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Rachlin, Harrell, Zuo: tre grandi

artisti inaugurano la Stagione


ottobre/dicembre 2014
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Baudelaire:
la prima volta
dei Fiori in musica
Il debutto di
Nelson Goerner,
un pianista da scoprire
SOMMARIOn. 4 ottobre - dicembre 2014
Editoriale
Oggi gi domani di Fabrizio Festa
11
58
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Per leggere
Guide all'ascolto: Rosen, Rattalino, Bietti
di Chiara Sirk
Il calendario
I concerti ottobre / dicembre 2014
Da ascoltare
I nuovi mondi di Zukerman, Mullova
e Brodsky Quartet di Piero Mioli
Argomenti
Varignana Music Festival 2014 di Vania Pedrotto
Musica e poesia
Baudelaire: I fiori del male di Elisabetta Collina
Note dascolto: la parola allabbonato
Nozze di platino con Maria Trippa
20
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26
30
Interviste
Julian Rachlin di Fulvia de Colle
Enrico Dindo di Bianca Ricciardi
Nelson Goerner di Cristina Fossati
Quartetto Brodsky - Giampiero Sobrino
di Cinzia Fossi
Pinchas Zukerman di Anastasia Miro
32
Il profilo
Johannes Brahms di Giordano Montecchi
34
I luoghi della musica
Un sistema armonico di Maria Pace Marzocchi
In copertina: Julian Rachlin (foto di Julia Wesely)
8 I M
MUSICA INSIEME
Musica a Bologna - I programmi di Musica Insieme
EDITORIALE
Fabrizio Festa
Si alza il sipario sulla nostra ventottesima sta-
gione. Un risultato importante, un nume-
ro che ci dice di una storia lunga e di una
radice ormai profonda. Un numero che,
per, non affrontiamo nella rassicurante cer-
tezza della routine. Siamo al ventottesimo
giro di boa, anche questanno salutato da un
sempre vivacissimo consenso di pubblico.
Eppure, proprio questo consenso a spin-
gerci ad innovare e innervare la nostra at-
tivit con sempre nuove proposte. Baste-
rebbe qui rammentare che, appena con-
clusasi la stagione precedente, eravamo gi
pronti a lanciare la nostra nuova iniziativa:
il Varignana Music Festival. Cos lestate bo-
lognese ha vissuto unesperienza del tutto
nuova, una vera e propria scommessa: rea-
lizzare sulle nostre suggestive colline, in una
cornice di grande bellezza e fascino, un fe-
stival vero e proprio, cadenzato quotidia-
namente per una settimana, cos come ac-
cade nel resto dEuropa. Per quel che ri-
guarda larea metropolitana bolognese,
unassoluta novit, che da molti stata con-
siderata appunto una scommessa rischiosa.
Tanto pi che Musica Insieme ha proseguito
coerentemente sulla sua strada: quella del-
la musica da camera. su quel repertorio
che abbiamo costruito un nuovo consenso,
dimostrando che possibile far vivere an-
che al pubblico bolognese (o che visita o fre-
quenta la nostra citt e il nostro territorio)
quelle emozioni artistiche e musicali, che vi-
vrebbe in Austria, in Svizzera, in Germania,
in Francia, solo per citare luoghi i pi vicini
a noi. Il Varignana Music Festival non sta-
ta una parentesi, ma un ponte gettato fra le
due stagioni (quella che si era chiusa, quel-
la che ora si apre), ed al tempo stesso ci
servito a ribadire una nostra convinzione:
loperatore culturale deve costantemente sug-
gerire al pubblico, al cittadino, e persino al-
lamministrazione, soluzioni nuove per so-
stenere ed allargare lattivit a favore delle
arti. Cos nel mentre andiamo a presenta-
re la nuova stagione, eccoci lanciare unini-
ziativa davvero speciale, una vera e propria
prima assoluta nel contesto italiano, se
non perno europeo: la lettura integrale, in
cinque serate fra ottobre e novembre, dei
Fiori del male di Baudelaire, afdata alla
competenza e alla voce di Nicola Muschi-
tiello, che di quel capolavoro ha curato una
traduzione celebrata come la pi importante
degli ultimi cinquantanni. La lettura avr
peraltro unadeguata cornice musicale. Ale-
xander Romanovsky eseguir infatti pagi-
ne scelte accuratamente tra quelle legate pro-
prio allopera ed alla sensibilit artistica del
poeta francese. Inne, ribadendo il legame
con il nostro pubblico, a partire da questo
numero abbiamo deciso di dare voce sulle
colonne di MI agli abbonati, dedicando
loro una specica rubrica. Nuova la stagione,
nuova la sda, nuovi i progetti che inten-
diamo proporre al pubblico ed alla citt tut-
ta, consapevoli che il futuro si costruisce
sempre a partire dalloggi.
OGGI GI DOMANI
11 I M
MUSICA INSIEME
Charles Baudelaire
in una fotografia di
Etienne Carjat (1863 ca.)
a diversi anni Musica Insieme
dedica alcune pagine alle ries-
sioni dei suoi sostenitori, quegli
sponsor che con lungimiranza e impegno
hanno afancato allattivit produttiva
lattenzione per la cultura del territorio in
cui operano, e con ci, come naturale
conseguenza, per la qualit della vita di
chi quel territorio lo vive ogni giorno
sulla propria pelle. Ma i nostri sostenitori
sono anche e a pari merito tutti coloro
che ogni anno, sottoscrivendo il loro ab-
bonamento a Musica Insieme, ci forni-
scono non solo le risorse materiali, ma
anche quellenergia e quella ducia indi-
spensabili per andare avanti, quasi more
uxorio, nella buona e nella cattiva sorte.
A loro vogliamo dedicare una nuova ru-
brica su queste pagine, lasciando che il
racconto della loro esperienza come
ascoltatori sintrecci con la nostra storia,
fra ricordi, qualche rimpianto, e un
amore condiviso: quello naturalmente
per la musica. A dare il la non poteva
quindi che essere una nostra sostenitrice
istituzionale qual Maria Trippa, che
nei suoi quasi settantanni di matrimonio
con larte dei suoni, Musica Insieme lha
tenuta a battesimo per non lasciarla pi.
Per cominciare: chi Maria Trippa,
e come nasce in lei la passione per
la musica?
Ho scoperto la musica quando, ancora
bambina, mio zio barbiere, che era ap-
passionato di opera, mi port a vedere il
Rigoletto, unopera fatale perch lo rividi
poi il 3 giugno 1945, lo ricordo come
fosse ieri, quando misi piede per la prima
volta dentro al Teatro Comunale. Fu
unemozione immensa vedere questo tea-
tro, che allora mi sembr bellissimo e
lo tuttora, anche se al tempo diciamo
che era tenuto forse meglio di oggi
Da quel giorno devo ancora smettere di
andare a teatro. Ho visto e vissuto tante
cose belle, che mi hanno aiutato anche a
crescere: ricordo ad esempio le confe-
renze divulgative, oltre che i concerti.
Persino la sua data di nascita sem-
brava predestinarla alla musica
S, sono nata il 27 gennaio del 1926, il
giorno in cui nato Mozart e quello in
cui morto Verdi; una data che poi di-
venuta anche tristemente il Giorno della
Memoria della Shoah. Una data incredi-
bile. Ne parlavamo sempre con Carlo
Maria Badini, che mi diceva: Maria, ma
pensa che io sono nato il giorno della Re-
pubblica! ed io ribattevo: Beh io sono
nata il giorno che nato Mozart, anche
se 170 anni dopo.
Dalla passione per la musica a
quella per Musica Insieme, che lei
segue da sempre.
Infatti. Ho conosciuto Musica Insieme
n dalle origini, quando in occasione dei
primi concerti, che organizzavate nella
Sala Bossi, ho incontrato persino il vec-
chio bidello della scuola dove andavo da
bambina (le Scuole Manfredi). Poi
sono venuti gli anni gloriosi al Comu-
nale, e dal 2003 come sappiamo al neo-
restaurato Manzoni. Per noi bolognesi
certo lo spostamento non stato indo-
lore, il Comunale resta pur sempre il tea-
tro della citt, senza nulla togliere al
nuovo Auditorium. Al Comunale ab-
biamo il ricordo di grandissimi direttori
anche per la Sinfonica: come Celibida-
che, che se soltanto sentiva volare una
mosca guardava minaccioso verso i pal-
chi. O la prima volta di David Ojstrach,
che era anche il primo russo che vede-
vamo a Bologna.
E parlando degli artisti ospiti di Mu-
sica Insieme?
MARIA TRIPPA
Senza dubbio abbiamo conosciuto dei
personaggi che senza Musica Insieme
probabilmente non avremmo potuto mai
ascoltare. Pensiamo poi alla caduta del
Muro di Berlino, grazie a cui hanno po-
tuto esibirsi da noi tanti grandissimi ar-
tisti che dagli anni Novanta ad oggi ab-
biamo avuto il piacere e lonore di
ascoltare, e che altrimenti il mondo forse
non avrebbe mai potuto conoscere: da
Sviatoslav Richter a Gidon Kremer, da
Mischa Maisky a Viktoria Mullova, per
citare solo un quartetto di stelle.
Di questo gruppo fa parte poi Ev-
geny Kissin, anchegli legato a Mu-
sica Insieme, ed al suo pubblico, da
unamicizia ormai ventennale.
La prima volta che venne Kissin, nel
1994, mi ritrovai seduta proprio accanto
alla sua mamma ed alla maestra, una si-
gnora imponente che per tutta la durata
del concerto non ha staccato gli occhi da
questo ragazzo. Io ascoltavo, e cercavo di
carpirne qualche espressione che ne rive-
lasse le reazioni. Quello che mi colp fu
la seriet di questa signora, che metteva
quasi soggezione, e ogni tanto annuiva,
per cui capivo che secondo lei lesecu-
zione del suo pupillo andava bene. Ho
un ricordo nitidissimo e bello di quel
concerto, e ho ancora davanti agli occhi
il viso di quella signora, capelli bianchi,
corti, molto severa.
Oltre a Kissin, quali artisti ricorda
con particolare emozione?
Ci sarebbero tanti altri nomi da ricor-
dare, Alfred Brendel ad esempio, che ha
suonato regolarmente a Bologna sino
alla ne della sua attivit concertistica
o ancora la generazione successiva dei
Kavakos, dei Repin. E Maurizio Pollini,
un altro grande interprete, che debutt
peraltro a Bologna con Claudio Abbado
NOTE DASCOLTO: LA PAROLA ALLABBONATO
14 I M
MUSICA INSIEME
Da questo numero, Musica Insieme d voce a chi da sempre la sostiene con competenza
e passione: quegli abbonati che da ormai 28 anni partecipano alle nostre Stagioni,
ai quali abbiamo chiesto di raccontare la loro esperienza di ascoltatori
Nozze di platino
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nel 1964. Abbado che aveva a sua volta
debuttato in citt nel 1962, e che dopo
la vittoria di Pollini al Concorso Cho-
pin di Varsavia lo port con s a Bolo-
gna, appena ventiduenne. Insomma
sono quasi troppi. Pensiamo ad Accardo,
un altro che ha fatto i capelli bianchi a
Musica Insieme. A me piace leggere le
notizie, informarmi della musica che
ascolto come degli artisti che le inter-
pretano: so bene quindi che Accardo
del 1941, Pollini del gennaio 1942, poi
arriva Ughi che del 1944 E ricordo
grandissimi artisti o compagini che non
ci sono pi, come il quartetto composto
da Isaac Stern, Jaime Laredo, Yo-Yo Ma
ed Emanuel Ax, il cui concerto cele-
brava i cinquantanni dalla ne della
guerra, lAlban Berg Quartett con Va-
lentin Erben al violoncello, e con grande
trasporto ricordo il Beaux Arts Trio. Un
merito che va a Musica Insieme poi
lapprofondimento della conoscenza del
quartetto darchi, che per me stato
unesperienza che mancava nelle abitu-
dini concertistiche dei bolognesi.
Seguendo gli artisti dal loro debutto
alla maturit artistica, ha potuto
percepire un cambiamento sensi-
bile, nel modo di suonare, nella ma-
turit espressiva, nellatteggia-
mento di qualcuno in particolare?
Ricordo ad esempio la prima volta che
abbiamo ascoltato Gianluca Cascioli, nel
1995: era un ragazzino che poi abbiamo
visto maturare nel corso degli anni, ac-
quisendo anche quegli atteggiamenti di
sicurezza e autorevolezza che per ovvi
motivi non poteva avere in precedenza.
Poi ci sono gli eccentrici: pensiamo a Zi-
merman che si porta dietro il pianoforte,
guidando il furgone per trasportarlo in
ogni teatro in cui suona. Saranno pure
particolari di colore, ma in realt ci fanno
sentire questi artisti pi vicini. Ricordo
ancora quando venuta Martha Arge-
rich, presente alla prima edizione dei
Concerti di Musica Insieme, nel 1987. E
come non ricordare le sette edizioni di
Balletti dAutunno, dal 1990 al 1997,
dopo le quali il balletto scomparso da
Bologna, ed ancora non se ne vede trac-
cia? E non da ultimo Invito alla Musica,
la possibilit che da dodici anni Musica
Insieme offre agli abitanti del territorio
bolognese di partecipare ai concerti con
derle. La cadenza regolare del luned,
unabitudine che non saprei scindere
dalla mia vita: in fondo il nostro modo di
frequentare i teatri e la musica fatto an-
che di questo.
I giornali come sappiamo parlano
sempre meno della musica classica.
La contemporanea ancora troppo
spesso un tab. In tanti anni, i pro-
blemi della musica sono cambiati, o
in realt poco si mosso?
La perdita di Roberto Verti ha signi-
cato sicuramente molto per la critica e
per linformazione musicale nella nostra
citt. Dobbiamo poi tener presente che il
pubblico sotto sotto sempre un po re-
stio allascolto della contemporanea, ed
anche la radio non la trasmette molto. Io
personalmente sono molto curiosa: ri-
cordo ancora Karlheinz Stockhausen, che
venne col glio Markus negli anni No-
vanta, lascolto della sua musica stato
una piacevole sorpresa, e Friedrich
Gulda, di certo un personaggio eccen-
trico ed a suo modo unico. E poi ricordo,
cos a caldo, Vladimir Ashkenazy e il -
glio Dimitrij al clarinetto, anche lui lab-
biamo visto fare i capelli bianchi. Di-
ventano quasi degli amici che hanno
passato gli anni insieme a te.
un servizio di trasporto che permette
loro di non preoccuparsi delle difcolt
logistiche. Di questo vorrei che vi ve-
nisse riconosciuto il merito.
Grazie per i commenti cos gene-
rosi. Ma parlando di lei: cosa signi-
ca e cosa ha signicato nella sua
vita landare a concerto? Vi sono
compagni dascolto particolari?
Oggi ho una cerchia di compagni di
abbonamento ormai consolidata, ma si-
curamente in questi anni ho acquisito
delle amicizie che senza Musica Insieme
non avrei magari mai avuto. A volte poi
capita di salutare, anche con affabilit,
persone di cui non conosci magari nem-
meno il nome, ma che ti sono divenute
comunque familiari, e ti fa piacere ve-
15 I M
MUSICA INSIEME
Sopra: il recital di Maurizio
Pollini proiettato in Piazza
Verdi nel 2002. A destra: il
debutto a Bologna di
Evgeny Kissin (1994). Sotto:
Isaac Stern. Insieme a lui
nel 95 Laredo, Ma e Ax
(foto di Roberto Serra)
na volta il grande violini-
sta Fritz Kreisler venne
invitato ad esibirsi nel pa-
lazzo di una ricca signora americana per
una cena di gala. Alla richiesta della si-
gnora, egli precis subito che il suo prezzo
era assai alto, aggirandosi sui 5.000 dol-
lari di allora. La signora naturalmente
non si scompose e accett. Ma volle sot-
tolineare che il Signor Kreisler avrebbe
dovuto soltanto suonare, e dopo aver -
nito prendere il suo violino e andarsene,
perch a cena vi sarebbero state persone
molto altolocate e chic. Al che Kreisler a
sua volta non si scompose e ribatt: In
questo caso il prezzo scende a 3.000 dol-
lari. Malgrado la boutade ci sia stata
raccontata da Mischa Maisky, stato pro-
prio lui fra i protagonisti pi partecipi del
Varignana Music Festival, tenutosi lo
scorso luglio, che ci ha visto accanto a Pa-
lazzo di Varignana Resort & SPA nel te-
nere a battesimo una nuova serie di con-
certi nei quali lo spirito della classica si
sposava ai momenti dincontro fra il pub-
blico e gli artisti stessi. Capitava cos di ve-
derlo, il Maestro, spingere il passeggino
del suo ultimogenito a bordo piscina, e la
sera a cena, dopo aver incantato il pub-
blico con le Suites bachiane, raccontare a
rafca come solo lui sa fare quelle sto-
rielle sui musicisti dei quali da sempre
facondo cultore, al suo anco stavolta il
glio Maxie, nove anni e la medesima
energia e passione musicale di pap.
La prima edizione del Varignana Music
Festival insomma, possiamo ora raccon-
tarlo senza tema di smentita, ha saputo
abbattere una serie di barriere, e tutte a fa-
vore della classica: innanzitutto creare -
nalmente anche nel territorio bolognese
un festival che ospitasse grandi nomi del
concertismo mondiale, nello spirito delle
principali kermesse estive di tutta Eu-
ropa, con sei grandi concerti nei quali gli
stessi interpreti hanno condiviso il palco
per affrontare le opere dei maestri rico-
nosciuti della storia, da Bach a Mozart, da
Brahms a Rachmaninov, alternando il re-
cital solistico al duo, no al quartetto ed
al quintetto con pianoforte e con clari-
netto. Ma quel festival abbatteva anche il
tradizionale sipario che, letteralmente, se-
para in genere il mondo dellinterprete da
quello del pubblico, per sostituirlo con
uno spazio aperto, quello del Belvedere,
sala dove gi il palco sembrava aprirsi alla
platea pi che separarsene, e dopo il con-
certo si faceva anche sede di serate convi-
viali, dove lascoltatore poteva magari tro-
var posto proprio al tavolo con gli artisti,
o poco pi in l, insieme agli altri com-
pagni di questo viaggio nel piacere della
musica e del cibo. Il festival peraltro po-
teva contare su una sede di eccezionale
suggestione: Palazzo di Varignana Resort
& SPA, nuovissimo complesso 4 stelle
lusso inaugurato nellottobre 2013, im-
merso nella storia e nella natura dellAp-
pennino tosco-emiliano e costruito at-
torno alla settecentesca Villa Bentivoglio,
dove lascolto dei capolavori del reperto-
ARGOMENTI
16 I M
MUSICA INSIEME
U
La prima edizione del nuovo festival realizzato da Musica Insieme per Palazzo di Varignana
ha gettato un ponte ideale fra artisti e pubblico, offrendo alla citt una stagione estiva che
si propone di inserirsi nellalveo dei maggiori festival europei di Vania Pedrotto
Varignana
Music Festival 2014
rio si accompagnava a un panorama che
dai suoi 20 ettari di parco abbracciava
tutta la vallata circostante, spingendosi
no a San Luca come sino alle Prealpi Ve-
nete e al mare.
Accanto a Mischa Maisky, che il pub-
blico di tutto il mondo conosce come
uno fra i pi acclamati violoncellisti del
panorama internazionale, protagonisti del
Festival erano Lily Maisky, apprezzatis-
sima pianista esibitasi al anco di Capu-
on, Argerich, Jansen; Alexander Roma-
novsky, gi Premio Busoni 2001 ed
oggi pianista dalla carriera intensissima;
Hrachya Avanesyan, violinista vincitore
dei concorsi internazionali Menuhin e
Carl Nielsen; completavano il cartel-
lone il leggendario Jancek String Quar-
tet, fondato nel 1947 a Brno e intitolato
al massimo compositore cco, e Anton
Dressler, clarinettista invitato nei princi-
pali festival, al anco di Julian Rachlin
come di Bruno Canino.
Ad aprire le danze, il 14 luglio, era il duo
costituito da Mischa e Lily Maisky, per la
quale suonare insieme al padre naturale
come respirare, un duo costituito in
fondo da sempre, se n da bambina Lily
ha potuto suonare con il grande violon-
cellista, divenendo a sua volta pianista di
grande maturit espressiva. Per loro, un
programma che costituiva lalfa e lomega
della letteratura per violoncello e piano-
forte: dai primissimi esempi di sonata di
un geniale pioniere della musica quale fu
Johann Sebastian Bach, alla Sonata che
ostakovic rma tre secoli dopo, nel
1934, unendo la cantabilit al contrap-
punto dellamato Bach, e cos chiudendo
il cerchio. Nel mezzo i Cinque pezzi in
tono popolare di Schumann, che esalta-
vano appunto la vocalit del violoncello.
Il giorno seguente, nello spirito di condi-
visione e scambio che contraddistingue
ogni Festival degno di questo nome, Lily
afancava un altro partner, questultimo
portato dal Varignana Music Festival alla
sua prima apparizione bolognese (e se-
conda in assoluto in Italia): il violinista ar-
meno Hrachya Avanesyan (classe 1986),
considerato fra i pi interessanti della sua
generazione. Per il duo un recital funam-
bolico tutto sul lo della letteratura vio-
linistica fra Otto- e Novecento; da ricor-
dare la potenza evocativa quasi
cinematograca della Sonata di Richard
Quintetto per pianoforte e archi mai
composto da Johannes Brahms, che in
esso rivers tutta la propria maestria e in-
sieme la passione per quella che fu come
sempre la sua musa ispiratrice, Clara
Schumann. Sabato 19 luglio, ecco inne
i ranghi riuniti dello Jancek e del clari-
nettista Anton Dressler, per una matine
che congedava il pubblico della I edi-
zione del Varignana Music Festival con
due capolavori: il Quartetto Lettere in-
time di Jancek, il maggiore compositore
cco, e il Quintetto per clarinetto e archi
di Wolfgang Amadeus Mozart, forse la
pi amata fra le opere per clarinetto di
tutti i tempi, dove il talento straordina-
rio, di una rafnata ed impareggiabile
sensibilit (Corriere della Sera) di Dre-
ssler, utilizzando il clarinetto di bassetto
per il quale Mozart laveva originaria-
mente concepito, creava una straordina-
ria alchimia con i colleghi, e con il pub-
blico. Ci si lasciava cos al sole di luglio
con la voglia di rivedersi per la II edizione.
Strauss, uno dei suoi rarissimi lavori ca-
meristici, nei quali gi risuonano i colori
dellorchestra, e la rocambolesca chiusura
con la celebre Carmen Fantasie di Franz
Waxman. Insomma, un biglietto da visita
di stampo paganiniano per il virtuoso ar-
meno, cui spettava la dura prova di tro-
varsi incastonato fra i due recital capita-
nati da Mischa Maisky.
Quel Maisky che mercoled 16 luglio si
presentava solo sul palco con un cavallo
di battaglia come le Suites bachiane, of-
frendo al pubblico lolimpica serenit
della Terza, e le tenebre della Quinta.
Banco di prova per tre secoli di inter-
preti (lo stesso Maisky ne ha rilasciato
nella sua carriera ben tre incisioni di rife-
rimento), il capolavoro bachiano, si sa,
non ha mai smesso di incantare il pub-
blico: un miracolo che si ripetuto quella
sera, per concludersi con due bis, ovvia-
mente bachiani, aperti doverosamente
dal celebre Preludio della Prima Suite.
Altro mattatore della scena, arrivava gio-
ved 17 luglio Alexander Romanovsky con
un programma che declinava il pianismo
romantico, da Chopin a Rachmaninov.
Tutto esaurito e trascinante il concerto,
con momenti di grazia durante le pagine
che toccavano lanima popolare della Rus-
sia, come la Dumka, scena rustica di
C

ajkovskij di struggente e tenera bellezza.


