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Emergenza educazione in sanit.

Unesperienza didattica nella Facolt di Medicina.


Abstract.
Leducazione a guardare laltro come persona un fattore determinante del lavoro in ambito
sanitario, ma anche tale richiamo, inteso come motivazione morale generica allagire professionale,
sembra insufficiente. Lambito educativo deve tentare di superare un atteggiamento autoreferenziale
ed aprire le porte a risorse essenziali. Utile a questo proposito una possibilit offerta
dallordinamento didattico della Facolt di Medicina che prevede la istituzione di attivit didattiche
elettive. Si tratta di uno spazio di sussidiariet che pu essere utilizzato fruttuosamente da docenti e
studenti affinch questioni critiche relative alla nostra professione non siano ricacciate nellambito
puramente soggettivo, ma siano oggetto di affronto culturalmente sistematico.
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Introduzione.

Dinanzi al complesso scenario della sanit e delle questioni relative a vita e salute, da pi parti si
guarda alleducazione come al nodo da sciogliere, il punto su cui far leva per innescare un
meccanismo positivo di ripresa.
In effetti, gli studenti in Medicina rendono evidente laffermazione che leducazione una reale
emergenza. Chiunque abbia contatto anche solo episodico con questo ambito si rende conto di come
il percorso formativo degli studenti rischi spesso di annullare lapertura al significato del lavoro che
si preparano a compiere. Le questioni critiche relative a salute e morte vengono ricacciate
nellambito soggettivo. Ci accorgiamo che spesso gli studenti vengono appiattiti sullansia di
rincorrere una professionalit mai definita, sempre incompleta, col risultato di lasciarli incerti e
culturalmente dipendenti da chi sostiene di detenere i criteri di tale professionalit.

Ma questo forse perch non si fa cenno al fatto che il malato va considerato nella sua interezza?
No. Tutti i docenti, nel corso delle loro lezioni, si riferiscono al malato da non considerare come un
numero, al malato da chiamare per nome e non secondo la patologia da cui affetto.
Daltronde, chi oserebbe o avrebbe interesse a dire il contrario?
Purtroppo, anche il richiamo a guardare laltro come una persona, inteso come motivazione morale
generica allagire professionale (1), suona insufficiente, un intervento cosmetico. In fondo, non
ragionevole.
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Una opportunit didattica che compie dieci anni.

A questo riguardo, una importante occasione viene offerta dallo stesso ordinamento didattico della
Facolt di Medicina che prevede le Attivit Didattiche Elettive (ADE). Si tratta di quello che
potremmo a ragione definire uno spazio di sussidiariet in ambito didattico (2). La normativa,
infatti, definisce un quadro nel quale liberamente un gruppo di docenti pu proporre un corso di
lezioni su temi non appartenenti al core curriculum. Usualmente questi corsi vengono proposti per
approfondire argomenti sui quali non c tempo per soffermarsi nei corsi ufficiali o per soddisfare
esigenze di iniziale super-specializzazione da parte di studenti gi orientati. Ci sembra per, e
lesperienza ormai di dieci anni di corso ce lo conferma, che queste ADE possano essere lo spazio
nel quale affrontare in maniera culturalmente sistematica le questioni relative al significato del
nostro lavoro in una prospettiva che valorizzi quella risorsa centrale dal punto di vista antropologico
che lesperienza cristiana. Cos stato per noi con la istituzione del corso Il contributo della
esperienza cristiana alla professionalit medica che ormai da dieci anni un corso ufficiale del
corso di laurea in Medicina e che si sviluppa in sei - otto lezioni tenute da un pool di docenti (in
gran parte esterni alla facolt), con tanto di libro di testo, crediti assegnati, camicia desame e voto
sul libretto (3).

Diciamo subito che non un corso di etica medica. I temi sono vari, dal concetto di salute, al
sistema qualit in medicina, alla storia degli ospedali, fino alle considerazioni sul dolore, ma il
tentativo quello di creare occasioni nelle quali gli studenti siano esposti allincontro con medici
che vivono la tensione ad aprire la realt della loro professione ad un legame educativo, consapevoli
che il nostro lavoro sostenuto e modulato dal modo con cui guardo laltro, da una antropologia.
Oggi si parla tanto di come sia importante guardare il malato come persona nella sua interezza e
di come questo sia essenziale per la bont anche tecnica del gesto professionale (non ripariamo
macchine guaste), ma perch dovrei guardare laltro come persona e farmi carico della fatica e
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delle conseguenze che ci comporta ? Dinanzi a questa domanda, lesperienza cristiana si pone
come risorsa nella quale questo atteggiamento (da tutti auspicato) acquista ragionevolezza e quindi
energia e permanenza. Come documentato anche dal dato storico: la medicina come la conosciamo
oggi con le sue esigenze di universalit e di attenzione alla persona, nasce quando compare un tipo
umano che ha le ragioni per guardare laltro fraternamente. Il tentativo del corso quello di cogliere
come lincontro con la compagnia cristiana e latteggiamento umano che ne nasce, compia questo
aspetto fraterno che nel gesto medico implicito ed essenziale e ne sostenga quindi la qualit anche
tecnica.

