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Laccertamento dello stato patologico non elemento necessario per limputazione del

reato di atti persecutori


(Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 28 novembre 2013) 19 maggio 2014, n. 20531)

1. Lart. 612 bis c.p., introdotto dallart. 7, D.L. 23 febbraio 2009, n. 11, convertito in Legge,
con modificazioni, dalla L. 23 aprile 2009, n. 38, disciplina la fattispecie degli atti
persecutori: Salvo che il fatto costituisca pi grave reato, punito con la reclusione da sei
mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da
cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato
timore per lincolumit propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da
relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.
2. La fattispecie in esame non pu essere considerata una duplicazione del reato di lesioni
personali di cui allart. 582 c.p., secondo cui Chiunque cagiona ad alcuno una lesione
personale, dalla quale deriva una malattia nel corpo o nella mente, punito con la reclusione da
tre mesi a tre anni. Infatti la Suprema corte (Cass. pen. Sez. V, Sent., (ud. 28 novembre
2013) 19 maggio 2014, n. 20531) ha precisato che non necessario laccertamento di uno
stato patologico in quanto sufficiente che gli atti ritenuti persecutori abbiano un
effetto destabilizzante della serenit e dellequilibrio psicologico della vittima.
3. Svolgimento del processo. In data 28 dicembre 2013 la Corte suprema di Cassazione
Sezione V (Presidente dott. OLDI Paolo) si riuniva per decidere in relazione al ricorso
presentato da OMISSIS avverso la Sentenza emessa il 23 marzo 2012 dalla Corte di
appello di Milano con la quale veniva confermata la Sentenza emessa dal G.i.p. del
Tribunale di Sondrio datata 02 febbraio 2011, in forza della quale OMISSIS era stato
condannato alla pena di mesi 8 e giorni 10 di reclusione per il delitto p. e p. dallart. 612
bis c.p. commesso a danno di OMISSIS, sua ex convivente, e di OMISSIS, nuovo
compagno della donna, costituitisi anche parte civile per il risarcimento del danno, al
quale stato condannato il ricorrente.
I fatti si riferiscono a reiterate molestie poste in atto dal prevenuto, condotte costituite
da pedinamenti veri e propri o comunque con limposizione della propria presenza nei
confronti di OMISSIS; tra laltro, alcuni episodi palesavano talora minacce gravi,
soprattutto allindirizzo della persona offesa. Secondo lipotesi dellaccusa, alle quali
entrambe le pronunce di merito risultano aver aderito, ci avrebbe determinato in capo
alle persone offese un forte stato di timore, inducendole a cambiare le proprie abitudini
di vita.
4. La difesa ha impostato il ricorso su tre punti:
a. In primo luogo, la violazione dellart. 192 c.p.p., nonch la mancanza della
motivazione, ritenuta del tutto illogica poich secondo la difesa la prova della
responsabilit dellimputato sarebbe stata fondata solo sulle dichiarazioni delle
persone offese, portatori di interessi contrapposti a quelli del ricorrente e dunque la
cui attendibilit sarebbe dovuta essere sottoposta ad un vaglio assai rigoroso.
Inoltre il giudice di merito non avrebbe effettuato alcun esame sulle dichiarazioni
delle persone offese, prestando apoditticamente fede ai loro assunti e non
considerando gli altri testimoni che non avevano riferito alcuna informazione utile
a sostegno dellaccusa, malgrado fossero stati presenti ai fatti.
b. In secondo luogo, linosservanza e lerronea applicazione dellart. 612 bis c.p.,
nonch lillogicit e la carenza della motivazione. La difesa sosteneva che la Corte
di Appello avrebbe scarsamente considerato il problema della configurabilit del
reato di atti persecutori, prendendo soltanto in considerazione la presunta
reiterazione delle condotte, il riferito stato di ansia provocato nelle persone offese e
lesistenza di precedenti penali, dati che secondo la difesa sarebbe da reputarsi
insufficienti. Viene osservato che nella stessa ricostruzione offerta dalle persone
offese, limputato non si era pi avvicinato alla donna tra il 2006 e il 2010 e che
nellultimo anno sarebbero stati registrati soltanto gli episodi relativi ad un giorno
del mese di luglio. Ebbene queste condotte, inquadrate come molestia o minaccia,
sarebbero considerate dalla difesa in antitesi rispetto al presunto disagio psichico
cagionato alla donna ed al suo attuale compagno. Proprio sul punto del disagio
psichico cagionato alla donna, la difesa lamentava la mancanza nella fattispecie
concreta di forme patologiche contraddistinte dallo stress, di tipo clinicamente definito
grave e perdurante. Le stesse persone offese, inoltre, avrebbero affermato di non
aver dovuto cambiare abitudini di vita, mutate gi in passato, e pertanto si poteva
sostenere che il timore fosse conseguenza non delle condotte illecite poste in atto
dallimputato ma per il solo fatto che lo stesso imputato esistesse.
c. Lultimo motivo verte sulla inosservanza e sullerronea applicazione dellart. 612
bis c.p., nonch sulla mancanza ed illogicit della motivazione, sul punto della
negazione allimputato delle circostanze attenuanti generiche.
5. Motivi della decisione. Nella citata Sentenza gli ermellini, dopo aver ricordato che le
regole dettate dallart. 192 c.p.p., comma 3, non si applicano alle dichiarazioni della persona
offesa, le quali possono essere legittimamente poste da sole a fondamento dellaffermazione di
penale responsabilit dell'imputato, previa verifica, corredata da idonea motivazione, della
credibilit soggettiva del dichiarante e dellattendibilit intrinseca del suo racconto, che peraltro
deve in tal caso essere pi penetrante e rigoroso rispetto a quello cui vengono sottoposte le
dichiarazioni di qualsiasi testimone, hanno precisato come il perdurante e grave stato di
ansia o di paura, il fondato timore per lincolumit propria o di un prossimo congiunto e
lalterazione delle abitudini di vita costituiscono eventi di danno alternativamente contemplati
dall'art. 612 bis c.p. (Cass., Sez. 3^, n. 46179 del 23 ottobre 2013, Bernardi); dallaltro, ai fini
della integrazione del reato de quo non si richiede laccertamento di uno stato patologico ma
sufficiente che gli atti ritenuti persecutori [...] abbiano un effetto destabilizzante della serenit e
dellequilibrio psicologico della vittima, considerato che la fattispecie incriminatrice di cui
allart. 612 bis c.p., non costituisce una duplicazione del reato di lesioni (art. 582 c.p.), il cui
evento configurabile sia come malattia fisica che come malattia mentale e psicologica (Cass.,
Sez. 5^, n. 16864 del 10/01/2011, C, Rv 250158).