Nei due giorni nali del Festival, conti-
nuavano gli incontri creativi, unendo
venerd le energie dello Jancek String
Quartet e quelle dello stesso Romanov-
sky, per una serata che non a caso, ve-
dendo protagonista un vero e proprio
ambasciatore culturale della musica cca,
si apriva con lo Smetana del celebre
Quartetto Dalla mia vita, e si conclu-
deva insieme a Romanovsky con lunico
17 I M
MUSICA INSIEME
A sinistra: lo Spazio Belvedere gremito dal
pubblico del Varignana Music Festival. Sopra:
Alexander Romanovsky e lo Janek String Quartet,
impegnati nel Quintetto di Brahms. Sotto: Mischa
e Lily Maisky, protagonisti del concerto inaugurale
il 14 luglio 2014 (foto di Elettra Bastoni)
18 I M
MUSICA INSIEME
toltezza, errore, peccato e
gretto interesse / ci stan-
cano sicamente e occu-
pano la nostra mente, / come mendicanti
che sfamano le loro pulci / noi nutriamo
i nostri dolci rimorsi. I versi dapertura
del capolavoro di Baudelaire, la celebre e
potentissima invocazione Al lettore, ri-
specchiano con incredibile attualit lim-
magine del poeta maledetto, e insieme
quella ben pi universale dellindole
umana, quel cupio dissolvi che mai come
in questi ultimi mesi sembra improntare
la nostra storia quotidiana come le vi-
cende del mondo. La modernit assoluta
dei Fiori del male, che parlano non solo di
spleen e di Morte, ma anche di libert,
amore, ricerca del Divino e della Bel-
lezza, hanno dato a Musica Insieme lo
spunto per varare uniniziativa che si pre-
senta come un avvenimento culturale di
assoluto valore e originalit. Per la prima
volta a Bologna e nellintero panorama
italiano, se non perno europeo Musica
Insieme proporr, con il fondamentale
contributo di Unipol Gruppo, cinque
concerti di poesia e musica incentrati
sulla lettura integrale dei Fiori del male,
associandovi le musiche di quegli autori
(Wagner, Liszt, Chopin, Beethoven) che
Baudelaire stesso ammirava o conosceva,
insieme ad un compositore posteriore
come Skrjabin, che collegato a Baude-
laire da unideale corrispondenza. Alla
novit della rassegna, offerta gratuita-
mente alla cittadinanza, si aggiunge pe-
raltro la novit della sede: lAuditoriumdi
Via Stalingrado 37, recentemente com-
pletato da Gruppo Unipol e destinato a
congurarsi sempre pi autorevolmente
come spazio per la cultura a Bologna.
Il ciclo incentrato dunque su una du-
plice e armoniosa dimensione: la poesia e
la musica. La dimensione della poesia
esaltata appunto dalla scelta di proporre
per la prima volta al pubblico la lettura
integrale della prima edizione (1857) dei
Fiori del male di Baudelaire nella recente
traduzione di Nicola Muschitiello (gi
alla sua terza edizione per BUR-Rizzoli in
due anni), che stata celebrata come
nuova, coraggiosa traduzione della prima
edizione censurata del libro, e riguardo
alla quale Enzo Bianchi Priore della
Comunit di Bose ha affermato che
essa d ai Fiori di Baudelaire una lucen-
tezza straordinaria, come se li rigenerasse
nella lingua italiana. Vengono perci of-
ferti agli ascoltatori due elementi di ori-
ginalit insieme: non solo una lettura in-
tegrale del capolavoro di Baudelaire, ma
una lettura integrale della prima edizione
condannata di questo libro, compren-
dente anche le sei poesie scandalose che
nellagosto 1857 un tribunale parigino
condann ad essere denitivamente
espunte dallopera, e che non furono
quindi pi ricollocate nel corpus origina-
rio. Ed lo stesso Muschitiello, citando
In cinque appuntamenti fra ottobre e novembre, Musica Insieme e Gruppo Unipol
realizzano una prima assoluta nel panorama italiano, e non solo: la lettura integrale dei
Fiori del male, affiancata alle note dei compositori pi affini al Poeta di Elisabetta Collina
Baudelaire: I fiori del male
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MUSICA E POESIA
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MUSICA INSIEME
uno dei massimi critici di Baudelaire, a ri-
cordare limpressionante attualit di que-
sti versi: Come in quei prodigi dottica
che ingannano i sensi, egli si avvicina a
noi mano a mano che il tempo sembra
distaccarlo, e la sua gura farsi pi eva-
nescente. Il mondo cambia, molto mu-
tato certo dagli anni in cui Baudelaire
visse e scrisse, ma ci accorgiamo che la
nostra epoca feroce divenuta sempre
pi baudelairiana. Ed era il 1975, lau-
tore di queste illuminanti parole Gio-
vanni Macchia: pare quasi che il prodigio
dottica di cui egli parla abbia quindi
protratto la sua efcacia sino a noi.
Per quanto riguarda la dimensione della
musica, che si alterner alla musica della
poesia, essa stata organizzata secondo
un criterio anchesso originale. Per sce-
gliere gli autori, stato adottato un cri-
terio storico-lologico, per cui si te-
nuto conto delle predilezioni e
conoscenze musicali di Baudelaire stesso
(che ha composto peraltro una poesia
intitolata proprio La Musica). noto
che la sua ammirazione pi grande an-
dava alla musica di Wagner, a cui dedic
un saggio, e che nutriva una viva ammi-
razione per Liszt. Ma egli rivela anche, in
una lettera, di conoscere la musica di
Beethoven (del quale afferma esser stato
colui che ha iniziato a far vibrare i
mondi di malinconia e disperazione in-
sanabile come cumuli di nubi nel cielo
interiore delluomo). Inoltre, in un sag-
gio dedicato a Delacroix, egli fa una sor-
prendente allusione alla musica di Cho-
pin in quanto musicista-poeta (musica
lieve e appassionata che somiglia a un
brillante uccello che volteggia sugli orrori
dun abisso), evocando una testimo-
nianza di Liszt. per questa ragione che,
nella compaginazione poetica e musicale
delle cinque soires si propongono brani
musicali di questi compositori: Liszt,
Wagner (trascritto da Liszt stesso), Cho-
pin, Beethoven. Questi grandi sono af-
ancati da un altro grande, un composi-
tore originale depoca successiva, il russo
Aleksandr Skrjabin, la cui concezione si-
nestetica della musica e il cui sentimento
apocalittico e crepuscolare ben si adat-
tano ad accompagnare, proprio nella se-
rata dapertura, limpressionante e po-
tentissima sezione iniziale de I Fiori del
duzione le recondite armonie, ed per-
tanto nella condizione di restituirne la
forza e bellezza agli ascoltatori, anche
grazie alla sua lunga esperienza di dicitore
di poesia. Lesecuzione musicale vede pro-
tagonista Alexander Romanovsky, inter-
prete ben noto e molto amato dal pub-
blico di Musica Insieme, e che dalla natia
Ucraina ha trovato peraltro in Italia una
nuova patria, sin da quando tredicenne
ha intrapreso lo studio del pianoforte al-
lAccademia Pianistica Internazionale
Incontri col Maestro di Imola con Leo-
nid Margarius. Nel 2001, appena dicias-
settenne, si poi affermato sulla scena in-
ternazionale vincendo il Primo Premio al
prestigioso Concorso Ferruccio Busoni
di Bolzano, ed oggi artista universal-
mente apprezzato per la tecnica solidis-
sima e la grande maturit espressiva.Ecco
dunque che la nuova rassegna ideata e cu-
rata da Musica Insieme intende offrire
alla citt unulteriore occasione di con-
frontarsi con la cultura, allargando il
suono delle note a quello della poesia, per
dimostrare una volta di pi come Bolo-
gna sia una capitale della cultura: una
cultura viva, attiva e partecipata, come
nella migliore tradizione del capoluogo
emiliano, oggi pi che mai a dispetto di
tanti moderni de profundis al centro
davvero del panorama italiano, e non
solo di quello.
male, contenente il celebre proemio Al
lettore. Poeta con una vera voce (Italo
Calvino, 1978) e personaggio singola-
rissimo, ultimo dei (veraci) bohmiens
nel panorama della letteratura italiana
(Mirella Appiotti, 2001), Nicola Mu-
schitiello non poteva che essere il lettore
ideale delle poesie di Baudelaire, del
quale ha esplorato nella sua opera di tra-
CINQUE CONCERTI DI POESIA E MUSICA
BAUDELAIRE: I FIORI DEL MALE
gioved 9 ottobre 2014
Baudelaire/Skrjabin
venerd 24 ottobre 2014
Baudelaire/Chopin
venerd 7 novembre 2014
Baudelaire/Beethoven
venerd 21 novembre 2014
Baudelaire/Chopin
venerd 28 novembre 2014
Baudelaire/Wagner, Liszt
Nicola Muschitiello
voce recitante
Alexander Romanovsky
pianoforte
Unipol Auditorium
Via Stalingrado 37, Bologna, ore 21
NicolaMuschitielloautoredi sei volumi poetici, tradotti indiverselingue. Stu-
dioso di letteratura francese, ha tradotto e curato le opere di Charles Baudelai-
re, Marcel Schwob, Lon Bloy e altri ancora (per BUR-Rizzoli, Einaudi e Adel-
phi). Nel 2000 ha rappresentato la citt di Bologna Capitale della cultura al
Festival dAvignon in una rassegna di poesia organizzata dal Centre Europen
dePosie. HainsegnatoTraduzioneLetterariaeLetteraturaFranceseallUniversit
di Siena e Bologna, e tenuto corsi, conferenze e pubbliche letture. Si occupa-
to di teatro e di musica come interprete e dicitore.
Primo Premio al prestigioso Concorso Internazionale Busoni 2001, nel 2009
Alexander Romanovsky consegue lArtist Diploma presso il Royal College
of Music di Londra. Invitato ai principali festival, da La Roque dAnthron al Fe-
stival Chopin in Polonia ed il Festival di Stresa, si esibisce come solista al fianco
di compagini quali lOrchestradel Mariinskij, laNewYorkPhilharmonicOrchestra,
la Chicago Symphony e la Filarmonica del Teatro alla Scala; apparso al fian-
co dellOrchestra Nazionale di Santa Cecilia diretta da Antonio Pappano, ed
ha inaugurato la Master Pianists Series al Concertgebouwdi Amsterdam.
I protagonisti
ulian Rachlin non soltanto uno
dei pi ammirati solisti del no-
stro tempo: il suo nome signica
anche generosit nel dedicare arte e pas-
sione agli altri, che si tratti di adoperarsi
per aiutare i bambini bisognosi di tutto il
mondo o per promuovere gli studenti
pi meritevoli. Una generosit delluomo
che non pu che ripercuotersi sullinten-
sit delle sue interpretazioni, se come ci
insegnano i migliori esempi della storia
(da Rostropovic a ostakovic, ma anche
Harrell, citati dallo stesso Rachlin) gli ar-
tisti pi grandi sono spesso anche i pi
umili, sempre in prima linea nel mettersi
al servizio degli altri. E non a caso anche
nel parlare di musica Rachlin pone al
primo posto il legame umano, il capirsi,
ascoltarsi e aiutarsi, quel qualcosa in-
somma che va oltre la tecnica per diven-
tare alchimia, magia percepibile di fare
musica insieme.
Come presenterebbe i partner che
saranno con lei in questo concerto
per Musica Insieme?
Anche se lho incontrato per la prima
volta solo alcuni anni fa al Festival di
Verbier, posso dire di conoscere Lynn
Harrell da sempre, perch quando sono
nato era gi nel novero dei grandi vio-
loncellisti del XX secolo, una vera leg-
genda insieme a colleghi come Rostro-
povic, Maisky, Yo-Yo Ma. I grandissimi
interpreti della nostra storia non sono
molti, e Harrell uno di quelli. Da sem-
pre ammiro dunque la sua arte, e a Ver-
bier ho avuto loccasione di esibirmi in-
sieme a lui in programmi cameristici. Poi
circa un anno e mezzo fa abbiamo ese-
guito il Triplo Concerto di Beethoven
per celebrare i 17 anni dalla ne della
guerra fra Corea del Nord e del Sud: era
un concerto della pace, un evento molto
speciale, al conne tra le due nazioni.
stato in quelloccasione che abbiamo in-
cominciato a progettare di effettuare que-
sto tour cameristico insieme, dal mo-
mento che fra noi c una magnica
intesa. Zhang Zuo invece lho incontrata
solo linverno scorso a Miami, non ave-
vamo mai lavorato insieme, ma trovo che
sia una pianista meravigliosa, con molto
talento, e soprattutto una persona ma-
gnica. Ritengo che per suonare insieme
ci che conta sia innanzitutto la persona,
mentre il fatto di essere o meno un
grande artista occupa soltanto il secondo
posto. Credo che la musica da camera
sia una forma di comunicazione troppo
intima per praticarla con qualcuno con il
quale non ci sia unintesa anche e soprat-
tutto a livello umano: il rapporto inter-
personale, quella chimica che si crea fra
gli individui, essenziale. In secondo
luogo, ovviamente, quando hai di fronte
un artista eccezionale fare musica insieme
diventa meraviglioso. Cos nato il pro-
getto che porteremo in Italia. Zhang Zuo
peraltro una giovane pianista di gran-
dissimo valore, dalla carriera in veloce
ascesa, gi al anco delle principali or-
chestre e direttori, ma anche molto ap-
passionata di musica da camera, ed per
questo che formare un trio con lei e con
Harrell unavventura tanto pi emo-
zionante.
Il vostro quindi anche un incontro
generazionale...
S, sono tre generazioni che si incon-
trano facendo musica insieme. Trovo che
sia molto importante dare ai giovani mu-
sicisti la possibilit di emergere, di esibirsi
con colleghi pi esperti: io ad esempio ho
avuto la possibilit di suonare con Mar-
tha Argerich e con Mischa Maisky (era il
1993, avevo diciottanni). Lavorare con
JULIAN RACHLIN
grandi artisti quando si giovani fon-
damentale: del resto dovrebbe essere que-
sta la naturale direzione evolutiva della
storia della musica, gli artisti pi maturi
suonano con i talenti pi giovani, che a
loro volta quando diventeranno pi an-
ziani daranno una chance ai loro succes-
sori, e cos via....
Il nostro pubblico lha gi potuta
ascoltare due volte a Bologna, nel
2003 e nel 2008, e sempre con una
spalla pianistica ormai ben nota
per essere al anco dei maggiori
artisti: Itamar Golan.
Certo Itamar per me il partner piani-
stico pi importante, un amico con cui
suono in tutto il mondo dallormai lon-
tano 1996. una delle persone pi im-
portanti della mia vita, oltre che ovvia-
mente una delle pi brillanti personalit
del mondo della classica. Non a caso sono
il padrino di suo glio!.
A proposito di modelli da seguire: lei
ha studiato sia con Boris Kuschnir
che con Pinchas Zukerman. Di cosa
loro particolarmente grato?
Ho avuto la fortuna di avere alcuni im-
portantissimi maestri che mi hanno aiu-
tato, consigliato e guidato nel mio svi-
luppo musicale sin da bambino: Kuschnir
stato il mio mentore, un insegnante
fondamentale. Io daltra parte sono stato
il suo primo studente: lui non sapeva di
essere un insegnante, io sono stato il suo
esperimento, il primo allievo che ebbe
quando si trasfer a Vienna. Avevo otto
anni, e per sedici ho studiato con lui. In
un certo senso lui mi ha creato come vio-
linista tanto quanto io ho creato lui come
insegnante... Tuttavia i due anni in cui ho
studiato con Zukerman sono stati a loro
volta di estrema importanza per me, per-
ch Zukerman stato e sar sempre uno
LINTERVISTA
20 I M
MUSICA INSIEME
Fra ricordi e progetti, il violinista di origine lituana racconta lo studio con Kuschnir e
con Zukerman, i preziosi consigli dei maestri, e la gioia di fare musica con gli amici veri
di Fulvia de Colle
Il capitale umano
J
dei miei idoli, e lavorare con un violini-
sta leggendario come lui ha secondo me
lo stesso valore che ha avuto per Mischa
Maisky studiare con Piatigorskij. Ku-
schnir in denitiva uno dei massimi in-
segnanti viventi, mentre Zukerman non
un insegnante in senso stretto, ma
uno dei massimi violinisti viventi. Poi ho
avuto alcuni padri musicali molto im-
portanti, che hanno guidato da sempre la
mia carriera, ma anche il mio sviluppo
umano: si tratta di Mariss Jansons, Zubin
Mehta e Lorin Maazel. Purtroppo Maa-
zel da poco scomparso, ma tutti loro
sono egualmente presenti anche oggi
nella mia vita. Aggiungerei al quarto po-
sto Rostropovic, il quale rappresenta sem-
plicemente la ragione per la quale sono
diventato un musicista: a due anni ho
ascoltato la sua registrazione del Con-
certo per violoncello di Dvork eseguito
insieme ai Berliner Philharmoniker di-
retti da Karajan. Era anche il primo brano
classico che ascoltavo in assoluto nella
mia vita. Me ne innamorai follemente e
decisi che sarei diventato un violoncelli-
sta. Molti anni dopo ho avuto lincredi-
bile opportunit di lavorare con Rostro-
povic suonando insieme a lui molti
cominciare a cercare. Prokof ev lo disse a
Rostropovic, lui a me... ed io a voi!.
Nel programma che presenterete a
Bologna, il giovane Brahms sembra
guardare a Schubert come a un mo-
dello per il suo primo Trio op. 8
I Trii di Schubert e Brahms sono fonda-
mentalmente due classici, due evergreen,
opere che sono sopravvissute a secoli di
storia rimanendo sempre moderne ed
emozionanti. Schubert un genio, che ha
avuto la sfortuna di rimanere in ombra ri-
spetto a Mozart, Bach, Beethoven. Ma
lintimit e la magia della sua musica, che
brillano specialmente nel Trio op. 99,
sono assolute. Ritengo che laccostamento
di Schubert al Trio op. 8 di Brahms sia
particolarmente azzeccato per questo no-
stro recital bolognese. Amo tutti e tre i trii
con pianoforte di Brahms, cos come amo
anche il Trio in mi bemolle maggiore di
Schubert, laltro da lui composto. Tutta-
via abbiamo concordato sulla scelta di
questo programma perch tutti noi lo
sentivamo particolarmente congeniale:
sono musiche che il pubblico speriamo
apprezzer molto, da parte nostra non ci
stancheremo mai di suonare due opere
cos divine....
quartetti per archi, come quelli di osta-
kovic e Arenskij, poi ho suonato sotto la
sua direzione il Concerto di Ca

jkovskij
nella mia citt natale, Vilnius. stata
una grande emozione, essere a casa tua ed
esibirti davanti ai tuoi genitori con Ro-
stropovic....
Parlando di questi suoi padri puta-
tivi, c qualche ricordo al quale
legato in modo speciale?
Ricordo proprio che Rostropovic mi
disse un giorno qualcosa che Prokof ev gli
aveva detto a sua volta quando egli era
giovane una cosa molto semplice,
ma affascinante: Prokof ev gli disse che
bisogna ripulire il proprio gusto musi-
cale tanto spesso quanto ci si lavano i
denti. Insomma, in musica bisogna co-
stantemente lavorare sul proprio passato:
se oggi ritieni di conoscere il modo giusto
per suonare questo o quellaltro brano,
non signica che domani sar lo stesso,
per non parlare di dopodomani, o fra un
anno. Dobbiamo rivedere, spazzolare il
nostro gusto proprio come ci laviamo i
denti, anche due o tre volte al giorno...
trovo che sia unosservazione straordinaria
perch signica che in musica dobbiamo
sempre cercare, continuare a cercare, ri-
21 I M
MUSICA INSIEME
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Prokofev una volta disse a


