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- Storia dei nuovi media -















Nuova Accademia di Belle Arti
Corso di Diploma in Media Design

Anno Accademico 2008-2009
Dispense II semestre

prof. Martino Giudici
Nuova.Accademia.Belle.Arti Milano - Corso di Diploma in Media Design
- Storia dei nuovi media
a.a. 2008-2009

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IL LIBRO. DALLANTICHIT AL MEDIOEVO
Il libro propriamente detto , nellantichit classica, un volumen (o rotulus), cio un rotolo.
Lutilizzo di tale forma materiale si rivela di capitale importanza.
Il Volumen
Il volumen fabbricato con sottili strisce di papiro (papiro in greco antico si dice: krtes, da cui
la parola carta), una pianta originaria della valle del Nilo. Il fusto del papiro viene tagliato a
lamelle, che sono poi disposte in due strati perpendicolari, incollate e battute e, alla fine,
levigate con pietra pomice per preparare la superficie del foglio alla scrittura. Il papiro
utilizzato in Egitto gi allinizio del III millennio a.C. a Roma nel III secolo a.C., e la sua
importanza spiega perch nel 31 a.C., Ottaviano, vincitore di Antonio e Cleopatra, adotti delle
misure per controllarne la produzione e assicurare il regolare approvvigionamento della
capitale dellImpero. Sappiamo che a Roma esisteranno ben 8 categorie di papiro, distinte in
base alla qualit del supporto, che poteva andare dal papiro di variet augusta, destinato ai
manoscritti pi lussuosi, a quello di variet emporetica (degli empori), per gli imballaggi. A
partire dallantichit egizia, si scrive comunemente con calamo, ma il prezzo elevato del papiro
fa s che gli scritti pi svariati siano tracciati su supporti eterogenei, come le tavolette di legno
o di terracotta, di argilla o di cera, per le quali si usa uno stilo.


Copiare
Nellantichit greco-romana, di solito lautore non scrive personalmente, ma detta a un
segretario. Questi mette il testo in brutta copia, spesso su una tavoletta di cera, oppure su un
foglietto di papiro o di pergamena con un calamo, per poi trascriverlo in bella copia su una
schedula (foglio), la quale serve infine alla revisione. Una pratica che proseguir fino al
Medioevo, generando anche la tecnica della stenografia, con vere e proprio scuole per
stenografi.

Leggere
E chiaro che la forma del volumen obbliga a una pratica di lettura complessa: occorre
srotolare (explicare) e arrotolare nello stesso tempo, cosa che impedisce, per esempio, di
lavorare contemporaneamente su pi rotoli, o di prendere appunti, e che obbliga inoltre a una
lettura consecutiva, rendendo impossibile la semplice consultazione. La lettura del volumen
pu essere considerata, in via di principio, non troppo dissimile dalla lettura al computer, dove
lo schermo corrisponde al passaggio del testo srotolato davanti agli occhi del lettore. La
scrittura fatta dapprima da linee lunghe nel senso della larghezza, da un margine allaltro del
foglio, tenendo il rotolus (o volumen) verticalmente.
I Volumnia sono in genere arrotolati allinterno di giare di ceramica, oppure in panieri, in
scatole o bauli, oppure, se si tratta di biblioteche, vengono sistemati allinterno di casellari o
armadi. Il titolo riportato su unetichetta applicata allestremit del rotolus. Il termine
biblioteca (bibliotke) viene riferito inizialmente al mobile che contiene libri, poi, per
estensione, al locale dove questi ultimi sono depositati. La mole del rotulus, che pu superare i
10 metri, e pesare fino 20-25 Kg, pu causare particolari difficolt di maneggiamento.


La produzione e la diffusione libraria nellImpero romano

Bisogna anzitutto sottolineare la grandissima importanza, per la storia intellettuale e artistica
di Roma, dellassimilazione della cultura greca, se non addirittura, per molti aspetti, di quella
che una vera e propria ellenizzazione dellImpero romano. I greci dominavano il mar Egeo e
la parte pi importante del Mediterraneo orientale e centrale, e limpero alessandrino
conferisce alla cultura greca una dimensione di fatto universale. A partire dal III secolo a.C.
lespansione romana si scontra in modo crescente con le postazioni greche, prima in Italia
meridionale, poi nella Grecia continentale, quindi nelle isole dellAsia minore (vicine alle coste
turche) e in fine di quasi tutto lantico impero alessandrino. A Roma i ceti sociali superiori sono
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permeati sempre pi dal pensiero e dai modi di vita ellenistici: nulla di strano, dunque, che il
modello greco sia pervaso nei due ambiti della scrittura e del libro.

Pubblicare

A Roma la scrittura e la diffusione libraria sono legate alla cosa pubblica. Il testo una volta
redatto, passa nel circuito pubblico, ma secondo protocolli differenti. La diffusione pu avvenire
innanzitutto attraverso la lettura orale, eseguita dallautore o da un rappresentante al cospetto
della cerchia di amici e conoscenti in una sala di lettura, se non addirittura in un teatro. []

La distribuzione dei testi, quella che noi oggi chiameremmo pubblicazione, a Roma avveniva in
due modi diversi, il vocabolario distingue fra due azioni: edere significa far circolare un
prodotto letterario senza cercare di diffonderlo ampiamente, al contrario invece di publicare,
che descrive il processo attraverso il quale il testo viene espressamente reso pubblico.

Vendere
Se lo scambio di servizi e il dono di libri rientrano in una forma di socialit gratuita fra cittadini
molto agiati e colti, il commercio librario si colloca invece in un contesto completamente
diverso e risponde a funzioni del tutto differenti. Nella Roma repubblicana, e in minor misura
imperiale, i librai mirano di solito a diffondere il libro nei ceti sociali pi poveri. La situazione si
modifica a partire dal principato di Augusto, quando una nuova classe dirigente pi attenta alle
belle lettere sostituisce la vecchia classe senatoriale: il passaggio dalla Repubblica allImpero
marca il passaggio dalla citt allo Stato, traducendosi in una trasformazione delle funzioni e
degli atti pubblici. Assistiamo allascesa del mecenatismo e del patronato, che presuppongono
logiche di diffusione del libro del tutto diverse da quelle dellattivit libraria commerciale. Ma
nello stesso tempo botteghe librarie e laboratori di copisti vanno diffondendosi a Roma e nelle
principali citt di provincia. Qui troviamo dunque librai che diffondono la letteratura coeva
greca e latina. E tanta la curiosit del pubblico che Augusto proibisce la distribuzione nelle
biblioteche romane di alcuni scritti falsamente attribuiti a Cesare. Possiamo affermare che la
diffusione della cultura scritta sia favorita dal fatto che lalfabetizzazione verosimilmente
piuttosto avanzata nelle grandi citt, a cominciare da Roma: ci confermato delle numerose
iscrizioni e dai graffiti sugli edifici antichi. I librarii sono specializzati nelledizione e nel
commercio dei libri: il termine librarius indica tanto il copista (che solitamente lavora su
ordinazione o vende alloccorrenza il manoscritto copiato) quanto il libraio vero e proprio. A
Roma, ma anche ad Atene e ad Alessandria, i librarii pi importanti sono ormai degli
imprenditori che impiegano dei copisti (remunerati o schiavi) organizzati in laboratori, sotto
lautorit di un responsabile che controlla il lavoro e verifica la qualit della copia. Le copie
provenienti da questo tipo di officine sono spesso considerate particolarmente scadenti.
Lintervento di uno o pi intermediari fra lautore e il pubblico introduce nuovi problemi rispetto
allidentit e allo statuto dellautore, allesattezza del testo, quando non addirittura rispetto alla
volont di vedere questultimo diffuso.

Gli errori
Segretari e scribi fanno certo errori dinterpretazione e di copiatura, ma possono anche
sopprimere quei passaggi giudicati meno interessanti, o al contrario, inserire aggiunte e
correzioni e persino diffondere il testo senza lautorizzazione dellautore. La pratica del falso
compare anchessa molto presto, dal momento che testi apocrifi (cio falsamente attribuiti a
un autore) si trovano gi nella tradizione ebraica. La identificazione del falso sovente
difficoltosa e il numero di documenti anonimi o di false attribuzioni molto alto. Questi
problemi sono tanto pi gravi allepoca del cristianesimo primitivo, quando la Chiesa cristiana
ha come compito prioritario quello di fissare la sua dottrina, il suo corpus di testi canonici e la
sua organizzazione. In via generale gli autori non sono quasi mai retribuiti (non esisteva
alcuna forma di tutela dellopera intellettuale, come il copyright, venuto soltanto circa 2
millenni dopo e con una tecnica completamente diversa: la stampa), tranne gli autori di opere
teatrali, spesso acquistate direttamente dalle amministrazioni urbane. Siamo in unepoca dove
la scrittura ha scopi anzitutto politici e non commerciali.

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La biblioteca di Alessandria
Luso dello scritto relativamente diffuso nel mondo dellantichit classica per la gestione e
lamministrazione, ma anche per la letteratura, la corrispondenza e cos via. Conosciamo
lesistenza di biblioteche ad Atene e nella maggior parte delle citt greche, soprattutto in epoca
ellenistica. Ma la pi importante, un vero e proprio archivio storico della cultura antica, quella
di Alessandria, risalente allinizio dellepoca ellenistica. Alessandro Magno, che era stato allievo
di Aristotele, muore allimprovviso allet di 33 anni, nel 323 a.C., a Babilonia; il suo impero, di
tipo ellenistico, si estende dalla Macedonia e dalla Grecia, fino alle rive dellIndo, allAsia
centrale (Samarcanda) e allEgitto. In questepoca Atene resta preminente nel campo della
filosofia, ma il peso politico e le istituzioni culturali di Alessandria le conferiscono la supremazia
in tutti gli altri campi del sapere. Tolomeo I (323-280 a.C.) lideatore del progetto, che
comprende linsegnamento, lo studio e la fondazione di una biblioteca che raccolga tutte le
opere disponibili nel mondo antico; il suo successore, Tolomeo II Filadelfo (280-247) realizza
metodicamente il programma. Demetrio Falareo, il tiranno di Atene cacciato nel 306, trova
rifugio ad Alessandria: la sua presenza segna simbolicamente il trasferimento egiziano della
capitale culturale greca. Egli partecipa attivamente alla costruzione del Museo (dimora delle
Muse). Questo, ospitato nellala del palazzo reale, funziona grazie allappoggio finanziario dei
sovrani e fa ben presto di Alessandria la capitale universale del sapere. Si stima che gi
nellepoca di Tolomeo II, la biblioteca conservasse 500.000 volumi. Il geografo Strabone visita
la citt nel 24 a.C. e ne descrive il Museo, costituito dal colonnato, dalla biblioteca
propriamente detta e da un collegio che accoglie letterati, studiosi e scienziati.
Lobiettivo della biblioteca di assicurar la conservazione dei testi e favorire lattivit
intellettuale, ma forse anche di promuovere la cultura greca in un mondo nel quale convivono
fianco a fianco numerose civilt, di raccogliere le tradizioni straniere e di contribuire insomma
alla gloria del sovrano. Limmensa ricchezza dei fondi, comprendenti fra laltro gli scritti di
Aristotele, Eschilo, Sofocle, Euripide e molti altri ancora offriva uno straordinario ambiente di
lavoro nel campo filologico, letterario e scientifico, cosicch un numero elevatissimo di testi
dellantichit ci pervenuto nella forma loro conferita dai lavori di critica e di edizione del testo
realizzati ad Alessandria. Sul piano scientifico ricordiamo solo che Euclide ha molto
probabilmente insegnato qui, che Archimede ha visitato la citt e che Eratostene vi ha
calcolato la misura della circonferenza terrestre.

Il Codex
E assai sorprendente osservare come gli anni oscuri della bassa antichit siano proprio gli
stessi in cui appare, oltre alla minuscola (lettere minuscole), una forma materiale del tutto
nuova, una forma destinata a grandissimi sviluppi: il codex, il libro piegato e rilegato, il cui
supporto oramai la pergamena ( difficile infatti creare un codex con il papiro). Il codex
originariamente una tavoletta di legno (dal latino caudex), e poi, per estensione, un gruppo di
tavolette legate assieme, sulle quali sono riportati dei conti o altri documenti privi di valore
intrinseco. Scoperto nella regione egiziana del Fayoum, il quaderno di Teodoro ne un
esempio davvero straordinario, sebbene relativamente tardo (circa VI sec. D.C.), un insieme
di 10 tavolette ricoperte di cera, tenute assieme con dei lacci di cuoio e protetta da 2 piatti di
legatura. Il testo verosimilmente il lavoro di uno scolaro del VI sec d.C.
Il Codex non riesce affatto ad imporsi nella Roma imperiale, dove il libro resta sempre un
volumen su papiro, mentre la pergamena e il codex sono utilizzati per lavori pi veloci e pi
brevi, come appunti o minute. La diffusione generalizzata del codex databile tra il III e il IV
secolo d.C. E in realt il codex il supporto per eccellenza della cultura cristiana, mentre il
volumen legato alla cultura antica, cio spiega anche il notevole ritardo con cui il codex verr
adottato dagli ebrei, appena nel VIII secolo. Per la sua realizzazione, la pelle (normalmente
pelle di montone) viene preparata per servire da supporto scrittorio e poi, una volta trascritto il
testo, essa viene piegata una o due volte, formando un fascicolo (linsieme delle pagine
formate da un unico foglio). I fascicoli, disposti luno dopo laltro, sono poi cuciti assieme e
raccolti in una rilegatura: questo il libro, nella forma che ci familiare ancora oggi. Fra i
principali vantaggi della pergamena rispetto al papiro notiamo la possibilit di utilizzare
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entrambi i lati, mentre al contrario pi difficile arrotolarla. Con il codex anche la rilegatura si
evolve, i primi esemplari noti sono egiziani: i fascicoli sono cuciti tra loro e fissati ai piatti della
legatura, i quali sono costituiti da due tavolette di legno. La tecnica di cucitura in Occidente
molto variabile, ma essa si basa di solito sul tipo a due gigliate di filo.
Linvenzione del codex assolutamente fondamentale per il posteriore progresso della civilt
scritta, dal momento che essa apre la via a tutti gli sviluppi successivi del lavoro intellettuale
su documenti scritti. Il codex diviso in elementi uguali ed adatto perci alla consultazione
parziale. Al codex possibile aggiungere altres un sistema di riferimento che renda pi facile
la consultazione: la cartulazione o foliazione, ossia la numerazione delle pagine. Dal punto di
vista dellutilizzo immediato, possibile consultare il codex prendendo degli appunti, il che
permette di abbandonare la pratica della lettura orale, per privilegiare invece il lavoro
silenzioso e individuale. La lettura orale un tipo di lettura molto frequente nellepoca del
volumen, ossia una lettura ad alta voce, mormorata o semplicemente accompagnata dal
movimento delle labbra. Il codex disposto orizzontalmente su tavolette,mentre il dorso o il
taglio del libro riportano il titolo, facilitandone cos il ritrovamento e lidentificazione. La
combinazione del codex e della minuscola (lettere minuscole) d dunque vita a uno strumento
intellettuale di estrema potenza, mai conosciuto prima di allora. Ci nonostante, queste
modificazioni rimangono per lunghi secoli allo stato di mere potenzialit. Le straordinarie
possibilit offerte dal codex saranno comprese e sfruttate appieno solo nel XVI secolo, due
generazioni dopo linvenzione della stampa a caratteri mobili di Gutemberg. La logica sottesa al
codex include il duplice aspetto della produzione di massa dei documenti e dello sviluppo di
sistemi di riferimento bibliografico, e avr piena realizzazione solo con la moltiplicazione dei
libri resa possibile dalla stampa.
Il codex il principale supporto della cultura scritta occidentale da quasi 2 millenni, ma la
dissonanza fra la generale situazione catastrofica del IV secolo d.C. in Occidente (cio la fine
dellepoca classica e linizio del Medio Evo) e quella formidabile invenzione che stata il codex
ha per noi qualcosa di sbalorditivo. Tale crisi assume innanzitutto laspetto di una crisi
demografica, con effetti distruttivi su tutto linsieme della societ. La popolazione diminuisce in
misura sensibilissima, come testimonia la contrazione delle superfici urbane racchiusa nelle
nuove mura. Si pensi ad esempio che la Roma imperiale nel suo massimo splendore contava
pi di 1 milione di abitanti, mentre la Roma del basso Medio Evo non superava i cinquantamila
abitanti.
Pu darsi che in unepoca di crisi si sia quindi cercato un metodo di fabbricazione che
permettesse di archiviare pi informazioni (cio pi testo) a un costo inferiore, com appunto
il caso del codex. Se dunque certo che la diffusione generalizzata del codex deve essere
direttamente collegata con la trionfale espansione del cristianesimo nel mondo latino,
dobbiamo per ammettere che, in definitiva, non abbiamo una spiegazione pienamente
soddisfacente che renda conto della nascita del codex.

Una nuova pratica di lettura. E un nuovo modo di scrivere

In via di principio, il passaggio dal volumen al codex piegato e rilegato apre profonde
possibilit di cambiamento nel campo della lettura. I manoscritti dellantichit e dellalto
Medioevo si presentano sottoforma di scriptio continua, ossia una scrittura che non stacca le
parole fra di loro e non ricorre mai alla punteggiatura n alla suddivisione in paragrafi. La
scriptio continua impone di fatto la lettura orale: e ci sia a livello individuale, sia per un
gruppo di uditori sia, infine, attraverso la lettura di uno schiavo segretario. Possiamo
legittimamente pensare che la disposizione del testo sia andata migliorando, dopo lVIII secolo,
grazie agli apporti dei popoli barbari. Nel caso dei Carolingi si tratta di far propria una cultura
latina diventata ormai irrimediabilmente estranea, tracciando un legame diretto con quella
tradizione imperiale che essi erano intenzionati a far rivivere. La lingua degli scambi orali ,
sino al VII secolo, il basso latino ma, a partire dallVIII secolo, la tendenza verso le lingue
romanze o germaniche diviene tanto pi sensibile quanto pi ci si sposta verso nord. Nasce
cos gradatamente una lingua che non pi il latino, bens la lingua volgare progenitrice del
francese o del tedesco. Dunque si in pratica costretti a esaminare questultime per tradurle in
latino: da qui la riforma della scrittura (che sfocer nella minuscola carolingia) nonch una
disposizione del testo molto chiara e semplificata. I copisti adottano allora tutta una serie di
nuove tecniche, che permettono la messa a fuoco del testo attraverso dispositivi formali che ne
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facilitano la lettura e la comprensione: le parole vengono separate le une dalle altre,luso delle
maiuscole relativamente normalizzato e, soprattutto, lanalisi logica rivelatasi ormai
necessaria facilitata dalluso di specifici segni di punteggiatura. Lunica divisione interna al
testo stesso resta quella, eventuale, dei libri (es.Libro I, Libro II, ecc.), non ci sono pi i
capitoli. Inoltre la sempre maggiore precisione della disposizione del testo facilita in via di
principio la lettura silenziosa che si potuta sviluppare negli ambienti pi aperti al libro


La carta

Inventata in Cina nel I secolo d.C. (le pi antiche ritrovate risalgono al III secolo d.C.) e
trasmessa grazie alle civilt dellAsia centrale (Samarcanda V sec.), dellIndia (VI sec.) e del
mondo Arabo (Baghdad 793 d.C.), la carta giunge finalmente in Sicilia attorno alla fine dellXI
secolo e nel XII secolo a Genova. La materia prima, la cellulosa, ricavata dagli stracci e, nel
XIII secolo, da tela di lino e canapa, non pi dalla lana. Si procede in primo luogo alla
macerazione, poi una ruota idraulica che aziona dei magli riduce il tutto allo stato filamentoso:
si ottiene cos la pasta di carta. Questultima viene versata in un tino dacqua calda, dove
loperaio immerge la forma, ossia un telaio di legno munito di un setaccio che filtra lacqua. Il
foglio viene quindi deposto sullo stenditoio e asciugato in varie operazioni successive,
incollato, satinato e lisciato. La carte quindi pronta per essere utilizzata. Essa viene contata
in pachi (25 fogli) e risme (500 fogli, ossia 20 pacchi). Il foglio di carta si presenta come un
rettangolo dalle dimensioni variabili, nel Medioevo la misura medio del foglio di 30x42 cm. Il
primo mulino europeo per la fabbricazione della carta quello costruito dagli arabi in Spagna,
presso Valencia, nel 1150. Nel XIII secolo nelle cartiere di Fabriano, in Italia, compaiono
alcune innovazioni fondamentali, quali lutilizzo di magli idraulici, dei telai di ottone, della
collatura con gelatina animale nonch luso generalizzato della filigrana nel reticolo del telaio.
La carta un supporto scrittorio pi economico (anche 10 volte meno caro) pu venire
prodotta pi velocemente nonch in quantit molto maggiore rispetto alla pergamena, e si
riveler ben pi adatta di questultima alle applicazioni della tecnica tipografica. Essa trionfa in
Occidente nel corso del XIV secolo per tutti i lavori correnti di scrittura e, in parte, per la
produzione di libri manoscritti.

















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MEDIOEVO E RINASCIMENTO
La situazione culturale prima dell'invenzione: tardo Medioevo e Rinascimento
"Le condizioni dominanti presso le librerie dell'antica Roma, nella biblioteca di Alessandria, o in
alcuni monasteri e citt universitarie medievali, resero possibile alle lite colte sviluppare una
cultura libresca relativamente sofisticata. Tuttavia tutte le collezioni di libri erano soggette a
contrazione e tutti i testi manoscritti erano destinati, dopo essere stati copiati, a deteriorarsi
nel corso del tempo. Inoltre, al di fuori di alcuni particolari centri transitori, il tessuto della
cultura degli amanuensi ere tanto sottile che anche le lite colte facevano affidamento sulla
trasmissione orale. Nella misura in cui era la dettatura a dirigere la copiatura negli scriptoria e
le composizioni erano pubblicate leggendole ad alta voce, anche la cultura dei libri era
governata dalla parola parlata, producendo un'ibrida cultura mezzo orale e mezzo scritta, che
oggi non trova un parallelo preciso. Cosa significasse esattamente la pubblicazione prima della
stampa o quali messaggi venissero trasmessi nell'et degli amanuensi sono domande cui non
si pu dare una risposta sempre valida.""Non esistono un libraio, un amanuense e neppure
un manoscritto tipo". (Elisabeth Eisestein, Le rivoluzioni del libro, op.cit. pag. 21,22)

Con queste parole, Elisabeth Eisestein, nelle prime pagine del saggio Le rivoluzioni del libro,
descrive le differenze peculiari tra la cultura tipografica e la cultura chirografica o amanuense.
Differenze molto importanti e, a suo dire, troppo poco sottolineate dagli studi storici. Difatti,
uno degli argomenti centrali del libro, l'accusa agli storici di aver trascurato una questione
fondamentale, e cio tutta quella gran massa di implicazioni sui cambiamenti cognitivi e di
stile, o sui modi di comunicare la conoscenza, proprie del passaggio dalla cultura chirografica
alla cultura tipografica. Il primo capitolo dell'opera della Eisestein s'intitola appunto La
rivoluzione inavvertita. Pochi, a suo giudizio, hanno sottolineato e posto delle relazioni di
causa tra l'avvento della stampa e le grandi scoperte e rivoluzioni scientifiche prodottesi a
partire da tale avvento.

