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Roma.

Ieri lallerta antiterrorismo negli


Stati Uniti stata riportata dallarancione
al giallo. Ma limpegno politico dellAmmi-
nistrazione e il consenso degli americani
alla guerra al terrorismo restano elevati.
Tanto elevati che taluni continuano a non
capirlo. Ieri a spiegare la contraddizione ci
si dovuto provare un esperto liberal di
sicurezza nazionale, Michael OHanlon che
fellow alla Brookings Institution, uno dei
think tank tradizionalmente collaterali ai
democratici. Di fronte al rilievo in prima
pagina che Washington Post e Financial Ti-
mes hanno dato al rapporto del Carnegie
Endowment, lennesima riproposizione del
mancato ritrovamento delle armi di distru-
zione di massa in Iraq, OHanlon sbottato.
Ma che notizia ?
ha detto Saddam
rappresentava una
minaccia per il
mondo democrati-
co, per gli Usa e
lEuropa. Per que-
sto la Casa Bianca
ha deciso di colpir-
lo in maniera rapi-
da e incisiva. E gli
americani erano e
resteranno daccor-
do. Se nella prossi-
ma campagna elet-
torale lIraq sar un boomerang, lo sar per
il democratico Dean contrario alla guerra,
non per Bush.
E il mondo nuovo della diplomazia mul-
tilaterale della willing coalition e non pi
ingessato dai veti onusiani, quello che agli
elettori americani piace e che lAmmini-
strazione Bush ha preso a costruire, mentre
Colin Powell tentava senza troppo successo
la via del multilateralismo classico. Il
willing multilateralism vive di consulta-
zioni politiche dirette, non di defatiganti
Consigli di sicurezza. Nelle prossime due
settimane Bush ricever il premier spagno-
lo Jos Mara Aznr, quello polacco Alek-
sander Kwasniewski e quello turco Tayyip
Erdogan, per passare in rassegna i temi del-
la Nato, della lotta al terrorismo, della rico-
struzione irachena, del nuovo Mediterraneo
che si disegna dopo la svolta di Gheddafi e
lepressioni suBashar el-Assad, anchessefi-
glie di iniziative dirette, con cui gli sterili
balletti del quartetto sulla road map nul-
la hanno a che vedere. Il cot militare del
willing multilateralism non solo la coa-
lizione accampata al confine dellIrane del-
la Siria. C anche un altro strumento, di po-
tere militare marittimo, che ha avuto il ruo-
lo decisivo nel far cambiare idea a Ghedda-
fi, il leader libico che gi a settembre aveva
confidato telefonicamente a Silvio Berlu-
sconi ricordavaieri Charles Krauthammer
sul Washington Post di essere disponibi-
le a cedere alle condizioni degli americani,
ora che ho visto come hanno fatto sul serio
in Iraq. Se ieri Dominique de Villepin ha
potuto firmare con la controparte libica Ab-
del Rahman Shalqam lavvio di nuove rela-
zioni diplomatiche, a seguito dei 170 milioni
di dollari che Tripoli si impegnata a rifon-
dere alle vittime del volo UTA esploso per
un attentato terroristico libico sui cieli del
Niger il 19 settembre 1989, merito esclusi-
vo del willing multilateralism, commenta-
vail WashingtonTimes, noncertomeritodel
Consiglio di sicurezza.
Niente comandi unificati, operativit pura
Ed grazie alliniziativa multilaterale di
sicurezza militare sui mari (il Foglio ne ha
parlato in questi mesi) che la Libia stata
riacquisita per cos dire al consorzio civile.
E la Proliferation Security Initiative, pro-
mossa nel maggio scorso da unidea di John
Bolton, undersecretary for arms control, e
Stephen Cambone, undersecretary for the
information and the political initiatives,
due uomini che collaborano strettamente,
uno al Dipartimento di Stato e laltro al
Pentagono. A fianco degli Usa, i paesi della
willing coalition, Gran Bretagna, Italia
Spagna, Australia, Portogallo, Nuova Ze-
landa, Olanda e Giappone. Ma anche pae-
si del no comeFranciaeGermania. Agli 11
membri iniziali in pochi mesi si sono ag-
giunti Norvegia, Danimarca, Turchia, Sin-
gapore e Canada. Altri 50 paesi stanno esa-
minando le possibilit di collaborazione
militare sui mari. Non ci sono comandi uni-
ficati, n strutture fisse, n conciliaboli co-
me nel Consiglio atlantico. Si procede per
obiettivi e teatri doperazione, e ognuno as-
segna di volta in volta i mezzi militari che
ritiene. Il ritmo delle operazioni sostenu-
to, una al mese. A settembre 2003 la Paci-
fic Protector nel mar dei Coralli ha lancia-
to un messaggio chiaro alla Corea del Nord.
A ottobre la Sanso 2003, nel Mediterra-
neo, alla guida un ammiraglio spagnolo. A
novembre sono stati i francesi, a guidare la
successiva manovra. Due settimane fa, sui
cieli italiani che la nostra Aeronautica mi-
litare ha guidato unaerocooperazione mi-
sta della PSI. Alle opinioni pubbliche euro-
pee meno chiaro che agli americani: ma
di questo vive oggi la nostra sicurezza.
Guerra al terrorismo
Il multilateralismo dei
volenterosi coinvolge
anche Parigi e Berlino
I successi della Proliferation Security
Initiative, coalizione a sedici che ha
gi dimostrato la sua efficacia
Non solo Gheddafi
Roma. Romano Prodi si dato, il Trici-
clo arranca, Antonio Di Pietro avanza, Cle-
mente Mastella non si presenta, i giroton-
di si adunano. E perdipi, tra le guerriglie
nellUlivo, adesso (ri)torna anche il tema
della guerra vera, quella in Iraq. Il percor-
so verso le europee sembra una corsa a
ostacoli, per il centrosinistra. Lormai cer-
ta assenza di Prodi come capolista ha la-
sciato non poco amaro in bocca a parecchi
esponenti diessini e della Margherita (ma
non a tutti). Un argomento che i diretti in-
teressati della lista unitaria amano po-
chissimo affrontare. E ora
di finirla con questo tor-
mentone, sbottato con
i giornalisti Arturo Pa-
risi. E Francesco Rutel-
li: Decider lui, sotto la
sua serena responsabi-
lit. Fatto sta che, aspet-
tando, la serenit il Profes-
sore lha tolta a molti dei
suoi sostenitori. Confidava
ieri mattina Franco Marini:
Io ho sempre detto che Pro-
di capolista fondamenta-
le. I diessini rumoreggiano:
Con lui in campo il senso
della lista era pi esplicito.
Cos, si preferisce puntare
sul capolista della concor-
renza. La probabile can-
didatura del Cav. di-
venter oggetto di polemi-
che gi dalle prossime ore. Ha comincia-
to Vannino Chiti, dei Ds; ieri ha rilanciato
Rutelli in persona, definendola impossi-
bile e contraria alletica.
Cos il vertice ulivista ha concluso quel-
lo che poteva: ratificato il fatto che alle ele-
zioni ci saranno quattro liste (Triciclo,
Udeur ieri in assenza politica Comu-
nisti italiani e Verdi), ognuna delle quali
avr anche il simbolo dellUlivo. Il minimo
indispensabile, ma senza ancora tutte le
certezze. Enrico Boselli continua a fare la
faccia feroce contro lingresso di Di Pietro
nella lista unitaria (Per lo Sdi assoluta-
mente chiaro qual la natura dellItalia
dei Valori. Per altri evidentemente, come
la Margherita e lo Sdi, c la necessit di
unulteriore verifica), e quindi pi che
probabile che le liste anzich quattro sa-
ranno cinque, con lex pm che si trascina
dietro anche la possibilit di un referen-
dum sul lodo Maccanico, altra ipotesi che
poco piace a parecchi dei suoi (forzati) al-
leati. E oggi, dato che ogni giorno ha la sua
pena, tocca allassemblea dei girotondi, al-
la quale i Ds si presenteranno con cautela
e sospetto. Se si ripropone lo schema Mo-
retti, secondo il quale noi saremmo il ceto
politico inaffidabile si diceva ieri a via
Nazionale speriamo che si reagisca con
decisione. E andato cos a piazza Navona,
una seconda volta sarebbe inaccettabile.
Via i soldati da Nassiriyah? S, no, ni
Come se non bastasse, si diceva, riecco
lIraq. Ieri il Consiglio dei ministri ha pro-
rogato fino al 30 giugno, con un decreto, la
missione Antica Babilonia (oltre a tutte
le altre, dallAfghanistan allAlbania al-
lEritrea). Terreno minato, per lopposi-
zione di centrosinistra, quello della poli-
tica estera. Che fare quando, probabil-
mente a febbraio, il decreto arriver in
aula? Allora di pranzo raccontava Pier-
luigi Castagnetti: La nostra intenzione
provocare una posizione unitaria dellU-
livo. O largamente unitaria. Comunque ne
discuteranno al vertice dellUlivo. Ma
gi era insorto il verde Paolo Cento: E il
momento di discutere il ritiro dei soldati
italiani. Dopo pranzo, faceva sapere Cle-
mente Mastella: O ci asteniamo o votia-
mo a favore, ma di sicuro non voteremo
contro. Chiunque governa, sulla politica
internazionale serve unit. Ed ecco Mar-
co Rizzo, capogruppo del Pdci, appena re-
duce dal vertice ulivista: No, dellIraq
non abbiamo discusso. Ma in ogni modo
la posizione del partito di Oliviero Dili-
berto non cambiata: No al rifinanzia-
mento della missione e ritiro dei soldati
italiani. Posizione piuttosto comune, in-
vece, tra i partiti del Triciclo. Dice Paolo
Gentiloni, della Margherita: Da parte no-
stra non c un assenso a una semplice
proroga della missione cos com, ma
non c neanche una posizione tipo: biso-
gna ritirare le truppe italiane. Il sociali-
sta Ugo Intini: Difficile dire: ritiriamo i
soldati. Magari ci sar qualche apertura
da parte del governo, non credo voglia re-
stare invischiato in una guerra che pu
durare anni. In ogni modo, i riformisti
avranno una posizione comune. I Ds am-
mettono di non aver ancora discusso la
questione, ma ufficiosamente anticipa-
no: Escludiamo di poter votare a favore
del decreto. E Silvana Pisa, membro del-
la commissione Difesa, conferma: Chia-
ro, voteremo no. Poi, lei che del cor-
rentone, va oltre: In Iraq non c una mis-
sione di pace. E adesso come adesso, sia-
mo in aiuto delle forze occupanti.
Prodi si defila, lUlivo si sfila
Il Triciclo arranca,
Di Pietro avanza,
lIraq torna a dividere
Il Prof. non si candida alle europee, il
centrosinistra non vuol far candidare
il Cav. Incombe pure il referendum
Oggi adunata dei girotondi
IL FOGLIO
ANNO IX NUMERO 9 - SABATO 10 GENNAIO 2004 DIRETTORE GIULIANO FERRARA IL FOGLIO 1 - IL FOGLIO + LIBRO (abbinamento facoltativo) 5,90 (1+4,90)
REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: LARGO CORSIA DEI SERVI 3 - 20122 - MILANO
quotidiano
TEL 02771295.1 - SPED.ABB. POST.- 45%-ART. 2 COMMA 20/b LEGGE 662/96 - FIL. MILANO
QUINTA COLONNA
Il Talebano Tommy, storia
di un Samurai dell800 che sembra
quella di un disertore nel 2002
S
e mai Nathan Algren avesse avuto
dei genitori meglio: se i suoi geni-
tori fossero entrati a far parte della sce-
neggiatura non avrebbero comunque
giustificato il suo arruolamento nelle fi-
la dei Samurai con parole come: Devo-
no avergli fatto il lavaggio del cervello,
quando si giovani facile farsi in-
fluenzare. Se mai il Talebano Johnny
avesse avuto una vera vocazione da
guerriero, o anche solo una passione per
le cause perse s ma assai coreografiche,
allora invece di abbassare il kalash-
nikov che impugnava quando lhanno
preso, e di tornarsene buono a casa a
farsi riabbracciare da mamma e pap,
avrebbe resistito morendo onorevol-
mente sul campo di battaglia (Una buo-
na morte). Sarebbe morto combat-
tendo per un mullah troppo im-
belle da far altro che non sia
mandarlo a morire, ma sa-
rebbe morto con onore. Sa-
rebbe morto guardando ne-
gli occhi quello che fu suo su-
periore in grado nelleserci-
to da cui ha disertato, soste-
nendone lo sguardo quando
quello gli domanda: Ditemi
solo: che trovate di tanto dete-
stabile nel vostro popolo?
una risposta adeguata non
gli sarebbe venuta in men-
te, ma almeno lo sguardo
sarebbe stato fiero.
Se Lultimo Samurai
non fosse un progetto pregresso (di ini-
zio 2002 le notizie ufficiali di un accor-
do fra la Warner e il regista, la sceneg-
giatura ovviamente era gi stata scritta,
e c persino uno scrittore che protesta
sostenendo lidea sia copiata da una
sua sceneggiatura del 1992), verrebbe
da pensare a un instant movie. Un film
che ha debiti con Johnny Walker Lindh,
figlio dellAmerica liberal che rinneg
la patria e scelse di schierarsi con lAf-
ghanistan. Una rilettura in costume di
una delle vicende pi note della guer-
ra penultima scorsa: la storia dellocci-
dentale che rest folgorato dalla cultu-
ra avversaria, lo zen e larte di farsi se-
durre dal nemico fino a farsene alleato.
Il Talebano Donny (Rumsfeld)
Per la verit allinizio Nathan Al-
gren ovvero Tom Cruise pi che il
Talebano Johnny sembra il Soldato
Jessica: arruolato per addestrare le-
sercito dellImperatore a combattere i
Samurai fa il suo dovere, pur senza
particolare entusiasmo o patriottismo
(I nippo, i nemici dei nippo, i ribelli, i
Sioux, i Cheyenne: per 500 dollari al
mese io uccido chi vi pare. Ma ricorda-
te: ucciderei volentieri voi gratuita-
mente, dice al suo superiore. Lo sven-
turato non intuisce come andr a fini-
re). Solo che sul campo, fra soldati im-
provvisati che si fanno far fuori come
mosche dai Samurai, si fa talmente
onore che il pi alto in grado decide
non di ucciderlo ma di rapirlo. Finisce
per innamorarsi dei giapponesi che
non capisce: Talebano Tommy in em-
brione o vittima della sindrome di
Stoccolma? Sar che cercava una qual-
che America (come da lamento di Si-
mon e Garfunkel in sottofondo), fatto
sta che smette la divisa da Soldato Jes-
sica e indossa larmatura da Samurai.