Rostropovic che bisogna ripulire
il proprio gusto musicale tanto
spesso quanto ci si lavano i denti
he il rapporto tra maestri e allievi
sia sorprendentemente procuo,
e lo sia da ambo le parti, Enrico
Dindo ne ha la fermissima convinzione:
alla direzione, il prossimo novembre, di
quelleccellenza nazionale rappresentata
dallOrchestra Giovanile Italiana, nata in
seno alla scuola di Musica di Fiesole e te-
nuta a battesimo da Riccardo Muti,
Dindo si trova a confrontarsi con giovani
che si dedicano allo studio dello stru-
mento mossi da forte passione ed entu-
siasmo, sentimenti che vengono inevita-
bilmente trasmessi anche al docente, al di
l quindi della divisione accademica dei
ruoli. Del resto, la voglia di mettersi a di-
sposizione dei ragazzi che traspare dalle
sue parole non deve sorprendere, se si
pensa a quanto lavvio della sua stessa
carriera sia legato indissolubilmente al
rapporto con un grande Maestro.
Rapporto nato in maniera, se vogliamo,
piuttosto curiosa, come racconta lui
stesso: Allinizio della mia carriera mi
accorsi che il mio strumento non era
adatto per ruoli solistici, cos me ne im-
prest uno Mario Brunello; mi piacque e
gli chiesi di poterlo comprare; andai a
Parigi da un esperto per farlo valutare, ed
entrando nel suo studio vidi davanti a
me il cartellone del Concorso Rostro-
povic; fu unidea fulminea, mi iscrissi,
feci lo sbruffone portando proprio il con-
certo che ostakovic dedic al grande
Maestro; vinsi, Rostropovic mi abbracci
urlando viva lItalia! e da l inizi la
mia carriera da solista. E appunto nel
1997, con la vittoria del Concorso Ro-
stropovic primo italiano nella storia di
quella competizione Enrico Dindo
inaugura una strepitosa carriera che lo
porter ad esibirsi con le pi prestigiose
orchestre, dalla BBC Philharmonic, al-
lOrchestre National de France, dalla Fi-
larmonica di San Pietroburgo alla Tokyo
Symphony Orchestra e la Chicago Sym-
phony Orchestra, al anco di direttori
come Riccardo Chailly, Aldo Ceccato,
Paavo Jrvj, Valery Gergiev, Riccardo
Muti e, appunto, lo stesso Mstislav Ro-
stropovic, il quale lo den violoncellista
di straordinarie qualit, artista compiuto
e musicista formatopossiede un suono
eccezionale che uisce come una splen-
dida voce italiana. Nel 2001 Dindo
fonda la compagine da camera I Solisti di
Pavia, di cui tuttora il direttore artistico,
riuscendo a coinvolgere nel progetto il
suo grande mentore Rostropovic, il quale,
ancora una volta, sostiene il suo pupillo
accettando il ruolo di Presidente onorario
dellOrchestra. Oggi, ad Enrico Dindo
spetta il compito di dirigere per la ven-
tottesima Stagione di Musica Insieme
unOrchestra che in quasi 30 anni di at-
tivit formativa ha contribuito in ma-
niera determinante alla vita musicale del
Paese, guidata prima di lui tra gli altri da
Giuseppe Sinopoli, Claudio Abbado, Lu-
ciano Berio, Daniele Gatti, Zubin Mehta.
Il suo ritorno a Bologna, dove il no-
stro pubblico ha avuto modo di
ascoltarla sia in duo con Andrea Din-
do, sia alla guida dei Solisti di Pavia,
ENRICO DINDO
molto atteso. Che ricordo ha di quei
concerti?
Ogni volta che suono a Bologna sento
un particolare senso di amicizia che mi
lega a questo luogo. Nulla in particolare
mi lega alla vostra splendida citt, ma
evidentemente qualche strana energia si
muove in questa direzione e fa s che il
piacere di fare musica qui sia sempre non
comune.
In questo concerto diriger unor-
chestra giovanile. Che valore ha
per lei il confronto tra generazioni?
Quanto le sembra diverso oggi, se
lo , lapproccio delle nuove gene-
razioni al mondo della musica?
Lavorare con i giovani mi piace sempre
moltissimo. Ammetto di essermi arric-
chito notevolmente assorbendo energie
dai ragazzi; quando parlo di musica con
loro, sempre molto eccitante ed ap-
passionante. Questa volta lo sar ancora
di pi, vista limportanza dellistituzione,
sento molto questa responsabilit. Oggi
i ragazzi sono molto pi consapevoli di
quanto fossimo i miei coetanei ed io
della difcolt del loro inserimento nel
mondo del lavoro, ma nonostante tutto
la passione spesso ha la meglio e noi an-
ziani abbiamo il compito di continuare
ad alimentare questa passione. Dob-
biamo continuare a credere che la bel-
lezza salver il mondo, come diceva
Dostoevskij.
Qual a suo avviso un compositore
del passato o del presente da
(ri)scoprire?
22 I M
MUSICA INSIEME
Il violoncellista torinese, pupillo di Rostropovic, per la prima volta a Musica Insieme
anche in veste di direttore dellOrchestra Giovanile Italiana di Bianca Ricciardi
Musica che salva il mondo
C

Ammetto di essermi arricchito assorbendo energie dai ragazzi; quando


parlo di musica con loro sempre molto eccitante ed appassionante
LINTERVISTA
Per me sono sempre tutti da riscoprire:
ogni singola volta, da capo, dovremmo re-
settare e mettere in dubbio tutte le nostre
apparenti certezze, che per nel momento
dellesecuzione ci devono apparire come
le uniche soluzioni possibili. Non arren-
dersi mai al miraggio di una soluzione
denitiva, non esiste. Se per devo fare
dei nomi, ultimamente mi ha nuova-
mente stregato Carl Philipp Emanuel
Bach, e aggiungerei Hndel.
Che posto occupa nel suo repertorio
il Concerto op. 107 di ostakovic ,
cos autobiograco con il suo fa-
moso motto, e dedicato a un
grande virtuoso?
Il primo Concerto op.107 di ostakovic
uno di quei brani che porterei nella fa-
mosa isola deserta. Miracolo di equili-
brio ritmico, strutturale e strumentale.
In pi, aver avuto il privilegio di poterne
parlare con un grande violoncellista come
Rostropovic, al quale dedicato, rende
questo brano ancora pi affascinante. Lo
anche quando suono pi volte lo stesso
brano. Ci sono molte pagine che mi
fanno ritornare a sensazioni e sentimenti
vissuti, o persone o vicende. La musica ha
sempre un che di evocativo.
Considerando la grande storia del
violoncello, quali sono stati i suoi
punti di riferimento? Esiste per lei
una particolare fonte dispirazione
(non necessariamente musicale)?
Il mio violoncellista di riferimento stato
senza dubbio Rostropovic, e lo rimane,
anche se invecchiando tendo a sviluppare
un sempre pi radicato e personale senso
estetico. Lispirazione rimane per me un
mistero. Arrivano idee buone nei mo-
menti pi assurdi ed inattesi, come invece
pu capitare che quando mi concentro
per cercare qualcosa non succeda nulla...
Limportante che le antenne siano sem-
pre connesse.
Ci parla dei suoi progetti futuri?
Devo cercare di salvare il mondo! (Do-
stoevskij).
suono spesso e sempre con grande gioia.
Il concerto per Musica Insieme si con-
cluder con la Quarta Sinfonia di
Brahms. Parafrasando Schoenberg,
riterrebbe ancora oggi Brahms un
musicista progressivo?
Brahms un autore che muove dentro di
me energie e sentimenti particolari, asso-
lutamente unici. Mi coccola con grandi
delicatezze e sensibilit quasi femminili,
ma anche capace di scuotermi con ven-
tate di passione al limite del fuori con-
trollo, e credo che questo dualismo degli
eccessi possa ritenersi molto moderno.
Progressivo tutto quello che facciamo
per modicare il presente e progettare un
futuro migliore. Brahms in questo senza
dubbio un progressivo.
Fra le pagine che ha suonato, ce n
una alla quale particolarmente le-
gato? E se s, per quale ragione?
Difcilissimo estrapolare una sola pa-
gina, ogni esecuzione conserva in s un
affetto proprio ed unico, non ripetibile,
23 I M
MUSICA INSIEME
na persona semplice, consape-
vole che il successo arriva dopo
una lunga gavetta, senza scor-
ciatoie, seguendo gli insegnamenti di ge-
nerosi Maestri, che lo hanno accompa-
gnato tappa dopo tappa no a diventare,
oggi, uno dei migliori solisti della sua ge-
nerazione: questa limmagine del pianista
argentino che emerge leggendo le sue pa-
role. Nato a San Pedro, una piccola cit-
tadina nella provincia di Buenos Aires,
priva di una qualunque scuola di mu-
sica, non appena a sei anni dimostra alla
famiglia una predilezione per questarte,
il piccolo Nelson viene accompagnato da
una maestra di pianoforte di un paese li-
mitrofo, che consiglia immediatamente ai
genitori di portarlo al Conservatorio di
Buenos Aires. Qui lincontro con Jorge
Garrubba, gi allievo di Vincenzo Scara-
muzza, che diventa il suo insegnante pri-
vato no ai 13 anni. A soli 17 anni Go-
erner vince il Primo Premio al Concorso
Franz Liszt di Buenos Aires, e si aggiu-
dica una borsa di studio per proseguire la
sua formazione con Maria Tipo al Con-
servatorio di Ginevra. Seguono anni di
intensa e meticolosa formazione, un im-
pegno che Goerner ci racconta con
lumilt e insieme la determinazione di
chi sa che ogni risultato frutto di un
lungo e appassionato lavoro, ancorch
spesso nellombra, lontano dai riettori.
Passo dopo passo, senza correre, Goerner
vince ancora nel 1990 il Primo Premio al
Concorso di Ginevra, e tre anni dopo
inaugura le sue registrazioni discograche
con Rachmaninov. Anche in questo caso,
come ha avuto modo di raccontare in
occasione del suo ultimo cd, dedicato nel
2013 a Debussy, tutte le opere prescelte
per lincisione sono il frutto di una lunga
maturazione e sono precedute da una
lunga e rodata interpretazione in pub-
blico. Cos, improvvisamente ad un certo
momento, ci si sente pronti per il disco.
Allora non bisogna lasciare che quel mo-
mento passi!. Accade dunque che nel
suo ultimo album, tutto consacrato a De-
bussy, anche la scelta dei brani non sia
mai scontata: a partire dal Secondo Libro
di Studi, suggestioni mai abbastanza ri-
velate che da spunti tecnici apparente-
mente didattici come le note ribattute,
gli abbellimenti o i gradi cromatici ri-
cavano momenti di autentico incanto so-
noro. Goerner gli Studi li ha eseguiti non
a caso sin dagli anni Novanta, sotto la
guida appunto di Maria Tipo, per ab-
bandonarli poi no al 2000. Daltronde,
egli chiosa, il mio metodo un po que-
sto: lavorare intensamente, e poi lasciar
decantare. Goerner insomma non si
lascia governare dalla fretta n da una
spasmodica ricerca del successo, ed forse
anche per questa ragione che il suo de-
butto bolognese motivo per attenderlo
con particolare curiosit avviene
quando la sua carriera internazionale gi
ampia e consolidata; e con la benedizione
di un artista che condivide con Goerner
proprio questa totale estraneit alle luci
della ribalta, questo rifuggire da facili al-
lori per costruire la propria arte con pro-
fondit e riessione: Radu Lupu.
Quali sono stati i pi importanti
Maestri che ha incontrato nel suo
percorso?
NELSON GOERNER
Ho avuto la fortuna di studiare, in Ar-
gentina, con grandi Maestri come Jorge
Garrubba, Juan Carlos Arabian e Car-
men Scalcione, che provenivano tutti
dalla scuola di Vincenzo Scaramuzza, di
cui Carmen Scalcione stata fra i pi il-
lustri rappresentanti; una pianista che
non ha fatto la carriera che meritava, ma
che aveva un grandissimo potenziale. Pi
tardi, al Conservatorio di Ginevra, ho
studiato con Maria Tipo: gli anni passati
insieme a questa grande artista sono stati
di una importanza capitale, per il suo ri-
gore, lo spessore del suo insegnamento nel
confronto con i testi; ma anche per la li-
bert e il rispetto della personalit del-
lallievo. E i suoi concerti erano una ric-
chissima fonte dispirazione, cos come la
sua grande generosit: un giorno, decise
di darmi la possibilit di esibirmi in reci-
tal al suo posto alla Sala Verdi del Con-
servatorio di Milano: ed era l, in platea
ad ascoltarmi!.
Radu Lupu in particolare, che
stato ospite di Musica Insieme lo
scorso aprile, la considera un inter-
prete straordinario. E lei come de-
nirebbe questo artista cos originale
e lontano da ogni schema?
Radu Lupu uno dei maggiori interpreti
del nostro tempo, per la profonda, au-
tentica originalit delle sue interpreta-
zioni. Il suo anticonformismo un
grande esempio da seguire nella nostra
epoca dove predomina il culto dellim-
magine esteriore. Nel mio percorso egli
un incontro, unamicizia essenziale.
Per la prima volta suona a Bologna
per Musica Insieme, che cosa si
24 I M
MUSICA INSIEME
Ha le idee chiare su cosa definisca un Artista, il pianista argentino ammirato da Radu Lupu,
che il 24 novembre comparir per la prima volta sulle scene bolognesi di Cristina Fossati
Melodie camaleontiche
U

proprio nel momento dellesecuzione che tanti particolari,


spesso importantissimi, delle opere si rivelano a noi
LINTERVISTA
aspetta dal nostro pubblico?
Sono cosciente della ricca tradizione mu-
sicale di Bologna e quindi mi aspetto un
pubblico molto colto, che ama davvero la
musica. Ma soprattutto, vorrei essere nelle
migliori disposizioni per comunicare, tra-
smettere al pubblico la mia visione inter-
pretativa dei grandi capolavori di Mo-
zart, Schumann, Chopin. Sarei davvero
felice di riuscirci, almeno in parte .
Come ha scelto il programma che
suoner il 24 novembre?
Un programma di recital deve certa-
mente avere una logica narrativa, dei le-
gami stretti tra i pezzi e gli autori (penso
a Mozart e Chopin...), ed anche dei con-
trasti; ma, sopratutto, deve obbedire ad
una necessit interiore molto forte di vi-
vere queste opere, pi che qualsiasi altra.
Ogni giorno, attraverso lo studio, cer-
chiamo di arrivare pi in l, di capire
meglio quello che ci ha voluto dire lau-
tore: ed arriva inne il momento in cui
lansia di condividere tutto questo con il
pubblico diventa un bisogno vitale. Ed
proprio nel momento dellesecuzione, in
cui tanti particolari, spesso importantis-
simi, delle opere si rivelano a noi.
Lei ritenuto un esecutore speciali-
sta di Chopin, tanto da aver ricevu-
to un Diapason dOr per lincisio-
ne delle sue opere. Come racconte-
rebbe dal suo punto di vista unope-
ra cos particolare come i 24 Prelu-
di op. 28?
Chopin uno degli autori che ho pi
studiato e pi eseguito nella mia vita,
ma non mi considero affatto uno specia-
lista. Sin da giovane sono stato molto
colpito da una convinta affermazione di
Arrau: egli diceva che un vero interprete
doveva essere come un camaleonte, ca-
pace di sentirsi a suo agio nei linguaggi e
negli stili pi diversi. Ho davvero biso-
gno, personalmente, di quella ricchezza
enorme e insondabile del repertorio per
il nostro strumento. I Preludi di Chopin
sono talmente geniali che avrei paura di
banalizzare questo capolavoro con delle
parole direi soprattutto che la com-
plessit di ognuno di loro, i loro segreti,
sofferenze, rimpianti lontani, aspirazioni
dellanima, ne fanno un microcosmo che
riette tutta la genialit del compositore,
forse di pi di qualsiasi altra opera.
sedurre dalle strade di facile successo, evi-
tando questa trappola che impedisce lo
sviluppo, di non avere fretta, di prendersi
il tempo necessario per maturare le pro-
prie interpretazioni; solo questo gli per-
metter, un giorno, di avere il bagaglio,
lesperienza di vita necessari per difen-
dere la sua verit: quello che lo denir
come Artista.
Argentino di nascita, si ora tra-
sferito in Svizzera, due paesi molto
diversi per stile di vita e abitudini
della popolazione; crede che queste
differenze inuenzino anche il modo
di suonare e ascoltare musica?
Non credo che le differenze fra i due
paesi abbiano lasciato tracce nel mio
modo di sentire ed eseguire la musica. Fra
i paesi latinoamericani, lArgentina tra
quelli in cui il modo di vivere assomiglia
di pi allEuropa; le differenze esistenti si
integrano a vicenda, sono complementari
e necessarie, anche nel modo di fare
musica. Credo che essere troppo at-
taccato al carattere, ad un modo di
essere congeniale del proprio paese
possa essere limitativo, anche ne-
gativo, tanto quanto lo sia dimen-
ticare le proprie radici. Luomo
per denizione di una enorme
complessit: perch mai limitarci?.
Quale consiglio darebbe a un
giovane pianista che stia in-
traprendendo la carriera con-
certistica?
Gli consiglierei di non lasciarsi
alla sua formazione nel 1972, il Quartetto Brodsky si
esibito in pi di 2.000 concerti sui palchi pi pre-
stigiosi del mondo, pubblicando oltre 50 incisioni.
Una curiosit innata e un insaziabile desiderio di esplorare
hanno spinto il gruppo in molteplici direzioni artistiche e con-
tinuano ad assicurargli non solo un posto sulla ribalta della scena
internazionale, ma anche una ricca e varia esistenza musicale.
Lenergia e labilit artistica dei Quattro li hanno portati a rice-
vere numerosi premi e riconoscimenti a livello internazionale,
mentre i programmi educativi che tuttora stanno portando
avanti forniscono un veicolo per trasmettere la loro esperienza
e rimanere in contatto con le nuove generazioni. A dialogare con
questo ensemble storico, un artista al suo debutto nella stagione
di Musica Insieme: Giampiero Sobrino, a ventanni gi Primo
clarinetto solista nellOrchestra Sinfonica della RAI di Torino e
oggi solista richiestissimo, oltre che Vice Direttore Artistico della
Fondazione Arena di Verona. Scopriamo dunque qualcosa di pi
sui compagni davventura nel concerto in programma per il
prossimo 1 dicembre, attraverso le parole di Sobrino e della voce
storica del Quartetto, il violista Paul Cassidy.
Gentile Maestro Sobrino, quali sono i suoi primi ricordi
musicali? Cosa lha portata a scegliere uno strumento
cos particolare come il clarinetto?
Giampiero Sobrino: Lo devo a mio nonno che era un appas-
sionato di musica. Abitavamo in un piccolo paese di campagna
del Piemonte, e la musica si imparava nelle bande. Cos egli un
giorno mi accompagn, e si dedic nch visse a seguire i miei
progressi. Lui non conosceva la musica, ma aveva un grande ta-
lento naturale e una spiccata sensibilit, passava i pomeriggi -
schiettandomi motivetti popolari, che voleva che io ripetessi col
clarinetto. Inizialmente il maestro della banda cerc di indi-
rizzare la mia scelta verso altri strumenti, come la tromba o il
trombone, di cui la formazione bandistica scarseggiava, ma per
me il clarinetto era un imperativo, rappresentava il solista del-
lorchestra, quello che cantava la melodia accompagnato dagli
altri strumenti: ero piccolo ma gi sapevo che sul palcoscenico
volevo essere un protagonista.
Fra i riconoscimenti (anche verbali) che ha ottenuto
nella sua carriera, qual per lei il pi importante?
Quali sono stati i maestri fondamentali per la sua for-
mazione?
Giampiero Sobrino: Da giovanissimo, terminati gli studi, le
prime soddisfazioni si hanno partecipando e imponendosi alle
competizioni internazionali, che rappresentano il miglior modo
per farsi conoscere dalla critica e dal pubblico: fra questi ricordo
il Premio al Concorso di Parigi ricevuto dalle mani di Paul Ba-
dura-Skoda, Presidente della commissione. I concorsi sono
importanti, ma altrettanto lo sono le esperienze di vita, il con-
tatto con i grandi musicisti e i grandi maestri, con i quali hai
loccasione di confrontarti, e specie quando sei giovane diven-
tano stimolo e spinta a crescere e migliorarsi. Con affetto e
stima ricordo due bravissimi clarinettisti, recentemente scom-
parsi: Thomas Friedli e Walter Boeykens, che sono stati per me
unispirazione importante sia per laspetto musicale, che per
quello pi propriamente tecnico dello strumento. Ho avuto
inoltre la fortuna di far parte da giovanissimo dellOrchestra
Sinfonica della RAI di Torino, e in questambito ho potuto la-
vorare a anco dei pi grandi direttori e compositori del pa-
QUARTETTO BRODSKY - GIAMPIERO SOBRINO
26 I M
MUSICA INSIEME
Il quartetto inglese, da oltre quarantanni alla ribalta della scena concertistica
internazionale, si esibisce per la prima volta con laffermato clarinettista
italiano dando voce al capolavoro weberiano di Cinzia Fossi
Inediti incontri
D
LINTERVISTA DOPPIA
norama internazionale. Sergiu Celibidache stato uno di
quelli. Con il maestro c stata sintonia e simpatia n dal primo
istante; io avevo poco pi di ventanni, e per me era come con-
frontarmi con un dio dellOlimpo. Finite le prove, ricordo le
lunghe chiacchierate: Celibidache si concedeva raccontandomi
aneddoti sulla sua vita e sulle losoe che stavano dietro alla let-
tura di una partitura. Lui aveva un motto: la ne sta nellini-
zio, linizio sta nella ne. Poche parole che racchiudono un
mondo intero e che ancora oggi fanno parte di me.
In pi di un quarantennio di carriera, il Brodsky String
Quartet vanta un vasto numero di concerti e incisioni.
Come cambiato il Quartetto in questi anni cos intensi?
Paul Cassidy: In effetti abbiamo avuto la fortuna di vivere una
lunga carriera, e non ancora nita, spero! Sento che ora il
Quartetto pi felice di quanto non sia mai stato. In un modo
o nellaltro, siamo sicuramente pi afatati e credo che siamo
in grado di suonare meglio di quanto non abbiamo mai fatto
prima, con molto pi sentimento e trasporto e con una sem-
pre maggiore libert. E sicuramente questo rende anche la vita
molto pi piacevole.
Quello del quartetto darchi un vero e proprio modus
vivendi, non solo un lavoro: come siete riusciti ad ar-
monizzare le vostre diverse individualit per raggiun-
gere la vostra personalit come gruppo?
Paul Cassidy: Per stare insieme a lungo come ensemble sono
necessarie diverse componenti: innanzitutto una forte deter-
minazione, che ti aiuta ovviamente ad affrontare il lavoro, an-
che quando un lavoro piacevole. Inoltre importante rispet-
tare i tuoi colleghi e apprezzare la loro compagnia e il loro
modo di fare musica. Oltre a ci devi avere un sogno da rea-
lizzare, e il Quartetto Brodsky il nostro sogno.
I due repertori, quello per quartetto e quello per clari-
netto, sono ricchi di composizioni amatissime dal pub-
blico: a quali opere siete particolarmente legati e qual
, a vostro avviso, una composizione del passato o del
presente da riscoprire?
Paul Cassidy: Ogni artista vero deve vivere nel presente e
guardare al futuro. Noi speriamo di andare avanti ancora per
molto tempo a trovare nuove opere, e a riscoprirne. Quello per
quartetto uno dei repertori pi ricchi, e non potrei soppor-
tare di limitarmi a suonare la musica di un particolare periodo
piuttosto che di un altro. Noi adoriamo tutta la buona musica.
Giampiero Sobrino: Il clarinetto ha avuto la fortuna di avere
tanti compositori che hanno scritto per questo strumento.
Nelle varie epoche inoltre, molte volte lispirazione degli autori
nasceva da rapporti di amicizia e di stima professionale per cla-
rinettisti a loro coevi. Cos si pu dire di Mozart e Stadler,
Brahms e Mhlfeld, Weber e Brmann. Ed proprio di Br-
mann la prima opera che ricordo di aver ascoltato su disco da
ragazzino; ne restai letteralmente affascinato, per la prima volta
udivo un suono di clarinetto puro, caldo e cristallino. Ma quel
brano, attribuito erroneamente a Wagner, era invece lAdagio
del Quintetto per clarinetto e archi di Brmann. Oltre ai ca-
polavori di questi capisaldi della storia della musica, nei miei
concerti eseguo anche abitualmente il Concerto di Copland, la
Rapsodia di Debussy, oltre ad autori italiani come Rossini, Do-
nizetti e Verdi (nelle parafrasi operistiche che ne ha tratto
Luigi Bassi per il clarinetto solista).
In compenso, il repertorio per quintetto con clarinetto
non molto vasto: oltre ai pi noti e celebrati quintetti
di Brahms e Mozart, troviamo per esempio il Quintetto
di Weber, cos ricco di belcanto e struggente: come de-
nireste questopera?
Paul Cassidy: Quello di Weber pi che un quintetto sembra
quasi un concerto per clarinetto solista, specie rispetto a quello
di Mozart o Brahms; comunque molto impegnativo per il quar-
tetto darchi, ed un pezzo estremamente emozionante da suo-
nare, oltre che divertente e ricco di bella melodia. Una delizia.
Giampiero Sobrino: Amo molto questo quintetto perch trovo
che esalti appieno tutte le caratteristiche virtuosistiche ed
espressive del mio strumento. Due punti fondamentali nel
Quintetto sono la Romanza, dove il clarinetto potrebbe rap-
presentare la voce nel belcanto operistico pi rafnato, e poi il
rond dellAllegro nale, dove il virtuosismo strumentale
spinto alleccesso.
Due parole per descrivere lo storico Quartetto Brodsky,
con cui si esibir per Musica Insieme
Giampiero Sobrino: la prima volta che suoniamo insieme, e
considerato il livello artistico che esprimono da sempre, per me
un piacere pensare di affrontare con loro la preparazione e
lesecuzione di questopera.
Sempre parlando del programma che eseguirete per
Musica Insieme, Weber inframmezzato da due capo-
lavori russi: lo Scherzo di Borodin, pieno di verve e
umorismo, e lultimo Quartetto opera 30 di C