Cos come l'invenzione dell'alfabeto vocalico, e l'abbandono della cultura orale, sono stati
fattori per lungo tempo omessi, tra le cause della nascita della filosofia, ugualmente ci
troviamo di fronte a una mancanza di studi sulle connessioni tra l'invenzione della stampa e la
nascita dell'era moderna. Pare quindi che la nostra storia occidentale, prodottasi a partire dalle
trasformazioni sui modi e mezzi della trasmissione della conoscenza, abbia da sempre
tralasciato uno degli aspetti principali: la tecnologia del linguaggio come strumento d'analisi e
veicolo della conoscenza tra gli uomini.
La situazione del libro nel tardo Medioevo e nel Rinascimento era di isolamento. Ci sono due
linee da seguire per comprendere tale situazione: i processi adibiti alla Produzione del
manoscritto e i mezzi e i modi della sua Distribuzione e reperibilit.
I processi di Produzione e Distribuzione del manoscritto nel Medioevo
(Elisabeth Eisestein, Le rivoluzioni del libro, op.cit. pag 92)

Il francescano del Duecento San Bonaventura diceva che esistono quattro modi di fare i libri:

1. scrivendo opere altrui, senza cambiare nulla. Lo Scriptor (amanuense)
2. scrivendo opere altrui con aggiunte non sue. Il Compilator
3. scrivendo opere altrui e commentandole. Il Commentator
4. scrivendo opere proprie e aggiungendo opere altrui. L'Auctor

Questo elenco incompleto, dove viene omessa la composizione pienamente originale, ci mostra
come la produzione libraria nel tardo Medioevo era fortemente sbilanciata verso la tradizione e
la sua continua copiatura, e molto poco rivolta verso la creazione originale. Anche se del
tutto falsa la visione della cultura medievale intesa come continua replica del passato e della
tradizione, e anche se sono attestati importanti contributi dati dagli studiosi medievali a diversi
delle Arti Liberali (nella logica, nella geometria, nella musica), va comunque tenuto in
considerazione che per tutto il Medioevo la trasmissione della conoscenza era nelle mani della
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Le 7 arti liberali medievali:

Quadrivio: aritmetica, geometria, musica, astronomia
Trivio: grammatica , retorica e dialettica

Chiesa. Il modello del monastero chiuso al mondo esterno, garant da un lato la protezione del
manoscritto nei confronti dei grandi sconvolgimenti politici e sociali tipici di quest'epoca,
dall'altro lato tuttavia produsse una vita culturale pressoch statica e rivolta sulla continua
riproduzione del passato. Preoccupata di pi a custodire la conoscenza che non a innovarla. Un
tale atteggiamento, non scordiamocelo, fu naturalmente causato da implicazioni contingenti,
quali guerre, invasioni, carestie, povert, epidemie, organizzazione politica degli Stati,
frammentazioni sociali. E soprattutto il grande e contraddittorio conflitto con l'Islam. Tutte
caratteristiche tipiche del Medioevo. Tali condizioni storiche crearono un analfabetismo
pressoch totale, che dur per molti secoli. Gli alfabetizzati erano una percentuale
inconsistente, vivevano nei
monasteri e pi che altro la
loro opera s'incentrava sulla
copiatura della tradizione,
negli scriptoria, il luogo adibito
al lavoro degli amanuensi.

In una situazione del genere facile comprendere come la distribuzione del libro e della
conoscenza si fosse atrofizzata entro strutture chiuse e controllate direttamente dalla Chiesa.
L'unidirezionalit impartita alla conoscenza ebbe un effetto censoreo che variava a seconda del
periodo e della geografia politica del potere temporale. Ma nel complesso, nel Medioevo, la
trasmissione della conoscenza umana si mosse all'interno di un'unica grande visione del
mondo: quella cristiana dei Padri e dei Dottori della Chiesa.

Nel Rinascimento la situazione mut in favore di una maggiore apertura del sapere.
Lentamente e secondo il particolare contesto politico, sorsero centri laici di Produzione libraria:
in Italia ad esempio nacquero i cosiddetti cartolai laici, centri di produzione gestiti da personale
non clericale. Centri universitari come Oxford, Parigi, Padova e Bologna aprirono le porte a
studiosi laici, vi fu un rifiorire di studi, grazie anche alle preziose opere antiche provenienti
dalle biblioteche del vicino Oriente. Un esempio tipico fu la riscoperta dell'opera di Platone,
pressoch sconosciuta a tuta la cultura medievale. L'opera di traduzione dal greco (lingua
divenuta quasi sconosciuta) al latino fu commissionata da Cosimo de' Medici a Marsilio Ficino,
tra il 1450 e il 1500. Per tutto il Rinascimento la produzione libraria aument
quantitativamente, specialmente per quanto riguarda le opere originali.

Tuttavia non bisogna fare l'errore di sovradimensionare i fatti rinascimentali, se vero e
accertato che la produzione libraria manoscritta aument, essa rimase comunque sempre
all'interno della cultura amanuense, il cui pi grosso limite era costituito da questi fattori:

la difficile reperibilit dei testi
la non controllabilit dei contenuti
l'alto grado di deterioramento dei materiali

Immaginatevi un uomo rinascimentale, un uomo dotto che ha studiato all'universit. Che cosa
potrebbe conoscere quest'uomo? Qual il tipo di sapere che possiede ? In altre parole: dove
ha potuto reperire le informazioni scritte del proprio bagaglio culturale ? La risposta unica:
nella biblioteca della propria universit e da nessuna altra parte.
La cultura chirografica fonda la propria tipicit su di un bene raro e accessibile a pochi: il
manoscritto. Un bene raro di cui non possibile controllarne l'esattezza, gli errori, le omissioni,
le idiosincrasie a cui, per forza di cose, soggetto. Come fa a sapere quest'uomo che il libro
letto nella biblioteca dell'universit di Bologna riporti le medesime informazioni, dell'apparente
simile libro in giacenza nella biblioteca di Parigi o in quella di Oxford o in altri luoghi ? Non lo
pu sapere, perch in una cultura chirografica non esiste un controllo centrale delle
informazioni e contemporaneamente si affida ad una tecnica di produzione, la copiatura,
soggetta per definizione a innumerevoli problemi di esattezza e precisione.
L'avvento della stampa cambi radicalmente le condizioni della produzione e della distribuzione
del libro, ovvero della trasmissione delle informazioni e dei modi dell'apprendimento.


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L'AVVENTO DELLA STAMPA A CARATTERI MOBILI









Intorno al 1450, a Magonza, nelle officine
Gutemberg, avvenne per la prima volta nella
storia dell'Occidente quel cambiamento che, secondo l'ipotesi che stiamo seguendo, contribu a
condurre l'Europa verso l'epoca Moderna. Stiamo parlando di una delle principali tecnologie
della storia occidentale: la stampa a caratteri mobili, denominata allepoca della sua
invenzione: ars artificialiter scribendi, larte di scrivere artificialmente.
Vediamo innanzitutto cosera e in cosa consisteva, da un punto di vista pratico, questarte.
Gli elementi della produzione dei libri sono: 1) il carattere, 2) la carta, 3) linchiostro, 4) il
torchio, utilizzati nel seguente ordine: si fondeva del piombo dentro le cosiddette matrici,
previamente preparate da esperti incisori di caratteri. Dalle matrici si ricavavano le lettere
dell'alfabeto fatte appunto di caratteri di piombo a s stanti (mobili) e combinabili all'infinito.
Quindi si combinavano tali caratteri seguendo una per una le lettere del manoscritto, fino a
riempire lo spazio della pagina (paginazione), si fissava successivamente dell'inchiostro sulla
superficie dei caratteri e li si imprimeva con forza, tramite il torchio, sopra la superficie di un
foglio di carta.
Questa invenzione diede il vantaggio di poter creare innumerevoli copie identiche a partire da
un'unica matrice. Un vantaggio incommensurabilmente maggiore rispetto alla copiatura. E gli
effetti dell'invenzione si fecero sentire immediatamente, almeno per quel che riguarda la mera
produzione di testi. Il primo libro della storia ad essere stampato con caratteri mobili fu la
Bibbia, la celebre B42, dove 42 sta per il numero di righe stampate per ciascuna pagina.
Vedremo brevemente l'interessante storia della nascita e della crescita delle stamperie in
Europa, dalle tecniche di produzione, alla nascita dei principali caratteri tipografici, dai
problemi degli stili, alle dinamiche di vendita e commercializzazione dei libri.
E poi ci concentreremo sulle implicazioni che l'invenzione ebbe sul piano della crescita
conoscitiva e delle trasformazioni che questa ebbe sull'evoluzione culturale.
Ars Artificialiter Scribendi
(Braida, 2000)

Dal suo esordio, nelle officine Gutemberg, la stampa si diffuse in breve tempo in tutta Europa,
non senza causare diffidenza e innescare pregiudizi, scribi, miniaturisti e cartolai videro nel
nuovo modo di produzione del libro una minaccia per il loro futuro. Mentre i copisti che si
Lo studio delle lettere debitore di una
energica fonte di luce a quella nuova
specie di librai, spuntati fuori dalla
Germania come da un cavallo di Troia per
poi diffondersi in ogni angolo del mondo
civilizzato. Si racconta un po ovunque che
proprio nei dintorni di Magonza viveva quel
Johann detto Gutemberg, il quale invent
per primo larte della stampa, grazie alla
quale, senza uso n di calamo, n di
penna, ma per mezzo di semplici caratteri
metallici, i libri sono fabbricati in modo
rapido, corretto ed elegante. Linvenzione
di Gutemberg ci ha dato dei caratteri per
mezzo dei quali tutto ci che pensiamo o
diciamo pu essere immediatamente
scritto, riscritto e tramandato alla
posterit.

Guillaume Fichet, 1471

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adeguarono alla nuova tecnologia, in effetti furono relativamente pochi. Tuttavia nonostante le
comprensibili diffidenze, nel corso di un decennio la stampa guadagn terreno e, dalla citt
renana che laveva vista nascere, si estese con uno sviluppo senza sosta.
Fino ai primi anni del 500, cio nellet degli incunaboli (si chiama cos il periodo che va dal
1450 al 1500), la stampa si diffuse molto rapidamente soprattutto in Germania e in Italia. Le
stime pi recenti hanno calcolato che nel 1450 esistevano in Europa tra i 200 e i 300
mila codici manoscritti trasmessi da un secolo allaltro, e che nel 1500, a soli
cinquantanni dallinvenzione di Gutemberg erano gi stati messi in circolazione tra i
dieci e i venti milioni di esemplari di libri stampati. Il primato della produzione degli
incunaboli, complessivamente stimata tra le 27.000 e le 35.000 edizioni con una tiratura media
variante tra le 250 e le 500 copie, secondo dati recenti spetterebbe allItalia, da cui
proverrebbe circa il 40% della produzione totale. Seguono la Germania con il 31%, la Francia
con il 16% e poi via via tutti gli altri maggiori paesi europei.
Se la diffusione delle tipografie si estese a macchia dolio nel corso di pochi decenni, ci non
port con s la fine della produzione dei libri manoscritti. Almeno non da subito. I due sistemi
produttivi convissero per qualche decennio, sia perch alcune professioni legate al mondo del
manoscritto, in modo particolare quella dei miniaturisti, rubricatori e cartolai, furono coinvolte
nel processo produttivo e di distribuzione del libro a stampa, sia perch la produzione libraria a
mano continu per tutto il 400 e per buona parte del 500 sotto varie forme. Il codice di lusso
di tipo letterario ad esempio, commissionato il pi delle volte dallautore stesso a grandi
maestri di scrittura, rappresentava un esemplare unico dedicato e offerto in dono a un
importante signore (che spesso ne finanziava e sponsorizzava il lavoro), il quale sovente
anticipava di poco la prima edizione a stampa dellopera.

Il periodo degli incunabili 1450-1500

La progressiva sostituzione del rotolo (volumen) con il codex, avvenuto tra il II e il IV secolo
d.C., aveva trasformato notevolmente la struttura del libro, non cos avvenne invece con
lavvento della tecnologia gutemberghiana, la stampa infatti non cre un prodotto dalla forma
nuova: il libro continuava ad avere la struttura del codex, anche se era il frutto di una tecnica
completamente diversa da quella utilizzata dai copisti. Dai codici manoscritti la stampa
riprendeva sia le caratteristiche di organizzazione del testo e delle immagini sia le
caratteristiche materiali. Nel 1457 venne introdotto il primo colophon in un libro a stampa:
lindicazione cio, posta alla fine del testo, della data di pubblicazione, del luogo e del nome
dello stampatore. Ma naturalmente ci non significa che dal quel momento in poi tutti gli
stampatori seguissero questa pratica, anzi molti di loro per alcuni anni continuarono a
omettere il luogo e lanno di stampa, unassenza che rende difficile lidentificazione di molte
edizioni. Il primo frontespizio apparve a Venezia nel 1476, ma anche in questo caso non
bisogna pensare che il frontespizio fosse definito una volta per tutte. Per alcuni anni la
tendenza fu quella di formulare titoli brevi e senza indicare il nome dellautore, ma
successivamente il titolo si allung fino a divenire una sorta di riassunto dellopera. Anche i
caratteri rivelano la continuit con le scritture fino ad allora usate dai copisti, non a caso per i
primi tipografi cos come per i primi lettori, la bellezza dei caratteri tipografici risiedeva in
primo luogo nella leggibilit, nel fatto che sembrassero scritti con la penna e nella
corrispondenza tra il carattere usato e il tipo di testo. E se per la pubblicazione delle opere dei
classici e degli umanisti i prototipografi utilizzavano il carattere romano riproducendo la littera
antiqua, per le opere di argomento religioso, teologico e giuridico imitavano la scrittura gotica
facendo uso di un carattere che ne riprendeva le peculiarit.
Anche per quanto riguarda la scelta del formato, gli stampatori fecero riferimento ai modelli di
libri manoscritti che circolavano nel XV secolo. Si trattava di una tipologia piuttosto ricca, che
variava a seconda dellambiente culturale da cui era prodotta non solo per la scrittura, ma
anche per il formato, limpaginazione, la marginatura e lornamentazione. Tra i libri manoscritti
tre erano i principali modelli: 1) il libro scolastico o da banco, nato in ambiente universitario tra
il XII e il XIII secolo e sopravvissuto nel secolo successivo, redatto in scrittura gotica e
caratterizzato dal grande formato. 2) Il libro umanistico, di formato medio, di scrittura e
ornamentazione ispirate ai modelli tardo-carolini (IX sec. D.C.), nato in e per ambienti
umanistici, e infine 3) il libro popolare prodotto in ambiente privato da scribi non professionisti,
ma occasionali o in centri scrittori religiosi culturalmente arretrati, e contenente opere volgari
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di diletto, di edificazione, di carattere tecnico-professionale, per lo pi su carta e di formato
piccolo e piuttosto rozzo nellornamentazione. Si pu dire che generalmente gli stampatori,
almeno agli inizi, si rifecero a questi modelli facendo in modo che a ogni tipologia di testo
corrispondessero precise caratteristiche materiali, in modo da non disorientare i lettori.
Nel complesso anche limpaginazione degli incunaboli detentrice nei confronti dei manoscritti:
basti pensare alla tendenza, nei grandi formati, a disporre il testo su due colonne o a inserirlo
nel centro della pagina, attorniato dal commento (glossa) con un carattere pi piccolo. Inoltre,
come nei manoscritti, anche nei primi libri a stampa le pagine non erano numerate. In un
primo tempo si diffuse labitudine a indicare il numero (solitamente in cifre romane) solo sul
recto di ogni carta. La paginazione, cio la numerazione di ogni lato della carta (recto e verso)
si afferm lentamente, il primo libro di questo tipo fu probabilmente prodotto a Venezia, dal
famoso stampatore Aldo Manuzio, solo nel 1499.

I nuovi generi

Se molte sono le caratteristiche comuni, indubbio per che il nuovo sistema di produzione
consentiva ci che il mondo che ruotava attorno al manoscritto non poteva permettere, e cio
la produzione, in tempo incomparabilmente pi breve rispetto alla produzione manoscritta, di
copie identiche di uno stesso testo, a un prezzo di gran lunga pi basso. [inserire citazione]
E proprio questi due elementi, la riproduzione simultanea di un gran numero di copie e la
diminuzione del prezzo del libro, sono quelli su cui anche i contemporanei insistevano
maggiormente, sottolineando che adesso i libri dei classici, in altri tempi acquistabili a stento
con cento monete doro, oggi si ottengono con venti e anche meno, per di pi ben confezionati
e non ricolmi di errori. Ma quali furono i libri che i primi tipografi pubblicarono nei primi
cinquantanni di stampa? Nel complesso si distinguono tre tipi di opere, che corrispondono in
larga misura, almeno nei primi decenni, alla tipologia del libro manoscritto di cui si parlato. Il
primo caratterizzato dalla pubblicazione di Bibbie, di libri teologici, filosofici e giuridici della
tradizione medievale; il secondo gruppo riguarda leditoria umanistica, intesa sia come opere di
umanisti contemporanei, sia come opere di autori classici risuscitati dagli umanisti stessi. Il
terzo rappresentato da libri di larga circolazione, di contenuto letterario, religioso e
scolastico. Il primo tipo rappresenta di gran lunga la porzione maggiore dellintera produzione
libraria, con il 77% del totale delle edizioni prodotte tra il 1450 e il 1500.



Economia e mercato del libro stampato. Nascita delle prime forme di diritto dautore

Intorno al 1470 ci fu la prima importante crisi del settore librario, una vera e propria
sovrapproduzione, soprattutto di edizioni di classici latini, che il mercato non era pi in grado
di assorbire. Si assistette al fallimento di numerosi editori e molte difficolt incontrarono anche
gli stampatori di Venezia (il centro di produzione libraria pi importante in Italia e tra i
maggiori dEuropa), che nel 1473 registrarono una diminuzione della produzione del 65%. Gli
stampatori si resero conto che il mercato non era pi in grado di assorbire limmensa quantit
di testi classici che ogni anno uscivano dai loro torchi: occorreva indirizzarsi su altri generi, e
se alcuni puntarono sulla specializzazione in libri giuridici, liturgici e teologici, altri si rivolsero
alla pubblicazione di opere in volgare per un pubblico socialmente elevato, con una certa
dimestichezza con la cultura scritta, ma non cos familiarizzato con il latino: come ad esempio
la piccola nobilt di campagna, il basso clero, gli artigiani, i mercanti e i negozianti. Gli
stampatori tedeschi seppero sfruttare per primi le potenzialit di questo tipo di libro, puntando
anche sulle illustrazioni, che potevano pi ancora del testo, contribuire al successo delle
edizioni.
Tra la fine del 400 e linizio del 500 il mercato del libro a stampa si era ormai consolidato, con
unorganizzazione che prevedeva spesso la collaborazione tra stampatori di citt diverse per
vincere la concorrenza dei colleghi della propria citt, o come nel caso della Spagna, per
Fronteggiare i grandi mercanti stranieri operanti nel paese. Anche le competenze e i mestieri
legati al mondo della stampa progredirono, e i libro cominci ad assumere un aspetto
materiale e unorganizzazione delle informazioni bibliografiche pi stabili, consolidando anche
alcune caratteristiche di disposizione del testo e delle illustrazioni che gli davano una
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fisionomia propria, che poco aveva ormai a che fare con i modelli manoscritti. Le informazioni
del frontespizio individuavano tre ruoli quasi sempre distinti: quello dellautore, quello del
dedicatario de libro e quello del libraio o dello stampatore, conferendo loro unevidenza grafica
e pubblicitaria quasi sconosciute nel mondo di produzione del manoscritto. In effetti in molte
edizioni tra la fine del 400 e linizio del 500 si pu cogliere, attraverso la la stabilizzazione del
frontespizio, una crescente evidenza del nome dellautore, non pi relegato nel colophon o
nascosto tra le righe della lettera dedicatoria, ma messo in risalto sin dalla prima pagina del
libro. E a contendersi lo spazio del frontespizio non c solo lautore e il mecenate, ma anche il
libraio e lo stampatore che gradualmente si fanno riconoscere attraverso il loro nome e la loro
marca. Anzi il sempre pi importante ruolo dello stampatore e del libraio-editore e la tendenza
a ripubblicare opere di successo senza chiedere il permesso agli autori, provocarono, fin
dallinizio del 500, la reazione di alcuni di loro, rivelando una tensione ricorrente nel mondo
delleditoria, almeno fino al riconoscimento del diritto dautore a partire dal XVIII secolo. A
Parigi nel 1504 un autore (Andr de la Vigne) intent una causa contro un libraio per aver
pubblicato, senza il suo consenso. Il tribunale di Parigi gli diede ragione conferendo allautore il
controllo sulla stampa e la distribuzione della sua opera per un anno.
Il rischio di vedere circolare una contraffazione a poco tempo dalla princeps (la prima edizione)
era piuttosto elevato se autori e stampatori cercarono con differenti mezzi di proteggere le loro
pubblicazioni. Non a caso sin dal XV secolo essi ricorsero un po ovunque in Europa alla patente
di privilegio, altrimenti detta privativa, ovvero a una sorta di monopolio commerciale che
consentiva allautore o allo stampatore il diritto esclusivo di stampa e di vendita di un nuovo
libro per un periodo di tempo determinato dalla patente stessa. Anche gli stampatori veneziani
facevano ampiamente ricorso alle privative. In molti casi si trattava di libri destinati alluso
scolastico e universitario, per molti dei quali si rilasciavano privative per lunghi periodi di
tempo, anche fimo a dieci anni. Solitamente colui che aveva il diritto di rilasciare patenti di
privilegio o privative era il sovrano in persona. Sin dalla fine del 400 il Papa aveva rilasciato,
oltre ai normali privilegi di stampa validi solo nellambito territoriale del suo Stato, anche
privilegi universali, usando la doppia chiave temporale e spirituale (il simbolo del Vaticano)
dal momento che questi, almeno teoricamente, avrebbero dovuto valere non solo sul territorio
del suo Stato ecclesiastico, ma ovunque sulla base della giurisdizione spirituale. Un altro caso
celebre fu quello di Ludovico Ariosto, che per proteggere il suo Orlando Furioso (1516) da
qualunque edizione pirata si assicur un privilegio dal Papa Leone X, uno dal re di Francia e
uno dalla Repubblica di Venezia. Se si fosse limitato ad uno solo di questi Stati, sarebbe stato
poco garantito dallampio numero di concorrenti dei paesi limitrofi.
Se nei primi anni decenni di stampa, fino alla fine del 400, il ricorso alla privativa appare
relativamente scarso, nel corso del 500. di fronte alla sempre maggiore competitivit tra uno
stampatore e laltro, essa diventer una pratica di ampio utilizzo, non soltanto da parte di
autori famosi e grandi stampatori, ma anche da parte di autori alle prime armi e di piccoli
librai-editori.


