Sei sulla pagina 1di 136

Biografia preghiere

San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 1




San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia
4 ottobre
Assisi, 1181/2 - Assisi, la sera del 3 ottobre 1226


Festa di san Francesco, che, dopo una spensierata giovent,
ad Assisi in Umbria si convert ad una vita evangelica, per
servire Ges Cristo che aveva incontrato in particolare nei
poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Un a s in
comunit i Frati Minori. A tutti, itinerando, predic l'amore di
Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come
nelle azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla
nuda terra.

San Francesco d'Assisi, al secolo Giovanni di Pietro Bernardone
(Assisi, 1181 o 1182; Assisi, 3 ottobre 1226) stato un frate e
fondatore italiano della famiglia religiosa che da lui prende il nome.
patrono d'Italia e uno dei santi pi conosciuti nel mondo.

Francesco nacque ad Assisi nel 1182, nel pieno del fermento dell'et comunale. Figlio di mercante, da
giovane aspirava a entrare nella cerchia della piccola nobilt cittadina. Di qui la partecipazione alla
guerra contro Perugia e il tentativo di avviarsi verso la Puglia per partecipare alla crociata. Il suo
viaggio, tuttavia, fu interrotto da una voce divina che lo invit a ricostruire la Chiesa. E Francesco
obbed: abbandonati la famiglia e gli amici, condusse per alcuni anni una vita di penitenza e
solitudine in totale povert. Nel 1209, in seguito a nuova ispirazione, inizi a predicare il Vangelo
nelle citt mentre si univano a lui i primi discepoli insieme ai quali si rec a Roma per avere dal Papa
l'approvazione della sua scelta di vita. Dal 1210 al 1224 peregrin per le strade e le piazze d'Italia e
dovunque accorrevano a lui folle numerose e schiere di discepoli che egli chiamava frati, fratelli.
Accolse poi la giovane Chiara che diede inizio al secondo ordine francescano, e fond un terzo
ordine per quanti desideravano vivere da penitenti, con regole adatte per i laici. Mor nella notte tra
il 3 e il 4 ottobre del 1228. Francesco una delle grandi figure dell'umanit che parla a ogni
generazione. Il suo fascino deriva dal grande amore per Ges di cui, per primo, ricevette le stimmate,
segno dell'amore di Cristo per gli uomini e per l'intera creazione di Dio.

Patronato: Italia, Ecologisti, Animali, Uccelli, Commercianti, Lupetti/Coccin. AGESCI

Etimologia: Francesco = libero, dall'antico tedesco

Emblema: Lupo, Uccelli

Martirologio Romano: Memoria di san Francesco, che, dopo una spensierata giovent, ad Assisi in
Umbria si convert ad una vita evangelica, per servire Ges Cristo che aveva incontrato in particolare
nei poveri e nei diseredati, facendosi egli stesso povero. Un a s in comunit i Frati Minori. A tutti,
itinerando, predic lamore di Dio, fino anche in Terra Santa, cercando nelle sue parole come nelle
azioni la perfetta sequela di Cristo, e volle morire sulla nuda terra.

Nel suo 'Testamento' scritto poco prima di morire, Francesco annot: Nessuno mi insegnava quel
che io dovevo fare; ma lo stesso Altissimo mi rivel che dovevo vivere secondo il Santo Vangelo.
Per questo considerato il pi grande santo della fine del Medioevo; egli fu una figura sbocciata
completamente dalla grazia e dalla sua interiorit, non spiegabile per niente con l'ambiente
spirituale da cui proveniva.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 2

Ma proprio a lui tocc in un modo provvidenziale, di dare la risposta agli interrogativi pi profondi
del suo tempo.
Avendo messo in chiara luce con la sua vita i principi universali del Vangelo, con una semplicit e
amabilit stupefacenti, senza imporre mai nulla a nessuno, ebbe un influsso straordinario, che dura
tuttora, non solo nel mondo cristiano ma anche al di fuori di esso.
Origini e giovent
Francesco, l'apostolo della povert, in effetti era figlio di ricchi, nacque ad Assisi nei primi del 1182 da
Pietro di Bernardone, agiato mercante di panni e dalla nobile Giovanna detta la Pica, di origine
provenzale. Secondo le Fonti Francescane la nascita potrebbe per datarsi all'estate o all'autunno
1181.
In omaggio alla nascita di Ges, la religiosissima madonna Pica, volle partorire il bambino in una
stalla improvvisata al pianterreno della casa paterna, in seguito detta la stalletta o Oratorio di s.
Francesco piccolino, ubicata presso la piazza principale della citt umbra. La madre in assenza del
marito Pietro, impegnato in un viaggio di affari in Provenza, lo battezz con il nome di Giovanni, in
onore del Battista; ma ritornato il padre, questi volle aggiungergli il nome di Francesco che prevarr
poi sul primo.
Questo nome era l'equivalente medioevale di 'francese' e fu posto in omaggio alla Francia, meta dei
suoi frequenti viaggi e occasioni di mercato; disse s. Bonaventura suo biografo: per destinarlo a
continuare il suo commercio di panni franceschi; ma forse anche in omaggio alla moglie francese,
ci spiega la familiarit con questa lingua da parte di Francesco, che l'aveva imparata dalla madre.
Crebbe tra gli agi della sua famiglia, che come tutti i ricchi assisiani godeva dei tanti privilegi
imperiali, concessi loro dal governatore della citt, il duca di Spoleto Corrado di Ltzen.
Come istruzione aveva appreso le nozioni essenziali presso la scuola parrocchiale di San Giorgio e le
sue cognizioni letterarie erano limitate; ad ogni modo conosceva il provenzale ed era abile nel
mercanteggiare le stoffe dietro gli insegnamenti del padre, che vedeva in lui un valido collaboratore e
l'erede dell'attivit di famiglia.
Non alto di statura, magrolino, i capelli e la barbetta scura, Francesco era estroso ed elegante,
primeggiava fra i giovani, amava le allegre brigate, spendendo con una certa prodigalit il denaro
paterno, tanto da essere acclamato rex iuvenum (re dei conviti) che lo poneva alla direzione delle
feste.
Combattente e sua conversione
Con la morte dell'imperatore di Germania Enrico IV (1165-1197) e l'elezione a papa del card. Lotario di
Segni, che prese il nome di Innocenzo III (1198-1216), gli scenari politici cambiarono; il nuovo papa
sostenitore del potere universale della Chiesa, prese sotto la sua sovranit il ducato di Spoleto
compresa Assisi, togliendolo al duca Corrado di Ltzen.
Ci port ad una rivolta del popolo contro i nobili della citt, asserviti all'imperatore e sfruttatori dei
loro concittadini, essi furono cacciati dalla rocca di Assisi e si rifugiarono a Perugia; poi con l'aiuto
dei perugini mossero guerra ad Assisi (1202-1203).
Francesco, con lo spirito dell'avventura che l'aveva sempre infiammato, si butt nella lotta fra le due
citt cos vicine e cos nemiche.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 3

Dopo la disfatta subita dagli assisiani a Ponte San Giovanni, egli fu fatto prigioniero dai perugini a
fine 1203 e rest in carcere per un lungo terribile anno; dopo che i suoi familiari ebbero pagato un
consistente riscatto, Francesco ritorn in famiglia con la salute ormai compromessa.
La madre lo cur amorevolmente durante la lunga malattia; ma una volta guarito egli non era pi
quello di prima, la sofferenza aveva scavato nel suo animo un'indelebile solco, non sentiva pi
nessuna attrattiva per la vita spensierata e i suoi antichi amici non potevano pi stimolarlo.
Come ogni animo nobile del suo tempo, pens di arruolarsi nella cavalleria del conte Gualtiero di
Brenne, che in Puglia combatteva per il papa; ma giunto a Spoleto cadde in preda ad uno strano
malessere e la notte ebbe un sogno rivelatore con una voce misteriosa che lo invitava a servire il
padrone invece che il servo e quindi di ritornare ad Assisi.
Colpito dalla rivelazione, torn alla sua citt, accolto con preoccupazione dal padre e con una certa
disapprovazione di buona parte dei concittadini.
Lasci definitivamente le allegre brigate per dedicarsi ad una vita d'intensa meditazione e piet,
avvertendo nel suo cuore il desiderio di servire il gran Re, ma non sapendo come; and anche in
pellegrinaggio a San Pietro in Roma con la speranza di trovare chiarezza. Ritornato deluso ad Assisi,
continu nelle opere di carit verso i poveri ed i lebbrosi, ma fu solo nell'autunno 1205 che Dio gli
parl; era assorto in preghiera nella chiesetta campestre di San Damiano e mentre fissava un
crocifisso bizantino, ud per tre volte questo invito: Francesco va' e ripara la mia chiesa, che come
vedi, cade tutta in rovina.
Pieno di stupore, Francesco interpret il comando come riferendosi alla cadente chiesetta di San
Damiano, pertanto si mise a ripararla con il lavoro delle sue mani, utilizzando anche il denaro
paterno.
A questo punto il padre, considerandolo ormai irrecuperabile, anzi pericoloso per s e per gli altri, lo
denunzi al tribunale del vescovo come dilapidatore dei beni di famiglia; notissima la scena in cui
Francesco denudatosi dai vestiti, li restitu al padre mentre il vescovo di Assisi Guido II, lo copriva
con il mantello, a significare la sua protezione.
Il giovane fu affidato ai benedettini con la speranza che potesse trovare nel monastero la
soddisfazione alle sue esigenze spirituali; i rapporti con i monaci furono buoni, ma non era quella la
sua strada e ben presto riprese la sua vita di araldo di Ges re, indoss i panni del penitente e prese
a girare per le strade di Assisi e dei paesi vicini, pregando, servendo i pi poveri, consolando i
lebbrosi e ricostruendo oltre San Damiano, le chiesette diroccate di San Pietro alla Spira e della
Porziuncola.
La vocazione alla povert e l'inizio della sua missione
Nell'aprile del 1208, durante la celebrazione della Messa alla Porziuncola, ascoltando dal celebrante
la lettura del Vangelo sulla missione degli Apostoli, Francesco comprese che le parole di Ges
riportate da Matteo (10, 9-10) si riferivano a lui: Non procuratevi oro, n argento, n moneta di rame
nelle vostre cinture, n bisaccia da viaggio, n due tuniche, n sandali, n bastone, perch l'operaio
ha diritto al suo nutrimento. E in qualunque citt o villaggio entriate, fatevi indicare se ci sia qualche
persona degna, e l rimanete fino alla vostra partenza.
Era la risposta alle sue preghiere e domande che da tempo attendeva; comprese allora che le parole
del Crocifisso a San Damiano non si riferivano alla ricostruzione del piccolo tempio, ma al
rinnovamento della Chiesa nei suoi membri; depose allora i panni del penitente e prese la veste
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 4

minoritica, cingendosi i fianchi con una rude corda e coprendosi il capo con il cappuccio in uso
presso i contadini del tempo e camminando a piedi scalzi.
Inizi cos la vita e missione apostolica, sposando madonna Povert tanto da essere poi definito il
Poverello di Assisi, predicando con l'esempio e la parola il Vangelo come i primi apostoli. Francesco
apparve in un momento particolarmente difficile per la vita della Chiesa, travagliata da continue crisi
provocate dal sorgere di movimenti di riforma ereticali e lotte di natura politica, in cui il papato era
allora uno dei massimi protagonisti.
In un ambiente corrotto da ecclesiastici indegni e dalle violenze della societ feudale, egli non prese
alcuna posizione critica, n aspir al ruolo di riformatore dei costumi morali della Chiesa, ma ad essa
si rivolse sempre con animo di figlio devoto e obbediente. Rendendosi interprete di sentimenti
diffusi nel suo tempo, prese a predicare la pace, l'uguaglianza fra gli uomini, il distacco dalle
ricchezze e la dignit della povert, l'amore per tutte le creature di Dio e al disopra di ogni cosa, la
venuta del regno di Dio.
Inizio dell'Ordine dei Frati Minori
Ben presto attirati dalla sua predicazione, si affiancarono a Francesco, quelli che sarebbero diventati
suoi inseparabili compagni nella nuova vita: Bernardo di Quintavalle un ricco mercante, Pietro
Cattani dottore in legge, Egidio contadino e poco dopo anche Leone, Rufino, Elia, Ginepro ed altri
fino al numero di dodici, proprio come gli Apostoli, formanti una specie di 'fraternit' di chierici e
laici, che vivevano alla luce di un semplice proposito di ispirazione evangelica.
Il loro era un vivere alla lettera il Vangelo, senza preoccupazioni teologiche e senza ambizioni
riformatrici o contestazioni morali, indicando cos una nuova vita a chi voleva vivere in carit e
povert all'interno della Chiesa; per la loro obbedienza alla gerarchia ecclesiastica, il vescovo di Assisi
Guido prese a proteggerli, seguendoli con interesse e permettendo loro di predicare.
Ai primi del 1209 il gruppo si riuniva in una capanna nella localit di Rivotorto, nella pianura
sottostante la citt di Assisi, presso la Porziuncola, iniziando cos la prima scuola di formazione,
dove durante un intero anno Francesco trasmise ai compagni il suo carisma, alternando alla
preghiera, l'assistenza ai lebbrosi, la questua per sostenersi e per riparare le chiese danneggiate.
Giacch ormai essi sconfinavano fuori dalla competenza della diocesi, e ci poteva procurare
problemi, il vescovo Guido consigli Francesco e il suo gruppo di recarsi a Roma dal papa Innocenzo
III per farsi approvare la prima breve Proto-Regola del nuovo Ordine dei Frati Minori.
Regola che fu approvata oralmente dal papa, dopo un suggestivo incontro con il gruppetto, vestito
dalla rozza tunica e scalzo, colpito fra l'altro da quel giovane piccolo dagli occhi ardenti; nacque
cos ufficialmente l'Ordine dei Frati Minori, che riceveva la tonsura entrando a far parte del clero;
sembra che in quest'occasione Francesco abbia ricevuto il diaconato.

Chiara e le clarisse
Tutta Assisi parlava delle 'bizzarie' del giovane Francesco, che viveva in povert con i compagni
laggi nella pianura e che spesso saliva in citt a predicare il Vangelo con il permesso del vescovo,
augurando a tutti pace e bene; nella primavera del 1209 aveva predicato perfino nella cattedrale di
S. Rufino, dove nell'attigua piazza abitava la nobile famiglia degli Affreduccio e sicuramente in
quell'occasione, fra i fedeli che ascoltavano, c'era la giovanissima figlia Chiara. Colpita dalle sue
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 5

parole, prese ad innamorarsi dei suoi ideali di povert evangelica e cominci a contattarlo,
accompagnata dall'amica Bona di Guelfuccio e inviandogli spesso un poco di denaro. Nella notte
seguente la Domenica delle Palme del 1211, abbandon di nascosto il suo palazzo e correndo al buio
attraverso i campi, giunse fino alla Porziuncola dove chiese a Francesco di dargli Dio, quel Dio che
lui aveva trovato e col quale conviveva.
Francesco, davanti all'altare della Vergine, le tagli la bionda e lunga capigliatura (ancora oggi
conservata) consacrandola al Signore. Poi l'accompagn al monastero delle benedettine a Bastia, per
sottrarla all'ira dei parenti, i quali dopo un colloquio con Chiara che mostr loro il capo senza capelli,
si convinsero a lasciarla andare. Successivamente Chiara e le compagne che l'avevano raggiunta, si
spost dopo alterne vicende, nel piccolo convento annesso alla chiesetta di San Damiano, dove nel
1215 a 22 anni Chiara fu nominata badessa; Francesco dett alle Povere donne recluse di S. Damiano
(il nome 'Clarisse' fu preso dopo la morte di s. Chiara) una prima Regola di vita, sostituita pi tardi
da quella della stessa santa. Chiara con le compagne, sar l'incarnazione al femminile dell'ideale
francescano, a cui si assoceranno tante successive Congregazioni di religiose.
L'ideale missionario
Francesco non desider solo per s e i suoi frati, l'evangelizzazione del mondo cristiano deviato dagli
originari principi evangelici, ma anche raggiungere i non credenti, specie i saraceni, come venivano
chiamati allora i musulmani.
Se in quell'epoca i rapporti fra il mondo cristiano e quello musulmano erano tipicamente di lotta,
Francesco volle capovolgere questa mentalit, vedendo per primo in loro dei fratelli a cui annunciare
il Vangelo, non con le armi ma offrendolo con amore e se necessario subire anche il martirio.
Mand per questo i suoi frati prima dai Mori in Spagna, dove vennero condannati a morte e poi
graziati dal Sultano e dopo in Marocco, dove il gruppo di frati composti da Berardo, Pietro, Accursio,
Adiuto, Ottone, mentre predicavano, furono arrestati, imprigionati, flagellati e infine decapitati il 16
gennaio 1220.
Il ritorno in Portogallo dei corpi dei protomartiri, suscit la vocazione francescana nell'allora
canonico regolare di S. Agostino, il dotto portoghese e futuro santo, Antonio da Padova.
Francesco non si scoraggi, nel 1219-1220 volle tentare personalmente l'impresa missionaria diretto in
Marocco, ma una tempesta spinse la nave sulla costa dalmata, il secondo tentativo lo fece arrivare in
Spagna, occupata dai musulmani, ma si ammal e dovette tornare indietro, infine un terzo tentativo
lo fece approdare in Palestina, dove si present al sultano egiziano Al-Malik al Kamil nei pressi del
fiume Nilo, che lo ricevette con onore, ascoltandolo con interesse; il sultano non si convert, ma
Francesco pot dimostrare che il dialogo dell'amore poteva essere possibile fra le due grandi religioni
monoteiste, dalle comuni origini in Abramo.

La seconda Regola
Verso la met del 1220, Francesco dovette ritornare in Italia per rimettere ordine fra i suoi frati,
cresciuti ormai in numero considerevole, per cui l'originaria breve Regola era diventata insufficiente
con la sua rigidit.
Il Poverello non aveva inteso fondare conventi ma solo delle 'fraternit', piccoli gruppi di fratelli che
vivessero in mezzo al mondo, mostrando che la felicit non era nel possedere le cose ma nel vivere in
perfetta armonia secondo i comandamenti di Dio.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 6

Ma la folla di frati ormai sparsi per tutta l'Italia, poneva dei problemi di organizzazione, di
formazione, di studio, di adattamento alle necessit dell'apostolato in un mondo sempre in
evoluzione; quindi il vivere in povert non poteva condizionare gli altri aspetti del vivere nel mondo.
Nell'affollato capitolo delle stuoia, tenutosi ad Assisi nel 1221, Francesco autorizz il dotto Antonio
venuto da Lisbona, d'insegnare ai frati la sacra teologia a Bologna, specie a quelli addetti alla
predicazione e alle confessioni.
La nuova Regola fu dettata da Francesco a frate Leone, accolta con soddisfazione dal cardinale
protettore dell'Ordine, Ugolino de' Conti, futuro papa Gregorio IX e da tutti i frati; venne approvata
il 29 novembre 1223 da papa Onorio III.
In essa si ribadiva la povert, il lavoro manuale, la predicazione, la missione tra gl'infedeli e
l'equilibrio tra azione e contemplazione; si permetteva ai frati di avere delle Case di formazione per i
novizi, si stemper un poco il concetto di divieto della propriet.

Il presepe vivente di Greccio
La notte del 24 dicembre 1223, Francesco si sent invadere il cuore di tenerezza e di slancio volle
rivivere nella selva di Greccio, vicino Rieti, l'umile nascita di Ges Bambino con figure viventi.
Nacque cos la bella e suggestiva tradizione del Presepio nel mondo cristiano, che sar ripresa
dall'arte e dalla devozione popolare lungo i secoli successivi, con l'apporto dell'opera di grandi artisti,
tale da costituire un filone dell'arte a s stante, comprendenti orafi, scenografi, pittori, scultori,
costumisti, architetti; il cui apice per magnificenza, realismo, suggestivit, si ammira nel Presepe
settecentesco napoletano.

Il suo Calvario personale
Ormai minato nel fisico per le malattie, per le fatiche, i continui spostamenti e digiuni, Francesco fu
costretto a distaccarsi dal mondo e dal governo dell'Ordine, che aveva creato pur non avendone
l'intenzione.
Nell'estate del 1224 si ritir sul Monte della Verna (Alverna) nel Casentino, insieme ad alcuni dei suoi
primi compagni, per celebrare con il digiuno e intensa partecipazione alla Passione di Cristo, la
Quaresima di San Michele Arcangelo.
La mattina del 14 settembre, festa della Esaltazione della Santa Croce, mentre pregava su un fianco
del monte, vide scendere dal cielo un serafino con sei ali di fiamma e di luce, che gli si avvicin in
volo rimanendo sospeso nell'aria.
Fra le ali del serafino, Francesco vide lampeggiare la figura di un uomo con mani e piedi distesi e
inchiodati ad una croce; quando la visione scomparve lasci nel cuore di Francesco un ammirabile
ardore e nella carne i segni della crocifissione; per la prima volta nella storia della santit cattolica, si
era verificato il miracolo delle stimmate.
Disceso dalla Verna, visibilmente dolorante e trasformato, volle ritornare ad Assisi; era anche
prostrato da varie malattie, allo stomaco, alla milza e al fegato, con frequenti emottisi, inoltre la vista
lo stava lasciando, a causa di un tracoma contratto durante il suo viaggio in Oriente.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 7


Il lungo declino fisico, il Cantico delle creature, la morte

Dopo le ultime prediche all'inizio del 1225, Francesco si rifugi a San Damiano, nel piccolo convento
annesso alla chiesetta da lui restaurata tanti anni prima e dove viveva Chiara e le sue suore.
E in questo suggestivo e spirituale luogo di preghiera, egli compose il famoso Cantico di frate Sole o
Cantico delle Creature, sublime poesia, ove si comprende quanto Francesco fosse penetrato nella
pi intima realt della natura, contemplando sotto ogni creatura l'adorabile presenza di Dio.
Se la fede gli aveva fatto riscoprire la fratellanza universale degli uomini, tutti figli dello stesso Padre,
nel 'Cantico' egli coglieva il legame d'amore che lega tutte le creature, animate ed inanimate, tra loro
e con l'uomo, in un abbraccio planetario di fratelli e sorelle che hanno un solo scopo, dare gloria a
Dio.
In questo periodo, ospite per un certo tempo nel palazzo vescovile, dett anche il suo famoso
'Testamento', l'ultimo messaggio d'amore del Poverello ai suoi figli, affinch rimanessero fedeli a
madonna Povert.
Poi per l'interessamento del cardinale Ugolino e di frate Elia, Francesco accett di sottoporsi alle
cure dei medici della corte papale a Rieti; poi ancora a Fabriano, Siena e Cortona, ma nell'estate del
1226 non solo non era migliorato, ma si fece sempre pi evidente il sorgere di un'altra grave malattia,
l'idropisia.
Dopo un'altra sosta a Bagnara sulle montagne vicino a Nocera Umbra, perch potesse avere un po' di
refrigerio, i frati visto l'aggravarsi delle sue condizioni, decisero di trasportarlo ad Assisi e su sua
richiesta all'amata Porziuncola, dove a tarda sera del 3 ottobre 1226, Francesco mor recitando il
salmo 141, adagiato sulla nuda terra, aveva circa 45 anni.
Le allodole, amanti della luce e timorose del buio, nonostante che fosse gi sera, vennero a roteare
sul tetto dell'infermeria, a salutare con gioia il santo, che un giorno (fra Camara e Bevagna), aveva
invitato gli uccelli a cantare lodando il Signore; e in altra occasione in un campo verso Montefalco
aveva tenuto loro una predica, che gli uccelli immobili ascoltarono, esplodendo poi in cinguetii e voli
di gioia.
La mattina del 4 ottobre, il suo corpo fu traslato con una solenne processione dalla Porziuncola alla
chiesa parrocchiale di S. Giorgio ad Assisi, dove era stato battezzato e dove aveva cominciato nel 1208
la predicazione.
Lungo il percorso il corteo si ferm a San Damiano, dove la cassa fu aperta, affinch santa Chiara e le
sue povere donne potessero baciargli le stimmate.
Nella chiesa di San Giorgio rimase tumulato fino al 1230, quando venne portato nella Basilica
inferiore, costruita da frate Elia, diventato Ministro Generale dell'Ordine.
Intanto il 16 luglio 1228, papa Gregorio IX a meno di due anni dalla morte, proclam santo il
Poverello d'Assisi, alla presenza della madre madonna Pica, del fratello Angelo e altri parenti, del
vescovo Guido di Assisi, di numerosi cardinali e vescovi e di una folla di popolo mai vista, fissandone
la festa al 4 ottobre.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 8


Il culto, Patronati
Gli episodi della sua vita e dei suoi primi seguaci, furono raccolti e narrati nei Fioretti di San
Francesco, opera di anonimo trecentesco, che contribu nel tempo alla larga diffusione del suo
culto, unitamente alla prima e seconda 'Vita', scritte dal suo discepolo Tommaso da Celano (1190-
1260), su richiesta di papa Gregorio IX.
Alcuni episodi sono entrati nell'iconografia del santo e riprodotti dall'arte, come la predica agli
uccelli, il roseto in cui si rotol per sfuggire alla tentazione, il lupo che ammans a Gubbio, il
ricevimento delle Stimmate, ecc.
patrono dell'Umbria e di molte citt, fra le quali San Francisco negli USA che da lui prese il nome;
innumerevoli sono le chiese, le parrocchie, i conventi, i luoghi pubblici che portano il suo nome;
come pure tanti altri santi e beati, venuti dopo di lui, che ebbero al battesimo o adottarono nella vita
religiosa il suo nome.
Il grande santo di Assisi, che lo storico e scrittore, don Enrico Pepe definisce Patrimonio
dell'umanit, fu riconosciuto da papa Pio XII, come il pi italiano dei santi e pi santo degli
italiani e il 18 giugno 1939, lo proclam Patrono principale d'Italia.

Il cammino dei suoi 'Frati Minori'
La Regola composta da s. Francesco su istanza del cardinale Ugolino de' Conti, futuro papa Gregorio
IX e approvata solennemente da Onorio III nel 1223, era formata da 12 capitoli, essa prescriveva una
rigida e assoluta povert, il lavoro per procurasi il cibo e l'elemosina come mezzo sussidiario di
sostentamento. Capo dell'Ordine, che si propag rapidamente al punto che, vivente ancora il
fondatore, annoverava gi 13 Province, fu un Ministro Generale. Le costituzioni furono redatte da San
Bonaventura da Bagnoregio.
Mentre ancora l'organizzazione del nuovo Movimento religioso si stava consolidando, scoppiarono i
primi contrasti. I membri dell'Ordine si divisero in due fazioni: la prima intendeva adottare forme
meno severe di vita comunitaria e prescindere dall'obbligo assoluto della povert, al fine di rendere
meno difficile lo sviluppo dell'Ordine stesso; la seconda al contrario, si proponeva di uniformarsi alla
lettera e allo spirito delle norme lasciate dal fondatore.
I numerosi tentativi per placare i dissensi non ebbero effetto, anzi questi si acuirono di pi quando
Gregorio IX con la bolla Quo elongati (1230), concesse ai frati, che presero in seguito il nome di
'Conventuali', la possibilit di ricevere beni e di amministrarli per le loro esigenze.
Nel campo opposto, correnti definite ereticali, come quelle degli spirituali e dei fraticelli,
rappresentarono l'ala estrema del francescanesimo e agitarono un programma di rinnovamento
religioso misto ad un'auspicabile rinascita politico-sociale, che sarebbe dovuto sfociare nell'avvento
del regno dello Spirito, ma si attirarono scomuniche e persecuzioni dalle autorit ecclesiastiche e
feudali.
La divisione in due Movimenti, Osservanti e Conventuali, fu sanzionata nel 1517 da papa Leone X; nel
1525 papa Clemente VII approv il nuovo ramo dei frati Cappuccini, guidato dal frate Minore
Osservante Matteo da Bascio della Marca d'Ancona, dediti ad una pi austera disciplina, povert
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 9

assoluta e vita eremitica; altre famiglie francescane riformate sorsero nei secoli (Alcantarini,
Riformati, Amadeiti) in seno o a fianco degli Osservanti, ma tutti obbedivano al Ministro Generale
dell'Osservanza.
L'Ordine francescano comprende anche il ramo femminile, le Clarisse e il Terz'Ordine dei laici o
Terziari francescani, fondati dallo stesso s. Francesco nel 1221, per raccogliere i numerosi seguaci gi
sposati e di ogni ordine sociale.
L'Ordine, ai cui membri dei diversi rami, Leone XIII nel 1897, ingiunse di prendere il nome comune
di Frati Minori, tra i pi importanti della Chiesa. Oltre alle pratiche religiose e ascetiche, essi
furono e sono dediti alla predicazione, ad un apostolato di tipo sociale in luoghi di cura, e
soprattutto all'opera missionaria.

Cantico delle Creature

Altissimo, onnipotente, bon Signore
Tue so' le laude, la gloria et l'honore
et onne benedictione.
A te solo, Altissimo, se konfanno
Et nullo homo ene digno te mentovare.
Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature,
specialmente messer lo frate sole
lo quale iorno et allumini noi per lui,
et ellu bellu e radiante, cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione.
Laudato si', mi' Signore, per sora luna e le stelle:
in celu l'i formate clarite et pretiose et belle.
Laudato si', mi' Signore, per frate vento
et per aere et nubilo et sereno et onne tempo,
per lo quale alle tue creature dai sostentamento.
Laudato si', mi' Signore, per sora acqua,
la quale molto utile et humile
et pretiosa et casta.
Laudato si', mi' Signore, per frate focu
per lo quale enallumini la nocte
ed ello bello et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra madre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato si', mi' Signore, per quelli ke perdonano
per lo tuo amore,
et sostengo' infirmitate et tribolatione.
Beati quelli ke le sosterranno in pace
ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
Laudato si', mi' Signore,
per sora nostra morte corporale
da la quale nullo homo vivente po' skappare.
Guai a quelli ke morranno ne le peccata mortali;
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 10

beati quelli ke trovar
ne le sue sanctissime volutati,
ka la morte secunda nol farr male.
Laudate et benedicete mi' Signore,
et rengratiate et serviteli
cum grande humilitate.
(S. Francesco d'Assisi)
Autore: Antonio Borrelli

Fonte santiebeati.it


Figlio di mercanti

Nacque nel 1181 o 1182 da Pietro Bernardone dei Moriconi e dalla nobile Pica Bourlemont, in una
famiglia della ricca borghesia emergente della citt di Assisi.
Sua madre gli mise il nome dell'apostolo Giovanni, ma il padre decise di chiamare il figlio Francesco,
in onore di quella terra di Francia che aveva dato alla famiglia ricchezza e benessere.
La sua casa, situata al centro della citt, era provvista di un fondaco utilizzato come negozio e
magazzino per lo stoccaggio e l'esposizione di quelle stoffe che il mercante si procurava con i suoi
frequenti viaggi in Provenza (Francia). Pietro vendeva la sua pregiata merce in tutto il territorio del
Ducato di Spoleto, che comprendeva, all'epoca, anche la citt di Assisi.
Francesco venne battezzato nella chiesa costruita in onore del patrono della citt, il martire Rufino;
nel 1036 era diventata la cattedrale.
La vita giovanile di Francesco non si dovette discostare molto da quella dei suoi coetanei. Si
preparava a seguire le orme paterne nel commercio e, come giovane cittadino, era attento e partecipe
delle vicende del suo borgo.
Dopo aver frequentato, nella chiesa di San Giorgio (attuale basilica di Santa Chiara), la scuola tenuta
dai canonici della Cattedrale, a partire dai 14 anni si dedic a pieno titolo al commercio. Vestiva
panni preziosi ed esibiva gioielli raffinati, ed era perci il partito pi ambito per le fanciulle di Assisi.
Vedendo le schiere di mendicanti che passavano davanti alla sua casa senza osare entrare nel
fondaco inizi a percepire il contrasto tra la ricchezza della sua famiglia e l'indigenza di tanta gente
della sua citt.

La guerra

Nel 1054 scoppi una prima guerra tra Assisi a Perugia; tra le due citt esisteva una rivalit
irriducibile: Perugia era papale, mentre Assisi, insieme a Foligno e Todi, era imperiale. Del 1202 la
battaglia di Collestrada, vicino a Perugia; Francesco vi partecip come i suoi coetanei.
A seguito della vittoria dei perugini Francesco venne catturato, e rimase prigioniero nelle carceri di
Perugia per un anno. La prigionia fu per lui un'esperienza fondamentale, che lo indusse ad un totale
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 11

ripensamento della sua vita. Fu in questo periodo che inizi a maturare in lui l'esigenza
insopprimibile di scoprire quel valore che riterr poi decisivo nella vita di ogni uomo: la pace donata
da Cristo.
La guerra termin nel 1203, e Francesco ottenne la libert grazie ad un trattato sui prigionieri di
guerra che, in caso di malattia, ne imponeva la liberazione dietro il pagamento di un riscatto:
incombenza a cui provvide il padre, Pietro di Bernardone.
Francesco, tornato a casa, recuper gradatamente la salute. Trascorrendo molto tempo tra i
possedimenti del padre in luoghi bellissimi e appartati, si risvegli in lui uno sguardo contemplativo
sulla natura, vista come opera mirabile di Dio.
Il desiderio di giustizia lo port l'anno seguente (1204-1205) a tentare la strada della crociata. Si
trattava di raggiungere, a Lecce, la raffinata corte di Gualtieri di Brienne, per poi muovere con gli
altri cavalieri alla volta di Gerusalemme. Era il sogno di ogni uomo: vestire una splendida armatura,
uscire dalla noiosa provincia e partire all'avventura sotto le insegne della fede cristiana d'Occidente.
Avvenne per che a Spoleto Francesco si riammal e, persuaso da una rivelazione notturna, ritorn
subito a casa.

San Damiano

Ormai Francesco non pi lo stesso di prima: rifugge la compagnia; preferisce la solitudine; si
accompagna di frequente a mendicanti e straccioni.
A Roma, dove viene mandato dal padre a vendere una partita di merce, non solo distribuisce il
denaro ricavato ai poveri, ma scambia le sue vesti con quelle di un mendicante, e si mette a chiedere
l'elemosina davanti alla porta di San Pietro.
Nel 1205, poi, nella chiesina di San Damiano ode il crocifisso che gli dice:
Francesco, non vedi che la mia casa sta crollando? Va' dunque e restauramela.
Capendo quelle parole come una richiesta di un restauro fisico della piccola chiesetta, fece incetta di
stoffe nel negozio del padre e and a Foligno a venderle; vendette anche il cavallo, torn a casa a
piedi e offr il denaro ricavato al sacerdote di San Damiano. Ci rese furente il padre, e in citt tutti
pensarono che avesse perso la testa o che fosse preda di qualche influenza maligna. Tutta la citt fu
solidale con il padre, che vedeva dissolte le speranze riposte nel figlio.

Di fronte al Vescovo
Pietro di Bernardone cerc, all'inizio, di segregare il figlio per nasconderlo alla gente. Poi, vista la sua
impotenza di fronte all'irriducibile "testardaggine" di Francesco, decise di denunciarlo ai Consoli,
non tanto per il danno economico subito, quanto piuttosto con la segreta speranza che il giovane
cambiasse atteggiamento. La colpa di Francesco prevedeva una pena molto dura: il bando dalla citt.
Il giovane, per, si appell al Vescovo, in forza di una bolla di Innocenzo III, nella quale si affermava
che nessun religioso poteva essere giudicato senza il consenso del suo superiore. Francesco si era
affidato ormai alle cure del sacerdote di San Damiano, e si considera perci uomo di Chiesa, e come
tale giudicabile solo dalle autorit ecclesiali.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 12

Tutta la citt di Assisi si radun per quel giudizio, svoltosi un giorno di gennaio o febbraio del 1206.
Il processo si svolse all'aperto, sulla piazza di Santa Maria Maggiore, davanti al palazzo del Vescovo.
"tutta Assisi" fu presente al giudizio.
Il figlio, non appena il padre fin di parlare
non sopport indugi o esitazioni, non aspett n fece parole; ma immediatamente, depose
tutti i vestiti e li restitu al padre [...] e si denud totalmente davanti a tutti dicendo al padre:
"Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d'ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre
nostro che sei nei cieli, perch in lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia
e la mia speranza".
Il vescovo Guido ricopr pudicamente Francesco e, con quest'atto di manifesta protezione, riconobbe
l'autenticit della sua vocazione e lo pose sotto la protezione della Chiesa. Francesco inizi una
nuova vita, secondo lo stile degli eremiti.

Un uomo nuovo

Agli inizi del 1207 part per Gubbio. Era inverno e probabilmente c'era molta neve.
Man mano che si allontanava dal territorio di Assisi, il Santo si espose all'attacco delle bande di
briganti: si trattava di gruppi di mercenari, privi di scrupoli, spesso al soldo del miglior pagante.
Poco prima di Caprignone, o poco dopo Valfabbrica[3] gli venne sbarrata la strada. Alla domanda su
chi fosse, Francesco rispose: "Sono l'araldo del Gran Re; vi interessa questo?". I briganti lo percossero
e lo gettarono in una fossa piena di neve, dicendo: "Stattene l, zotico araldo di Dio!". Ma Francesco,
appena i briganti furono spariti, balz fuori dalla fossa e, tutto contento, riprese a cantare a gran
voce, tessendo le lodi del Creatore di tutte le cose.
Un monastero accolse Francesco dopo l'aggressione[4], ed egli fu inviato in cucina a fare lo
sguattero, ma da l Francesco ripart quasi subito, e si incammin verso Gubbio. Il giovane aveva da
sempre qui diversi amici, ed uno di essi, Federico Spadalonga, lo accolse benevolmente e lo rivest.
Sempre a Gubbio, poi, Francesco "amante di ogni forma di umilt, si trasfer presso i lebbrosi,
restando con loro e servendo a loro tutti con somma cura"; si trattava del lebbrosario di San Lazzaro.
Nel suo Testamento, Francesco disse chiaramente che la vera svolta verso la piena conversione ebbe
inizio per lui quando si accost a quelle persone.
Durante i primi tempi, in ogni caso, Francesco non ebbe una fissa dimora. Tale situazione continu
fino al 1213, quando il beato Villano, vescovo di Gubbio e benedettino dell'abbazia di San Pietro,
concesse a Francesco, gi circondato dai suoi frati, di stabilire una loro sede nell'antica chiesa di
Santa Maria della Vittoria, che la tradizione indica come il luogo in cui Francesco ammans il lupo.

Il ritorno ad Assisi

Passati alcuni mesi dell'anno 1207 e placatosi lo scandalo sollevato dalla rinuncia dei beni paterni,
Francesco ritorna ad Assisi. Per un certo periodo se ne sta solo, impegnato a riparare alcune chiese in
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 13

rovina come San Pietro (al tempo, fuori le mura), la Porziuncola a Santa Maria degli Angeli e San
Damiano. L'alacrit e l'impegno che mette nel lavorare convince col tempo alcune persone che vanno
ad aiutarlo; riferendosi a San Damiano diceva: "Qui sorger un monastero di signore, e per la fama
della loro santa vita, sar glorificato in tutta la chiesa il nostro Padre Celeste". Le parole del Santo si
riveleranno profetiche perch di l a poco, nel 1211 (o 1212) Chiara, dopo aver vestito a Santa Maria
degli Angeli lo stesso abito religioso di Francesco, trover qui stabile dimora, fondando, a sua volta,
un Ordine femminile. Per Francesco, San Damiano ha un valore particolare. Tra le sue mura trova
sempre pace e consolazione. Nel 1225, dopo aver ricevuto le stigmate sul monte della Verna (luogo su
cui sorger l'omonimo Santuario), vi soggiorna alcuni giorni per riposarsi. Secondo la tradizione,
qui che il Frate improvvisa le prime strofe del Cantico delle Creature.

La predicazione

I primi anni della conversione sono caratterizzati dalla preghiera, dal servizio ai lebbrosi, dal lavoro
manuale e dall'elemosina. Ma nel 1208, dopo aver ascoltato la parola del Vangelo nella chiesa di San
Nicol ad Assisi, Francesco sente fermamente di dover portare la Parola di Dio per le strade del
mondo. Inizia cos la sua predicazione, dapprima nei dintorni di Assisi, poi sempre pi lontano. Ben
presto altre persone si aggregano a lui e, con le prime adesioni, si forma il primo nucleo della
comunit di frati. Uno di essi Bernardo di Quintavalle, suo amico d'infanzia. Per un breve periodo,
nel 1209 Francesco e i suoi si istallano nel "tugurio" di Rivotorto, sulla strada verso Foligno, che i frati
hanno scelto perch vicino ad un ospedale di lebbrosi. Ma il posto scelto umido e malsano e sar
presto abbandonato. Francesco, con i suoi primi compagni (frate Leone, frate Masseo, frate Elia
Bombarone, frate Ginepro, e nel 1214 i primi frati "dotti", tra cui Tommaso da Celano, uno dei
principali biografi del Santo e forse Giovanni da Pian di Carpine) si stabilisce vicino alla piccola badia
di Santa Maria degli Angeli, sulla pianura del Tescio, in localit "Porziuncola". Abbandonata in
mezzo al bosco di cerri, viene concessa a Francesco e ai suoi frati dall'Abate di San Benedetto del
Subasio, intorno al 1209. Da qui partiranno le prime missioni apostoliche verso i quattro angoli della
terra.
Nel 1210 a Roma Francesco, proponendo a papa Innocenzo III il suo Propositum o Prima Regola, ne
riceve l'approvazione per il suo "Ordo fratum minorum".
Alla Porziuncola Francesco scrive nel 1221 la Regola non bollata. La meno rigorosa Regola bollata,
viene scritta con il cardinale Ugolino d'Ostia (il futuro papa Gregorio IX) e approvata da papa Onorio
III nel 1223. Sempre alla Porziuncola si tengono i primi Capitoli Generali detti anche capitoli delle
stuoie, vi si celebra l'indulgenza del 1216 concessa a Francesco, in una visione, dallo stesso Cristo.

Pellegrino del mondo, paladino di pace

Col tempo la fama di Francesco cresce enormemente e cresce in maniera esponenziale anche la
schiera dei frati (gi 7000 in nel 1215). Nel 1217 Francesco presiede il capitolo generale di Assisi, che
organizza la grande espansione dell'ordine in Italia e invia missioni in Germania, Francia e Spagna.
La pacifica rivoluzione che il nuovo Ordine sta compiendo comincia ad essere palese a tutti. Iniziano
per anche i primi problemi: Francesco ha paura che, ingrandendosi senza controllo, la fraternit
minoritica devii dai propositi iniziali.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 14

Per dare l'esempio e per potersi dedicare completamente alla sua missione, nel 1220, tornato da un
viaggio in Egitto e in Palestina, rinuncia al governo dell'Ordine in favore dell'amico e seguace Pietro
Cattani. in questo periodo che nascono i Capitoli Generali: sorgono con l'esigenza di impostare la
vita comunitaria, di organizzare l'attivit di preghiera, di rinsaldare l'unit interna ed esterna, di
decidere nuove missioni.
Ed la Porziuncola la sede in cui si ospitano tutti i capitoli pi importanti. Il concetto di pellegrino e
uomo del mondo, comunque, rimane per Francesco uno dei capisaldi del proprio ideale di vita. Con
il risultato che la vulgi pietas e la devozione dei discepoli collegano idealmente alla tradizione biblica
e al Vangelo ogni passaggio e ogni atto del Santo in relazione ai luoghi del suo peregrinare quale
annunciatore di Cristo. A Greccio (sulla strada che da Stroncone prosegue verso il reatino), nel
Natale del 1223 Francesco rievoca la nascita di Ges Cristo e dove nata la tradizione del Presepe.
Oltre alla vita attiva Francesco sente continuamente l'esigenza di ritirarsi in posti solitari per
ritemprarsi e pregare. Ad esempio, l'eremo delle Carceri di Assisi, sulle pendici del monte Subasio,
offre al frate quel necessario silenzio e quella pace che gli consentono un pi intimo colloquio con il
Cristo.

L'Ordine Minoritico

San Francesco d'Assisi fond tre ordini riconosciuti dalla Chiesa, esistenti tutt'oggi, aventi
costituzioni proprie.
Il primo ordine quello dei frati minori, che seguono la regola approvata dal papa Onorio III, ossia la
Regola bollata (1223), che a sua volta si divide in tre rami: Frati Minori Conventuali, Frati Minori
Osservanti, e Frati Minori Cappuccini, hanno ciascuno la loro propria organizzazione e struttura
legale, ma hanno in comune San Francesco come loro Padre e Fondatore.
Il secondo ordine quello delle Clarisse fondato da Chiara d'Assisi con la Regola di San Francesco,
suore di clausura, che attualmente, come i frati, sono presenti in tutto il mondo.
Il terzo ordine nacque per i laici, o meglio per i secolari, cio coloro che pur non entrando in
convento, vivono nelle loro famiglie la spiritualit francescana. Viene chiamato Ordine Francescano
Secolare conosciuto anche come O.F.S.
Oltre al Terz'Ordine Secolare, vi anche il T.O.R., il Terz'Ordine Regolare (frati, monache e suore).
Interpretando le intenzioni di S. Francesco e adattando il suo ideale alle mutevoli realt dei tempi, a
partire dal Duecento, la Chiesa, per mezzo dei vicari di Cristo, ha continuamente emesso documenti
papali: papa Onorio III; papa Gregorio IX; papa Innocenzo IV; papa Alessandro IV; papa Urbano IV;
papa Clemente IV; papa Martino IV; papa Onorio IV; papa Nicol IV (1289); papa Celestino IV; papa
Bonifacio VIII (1295); papa Leone XIII (1883); papa Paolo VI (1978). L'ultima regola dell'OFS fu
approvata da Papa Paolo VI.
Vi anche la Giovent Francescana (GIFRA) che non un gruppo, ma una fraternit di giovani che
condividono e vivono il Vangelo e il loro essere francescani nel mondo di oggi, sul posto di lavoro o
di studio.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 15

Spirito missionario

Alla preghiera e alla meditazione la Regola francescana aggiunge lo spirito missionario. Quasi in
simbiosi con i precetti evangelici, assumendo una condotta completamente divergente rispetto al
comune intendimento, a Francesco interessano soprattutto i ceti sociali pi deboli, va verso quel
prossimo che dalla moderna societ viene rifiutato, cio verso il povero, il malato, il perdente,
l'ultimo: Francesco vuole essere il minore tra i minori. Si sostiene inoltre che egli applichi ai
compagni l'appellativo minores, dato universalmente ai popolani, perch lui stesso vuole incarnare
l'ideale di uomo del popolo. Ed Assisi e Santa Maria degli Angeli sono il cuore pulsante da cui parte e
ritorna l'attivit missionaria di questo nuovo ordine dei "minori", come d'ora in avanti verranno
chiamati tutti coloro che seguiranno il fondatore. Francesco d l'esempio, mostrando un'ansia
frenetica e una febbrile sollecitudine nella diffusione del messaggio evangelico. In prima persona vive
un incessante vagare per raggiungere con la Parola molti luoghi, portandosi fino ai confini
dell'Europa.

La predica agli uccelli

A differenza di altri sermoni, le sue sono prediche semplici per gente semplice. Ma quando
Francesco parla, rapisce la folla. Le sue parole hanno una presa incredibile. A Cannara, ad esempio,
gli abitanti rimangono affascinati, a tal punto che susciter una specie di conversione di massa: tutti
infatti intendono seguirlo. in questa circostanza che Francesco pensa alla creazione del
Terz'Ordine.
Uno degli episodi pi famosi dei Fioretti (rielaborazione trecentesca della vita e dell'insegnamento
del Poverello, dell'ambiente dei cosiddetti Francescani Spirituali), la predica agli uccelli, avviene
proprio in questi luoghi.
Pi che la cronaca di un avvenimento, viene descritto un passo di vera poesia:
E passando oltre con quello fervore, lev gli occhi e vide alquanti arbori allato alla via, in
su' quali era quasi infinita moltitudine d'uccelli. E entr nel campo e cominci a predicare alli
uccelli ch'erano in terra; e subitamente quelli ch'erano in su gli arbori se ne vennono a lui insieme
tutti quanti e stettono fermi, mentre che santo Francesco compi di predicare (...) Finalmente
compiuta la predicazione, santo Francesco fece loro il segno della croce e di loro licenza di
partirsi; e allora tutti quelli uccelli si levarono in aria con maravigliosi canti, e poi secondo la
croce c'aveva fatta loro santo Francesco si divisoro in quattro parti (...) e ciascuna schiera
n'andava cantando maravigliosi canti.

