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LOSSERVATOREROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO
Unicuique suum
POLITICO RELIGIOSO
Non praevalebunt
Anno CLIV n. 216 (46.758) Citt del Vaticano luned-marted 22-23 settembre 2014
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Durante la visita in Albania il commovente incontro del Papa con alcuni sopravvissuti alle persecuzioni
Oggi abbiamo toccato i martiri
Nuovo appello contro ogni forma di violenza e di intolleranza in nome di Dio
Te s t i m o n i a n z a
e fraternit
Sono la testimonianza e la frater-
nit le due chiavi che permettono
di capire il significato del viaggio
di Francesco in Albania, tanto
breve appena una dozzina di
ore quanto importante ed
esemplare. Importante per il Pae-
se, che dal Pontefice ha ricevuto
un forte appoggio, ed esemplare
per il segnale che il Papa ha volu-
to lanciare allEuropa e a tutta la
comunit internazionale.
Nel caloroso discorso di benve-
nuto il presidente Bujar Nishani,
presentando la sua gente come il
popolo di madre Teresa, ha mes-
so in parallelo laccoglienza affet-
tuosa e composta al Pontefice e le
ultime parole dei martiri cattolici
vittime del comunismo viva
lAlbania, viva il Papa! e ha ri-
cordato con gratitudine che nella
stagione della grande solitudi-
ne importante stato il sostegno
della Santa Sede al Paese.
Oggi, sulle orme del viaggio di
Giovanni Paolo II dopo la fine
del regime ateo, lappoggio del
vescovo di Roma allAlbania si
manifestato di nuovo. Con un re-
spiro mondiale e un affetto evi-
dente per il popolo albanese: nel
rispetto e ammirazione per la
sua testimonianza e la sua frater-
nit per portare avanti il paese,
come Francesco ha voluto scrivere
di suo pugno appena iniziata la
visita.
Per due mesi il Papa si prepa-
rato a questo suo primo viaggio
europeo, sgomento di fronte al
livello di crudelt che ha defi-
nito terribile e che infier non so-
lo sui cattolici, ma anche su orto-
dossi e musulmani. Tutte e tre le
componenti religiose hanno dato
testimonianza di Dio e adesso
danno testimonianza della fratel-
lanza ha riassunto Francesco da-
vanti ai giornalisti durante il volo
di ritorno.
Da questa terra di martiri si so-
no cos levate ancora una volta le
forti parole del vescovo di Roma:
Nessuno pensi di poter farsi
scudo di Dio mentre progetta e
compie atti di violenza e di so-
praffazione! ha ammonito nel
discorso alle autorit e al corpo
diplomatico. La religione auten-
tica fonte di pace e non di vio-
lenza ha detto poi nelli n c o n t ro
con i rappresentanti delle diverse
comunit religiose nel Paese, e ha
ripetuto: Uccidere in nome di
Dio un grande sacrilegio!.
La testimonianza di fraternit,
che viene dal popolo dellAlbania
e dalla sua storia eroica di resi-
stenza al male, preziosa in
questo nostro tempo nel quale, da
parte di gruppi estremisti, viene
travisato lautentico senso religio-
so e vengono distorte e strumen-
talizzate le differenze tra le diver-
se confessioni, facendone un peri-
coloso fattore di scontro e di vio-
lenza ha detto con chiarezza il
Pa p a .
E accanto alle parole, inequivo-
cabili, del viaggio in Albania ri-
marranno la commozione e le la-
crime del Pontefice di fronte al
racconto semplice e toccante di
due sopravvissuti allatroce perse-
cuzione comunista: un prete ot-
tantaquattrenne, don Ernest Si-
moni, e una religiosa stimmatina
ottantacinquenne, suor Marije
Kaleta, scampati alla morte e a
decenni di prigionia e di lavori
forzati. Oggi abbiamo toccato i
martiri ha commentato profon-
damente commosso il Papa, ag-
giungendo che, consolati da Dio
nella persecuzione, sono stati loro
a consolare noi.
g. m .v.
Rapporto del Consiglio dEuropa sulle inadempienze dellItalia nel contrasto alla tratta di esseri umani
Nuovo naufragio nellanno pi tragico per il Mediterraneo
La Russia potrebbe partecipare
alla lotta contro i miliziani
Non si ferma
loffensiva dellIs
PAGINA 3
Il presidente afghano
sa gi
da dove cominciare
GABRIELE NICOL A PAGINA 3
Nessuno deve usare Dio come scudo o la religio-
ne come pretesto per compiere atti di violenza
e sopraffazione. il fermo monito lanciato da Pa-
pa Francesco durante la visita di domenica 21 set-
tembre in Albania, terra che ha ricordato al suo
arrivo a Tirana ha ritrovato il cammino arduo e
avvincente della libert dopo il lungo inverno
dellisolamento e delle persecuzioni scatenate con-
tro i credenti di ogni religione. Proprio lesp erienza
vissuta dal Paese nellultimo quarto di secolo dimo-
stra invece che la pacifica e fruttuosa convivenza
tra persone e comunit appartenenti a religioni di-
verse non solo auspicabile, ma concretamente
possibile e praticabile. A patto che, ha precisato il
Pontefice, la primavera della libert si coniughi
con la globalizzazione della solidariet, dando
vita a uno sviluppo attento ai pi poveri e rispetto-
so dellambiente.
A questo cammino di crescita ogni credente
chiamato a offrire un contributo generoso, per dar
vita ha esortato poi durante la messa celebrata
nella piazza dedicata a madre Teresa di Calcutta
a una stagione di nuovo protagonismo missiona-
rio che veda fra i suoi artefici soprattutto i giova-
ni. A essi il Pontefice si rivolto allAngelus, invi-
tandoli a dire no allidolatria del denaro e a la-
vorare per la cultura dellincontro e della solida-
riet.
Un nuovo forte appello contro ogni forma di in-
tolleranza stato lanciato da Francesco nel pome-
riggio di fronte ai leader delle principali confessioni
religiose. A loro il Papa ha ricordato che uccidere
in nome di Dio un grande sacrilegio e discri-
minare le persone inumano. Poi il commovente
incontro con alcuni di coloro che hanno sperimen-
tato le dure prove del carcere e delle persecuzioni:
testimoni di quel popolo di martiri ha detto il
Pontefice profondamente colpito dai loro racconti
che riuscito a sopravvivere a tanta persecuzio-
ne solo grazie alla consolazione del Signore.
Rientrato in serata, Francesco ha voluto ancora
una volta ringraziare la Salus populi Romani per il
buon esito del viaggio. Intorno a mezzogiorno di
luned si recato a Santa Maria Maggiore, sostan-
do in preghiera dinanzi allantichissima icona ma-
riana, ai piedi della quale ha lasciato un mazzo di
fiori ricevuto durante lincontro con i piccoli ospiti
del centro Betania, a Tirana. I fedeli presenti si so-
no uniti a lui nel canto del Salve Regina.
PAGINE 4-8
TRIPOLI, 22. Una nuova tragedia ha
funestato ieri nel Mediterraneo il
flusso di migranti e profughi che
dallAfrica e dal Vicino oriente cer-
cano di raggiungere le coste euro-
pee. Un barcone che si accingeva al-
la traversata del Canale di Sicilia si
capovolto a circa trenta miglia dalle
coste della Libia e il bilancio del
naufragio, ancora provvisorio, gi
pesantissimo: ai dieci morti gi ac-
certati si aggiungono infatti una
trentina di dispersi sulla cui possibi-
lit di scampo non ci sono pratica-
mente pi speranze. Cinquantacin-
que persone che erano imbarcate sul
natante naufragato sono state tratte
in salvo dallequipaggio di un mer-
cantile battente bandiera di Singa-
pore, il primo a raggiungere la re a
del naufragio.
La richiesta di soccorso era arriva-
ta a Roma, al comando generale del
corpo delle Capitanerie di porto da
un telefono satellitare. Individuate le
coordinate, era stato dirottato sul
punto il mercantile con bandiera di
Singapore, in transito nella re a .
Lequipaggio ha confermato il nau-
fragio. Il barcone era capovolto e
molte persone erano in acqua. Sono
stati recuperati i corpi di dieci anne-
gati e stati soccorsi appunto cin-
quantacinque superstiti, i quali han-
no confermato che a bordo erano in
pi di cento.
Oltre a questi cinquantacinque su-
perstiti, nella sola giornata di ieri le
navi italiane impegnate nellop era-
zione Mare nostrum hanno tratto in
salvo pi di cinquecento persone,
prestando soccorso a imbarcazioni in
difficolt.
Le vittime di ieri si aggiungono al
lungo elenco di morti degli ultimi
mesi nel Canale di Sicilia. Secondo
fonti concordi, compreso lalto com-
missariato dellOnu per i rifugiati,
dallinizio del 2014 sono scomparse
in mare pi di duemila persone, alle
quali sembrano purtroppo doversene
aggiungere quasi un migliaio solo
nelle ultime due settimane. Si cio
ingigantita questanno in modo spa-
ventoso la tragedia che, sempre se-
condo lUnhcr, che ha visto ventimi-
la persone perire in Mediterraneo
nellultimo ventennio, il cui anno
peggiore era stato finora il 2011 con
almeno milleottocento vittime.
Anche la sorte di quanti raggiun-
gono le coste europee resta incerta.
In Italia, il Paese con la maggior
parte degli arrivi, i centri di acco-
glienza sono al limite della capienza.
Sabato la Germania ha proposto di
contingentare i migranti per allegge-
rire i Paesi pi colpiti dal fenomeno,
ma ha precisato di aver gi fatto la
sua parte e di non poterne accoglier-
ne altri. Ieri lAustria ha respinto al-
la frontiera del Brennero ventisei
profughi, in massima parte siriani,
compresi alcuni bambini. Il primo
gruppo, composto da sedici siriani,
stato intercettato su un treno inter-
nazionale diretto a nord. Nove siria-
ni e un iracheno sono invece stati
bloccati a un posto di controllo stra-
dale a Gries am Brenner. Due egi-
ziani residenti in Italia sono stati ar-
restati con laccusa di favoreggia-
mento dellimmigrazione irregolare.
Nel frattempo, stato diffuso un
rapporto del Gruppo di esperti sulla
lotta contro la tratta di esseri umani
(Greta), il meccanismo di monito-
raggio insediato dal Consiglio dEu-
ropa. Nel rapporto si sottolineano,
in particolare, i ritardi e le carenze
della giustizia italiana su questo
aspetto che si perpetuano da un
quindicennio. Secondo il Greta, dal
1999 lItalia ha assistito 29.000 vitti-
me della tratta, 4.530 delle quali nel
trienno 2011-2013. Centinaia di mer-
canti di schiavi sono andati sotto
processo, ma ci sono state solo quat-
tordici condanne nel 2010 e nove nel
2011. Inoltre nel rapporto del Greta
vengono sottolineati problemi per
quanto riguarda la cooperazione
giudiziaria con i Paesi al di fuori
dellUnione europea, cio quelli dai
quali arrivano tanto la maggior parte
delle vittime della tratta quanto i lo-
ro sfruttatori. Nel rapporto si affer-
ma che in Italia si presta insuffi-
ciente attenzione alle tratte che non
hanno come scopo lo sfruttamento
sessuale. Restano cio fuori con-
trollo gli sfruttati dal caporalato
agricolo, quelli nel lavoro domestico
e i minori avviati allaccattonaggio.
NOSTRE
INFORMAZIONI
Il Santo Padre ha ricevuto in
udienza nel pomeriggio di sabato
20:
le Loro Eminenze Reverendissi-
me i Signori Cardinali:
Angelo Bagnasco, Presidente
della Conferenza Episcopale Ita-
liana;
Llus Martnez Sistach, Arci-
vescovo di Barcelona (Spagna);
Sua Eccellenza Reverendissima
Monsignor Alcides Jorge Pedro
Casaretto, Vescovo emerito di San
Isidro (Argentina).
LOSSERVATORE ROMANO pagina 2 luned-marted 22-23 settembre 2014
LOSSERVATORE ROMANO
GIORNALE QUOTIDIANO
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Alla vigilia della conferenza delle Nazioni Unite sul surriscaldamento globale
Clima nuovo per il mondo
Il contenimento delle emissioni nocive tra gli obiettivi del summit
Intervento della Santa Sede a Ginevra
Contro ogni tentativo
di marginalizzare
le popolazioni autoctone
Pubblichiamo una nostra traduzione
dellintervento pronunciato il 17 set-
tembre a Ginevra dallarcivescovo Sil-
vano M. Tomasi, Osservatore Perma-
nente della Santa Sede presso le Na-
zioni Unite ed Istituzioni Specializzate
a Ginevra, alla XXVII Sessione Ordi-
naria del Consiglio dei Diritti
dellUomo sulle popolazioni autoctone
Signor Presidente,
I bisogni sociali, personali e spiri-
tuali degli oltre 370 milioni di per-
sone autoctone nel mondo, distri-
buiti in circa novanta Paesi in tutte
le regioni della terra, preoccupano
da molto tempo la Santa Sede.
Tra breve, le Nazioni Unite ter-
ranno una Conferenza mondiale
sui popoli indigeni per condivide-
re le prospettive e le buone prati-
che relativamente alla realizzazione
dei diritti delle popolazioni autoc-
tone e perseguire gli obiettivi della
Dichiarazione delle Nazioni Unite sui
diritti dei popoli indigeni (Undrip)
(cfr. A/RES/65/198) risoluzione
adottata dallAssemblea Generale il
21 dicembre 2010. Questo incontro
rappresenta un altro passo fonda-
mentale per promuovere un inte-
resse e un rispetto maggiori verso
tali comunit e offre uno ccasione
unica per ribadire la Dichiarazione
sui diritti dei popoli indigeni, che
fissa gli standard minimi per la lo-
ro sopravvivenza, dignit e benes-
sere e promuove i loro diritti, inter
alia, allautodeterminazione; alla
terra, al territorio e alle risorse; allo
sviluppo economico, sociale e cul-
turale.
Mentre entriamo nel Terzo de-
cennio internazionale dei popoli
indigeni del mondo, la Santa Sede
suggerisce che tutte le eventuali
iniziative debbano essere ispirate e
guidate dal principio del rispetto
della loro identit e cultura, com-
prese le tradizioni specifiche, le
credenze religiose e la capacit di
decidere il proprio sviluppo in coo-
perazione con i Governi nazionali.
Come evidenziano il Relatore
speciale e altri documenti delle Na-
zioni Unite, purtroppo i diritti
umani e le libert fondamentali
delle popolazioni autoctone conti-
nuano a essere violati, anche attra-
verso la discriminazione sistemica e
lesclusione dal potere politico ed
economico; la mancanza di un ac-
cesso adeguato alla giustizia; la lo-
ro eccessiva presenza tra i pi po-
veri, gli analfabeti e i bisognosi; la
dislocazione causata da guerre e da
disastri ambientali (cfr. Un Desa,
State of the Worlds Indigenous
Peoples, 2009); e molestie, per-
secuzioni, rappresaglie nei confron-
ti di quanti difendono i diritti
umani degli indigeni, nonch la lo-
ro stigmatizzazione e uccisione
(cfr. Relazione doc. A/HRC/23/32).
Di conseguenza, lo sviluppo inte-
grale viene ritardato, se non addi-
rittura negato.
Un caso specifico quello che
riguarda linterazione tra le compa-
gnie industriali e transnazionali e
le popolazioni autoctone. Il Rela-
tore speciale parla, per esempio, di
conseguenze negative, perfino de-
vastanti per le popolazioni indige-
ne, causate dallindustria estrattiva.
Tali aziende devono andare oltre
linteresse specifico per il profitto
economico a breve termine e adotta-
re modelli di sviluppo autentico,
che non violino i diritti delle popo-
lazioni autoctone e incoraggino un
utilizzo responsabile dellambiente.
A meritare attenzione, inoltre, il
problema della definizione e della
protezione del folklore per evitare
che diventi un bene utilizzabile da
chiunque, senza tener conto degli
interessi e dei diritti delle comunit
in seno alle quali ha avuto origine.
Le leggi sulla propriet e il lavoro
intellettuale hanno creato un corpo
di requisiti legali e sociali volti alla
difesa dei diritti dei singoli autori,
compositori ed esecutori. Finora,
per, i negoziati non hanno fornito
salvaguardie sufficienti per proteg-
gere i diritti derivanti dalle creazioni
folkloristiche.