Trasformazioni culturali a partire dall'epoca della stampa
La Eisestein nel suo libro pone in diretta conseguenza l'invenzione di Gutemberg con la nascita
della scienza moderna (nel suo testo analizza anche gli effetti sulla religione cristiana, come la
rapidissima espansione del protestantesimo). L'autrice nordamericana impegnata in realt su
due fronti, da un lato evidenzia i punti di causa-effetto tra stampa e scienza moderna, che
suffraghino le proprie tesi, dall'altro pone l'accento sull'inspiegabile, a suo dire, cecit degli
studiosi e degli storici, che non si sono accorti di tale relazione.
E' vero che la nascita dell'epoca moderna non pu spiegarsi solo con la semplice invenzione
della stampa, ma pur vero che questa ha avuto in qualche modo delle influenze su
quest'epoca. Nostro compito quello di seguire queste influenze e cercare di comprenderne la
portata storica.
L'epoca della stampa nasce in un momento di grandi cambiamenti sociali e politici. Il tessuto
socio-politico medievale stava tramontando in tutta Europa. Le nuove scoperte geografiche
diedero impulso al commercio, allo scambio di merci, nacquero le grandi compagnie di
navigazione, la nuova visione rinascimentale dell'uomo, svincolato in parte dal peso della
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tradizione, s'impose come nuovo modello. Fiorirono nuovi stili di vita, in parte promossi dalla
rinascita della arti come la poesia, la pittura, la scultura e l'architettura.
Fu tutto un mondo di cose che cambi e la stampa fu uno dei centri di questo cambiamento.
Vi riporto qui sotto le parole della Eisestein su di un fatto abbastanza emblematico di questa
trasformazione: (Elisabeth Eisestein, Le rivoluzioni del libro, op.cit. pag. 141) "Dopo aver
analizzato la controversia sulla collocazione del Paradiso, che i contemporanei situavano in
luoghi tanto diversi come la Siria o il Polo Artico, lo stampatore cinquecentesco di carte
geografiche Ortelio stabil che non poteva essere un problema dei geografi: <Per Paradiso,
credo, si debba intendere la vita beata>".
Questo passo di per s poco importante, se paragonato ai grandi cambiamenti di questo
periodo, diventa per emblematico alla luce della direzione presa dal cambiamento. Con la
nascita vera e propria della distribuzione controllata delle informazioni e dalle conoscenze, si
viene a formare una classe di "uomini di lettere" trasversale rispetto ai vecchi campi del sapere
(trivio e quadrivio) e rispetto alla religione. Nasce lentamente la cultura laica, che nei secoli
successivi port dapprima alla Riforma protestante (1500) e alla nascita della scienza
moderna (1600) e alla definitiva separazione tra mondo religioso e mondo laico (1700-1900).
Naturalmente tutto ci non avvenne solo grazie alla stampa, ma tutto ci avvenne attraverso
la stampa. Questo innegabile. La stampa in quanto mezzo di trasmissione delle informazioni
ebbe un ruolo importante. Quando avviene un cambiamento del tipo descritto pi volte (Nodo)
occorre sempre valutare bene e comprendere a fondo le condizioni precedenti, su cui il
cambiamento si innesta.
Il "grande libro della natura"
Per comprendere l'enorme apporto della scienza moderna, concentreremo la nostra attenzione
sull'asse principale del cambiamento, quel campo di studi cio che, da Aristotele in poi fu
chiamato Fisica. In particolare, ci concentreremo sul ramo della fisica denominato cosmologia o
astronomia. Questo asse nasce con gli studi di Aristotele, passa per Tolomeo, approdando agli
albori della scienza moderna agli studi di Copernico, per poi definitivamente consolidarsi con
Keplero, Galilei e Newton. Su quest'asse, o percorso, la visione del rapporto tra l'uomo il
proprio universo molto mutata: dalla concezione aristotelico-tolemaica, che poneva la Terra
al centro del cosmo [geocentrismo], si passati alla concezione copernicana dell'universo, con
il sole al centro e la Terra come satellite [eliocentrismo].
Ovvero dall'uomo come centro dell'universo all'uomo come puntino infinitesimale nell'infinito
spazio siderale. Un cambiamento molto radicale.

La Scienza moderna si differenzia, rispetto alla scienza rinascimentale, secondo 2 tipicit
principali: la migliore fruizione di dati e la verifica empirica per la determinazione della verit.
Con migliore fruizione di dati si intende sostanzialmente la disponibilit di maggiori quantit di
informazioni e di una migliore qualit. Aspetti questi, conseguenti alla nascita della cultura
tipografica.
Ci che la Eisestein ha messo in chiara evidenza nei suoi studi la diretta connessione tra la
tipicit della cultura tipografica (migliore fruizione di dati) e la nascita della scienza moderna:
(Elisabeth Eisestein, Le rivoluzioni del libro, op.cit. pag. 201) "[] ritengo che
l'avvento della stampa dovrebbe essere messo in maggiore evidenza dagli storici della scienza
quando preparano la scena del crollo dell'astronomia tolemaica, dell'anatomia galenica o della
fisica aristotelica."
Stampa, scienza e network
La conoscenza qualcosa che per progredire ha bisogno di un network. Ovvero deve essere
condivisa tra gli uomini, altrimenti non produce alcun effetto duraturo.
Come poteva avvenire la riproduzione di quelle grandi quantit di informazioni
qualitativamente rilevanti (cio prive di una gestione degli errori) nella cultura chirografica?
Semplicemente non poteva avvenire.
Le scienze di osservazione, che hanno come particolarit la registrazione su supporti fissi di
grandi masse di informazioni, furono in tutte le et degli amanuensi continuamente
danneggiate dalle bassissime capacit di riproduzione delle informazioni.
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Se una scoperta di qualsivoglia natura non condivisa con un numero rilevante di uomini, tale
scoperta rester in latenza senza possibilit di apportare alcun contributo. Se la particolare
natura della scoperta si deve avvalere del supporto della scrittura per la registrazione dei dati,
finch tale supporto sar di tipo chirografico, la scoperta non potr contare n su una quantit
sufficiente di dati, n su di una qualit sufficiente.
L'elevato numero di copie di informazioni, relative a una medesima scoperta, e la distribuzione
di queste copie ad un pubblico numeroso ha creato il network di conoscenze condivise,
necessario alla formazione della scienza moderna.
Il fatto che scienziati di diversi paesi, assolutamente sconosciuti gli uni agli altri, potessero
fruire con maggiore facilit le reciproche ricerche controllate all'origine, fu un fattore decisivo
per l'avvento delle moderne scienze.
Oggi cos si presenta la scienza, o meglio limmenso apparato burocratico-scientifico che in
parte governa la nostra vita. Oggi la forza scientifica espressa da Universit, centri di ricerca,
e industria, con il continuo scambio di dati e informazioni, rappresenta un Network
perfettamente funzionante e integrato nel tessuto sociale e politico di ogni paese Occidentale.
Oggi la scienza progredisce perch c un continuo e instancabile scambio, ogni lavoro viene
messo a disposizione della comunit scientifica internazionale (sempre pi tuttavia per soli
scopi di lucro), di modo che la scoperta della singola cellula sia messa in condivisione con tutto
il tessuto, e cos via, in ogni campo o settore. Ci potuto accadere soprattutto grazie alla
stampa, che, meglio di tutti gli altri mezzi di produzione e divulgazione, ha saputo essere uno
strumento aggregante, un mezzo che avvicinava le menti aiutandole cos nel difficile compito
dellindagare i fenomeni naturali.


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NASCITA E AFFERMAZIONE DELLE SCIENZE MODERNE
"Il XXVII secolo il periodo in cui sorge e si afferma quel complesso di conoscenze scientifiche
che si soliti designare con il termine scienza moderna. Tale espressione pone gi di per s
nella massima evidenza il fatto che in questo periodo la scienza ha acquistato una dimensione
nuova, qualitativamente differente, cio quella dimensione di scienza dimostrativa, che non si
era riscontrata in forma esauriente prima, nellera antica e medievale, e che poi non stata pi
abbandonata. Non c' una vera e propria frattura tra le indagini razionali sulla realt che si
erano svolte fin dall'et greca classica in cui era acquistata tale prospettiva, e quelle che si
svolgeranno dal '600 in poi. E' per vero anche che le ricerche scientifiche effettuate nel corso
del XVII secolo esercitarono un'azione di rottura profonda: in tutte le discipline di fondo (dalla
astronomia alla matematica, dalla meccanica alla biologia) si ebbero svolte radicali che
costituiscono gli elementi di un generale e sostanziale processo di rinnovamento". [L.
Geymonat; Storia del pensiero filosofico e scientifico, Vol II, pag 409]

La scienza dalla Grecia classica al Rinascimento
Quando si parla di scienza greca, come abbiamo fatto pi volte nel nostro percorso, occorre
fare molti distinguo, in quanto appare chiaro oggi che la scienza rappresenti qualcosa di
differente in termini di complessit, importanza, valore sociale e applicazioni concrete
(tecnologia) rispetto a ci che era nellantichit. Tuttavia, al di l delle notevoli differenze e di
tutte le distinzioni qualitative e quantitative, vi qualcosa che indubbiamente collega le
fondamenta della scienza attuale alla filosofia greca. Quando si parla di nascita della scienza,
soprattutto riferendosi alle opere di alcuni filosofi (Pitagora, Parmenide, Platone, Aristotele), si
intende definire latto di nascita di quella particolare attitudine intellettuale che ha portato la
cultura greca a interrogarsi circa la natura degli aspetti fondamentali dellesistenza umana e
dei fenomeni naturali, e a fornire dei principi per ottenere delle risposte. Questa attitudine si
radic nello spirito del popolo greco innescando un lungo e proficuo dibattito filosofico durato
400 anni e poi spostatosi ad Alessandria e successivamente a Roma, durante i quali si
gettarono le basi teoriche dellindagine scientifica.
La scienza greca fu essenzialmente speculativa, teorica e tassonomica, e questo significa che i
greci si preoccupavano di pi a interpretare i fenomeni sulla base di Principi posti a priori,
piuttosto che, come invece avviene oggi, interpretare i fenomeni sulla base dei dati ricavati
dallesperienza. Dice Ludovico Geymonat, filosofo della scienza : Era una concezione generale
in cui la realt viene indagata e studiata a livello della percezione, viene cio sistemata e
inquadrata entro schemi che tendono a tradurla, cos com', nella forma astratta della
concettualizzazione. Il processo di traduzione coincide con quello dell'astrazione, per il quale,
dal flusso continuo delle percezioni sensoriali, si derivano quelle caratteristiche essenziali o
forme concettuali che determinano le qualit sensibili: queste forme vengono sistemate in un
complesso gerarchico e costituiscono la base per un'organizzazione scientifica della realt, di
carattere definitorio e classificatorio. La scienza greca fu quindi di un tipo particolare, molto
pi teorica che pratica, pi vicina allideale di perfezione della matematica che non alla
parzialit e imperfezione della ricerca empirica. Aristotele stesso, considerato il padre
fondatore del metodo scientifico antico, mai assunse come rilevante ai fini della scienza la
prova empirica, per lui tutto doveva essere spiegato partendo dai principi primi capaci di
comprendere e determinare i fenomeni terreni.
Fu quindi grazie allintroduzione della prova sperimentale, della verifica empirica a segnare il
solco tra le due scienze. Nel Rinascimento gli scienziati cominciarono ad avvicinarsi ai fenomeni
della natura con uno spirito critico diverso, medici, ingegneri e naturalisti non si
accontentavano pi di basare la propria conoscenza su principi a priori e su teorie pi
preoccupate a conformarsi ai dettami religiosi, che non a spiegare i fenomeni per come si
verificavano. Per tutto il medioevo fu la religione di ispirazione aristotelica a imporre dallalto le
regole della scienza, regole che dovevano, in modo imprescindibile dai fenomeni, accordarsi
con i precetti della Chiesa e mai contraddire le Sacre Scritture. In questo stato di cose, se la
Luna veniva considerata imago verginae, immagine della Vergine, perch cos veniva descritta
nelle Sacre Scritture, a nessuno scienziato poteva essere concesso di mettere in dubbio tale
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asserzione. E se il corpo umano era considerato dalla Chiesa qualcosa di sacro e inviolabile,
perch fatto a immagine e somiglianza di dio, a nessun medico era permesso di intraprendere
studi di anatomia interna per studiare la struttura fisiologica umana. Molti dottori vennero
processati e accusati di pratiche proibite, solo perch osavano introdursi allinterno del corpo
umano, analizzandone la conformazione. La lotta della scienza moderna fu la lotta per
strappare dallegemonia religiosa quei campi dellesperienza umana che non potevano essere
spiegati se non con unaccurata indagine fisica e sperimentale. In questo senso grandi
personalit quali Francis Bacon in Inghilterra e Giordano Bruno e Galileo Galilei in Italia,
avviarono la lotta per la fondazione della nuova scienza che spian il campo alle future
generazioni di scienziati e filosofi. Ma se oltre Manica il clima religioso e politico era pi
accondiscendente e meno intrusivo, in Italia il radicalismo religioso (accentuato anche dalle
tensioni provocate dalla Riforma Protestante) port alla condanna a morte di Giordano Bruno e
alla costrizione al silenzio scientifico di Galileo Galilei, che per primo si rapport alla Natura per
interrogarla direttamente con il procedimento matematico, creando un solco con il metodo
precedente che al contrario interpretava la Natura secondo i principi del verbo religioso.
Tuttavia furono i grandi risultati pratici e teorici, la scoperta di teorie capaci di spiegare i
fenomeni su basi pi convincenti, e soprattutto limpiego di un potente apparato tecnologico
(tra cui la stampa) a far vincere la guerra della scienza moderna contro la tradizione religiosa
cristiana. Ma ci volle molto tempo, ancora nella seconda met dell800 papa Pio IX mise
allindice un libro per tanti aspetti rivoluzionario quale Levoluzione delle specie di C. Darwin, e
soltanto qualche anno fa papa Giovanni Paolo II ha chiesto ufficialmente scusa a nome della
Chiesa Romana per la condanna a Galileo Galilei. Un ritardo di circa 380 anni ! Segni questi di
una lotta che fu molto dura e non ancora completamente risolta.

Francesco Bacone e il nuovo ideale di scienza
Francesco Bacone (Francis Bacon, 1561-1626) raggiunse la fama come filosofo, politico e
saggista inglese. Formatosi con studi di legge e giurisprudenza, divenne un sostenitore e
strenuo difensore della rivoluzione scientifica senza essere uno scienziato. Nei suoi scritti
filosofici si dipana una complessa metodologia scientifica, spesso indicata con il suo nome
(metodo baconiano).
Sir Francis Bacon ha incentrato la sua riflessione nella ricerca di un metodo di conoscenza della
natura che possiamo definire scientifico, nel senso che vuole essere ripetibile, parte
dall'osservazione della natura e come la scienza volto al suo dominio per ricavarne
applicazioni utili per il genere umano come erano quelle dell'et industriale.
Riprendendo le idee dei pensatori del '400 italiano (fra i quali Leonardo da Vinci), Francis
Bacon teorizza che l'osservazione della natura deve essere praticata compilando una "tabula
presentiae" e una "tabula absentiae" in cui si mettono per iscritto i dati di temperatura, oggetti
anche nel dettaglio di sostanze chimiche e altri fattori ambientali presenti e assenti in un dato
momento in cui si ottenuto un fenomeno di cui si cerca di scoprire i fattori favorevoli e poi la
causa determinante.
Se il fenomeno si manifesta sia in presenza che in assenza di un dato fattore presunto, allora il
fattore che rilevato nel contesto ininfluente. Se il fenomeno muta d'intensit, in presenza
del fattore, ma si manifesta anche in sua assenza, ci significa che il fattore condiziona il
fenomeno ma non ne ancora la causa.
L'obiettivo dell'analisi trovare quel fattore la cui presenza condizione necessaria (anche se
non sufficiente) del fenomeno stesso, almeno questo quanto si direbbe oggi. Senza
conoscere una causa sufficiente non si potr riprodurre il fenomeno e nemmeno conoscerlo: un
attributo se sar presente in un oggetto, non necessariamente diventer visibile e conoscibile,
stimolato l'oggetto con la causa necessaria di quell'attributo; altrimenti se non si manifesta, ci
non vorr dire che l'oggetto non possiede tale attributo.
Con una causa sufficiente (anche se non necessaria) si pu replicare il fenomeno e se non si
manifesta nell'oggetto stimolato da quella causa escluderne la possibilit in quel caso. Bacone
pass la vita a cercare un esperimento che chiam istanza cruciale, tale da interrogare la
natura in modo da costringerla a risponderci s o no, come dicevano i naturalisti italiani.
Il suo metodo anticipa quello galileiano che dimostrer come occorra un approccio quantitativo
con equazioni e misure per trovare delle condizioni necessarie e/o sufficienti per conoscere i
fenomeni e replicare quelli a noi pi utili (e non soltanto qualitativo con tabule presentiae ed
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absentiae, ancora oggi utilizzate negli esperimenti dove importante indicare le condizioni
ambientali in cui avviene la misura).

Il Nuovo Organo: la pars destruens

Bacone stato il profeta della scienza moderna, ma non uno scienziato vero e proprio. Nei
riguardi della moderna scienza della natura, che allora stava nascendo, Bacone stato
paragonato a un trombettiere, il quale d il segnale dattacco nella battaglia, per egli stesso
non vi partecipa. Anche Bacone volle proporre un nuovo metodo per effettuare scoperte
scientifiche, che per non stato adottato dai fisici. Egli offr ai cultori della scienza un nuovo
"strumento" di lavoro che doveva sostituire lOrganon di Aristotele (si ricordi che in greco
"rganon" significa appunto "strumento"). A tal fine, Bacone compose la sua opera principale,
il cui titolo gi, di per se stesso, molto significativo: Novum Organum (1620). Questopera,
dunque, voleva essere il nuovo strumento di una radicale riforma del sapere umano
(instauratio magna scientiarum). Il nuovo metodo proposto da Bacone non doveva essere n
esclusivamente osservativo, n esclusivamente ragionativo. Doveva fondere, invece,
osservazione e ragionamento. Per Bacone, lo scienziato non deve affidarsi solo allesperienza,
limitandosi a registrare dati e fatti come le formiche, che non fanno altro che accumulare
provviste nei loro nidi (con questa similitudine, Bacone si riferisce ai tecnici, ai maghi e agli
alchimisti del Rinascimento). Ma lo scienziato non deve nemmeno affidarsi solo alla ragione,
derivando le proprie dottrine solamente da elucubrazioni del proprio intelletto, cio derivandole
solo da princpi astratti, senza tener conto dellesperienza, nel modo in cui i ragni traggono
tutto il materiale delle loro tele dal proprio corpo (con questa similitudine, Bacone si riferisce
agli scolastici medievali e agli aristotelici). Il nuovo scienziato, invece, deve trarre dati e fatti
dallesperienza, ma, nello stesso tempo, deve procedere a una loro rielaborazione concettuale,
frutto della sua intelligenza. Lo scienziato deve comportarsi, quindi, come le api, le quali
traggono il polline da tutti i fiori che incontrano, ma poi procedono a rielaborarlo nel loro corpo,
per produrre qualcosa di nuovo, e cio la cera e il miele. (Questa similitudine si trova gi in
Seneca nelle Lettere a Lucilio, LXXXIV). Il Novum Organum, cio il nuovo metodo della
scienza, consta di due momenti: uno negativo, critico e distruttivo (pars destruens), e uno
positivo e costruttivo, volto a indicare la via da percorrere (pars construens o pars aedificans).
Il primo momento (la pars destruens) volto a eliminare i pregiudizi che opprimono la mente
degli uomini ed impediscono loro di far progredire la scienza. Bacone chiama questi pregiudizi
"idoli" (idla), cio "false immagini" della realt, e li distingue in quattro classi. Abbiamo
innanzi tutto gli idoli della trib (idla tribus), o della razza umana. Sono pregiudizi che
appartengono alluomo in generale, cio pregiudizi a cui sottostanno tutti gli uomini. Per es.,
sono idoli della trib la tendenza a considerare luniverso a nostra immagine e somiglianza,
accettando il pampsichismo (cio la tesi di una natura animata, antropomorfica), oppure la
tendenza a ritenere il mondo pi semplice di quanto in effetti non sia, immaginando che la
grandezza reale degli astri sia uguale a quella che si manifesta ai sensi. Si hanno poi gli idoli
della spelonca (o idla specus), con un chiaro riferimento al mito platonico della caverna. Sono
i pregiudizi di carattere individuale, quelli, cio, che appartengono a Tizio, Caio e Sempronio.
Ciascuno di noi chiuso nella spelonca della propria individualit, ossia delle proprie
inclinazioni naturali, della propria educazione, della propria mentalit, della propria cultura e
preparazione scientifica. Questa "spelonca" della nostra individualit ci porta spesso a
deformare e a falsare la verit delle cose. Ogni uomo ha le sue propensioni per gli antichi o per
i moderni, per il vecchio o per il nuovo, per ci che semplice o per ci che complesso, ecc.,
e tutte queste propensioni sono fonti di idoli della spelonca. Vengono poi gli idoli della piazza
(idla fori), che sono i pregiudizi che derivano alla nostra mente dal contatto coi nostri simili e
particolarmente dagli equivoci del linguaggio degli uomini (derivano dalle conversazioni che si
svolgono, appunto, sulla piazza). In virt di questi equivoci, si danno nomi a cose che non
esistono (di questa specie sono i nomi di fortuna, caso, primo mobile, ecc.), oppure si
intendono cose diverse per gli stessi termini (di questa specie sono i nomi di libert, schiavit,
ecc.). Ci sono infine gli idoli del teatro (idla theatri), che sono i pregiudizi che derivano
alluomo dal credere in tutto e per tutto alle teorie dei pensatori precedenti, cos come al teatro
gli spettatori sono soliti credere alle favole che vi si rappresentano. Fra le cause che
impediscono agli uomini di liberarsi dagli idoli e di procedere nelleffettiva conoscenza della
natura, Bacone pone in primo luogo il rispetto per la sapienza antica. Radicale e aspra la
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polemica di Bacone col passato e lantichit. Egli critica i "lodatori del bel tempo antico", quelli
che vivevano abbarbicati al passato e accettavano per vera una tesi soltanto perch "antica",
ossia perch gi sostenuta dagli antichi. Bacone afferma che, in realt, "i veri antichi siamo
noi", cio che noi moderni siamo pi anziani e quindi pi maturi, pi sapienti degli uomini che
ci hanno preceduto nel tempo, perch abbiamo sulle nostre spalle non soltanto la nostra
esperienza, ma anche la loro. Egli afferma quindi che "la verit figlia del tempo, non
dellautorit". Sempre in sede di critica distruttiva, Bacone svaluta il "sillogismo" o
ragionamento deduttivo, teorizzato per la prima volta da Aristotele. Il sillogismo o
ragionamento deduttivo passa da leggi universali a tesi particolari (per es., passa dalla
premessa universale che "tutti gli uomini sono mortali", tramite laltra premessa che "Socrate
un uomo", alla conclusione particolare che "Socrate mortale"). Secondo Bacone, la deduzione
sillogistica sterile, perch nella premessa universale ("tutti gli uomini sono mortali") gi
contenuta la conclusione ("Socrate mortale"). Il sillogismo, dunque, si limita a chiarire ci
che gi si conosce, senza farci sapere nulla di nuovo. Al posto del sillogismo o ragionamento
deduttivo, Bacone si fa sostenitore dellinduzione o ragionamento induttivo, che, al contrario
della deduzione, parte da fatti particolari per arrivare a tesi o leggi universali.