La morte

Francesco volle tornare a morire alla Porziuncola. L, nel 1226, lo colse la morte, sdraiato sulla nuda
terra.
Lascia un "Testamento", che vorrebbe fosse sempre legato alla "Regola", in cui esorta l'ordine a non
allontanarsi dallo spirito originario.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 16

Culto
Viene canonizzato il 16 luglio 1228 da papa Gregorio IX nella Chiesa di San Giorgio ad Assisi.
Alla fine del XX secolo l'immagine di San Francesco ha assunto un ruolo che va al di l della semplice
devozione: Assisi, citt della pace, simboleggia il messaggio della fratellanza tra i popoli.

Scritti
L'opera poetica
Oltre alle "Regole" citate (cui va aggiunta quella per le Clarisse di Chiara d'Assisi) e al "Testamento",
scrisse il Cantico delle Creature o Laudes Creaturarum in volgare e le Adminitiones e le Epistolae in
latino.
Le Fonti Francescane
Le Fonti Francescane sono una raccolta di testi sulla storia dell'Ordine francescano, attualmente
pubblicata dal Consorzio di case editrici EFR - Editrici Francescane, costituito il 31 marzo 1995
dall'intesa tra quattro case editrici francescane italiane: le Edizioni Biblioteca Francescana di Milano,
le Edizioni Messaggero di Padova, le Edizioni Porziuncola di Santa Maria degli Angeli (PG) e la
Libreria Internazionale Edizioni Francescane di Vicenza.
Comprendono gli scritti e le biografie di Francesco e Chiara d'Assisi. I testi sono basati sugli originali,
mantengono la terminologia biblica, ecclesiale e teologica. La prima edizione del 1977; la seconda,
ampliata del 2004.
Sviluppata in collaborazione con i Frati Minori di Assisi da "Matitegiovanotte. Forl", dal 2013
disponibile anche una "app" dedicata a San Francesco, con contenuti tratti dalle Fonti Francescane.

Impressione delle Stimmate
di San Francesco d'Assisi
17 settembre

Il Martirologio Romano al 17 settembre rievoca: Sul monte
della Verna, in Toscana, la commemorazione
dell'Impressione delle sacre Stimmate, che, per meravigliosa
grazia di Dio, furono impresse nelle mani, nei piedi e nel
costato di san Francesco, Fondatore dell'Ordine dei Minori.
Poche e sintetiche parole per descrivere un evento
straordinario, e mai sino ad allora verificatosi, che si comp
sul monte della Verna, mentre unestate della prima met del
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 17

200 volgeva al termine, e che schiere innumerevoli di santi, uomini e donne di Dio, ripeterono nella
loro vita.
Anche numerosi artisti si ispirarono a quel primo episodio, immortalandolo in tele ed affreschi. Basti
solo ricordare qui, tra i pi famosi, quelli di Giotto nella Basilica superiore del Poverello in Assisi.
Poche parole quelle del Martirologio, dunque. Maggiori dettagli li forniscono i primi biografi del
Santo. In special modo, S. Bonaventura da Bagnoregio che, nella sua Legenda Major, non manca di
riferirne con dovizia anche i particolari.
Correva lanno 1224. S. Francesco dAssisi, due anni prima di morire, voleva trascorrere nel silenzio e
nella solitudine quaranta giorni di digiuno in onore dell'arcangelo S. Michele. Era, del resto,
abitudine del Santo dAssisi ritirarsi, come Ges, in luoghi solitari e romitori per attendere alla
meditazione ed allunione intima con il Signore nella preghiera. Sapeva, infatti, che ogni apostolato
era sterile se non sostenuto da una crescita spirituale della propria vita interiore. Molti luoghi
dellUmbria, della Toscana e del Lazio vantano di aver ospitato il
Poverello dAssisi in questi suoi frequenti ritiri.
La Verna era uno di questi e certamente era quello che il Santo
prediligeva. Gi allepoca di Francesco era un monte selvaggio un
crudo sasso come direbbe Dante Alighieri che sinnalza verso il
cielo nella valle del Casentino. La sommit del monte tagliata per
buona parte da una roccia a strapiombo, tanto da farla assomigliare
ad una fortezza inaccessibile. La leggenda vuole che la fenditura
profonda visibile, con enormi blocchi sospesi, si sia generata a
seguito del terremoto che succedette alla morte di Ges sul
Golgota.
Esso era propriet del conte Orlando da Chiusi di Casentino, il
quale, nutrendo una grande venerazione per Francesco, volle
donarglielo. Qui i frati del Poverello vi costruirono una piccola capanna.
In quello luogo Francesco era intento a meditare, per divina ispirazione, sulla Passione di Ges
quando avvenne levento prodigioso. Pregava cos: O Signore mio Ges Cristo, due grazie ti priego
che tu mi faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nellanima e nel corpo mio,
quanto possibile, quel dolore che tu, dolce Ges, sostenesti nella ora della tua acerbissima
passione, la seconda si ch' io senta nel cuore mio, quanto possibile, quello eccessivo amore del
quale tu, Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori.
La sua preghiera non rimase inascoltata. Fu fatto degno, infatti, di ricevere sul proprio corpo i segni
visibili della Passione di Cristo. Il prodigio avvenne in maniera cos mirabile che i pastori e gli
abitanti dei dintorni riferirono ai frati di aver visto per circa unora il monte della Verna incendiato di
un vivo fulgore, tanto da temere un incendio o che si fosse levato il sole prima del solito.
Scriveva S. Bonaventura da Bagnoregio: Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della
santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto
luminose quanto infocate, discendere dalla sublimit dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi
librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo
crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due
si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. A quella vista si stup fortemente, mentre gioia e
tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 18

guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima
con la spada dolorosa della compassione. Fissava, pieno di stupore, quella visione cos misteriosa,
conscio che l'infermit della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e
immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la
divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cio quello di fargli conoscere
anticipatamente che lui, lamico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di
Cristo Ges crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito
(Leg. Maj., I, 13, 3).
Fu Ges stesso, nella sua apparizione, a chiarire a Francesco il senso di tale prodigio: Sai tu quello
ch' io tho fatto? Io tho donato le Stimmate che sono i segnali della mia passione, acci che tu sia il
mio gonfaloniere. E siccome io il d della morte mia discesi al limbo, e tutte lanime ch' io vi trovai ne
trassi in virt di queste mie Istimate; e cos a te concedo ch' ogni anno, il d della morte tua, tu vadi
al purgatorio, e tutte lanime de tuoi tre Ordini, cio Minori, Suore e Continenti, ed eziandio degli
altri i quali saranno istati a te molto divoti, i quali tu vi troverai, tu ne tragga in virt delle tue
Istimate e menile alla gloria di paradiso, acci che tu sia a me conforme nella morte, come tu se
nella vita (Delle Sacre Sante Istimate di Santo Francesco e delle loro considerazioni, III
considerazione).
Continuava ancora S. Bonaventura che, scomparendo, la visione lasci nel cuore del Santo un
ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasci impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle
sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima
aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano
confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte
superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei
piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed
uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco destro era come trapassato da
una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e
le mutande (Leg. Maj., I, 13, 3).
A proposito ancora dei segni della Passione, il primo biografo del Santo, labruzzese Tommaso da
Celano, nella sua Vita Prima di S. Francesco dAssisi, sosteneva che era meraviglioso scorgere al
centro delle mani e dei piedi (del Poverello dAssisi), non i fori dei chiodi, ma i chiodi medesimi
formati di carne dal color del ferro e il costato imporporato dal sangue. E quelle stimmate di martirio
non incutevano timore a nessuno, bens conferivano decoro e ornamento, come pietruzze nere in un
pavimento candido (II, 113).
Nonostante le ampie descrizioni e resoconti ed il fatto che vi fossero numerosi testimoni oculari
delle stigmate, non pu tacersi la circostanza che la bolla di canonizzazione di S. Francesco del 19
luglio 1228 Mira circa nos, risalente ad appena due anni dopo la morte del Santo, non ne faccia
alcun cenno.
Non mancarono in verit, gi da parte di alcuni contemporanei, contestazioni ed opposizioni,
ritenendo quei segni impressi nelle carni del Patrono dItalia frutto di una frode.
Lo stesso Gregorio IX, prima di procedere alla canonizzazione di Francesco, pare nutrisse dei dubbi
riguardo a quel fatto prodigioso. E sempre S. Bonaventura, nel capitolo della sua Legenda Major
dedicato alla Potenza miracolosa della Stimmate del Poverello, a parlarne.
Scriveva che Papa Gregorio IX, di felice memoria, al quale il Santo aveva profetizzato lelezione alla
cattedra di Pietro, nutriva in cuore, prima di canonizzare lalfiere della croce (cio S. Francesco), dei
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 19

dubbi sulla ferita del costato. Ebbene, una notte, come lo stesso glorioso presule raccontava tra le
lacrime, gli apparve in sogno il beato Francesco che, con volto piuttosto severo, lo rimprover per
quelle esitazioni e, alzando bene il braccio destro, scopr la ferita e gli chiese una fiala, per
raccogliere il sangue zampillante che fluiva dal costato. Il sommo Pontefice, in visione, porse la fiala
richiesta e la vide riempirsi fino all'orlo di sangue vivo. Da allora egli si infiamm di grandissima
devozione e ferventissimo zelo per quel sacro miracolo, al punto da non riuscire a sopportare che
qualcuno osasse, nella sua superbia e presunzione, misconoscere la realt dei quei segni
fulgentissimi, senza rimproverarlo duramente (Leg. Maj., II, 1, 2).
Tale episodio fu magistralmente rievocato da Giotto negli affreschi della Basilica superiore del Santo
in Assisi.
La Chiesa, comunque, dopo maturo giudizio, con ben nove bolle pontificie (di Gregorio IX, di
Alessandro IV e di Niccol III), susseguitesi tra il 1237 ed il 1291, difese la realt delle stigmate di
Francesco, senza peraltro esprimere uninterpretazione definitiva del fenomeno, la cui genesi
soprannaturale e deriva dallAmore.
Non a caso un dottore della Chiesa, S. Francesco di Sales, nel suo Trattato dell'amor di Dio del 1616,
metteva in relazione le stigmate del Santo d'Assisi con l'amore di compassione verso il Cristo
crocifisso, affermando che questultimo trasform lanima del Poverello in un secondo crocifisso. S.
Giovanni della Croce aggiungeva che le stigmate sono la manifestazione, la conseguenza della ferita
d'amore e che per renderle visibili occorresse un intervento soprannaturale. La Chiesa riconobbe la
straordinariet del fenomeno verificatosi nel 1224, inteso quale segno privilegiato concesso da Cristo
al suo umile servo di Assisi, anche da un punto di vista liturgico, inserendo la ricorrenza nel
calendario. Papa Benedetto XI Boccasini da Treviso, infatti, concesse allOrdine Francescano ed
allintero Orbe cattolico di celebrarne annualmente il ricordo il 17 settembre.
Fonte fonte santieBeati.it http://www.santiebeati.it/09/17/

IL Serafico Padre San Francesco nutr, fin dalla sua conversione, una fervidissima devozione a Cristo
Crocifisso, devozione che rifulse sempre con le parole e la vita.

Nel sttembre del 1224, mentre sul monte della Verna era immerso nella meditazione, il Signore Ges,
con un prodigio singolare, gli impresse nel corpo le Stimmate della sua Passione. Benedetto XI
concesse allOrdine francescano di celebrare annualmente il ricordo.(dal breviario)

S. Francesco, due anni prima di morire, voleva trascorrere nel silenzio e nella solitudine quaranta
giorni di digiuno in onore dell'arcangelo S. Michele. Era, del resto, abitudine del Santo dAssisi
ritirarsi, come Ges, in luoghi solitari e romitori per attendere alla meditazione ed allunione intima
con il Signore nella preghiera. La Verna era uno di questi e certamente era quello che il Santo
prediligeva. Gi allepoca di Francesco era un monte selvaggio un crudo sasso come scrisse Dante
Alighieri che sinnalza verso il cielo nella valle del Casentino. La sommit del monte tagliata per
buona parte da una roccia a strapiombo, tanto da farla assomigliare ad una fortezza inaccessibile. La
leggenda vuole che la fenditura profonda visibile, con enormi blocchi sospesi, si sia generata a
seguito del terremoto che succedette alla morte di Ges sul Golgota: un fatto che affascin
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 20

oltremodo Francesco e lo attrasse in questo luogo . Esso era propriet del conte Orlando da Chiusi di
Casentino, il quale, nutrendo una grande venerazione per Francesco, volle donarglielo. Qui i frati del
Poverello vi costruirono una piccola capanna.

In quel luogo Francesco era intento a meditare, per divina ispirazione, sulla Passione di Ges quando
avvenne levento prodigioso. Pregava cos: O Signore mio Ges Cristo, due grazie ti priego che tu mi
faccia, innanzi che io muoia: la prima, che in vita mia io senta nellanima e nel corpo mio, quanto
possibile, quel dolore che tu, dolce Ges, sostenesti nella ora della tua acerbissima passione, la
seconda si ch' io senta nel cuore mio, quanto possibile, quello eccessivo amore del quale tu,
Figliuolo di Dio, eri acceso a sostenere volentieri tanta passione per noi peccatori. La sua preghiera
non rimase inascoltata. Fu fatto degno, infatti, di ricevere sul proprio corpo i segni visibili della
Passione di Cristo.

Il prodigio avvenne in maniera cos mirabile che i pastori e gli abitanti dei dintorni riferirono ai frati
di aver visto per circa unora il monte della Verna incendiato di un vivo fulgore, tanto da temere un
incendio o che si fosse levato il sole prima del solito.

Scrive S. Bonaventura da Bagnoregio, suo biografo: Un mattino, all'appressarsi della festa
dell'Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un
serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimit dei cieli: esso, con
rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue
ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano
sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo.

A quella vista si stup fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. Provava letizia per
l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, sotto la figura del serafino. Ma il
vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. Fissava,
pieno di stupore, quella visione cos misteriosa, conscio che l'infermit della passione non poteva
assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese,
finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo
sguardo quella visione, cio quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, lamico di Cristo,
stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Ges crocifisso, non mediante il
martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito (Leg. Maj., I, 13, 3).

Continuava ancora S. Bonaventura che, scomparendo, la visione lasci nel cuore del Santo un
ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasci impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle
sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima
aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano
confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte
superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta.

Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate
all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. Il fianco
destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro
sangue, imbevendo la tonaca e le mutande (Leg. Maj., I, 13, 3).

Fonte:
http://www.sanfrancescopatronoditalia.it/26021_17_settembre__San_Francesco_d_Assisi__Impressione_delle_Stimmate___.php#.U9ievKhX5Sk


Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 21


Famiglia francescana

Viene chiamata Famiglia francescana l'insieme degli ordini religiosi e associazioni laicali di cui fanno
parte persone (consacrate o laici) che seguono una delle regole di Francesco d'Assisi o che si ispirano
alla sua figura.
Essa formata da tre ordini, fondati dallo stesso Francesco d'Assisi:
il Primo ordine, formato da frati
il Secondo ordine, formato da suore o monache
il Terzo ordine, formato da laici, frati e suore
Primo Ordine
Frati Minori http://www.ofm.org/
Ordine dei Frati Minori Conventuali http://www.ofmconv.org/
Ordine dei Frati Minori Cappuccini http://www.ofmcap.org/
Secondo Ordine
Clarisse
Clarisse Urbaniste
Clarisse Colettine
Clarisse Cappuccine
Annunziate
Concezioniste Francescane
Terzo Ordine
Ordine Francescano Secolare (OFS)
o Giovent Francescana (Gi.Fra.)
Terzo Ordine Regolare di San Francesco (T.O.R.) http://www.francescanitor.org/
Nuove comunit

Frati francescani del rinnovamento http://franciscanfriars.com/cfr-mission/history/
Frati francescani dell'Atonement http://www.atonementfriars.org/
Frati minori missionari
Frati minori rinnovati (F.M.R.) http://www.fratiminoririnnovati.it/
Sorelle minori di San Francesco
Fratelli di San Francesco http://www.fratellidisanfrancesco.it/
Fraternit francescana di Betania (F.F.B.) http://www.ffbetania.it/
Piccoli fratelli e sorelle della via http://www.piccolifratelliesorelledellavia.net/
Frati francescani dell'Immacolata (F.I.) http://www.immacolata.com/
Suore francescane dell'Immacolata (F.I.) http://www.immacolata.com/
Clarisse dell'Immacolata (F.I.) http://www.immacolata.com/

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 22

Ordine dei Frati Minori

L'Ordine dei Frati Minori (in latino Ordo Fratrum Minorum, sigla:
O.F.M.), uno dei tre ordini mendicanti maschili di diritto pontificio,
che oggi costituiscono la famiglia francescana.

Storia

L'ordine nasce nel 1209, quando San Francesco di Assisi decide di
sottoporre all'approvazione della Chiesa la sua nuova forma di vita.
Scrive una breve Regola e si presenta al Papa Innocenzo III, che
l'approva verbalmente ed incarica i Frati della predicazione
penitenziale.
Nel 1217 si svolge il primo Capitolo Generale presso la Porziuncola; il Capitolo stabilisce la prima
suddivisione dell'Ordine in Province e le prime missioni, tra cui quella oltr'Alpe (Francia e Germania
in particolar modo) ed oltremare (Terra Santa, visitata dallo stesso Francesco tra il 1219 e il 1220).
Nel 1220 Francesco rinuncia al governo dell'ordine e nomina vicario Pietro Cattani, che muore un
anno dopo, quando nel Capitolo generale, noto come delle "Stuoie", Frate Elia fu nominato vicario e
venne approvata la Regola non bollata.
Nel 1223 Francesco si ritira a Fonte Colombo per la redazione della nuova Regola da sottoporre
all'approvazione del Papa. La Regola viene discussa nel Capitolo Generale dell'11 giugno. Il 29
novembre Papa Onorio III approva la Regola con la bolla Solet annuere; dopo 14 anni dalla redazione
della prima Regola, l'Ordine Francescano ufficialmente riconosciuto dalla Chiesa di Roma.
Dopo la morte di San Francesco, nel 1226, l'Ordine passa una difficile fase di transizione. Nel 1258,
viene eletto Ministro Generale San Bonaventura da Bagnoregio, che considerato come un secondo
fondatore dell'ordine, che nel frattempo si esteso in gran parte d'Europa e nel Mediterraneo.
Nel 1263 la Provincia viene riorganizzata in entit pi piccole, le Custodie. Tra queste viene
ricompresa anche la Terra Santa, con i conventi di Gerusalemme, Acri, Antiochia, Sidone, Tripoli (di
Libano) Tiro e Giaffa.
Seguono anni molto difficili con la coabitazione dei musulmani, che rientrano definitivamente in
possesso della Palestina dopo le Crociate.

L'ordine dei fraticelli - Francescani spirituali

Le varie tendenze all'interno dell'Ordine francescano port ad una continua suddivisione. Tra gli
altri spicca lOrdine dei Fraticelli (o Fratelli della vita povera), che considerava suo fondatore Angelo
Clareno (1245 1337), conosciuto anche come Clareno da Cingoli), che fu scomunicato, ma che
ricondusse i suoi seguaci all'interno dell'obbedienza della chiesa.
Tale ordine fu chiamato popolarmente zoccolanti.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 23

Con l'espressione Francescanesimo spirituale si possono intendere due fenomeni, collegati tra loro,
della storia dei primi due secoli del movimento francescano.
In senso lato, si parla di Francescanesimo spirituale in riferimento ad una corrente ampia e
diversificata, gi individuabile persino negli anni in cui Francesco d'Assisi era in vita. Alcuni frati,
infatti, aspiravano ad una povert assoluta e senza compromessi, e dopo la morte di Francesco chiesero
di vivere secondo un'interpretazione letterale della Regola sine glossa (cio senza interpretazioni
ufficiali che ne sminuissero la portata), e secondo il Testamento dello stesso Francesco, al quale il resto
dell'Ordine non riconosceva autorit normativa.
In senso pi specifico, invece, parlando di Spirituali si indica un movimento ben preciso che sorse a
met degli anni settanta del XIII secolo e dur una cinquantina d'anni, in due contesti locali ben
individuabili (e molto diversi tra loro): le citt di lingua occitana dell'attuale Francia meridionale, che
furono teatro della predicazione del frate Pietro di Giovanni Olivi, e gli eremi dispersi tra le montagne
dell'Italia centrale, i cui frati avevano i loro punti di riferimento in Angelo Clareno e Pietro da
Macerata, detto fra' Liberato. Questi gruppi di frati (e nel caso della Francia anche di beghine, beghini e
altri sostenitori laici, tra i quali spiccava Arnaldo da Villanova) sicuramente appartenevano alla pi
vasta corrente descritta precedentemente, ma avevano anche alcuni tratti comuni ben identificabili:
una forte attesa apocalittica dell'arrivo dell'Anticristo e del rinnovamento della Chiesa, la critica pi o
meno esplicita contro le autorit della Chiesa (particolarmente contro papa Bonifacio VIII) e
dell'Ordine (soprattutto il ministro generale Giovanni da Morrovalle) e, spesso, il tentativo di imporre
al francescanesimo uno stile di vita pi tipicamente eremitico.

La dissidenza francescana prima degli Spirituali

Una corrente di sostenitori della povert assoluta (frati che, infatti, erano spesso chiamati Zeloti, o
Zelanti) era gi viva alla morte di san Francesco. Alcuni frati, infatti, in contrapposizione con l'ala
meno rigorista dell'Ordine (che spesso veniva chiamata semplicemente la Comunit), volevano
mantenersi strettamente fedeli all'esempio di san Francesco, vivendo in assoluta povert (sia come
singoli, sia come conventi, sia come Ordine) e rinunciando ad ogni privilegio, soprattutto alle
dispense, spesso concesse dal Papa, all'osservanza letterale della Regola.
Verso la met del XIII secolo, alcuni di questi francescani pi rigoristi (rimasti tuttora anonimi)
scoprirono una singolare coincidenza tra le loro aspirazioni e le attese apocalittiche di Gioacchino da
Fiore, che preannunciava l'avvento di un'era in cui lo Spirito Santo avrebbe guidato l'umanit e
rivelato il senso pi profondo delle Scritture, al di l della loro interpretazione letterale. Secondo
Gioacchino, nell'et dello Spirito sarebbe nata una Chiesa priva di gerarchia e guidata da "uomini
spirituali": quei Francescani si riconobbero negli "uomini spirituali" attesi dall'abate di Fiore, e
cominciarono addirittura a produrre o rielaborare altre opere che attribuivano allo stesso Gioacchino
(Commento al profeta Geremia, Liber de Flore, etc.). Vale la pena di ricordare che le profezie di
Gioacchino da Fiore, anche se erano state dichiarate eretiche dopo la morte dell'abate calabrese,
continuavano ad avere una diffusione quasi inarrestabile ed influenzarono moltissimi movimenti
ereticali del Medioevo.
Il divieto emesso dal II Concilio di Lione (1274) di dare vita a nuove congregazioni religiose rispetto a
quelle gi autorizzate dal Lateranense IV colp movimenti ancora fluidi e in attesa di approvazione
ecclesiastica, variamente legati ad aspirazioni di vita povera e radicalmente evangelica: fra gli altri, i
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 24

Saccati in Occitania, gli Apostoli in Italia centro-settentrionale, nonch settori rigoristi dei
Francescani, primi nuclei della dissidenza degli Spirituali e dei Fraticelli consolidatisi nei decenni
successivi. Il loro rifiuto di allinearsi alle disposizioni conciliari (rientrando o rimanendo sotto la
disciplina di un Ordine gi esistente) fece s che nei loro confronti si attuassero procedure repressive,
culminate nel carcere a vita e poi nel rogo per Gherardo Segarelli e in una carcerazione
ultradecennale per gli esponenti pi in vista dei rigoristi francescani.

La nascita del movimento degli Spirituali

La questione degli Spirituali comincia a delinearsi esplicitamente nel Capitolo generale del 1282
(convocato a Strasburgo). Il Capitolo affida a sette maestri dell'Universit di Parigi (tra i quali i futuri
ministri generali Arlotto da Prato e Giovanni Minio da Morrovalle) l'esame delle opinioni di Pietro di
Giovanni Olivi. Questo esame sfocer nella condanna di trentaquattro proposizioni dell'Olivi in
materia di "uso povero dei beni materiali" (usus pauper): un memoriale con l'elenco di queste
proposizioni mandato a tutti i conventi di Provenza, e in un documento (Littera septem sigillorum)
vengono enunciate ventidue affermazioni che Olivi deve sottoscrivere in segno di ritrattazione. Olivi
inizialmente accetta di sottomettersi, anche se in seguito affermer di essere stato costretto senza
che gli fosse data la possibilit di sostenere le proprie ragioni. Il successivo capitolo di Milano (1285)
proibir a tutti i frati la lettura delle opere di Olivi.
Alla fine del XIII secolo e nei primi anni del XIV secolo, il movimento in cui i dissidenti francescani si
organizzano comincia ad assumere vaste proporzioni.
Essi trovano una certa protezione soprattutto da parte di alcuni re e persino alcuni cardinali (ad
esempio Napoleone Orsini), anche se normalmente continueranno ad essere osteggiati dalla maggior
parte dei frati e da quasi tutti i papi dell'epoca.
Si verific per una significativa eccezione: il papa Celestino V concesse ai seguaci di Angelo Clareno
l'indipendenza dal resto dell'Ordine (indipendenza poi annullata dal successore Bonifacio VIII). Ma
eccezione fu, in parte, anche papa Clemente V, che inizialmente studi delle soluzioni per recepire le
istanze degli Spirituali.
Il Capitolo elettivo di Anagni (maggio 1296) fu poco pi che una finzione giuridica, per confermare la
rinuncia forzata da parte del ministro generale Raimondo Gaufridi, un occitano che sicuramente
nutriva una certa ammirazione per gli Spirituali legati ad Olivi, e la nomina di Giovani da Morrovalle,
fermamente voluta da Bonifacio VIII. Il problema degli Spirituali entrava cos nel vivo. Se Celestino V
aveva concesso al gruppo di Liberato e Clareno la possibilit di uscire dall'Ordine, Bonifacio VIII,
subito dopo la sua elezione, annull la concessione del suo predecessore.
Momento di forza del movimento
e sua successiva repressione: i Fraticelli

Poco dopo la sua elezione (1305), papa Clemente V istitu una commissione cardinalizia, che si
riuniva nell'abbazia di Notre-Dame du Groseau, presso Malaucne, con l'incarico di esaminare la
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 25

situazione dell'Ordine francescano e proporre soluzioni per le divisioni interne che ormai si stavano
trasformando in aperti contrasti e sembravano preludere ad una spaccatura definitiva dell'Ordine.

Il nuovo ministro generale, Gonzalve de Balboa, in una circolare inviata alla fine del 1309, aveva
ordinato che tutte le rendite e i beni immobili detenuti dai frati fossero espropriati. Nell'aprile dello
stesso anno papa Clemente V aveva pubblicato la lettera bollata Dudum ad apostolatus, che tra
l'altro tutelava gli Spirituali.
Spinti dalla necessit di mostrare una vera intenzione di riforma a proposito della povert, i membri
del Capitolo di Padova (giugno 1310) presero decisioni molto forti: confermarono alcune riforme
interne gi avviate in passato, rendendole anzi ancora pi severe, ordinarono che ai frati venissero
espropriati tutti gli oggetti superflui o preziosi: vesti raffinate, libri, utensili, opere d'arte.
La preoccupazione principale di Clemente V, comunque, restava la tutela dell'unit dell'Ordine, e
soprattutto dopo il Concilio di Vienne (1311-1312) egli mostr di non volere accogliere le istanze degli
Spirituali: Ubertino e Angelo Clareno, considerando ormai irreparabile la corruzione della maggior
parte dell'Ordine, chiedevano che gli Spirituali potessero formare un Ordine a parte, ma anche il
papa (come ovviamente i superiori francescani) rifiutava di dar seguito a questa richiesta.
Da questo momento gli Spirituali furono perseguitati apertamente dai loro superiori locali, e si
ritrovarono sempre pi ai margini dell'Ordine. Gli Spirituali di Provenza scrissero una lettera al
Capitolo generale di Napoli (maggio-giugno 1316) in cui esponevano la loro situazione, ma il
presidente dell'assemblea (il provinciale della Terra di Lavoro) si rifiut anche solo di leggere il loro
appello.
Pochi mesi dopo il Capitolo del 1316 venne eletto papa Giovanni XXII, e sarebbe stato lui a chiudere
d'autorit la questione: il papa incaric della repressione degli Spirituali l'inquisitore Bernardo Gui.
Con le lettere bollate Quorundam exigit, Sancta Romana e Gloriosam Ecclesiam, tra il 1317 ed il 1318
gli Spirituali vennero definitivamente sospinti nell'area dell'eresia e da quel momento spesso furono
condannati al rogo.
Tra gli Spirituali legati all'area occitana e nord-italiana vanno almeno ricordati alcuni frati come
Ubertino da Casale, Guido da Mirepoix, Bartolomeo Sicardi ed anche Giovanni da Rupescissa, che
pu essere considerato un epigono del movimento. Anche i cosiddetti Fratelli della Vita Povera di
Angelo Clareno si possono ricondurre al movimento spirituale, e con gli Spirituali occitani i Fratelli
di Clareno condivisero molte persecuzioni.
Alcune frange spirituali continuarono a sopravvivere, soprattutto in Toscana e Italia meridionale,
dove ricevevano il nome di Fraticelli.
Fraticelli

Con il termine fraticelli si intendendo i frati francescani che nel XV secolo si ribellarono all'autorit
dei loro superiori e della gerarchia ecclesiastica, a partire dalla promulgazione della lettera bollata
Sancta Romana del 30 dicembre 1317 che stabiliva pesanti censure contro chi sosteneva la necessit
dell'assoluta povert nell'Ordine francescano.
La corrente dei Fraticelli era sicuramente in continuit con quella degli Spirituali; i Fraticelli,
tuttavia, si distinsero dagli Spirituali "della prima ora", quelli vissuti tra il 1280 circa e il 1317, perch
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 26

questi erano comunque rimasti all'interno del loro ordine, mentre i Fraticelli se ne separarono, e in
seguito alle scomuniche loro comminate erano stati posti anche al di fuori della Chiesa stessa. La
cesura cronologica tra i due movimenti viene posta nel 1318, quando a Marsiglia i primi Spirituali
vennero condannati al rogo.
Il termine fu usato anche dal papa Giovanni XXII, che nella bolla Sancta Romana definiva i dissidenti
francescani "fraticelli", "bizocchi" o "fratres de paupere vita".
Nei territori centrali della penisola italiana, i fraticelli ebbero come capisaldi le localit di
Cupramontana e di Maiolati Spontini nell'Anconetano, e di Fossombrone nel Pesarese. A
Cupramontana i Fraticelli erano soprannominati "barlozzri" perch abitavano in comunit
all'interno di una antica ed amplia cisterna chiamata localmente "Barlozzo".
Anche l'osservante Giacomo della Marca fu inviato a predicare contro di loro, ma fall nell'intento. Fu
quindi organizzata una sorta di crociata militare per estirparli dal territorio, spedizione che culmin
nella condanna a morte sul rogo di due fraticelli: l'esecuzione avvenne a Fabriano nei primi anni del
XV secolo.[senza fonte]

I Michelisti o "Fraticelli de opinione"

Il termine moderno "Fraticelli de opinione" indica, nellambito dei dissidenti francescani, coloro
che appartenevano alla cerchia di Michele da Cesena, il quale aveva trovato rifugio a Monaco
presso limperatore Ludovico il Bavaro dopo la sua fuga da Avignone nel 1328. Per questo motivo
essi sono noti anche come Michelisti.
Essi vennero detti "Fraticelli de opinione" perch - come per altro aveva fatto tutto l'Ordine
francescano prima di scontrarsi con papa Giovanni XXII - difendevano la tesi (opinio) della
assoluta povert di Ges Cristo e degli apostoli, contro le bolle dottrinali di Giovanni XXII, da
loro accusato di essere eretico.
Alcuni di questi seguaci di Michele da Cesena erano sparsi anche in Italia centrale.
Talvolta vengono erroneamente equiparati agli Spirituali anche i Michelisti, rimasti fedeli al ministro
generale Michele da Cesena dopo la sua fuga da Avignone e la conseguente deposizione; si trattava
tuttavia di due correnti radicalmente differenti: i Michelisti, infatti, difendevano l'assoluta povert di
Cristo e degli Apostoli (come peraltro aveva fatto tutto l'Ordine francescano - Spirituali e Comunit -
fino alla condanna di questa tesi da parte di Giovanni XXII, nel 1323, con la lettera bollata Cum inter
nonnullos), ma non brillavano per una particolare condotta di povert personale e non ebbero mai
rapporti particolarmente stretti con Ubertino da Casale o Angelo Clareno.

L'Osservanza

Anche il movimento dell'Osservanza va distinto da quello degli Spirituali: sorti verso la met del XIV
secolo, gli Osservanti rimasero sempre fedeli al Papato e non assunsero quei toni polemici e
apocalittici che spesso avevano caratterizzato i loro confratelli rigoristi del secolo precedente; gli
Osservanti sopportarono pazientemente le ostilit del resto dell'Ordine (i Conventuali[8]) sino al
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 27

1517, quando ottennero un importante riconoscimento da papa Leone X. Alla fine del XIX secolo i
diversi rami dell'Osservanza confluirono nell'Ordine dei Frati Minori.

La Custodia di Terrasanta

Uno dei grandi meriti dell'Ordine francescano la
presenza in Terra Santa, dove era rispettato anche
dalle autorit musulmane e per secoli fu l'unica
presenza della Chiesa Latina in quelle contrade.
Nel 1847 i francescani hanno contribuito alla
restaurazione del Patriarcato latino di Gerusalemme.
La Custodia di Terra Santa una provincia dell'Ordine
dei Frati Minori; essa comprende Egitto, Israele,
Territori Palestinesi, Siria, Giordania, Libano, Cipro e
l'isola di Rodi.
Origini

L'origine della Custodia di Terra Santa risale al 1217, quando si tenne il Capitolo Generale dell'Ordine
dei Frati Minori, per volont di San Francesco di Assisi. In quell'occasione l'Ordine dei Frati Minori,
fondato nel 1209, fu suddiviso in Province, tra cui la Provincia di Terra Santa, la quale si estendeva a
tutte le regioni che gravitavano attorno al bacino del Mediterraneo, dall'Egitto fino alla Grecia ed
oltre.
Nel 1219, San Francesco di Assisi si imbarc da Ancona per visitare la Provincia di Terra Santa. Il frate
di Assisi prese parte come messaggero di pace alla Quinta Crociata; lo sbarco in Egitto sul fronte
della guerra per la conquista di Damietta, lo indusse ad ottenere il permesso dal delegato pontificio
di incontrare, a suo rischio e pericolo, il sultano al-Malik al-Kamil. L'incontro costituisce ancora oggi
una della pagine pi importanti della storia dell'Ordine francescano e del dialogo tra cristiani e
musulmani.
Non certo che San Francesco di Assisi visit i Luoghi Santi di Gerusalemme, che fu liberata solo per
un breve periodo di tempo nel 1229, tre anni dopo la morte del Santo. In quell'anno, grazie ad una
tregua nella guerra tra musulmani e cristiani, i Frati Minori poterono stabilirsi presso la V Stazione
della Via Crucis. Nel 1220 Francesco si stabil per un breve periodo di tempo ad Acri, allora in mano
cristiana.
Nel 1291, Acri cadde sotto il dominio islamico, per restarvi fino alla conquista degli inglesi, sette
secoli dopo. I Francescani furono costretti a ripiegare a Cipro, dove era la sede della Provincia di
Oriente, ma non persero mai i legami con Gerusalemme ed i santuari Palestinesi.
Nonostante fossero banditi dalla Terra Santa, Papa Giovanni XXII autorizz l'Ordine Francescano ad
inviare ogni anno due suoi frati. I Frati Minori continuarono cos ad essere presenti e ad esercitare
ogni possibile forma di apostolato.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 28

Roberto d'Angi ed il definitivo ritorno
Nel 1333 i Frati riscattarono il Cenacolo e presso di esso fondarono un convento. I musulmani, nello
stesso anno, riconobbero i Frati Minori come officianti abituali della basilica del Santo Sepolcro.
Ruolo fondamentale lo ebbe il re di Napoli Roberto d'Angi, terziario francescano come la moglie
Sancha d'Aragona (12851345), il quale concesse la somma richiesta dal Sultano di Egitto, attraverso
la mediazione di Frate Ruggero Garini, per assicurare ai Francescani il diritto a vivere e svolgere le
celebrazioni al Santo Sepolcro e a vivere presso il Santo Cenacolo, come rappresentanti della Chiesa
di Roma.
Il Papa Clemente VI, con la bolla Gratias Agimus e Nuper Carissimae nel 1342, anno primo del suo
pontificato, approv l'operato dei Reali di Napoli, riconoscendo ai frati il diritto a rappresentare la
Chiesa di Roma nei Luoghi Santi.

La Custodia oggi

Oggi la Custodia di Terra Santa opera in Israele, Giordania, Egitto, Siria, Libano, Cipro, e Grecia.
Offrono il proprio servizio oltre 300 religiosi provenienti da 32 Paesi; inoltre sono presenti circa 130
Congregazioni femminili. La Custodia oltre alla cura dei Santuari da sempre impegnata
nell'annuncio evangelico, nella guida e nel sostegno, soprattutto nel campo educativo, alle comunit
cristiane di terra Santa.
I Santuari affidati alla Custodia sono, 74; tra di essi:
il Santo Sepolcro a Gerusalemme
la Basilica della Nativit a Betlemme
la Basilica dell'Annunciazione a Nazareth

Il Custode della Terra Santa
Il Custode della terra Santa il Ministro Provinciale, ossia il Superiore maggiore dei Frati Minori che
vivono nel Medio Oriente. La sua giurisdizione abbraccia i territori di Israele, Palestina, Giordania,
Libano, parte delle'Egitto, Cipro, Rodi, senza contare i numerosi Commissariati sparsi nelle varie
parti nel mondo come a Washington e a Roma.
Il suo principale compito consiste nell'animazione pastorale dei frati, nel coordinamento e nella
direzione delle persone che si recano in pellegrinaggio in Terra Santa e partecipano alle funzioni
cattoliche presso i luoghi santi.
Il Custode ha inoltre l'incarico di prendersi cura e di assistere, in accordo con la chiesa locale, la
presenza cristiana in queste terre promuovendo diverse iniziative, compresa l'istituzione di scuole e
parrocchie. Diffonde la conoscenza e l'amore per il ricco patrimonio culturale e spirituale di questi
luoghi.
L'attuale Custode fra Pierbattista Pizzaballa.
I custodi precedenti:
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 29

Alberto Gori, 22 febbraio 1937 - 21 novembre 1949
Giacinto Maria Faccio, 26 gennaio 1950 - 5 dicembre 1955
Angelico Lazzeri, agosto 1955 - 11 giugno 1957
Alfredo Polidori, 5 luglio 1957 - 14 giugno 1962
Vincenzo Cappiello, 25 maggio 1962 - 17 agosto 1968
Alfonso Calabrese, 6 luglio 1968 - 7 maggio 1969
Erminio Roncari, 14 maggio 1969 - 17 maggio 1974
Maurilio Sacchi, 14 maggio 1974 - 4 novembre 1980
Ignazio Mancini, 5 novembre 1980 - 27 maggio 1986
Carlo Cecchitelli, 24 aprile 1986 - 8 maggio 1992
Giuseppe Nazzaro, 10 aprile 1992 - 1 giugno 1998
Giovanni Battistelli, 4 aprile 1998 - 2 giugno 2004
Cronologia

1217: L'Ordine Francescano viene suddiviso in province: nasce la Provincia di Terra
Santa;
1219: San Francesco di Assisi approda in Egitto ed incontra il sultano al-Malik al-
Kamil;
1229: I Francescani si stabiliscono a Gerusalemme nei pressi della V stazione della Via
Crucis;
1323: Servizio ed umile abitazione nel Santo Sepolcro;
1335: Fondazione del convento del Cenacolo;
1342: Erezione canonica della Custodia di Terra Santa da parte di Papa Clemente VI;
1347: definita sistemazione del santuario della nativit a Betlemme;
1363: Presa di possesso della Tomba della Vergine conservato fino al 1757;
1392: Recupero della Grotta degli Apostoli, a nord dell'Orto degli Ulivi;
1485: acquisto ad Ain Karem del luogo della nascita di Giovanni Battista;
1551: Espulsione definitiva dal Cenacolo;
1557: La sede della Custodia passa al convento di San Salvatore in Gerusalemme;
1620: Acquisto a Nazareth delle rovine del Santuario dell'Annunciazione;
1631: Acquisto sul Monte Tabor delle rovine del santuario della Trasfigurazione da
parte del Padre Diego Campanile da Sanseverino ;
1679: Acquisto della propriet del santuario della Visitazione ad Ain Karem;
1889: La V stazione, il Dominus Flevit, Taghba e le rovine di Magdala entrano a far
parte del patrimonio della Custodia;
1894: Acquisto delle rovine di Cafarnao;
1917: A causa della Prima Guerra Mondiale, i Frati Minori rischiano l'incarcerazione;
1920: Benedetto XV elegge Sant'Antonio da Padova "patrono particolare e protettore
della Custodia"
2002: Costituzione dell'Associazione di Terra Santa, Onlus finalizzata alla
realizzazione di progetti di breve e medio periodo nei territori della Custodia.
Sito ufficiale della Custodia di Terra Santa http://www.custodia.org/

Atto di donazione del monte Tabor alla Custodia di Terra Santa
(dallarchivio di Terra Santa)
Prevedendo il P. fra Diego di San Severino che alcuni Religiosi nostri domestici bramavano e con
ogni lor potere procuravano erigere nel Sacro Monte Tabor un hospitio o casa per habitarvi, non
ostante che si rendesse quasi inabitabile per il gran pericolo dArabi; et essendo pregato da suoi frati
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 30

a mandarci alcuni di loro ad habitarci, almeno (stante il pericolo che si harebbe portato su la cima
del monte) alla falda vicino alla villa, dove Cristo Signor Nostro, essendo disceso dal monte, disse ai
suoi discepoli: Nemini dixeritis visionem donec Filius hominis a mortuis resurgat, ove si trova una
grande ma mezza ruinata chiesa, ottenne dallEmir di Saida, non solamente licenza di habitarci li
frati, et impossessarsi di quelle chiese, ma gli fu donato tutto quel Sacro Monte, acci il detto P.
Guardiano ci havesse introdotti ad habitarlo e coltivarlo i nostri torcimanni cattolici di Betthalem
(quali erano grandemente vessati, e perseguitati da quei Greci Betthleemitici), come ne fa di ci
chiara fede il Console del Gran Duca di Toscana commorante nella citt di Saida, con queste parole:

A d 4 di X.bre, 1631, in Saida. No 2.
"Noi Franc.co da Verrazzano, Console per il Ser.mo Gran Duca di Toscana, appresso lEcc.mi S.ri
Emir Ficcardino et Emir Ali, e Residente per Madama Ser.ma Gran Duchessa Toscana, appresso essi
S.ri Emiri: facciamo ampia et indubitata fede come lEmir Ficcardino ha concesso licenza al R.mo P.
Fr. Diego da S. Sev.o Guardiano di Ter.a S.ta che possa andare e mandare li suoi Frati ad habitare, e
possedere e dimorare nel S.to, Monte Thabor, dove N. S. Ges Xpto si trasfigur, et ivi potere
quietamente e pacificamente far le loro oraz.ni, e celebrare li Divini officij, e Messe secondo i loro riti
conforme hanno fatto per il passato, essendo stati soliti andare per loro divot.ne in compagnia di
Pellegrini. Ancor dico che havendo il S.r Emir Ficcardino dato licenza alli Xtiani Cattolici che vadano
ad habitare sul d.o Monte, credeva il S.r Emir che anche li PP. vi fossero andati ad habitare. E per
fede della verit sar la presente sottoscritta di n. ppria mano, e dal n.ro Cancelliero, e sigillata col
n.ro solito sigillo d.o d et Anno in Saida.

Francesco da Verrazzano Console
Loc. + sig.
"Marius Pellius d.i Consulis Cancellarius".



Cronotassi dei Custodi di Terra Santa http://it.custodia.org/default.asp?id=2793


Le divisioni e i tentativi di unione
L'interpretazione e l'adesione pi o meno rigida alla Regola Bollata, non modificabile, stata
l'origine della divisione dell'ordine francescano nel corso dei secoli.

I Frati Minori oggi
L'Ordine, che oggi porta l'antico nome di Frati Minori, il frutto della unificazione di varie riforme
francescane (Osservanti, Riformati, Recolletti, Scalzi), operata da papa Leone XIII con la bolla
Felicitate quadam del 4 ottobre 1897.
A seguito delle soppressioni degli Ordini religiosi che vari governi avevano messo in atto nel corso
del XIX secolo in Europa, riducendo enormemente il numero di membri di ogni famiglia religiosa, il
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 31

papa ritenne opportuno riunificare le diverse "osservanze" minoritiche che gi erano sottoposte,
tramite propri vicari, al Ministro generale degli Osservanti ed erano uscite dalle soppressioni
pesantemente ridimensionate.
Conventuali e Cappuccini, che erano ordini autonomi con Ministro generale proprio, non furono
interessati dal provvedimento.
L'Ordine dei Frati Minori oggi diffuso in tutto il mondo.

