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TENUTA,Carlo.Luipregadinascosto.Letteraturaelatomarrano.

Ebreimigranti:le
voci della diaspora, a cura di Raniero Speelman, Monica Jansen e Silvia Gaiga.
ITALIANISTICAULTRAIECTINA7.Utrecht:IgiturPublishing,2012.ISBN 978906701032
0.

RIASSUNTO

Per alcuni versi la setta criptosabbatiana dei dnme simboleggia il mascheramento essenziale e
necessario dello scrittore ebreo diasporico, combattuto nel processo di traduzione della propria
singolarit e la professione di una segretezza e di una discrezione che lo proteggono,
salvaguardandone quellintimit dalla quale, coniugando senso di differenza e multiformi modi di
essereebreo,vieneloscrivere.Loscrittoreebreointentotantoadarevocealladifferenzadellaquale
portatore, quanto pare a non smascherarsi allo sguardo della maggioranza, nel timore di non
partecipareappienodelladimensioneuniversaledellaletteratura,cheinscontieneeinsiemeannulla
ladiversit.PartendodalcasodiunanovelladiRacahegiungendoalromanzomarranicodiScianna,
citandotraglialtriJesi,DerridaeSolla,siricostruisconoinessicheleganoloscrivereebraicoalla
produzionecriticoteoricachehapostoalcentrodelpropriostudiolaquestionedellamarranizzazione
edellattrazioneperlaspettoanfibiochedelmarranoproprio.

PAROLECHIAVE

Istanbul,marrano,esilio,segreto,differenza,Scianna,Racah

Gliautori

GliattidelconvegnoEbreimigranti:levocidelladiaspora(Istanbul,2327giugno2010)
sono il volume 7 della collana ITALIANISTICA ULTRAIECTINA. STUDIES IN ITALIAN
LANGUAGE AND CULTURE, pubblicata da Igitur Publishing. ISSN 18749577


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(http://www.italianisticaultraiectina.org).
LUIPREGADINASCOSTO
LETTERATURAELATOMARRANO

CarloTenuta
UniversitdiPadova

Vivo,loso,
dicichenonho
avoltepersino
dicichenon.
(AlbertoVigevani)

Sianchepreteso,recentemente,chelaquestionedelmarranismofossemorta.
Nonlocredoaffatto.Cisonoancoradeifigliedellefiglie,chesenzasaperlo,
incarnanoemetempsicotizzanoifantasmiventriloquideipropriantenati.
(JacquesDerrida)

GiralavocediSergio,giratrairipianibianchi[...]elelancetteconloradiIstanbul
[...] gira anche se lui seduto al tavolo e non parla. Lui prega di nascosto come un
ladro [...] Un marrano (Scianna 2007, 62): un romanzo italiano recente ha per
protagonista un marrano, o meglio quel segreto dei marrani che, trasmesso dal
padrealfiglio,oraquideveesseretrasmessoalnipote.SitrattadiFaiditelanottedi
GiorgioScianna.

Vorreiparlaredellatomarranodelloscrittoreebreoedellaletteraturadiebrei
nel contemporaneo; vorrei chiarire come la marranit sia inscindibile
dalloperazione di traduzione del sentimento ebraico ed insieme come questa
marranit costituisca un significativo punto di contatto tra lesperienza letteraria
ebraica nel contemporaneo e la vicenda letteraria universale; tra lesperienza,
dunque, della minoranza e quella delluniverso maggioritario ci, quindi, che
interessa tutti, ovvero anche quel tutto il resto che, con il rigo montaliano e
seguendolostudiodiAlbertoCavaglion,definiremmogliebreisenzasaperlo.
Lui prega di nascosto: se questa frase contiene in nuce il senso dellaccadere
marrano,ovveroconungiocoparadossaleunaesposizionedelsegreto,Istanbul
comeabbiamosentitounluogodelezioneperindagarelasopravvivenzamarrana:
standoalromanzodiScianna,imarraniemergonoancora[...]anzicqualcunoche
trovalelorotracce(Scianna2007,124);dialcunelorotraccevorreitrattareinquesto
intervento.FritzHeymann,nelsuoMorteobattesimo,appunta:

Vorreiraccontarviqualcosadellastoriadeimarrani[...]Rispettoalloronumeroesercitaronoun