ajkovskij,
nel quale emerge il sentimento opposto nellAndante
funebre e doloroso ma con moto. Maestro Cassidy,
pu spiegare ai nostri lettori la ragione di questa scelta
e il vostro rapporto con la musica russa?
Paul Cassidy: Come gruppo, sentiamo una grande affinit
con la musica russa, e il nostro stesso nome ne un indizio!
Abbiamo sempre suonato questa musica, da quella di Stra-
vinskij e ostakovic a quella di Borodin e C

ajkovskij. E que-
sto meraviglioso Scherzo di Borodin lo abbiamo scoperto re-
centemente. un pezzo davvero contagioso, come un
quadro sulla neve, che rende difficile smettere di canticchiare
il suo motivetto. Il grande Quartetto n. 3 di C

ajkovskij un
vero capolavoro. La sua concezione fondamentalmente sin-
fonica, ma forse i due movimenti centrali sono i pi notevoli;
un incredibile Scherzo seguito da uno straordinario movi-
mento lento, una marcia funebre scritta in memoria di un suo
grande amico, il violinista Ferdinand Laub, che era scomparso
poco prima. I musicisti usano la sordina per accentuare il
senso della perdita, e nella sezione centrale sembra quasi di
sentire i sacerdoti russi ortodossi cui fa eco la congrega dei fe-
deli. Unopera darte davvero eccezionale.
Musica da camera vuol dire anche collaborazioni con
altri colleghi e musicisti, che soprattutto nel caso del
Brodsky sono state innumerevoli, coinvolgendo artisti
come Bjrk o Costello e molti altri Ci racconterebbe
qualche episodio particolarmente emozionante? E c
ancora qualche artista con cui vorreste esibirvi?
Paul Cassidy: Quando siamo stati in tour con Bjrk, ab-
biamo spesso suonato negli stadi; ricordo in particolare unoc-
casione a Shefeld dove suonammo Stravinskij davanti a
20.000 persone. Ci aspettavamo che ci tirassero i pomodori,
e invece il pubblico si alzato in piedi applaudendo e ballando;
sono sicuro che questa scena sarebbe piaciuta molto anche a
Stravinskij.
Maestro Sobrino, dal punto di vista del suo ruolo nella
Direzione Artistica della Fondazione Arena di Verona,
come vede oggi la situazione della musica classica in
Italia?
Giampiero Sobrino: Premesso che lItalia il paese che esprime
il maggior numero di ricchezze artistiche proprio per que-
sto che attiriamo da sempre lattenzione e linteresse di tutto il
mondo ci ritroviamo oggi in un momento di grande dif-
colt, sia strutturale che culturale. Intanto, bisognerebbe pren-
dere coscienza di chi siamo e di cosa rappresentiamo, in modo
da tramandare ai nostri giovani la consapevolezza di uniden-
tit e appartenenza: su questo che bisogna lavorare. Oggi
siamo un paese malato, ma se non abbiamo il coraggio, in ma-
niera trasversale, di riconoscerlo, non troveremo neppure una
cura adeguata.
28 I M
MUSICA INSIEME

Celibidache aveva un motto: la fine sta nellinizio, linizio sta nella


fine. Poche parole che racchiudono un mondo intero (Sobrino)
LINTERVISTA DOPPIA
30 I M
MUSICA INSIEME
iolinista, violista e direttore
dorchestra, Pinchas Zuker-
man ha fatto della musica, e
del trasmettere la musica, la propria
vocazione, la propria ragione di vita.
Scoperto in Israele da Isaac Stern e
Pablo Casals appena quattordicenne,
ha ricevuto da allora prestigiosissimi ri-
conoscimenti internazionali, calcando
tutti i palcoscenici pi importanti, ed
esibendosi al anco di musicisti e or-
chestre di primissimo piano, per dive-
nire uno dei musicisti pi famosi ed ap-
prezzati al mondo. Dal 2002 guida e
dirige gli Zukerman Chamber Players,
ensemble fondato insieme a quattro fra
i suoi pi brillanti ex allievi, quali la vio-
loncellista Amanda Forsyth, la pianista
Angela Cheng e i violinisti Jessica Lin-
nebach e Jethro Marks. Con loro Zu-
kerman ha percepito da subito unin-
tesa speciale, costruendo negli anni un
importante legame umano e professio-
nale. In questa intervista egli ci parla
quindi dei suoi partner, della
bellezza del far musica in-
sieme e soprattutto della
sua missione nellinse-
gnare ai giovani, e nel-
laiutare gli allievi a co-
struirsi una solida formazione
su cui avviare una brillante car-
riera. Seguendo poi il lo dei ri-
cordi, Zukerman ci racconta dei mo-
menti pi emozionanti della sua vita di
musicista e di direttore, del suo grande
amore per la musica di Brahms e del
posto speciale che Bologna e il suo pub-
blico occupano nel suo cuore.
Nei suoi ricordi qual il pi bel
concerto (suonato o ascoltato)?
Probabilmente potrei ricordare cia-
scuno dei concerti in cui ho suonato nel
corso di tanti anni come il pi bello. La
grande emozione che provo suonando
ogni singolo brano, su cos tanti palco-
scenici nel mondo, e davanti a cos
tante persone diverse tra il pubblico,
il segno di una bellezza unica, irripeti-
bile, di un nuovo sentimento che
esplode ogni volta.
Qual il pi signicativo tra tutti i
riconoscimenti (anche verbali) che
ha ottenuto nella sua carriera?
Il riconoscimento pi importante per
me senza dubbio lapprezzamento del
pubblico, il fatto di vedere che nel
tempo le persone continuano ad
amarmi e a seguirmi. Quando suono
sento che la loro energia mi raggiunge
attraverso la pelle, poi mi penetra nel
cervello, e da l va dritta al cuore: que-
sta la ragione per cui sono ancora
sulle scene. Credo che questo sia e ri-
marr sempre il riconoscimento pi
ambito nella mia vita. Poi naturalmente
ci sono momenti memorabili della mia
carriera che continuo a ricordare con
emozione: il conferimento della Me-
daglia delle Arti [riconoscimento conse-
gnatogli nel 1983 dal Presidente Rea-
gan, ndr] e dellIsaac Stern Award for
Artistic Excellence.
Vuole parlarci dei suoi partner
nel concerto per Musica Insieme e
raccontarci come iniziata la vo-
stra collaborazione?
Amanda Forsyth a mio avviso una
delle violoncelliste pi interessanti a li-
vello internazionale, si esibisce nelle
sale pi prestigiose del mondo ed an-
che il violoncello principale del Natio-
PINCHAS ZUKERMAN
Con la passione e lentusiasmo di un ragazzino, il violinista israeliano che
vanta oltre cinquantanni di una strepitosa carriera internazionale, ci racconta
il suo amore per la musica di Anastasia Miro
Onde sonore
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LINTERVISTA
31 I M
MUSICA INSIEME
nal Arts Centre di Ottawa. Lafata-
mento musicale e mentale con lei
stato assolutamente immediato n da
quando abbiamo suonato per la prima
volta insieme, cos continuare ad esi-
birmi con lei ne stata la naturale con-
seguenza. Angela Cheng ha ricevuto la
Medaglia dOro al Concorso pianistico
Internazionale Arthur Rubinstein e
anche la sua uneccellente carriera,
tanto che chiederle di unirsi a noi negli
Zukerman Chamber Players nel 2009
per me stato del tutto spontaneo. Sia
con Amanda che con Angela lintesa
musicale nata con una tale naturalezza
che andare in questa direzione insieme
stato in un certo senso necessario,
quasi obbligatorio. Sarebbe stato un
vero peccato non farlo!
Lei dedica molto tempo e impegno
anche allinsegnamento. Come
vive questo ruolo, da musicista di
fama internazionale, nellaiutare le
nuove generazioni, ad esempio di-
rigendo ensemble come gli Zu-
kerman Chamber Players?
Insegnare alle nuove generazioni di
musicisti per me una priorit. Credo
che dare un futuro e una dimensione
concreta alle loro aspettative sia impor-
tantissimo. Come puoi aiutare un glio
a crescere senza guidarlo, senza pren-
derti cura di lui? Ovviamente non puoi.
La stessa cosa avviene con gli allievi. Ti
trovi davanti a loro e percepisci quanto
siano assetati e affamati di comprendere
la musica. Senti la responsabilit del
tuo ruolo e sai che se non muoverai le
tue mani sulle corde, se non spiegherai
loro come usare al meglio lo strumento,
non gli fornirai mai il primo mattone
per costruire qualcosa di solido. Inoltre,
devo dirlo, la tecnologia al giorno
doggi aiuta molto i musicisti e gli in-
segnanti a migliorare e sviluppare il pro-
cesso di apprendimento a tanti livelli.
Dirigere gli Zukerman Chamber Pla-
yers una parte importante di me, della
mia stessa natura. Sono sempre deside-
roso di sperimentare nuove e stimo-
lanti sensazioni ed emozioni musicali
condividendole con altri artisti che ri-
tengo davvero molto dotati. Adoro
ognuno dei componenti dellensemble
e li considero una parte molto preziosa
della mia carriera, con cui desidero pro-
seguire un percorso importante.
Lei un grandissimo solista, sem-
pre al anco delle orchestre pi
importanti, ma anche un musici-
sta molto attivo nel repertorio ca-
meristico. Come sintetizzerebbe la
differenza tra questi due mondi?
In n dei conti non credo che ci sia
una reale differenza tra queste due di-
mensioni del fare musica. Suonare con
orchestre ad altissimo livello interna-
zionale d una magnica emozione in
termini di ampiezza di repertorio e di
pubblico. Suonare al anco di queste
orchestre, o dirigerle, una sensazione
immensa: come se ti facesse sentire
parte di esse e, allo stesso tempo, come
se avessi la forza di milioni di onde che
si muovono tutte insieme con impeto.
La musica da camera non per meno
eccitante. Se dirigi un piccolo ensemble
con lo stesso entusiasmo con cui diri-
geresti una grande orchestra puoi capire
sostanzialmente una cosa: la musica
pu di certo cambiare a seconda della
partitura, del compositore, dellepoca,
ma, qualunque ne sia la forma, qua-
lunque la dimensione, rimane uno dei
pi potenti mezzi di comunicazione sia
a livello intellettuale che emotivo.
Il pubblico di Musica Insieme ha
potuto ascoltarla pi volte a Bolo-
gna con un partner di lunga data
come Marc Neikrug. Cosa ricorda
di questi concerti e del pubblico bo-
lognese e italiano in generale?
Posso dire di ricordare tutti i miei con-
certi, con ciascuno dei miei partner,
come momenti meravigliosi. Comun-
que s, ho ben presenti in mente quei
due concerti per Musica Insieme e so-
prattutto quanto fossi felice. Mi ricordo
molto bene del pubblico bolognese che
cos caloroso, proprio come lo tutta
la magica Italia che io amo tanto. un
pubblico attento, entusiasta ed appas-
sionato, e la sua reazione sempre cos
positiva ai miei concerti mi ha portato
a pensare a Bologna come a una delle
citt italiane e una delle sedi concerti-
stiche dove torner sempre volentieri.
Nel vostro programma Brahms ri-
veste un ruolo fondamentale. La
sua produzione cameristica e pia-
nistica sembra daltronde vivere
oggi una nuova riscoperta. Quali
sono secondo lei le motivazioni di
questa Brahms-Renaissance?
Brahms uno dei compositori pi im-
portanti del mondo e quindi tutta la sua
musica dovrebbe essere eseguita ovun-
que e sempre, sia per quanto riguarda il
repertorio sinfonico che quello cameri-
stico. A parte questa, non penso che ci
siano altre spiegazioni per questo suo
revival. Daltra parte, gli organizzatori
e il pubblico cambiano nel tempo e gli
artisti cambiano con loro. In altre pa-
role, credo che si tratti di una sorta di
processo naturale per tutti noi: ad un
certo punto sentiamo di doverci misu-
rare con un compositore cos impor-
tante in modo completo, a tutto
tondo; fa parte della crescita delle per-
sone (musicisti inclusi). Nulla ac-
cade immediatamente nella vita, e cos
nella musica, tutto fa parte di un con-
tinuo processo di apprendimento, do-
vremmo ricordarlo sempre.

