di Piet, Napoli
1987; sullarchitettura del palazzo cfr. anche F. P. Fiore, Roma, le diverse maniere, cit., pp.
132-159.
189
ASBN, Piet, Libro Patrimoniale, matr. 8, f 284; vedi doc. 62 in Appendice.
Fig. 82: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, Particolare della lesena
lungo lo scalone
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 117
sui stabili contigui siti nella strada maestra de nido, in isola, ci
ducati 16000 per il prezzo di detti stabili, e casa comprati da De-
litia gesualda, madre balia, e tutrice di don francesco precedent.e
detto [] et ducati trecento per affrancatione dannui ducati 18
che per detti stabili si rendono di censo a la chiesa di S. And.a
presso seggio di Nido
190
.
Pochi mesi dopo, il 14 febbraio 1598, si stabilivano i compensi
del Cavagna che avrebbe percepito cento ducati per il progetto
e dodici ducati mensili per la direzione del cantiere: Et a d 14
di febraro D. ottacinque, pagati Gio.batta Cavagni incigniero a
comp.to di D. cento per saldo di tutte fatiche, e servitj fatti nel
far deli disegni per la casa nova del monte, et altre cose per detta
fabbrica per tutto gennaro 1598 [] dichiarando che dal primo
di febraro avante li fu stabilita [paga] di D. 12 il mese dorante
la detta fabrica.
191
.
La puntualit delle registrazioni del conto di fabbrica fornisce
numerose notizie sul cantiere, nel quale vediamo coinvolte alcune
personalit pi o meno note dellarchitettura napoletana che in
quegli anni iniziavano la propria attivit. Fin dal 1598 troviamo
infatti Gian Giacomo di Conforto e Giovan Cola di Franco, citati
nei pagamenti quali fabbricatori [] ne la fabrica de la nova casa
del monte
192
. A Francesco De Simone, squatratore seu mastro
dascia
193
, veniva invece commissionata, il 13 febbraio 1598, la
190
Ivi, Libro Patrimoniale, matr. 9 (ex 185), 1603; ibidem, vedi doc. 141 in Appendice.
191
Ivi, Libro Patrimoniale, matr. 8, f 284, cfr. doc. 67, in Appendice; Il 1 giugno 1598
il Cavagna incigniero de la nova fabrica del monte riceveva infatti dodici ducati a titolo di
pagamento mensile cio D. 12 per la mesata di febraro, e laltri per la mesata di marzo ();
et a di detto D. 24 pagati questo di al detto per la mesata daprile, e maggio come incigniero
di detta fabbrica; Ivi, Libro Patrimoniale, matr. 8, f 316, cfr. docc. 74 e 75 in Appendice.
192
Ivi, Libro Patrimoniale, matr. 8, f 284, vedi doc. 64, in Appendice.
193
Ibidem, vedi doc. 66, in Appendice.
Fig. 83: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, Linee architettoniche di
un vano a piano terra
118 Salvatore Di Liello
realizzazione di un modello ligneo del nuovo palazzo conforme
al disegno li dar Gio.batta cavagna incigniero
194
. Vito dAlero
risulta invece ingaggiato, con una paga di 15 ducati al mese, come
soprastante de la fabrica nova del monte
195
. Inoltre, Cristoforo
Monterosso e Ceccardo Bernucci gurano quali marmorari, che
l11 luglio 1598 ricevevano D. 100 () in conto di marmi di Car-
rara, di massa e di Caserta detti promettono in solid far venire
loro spese a la fabrica del monte e lavorarli conforme al ordine se
li dar da Gio.batta Cavagni incigniero di quella, per la cappella, e
porta del palazzo, e per la lumaca
196
, ed ancora, Michele dUrso
risulta pagato, il 15 luglio dello stesso anno, per realizzare i cancelli
in ferro tondo di Genova e di Pietrasanta. Nel febbraio del 1598
si procedeva a demolire il preesistente palazzo Carafa, per i cui
lavori il 13 di quel mese Cola di Franco riceveva ducati sei, e gr.
quindici () per dodici giornate di mastro () in scippar astrachi,
piperni, regiole, et mattoni
197
. Mentre procedeva la costruzione
del palazzo, si predisponeva quella della cappella
198
, iniziata il 15
ottobre 1598 con una solenne cerimonia in presenza del cardinale
Gesualdo, come trascritto nel Libro di Cassa che riporta un pa-
gamento di D. 4. 10 Vincenzo buonocore spesi in mortelle, et
altro nela venuta del Rev.mo Cardinal Giesualdo buttar la nova
pietra nel pedamenta dela cappella de la nova casa del Monte
199
.
Fin dai mesi precedenti erano state commissionate le statue per
la facciata della cappella realizzate, com noto, da Michelangelo
194
Ibidem.
195
Ibidem, vedi docc. 68 e 76 in Appendice.
196
Ivi, Libro Patrimoniale, matr. 8, f340, cfr. doc. 81 in Appendice.
197
Ibidem, vedi doc. 65 in Appendice.
198
R. Filangieri di Candida, I banchi di Napoli, cit.; N. Spinosa (a cura di), Gennaro Aspreno
Galante, cit., p. 132 e p. 149.
199
Ivi, Libro Patrimoniale, matr. 8, f347; cfr. doc. 88 in Appendice.
Fig. 84: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, Finestra nella contro-
facciata
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 119
Naccherino, che scolp la Piet inserita nel frontone, e da Pietro
Bernini autore della Carit e della Sicurt nelle due nicchie ai lati
del portale. Il primo, il 15 giugno del 1598, riceveva una pietra di
marmo del monte de la chiesa del gies novo la sua casa sopra il
spirito santo per scolpirci la piet ()
200
acquistata, come riporta
la partita di cassa, presso il cantiere del collegio del Ges Nuovo,
in costruzione negli stessi anni. Due settimane dopo, il 30 giugno,
venivano invece consegnati due marmi dordine de S.ri protettori
() a pietro bernino scoltore, per due statue ha da lavorar per la
casa nova del monte
201
. Pochi giorni pi tardi, i governatori del
Monte pagavano D. 50 Pietro Bernini scoltore orentino, in
conto dela fattura di due statue di marmo far per lornamento
dela facciata dela cappella dela nova fabrica del Monte intitolate la
Carit e la Sigurezza, dela quale si star a Giudizio dal marchese
di Grottola
202
.
I lavori per il Monte di Piet continuarono negli anni succes-
sivi e videro il Cavagna costantemente impegnato a seguirne le
fasi, sotto il costante controllo dei Governatori. Fra gli avanza-
menti salienti, nel giugno del 1600, quando ci si apprestava alla
realizzazione del cornicione di coronamento sul cortile, i docu-
menti segnalano che Gio. Batta Cavagni vada dal S. Marchese
de Grottola per haver resolutione delli cornicioni che sha da
fare dentro lo cortile della casa nuova se de pietre di Sorrento,
di stucco
203
. Nellagosto dello stesso anno Belisario Corenzio
veniva pagato in conto delle gure fresco fatte alle camere
200
Ivi, Libro Patrimoniale, matr. 8, f 316.
201
Ibidem, vedi doc. 80 in Appendice.
202
Ibidem, cfr. doc. 83 in Appendice.
203
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 19, 26 giugno 1600, cfr. doc. 99 in Appendice.
della Congregatione del banco
204
, e nel successivo 8 ottobre
1601 si stabiliva che se metta la porta grande della casa come
dir lingegniero Gio.Batta Cavagni, e che dopo che sar posta,
se tratter di foderarla; che se faccino li licchetti a tutte le nestre
della casa nuova acci che se possano serrare
205
. I committenti
esercitavano un rigoroso controllo, senza trascurare severi richia-
mi come quello espresso il 19 giugno del 1601, quando si sono
chiamati lingegniero Gio.batta Cavagni, e mastro Vito dAleri, e
mastro Gio. Iacomo fabbricatore per haver relatione della nuova
fabrica, e perch han visto che non se usa la diligenza debita han
fatto li SS.ri Protettori una buona repressione alli detti con ordine
che suniscano e vedano di far quanto prima ogni cosa
206
.
Sotto la costante sorveglianza dei Protettori, i lavori progre-
dirono e nel febbraio 1602 gli ambienti potevano dirsi conclusi
al punto da trasferirvi le attivit: il 21 del mese si decideva infatti
che luned prossimo venghino tutti gli Ofciali del Banco alla
casa nuova co la cassa e libri poi ch nito lappartamento di
esso Banco
207
. Pi tardi, il 28 febbraio, si stabilivano le funzioni
degli ambienti, fra cui il luogo dove sistemare il Guardarobba,
ossia il larmadio dove custodire i preziosi depositi dei pegni. In
particolare si decideva: che le due torrette della casa nuova ad
una stia il Guardarobba, ci quella verso san Biase, e a quella
del seggio di Nido il cassiero scoppa, con che non accosti al no-
stro monte il nepote. Alle due stanze prime vicino le gradi delle
donne stia il libro maggiore del banco. Alle tre stanze appresso
stia il Rationale Pascale Montella e alle altre due stanze ultime
204
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f66, 7 agosto 1601.
205
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 72, cfr. doc. 109 in Appendice.
206
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 58, cfr. doc. 106 in Appendice.
207
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 92, cfr. doc. 114 in Appendice.
120 Salvatore Di Liello
vicino la cappella stia il sec. del nostro Sacro Monte il quale
habbia pensiero delle chiavi della porta della detta casa nuova
del n.tro Monte
208
. Mentre continuavano ancora i lavori nella
cappella, a conclusione del primo importante lotto dei lavori,
quello relativo agli ambienti indicati appartamento del banco,
il 3 giugno 1602, si decideva, quale ricompensa per limpegno
profuso, che se paghino D. cento a Gio.Batta Cavagni per una
volta oltre la sua provvisione per tutti maggio prossimo passato
e se li donano per riconoscimento delli servitij fatti sopra la casa
nuova come ingegniero gi che si nita
209
.
Limpegno del Cavagna continu ben oltre la conclusione
della fabbrica principale. Almeno no al 1603 lo ritroviamo an-
cora presente sul cantiere a seguire la realizzazione degli arredi
nelle sale del banco, a completare la cappella, dove coordinava
lopera di Belisario Corenzio che se facci conforme alla nota
dellingegniero Cavagni
210
, e a stilare relazioni sui lavori svolti
dagli altri artisti. Non mancarono per il nostro autore anche in-
carichi di scultura e pittura come quelli relativi alla facciata della
cappella per la quale, il 19 febbraio 1601, i Protettori stabilivano
che se paghino alli pittori che hanno fatto la pittura di chiaro
oscuro della fede e della speranza con li pottini, cornice e pietre
mische al frontespizio del muro della cappella della nova fabrica
D. 24, ci D. 12 a lui Rodrigo per le gure della fede e della
speranza, D. 6 a Gio.Battista Cavanco per li sei puttini, e D. 6
ad Alessandro ernandes per le cornici e pietre mischie.
211
Ed
ancora lanno successivo, il 2 dicembre 1602, chiamato per i
208
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 93, cfr. doc. 115 in Appendice.
209
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 106.
210
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 77.
211
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 77, cfr. doc. 103 in Appendice.
dipinti della cappella quando si stabiliva che li due quatri grandi
che venghino alla cappella se faccino da Gio.Batta Cavagni
212
.
Riguardo agli arredi delle sale del palazzo, veniva ancora inter-
pellato, insieme ad altri architetti, per decidere il luogo pi op-
portuno dove sistemare i mobili per custodire gli oggetti pre-
ziosi del banco. Cos il 31 luglio 1602: havendo fatto chiamare
ColAntonio Stigliola, Pignalosa Cafaro, Costantino Avellone e
Gio.Batta Cavagni sopra il vedere se lo stipo delloro era bene
farsi alla sala, e cos considerato il tutto, han conchiuso che se
levino le mura fatte in essa sala e se facci la pettorata di marmo
da un capo allaltro co due altre porte, che sapri la nestra verso
lo cortile la quale hora serrata; che se faccino steccati di ferro
con punte alte palmi sette discosto dalla pettorata palmi cinque
e se volti verso la nestra di mezo verso la strada con fare due
porte per quadro, e lo stipe delloro se facci dove st hora. Che
se dia un docato per uno alli predetti per le lor fatiche
213
.
I lavori nella cappella continuavano ancora nel 1603, anche
se gi dal 31 ottobre del 1602 vi si celebrava, dal momento che
in quel giorno veniva stabilito che ogni d se dichi messa alla
cappella del n.ro Sacro Monte
214
. Ma siccome il protrarsi dei
lavori impediva un adeguato uso dellaula sacra, i Protettori sol-
lecitarono gli artisti impegnati nella decorazione della cappella a
concludere i lavori: dal libro di cassa rileviamo infatti che a 6
di Marzo 1603 [] se chiamino li stuccatori e lindoratori []
Gabriele de Martino acci se solleciti di nire la cappella. Che
se chiami Bellisario al S.r Mario Capece Bozzuto acci si possa
ordinarli che nischi quanto prima la pittura della cappella []
212
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 47.
213
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 111; vedi doc. 121 in Appendice.
214
Ivi, Conclusioni, matr. 233, f 118; vedi doc. 124 in Appendice.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 121
che il S.r Gio. Batta Marra sia servito ordinare il modo che sha
da tenere di fare le porte della cappella
215
. Inne, il 21 aprile 1603
veniva preparato un disegno di cartone per vedere s bene far
ponere lhorologgio sopra il frontespizio della Cappella
216
.
Fin qui alcune notizie tratte dai libri di cassa del banco di
Piet, che descrivono puntualmente ciascuna delle fasi del can-
tiere e soprattutto precisano gli autori chiamati a collaborare alla
realizzazione della fabbrica destinata a segnare un importante
punto di arrivo, una piena maturazione, del rigoroso linguaggio
del Cavagna e della sua idea di architettura. Adottando soluzioni
compositive e lessicali inedite a Napoli, il nostro ide una com-
plessa macchina architettonica dove solennit e magnicenza
venivano a fondersi con una forma di severo classicismo, legato
s ai modelli della sua formazione romana, ma altres coerente
con le prescrizioni della prima stagione della riforma cattolica,
improntata alla semplicit e alla chiarezza del messaggio. Da qui
la rinuncia alla magniloquenza antiquaria e allo sfoggio di erudi-
zione nelluso degli ordini cos largamente esibito nellarchitet-
tura a Roma negli anni precedenti il Sacco.
Su un isolato rettangolare, delimitato dal tracciato di fondazione
greca e con il lato breve allineato lungo via San Biagio dei Librai,
nella regione del Seggio di Nido, il Monte di Piet occup lintera
supercie dellinsula con un compatto corpo di fabbrica articolato
su un ampio cortile centrale, concluso dalla facciata della cappella
sul fondale in asse con il portale. Lelegante sintassi mormandea del
vicino palazzo Di Capua poi Marigliano, piena adesione dellarchi-
tettura napoletana alla lezione del Quattrocento toscano, non trova
ascolto nel palazzo del Monte, dove il Cavagna rinuncia agli ordini in
215
Ivi, Conclusioni, matr. 232, f 6.
216
Ivi, Conclusioni, matr. 232, f 11.
Fig. 85: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, La cappella, fondale
visivo del cortile
122 Salvatore Di Liello
facciata e ssa un tipo, per dimensioni, soluzioni visive e lessico, non
ancora sperimentato a Napoli. Elemento prevalente la scattante
successione visiva dal portale alla cappella: delineando una soluzio-
ne monumentale inedita nella capitale sul volgere del Cinquecento,
egli riprende il vestibolo a tre campate su pilastri quadrati di San
Gregorio, ma ne aumenta le dimensioni riscrivendone la funzione
che se nella chiesa cesura, separazione dallesterno imposta dalla
clausura, qui diventa uida spazialit e grandiosa prospettiva verso
la facciata della cappella che, inquadrata dal portale e dallarcata
centrale del vestibolo pi alta delle altre risulta visibile dalla
strada. Ai lati del grandioso atrio due scaloni simmetrici raggiun-
gono gli ambienti superiori con una rampa unica che dal ripiano si
biforca per raggiungere un primo livello ammezzato e pi in alto
le sale degli ambienti del piano nobile. Questo posto al secondo
livello e non al primo, come accade in molti palazzi napoletani del
nucleo antico dove le ridotte dimensioni stradali e la conseguente
esigua illuminazione dei livelli inferiori suggeriscono la collocazione
dellappartamento principale al secondo piano.
Anche in facciata le scelte vanno tutte nella direzione della
simmetria e della severit delle linee architettoniche, sempli-
cando e razionalizzando i modelli romani bramanteschi e raffa-
elleschi, in quella linea dellessenzialit ssata proprio a Roma
da Antonio da Sangallo a partire dal palazzo Baldassini (1516-
1519) e continuata nei palazzi romani di Giacomo Della Porta.
Quelli del Vicariato alla Pigna (1577-1587) e Crescenzi-Serlupi
(1579-84), entrambi del Della Porta, anticipano infatti il palazzo
napoletano del Cavagna di poco pi di un decennio
217
.
Laustera monumentalit dellarchitettura del Monte allude alla
missione spirituale dellistituzione assistenziale rivolta alla carit e
217
M. Stoppa, op. cit., passim.
Fig. 86: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, Particolare della facciata
con il basamento segnato dalla cornice a corridietro
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 123
alla piet in favore dei poveri e dei bisognosi. Da qui la rarefazione
formale dellimpaginato in facciata che trova piena adesione nel
severo classicismo ricorrente nellopera del Cavagna, a scapito della
locale tradizione anticheggiante mormandea. Un calibrato uso del
lessico controlla la composizione dellesterno dove lintera super-
cie, priva di ordini e articolata su cinque campate, viene interrot-
ta soltanto da ununica cornice marcapiano e da quattro vigorose
fasce bugnate in pietra lavica inserite nelle due estremit laterali,
dove il grigio delle bugne dentellate si staglia sul rosso dellintona-
co dellintera supercie. Motivo dominante sono i cinque balconi
del piano nobile sormontati da possenti timpani, alternativamente
curvi e triangolari. Questi, spezzati al centro per inserire linsegna
scolpita del Monte, sono gli unici elementi aggettanti dalla super-
cie scandita, negli altri registri i primi due e il quarto da nestre
nettamente subordinate ai balconi del piano nobile per dimensione
e soluzione formale. Analoga lattenuazione plastica del basa-
mento, rivestito da lisce lastre di piperno segnato superiormente
da un fregio a corridietro e interrotto da un portale il cui bugnato
simile a quello adottato nel primo registro della facciata di san
Gregorio Armeno. A differenziare le due soluzioni del bugnato in
pietra linserimento di listelli di marmo bianco che se nelle lese-
ne bugnate di San Gregorio veniva limitato alla base e allimposta
degli archi, nel portale del Monte marca lo stacco fra le bugne, la
cornice dellarco di ingresso, la voluta in chiave e il fregio dorico
elegantemente disegnato da un diglifo su regula e cinque gocce, in
corrispondenza di ciascuna delle due lesene anchesse bugnate.
Molte le ascendenze del lessico adottato dal Cavagna a co-
minciare proprio dal portale che gi il Blunt legava a quello del
Vignola del palazzo Farnese di Caprarola
218
. Ulteriori rimandi
218
A. Blunt, op. cit., p. 64. Fig. 87: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, Il portale
124 Salvatore Di Liello
portano al sangallesco palazzo Baldassini e ai due edici del-
laportiani del Vicariato alla Pigna e Crescenzi-Serlupi; dai due
palazzi del Della Porta discendono la semplicazione del disegno
e lassenza al piano terra di botteghe, poco indicate per la sede di
unistituzione assistenziale, nonch la subordinazione delle linee
architettoniche agli elementi principali del piano nobile e del por-
tale. Nellascendenza sangallesca, rientra invece il motivo nella
cornice del basamento del fregio a corridietro che Sangallo e
Della Porta inseriscono nel marcapiano del primo registro, come
proposto gi da Raffaello a Firenze in palazzo Pandolni.
Una grandiosit rude e mascolina come rilevava il Blunt
sullarchitettura del palazzo del Monte di Piet
219
contrastata
dalla facciata della cappella che, delicata e femminea
220
, in-
quadrata in unariosa prospettiva nella scansione portale-arcata
centrale del vestibolo.
Per linterno della cappella il Cavagna adotta limpianto triden-
tino a navata unica con volta a botte e altari laterali ricavati nello
spessore delle pareti. Una partitura di cornici in stucco dorato,
riccamente decorata da festoni e putti, divide lintera supercie
delle pareti e della volta in scomparti dipinti da Belisario Corenzio
(dal 1601) con i Misteri della Passione
221
che, insieme ai quadri degli
altari
222
, completano il ciclo pittorico dedicato alla vita e morte di
219
Ibidem.
220
Ibidem.
221
Cfr. L. Conforti, M. Morelli, La cappella del Monte di Piet, Napoli 1899, pp. 24-33.
222
I dipinti sugli altari sono: La Deposizione di Fabrizio Santafede (1601-1603), lAssunta
di Ippolito Borghese (1603), la Resurrezione di Girolamo Imparato (completata da Fabrizio
Santafede 1607-1608); per tali dipinti i documenti riportano che inizialmente anche la Resur-
rezione era stata commissionata al Borghese, cfr. ASBN, Libro di Conclusioni, matr. 233, 13
febbraio 1603, f 5, vedi doc. 130 in Appendice; in un documento successivo del 20 marzo
1603 rileviamo inoltre () che se citi Bellisario per li D. cento accomodabili li di passati
Cristo cos centrale nei temi iconograci della Chiesa della Con-
troriforma.
Anche nella cappella lintervento del Cavagna and ben oltre
il progetto delledicio giungendo a controllare personalmente la
realizzazione delle decorazioni
223
e soprattutto a fornire il dise-
nel Banco poich non cura di venire ad attendere a nire la pittura della nostra cappella
() che se paghino altri D. sessanta a fabritio S.ta fede in conto della pittura del quattro
grande che fa della Piet per la nostra Cappella. Che delli due quatri di pittura ordinati farsi
da Hippolito Borghesi, ne facci uno Ger.mo Imperato gi che cos restato contento detto
Hippolito., Ivi, f 7, cfr. doc. 137 in Appendice.
223
In particolare, in un primo momento, al Cavagna furono commissionate due dei dipinti
sugli altari della cappella: A 2 de decembre 1602 () che li due quattri grandi che venghino
alla Cappella se faccino da Gio. Batta Cavagni, ASBN, Libro di Conclusioni, matr. 233, f
122 cfr. doc. 127 in Appendice; e, ancora, A 17 de gennaro 1603 () che stante la relatione
Fig. 88: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, La volta della Cappella
con i temi della Passione dipinti da Belisario Corenzio
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 125
gno del pavimento, risolto con un severo motivo geometrico di
intarsi marmorei quasi a voler riequilibrare la vivace decorazione
dellarchitetto Gio. Batta Cavagni se paghino D. 55 a Giuseppe Mellone compimento de
D. 100 per conto della indoratura della cappella ASBN, Libro di Conclusioni, matr. 234, f
3, cfr. doc. 130 in Appendice.
degli stucchi e delle dorature. Lopera era stata programmata dal
14 ottobre 1602, quando veniva ordinato che se facci lo disegno
della Guardarobba delloro di teglio o di castagno come meglio
verr e cos quello dello pavimento della Cappella
224
. A chiarire
224
ASBN, Libro di Conclusioni, matr. 233, f 116, cfr. doc. 123 in Appendice.
Fig. 89: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, Facciata della cappella Fig. 90: Vignola, Chiesa di SantAndrea della Valle in via Flaminia, Roma
126 Salvatore Di Liello
Fig. 91: Galeazzo Alessi, Chiesa di Santa Maria Assunta di Cari-
gnano, Genova
Fig. 92: Antonio da Sangallo il Giovane, Chiesa di Santa Maria di
Loreto, Roma
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 127
Fig. 93: Guidetto Guidetti, Chiesa di Santa Caterina dei Funari,
Roma
la paternit del pavimento interviene un documento del febbraio
del 1603: duc. 15 a compimento di ducati trenta in conto de
rigiole per la cappella conforme al disegno del Cavagni
225
.
Gli assunti tridentini sulla chiarezza espressiva della creazione
artistica, contrari al carattere elitario del messaggio anzi attenti alla
comprensibilit del signicato anche da parte del popolo illettera-
to, trovano in facciata piena adesione in unopera, palinsesto degli
scopi dellistituzione assistenziale e unanimemente ricondotta dal-
la storiograa al modello napoletano della facciata di Santa Maria
della Stella alle Paparelle (1519) di Giovanni Donadio e a quello
romano di SantAndrea della Valle in via Flaminia (1550-1553)
del Vignola, a sua volta ascrivibile alle ascendenze peruzziane e
raffaellesche della facciata progettata da Galeazzo Alessi per la
chiesa di Santa Maria Assunta di Carignano (1549). Lacclarata
genealogia, puntualmente ribadita dagli studi contemporanei, ri-
schia tuttavia di cristallizzare i modelli trascurando la straordinaria
rielaborazione ideata e limitando lorizzonte delle derivazioni che
andrebbe esteso no a includere i precedenti di Antonio da San-
gallo il Giovane. Si pensi alla facciata di Santa Maria di Loreto a
Roma (dal 1507), e a quella di Santo Spirito in Sassia (1538-45),
modelli non solo per SantAndrea in via Flaminia, ma anche per
le chiese romane di Santa Caterina dei Funari, di Guidetto Gui-
detti (1564), e di SantAtanasio dei Greci (1583), iniziata dal Della
Porta e conclusa da Martino Longhi, dove in facciata ritroviamo
la scansione tripartita delle superci e le nicchie fra le lesene, in
un disegno vicino a quello della cappella del Monte.
Ma al di l dei riferimenti, ancora una volta ad Antonio il
Giovane, indubbio e va sostenuto che il Cavagna nella facciata
225
ASBN, Libro di Casa, matr. 184, 4 febbraio 1603; anche in S. Savarese, Cavagna and the
Architecture of the Building, in G. Alisio (a cura di), Monte di Piet, cit., p. 23.
128 Salvatore Di Liello
della cappella del Monte traduce la severa solennit del model-
lo napoletano e di quelli romani in una composizione elegante
e delicata dove lintroduzione di pitture nel registro superiore
al timpano, oggi completamente sbiadite, le statue, i marmi, le
cornici e le pietre mische, citate nei documenti, denotano uninedita
espressivit dove lautore rinuncia alla severit della facciata del
palazzo sulla strada. Ecco che il tema classicista del prospet-
to ritmato da quattro lesene rudentate e concluso da timpano
viene qui rielaborato da unaggettivazione formale tutta protesa
alla celebrazione della Madonna, vista qui tuttavia pi che come
Vergine, come Madre dolente, come Piet appunto, ispiratrice
del Sacro Monte fondato per soccorrere il popolo. Donde la
scelta dellordine ionico, il pi elegante e femmineo, traduzione
nella sintassi architettonica di quanto annunciato dalla Piet del
Naccherino, al centro del frontone ancheggiata dagli angeli,
e ribadito dalle sculture berniniane della Carit e della Sicurt
ancora gure femminili nelle due nicchie arcuate simmetriche
al portale: una trilogia quindi che, movendo dalla Piet, madre
di Cristo e della Chiesa, ma anche pietas devozione e sentimen-
to religioso, continua con la Carit e la Sicurezza a chiusura di
un triangolo visivo con al vertice il gruppo del Naccherino. Il
racconto architettonico e iconograco completato dalle due
lapidi al di sotto delle nicchie, le cui scritte verbalizzano quanto
gi visualizzato sulla possibilit di prestito e sulla sicurezza dei
valori depositati nelle casse del Monte.
La facciata della cappella occupa il registro inferiore del fon-
dale del cortile, il cui disegno si differenzia dagli altri tre prospetti
sulla corte che mantengono lo stesso rigore della facciata sulla
strada a meno di un grande balcone mai realizzato, ma previsto
come lasciano supporre le due mensole di sostegno sulla parete
del vestibolo. Rilevante ancora la rinuncia alluniformit nel
settore superiore della facciata della cappella il cui impaginato
vieve privato di ogni accentuazione plastica e cromatica a meno
della monumentale nestra con timpano curvo spezzato sulla
verticale del portale. Continuando il ritmo delle quattro paraste
inferiori, fasce marcapiano raggiungono il cornicione segnato da
due pinnacoli che, in corrispondenza delle due lesene esterne del
registro inferiore, ancheggiano ledicola centrale con lorologio
di cui, come riportano i documenti, nel 1603 si preparava un
modello in cartone.
Il palazzo del Banco del Popolo
Nel 1589 i governatori dellospedale di Santa Maria del Popolo,
fondato da Maria Longo n dal 1519 per soccorrere i malati
226

e cresciuto negli anni attraverso la fondazione dei tre mona-
steri delle Conventuali, delle Riformate e delle Cappuccinelle
o Trentatr, ottenevano dal vicer il consenso per lapertura
di un banco pubblico allo scopo di incrementare i capitali e le
attivit dellopera assistenziale. Sistemato inizialmente in alcuni
locali dellospedale, fu presto necessario trasferire listituto in
una propriet dellente in piazza San Lorenzo, in una posizione
centrale molto pi indicata di quella a Caponapoli. Nella nuova
sede, lungo via Tribunali, in seguito a donazioni e ulteriori
acquisti, si crearono le condizioni per costruire un prestigioso
palazzo mediante la trasformazione dellintero corpo di fab-
226
Per le origini dellospedale si veda V. Magnati, Teatro delle carit, historico, legale, mistico,
politico in cui si dimostrano le opere tutte della Real santa Casa deglIncurabili che si esercitano sotto il
titolo di S. Maria del Popolo nella citt di Napoli, Venezia 1727; fra i contributi pi recenti cfr.
soprattutto A. Valerio (a cura di) Lospedale del reame, cit.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 129
Fig. 94: Il palazzo del Banco del Popolo, Napoli
brica compreso fra via Tribunali, largo San Lorenzo e lattuale
via Maffei, dinanzi al portale del monastero di San Gregorio
Armeno.
I registri del notaio Giovanbattista Basso riferiscono che, n
dal 18 ottobre 1597, Laudomia Morello acquistava dal convento
dei Santi Severino e Sossio, in favore dei governatori Venera-
bilis Ecclesis et Sacro Hospedalis Sancte Marie de Populo alias
Incurabilii de Neapoli
227
, alcuni immobili per i quali il Basso
trascriveva altres lapprezzo redatto da Francesco Antonio Pi-
stella e Vincenzo Della Monica: se fa fede per noi Francesco
Antonio Pistello et Vincentio della Monica a chi la parte serr
quomodo libet presentato come havendone apprezzate le case,
et poteche grande, et piccola, et cellariello de Laudomia Morella
alincontro le grade di S. Paulo nel istromento contenente quelle
havendono considerato il sito, suolo, reddito fabbrica, qualit et
quantit, et ogni altra cosa degna da considerare () dette case
le haverno apprezzate et apprezzano per ducati mille duecento
cinquanta, con il peso del censo de annui d. sexanta reddititio a
la Ecclesia de S. Severino, dico d. mille ducento cinquanta, et in
fede della verit serra rmata de nostre proprie mano in Napoli
die 13 octobris 1597
228
.
Latto descrive i locali e le botteghe di fronte alla scalinata
della chiesa di San Paolo Maggiore per i quali il Banco del Popolo
versava un censo al convento dei Santi Severino e Sossio, come
confermano i giornali di cassa del Banco dai quali apprendiamo
che il 19 luglio al Venerabile Monastero de Santo Severino et
Sossio de questa citt dellordine di Santo Benedetto
229
veniva
versato un censo annuo: D. 60 se le rendeno di censo sopra le
case che fuorno comprate per detta Santa Casa da Laudomia
227
ASN, Notai del 500, fascio 28 (1597-1598), f85. cfr. doc. 17 in Appendice.
228
Ibidem.
229
ASBN 1599, 19 luglio, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 21.
130 Salvatore Di Liello
Morella incorporate co le case site a Santo Lorenzo
230
. Al ne
di ampliare gli ambienti gi occupati dal Banco, furono annesse
certe case site a Santo Lorenzo contigue alle case dellIncurabili
in detto loco delle quale si have servite detta Casa santa per la
fabbrica che si fa in dette case
231
, per le quali i Governatori
pagavano un tto al monastero di San Gregorio Armeno.
Acquisiti gli immobili, nel 1597 si diede inizio alla fabbrica
232
.
Nel febbraio del 1598 si procedeva ancora a liberare i suoli per
far spazio alla nuova fabbrica provvedendo alla sfrattatura []
di terreno [] alle case site a S.to Lorenzo
233
. Il 9 giugno del
1598, per la prima volta, i documenti citano il nome del Cavagna
relativamente a un pagamento di ducati 10. Et per lui a Gio.
Batta Cavagni dite per alcuni servitii et disegni che ha fatto per
la nova fabrica che si fa alle case site a San Lorenzo et altro per
servitio di detta Casa Santa
234
.
Nel quadro delle iniziative assistenziali sostenute dalla Chiesa
napoletana, assume rilievo trovare il Cavagna, dal 1598, impegnato
contemporaneamente a fornire il progetto e a dirigere i lavori per i
due banchi pubblici del Monte di Piet e del Banco del Popolo
235
.
230
Ibidem.
231
ASBN 1599, 6 luglio, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 20.
232
Silvana Savarese cita il contratto stipulato dal notaio Giovanni Battista Basso l8 novembre
1597 con i muratori Giovan Andrea e Cesare Quaranta; cfr. S. Savarese, Cavagna, cit., p. 13.
233
ASBN 1598, 25 febbraio, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 18:
Al n.ro banco conto di fabbrica D. 3 t. 1 et per lui a la casa s.ta dellIncurabili ad Antonio
Martino carrettiere disse per la sfrattatura di carrette n. 86 di terreno che ha sfrattato con
sua carretta alla fab.ca delle case site a S.to Lorenzo, cfr. doc. 20 in Appendice.
234
Ivi, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 17, 9 giugno 1598, vedi.
doc. 23 in Appendice.
235
I due banchi pubblici, insieme agli altri sei istituti assistenziali, formeranno pi tardi
il Banco delle Due Sicilie, poi scisso nel 1861 in Banco di Napoli e Banco di Sicilia; cfr. A.
Giannola, op. cit., p. 22 sg.
Per quanto il progetto di questultimo non ci sia giunto, e dellan-
tico edicio oggi si conservi solo un piccolo lembo, i documen-
ti di cassa registrano puntualmente gli avanzamenti del cantiere
precisando i nomi degli arteci coinvolti, i materiali impiegati e la
descrizione di alcune niture, nonch alcune importanti indicazio-
ni sullarticolazione degli spazi. Prima di iniziare il nuovo edicio
fu necessario demolire i corpi di fabbrica preesistenti e procedere
con lo scavo al di sotto della quota stradale, incidendo sulla sedi-
mentazione archeologica del luogo. Per creare i depositi nel piano
cantinato del nuovo palazzo del Banco del Popolo furono chiamati
tagliamonti incaricati di rimuovere i massi e le murature apparte-
nenti alla precedente straticazione e il 25 ottobre 1599, quando il
cantiere era gi in una fase avanzata, riscontriamo infatti il paga-
mento a Gio. Andrea di Donato tagliamonte disse per giornate 19
che have vacato [] per intagliar li massi et anticaglie nelle cantine
delle due poteche a gr. 32 la giornata
236
. Si trattava del resto di
un luogo il cui tessuto edilizio insisteva sullarea che, un tempo
coincidente con il foro romano delimitato a nord dal tempio dei
Dioscuri, a est dal macellum e a sud da un tempio forse dedicato a
Cerere, si era poi sviluppata in et medievale costruendo sul sito
delloriginario baricentro pubblico della citt greco-romana.
Nel cantiere del Banco del Popolo furono coinvolti mol-
ti arteci e, tra gli altri, rileviamo la presenza nel cantiere di
Giovan Giacomo di Conforto che, il 7 aprile 1598, veniva pa-
gato per lo prezzo di 42 pezze di astraco di palmi 3 luno
comprati et ricevuti da lui per servitio delle gradinate delle
poteche nelle case site a S.to Lorenzo al incontro S. Paolo.
237
A
236
ASBN 1599, 25 ottobre, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 22,
vedi doc. 36 in Appendice.
237
ASBN 1598, 7 aprile, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 17.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 131
sovrintendere al cantiere ritroviamo Bartolomeo Abenante che
il 7 agosto 1599, riceveva D. sei et per lui a mastro Bartolo-
meo dAbenante disse per lo salario di luglio come soprastante
della fabrica delle case a Santo Lorenzo
238
. Al di Conforto
e allAbenante si afancavano alcuni dei nomi pi ricorrenti
nei cantieri napoletani fra Cinque e Seicento, come i muratori
Giovanni Antonio e Giovanni Andrea Quaranta
239
, il falegname
Giovanni Vincenzo de Giulgis, il piperniere Giovanni Lorenzo
Gaudioso, lintagliatore Giovanni Battista Ferraro (allievo del
celebre Giovanni Merliano) che il 15 aprile del 1600 riceveva
sei ducati in conto della Madonna del Popolo che havea da
fare nel cortile delle case a S.to Lorenzo dove ha da stare il
banco
240
. Il magnico Andrea Sarti scultore
241
il 6 settem-
bre 1599 riceveva invece quindici ducati disse ad conto delle
arme et epitafo di marmo bianco che havea da fare sopra la
porta grande delle case a S.to Lorenzo per quel prezzo che
sar giudicato da Vincenzo della Monaca et altri esperti ad
loro elettione dalli Governatori delli Incurabili quale promette
darli niti per tutto lo presente mese conforme al disegno che
238
Ivi, 1599, 7 agosto, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 20 cfr. doc.
30 in Appendice; lAbenante risultava il supervisore dei lavori anche nel nellanno successivo
ricevendo la medesima somma nellaprile del 1600; Ivi, 1600, 5 aprile, Giornale copia polizza
di cassa, matr. 24, vedi doc. 42 in Appendice.
239
Cfr. doc. 25 in Appendice.
240
Ivi, 1600, 15 aprile, Giornale copia polizza di cassa, matr. 24, vedi doc. 44 in Ap-
pendice.
241
Ivi, 1599, 6 settembre, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 22; per
lo scultore carrarese Andrea Sarti, autore del celebre monumento funebre di Bona Sforza
nella basilica di San Nicola di Bari, cfr. G. B. DAddosio, Documenti inediti di artisti napoletani
dei secoli XVI e XVII, [1920], rist. anast., Bologna 1991, pp. 282 e sg.; si veda anche O.
Morisani, La scultura del Cinquecento a Napoli, in Storia di Napoli, 11 voll., Cava dei Tirreni
1968-1978, vol. V, 1972, pp. 776-780.
ne have mostrato et che siano di quellaltezza et larghezza per
quante sar corrispondente al vacuo di detta porta insino al
piano della nestra.
242

Sulla consistenza del fabbricato, i documenti menzionano
botteghe su via Tribunali, al incontro S. Paolo e case di pro-
priet del monastero di San Gregorio Armeno, adiacenti al pri-
mitivo nucleo del banco e prospicienti il fondaco San Ligorio
(lattuale via Giuseppe Maffei), dove in quei giorni aveva lavo-
rato il muratore Giovanni Andrea Quaranta che, il 25 ottobre
1599 riscuoteva un pagamento per alcune giornate impegnate
a levar la terra dal fundaco si S.to Lighorio che remase quando
si fe il cornicione di dette case
243
. Dalle polizze dei pagamenti
ricaviamo inoltre la presenza di uno scalone principale, scale di
servizio, un pozzo su gradini - che si fa nel cortile della case site
a S.to Lorenzo
244
- nestre di castagno spanellate guarnite fuora
di castagno et di dentro di apito [] sotto lo titto
245
, nonch
accessi secondari e un portale principale, decorato dalla scultura
del Sarti recante lemblema e il motto del Banco ed inserita fra
il portale e la nestra superiore.
Nellagosto del 1600 il palazzo poteva dirsi completato: a
giugno venivano infatti realizzati i battenti del portale princi-
pale
246
, insieme ad altre niture, e l11 agosto la contabilit del
banco riporta il pagamento dellingente somma di D. decemi-
launo tt.r uno gr.13 () per tanti che si sono spesi per mezzo
del nostro detto banco nella fabrica delle case et botteghe siste
242
ASBN 1599, 6 settembre, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 22,
vedi doc. 33 in Appendice.
243
Ivi, 1599, 25 ottobre, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 22.
244
Ibidem.
245
Ivi, 1600, 25 ottobre, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 24.
246
Ivi, 1600, 10 giugno, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 24.
132 Salvatore Di Liello
Fig. 95: Giovanni Carafa, duca di Noja, Pianta di Napoli (1775), par-
ticolare; il Banco del Popolo indicato con il numero 243
alla strada di S.to Lorenzo dove fa residenza esso Banco dalli
22 di ottobre 97
247
.
Seppure in assenza di disegni, le precise annotazioni conte-
nute nel corpus documentario riescono a comporre la consistenza
della fabbrica articolata su tre fronti esterni con botteghe su stra-
da via Tribunali, largo San Lorenzo e via Maffei come peral-
tro risulterebbe dalla cartograa storica, a partire dalla pianta del
duca di Noja dove il palazzo del Banco riportato in legenda con
il rimando n. 243 riferito allintero corpo di fabbrica sviluppato
su due cortili, fra via Tribunali e via Maffei. Su questultima, nella
duca di Noja, non riportato laccesso ancora presente nellunico
247
Ivi, 1600, 11 agosto, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 25.
Fig. 96: Luigi Marchese, Pianta Topograca del Quartiere di S. Lo-
renzo Maggiore, Napoli 1804, particolare del contesto del Banco del
Popolo indicato con Ad
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 133
Fig. 97: Federico Schiavoni, Pianta del Comune di Napoli, 1872-1880,
particolare di via San Gregorio Armeno con il Banco del Popolo
Fig. 98: Il portale del Banco del Popolo di fronte alla chiesa di San
Lorenzo Maggiore
134 Salvatore Di Liello
frammento della facciata conservato, indicato sia nella pianta
di Luigi Marchese (1804) che in quella dello Schiavoni (1872-
1880). Considerando le molteplici successive ristrutturazioni,
probabile che il Cavagna, in analogia a quanto contemporanea-
mente realizzava per il Monte di Piet, abbia inteso riproporre
una profondit prospettica portale-vestibolo-cortile impostata a
partire dal fronte su via Maffei. Solo da questo versante infatti si
riusciva ad esaltare quella spazialit accentuata nella prospettiva
che qui attraversava lintero isolato, se consideriamo la presumi-
bile presenza di un porticato fra i due cortili, citato peraltro nei
documenti a proposito di una cantina del supportico
248
.
Verrebbe quindi a delinearsi un progetto teso a ricomporre i
preesistenti edici in un unico e compatto corpo di fabbrica con
due accessi, uno principale dalla facciata sul fondaco San Ligorio,
lattuale via Maffei, e laltro secondario da via San Gregorio Arme-
no dove, al civico 322, si conserva ancora il portale in piperno il cui
battente ligneo, recentemente sostituito, recava le iniziali S.M.D.P.,
ad attestare la propriet del Banco di Santa Maria del Popolo. Tale
articolazione, tuttora inalterata a meno del diffuso degrado degli
esterni e del crollo del settore superiore del corpo su via Maffei,
corrisponde a quella puntualmente riportata nelle piante del Mar-
chese e dello Schiavoni, dove ritroviamo i due accessi collegati
attraverso un vestibolo ai rispettivi cortili, separati da un muro
probabilmente svuotato a piano terra da quel supportico, citato
nei documenti, che collegava le due corti delineando la prospettiva
248
Ivi, 1600, 12 maggio, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 24. Per
i riferimenti alla cartograa del duca di Noja, del Marchese e dello Schiavoni si vedano,
rispettivamente, C. de Seta, Cartograa della Citt di Napoli, cit.; Napoli 1804. I siti reali,
la citt, i casali nelle piante di Luigi Marchese, catalogo mostra, Napoli 1990; L. Di Mauro (a
cura di), La pianta Schiavoni in 24 fogli erroneamente nota come Giambarba, in Le Bussole, n. 7,
Napoli 1994.
dal portale al fondale del secondo cortile. Sembrerebbe quindi che
il Cavagna, adeguando il progetto allo sviluppo longitudinale della
propriet, dal limite di San Gregorio Armeno a via Tribunali, pre-
ferisse porre la facciata sul fondaco di San Liguoro e non sul largo
San Lorenzo, una posizione certamente pi prestigiosa ma che
avrebbe negato la profondit visiva fra i due cortili. Ancor meno
Fig. 99: Il Banco del Popolo dal largo San Lorenzo
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 135
praticabile sarebbe stata laltra possibile soluzione, ossia quella di
impostare la direttrice prospettica a partire da via Tribunali, poich
il digradare delle quote, legate al dislivello fra il decumano mag-
giore e quello inferiore, avrebbe anche in questo caso impedito
una corretta impostazione visiva.