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granderuolonellevoluzionedelpopoloebraico.Illorodestinofusingolare[...]sappiamotutti
sorprendentemente poco di loro [...] C un motivo per questo. Gli ebrei, la cui esistenza si
consumava quasi ovunque nel timore e nella miseria [...] avevano mantenuto una confusa
memoria della gloria e della grandezza degli ebrei spagnoli: ad essa si aggrappavano e non
volevanoabbandonarla.(Heymann2007,9)

Se lobiettivo dello studioso tedesco restituire allEuropa e alla sua storia culturale
la vicenda dei marrani, io cercher piuttosto di verificare come aspetti di una
sensibilit marrana si rintraccino nelle opere di scrittori e poeti ebrei nel contesto
italiano;ovverocome,nelmomentoprecisoincuipermarranosiintendaanchequel
segretodacustodiregelosamente,nellintimitpiprofondaeindicibile,marranain
modo similare divenga quindi la propensione al segreto, allintimit, alla
mimetizzazione, per una vocazione acquisita: Vivere in segreto. Si pu immaginare
unacosapimeravigliosa?.SonoparolediCanetti,
1
masonoquellediogniebreo
comericordaLucaDeAngelis(DeAngelis2006,48).
Quellochepropongo,allora,uninsiemediappuntiriguardantiivincoli,leco,
le implicazioni di un rapporto tra produzione letteraria ascrivibile allebraismo
contemporaneo e tratti marrani, tanto nel pieno Novecento quanto nellultimo
decennio:pensavociodianticipareladirezionediunsondaggiosullatomarranodi
alcunescritturechecipaionodarsiallinsegnadellaSegretezza,discrezione,pudori,
complicit visibili se non da chi ne era partecipe, richiami familiari [...] e in genere
tuttoquantoprovienedalprivato(DeAngelis2006,24)nellapretesadiassumerele
categorie del segreto e del taciuto come quelle forse meglio capaci di interpretare
lanimadelloscrittoreebreochesidelineaessenzialmentecomequalcosadiriposto,
dicelatoconriserbo(24).
Una stagione di rinnovata attenzione per linclinazione avvicinabile al
marranismo di molta letteratura di scrittori ebrei segna poi una serie relativamente
recente di scritture narrative

e critiche, pur di diverso statuto disciplinare, e talvolta


la ripubblicazione di studi dimenticati o la pubblicazione di inediti per leditoria
italiana che pongono la figura del marrano al centro di una ricerca forse finalmente
adattaadallargarelorizzonteermeneutico.
Scrivere di una citt come Istanbul , per molti versi, restituire un ulteriore
tassellodisensoallavicendamarrana:Istanbulinfattilascenadiunotragliepisodi
piinteressantidellastoriaculturaleebraicainetmodernaperchquiassistiamoal
formarsi della setta criptoebraica dei dnme: Si tratta scrive Sholem di un
importante gruppo religioso che circa trecento anni fa abbandon spontaneamente
lebraismo [...] I suoi membri divennero formalmente musulmani, ma nellanimo
rimasero ebrei [...] di un tipo molto particolare. Continuarono a esistere come
unentit separata, preservando il proprio ebraismo in questa duplice esistenza
(Scholem2008,143).
Ovviamente la mia non intende essere che una suggestione: gli sviluppi della
storia dei marrani dorigine iberica e quella degli ebrei sabbatiani portano in
direzionidiverse,maricordocomeidnme,perilgradodiconfidenzaraggiuntocon
ilpensieromisticomessianicodelloTzevi(ovvero,perlapraticadifrequentazionedi