Il Nuovo Organo: la pars construens

Nella pars construens del Novum Organum, Bacone cerca di dare una teorizzazione del
ragionamento induttivo, pi esatta di quella gi accennata da Aristotele. Infatti, linduzione
aristotelica, o induzione per enumerazione semplice, passa troppo presto dai casi particolari ai
princpi generali. Conclude, cio, troppo precipitosamente, procedendo per semplice
enumerazione. Ad es., dalle osservazioni particolari che questo cigno bianco, che questaltro
bianco, e che questaltro ancora sempre bianco, passa subito alla conclusione generale che
tutti i cigni sono bianchi. Ma i dati raccolti per enumerazione semplice possono essere sempre
smentiti da esempi successivi (per es., nel nostro caso, dalla constatazione futura
dellesistenza di un cigno nero). La pars construens del metodo baconiano invece linduzione
vera, cio non linduzione per enumerazione semplice, ma quella per esclusione degli elementi
inessenziali a un fenomeno, e per scelta di quelli essenziali. Quello che Bacone vuole scoprire
con linduzione vera la legge dei fenomeni. Senonch questa legge ancora concepita da
Bacone aristotelicamente come "forma" (o "essenza", o "causa", o "natura") del fenomeno
studiato, e non, come far Galileo, come relazione quantitativa, di tipo matematico. In altre
parole, la forma di un fenomeno (per es., del calore) intesa, pi o meno alla maniera di
Aristotele, come il complesso delle qualit essenziali del fenomeno stesso, ossia come ci che
lo fa essere quello che . Pi precisamente, Bacone intende per forma il principio interno che
spiega la costituzione, la struttura del fenomeno, ma che spiega anche il suo sviluppo, cio la
sua generazione e produzione. Il grave limite di Bacone consiste dunque nel fissare la sua
attenzione sugli aspetti qualitativi del fenomeno studiato, mentre la scienza moderna si
interessa solo dei suoi aspetti quantitativi, di quelli, cio che, appunto perch quantitativi,
possono essere espressi in una formula matematica. Linduzione vera proposta da Bacone pu
anche definirsi la dottrina delle tavole. Secondo Bacone, infatti, quando vogliamo studiare la
natura di un certo fenomeno fisico, dobbiamo far uso di tre tavole: la tavola della presenza
(tabula praesentiae), la tavola dellassenza (tabula absentiae) e la tavola dei gradi (tabula
graduum). Nella tavola della presenza sono raccolti tutti i casi positivi, cio tutti i casi in cui il
fenomeno si verifica (per es., tutti i casi in cui appare il calore, comunque prodotto, dal sole,
dal fuoco, dai fulmini, per strofinamento, ecc). Nella tavola dellassenza sono raccolti tutti i casi
in cui il fenomeno non ha luogo, mentre si sarebbe creduto di trovarlo (per es. nel caso dei
raggi della luna, della luce delle stelle, dei fuochi fatui, dei fuochi di SantElmo, che sono
fenomeni di fosforescenza marina, ecc.). Nella tavola dei gradi, infine, sono presenti i gradi in
cui il fenomeno aumenta e diminuisce (ad es., si dovr porre attenzione al variare del calore
nello stesso corpo in ambienti diversi o in particolari condizioni). Dopo aver effettuato lanalisi
e la comparazione dei risultati segnati nelle tre tavole, possiamo senzaltro tentare una
interpretazione iniziale o "prima vendemmia"; in altre parole, le tavole consentono una prima
ipotesi sulla forma cercata. Questa prima ipotesi procede per esclusione e per scelta. Lo
scienziato esclude (cio scarta) come forma del fenomeno le caratteristiche mancanti nella
prima tavola, presenti nei corpi nella seconda, e che non risultano decrescenti col decrescere
dellintensit del fenomeno, o viceversa. Lo scienziato, invece, sceglie come causa del
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fenomeno una natura sempre presente nella prima tavola, sempre mancante nella seconda, e
con variazioni correlate a quelle del fenomeno nella terza. Nel caso del calore, si pu ipotizzare
che la causa del fenomeno sia il movimento, non di tutto il corpo, ma delle sue parti, e
piuttosto rapido. Il movimento, infatti, si trova quando il caldo presente, manca quando il
caldo assente, aumenta o diminuisce a seconda della maggiore o minore intensit del calore.
La causa del calore non pu essere, invece, la luce, perch la luce presente nella tavola
dellassenza. Lipotesi va poi verificata con gli esperimenti. Bacone propone ben 27 tipi diversi
di esperimenti e pone al culmine lesperimento cruciale (experimentum crucis), il cui nome
deriva dalle croci erette nei bivi. Quando, dopo aver vagliato le tavole, ci troviamo di fronte a
due ipotesi ugualmente fondate, lesperimento cruciale ci toglie dallincertezza, perch
dimostra vera una delle due ipotesi, e falsa laltra. Esempi di problemi che richiedono
lesperimento cruciale sono la teoria della rotazione o meno della Terra intorno al Sole, le
teorie sul peso dei corpi, ecc. Consideriamo, per es., questultimo problema. Ecco il bivio: o i
corpi pesanti tendono al centro della Terra per la loro stessa natura, cio per una qualit
intrinseca, come voleva Aristotele, o sono attratti dalla forza della massa terrestre. Se fosse
vera la prima ipotesi, un corpo dovrebbe avere sempre lo stesso peso; invece, se fosse vera la
seconda ipotesi, un corpo dovrebbe pesare di pi avvicinandosi al centro della Terra, e di meno
allontanandosene. Ed ecco lesperimento cruciale: si prendano due orologi, uno con
contrappesi di piombo e laltro a molla. Si accerti che le loro lancette si muovano alla stessa
velocit. Si ponga il primo in cima a un luogo altissimo, e laltro a terra. Se vera lipotesi che
il peso dipende dalla forza di gravit, lorologio piazzato in alto si muover pi lentamente, a
causa della diminuita forza di attrazione terrestre.
tratto da Wikipedia, l'enciclopedia libera: http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Bacone

Il meccanicismo come nuovo modello scientifico
La discussione sulla nascita della scienza moderna verte principalmente su ci che si ritiene
l'elemento dominante o la prospettiva essenziale che ha causato appunto quel profondo
rivolgimento che si manifest nel corso del XVII secolo: la risposta che si d a tale quesito si
ricollega ad una interpretazione generale delle linee di fondo dell'evoluzione del pensiero
moderno. Una svolta cos radicale nella storia dell'umanit non pu aver luogo se non in virt
di un mutamento di ci che di pi generale v' nell'attivit della ragione umana, cio delle
prospettive filosofiche di fondo alla cui elaborazione hanno contribuito il sorgere di nuove
condizioni intellettuali, sociali, economiche e civili. Il punto di riferimento pi sicuro, da questo
punto di vista costituito dal meccanicismo, che pu essere assunto come elemento
catalizzatore di tutto il periodo, in quanto il risultato teorico in cui sfociano tutti i fattori di
rinnovamento che si sono segnalati ed ad un tempo una concezione cos generale da
investire non solo tutte le discipline, scientifiche e non, ma da condizionare anche il modo
stesso di pensare e di vivere di tutto un secolo. Il meccanicismo infatti l'idea che rivendica e
riafferma in modo netto e incontrovertibile, nell'indagine sulla realt, l'autorit della ragione
sull'autorit storica e pone le basi sulla moderna nozione di progresso. la nozione teorica
che permette di accogliere il tema della matematizzazione della natura (ricordatevi di Platone,
Galilei e Matrix: la natura scritta in caratteri matematici). Nel meccanicismo trova la sua pi
compiuta realizzazione una nuova formulazione dell'espressione scientifica, che rifiuta
l'approccio alla realt basato sulla traduzione mediante concettualizzazione, tipico
dell'aristotelismo.
Gli eventi e i fenomeni mondani, non vengono pi quindi concettualizzati e spiegati
aprioristicamente secondo una traduzione del tutto teorica dai fatti alle spiegazioni. Ma
vengono spiegati ricorrendo alla simulazione, cio alla loro scomposizione e analisi degli
elementi e alla ricomposizione degli elementi. La replicabilit in laboratorio, del fenomeno
analizzato, diventa cos la conditio sine qua non della verit scientifica. E laddove non
possibile la replica in laboratorio (come nelle scienze astronomiche) si costruisce un modello.
Da ci ne deriva una generale messa in discussione di tutti i saperi che non trovavano un
riscontro nel laboratorio dello scienziato. Le pratiche occulte, iniziatiche, magiche o
alchemiche, vennero piano piano messe da parte e in fine bollate come non scientifiche.
Miracoli inclusi. Simbolo della nuova scienza diventa quindi la Fisica, il campo del sapere
umano che indaga i fenomeni del mondo sensibile. A mano a mano che questa scienza
avanzer, i suoi settori di indagine si ramificheranno sempre pi, dando origine a quella
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costellazione di scienze empiriche che ordinano oggi la conoscenza ufficiale. Le verit
scientifiche si sostituirono lentamente alle verit religiose: la verit intesa come rivelazione,
come verit divina tramandata dai padri e dai Dottori della Chiesa venne sostituita dalla verit
scientifica, fondata cio sulla cosiddetta prova sperimentale: nihil est sine causa, nulla avviene
senza una causa verificabile dagli strumenti scientifici, con il linguaggio della matematica
(lingua con cui scritta la Natura, come Galilei sosteneva).
Si pu affermare che la scienza moderna si form mediante la simulazione dei fenomeni
attraverso lanalisi di un modello meccanico. Il metodo scientifico della simulazione fu il
modello meccanicistico, teorizzato dai grandi scienziati e filosofi del periodo, come Cartesio e
Leibniz. Il principio di ragione, formulato da Leibniz, secondo cui nihil est sine causa, cio nulla
accade senza una causa, pu essere preso come principio fondante della visione meccanicistica
dell'universo. Isaac Newton, che trov il modo di calcolare esattamente le orbite dei Pianeti,
dimostrando definitivamente le teorie di Copernico, Keplero e Galilei erano esatte, chiam la
rivoluzione degli astri intorno al Sole Meccanica Celeste. Se luniverso non era altro che una
macchina perfetta, che funzionava secondo regole precise e prevedibili, allora tutto diventava
potenzialmente calcolabile e determinato. Famosa in questo senso fu la frase di Laplace,
illustre fisico francese del settecento, che alla domanda di qualcuno circa limportanza di dio
nellandamento dei fenomeni celesti, questi rispose: dio non unipotesi necessaria,
intendendo che oramai tutto il creato sarebbe stato spiegato dai calcoli della fisica. Era solo
questione di tempo e di tecnologia. Con la Meccanica Celeste Newton consegn nelle mani
della cultura europea il modello pi perfetto di visione del mondo che sia mai stata data da una
dottrina non religiosa. Una visione del mondo e delluomo basata totalmente sulle leggi della
fisica. [L. Geymonat; Storia del pensiero filosofico e scientifico, Vol II, 410-411 e pag 417-418]

Le basi seicentesche della scienza nova
Se il meccanicismo pu essere considerato come la nuova visione delluniverso e dei fenomeni
che vi accadono, le macchine costituiscono il prodotto materiale di questa visione, il suo lato
produttivo. La macchina rappresenta unestensione del potere umano sulla natura, suo compito
quello di sostituirsi al lavoro degli organi per operare pi in fretta. Tutte le macchine sono
essenzialmente delle protesi di qualche particolare organo umano, e ne amplificano la potenza,
aumentandone la velocit e la precisione. Dal 600 fino ai giorni nostri la macchina si imposta
sempre pi come sostituto del lavoro umano, da un lato aumentando esponenzialmente la
produzione di merci e la ricchezza media degli Stati, dallaltro lato per si posta di fatto in
competizione con il lavoro umano esercitato da milioni di operai e contadini. ed da questo
lato negativo della medaglia che va vista levoluzione della macchine, se si vuol cogliere le
cause di quellatteggiamento tipico di una certa parte della societ che ne ha osteggiato lo
sviluppo. Manifestazioni varie che vanno dal Luddismo ottocentesco ai timori di una
sopraffazione delle macchine sugli uomini tipica della letteratura e cinematografia
fantascientifica del novecento, nel film Matrix gli esseri umani vengono addirittura coltivati da
un software malvagio che sfrutta lenergia prodotta dal corpo per alimentarsi.
Le macchine hanno prodotto la Rivoluzione Industriale, creando lidea di progresso e quella
generale accelerazione sociale e dei mezzi di comunicazione che ha portato lEuropa
settecentesca e ottocentesca a estendere il proprio dominio politico e culturale su grande parte
del globo.
Analizzare anche brevemente la storia dellevoluzione delle scienze moderne dal 600 in avanti
impresa troppo ardua, dovremo quindi scegliere un unico sentiero per seguire la storia che
conduce allavvento della cultura digitale: quello della macchina per il calcolo automatico, che
gi nel 600 trovava i suoi primi geniali precursori.

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LE MACCHINE DA CALCOLO
Dal 600 al 900. Gli strumenti meccanici

La storia delle macchine per il calcolo automatico la storia di un felice connubio tra teoria e
prassi, ovvero tra concetti filosofico-matematici e costruzione di strumenti meccanici. Fu
lapplicazione delle regole aritmetiche dello spazio geometrico ai macchinari gi esistenti, a
fornire la possibilit di costruire dispositivi meccanici adatti per il calcolo. Questa storia non
nasce ex novo nel 600 europeo, doveroso sottolinearlo, ma trova illustri prodromi in Cina ad
esempio ben sei secoli prima, con linvenzione dellorologio ad acqua (Castells, 2002) e
nellEuropa del 400, con lintroduzione dei primi orologi meccanici. In effetti la prima macchina
da calcolo inventata fu lorologio, cio la macchina per il computo del tempo.


La storia delle vere e proprie macchine da calcolo comincia con il filosofo, scienziato e
matematico francese Blaise Pascal (1623-1662), il primo a ideare un macchinario a
ingranaggi per il computo aritmetico. Lo scopo per cui progett questa calcolatrice fu quello di
aiutare il padre nel calcolo della riscossione delle tasse. Pens che la macchina potesse essere
utile anche ad altri, la fece brevettare e ne
costru anche un certo numero di esemplari. La
macchina di Pascal, presto denominata Pascalina
era in grado di eseguire le quattro operazioni
attraverso la rotazione di ingranaggi e, cosa
innovativa, di tenere conto dei riporti e dei
prestiti. Come sopra gi accennato, Pascal non
invent la sua macchina dal nulla, da circa 100
anni infatti fioriva in Europa la produzione di
orologi meccanici. Gi nel 1600 si era creata una
vera e propria arte nella costruzione di
meccanismi alquanto complessi, in grado di
calcolare le ore e contemporaneamente effettuare
diverse azioni preimpostate, creando al passaggio dellora una vera e propria rappresentazione
teatrale interamente meccanizzata, con tanto di musiche e personaggi mossi da svariati
ingranaggi a carica. Famose in questo periodo sono le botteghe artigiane di Praga, dove fior
un vero e proprio settore specialistico nella ideazione e produzione di complessi orologi
altamente scenografici.
La storia del calcolo automatico un percorso che abbraccia 2 strade distinte ma egualmente
importanti; potremmo definire la prima strada teorica, fatta di scoperte logiche e matematiche,
e unaltra strada pratica, cio legata alla costruzione e commercializzazione dei macchinari.
Noi seguiremo entrambe queste importanti strade concentrandoci sulle principali tappe di
questa evoluzione.
Il sogno di Leibniz
Gottfried Wilhelm Leibniz (1646-1716), filosofo e matematico tedesco, anticip, e forse ne
determin in parte, la nascita dellodierna scienza informatica. Nellopera di questo grande
pensatore della modernit, si ravvisano le due principali linee evolutive che hanno poi portato
alla realizzazione dei computer; Leibniz infatti lavor sia allimpianto teorico, sia a quello
pratico delle macchine da calcolo. Essendo uomo del suo tempo, Leibniz diede ai suoi studi
lampio respiro del dibattito filosofico dellepoca, che comprendeva la teoria della conoscenza
(gnoseologia), la razionalit umana (logica), lo statuto dellultrasensibile (metafisica) e il
rapporto con il divino (teologia).

L'alfabeto dei pensieri umani

Ad appena quattordici anni, Leibniz ebbe l'intuizione di poter ricercare la classificazione dei
termini complessi, cio le proposizioni, nel momento in cui essi danno luogo a un sillogismo,
allo stesso modo con cui si classificano i termini semplici nei predicati che garantiscono le
La Pascalina
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proposizioni (2). Vale a dire che Leibniz aveva intuito che come i predicati erano necessari per
esprimere le proposizioni, cos vi doveva essere una forma, ancora pi astratta dei predicati,
che permettesse di fare i sillogismi, cio che fosse necessaria per le deduzioni in genere (3). E
meditando sulla classificazione delle proposizioni, ritenne di dover credere che tutte le
proposizioni possano ridursi, per scomposizione, a un piccolo numero di proposizioni primitive
e indefinibili. Cos, facendo una enumerazione completa di tali proposizioni primitive (verit
elementari di tutti i pensieri) che costituiscono l'ALFABETO DEI PENSIERI UMANI, e
combinandole poi insieme con un procedimento combinatorio, sarebbe possibile ottenere tutte
le proposizioni complesse dei pensieri, esattamente come le parole e le frasi del discorso sono
le combinazioni di un piccolo numero di lettere dell'alfabeto

Il modello leibniziano della logica

Per, se da una parte l'ambizioso progetto di Leibniz sembra non poter essere realizzato
(nonostante la fondazione di una Enciclopedia per ricercare gli elementi ultimi), dall'altra esso
offre un modello valido d'intendere la logica, cio il vero ragionamento (come diceva Leibniz),
come un calcolo di tipo matematico. Infatti, in logica (cio nel calcolo) non importante la
ricerca degli elementi ultimi, quanto invece la scelta dei segni che servono a rappresentarli.
Andr trovata in questa interpretazione il successo che Leibniz ottenne agli inizi del nostro
Secolo con la nascita della moderna logica simbolica (che anche logica matematica),
successo che lo pose come padre spirituale della logica moderna

La Lingua Universale e la Scienza Generale

In questo senso va intesa la ricerca di una LINGUA CHARACTERISTICA UNIVERSALIS, un
sistema di segni, cio, ognuno dei quali corrisponda a ognuna delle idee primitive che formano
l'alfabeto dei pensieri umani, e che sia adatto a costruire, con delle semplici regole di calcolo,
tutte le idee complesse (o pensieri) della nostra mente, in modo tale che a ogni pensiero falso
corrisponda un errore di calcolo e a ogni pensiero vero una corretta applicazione delle regole
del calcolo; cos come possibile, attraverso il calcolo, determinare la verit o la falsit delle
proposizioni dell'aritmetica e dell'algebra. Leibniz riteneva, infatti, che il sistema di segni
dell'aritmetica e dell'algebra, rispettivamente le cifre arabe e le lettere introdotte da Vieta,
rappresentassero lo strumento pi adatto ad assicurare in queste scienze il ragionamento
attraverso il calcolo; e che ci costituisse un esempio della possibilit di attuare, mediante
"caratteri", il calcolo anche nel ragionamento in generale. Ed questa concezione dell'arte
caratteristica che costituisce il vero modo d'intendere la logica, in modo che essa sia universale
e applicabile a ogni scibile umano: Quest'arte caratteristica, della quale ho concepito l'idea
nella mia mente, contiene il Vero Organo della Scienza Generale di tutto ci che cade sotto
l'umano ragionamento (40).

L'Alfabeto Caratteristico

Da principio, per Leibniz, l'arte delle combinazioni era associata al progetto di istituire una
lingua universale (cio un sistema di segni universale), progetto molto comune e alla moda ai
suoi tempi. Caspar Schottus, Kenelm Digby, J. Becher, A.Kircher e, soprattutto, Wilkins e
Dolgarno erano tutti esperti in questo progetto. Kircher aveva gi avuto l'idea d'impiegare
l'arte combinatoria per costruire la sua lingua universale (23). Ma mentre tutti questi studiosi
non riuscivano a trovare niente di meglio che attribuire un medesimo segno per le varie
espressioni sinonime delle diverse lingue, come una specie di scrittura convenzionale e
arbitraria (tali progetti miravano ad abbattere le barriere linguistiche che separano i popoli di
diversa cultura, e quindi sfatare la maledizione biblica della torre di Babele), Leibniz voleva
arrivare a una scrittura universale, semplice da apprendere e da ricordare, basata su un
fondamento logico, cio su un'analisi completa dei concetti e sulla loro riduzione a dei termini
primitivi, i quali dovevano essere rappresentati con segni naturali e appropriati, da una specie
cio di alfabeto del tutto caratteristico.



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Il modello matematico

Leibniz aveva in mente di trovare un sistema di segni che, sul modello di quello aritmetico e
algebrico, assicurasse lo svolgimento corretto del ragionamento. Le lingue ordinarie, sebbene
siano assai utili al ragionamento, sono tuttavia soggette a innumerevoli equivoci e non
possono sostituire il calcolo, in modo cio che gli errori di ragionamento possano essere
scoperti dalla stessa formazione e costruzione delle parole, come se si trattasse di solecismi e
barbarismi. Ma questo mirabile vantaggio finora lo offrono i soli segni degli aritmetici e degli
algebristi per i quali ogni ragionamento consiste nell'uso di caratteri e ogni errore mentale lo
stesso che un errore di calcolo

La ruota di Leibniz

Pi tardi, appreso dalla lettura dell'opera "Pensieri" dell'esistenza della pascaline, Leibniz
concentr il suo sforzo nella realizzazione di un congegno che potesse eseguire velocemente
moltiplicazioni e divisioni, cosa che la macchina di Pascal non era in grado di eseguire.
Per raggiungere il suo scopo Leibniz invent uno speciale tipo di meccanismo, detto tamburo
differenziato (oggi pi semplicemente chiamato Ruota di Leibniz); combinando insieme alcuni
di questi tamburi era possibile moltiplicare e dividere sfruttando la ripetizione automatica di
somme e sottrazioni.