Il che fa un certo effetto. Perch lui
Tom Cruise, occidentale fino al midol-
lo, sostenitore di Bush e talmente em-
blema di uno che lAmerica non ha bi-
sogno di cercarla da rendere facile le-
quivoco. Quando, alla fine dellultima
battaglia, il Samurai anziano gli do-
manda se un uomo possa cambiare il
proprio destino, e lui risponde: Un uo-
mo fa ci che pu, finch il suo destino
non si rivela, gli spettatori occidenta-
li credono di sentire: Finch il suo de-
stino non si ribella. Perch vedere
Tom Cruise che si schiera coi Samurai
fa effetto quanto ne farebbe il Taleba-
no Donny nel senso di Rumsfeld.
GEORGE W. BUSH
Poeta, e che poeta! Squilli duccello di Eu-
genio Maria Scalfari. Filosofo, romanziere
ma, soprattutto, poeta. LEugenio Scalfari
che tutti conoscono come pensatore e som-
mo artista di prosa prestato al giornalismo
(e che giornalismo!), anche poeta. E che
poeta. La rivelazione ch nostalgia nonso-
verchi ha avuto un suo pudico accenno in
un editoriale di qualche settimana fa. Il
Fondatore, specchiandosi in un bricco col-
mo di vastit e latte, adottava gli angeli di
Rainer Maria Rilke quale auspicio, ma non
per venire a capo del caso Banca 121, e sul
Venerd viene ringraziato dal lettore Mario
Nadini: Non poteva fare dono migliore.
Poeta, e che poeta. Ecco lEugenio Maria
Scalfari che col suo fiato, in due divide il
flauto. Nove Colonne, radunate le pagine
sparse di cotanto nume, si pregia di offrire
ai propri lettori qualche nota a margine sul
mirabilepoetacheandavaaviaVeneto. Fa-
se crepuscolare questa, superiore agli spe-
rimentalismi di zang, zang, btp, la fase in
cui si aspettava che si facesse sera, ma in
questa prova leggiamo lelegia Cos osti-
nati contro Bankitalia lo Scalfari fresco
di Calabria, mette a nudo lo spasimo e lan-
sia della sua sensibilit offrendo un collo-
quio interiore al lettore, una stupefacente
discesa dallo stradone dei veglianti nella
notte per poi svoltare verso via Nazionale.
Come dice il Poeta, stiamo andando di ma-
le in peggio, ed un altro verso, questo, ri-
preso nella rubrica delle lettere al Venerd
dallo Scalfari, proprio per decifrare la ver-
tigine Parmalat: Squilli duccello. Presta-
to al giornalismo, lo Scalfari del Venerd,
spiega al lettore gli uccelli divini, schegge
luminose di una luminosa divinit. Sono
uccelli che si mostrano di profilo questi,
cio, in modo sfuggente, perch locchio
umano non sopporta la vista del divino, sia
pure di una sua scheggia. Fin qui il pudico
accenno, adesso, lantologia. Elegia presen-
tata ai Littoriali di Vibo Valentia innanzi a
Sua Eccellenza il delegato del Ministro, il
professor Nino Tripodi: Fiero locchio,
svelto il passo, chiss dove nel pergolato,
tra le foglie? fiorisce il fiero fiore del mio
cuore?. Tale elegia toccante ebbe men-
zione nellalbo doro della Rivoluzione, se-
conda per a quella presentata da Giorgio
Maria Bocca. Era una delicata composizio-
ne presentata alla federazione di Cuneo,
fattaintedescoper megliofraternizzarecon
lalleato e perci meritevole del primo allo-
ro. Squilli duccello gi navigano nellauro-
ra del Poeta. A Catanzaro compone la sua
Seconda Elegia e qui conquista un altro al-
loro, meritandosi la pubblicazione presso il
bollettino del Distretto 8 del Lions Club.
Poeta, e che poeta! Si guadagna la com-
mossa declamazione dei versi. Per locca-
sione arriv da Gerace Letizia Rosabauda
Grimaldi e furono convinti cenni dappro-
vazione del past-president del Distretto 8, il
dottore Pino Scarpelli, direttore della loca-
le banca, prossima allaccorpamento con la
121. Diamo voce al Poeta: Asprumunti,
dammi rifuggiu, chi sugnu latitanti. Peggiu
di nu lupu, ora cercu aiutu. Per il Poeta, la
terra calabra unlegno che di ardore inar-
doredsempreunpitenuoprofumo, ma
lapprodo a Roma che gli offre il ritrarsi del
destino nello spazio notturno: La sera an-
davamo a via Veneto. Dannunziano nelli-
spirazione, Eugenio Maria si ritrova pan-
nunziano, studiail tedescoper nonfarsi pi
superare nellagone delle muse da Giorgio
Maria e apre un conto al pi vicino sportel-
lo della Deutsche Bank. Poeta, e che poeta!
NOVE COLONNE
F
u un mercoled di novembre, l11, quan-
do la porta di casa Bobbio si apr per il
Foglio. Era il 1999, il 18 ottobre, appena un
mese prima, nel giorno del compleanno di
Norberto Bobbio, giusto per pura coinci-
denza erano apparse sul Foglio due letteri-
ne di auguri, una la Piccola Posta, laltra il
Riempitivo. Nella prima finestra si rendeva
giustamente omaggio al maestro, nel secon-
do riquadrino, invece, gli auguri venivano
formulati sotto forma di domanda, gli veni-
va chiesta insomma, unintervista. Pi o
meno si leggeva: visto che il grande regista
Ingmar Bergan nel giorno del suo com-
pleanno ha chiuso i conti col passato rila-
sciando unintervista, una confessione del
tipoil mionazionalsociali-
smo, perch non ce la con-
cede lei, lei che ha tutta la
grandezza e lautorit di di-
scuterne liberamente, il
mio fascismo? Il filosofo
noto anche per aver scritto
a Benito Mussolini chie-
dendo di farla franca nel
momento del carcere,
esprimendo sentimenti di
devozione quando altri an-
davano in prigione rispo-
se con tanto di lettera, offr la propria di-
sponibilit: venga quando vuole, fu la rispo-
sta. Fu sufficiente una telefonata e tutto le-
quivoco, il rimosso, il non detto fabbricato
addosso al potente vecchio dellintransi-
genza azionista, democratica e antifascista
al momento della domanda, perch voi
azionisti, democratici, antifascisti, non ave-
te mai raccontato il vostro esservi compro-
messi conil fascismo? si svelnellonesta
orchestrazione di un sospiro fatto tutto di
trattini: Perch ce ne ver-go-gna-va-mo.
Ci che graficamente il trattino rendeva
agli occhi per come lavevamo lasciato nel-
le orecchie, non venne corretto dal filosofo
lindomani, quando prima di andare in
stampa, venne appunto da lui visionato tut-
toil testo: lascitutti ecinquei trattini, can-
cellsoloqualcheaggettivocomplimentoso,
non tolse nessuna frase di quel pomeriggio
fatto di tre nastri registrati.
Ovviamente tutto ci che si lesse in pagi-
na non era il risultato della fedele sbobina-
tura, era solo un foglio di giornale sotto-
scritto dal filosofo che vi si riconobbe al
punto gambe di ballerina comprese, auto-
re anche di rivista teatrale quale fu di do-
ver scrivere lui, sulla sua Stampa, due gior-
ni dopo, quando la polemica aveva preso
fuoco quando La Repubblica aveva tenta-
todi liquidarelintervistacomeseil vecchio,
comesefossesolounrincoglionito, fossesta-
to preso nel sonno, quando la cerchia pi
stretta dei suoi si rinchiuse ancora nel rac-
capriccio fu appunto lui stesso a scrivere
un colonnino per confermare che il Bobbio
del Foglio era proprio il Bobbio che voleva
raccontarsi definitivamente. Definitivamen-
te sulla questione cruciale poi, quella del-
lErrore, quella della Vilt, quella della Ti-
rannia, dunquequellarovinadacui tornare
finalmenteuscendodallobbligodellomert
democratica, laica e antifascista, quella del
rito torinese dove lui, senatore a vita, padre
della patria, ne incarnava il crisma, il sug-
gello, lonnipotenza etica.
La grandezza di un uomo
Non cera solo leufemistico risvolto di
copertina della sua bellissima autobiogra-
fia (Laterza), non dunque I temi e le ango-
sce, le contraddizioni e il senso del Nove-
cento, cera la grandezza di un uomo da-
vanti allorrido di una finzione troppo a
lungo ciancicata tra gli sghignazzi dei suoi
falsissimi devoti e le recriminazioni degli
sconfitti, doverose forse, ma troppo ranco-
rose per rendere giustizia a un protagoni-
sta come Bobbio. Cerano quindi i trattini,
pronunciati con la scansione ritmica e co-
raggiosa del crescendo. Come a voler dire
che il suo fascismo di giovane accademico
ormai solo perch i suoi compagni pren-
devano la via del carcere, quella dellesilio,
quella della persecuzione era appunto
quellErrore, quella Vilt, quella Tirannia
che lo trascinava lungo i confini della Re-
pubblica sociale a fare il suo lavoro di in-
tellettuale con vergogna, per vergognarse-
ne in silenzio dopo, quando la patria re-
pubblicana lo avrebbe additato tra i massi-
mi esempi di civismo, costringendolo allo-
mert della comoda magniloquenza, quasi
al ridicolo.
E invece no, di Norberto Bobbio che
stato tra i massimi militanti della democra-
zia, rester anche la scomoda magnilo-
quenza dei trattini. Autore di Profilo ideo-
logico del Novecento, autore di un libro
dove il profilo del Novecento viene adatta-
toallenecessitideologiche, quindi unpro-
filo censorio, monco, privo di quelle voci
che hanno fatto il frastuono della stagione
italiana, nellascomoditdi quel pomeriggio
ripercorre anche il filo di piet e omaggio a
Giovanni Gentile, il filosofo ucciso e poi
cancellato nel catalogo comodo e magnilo-
quente dellItalia intransigente. Quel po-
meriggio di novembre, mercoled, faceva
impressione il disegno di Guttuso appeso al
muro, tutta la comitiva dei Cesare Luporini,
degli Aldo Capitini, degli Umberto Morra e
dei Guido Calogero. Sembrava la certifica-
zionedi comprovataadesioneallelencodei
candidati indipendenti di sinistra. Sem-
brava incorniciato tra i trattini.
RECENSIONE DE LULTIMO SAMURAI IN CINEMA
I trattini di Bobbio
In morte di un filosofo
che in vecchiaia ha sacrificato
alla verit lonnipotenza etica
Umberto Eco ha messo
laparolafineal palloso
dibattitosesiamoonon
siamo in un regime.
Siamoinunregime. Ca-
pirlo bene non facile.
La gente, spiega Eco, se
ne accorge e non se ne
accorge. Cio. Laddove il fascismo condue
randellate lo capivano al volo anche i cre-
tini, questo nuovo lo comprendono solo i
molto intelligenti. E mediatico. Cio: non
mena lopposizione, non la incarcera, non
letoglielaparola, nonlacensuramancoin
tiv. Al contrario gliela danno la parola in
tiv, quei cornuti, solo come? La fanno
parlare per prima. Per prima, per prima;
dice Eco che il trucco farla parlare per
prima nei telegiornali. Cio. Il regime fa
uncosa, laraccontaintiv, poi dsubitola
parola allopposizione. Ma subito. Non
che prima la racconta, poi d la parola,
che so, a Berlusconi, o a Follini, oppure a
unaltro della banda conla boccuccia a cu-
lo di gallina, come vorrebbe democrazia.
No, a Fassino, di corsa: Riducendo cos al
silenzio lopposizione, pi che con la cen-
sura, facendola parlare per prima. Vero.
E poich per secondo tocca sempre a lui,
si pu dire che larma segreta del regime
il siluro Schifani.
La Giornata
* * *
In Italia
Nel mondo
PARMALAT, PERQUISITALABANKOF
AMERICA. SI COSTITUISCE BONICI. La
Guardia di finanza ha setacciato la sede mi-
lanese dellistituto Usa a caccia di docu-
menti e sequestrato i conti correnti di al-
cuni indagati; ipotesi di bancarotta prefe-
renziale per la Deutsche Bank. Intanto Gio-
vanni Bonici, presidente del ramo vene-
zuelano dellazienda, s costituito alla pro-
cura di Parma. La Commissione europea
ha iniziato lo studio del decreto Marzano:
dovr stabilire se viola le regole comunita-
rie che proibiscono sussidi pubblici.
Stefano Tanzi si dimetter dal Parma
Calcio, che potrebbe essere rilevato da un
fondo di Private Equity (Barilla e altri).
* * *
E morto Norberto Bobbio, 94 anni, filo-
sofo e senatore a vita. Era malato da tempo.
* * *
Sulle pensioni laccordo non possibile.
Cos il ministrodel Welfare, Maroni: Lepo-
sizioni sono molto distanti. Pezzotta (Cisl):
Potremmo indire lo sciopero generale.
* * *
Ulivo, nessuna lista unitaria alle europee.
Il vertice dei segretari del centrosinistra ha
ribadito anche la difesa al governatore di
Bankitalia Fazio e il no allelection day.
Rutelli (Margherita): Prodi il nostro
candidato per le politiche del 2006, se poi
vorr candidarsi prima lo decider lui. Il
presidente Ue: Ma io ho gi deciso.
* * *
La missione in Iraq prorogata al 30 giugno
dal Consiglio dei ministri con un decreto
leggechefinanziatutteleiniziativeincorso.
Umberto Vattani stato nominato se-
gretario generale della Farnesina.
* * *
Sciopero dei trasporti, molti disagi ma
nessun blocco per la giornata di agitazione.
* * *
Borsa di Milano. Mibtel: 20.338 (-0,28%).
ATTENTATONELLAMOSCHEASCIITA
DI BAQUBA, nel triangolo sunnita irache-
no: almeno sei morti e decine di feriti. Un
albergo di Baghdad stato colpito coi razzi
ieri mattina: nessun ferito. Raid americano
a Tikrit: 30 arresti.
Il Pentagono ha dichiarato ufficialmen-
te SaddamHusseinprigioniero di guerra.
* * *
Washington abbasser il livello di allarme
terrorismo da arancione a giallo (era stato
innalzato il 21 dicembre scorso).
Gli Usarimpatrieranno sette dei nove cit-
tadini britannici detenuti a Guantanamo.
* * *
Euro ancora record. Leconomia ameri-
cana va sempre meglio, ha detto Bush. Il
presidente s detto ottimista per il futu-
ro. Ma il numero dei nuovi posti di lavoro
creati negli Stati Uniti a dicembre stato
inferiore al previsto. Il dato spinge in alto
leuro: 1,2868 sul dollaro.
* * *
La Libia risarcir le vittime dellattentato
allaereo Uta esploso sul Niger nell89 (170
morti). Tripoli dovr pagare un milione di
dollari per ogni vittima della strage.
* * *
La Turchia ha abolito la pena di morte an-
che in tempo di guerra.