Ministri generali dell'Ordine dei Frati Minori
Da Francesco d'Assisi (1210-1226)
1 Giovanni Parenti (1227-1232)
2 Elia da Assisi (1232-1239)
3 Alberto da Pisa (1239-1240)
4 Haymo di Faversham (1240-1243)
5 Crescenzio da Jesi (1244-1247)
6 Giovanni da Parma (1247-1257)
7 Bonaventura da Bagnoregio (1257-1274)
8 Girolamo Masci da Ascoli (1274-1279), poi Nicol IV
9 Bonagrazia da Bologna (1279-1285)
10 Arlotto da Prato (1285-1287)
11 Matteo d'Acquasparta (1287-1289)
12 Raimondo di Goffredo (1289-1295)
13 Giovanni da Morrovalle (1296-1304)
14 Consalvo Ispano (1304-1313)
15 Alessandro Bonini da Alessandria (1313-1314)
16 Michele da Cesena (1316-1328)-cardinale Bertrand de Turre (1328-1329), Vicario generale
17 Gerardo Odnis (1329-1342)
18 Fortanerio de Vassal (1343-1348)
19 Guillaume Farinier (1348-1357)
20 Juan Bouchier (1357-1358)
21 Marco da Viterbo (1359-1366)
22 Tommaso da Frignano (1367-1372)
23 Leonardo Rossi (1373-1378)
24 Ludovico Donati (1379-1383)
25 Pietro da Conzano (1383-1384)
26 Martino Sangiorgio da Rivarolo (1384-1387)
27 Enrico Alfieri (1387-1405)
28 Antonio Vinitti da Pereto (1405-1408)-Angelo Salvetti (1408-1409), Vicario generale
29 Antonio da Cascia (1410-1415)
Antonio Vinitti da Pereto (1415-1420), secondo incarico
Contemporaneamente, durante la cattivit avignonese:
Angelo da Spoleto (1379-1391)
John Chevegneyo (1391-1402)
Giovanni Bardolini (1403-1417)
Alla conclusione dello scisma, l'Ordine si riun sotto Antonio Vinitti.
30 Angelo Salvetti (1421-1424)
31 Antonio da Massa Marittima (1424-1430)
32 Guglielmo Robazoglio da Casale (1430-1442)-Alberto Berdini da Sarteano (1442-1443), Vicario generale
33 Antonio Rusconi (1443-1449)
34 Angelo Cristofori del Toscano (1450-1453)
35 Jacobo Bassolini da Mozzanica (1454-1457)
36 Jaime Zarzuela (1458-1464)
37 Francesco della Rovere (1464-1469) poi Papa Sisto IV.
38 Zanetto de Udine (1469-1475)
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 32

39 Francesco Nanni detto Samson (1475-1499)
40 Egidio Delfini da Amelia (1500-1506)
41 Rainaldo Graziani da Cotignola (1506-1510)
42 Filippo Porcacci da Bagnacavallo (1510-1511)-Gomez de Lisboa (1511-1512), Vicario generale
43 Bernardino Prati (1511-1517)
Divisione dell'Ordine tra l'Osservanza e i Conventuali. La Chiesa diede il sigillo dell'Ordine al Ministro Generale
dell'Osservanza chiamato sino ad oggi: "Ministro Generale di tutto l'Ordine dei Frati Minori".
44 Cristoforo Numai (1517-1518),
45 Francesco Lichetto (1518-1520),
46 Paolo da Soncino (1520-1523),
47 Francisco de Angelis Quinones-Antonio da Calcena (1527-1529), Vicario generale
48 Paolo Pisotti (1529-1533),
49 Vincenzo Lunello (1535-1541),
50 Giovanni Matteo da Calvi (1541-1547)
51 Andreas Alvarez (1547-1553),
52 Clemente Dolera (1553-1557),-(un vicario generale sconosciuto) (1557-1559)
53 Francisco Zamora da Cuenca (1559-1565)
54 Aloisio Pozzi da Borgonuovo (1565-1571),
55 Christopher de Chaffontaines (1571-1579)
56 Francesco Gonzaga (1579-1587)
57 Francesco da Tolosa (1587-1593)
58 Bonaventura Secusi da Caltagirone (1593-1600)
59 Francisco Susa da Toledo (1600-1606)
60 Arcangelo Gualterio da Messina (1606-1612)
61 Juan Hierro (1612-1613)-Antonio de Trejo (1613-1618), Vicario generale
62 Benigno da Genova (1618-1625),
63 Bernardino da Senna (1625-1631),
64 Giovanni Battista da Campania (1633-1639),
65 Juan Marinero da Madrid (1639-1645),
66 Giovanni Mazzara, 1645-1648,
67 Pedro Manero (1651-1655),
68 Michaelangelo Buongiorno da Sambuca (1658-1664),
69 Ildefonso Salizanes (1664-1670),
70 Francesco Maria Rhini (1670-1674),
71 Francesco Maria Nicolis (1674-1676),
72 Jose Ximenes Samaniego (1676-1682),
73 Pietro Marini Sormani (1682-1688),
74 Marcos de Zarzosa (1688-1690),
75 Juan Aluin (1690-1694),
76 Bonaventura Pomerio da Taverna (1694-1697),
77 Matteo da Santo Stefano (1697-1700),
78 Luis Torres (1700-1701),
79 Ildefonso Biesma (1702-1716),
80 Jose Garcia (1717-1723),
81 Lorenzo Cozza di S. Lorenzo (1723-1726),
82 Matteo Basile da Parete (1727-1729),
83 Juan Soto da Valladolid (1729-1736),
84 Juan Bermejo (1736-1740),
85 Gaetano Politi da Laurino (1740-1744),
86 Rafaello Rossi da Lugagnano (1744-1750),
87 Pedro Juanete da Molina (1750-1756),
88 Clemente Guignoni da Palermo (1756-1762),
89 Pedro Juanete da Molina (1762-1768),
90 Pasquale Frasconi da Varese (1768-1791),
91 Joaquin de Campany i Soler (1792-1806),
92 Ilario Cervelli da Montemagno (1806-1814),
93 Gaudenzio Patrignani da Coriano (1814-1817),
94 Cirilo Alameda y Brea (1817-1824),
95 Giovanni Tecca da Capestrano (1824-1830),
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 33

96 Luis Iglesias (1830-1834),
97 Bartolome Altemir (1835-1838),
98 Giuseppe Maria Maniscalco (1838-1844),
99 Luigi Flamini da Loreto (1844-1850),
100 Venanzio Metildi da Celano (1850-1856), fu chiamato da Pio IX a rappresentare tutto l'Ordine per la
proclamazione del dogma dell'Immacolata Concezione.
101 Bernardino Trionfetti da Montefranco (1856-1832),
102 Raffaele Lippi da Pontecchio Marconi (1862-1869),
103 Bernardino dal Vago da Portogruaro (1869-1889),
104 Luigi da Parma (1889-1897),
105 Aloysius Lauer (1897-1901)-David Fleming (1901-1915), Vicar general
106 Dionysius Schler (1903-1911),
107 Pacifico Monza (1911-1915),
108 Serafino Cimino da Capri (1915-1921),
109 Bernardino Klumper (1921-1927),
110 Bonaventura Marrani (1927-1933),
111 Leonardo Bello (1933-1944)-Policarp Schmoll (1944-1945), Vicar general
112 Valentin Schaaf (1945-1946),
113 Pacifico Perantoni (1947-1952),
114 Agostino Sepinski (1952-1965),
115 Constantin Koser (1965-1979),
116 John Vaughn (1979-1991),
117 Hermann Schalck (1991-1997),
118 Giacomo Bini (1997-2003),
119 Jos Rodrguez Carballo (2003-2013)

Statistiche
Al 1 gennaio 2005, i francescani OFM professi di voti perpetui erano 13.567 (dei quali 7 cardinali, 11
arcivescovi, 94 vescovi, 10.559 sacerdoti, 63 diaconi permanenti e 551 candidati al sacerdozio e 2.282
fratelli laici), i professi di voti temporanei 1.766 ed i 462 novizi, per un totale di 15.795 membri.
Rispetto al 2003 l'ordine aveva perduto 39 fratelli.


Ordine francescano
L'ordine dei Francescani porta avanti nella Chiesa il carisma e la spiritualit di San Francesco
d'Assisi.
San Francesco ottenne nel 1210 dal papa Innocenzo III la possibilit di vivere in modo radicale la
povert evangelica. L'ordine da lui iniziato, infatti, a differenza degli altri ordini religiosi allora
esistenti, in particolare agostiniani e benedettini, aveva scelto di praticare una vita segnata dal voto
di povert individuale, non possedendo beni quali conventi e terre: i francescani vennero perci detti
un ordine mendicante.

Una storia ingarbugliata
Gi alla morte di San Francesco l'ordine da lui fondato si scisse in due rami: gli "spirituali" ed i
"conventuali":
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 34

I primi fecero propria la cosiddetta Regola non bollata, cio la regola approvata solo
oralmente da Innocenzo III, che concedeva all'ordine ed ai singoli frati di vivere in
totale povert.
I secondi, invece, fecero propria la Regola bollata promulgata da Papa Onorio III, meno
severa, ma altrettanto innovativa.
Pi che per il modo di intendere e praticare la povert evangelica, i due rami si distinsero per il
"ruolo" che attribuirono all'ordine:
Gli spirituali fecero propria la vita ascetica e mendicante che aveva contraddistinto
l'ordine ai suoi inizi.

I secondi, invece, preferirono una vita pi conventuale e di cura delle anime. Tipica
figura di frate conventuale fu Sant'Antonio da Padova, noto tanto per la sua povert
radicale, quanto per la sua opera di apostolato.
Col passare dei secoli, l'ordine, o meglio gli ordini, francescani furono oggetto di continui tentativi di
riforma. La pi ampia stata quella avviata dai cappuccini, che hanno cercato di coniugare vita
conventuale e povert austera. Essi, caratterizzati per le lunghe barbe, hanno preso il nome dal
proprio cappuccio, pi lungo di quello degli altri ordini francescani.

I francescani oggi

Papa Leone XIII, alla fine del XIX secolo, con la bolla Felicitate quadam, volle porre ordine tra i tanti
ordini nel frattempo nati, e decise di riunirli in tre ordini:
Ordine dei Frati Minori;
Ordine dei Frati Minori Conventuali;
Ordine dei Frati Minori Cappuccini.
Ci nonostante, nell'ultima met del XX secolo, sono nate nuove diramazioni: i Frati Minori
Riformati, che si ripromettono di rivivere l'originaria povert francescana non possedendo alcun
bene, neanche come ordine, ed i Frati Francescani dell'Immacolata, nati dai conventuali, che si
dedicano, sull'esempio di San Massimiliano Kolbe, alle
comunicazioni sociali, all'Adorazione Eucaristica, alla
diffusione della venerazione alla Vergine Immacolata.

Ordine dei Frati Minori
Conventuali

L'Ordine dei Frati Minori Conventuali (in latino Ordo Fratrum
Minorum Conventualium, sigla: O.F.M.Conv.), uno dei tre
ordini mendicanti maschili di diritto pontificio, che oggi costituiscono la famiglia francescana.
I religiosi di quest'ordine sono chiamati anche Minoriti (Minoriten nei paesi di lingua tedesca), Frati
Grigi (Grey Friars nei paesi anglofoni) o Cordiglieri (Cordelier in francese).
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 35


Storia

San Francesco d'Assisi con i suoi primi compagni si presenta a papa Innocenzo III nel 1209,
ottenendo un'approvazione orale della loro forma di vita evangelica. In forza di questo assenso (che
permetteva ai penitenti di Assisi anche di predicare la penitenza), la fraternit si espande
notevolmente fino a diventare la Religio dei Frati Minori di cui parla Francesco nelle ultime stesure
della Regola. Solo pi tardi, in seguito al Concilio Lateranense IV, papa Onorio III approva, con la
bolla Solet annuere (29 novembre 1223), la Regola definitiva, in seguito detta bollata. Nel 1274, alla
morte del Ministro Generale san Bonaventura, nellOrdine si and sempre pi approfondendo
l'allontanamento fra la posizione dei "frati della comunit" (detti anche Conventuales, che
privilegiano le presenze delle comunit nelle citt per la predicazione del vangelo e il servizio ai
poveri) e quella degli "zelanti"' o "spirituali", dapprima, e pi tardi degli Observantes (che
professavano ideali di povert assoluta e sottolineavano la dimensione eremitica e ascetica del
francescanesimo).
All'inizio del XVI secolo, papa Leone X, constatata l'impossibilit di far convivere sotto una stessa
regola ed un medesimo governo gli Osservanti ed i Conventuali, con la bolla Ite vos (29 maggio 1517),
fuse tutti i gruppi riformati nell'Ordine dei Frati Minori della Regolare Osservanza: gli altri andarono
a costituire l'Ordine dei Frati Minori Conventuali, sotto la guida di un Maestro Generale.
La separazione tra i due gruppi fu confermata anche da papa Leone XIII, che con la bolla Felicitate
quadam (4 ottobre 1897) riorganizz gli ordini francescani.

Santi, beati e testimoni insigni dell'Ordine

La famiglia dei Frati Minori Conventuali si considera in continuit storica e spirituale l'originario
Ordo Minorum fondato da san Francesco: si ispira, quindi e si sente particolarmente legata a tutte le
figure di santit che l'Ordine, ancora indiviso, ha potuto esprimere. Tra essi evidentemente
giganteggia il fondatore, il Santo di Assisi. Accanto a lui non si possono dimenticare quanti hanno
avviato e dato slancio al Secondo e al Terzo Ordine: santa Chiara per le Clarisse, i santi Elisabetta
d'Ungheria e Luigi IX di Francia per i laici di quello che oggi chiamato Ordine Francescano
Secolare (O.F.S.). Tra i santi pi significativi delle origini del francescanesimo e particolarmente
legati alla tradizione conventuale non si pu non menzionare: sant'Antonio di Padova, i protomartiri
dell'Ordine Berardo e compagni, san Bonaventura da Bagnoregio, i beati Egidio d'Assisi, Tommaso
da Celano, Luca Belludi da Padova, Giovanni Duns Scoto, Andrea Conti da Anagni, Odorico da
Pordenone, Giacomo da Strepa, Angelo da Monteleone d'Orvieto.
A seguito della divisione del 1517, non sono mancati santi, riconosciuti e venerati dalla Chiesa, come
testimoni silenziosi e anonimi. La Chiesa ha canonizzato nel XVIII secolo san Giuseppe da
Copertino. In tempi pi recenti papa Giovanni Paolo II ha elevato agli onori degli altari san
Massimiliano Kolbe e San Francesco Antonio Fasani. Tra i beati ricordiamo: Bonaventura da
Potenza, Raffaele Chylinski, Antonio Lucci, i martiri della Rivoluzione francese Jean-Franois Burt,
Jean-Baptiste Triquerie, Nicola Savouret e Louis A. J. Adam, sette martiri polacchi e cinque martiri
della Rivoluzione spagnola.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 36


L'Ordine oggi

Oggi i Frati Minori Conventuali vestono un abito nero - nei paesi in cui hanno subito le soppressioni
- con cappuccio e mozzetta-scapolare; mentre nelle terre di missione stanno cominciando a
recuperare l'antico colore dell'abito francescano: grigio cinerino. Continuano a custodire, tra l'altro,
la Basilica di San Francesco ed il Sacro Convento di Assisi ed il loro principale centro di studi la
Facolt Teologica di San Bonaventura, a Roma; tra i centri di formazione e di cultura ci sono anche,
tra gli altri, l'Istituto Teologico Sant'Antonio Dottore di Padova e lo Studio Generale di Rensslear,
negli Stati Uniti.
La curia generalizia dell'Ordine ha sede a Roma, presso il Convento dei Santi XII Apostoli.
Al 1 gennaio 2005, l'ordine contava 4.639 religiosi (dei quali 14 vescovi, 2.914 sacerdoti e 10 diaconi
permanenti), e 654 case raggruppate in 36 province: erano presenti in 60 nazioni (5 africane, 17
americane, 8 asiatiche, 29 europee ed in Australia).

Frati minori conventuali contemporanei illustri

Fra Paolo Mario Virgilio Atzei (arcivescovo metropolita di Sassari)
Fra Gianfranco Girotti (vescovo titolare di Meta, reggente emerito del tribunale della
Penitenzieria Apostolica)
Fra Guido Giustiniano (sacerdote, giudice ecclesiastico, ministro provinciale
dell'ordine, giurista e teologo)
Fra Gianfranco Grieco (giornalista, capo del pontificio consiglio per la famiglia)
Fra Stefano Macario (sacerdote e pittore)
Fra Tarcisio Musto (sacerdote e scultore)
Fra Francesco Nol (vescovo di Tursi e Lagonegro)
Fra Orlando Todisco (sacerdote e filosofo)
Fra Gianfranco Agostino Gardin (arcivescovo-vescovo di Treviso)
Fra Mauro Gambetti Custode del Sacro Convento di Assisi

Ordine dei Frati Minori Cappuccini

L'Ordine dei Frati Minori Cappuccini (in latino Ordo Fratrum Minorum Capuccinorum, sigla O.F.M.
Cap.), uno dei tre ordini mendicanti maschili di diritto pontificio, che oggi costituiscono la famiglia
francescana.

Storia
Origini

L'ordine nacque intorno al 1520 circa, quando il frate francescano osservante Matteo da Bascio
nato nella regione delle Marche, Italia si convinse che lo stile di vita condotto dai Francescani del
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 37

suo tempo non era quello che san Francesco aveva immaginato. Egli desiderava ritornare allo stile di
vita originario in solitudine e penitenza come praticato dal fondatore del suo ordine.
I suoi superiori cercarono di sopprimere queste innovazioni, e fra' Matteo e i suoi primi compagni
furono costretti a nascondersi dalle autorit della Chiesa, che desiderava arrestarli per aver
abbandonato i loro obblighi religiosi. Erano, del resto, gli anni della Riforma Luterana e, pertanto,
qualsiasi tentativo di rinnovamento era mal visto dai superiori degli ordini religiosi. Matteo e i suoi
amici trovarono rifugio presso i monaci camaldolesi, in segno di gratitudine essi adottarono
successivamente il cappuccio indossato da quell'ordine, che era il marchio dell'eremita in quella
regione d'Italia, e l'uso di portare la barba. Il nome popolare del loro movimento ha origine da questa
caratteristica dei loro costumi.
Nel 1528, Matteo ottenne, con la mediazione di Caterina Cybo, duchessa di Camerino, l'approvazione
di papa Clemente VII con la "Religionis zelus" e gli fu dato il permesso di vivere come un eremita e di
andare ovunque predicando ai poveri. Questi permessi non furono solo per lui, ma per tutti quelli
che si sarebbero uniti a lui nel tentativo di restaurare l'osservanza pi letterale possibile della regola
di san Francesco. Matteo e il gruppo originario furono presto raggiunti da altri ed inizialmente
vennero detti "frati minori della vita eremitica" ed a causa dell'opposizione degli Osservanti, si
trasformarono in una congregazione, i Frati Minori Eremiti, ramo dei Francescani Conventuali, ma
dotati di un proprio vicario.
Un momento difficile fu nel 1542 quando il generale dell'Ordine Bernardino Ochino ader alla
Riforma protestante.
Papa Gregorio XIII, nel 1574, permise all'Ordine di insediarsi in "Francia e in tutte le altre parti del
mondo e di erigervi case, luoghi, custodie e province", autorizzandone, nei fatti, la diffusione al di
fuori d'Italia. Nel XVI secolo i cappuccini poterono contare su circa 14.000 frati e su quasi 1000
conventi. I numeri dell'ordine aumentarono ulteriormente tra il 1600 e la met del 1700. I frati,
infatti, arrivarono a 34.000 ed i conventi a 1700. Questi furono, del resto, anche gli anni in cui
l'Ordine modific, o meglio, perfezion alcune sue caratteristiche iniziali. Pur mantenendo fede al
voto di povert radicale, i cappuccini si erano andati dimostrando ottimi predicatori e questo, visti
anche i rapporti iniziali con il Ramo conventuale, port ad una "conventualizzazione". Questo
processo, inoltre, fu sostenuto anche dalla Santa Sede che in quegli anni spinse gli ordini religiosi a
sopprimere i conventi minori o troppo piccoli, convinta che dando vita a realt pi grandi queste
potessero essere meglio controllate. Gli iniziali piccoli scaffali di libri, divennero vere e proprie
biblioteche, necessarie per assicurare una buona formazione ai predicatori. Per comprendere il ruolo
dell'ordine in questo secolo e mezzo, basti pensare che Alessandro Manzoni, sceglier proprio un
cappuccino, fra' Cristoforo, per opporsi a don Rodrigo, nei suoi Promessi Sposi.

Dalla seconda met del '700 ad oggi

Dalla seconda met del 1700 alla fine del 1800, l'ordine visse un momento di crisi. Basti pensare che
tra il 1787 ed il 1847 non si tenne il capitolo generale dell'ordine, l'assemblea generale di tutti i
responsabili delle province in cui era diviso l'ordine. Queste difficolt furono dovute pi a
motivazioni politico-sociali che religiose. La Rivoluzione Francese e le esperienze simili in altri stati
europei portano alla soppressione i conventi ed anche di intere province. Altrettanto si pu dire per
l'Italia di fine '800, dove la Legge delle Guarentigie priv gli ordini religiosi di molti beni ed
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 38

addirittura dei conventi. A ci, per, si accompagn una pi consapevole opera missionaria,
soprattutto nelle Americhe, dove l'Ordine crebbe con molta facilit.
Nonostante le difficolt, agli inizi del '900 i Cappuccini erano circa 9.500 ed alloggiavano in oltre 600
case. Il capitolo generale del 1884 aveva del resto deciso di riacquistare molti dei conventi che erano
andati perduti nel corso del secolo precedente e venne approvata una nuova regola. La precedente
era del 1643. Il secolo XX stato poi il secolo del ritorno alle origini e dell'apertura alle novit del
mondo contemporaneo. Basti pensare al Concilio Vaticano II e l'invito rivolto a tutte le comunit
religiose a riscoprire le ragioni originarie del proprio carisma. I Cappuccini non sono stati esenti
dalla crisi di vocazioni, che ha colpito la Chiesa cattolica in Europa e nel Nord America negli anni '60
ed '80. Ci nonostante i Cappuccini restano uno degli ordini pi grandi e diffusi della Chiesa
cattolica.
Al 31 dicembre 2007, l'ordine contava 1.704 conventi e 10.686 frati, 6.890 dei quali sacerdoti.

Capitolo generale

Il 28 agosto 2012 nell'84 Capitolo generale dell'Ordine dei Frati Minori Cappuccini fra Mauro Jhri
stato rieletto Ministro generale con 147 voti su 169 votanti. Fra Mauro, eletto la prima volta ministro
generale nel 2006, condurr l'Ordine per altri sei anni.

Santi e beati dell'Ordine

Bernardo da Corleone, Santo
Crispino da Viterbo, Santo
Corrado da Parzham, Santo
Fedele da Sigmaringen, Santo
Felice da Cantalice, Santo
Felice da Nicosia, Santo
Nicola da Gesturi, Beato
Francesco M. da Camporosso, Santo
Giuseppe da Leonessa, Santo
Ignazio da Laconi, Santo
Ignazio da Santhi, Santo
Leopoldo da Castelnuovo, Santo
Lorenzo da Brindisi, Santo
Pio da Pietrelcina, Santo
Serafino da Montegranaro, Santo
Andrea Giacinto Longhin, Beato
Aniceto e compagni martiri, Beati
Agatangelo e Cassiano, Beati
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 39

Marco d'Aviano, Beato
Bernardo da Offida, Beato
Apollinare da Posat, Beato
Innocenzo da Berzo, Beato
Benedetto da Urbino, Beato
Geremia da Valacchia, Beato
Diego da Cadice, Beato
Onorato da Biala, Beato
Angelo d'Acri, Beato

Ministri generali dell'ordine

Matteo da Bascio (1529)
Ludovico da Fossombrone (1529-1535)
Bernardino d'Asti (1535-1538)
Bernardino Ochino (1538-1542)
Francesco di Iesi (1542-1546)
Bernardino d'Asti (1546-1552)
Eusebio d'Ancona (1552-1558), 6 vicario generale
Tommso da Citt di Castello (1558-1564), 7 vicario generale
Evangelista da Cannobio (1564-1567), 8 vicario generale
Mario da Mercato Saraceno (1567-1573), 9 vicario generale
Vincenzo da Monte d'Olmo (1573-1574), 10 vicario generale
Gerolamo da Montefiore (1574-1581), 11 vicario generale
Giovanni Maria da Tusa (1581-1584), 12 vicario generale
Giacomo da Mercato Saraceno (1584-1587)
Jeronimo da Polizzi (1587-1593)
Silvestro da Monteleone (1593-1596)
Gerolamo da Sorbo (1596-1599)
Gerolamo da Castelferretti (1599-1602)
Lorenzo da Brindisi (1602-1605)
Silvestro d'Assisi (1605-1608)
Gerolamo da Castelferetti (1608-1613)
Paolo da Cesena (1613-1618)
Clemente da Noto (1618-1619)
Clemente da Noto (1619-1625)
Giovanni Maria da Noto (1625-1631)
Gerolamo da Narni (1631-1632)
Francesco da Genova (1632-1634)
Antonio da Modena (1634-1637), 23 ministro generale
Giovanni da Moncalieri (1637-1643), 24 ministro generale
Innocenzo da Caltagirone (1643-1650), 25 ministro generale
Fortunato da Cadore (1650-1656), 26 ministro generale
Simpliciano da Milano (1656-1662), 27 ministro generale
Marco Antonio da Carpenedolo (1662-1665), 28 ministro generale
Fortunato da Cadore (1665-1667), vicario generale
Fortunato da Cadore (1667-1669), (secondo mandato)
Buenaventura da Recanati (1669-1671), vicario generale
Stefano da Cesena (1671-1678), 29 ministro generale
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 40

Bernardo da Porto Maurizio (1678-1684), 30 ministro generale
Bonaventura da Recanati (1684-1685), vicario generale
Carlo Maria da Macerata (1685-1691), 31 ministro generale
Bernardino d'Arezzo (1691-1698), 32 ministro generale
Giovanni Pietro da Busto Arsizio (1698-1700), 33 ministro generale
Angelicus von Wolfach (1700-1702), vicario generale
Agostino da Latisana (1702-1709), 34 ministro generale
Bernardino da Saluzzo (1709-1710), 35 ministro generale
Giovanni Antonio da Florencia (1710-1712), vicario generale
Michelangelo da Ragusa (1712-1719), 36 ministro generale
Giovanni Antonio da Firenze (1719-1721), 37 ministro generale
Bernardino da Sant'Angelo in Vado (1721-1726), vicario generale
Hartman da Bressanone (1726-1731), 38 ministro generale
Bonventura da Ferrara (1731-1740), 39 ministro generale
Jose Maria da Terni (1740-1747), 40 ministro generale
Sigismundo da Ferrara (1747-1753), 41 ministro generale
Gelasio da Gorizia (1753-1754), vicario generale
Serafin von Ziegenhals (1754-1761), 42 ministro generale
Pablo da Colindres (1761-1766), 43 ministro generale
Giuseppe Maria da Savorgnano (1766-1768), vicario generale
Amato da Lamballe (1768-1773), 44 ministro generale
Erhard da Radkesburg (1773-1789), 45 ministro generale (vicario generale per i
primo due anni)
Angelico da Sassuolo (1789-1796), 46 ministro generale
Nicola da Bustillo (1796-1806), 47 ministro generale
Michelangelo da Sansepolcro (1806-1814), 48 ministro generale
Mariano d'Alatri (1814-1818), vicario generale
Francisco de Solchaga (1818-1824)
Ludovico da Frascati (1824-1830)
Juan de Valencia (1830-1838)
Eugenio da Rumilly (1838-1844)
Luigi da Bagnaia (1844-1845), 53 ministro generale
Andrea d'Arezzo (1845-1847), vicario generale
Venanzio da Torino (1847-1853), 54 ministro generale
Salvatore da Ozieri (1853-1859), 55 ministro generale
Nicola da San Giovanni in Marignano (1859-1872)
Egidio da Cortona (1872-1884)
Bernardo da Andermatt (1884-1908)
Pacifico da Seggiano (1908-1914)
Venanzio de Lisle-en-Rigault (1914-1920)
Giovanni Antonio Bussolari (1920-1926), 61 ministro generale
Melcihorre da Benisa (1926-1932), 62 ministro generale
Vigilio Federico Dalla Zuagna (1932-1938), 63 ministro generale
Donatus von Welle (1938-1946)
Clemente di Milwaukee (1946-1952)
Benigno da Sant'Ilario Milanese (1952-1958)
Clemente di Milwaukee (1958-1964)
Clementinus von Vlissingen (1964-1970)
Pasquale Rywalski (1970-1982)
Flavio Roberto Carraro (1982-1994)
John Dennis Corriveau (1994-2006)
Mauro Jhri (2006-...)
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 41


Clarisse Cappuccine
Le monache Clarisse Cappuccine (in latino Moniales Clarisae Cappucinae o Ordo Santae Clarae
Capuccinarum) costituiscono un istituto femminile di vita consacrata della Chiesa cattolica: le
religiose dell'ordine pospongono al loro nome la sigla O.S.C.Cap..

La fondatrice

Le Cappuccine sorsero a Napoli per volont della
nobildonna catalana Maria Lorenza Longo (1463-1542).
Rimasta vedova, la Longo si rec in pellegrinaggio a
Loreto, dove decise di entrare nel Terz'Ordine di San
Francesco, assumendo il nome di Lorenza.
Tornata a Napoli, inizi con alcune consorelle a
dedicarsi alla cura dei malati negli ospedali per poveri
della citt; nel 1497 fond l'Ospedale di Santa Maria del
Popolo degli Incurabili, destinato ai malati di sifilide, e
si pose sotto la direzione spirituale di San Gaetano di
Thiene, che a Napoli animava l'Oratorio del Divino
Amore.
Nel 1530 fond il convento di Sant'Eframo Vecchio,
destinato alla prima comunit di Cappuccini
napoletani.

La nascita delle Clarisse Cappuccine

Con la bolla Debitum Pastoralis Officii di papa Paolo III (19 febbraio 1535) la Longo ottenne il
benestare per fondare un nuovo monastero femminile: il 30 aprile 1536, poi, la bolla Alias nos le
concedeva di elevare il numero delle monache a 33, in omaggio agli anni di vita terrena di Ges.
Originariamente ospitate in un'ala di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, sottoposte alla regola
del Terz'Ordine Francescano ed alla direzione dei padri Teatini, nell'agosto del 1538 Maria Lorenza
Longo e le consorelle presero possesso di Santa Maria della Stalletta, che divenne il protomonastero
di Santa Maria in Gerusalemme, detto popolarmente delle Trentatr.
Adottarono quindi la Regola di Santa Chiara e delle costituzioni modellate su quelle dei Frati Minori
Cappuccini, ai quali pass anche la direzione spirituale delle religiose ad effetto della bolla Cum
Monasterium del 10 dicembre 1538; fu in tale occasione che l'ordine prese l'aggettivo "cappuccine".
Le Cappuccine si diffusero rapidamente in tutta Italia: nel 1576 fondarono una casa a Roma, nel 1578
a Milano; nel 1606 aprirono un convento anche a Parigi.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 42


Oggi
Alla fine del 2007 l'ordine contava 159 monasteri e 2.198 religiose.

Maria Lorenza Longo

Venerabile Maria Lorenza Longo, al secolo Maria Requenses (Catalogna, 1463 ca.; Napoli, 21
dicembre 1542) stata una religiosa e fondatrice spagnola dell'ordine delle monache Clarisse
Cappuccine.
Oriunda della Catalogna, nacque nel 1463 da nobili e ricchi genitori, della stirpe Richenza, i quali la
diedero in sposa appena quindicenne a Giovanni Longo (Lonc), Gran Cancelliere del regno di Spagna
e poi segretario del re. Dopo qualche anno a seguito di una malattia, conseguenza di un tentativo di
avvelenamento da parte di una serva, rimase paralizzata.
Nel 1506, nonostante la paralisi, segu con la famiglia il marito, che era stato trasferito nel Vicereame
di Napoli; quindi si rec in pellegrinaggio a Loreto, dove si sent prodigiosamente risanata. A 46 anni
nel 1509 rimase vedova con tre figli. Da nobile e ricca spagnola, prese a dedicarsi alle opere di carit,
cos necessarie alla popolazione napoletana abbastanza povera, prima presso lospedale di S. Niccol,
poi grazie ai suoi beni, edific lei stessa nel 1519, il celebre Ospedale degli Incurabili, ancora oggi
completamente funzionante nel centro antico di Napoli e che sar luogo di lavoro caritatevole di s.
Gaetano da Thiene e degli altri teatini giunti a Napoli nel 1533.
Con laiuto dello stesso s. Gaetano, divenuto suo direttore spirituale, scrisse le sapienti regole di
conduzione dellospedale, di cui assunse la direzione; nel 1526 costru una casa per le donne traviate,
accanto al complesso ospedaliero e anche un monastero per pie donne, componendo per le due
Istituzioni delle regole speciali.
Insieme con la duchessa di Termoli, Maria dJerbo riun dame e giovani delle migliori famiglie
napoletane, in una Congregazione dal titolo di Madri della carit, con lo scopo di aiutare gli
ammalati poveri del suo ospedale; fece di tutto affinch i Cappuccini venissero a Napoli e per loro
costru il convento di S. Eframo Vecchio nel 1530.
Aveva 72 anni, quando ormai sistemati i suoi figli, si ritir nel convento da lei fondato nel 1535 di S.
Maria di Gerusalemme, detto dal popolo il monastero delle trentatr forse perch si diceva che le
suore non superavano il numero di 33; detto monastero seguiva la Regola del TerzOrdine
Francescano e poi subentrati nella direzione i frati cappuccini, segu la Regola di S. Chiara,
istituendosi cos le prime suore Clarisse Cappuccine che da Napoli, si diffusero in tutta Italia.
Maria Lorenza Longo fu nominata badessa da papa Paolo III carica che conserv fino alla morte
avvenuta a 79 anni, nel 1542 (alcune ricerche storiche sono propense ad indicare il 1539).
Madre Lorenza Longo affid le sue suore, per il sostentamento, ai dirigenti dellospedale; ma alla fine
del- l800, esse furono relegate in uno spazio ristretto, a seguito delle leggi anticlericali imperanti e i
_ del complesso monastico, chiostro, orto, refettorio ecc. fu incamerato dallOspedale degli Incurabili
per allargarne le camerate di degenza e aprire altri reparti; le suore si ridussero a tre e nel corso di
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 43

questo secolo appena trascorso, hanno sempre tentato di riavere parte dello spazio requisito, che le
avrebbe permesso di vivere una vita claustrale pi consona allo spirito della Regola.
Nel 1958 fu concesso loro un pezzo dellorto del giardino, intanto buona parte del requisito, fin in
uno stato di abbandono, rifugio per tossicodipendenti e pericolo per ladiacente convento;
finalmente la secolare questione ha avuto una provvisoria soluzione il 4 dicembre 2001, con la
consegna alle Clarisse Cappuccine di Napoli, di tutte quelle aree non utilizzate dallospedale e che
una volta, prima che venissero divise da alti muri che toglievano e tolgono aria al convento, erano
appartenute allIstituto fondato nel 1535 da Madre Maria Lorenza Longo, nel suo impeto damore per
la cura, sia per il corpo che per le anime; nonostante tutto la sua figura rimasta nel silenzio e
nelloscurit per quattro secoli: nascosta la Madre, nascoste le figlie Cappuccine; essa ricordata nel
suo Istituto da secoli al 21 dicembre, data presunta della sua morte, in attesa che la Chiesa lannoveri
ufficialmente fra i suoi beati. Fonte SantieBeati.it
Vita
Oriunda della Catalogna, nacque nel 1463 da nobili e ricchi genitori, della stirpe Richenza, i quali la
diedero in sposa appena quindicenne a Giovanni Longo (Lonc), Gran Cancelliere del regno di Spagna
e poi segretario del re.
In giovane et, a causa di un avvelenamento da parte di un servo, rimase paralizzata.
Nel 1506 tutta la famiglia si trasfer a Napoli al seguito del re Ferdinando di Catalogna, ma dopo poco
tempo il marito dovette rientrare in patria dove mor nel 1509.
Vedova a 46 anni, e su un letto da paralitica, il suo futuro sembrava piuttosto orientato a una
tranquilla degenza, ma nacque in lei il desiderio di effettuare un pellegrinaggio alla Santa Casa di
Loreto. Progetto che si realizz nel 1510 con l'aiuto di una figlia e del cognato.
Qui si verific, dopo la messa in santuario, un evento prodigioso: Maria Lorenza guar dalla paralisi.
Rientrata a Napoli in ringraziamento per la guarigione, entr nell'ordine delle Terziarie francescane
prendendo il nome di Maria Lorenza.
Con la propria fortuna e grazie al sostegno dei suoi potenti amici, fond l'Ospedale di Santa Maria
del Popolo degli Incurabili, presso Porta San Gennaro, inaugurato il 23 marzo del 1522: per
intercessione del arcivescovo di Chieti Gian Pietro Carafa, l'ospedale ottenne numerosi privilegi dai
Papi Leone X ed Adriano VI; i suoi statuti vennero approvati da Papa Clemente VII con la bolla Ex
supernae dispositionis dell'11 dicembre 1523.
In quegli anni Napoli fu luogo di incontro di molte personalit dell'aristocrazia spirituale del
Rinascimento. Nell'entourage di madre Longo vi furono i cardinali Tommaso De Vio e l'agostiniano
Egidio di Viterbo , il mistico laico Juan de Valds e l'illustre umanista Vittoria Colonna, marchesa di
Pescara, grande protettrice dei Cappuccini ed amica di Michelangelo Buonarroti.
I Cappuccini arrivarono a Napoli nel 1529, dopo aver ricevuto l'anno prima da papa Clemente VII la
bolla di approvazione del nuovo ordine francescano. Accolti nelle strutture dell'ospedale della Longo
si fecero presto apprezzare per il valido supporto spirituale e materiale degli ammalati e dopo poco
tempo le terziarie francescane si misero sotto la loro direzione.
Negli stessi anni giunsero a Napoli anche i teatini, anch'essi fondati da poco da San Gaetano di
Thiene che era in citt a partire dal 1533. Anche questa grande figura della chiesa del Rinascimento
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 44

marc profondamente la venerabile. Anche lui alloggiato nell'ospedale della Longo divenne direttore
spirituale della comunit religiosa, che nel 1535 ottenne l'approvazione canonica sotto il nome di
"Suore francescane del Terz'Ordine", ordine che si orient sempre pi verso una vita contemplativa.
Nel 1535 dopo una malattia che la riport allo stato di paralitica, lasci l'attivit nell'ospedale
affidando la direzione a madre Maria Ayerbe e si ritir in angusti locali adiacenti all'ospedale con
venti giovani aspiranti.
L'8 settembre dello stesso anno tutte ricevettero l'abito e fecero la loro professione solenne nelle
mani del delegato apostolico. La nuova comunit adott la regola della clausura stretta.
Fino al 1538 furono seguite da Gaetano che poi affid la guida spirituale delle monache ai Cappuccini.
Il Carafa, divenuto Papa Paolo III , il 10 dicembre 1538 conferm in maniera definitiva l'erezione della
nuova comunit conventuale, retta dalla regola di Santa Chiara, con una limitazione del numero
delle monache a 33.
In seguito la fondatrice volle adottare la regola di Santa Coletta di Corbie integrandovi alcuni punti
della costituzione dei Cappuccini. Povert, austerit, clausura severa, semplicit fraterna e
soprattutto un' intensa vita di preghiera, divennero le caratteristiche delle cappuccine.
Sotto questa regola la fondatrice visse gli ultimi sette anni della sua intensa e straordinaria vita.
Mor il 21 dicembre del 1542.

Maria Diomira del Verbo Incarnato
Venerabile Maria Diomira del Verbo Incarnato (Maria Teresa Serri) Badessa
Genova, 23 febbraio 1708 - 4 gennaio 1768
Venerabile Maria Diomira del Verbo Incarnato, al secolo Maria Teresa Serri (Genova, 23 febbraio 1708;
Fanano, 14 gennaio 1768) stata una monaca e badessa italiana delle Clarisse Cappuccine del
monastero di Fanano (Modena).
La venerabile Maria Teresa Serri, questo il suo nome da laica, nacque a Genova
il 23 febbraio 1708 da Giovanni Serri e Teresa Curti di nazionalit svizzera.
La sua infanzia fu contraddistinta da un precoce desiderio di sapere, pregare e
soffrire; andava a scuola con la sorella e fin da allora amava passare parecchio
tempo ritirata nella sua stanza in preghiera e nella meditazione dei dolori di
Ges, dovette sopportare le derisioni delle persone anche dello stesso
ambiente familiare, a cui sembrava strano che una bambina fosse cos solitaria
e scrupolosa.
Ad otto anni si trasfer con la famiglia in Svizzera, prima a Zug poi a Friburgo,
per un breve soggiorno, ed in questo periodo prima di ritornare a Genova,
Maria Teresa fece la Prima Comunione. Non frequent pi la scuola, ma in
casa apprese il ricamo dalla sorella e ogni giorno aumentava per lei la
contemplazione del Crocifisso; di nuovo la famiglia si trasfer questa volta a
Pisa, qui incontr un confessore comprensivo che le diede il permesso di ricevere la S. Comunione
tutti i giorni, cosa molto difficile allora e incontr anche un frate cappuccino che la inizi alla pratica
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 45

della penitenza corporale, cosa che laveva sempre attratta, da quando aveva visto un cilicio nelle
mani del fratello.
Ormai era chiaro che la sua strada era quella di consacrata a Dio, ma in che modo era ancora da
definire. Trascorse due anni nel monastero delle Benedettine di Pisa, ma nonostante il desiderio
favorevole delle suore, indecisa lasci.
Nel frattempo le mor il padre e lei entr in contatto con le cappuccine di Citt di Castello che
volentieri lavrebbero accolta, anzi le avrebbero data la cella lasciata vuota da s. Veronica Giuliani, da
poco defunta.
Si racconta che a farle decidere, ci fu una visione di s. Francesco, che le avrebbe detto: Non a Citt di
Castello, ma tra le cappuccine di Fanano, monastero che si trovava nei pressi di Nonantola in
provincia di Modena. Superate tante altre difficolt che il demonio le faceva incontrare, finalmente il
5 ottobre 1730 entr nel monastero, dove prese il nome di Maria Diomira del Verbo Incarnato, ormai
pronta e decisa ad intraprendere la via che il Signore le mostrava.
Il noviziato non fu facile, data la delicata costituzione fisica; il suo primo ufficio fu quello di
inserviente del refettorio che dur per cinque anni. In seguito fu nominata badessa, ma in questa
carica dovette subire le incomprensioni di parte delle religiose, che provocarono i rimproveri del
cardinale Albani in visita al monastero, perch alle suore non veniva dato cibo a sufficienza, si
credeva per risparmiare a causa di certi lavori da fare. Dopo un periodo dintervallo in cui ebbe
lincarico della sacristia, nella Pentecoste del 1752, fu nuovamente eletta badessa; ma il modo in cui
avvenne, non fu dei migliori, un influente prelato avrebbe voluto che venisse eletta una sua nipote e
a tale scopo fu inviato un religioso che con prediche preparatorie aveva il compito di orientare le
suore verso questa scelta, ma allo scrutinio la candidata del prelato prese un solo voto, quello di
Maria Diomira, mentre tutte le altre avevano votato per lei..
Il religioso deluso rivers sulla eletta unaspra rampogna; la madre badessa nel suo anelito di
perfezione viveva nel tempo e fuori del tempo, purificata dal dolore e dalla penitenza.
Per 40 anni port sulla carne dal lato del cuore, una croce fornita di 33 punte aguzze. Stava male,
cadendo in uno stato di prostrazione, quando per ubbidienza sospendeva le sue penitenze e diceva:
Segno evidente, che la volont di Dio, per me il patire.
Ebbe il dono di frequenti visioni di Ges in croce e dellEcce Homo, nella notte di Natale 1767, si
sent colpita da un dardo che le procur una gioia incredibile e un dolore indicibile, era il preavviso
dellincontro definitivo con il suo Sposo; la vigilia dellEpifania, si ammal gravemente, ricev gli
ultimi Sacramenti; il 14 gennaio 1768 a 60 anni, tutta presa in una visione della S. Famiglia e
dellAngelo Custode si spense serenamente.
Dopo la morte, sul suo corpo ritornarono visibili le stimmate, che aveva avuto prima di entrare in
convento.
Papa Leone XIII ne introdusse la causa di beatificazione il 21 dicembre 1901.
Biografia

La Venerabile Suor Maria Diomira del Verbo Incarnato nacque a Genova il 23 Febbraio 1708, da
Giovanni Serri e Teresa Curti (dalla nobile famiglia Curty di Friburgo). Dopo un soggiorno a
Friburgo, in Svizzera, terra d'origine di sua madre, sent la vocazione religiosa. Al Fonte battesimale,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 46

nella Chiesa di Sant'Agostino di Friburgo[2], la piccola di nove anni ricevette il nome di Maria
Terese.
Fu educata presso le monache Benedettine di Pisa, citt dove la sua famiglia si era trasferita. Si
dedic fin da ragazza all'assistenza di ammalati e moribondi.
Si sottopose a grandi mortificazioni della carne e secondo la tradizione ebbe le stimmate che si
sarebbero manifestate in lei per la prima volta all'et di 22 anni, mentre si accostava all'Eucarestia
nella chiesa dei Cavalieri di Pisa.
Fu incerta se accettare l'invito delle cappuccine di Citt di Castello, ma poi decise per le cappuccine
di Fanano, sulla montagna modenese, in una struttura da secoli collegata con l'abbazia di Nonantola.
Fu ammessa a Fanano il 5 ottobre 1730, vesti l'abito religioso il 1 novembre 1730. Tre anni pi tardi,
nel 1733, pronunci i sacri voti povert, castit e obbedienza assumendo il nome di suor Maria
Diomira del Verbo Incarnato.
Fu scelta dalle consorelle come badessa, ruolo che svolse per molti anni non senza contrasti con le
autorit ecclesiastiche verso le quali suor Diomira mantenne sempre un atteggiamento di disciplina e
obbedienza.
Suor Maria Diomira del Verbo Incarnato spir il 14 Gennaio 1768 dicendo:
No, non mi sazio n mai mi sazier di fissare gli occhi su Ges. Quanto benedico quelle
poche fatiche sofferte per amore Suo.
Le ferite impresse nella sua carne comparvero di nuovo subito dopo la sua morte. Le Sorelle e i fedeli
convenuti da tutto il Frignano per vedere "la santa" le hanno viste, rutilanti di sangue. Per la sua
intercessione si ottengono grazie e guarigioni, soprattutto a favore delle madri gestanti, lattanti o
puerpere.
Il 21 dicembre 1901 papa Leone XIII ne apr il processo di beatificazione presso la Congregazione delle
Cause dei Santi, dichiarandola venerabile.

Preghiera
Santissima Trinit Padre, Figlio e Spirito Santo. Vi adoriamo e ringraziamo dei doni e delle
grazie compartite alla Venerabile Suor Maria Diomira dalla quale foste tanto glorificata e
per di Lei intercessione Vi preghiamo ad impetrarci la grazia che desideriamo.
Il sito ufficiale delle Clarisse Cappuccine negli U.S.A. (CapuchinPoorClares.org)


Ordine di Santa Chiara - Monache Clarisse

Le monache clarisse (in latino ordo sanctae Clarae, pospongono al loro nome la sigla O.S.C.) sono le
religiose di voti solenni appartenenti all'ordine fondato da san Francesco e santa Chiara d'Assisi (da cui
le clarisse derivano il nome) nel 1212: seguono la regola approvata da papa Innocenzo IV nel 1253.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 47

Storia

Il secondo ordine francescano nacque nella notte fra il 18 e il 19 marzo 1212, quando Chiara, fuggita
dalla casa del padre, Favarone dei conti di Coccorano, si rec alla Porziuncola di Assisi dove
Francesco le tagli i capelli e le diede il velo monastico. Affidata inizialmente alle benedettine,
quando venne raggiunta dalla sorella Agnese e da altre compagne venne trasferita negli umili locali
annessi alla chiesetta di San Damiano (da cui
derivarono il nome con cui erano originariamente
designate: Povere Dame di San Damiano o Damianite).

La Regola di Santa Chiara

La regola di vita dell'ordine fu inizialmente costituita da
alcune semplici istruzioni dettate da san Francesco, ma
queste osservanze nel 1215, in base a quanto stabilito dal
13 canone del Concilio Lateranense IV, dovettero
cedere il posto alla regola benedettina.
A partire dal 1218 il cardinale Ugolino dei Conti di Segni
(poi papa col nome di Gregorio IX) inizi a formulare
per loro una nuova regola molto rigida, che prevedeva
l'obbligo della clausura: questa regola fu rivista e
definitivamente redatta da Chiara (per cui detta
Regola di santa Chiara) e venne approvata da papa
Innocenzo IV il 9 agosto 1253 (due giorni prima che
Chiara morisse).

La Regola urbaniana e la
divisione delle clarisse

Non tutti i monasteri di clarisse sorti nel frattempo
accettarono la Regola di santa Chiara, per cui il
cardinale protettore dell'ordine, Gaetano Orsini,
compose una nuova regola approvata da Urbano IV il 18
ottobre 1263 (la cosiddetta regola urbaniana).
Questa nuova regola permetteva per alle religiose di
possedere beni in comune, venendo ad infrangere il privilegio della povert concesso da Gregorio IX
il 17 settembre del 1228 e recepito dalla regola approvata da Innocenzo IV. L'ordine si divise cos in
due congregazioni: quella delle damianite (oggi dette semplicemente monache clarisse), fedeli alla
regola del 1253, e quella delle urbaniste, che accettavano la regola del 1263.
Successivamente, nel corso dei secoli, nacquero ulteriori congregazioni di clarisse: sono giunte fino
ai nostri giorni le colettine, sorte nel 1406 dalla riforma introdotta da santa Coletta di Corbie nel
monastero di Besanon, e le cappuccine, fondate a Napoli nel 1535 da Maria Lorenza Longo.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 48


Le monache clarisse

Quello delle clarisse un ordine monastico claustrale le cui religiose si dedicano prevalentemente
alla preghiera contemplativa.
Ogni monastero costituisce una comunit autonoma ed retto da una badessa eletta dal capitolo;
generalmente sottoposto alla giurisdizione vescovile ed legato sul piano spirituale all'ordine
maschile. Si riconosce nella famiglia francescana.
Alla fine del 2005 i monasteri delle clarisse erano 562 e le monache 7.565.