Quando suono sento che lenergia del pubblico mi raggiunge


attraverso la pelle, poi mi penetra nel cervello, e da l va dritta
al cuore: questa la ragione per cui sono ancora sulle scene
apete no, quella famosa uscita di
Arnold Schoenberg quando disse:
Fra cinquantanni il postino -
schietter le mie melodie?. Ma forse non
tutti conoscono la risposta di Steve Reich,
il quale ha osservato che di anni ne sono
passati cento, ma nessun postino sulla
faccia della terra schietta Schoenberg.
Johannes Brahms non ha mai detto niente
del genere, anche se ne avrebbe avuto
buone ragioni. Per gran parte della sua
vita, pur difeso a spada tratta dai suoi
ammiratori, ha subito una sistematica de-
nigrazione ad opera di molta critica e di
molto pubblico, come autore accademico,
trombone, noioso. Insomma ricco di
scienza, ma povero di quello slancio me-
lodico sulla cui ala il romanticismo aveva
trasvolato e soggiogato un secolo intero.
Eppure se Brahms avesse detto: Fra cin-
quantanni il postino schietter la mia
musica ci avrebbe azzeccato, magari ag-
giungendo (visto e considerato quel che
successo poi): Postino, s, ma appassio-
nato di musica classica!. Insomma con
Brahms, come per tanti altri, il tempo ha
funzionato. Con Schoenberg, e tanti altri,
no. La ragione c, ma non questo il no-
stro tema. Parliamo di Brahms invece, e di
quella magnica (in tanti sensi) vicenda
che lo ha visto dapprima avvolto in un
groviglio di tesi e malintesi, fazioni e pre-
giudizi, per poi a poco a poco uscirne,
come una gura nuova, fragrante come
non si sarebbe creduto, e inne assurto al
rango degli intramontabili. vero. Postini
o no, capita che noi oggi schiettiamo
Brahms. E facciamo fatica a capire come
mai allepoca venisse tanto denigrata la sua
povert melodica e sentimentale, quando
noi invece ci abbandoniamo allinizio
della sua Quarta Sinfonia o del Quin-
tetto con pianoforte in fa minore.
Apro Youtube per quelle veriche volanti
che la rete suggerisce. Al nome Brahms
cerco i video pi visti e, con unesattezza
sociologicamente tanto prevedibile
quanto malinconica, ecco in prima la
Hungarian Dance n. 5 e Lullaby, cio il
Wiegenlied dellop. 49 (la celeberrima
ninnananna di Brahms insomma), tra-
scritto per per violino e pianoforte. Oggi,
in rete o al concerto, chi consuma musica
per il proprio benessere spirituale, chia-
miamolo cos, sempre alla ricerca della
melodia, del tema capace di muovere
qualcosa dentro. quel bisogno che fa
inorridire compositori come Pierre Bou-
lez, che sperano ancora nei postini del fu-
turo. Proprio lui, Boulez, nelle interviste
si spesso detto convinto che la sua mu-
sica verr un giorno apprezzata come
quella di Mozart. n troppo facile ac-
cusare i mass media per questa presunta
supercialit o regressione dellascolto.
Cento, duecento, trecento anni fa succe-
deva allincirca lo stesso. NellOttocento,
dopo una cura a base di Beethoven, Schu-
bert, Mendelssohn, Chopin, Bellini, Liszt,
Wagner, Verdi, musica era sinonimo di
melodie meravigliose, scolpite nella me-
moria e fuse inscindibilmente a tutti i ca-
ratteri, sogni, amori, drammi, passioni
immaginabili. Evidentemente, un com-
positore che in piena romantic craze otto-
centesca si permette di comporre due Se-
renate per piccola orchestra, unOuverture
accademica e via via sonate, trii, quartetti,
quintetti, ecc pensa e opera in modo
diverso, persino provocatorio. Tanto da
spingere Hugo Wolf a scrivere, sferzante
come suo costume: Larte di comporre
senza ispirazione ha trovato in Brahms il
suo pi degno rappresentante. Proprio
come il Padreterno, anche il signor
Brahms conosce labilit di trasformare il
nulla in qualcosa.
una frustata che, anche in una perso-
nalit e in una superiore intelligenza mu-
sicale come Wolf, tradisce una sorta di
horror vacui per il venir meno della gura
compiuta, cio del tema romanticamente
caratterizzato come veicolo della fantasia
e del sentimento. Ma senza volerlo, a di-
stanza, la battuta corrosiva si muta in elo-
gio sommo, che si congiunge al rovescia-
mento del tradizionale giudizio storico su
Brahms compiuto proprio da Schoenberg
nella sua celebre conferenza del 1933:
Brahms der Fortschrittliche (Brahms il pro-
gressivo). Progressivo: perch ha insegnato
a tutti larte di costruire la musica a par-
tire non dal nulla, ma dallestremamente
piccolo, dalla cellula, e con quella com-
porre un intero organismo, quel qual-
cosa come lo chiama sprezzantemente
Wolf. Mai come in questo caso la parola
creazione risulta appropriata. Ma al
tempo stesso ecco che lattenzione si ssa
su quel trasformare che ci si svela come
quintessenza di unarte in cui, man mano
che si placano i boatos e cadono i paraoc-
chi, Brahms assolutamente svetta e, di
nuovo, ci fa innamorare.
IL PROFILO
32 I M
MUSICA INSIEME
S
JOHANNES BRAHMS
Tanto frainteso dalla critica coeva, quanto apprezzato e osannato dopo la sua morte,
il compositore amburghese sempre capace di stupire, emozionare e parlare
alluomo contemporaneo di Giordano Montecchi
Romantico progressivo
Johannes Brahms
(1833-1897)
in una foto
del 1890 ca.
resentato nelle giornate di Arte-
libro 2013, attivo il portale on-
line UN SISTEMA ARMO-
NICO. Suoni, immagini e racconti dai
musei e dalle collezioni musicali dellEmi-
lia-Romagna, promosso dallIstituto Beni
Culturali e dedicato al patrimonio musi-
cale conservato nella nostra regione. Un
itinerario multimediale che riunisce pi di
40 istituzioni articolate in sette percorsi: i
personaggi e i luoghi, i musei della mu-
sica, le collezioni di strumenti musicali, le
botteghe di liuteria, e accanto alla musica
colta la musica popolare, la sezione degli
strumenti meccanici, per nire con le isti-
tuzioni dedicate alla riproduzione del
suono, tra cui eccelle il bolognese Museo
G. Pelagalli, Mille voci mille suoni,
mentre nella sezione degli strumenti mec-
canici la collezione Marini appartenente
alla Fondazione Cassa di Risparmio in
Bologna ancora in attesa di essere alle-
stita. Di grande rilevanza anche numerica
le istituzioni di Parma con il suo territo-
rio, e naturalmente quelle di Bologna. A
Parma il Conservatorio Arrigo Boito, la
Casa natale di Arturo Toscanini, la Casa
della Musica nel quattrocentesco Palazzo
Cusani: didattica, ricerca e concerti, e al
suo interno il Museo dellOpera e lAr-
chivio Storico del Teatro Regio, mentre la
Casa del Suono dedicata alla riprodu-
zione del suono ospitata nellex Chiesa
di SantElisabetta. Inoltre i luoghi ver-
diani dalla Casa natale di Verdi a Ron-
cole a Busseto, con il Museo-Casa Ba-
rezzi, il Teatro e Villa Pallavicino, alla
Villa di SantAgata con il grande parco,
dove il Maestro visse per quasi cinquan-
tanni, alternando alla musica la cura delle
sue terre. A Bologna la Regia Accademia
Filarmonica, il Conservatorio Giovan
Battista Martini con il ricco patrimonio
dellaccademico frate musicologo, il Mu-
seo Internazionale e Biblioteca della Mu-
sica di Palazzo Sanguinetti, il Museo di
San Colombano-Genus Bononiae con la
collezione di strumenti musicali donata
da Luigi Ferdinando Tagliavini, e le bot-
teghe di liuteria: quella di Otello Bignami
al Museo della Musica, quella di Ivano
Coratti allAccademia Filarmonica, e
presso il Museo Civico di Medicina la
bottega del liutaio Ansaldo Poggi, mentre
un autonomo e pressoch unico Museo
della Liuteria ubicato nel Castello della
Musica a Noceto, che ospita anche il Mu-
seo del Disco. Un Museo della Musica
anche a Pieve di Cento, ospitato nei ri-
dotti del Teatro Comunale intitolato al
soprano Alice Zeppilli. Accanto ai veri e
propri musei della musica vanno anno-
verate le sezioni musicali presenti in
molte istituzioni museali: a Modena, nel
Palazzo dei Musei, il Museo Civico con-
serva la collezione di strumenti ad arco, a
ato, a pizzico e a tastiera del conte mu-
sicologo Luigi Francesco Valdrighi, nella
contigua Galleria Estense sono esposti al-
cuni straordinari strumenti seicenteschi
appartenuti ai duchi dEste (tra cui una
chitarra e un cembalo in marmo di Car-
rara). E se nella sezione dedicata ai per-
sonaggi celebri il primo posto spetta a
Verdi, va almeno ricordato il Museo Pie-
tro Mascagni ospitato nella canonica
della Chiesa Arcipretale di Bagnaia di
Romagna, che custodisce tra laltro lepi-
stolario del Maestro, con circa 4.600 let-
tere autografe. Allinterno di ogni per-
corso, a ciascuna delle istituzioni
dedicato un testo cui si accompagna un
ricco apparato di immagini, insieme ai
link alla banca dati dei musei regionali. Al
portale, continuamente in eri, collabora
il personale dei conservatori e delle isti-
tuzioni, ma non solo; anche associazioni
e singoli cittadini, con segnalazioni che
possono integrare il corpus informativo.
Frattanto si stanno mettendo a punto vi-
deo-narrazioni per inquadrare i protago-
nisti e i momenti pi signicativi della
storia musicale nella nostra regione, e re-
gistrazioni audio di brani musicali, in
collaborazione con varie istituzioni ma
in primo luogo con il Conservatorio bo-
lognese.
I LUOGHI DELLA MUSICA
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MUSICA INSIEME
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Attivo dal 2013 il progetto online che lIstituto Beni Culturali dedica al patrimonio musicale
conservato nei musei e nelle collezioni presenti in Emilia-Romagna di Maria Pace Marzocchi
Un sistema armonico
A sinistra: Il pubblico del Teatro Regio di Parma
nel 1909, Casa della Musica, Museo dell'Opera,
Parma (Foto Ettore Pesci, Parma/R.C.R. Di Rossi
Lucio & C. Sas). Sopra: La collezione Valdrighi, Museo
Civico dArte, Modena (Foto Andrea Scardova IBC)
Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Segreteria di Musica Insieme:
Galleria Cavour, 2 - 40124 Bologna - tel. 051.271932 - fax 051.279278
info@musicainsiemebologna.it - www.musicainsiemebologna.it
Luned 1 dicembre 2014
AUDITORIUM MANZONI ore 20.30
ORCHESTRA GIOVANILE ITALIANA
ENRICO DINDO............................................violoncello e direttore
Luned 10 novembre 2014
AUDITORIUM MANZONI ore 20.30
Musiche di ostakovic , Brahms
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole
THE BRODSKY STRING QUARTET
GIAMPIERO SOBRINO.........................clarinetto
Musiche di Borodin, Weber, C

ajkovskij
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme e Musica per le Scuole
Luned 15 dicembre 2014
AUDITORIUM MANZONI ore 20.30
ZUKERMAN CHAMBER PLAYERS
PINCHAS ZUKERMAN..........................violino e viola
Musiche di Brahms, Mozart
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme
e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna
Luned 20 ottobre 2014
AUDITORIUM MANZONI ore 20.30
JULIAN RACHLIN......................................violino
LYNN HARRELL...........................................violoncello
ZHANG ZUO......................................................pianoforte
Musiche di Schubert, Brahms
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme
e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna
NELSON GOERNER.................................pianoforte
Musiche di Mozart, Schumann, Chopin
Il concerto fa parte degli abbonamenti: I Concerti di Musica Insieme
e Invito alla Musica per i Comuni della provincia di Bologna
I CONCERTI ottobre/dicembre 2014
Luned 24 novembre 2014
AUDITORIUM MANZONI ore 20.30
Si riaccendono le luci sul palcoscenico
di Musica Insieme per la XXVIII
edizione, con un trio di fuoriclasse
impegnato in pagine tra le pi
affascinanti del repertorio cameristico
di Maria Chiara Mazzi
Generazioni
in trio
LUNED 20 OTTOBRE 2014
AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30
JULIAN RACHLIN violino
LYNN HARRELL violoncello
ZHANG ZUO pianoforte
Franz Schubert
Trio in si bemolle maggiore op. 99
Johannes Brahms
Trio in si maggiore-minore op. 8
Introduce Maria Chiara Mazzi, docente
al Conservatorio di Pesaro e autrice
di libri di educazione e storia musicale
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Universalmente riconosciuto come uno dei pi carismatici artisti dei nostri giorni,
Julian Rachlin, formatosi con Boris Kuschnir al Conservatorio di Vienna ed in se-
guito con Pinchas Zukerman, apparso al fianco delle principali compagini, qua-
li Wiener Philharmoniker, Orchestra del Gewandhaus di Lipsia, Israel Philharmo-
nic, London Philharmonic, Orchestra del Mariinskij, e sotto la direzione di Chailly,
Mehta, Maazel, Muti. Nel 2000 ha ricevuto il Premio Internazionale dellAccade-
miaMusicale Chigiana. Solistadadecenni ai vertici del concertismomondiale, ca-
merista, direttoreedidatta, LynnHarrell haricevutodueGrammyAwards intrio
con Perlman e Ashkenazy, oltre a comparire in pi di 30 incisioni a fianco delle
principali orchestre. Ospite dei maggiori festival, si esibito in trio con Anne-
Sophie Mutter e Andr Previn, con i quali nel 2004 ha eseguito il Triplo Con-
certodi Beethoven insieme allaNewYork Philharmonic direttadaKurt Masur.
ZhangZuo, selezionataper il BBCYoungArtists Generationdei Proms
di Londra, si aggiudicata il Primo Premio ai Concorsi pianistici internazio-
nali Gina Bachauer di Salt Lake City e Krainev di Kharkov.
I protagonisti
una storia curiosa, e anche un po
divertente, quella del trio con
pianoforte. Quando la nostra sto-
ria ha inizio, attorno alla met del Sette-
cento, il trio ancora non c: ci sono, s,
due archi e una tastiera sul palcoscenico,
ma il protagonista vero solo uno, il vio-
lino, accompagnato da un basso conti-
nuo, cio lunione di un violoncello
(che esegue la linea del basso) e un clavi-
cembalo (che realizza gli accordi di so-
stegno). Certo, Bach aveva provato a ren-
dere autonoma la tastiera dandole una par-
te tutta sua, ma la cosa non aveva avuto
troppo seguito Insomma: anche se
suonano in tre, questo non ancora un
trio Poi, nel secondo Settecento, ecco
un nuovo attore alla ribalta: il fortepiano
(seguito a ruota dal pianoforte) che con
una poco gentile gomitata allontana il
cembalo discreto: sfacciato com non ci
sta a fare da spalla al violinista. Anzi,
talmente prepotente che talora sembra ad-
dirittura cancellare lo strumento ad arco!
Nel frattempo il violoncello se ne sta qua-
si in disparte a vedere come nisce tra i
due: buono e quieto realizzatore di bas-
so, non vuole prendere le parti n delluno
n dellaltro. Ma non ci vuole molto per-
ch poi decida con chi stare e, se non al-
tro per solidariet di sezione, si schieri con
laltro strumento ad arco. La sua parte nel-
lo spartito viene spostata sopra quella del-
la tastiera e sotto quella del violino, e non
pi lasciata sotto tutte le altre. Ma anche
questo non ancora un trioCi vogliono
i viennesi, ci vuole Haydn che con i suoi
trii costruisce quasi un ponte tra passato
e futuro, e ancora: ci vogliono prima Mo-
zart e poi Beethoven a mettere daccordo
tutti con un colpo di mano. con loro in-
fatti che la musica da camera esce dalle
stanze e dalle mani dei dilettanti per en-
trare nelle sale da concerto, con loro che
nalmente tre strumenti sul palcosceni-
co diventano un trio, cio un organismo
con un solo cervello e un solo cuore, dove
bisogna essere tutti daccordo e tutti sul-
lo stesso piano. Signori, questo nalmente
un trio! Una formazione nella quale, pa-
rafrasando una celebre denizione del
quartetto, tre persone bene educate con-
versano tra di loro senza che nessuno
prenda il sopravvento. Meno agile del trio
per archi, ma anche meno trascendente-
mente complicato e astratto del quartet-
to per archi, il trio con pianoforte gode
di una storia e di una felicit tutte vien-
nesi, perch sono proprio i compositori
viennesi (e tra questi, doverosamente, oc-
corre inserire Schubert e Brahms) a evi-
denziare la poliedricit di questo organi-
co, utilizzato ora per esprimere una poe-
sia familiare, ora per raccontare straordi-
narie esperienze espressive.
Franz Schubert affronta il genere quando
i trii di Beethoven erano gi celebri da tem-
po, e quando i lavori di Czerny, Mosche-
les o Hummel stavano conquistando il
pubblico della Vienna della Restaurazio-
ne col loro stile disinvolto, piacevole,
brillante e virtuosistico. Lo Schubert, so-
prattutto quello degli ultimi anni, recupera
invece alla musica da camera il sapore del-
lintima confessione e, senza quasi ri-
scuotere alcuna attenzione da parte dei
viennesi, trasforma il genere nello specchio
del disagio dei tempi con una sensibilit
che guarda quasi oltre il romanticismo stes-
so. Eppure, tra i capolavori cameristici del-
lultimo Schubert, dei Trii gemelli del 1827
(lop. 99 e lop. 100) solo il secondo ven-
ne eseguito in pubblico ancora vivente lau-
tore (il 26 dicembre del 1827 al Musik-
verein di Vienna), mentre il primo ebbe
unesecuzione privata, il 28 gennaio 1828,
da parte peraltro di tre illustri interpreti:
il pianista Carl Maria Bocklet, il violini-
sta Ignaz Schuppanzigh e il violoncellista
Joseph Linke. Non diversamente da tan-
ti capolavori schubertiani, come gli ultimi
quartetti e le ultime sonate per pianofor-
te, anche il Trio op. 99 fu pubblicato sol-
tanto postumo (da Diabelli nel 1836); mi-
gliore sorte tocc al suo fratello op. 100,
che sullonda di un inatteso successo di
pubblico trov pubblicazione da parte di
un editore di Lipsia. Lautore vi accom-
pagn queste parole, che oggi suonano ri-
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velatrici della sua condizione di concreto
bisogno, e di come egli si dibattesse lette-
ralmente per trovare nalmente uno sboc-
co editoriale ai propri lavori: Illustrissimo
Signore, qui allegato Le invio il Trio ri-
chiesto, sebbene mi sembrasse inteso che
il prezzo di 60 orini si riferisse a un qua-
derno di Lieder o di pezzi per pianoforte
e non a un Trio, per il quale necessario
un lavoro sei volte superiore. Perch le cose
incomincino nalmente a muoversi, La
prego di procedere quanto prima alla
pubblicazione e di inviarmene sei copie.
Faccia eseguire il Trio per la prima volta da
gente allaltezza [...] Nellattesa di una ra-
pida pubblicazione, resto con i sensi del-
la mia pi alta considerazione. Suo devo-
tissimo Franz Schubert. Se dunque Schu-
bert ebbe, tra le poche soddisfazioni dei
suoi ultimi mesi di vita, quella di poter
prendere in mano la prima copia stampata
del Trio op. 100, per lopera 99 il mondo
dovr attendere il 1836, ed ancora una vol-
ta lacutezza del giudizio di Schumann, che
prontamente nel 1836 recensir la pub-
blicazione postuma: Uno sguardo al Trio
in si bemolle maggiore op. 99 di Schubert,
e tutte le angosce della nostra condizione
umana scompaiono, e tutto il mondo di
nuovo pieno di freschezza e di luce. Eppure,
circa dieci anni fa, un altro Trio di Schu-
bert era gi apparso come cometa nel cie-
lo musicale. Era la sua centesima opera;
poco dopo, nel novembre 1828, egli mo-
riva. Questo Trio, pubblicato di recente,
mi sembra per il pi vecchio dei due, e
anche se stilisticamente non c' niente che
possa rivelare la sua appartenenza a un pe-
riodo precedente, potrebbe benissimo es-
sere stato scritto prima del familiare Trio
in mi bemolle op. 100. I due lavori sono
essenzialmente diversi. [...] mentre il Trio
in mi bemolle attivo, virile, drammati-
co, quello in si bemolle passivo, femmi-
nile, lirico.
Alla lezione viennese si lega, in un unico
arco sonoro, anche il giovane Brahms. Ha
ventanni Johannes Brahms nel 1853,
quando pone mano alla partitura del
Trio contrassegnato come op. 8 che, se si
esclude la collaborazione alla Sonata
F.A.E., la prima vera opera da camera del-
lautore amburghese. Celebre concertista,
autore gi di monumentali, straordinarie
sonate per pianoforte che per spessore e
densit strutturale erano composizioni qua-
si sinfoniche, il giovane artista era restio
ad affrontare un genere come quello ca-
meristico, che nella prima met del seco-
lo aveva gi conosciuto i capolavori di Bee-
thoven e di Schubert. Sono anni impor-
tanti questi nella vita del giovane com-
positore, che proprio in quel periodo co-
nosce Joachime viene rivelato e consacrato
da Schumann nel celebre articolo Vie
nuove per la Neue Zeitschrift fr Musik.
Nel 1854 il Trio era pronto per la prima
esecuzione, che sarebbe avvenuta nella
Dodsworths Hall di New York il 27 no-
vembre del 1855, e gi nella sua veste pri-
migenia raggiungeva un grandissimo ri-
sultato. La precedente esperienza come pia-
nista e la conoscenza dei classici consen-
tiva infatti a Brahms di compiere un ul-
teriore salto in avanti nella storia che stia-
mo raccontando, forse portandola al suo
compimento. Lontano dalla brillantezza
dello stile di conversazione dei classici vien-
nesi, estraneo alle angosce espresse dal ca-
merismo di Schubert, Brahms importa nel
Trio la densit sinfonica sperimentata
nelle sonate, infondendovi quellanelito ro-
mantico che sarebbe stato poi una delle si-
gle pi originali di tutto il suo camerismo.
questa originalit a far assumere al Trio
op. 8 una posizione di fulcro nella pro-
duzione del Maestro, il quale non a caso
lo riprese in mano negli ultimi anni del-
la sua vita dietro consiglio delleditore Sim-
rock. Nellestate 1889 Brahms ne inizi la
revisione e scrisse a Clara Schumann: Non
puoi immaginare con quale fanciullaggi-
ne ho trascorso i bei giorni estivi. Ho ri-
scritto il mio Trio in si maggiore e posso
chiamarlo op. 108 invece che op. 8. Non
sar pi rozzo come prima ma sar mi-
gliore?. Eliminando nel nome della so-
briet alcune parti considerate troppo ri-
dondanti, questa revisione crea in sostanza
unopera nuova che continua a convivere
con il lavoro originale e non ne cancella
la carica romantica ed espressiva e leco del-
la vivace esuberanza giovanile.
DA ASCOLTARE
I Trii di Schubert hanno goduto e godono di una straordinaria fortuna disco-
grafica. Vuoi perch trattasi di opere notissime. Vuoi perch trattasi di capolavori,
che giganteggiano nel repertorio per violino, violoncello e pianoforte. La Dec-
ca ha ristampato nel 2001 su cd le fondamentali registrazioni realizzate dal Trio
Beaux Arts, raccogliendole in un album Tutti i Trii di Schubert, che vede presenti
anche le registrazioni dei trii per violino, viola e violoncello; incisioni, quelle del
Trio capitanato dal violinista Arthur Grumiaux, anche riproposte dalla Philips
nel 2006; possiamo poi ammirare il Beaux Arts in dvd per i tipi della Legal, in
una registrazione realizzata per la BBC. Altra ristampa, quella della Deutsche
Grammophon, protagonista questa volta il Trio di Trieste, altro interprete ec-
cellente di quelle straordinarie pagine. Nella vertiginosa lista che giunge fino
alle registrazioni filologiche realizzate da Bylsma e dal Wanderer non po-
teva mancare Lynn Harrell, che ha inciso i capolavori schubertiani per la Dec-
ca (1997) con due eccezionali compagni di strada: Ashkenazy e Zukerman.
Harrell e Rachlin sono mossi da uno spirito umanitario nei confronti dellinfanzia:
il primo ha fondato la HEARTbeats Foundation, il secondo ambasciatore dellUnicef
Lo sapevate che...
Allievo di Antonio Janigro, dopo la vittoria nel 1997al ConcorsoRostropovi
Enrico Dindo d inizio ad una carriera internazionale, diretto fra gli altri da
Chailly, Noseda, Gergiev e Muti, al fianco di compagini quali BBCPhilharmo-
nic Orchestra, Orchestre National de France, Filarmonica della Scala, Chi-
cagoSymphony Orchestra. Fragli autori chegli hannodedicatoleloroope-
re figurano Carlo Boccadoro e Carlo Galante. Ospite regolare dellAcca-
demia di Santa Cecilia e invitato nei principali cartelloni, Dindo fonda-
tore e direttore dei Solisti di Pavia, oltre a svolgere unintensa attivit di-
dattica. SuonaunvioloncelloPietroGiacomoRogeri (exPiatti) del 1717.
Enrico Dindo
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MUSICA INSIEME
n una delle sue ultime apparizioni
bolognesi, per cornice una sala del
Museo Internazionale della Musica,
Mstislav Rostropovic grande affabula-
tore, oltre che sommo violoncellista
ebbe a raccontare a un pubblico che in-
cantato lo stava ad ascoltare le sue gior-
nate trascorse in compagnia di Sergej
Prokof ev e Dmitrij ostakovic. Al di l
delle notazioni umane e caratteriali dei
due compositori (non solo diversi nello
stile, ma anche nella personalit), quello
che colpiva erano per i tratti in comune.
Sostanzialmente, Rostropovic sottoline
come entrambi avessero guardato al
grande repertorio ottocentesco con
sguardo attento, senza pregiudizi e so-
prattutto cercando di accoglierne con ri-
spetto leredit. Rispetto che non vuol
dire appiattirsi nellimitazione. Al con-
trario, rispetto vuol dire applicare con
sagacia un metodo critico, che permetta
allartista di scegliere, una volta appresi
larte e il mestiere (il che include, anche
e soprattutto, la conoscenza di quanto ha
fatto chi lo ha preceduto), una sua
strada. Aggiungere
qualche metro a
quella strada non
compito sem-
plice. Spesso, come dimostra la storia
dellarte, decisamente pi facile tagliar
corto; andar per campi e sentieri che vor-
remmo credere mai battuti; inseguir far-
falle, o stupire il pubblico con effetti spe-
ciali, che in realt sono giochi di
prestigio. Trucchi. E come ogni buon
prestigiatore sa, perch il trucco non
venga scoperto bisogna irretire chi assiste
con le chiacchiere, con gesti fuorvianti,
distrarre insomma, onde non gli venga in
mente di scoprire che il re nudo. Pro-
kof ev e ostakovic nelle parole di quello
che era stato uno dei loro migliori inter-
preti, quasi un compagno di viaggio ne-
gli ultimi anni delle loro vite, appartene-
vano dunque alla categoria di chi non
millanta. Di quegli artisti di cui si ha ri-
spetto poich la loro autorevolezza non
poggia sullabilit, che pure riconosciamo
al prestigiatore. Poggia piuttosto sul duro
lavoro, sullo studio estenuante, sulline-
sausta passione e su una sostanziale one-
st artistica, che emerge brillante dalle
loro opere. Onest che vuol dire scrupolo
sommato a modestia. Quando ti guardi
indietro vedi quei giganti sulle cui spalle
salirai. Nel caso di ostakovic, Rostro-
povic fu perentorio: Mahler era uno dei
suoi riferimenti costanti. Il che, del resto,
appare evidente gi ad un primo ascolto,
ad esempio, del secondo movimento di
I
LOrchestra Giovanile Italiana, tenuta a battesimo
trentanni or sono da Riccardo Muti, torna nel nostro
cartellone con due capolavori sinfonici, sotto la direzione
di uno straordinario violoncellista di Fabrizio Festa
Musica, maestro!
Luned 10 novembre 2014
LUNED 10 NOVEMBRE 2014
AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30
Dmitrij ostakovic
Concerto n.1in mi bemolle maggiore
op. 107 per violoncello e orchestra
Johannes Brahms
Sinfonia n. 4 in mi minore op. 98
ORCHESTRA GIOVANILE ITALIANA
ENRICO DINDO violoncello e direttore
Introduce Enrico Dindo
questo suo Primo Concerto per violon-
cello e orchestra (ne seguir poi un se-
condo). Concerto che fu dedicato dal
compositore proprio a Rostropovic. E
che Rostropovic port al debutto il 4 ot-
tobre del 1959 in quel di Leningrado. La
locale, eccellente Orchestra Filarmonica
fu diretta da un altro protagonista di
quella straordinaria stagione della musica
sovietica: Evgenij Mravinskij. Non pos-
siamo non notare che Prokof ev qual-
che anno prima, nel 1952, aveva af-
dato allo stesso Rostropovic, che ne era
pure in questo caso il dedicatario, quello
che venne in un primo momento intito-
lato Secondo Concerto per violoncello
col numero dopera 125. Oggi lo cono-
sciamo come Sinfonia Concertante in
mi minore. Sul podio in un costante ed
intrigante intrecciarsi di destini Svia-
toslav Richter, in quella che fu probabil-
mente la sua unica apparizione come di-
rettore dorchestra. Il lo che unisce
questi due brani proprio la maestria di
Rostropovic. Nella storia della musica,
del resto, spesso il talento, il virtuosi-
smo, la sensibilit di un interprete hanno
costituito uno spunto essenziale per il
compositore. Dunque, Mahler, Rostro-
povic, e poi lideale classico che sempre
anima la scuola compositiva sovietica,
un ideale rivisto nellottica di C