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uno spazio eretico, non pi e non immediatamente, non solamente dunque,
tradizionale), e per la rilevanza della loro presenza nella storia di questa citt,
rappresentino uno dei casi pi significativi, e insieme limite, di una condizione che
definirei,almeno latamente,marrana. Unesempiocapacedisimboleggiare in modo
perfetto il mascheramento essenziale, e spesso necessario, dello scrittore ebreo
diasporico,continuamentedivisotralaspirazioneadarvoceallapropriasingolarit
elaprofessionemediatadasecolidiesiliodiunasegretezzaediunadiscrezione
che, simile alla maschera e dunque ad un mascheramento lo proteggono,
salvaguardandone quellintimit dalla quale, coniugando senso di differenza e
multiformi modi di essere ebreo, viene lo scrivere ammettendo, con Giacomo
Debenedetti, che cosa sia lebraismo negli ebrei, questione da non venirne cos
facilmenteacapo(Debenedetti1993,83).
Il marrano incarna allora una duplicit emblematica e, ad un tempo, una
metafora: marrano, sar quindi lo scrittore ebreo intento a dare voce alla differenza
della quale portatore e, insieme, attento a non smascherarsi espressamente allo
sguardodellamaggioranza,neltimoredinonpartecipareappienodelladimensione
universaledellaletteratura,cheinscontieneenelcontempoannullaladiversit:

Nelmarranolostessoaspettoesterioretraditore,dalmomentochenonlosidistinguepidai
cristiani, rendendolo cos irriconoscibile. Se non pu venire identificato facilmente quanto
lebreo che egli stato, in ognuno potr nascondersi un marrano [e i marrani] rivelano cos
quellinquieta terra di nessuno che si estende tra lebraismo e [le altre cose], terra ignota
allinternodellalorostessaseparazione.(Solla2008,2223)

scriveSolla,mentreElenaLoewenthaldomanda:

Quanto c, sempre e inevitabilmente, di noi, in quel che buttiamo sulla pagina? Quanto
nascondimento,quantocerchiamodinascondereeinvecesaltaallocchiodellamentecomeuna
beffardalinguadicarta?(Loewenthal2007,6)

Condizione tra le pi complesse della modernit e per questo attualissima, quella


marrana per un verso, certo, sperimentazione di un doppio destino
[corrispondente a] una doppia esclusione (Loewenthal 2007, 55) che, simile al
destino di molti ebrei della e nella letteratura, connota il progressivo divenire
straniero dello scrittore a ogni appartenenza data e a ogni cultura certa, per un
altroversoperancheesempreilpresuppostodiunapossibileteshuvah,
2
ovverola
premessa adun ritorno possibile, concepibile. Uninversione, come gici suggerisce
ilsignificatodeltermineebraiconellindaginecheateshuvahdedicaAdamSteinsaltz.
Si prenda ad esempio un lacerto di prosa di un novelliere dimenticato del
primissimoNovecentoebraicoitaliano,GinoRacah:

Allora uno scoppio irrefrenabile di pianto scosse tutta la persona della vecchia infelice, che
senza potersi alzare strinse la tefil al petto e nascose la faccia nel venerabile drappo sabatico,
quasiperrifugiarsinelsenodIsraele;epensnellangosciaconvulsadellanimasuaconinvidia
acolorocheranmortiedormivanotranquillilagginelpiccolocimiterodellasuaanticacheil


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dorigine[...]sottolepietrebianche,doveranoincisinellascritturaanticaefamigliareleparole
consolatrici che davano la quiete ai cuori pi dolorosi. Di quel cimitero [...] che le ritornava al
pensieroinquelloradisconfortosupremo,distruggimentoinfinitocomeunportosicuro,come
unasiloinviolabiledipace.(Racah1913,242)

Il ritorno (questo ritorno) rompe un precedente silenzio: ecco che allora la


condizione di questa anziana protagonista di Racah, intenta a celebrare
segretamente, intimamente, Kippur, nella famiglia nonebrea cui la scelta del
matrimoniodelfigliolavevacostretta,difattolacondizionedelmarrano:

Certo era il Chippur! [E] quando queste cose le venivano in mente, provava sempre uno
stringimentodicuorepernonconoscereigiornidellefestemai.Maquestavoltalosapeva,ead
un tratto [...] un pensiero lassal, una volont la prese, quella di celebrare il giorno santo
degnamente come si conveniva ad unebrea. Era un pensiero assurdo, un desiderio pazzo ed
irragionevole, bench la vecchia si proponesse di limitare strettamente alla sua persona la
celebrazione,difarnecosasuaprivatasenzaostentazione,senzaneanchefarsiscorgere.(Racah
1913,235)