Signor Presidente, opportuno
che questo Consiglio e altri enti del-
le Nazioni Unite stabiliscano, come
segno di rispetto per i diritti delle
popolazioni autoctone, la loro in-
clusione diretta nei processi decisio-
nali relativi alla gestione delle risor-
se naturali dei loro territori. La De-
legazione della Santa Sede esorta a
eliminare qualsiasi tentativo di mar-
ginalizzare le popolazioni autocto-
ne. Ci significa, in primo luogo, ri-
spettare i loro territori e i patti sta-
biliti con loro; occorre inoltre com-
piere sforzi per rispondere alle loro
legittime esigenze sociali, sanitarie e
culturali. Infine, non possiamo
ignorare il bisogno di riconciliazio-
ne tra le popolazioni autoctone e le
societ nelle quali vivono (cfr. Gio-
vanni Paolo II, Ecclesia in America,
n. 64).
Nuove voci sulluccisione del leader del gruppo islamista
Sempre pi sanguinosa la sfida
di Boko Haram
Non si arresta
lepidemia
di ebola
in Africa occidentale
FREETOWN, 22. Lepidemia di ebola
ha causato altri 92 morti e 56 nuovi
casi di infezione in Sierra Leone.
Secondo il coordinamento locale
della lotta contro il virus, questo
rende molto probabile che il divieto
di circolazione nel Paese imposto
per tre giorni da venerd scorso e
scaduto alla scorsa mezzanotte sia
prolungato, anche se gi da ieri sera
nella capitale Freetown centinaia di
cittadini si erano riversati in strada
per festeggiarne la fine.
Anche negli altri Paesi dellAfrica
occidentale colpiti dallepidemia si
accrescono le misure di prevenzione
e di contrasto, mentre aumentano
gli interventi internazionali di soste-
gno. In Liberia, il Paese dove sono
state registrate finora pi vittime, il
ministro dellInformazione, Lewis
Brown, ha comunicato ieri che entro
un mese saranno quadruplicati nella
capitale Monrovia i posti letto, at-
tualmente duecentocinquanta, per il
trattamento dei pazienti affetti da
ebola. I pazienti vengono rifiutati
perch non c spazio. Quindi il
Governo far del suo meglio per
avere mille posti letto per poterli
curare tutti, ha detto il ministro.
Il pericolo di diffusione del virus
ha spinto, tra laltro, il Governo di
New Delhi a rinviare il terzo vertice
India-Africa previsto in dicembre e
al quale erano attesi delegati di cin-
quanta Paesi africani.
Sembrerebbe invece sotto control-
lo laltra epidemia di ebola registra-
ta nella Repubblica Democratica del
Congo e che stata provocata, co-
me confermato dallO rganizzazione
mondiale della sanit, da un ceppo
del virus diverso da quello che si sta
diffondendo in Africa occidentale.
Secondo il ministro congolese
dellInformazione, Lambert Mende,
ci sono quaranta morti su 71 casi di
contagio accertati nella zona di
Boende, nella dellEquatore. Il mi-
nistro ha confermato che negli ulti-
mi dieci giorni, nuovi casi sono stati
confermati a Djera, epicentro del fo-
colaio, ma ha sottolineato appunto
che lepidemia si avvia a essere to-
talmente sotto controllo. la setti-
ma volta in meno di quarantanni
che nella Repubblica Democratica
del Congo esplodono epidemie di
ebola (la malattia prende il nome
proprio dal fiume congolese Ebola
nei cui villaggi rivieraschi si manife-
st per la prima volta nel 1976).
Concluso in Australia
il vertice del G20
Novemila
ro h i n g y a
in lista
di attesa
Manifestazione a New York alla vigilia della conferenza dellOnu sui cambiamenti climatici (LaPresse/Ap)
Truppe nigeriane a Maiduguri (Afp)
NEW DELHI, 22. Oltre che nel
Paese di origine, il Myanmar, la
situazione della minoranza etnica
dei rohingya particolarmente
difficile anche in India. Nono-
stante ospiti circa trentamila rifu-
giati registrati, il Governo di
New Delhi non rilascia alcun ri-
conoscimento giuridico ai richie-
denti asilo, rendendo difficile per
loro lutilizzo dei servizi essenzia-
li come scuole e ospedali.
Secondo lUnhcr, lAlto com-
missariato delle Nazioni Unite
per i rifugiati, sono circa novemi-
la i rohingya registrati in India
(che per decenni ha ospitato de-
cine di migliaia di persone in fu-
ga da conflitti o da persecuzioni
in Paesi come Sri Lanka, Bhutan,
Afghanistan e Bangladesh), men-
tre altre migliaia, non registrate,
vivono negli Stati del Jammu e
dellHyderabad.
A New Delhi, la maggior parte
dei rohingya conduce una vita
impossibile in insediamenti di
tende sparse per la citt, in zone
spesso prive di acqua e di elettri-
cit, guadagnandosi la vita racco-
gliendo e riciclando spazzatura o
facendo lavori manuali per gli in-
diani, spesso sottopagati e sfrut-
tati. Il loro desiderio sarebbe
quello di rientrare nel Myanmar,
anche se sono discriminati e han-
no pochissimi diritti.
I rohingya considerati dal-
lOnu tra le etnie pi vulnerabili
e perseguitate in assoluto fan-
no parte dei circa dieci milioni di
persone apolidi in tutto il mon-
do. La loro drammatica situazio-
ne fa parte della discussione in
corso allAja in occasione del pri-
mo forum mondiale sullap olidia,
in vista di una ambiziosa campa-
gna dellOnu, che partir a no-
vembre con lobiettivo di risolve-
re, entro un decennio, la situazio-
ne degli apolidi.
ABUJA, 22. Si fa sempre pi san-
guinosa nel nord-est della Nigeria
e anche nel confinante Camerun la
sfida di Boko Haram. Nel fine set-
timana nuove vittime civili si sono
aggiunte al gi spaventoso bilancio
del gruppo fondamentalista islami-
co, responsabile nellultimo quin-
quennio delluccisione di migliaia
di persone in attacchi armati e at-
tentati terroristici. Non meno di 36
morti, secondo fonti concordi, ci
sono state nellincursione sferrata
da Boko Haram in un affollato
mercato di Mainok, una citt a 56
chilometri da Maiduguri, la capita-
le dello Stato nigeriano del Borno,
principale roccaforte del gruppo.
Non si hanno ancora conferme,
intanto, delle voci insistenti riguar-
do alluccisione del leader di Boko
Haram, Abubakar Shekau. Secon-
do alcune fonti Shekau sarebbe
morto in combattimenti con le
truppe del Camerun nella localit
frontaliera di Amchidee, secondo
altre in territorio nigeriano, nei
pressi Konduga. Lambasciata sta-
tunitense in Camerun ha chiesto di
poter effettuare lesame del dna del
corpo che si ritiene essere quello di
Shekau. Gi in passato luccisione
del leader di Boko Haram era stata
data per certa, salvo essere smenti-
ta da lui stesso in video nei quali
non aveva risparmiato il sarcasmo
su tali annunci.
NEW YORK, 22. Si apre marted a
New York la conferenza dellO nu
sui cambiamenti climatici. Convoca-
to dal segretario generale delle Na-
zioni Unite, Ban Ki-moon, il sum-
mit avr tra gli obiettivi principali
quello di discutere degli impegni di
contenimento delle emissioni nocive,
in vista dellaccordo globale sul cli-
ma atteso a fine del 2015 nella Con-
ferenza di Parigi.
Lestate del 2014, hanno precisato
gli esperti della National Oceanic
and Atmospheric Administration,
stata tra le pi calde della storia,
con lanno in corso che rischia di di-
ventare il pi bollente di sempre.
Prevista la partecipazione di molti
capi di Stato e di Governo, anche se
la vigilia caratterizzata dallo scetti-
cismo: il cancelliere tedesco, Angela
Merkel, il presidente cinese, Xi Jin-
ping, e il premier indiano, N a re n d r a
Modi, saranno infatti tra i grandi as-
senti a New York. Gli analisti hanno
evidenziato il rischio che il summit
newyorkese, anzich mostrare unit,
possa diventare il palcoscenico di
antiche divisioni tra ricchi e poveri
del mondo: le stesse che fino a oggi
hanno sovente impedito la messa in
atto di azioni concrete.
Ieri, intanto, circa un milione di
persone hanno partecipato in tutto
il mondo alla giornata di mobilita-
zione per chiedere azioni urgenti e
concrete contro i cambiamenti cli-
matici e laumento dei gas-serra. La
manifestazione pi imponente ha
avuto luogo a Manatthan dove han-
no sfilato oltre trecentodiecimila
persone. Presente, tra gli altri, anche
Ban Ki-moon. La marcia di New
York stata la pi vasta mai orga-
nizzata contro il cambiamento cli-
matico e solo una delle 2.700 mani-
festazioni che si sono svolte in ben
centosessantadue Paesi, da New De-
lhi a Melbourne, da Rio de Janeiro
e Londra, da Johannesburg a Roma,
dove davanti al Colosseo un mi-
gliaio di dimostranti hanno creato
un cuore verde fotografato con
un drone dallalto.
Al centro-destra le legislative
in Nuova Zelanda
CANBERRA, 22. A conclusione, ieri
a Cairns, in Australia, del vertice
dei ministri delle Finanze del G20,
stata evidenziata la preoccupa-
zione per una crescita non omoge-
nea e inferiore a quanto necessario
per generare posti di lavoro e rico-
nosciuta la necessit di intervenire
sia sulla debolezza della domanda,
sia sulle rigidit dellofferta. I mi-
nistri hanno, quindi, valutato favo-
revolmente le misure incluse nelle
strategie di crescita presentate dai
Paesi membri, che, secondo il Fon-
do monetario internazionale e
lOcse, dovrebbero contribuire a
incrementare dell1,8 per cento il
prodotto interno lordo aggregato
delle venti principali economie del
mondo da ora al 2018.
Limpegno, in vista del prossimo
vertice dei capi di Stato e di Go-
verno, che si terr sempre in Au-
stralia, a Brisbane, il 15 e 16 no-
vembre prossimi, di continuare il
lavoro di definizione delle misure
necessarie per rispettare lobiettivo
fissato lo scorso febbraio a Sydney,
di un aumento del 2 per cento del
pil in cinque anni.
WELLINGTON, 22. Il Partito nazio-
nale di centro-destra del premier,
John Key, ha nettamente vinto le
elezioni legislative di sabato in
Nuova Zelanda. Secondo la com-
missione elettorale, il Partito nazio-
nale ha ottenuto il 48 per cento del-
le preferenze e potr contare su ses-
santuno dei centoventuno seggi del
Parlamento di Wellington.
Key riconfermato per un terzo
mandato ha dichiarato che forme-
r un Esecutivo con tre partiti mi-
nori: ACt, Futuro unito e il Partito
maori. Ai laburisti, che si attestano
attorno al 25 per cento, andranno
invece trentadue seggi.
Key, a cui gli elettori hanno rico-
nosciuto una buona gestione delle
finanze pubbliche, guida da sei anni
un Paese di quattro milioni e mezzo
di persone e dalleconomia florida.
Sotto il suo Governo, infatti, il tasso
di crescita stato di oltre il 3 per
cento, la disoccupazione in calo e
linflazione sotto controllo. In una
delle sue prime dichiarazioni, Key
ha detto di volere organizzare un re-
ferendum per togliere l'Union Jack
dalla bandiera neozelandese.
LOSSERVATORE ROMANO luned-marted 22-23 settembre 2014 pagina 3
Tra Governo e ribelli sciiti
Siglato
un accordo
di pace
nello Yemen
SANA, 22. Verso una svolta la gra-
ve crisi politica nello Yemen. Un
accordo di pace stato siglato ieri
sera tra il presidente Abd Rabbo
Mansour Hadi, i ribelli sciiti
huthi e i miliziani sunniti filo-
governativi Al Islah, alla presenza
dellinviato speciale dellO nu,
Jamal Ben Omar.
Uno spiraglio verso la riconci-
liazione nazionale sembra dunque
aprirsi nello Yemen dopo una
giornata contraddistinta da forti
tensioni, con i ribelli di Ansar
Allah che nel pomeriggio avevano
preso il controllo della sede del
Governo, della radio di Stato e di
alcuni siti militari, mentre il pre-
mier, Mohamed Basindawa, si era
dimesso per protesta contro il pre-
sidente Hadi, accusato di mono-
polizzare il potere. Il sito del mi-
nistero dellInterno aveva anche
lanciato un singolare appello alle
forze della sicurezza a non af-
frontare i ribelli e a cooperare con
loro per ristabilire la sicurezza.
Lintesa si basa sul principio
raggiunto a fine gennaio alla con-
ferenza sul dialogo nazionale che
prevede un moderno Stato civile
e federale. Lagenzia Saba ha ag-
giunto inoltre che la polizia mili-
tare si sta organizzando per ri-
prendere il controllo dei ministeri
e dei siti che erano caduti nella
mani dei ribelli sciiti. Dopo il co-
prifuoco notturno imposto sabato
scorso, ieri il nord della capitale
stato scosso da forti esplosioni.
La battaglia si concentrata in
particolare nei pressi del campus
dellUniversit Al Iman, bastione
dei salafiti membri di Al Islah.
Dopo essersi asserragliati a inizio
agosto alle porte della capitale e
avere organizzato manifestazioni
per chiedere le dimissioni del Go-
verno accusato di corruzione, i ri-
belli huthi hanno lanciato un pri-
mo assalto il 9 agosto contro la
sede del Governo, poi represso nel
sangue dalla polizia yemenita.
Malgrado qualche concessione
da parte delle autorit di Sana
come la formazione di un nuovo
Governo e labbassamento del
prezzo della benzina i ribelli
sciiti hanno aumentato la pressio-
ne sullEsecutivo e hanno ignorato
anche uningiunzione del Consi-
glio di sicurezza delle Nazioni
Unite, chiedendo di poter sceglie-
re loro stessi i ministri. Tra le altre
richieste anche lallargamento del-
la loro roccaforte, la regione nord
di Sada, fino al Mar Rosso.
Nei giorni successivi gli scontri
si sono intensificati nel nord della
capitale, con decine di vittime,
provocando la sospensione dei vo-
li delle compagnie aeree, visto che
laeroporto internazionale si trova
nellarea dei combattimenti. Luni-
versit, le scuole sono state chiuse
mentre i commercianti dei mercati
hanno abbassato le loro saracine-
sche. Adesso tutti si augurano che
lintesa possa reggere. Lo Yemen
un Paese prevalentemente sunnita,
ma i ribelli guidati da Abdelmalek
Al Huthi appartengono alla co-
munit sciita Zaidi, che in mag-
gioranza nel nord del Paese.
Forze irachene nella provincia di Diyala (Reuters)
Anche la Russia potrebbe partecipare alla lotta contro i miliziani
Non si ferma loffensiva dellIs
DAMASCO, 22. Sempre pi incalzante loffensiva
dei miliziani dello Stato islamico (Is). I jihadisti
puntano ora a conquistare lenclave curdo-siriana
di Kobane (Ayn Arab, in arabo), localit assedia-
ta dai miliziani nel settore centrale delle frontiera
con la Turchia che, riferisce lOnu, in soli tre
giorni ha aperto le porte a circa settantamila civili
in fuga dalle violenze.
Ma il conflitto siriano prosegue in tutti i suoi
teatri. I raid aerei del regime di Damasco sono
continuati anche ieri nelle zone controllate dal
variegato fronte di miliziani anti-governativi. Nel-
la regione di Idlib, nel nord-ovest, fonti locali ci-
tate dallagenzia Ansa hanno denunciato luccisio-
ne di diciassette civili, tra cui sei bambini e due
donne. Stamane intanto si appreso che il Parti-
to dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) ha chiesto a
tutti i curdi di Turchia di andare a combattere
contro lIs. Il giorno per la gloria e lonore ar-
rivato, non ci sono pi limiti alla resistenza si
afferma in un comunicato diffuso dal Pkk. Nelle
ultime ore lAlto commissariato Onu per i rifu-
giati (Unhcr) ha annunciato il potenziamento
della propria attivit per aiutare il Governo di
Ankara a far fronte al crescente flusso di curdi si-
riani che stanno attraversando la frontiera con la
Turchia.
Ieri la preoccupazione che loffensiva dellIs
possa estendersi fino a minacciare la stabilit del
Libano stata espressa dal ministro degli Esteri
italiano, Federica Mogherini, che ha ricordato che
sono mesi che lItalia impegnata a sostegno del
Pa e s e .