ajkovskij,
eredit che giunge a ostakovic attra-
verso il magistero di Glazunov. Il classico
pre-beethoveniano, quello che magari
porta tra i suoi pentagrammi ancora
qualche elemento della scuola contrap-
puntistica. Non un caso forse che il
motivo autobiograco ed introspettivo,
che caratterizza tutta lultima produzione
del compositore sovietico, venga presen-
tato musicalmente con un articio tratto
dai grandi contrappuntisti. Il tema del
primo movimento costruito su alcune
consonanti del suo stesso nome: D-S-C-
H (ossia re, mi bemolle, do, si secondo la
notazione musicale a noi pi familiare).
Note che il solista subito fa ascoltare al
pubblico, proprio in apertura del bril-
lante primo movimento. Brillante s, ma
con quella sfumatura ironica, a volte per-
sino sarcastica, se non grottesca, che ca-
ratterizza lAllegro in ostakovic. Come in
Mahler, accenni alla musica popolare,
sonorit che mescolano elementi diversi,
a volte apparentemente inconciliabili, e
che poi, nei due movimenti lenti centrali,
assumono il colore della nostalgia. Una
venatura melanconica cara a ostakovic,
e che il compositore riesce a trasferire in
chi ascolta grazie alla sua peculiare, ef-
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MUSICA INSIEME
Orchestra Giovanile Italiana
Creata allinterno della Scuola di Musica di Fiesole da Piero Farulli, lOrche-
stra Giovanile Italiana in oltre 30 anni ha formato migliaia di musicisti oc-
cupati stabilmente in orchestre nazionali e straniere. Tenuta a battesimo da Ric-
cardo Muti, stata diretta, tra gli altri, da Claudio Abbado, Salvatore Accar-
do, Luciano Berio, Carlo Maria Giulini, Krzysztof Penderecki, Giuseppe Sino-
poli, John Axelrod. Insignita nel 2004 del prestigioso Premio Abbiati del-
lAssociazione Nazionale Critici Musicali, ha allattivo numerose incisioni con
le principali etichette. Invitata nei pi importanti festival internazionali, compo-
sitori come Sylvano Bussotti e Giorgio Battistelli le hanno dedicato le loro ope-
re. Dal 2008 la direzione artistica dellOGI affidata ad Andrea Lucchesini.
cacissima capacit di costruire suggestive
melodie. Alla russa il brillante, vor-
remmo dire persino polemico nale in
forma di rond. Il tutto ovviamente im-
preziosito da una scrittura violoncelli-
stica esplicitamente iperbolica, sia sotto il
prolo tecnico, sia dal punto di vista
della vastissima gamma espressiva richie-
sta al solista. Nel confronto con lultima
sinfonia di Brahms, peraltro, emerge
come ostakovic avesse lo sguardo ri-
volto altrove. In fondo, potremmo dire
che il romanticismo musicale si divide in
almeno due fasi. Una prima, che prende
vita e forma ancora nel pieno di quel
classicismo viennese, che peraltro del ro-
manticismo vero e proprio quello r-
mato Schiller, per intenderci coevo.
Cos come illuminismo e romanticismo
intrecciano i loro motivi losoci, le loro
ragioni estetiche, le loro argomentazioni
letterarie e politiche, allo stesso modo
dovremmo pensare a Haydn e Mozart
come compositori che vivono quella sta-
gione sentendone da par loro la com-
plessit e persino la contraddittoriet. A
Mozart e Haydn guarda Schubert. A
Schubert guarda Mahler. A Mahler
guarda ostakovic. Brahms, invece lo
sappiamo riconosce in Beethoven il
suo punto di riferimento. Beethoven che
fa da traghettatore da quella stagione pri-
maverile del romanticismo allinverno
che seguir: un lungo inverno, le cui pro-
paggini a tuttoggi, cambiati i secoli e
persino il millennio, fanno sentire la loro
forte, potente inuenza. Schiller roman-
ticamente non scioglie i nodi, piuttosto
li taglia. La sua idea di sublime estre-
mistica, e le emozioni sono tutte da vi-
vere in un contesto che non ammette
sintesi. Per Beethoven, soprattutto per
lultimo Beethoven, quellestremismo
ideologico ed estetico trova invece una
compensazione artistica nellevolversi di
una concezione della forma alla quale si
ispireranno palesemente alcuni tra i suoi
pi grandi epigoni, primo fra tutti Schu-
mann, poi proprio Brahms. Questo -
lone dellevoluzione del concetto di
forma segue uno sviluppo specico, che
fa della forma il mediatore tra la dimen-
sione emotiva (persino passionale) che
caratterizza la natura dellopera darte e la
capacit dellartista di modellarla, stem-
perandone gli eccessi in una sorta di re-
miniscenza michelangiolesca (il Buonar-
roti non a caso nellOttocento vive una
rinnovata attenzione, che ne fa una gura
dai caratteri talvolta epici). Il demone
delluomo si stempera nella maestria del-
lartista. Daltronde, quando Brahms
compone la sua Quarta Sinfonia gli anni
son quelli conclusivi del XIX secolo:
1884 e 1885. E sar lo stesso composi-
tore a dirigerne con successo la prima
esecuzione il 25 ottobre del 1885 alla te-
sta dellOrchestra della Cappella Ducale
di Meiningen. Un successo, che da allora
continuer felicemente no ai nostri
giorni. Che la forma sia loggetto cui il
compositore amburghese presta la mas-
sima attenzione lo dimostra una volta di
pi la sua ultima sinfonia. Fin dallespo-
sizione del celebre tema del primo movi-
mento e dai successivi sviluppi appare
chiaro che siamo di fronte ad una co-
struzione solidissima, nella quale il ra-
zionalismo vitruviano, cos comera stato
reinterpretato nel classicismo viennese,
trova una sua ulteriore, signicativa evo-
luzione. Siamo di fronte a un capolavoro
architettonico, immaginando, con Goe-
the, che larchitettura sia davvero mu-
sica pietricata. Senso musicale dellar-
chitettura che impagina del resto tutta la
sinfonia no allaltrettanto celebre Ciac-
cona nale. Che la forma esprima la pas-
sione e persino da questa si lasci model-
lare ce lo aveva gi spiegato il
manierismo. Che la forma possa convi-
vere con la passione lo dimostra Brahms
dando vita ad un romanticismo epico,
che trova eguali solo nella grande lette-
ratura francese a lui coeva. Basti pensare
a Victor Hugo, i cui romanzi sembrano
davvero ispirarsi a questo tipo di costru-
zione sinfonica. Certo fatichiamo ad im-
maginare Brahms cinquantenne (questa
let a cui scrisse la Quarta) seduto su una
panchina in un parco a leggere I Misera-
bili (pubblicati ventanni prima). O
LUomo che ride. Eppure, per quei miste-
riosi e segreti lacci che ordiscono la trama
della cultura, quei romanzi posseggono la
medesima grande forma. Una grande
forma che, altro singolare caso della sto-
ria della cultura, matura invece nella Ger-
mania che sar di Nietzsche (nel 1885
esce Cos parl Zarathustra, lanno suc-
cessivo Al di l del bene e del male), che
sar di Wagner (non facciamoci ingan-
nare dalle dimensioni, quelle di Wagner
sono forme estese, ma non certo grandi
ed architettonicamente salde), in uno
sciogliersi in mille li diversi, tra aforismi
e Leitmotiv, della vasta trama romantica.
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MUSICA INSIEME
Il grande violoncellista russo Mstislav Rostropovi ha detto di Enrico Dindo:
possiede un suono eccezionale che fluisce come una splendida voce italiana
Lo sapevate che...
Luned 10 novembre 2014
DA ASCOLTARE
Del primo dei due concerti per violoncello composti da Dmitrij ostakovi esiste,
discograficamente parlando, una editio princeps. Si tratta di quella realizzata
dalla Columbia (dal 2011 disponibile su cd per il tipi della Sony) sotto la su-
pervisione dello stesso ostakovi, con Eugene Ormandy che dirige la Philadelphia
Orchestra e Mstislav Rostropovi, solista di fiducia del compositore. Eugene Or-
mandy lo ritroviamo in unaltra importante edizione del primo dei concerti per
violoncello di ostakovi, questa volta siglata CBS. Anche lorchestra sempre
quella di Philadelphia, ma cambia il solista: questa volta tocca a Yo-Yo Ma. Al-
tra edizione di riferimento quella registrata da Mischa Maisky per letichetta gial-
la della Deutsche Grammophon, edizione che comprende tutti e due i concerti
per violoncello composti dal musicista sovietico. Sul podio il brillante Michael
Tilson Thomas alla testa della London Symphony Orchestra. Tra i grandi prota-
gonisti della scena violoncellistica internazionale, anche Lynn Harrell ha dato il
suo contributo discografico al capolavoro di ostakovi. Leditore la Decca.
Lorchestra olandese del Concertgebouw diretta da Bernard Haitink.
Luned 24 novembre 2014
46 I M
MUSICA INSIEME
Un programma che allinea i maggiori capolavori pianistici di Mozart, Chopin e Schumann
per il debutto nella stagione di Musica Insieme di un grande artista, considerato oggi
dalla critica fra i pi interessanti della sua generazione di Valentina De Ieso
Ispirazione e suggestione
veva appena dieci anni Mozart
quando si ciment con la
composizione di quattro so-
nate per il fortepiano. Purtroppo non ci
dato conoscere nulla di queste sue
prime prove dautore, che certo avreb-
bero rappresentato un interessante punto
di osservazione della sua evoluzione sti-
listica. Le prime testimonianze, invece,
del suo rapporto con questa forma, sei
sonate scritte a Monaco nel 1775, sono
opera di un autore gi maturo. In effetti
Mozart non aveva che diciannove anni,
ma aveva gi compilato un terzo di
quello che sarebbe stato il suo catalogo,
aveva scritto oltre la met dei suoi quar-
tetti per archi e delle sue composizioni
sacre, accanto a diversi titoli importanti
della sua produzione per il teatro. Le sei
sonate di Monaco presentano una scrit-
tura brillante, virtuosistica, al punto che
Mozart nelle lettere ai familiari le den
sonate difcili. La quarta, la KV 282
in mi bemolle maggiore, presenta una
peculiarit che la rende un unicum per
lepoca: inizia con un Adagio, al posto
del consueto movimento veloce. Il primo
tema, destinato a darle popolarit, una
melodia delicatissima: poche luminose
note danno vita a un canto dolcissimo,
che nemmeno il secondo tema, pi
mosso, riesce a spezzare. Seguono due
Minuetti che, modellati sulla struttura
della danza barocca, fanno locchiolino al
gusto della nobilt cortigiana. Chiude la
sonata un Allegro di grande impegno tec-
nico, dalle reminescenze haydniane. De-
stinata, come le altre cinque, alle esibi-
zioni nelle case dei privati, doveva stupire
i suoi ascoltatori con un uso sapiente
delle variazioni di volume, cavalcando
londa dellentusiasmo per le potenzialit
dei nuovi strumenti a tastiera. Lo scopo
di Mozart era probabilmente quello di
pubblicare le sonate insieme, ma mentre
la sesta apparve gi nel 1784, le prime
cinque furono pubblicate solo postume,
nel 1799 a Lipsia, per i tipi della presti-
giosissima Breitkopf und Hrtel. La
stessa casa editrice, nel 1839, avrebbe
pubblicato la prima edizione tedesca dei
Ventiquattro Preludi op. 28 di Chopin.
Il compositore, da Maiorca, segu le sorti
di questopera, che avrebbe voluto veder
pubblicata contemporaneamente in In-
ghilterra, Francia e Germania.
In pochi mesi le edizioni si sussegui-
rono, a testimonianza dellimmediato
successo. Chopin aveva gi quasi termi-
nato i Preludi prima di partire per
Palma, ma apprott dellisolamento per
revisionarli. Allamico Julian Fontana
scriveva, nel dicembre 1838, di averli
quasi ultimati, ma le condizioni di sa-
lute, tuttaltro che migliorate dal clima
umido, gli impedivano di lavorare. La
tubercolosi stava diventando una dia-
gnosi certa, e nelle sue parole emerge la
preoccupazione per il trapelare a Parigi
delle informazioni sulla malattia, quasi
egli temesse ripercussioni sulla propria
carriera. Chopin elabora la struttura del
preludio privandolo della sua funzione
introduttiva: lo rende una composizione
indipendente e compiuta in se stessa.
Nulla o quasi concesso allornamento,
e la mancanza di una rigida struttura
formale, unita alle ardite soluzioni ar-
moniche e allinconsueta brevit, dest
una certa perplessit. Bach, con il Cla-
vicembalo ben temperato, fu il modello di
questa raccolta di 24 Preludi in tutte le
tonalit maggiori e minori, che pur non
essendo destinati ad unesecuzione con-
tinuativa prassi moderna offrirne
lintegrale presentano una sorta di coe-
renza, pur nella variet stilistica: dalle ve-
late allusioni alla forma del corale, al re-
spiro, tutto romantico, del notturno, al
sapore popolare delle danze polacche.
George Sand romanz la genesi dei Pre-
ludi, con disappunto di Chopin, scon-
certato dallattribuire un qualche pro-
gramma alla sua musica. Aurore Dupin,
questo il suo vero nome, infatti, si tro-
vava insieme a lui a Maiorca, dove si
A
Nato in Argentina, si forma nel suo paese dorigine e in seguito a Ginevra con
Maria Tipo, ricevendo prestigiosi premi internazionali. Si esibisce nei maggiori
cartelloni, dai BBCPromsdi Londra, ai Festival di Salisburgo, Schleswig-Holstein,
Verbier, e nelle principali sale, dal Musikverein di Vienna al Concertgebouwdi
Amsterdam, dallaWigmore Hall di Londraal TeatroColn di Buenos Aires. Col-
labora con direttori quali AndrewDavis, Mark Elder, Neeme Jrvi, e con le or-
chestrepirinomate, comeLondonPhilharmonic, BerlinerSymphoniker, Orchestre
della Suisse Romande, NHK Symphony Orchestra di Tokyo. Goerner anche
attivo nellambito della musica da camera, esibendosi al fianco di artisti del ca-
libro di Janine Jansen, Julian Rachlin, VadimRepin, Martha Argerich, Steven Is-
serlis, oltre che insieme alla moglie, la pianista Rusudan Alavidze. Ha ricevuto
numerosi premi per la sua brillante attivit discografica, fra cui due Diapason
DOr, rispettivamente per un cd di musiche di Chopin, realizzato su strumenti
depoca, e per unincisione dedicata a Debussy.
Nelson Goerner
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MUSICA INSIEME
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erano trasferiti a pochi mesi dallinizio
della loro chiacchieratissima relazione.
Pi che ispirarlo con i suoi paesaggi
ameni e le macabre leggende, il sog-
giorno ostacol il lavoro del composi-
tore: nelle accorate lettere a Fontana rie-
cheggia lansia dovuta ai ritardi nella
consegna della posta e del pianoforte
stesso, unita alle difcolt dei contatti
con la popolazione locale, sconcertata
dalla loro convivenza e dalle stravaganti
abitudini della Sand. Il primo Preludio,
in do maggiore, dalla struttura ritmica
incessante, si interrompe sul secondo,
una melodia disperata, dalle sinistre so-
luzioni armoniche. Seguono lo spensie-
rato Vivace e il Largo, struggente e deli-
cato, che fu eseguito insieme al sesto, che
ne lo specchio, al funerale di Chopin.
Menzione particolare meritano il set-
timo, lAndantino in la maggiore, che
occhieggia al folklore polacco, e lottavo,
che la fantasia della Sand attribu alle
forti impressioni suscitate da un tem-
porale. Dopo il solenne Largo, compa-
iono i brillanti Allegro Molto, Vivace e
Presto per arrivare al Lento, un notturno
sognante e dolcissimo. A seguire il pre-
ludio pi noto dellintera raccolta: il nu-
mero 15 in re bemolle maggiore, a cui
LUNED 24 NOVEMBRE 2014
AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30
NELSON GOERNER pianoforte
Wolfgang Amadeus Mozart
Sonata in mi bemolle maggiore KV282
Robert Schumann
Kreisleriana op.16
Fryderyk Chopin
Ventiquattro Preludi op. 28
Introduce Giuseppe Fausto Modugno,
concertista e docente di pianoforte principale
presso lIstituto OrazioVecchi di Modena
stato attribuito il titolo La goccia dac-
qua, anche in questo caso in seguito
alle suggestioni del temporale. Il sapore
intimo e raccolto dellinizio viene di-
sturbato dalle note ribattute: quasi unos-
sessione che si placa solo con la ripeti-
zione della sezione dapertura. Seguono
due pagine notevoli, il virtuosistico Pre-
sto con fuoco e un Allegretto languido e
misterioso. Ad esso si contrappone il Vi-
vace, uno studio tinteggiato di echi po-
polari. Il Largo in do minore il pi
breve dei preludi, una sorta di corale, in
cui leco di Bach si fa sentire prepoten-
temente. Denito da von Blow una
marcia funebre, Madame Sand lo cit
per la sua brevit: un Preludio di Cho-
pin contiene pi musica di tutto il trom-
bettamento di Meyerbeer. Chiude la
raccolta lAllegro appassionato, fra i primi
ad essere composti, insieme al numero 1,
quasi Chopin avesse idealmente imma-
ginato i conni dellopera per poi ela-
borarne levoluzione interna. Al di l
delle suggestioni di George Sand, la de-
scrizione pi efcace, come spesso ac-
cade, quella di Schumann. Schizzi,
principi di studi, rovine, penne daquila
li denisce ma su ogni pezzo sta
scritto con delicata miniatura perlacea: lo
scrisse F. Chopin; lo si riconosce dalle
pause e dal respiro impetuoso. Egli e ri-
mane il genio poetico pi ardito e pi
ero del tempo.
Era una denizione che Schumann
avrebbe giustamente potuto attribuire
anche a se stesso, e piena testimonianza
ne lopera che consegn al mondo un
anno prima di Chopin: Kreisleriana
op. 16, che al compositore polacco fu
dedicata. A dire il vero lautore aveva
promesso la dedica a Clara, che di l a un
paio danni sarebbe diventata sua mo-
glie. Cos le scriveva delle otto fantasie di
cui lopera costituita: il pensiero di te
le domina completamente, e io voglio
dedicartele, a te e a nessun altro. In
fondo questo ciclo di brani ora febbrili,
ora sognanti parla anche di lei, come
molta della produzione di Schumann.
Egli temeva che lopera fosse comprensi-
bile solo ai tedeschi, a causa del soggetto
che fa quasi da programma alle fantasie:
linquieto Kapellmeister Kreisler, nato
dalla penna di E.T.A. Hoffmann, in cui
Schumann, sempre ossessionato dal la-
bile conne tra genio e follia, non poteva
che riconoscersi. Charles Rosen ha avan-
zato lipotesi che, pi che la raccolta
Kreisleriana, sia stato Considerazioni lo-
soche del gatto Murr il vero modello di
Schumann: in questo romanzo che
Hoffmann tratteggia lautobiograa del
Kapellmeister, integrata dalle considera-
zioni eruditissime del suo gatto. Molte
ipotesi sono state fatte a proposito del
personaggio reale a cui Hoffmann
sispir, ma questo forse non interessava
Schumann, che in Kreisler vedeva se
stesso, quel doppio che egli cerc osses-
sivamente no alla morte. La prima fan-
tasia, quasi selvaggia, si dissolve in una se-
zione lirica, efmera, vanicata dalla
ripresa della prima sezione. La seconda,
Sehr innig und nicht zu rasch (Assai in-
timo e non troppo veloce), in un gioco di
rime incatenate riprende la tonalit della
sezione centrale della prima. La maesto-
sit del tema si annebbia in ardite mo-
dulazioni, tanto pi complesse nei due
intermezzi. Quanto Chopin guardava
con sospetto alle interpretazioni extra-
musicali delle sue opere, tanto pi Schu-
mann ne era alla febbrile ricerca, ten-
tando di rappresentare le continue
contraddizioni della sua personalit. La
sofferenza e la confusione che emergono
da questa seconda fantasia ne sono asso-
lutamente emblematiche. Piena di con-
trasti anche Sehr aufgeregt (Assai conci-
tato), la cui delicata melodia emerge
come dallombra per tornare quasi subito
a ridissolvervisi. Il gioco di rime fra le to-
nalit continua anche nella quarta fanta-
sia, mesta e pensosa, con frasi di ampio
respiro, sempre pi cupe e gravi. La
quinta, invece, presenta una scrittura vi-
vace e mutevole, quasi folle nella sua in-
stabilit. Meravigliosa la sesta fantasia,
seducente e onirica, che precede il Sehr
rasch (Molto veloce), primo brano ad in-
terrompere lo schema tonale. Degno -
nale del ciclo Schnell und spielend (Ve-
loce e giocoso), esasperato e sconcertante
per la sua frammentazione, tra note stac-
cate, febbrili arpeggi e discese verso i re-
gistri pi gravi: la follia di Kreisler, la
follia di Schumann.
48 I M
MUSICA INSIEME
Goerner stato un bimbo prodigio: ha imparato da solo a leggere e scrivere a
tre anni e si esibito per la prima volta al Teatro Coln di Buenos Aires a undici
Lo sapevate che...
Luned 24 novembre 2014
DA ASCOLTARE
Nelson Goerner linstancabile: suoi sono una ventina di titoli in meno di ven-
tanni di vita discografica, pi della met dedicati a Fryderyk Chopin, al qua-
le la sua biografia artistica particolarmente legata, e che non a caso rive-
ste un ruolo fondamentale anche nel suo recital per Musica Insieme. Da se-
gnalare nel mare magnum della discografia chopiniana una sua incisio-
ne del 2010, eseguita su strumenti storici per il Fryderyk Chopin Institute di
Varsavia, e appartenente ad una collana dallambizioso titolo The Real Cho-
pin, al suo fianco lOrchestra of 18th Century diretta da Frans Brggen. Qui
Goerner esegue su un pianoforte rard del 1849 unantologia che comprende
fra i molti juvenilia la prima prova orchestrale del Polacco, le Variazioni su
L ci darem la mano op. 2, quelle che strapparono a Schumann la celebre
esclamazione: Gi il cappello, signori, ecco un genio!. Non di solo Cho-
pin si nutre tuttavia il Nostro, che accanto ad incisioni di nomi (o numi) come
Beethoven, Schumann, Liszt, Rachmaninov si dedica anche ai contemporanei
Jon Lord (EMI, 2007) ed Edward Gregson (Chandos 2008), mentre la sua ul-
tima fatica volta a svelare le infinite nuances, gli spazi sospesi e i colori di
un Debussy che va dalle Estampes e le Images allestremo distillato di tecni-
ca e suono delle tudes (Zig-Zag Territoires, 2013).
leksandr Borodin si deniva
un musicista della domenica.
Per quanta ilarit potesse su-
scitare nella sua cerchia di amici, letichetta
da lui prescelta per dichiarare il suo non
essere un compositore a tempo pieno ri-
vela lintima natura di un genio che, per
tutta la vita, non riusc mai a risolversi tra
la carriera di chimico e quella di musici-
sta. Membro del gruppo della Nuova
Scuola Russa, pi noto come Gruppo dei
Cinque (accanto a Rimskij-Korsakov,
Musorgskij, Balakirev e Cui), Borodin
condusse la sua vita in una sorta di stato
di grazia, attendendo che tutto si faces-
se da s, e quando non si faceva, non va-
leva la pena di inquietarsi: si sarebbe fat-
to. Restio ad ogni imposizione, di natura
profondamente generosa, ammirato da
grandi compositori come Liszt, Borodin
si dedic alla musica con distaccata sere-
nit, con un approccio oggettivo che gli
consent, a differenza dei suoi compagni,
di poter gioiosamente impiegare le for-
A
Attesissimo ritorno del quartetto inglese con un omaggio al camerismo russo, cui si
affianca un ospite deccezione per il Quintetto di Weber di Mariateresa Storino
Luned 1 dicembre 2014
50 I M
MUSICA INSIEME
Passaggio a Est
me classiche della musica da camera, sen-
za temere quelle accuse di accademismo
che il suo gruppo stava muovendo con-
tro due dei maggiori esponenti dellav-
versaria Societ Musicale Russa: Anton
Rubinstein e Ptr Ilic C

