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VITA ANTICA

(manifesto per un movimento culturale ecologico)



Oggi giorno, ritengo che linquinamento pi pericoloso sia non
tanto quello ambientale, quanto quello culturale.

E il nostro modo di vivere che rischia di restare irreversibilmente
inquinato, generando consumismo non solo di energie e di territorio,
ma soprattutto consumismo di rapporti umani, di sentimenti ed
emozioni, di capacit riflessiva e decisionale, di tradizioni, lavoro e
tempo.

La tecnologia ha ormai superato i limiti dellutilit e della
sensatezza. Il suo uso nella quotidianit e nel lavoro anche laddove
non ve ne sarebbe il bisogno, la velocit e leccessivo benessere stanno
snaturando il nostro modo di vivere e di lavorare, di sentire e quindi
di godere di ci che abbiamo e facciamo, cancellando la poesia che era
nei ritmi naturali, nellattesa, nelle distanze, nel lavoro manuale, lento e
meditato, nei rapporti personali, nella fatica ad ottenere qualcosa.

Salvo poi rimpiangere e cercare altrove quei ritmi antichi, ultimi
scampoli di ci che noi stessi stiamo distruggendo. Perch altro non
cerchiamo che i ritmi dei nostri vecchi. O anche soltanto di una decina
di anni fa, quando ancora sapevamo vivere senza una macchina a testa,
senza computer, senza vacanze ai tropici, senza acqua in bottiglia,
senza lavastoviglie, senza telefonini, senza internet, senza
condizionatore, senza navigatore, ecc. Quando, se anche saltava la
corrente, si poteva lavorare lo stesso

Concordo con chi vede nellopulenza e nella velocit la causa di molti
problemi ecologici e sociali, senza oltretutto che queste ci diano una
maggior felicit, e suggerisce unautolimitazione intelligente, che ci
sottragga alla competizione economica.

Aggiungo io che la ricchezza di possibilit che abbiamo raggiunto
non dovrebbe sprecarsi in uno snaturamento del modo di vivere, come
stiamo facendo, ma dovrebbe costituire semmai una base di
sicurezza ed esperienze che ci consenta di vivere con serenit una
consapevole vita sobria e naturale.

Unecologia involontariamente insita nella vita dei nostri vecchi, che
avevano e hanno forte nella loro cultura il senso del risparmiare, del
riparare, del non esagerare. Un modo di vivere lento e perci eco e
socio-sostenibile, che dovremmo rivalutare e recuperare, col
privilegio di avere noi in pi lesperienza, unistruzione e una
ricchezza che allora non cerano.

Una cultura che il sistema economico ci induce a schifare,
presentandocela come antiquata e ignorante, s da poterci vendere le
tecnologie delle quali non abbiamo bisogno, che non stanno
migliorando il nostro modo di vivere bens, nei migliori dei casi, lo
stanno meramente sostituendo, ma che non possiamo rifiutare: perch
il progresso obbligatorio! e si deve avere tutto comodamente e
velocemente da casa!
Un vero progresso dovrebbe dare la possibilit quantomeno di
scegliere se fare o meno uso della tecnologia. E progredire pu anche
significare tornare sui propri passi.

Recuperare la capacit critica che il sistema economico ci toglie,
laffetto verso il territorio e verso il lavoro. Sotto la nostra
supervisione di uomini moderni, avere finalmente la capacit (o la
voglia, o la volont) francescana di accontentarsi di una vita povera e
lenta, cio umile, per rispettare ed apprezzare in ogni suo particolare e
fino in fondo ci che ci vicino, prima che andare alla ricerca di nuove
frontiere.

O forse il cambiamento cos recente che ancora non ci rendiamo
conto di cosa stiamo perdendo, nonostante i continui segnali di crisi
ecologica e sociale che ci arrivano sempre pi di frequente.

La mia generazione viziata, menefreghista e opportunista. E bene
tenga presente quanto immeritatamente ricca, rispetto anche solo a
quella dei propri genitori ma soprattutto rispetto alla maggioranza del
mondo, perch questAmerica non pu essere eterna, e tra non molto
forse ci converr essere ancora capaci di trovare il bello nella povert.


Franco Formenti Estate 2003