Intanto lobiettivo di partecipare alla lotta con-
tro lo Stato islamico sembra possa essere condivi-
so anche dalla Russia: tale prospettiva emersa
ieri nel corso di un colloquio telefonico fra il mi-
nistro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, e il se-
gretario di Stato americano, John Kerry. Riferi-
scono fonti diplomatiche che Lavrov ha posto co-
me condizione che eventuali raid in Siria contro
lIs non minaccino lintegrit territoriale del Pae-
se: in sostanza Mosca condiziona il suo aiuto
contro i jihadisti in Siria al fatto che i raid avven-
gano con il placet di Damasco. Ieri, in unintervi-
sta al Sunday Times, il deputato repubblicano
Peter King, membro della commissione Sicurezza
interna e presidente della subcommissione anti-
terrorismo e intelligence della Camera, ha affer-
mato che nonostante lo abbia escluso pi volte, il
presidente Barack Obama si trover presto nelle
condizioni di inviare truppe in Siria se vorr ef-
fettivamente distruggere i miliziani dellIs. E
secondo il deputato repubblicano, proprio in que-
sti ultimi giorni il capo della Casa Bianca stareb-
be vagliando, insieme ai suoi pi stretti collabora-
tori, la possibilit di un cambio di strategia.
Sempre ieri il segretario di Stato americano ha
avuto un incontro, a New York, con il ministro
degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif. In
agenda: la crescente minaccia rappresentata dai
miliziani dello Stato islamico. Il colloquio, riferi-
scono fonti diplomatiche, durato pi di unora.
Le stesse fonti hanno indicato che i capi della di-
plomazia dei due Paesi, al termine del colloquio,
hanno concordato un nuovo incontro nei prossi-
mi giorni.
Nel frattempo la Germania, attraverso il mini-
stro degli Esteri, Frank-Walter Steinmeier, ha
nuovamente escluso leventualit di partecipare a
raid aerei o a un intervento di truppe terrestri in
Iraq.
Il presidente
afghano sa gi
da dove
c o m i n c i a re
di GABRIELE NICOL
LAfghanistan ha un nuovo presi-
dente, finalmente: lex ministro
delle Finanze, Ashraf Ghani. Il
successore di Hamid Karzai (per
tredici anni al potere) avrebbe do-
vuto essere nominato il 22 luglio
scorso. Ma solo il 21 settembre il
popolo afghano a causa della
denuncia di brogli che hanno pe-
santemente condizionato il calen-
dario elettorale ha potuto cono-
scere il nome del nuovo capo del-
lo Stato.
Allaltro candidato, lex ministro
degli Esteri, Abdullah Abdullah,
stato affidato lincarico di primo
ministro, chief executive, figura fi-
nora non contemplata dalla Costi-
tuzione afghana. Sar lui a coor-
dinare il futuro Governo di unit
nazionale. In diretta tv, Ghani e
Abdullah hanno firmato, alla pre-
senza del presidente uscente,
unintesa sulla struttura del nuovo
Esecutivo, unintesa salutata con
grande soddisfazione dalla comu-
nit internazionale. In primo luo-
go, dal segretario di Stato ameri-
cano, John Kerry, che in questi ul-
timi mesi in un clima caratteriz-
zato da forti tensioni e ampie di-
vergenze ha tessuto una pazien-
te opera diplomatica per non far
deragliare il processo politico nel
Pa e s e .
Finalmente, dunque, lAfghani-
stan si dato un nuovo assetto
istituzionale, che dovrebbe garan-
tire, almeno negli auspici, una
maggiore stabilit a un territorio
sempre alle prese con lazione de-
stabilizzante portata avanti, con
attacchi e imboscate, dai talebani.
Lintesa firmata ieri, al di l degli
aspetti tecnici, si ispira alla volon-
t di fondo di evitare un accentra-
mento di poteri, tratto che pi
volte, nel lontano e recente passa-
to, era stato contestato a Karzai.
Basti pensare alle frequenti criti-
che rivolte dagli Stati Uniti, quan-
do era segretario di Stato Hillary
Clinton, al potere accentratore
di Karzai che, secondo la Casa
Bianca, non favoriva certo gli
equilibri istituzionali e politici del
Pa e s e .
La nuova figura del primo mi-
nistro dovrebbe dunque scongiu-
rare tale deriva, assicurando al
contrario, almeno sulla carta, una
collaborazione e un equilibrio tra
poteri dello Stato.
Tra gli obiettivi prioritari del
nuovo capo dello Stato figura
quello di rilanciare il ruolo di Ka-
bul sulla scena internazionale, do-
po che le acute divergenze fra
Karzai e Washington, in particola-
re per laccordo mai firmato sulla
sicurezza dopo il 2014, hanno fini-
to per isolare il Paese. Ed pro-
prio dalla firma di tale accordo
che Ghani, durante la campagna
elettorale, si impegnato a siglare
che pu ripartire il cammino di-
plomatico dellAfghanistan oltre i
propri confini. Il Paese potrebbe
cos tornare a rivestire un ruolo di
peso nellambito, anzitutto, delle
complesse dinamiche regionali. Lo
stesso Kerry ha auspicato che la
firma sia posta il prima possibile:
Ghani, dunque, sa gi da dove co-
m i n c i a re .
Iniziativa dellO nu
per una tregua in Libia
Lemissario dellOnu in Libia, Bernardino Len (Ansa)
Marzouki
si candida
alle presidenziali
tunisine
TUNISI, 22. Moncef Marzouki,
presidente della Repubblica di Tu-
nisia, sar il candidato ufficiale
del suo partito, il Congresso per
la Repubblica, alle prossime ele-
zioni presidenziali. A darne lan-
nuncio ieri stato il segretario ge-
nerale del partito, Imed Daimi,
dopo avere premesso che Moncef
Marzouki non si candider alle le-
gislative di fine ottobre. Le dichia-
razioni di Daimi mettono cos fine
allincertezza sulle intenzioni di
Marzouki che, eletto presidente
della Repubblica dallAssemblea
costituente uscita dal voto dellot-
tobre del 2011 grazie a un accordo
tripartito (Congresso per la Re-
pubblica, Ennahdha ed Ettakatol),
non aveva mai escluso di ripro-
porsi come candidato al Palazzo
di Cartagine.
Marcia dellopposizione a Mosca contro la guerra in Ucraina
Kiev pronta a difendersi
KIEV, 22. Basta con la guerra in
Ucraina uno degli striscioni della
Marsh Mira, la marcia per la pace
organizzata ieri a Mosca dallopp o-
sizione, sullo sfondo di un nuovo
cessate il fuoco che resta fragile, con
due soldati di Kiev uccisi nelle ulti-
me ore e il presidente Poroshenko
che ieri sera ha dichiarato: Siamo
pronti a difenderci militarmente se il
processo di pace fallisce.
la prima marcia del genere in
Russia dallinizio del conflitto, di-
vampato cinque mesi fa nellest
ucraino. La polizia minimizza e par-
la di cinquemila partecipanti ma,
come ha constatato lagenzia di
stampa Ansa sul posto, i manife-
stanti erano alcune decine di mi-
gliaia.
In ogni caso un successo per gli
standard russi, soprattutto nel clima
di propaganda che ha cancellato
ogni voce di dissenso verso la politi-
ca russa in Ucraina facendo salire
alle stelle il consenso di Putin. La
manifestazione di ieri, regolarmente
autorizzata, dimostra che, almeno
nella capitale, esiste ancora una for-
te opposizione, nonostante i suoi
leader pi carismatici siano inquisiti
come il blogger Alexiei Navalni.
Nel frattempo, lUnione europea
ha accolto positivamente la c c o rd o
raggiunto a Minsk sulle modalit di
attuazione del cessate il fuoco in
Ucraina, in particolare con la crea-
zione di una zona demilitarizzata di
trenta chilometri nella parte orienta-
le del Paese. Secondo lUe un ces-
sate il fuoco duraturo rimane fonda-
mentale per il successo degli attuali
sforzi e per raggiungere una solu-
zione politica sostenibile, basata sul
rispetto per la sovranit dellUcrai-
na e dellintegrit territoriale. LUe
pronta a sostenere gli sforzi per
lattuazione di tali accordi, in parti-
colare attraverso lO sce.
Secondo Bruxelles il cessate il
fuoco ha finora determinato una di-
minuzione significativa del livello di
violenza, il rilascio degli ostaggi in
corso e ladozione da parte del Par-
lamento ucraino di leggi sullamni-
stia e lo status di autogoverno ad
interim per alcuni distretti del
Donetsk e Lugansk, considerando
limplementazione dei punti chiave
del protocollo di Minsk del 5 set-
tembre. Il memorandum di pace
stato siglato dopo sette ore nella
riunione del cosiddetto gruppo di
contatto (formato dai rappresentanti
dellOrganizzazione per la sicurezza
e la cooperazione in Europa, Mo-
sca, Kiev e separatisti filo-russi) per
risolvere la crisi in Ucraina.
Raffica di attentati
in Egitto
IL CAIRO, 22. Una nuova raffica di
attentati ha scosso ieri lEgitto. Al
Cairo lepisodio pi grave: una
bomba esplosa a due passi dal mi-
nistero degli Esteri, nel cuore della
capitale egiziana, ha causato la
morte di due ufficiali di polizia e il
ferimento di un civile e 5 agenti.
Fonti della sicurezza hanno pun-
tato lindice contro i Fratelli musul-
mani. Tra le vittime figura infatti il
tenente colonnello Mahmud Abu
Serei, uno dei testimoni dellaccusa
nel processo contro lex presidente
Mohamed Mursi. La tesi ha assun-
to concretezza con la rivendicazio-
ne, firmata Ajnad Misr: Le opera-
zioni di punizione e vendetta conti-
nueranno, ha scritto il gruppo
qaedista rivendicando lattentato.
Ma la minaccia pi diretta degli
ultimi mesi alla stabilit egiziana
arriva dai jihadisti di Ansar beit Al
Maqdis, legati a doppio filo con Al
Qaeda e i miliziani dello Stato isla-
mico. Una bomba piazzata davanti
a una caserma a Tanta, nellAlto
Egitto a sud del Cairo, ha fatto te-
mere una strage, mentre altri due
ordigni venivano disinnescati a un
checkpoint e al consiglio municipa-
le. In un altro agguato a Fa y y o u m ,
a sud del Cairo, un agente stato
ucciso e altri due feriti.
NEW YORK, 22. Linviato speciale
dellOnu per la Libia, Bernardino
Len, ha convocato per il 29 set-
tembre una riunione per dare avvio
a un dialogo di pace con le parti in
conflitto nel Paese nordafricano: da
un lato il Governo del primo mini-
stro Abdullah Al Thani, sostenuto
dal nuovo Parlamento, eletto a giu-
gno e costretto a rifugiarsi a Tobruk
per motivi di sicurezza, dallaltro le
milizie filo-islamiche che controlla-
no Tripoli e molte zone della Cire-
naica. A darne notizia stata la
missione Onu in Libia (Unsmil).
Liniziativa fa seguito alla confe-
renza ministeriale di Madrid del 17
settembre in cui i Governi pi im-
pegnati per la stabilit della Libia
avevano raccomandato un coordi-
namento degli sforzi internazionali
sotto legida dellOnu e lavvio di
colloqui con le parti in conflitto.
Da New York, dove in corso lAs-
semblea generale delle Nazioni
Unite, il ministro degli Esteri Fede-
rica Mogherini ha ricordato il gran-
de sostegno dato dallItalia a una
riunione che pu finalmente aprire
la strada a una soluzione politica
condivisa e inclusiva.
LOSSERVATORE ROMANO pagina 4 luned-marted 22-23 settembre 2014
Alle autorit politiche e civili dellAlbania durante lincontro nel palazzo presidenziale
La pacifica convivenza
tra le religioni possibile
stato pronunciato al palazzo
presidenziale di Tirana il primo
discorso ufficiale del viaggio di Papa
Francesco in Albania. Il Pontefice
lo ha raggiunto nella mattina
di domenica, subito dopo latterraggio
allaeroporto della capitale albanese.
Nella residenza del capo dello Stato
hanno avuto luogo la cerimonia
di benvenuto, la visita di cortesia
al presidente della Repubblica e
lincontro con le autorit civili e
il corpo diplomatico. Nel corso
di questultimo avvenimento, dopo
il saluto rivoltogli dal presidente
Nishani, il vescovo di Roma ha
pronunciato il seguente discorso.
Signor Presidente,
Signor Primo Ministro,
Distinti Membri del Corpo
D iplomatico,
Eccellenze, Signore e Signori,
sono molto lieto di essere qui con
voi, nella nobile terra di Albania,
terra di eroi, che hanno sacrificato la
vita per lindipendenza del Paese, e
terra di martiri, che hanno testimo-
niato la loro fede nei tempi difficili
della persecuzione. Vi ringrazio per
linvito a visitare la vostra patria,
chiamata terra delle aquile, e vi rin-
grazio anche per la vostra festosa ac-
coglienza.
trascorso ormai quasi un quarto
di secolo da quando lAlbania ha ri-
trovato il cammino arduo ma avvin-
cente della libert. Essa ha permesso
alla societ albanese di intraprendere
un percorso di ricostruzione materia-
le e spirituale, di mettere in moto
tante energie e iniziative, di aprirsi
alla collaborazione e agli scambi con
i Paesi vicini dei Balcani e del Medi-
terraneo, con lEuropa e con il mon-
do intero. La libert ritrovata vi ha
permesso di guardare al futuro con
fiducia e speranza, di avviare proget-
ti e di ritessere relazioni di amicizia
con le nazioni vicine e lontane.
Il rispetto dei diritti umani ri-
spetto una parola essenziale fra voi
il rispetto dei diritti umani tra cui
spicca la libert religiosa e di espres-
sione del pensiero, infatti condizio-
ne preliminare per lo stesso sviluppo
sociale ed economico di un Paese.
Quando la dignit delluomo viene
rispettata e i suoi diritti vengono ri-
conosciuti e garantiti, fioriscono an-
che la creativit e lintraprendenza e
la personalit umana pu dispiegare
le sue molteplici iniziative a favore
del bene comune.
Mi rallegro in modo particolare
per una felice caratteristica dellAl-
bania, che va preservata con ogni
cura e attenzione: mi riferisco alla
pacifica convivenza e alla collaborazione
tra gli appartenenti a diverse religioni.
Il clima di rispetto e fiducia recipro-
ca tra cattolici, ortodossi e musulma-
ni un bene prezioso per il Paese e
acquista un rilievo speciale in questo
nostro tempo nel quale, da parte di
gruppi estremisti, viene travisato
lautentico senso religioso e vengono
distorte e strumentalizzate le diffe-
renze tra le diverse confessioni, fa-
cendone per un pericoloso fattore
di scontro e di violenza, anzich oc-
casione di dialogo aperto e rispetto-
so e di riflessione comune su ci che
significa credere in Dio e seguire la
sua legge.
Nessuno pensi di poter farsi scu-
do di Dio mentre progetta e compie
atti di violenza e sopraffazione! Nes-
suno prenda a pretesto la religione
per le proprie azioni contrarie alla
dignit delluomo e ai suoi diritti
fondamentali, in primo luogo quello
alla vita ed alla libert religiosa di
tutti!
Quanto accade in Albania dimo-
stra invece che la pacifica e fruttuosa
convivenza tra persone e comunit
appartenenti a religioni diverse
non solo auspicabile, ma concreta-
mente possibile e praticabile. La pa-
cifica convivenza tra le differenti co-
munit religiose, infatti, un bene
inestimabile per la pace e per lo svi-
luppo armonioso di un popolo.
un valore che va custodito e incre-
mentato ogni giorno, con leducazio-
ne al rispetto delle differenze e delle
specifiche identit aperte al dialogo
ed alla collaborazione per il bene di
tutti, con lesercizio della conoscenza
e della stima gli uni degli altri. un
dono che va sempre chiesto al Si-
gnore nella preghiera. Possa lAlba-
nia proseguire sempre su questa stra-
da, diventando per tanti Paesi un
esempio a cui ispirarsi!
Signor Presidente, dopo linverno
dellisolamento e delle persecuzioni,
venuta finalmente la primavera
della libert. Attraverso libere elezio-
ni e nuovi assetti istituzionali, si
consolidato il pluralismo democrati-
co e questo ha favorito anche la ri-
presa delle attivit economiche. Mol-
ti, specialmente allinizio, mossi dal-
la ricerca di lavoro e di migliori con-
dizioni di vita, hanno preso la via
dellemigrazione e contribuiscono a
loro modo al progresso della societ
albanese. Molti altri hanno riscoper-
to le ragioni per rimanere in patria e
costruirla dallinterno. Le fatiche e i
sacrifici di tutti hanno cooperato al
miglioramento delle condizioni ge-
nerali.
La Chiesa Cattolica, da parte sua,
ha potuto riprendere unesistenza
normale, ricostituendo la sua gerar-
chia e riannodando le fila di una
lunga tradizione. Sono stati edificati
o ricostruiti luoghi di culto, tra i
quali spicca il Santuario della Ma-
donna del Buon Consiglio a Scutari;
sono state fondate scuole e impor-
tanti centri educativi e di assistenza,
a disposizione dellintera cittadinan-
za. La presenza della Chiesa e la sua
azione vengono perci giustamente
percepite non solamente come un
servizio alla comunit cattolica, ben-
s allintera Nazione.