Fig. 100: Palazzo del Banco del Popolo, Napoli, Landrone dellac-
cesso da via San Gregorio Armeno
Dei tre prospetti del palazzo, lunico conservato quello su
via Maffei. Altrove, il deterioramento delle superci e le tra-
sformazioni successive (come lapertura di numerosi balconi in
luogo delle originarie nestre con cornici di piperno) rendono
pi difcile il recupero di unimmagine unitaria ormai compro-
Fig. 101: Palazzo del Banco del Popolo, Napoli, Il fronte allineato
su via Tribunali
136 Salvatore Di Liello
messa ad eccezione di alcuni elementi ricorrenti. Primo fra tutti
il disegno delle nestre con cornici in piperno, quella pietra di
Sorrento continuamente riportata nel conto di fabbrica, segnata
negli stipiti e nellarchitrave per lintera estensione da riquadri
a bassorilievo. Tali nestre ritornano nel cortile su via Maffei,
allinterno e allesterno del fabbricato con accesso dal civico 322
del largo San Lorenzo Maggiore, nonch sul prospetto lungo via
Tribunali, occupato a livello strada lungo lintera estensione da
profonde arcate in piperno con botteghe.
Allinterno dello stesso edicio landrone, poi ribassato nel-
le successive trasformazioni, immette nella corte attraverso un
elegante arco in pietra a tutto sesto su pilastri quadrati, anchessi
in pietra, dal chiaro disegno toscano, come gi realizzato dal
Cavagna negli atrii di San Gregorio e del Monte di Piet. Rife-
ribile al disegno delle piccole nestre rettangolari al di sotto del
cornicione nella facciata del palazzo del Monte, anche quello
della nestra del piano ammezzato visibile sullarco della scala
nel cortile delledicio sul largo San Lorenzo.
Sul fronte di via Maffei permane invece il primo registro
della facciata: sette lesene a fasce bugnate emergono da un
fondo in mattoni scandito, nei settori fra i pilastri, da riquadri
disegnati da sottili cornici in marmo bianco, per lintera altezza.
Un calibrato e sobrio cromatismo, fra il grigio della pietra
pi chiara di quella del Monte e di San Gregorio il rosso dei
laterizi e il bianco del marmo limitato alle cornici e agli appoggi
degli eleganti globi in pietra su ciascuna delle sette lesene. In
marmo bianco anche la regula con tre gocce che, gi inserita
nella decorazione dorica del portale del Monte di Piet, ritorna
qui nella singolare posizione nellimbotte del portale, a segnare
limposta dellarco. Il listato delle bugne rimanda s ai pilastri
della facciata della chiesa di San Gregorio Armeno e del Monte
Fig. 102: Palazzo del Banco del Popolo, Napoli, Particolare di una
nestra
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 137
di Piet, ma con una rilevante riduzione plastica delle fasce che
ne attenua la severit. Inedita invece la soluzione delle quattro
lesene centrali: le due che incorniciano il portale, sormontato
da un frontone, e le altre successive ai due lati, dove il Cavagna
mantiene lo stesso motivo delle fasce bugnate, ma ne aumenta
quasi della met la larghezza, disponendo laggetto del settore
aggiunto su un piano arretrato rispetto alle altre lesene. Proprio
la scelta di una tale articolazione conferisce maggiore risalto
al corpo centrale del portale, quasi a riequilibrare lasimmetria
della sua posizione in facciata.
Fig. 103: Palazzo del Banco del Popolo, Napoli, Particolare dei globi
in pietra nella facciata su via Maffei
Il bono architetto deve essere pi tosto timido che soverchio: le opere
civili e lidea di architettura nel Discorso sul palazzo vicereale
Gli ultimi anni del secolo coincisero con un periodo di febbrile atti-
vit del Cavagna, impegnato in campi differenti: non solo in pittura
e in architettura, ma anche in opere di ingegneria e di idraulica. Al
1596 risale il primo incarico nel rilievo dei Lagni, la grande impresa
idraulica promossa dal potere vicereale per migliorare il deusso
delle acque verso il mare a vantaggio della produzione agricola
delle pianure a nord della capitale
249
. Come attesta un pagamento
del 21 giugno 1600
250
, il Cavagna rilev i lagni nella propriet di
Tommaso Gargano a Casal di Principe. Pochi giorni dopo, il 4
luglio 1600, avvalendosi per la prima volta della collaborazione del
glio Cosimo, lo troviamo a Sarno a rilevare edici, a progettare
canali e a eseguire altri lavori: risulta infatti che A 4 luglio 1600.
Gio. Antonio Dongho paga D.ti 8 a Gio. Battista Cavagna per
quattro giornate che ha speso in andare e ritornare da Sarno et
Striano a levare piante et editii, condotto di acqua alla Torre, et
altri acconcimi di fabbrica in detto stato di Sarno di ordine del
Regente Castellet tutore et curatore della moderna Contessella, et
per lui a Cosmo Cavagna suo glio
251
. Nello stesso anno sistema-
va alcune colonne nellambito della ristrutturazione del baluardo
249
Cfr. G. Fiengo, I Regi Lagni e la bonica della Campania Felix durante il viceregno spagnolo,
Firenze 1988.
250
ASBN 1596, 21 giugno, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 13: a
Don Thomase Gargano D. dodici et per lui a Giobatta Cavagno disse per le sue giornate che
have vacato ad pigliare la pianta del lagno del suo territorio di Casal di Principe dove sta il
mulino et fossi di d.o Casale di Principe. Et per la fattura dei doi disegni della pianta di d.o
terr.o et molino, cfr doc. 19 in Appendice; anche E. Nappi, Notizie su architetti ed ingegneri
contemporanei di Giovan Giacomo Conforto, in E. Nappi, Ricerche sul 600, cit, p. 171.
251
G. B. DAddosio, Documenti inediti di artisti napoletani, cit., p. 31.
138 Salvatore Di Liello
Alcal
252
, lungo le mura vicereali, e lanno successivo, nel 1601,
era nuovamente chiamato per lavori di idraulica su incarico della
Deputazione dei Regi Lagni per rilevare doi disegni del inondate
successe nelle campagne di Nola.
253
Anche negli anni di maggiore attivit nei due cantieri del
Monte di Piet e del palazzo del Banco del Popolo, il nostro
continuava altres lattivit di pittore: nel 1598 eseguiva dipinti
e mastria () nel Oratorio delle Orfanelle
254
di SantEligio e
forniva il disegno per una sepoltura in marmo e bronzo realizzata
da Ciccardo Bernucci nella chiesa di Santa Maria delle Grazie
Maggiore
255
, mentre nellottobre dellanno successivo, realizza-
va un dipinto per la cappella di Claudio Blanditio nella chiesa
di Santa Maria la Nova
256
. Seguono alcuni incarichi minori: nel
252
A.S.B.N 1600, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 26, 28 novembre e 9
dicembre: A Diodato di Felice D. venticinque et per lui a Gio. Batta Cavagni dite per tanti ha da
spendere per servitio di questa citt in comprare alcune colonne et far piantare quelle al baluardo
del alcala a S.ta Lucia at altre cose delle quali ne ha da dar conto cfr. doc. 48 in Appendice; A
Diodato di Felice D. dieci et per lui a Gio. batta Ferraro dite ad compimento di D. 15 che li altri
li have recevuti di contanti da Gio. Batta Cavagna quali se le pagano per calce et in conto della
fabbrica che ha da fare in ponere le colonne che si fabbricano per servitio di questa citt sopra il
baluardo del Alcala et per Minico Antonio Visconte per altrettanti, cfr. doc. 49 in Appendice.
253
ASBN 1601, 20 marzo, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 28,
vedi doc. 52 in Appendice.
254
G. B. DAddosio, Documenti inediti di artisti napoletani, cit., p. 31.
255
ASBN, Giornale di cassa, matr. 26, 10 ottobre 1598, Li Governatori de lIncurabili pagano
D.ti 18.2.10. a Ciccardo Bernuzzi a comp.to di D.ti 100, et in conto della sepoltura di marmo
gentile et di bronzo che haver da fare nella chiesa di S.ta Maria della Gratia Maggiore conforme
al disegno dellIng.re Gio. Battista Cavagni per esequtione del Test.to del q.m Gio. Maria dAles-
sandro anche in G. B. DAddosio, Documenti inediti di artisti napoletani , cit., 1913, p. 148.
256
A 13 ottobre 1599. Claudio Blanditio paga D.ti 57.2.10 a Gio. Battista Cavagna a comp.
To di D. ti 100 per lo pezzo di pittura et ogni altra cosa occorsa in una cona lha fatto et
mandato con lo misterio della Passione di N. S.re della SS. Croce per ornamento della sua
cappella; cfr. G. B. DAddosio, Documenti inediti di artisti napoletani, cit., 1919, p. 384. Fig. 104: Il Sedile di Montagna
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 139
1602, i disegni per le gure dipinte da Vincenzo Pino nella cap-
pella Orsini a sinistra dellaltare maggiore della chiesa di Ges e
Maria
257
, i lavori alla scalinata del tribunale di San Lorenzo
258
, e
nel 1603 un intervento nella masseria del duca di Vietri a Fuo-
rigrotta, dove lavora in collaborazione con il glio Cosimo
259
.
257
ASBN, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa matr. 34, 9 dicembre 1602;
cfr. doc. 55 in Appendice; anche E. Nappi, Notizie, cit., p. 171.
258
ASBN 1602, 30 agosto, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 34: A
Giulio Cesare Capaccio D. 2 et per lui a Gio.batta Cavagna in conto del magistero, calce e pietre
per laccomodatura delli gradi del Tribunale di San Lorenzo; cfr. doc. 54 in Appendice.
259
ASBN 1603, 24 marzo, Banco di S. Eligio, Giornale copia polizza di cassa, matr. 33:
a G. B. Cavagna D. 10 et per lui a mastro Gio. Batta Ferraro per lavori nella masseria del
duca di Vietri, cfr. doc. 195 in Appendice; e Ivi, 1603, 7 aprile, Giornale copia polizza di
cassa, matr. 32: a Gio. B. Cavagna D. 15 et per lui a Cosmo Cavagna per comprare cose
che servono per la masseria del duca di Vietri; cfr. doc. 194 in Appendice.
Fig. 105: La cupola a copertura del Sedile di Montagna
Fig. 106: Giovanni Carafa, duca di Noja, Pianta di Napoli (1775),
particolare; il Sedile di Montagna indicato con il numero 237
140 Salvatore Di Liello
Pi rilevanti gli incarichi ricevuti nel 1603 quando, in occasione
dellarrivo a Napoli del vicer Juan Alonso Pimentel dErrera
conte di Benavente (1603-1610), che succedeva a Francisco de
Castro (1601-1603), il nostro progettava un ponte lungo il per-
corso di ingresso in citt. Il 9 maggio del 1603, da una partita di
cassa, rileviamo infatti: Alli Deputati della Pecunia D. quindici
et per essi a Giobba Cavagni ingegniero dissero se li pagano per
le giornate vacate in assistere a fare il ponte per servitio dellEc-
cellentia del conte di benavente dal di si cominci no al di del
ingresso di S. Eccellentia. Et per questo si avuto riguardo per
non haver provvisione essi signori Deputati si pagano dordine
delli Signori Eletti. E per detto Cavagna a Cosmo suo glio per
altrettanti
260
.
Fra tutti i lavori eseguiti durante la direzione del cantiere
del Monte di Piet, il pi rilevante fu certamente la costruzione
della sede del Sedile di Montagna. Nellambito dellammini-
strazione della citt, divisa in sette seggi
261
n dal medioevo e
controllata dal locale patriziato, il Seggio di Montagna esten-
deva il proprio controllo sui quartieri settentrionali compresi
fra piazza San Gaetano, Caponapoli e porta San Gennaro, nei
cui pressi sorgeva il palazzo dei Carmignano, una delle pi
antiche ed inuenti famiglie napoletane, proprietaria di molti
suoli interni allarea amministrata dal Seggio di Montagna, il
cui stemma recava uno scudo con fondo dargento e un monte
verde con tre cime.
260
ASBN 1603, 9 maggio, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 36;
vedi doc. 56 in Appendice.
261
Roberto dAngi promosse una riforma dellamministrazione cittadina dividendo la citt
in Sedili (Capuana, Montagna, Forcella, Nilo, Porto, Portanova e Popolo) che sostituirono
le precedenti amministrazioni decentrate delle Regiones o Tocchi; cfr. C. Tutini, Dellorigine e
fondazione dei sedili di Napoli, [Napoli 1644] Napoli 2005.
Fu proprio il deputato del seggio Camillo Carmignano, nel
1603, a commissionare al Cavagna la costruzione del nuovo
palazzo del Seggio nello stesso luogo, lungo via dei Tribunali,
nellangolo fra la chiesa di SantArcangelo a Segno e via San
Paolo, dove, n dal 1419, era stata costruita la prima sede del
Sedile detto anche di Somma Piazza. Questo sorgeva infatti
nella parte pi alta della citt o Sedile di Teatro, come riporta
Fig. 107: Luigi Marchese, Pianta Topograca del Quartiere di S. Lo-
renzo Maggiore, Napoli 1804, particolare
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 141
la pianta del duca di Noja, per indicare la vicinanza al teatro
romano
262
.
Nel conto aperto presso il Banco del Popolo da Fabrizio
Carmignano ritroviamo infatti il riscontro di un pagamento al
nostro architetto: A Fabrizio Carmignano duc. 6 e per lui a
Camillo Carmignano deputato del seggio di Montagna dissero
se li paga di ordine et volont de Antonio Carmignano et di soi
denari il quale ce li fa pagare ad compimento di duc. 16 li altri
262
C. Celano, G. B. Chiarini, op. cit., vol. III, p. 244.
li ha pagati a Gio. Battista Cavagna architetto della costruttione
di detto seggio in conto delle sue fatiche fatte e da farsi per esso
in detto seggio et sono per nal pagamento della tassa fatta per
essa piazza dove stato tassato esso d. Antonio di detti duc.
16 et per d.o a mastro Fioravante di Assantis fabricatore per
altrettanti
263
.
Ancora oggi, malgrado le alterazioni degli ambienti interni
originariamente occupati dalle sale per le assemblee dei deputati,
ledicio conserva limpianto originario sviluppato su un blocco
quadrato coperto da una cupola, tuttora visibile a differenza del
porticato segnalato da Roberto Pane
264
. Allesterno, lisce lastre
di piperno rivestivano il primo registro della facciata e del pro-
spetto su via San Paolo. I documenti rinvenuti indicano che i
lavori durarono due anni, fra il 1603 e il 1604: nel maggio del
1603 il cantiere risultava gi avanzato e nel successivo anno, il
30 marzo, il deputato Camillo Carmignano pagava cinquanta
ducati a Gio. Carlo di Luca et Scipione Consa pepernieri () ad
conto delli piperni hanno da portare per servitio della fabrica del
seggio di Montagna
265
. Ad agosto, lopera doveva essere ormai
ultimata dal momento che il nobile Antonio Carmignano pagava
quaranta ducati a Gio. Domenico della Sala e Gio. Pietro Sessa
() per li quali i suddetti in solidum si sono obbligati a fare il
catafalco nel seggio di Montagna per la festa del Glorioso San
Tommaso.
266
263
ASBN, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr.38., 19 agosto 1603;
vedi doc. 57 in Appendice; anche G. Fiengo, op. cit., p. 56.
264
R. Pane, Il centro antico di Napoli. Restauro urbanistico e piano dintervento, 3 voll., Napoli
1971, vol. I, p. 154.
265
ASBN 1604, 30 marzo, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 40;
cfr. doc. 58 in Appendice.
266
Ivi, 1604, 11 agosto, Banco del Popolo, Giornale copia polizza di cassa, matr. 41.
Fig. 108: Federico Schiavoni, Pianta del Comune di Napoli, 1872-
1880, particolare
142 Salvatore Di Liello
Intorno al 1600, la vita professionale del Cavagna aveva -
nalmente ricevuto i meritati riconoscimenti: allimportante rea-
lizzazione della chiesa di San Gregorio Armeno erano seguiti gli
incarichi nel cuore antico della citt per il palazzo del Banco del
Popolo, concluso proprio nel 1600, e il complesso del Monte
di Piet che, completato nel 1605, lo aveva reso celebre fra gli
architetti operanti in quegli anni a Napoli, come confermano le
lodi degli autori, dal Capaccio in poi. Trascorsi gli anni del dif-
cile esordio nella citt papale, il nostro architetto raggiungeva
una piena affermazione nella capitale del viceregno spagnolo in-
teressata in questi anni da una straordinaria crescita demograca
alimentata dal governo, interessato a fare di Napoli unimportan-
te fonte di entrate scali
267
. E mentre la popolazione cresceva a
dismisura, seguendo quellincredibile aumento che porter alla
met del secolo a superare i quattrocentomila abitanti, allora
raggiunti in Europa solo a Parigi, i vicer si mostrarono incapaci
o comunque poco attenti nell individuare rimedi a tale abnorme
sviluppo. Per contenere il drammatico soffocamento del tessuto
abitativo, il potere vicereale si limit a emanare leggi restrittive in
campo edilizio, le prammatiche sanzioni, puntualmente disattese
dai napoletani
268
. In assenza di una moderna pianicazione, la
popolazione provvedeva a suo modo a soddisfare al crescente
fabbisogno abitativo occupando illegalmente i sempre pi rari
spazi liberi interni alle mura e costruendo nuovi edici lungo le
strade allesterno delle principali porte urbiche dove, n dalla se-
267
G. Coniglio, Il regno di Napoli al tempo di Carlo V, Napoli 1951; C. de Seta, Le citt,
cit., pp. 113-128.
268
Sulla dimensione urbanistica della capitale vicereale fra Cinque e Seicento, cfr. G. Alisio,
Limmagine della citt, in Civilt del Seicento, cit., vol. I, pp. 77-91; si veda anche Id., Napoli nel
Seicento, cit., pp. 9-29; C. de Seta, Le citt cit., pp. 95-162.
conda met del Cinquecento, si assisteva alla rapida formazione
dei borghi destinati ad alterare lantico rapporto tra citt storica,
mura e paesaggio agrario.
Nei programmi urbanistici vicereali, che lasciavano ampi mar-
gini agli ordini religiosi della Controriforma di acquisire vaste
aree della citt presto occupate da grandi complessi monastici,
lintervento pi rilevante promosso dal vicer nel primo decen-
nio del Seicento fu la costruzione di un nuovo palazzo vicereale,
simbolo dei fasti spagnoli n allora legati alla dimora eretta da
don Pedro de Toledo intorno alla met del XVI secolo
269
.
Lidea risale al periodo immediatamente successivo allarrivo
a Napoli, nel 1599, del vicer Fernando Ruiz de Castro, conte
di Lemos, che insieme alla sua consorte Catalina de Zuiga y
Sandoval programm la costruzione di una grande reggia in
previsione di unannunciata visita a Napoli, poi mai avvenuta,
del sovrano Filippo III
270
. I lavori, commissionati dai Lemos
a Domenico Fontana, a Napoli n dal 1592
271
, iniziarono nel
luglio del 1600, ma presto furono interrotti in seguito alla morte
del vicer nel 1601. Nel 1603, anno in cui i Lemos lasciavano
Napoli, il progetto del Fontana era solo agli inizi e, trascorso
269
Fra i molti titoli per il Palazzo vicereale si confrontino almeno G. C. Capaccio, Il
forastiero, cit., pp. 569-570; C. Celano, G. B. Chiarini, op. cit., vol. IV, pp. 599-618; F. De
Filippis, La Reggia di Napoli, Napoli 1942; I. Di Resta, La maniera a Napoli: il palazzo Reale del
Fontana in Larchitettura a Roma e in Italia (1580-1621), cit., vol. II, pp. 343-349; A. Borrelli,
M. Causa Picone, A. Porzio, Il Palazzo reale di Napoli, Napoli 1986; M. De Cunzo, A. Porzio,
P. Mascilli Migliorini, C. Guarino, Il Palazzo Reale di Napoli, Napoli s. d. (ma 1995); A. Buccaro
(a cura di ), Storia e immagini del Palazzo Reale di Napoli, Napoli 2001; P. Carla Verde, op. cit.,
pp.; S. De Cavi, op. cit., pp. 34-82.
270
Cfr. A. Fiadino, La fabbrica e le vicende costruttive, in A. Buccaro (a cura di), Storia ,
cit., pp. 41-56.
271
Per lattivit napoletana del Fontana, cfr. G. Fiengo, op. cit., pp. 50-63; P. C. Verde, A.
Fiadino, op. cit.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 143
ancora un decennio fra riprese e interruzioni dovute alla morte
nel 1607 del Fontana e a problemi economici durante il vice-
regno di Juan Alfonso Pimentel dErrera, fu soltanto il vicer
Pedro Fernndez de Castro (1610-1616), conte di Lemos e glio
delloriginario committente, a portare avanti i lavori no alla
conclusione.
In seguito alla decisione di intraprendere la costruzione della
nuova dimora vicereale da parte dei primi Lemos, anche Giovan
Battista Cavagna aveva preparato un progetto documentato da
un manoscritto rinvenuto da Alfonso Miola nel 1892 e pubbli-
cato in parte dallo stesso autore nelle pagine di Napoli nobilis-
sima.
272
Lo scritto, che si interrompe bruscamente senza arrivare
alla conclusione, stato attribuito al Cavagna per lindicazione
apposta sul foglio, da unaltra mano, delle parole Cavagna molo
che indicavano largomento di altri scritti dello stesso fascicolo,
come gi annotava il Miola.
273
Da questi allo Strazzullo, e no ai
pi recenti contributi
274
, la requisitoria, dal titolo Discorso sopra la
fabrica del nuovo regio palazzo che si va fabbricando nel largo di S.to Aluigi
sotto la guida del Cavalier Fontana sempre stata commentata per
il suo contenuto di proposta alternativa al progetto del Fontana,
che il Cavagna riutava in ogni punto.
Profondamente risentito per il mancato incarico, egli lamen-
tava infatti di aver preparato un progetto dove il palazzo sor-
geva nellisolato di Santa Brigida, unidea che aveva raccolto il
parere favorevole del Reggente del Supremo Consiglio dItalia
in Spagna, nonch luogotenente della Regia Camera, Ferdinando
o Ferrante Fornaro.
275
Il Cavagna infatti annotava: per il che la
sudetta isola a mio giuditio mi pareva assai proportionatissima
per le sudette cause sicome disse alla b. memoria del Regente
Fornaro che in quel tempo teneva carico in tal negotio, et a
272
BNN, Mss. Brancacciani, I E 10 ff.i 113r-118v.; si tratta di un fascicolo in cui sono
raccolti Varii discorsi curiosi circa li disegni del nuovo molo di Napoli et altre forticazioni, et disegni;
A. Miola, Cavagni contro Fontana, cit.
273
A. Miola, Cavagni contro Fontana, cit., p. 91.
274
F. Strazzullo, Architetti e ingegneri, cit., pp. 79-83; F. Abbate, Storia dellarte nellItalia
Meridionale. Il Cinquecento, Roma 2001, pp. 17-140.
275
BNN, Mss. Brancacciani, I E 10.
Fig. 109: tienne Duprac, Antoine Lafrry, Veduta di Napoli (1566),
particolare del palazzo vicereale di Ferdinando Manlio
144 Salvatore Di Liello
molti altri signori inanzi che si incominciasse tale editio, et che
si guardasse molto bene e che non si fosse restato di guastare
molti fogli di carta con disignarli di pi maniere in modo che
potesse farsi una s notabil fabrica
276
.
Lindicazione contenuta nel titolo dello scritto, fabrica del nuovo
regio palazzo che si va fabbricando nel largo di S.to Aluigi, daterebbe
il Discorso al 1600, nel periodo in cui ledicio era gi iniziato
sul largo di Palazzo, data che concorderebbe anche con il rife-
rimento alla memoria del Reggente Fornaro, morto prima del
1603, stando a quanto riporta il Celano quando riferisce della
costruzione della Cappella della Nativit nella chiesa del Ges
Nuovo, la cui costruzione era stata nanziata appunto dal For-
naro a cui i padri nel 1603 per grato animo posero una lapide
innanzi laltare maggiore
277
.
Lo scritto talmente pervaso da un acceso risentimento con-
tro il Fontana da supporre che nellinvettiva conuissero anche
pi antichi rancori. Questi forse risalivano agli anni romani e in
particolare al periodo fra il 1581 e il 1582 quando, ancor prima
dellelezione al soglio ponticio di Sisto V, troviamo il Cava-
gna lavorare in qualit di pittore nel cantiere di villa Montalto
allEsquilino, diretto proprio dal Fontana. Potevano rimandare
anche al tempo in cui i due lavoravano, con distinti incarichi, alla
bonica dei Regi Lagni nellambito dellarticolato programma di
riequilibrio delle paludi e in generale del regime delle acque della
pianura campana che, promosso durante let vicereale spagno-
la
278
, videro il Fontana ricevere lincarico n dal 1592, quando, in
seguito alla morte di Sisto V, era stato costretto a lasciare Roma
276
Ibidem.
277
C. Celano, G. B. Chiarini, op. cit., vol., p. 379.
278
G, Fiengo, op. cit.
per le accuse che gli avevano procurato cattiva fama presso il
nuovo papa Clemente VIII
279
.
In realt il Cavagna non era il solo a criticare il Fontana: se gi
a Roma il luganese era stato visto come il privilegiato esecutore
del vasto programma sistino che con le sue ville, piazze e strade
monumentali aveva ridisegnato la citt papale, anche a Napoli non
raccolse particolari favori da parte degli architetti attivi in quegli
anni. ben nota infatti lavversione al Fontana manifestata anche
da Colantonio Stigliola, il celebre matematico e architetto nolano
anchegli autore di una reprimenda contro lautore del palazzo
vicereale a proposito del suo progetto per il porto napoletano.
280
279
A. Miola, Cavagni contro Fontana, cit., p. 91; P. C. Verde, op. cit.
280
Cfr. F. Strazzullo, Stigliola contro Fontana per il nuovo porto di Napoli, in Il Fuidoro, IV,
1957, pp. 82-89.
Fig. 110: Ignoto sec. XVII, Largo di Palazzo a Napoli (Roma, colle-
zione privata)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 145
Ma a rileggere il contenuto del Discorso, separando le lucide os-
servazioni dalle invettive personali, emergono interessanti spunti
che, ben oltre una semplice proposta alternativa al progetto del
Fontana, condensano la pregnanza di una teoria sullArchitettura
secondo le idee del nostro Cavagna, lunica testimonianza scritta
del suo pensiero in materia di architettura.
Da questa prospettiva, non ancora inquadrata dalle ricerche
sullarchitettura napoletana del tempo, la polemica contro Fonta-
na si riduce a uno sfondo al cui interno prende forma quel rigore
nelluso del repertorio classicista, quellaustera monumentalit,
quel robusto vigore del linguaggio del Cavagna che la storiograa
ha invece sempre stigmatizzato per la mancanza di personalit o
di impeti creativi, come nei giudizi del Pane e del Venditti
281
.
Due i capisaldi fondanti il violento attacco: il linguaggio del
Fontana e la localizzazione del nuovo edicio. Il Cavagna muove
dal giudizio negativo sul preesistente palazzo vicereale che, pro-
grammato da Pedro da Toledo su disegno di Ferdinando Manlio
un cinquantennio prima, denisce inadatto a una Casa Reale in
Citt principale come questa di Napoli et capo di un tanto Regno
quale la pi bella parte del mondo
282
, non perch fatiscente,
ma atteso che lhabitatione del Palazzo Vecchio le mancano non
solo le commodit opportune che si richiedono, ma anco sta fat-
to di brutta forma senza poletia n termine di architettura, per
il quale fu bonissimo pensiero pigliar risoluzione di edicare un
novo Palazzo.
283
Giusta la decisione, per il nostro, di progettare la
nuova residenza, ma profondamente sbagliata la scelta di demolire
281
R. Pane, Architettura dellet barocca, cit., p. 34; A. Venditti, voce G. B. Cavagna,
cit., p. 560.
282
BNN, Ms. Brancacciani, I E 10.
283
Ibidem.
il Palazzo Vecchio. Egli si mostra infatti profondamente contra-
riato nellassistere alla demolizione di parte della preesistenza per
far spazio alla costruzione del braccio settentrionale del nuovo
edicio: per volere fare laltro braccio, dove era incominciata la
cappella vicina al Palazzo Vecchio, forza che per volerlo fare se
dia a terra il Palazzo Vecchio, senza haver havuto considerazione
che in esso vi si speso una innit di migliara di ducati et assai pi
di quello che si pu immaginare, poich non passa anno che non ci
si spendino migliara di ducati, essendoseli del continuo fatto cose
nuove. Del quale ne ha gi dato a terra il torrione incontro a Santo
Spirito nel quale ci erano molte camere che rendevano buonissima
commodit allappartamento del Vicer, et molto ben poi li suc-
cesso che per haver levata quella commodit del Palazzo Vecchio,
bisognato, s come stato necessario, di guastarli la cappella del
Novo Palazzo per farci quella commodit
284
. Nella distruzione
del Palazzo come delle altre fabbriche preesistenti si pensi alla
Fonderia per le artiglierie della Regia Corte che doveva comunque
essere ricostruita altrove e per la cui ulteriore spesa non so si
bastaranno cento milia ducati
285
il Cavagna trova motivo per
un nuovo affondo contro il Fontana per non aver studiato le pi
autorevoli fonti della trattatistica rinascimentale: Et si havesse
studiato quello che dice Leon Battista Alberti al libro III, cap. 1,
che non si deve mai dare a terra fabrica vecchia che prima non sia
fatta listessa commodit nella fabrica nova, tengo per certo che ce
sera andato pi consideratamente et non havera dato tanto che
dire quanto dette alle persone di giuditio quando si vidde dare a
terra detto torrione senza causa et fuor di tempo
286
.
284
Ibidem.
285
Ibidem.
286
Ibidem.
146 Salvatore Di Liello
Quando pi avanti si sofferma sul disegno del palazzo, lat-
tacco diventa personale: Nel particolare poi dellarchitettura di
questo nuovo Regio Palazzo, dico non esserci cosa che stia per
il verso, et questo nasce per essere condotto da persona che non
habbia disegno; il che tanto viene a essere uno architetto senza
disegno quanto un cieco che non sa dove camminare, se non
condotto da un altro che ci veda lume. Il che cos fa questo
Cavalier Fontana il qual forzatamente bisogna che, se esso vuol
far qualcosa cos nel disegnare come anco nel mettere in opera,
habbia appresso di se persone che lo guidino et lo aiutino a portar
innanzi le opere che esso si mette a voler fare
287
.
Nel commentare larchitettura lautore, pur di sostanziare le
sue critiche, enuncia i canoni costruttivi e formali puntualmente
ricorrenti nella sua intera produzione no alle ultime opere mar-
chigiane. Egli scrive infatti del rispetto delle proporzioni, della
rigorosa corrispondenza tra elementi portanti e strutture soste-
nute, della simmetria, di una chiara forma di sincerit strutturale
e dellattenta applicazione delle proporzioni nelluso dellordine
dorico nel quale ci vanno tante osservanze di misure che come
si escie larchitettura resta falsicata e non vale, oh che bella cosa
vedere in questo ordine una metopa quadra et laltra lunga, le
quali sono nel fregio sopra le dette archate che vogliono essere
tutte uguali et aggiustatissime
288
.
Riconoscere in questa esposizione solo unapologia del clas-
sicismo lascerebbe fuori tuttavia alcune rilevanti considerazioni.
A sorprendere non certo il frequente riferimento allAlberti e
al suo trattato, una fonte esplicitamente o indirettamente citata
quando nello scritto ricorre il termine commodit, a proposito
287
Ibidem.
288
Ibidem.
dellidea della giusta misura nellaccezione allargata allutilit,
alla funzione, allopportunit. invece nellattenzione allo stu-
dio delle discipline matematiche che si ravvisano motivi che,
meno trattati dalla comune pratica professionale, confermano la
necessit di rigore e di una scrupolosa formazione: A tal che
bisogna credere che a uno che voglia essere bono architetto
necessario che habbia molte virt et che intendi Mathematica,
o almeno delle matematiche ne deve sapere le tre pi familiari e
necessarie, che sono la Geometria, lAritmetica et la Prospettiva,
la qual virt anchor che siano possedute da boni architetti, molte
volte non bastano
289
. Nel successivo passaggio, in cui il Cavagna
si riferisce a quelli testi che dicono che il buono architetto deve
essere pi tosto timido che soverchio audace perch di questa
maniera se va regolando con far le sue cose considerate et bene
aggiustate et con la debita simetria
290
, troviamo il pensiero, il
fondamento teorico di quel sobrio classicismo, di quel sinte-
tismo che dalla facciata di San Gregorio Armeno, al palazzo
289
Ibidem.
290
Ibidem.
Fig. 111: Domenico Fontana, Il palazzo vicereale di Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 147
dAvalos di Procida e al Monte di Piet e no alle ultime opere
come il Palazzo dellArringo di Ascoli, ritorna come una costante
nellopera del Cavagna. E se fra quelli testi potremmo inserire
le Regole del Vignola, soprattutto per lattenzione nelluso degli
ordini, e appare coerente la citazione di gure di artisti come
Baldassarre Peruzzi e Raffaello, sorprende invece il riferimento
a Michelangelo. Forse si trattava dellineludibile menzione a una
gura cardine del Cinquecento, universalmente riconosciuta gi
al tempo del nostro, ma che poco si sedimenta nellarchitettura
del Cavagna rivolta allapplicazione di un canone di severo clas-
sicismo incline alla semplicazione pi che allinvenzione. I tre
celebri autori sono citati a proposito delloculatezza delle spese
nelle quali necessario di far ricapito di persone virtuose, intel-
ligenti e non interessate, et non risguardare al cumulo de denari
che questo homo [il Fontana] ha messo insieme s come si visto
per esperienza in tanti nostri antepassati virtuosi che sono stati
specchi del mondo, come fu Baldassar de Siena, rafael dUrbi-
no, MichelAngelo Bonaroti et altri, li quali sono stati huomini
singolarissimi, tutta volta si pu dire che pi presto siano morti
poveri che ricchi per causa che la mira loro stata solo la virt,
et non giuocare, come si suol dire, al gioco de trionfetti che si
fa a rubare et assassinare, havendosi gittata la coscienza dietro
le spalle
291
. Le accuse mosse contro il Fontana appaiono quindi
inappellabili, toccando tutti gli aspetti, da quelli pi strettamente
professionali a quelli umani.
Giudicando sbagliata la posizione delledicio fra il Palazzo
Vecchio e il largo San Luigi, il Cavagna poneva la nuova resi-
denza vicereale nel luogo dove pi tardi sorgeranno le chiese
di San Francesco Saverio e di Santa Brigida. Egli scrive infatti:
N posso restare di dire lintentione mia, s come di sopra ho
promesso et come professo nellarchitettura, per quel poco che
conosco in questa professione, che il sito pi conveniente per
fare questa fabbrica, cos per essere pi vista, di pi considerata et
pi goduta dal pubblico, come anco di manco spesa e danno della
Regia Corte, e dove haveria anchora havuto maggiore quantit di
sito (riportandomi per sempre ad ogni pi savio giuditio), dico
291
Ibidem.
Fig. 112: Alessandro Baratta, Fidelissimae Urbis Neapolitanae
(1629), particolare
148 Salvatore Di Liello
che lhaverei situato in tutta quella isola che contiene dal Palazzo
Vecchio sino alla strada di D. Francesco, che una parte di essa si
chiama la Cagliantese, dove sono molte habitazioni vili di genti di
malaffare et di poco honore, et haverei de primo fatto allargare
la detta strada di D. Francesco ben cinque volte, e tanto pi o
meno quanto fosse bisognato per farci una conveniente piazza, et
in questo largo haverei situato la facciata del Palazzo, volta verso
tramontana, et li haverei fatto un braccio per la strada di Toledo,
il quale havera goduto di tutta la vista di detta strada per quanto
corre sino alla Porta dello Spirito Santo, et dallaltra parte havrei
fatto un altro braccio allincontro del Castello Novo, et tiratolo
sino al Parco, che pure sera stato un braccio convenientissimo
con stanze duplicate da tutte le parti perch il sito capacissimo
e tanto da questo braccio quanto dalla facciata havera il det-
to Palazzo dominato il largo del Castello Novo, le strade della
Cavallerizza Vecchia, dellIncoronata, della Piazza dellOlmo et
del Molo, che sono le pi belle viste di questa Citt, et quello
che pi importa che questo Palazzo in ogni occasione sara
stato guardato e difeso dal detto Castello Novo, et sara anco
stato situato in loco sequestrato della maniera che al presente se
ritrova, il quale non visto se non da quelli che se reducono a
metterseci in faccia aposta proprio per vederlo
292
.
Al largo di San Luigi previsto dal Fontana, il Cavagna prefe-
risce unarea degradata fra il palazzo Vecchio e la strada corri-
spondente allattuale via Santa Brigida, un tempo detta di Don
Francesco in quanto aperta, intorno al 1540, da don Francesco
della Goletta. Questi fece tracciare il percorso, successivamente
alla sistemazione di via Toledo, per mettere in collegamento di-
retto la nuova arteria vicereale con il suo palazzo. Si trattava di
292
Ibidem.
unarea dove ledilizia minore fra strade strette e taverne malfa-
mate come annotava il Cavagna contrastavano con le cortine
esterne su via Toledo ritmate da palazzi nobiliari.
Riconoscendo nella costruzione del Palazzo loccasione di ri-
sanare un ambiente urbano disordinato e degradato, inaccettabile
per un architetto formatosi a Roma negli anni in cui nella citt
si progettavano strade rettilinee tracciate fra ariose prospettive
urbane, il Cavagna in luogo delle anguste strade delle Campane
e della Cagliantese disegna unampia piazza che, inquadrando la
facciata del nuovo Palazzo, diventava un connettivo urbanistico
fra la via Toledo, lasse principale della citt nel Cinquecento,
Fig. 113: tienne Duprac, Antoine Lafrry, Veduta di Napoli (1566),
particolare dellarea fra via Toledo e il largo del Castello
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 149
Castel Nuovo e il Palazzo di don Pedro, destinato a sede degli
Ufci Reali cio per la Cancelleria, per la Scrivania di Ratione,
et per la Thesoreria
293
.
Incardinando la nuova residenza fra il largo del Castello e
la collina occupata dallacquartieramento militare dominato dal
Castel SantElmo, il nostro architetto poneva il palazzo in una
posizione baricentrica, diversamente da quanto vedeva realizza-
re. Lo spazio informe del luogo, reso irregolare dalla presenza
dei complessi religiosi di San Luigi, Santa Croce e Santo Spirito
tutti chiamati, appunto, di Palazzo , non riusciva infatti a
293
Ibidem.
Fig. 114: Alessandro Baratta, Fidelissimae Urbis Neapolitanae
(1629), particolare; il luogo scelto dal Cavagna per il nuovo palaz-
zo vicereale compreso fra il Palazzo Vecchio sino alla strada di
D. Francesco, dove successivamente sorgeranno le chiese di San
Francesco Saverio e Santa Brigida
inquadrare adeguatamente il grande edicio. Impossibile quindi,
nellidea del Fontana, rispettare la prospettiva e la simmetria.
Aspetti, questi ultimi, davvero fondanti invece nel progetto del
Cavagna che, movendo dal corpo centrale con la facciata orien-
tata a nord sulla piazza ottenuta dallampliamento dellantica
Fig. 115: Giovanni Carafa, duca di Noja, Pianta di Napoli (1775), parti-
colare; il progetto del Cavagna inseriva il palazzo vicereale nellarea com-
presa fra la chiesa di San Francecso Saverio e quella di Santa Brigida
150 Salvatore Di Liello
strada di Don Francesco, sviluppa due bracci tesi a intercettare
le due prospettive, una su via Toledo no alla porta vicereale
dello Spirito Santo e laltra a sud-est, sul largo di Castel Nuovo,
aperta sul paesaggio del Porto, del mare e dei giardini del Palazzo
Vecchio, anche questi conservati e destinati a parco del nuovo
Palazzo a differenza di quanto realizzato dal Fontana che per
haver situato il Palazzo in questo loco, si guastato pi della
terza parte del Parco, che compassione a vederlo mentre che
era una delle pi belle piazze di questo Regno, e si potria anchor
di forse dItalia, che era il refrigerio di tutti li Signori Vicer che
sono venuti in questo Regno, et in particolare del S.r Conte de
Miranda, che io so quanto in esso ci si dilettava per farlo ben
tenere, adornare e governare, il che hora perso la pi bella
parte che esso conteneva
294
.
Per il Cavagna ogni preesistenza veniva conservata per
far parte di un grande complesso dove il nostro individuava
294
Ibidem.
il fulcro del potere e della difesa della capitale con al centro
la residenza vicereale che trovava nel palazzo di Ferdinando
Manlio una dependance amministrativa, nel Parco un giardino
destinato alla corte, e in Castel Nuovo la fortezza munita di
cinte e antemurali protesi nel mare a difendere lintera cittadella
vicereale fra la citt storica e le mura occidentali
295
. Ma oltre
tutto il Castelnuovo continuava a garantire una rapida via di
fuga dalla citt, in caso di sommosse popolari. Autentico pro-
getto urbano, ancor prima che architettonico, quello contenuto
nel Discorso punteggiato da continui rimandi alla trattatistica
sulla citt ideale forticata dal Filarete a Pietro Cataneo, senza
escludere Francesco di Giorgio e Leonardo. I capisaldi della
cultura rinascimentale, ma non solo: seppur mai citato nello
scritto, c motivo di credere che il Cavagna si collegasse allidea
di Alfonso II dAragona riguardo alla costruzione di un palazzo
reale che, secondo Pietro Summonte, doveva sorgere anches-
so vicino a Castelnuovo, nella piazza antistante lIncoronata
296
.
Cavagna quindi, pur ancorando anchegli il Palazzo al Castello,
proietta in avanti la posizione delledicio per agganciarsi alla
nuova arteria di via Toledo e al Palazzo Vecchio, mantenendo
vivi i presupposti di Alfonso II e del suo coltissimo entourage
umanista, ma aggiornandoli alla mutata realt della citt, se-
condo unidea attenta alla trasformazione dei luoghi seguita
alla realizzazione del piano toledano.
295
Riguardo alla citt degli spagnoli si vedano gli studi di M. R. Pessolano, Napoli nel
Cinquecento, cit., pp. 59-118; cfr. anche Id., Priorit delle difese e problemi di Napoli nel XVI
secolo, in M. R. Pessolano e A. Buccaro ( a cura di), Architetture e territoriocit., pp. 15-24.
296
Cfr. F. Nicolini, Larte napoletana del Rinascimento, cit., p. 172.