ajkovskij. Nei pri-


mi anni Ottanta, dalla frequentazione del
salotto del ricco mercante di legname Mi-
trofan Beljaev, scatur in Borodin lidea di
comporre lo Scherzo per quartetto darchi
in re maggiore. Beljaev, appassionato
suonatore di viola ed ammiratore della
musica da camera, tutti i venerd riuniva
professionisti e amatori per dedicarsi al-
lesecuzione di quartetti. Borodin era un
habitu di questi venerd beljaeviani e vi
partecip attivamente sia con la compo-
sizione del terzo movimento del Quartetto
sul nome Beljaev, ideato collettivamente
con Rimskij-Korsakov, Ljadov e Glazunov,
sia con lo Scherzo in re maggiore, la cui
destinazione spiega il titolo Les Ven-
dredis. Sebbene alla prima esecuzione nel
1883 lo Scherzo ottenesse commenti pre-
gevoli, Borodin sentiva che il brano po-
teva e doveva espandersi ulteriormente.
Lostinato iniziale su tre corde vuote, che
rievoca lo strimpellare dei violinisti po-
polari, si adattava certo alle capacit tec-
niche dei dilettanti del circolo di Belja-
ev, cos come la struttura in pi sezioni at-
tentamente delimitate da cambiamenti
agogici, ma, allo stesso tempo, il sottile in-
treccio delle voci e i costanti rinvii tema-
tici presagivano una scrittura che poteva
assurgere alla dimensione orchestrale.
Seguendo il suo intuito, Borodin inser lo
Scherzo, completandolo con un Trio,
nella sua Sinfonia n. 3. La morte im-
provvisa del compositore purtroppo lasci
incompleta la Sinfonia e senza risposta lin-
terrogativo sulla legittimit del parere con-
trastante che C

ajkovskij aveva espresso ver-


so ladattamento sinfonico dello Scherzo:
lo Scherzo non poteva essere trasformato
da brano a s ad un movimento di sinfonia
poich la struttura denitiva della sinfo-
nia sarebbe risultata frammentaria.
I rapporti tra Borodin e C

ajkovskij furono
sempre improntati alla massima cordia-
lit; a differenza degli altri componenti del
Gruppo dei Cinque, Borodin non si ac-
cendeva in critiche aspre contro i fauto-
ri del cosmopolitismo lo-occidentale
della Societ Musicale Russa, che rico-
noscevano s la specicit della cultura del-
la propria patria, ma si erano assunti il
compito di eguagliare lo straniero se-
guendone le orme e fondando a tal sco-
po i Conservatori di Pietroburgo (1862)
e Mosca (1864). Sebbene i due autori si
incontrassero e si scambiassero opinioni
(non di natura musicale, ad eccezione di
commenti su Balakirev), nondimeno
dilettante pensava di Borodin C

aj-
kovskij, e caso clinico pensava di C

aj-
kovskij Borodin (Berberova).
Comune era lattenzione per le forme del-
la musica da camera. C

ajkovskij compo-
se tre quartetti per archi nel giro di un
quinquennio (1871-1876). Il Terzo Quar-
tetto op. 30 datato 1876. Allentusiasmo
suscitato dalla prima esecuzione in forma
privata (il 14 marzo dello stesso anno)
C

ajkovskij rispose con profonda contri-


zione: Comincio a ripetermi e non pos-
so creare nulla di nuovo. Ho realmente in-
tonato il canto del cigno e non posso an-
51 I M
MUSICA INSIEME
LUNED 1 DICEMBRE 2014
AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30
THE BRODSKY STRING QUARTET
DANIEL ROWLAND violino
IAN BELTON violino
PAUL CASSIDY viola
JACQUELINE THOMAS violoncello
GIAMPIERO SOBRINO clarinetto
Aleksandr Borodin
Scherzo in re maggiore per
Les Vendredis per quartetto darchi
Carl Maria von Weber
Grosses Quintett in si bemolle
maggiore op. 34 per clarinetto e archi
Ptr Ilic C

ajkovskij
Quartetto per archi in mi bemolle
minore-maggiore op. 30
Introduce Fabrizio Festa, compositore,
docente di Conservatorio e saggista
Impostosi in importanti competizioni internazionali, ad appena ventanni ricopri-
va il ruolo di Primo clarinetto solista nellOrchestra Sinfonica della RAI di Torino,
ruolo che ha poi mantenuto per un decennio a partire dal 1994 anche nellOrche-
stra della Fondazione Arena di Verona. Ha collaboratocon direttori del calibrodi
Solti, Celibidache, Bernstein, Levine, Rostropovi, Maazel, Temirkanov, Muti, Pr-
tre, Mehta, Chailly, Sinopoli, Berio, Boulez. Grazie al suo vastissimo repertorio, si
esibisce come solista in prestigiose sedi internazionali e con le pi rinomate orche-
stre. Parallelamente allattivit concertistica, tiene masterclass in tutta Europa e in
America ed Vice Direttore Artistico presso la Fondazione Arena di Verona.
Giampiero Sobrino
Sulle scene internazionali da oltre 40 anni, il Brodsky String Quartet vanta un
vastorepertorio, dai grandi classici, lecui operenecostellanoil riccopanoramadi-
scografico, ai lavori di compositori contemporanei, quali John Tavener, Peter Scul-
thorpe, Django Bates e Sally Beamish, espressamente dedicati al Quartetto. Ospi-
tedellesedi piprestigioseal mondo, prendeparteaprogetti insiemeadartisti dal-
le pi svariate provenienze, quali Elvis Costello, Anne Sofie von Otter e Bjrk. Di
grande pregio gli strumenti dei membri del quartetto, dal violino Giovanni Paolo
Maggini del 1615 di Ian Belton, al violoncello Thomas Perry del 1785 di Jacqueli-
ne Thomas, alla viola Francesco Giussani da Milano del 1843 di Paul Cassidy.
The Brodsky String Quartet
dare oltre? terribilmente triste. Perci
non scriver nulla per un po e cercher
di recuperare le forze. Il proposito fu di
breve durata; il successo che arrise alla pri-
ma esecuzione pubblica il 30 marzo
1876 invit C

ajkovskij a ricredersi e a ri-


prendere immediatamente la propria at-
tivit. Il Quartetto si articola nei classici
quattro movimenti. Un Andante sostenuto,
dal carattere elegiaco, introduce e conclude
a mo di cornice lAllegro moderato in for-
ma-sonata. Questo si dispiega in un ric-
co gioco di varianti timbrico-armoniche,
in un pregiato intarsio tematico, senza mai
perdere laura di una toccante malinconia.
La dedica spiega la natura di questo ca-
rattere umbratile: a Ferdinand Laub,
amico e collega di C

ajkovskij del Con-


servatorio di Mosca nonch primo violi-
no delle premire dei suoi primi due
quartetti, scomparso lanno prima. Que-
sto canto triste per anche espressione
dellintimo essere del compositore: Non
preoccuparti della mia malinconia scri-
veva C