Santa Chiara d'Assisi
Vergine
Festa 11 agosto
Assisi, 1193/1194 - Assisi, 11 agosto 1253
Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto
delle Povere Signore dell'Ordine dei Minori, segu san
Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma
ricca di opere di carit e di piet; insigne amante della povert,
da essa mai, neppure nell'estrema indigenza e infermit,
permise di essere separata.
Santa Chiara d'Assisi, al secolo Chiara Scifi (Assisi, 1193 ca.; Assisi,
11 agosto 1253) stata una religiosa e fondatrice italiana, delle
Monache Clarisse e collaboratrice di san Francesco: stata dichiarata
santa da papa Alessandro IV nel 1255. Il 17 febbraio 1958 venne
dichiarata da papa Pio XII santa patrona della televisione e delle
telecomunicazioni.
Ha appena dodici anni Chiara, nata nel 1194 dalla nobile e ricca
famiglia degli Offreducci, quando Francesco d'Assisi compie il gesto di spogliarsi di tutti i vestiti per
restituirli al padre Bernardone. Conquistata dall'esempio di Francesco, la giovane Chiara sette anni
dopo fugge da casa per raggiungerlo alla Porziuncola. Il santo le taglia i capelli e le fa indossare il saio
francescano, per poi condurla al monastero benedettino di S.Paolo, a Bastia Umbra, dove il padre
tenta invano di persuaderla a ritornare a casa. Si rifugia allora nella Chiesa di San Damiano, in cui
fonda l'Ordine femminile delle povere recluse (chiamate in seguito Clarisse) di cui nominata
badessa e dove Francesco detta una prima Regola. Chiara scrive successivamente la Regola definitiva
chiedendo ed ottenendo da Gregorio IX il privilegio della povert. Per aver contemplato, in una
Notte di Natale, sulle pareti della sua cella il presepe e i riti delle funzioni solenni che si svolgevano a
Santa Maria degli Angeli, scelta da Pio XII quale protettrice della televisione. Erede dello spirito
francescano, si preoccupa di diffonderlo, distinguendosi per il culto verso il SS. Sacramento che salva
il convento dai Saraceni nel 1243. (Avvenire)
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 49

Patronato: Televisione
Etimologia: Chiara = trasparente, illustre, dal latino
Emblema: Giglio, Ostia
Martirologio Romano: Memoria di santa Chiara, vergine, che, primo virgulto delle Povere Signore
dellOrdine dei Minori, segu san Francesco, conducendo ad Assisi in Umbria una vita aspra, ma ricca
di opere di carit e di piet; insigne amante della povert, da essa mai, neppure nellestrema
indigenza e infermit, permise di essere separata.
La sera della domenica delle Palme (1211 o 1212) una bella ragazza diciottenne fugge dalla sua casa in
Assisi e corre alla Porziuncola, dove lattendono Francesco e il gruppo dei suoi frati minori. Le fanno
indossare un saio da penitente, le tagliano i capelli e poi la ricoverano in due successivi monasteri
benedettini, a Bastia e a SantAngelo.
Infine Chiara prende dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata
restaurata da Francesco. Qui Chiara stata raggiunta dalla sorella Agnese; poi dallaltra, Beatrice, e
da gruppi di ragazze e donne: saranno presto una cinquantina.
Cos incomincia, sotto la spinta di Francesco dAssisi, lavventura di Chiara, figlia di nobili che si
oppongono anche con la forza alla sua scelta di vita, ma invano. Anzi, dopo alcuni anni andr con lei
anche sua madre, Ortolana. Chiara per non fuggita per andare dalle monache, ossia per entrare
in una comunit nota e stabilita. Affascinata dalla predicazione e dallesempio di Francesco, la
ragazza vuole dare vita a una famiglia di claustrali radicalmente povere, come singole e come
monastero, viventi del loro lavoro e di qualche aiuto dei frati minori, immerse nella preghiera per s
e per gli altri, al servizio di tutti, preoccupate per tutti. Chiamate popolarmente Damianite e da
Francesco Povere Dame, saranno poi per sempre note come Clarisse.
Da Francesco, lei ottiene una prima regola fondata sulla povert. Francesco consiglia, Francesco
ispira sempre, fino alla morte (1226), ma lei per parte sua una protagonista, anche se sar faticoso
farle accettare lincarico di abbadessa. In un certo modo essa preannuncia la forte iniziativa
femminile che il suo secolo e il successivo vedranno svilupparsi nella Chiesa.
Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le d una nuova regola che attenua la
povert, ma lei non accetta sconti: cos Ugolino, diventato papa Gregorio IX (1227-41) le concede il
privilegio della povert, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne bolla del 1253, presentata
a Chiara pochi giorni prima della morte.
Austerit sempre. Per "non abbiamo un corpo di bronzo, n la nostra la robustezza del granito".
Cos dice una delle lettere (qui in traduzione moderna) ad Agnese di Praga, figlia del re di Boemia,
severa badessa di un monastero ispirato allideale francescano.
Chiara le manda consigli affettuosi ed espliciti: "Ti supplico di moderarti con saggia discrezione
nellausterit quasi esagerata e impossibile, nella quale ho saputo che ti sei avviata". Agnese dovrebbe
vedere come Chiara sa rendere alle consorelle malate i servizi anche pi umili e sgradevoli, senza
perdere il sorriso e senza farlo perdere. A soli due anni dalla morte, papa Alessandro IV la proclama
santa.
Chiara si distinse per il culto verso l'Eucarestia. Per due volte Assisi venne minacciata dall'esercito
dell'imperatore Federico II che contava, tra i suoi soldati, anche saraceni. Chiara, in quel tempo
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 50

malata, fu portata alle mura della citt con in mano la pisside contenente il Santissimo Sacramento: i
suoi biografi raccontano che l'esercito, a quella vista, si dette alla fuga.

Biografia
Nata da Favarone di Offreduccio degli Scifi e da Ortolana Fiumi, appartenente ad un'alta classe
sociale, dimostra forza d'animo nelle sue scelte radicali che la inducono a sfuggire il matrimonio
concordato dalla famiglia di origine, per seguire il desiderio di dedicare la vita a Dio.
La notte del 28 marzo 1211 ( la sera della domenica delle Palme: Chiara ha solo 18 anni), stando alle
testimonianze del processo di canonizzazione, fugge da una porta secondaria della casa paterna,
situata nei pressi del Duomo di Assisi. Subito raggiunge Francesco d'Assisi e i primi frati minori
presso la chiesetta di Santa Maria degli Angeli, gi da allora comunemente detta la Porziuncola,
dipendente dal monastero di San Benedetto al Subasio.
A sottolineare la sua condizione di penitente, Francesco le taglia i capelli, le d una tunica e la fa
entrare nel monastero benedettino di San Paolo delle Abbadesse, presso Bastia Umbra a 4 chilometri
da Assisi, per poi cercarle ricovero presso un altro monastero benedettino alle pendici del monte
Subasio: Sant'Angelo di Panzo. Qui, al riparo dalle ire familiari, viene presto raggiunta dalla sorella
Agnese.

A San Damiano
Infine Chiara prese dimora nel piccolo fabbricato annesso alla chiesa di San Damiano, che era stata
restaurata da Francesco, sotto le dipendenze del vescovo Guido. Qui Chiara fu raggiunta dall'altra
sorella Beatrice e dalla madre Ortolana, oltre a gruppi di ragazze e donne, e presto furono una
cinquantina. Qui trascorre quarantadue anni di cui ventinove aggravati dalla malattia.
Affascinata dalla predicazione e dall'esempio di Francesco, Chiara volle dare vita a una famiglia di
claustrali povere, immerse nella preghiera per s e per gli altri.
Chiamate popolarmente "Damianite" e da Francesco "Povere Dame", saranno poi per sempre note
come "Clarisse", dove molte donne seguirono il suo esempio, quali santa Caterina da Bologna,
Camilla da Varano, ossia la beata Battista, santa Eustochia, sant'Agnese di Praga.

Il Privilegio della povert
Ottenne da Francesco una prima regola fondata sulla povert. Il carisma della donna si manifesta
entro le mura del monastero in contemplazione e preghiera, seguendo in parte il modello
benedettino da cui si differenzia per la ferma e coraggiosa difesa della povert.
Questo il tema centrale della sua esperienza mistica, la sequela Christi, da cui Chiara non vuole
essere dispensata. Il cardinale Ugolino, vescovo di Ostia e protettore dei Minori, le diede una nuova
regola che attenuava la povert, ma lei non accett sconti: cos Ugolino, diventato papa Gregorio IX
(1227-1241) le concesse il privilegio della povert, poi confermato da Innocenzo IV con una solenne
bolla del 1253, presentata a Chiara pochi giorni prima della morte.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 51

Solo abbandonando i beni materiali e affidandosi a Dio, Chiara si sente libera di percorrere il suo
cammino religioso. questo l'argomento principale su cui vertono i rari scritti[1], e da essi emerge
una donna decisa e fiduciosa; tali scritti non aiutano per a ricostruirne la figura storica. Soltanto
dopo la sua morte, una Leggenda scritta da Tommaso da Celano ne narra la vita scandita dal silenzio,
dalla preghiera, dalla ricerca continua di "altissima povert".
Pass la seconda met della vita quasi sempre a letto perch ammalata, pur partecipando sovente ai
divini uffici. Portando l'Eucaristia sull'ostensorio, avrebbe salvato, secondo la tradizione religiosa, il
convento da un attacco di Saraceni nel 1240.
Mor a San Damiano, fuori le mura di Assisi, l'11 agosto del 1253, a sessant'anni. A soli due anni dalla
morte, Papa Alessandro IV la proclam Santa ad Anagni (15 agosto 1255).

Leggende

Chiara, molto malata, nella notte di Natale del 1252, venne lasciata sola nel monastero
di san Damiano dalle consorelle per la veglia della notte, uno straordinario miracolo
gli consent di "vedere" la Messa che si celebrava nella Basilica di San Francesco in
Assisi. Questo episodio fu la motivazione per cui Santa Chiara nel 1958 venne
proclamata patrona della televisione e delle telecomunicazioni dal papa Pio XII.

Nel 1240 Chiara si mostra all'uscio di san Damiano con in mano l'ostensorio, mettendo
in fuga le truppe saracene, inviate dall'imperatore Federico II di Svevia, pronte ad
espugnare Assisi. Dal 1624, in ricordo di questo episodio, ogni anno, il 22 giugno, si
celebra in Assisi la Festa del Voto, durante la quale le autorit civili e religiose della
citt si recano a San Damiano, offrendo dei ceri, a ringraziamento per l'intervento
liberatore della Santa.

Papa Gregorio IX le fece visita al convento, e le chiese di benedire il pane. E, quando
Chiara lo bened, vi sarebbe comparsa sopra una croce.

Leggenda di Santa Chiara Vergine
Lettera di introduzione indirizzata al Sommo Pontefice sulla Leggenda di santa Chiara vergine
Come se il mondo invecchiato fosse oppresso dal peso degli anni, si era annebbiata la visione di fede,
si era fatta incerta ed oscillante la condotta di vita e languiva nel fervore ogni virile attivit. Anzi, alle
scorie lasciate dallo scorrere del tempo, si aggiungevano anche le scorie lasciate dai vizi.

Ed ecco, Dio che ama gli uomini, dal segreto della sua misericordia provvide a suscitare nella Chiesa
nuovi Ordini religiosi, procurando per loro mezzo un sostegno alla fede come pure una norma per
riformare i costumi.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 52

Non esiterei a chiamare i nuovi fondatori, con i loro veri seguaci, luce del mondo, indicatori della via,
maestri di vita: in loro, infatti, spunt sul mondo che si avviava al tramonto quasi un fulgore di sole
al mezzod, onde veda la luce chi cammina nelle tenebre.
Anche al sesso pi debole conveniva avere un aiuto: perch, incappato nel gorgo della libidine, era
trascinato al peccato da non minore volont, anzi maggiormente ve lo sospingeva la fragilit sua
propria.
Perci Dio misericordioso suscit la venerabile vergine Chiara e in lei fece splendere alle donne una
chiarissima lampada: e tu, Padre beatissimo, ascrivendola al novero dei Santi, spinto dalla forza e
dall'evidenza dei miracoli, hai posto questa lampada sul candelabro, perch faccia luce a tutti quelli
che sono nella casa.
Te onoriamo come padre di questi Ordini; in te riconosciamo colui che li ha fatti crescere; te
veneriamo come protettore e signore: te, che sei sollecito del governo universale della massima nave,
senza trascurare la cura particolare e premurosa anche della piccola navicella.
Piacque dunque alla signoria vostra ingiungere a me, per quanto dappoco, di compilare il testo da
leggere della vita di santa Chiara, dopo averne esaminati gli Atti: un'opera, veramente, che avrebbe
spaventato la mia imperizia nello scrivere, se l'autorit del Pontefice non mi avesse di persona pi e
pi volte ribadito il comando. Disponendomi, quindi, ad eseguire quest'ordine, non ritenni metodo
sicuro attenermi solo agli elementi datimi da leggere, che trovavo incompleti: perci mi rivolsi ai
compagni del beato Francesco e allo stesso monastero delle vergini di Cristo, meditando
frequentemente in cuor mio quella norma, che non possibile redigere in modo conforme a verit
una storia se non a coloro che ne sono stati testimoni oculari, o almeno che l'hanno sentita
raccontare da testimoni diretti.
Costoro, ripeto, mi hanno informato pi ampiamente, nel rispetto della verit e nel timore del
Signore: e raccolte alcune notizie, omessene molte altre, ho steso l'insieme in uno stile facile e piano:
perch, quando far piacere alle vergini leggere le meraviglie della vergine Chiara, non avvenga che
l'intelligenza, non affinata da cultura, si sperda nella tortuosit del linguaggio.
Seguano dunque gli uomini i nuovi seguaci del Verbo Incarnato: imitino le donne Chiara, impronta
della Madre di Dio, nuova guida delle donne.
A voi, poi, santissimo Padre, come rimane in tale materia piena autorit di correggere, togliere e
aggiungere, cosi in tutto e per tutto la mia volont si sottomette, concorda con la vostra e la sollecita
con insistenza.
Che il Signore Ges Cristo vi conceda salute e prosperit, ora e in avvenire. Amen.

Capitolo I.
E per primo la sua nascita

Capitolo II
Il suo modo di vivere nella casa paterna

Capitolo III
Conoscenza e amicizia con il beato Francesco

Capitolo IV
Come per opera del beato Francesco muto' vita e
passo' dal mondo alla vita religiosa

Capitolo V
Come resistette con ferma perseveranza alla
violenza dei familiari

Capitolo VI
La fama delle sue virt si diffonde all'intorno

Capitolo VII
La fama della sua bont si estende anche in lontane
contrade

Capitolo VIII
La sua santa umilt

Capitolo IX
La santa e vera povert
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 53


Capitolo X
Miracolo della moltiplicazione del pane

Capitolo XI
Altro miracolo: dono divino di olio

Capitolo XII
La mortificazione della carne

Capitolo XIII
La pratica della santa orazione

Capitolo XIV
I prodigi della sua preghiera: e in primo luogo, i
saraceni miracolosamente volti in fuga

Capitolo XV
Un secondo miracolo ancora: la liberazione della
citt

Capitolo XVI
L'efficacia della sua preghiera nella conversione
della sorella

Capitolo XVII
Un altro miracolo: sconfitta di demoni

Capitolo XVIII
La sua mirabile devozione al sacramento dell'altare

Capitolo XIX
Una consolazione veramente mirabile che il Signore
le don nella malattia

Capitolo XX
Il suo ardentissimo amore per il crocifisso

Capitolo XXI
Memoriale della passione del Signore

Capitolo XXII
I diversi miracoli che operava con il segno e la
potenza della croce

Capitolo XXII
Il quotidiano ammaestramento delle sorelle

Capitolo XXIV
La sua sollecitudine per ascoltare la parola della
santa predicazione

Capitolo XXV
La sua grande carit verso le sorelle

Capitolo XXVI
Le sue malattie e il prolungato sfinimento

Capitolo XXVII
Come il signor papa Innocenzo la visito' ammalata,
l'assolse e la benedisse

Capitolo XXVIII
Come rispose alla sorella in lacrime

Capitolo XXIX
Il suo supremo transito e ci che avvenne o appari' in
quel punto

Capitolo XXX
La curia romana alle esequie in un grande affluire di
folla

Secondo opuscolo
Capitolo XXXI
I miracoli di santa chiara dopo la sua morte

Capitolo XXXII
Liberazione di ossessi

Capitolo XXXIII
Un altro miracolo

Capitolo XXXIV
Guarigione di un pazzo furioso

Capitolo XXXV
Un uomo liberato da mal caduco

Capitolo XXXVI
Un cieco riacquista la vista

Capitolo XXXVII
Risanamento di una mano perduta

Capitolo XXXVIII
I rattrappiti

Capitolo XXXIX
Guarigione di rigonfiamenti alla gola

Capitolo XL
Liberazione dai lupi

Capitolo XLI
La canonizzazione di santa Chiara vergine



Incomincia la Leggenda di Santa Chiara Vergine

Capitolo I
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 54

E per primo la sua nascita
La mirabile donna, Chiara di nome e chiara per virt, nacque nella citt di Assisi, da stirpe assai
nobile: fu prima concittadina del beato Francesco in terra, per regnare poi con lui in cielo.
Suo padre era cavaliere, e tutta la famiglia, da entrambi i rami, apparteneva alla nobilt cavalleresca.
La sua casa era ricca e le sue sostanze, in relazione alle condizioni generali del paese, erano
doviziose.
Sua madre, di nome Ortolana - destinata a partorire nel campo della Chiesa una pianticella ricca di
frutti - era, lei stessa, dotata di buoni e abbondanti frutti.
Bench, infatti, legata in matrimonio, bench vincolata alle cure della famiglia, si dedicava tuttavia,
quanto pi poteva, al culto divino e con assiduo zelo si applicava ad opere di piet.
Per devozione, appunto, si rec oltremare in pellegrinaggio e visit quei luoghi eccezionali, che Dio
fatto uomo ha santificato con le sue sacre orme, ritornandone infine indietro nella gioia. Per pregare
and anche a San Michele Arcangelo e con fervente devozione visit le tombe degli Apostoli.
A che altre parole? Dal frutto si conosce l'albero e il frutto trae pregio dall'albero. L'abbondanza della
grazia divina si rivers preveniente nella radice, perch nel ramoscello fiorisse copiosa la santit.
Infine, mentre la donna, gravida e ormai vicina a partorire, pregava intensamente il Crocifisso in
chiesa, davanti alla croce, che la salvasse dai pericoli del parto, udi una voce che le diceva: Non
temere, donna, perch sana e salva darai al mondo una luce, che aggiunger chiarore alla luce stessa.
Illuminata da questa profezia, volle che la neonata, rinascendo al fonte battesimale, si chiamasse
Chiara, sperando che si realizzasse in qualche modo in seguito la chiarezza di luce promessa,
conformemente al disegno d'amore della divina volont.

Capitolo II
Il suo modo di vivere nella casa paterna
Da poco data alla luce, ancora piccolina Chiara cominci presto a risplendere di chiarore
nell'oscurit del mondo e a rifulgere, fin dai teneri anni, per la bont del suo vivere.
Con cuore docile, anzitutto, ricevette dalle labbra della madre i primi rudimenti della fede; e in pari
tempo ispirandola e istruendola interiormente lo Spirito, quel vaso veramente purissimo si rivel un
vaso di grazie.
Stendeva volentieri la mano ai poveri e dall'abbondanza della sua casa traeva di che supplire
all'indigenza di moltissimi.
E affinch il suo sacrificio fosse pi gradito a Dio, sottraeva al suo corpicciolo i cibi delicati e li
mandava di nascosto, a mezzo di persone incaricate, come ristoro agli orfani. Cos crescendo con lei
fin dall'infanzia la misericordia, aveva un animo sensibile alla sofferenza altrui, e si piegava
compassionevole sulle miserie degli infelici.
Aveva il gusto della santa orazione e la coltivava assiduamente: e impregnandosi spesso della soave
fragranza della preghiera, vi imparava poco a poco a condurre una vita verginale.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 55

Non avendo filze di grani da far scorrere per numerare i Pater Noster, contava le sue preghierine al
Signore con un mucchietto di pietruzze.
Quando dunque cominci ad avvertire i primi stimoli del santo amore, ritenne spregevole il perituro
e falso fiore della mondanit, istruita dall'unzione dello Spirito Santo ad attribuire scarso valore alle
cose che ne hanno poco. E infatti sotto le vesti preziose e morbide portava nascostamente un piccolo
cilicio, apparendo al di fuori adorna per il mondo, ma rivestendosi interiormente di Cristo.
Infine, volendola i suoi accasare nobilmente, non acconsent in alcun modo: ma, fingendo di voler
rimandare a pi tardi le nozze terrene, affidava al Signore la sua verginit.
Tali furono nella casa paterna i saggi della sua virt, tali le primizie dello spirito, tali i preludi della
santit. Perci, abbondando di cosi intensi profumi, come una cella di aromi, quantunque chiusa si
tradiva con la sua stessa fragranza. A sua insaputa cominci infatti ad essere lodata dalla bocca dei
vicini e a spargersi veridica fama sulle sue opere segrete: cos che si divulgava tra il popolo la notizia
della sua bont.

Capitolo III
Conoscenza e amicizia con il beato Francesco
Udendo poi parlare di Francesco, allora gi celebre, che come uomo nuovo, con nuove virt
rinnovava la via della perfezione ormai sparita dal mondo, tosto desidera sentirlo e vederlo, spinta a
fare ci dal Padre degli spiriti, da cui entrambi, bench in modo diverso, avevano ricevuto le prime
ispirazioni.
N minore il desiderio di lui - che a sua volta ha sentito decantare la fanciulla cos ricca di grazia -
di incontrarla e di parlarle: per vedere se in qualche modo gli sia dato di strappare dal mondo
perverso questa nobile preda e rivendicarla al suo Signore, lui che era tutto proteso a conquiste di tal
genere ed era venuto per devastare il regno del mondo.
La visita, dunque, e pi spesso lei a visitarlo, regolando la frequenza dei loro incontri in modo tale
che quella divina attrattiva potesse passare inosservata agli occhi degli uomini e non nascessero
pubbliche mormorazioni a macchiarla. Accompagnata infatti da una sola persona a lei familiare, la
fanciulla usciva dalla casa paterna e si recava di nascosto ad incontrare l'uomo di Dio, le cui parole le
sembravano di fiamma e le opere sovrumane.
Il padre Francesco la esorta a disprezzare il mondo, dimostrandole con linguaggio ardente che sterile
la speranza fondata sul mondo e ingannatrice ne l'apparenza; instilla nelle sue orecchie la
dolcezza delle nozze con Cristo, persuadendola a serbare intatta la gemma della castit verginale per
quello Sposo beato, che l'amore ha incarnato tra gli uomini.
Ma perch dilungarmi in molte parole? Di fronte alla sollecitudine del padre santissimo che si
occupa di lei con la cura di un fedelissimo mediatore, la vergine non rinvia a lungo il suo consenso.
Tosto si spalanca davanti alla sua anima la visione della gioia eterna, a confronto della quale perde
valore il mondo intero; per il cui desiderio il suo essere si strugge e vien meno, per il cui amore anela
alle nozze eterne.
Accesa infatti da fiamma celeste, cosi profondamente ripudi la vanit della gloria terrena, che nulla
pi del fasto mondano pot in qualche modo intaccare il suo cuore. Anche le lusinghe della carne
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 56

disprezza e si propone di tenersi lontana dal talamo di colpa, desiderando di fare del suo corpo un
tempio per Dio solo e attenta a meritare con la pratica della virt le nozze col gran Re.
E si affida allora completamente al consiglio di Francesco, scegliendolo come sua guida, dopo Dio,
nella via da seguire Da quel momento in poi la sua anima tutta legata ai suoi santi consigli ed
accoglie con cuore ardente ci che egli le va insegnando intorno a Ges buono.
Sopporta ormai con fastidio l'eleganza degli ornamenti mondani e considera spazzatura ogni cosa
che attira esternamente l'ammirazione, al fine di guadagnare Cristo.

Capitolo IV
Come per opera del beato Francesco muto' vita e passo' dal mondo alla vita religiosa
Ben presto, perch la polvere del mondo non abbia ad appannare lo specchio di quell'anima tersa e il
contatto con la vita mondana non ne contagi la pura giovinezza, il padre santo si affretta a sottrarre
Chiara dalle tenebre del mondo.
Era prossima la solennit delle Palme, quando la fanciulla con cuore ardente si reca dall'uomo di Dio,
per chiedergli che cosa debba fare e come, ora che intende cambiare vita.
Il padre Francesco le ordina che il giorno della festa, adorna ed elegante, vada a prendere la palma in
mezzo alla folla, e la notte seguente, uscendo dall'accampamento, converta la gioia mondana nel
pianto della passione del Signore.
Venuta dunque la domenica, la fanciulla entra in chiesa con le altre, radiosa di splendore festivo tra il
gruppo delle nobildonne. E li avvenne - come per un significativo segno premonitore - che,
affrettandosi tutte le altre a prendere la palma, Chiara, quasi per un senso di riserbo, rimane ferma al
suo posto: ed ecco che il vescovo discende i gradini, va fno a lei e le pone la palma tra le mani.
La notte seguente, pronta ormai ad obbedire al comando del Santo, attua la desiderata fuga, in degna
compagnia. E poich non ritenne opportuno uscire dalla porta consueta, riusc a schiudere da sola,
con le sue proprie mani, con una forza che a lei stessa parve prodigiosa, una porta secondaria
ostruita da mucchi di travi e di pesanti pietre.
Abbandonati, dunque, casa, citt e parenti, si affrett verso Santa Maria della Porziuncola, dove i
frati, che vegliavano in preghiera presso il piccolo altare di Dio, accolse la vergine Chiara con torce
accese.
L subito, rinnegate le sozzure di Babilonia, consegn al mondo il libello del ripudio; l, lasciando
cadere i suoi capelli per mani dei frati, depose per sempre i variegati ornamenti.
N sarebbe stato giusto che, alla sera dei tempi, germogliasse altrove l'Ordine della fiorente
verginit, se non l, nel tempio di colei che, prima tra tutte e di tutte la pi degna, unica fu madre e
vergine.
Questo quel famoso luogo nel quale ebbe inizio la nuova schiera dei poveri, guidata da Francesco:
cos che appare chiaramente che fu la Madre della misericordia a partorire nella sua dimora l'uno e
l'altro Ordine.
Poi, dopo che ebbe preso le insegne della santa penitenza davanti all'altare di santa Maria e, quasi
davanti al talamo nuziale della Vergine, l'umile ancella si fu sposata a Cristo, subito san Francesco la
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 57

condusse alla chiesa di San Paolo, con l'intenzione che rimanesse in quel luogo finch la Volont
dell'Altissimo non disponesse diversamente.

Capitolo V
Come resistette con ferma perseveranza alla violenza dei familiari

Raggiunti a volo dalla notizia dell'avvenimento, i parenti, col cuore straziato, condannano il
proposito messo in atto dalla vergine; e riunitisi in gruppo, accorrono al luogo, nel tentativo di
ottenere l'impossibile.
Ricorrono a tutto: alla violenza impetuosa, a trame avvelenate, a lusinghiere promesse, pur di
persuaderla a recedere da quella condizione di umiliata bassezza, che n si addice alla nobilt del
casato, n ha precedenti nella contrada.
Ma ella, aggrappandosi stretta alle tovaglie dell'altare, si scopre il capo rasato, affermando che in
nessun modo si lascer strappare dal servizio di Cristo. Col crescere della lotta ostile dei suoi, cresce
il suo coraggio, e nuove forze le infonde l'amore stimolato dalle offese.
Ostacolata cos per pi giorni nella via del Signore e soffrendo l'opposizione dei suoi familiari al suo
proposito di santit, non vacill l'animo, non svigor il suo fervore: anzi, tra le parole ingiuriose, ella
tempra il suo spirito alla speranza, finch i parenti, sconfitti, si danno per vinti e si placano.
Trascorsi pochi giorni, si trasfer alla chiesa di Sant'Angelo di Panzo; ma non trovando l il suo spirito
piena pace, pass infine, per consiglio del beato Francesco, presso la chiesa di San Damiano.
Qui, fissando l'ancora del suo spirito come in un porto sicuro, non ondeggia pi nell'incertezza di
ulteriori mutamenti, non esita per l'angustia del luogo, non si lascia impaurire dalla solitudine.
E' questa la famosa chiesa per il cui restauro Francesco si affatic con mirabile zelo e al cui sacerdote
aveva offerto denaro per ripararla. E' la chiesa nella quale mentre Francesco pregava, una voce
discesa dal legno della croce suon cos: Va', Francesco, e ripara la mia casa che, come vedi, va tutta
in rovina.
Nella prigione di questo minuscolo luogo, la vergine Chiara si rinchiuse per amore dello Sposo
celeste. Qui incarcer il suo corpo, per tutta la vita che aveva innanzi, celandosi dalla tempesta del
mondo.
Ponendo il suo nido, quale argentea colomba, nelle cavit di questa rupe, gener una schiera di
vergini di Cristo, fond un monastero santo e diede inizio all'Ordine delle Povere Donne.
Qui frange le zolle delle sue membra nella via della penitenza, qui semina semi di perfetta giustizia,
qui col suo proprio passo segna la via per le sue future seguaci. In questo angusto eremitaggio per
quarantadue anni spezza l'alabastro del suo corpo con i flagelli della disciplina, perch l'edificio della
Chiesa si riempia della fragranza degli unguenti.
La vita gloriosa da lei condotta in questo luogo sar l'oggetto della nostra narrazione, pi avanti: ma
per prima cosa si narrer qui di seguito quante e quali anime per suo mezzo siano venute a Cristo.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 58

Capitolo VI
La fama delle sue virt si diffonde all'intorno
La fama della santit della vergine Chiara si sparge di l a poco, infatti, per le contrade vicine, ed un
accorrere da ogni parte di donne, dietro la fragranza del suo profumo.
Le vergini, sul suo esempio, si affrettano a mantenersi tali per Cristo; le sposate si studiano di vivere
pi castamente. Donne nobili ed illustri, abbandonati i loro vasti palazzi, si costruiscono angusti
monasteri e reputano grande gloria vivere nella cenere e nel cilicio , per amore di Cristo.
Perfino l'impeto ardente dei giovani viene spronato a questa gara nella via della purezza ed
stimolato a disprezzare le false lusinghe della carne da questi esempi di fortezza del sesso pi debole.
Molti coniugi, infine, si vincolano in mutuo accordo al patto di continenza e i mariti entrano in
Ordini religiosi, le mogli in monasteri. La madre invita a Cristo la figlia e la figlia la madre; la sorella
attira le sorelle e la zia le nipoti. Tutte, emulandosi nel fervore, bramano porsi al servizio di Cristo.
Tutte aspirano a partecipare a questa vita angelica che, attraverso Chiara, manda luce ovunque.
Innumerevoli vergini, spronate dalla fama di Chiara, avendo qualche impedimento per abbracciare la
vita claustrale in monastero, si studiano di vivere nella loro casa paterna, pur senza regola, secondo
lo spirito della regola.
Tali e tanti furono i germi di salvezza partoriti col suo esempio dalla vergine Chiara, che parve
adempirsi in lei il detto del profeta: Pi numerosi sono i figli dell'abbandonata che non di quella che
ha marito.

Capitolo VII
La fama della sua bont si estende anche in lontane contrade
Intanto, perch la vena sorgiva di questa celeste benedizione scaturita nella valle Spoletana, non
rimanga circoscritta in angusti confini, per opera della Provvidenza divina si allarga in un'ampia
corrente, cos che l'impeto del fiume rallegri tutta la citt di Dio, che la Chiesa.
La novit di cos grandi avvenimenti si sparse infatti in lungo e in largo per il mondo, ed ebbe per
effetto di guadagnare ovunque anime a Cristo.
Continuando a rimanere rinchiusa, Chiara incomincia a diffondere chiarore in tutto il mondo e
risplende chiarissima per meritati elogi.
La fama della sua virt riempie gli appartamenti di donne illustri, raggiunge i palazzi di duchesse,
penetra perfno nelle stanze delle regine. Il vertice della nobilt si piega a seguire i suoi passi e per
santa umilt rinnega l'orgoglio del sangue e della schiatta.
Alcune, pur degne di nozze ducali e regali, invitate dal pubblico elogio di Chiara, si danno a dura
penitenza e quelle che gi si erano unite in matrimonio con potenti, imitano anch'esse Chiara,
secondo la possibilit della loro condizione. Si adornano di monasteri innumerevoli citt; e perfino le
campagne e le contrade montane si decorano della costruzione di questi celesti edifici.
Si moltiplica nel mondo l'osservanza della castit: Chiara santissima la guida che apre la via e
ritorna d'attualit lo stato verginale, come richiamato a nuova vita.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 59

Di questi beati fiori, sbocciati da Chiara, oggi felicemente s'infiora la Chiesa, lei che domanda
d'esserne sorretta, dicendo: Sostenetemi con fiori, rinfrancatemi con pomi, perch sono malata
d'amore.
Ma torni ormai la penna al suo proposito iniziale, affinch sia noto quale sia stata la sua pratica di
vita.

Capitolo VIII
La sua santa umilt
Chiara, pietra primaria e nobile fondamento del suo Ordine, fn dal principio si studi d'impostare
l'edificio di tutte le virt sul fondamento della santa umilt.
Promise infatti santa obbedienza al beato Francesco, e mai si scost in alcun modo da questa
promessa.
Cos, tre anni dopo la sua conversione, rifiutando il nome e la carica di abbadessa, avrebbe voluto
umilmente sottostare, piuttosto che essere a capo, e tra le ancelle di Cristo pi volentieri servire che
essere servita.
Ma, costretta dal beato Francesco, assunse infine il governo delle Donne: e da ci nel suo cuore
nacque timore, non arroganza; e vi crebbe non l'indipendenza, ma lo spirito e la pratica del servizio.
Quanto pi, infatti, si vede innalzata da queste apparenze di superiorit, tanto pi in basso si ritrova
nella propria stima, pi pronta al dovere, pi umile anche nellaspetto esteriore.
Da allora non respinse pi alcuna incombenza servile, al punto che, per lo pi, era lei a versare
l'acqua sulle mani delle sorelle, se ne stava in piedi per assisterle mentre esse sedevano e le serviva a
tavola mentre mangiavano.
Malvolentieri imparte appena qualche ordine: ma fa da s spontaneamente, preferendo eseguire lei
stessa piuttosto che comandare alle sorelle.
Lavava lei stessa i sedili delle inferme, li detergeva proprio lei, con quel suo nobile animo, senza
rifuggire dalle sozzure n schifare il fetore.
Molto spesso lavava i piedi delle servigiali che tornavano da fuori e, lavatili, li baciava. Una volta
lavava i piedi di una di queste servigiali: e, mentre stava per baciarli, quella, non sopportando
un'umiliazione cos grande, ritrasse il piede e nel gesto colp col piede in viso la sua signora. Ma ella
riprese con dolcezza il piede della servigiale e vi impresse, sotto la pianta, ben aderente un bacio.

Capitolo IX
La santa e vera povert
La povert dello spirito, che la vera umilt, era un aspetto della sua assoluta povert di ogni cosa.
Prima di tutto, all'inizio della sua nuova vita, fece vendere l'eredit paterna che aveva ricevuto e,
senza trattenere per s neppure la pi piccola parte del ricavato, tutto distribu ai poveri.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 60

Da quel momento, lasciato fuori il mondo e arricchita interiormente nell'anima, corre libera e
leggera, senza borsa, dietro a Cristo.
Cos forte patto, infine, strinse con la santa povert e talmente la am, che nulla volle avere, se non
Cristo Signore; nulla alle sue figlie permise di possedere.
Era convinta, infatti, che la preziosissima perla del desiderio del cielo, che aveva acquistato
vendendo ogni cosa, non si pu assolutamente possedere insieme con l'inquietante preoccupazione
dei beni temporali.
Ripetendolo frequentemente, inculca nelle sue sorelle la convinzione che la loro comunit allora sar
gradita a Dio, quando sar ricca di povert e che rester salda per sempre se difesa sempre dalla torre
dell'altissima povert.
Le esorta a conformarsi, nel loro piccolo nido di povert, a Cristo povero, che la Madre poverella
depose piccolino in un angusto presepio. E questo particolare ricordo, quasi gioiello d'oro, tiene
sempre appuntato al petto, perch la polvere delle cose terrene non trovi passaggio per entrare.
Volendo che la sua famiglia religiosa si nominasse con il nome della povert, impetr da Innocenzo
III di buona memoria il privilegio della povert.
Quell'uomo magnifico, rallegrandosi dell'ardore cos grande della vergine, sottoline la singolarit
del proposito, poich mai era stato richiesto alla Sede Apostolica un privilegio di tal genere. E, per
rispondere con insolito favore all'insolita petizione, il Pontefice in persona, di sua propria mano,
scrisse con grande letizia la traccia del privilegio richiesto.
Il signor papa Gregorio, poi, di felice memoria, uomo degnissimo della Sede quanto venerabile per
meriti personali, ancora pi intensamente amava con affetto paterno questa Santa. E si studiava di
persuaderla che acconsentisse a possedere qualche propriet, per far fronte ad ogni eventuale
circostanza e ai pericoli del mondo; ed anzi, gliene andava offrendo lui stesso generosamente.
Ma ella si oppose con decisione incrollabile e in nessun modo si lasci convincere. E quando il
Pontefice le replic: Se temi per il voto, Noi te ne dispensiamo, Santo Padre - ella rispose - a
nessun patto e mai, in eterno, desidero essere dispensata dalla sequela di Cristo!.
Accoglieva con grande letizia i frammenti di elemosina, i tozzi di pane che i questuanti riportavano
e, quasi triste per i pani interi, era felice invece per quei pezzetti. A che moltiplicare le parole?
Attendeva a conformarsi in perfettissima povert al Crocifisso povero, cos che nessuna cosa
transitoria separasse l'amante dall'Amato, o ritardasse la sua corsa col Signore.
Ma ecco che mi vengono a proposito, qui, due miracoli, che questa innamorata della povert merit
di operare.

Capitolo X
Miracolo della moltiplicazione del pane
C'era un solo pane, in monastero, e gi incalzavano l'ora del desinare e la fame. Chiamata la
dispensiera, la Santa le comanda di dividere il pane e di mandarne una parte ai frati, di trattenere
l'altra dentro, per le sorelle.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 61

Da questa seconda met serbata, ordina di tagliare cinquanta fette, quale era il numero delle Donne,
e di presentarle loro sulla mensa della povert.
E alla devota figlia che le rispondeva: Occorrerebbero gli antichi miracoli di Cristo, per poter
tagliare cosi poco pane in cinquanta fette, la Madre replic, dicendole: Fa' sicura quello che ti dico,
figlia!.
Si affretta dunque la figlia ad eseguire il comando della Madre; e si affretta la Madre a rivolgere pii
sospiri al suo Cristo, per le sue figlie. E per grazia divina quella scarsa materia cresce tra le mani di
colei che la spezza, cos che risulta una porzione abbondante per ciascun membro della comunit.

Capitolo XI
Altro miracolo: dono divino di olio
Un giorno era venuto a mancare completamente l'olio alle ancelle di Cristo, al punto che non ve
n'era neppure come condimento per le ammalate.
Donna Chiara prende un vasello e, maestra d'umilt, lo lava lei stessa con le sue mani; poi mette il
vaso vuoto da parte, perch lo venga a prendere il frate questuante. E viene chiamato anche il frate,
perch vada a provvedere l'olio.
Si affretta il devoto fratello a soccorrere tanto grande indigenza e corre a prendere il vasello.
Ma non dipende dalla volont delluomo n dagli sforzi di colui che corre, ma da Dio che usa
misericordia.
Infatti, per solo intervento di Dio, quel vaso si ritrova colmo d'olio: la preghiera di santa Chiara ha
prevenuto, a sollievo delle povere figlie, il servizio del frate. Veramente, quel frate, credendo di
essere stato chiamato per nulla, mormorando tra s e s disse: Per burlarsi di me mi hanno
chiamato queste Donne! perch ecco che il vaso pieno.

Capitolo XII
La mortificazione della carne
Forse, piuttosto che parlarne, converrebbe passare sotto silenzio la mirabile sua mortificazione della
carne: perch ella ha compiuto penitenze tali che lo stupore, in chi le sente raccontare, lotta
incredulo con la verit.
Non era gran cosa che coprisse il suo fragile corpo, pi che riscaldarlo, con una semplice tunica e un
vile mantello di panno rozzo; n fa meraviglia che ignorasse completamente l'uso delle calzature.
Neppure il suo continuo digiuno, in ogni tempo dell'anno, cosa straordinaria, n che si servisse di
un piccolo giaciglio senza morbidezza.
Per queste mortificazioni, infatti, non meriterebbe forse lodi particolari, perch anche le altre, nel
suo stesso monastero, praticavano simili penitenze.
Ma quale mai connessione vi poteva essere tra la carne verginale e un cilicio di cuoio di porco?
Questa vergine santissima si era infatti procurata un indumento di cuoio di porco e lo indossava
segretamente sotto la tonaca, con le ispide setole tagliate volte verso la propria carne.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 62

Usava pure talvolta un duro cilicio, intrecciato con crini di cavallo e nodoso, stringendoselo alla
persona, da una parte e dall'altra, con rudi cordicelle. Una volta prest questo indumento ad una
delle figlie che glielo aveva chiesto: ma, indossatolo, subito vinta da tale asprezza, in tutta fretta dopo
tre giorni lo restitu con gaudio maggiore di quando lo aveva chiesto.
La terra nuda e talvolta dei sarmenti di vite erano il suo letto; un duro legno sotto la testa le faceva
da guanciale. In seguito, poi, indebolitosi il corpo, stese a terra una stuoia e si concesse sotto il capo,
in via di clemenza, un poco di paglia. E alla fine, quando il suo corpo trattato cos duramente
contrasse una lunga malattia, per ordine del beato Francesco fece uso di un saccone pieno di paglia.
Nei digiuni, poi, era tale il rigore della sua astinenza, che a stento il suo fisico avrebbe potuto
sopravvivere con un simile esiguo sostentamento, se non l'avesse sorretto una forza d'altro genere.
Finch fu in salute, infatti, digiunava a pane ed acqua la quaresima maggiore e la quaresima di san
Martino vescovo, gustando solo la domenica un po' di vino, se ne aveva.
E ammira, o lettore, ci che non potresti imitare: per tre giorni di ogni settimana, cio il luned, il
mercoled e il venerd, durante quelle quaresime, si asteneva completamente da qualunque cibo.
Cosi, l'uno dopo l'altro, si alternavano successivamente giorni di scarso nutrimento e giorni di
completa astinenza: quasi che la vigilia di digiuno perfetto si rilassasse in un giorno festivo a pane ed
acqua.
Non fa meraviglia se tanto rigore, mantenuto per lungo tempo, abbia predisposto Chiara alla
malattia, ne abbia consumato le forze, ne abbia svigorito il fisico.
Perci le figlie, devotissime della santa madre, soffrivano per lei e deploravano con lacrime quelle
morti quotidiane a cui volontariamente si sottoponeva.
Infine il beato Francesco e il vescovo di Assisi, proibirono a santa Chiara quell'esiziale digiuno di tre
giorni, ordinandole che non lasciasse passare alcun giorno senza mangiare almeno un'oncia e mezza
di pane.
E mentre avviene di solito che un'aspra macerazione fisica produce per conseguenza depressione di
spirito, ben diverso era l'effetto che splendeva in Chiara: in ogni sua mortificazione manteneva infatti
un aspetto gioioso e sereno, cosi che sembrava non avvertire o ridere delle angustie del corpo.
Da ci si pu chiaramente intuire che traboccava all'esterno la santa letizia di cui abbondava il suo
intimo: perch ai flagelli del corpo toglie ogni asprezza l'amore del cuore.

Capitolo XIII

La pratica della santa orazione

E come, nella carne, era gi morta alle esigenze della carne, cos era del tutto estranea al mondo, con
l'anima continuamente impegnata in sante preghiere e lodi divine. Aveva ormai fissato nella Luce lo
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 63

sguardo ardentissimo del desiderio interiore e, trascesa la sfera delle vicissitudini umane, spalancava
in tutta la sua ampiezza il campo del suo spirito alla pioggia della grazia.
Per lunghi tratti dopo Compieta prega con le sorelle, e i fiumi di lacrime che la inondano eccitano al
pianto anche le altre. Poi, quando tutte le altre erano andate a ristorare sui duri giacigli le membra
stanche, ella rimaneva, vigilante e invitta, in orazione, per accogliere furtivamente le vene del divino
sussurro, mentre le altre giacevano nel sonno.
Spessissimo prostrata in orazione col volto a terra, bagna il suolo di lacrime e lo sfiora con baci: cosi
che pare avere sempre tra le braccia il suo Ges, i cui piedi inondare di lacrime, su cui imprimere
baci.
Mentre una volta piangeva, in piena notte, le apparve l'angelo delle tenebre in forma di nero
fanciullo, e cosi la ammoni: Non piangere tanto, perch diventerai cieca!. Ma, rispondendogli lei
subito: Non sar cieco chi vedr Dio, confuso si allontan.
La stessa notte, dopo Mattutino, mentre Chiara pregava bagnata, come sempre, da un rivolo di
pianto, il consigliere fraudolento le si accost: Non piangere tanto - le ripet - se non vuoi che ti coli
alla fine dalle narici il cervello liquefatto: perch poi ne avrai il naso storto. Alla pronta risposta di
lei: Nessuna deformazione subisce chi serve il Signore, tosto fuggendo svan.
Quanta forza e sostegno riceva nella fornace della preghiera ardente, quanto le sia dolce la bont
divina in quella fruizione, lo testimoniano comprovati indizi. Allorch infatti ritornava nella gioia
dalla santa orazione, riportava dal fuoco dell'altare del Signore parole ardenti, tali da infiammare il
cuore delle sorelle.
Esse constatavano infatti con ammirazione che si irradiava dal suo volto una certa dolcezza e che la
sua faccia pareva pi luminosa del solito.
Certamente, nella sua dolcezza, Dio aveva dato convito alla poverella e, dopo averle inondato l'animo
nell'orazione con la sua Luce vera, lo manifestava al difuori sensibilmente.
Cos nel mondo mutevole unita immutabilmente al suo nobile Sposo, trova continua delizia nelle
cose superne; cos, sostenuta da ferma virt nel volgersi della mobile ruota del mondo e
racchiudendo in un vaso d'argilla un tesoro di gloria, con il corpo dimora quaggi sulla terra, ma con
lo spirito nell'alto.
Era solita, per Mattutino, prevenire le giovinette e, svegliandole senza rumore con cenni, le invitava
alle lodi di Dio. Spesso, mentre tutte dormivano ancora, accendeva le lampade; spesso suonava lei
stessa, con le sue mani, la campana.
Non v'era posto nel suo monastero per la tiepidezza, non v'era posto per l'accidia l dove la pigrizia
era scossa da un pungente impulso a pregare e a servire il Signore.

Capitolo XIV
I prodigi della sua preghiera: e in primo luogo,
i saraceni miracolosamente volti in fuga
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 64


Piace a questo punto raccontare i portenti delle sue orazioni, con altrettanta aderenza alla verit
quanto sono degni di venerazione.
In quel periodo travagliato che la Chiesa attravers in diverse parti del mondo sotto l'impero di
Federico, la valle Spoletana beveva pi spesso delle altre il calice dell' ira. Erano stanziate l, per
ordine imperiale, schiere di soldati e nugoli di arcieri saraceni, fitti come api, per devastare gli
accampamenti, per espugnare le citt. E una volta, durante un assalto nemico contro Assisi, citt
particolare del Signore, e mentre ormai l'esercito si avvicina alle sue porte, i Saraceni, gente della
peggiore specie, assetata di sangue cristiano e capace di ogni pi inumana scelleratezza, irruppero
nelle adiacenze di San Damiano, entro i confini del monastero, anzi fin dentro al chiostro stesso
delle vergini.
Si smarriscono per il terrore i cuori delle Donne, le voci si fanno tremanti per la paura e recano alla
Madre i loro pianti. Ella, con impavido cuore, comanda che la conducano, malata com', alla porta e
che la pongano di fronte ai nemici, preceduta dalla cassetta d'argento racchiusa nell'avorio, nella
quale era custodito con somma devozione il Corpo del Santo dei Santi.
E tutta prostrata in preghiera al Signore, nelle lacrime parl al suo Cristo: Ecco, o mio Signore, vuoi
tu forse consegnare nelle mani di pagani le inermi tue serve, che ho allevato per il tuo amore?
Proteggi, Signore, ti prego, queste tue serve, che io ora, da me sola, non posso salvare. Subito una
voce, come di bimbo, risuon alle sue orecchie dalla nuova arca di grazia: Io vi custodir sempre!.
Mio Signore - aggiunse - proteggi anche, se ti piace, questa citt, che per tuo amore ci sostenta. E
Cristo a lei: Avr da sostenere travagli, ma sar difesa dalla mia protezione.
Allora la vergine, sollevando il volto bagnato di lacrime, conforta le sorelle in pianto: Vi d garanzia,
figlie, che nulla soffrirete di male; soltanto abbiate fede in Cristo!. N vi fu ritardo: subito l'audacia
di quei cani, rintuzzata, presa da spavento; e, abbandonando in tutta fretta quei muri che avevano
scalato, furono sgominati dalla forza di colei che pregava.
E subito Chiara ammonisce quelle che avevano udito la voce di cui sopra ho parlato, dicendo loro
severamente: Guardatevi bene, in tutti i modi, dal manifestare a qualcuno quella voce finch io
sono in vita, figlie carissime.

Capitolo XV
Un secondo miracolo ancora: la liberazione della citt
In altro tempo Vitale d'Aversa, uomo assetato di gloria e coraggioso in battaglia, guid l'esercito, di
cui era capitano, contro Assisi. Per la qual cosa spogli la contrada di alberi, devast tutte le
vicinanze e infine pose stabile assedio alla citt.
Con minacciose parole dichiara che non se ne andr in alcun modo di l, finch non si sia
impadronito della citt stessa. E gi si era pervenuti a tal punto che si temeva imminente la caduta
della citt.
Quando lo venne a sapere Chiara, serva di Cristo, fu scossa da profondo dolore e, chiamate a s le
sorelle, disse: Da questa citt riceviamo ogni giorno molti beni, carissime figlie: sarebbe grande
empiet non portarle soccorso, come possiamo, ora che il momento opportuno.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 65

Comanda di portare della cenere, comanda alle sorelle di scoprirsi il capo. E lei per prima, scopertosi
il proprio, lo cosparge di molta cenere; poi depone la cenere sulla testa delle altre. Andate dal
Signore nostro - dice - e domandategli con tutto il cuore la liberazione della citt.
A che soffermarmi sui singoli particolari? a che ricordare le lacrime delle vergini, le preghiere
violente?
Dio misericordioso, il mattino seguente, d con la tentazione, anche la via d'uscita: in modo che,
tutto disperso l'esercito, anche quell'uomo superbo costretto ad andarsene, contrariamente ai suoi
disegni, e a smettere di tormentare oltre quella terra. Egli stesso, infatti, il capitano di guerra, poco
dopo fu ucciso di spada.