La beata Madre Teresa, insieme ai
martiri che hanno eroicamente testi-
moniato la loro fede a loro va il
nostro pi alto riconoscimento e la
nostra preghiera certamente gioi-
scono in Cielo per limpegno degli
uomini e donne di buona volont
nel far rifiorire la societ e la Chiesa
in Albania.
Ora, per, si presentano nuove
sfide a cui dare risposta. In un mon-
do che tende alla globalizzazione
economica e culturale, occorre fare
ogni sforzo perch la crescita e lo
sviluppo siano posti a disposizione
di tutti e non solo di una parte della
popolazione. Inoltre, tale sviluppo
non sar autentico se non sar anche
sostenibile ed equo, vale a dire se
non terr ben presenti i diritti dei
poveri e non rispetter lambiente.
Alla globalizzazione dei mercati
necessario che corrisponda una glo-
balizzazione della solidariet; alla
crescita economica deve accompa-
gnarsi un maggior rispetto del crea-
to; insieme ai diritti individuali van-
no tutelati quelli delle realt inter-
medie tra lindividuo e lo Stato, pri-
ma fra tutte la famiglia. LAlbania
oggi pu affrontare queste sfide in
una cornice di libert e di stabilit,
che vanno consolidate e che fanno
ben sperare per il futuro.
Ringrazio cordialmente ciascuno
di voi per la squisita accoglienza e,
come fece san Giovanni Paolo II
nellaprile del 1993, invoco sullAlba-
nia la protezione di Maria, Madre
del Buon Consiglio, affidando a lei
le speranze dellintero popolo alba-
nese. Dio effonda sullAlbania la sua
grazia e la sua benedizione.
Nel saluto del presidente della Repubblica
Il popolo
di madre Teresa
Noi siamo il popolo di madre Te-
resa. con queste parole che il
presidente della Repubblica, Bujar
Nishani, ha dato il benvenuto al
Papa in Albania meta del suo
primo viaggio in Europa durante
la cerimonia nel palazzo presiden-
ziale a Tirana. Ripercorrendo la
storia albanese, il presidente ha ri-
cordato, in particolare, il ruolo del-
la Chiesa cattolica, e anche di altre
comunit religiose, durante il co-
munismo. Facendo riferimento ai
tanti martiri, Nishani ha anche ri-
proposto i punti salienti della sto-
ria cristiana del Paese che ha sem-
pre avuto un grande riscontro an-
che nella cultura. E un ruolo del
tutto particolare lo ha avuto anche
la Santa Sede, ha rilevato il presi-
dente, ricordando anche gli inter-
venti di Giovanni Paolo II r i g u a rd o
la persecuzione e poi la visita nel
1993. Nishani ha detto al Papa di
aver seguito con attenzione la sua
predicazione e i suoi insegnamenti.
Per questo, ha aggiunto, posso af-
fermare con convinzione che le
parole del Pontefice rappresenta-
no una lezione illuminante di fede
e di umanesimo, di coraggio e di
cultura: unautentica dottrina per
la pace, la prosperit e la stabilit
nel mondo. La testimonianza di
Papa Francesco, ha proseguito il
presidente albanese, rappresenta
una riflessione spirituale ed etica
sul destino dellumanit e sulla sua
prospettiva, nellautentico rispetto
che ogni essere umano merita.
Ci sono temi che coesistono in
tutte le religioni, ha affermato Ni-
shani: lindividuo e la societ; la
ricchezza e la povert; la societ e
le istituzioni; la fede e il diritto di
proteggerla; la corruzione e lego-
centrismo; la religione e lo stato; lo
stato e la democrazia. Tutti questi
grandi temi da lei trattati ha det-
to il presidente al Papa sono
molto utili per la democrazia alba-
nese, che ha appena ventiquattro
anni, e per il mondo intero. An-
che per questo, ha spiegato, lAlba-
nia vede nel Pontefice un amico
prezioso al quale oggi ha aperto il
cuore e la porta. Secondo lantico
detto popolare: la casa degli alba-
nesi appartiene a Dio e allamico.
Infine il presidente ha rimarcato
i progressi compiuti dal Paese do-
po la caduta del regime: sia dal
punto di vista economico sia pas-
sando dallisolamento a un sempre
maggiore inserimento a livello eu-
ropeo. Non solo, da Stato ateista
divenuto un luogo dove le libert
religiose sono consolidate e le co-
munit religiose vivono insieme, in
piena armonia.
Durante i voli di andata e di ritorno
Te l e g r a m m i
a capi di Stato
La partenza di Papa Francesco alla volta di Tirana avvenuta in forma
privata. Proveniente in auto da Santa Marta, il Pontefice ha raggiunto
laeroporto romano di Fiumicino, per imbarcarsi su un airbus a321
dellAlitalia decollato alle 7.48 di domenica 21 settembre. Lo hanno
accompagnato in questo quarto viaggio internazionale i cardinali Parolin,
segretario di Stato, e Versaldi, presidente della Prefettura degli affari economici
della Santa Sede; gli arcivescovi Becciu e Mamberti, rispettivamente sostituto e
segretario per i Rapporti con gli Stati; e monsignor Gianluca Pezzoli,
minutante della Segreteria di Stato. Con loro anche il medico personale del
Papa, Polisca, il responsabile dellorganizzazione del viaggio Gasbarri, il
direttore della Radio Vaticana e della Sala stampa della Santa Sede, il
gesuita Lombardi, il direttore del Centro televisivo vaticano, monsignor Vigan,
e il direttore del nostro giornale. A Tirana si sono uniti al seguito papale, tra
gli altri, gli arcivescovi Massafra, presidente della Conferenza episcopale
albanese, Mirdita, di Tirana, e Moliner Ingls, nunzio apostolico; monsignor
Marini, maestro delle Celebrazioni liturgiche pontificie. Subito dopo il decollo
da Fiumicino il Papa ha inviato il seguente telegramma al capo dello Stato
italiano.
A Sua Eccellenza
On. Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica
Italiana
Palazzo del Quirinale - 00187
Roma
Nel momento in cui mi accingo
a partire per il viaggio apostolico
nella Repubblica di Albania, mi
gradito rivolgere a lei, Signor Pre-
sidente e a tutti gli italiani il mio
affettuoso e beneaugurante saluto,
che accompagno con ogni pi cor-
diale ed orante auspicio di pace e
di serenit.
FRANCISCUS PP
Durante il volo di rientro a Roma,
domenica sera, il Pontefice ha inviato
ai capi di Stato dei Paesi sorvolati i
seguenti telegrammi.
His Excellency Bujar Nishani
President of the Republic
of Albania
Tiran
Il cardinale Fernando Sebastin Aguilar
ha preso possesso
del titolo di SantAngela Merici
Nella mattina di domenica 21 settembre, il cardinale spagnolo Fernando Se-
bastin Aguilar, arcivescovo emerito di Pamplona y Tudela, ha solennemente
preso possesso del titolo di SantAngela Merici. Nella chiesa romana del
quartiere Nomentano, il porporato stato accolto dal parroco, monsignor
Davide Maccarri, che gli ha presentato il crocifisso per il bacio e la venera-
zione. seguita la messa, concelebrata dai numerosi sacerdoti intervenuti.
Al rito, diretto da monsignor Diego Ravelli, cerimoniere pontificio, era pre -
sente, tra gli altri, lambasciatore di Spagna presso la Santa Sede, Eduardo
Gutirrez Senz de Buruaga.
Ufficio
delle celebrazioni liturgiche
del Sommo Pontefice
Santa messa
celebrata
dal Santo Padre
Fr a n c e s c o
domenica
28 settembre 2014
INDICAZIONI
Il 28 settembre 2014, alle ore 10.30,
il Santo Padre Francesco celebrer
la Santa Messa sul Sagrato della
Basilica Vaticana.
Per la circostanza, lUfficio delle
Celebrazioni Liturgiche del Som-
mo Pontefice comunica quanto se-
gue:
Concelebreranno con il Santo
Padre alcuni Sacerdoti anziani, in-
dicati dal Pontificio Consiglio per
la Famiglia. Essi, muniti di apposi-
to biglietto, sono pregati di trovarsi
nel Braccio di Costantino per le
ore 8.45, dove indosseranno le vesti
s a c re .
Citt del Vaticano, 22 settembre
2014
Mons. Guido Marini
Maestro delle Celebrazioni
Liturgiche Pontificie
As I depart Albania for my re-
turn flight to Rome, I wish to
express my deep gratitude to your
excellency and the beloved alba-
nian people for your generous ho-
spitality during my visit. Invoking
abundant divine blessings upon
you all, I pray that the Almighty
may grant you and your fellow citi-
zens the gifts of peace and well-
b eing.
FRANCISCUS PP
A Sua Eccellenza
On. Giorgio Napolitano
Presidente della Repubblica
Italiana
Palazzo del Quirinale - 00187
Roma
Al rientro dal viaggio apostolico
che mi ha condotto in terra albane-
se, dove ho avuto la gioia di incon-
trare le locali popolazioni, desidero
rinnovare a lei Signor Presidente e
alla diletta nazione italiana il mio
cordiale saluto, invocando su tutti
la benedizione del signore.
FRANCISCUS PP
Da parte sua il presidente Napolitano ha risposto con due messaggi a quelli
del Pontefice. Al momento della partenza di Papa Francesco, ha affermato che
la comunit internazionale guarda con grande interesse alla sua missione, la
prima da ventuno anni in un Paese che ha da allora intrapreso un virtuoso
percorso di consolidamento della democrazia e di avvicinamento alla famiglia
europea e ai suoi valori, dicendosi certo che la visita sar di grande
conforto a tutti coloro che in Albania, e non solo, dedicano la loro vita, anche
a costo di dolorosi sacrifici, alla promozione del dialogo e della pace in una
regione ancora percorsa da tensioni non completamente sopite. Nel messaggio
per il rientro del Pontefice, il capo dello Stato italiano ha auspicato che la
sua visita e il suo messaggio di solidariet, pace e riconciliazione vengano
positivamente accolti per ispirare le generazioni pi giovani, le cui capacit
di dialogo e confronto costruttivo con gli altri, rappresentano la migliore
speranza per il futuro della regione e del mondo.
LOSSERVATORE ROMANO luned-marted 22-23 settembre 2014 pagina 5
Lomelia della messa celebrata nella piazza di Tirana intitolata a madre Teresa di Calcutta
Su ali daquila
Non dimenticatevi del nido, della vostra storia, ma volate alto e lavorate per il futuro
Duecentocinquantamila fedeli,
soprattutto giovani, hanno partecipato
alla messa celebrata da Papa
Francesco domenica mattina,
21 settembre, nella piazza del centro
di Tirana intitolata a madre Teresa
di Calcutta. Dopo la proclamazione
delle letture, il Pontefice ha pronunciato
la seguente omelia.
Il Vangelo che abbiamo ascoltato ci
dice che, oltre ai Dodici Apostoli,
Ges chiama altri settantadue disce-
poli e li manda nei villaggi e nelle
citt per annunciare il Regno di Dio
(cfr. Lc 10, 1-9.17-20). Egli venuto a
portare nel mondo lamore di Dio e
vuole diffonderlo attraverso la comu-
nione e la fraternit. Per questo for-
ma subito una comunit di discepo-
li, una comunit missionaria, e li al-
lena alla missione, ad a n d a re . Il
metodo missionario chiaro e sem-
plice: i discepoli vanno nelle case e
il loro annuncio comincia con un sa-
luto pieno di significato: Pace a
questa casa! (v. 5). Non solo un
saluto, anche un dono: la pace.
Venendo oggi in mezzo a voi, cari
fratelli e sorelle di Albania, in questa
piazza dedicata ad una umile e gran-
de figlia di questa terra, la beata
Madre Teresa di Calcutta, voglio ri-
petervi questo saluto: pace nelle vo-
stre case, pace nei vostri cuori, pace
nella vostra Nazione! Pace!
Nella missione dei settantadue di-
scepoli rispecchiata lesp erienza
missionaria della comunit cristiana
di ogni tempo: il Signore risorto e
vivente invia non solo i Dodici, ma
la Chiesa intera, invia ogni battezza-
to ad annunciare il Vangelo a tutte
le genti. Nel corso dei secoli, non
sempre stato accolto lannuncio di
pace portato dai messaggeri di Ge-
s; talvolta le porte si sono chiuse.
In un recente passato, anche la por-
ta del vostro Paese stata chiusa,
serrata con il catenaccio delle proibi-
zioni e prescrizioni di un sistema
che negava Dio e impediva la libert
religiosa. Coloro che avevano paura
della verit e della libert facevano
di tutto per bandire Dio dal cuore
delluomo ed escludere Cristo e la
Chiesa dalla storia del vostro Paese,
anche se esso era stato tra i primi a
ricevere la luce del Vangelo. Nella
seconda Lettura, infatti, abbiamo
sentito il riferimento allIlliria, che ai
tempi dellapostolo Paolo includeva
anche il territorio dellattuale
Albania.
Ripensando a quei decenni di
atroci sofferenze e di durissime per-
secuzioni contro cattolici, ortodossi e
musulmani, possiamo dire che lAl-
bania stata una terra di martiri:
molti vescovi, sacerdoti, religiosi, fe-
deli laici, ministri di culto di altre
religioni, hanno pagato con la vita la
loro fedelt. Non sono mancate pro-
ve di grande coraggio e coerenza
nella professione della fede. Quanti
cristiani non si sono piegati davanti
alle minacce, ma hanno proseguito
senza tentennamenti sulla strada in-
trapresa! Mi reco spiritualmente a
quel muro del cimitero di Scutari,
luogo-simbolo del martirio dei catto-
lici dove si eseguivano le fucilazioni,
e con commozione depongo il fiore
della preghiera e del ricordo grato e
imperituro. Il Signore stato accan-
to a voi, carissimi fratelli e sorelle,
per sostenervi; Egli vi ha guidato e
consolato e infine vi ha sollevato su
ali di aquila come un giorno fece
con lantico popolo dIsraele, come
abbiamo sentito nella prima lettura.
Laquila, raffigurata nella bandiera
del vostro Paese, vi richiami al senso
della speranza, a riporre sempre la
vostra fiducia in Dio, che non delu-
de ma sempre al nostro fianco,
specialmente nei momenti difficili.
Oggi le porte dellAlbania si sono
riaperte e sta maturando una stagio-
ne di nuovo protagonismo missiona-
rio per tutti i membri del popolo di
Dio: ogni battezzato ha un posto e
un compito da svolgere nella Chiesa
e nella societ. Ognuno si senta
chiamato ad impegnarsi generosa-
mente nellannuncio del Vangelo e
nella testimonianza della carit; a
rafforzare i legami della solidariet
per promuovere condizioni di vita
pi giuste e fraterne per tutti. Oggi
sono venuto per ringraziarvi per la
vostra testimonianza e anche per in-
coraggiarvi a far crescere la speranza
dentro di voi e intorno a voi. Non
dimenticatevi laquila. Laquila non
dimentica il nido, ma vola alto. Vo-
late alto! Andate su! Sono venuto
per incoraggiarvi a coinvolgere le
nuove generazioni; a nutrirvi assi-
duamente della Parola di Dio apren-
do i vostri cuori a Cristo, al Vange-
lo, allincontro con Dio, alli n c o n t ro
fra voi come gi fate: mediante que-
sto vostro incontrarvi voi date testi-
monianza a tutta lE u ro p a .
In spirito di comunione tra vesco-
vi, sacerdoti, persone consacrate e
fedeli laici, vi incoraggio a dare slan-
cio allazione pastorale, che
unazione di servizio, e a continuare
la ricerca di nuove forme di presenza
della Chiesa allinterno della societ.
In particolare, questo invito lo rivol-
go ai giovani. Ce ne erano tanti sul-
la strada dallaeroporto a qui! Que-
sto un popolo giovane! Molto gio-
vane. E dove c giovinezza c spe-
ranza. Ascoltate Dio, adorate Dio e
amatevi fra voi come popolo, come
fratelli.
Chiesa che vivi in questa terra di
Albania, grazie per il tuo esempio di
fedelt. Non dimenticatevi del nido,
della vostra storia lontana, anche
delle prove; non dimenticate le pia-
ghe, ma non vendicatevi. Andate
avanti a lavorare con speranza per
un futuro grande. Tanti figli e figlie
dellAlbania hanno sofferto, anche
fino al sacrificio della vita. La loro
testimonianza sostenga i vostri passi
di oggi e di domani sulla via
dellamore, sulla via della libert,
sulla via della giustizia e soprattutto
sulla via della pace. Cos sia.