ajkovskij al fratello Modest proprio


allinizio del 1876 non la prima vol-
ta che mi pervade, andr via come le al-
tre volte. LAllegretto vivo e scherzando in
si bemolle maggiore del secondo movi-
mento porta un attimo di ristoro; tutta-
via solo un breve interludio in forma
ABA che deve cedere velocemente il pas-
so alla gravit del successivo Andante fu-
nebre e doloroso. Tre elementi si alternano
nellonorare la memoria di Laub: un rit-
mo di marcia, un corale con suggestivi ef-
fetti deco ed una melodia piangente.
LAllegro non troppo e risoluto del Finale
turbato, poco prima della conclusione, da
un improvviso ritenuto molto che arresta
una ritmica costante e pervasiva conce-
dendo spazio, ancora una volta, ad un bre-
ve frammento di scrittura corale; su que-
sta si staglia la voce del violoncello, le cui
note simboleggiano il nome del dedica-
tario del brano.
Nel Grosses Quintett in si bemolle maggiore
op. 34 Carl Maria von Weber aggiunge al
quartetto darchi il clarinetto, memore del-
lesempio mozartiano. Classica lartico-
lazione in quattro movimenti Allegro,
Fantasia (Adagio), Minuetto, Rond (Alle-
gro) cos come il dialogo tra le parti: cla-
rinetto e archi si fronteggiano in una
contrapposizione solo/tutti di carattere
concertante; il clarinetto ha uno spazio di
assoluto rilievo, con una scrittura ricca di
brillanti virtuosismi; di rado il quartetto
emerge in funzione solistica, il suo com-
pito porgere le frasi al clarinetto, evoca-
re e sostenere quanto il solista afferma. La
genesi del Grosses Quintett copre un lun-
go arco temporale: dal 1811 al 1815. Il 27
agosto 1815Weber annunciava con sollievo
alla moglie: Mia amata cara Lina! Ieri sera
eravamo qui per onorare il colonnello Call
e per provare il mio nuovo Quintetto per
Brmann. stata veramente una splendi-
da serata musicale. Brmann, in partico-
lare, ha suonato come un angelo e ti
avrebbe commosso cos come ha fatto con
me. Il virtuoso Heinrich Brmann, de-
dicatario del brano, e suo glio Carl, a sua
volta clarinettista, diedero vita a una tra-
dizione editoriale ed interpretativa del
Grosses Quintett che per pi di un secolo
ne inci lesecuzione, o quantomeno ne
limit le possibilit di lettura. Lopera, in-
fatti, nelle sue prime due edizioni, riviste
dallo stesso Weber, si presentava con una
scrittura abbastanza scarna dal punto di vi-
sta delle indicazioni di fraseggio, dinami-
ca, agogica, lasciando molto spazio al-
lesecutore, in linea con la prassi settecen-
tesca. Data la vicinanza col compositore,
Brmann e glio si sentirono investiti del
compito di ricostruire fedelmente (secon-
do i canoni ottocenteschi) il pensiero ori-
ginario di Weber che la partitura a stam-
pa rievocava solo in parte. Cos fu, con esi-
ti non proprio felici. La fedelt ad un ori-
ginale del resto perseguitava lo stesso We-
ber, ma in una direzione diversa da quel-
la interpretativa. Nel 1816 il composito-
re Carl Friedrich Ebers pubblic un ar-
rangiamento del Grosses Quintett per pia-
noforte per la casa Hofmeister. Ledizione
suscit lira di Weber; pubblicamente e pe-
rentoriamente, con un articolo sulla Al-
lgemeine Musikalische Zeitung, il compo-
sitore chiese alleditore Hofmeister di riti-
rare il brano poich zeppo di errori che an-
davano a detrimento del senso dellorigi-
nale. La risposta dellarrangiatore non si fece
attendere: ogni cambiamento era giusti-
cato dalla diversa natura dello strumento
impiegato; perch tanta meraviglia si chie-
deva Ebers quando Mozart, Haydn e Bee-
thoven avevano sempre accolto felice-
mente le trascrizioni delle proprie opere?
Il Quartetto Brodsky prende il nome dal violinista russo Adolf Brodsky, che fu il primo
interprete, nel 1881, del celebre Concerto per violino e orchestra op. 35 di ajkovskij
Lo sapevate che...
52 I M
MUSICA INSIEME
Luned 1 dicembre 2014
DA ASCOLTARE
Difficile condensare in poche righe una discografia che si estende per oltre 40
anni (anche se il Brodsky, che di nuovo ha oggi soltanto leccellente primo
violino Daniel Rowland, quei 40 anni proprio non li dimostra), allineando una
cinquantina di titoli e esplorando quasi ogni anfratto della storia e del presente
della musica. Ci si limiter quindi allultima etichetta che riuscita nel 2012 ad
accaparrarsi i Quattro in esclusiva: Chandos Records. I titoli (gi sei) esordi-
scono con Petits Fours, che celebra il 40anniversario del Quartetto con una
raccolta di bis, un regalo appassionato a se stessi e al pubblico. Di segno op-
posto lalbum tutto-Debussy, comprendente il suo fondamentale Quartetto e
il giovanile Trio (che ospita Jean-Efflam Bavouzet al pianoforte, Chandos 2012).
Seguono, nel gusto esplorativo del Brodsky, un cd dedicato nel 2013 al suo-
no del Sud (dal punto di vista britannico, of course) che spazia dallItalia al-
lArgentina, e nel 2014 la prima puntata di un progetto dedicato allintegrale
quartettistica brahmsiana (con laggiunta di Michael Collins per il Quintetto con
clarinetto). Non finita: nel solo 2014 allAmerica dei New World Quartets si
aggiunge, con la voce di Susana Cordn, loratorio A Mortuis Resurgere del-
lo spagnolo Jorge Grundman, autore molto amato dal Brodsky.
F
o
t
o
C
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54 I M
MUSICA INSIEME
Agli antipodi
rahms e Mozart, ovvero la crea-
zione come parto e partenoge-
nesi. Arrovellamento e traspira-
zione. Cruccio e fulminazione. Persino le
silhouettes ce li mostrano agli antipodi,
come se le curve del corpo rivelassero lap-
proccio al pentagramma nudo: un uomo
panciuto, infagottato nel suo palt, che
avanza col baricentro spostato sulle mani
intrecciate dietro la schiena, contro un agi-
le istrione con pose da satiro e il nastro dei
capelli svolazzante. Fu la loro vita a det-
tare ritmi diversi, a imporre la riessione
al primo, lurgenza al secondo. Brahms
aspett di compiere 43 anni prima di far
eseguire la sua Prima Sinfonia, lasciata de-
cantare in quasi due decenni di appunti,
schizzi, ripensamenti, persino sensi di col-
pa. Mozart, come sappiamo, alla stessa et
era gi stato sepolto da otto anni. Non fa
eccezione la genesi del Quintetto in fa mi-
nore per pianoforte e archi, fedele mani-
festo di esitazione e travaglio, passato per
quattro anni di rifacimenti e almeno tre
differenti versioni, ovvero un Quintetto
per archi, una Sonata per due pianoforti
e quella denitiva che ascolteremo al
Teatro Manzoni. Di contro, il Trio in mi
bemolle maggiore KV 563 per violino,
viola e violoncello una delle innumere-
voli esplosioni di spontaneit di Mozart,
scritto dimpeto in una nicchia di appa-
rente serenit e opportunamente dedica-
to al creditore Puchberg.
lecito chiedersi se tanta diversit nella
preparazione degli impasti si ripercuota sul
nostro ascolto, in un mondo che ha as-
sorbito, storicizzato e inciso quasi tutto.
Ebbene s, ancora oggi Brahms si cela nel-
le sue affascinanti incomprensioni, le
stesse che nel 1933, nel centenario della
nascita, facevano scrivere al ventitreenne
Massimo Mila che la penetrazione della
sua musica avvenuta per rimozione di
equivoci, a partire dal primo, il pi
grande, che dipinse Brahms come un Bee-
thoven dalle idee sfocate, incapace di at-
tingere alla lapidaria concisione del mo-
dello. Se poi il paragone si sposta alle bio-
grae, dalle quali facilmente ci lasciamo
sedurre per poi farne talvolta, e non sem-
pre a ragione, il metro del nostro ascolto,
ecco che la vita di Mozart ci appare simi-
le a quelle maledette delle star odierne, nate
vecchie e morte giovani, spremute dal pal-
co e rovinate dai rispettivi demoni. Sini-
stramente attualissima, comprensibile e
dunque accattivante. Cosa ci offre, inve-
ce, Brahms? Limmagine di uno scapolo
rassegnato, tratto da una nostalgia tenue
e costante, senza drammi n sconvolgi-
menti, lontana dichiaratamente dalle pas-
sioni, trattenuta, introessa e sognante. Il
contrario, insomma, della fretta divoratrice
di oggi che pretende la risoluzione di enig-
mi con un palmo dappoggio e uno scor-
rere di polpastrello.
Eppure, in unepoca di scatti e inco-
scienti pulsioni, la musica di Brahms ci in-
segna larte della pazienza, la possibilit di
afferrare ma anche di perdere, uno
sguardo agrodolce sul tramonto di un lago
alpino, su uno sfondo perennemente au-
tunnale. E il suo fascino sta proprio nel fat-
to che questo effetto ottenuto a pre-
scindere dagli organici impiegati, sia che
il discorso musicale venga steso sul pia-
noforte o sulla grande orchestra. Cosa si
dovrebbe pensare della densit di materia
e di eloquio del Quintetto op. 34? Che cin-
que strumenti sarebbero un numero esi-
guo per sorreggere tutto. Eppure lesito ce
lo smentisce. Lo conferma subito il tema
iniziale del Quintetto, monolitico e as-
sertivo, ma avvitato su se stesso per con-
durre ai torrenziali sviluppi interiori e ai
tipici dolce espressivo brahmsiani, venati,
soprattutto qui, di un patetismo tutto
55 I M
MUSICA INSIEME
Luned 15 dicembre 2014
Brahms e Mozart, due autori fondamentali seppure profondamente diversi, quanto
a biografia e stile, per lensemble creato e diretto da Pinchas Zukerman, artista da
sempre impegnato per la promozione dei migliori talenti di Luca Baccolini
B
Violinista, violistaedirettoredorchestraisraelianodi originepolacca, Pinchas
Zukerman uno dei pi importanti musicisti contemporanei. Nel 1983 riceve
daReaganlaNational Medal of Artsenel 2002conseguelIsaacSternAward
for ArtisticExcellenceenel 1983ricevedaReaganlaNational Medal of Arts;
il suo repertorio costituito da circa 100opere e nel corso della sua carriera ha
registrato oltre 50 dischi, per i quali stato nominato per 21 Grammy Award,
vincendone due. Ha da sempre dimostrato una costante spinta a motivare le fu-
ture generazioni attraversolapropriastraordinariamaturitartistica: nel 2002
con suoi quattrotalentuosi protegs fondagli ZukermanChamber Players.
Lensemble ha da subito collezionato unimpressionante lista di tournes inter-
nazionali, apparendo al fianco dei pi importanti artisti e nei cartelloni pi pre-
stigiosi; formato da Amanda Forsyth, una delle pi apprezzate violoncelli-
ste americane grazie alla ricchezza timbrica e alla tecnica impeccabile, dalla
pianistaAngelaCheng, che tiene regolarmente concerti come solistain tuttoil
mondo, e da Jessica Linnebache Jethro Marks, primi violini della National
Arts Centre Orchestra di Ottawa.
I protagonisti
LUNED 15 DICEMBRE 2014
AUDITORIUM MANZONI ORE 20.30
Johannes Brahms
Scherzo in do minore-maggiore per la
Sonata F.A.E. per violino e pianoforte
Wolfgang Amadeus Mozart
Trio in mi bemolle maggiore KV 563
per violino, viola e violoncello
Johannes Brahms
Quintetto in fa minore op. 34
per pianoforte e archi
ZUKERMAN CHAMBER PLAYERS
PINCHAS ZUKERMAN violino e viola
JESSICA LINNEBACH violino
JETHRO MARKS violino
AMANDA FORSYTH viola
ANGELA CHENG pianoforte
Introduce Marco Beghelli. Docente
nellUniversit di Bologna, coordina
lArchivio del Canto nel Dipartimento delle
Arti, ed autore di libri di argomento musicale
schubertiano (non fu un caso se il diret-
tore dorchestra Hermann Levi disse:
Non si ascoltava qualcosa di simile dal
1828, ovvero dalla morte di Schubert).
Lidea di un Brahms intimo e involuto ha
per ostacolato la sua valutazione sul pia-
no storico. Inquadrato come un nostal-
gico conservatore opposto allestetica di
Wagner e Liszt, Brahms ha dovuto scon-
tare la caricatura del reazionario, in par-
te compensata da una fama che gli ha ar-
riso nella seconda parte della vita (a
Bruckner questo privilegio tocc solo ne-
gli ultimissimi anni). C voluto linter-
vento di Schoenberg per accostare al
nome di Brahms lattributo progressivo,
in risposta alle spietate critiche di Hugo
Wolf, uno che rimpiangeva il canto libe-
ro del romanticismo e che vedeva nel no-
stro Amburghese il pi degno rappre-
sentante dellarte di comporre senza
idee. Ma cosa sarebbero queste idee?
Meno di ottantanni passano fra il Trio di
Mozart e il Quintetto di Brahms e tutto
un universo nuota dentro questo minu-
scolo acquario temporale, le intere vite di
Schubert, Mendelssohn, Schumann, Cho-
pin, Paganini, il Beethoven della pi fe-
conda sordit. Dagli spunti sorgivi ine-
sauribili di Mozart, dalla sua spontanea
innocenza, dal suo canto libero, si entra
in un mondo carico di sovrastrutture sto-
riche, obbligato a fare i conti col passa-
to, al punto di temerne il confronto
(sento incombere un gigante alle mie
spalle, diceva proprio Brahms al pensiero
di scrivere sinfonie, e il titano chiara-
mente Beethoven). Si comincia cos a scri-
vere, come disse Schoenberg, musica per
adulti, quella cio che riannoda i fili col
passato ma lascia aperti interrogativi e sca-
va voragini introspettive nellIo. Non un
geyser di inventiva esuberante come il
Trio di Mozart, ma un fiume sinuoso dal-
le acque compatte. A noi tocca il corag-
gio di navigarlo, a maggior ragione in un
tempo in cui le polemiche storiche tra
guardiani del faro ed esploratori di mari
sconosciuti si sono quietate.
In questo cartellone per racchiuso an-
che un tratto comune. Sia il Quintetto per
Brahms, sia il Trio darchi per Mozart,
sono stati lunica incursione del genere nei
loro rispettivi cataloghi. Il fatto che sia-
no pure dei capolavori non fa che accre-
scerne leccezionalit. Certo, le analogie
qui sarrestano. Anche perch, a volerne
indagare la gestazione sotto il prolo de-
gli interlocutori femminili, Brahms e
Mozart si collocano ancora una volta agli
estremi. Carissima, amatissima mo-
gliettina! scriveva il Salisburghese nel
giugno 1789, un mese esatto prima del-
la Bastiglia il Trio che ho scritto per il
signor Puchberg stato eseguito in modo
assolutamente decoroso, e c da cre-
dergli: al violoncello cera Antonin Kraft,
dedicatario dei concerti di Haydn e del
Triplo di Beethoven, e alla viola lautore
stesso Dopo la serata siamo tornati a
casa. E allora giunge listante pi felice per
me, trovando ci che da tanto tempo at-
tendevo con ansia: una tua lettera, cari-
nissima, amatissima. O Stru! Stri! Ti ba-
cio e ti stringo 1095060437082 volte, ec-
coti un buon esercizio per la pronunzia.
Difcile immaginare questi vezzi nei car-
teggi Brahms-Clara Wieck. E infatti tra il
Tedesco e la vedova Schumann il rapporto
sembra quasi quello tra esaminando ed esa-
minatrice: La sinfonia in do minore
non ancora nita; invece ho terminato
un quintetto per archi e pianoforte in fa
minore. Mi sarebbe piaciuto mandartelo
per sapere che ne pensi, ma a conti fatti
preferisco portarlo con me, scrive un ti-
mido Brahms nel 1862, prima di riceve-
re la miglior risposta possibile: Non so
come dirti con calma la gioia che mi ha
dato il tuo quintetto! Lho suonato pi vol-
te e ne ho pieno il cuore! Diventa sempre
pi bello e splendido! Che intima forza e
che ricchezza nel primo tempo e che Ada-
gio! Mi piace molto anche lo Scherzo, e solo
il Trio mi pare un po corto.
Non era ancora vedova Clara, quando suo
marito e Brahms furono insieme a sten-
dere una sonata per violino e pianoforte,
in collaborazione con Albert Dietrich,
compositore che oggi riappare per un di-
screto concerto per violino. Per la Sona-
ta F.A.E., il contributo brahmsiano
uno Scherzo in do minore di un venten-
ne che ha gi tutti i nervi sentimentali sco-
perti e che da l comincer la sua esisten-
za di mancate dichiarazioni. Lacronimo
dellopera gi il manifesto duno stile di
vita: frei aber einsam, ossia libero ma solo.
Un motto che Beethoven avrebbe proba-
bilmente capovolto in solo ma libero. Ma
qui, appunto, cominciato un altro mon-
do. Con Brahms i sogni cessano di di-
ventare realt grazie a uneroica volont di
evasione. E il conitto romantico tra realt
e sogno viene risolto a favore del secondo,
accettato come tale, per farne una langui-
da fantasticheria. Con la nostra sensibili-
t contemporanea, a pensarci bene, que-
sta dovrebbe sembrarci molto pi familiare,
rispetto alle istanze titaniche di Beethoven
o alla garrula vivacit mozartiana.
Pinchas Zukerman stato fra i primi a impiegare le tecnologie per linsegnamento
a distanza, servendosi di videoconferenze per tenere lezioni ai suoi allievi
Lo sapevate che...
56 I M
MUSICA INSIEME
Luned 15 dicembre 2014
DA ASCOLTARE
La discografia di Pinchas Zukerman enciclopedica. Siamo ben oltre le cen-
to registrazioni, nelle quali possiamo trovare quasi per intero il repertorio per
violino e per viola. Dalle Stagioni vivaldiane (pi volte incise, peraltro) ai con-
certi di Alban Berg e Igor Stravinskij e persino alla Suite di Claude Bolling
per violino e trio jazz. Nel mezzo c tutto il repertorio che conta: Mozart,
Beethoven, Brahms, e cos via. Il repertorio nel quale, cio, Zukerman eccelle.
Non mancano le curiosit, tra cui alcune incursioni bachiane ed un paio di
doverosi tributi a Luigi Boccherini. A pubblicare le sue incisioni, tutte le mag-
giori case discografiche: RCA, Sony, EMI, DGG, CBS. Con i suoi Chamber
Players in un certo senso completa questo gi ricchissimo mosaico, aggiun-
gendovi pagine cameristiche, come i quintetti di Mozart, Brahms e Dvok
o la Trota schubertiana (le etichette sono Sony, Altara e CBS).
Charles Rosen stato un pianista, uno
studioso, uno scrittore. scomparso nel
1992, dopo una lunga vita ricca di ri-
sultati artistici. Prima di tutto si con-
siderava un pianista. In unintervista,
nel 1981, dichiar: Tutti hanno un
hobby. Alcuni pianisti collezionano vasi
orientali. Io scrivo libri. Era un mot-
to di spirito, dato che i suoi sono pie-
tre miliari della riessione sulla musi-
ca, volumi che rappresentano un idea-
le spartiacque. Uno di questi Lo sti-
le classico. Uscito negli Stati Uniti nel
1971, in Italia fu tradotto e pubblica-
to otto anni dopo da Feltrinelli. Se-
guirono altre due edizioni, no al-
luscita dal catalogo. Adesso il ponde-
roso saggio disponibile grazie al-
leditore Adelphi, che lo propone ai let-
tori in una nuova traduzione. A Ric-
cardo Bianchini, traduttore storico, si
afanca Gaia Varon. Il volume pu spa-
ventare per la mole, ma lobiettivo che
lintraprendente autore si propose,
mettendovi mano, non era meno im-
pressionante: Non ho cercato in que-
sto libro di offrire una rassegna della
musica del periodo classico, ma di de-
scriverne il linguaggio. In musica,
come in pittura e in architettura, i prin-
cipi dellarte classica non furono co-
dicati (o, se si vuole, classicizzati) che
dopo la scomparsa degli impulsi che
lavevano generata: ho tentato di re-
stituire il senso della libert e della vi-
talit dello stile. Come paradigma Ro-
sen prende tre compositori, Haydn,
Mozart e Beethoven, dando conto
dello sviluppo di generi diversi allin-
terno dei rispettivi cataloghi. Cos di
Mozart il lettore trover il concerto, il
quintetto darchi e lopera comica.
Per Haydn la sinfonia e il quartetto, i
trii con pianoforte, oratori e messe. Per
Beethoven le sonate per pianoforte. Il
tutto con una dovizia di esempi mu-
sicali che richiede una discreta con-
denza con questo linguaggio e tutte le
sue regole. Venticinque anni dopo
lautore confessa: Questo libro mi sem-
bra lopera di qualcuno che conosco ap-
pena e delle cui azioni non porto alcuna
responsabilit. La nuova edizione sta-
ta loccasione per alcuni aggiustamen-
ti, come laggiunta di un capitolo su
Beethoven e sul rapporto che lo lega ai
compositori che lhanno preceduto. Il
volume resta, insieme agli altri tradotti
e a quelli che ancora restano da pub-
blicare in Italia, la testimonianza di una
mente lucida e arguta, di una compe-
tenza rara della musica e della capaci-
t di parlarne. Rosen cercava di carpi-
re il mistero di un periodo che ha se-
gnato la storia non solo della musica,
ma della cultura occidentale. Non lha
svelato, ma c andato molto vicino.
Charles Rosen
Lo stile classico
(Adelphi, 2013)
Piero Rattalino
Guida alla musica
pianistica
(Zecchini editore, 2012)
Oltre 2000 composizioni,
oltre 300 anni di musica, ol-
tre 100 monograe, scrit-
to sulla copertina del volu-
me Guida alla musica pianistica di Piero Rat-
talino (Zecchini editore, 2012). La promessa
annuncia la ragguardevole quantit di materiale
analizzato, la qualit garantita dalla rma di
Rattalino. Autore prolico, dedito alla divul-
gazione della musica, in particolare pianistica,
nellaccezione pi alta del termine, lautore ha
il pregio di raccontare senza mai annoiare, con
garbo e competenza. Sono analizzate le opere
destinate al pianoforte di 109 compositori, dai
pi noti (a Beethoven il maggior numero di pa-
gine) ai pi negletti. Lodovico Giustini da Pi-
stoia (di cui difcilmente sentiremo mai nar-
rare le gesta) ha una facciata scarsa, due sono
riservate a Tekla Badarzewska-Baranowska. Il
lettore curioso potr scoprire da s per quali sia-
no i suoi meriti pianistici. Il risultato nale
quello di un Pantheon tastieristico in parte
noto, in parte da scoprire. Il dizionario vero e
proprio preceduto da una sintetica e illumi-
nante introduzione su Il pianoforte e le sue epo-
che storiche. Seguono 640 pagine, compresi vari,
utili, anzi, indispensabili indici.
Giovanni Bietti
Ascoltare Beethoven
(Laterza, 2013)
Ascoltare Beethoven: questo il
titolo di un volume pubbli-
cato per Laterza da Giovanni
Bietti, conduttore della se-
guitissima trasmissione ra-
diofonica Lezioni di musica. Un testo che un
dialogo, lungo trecento pagine, in cui lauto-
re scruta la musica del compositore, mesco-
lando dati biograci, eventi storici, analisi mu-
sicale. Per lui la musica tiene conto del con-
testo, ma senza esserne determinata a forza.
Qualche termine tecnico potrebbe scoraggia-
re chi non sia troppo esperto di teoria e ana-
lisi musicale, ma vale la pena superare questo
scoglio perch si tratta di un volume pieno di
sollecitazioni, di idee, di novit. Certo, af-
frontare lintera opera beethoveniana, dalle sin-
fonie alle sonate, dai quartetti allopera, ha ri-
chiesto un notevole lavoro di sintesi, ma una
sintesi ricca, in cui un innovatore radicale, ep-
pure ben piantato nella tradizione, trova una
bella chiave di lettura, ricca di sfumature, ri-
spettosa, priva di preconcetti e dogmi. Dal-
lascolto della musica per Bietti non si pu pre-
scindere, cos il volume ha allegato un cd con
49 tracce musicali, cui il libro rimanda.
PER LEGGERE
GUIDE
ALLASCOLTO
Con la riapertura dei Concerti
di Musica Insieme, ecco tre
utili sussidi per riaccostarsi
alla materia: un classico
come il Rosen, in una nuova
apprezzata traduzione, e
le guide di Rattalino e Bietti
a uno strumento e un
autore fondamentale
di Chiara Sirk
58 I M
MUSICA INSIEME
Unintegrale, anche solo per questo signicativa
e tanto pi in quanto relativa a un catalogo ster-
minato e quindi mai conosciuto a sufcienza. Non
giovane, ch risale a una ventina danni fa, ma pi
che plausibile (alla lettera, degna di applausi) per
un concertista di violino che allora stava fra i 45
e i 47 anni. Pi in breve, ecco Zukerman (1948)
a rapporto da Schubert (1797-1828): il violini-
smo di un maestro dello Stck per pianoforte, del
Lied per voce, della sinfonia piccola o grande che
si voglia. Divaricato fra gli anni 1816-17 e gli anni
1826-28, tal violinismo prima di tutto compunto
a elaborare sonate o sonatine, poi tutto emanci-
pato a schizzare altro, di diverso, nuovo, roman-
tico. Per un violinista della versatilit di Zuker-
man non fa troppa differenza: se c da correre sul
crinale della gran bravura, va bene; se c da fer-
marsi sulla semplice melodia allantica (mozartiana?
napoletana?), fa lo stesso. Ecco dunque le prime
tre sonate, assai pi corte della media schubertiana:
il suono di Zukerman sembra canto, nei legatis-
simi movimenti lenti, e la sua dinamica larga,
da lunga arcata, non frammentata sulla singola
nota o battuta, tanto che spesso d lidea di
unenorme forcella doppia sospesa sul penta-
gramma. Pi tardo il Duo, che chiama in causa
il pianista quasi pareggiandolo al vero solista: dei
passi forti responsabile anche Neikrug, ma dei
meravigliosi trilletti dellAndantino risponde sol-
tanto Zukerman. Che poi passa alla viola (non lo
faceva anche il suo idolo, Heifetz?) e attacca lAr-
peggione cos trascritto: a suggerire la sua visione
basti il nale dellAllegro moderato, sempre pi sfu-
mato, quasi silenziato. Dopo il Rondeau che squil-
la di brillantezza, ma mai a discapito della legge-
rezza, la Fantasia in do maggiore un prodigio di
forma e idea sonatistica, come dire? contraddet-
ta: come Zukerman pizzichi il terzo movimento
e come sorrida sul secondo nulla rispetto a come
sembra, veramente, pregare con il primo. Un An-
dante molto che cos diventa Andante religioso.
Pinchas Zukerman, Marc Neikrug
Schubert. The complete works for violin and piano
(Sony Music Entertainment,
Biddhulf Recording, 2010)
NUOVI MONDI
Colori etnici nellultimo sorprendente cd di Viktoria
Mullova e atmosfere americane per il Brodsky
String Quartet, mentre Zukerman con Neikrug
ripassa tutto lo Schubert per violino e pianoforte
doppio il sacricio che fa qui Viktoria: ri-
nunciare al classico, certo, ma rinunciare anche
al solismo assoluto. Perch quello che suona, 13
pezzi per quasi 50 minuti, musica etnica e so-
prattutto musica polistrumentale, a suo modo polifonica, giammai con-
certistica. Lha fatto molto volentieri pervenendo cos al suo terzo cd ex-
tra-colto (sospetto, questo tre: tre anche le serate dincisione, three, scri-
ve lei, come thrilling). Recandosi in Brasile per registrare poteva chiedere
un violino qualsiasi, ma poi ha preferito il suo Stradivari (con ogni cau-
tela per limpressionante umidit); e ha placato quel po di nervosismo
che provava con la bont del lavoro comune e grazie alla gioia provata
a improvvisare (come bisogna fare in questi repertori, e invero non solo).
Lavoro comune? con MatthewBarley al cello, Carioca Freitas alla chitarra,
Paul Clarvis e Luis Guello, spazianti luno su 12 e laltro su 10 strumenti
locali. Musiche di Nucci, Vogeler, Costa, Monta e nove altri, tutte in odor
di ballabile e sempre nuovamente arrangiate. Un esempio: Brasileirinho
di Waldir Azevedo conta due minuti di umorismo violinistico.
Viktoria Mullova
Stradivarius in Rio
(Viktoriamullova Onyxclassics, 2014)
DA ASCOLTARE
Tutti i paesi hanno la loro musica, perch non
deve averne lAmerica?, scrisse Dvork sul Chi-
cago Tribune nel 1893. Detto fatto: svelto come
sempre, compose alluopo una sinfonia, un quartetto, un quintetto (con
due viole). Dal nuovo mondo la prima, Americano il secondo: bello e ve-
nato tanto di indiano quanto di cco, eccolo, questo, in apertura di un
indovinato cd dal titolo lampante: vi stanno sette pezzi lunghi 77 minuti,
tutti brevi dopo quello di Antonn che dardeggia scale pentafoniche e rit-
mi sincopati come non mai. Ma poi c Copland, che prima di rumoreggiare
con Hoe-Down fa il romanticone con un Lento molto. C Barber, che an-
cora negli anni Trenta (del resto era del 1910) disegnava un Adagio dal
vero sapore recitativo. C Gershwin, che sui ventanni gi inteneriva con
una ninna-nanna, Lullaby, degnissima di gurare come pagina da lm.
C, alla ne, Dave Brubeck, pianista jazz vissuto dal 1920 al 2012 che
poco prima di mancare, ai signori del Brodsky (pardon, alla signora e ai
tre signori) aveva dedicato la versione quartettistica di un suo pezzo tre-
dicenne (cio del 1999): si tratta di Regret, quartettino dove gli strumenti
dialogano con una civilt di registri quasi preromantica.
The Brodsky String Quartet
New World Quartets
(Chandos, 2014)
di Piero Mioli
60 I M
MUSICA INSIEME
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In redazione
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Cristina Fossati, Roberto Massacesi, Alessandra Scardovi
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