LasceltalunicasceltapossibileperlanzianaprotagonistadellanovelladiRacah
quella di un dolorosissimo ripiegare su se stessa e soltanto su s, nel tentativo di
salvare ci che inscritto nella memoria pi antica e profonda ed una memoria
cherimandasempreallegenerazionicheilquielorahannopreceduto;unamemoria
che rimanda cio ad un tempo dal corso diversamente ritmato, ad un tempo da
trenodia: lanziana di Racah, avvilita per la derisione, piange irrefrenabilmente
nascondendoinfattilafaccianelvenerabiledrapposabatico,quasiperrifugiarsinel
senodIsraele(Racah1913,242).
ConDeAngelis,senzaentrarenelmeritodellavolont,omeno,dicustodireun
segreto, il segreto, potremmo comunque dire che allebreo la contraddizione non
spiace.ScriveinfattiDeAngelis:

La sua [dellebreo] unessenza contradditoria [...]. Lebreo, e molti di essi non sfuggono a
questo movimento, manifesta un desiderio a doppio senso (il controdesiderio del proprio
desiderio): vorrebbe cancellarsi in quanto ebreo protendendosi verso lassimilazione per poi,
spinto dal rimorso, recuperare lebreit rimossa e riaffermare la propria particolarit e
determinazioneumana.Questoancheilmotivopercuinonsufficientepercessarediessere
ebrei,checisiconverta.(DeAngelis2006,65)
3

Lalezione,qui,quelladelloJanklvitchdiAssomigliare,dissomigliare,ovesiindaga
quel mimetismo vitale
4
degli ebrei che, per un verso, sperimentano nella propria
vicenda umana (e dico anche: letteraria, quando scrivono, e nel Novecento gli ebrei
scrivonomoltissimo)ilbisognodiassomigliareatuttiglialtri,dinondistinguersiin
niente dal modo di essere dei maggioritari [...] di perdersi in essi per non attirare
lattenzione(Janklvitch1995,85)mentre,peraltroverso,incessantementetentano
diaggiornarelapraticadellariappropriazioneidentitariaallinsegnadelladifferenza.
Janklvitch allude ad unessenza e con piena ragione appunta: il nostro essere []
in questione, e non il nostro fare n la nostra apparenza. Lodio che lebreo suscita,


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cos come la difficolt di cui portatore, [...] dipende da questa complicazione
ontologica(Janklvitch1995,13).
Questa essenza si traduce in ambivalenza: Questa ambivalenza che proviamo
rispetto alla nostra difficolt, contemporaneamente desiderio di cancellare la
differenza e desiderio di conservarla [...]. Vogliamo assomigliare a tutti gli altri, e
salvaguardarequestapericolosaoriginalitchelanostra(Janklvitch1995,14).

DUPLICIT

Chiaroescurochiaroeoscuro.Duemodidiesserecompionouninterodestino.La
duplice identit dellebreo moderno [...] sotto molti aspetti viene riassunta dalla
condizionedelmarranochediventa,nonacaso,ilmodellorappresentativodimolti
paradossi della modernit ebraica (De Angelis 2006, 65), appunta De Angelis.
Scholem dice, secondo la formulazione di Cardoso, : necessario che il Re Messia
indossigliabitidelmarranoechegliebreinonloriconoscano.Inunaparola,dovr
essereunmarranocomeme(Scholem2008,101).
La formula di Cardoso, sabbatiano marrano (16301706), riportata da Scholem
saccorda pienamente con il discorso di De Angelis: come il Re Messia deve
indossare gli abiti del marrano per non farsi riconoscere nellepoca
precontemporanea, ora nellepoca dellemancipazione la necessit di non essere
riconosciuti diviene piuttosto circostanza universale. Lo scrittore ebreo lo sa perch
losperimentanellintimo:essereebrei,scriveDebenedetti,unafaccendadistretta
intimit (Debenedetti 1993, 83);essereebrei, scrive Bassani, corrisponde a qualcosa
di pi intimo (Bassani 2001, 341)

e, daltra parte, recentemente Marilena Renda


sottilinea, con suggestione blanchotiana, come in Bassani il lavoro identitario trovi
unosfogoimmediatamentelinguisticoedunquecomeilmodoletterariobassaniano
siconnotiattraversola