* * *
E morto il capo dei Fratelli musulmani
egiziani, Mamoun El Hodaiby (83 anni): in
migliaia hanno partecipato ai funerali.
* * *
Elezioni politiche in Spagna il 14 marzo.
Ieri lannuncio ufficiale del governo.
* * *
Proposta una legge in Belgio per vietare
il velo islamico nei luoghi pubblici.
La Giornata realizzata in collaborazione con Dire
Questo numero stato chiuso in redazione alle 20,15
NORBERTO BOBBIO
Versi, liriche ed elegie
di Eugenio Maria Scalfari
Novello DAnnunzio pieg larte a
Pannunzio. Or son squilli duccelli
Giornalista? No, poeta!
Rumors di latte
Perquisita ieri per otto ore la sede milane-
se di Bank of America, affiorata lipotesi di
responsabilit nel crac Parmalat dei mana-
ger di Deutsche Bank per bancarotta prefe-
renziale, da oggi i pubblici ministeri parmi-
giani interrogano Giovanni Bonici, il mana-
ger di stanza in Venezuela finalmente costi-
tuitosi. La politica ha ieri registrato nervosi
rumors intorno a presunte minacce e richie-
ste di dimissioni del vertice della Banca dI-
talia. Notizie infondate. Il governatore Anto-
nio Fazio regolarmente telefonava a varie
personalit invista di manifestazioni pubbli-
che incui interverr, nelle prossime settima-
ne. Altre indiscrezioni attribuivano alla pun-
tata in Sardegna del ministro dellEconomia
un significato diverso da quello reale. Giulio
Tremonti e Silvio Berlusconi si confrontano
per calibrare scelte, giudizi e proposte che il
ministro illustrer nella sua audizione, il 14
gennaio, con cui avr inizio lindagine parla-
mentare. Il Parlamento lavori presto, di-
chiarava Pier Ferdinando Casini dal Cile. Di-
versi esponenti del governo hanno concorde-
mente sottolineato che lobiettivo la riforma
presto e bene dei controlli, nonil taglio delle
teste. Nel quadro di pi ampie convergenze,
possibili per le aperture espresse allopposi-
zione da parte di ambienti riformisti e della
Margherita. Anche esponenti dellex corren-
tone ds si sono dissociati dalla linea Fassino.
Caro carciofino sottodio - Visto che perpe-
trate a occuparvi di antifascismo, vero o pre-
sunto, volevo girarvi questa amena glossa tut-
ta dedicata alla vostra fetta
preferita della torta antifasci-
sta, lazionista: chi scrive
un concittadino di Annale-
na, Giorgio Bassani, antifa-
scista per forza almeno dal
1938 (malgrado il podest fer-
rarese fosse lisraelitaRavenna
sino a Sal) piuttosto equanime per (fra lal-
tro scrisse che la pena del confino inflitta agli
avversari dal fascismo si riduce in fondo a
unalungavilleggiaturafattaaspese dello Sta-
to). Ma non divaghiamo, azione: Roma, 26,
mercoled (1945). Ho visto anche G., quel N. G.,
ferrarese, litigioso inquilino di mio padre, il
quale mi venuto incontro con la cordialit
dun vecchio amico. Mi ha parlato del Movi-
mento, della sua collaborazione alla Causa,
insomma poco meno dunpersonaggio, inse-
no al Partito dAzione. La sua disinvoltura mi
mette in imbarazzo. Me lo ricordavo con lor-
bace, al seguito di Gaggioli, di Baraldi, di Lino
Balbo, fotografo semi-ufficiale del Padano.
Adesso anche lui ricercato dalla polizia, na-
turalmente. Mette conto di parlarne agli altri?
Gli avvocati sono sempre avvocati, e il Partito
dAzione andr a fondo tra le logorree degli av-
vocati e dei loro clienti.
Torno ai miei traffici alti, salve
Manuel Orazi, Lugano
Abbia cura dei suoi traffici alti, caro
Orazi, niente male il Bassani-Berlusconi in
tema di villeggiatura, niente male la nota-
zione sugli avvocati, ma la mi porti un ba-
cio a San Pietroburgo, Vossia capisce e
grazie del carciofino: troppo onore.
Compare - E il camerata Pincherle? Mia
madre era di sangue PURO! U liggisti?
Sergio Claudio Perroni, Taormina
u liggu, u liggu.
lettere a donpietro@ilfoglio.it
ANNO IX NUMERO 9 - PAG 2 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 GENNAIO 2004
Roma. Non sono solo le donne, le nevro-
si, lebattutedi Saul Bellow, i suoi giudizi sul
mondo e sullarte, i pettegolezzi raccolti per
dieci anni dalla viva voce di centinaia di
amici, parenti e conoscenti il motivo di leg-
gere la biografia di James Atlas (tradotta da
Adriana Bottini, Mondadori 628 pagine, 32
euro). Nonsononemmenogli inizi incerti, la
difficolt di sbarcare il lunario, le peregri-
nazioni da uncollege allaltro, le dimore im-
probabili, scantinati, camere ammobiliate,
rimesse di carrozze, la casetta di Barrytown
dove gli ospiti sono invitati a salire sul Wc e
allungare il collo verso la finestra per vede-
re un pezzo di fiume.
Non sono nemmeno le chiavi per liden-
tificazione completa dei personaggi inven-
tati da uno scrittore che ha fatto della nar-
rativalaformapielevatadi autobiografia.
I cinque matrimoni, perlustrati da Atlas in
ogni anfratto, le infedelt a ripetizione, il
tradimento di Sondra, seconda moglie rus-
sa, bellezza artemidea, un dottorato in sto-
ria bizantina, continue crisi di nevrastenia
e per amante il miglior amico del marito. I
divorzi, setacciati attraverso gli atti proces-
suali, vendicativi i primi tre, consensuale il
quarto dalla rumena Tulcea, quarantenne
matematica corvina conosciuta in casa di
MirceaEliade: saraccantoaBellowper la
UN AMERI CANO AL DI L DEL PREV EDI BI L E
consegna del Nobel, ma non ha tempo di
fargli da mangiare e lo butta fuori di casa a
settantanni accusandolo di insensibilit.
Non sono le umiliazioni subte da parte
del responsabile della cultura di Time,
Whittaker Chambers, che nel 1943 rifiuta a
Bellow un posto fisso, o da parte di Norman
Podhoretz che nel 1952 boccia su Commen-
tary il personaggio di Augie March che fa
venireinmentequellodei cartoni animati.
Non i tentacoli familiari, gli schiaffi morali
del padre, lebreo russo che paga lemigra-
zione col salto di classe e passa ancora sol-
di al figlio quarantenne, o dei fratelli, di-
ventati nel frattempo miliardari, che lo con-
siderano un cretino morto di fame. Non la
grazia talmudica con cui affronta la preca-
rieteinseguelinstabilit, col desiderioin-
fantile di rompere il gioco e uscire dalla
gabbia. Non la misoginia che alimenta la
sua passione per le donne, le rotaie su cui
luomo corre, e la sua incomprensione del-
lestesse: Nonsei contentadi saper farebe-
ne anche altre cose? chiede a Frau Gend-
lin infilandole una mano sotto il reggiseno
mentre lei gli mostra la sua recensione di
una biografia di Einstein.
Il vero motivo per leggere questa biogra-
fiadi Atlas vaoltreil muckracking cheha
fatto storcere il naso agli inglesi. E il ritrat-
to preterintenzionale di un intellettuale li-
bero, un aristocratico dello spirito, eccen-
trico narcisista-fallico, conservatore e anti-
conformista che gira per le strade di Hyde
Park in tenuta da cacciatore di cervi e non
ha aspettato di vincere il Nobel e di cono-
scere AllanBloom, suo amico e mentore, al-
lievo di Leo Strauss, tra-
duttore di Rousseau e stu-
dioso di Platone, per capi-
re il rischio di impoveri-
mento spirituale di una so-
ciet dominata da benes-
sere e materialismo, ed
escogitare una linea di di-
fesa attraverso il ritorno ai
valori, a cominciare da
quello puro della coscien-
za, che solo la letteratura in grado di im-
porre. Antigregario, indipendente, sovrano
fautore dellautonomia dellintelligenza,
Bellow lo era ben prima di duettare con
Bloom su Proust e Cline, Stendhal e Do-
stoevskij allUniversit di Chicago, e di ispi-
rargli il best-seller sullottundimento con-
seguente alla fine delleducazione liberale,
come racconta in Ravelstein, lultimo suo
romanzo. Tutta la sua opera, da Herzog a
Humboldt, passando per Mr. Sammlers
Planet in fondo un antidoto al dogmati-
V I T E PARAL L EL E
Il volto intenso e sensuale di Ingrid e quello sadico-erotico di Jacula
Ingrid Thulin
Nacque il 27 gennaio 1929. Nacque a Sol-
leftea, in Svezia. Studi alla Scuola reale di
arte drammatica di Stoccolma. Nel 1951 in-
terpret il Matrimonio di Joujou di Sel-
ma Lagerlf, al teatro di Stoccolma. La vi-
de Ingmar Bergman, giovane regista onni-
potente al teatro di Malm. Mentre per
Bergman interpretava a Malm il Peer
Gynt di Ibsen, Ingrid partecipava, in ruoli
minori, ma non dimenticabili, a numerosi
titoli del cinema svedese. Fu forse la ver-
satilit di Ingrid che convinse Bergman,
regista per vocazione teatrale, a provarsi
nel cinema. Nel 1957 Bergman gir Smun-
trostllet, conosciuto nei cinema di essai
italiani come Il posto delle fragole. In-
grid Thulin era la nuora che accompagna-
va il suocero, luminare della medicina, a
ritirare un premio prestigioso. Ingrid Thu-
lin era al suo primo film importante, Victor
Sistrm, il suocero luminare, grande atto-
re di teatro, era al suo ultimo film. En-
trambi entrarono definitivamente nella
storia del cinema. Trovata lespressione
femminile che meglio incarnava le sue os-
sessioni, Bergman la rivolle lanno succes-
sivo in Il volto, in cui lillusionista Max
von Sydov si vendica della sup-
ponenza della scienza inflig-
gendo una serie intermina-
le di massime perentorie
agli spettatori. In Alle so-
glie della vita Ingrid, redu-
ce da un aborto, condivide in
ospedale le gioie e le paure di tre parto-
rienti. Bergman, sprofondato nei meandri
della teologia e delletica protestante, d
inizio alla sua trilogia del silenzio di Dio.
Nel secondo pannello (Il silenzio) Ingrid
Thulin la sorella alcolizzata di una ninfo-
mane, nel terzo Marta di cui il pastore
protestante Thomas Ericsonn, in crisi di co-
scienza e di indentit, rifiuta lamore. Scap-
pando per un attimo dalle brume depressi-
ve del Nord, Ingrid interpreta la depressi-
va madre vedova che si lega depressiva-
mente a un giovane in Agostino, il film di
Mauro Bolognini tratto inutilmente dalli-
nutile romanzo di Moravia. Sfuggita dal-
lambiente claustrofobico e autopunitivo
del cinema dessai, Ingrid si avventur per
il mondo. Con il suo volto che non sapeva
cancellare le stimmate della sofferenza e
del dubbio interpret il remake di dubbio
gusto dei Quattro cavalieri dellApocalis-
se, girato da Vincent Minnelli nel 1962,
condivise i tormenti ideologici di Yves
Montand, esule e rivoluzionario spagnolo,
in La guerra finita di Alain Resnais.
Ebbe un legame turbolento con il figlio in
Giochi di notte di Mai Zetterling; sub
uno stupro dal figlio (Helmut Berger) in
La caduta degli dei di Luchino Visconti.
Torn finalmente con Bergman per inter-
pretare in Sussurri e grida una della so-
Red. Corr.
Recensire Rep. e scoprire che,
per Massimo Giannini, Calisto
Tanzi solo un mariuolo
Caro don Pietro
Confino e villeggiatura, un
Bassani in versione Berlusconi.
Consigli di lettura fra siculi
I
eri, venerd 9 gennaio, il Giornale di Bel-
pietroM. eBelpaoloB. avevaunprimapa-
gina da urlo, se ci si passa lespressione gio-
vanilistica. Il Caro Teence lha passata. Sen-
tite qua: quattro editoriali. Il primo a firma
del patriarca Belmario Cervi, il secondo del
brillante erede Belmario Giordano, il terzo
di pennadipunta, vicedirettoreesenatorere-
sponsabile Belpaolo Guzzanti, il quarto del-
lapromettenteesordiente, BellisabellaSon-
cini. SpecialmentequestagiovaneSoncini ci
ha riempito di gioia perch quegli spocchio-
setti degli indigenti cognati selatiranotanto
perchhannounaSoncini tuttaper loro. Ela
nostra, di Soncini, una che parla di cose
concrete, come il crac Parmalat. Infatti,
promotrice del comitato degli azionisti tur-
lupinati. E che bel pezzo. La Soncini impe-
gnataspiegavadi aver investitodei risparmi
in Parmalat sino quasi a Natale, nonostante
tutto andasse maluccio. Per, sai com, uno
ci spera, unosi fida. ComelamicodellaSon-
cini, tal Gianni, che andato in pensione e
ha comprato 270 mila euro in azioni Parma-
lat (laccantonatodi unavitaintera) eadesso
si trova in braghe di tela. Il Caro Collodi fa-
ceva unarguto commento dei suoi: Mi spia-
ce per il Gianni, ma forse sarebbe meglio ri-
cordarsi della fine che ha fatto il Pinocchio
coni suoi zecchini doro seminati nel campo
dei miracoli. Che saggezza!
Aproposito di saggezza, sarebbe difficile
taceredellimpareggiabileBelpaoloGuz. che
ha scritto un articolo che come una lapide
sulla discussione. Titolo: Sofri libero in no-
medellacasta. Definitivo. Sullaquestione
della grazia ad Adriano Sofri quasi nessuno
hail fegatodi direqualesiail cuoredel pro-
blema. Lo sospettavamo. Il cuore del pro-
blema unaltro e nessuno ha il fegato di di-
re quale sia. Fortuna che noi abbiamo lar-
dito, che quanto a fegato ne ha a chilogram-
mi. Ecco la verit vera, spiattellata, nero su
bianco: nonvienechiestalalibertdi un
innocenteper il fattocheuninnocente, ma
la libert di un intellettuale perch un in-
tellettuale. Tesi forte, inedita e coraggiosa.
Eche dietro ci sia una lobby? (continua)
Red. Corr. Cogn.
Recensire il Giornale Cognato
e scoprire le verit
coraggiose di Belpaolo Guz.
relle Harriet Anderson, condannata dal
cancro. Gir, con la sua faccia intensa, in
cui qualcuno non manc di trovare i segni
di una sensualit intensa e negata, un gran
numero di film. E morta gioved 8 gennaio.