Nelle parole rivolte al Papa dallarcivescovo Mirdita
Ci avevano promesso
il paradiso senza Dio
AllAngelus lappello ai giovani del Paese
No allidolatria del denaro
La Chiesa cattolica ha sempre cer-
cato, ieri come oggi, di stare accan-
to al popolo albanese. quanto ha
affermato, al termine della messa,
larcivescovo di Tirana, monsignor
Rrok Mirdita. Ricordando che la
grande sofferenza della gente non
ha svilito ma ha nobilitato lo spiri-
to del nostro popolo, il presule ha
detto che proprio nel periodo della
prova si sono sviluppati sentimenti
di solidariet e di accoglienza, di
unit, insieme alla capacit di rico-
noscere che le differenze anche
religiose sono una ricchezza e
non un limite.
Quasi ventitr anni fa ha det-
to larcivescovo mentre cadeva in
frantumi il regime ateo comunista,
che aveva promesso il paradiso sen-
za Dio ma che lasciava indietro
linferno senza consolazione, per-
ch aveva tentato di rubare lanima
alluomo, il nostro popolo comin-
ciava il cammino della libert. Pre-
sto, per, si affacci come un mi-
raggio unaltra ideologia: quella del
benessere. Essa offusc tante menti
e accec tante coscienze, portando
tanti nostri fratelli su alcune scor-
ciatoie, che rendono pi difficile la
costruzione di una societ pi giu-
sta e pi equa.
Il presule ha ricordato, in parti-
colare, la dolorosa esperienza
dellemigrazione che mette a dura
prova la famiglia: il crescente diva-
rio tra i pochi ricchi e i molti pove-
ri; e le conseguenze del materiali-
smo pratico del consumismo che
seguito ai disastri del materialismo
ideologico del comunismo.
Nel periodo di transizione e di
disorientamento la Chiesa ha cer-
cato di rendere la testimonianza
del Vangelo con il servizio umile e
fedele ai pi bisognosi, in dialogo
con le altre religioni e lintera so-
ciet. Per larcivescovo, infatti, il
popolo albanese, per tanto tempo
sconosciuto a causa delle vicissitu-
dini storiche e dellassurdo isola-
mento, una grande risorsa per la
nostra regione e per il nostro conti-
nente.
Indicando lesempio pratico dei
tanti martiri e della beata Teresa di
Calcutta, il presule ha affermato
che la Chiesa ha cercato il volto
di Cristo dietro ogni volto uma-
no. Ma, ha riconosciuto, siamo
distanti dallessere una Chiesa per-
fetta. Per questo, ha detto, ab-
biamo bisogno che il Papa ci guar-
di, ci confermi nella fede, ci correg-
ga e ci incoraggi. Abbiamo biso-
gno delle sue parole e del suo stile,
della sua limpida testimonianza di
risposta alle esigenze della vita cri-
stiana e del suo rassicurante an-
nuncio della misericordia di Dio.
E, ha detto ancora rivolgendosi al
Pontefice, abbiamo bisogno di
tutto ci che lei sta offrendo
generosamente alla Chiesa e al
mondo.
A Papa Francesco monsignor
Mirdita ha detto grazie per aver
guardato alle nostre necessit e per
aver apprezzato le nostre ricchez-
ze. Grazie, ha ripetuto, per aver-
ci regalato questo dono grande del-
la sua presenza nella nostra terra;
per le sue parole; per questa Euca-
ristia e per aver pregato con noi e
per noi. Questa giornata che lAl-
bania intera ha vissuto con Papa
Francesco, ha concluso, rimarr
indelebile nella memoria del nostro
popolo. E noi la accompagneremo
fedelmente con la preghiera e con
laffetto.
Al termine della messa, il Papa ha guidato la recita dellAngelus. Ecco le sue
parole prima della preghiera mariana.
Cari fratelli e sorelle,
prima di concludere questa Celebrazione, desidero salutare tutti voi, venu-
ti dallAlbania e dai Paesi vicini. Vi ringrazio per la vostra presenza e per
la testimonianza della vostra fede.
In modo particolare mi rivolgo a voi giovani! Dicono che lAlbania il
Paese pi giovane dellEuropa e mi rivolgo a voi. Vi invito a costruire la
vostra esistenza su Ges Cristo, su Dio: chi costruisce su Dio costruisce
sulla roccia, perch Lui sempre fedele, anche se noi manchiamo di fedel-
t (cfr. 2 Tm 2, 13). Ges ci conosce meglio di chiunque altro; quando
sbagliamo, non ci condanna ma ci dice: Va e dora in poi non peccare
pi (Gv 8, 11). Cari giovani, voi siete la nuova generazione, la nuova ge-
nerazione dellAlbania, il futuro della Patria. Con la forza del Vangelo e
lesempio dei vostri antenati e lesempio dei vostri martiri, sappiate dire no
allidolatria del denaro no allidolatria del denaro! no alla falsa libert
individualista, no alle dipendenze e alla violenza; e dire invece s alla cul-
tura dellincontro e della solidariet, s alla bellezza inseparabile dal bene
e dal vero; s alla vita spesa con animo grande ma fedele nelle piccole co-
se. Cos costruirete unAlbania migliore e un mondo migliore, sulle tracce
dei vostri antenati.
Ci rivolgiamo ora alla Vergine Madre, che venerate soprattutto col tito-
lo di Nostra Signora del Buon Consiglio. Mi reco spiritualmente al suo
Santuario di Scutari, a voi tanto caro, e le affido tutta la Chiesa in Alba-
nia e lintero popolo albanese, in particolare le famiglie, i bambini e gli
anziani, che sono la memoria viva del popolo. La Madonna vi guidi a
camminare insieme con Dio, verso la speranza che non delude mai.
LOSSERVATORE ROMANO pagina 6 luned-marted 22-23 settembre 2014
Dopo aver pranzato con i vescovi
albanesi nella sede della nunziatura
apostolica a Tirana, nel pomeriggio di
domenica Papa Francesco si trasferito
alluniversit cattolica Nostra Signora
del Buon Consiglio, dove ha incontrato
i capi delle maggiori comunit religiose
presenti nel Paese. Dopo li n t ro d u z i o n e
dellarcivescovo Massafra, presidente
della Conferenza episcopale, che ha
presentato i partecipanti, il Pontefice
ha pronunciato il seguente discorso.
Cari amici,
sono veramente lieto di questo in-
contro, che riunisce i responsabili
delle principali confessioni religiose
presenti in Albania. Saluto con pro-
fondo rispetto ciascuno di voi e le
comunit che rappresentate; e rin-
grazio di cuore Mons. Massafra per
le sue parole di presentazione e in-
troduzione. importante che siate
qui insieme: il segno di un dialogo
che vivete quotidianamente, cercan-
do di costruire tra voi relazioni di
fraternit e di collaborazione, per il
bene dellintera societ. Grazie per
quello che fate.
LAlbania stata tristemente testi-
mone di quali violenze e di quali
drammi possa causare la forzata
esclusione di Dio dalla vita persona-
le e comunitaria. Quando, in nome
di unideologia, si vuole estromettere
Dio dalla societ, si finisce per ado-
rare degli idoli, e ben presto luomo
smarrisce s stesso, la sua dignit
calpestata, i suoi diritti violati. Voi
sapete bene a quali brutalit pu
condurre la privazione della libert
di coscienza e della libert religiosa,
e come da tale ferita si generi una
umanit radicalmente impoverita,
perch priva di speranza e di riferi-
menti ideali.
I cambiamenti avvenuti a partire
dagli anni 90 del secolo scorso han-
no avuto come positivo effetto anche
quello di creare le condizioni per
una effettiva libert di religione. Ci
ha reso possibile ad ogni comunit
di ravvivare tradizioni che non si
erano mai spente, nonostante le fe-
roci persecuzioni, ed ha permesso a
tutti di offrire, anche a partire dalla
propria convinzione religiosa, un po-
sitivo contributo alla ricostruzione
morale, prima che economica, del
Pa e s e .
In realt, come afferm san Gio-
vanni Paolo II nella sua storica visita
in Albania del 1993, la libert reli-
giosa [...] non solo un prezioso
dono del Signore per quanti hanno
la grazia della fede: un dono per
tutti, perch garanzia basilare di
ogni altra espressione di libert [...]
Niente come la fede ci ricorda che,
se abbiamo un unico creatore, siamo
anche tutti fratelli! La libert religio-
sa un baluardo contro tutti i totali-
tarismi e un contributo decisivo
allumana fraternit (Messaggio alla
nazione albanese, 25 aprile 1993).
Ma subito bisogna aggiungere:
La vera libert religiosa rifugge
dalle tentazioni dellintolleranza e
del settarismo, e promuove atteggia-
menti di rispettoso e costruttivo dia-
logo (ibid.). Non possiamo non ri-
conoscere come lintolleranza verso
chi ha convinzioni religiose diverse
dalle proprie sia un nemico molto
insidioso, che oggi purtroppo si va
manifestando in diverse regioni del
mondo. Come credenti, dobbiamo
essere particolarmente vigilanti affin-
ch la religiosit e letica che vivia-
mo con convinzione e che testimo-
niamo con passione si esprimano
sempre in atteggiamenti degni di
quel mistero che intendono onorare,
rifiutando con decisione come non
vere, perch non degne n di Dio n
delluomo, tutte quelle forme che
rappresentano un uso distorto della
religione. La religione autentica
fonte di pace e non di violenza!
Nessuno pu usare il nome di Dio
per commettere violenza! Uccidere
in nome di Dio un grande sacrile-
gio! Discriminare in nome di Dio
inumano.
Da questo punto di vista, la liber-
t religiosa non un diritto che pos-
sa essere garantito unicamente dal
sistema legislativo vigente, che pure
necessario: essa uno spazio co-
mune come questo , un ambien-
te di rispetto e collaborazione che va
costruito con la partecipazione di
tutti, anche di coloro che non hanno
alcuna convinzione religiosa. Mi
permetto di indicare due atteggia-
menti che possono essere di partico-
lare utilit nella promozione di que-
sta libert fondamentale.
Il primo quello di vedere in
ogni uomo e donna, anche in quanti
non appartengono alla propria tradi-
zione religiosa, non dei rivali, meno
ancora dei nemici, bens dei fratelli e
delle sorelle. Chi sicuro delle pro-
prie convinzioni non ha bisogno di
imporsi, di esercitare pressioni
sullaltro: sa che la verit ha una
propria forza di irradiazione. Tutti
siamo, in fondo, pellegrini su questa
terra, e in questo nostro viaggio,
mentre aneliamo alla verit e alleter-
nit, non viviamo come entit auto-
nome ed autosufficienti, n come
singoli n come gruppi nazionali,
culturali o religiosi, ma dipendiamo
gli uni dagli altri, siamo affidati gli
uni alle cure degli altri. Ogni tradi-
zione religiosa, dal proprio interno,
deve riuscire a dare conto dellesi-
stenza della l t ro .
Un secondo atteggiamento lim-
pegno in favore del bene comune.
Ogni volta che ladesione alla pro-
pria tradizione religiosa fa germo-
gliare un servizio pi convinto, pi
generoso, pi disinteressato allintera
societ, vi autentico esercizio e svi-
luppo della libert religiosa. Questa
appare allora non solo come uno
spazio di autonomia legittimamente
rivendicato, ma come una potenzia-
lit che arricchisce la famiglia umana
con il suo progressivo esercizio. Pi
si a servizio degli altri e pi si li-
b eri!
Guardiamoci attorno: quanti sono
i bisogni dei poveri, quanto le nostre
societ devono ancora trovare cam-
mini verso una giustizia sociale pi
diffusa, verso uno sviluppo economi-
co inclusivo! Quanto lanimo umano
ha bisogno di non perdere di vista il
senso profondo delle esperienze del-
la vita e di recuperare speranza! In
questi campi di azione, uomini e
donne ispirati dai valori delle pro-
prie tradizioni religiose possono of-
frire un contributo importante, anzi
insostituibile. questo un terreno
particolarmente fecondo anche per il
dialogo interreligioso.
E poi, vorrei accennare ad una co-
sa che sempre un fantasma: il rela-
tivismo, tutto relativo. Al riguar-
do, dobbiamo tenere presente un
principio chiaro: non si pu dialoga-
re se non si parte dalla propria iden-
tit. Senza identit non pu esistere
dialogo. Sarebbe un dialogo fanta-
sma, un dialogo sullaria: non serve.
Ognuno di noi ha la propria identit
religiosa, fedele a quella. Ma il Si-
gnore sa come portare avanti la sto-
ria. Partiamo ciascuno dalla propria
identit, non facendo finta di averne
unaltra, perch non serve e non aiu-
ta ed relativismo. Quello che ci ac-
comuna la strada della vita, la
buona volont di partire dalla pro-
pria identit per fare il bene ai fra-
telli e alle sorelle. Fare del bene! E
cos, come fratelli camminiamo insie-
me. Ognuno di noi offre la testimo-
nianza della propria identit alla l t ro
e dialoga con laltro. Poi il dialogo
pu andare pi avanti su questioni
teologiche, ma quello che pi im-
portante e bello camminare insie-
me senza tradire la propria identit,
senza mascherarla, senza ipocrisia. A
me fa bene pensare questo.
Cari amici, vi esorto a mantenere
e sviluppare la tradizione di buoni
rapporti tra le comunit religiose esi-
stenti in Albania, e a sentirvi uniti
nel servizio alla vostra cara patria.
Con un po di senso dellumorismo
si pu dire che questa sembra una
squadra di calcio: i cattolici contro
tutti gli altri, ma tutti insieme, per il
bene della Patria e dellumanit!
Continuate ad essere segno, per il
vostro Paese e non solo, della possi-
bilit di relazioni cordiali e di fecon-
da collaborazione tra uomini di reli-
gioni diverse. E vi chiedo un favore:
di pregare per me. Anche io ne ho
bisogno, tanto bisogno. Grazie.
Con i responsabili delle principali confessioni religiose
Non si uccide in nome di Dio
Saluto di monsignor Massafra
La parola chiave
insieme
Insieme la parola chiave che
larcivescovo Angelo Massafra,
presidente della Conferenza epi-
scopale, ha utilizzato per presen-
tare la realt ecumenica e interre-
ligiosa albanese.
Tra le tante iniziative comuni
promosse per la convivenza paci-
fica tra le religioni il presule ha
ricordato anzitutto listituzione
del consiglio interreligioso, che ci
ha visti, ultimamente, produrre
una dichiarazione congiunta in
favore della pace e della convi-
venza in Iraq. C poi il villag-
gio della pace, a Scutari, dove in
questi anni, insieme ai fratelli or-
todossi e musulmani, abbiamo
promosso diverse iniziative di pa-
ce, incontri formativi e di sensibi-
lizzazione alla non violenza e di
promozione dei valori della fami-
glia. Inoltre, ha detto monsignor
Massafra, viene sempre tradotto e
diffuso nel Paese il messaggio del
Papa in occasione della giornata
mondiale della pace. stata an-
che fatta la traduzione del Nuovo
testamento in albanese, con la So-
ciet biblica interconfessionale. Il
presule ha anche rimarcato la
fruttuosa collaborazione tra listi-
tuto filosofico-teologico del no-
stro seminario di Scutari con lac-
cademia teologica ortodossa di
Shna Vlash di Durazzo.
Nonostante tutti questi passi
positivi, ha affermato la rc i v e s c o -
vo, sicuramente giunto il mo-
mento di fare ancora di pi: pas-
sare cio dalla tolleranza alla fra-
tellanza; costruire insieme ponti
di dialogo e di condivisione per
edificare unAlbania migliore; lot-
tare insieme contro i mali odierni
come la corruzione, limmoralit,
il consumismo, lo spaccio di dro-
ga, la prostituzione, la mafia la
tratta delle donne, le vendette di
sangue e altre piaghe.
Sempre insieme ha aggiun-
to possiamo fare molto di pi
perch siano favorite particolar-
mente le fasce pi deboli: i bam-
bini, gli anziani, le donne, gli am-
malat, i poveri. Siamo convinti
che la comune fede nellunico
Dio potr essere la sorgente di
una forte identit da tutti condi-
visa e capace di aprirci allimp e-
gno serio per costruire un futuro
della nostra nazione, basato non
su miraggi propinati da una certa
cultura dominante, ma sui valori
di cui la fede portatrice.
Monsignor Massafra ha quindi
indicato la testimonianza dei
martiri come sempre attuale ed
eloquente: Ci sono stati albanesi
che hanno preferito essere barba-
ramente torturati e uccisi piutto-
sto che rinnegare la loro fede in
Dio. Tra questi il gesuita Gio-
vanni Fausti, vero pioniere del
dialogo islamico cristiano.