litote, la sfumatura, lelusione, il chiaroscuro, la reticenza; attraverso una parola che, giunta
sullorlodellabisso,nonpucheritirarsiescavarenellascritturadellezonecaveincuilaparola
arretradifronteallincandescenzadelvissuto:quasiche,purparlando,nonparlasseelasciasse
inveceparlarequellochenonsipudireinquellochecdadire.(Renda2010,15)
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Questaintimitvadunquerispettosamenteprotettaperesseresvelataevavelataper
non proteggere una differenza al limite dellinaudibile: cos si pu intendere il
marranesimovolontariodellascritturaebraicacontemporanea.
Insieme, pari tanto alla conservazione quanto alla deflagrazione del segreto
pressolesettecriptogiudaichestudiatedaScholem,ladelusionecontinuachederiva
dalla presa di coscienza del pericolo mai scongiurato che viene dalla riconoscibilit
dellessereebreo,insinuanellaletteraturascrittadaebreilaconvinzione,paradossale,
di possedere un accesso ad un segreto che, per un verso, non pu essere rivelato
apertamente e, per un altro, rimane il centro di una gravitazione di temi, memorie,
echiimmediatamentericonducibiliallaprovenienza.


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Per Elena Loewenthal avviene allora cos, [che] il poeta sceglie una specie di
marranesimodisestesso.Coltivaredinascostolasopravvivenza,restandoilminimo
diquellochesei.Unosradicatoansiosodiradici.Chemairinuncerebbeallapropria
naturaeterea,delresto.Nonsaibenechecosasei,manonabbandonerestimaiquesta
approssimazione(Loewenthal2007,119120).
GianlucaSollaricorda:

hounnomechenonmicorrisponde;portounnomechenonilmioveronome;sembracheio
nonsiamaiquellochedovreiessere,quellochemichiedonodiessere;infondo,nonsonoche
quello che sono e forse questo il fatto: che sono solo quello che sono, eppure in questo mille
vibrazionimiattraversano,milleepidestinimitrapassanoemisuperano.(Solla2008,57)

Recentemente, sul nome in riferimento al pensiero di Derrida, torna anche Silvia


Geraci nel suo saggio, dedicato alleredit di Abramo nel pensiero dello studioso
algerinofrancese:

Con un ultimo gesto, Derrida sembra recuperare, dallarchivio ebraico, un nome uno
pseudonimoassolutoperquestoEbraismoimpuro,contaminatoinmanieraabissale[].Un
nome che vale anche per se stesso, in un gesto di disidentificazione iperebraica, uninfinita
decostruzione di s, unesposizione vulnerabile alla sostituzione con laltro. [] il nome di
marrano.(Geraci2010,96)

Della scrittura, dellespressione, della poesia, dello scrittore , dunque, la medesima


ambiguit.Delloscrittoreebreounambiguitparadigmaticainquestoloscrittore
ebreolesempiopereccellenzanellepocacontemporanea.Essosinegaesiafferma,
tra partecipazione e reticenza, dimostrazione del s e mimetizzazione. Cosa di pi
marrano del mimetizzarsi? Cosa, insieme, di pi marrano che volere, a tutti i costi,
assomigliare agli altri? Ancora, si ricordi che lapprodo allascolto di tutti si rende
disponibile solo dopo secoli di vessazione: a questo punto la scrittura a celare un
segreto,lascritturachemarranizzalebreochepurerimaneebreo.
La pratica dello scrivere si articola necessariamente sul piano del segreto: un
segretononmaipocoimportanteedessorestaimportante,comeciinsegnaloZeno
sveviano, proprio perch un segreto. Lo scrittore ebreo ha imparato che questo
segreto alimento di intimit, della propria necessaria intimit e, mentre il silenzio
sullintimitamplifica,addirittura,limportanzadellapresenzaoccultataecioper
dirlaconDeAngelislimportanzadellecosesegretate,laparoladelloperaletteraria
pratica un continuo esercizio di ridefinizione dellidentit allinsegna della
protezione dellinteriorit: fate una siepe intorno alla Torh, scritto in Minah
Avot (1,1).Esempio di nascondimento a fine protettivo, custodire il segreto buono
consuetudine marrana. Scholem, ripreso da Harold Bloom, appunta in Dieci aforismi
astorici sulla Cabala: I segreti sono pi protetti dal discorso e dalla scrittura che dal
silenzio(Bloom1989,66).
Tacerlo,celarlo,serbarloeinsiemesembrarestrenuamentesembrareglialtri,
quelliugualitraloro,lamaggiorparte,tutticolorocioinmezzoaiqualiallebreo