Fig. 116: Palazzo Reale, Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 151
Fig. 117: Gaspar van Wittel, Il Largo di Palazzo
152 Salvatore Di Liello
Tav. XXV: Palazzo Di Capua-Marigliano, Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 153
Tav. XXVI: Chiesa di Santa Maria della Stella alle
Paparelle, Napoli
154 Salvatore Di Liello
Tav. XXVII: Chiesa di San Gregorio Armeno, Napoli, Fac-
ciata
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 155
Tav. XXVIII: Il porticato della chiesa di San
Gregorio Armeno
156 Salvatore Di Liello
Tav. XXIX: Chiesa di San Gregorio Armeno, Napoli, Particolare del primo registro della facciata
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 157
Tav. XXX: Chiesa di San Grego-
rio Armeno, Napoli
158 Salvatore Di Liello
Tav. XXXI: Chiesa di Santa Maria Apparente Napoli
(da DAmbra, Napoli Antica, 1889)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 159
Tav. XXXIIa: Antonio Joli, Largo San Gaetano
Tav. XXXIIb: Il largo San Gaetano e la chiesa di San Paolo
Maggiore
160 Salvatore Di Liello
Tav. XXXIII: Naples St. Paul des Theatins ancien temple de castor et de pollux, Paris, Bibliothque Nationale de France
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 161
Tav. XXXIV: Chiesa di San Paolo Maggiore, Napoli, Interno
162 Salvatore Di Liello
Tav. XXXV: Chiesa di San Paolo
Maggiore, Napoli, Interno
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 163
Tav. XXXVI: Chiesa di San
Paolo Maggiore, Napoli,
Gli archi fra la navata cen-
trale e quella laterale
164 Salvatore Di Liello
Tav. XXXVII: Chiesa di Monteoliveto,
esterno
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 165
Tav. XXXVIII: La cappella del Tesoro
nella chiesa dellAnnunziata, Napoli
166 Salvatore Di Liello
Tav. XXXIX: Nicola Russo, Veduta di Procida con
lapparizione di San Michele Arcangelo, (1690),
Procida, Chiesa di San Michele Arcangelo
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 167
Tav. XL: Procida, Palazzo dAvalos
168 Salvatore Di Liello
Tav. XLI: Achille Vianelli, Il palazzo dAvalos dalla costa di punta della Lingua
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 169
Tav. XLII: Il Monte di Piet, Napoli
170 Salvatore Di Liello
Tav. XLIII: La cappella del Monte di Piet, Napoli
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 171
Tav. XLIV: Monte di Piet, Napoli, Il prospetto sul cortile
172 Salvatore Di Liello
Tav. XLV: Palazzo del Monte di Piet, Napoli, La volta della Cappella con i temi della Passione dipinti da Belisario Corenzio
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 173
Tav. XLVI: Il Banco del Popolo, Napoli
174 Salvatore Di Liello
Tav. XLVI: Banco del Popolo, Napoli, La scala interna
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 175
Tav. XLVIIa: Gaspar van Wittel, Il
Largo di Palazzo
Tav. XLVIIb: Ignoto sec. XVII, Largo di Palazzo,
Roma, Collezione privata
La carica di Sovrintendente della Santa Casa di Loreto: lopera nelle Marche (1605-1613)
Architettura e citt nelle Marche agli inizi del Seicento
Amico Ricci, nelle Memorie sulla storia e sulle arti delle Marche,
ricordava larrivo a Loreto del Cavagna nel 1605: Da Napoli
giungeva a Loreto un Giovanni Battista Cavagna gi celebrato nel
suo paese pei disegni della chiesa, e del convento di San Gregorio
Armeno, e del Sacro Monte di Piet ed a costui si dava incarico
dellavanzamento del suddivisato palazzo
1
.
Lasciando Napoli dopo il riuto del suo progetto per il pa-
lazzo del vicer, il nostro autore veniva nominato architetto della
Santa Casa di Loreto, un prestigioso incarico ottenuto grazie
ai suoi rapporti con la Curia romana. Certamente gli inuenti
ambienti delle accademie, con le quali aveva conservato rapporti
anche durante gli anni di maggiore attivit nella capitale del vice-
reame spagnolo, gli valsero la carica, ricoperta in passato da artisti
come Andrea Sansovino (1513-1517) e Antonio da Sangallo il
Giovane (1525-1534), indubbiamente centrale nella storia della
trasformazione in et moderna del territorio marchigiano, ben
oltre i conni della citt di Loreto.
Il Cavagna assumeva lincarico il 25 ottobre 1605, in seguito
allarresto dellarchitetto urbinate Muzio Oddi, sovrintendente
a Loreto dal 1602
2
. Se si escludono sporadici contatti con Na-
poli, fra cui la realizzazione de uno quatro gurato et pinto
con gure de Santa Maria dela Neve, per il quale riceveva un
pagamento il 22 febbraio 1606
3
, e la partecipazione al concorso
297
A. Ricci, Memorie storiche delle arti e degli artisti della Marca di Ancona, 2 voll., Macerata 1834,
vol. I, p. 185.
1
Ivi, pp. 185 sgg.
2
ASN, Notai del 500, Cesare Rosanova, protocollo 30 (1606), ff. 51 r-v, pubblicato in P.
K. Ioannou, Documenti inediti sulle arti a Napoli tra Cinque e Seicento (terza parte), in Ricerche sul
600 napoletano. Saggi e documenti, Napoli 2009, p. 80.
del 1607 bandito per la cappella del Tesoro di San Gennaro nella
cattedrale della capitale partenopea, poi vinto dal Grimaldi
4
, gli
ultimi otto anni della vita del Cavagna trascorsero nelle Marche,
in quel periodo ancora crocevia di rilevanti dinamiche politiche
e culturali.
Dal secolo precedente, sotto legida ponticia, si attuavano
programmi volti allunicazione delle varie marche, una realt
territoriale dove feudi, comuni e signorie tendevano a conser-
vare antiche e sedimentate autonomie risalenti allalto medioevo,
quando i possedimenti, o marche di conne del Sacro Romano
Impero, vennero riuniti sotto il nome di Marca di Ancona
5
.
Il primo decennio del Seicento, quando il nostro architetto
giunge a Loreto, coincide con lultima fase di annessione alla
Chiesa degli antichi potentati locali. Il processo era contrasta-
to dalla frequente ribellione delle signorie feudali, come quelle
dei Malatesta di Rimini, radicata anche a Pesaro e a Fano, o
dei Montefeltro di Urbino che tendevano a sottrarsi allautorit
ponticia o comunque a mantenere statuti di autonomia, rallen-
tando lannessione iniziata n dalla met del Trecento, quando
lintero territorio stretto fra lAppennino e lAdriatico era gi
3
Il programma di dedicare al santo una cappella risaliva al 1527, in seguito alla traslazione
delle reliquie di San Gennaro in occasione di una terribile epidemia di peste. Il concorso,
bandito il 4 ottobre del 1607, vide la partecipazione, oltre al Cavagna, di Ceccardo Bernucci,
Bartolomeo Cartaro, Giulio Cesare Fontana, Alessandro Cimminelli, Giovanni Colafranco,
Giovanni dApuzzo, Giosu dAngelo, Giovan Giacomo di Conforto, Giovanni Cola di
Franco, Michelangelo Naccarini, Dionisio di Bartolomeo, Francesco Grimaldi. Il progetto
di questultimo fu preferito da una commissione romana; per la cappella si confrontino, so-
prattutto, S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., pp. 116-126; anche A. Venditti, Fra Nuvolo,
cit., p. 14; A. Blunt, op. cit., pp. 62-63 e la nota critica a cura del Lenzo a p. 280.
5
Cfr. A. Palombarini, Storie di Marca. Economia, societ, territorio nelle Marche di et moderna,
Macerata 2011; anche La Marca e le sue istituzioni al tempo di Sisto V, Roma 1991; F. Mariano,
Architettura nelle Marche. Dallet classica al Liberty, Fiesole 1995.
178 Salvatore Di Liello
stato assoggettato al controllo diretto o indiretto dellautorit
ponticia, su iniziativa del cardinale spagnolo Egidio Albornoz.
Il potente legato del papato avignonese, nel 1353, era stato infatti
incaricato di riunire i domini della Chiesa in Italia cos che, come
sancito appunto dalle Costituzioni Egidiane (1357), il territorio
marchigiano era stato strutturato in un sistema politico ancora
lontano da una reale unit per il permanere di locali e consolidate
autorit, ma comunque organizzato sulle cinque citt maggiori
di Ancona, Ascoli Piceno, Camerino, Fermo ed Urbino
6
. Pi
tardi, linvasione del territorio da parte delle truppe di France-
sco Sforza (1433), con il ripristino del controllo ponticio nel
1447 e la successiva ascesa di autorit decise a costituire allean-
ze contro il papa, porteranno alla formazione di una geograa
politica divisa sostanzialmente in due distinte entit territoriali.
Quella pi propriamente ponticia a sud, con Macerata come
effettiva capitale della Marca di Ancona, dopo che questultima
aveva perso la propria autonomia (1532) in seguito allarrivo delle
truppe papali inviate proprio da Macerata, e quella settentrionale
dei della Rovere che aveva nella citt di Senigallia la propaggine
costiera del potente ducato urbinate. Ma anche questassetto sa-
rebbe stato presto alterato a vantaggio della Chiesa, che riusc a
contrastare le mire espansionistiche di Firenze interessata alla
conquista delle Marche per la formazione di un unico grande
stato dellItalia centrale a nord di Roma, fra lAdriatico e il Tirre-
no e quelle di Venezia volta al dominio dellimportante porto
6
A questi capoluoghi si afancavano nove citt grandi (Cagli, Fabriano, Fano, Fossombro-
ne, Jesi, Macerata, Pesaro, Recanati e San Severino Marche) oltre a ventidue citt medie,
ventisei piccole e tredici terre minori; per una storia della regione si veda, in particolare, S.
Anselmi (a cura di), Le Marche, in Storia dItalia, Torino 1987; cfr. anche La Marca e le sue
istituzioni, cit.; F. Mariano, Architettura nelle Marche, cit.; A. Palombarini, op. cit.
di Senigallia per estendere il controllo sulle rotte commerciali
verso la repubblica di Ragusa (lodierna Dubrovnik) e il medio
oriente controllato dai Turchi. Contrastando tali programmi, nel
1539 la Chiesa riusciva altres a sottrarre il ducato di Camerino ai
Varano, segnando unaltra importante tappa verso lunicazione
della regione sotto le insegne papali, processo denitivamente
compiuto nel 1631 con lannessione ponticia del ducato di Ur-
bino ormai privo di eredi per la morte, nel 1623, del glio del
duca Francesco Maria II della Rovere.
Da allora, caduto lultimo vessillo delle libert regionali, la
geograa delle Marche risulta meno variegata e, per quanto con-
Fig. 118: Joan Blaeu, Carta del ducato di Urbino, sec. XVII
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 179
tinuino a persistere tracce di autonomie, lantica frammentazione
di potentati municipali appare ora ridotta a poche citt ritenute
strategiche dallo Stato: Macerata soprattutto, capoluogo della
Marca anconetana, Ascoli Piceno, Fermo, Montalto e Loreto,
limportante polo religioso governato da unamministrazione
speciale
7
.
Mentre gradualmente le Marche rientravano nei possedimenti
pontici, n dagli ultimi decenni del Cinquecento e soprattutto
durante il papato (1585-1590) del piceno Sisto V, leco del fervore
edilizio ed urbanistico sistino, che a Roma aveva preparato la
scena urbana ai successivi trion barocchi dellassolutismo pa-
pale, raggiunse anche alcuni centri marchigiani: il grande cantiere
della citt-santuario di Loreto, la ristrutturazione di Montalto, la
regolarizzazione del tessuto medievale di Macerata e il piano ur-
banistico, irrealizzato, per il grande porto di Ancona
8
, appaiono
infatti sintomatici dei processi in atto in quegli anni.
Nello specchio di questi programmi prendono forma le
trasformazioni delle citt principali nei cui cantieri si assiste al
graduale avvicinamento alla tradizione del Cinquecento romano
della produzione artistica marchigiana, condizionata n allora
da uninuenza marcatamente settentrionale
9
. Dalla met del
Cinquecento infatti, laggiornamento della cultura artistica locale,
legata in passato ai modelli orentini e veneziani veicolati dal-
la corte rinascimentale dei Montefeltro di Urbino, sar sempre
7
Ibidem.
8
Cfr. R. Pavia, E. Sori, Le citt nella storia dItalia. Ancona, Roma-Bari 1990.
9
Cfr. A Terzaghi, Indirizzi del Classicismo nellarchitettura del tardo quattrocento delle Marche,
in Atti del Convegno dellXI Congresso di Storia dellArchitettura (1959), Roma 1965; F.
Mariano, Architettura nelle Marche, cit.; in particolare si veda il capitolo Il Rinascimento fra
Umanesimo e Maniera, alle pp. 183-212; cfr. anche L. Serra, Larte nelle Marche. Il periodo del
Rinascimento, Roma 1934.
pi controllato da Roma. Firenze e le scuole dalmato-veneziane
avevano esercitato un ruolo importante si pensi al laboratorio
rinascimentale del cantiere del Palazzo ducale di Urbino ma ora
saranno le ricerche del classicismo romano a orientare larchitet-
tura marchigiana grazie allopera di una generazione formatasi
con le opere di Bramante e di Antonio da Sangallo il Giovane,
entrambi protagonisti, ciascuno a suo tempo, nel grande cantiere
del santuario di Loreto. Antonio il Giovane, in particolare, aveva
largamente operato nel territorio dellintera regione realizzando
opere militari, oltre che a Loreto, ad Ascoli, Ancona, Fermo e
Fabriano
10
.
Nellalveo dei due maestri conuisce lattivit di alcuni artisti
che ebbero contatti con lopera del Cavagna. Tra gli altri il pittore
pesarese Giovanni Paolo Severi, che ricordavamo a proposito
dellattivit romana del Nostro
11
, e gli altri sovrintendenti della
Santa Casa di Loreto. Lurbinate Muzio Oddi (1569-1639) pre-
decessore, come si accennava, del Cavagna nella carica lauretana
fra il 1602 e il 1605 fu introdotto a Urbino nella corte dei della
Rovere dove forn i progetti per la cupola del duomo della citt,
oltre ai disegni per la cattedrale di Fabriano e per lampliamento
della chiesa della Croce di Senigallia, citt nella quale cur anche
numerose opere civili. Personalit inquieta, architetto e ingegnere
nonch autore di opere trattatistiche, pi volte accusato dalle
autorit di Urbino e quindi costretto a rifugiarsi a Venezia, nel
1605 fu imprigionato nella rocca di Pesaro per aver aderito ad
10
F. Mariano, Architettura nelle Marche, cit., p. 195.
11
Vedi supra, nota 45, cap. II; riguardo al Severi, il Bertolotti riferisce Nel 1570 lo trovo
fra i sottoscrittori per la fabbrica di S. Luca insieme con Giulio Clovio e vari altri; suo
compagno era un G. B. Cavagna; e forse per guadagnar di pi si erano rivolti, come aveva
fatto anche Pierino del Vaga, ad imprese di lavori comuni in compenso pi numerosi; A.
Bertolotti, Aristi urbinati in Roma, cit., p. 24.
180 Salvatore Di Liello
un complotto ai danni del duca di Urbino
12
. La pena fu poi
commutata nellesilio e dal 1610 Oddi si trasferiva a Milano dove
no al 1625 lavor per i Visconti e insegn Matematica prima di
trasferirsi, per i successivi undici anni, nella Repubblica di Lucca
con lincarico di seguire il completamento delle opere difensive
della citt e altri lavori nella cattedrale. Riammesso a Urbino
nel 1636, cinque anni dopo la morte del Duca Francesco Maria
II che gli aveva sempre riutato il rientro in patria, ricopr la
carica di Gonfaloniere della Citt; morir nel 1639 dopo aver
pubblicato a Venezia nel 1638 la sua principale opera teorica,
Degli Horologi Solari, iniziata n dagli anni della prigionia a Pesaro,
che si aggiunse ad altri scritti sulla matematica e sullarchitettura
pubblicati negli anni precedenti
13
.
Anche Lattanzio Ventura
14
, un altro urbinate, era stato ar-
chitetto della Santa Casa di Loreto fra il 1582 e il 1598 e in
12
La vicenda riportata dal Ricci che descrive lautore la cui perizia nellarchitettura non
era meno conosciuta del Branca, che da chiunque altro avesse tanto delicato sentimento da
distinguere il bello, ed il buono. Era questo Muzio Oddi, chesercitando limpiego di Inge-
gnere nella Corte di Urbino godeva della prospera fortuna, siccome mercede della sua virt,
non sapendo ancora forse, che ogni modesta felicit non pu evitare i morsi del livore, e
dellinvidia, e che per esserne salvo conviene non avere agi, e ricchezze, e nulla avere operato
di glorioso, e deccelso. Soffr per lungo tratto Muzio tali disavventure, quando nalmente
fattasi nota a Francesco Maria II la di lui innocenza riacquist la grazia del suo Signore; ma
non pot lungamente goderne, perch mancato a vivi nel 1631; lautore, pur anticipando
la morte dellarchitetto al 1631, avvenuta invece allet di settantanni il 15 dicembre 1639,
continua il racconto segnalando un suo progetto per la sagrestia della basilica di Loreto,
conservato presso larchivio della Compagnia della Grotta di Urbino; cfr. A. Ricci, op. cit., vol.
II, pp. 186 sg. Unattenta ricostruzione della vita dellOddi inserita anche in Degli Uomini
illustri di Urbino. Commentario, Urbino 1819, pp. 227-235.
12
A. Ricci, op. cit., p. 186 sg.
14
Cfr. A. Ricci, op. cit., pp. 8-9, e p. 24, p. 101 e p. 185; si confronti anche Degli uomini
illustri, cit. p. 207.
quel periodo aveva completato la facciata della basilica laureta-
na (1587), iniziata nel 1570 dallallora sovrintendente Giovanni
Boccalini, oltre a continuare la fabbrica del palazzo Apostolico
dove, secondo le fonti, cur la costruzione dellantistante log-
giato
15
. Negli stessi anni lo troviamo presente nei pi importanti
cantieri delle citt marchigiane: sul nire del secolo era infatti a
Jesi per il progetto del palazzo Comunale dopo aver fornito, nel
1592, i disegni per la nuova torre della cattedrale di Ascoli
16
. Ma
fu a Macerata che il ruolo di sovrintendente gli garant maggiori
incarichi, come lintervento nei grandi lavori di regolarizzazione
dellimpianto medievale della citt, iniziati n dagli anni quaranta
del secolo in seguito allascesa della citt a capitale della Marca
di Ancona. Nei primissimi anni della nomina ad architetto della
Santa Casa, il Ventura forniva i disegni per lapertura della nuova
piazza principale della citt che, dopo la demolizione delle chiese
di San Pietro e di SantAntonio situate al centro dellantico lar-
go, assumeva lattuale pianta trapezoidale a seguito della rettica
della precedente irregolare forma medievale.
Amico Ricci riporta che, al suo arrivo a Loreto, il Cavagna
aveva per compagno un Giovanni Branca di SantAngelo di
Pesaro, cui a premio della sua virt era stato concesso lonore-
vole incarico darchitetto della Basilica, impiego, che sostenne
dal 1614 no allestremo della sua vita
17
. Amico del Cavagna
forse n dagli anni romani, il Branca (1571-1645), originario di
14
L. Serra, Larte nelle Marche, cit.; sul Palazzo Apostolico attenta la ricerca di M. C.
Marzoni, Il Palazzo Apostolico di Loreto: indagine storica e restituzione critica, Tesi di laurea, Relatore
A. Bruschi, Facolt di Architettura, Universit di Roma La Sapienza, a. a. 1989-1990.
15
Il Ventura ricevette 12 scudi quale compenso, ma il Consiglio scelse il progetto dellar-
chitetto ascolano Silvestro Galeotti; cfr. G. Fabiani, Ascoli nel Cinquecento, Ascoli Piceno [1959]
1982, p. 250.
16
A. Ricci, op. cit., p. 185.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 181
Santangelo in Lizzola nel pesarese, alla morte del nostro archi-
tetto gli subentr nella carica lauretana per un lungo trentennio
no alla sua morte, nel 1645. Attivo prima ad Assisi e poi a Roma,
dove ottenne la cittadinanza nel 1622, Giovanni Branca fu altres
autore di due trattati Le Macchine, volume nuovo e di molto articio da
fare effetti meravigliosi, pubblicato a Roma nel 1629 contemporane-
amente a un Manuale di Architettura, stampato nello stesso anno ad
Ascoli Piceno e pi volte riedito anche a Roma; come annotava
il Ricci: Non ebbe qui a farsi conoscere soltanto come buon
pratico, ma delle savie e ragionevoli sue teorie diede al pubblico
ottimo saggio col manuale architettonico, che stamp, ad a tanto
grido pervenne che replicate volte fu riprodotto
18
.
Nel 1609, periodo in cui attendeva alla sistemazione urbani-
stica di Macerata, il Cavagna conobbe anche il canonico mace-
ratese Rosato Rosati (1559-1622), nativo di Montalto e celebrato
architetto della chiesa romana di San Carlo ai Catinari, fabbrica
che, costruita per i Barnabiti a partire dal 1612, considerata
un precoce esperimento nalizzato a una sintesi tipologica fra
limpianto basilicale e quello centralizzato.
19
Personalit di rilievo
nellaggiornamento dellarchitettura della prima stagione gesui-
tica mediante ricerche dedicate originariamente allattenuazione
formale e spaziale di quel linguaggio, la produzione del Rosa-
ti denuncia unadesione alla sperimentazione e allinnovazione
inaugurata dal padre Giuseppe Valeriano nelle chiese gesuitiche
18
Alla prima edizione ascolana del 1629 seguirono quelle romane del 1757 e del 1783
e quella stampata a Modena nel 1789. Cfr. ivi, p. 185 e p. 203; per il Branca cfr. anche F.
Mariano, Architettura nelle Marche, cit., p. 327.
19
Sul Rosati cfr. A. Ricci, op. cit., pp. 190-193; C. A. Cacciavillani, Rosato Rosati e la Collegiata
di S. Giovanni a Macerata, Roma 1989; per la chiesa di San Carlo ai Catinari si veda G. Delni,
San Carlo ai Catinari, Roma 1985.
di Napoli e di Genova
20
. Nel 1609, il Rosati nanzi personal-
mente la costruzione della chiesa di San Giovanni a Macerata
che, sede del collegio dei Gesuiti, sostitu un preesistente edi-
cio sacro iniziato in forme pi modeste n dallarrivo in citt
dellordine nel 1561
21
. Rinnovando quanto eseguito nella chiesa
di San Carlo ai Catinari negli stessi anni, il canonico maceratese
trasform il tradizionale impianto a croce latina in un arioso in-
vaso dove la spazialit dello schema basilicale veniva accentuata
da profonde cappelle laterali chiamate a dilatare sui lati laula,
in un equilibrato dinamismo compensato dallabside anchessa
profonda. Una luminosa e imponente cupola, ancheggiata da
scattanti transetti voltati a botte, proietta in alto la uida distri-
buzione della pianta.
Per la valutazione del progetto della chiesa dei Gesuiti mace-
ratesi fu interpellato il Cavagna al quale, oltre allautorevolezza
della carica lauretana, era riconosciuta una particolare perizia dal
momento che ledicio, con la sua monumentale cupola, con-
cludeva il fondale prospettico della strada che egli stesso aveva
progettato, come diremo pi avanti.
Altro aspetto utile a comporre il quadro della Marca di An-
cona nei primissimi anni del Seicento, la rilevante presenza
delle congregazioni religiose sorte nel fervore della riforma
cattolica. Anche nelle Marche, la rinascita spirituale alimentata
dalla pratica religiosa vedr lopera capillare dei Gesuiti, dei
20
Per lopera del Valeriano cfr. P. Pirri, Giuseppe Valeriano S. I. architetto e pittore 1542-1596,
Roma 1970; M. Errichetti, S. J., LArchitetto Giuseppe Valeriano (1542-96) progettista del Collegio
napoletano del Ges Vecchio, in Archivio Storico per le Province Napoletane, XXXIX, 1959,
pp. 235-252; anche G. Cantone, Napoli., cit., pp. 45-49.
21
Per i Gesuiti a Macerata e per la chiesa di San Giovanni, si vedano in particolare C. A.
Cacciavillani, op. cit.; O. Gentili, Macerata sacra, 1967, pp. 256-258; anche F. Mariano, Architettura
nelle Marche..., cit., p. 361.
182 Salvatore Di Liello
Barnabiti, dei Teatini e dei Filippini. Molto ricco, in particolare,
il catalogo marchigiano delle case oratoriane di san Filippo
Neri a partire da quella di San Severino che, insieme a quella
napoletana resa autonoma dal 1612, fu tra le prime liazioni del
sodalizio oratoriano, riconosciuto dalla bolla papale del 1575 e
con sede nellantica e fatiscente chiesa romana di Santa Maria
in Vallicella, ricostruita in forme monumentali da Matteo di
Citt di Castello e pi tardi da Martino Longhi ed ofciata
dal 1577
22
.
Nella diffusione delle case oratoriane nelle Marche, una pagi-
na fondante per seguire i primi esperimenti barocchi nella locale
produzione artistica, assume particolare rilievo lo stretto legame
fra i Filippini e il Cavagna che, come vedremo, leg ai religiosi
della casa di Fano la sua ultima opera.
Lincarico lauretano
Nellorizzonte dellarchitettura marchigiana fra Rinascimento e
Barocco, la citt-santuario di Loreto rappresenta il maggiore cen-
tro di irradiazione dei modelli culturali e artistici maturati a Roma
nel corso del XVI e XVII secolo e registrati nei numerosi cantieri
attivi nella Marca dove, durante i primi due decenni del Seicento,
giungeva a termine il lungo e faticoso processo di unicazione
della regione sotto le insegne papali. In questa lenta annessione,
tormentata da costanti conitti, limportante enclave ponticia
22
Sulla presenza degli oratoriani nelle Marche si confrontino, almeno, F. Emanuelli (a cura
di), La Congregazione dellOratorio di San Filippo Neri nelle Marche nel 600, Atti del Convegno
(Fano, 14-15 ottobre 1994), Fiesole 1996; F. Mariano, Le chiese Filippine nelle Marche. Arte e
Architettura, Ancona 1996.
svolse un ruolo determinante per la denitiva aggregazione dei
territori marchigiani.
Fra i molti programmi attivi nelle Marche nel corso della
seconda met del Cinquecento, saranno infatti proprio quelli
lauretani a favorire la diffusione nel territorio dellaustera monu-
mentalit del classicismo romano. La lunga fabbrica del Palazzo
Apostolico e dellattigua basilica, ma anche la costruzione delle
mura urbiche, qualicarono la citt come un laboratorio conti-
nuo, assimilabile al ruolo culturale e artistico assunto in passato
dalla Urbino dei Montefeltro.
Linsediamento, sede dellantico santuario di Santa Maria in
fundo Laureti documentato n dal 1285, si era sviluppato intorno
a quella che la tradizione cristiana indica come la casa di Maria
trasportata dagli angeli in seguito alla caduta della Palestina in
mano ai musulmani. Fin dal XIV secolo, la crescente devozio-
ne aveva alimentato continui pellegrinaggi, al punto da rendere
Fig. 119: Veduta della citt di Loreto, sec. XVII
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 183
necessari successivi ampliamenti del complesso religioso con la
conseguente crescita dellabitato circostante
23
.
Soprattutto con il papato di Paolo II (1464-1471), il santuario
fu al centro dellattenzione della Chiesa, decisa a valorizzare il
culto mariano orientando sul piano teologico una svolta tutta
rivolta alla centralit della gura di Maria
24
. In questo fervore
devozionale, Loreto diventava il pi importante santuario della
23
Per le vicende della chiesa di Loreto, fra gli altri titoli, si vedano in particolare: A.
Maggiori, Indicazioni al forestiere delle pitture sculture architetture e rarit dogni genere che si veggono
oggi dentro la Sagrosanta Basilica di Loreto e in altri luoghi della citt, Ancona 1824; F. Grimaldi,
La chiesa di Santa Maria di Loreto nei documenti dei secoli XII-XV, Ancona 1984; F. Grimaldi, K.
Sordi, La villa di Santa Maria di Loreto. Strutture socio-religiose e sviluppo edilizio nei secoli XIV-XV.
Documenti, Ancona 1990; F. Mariano, Architettura nelle Marche, cit., pp. 201-206.
23
G. Cracco, Culto mariano e istituzioni di chiese tra medioevo ed et moderna, in Arte, Religione,
Comunit nellItalia rinascimentale e barocca, Atti del Convegno di Studi sul Santuario della Beata
Vergine dei Miracoli di Saronno, Milano 2000, pp. 25-32. Fig. 121: Loreto, Il palazzo Apostolico, il loggiato settentrionale
Fig. 120: Loreto, Il palazzo Apostolico
184 Salvatore Di Liello
cristianit, un luogo al centro dellattenzione del pontece che,
dal 1468, programm la ricostruzione dellantica chiesa.
25
Il can-
tiere, attivissima fucina dellarchitettura italiana ben oltre il Rina-
scimento, vide avvicendarsi nella direzione alcuni dei maggiori
protagonisti del rinascimento italiano, da Giuliano da Maiano
a Bramante, dal Sansovino ad Antonio da Sangallo il Giovane,
per poi continuare nei secoli successivi con Carlo Maderno e
Luigi Vanvitelli.
26
Aggiornata liazione del classicismo romano, laboratorio ani-
mato da una singolare coralit cos peculiare da rendere difcile
lindividuazione degli apporti personali dei maestri intervenuti
in tempi diversi, il santuario venne a strutturarsi come luogo
consacrato al culto mariano, insignito da Sisto V, nel 1586, della
dignit episcopale e del rango di citt. In questa incessante asce-
sa, rilevante anche la gura di Architetto della Santa Casa, una
qualica, vista la risonanza di quanto si realizzava a Loreto, di per
s sintomatica di una cultura artistica aggiornata ed espressione
delle ricerche sviluppate in quella che, con limpulso della riforma
cattolica, divenne la seconda citt santa della cristianit. Forte
pertanto lautorevolezza del ruolo unanimemente riconosciuto
da un lite regionale pronta ad associare alla carica lauretana, oltre
a unindubbia perizia, una rafnata preparazione erudita, capace
di trasferire pari prestigio sul committente. A questioni di rappre-
sentativit e di immagine, conferma della centralit dellarchitetto
della Santa Casa nella storia moderna della Marca, si afancavano
24
Fra i molti titoli si veda anche il pi recente: A. Bruschi, Loreto: citt santuario e cantiere
artistico, in F. Citterio, L. Vaccaro (a cura di), Loreto. Crocevia religioso tra Italia, Europa ed oriente,
Brescia 2007, pp. 441-470.
25
Cfr. F. Grimaldi, Luigi Vanvitelli a Loreto, Loreto 1983; F. Mariano, Architettura nelle Mar-
che, cit.; si vedano in particolare le pp. 321-334.
anche i contatti diretti, e non di rado personali, che larchitetto
aveva con le gerarchie ecclesiastiche, inuenti sulle vicende poli-
tiche, economiche ed anche fondiarie del territorio marchigiano
controllato dalla Chiesa.
27
Limportante gura di Sovrintendente
di Loreto, gi durante il Cinquecento, era riconosciuta non solo
dagli ordini religiosi, ma anche dalle magistrature cittadine e dal
patriziato urbano, che allafdamento di un incarico allarchitetto
della Santa Casa attribuivano una garanzia di visibilit capace di
imporre una citt o un casato nelle gerarchie territoriali e sociali.
Dallarchitettura pi colta dei palazzi nobiliari o delle sedi dei go-
verni cittadini, oltre che delle nuove chiese costruite grazie allim-
pulso controriformistico, gli interventi afdati al sovrintendente
di Loreto si moltiplicavano no a includere opere di idraulica,
di ingegneria, di architettura militare e di urbanistica. Chiamato
dai Consigli cittadini, con lavallo della Camera Apostolica, il
Sovrintendente di Loreto presiedeva alla ristrutturazione delle
strade, alla manutenzione degli argini dei umi, alla realizzazione
di porti, alla riparazione di acquedotti, al consolidamento dei
ponti, allapertura di nuovi assi urbani nelle principali citt della
regione. Insomma una gura centrale nellammodernamento ur-
bano in un territorio investito da importanti dinamiche, proprio
a partire dalla seconda met del Cinquecento. In questi anni, se-
gnati dai due giubilei post-conciliari del 1575 e del 1600, la fama
di Loreto aumentava rapidamente e molti dei pellegrini giunti a
Roma nel clima della riforma cattolica, nello sfondo della rinno-
vata scena urbana allestita dal Fontana per Sisto V, allungavano
litinerario devozionale con un viaggio a Loreto, percorrendo le
antiche strade romane come la Salaria, ora al centro di continue
26
Sul patrimonio delle propriet della Santa Casa si veda soprattutto M. Moroni, Leconomia
di un grande santuario europeo. La Santa Casa di Loreto tra basso medioevo e Novecento, Milano 2000.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 185
manutenzioni. E linsediamento laureatano assecondava larrivo
di questo usso di devoti viaggiatori crescendo insieme ad esso
e strutturandosi con edici, locande e botteghe per la vendita di
immagini e oggetti devozionali, allineate lungo lunica strada di
accesso, la via dei Coronari appunto, ancheggiata da un secondo
asse secondario e di servizio allarteria principale. Questa folla
di pellegrini lungo la via Flaminia sorprende anche Montaigne
quando, gi nel 1580, annota nel resoconto del suo voyage en
Italie: eravamo sulla via di Loreto, tanta era la gente che andava
e veniva
28
. La celebrit del santuario mariano del resto suffra-
28
M. E. de Montaigne, Viaggio in Italia, Bari 1972, p. 228 sg.
gata anche dai cabrei di questi anni che registrano un rilevante
aumento di lasciti e donazioni destinati ad accumulare un ingente
patrimonio anche fondiario ininterrottamente accresciuto, alme-
no nei due secoli successivi
29
.
Il 25 ottobre 1605 il Cavagna assumeva lincarico di sovrin-
tendente del santuario mariano e lo ricopr no alla morte, avve-
nuta per improvviso accidente sotto le logge della S.ta Casa
30

in seguito alla quale il 19 luglio 1613, come risulta nel Libro dei
Morti dellarchivio della basilica, M. Gio. B. Cavagna Architetto
di S. Casa fu sepolto in questa nostra chiesa il d sopradetto
31
.
Pur continuando a mantenere contatti con lambiente na-
poletano, come in occasione del concorso per la cappella del
Tesoro nella cattedrale partenopea, negli anni che seguirono il
Cavagna visse stabilmente con la sua famiglia a Loreto, pur non
trascurando frequenti spostamenti nelle principali citt della re-
gione per sorvegliare e condurre a termine gli incarichi ricevuti
dalle magistrature. Trasferitosi in unabitazione di propriet del
santuario, percepiva un salario mensile di dieci scudi, come pun-
tualmente annotato nei Libri Mastri
32
.
Molti furono gli interventi programmati dalla Santa Casa in
questi anni particolarmente segnati da un notevole fervore edilizio.
Grazie ai numerosi privilegi concessi alla citt gi da Sisto V, fau-
tore dellestensione della giurisdizione lauretana su ampi territori
sottratti alle vicine Recanati e Casteldardo, gli inizi del Seicento
28
M. Moroni, op. cit., pp. 55-70.
29
Biblioteca Federiciana di Fano, sez. I 76, J. Ligi, Congregazione dellOratorio di Fano, ma-
noscritto, p. 113, vedi doc. 198 in Appendice.
30
ASCL, Mortuor I, 1566-1617, p. 18.
31
Add 10 detto [dicembre 1605] scudi 22 sua provvisione a 10 il mese cominciati alli 25
de ottobre prossimo passato che venne a questo., ASCL, Libro Mastro 1604-1606, f235;
cfr. doc. 196 in Appendice.
Fig. 122: La registrazione della sepoltura del Cavagna nella chiesa di
Loreto nei libri dellArchivio della Santa Casa di Loreto
186 Salvatore Di Liello
coincisero per la citt con un rilevante aumento demograco
favorito da uneconomia resa prospera dai pellegrini e dalle at-
tivit a questi collegata e in continua crescita no al XVIII se-
colo, anche in controtendenza rispetto a quanto avveniva nella
regione
33
.
Ristrutturate le principali strade che raggiungevano la citt,
la Santa Casa si preparava ad accogliere la grande folla di pelle-
grini e provvedeva a portare avanti il lungo cantiere del Palazzo
Apostolico, iniziato da Bramante e continuato da Antonio da
Sangallo il Giovane, come questultimo stesso annot sul suo
disegno Santa Maria de Loreto in la Marchia, cio lo palazzo
innanzi alla chiesa, principiato per Bramante, guidato male per lo
Sansovino, bisogna corregierlo
34
. La fabbrica era stata pensata
dal Bramante con porticati su ciascuno dei tre lati a delineare un
sagrato chiuso concluso dalla facciata della basilica, scenograco
fondale dello spazio. Com noto, il terzo lato, quello a sud, non
sar mai costruito per lopposizione dei proprietari degli edici
preesistenti che per lungo tempo riuscirono a impedire il comple-
tamento della piazza-sagrato, contrastando persino liniziativa di
Urbano VIII quando nel 1643, quasi al termine del suo ponti-
cato (1623-1644), tent di concludere il progetto bramantesco.
Molto restava da realizzare ancora del Palazzo nel 1605, quan-
do interviene il Cavagna: dal 1564 erano state aggiunte la loggia su-
periore di ordine ionico e le pareti del settore occidentale, sotto la
direzione di Giovanni Boccalini, architetto del santuario fra il 1555
e il 1580; risultava iniziato anche il loggiato occidentale diretto da
33
Cfr. M. Moroni, op. cit., pp. 33-36.
34
Per il palazzo Apostolico si confrontino: F. Grimaldi, Il Palazzo Apostolico di Loreto, Bo-
logna 1977; M. C. Marzoni, op. cit.; F. Mariano, Architettura nelle Marche, cit., p. 203; anche
G. Santarelli, Larte a Loreto, Ancona 2001, pp. 35-39.
Fig. 123: Lordine ionico nel secondo registro del loggiato settentrio-
nale del Palazzo Apostolico di Loreto
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 187
Fig. 124: Veduta della citt di Loreto, in Pianta e disegno del Palazzo
di Santa Casa di Loreto (1620), ASCL
Lattanzio Ventura
35
, attivo nella Santa Casa fra il 1582 e il 1598, e
portato avanti da suo glio Ventura Ventura fra il 1598 e il 1602,
come documentato da un capitolato relativo alla realizzazione di
decorazioni della trabeazione e dei capitelli dorici
36
.
I libri del cantiere confermano che, negli otto anni del suo
mandato, il Cavagna lavor prevalente allavanzamento del primo
ordine del porticato occidentale del Palazzo, completato nel 1620
dopo la sua morte
37
. Possiamo immaginare il nostro architetto
a proprio agio nel condurre la fabbrica, gi iniziata seguendo
35
L. Serra, Larte nelle Marche, cit.
36
M. C. Marzoni, op. cit., p. 84.
37
G. Santarelli, op. cit., p. 38.
quel lessico essenziale e compassato che gi lo aveva orientato
negli anni della sua formazione romana. Egli lo ritrovava ora nel
severo classicismo bramantesco e sangallesco dellordine dorico
al pianterreno e ionico in quello superiore, su lesene in bianca
pietra dIstria nettamente rilevate sui pilastri in laterizio: un rigo-
re resistente anche alle suggestioni michelangiolesche dellinter-
pretazione del disegno originario attuata da Giovanni Boccalini
nellordine ionico superiore.
Se nel lavoro portato avanti nel Palazzo Apostolico lapporto
personale veniva attenuato dal serrato rispetto del progetto bra-
mantesco, maggiore autonomia caratterizz lopera del nostro
architetto quando, come i suoi predecessori, port avanti i lavori
nella basilica. Qui, completata la facciata nel 1587, agli inizi del
Seicento si provvedeva alla costruzione della nuova sacrestia e alla
decorazione della volta ad opera del Pomarancio, attivo nella chiesa
dal novembre del 1605 e quindi diretto dal Cavagna, nominato
pochi giorni prima, sovrintendente della fabbrica
38
. Il contratto
stipulato nel 1608 fra la Santa Casa e il bolognese Andrea Costa,
incaricato di realizzare quanto progettato dallarchitetto della Santa
Casa, conferma che il Cavagna, n dal 1606, aveva fornito i di-
segni dei credenzoni lignei per la custodia dei preziosi oggetti
votivi donati dai fedeli, dei vasi e degli arredi liturgici. Per quan-
to dallaprile del 1606 si provvedesse allacquisto dei tavoloni di
noce, di abete e di pioppo, la realizzazione sub notevoli ritardi e
soltanto il 17 luglio del 1613, uno o due giorni prima della morte
del Cavagna, i governatori della Santa Casa e il Costa convennero
sulla stima di 5.600 scudi per la fattura dellopera
39
. Anche nel
38 P. Gianuizzi, Giovanni, cit.; Id., La chiesa di S. Maria di Loreto, Roma 1884, pp. 18 sgg.
39
F. Grimaldi, K. Sordi (a cura di), Pittori a Loreto. Committenza tra 500 e 600. Documenti,
Ancona 1988, pp. 155-158.
188 Salvatore Di Liello
disegno dei credenzoni il Cavagna non rinunci alla modularit
e alla chiarezza nella composizione delle grandi scaffalature ad-
dossate alle pareti piene della sacrestia, sullintera altezza no a
raggiungere le decorazioni al di sotto della cornice. Un armadio
centrale, inquadrato da due lesene ioniche leggermente aggettanti
e sormontato da una balaustrata con fregio a dentelli
40
, costitu-
isce il modulo ripetuto nellarticolazione dei due registri. Quello
inferiore, sporgente, forma un lungo banco dove, arretrando, si
40
Il fregio decorato dalle armi della Santa Casa a rilievo e dallo stemma di Paolo V al
di sopra della vetrina centrale.
Fig. 125: Veduta della citt di Loreto, particolare del santuario e del
Palazzo Apostolico, in Pianta e disegno del Palazzo di Santa Casa
di Loreto (1620), ASCL
Fig. 126: Pianta e disegno della Santa Casa et Chiesa di Loreto,
particolare (1620) ASCL
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 189
poggiano le vetrine superiori. Maniglie, fregi e telai in ottone do-
rato, insieme agli spessi cristalli delle vetrine, attenuano il rigore
delle linee architettoniche del grande armadio.
Mentre si procedeva alla lenta realizzazione dei credenzoni,
nel 1609, il Cavagna lavorava anche nella chiesa dove i documenti
consultati sul nire dellOttocento dal Gianuizzi
41
indicano che il
41
Il Gianuizzi riporta che gli otto occhi che erano a mezzo corpo della sua volta nel 1609,
in occasione della pittura che ne intraprese il Roncalli, furono chiusi da Giambattista Cavagna,
che svis gli angoli interni della medesima con una enorme riempitura, e fece ricoprire di
piombo allesterno gli stipiti degli occhi e i grandi costoloni, s gli uni come gli altri formati
di pietra, e no allora lasciati visibili dal disegno di Antonio e dalla esecuzione di Battista
Sangallo. P. Gianuizzi, La chiesa, cit., p. 18; cfr. anche A. Bruschi, Loreto citt santuario e
cantiere artistico, in F. Citterio, L. Vaccaro, (a cura di), op. cit., pp. 468-469.
Fig. 127: La chiesa di Santa Maria di Loreto
Fig. 128: Pianta e disegno della Santa Casa et Chiesa di Loreto,
particolare della pianta del palazzo Apostolico (1620) ASCL
190 Salvatore Di Liello
nostro autore continu gli interventi sulla cupola iniziati n dal
1564, quando Giovanni Boccalini aveva trasformato le nestre
del tamburo da circolari, modellate su quelle di Santa Maria del
Fiore di Firenze, in rettangolari. Si trattava quindi di aggiornare
il disegno quattrocentesco della cupola, con tamburo, nestre e
costoloni esemplati sul duomo orentino, in un organismo pi
vicino alle chiese della Controriforma: il Cavagna nel 1609 chiu-
deva infatti gli oculi nel corpo della volta e ricopriva le nervature
dei costoloni di lastre di piombo, continuando quellammoder-
namento controriformistico della basilica iniziato da Giovanni
Boccalini e portato avanti dai successivi sovrintendenti che, per
motivi liturgici, trasformarono anche il capo croce e le absidi
del transetto, dove furono inserite cappelle a terminazione piatta
in luogo delloriginaria curva. Alcune tavole rinvenute presso
lArchivio della Santa Casa e databili ai primi decenni del Sei-
cento
42
illustrano le forme del santuario in seguito a questi ultimi
interventi: si tratta di una veduta della citt santa, chiusa fra le
mura turrite e bastionate, e di una grande planimetria in scala
rafgurante lintero complesso della chiesa e del Palazzo Aposto-
lico con la descrizione in legenda di ciascun ambiente. Entrambi
i graci riportano le trasformazioni attuate nel tamburo e nella
cupola nonch la sistemazione delle cappelle nellabside e alle
estremit del transetto.