Attraverso la porta piccola
dal nostro inviato GAETANO VALLINI
Lo sguardo di Papa Francesco non coincide
con quello dei potenti. Per questo ha scelto di
entrare per la prima volta in Europa da una
porta piccola e un po discosta, lAlbania. Lo
ha fatto ieri, 21 settembre, per lanciare un mes-
saggio. Lo ha detto chiaramente un se-
gnale che io voglio dare proprio sulla e re o
che lo riportava a Roma da Tirana, al termine
di una giornata intensa: undici ore per cinque
incontri ufficiali. Una giornata iniziata sotto
un cielo plumbeo e un caldo afoso allaerop or-
to internazionale Madre Teresa, dove Fran-
cesco arrivato alle 9, accolto con una cerimo-
nia molto semplice dal primo ministro Edi Ra-
ma con una delegazione del Governo, da
monsignor Ramiro Moliner Ingls, nunzio
apostolico, monsignor Angelo Massafra, arci-
vescovo di Shkodr-Pult e presidente della
Conferenza dei vescovi albanesi, e monsignor
Rrok Mirdita, arcivescovo di Tiran-Durrs.
La cerimonia di benvenuto si svolta pi
tardi al palazzo presidenziale. Ad accogliere il
Papa sul piazzale il presidente della Repubbli-
ca Bujar Nishani. Dopo gli onori militari e
lesecuzione degli inni, il Pontefice ha firmato
il libro doro su cui ha scritto: Al nobile po-
polo albanese con il mio rispetto e ammirazio-
ne per la sua testimonianza e la sua fraternit
per portare avanti il Paese. Dopo un collo-
quio privato nello Studio verde, lo scambio
dei doni. Il Pontefice ha regalato al presidente
una copia dellunico esemplare conosciuto del
messale in albanese di Gjon Buzuku, stampato
nel 1555 e conservato nella Biblioteca vaticana.
Un dono particolarmente apprezzato da Ni-
shani, che ha ricambiato con un ritratto in ar-
gento di Clemente XI, della famiglia Albani,
con la scritta: La casa dellalbanese appartie-
ne a Dio e allospite.
Dopo lincontro con le autorit e il corpo
diplomatico, i discorsi ufficiali nel Salone
Skanderberg. Francesco ha parlato come del
resto in tutti gli interventi della giornata in
italiano, lingua piuttosto conosciuta in Alba-
nia. A ogni modo, a tradurre le parole del
Pontefice stato don Davide Djudjaj, che ave-
va gi svolto questo incarico durante la visita
di Giovanni Paolo II. Il Papa ha riconosciuto
il cammino compiuto e i meriti del Paese, un
esempio a cui ispirarsi, e ha lanciato il primo,
fermo richiamo a non farsi scudo di Dio per
progettare e compiere atti di violenza.
Dal palazzo presidenziale Papa Francesco,
accompagnato dai canti del coro di cento per-
sone provenienti dalle diverse diocesi albanesi,
ha raggiunto sulla stessa jeep che usa in piaz-
za San Pietro la vicina piazza Madre Teresa,
dovera stato allestito il palco con laltare per
la messa e sul quale erano stati posti il croci-
fisso della concattedrale di Durazzo e un qua-
dro raffigurante Nostra Signora del Buon
Consiglio, particolarmente venerata in Alba-
nia, successivamente donato al Papa a ricordo
della visita insieme con una croce con i volti
dei 40 martiri. Prima di indossare i paramenti
il Pontefice ha incontrato il sindaco di Tirana,
Luzim Xhelal Basha, che gli ha donato le
chiavi della citt.
Significativa la scelta della liturgia della pa-
rola: un brano dal capitolo 19 dellEsodo, in
cui si usa la metafora di Dio che come
unaquila laquila il simbolo dellAlbania
si prende cura dei suoi piccoli; uno tratto
dalla lettera ai Romani in cui Paolo ricorda la
sua predicazione in Illiria, lAlbania di oggi,
per sottolineare la prima evangelizzazione; il
testo del capitolo 10 di Luca in cui si parla
della missionariet. Non sempre, ha ricordato
in proposito Francesco allomelia, lannuncio
stato accolto. Talvolta le porte si sono chiuse.
Come qui, in Albania, in un recente passato.
Ma la Chiesa ha resistito ed rinata.
I lettori delle intenzioni della preghiera dei
fedeli sono stati scelti dalle diverse diocesi: tra
gli altri, una ragazza rom e un non vedente. I
doni delloffertorio sono stati invece portati
allaltare da tre generazioni di una stessa una
famiglia, per sottolineare il valore di questa
istituzione anche in preparazione al prossimo
Sinodo. Al termine della messa in latino con
letture e preghiere in albanese, concelebrata
dai vescovi e da quasi tutti i sacerdoti albanesi,
e da presuli di diocesi di Paesi vicini il Papa
ha recitato lAngelus, dedicato particolarmente
ai giovani. Subito dopo monsignor Mirdita ha
rivolto parole di ringraziamento al Pontefice
per la sua presenza. stato calcolato che alla
messa, tra quanti affollavano la piazza e quan-
ti invece erano assiepati lungo il viale dei Mar-
tiri nonostante la pioggia caduta a sprazzi, ab-
biano partecipato duecentocinquantamila per-
sone, provenienti dallAlbania, ma anche da
Kosovo, Montenegro e Macedonia. Moltissimi
musulmani, la maggioranza nel Paese, che
hanno voluto dare il proprio saluto al Papa. E
prima del suo arrivo, in una moschea si pre-
gato per la buona riuscita del viaggio.
Successivamente Francesco si recato nella
nunziatura apostolica, dove ha incontrato i ve-
scovi albanesi, fermandosi a pranzo con loro.
Nel segno del dialogo fra le religioni il pri-
mo incontro pomeridiano, alle 16, presso luni-
versit cattolica Nostra Signora del Buon Con-
siglio, al quale hanno partecipato rappresen-
tanti delle cinque comunit religiose albanesi:
musulmana, bektashi (confraternita islamica di
derivazione sufi), cattolica, ortodossa ed evan-
gelica. Nel suo saluto monsignor Massafra ha
sottolineato i passi importanti compiuti insie-
me. Da parte sua il Papa che ha salutato i
presenti sia prima che alla fine dellincontro
ha richiamato ancora una volta limp ortanza
del dialogo fraterno, ribadendo che non si pu
uccidere in nome di Dio.
Quindi il Pontefice, dopo un breve tragitto
nel centro di Tirana, ha raggiunto la nuova
cattedrale di San Paolo, consacrata nel 2002,
per la celebrazione dei vespri e lincontro con
le varie realt della Chiesa locale. Alli n g re s s o
ha benedetto le tre campane che saranno poste
sul nuovo campanile della cattedrale della dio-
cesi di Rrshen, aperta al culto tredici anni fa.
Da qui in auto il Papa ha raggiunto il cen-
tro Betania struttura a ventisei chilometri da
Tirana che dal 1998 si occupa di bambini ab-
bandonati e in difficolt per il momento
conclusivo della visita dedicato alla dimensio-
ne della testimonianza della carit e al quale
sono stati invitati operatori e volontari di altri
centri di assistenza del Paese.
A porgere il saluto e a presentare storia e at-
tivit del centro stata la direttrice della Fon-
dazione Betania, Monica Bologna, mentre
Mirjan Jani ha raccontato la sua esperienza
prima di ospite, accolto nel 1999 a Betania
quando aveva 8 anni, dopo la separazione dei
genitori, e ora di operatore. Nel suo discorso il
Papa ha ringraziato per la testimonianza offer-
ta dal centro, perch qui vediamo la fede far-
si carit concreta e perch questo centro te-
stimonia che possibile una convivenza pacifi-
ca e fraterna tra persone appartenenti a diverse
etnie e a diverse confessioni religiose.
Lincontro si svolto nella chiesa, intitolata
a SantAntonio, protettore dellopera. E pro-
prio una statua del santo stato il dono che il
Pontefice ha voluto lasciare alla comunit. I
bambini che alluscita hanno accompagnato
con un canto e con un incontenibile entusia-
smo Francesco, che li ha salutati insieme a un
gruppo di malati hanno ricambiato regalan-
dogli un libretto con delle foto e la storia
dellAssociazione Betania, oltre a un libretto di
preghiere spontanee di Antonietta Vitale, fon-
datrice dellopera, presente alli n c o n t ro .
Lultimo momento della visita di Francesco
in Albania che verr ricordata a lungo e con
profonda gratitudine per ci che ha significato
per il Paese stato breve quanto quello ini-
ziale, con un saluto in aeroporto da parte del
primo Ministro. Laereo papale partito poco
prima delle 20 alla volta dellaeroporto roma-
no di Ciampino, dove atterrato dopo circa
unora.
Auguri del Papa
alla comunit ebraica
di Roma
Dio ci doni di contribuire insieme a pro-
muovere la giustizia e la pace in un mondo
che tanto ne ha bisogno. quanto auspica
Papa Francesco in un messaggio inviato il
22 settembre al Rabbino capo di Roma,
Riccardo Di Segni, in occasione delle ricor-
renze di Rosh Ha-Shanah 5775, Yom Kip-
pur e Sukkot. Estendendo i suoi pi cordia-
li auguri alla comunit ebraica romana, il
Pontefice invoca la benedizione dellAltis-
simo affinch questi giorni di festa possano
essere fonte di felicit e motivo di consoli-
damento dei legami familiari e comunitari.
LOSSERVATORE ROMANO luned-marted 22-23 settembre 2014 pagina 7
In visita al centro Betania
Nessuna vergogna della bont
Il bene paga infinitamente di pi del denaro
Nellultimo appuntamento del viaggio
in terra albanese, Papa Francesco ha
visitato il centro di assistenza Betania,
a una ventina di chilometri da Tirana.
Dopo il saluto rivoltogli dalla direttrice
e la testimonianza di un giovane
cresciuto nella struttura, il Pontefice ha
pronunciato il seguente discorso.
Cari amici del Centro Betania,
vi ringrazio di cuore per la vostra
gioiosa accoglienza! E soprattutto vi
ringrazio per laccoglienza che qui
ogni giorno si offre a tanti bambini
e ragazzi bisognosi di cura, di tene-
rezza, di un ambiente sereno e di
persone amiche che siano anche veri
educatori, un esempio di vita e un
sostegno.
In luoghi come questo siamo tutti
confermati nella fede, tutti aiutati a
credere, perch vediamo la fede farsi
carit concreta. La vediamo portare
luce e speranza in situazioni di gra-
ve disagio; la vediamo riaccendersi
nel cuore di persone toccate dallo
Spirito di Ges che diceva: Chi ac-
coglie uno solo di questi bambini nel
mio nome, accoglie me (Mc 9, 37).
Questa fede che opera nella carit
smuove le montagne delli n d i f f e re n -
za, dellincredulit e dellapatia e
apre i cuori e le mani a compiere il
bene e a diffonderlo. Attraverso ge-
sti umili e semplici di servizio ai pic-
coli passa la Buona Notizia che Ge-
s risorto e vive in mezzo a noi.
Questo C e n t ro , inoltre, testimonia
che possibile una convivenza paci-
fica e fraterna tra persone apparte-
nenti a differenti etnie e a diverse
confessioni religiose. Qui le differen-
ze non impediscono larmonia, la
gioia e la pace, anzi diventano occa-
sione per una pi profonda cono-
scenza e comprensione reciproca. Le
diverse esperienze religiose si aprono
allamore rispettoso ed efficace verso
il prossimo; ogni comunit religiosa
si esprime con lamore e non con la
violenza, non ci si vergogna della
bont! A chi la fa crescere dentro di
s, la bont dona una coscienza
tranquilla, una gioia profonda anche
in mezzo a difficolt e incompren-
sioni. Persino di fronte alle offese
subite, la bont non debolezza, ma
vera forza, capace di rinunciare alla
vendetta.
Il bene premio a s stesso e ci
avvicina a Dio, Sommo Bene. Ci fa
pensare come Lui, ci fa vedere la
realt della nostra vita alla luce del
suo disegno damore su ciascuno di
noi, ci fa assaporare le piccole gioie
di ogni giorno e ci sostiene nelle dif-
ficolt e nelle prove. Il bene paga
infinitamente di pi del denaro, che
invece delude, perch siamo stati
creati per accogliere lamore di Dio e
donarlo a nostra volta, e non per
misurare ogni cosa sulla base del de-
naro o del potere, che il pericolo
che ci uccide tutti.
Cari amici, la vostra Direttrice, nel
suo saluto, ha ricordato le tappe
compiute dalla vostra Associazione e
le opere nate dallintuizione della
fondatrice, Signora Antonietta Vitale
che saluto cordialmente e ringra-
zio per la sua accoglienza e ha
messo in evidenza laiuto dei bene-
fattori e i progressi delle varie inizia-
tive. Ha citato i tanti bambini amo-
revolmente accolti e accuditi. Mirjan
ha testimoniato invece la sua espe-
rienza personale, la meraviglia e la
gratitudine per un incontro che ha
trasformato la sua esistenza e lha
aperta a nuovi orizzonti, facendogli
incontrare nuovi amici ed un Amico
ancora pi grande e buono degli al-
tri: Ges. Lui ha detto una cosa
molto significativa a proposito dei
volontari che qui prestano la loro
opera; ha detto: Da 15 anni si sacri-
ficano con gioia per amore di Ges e
amore nostro. una frase che rivela
come il donarsi per amore di Ges
susciti gioia e speranza, e come il
servire i fratelli si trasformi nel re-
gnare insieme a Dio. Queste parole
di Mirjan-Paolo possono sembrare
paradossali a tanta parte del nostro
mondo, che ha difficolt a compren-
derle e cerca affannosamente nelle
ricchezze terrene, nel possesso e nel
divertimento fine a s stesso la chia-
ve della propria esistenza, trovando
invece alienazione e stordimento.
Il segreto di unesistenza riuscita
invece amare e donarsi per amore.
Allora si trova la forza di s a c r i f i c a rs i
con gioia e limpegno pi coinvol-
gente diventa fonte di una gioia pi
grande. Allora non fanno pi paura
scelte definitive di vita, ma appaiono
nella loro vera luce, come un modo
per realizzare pienamente la propria
lib ert.
Il Signore Ges e sua Madre, la
Vergine Maria, benedicano la vostra
Associazione, questo Centro Betania
e gli altri centri che la carit ha fatto
sorgere e la Provvidenza ha fatto
crescere. Benedicano tutti i volonta-
ri, i benefattori e tutti i bambini e
adolescenti accolti. Il vostro Patrono
santAntonio di Padova vi accompa-
gni nel cammino. Continuate con fi-
ducia a servire nei poveri e negli ab-
bandonati il Signore Ges e a pre-
garlo perch i cuori e le menti di
tutti si aprano al bene, alla carit
operosa, fonte di gioia vera e auten-
tica. Vi chiedo per favore di pregare
per me e di cuore vi benedico.
Nei saluti rivolti al Pontefice durante li n c o n t ro
Mani operose
Volontari e bambini del centro Betania sono stati
presentati da Monica Bologna, da nove anni alla
guida della comunit, che ha voluto rivolgersi al
Papa con le parole scritte per loccasione da An-
tonietta Vitale, fondatrice dellopera. Le presen-
to ha detto le mani dei volontari che gratui-
tamente hanno costruito con enorme sacrificio e
senza sosta tutto il grande e affollato complesso
che vede, compresa questa chiesa. Questo tem-
pio, ha spiegato, un dono dellasso ciazione
Betania a santAntonio, protettore dellopera, co-
me riconoscenza di quanto siamo riusciti a rea-
lizzare con la sua provvidente intercessione.
Inoltre, ha proseguito, le presento le mani e
il cuore dei consacrati che hanno detto il loro s
al Signore: un s sincero, vero, determinato asso-
lutamente gratuito; di giorno e di notte hanno
accudito amorevolmente fin dallinizio pi di
cento bambini che vivevano in estrema povert.
E ha cos aggiunto: Le porgo, Padre Santo, le
mani operose di tutti noi, amici, conoscenti, be-
nefattori che abbiamo lasciato le nostre case per
essere qui presenti oggi a mostrarle il nostro
a m o re .
Lunico obiettivo servire Cristo, ha spiega-
to, e fare tutto nel suo nome con amore, senza
scartare nessun bisognoso: A chi chiede dai di-
ce il Vangelo e noi lo abbiamo fatto con estremo
sacrificio. Per questo, ha fatto notare, la nostra
opera talora detta strana: infatti, diventiamo
strumenti di carit senza condizionamenti umani
e secondo volont di Dio per ogni fratello che
tende la mano fiducioso e aspetta amore, come
Cristo bussa al nostro cuore.
La direttrice ha concluso ricordando che le
nostre nove comunit multietniche e multireligio-
se vivono in pace: c una convivenza spirituale,
un cammino di fede e molte, molte opere di ca-
rit.
stata, poi, la volta di Mirjan Jani, che ha
raccontato al Papa, a nome anche di tanti altri
giovani, la sua esperienza al centro Betania. Nel
1993, quando avevo due anni ha detto dop o
la separazione dei miei genitori sono tornato a
vivere con la mamma nella sua citt natale, a
Prmet, e da quel giorno non ho avuto pi noti-
zia di mio pap per ben diciassette anni.