Giorgio Cambiotti
Nella letteratura popolare i personaggi
mangiano gli autori. A dire il vero, pochi, se
non i collezionisti specializzati, si ricorda-
no di Zora e Sukia, ma sono pochi coloro
che non hanno mai sentito nominare il no-
me di Jacula. Erano eroine sadiche e lubri-
che, era uno dei gradini pi bassi, quasi al-
la porta degli inferi, di quella letteratura
sadico erotica che fior dallinsperata libe-
ralizzazione dei costumi. Non tutti gli inne-
sti danno grandi risultati, nemmeno in giar-
dino. Nel giardino del fumetto os, Jacula
sopravvisse circa ventanni, conunsuo pub-
blico affezionato. Il disegnatore Giorgio
Cambiotti morto venerd 9 gennaio.
smo dei moderni, un invito a ridicolizzare
multiculturalismo e politically correct. Chi
il Tolstoj degli zulu? Il Proust dei papua?
Sarei ben felice di leggerli. E tutta la sua
vita una testimonianza di libert contro
limpegno, controlapolitica, controogni au-
torit, compresa quella del grande intellet-
tuale e del suo mito. Tant che nel 1986 al-
lantiamericanismo di Gnther Grass e del-
la sinistra democratica e progressista Bel-
low oppone un argomento inoppugnabile:
Nessuno scrittore intelligente privo di
una visione politica. Ma dobbiamo stare at-
tenti a non avere idee megalomaniacali sul
potere degli scrittori. Che efficacia hanno
avuto i Romain Rolland e i Brecht nel con-
trastare Hitler o Stalin? Sono stati rivoltati
come un calzino e ci hanno fatto la figura di
idioti. Le stesse idee aveva da giovane,
quando bazzicava fra i trockisti della Parti-
sanReview. Gli bastunviaggioaParigi per
capire labbaglio della sinistra europea. Si-
mone de Beauvoir era sicura, come ogni
buon marxista, che lAmerica fosse prossi-
ma a perire sotto i colpi mortali della lotta
di classe. EchelEst fosselasperanzaper la
liberazione dellumanit. I tipi come Sar-
tre sintendevano di politica meno di quan-
to me ne intendessi io al liceo.
Marina Valensise
L
a prima pagina del quotidiano di Largo
Fochetti, cio La Repubblica (Rep.), ieri
9 gennaio si apriva con Parmalat, scontro
Pera-Fazio. Leditoriale delladdetto alle
questioni delicate, Massimo Giannini, se-
condo il quale siamo di fronte a un imbar-
barimento istituzionale che, propiziato dal
ministro del Tesoro, rischia di espandersi
come una metastasi nel corpo vivo del siste-
ma repubblicano. Non solo: Lintervista di
Marcello Pera al Sole 24 Ore inaccettabile
per la seconda carica dello Stato. In realt
inaccettabile per Giannini. Su Parmalat,
infatti, Rep. difende il governatore di Banki-
talia, abbraccia il banchiere Cesare Geron-
zi e scagiona i controllori al fine di far cre-
dereai propri lettori chelasparizionedi mi-
gliaia di miliardi di lire sia dovuta pi al
comportamento fraudolento dei singoli che
non alle colpe di un intero sistema. Insom-
ma, secondoGiannini, CalistoTanzi unma-
riuolo.
I titolisti hanno tradito il bravo Alberto
Flores DArcais. Il suo articolo comincia co-
s: Learmi inmanoaSaddameranointem-
pi lunghi una minaccia per la stabilit della
regione e per la sicurezza globale ma non
rappresentavanounimmediatopericoloper
gli Stati Uniti. Scrive anche che pur nones-
sendo state trovate armi, in Iraq la ricerca
aveva portato solo alla scoperta di docu-
menti cherivelavanolesistenzadi decinedi
programmi di sviluppo e i tentativi di na-
sconderli allOnu. I documenti, continua il
giornalista, fanno pensare che il regime di
Saddam intendesse sviluppare armi di ster-
minio. Sapete come hanno sintetizzato i va-
lorosi uomini del desk? Usa, rapporto con-
tro Bush: Un bluff le armi di Saddam (pe-
raltro la frase falsa, nel dossier non c).
Il caso, scrive Rep. a pagina 26. Equal
questo caso? Lassociazione padronale, Li-
bert & Giustizia, ha registrato un fortissi-
mo consenso per la lista unitaria. Urca.
Lex Mandrake Sergio Cofferati confina-
to a pagina 17, in attesa che le sue foto sulla
Piazza Rossa vengano cancellate. (continua)
Perch leggere lintrigante biografia di Saul Bellow scritta da Atlas
Cara Randi, ti capisco, ma de-
vi tener conto della relati-
vit del tempo, la banale re-
lativit del tempo. Negli
Usa, Stato di Arkansas, stato ap-
pena giustiziato Charles Singleton, un ne-
ro condannato per luccisione di un com-
merciante avvenuta nel 1979. Singleton
era schizofrenico, ed rimasto in galera
venticinque anni. In questo tempo stato
curato per la sua schizofrenia, e a fine cu-
ra messo a morte. Quanto durata la vita
di Singleton? Quanto durata la sua mor-
te? Andiamo indietro di qualche giorno.
In Corea un prigioniero di guerra, la guer-
ra del 1953, un coreano del sud catturato
nel nord, capitato dopo cinquantanni
sulla sponda di un fiume alla frontiera
con la Cina. Si buttato, ha guadato il fiu-
me. Di l i cinesi lhanno trattenuto, in-
certi se restituirlo ai nordcoreani o man-
darlo al sud, come alla fine hanno fatto. A
Seul laspettavano fratelli e sorelle, lhan-
no abbracciato, hanno pianto. Lui ha assi-
curato che dora in poi il maggiore si
occuper lui della famiglia. Ha settanta-
cinque anni, pi o meno. Qui da me ieri
uno dei pi induriti dei detenuti, un pie-
montese che si fatto trentanni, uscito
in permesso per otto ore, per la prima vol-
ta dopo tanti anni. E un uomo vecchio,
grosso, zoppicante, un po sordo, era vesti-
to di tutto punto fin dallalba (forse dalla
sera prima): e quando tornato non la
smetteva di fare racconti su Pisa, come se
fosse tornato dalla Nuova Caledonia. In
realt Pisa la Nuova Caledonia, da qui
dentro. Delle due spedizioni su Marte di
questi giorni la pi commovente stata
quella della sonda europea che arriva-
ta, per non si fatta sentire. Doveva tra-
smettere da l poche note dei Blur: stata
zitta. Kafka lavrebbe apprezzata, una son-
da cos. Bisognerebbe pensarci su. Ma an-
che la vecchina di novantasette anni
estratta illesa dopo sei giorni dalle mace-
rie di Bam, completando il miracolo della
bambina di sei mesi ritrovata dopo tre
giorni, meritevole di pensieri. Alla do-
manda dei soccorritori: Come stai?, ha
risposto seccata: Benissimo. E vuoi sta-
re in pensiero per i miei tempi di qui?
Adesso mezzogiorno, guardo la faccia
storta del Papa che legge il messaggio do-
menicale, si asciuga la bocca, anche lui
andato su Marte, ma rimanda ancora i
suoi messaggi. Adesso ha detto che Ges
era davvero vero Dio e vero Uomo: gi es-
sere vero uomo sarebbe bastato. Non ci
crederai, ma gi gioved sera. Pitti uo-
mo: suona buffo, no? Ho bollito delle pa-
tate. Non granch, lo so.
PICCOLA POSTA
di Adriano Sofri
Pietro Citati, intervistato dal
Corriere, ha detto di Muhammad che ba-
sta leggere gli Hadis per vedere che era
sempre una persona che tra due posizioni
cercava conciliazioni, accordi, evitava
contrasti. Chiaro, trattasi di monoteismo
terzista. Quello sul cammello Paolo Mie-
li e quello orientato verso Mecca, Gio-
vanni Sabbatucci. C da sperare solo che
gli americani non si mettano in testa di
esportare democrazia a Crescenzago.
IL RIEMPITIVO
di Pietrangelo Buttafuoco
Ad astra. Questa invocazione esplosa
dalle bocche di circa 150 persone che, te-
nendosi per mano, risalivano per aspera
le cascate di Ocho Rios, Jamaica. Dove si
tenuta qualche giorno fa una riunione
globale dei think tank futurizzanti, a tema
la questione di come accelerare luscita
dalla Terra. Non tanto per curiosit esplo-
rativa, ma perch si pensa che solo nelle-
cologia extraterrestre vi sar la libert
senza rischio per altri di sperimentare
nuove forme di Homo Esosapiens: infinita-
mente adattabile a qualsiasi ambiente, au-
toriparantesi e autorigenerativo, immorta-
le anche se non immoribile. Facolt gi
scientificamente concepibili, ma inattuabi-
li per limiti politici ed ecosistemici sul-
la Terra. Commovente il rito nella cascata:
tanto ti amiamo Terra da voler essere ac-
qua nella tua acqua, ma risaliamo la cor-
renteal contrarioperchnellanaturadate
disegnata nasciamo gi morti, malati, limi-
tati. Inutile nascondere che i futurizzanti
siano lavanguardia di una nuova mistica
dellascesi. Che comunque non sar mai
una teologia sostitutiva delle religioni ter-
ricole vincolate e ispirate dai relativi eco-
limiti. Il popolo dei futurizzanti vuole solo
potersene andare alla ricerca del nuovo
Israele, il cosmo. Ma, chiuso il rito, si di-
scusso in termini pi pratici: nessuno vieta
luscita, semplicemente manca la tecnolo-
giaoperativaper farlopur teoriagiinboz-
za. E il dibattito ha valutato due opzioni: (a)
usare le notevoli risorse finanziarie e co-
gnitive dei circoli futurizzanti globali per
accelerare e ricaricare i programmi spa-
ziali normali gi esistenti per poi inserir-
vi ulteriori sviluppi; (b) oppure montare
unoperazione completamente privata. La
seconda sarebbe troppo romantica e densa
di rischi di fallimento pur promettendo
tempi brevi. Quindi prevalsa la prima:
lobbying per favorire azioni congiunte tra
Esa e Nasa utili a non disperdere risorse;
spingere la creazione di un cantiere in or-
bita lunare (Stargate) per la costruzioni di
grandi astronavi; metterne una attorno a
Marte che assista la colonizzazione del pia-
neta; e poi chiedere una concessione terri-
toriale privata per avviare gli esoesperi-
menti. In sintesi, i futurizzanti dovranno
per lungo tempo agire di concerto con i
concetti di esoutilit terrestri per poi poter
sviluppare i propri: Mars tuo, vita mea.
Carlo Pelanda
Mars tuo, vita mea. I futurizzanti sognano
S CENARI
OGGI Nord: nuvoloso sulla pianura Pa-
danaper foschiedenseebanchi di nebbia.
Nuvolosit variabile sulle altre zone. Cen-
tro: nuvoloso sulla Sardegna, con possibi-
lit di piogge. Parzialmente nuvoloso sulle
altre regioni. Sud: nuvoloso con piogge lo-
cali e rovesci sulla Puglia, sulla Calabria e
sulla Sicilia.
DOMANI Nord: graduale aumento della
nuvolosit. Pioggia sulla Liguria e sulle zo-
ne alpine e prealpine. Centro: poco o par-
zialmentenuvoloso. Sud: generalmentepo-
co nuvoloso.
Ancora una canzone di Mo-
gol-Battista, Tertium
non datur. Forse ec-
cessiva. Darla a Nando.
Venuto in mente un motivetto ine-
dito. Parlarne con Apic. Rass. Berlu.
Tel. Berl. dalla Sardegna. Simpatica
iniziativa. Dirglielo.
Sviluppi operaz. Sh. Stone. Rass. DAl.
Fazio. Pace fatta Franc. e Piero. Rass.
Scongiurare btp.
AGENDA MIELI
Cara Guia - Stavo fischiettando sotto la
doccia
Eva B.
Ieri stata davvero una giornata din-
ferno, per i valori indiscutibili e fondanti
della mia personale democra-
zia. Apro il Venerd per legge-
re lunica cosa che leggo sul
Venerd (la rubrica di Conci-
ta De Gregorio che altro?)
e scopro che nonsoch, da
destra, dice che Baglioni s che
un buon esempio per i giovani, altro
che quei tossici di cantautori. Apro Sette
(venerd: baccal e lettura giornali arre-
trati) e trovo unintervista a un tizio che in
quattro pagine non dice neanche mezza co-
sa su cui sia daccordo. Quindi me ne sto l
con quella forza tranquilla che ti d le-
straneit, me ne sto l a pensare che ma
guarda, nonpotrebbe esserci individuo pi
distante da me, quandecco che a tradi-
mento egli dice che la sua canzone del cuo-
re Autogrill di Guccini, o meglio lo era
fino a quando non ha sentito Guccini espri-
mersi contro Israele. Capirai bene, cara
Eva, che luno-due stato micidiale. Avrei
potuto restare calma di fronte allappro-
priazione di Baglioni, certo per Mille gior-
ni di te e di me sono disposta a scendere
in piazza, ma pur sempre solo una canzo-
ne. Ma Autogrill no. Autogrill pi di
una canzone. E la scatola dove tengo le let-
tere (dinsulti) del mio primo fidanzatino.
E il primo paio di Levis tagliati sulle gi-
nocchia. E il gabinetto dellosteria in cui
vomitavo pi spesso in terza liceo. Sono le
prime corna, i primi giri in vespa, i primi
colpi di sole (bionda senza averne laria,
per chi avesse bisogno di didascalie). Le
canzonette dovrebbero essere al di sopra
delle parti, come la costituzione. Dovrebbe
essere reato, appropriarsene. Se (per un
deprecabile ritardo legislativo) non lo ,
non pensino di approfittarsene: sappiano
che, se mi toccano Autogrill, mincazzo.
lettere a donnaguia@ilfoglio.it
Cara donna Guia
I valori fondanti della
democrazia vanno protetti:
gi le mani dalle canzonette
ANNO IX NUMERO 9 - PAG 3 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 GENNAIO 2004
Un nuovo progetto spaziale del presidente per vincere le elezioni di novembre
La Casa Bianca chiede passi avanti nella ratifica della Convenzione interamericana contro il terrorismo
I falchi del regime di Teheran si incontrano in segreto con le colombe di Washington
Roma. Si va sulla Luna e poi su
Marte, e non solo la rinascita del-
la Nasa, anche il progetto visiona-
rio di George W. Bush. Il discorso sul
rinnovato progetto spaziale atteso
per mercoled della prossima settima-
na, giorno pi giorno meno, cuore del-
la proposta sar la costruzione in
dieci anni di una base sulla Luna,
di l, con un po di tempo in pi, par-
tenza di astronauti per Marte. Il Washington
Post supercritico, quasi disgustato, tanto rumore per
niente, il New York Times pi cauto, ma bolla liniziati-
va come tattica elettorale. Sar cos per dieci mesi, che la
Casa Bianca si occupi di welfare, di spazio, di immigra-
zione, che lanci iniziative importanti, rivoluzionarie, co-
me nel caso dellimmigrazione, sempre di propaganda in
vista del secondo mandato presidenziale si maligner.