Le modalit di attivazione del corso sono semplici. Occorre innanzitutto un coordinatore (che pu
essere anche un ricercatore) che propone il corso insieme ad almeno un altro docente della facolt.
La segreteria del Corso di Laurea dispone di appositi modelli da compilare con il profilo del corso
che si vuole proporre, lo schema in grandi linee degli orari, dei temi e della loro rilevanza. Il
calendario completo e dettagliato delle lezioni non va organizzato in questa fase, ma
successivamente alla approvazione e potr includere anche lezioni o seminari tenuti da esperti
anche non appartenenti alla facolt. La richiesta viene quindi vagliata da una commissione del
Consiglio di Corso di Laurea che per i corsi che rappresentano proposte meno usuali tende a
convocare il coordinatore per discutere i dettagli della proposta.


Rimettere in campo una risorsa essenziale.

Cosa pu chiedere la commissione che deve approvare la proposta ? La proposta classica quella di
accorpare il corso con uno qualsiasi dei corsi di etica medica. Questa loccasione per chiarire alla
commissione (e a se stessi) che lintento del corso assolutamente distante da quello di un corso di
etica, ma vuole essere invece loccasione di incontro con docenti che testimoniano agli studenti
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cosa rende ragionevole e permanente nella loro attivit professionale quello sguardo fraterno verso
laltro che tutti auspicano in tutto lambito sanitario.
Altra obiezione classica quella di chi sostiene che aprire uno spazio a questo genere di corsi
provocherebbe un diluvio di richieste da parte di tutti i gruppi e gruppuscoli di varia estrazione
culturale e religiosa. Anche questa obiezione si discute chiarendo che tale prospettiva per quanto
purtroppo poco probabile, non sarebbe da disprezzare in quanto asseconderebbe proprio lo spirito di
tali attivit didattiche che si pongono lo scopo di ampliare gli orizzonti della formazione. Resta
inoltre da sottolineare il fatto che anche da un punto di vista storico, non c dubbio sul rilievo
assolutamente unico e determinante dellesperienza cristiana sullo sviluppo del lavoro in ambito
sanitario. Elemento dirimente, infine, rappresentato dal fatto che tali attivit didattiche si attivano
effettivamente solo se almeno alcuni studenti esercitano lopzione. In caso contrario il corso decade
e tale vaglio si ripete ogni anno. E il cliente-studente che decide della utilit e quindi della
sopravvivenza del singolo corso.
Altra obiezione classica quella sulla laicit degli Atenei pubblici. A parte tutto il contributo al
chiarimento di cosa vuol dire laicit che le recenti discussioni ci hanno fornito (4), resta da chiarire
che lintento del corso non quello di fare catechismo, ma quello di rimettere in campo una
risorsa, un contributo alla comprensione della nostra professione, aprendo lo spazio della ragione
spesso reso angusto da atteggiamenti autoreferenziali. Una risorsa ed un contributo di evidente
rilevanza e al quale gli studenti si espongono solo se vogliono.

In effetti, laspetto veramente inatteso stato proprio la risposta degli studenti. Lofferta didattica
nella nostra facolt enorme e ogni studente ha una possibilit ovviamente limitata di scelta.
Eppure ladesione media stata di oltre quaranta studenti lanno su un bacino di potenziali utenti al
primo anno di circa 250 studenti. Alcune lezioni, grazie anche alla collaborazione degli studenti,
sono state raccolte in un volume di atti (5) e numeroso materiale didattico gi disponibile.

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Unopportunit nuova, quindi, che ci auguriamo possa essere raccolta anche in altri atenei e in altri
ambiti di formazione professionale come possibilit di collaborazione (e non solo con i medici) per
porre una domanda radicale sulla propria professionalit. E ci non perch si senta il bisogno di
aggiungere qualche seminario ai mille che gi si fanno, ma perch amiamo il nostro lavoro e
vogliamo crescere nella ragione che lo sostiene e lo rende possibile e utile alluomo.

Bibliografia.
1) Medical Professionalism Project. Medical professionalism in the new millennium: a physicians
charter. The Lancet 2002, 359:520-522 and Annals of Internal Medicine 2002, 136:243-246
2) Sito internet: www.medicina.unina.it
3) Sito internet: www.medicina.unina.it (campi: didattica, laurea specialistica in medicina, elenco
ADE)
4) Benedetto XVI. Incontro con il mondo della cultura al Collge des Bernardins, 12 settembre
2008, Parigi
5) Del Puente A, Esposito A. Il contributo dellesperienza cristiana alla professionalit medica.
Edizioni di Pagina, Bari, 2002.
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