Tra gli interventi coordinati dal Cavagna nei suoi ultimi anni
di vita, oltre al completamento della sala del Tesoro, iniziata nel
42
In un volume dellArchivio della Santa Casa di Loreto si conservano due disegni a colori
e inchiostro rafguranti una veduta della citt e una planimetria del complesso religioso dal
titolo Pianta e disegno del Palazzo di Santa Casa di Loreto cio del piano nobile eccetto la Sala I che
dimostra il piano della Piazza cio lentrata; ASCL, Loreto, Relazioni di Santa Casa, Monsignor
Pignatelli del 1620, Registro, cc. 226.
1600 da Ventura Ventura e continuata da Muzio Oddi
43
, il Gia-
nuizzi segnala inoltre che con quasi certezza pu ritenersi che
il magnico tempietto dellaltare del Tesoro sia stato eseguito su
disegno approntato dal Cavagna
44
.
La moderna forma urbis di Macerata: la Strada Nuova
e il Palazzo dello Studio
Fin dagli inizi del suo mandato lauretano, il Cavagna fu interpel-
lato per esprimere pareri sugli interventi progettati nelle princi-
pali citt della Marca. A Macerata, nei primi anni del Seicento,
quel lungo cantiere di ammodernamento urbanistico ed edilizio
avviato n dal secolo precedente in seguito allelevazione della
citt a capitale della Marca, interessava ora gli antichi baricentri
medievali della citt per la denizione dei nuovi poli amministra-
tivi e per la sede dei Cardinali Legati
45
.
Dapprima furono potenziate le mura occidentali, con la co-
struzione delle cinta bastionata fra Porta Montana e Porta Ro-
mana. Le nuove mura erano state innalzate per contenere lam-
pliamento cinquecentesco sorto al di fuori del nucleo medievale
e per difendere la citt dal pericolo costituito dal passaggio di
43
Per una puntuale ricostruzione degli interventi diretti dal Cavagna si veda in particolare
P. Gianuizzi, Giovanni, cit. pp. 164-166.
44
Il Gianuizzi sostiene infatti che perch sebbene i marmi che lo compongono, acquistati
e lavorati in Verona per cura di quel Vescovo Mons. Alberto Valerio, non siano pervenuti
a Loreto che alla ne dellaprile 1614, tuttavia per sollecitarne lo scavo e il lavoro sin dal 1
ottobre 1613. (il successore del Cavagna non fu nominato da S. Casa se non di l a qualche
mese). Ivi, p. 166.
45
Sulla storia di Macerata si veda, soprattutto, A. Aversi, D. Cecchi, L. Paci (a cura di),
Storia di Macerata, 5 voll., Macerata 1986.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 191
truppe spagnole, come si era paventato gi nel 1521. Durante
la seconda met del XVI secolo si procedeva nella regolarizza-
zione del denso tessuto medievale e nella costruzione di edici
gentilizi, intervenendo nel baricentro della citt, la piazza dove
conuivano le strade principali, come mostrano le vedute urba-
ne cinquecentesche che riportano anche la torre civica costruita
nel margine meridionale dello spazio a partire dal 1492
46
. Fin
dallet medievale nel luogo, saldatura fra i due nuclei origina-
ri del Castrum e del Podium, sorgevano il palazzo dei Priori e
46
Si confrontino le vedute a volo duccello rispettivamente dal titolo La citt di Macerata
nella Marca dAncona dello Stato Ecclesiastico e Macerata dans lEtat de lEglise, questultima in O.
Gentili, op. cit., p. 96.
quello della Ragione, costruiti fra il 1286 e il 1290 su disegno
di Bartolomeo di Bonglio da Forl. I due edici, sul nire del
XV secolo, furono riuniti in un unico palazzo destinato a sede
dei Cardinali Legati. Pi tardi, seguendo gli sviluppi politici ed
economici della citt, sul fondale occidentale della piazza, fra il
1504 e il 1505 il cardinale Alessandro Farnese, il futuro Paolo
III allora Cardinale Legato, commission la realizzazione della
Loggia dei Mercanti, su progetto di Cassiano da Fabriano e Mat-
teo Sabatini
47
. La fabbrica, fra le prime architetture rinascimentali
realizzate a Macerata, mostrava in facciata un elegante doppio
loggiato con tre archi a tutto sesto, poi ripreso nel successivo
completamento degli altri fronti della piazza.
Ma la rinnovata dimensione gurativa del luogo fu deline-
ata soltanto negli ultimi due decenni del Cinquecento quando,
a partire dal 1581, il Cardinale Legato Alessandro Sforza inca-
ricava Lattanzio Ventura di regolarizzare lantico largo, inaugu-
rando quellarticolato programma di opere compiute a cavallo
fra Cinque e Seicento che avrebbe delineato la moderna forma
urbis della citt.
Nel nuovo baricentro urbano, corrispondente alla propaggine
orientale del Castrum Maceratae e gi segnato dalle architetture
rinascimentali della Loggia dei Mercanti e dal Palazzo dei Cardi-
nali Legati, il Ventura fu incaricato anche di progettare il palazzo
della Rota, sede del Tribunale, e quello dellUniversit, poi del
Comune. In seguito alla demolizione delle chiese di San Pietro e
di SantAntonio, entrambe dette di Piazza per sorgere al centro
del largo
48
, lo spazio assunse una regolare forma trapezoidale
il cui lato lungo occidentale veniva interrotto dalla conuenza
47
C. Astol, Divagazioni sulla Loggia dei Mercanti ed altri edici di Macerata, Macerata 1907.
48
Cfr. O. Gentili, op. cit., p. 126 e p. 128.
Fig. 129: Macerata, dans lEtat de lEglise, sec. XVI
192 Salvatore Di Liello
delle strade medievali che si aprivano nella tta trama del centro.
Ai margini della citt, nellantica chiesa di San Giovanni retta
dai padri gerosolimitani, si erano insediati i Gesuiti
49
, giunti in
citt n dal 1561 e inizialmente accolti nella chiesa extra moenia
di Santa Maria delle Vergini. La volont di formare un polo
religioso pi centrale sugger la ricostruzione del preesistente
edicio gerosolimitano, concepito nellidea iniziale elaborata da
Giovanni Tristano secondo quella semplicit e rigore che con-
trassegnano gli impianti delle prime chiese controriformistiche.
Diversamente da quanto inizialmente previsto, il progetto della
fabbrica vide aumentare gli accenti monumentali nelle succes-
sive soluzioni proposte da Giovanni De Rosis, nel 1600, e poi
in quella realizzata ad opera di Rosato Rosati a partire dal 1609.
Per questultima versione, sintomatica di quella evoluzione della
semplicit proto-riformistica verso una pi marcata magnicen-
za, cos ricorrente nella storia delle chiese gesuitiche, fu chiesto
come si accennava il parere del nostro Cavagna
50
.
Ma la monumentalit delineata dal Rosati non bastava da
sola a dare risalto allerigendo edicio nelle gerarchie visive e
stradali della congestionata trama cittadina. La chiesa di San
Giovanni era infatti s inserita allinterno delle mura, ma in po-
sizione eccentrica rispetto alla piazza principale recentemente
retticata, dalla quale la separava unangusta strada medievale
che, snodandosi fra orti ed edici, non riusciva a dare risalto
alla nuova casa dei Gesuiti. A tal ne il legato ponticio car-
dinale Ferdinando Taverna, vicinissimo agli ambienti gesuitici
49
I Gesuiti, accolti a Macerata con delibera comunale del 18 aprile del 1561, si erano
inizialmente stabiliti presso la chiesa di Santa Maria delle Vergini; ivi, pp. 256-258.
50
C. A. Cacciavillani, op. cit.; O. Gentili, op. cit., pp. 256-258; anche F. Mariano, Architettura
nelle Marche, cit., p. 361. Fig. 130: Macerata, Piazza della Libert dalla Loggia dei Mercanti
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 193
romani, in seguito alla sua visita a Macerata il 3 novembre
1604 dispose la realizzazione di una strada ampia e rettilinea,
lattuale corso della Repubblica, che collegasse la piazza mag-
giore con la chiesa dei Gesuiti, incidendo sullirregolare trama
medievale. Alluopo, il 31 gennaio 1606 veniva riunito il Con-
siglio cittadino per deliberare in merito ad ampliationem et
directionem strata a Platea maior ad ecclesiam S. Joannis iuxta
onorem decreti Ill.mi D. Cardinalis legati onoris seguentis ()
Ferdinandus Tabernae S. R. e Presbr.
51
. Nello stesso giorno
si conferivano i poteri amministrativi ai delegati del consiglio:
Che alli Deputati gi fatti per indirizzare la strada da Piazza
a S. Giovanni si dia autorit di poter fare tutti li istrumenti
et contratti necessarij tanto in comprare case et siti come in
vendere li siti che avanzaranno assegnarli ad altri, cedersi in
51
Archivio di Stato di Macerata (ASM), Priorale, L. 101, f. 156, vedi doc. 199 in Ap-
pendice.
pagamenti et farsi ogni altra cosa necessaria per il compimento
totale di ditta strada et soddisfattione di quelli che ne ricevono
danno con il beneplacito per cardinale legato
52
.
Per lapertura del nuovo asse urbano, agli inizi del 1606 i prov-
veditori interpellarono il Cavagna, giunto a Loreto pochi mesi
prima. Il 20 febbraio dello stesso anno, i documenti riportano
infatti un pagamento Al signor Gio. Batta Architetto della S.ta
Casa scudi otto per ricognitionem di esseri vinutovi SS Casa per
indirizzarsi la strada da piazza a S. Giovanni
53
.
52
ASM, Priorale, 31 gennaio 1606, L. 101, f. 156.
53
ASM, 20 febbraio 1606, L. 200, c. 88 v., vedi doc. 202 in Appendice.
Fig. 131: Macerata, Il fronte occidentale della Piazza della Libert
scandito dalle facciate del palazzo della Rota, del Comune e della
Loggia dei Mercanti
Fig. 132: Macerata, La chiesa di San Giovanni dal Corso della Re-
pubblica
194 Salvatore Di Liello
Larteria progettata dal Cavagna, in luogo della preesistente
stradina humilem ac tortuosam
54
, disegnava sulla trama medieva-
le una strada dallampia carreggiata e dallandamento rettilineo,
ancheggiata da omogenee quinte edilizie lungo unariosa pro-
spettiva conclusa dalla facciata della chiesa di San Giovanni, sce-
nograco terminale occidentale del nuovo asse urbano.
quanto illustrato nel disegno Pianta della Strada Nuova dalla
Piazza Grande, alla Chiesa di S. Giovanni
55
dove il nuovo tracciato
appare segnato da un puntinato in inchiostro a indicare i tagli ai
lotti preesistenti, di cui sono attentamente riportati i nomi dei
rispettivi proprietari.
Occorre rilevare che il foglio, databile ai giorni immediata-
mente successivi allarrivo del Cavagna a Macerata nel febbraio
del 1606, si colloca in un periodo in cui era in corso anche la
sistemazione del fronte occidentale della Piazza. Qui, in seguito
alla regolarizzazione dello spazio delineata dal Ventura nei decen-
ni precedenti, restavano da progettare le quinte modellate sulla
preesistenza dellelegante loggiato dei Mercanti.
Nel 1603, ancor prima dellarrivo del Cavagna, larchitetto
Antonio Ursuzio (1583-1643), detto dai maceratesi da Ossuc-
cio dal nome del paese comasco di provenienza, aveva ricevu-
to lincarico di progettare il palazzo dellUniversit inizialmente
afdato al Ventura, ma mai completato. Accantonato anche il
54
quanto riportato nella targa tuttora esistente nel prospetto di un edicio lungo Cor-
so della Repubblica: FERDINANDO TABERN MEDIOLANENSIS/ T T S EUSEBI
CARD. LEG./ PROVIDENTISS. PRINCIPI/ QUOD VIAM HUMILEM AC TORTUO-
SAM/ INTER UTRUMQ. FORUM/ DIRIGENDAM AMPLIANDAMQ./ CURAVE-
RIT/MACERATEN CIVITAS/POSUIT/MDCVI.
55
Per il disegno privo di rma e data vedi ASM, Archivio Priorale di Macerata, Piante e
mappe diverse, dis. n. 5.; anche in E. H. Ercoli, Loratorio in Macerata, in F. Emanuelli (a cura
di), La Congregazione dellOratorio, cit., p. 346.
Fig. 133: Macerata, Lapide commemorativa dellapertura della Strada
Nuova (1606)
progetto dellOssuccio per contrasti sorti con i committen-
ti
56
, quando nel 1606 si dava inizio allapertura della strada si
affront anche il completamento degli edici sul fronte occi-
dentale della Piazza. Assume pertanto consistenza rintracciare
nella Pianta della Strada Nuova non solo la realizzazione della
via ma anche lintenzione di includere nellincarico il comple-
tamento del Palazzo dello Studio, anche questo commissionato
al Cavagna. Forse al nostro autore, al quale fu afancato lar-
chitetto Ossuccio in qualit di capomastro
57
, fu chiesto anche
il completamento del Palazzo della Rota, iniziato dal Ventura
n dal 1581, ma con la facciata mai conclusa neanche dopo il
56
ASM, Archivio Priorale, Liber instrumentorum, n. 101, c. 16.
57
Ivi, Priorale, Riformanze, c. 227 v.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 195
trasferimento nelledicio del tribunale della Rota Maceratese
nel 1589
58
.
Nel disegno, la strada si apre nel versante orientale fra due
porticati scanditi, rispettivamente, da tre e da cinque pilastri qua-
drati. Entrambi i loggiati si addossano a blocchi edicati dei
quali il maggiore, fronteggiato da cinque pilasti, reca la scritta
Della Magnica Communit. Si tratta del Palazzo dello Studio pro-
gettato sul nire del Cinquecento da Lattanzio Ventura e non
ancora completato, come la facciata del Palazzo del Tribunale
della Rota, al momento dellarrivo a Macerata del Cavagna. Le
indicazioni riportate nel foglio sembrerebbero quindi indicare
la conclusione della riorganizzazione del centro cittadino dove,
contestualmente allapertura della Strada Nuova, si pensava an-
che alla denizione delle quinte della Piazza. Qui, nello spazio
58
Per il palazzo si veda Civilt del Rinascimento del Maceratese, Atti del V convegno a cura
del Centro di Studi Maceratese, Macerata 1971.
Fig. 135: Pianta della Strada Nuova dalla Piazza Grande, alla Chiesa
di S. Giovanni, ASM, particolare del porticato sulla piazza
Fig. 134: Pianta della Strada Nuova dalla Piazza Grande, alla Chiesa
di S. Giovanni, ASM
196 Salvatore Di Liello
trapezoidale occupato a nord dal palazzo dei Cardinali Legati
(lodierna Prefettura), sistemato sul nire del Quattrocento, e
a sud dal Palazzo Comunale, non erano stati ancora portati a
termine il Palazzo dellUniversit e quello della Rota. Il fatto
che i portici in piazza fossero gi presenti o almeno iniziati nel
momento dellincarico al Cavagna confermato infatti da un
documento del 30 marzo 1581 dove, a proposito dei lavori in
corso nella piazza riportata lindicazione super fabrica Basilice,
sive portici costruendi in capite platea magna
59
. Pi tardi, per
quanto il 6 giugno dello stesso anno D. Ludovicus Carducci de
Urbino Architectus approbavit designum D. Lautantij Venturi de
Urbino () costrutione facienda in capite platea
60
, il progetto fu
interrotto per essere ripreso solo nel 1606 quando, in occasione
dellapertura della strada, si tent di conferire unit gurativa
alla piazza estendendo sullintero fronte occidentale il motivo
rinascimentale del loggiato dei Mercanti.
Nellampliare il percorso medievale, il Cavagna riusc a limitare
i tagli degli edici preesistenti che, nel primo segmento pi vicino
alla piazza riguardarono soltanto una piccola porzione del Palazzo
della Rota indicato nel foglio dalla dicitura Della Nob. Comuni-
canza
61
mentre rimaneva intatto il Palazzo dello Studio, dalla cui
campata del prospetto laterale muoveva la nuova strada.
Inalterato appare anche ledicio alle spalle del Palazzo
dellUniversit, indicato nel foglio come Di Giuliano Ruggieri:
gli stessi proprietari citati in un documento del 1607 quando,
59
I. Compagnoni, Estratti da libri degli Istromenti della Citt di Macerata dallanno
1445 no al 1756, Biblioteca Comunale di Macerata, ms. 508, VII, c. 57 v., cfr. doc. 206
in Appendice.
59
Ivi, f. 117.
60
Cos sembrerebbe, per quanto lannotazione sul foglio appaia poco chiara. Fig. 136: Macerata, Il corso della Repubblica gi Strada Nuova
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 197
Fig. 137: Macerata, Il corso della Repubblica
a cantiere gi iniziato, vendettero unaltra propriet connante
con i possedimenti della famiglia Ferri, riportati nel foglio nel
successivo segmento occidentale della strada
62
. Continuando ver-
so la chiesa di San Giovanni, la pianta mostra il taglio di ampie
porzioni degli orti del Capitan Francesco e dei Clarignano, nonch
di alcuni lembi dei suoli di Santa Caterina, lantico monastero di
Benedettine che, demolito nel 1910 per dar luogo alla costruzio-
ne delledicio delle Poste, occupava lintero lotto fra lattuale
via Gramsci e il corso progettato dal Cavagna.
Contestualmente alla sistemazione del nuovo asse, al Cavagna
fu commissionato, oltre ad alcune decorazioni scultoree nel por-
tale del Palazzo dei Cardinali Legati segnalate dal Ricci
63
, anche
il completamento del Palazzo dellUniversit per il quale l11
agosto del 1607 veniva adottato un suo progetto
64
, poi ostacolato
da nuove vicende successive alla morte del nostro architetto. Fra
queste, le pi importanti rimandano allacquisto, nel 1623, delle
case delli SS. Ruggeri contigue al Palazzo dello Studio per prez-
zo di scudi 1200 cos stabilito dallIll. mo Cardinale Legato
65
, e
alla delibera del 1638 quando, il 16 giugno, il Consiglio ordin
61
D. Giulianus Ruggerius de macer.[] D. Joannis Ruggerii eius germani [] vendidit
una eorum domu [] in dicta civitate in strata nova facta a platea magna de civitate [] a
platea Sancti Joannis iuxta bena ered. [] Domini Marcelli Ferri a tribus lateribus et dicta
nova strata ante[] , Ivi, f160.
62
A proposito delle decorazioni scultoree del Palazzo dei Cardinali, il Ricci riporta: ma
pel resto non se ne vedono che miseri avanzi, dovendosi ascrivere ai tempi in cui resse la
chiesa Giulio II, meno per quelli che fanno fregio alla porta, che sappiamo essere stati
scolpiti nel principio del XVII secolo da un Cavagna Romano. Forse in questo tempo fu
chiusa lantica porta, che rimaneva dalla parte di settentrione a pochi passi da quella che ora
si ha, A. Ricci, op. cit., p. 59
63
ASM, Priorale, Riformanze, c. 227 v.
64
Ivi, L. 106, 241v.; probabilmente lacquisto da riferire a un ampliamento del progetto
del 1607.
198 Salvatore Di Liello
Fig. 138: Finestre da Farsi nella Facciata del Palazzo Priorale dellIll.ma
citt di Macerata, ASM
che per ornamento et decoro del Palazzo dello Studio si com-
prasse la casa conna del signor Ludovico Ulissi
66
.
Ulteriori cambiamenti furono decisi da un provvedimento nel
1638 con il quale veniva deciso lo scambio di funzioni fra il Pa-
lazzo Comunale e quello dellUniversit. Nel 1638 infatti, riunito
il Consiglio, fu cos stabilito: Concilio Credentia Ill.ma Civitatis
Maceratae [] Per parte di nobili SS.ri Cittadini che vanno me-
ditando continuamente [] si stimerebbe che con poca spesa
si potrebbe ridurre il Palazzo dello Studio per uso e residenza
del Magistrato e questo che serve hoggi per il Magistrato ridurre
per lo studio e perch deve premere egualmente ad ognuno lo
splendore della propria patria si rappresenta alle SS. VV. afnch
si compiacciano farvi riessione e favore e per renderci quelle
deliberazioni che stimeranno pi praticcabili
67
.
Il lungo cantiere, continuamente interrotto da nuove deci-
sioni volte prima allampliamento delledicio e poi alla scelta di
destinare il palazzo a sede comunale, va quindi ben oltre gli anni
in cui il Cavagna seguiva la sistemazione urbanistica della strada
fra la piazza e la chiesa di San Giovanni. Del resto, lo scambio di
funzioni fra lUniversit e il Comune veniva approvato soltanto
nel 1665
68
, e da allora i capimastri Cesare e Vincenzo Cavalli
69

apportarono ulteriori rimaneggiamenti al progetto che, malgrado
alcune varianti determinate da scelte successive, continuava ad
essere quello del Cavagna dal momento che, dopo la sua morte
nel 1613, non erano state presentate altre soluzioni. Non ci
possibile stabilire cosa resti del perduto progetto del Cavagna nei
65
Ivi, L. 109, f 10 v.
66
Ivi, L. 114, f. 223.
67
Ivi L. 114, cc. 124 sgg.
68
Ivi, Priorale, Miscellanea, 1047, c. 26.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 199
Fig. 139: Progetto di Pianta e disegno per la costruzione di botteghe
sotto il palazzo Priorale, rmato dalling. Giovanni Antonio Margari, c.
1789, ASM
Fig. 140: La facciata del Palazzo Comunale di Macerata in un disegno
di archivio, ASM
200 Salvatore Di Liello
disegni sei e settecenteschi rinvenuti presso lArchivio di Stato
Macerata e pertinenti a ristrutturazioni e restauri del Palazzo.
Fra questi conviene segnalare almeno un dettagliato graco in
scala di una nestra, databile agli ultimi decenni del Seicento
70
, e
tre disegni, anchessi in scala, relativi a due prospetti del Palazzo
Comunale e a una sezione dello stesso.
Una delle due facciate, databile al 1789, rmata giuseppean-
tonio Margari Ingegn.r
71
e, nella parte inferiore del foglio, inserita
la pianta del porticato con cinque arcate rette da sei pilastri, fra
i quali trova spazio la scritta Pilastri Da Rifarsi Tutti Di Pianta,
a conferma che si trattava di un consolidamento delledicio.
In proiezione della pianta del porticato si sviluppa in alzato la
facciata, attentamente disegnata in ogni dettaglio architettonico:
cinque lesene tuscaniche, addossate ai pilastri, scandiscono il log-
giato del piano terra sul quale si impostano due registri superiori
composti da un piano nobile e da un attico. Nel piano principale
ritorna il motivo degli archi inferiori, qui chiusi a inquadrare alte
nestre sormontate da pronunciati timpani e separate da lesene
ioniche. Il registro superiore, pi basso, scandito da nestre
quadrate e lesene tuscaniche che raggiungono la cornice del-
la falda di copertura in cotto. Simile limpaginato rafgurato
nellaltro disegno
72
, recante una sezione della facciata e la campa-
ta inferiore relativa al portale principale allinterno del porticato.
I due graci differiscono per linserimento, nel disegno rmato
dallingegnere Margari, di stucchi assenti nellaltro, dove si rile-
69
Il disegno ad inchiostro e acquerello, privo di data e rma, reca il titolo Finestre da Farsi
nella Facciata del Palazzo Priorale dellIll.ma citt di Macerata come al presente disegno capitoli da
osservarsi dagli oblatori, Ivi, Priorale, Piante e mappe diverse, n. 3.
70
Ivi, Priorale, Piante e mappe diverse, b. 1122, n. 6, il foglio reca la dicitura Progetto di
Pianta e disegno per la costruzione di botteghe sotto il palazzo Priorale.
71
Ivi, Priorale, Piante e mappe diverse, b. 1122, n. 12.
Fig. 141: La sezione e una campata della facciata del Palazzo Co-
munale di Macerata in un disegno di archivio, ASM
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 201
vano invece eleganti globi poggianti su basi ai piedi di ciascuna
delle lesene ioniche del piano nobile.
Questi disegni sono da ricondurre a un restauro settecente-
sco del palazzo, dal momento che i documenti, n dagli ultimi
decenni del Seicento, segnalano il pericolo di crollo delledicio
dissestato dai continui rimaneggiamenti e ampliamenti
73
. Meno
facile accertare se quanto rafgurato negli stessi fogli sia rife-
ribile alla soluzione ideata dal Cavagna nel 1607 per lallora Pa-
lazzo dellUniversit. Ai restauri settecenteschi seguirono infatti
ulteriori rimaneggiamenti no al 1820
74
, quando lingegnere ma-
ceratese Salvatore Innocenzi ricompose i frammentari interventi
no a quel momento compiuti e ridisegn la facciata del Palazzo
Priorale, alterando la precedente soluzione
75
.
Fra lintervento ottocentesco dellInnocenzi e la parziale rea-
lizzazione di alcune soluzioni proposte dallingegnere Agostino
Benedettelli nel 1861
76
, prendeva forma lattuale prospetto dove
quelle linee architettoniche ancora in qualche modo riconduci-
bili al linguaggio tardo-cinquecentesco presente nei due graci
precedentemente descritti, appaiono stemperate da un disegno
ormai riconducibile a un revival neorinascimentale dove una bal-
conata continua, in luogo delle nestre preesistenti, conclude il
registro inferiore del porticato rivestito da un bugnato listato in
sostituzione delle eleganti lesene tuscaniche, rafgurate in en-
trambi i disegni di archivio descritti. Un ordine gigante di lesene
ioniche scandisce, per lintera altezza, le cinque campate dei piani
73
Cfr. I. Compagnoni, op. cit., c. 294.
74
Per gli interventi ottocenteschi sul palazzo Comunale, di grande utilit sono state le
notizie fornitemi dallarchitetto maceratese Ester Graziosi che ringrazio per il gentile con-
tributo.
75
L. Paci, LArte in Storia di Macerata, cit., vol. IV, p. 141.
76
Biblioteca Comunale di Macerata, Carte Aleandri, ms. 1052. Fig. 142: Macerata, Il cortile del palazzo del Comune
202 Salvatore Di Liello
superiori no al cornicione di coronamento. Rispetto al disegno
rmato dal Margari, ma anche a quello anonimo, rilevante la
semplicazione formale che determina la rinuncia alla sovrap-
posizione dei tre ordini tuscanico nel basamento e nellattico
e ionico nel piano nobile e agli alti timpani sulle nestre in-
quadrate da archi che nei due graci ritmavano la successione
delle lesene nel primo piano.
Pi lineari furono le vicende costruttive della nuova strada
dove il Cavagna riusc a realizzare quella uida prospettiva ur-
bana anticipata nel progetto del palazzo vicereale napoletano
pochissimi anni prima, ma l ostacolata dal prevalere dellidea
fontaniana. Riunendo in un disegno unitario i frammentari inter-
venti di regolarizzazioni iniziati nei decenni precedenti, il nostro
architetto svilupp i due temi principali dellurbanistica cinque-
seicentesca il Palazzo civico e la strada rettilinea applicando
nella connessione fra architettura e citt quelle tre Matemati-
che la Geometria, lAritmetica et la Prospettiva, a cui rimandava nel
suo Discorso sul palazzo vicereale di Napoli a proposito delle
qualit essenziali del bono architetto.
Il progetto urbano delineato dal Cavagna suggellava la mo-
derna forma urbis di Macerata modicando in chiave barocca le
gerarchie visive allinterno della citt. In relazione diretta o indiretta
con la Strada Nuova si concentreranno infatti i principali cantieri
seicenteschi degli ordini religiosi a Macerata. E se la casa dei Ge-
suiti aveva addirittura determinato il progetto stesso dellasse, i
Barnabiti sullestremit opposta, nel fondale orientale della piazza,
fra il 1623 e il 1655, costruiranno la chiesa di San Paolo annessa al
Collegio
77
. Proprio lungo la strada del Cavagna si allineeranno in-
77
O. Gentili, op. cit., pp. 210 -213 e pp. 244-246. Fig. 143: Macerata, Chiesa di San Filippo
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 203
vece i Filippini, giunti a Macerata n dal 1611
78
e da allora intenti ad
acquisire tutti i lotti disponibili lungo quel percorso, per costruire
una chiesa capace di imporsi gurativamente ai due complessi dei
Barnabiti e dei Gesuiti che, solennemente, aprivano e chiudevano
la prospettiva urbana alle due opposte estremit del rettilo.
Il confronto fra alcuni graci di archivio conferma che i Fi-
lippini riuscirono ad occupare un ampio lotto triangolare, a met
della strada, sulla conuenza con la via Santa Maria della Porta,
dove le fonti segnalano una primitiva chiesa del 1624, poi sostituita
78
Sulla chiesa di S. Filippo si vedano: E. Bettucci, La prima chiesa dedicata in tutto il mondo a
San Filippo Neri dopo la sua canonizzazione, Macerta 1894; O. Gentili, op. cit, pp. 213-216 e pp.
250-252; E. H. Ercoli, Loratorio in Macerata, cit., pp. 339- 357.
da quella attuale, progettata dallarchitetto romano Giovan Battista
Contini, a partire dal 1689. Larea illustrata nella pianta datata 9
dicembre 1697 e rmata da Pietro Iartrefari perito eletto per parte dellIll.
ma Citt di Macerata
79
dove, al centro del triangolo denito nei lati
maggiori dalle due strade, riportata lindicazione Sito dove si fab-
brica la nova chiesa, da riferire al monumentale progetto su disegno
del Contini, completato solo nel 1730, dopo la morte di questi
nel 1723. Per contestualizzare il nuovo edicio sacro nellariosa
prospettiva urbana voluta dal Cavagna, il Contini arretr la base
79
Pianta della zona dove deve essere costruita la nuova chiesa di San Filippo, ASM, Priorale, Piante
e Mappe diverse, n. 24; anche in E. H. Ercoli, Loratorio in Macerata, cit., p. 347; cfr anche
la pianta acquerellata in ASM, Priorale, Piante e Mappe diverse, n. 22.
Figg. 144-145: Disegno della planimetria della Strada Nuova in corrispondenza del lotto destinato alla costruzione della chiesa di San Filippo,
disegno a colori, datato 29 dicembre 1697: ASM, particolari dellarea e della legenda al graco
204 Salvatore Di Liello
Fig. 146: Disegno settecentesco della Strada Nuova con il prospetto
del monastero di Santa Caterina, ASM
del lotto triangolare in modo da trasformare lincrocio fra la Strada
Nuova e la via Santa Maria della Porta in un ampio spazio triango-
lare. Costruendo la valenza visiva di una piazza, qui il progettista
della chiesa dei Filippini inser la facciata fra due alti campanili che
inquadrano il portale in asse con laula interna a pianta ovata.
Altri graci settecenteschi
80
registrano il rapporto fra la chiesa
e la strada: in particolare, da segnalare una tavola, riferibile a
80
Fra le altre si veda anche la tavola priva di data, ma riferibile ai primi anni del Settecento
catalogata nellArchivio di Stato di Macerata come Disegno della zona di Macerata in prossimit
dellincrocio fra il Corso e Santa Maria della Porta, che registra la presenza di botteghe sulla facciata
del monastero di Santa Caterina; ASM, Priorale, Piante e Mappe diverse, n. 23; la pianta
pubblicata anche in E. H. Ercoli, Loratorio in Macerata, cit., p. 348.
Fig. 147: Particolare del disegno settecentesco della Strada Nuova, ASM
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 205
una controversia per la localizzazione di un canale
81
, dove al
tracciato della strada si afanca, nella parte superiore del foglio,
il prospetto del monastero delle Benedettine di Santa Caterina
con lannesso lungo muro del orto del d. monastero di palmi
205 di passetto romano, daltezza di palmi quaranta dei quali 25
tutto terrapienato, come si legge nei rimandi in legenda.
Il Palazzo civico di Ascoli Piceno
Anche per Ascoli linizio del XVII secolo coincide con la
maturazione di processi in atto n dal medioevo
82
. Lantica
citt di origine romana, costituitasi come libero comune n
dal 1183, fu sottomessa da Federico II che ne favor lo svilup-
po economico concedendo numerosi privilegi, primo fra tutti
lestensione del dominio sul territorio no alla costa adriatica.
Qui la costruzione di un porto marittimo forticato alle foce
del Tronto potenzi gli scambi commerciali, trasformando il
comune in un importante centro strategico ed economico che
dest lostilit della citt di Fermo, un tempo egemone sul li-
torale fra il Potenza e il Tronto. Lunghi conitti fra le due
citt durati, con alterne vicende no alla prima met del XVI
secolo, non bloccarono numerosi importanti privilegi in favore
di Ascoli come quello papale concesso nel 1323 da Giovan-
81
Pianta di Parte del Corso di Macerata con una porzione di via S. Maria della Porta e Monastero
di S. Caterina, ASM, Priorale, Piante e Mappe diverse, n. 24; anche in E. H. Ercoli, Loratorio
in Macerata, cit., p. 347.
82
Per la storia della citt in generale si vedano C. Mariotti, Ascoli Piceno, Bergamo 1913;
L. Benevolo, Ascoli Piceno, Milano 1957; R. Rozzi, E. Sori, Ascoli e il suo territorio. Struttura
urbana e insediamenti dalle origini ad oggi, Cinisello Balsamo 1984; anche F. Mariano, Ascoli nel
Quattrocento, Ascoli Piceno 1950-1951.
Fig. 148: Frontespizio della guida di Ascoli di Baldassarre Orsini, da
Orsini 1790
206 Salvatore Di Liello
ni XXII che confermava in feudo perpetuo il controllo del
porto, favorendo altres alleanze commerciali con Venezia. Ma
le ostilit con Fermo perduravano e presto furono aggravate,
similmente a quanto accadeva nelle altre citt della Marca, dai
conitti tra le signorie locali. Queste, ribelli allautorit papale,
portarono il cardinale Albornoz a infeudare la citt al nipote,
sottraendola in tal modo al dominio dei Malatesta di Rimini,
e a inserire Esculum nelle Costituzioni fra le cinque citt maiores
et magis nobiles delle Marche. Lo statuto fu riconosciuto anche
nei secoli successivi ed in particolare nel XVI secolo quando,
rientrata nel dominio della Chiesa nel 1502, dopo le efme-
re signorie dei Malatesta e degli Sforza, la citt continuava a
essere un capoluogo territoriale e viveva una orida stagione
anche in campo artistico. Vi lavorava infatti anche il pittore e
architetto Cola dellAmatrice, attivo in citt nella prima met
del Cinquecento, una personalit determinante per la diffu-
sione locale degli esiti dellarchitettura romana fra Bramante
e Michelangelo
83
.
Larrivo del Cavagna ad Ascoli nel 1610 per il progetto del
palazzo Comunale conclude un programma urbanistico iniziato
almeno un secolo prima, e mirato a introdurre unaggiornata
monumentalit nei due baricentri urbani medievali di Piazza del
Popolo e di Piazza dellArringo che, rispettivamente, segnavano
il cuore e laccesso orientale della citt strutturata sulloriginaria
trama ortogonale romana.
Funzioni differenziate avevano svolto le due piazze n dal
medioevo, quando la pi centrale piazza del Popolo, sede della
83
Per lopera dellartista si veda, in particolare, A. Ghisetti Giavarina, Cola dellAmatrice,
architetto e la sperimentazione classicista del Cinquecento, Napoli 1982; per le opere ascolane si
confrontino le pp. 29-35, pp. 51-56, pp. 67-72.
Fig. 149: Pianta Scenograca della insigne Citt di Ascoli nella Marca,
(da Orsini, Descrizione , 1790)
Fig. 150: Il palazzo dellArringo e il palazzo Comunale in una ipotesi
di ricostruzione del Mariotti (1905)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 207
Fig. 151: Pianta Scenograca, particolare della piazza dellArringo
magistratura cittadina e chiusa fra il Palazzo dei Capitani e la
duecentesca chiesa di San Francesco, rappresentava il nucleo
commerciale della citt. Nei primi decenni del Cinquecento, il
luogo fu trasformato in una piazza rettangolare ritmata sui fronti
da edici su eleganti porticati, le cui uniformi facciate conferi-
rono allo spazio notevole unit. Uniche pregevoli dissonanze
nella piazza, assimilabile a un ideale peristilio urbano, erano le
monumentali architetture della chiesa francescana e del Palazzo
dei Capitani, sede del consiglio degli Anziani no al 1564, anno in
cui la Magistratura fu trasferita nellantico Palazzo del Comune,
in Piazza Arringo.
Questultima, la pi antica di Ascoli, corrispondeva alla Pla-
tea Major strutturatasi probabilmente, come lasciano ipotizzare
alcune tracce archeologiche, in continuit con il foro romano
delimitato a oriente da una basilica, poi trasformata n dallalto
medioevo nella cattedrale di SantEmidio
84
. Cuore della vita
religiosa, ma anche sede di cerimonie civili quali giochi e tornei
cavallereschi, n dallet comunale il luogo antistante la facciata
della cattedrale, delimitato a sud dallEpiscopio articolato sui
due palazzi Marana e Roverella
85
, era stato sede di un arenga-
rio per le adunanze cittadine che si raccoglievano nella piazza,
allombra di un grande olmo
86
. Per destinare una sede pi rap-
presentativa alle assemblee civiche un tempo svolte allaper-
to, forse n dal XII secolo, fu costruito un edicio adiacente
al Palazzo Comunale. Le due distinte fabbriche, realizzate in
tempi diversi ma le fonti non concordano su quale fu co-
struita per prima
87
vennero presto a formare ununica sede
per lamministrazione della citt, occupata prima dal Consiglio
cittadino, come attestano i documenti n dal 1254
88
, e poi dal
XV secolo dalla Camera Apostolica, quindi dal Governatore
Ponticio e, dal 1564, dal Consiglio degli Anziani qui trasferito
dal Palazzo del Popolo.
Il baricentro amministrativo, spesso individuato nei do-
cumenti quale palatium comunis de arengo, ma anche importante
nodo per il commercio della lana e del grano, si estendeva sul
84
Cfr. G. Gagliardi, Le Piazze di Ascoli, Cinisello Balsamo 1996, pp. 61-71.
85
Ivi, p. 64.
85
C. Mariotti, Il Palazzo del Comune di Ascoli Piceno, Ascoli Piceno 1905, p. 11.
87
Secondo il Mariotti il Palazzo dellArringo fu costruito quando non bast pi il palazzo
del Comune. Diversamente, il Mariano colloca la costruzione dellArringo nel XII secolo e
quella del Comune nel successivo; cfr. C. Mariotti, Il Palazzo, cit., p. 11; anche Id., Ascoli
Piceno, cit., pp. 124-126; F. Mariano, Architettura, cit., p. 366.
87
Nellarchivio di SantAngelo Magno di Ascoli Piceno, un documento del 1254 attesta
un provvedimento approvato in palatio communis esculi in concilio generali; cfr. C. Mariotti, Il
Palazzo, cit., p. 5.
208 Salvatore Di Liello
fronte settentrionale della piazza, fra lEpiscopio e lestremit
occidentale di via Tornasacco. La pianta Ascoli della met del
Seicento
89
, ristampata dal Mortier per il Novum Italiae Theatrum del
1704, illustra i due edici in una congurazione ancora sostan-
zialmente medievale dal momento che il progetto del Cavagna,
a quel tempo, non era stato ancora realizzato. A occidente del
Vescovato, lincisione mostra il palazzo dellArringo articolato
su un corpo pi basso avanzato, addossato a una fabbrica su
tre livelli e quello del Comune sviluppato su un pianterreno
porticato con sei arcate e due registri superiori scanditi da otto
nestre per ciascun livello.
Come si legge nei rimandi in legenda, lindicazione Palatium
Antianorum viene estesa a entrambi gli edici, mentre lantica
funzione dello spazio pubblico ricordata nel toponimo della
piazza intitolata come Platea Arringhi. Negli anni in cui veniva
pubblicata la pianta seicentesca della citt, il Cavagna era ormai
morto e il suo ruolo nella vicenda urbanistica ascolana risaliva a
cinquantanni prima. Nel 1610 infatti il Consiglio degli Anziani
aveva chiamato ad Ascoli il nostro autore che, in qualit di archi-
tetto della Santa Casa di Loreto, era stato incaricato di eseguire
alcune perizie sulla via Salaria danneggiata dalle esondazioni del
Tronto proprio in prossimit della citt.
Gli atti del consiglio confermano che alla consulenza per
il dissesto della strada consolare fu aggiunta la richiesta di un
progetto per la costruzione di un nuovo Palazzo Comunale in
luogo dei due edici medievali, allora entrambi in pessime con-
dizioni statiche. Il 3 novembre del 1610 le scritture del Consiglio
88
C. Mariotti, Ascoli Piceno, cit., p. 122; fra i numerosi esemplari, ci riferiamo a quello
edito da Mortier, dal titolo Ascoli. Ville de lEtat Ecclesiastique situe dans la March dAncone,
consultato presso lArchivio di Stato di Ascoli Piceno.
riportano infatti: Poich il S. Gio.batta Cavagna Architetto della
Santa Casa venuto, essendo stato chiamato dalla Citt Convie-
ne, che i S.ri Anziani lo conduchino alla strada Salara, acci che
videndola, possa considerare da ch provene il danno che riceve,
et giudicano quel che sia [] per ripararla con risarcimento che
sia stabile et perpetuo, et havran cura di farsi lasciar disegno di
quanto per ci dovr farsi, et con che spesa potr adempirsi.
Li faranno inoltre vedere la facciata ruinosa del Palazzo Pub-
blico et tutto il sito et pianta di quelli, facendosi lasciar anche
un bel disegno di palazzo, acci che la sua facciata si rifaccia
a corrispondenza, et proportione di tutto il corpo del Palazzo.
Intanto sar pensiero dei SSri Anziani che detto S. Architetto
sia alloggiato con quella onorevolezza che conviene al decoro
della citt, et si dovr portare in un Consiglio li suddetti disegni,
Fig. 152: Ascoli Piceno, Il Palazzo Comunale in una fotograa dei
primi del Novecento
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 209
con la relatione della spesa che sar necessaria per metterli in
essecuttione
90
.
Le cattive condizioni del palazzo erano ben chiare agli An-
ziani dal momento che n dal loro trasferimento nelledicio
medievale, nel 1564, si erano vericati dissesti sempre maggiori
con notevole pericolo per lincolumit dei consiglieri. Era ancora
vivo infatti il ricordo del crollo del 22 agosto 1574 quando, pro-
prio durante unadunanza del Consiglio, rovin parte del tetto
causando morti e feriti
91
. Ma al di l degli episodi clamorosi, gli
atti del Consiglio degli Anziani registrano con frequenza sem-
pre crescente lurgenza di intervenire per risanare in particolare
il palazzo del Comune, ancor pi dissestato rispetto alledicio
dellarengario. Durante gli ultimi decenni del Cinquecento, pi
volte i documenti riportano la necessit di ristrutturare la fab-
brica e a tal ne venivano nominati due deputati incaricati di
individuare le opere a farsi e di reperire i fondi necessari. Agli
inizi del secolo, la situazione non era mutata e infatti nel 1604
cos si deliberava: bene per pi comodo alloggiamento del
nostro Secretario che si facciano qualche stantie nel nostro Pa-
lazzo per li SS.ri Anziani eleggano doi Deputati quali habbiano
auttorit di far fabbricare dette stanze in loco che loro parer
pi comodo et similmente di mettersi in altra parte pi remota
del palazzo il luoco necessario essendo che questo rende gran
puzza a tutte le stanze del Palazzo, et bruttissima et sporca vista
nella Piazza dellArringo stando in prospettiva in la facciata. E li
detti Deputati siano con li ministri della citt a vedere et [] di
onde si potranno cavare li denari che bisognano per la fabrica
89
Archivio di Stato di Ascoli Piceno (ASAP), Riformanze, 3 novembre 1610, c. 56 v., cfr.
doc. 215 in Appendice; anche C. Mariotti, Il Palazzo, cit., p. 55.