Abitudine in molti paesi europei, negli States non co-
s frequente, che questanno c un super Bush che si ri-
candida, i candidati democratici sono in difficolt, litiga-
no per i primi caucuses in Iowa, Wesley Clark va a caccia
di abiti sartoriali che, in luogo della vecchia divisa da ge-
nerale a quattro stelle, lo rendano appealing per il fami-
gerato elettorato femminile, Howard Dean, che assomiglia
ogni giorno di pi a Fausto Bertinotti, corteggia i gay, ma
sulle unioni civili non era stato tanto openminded quando
era governatore del Vermont; sono gossip, articoli leggeri,
manca la materia politica ai media, la ripresa economica
ha tolto argomenti importanti, perci in molti nel corso del
2004, fino al primo marted di novembre, si eserciteranno
nella decostruzione del presidente e delle sue intenzioni.
Certo che questa la seconda iniziativa politica na-
zionale importante annunciata in una settimana, insom-
ma non si parla pi e solo di guerra al terrore e di demo-
crazia da costruire in Iraq, e il presidente si presenta co-
me un leader che capace di avere una ispirazione forte,
lintenzione seria di proporsi alla storia e alla sua futura
Library come uno che il terrore lo ha affrontato senza
paura, le tasse le ha tagliate con successo, ora prepara
unAmerica aperta agli stranieri di buona volont, fidu-
ciosa di poter aprire nuovi confini della conquista dello
spazio. Su una cosa, sulle ambizioni del un tempo boia del
Texas, il liberal New York Times non sbaglia.
Ma il progetto storia vecchia, da molto prima delle-
state scorsa, quando un gruppo di senior adviser della Na-
sa cominci su richiesta della Casa Bianca a stabilire i
nuovi, ambiziosi, obiettivi dellagenzia. Dura dal giorno
sciagurato del primo di febbraio, quando lo shuttle Co-
lumbia esplose in volo e morirono i sette astronauti; una
relazione consegnata a Bush spieg allora che era neces-
saria una rifondazione dei modi di lavorare dellagenzia,
ma soprattutto tornare ai vecchi ideali, pensare in gran-
de, obiettivi molto ambiziosi, anche a lungo termine. Lat-
tenzione era concentrata per sulla guerra a Saddam Hus-
sein, e il rapporto per qualche mese rimasto sulle scri-
vanie, non una parola nemmeno il 17 dicembre, quando il
presidente ricord i cento anni del volo a Kitty Hawk. Ora
il momento, lavorano al discorso molti autorevoli ghost
writer, due i modelli scelti, due presidenti che fecero
grandi proclami. Uno naturalmente John Fitzgerald
Kennedy, discorso del 1961, quando in Italia a Sanremo
vinse Luciano Tajoli, ma negli Stati Uniti si fece la scom-
messa di mandare entro dieci anni un uomo sulla Luna.
Laltro Bush senior, 1989, quando propose di costruire
una base sulla Luna, una spedizione su Marte.
Sulla Luna luomo arrivato nel 1969, linsediamento
permanente di Bush senior rimase solo una bella idea,
la Nasa quasi a pezzi, raccontata come un baraccone fa-
tiscente. Destino o catarsi, il giovane Bush fa anche que-
sta volta il vendicatore di quel che al padre non riusc di
finire.
Teheran. Le speculazioni sulla possibilit di una svolta
nei rapporti Iran-Stati Uniti, moltiplicatesi con il placet di
Teheran allofferta di soccorso americano ai sinistrati di
Bam, sono sempre pi plausibili. Il giro di boa della Re-
pubblica islamica incoraggiato dalla diplomazia del ter-
remoto delle ultime settimane Teheran ha particolar-
mente apprezzato la temporanea revoca delle sanzioni
il frutto di unattenta regia delle pi alte cariche dellesta-
blishment conservatore. Un successo per lideologia fles-
sibile rappresentata dallex presidente, Hashemi Raf-
sanjani, e per il conservatorismo realista risoltosi a una
transizione al modello cinese. Il portavoce del governo ira-
niano, Abdollah Ramezanzadeh, annuncia che lipotesi
della dtente allesame del Consiglio per la sicurezza na-
zionale e il ministro degli Esteri, Kamal Kharrazi, conce-
de: Ammesso che alla base dei colloqui ci siano egua-
glianza e rispetto reciproco, lIran pronto a dialogare con
gli Stati Uniti. Nonostante lo scetticismo espresso dal-
layatollah Khamenei, anche la Guida suprema si ormai
rassegnata a bere il calice amaro. Ne prova del resto la
marcia di avvicinamento con la quale Teheran da tempo
sonda il terreno. Strategia avallata dallo stesso Khamenei
e affidata a negoziatori di comprovata fedelt, solido pedi-
gree rivoluzionario.
Quando nel 2002 fu nominato ambasciatore presso le Na-
zioni Unite, Mohammed Javad Zarif fu additato come luo-
mo incaricato di aprire nuovi orizzonti tra Teheran e Wa-
shington. Dissipare i fraintendimenti con gli Stati Uniti e
far parlare lIran con una sola voce gli obiettivi da cen-
trare, disse allora Zarif. Ponderato, deciso, per anni nume-
ro due agli Esteri, il pi abile diplomatico della Repubbli-
ca islamica allo scopo si profuso con slancio imponendo-
si come un interlocutore imprescindibile. Trait dunion con
gli Stati Uniti per tutte le questioni legate allAfghanistan
prima, e allIraq poi, prima e dopo la guerra in Iraq lam-
basciatore iraniano fa la spola tra New York, Ginevra, Pa-
rigi e Teheran, protagonista di una serie di incontri segre-
ti volti a rinnovare la benevola neutralit attiva iraniana. I
suoi interlocutori sono linviato della Casa Bianca, Zalmay
Khalizad e il Deputy assistant secretary of State, Richard
Crocker. Zarif cauto e non fa promesse che non pu man-
tenere, non sottovaluta, ma smussa i contrasti, indica che
sulle questioni pendenti, dal nucleare, ai prigionieri di al
Qaida, ai Mujaheddin e Khalq, sempre possibile trattare.
Ad aprile, intervistato da Abc, afferma con i dovuti distin-
guo che s lIran interessato ad allentare le tensioni con
gli Stati Uniti. I buoni uffici di Zarif sono risolutori anche
nel post terremoto: lui il destinatario dellofferta di aiuto
statunitense veicolata da Richard Armitage, lui che con-
vince Khamenei e spiega ai suoi omologhi a Washington
che linvio della delegazione capeggiata dalla senatrice Eli-
zabeth Dole prematura. Prematura ma non impensabile.
Zarif non lunico alfiere del disgelo. Il nuovo corso che
guarda a Occidente si affida al Hojatoleslam Hassan
Rowhani, segretario del Consiglio per la sicurezza nazio-
nale, mediatore tra la Repubblica islamica e lAiea, de-
miurgo dellaccordo sul nucleare siglato nella capitale con
inglesi, francesi e tedeschi e principale responsabile della
firma iraniana al protocollo addizionale. Altrettanto deci-
sivo il ruolo dellex ministro degli Esteri, Ali Akbar Ve-
layati, ascoltato consigliere dellayatollahKhamenei per gli
Affari internazionali e di Mohammad Javad Ardeshir La-
rijani, astro nascente del campo conservatore e negoziato-
re designato della prossima riconciliazione en plein air
congli Stati Uniti, di cui si vocifera insistentemente a Tehe-
ran. Con lIran accerchiato e lunica ipotesi di fuga nel suc-
cesso di una veloce transizione al modello cinese, persino
Habibollah Asgar Owladi, segretario generale della pi po-
tente e associazione islamica del paese, cui fanno capo tut-
ti gli esponenti di punta del clero conservatore, dice: Le
relazioni di antagonismo tra le nazioni non sono un crite-
rio fisso e possono cambiare a seconda delle circostanze.
Bush va su Marte per finire un altro lavoro iniziato dal padre
Loffensiva di Dubya per esportare gli States in America Latina
LIran cerca una via cinese per uscire dallAsse del male
Washington. Luned nella citt messica-
na di Monterrey si terr il Vertice Straor-
dinario delle Americhe, tra tutti i capi di
Stato e di governo dellemisfero occidenta-
le, eccetto Fidel Castro. In origine lappun-
tamento era stato programmato per pren-
dere la decisione definitiva sullArea di li-
bero scambio delle Americhe (Afta nelle
iniziali inglesi, Alca in quelle spagnole e
portoghesi), ma dopo che i ministri del
Commercio lo scorso novembre hanno de-
ciso a Miami unAfta-Alca a geometria va-
riabile, la prevista Carta del Nuevo Len
(lo Stato di Monterrey) non potr dire mol-
to di epocale.
George Bush si presenter al vertice do-
po aver presentato la proposta sulla immi-
grazione che concede un permesso di sog-
giorno di tre anni rinnovabile per altri tre
a tutti gli stranieri che abbiano unofferta di
lavoro in America. La preoccupazione del
Commentando laperto appoggio dato dal
nuovo presidente Nestor Kirchner ai lea-
der di sinistra radicale boliviano, Evo Mo-
rales, e uruguayano, Tabar Vzquez, i suoi
incontri cordiali con Fidel Castro e la sua
decisione di astenersi al prossimo voto sui
diritti umani in Cuba allOnu, il sottosegre-
tario di Stato americano agli Affari emisfe-
rici, Roger Noriega, si detto infatti delu-
so per questo giro a sinistra, sentendosi
dare di insolente dal ministro dellInter-
no argentino Anbal Fernndez. E altri
screzi ci sono col Brasile, che ha risposto ai
nuovi controlli per i visitatori negli Stati
Uniti imponendo a sua volta misure re-
strittive sui cittadini statunitensi.
Sono tempeste in bicchieri dacqua da
non sopravvalutare: luned ci sar un in-
contro tra Bush e Kirchner, il Brasile resta
coregista dei negoziati assieme agli Stati
Uniti e lArgentina ospiter il prossimo ver-
tice. Ma poich anche alleati fedeli come il
Messico e il Cile in occasione della guerra
a Saddam Hussein hanno fatto mancare il
proprio appoggio in Consiglio di Sicurezza,
lAmministrazione Bush sente il bisogno di
unoffensiva di immagine. E gli immigrati
sono un tema sensibile. Da una parte sono
10 milioni i clandestini latino-americani
negli Usa. Dallaltra, i 30 miliardi di dolla-
ri di rimesse che ogni anno partono da Sta-
ti Uniti e Canada verso il resto del conti-
nente sono ormai la prima fonte di valuta
estera nei paesi dellAmerica centrale, e la
seconda dopo il petrolio in Messico. E gli
ispanici che si americanizzano e mandano
i soldi a casa sono i migliori ambasciatori
del modello americano, come si vede dal
sempre pi marcato stacco tra i risultati
elettorali anti gringos che si ripetono da
un po di tempo a Sud dellistmo di Panama
e quelli pro gringos del Nord.
presidente non si limita al sempre pi in-
fluente voto ispanico per le prossime ele-
zioni, anche se quel 35 per cento di elettori
latini da lui convinti nel 2000 stato cru-
ciale per la sua vittoria. Al presidente ame-
ricano interessa piuttosto che si giunga a un
accordo sulla Convenzione interamericana
contro il terrorismo, al momento ratificata
solo da Messico, Canada, El Salvador, Nica-
ragua, Per e Antigua e Barbuda, oltre agli
stessi Stati Uniti. Nei parlamenti il proces-
so di voto sul trattato va al rallentatore op-
pure apertamente boicottato. Questo il
riflesso della pi generale ondata di senti-
menti anti yankee che in America Latina si
sono andati ingrandendo con le ultime cri-
si economiche. Umori che espongono pi di
un governante alla tentazione di rendersi
popolare con gesti clamorosi, e a cui il Di-
partimento di Stato risponde per le rime.
A Buenos Aires c stata una mini crisi.
Ankara prende il posto dei sauditi, media tra arabi e israeliani e ha uno strumento di pressione sulla Siria: lacqua
Caduto Saddam, il regista del Medio Oriente la Turchia
Ankara. La storica visita del presidente
siriano Bashar el Assad ad Ankara e lavvio
da parte del leader turco, Tayyp Erdogan,
espressione di un partito di netta matrice
islamica, di una mediazione tra Damasco e
Gerusalemme, mette inrisalto una delle pi
importanti conseguenze della guerra anglo-
americana contro Saddam Hussein: la Tur-
chia ormai investita da Washington del
ruolo di potenza regionale dominante in
Medio Oriente e lo svolge egregiamente.
Congelata, non senza frizioni, la cinquan-
tennale partnership Stati Uniti-Arabia Sau-
dita, chiuse le basi americane nella peniso-
la arabica, Washington ha spostato su Anka-
ra il baricentro di tutte le crisi dellarea. Co-
s per il definitivo disarmo dellappoggio
ai terroristi da parte di Damasco, per la
trattativa con Teheran, per laggiramento
dello stallo della road map attraverso la ri-
presa del dialogo tra Israele e la Siria sul
Nei confronti della Siria, Ankara gode
del formidabile strumento di pressione del
controllo del flusso delle acque dellEufra-
te, fiume che costituisce la met dellintero
approvvigionamento idrico del paese e che
imbrigliato da uncomplesso sistema di di-
ghe in territorio turco. Non appena il regi-
me di Assad ha deciso di prendere atto del-
lisolamento internazionale in cui finito
dopo la caduta di Saddam Hussein, stato
naturale rivolgersi al vicino turco per av-
viare una trattativa a pi livelli. Con Anka-
ra, Damasco pu contrattare i termini non
solo una rilegittimazione internazionale,
ma anche un onorevole compromesso sul-
lapprovvigionamento dacqua (che la diga
turca di Birecik minaccia di ridurre addi-
rittura di un terzo) e pu fornire in cambio
garanzie sulla fine dellappoggio al terrori-
smo curdo del Pkk che fu gi di Abdullah
Ocaln, cos come dei terroristi palestinesi
Golan e per la questione curda. La Turchia
ha infatti molte carte da giocare: il pi for-
te e affidabile alleato storico di Israele nel-
larea e contemporaneamente ha una for-
midabile leva di pressione sulla Siria, di cui
controlla i rubinetti dellacqua. La tradizio-
nale fiducia che Gerusalemme ripone nella
Turchia stata ulteriormente rinsaldata dal
governo di Tayyp Erdogan, che ha intensifi-
cato i rapporti militari tra i due Stati (schie-
rando la sua marina a difesa di Israele in
previsione di un possibile contrattacco di
Saddam Hussein), ha stretto ulteriormente
i legami con il Mossad (dei cui uffici pare
usi anche per mediare con le organizzazio-
ni curdo-irachene, visto limpianto del ser-
vizio segreto israeliano in Kurdistan) e ha
anche recentemente concluso un mega con-
tratto per la fornitura a Israele di 50 milio-
ni di metri cubi dacqua via mare col pro-
getto Manavgat.