Capitolo XVI
L'efficacia della sua preghiera nella conversione della sorella
Veramente, non si deve seppellire nel silenzio neppure quel mirabile effetto della sua preghiera, che,
ancora nei primi tempi della sua conversione, volse a Dio un'anima e, convertitala, la protesse.
Aveva infatti una sorella, giovinetta, a lei sorella per nasata e per purezza: e desiderandone la
conversione alla vita religiosa, tra le primizie delle preghiere che offriva a Dio con tutti i sentimenti
del cuore, questo domandava con maggiore intensit, che quella concordia e affinit d'animo che
aveva avuta nel mondo con la sorella, divenisse ormai unione di volont tra di loro nel servizio di
Dio.
Prega dunque con insistenza il Padre della misericordia che agli occhi della sorella Agnese, lasciata a
casa, il mondo perda ogni attrattiva, le divenga dolce Dio e la converta talmente dal proposito delle
nozze carnali al suo amore, che insieme con lei si sposi allo Sposo di gloria in perpetua verginit.
Era radicato, infatti, in entrambe un meraviglioso mutuo affetto, che aveva reso all'una e all'altra
doloroso, bench per sentimenti diversi, l'insolito distacco.
La divina maest accondiscende prontamente alla preghiera dell'eccezionale orante e si affretta a
concederle quel primo dono domandato sopra ogni altro e che pi piace a Dio di elargirle.
Infatti, sedici giorni dopo la conversione di Chiara, Agnese, mossa dallo Spirito divino, si affretta a
raggiungere la sorella e, svelandole l'intimo segreto della sua volont, le confessa di volersi porre
senza riserve al servizio di Dio. E Chiara, abbracciandola piena di gioia: Ringrazio Dio, sorella
dolcissima - le dice - perch mi ha esaudita nella mia sollecitudine per te.
Alla meravigliosa conversione segui un'assai mirabile difesa della conversione stessa.
Mentre infatti le sorelle, felici, seguivano i passi di Cristo presso la chiesa di Sant'Angelo di Panzo e
quella che pi sperimentava il Signore istruiva la sua novizia e sorella, d'improvviso si scatena contro
le fanciulle un nuovo attacco dei parenti. Venendo infatti a sapere che Agnese si era trasferita da
Chiara, il giorno seguente corrono al monastero dodici uomini infuriati e, dissimulando all'esterno
l'inganno architettato, fingono una visita pacifica.
Poi, rivolti ad Agnese - perch, quanto a Chiara, avevano ormai perse prima le speranze -: Perch sei
venuta in questo luogo? - le dicono -. Sbrigati a tornare subito a casa con noi!. Ma lei risponde di
non volersi separare dalla sua sorella Chiara: allora le si scaglia addosso un cavaliere d'animo crudele
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 66

e, senza risparmiare pugni e calci, tenta di trascinarla via per i capelli, mentre gli altri la spingono e
la sollevano a braccia. A ci la giovinetta grida, mentre viene strappata dalla mano del Signore, come
in preda a leoni: Aiutami, sorella carissima, e non permettere che io sia tolta a Cristo Signore!.
Or dunque, mentre quei violenti predoni trascinavano lungo la china del monte la giovinetta che si
dibatteva, ne laceravano le vesti e segnavano la via con i suoi capelli strappati, Chiara, gettandosi a
pregare tra le lacrime, implora che alla sorella sia data fermezza di proposito, supplica che la forza di
quegli uomini sia superata dalla potenza divina.
E all'improvviso, invero, il corpo di Agnese giacente in terra pare gravarsi di tanto peso che parecchi
uomini, con tutti i loro sforzi, non riescono in alcun modo a trasportarla oltre un certo ruscello.
Accorrono anche altri da campi e vigne ad aiutarli: ma, per quanto facciano, non riescono a sollevare
quel corpo da terra.
E costretti a desistere dal tentativo, commentano scherzando il prodigio: Ha mangiato piombo tutta
la notte, non c' da meravigliarsi se pesa!.
E anche messer Monaldo, suo zio paterno, che preso da una rabbia incontenibile, voleva schiacciarla
con un pugno mortale, fu colto all'improvviso da un atroce dolore nella mano alzata per colpire e per
lungo tempo ne port un tormento doloroso.
Ed ecco, dopo questa lunga battaglia, arrivare Chiara sul posto e pregare i parenti di desistere ormai
da una tale lotta e di andare alle sue cure Agnese, quasi esanime per terra. Mentre quelli si
allontanavano con amarezza per l'insuccesso dell'impresa, Agnese si rialz lieta e godendo ormai
della croce di Cristo, per il quale aveva combattuto in questa prima battaglia, si consegn per sempre
al servizio divino. Allora il beato Francesco di sua mano le tagli i capelli e, insieme con la sorella,
l'ammaestr nella via del Signore.
Ma, poich non potrebbe un breve discorso illustrare la magnifica perfezione della sua vita, si
riprenda a trattare di Chiara.

Capitolo XVII

Un altro miracolo: sconfitta di demoni
Non c' da stupirsi se la preghiera di Chiara potente contro la malizia degli uomini, essa che
riusciva a incenerire perfino la forza dei demoni.
Una devota donna della diocesi di Pisa si rec infatti una volta al monastero per ringraziare Dio e
santa Chiara per essere stata liberata, grazie ai suoi meriti, da cinque demoni. Mentre venivano
scacciati, i demoni confessavano infatti che le preghiere di santa Chiara li bruciavano e li
costringevano a uscire dal vasello posseduto.
Non senza motivo il signor papa Gregorio aveva straordinaria fiducia nelle preghiere di questa Santa,
avendone conosciuto per esperienza l'efficacia.
Spesso, invero, al sorgere di qualche nuova difficolt, come comunemente accade, sia ai tempi in cui
era vescovo d'Ostia, sia dopo essere stato innalzato alla somma potest apostolica, si rivolgeva
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 67

supplice per lettera alla medesima vergine, domandandone l'aiuto di preghiera, sperimentandone il
soccorso.
Atto d'umilt, questo, veramente degno di considerazione come d'essere devotamente imitato: il
Vicario di Cristo sollecita aiuto dalla serva di Cristo e si raccomanda alle sue virt!
Certo sapeva che cosa pu l'amore e quanto libero sia per le vergini pure l'accesso al concistoro della
Maest divina. Se infatti il Re dei re dona se stesso a chi lo ama ardentemente, che cosa mai vi pu
essere che non conceda, se cosa conveniente, a chi lo prega con devozione?

Capitolo XVIII
La sua mirabile devozione al sacramento dell'altare
Quanto intenso fu l'amore devoto di santa Chiara verso il Sacramento dell'altare, lo dimostrano i
fatti. Poich, in quella grave malattia che la confin al giaciglio, si faceva sollevare e sorreggere dietro
con sostegni: e, stando seduta, filava tessuti delicatissimi.
Da questi tessuti ricav pi di cinquanta paia di corporali e, racchiusili in buste di seta o di porpora li
destinava a varie chiese per la piana e per i monti d'Assisi. Quando poi stava per ricevere il Corpo del
Signore, versava prima calde lacrime e, accostandosi quindi con tremore, temeva Colui che si
nasconde nel Sacramento non meno che il Sovrano del cielo e della terra.

Capitolo XIX
Una consolazione veramente mirabile che il Signore le don nella malattia
Inoltre, come lei nella sua malattia ben si ricordava del suo Cristo, cos anche Cristo la visitava nelle
sue infermit.
In quell'ora del Natale, quando il mondo giubila con gli angeli per il Bambino appena nato, tutte le
Donne si avviano per il Mattutino al luogo della preghiera, lasciando sola la Madre gravata dalle
infermit.
E, avendo cominciato a pensare a Ges piccolino e a dolersi molto di non poter partecipare al canto
delle sue lodi, sospirando gli dice: Signore Iddio, eccomi lasciata qui sola per Te!. Ed ecco,
all'improvviso, cominci a risuonare alle sue orecchie il meraviglioso concerto che si faceva nella
chiesa di San Francesco.
Udiva i frati salmeggiare nel giubilo, seguiva le armonie dei cantori, percepiva perfino il suono degli
strumenti. Il luogo non era affatto cos vicino da consentire umanamente la percezione di quei suoni:
o quella celebrazione solenne fu resa divinamente sonora fino a raggiungerla, oppure il suo udito fu
rafforzato oltre ogni umana possibilit.
Anzi, cosa che supera questo prodigio di udito, ella fu degna di vedere perfino il presepio del Signore.
Quando, al mattino, le figlie andarono da lei, la beata Chiara disse: Benedetto il Signore Ges
Cristo, che non mi ha lasciata sola, quando voi mi avete abbandonata! Ho proprio udito, per grazia di
Cristo, tutte quelle cerimonie che sono state celebrate questa notte nella chiesa di Santo Francesco.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 68


Capitolo XX
Il suo ardentissimo amore per il crocifisso
Le familiare il pianto della passione del Signore: a lei che, ora, attinge dalle sacre ferite sentimenti
di amara mirra, ora ne sugge pi gaudiosa dolcezza.
Il pianto di Cristo sofferente la rende come ebbra e la memoria continuamente le ripresenta Colui
che l'amore le ha impresso ben profondamente nel cuore.
Insegna alle novizie a piangere Cristo crocifisso e ci che va insegnando con le parole, lo esemplifica
insieme coi fatti: poich spesso, mentre le esortava singolarmente a questo, il suo pianto preveniva le
parole.
Tra le Ore del giorno, a Sesta e a Nona presa per solito da maggiore compunzione, volendo
immolarsi col Signore immolato. Cos accadde una volta che, mentre pregava nella sua celletta
all'Ora di Nona, il diavolo la colp sulla mascella e le soffuse di sangue un occhio, le illivid una
guancia.
Per nutrire poi ininterrottamente la sua anima con le gioie ineffabili del Crocifisso, meditava assai
frequentemente l'orazione delle cinque Piaghe del Signore. Impar l'Ufficio della Croce, come l'aveva
composto san Francesco, l'amante della croce, e fu solito recitarlo con pari amore. Si cingeva sulla
carne, sotto le vesti, una cordicella annodata con tredici nodi, come segreto memoriale delle ferite
del Salvatore.

Capitolo XXI

Memoriale della passione del Signore
Era giunto, una volta, il giorno della Cena santissima, nella quale il Signore am i suoi fino alla fine.
Verso sera, avvicinandosi l'agonia di Cristo, Chiara si chiuse, triste ed afflitta, nel segreto della cella.
E accompagnando in preghiera il Signore in preghiera, la sua anima triste fino alla morte si imbevve
dell'angosciosa tristezza di Lui e la memoria, poco a poco, si compenetr pienamente della cattura e
di tutta la derisione: s che cadde riversa sul giaciglio.
Tutta quella notte e per tutto il giorno seguente rimane cos assorbita, cos fuori di se stessa che, con
gli occhi assenti, sempre fissa ad un'unica visione, sembra inchiodata con Cristo e del tutto
insensibile.
Torna pi volte da lei una figlia familiare, per vedere se per caso desideri qualche cosa, e sempre la
trova immobile nella stessa posizione.
Venendo poi la notte dopo il venerd, la figlia devota accende una candela e con un cenno, non con
le parole, ricorda alla Madre il comando di san Francesco. Il Santo le aveva ordinato, infatti, di non
lasciar passare giorno alcuno senza cibo. E, mentre le stava in piedi davanti Chiara, come ritornando
da un altro luogo, profer queste parole: Che bisogno c' della candela? Non forse giorno?.
Madre - le risponde quella - il giorno passato ed ritornata un'altra notte
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 69

E a lei Chiara: Sia benedetto questo sonno, carissima figlia; perch, dopo averlo tanto desiderato, mi
stato dato in dono. Ma guardati dal raccontare di questo sonno a qualcuno, finch vivo in questo
corpo.

Capitolo XXII

I diversi miracoli che operava con il segno e la potenza della croce
Il Crocifisso amato ricambia l'amante e colei che tanto infiammata d'amore per il mistero della
Croce, per virt della Croce resa luminosa da segni e miracoli. Quando infatti traccia il segno della
vivificante Croce sui malati, allontana prodigiosamente da loro le malattie.

Dei molti episodi ne evocher qualcuno.
Un certo frate, di nome Stefano, impazzito, fu inviato dal beato Francesco a Donna Chiara, perch lo
segnasse col segno della santissima Croce. Conosceva, infatti, la sua grande perfezione e venerava in
lei la grande virt. La figlia dell'obbedienza lo segna, secondo l'ordine del Padre, e lo lascia dormire
un poco nel luogo dove lei stessa era solita pregare. Ma egli, poco dopo, destatosi dal sonno, si rialza
risanato e torna al Padre liberato dalla follia.
Un bambino di tre anni, di nome Mattiolo, della citt di Spoleto, si era ficcato un sassolino nelle
narici; nessuno riusciva ad estrarglielo dal naso, n lui stesso a gettarlo fuori.
In grave pericolo e panico angoscioso viene condotto a Donna Chiara: e mentre lei lo segna col segno
della croce, tosto la pietruzza viene espulsa e il bambino liberato.
Una altro fanciullo di Perugia, che aveva tutto un occhio velato da una macchia, fu condotto alla
santa serva di Dio Ed ella, toccato l'occhio del bambino, vi tracci il segno della croce e disse:
Conducetelo da mia madre, perch anch'ella ripeta su di lui il segno della croce .
Sua madre, intendo Donna Ortolana, seguendo la sua pianticella, era entrata nell'Ordine dietro la
figlia e nel giardino chiuso con le vergini, serviva, vedova, il Signore. Ed ecco, ricevuto da lei pure il
segno della croce, l'occhio del fanciullo fu purificato dalla macchia cos da vedere chiaramente e
distintamente. Chiara afferma quindi che il bambino stato liberato per merito di sua madre; ma la
madre ricusa il compenso della lode, a favore della figlia, e si dichiara indegna di cos straordinario
evento.
Una delle sorelle, di nome Benvenuta, aveva sofferto per quasi dodici anni la piaga di una fistola
sotto un braccio, dalla quale scolava pus per cinque lesioni. Avendone compassione, la vergine di Dio
Chiara le applic quel suo particolare unguento, che era il segno della salvezza. E subito, al segno
della croce, riebbe sanit perfetta da quella vecchia ulcerazione.
Un'altra tra le sorelle, di nome Amata, era a letto affetta da idropisia da tredici mesi e per giunta
aveva febbre, tosse e male da un lato. Su di lei Donna Chiara, mossa da piet, ricorre a quel nobile
sistema della sua arte medica. La segna con la croce nel nome del suo Cristo e subito le ridona piena
salute.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 70

Un'altra ancella di Cristo, nativa di Perugia, aveva da due anni perduto la voce, a tal punto che a
stento poteva formulare parole esternamente comprensibili. Ora avvenne che, nella notte
dell'Assunzione della Nostra Signora, le fu mostrato in visione che Donna Chiara l'avrebbe liberata:
per cui aspettava con desiderio il giorno. Appena fu l'alba, si affretta dalla Madre, le domanda il
segno di croce e, appena segnata, riacquista la voce.
Una sorella, chiamata Cristiana, che soffriva da lungo tempo di sordit ad un orecchio, aveva tentato
invano molti rimedi contro quel male. Donna Chiara le segna benignamente la testa, le tocca
l'orecchio e quella riacquista immediatamente la facolt di udire.
V'era, in monastero, un gran numero di sorelle malate, affette da diversi malanni. Chiara va da loro,
come soleva, con la sua medicina usuale e, fatto cinque volte il segno della croce, risana all'istante
cinque sorelle dai loro mali.
Da questi fatti appare chiaro che nel petto della vergine era piantato l'albero della croce che, mentre
col suo frutto rinnova interiormente l'anima, con le sue foglie offre la medicina esteriore.

Capitolo XXIII

Il quotidiano ammaestramento delle sorelle
Come maestra di giovani da formare e come colei che nel palazzo del gran Re preposta alla cura
delle fanciulle, le educava con tale pedagogia e le cresceva con tale delicato amore, che nessuna
parola potr esprimerlo compiutamente.
Le istruisce anzitutto ad allontanare dall'abitazione della mente ogni rumore, per poter aderire
unicamente alle profondit del mistero di Dio.
Insegna loro a non lasciarsi pi influenzare dall'amore dei parenti secondo la carne e a dimenticare la
casa paterna, per piacere a Cristo.
Le esorta a non tenere conto delle esigenze della fragilit del corpo e a tenere a freno, col dominio
della ragione, le quisquilie della carne.
Dimostra loro come il nemico insidioso tenda alle anime pure occulti agguati, e come in un modo
tenti i santi, in un altro chi legato al mondo.
Infine vuole che in ore determinate attendano a lavori manuali, in modo tale, tuttavia, che secondo il
desiderio del Fondatore, rinnovino il fervore con l'esercizio della preghiera e, rifuggendo dal torpore
della negligenza, scuotano col fuoco del santo amore il gelo dell'indevozione.
Mai, in alcun luogo, fu maggiore l'osservanza del silenzio; mai pi splendida la parvenza e la sostanza
di un vivere casto. Non v' l loquacit a rivelare un animo indisciplinato, n leggerezza di parole a
tradire leggerezza d'affetti La stessa maestra, invero, parca di parole, stringe in brevit di discorsi la
ricca ispirazione della mente.

Capitolo XXIV
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 71


La sua sollecitudine per ascoltare la parola della santa predicazione

Provvede alle figlie, mediante devoti predicatori, l'alimento della Parola di Dio, della quale riserva
per se stessa una larga porzione. Da tale gioia, infatti, pervasa nell'ascolto della santa predicazione,
tanto il gaudio che prova nel ricordare il suo Ges che una volta, mentre predicava frate Filippo da
Atri, apparve accanto alla vergine Chiara un bellissimo bambino, e per gran parte della predica la
vezzeggi con graziose moine. Alla vista di questa apparizione, la sorella che merit di avere tale
visione della Madre ne prov una dolcezza ineffabile.
E, per quanto non fosse coltivata nelle conoscenze letterarie, godeva di ascoltare un sermone dotto,
pensando che dentro il guscio delle parole si nasconde la mandorla, che ella sapeva penetrare con
acutezza, assimilandone tutto il sapore e il gusto.
Dal discorso di qualsiasi oratore sapeva trarre fuori ci che giova all'anima, convinta che spiccare
talvolta il fiore da uno sterpo spinoso non minore sapienza che mangiare il frutto di un albero
pregiato.
Una volta, avendo il signor papa Gregorio proibito che qualsiasi frate si recasse ai monasteri delle
Donne senza sua autorizzazione, la pia Madre si rammaric che le sorelle avrebbero avuto pi
raramente il cibo della sacra dottrina e gemendo disse: Ce li tolga tutti, ormai, i frati dopo che ci ha
tolto quelli che ci davano il nutrimento di vita!. E immediatamente rimand tutti i frati al ministro,
non volendo avere a disposizione i questuanti per provvedere il pane materiale, quando non avevano
pi chi provvedeva loro il pane dello spirito. Ma, quando lo venne a sapere papa Gregorio, subito
rimise il divieto in potere del ministro generale.

Capitolo XXV

La sua grande carit verso le sorelle

Non solo le anime delle sue figlie ama questa venerabile Abbadessa, ma anche i loro corpi serve con
meraviglioso zelo di carit.
Infatti assai spesso nel freddo della notte di propria mano le ricopre mentre dormono: e vuole che
quelle che vede incapaci di osservare l'austerit comune, si accontentino di un regime meno severo.
Se qualcuna era turbata da una tentazione, se qualcuna, come pu avvenire, era presa da mestizia,
chiamatele da parte le consolava piangendo.
Talvolta si prostra ai piedi delle afflitte per alleviare con materne carezze la violenza del dolore.
E le figlie, non ingrate ai suoi atti di bont, la ricambiano con totale dedizione. Accettano il suo
amore affettuoso di madre; rispettano in lei il dovere di superiorit come maestra; seguono fedeli il
suo retto procedere come guida, e in tutte queste cose ammirano la sua prerogativa di santit, come
sposa di Cristo.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 72

Capitolo XXVI

Le sue malattie e il prolungato sfinimento

Per quarant'anni aveva corso nello stadio dell'altissima povert, quand'ecco che si trov vicina al
premio della chiamata del cielo, preceduta da diverse infermit. Mentre infatti l'austera penitenza
aveva fiaccato il suo corpo nel primo periodo della sua vita religiosa, gli anni seguenti furono
contrassegnati da una grave infermit, quasi che, come da sana si era arricchita con i meriti delle
opere, si dovesse arricchire, da inferma, con i meriti delle sofferenze. La virt, infatti, si fa perfetta
nella malattia.
E come la sua meravigliosa virt venisse perfezionata nella malattia, da ci provato: che in ventotto
anni di continua sfinitezza, non si ode una mormorazione, non un lamento, ma sempre dalla sua
bocca proviene un santo conversare, sempre il ringraziamento.
E bench, oppressa dal peso delle malattie, paresse avviarsi rapidamente alla fine, piacque invece a
Dio disporre la sua morte per quel tempo in cui potesse venire esaltata con degni onori dalla Chiesa
Romana, di cui era creatura e figlia a titolo speciale. Mentre dunque il sommo Pontefice insieme con
i cardinali si tratteneva a Lione, Chiara cominci a peggiorare nella sua malattia, s che la spada di un
dolore smisurato tormentava gli animi delle figlie.
Subito dopo una serva di Cristo, vergine consacrata a Dio del monastero di San Paolo dell'Ordine di
san Benedetto, ebbe questa visione: le sembra di trovarsi, insieme alle sue consorelle, a San
Damiano, per assistere Donna Chiara ammalata; e le sembra che Chiara giaccia in un letto prezioso.
E mentre piangono attendendo in lacrime il trapasso della beata Chiara, appare una bella signora a
capo del letto e si rivolge a loro in pianto: Non piangete, o figlie dice - chi ancora ha da vivere: non
potr infatti morire, finch non verr a lei il Signore con i suoi discepoli .
Ed ecco, poco tempo dopo, giunge a Perugia la Curia Romana. Avuta la notizia del suo aggravarsi, il
Signore di Ostia si affretta da Perugia a visitare la sposa di Cristo, di cui era stato per ufficio padre,
per sollecitudine come colui che nutre, per affetto purissimo sempre amico devoto.
Nutre l'ammalata con il Sacramento del Corpo del Signore; le altre pure nutre con l'esortazione di un
sermone salutare. Ella supplica con lacrime il Padre, soltanto raccomandandogli l'anima sua e le
anime delle altre Donne nel nome di Cristo. Ma, soprattutto, una grazia gli chiede: che egli impetri
per lei dal signor Papa e dai cardinali la conferma del Privilegio della povert: cosa che egli, fedele
protettore dell'Ordine, come promise con la parola, cosi mantenne con i fatti.
Passato l'anno, il signor Papa con i cardinali si trasfer da Perugia ad Assisi, cos che la visione gi
narrata circa la morte della vergine si avver nella realt. La persona del Sommo Pontefice, infatti, in
quanto pi in l di ogni uomo e al di qua della Divinit, rappresenta la persona del Signore e, nel
tempio della Chiesa militante, gli sono pi strettamente accanto, come i discepoli, i signori cardinali.

Capitolo XXVII

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 73

Come il signor papa Innocenzo la visit ammalata, l'assolse e la benedisse

Accelera ormai la divina Provvidenza il compimento del suo disegno nei riguardi di Chiara; si affretta
Cristo ad innalzare la povera pellegrina al palazzo del regno celeste. Ormai ella arde e sospira nel
desiderio di essere liberata da questo corpo di morte e di vedere Cristo regnare nelle eterne dimore,
dopo averlo seguito povero in terra con tutto il cuore, da poverella.
Ecco che, sulle sue sante membra consunte dall'annosa malattia, grava nuova debilitazione, che
indica prossima la chiamata del Signore, come pure prepara la via della salute eterna.
Si affretta il signor papa Innocenzo IV di santa memoria a visitare l'ancella di Cristo insieme con i
cardinali; e come ne aveva approvata la vita pi di quella di ogni altra donna del nostro tempo, non
esita a onorarne la morte con la sua presenza papale. Entrato nel monastero, si dirige al piccolo
giaciglio e accosta alla bocca della malata la mano da baciare. Ella la prende con somma gratitudine e
chiede di baciare, con supremo rispetto, anche il piede del Papa.
E il Signore, salito su uno sgabello di legno, cortesemente si degna di porgerle il piede, che ella bacia
sopra e sotto appoggiandogli riverentemente il viso.
Poi, con espressione angelica, chiede al Sommo Pontefice la remissione di tutti i peccati. Ed egli,
esclamando: Avessi io bisogno solo di altrettanto perdono!, le impartisce il dono della piena
assoluzione insieme alla grazia di un'ampia benedizione.
Quando tutti se ne furono andati, poich quel giorno aveva anche ricevuto dalla mano del ministro
provinciale l'Ostia santa, levati gli occhi al cielo e giunte le mani a Dio, dice piangendo alle sue
sorelle: Lodate il Signore, figliole mie, perch oggi Cristo si degnato di farmi un dono tale, che non
potrebbero ripagarlo cielo e terra! Oggi - spiega - ho ricevuto Lui stesso, l'Altissimo e ho meritato di
vedere il suo Vicario!.

Capitolo XXVIII

Come rispose alla sorella in lacrime

Il letto della madre circondato dalle figlie che stanno per diventare presto orfane: e la loro anima
trapassata da una spada di acerbo dolore.
Non le ritrae il sonno, non le smuove di l la fame: ma, dimentiche dei giacigli e della mensa, solo di
piangere notte e giorno sembrano contente.
Tra di loro la devota vergine Agnese, inebriata di salse lacrime, scongiura la sorella di non andarsene
abbandonandola. E a lei Chiara risponde: Piace a Dio, sorella carissima, che io parta; ma tu smetti di
piangere, perch presto verrai al Signore dietro a me; e, prima che io mi separi da te, ti verr
concessa dal Signore una grande consolazione.

Capitolo XXIX
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 74

Il suo supremo transito e ci che avvenne o appari' in quel punto
Da ultimo la vedono agonizzare per parecchi giorni prima della fine: e cresce in questo tempo la fede
della gente e la devozione popolare. Ogni giorno anche onorata, come gi santa, dalla visita assidua
di cardinali e di prelati.
E, ci che evento meraviglioso ad udirsi, pur non potendo prendere alcun cibo per diciassette
giorni, fu dal Signore sostenuta con tanta fortezza che era lei a confortare, esortandoli al servizio di
Cristo, tutti quelli che venivano a visitarla.
Infatti, esortandola il buon frate Rainaldo alla pazienza nel lungo martirio di cos gravi infermit, con
voce perfettamente libera da forzature gli rispose: Da quando ho conosciuto la grazia del Signore
mio Ges Cristo per mezzo di quel suo servo Francesco, nessuna pena mi stata molesta, nessuna
penitenza gravosa, nessuna infermit mi stata dura, fratello carissimo!.
Poi, facendosi pi vicino il Signore e gi quasi stando sulla soglia, Chiara vuole che le stiano accanto
sacerdoti e frati spirituali, che le ripetano la Passione del Signore e sante parole. E appena tra di essi
le appare frate Ginepro, famoso per saper vibrare ardenti giaculatorie al Signore, con calde parole dal
cuore, animata da rinnovata letizia gli chiede se abbia l pronto qualcosa di nuovo riguardo al
Signore.
Ed egli, aprendo la bocca, dalla fornace del cuore ardente libera fiammeggianti scintille di parole, e la
vergine di Dio trova grande consolazione nelle sue parabole.
Infine si volge alle figlie in lacrime, raccomandando loro la povert del Signore e ricorda lodando i
benefici divini. Benedice devoti e devote sue e implora larga grazia di benedizione su tutte le Donne
dei monasteri poveri, sia presenti che futuri.
Chi potrebbe narrare il resto, senza piangere?
Sono l presenti quei due benedetti compagni del beato Francesco, dei quali uno, Angelo, lui stesso
in lacrime, consola le afflitte; l'altro, Leone, bacia il giaciglio di Chiara morente.
Piangono le figlie desolate il distacco dalla loro pia madre e la accompagnano con le lacrime mentre
se ne va, sapendo che non la vedranno pi. Si dolgono con immensa amarezza che, insieme con lei,
sparisca ogni loro consolazione e che, lasciate nella valle delle lacrime, non saranno pi consolate
dalla loro maestra.
A stento il pudore, esso solo, trattiene la mano dal ferire i corpi e la vampa del dolore resa ancora
pi acerba dal fatto che non le si permette di sfogare in manifestazioni esterne di cordoglio. Il rigore
claustrale impone il silenzio, la violenza del dolore strappa gemiti e singhiozzi. Le gote sono
tumefatte per le lacrime e ancora la piena del cuore, straziato dal dolore, alimenta il rivolo del
pianto.
Volgendosi poi a se stessa, la vergine santissima parla silenziosamente alla sua anima: Va' sicura - le
dice - perch hai buona scorta, nel viaggio. Va', perch Colui che t'ha creata, ti ha santificata e
sempre guardandoti come una madre suo figlio, ti ha amata con tenero amore. E tu, Signore -
soggiunge - sii benedetto, che mi hai creata. Interrogandola una delle sorelle a chi stesse parlando,
rispose: Io parlo all'anima mia benedetta .
E ormai quella gloriosa scorta non era molto lontana. Volgendosi infatti a una figlia, le domanda:
Vedi tu il Re della gloria, che io vedo, o figlia?
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 75

Su un'altra pure si pos la mano del Signore e con gli occhi del corpo vide tra le lacrime una
beatificante visione. Trafitta invero dal dardo di un profondo dolore, volge lo sguardo verso la porta
della casa: ed ecco, entra una schiera di vergini in bianche vesti e tutte hanno ghirlande d'oro sul
capo.
Si avanza tra loro una pi splendente delle altre, dalla cui corona, che appare alla sommit come un
turibolo traforato, s'irradia un tale splendore da mutare in luce del giorno l'oscurit della notte tra le
pareti della casa.
Si avvicina al lettuccio, dove giace la Sposa del Figlio e, chinandosi su di lei con tenerissimo amore, le
dona un dolcissimo abbraccio. Le vergini distendono un pallio di meravigliosa bellezza e, tutte a gara
servendo, rivestono il corpo di Chiara e ne adornano il talamo
Indi, il giorno successivo alla festa del beato Lorenzo, quella santissima anima esce dalla vita
mortale, per essere premiata con l'alloro eterno; e, disfatto il tempio del la carne, il suo spirito passa
beatamente al cielo.
Benedetto quest'esodo dalla valle della miseria, che fu pel lei ingresso nella vita beata!
Ormai, in cambio della penuria del cibo, si rallegra al convito dei cittadini del cielo; ormai, in cambio
dell'umile cenere, beata nel regno dei cieli, resa splendente dalla stola della gloria eterna.

Capitolo XXX
La curia romana alle esequie in un grande affluire di folla
Immediatamente la notizia della morte della vergine, con il mirabile racconto dei fatti, si sparge e
scuote tutto il popolo in citt.
Accorrono al monastero uomini, vi accorrono donne ed un tale affluire di gente che la citt sembra
restare deserta. Tutti la proclamano santa, tutti la dicono cara a Dio e tra le voci di lode non pochi
sono quelli che piangono.
Accorre il Podest con una torma di cavalieri e una moltitudine di uomini d'arme, e in quella sera e
per tutta la notte dispongono diligenti turni di guardia, perch non s'abbia per caso a subire qualche
danno a riguardo di quel prezioso tesoro che in mezzo a loro.
Il giorno seguente si muove l'intera Curia: il Vicario di Cristo raggiunge il luogo con i cardinali e tutta
la cittadinanza si dirige verso San Damiano.
Si era giunti al momento di iniziare le divine celebrazioni, quando, incominciando i frati l'ufficio dei
morti, il signor Papa all'improvviso afferma che non l'ufficio dei morti si deve celebrare, ma quello
delle vergini: cos che pareva volerla canonizzare prima ancora della sepoltura del corpo.
L'eminentissimo signore Ostiense, per, obietta che in questa materia si deve procedere con
alquanta prudente lentezza e viene celebrata la Messa dei defunti.
Poi, assisosi il Sommo Pontefice e con lui i cardinali e il gruppo dei prelati, il vescovo d'Ostia,
scegliendo come argomento il tema vanit delle vanit, elogia in un nobile sermone questa
straordinaria spregiatrice della vanit.
Con devota degnazione i preti cardinali circondano la santa spoglia e compiono attorno al corpo
della vergine le esequie di rito.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 76

Infine, si ritiene che non sia n sicura n degna cosa che un pegno cos prezioso resti tanto lontano
dai concittadini: perci, in mezzo al risuonare di inni e di lodi, allo squillare di trombe e giubilo
solenne, viene sollevato di l e condotto con tutti gli onori a San Giorgio. Questo poi quel luogo,
appunto, dove era stato deposto in un primo tempo il corpo del santo padre Francesco: come se egli,
dopo avere aperto a lei viva la via della vita, quasi per un presagio le avesse preparato dopo la morte
anche il luogo per la sua spoglia mortale.
Da l in poi fu un accorrere di molte folle al tumulo della vergine, che lodavano Dio e dicevano:
Veramente santa, veramente gloriosa regna con gli angeli, ella che tanto onore riceve dagli uomini
sulla terra. Intercedi per noi presso Cristo, o prima fra le Donne Povere, tu che hai guidato tanti alla
penitenza, tanti alla vita! .
Pochi giorni dopo Agnese, chiamata alle nozze dell'Agnello, segui la sorella Chiara al gaudio eterno:
dove entrambe, figlie di Sion, sorelle per natura, per grazia e per regno, esultano nella gioia di Dio
senza fine.
E veramente Agnese ricevette, prima di morire, quella consolazione che Chiara le aveva promesso.
Infatti, come era passata dal mondo alla croce preceduta dalla sorella, cos, dietro a lei, mentre gi
Chiara risplendeva per segni e miracoli, Agnese dalla luce del mondo che finisce presto si dest in
Dio, per volont del Signore nostro Ges Cristo, che vive e regna con il Padre e lo Spirito Santo nei
secoli dei secoli. Amen.
Secondo opuscolo
Capitolo XXXI
I miracoli di santa chiara dopo la sua morte
Questi sono i veri segni meravigliosi dei Santi, queste le testimonianze degne di venerazione dei
miracoli: la santit dei costumi e la perfezione delle opere.
Giovanni non fece alcun miracolo: e tuttavia non saranno pi santi di Giovanni coloro che compiono
prodigi.
Perci basterebbe, per la santa vergine Chiara, a testimoniarne la santit, l'elogio della sua vita in
tutto perfetta, se altro non richiedesse talora sia la tiepidezza come la devozione pubblica.
Dunque Chiara, mentre era in vita, rifulgeva per la luce dei suoi meriti: ed ora, che inabissata nella
chiarit senza fine, non di meno risplende tuttora, per la meravigliosa luce dei miracoli, fino alle
estremit della terra.
La sincera verit, cui sono legato con giuramento, mi costringe a narrarne molti; la loro abbondanza,
ad ometterne moltissimi.

Capitolo XXXII
Liberazione di ossessi
Un bambino di nome Giacomino, di Perugia, appariva non tanto ammalato, quanto piuttosto
posseduto da un pessimo demonio. Ora, infatti, si gettava disperatamente nel fuoco, ora si dibatteva
a terra, ora mordeva pietre fino a rompersi i denti, cos da ferirsi miseramente la testa e insanguinarsi
il corpo. Storcendo la bocca, sporgeva fuori la lingua e cos facilmente si raggomitolava in tutte le
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 77

membra da accavallare spesso una gamba sul collo. Per due volte ogni giorno questa follia
tormentava il bambino, e due persone non riuscivano a impedirgli di denudarsi.
Si cerca un rimedio tra gli esperti di medicina, ma non si trova nessuno che sia in grado di
provvedervi.
Il padre, di nome Guidolotto, non avendo trovato tra gli uomini rimedio alcuno a tanta grave
disgrazia, si rivolge ai meriti di santa Chiara. O vergine santissima - prega - o Chiara venerata dal
mondo, a te offro in voto il misero mio figlio, da te imploro con ogni supplica la sua guarigione.
Si affretta, pieno di fede, al suo sepolcro e, ponendo sulla tomba della vergine il bambino che aveva
recato con s, subito, mentre domanda soccorso, lo ottiene. Il bambino viene infatti
immediatamente liberato da quella infermit e da l in poi non pi tormentato da simile male.

Capitolo XXXIII
Un altro miracolo
Alessandrina della Fratta, nella diocesi di Perugia, era tormentata da un pessimo demonio. L'aveva
talmente ridotta in suo potere, che la faceva volteggiare come un uccellino su un'alta rupe che si
ergeva sul bordo del fiume, e la faceva scendere lungo un sottilissimo ramo d'albero sporgente sul
Tevere e librarsi l, nel vuoto, come per gioco.
In pi, per i suoi peccati, aveva perso completamente l'uso del lato sinistro e aveva una mano
rattrappita: e a nulla le giovavano le medicine spesso tentate.
La donna si reca, con cuore compunto, alla tomba della gloriosa vergine Chiara; e, invocati i suoi
meriti contro quella sua triplice disgrazia, riceve il benefico effetto di un unico rimedio. Infatti la
mano rattrappita si distende, il lato ritorna sano ed liberata dall'ossessione diabolica. Un'altra
donna della medesima localit, in quello stesso periodo, davanti al sepolcro della Santa ottiene il
dono della liberazione dal demonio e da molti dolori.

Capitolo XXXIV
Guarigione di un pazzo furioso
Un giovinetto francese, al seguito della Curia, era stato colto da pazzia furiosa, che gli aveva tolto
l'uso della parola e gli sconvolgeva il corpo con mostruosa irrequietezza. Nessuno riusciva a
trattenerlo, anzi si dibatteva pi orribilmente tra le mani di chi tentava di tenerlo fermo. Lo si lega
con funi ad un cataletto; i suoi compatrioti lo conducono renitente alla chiesa di Santa Chiara e lo
depongono davanti al suo sepolcro: e subito, per la fede di coloro che lo presentano, viene liberato
completamente dal male.

Capitolo XXXV
Un uomo liberato da mal caduco
Valentino di Spello era tanto soggetto a quella disgrazia che il mal caduco, che sei volte al giorno
cascava per terra ovunque si trovasse.
Oltre a ci, colpito anche da contrazione ad una gamba, non poteva camminare liberamente.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 78

Viene condotto su un asinello al sepolcro di santa Chiara, dove rimane a giacere due giorni e tre
notti: il terzo giorno, senza che alcuno lo toccasse, la sua gamba risuon fragorosamente ed egli fu
all'istante guarito da ambedue le infermit.

Capitolo XXXVI
Un cieco riacquista la vista
Giacomello, soprannominato il figlio della Spoletina, colpito da dodici anni di cecit, era costretto a
camminare con uno che gli facesse da guida; senza guida non poteva andare in alcun luogo, pena il
cadere. Una volta, infatti, lasciato solo per poco da un ragazzo, precipit, fratturandosi un braccio e
ferendosi il capo.
Costui, mentre una notte dormiva presso il ponte di Narni, gli apparve in sogno una Donna, che gli
disse: Giacomello, perch non vieni da me ad Assisi, e sarai liberato?. Alzatosi, al mattino racconta
tremante ad altri due ciechi la visione. Gli rispondono: Abbiamo sentito che ad Assisi morta da
poco una Donna, e si dice che la mano del Signore onori il suo sepolcro con grazie di guarigioni e
molti miracoli .
Sentito questo, si affretta senza indugio a mettersi in viaggio; e la notte, ospitato vicino a Spoleto, ha
di nuovo la medesima visione. Ancora pi in fretta allora, come volando, si d a correre per amore
della vista.
Ma, giunto ad Assisi, trova cos grande folla assembrata davanti al mausoleo della vergine, che non
pu assolutamente entrare fino alla tomba. Si mette una pietra sotto il capo e con grande fede, ma
addolorato per non essere riuscito ad entrare, si addormenta davanti alla porta.
Ed ecco che, per la terza volta, la voce gli dice: Ti benedir il Signore, Giacomo, se riuscirai ad
entrare!. Svegliandosi supplica perci con lacrime la folla, gridando e raddoppiando le invocazioni,
che per amore di Dio gli lascino il passaggio. Ottenutolo, getta via le calzature, si spoglia delle vesti,
si cinge il collo con una correggia e cos, toccando con umilt il sepolcro, si addormenta di un sonno
leggero.
Alzati - gli dice la beata Chiara - alzati, che sei liberato!. Subito alzatosi in piedi, scossa ogni cecit,
dissipata ogni caligine dagli occhi, mentre chiaramente per intervento di Chiara vede la chiarit della
luce, lodando Dio rende gloria ed invita tutta la gente a benedire Dio per la meraviglia di cosi grande
portento.

Capitolo XXXVII
Risanamento di una mano perduta
Un uomo di Perugia, chiamato Bongiovanni di Martino, era andato con i suoi concittadini in guerra
contro i Folignati. Scatenatosi tra le due parti un grave scontro, un colpo di pietra gli frattur
malamente una mano.
Desiderando intensamente guarire, spende molto denaro per i medici; ma nessun rimedio della
medicina gli pu essere di giovamento ad evitargli di portare la mano come una cosa inutile e del
tutto incapace di operare.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 79

Avvilito perci di portare il peso di quella destra quasi non sua e di non poterla usare, pi volte
esprime il desiderio che gli venga troncata.
Ma sentendo raccontare ci che il Signore si degnava palesare per mezzo della sua serva Chiara, fa un
voto e si affretta al sepolcro della vergine; offre una mano di cera e si distende sulla tomba di santa
Chiara.
E subito, prima di uscire dalla chiesa, la sua mano ritorna sana.

Capitolo XXXVIII
I rattrappiti
Un certo Petruccio del castello di Bettona, consumato da tre anni da una malattia, appariva come
tutto disseccato dal lungo consumante languire. E per la violenza di quel male era talmente
rattrappito ai reni, che sempre curvo e piegato verso terra, poteva a stento muoversi con un bastone.
Il padre del ragazzo esperimenta l'abilit di molti medici, soprattutto di specialisti nella cura delle
fratture ossee. Era pronto a spendere tutti i suoi averi pur di ricuperare la salute del fanciullo. Ma,
poich tutti gli rispondevano che non v'era rimedio della medicina che potesse risanare quella
malattia, si volse a chiedere soccorso alla nuova Santa, di cui sentiva raccontare meraviglie.
Il ragazzo viene portato al luogo dove riposano le preziose spoglie della vergine; e rimanendo per
poco l davanti al sepolcro, riceve la grazia della completa guarigione. Immediatamente, infatti, si
alza su ritto e sano, camminando e saltando e lodando Dio ed invita il popolo accorrente a lodare
santa Chiara.
V'era un bambino di dieci anni a Villa di San Quirico, nella diocesi di Assisi, storpio fin dalla nascita;
aveva le tibie sottili e camminava irregolarmente perch buttava i piedi di traverso, poteva appena
tirarsi in piedi che subito cadeva.
Sua madre pi volte lo aveva offerto in voto al beato Francesco, senza averne tuttavia l'aiuto di
qualche miglioramento. Ma, sentendo che la beata Chiara splendeva della luce di recenti miracoli,
port il bambino al suo sepolcro. Dopo alcuni giorni, le ossa delle tibie scricchiolarono e le membra
ritornarono nella loro posizione corretta: e ci che san Francesco, implorato con molte preghiere,
non aveva concesso, per volere divino lo elarg la sua discepola Chiara.
Un cittadino di Gubbio, di nome Giacomo di Franco, aveva un bambino di cinque anni che, per
debolezza dei piedi, non aveva mai camminato n poteva camminare: si rammaricava, per questo
bambino, come per una macchia deforme della sua casa e un obbrobrio della sua carne.
Il bambino era solito giacere a terra, si strascinava nella polvere e cercava di sollevarsi di tanto in
tanto, appoggiandosi a un bastone, senza riuscirci: la natura gli aveva dato il desiderio di camminare,
ma gliene aveva negato la possibilit.
I genitori votano il bambino ai meriti di santa Chiara e, per usare la loro stessa espressione, vogliono
che sia uomo di santa Chiara, se per suo merito guarir. Tosto, formulato il voto, la vergine di
Cristo risana il suo uomo, ridonando la libera possibilit di camminare al bambino a lei offerto.
Subito allora i genitori si affrettano col bambino alla tomba della vergine, offrendolo al Signore
saltellante e lieto.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 80

Una donna del castello di Bevagna, di nome Pleneria, avendo a lungo sofferto di una contrazione alle
reni, non poteva camminare se non appoggiandosi a un bastone. Ma, pur con quel sostegno, non
poteva raddrizzare il corpo incurvato e trascinava alla meglio, come poteva, i passi vacillanti.
Un certo venerd si fece portare alla tomba di santa Chiara: dove, pregando con tutta la devozione,
ottenne in fretta quello che aveva domandato con fede.
Il giorno seguente, sabato, completamente guarita torn a casa coi suoi propri piedi, lei che era stata
trasportata l da altri.

Capitolo XXXIX
Guarigione di rigonfiamenti alla gola
Una ragazza di Perugia aveva da molto tempo -- e le procuravano grande dolore -- quei
rigonfiamenti di ghiandole in gola, che comunemente si chiamano scrofole. Se ne potevano contare
venti nella sua gola: e per questo la sua gola pareva ben pi grossa della stessa testa.
Sua madre la condusse spesso alla memoria della vergine Chiara, dove implorava con somma
devozione il beneficio della Santa E una volta che la ragazza stette tutta una notte davanti al
sepolcro, cominci a sudare abbondantemente e quelle enfiagioni cominciarono ad ammorbidirsi e a
smuoversi un po' dalla loro posizione.
In seguito, a poco a poco, per i meriti di santa Chiara scomparvero, cos da non lasciare alcun segno.

Un male simile aveva nella gola una delle Sorelle, di nome Andrea, mentre ancora era in vita la
vergine Chiara. E' certo cosa strana che, in mezzo a pietre infuocate, si nascondesse un'anima cos
fredda e, tra le vergini prudenti, commettesse sciocchezza una stolta.
Questa, invero, una notte si strinse la gola fin quasi a soffocare, per espellere dalla bocca quel
gonfiore, volendo da se stessa sorpassare la volont divina. Ma Chiara seppe ci immediatamente,
per suggerimento dello Spirito. Corri - disse ad una sorella - corri in fretta al piano di sotto e da' a
suor Andrea da Ferrara un uovo riscaldato da bere, e insieme con lei sali da me . Quella si affretta e
trova la detta Andrea priva di parola e vicina all'asfissia per la stretta delle sue stesse mani.
La risolleva come pu e la conduce con s dalla Madre La serva di Dio le dice: Misera, confessa al
Signore i tuoi pensieri, che ho conosciuto bene anch'io. Ecco, quello che avresti voluto risanare, lo
risaner il Signore Ges Cristo. Ma tu cambia in meglio la tua vita, perch non ti rialzerai da un'altra
malattia che dovrai soffrire .
A queste parole ebbe compunzione di spirito e cambi vita sensibilmente in meglio. Di l a poco, poi,
guarita dalle scrofole, mor di altra infermit.