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datodisentirsipiprotetto:oracheilderridianogustodelsegretocaratteristica
necessaria per difendere se stessi dal pericolo, ecco, ora diviene necessario
loccultamentodiunintimoaltrimentiarischiodiunainaudibilitchecorrispondeal
dispositivo che genera la letteratura, mentre rimane indicazione critica preziosa
quella suggerita da Derrida quando, forzandolo e sovrapponendo lo spazio del
politico a quello del letterario e del culturaleidentitario, lo seguo in questo suo
appunto:

Hoilgustodelsegreto,ilchehacertoachefareconlanonappartenenza;hounmistoditimore
oterroredavantiaunospaziopolitico,peresempio,aunospaziopubblicochenondiaspazioal
segreto [...] Lappartenenza, il fatto di confessarla e di mettere in comune, che si tratti di
famiglia,dinazioneodilingua,significalaperditadelsegreto.(Derrida1990,5253)

Per assomigliare a tutti gli altri, il marrano marranicamente tace persino di essere
un marrano: la sua identit e la sua natura sono, come quella dellopera letteraria,
proprietdichidivoltainvoltaintendepossederla.Sollacommenta:

Insuperata resta la formula fulminante secondo cui non c marrano che non sia marrano di
marrano, marrano al quadrato, rimando a qualcosa che senza esserci, o che c senza darsi
come un dato di fatto. Non pu mai dichiararsi, un marrano, gettando la maschera. Non pu
semplicemente rivelarsi ai suoi stessi simili, ammesso che ce ne siano. Se c stata mai una
confessione marrana, questa ha avuto il suo volto impossibile nella dichiarazione di Francisco
Botello:conchivado,vado;dichisono,sono.Comediredipi?(Solla2008,5051)

Dei marrani di marrani si ricorda Derrida, ancora, pensando allebreo Marx (e a


Spinoza):

E se per finire, suggerissimo lidea che non solo Spinoza ma Marx stesso, Marx lontologista
liberato, fosse un marrano? Una specie di immigrato clandestino, un ispanoportoghese
travestito da ebreo tedesco che avrebbe finto di convertirsi al Protestantesimo e persino di
essere un po antisemita? Sarebbe un duro colpo. Si potrebbe aggiungere che gli stessi figli di
Karlnonsapevanoniente.Eneanchelefiglie.Ilcolposupremo,leccessoabissale,ilplusvalore
assoluto: dei marrani cos ben nascosti, cos ben criptati che neppure loro stessi hanno mai
sospettatodiesserlo!Oforselohannodimenticato;lhannorimosso,negato,rinnegato.Sisache
ci succede anche ai veri marrani, a coloro che, essendo realmente, presentemente,
attualmente, effettivamente, ontologicamente dei marrani, non sanno pi di esserlo. (Derrida
2008,295)

INFORMIT

Cosa dire di pi, rispetto a questa informit? Dire forse che necessario re/esistere,
ancora, nellesilio, senza che questo schiacci e avvilisca e spaventi. Ecco ancora un
legame tra segreto, marrano, scrittura, esilio e quella notte che tanto
rappresenta nelle Scritture il tempo del pericolo e della tristezza e insieme quello
delle visioni e dei sogni che comunicano messaggi divini, quanto come metafora il
tempo dellesilio, gi come restituito nel Salmo 137 in qualit di tempo della


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desolazioneedeldoloreeinsiemedellasperanzadiunriscatto.
Silenziare il segreto, ripensare nellangoscia convulsa dellanima pari allanziana
dellanovelladiGinoRacah,oalmarranodiScianna,allorigine,significabatterela
pena che viene dalla condizione desilio; significa sconfiggere lafflizione che viene
dalla propria pi antica storia, e dalla memoria del tormento sperimentato nella
concretezza della Galut. Non per eredit, o per oblio del frutto: una caduta/per
troppo grave memoria (Amichai 2001, 36), sintetizza in due versi straordinari
YehudaAmichai.
Non c fedelt che nel tradimento./Nascondi la chiave nel buio/e fai di te la
notte con questi versi di Adam Kasev
6
(Scianna 2007), in esergo il romanziere
GiorgioSciannaapreilsuoromanzomarranico.
La sorte della verit sar allora quella di passare attraverso la finzione per
custodirsi,sapendoosentendocichelasinceritneppuresospetta(Solla2008,17),
scrive Solla, e ancora: Tradisce, certo. Ma nel marrano il tradimento gi
confessione. Ed gi confessione unicamente perch confessa linconfessabile. Per
questo la si voluta chiamare tradimento