EDITORIALI
Attenti al ceto medio
P
ietrangelo Buttafuoco racconta in
prima pagina lintervista dei tratti-
ni. Lo fa con la stessa verecondia che lo
accompagn nella casa torinese di via
Sacchi, su richiesta di Norberto Bob-
bio, filosofo e maestro di libert allora
sulla soglia dei novantanni. Con lo
stesso pudore intellettuale che lo spin-
se a provocare e sedurre il maestro in
poche righe di rubrica, e a ottenerne
una confessione semplice, piana, sere-
na, insieme laica e religiosa. Disse
dunque a un giovane scrittore fascista,
il vecchio campione del liberalsociali-
smo e dellintransigentismo, che era
stato fascista e che lo aveva taciuto per-
ch se ne vergognava. Ne venne fuori il
solito impudico pollaio italiano, un la-
mento insincero per la sconsacrazione
del mito, offensivo per Bobbio. Il peg-
gio di s, alla fine, Bobbio lo ha riser-
vato ai garruli tenutari del conformi-
smo nazionale, che se ne accontentaro-
no: codificazioni del gi noto, pi un
tanto di ovvio ma prepotente morali-
smo. Il meglio lo offr invece a noi del
Foglio, nella forma di un tormento del-
la vecchiaia, di una splendente uma-
nit e di unesplosione di sincerit.
Chi morto ieri a Torino fu un rile-
vante professore di Filosofia del diritto,
un pubblicista politico letto e riverito
ogni anno di pi nellItalia del secondo
Dopoguerra, fino alla fine del secolo
scorso. Un mostro sacro, infine, e sena-
tore a vita per volont di Sandro Perti-
ni. Il professore elabor in dottrina con-
cetti e visioni laico-liberali, un pensie-
ro non originale ma solido, mai sor-
prendente per raramente sbilenco,
chiaro per esposizione e punti di riferi-
mento illuministici. Il pubblicista se-
gu la traiettoria ordinaria e mite del
matre--penser della sinistra, in una
prima fase dialogando con il Pci di Pal-
miro Togliatti, esigendo libert per la
cultura sul piano del metodo e addome-
sticando in cambio la propria libert di
tono e di pensiero critico; in una secon-
da fase denunciando le basi teoriche
fondative del comunismo e della teoria
marxista dello Stato, sulla scia della
grande provocazione di Lucio Colletti,
che grid nel 74 la crisi del marxismo;
infine entrando in battaglia con il pro-
getto di Craxi, il rovesciamento dei rap-
porti di forza a sinistra fra la tradizione
stalinista e post stalinista e quella libe-
rale-libertaria del socialismo autono-
mista. Bobbio fu un uomo di casta e di
establishment, visse sempre al coperto
di certezze sabaude e azioniste, la chia-
ve fisiognomica e psicologica della sua
personalit un senso di ansioso allar-
me per pericoli sempre incombenti; ma
non rinunci a un certo rigore cultura-
le, a una qualche esigenza morale mol-
to diversa dallarrogante pedagogia del-
la libert, che alla fine prevalse e si la-
sci riscattare dalla confessione.
L
a Banca centrale europea, la Bce,
ha lasciato al 2 per cento il tasso
minimo sulle operazioni principali,
condotte mediante aste a tasso variabi-
le e al 3 quelle di rifinanziamento al di
fuori delle aste. Il 4 dicembre scorso,
quando il governatore Trichet e il suo
consiglio direttivo, composto dai rap-
presentanti dei banchieri centrali na-
zionali, avevano preso la stessa deci-
sione, la giustificazione era che ci ga-
rantiva la stabilit dei prezzi, nel qua-
dro della ripresa economica dellarea
delleuro. Nel frattempo leuro salito
di dieci punti col dollaro. Ma Fran-
coforte non ha cambiato idea. Trichet
ha manifestato qualche preoccupazio-
ne per le esportazioni, ma ha soggiun-
to che la crescita della domanda mon-
diale dovrebbe servire a controbilan-
ciare gli effetti negativi del rialzo del-
leuro. Senza, per altro, spiegare come
mai questa tesi che aveva giustificato
linvarianza dei tassi il 6 dicembre con
il dollaro a 1,17, andava ancora bene
col dollaro a 1,27. Prima della riunione,
il Commissario europeo per il com-
mercio Pascal Lamy, aveva detto che
leuro sta raggiungendo un livello
preoccupante. Sembrava che la Com-
missione di Bruxelles, che non com-
petente per la moneta allinterno, ma
lo per i tassi di cambio, volesse man-
dare un invito alla Bce a una qualche
flessibilit, ma subito dopo arrivata
la smentita del Commissario per gli af-
fari economici e monetari, secondo cui
quelle di Lamy sono opinioni persona-
li. Bruxelles daccordo con la Bce: i
tassi non vanno ribassati. Una spiega-
zione di questa linea, che sta portando
leuro a quota 1,3 col dollaro, che es-
sa consente alle banche di prestare il
denaro alle imprese a un tasso fisso
medio del 5,5 per cento: e se si ridu-
cessero i tassi della Bce, il tasso sui
prestiti bancari scenderebbe.
Per le banche tedesche, appesanti-
te da investimenti non felici, in compa-
gnie industriali e assicurative di cui
spesso hanno pacchetti di controllo, il
provento dei tassi attivi una linfa pre-
ziosa. Anche per le banche di altri pae-
si europei (non ultima lItalia, dopo la
bufera Parmalat) la riduzione dei tassi
di interesse attivi sarebbe un amaro
calice. Perci tassi sui prestiti pi alti
di quelli Usa: a pagare c Pantalone.
A
llinizio degli anni Novanta una se-
rie di circostanze determin una
radicalizzazione dei ceti medi, che si
sentivano taglieggiati da uno Stato cen-
tralista e partitocratico. E in quel cli-
ma che le inchieste milanesi sulla cor-
ruzione assunsero, man mano che il
fronte politico crollava, il carattere di
una tentata rivoluzione giustizialista.
Fu fermata perch nacque una propo-
sta di sbocco politico della radicalizza-
zione, e questo fu linizio della fase
berlusconiana. Oggi, a dieci anni di di-
stanza, sembrano ripresentarsi molti
degli elementi che caratterizzarono
quella stagione. I ceti medi si sentono
nuovamente aggrediti su pi fronti, da
quello della garanzia del risparmio,
messa in discussione dalle vicende Ci-
rio e Parmalat, dalleffetto euro, avver-
tito, pi o meno a ragione, come fonte
di un taglieggiamento speculativo che
colpisce soprattutto i redditi fissi, dal-
lestendersi di agitazioni sindacali in-
controllate nei servizi pubblici e di tra-
sporto, che ledono diritti fondamenta-
li, come quello alla mobilit. Ancora
una volta a questa tensione si possono
dare risposte diverse, compresa quella
giustizialista, che ricomincia ad affac-
ciarsi. In ogni caso una risposta ne-
cessaria e il sistema politico, se non
sar in grado di fornirla tempestiva-
mente, rischia di essere scavalcato.
La maggioranza corre il pericolo di
dividersi tra chi intende assecondare
le spinte rivoltose del ceto medio
produttivo e chi si erge a difesa di
equilibri istituzionali pi formali che
reali, contrapponendo i suoi caratteri
moderati e riformatori, ambedue indi-
spensabili. Lopposizione, se conti-
nuer a schierarsi in difesa statica dei
tradizionali poteri forti, finir col pa-
gare anche responsabilit non sue. E
in discussione la capacit del sistema
politico di reggere, nellovvia articola-
zione delle posizioni e delle responsa-
bilit, a una sfida sulla sua capacit di
mantenere la guida. C da sperare che
sia stata appresa la lezione di dieci an-
ni fa e che non si ripetano gli errori
che portarono alla decapitazione di
una classe non abbastanza dirigente.
I boy scout di Francoforte
Il nostro Norberto Bobbio
Per soccorrere le banche in difficolt, lEuropa rifiuta di abbassare i tassi
Ci offr il meglio di s: il tormento della vecchiaia, lumanit, la sincerit
E attaccato nei risparmi e accerchiato da effetto euro e scioperi selvaggi
Siamo alla disperazione, noi
affamati di Gianicolo, noi che
di questa misteriosissima morte prenata-
lizia (le scoppiata la testa? sono stati i
marziani? stata, come sosteneva laltro
giorno il Messaggero, la mistura letale di
tranquillanti e formaggi francesi? colpa
di Bov?) vorremo sapere di tutto e di pi,
e invece niente (il Tg5 se ne occupa il mi-
nimo indispensabile ma nonerano quel-
li che facevano la cronaca, loro? e il Tg
regionale preferisce curarsi dei saldi). E
quindi con un certo sollievo che abbiamo
accolto lintervista al sociologo di turno
su SkyTg24. Pazienza se per vederla toc-
cato svegliarsi allalba. Pazienza anche se
il sociologo non ha detto niente dinteres-
sante. Solo, peccato che la conduttrice,
dopo aver detto che lhashish nei polmo-
ni di Paola potrebbe essere fumo passivo,
il risultato di una serata in un pub o in
un ristorante, abbia poi trascurato di
dirci lei che ristoranti frequenta.
LA DEFICIENTE
a cura di Guia
di Hamas, Hezbollah, Fplp e Jihad islamica
che ospita sul suo territorio e in Libano. Da
parte sua, Erdogan, ha tutto linteresse a en-
fatizzare davanti allalleato americano tutti
gli strumenti di cui pu disporre per nor-
malizzare larea. Nei prossimi mesi molte
trattative segrete e pubbliche passeranno
per le ambasciate di Ankara, non ultima
quella tra Stati Uniti e Iran, cui Erdogan la-
vora da mesi e che sfocer a breve in una
sua visita a Teheran; in cambio chieder
lo far durante la sua vista a Bush del 26
gennaio non solo una sistemazione accet-
tabile dellautonomia federale del Kurdi-
stan iracheno, ma anche garanzie su una
piena partecipazione della Turchia alla ri-
costruzione economica dellIraq, paese che
dopo la caduta di Saddam, pu offrire una
nuova, formidabile, proiezione economica e
politica del forte sistema Turchia verso
larea del Golfo.
F
u Michel Foucault a parlare di un ge-
nere fantastico da biblioteca: ro-
manzi ponte fra letteratura e filosofia che,
come i gialli, dipanano trame di idee. Ec-
cone uno in cui il detective addirittura il
filosofo, lesule Giordano Bruno, che inau-
gurletmodernafinendoal rogonel feb-
braio del 1600. Il titolo opaco ammicca al-
lincrocio tra teoresi e investigazione:
Unindaginepoliziescacomeuntestofi-
losofico, ripete Bruno al discepolo che
anche il narratore della storia, il Watson
della situazione. Ma il lettore non tema: la
ricostruzione storica verosimile, i perso-
naggi sono ritratti con garbo ironico, cos
come la figura del filosofo nolano, che di-
spensa lezioni di intelligente disincanto.
Ma non perci ci si annoia, anzi. La lettu-
ra procede spedita e alla fine viene voglia
di tirar fuori le edizioni che abbiamo in
casa dellex monaco, e di rileggerlo.
Il libro racconta di unindagine che il fi-
losofo della pluralit dei mondi conduce
durante il suo soggiorno a Parigi nel 1582,
lanno in cui pubblica un trattato di logica
(Deumbris idearum) elasuaprimaope-
ra initaliano, la commedia il Candelaio.
A distanza di dieci anni dalla strage di
San Bartolomeo, dove furono trucidati gli
ugonotti, un libraio dal torbido passato
viene massacrato con la famiglia a pochi
passi dallalloggio di Bruno. Il filosofo, ga-
rantista ante litteram, si ingegna investi-
gatore: non per amore di giustizia (nutre
solo dubbi quanto alle leggi, variabili e
contingenti secondoopportunite luoghi),
enemmenoperchverittrionfi (soloEra-
smo e Montaigne eguagliarono Bruno nel
disincanto, nella consapevolezza che ogni
presuntaveritfruttodi argomentazione
retorica e di rapporti di forza). Allora per-
ch indaga? Per gusto, per curiosit (an-
che il miglior Philip Marlowe era spinto
da simili moventi) e perch la storia gli
permette di intervenire in quella che
forse la questione cruciale, allora come
oggi: la libert di pensiero e la tolleranza
religiosa. Cos, tra citazioni di Aristotele e
di Montaigne, tra una frecciatina contro la
Chiesa e i calvinisti, ecco Giordano Bruno
esclamare, in presenza dei discepoli: Co-
sa pu un filosofo contro la follia uma-
na?. Del resto impossibile per i filoso-
fi vivere soltanto nelle idee, la vita reale li
riagguantasenzaposa. Eforsemeglioco-
s e, se non avessi voluto, non avrei dovuto
far altro che restarmene tranquillo fuori
dal secolo nel mio convento. Chiss se a
rispondergli sar uno dei suoi allievi nel
libro, linglese William, desideroso di tor-
nare a casa dove si propone di scrivere
commedie forti, capaci forse di prolunga-
re le inquietudini apprese dal maestro.
LIBRI
Jacques Bonnet
LA QUESTIONE DEL METODO
168 pp. Ponte alle Grazie, euro 10
ANNO IX NUMERO 9 - PAG 4 IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 GENNAIO 2004
Al direttore - Andreotti si improvvisa in tv
commesso di libreria. Alla cassa, fa il conto di
due libri: Questo fa quindici, questo tredici, to-
tale diciotto. La Prima Repubblica spiegata in
quattro secondi.
Mattia Feltri
Al direttore - In relazione allarticolo pub-
blicato il 9 gennaio 2004 alla pagina 1 del quo-
tidiano da Lei diretto, intitolato Puri e ciuri,
si chiede che si voglia, ai sensi della legge sulla
stampa, pubblicare la seguente smentita:
Non vero che il mar. Ciuro vissuto per
nove anni nella stanza del dott. Ingroia.
Non vero che il mar. Ciuro abbia, con il
dott. Ingroia, costruito, carta dopo carta, il
processo contro Marcello DellUtri. Cos come
non vero che nel 94 Ingroia lo chiama nel
suo ufficio e gli affida il compito di passare al
setaccio DellUtri e limpero Fininvest. In-
vero, il dott. Ingroia stato delegato alla trat-
tazione del processo nr. 4578/96 R.G.N.R. a ca-
rico anche del sen. DellUtri quando gi era
stata formulata richiesta di rinvio a giudizio,
ed il rinvio era stato disposto dal Giudice per
ludienza Preliminare (precisamente il 27 set-
tembre 1997, anni dopo linizio dellinchiesta).