Il 1700
Il sogno di una mente meccanica risale a un passato molto lontano. Qualche accenno si pu
trovare gi negli scritti di Ren Descartes (Cartesio 1596-1650), che era interessato ad
automi capaci di simulare il corpo umano (egli era invece scettico sulla possibilit di simulare la
mente). Fossero stati o no stimolati da Descartes, alcuni pensatori di tradizione francese, pare
siano stati i primi a perseguire l'idea di una macchina capace di ragionare. A Parigi nel 1747,
un medico francese, Julien Offroy de Lamettrie, pubblic il libro L'homme machine, in cui
sosteneva che "l'uomo non che un animale, ossia un insieme di molle che si caricano le una
con le altre" (Lamettrie, 1955, p.69) e che il cervello, in quanto organo del pensiero, poteva
essere studiato e duplicato. Com'egli si espresse, "il pensiero cos poco incompatibile con la
materia organizzata da sembrarne anzi una propriet, come l'elettricit, la facolt di
movimento, l'impenetrabilit e l'estensione."
Questa linea di pensiero fu proseguita a un livello pi pratico dall'artigiano Jacques de
Vaucanson, un costruttore di automi che nella prima met del Settecento entusiasm l'Europa
con una variet incredibile di creature meccaniche: suonatori di flauto, anatre e suonatori di
tamburo. In un lungo documento accompagnatorio, Vaucanson indic come ciascuna parte
dell'androide suonatore di flauto, in realt fosse costruita sulla base di componenti paragonabili
del modello umano.

Altro personaggio di rilievo nellevoluzione del calcolo meccanico fu il brillante e presciente
matematico di Cambridge Charles Babbage (1791-1871), il quale spese molti anni nella
progettazione di una macchina calcolatrice automatica in grado
di eseguire i complessi calcoli necessari alla navigazione e alla
balistica. Purtroppo la macchina da lui progettata richiedeva la
produzione di migliaia di pezzi di precisione; e bench gli
scienziati di oggi pensino che la macchina avrebbe potuto
funzionare, il governo britannico gli ritir il suo assegno dopo
aver investito la somma allora grande di 17.000 sterline. Ma
Babbage concep idee ancora pi grandiose, escogitando una
macchina in grado di tabulare qualsiasi funzione e capace, in
linea di principio, anche di giocare a scacchi.
Questa macchina, detta "Difference Machine", usava schede
perforate come quelle dei telai Jacquard: c'erano schede
operative, che dirigevano le operazioni che dovevano essere
eseguite, e schede variabili, che determinavano le particolari
variabili sulla cui base dovevano essere eseguite le operazioni.
La difference machine di Babbage
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Si poteva impostare qualsiasi problema aritmetico e, purch si facessero girare le manovelle
giuste, sarebbe venuta subito fuori la risposta giusta.
(tratto da Gardner, H. La nuova scienza della mente, Feltrinelli, Milano 1988; pag 164-167)
Nel suo lavoro Babbage fu aiutato da Ada Augusta Byron (1815-1852), contessa di Lovelace,
figlia del poeta George Byron. Lady Lovelace collabor con Babbage seguendo i progetti della
Macchina Analitica e arricchendo con numerosi ed importanti contributi il concetto di
programmazione. Tra laltro ella si spinger ad immaginare per questa macchina non solo
compiti di tipo numerico ma anche attivit come il calcolo simbolico o la composizione
automatica di musica.

Il 1800

Se il XVII secolo stato salutato come il secolo della nascita della scienza moderna, l800
sicuramente il secolo in cui la modernit si estende a tutto lapparato sociale e culturale
delloccidente. Nell800 prendono forma quelle basi scientifiche, filosofiche, artistiche e sociali
che poi caratterizzeranno tutto il 900 fino ai giorni nostri. Eventi quali la rivoluzione
industriale, la nascita dei trasporti ferroviari, lavvio dei programmi statali di alfabetizzazione
della popolazione, lurbanizzazione, linvenzione della fotografia, la grande diffusione di giornali
e libri, insieme alla nascita delle importanti ideologie filosofiche, politiche ed economiche, quali
il socialismo, il marxismo, il liberismo e il nazionalismo, scoperte e teorie scientifiche quali
linvenzione della pila voltaica, che aprir il campo allo sfruttamento dellelettricit, le leggi
sullelettromagnetismo e levoluzionismo di Darwin, scoperte e invenzioni tecnologiche come il
telegrafo, il telefono e il radio-telegrafo di Marconi, movimenti artistici quali limpressionismo e
la poesia francese da Baudelaire a Mallarm, sono solo alcuni dei semi ottocenteschi che hanno
influenzato in modo indelebile lo sviluppo occidentale nel secolo successivo.
George Boole e la logica matematica
George Boole (1815-1864) del Qeens College di Cork, era impegnato in un'impresa diversa ma
non meno importante: ossia la determinazione delle leggi basilari del pensiero e la loro
derivazione da principi di logica. Per eliminare le ambiguit del linguaggio naturale (che aveva
dominato la logica dal tempo in cui Aristotele aveva studiato il sillogismo), Boole us per
rappresentare diversi comportamenti del pensiero un insieme di simboli arbitrari (a,b,x,y,p,q).
Nelle sue parole "un tentativo riuscito di esprimere proposizioni logiche per mezzo di simboli, le
leggi delle cui combinazioni fossero fondate sulle leggi dei processi mentali che rappresentano,
sarebbe un passo avanti in linguaggio filosofico". Questi elementi simbolici potevano essere
combinati o dissociati attraverso operazioni come somma, sottrazione o moltiplicazione, in
modo da formare nuove espressioni, o nuove concezioni, implicanti gli stessi elementi. Questi
procedimenti equivalevano a una sorte di "algebra della mente", in cui il ragionamento poteva
essere condotto in termini astratti positivi o negativi, senza essere inquinato dalle particolari
associazioni connesse a contenuti specifici. E queste operazioni furono chiamate da Boole le
"leggi del pensiero". Fatto pi importante per il futuro, Boole osserv che la sua logica era un
sistema a due valori, ovverosia una logica Vero-Falso. Qualsiasi espressione logica, per quanto
complessa, poteva essere espressa o come 1 (che stava per il Tutto o Vero) oppure come 0
(che stava per il Nulla o Falso). L'idea che l'intera ragione umana potesse essere ridotta a una
serie di domande con risposta s-no si sarebbe rivelata centrale per la filosofia e la scienza del
Novecento.



Il programma logicista e i linguaggi formali
Il logicismo il tentativo di ridurre la matematica ai concetti ed alle regole della logica. Per lo
sviluppo della matematica non sarebbero necessari altri concetti che quelli della logica,
essendo la matematica fondamentalmente un'applicazione specifica delle leggi universali della
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logica. Ogni concetto, teorema e legge della matematica pu essere quindi dedotto e
dimostrato partendo dagli assiomi fondamentali della logica.
Questo pensiero si trova gi in Gottfried Leibniz che cercava una "mathesis universalis", una
scienza universale, da cui potessero essere dedotte tutte le altre scienze come istanze
specifiche. Comunemente il logicismo viene associato soprattutto con Frege, Russell e
Whitehead.

Il Contesto storico del programma logicista

Agli inizi del 20mo secolo molti logici e matematici erano interessati a dare un nuovo
fondamento alle discipline matematiche. A parte Frege, anche Richard Dedekind e Giuseppe
Peano volevano ricondurre i concetti fondamentali della matematica, specialmente il concetto
di numero, ai concetti della logica. Molti matematici famosi, quali Karl Weierstrass, Richard
Kronecker, Hermann von Helmholtz etc., si erano pronunciati sul concetto di numero alla fine
del 19mo secolo, spesso in senso pi filosofico o perfino psicologico, tentando di ricondurre il
concetto di numero a concetti di altri campi, come il tempo, lo spazio, etc. o cercando le sue
origini nel processo di enumerazione. I due grandi schieramenti sono quello dello psicologismo
e quello del formalismo. Il primo tenta di ridurre le leggi della matematica e della logica ai
processi mentali, cercando di definire il concetto di numero in base a come sorge naturalmente
nel pensiero. Il secondo pone assiomi che definiscono gli elementi base di un sistema e
deducono i teoremi da essi secondo le leggi della logica, ottenendo per un sistema
"nominalista", la cui applicazione alle scienze pu essere messa in dubbio. Il logicismo, il quale
sostiene che la matematica non ha un proprio dominio, ma tratta puramente di relazioni di
idee e che queste relazioni siano analitiche, rientra in questa seconda categoria.

Il tentativo di Frege

Nella formulazione del logico e matematico Gottlob Frege (1848-1925) il programma logicista
si prefiggeva due obiettivi:

risolvere i concetti matematici, anche quelli considerati non ulteriormente definibili e perci
primitivi, in termini puramente logici;
dimostrare i teoremi della matematica mediante l'applicazione dei principi e delle regole di
inferenza del ragionamento logico.
Mentre stava scrivendo il secondo volume dei "Principi dell'aritmetica", Frege ricevette una
lettera in cui Bertrand Russell, uno dei pochi a dimostrare interesse per il programma
dell'oscuro pensatore tedesco all'inizio del Novecento, gli comunicava un'antinomia
fondamentale che vanificava la sua intera opera. L'antinomia oggi nota con il nome di
paradosso di Russell. Frege non si sarebbe pi ripreso dal colpo infertogli da Russell e per il
resto della sua vita si sarebbe tenuto lontano dal problema dei fondamenti della matematica.
Infatti la teoria degli insiemi sviluppata da Georg Cantor e utilizzata da Frege pu essere
dimostrata internamente contradittoria tramite la definizione di un insieme molto particolare:
l'insieme che contiene tutti gli insiemi che non contengono se stessi come membri ("The set of
all sets that do not contain themselves as members"). La definizione di questo insieme porta al
paradosso che questo insieme contiene e non contiene se stesso, dimostrando che la
definizione di insieme di Frege non poteva essere usata come fondamento certo della
definizione del concetto di numero e quindi della matematica.


Il tentativo di Russell

Al contrario di Frege, Russell si sarebbe cimentato, assieme al collega Alfred North Whitehead,
nel tentativo di superare la sua stessa antinomia, dando alla luce i tre ponderosi volumi dei
Principia Mathematica, pubblicati tra il 1910 e il 1913. Quest'opera rappresent il pi grandioso
tentativo di realizzare il sogno fregeano di una fondazione logica della matematica, anzi lo
spirito russelliano si dimostr ancora pi radicale di quello del suo predecessore nella misura in
cui arriv a coinvolgere la geometria, precedentemente esclusa da Frege.
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La riduzione logicista fu raggiunta da Russell a costo di alcune ambiguit, che negli anni a
seguire provocarono il progressivo disfacimento del sistema eretto nei Principia. Punti deboli
della sistemazione russelliana si rivelarono:
il predicativismo della logica declinata da Russell nella teoria dei tipi a fronte del non
predicativismo della matematica:
- L'assioma dell'infinito, per cui esistono infiniti individui distinti;
- L'assioma della scelta o moltiplicativo.


Il fallimento del progetto logicista

Nonostante gli sforzi di Frank Plumpton Ramsey (1903-1930), il programma logicista si inarid
e venne soppiantato da altri approcci al problema dei fondamenti della matematica, quali il
formalismo di Hilbert o l'intuizionismo di Poincar e Brouwer. Il neo-logicismo, proposto tra
l'altro da Crispin Wright, tenta di rianimare il programma logicista.
Ci sono vari argomenti contro il progetto logicista:

- Il tentativo di ridurre la matematica alla logica fallisce perch la logica da sola non
sufficiente. Il logicismo adopera anche concetti dalla teoria degli insiemi che ontologicamente
pi ricca della mera logica. Non esiste comunque una necessit a priori che garantisca
l'esistenza dei vari strati di insiemi e insiemi di insiemi presupposti da Cantor, Frege e Russell.

- Il tentativo di derivare la matematica dalla logica fallisce perch, come Kurt Gdel ha
dimostrato con i suoi teoremi di incompletezza, ogni sistema sufficientemente complesso da
fondare l'aritmetica, ipso facto o inco














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NASCITA DELLA SCIENZA INFORMATICA
Apriremo questo capitolo con alcune notazioni di tipo linguistico. Il termine informatica,
coniato propriamente alla fine degli anni 60 del secolo scorso, deriva dalla crasi, o fusione, di
due termini distinti: INFOR-mazione auto-MATICA. Linformatica quindi quella scienza che
si occupa dellelaborazione automatica delle informazioni (Boni, 2005). E chiaro dunque il
riferimento a quanto visto sul concetto di automa e sulle sue implicazioni con il meccanicismo e
la meccanica dei secoli precedenti. Gli ingredienti che furono essenziali per sviluppare tale
scienza furono da una parte lenergia elettrica e dallaltra la logica di Boole, i cuochi invece
furono moltissimi, ciascuno dei quali diede il proprio contributo, la propria particolare ricetta,
per restare in questa metafora culinaria, allo sviluppo della scienza. In questa sede noi
vedremo solo alcuni dei principali protagonisti che hanno dato un contributo determinante alla
creazione degli attuali computer.


Analogico e digitale, voce e alfabeto.

Analogico e digitale sono due termini che a partire dalla rivoluzione informatica hanno preso
sempre pi piede, per indicare una coppia di differenti metodologie tecnologiche attraverso le
quali si cercano di rappresentare determinati rapporti tra grandezze variabili. Un dispositivo
analogico ad esempio lorologio a lancette. Le lancette infatti segnano lo scorrere del tempo
ruotando attorno al perimetro di un cerchio su cui sono rappresentate le grandezze variabili
delle ore del giorno. Un dispositivo digitale presenta la stessa funzione, cio indicare le
variazioni tra le grandezze, tuttavia la svolge in modalit affatto differente, cio utilizzando
soltanto cifre numeriche. Digitale infatti uno di quei termini (come media) di origine latina,
ma di formazione anglosassone, e deriva dal termine digit, che in inglese significa proprio
cifra, numero. Mentre invece il termine analogico rimanda alla nota figura semantica
dellanalogia, utilizzata per significare una relazione di somiglianza tra due entit.
Fin dai suoi esordi la tecnologia ha dovuto adottare dei sistemi di misurazione per assegnare
alle variazioni fisiche che essa determinava, delle scale di valori. Pensiamo ad esempio al
motore a scoppio e alle quantit di forza che questo poteva sprigionare, come calcolarle e
definirle entro una scala di valori? Cio come rappresentare le variazioni di potenza che il
motore generava? Adottando un sistema grafico che potesse rappresentare le differenti
variazioni dellenergia prodotta, come ad esempio il contatore dei giri del motore.
Andando a fondo nellanalisi di questi due diversi sistemi, si scorge un antico problema,
affrontato per la prima dagli antichi filosofi greci, ossia la questione tra continuo e discreto
(discreto un termine che indica discontinuit). Noi non affronteremo tale questione, anche
se un bene averla comunque citata, tuttavia ci soffermeremo invece su qualcosa che ci
interessa pi da vicino: il rapporto linguaggio orale linguaggio scritto. Non infatti il mondo
delloralit inserito entro un sistema continuo, dove lo scorrere dei suoni linguistici vive in una
continuit inscindibile nei prorpi elementi? Ricordiamoci le parole di Ong a proposito della
comunicazione orale: questa vive entro una realt di suoni inarrestabili, un continuum vocale
fatto di evenienze sonore che compaiono e scompaiono nel giro di pochi secondi e nulla esiste
per fermare questo flusso, per fissarlo temporalmente, se non la memoria e tutti gli
accorgimenti mnemo-linguistici che abbiamo visto allopera nella poesia greca. Lalfabeto
fonetico al contrario, in grado di fissare i suoni nello spazio, cos che il continuum temporale
della voce orale viene definitivamente fissato dalle 24 lettere dellalfabeto, e attraverso lo
spazio discreto dei segni possibile fermare definitivamente levanescenza temporale del
linguaggio e del pensiero. Il vantaggio di poter fissare lo scorrere inarrestabile degli eventi
linguistici della voce orale, con una strumentazione capace di ridurre levento linguistico in
elementi discreti, dato dalla possibilit di eseguire operazioni cognitive durature e consistenti
sullevento stesso. La voce del poeta rimasta l, fissata nello spazio, per essere riletta in
cento, mille altre occasioni, ma anche per essere analizzata, rielaborata, valutata, in una
parola: giudicata. Fissare levento linguistico, il suono della voce, transcodificandolo con segni
capaci di riportarlo alla memoria di generazioni future, ha creato un distacco tra il detto e il
pensato, tra lorgano della voce e lorgano del pensiero, un distacco che per la prima volta ha
prodotto quella capacit critica di indagare i fenomeni che poi ha ingenerato lattitudine
allindagine filosofica dei greci. Il continuum cognitivo del pensiero ha potuto riflettere su se
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stesso, grazie alla transcodifica discreta delle lettere che lo rappresentavano in unit fonetiche.
Ecco allora che, epurata dalla specificit dellintonazione vocale, che caratterizza ogni detto,
ogni discorso umano, come un particolare tipo di discorso detto qui e ora, le parole delloracolo
di Delfi conosci te stesso, incise sulla pietra, non assumono pi un valore momentaneo, non
sono state pronunciate da qualcuno in un dato momento, ma stanno l per esortare, sempre e
chiunque, a conoscere s stesso. Queste parole hanno un valore universale, che ancor oggi ci
invitano alla riflessione. Tutto ci per ribadire la caratteristica essenziale di ogni
strumentazione discreta: essa conferisce allinformazione potenzialit analitico-riflessive
uniche.

Platone vs Democrito continuo vs discreto, filosofia orale vs filosofia scritta?


Logica ed energia elettrica

Si sente sempre dire che i computer comprendono un solo tipo di linguaggio, il cosiddetto
linguaggio macchina, composto da lunghissime stringhe di 0 e di 1. E di fatti labbiamo visto
anche noi, attraverso la logica di Boole gli ingegneri hanno saputo creare una macchina in
grado di svolgere elaborati calcoli a partire dai due stati di 0 e 1. Ora vediamoquindi come
nella pratica dei fatti ci si potuto verificare. Faremo degli esempi pratici che, ci auguriamo,
possano illuminare megliola questione. Nostra guida teorica in questo percorso sar il sito
http://www.tecnoteca.it, che consigliamo altres di visitare per la ricchezza e seiet degli
argomenti sientifici trattati.

http://www.tecnoteca.it/museo/11/document_view

Circuito elementare per la rappresentazione di un
bit. Il bit la pi piccola unit di informazione e
designa uno dei due stati che codificano le
informazioni all'interno dei computer: la presenza
oppure lassenza di un segnale elettrico. Il
passaggio della corrente elettrica con l'interruttore
chiuso e la lampadina accesa rappresenta il
simbolo 1, mentre il non passaggio di corrente
elettrica con l'interruttore aperto e la lampadina
spenta rappresenta il simbolo 0. Il funzionamento
dei circuiti elettrici di tutti i calcolatori moderni
basato su questi due stati elementari. Ovviamente,
la rappresentazione di informazioni pi complesse
richiede l'uso di un insieme di bit.

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Le porte logiche possono essere realizzate
mediante circuiti elettrici molto semplici
combinando in modo opportuno diversi
interruttori. Nella figura sono illustrate le porte
logiche AND e OR realizzate con semplici
interruttori e lampadine. Ogni porta logica
elabora uno o pi bit secondo una determinata
operazione logica.

Circuito dimostrativo: addizionatore binario
(half-adder) realizzato con un rel. Un aspetto
implementativo importante che emerso fin
dalla costruzione dei primi calcolatori il fatto
che tutti i diversi componenti della CPU
possono essere realizzati mediante lo stesso
tipo di circuiti: le reti logiche. Questi reti sono
formate da pi porte logiche connesse tra loro
e permettono di elaborare informazioni anche
molto complesse.


Claude Shannon. Alla fine degli anni 30, il
fisico e matematico americano Claude Shannon
(1916-) del MIT, studiando i circuiti elettrici a
rel comunemente utilizzati nelle
telecomunicazioni, si rese conto che il loro
funzionamento pu essere descritto in termini
logici utilizzando il calcolo proposizionale. In
tale lavoro Shannon trasfer le idee di Boole al
mondo dei circuiti digitali facendo comprendere la superiorit dell'approccio digitale rispetto a
quello analogico.























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Larchitettura del computer

Non dedicheremo molto tempo alla struttura dei computer, se non quello necessario per
afferrarne i principi chiave, che ci permettano poi di capire meglio levoluzione della
Rivoluzione digitale. Il computer come lo conosciamo noi oggi frutto di unarchitettura
concepita per la prima volta da Von Neumann negli 40 del XX secolo, che ne ha delineato le
varie funzioni (vedi figura in basso). Per funzionare un elaboratore deve avere una Unit
Centrale di Processazione, cio di calcolo, detta CPU (Central Unit Processing), una memoria
volatile, detta RAM (Random Access Memory) che serve al Processore per andare a prendere i
dati, dopodich esistono le cosiddette periferiche, ovvero la strumentazione necessaria alla
immissione dei dati (INPUT) e alla emissione dei risultati (OUTPUT), che inizialmente erano
poche, la tastiera, la memoria fissa, o disco rigido, e una stampante, mentre il monitor ha fatto
la sua comparsa solo successivamente. Oggi invece le periferiche sono moltissime, e in
continuo aumento. La parte senza dubbio pi interessante e importante la CPU, il vero e
proprio cervello del computer. La CPU suddivisa in Unit di controllo, Unit aritmetico-logica,
memoria RAM e ROM, la ROM nelloriginale architettura di Von Neumann non esisteva, poich
non essenziale per i primi elaboratori. La memoria ROM (Read Only Memory) una memoria di
sola lettura, cio dalla quale si possono prendere dati, ma sulla quale non possibile
scriverne, e serve ad esempio al computer per accendersi e lanciare il BIOS (Basic Input
Output System), il programma che fa partire il Sistema Operativo. Vediamo pi da vicino come
strutturata la CPU e i due componenti principali. LUnit di controllo serve a interpretare
correttamente i comandi provenienti dalle periferiche, dalla tastiera, dalle memorie o dalle
porte del computer, ci significa che questa Unit ha il compito di leggere le stringhe di
informazioni binarie e determinare se sono ben strutturate secondo la corretta sintassi. Se ci
avviene, cio se le informazioni sono consistenti, allora vengono passate al vero e proprio
motore di tutto il computer, lUnit aritmetico-logica, che ha il compito di elaborarle, cio di
calcolarle e di ripassarle allUnit di controllo che provveder a rinviarle verso le periferiche,
sottoforma di output. Ad esempio se io digito le lettere CPU, lUnit di controllo verifica se il
dato inviatole corretto, lo passa allUnit aritmetico-logica che lo elabora e lo rispedisce
allUnit di controllo che a sua volta lo invia alla periferica del monitor, il quale lo rappresenta
sottoforma di lettere scritte.
La CPU progettata per riconoscere (Unit di controllo) e interpretare (Unit aritmetico-logica)

un numero fisso di istruzioni, detto insieme delle istruzioni, come ad esempio ADD (=SOMMA),
DIV (=DIVIDI), AND (=And logico), ecc., che di norma, allinterno della CPU, sono qualche
centinaio. Ciascun tipo di processore possiede un proprio sistema di istruzioni, ed seguendo
questo schema che si scrivono i vari programmi. I due pi diffusi processori, RISC e CISC,
rispettivamente quello della IBM e quello del Power PC della Apple, hanno istruzioni differenti,

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ed per questo motivo che programmi scritti per computer IBM compatibili, come tutta la
filiera di programmi della Microsoft, non girano su computer Macintosh, e viceversa.
La CPU dunque al suo interno possiede le regole sintattiche e i comandi (le istruzioni) per
ricevere, elaborare e restituire le informazioni.