(Solla 2008, 24) mentre Derrida: il


menoeilpi,unacertaesperienzadellospergiuroresistenzadolorosaeoriginaria
dellafedelt(Derrida2005,53).
Simile alla pratica della scrittura, alla pratica di incessante entrata e uscita da
quellache,celanianamente,laveritdellapoesia,ilmarranopraticaunospaziodi
varco: Marrana forse innanzitutto la chiave falsa che apre tutte le porte? (Solla
2008,38)domandaSolla.EScianna:

Stadicendoquesto[...]Giperlegenerazioniimarranisonorimastimarranipersempreeiloro
figlisonorimastimarraninelsegretodellecaseanchequandononcstatopipericolo.Questo
gliavevadatosuopadreederadiventatosuo.Questostadicendo.Chequellacosanelbuiocon
gliocchidapazzoeunacantilenadabrividoeraunapreghiera.(Scianna2007,60)

Lo scandalo marrano non si esaurisce con il succedersi di poche generazioni lungo


qualche secolo appena, ma diviene nella trasmissione, qui metaforica e necessaria,
uno stato di disagio permanente, lo stesso che muove dallintimo, dal proprio
segreto, a scrivere. Che muove lebreo dellepoca dellemancipazione e
delleguaglianza a scrivere di s tacendosi, nella reticenza, e tacendo un mondo
sommerso (e jabsianamente sovverso) che diviene nello stesso momento per
simboloeallegoria nella creazione letteraria,e poetica, ldoveavvieneuna (quella)
redenzioneattraversoilpeccatodiuntradimento,diunanegazione,diunamessaa
tacere,dicuiparlapensandoalleesperienzesabbatianeefrankisteloScholem:un
dimorare nel negativo dove pi non conta la ricerca di unipostasi identitaria
allinsegna della predefinizione quanto, piuttosto, il senso di una operazione critica
capacediscindereildicibiledallindicibile,ilsegretodaldetto,cicheaccomunada
ci che separa, ludibile e linaudibile della vicenda delluomo di fronte alla
permanenza diasporica, dentro al pericolo, nella fuga a venire possibile,
nellincessante Galut, nello spazio complesso dove alla molteplicit di provenienze,


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di migrazioni, di quesiti rivolti alla propria radicale essenza, di timori ancestrali e
semprenuovi,algiocodialogicodappartenenzaedistanza,rispondono,tradendosi,
gli scrittori ebrei, simili agli studenti di Harold Bloom, che dice: [osservandoli]
rifletto sulla guisa in cui molti di loro sono, in un modo o nellaltro, ebrei: in modo
confuso, ambivalente, ambiguo e parziale. Le cose stanno cos e cos staranno
(Bloom1989,87).
La letteratura riallaccia se stessa sempre al tempo. Nel tempo sperimentato
dallesperienzadelladiasporaviunpatirelesilio.
Patire lesilio significa viverlo nella coscienza di un tempo della desolazione e
della paura. Lemancipazione ottocentesca sancisce finalmente: ma sino a che
punto?lingressodegliebreinelmondodellelettere(fenomenocherivoluzionerla
produzione letteraria contemporanea); se un tempo gli ebrei avevano lobbligo di
segnalareladifferenzadicuieranoportatori,orailnuovostatusdicittadinicomegli
altri impone di colmare lo spazio della separazione subta per secoli nella
dispersioneenellemigrazioni.
Un nulla basta per a rovesciare, e di nuovo, ogni certezza acquisita e non
furono,certo,nullalecatastrofinovecentesche,dalpogromorientalealleleggirazziste
allasoluzionefinale.IltempodellapermanenzainGalutsitingeancoraunavoltadi
tintecupe:sitornaadesserenotte.Necessarioanzifaredislanotte.Inquesto
spazio esiliaco e notturno esprimersi attraverso la scrittura essere partecipi di un
mondo al quale si vuole e si pu assomigliare. Nel contempo si irriducibilmente
portatori di un quid che sta al fondo di una identit che non pu essere smarrita:
portatori,bassanianamente,diunqualcosachestanelpiintimo.
Perripararlo,tesaurizzarlo,contenerlo,custodirlo,aquestopiintimosida
volte il nome di segreto. Il segreto il presente dei marrani: come i marrani si
ricordano (pur di un ricordo paradossale: ricordo di assenza) della loro antica
ebreit, di essere stati cio ebrei, gli ebrei ora si ricordano di essere stati possibili
marrani.Diquitraggonounalezionediveglia;scriveSolla:

Imarranivegliano[e]unavegliaimplicailgestodisvolgerequalcosadinvisibileallinternodel
tempo, in silenzio. Svolgere il filo dellinvisibile nel tempo, restare in ascolto dellintensit
segretadelsuopresente.Inquestaveglianoncattesa.(Solla2008,43)

In questa attesa si vive di notte e di esilio: il tempo risulta uguale a se stesso,


circolare.iltempodellerranzasenzamaifine,iltempodiAshvero.
Dai marrani si impara a pregare di nascosto per cogliere nel presente la
presenzadicichel,nellidentit,rimanenondettoVigevaniappunterebbe:Poi
come mi opprimesse un tormentoso incubo/fatico a risalire/fino alla greve soglia di
mestesso.(Vigevani2010,91).Laletteraturaallora,inquestanotte,iltramiteconil
mondo, il veicolo della cifra di speranza e di visione che la notte possiede: la
letteraturadispiegacichesisulpianooveglialtridispieganoquellochesono.I
temi ebraici in letteratura si pensi allinsegnamento dellopera sveviana , e la
sensibilit pi profonda e propria degli ebrei, devono, perch possono, parlare


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unaltralingua,quellaparlatainquellavigevanianasogliadellavegliaininterrottain
cui si scambia il giorno con la notte, il chiaro con lo scuro, lesplicabile e
linesplicabile,ildicibileconscioelindicibileinconscio:unalinguadelsognoquella
della veglia dello scrittore marrano perch la veglia sempre una vigilia che d
accessoacichegi,macheancoranonsid.
Paul Celan parlerebbe di sdoppiamento della personalit: ci si sdoppia per
soltantoincicheeffettivamentesiera(Celan2010,89).Allebreolacontraddizione
non spiace citavo prima da De Angelis e il marrano rappresenta per eccellenza
uno stato di contraddizione e, dunque, lo scrittore ebreo che si marranizza attende,
vive nella dimensione dellattesa, nel segreto, per costruire una voce che sia
massimamente la sua voce sino al fare di s la notte. A quel punto soltanto allora
potremmo dire, con i versi dellincipit della sezione Ashvero dellunica raccolta
poetica di Furio Jesi, Lesilio, Si mossa la notte a incontrarlo, colui che viene da
lungi(Jesi1970,35).

NOTE
1
Canetti1990,1661.
2
Teshuvah [...] unidea portante (dal verbo lashuv, tornare), tra le pi forti dellebraismo: la
parola ebraica per pentimento, Teshuvah come spiega Adam Steinsaltz , ha tre diversi significati
che sono tuttavia in relazione fra loro. Prima di tutto significa ritorno, un tornare a Dio o alla fede
ebraica. In secondo luogo pu significare voltarsi indietro o invertire direzione, scegliendo un altro
orientamento,unaltradirezionenellavita.Terzosignificarisposta(DeAngelis,2006,77).Lacitazione
inSteinsaltz2000,104106.
3
LacitazioneinJanklvitch1995,78,8594.
4
SivedaJanklvitch1995,86.
5
LacitazioneinBlanchot1977,405.
6
Quella frase mia. Adam Kasev non esiste. Avevo bisogno di lui solo per quella traccia. Mi
piacciono gli exergo ma devono essere precisi e non svelare al tempo stesso. Una chiave, una rotta
possibilecheillettorepuseguirenelromanzo,ricordaScianna.

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