Quanto alle indagine svolte, questo Ufficio
ha delegato alcune specifiche attivit alla Di-
rezione Investigativa Antimafia di Palermo,
struttura investigativa di cui faceva parte il
mar. Ciuro, che poi design il maresciallo per
lacquisizione di documentazione riguardante
le c.d. antenne nonch (ma solo nel 1998)
per compiere attivit di supporto e di investi-
gazione (anche qui, essenzialmente acquisizio-
ne di documentazione) relativa al lavoro svol-
to sulle c.d. holdings in via principale dal
consulente della Procura, dott. Francesco
Giuffrida.
Non interveniamo, certo, sulle indagini in
corso, n, in questa sede, sulle gratuite illazio-
ni pubblicate dal Suo quotidiano. Certo, rima-
niamo consapevoli (come lo siamo per il sen.
DellUtri) che si tratta, comunque e non si
comprende come possa dimenticarlo un quoti-
diano come il vostro, talvolta indicato, forse er-
rando, come garantista di un cittadino che
ha diritto come chiunque altro alla presunzio-
ne di innocenza sino alla condanna.
Quanto alla regola del poteva non sapere,
questa stata sempre applicata ma, certo, cum
grano salis dalla Procura di cui facciamo par-
te. Sar poi il Tribunale a decidere se si potr
applicare tale regola al sen. DellUtri.
Quanto al fatto che il dott. Ingroia dovrebbe
rispondere ad una istanza di astensione de-
positata, se cos si pu dire, dallimputato su
alcuni quotidiani, ribadiamo che il sen. Del-
lUtri come qualsiasi altro cittadino di questa
Repubblica ha diritto di porre le questioni che
vuole nelle sedi opportune e deputate dalla leg-
ge. Se ci non fa, appare chiara la consapevo-
lezza della assoluta infondatezza dell istanza
di astensione in via mediatica, che non meri-
ta, dunque, alcuna replica.
Domenico Gozzo e Antonio Ingroia,
Tribunale di Palermo
Egregi sostituti procuratori, fino alla pa-
rola invero smentite dettagli irrilevanti
(sono sei anni e non nove, emb?), ma dopo
quella parola, invero, confermate tutto:
avevate una talpa confessa (confessa) ed
lei che indagava su DellUtri e la Fininve-
st, per lo stesso reato di collusione di cui
accusata. Aggiungete che ve ne infischiate.
Complimenti deontologici.
Abbiamo indagato per mafia DellUtri a mezzo di una talpa. Che male c?
Picciotti di Renis
Omar Pedrini, lAndy Warhol
canoro di Brescia che ha
stregato anche il Leoncavallo
L
uigi Veronelli, quando sobrio, dice che
E il figlio maschio che non ho mai avu-
to, poi, per consolarsi, si getta assieme a lui
inunfiumedi musicaevino; AldoBusi gli ha
scritto la canzone Lamore un drago dor-
miente, mentre Lucio Battisti doveva ac-
contentarsi di Mogol; Alejandro Jodorowsky,
probabilmente, nonlo conosce e nonpu sa-
pere che, in omaggio a El Topo, il magnifi-
co western mistico e surrealista del regista
cileno, uno dei manifesti degli anni Settanta,
lui ha chiamato El Topo Grand Hotel uno
degli album dei suoi Timoria, ma appena lo
vede a Sanremo potrebbe dargli una parte
nel suo nuovo film, Hijos del Topo; Elenoire
Casalegno, invece, lo conosce bene perch
stanno insieme da quando lui si perduto
nei suoi occhi e nel suo corpo di bella per
sbaglio e lei, che era vissuta darte e damo-
re con Vittorio Sgarbi, non ha sofferto molto
nel passaggio, e scusate se poco; qualche
altroregista, oltreaquel DarioMigliardi che
gli ha fatto fare il prete hippy e fricchettone
in Un Aldo qualunque, dovrebbe incon-
trarlo: tra tutti lui preferirebbe Martin Scor-
seseperchvogliofareil gangster inunfilm
tipo Quei bravi ragazzi. E ci risiamo. Per-
ch cos Nando Dalla Chiesa potr imputar-
glielo, a don Tony Renis, che non solo ami-
co degli amici, nonsolo, se fosse ancora vivo,
oserebbe presentare a Sanremo The Voice,
lamico di Sam Giancana, ma addirittura ci
porter uno che, davanti alla macchina da
presa, preferirebbe essere Tot Riina piut-
tosto che il giudice Caselli. Se lAntimafia
glielo permetter, Omar Pedrini canter per
vincere a Sanremo, mentre a Mantova, possi-
bilmente, ci capiter a settembre, quando
Nando Dalla Chiesa avr liberato le vie del
centro storico dagli strumenti del suo Anti-
festival e cos potranno sistemare i tavolini
del festival della letteratura dove Pedrini,
sbrigata lincombenza allAriston, potrebbe
andarci con il suo nuovo romanzo in prepa-
razione per la MinimumFax che lo metter
in catalogo accanto allopera completa di
Raymond Carver.
Non potrai capire mai/le mie storie sen-
za eroi/mi dicevano Se vuoi/potrai farcela
con noi,/con un nome americano la tua vita
cambier/Non mi chiedere perch/canto
solo litaliano suonava pi di dieci anni fa
Pedrini con i Timoria e nel titolo dellal-
bum, Colori che esplodono, c lanima
del suo stile, un Andy Warhol di Brescia, se
n accorto chi si fatto un giro a Pavia, do-
ve Pedrini e lo scultore Marco Lodola han-
no aperto Lodolandia, spazio multimedia-
le, si dice cos, tanto per intenderci musica
e poesia, vino e colori, cinema e canzoni.
E a Mantova, lontani da padron Tony?
E questanno c il rischio che il Festival
nonsia pivietato ai minori di diciotto anni,
va a finire che lo ascolteranno anche i nipo-
ti di Mino Reitano e dei Matia Bazar, forse
accenderannolatelevisioneperfinoal Leon-
cavallo dove Pedrini ci ha anche cantato, i
leoncavallini a Sanremo con il rock di Pe-
drini mentre a Mantova Nando Dalla Chiesa
baller la mazurka conLidia Ravera e insie-
me ricorderanno quel mitico 76, Porci con
le ali primo in libreria e Peppino Di Capri
primo a Sanremo, e ha voglia Giuliano Ama-
to di avvertire che la sinistra ormai una
specie di aliscafo che naviga in alto mare,
lontanodallaspiaggiadovelaggente pren-
de il sole e ascolta la musica, o qualcosa del
genere, glielo ha detto anche Pedrini, Ti da-
rei nuove idee/per la nostra societ/quella
che urla vivi e non pensare () con i miei
mille perch/non cambier certo/mai per
uno come te, ma niente da fare, a Mantova
non ascoltano certa musica, tu mi senti ma
senza ascoltare/parli di libert/mentre bevi
il tuo caff, e cos se non fermano Tony Re-
nis e non gli impediscono di portare al Fe-
stival altri tipi comePedrini, vuoi vedereche
al Leoncavallo voteranno per il suo compa-
gno di piano Berlusconi, mentre a sinistra
della destra, dopo il forfait di Paola Turci e
Max Gazz, per il festival delle europee do-
vranno candidare Drupi, Pupi e Snoopy?
Angelo Ascoli
La posta va inviata a lettere@ilfoglio.it
(non pi di 15 righe - 900 battute)
E tutto pronto per acco-
gliere oggi nel mio loft al-
cune ragazzette fuori se-
de vittime del caro affitti. A ognuna di lo-
ro saranno premurosamente consegnate
le fotocopie di un testo clandestino fir-
mato da Enrico Letta e Pier Luigi Bersa-
ni sul come ci si adatta a essere giovanet-
te carine, flessibili e de sinistra.
Dj & Ds
di Pierluigi Diaco
IL FOGLIO quotidiano
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ISSN 1128 - 6164
www.ilfoglio.it e-mail: lettere@ilfoglio.it
Weekend a Roma. Sabato prossimo il
compleanno del giovane Ferdinando Bra-
chetti. Alla Caccia dicono che ci
sarunagrandefesta. Maparedi no.
Alta Societ
SQUADRA DI GOVERNO - 3
citt della Certosa Dove ovviamente
non era mai stata.
* * *
Problema Parmalat, soluzione al cu-
latello n 1: Tanzi non poi cos colpe-
vole. Se ha fatto quello che ha fatto una
ragione ci sar, dice un signore distin-
to in via Cavour davanti alla telecame-
ra del Tg. Le maggiori responsabilit
sono da cercare altrove, a Milano, a Ro-
ma, a Londra, come dice il sindaco
Ubaldi a Tv Parma. Oppure: sar stato
costretto dalle circostanze, sar stato
tradito dai collaboratori, sar rimasto
fregato anche lui dallArgentina, dal
Brasile, dalla banche, dalla borsa, dal-
lamore per i figli. Inoltre: era cos buo-
no, una domenica fuori dallo stadio un
signore gli espose il suo triste caso, il
medico gli aveva prescritto la biciclet-
ta ma lui non aveva i soldi per com-
prarla, non si preoccupi, rispose Tanzi,
gliela compro io. Della soluzione n 1
ha scritto profeticamente sempre Pao-
lo Nori. A pagina 21 de Gli scarti
(Feltrinelli 2003) si pu leggere: A me
mi sembra che Parma non pu far del
male a nessuno. Che anche un assassi-
no un delinquente uno che uccide i
suoi genitori, io una volta che so che
di Parma B, mi vien da pensare, si ve-
de gli avran fatto qualcosa.
* * *
Problema Parmalat, soluzione al
culatello n 2: Tanzi colpevole ma
non di Parma, di Collecchio. Non
parmigiano, parmense (finezza lin-
guistica cara a Bevilacqua). Abitavano
a Vigatto, a Sud della citt. Che fosse-
ro un po meridionali lo dimostra an-
che lamicizia con De Mita. I Tanzi non
si vedevano in giro, non organizzavano
feste, non sapevano vestirsi, non ave-
vano una bella casa. Tutte prove di
estraneit allo spirito ducale. Hanno
maneggiato e sperperato immense
somme di denaro ma si sono sempre
comportati miseramente. Aneddoto
raccolto in ambienti dellUnione In-
dustriali: lanno scorso il clan Bor-
mioli (vetrerie) aveva prenotato da
Parmatour una vacanza alle Seychel-
les, partirono tutti meno Rocco che co-
s facendo perse la caparra, la madre
incontr Tanzi per caso e glielo disse,
Calisto si offr di restituire la cifra, un
vero signore, solo che qualche giorno
dopo una segretaria dellagenzia te-
lefon a casa Bormioli per farsi resti-
tuire la borsa da viaggio in plastica re-
galata al versamento dellanticipo.
Informazione raccolta in ambienti so-
litamente molto ben informati, cio al-
losteria Fontana in strada Farini:
Calisto uno che non ha mai scopato
fuori casa. Questa sembra la prova
definitiva della sua non parmigianit.
* * *
Potenziale smentita alla soluzione
al culatello n 2 e candidatura a una
morte lenta e dolorosa. Fausto Tonna
sar anche un ragioniere di Collec-
chio ma appare aggiornato rispetto al-
le tendenze della piccola capitale. Il
conto Buconero un evidente hom-
mage al Grande Buco firmato Mario
Botta. Idem la villa che stava co-
struendosi al paesello. Dalla Gazzetta:
Larea dove si svolgono i lavori era
un tempo occupata da una casa rusti-
ca, abbattuta per edificare una nuova
struttura. Insomma si comportato
come un parmigiano.
* * *
Parma fortunata perch in Italia
si legge pi Gianni Mura di Gianni
Brera. A Parma si mangia bene un
cazzonulla frase breriana che non
dovrebbe ammettere repliche ma del
resto nemmeno Ugo Tognazzi avrebbe
dovuto ammettere repliche eppure ec-
coci Ricky (nemmeno Pasolini se
per questo, e ciononostante Cerami
Giordana Siciliano). Il Ricky Tognazzi
di Brera appunto Mura, che poco
tempo fa venuto a Parma e ha man-
giato in una ex paninoteca posta mol-
to fuori le mura, roba periferica. Il
cuoco un creativo e la sua creativit
si estrinseca nellaggiungere nocciole
tostate al ripieno dei tortelli, siccome
quelli della ricetta originale non gli
sembravano abbastanza pesanti.
scrittori reggiani, il che equivale a
non vendere una copia, a non ottene-
re una recensione, a non riuscire a
organizzare una presentazione di qua
dallEnza. Per un anno la Gazzetta di
Parma ha distribuito in edicola una
collana di libri di autori indigeni, de-
cine di titoli il primo dei quali sta-
to giustamente Una citt in amore
di Alberto Bevilacqua, maestro insu-
perato e insuperabile della letteratu-
ra del culatello. Per essere della par-
tita bisognava aver pronunciato in
pubblico il Credo Parmigianesco che
chiunque pu leggere a pagina 275
(terza colonna) dellEnciclopedia di
Parma: Credo che il culatello sia il
prodotto pi pregiato, per rarit e
prelibatezza, che si ricava dai nobili
lombi del maiale. Credo che cos co-
me il dolce prosciutto per diventare
tale deve essere messo a balia lungo
le vallate del torrente Parma e del
fiume Taro impregnate di brezza ma-
rina e degli umori dellAppennino, il
culatello per stare allonor del mon-
do, delle nebbie del Po e dellumido
clima della Bassa parmense. Credo
che a volte un semplice fosso pu fa-
re da confine: da questa parte il cu-
latello nasce bene, dallaltra non
pi. Siamo dalle parti del credo
quia absurdum ed il meno, a Parma
si possono dimenticare il cervello e il
congiuntivo ma non laggettivo nobi-
li riguardo i lombi del maiale, pena
lesclusione dal novero degli scrittori
degni. Un autore disfattista quale
Bruno Barilli stato recuperato solo
in quanto defunto da oltre mezzo se-
colo, periodo purgatoriale trascorso
il quale non si viene pi ritenuti pe-
ricolosi per la buona sorte della citt.
Paolo Nori, autore Einaudi e Feltri-
nelli, stato escluso in quanto colpe-
vole di aver ironizzato sul prestigioso
salume in una riga di un romanzo
pubblicato nel 2002. Gli scrittori par-
migiani sono fortunati come la loro
citt, i lettori anche occasionali della
Gazzetta hanno preso dassalto le edi-
cole acquistando in massa (si parla di
migliaia di copie per titolo) Titina
F5 di Carlo Brizzolara, Lambras
di Romano Costa, Lestate di Anna
di Lea Quaretti, Inverno col padre
di Marta Silvi Bergamaschi, e altri li-
bri di analogo interesse. Gli editori
nazionali hanno seguito il caso con
sbigottimento e ammirazione.
* * *
Parma nata fortunata perch dei
libri ci si ricorda il titolo e non il testo.