Linguaggi che parlano alle macchine

Per noi umani, dialogare nel complicato idioma delle macchine piuttosto difficile e complicato,
se non altro per la quantit di errori che potenzialmente si possono commettere. La scienza
informatica ha cos sviluppato nel tempo una serie di linguaggi pi vicini a quello naturale.
Tutti i linguaggi di programmazione sono comunque linguaggi formalizzati, nel senso che
abbiamo visto in precedenza, sono quindi lingue regolate da una specifica sintassi e da una
semantica (significati) oggettiva e priva di ambiguit, altrimenti la CPU non saprebbe come
leggere le informazioni ed elaborarle. I linguaggi di programmazione servono per scrivere i
programmi, cio il software, quellinsieme chiuso e definito di comandi che serve per risolvere
determinati problemi. Tali problemi possono essere di qualsiasi ordine, per esempio gestire la
contabilit di una azienda, oppure eseguire calcoli per scopi scientifici, come inviare un satellite
in orbita, o interpretare i geni umani, o ancora possono servire per disegnare la struttura di un
ponte, scrivere del testo o inviare una e-mail dallItalia allAustralia. I linguaggi quindi vengono
concepiti per soddisfare un determinato problema, e soprattutto allinizio, questi erano
strutturati per eseguire benissimo e velocemente specifici problemi. Col passare degli anni poi
sono stati creati linguaggi pi generalisti, che permettono di eseguire i compiti pi disparati.

La storia dei Linguaggi di programmazione una storia lunga e molto interessante, noi la
affronteremo nella sua sintesi, che prevede due ordini di strutture: i Livelli e le Generazioni. I
Livelli rappresentano la vicinanza o lontananza dal Linguaggio macchina. Pi un linguaggio
vicino al processore, pi profondo, meno ne vicino, pi si dice di superficie. Questa
suddivisione rispecchia anche la struttura delle Generazioni dei linguaggi (Generazioni intese
propriamente in senso cronologico, come fossero le Generazioni di una famiglia), nel senso che
la prima Generazione era scritta direttamente in Linguaggio macchina, mentre le ultime, come
vedremo, sono scritte con
linguaggi pi vicini a quello
naturale (vedi schema
sottostante). Inizialmente i
programmatori scrivevano i
programmi in linguaggio
macchina, immettendo
direttamente le istruzioni in
stringhe di 0 e 1. Come detto ci era scomodo, laborioso e dava adito a frequenti errori.
Vennero inventati quindi dei linguaggi che al posto delle stringhe binarie, possedevano stringhe
di testo, riportanti i comandi da eseguire in un linguaggio pi vicino a quello naturale, linguaggi
che tuttavia restavano ovviamente formalizzati. Il primo linguaggio di questo tipo fu il
linguaggio Assembly. A partire da questa Generazione, entrano in gioco nella storia
dellinformatica i cosiddetti Traduttori. Poich le istruzioni scritte secondo linguaggi non
macchina, utilizzano stringhe testuali e non binarie, allora diventa necessario che un
Traduttore traduca queste istruzioni in linguaggio macchina, comprensibile alla CPU. Esistono
due tipologie di traduttori, i compilatori e gli interpreti. La differenza sta nel modo con cui
questi traduttori traducono le istruzioni, i compilatori preferiscono prima tradurre tutto il
codice e poi inviarlo alla CPU, mentre gli interpreti invece traducono il codice in tempo reale
come fossero in diretta. Quando quindi in informatica si parla di codice compilato, ci significa
che esiste un traduttore che prima lo traduce e poi lo invia allesecuzione, in questo modo il
computer subisce in primis uno sforzo di elaborazione iniziale, ma poi esegue il programma in
modo pi rapido. Il codice interpretato invece prevede uno sforzo iniziale meno grosso, ma
tempi di esecuzione del programma certamente pi lunghi. Per farvi un esempio: quando
utilizzate MS Word, dovete aver installato preventivamente il software sul vostro computer,
cio state utilizzando un programma scritto in un linguaggio che deve essere compilato. Infatti
voi impiegate un po di tempo per installarlo, ma poi lesecuzione abbastanza veloce. Quando
LE GENERAZIONI DEI LINGUAGGI DI PROGRAMMAZIONE

1 Generazione Linguaggio macchina Basso Livello
2 Generazione Linguaggi Assembly Basso Livello
3 Generazione Linguaggi Procedurali Alto Livello
4 e 5 Generazione Linguaggi Descrittivi / A Oggetti Alto Livello
Pseudo-Linguaggi

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le regole di impaginazione del linguaggio Html.

La riscrittura del cosmo

Quando allinizio del Corso parlammo di scrittura del cosmo, abbiamo steso un elenco di
pratiche grafiche per sottolineare in modo incisivo come tramite la scrittura e, pi in generale,
la grafia, luomo sia stato capace di dotare di senso il cosmo da lui abitato. Tali pratiche poi,
sono state analizzate nel dettaglio lungo il corso delle lezioni: la nascita della scrittura, la
nascita degli alfabeti e dellalfabeto vocalico greco e le pratiche che da esso sono sorte,
abbiamo visto la storia e levoluzione dei medium scrittorii, il volumen, il codex, il libro
moderno, prodottosi a partire dalla rivoluzione tipografica e da questo le nuove pratiche
scientifiche che ne sono in un certo modo derivate. E da quel punto abbiamo deciso di seguire
la strada che ci ha condotti fino alla nascita dei computer, dalle prime rudimentali macchine da
calcolo alla storia delle idee che ne hanno permesso lo sviluppo. E ora stiamo analizzando
come limpiego del calcolatore stia nel mezzo di una profonda, e non priva di eventi
imprevedibili, riscrittura del cosmo. Tale riscrittura si avvale, come detto, della strumentazione
digitale, un complesso apparato tecnico-scientifico che ha permesso di ricodificare ogni sistema
graficamente rappresentabile con strumentazione analogica, in un nuovo sistema
rappresentabile secondo modalit affatto diverse, quali quelle digitali. Queste modalit sono
quelle che abbiamo visto trattando delle differenze tra analogico e digitale: una
incommensurabile superiorit analitica delluna rispetto allaltra. Ma non solo, ci che ha reso
una tale riscrittura tanto potente e densa di implicazioni, il fatto che la tecnologia digitale
abbia saputo costruirsi un Network capace di trasportare e distribuire informazioni rapidamente
e potenzialmente in ogni parte del globo e anche oltre.

Cinque tra i principali vantaggi dellera informatica:

1. la transcodifica dellinformazione, dal continuum analogico al discreto digitale, e la sua
rappresentazione percettiva (visiva, sonora)
2. Lutilizzo di un significante unico per elaborare e rappresentare linformazione, limpulso
elettrico
3. la capacit di processazioni (calcolo) veloci e automatiche dellinformazione, attraverso
la simulazione di alcune operazioni cognitive umane basiche
4. la diminuzione fisica dello spazio analogico entro lo spazio digitale
5. lopportunit di spostare linformazione digitale velocemente in ogni parte del globo


La strumentazione digitale

La SD per operare nei modi e nelle forme cui siamo ormai abituati, necessita di una
strumentazione hardware, cio fisica. Si tratta dei cosiddetti terminali; la macchina digitale,
evolutasi negli ultimi decenni, presenta un monitor, una tastiera e spesso anche un mouse e
una stampante. A parte il mouse e la stampante, che non sono strettamente necessari, le
restanti due parti costituiscono gli elementi fisici attraverso i quali noi simuliamo latto dello
scrivere e del leggere, metaforicamente identificati con la diade carta-penna. La stampante
rappresenta invece, e abbastanza bene, quella che la nostra epoca, definita da alcuni studiosi
tarda epoca della stampa (Bolter 1993), che vede ancora nel foglio stampato la realizzazione
ultima dellatto dello scrivere. Non solo la stampante, ma anche la maggior parte dei
programmi di video scrittura denunciano inequivocabilmente il cordone ombelicale che ancora
ci lega al foglio cartaceo; oggi, con buona pace di quanti preconizzavano la fine del libro e della
carta, le statistiche riportano un aumento, e non una diminuzione di carta stampata. Portando
la stampa allinterno degli uffici e delle abitazioni, la rivoluzione digitale ci ha tutti trasformati
in una grande trib di stampatori. Oltre a ci, il computer odierno possiede alcuni device per la
distribuzione e larchiviazione della scrittura e delle informazioni in generale. Se inizialmente
era il floppy-disc (inventato dalla IMB nei primi anni 70), lunico strumento attraverso cui si
poteva trasferire le informazioni scritte da un computer allaltro, con gli anni abbiamo assistito
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a unimpressionante evoluzione delle capacit di archiviazione di queste memorie portatili. Dal
floppy al DVD c stato un incremento di circa 3000 volte. A partire dalla fine degli anni 70
compare sulla scena informatica uno strumento che avrebbe cambiato la storia del computer: il
modem (modulator-demodulator), un device capace di convertire linformazione digitale in
analogica, trasmetterla attraverso un normale cavo in rame (come ad esempio quello delle
linee telefoniche) e riconvertirla in digitale dallaltra parte. Non che prima del modem i
computer non fossero in grado di connettersi, Arpanet e Internet erano gi nati da tempo, ma
avevano bisogno di linee di collegamento dirette, e quindi estremamente costose e rare. Col
modem invece bastava un semplice allacciamento telefonico e due o pi computer potevano
parlare la stesa lingua e trasmettersi informazioni. Con il modem nasce lera dellaccesso come
la definisce lo studioso nord americano Jeremy Rifkin (Rifkin, 2000), lepoca in cui diventa di
primaria importanza accedere alle informazioni delocalizzate, attraverso device tecnologici
quali computer e reti. Grazie a questa importante invenzione, la distribuzione delle
informazioni avviene direttamente tra macchine comunicanti, senza il bisogno di uno
spostamento fisico tra un computer e un altro.
Non va dimenticato anche un device che potrebbe essere visto come una stampante al
contrario, mi riferisco allo scanner. Se la stampante serve a trasferire linformazione elettronica
dallambiente digitale verso quello tradizionale della stampa, lo scanner al contrario in grado
di percorrere il processo opposto, trasferire linformazione analogica della stampa in
informazione digitalizzata. Con lo scanner, lanciato dalla Microtek nel 1985 (300 dpi in bianco e
nero) si apre lepoca della conversione dellanalogico nel digitale. Per quanto riguarda invece la
digitalizzazione di testi stampati, gi nel 1974 venne lanciato dal geniale Ray Kurzweil
(http://www.kurzweiltech.com/kcp.html) il primo sistema per il riconoscimento delle lettere,
chiamato OCR (Optical Character Recognition) capace di riconoscere qualsiasi tipo di carattere
stampato e riprodurlo nella sua variante digitale.









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APPENDICE - Breve storia dei linguaggi di programmazione

[per gentile concessione di Ricky Spelta: http://www.windoweb.it ???]

1946 Konrad Zuse, ingegnere tedesco, sviluppa il primo linguaggio di programmazione in
assoluto: il Plankalkl, mentre se ne stava nascosto sulle Alpi della Baviera in attesa della
fine della Seconda Guerra Mondiale.Us il suo linguaggio come opponente nel gioco degli
scacchi sul suo computer Z3. Il linguaggio era gi in grado di gestire sia tabelle che strutture di
dati.Il Plankalkl rimase seppellito in qualche archivio in Germania per molto tempo.
1949 Viene sviluppato un primo linguaggio di uso comune, lo Short Code. Deve
essere compilato in codice macchina manualmente. A dispetto del nome, le notti tenderebbero
ad allungarsi parecchio, usando questo linguaggio!
1951 Grace Hopper (la famosa "nonnina del COBOL"), inizia lo sviluppo del compilatore A-O,
noto anche come AT-3.
1952 Alick Glennie, sviluppa, parallelamente ai suoi studi, il compilatore AutoCode,
che serve a compilare un linguaggio simbolico assembler per il computer Manchester Mark I.
1954 IBM inizia lo sviluppo del FORTRAN, basandosi sul linguaggio A-O.
1957 A-O viene pubblicato col nome Math-Matic, e inizia cos l'utilizzo di un primo
linguaggio di programmazione comunemente conosciuto. Anche FORTRAN (FORmula
TRANslator) pubblicato. L'uso primario del linguaggio per calcolare espressioni
matematiche.Tra le sue doti la grande semplicit nelle funzioni di input/output e la sua
succinta ed elegante codifica.FORTRAN diventa cos il primo linguaggio commerciale di alto
livello. Il leader del gruppo di sviluppo, John Backus passa quindi allo sviluppo di ALGOL e BNF.
1958 Viene presentata una nuova versione di linguaggio, il FORTRAN II. Tra le sue nuove
caratteristiche offre la gestione di sottoprogrammi e link a funzioni di codice macchina. John
McCarthy inizia lo sviluppo di LISP (LISt Processing, oppure, per gli amici "Lots of Irritating
Superfluous Parentheses" :-) ). Il linguaggio, grazie alle sue funzioni, alla base di applicazioni
per Intelligenza Artificiale.Insieme ad altri viene usato nel gioco Abuse, i cui livelli e funzioni
sono determinati dal codice LISP, compilato quando inizia il gioco. Viene anche pubblicata la
definizione di base di ALGOL 58, noto anche come IAL (International Algebraic Language).
1959 Nasce il COBOL (COmmon Business Oriented Language), alla conferenza del Data
Systems and Languages (CODASYL). COBOL un linguaggio commerciale istituzionale, ancora
utilizzato al giorno d'oggi in moltissime aziende.E' pensato per gestire una grande quantit di
dati, ma pu essere valido anche per tanti altri scopi.Anche se viene apprezzato dai tecnici, lo
senz'altro meno del BASIC, a causa della sua eccessiva verbosit. LISP 1.5 pubblicato.
1960 ALGOL 60, il primo linguaggio costruito a segmenti, disponibile. Diverse versioni di
Pascal e di C saranno successivamente sviluppate traendo ispirazione proprio da ALGOL 60,
che diventa il pi noto linguaggio di programmazione in Europa, verso la fine degli anni '60.
1961 Keneth Iversson sviluppa APL (A Programming Language), che usa anche caratteri
speciali e richiede periferiche compatibili per funzionare correttamente.Il linguaggio comprende
molte soluzioni speciali e interazioni, ma molte altre funzioni sono assenti. E' pensato quasi
esclusivamente per applicazioni matematiche.
1962 Esordio del FORTRAN IV.SNOBOL, (StriNg Oriented symBOlic Language), uno strano
linguaggio con particolari trovate, sviluppato presso i Bells Laboratories.Nel 1971, i
compilatori FASBOL e SPITBOL (SPeedy ImplementTation of snoBOL) verranno poi sviluppati
proprio sulla base di SNOBOL. Il linguaggio usato per gestire testi e formule.
1963 Viene rilasciata una nuova versione di ALGOL 60.In IBM inizia lo sviluppo di PL/I, che
dovrebbe includere le migliori funzionalit di ALGOL 60, FORTRAN e COBOL.
1964 APL/360, la prima reale applicazione per APL messa in funzione.John Kemeny and
Thomas Kurtz inventano il BASIC (Beginners All-purpose Symbolic Instruction Code) e il suo
compilatore. Il primo programma BASIC gira alle 4 del mattino del primo maggio 1964.PL/I
pubblicato. Questo linguaggio ancora molto usato in ambienti IBM. Sempre la IBM
distribuisce anche il linguaggio RPG (Report Program Generator), specializzato nella creazione
di report commerciali. Una precedente versione era stata comunque gi annunciata nel 1960
per il sistema IBM 1401.Le versioni RPG II e RPG III saranno poi pubblicate negli anni '70.
1965 SNOBOL3 pubblicato ed entro l'anno successivo saranno sviluppati anche i
compilatori per computer DEC -- per il PDP-6 e PDP-10.
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1966 FORTRAN 66 pubblicato. Sar poco utilizzato perch nuovi standard lo rimpiazzeranno
molto presto. Anche LISP2 viene rilasciato. Inizia anche lo sviluppo di LOGO, che pu essere
paragonato a LISP, ma pi orientato ai bambini e ai principianti.
1967 SNOBOL prosegue nello sviluppo ed esce una versione SNOBOL4. Il linguaggio usato,
per esempio, nelle analisi e per le compilazioni di linguaggio di alto livello. In Norvegia, a Oslo,
viene annunciato Simula.Si basa su ALGOL60, ma comprende anche la gestione delle classi.
Simula, originariamente pensato per simulazioni, diverr pi tardi un linguaggio completo
centrato sulla programmazione a oggetti.
1968 Niklaus Wirth inizia lo sviluppo del Pascal, ancora usato a scopi educativi. ALGOL 68
pubblicato. Alcuni membri del comitato di standardizzazione sono restii ad approvarlo perch lo
giudicano pesante, con problemi pratici di utilizzo ed estremamente complesso. COBOL diventa
una versione certificata ANSI.I laboratori Bells annunciano ALTRAN, un clone del FORTRAN.
1969 500 partecipano alla conferenza su APL nel quartier generale di IBM in New York. La
domanda di APL i molto lontana dalle aspettative. BCPL (Basic CPL) viene sviluppato in
Inghilterra.Il linguaggio si basa su CPL (Combined Programming Language) e getter le basi
dei successivi sviluppi dei linguaggi B e poi C.BCPL un linguaggio di basso livello, che
comprende solo semplici tipi di dati.
1970 Charles Moore crea il Forth. Il telescopio di Kitt Peaks , per esempio, controllato da un
programma FORTH. Secondo Moore il Forth doveva essere un linguaggio di quarta generazione
(fourth generation), ma siccome il suo sistema operativo prevedeva nomi di file di soli 5
caratteri, fu battezzato Forth. In Francia parte lo sviluppo di PROLOG (PROgramming LOGic),
che diventa il primo programma di intelligenza artificiale e di logica.Si basa sul teorema SLD
comprende molti diversi linguaggi per scopi diversi.Alla Xerox PARC inizia lo sviluppo di
Smalltalk. Smalltalk un linguaggio object-oriented molto pulito.Negli anni successivi saranno
sviluppate le versioni Smalltalk-72, Smalltalk-74 and Smalltalk-76. Quest'ultimo ispirandosi
anche a Simula. Il programma Pascal fa la sua comparsa sui computer CDC-6000. Icon
pubblicato. E il linguaggio B viene sviluppato per il sistema Unix PDP-11. Il linguaggio B si
ispira al BCPL.
1972 Dennis Ritchie crea il linguaggio "C", derivandolo dal "B". Il compilatore C incluso nel
sistema operativo di Unix e il suo utilizzo crescer in modo esplosivo anche al di fuori dei
laboratori Bell. Il C appare semplice, efficiente e flessibile. Portare programmi scritti in C su
altri sistemi operativi pi facile che con altri linguaggi.Il C sembra sposare l'eleganza ed
efficienza dei linguaggi macchina con la chiarezza e manutenibilit dei linguaggi di alto livello.
Entra in funzione la prima applicazione scritta in PROLOG. Dopo appena 26 anni ricompare la
documentazione di Plankalkl, il famoso primo linguaggio assoluto scritto da Zuse.
1974 COBOL acquisisce la sua seconda definizione ANSI.Compare la documentazione del
linguaggio C.
1975 Il dottor Wong sviluppa Tiny BASIC, che occupa solo 2K di memoria ed caricabile da
nastro perforato.Pu funzionare praticamente su qualsiasi macchina con processore 8080 o
Zilog Z80.In un tipico pc ci sono 4K di memoria, cos con questo linguaggio 2K resterebbero
disponibili. Tiny BASIC anche il primo programma freeware (cio gratuito).Nel suo interno
furono trovate queste due buffe frasi: "All wrongs reserved" e "Copyleft". Bill Gates e Paul
Allen scrivono una loro versione di BASIC che vendono al MITS. MITS produce microcomputer
basati su Altair 8080. Scheme, un derivato di LISP, pubblicato. Brian Kernigan descrive
RATFOR (RATional FORtran), usabile come pre-compilatore del FORTRAN.
1976 Design System Language, predecessore del PostScript fa la sua comparsa. E' un
linguaggio interpretato, come il Forth, usato per gestire gli alberi dei database tridimensionali.
1977 MUMPS (Massachusetts general hospital Utility Multi-Programming System) ottiene il
suo riconoscimento ANSI-standard. MUMPS era usato originariamente per salvare le cartelle
dei pazienti per cui il linguaggio comprende solo caratteri di testo. Verr poi rinominato con la
lettera M ed ancora usato da molte compagnie dove molti utenti devono accedere alle stesse
informazioni, come nelle banche, nei magazzini e agenzie viaggi.La Honeywell partecipa alla
gara per progettare il nuovo linguaggio battezzato ADA e il team di Jean Ichbiahn vincer con
la sua soluzione. Kim Harris e i suoi partner creano il FIG, (FORTRAN Interest Group).
Svilupperanno il FIG-FORTRAN vendendolo per $20. Kenneth Bowles pubblica USCD Pascal,
che lavora su macchine PDP-11 e Z80. Niklaus Wirth inizia a sviluppare il successore del
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Pascal, Modula (MODUlar LAnguage). Modula un linguaggio fortemente segmentato, che si
adatta bene alle esigenze di elaborazioni parallele.
1978 Esce il linguaggio CSP.
1980 Nasce il dBASE II.
1983 Distribuzione da Xerox di SmallTalk-80, ispirato a Lisp e Simula 67. Linguaggio object-
oriented.
1983 Prima uscita del linguaggio ADA, derivato da Algol 68.
1986 E' disponibile una nuova versione del linguaggio C, il C ++.
1986 Annuncio di Eiffel, ispirato a SmallTalk- 80.Eiffel un linguaggio object-oriented che
enfatizza il disegno e la costruzione di software di elevata qualit e riusabilit.
1987 Esce il Perl (Practical Extraction and Report Language), creato da Larry Wall.Un
linguaggio di script ottimizzato per fare la scansione arbitraria di file di testo, per estrarne
informazioni e stampare report basati sui dati estratti.
1988 Nuovo linguaggio: Mathematica
1988 Fa la sua comparsa OBERON, successore di Modula-2 e Pascal.Forse il migliore
programma mai disegnato, che scaturisce dalla genialit di Niklaus Wirth.
1988 Esce il Quick Basic.
1989 Con l'avvento del Web viene reso disponibile un meta-linguaggio che ne rappresenter
la base di sviluppo dei siti: l'HTML.
1991 E' disponibile il linguaggio Python, un moderno interprete di script.Il linguaggio
object-oriented in modo nativo, e non
ha subto l'aggiunta di qualche
istruzione in pi per diventarlo, come
successo ad altri linguaggi pi
antichi.Il suo pi diretto concorrente
il linguaggio Perl, ma dal quale si
distingue egregiamente per maggiore
facilit nello sviluppo di programmi di
una certa dimensione e di frequente
manutenzione. Da Python deriver
Ruby nel 1993. Di Python usciranno
successive versioni, anno dopo anno.
1992 Microsoft annuncia il Visual
BASIC.Si tratta di un derivato del
BASIC, con l'aggiunta della gestione
object-oriented e event driven, ideale
per l'ambiente Windows.
1995 Fa la sua comparsa Java 1,
figlio di C++ e SmallTalk Il Turbo
Pascal risorge a nuova vita in Delphi.
1998 Esce la versione Java 2 del
famoso programma.
2000 Da Java 2 deriva il linguaggio
"C#".