90
C. Mariotti, Il Palazzo, cit., p. 53.
delli uni et di altro; et poi che havranno trovato [] si riporta a
un altro Consiglio. E il tutto si faccia con bona gratia dei SS.ri
Provv.ri.
92
.
Soltanto nel 1610 quindi, in seguito a innumerevoli richieste, la
Camera Apostolica, rinunciando alla riscossione di alcune rendite
annonarie della citt, stanzi i fondi per il restauro delledicio.
Il governo ascolano riusciva nalmente a deliberare: I Danari
che sono in mano di nostri ofciali della Citt sintendano []
applicati al risarcimento della facciata del Palazzo che minaccia
ruina hora che se n ricevuta la licenza di poterla rifare da nostri
Governatori, et pert detti danari doveranno pagarsi in mano del
detto consiglio con conditione che ad ogni implicita richiesta
della citt debba sborsarsi quella somma, che li sar ordinato ne
bollettini senza controversa alcuna et ci afnch si possa dar
principio alla fabrica e tirarla a ne quanto prima essendo ogni
dilatione molto pericolosa.
93
Accettato lincarico degli Anziani, il Cavagna soggiorn ad
Ascoli alcuni giorni durante i quali, oltre ai necessari rilievi
per il progetto del palazzo, vision anche altri luoghi dove si
rendevano necessari lavori di riparazione. Fra questi, oltre alla
strada Salaria come si accennava, al nostro autore fu richiesta
unispezione anche al Ponte Solest, lantico ponte romano in
corrispondenza dellomonima antica porta urbana occidentale
che dava origine a un diverticolo della Salaria ed era oggetto, in
quel periodo, di una proposta di ristrutturazione monumentale,
come gi in passato era stato compiuto per la Porta Tulla,
ricostruita nel 1555
94
.
91
ASAP, Riformanze, 25 luglio 1604, cfr. doc. 213 in Appendice.
93
Ivi, 4 giugno 1610, c. 10 v.
94
Ivi, Die X 9bris 1610, c. 59 r. Coll. Civ., vedi doc. 216 in Appendice.
210 Salvatore Di Liello
Fig. 153: Ascoli Piceno, Il Palazzo Comunale e la piazza dellArringo
Nei mesi immediatamente successivi al suo arrivo in citt, il
Cavagna forniva i disegni per la nuova facciata del palazzo che
riuniva i due edici preesistenti in un unico, compatto corpo di
fabbrica. Allungata sul versante occidentale della piazza e con
un fronte laterale su via Tornasacco, la struttura architettonica
si sviluppa su una compatta pianta rettangolare articolata su tre
livelli: un piano terra, un piano nobile e un attico superiore. Nel
blocco centrale della massiccia facciata, ordita su undici campate
sviluppate secondo un ritmo 3-5-3, viene inserito un porticato
centrale su cinque arcate.
Il progetto fu accolto con grande favore dai rettori della citt
che ne apprezzarono la sobria monumentalit e soprattutto la
rinnovata unit architettonica, capace di risolvere la frammenta-
riet dei due edici medievali. Tuttavia i fondi stanziati non risul-
tarono sufcienti per lintera realizzazione del nuovo edicio, e il
Consiglio fu costretto a ridimensionare lintervento limitandolo
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 211
alla sola facciata e riservandosi di completare lopera in un altro
momento: In oltre si dia anco quanto prima principio al risar-
cimento della facciata ruinosa de Palazzo rigolandosi parimenti
secondo lordine del disegno suddetto acci che questa parte
corrisponda al restante del Palazzo che la citt potrebbe fabricare
in tempo pi opportuno
95
.
Ma la carenza di fondi, per il mancato sostegno della Came-
ra Apostolica, caus nuovi ritardi e la costruzione, per quanto
urgente come confermano i documenti
96
- sar eseguita, molti
anni dopo la morte del Cavagna, dai Giosafatti, una famiglia di
architetti e scultori di origine veneziana trasferitasi ad Ascoli n
95
Ivi, 17 novembre 1610, c. 61 r.
96
Ancora nel febbraio del 1611 veniva ribadita lurgenza dei lavori: Essendo cosa ne-
cessaria che la facciata del Palazzo si rimetta, portando gran pericolo di imminente ruina, i
SSri Deputati la facciano di novo videre da periti, et considerar bene il modo di rifarla con
la minor spesa che sia possibile; ivi, 28 febbraio 1611, c. 104 r.; il documento riportato
in Appendice al n. 218.
dal 1602, quando il capostipite Antonio intraprese lampliamento
della tribuna della chiesa di Santa Maria della Carit
97
.
97
Sui Giosafatti si veda G. Fabiani, Artisti del Sei- Settecento in Ascoli, Ascoli Piceno 1961,
passim; L. Leporini, Ascoli Piceno. Larchitettura dai maestri vaganti ai Giosafatti, Ascoli Piceno 1973;
pi in generale si veda anche C. Marchegiani, Sul ruolo dei lapicidi nel primo Seicento ascolano. Il
caso del tabernacolo mariano di piazza del Popolo, in Opus. Quaderno di Storia dellarchitettura
e restauro, 7, 2003, pp. 301-320.
Figg. 154-156: Facciata vecchia del Palazzo Anzianale sulArringo,
disegno e particolari delle annotazioni sul foglio, ASAP
212 Salvatore Di Liello
Realizzazione frammentaria, continuamente interrotta nellar-
co di oltre un secolo durante il quale si alternarono diversi autori
che, tuttavia, non alterarono limpianto del Cavagna. I Deputati
della fabbrica del Palazzo, nominati dal Consiglio degli Anziani
per seguire lopera e reperire i fondi necessari, obbligarono infatti
tutti gli architetti succedutisi nel cantiere del Palazzo Comunale a
condurre lopera rispettando il progetto elaborato dal Nostro. In
realt, come descriveremo pi avanti, le aggiunte non mancarono,
ma furono limitate alle decorazioni scultoree che non alterarono
la soluzione ideata dal nostro architetto, largamente coincidente
con quanto eseguito dai Giosafatti. Uno schizzo inedito, datato e
rmato, conservato nellArchivio di Stato di Ascoli Piceno, sug-
gerisce alcune considerazioni sul tema che ispir il Cavagna nella
denizione dellimpianto del Palazzo. Ci riferiamo al disegno a
inchiostro Facciata vecchia del Palazzo Anzianale sulArringo
98
, datato
22 luglio 1711 e recante, nel margine inferiore del foglio, la se-
guente dichiarazione: Io Nicola Lenti di et di anni 66 certico
essere questa la facciata vecchia del Palazzo Anzianale/Io cesare
Marchiati fui presente allattestazione fatta dal Sr. Nicola Lenti sua
propria mano/Io Gio. Battista Savini fui presente al [] propria
mano
99
. Pi motivi lasciano ipotizzare che si tratti di una cer-
ticazione richiesta quando, fra il primo e il secondo decennio
del Settecento, in fase avanzata della costruzione, sorsero aspri
98
ASAP, Bollettini per la Fabbrica Anzianale.
99
Vedi doc. 229 in Appendice. Da ricerche presso lArchivio di Sato di Ascoli Piceno,
il rmatario della certicazione sembrerebbe corrispondere al Nicola Lenti, indicato quale
mastro di strade in un documento datato 21 dicembre 1710, e presumibilmente consigliere
Anziano della citt; in un volume dei consigli cittadini del 1719 contenuta infatti unistanza
del glio Filippo che chiedeva al Consiglio di sostenere le spese del funerale del padre come
era solito farsi ad Ascoli per coloro i quali avevano ricoperto la carica di Anziano; ASAP,
Riformanze, vol. 281, c. 104 r.; vol. 114, c. 55 v.
contrasti fra i Deputati della fabbrica e larchitetto Giosafatti, in
merito alliniziativa da parte di questultimo di innalzare il porticato
rispetto alle altezze previste dal Cavagna. Ma trascurando per ora la
variante apportata dal Giosafatti, occorre rilevare la forte analogia
fra la facciata del palazzo medievale e il progetto del Nostro. Sep-
pur con linee essenziali e tratto incerto, lo schizzo certicato dal
Lenti illustra un prospetto su tre piani, il primo costituito da un
porticato ritmato da cinque arcate a tutto sesto e due registri su-
periori, scanditi da quattro nestre rettangolari per ciascun piano,
fra i quali trovano spazio i quattro stemmi oggi simmetricamente
inseriti, due per ciascun fronte, ai lati del porticato, e dedicati ai
nobili ascolani Giulio Gabrielli e Vincenzo Cataldo, nonch ai
rappresentanti dei due illustri casati Bornerio e Centini.
Fig. 157: Ascoli Piceno, il fondaco di levante nel pianoterra del Pa-
lazzo Comunale in una fotograa dei primi del Novecento
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 213
Fig. 158: Ascoli Piceno, Particolare della facciata del Palazzo Co-
munale
Limmagine coinciderebbe peraltro con quella riportata nel-
la pianta di Ascoli ristampata dal Mortier, che si discosta dalla
certicazione del Lenti solo per laggiunta di un arco. Appare
sostenibile quindi che il Cavagna abbia preferito ancorarsi alla
presenza del Palazzo Comunale, simbolica reliquia dei fasti me-
dievali della citt, trasferendo il blocco porticato, che un tempo
identicava ledicio del Consiglio cittadino, nellestremit occi-
dentale della piazza, al centro della nuova fabbrica, ancheggiata
da due ali simmetriche piene, con nestre nel basamento. Egli
riun quindi in un unico corpo i due antichi edici ricomposti in
un lungo fronte rettilineo, risvoltando limpaginato della facciata
nel prospetto laterale su via Tornasacco dove inser un portale
laterale. Al pianterreno lautore conserv le due antiche sale che
entrambe divise longitudinalmente in tre navate da alte ed esili
colonne reggenti eleganti volte a crociera in ciascuna campata
ospitavano la borsa merci dove si riunivano i mercanti per
trattare le vendite. La preesistenza veniva composta allinterno
della nuova facciata rivestita in travertino ascolano e controllata
da una rigida simmetria: le cinque campate corrispondenti ai
cinque fornici del porticato cinque come nel disegno certicato
dal Lenti vengono inquadrate alle due estremit da catene di
bugne no al cornicione. Seguono i corpi laterali scanditi da tre
nestre su ciascun lato, anchessi contenuti sulle estremit da
catene bugnate.
Molti i ritorni del lessico delle maggiori opere napoletane.
Fra questi, i pilastri bugnati della facciata della chiesa di San
Gregorio Armeno, che costituiscono il modello delle paraste
alveolate del porticato ascolano, meno austere di quelle di San
Gregorio per limpiego del pi chiaro travertino locale; il disegno
delle nestre dellultimo livello che rimandano a quelle quadrate
del Monte di Piet e del Banco del Popolo; le fasce di bugne a
214 Salvatore Di Liello
Fig. 159: Ascoli Piceno, Palazzo Comunale, il binato di lesene nel
prospetto sul cortile
lunghezza alternata come quelle della facciata del Monte di Piet.
Ritorna quindi il linguaggio improntato a quellasciutto classici-
smo privo di compiacimenti anticheggianti, che continuava ad
essere la cifra del Cavagna ancora nelle sue ultime opere e che
resister anche alle aggiunte plastiche di Giuseppe Giosafatti il
quale, pur di personalizzare la semplice facciata originaria, pag
personalmente laggiunta delle sculture.
100
Come si accennava, il progetto del Cavagna, accantonato per
mancanza di fondi e per la morte dellautore, fu ripreso molti
anni dopo. Malgrado i continui tentativi da parte del Consiglio
di attuare almeno il consolidamento della facciata in pi pun-
ti pericolante e listituzione di una Deputazione della fabbrica
del Palazzo, trascorsero molti anni prima di continuare i lavo-
ri. Intorno alla met del secolo, timide riprese interessarono la
realizzazione dellarma gentilizia del cardinale Giulio Gabrielli,
registrata come abbiamo visto anche nello schizzo del Lenti, e la
costruzione del portale principale sulla piazza. Entrambe le ope-
re furono eseguite dallo scultore Silvio Giosafatti (1598-1658)
che, glio del veneziano Antonio stabilitosi ad Ascoli nel 1602,
nellaprile del 1658 forniva il modello del portale conforme il
disegno si conserva in Segreteria si render molto riguardevole
questo Palazzo Anzianale
101
.
Fin da questi pi limitati interventi eseguiti, come riportano
i documenti, in osservanza del disegno del Cavagna emerse da
parte dei Giosafatti la volont di aumentare laltezza del porti-
cato, apportando una variante al progetto originario. Liniziativa
100
G. Fabiani, Artisti del Sei-Settecento, cit., passim; L. Leporini, Ascoli Piceno, cit.
101
ASAP, Riformanze, 13 aprile 1658, c. 184 v.; sulla realizzazione dello stemma del car-
dinale Gabrielli, tuttora inserito sulla facciata, cfr. G. Fabiani, Architetti dei Sei-Settecento,
cit., p. 33.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 215
Fig. 160: Ascoli Piceno, Palazzo Comunale, il prospetto su via Tor-
nasacco
alimenter negli anni successivi unaccesa querelle fra i Deputati
della fabbrica e larchitetto incaricato. Gi Silvio Giosafatti, ancor
prima del glio Giuseppe che assumer lincarico per il palazzo
Anzianale dal 1679, il 23 giugno 1658, apprestandosi a eseguire
il portale, sottoponeva una richiesta agli Anziani: Essendo stato
con bona considerattione [] M.ro Silvio scalpellini crescere
alcuni palmi il portone che cavano per questo pubblico Palazzo
e facendosi [] dallistessa istanza per la recognittione li rimetta
il considerarne in Consiglio i loro intendimenti alla fabrica
102
.
Ottenuta lautorizzazione dei Deputati della fabbrica, il por-
tale fu innalzato e allo scultore venne riconosciuto anche un
ulteriore pagamento di undici scudi per la variante realizzata nei
mesi successivi
103
.
Ben chiaro il lo rosso fra i differenti apporti introdotti dai
Giosafatti, impegnati ad animare la compassata architettura del
Cavagna con unaccentuazione scultorea, sintomatica di una
piena adesione al barocco della famiglia di artisti trapiantata ad
102
ASAP, Riformanze, 23 giugno 1658, cfr. doc. 221 in Appendice.
103
Ivi, 17 luglio 1658, c. 197 v.: Avendo i ss.ri Deputati alla fabrica maturamente consi-
derati si riconosca Mro Silvio Giosafatti scalpellini dundeci scudi per laggiunta necessaria
al Portone che riusciva erano secondo il disegno [] ; vedi doc. 222 in Appendice; nel
volume delle Riformanze risultano registrati altri pagamenti a Silvio Giosafatti e fra questi:
12 luglio 1658, M.ro Silvio Giosafatti Scalpellino scudi venticinque met sono a buon conto
per il lavoro del cornicione del Palazzo e ci di straordinario con buona grazia di Monsignor
che cos lordini de li SSri Donato Pettinelli e Carlo Cinerotti Deputati in [] , cfr. doc 226
in Appendice; 20 settembre 1658, Silvio Giosafatti scudi venti met sono Mro Giacomo
Molinetti per aver alzato e composto il portone del nostro Palazzo e ci di straordinario
con buona gratia di Monsignor Illustrissimo Governatori dordini delli SSri. Carlo Cinerotti
e Donato Pettinelli Deputati n.ri [] ; cfr. doc. 227 in Appendice; 12 ottobre 1658, Mro
Silvio Giosafatti scalpellino scudi ventidue met sono per saldo del cornicione del Portone del
Nro Palazzo e ci di straordinario con buona gratia del Consiglio Illustrissimo Governatore
[] ; cfr. doc. 228 in Appendice.
216 Salvatore Di Liello
Ascoli, ma i cui componenti, ciascuno a suo tempo, provenivano
tutti da un apprendistato romano maturato nei grandi cantieri
del Seicento.
Fu soprattutto Giuseppe Giosafatti (1643-1731), formato-
si nella citt papale alla bottega di Gian Lorenzo Bernini
104
, a
riprendere i lavori dal 1679 e a legare la sua vita professionale
alla fabbrica del Palazzo Anzianale. Demolite la cadente facciata
del palazzo medievale e la preesistente torre arretrata nel setto-
re occidentale di via Tornasacco, i lavori iniziarono proprio in
104
A Roma, il Giosafatti lavor per il Bernini nella cattedra di San Pietro (1657-1666) e a
SantAndrea al Quirinale (1658-1670); cfr. G. Cantalamessa Carboni, Memorie intorno i letterati
e gli artisti della citt di Ascoli Piceno, Ascoli 1830, pp. 221 sg.
Fig. 161: Ascoli Piceno, Palazzo Comunale, Le cariatidi aggiunte da
Giuseppe Giosafatti alla facciata disegnata dal Cavagna
Fig. 162: Ascoli Piceno, Palazzo Comunale, una nestra dellattico
con i talamoni del Giosafatti sulla facciata disegnata dal Cavagna
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 217
questultima parte dove, diversamente dal fronte sulla piazza Ar-
ringo, modeste furono le aggiunte al semplice disegno originario
del Cavagna. Il prospetto laterale rimanda infatti alla soluzione
della facciata del Monte di Piet di Napoli di cui il palazzo asco-
lano assimila il misurato classicismo privato degli ordini, e qui
persino dellaccentuazione chiaroscurale del basamento, sempli-
cemente rivestito di lisce lastre di travertino simili a quelle della
supercie superiore. Otto grandi nestre, segnate da possenti
timpani, alternativamente tondi e triangolari, scandiscono il pri-
mo piano al quale risultano subordinati sia il basamento, ritmato
anchesso da nestre sormontate da cornici lineari lievemente
aggettanti, sia lattico con nestre quadrate esemplate su quelle
dellultimo livello del palazzo napoletano del Monte di Piet.
Uniche varianti ascrivibili al Giosafatti appaiono le mensole al-
lungate che reggono le cornici delle nestre nel piano terra e i
timpani in quello superiore, assenti nel Monte di Piet di Napoli
e pi in generale nelle opere del Cavagna.
I bollettini dei pagamenti relativi al conto di fabbrica del Pa-
lazzo confermano che, completato il prospetto laterale, i lavo-
ri proseguirono sulla piazza dove, nel 1695, risultava costruita
la muraglia nelli fundamenti della nova fabrica posata sino al
zoccolo come per misura di m.ro Gioseppe Giosafatti
105
. Sulla
piazza questultimo, coadiuvato dal fratello Antonio e sostituito
dopo la sua morte dai gli Lorenzo, Lazzaro e Pietro, introdusse
la variante barocca delle sculture ai lati delle nestre del piano
nobile e dellattico.
Nella piatta supercie di travertino, ciascuna delle undici ne-
stre del primo registro viene inquadrata da altrettante coppie di
105
ASAP, Bollettini per la fabbrica Anzianale, 17 dicembre 1695; cfr. anche G. Fabiani,
Artisti , cit., p. 67.
Fig. 163: Ascoli Piceno, Palazzo Comunale, particolare delle lesene
nello scalone
218 Salvatore Di Liello
Fig. 164: Facciata del Palazzo Anzianale (da Orsini, Descrizione , 1790)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 219
cariatidi che, sostenendo monumentali timpani, emergono da un
morbido panneggio plasticamente generato da volute alla base
delle aperture. Tali sinuosi motivi ritornano nellattico, dove le
teste di vigorosi telamoni appaiono gravate da pesanti girali che
interrompono la trabeazione alla base del cornicione, anchesso
ornato da maschere in pietra.
Lammodernamento barocco dellaustera facciata classicista del
Cavagna continu con lulteriore variante dellaumento dellaltezza
dei cinque archi del porticato centrale voluta dal Giosafatti che
ritenne in tal modo di proporzionare le arcate rispetto alla pre-
valente orizzontalit del fronte. Per conferire monumentalit agli
archi nella compatta massa della facciata, lo scultore, vincolato
dalla preesistente quota del primo piano, fu costretto a interrom-
pere la trabeazione con gli archivolti del porticato, destando la
pi profonda disapprovazione dei Deputati della fabbrica che, nel
1720, imposero al Giosafatti la demolizione a sue spese di quan-
to realizzato. Il riuto dellarchitetto aliment unaccesa lite che,
oltre agli Anziani, coinvolse presto anche i cittadini costituitisi
come zelanti, preoccupati di correggere le inaccettabili deroghe
a quanto sancito dai trattati di architettura
106
.
Particolare interesse, per le valutazioni fra rigore e deroghe
verso i canoni classicisti, riveste il giudizio sulla facciata del pa-
lazzo espresso dal pittore e architetto Baldassarre Orsini pochi
decenni dopo la conclusione dei lavori: Glintelligenti di Archi-
tettura si piglieranno scandalo della facciata di questa fabbrica, e
non a torto, vedendo cinque arcate, che giungono collarchivolto
a toccare il gocciolatore della cornice, dordine Toscano, di cui
formato il primo piano di questo sontuoso edizio, nel che non
106
I risvolti della controversia sono diffusamente descritti in C. Mariotti, Il palazzo,
cit., pp. 67- 74.
saprei commendar gran fatto lArchitetto, se non lo ravvisassi
quivi obbligato dalla angustia del sito
107
.
La controversia sar poi risolta in favore del Giosafatti che,
in seguito al giudizio da parte della Congregazione romana del
Buon Governo contenuto nella lettera del cardinale Imperiali
del 6 giugno 1722, riprese e continu lopera no al 1731, anno
della sua morte
108
. I lavori furono poi afdati ai suoi gli Lazzaro
e Lorenzo che portarono a termine gran parte del palazzo nel
1745, non riuscendo tuttavia a completare il porticato nel corti-
le interno, tuttora incompiuto, e la balaustrata di coronamento
sormontata da sei sculture svettanti sul corpo centrale della fac-
ciata, mai eseguita ma illustrata nellincisione del progetto del
Giosafatti inserita nella Descrizione dellOrsini
109
.
Questi, dopo aver commentato linnalzamento della quota
del porticato, valuta laggiunta delle sculture in facciata, dichia-
rando di aver preso visione dei disegni del Giosafatti. Ripren-
dendo la descrizione egli annota: Vengono gli archi ancheg-
giati, da due larghe ali, che rendono molto distesa labitazione.
Ella uno de pi ricchi adornamenti di questa piazza. Ne fece
da prima il disegno Giovanni Gavagna (sic) della Santa Casa
di Loreto, e Lazzaro Giosafatti lo accrebbe di quelle cariatidi,
tutte variate luna dallaltra, le quali a luogo delle membratu-
re adornano le undici nestre, e sostengono i loro frontoni.
Pi bella a mio giudizio sarebbe stata questopera, se non si
fossero replicate le cariatidi con quei cartocci alle nestre del
terzo piano; e sembra, che ne resti offeso anche locchio di
107
B. Orsini, Descrizione delle pitture Sculture Architetture et altre cose rare della insigne citt di
Ascoli nella Marca, Perugia 1790, p. 31.
108
C. Mariotti, Il Palazzo, cit., pp. 73-75.
109
B. Orsini, op. cit., p. 31.
220 Salvatore Di Liello
quelli che non saprebbono render conto del perch piaccia o
dispiaccia loro questa o quel tal altra cosa. Non comprendo
perch dagli Architetti si vuol fare col pi quello che si pu
fare col meno; dovrebbero ricordarsi che Omne supervacuum
pleno de pectore manet.
110
LOrsini esprimeva un punto di vista ormai illuminista, vol-
to a criticare gli eccessi barocchi qui rintracciati nelle aggiunte
al rigoroso disegno classicista del Cavagna. E in merito alla
balaustrata prevista dallo scultore descrive quanto rafgura-
to nellincisione: Da un disegno il quale appresso i signori
Giosafatti, si vede che, dovevasi farvisi sopra la parte media
un innalzamento, su di cui andava la balaustrata con sei statue.
E certamente ci sarebbero state bene quelle degli antichi Eroi
Ascolani; ciascuna corrispondente per diritto a pilastri toscani
del primo ordine
111
.
Ben oltre un secolo dopo larrivo ad Ascoli del Cavagna, po-
teva dirsi quindi nalmente concluso il progetto di riunire i due
edici medievali in un unico monumentale palazzo Comunale,
sulla piazza davanti alla cattedrale e in prossimit dellingresso
orientale della citt. Il lungo iter costruttivo aveva registrato lag-
giornamento barocco di unarchitettura ancora radicata in quel
compassato linguaggio cinquecentesco adottato dal nostro au-
tore nellintero arco della sua produzione: quel gusto espresso
n dai suoi esordi napoletani per unarchitettura solenne, dove
lapplicazione del repertorio classicista viene limitata alla demar-
cazione dei volumi e delle superci. Una chiarezza formale che
nel palazzo ascolano sopravvive anche alle licenze barocche
introdotte dai Giosafatti.
110
Ivi, p. 31 sg.
111
Ivi, p. 33.
La chiesa di San Pietro a Valle a Fano
Gli operosi anni marchigiani videro il nostro architetto a Fano,
nel corso del 1609. Trascorso lultimo decennio del Cinquecen-
to, quando nella nobile citt di Fano [] era nata la pestifera
carestia
112
, come racconta il Dionigi, nei primi anni del secolo
nella citt portuale, giunsero i nuovi ordini religiosi post-triden-
tini. Nellantico centro strutturato sul reticolo ortogonale di fon-
112
F. Dionigi, Decamerone spirituale, Venezia 1594.
Fig. 165: Joan Blaeu, Fanum Fortun vulgo Fano (1663)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 221
Fig. 166: Fano, La chiesa di San Pietro a Valle Fig. 167: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle
222 Salvatore Di Liello
dazione romana, ampliato dai Malatesta
113
, arrivarono dapprima
i Gesuiti, che n dal 1564 programmarono la costruzione di
un Collegio realizzato solo nel 1641
114
, e pi tardi, sul volgere
del secolo, inizi a formarsi una comunit degli oratoriani di
San Filippo Neri che ebbero un ruolo decisivo nellaffermazione
spirituale e culturale degli ideali della Controriforma in citt. La
funzione centrale dei Filippini nelle vicende religiose e artistiche
del Seicento a Fano ribadita infatti da tutte le fonti, e soprat-
tutto dal manoscritto di Jacopo Ligi, lo storico ufciale degli
Oratoriani fanesi che, nel 1710 circa, ricostru la formazione
della congregazione
115
.
Il primo a dare impulso alla congregazione fu il nobile ora-
toriano fanese Girolamo Gabrielli, che santamente vivendo, al-
lertava tutti alla piet, et operando collesempio moveva tutti
116
.
Riunita una prima comunit n dal 1598, favor la crescita della
congregazione e, grazie a molteplici lasciti accresciuti da sue
donazioni, raccolse un considerevole patrimonio: nei detti no-
stri libri dal Giugno 1609 al Gennaio 1610 registra infatti il
Ligi si trovano caduti in mano del Depositario della Fabbrica
dAllora Gio. Maria Cortelli sopra due mila e cinquecento scudi,
inclusi li 200 che si dicono ne nostri libri di un legato della Si-
gnora Giovanna Baglioni, lasciato in petto della Congregazione,
e del P. rettore onde glapplicassero a Loro piacere, e per con-
siglio di Monsign. Lapis Vescovo dallora, che fu nel 1610 gli
112
Sulla citt si veda C. Selvelli, Le cento citt dItalia. Fano romana, medievale e moderna, Milano
s.d., pp. 1-16.; A. Deli (a cura di), Fano nel Seicento, Fano 1989.
113
A. Deli, Rapporti tra citt e Chiesa, nuove fondazioni, aspetti del costume religioso, in A. Deli
(a cura di), Fano, cit., pp. 126-128.
114
Biblioteca Federiciana di Fano, sez. I 76, J. Ligi, op. cit., manoscritto, p. 114, vedi doc.
198 in Appendice.
115
Ivi, p. 35.
Fig. 168: Joan Blaeu, Fanum Fortun vulgo Fano, (1663), particolare
dellarea di San Pietro a Valle
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 223
applicarono nella Fabbrica della Chiesa
117
. Ai favori espressi gi
dal papa Clemente VIII, il fanese Ippolito Aldobrandini, segu il
riconoscimento ufciale della Congregazione sancito con bolla
di Paolo V in data 6 settembre 1607. Latto costitu la premes-
sa per la costruzione di una prestigiosa sede degli Oratoriani,
impegnati in molteplici attivit rivolte, pur sempre nellalveo di
una rigorosa ortodossia controriformistica, ai valori dello studio,
delle arti e della musica. Inizialmente alla congregazione fu as-
segnata la piccola chiesa di San Pietro retta da Orazio Riccardi
che, insieme al Gabrielli e ad Ottavio Maggioli, aveva dato vita
116
Ibidem.
Fig. 169: Fano, chiesa di San Pietro a Valle, linterno della cupola
con le decorazioni del Bonaguardia (1696-1700)
al primo nucleo dei frati fanesi. Di antica fondazione e detta ori-
ginariamente ad vallum perch localizzata nella parte bassa della
citt romana, la piccola chiesa non riusciva a garantire gli spazi
necessari alle molteplici attivit della congregazione: cos i primi
Oratoriani, incoraggiati dalla bolla papale del 1607, decisero la
demolizione dellantica fabbrica per sostituirla con un nuovo
e pi rappresentativo edicio sacro. Del resto larchitettura dei
Filippini, anche quella degli esordi post-tridentini, si sottraeva al
rigido controllo imposto nelle prime fabbriche gesuitiche, dove i
Consiliarii aediciorum applicavano quel modo nostro fatto di rigore
e povert degli apparati decorativi.
Alla nuova chiesa gli oratoriani afancarono la costruzione di
una biblioteca e delloratorio per gli esercizi spirituali e musicali e
per svolgere le attivit pastorali e culturali previste dalla regola.
Molti elementi confermerebbero che il legame fra il Cavagna
e gli oratoriani abbia preceduto lincarico della nuova chiesa a
Fano, per risalire forse agli anni napoletani del nostro archi-
tetto. Del resto il padre oratoriano marchigiano Antonio Tal-
pa, originario della citt di San Severino dove form una delle
prime comunit lippine
118
, non solo sarebbe diventato retto-
re della casa oratoriana di Napoli, ma ebbe un ruolo primario
nellassetto della vita comunitaria della congregazione. Segu in-
fatti personalmente la realizzazione delle chiese della comunit
fornendo suoi apporti nei progetti, come a Napoli e persino a
Roma dove, nel 1593, inviava insieme a Giovanni Antonio Dosio,
autore della chiesa napoletana, disegni per la facciata di Santa
Maria in Vallicella
119
. Se possiamo solo supporre contatti fra i
118
M. T. Bonadonna Russo, La prima tappa: la casa oratoriana di San Severino, in F. Emanuelli
(a cura di), La congregazione, cit., pp. 41-52.
119
S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., pp. 27 sgg.
224 Salvatore Di Liello
Filippini napoletani e il Cavagna, certo invece che, in seguito
alla prematura perdita di suo glio Cosimo
120
, presumibilmente
il suo unico erede, morto nel 1608 e seppellito l8 dicembre
di quellanno nella chiesa di Loreto
121
, il 22 maggio del 1609 il
nostro architetto stilava il suo testamento nel quale afdava sua
moglie Margherita Fedeli alla cura proprio dei padri oratoriani di
Fano ai quali lasciava i proventi della vendita della sua casa roma-
na in modo da completare il cantiere della chiesa di San Pietro a
Valle. quanto risulta dalla cronaca dello storico ufciale degli
Oratoriani di Fano, Jacopo Ligi: Unaltra eredit delle prime che
cadessero alla nostra Congregazione fu quella proveniente da un
certo Gio. Batta Cavagna Napolitano Architetto della S.ta Casa di
Loreto, il quale tutto amore e tutto desiderio di vedere i progressi
delle fabbriche della nostra chiesa, non potendo prestar glaiuti
in persona dispose con testamento scritto di sua propria mano
in Loreto sotto li 22 maggio 1609, che una sua casa in Roma,
quando non fosse stata venduta da lui in vita, si vendesse da
Margherita sua moglie dopo la sua morte e l denaro da ritrarsene
consegnarsi dovesse alli Padri della Congregazione dellOratorio
di Fano, li quali vivendo la moglie acci questa si alimentasse,
havessero dovuto pagargli i frutti, come frutti di censo, e morta
la moglie fossero rimasti liberi di impiegare tutto il capitale in
benecio della nova loro chiesa
122
.
119
Il Tiberia indica in Cosimo il padre di Giovanni Battista Cavagna. In realt Cosimo era
il glio, prematuramente morto nel 1608 a Loreto; Cfr. P. Gianuizzi, Giovanni, cit., p. 163;
V. Tiberia, La Compagnia di S. Giuseppe in Terrasanta nei ponticati, cit., p. 110, n. 26.
120
Cosimo risulta collaboratore del padre dal 1600; il documento tratto dai Libri dei Morti
dellArchivio della Santa Casa di Loreto, citato da P. Gianuizzi, Giovanni, cit., p. 163.
122
Biblioteca Federiciana di Fano, sez. I 76, J. Ligi, op. cit., c. 113; vedi doc. 198 in Appen-
dice; riguardo alla moglie del Cavagna il Ligi riporta: Visse Margherita moglie di Gio. Batta
Cavagna sino al mese di dicembre 1615 venuta ad habitare in Fano nella Casa del gi Sig.
La casa romana del Cavagna, che come gi precisato il
nostro architetto aveva costruito su un suolo ottenuto in locazio-
ne nel 1577 dalle Clarisse di San Silvestro in Capite
123
, fu infatti
venduta al pittore Nicolas Cordier il 3 gennaio del 1611, giorno
in cui fu rogato il regolare atto di vendita
124
, citato anche dal
Ligi: Restavano ai Padri per rinfrancarsi di tanto denaro speso
di pi del capitale nelleredit Cavagni, le ragioni del prezzo della
casa in Roma nel Rione di Campo Marzio in strada Ferratina, la
qual casa dal signor Ottavio Bassi Procuratore del Cavagna fu
venduta ad un tale Nicol Cordier Lorenese sotto li 3 gennaio
1611 rogato Agostino Amatucci per novecento scudi papali con
la clausola di rinvestirsi il denaro in tanti luoghi di monte da stare
sempre in evittione della detta Casa, sopra il qual punto i padri
suddetti dopo la morte del Cavagna fatti eredi dal medesimo per
quello almeno che importava il prezzo della detta casa hebbero
necessit di litigare pretendendo di riscuotere i denari con la
liberazione de monti quando si rendeva chiara la volont di Gio.
Batta Cavagna che non fu di porre ligami al prezzo della Casa
dolutosi vivente delloperato del suo procuratore, come si rese
noto, ma di havere inteso che ai Padri dellOratorio di Fano si
dassero ottocento scudi effettivi per bisogno delle fabbriche della
loro chiesa e non capitali di ritrarne stentatamente i frutti []
il denaro dellArchitetto rimesso da Roma dal Signor Giuseppe
Giuseppe Pudalirio Cerusico nella parrocchia di S. Tommaso, dove mor, e con testamento
scritto da P. Pier Domenico Achilli Curato della d.tta Cura di S. Tomaso sottoscritto da
quattro testimoni lasci erede la nostra congregazione dellOratorio con i legati di dare trenta
scudi da cavarsi da mobili a suor Antonia sua sorella terziaria dellordine di S. Francesco e di
soddisfare con due compagnie dufcio un debito del marito a favore di un certo mercante
napolitano [] . Ivi, c. 115, vedi doc. 198 in Appendice.
123
Vedi supra, nota 4, cap. II.
124
S. Pressouyre, op. cit., pp. 299 sg.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 225
Alfeducci nellanno 1612 fu in tutto seicento scudi di paoli e
che questi tutti furono seppelliti nella fabbrica della chiesa giusta
lintenzione del testatore e l bisogno della Congregazione
125
.
Raccolte quindi le cospicue donazioni, n dal 1609 si diede
inizio alla costruzione del complesso religioso di cui, grazie al
Ligi, riusciamo a seguire le fasi di realizzazione: Alle fabbri-
che della Casa connesse la Fabbrica della chiesa, n fu minore
lapplicazione de Padri a fondare un bel Tempio di quello, che
fosse ne medesimi lo Studio a stringere in un recinto pi camere,
anzi i primi loro pensieri furono intenti al Lavoro della chiesa
e per questa animarono le prime spese, trovandosi ne libri, che
sino dal 1609 posti in ordine alcuni materiali di tavole, Calcine
e Pietra, la nuova chiesa, dati per altro quei Padri nella provvi-
denza Divina, diedero mano alla fabbrica, ma come questa ebbe
il suo ne dopo fabbricate le case
126
. Completati gli ambienti
delloratorio si diede inizio alla costruzione della chiesa: Con-
cordato il disegno, scelto dal giudizio di persone intelligenti, e
in specie dallArchitetto Gio. Batta Cavagna, cominci il lavoro
(giusta le memorie che abbiamo nei nostri libri) nel mese di
aprile 1610
127
.
In piena adesione al modello controriformistico, ampiamen-
te sperimentato trentanni prima nella chiesa napoletana di San
Gregorio Armeno, il Cavagna per San Pietro a Valle deline
uno schema ad aula con transetto inscritto nel perimetro della
pianta, con tre cappelle laterali rettangolari per ciascun lato, e
cupola sulla tribuna. quanto illustrato infatti in un disegno
125
Biblioteca Federiciana di Fano, sez. I 76, J. Ligi, op. cit., cc. 114 e 115, vedi doc. 198
in Appendice.
126
Ivi, cc. 35-36.
127
Ivi, c. 36. Fig. 170: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle
226 Salvatore Di Liello
Fig. 171: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle, linterno verso la con-
trofacciata
attribuito al Cavagna, conservato presso la Congregazione dei
Filippini a Roma
128
, che oltre a confermare lassoluta rispondenza
rispetto a quanto realizzato successivamente alla sua morte nel
1613, inscrive la chiesa oratoriana di Fano in un ampio orizzon-
te di analogie, fra cui vanno citate almeno la chiesa teatina dei
Santi Apostoli a Napoli e la pianta di Santa Maria in Vallicella a
Roma di Matteo di Citt di Castello. Questultimo peraltro aveva
raggiunto Fano per realizzare laltare della cappella Nol nella
Cattedrale
129
. Anche nella chiesa di Fano, la sua ultima opera, il
Cavagna adotta quel severo classicismo qui espresso nella rispon-
denza tra unarmonica, controllata spazialit e luso razionale
del lessico architettonico. Come per la chiesa napoletana di San
Gregorio Armeno, anche nella pi tarda fabbrica fanese linvaso
ideato dal Cavagna fu arricchito, fra il 1617 e il 1620, quindi dopo
la sua morte, da una ricca decorazione a stucco in bianco ed oro
su disegno dellartista romano Pietro Solari che, gi autore della
cappella Nol della cattedrale di Fano, inquadr gli affreschi del
pittore urbinate Antonio Viviano, detto il Sordo, nelle cui scelte
iconograche conuirono le Storie di San Pietro e il tema mariano,
caro alla predicazione dei Filippini
130
.
La sontuosa decorazione plastica e pittorica, con opere an-
che di Guido Reni
131
, si inserisce nella chiara partitura cinque-
centesca del nostro autore documentata dal disegno conservato
nellarchivio dellOratorio romano. Il foglio illustra infatti un
128
Cfr. F. Mariano, Le chiese Filippine nelle Marche, cit., p. 17 e p. 64.
129
Ivi, p. 64.
130
Per gli affreschi si veda A. Deli (a cura di), Fano nel Seicento, cit., pp. 147- 166.
131
A Guido Reni, Girolamo Gabrielli commission le due pale daltare LAnnunciazione (1621),
nella prima cappella a sinistra, di patronato della sua famiglia, e la Consegna delle chiavi (1626) per
il retablo dellaltare maggiore. Loriginale del Reni, oggi conservato al Louvre, fu sostituito da
una copia di Carlo Magini (1721); cfr. F. Mariano, Le chiese Filippine, cit., p. 72.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 227
Fig. 172: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle, Particolare dellarco
trionfale con gli stucchi aggiunti da Pietro Solari
interno controllato da una rigorosa geometria di spazi sim-
metrici, che regola i vani rettangolari delle cappelle contenute
nella profondit delle due ali del transetto, modulate sulle pro-
porzioni del vano dellaltare maggiore. Simmetrica modularit
ribadita nei due ambienti, a pianta quasi quadrata, inseriti ai
lati dellaltare maggiore, poi trasformati in seguito allaggiunta
della sagrestia realizzata su disegno di Pietro Ghinelli, a destra
del transetto. Rituale limpaginato delle pareti interne: lesene
rudentate con capitelli ionici festonati, come nella facciata della
cappella del Monte di Piet a Napoli, segnano linnesto della
cappelle nelle pareti laterali e nel presbiterio no alla cornice
aggettante su cui impostata la volta lunettata dellaula, inter-
rotta dallarco trionfale che annuncia la luminosa tribuna domi-
nata dalla cupola. Anche il motivo degli arconi, che proiettano
le campate inferiori scandite dalle lesene ioniche nellintradosso
della volta a botte, sembrerebbe riconducibile al progetto del
Cavagna, e quindi precedere le elaborate specchiature del Solari
intorno agli affreschi del Viviani. Verrebbe infatti da confron-
tarlo con il tema dellimbotte nellarco trionfale della chiesa
napoletana di Monteoliveto dove il Cavagna, nel 1591, inseriva
formelle rettangolari e quadrate delineando una rilevante ac-
centuazione chiaroscurale dellarco.
Anche nella chiesa di Fano il nostro autore conserva chiare
ascendenze sangallesche espresse da quel classicismo asciutto
le cui chiare linee resistono al trionfo barocco di oro e bianco
aggiunto dal Solari e governano anche il disegno della faccia-
ta mai completata, ma che il disegno vallicelliano ci descrive
sufcientemente: settore centrale avanzato, corrispondente alle
dimensioni dellaula, quasi ad accennarne una pulsione verso
lesterno, e supercie ritmata da lesene alternate a quattro nic-
chie. Motivi certo confrontabili con le soluzioni grimaldiane di
228 Salvatore Di Liello
Fig. 173: La pianta della chiesa di San Pietro a Valle in un disegno
attribuito al Cavagna Fig. 174: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle, pianta
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 229
Santa Maria degli Angeli a Pizzofalcone di Napoli
132
, ma che
sembrano confermare una pi chiara appartenenza al disegno
ideato da Sangallo il Giovane per la facciata della chiesa di Santo
Spirito in Sassia, di cui San Pietro di Fano, pur aggiungendo il
lieve scatto in avanti del corpo centrale, ripropone la scansione
delle quattro nicchie comprese fra le sei lesene. Ma lincompiuta
realizzazione limita ogni riscontro al solo disegno vallicelliano
che, almeno per il corpo centrale, rimanda anche alla facciata
della cappella napoletana del Monte di Piet.
La cronaca del Ligi ci conferma che la morte dellarchitetto
non interruppe i lavori: Mor nellanno 1613 larchitetto Cava-
gna, ne per questo cess nei Padri lapplicazione al proseguimen-
to della Fabbrica, anzi nello stesso anno 1613, alzata una parte
della detta Fabbrica dal lato delloccidente, f gittata a terra la
chiesa vecchia col campanile, e cavati nuovi fondamenti dallal-
tra parte verso li signori Carraccio, cominciaronsi di settembre
dello stesso anno ad alzar le muraglie, e a dividere le cappelle.
Gi nella sagrestia era aspettato il lavello di Pietra e fabbricato
il pozzo, siccome in giusto sito della nuova chiesa era disegnata
la sepoltura per i Padri, e fratelli di casa, ne altro restava, che
davanzare i muri, stabilire i vani e coprire [] F coperta la fab-
brica nellanno 1616. Furono lavorati i cori, serrate di cristalloni
le nestre, deduttata al suo vano la porta grande di legno, cavata
la sepoltura per i padri e fratelli di Casa
133
.