Capitolo XL
Liberazione dai lupi
La selvaggia ferocia di lupi crudeli di continuo riempiva di terrore la contrada: perch essi
attaccavano perfino gli uomini e si nutrivano spesso di carne umana.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 81

Ora, una donna di nome Bona, di Monte Galliano nella diocesi di Assisi, la quale aveva due figli,
aveva appena finito di piangerne uno, rapito dai lupi, quand'ecco che anche il secondo viene
attaccato con pari ferocia. Infatti, mentre la madre stava in casa, impegnata in faccende domestiche,
un lupo afferra il bambino che passeggiava di fuori, mordendolo alla nuca, e con questa preda si
rimbosca quanto pi velocemente pu. Udendo le urla del bambino, certi uomini che erano nelle
vigne, gridano alla madre: Guarda se hai tuo figlio, perch abbiamo udito poco fa dei pianti insoliti
.
La madre, accorgendosi che il figlio era stato rapito da un lupo, innalza fino al cielo le grida e
riempiendo l'aria di urli, invoca la vergine Chiara dicendo: Santa e gloriosa Chiara, restituiscimi il
mio misero figlio. Rendimi - ripete - rendi il figliolino alla sua infelice madre. Mi affogher, se non lo
farai
Intanto i vicini, correndo dietro al lupo ritrovano il fanciullino abbandonato dal lupo nella selva e,
accanto a lui, un cane che gli leccava le ferite.
La bestia selvaggia lo aveva prima afferrato col morso alla cervice poi, per portare pi comodamente
la preda, aveva afferrato il piccino ai lombi con le fauci e qua e l aveva lasciato i segni della presa
non lieve.
Esaudita nel suo voto, la donna insieme ai vicini si affrett a recarsi dalla sua soccorritrice e
mostrando le varie ferite del bambino a quanti le volevano vedere, rese vive grazie a Dio e a santa
Chiara.
Una ragazza del paese di Cannara sedeva in un campo di pieno giorno e un'altra donna le aveva
reclinato il capo in grembo.
Ed ecco un lupo a caccia di uomini si avvicina furtivamente alla preda. La fanciulla, veramente, lo
vide, ma credendolo un cane, non ne ebbe paura. E mentre continuava ad ispezionare i capelli
dell'altra, la bestia sanguinaria piomba ferocemente su di lei e, addentandola al viso con le fauci
spalancate, trascina via la preda verso la selva. L'altra donna s'alza di scatto sbalordita e, ricordandosi
di santa Chiara, si mette a gridare: Aiuto, santa Chiara, aiuto! a te adesso affido questa fanciulla! .
E quella stessa - incredibile cosa! - che era trascinata dai denti del lupo, si mette a inveire contro di
lui, dicendo: Mi porterai oltre tu, ladrone, se sono raccomandata a questa vergine?. Confuso da
tale invettiva, subito il lupo depose dolcemente la fanciulla per terra e, come un ladro colto sul fatto,
si affrett ad allontanarsi.

Capitolo XLI
La canonizzazione di santa Chiara vergine

Occupava il soglio di Pietro il clementissimo principe, il signore Alessandro IV, amico di ogni santit,
difensore dei religiosi e ferma colonna degli Ordini, quando, diffondendosi rapidamente il racconto
di questi fatti e di giorno in giorno risuonando sempre pi vasta la fama delle virt della vergine, il
mondo stesso attendeva ormai con desiderio la canonizzazione di una vergine tanto grande.
Infine il detto Pontefice, quasi spinto ad insolita decisione dal numero di cosi grandi miracoli,
cominci a trattare con i cardinali circa la sua canonizzazione.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 82

Si affida a persone degne e discrete l'esame dei miracoli; si affidano pure da analizzare i fatti
meravigliosi della sua vita.
Risulta che Chiara, durante la sua esistenza, fu chiarissima per la pratica di tutte le virt; e dopo la
morte la si constata degna di ammirazione per autentici e provati miracoli. Dunque, in un giorno
prefissato per questo, convenuto il collegio dei cardinali, adunatasi l'assemblea degli arcivescovi e dei
vescovi, alla presenza del clero e dei religiosi e di moltitudine grandissima di dotti e di potenti,
avendo il Sommo Pontefice proposto pubblicamente quella salutare questione e chiesto il giudizio
dei prelati, tutti prontamente esprimono il loro favorevole assenso, affermando degna di essere
chiarificata in terra Chiara, da Dio onorata di chiara gloria in cielo.
Era vicino l'anniversario del suo passaggio al Signore, trascorsi due anni dalla sua morte, quando,
convocata una moltitudine di prelati e di tutto il clero e premesso un discorso, il felice Alessandro,
cui il Signore aveva riservato questa grazia, tra grande moltitudine di folla ascrisse riverentemente
Chiara al novero dei santi e stabil che in tutta la Chiesa se ne celebrasse solennemente la festa, che
egli per primo con tutta la Curia celebr nella pi grande solennit.
Tutto ci avvenne ad Anagni nella cattedrale, nell'anno 1255 dall'Incarnazione del Signore e primo
del Pontificato del signore Alessandro: a lode del nostro Signore Ges Cristo, che vive e regna con il
Padre e lo Spirito Santo nei secoli dei secoli. Amen.
Fonte http://www.paxetbonum.net/biographies/legend_clare_ita.html

Chiese
La principale chiesa dedicata a Chiara la basilica di Santa Chiara ad Assisi, dove si trova sepolta.

Gli Scritti di Santa Chiara d'Assisi
Il Testamento

Nel nome del Signore. Amen.
Fra gli altri benefici, che dal nostro largitore Padre delle misericordie abbiamo ricevuto e ogni giorno
riceviamo e per cui dobbiamo maggiormente ringraziare il glorioso Padre del Cristo, c' la nostra
vocazione, la quale quanto pi perfetta e grande, tanto pi gli dobbiamo. Donde l'Apostolo:
Riconosci la tua vocazione. Il Figlio di Dio si fatto per noi via, che con la parola e l'esempio ci ha
mostrato e insegnato il nostro beatissimo Padre Francesco, vero suo amatore e imitatore.
Dobbiamo dunque considerare, sorelle dilette, gl'immensi benefici di Dio in noi accumulati, ma tra
gli altri, quelli che per mezzo del suo servo diletto, il padre nostro beato Francesco, Dio si degnato
di operare in noi, non solo dopo la nostra conversione, ma anche mentre eravamo nella misera vanit
del mondo. Infatti, quando lo stesso santo non aveva ancora n fratelli n compagni, quasi subito
dopo la sua conversione, mentre edificava la chiesa di San Damiano, dove totalmente visitato dalla
consolazione divina, fu spinto ad abbandonare del tutto il mondo, per grande letizia e illuminazione
dello Spirito Santo profet riguardo a noi, ci che poi il Signore ademp.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 83

Salendo infatti in quel tempo sopra il muro di detta chiesa, ad alcuni poveri, che sostavano l vicino,
ad alta voce diceva in lingua francese: Venite e aiutatemi nell'opera del monastero di San Damiano,
perch vi saranno ivi delle donne, con la vita famosa e la santa conversazione delle quali il nostro
Padre celeste sar glorificato in tutta la sua Chiesa.
In ci dunque possiamo considerare la copiosa benignit di Dio in noi, che per la sua abbondante
misericordia e carit si degnato di dire queste cose per mezzo del suo santo, riguardo alla nostra
vocazione ed elezione. E non soltanto riguardo a noi il nostro beatissimo padre Francesco profet
queste cose, ma anche riguardo alle altre, che sarebbero venute nella vocazione santa, nella quale il
Signore ci ha chiamate.
Con quanta sollecitudine, dunque, con quando zelo di mente e di corpo dobbiamo osservare i
comandamenti di Dio e del nostro Padre, per poter restituire, con l'aiuto di Dio, moltiplicato il
talento! Il Signore stesso, infatti, ci ha poste come forma in esempio e specchio non solo per gli altri,
ma anche per le nostre sorelle, quelle che il Signore chiamer, affinch anch'esse siano di specchio e
d'esempio a coloro che vivono nel mondo. Poich dunque il Signore ci ha chiamate a cose tanto
grandi, cosicch coloro che sono date come specchio ed esempio agli altri, possano rispecchiarsi in
noi, siamo molto tenute a benedire e a lodare Dio e a corroborarci ancor di pi per fare il bene nel
Signore. Perci, se vivremo secondo la forma predetta, lasceremo agli altri un nobile esempio e
acquisteremo il premio della beatitudine eterna con una fatica brevissima.
Dopo che l'altissimo Padre celeste si fu degnato, per sua misericordia e per sua grazia, d'illuminare il
mio cuore, perch secondo l'esempio e la dottrina del beatissimo padre nostro Francesco facessi
penitenza, poco dopo la sua conversione, insieme con poche sorelle che il Signore mi aveva dato
poco dopo la conversione mia, promisi a lui volontariamente obbedienza, come il Signore ci aveva
conferito il lume della sua grazia per mezzo della sua vita mirabile e della sua mirabile dottrina. Il
beato Francesco poi, considerando che, pur essendo fragili e deboli secondo il corpo, tuttavia non
ricusavamo nessuna necessit, nessuna povert, nessuna fatica, nessuna tribolazione o
deprezzamento e disprezzo del mondo, ch anzi li consideravamo come grandi delizie, come
frequentemente egli ci aveva esaminate secondo gli esempi dei santi e dei suoi frati, si rallegr molto
nel Signore; e mosso a piet verso di noi, si obblig con noi di avere da se stesso e per mezzo della
sua religione, cura diligente e sollecitudine speciale per noi come per i suoi frati.
E cos, per volont di Dio e del nostro beatissimo padre Francesco, andammo alla chiesa di San
Damiano per dimorarvi, dove il Signore in breve tempo, per sua misericordia e grazia ci moltiplic,
perch si adempisse ci che il Signore aveva predetto per mezzo del suo santo. Infatti, prima, ci
eravamo trattenute in altro luogo, bench per poco. Poi scrisse per noi una forma di vita e
massimamente perch perseverassimo sempre nella santa povert. N si accontent, durante la sua
vita, di esortarci con molti sermoni ed esempi all'amore della santissima povert e alla sua
osservanza, ma ci trasmise molti scritti, affinch dopo la sua morte non ci scostassimo per nulla da
essa, come il Figlio di Dio, mentre visse nel mondo, non volle mai allontanarsi dalla medesima santa
povert. E il beatissimo padre nostro Francesco, avendo imitato le sue vestigia, la sua santa povert,
che scelse per s e per i suoi frati, finch visse, non si scost affatto da essa, con il suo esempio e la
sua dottrina.
Io, dunque, Chiara, ancella, bench indegna, del Cristo e delle sorelle povere del monastero di San
Damiano, e pianticella del santo padre, considerando con le mie altre sorelle la nostra cos alta
professione e il comando di un tale padre, e anche la fragilit delle altre, che noi temevamo in noi
stesse dopo il trapasso del nostro santo padre Francesco, che era la nostra colonna, la nostra unica
consolazione dopo Dio e il nostro appoggio, ancora e ancora ci siamo volontariamente obbligate alla
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 84

nostra santissima madonna povert, cosicch dopo la mia morte le sorelle, che sono e che verranno,
non possano in alcun modo scostarsi da essa.
E come io fui sempre zelante e sollecita nell'osservare e nel fare osservare dalle altre la santa povert
che abbiamo promesso al Signore e al nostro padre il beato Francesco, cos quelle che mi
succederanno nell'ufficio siano tenute sino alla fine a osservare con l'aiuto di Dio e a far osservare la
santa povert. Anzi, per maggiore precauzione, fui sollecita a far corroborare la nostra professione
della santissima povert, che abbiamo promessa al Signore e al nostro beatissimo padre, con dei
privilegi del signor papa Innocenzo, al tempo del quale noi cominciammo, e dei suoi successori,
affinch in nessun momento ci scostiamo in alcun modo da essa.
Perci, piegate le ginocchia e inclinato l'uno e l'altro uomo, raccomando tutte le mie sorelle che sono
e che verranno, alla santa madre Chiesa Romana, al sommo pontefice e in particolare al signor
cardinale che stato deputato alla religione dei Frati Minori e a noi, affinch per amore di quel Dio,
che povero fu posato nel presepe, povero visse nel mondo
e nudo rimase sul patibolo, faccia che sempre il suo piccolo gregge, che il Signor Padre ha generato
nella sua santa Chiesa per mezzo della parola e dell'esempio del nostro beatissimo padre san
Francesco per seguire la povert e l'umilt del suo Figlio diletto e della gloriosa Vergine, sua madre.
osservi la santa povert che abbiamo promesso a Dio e al nostro beatissimo padre san Francesco, e
che si degni sempre di incoraggiarle e conservarle.
E come il Signore ci diede il nostro beatissimo padre Francesco come fondatore, piantatore e nostro
aiuto nel servizio del Cristo e in ci che abbiamo promesso al Signore e al nostro beato padre, il
quale pure, mentre visse, fu sollecito con la parola e l'opera a coltivare accuratamente e favorire
sempre noi, pianticella sua, cos io raccomando e lascio le mie sorelle, che sono e che verranno, al
successore del beatissimo padre nostro Francesco e a tutta la religione, affinch ci siano sempre di
aiuto nel progredire in meglio per servire Dio e soprattutto per osservare meglio la santissima
povert. Se poi accadesse che in qualche tempo le dette sorelle lasciassero il detto luogo e si
trasferissero in un altro siano tenute, dopo la mia morte, dovunque siano, a osservare la predetta
forma di povert, che abbiamo promesso a Dio e al nostro beatissimo padre Francesco.
Tuttavia, colei che sar nell'ufficio delle sorelle, come pure le altre, sia sollecita e previdente, affinch
riguardo al luogo suddetto, non acquistino o non ricevano di terra, se non tanto quanto lo esige
l'estrema necessit per un orto da coltivare a ortaggi. E se da qualche parte per l'onest e il ritiro del
monastero, occorresse aver pi terra fuori della cinta dell'orto, non permettano che sia acquistata e
nemmeno che ne ricevano di pi di quanto non lo esiga l'estrema necessit. E quella terra non venga
affatto lavorata, n seminata, ma rimanga sempre come sodaglia incolta.
Ammonisco ed esorto nel Signore Ges Cristo tutte le mie sorelle, che sono e che verranno, perch
attendano con ardore a imitare la via della santa semplicit, umilt, povert e anche l'onest della
santa conversazione, come fin dall'inizio della nostra conversione siamo state ammaestrate
accuratamente dal Cristo e dal nostro beatissimo padre il beato Francesco. Dalle quali sparse l'odore
della buona fama, tanto a quelli che sono lontani quanto a quelli che sono vicini, lo stesso Padre
delle misericordie non per i nostri meriti, ma per la sola misericordia e grazia di largitore. E
amandovi le une le altre della carit del Cristo, dimostrate fuori per mezzo delle opere, l'amore che
avete dentro, cosicch, provocate da tale esempio, le sorelle crescano sempre nell'amore di Dio e
nella mutua carit.
Prego anche colei che sar nell'ufficio delle sorelle, perch attenda con ardore a precedere le altre
piuttosto nelle virt e nei santi costumi che nell'ufficio, in tal maniera che le sue sorelle, provocate
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 85

dal suo esempio, non obbediscano tanto per l'ufficio quanto per amore. Sia anche previdente e
discreta riguardo alle sue sorelle, come una buona madre verso le sue figlie, e specialmente si adoperi
con zelo a provvedere loro secondo la necessit di ciascuna, con le elemosine che il Signore dar. Sia
anche tanto benigna e affabile, che possano manifestare le loro necessit con sicurezza e ricorrere a
lei in ogni ora con confidenza, come crederanno meglio, tanto per s che per le loro sorelle.
Le sorelle poi che sono suddite si ricordino di avere rinnegato, per Dio, le proprie volont. Perci
voglio che obbediscano alla loro madre, di loro spontanea volont, come hanno promesso al Signore,
cosicch la loro madre, vedendo la carit, l'umilt, e l'unit che hanno reciprocamente, porti pi
lievemente l'onere che per causa dell'ufficio sopporta, e per la loro santa conversazione, ci che
molesto e amaro le si muti in dolcezza.
E perch stretti sono la via e il sentiero, e angusta la porta per la quale si va e si entra nella vita, pochi
sono anche coloro che camminano e entrano per essa. E se ci sono alcuni che per qualche tempo vi
camminano, pochissimi sono quelli che in essa perseverano. Ma sono beati coloro ai quali dato di
camminare per essa e perseverare fino alla fine.
Badiamo dunque che, se siamo entrate nella via del Signore, che per colpa nostra e ignoranza, non
abbiamo da scostarcene in nessuna maniera in nessun tempo, affinch non abbiamo da recare
ingiuria a tanto Signore e alla sua Vergine madre e al padre nostro beato Francesco, alla Chiesa
trionfante e anche militante. E' scritto infatti: Maledetti coloro che si scostano dai tuoi
comandamenti.
Perci piego le mie ginocchia al Padre del Signore nostro Ges Cristo, affinch, con l'appoggio dei
meriti della gloriosa Vergine santa Maria madre sua e del nostro beatissimo padre Francesco e di
tutti i santi, il Signore stesso, che ha dato un buon principio, dia la crescita e dia anche la
perseveranza finale.
Amen.
Questo scritto, perch meglio debba essere osservato, lo lascio a voi, carissime e dilette sorelle
mie, presenti e venture, in segno della benedizione del Signore e del beatissimo padre nostro
Francesco e della benedizione mia, vostra madre e ancella.

Le Lettere ad Agnese di Boemia

Introduzione

Agnese di Boemia era una delle donne pi importanti di Europa. Figlia del re Otokar I de Boemia e di
Costanza di Ungheria, da parte di madre era cugina di S. Elisabetta di Ungheria.
L'amicizia tra questa figlia della pi alta nobilt di stirpe regale e la pi modesta figlia di Favarone di
Offreduccio cavaliere di Assisi rappresenta una delle pagine pi belle della storia del movimento
religioso femminile del XIII secolo. Le due donne non si incontrarono mai. I loro contatti si
limitarono allo scambio epistolare, che probabilmente fu pi intenso di quanto le quattro lettere
conservate testimonino. Eppure, malgrado questa rarefazione di rapporti, non vi alcun dubbio che
la loro amicizia fu determinante non solo per Agnese, ma anche per la stessa Chiara.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 86


La Prima Lettera
Quando Chiara le scrisse la prima lettera (1234), Agnese era nel momento di svolta della sua vita.
Essendo infatti stata allevata nella prospettiva di vantaggiose alleanze matrimoniali per la casa di
Boemia, Agnese si era trovata, non molti anni prima, al centro di una contesa matrimoniale tra il re
d'Inghilterra Enrico III e lo stesso imperatore Federico II. Le alterne vicende della politica europea
per e soprattutto la morte del padre nel 1230 fecero fallire tutti questi progetti. In questi anni
Agnese non era rimasta strumento passivo nella mano del padre e poi del fratello Venceslao, ma
aveva mostrato doti e determinazione non comuni. La sua scelta religiosa trov pieno compimento
con l'incontro con i frati minori, alla loro prima missione in Boemia. Agnese si preoccup della loro
sistemazione, provvedendo alla realizzazione di un ospedale e poi di un convento, vicino al nuovo
monastero destinato ad accogliere una comunit di damianite. Le prime cinque monache seguaci di
Chiara arrivarono a Praga nel 1233, ma non da Assisi, bens da Trento, probabilmente perch la
vicinanza geografica e linguistica consentiva un pi facile inserimento in Boemia. Nel novembre
dello stesso anno fecero ingresso nel nuovo monastero le prime sette novizie boeme. Agnese invece
aspett ancora sei mesi, fino alla Pentecoste del 1234, giorno in cui, in una cerimonia tra le pi
solenni, alla presenza di sette vescovi e di tutta la famiglia reale, prese l'abito di S. Chiara.
Di tutti questi episodi ci sono ampi riferimenti nella prima lettera di Chiara ad Agnese, che deve
essere stata scritta poco prima o poco dopo. E' un primo contatto: Chiara infatti usa il "voi" (mentre
nelle lettere successive user un pi familiare "tu"). E' allo stesso tempo una lettera molto rispettosa -
come si conviene ad una missiva indirizzata ad una donna, che, seppure pi giovane, ei rango
sociale tanto elevato - ma anche molto esplicita nel presentare l'ideale di povert proprio delle
comunit di damianite. Ben 16 sui 35 versetti che costituiscono la lettera, infatti, contengono un
bell'inno alla povert, in cui tra l'altro Chiara mette in mostra una non banale sensibilit letteraria.
Naturalmente non va trascurato il fatto che, con tutta probabilit, Chiara dettava i suoi testi e che
quindi uno o pi copisti parteciparono alla redazione definitiva. I contenuti di questo "inno alla
povert", come del resto l'insieme delle lettere, sono cos tipicamente clariani, che nessuno oggi
mette in discussione il fatto che Chiara ne sia la sostanziale autrice.

La Seconda Lettera

Pochi mesi dopo la sua entrata in monastero Agnese aveva ottenuto dal papa Gregorio IX ( l'antico
cardinale Ugolino dei Conti di Segni, protettore dell'Ordine ed amico personale di Francesco e di
Chiara) una bolla con la quale la Sede Apostolica si assumeva la propriet dell'Ospedale e del
monastero da lei fondato. Era il primo passo della giovane principessa verso una vita di assoluta
povert. In seguito, per meglio uniformarsi allo spirito di San Damiano, Agnese chiese al papa di
poter seguire anche a Praga la forma di vita che Francesco aveva composto per Chiara e per le sue
compagne. Gregorio IX si rifiut, specificando che, a suo avviso, il santo, con spirito materno, aveva
dato a Chiara la piccola forma di vita (formula vita) come latte da bere, ma che ora Agnese e le sue
sorores avrebbero dovuto seguire la Regola di Benedetto con l'aggiunta delle Costituzioni da lui
stesso preparate quando ancora era cardinale. Forse per venire incontro al desiderio di Agnese di
legarsi intimamente alle consuetudini di San Damiano per il papa, in quella stessa occasione,
concedeva anche al monastero di Praga una sorta di Privilegium paupertatis.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 87

La seconda delle lettere conservate va collocata nel tempo intermedio tra la richiesta di Agnese (della
quale probabilmente Chiara era a conoscenza) e la risposta del pontefice, in ogni caso dunque prima
del 1238.
Tutto il contenuto, a cominciare dal saluto iniziale in cui Chiara augura "salutem et semper in
summa vivere paupertate", centrato sul tema della povert, cui sono dedicati ben 24 versetti sui 26
complessivi. Il passaggio pi controverso quello riferito ad Elia, verso il quale Chiara mostra di
avere grande rispetto e considerazione. Che Chiara, della quale sono noti i rapporti di amicizia con
Leone e gli altri socci di Francesco, possa esser stata in buona relazione anche con Elia appare strano
a chi legga la storia dei primi decenni francescani alla luce della successiva contrapposizione tra
Spirituali e Comunit. Ma questa profonda amicizia di Chiara con Elia non appare forse come un
indizio di un qual certo legame tra i membri della prima generazione francescana, che furono accolti
nell'Ordine da Francesco stesso? Tale legame fu forse pi forte di quanto non appaia oggi nelle fonti
e Chiara sembra aver avuto, in sebi a questa prima generazione francescana, un ruolo non
secondario.

La Terza Lettera

Anche la terza lettera deve essere stata scritta pi o meno nello stesso periodo della seconda. Questa
volta pero Chiara risponde ad un preciso quesito di Agnese riguardo al digiuno e lo fa sotto l'autorit
di uno scritto che Francesco stesso avrebbe lasciato per le sorores di San Damiano (che purtroppo
andato perduto). Emerge dalla lettera il desiderio grande di Agnese di conformarsi in tutto alle
consuetudini di vita di Chiara e delle sue sorores e, al tempo stesso, la gioia di quest'ultima nel
percepire tale determinazione di Agnese, al punto che non esita a dire: "per usare propriamente le
parole dell'Apostolo stesso, ti considero adiutrice di Dio stesso e colei che solleva le membra cadenti
del suo corpo ineffabile". Qui il riferimento a 1 Cor. 3,9 e Rm. 16,3 laddove Paolo attribuisce il titolo
di "collaboratore di Dio" allo stesso ministero apostolico. Il ragionamento di Chiara appare quanto
mai forte: Agnese, rinunciando a vanit e superbia ed abbracciando umilt e povert pu essere
considerata al pari degli apostoli. E' forse la prima volta, nella storia della Chiesa, che un tale titolo
viene applicato al femminile.

La Quarta Lettera

L'ultima lettera ad Agnese si riferisce invece agli ultimi tempi della vita di Chiara. Tra la prima e
l'ultima sono passati dunque circa vent'anni, durante i quali l'amicizia tra le due donne, cos lontane
eppure cos vicine, si andata rafforzando. Non sempre la corrispondenza stata serrata come
avrebbero desiderato le due protagoniste, e di questo Chiara si scusa nell'inizio della lettera, dicendo:
"non credere in alcun modo che l'incendio della carit verso di te arda meno soavemente nelle
viscere di tua madre. Questo l'impedimento: la mancanza di messaggeri e i manifesti pericoli delle
strade".
Quest'ultima missiva quasi un testamento spirituale: sono predominanti i temi del martirio e delle
nozze mistiche, che ricevono una luce particolare dalla circostanza che Chiara sente prossima la sua
morte e quindi il suo incontro con il Signore. E' per questo stesso motivo che questa lettera anche
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 88

lo scritto di Chiara con il pi alto numero di citazioni del Cantico dei Cantici. La conclusione segna
forse l'apice del sentimento affettuoso di Chiara verso Agnese: "O figlia benedetta, poich la
dilezione che ho verso di te in alcun modo si potrebbe esprimere pi pienamente con lingua carnale,
ci che ti ho scritto incompiutamente, ti prego di accoglierlo benignamente e devotamente, badando
in esso almeno all'affetto materno, del cui ardore di carit ogni giorno ardo per te e per le figlie tue,
alle quali raccomanda molto me e le mie figlie in Cristo".
Agnese di Boemia, che stata proclamata santa il 12 nov. 1989, ha conosciuto solo negli ultimi anni
l'attenzione che meritava da parte degli studiosi.

Le Lettere

PRIMA LETTERA
alla Beata Agnese di Praga
(Prima dell'11 giugno 1234)

(1) Alla venerabile e santissima vergine, donna Agnese, figlia dell'eccellentissimo e illustrissimo re di
Boemia, (2) Chiara, serva indegna di Ges Cristo e inutile ancella delle donne incluse del monastero
di San Damiano, sua suddita in tutto e ancella , ogni raccomandazione di s, con riverenza speciale,
per ottenere la gloria dell'eterna felicit.
(3) Udendo l'onestissima fama della vostra santa conversazione e della vostra santa vita, che non solo
fino a me giunta, ma stata splendidamente divulgata in quasi tutta la terra, godo molto nel
Signore ed esulto; (4) di questo, non solo io personalmente, posso esultare, ma tutti coloro che fanno
e desiderano di fare il servizio di Ges Cristo.
(5) Di qui viene che, mentre avreste potuto godere, pi degli altri, delle pompe, degli onori e della
dignit del secolo, potendo con gloria eccellente sposare legittimamente l'illustre imperatore, come
sarebbe stato conveniente alla vostre e alla sua eccellenza, (6) rigettando tutto ci, avete scelto, con
tutta l'anima e con tutto lo slancio del cuore, piuttosto la santissima povert e la penuria del corpo,
(7) prendendo uno sposo di pi nobile origine, il Signore Ges Cristo, che custodir la vostra
verginit sempre immacolata e intatta.
(8) Amandolo, siete casta, toccandolo, diventerete pi monda,
accogliendolo in voi, siete vergine;
(9) la sua potenza pi forte, la generosit pi elevata, il suo aspetto pi bello, l'amore pi soave e
ogni grazia pi fine.
(10) Gi siete stretta dagli amplessi di lui, che il vostro petto ha ornato di pietre preziose e alle vostre
orecchie ha messo perle inestimabili,
(11) e vi ha tutta avvolta di primaverili e corrusche gemme e vi ha incoronata con una corona d'oro
espressa con il segno della santit.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 89

(12) Quindi, sorella carissima, o piuttosto signora straordinariamente degna di ogni venerazione,
perch siete sposa e madre e sorella del mio Signore Ges Cristo, (13) insignita dello smagliante
stendardo dell'inviolabile verginit e della santissima povert, siate corroborata nel santo servizio,
incominciato con ardente desiderio, del povero Crocifisso, (14) che per noi tutti sopport la passione
della croce, strappandoci al potere del principe delle tenebre, nel quale per la trasgressione del primo
parente eravamo tenuti legati, e riconciliandoci con Dio Padre Onnipotente.
(15) O beata povert, a quelle che l'amano e l'abbracciano le ricchezze eterne!
(16) O santa povert, a loro che l'hanno e la desiderano promesso da Dio il regno dei cieli e l'eterna
gloria e la vita beata senza alcun dubbio concessa!
(17) O pia povert, che il Signore Ges Cristo, il quale reggeva e regge il cielo e la terra, e disse anche
e le cose furono fatte, si degnato al di sopra di tutto abbracciare!
(18) Le volpi infatti hanno tane, ha detto, e gli uccelli del cielo nidi, ma il Figlio dell'uomo, cio
Cristo, non ha dove posare il capo, ma piegato il capo rese lo spirito.
(19) Se dunque un tanto e tale Signore venendo in un utero verginale, volle apparire nel mondo
disprezzato, indigente e povero, (20) affinch gli uomini, che erano poverissimi e indigenti, soffrendo
l'estrema indigenza di nutrimento celeste, in lui diventassero ricchi possedendo i regni celesti, (21)
esultate molto e rallegratevi, ripiena d'immensa gioia e di letizia spirituale, (22) poich, essendovi
piaciuto di pi il disprezzo del mondo che gli onori, la povert pi che le ricchezze temporali e
nascondere tesori piuttosto in cielo che in terra, (23) l dove n la ruggine li consuma n la tignola li
distrugge e i ladri n saccheggiano n rubano, la vostra ricompensa copiosissima nei cieli, (24) e
quasi degnamente avete meritato di essere chiamata sorella, sposa e madre del Figlio del Padre
Altissimo e della gloriosa Vergine.
(25) Credo infatti fermamente che abbiate appreso che il regno dei cieli non promesso e donato dal
Signore che ai poveri, perch, quando si ama una cosa temporale, si perde il frutto della carit; (26)
ch non si pu servire a Dio e a mammona, perch o si ama l'uno o si odia l'altro e o si serve l'uno e si
disprezza l'altro; (27) e uno vestito non pu lottare con uno nudo, perch chi ha donde essere tenuto
cade a terra pi presto; (28) e rimanere glorioso nel secolo e regnarvi con Cristo, giacch un
cammello potr passare per la cruna di un ago, prima che un ricco ascenda ai regni celesti. (29)
Perci gettaste le vesti, cio le ricchezze temporali, per essere in grado assolutamente di non
soccombere di fronte al lottatore, per poter entrare per la via stretta e la porta angusta nei regni
celesti.
(30) Quale grande e lodevole scambio: abbandonare le cose temporali per le eterne, meritare i beni
celesti per i terrestri, ricevere il centuplo per uno e possedere la vita beata.
(31) Perci ho pensato che bisognava supplicare la eccellenza e la santit vostra con umili preghiere,
nelle viscere di Cristo, per quanto posso, in modo tale che vi lasciate fortificare nel suo santo
servizio, (32) crescendo di bene in meglio, di virt in virt, affinch colui che servite con tutto il
desiderio del vostro spirito, si degni di elargire i premi desiderati.
(33) Vi scongiuro anche nel Signore, come posso, di volere, nelle vostre sante preghiere,
raccomandare me, vostra serva, anche se inutile, e le altre sorelle a voi devote, dimoranti con me in
monastero. Con l'aiuto di esse e (preghiere), possiamo meritare la misericordia di Ges Cristo,
affinch meritiamo di godere insieme con voi l'eterna visione.
(34) State bene nel Signore e pregate per me.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 90


SECONDA LETTERA
alla Beata Agnese di Praga
(Tra il 1234 e il 1238),

(1) Alla figlia del Re dei re, ancella del Signore dei signori, sposa degnissima di Ges Cristo e perci
regina nobilissima donna Agnese, (2) Chiara, ancella inutile e indegna delle povere dame, salute e
che viva sempre nella somma povert.
(3) Rendo grazie al dispensatore della grazia, dal quale crediamo che emanino ogni dono ottimo e
ogni donazione perfetta, perch ti ha ornata di tanti titoli di virt e ti ha fatta brillare per le insegne
di tanta perfezione, (4) affinch, divenuta imitatrice attenta del Padre perfetto, meriti di diventare
tanto perfetta, che i suoi occhi non vedano in te nulla d'imperfetto.
(5) Questa quella perfezione, per la quale il Re stesso ti associer a s nell'etereo talamo, dove siede
glorioso su un trono di stelle, (6) perch disprezzando i fastigi del regno terremo e ritenendo poco
degne le offerte di un matrimonio imperiale, (7) diventata emula della santissima povert in spirito
di grande umilt e di ardentissima carit hai calcato le vestigia di colui, con il quale hai meritato di
unirti in matrimonio.
(8) Ma sapendo che tu sei carica di virt, tralasciando la prolissit delle parole, non voglio caricarti di
parole superflue, (9) anche se a te nulla sembri superfluo di quelle dalle quali ti possa provenire
qualche consolazione. (10) Ma poich una sola cosa necessaria, io questa sola attesto e ti avverto
per amore di colui, al quale ti sei offerta come santa e gradevole ostia, (11) che memore del tuo
proposito come una seconda Rachele, vedendo sempre il tuo principio, tu tenga ci che tieni, faccia
ci che fai senza lasciar perdere.
(12) ma con rapida corsa, con passo leggero, senza intoppi ai piedi cosicch neanche i tuoi passi
raccolgano la polvere,
(13) godendo sicura e alacre proceda cautamente per il sentiero della beatitudine;
(14) non fidandoti di nulla, non consentendo a nulla,
che ti volesse revocare da questo proposito,
che ti ponesse nella strada uno scandalo,
per non farti adempiere i tuoi voti all'Altissimo
in quella perfezione,
nella quale lo Spirito del Signore ti ha chiamata.
(15) Ma in questo, per camminare pi sicuramente sulla via dei comandamenti del Signore, segui il
consiglio del nostro venerabile padre, nostro fratello Elia, ministro generale; (16) preferiscilo ai
consigli degli altri e considerarlo come il pi caro dei doni.
(17) Che se qualcuno ti dicesse altra cosa, ti suggerisse altro, che possa impedire la tua perfezione,
che paresse contrario alla vocazione divina,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 91

bench tu debba venerarlo, non volerne seguire il consiglio, (18) ma vergine povera, abbraccia il
Cristo povero.
(19) Vedi che si fatto spregevole per te e seguilo, fatta tu stessa spregevole per lui in questo mondo.
(20) Nobilissima regina, guarda, considera, contempla, desiderando di imitarlo, il tuo sposo, il pi
bello tra i figli degli uomini, fattosi per la tua salvezza il pi vile degli uomini, disprezzato, percosso e
flagellato in tutto il corpo in molti modi, morente tra le angosce stesse della croce.
(21) Se soffrirai con lui, con lui regnerai, condolendoti, godrai con lui,
morendo con lui nella croce della tribolazione, con lui possiederai negli splendori dei santi le dimore
celesti (22) e il tuo nome sar notato nel libro della vita per divenire glorioso tra gli uomini.
(23) Perci in eterno e nei secoli dei secoli, avrai parte alla gloria del regno celeste in cambio delle
cose terrene e transitorie, ai beni eterni in cambio dei beni perituri e vivrai nei secoli dei secoli.
(24) Sta bene, carissima sorella e signora, per il Signore tuo sposo; (25) e pensa, nelle tue devote
preghiere, di raccomandare me con le mie sorelle, noi che godiamo dei beni del Signore, che in te
opera per sua grazia. (26) Raccomandaci anche molto alle tue sorelle.


TERZA LETTERA
alla Beata Agnese di Praga
(Inizio 1238)

(1) Alla signora per lei reverendissima nel Cristo e alla sorella da amare prima di tutte le mortali,
Agnese, sorella dell'illustre re di Boemia, ma ora sorella e sposa del sommo Re dei cieli, (2) Chiara,
umilissima e indegna ancella del Cristo e serva delle povere dame, gaudi della salvezza nell'autore
della salvezza e tutto ci che di meglio si pu desiderare.
(3) Poich dalla tua buona salute, dallo stato felice e dai prosperi successi arguisco che nella corsa
intrapresa per ottenere la ricompensa celeste, sei piena di vigore, sono piena di tanto gaudio (4) e
respiro tanta esultanza nel Signore, quanto conosco e considero che tu supplisci meravigliosamente
in me e nelle altre sorelle il difetto nella imitazione delle vestigia di Ges Cristo povero e umile.
(5) Veramente posso godere, n alcuno potrebbe farmi aliena a tanto gaudio, (6) mentre, tenendo gi
ci che sotto il cielo ho ardentemente desiderato, ti vedo, sostenuta da una meravigliosa prerogativa
di sapienza proveniente dalla bocca stessa di Dio, soppiantare in una maniera terribile e inopinata le
astuzie dello scaltro nemico, l'orgoglio che perde la natura umana, la vanit che rende stolti i cuori
umani; (7) e ti vedo abbracciare con l'umilt, la forza della fede e le braccia della povert, il tesoro
incomparabile nascosto nel campo del mondo e dei cuori umani, con il quale si compra colui dal
quale tutto stato fatto dal nulla; (8) e per usare propriamente le parole dell'Apostolo stesso, ti
considero adiutrice di Dio stesso e colei che solleva le membra cadenti del suo corpo ineffabile.
(9) Chi direbbe dunque che non godo di tante mirabili gioie? (10) Godi dunque sempre nel Signore
anche tu, carissima, (11) n ti inviluppino l'amarezza e la nebbia, o dilettissima signora in Cristo,
gaudio degli angeli e corona delle sorelle;
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 92

(12) fissa la tua mente nello specchio dell'eternit, fisa la tua anima nello splendore della gloria,
(13) fissa il tuo cuore nella effigie della divina sostanza e attraverso la contemplazione trasforma tutta
te stessa nell'immagine della sua divinit,
(14) per sperimentare anche tu ci che provano gli amici gustando la nascosta dolcezza, che Dio
stesso ha riservato fin dall'inizio ai suoi amanti. (15) E lasciati affatto da parte quelli che, nel mondo
fallace e perturbabile irretiscono i loro ciechi amanti, ama totalmente colui, che per il tuo amore ha
donato tutto se stesso, (16) la cui bellezza ammirano il sole e la luna, i cui premi e la loro preziosit e
grandiosit non hanno fine; (17) voglio dire il Figlio dell'Altissimo, che la Vergine ha partorito e dopo
il parto del quale rimasta vergine. (18) Sta attaccata alla dolcissima madre sua, che ha generato un
tale Figlio, che i cieli non potevano contenere, (19) e tuttavia ella ha raccolto nel piccolo chiuso del
sacro utero e ha portato nel grembo di adolescente.
(20) Chi non aborrirebbe le insidie del nemico del genere umano, che per mezzo del fasto di
momentanee e fallaci glorie spinge a ridurre a nulla ci che pi grande del cielo? (21) Ora chiaro
che, per grazia di Dio, la pi degna di tutte le creature, l'anima dell'uomo fedele, pi grande del
cielo, (22) poich i cieli, con le altre creature, non possono contenere il Creatore e solo l'anima fedele
sua dimora e suo seggio, e ci soltanto grazie alla carit di cui mancano gli empi, (23) come dice la
Verit: Chi ama me sar amato dal Padre mio, e io lo amer, e verremo a lui e faremo dimora presso
di lui.
(24) Come dunque la gloriosa Vergine delle vergini lo ha portato materialmente, (25) cos anche tu,
seguendo le sue vestigia, specialmente quelle della umilt e della povert, lo puoi sempre portare,
senza alcun dubbio, spiritualmente in un corpo casto e verginale, (26) contenendo colui dal quale tu
e ogni cosa siete contenute, possedendo ci che anche paragonato con gli altri possessi transeunti di
questo mondo possiederai pi fortemente. (27) In ci s'ingannano certi re e regine mondani, (28) le
cui superbie, anche se ascendessero fino al cielo e il cui capo anche toccasse le nubi, alla fine saranno
ridotti a un letamaio.
(29) A proposito delle cose per le quali tu mi hai gi domandato di aprirmi a te, (30) cio quali
sarebbero le feste - come credo tu abbia fino a un certo punto calcolato - che il nostro gloriosissimo
padre san Francesco ci avrebbe esortato di celebrare in modo speciale con una variazione di cibi, ho
pensato che bisognava rispondere alla tua carit. (31) La tua prudenza avr saputo che, eccettuate le
deboli e le malate, per le quali ci ha esortato e comandato a usare ogni discrezione possibile riguardo
a ogni cibo, (32) nessuna di noi sana e valida dovrebbe mangiare se non cibi quaresimali soltanto,
tanto nei giorni feriali che in quelli festivi, digiunando ogni giorno, (33) eccettuate le domeniche e il
Natale del Signore, nei quali dovremmo mangiare due volte al giorno. (34) E cos pure il gioved, in
tempo ordinario, a volont di ciascuna, cosicch chi non volesse non sarebbe tenuta a digiunare. (35)
Tuttavia noi sane digiuniamo ogni giorno, eccetto la domenica e il Natale. (36) Per tutto il tempo di
Pasqua per, come dice lo scritto del beato Francesco, e nelle festivit di Santa Maria e dei santi
apostoli nemmeno siamo tenute, salvo che queste feste non cadano di venerd; (37) e come stato
detto sopra, sempre che siamo sane e valide, noi mangiamo cibi quaresimali.
(38) Ma siccome la nostra carne non carne di bronzo, n la nostra forza la forza della pietra, (39)
ch anzi siamo fragili e proclive a ogni debolezza corporale, (40) carissima, io ti prego e ti domando
nel Signore di ritrarti saggiamente e discretamente da una certa austerit nell'astinenza, indiscreta e
impossibile, che ho saputo tu hai intrapreso, (41) affinch vivente confessi il Signore, e renda al
Signore il tuo ossequio ragionevole e il tuo sacrificio sempre condito di sale.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 93

(42) Sta bene nel Signore, come io mi auguro di stare bene e raccomanda sia me che le mie sorelle
nelle tue sante orazioni.

QUARTA LETTERA
alla Beata Agnese di Praga
(tra il febbraio e i primi di agosto 1253)
(1) Alla met dell'anima sua e allo scrigno dell'amore singolare del suo cuore, all'illustre regina, alla
sposa dell'Agnello Re eterno, a donna Agnese, madre sua carissima e figlia fra tutte le altre speciale,
(2) Chiara, indegna serva di Cristo e ancella inutile delle sue ancelle che dimorano nel monastero di
San Damiano di Assisi, (3) salute e che con trono di Dio e dell'Agnello e che segua l'Agnello
dovunque andr.
(4) O madre e figlia, sposa del Re di tutti i secoli, bench non ti abbia scritto frequentemente, come
la tua e la mia anima ugualmente desiderano e in certo modo bramano, non meravigliarti (5) e non
credere in alcun modo che l'incendio della carit verso di te arda meno soavemente nelle viscere di
tua madre. (6) Questo l'impedimento: la mancanza di messaggeri e i manifesti pericoli delle strade.
(7) Ma ora, scrivendo alla tua carit godo ed esulto con te nel gaudio dello spirito, o sposa di Cristo,
(8) perch come l'altra vergine santissima, santa Agnese, sei stata meravigliosamente fidanzata
all'Agnello immacolato, che toglie i peccati del mondo, abbandonate tutte le vanit di questo mondo.
(9)Felice certo colei a cui dato di godere di questo sacro banchetto,
per aderire con tutte le fibre del suo cuore a colui
(10) del quale tutte le beate armate dei cieli ammirano incessantemente la bellezza, (11) il cui amore
appassionata, la cui contemplazione ristora,
la cui benignit sazia; (12) la cui soavit riempie, la cui memoria brilla soavemente, (13) al cui odore i
morti rivivranno, la cui visione gloriosa render beati tutti i cittadini della celeste Gerusalemme; (14)
poich egli lo splendore dell'eterna gloria, il candore della luce eterna e lo specchio senza macchia.
(15) Questo specchio, guardalo ogni giorno, o regina, sposa di Ges Cristo, e di continuo scruta
attentamente in lui il tuo volto, (16) cosicch interiormente ed esternamente tutta ti adorni, avvolta e
cinta di vari colori, (17) adornata pure con i fiori e le vesti di tutte le virt, come conviene, figlia e
sposa carissima del sommo Re. (18) In questo specchio poi rigulge la beata povert, la santa umilt e
l'ineffabile carit, come potrai contemplare in tutto lo specchio, con la grazia di Dio.
(19)Considera, dico, il principio di questo specchio, la povert di colui che stato posato in un
presepe e avvolto in pannicelli. (20) O ammirabile umilt, o stupenda povert! (21) Il Re degli angeli,
il Signore del Cielo e della terra posato nel presepe. (22) In mezzo allo specchio poi considera
l'umilt, almeno la beata povert, gli innumerevoli disagi e le pene che ha sostenuto per la
redenzione del genere umano. (23) Alla fine di questo stesso specchio contempla la carit ineffabile,
per la quale ha voluto patire sull'albero della croce e morirvi con un genere di morte pi turpe di
ogni altro.
(24) Cos lo stesso specchio, posto sul legno della croce, ammoniva egli stesso i passanti di ci che l
bisognava considerare, dicendo: (25) O voi tutti che passate per via, considerate e vedete se c' un
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 94

dolore pari al mio; (26) rispondiamo, dice, d'un solo spirito, a colui che grida e si lamenta d'una sola
voce: Nella mia memoria mi ricorder e la mia anima in me si strugger.
(27) Possa tu dunque, o regina del celeste Re, accenderti sempre pi fortemente di questo ardore di
carit (28) Contemplando inoltre le indicibili sue delizie, ricchezze e onori perpetui (29) e
sospirando per l'eccessivo desiderio e amore del cuore, proclami:
(30) Trascinami dietro a te, corriamo seguendo l'odore dei tuoi unguenti,
sposo celeste! (31) Correr e non verr meno, finch tu non m'introduca nella cella del vino, (32)
finch la tua sinistra non sia sotto il mio capo
e la tua destra non mi abbracci felicemente, e tu mi baci con il pi felice bacio della tua bocca. (33)
Posta in questa contemplazione, abbi memoria della tua madre poverella, (34) sapendo che io ho
inciso inseparabilmente la tua felice memoria nelle tavole del mio cuore, avendoti tra tutti come la
pi cara.
(35) Che pi? Nella dilezione di te taccia la lingua carnale; o piuttosto parli la lingua dello spirito.
(36) O figlia benedetta poich la dilezione che ho verso di te, in alcun modo si potrebbe esprimere
pi pienamente con lingua carnale, (37) ci che ti ho scritto incompiutamente, ti prego di accoglierlo
benignamente e devotamente, badando in esso almeno all'affetto materno, del cui ardore di carit
ogni giorno ardo per te e per le figlie tue, alle quali raccomanda molto ma e le mie figlie in Cristo.
(38) Le medesime mie figlie, ma specialmente la prudentissima vergine Agnese, sorella nostra, per
quanto possono, si raccomandano nel Signore a te e alle tue figlie.
(39) Sta bene, carissima figlia, insieme alle figlie tue fino al trono di gloria del grande Iddio e pregate
per noi.
(40) Con la presente per quanto posso, raccomando alla tua carit i latori della medesima, i carissimi
fratelli nostri frate Amato, amato da Dio e dagli uomini e il frate Bonagura. Amen .


MESSAGGIO DI GIOVANNI PAOLO II
PER IL 750 ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI SANTA CHIARA

Carissime Sorelle!
1. L'11 agosto 1253 chiudeva il suo pellegrinaggio terreno santa Chiara d'Assisi, discepola di san
Francesco e fondatrice del vostro Ordine, detto delle Sorelle Povere o Clarisse, che oggi conta, nelle
sue varie ramificazioni, circa novecento monasteri sparsi nei cinque continenti. A 750 anni dalla sua
morte, il ricordo di questa grande Santa continua ad essere molto vivo nel cuore dei fedeli, e mi
pertanto particolarmente gradito, in questa circostanza, far pervenire alla vostra Famiglia religiosa
un cordiale pensiero e un affettuoso saluto.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 95

In cos significativa ricorrenza giubilare, santa Chiara esorta tutti a comprendere sempre pi
profondamente il valore della vocazione, che dono di Dio da far fruttificare. Scriveva, in proposito,
nel suo Testamento: "Tra gli altri benefici, che abbiamo ricevuto e ogni giorno riceviamo dal nostro
Donatore, il Padre delle misericordie, per i quali siamo molto tenute a rendere a Lui glorioso vive
azioni di grazie, grande quello della nostra vocazione. E quanto pi essa grande e perfetta, tanto
maggiormente siamo a Lui obbligate. Perci l'Apostolo ammonisce: Conosci bene la tua vocazione"
(2-4).

2. Nata ad Assisi attorno agli anni 1193-1194 dalla nobile famiglia di Favarone di Offreduccio, santa
Chiara ricevette, soprattutto dalla madre Ortolana, una solida educazione cristiana. Illuminata dalla
grazia divina, si lasci attrarre dalla nuova forma di vita evangelica iniziata da san Francesco e dai
suoi compagni, e decise, a sua volta, di intraprendere una pi radicale sequela di Cristo. Lasciata la
casa paterna nella notte tra la domenica delle Palme e il luned santo del 1211 (o 1212), per consiglio
dello stesso Santo si rec presso la piccola chiesa della Porziuncola, culla dell'esperienza francescana,
dove davanti all'altare di S. Maria si spogli di tutte le sue ricchezze, per rivestire il povero abito di
penitenza a forma di croce.
Dopo un breve periodo di ricerca, approd nel piccolo monastero di san Damiano, dove la raggiunse
anche la sorella minore Agnese. Qui si unirono a lei altre compagne, desiderose di incarnare il
Vangelo in una dimensione contemplativa. Di fronte alla determinazione con cui la nuova comunit
monastica seguiva le orme di Cristo, ritenendo povert, fatica, tribolazione, umiliazione e disprezzo
del mondo motivi di grande gioia spirituale, san Francesco fu mosso da paterno affetto e scrisse loro:
"Poich per divina ispirazione vi siete fatte figlie e ancelle dell'altissimo sommo Re, il Padre celeste, e
vi siete sposate allo Spirito Santo, scegliendo di vivere secondo la perfezione del santo Vangelo,
voglio e prometto, da parte mia e dei miei frati, di avere di voi, come di loro, attenta cura e
sollecitudine speciale" (Regola di santa Chiara, cap. VI, 3-4).