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I PROTAGONISTI DELLA RIVOLUZIONE DIGITALE
A proposito dellutilizzo del concetto di rivoluzione, applicato allattuale immensa propagazione
della macchina informatica, riprendo ci che scrive Manuel Castells (2002): - Il gradualismo,
- ha scritto il paleontologo Stephen J. Gould, - cio lidea che tutti i cambiamenti devono
essere uniformi, lenti e costanti, non mai stato un comandamento immutabile. Rappresent
piuttosto un pregiudizio culturale comune, in parte una risposta al liberismo ottocentesco a un
mondo in rivoluzione. Ma continua a influenzare la nostra interpretazione presumibilmente
oggettiva della storia della vita [] La storia della vita, per come la vedo io ( Gould che parla,
ndr), costituita da una serie di stati stabili, punteggiata a intervalli da eventi maggiori che si
verificano con grande rapidit e che servono a determinare lepoca stabile successiva - . Io (
ora Castells che parla, ndr) parto dal presupposto che alla fine del XX secolo abbiamo vissuto
uno di questi eccezionali intervalli della storia, un intervallo caratterizzato dalla trasformazione
della nostra cultura materiale, grazie allagire di un nuovo paradigma tecnologico incentrato
sulle tecnologie dellinformazione. E poi Castell prosegue esortandoci a non cadere nella
trappola delle facili profezie tecnologiche: La propaganda profetica e la manipolazione
ideologica che contraddistinguono gran parte dei discorsi sulla rivoluzione della tecnologia
dellinformazione, non devono indurci a sottovalutarne la fondamentale importanza. E poi
continua sul concetto di rivoluzione: A differenza di qualsiasi altra rivoluzione, per, il nucleo
della trasformazione che la societ sta vivendo con la rivoluzione attuale riguarda le tecnologie
di elaborazione e comunicazione delle informazioni. La tecnologia dellinformazione sta a
questa rivoluzione, come le nuove fonti di energia stavano alle rivoluzioni industriali che si
sono susseguite.
Noi assumeremo quindi che in atto vi una vera e propria rivoluzione, e parleremo senza
timidezza di rivoluzione informatica.

John von Neumann (1903-1957)

L'apprendista nacque ebreo ed ungherese a Budapest il 28 dicembre 1903 come Janos
Neumann, e lo stregone mor cattolico e statunitense a Washington l'8 febbraio 1957 come
John von Neumann (l'ereditario `von venne assegnato nel 1913 a suo padre per meriti
economici dall'imperatore Francesco Giuseppe). Von Neumann fu un bambino prodigio: a sei
anni conversava con il padre in greco antico; a otto conosceva l'analisi; a dieci aveva letto
un'intera enciclopedia storica; quando vedeva la madre assorta le chiedeva che cosa stesse
calcolando; in bagno si portava due libri, per paura di finire di leggerne uno prima di aver
terminato. Da studente, frequent contemporaneamente le universit di Budapest e Berlino, e
l'ETH di Zurigo: a ventitr anni era laureato in ingegneria chimica, ed aveva un dottorato in
matematica.La sua velocit di pensiero e la sua memoria divennero in seguito tanto
leggendarie che Hans Bethe (premio Nobel per la fisica nel 1967) si chiese se esse non fossero
la prova di appartenenza ad una specie superiore, che sapeva per imitare bene gli umani. In
realt, il sospetto di un'origine marziana era esteso non solo a von Neumann, ma a tutto il
resto della banda dei figli della mezzanotte, i coetanei scienziati ebrei ungheresi emigrati che
contribuirono a costruire la bomba atomica. La complessit dei calcoli balistici richiesti per le
tavole di tiro di armamenti sempre pi sofisticati aveva portato, nel 1943, al progetto del
calcolatore elettronico ENIAC di Filadelfia. Non appena ne venne a conoscenza, nell'agosto
1944, von Neumann vi si butt a capofitto: nel giro di quindici giorni dalla sua entrata in
scena, il progetto del calcolatore veniva modificato in modo da permettere la memorizzazione
interna del programma. La programmazione, che fino ad allora richiedeva una manipolazione
diretta ed esterna dei collegamenti, era cos ridotta ad un'operazione dello stesso tipo
dell'inserimento dei dati, e l'ENIAC diveniva la prima realizzazione della macchina universale
inventata da Alan Turing nel 1936: in altre parole, un computer programmabile nel senso
moderno del termine. All'Istituto di Princeton si dedic alla progettazione di un nuovo
calcolatore, producendo una serie di lavori che portarono alla definizione di quella che oggi
nota come architettura von Neumann: in particolare, la distinzione tra memoria primaria
(ROM) e secondaria (RAM), e lo stile di programmazione mediante diagrammi di flusso. Anche
questa macchina non fu fortunata: essa fu inaugurata solo nel 1952, con una serie di calcoli
per la bomba all'idrogeno, e fu smantellata nel 1957 a causa dell'opposizione dei membri
dell'Istituto, che decisero da allora di bandire ogni laboratorio sperimentale. John von
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Neumann defin per la prima volta in modo rigoroso e completo il concetto di elaboratore
elettronico a programma memorizzato - la cosiddetta 'macchina di von Neumann'. Anche se
altri - come ad esempio Eckert e Mauchly - avevano avuto idee simili, fu Neumann a
inquadrarle in una teoria matematica coerente e a svilupparle in una teoria generale delle
'macchine intelligenti e degli automi. Oltre che per varie applicazioni tecnologiche (dalla
matematica alla metereologia), il computer serv a von Neumann anche come spunto per lo
studio di una serie di problemi ispirati dall'analogia fra macchina e uomo: la logica del cervello,
il rapporto fra l'inaffidabilit dei collegamenti e la loro ridondanza, e il meccanismo della
riproduzione. Egli invent in particolare un modello di macchina (automa cellulare) in grado di
autoriprodursi, secondo un meccanismo che risult poi essere lo stesso di quello biologico in
seguito scoperto da James Watson e Francis Crick (premi Nobel per la medicina nel 1962). Il
suo risultato pi famoso nel campo degli armamenti, invece, fu la scoperta che le bombe di
grandi dimensioni sono pi devastanti se scoppiano prima di toccare il suolo, a causa
dell'effetto addizionale delle onde di detonazione (i media sostennero pi semplicemente che
von Neumann aveva scoperto che meglio mancare il bersaglio che colpirlo). L'applicazione
pi infame del risultato si ebbe il 6 e 9 agosto del 1945, quando le pi potenti bombe della
storia detonarono sopra il suolo di Hiroshima e Nagasaki, all'altezza calcolata da von Neumann
affinch esse producessero il maggior danno aggiuntivo.



Alan M. Turing (1912-1954)

Alan Turing nato il 23 giugno 1912 a Londra ed morto il 7 giugno 1954 a Manchester. E'
stato uno dei pionieri dello studio della logica dei computer cos come la conosciamo oggi ed il
primo ad interessarsi all'argomento dell'intelligenza artificiale.Una delle sue caratteristiche fu di
non usare il lavoro di scienziati precedenti, bens di ricreare le scoperte precedenti. Trasferitosi
alla Princeton University inizi ad esplorare quella che poi verr definita come la Macchina di
Turing.La macchina di Turing non altro che l'odierno computer. Turing descrisse una
macchina che sarebbe stata capace di leggere una serie su una banda composta dalle cifre uno
e zero. Questi uni e questi zeri descrivevano i passaggi che erano necessari per risolvere un
particolare problema o per svolgere un certo compito. La macchina di Turing avrebbe letto ogni
passaggio e l'avrebbe svolto in sequenza dando la risposta giusta. Questo concetto era
rivoluzionario per quel tempo in quanto molti computer negli anni '50 erano progettati per un
scopo preciso o per uno spettro limitato di scopi. Ci che Turing intravedeva era una macchina
che riusciva a fare tutto, una cosa che oggigiorno diamo per scontata.Nel 1936 formul il
modello teorico del calcolatore a istruzioni memorizzate, la cosiddetta 'macchina di Turing'. Un
risultato analogo veniva fornito nello stesso anno, ma indipendentemente da lui, dal logico
polacco Emil L. Post (1897-1954).Il metodo di istruzione del computer era molto importante
nel concetto di Turing. Far eseguire ad un computer un compito particolare era soltanto una
questione di suddivisione dell'istruzione in una serie di istruzioni pi semplici, lo stesso
processo che viene affrontato anche dai programmatori odierni. Turing era convinto che si
potesse sviluppare un algoritmo per ogni problema. La parte pi difficile stava nel determinare
quali fossero i livelli semplici e come spezzettare i grossi problemi.Durante la seconda guerra
mondiale Turing mise le sue capacit matematiche al servizio del Department of
Communications inglese per decifrare i codici usati nelle comunicazioni tedesche, in quanto i
tedeschi avevano sviluppato un tipo di computer denominato Enigma che era capace di
generare un codice che mutava costantemente. Turing ed i suoi compagni lavorarono con uno
strumento chiamato Colossus che decifrava in modo veloce ed efficiente i codici tedeschi creato
con Enigma. Si trattava, essenzialmente di un insieme di servomotori, ma era il primo passo
verso il computer digitale. un rotore di Enigma ricostruzione della "Bombe room" Bletchley
Park Trust, Hut 6(dove si studiava la decodifica di Enigma) Turing era dell'idea che si potesse
creare una macchina intelligente seguendo gli schemi del cervello umano. Scrisse un articolo
nel 1950 in cui descriveva quello che attualmente conosciuto come il Test di Turing. Il test
consisteva in una persona che poneva delle domande tramite una tastiera, rivolgendosi sia ad
una persona che ad una macchina intelligente. Era convinto che se, dopo un ragionevole
periodo di tempo, la persona che poneva le domande non fosse stata capace di distinguere le
risposte della macchina da quelle dell'altra persona, la macchina in qualche modo si poteva
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considerare "intelligente". Ipersensibile, incompreso, circondato dallo scetticismo e dall'ostilit
dell'ambiente scientifico, il matematico inglese si suicid il 7 giugno 1954, mangiando una
mela al cianuro, per motivi mai chiariti. Due anni prima era stato coinvolto in uno scandalo per
una relazione omosessuale (all'epoca considerata un reato in Gran Bretagna) e condannato a
seguire una terapia ormonale che lo aveva reso impotente.


Claude Elwood Shannon (1916-2001)

Alla fine degli anni 30, il fisico e matematico americano Claude Shannon del MIT, studiando i
circuiti elettrici a rel comunemente utilizzati nelle telecomunicazioni, si rese conto che il loro
funzionamento pu essere descritto in termini logici utilizzando il calcolo proposizionale. In tale
lavoro Shannon trasfer le idee di Boole al mondo dei circuiti digitali facendo comprendere la
superiorit dell'approccio digitale rispetto a quello analogico.
Nel 1937 dimostr che l'algebra di Boole forniva uno dei mezzi pi adatti per trattare i
problemi dei circuiti.
Dopo gli studi all'universit, nel 1936 cominci a preparare la tesi di dottorato al Mit sotto la
guida di Vannevar Bush.
In particolare Shannon era interessato alla teoria e alla progettazione dei complessi circuiti di
relay che controllavano le operazioni dell'analizzatore differenziale", la macchina inventata da
Bush per risolvere equazioni differenziali.
Fu in quel periodo che Shannon cominci a pensare che con la logica a due valori di Boole si
poteva fare di un computer molto di pi che una macchina per addizioni.
Dopo il dottorato, Shannon inizi a collaborare coi Laboratori Bell della At&T, e durante la
guerra si dedic allo studio dei sistemi di controllo delle batterie contraeree.
Nel 1948 pubblic il suo lavoro pi importante, la Teoria matematica della comunicazione, uno
dei pilastri della moderna teoria dell'informazione e in parte, quindi, dell'informatica.
Il problema era ancora una volta di natura pratica. Come trasmettere messaggi impedendo che
"rumori" di disturbo ne alterassero il contenuto?
Per cominciare, il problema era di definire in maniera precisa cos'era il contenuto di
informazione di un messaggio.
L'idea geniale di Shannon fu che il contenuto di informazione non ha nulla a che vedere col
contenuto del messaggio, ma col numero di 0 e 1, necessari per trasmetterlo.
La natura del messaggio, numeri, musica, immagini, era irrilevante. In ogni caso si trattava di
sequenze di 0 e 1.
In quell'articolo compariva per la prima volta il termine bit.
Le cifre binarie diventavano l'elemento fondamentale in ogni comunicazione.
Con i suoi lavori dedicati alla teoria dell'informazione, all'affidabilit dei circuiti, al problema
della sicurezza della comunicazione e alla crittografia, Shannon ha profondamente cambiato la
teoria e la pratica della comunicazione.
Dal 1958 Shannon era tornato a insegnare al Mit.
Appassionato giocatore di scacchi, in un suo pionieristico articolo del 1950 parlava della
programmazione dei computer per giocare a scacchi.
Nel 1965 ne aveva discusso a Mosca con Mikhail Botvinnik, ingegnere elettrico e a lungo
campione mondiale di scacchi. Stavano prendendo forma le prime idee di Profondo Blu, il
programma che trent'anni dopo avrebbe sconfitto Kasparov.

Il topo elettromeccanico di Shannon (Theseus) stato uno dei primi tentativi di "insegnare" ad
una macchina ad imparare e uno dei primi esperimenti pratici di Intelligenza Artificiale.


Norbert Wiener (1894-1964)
Norbert Wiener considerato il creatore del termine cibernetica (dal Greco Kyber: timone,
pilota)
Lo stretto legame fra cibernetica e informatica si fa sentire soprattutto nel settore delle
intelligenze artificiali e degli automi.
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Bambino prodigio, Wiener a tre anni era gi in grado di leggere correttamente e a nove anni
faceva il suo ingresso nella scuola superiore, dove complet il programma quadriennale in soli
due anni.
Poi studi presso la Cornell University, la Columbia University, Harvard e Cambridge (con
Bertrand Russel) e Gottinga, laureandosi in matematica, fisica e biologia.
Quindi rientr negli Stati Uniti, dove insegn sia all'universit di Columbia che di Harvard e del
Maine, prima di finire al MIT come professore di matematica (1932-1960).
Durante la seconda guerra mondiale fu coinvolto in importanti progetti militari, in particolare
per la realizzazione di computer da utilizzare in calcoli balistici.
Le sue intuizioni su come avrebbe dovuto essere progettato un computer, unite agli studi di
Turing e altri, consentir a von Neumann di definire l'architettura necessaria per ottenere un
computer d'utilizzo generico (general
purpose), cio nel quale l'hardware fosse
indipendente dal programma in uso.
L'atto di nascita vero e proprio della
cibernetica risale al 1945, anno in cui Wiener,
assieme a von Neumann, organizz un
convegno a Princeton al quale parteciparono
molti matematici, logici, fisici e ingegneri.
Dal convegno deriv anche una terminologia
comune per definire concetti come "analogico",
"digitale", "bit" e "feedback".
Negli ultimi anni di vita Wiener si dedic in
particolare alla matematica, neurofisiologia e
ingegneria, con un certo riguardo verso possibili riflessi di queste materie in campo medico.
In matematica diede un notevole contributo alla definizione della "teoria delle probabilit" e
della "analisi delle funzioni".
Nei primi anni '40 mise a fuoco, nell'ambito della Cibernetica, due importanti concetti: il
feedback e la trasmissione dell'informazione.
Il feedback (retroazione) un principio attraverso il quale un fenomeno in grado di
autoregolare il suo output controllandone il risultato. Un esempio applicativo assai semplice e
curioso riguarda lo sciacquone del bagno. Il dispositivo immette acqua nella vaschetta, ma
tramite un galleggiante, viene "informato" quando la vaschetta piena e provvede cos ad
arrestarne l'erogazione. Se il feedback non funzionasse...si allagherebbe la casa!
Il feedback, dunque, aggiunge "intelligenza" cognitiva, quella che manca in gran parte dei
programmi, che sono realizzati per eseguire determinate funzioni, ma non hanno l'abilit
d'imparare nulla di nuovo, n tantomeno di correggere i propri errori.
A dire il vero Wiener non si occupava di sciacquoni, ma di applicazioni ben pi serie.
Il suo impegno, infatti, fu orientato verso il miglioramento del puntamento delle bocche da
fuoco in artiglieria contraerei, in base al ritorno di informazioni sul risultato del tiro precedente,
fornito da un radar.
Questo processo di calcolo richiedeva molte operazioni in tempo reale e cos Wiener si rese
conto che i sistemi analogici non potevano reggere la richiesta. Occorreva utilizzare qualcosa di
molto pi veloce e si inizi cos a sviluppare una tecnologia digitale che sfruttava le condizioni
on/off, in perfetta base binaria, impiegando valvole elettroniche.
Il meccanismo di riportare all'ingresso alcune informazioni, in modo da modificare l'azione
tenendo conto dei risultati ottenuti, era un concetto completamente nuovo e venne esteso a
vari campi applicativi o di studio, come i meccanismi neurofisiologici, ad esempio.
Sulle trasmissioni delle informazioni, Wiener riprese alcune idee di Claude Shannon, circa il
concetto di quantit dell'informazione in presenza di rumore di fondo.

Vannevar Bush e il Memex

Il concetto di ipertesto pu essere fatto risalire allesperienza pionieristica del Memex, una
macchina peraltro mai costruita, ma alla base della cui realizzazione vi sono un serie di
intuizioni che, da un certo punto di vista, precorrono lidea attuale di ipertestualit.

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Lidea del Memex(Memory Extender) dovuta allattivit ed alle intuizioni di Vannevar Bush
(nella foto), ingegnere e ricercatore del prestigioso MIT, il quale si pose, nel periodo fra gli anni
30 e la seconda guerra mondiale, il problema della gestione e della consultazione rapida di
grandi masse di informazioni. Naturalmente, non avendo a disposizione una tecnologia digitale,
le sue idee si dovevano adattare alle tecnologie allora disponibili, nello specifico Bush pensava
alluso di documenti ridotti su microfilm.

Bush aveva un approccio fortemente critico nei confronti dei sistemi di gestione
dellinformazione della sua epoca, questo era per lui un problema fondamentale: pi volte nei
suoi scritti affermer che la conoscenza per essere acquisita deve essere facilmente reperibile
e consultabile, giacch ogni forma di conoscenza che non pu essere selezionata destinata a
perdersi.

Bush lavorer molto sul problema della reperibilit dellinformazione per tutti gli anni 30,
cercando una soluzione tecnicamente avanzata e intuitiva ed arriver, nel 1945, a pubblicare
un articolo fondamentale, destinato a divenire una vera e propria Bibbia per gli studiosi
dellipertestualit. Larticolo, pubblicato sulla rivista Atlantic Monthly e intitolato As we may
think, parte sempre dal citato problema della reperibilit e della consultazione delle
informazioni, muovendo una critica alla cosiddetta indicizzazione della conoscenza, ovvero alla
tendenza, propria soprattutto delle biblioteche, di catalogare per indici alfabetici o numerici,
per cui ciascuna informazione si trova in un unico punto dellarchivio si devono possedere
delle regole per decidere quale cammino ci porter allinformazione che cerchiamo, ma queste
regole sono difficili da utilizzare e da gestire (Bush, 1992). Muovendo da queste
considerazioni Bush critica questo sistema di gestione dellinformazione asserendo che la
mente umana non funziona in questo modo. Essa funziona per associazione. Con una sola
informazione in suo possesso, essa scatta immediatamente alla prossima che viene suggerita
per associazione di idee, conformemente a un intricata rete di percorsi sostenuta dalle cellule
del cervello. Essa ha unaltra caratteristica, ovviamente; i percorsi che non sono seguiti
frequentemente tendono ad affievolirsi, le informazioni non sono del tutto permanenti, la
memoria transitoria (Bush, 1992). Ed proprio a immagine dei processi mentali umani che
Bus prefigura la possibilit di realizzare una macchina in grado di operare una selezione per
associazione delle informazioni, questa macchina appunto il Memex (di cui vediamo nella
figura una esemplificazione).Un memex un dispositivo in cui un individuo memorizza tutti i
suoi libri, documenti e comunicazioni, e che meccanizzato in modo da essere consultato con
estrema facilit e rapidit. E unestensione individuale della memoria. Esso costituito da una
scrivania ed soprattutto al tavolo che si lavora. Sopra ci sono gli schermi luminosi inclinati,
sul quale il materiale pu essere proiettato per una comoda lettura. Ci sono una tastiera e dei
gruppi di pulsanti e di leve. Per il resto, assomiglia a una normale scrivania La maggior parte
dei contenuti sono acquisiti su microfilm gi pronti per essere inseriti (Bush, 1992). Come si
gi detto, Bush, che lavor al progetto del memex prima dellavvento dellinformatica, pens il
suo congegno come una scrivania con schermi, leve, pulsanti per la ricerca rapida di microfilm.
Il memex doveva anche poter consentire all'utente di aggiungere note a margine e commenti
sfruttando la fotografia a secco, implementando cos la possibilit per il lettore di interagire
col testo. La caratteristica fondamentale del memex comunque, come lo stesso Bush afferma,
la possibilit di interconnettere le informazioni, tramite collegamenti automatici ed
immediati, i quali non svaniscono come i pensieri umani, ma rimangono anche a distanza di
tempo, pronti per essere di nuovo consultati.

La prospettiva delle prime ricerche di Bush dovutamente inscritta in una tecnologia
sostanzialmente analogica, che si limita a sfruttare la fotografia e apparecchi meccanici,
d'altronde linformatica digitale nascer pochi anni dopo la pubblicazione di As we may think
e lo stesso Bush riconoscer solo in seguito, nel pieno degli anni 60, che il Memex va
rivisitato sulla base della tecnologia digitale che consente di immagazzinare grandi masse di
dati in poco spazio e laccesso rapido allinformazione(Bush, 1967).

Leredit del Memex sar raccolta da personaggi come Engelbart, Nelson, Van Dam, i quali,
partendo proprio dalle intuizioni di Bush, porteranno avanti una serie di ricerche pionieristiche,
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fondamentali per lideazione dellipertesto digitale cos come lo conosciamo oggi ed in generale
per lo sviluppo dell'informatica.

Ted Nelson e Xanadu

Il termine "hypertext", come ho gi detto, si deve all'immaginazione di Theodor Holm Nelson,
un personaggio "poliedrico", filosofo, informatico, designer, che alla met degli anni Sessanta,
quando i computer erano ancora degli armadi ingombranti, ebbe il merito di parlare per primo,
anche sulla base delle intuizioni di Vannevar Bush, della possibilit di realizzare un software in
grado di interconnettere elettronicamente documenti e testi seguendo un criterio di
organizzazione ipertestuale, non sequenziale, reticolare.
In un articolo del 1967 Nelson cos definisce l'ipertesto, "l'ipertesto la combinazione di un
testo in linguaggio naturale con la capacit del computer di seguire interattivamente,
visualizzandole in modo dinamico, le diverse ramificazioni di un testo non lineare, che non pu
essere stampato convenientemente con un impaginazione tradizionale".