Il cantiere fu portato avanti dal poco noto architetto Giovan-
ni Maria Pazzaia da Fossombrone, che interruppe i lavori a causa
di problemi tecnici sorti nella realizzazione della cupola: Questa
colo pagamento di doicento scudi fu principiata il di 19 ottobre
132
Cfr. S. Savarese, Francesco Grimaldi, cit., pp.104-116.
133
J. Ligi, op. cit., p. 37. Fig. 175: La volta e la cupola di San Pietro a Valle
230 Salvatore Di Liello
1626 da Maestro Gio. Maria Pazzaia riporta ancora il Ligi il
quale alz tutto il tamburo, vi stabil sopra il cornicione e lo copr
e la spesa fu di trecento ottantanove scudi e baiocchi quindeci,
oltre venticinque scudi, che import il cornigione, bench que-
sto cornigione fatto di pietra dIstria apaia pesante fosse levato
quando sul tamburo credettesi veramente di poter piantare una
cupola. Per questo vi era in casa il disegno di buon maestro, ma
a ponerlo in esecuzione sempre pi crescevano le difcolt. Vi
voleva del ferro e ricercava del piombo, dava qualche apprensio-
ne la spesa, molto pi dava timore il pericolo di poterla sostenere
quando per i terremoti patiti si osservarono alcuni peli suglarchi.
Il parere di alcuni Architetti Bolognesi era di contenersi in un sol
catino dentro il detto tamburo con quattro nestre che dassero
il lume al possibile con che e si sarebbero coperti i legnami del
tetto e si sarebbe riparato al pericolo daggravare troppo gli archi
col peso e si sarebbe tolta lapprensione di darvi principio con
alleggerirne la spesa
134
.
Nonostante lesistenza del progetto del Cavagna, quel dise-
gno di buon maestro citato dal Ligi, la chiesa era ancora priva di
cupola anche successivamente alla consacrazione delledicio il
28 maggio 1627. Soltanto nel 1696 larchitetto romano Girolamo
Caccia, giunto a Fano per opere al porto-canale, propose la ripre-
sa dei lavori e riusc a risolvere le difcolt statiche realizzando la
cupola nel cui intradosso lartista bolognese Lauro Bonaguardia,
fra il 1696 e il 1700, realizz le decorazioni completando la veste
barocca aggiunta allimpianto progettato dal Cavagna.
134
Ivi, p. 44.
Fig. 176: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle, Lesterno con la cupola
progettata dal Girolamo Caccia (1696)
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 231
Tav. XLIXa: Veduta della citt di Loreto, in Pianta e di-
segno del Palazzo di Santa Casa di Loreto (1620),
particolare, ASCL
Tav. XLIXb: Loreto, Palazzo Apostolico, Il loggiato occidentale
232 Salvatore Di Liello
Tav. La: Macerata, Il palazzo della Rota e il palazzo del Comune
Tav. Lb: Macerata, chiesa di San Giovanni
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 233
Tav. LI: Progetto di Pianta e disegno per la co-
struzione di botteghe sotto il palazzo Priorale,
rmato dalling. Giovanni Antonio Margari, c.
1789, ASM
234 Salvatore Di Liello
Tav. LII: La facciata del palazzo Comunale di Macerata
in un disegno di archivio, ASM
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 235
Tav. LIII: Pierre Mortier, Asculum Picenum, (seconda met sec. XVII), ASAP
236 Salvatore Di Liello
Tav. LIV: Ascoli Piceno, La piazza dellArringo e il palazzo del Comune
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 237
Tav. LV: Ascoli Piceno, Palazzo Comunale, Il pro-
spetto su via Tornasacco
238 Salvatore Di Liello
Tav. LVIa: Facciata del Palazzo Anzianale, da Orsini 1790
Tav. LVIb: Facciata vecchia del Palazzo Anzianale sulArringo, ASAP
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 239
Tav. LVII: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle
240 Salvatore Di Liello
Tav. LVIII: Fano, Chiesa di San Pietro a Valle
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 241
Tav.LIX: Fano, Chiesa di S. Pietro a Valle, Linterno della cupola con le decorazioni del Bonaguardia (1696-1700)
Appendice documentaria
ARCHIVIO DI STATO DI ROMA (ASR)
Agostiniani in S. Agostino, b. 85, c. 50.
(DOC. 1) Io bastiano guerra pittore sotto il cardinale altemis
confesso aver ricevuto dal padre corettore giulii sessanta p. qua-
trame in tella dorata, quale servino tra la porta e una balaustrata
della scala a pre.. di giulii quindici luna e in fede de lucro [] gi
pagato o fatto la presente di mia mano questo [] sopradetto
io bastiano guerra mano propria s. g.
Corporazioni Religiose femminili, Clarisse, S. Silvestro in Capite, f. 253
(DOC. 2) (nota 9 cap. II e nota 51 cap. III) Il signor Gio Bat-
ta Cavagna possiede una casa che fa faccia nella via ferratina
che partendo dal palazzo del Ferratino va alla via Del Corso e
va a S. Lorenzo in Lucina conna da un lato con la casa che
possiedono M. Francesco e M. Stephano gli del [] Bar-
tolonmeo Socci e dallaltro lato conna con le case che pos-
siedono li heredi del q. Defendino del moro tornitore e dalla
parte di dietro fa faccia nella Strada che si dice della Clausura
del Monastero qual casa lui lha fatta fabbricare sopra canne
n. 59 e due terzi di sito havuto in locatione del Monasterio a
baiocchi 25 la canna come ne appare per contratto rogato il q.
Antonio Palombo sotto il di 18 settembre 1577 sib e fol. N
25 paga di canone ogni anno al primo di Gennaio e primo di
Luglio 8. 85 []
Succede M. Nicolo Cordieri come appare infrascripto si conso
rogato per li atti del Cesi sotto li 2 maggio 1611 come al libro
M. fol. 223 []
La suddetta casa era restata ad anna Cordier, che paga di canone
baiocchi 13: 95 la lasci alla compagnia di S. Andrea delle Fratte
per testamento per li atti dellArigoni a di 11 Agosto 1649.
Camerale I, Giusticazioni di Tesorerie b. 15, 1584-89
(DOC. 3) (nota 46 cap. II) Die 7 junij 1585 io Paulus pisarensis
pictor nomine suo et Gio baptiste Cavagne exhibuit haec com-
puta mi camera Apostolica []
Rev. Mi SS. Ri
A questo conto del Pittore per larmi fatti alli stendardi grandi
et piccioli et per le trombe della Guardia di N. S. et Bandiera di
Castillo. Le SS. VV si faranno mostrare gli ordini sufcienti di
far tal Armi et le ricevuta delle consignationi. Circa il prezzo
mitte le signorie vostre faranno vedere quanto si vende il ()
et delli lavori []
Conto dellopere fatte di pittura nelli stendardi et trombe della
Guardia di sua Santit et bandiera di castello fatte da Gio: pao-
lo da pesaro et Giovanni Battista Cavagna compagni pittori di
Palazzo []
Prima per haver fatto 14 arme del papa in taffetta tondino quale
sono state commesse nelli stendardi et trombe vecchie et furno
fatte per la preseria, per non esserci tempo da far le nove per
la festa di incoronazione di sua Santit maest [] e luna per
essere il taffetta et spesa tutto []
E poi deve per aver fatto detti Arme di Sua Santit con il nome
suo messe doro. Et dargento nella bandiera di castello.
E poi deve avere per sei pennoni di trombe grandi con le arme
di sua Santit et fregi attorno doro et argento []
E poi deve per li altri sei pennoni piccoli delle trombe con larme
di sua Santit et per fregi doro et dargento per ciascheduno.
Notai della Curia Romana, Segreteria e Cancelleria della Real Camera
Apostolica, vol. 523, f 313 (Procura al notaio Ottavio Bastio per la
vendita della casa del Cavagna al Pittore Nicolas Cordier)
(DOC. 4) Die 25 giugno 1609 Mag. D Ioannes Baptista Cavagna
244 Salvatore Di Liello
Romanus () spontes fuit constituitus [] Octavius Bastia []
Magnum Domus [] in via Ferratina.
Notai Capitolini, Ufcio 3, vol. 14, ff. 861-897 ( contratto del notaio
Antonio Palombo del 18 settembre 1577 con il quale il Cavagna costru-
isce sul terreno di proprieta del monastero di S. Silvestro in Capite)
(DOC. 5) (Nota 6 cap. II) f. 897 v.: die 18 settembre 1577
[]
f 898 r.: nec alio [] et simili titulo deberunt D. Io. Baptiste
lio Ioannis Cavagne Romanus regionis Campi Martiis []
del quodam petier siti seu soli ipsium monasterj et Monialium
posit in eodem Regionem Campi (f 898 v. )in loco [] la
chiesa di San Silvestro palmos quadraginta in facie et retro
secundam lineam faciem et [] caberet situ locatu Dormitori
ab alio silicet [] via pubblicam per quam itur ad palatium
ferratini ab, ali lateribus regionum soli et terrem monialium
predicto deberunt eidem D. Io. Baptiste omnia iura nullo iure
ipsis proprie tris []
f 859 r.: il detto conduttore [CAVAGNA] si obbliga di fare in
detto sito in termine di doi anni da cominciare da hoggi e come
sequita da nire miglioramenti di scudi cento di moneta sotto
pena di caducit con patti et capituli come di sopra trovandosi
oro argento e monetato o non moretato pietre preziose piombo
e altro metallo marmorio travertini o altre pietre [] rosse in
messa carrettata in su statue texte busti colonne capitelli [] che
quelle siano libere del detto monasterio et volendole le sopra-
dette monache esse siano obbligate a farle cavare, tirare e levare
a loro spese quanto sarra di bisogno.
It. Che il detto conduttore e suoi heredi e successori non possino
affrancare detto sito in parte alcuna ne sui miglioramenti da farsi
del pagamento di detto annuo canone []
It. Che il detto conduttore e suoi heredi e successori non possano
alienare il detto sito senza il consenso delle dette monache et in tal
caso volendolo alienare reservando per sempre il detto consenso
non lo debino ne possono alienare in diverse parte ma lo debono
alienare tutto intiero intendendosi di quale si voglia alienatione
ARCHIVIO DELLACCADEMIA DI SAN LUCA,
ROMA (AASL)
(DOC. 6) (Nota 50 cap. III) Vol. 2, f 75 v.
M. Battista Cavagni pittore deve dare pe conto suo del suo in-
troito scudi due di moneta.
(DOC. 7) (Nota 32 cap. II) f 76 r.; M. battista Cavagna a detto
Scipioni pulzone consolo per il suo introito scudi dui di moneta
questo 28 maggio 1578, dico 2.
(DOC. 8) (nota 33 cap. II) Vol. 41, f 18 r.: Adi 8 ottobre 1581.
Fu la congregatione per ordine del S.r consuli per la elitioni
delli novi oftiali in di data a ore 19 per laltra di Jisiph in Terra
Santa e mi furno assignati gli introiti di dinari oltri la retroscritta
partita fatta sotto questo di Midis.mo Elimosina della bussola.
M. Gio. Batta Cavagna novo consule per tassa di due tornati
paga giulij quatro.
(DOC. 9) (Nota 34 cap. II) Id., f 19 r.: Adi 25 marzo. Fu lultima
domenica del misi e si fece la congregatione ordinaria nel solito
luoco alla sapienza con intervento di 28 persone e mi furno
rassignati gli introiti di dinari sotto S. ri Consuli M. Scipioni
gaetano e M. Gio.batt.a Cavagna.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 245
(DOC. 10) (Nota 35 cap. II) Id., f 88 v., 5 agosto 1581: A di
detto doppo la missa fu la nosta solita congregationi [] gli
novi oftiali e fu dicchiarato consule M. Giobatt.a Cavagna ad
conditio di haver compagno: Federico Zucaro consuli delli anni
passati da conrmarsi la prima dominica di ottobre alla presentia
di esso M. Federico Zucaro.
(DOC. 11) Id., f. 91, r.: Adi 28 genario 1582 fu lultima Domi-
nica del misi e si fece la solita congregationi nel solito luoco
con interventi di M. Gio.batta Cavagna consuli per ordini delli
quali io pagai il nostro monastero tarochi cinquanta e di pi si
compero un quinternio di carta e cera per sigili []
(DOC. 12) Ad XVIII di braro 1582 pagai a m.ro Gio. Man-
gone Muratore per ordine e mandato dei S.ri Consoli S. Scipioni
Pulzone gaetano e M. Gio.batta cavagna datto sotto il di XV di
detto scuti quattro e Bariochi ottantadui quali sono per intiero
pagamento di tutti li giornati sui e di tutti gli suoi compagni e
garzoni, per qualli mi ha fatto far riciuta per mano di M. Bertino
Fontani.
(DOC. 13) Adi 4 di marzo 1582. Fu la nostra congregatione in
cambio della nostra ordinaria nel solito luoco con intervento dei
S.ri Consuli S.r Scipioni Pulzoni gaetano e M. Gio. Batta Cavagna
et intervennero gli congregati n. XXVI e tre scusati per il solito
salario al nostro Monasterio bariochi cinquanta.
(DOC. 14) Id., f 92 r., 2 ottobre: A di detto di ordini del S.
consule M. Gio. Batta Cavagna a M. Jac.o muratore a bon con-
to uno scudo per li sue giornate alla ariciatura del p. arco della
fabbrica nova.
(DOC. 15) Id., f 92 v.: Per la presente io Gio. cavagna consolo
dico, et aprovo che sebene le sop.dette partite non sono tutte
passate per mandati che sonno di ord.e et seconso il bisogno
della amministrazione et in fede della verit mi son scritto Io
Gio.batta Cavagni, di mano propria.
ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI (ASN)
Regia Camera della Sommaria, Consultationum. Volume, 4, f.o 99r.
e v., 100 r. e v.
(DOC. 16) (nota 155 cap. III) 12 marzo 1576, perizia del castello
di Baia rmata da Benvenuto Tortelli.
Post debita comen. (da) li d passati q. r. c. recevi memor.le par
atto a. v. c. per il m.co B.io castellano de la castella de baya con
decretatione [] di essa annotata del tenor seguente Ill. mo y
[] Diego de la cerda castellano del castello de baya direzionata
a quel castello era abierto per la parte de pucol agora de res dia
sesta parte [] de murallo [si continua a descrivere la necessit
degli interventi]
Per esequazione della qual prein [] accertatione q. r. c. com-
messe al m. co Benvenuto Tortelli B.co ingegniero che fosse
andato a ricognoscere le cose contenute in detto mem.le et della
spesa che ce occorreva et ne avesse fatta relazione in scriptis il
qual benvenuto avendo riconosciuto in detto B.io castello ha
fatta relazione del tenor seguente:
Ill.mi [] S.ri Per ordine de s. v. mi sono conferito al castello de
baya per riconoscere le cose contenuto in uno memoriale fatta
per il castellano di detto castello a sua exc.a nel quale supllicava
che si rimedino alle cose necessarie per la conservatione di detto
246 Salvatore Di Liello
castello. Pertanto avendo io molto bene considerato la qualit e
bisogno di esso tenendo consideratione al servizio che pu fare
referisco alla s. v. il seguente.
Primieramente dico che le s. v. si deveno arricordare di havere
visto altre realtioni mei et de altri nelle quale si preponeva a sua
m.t come conveneva a suo reale servizio smantellare la mag-
gior parte delli castelli di questo Regno si per essere loro inutili
come per il disservitio che potriano causare, et le altre cause
che si posso vedere in dette realtioni et con la spesa ordinaria
che fa sua m.t a mantenere li detti castelli inutili converrebbe
fabbricare quattro o cinque di bono forma e proporzione et
situati in parte dove potriano storbare il disegno del inimico, et
servire a sua m.t come conviene, et nel numero di detti castelli
vi era ancora questo di baya perch egli tiene li effetti conforme
al nome suo.
Hora che il tempo e le occasioni vede causare mutatione nelle
opinione delli [] la necessit presente a strerige a me ancora
a referire cosa in contrario che altre volte ho preposto tuttavia
va moltiplicando, la carestia che [] tiene [] mi che saremo,
come in effetto siamo necessario a tener conti particolare del
porto di baya essi si ha da far caso del detto porto il medesimo
si ha da fare ancora di quel castello per causa diversa et si bene
pare che lo inimico potente in mare venendo in caccia del armata
nostra o parte di essa raccolta in quel forte sotto lo brigo del
castello potrebbe metter gente in terra, et domarla senza metter
mano al impresa del castello tuttavia se li rappresenterebbe tante
difcolt che nessuno se attiverebbe farlo. Dico adunque che mi
pare bene ensi necessario intervenire detto castello e ripararlo
poi che la spesa di tanto poco momento.
Il detto castello sta tutto aperto da la banna del mare et sta di
maniera che con cinquanta homini armati si potrebbe pigliare
necessario farci una muraglia ancor che non fosse di molta
grossezza per che da quella parte non pu essere buttata ma
solamente si ha da fare per serrare il castello, et in essa muraglia
farci la porta del castello nella quale muraglia ci andranno mille
canne di fabbrica.
Item da poi che sara fatta la detta muraglia serra necessario scar-
pare poco il monte da quella medesima parte come si ha da fare la
detta muraglia attalche nesciuno si possa accostare alla muraglia
del castello senza esser scoperto dalle guardie di detto castello a
fare questo si spenderanno circa sessanta ducati.
Item ancora necessario fornire una cisterna la quale gi quasi
tutta de fabbrica se ci ha da fare li astraghi e le tonache e re-
forzare la lamia la quale molto sottile, et terrapienarla intorno
ci andaranno tra terrapieno fabbrica astraggo e tonica canne
cinquecento e cinquanta che in quel loco detto vale [] de fab-
brica de maniera che saranno in tutto canne mille cinquecento
cinquanta a [] di quindici carlini la canna monta d.ti dormila
trecento venticinque.
Et li ducati sessanta per scarpare il monte sono in tutto docati
dormila trecento ottanta.
Et con questo poco di riparo il detto castello si potr tenere
avendo consideratione che facilmente e [] pu essere soccorso
che per se stesso non atto a fare resistenza tre giorni ne altro mi
occorre circa di questo in napoli a d 12 marzo 1576 Benvenuto
Tortelli. Del che q. r. c. fa relazione a v. []
Consulta relativa sopra lo acconcio del detto castello de baya.
Notai del Cinquecento, Giovanni Battista Basso,
fascio 28 (1597-1598), f 85.
(DOC. 17) (Nota 227 cap. III) Die decimo octavo mensis oc-
tobris [] millesimi qui centesimi novagesimi septmi Neapoli.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 247
Constitutis in nostri presentia Paulo delo Riccio de Neapoli viro
Laudomia Morello eius uxoris liis, et heredis cum benecio
legis, et inventarj [] Prospere de de Ber.o ex testamento et
conrmato per M. C. Tricarie mediante descreto preambuli in
banca [] Autorum Magistri eiusdem M. C. Agente, et interve-
niente ad infrascripta omnia nomine, et pro parte dicta Laudomia
et pro aede Laudomia eiusque heredibus, et successoribus ex
una parte. Et Joannis Maptista de Loffreda Marechione Momti-
sfortis, Claudio Milano, Ioannis Iambutrello, Ioanne Thoma de
Acampora et pub.co Francisco Terranova m. eis Gubernatoribus,
et Protectoribus Venerabilis Ecclesis et Sacro Hospedalis Sante
Marie de Populo alia Inurabilii de Neapoli agentibus similiter, et
intervenientibus ad infrascripta omia nomine, et proparte dicti
Sacri Hospedalis, et Sacrezioni in eo ex parte altera. Prefatus
vero Paulus dicto nomine sponte asservit coram nobis, et dicto
Protectoribus nomine quo supra parentibus dictam Laudomia
eius uxore ex hereditate predicta habere, tenere, et possiderent
iuste tamquam vera [] et Patrona quonda domese in diversis
membris inferioribus, et superioribus consistem cum duabris
apoteis subtus unam magnam, et aliam sitam, et positam in platea
Sancti Laurentis de Neapoli iuxta bena predicti Hospedalis, iuxta
bena que fuerunt []scipioni Bassi, iuxta Cappella dicta Sancti
Petri ad Vincula, iuxta bena venerabilis Monasteris Sancti Ligoris
de Neapoli, et iuxta bena Scipionis Mazacarre, viam pubblicam,
et vicinalem, Nemini vendita [] sed francam execepto et re-
servato a quodam censsu amphiteutico perpetuo quolibet anno
debito [] sexaginta Venerabili Ecclesie, et Monasterio santo
rum Severini, et Sossij de Neapoli in uqinto decimo Augusti
cuius libet anni servata forma cautela rum exinde apparentia, et
a certis inditionibus et obligationibus factis per dicta [] Pro-
spera certoru. Introita servata forma cautelara exinde apparentia;
et facta assertione predictas pre fetas Paulus dicto nomine ad
requisizione prefatam. Protectorum pro ampliando bena ipsius
hospedalis, et [] sibi dicto nomine placuit, et placet, sponte
dicto die cora nobis non vi dolat, et omni meliori semper, et
reservato assensu dicti Monasteris Severini, et Sossij quatenus
opus est, et concessa sint, et de vire requisiti set non aliter modo
itaque si [] que quide libere, et abisque [] de retrovendendo
vendidit et alienavit, et titulo venditionis predicte [] quasi vire
proprio et in perpetuum debit cessitque renunciavit dicto hospe-
dali absenti, et predictis Protectoribus dicto nomine, et [] pro
eode Sacro hospedale eiusque successoribus supra d. domus ut
supra consistente premissis loco, et nibus designata sic franca,
et libera ut superius continetur, et este ex prepu. preceter ab
onere census predicti immo. cum onere ipsius cum omnibus, et
singulis viribus, et integro statu, et cum onero census predicti
ducatorum sexaginta debito prestato Monasteri out supra a p. o
intrantis mensis novembris in antea. Et hoc pro convento et ni-
to pretio ducatorum mille ducentus quinquaginta de caroteni pro
quo pretio domus predicta fuit de voluntate partiam [] appre-
tiata per Franciscus Antinius Pistella, et Vincentio dela Monica
per dictas partes [] mediantibus instrumentis rogatis manu mei
prestati notarius sub die secundo presentis, eius qui [] appretio
tenor seguitur, e testa talis: se fa fede per noi Francesco Antonio
Pistello et Vincentio della Monica a chi la parte serr quomodo
libet presentato come havendone apprezzate le case, et poteche
grande, et piccola, et cellariello de Laudomia Morella alincontro
le grade di S. Paulo nel istromento contenente quelle havendono
considerato il sito, suolo, reddito fabbrica, qualit et quantit, et
ogni altra cosa degna da considerare [] dette case le haverno
apprezzate et apprezzano per ducati mille duecento cinquanta,
con il peso del censo de annui d. sexanta reddititio a la Ecclesia
248 Salvatore Di Liello
de S. Severino, dico d. mille ducento cinquanta, et in fede della
verit serra rmata de nostre proprie mano in Napoli die 13
octobris 1597. Io Francisco Antonio Pistello f fede ut supra.
Io Vincenzio dela Monica quos quide ducatos []
Notai del Cinquecento, Bartolo Giordano, protocollo del 1597,
f 1009 r.
(DOC. 18) (Nota 187 cap. III) Die quarto decimo mentis junij
decime indictionis 1597 neap. In nostri presentia constitutis
Delitia Gesualda vidua relicta Don Hieronimi Carrafe, ac ma-
tre, Balia et tutrice ex testamento, et conrmata per decret ill.
mi et ex.mi domini Regni Proregis Persone er benorum Don
Francisci Carrafe Pupilli li jet heredis universalis () Delitia
sponte asservit coram nobis et dictis Protecoribuspresentibus e
Dictum Don Franciscus () ipsa Delitia nomine illius habere,
tenere, et possidere iuste e (..) propriet dicti Don Francisci et
ad eum () et plesso iure [f1009 v.] spectante et pertinente
infra bena stabilia (): palatium magnum domo rum in non-
nullis membris inferioribus et superioribus consistentem cum
Apothecis subtus, et alias Domos parvas collaterales simili in
pluriuso et diversis membris consistentes sita et posita bena
ipsa in platea Nidi huius civitatis nep. iuxta viam pubblicam
circum circa [].
ARCHIVIO STORICO DEL BANCO DI NAPOLI,
NAPOLI (ASBN)
Banco del Popolo
(DOC. 19) (Nota 250 cap. III)Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 13, 21 giugno 1596: A Don Thomase Gargano D. dodici.
Et per lui a Giobatta Cavagno disse per le sue giornate che have
vacato ad pigliare la pianta del suo territorio di casal di Principe
dove sta il mulino et fossi di d.o Casale di Principe et per la
fattura dei doi disegni della pianta di d.p terr.o et molino.
LAVORI PER IL PALAZZO DEL BANCO
DEL POPOLO
(DOC. 20) (Nota 233 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 18, 25 febbraio 1598: Al nostro conto di fabbrica D. 3 tar
1 et per lui a la Casa santa del Incurabili ad Antonio Martino
carrettiere disse per la sfrattatura di carrette n. 86 di terreno che
ha sfrattato con sua carretta alla fabbrica delle case site a Santo
Lorenzo per presente a raggione di grana 3 1|2 la carretta.
(DOC. 21) Giornale copia polizza di cassa, matr. 19, 28 febbraio
1598: Al nostro Banco conto di Fabbrica D. cento et per lui
a Paolo Saggese dissero a comp.to di D. docento a conto del
prezzo di tutti i piperni chha fatto vendita a d. S.ta Casa, et
parte di essi ricevuti per servitio della Fabbrica delle case site a
S.to Lorenzo al prezzo conforme al partito fatto con esso, atteso
laltri D. 200 li sono stati pagati in due partite per il medesimo
n.ro Banco.
(DOC. 22) Giornale copia polizza di cassa, matr. 17, 7 aprile
1598: Al n.ro Banco conto di fabrica D. 3. 2. 15 et per lui per
la casa S.ta del Incurabili a giogiacomo Di Conforto disse per
lo prezzo di 42 pezze di astraco di palmi 3 luno comprati et
ricevuti per servitio delle poteche nelle case site a S.to Lorenzo al
incontro S. Paolo daccordo con lui per detta summa portata.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 249
(DOC. 23) (Nota 234 cap. III) Id., 9 giugno 1598: Al nostro
Banco c. di fabbrica ducati 10 Et per lui a Gio.Batta Cavagni
dite per alcuni servitii et disegni che ha fatto per la nova fabrica
che si fa alle case site a San Lorenzo et altro per servitio di detta
Casa Santa.
(DOC. 24) Giornale copia polizza di cassa, matr. 19, 15 giugno
1598: Al n.ro Banco conto di fabbrica D. cento, et per lui a
Paolo Saggese disse son a com.to di D. 400 a conto del prezzo
delli piperni che ha fatto vendita alla d.a S.ta casa, et parte di essi
consignati per serv.o della fabbrica delle case site a San Lor.o al
prezzo conforme al partito fatto con esso, atteso laltri D. 300 li
sono stati pagati in pi partite per d.o Banco.
(DOC. 25) (Nota 239 cap. III) Giornale copia polizza di cassa,
matr. 20, 25 febbraio 1598, 10 maggio 1599: Al nostro banco
conto di fabbrica D. 8. 2. 8. et per lui a Giovannantonio Qua-
ranta fabricatore per giornate 8 di mastri a grana 27 la giornata
et per giornate 19 di manipoli a grana 18 la giornata che han
fatto per tutto li 26 aprile prossimo passate ne la fabrica nelle
case a Santo Lorenzo in una gradiata della cantina al bavaglio
del pozzo al intofolatura de la samenta nella poteca et camera
accostola porta grande di dette case, a tagliar pezzi dastrachi,
levar la terra da detta poteca et fabbricare la porta del ballaturo
della grade grande inclusi D. 23, gr. 10 per seicento pietre rustice
comprate per mano sua per la suddetta fabbrica.
(DOC. 26) Id.: Al nostro banco conto di fabrica D. trenta et per
lui a mastro Giuseppe Montefuscolo peperniero disse ad conto
del prezzo del cornicione di piperno di Sorrento consegnato
e che havea da consegnare per servizio delle case site a Santo
Lorenzo a raggione di carlini 32 la canna portato e lavorato in
detto loco.
(DOC. 27) Id., 6 luglio 1599: Al nostro banco conto di fabbrica
D. quarantasei et per lui al Monastero di Santo Lighorio di questa
citt disse essere a compimento di D. 96 per una annata nita a
8 di aprile prossimo passato 99 del peggione di certe case site
a Santo Lorenzo contigue alle case dellIncurabili in detto loco
delle quale si have servite detta Casa santa per la fabbrica che si
fa in dette case in vigore di cautele atteso li altri D. 50 li furono
pagati a 15 di settembre 98 per mezzo del medesimo nostro
banco et per detto motivo per mano di notare Fabrizio Borso
ad Pietrantonio della Rocca per altri tanti.
(DOC. 28) Id., Giornale copiapolizza di cassa, matr. 21, 19 luglio
1599: Allo nostro banco conto di fabrica D. quarantasette mezzo
correnti et per loro al venerabile monastero di Santo Severino
et Sossio de questa citt dellordine di Santo Benedetto dissero
per la rata di mesi nove et mezzo dal primo novembre 97 per
tutti li 15 de Agosto seguente 98 delli annui D. 60 se le rendo-
no di censo sopra le case che furono comprate per detta Santa
Casa da Laudoniano Rella incorporate co le case site a santo
Lorenzo co lo peso di detto censo alla quale compra il detto
monastero ha prestato il suo assenso mediante instromento per
mano del notaro Giobatta Basso a 4 di Aprile 98 declarando che
resta integralmente soddisfatto tanto del detto censo per tutto
il tempo passato insino a detta met di Agosto 98 quanto de li
Laudemio che le spettava per lo assenso predetto et altro a Gio.
Francesco Spinola procuratore di Goffredo Spinola et sono in
parte di maggiore summa che se li deve dal predetto monasterio
per linteresse de D. 1000.
250 Salvatore Di Liello
(DOC. 29) Giornale copiapolizza di cassa, matr. 20, 20 luglio 1599:
Al nostro banco conto di fabrica D. trenta 3. 4. et per lui a mastro
Bartolomeo di Abenante dAbenante soprastante della fabbrica
delle case site a Santo Lorenzo disse cio D. 10. 4. per lo prezzo
di 3600 pietre rustiche comprate et ricevute per mano sua per
fare li piani nelle poteche di dette case; D. 3. 3. per nove giornate
di peperniero che han fatto la pertosa alla porta di pipierno della
poteca in dette case et refare la porta di piperno della sala per fare
le pertosa nelle nestre della gradiata et passare le cancelle di ferro
in dette nestre et lavorar li pezzi di astraco della gradiata maestra
a carlini 4 la giornata; D. 6. 9. per 174 palmi di pezzi dastraco a
grano 3 e mezzo li palmo, tt. 4. 5. per la portatura di quelli, tt. 4
grana 19 per la portata tura di 2500 chiancarelle et 30 tavole di
castagno da questa Casa Santa alla detta fabrica in salme 33 a grana
3 la salma; carlini 9 per la portatura di 20 travi dal fundaco di S.
Liguoro in detta fabrica, carlini 5 pagati alli bastasi che han intrati
tutti li piperni che stavano nel largo di Santo Lorenzo dentro le
dette case, tt. 4 pagati alli detti bastasi che han portato le pietre per
lo cornicione di dette case; D. 1. 2 per 34 tufoli impetenati per la
samenta di ditte case a gr. 3 luno et D. 1. 9. per duduci canaloni
per servitio di dette case a grana 7 luno et una cantara impetenata
per lastraco di dette case; D. 4. per sedici salme di ginestre per
coprire li astrachi a grana 25 la salma tutto ricevuto per mano sua
come per lista per mano sua questo d in l sappare.
(DOC. 30) (Nota 238 cap. III) Id., 7 agosto 1599: Al nostro banco
conto di fabrica D. quaranta 1. 10 et per lui a gioseppe montefu-
scolo disse ad compimento di D. 225. 2. 10, per palmi 764 e mezzo
di pipirno di sorrento; altri 42 il centinaro delli palmi et D. 83. 1.
per canne 26 di cornicione del istesso piperno; altri 42 il centinaro
lavorate et portati recevuti da lui per servitio delle nestrelle et
cornicione delle case site a Santo Lorenzo atteso li altri D. 29 li
sono stati pagati in due partite per lo nostro banco.
(DOC. 31) Id.: Al nostro banco conto di fabrica D. sei e t per
lui a mastro Bartolomeo dAbenante disse per lo salario di luglio
come soprastante della fabrica delle case a Santo Lorenzo et resta
soddisfatto del pagamento.
(DOC. 32) Giornale copiapolizza di cassa, matr. 22, 1 settembre
1599: Al nostro banco conto di fabrica D. sedici et per lui a gio.
vincenzo di giulgis disse per lo prezzo di cento tavole di apeto
comprate et ricevute da lui per fare li guraniture alle nestre et
porte delle case a S.to Lorenzo daccordio.
(DOC. 33) (Nota 242 cap. III) Id., 6 settembre 1599: Al no-
stro banco conto di fabrica D. quendici et per lui al magnico
Andrea Sarti scultore disse ad conto delle arme et epitafo di
marmo bianco che havea da fare sopra la porta grande delle case
a S.to Lorenzo per quel prezzo che sar giudicato da Vincenzo
della monaca e atri esperti ad loro elittione dalli Governatori
del Incurabili quale promette darli niti per tutto lo presente
mese conforme al disegno che ne have mostrato et che siano di
quellaltezza et larghezza per quante sar corrispondente al vacuo
di detta porta insino al piano della nestra.
(DOC. 34) Id., 8 ottobre 1599: Al nostro banco conto di fabrica
D. 10 et per lui ad Andrea Sarti scultore disse ad compimento
di D. 29 ad conto delle arme et epitafo di marmo bianco che
haveva da fare sopra la porta delle case di S.to Lorenzo per quel
prezzo che sar giudicato da Vinc.o della Monaca et altri esperti
atteso li altri D. 29 li furno pagati a 6 del passato.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 251
(DOC. 35) Id., 25 ottobre 1599: Al nostro banco conto di fabrica
D. tre 1. et per lui a Gio. Lorenzo Gaudioso per giornate 8 che
have vacate a lavorare li quattro gattoni di ciminera di piperno
et lavorare li pezzi di astraco per le pettenate del astrachi et
alvorare le grade della prima tesa della gradiata maestra di dette
case a gr. 4 il d.
(DOC. 36) (Nota 236 cap. III) Id.: Al detto D. sei. 8. et per lui
a Gio. Andrea di Donato tagliamonte disse per giornate 19 che
have vacato per li 21 del presente intagliar li massi et anticaglie
nelle cantine delle due poteche a gr. 32 la giornata.
(DOC. 37) Id.: Al detto D. dodici. 6 et per lui a Gio. Andrea
Quaranta fabbricatore disse cio D. 6. 2. 8 per giornate 24 di
mastro a gr. 27 et D. 5. 2. 8. per giornate 24 di mastro a gr.
27 et D. 5. 2. 28. per giornate di manipoli a gr. 18 la giornata
che han fatto per tutti li 23 del presente in assettare le porte
di pietre di Sorrento a ponere le cancelle di ferro nelle lamie
delle cantine delle due poteche di dette case a levar la terra dal
fundaco di S.to Lighorio che remase quando si f il cornicione
di dette case.
(DOC. 38) Id.: Al nostro banco conto di fabrica D. sessanta
et per lui al monasterio di S. Severino per lo censo nito a 15
di augusto 1599 di tanti andati [] se rendino al d.o monaste-
rio sopra le case che fuorno comperate per detta Santa Casa
da Laudomia morella et incorporate co le case a S.to Lorenzo
con lo peso di detto censo alla quale con predetto istrumento
lo monasterio have prestato il suo assenso in vigore di [] et
soddisfatto del patto et per dottor Thomase di Napoli priore di
detto monasterio a Lorenzo Mosca disse per altrettanti.
(DOC. 39) Id.: Al nostro banco conto di fabrica D. quattro. 4.
et per lui a Giuseppe Vitale taglia monte diosse per lo prezzo
di pietre n.ro 2600 comprate et recevute da lui per la fabrica del
novo pozzo che si fa nel cortile delle case site a S.to Lorenzo a
vantaggio di D. 3 il migliaro come per bollettino del sopradetto
polizza de 19 del presente in lza appare.
(DOC. 40) Giornale copiapolizza di cassa, matr. 24, 14 genna-
io 1600: Al nostro banco conto di fabrica D. dieci et per lui a
mastro Sabato Montella mannese disse per la fattura di dieci
nestre di castagno spanellatte et guranie fuora de castagno et
dentro di apito che fatte per le nestre dotto lo titto delle case
a S.to Lorenzo di accordio.
(DOC. 41) Id.: Al nostro banco conto di fabrica D. sette. 3.
25. et per lui a Matteo di Salvo mandese per giornate cinque
di lavorante a gr. 25 et per giornate cinque di garzone a gr. 10
la giornata che han fatte dalli 3 per tutti li 8 del presente nelle
case site a S.to Lorenzo a lavorare le sternature et barimaggi
delle due porte dentro il cortile di dette case come per parere
del soprastante appare.
(DOC. 42) (Nota 238 cap. III) Id., 5 aprile 1600: Al nostro banco
conto di fabrica D. sei et per lui a Bartolomeo Abenante per lo
suo salario del presente mese di marzo come soprastante delle
case a S.to Lorenzo.
(DOC. 43) Id., 12 maggio 1600: Al nostro banco conto di fabrica
D. cinque et per lui a Marcello Galderiso cio d. 4 per palmi 10
di pietra di sasso a gr. 8 il palmo comprati et recevuti da lui per
la fabrica a S.to Lorenzo per la grada del puzzo del cortile alla
252 Salvatore Di Liello
lustiera della cantina del supportico et per la girata della grada
dove batte la porta grande di dette case et D. 1 per la fattura della
safpe pertose et altro nella porta grande di dette case.
(DOC. 44) (Nota 240 cap. III) Id., 15 aprile 1600: Al nostro
banco conto di fabrica D. sei et per lui a Gio.batta Ferraro in
conto della Madonna del Popolo che haveva da fare nel cortile
delle case a S.to Lorenzo dove ha da stare il Banco.
(DOC. 45) Id. 22 maggio 1600: Al nostro banco conto di fabrica
D. cento et per loro al monasterio di S.to Lighorio di Napoli per
lannata nita a 8 di aprile 1600 di tanti anni se gli rendino di
censo sopra certe case di detto monasterio a noi concesse per
ampliazione et comodo delle nostre case a S.to Lorenzo a censo
perpetuo di D. 100 lannata mediante instrumento rogato per
notare Gio. Batta Basso a 25 di ottobre 97 et detto pagamento
se li faggesse essersi ottenuto il breve apostolico sopra la detta
concessione se cade in evidente utilit del detto monastero del
quale si tratta lespedizione avante li commissari apostolici nella
corte arcivescovile di Napoli et declarano che restano soddisfatti
del peggione che li fur promesso in sino a tanto che venesse da
Roma il detto breve per un altro istrumento per mano di detto
notare a 13 maggio 98 a quale sui abia relazione et per detto
Gio. Angelo candido per altrettanti.
(DOC. 46) Id., 10 giugno 1600: Al nostro banco conto di fa-
brica D. deceotto. 16 et per lui a Gio.Alfonso Vollaro disse cio
D. 11. 2. 6. pagati per esso a diversi per lo prezzo di otto trave
grosse usate che hanno servite per la porta grande di dette case
inclusi tar 3 gr. 6 per la portatura di quelli et D. 6. 3. 10. per
diverse spese menute fatte per servizio di dette case dal mese di
aprile presente per tutti li 24 di maggio 1600 inclusi D. 2. 2. per
giornate sei fatte per mastro Lutio peperniero in fare li telari di
piperno alli lustri delle cantine del cortiglio et fare le pertosa alle
cancellate di ferro di dette case come per lista del soprastante
in lza appare.
(DOC. 47) Giornale copiapolizza di cassa, matr. 25, 11 agosto
1600: Al nostro banco conto di Terze D. decemilauno tt. Uno
gr. 13 et per esso al nostro medesimo banco a conto de fabrica
per tanti che si sono spesi per mezzo del nostro banco nella
fabrica delle case et botteghe site alla strada di S.to Lorenzo
dove fa residenza esso Banco dalli 22 di ottobre 97 per tutti
li 9 del presnete come per li libri particolarmente di detta S.ta
Casa si visto et detto pagamento se fa nonobstante li ordini
in contrario di sua eccellenza et del consiglio collaterale perch
delli frutti delle compre di detto banco se dovessero implicare
in compre di entrate poich per li tempi passati stata lin-
formata leccellenza sua che detta spesa se faceva dalli detti
denari per on avere la casa santa altra comodit di farla come
per loro conclusione delli 3 del presente appare alla quale se
habbia relatione.
BALUARDO ALCAL, NAPOLI
(DOC. 48) (Nota 252 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 26, 28 novembre 1600: A Diodato di Felice D. venticinque
et per lui a Gio.Batta Cavagni disse per tanti ha da spendere per
servitio di questa citt in comprare alcune colonne et far piantare
quelle al baluardo del alcala a S.ta Lucia et altre cose necessarie
delle quali ne ha da dar conto.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 253
(DOC. 49) (Nota 252) Id., 9 dicembre 1600: A Diodato di Felice
D. dieci et per lui a Gio.batta Ferrara disse ad compimento di D.
15 che li altri li have recevuti di contanti da Gio. Batta Cavagna
quali se le pagano per calce et in conto della fabrica che ha da
fare per in ponere le colonne che si fabricano per servitio di
questa citt sopra il baluardo del Alcala et per Minico Antonio
Visconte per altrettanti.
(DOC. 50) Giornale copiapolizza di cassa, matr. 28, 27 gennaio
1601: A Diodato di Felice D. ventiuno. 4. 13. et per lui a mastro
Gio.batta Ferraro fabricatore disse ad compimento di D. 31. 4. 13.
per la fabrica et indispositione delle colonne che sono poste per
servitio di questa citt sopra il beluardo del alcala con assistenza
di Gio.Batta Cavagna incegnierio per inditio del quale li pagano
detti dinari. Et per detto a Salvatore Vitale per altrettanti.
PAGAMENTO PER LAVORI NELLA CITT
DI NAPOLI
(DOC. 51) Banco del Popolo, Giornale di Banco, matr. 31, 26
settembre 1601: Alli deputati della Pecunia di questa delissima
citt di Napoli D. centocinquanta correnti et per loro a Giobatta
Cavagna in virt de mandato delli suddetti eletti et loro dissero
per li servitij prestati per esso a detta citt.
RILIEVI DELLE CAMPAGNE DI NOLA
(DOC. 52) (Nota 253 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa, matr.
28, 20 marzo 1601: Alli Depotati delli lagni D. quendici et per loro
a Giobatta Cavagna per dui disegni del inondate successe nelle cam-
pagne di Nola per D. 7 luno per ordine del vicer et dAponte.
PAGAMENTI DIVERSI
(DOC. 53) Giornale copiapolizza di cassa, matr. 33, 11 marzo
1602: a Giobatta Cavagna D. cento correnti et per lui ad Ales-
sandro Baldi disse in conto che le deve conforme al istromento
che si ha da stipulare tra di loro per gli atti de notatro Giobatta
de ariemma al in tutto se habia relatione.
LAVORI DI MANUTENZIONE ALLA GRADINATA
DEL TRIBUNALE DI SAN LORENZO.
(DOC. 54) (Nota 258 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 34, 30 agosto 1602: A giulio Cesare Capaccio D. 2 et per
lui a Gio. Batta Cavagna in conto del magistero, calce e pietre
per laccomodatura delli gradi del Tribunale di San Lorenzo.
DIPINTI NELLA CHIESA DI GES E MARIA,
NAPOLI
(DOC. 55) (Nota 257 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 34, 9 dicembre 1602: A Lelio Ursino D. trenta et per lui
a Vincenzo Pino pittore a compimento di ducati 200 per saldo
di pitture che ha fatto nella cappella della quondam Maria sua
sorella dentro la chiesa di Ges e maria, conforme al disegno
dellarchitetto Gio. Batta Cavagna.