Abitavamo ha ricordato in una assai mi-
sera stanza dove un tempo vi era unindustria
statale. Per mia mamma era difficile prendersi
cura di me. Mia nonna e le mie zie ci aiutavano
come potevano, ma ci mancava tutto, non aveva-
mo soldi. Cos il 5 febbraio 1999 accadde quel-
lo che per me fu un miracolo: fui accolto nella
prima casa Betania da Antonietta Vitale e da
Paola, la prima volontaria in Albania. Fu un
nuovo inizio, una nuova vita. Persone che non
conoscevo gratuitamente si prendevano cura di
me e di tutti gli altri bambini accolti.
In questo luogo ha spiegato ho imparato
a conoscere Ges, a pregarlo, ho visto testimo-
niato in parole e in opere il suo Vangelo. Per
questo il 15 aprile 2007 ho ricevuto il battesimo
con il nome di Paolo. Ho studiato fino alla se-
conda superiore qui a Bubq e poi gli ultimi due
anni al collegio dei salesiani a Tirana. Il giova-
ne ha compiuto gli studi universitari in psicolo-
gia e formazione degli adulti in Italia. E ora vive
nella sede centrale dellassociazione Betania a
Bosco di Zevio, nella diocesi di Verona.
Il colloquio con i giornalisti durante il volo di ritorno da Tirana
Fratello albanese
Con le lacrime agli occhi
La Chiesa uscita venti anni fa
dallinverno insanguinato della per-
secuzione e dalle catacombe cui
laveva costretta un regime dittato-
riale comunista e ostentatamente
ateo ha il volto segnato dalle sof-
ferenze, ma nonostante tutto sereno,
di due ottuagenari: quello di don
Ernest Simoni, 84 anni, e di suor
Marije Kaleta, 85 anni. Le loro testi-
monianze durante lincontro con i
sacerdoti, i religiosi e i rappresentan-
ti del mondo laicale svoltosi nel po-
meriggio nella nuova cattedrale di
Tirana intitolata a San Paolo, segna-
no il momento pi toccante della vi-
sita di Papa Francesco. Commozione
fino alle lacrime per il Pontefice al
termine del racconto del sacerdote.
Torturato e condannato a morte co-
me nemico del popolo, pena succes-
sivamente commutata nella carcera-
zione, don Ernest uno dei due soli
sacerdoti ancora in vita dei pochissi-
mi sopravvissuti alla persecuzione
ha trascorso 27 anni in vari campi di
concentramento e ai lavori forzati.
Durante la prigionia ho celebrato
la messa in latino a memoria, cos
come ho confessato e distribuito la
comunione di nascosto ricorda.
Con le lacrime agli occhi, tra gli
applausi interminabili dei presenti,
tutti visibilmente emozionati, Fran-
cesco abbraccia a lungo il prete che
si inginocchiato per baciargli la
mano, lo aiuta a rialzarsi, baciando-
gli a sua volta la mano. Attimi di
grande intensit, proseguiti poi con
il racconto di suor Marije. Dopo
aver vissuto per sette anni nel con-
vento delle suore stigmatine, la reli-
giosa stata costretta a professare la
propria fede nel nascondimento. Il
Signore mi ha dato tanta fede rac-
conta cos da poterla donare an-
che agli altri battezzando non solo i
bambini nei villaggi, ma anche tutti
coloro che si presentavano alla mia
porta. Non solo. Grazie ad alcuni
sacerdoti riusc a custodire in casa,
in un comodino, il Santissimo Sacra-
mento, che portava ai malati.
Anche la suora, finita la testimo-
nianza, singinocchia dinanzi al Pa-
pa, che laiuta a rialzarsi, abbrac-
ciando a lungo anche lei. E subito
dopo, al momento di tenere lome-
lia, una meditazione durante la reci-
ta dei vespri, mette da parte il testo
preparato ed stata lunica volta
nella giornata per parlare a brac-
cio, tanto rimasto colpito dalle te-
stimonianze. Una riflessione dettata
dal cuore, conclusa con una consta-
tazione: Andiamo a casa pensando:
oggi abbiamo toccato i martiri.
Che la seconda visita di un Ponte-
fice in questo Paese, dopo quella
storica di Giovanni Paolo II, qui
giunto il 23 aprile 1993 per ricostitui-
re una Chiesa distrutta dalla perse-
cuzione, avrebbe avuto come uno
dei motivi di fondo quel martirio lo
aveva spiegato lo stesso Francesco di
ritorno dalla Corea. E lo ribadisce in
mattinata sullaereo appena partito
da Roma per Tirana nel breve saluto
ai giornalisti, sottolineando che lAl-
bania un Paese che ha sofferto
tanto. E lo ripete pi volte nel cor-
so della giornata, ricordando le cru-
delt terribili subite dai cattolici, ma
anche da ortodossi e musulmani.
In cattedrale il Papa confida di es-
sersi documentato per due mesi sulla
storia dellAlbania e sulla sua soffe-
renza della Chiesa. Una sofferenza
che, lungo il viale dei Martiri della
Nazione, ha anche i volti e i nomi di
altrettanti cattolici due vescovi,
trenta sacerdoti e otto laici, tra i
quali una donna uccisi in odio al-
la fede negli anni bui della brutale
dittatura comunista, per i quali in
corso il processo di canonizzazione.
Nei vari spostamenti il corteo papale
lo percorre pi volte e il vescovo di
Roma ne rimane colpito: Si vede
che questo popolo ha memoria di
questi martiri. Martiri la cui testi-
monianza, cos come quella di tutta
la Chiesa albanese, viene sottolineata
anche dallarcivescovo Mirdita nel
saluto al Pontefice. Martiri che, co-
me ricorda un sacerdote, sono mor-
ti gridando: Viva il Papa. E anche
noi oggi vogliamo gridare: Viva il
Pa p a . (gaetano vallini)
Durante il volo da Roma a Tira-
na il Papa ha voluto salutare i cin-
quanta giornalisti presenti p ro v e -
nienti da dieci Paesi augurando
una buona giornata di lavoro e
non di riposo. Sar un lavoro un
p o forte, una bella giornata labo-
riosa, ha aggiunto, chiedendo co-
me di consueto di pregare per lui.
Al suo fianco, cera il direttore della
Sala stampa della Santa Sede, il ge-
suita Federico Lombardi, che nel
dargli il benvenuto ha presentato i
diversi media: stampa, agenzie, tele-
visione, radio, fotografi. Oltre a lo-
ro, ha aggiunto, in Albania ci
aspettano naturalmente molti di pi
che sono andati direttamente e poi
tutti gli albanesi in festa. Da parte
sua Papa Francesco, prendendo la
parola, ha ringraziato i giornalisti
per il loro aiuto che fa tanto bene,
perch cos la gente, il mondo sa, le
cose che fa il Papa, che fanno le
Chiese, in questo caso lAlbania.
Si tratta, ha proseguito, di un Pae-
se che ha sofferto tanto, tanto. Tan-
te sofferenze, ma che allo stesso
tempo riuscito a trovare una pa-
ce con le differenze religiose, e que-
sto un bel segno per il mondo: il
dialogo, la pace, questo equilibrio
che a favore della governance.
Pi articolata la conferenza stampa
della sera nel volo di ritorno. Intro-
dotti da padre Lombardi, tre gior-
nalisti di televisioni albanesi hanno
rivolto alcune domande al Pontefi-
ce. Di seguito la trascrizione del
collo quio.
Sua Santit partito con unidea in
mente per gli albanesi, per lAl b a n i a .
Come un albanese ha sofferto, ma
anche tollerante. Ha trovato qualche
altra qualit negli albanesi, che ha
potuto toccare? Sono queste qualit
quelle giuste per far tornare laquila
nel nido?
Dir che ho aggiustato un po
quelle cose che lei dice, ma la soffe-
renza che voi albanesi avete avuto
lho vista pi da vicino. Quello di
tollerante... cambio la parola. Non
tollerante, lalbanese; fratello. Ha la
capacit della fratellanza: di pi.
E questo si vede nel convivere, nel
collaborare tra: gli islamici, gli orto-
dossi e i cattolici. E collaborano,
ma come fratelli, no? E poi, unaltra
cosa che mi ha colpito, dallinizio,
la giovinezza del Paese: mhanno
detto che il Paese pi giovane
dEuropa, quando io ho fatto que-
sto commento. Ma lAlbania ha, si
vede proprio, uno sviluppo superio-
re nella cultura e anche nella gover-
nance, grazie a questa fratellanza.
Muovendo sul boulevard centrale di
Tirana, sotto i ritratti dei chierici
martirizzati durante il regime comuni-
sta, in un Paese al quale stato im-
posto lateismo di Stato fino a 25 anni
fa, che emozione personale ha avuto
lei?
Io da due mesi vengo studiando
un po quel periodo difficile dellAl-
bania, per capirlo; ho studiato an-
che un po linizio. Ma voi avete ra-
dici culturali bellissime, e forti, di
grande cultura, fin dallinizio. Ho
studiato questo periodo ed stato
un periodo crudele: il livello di cru-
delt stato terribile. Quando ho
visto queste fotografie, ma non solo
i cattolici, anche ortodossi, anche
gli islamici,... e quando ho pensato
alle parole loro rivolte Ma, tu non
devi credere in Dio Io ci cre-
do! bum, e lo facevano fuori.
Per questo dico che anche tutte e
tre le componenti religiose hanno
dato testimonianza di Dio e adesso
danno testimonianza della fratellan-
za.
Lei ha visitato lAlbania che un
Paese a maggioranza musulmana. Pe-
r la visita avviene in un momento
precario della situazione globale: lei
stesso ha dichiarato che la terza guer-
ra mondiale gi incominciata. Il suo
messaggio della visita solo per gli al-
banesi, o va oltre?
No: va oltre. Va oltre. LAlbania
ha fatto una strada di pace, di con-
vivenza e di collaborazione che va
oltre, va ad altri Paesi che hanno
ugualmente radici etniche diverse.
Lei ha detto: un Paese musul-
mano nella maggioranza: s, ma
non un Paese musulmano. un
Paese europeo. Per me questa sta-
ta una sorpresa. LAlbania un
Paese europeo, proprio per la cultu-
ra la cultura di convivenza, anche
per la cultura storica che ha avuto.
Lei adesso ha fatto questo viaggio in
Albania, che in Europa, quali sono i
p ro s s i m i ?
S: la geografia, non posso cam-
biarla. I prossimi viaggi saranno 25
novembre, Strasburgo, Consiglio
dEuropa e Parlamento Europeo,
tutti e due. E poi, 28 forse Tur-
chia, per essere l nella festa del 30,
di SantAndrea, con il Patriarca
Bartolomeo.
Santit, abbiamo capito che lei ha una
visione dellAlbania un po diversa da
quella degli europei, cio: noi guardia-
mo lEuropa quasi come lUnione eu-
ropea; lei ha scelto, come primo Paese
dEuropa da visitare, un Paese della
periferia che non appartiene allUnione
europea. Cosa pu dire a quelli che
guardano solo allEuropa dei po-
tenti?
Che un messaggio, questo mio
viaggio, un segnale: un segnale
che io voglio dare.
Labbiamo vista tutti, credo, piangere,
per la prima volta, si commosso
molto, in quellincontro: stato, credo,
il momento pi commovente del viag-
gio.
Sentire parlare un martire del
proprio martirio, forte! Credo che
tutti noi che eravamo l, eravamo
commossi: tutti. E quei testimoni
parlavano come se parlassero di un
altro, con una naturalezza, unumil-
t. A me ha fatto bene, questo!
Grazie, tante, e buona cena.
LOSSERVATORE ROMANO pagina 8 luned-marted 22-23 settembre 2014
Durante la recita dei vespri in cattedrale
Oggi abbiamo toccato
i martiri
Nel tardo pomeriggio di domenica 21,
Papa Francesco ha presieduto
nella cattedrale di Tirana
la celebrazione dei vespri con sacerdoti,
religiose e religiosi, seminaristi e
rappresentanti dei movimenti laicali
albanesi. Dopo il saluto dellarcivescovo
Mirdita e le testimonianze di un prete
e di una suora che hanno subito
persecuzioni durante il comunismo, il
Pontefice ha improvvisato un breve
discorso. Eccone il testo.
Ho preparato alcune parole per voi,
da dirvi, e le consegner allA rc i v e -
scovo perch lui dopo ve lo faccia
arrivare. La traduzione gi fatta. Si
pu fare arrivare.
Ma adesso, mi venuto di dirvi
unaltra cosa... Abbiamo sentito nel-
la Lettura: Sia benedetto Dio, Pa-
dre del Signore nostro Ges Cristo,
Padre misericordioso e Dio di ogni
consolazione, il quale ci consola in
ogni nostra tribolazione, perch pos-
siamo anche noi consolare quelli che
si trovano in qualsiasi genere di affli-
zione, con la consolazione stessa con
la quale siamo stati consolati noi da
Dio (2 Cor 1, 3-4). il testo su cui
oggi la Chiesa ci fa riflettere nei Ve-
spri. In questi due mesi, mi sono
preparato per questa visita, leggendo
la storia della persecuzione in Alba-
nia. E per me stata una sorpresa:
io non sapevo che il vostro popolo
avesse sofferto tanto! Poi, oggi, nella
strada dallaeroporto fino alla piaz-
za, tutte queste fotografie dei marti-
ri: si vede che questo popolo ancora
ha memoria dei suoi martiri, di quel-
li che hanno sofferto tanto! Un po-
polo di martiri... E oggi, allinizio di
questa celebrazione, ne ho toccati
due. Quello che io posso dirvi
quello che loro hanno detto, con la
loro vita, con le loro parole sempli-
ci... Raccontavano le cose con una
semplicit... ma tanto dolorosa! E
noi possiamo domandare a loro:
Ma come avete fatto a sopravvivere
a tanta tribolazione?. E ci diranno
questo che abbiamo sentito in que-
sto brano della Seconda Lettera ai
Corinzi: Dio Padre misericordio-
so e Dio di ogni consolazione.
stato Lui a consolarci!. Ce lo han-
no detto con questa semplicit.
Hanno sofferto troppo. Hanno sof-
ferto fisicamente, psichicamente, e
anche quellangoscia dellincertezza:
se sarebbero stati fucilati o no, e vi-
vevano cos, con quellangoscia. E il
Signore li consolava... Penso a Pie-
tro, nel carcere, incatenato, con le
catene; tutta la Chiesa pregava per
lui. E il Signore consol Pietro. E i
martiri, e questi due che abbiamo
sentito oggi, il Signore li consol
perch cera gente nella Chiesa, il
popolo di Dio le vecchiette sante
e buone, tante suore di clausura...
che pregavano per loro. E questo
il mistero della Chiesa: quando la
Chiesa chiede al Signore di consola-
re il suo popolo; e il Signore consola
umilmente, anche nascostamente.
Consola nellintimit del cuore e
consola con la fortezza. Loro, sono
sicuro, non si vantano di quello che
hanno vissuto, perch sanno che
stato il Signore a portarli avanti. Ma
loro ci dicono qualcosa! Ci dicono
che per noi, che siamo stati chiamati
dal Signore per seguirlo da vicino,
lunica consolazione viene da Lui.
Guai a noi se cerchiamo unaltra
consolazione! Guai ai preti, ai sacer-
doti, ai religiosi, alle suore, alle novi-
zie, ai consacrati quando cercano
consolazione lontano dal Signore! Io
non voglio bastonarvi, oggi, non
voglio diventare il b oia, qui; ma
sappiate bene: se voi cercate conso-
lazione altrove, non sarete felici! Di
pi: non potrai consolare nessuno,
perch il tuo cuore non stato aper-
to alla consolazione del Signore. E
finirai, come dice il grande Elia al
popolo di Israele, zoppicando con
le due gambe. Sia benedetto Dio
Padre, Dio di ogni consolazione, il
quale ci consola in ogni nostra tribo-
lazione, perch possiamo anche noi
consolare quelli che si trovano in
qualsiasi genere di afflizione, con la
consolazione con cui siamo stati
consolati noi stessi da Dio. quel-
lo che hanno fatto questi due, oggi.
Umilmente, senza pretese, senza
vantarsi, facendo un servizio per noi:
di consolarci. Ci dicono anche: Sia-
mo peccatori, ma il Signore stato
con noi. Questa la strada. Non
scoraggiatevi!. Scusatemi, se vi uso
oggi come esempio, ma tutti dobbia-
mo essere desempio luno alla l t ro .
Andiamo a casa pensando bene: og-
gi abbiamo toccato i martiri.