Nelson immagin, poi, di poter creare, sulla base di questo sistema innovativo di
organizzazione dei documenti, una rete globale per l'interscambio e la condivisione di testi ed
informazioni, una sorta di "World Wide Web" ante litteram.

Nasceva in questo modo il progetto di Xanadu, ovvero un programma in grado di gestire una
rete di calcolatori estesa a tutto il pianeta e destinata all'archiviazione di testi e documenti;
come afferma lo stesso Nelson "sotto la guida di idee che non sono tecniche ma letterarie
stiamo implementando un sistema per la memorizzazione e il reperimento di testi collegati tra
loro e visibili in finestre" (Nelson, 1992) , ed ancora siamo alla ricerca di metodi che ci
consentano di manipolare, sempre che riusciamo a scoprire come definirla, la vera struttura di
un testo. Ci che noi forniremo un servizio per immagazzinare e reperire porzioni arbitrarie di
questa vera struttura. La struttura di cui stiamo parlando la letteratura"(Nelson, 1992).
Emerge pertanto una sorta di disegno dal sapore utopico, quello di realizzare, servendosi della
tecnologia, l'antico ideale della biblioteca universale, tant' vero che il termine Xanadu viene
mutuato da Nelson da un poema di Coleridge, "Kubla Khan", in cui per Xanadu si intendeva
"the magic place of literary memory", ovvero il luogo magico della memoria letteraria. Lo
stesso termine Xanadu sar ripreso da Orson Welles nel film "Citizen Kane" (in Italia noto
come "Quarto potere"), in cui indicava il palazzo, a met fra il museo ed il mausoleo, dove il
protagonista aveva raccolto una serie infinita di vestigia ed oggetti provenienti da culture di
tutto il mondo.

Attorno al progetto Xanadu Nelson ha lavorato con il fedele collaboratore Roger Gregory per
quasi un trentennio, svolgendo attivit di ricerca presso alcune universit americane,
raccogliendo intorno a s giovani programmatori in grado di realizzare i suoi progetti e le sue
intuizioni, intuizioni destinate certamente ad avere un impatto sul mondo dell'informatica, ma
pi per l'apporto teorico che non per quello pratico. Xanadu rimarr un progetto in buona parte
irrealizzato, da un lato a causa di una chiara carenza di tecnologie e conoscenze adeguate,
dall'altro a causa dei limiti dello stesso Nelson, pi un teorico e un visionario che un
programmatore.

Pertanto,cos come Memex, anche il progetto di Xanadu, visti soprattutto gli insormontabili
problemi di programmazione, non giunger a concretizzarsi mai e nel 1994 decadr per
decisione dell'Autodesk, la societ di software che ne ha finanziato le ricerche dalla seconda
met degli anni Ottanta.

Malgrado tutto le idee di Nelson, pur non portando direttamente a nulla di concreto, hanno
certamente avuto il merito di precorrere i tempi, di anticipare gli sviluppi dell'informatica, di
stimolare ed ispirare la generazione di programmatori che ha reso possibile quella che oggi
chiamiamo "rivoluzione digitale".



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Douglas C. Engelbart

Nel contesto di ricerche volte a realizzare un'informatica "user friendly", ovvero indirizzata
verso l'utente, va citato Douglas C. Engelbart, uno dei "guru" del settore, inventore, tra l'altro,
del mouse e del primo word processor ed autore di una serie di importantissime ricerche volte
a ridefinire il rapporto di interazione uomo-computer. All'opera di ricerca di Engelbart si
devono i primi progetti per la realizzazione di sistemi per la comunicazione e il lavoro
cooperativo chiamati oggi groupware. Fra questi va citato in tale contesto il cosiddetto NLS o
"On line system", poi migliorato e chiamato "Augment", un primo embrionale sistema di
gestione ipertestuale di documenti ed informazioni, sviluppato come un ambiente in cui le
interconnessioni tra i testi sono realizzate tramite console; la memorizzazione delle
informazioni avviene mediante la registrazione in files ed ogni file pu essere suddiviso a sua
volta in sezioni, sulla base di una struttura gerarchica. Il contenuto dei vari files del sistema
pu essere collegato attraverso dei riferimenti incrociati di tipo associativo, resi visibili da dei
codici interni al testo, inoltre il monitor appare suddiviso in pi finestre, cos da rendere pi
agevole ed intuitiva la visualizzazione dei dati.







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MICROTECNOLOGIE E PERSONAL COMPUTER


I microchip, i modem e i primi computer a interfaccia grafica

Nel 1958 l'ingegnere americano Jack Kilby, della Texas Instruments di Dallas, schiuse l'era
della miniaturizzazione dei circuiti elettrici con l'invenzione del cosiddetto "circuito integrato",
familiarmente conosciuto con il termine di "chip".
Per la prima volta, l'ingegnere statunitense riusc a combinare le funzioni di bobine, transistor,
diodi, condensatori e resistori in una unit, completa dei relativi collegamenti, realizzata su una
piastrina di materiale semiconduttore, il silicio cristallino, di proporzioni minime. Proprio
l'invenzione del "chip" diede modo di ideare e costruire schede con centinaia di "circuiti
integrali", capaci di svolgere nello spazio di poche decine di centimetri le stesse operazioni che,
fino a poco tempo prima, erano effettuate da macchinari di diversi metri e tonnellate. E' chiaro
che queste spinte tecnologiche permisero alle grandi aziende (e non pi solo ai militari) di
beneficiare degli sviluppi e della velocizzazione del lavoro.
Sempre nel 1958 in America erano in funzione 2.500 elaboratori elettronici, mentre in Italia
erano 40. Proprio nello stesso anno, il Banco di Roma (la futura Banca di Roma) fu il primo
istituto di credito in Europa ad installare un elaboratore IBM di grande potenza per lo
svolgimento di tutte le operazioni contabili, statistiche e di controllo degli oltre suoi 200
sportelli.
Nel 1959 a Milano, in occasione della Fiera Campionaria, la Olivetti present il primo
calcolatore elettronico a transistor di progettazione interamente italiana: l'"Elea 93". Questa
macchina, ancora di grosse dimensioni, aveva 10 mila transistor e disponeva di una stampante
capace di scrivere 600 righe al minuto. Fu un grosso successo commerciale, visto che ne
furono consegnati oltre 12 mila esemplari in tutto il mondo.
Ma se in Italia si era ancora alle prese con macchinari di grandi dimensioni, in America,
all'inizio degli anni Sessanta, si lavorava sempre pi al concetto di riduzione della macchina e
del suo aumento di potenza.
Nel 1964 la IBM (International Business Machine) mise in vendita il primo programma di "Word
processor" (elaboratore di testi) del mondo e l'anno dopo il colosso americano lanci sul
mercato un nuovo elaboratore della cosiddetta "terza generazione", l'"IBM Sistema/360" a
circuiti integrati con una memoria fino a quattro milioni di caratteri. La novit stava nel fatto
che questo tipo di macchina poteva essere potenziata, aumentando la capacit della stessa
memoria, o addirittura ingrandito con altri elementi. Il progettista fu Gene Amdahl, il primo a
fare funzionare una macchina alla velocit di "nanosecondi" (miliardesimi di secondo). Il
"Sistema/360" fu per anni il computer pi venduto al mondo (nel 1966 le vendite arrivarono a
mille esemplari al mese).
Nel 1965 fu sempre la Olivetti di Ivrea a fregiarsi di un primato assoluto: a New York present
il famoso "Programma 101", il primo personal computer del mondo prodotto in serie, destando
sensazione per le sue prestazioni elevate, le dimensioni ridotte e l'elegante "design" di Mario
Bellini. In pochi anni furono venduti quasi 45 mila esemplari grazie alla sua semplicit di uso. Il
"P101" fu la prima macchina dotata di un programma registrato in memoria, di un supporto
magnetico per l'introduzione e l'uscita dei dati (dal quale avr poi origine il "floppy disc") e di
un semplice sistema di programmazione con un linguaggio che poteva essere appreso in poche
ore anche da non specialisti.
Nel 1970 la Intel, produsse la prima RAM ("Random Access Memory" ), la memoria a
semiconduttori da 1 Kbyte, che fu adottata immediatamente nella costruzione di nuovi
computer al posto delle vecchie memorie a nuclei magnetici di ferrite.
Nel 1971 fu un altro anno importantissimo per la storia dei computer, quando gli ingegneri
elettronici della Intel, l'italiano Federico Faggin e gli americani Marcian Edward Hoff jr. e
Stanley Mazer, diedero vita al "motore" dei futuri pc, il microprocessore. I tre riuscirono a
concentrare su una piastrina di quattro millimetri per tre un "supercircuito integrato"
contenente ben 2.250 transistor, la futura CPU ("Central Processing Unit" ) che costituivano
tutti i componenti di un'unit centrale di elaborazione: in breve, il "cervello" e la "memoria" di
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entrata e uscita. L'anno successivo, sempre Faggin e Hoff jr. realizzarono il microprocessore
"8008", il primo "chip" da 8 bit di uso universale.
A questo punto mancava solo un altro componente per assicurare la completa autonomia ai
nuovi modelli di "computer" che continuavano ad essere ideati e progettati: la "memoria" dove
conservare i dati e le informazioni anche con l'apparecchio spento. Questo ostacolo venne
superato definitivamente con l'uscita dell'"IBM 3340" che adottava la tecnologia di memoria su
"hard disk" (disco rigido); quattro dischi in alluminio magnetizzati su entrambe le facce,
sistemati uno sull'altro in un contenitore sigillato, venivano letti e registrati da una serie di
testine velocissime che si insinuavano tra i dischi, sfiorandone le superfici a una distanza di
appena 0,5 millimetri. Il primo "hard disk", denominato "Winchester", aveva una capacit di 12
Mbyte, mentre oggi i modelli pi evoluti e dotati di una velocit di lettura di pochissimi
millesimi di secondi, possono raggiungere una "memoria" di centinaia di Gbyte
(1Gbyte=1024Mbyte)

Nel 1972 Ray Tomlinson inventa un programma per e-mail (electronic mail) per spedire
messaggi all'interno di un network.
"The @ sign was chosen from the punctuation keys on Tomlinson's Model 33 Teletype for its
"at" meaning". Tomlinson chose the @ symbol to tell which user was "at" what computer. The
@ era per separare user's name from the host computer name


The first email was sent between two computers
that were actually sitting besides each other.
However, the ARPANET network was used as the
connection between the two. The first email
message was "QWERTYUIOP".
Tomlinson says he invented email,"Mostly because
it seemed like a neat idea [idea acuta]." No one
was asking for email. Tomlinson recognized a
possibility and made it real.
@ means "at" That is the reason why it was
chosen for the purpose to identify a person at a
computer. It should also be read as "at".



Wh@ a history!
In the Middle Ages, the monks were today's Internet. They published vast amounts of data and
probably did not know what it was good for. Today we know the value of their work. During
these translations and transcriptions a lot of things happened ("bookbinders" used to join
together the wrong pages; to prevent this `writers' repeated the last line on the new page, for
example) and since the texts were so long they even tried to abbreviate such a word as "ad".
"ad" is Latin and means "at". @ seems like a logical abbreviation when you know that medieval
fonts had a d that looked much like a mirrored 6.
In the 15th century, @ appeared again. Spanish merchants used it -- as an abbreviation. The
weight measure "arroba" (about 11.52 kg or 25.40 lb.) was soon replaced by the more handy
@. Not uninterestingly, this measurement was used for bulls and wine.
The @ is not totally unrelated to $, of course. In the Renaissance, people started to use it in
the sense of "costs": "1 email address @ $100" (ugh!) means an email address costs US$ 100.
With the advent of the Industrial Revolution, @ was used in bookkeeping and that's why the
inventors of email were lucky to find it on every keyboard to be used.
Nel 1975 due studenti universitari, William "Bill" Gates e Paul Allen, diedero vita a una
piccolissima azienda che elaborava linguaggi per "computer": la Microsoft. La sede,
inizialmente, fu a Albuquerque, nel New Mexico, ma nel 1980 si trasfer a Richmond, nello
stato di Washington. La fortuna di entrambi pu essere fatta risalire al linguaggio "Basic" che
Gates e Allen programmarono nel 1974 per un "computer" da assemblare in casa, l'Altair
8800" della Mits e che li mise in luce negli ambienti del "software" .

Il computer da cui venne spedita la prima e-mail
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Nel 1976 nel luglio, a Palo Alto, in California, due giovani dal passato hippie, Stephen Jobs e
Stephen Wozniak, costruirono nel salotto dei genitori adottivi di Jobs l'Apple I", dando vita
all'omonima azienda, battezzata come la casa discografica creata quasi dieci anni prima dai
Beatles. Sar proprio la Apple la grande rivale della Microsoft, soprattutto per il fatto che
entrambe hanno usato fin dall'inizio un linguaggio di programmazione completamente diverso.
Nel 1977 Jobs e Wozniak costruirono l'Apple II", un "computer" dotato di un contenitore con
tastiera, alimentatore e prese per il collegamento delle "periferiche" presenti sul mercato.
La memoria era appena di 4 Kbyte e come monitor venne utilizzato un televisore domestico e
per la memorizzazione dei dati un registratore a cassette, anche se l'anno successivo i modelli
vennero equipaggiati con un drive per "floppy disc". Questo "computer" fu il primo in grado di
generare una grafica a colori.
Nel 1981 ci fu la svolta definitiva, quella che separa il passato dal nostro presente nella storia
dei computer rappresentata da ci che avvenne il 1981. In quell'anno, la IBM, la maggiore
industria informatica del mondo, decise di investire in modo massiccio nei "personal
computer", creando in pochi anni una struttura "hardware" e "software" universalmente
riconosciuta dalla stragrande maggioranza di costruttori e programmatori. La scelta vincente,
indubbiamente, fu quella della scelta del linguaggio programmato. I dirigenti dell'IBM decisero
di utilizzare il programma appositamente ideato da Gates e Allen, il celeberrimo MS-DOS ("
Microsoft - Disc Operating System" ) con il quale sono cresciuti e hanno appreso i rudimenti
dell'informatica milioni di persone.
Nel 1983 lApple LISA (Local Integrated Software Architecture) fu il risultato di un costoso
progetto durato 4 anni, nel quale la Apple invest 50 milioni di dollari. La risposta dei
consumatori fu tuttavia molto tiepida: l'Apple LISA si rivel troppo debole rispetto alle risorse
richieste dal suo sistema operativo, malgrado il costo della macchina si aggirasse intorno ai
9.990$. Furono venduti solamente 10.000 esemplari e, 2 anni dopo il lancio, la produzione fu
bloccata: Steve Jobs non valut le aspettative del mercato quando disse avremo a che fare
con l'Apple LISA per i prossimi dieci anni. Limportanza di questo computer, per, risiede nella
gestione innovativa del software: l'Apple LISA, infatti, il primo computer commerciale ad
utilizzare la GUI, linterfaccia grafica basata su finestre ed icone che ognuno di noi adopera
quotidianamente. Fino a quel momento tutti i sistemi operativi erano di tipo testuale: lutente
digitava sulla tastiera comandi e funzioni e attendeva il risultato dellelaborazione sullo
schermo. Con la GUI (sviluppata dalla Xerox ma mai resa pubblica) il rapporto dellutente con
la macchina estremamente facilitato: con luso del mouse e della grafica intuitiva
linformatica diventata pi vicina al nostro modo di pensare. L'Apple LISA, quindi, fu solo un
fallimento commerciale: dal punto di vista innovativo va considerato come un anello
fondamentale nellevoluzione del computer




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LA NASCITA DELLA RETE: DALLINTERNET AL WORLD WIDE
WEB
La creazione e lo sviluppo di Internet negli ultimi tre decenni del XX secolo deriva dalla
commistione unica di strategia militare, cooperazione dellalta scienza, imprenditorialit
tecnologica e innovazione controculturale (Castells, 2003).
Le premesse alla nascita della rete delle reti ebbero una motivazione militare: il 4 ottobre 1957
lUnione Sovietica aveva messo in orbita, battendo sul tempo gli Stati Uniti, lo Sputnik, il primo
satellite artificiale della storia. Uno smacco inammissibile che denunciava un progresso
tecnologico preoccupante. Ma non basta: dopo lincidente della Baia dei Porci a Cuba, la
tensione USA - URSS raggiunse i massimi livelli. Nel 1964 anche la Cina sperimentava la
propria bomba atomica.
Fu soprattutto in seguito a questi eventi che l'Amministrazione statunitense cre
sollecitamente l'Advanced Research Projects Agency (ARPA), una struttura interna al
Dipartimento della Difesa, con l'intenzione esplicita di ristabilire il primato americano nelle
scienze applicate al settore militare.

Per ovviare a un attacco atomico quindi, i migliori cervelli della Rand Corporation, il pi
avanzato think-tank (contenitore di pensiero) americano ai tempi della guerra fredda [come
raccontato nel film a Beautifull Mind, sulla vita del matematico John Nash], presero cos ad
arrovellarsi su un'incognita apocalittica: Come avrebbero potuto, i centri nevralgici del Paese,
comunicare dopo una guerra nucleare? La domanda era tragica e grottesca allo stesso tempo:
daltronde, si diceva, per quanto si corazzasse una rete di comunicazione tradizionale, i suoi
commutatori e i suoi cavi sarebbero stati sempre vulnerabili a un attacco atomico. Il centro di
quel sistema sarebbe diventato immediatamente il bersaglio strategico principale dei nemici
che, colpendolo, avrebbero messo in ginocchio irreparabilmente la nazione.

Nel 1964 Paul Baran, una delle intelligenze di spicco del centro studi, a propone una risposta in
un report dal titolo On Distributed Communications Networks: innanzitutto la rete non doveva
avere alcuna autorit centrale e avrebbe dovuto essere concepita, sin dallinizio, in modo da
operare in un contesto di instabilit. Perch questo avvenisse era assolutamente necessario
che tutti i nodi fossero indipendenti, avessero una pari gerarchia e fossero capaci di originare,
passare e ricevere i messaggi. I messaggi a loro volta sarebbero stati scomposti in pacchetti
opportunamente targati per non perdersi lungo la via e ogni pacchetto separatamente
indirizzato verso la propria destinazione. Soltanto una volta raggiunta la meta finale i diversi
moduli sarebbero stati finalmente ricomposti. La strada da percorrere era una loro scelta,
suggerita da una serie di computer appositamente programmati per monitorare tutti gli snodi e
incanalare i dati lungo le vie pi sgombre e sicure. Se per qualsiasi motivo si fosse verificato
un blocco lungo una della arterie della rete, il pacchetto sarebbe stato immediatamente re-
indirizzato per una strada meno accidentata.

Come spieg Bruce Sterling, Fondamentalmente il pacchetto sarebbe stato scaricato come
una patata bollente da un nodo allaltro, pi o meno in direzione della sua destinazione finale,
sino a quando non avesse raggiunto la sua giusta meta. Questo sistema di consegna piuttosto
azzardato pu certamente essere definito inefficiente nell'accezione classica di questo termine
(specialmente se confrontato, ad esempio, al sistema telefonico) ma di certo estremamente
resistente.

Quindi, il problema che il Dipartimento della Difesa statunitense si trov a dover risolvere fu
quello di ideare, in qualche modo, un sistema atomicamente invulnerabile e quindi
(strutturalmente parlando) per forza di cose acefalo. Vale a dire che la rete non poteva avere
un cervellone centrale, quartier generale che dirigesse e coordinasse le altre unit ad esso
facenti capo.

Internet, insomma, nasce come una strumento bellico che per deve per forza rinunciare alla
strutturazione gerarchica militare classica. Tale organizzazione tradizionale pur essendo molto
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pratica ed efficiente, se applicata nell'ambito della trasmissione dell'informazione, risulta
essere molto vulnerabile. Pertanto ogni unit avrebbe dovuto trovarsi sullo stesso piano di
una qualsiasi altra componente della rete, e soprattutto avrebbe dovuto essere in grado di
funzionare a prescindere dallefficienza o addirittura dalla sussistenza dalle altre. Questo avr
delle conseguenze essenziali: ogni unit sar dotata una vita propria che non verr
pregiudicata dall'eventuale morte di alcune sorelle.

La commutazione di pacchetto prevede che i dati diretti verso una certa destinazione vengano
spezzati in piccole parti, ognuna con il proprio indirizzo di destinazione. Packet switching e
routing consentono la creazione una rete dove pi utenti condividono la stessa linea di
comunicazione e i dati vengono automaticamente dirottati su un percorso alternativo nel caso
di computer e/o circuiti non operativi : una rete che ha lessenziale caratteristica di poter
continuare a funzionare anche in caso di attacco nucleare. In questo modo la trasmissione del
messaggio sarebbe stata garantita ad ogni costo, e lefficienza delle trasmissioni di ordini ed
informazioni alle particelle militari, assicurata.

I primi main frame in Rete

Nel 1969 un contratto dell'ARPA (Advanced Research Projects Agency) col mondo universitario,
collegava 4 grandi computer nelle universit del sud-ovest degli Stati Uniti:

1. UCLA (University of California at Los Angeles)
2. Stanford Research Institute
3. UCSB (Univesity of California at Santa Barbara)
4. University of Utah.

Nel 1970 si aggiunsero MIT, Harvard ed altre.
All'inizio, Internet veniva usato da esperti di computer, tecnici e scienziati. Non era facile da
usare. A quei tempi non c'erano i PC, e chiunque lo usasse, professionista, tecnico o scienziato
che fosse, si trovava a che fare con un sistema molto complesso. La velocit dei collegamenti
negli anni 70 era di 56k bps (bit per second)

Il Protocollo TCP/IP e lo sviluppo di Internet

Nel 1970 NCP (Network Control Protocol) in cui le macchine, sia pure con sistemi operativi
differenti, devono parlare la stessa lingua, che si fonda sul packet-switching.
Nel 1982 gli scienziati Vinton Cerf e Bob Khan ne forniscono una versione pi raffinata, nota
come TCP (Transmission Control Protocol). Un codice di comunicazione che funziona in due
fasi: seziona all'origine i messaggi in diversi pacchetti, per poi ricomporli in unit una volta
arrivati a destinazione.
Siccome la comunicazione nella rete avveniva sempre tra un computer chiamato "sorgente" e
uno chiamato "destinazione", non difficile convincersi della necessit di pensare al modo in
cui i computer potessero comunicare.
Nacque cos il Protocollo Internet (IP), un oggetto che garantiva la comunicazione all'interno
della rete. Questo protocollo era particolarmente interessante visto che non richiedeva che i
computer collegati dovessero essere tutti dello stesso tipo, il che significava che ogni persona
nel network poteva acquistare un qualsiasi tipo di computer ed avere la possibilit di
comunicare con calcolatori di tipo diverso.
Gi da qui si vede la potenza della rete: non si hanno limitazioni dettate dal tipo di hardware
da utilizzare, si ha infatti un metodo di comunicazione molto pratico ed efficace.