254 Salvatore Di Liello
COSTRUZIONE DEL PONTE PER LARRIVO A
NAPOLI DEL VICER JUAN ALONSO PIMENTEL
DERRERA CONTE DI BENAVENTE (1603-1610)
(DOC. 56) (Nota 260 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 36, 9 maggio 1603: Alli Deputati della Pecunia D. quindici
et per essi a Giobba Cavagni ingegniero dissero se li pagano
per le giornate vacate in assistere a far fare il ponte per servitio
dellEccelentia del Conte di beneventa dal di si cominci no al
di del ingresso di S. Eccellentia. E per questo si avuto riguardo
per non haver provvisione essi signori Deputati si pagano dor-
dine delli signori Eletti. E per detto Cavagna a Cosmo Cavagna
suo glio per altrettanti.
PALAZZO DEL SEDILE DI MONTAGNA
(DOC. 57) (Nota 263 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 38, 19 agosto 1603: A Fabrizio Carmignano d. 6 e per lui a
Camillo Carmignano deputato del seggio di Montagna dissero se li
paga di ordine di volont de Antonio Carmignano et di soi denari
il quale ce li fa pagare ad compimento di duc. 16 atteso li altri li ha
pagati a Gio.Battista Cavagna architetto della costruttione di detto
seggio in conto delle sue fatiche fatte e da farsi per esso in detto
Seggio et sono per nal pagamento della tassa fatta per essa piazza
dove stato tassato esso esso d. Antonio di detti duc. 16 et per
d.o mastro Fioravante di Assantis fabricatore per altrettanti.
(DOC. 58) (Nota 265 cap. III) Giornale copiapolizza di cassa,
matr. 40, 30 marzo 1604: A Camillo Carmignano D. Cinquanta
et per lui a Gio. Carlo di Luca et Scipione Consa pepernieri disse
celi paga ad conto delli piperni hanno da portare per servitio
della fabrica del seggio di Montagna in conformit alle cautele
allegate si habia relatione.
(DOC. 59) Giornale copiapolizza di cassa, matr. 45, 13 ottobre
1604: A D. Antonio Carmignano D. quindici et per lui ad Ottavio
Capuano, disse sono in parte di D. 60 per lopra di due porte,
che haver da fare a sue spese per servitio della Piaza di seggio
di Montagna conforme allistromento fatto per mano di Notar
Mattia tufano in questo d al qual si habbia relazione.
BANCO DEL MONTE DI PIET
Patrimoniale, matr. 1, anno 1544, f 1.
(DOC. 60) 8 luglio. A d 8 di luglio 1544 il deliss.o populo di
Napoli deve, a detto Sacro Monte di Piet annui D. settandui
per causa della donatione li ha fatta, sopra tutte le entrate del
reggim.to di esso Populo, comappare, per istrum.o per mano
di Not.o Matthio Vollaro. Nel sup.tto d 8 di luglio, 44, li quali
poi nce li h assignati sopra lo arrendam.to di Sali dApruzzo in
virt di ord.ne exped.to per la Regia Cam. Della Summ.a diretto
allo arr.re di d. arrend.to.
Patrimoniale, matr. 3, anno 1581, f 2.
(DOC. 61) Arrendatore delli Sali dApruzzo deve [] D. settan-
dadoj olim questo sacro monte donati per lo deliss.o populo
di Napoli in virt de istrum.to per mano di n.ro Mattio Vollaro
sotto di 8 di luglio 154: et anco in virt di ord.ne espedito per
la regia Cam.ra della Somm.ia diretto al detto arr.re deve per un
annata nita a pasca di ress.re pross.ma ven.ra 1582.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 255
LAVORI PER IL PALAZZO DEL MONTE DI PIET
Patrimoniale, matr. 8, f 284
(DOC. 62) (Nota 189 cap. III) fabrica del palazzo nuovo: 1597.
Fabrica del Palazzo grande sito nella strada maestra di seggio di
nido che si fa per lhabitatione dellopra pia del n.ro Monte deve
a 24 di xbre D. 20 () et a d detto per D. 200 pagati questo d
a Gio.Giac.o di Conforto, et a Gio.cola di franco in conto della
detta fabrica fatta e da farsi per ordine della congregatione come
per bollettino inlsata fermata dal S.r Protettor Macedonio.
(DOC. 63) Id., 5 gennaio 1598: et a d detto d.i sei essero pagati a
Gio.Iac.o Confuorto, ci D. 6 per lui pagati a dominico di genna-
ro per sei bocchette di ferro di rotola a 24 gr. il rotolo han servito
la tromba de la casa in defetto delaltre bacchette rubate []
(DOC. 64) (Nota 192 cap. III) [] et a d 7 di febraro ducati
docento pagati a Gio. Gia. Di Conforto e Gio.Cola de franco
fabbricatori, e se li pagano in conto del servitio fatto, e faciendo
da loro et altri ne la fabrica de la nova casa del monte []
(DOC. 65) (Nota 197 cap. III) [] et a d 13 detto ducati sei, e gr.
quindici pag.ti a Gio.cola di franco per 12 giornate di mastro a gr.
25 il d e 15 di manipolo, a gr. 20 han servito in d.tta fabrica, in
scippar astrachi piperni, regiole, et mattoni, fare piscinali []
(DOC. 66) (Nota 193 cap. III) [] et a di detto D. ti 10 pagati
francesco de simone squatratore seu mastro dascia dord.ne de
S.ri protettori buon conto de la fabrica, e spesa, ha da fare al
modello di tavole, conforme al disegno li dar Gio.batta cavagna
incigniero []
(DOC. 67) (Nota 191 cap. III) [] et a d 14 di febraro 1598
D. ottantacinque, pagati Gio.batta Cavagni incigniero a comp.
to di D. cento per saldo di tutte le fatiche, e servitij fatti nel far
deli disegni per la casa nova del monte, et altre cose per detta
fabrica per tutto gennaro 1598 che li restanti docati quindici li
hebbe [] come appare in uno libretto di spese, dichiarando
che dal primo di febraro avante li fu stabilita p.s. di D. 12 il
mese dorante la detta fabrica, cos ordinato in congregatione
12 di questo []
(DOC. 68) (Nota 195 cap. III) [] et a d detto [18 febbraio]
d. ti 50 pagati Vito dAlero, da scomputarli cole sue mesate
di D. 15 il mese [] come soprastante de la fabrica nova del
monte []
(DOC. 69) Id., f 316: [] et a d 27 detto [marzo] D. 200 a
Gio.Giac.o di Cfuorto e Gio.Cola di franco a compimento di
D. 600 che li altri li hanno ricevuti per n.ro Banco buon dela
fabbrica del monte chhan fatte, e fanno []
(DOC. 70) [] et a d d.o [18 aprile] D. 20 al detto [Andrea
Lombardo] in conto dela terra, canne ha carriato dal giardino
dela nova casa del monte a car. Dodici per ciascuna canna.
(DOC. 71) [] et a d 22 detto [aprile] D. 10 pagati a Francecso
de Simone a comp.to di D. 35 a buon conto del modello del leg.
me fa dela nova casa del monte.
(DOC. 72) [] et a d 6 di maggio D. 10 pagati Valete Valete
comp.to di D. 170 per la tromba di bronzo e cannoni di piombo,
ha fatto e consignato per servitio dela nova casa del monte.
256 Salvatore Di Liello
(DOC. 73) [] et a d 9 di maggio D. 100 pagati Gio. Cola
di franco, e Gio. Giac.o di confuorto in solid in conto di
quello li spettano per la fabrica, e facienda, nela nova casa
del monte.
(DOC. 74) (Nota 191 cap. III) [] et a d p.o di Giugno D. 24
pagati in due partite a Gio. batta Cavagni incigniero dela nova
fabrica, del monte ci D. 12 per la p.ma mesata di febraro, e
laltri per la mesata di marzo.
(DOC. 75) (Nota 191 cap. III) [] et a d d. D. 24 pagati que-
sto di al detto [Cavagna] per la mesata daprile, e maggio come
incigniero di detta fabrica []
(DOC. 76) [] et a d detto [13 giugno]D. 10 pagati Vito
dalero [] di D. 60 per 4 mesate nite al ultimo di maggio
passato D. 15 il mese come soprastante di detta fabrica, che
laltri D. 50 li ha ricevuti li d passati.
(DOC. 77) []et a d detto [15 giugno] D. 3 pagati a michelan-
gelo naccherino marmoraro per tanti spesi in farsi portare una
pietra marma del monte da la chiesa del gies nova a la sua casa
sopra il Spirito Santo per scolpirci la piet.
(DOC. 78) [] et a d 20 detto [giugno] D. 130 pagati al padre
claudio miglio rese preposto del collegio del gies per il prezzo
di una pietra di marmo dordine de S.ri protettori consegnata a
michelangelo naccherino per scolpirci la pieta.
(DOC. 79) [] et a d 27 detto [giugno] D. 27 pagati a Gio.Cola
franco capo mastro de la fabrica, per tante giornate di mastri e
manipoli han serviti in scippare pietre nestre, et altri residui
fatti a giornate sino al presente ()
(DOC. 80) (Nota 201 cap. III) [] et a d 30 detto [giugno] D.
[] pagati a felice de felice per prezzo di due marmi dordine
de S.ri protettori consegnati a pietro bernino scoltore, per due
statue ha da lavorar per la casa nova del monte []
Id., f 340
(DOC. 81) (Nota 196 cap. III) [] et a d detto [11 luglio] D.
100 pagati Ceccardo bernucci, e Cristofaro Monterosso mar-
morari in conto di marmi di Carrara, di massa e di caserta, detti
promettono insolid far venire a loro spese a la fabrica del monte
e lavorarli conforme allordine se li dar da Gio.batta Cavagni
incigniero di quella, per la cappella, e porta del palazzo, e per la
lumaca, da starsi a gioditio del Signor Marchese di Grottola,
daltri ad elettione de Signori protettori presenti e futuri []
(DOC. 82) [] et a d 15 detto D. 96. 2. pagati a michele durso
per otto cantara e rotola sessantadue di ferro tondo di Genova, e
de pietrasanta, vendute D. 11.1.10 il cantaro per fare cancellate
per la nova casa del monte []
(DOC. 83) (Nota 202 cap. III) [] et a d 20 detto [luglio] D. 50
pagati Pietro Bernino scoltore orentino, in conto della fattura
di due statue di marmo far per lornamento dela facciata dela
cappella dela nova fabrica del Monte intitolate la Carit e la Sigu-
rezza, dela quale si star Giuditio del Marchese di Grottola.
(DOC. 84) [] et a di 28 d.o [luglio] D. 50 pagati Michelan-
gelo naccherino in conto dela fattura dela pietra di marmo fa
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 257
per servitio della casa del Monte in la sua Cappella dela quale
fattura si star Giuditio del Marchese di Grottola.
(DOC. 85) [] et a d 9 di settembre D. 13. 15 posti contanti
in cassa del banco a 9 di [] per mano di Gio. batta Galtiero
pervenuti da la vendita di porte e nestre de la casa vecchia del
Monte []
(DOC. 86) [] et a d 11 detto [settembre] per D. 15. 10 pagati a
Gio.Giac.o di Conforto per tante giornate di fabricatori, e mani-
poli vacate nel opra di tagliar porte, far gradinate, e scippar ne-
stre di piperni, cancellate di ferro, e gr. 25 al mastro per bagnare
la fabrica, e sfrattare la terra dove si ha da far la cappella []
(DOC. 87) f.347 [] et a d 15 detto [ottobre] D.ti sidici pa-
gati Scipione loffredo per il prezzo di sei pezzi di colonne di
marmi ha venduto e consignati per servitio dela cappella del
nuovo monte []
(DOC. 88) (Nota 199 cap. III) [] et a d 15 detto [ottobre]
D. 4.10 Vincenzo buonocore spesi in mortelle. Et altro nela
venuta del Rev.mo Cardinal Giesualdo buttar la nova pietra nel
pedamenta dela cappella de la nova Casa del monte []
(DOC. 89) [] et a d d.o [ 23 ottobre] Ciccardo Bernucci, e
Cristofaro Monterosso [] di D. ti 300 in conto del opra de
scoltura dela cappella del monte.
(DOC. 90) [] et a d 15 d. [28 ottobre] D. 100 Gio.Giacomo
di confuorto, e Gio.Cola di franco in conto del opra di marmo
fanno per la casa nova del monte.
(DOC. 91) [] et a d detto [10 novembre] D. 13.14 Gio.Giac.o
di confuorto per 47 giornate di manipoli, e 15 di mastri, han
servito in sfabricare la matonata, e mura dela strada superiore
del palazzo del monte []
(DOC. 92) [] et a d 27 di novembre D. 100 Ciccardo Ber-
nucci, Cristofaro Monterosso in conto del prezzo de la cancellata
dela cappella del monte.
(DOC. 93) F 359 [] et a d detto [23 dicembre] D. 20 pagati
a Silvestro ferracci scoltore buon conto deli due angioli far
conforme al disegno se li dar per lincignier Cavagno.
(DOC. 94) [] et a d detto [24 dicembre] D. 6 pagati a pietro
de lucia sfrattatori per sissanta viaggi di piperni levati dal largo
di Santo Severino, et altri luoghi per nettar la strada.
(DOC. 95) F 368 [] et a d 5 detto [giugno] D. 3 pagati a
Gio.Tomase de Cicco per la portatura de la statua den monte
intitolata la Carita. Da la poteca de Pietro Bernino al monte,
spese del detto Pietro.
(DOC. 96) [] et a d 7 detto [giugno] D. 200 pagati a pietro
bernino buon conto dela statua fatta. Et suo obligo conse-
gnata ala nova Casa del Monte, quanto del altra statua far per
servitio di quello []
(DOC. 97) F 397 [1599] [] et a d detto [21 luglio] D. 200
pagati Gio.Giac.o di Confuorto, e Gio.Cola di franco capoma-
stri dela fabrica in conto del opra han fatto e fanno per servitio
di quella []
258 Salvatore Di Liello
(DOC. 98) F 397 [1599] et a d 9 daugusto D. 100 pagati
Ciccardo Bernucci, e Cristofaro monterosso compimento di
D. 200 in conto dela cancellata dottone si far per servitio dela
Cappella del monte, quali si pagher quel de pi li spetta sopra
dette cancellate loro spesa[]
Libro di Conclusioni, matr. 233
(DOC. 99) (Nota 203 cap. III) f 19: A 26 di Giugno 1600
luned () che Gio. Batta Cavagni vada dal S.r Marchese de
Grottola per haver resoluttione delli cornicione che sha da
fare dentro lo cortile della casa nuova si de pietre di Sorrento,
di stucco.
(DOC. 100) Id., f 26: a 30 dAgosto 1600 [] che Gio. Batta
Cavagni ingegniero se paghino anticipati due mesati della sua
provvisione e scomputandi sett. e ott. primi.
(DOC. 101) Id. f 43: 15 gennaio 1601 [] che se paghino D.
10 a Bernucci in conto dellopra che fa alla cappella del n.ro
Sacro Monte [] che chiamino Imperato e S.fede hore 17 per
Sabato primo sopra lo apprezzo delle statue de marmi fatte per
servitio della nuova fabrica.
(DOC. 102) Id., f 44: A 9 di feb.ro 1601. Li SS.ri Marchese della
Polla, Ascanio Carrafa, Pietro Antonio Albertino, Gio. Dom.
Grasso, e Gio.lorenzo Girardo Protettori in Congregatione:
Non havendo il s. Marchese de Grottola voluto dare il parere
di quello che si poteva pagare Michel Angelo Naccarini per la
statua della Piet e a Pietro bernini per le due altre della carit
e sicurt fatte per servitio della Cappella della nuova fabrica, al
qual S.r Marchese era stato rimesso il giudicarle, e desiderando
essi SS.ri Protettori che siano soddisfatti essi scultori concludo
che li m.ci Gio Andrea Magliulo, e fabritio S.ta fede riconoschino
dette statue minutamente e del conveniente prezzo che lor se
potria dare, restino contenti farne relatione in scriptis per potersi
deliberare lessecutione di detto pagamento. Presenti detto Mi-
chelAngelo e Pietro et accettanti detta elettione. Havendo li detti
Gio. Andrea Magliulo e fabritio S.ta fede pittori fatta relatione
in scriptis dopo viste le dette statue, che MichelAngelo per lo
prezzo della manifattura della statua della Piet senza la pietra se
potranno dare D. 800, e Pietro Bernini per le due della Sicurt
e Carit D. settecento, detti SS.ri Protettori concludono che se
paghino alli predetti scultori le dette quantit co che sescomputi
quello hanno havuto sin qu e prima a farse detto pagamento se
portino e mettano dette statue nelli luoghi dove hanno di stare
di detta casa nuova.
(DOC. 103) (Nota 211 cap. III) Id., f 47: A 19 di febbraio
1601 [] che se paghino alli pittori che hanno fatto la pittura di
chiaro oscuro della fede e della speranza con li pottini, cornici
e pietre mischie al frontespitio del muro della cappella della
nuova fabrica D. ventiquattro, ci D.12 a lui Rodrigo per le
gure della fede e della speranza, D.6 a Gio.battista Cavanco
per li sei puttini e D.6 a. ad Alessandro ernandes per le cornici,
e pietre mischie.
(DOC. 104) Id., f 50: A 15 di marzo 1601 [] Essendo letto il
mem.le da Fabio Romano, intesi da quelo li servitij fatto per lo
passato al nostro Sacro Monte, e havendo visto il desiderio che
tiene dentrare di nuovo in detti servitij, non essendovi hoggio
luoco vacuo, lo deputano ad assistere alla nuova fabrica.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 259
(DOC. 105) Id., f 57: A 8 di giugno 1601 [] che se facci fare
lo cornicione della frontiera della casa nuova da m.ro Gioseppe
[] la canna servendo pagando [] che se faccino venire le
pietre de Pezzuolo per le gradi sopra lultima grade che se saglie
alle camere sopra la guardaroba.
(DOC. 106) (Nota 206 cap. III) Id., f 58: A 19 di giugno 1601
[] Hoggi si sono chiamati lingegniero Gio. Batta Cavagni e
mastro Vito dAleri, e mastro Gio. Iacomo fabricatore per have
relatione della nuova fabrica, e perche han visto che non se usa
la diligenza debita han fatto li SS.ri Protettori una buona repren-
sione alli detti con ordine che suniscano e vedano di far nire
quanto prima ogni cosa.
(DOC. 107) Id., f 62: A 12 luglio 1601 [] che Fabio Romano
se diano D. venti in conto del servitio che fa nella fabrica nuov.
(DOC. 108) Id., f 65: A 30 luglio 1601 [] che fabritio San-
tafede facci la cona della Cappella con che lapprezzo se facci
da uno de SS.ri Protettori, e esso santa fede facci [] al nostro
Sacro Monte di contentarse di detto apprezzo e che [] detto
prezzo D. 250 e che se paghino anticipati solo D. quaranta.
(DOC. 109) (Nota205 cap. III) Id., f 66: A 8 di ottobre 1601
[] che se metta la porta grande della casa come dir lingegnie-
ro Gio. Batta Cavagni, e che dopo che sar posta, se tratter de
foderarla [] che se faccino li licchetti a tutte le nestre della
casa nuova acci che se possano serrare.
(DOC. 110) Id., f 63: Idem [] che se comnci la ferriata, et
lincegniero Cavagni facci per la prima congregatione il disegno
[] che se faccino la grade delle porte delle camere del Banco,
de sassi [] che al pittore Bellisario si facci polisa de D. sessanta
per conto delle pitture fatte nella casa nuova.
(DOC. 111) Id., f 74: A 15 de ottobre 1601 [] che Belisario
se paghino le pitture fatte nella casa nuova allappartamento della
Congregatione e del Banco D. 20.
(DOC. 112) Id., f 77: A 5 de novembre 1602 [] Havendo il
S.r Scipione Brandolino referito che Belisario fra termine di sei
mesi decurrendi dal primo di Gennaio 1602 lopra di pittura
fresco nella cappella, concludeno che se facci conforme alla nota
dellingegniero Cavagni.
(DOC. 113) Id., f 81: A 17 de dicembre 1601: [] che il S.r Gio.
Lorenzo Girardo se vada informando che potr fare lapprezzo
dellopra in marmo fatta da Ciccardo Bernucci.
(DOC. 114) (Nota 207 cap. II) Id., f 92: A 21 di febbraio 1602
[] che luned p.o venghino tutti gli ofciali del Banco alla casa
nuova co la cassa e libri che nito lappartamento del desso
Banco, e che il sec. Ne tenghi pensiero.
(DOC. 115) (Nota 208 cap. III) Id. f 93: A 28 de febbraio
1602[] che le due torrette della casa nuova ad una stia il
Guardaroba, cio a quella verso San Biase, e a quello seggio de
Nido il cassiero scoppa con che non accosti al nostro monte
il nepote. Alle due stanze prima vicino le gradi delle donne
stia il libro maggiore del Banco. Alle tre stanze appresso stia il
Rationale Pascale Montella e allaltre due stanze ultime vicino
la Cappella stia il sec. del nostro Sacro monte il quale habbia
260 Salvatore Di Liello
pensiero delle chiavi della porta della detta casa nuova del n.ro
Monte.
(DOC. 116) Id., f 98: A 14 de marzo 1602 [] che sattenda a
nire la cappella sollecitando Bellisario per la pittura e S.ta fede
per la cona.
(DOC. 117) Id.: A 18 de marzo [] che il marmoraro Ciccardo
non facci altram.te lorologgio per la cappella.
(DOC. 118) Id., f103: A 22 de aprile 1602 [] che non se
gaccino pi pagamenti a m.ro Gio. Iac.o de Conforto se non
sar fatta prima la mesura.
(DOC. 119) Id., f 106: A 3 de Giugno 1602 [] che s epaghino
a Gio. Batta Cavagni per una volta oltre la sua provvisione per tutti
maggio prossimo passato e se li donano per riconoscimento delli
servitij fatti sopra la casa nuova come ingegniero gi che s nita.
(DOC. 120) Id., f 110: A 29 de luglio 1602 [] che per mer-
coled primo se chiamino gli ingegneri Cavagni, Zuccaretto, Pi-
gnalosa, Stigliola e Avellone per far vedere s ben far seguitare
lo stipo delloro alla sala.
(DOC. 121) (Nota 213 cap. III) Id., f 111: A ultimo de luglio
1602 [] Havendo fatto chiamare ColAnt.o Stigliola, Pignalosa
Carafo, Costantino Avellone e Gio.Batta Cavagni sopra il vedere
se lo stipo delloro era bene farsi alla sala, e cos considerato il
tutto, han conchiuso che se levino le mura fatte in essa sala e
se facci la pettorata di marmo da un capo allaltro co due altre
porte che sapri la nestra verso lo cortile la quale hora ser-
rata; che se faccino steccati di ferro con punte alti palmi sette
discosto dalla pettorata palmi cinque e se volti verso la nestra
di mezo verso la strada con fare due porte per quadro, e lo stipe
dellhoro se facci dove st hora. Che se dia un docato per uno
alli predetti per le lor fatiche.
(DOC. 122) Id.: A 8 dAgosto 1602 [] che Gio. batta Cavagni
facci la mesura della casa nuova [] che se diano D. sessanta
Bellisario in conto dellopra della pittura della Cappella con
clausula che se debba pagare ad arbitrio dei SS.ri Protettori.
(DOC. 123) (Nota 224 cap. III) Id., f 116: A 14 de ottobre 1602
[] che se facci lo disegno della Guardarobba delloro di teglio
o di castagno come meglio verr e cos quello dello pavimento
della Cappella.
(DOC. 124) (Nota 214 cap. III) Id., f 118: A 31 dottobre 1602 []
che ogni d se dichi messa alla Cappella del n.ro Sac.o Monte.
(DOC. 125) Id.: A 7 de novembre 1602 [] che Bellisario se
paghino D. 50 in conto delle pitture. Che m. Vito facci nire li
stucchi alla Cappella.
(DOC. 126) Id., f 119: A 18 de novembre 1602 [] che se
diano D. 80 a Gio. batta Cavagni e a Costantino Avellone per
la mesura fatta della fabrica, e al detto Avellone oltre li detti D.
40 per la sua parte altri D. 20 havendo avuto relatione in detta
fatica sha pigliata molta fattica benecio del Monte.
(DOC. 127) (Nota 223 cap. III) Id., f 122: A 2 de decembre
1602 [] che li due quattri grande che se venghino alla Cappella
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 261
se faccino da Gio. Batta Cavagni. Che m.ro Ber.o facci li stucchi
che restano a farse.
(DOC. 128) Id.: A 20 de decembre 1602 Gioved [] che se facci
lo panno alla sala conforme al disegno. Che se facci la lumaca
allo camerino in mezzo la grade delle donne per servitio delli
N.ri Protettori quando saglieno in Guardarobba.
(DOC. 129) Id., f 123: A 16 de decembre 1602 [] Havendo
m.ro Vito dAlero dimandata licenza per essere nita la fabrica
della nuova casa, considerando che ha servito in quella con aff.
ne concludeno che se gli paghi la mesata di Dicembre presente
e segli diano D. 50 per un volta tm. per riconoscimento di detto
servitio restando con questa licentiata da quella.
Libro di Conclusioni, matr. 234
(DOC. 130) (Nota 223 cap. III) f 3: A 17 de gennaro [] che
stante la relatione dellarchitetto Gio. Batta Cavagni se paghino
D. 55 a Gioseppe Mellone compimento de D. 100 per conto
della indoratura della cappella.
(DOC. 131) Id., f 4: A 30 de gennaro 1603 Gioved [] che
se paghino D. dieci alli stuccatori in conto dellopra che fanno
alla cappella.
(DOC. 132) Id. f 5: A 13 de febraro 1603 Gioved [] che le
due pitture ordinate farse alla Cappella da Ippolito Borghesi, se
faccino quanto prima ad uno la resurretione di N. S.re et allaltro
lAssuntione della Madonna, e che fatti saranno se debba stare
del prezzo a giuditio de N.ri Protettori e che per hora segli pa-
ghino D. 50 in conto.
(DOC. 133) Id.: A 27 de febraro 1603 Gioved [] che se pa-
ghino D. dieci a Nicola dello Masso in conto della fattica che v
facendo in ponere di colori li stipi delloro.
(DOC. 134) Id., f 6: A 6 di marzo Gioved [] che se chiamino
li stuccatori, e linndoratori a S. S.a Gabriele de Martino acci se
solleciti di nire la Cappella, che se chiami bellisario al S.r Mario
Capece Bozzuto accio S. S.a possa ordinarli che nischi quanto
prima la pittura della Cappella. Che il S.r Gio. Batta marra sia
servito ordinare il modo che sha da tenere da fare le porte della
Cappella [] che le vetriate della casa del n.ro Sacro Monte se
faccino da Gio. amengo.
(DOC. 135) Id., f 6: A 10 de Marzo 1603 Luned () che se
metta lhorologgio allo luoco designato. Che le portelle allo stipo
delloro se faccino di noce et oro () che la casa della del n.ro
Sac.o Minte verso seggio de Nido se dia da maggio avanti per
unanno niendo ultimo dAprile 1604 scipione de matthia
Panettario poich la gra. fatta di quella a Gio. Lorenzo scoppa
non lha voluta ricevere dichiarando che detta casa non sera
data ad esso Scoppa come cassiero della Guardarobba ne per
necessita dhabitare nel Monte il detto ufcio di Guardarobba,
ma per fare particolare alla persona cos da bene com esso
Scoppa venire ad habitare e non volendosi venire sia da arbitrio
de SS.ri Protettori dar detto appartamento chi lor signori
parer. Che se diano D. cento Ciccardo Bernucci in conto
dellopra de marmi che fa nel n.ro Monte.
(DOC. 136) Id. f 7: A 20 de Marzo 1603 [] che se diano li
frisi che sera ordinato pigliarse per la Cappella del n.ro Monte,
poiche li venditori han referito che sene sono trovati D. 27.
262 Salvatore Di Liello
(DOC. 137) (Nota 222 cap. III) Id. f 8: che se citi Bellisario per
li D. cento accomodatili li di passati nel Banco poiche non cura
di venire ad attendere a nire la pittura della nostra cappella.
Che se spendino D. dieci a basso per la festa della Cappella del
n.ro Monte rimettendose al n.ro sec.o [] che se paghino altri
D. sessanta a fabritio S.ta fede in conto della pittura del quattro
che fa della Piet per la nostra Cappella. Che delli quatri di pit-
tura ordinati farsi da Hippolito Borghesi, ne facci uno Ger.mo
Imperato gia che cos restato contento detto Hippolito.
(DOC. 138) Id., f 11: A 21 dAprile 1603 [] che se facci un
disegno di cartone per vedere s bene far ponere lhorologgio
sopra il frontespizio della Cappella.
(DOC. 139) Id., f 12: A 12 de maggio [] che se piglino li frisi
per serv,o della Cappella del Monte si sono proposito.
(DOC. 140) Id., f 14: A 31 de maggio 1603 [] che se paghino
D. venti m.ro Bar.eo stuccatore in conto dellopra di stucco
che fa nella Cappella del n.ro Sac.o Monte.
Libro Patrimoniale, matr. 9 (ex 185), 1603
(DOC. 141) f 42: (Nota 190 cap. III) Palazzo di questo Sac.o
Monte deve a p.o di gennaro D. sedicimilatrecento, per il costo,
et affrancatione di censo de le case di don francecso Carafa glio
et heredi di don ber.o Carafa, con altri sui stabili contigui siti nela
strada maestra de nido, in isola, ci ducati 16.000 per il prezzo
di detti stabili, e casa comprati da Delitia gesualda, madre balia, e
tutrice di d. francesco preced.te detto [] in banca et regio assenso
per memoriale ad liceat e ducati trecento per affrancatione dannui
ducati 18. Che per detti stabili si rendono di censo a la chiesa di S.
And.a presso seggio di Nido, peso di don franc.co affrancando,
et in caso di vendita possa affrancare con obligo di restituire detti
docati trecento, e pagar de pi a d. monte altri ducati cento venduti
liberi tutta passata senza patto [] con la promessa di evittione
g.le, et altre clausole e cond.ti per istromento per notaro bartolo
giordano in curia di notaro Aniello di Martino, 14 giugno 1597.
Quali D. 16.300 li furo pagati per q.o banco per doverli sodisfar.
[] e pi duc.ti quarantaduemila novecento quattro 2. 10. che si
sono spesi in la costruttione del d. novo palazzo, e fundato de le
sop.tte case, e stabili posti a terra da 13 ott.e 1597 per tutto xbre
1602 in le infr.e cose concernenti detto edicio. Cos di materiali,
come di mastrie fatture e giornate de quali si tenuto diversi conti,
nel libro prec,te e debitore in esso fol. 654.
(DOC. 142) Id., 1604: et a d 6 di gen.o D. 3904. 4. 9. per tanti spesi
nel anno pross.o passato 1603 ne la costruttione desso palazzo.
(DOC. 143) Id., 1605: et a d 4 gennaro D. 1665. 1. 6. per tanti
spesi nel anno passato 1604 ne la costruttione di d. palazzo.
BANCO DELLANNUNZIATA
DIPINTI PER IL SOFFITTO DELLA CHIESA
DELLANNUNZIATA DI NAPOLI
Giornale di Cassa, matr. 18, anno 1594
(DOC. 144) (Nota 111 cap. III) 25 febbraio 1594. A nostri SS.
Governatori de la Nuntiata D. centonovantadue et per loro a li
magnci Ranaldo Meytens Giovan [] Snyers, Giulio del loco,
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 263
Gio. Vincenzo Forl, Angelo dAmato et Curtio di giorgio pit-
tori dissero in parte di d. trecentottotantaquattro per lintegro
prezzo dellopera et pittura che havranno da fare nellintempia-
tura di detta S.ta Casa nellecclesia consistente in ventiquattro
quatri [] venti di essi di palmi tredici in circa di larghezza e
palmi sei incirca di altezza per ciascheduno di essi in li quali si
ci havr da fare per ognuno di essi doi angioli che tengono in
mano un epiteto della madonna s.ma et quattro altri quatri di
sette palmi di ogni lato in circa nelli quali si hanno da far eli
quattro evangelisti di quel miglior modo parer a li magnici
Vincenzo Cobergher, Fabritio S.ta fede Gironimo Imparato et
Giobatta Cavagni some soprastanti di detti 24 quatri declamando
che tanto li quattro quatri dellevangelisti predetti quanto quattro
altri delli suddetti 20 che circondano il quatro grande dellassum-
ptione si havranno da fare per lo magnico Rinaldo Maitens
cio li quattro evangelisti e li altri quattro sopradetti per il m.co
Giovanni Snyers quali debbono essere a soddisfazione del detto
m.co Vincenzo Cobergher et non altrimente tanto della perfet-
tione et bont di colori quanto dogni altra cosa per la summa
daltri quatri sedici remanenti che la summa di detti 24 siano et
debbano esere fatti cio otto per li m.ci Giulio del loco e Gio.
Vincenzo Forl a soddisfatione del m.co fabritio S,ta fede con le
conditioni predette et per la summa di altri quattro quatri siano
et debbano essere fatti per lo m.co Angelo dAmato a soddisfa-
tione del m.co Gernonimo Imperato de la bont e perfettione
necessarie, et per li restanti quattro quatri per compimento di
detto numero 24 siano et debbano essere fatti a soddisfattione
del m.co Giobatta Cavagni della bont e perfettione necessarie
declarando che detti m.ci pittori che havranno da fare detti qua-
tri siano tenuti monerci essi tutti li colori ni et necessarj ()
et ogni altra cosa necessaria eccetto che la tela declarando che
tutta detta opera e pittura si obbligano, et promettono ogniuno
di essi m.ci Rinaldo meytens, Giovanni Sniers, Giulio del loco
Gio.Vinc.o Folrl, Angelo dAmato et Curtio di Giorgio darla
fatta at atta a possersi ponere allintempiatura per tutto il mese
di maggio pr.o ven.ro 1594 et mancando ognuno di essi di nire
li sei quatri con la bont e perfettione sopradetta per detto mese
di maggio, debbia perdere d. sedici della rata che li spetter di d.
sessantaquattro il quale il prezzo di quattro quatri che tocca ad
ognuno di essi di fare []
(DOC. 145) (Nota 113 cap. III) Id. A nostri SS. Governatori de
la Nuntiata D. trecentocinquanta et per essi a li m.ci Vincenzo
Cobergher fabritio S.ta fede, Gironimo Imparata, et Giobatta
Cavagno pittori dissero in parte di D. settecento per lintegro
prezzo dellopera et pittura havranno da fare per lintempiatura
dellecclesia di detta S.ta Casa cio quattro quatri grandi con
listorie infrascritte e cio la nativit de la madonna S.ma, la
presentazione, lo sponsalitio et lassumptione con conditione
che in ogni quatro di essi siano per lo mezzo dieci gure di-
stribuiti del miglior modo che parer a detti m.ci pittori, e che
lopra sia dogni bont e perfettione tanto della pittura como
di colori ni, dichiarando che sono obbligati essi ss.ri Gover-
natori darli solamente il colore oltramarino, e tele, e tutti gli
altri colori e qualsivogli altro hanno da ponere essi m.ci pittori
li quali quattro quatri si havranno da fare e cio il primo della
storia della nativit dal detto m.co Giobatta Cavagni, il secondo
dellistoria della presentazione dal m.co Gironimo Imparata, il
terzo dellistoria dello sponsalitio dal m.co fabritio S.ta fede et
il quarto et ultimo pi grande dellistoria della assumptione dal
m.co Vincenzo Cobergher, declarando che tutta detta opera et
pittura si obbligano et promettono darla fatta a possersi ponere
264 Salvatore Di Liello
allintempiatura per tutto il mese di maggio primo venendo, et
mancando ognuno di essi di nire il suo quatro con la bont
e perfettione sopra detta per detto mese di maggio debba per-
dersi D. cinquanta della rata che li spetter di detti d. settecento
per ragione dinteresse e cos danno ad hodie liquidato fra di
essi, a loro contanti.
ID.
(DOC. 146) 2 giugno. A nostri SS. Governatori de la Nuntiata
D.10 et per loro al m.co Gio.batta Cavagni dissero in conto del
quatro pittato che fa per lintempiatutura di detta ecclesia et per
lui a MarcAntonio Ferrari dissero che serano ben pagati a lui
contanti.
LAVORI PER LA CAPPELLA DEL TESORO
DEI CORPI SANTI
Giornale di Banco, matr. 19, anno 1594
(DOC. 147) 15 aprile. Ai nostri SS. Governatori dellAnnuntiata
D. ottanta et per essi al m.co Vincenzo Cobergher dissero in con-
to del prezzo delloscuro oltramarino che ha da consignare per
servitio de deti SS.et per lui al Banco dello Spirito Santo []
Filza di Cassa, matr. 13, anno 1598
(DOC. 148) (Nota 120 cap. III) 17 settembre 1598. Nostri di
banco pagati Giobatta Cavagni D.ti vinti correnti dicono bon
conto dellarchitettura, et disegni, chha fatto, et haver da fare
nella cappella del Tesoro de corpi santi di questa s.ta Casa. Oggi
17 settembre 1598. Li governatori dellAnnuntiata de Napoli.
Simone Calvanico. Et per me Gio.Batta Cavagna li pagherete
Nicola Polio orece gli sono per complimento di certi lavori
dArgento indorati che ha fatto per mio servitio. Di casa il d
sopradetto Gio.Batta Cavagna Architetto.
Giornale di banco, matr. 27, anno 1599
(DOC. 149) (Nota 125 cap. III) 1 marzo 1599. A nostri D. diece
et per lui a cesare de mazzeo disse in conto del prezzo della in-
doratura delle chiavi, serrature et ferramente delle portelle della
cappella de Corpi Santi a lui contanti.
Giornale di cassa, 1598, matr. 26, f 382
(DOC. 150) (Nota 117 cap. III) 4 giugno. Alli detti D. sette et
per essi a Gio.Luca Mirabascio dissero in conto della vettura de
dui cavalli per servitio de Ottavio Spina et altri, per landata in la
citt di Lesina per pigliare i corpi santi et per lui a Gio.Thomase
de Molfe per altrettanti
(DOC. 151) 5 giugno. A nostri D. quindici et per essi a paulo de
pino stuccatore disse in conto del opera de stucco che ha pro-
messo fare nel nuovo luoco dove se havranno da conservare le
reliquie de Corpi Santi nella Santa Casa dellAnnuntiata de napoli
come per istromento de conventione tanto detto paulo quanto
li altri soi compagni hanno promesso rogato a 4 del presente
per mano del notaro gio. Ambrosio de lega al quale se habia
relatione a lui contanti.
(DOC. 152) Idem. A nostri Governatori dellAnnuntiata de Na-
poli, D. 20 et per loro a Scipione Galluccio disse in conto de
marmi et manifattura de una delle otto nestre dove se have-
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 265
ranno da conservare le reliquie de Corpi Santi nel nuovo luoco
perci fatto nella chiesa di detta Santa Casa iusta la forma del
modello seu disegno fatto come per istromento del presente di
rogato per mano de notaro gio. Ambrosio de lega al quale se
habia relatione a lui contanti.
(DOC. 153) 15 giugno. A nostri Governatori dellAnnuntiata di
Napoli d. sei et per loro a Michele de guido disse in conto de sue
fatighe per lo epitafo che ha scolpito in marmo nella cappella
dei Corpi Santi a lui contanti.
(DOC. 154) 17 giugno. A nostri Governatori dellAnnuntiata
di Napoli d. diece et per loro a gio.smellans disse in conto del
prezo delle vitriate che ha da fare nella cappella de Santi Corpi
a lui contanti.
(DOC. 155) 22 giugno. A nostri Governatori dellAnnuntiata
de napoli d. venti et per loro a Virisario Corenzo et Avanzino
Nuvi pittori dissero in conto della pittura che hanno da fare
nella cappella delli santi corpi alli quali pittori se deba pagare D.
cinquanta nita la quarta parte di detta pittura, et nita laltra
quarta parte se debano pagare altri d. 50. Et nita in tutto e per
tutto se debia pagare il compimenti di quello sar apprezzato
detta pittura da starsene a fede de pittori esperti communiter
diligendi a lui contanti.
(DOC. 156) 24 luglio. A nostri Governatori dellAnnuntiata de
napoli D. venti et per loro a Marzio Durazzo disse a compimento
de D. 58 in conto del prezzo delle cancellate de ferro che fa in
detta cappella, che li D. 38 per compimento li ha ricevuti in due
partire li giorni passati.
(DOC. 157) 28 luglio. A detti D. venti et per essi a pietro Bigonio
Andrea Merliano Michele ferraro et paulo de pino stoccatori dis-
sero in conto del stucco poneno nella cappella de Corpi Santi.
(DOC. 158) (Nota126 cap. III) Id. A nostri governatori dellAn-
nuntiata di Napoli D. cinquanta et per loro a Cristoforo Monte-
rosso et Ciccardo Bernuzzi marmoraro, disse cio d. 33 per saldo
di due nestre de marmo delle otto fatte per servitio deli Corpi
Santi, D. sei per lo pezzo di due cassette de marmo rustiche, et
d. undici in conto di due altre nestre de marmo che hanno da
fare in detta cappella, oltre le altre otto fatte, et ha promesso fare
dette due nestre alla ragione ut supra et per detto Ciccardo a
detto Cristoforo a lui contanti.
(DOC. 159) (Nota 123 cap. III) 31 luglio. A nostri governatori
dellAnnuntiata di Napoli D. uno tt. 3 et per loro a m.ro Lutio
Catone disse per cinque giornate de mastri et una de manipolo
che hanno intonacata detta cappella a raggione di grana 28 lo
mastro, et carlini dui lo manipolo, a lui contanti.
(DOC. 160) 7 agosto. A nostri Governatori dellAnnuntiata di
Napoli d. diece et per essi ad Angelo Landi disse in conto del
prezzo de una delle otto nestre de marmo che ha fatto nella
cappella de Corpi Santi di detta Santa Casa a lui contanti.
(DOC. 161) (Nota 124 cap. III) 11 agosto 1598. A nostri Gov.
DellAnnuntiata de Napoli D. uno tt. 1 et per loro a Marco grosso
disse per prezzo de centocinquanta pietre [] have consegnate
per fare lo cornicione in detta cappella a lui contanti.
(DOC. 162) Idem. A nostri Gov. DellAnnuntiata de Napoli D.
266 Salvatore Di Liello
dieci et per loro a Cristofaro Monterosso marmoraro disse in
conto del prezzo di due delle cinque nestre de marmo che ha
da fare nella cappella de Corpi Santi di questa Santa Casa per
tutto lo mese de Agosto presente 98 a lui contanti.
(DOC. 163) 18 agosto. A nostri Gov. DellAnnuntiata D. cinque
et per loro a fabritio pagano di per conto de lo prezzo de una
nestra de marmo che fa nella cappella de Corpi Santi, a lui
contanti.
(DOC. 164) Idem. A nostri Gov. DellAnnuntiata de Napoli D.
quindici et per loro a Scipione de Laudano et giulio gualano
dissero in conto della indoratura della lamia della Cappella de
Corpi Santi, a lui contanti.
(DOC. 165) 21 agosto 1598, Giornale di Banco, matr. 26: A
nostri Gov. Della Nuntiata D. venticinque et per essi a Marcan-
tonio ferraro disse in conto delle cinque portelle de noce in-
tagliate conforme alle otto altre che ha da fare nelle nestre
della cappella de corpi Santi et per lui a Nuntio maresca per
altrettanti.
(DOC. 166) Idem. A nostri Gov. DellAnnuntiata de Napoli D.
quindici et per loro a Scipione galluccio dissero in conto del
prezzo de due nestre de marmo che fa nella Cappella de Corpi
Santi, a lui contanti.
(DOC. 167) 1 settembre. A nostri Governatori dellAnnuntiata
de Napoli d. venti et per lui a Birisario Corenzi et avanzino Nucci
pittori dissero in conto della pittura che fanno nella cappella de
Corpi Santi a lui contanti.