Di seguito il testo dellomelia che
il Papa aveva preparato per
la circostanza e che ha consegnato
ai presenti.
Cari fratelli e sorelle!
per me una gioia incontrarvi nella
vostra amata terra; ringrazio il Si-
gnore e ringrazio tutti voi per la vo-
stra accoglienza! Stando in mezzo a
voi posso meglio esprimere la mia
vicinanza al vostro impegno di evan-
gelizzazione.
Da quando il vostro Paese uscito
dalla dittatura, le comunit ecclesiali
hanno ripreso a camminare e a orga-
nizzarsi per lazione pastorale, e
guardano con speranza verso il futu-
ro. In particolare, il mio pensiero ri-
conoscente va a quei Pastori che
hanno pagato a caro prezzo la fedel-
t a Cristo e la decisione di restare
uniti al Successore di Pietro. Sono
stati coraggiosi nella difficolt e nel-
la prova! Ci sono ancora tra noi sa-
cerdoti e religiosi che hanno speri-
mentato il carcere e la persecuzione,
come la sorella e il fratello che ci
hanno raccontato la loro storia. Vi
abbraccio commosso e rendo lode a
Dio per la vostra fedele testimonian-
za, che stimola tutta la Chiesa a por-
tare avanti con gioia lannuncio del
Va n g e l o .
Facendo tesoro di tale esperienza,
la Chiesa in Albania pu crescere
nella missionariet e nel coraggio
apostolico. Conosco e apprezzo lim-
pegno con cui vi opponete a nuove
forme di dittatura che rischiano di
tenere schiave le persone e le comu-
nit. Se il regime ateo cercava di sof-
focare la fede, queste dittature, pi
subdole, possono soffocare la carit.
Le testimonianze di un sacerdote e di una suora scampati alla persecuzione
Una scarpa per battezzare
Penso allindividualismo, alle rivalit
e ai confronti esasperati: una men-
talit mondana che pu contagiare
anche la comunit cristiana. Non
serve scoraggiarsi di fronte a queste
difficolt, non abbiate paura di an-
dare avanti sulla strada del Signore.
Egli sempre al vostro fianco, vi do-
na la sua grazia e vi aiuta a sostener-
vi gli uni gli altri, ad accettarvi cos
come siete, con comprensione e mi-
sericordia, a coltivare la comunione
fraterna.
Levangelizzazione pi efficace
quando attuata con unit di intenti
e con una collaborazione sincera tra
le diverse realt ecclesiali e tra mis-
sionari e clero locale: questo com-
porta coraggio di proseguire nella ri-
cerca di forme di lavoro comune e di
aiuto reciproco nei campi della cate-
chesi, delleducazione cattolica, co-
me pure della promozione umana e
della carit. In questi ambiti pre-
zioso anche lapporto dei movimenti
ecclesiali, che sanno progettare e agi-
re in comunione con i Pastori e tra
di loro. quello che io vedo qui: ve-
scovi, sacerdoti, religiosi e laici, una
Chiesa che vuole camminare nella
fraternit e nellunit.
Quando lamore per Cristo po-
sto al di sopra di tutto, anche di le-
gittime esigenze particolari, allora si
diventa capaci di uscire da noi stessi,
dalle nostre piccolezze personali o
di gruppo, e andare verso Ges che
ci viene incontro nei fratelli; le sue
piaghe sono ancora visibili oggi sul
corpo di tanti uomini e donne che
hanno fame e sete, che sono umilia-
ti, che si trovano in carcere o in
ospedale. E proprio toccando e cu-
rando con tenerezza queste piaghe
possibile vivere fino in fondo il Van-
gelo e adorare Dio vivo in mezzo a
noi.
Sono tanti i problemi che affron-
tate ogni giorno! Essi vi spingono
ad immergervi con passione in una
generosa attivit apostolica. Tuttavia,
noi sappiamo che da soli non pos-
siamo fare nulla. Se il Signore non
costruisce la casa, invano si affatica-
no i costruttori (Sal 127, 1). Questa
consapevolezza ci chiama a dare
ogni giorno il giusto spazio al Si-
gnore, a dedicargli tempo, ad aprir-
gli il cuore, affinch Lui agisca nella
nostra vita e nella nostra missione.
Ci che il Signore promette alla pre-
ghiera fiduciosa e perseverante supe-
ra quello che noi immaginiamo (cfr.
Lc 11, 11-12): oltre a quello che chie-
diamo ci d anche lo Spirito Santo.
La dimensione contemplativa diven-
ta indispensabile, in mezzo agli im-
pegni pi urgenti e pesanti. E pi la
missione ci chiama ad andare verso
le periferie esistenziali, pi il nostro
cuore sente il bisogno intimo di es-
sere unito a quello di Cristo, pieno
di misericordia e di amore.
E considerando che i sacerdoti e i
consacrati non sono ancora sufficien-
ti, il Signore Ges ripete oggi anche
a voi: La messe abbondante, ma
sono pochi gli operai! Pregate dun-
que il signore della messe, perch
mandi operai nella sua messe! (Mt
9, 37-38). Non bisogna dimenticare
che questa preghiera parte da uno
sguardo: lo sguardo di Ges, che ve-
de labbondanza del raccolto. Abbia-
mo anche noi questo sguardo? Sap-
piamo riconoscere labbondanza dei
frutti che la grazia di Dio ha fatto
crescere, e del lavoro che c da fare
nel campo del Signore? da questo
sguardo di fede sul campo di Dio
che nasce la preghiera, linvo cazione
quotidiana e pressante al Signore
per le vocazioni sacerdotali e religio-
se. Voi, cari seminaristi, e voi, cari
postulanti e novizi, siete frutto di
questa preghiera del popolo di Dio,
che sempre precede e accompagna la
vostra risposta personale. La Chiesa
in Albania ha bisogno del vostro en-
tusiasmo e della vostra generosit. Il
tempo che oggi dedicate a una soli-
da formazione spirituale, teologica,
comunitaria e pastorale, fecondo in
ordine a servire adeguatamente, do-
mani, il popolo di Dio. La gente,
pi che dei maestri, cerca dei testi-
moni: testimoni umili della miseri-
cordia e della tenerezza di Dio; sa-
cerdoti e religiosi conformati a Ges
Buon Pastore, capaci di comunicare
a tutti la carit di Cristo.
A questo proposito, insieme con
voi e insieme a tutto il popolo alba-
nese, voglio rendere grazie a Dio per
tanti missionari e missionarie, la cui
azione stata determinante per la ri-
nascita della Chiesa in Albania e ri-
mane ancora oggi di grande rilevan-
za. Essi hanno contribuito notevol-
mente a consolidare il patrimonio
spirituale che vescovi, sacerdoti, per-
sone consacrate e laici albanesi han-
no conservato, in mezzo a durissime
prove e tribolazioni. Pensiamo al
grande lavoro fatto dagli Istituti reli-
giosi per il rilancio delleducazione
cattolica: questo lavoro merita di es-
sere riconosciuto e sostenuto.
Cari fratelli e sorelle, non scorag-
giatevi di fronte alle difficolt; sulle
orme dei vostri padri, siate tenaci
nel rendere testimonianza a Cristo,
camminando insieme con Dio, ver-
so la speranza che non delude mai.
Nel vostro cammino sentitevi sempre
accompagnati e sostenuti dallaffetto
di tutta la Chiesa. Vi ringrazio di
cuore di questo incontro e affido cia-
scuno di voi e le vostre comunit, i
progetti e le speranze alla santa Ma-
dre di Dio. Vi benedico di cuore e vi
chiedo per favore di pregare per me.
A Papa Francesco stata presentata la sofferenza
vissuta dalla Chiesa albanese la cui identit di
frontiera non labbiamo espressa con la produzione
di un pensiero teologico ma con il sacrificio e il
martirio, una costante della nostra vita dal primo
secolo a oggi. Lo ha detto al Pontefice larcive-
scovo di Tirana, monsignor Rrok Mirdita,
introducendo le testimonianze di don Ernest
Simoni e di suor Maria Kaleta. Il sacerdote fu
condannato a morte dal regime comunista e poi,
commutata la pena, pass 27 anni in vari campi
di concentramento e di lavori forzati. Di seguito le
sue parole.
Haec dies quam fecit Dominus exultemus et laete-
mur in ea. Viva Cristo, viva la Chiesa. Sono
don Ernest Simoni (Troshani). Sono un sacer-
dote di 84 anni. Nel dicembre del 1944 in Al-
bania arriv il partito comunista ateo, che ave-
va come principio leliminazione della fede e
lobbiettivo di eliminare il clero. Nella realiz-
zazione di questo programma iniziarono subi-
to gli arresti, le torture e le fucilazioni di centi-
naia di sacerdoti e laici, per sette anni di se-
guito, versando il sangue innocente di fedeli,
alcuni dei quali, prima di essere fucilati, grida-
vano: Viva Cristo Re.
Nel 1952 il governo comunista, con una
mossa politica, voluta da Mosca (Stalin), cerc
di riunire i sacerdoti che erano ancora vivi, per
permettergli di esercitare liberamente la fede, a
condizione che la Chiesa si staccasse da Papa
e dal Vaticano. Questa intenzione del governo
il clero non la accett mai. Io continuai gli
studi nel collegio dei francescani per dieci an-
ni: dal 1938 al 1948. I nostri superiori furono
fucilati dai comunisti, e per questo motivo fui
costretto a concludere clandestinamente i miei
studi di teologia. Dopo quattro anni fui preso
nellesercito, allo scopo di farmi sparire. Passai
due anni in quel posto, anni che furono pi
terribili di una prigione. Ma il Signore mi sal-
v e il 7 aprile 1956 fui ordinato sacerdote. Il
giorno dopo, domenica in Albis e festa della
Divina misericordia, celebrai la prima messa.
Per otto anni e mezzo ho svolto il mio mini-
stero sacerdotale. Ma i comunisti decisero di
togliermi di mezzo.
Perci il 24 dicembre 1963, appena finii di
celebrare la santa messa della vigilia di Natale
nel villaggio di Barbullush, vicino Scutari, ar-
rivarono quattro ufficiali della sicurezza e mi
presentarono il decreto di arresto e di fucila-
zione. Mi misero le manette legando le braccia
dietro la schiena e prendendomi a calci mi mi-
sero nella loro macchina. Dalla chiesa mi por-
tarono nella stanza di isolamento dove mi la-
sciarono per tre mesi in una condizione disu-
mana. Cos legato mi portarono alli n t e r ro g a -
torio. Il capo mi disse: Tu sarai impiccato co-
me nemico perch hai detto al popolo che
moriremo tutti per Cristo se necessario. Mi
strinsero i ferri ai polsi cos fortemente che si
fermarono i battiti del cuore e quasi morivo.
Volevano che io parlassi contro la Chiesa e la
gerarchia della Chiesa. Io non accettai. Dalle
torture caddi quasi morto. Al vedermi cos, mi
liberarono. Il Signore volle che continuassi a
v i v e re .
Tra le accuse cera anche la celebrazione
delle tre messe per lanima del presidente ame-
ricano John Kennedy ucciso un mese prima il
mio arresto, Messe che io celebrai secondo le
indicazioni di Paolo VI, date a tutti i sacerdoti
del mondo. Io ero abbonato alla principale ri-
vista russa LUnion Sovietique in lingua
francese. Questo, intanto che lAlbania aveva
rotto i rapporti con lUnione sovietica. Come
prova materiale dellaccusa presentarono al
giudice la rivista nella quale si trovava la foto
del presidente americano. La Divina provvi-
denza ha voluto che la mia condanna a morte
non venisse eseguita. Nella stanza di isolamen-
to portarono un altro prigioniero, un mio caro
amico, allo scopo di spiarmi. Egli incominci
a parlare contro il partito, ma io comunque gli
rispondevo che Cristo ci ha insegnato ad ama-
re i nemici e a perdonarli e che noi dobbiamo
impegnarci per il bene dei popolo. Queste mie
parole arrivarono alle orecchie del dittatore, il
quale dopo cinque giorni mi liber dalla con-
danna a morte. Ma questa condanna fu sosti-
tuita da diciotto anni di prigione presso la mi-
niera di Spa. Dopo essere uscito dalla prigio-
ne, fui condannato nuovamente ai lavori forza-
ti: per dieci anni quindi fino alla caduta del
regime ho lavorato nei canali delle acque
n e re .
Durante il periodo della prigionia, ho cele-
brato la messa in latino a memoria, cos come
ho confessato e distribuito la comunione di
nascosto.
Con la venuta della libert religiosa il Si-
gnore mi ha aiutato a servire tanti villaggi e a
riconciliare molte persone in vendetta con la
croce di Cristo, allontanando lodio e il diavo-
lo dai cuori degli uomini.
Santit, certo di poter esprimere il desiderio
di tutti i presenti, prego che, per intercessione
della Santissima Madre di Cristo, il Signore vi
dia vita, salute e forza nel guidare il grande
gregge che la Chiesa di Cristo. Amen
E questa la testimonianza della religiosa.
Sia Lodato Ges Cristo.
Sono suor Maria Kaleta e ho 85 anni.
Allet di dieci anni ho sentito la chiamata del
Signore, senza sapere ancora cosa significasse
essere religiosa. In famiglia ero lunica figlia.
Le preghiere e i consigli di mio zio sacerdote
mi hanno aiutato a intraprendere questa stra-
da. Lo zio si chiamava don Ndoc Suma, sacer-
dote che per molti anni ha sofferto in prigione
e nei diversi campi di lavoro. Oggi sono con-
tenta nel vedere che, nella lista dei martiri, il
cui processo di canonizzazione in corso, si
trova il suo nome insieme a quello dellunica
donna, Maria Tuci, mia amica e anche lei stig-
matina.
Per sette anni ho vissuto nel convento delle
suore stigmatine, poi il governo ateista ci al-
lontan e cos ritornai dai miei genitori e al
servizio di mio zio, il quale si trovava in pri-
gione. Dopo la morte dei miei genitori ho vis-
suta da sola, con il desiderio di mantenere viva
la fede nel cuore dei fedeli, anche se in manie-
ra nascosta.
Il Signore mi ha donato tanta fede cos da
poterla donare anche agli altri battezzando
non solo i bambini dei villaggi, ma anche tutti
coloro che si presentavano alla mia porta, e
solo dopo aver avuto la certezza che non mi
avrebbero denunciato.
Ci sono molti avvenimenti che mi hanno ac-
compagnato durante questi anni e dove pub-
blicamente ho testimoniato la fede. Con sem-
plicit di cuore ne vorrei raccontare uno. Sta-
vo tornando a casa dal lavoro nelle cooperati-
ve. Lungo la strada sentii una voce che mi
chiamava. Una donna con un bambino in
braccio mi raggiunse di corsa. Mi chiese di
battezzare il bambino che aveva in braccio.
Dalla paura, poich sapevo che era la moglie
di un comunista, gli dissi che non avevo con
che cosa battezzarlo, poich eravamo lungo la
strada. Ma dal grande desiderio che aveva, mi
disse che nel canale li accanto cera dellacqua.
Ma io gli dissi che non avevo con che cosa at-
tingere lacqua. Ma lei insisteva che io battez-
zassi la sua bambina. Allora, vedendo la sua
fede, mi tolsi la scarpa, poich era di plastica,
e con quella presi lacqua dal canale e battez-
zai la bambina.
Inoltre, grazie alla conoscenza dei sacerdoti
ho avuto la fortuna di custodire in un comodi-
no di casa il Santissimo Sacramento, che por-
tavo alle persone malate e in punto di morte.
Ho svolto un servizio religioso, ma neanche
io so come ho fatto. Ancora oggi, quando ci
ripenso, mi sembra incredibile come abbiamo
potuto sopportare tante terribili sofferenze, ma
so che il Signore ci ha dato la forza, la pazien-
za e la speranza.
Cos come nella parabola della zizzania il
Signore aspetta. Asp etta la piena maturazio-
ne prima di separarla dal grano. Anche se il
periodo stato lungo e il lavoro nelle coope-
rative molto difficile, il Signore ha dato la for-
za a coloro che aveva chiamati. Infatti lui mi
ha ricompensato di tutte le sofferenze, anche
qui sulla terra. Dopo gli anni del regime si so-
no riaperte le Chiese e io ho avuto la fortuna
di diventare religiosa, desiderio comune a tanti
altri sacerdoti e suore.
In questo giorno speciale non saprei come
ringraziare il Signore. Ho avuto il privilegio di
incontrare Sua Santit e chiedere la sua bene-
dizione per me, per lo zio prete e le suore
stigmatine, per la parrocchia dove sono nata e
dove ho svolto il mio servizio fino ad oggi,
per i vescovi, i sacerdoti e i religiosi, per tutta
la Chiesa e lintero popolo albanese. Amen