3. Chiara incaston queste parole nel capitolo centrale della sua Regola, riconoscendo in esse non
solo uno degli ammaestramenti ricevuti dal Santo, ma il nucleo fondamentale del suo carisma, che si
delinea nel contesto trinitario e mariano del Vangelo dellAnnunciazione. San Francesco, infatti,
vedeva la vocazione delle Sorelle Povere nella luce della Vergine Maria, l'umile ancella del Signore,
che, adombrata dallo Spirito Santo, divenne la Madre di Dio. L'umile serva del Signore prototipo
della Chiesa, Vergine, Sposa e Madre.
Chiara percepiva la sua vocazione come una chiamata a vivere seguendo lesempio di Maria, che offr
la propria verginit all'azione dello Spirito Santo per divenire Madre di Cristo e del suo Corpo
mistico. Si sentiva strettamente associata alla Madre del Signore e perci cos esortava sant'Agnese di
Praga, la principessa boema divenuta Clarissa: "Stringiti alla sua dolcissima Madre, la quale gener
un Figlio tale che i cieli non lo potevano contenere, eppure ella lo raccolse nel piccolo chiostro del
suo santo seno e lo port nel suo grembo verginale" (3 Lettera ad Agnese di Praga, 18-19).
La figura di Maria accompagn il cammino vocazionale della Santa assisiate sino al termine della sua
vita. Secondo una significativa testimonianza resa al Processo di canonizzazione, al letto di Chiara
morente si avvicin la Madonna chinando il suo volto su di lei, la cui vita era stata una radiosa
immagine della sua.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 96

4. Soltanto la scelta esclusiva di Cristo crocifisso, che intraprese con ardente amore, spiega la
decisione con cui santa Chiara s'inoltr nella via dell'altissima povert, espressione che racchiude
nel suo significato l'esperienza di spogliamento, vissuta dal Figlio di Dio nell'Incarnazione. Con la
qualificazione di altissima Chiara voleva in qualche modo esprimere l'abbassamento del Figlio di
Dio, che la colmava di stupore: Tale e cos grande Signore - annotava - scendendo nel seno della
Vergine, volle apparire nel mondo come uomo spregevole, bisognoso e povero, affinch gli uomini -
che erano poverissimi e indigenti, affamati per l'eccessiva penuria del nutrimento celeste -,
divenissero in Lui ricchi col possesso dei reami celesti" (1 Lett. ad Ag., 19-20). Essa coglieva questa
povert in tutta l'esperienza terrena di Ges, da Betlemme al Calvario, dove il Signore "nudo rimase
sulla croce" (Testamento di santa Chiara, 45).
Seguire il Figlio di Dio, che si fatto nostra via, comportava per lei di non desiderare altro che di
inabissarsi con Cristo nell'esperienza di un'umilt e di una povert radicali, che coinvolgevano ogni
aspetto dell'esperienza umana, fino allo spogliamento della Croce. La scelta della povert era per
santa Chiara un'esigenza di fedelt al Vangelo, tanto da determinare la richiesta al Papa di un
privilegio della povert, quale prerogativa della forma di vita monastica da lei iniziata. Inser tale
privilegio, tenacemente difeso per tutta la vita, nella Regola che ricevette la conferma papale
all'antivigilia della sua morte con la Bolla Solet annuere del 9 agosto 1253, 750 anni or sono.

5. Lo sguardo di Chiara rimase sino alla fine fisso sul Figlio di Dio, del quale contemplava senza sosta
i misteri. Il suo era lo sguardo amante della sposa, colmo del desiderio di una condivisione sempre
pi piena. In particolare, si immergeva nella meditazione della Passione, contemplando il mistero di
Cristo, che dallalto della Croce la chiamava e lattirava. Cos scriveva: O voi tutti, che sulla strada
passate, fermatevi a vedere se esiste un dolore simile al mio; e rispondiamo, dico a Lui che chiama e
geme, ad una voce e con un solo cuore: Non mi abbandoner mai il ricordo di te e si strugger in me
l'anima mia (4 Lett. ad Ag., 25-26). Ed esortava: Lasciati, dunque, bruciare sempre pi fortemente
da questo ardore di carit!... E grida con tutto l'ardore del tuo desiderio e del tuo amore: Attirami a
te, o celeste Sposo! (ivi, 27.29-32).
Questa piena comunione con il mistero di Cristo la introdusse nell'esperienza dell'inabitazione
trinitaria, in cui l'anima prende sempre pi viva coscienza della dimora di Dio in lei: Mentre i cieli
con tutte le altre cose create non possono contenere il Creatore, lanima fedele invece, ed essa sola,
sua dimora e soggiorno, e ci soltanto a motivo della carit, di cui gli empi sono privi (3 Lett. ad Ag.,
22-23).

6. Guidata da Chiara, la comunit raccolta in San Damiano scelse di vivere secondo la forma del
santo Vangelo in una dimensione contemplativa claustrale, che si contraddistingueva come un
vivere comunitariamente in unit di spiriti (Regola di santa Chiara, Prologo, 5), secondo un modo
di santa unit (ivi, 16). La particolare comprensione che Chiara dimostr del valore dell'unit nella
fraternit sembra riferibile a una matura esperienza contemplativa del Mistero trinitario. L'autentica
contemplazione, infatti, non chiude nell'individualismo ma realizza la verit dell'essere uno nel
Padre, nel Figlio e nello Spirito Santo. Chiara non solo impost nella sua Regola la vita fraterna sui
valori del reciproco servizio, della partecipazione, della condivisione, ma si preoccup che la
comunit fosse anche saldamente edificata sull'unit della scambievole carit e della pace (cap. IV,
22), e ancora che le sorelle fossero sollecite di conservare sempre reciprocamente l'unit della
scambievole carit, che il vincolo della perfezione (cap. X, 7).
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 97

Era infatti convinta che lamore scambievole edifica la comunit e provoca ad una crescita nella
vocazione; perci esortava nel Testamento: Amandovi a vicenda nellamore di Cristo, quellamore
che avete nel cuore dimostratelo al di fuori con le opere, affinch le Sorelle, provocate da
questesempio, crescano sempre nellamore di Dio e nella mutua carit (59-60).

7. Questo valore dellunit Chiara lo percep anche nella sua dimensione pi vasta. Per questo volle
che la comunit claustrale fosse pienamente inserita nella Chiesa e ad essa solidamente ancorata con
il vincolo dell'obbedienza e della filiale soggezione (cfr Regola, cap. I, XII). Ella era ben consapevole
che la vita delle claustrali doveva diventare specchio per altre Sorelle chiamate a seguire la medesima
vocazione, nonch testimonianza luminosa per quanti vivevano nel mondo.
I quarant'anni vissuti all'interno del piccolo monastero di san Damiano non restrinsero gli orizzonti
del suo cuore, ma dilatarono la sua fede nella presenza di Dio, operante la salvezza nella storia. Sono
noti i due episodi in cui, con la forza della sua fede nell'Eucaristia e con l'umilt della preghiera,
Chiara ottenne la liberazione della citt di Assisi e del monastero dal pericolo di un'imminente
distruzione.

8. Come non sottolineare che a 750 anni dalla conferma pontificia, la Regola di santa Chiara conserva
intatto il suo fascino spirituale e la sua ricchezza teologica? La perfetta consonanza di valori umani e
cristiani, la sapiente armonia di ardore contemplativo e di rigore evangelico la confermano per voi,
care Clarisse del terzo millennio, come una via maestra da seguire, senza accomodamenti o
concessioni allo spirito del mondo.
Ad ognuna di voi Chiara rivolge le parole che lasci ad Agnese di Praga: Te veramente felice! Ti
concesso di godere di questo sacro convito, per poter aderire con tutte le fibre del tuo cuore a Colui
la cui bellezza lammirazione instancabile delle beate schiere del cielo (4 Lett. ad Ag., 9).
La ricorrenza centenaria vi offre lopportunit di riflettere sul carisma tipico della vostra vocazione di
Clarisse. Un carisma che si caratterizza, in primo luogo, come chiamata a vivere secondo la
perfezione del santo Vangelo, con un deciso riferimento a Cristo, come unico e vero programma di
vita. Non questa una sfida per gli uomini e le donne di oggi? E una proposta alternativa
all'insoddisfazione e alla superficialit del mondo contemporaneo, che spesso sembra aver smarrito
la propria identit, perch non avverte pi di essere stato generato dall'Amore di Dio e di essere da
Lui atteso nella comunione senza fine.
Voi, care Clarisse, realizzate la sequela del Signore in una dimensione sponsale, rinnovando il
mistero di verginit feconda della Vergine Maria, Sposa dello Spirito Santo, la donna compiuta. Possa
la presenza dei vostri monasteri interamente votati alla vita contemplativa essere anche oggi
memoria del cuore sponsale della Chiesa (Verbi Sponsa, 1), colma dello struggente desiderio dello
Spirito, che implora incessantemente la venuta di Cristo Sposo (cfr Ap 22,17).
Di fronte al bisogno di un rinnovato impegno di santit, santa Chiara offre altres un esempio di
quella pedagogia della santit che, alimentandosi di incessante preghiera, conduce a divenire
contemplatori del Volto di Dio, spalancando il cuore allo Spirito del Signore, che trasforma tutta la
persona, mente, cuore e azioni, secondo le esigenze del Vangelo.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 98

9. Il mio augurio pi vivo, avvalorato dalla preghiera, che i vostri monasteri continuino ad offrire
alla diffusa esigenza di spiritualit e di preghiera del mondo odierno la proposta esigente di una
piena e autentica esperienza di Dio, Uno e Trino, che divenga irradiazione della sua presenza
d'amore e di salvezza.
Vi aiuti Maria, la Vergine dellascolto. Intercedano per voi santa Chiara e le Sante e Beate del vostro
Ordine.
Io assicuro un cordiale ricordo per voi, care Sorelle, per quanti condividono con voi la grazia di
questo significativo evento giubilare, e a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 9 Agosto 2003
GIOVANNI PAOLO II


Clarisse Urbaniste

Le Clarisse Urbaniste (in latino Ordo Sanctae Clarae regulae Urbani IV) sono
monache dell'ordine fondato da santa Chiara d'Assisi nel 1212 che adottano la
regola mitigata da papa Urbano IV nel 1263 (da cui il nome di Urbaniste):
pospongono al loro nome la sigla O.S.C.Urb.

Storia

Dalla fondazione dell'ordine (19 marzo 1212) alla promulgazione della
prima regola trascorsero quaranta anni: in questo periodo sorsero
numerosi monasteri di clarisse, tutti sottoposti alla regola benedettina
ed ispirati all'insegnamento di Chiara e Francesco d'Assisi.
Solo dal 1218 Ugolino di Segni inizi a dedicarsi alla stesura di una Regola, ma l'opera non fu breve;
divenuto papa col nome di Gregorio IX nel 1227, il 17 settembre del 1228 concesse alle clarisse del
monastero di San Damiano la bolla del Privilegio della Povert, che proibiva a chiunque di
costringere le religiose ad accettare donazioni.
La regola formulata da Gregorio IX, che prevedeva l'estensione a tutti i monasteri di clarisse del
Privilegio della Povert, fu rivista ed approvata da Chiara e promulgata da Papa Innocenzo IV il 9
agosto del 1253.
Ma diversi monasteri rifiutarono il rigore della nuova regola per cui il cardinale protettore
dell'ordine, Gaetano Orsini, compose una nuova regola approvata da Urbano IV il 18 ottobre 1263 (la
cosiddetta regola Urbaniana) che permetteva per alle religiose di possedere beni in comune: le
clarisse dei monasteri che accolsero la regola di papa Urbano assunsero il nome di Urbaniste.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 99

Attivit e diffusione

Le clarisse Urbaniste sono monache di clausura dedite alla preghiera contemplativa e soggette alla
direzione spirituale dei frati dell'Ordine dei Minori Conventuali, di cui costituiscono il secondo
ordine.
Alla fine del 2005 le Urbaniste contavano 82 monasteri e 1.070 religiose.

Clarisse Colettine

Le Clarisse Colettine (in latino Ordo Sanctae Clarae reformationis ab Coleta) sono le
monache appartenenti all'ordine sorto in Francia agli inizi del XIV secolo dalla riforma
introdotta da santa Coletta di Corbie (1381-1447) in alcuni monasteri allo scopo di
riportare la regola di santa Chiara alla primitiva austerit. Le clarisse Colettine
pospongono al loro nome la sigla O.S.C.Col.
Storia

Per le monache Clarisse, il clima di decadenza morale che segn il periodo della cattivit avignonese
(1309-1376) e dello scisma d'Occidente (1378-1417) fu causa di rilassamento della disciplina e di
raffreddamento dell'ideale monastico ed ebbe come conseguenza l'abbandono del rigido rispetto
della regola di povert imposto dalla regola di santa Chiara del 1253.
Colette Boylet, clarissa urbanista, si fece interprete delle tendenze ad un ritorno al primitivo rigore di
molte sue consorelle: nel 1406, su consiglio del francescano Enrico di Baume, si rec a Nizza ed
ottenne da Benedetto XIII l'autorizzazione a riformare i monasteri dell'ordine ed a fondarne di
nuovi.
Avendo fallito nel tentativo di riforma del monastero di Baume-les-Messieurs, affidatole dalla
contessa di Ginevra, nel 1410 decise di fondare un nuovo monastero a Besanon: seguirono le
fondazioni di Auxonne (1410), Poligny, Gand (1412), Heidelberg (1444), Amiens. Alla fine della sua
vita (1447) i monasteri da lei riformati arrivano a diciassette.
Benedetto XIII la nomin badessa generale dei conventi: alla regola di santa Chiara del 1253 Coletta
affianc delle costituzioni che vennero approvate nel 1434 dal ministro generale dei Frati Minori e
nel 1458 da papa Pio II.

Attivit e diffusione

Le clarisse Colettine costituiscono un ordine di rigorosa vita claustrale: sono dedite alla preghiera
contemplativa.
Alla fine del 2005 le monache clarisse Colettine erano 668 ed il loro ordine contava 57 case.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 100


Ordine della Vergine Maria
L'Ordine della Vergine Maria (in latino Ordo Mariae Virginis Annuntiatae) un ordine monastico femminile di
diritto pontificio: le monache dell'ordine, dette Annunziate, pospongono al loro nome la sigla O.V.M.
Cenni storici

Origini
L'ordine venne fondato da Giovanna di Valois (1464-1505). Figlia di Luigi XI e di Carlotta di Savoia,
nel 1476 il cugino Luigi d'Orlans (il futuro Luigi XII): nel 1498, dopo
l'annullamento del suo matrimonio, ottenne il ducato di Berry e si ritir
Bourges, dove inizi a pensare alla fondazione di un ordine specialmente
dedicato al culto di Maria.
Espose il suo progetto al frate minore osservante Gabriele Maria Nicolas,
ritenuto il cofondatore dell'ordine, il quale reclut in un educandato di Tours
le prime religiose dell'ordine e le condusse dalla duchessa Giovanna a Bourges, dove iniziarono a
prepararsi alla vita religiosa sotto la guida di due francescani.
Nicolas, sotto la guida di Giovanna, prepar per le monache la regola "dei dieci gaudi e virt della
Vergine" e invi a Roma un suo collaboratore per sottoporla all'esame della Santa Sede: papa
Alessandro VI accolse favorevolmente l'iniziativa di Giovanna e padre Nicolas ma i prelati della
Curia, per la decisione del concilio Lateranense IV di vietare l'approvazione di nuove regole religiose,
negarono l'autorizzazione a iniziare un nuovo ordine.
Gabriele Maria rivedette la regola, quindi si rec personalmente a Roma e, grazie al sostegno del
cardinale Giovanni Battista Ferrari, prefetto della Dataria, il 12 febbraio 1502 ottenne da Alessandro
VI la bolla di approvazione Ea quae.
Nell'agosto 1502 si inizi ad erigere il primo monastero dell'ordine a Bourges e il 20 ottobre 1502 le
prime cinque aspiranti ricevettero l'abito religioso; il 9 novembre 1504 le cinque monache emisero i
voti di povert, obbedienza, castit e clausura secondo la regola dell'ordine.

Sviluppo dell'ordine

Dopo la morte della fondatrice, il cardinale Giorgio d'Amboise, arcivescovo di Rouen e legato
pontificio in Francia, affid la direzione spirituale delle monache annunziate ai frati minori
osservanti.
Luigi d'Amboise, nipote del cardinale Giorgio e vescovo di Albi, il 22 aprile 1508 fece giungere da
Bourges una comunit di monache e le fece insediare nell'antico priorato di Notre Dame de Gargues,
che divenne il secondo monastero dell'ordine; grazie alla protezione di Margherita d'Austria,
contessa di Borgogna, l'ordine si diffuse anche nei Paesi Bassi (nel 1517 venne fondato un monastero a
Bruges); in breve sorsero comunit di monache annunziate a Bthune, Rodez, Bordeaux, Lovanio,
Agen e Ligny-en-Barrois.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 101

Poich la regola originale prevedeva la creazione di un ramo maschile dell'ordine, Gabriele Maria
Nicolas ne prepar una nuova e definitiva versione, approvata da papa Leone X con decreto Regulam
profitentibus del 22 luglio 1517.
Le guerre di religione colpirono duramente l'ordine: il 27 maggio 1562 la casa madre di Bourges
venne attaccata dai protestanti, la tomba della fondatrice profanata e i suoi resti dati alle fiamme.
Tornata la pace, l'ordine torn a espandersi e sorsero numerosi monasteri nel sud-ovest della
Francia, nell'le-de-France, in Normandia, nel Nord, nella Marche, nell'attuale Belgio, in Olanda, in
Renania e Vestfalia.

Dissoluzione e restaurazione

Alla vigilia della rivoluzione francese i monasteri dell'ordine erano
circa cinquanta ma in seguito tutte le religiose vennero disperse:
nel 1816 in Francia vennero restaurati i monasteri di Villeneuve-
sur-Lot e Boulogne-sur-Mer; in Belgio alcune religiose superstiti
ridiedero vita al monastero di Tirlemont nel 1833 e altre comunit
di annunziate vennero ricostituite a Geel e Merksem.
Espulse dalla Francia nel 1904, le annunziate si rifugiarono a Saint
Margaret's at Cliffe, presso Dover, e nel 1920 poterono tornare in
patria, dove eressero il monastero di Thiais. La regola e gli statuti
dell'ordine vennero nuovamente approvati dalla Santa Sede il 25
marzo 1932.

Carisma e diffusione

Il fine delle monache quello di imitare i dieci gaudi e virt della Vergine: prudenza, purezza,
umilt, verit, lode, obbedienza, povert, pazienza, carit e sofferenza.
L'ordine si compone di monasteri sui iuris:[5] la superiora di ogni monastero
porta il titolo di "madre ancella".
L'abito delle monache costituito da tunica di stoffa grigio pallido, scapolare
rosso, mantello e velo bianchi e, in vita, cordone con dieci nodi (in omaggio ai
dieci gaudi e virt della Vergine).
Le case dell'ordine sono in Francia e Belgio. Alla fine del 2008 le monache
annunziate erano 78 e i monasteri 6.
Dall'ordine sono sorte anche numerose congregazioni di suore annunziate (di
Velten, di Huldenberg, di Heverlee).

Il sito web ufficiale dell'ordine http://www.annonciade.org/
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 102



Concezioniste francescane

Le concezioniste francescane (in latino Ordo Immaculatae Conceptionis) sono
religiose di voti solenni e dedite alla vita contemplativa appartenenti all'ordine
fondato a Toledo da Beatrice de Silva. Le monache pospongono al loro nome la
sigla O.I.C.

Cenni storici

L'ordine venne fondata da Beatrice de Silva (1426-1492): dama di compagnia di Isabella, nipote del re
Giovanni I d'Aviz, nel 1447 (dopo il matrimonio della principessa con il re Giovanni II) la segu alla
corte di Castiglia.
Verso il 1454 Beatrice lasci la vita mondana e si ritir, senza prendere i voti, nel monastero delle
domenicane di Toledo. Isabella di Castiglia le concesse un altro edificio perch vi edificasse un nuovo
monastero, dedicato all'Immacolata Concezione, e con la bolla Inter universa del 30 aprile 1489, papa
Innocenzo VIII ne concesse l'erezione: Beatrice mor poco prima della cerimonia di vestizione.
Nel 1489 la Santa Sede approv la foggia dell'abito delle monache (tonaca e scapolare bianchi,
mantello celeste, cingolo di canapa come quello dei frati minori, immagine dell'Immacolata ricamata
su scapolare e mantello); con la bolla Ex supernae providentiae del 19 agosto 1494, papa Alessandro
VI sottopose le monache del monastero della Concezione di Toledo alla regola di santa Chiara.
Papa Giulio II, il 17 settembre 1511 (decreto Ad statum prosperum), approv una nuova regola che
sostitu quella di santa Chiara e stabil che i monasteri
fondati da quel momento in avanti secondo il modello di
quello di Toledo non sarebbero pi appartenuti all'ordine
delle clarisse ma a quello nuovo delle concezioniste
francescane.

Carisma e diffusione

Le concezioniste francescane sono monache di stretta
clausura dedite alla preghiera contemplativa; sono
giuridicamente legate ai frati minori.
Sono organizzate in case autonome rette da una badessa e
sono presenti in Argentina, Belgio, Bolivia, Brasile,
Colombia, Ecuador, Guinea Equatoriale, Messico, Per,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 103

Portogallo e Spagna.
Al 31 dicembre 2008 all'ordine appartenevano 146 monasteri e 1.800 tra monache e novizie.

Il sito web delle concezioniste francescane di Len http://www.concepcionistas.info/
Il sito web delle concezioniste di Alczar de san Juan Il sito web delle concezioniste di Alczar de san Juan

Terzo ordine regolare
di San Francesco

Il Terzo ordine regolare di San Francesco (in latino Tertius ordo
regularis Sancti Francisci) un istituto di vita consacrata della
Chiesa cattolica. Deriva da
un ramo del Terz'ordine
francescano, derivato a sua
volta dal movimento
penitenziale sorto per opera di san Francesco d'Assisi nel 1211:
dal 1447 costituisce un ordine mendicante canonicamente
autonomo all'interno della famiglia francescana ed i suoi
membri pospongono al loro nome la sigla T.O.R.

Storia

Accanto alla fondazione degli ordini dei frati minori e delle
clarisse, san Francesco d'Assisi si premur di redigere delle istruzioni per i laici che intendevano
partecipare della vita e della spiritualit del suo ordine e che andarono a costituire il Terzo ordine di
San Francesco (TOF), detto anche Ordine francescano della penitenza: videro cos la luce la Prima
lettera ai fedeli penitenti (1215), la Seconda lettera ai fedeli penitenti ed il Memoriale propositi o
Regola antica (1221).
La regola di questo movimento laicale venne elogiata da molti papi e venne approvata
definitivamente da Niccol IV con la bolla Supra montem del 18 agosto 1289.
Accanto ai penitenti che decisero di rimanere nel secolo, nel corso del '200 nacquero
spontaneamente delle comunit di terziari, desiderosi di un impegno maggiore verso la pratica dei
consigli evangelici: il Terzo ordine di San Francesco si divise cos in Terzo ordine secolare
(abbreviato in TOS, chiamato dal 1978 Ordine francescano secolare, OFS) e in Terzo ordine regolare
(TOR).
Papa Bonifacio VIII, con la bolla Cupientes cultum dell'11 luglio 1295, approv ufficialmente lo stile di
vita comunitaria e l'attivit pastorale esercitata dai terziari regolari, concedendo loro di avere propri
luoghi di culto: l'approvazione ecclesiastica venne confermata da papa Giovanni XXII con la bolla
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 104

Altissimo in divinis, promulgata il 18 novembre 1323; infine, papa Niccol V, con la bolla Pastoralis
officii (20 luglio 1447) approv la federazione delle fraternit terziarie d'Italia come ordine
canonicamente distinto all'interno della famiglia francescana, dotato di un proprio ministro
generale.
Il 6 gennaio 1921 in occasione del VII centenario della Regola (Memoriale propositi del 1221) del Terzo
ordine papa Benedetto XV scrisse l'enciclica Sacra Propediem.

Il TOR oggi

I francescani del TOR oggi sono presenti in Italia, Croazia, Spagna, Francia, Germania, Stati Uniti
d'America, India, Sudafrica, Sri Lanka, Brasile, Paraguay, Messico, Per, Svezia, Bangladesh e
Filippine: si dedicano soprattutto alla pastorale nelle parrocchie, alle opere di misericordia per i
bisognosi, all'educazione della giovent, alla catechesi, alla predicazione, all'attivit missionaria e
all'apostolato della stampa.
L'ordine si articola in sette province, sei viceprovince, quattro commissariati e tre delegazioni.
La curia generale del TOR ha sede nel convento presso la basilica romana dei Santi Cosma e
Damiano, amministrata dai religiosi dell'ordine.
I santi patroni del Terz'ordine regolare sono santa Elisabetta d'Ungheria e san Lodovico (Luigi IX) di
Francia, entrambi patroni anche dell'Ordine francescano secolare.
Alla fine del 2009 l'ordine contava 166 conventi e 886 frati, 571 dei quali
sacerdoti.
Nel 2013, durante il 111 capitolo generale dell'Ordine, stato eletto
ministro generale Nicholas Polichnowski, TOR, religioso della provincia
del Sacro Cuore (U.S.A.).
Sito ufficiale http://www.francescanitor.org/

Monache terziare francescane

Le monache terziare francescane o monache del Terzo ordine regolare di San Francesco sono
religiose claustrali cattoliche.
Il Terzo ordine francescano nasce nel 1211 raccogliendo tutti i liaci, che pur rimanendo nel mondo,
volevano seguire la spiritualit di san Francesco d'Assisi senza divenire frati (Primo ordine) o
monache (Secondo ordine o clarisse). San Francesco decise, perci di dare una regola anche ai
"penitenti": Prima lettera ai fedeli penitenti (1215), la Seconda lettera ai fedeli penitenti (1221) e il
Memoriale propositi (1221).
Nel 1289 il papa Niccol IV, francescano, conferisce una forma giuridica alla Regola del 1221,
approvando esplicitamente il movimento francescano della penitenza. I penitenti francescani che
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 105

rimangono nelle loro case diventano, col tempo, il Terzo ordine secolare (TOS), che nel 1978
assumer il nome di Ordine francescano secolare (OFS).
Col tempo molti terziari cominciano a condurre vita comune, dedicandosi sia ad attivit apostoliche
o assistenziali, che ad una vita eremitico-contemplativa. Agli inizi questo fenomeno non facilmente
distinguibile dal semplice TOS, ma col tempo molti terziari cominciano a dar vita a comunit
permanenti dette "regolari".
Nel 1295, papa Bonifacio VIII, con la bolla "Cupientes cultum", permette ai terziari regolari, di avere
propri luoghi di culto, riconoscendo di fatto un'autonomia di queste comunit rispetto a quelle dei
frati. Nel 1447 papa Niccol V, con la bolla "Pastoralis officii", approva la federazione delle fraternit
terziarie maschili d'Italia, sottoponendole ad un unico ministro.
Nel corso dei secoli sono nate numerose congregazioni, soprattutto femminili, che hanno fatto della
regola del Terz'ordine la propria Carta di vita (es. suore terziarie francescane elisabettine, suore
francescane della penitenza e della carit cristiana). Del resto per secoli la vocazione "terzaria" era
l'unica alternativa a quella claustrale per le donne che volevano condurre una vita religiosa.
Accanto alle comunit terziarie femminili "apostoliche" o "mendicanti" sono nate anche comunit di
terziarie o penitenti contemplative. Queste hanno avuta una espresso riconoscimento nella regola
TOR del 1982: "I fratelli e le sorelle, che il Signore ha chiamato alla vita contemplativa, con gioia
sempre nuova testimonino ogni giorno la propria consacrazione a Dio e clebrino l'amore che il Padre
ha per il mondo, lui che ci ha creati e redenti, e ci salver per la sua misericordia". (Regola TOR 9).
Le monache TOR hanno 26 monasteri divisi in quattro federazioni
o Federazione Maria Stella dell'Evangelizzazione - Italia;
o Federazione Maria Immacolata - Spagna;
o Federazione Santa Elisabetta d'Ungheria - Spagna;
o Federazione Nostra Signora di Guadalupe - Messico.
http://www.francescanitor.org/archivio/porta.html

Suore terziarie francescane
elisabettine

Le suore terziarie francescane elisabettine sono un istituto religioso
femminile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione
pospongono al loro nome la sigla S.T.F.E.

Cenni storici

La congregazione venne fondata a Padova il 10 novembre 1828 da Elisabetta Vendramini (1790-1860)
con l'aiuto del sacerdote Luigi Maran (1794-1859) per l'educazione e l'assistenza alle orfane e alle
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 106

fanciulle abbandonate: le prime suore seguivano la regola del terz'ordine secolare di san Francesco,
approvata da papa Niccol IV nel 1289.
Uno degli aspetti peculiari dell'opera educativa della Vendramini era che le ragazze affidate alle cure
del suo istituto, pur essendo occupate a tempo pieno, erano lasciate in continuo rapporto con le
famiglie di origine, presso le quali potevano recarsi a mangiare e dormire. Le religiose si segnalarono
durante l'epidemia di febbre asiatica che colp Padova nel 1836, quando le francescane elisabettine
furono le uniche a prestare assistenza agli ammalati.
L'istituto, aggregato all'Ordine dei frati minori dal 19 febbraio 1904, ottenne il pontificio decreto di
lode il 5 aprile 1910 e le sue costituzioni vennero approvate definitivamente dalla Santa Sede il 18
giugno 1924.
Elisabetta Vendramini stata beatificata da papa Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro a
Roma il 4 novembre 1990.

Attivit e diffusione

Le terziarie francescane elisabettine si dedicano a varie attivit educative, socio-assistenziali e
sanitarie.
Sono presenti in Europa (Italia), nelle Americhe (Argentina, Ecuador), in Africa (Egitto, Kenya,
Sudan) e in Palestina; la sede generalizia a Padova.
Al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 1.032 religiose in 117 case.
Il sito web ufficiale della Congregazione http://www.elisabettine.info/

Suore francescane della penitenza e della carit cristiana

Le Suore Francescane della Penitenza e della Carit Cristiana, dette di Heythuizen, sono un istituto
religioso femminile di diritto pontificio: i membri di questa congregazione pospongono al loro nome la
sigla O.S.F. (dal latino Ordo Sancti Francisci).

Cenni storici

La congregazione venne fondata da Catharina Daemen (1787-1858): figlia di contadini, entr in una
fraternit di terziarie francescane secolari di Maaseik, dedita alle opere di carit in ambito
parrocchiale. Il 21 giugno 1825 la Daemen si stabil a Heythuysen, dove il parroco Van Der Zandt le
affid l'istruzione delle giovani del paese; alla Daemen si unirono presto altre donne, che iniziarono a
condurre vita comune nel 1827.
La comunit affianc all'istruzione delle fanciulle l'assistenza agli infermi e la collaborazione alle
opere parrocchiali. Van Der Zandt diede alle sorelle degli statuti modellati sulla regola delle
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 107

Penitenti recollettine di San Francesco (donde il nome "Francescane della Penitenza"), approvati dal
vicario generale di Liegi l'11 novembre 1835.
Le Francescane della Penitenza vennero riconosciute come istituto di diritto pontificio con decreto
del 3 ottobre 1852; vennero aggregate all'Ordine dei Frati Minori il 5 settembre 1869.

Attivit e diffusione

Le Francescane della Penitenza si dedicano all'istruzione e all'educazione cristiana della giovent,
all'assistenza ai poveri, ai senzatetto e ai carcerati, alla cura dei malati cronici.
Sono presenti in Europa (Germania, Italia, Paesi Bassi, Polonia), nelle Americhe (Brasile, Guatemala,
Messico, Stati Uniti), in Asia (Filippine, Indonesia) e in Tanzania; la sede generalizia a Roma.
Al 31 dicembre 2005, la congregazione contava 1.839 religiose in 235 case.

Chiesa di San Bonaventura delle Eremite

La chiesa di San Bonaventura delle Eremite, un edificio religioso seicentesco che si affaccia su via
Alberto Cavalletto, poco distante da Prato della Valle, a Padova. La Chiesa parte del Monastero
delle Vergini Eremite Francescane, dipendenti dal vescovo di Padova.

Storia
La chiesa fa parte di un complesso religioso sorto alla fine del XVII secolo. L'ordine delle Vergini
Eremite Francescane fu fondato a Padova il 10 agosto 1612 da suor Graziosa Zechini (1586-1655) e
trov prima sede a contr Pontecorvo in tre case donate da una ricca vedova, una certa Lucia
Noventa. Nel 1615 si costru li un primo oratorio. Nel 1645 Innocenzo X approv l'ordine sped la
Bolla della perpetua clausura col distinto privilegio di essere sempre chiamate le Vergini Eremite. A
causa dei disturbi e molestie pello strepito del passaggio e per le grida e gli scandali di due non
lontane osterie su decisione della badessa ventiduenne Anna Maria Zanolli l'ordine si trasfer in un
nuovo monastero, verso Prato della Valle su un terreno dei patrizi Malipiero gi acquistato il 26
febbraio 1680 con approvazione del vescovo Gregorio Barbarigo. La nuova struttura fu principiata su
disegno della stessa badessa con gran stupore dei contemporanei. Fu dapprima costruito l'alta
muraglia di clausura. La comunit si trasfer nel nuovo complesso l'11 maggio 1682, mentre la chiesa
fu completata in seguito. La prima messa fu cantata il 19 marzo 1688. Il complesso sopravvisse alle
legislazioni napoleoniche e savoiarde nella pi completa clausura tanto che l'elettricit entr
all'interno della muraglia solo nel 1985. Oggi la chiesa raramente accessibile.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 108


Ordine francescano secolare

L'Ordine francescano secolare (O.F.S.) (fino al 1978 Terzo ordine francescano
o T.O.F.) costituito da cristiani che, per una vocazione specifica, si
impegnano a vivere il Vangelo alla maniera di san Francesco d'Assisi, nel
proprio stato secolare, osservando una regola specifica approvata dalla
Chiesa.

L'OFS OFS d'Italia http://www.ofs.it/
L'OFS una delle tre componenti fondamentali della grande Famiglia francescana, costituita dai tre
ordini fondati da Francesco d'Assisi: il primo ordine (i frati), il secondo ordine (le religiose
contemplative - le clarisse fondate da santa Chiara) e il terzo ordine (i secolari e numerose forme di
religiosi e religiose impegnati in attivit apostoliche TOR che si sono formate dal filone principale
dei secolari).
proprio la vocazione quella che distingue, dal punto di vista della motivazione, l'appartenenza
all'O.F.S. rispetto ad altre associazioni pie.
I francescani secolari, emettendo, dopo un periodo di formazione e di approfondimento spirituale e
culturale, una vera e propria professione, si impegnano a vivere questa vocazione in ogni situazione
in cui si trovano sul piano familiare e lavorativo.
I fratelli e le sorelle dell'Ordine francescano secolare cercano la persona vivente e operante di Cristo
negli altri fratelli, nella Chiesa, nella Parola di Dio, nella liturgia.
Annunciano Cristo con la vita e la parola; testimoniano nella vita quotidiana i beni futuri: nell'amore
della povert, nell'ubbidienza, nella purezza di cuore.
I francescani secolari si impegnano a costruire un mondo pi giusto, pi evangelico e fraterno
accogliendo tutti gli uomini come dono di Dio, lieti di stare alla pari con i pi deboli, promuovendo
la giustizia. Vivono lo spirito di san Francesco nel lavoro e nella loro famiglia, in un gioioso cammino
di maturazione umana e cristiana con i loro figli.
Portatori di pace, sono fiduciosi nell'uomo e gli recano il messaggio della letizia e della speranza.
L'Ordine francescano secolare suddiviso generalmente in tre fasce:
araldini (la fascia che parte dagli 6 ai 13 anni):
Gi.Fra. (la fascia che parte dai 14 ai 30 anni);
OFS (la fascia che parte dai 18 anni di et in poi).

Le origini del Terz'ordine francescano

La nascita del Terzordine francescano, oggi Ordine secolare francescano, molto travagliata e si
perde fra le numerose fonti e documenti storici, scritti in epoche diverse e spesso in contraddizione
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 109

tra loro. In particolare risulta alquanto agitata la questione sul luogo dove avvenne la fondazione,
connessa spesso alla errata lettura o anche all'errata grafia o trascrizione dei manoscritti che hanno,
nei secoli, spostato a piacimento il luogo originario. Secondo un'interpretazione, che associa la
nascita del Terz'ordine francescano al miracolo del "silenzio delle rondini", si pu desumere dagli
scritti del primo biografo francescano, frate Tommaso da Celano, che la fondazione (o almeno la
promessa) da parte di san Francesco di istituire il Terzordine francescano stata fatta nel 1212 ad
Alviano ridente borgo tra Orte ed Orvieto, poco distante da Todi. La stessa esegesi possibile farla
nella Legenda Maior di san Bonaventura.
Ne I fioretti, invece, si parla esplicitamente dell'istituzione del Terz'ordine che pare essere avvenuta
nel 1221 nello stesso luogo della famosa predica agli uccelli, ovvero a Cannaia (Cannara), un piccolo
paesino rurale ai piedi di Assisi. Infatti nella versione in umbro volgare de I fioretti del XIV secolo si
legge: Et andando con impeto de spirito, senza considerare via, n semita ionsero ad un castello che
se chiama Cannaia. [] Et ivi predic con tanto fervore, che li homini et le donne de quello castello
per grande devotione volevano andarli derietro et abandonare el castello; []. Allora pens de fare el
terzo Ordine per salute universale de tucti
La tradizione locale parla addirittura della vestizione, da parte dello stesso santo, del primo seguace
di questo stile di vita laicale: il beato Lucio Modestini da Cannara Il celebre avvenimento
raffigurato anche in un affresco intitolato l'istituzione del Terz'ordine francescano, dipinto
cinquecentesco del pittore Baldassarre Croce dove chiaramente visibile, alle spalle del santo, il
castello di Cannara. L'opera si trova nella cappella papale di San Pio V nella basilica di Santa Maria
degli Angeli alla Porziuncola. Sotto l'affresco si legge "De mundi contemptu dicentem Franciscum /
Canarienses turmatim sequi cupiunt / his ad sua remissis tertium ordinem / primo patriarca
instituit".
In alcune versioni pi tardive de I fioretti al posto di "Cannaia" (ovvero Cannara) si legge Carnano
localit nel comune di Montecchio in provincia di Terni o "Savurniano ma si tratta molto
probabilmente di trascrizioni errate dettate da forme campanilistiche del tempo.
I primi laici francescani sono comunemente ritenuti i beati Lucchese e Buonadonna da Poggibonsi,
contemporanei del Santo. Proprio con riferimento alla conversione del mercante Lucchese e all'abito
penitenziale che, insieme a sua moglie, ricevette da San Francesco, alcuni riconoscono la nascita del
Terz'ordine francescano proprio a Poggibonsi, paese della Toscana.

Personalit che aderirono al Terz'ordine francescano
Santi e Beati

Santa Caterina da Genova, beato Lucchese e la beata Buonadonna, santa Elisabetta d'Ungheria, santa
Rosa da Viterbo, san Luigi IX re di Francia, san Rocco, la beata Angela da Foligno, santa Brigida di
Svezia, sant'Elisabetta del Portogallo, il beato Raimondo Lullo, il beato Francesco Fa di Bruno, beata
Eurosia Fabris Barban, beata Paola Gambara Costa, beato Iacopone da Todi, san Tommaso Moro,
sant'Angela Merici, santa Maria Francesca delle Cinque Piaghe, beato Contardo Ferrini, beato
Giuseppe Tovini, sant'Elzeario da Sabrano, beato Giovanni Pelingotto, beato Giovanni Saziari, san
Mattia Feng De, beato Pier Pettinaio, beata Caterina regina di Bosnia, beata Lucia da Caltagirone,
beata Iolanda di Polonia, beata Margherita Bays, beata Michelina da Pesaro, beata Salomea da
Cracovia regina d'Ungheria, san Carlo Borromeo, san Luigi Orione, san Giovanni Maria Vianney,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 110

beato Pio IX, san Giuseppe Cafasso, san Giovanni Bosco, san Giuseppe Benedetto Cottolengo, san
Leonardo Murialdo, beato Andrea Carlo Ferrari, il beato Francesco Jagerstatter, il santo Giovanni
XXIII, i beati Luigi Beltrame Quattrocchi e Maria Corsini, il beato Giovanni Saziari, il beato Giuseppe
Toniolo, santo Arcangelo Tadini e molti altri.

Venerabili
Antonino da Patti, Giacomo Gaglione, Paolo Pio Perazzo, Lucia Bocchino, Maria Clotilde di Borbone
regina di Sardegna, Egidio Bullesi, Robert Schuman, Leone Dehon, Ludovico Necchi, Armida Barelli,
Francesca Caterina di Savoia, Maria Apollonia di Savoia, Concetta Bertoli, Genoveffa de Troia e tanti
altri.

Servi di Dio
Antonio Natoli detto Antonino (Padre) di Patti, Marianna Nasi Pullini, Teresa e Giuseppina
Comoglio, Carlo Tancredi Falletti e Juliette Colbert, marchesi di Barolo, papa Paolo VI, Giorgio La
Pira, Giulio Salvadori, Luigi Avellino, Luigi Cappa, Settimio Manelli e Licia Gualandris, Sergio
Bernardini e Domenica Bedonni, Vincenzo Ronca, Carolina Bellandi, Filomena Giovanna Genovese,
Teresa Gardi, Ludovico Coccapani, Don Tonino Bello, e altri.

Altri
Molte altre personalit celebri aderirono al Terz'ordine francescano: fra i pi noti la mistica
piemontese Rosina Ferro, la regina di Bulgaria Giovanna di Savoia, Silvio Pellico, Margherita Botto e
Francesca Badioli (vedove della Seconda guerra mondiale), Giotto, Dante Alighieri, Francesco
Petrarca, Battista Sforza, Cristoforo Colombo, Lucrezia Borgia, Amerigo Vespucci, Alessandro Volta,
Luigi Galvani, Ettore Thesorieri, Andr-Marie Ampre, papa Leone XIII, Mario Fani, Giovanni Papini,
Giosu Borsi, Giuseppe Dossetti, Eugenio Biamonti, Cristoforo Ferdinando Giuseppe Pio Concini,
Giuseppina Durando, Ulf Gudmarsson marito di Santa Brigida, Giuliano Antoniotto Adorno marito
di Santa Caterina da Genova.

Giovent Francescana

Uniti nella gioia
(Motto della Gi.Fra. d'Italia)
La Giovent Francescana un movimento cattolico (definito fraternit) di giovani cattolici (detti
"gifrini") di et compresa tra i 14 e i 30 anni, che condividono e vivono il Vangelo seguendo l'esempio
di Francesco d'Assisi. chiamata anche con l'acronimo Gi. Fra., o meglio Gifra.
Il movimento fa parte del cosiddetto terzo ordine della famiglia francescana (il primo costituito dai
frati, il secondo dalle clarisse), e la sua naturale evoluzione l'Ordine Francescano Secolare. Da esso,
tuttavia, se ne distacca per organizzazione (la Gi.Fra. dotata di un proprio statuto, "Il Nostro
Volto") e per la durata dell'esperienza (la Professione nell'OFS perpetua, mentre l'esperienza Gi.Fra.
limitata all'et giovanile).
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 111


La Fraternit

La forma di vita e le norme organizzative della fraternit sono raccolte nello statuto della Giovent
Francescana, denominato "Il Nostro Volto". Esso si ispira al testo della regola dell'Ordine
Francescano Secolare (OFS).
Forma di vita
I giovani entrano a far parte della Fraternit tramite la Promessa, atto con il quale i giovani
assumono o rinnovano annualmente gli impegni di vita evangelica propri della Gi.Fra.: "l'Eucaristia
come centro, il Vangelo come guida, la Chiesa come madre, i poveri e gli ultimi come fratelli"[1].
Riconoscono come documento ispirazionale della propria vita la regola dell'OFS: in particolare, i
giovani sono chiamati a:
ricercare la persona di Cristo nei fratelli, nella Sacra Scrittura, nella Chiesa e nelle Azioni
Liturgiche
farsi testimoni tra gli uomini, annunciando Cristo con la vita e con la parola
conformare il proprio modo di pensare e di agire a quello di Cristo, mediante un radicale
mutamento interiore che nel Vangelo definito conversione (perci devono considerare
segno privilegiato di questo cammino il sacramento della Riconciliazione)
fare della preghiera l'anima del proprio essere e del proprio operare
venerare in modo particolare la Vergine Maria, imitandone la disponibilit
cercare nel distacco e nell'uso una giusta relazione con i beni terreni, semplificando le proprie
esigenze
accogliere tutti gli uomini con umilt e cortesia, come dono del Signore
esercitare con competenza le proprie responsabilit, nello spirito cristiano di servizio
promuovere la giustizia con iniziative coraggiose (individuali o comunitarie), impegnandosi in
scelte coerenti con la propria fede
reputare il lavoro come dono e come partecipazione alla creazione, redenzione e servizio della
comunit umana
vivere lo spirito francescano nelle proprie famiglie
ricercare le vie dell'unit e dell'intesa attraverso il dialogo
avere rispetto per le altre creature, animate ed inanimate.
Norme organizzative
La Gi.Fra. in Italia articolata in Fraternit operanti su tre diversi livelli (locale, regionale e
nazionale). Ogni Fraternit composta da due organismi principali:
l'Assemblea, avente potere legislativo e deliberativo; a livello locale formata da tutti i promessi
della Fraternit locale, a livello regionale e nazionale formata dal Consiglio di pari grado, pi i
presidenti ed un congruo numero di consiglieri del livello immediatamente inferiore.
il Consiglio, rinnovato ogni due anni (tre a livello nazionale) dall'Assemblea di pari grado, avente
potere esecutivo ed avente il compito di animare la Fraternit di propria competenza e di
rappresentarla al livello superiore. formato da un Presidente, un Vicepresidente ed un numero
variabile di Consiglieri.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 112

Per venire incontro alle esigenze di ognuno, nei momenti formativi spesso la Gi.Fra. si pu
suddividere in fasce d'et:
Adolescenti (14-17 anni)
Giovani (18-22 anni)
Giovani-Adulti (23-30 anni)
L'Assistenza e l'Animazione fraterna
Ogni Fraternit assistita da un Assistente Spirituale, cio un frate che cura la crescita spirituale dei
giovani. Inoltre, in ogni consiglio (locale, regionale e nazionale) presente un laico delegato
dell'OFS, denominato in genere Animatore Fraterno, con il compito di aiutare i giovani francescani
nel loro cammino e di curare i rapporti tra la Gi.Fra. e l'OFS.

La Promessa

Il momento della Promessa si svolge di norma durante una celebrazione Eucaristica, dopo l'omelia. I
giovani che intendono rinnovare la Promessa si dispongono davanti all'altare e recitano il testo della
Promessa.

O Padre nostro amoroso,
Tu ci hai radunati nella Fraternit della Giovent Francescana di ....
per manifestare il disegno di amore che hai su ciascuno di noi.
Per rispondere a questo dono mirabile
promettiamo di vivere la nostra giovinezza immersa nel Cristo Tuo Figlio,
sull'esempio del mite poverello di Assisi.
Vogliamo essere una comunit di fede che ha
l'Eucarestia come centro,
il Vangelo come guida,
la Chiesa come Madre,
i poveri e gli ultimi come fratelli.

Ci impegnamo agli occhi di tutti,
quali discepoli che ti seguono alla luce del giorno:
pronti a donarci ad ogni richiamo di bene
per essere araldi del tuo pacifico regno.
Accogli, Padre Santo, questa nostra umile offerta
che affidiamo alla Vergine Santa,
e rendici perseveranti nel tuo Amore.
Amen.