(DOC. 168) (Nota 127 cap. III) 12 settembre 1598. A detti D.
venti et per essi a Scipione Galluccio, et Cristoforo Monterosso
marmorari disse in conto del prezzo dellAltare di marmo che
hanno da fare nella cappella de Corpi Santi di detta Santa Casa per
tutta la mit de ottobre prossimo 98 a quella raggione e prezzo che
declarer Simone Calvanico e, mario marasa a lui contanti.
(DOC. 169) (Nota 125 cap. III) Idem. A detti D. venti et per
essi a Iacovo Antonio Palmese disse in conto del prezzo delle
portelle et palaostrate de noce che ha da fare nella cappella de
Corpi Santi di detta Santa Casa per tutti li 10 de ottobre prossimo
98 da starne allapprezzo de Simone Calvanico et del () marco
parascandolo a lui contanti.
(DOC. 170) Idem. A detti D. quattro et per essi a fabritio pagano
disse in conto della nestra de marmo che fa nella cappella de
Corpi Santi, a lui contanti.
(DOC. 171) 2 ottobre. A nostri Governatori dellAnnuntiata di
Napoli d. sei et per loro a Scipione Galluccio, et fabritio pagano
et Cristofaro monterosso marmorari dissero in conto della fascia
di marmo, che fanno nelle nestre della cappella de corpi Santi
cio tra una nestra et laltra a loro contanti.
(DOC. 172) (Nota 118 cap. III) 8 ottobre. A nostri Governatori
dellAnnuntiata di Napoli d. 25 et per essi a belisario Corenzi
pittore disse in conto della pittura che fa nella Cappella de Corpi
Santi a lui contanti.
(DOC. 173) (Nota 118 cap. III) 15 ottobre. A nostri Governa-
tori dellAnnuntiata di Napoli D. quindici et per essi a bilisario
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 267
Correnzi pittore disse in conto del prezzo della pittura che fa
nella cappella dei Corpi Santi a lui contanti.
(DOC. 174) (Nota 118 cap. III) 24 ottobre. A nostri Governatori
dellAnnuntiata di Napoli D. venticinque et per loro a birisario
Corenzi pittore in conto della pittura che fa nella cappella de
Corpi Santi et per lui a vinc.o de pino pittore disse per altrettanti
a lui contanti.
(DOC. 175) (Nota 118 cap. III) 5 novembre. A nostri Gover-
natori dellAnnuntiata di Napoli D. trenta et per loro a berisario
corenzi disse in conto della pittura che fa nella cappella de Corpi
Santi a lui contanti.
(DOC. 176) 10 novembre. A detti D. venti et per loro a Scipione
Galluccio, et Cristofaro Monterosso disse in conto del prezzo
de laltare de marmo che fanno nella cappella de Corpi Santi a
lui contanti.
(DOC. 177) (Nota 127 cap. III) 23 novembre. A nostri Gover-
natori dellAnnuntiata di Napoli D. venti et per essi a Scipione
Galluccio et Cristoforo monterosso disse a compimento de d.
centottanta a bon conto del prezzo delaltare de marmo, quale
ha da fare nito, et posto per tutto il giovedi 26 del presente
messo nella Cappella de corpi Santi di detta Santa Casa eccetto
che il coverchio di sopra di detto altare, il quale posto si debia
apprezzare per Simone Calvanico e mario marasa et essendo
appreizato pi selli debia pagare de pi, et essendo appreizato
meno di detti d. 180 essi scipione et cristoforo li debbano pagare
a detta Casa Santa, non facendosi perci pregiudizio nessuno
rispetto al presente pagamento perch cos si sono contentati
esse parti che li D. 160 per compimento li hanno recevuti li mesi
et giorni passati in pi partite a lui contanti.
(DOC. 178) 12 dicembre. A nostri Governatori della Nuntiata D.
quindici et per essi a Scipione Galluccio marmoraro disse in conto
dellopera di marmi che ha fatto nella cappella de Corpi Santi.
(DOC. 179) 17 dicembre. A nostri Governatori dellAnnuntiata
di Napoli d. dudici et per loro a gio. Antonio de Simone disse in
conto delle sette cassette de piombo che fa per ponere le sette
reliquie de corpi santi et per lui a Scipione laudano per altri tanti
a lui contanti.
(DOC. 180) (Nota 118 cap. III) 19 dicembre. A nostri Gover-
natori dellAnnuntiata di Napoli D. venti et per loro a birisario
Corenzi pittore disse in conto del prezzo della pittura che fa nella
cappella de Corpi Santi di detta Santa Casa, a lui contanti.
(DOC. 181) (Nota 128 cap. III) 23 dicembre. A nostri Gover-
natori dellAnnuntiata di Napoli D. trenta et per loro a Scipione
galluccio Cristofaro Monterosso et lodovico righi marmorari
disse a compimento de d. 60 in conto della porta de marmo, et
mischio hanno da fare, et dare posta per tutta la mita de gennaro
99 conforme al disegno et modello fatto per gio.Antonio Dosio
con ponerci essi mastri ci bisogneranno oltre le colonne con ca-
pitelli et basi et porta de mischio comprata per detta Santa Casa
dapprezzarsi li predetti marmi, et loro manifattura per Simone
Calvanico et esperti eligendi, la quale porta debia stare ben posta
aggiustata ad arbitrio et giuditio delli predetti che li d. 30 per lo
compimento li ha recevuti in due partite per il medesimo banco
detto Scipione galluccio cio d. 15 a 12 del presente et d. 15 a
268 Salvatore Di Liello
19 detto nelle quali partite pagato se disse in conto dellopera
havendo da fare detto Scipione a loro contanti.
Giornale di cassa, matr. 28, anno 1599, f370.
(DOC. 182)14 gennaio. A nostri Governatori dellAnnuntiata
di Napoli d. diece et per loro a Scipione galluccio et Cristofaro
monterosso disse in conto del prezzo dellopera de marmo che
fa nella porta della Cappella de Corpi Santi di detta Santa Casa
et per detto Cristofaro a detto Scipione a lui contanti.
(DOC. 183) 19 gennaio. A nostri D. venti et per essi a Cristofaro
monterosso Scipione galluccio e vito scarpellino disse in conto
della porta de marmo che fanno nello Tesoro della Cappella di
detti Corpi Santi, a lui contanti.
(DOC. 184) (Nota 121 cap. III) 22 gennaio. A nostri Governatori
dellAnnuntiata di Napoli D. dudici et per loro a gio.bata Cavagni
architetto disse in conto di quello selli doverr per suo servitio
fa nel Thesoro de Corpi Santi a lui contanti.
(DOC. 185) 1 marzo. A nostri D. diece et per lui a cesare de
mazzeo disse in conto del prezzo della indoratura delle chiave,
serrature, et ferramente delle portelle della Cappella de Corpi
Santi a lui contanti.
(DOC. 186) 3 marzo. A nostri D. tre et per loro a pietro bigonio
et paulo de pino disse in conto del stucco fanno nelli squarci
della porta della cappella de Corpi Santi, a lui contanti.
Giornale di cassa, matr. 30, anno 1600, f402.
(DOC. 187) 28 febbraio. A nostri Governatori dellAnnuntiata
de Napoli D. venti et per loro a berisario Corenzi pittore disse in
conto del prezzo della pittura che ha da fare nella cappella avante
al Thesoro di Corpi Santi do detta Santa Casa della quale pittura
rimasta contento detto birisario allo semplice apprezzo delli
governatori di detta Santa Casae non altrimenti a lui contanti.
Giornale di cassa, matr. 31, anno 1600.
(DOC. 188) 26 febbraio. A nostri Governatori dellAnnuntiata
D. venti et per loro a Scipione Laudano indoratore in conto del
prezzo del indoratura che ha da fare nelle lamie di stucco et
altro ne la cappella avante il tesoro de Corpi Santi di detta Santa
Casa il quale Scipione rimasto contento nito detto lavoro
starne a semplice parola di quello considerando di darli Signori
Governatori di detta Santa Casa per detta opera e che tra tanto
non se li possono pagare poi che per cinquanta, et il resto nito
tutta lopera a lui contanti.
(DOC. 189) 4 marzo. A nostri Governatori dellAnnuntiata D.
venti et per loro a Berisario Corenzi pittore dissero in conto del
prezzo de la pittura che fa nela cappella avante la cappella di
Corpi santi di detta Santa Casa, a lui contanti.
Giornale di cassa, matr. 33, anno 1601.
(DOC. 190) 3 giugno. A nostri Governatori dellAnnuntiata d.
sei et per loro a Ceccardo bernucci disse in compimento di d. 14
per lintegro prezzo e fattura della sepoltura delli Padri quando si
entra nel Tesoro dellecclesia di detta dellecclesia di detta Casa
Generale a lui contanti.
Giornale di cassa, matr. 34, anno 1601.
(DOC. 191) 18 gennaio. A Gio.batta Cavagni ingegniero d.ti
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 269
diece e per lui a Cosmo Cavagna suo glio per altrettanti a lui
contanti.
(DOC. 192) (Nota 129 cap. III) 20 giugno. A nostri Governatori
dellAnnuntiata d. ti otto et per lui a Ceccardo bernuzzi disse
sono in conto del prezzo della sepoltura de marmo che ha da
fare nella cappella delli Padri avante la cappella del tesoro de
Corpi Santi di q.a Santa Casa conforme al designio fatto per il
ingegniero Cavagnia che si riserba in poter del Soprastante di
questa Santa Casa quale ha promesso dare per nita per tutto li
28 del presente a lui contanti.
BANCO DI S. ELIGIO
Giornale di cassa, matr. 20, anno 1602.
(DOC. 193) 22 maggio: a Giovanni de Marinis D. 30 et per lui
a Gio.Domenico Nesso per il lavoro in bronzo conforme al
disegno di Gio. Batta Cavagna.
Giornale di cassa, matr. 32, anno 1603. NOTA 370
(DOC. 194) (Nota 259 cap. III) 7 aprile: a Gio. B. Cavagna D.
15 et per lui a Cosmo Cavagna per comprare cose che servono
per la masseria del duca di Vietri.
Giornale di cassa, matr. 33, anno 1603.
(DOC. 195) (Nota 259 cap. III) 24 marzo: a G. B. Cavagna D.
10 et per lui a mastro Gio. Batta Ferraro per lavori nella masseria
del duca di Vietri
ARCHIVIO DELLA SANTA CASA DI LORETO
(ASCL)
Libro Mastro 1604-1606, f 235.
(DOC. 196) (Nota 32 cap. IV) Add 10 detto [dicembre 1605]
scudi 22 sua provvisione a 10 il mese cominciati alli 25 de ottobre
prossimo passato che venne a questo.
Mortuor I, 1566-1617, p. 18.
(DOC. 197) (Nota 31 cap. IV) Ad 19 di luglio 1613. M. Gio.
B. Cavagna Architetto di S. Casa fu sepolto in questa nostra
chiesa il d sopradetto.
BIBLIOTECA FEDERICIANA DI FANO (PU) (BFF)
(DOC. 198) J. Ligi, Congregatione dellOratorio di Fano, manoscritto,
Biblioteca Federiciana di Fano, sez. I 76, (con notizie dalle origini
al 1714 circa)
p. 35.
P. 35: Alle fabbriche della Casa connesse La Fabbrica della chiesa,
n fu minore lapplicazione de Padri a fondare un bel Tempio di
quello, che fosse ne medesimi lo Studio a stringere in un recinto
pi camere, anzi i primi loro pensieri furono intenti al Lavoro
della chiesa e per questa animarono le prime spese, trovandosi
ne libri, che sino dal 1609 posti in ordine alcuni materiali [p. 36]
di tavole, Calcine e Pietra, la nuova chiesa, dati per altro quei
Padri nella provvidenza Divina, diedero mano alla fabbrica, ma
come questa ebbe il suo ne dopo fabbricate le case, per alle
case si hebbe prima per stendere la narrazione.
270 Salvatore Di Liello
Concordato il disegno, scelto dal giudizio di persone intelligenti,
e in specie dallArchitetto Gio. Batta Cavagna, cominci il lavo-
ro (giusta le memorie che abbiamo nei nostri libri) nel mese di
aprile 1610, raccolta prima da pi persone sufciente somma di
denaro, frutto delle virt del P. Girolamo Gabrielli, che santa-
mente vivendo, allertava tutti alla piet, et operando collesempio
moveva tutti allo staccamento [] altri diedero tanto, che nei
detti nostri libri dal Giugno 1609 alla Gennaio 1610 si trovano
caduti in mano del Depositario della Fabbrica dAllora Gio.Maria
Cortelli sopra due mila e cinquecento scudi, inclusi li 200 che si
dicono ne nostri libri di un legato della Signora Giovanna Ba-
glioni, lsciato in petto della Congregazione, e del P. rettore onde
glapplicassero a Loro piacere, e per consiglio di Monsign lapis
Vescovo dallora, che fu nel 1610 gli applicarono nella Fabbrica
della Chiesa.
[p. 37] Mor nellanno 1613 larchitetto Cavagna, ne per questo
cess nei Padri lapplicazione al proseguimento della Fabbrica,
anzi nello stesso anno 1613, alzata una parte della detta Fab-
brica dal lato delloccidente, f gittata a terra la chiesa vecchia
col campanile, e cavati nuovi fondamenti dallaltra parte verso li
signori Carraccio, cominciaronsi di settembre dello stesso anno
ad alzar le muraglie, e a dividere le cappelle. Gi nella sagrestia
era aspettato il lavello di Pietra e fabbricato il pozzo, siccome
in giusto sito della nuova chiesa era disegnata la sepoltura per i
Padri, e fratelli di casa, ne altro restava, che davanzare i muri,
stabilire i vani e coprire.
Tutto fu fatto massime che la piet delli M. mo Pubblico nellan-
no 1617 assegn liberamente in dono quaranta some di Grano
annue, da continuarle per otto anni, sino a compir la somma
di some 320 in tutte, che furono di ben grandaiuto, per tirare
avanti il lavoro.
F coperta la fabbrica nellanno 1616. Furono lavorati i cori, ser-
rate di cristalloni le nestre deduttata al suo vano la porta grande
di legno, cavata la sepoltura per i padri e fratelli di Casa []
[p. 38] e resa questa rozzamente compiuta, sicch nellanno 1617
in giorno di domenica li 20 del mese di maggio monsignor Sisto
Carcani Vescovo Germaniense dordine di Moansignor Tomma-
so Lapis Vescovo nostro. La consacr sotto linvocatione delli
Padri apostoli Pietro e Paolo e pose dentro laltare maggiore delle
Reliquie di questi Santi in tempo che il P. Girolamo Gabrielli
era Preposito.
Don a questa nuova sposa il Signor Guido Nol una testa di
bronzo ritratto di S. Pietro Apostolo e questa adattata su un busto
di legno colorito di uniformit della testa nellanno 1619 fu collo-
cata come gioia in una delle colonne con la sua iscrizione a lettere
doro su piccola pietra di paragone, come puroggi si vede. ()
[p. 42] Quando in ultimo perfettionata shavesse a dire del tutto
la nuova chiesa, non si sa scrivere, perch oggi ancora in qualche
parte resta imperfetta. Solo si ha che Giacomo scarpellino di
Fiorenza nellanno 1609 lavorasse le due Pile dellAcqua Sancta
di pietra di Verona con la colonna di pedocchioso e col piede di
pietra pure di Verona, con un S. Pietro scolpito in essa e dopo
nite a suo tempo le assettasse al luogo loro destinato dallun lato
e laltro della porta grande per il prezzo in tutto guentiquattro
scudi ciascheduna. Si ha che Pietro Solari con tre lavoranti et un
garzone in otto mesi stucc nel 1619 tutta la volta grande con i
cornigioni e colonne sino a terra et a ragione di ottanta pavoli il
mese al maestro, di quaranta pavoli al mese a ciascun lavorante,
di venticinque grossi al mese al garzone e l vitto import tutta
la spesa la somma di quattrocentocinquanta scudi.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 271
Si ha che il sordo di Urbino [Il pittore detto il Sordo di Ur-
bino], come riporta a margine il manoscritto] Antonio Viviani
dipingesse il volto e che per i tre quadri grandi ove dipinta la
passione e la gloria di S. Pietro e per i due laterali alla nestra
grande sopra la porta della chiesa avesse di suo emolumento cen-
to ottanta scudi [] e il resto che furono trenta scudi don il P.
Ascanio Torelli, il che successe nellanno 1620, quando nel ne di
ottobre furono nite le pitture e nel principio di decembre dello
stessanno mor il pittore. Della doratura della volta non consta
ne la spesa ne il tempo. [p.44] Consta solo che del 1616 si vese
la chiesa atta di ogni funtione ancorch per anco lo silicato e la
cupola. Questa colo pagamento di doicento scudi fu principiata
il di 19 ottobre 1626 da Maestro Gio. Maria Pazzaia, il quale
alz tutto il tamburo, vistabil sopra il cornicione e lo copr e la
spesa fu di trecento ottantanove scudi e baiocchi quindeci, oltre
venticinque scudi, che import il cornigione, bench questo cor-
nigione fatto di pietra dIstria apaia pesante fosse levato quando
sul tamburo credettesi veramente di poter piantare una cupola.
Per questo vi era in casa il disegno di buon maestro, ma a ponerlo
in esecuzione sempre pi crescevano le difcolt. Vi voleva del
ferro e ricercava del piombo, dava qualche apprensione la spesa,
molto pi dava timore il pericolo di poterla sostenere quando per
i terremoti patiti si osservarono alcuni peli suglarchi. Il parere
di alcuni Architetti Bolognesi era di contenersi in un sol catino
dentro il detto tamburo con quattro nestre che dassero il lume
al possibile con che e si sarebbero coperti i legnami del tetto e si
sarebbe riparato al pericolo daggravare troppo gli archi col peso
e si sarebbe tolta lapprensione di darvi principio con alleggerirne
la spesa. A questo sentimento aderirono i Padri e gi si stava dopo
trentanni di consulta per dar mano allopera quando nel 1696
capitato a Fano il Sign. Girolamo Caccia Architetto Romano,
chiamato per dirigere la fabbrica di un nuovo porto e venuto
a visitare la nostra chiesa, udita insieme la risoluzione dei Padri
di dar principio ad un catino nel modo gi detto avvanzossi a
dissuader limpresa, facendo costare un maschio errore in voler
avvilire larchitettura gi principiata con tanta magnicenza era
prefetto della Fabbrica in quel tempo il P. Camillo di Monte-
vecchio, il quale accostato al detto Sign. Caccia, e guadagnatolo
per la direzione dellopera lasci vincersi dal consiglio di detto
architetto a mutare il pensiero si ch appianate tutte le difcolt
si f animo col consenso dei Padri a lasciar sollevar ledicio
sperandone la riuscita si perch () rest perfettionata una cu-
pola totalmente adattata alla nobilt della chiesa, et agli occhi dei
passeggeri che vengono a visitarla di tutta ammirazione.
[] [affreschi nella cupola] trecento scudi in circa hebbe il Signor
lauro Buonaguardia Bolognese Pittore e stuccatore insieme per le
statue di stucco e per la pittura solo per lopera sua; cento scudi
in circa hebbero (p.45) gli indoratori per loro manifattura []
Lo silicato della chiesa fu principato il di ultimo novembre 1630
e compito il di 17 luglio 1631 con la spesa di scudi settantot-
to e bai. novantaquattro compresavi la pietra sepolcrale della
Congregazione [] Nel ne ultimammnete della chiesa sopra
la porta fu collocata lanno 1679, come oggi ancora si vede, una
lapide memoria della benecenza del P. Girolamo Gabrielli []
In questa chiesa anche imperfetta cominciarono le musiche su
unorgano che non si sa da chi fossesi havuto[]
[P. 113] [Eredit Cavagna ]
Unaltra eredit delle prime che cadessero alla nostra Congre-
gazione fu quella proveniente da un certo Gio. Batta Cavagna
Napolitano Architetto della S. ta Casa di Loreto, il quale tutto
amore e tutto desiderio di vedere i progressi delle fabbriche della
272 Salvatore Di Liello
nostra chiesa, non potendo prestar glaiuti in persona dispose
con testamento scritto di sua propria mano in Loreto [p. 114]
sotto li 22 maggio 1609, che una sua casa in Roma, quando non
fosse stata venduta da lui in vita, si vendesse da Margherita sua
moglie dopo la sua morte el denaro da ritrarsene consegnar di
dovesse alli Padri della Congregazione dellOratorio di Fano, li
quali vivendo la moglie acci questa si alimentasse, havessero
dovuto pagargli i frutti, come frutti di censo, e morta la moglie
fossero rimasti liberi di impiegare tutto il capitale in benecio
della nova loro chiesa.
Questo testamento fu contrastato non essere caduto in mano a
nessun notaro, ma solo trovato in uno scrigno del testatore dopo
la di lui morte seguita nel mese di luglio 1613 per improvviso
accidente sotto le logge della S.ta Casa; pure dalla moglie assistita
da padri della Congregazione rispetto a legati e perch non vi
era chi gagliardamente opponesse fu sostenuto, onde essa rimase
erede, soddisfece ai legati e f celebrare le messe per lanima del
marito in Loreto, et in Roma allaltare di S. Gregorio conforme
al testamento, di che ne stanno lautentiche in nostro Archivio.
[p. 115] Visse Margherita moglie di Gio.Batta Cavagna sino al
mese di dicembre 1615 venuta ad habitare in Fano nella Casa
del gi Sig. Giuseppe Pudalirio Cerusico nella parrocchia di S.
Tommaso, dove mor, e con testamento scritto da P. Pier Dome-
nico Achilli Curato della d.tta Cura di S. Tomaso sottoscritto da
quattro testimoni lasci erede la nostra congregazione dellOra-
torio con i legati di dare trenta scudi da cavarsi da mobili a
suor Antonia sua sorella terziaria dellordine di S. Francesco e
di soddisfare con due compagnie dufcio un debito del marito
a favore di un certo mercante napolitano []
[p. 116] Fu questo napoletano un tal Gaspare Brancacci mercante,
che si dischiar creditore del Cavagna di duecento cinquanta du-
cati, ma come questo suo credito non era chiaro, bisogn portasse
le sue giusticazioni. Fece per tanto un mandato al padre fra
Giacinto eremita camaldolese da soli allora priore di S. salvatore
di Fano, col qual mandato gli diede facolt di poter riscuotere ac-
cordare e quietare; onde col medesimo si concord che per tutto
il credito del napolitano dovessero i padri della congregazione
pagare per il Cavagna cento scudi romani in due anni e di questo
tenore fu fatto [p. 117] instromento per rogito del Dudoni sotto
li 22 gennaio 1619, al qual debito fu data da Padri suddetti piena
soddisfattione sotto li 7 novembre 1623 in mano di fratAndrea
da Napoli e di fra Liberale da Venezia monaci camaldolesi in
congiuntura che passarono visitatori alleremo di Fano nel quale
ultimo pagamento fatto con i denari di quindeci some di gra-
no havuto dalla Communit per le fabbriche della chiesa segu
la quietanza a pro della congregazione e [] fra Mauro Priore
dellEremo per maggiore cautela fece venire da Roma un mandato
a nome del Brancacci e assicur di tutto la congregazione.
Restavano ai Padri per rinfrancarsi di tanto denaro speso di pi
del capitale nelleredit Cavagni, le ragioni del prezzo della casa
in Roma nel Rione di Campo Marzio in strada Ferratina, la qual
casa dal signor Ottavio Bassi Procuratore del Cavagna fu ven-
duta ad un tale Nicol Cordier Lorenese sotto li 3 gennaio 1611
rogato Agostino Amatucci per novecento scudi papali con la
clausola di rinvestirsi il denaro in tanti luoghi di monte da stare
sempre in evittione della detta Casa, sopra il qual punto i padri
suddetti dopo la morte del Cavagna fatti eredi dal medesimo per
quello almeno che importava il prezzo della detta casa hebbero
necessit di litigare pretendendo di riscuotere i denari con la
liberazione de monti quando si rendeva chiara la volont di Gio.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 273
Batta Cavagna che non fu di porre ligami al prezzo della Casa
dolutosi vivente delloperato del suo procuratore, come si rese
noto, ma di havere inteso che ai Padri dellOratorio di Fano si
dassero ottocento scudi effettivi per bisogno delle fabbriche della
loro chiesa e non capitali di ritrarne stentatamente i frutti.
[] [p. 119] il denaro dellArchitetto rimesso da Roma dal Si-
gnor Giuseppe Alfeducci nellanno 1612 fu in tutto seicento
scudi di paoli e che questi tutti furono seppelliti nella fabbrica
della chiesa giusta lintenzione del testatore e l bisogno della
Congregazione.
ARCHIVIO DI STATO DI MACERATA (ASM)
Archivio Priorale, L. 101, f. 156
(DOC. 199) (RICHIAMO IN NOTA N. 458) Die ult.a Januarij
1606
Conc. Credentiae Ill.Civitatis Maceratae convocato
[] ad ampliationem et directionem strata a Platea maior ad ec-
clesiam S. Joannis iuxta tinorem decreti Ill.mi D. Cardinalis legati
onoris seguentis [] Ferdinandus Tabernae S. R. e Presbr.
Idem f. 157
(DOC. 200) Cardinalis S.- Eusebi nuncupatus et in Prov. []
Persere a quam huius Civitatis Maceratae primarij civilis quibus
antiquissima cura est pubblica utilitas, concinnitas commodum
et patriae decor fuimus rogati ut tortuosam angusta viam que a
maior ad S. Joannis Collegij Societatis Jesu platiam.
Ferd. Cardinalis S. Eusebij Legatus
Cum sigillo
Macerata 30 Januarij 1606
Idem, f. 158,
(DOC. 201) Die XXI Januarij 1606
Coram Ill.mo D. Ferdianndo Taberna Prov. Mar. Legato con-
vocatos in quo fuerunt omnes infrascripti. []
f. 159 Che alli Deputati gi fatti per indirizzare la strada da Piazza
a S. Giovanni si dia autorit di poter fare tutti li istrumenti et
contratti necessarij tanto in comprare case et siti come in vendere
li siti che avanzaranno assegnarli ad altri, cedersi in pagamenti et
farsin ogni altra cosa necessaria per il compimento totale di ditta
strada et soddisfattione di quelli che ne ricevono danno con il
beneplacito per cardinale legato
Archivio Priorale, L. 200, 88v.
(DOC. 202) (RICHIAMO IN NOTA N. 460) Al signor Gio. Batta
Architetto della S.ta Casa scudi otto per ricognitionem di esseri
vinutovi SS Casa per indrizzarsi la strada da piazza a S. Giovanni
(dovrebbe essere il 20 febbraio 1606 perch il pagamento prece-
dente datato 20 febbraio e quello successivo 21 febbraio)
Archivio Priorale, L. 106, 241r. (citare anche 235 v, e 245 v.)
(DOC. 203) Die 30 Julij 1623
Consilio Pubblico []
Essendo risoluto in Consiglio di predenda celebrato li 26 aprile
prossimo passato che si comprino.
(241 v.)le case delli SS. Ruggeri contigue al Palazzo dello Studio per
prezzo di scudi 1200 cos stabilito dallIll. mo Cardinale Legato.
Archivio Priorale, L. 109, 10v.
(DOC. 204) Die 16 Junij 1638
Sarei di opinione che per ornamento et decoro del Palazzo dello
Studio si comprasse la casa conna del signor Ludovico Ulisse
274 Salvatore Di Liello

Super. 2 Ex D. Dominus Phili Per ampliatione della strada


nova che devono fare i Padri Gesuiti dietro la loro chiesa che
riesce assai stretta et angusta sarei di parere che si pigliassero
tante canne dellorto delleredit del Colonnello
Archivio Priorale, L. 114, 223.
(DOC. 205) Concilio Credentia Ill.ma Civitatis Maceratae
Per parte di nobili SS.ri Cittadini che vanno meditando continua-
mente [] decoro a questa citt si stimerebbe che con poca spesa
si potrebbe ridurre il Palazzo dello Studio per uso e residenza
del Magistrato e questo che serve hoggi per il Magistarto ridurre
per lo studio e perch deve premere egualmente ad ognuno lo
splendore della propria patria si rappresenta alle SS. VV. afnch
si compiacciano fravi riessione e favore e per renderci quelle
deliberazioni che stimeranno pi praticcabili e non bannore al
Pubblico
(DOC. 206) Ignazio Compagnoni, Estratti da libri degli Istro-
menti della Citt di Macerata dallanno 1445 no al 1756 fatti
da Ignazio Compagnoni patrizio mecenate, b. comunale di ma-
cerata, ms. 508, VII, c. 57 v.
(DOC. 207) Fol. 96, 15 martij 1581
Jos. Iacobj Matei vendit M. D.[] unam eius domun sitam in
[] bena Hered Domini Antonij Ritij, bena Heredi D. J. Andrea
[], bena Giuliani Ruggerij a parte posteriori stratam pubblicam
[]
DOC. 208) 30 martij: super fabrica Basilice, sive portici costruen-
di in capite platea magna[] fol. 108 capitula fol. 116 26 maij
(DOC. 209) [] fol. 117 6 Junij D. Ludovicus Carducci de Urbi-
no Architectus approbavit designum D. Lautantij Venturi (paris)
de Urbino [] costrutione facienda in capite platea
(DOC. 210) c. 58 r. ult.a Junij venditio quam fecit [] Domino
Joanni pellicano S. V. D. civi maceratenzis unius petij strataiam
derehicta occasione nova costructa trium cannas []
(DOC. 211) Ignazio Compagnoni, Estratti da libri degli Istro-
menti della Citt di Macerata dallanno 1445 no al 1756 fatti
da Ignazio Compagnoni patrizio mecenate, b. comunale di ma-
cerata, ms. 522, c. 182
(DOC. 212) Fol. 160, 1607 4 januarj D. Giulianus Ruggerius de
macer. () D. Joannis Ruggerii eius germani () vendidit una
eorum domu In dicta civitate in strata nova facta a platea
magna de civitate a platea Sancti Joannis iuxta bena ered.
Domini Marcelli Ferri a tribus lateribus et dicta nova strata
ante
ARCHIVIO DI STATO DI ASCOLI PICENO (ASAP)
Archivio Comunale, RIFORMANZE
(DOC. 213) (Nota 92 cap. IV) 25 luglio 1604
bene per pi comodo alloggiamento del nostro Secretario che
si facciano qualche stantie nel nostro Palazzo per li SSri Anziani
eleggano doi Deputati quali habbiano auttorit di far fabbricare
detti stanze in loco che loro parer pi comodo et similmente
di mettersi in altra parte pi remota del palazzo il luoco neces-
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 275
sario essendo che questo rende gran puzza a tutte le stanze del
Palazzo, et bruttissima et sporca vista nella Piazza dellArringo
stando in prospettiva in la facciata. E li detti Deputati siano con
li ministri della citt a vedere et [] di onde si potranno cavare
li denari che bisognano per la fabrica delli uni et di altro.; et poi
che havranno trovato il [] si riporta a un altro Consiglio.
E il tutto si faccia con bona gratia dei SSri Provv.ri.
Obtentum
(DOC. 214) Die IV
a
Junij 1610 c. 10 v.
I Danari che sono in mano di nostri ofciali della Citt sintenda-
no per [] del presente Consiglio applicati al risarcimento della
facciata del Palazzo che minaccia ruina hora che se n ricevuta la
licenza di poterla rifare nostri Governatori, et pert detti danari
doveranno pagarsi in mano del detto consiglio con conditione
che ad ogni implicita richiesta della citt debba sborsarsi quella
somma, che li sar ordinato ne bollettini senza controversa al-
cuna et ci afnch si possa dar principio alla fabrica e tirarla a
ne quanto prima essendo ogni dilatione molto pericolosa.
Obtentum octo consiliariis non rifragantibus.
Facciano li Ssri Anziani un paio Depositi trovar il modo dac-
comodar la strada salara cha bisogno di necessaria reparatione.
Et habiano onest di chiamar un architetto afnch si Faccia
cosa stabile et perpetua, et riferiscano poi in consiglio quanto
sar giudicato necessario a tal effetto.
Obtentum unico contrario non obt.
(DOC. 215) (Nota 90 cap. IV) 3 novembre 1610, c. 56 v.
Die t(erzius) ixbris 1610
Colloqui Civium,
Poich il S. Gio.batta Cavagna Architetto della Santa Casa venu-
to, essendo stato chiamato dalla Citt Conviene, che i S.ri Anziani
lo conduchino alla strada Salara, acci che videndola, possa con-
siderare da ch prevede il danno che riceve, et giudicano quel che
sia [] per ripararla con risarcimento che sia stabile et perpetuo,
et havran cura di farsi lasciar disegno di quanto per ci dovr
farsi, et con che spesa potr adempirsi. Li faranno inoltre vedere
la facciata ruinosa del Palazzo Pubblico et tutto il sito et pianta
di quelli, facendosi lasciar anche un bel disegno di palazzo, acci
che la sua facciata si rifaccia a corrispondenza, et proportione di
tutto il corpo del Palazzo. Intanto sar pensiero dei SSri Anziani
che detto S. Architetto sia alloggiato con quella onorevolezza che
conviene al decoro della citt, et si dovr portare in un Consiglio
li suddetti disegni, con la relatione della spesa che sar necessaria
per metterli in essecuttione.
(Obtendum per vota x voti favorevoli nello consiglio reperto)
(DOC. 216) Die X 9bris 1610, c. 59 r.
Coll. Civ.
Essendo cosa ragionevole che il S. Gio.Batta Cavagna Archi-
tetto della Santa di Loreto, chiamato dalla citt per il servizio
della strada Salara, et del Palazzo Pubblico, sia riconosciuto
delle sue fatiche, i SSri Anziani diputino un par di Gentil-
huomini, i quali diano apprezzo a nostro Governo a disco
quanto si pu dare con decoro della citt, et rispetto al []
di esso S. architetto, et quel tanto che detti SSri Diputati con
nostri Governatori stabiliranno se li dovr pagare dal nostro
Consiglio col solito Bollettino; intanto se li facciano anche
vedano le chiaviche, il Ponte Solest, et si ci fussaltro luogo
nelle muraglie della citt, che patisce danno notabile et la Porta
anco che si potrebbe farsi corrispondente al Ponte Tollo,
et di tutto sentirno il suo [] acci che sa qualche []riso-
276 Salvatore Di Liello
luzzione la citt [] sappia come governarsi secondo larte,
et consiglio di persona perita.
Obtendun per vota duodecim nullo contrario consigliere reperto.
(DOC. 217) Die XVII 9bris 1610, c. 61 r.
Concilium Civium
[]Per ottenere licenza di poter ingrandirsi quanto sar necessario
per servitio della strada Salara, et per far i ripari che consiglia lar-
chitetto nel ume Tronto, si scriva da SSri Anziani a SS.ri Governa-
tori dirizzandole le licenze al nostro ambasciatore, et ottenuta che
sar si metta in essecuttione il disegno sopra ci lasciato da esso
Architetto et intanto i SSri Anziani vadano con qualche cittadino
pregar Nostro Governatore si voglia compiacersi che per dar
qualit () alla detta strada, acci che [] sia praticabile di segnar
un bollettino di 30 40 scudi, videndosi che senza tali risarcimenti
non potr venire in ascoili la solita vettovaglia. In oltre si dia anco
quanto prima principio al risarcimento della facciata ruinosa de Pa-
lazzo rigolandosi parimenti secondo lordine del disegno suddetto
acci che questa parte corrisponda al restante del Palazzo che la
citt potrebbe fabricare in tempo pi opportuno.
Obtendun per vota[] unico contrario non obt.
(DOC. 218) (Nota 96 cap. IV) Die XXVIII febrarijs 1611, c.
104 r.
Essendo cosa necessaria che la facciata del Palazzo si rimetta,
portando gran pericolo di imminente ruina, i SSri Deputati la
facciano di novo videre da periti, et considerar bene il modo di
rifarla con la minor spesa che sia possibile; ma quando sia neces-
sario di demolir non solo la muraglia predetta ma ancora alcuna
delle stanze ad essa adhiacenti, et che non si possa far da meno,
non essendo cosa che patisca dilatione, si rifaccia et demolisca
come si bene secondo il Consiglio de Periti conforme per al
modello di tutto il palazzo. Et in caso che il danaro questo
servitio applicato non basti si scriva a Roma nostri Provveditori
per licenza di pigliarne quanto far bisogno.
Quod fuit obtentum per vota fav.a numero 44 nemine discorda
fante
ASAP, ARCHIVIO COMUNALE, RIFORMANZE
[Ripresa del cantiere del Palazzo Comunale da parte degli scultori
Giosafatti]
(DOC. 219) 13 aprile 1658, c. 184 v.
Essendo quello riferiscono i Dep.ti del Cons Gio. francesco Car-
mignani e Donato Bettinelli Deputati alla fabrica non mi pare
eccessiva la spesa per mettere il portone nella piazza dellArrin-
go, anzi che da questi e dallamico che risponder [] giardino
conforme il disegno si conserva in Segreteria si render molto
riguardevole questo Palazzo Anzianale. Sono di senso si metta
in essecuttione e li cento quaranta scudi che ci voglione per la
spesa secondo la relatione dei suddetti si piglino da straordinari
dei quali gli si applichino dieci scudi il mese con la buona gratia
di Monsignor [] Obtentum tribus 9 ostantibus.
(DOC. 220) 16 maggio 1658, c. 189 v.
Portone del Palazzo.
Sentendosi che torna maggior conto e posso ridondare in pi
uscite pubbliche si faccia la muraglia grossa che lingessato nella
parte della nuova entrata verso il magazeno sono di senso si facci
il muro di due palmi con i cimp.ti che ci sono.
Giovan Battista Cavagna. Un architetto pittore fra classicismo e sintetismo tridentino 277
Obtendum [] non obstantibus contrarijs.
(DOC. 221) (Nota 102 cap. IV) 23 giugno 1658.
Essendo stato con bona considerattione [] Mro Silvio scal-
pellini crescere alcuni palmi il portone che cavano per questo
pubblico Palazzo e facendosi [] dallistessa istanza per la re-
cognittione li rimetta il considerarne in Consiglio i loro intendi-
menti alla fabrica. Obtentum nemine.
(DOC. 222) (Nota 103 cap. IV) 17 luglio 1658, c. 197 v.
Avendo i ss.ri Deputati alla fabrica maturamente considerati si
riconosca M.ro Silvio Giosafatti scalpellini dundeci scudi per
laggiunta necessaria al Portone che riusciva erano secondo il
disegno. Sono di parere gli si diano. Obtendum quantum ob
obstantione.
BOLLETTINI AL CAMERLENGO
Uscita per Bollettini dei SSri Anziani di novembre et xbre 1610
(DOC. 223) c. 230 r.
S.r Attilio Valomeci Deputato orini otto per proveder la cena
al Sr Gio.batta Cavagna Architetto della Santa Casa fatto venire
a veder il bisogno della strada Salara al Tronto, et anco della
facciata del nro. Palazzo et ci col beneplacito di Mons.. Rev.Mi
Governatore. Il d 5 novembre 1610.
(DOC. 224) Signor Attilio Valomeci Deputato orini sedici per
a buon conto di quello che spender per proveder di vitto al Sr.
Gio.batta Cavagna Architetto della Santa Casa fatta venir veder
il bisogno della strada Salara divorata dal Tronto; et anco della
facciata del nostro Palazzo. Il tutto col beneplacito di Messer
Govenatore. Il d 5 novembre 1610.
(DOC. 225) Sr Gio batta Cavagna Architetto della Santa Casa
fatto venire ad Ascoli di ordine del Pubblico per vedervi il biso-
gno della strada Salara divorata dal Tronto et anco della facciata
del nostro Palazzo orini sessanta di paoli 5 per orini, cos
arbitrato dalli SSri Deputati, con Participazione di [] Rev.mo
Governo conforme al[]
Per bollettino sottoscritto dai nostri Governatori. Il d 12 di
novembre 1610.
BOLLETTINI STRAORDINARI
(DOC. 226) (Nota 103 cap. IV) 12 luglio 1658
Mro Silvio Giosafatti Scalpellino scudi venticinque met sono
a buon conto per il lavoro del cornicione del Palazzo e ci di
straordinario con buona grazia di Monsignor che cos lordini de
li SSri Donato Pettinelli e Carlo Cinerotti Deputati in []
(DOC. 227) (Nota 103 cap. IV) 20 settembre 1658
Silvio Giosafatti scudi venti met sono Mro Giacomo Molinetti
per aver alzato e composto il portone del nostro Palazzo e ci
di straordinario con buona gratia di Monsignor Illustrissimo Go-
vernatori dordini delli SSri. Carlo Cinerotti e Donato Pettinelli
Deputati n.ri [] 20 settembre 1658
(DOC. 228) (Nota 103 cap. IV) 12 ottobre 1658
Mro Silvio Giosafatti scalpellino scudi ventidue met sono per
278 Salvatore Di Liello
saldo del cornicione del Portone del Nro Palazzo e ci di straor-
dinario con buona gratia del Consiglio Illustrissimo Governatore
[] 12 ottobre 1658.
(DOC. 229) (Nota 99 Cap. IV) BOLLETTINI PER LA FAB-
BRICA ANZIANALE
Disegno di Nicola Lenti
Le iscrizioni sul disegno:
a dx scritto in verticale Cantonata verso il domo.
Nel corpo della facciata: Facciata vecchia del Palazzo Anzianale
sulArringo
(Qui riportata a mano lattestazione del Lenti:
Io Nicola Lenti di et di anni 66 certico essere questa la facciata
vecchia del Palazzo Anzianale.
Io cesare Marchiati fui presente allattestazione fatta dal Sr. Ni-
cola lenti sua propria mano
Io Gio Battista Savini fui presente a [] mano propria
[Sul v. del foglio riportato:]
Disegno della facciata del Palazzo Anzianale verso lArringo fatta
dal signor Nicola Lenti il d 22 luglio 1711
(DOC. 230) A d 10 marzo 1695
Mro Giuseppe Giosafatti scudi dieci conto delli cornicioni
da farsi per la fabrica, e ci delli denari assignati alla medesima
[] dali SSri Vittone Antonelli, Silvio Alcitriati e Lorenzo Ciuni
deputati.
(DOC. 231) A d 17 dicembre 1695
Mro Antonio e mro Domenico posti scudi vintidui, orini ven-
tinove []muraglia nelli fundamenti della nova fabrica posato
sino al zoccolo come per misura di mro Gioseppe Giosafatti,
da segnarsi detti denari.
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Gli studi sullarchitettura napoletana del Cinquecento hanno rivolto scarsa attenzione allopera di
Giovan Battista Cavagna, per molti una gura decorosa ma priva di impeti creativi. Lopinione
rientra in una linea storiograca incline a trascurare autori consapevolmente lontani dalla speri-
mentazione come il Cavagna, che non aliment la svolta dellarchitettura napoletana dopo il lungo
attardarsi del Rinascimento. Il riesame delle sue opere, quelle note e altre sinora sconosciute o tra-
scurate, avvalora una revisione del giudizio orientata a riconoscere nellassenza di impeti creativi
i tratti di un linguaggio conciso, non una ridotta capacit inventiva.
Nella Roma di Antonio da Sangallo il Giovane, e nel clima austero della riforma cattolica al suo
esordio, matura il misurato classicismo del Cavagna, sempre attento allosservanza delle regole
albertiane, costante ispirazione delle sue opere no alle ultime realizzazioni marchigiane. Solennit
e magnicenza saranno sempre determinate dal controllo matematico dello spazio, mai dallesube-
ranza formale: come a Napoli, a Macerata, ad Ascoli Piceno e a Fano, i suoi non sono impeti, ma
sempre rigorose riessioni.
Salvatore Di Liello docente di Storia dellarchi-
tettura moderna dellUniversit degli Studi di Napoli
Federico II. Ha svolto ricerche di storia dellarchi-
tettura, della citt e del paesaggio con particola-
re riferimento al rapporto tra memoria dellantico
e iconograa. Ha pubblicato, fra gli altri, i volumi
Storia di Procida. Territorio, spazi urbani, tipologia
edilizia (1994); J.J. Lalande. Torino. Suggestioni di
una capitale (1994); Le cattedrali della Campania.
Architettura e liturgia del Concilio Vaticano II (2003);
Il castello Barbarossa di Anacapri (2004); Il paesag-
gio dei Campi Flegrei. Realt e metafora (2005).