Storia Giovent Francescana d'Italia http://www.gifra.org/

La GiFra nasce ufficialmente nel 1948. Presso i frati Minori, il ministro generale, padre Pacifico
Perantoni, riunisce in un'unica federazione (chiamata inizialmente GIFRAC: Giovent Francescana
di Azione Cattolica) tutti i circoli giovanili guidati dai frati dell'Ordine.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 113

Presso i frati minori Cappuccini, invece, la Giovent Francescana viene fondata nel 1948 come
confederazione dei gruppi giovanili di Campobasso, Milano, Ascoli Piceno e Firenze, confederazione
gradualmente estesa negli anni seguenti ad altri circoli giovanili guidati sempre dai Cappuccini.
Negli anni cinquanta anche i frati minori Conventuali iniziano una graduale promozione della GiFra
tra i propri gruppi giovanili.
Nel 1958, dopo appena dieci anni, all'interno della GiFra sono gi presenti 453 gruppi sparsi in tutto il
territorio nazionale. Nel 1954 i Cappuccini approvano il primo statuto GiFra (accolto nel 1958 anche
dai frati minori Conventuali). Nel 1968 i Cappuccini iniziano l'elaborazione del secondo statuto
GiFra, "Il nostro volto" (approvato nel 1971), valevole subito anche per i gruppi guidati dai frati
Minori e accolto successivamente (1974) dalle comunit dei frati minori Conventuali.
Nella seconda met degli anni settanta si manifesta l'esigenza di un nuovo documento nazionale per
tutti i giovani appartenenti alle fraternit Gifra. Le assemblee nazionali interobbedienziali di Viterbo
(1977), Nola (1978) e Seiano (1980) portano all'elaborazione di una prima bozza di quello che diverr
dopo pochi anni la "forma di vita" o terzo statuto GiFra.
Il testo provvisorio sottoposto all'attenzione del Consiglio internazionale dell'Ordine Francescano
Secolare, a cui viene anche richiesta la formulazione di alcune linee orientative per la Giovent
Francescana di tutto il mondo (nel frattempo infatti l'esperienza della GiFra italiana si estesa ad
altre nazioni). Infine l'Assemblea nazionale interobbedienziale riunitasi a Paestum nel luglio del 1984
approva il testo definitivo dello statuto, adattato alle linee internazionali della GiFra.
Sin dall'inizio le fraternit si distinsero a seconda dell'ordine di appartenenza del padre assistente
(frati minori, frati minori cappuccini, frati minori conventuali, Terz'Ordine Regolare): questa
divisione, parallelamente a quanto accaduto per l'OFS, si rispecchi anche nelle istituzioni, portando
cos alla formazione di quattro entit diverse (recanti lo stesso nome Gi.Fra.) ma con strutture e
percorsi formativi separati.
Dal 2001 iniziato, su iniziativa dell'Assemblea Nazionale Interobbedienziale, un cammino per
riunire tutte le fraternit Gi.Fra. in un'unica fraternit nazionale. Questo cammino, nonostante
qualche difficolt, ha portato alla formazione, il 1 settembre 2002, del primo Consiglio Nazionale
Unitario al quale, tuttavia, la Giovent Francescana assistita dai Frati Minori non ha aderito,
mantenendo una sua struttura propria ed elaborando un autonomo percorso sfociato nella
elaborazione di un Progetto Educativo Pastorale e Vocazionale, dal titolo "Un luminoso ideale di
vita" (dalle parole che Giovanni Paolo II utilizz per definire il carisma francescano), che racchiude le
peculiarit del cammino Gi.Fra. Minori.
La "questione unitaria" si conclusa a giugno 2009 con l'unificazione definitiva di tutte le fraternit
Gi.Fra., su esortazione della Conferenza dei Ministri Provinciali dei Frati Minori d'Italia.
Nel febbraio 2010 si celebrato il primo capitolo elettivo nazionale completamente unitario.


Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 114

Le preghiere
LAUDI A DIO ALTISSIMO



PREGHIERA, LODE, RENDIMENTO DI GRAZIE

Questa stupenda preghiera fa parte della regola non bollata e si trova nel capitolo XXIII. stata definita: ...una
confessione lirica nella quale si pu ad-ditare il Credo sublime di S. Francesco (P.S. da Campagnola). Il Serafico
Padre, dopo aver reso grazie alle tre Persone della Santissima Trinit, invita Maria Santissima, I Cori angelici e
tutti i Santi a rendere grazie al sommo e vero Dio. Anche noi rendiamo grazie a Dio altissimo e sommo.

Onnipotente, altissimo,
santissimo e sommo Dio,
Padre santo e giusto,
Signore Re del cielo e della terra,
per te stesso ti rendiamo grazie,
poich per la tua santa volont
e per l'unico tuo Figlio nello Spirito Santo,
hai creato tutte le cose spirituali e corporali,
e noi fatti a immagine tua e a tua somiglianza
hai posto in Paradiso;

e noi per colpa nostra siamo caduti.

E ti rendiamo grazie,
perch, come tu ci hai creato,
per mezzo del tuo Figlio,
cos per il vero e santo tuo amore,
col quale ci hai amato,
hai fatto nascere lo stesso vero Dio
e vero uomo dalla gloriosa
sempre vergine beatissima santa Maria,
e per la croce,
il sangue e la morte di Lui
ci hai voluti liberare e redimere.

E ti rendiamo grazie,
poich lo stesso tuo Figlio
ritorner nella gloria della sua maest
per destinare i reprobi
che non fecero penitenza e non ti conobbero,
al fuoco eterno
e per dire a tutti coloro che ti conobbero
e ti adorarono e servirono nella penitenza:

Venite Benedetti dal Padre mio,
entrate in possesso del regno
e che vi stato preparato
fin dalle origini del mondo.

E poich tutti noi miseri e peccatori
non siamo degni di nominarti
supplici preghiamo
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 115

che il Signore nostro Ges Cristo
Figlio tuo diletto
nel quale ti sei compiaciuto,
insieme con lo Spirito Santo Paraclito
ti renda grazie,
cos come a te e ad essi piace,
per ogni cosa
Lui che ti basta sempre in tutto
e per il quale a noi hai fatto cose tanto grandi. Alleluia.

E per il tuo amore umilmente preghiamo
la gloriosa e beatissima
Madre sempe vergine Maria,
il beato Michele, Gabriele, Raffaele
e tutti i cori degli spiriti celesti:

Serafini, Cherubini, Troni,
Dominazioni, Principati, e Potest,
Virt, Angeli e Arcangeli;

il beato Giovanni Battista, Giovanni Evangelista,
Pietro, Paolo,
e i beati Patriarchi e profeti,
i santi innocenti, gli apostoli e gli evangelisti,
i discepoli, i martiri, i confessori, le vergini,
i beati Elia e Enoch
e tutti i santi che furono e saranno e sono,
affinch rendano grazie a Te
sommo e vero Dio,
eterno e vivo con il Figlio tuo carissimo
Signore nostro Ges Cristo
e con lo Spirito Santo Paraclito
nei secoli dei secoli Amen.
Alleluia.



SIGNORE IDDIO

Questa preghiera, alquanto diversa, da quella che al capitolo 23 conclude la prima Regola dei Frati Minori,
Bartolomeo da Pisa la ri-porta nel suo libro De Conformitate, come conclusione della stessa Regola.

Signore Iddio,
che tutti ti possiamo amare con tutto il cuore,
con tutta l'anima,
con tutta la mente,
con tutta la capacit e la forza
con tutto l'intelletto e con tutte le potenze,
con tutta l'intensit,
con tutto l'affetto,
con tutto il nostro intimo,
con tutto il desiderio e la volont:

perch tu, o Signore,
a noi hai dato e ancora dai tutto il tuo corpo
e tutta l'anima tua e la tua vita intera!
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 116


Tu che ci hai creati,
ci hai redenti
e per sola tua misericordia ci salverai;

tu che hai fatto e fai ogni bene a noi,
miserabili e miseri come siamo,
putridi e fetidi, ingrati e cattivi.

Che null'altro,
dunque, possiamo noi sapere,
null'altro desiderio,
null'altro volere,
in null'altro trovare piacere o diletto,
se non in te,
che sei Creatore e Redentore
e Salvatore nostro:

in te che sei solo vero Dio,
pienezza di bene,
ogni bene, tutto il bene,
vero e sommo bene,
che solo sei buono,
pio e mite, soave e dolce;

che solo sei santo
e giusto, vero e retto;

che solo sei benigno,
innocente e puro.

Da te, per te e in te
tutto il perdono,
tutta la grazia,
tutta la gloria di tutti i penitenti
e giusti e di tutti i beati
che insieme godono nel cielo.

Nulla, dunque, o Signore,
ci separi, nulla ci divida,
nulla ci impedisca dall'amarti
ovunque e in ogni tempo,
ogni giorno e di continuo,
in verit e con umilt
e di portare sempre in cuore te, vero Dio.

Che sempre ti possiamo amare ed onorare,
adorare e servire,
lodare e benedire e glorificare,
sempre magnificare ed esaltare.

E grazie, Signore!

grazie a te, altissimo e sommo Iddio
Trinit ed Unit,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 117

Padre e Figlio e Spirito Santo,
Creatore di tutto.

Salvatore di quanti credono
e sperano in te e te amano;

che sei senza principio e senza fine,
ammirabile, invisibile, inenarrabile,
ineffabile, incomprensibile,
imperscrutabile, benedetto,
lodevole, glorioso
e superesaltato, sublime,
eccelso, amabile,
soave, dilettevole
tutto sempre sopra ogni cosa
desiderabile nei secoli dei secoli.
Amen.

Bartolomeo da Pisa: De conformitate, fruct. XXIII, p. Il - FF 70-73



LODI DI DIO ALTISSIMO

Queste Lodi ci sono pervenute autograte del Santo, perch scritte da lui stesso sul verso della pergamena che
contiene la Benedizione a frate Leone. Nei lato della pergamena (riferiscono le Fonti Francescane) che contiene la
Benedizione a frate Leone, sopra di essa, da altra mano e con inchiostro rosso scritto: Il beato Francesco, due
anni prima della sua morte, fece una quaresima sul monte della Verna, ad onore della beata Vergine Maria, Madre
di Dio e del beato Michele arcangelo, dalla festa dell'Assunzione di santa Maria vergine fino alla festa di San
Mi-chele arcangelo; e la mano di Dio tu su di lui mediante la visio-ne e le parole del serafino e l'impressione delle
stimmate di Cri-sto nel suo corpo; compose allora queste laudi che sono scritte nel retro di questo foglio, e le
scrisse di sua mano, rendendo grazie al Signore per il beneficio a lui concesso. Anche Tommaso da Celano nella
Vita Seconda cap. XX, 49 ci rende testimonianza del tatto: Un giorno Francesco lo chiama (frate Leone): Portami
- gli dice - carta e calamaio, perch voglio scrivere le parole e le lodi del Signore, come le ho meditate nel mio
cuore. Subito gli port quanto aveva chiesto, ed egli, di sua mano, scrisse le lodi di Dio e le parole che aveva in
animo. Alla fine ag-giunse la benedizione del frate e gli disse: Prenditi questa car-ta e custodiscila con cura fino
al giorno della tua morte. La data di composizione dunque chiara: Settembre 1224.

Tu sei santo, Signore Iddio unico,
che fai cose stupende.

Tu sei forte
Tu sei grande
Tu sei lAltissimo
Tu sei il Re onnipotente
Tu sei il Padre santo,
Re del cielo e della terra.

Tu sei trino e uno,
Signore Iddio degli dei
Tu sei il bene,
tutto il bene, il sommo bene
Signore Iddio vivo e vero.

Tu sei amore, carit
Tu sei sapienza
Tu sei umilt
Tu sei pazienza
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 118

Tu sei bellezza
Tu sei sicurezza
Tu sei la pace
Tu sei gaudio e letizia
Tu sei la nostra speranza
Tu sei giustizia
Tu sei temperanza
Tu sei ogni nostra ricchezza.

Tu sei bellezza
Tu sei mitezza
Tu sei il protettore
Tu sei il custode e il difensore nostro
Tu sei fortezza Tu sei rifugio.

Tu sei la nostra speranza
Tu sei la nostra fede
Tu sei la nostra carit
Tu sei tutta la nostra dolcezza
Tu sei la nostra vita eterna
grande e ammirabile Signore,
Dio onnipotente,
misericordioso Salvatore.



COMMENTO AL PATER NOSTER

Lo potremmo chiamare un breve florilegio di considerazioni sulla Preghiera domenicale. Il Padre Nostro
sempre stato argomento di meditazione in tutti i secoli e di tutti i santi. S. Francesco ci ha lasciato questo breve
scritto, che forse doveva servire da meditazione anche ai suoi Frati, specialmente ai pi semplici che non avevano
studiato.

Santissimo Padre nostro: Creatore, Redentore, Consolatore e Salvatore nostro.

Che sei nei cieli: negli Angeli e nei santi, illuminandoli a conoscere che tu, Signore, sei luce;
infiammandoli ad amare, perch tu, Signore, sei amore inabitando in essi, pienezza della loro gioia,
poich tu, Signore, sei il sommo bene, eterno, dal quale viene ogni bene, senza il quale non vi alcun
bene.

Sia santificato il tuo nome: si faccia pi chiara in noi la conoscenza di te, per poter vedere
l'ampiezza dei tuoi benefici, l'estensione delle tue promesse, i vertici della tua maest, le profondit
dei tuoi giudizi.

Venga il tuo regno: affinch tu regni in noi per mezzo della grazia e tu ci faccia giungere al tuo
regno ove v' di te una visione senza ombre, un amore perfetto, un'unione felice, un godimento
senza fine.

Sia fatta la tua volont come in cielo cos in terra: affinch ti amiamo con tutto il cuore, sempre
pensando a te; con tutta l'anima, sempre desiderando te; con tutta la mente, orientando a te tutte le
nostre intenzioni e in ogni cosa cercando il tuo onore. E con tutte le nostre forze, spendendo tutte le
nostre energie e sensibilit dell'anima e del corpo a servizio del tuo amore e non per altro; e affinch
amiamo il nostro prossimo come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore,
godendo dei beni altrui come dei nostri e compatendoli nei malie non recando offesa a nessuno.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 119

Dacci il nostro pane quotidiano: il tuo diletto Figlio, il Signore nostro Ges Cristo, d a noi oggi: a
ricordo e a riverente comprensione di quell'amore che ebbe per noi, e di tutto ci che per noi disse,
fece, e pat.

E. rimetti a noi i nostri debiti: per la tua ineffabile misericordia, in virt della passione del Figlio
tuo e per l'intercessione -e i meriti della beatissima Vergine Maria e di tutti i tuoi santi.

Come noi li rimettiamo ai nostri debitori: e quello che noi non sappiamo pienamente perdonare,
tu, Signore, fa che pienamente perdoniamo, s che, per amor tuo, si possa veramente amare i nostri
nemici e si possa per essi, presso di te, devotamente intercedere, e a nessuno si renda male per male,
e si cerchi di giovare a tutti in te.

E non ci indurre in tentazione: nascosta o manifesta, improvvisa o insistente.

E liberaci dal male: passato, presente e futuro. Amen.

Gloria al padre, e al Figlio e allo Spirito Santo, Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei
secoli. Amen.



LODI PER OGNI ORA

Queste lodi il Serafico Padre le ha desunte in parte dalla Sacra Scrittura, e venivano recitate prima di ogni ora del
Divino Ufficio e dell'Ufficio della Passione e della Vergine, ed erano recitate subito dopo il Santissimo Padre
Nostro.

Santo, santo, santo
il Signore Iddio onnipotente,
che , che era e che verr.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Degno il Signore Dio nostro
di ricevere la lode,
la gloria e l'onore e la benedizione.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Degno l'Agnello,
che stato ucciso,
di ricevere la potenza e la divinit
e la sapienza e la fortezzae
l'onore e la gloria e la benedizione.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Benediciamo il Padre
e il Figlio con lo Spirito Santo.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Benedite il Signore,
opere tutte del Signore.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 120

Date lode a Dio,
voi tutti, suoi servi
e voi che temete Iddio,
piccoli e grandi

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Lodino Lui glorioso
i cieli e la terra
e ogni creatura
che nel cielo e sulla terra,
il mare e le creature che sono in esso.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Gloria al Padre
e al Figlio e allo Spirito Santo.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.

Come era nel principio
e ora e sempre
e nei secoli dei secoli. Amen.

Lodiamolo ed esaltiamolo in eterno.



ONNIPOTENTE, SANTISSIMO

Con questa Orazione, il Santo concludeva la preparazione alla recita deIl'Ufficio della Passione del Signore che
era la pre-ghiera quotidiana dei frati quando non avevano ancora i breviari.

Onnipotente, santissimo
altissimo e sommo Iddio,
che sei il sommo bene,
tutto il bene,
ogni bene,
che solo sei buono,
fa che noi ti rendiamo ogni lode,
ogni gloria,
ogni grazia,
ogni onore,
ogni benedizione,
e tutti i beni.

Fiat. Fiat. Amen.


PREGHIERA PRIMA DELL'UFFICIO DIVINO

Bartolomeo da Pisa la chiama Preghiera prima delle ore cano-niche. S. Francesco, prima di iniziare la recita
dell'Ufficio divino era solito recitare questa preghiera.

Onnipotente, eterno, giusto
e misericordioso Iddio,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 121

concedi a noi miseri di fare,
per tua grazia,
ci che sappiamo che tu vuoi,
e di volere sempre ci che ti piace,
affinch purificati nell'anima
affinch interiormente illuminati
e accesi dal fuoco dello Spirito Santo,
possiamo seguire le orme del Figlio tuo,
il Signore nostro Ges Cristo,
e a Te, o Altissimo,
giungere con l'aiuto della tua sola grazia.

Tu che vivi e regni glorioso
nella Trinit perfetta
e nella semplice Unit,
Dio Onnipotente
per tutti i secoli dei secoli.
Amen.



TEMETE DIO

Mariano Fiorentino (+1523) afferma che queste Lodi erano nel Convento dell'Eremita (Terni), e che erano
autografe di S. Francesco.

Temete Dio e dategli gloria.

Il Signore,
E degno di ricevere la lode e l'onore.

Lodate il Signore

Tutti voi che lo temete.

Ave Maria, piena di grazia, il Signore con te.

Cielo e terra date a Lui la lode.

Fiumi tutti lodate il Signore.

Benedite, Figli di Dio il Signore.

Questo il giorno che ha fatto il Signore,
rallegriamoci ed esultiamo.

Alleluia. Alleluia. Alleluia! O Re d'israele!

Ogni vivente dia lode al Signore.

Lodate il Signore, perch buono;
tutti voi che leggete queste cose,
benedite il Signore.

Creature tutte, benedite il Signore.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 122

Uccelli tutti del cielo,
lodate il Signore.

Fanciulli tutti
lodate il Signore.

Giovani e fanciulle
lodate il Signore.

L'Agnello che stato immolato
degno di ricevere
lode, gloria e onore.

Sia benedetta la santa Trinit
e l'indivisa Unit.

San Michele Arcangelo,
difendici nella lotta.



MIO DIO E MIO TUTTO!

Questa preghiera riportata da Bartolomeo da Pisa, nelle sue Conformitates, come preghiera quotidiana di San
France-sco. Anzi, Bartolomeo scrive che il Serafico passava delle notti intere meditando su queste parole. Il Santo
davanti alla immensit di Dio si umilia fino a chiamarsi vermiciattolo!

Mio Dio e mio tutto!

Chi siete voi,
mio dolcissimo Signore Iddio,
e chi sono io,
io povero vermiciattolo,
vostro servo?...

Signore santissimo
io vorrei amarvi

Signore mio Dio,
io vi dono tutto il cuor mio
e lo desidero ardentemente
fare sempre di pi,
se almeno lo potessi compiere.

SIGNORE MIO IDDIO

Il Santo, secondo lo scrittore dei Fioretti (Cap. XIX), la pronun-ci a S Damiano, dove era andato e dove santa
Chiara gli ave-va preparato una celluzza di cannucce nella quale egli si po-tesse meglio riposare. Ma santo
Francesco tra per lo dolore della infermit e per la multitudine de' surci che gli tacevano grandissima noia, punto
del mondo non si potea posar n di d, n di notte. E sostenuto pi d quella pena, e tribulazione, cominci a
pen-sare e a conoscere che quello era uno flagello di Dio per li suoi peccati; e incominci a ringraziare Iddio con
tutto il cuore e con la bocca e poi gridava ad alte voci e disse:

Signore mio Iddio,
io sono degno di questo
e di troppo peggio.

Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 123

Signore mio Ges Cristo, pastore buono,
il quale a noi peccatori
hai posta la tua misericordia;

in diverse pene e angoscie corporali,
Concedi grazia e virt
tu a me, tua pecorella,
che per nessuna infermit,
n angoscia o dolore
io mi separi da te.



O SIGNORE MIO

Questa preghiera fa parte di un mattutino, o lode a Dio veramen-te straordinario e stupendo che, un giorno
San Francesco non avendo il Breviario per l'Ufficio Divino, componeva come gli detta-va la sua umilt, e cos Frate
Leone doveva rispondere: Veramente tu se' degno d'esser messo tra i maledetti. Ma Frate Leone, ispira-to da Dio
rispose: O frate Francesco, Iddio ti far tale, che tra li be-nedetti tu sarai singolarmente benedetto.

Signore mio,
del cielo e della terra
io ho commesso contro a te
tante iniquit e tanti peccati,
che al tutto io son degno
d'esser da te maladetto.



RINGRAZIAMENTO PER LE CONSOLAZIONI

Il Santo istruiva i suoi Frati a ringraziare Dio delle consolazioni ricevute nella preghiera e diceva loro: Quando il
servo di Dio nella preghiera visitato dal Signore con qualche nuova consolazione, deve prima di terminare
alza-re gli occhi al cielo e dire al Signore a mani giunte:

Tu, o Signore
hai mandato dal cielo
questa dolce consolazione
a me indegno peccatore:

io te la restituisco,
affinch tu me la metta in serbo,
perch io sono un ladro del tuo tesoro.

Signore,
toglimi il tuo bene in questo mondo
e conservamelo per il futuro.



PREGHIERA PER IL TEMPO DI MALATTIA

L'origine di questa preghiera ce la racconta S. Bonaventura nella Leggenda Maggiore (Capo XIV, 2) dove
riportata. La pronunci poco prima di morire. Scrive il Santo Dottore: Una volta, vedendolo tormentato pi del
solito da dolori lancinanti, un frate molto semplice gli disse: "Figliolo, prega il Signore che ti tratti un po meglio,
perch sembra che faccia pesare la mano su di te pi del dovuto. A quelle parole, il Santo esclam con un grido:
"Se non cono-scessi la tua schiettezza e semplicit, da questo momento io avrei in odio la tua compagnia, perch
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 124

hai osato ritenere disco-tibili i giudizi di Dio a mio riguardo". E, bench stremato dalla lunga infermit, si butt a
terra, bat-tendo le ossa indebolite nella cruda caduta. Poi baci la terra dicendo:

Ti ringrazio, Signore Iddio,
tutti questi miei dolori;

prego, o Signore mio,
di darmene cento volte di pi,
se cos ti piace.

Io sar contentissimo, se tu mi affliggerai
e non mi risparmierai il dolore,
Perch adempiere alla tua volont,
per me consolazione sovrappiena.



SIGNOR MIO

Siamo nel settembre 1224, qualche giorno prima dell'impres-sione delle Stimmate. notte fonda. Il Santo in
colloquio con Dio: il Signore chiede al suo servo tre doni e il Poverello risponde:

Signor mio,
io sono tutto tuo,
tu sai bene che io non ho altro
che la tonaca e la corda
e li panni di gamba,
e anche queste tre cose sono tue.

Che posso dunque io offrire
o donare alla tua maest?



BENEDICIAMO IL SIGNORE IDDIO

Con questa Orazione il Santo concludeva ogni ora dell'Ufficio della Passione del Signore.

Benediciamo il Signore Iddio
vivo e vero,
e rendiamo a Lui la lode,
la gloria, l'onore
e ogni bene per sempre.
Amen. Amen. Fiat. Fiat.



INVOCAZIONI

Queste brevi Invocazioni, o giaculatorie, il Padre Serafico le ha pronunciate nelle pi svariate circostanze. Alcune
le ripeteva spesso, anche per notti intere; altre in momenti solenni o parti-colari. La seguente invocazione la
pronunci quando, insieme a Ber-nardo da Quintavalle e Pietro Cattani, decisero di andare dal sa-cerdote, perch
leggesse loro il Vangelo. per sapere cosa do-vessero farne dei loro beni.

Sgnore Dio,
Padre della gloria,
ti supplichiamo
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 125

che, nella tua misericordia,
tu ci riveli
quello che dobbiamo fare!


Dopo giorni e notti di dolori e di molestie: Vedendosi, scrive l'Anonimo dello "Specchio di perfezione", Francesco
tor-mentato da tante afflizioni, una notte, mosso a piet di se stes-so, diceva:


Signore,
Vieni in mio aiuto
guarda alle mie infermit,
affinch io sappia
sopportare pazientemente!


Francesco in viaggio verso la Puglia. Giunto a Spoleto, duran-te la notte nel dormiveglia ud una voce che gli
diceva: Chi pu meglio trattarti: il Signore o il servo?. Rispose: il Signore. Replic la voce: E allora perch
abbandoni il Signore per il servo: il principe per il dipendente?. Dbbiamo rispondere anche noi, come rispose S.
Francesco:

Sgnore,
che vuoi ch'io faccia?

Francesco sta attraversando il Montefeltro, siamo nel 1213 1214, proveniente dall'Umbria diretto in Romagna e
arriva a S. Leo: ...vassene in sulla piazza, dicono i Fioretti, dove era radunata tutta la moltitudine di questi
gentili uomini, e in fervore di spirito mont in su uno muricciunlo e cominci a predicare proponen-do per tema
della sua predica questa parola in volgare:

Tanto quel bene
ch'io aspetto,
che ogni pena
m diletto

San Bonaventura (Leggenda Maggiore (Cap. 111,2) che ci di-ce che il Santo era solito rivolgere questo saluto: In
ogni sua predica, all'esordio del discorso, salutava il popolo con l'augu-rio di pace, dicendo:

Il Signore
vi dia la pace!

Anche la seguente giaculatoria, S. Francesco la ripet per una notte intera e fu motivo che indusse il Beato
Bernardo di Quintavalle a seguire il Santo. Dicono i Fioretti (Cap. Il): santo Francesco, credendo veramente che
messere Ber-nardo dormisse, in sul primo sonno, si lev dal letto e puosesi in orazione levando gli occhi e le mani
al cielo, e con grandissi-ma devozione e fervore, diceva: "Iddio mio, Iddio mio", e cos dicendo e forte lagrimando
istette fino al mattutino, sempre ri-petendo: "Iddio mio, Iddio mio", e non altro.

Dio mio!
Dio mio!

Ci riferisce Tommaso da Celano cap. Xl, 26, che una volta S. Francesco si ritir in un luogo adatto per la preghiera.
Vi rimase a lungo invocando con timore e tremore il Dominatore di tutta la terra, ripensando con amarezza agli
anni passati malamente e ripetendo:

Oh Dio,
sii propizio
a me peccatore.

Frate Leone, dicono i Fioretti (3 Considerazione delle Sacre Stimmate) una notte non trovando il Santo nella sua
cella, lo an-d a cercare per la selva, e finalmente egli ud la voce di Santo Francesco e, appressandosi, il vid
stare ginocchioni in orazio-ne con la faccia e con le mani levate al cielo, e in fervore di spi-rito dicea:
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 126



Chi sei tu,
o dolcissimo Iddio mio?

Che sono io,
vilissimo vermine
e disutile servo tuo?


LODI DELLE VIRT

l'encomio delle virt tipicamente francescane. Viene citato il titolo e l'inizio anche nella Vita seconda di
Tommaso da Ce-leno (cap. CXLII 189), il quale scrive: Il Santo praticava perso-nalmente con una cura particolare
e amava negli altri la santa semplicit, figlia della grazia, vera sorella della sapienza, madre della giustizia. Non
che approvasse ogni tipo di semplicit, ma quella soltanto che, contenta del suo Dio, disprezza tutto il resto... E
questa la semplicit che il Padre esigeva nei frati letterati e in quelli senza cultura, perch non la riteneva
contraria alla sapienza, ma giustamente, sua sorella germana Non possibile datare la sua composizione, ma
si propende a fissarla dopo il soggiorno orientale di Francesco, per il concetto tipicamente orientale di
sottomissione dell'uomo a tutte le crea-ture.

O regina Sapienza,
il Signore ti salvi con tua sorella,
la pura e santa Semplicit.

Signora santa Povert,
il Signore ti salvi con tua sorella,
la santa Umilt.

Signora santa Carit
il Signore ti salvi con tua sorella
la santa Obbedienza.

Santissime virt tutte,
il Signore vi salvi,
dal quale procedete e venite.

Quasi non c' uomo al mondo
che possa avere per s una sola di voi
se prima non muore.

Chi ne ha una
e le altre non offende, le ha tutte
e chi ne offende una
non ne ha alcuna e le offende tutte;
e ciascuna confonde i vizi e i peccati.

La santa Sapienza confonde satana
tutte le sue insidie.

La pura e santa Semplicit
confonde ogni sapienza di questo mondo
e la sapienza della carne
la santa Povert confonde ogni cupidigia e avarizia
e le preoccupazioni di questo mondo.

La santa Umilt
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 127

confonde la superbia
e tutti gli uomini di questo mondo
e tutte le cose di questo mondo.

La santa Carit
confonde tutte le diaboliche
e mondane tentazioni
e tutti i timori umani.

La santa Obbedienza
confonde tutte le volont carnali e corporali
e tiene il suo corpo mortificato,
in obbedienza allo spirito
e in obbedienza al proprio fratello,
e rende l'uomo soggetto
a tutti gli uomini di questo mondo
e non soltanto agli uomini,
ma anche agli animali, alle fiere,
cos che possono fare di lui
quello che vogliono
in quanto sar loro permesso dal Signore.


A TE, SIGNORE IDDIO MIO

Questa preghiera Francesco la pronunci nel Capitolo del 1220-1221, quando rinunci alla cura
dell'Ordine, e il Capitolo elesse suo Vicario frate Pietro Cattani, raccomandando a lui e alli Ministri
Provinciali l'Ordine, affettuosamente quanto elli po-tea di pi. E fatto questo dicono i Fioretti, nella
quarta consi-derazione delle Sacre Stimmate santo Francesco confortato in ispirito, levando gli occhi
e le mani in cielo, disse cos: A te, Signore Iddio mio. Questa preghiera va recitata, per ottenere il
buon governo della Santa Chiesa, degli Ordini religiosi e delle Nazioni.

A te, Signore Iddio mio,
te raccomando la famiglia tua
la quale infino ad ora tu mi hai commessa,
e ora per le infermit mie,
le quali tu sai,
dolcissimo Signor mio,
io non ne posso pi avere cura.

Anche la raccomando
a Ministri provinciali;

siano tenuti eglino
a rendertene ragione
il di del giudicio,
se veruno frate,
per loro negligenza
o per loro male esempio
o per loro troppo aspra correzione,
perir.


TI RINGRAZIO SIGNORE
Tommaso da Celano ci racconta che un ecclesiastico spagno-lo, narrava a Francesco la vita esemplare dei suoi
frati che si tro-vavano in Spagna e siccome questo uomo santissimo era me-ravigliosamente rapito in Dio e
traboccava di gioia, quando giungeva sino a lui il buon odore dei suoi figli... Francesco - conclude il da Celano -
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 128

non stava in s dalla gioia, inebriato com'era dal profumo dei suoi figli... Subito si mi-se a lodare il Signore e, come
se il sentire parlare bene dei frati fosse l'unica sua gloria, esclam dal profondo del cuore: Ti ringrazio, Signore.
Recitiamola, perch i sacerdoti, i religiosi, e i cristiani, diano sempre il buon esempio e una vera testimonianza
della loro fe-de.

Ti ringrazio,
Signore, che santifichi e guidi i poveri,
perch mi hai riempito di gioia
con queste notizie!

Benedici, ti prego,
con la pi ampia benedizione
e santifica con una grazia particolare
tutti quelli
che rendono odorosa di buoni esempi
la loro professione religiosa.



BENEDIZIONE A FRATE LEONE

l'autografo di S. Francesco, che scrisse per il suo fedelissimo confessore, Frate Leone. Le parole sono tolte dal
Libro dei Numeri (C. 6,24-26) usate da Mos e da Aronne per benedire gli Israeliti, meno l'ultima frase che di S.
Francesco. contrassegnata da una grande Tau come segno della Croce, il simbolo dei penitenti e che Francesco
forse aveva portato cu-cito sulla sua veste nei primi anni della conversione. Questa insigne reliquia e
preziosissimo autografo, che contiene nel verso, l'altra preghiera, pure aufografa: Lodi di Dio altissi-mo
conservata nella Basilica di S. Francesco di Assisi. I Sacerdoti Francescani usano sovente queste parole per
bene-dire i fedeli; molti cristiani la portano stampata addosso o la espongono nelle proprie case per ottenere la
divina protezione. Narrano i biografi che Frate Leone travagliato da gravissima tentazione, da non aver pace,
pieno di fiducia preg il Santo di liberarlo. E S. Francesco scrisse di proprio pugno questa Bene-dizione che Frate
Leone port indosso fino alla morte.

Il Signore
ti benedica e ti custodisca
mostri a te il suo volto
e abbia misericordia di te
Volga a te il suo sguardo
e ti dia pace.

Il Signore benedica te,
frate LeoTne.


SIGNORE GES CRISTO

Gli fu riferito un giorno che erano stati rjcevuti dal Vescovo di Fondi due frati, i quali, sotto pretesto di maggior
disprezzo di s, coltivavano una barba pi lunga del conveniente. Il Vescovo li aveva apostrofati: Badate bene di
non deturpare con la pre-sunzione di grande novit la bellezza dell'Ordine. Il Santo si alz di scatto, levando le
mani al cielo, col volto inon-dato di lacrime, proruppe in queste parole di preghiera o piut-tosto di maledizione.
(Tommaso da Celano Vita l CXV-156-157).

Signore Ges Cristo,
tu che hai scelto i dodici Apostoli,
dei quali anche se uno venne meno,
gli altri per rimasero fedeli
ed hanno predicato il Santo Vangelo
animati dall unico Spirito,
tu, o Signore,
in questa ultima ora,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 129

memore dell'antica misericordia,
hai fondato l'Ordine dei Frati
a sostegno della Tua fede
e perch per loro mezzo
si adempisse il mistero del tuo Vangelo.

Chi dunque ti dar soddisfazione per loro,
quelli che hai mandato a questo scopo,
non solo non mostrano a tutti esempi di luce,
ma piuttosto le opere delle tenebre?

Da Te, o Signore santissimo,
e da tutta la curia celeste
e da me tuo piccolo,
siano maledetti quelli
che col loro cattivo esempio
confondono e distruggono
ci che un tempo tu hai edificato
per mezzo dei santi frati di quest'Ordine
e non cessi di edificare.



A CRISTO SIGNORE


TI ADORIAMO, SIGNORE GES CRISTO

Si deve a S. Francesco l'incremento della devozione alla SS. Eucarestia. I suoi primi frati, andavano in giro con una
scopa, per pulire le Chiese che fossero sporche. E a Chiara e alle sue Consorelle taceva preparare e lavare la
biancheria per le Chiese povere. La seguente preghiera ce la riporta S. Francesco stesso nel suo Testamento. In
esso il Serafico Padre dice: E il Signore mi det-te tanta fede nelle chiese che cos semplicemente pregavo e dicevo:
"li adoriamo". I figli del Poverello, sull'esempio del loro Padre, appena entrati in una Chiesa, fatta la
genuflessione, si inginocchiano e chinato il capo, recitano questo atto di fede e di adorazione, al Cristo presente
sotto le specie eucaristiche:

Ti adoriamo,
Signore Ges Cristo,
in tutte le tue chiese
che sono nel mondo intero,
e ti benediciamo,
poich con la tua santa croce
hai redento il mondo.



PREGHIERA DAVANTI AL CROCIFISSO

E la pi antica preghiera di S. Francesco, perch l'avrebbe composta nei primi mesi del 1206. Il Padre Serafico, la
recitava davanti al Crocifisso di S. Damiano e probabilmente la recitava anche quando Cristo gli disse: Va
Francesco, ripara la mia Chiesa, che va in rovina. Ad ognuno di noi il Crocifisso, ripete lo stesso invito, di
riparare la sua Chiesa con una vita santamente vissuta.

O alto e glorioso Dio,
illumina el core mio.
Dame fede diricta,
speranza certa,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 130

carit perfecta,
humilt profonda,
senno e cognoscemento,
che io servi li toi comandamenti.
Amen.



RAPISCA

riportata da Ubertino da Casale nel suo Arbor Vitae. S. Francesco molto spesso la recitava, per come preghiera
molto pi antica. Il Santo la adatt ai propri sentimenti personali, apportandovi varie modificazioni.

Rapisca, ti prego, o Signore,
ladente e dolce forza del tuo amore
la mente mia da tutte le cose
che' sono sotto il cielo,
perch io muoia per amore dell'amor tuo,
come tu ti sei degnato
morire per amore dell'amore mio.


SIGNORE MIO GES CRISTO

riportata dai Fioretti, nella prima considerazione delle sacre Stimmate. Ecco il racconto dei Fioretti: La seconda
sera, tra per lo maltempo e perch erano istan-chi, non poterono giungere a un luogo di frati, n a villa nessu-na e,
sopraggiungendo la notte col maltempo. si ricoverarono ad albergo lo una chiesa abbandonata e disabitata e ivi si
puo-sono a riposare. E dormendo li compagni, santo Francesco si gett in orazione; ed eccoti, in su la prima vigilia
della notte ve-nire una grande moltitudine di demoni ferocissimi con romore e stropiccio grandissimo e
cominciarono fortemente a dargli bat-taglia e noia; donde l'uno lo pigliava di qua e l'altro di l: l'uno lo tirava gi,
l'altro in s... i demoni con grandissimo empito e furia silo presono e incominciaronlo a sfrascinare per la chiesa e
fargli troppo maggiore molestia e noia che prima. E santo Francesco cominci allora a gridare e dire: "Signore mio
Ges Cristo...". Allora li demoni, contusi e vinti dalla sua costanza e pazienza. si partirono... Recitiamola anche
noi nei momenti della prova. E del 1224.

Signore mio Ges Cristo,
io ti ringrazio
di tanto amore e carit
quanto tu mostri verso di me;

ch segno di grande amore,
quando il Signore punisce bene il servo
di tutti i suoi difetti in questo mondo,
acci che non ne sia punito nell'altro.

E io son apparecchiato a sostenere allegramente
ogni pena e ogni avversit che tu, Iddio mio
mi vuogli mandare
per li miei peccati.


PREGHIERA PER LA PACE

Questa famosa preghiera, molto antica, probabilmente non au-tentica, ma spesso attribuita a S. Francesco, la
riportiamo, per-ch, se non nelle parole, certamente conforme allo spirito del Padre Serafico. Durante la I
Guerra mondiale ne fu presentata una copia a Be-nedetto XV, che la grad molto e fece voti perch fosse diffusa.
Nel giorno dell'istituzione dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, a San Francesco (mentre infuriava ancora la II
Guerra Mondiale) i cattolici e i protestanti, ne distribuirono centinaia di migliaia di copie, perch tutti la
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 131

recitassero per ottenere la pa-ce. Recitiamola anche noi ogni giorno, e cerchiamo di realizzare nell'ambiente in
cui viviamo quanto essa esprime.

Signore,
fammi strumento della tua Pace:

Dove odio, fa che io porti l'Amore
Dove offesa, che io porti il Perdono
Dove discordia, che io porti l'Unione
Dove errore, che io porti la Verit
Dove disperazione, che io porti la Speranza.

Dove tristezza, che io porti la Gioia
Dove sono le tenebre, che io porti la Luce.

Signore,
fa che io non cerchi tanto:
di essere consolato, quanto di consolare;

di essere compreso, quanto di comprendere;
di essere amato, quanto di amare.

Poich :

Donandosi, che si riceve:
Dimenticando se stessi, che ci si ritrova,
Perdonando che si perdonati,
Morendo che si risuscita a Vita Eterna.


O SIGNORE GESU CRISTO

I ministri provinciali, condotti da frate Elia, vanno a Fontecolombo, mentre Francesco sta scrivendo la Regola.
Essi protestano perch la Regola, essi dicono, sopra le forze umane. E Francesco turbato nello spirito fremette
e voltando la sua faccia verso il cielo parlando a Cristo come ad un amico, disse:

Signore Ges Cristo,
non ti avevo detto forse
che non mi avrebbero creduto?
Perch dunque mi fai lavorare inutilmente?
Io per te sono pronto a morire
e a sostenere il carcere:

ma se gli altri non ti vogliono seguire,
lasciali andare.


PREGHIERA PER LE STIMMATE

L'autore dei Fioretti ci riferisce nella terza considerazione delle sacre Stimmate anche il giorno in cui il Serafico
Padre pronun-ci questa preghiera: Viene il d seguente, cio il d della Santissima Croce (14-9-1224), e santo
Francesco la mattina per tempo, innanzi d si git-ta in orazione dinanzi all'uscio della sua cella, volgendo la
fac-cia inverso l'oriente, e orava in questa forma:

Signore mio Ges Cristo,
due grazie ti priego che tu mi faccia,
innanzi che io muoia:
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 132


La prima che in vita mia
io senta nell'anima e nel corpo mio,
quanto possibile,
quel dolore che tu, dolce Ges, sostenesti nell'ora
della tua acerbissima passione;

La seconda si che io senta nel cuore mio,
quanto possibile,
quello eccessivo amore del quale tu,
Figliuolo di Dio
eri acceso a sostenere volentieri
tanta passione per noi peccatori.



ALLA VERGINE


SALUTO ALLA VERGINE

Circondava - scrive il Da Celano - di un amore indicibile, Francesco, la Madre di Ges, perch aveva reso nostro
fratello il Signore della maest. Aveva voluto fondare il suo Ordine, all'ombra di una Chiesetta a Lei dedicata:
Santa Maria degli Angeli. Per sua intercessione ottenne il Perdono di Assisi, e la costitu Avvocata dell'Ordine (2
CeI. CL 198). Abbiamo di Lui varie preghiere alla Vergine. La prima il Saluto alla Vergine. Si tratta - scrive il da
Campagnola - in sostanza, di una pre-ghiera ritmica, intessuta di invocazioni in parte bibliche, in parte
patristiche (in particolare Germano, vescovo di Costantinopoli e Pier Damiani) rivolte alla Vergine....

Ti saluto Signora,
santa Regina,
Santissima Madre di Dio,
Maria, che sempre sei Vergine.

Eletta dal santissimo Padre celeste, e da Lui,
col santissimo Figlio diletto,
e con lo Spirito Santo Paraclito, consacrata.

Tu, in cui fu ed
ogni pienezza di grazia
e ogni bene.

Ti saluto, suo Palazzo,
Ti saluto, sua tenda;
Ti saluto, sua Casa.

Ti saluto, suo Vestimento;
Ti saluto, sua Ancella;
Ti saluto, sua Madre.

E saluto, voi tutte sante Virt,
che per grazia e lume, dello Spirito Santo,
siete infuse nei cuori dei fedeli,
affinch li rendiate,
da infedeli, fedeli a Dio.


Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 133


SANTA MADRE Dl DIO

Tommaso da Celano, parlando dell'amore di Francesco per Maria aggiunge: A suo onore cantava lodi particolari,
innalzava preghiere, offriva affetti tanti e tali che lingua umana non potrebbe esprimere. Questa un'altra delle
preghiere alla Vergine del Serafico Padre: Questa preghiera fu edita da Paul Sabatier, alla fine dello Spe-culum
Perfecfionis, ed posta dopo il Padre nostro parafrasa-te.

Santa Madre di Dio,
dolce e bella,
prega per noi il Re,
votatosi alla morte,
il tuo dolcissimo Figlio,
nostro Signore Ges Cristo,
di accordarci,
per sua bont,
e per i meriti,
della sua santissima incarnazione,
e della sua dolorosissima morte
il perdono dei nostri peccati. Amen.


SANTA MARIA VERGINE

Questa preghiera fa parte dell'Ufficio della Passione del Signo-re, compilata da S. Francesco,
veniva annunciata prima del sal-mo di ogni ora e recitata per intero alla fine dello stesso
salmo.

Santa Maria Vergine,
non vi alcuna simile a Te,
nata nel mondo, fra le donne;

Figlia e Ancella dell'altissimo Re,
il Padre Celeste;

Madre del Santissimo Signore nostro Ges Cristo;
Sposa dello Spirito Santo.

Prega per noi con San Michele Arcangelo,
e con tutte le Virt dei cieli
e con tutti i Santi,
presso il tuo santissimo Figlio diletto,
nostro Signore e Maestro.


BENEDIZIONE ALLA CITT DI ASSISI

Questa Orazione-Benedizione riportata dall'Anonimo della Leggenda Perugina. Peggiorando sempre pi in
salute, Francesco si fece portare, dai suoi frati alla Porziuncola in barella. Giunti vicino all'Ospe-dale, disse loro di
posare la barella per terra, ma voltandolo in modo che tenesse il viso rivolto verso la citt di Assisi: egli ave-va
perduto quasi del tutto la vista, per la gravissima, lunga inter-mit d'occhi. Si drizz allora un poco sulla lettiga e
benedisse Assisi con queste parole. Questa preghiera, noi recitiamola per la nostra citt e per la no-stra patria.

Signore,
credo che questa citt
sia stata anticamente rifugio e dimora
di malvagi iniqui uomini,
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 134

malfamati in tutte queste regioni.

Ma per la tua copiosa misericordia,
nel tempo che piacque a te,
vedo che hai mostrato
la sovrabbondanza della tua bont,
cos che la citt diventata rifugio
e soggiorno di quelli che ti conoscono
e danno gloria al tuo nome
e spandono profumo di vita santa,
diretta dottrina
e buona fama in tutto il popolo cristiano.

Io ti prego dunque,
o Signore Ges Cristo,
padre della misericordia,
di non guardare alla nostra ingratitudine,
ma di ricordare
solo l'abbondanza della tua bont,
che le hai dimostrato.

Sia sempre questa citt,
terra e abitazione di quelli che ti conoscono
e glorificano il tuo nome benedetto
e glorioso nei secoli dei secoli.
Amen.



IL CANTICO DI FRATE SOLE O CANTICO DELLE CREATURE



CANTICO DELLE CREATURE

, senza dubbio, merito del Poverello d'Assisi l'inizio della poe-sia italiana con il Cantico di Frate Sole. Con questo
Cantico delle Creature Francesco invita le creature del cielo e della ter-ra a lodare Iddio suo Signore. - Pensiamo
quando lo compose: all'indomani di una notte verti-ce di tutti i suoi dolori, l nella casupola di frasche a San
Damia-no - quando - la voce di Dio lo assicura del Paradiso. Questo sta a dire anche a noi come dobbiamo
accettare i dolori della vita: volgendo sempre lo sguardo al cielo. Ricordiamo che il Cantico, prima che poesia,
preghiera di rin-graziamento sgorgata dal cuore ferito dell'Assisiate, quando Dio lo assicura della salvezza.
Recitiamolo spesso anche noi con gli stessi sentimenti del Padre Serafico.

AItissimo, onnnipotente, bon Signore,
tue so le laude, la gloria e l'onore e
onne benedizione.

A te solo, Altissimo, se confano
e nullo omo digno te mentovare.

Laudato sie, mi Signore, cun tutte le tue creature,
spezialmente messer lo frate Sole,
lo quale iorno e allumini noi per lui.
Ed elIo bello e radiante cun grande splendore:

de te, Altissimo, porta significazione.
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 135


Laudato si, mi Signore, per sora Luna e le Stelle:

in cielo l'hai formate dante e preziose e belle.

Laudato si, mi Signore, per frate Vento,
e per Aere e Nubilo e Sereno e onne tempo,
per lo quale a le tue creature dai sustentamento.

Laudato si mi Signore, per sora Aqua,
quale molto utile e umile e preziosa e casta.

Laudato si, mi Signore., per frate Foco,
per lo quale enn'allumini la nocte:

ed elIo bello e iocondo e robustoso e forte.

Laudato si, mi Signore, per sora nostra terra
la quale ne sostenta e governa,
e produce diversi fructi con coloriti fiori ed erba.

Laudato si, mi Signore, per quelli che perdonano
per lo tuo amore
e sostengo infirmitate e tribulazione.

Beati quelli che'l sosterranno in pace,
da te, Altissimo, sirano incoronati.

Laudato si, mi Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullo omo vivente po' scampare.

Guai a quelli che morranno ne le peccata mortali!

Beati quelli che trover ne le tue sanctissime voluntati,
ca la morte seconda no li farr male.

Laudate e benedicite, mi Signore,
rengraziate e serviteli cun grande umiltate.

fonti cathopedia.org wikipedia.org
Biografia preghiere
San Francesco d'Assisi Patrono d'Italia Pag. 136