Telefono a Paolo Nori (esulato a Bolo-
gna) che pare sia uno dei pochi italia-
ni viventi ad aver letto dallinizio alla
fine la Chartreuse. Nessuno lo di-
ce, ma nel suo libro Stendhal parla
male di Parma. Lui odiava Maria Lui-
gia e la corte descritta come popola-
ta da dementi. Eppure il romanzo con-
tinua a fare il bene di Parma. Pochi
anni fa stavo visitando il Cremlino e la
giovane guida quando seppe da dove
venivo sospir: Ah, la meravigliosa
do di Parma sia una donna molto mol-
to fortunata.
* * *
Calisto Tanzi peggio di Adel Smith.
Il maomettano di Ofena ha cercato di
togliere la croce a una classe scolasti-
ca e a una stanza dospedale, poche
decine di persone in tutto. Il cattolico
di Collecchio ha strappato la croce al-
la gloriosa maglia del Parma Calcio,
decine di migliaia di tifosi e milioni di
telespettatori.
Vecchia scuola democristiana: co-
munione (ogni domenica mattina) e
secolarizzazione (il resto della setti-
mana). I tifosi raccolti in Settore Cro-
ciato combattono da dieci anni una
battaglia per il ritorno alle origini:
La maglia Crociata stata ed qual-
cosa di unico nel panorama del calcio
mondiale. Spesso, molto spesso, sta-
ta ed ammirata e invidiata dagli ap-
passionati di questo sport, dai colle-
zionisti e pure dai sostenitori delle al-
tre squadre. Facciamo fatica a com-
prendere le ragioni che hanno indot-
to lattuale propriet del Parma Cal-
cio a ripudiarla. Gliele spiego io: gli
uomini del marketing hanno detto a
Tanzi che una croce nera in campo
bianco troppo carica di significati
extra-lattieri, inoltre pu dare fastidio
a qualcuno da qualche parte nel mon-
do e che insomma un marchio plane-
tario si vende assai meglio appicci-
candolo sopra un insulso giallobl.
Detto e fatto. Consola che la giustizia
non sia sempre dellaltro mondo.
* * *
Davide Barilli della Gazzetta di Par-
ma nato fortunato perch arrivato
in Procura alle otto e tre quarti, quin-
dici minuti dopo la scena scespiriana
in cui Tonna della Parmalat ha augu-
rato morte lenta e dolorosa ai cronisti,
ai fotografi e ai cameraman presenti,
estendendo il pensiero anche alle fa-
miglie a casa (gente quasi tutta non di
Parma, siccome il tribunale presidia-
to in forze dalle testate nazionali, e in-
fatti sono giorni che non si parcheggia).
Zio Bruno quello che ha scritto Il
paese del melodramma, un libro fan-
tastico nonostante il quale ha condotto
sempre vita grama. Per due motivi. Pri-
mo: Bruno al contrario di Davide era
nato a Fano, quindi lontano dallin-
flusso del famoso amuleto porcino. Se-
condo: in quelle remote pagine os
scrivere frasi irriverenti. Ad esempio:
La nostra citt rotta in due, e si d
laria di essere traversata da un famo-
so corso dacqua. Mal gliene incolse.
Non ci si mette impunemente contro
unintera cittadinanza fortunata e per-
malosa.
* * *
Il dominio del Culatello sulle bel-
le lettere parmensi assoluto. Senza
un formale omaggio alla divinit lo-
cale si rischia di venire considerati
tri brividi melanconici sono racchiusi
in un piccolo oggetto meraviglioso, il
Meridiano Mondadori dedicato ad At-
tilio. Ma Parma fortunata: la gente
compra i Meridiani solo perch fanno
bella figura in libreria. I film invece li
guarda davvero e al cinema la citt tor-
na a splendere sotto legida del succi-
tato salume (e dei bravissimi direttori
della fotografia di Bernardo).
* * *
Da qualche parte in Italia c sem-
pre un ipocrita lettore, e oggi costui si
domanda come mai Calisto Tanzi ven-
ga criticato solo ora. Se non si pu di-
re la verit di un potente in disgrazia
di chi mai si potr dire? Di Dolce &
Gabbana forse? O di Tronchetti Prove-
ra? Di Miuccia Prada e don Verz? Li-
pocrita lettore pensa che la casa sul
cardo e una vita di agi siano pagate
con lobolo stitico che ogni giorno ver-
sa in edicola. A pagare ovviamente
la pubblicit ed per questo che per
Guido Barilla ho in serbo solo belle
parole. Se compra una pagina scriver
che la mia dispensa rigurgita di pasta
Barilla. Se ne compra due scriver che
il suo Barilla Center il toccasana per
la crisi del commercio del centro sto-
rico e che il Warner Village ivi inseri-
to una fantastica occasione di rilan-
cio per il cinema italiano. Se non ne
compra nessuna scriver che sua mo-
glie bellissima (le bugie a pagamen-
to, la verit gratis).
* * *
Non centra con Parma ma con la
vanit della scrittura. Attilio non lo
legge nessuno e va bene, normale,
un poeta. Ma Naomi Klein stata per
mesi in classifica. Tutto inutile (se non
dal punto di vista del suo conto in
banca) perch sono settimane che gi-
ro per la citt alla vana ricerca di un
portachiavi no logo. Quello vecchio si
sta sfasciando, ogni volta che apro la
bici mi cadono delle chiavi e mi an-
data ancora bene se nessuna ha mai
infilato un tombino. Sono entrato in
pelletterie di alto livello, di medio li-
vello, di basso livello, le cui proprie-
tarie hanno ascoltato chi allibita chi
divertita chi dispiaciuta la mia curio-
sa richiesta: un portachiavi di pelle
senza marchi, possibilmente nero o
rossiccio o marrone scuro ma al limi-
te anche di altri colori purch non a
pois, di lunghezza atta a contenere
chiavi tipo porta blindata. Niente da
fare. E non ho fatto questioni di prez-
zo, a un certo punto mi sono reso di-
sponibile anche ad acquistare un por-
tachiavi di coccodrillo (pur se in dero-
ga alla sostanza della mia legge mora-
le, assomigliando un eventuale porta-
chiavi no logo in coccodrillo a unara-
gosta mangiata il venerd per rispet-
tare il giorno di magro). Niente da fa-
re lo stesso. Poi mi sovvenuto che
forse loggetto dei miei desideri pote-
va trovarsi nei negozi del commercio
equo e solidale, quei bugigattoli che
offrono prodotti artigianali e demar-
cati circonfusi da un leggero tanfo di
etnico che a questo punto, in mancan-
za di alternative, mi sarei sforzato di
tollerare. Grazie agli artigiani ex-
traeuropei ho gi risolto il problema
della croce, comprata a Novara in cor-
so Cavour da un banco pre-natalizio
della Compagnia delle Opere. Una
croce perfetta e senza fronzoli, pro-
dotta a Betlemme da falegnami eredi
di San Giuseppe sperabilmente cri-
stiani, in filologico legno dolivo con
delle belle venature, che mi costata
la met della met di quelle croci sbi-
lenche e semiplastiche, a volte anche
aerodinamiche e fluorescenti, che si
trovano nei negozi di articoli cosid-
detti religiosi. Ma a Novara nessuno
mi conosce, e anche qualora non cre-
do che i ciellini abbiano di che la-
mentarsi di me. A Parma sanno chi so-
no, e ho il timore che i tenutari di ne-
gozi equi e solidali non aspettino altro
che di vedermi entrare nelle loro bot-
tegucce per prendermi a pugni o a
male parole. Lascio perdere, si trat-
tasse anche soltanto di essere guarda-
to di traverso, onde per cui continuo a
perdere le chiavi in cortile, continuo
a entrare in pelletterie che non hanno
quello che cerco, continuo a pensare
che No logo non labbia letto nessu-
no e che Naomi Klein pur non essen-
L
e donne hanno tutte un segno zo-
diacale e quando da desiderabili
vogliono trasformarsi in detestabili
pretendono che ce labbia anchio, e
mi chiedono quando sono nato. Lan-
no, neanche se si mettono a piangere.
Il giorno e il mese, ingredienti speci-
fici dellastrologica pozione, possono
reperirli solo scendendo tutti i gradi-
ni dellabiezione femminile: frugare
nella tasca della giacca, fra i docu-
menti, nellagenda, alla ricerca di car-
ta didentit e codice fiscale. Le don-
ne hanno tutte un segno zodiacale e
quando ci si mettono puzzano di zolfo.
Le citt no, che io sappia non hanno
segno anche se un po di zolfo quello
s (La vita della citt non stata
creata da Dio, Erskine Caldwell).
Tutte senza astrologia salvo Roma, na-
ta il 21 aprile, e Parma, nata non si sa
con precisione quando ma senzom-
bra di dubbio sotto il segno del Cula-
tello (altro che Pesci, Acquario, Ca-
pricorno) e da allora la citt pi for-
tunata dItalia.
* * *
Parma nata fortunata perch, do-
vendo scegliere fra i Bertolucci, pochi
hanno letto Attilio e molti hanno visto
Bernardo. Chi non ci mai stato con-
vinto che sia una piccola Parigi e che si
faccia un gran uso di burro non solo
per cucinare. Eppure il padre la verit
lha detta chiaramente, in una poesia
che si intitola appunto Parma: Vor-
rei ricostruire la citt, cos che dopo la
sua distruzione/ altri da noi vedano co-
me essa era bella. Il Divino Egoista
vedeva ci che gli altri, turisti e concit-
tadini, non riescono nemmeno a so-
spettare, con quegli occhi foderati di
culatello che si ritrovano. Qui lopera
di smantellamento va avanti da alme-
no un secolo, bombardieri americani,
architetti svizzeri, amministratori loca-
li hanno avuto molto tempo e molti mo-
di per accanirsi contro lodiata bellez-
za. Soffrirei di meno se non avessi let-
to tanti libri, se non avessi guardato
tante vecchie fotografie. Quando esco
dalla stazione non sentirei come atro-
ce la perdita del monumento a Giusep-
pe Verdi, incautamente abbattuto nel-
limmediato Dopoguerra (Enciclope-
dia di Parma, Franco Maria Ricci), che
col suo colonnato quasi berniniano ab-
bracciava il viaggiatore facendogli sen-
tire di essere arrivato nella Citt della
Musica. (Nessuno a Roma penserebbe
di abbattere il colonnato di San Pietro.
Qui non solo lo hanno pensato, lo han-
no fatto). Se non avessi in mente tante
vecchie stampe non farei caso ai pessi-
mi edifici della via che ha preso il po-
sto dellopera di Cusani e Ximenes, se-
di di banche e camere di commercio in
stile moderno e quindi gi obsoleto, ve-
trocemento troppo costoso da mante-
nere, da riscaldare (inverni freddissi-
mi, la notte di Natale 9,2 gradi) cos co-
me da rinfrescare (estati torride e con-
dizionatori a palla per i blackout pros-
simi venturi). Nel piazzale della Pilot-
ta vedrei semplicemente un campo da
golf (passando di giorno) o un cimitero
americano (di notte con le lucine) e
non invece il Grande Buco che i par-
migiani hanno accettato al posto di
quello che fu il cuore della citt duca-
le. (Dov finito il teatro Reinach dove
DAnnunzio declamava? Nel Grande
Buco firmato Mario Botta. Dov finito
il Palazzo Ducale dove Maria Luigia
ducheggiava? Nel Grande Buco firma-
to Mario Botta). Se non li avessi visti in
un allegato della Gazzetta non rim-
piangerei, passando davanti al Regio,
gli Archi della Posta, quinta scenogra-
fica che separava con grazia e misura
le funzioni urbane. Sottopassandoli si
poteva godere la sensazione molto ita-
liana di un rapido, agevole passaggio
dal Potere al Piacere, dal Palazzo al
Teatro e viceversa: unemozione abbat-
tuta ai primi del 900 dal sindaco Ma-
riotti che in premio ebbe intitolato un
viale (avendo abbattuto non muri ben-
s cristiani, Tito stato ritenuto a Par-
ma meritevole non di uno ma di due to-
ponimi, un largo e una via). Questi e al-
Ricky Mura caduto in estasi. Ne ha
scritto immantinente sul Venerd di
Repubblica e questo ha garantito alla
ex paninoteca qualche mese di tutto
esaurito, con benefiche ricadute sul-
lintera citt. (E incredibile ma fun-
ziona cos, le recensioni di Marco Tul-
lio Mura, uno che invece di vacche
scrive mucche, muovono il fatturato
quanto una mezza stella Michelin, sic-
come tanta tanta gente legge il Ve-
nerd di Repubblica, e non paga di
leggerlo crede pure in quello che c
scritto). Il fronte dei culatellofagi non
cos compatto come sembra, il fatto
che gli elogi sono sparati nei titoli
mentre le critiche sono scritte in codi-
ce, fra le righe. Non potrebbe essere
altrimenti perch dire che il culatello
cattivo come dire che il tartufo
una truffa e lo champagne unimbevi-
bile ciofeca, morto Brera nessuno pu
pi permettersi di prendere di petto
tre citt fortunate (Parma, Alba,
Reims), una rivista potente (Gambero
Rosso), una guida apodittica (Miche-
lin), una setta di esaltati (i sommelier).
Ci fai anche la figura del frequentato-
re di MacDonald, di colui che non ca-
pisce o che non pu permettersi i su-
blimi piaceri della vita. Gi nel 1931 la
Guida gastronomica del Touring cer-
cava di mettere la pulce nellorecchio:
E da notare come gli emiliani non
facciano molto uso di vegetali. Il mes-
saggio di una cucina insalubre, mono-
tona, pesante, settantanni dopo non
ancora passato. La leggenda gastrono-
mica di Parma sopravvissuta allur-
to di schiacciasassi come la dieta me-
diterranea, lossessione per la linea,
la paranoia del colesterolo, la sushi-
mania, il boom etnico, sopravviver
anche a Calisto Tanzi, il cui Pom per
quanto mi riguarda sempre stato un
acquisto di emergenza, quando sullo
scaffale non trovavo la passata Ortoli-
na della Rodolfi Mansueto di Ozzano
Taro. Nel 61 a sollevare critiche fu
Antonio Delfini: Si dice che si man-
gia cos bene in casa tua: / non sai tirar
la pasta non sai pigiare lua. Missio-
ne fallita perch il povero Delfini da
caso letterario venne (forse proprio
per leso culatello) riclassificato come
caso umano. Qualche settimana fa
stata la volta di un giornalista gastro-
nomico per il solito piuttosto cautelo-
so, Davide Paolini, che sul Sole 24Ore
si dichiarato scettico su certe lunghe
stagionature dellindiscutibile salu-
me. Ovvero, fuor di cautela: spessissi-
mo il culatello risulta essere una mas-
sa di carne di maiale arida e stopposa.
Non successo niente, non se n ac-
corto nessuno, ristoranti e ormai an-
che trattorie di tutta Italia continuano
a mettere in carta la carne di maiale
arida e stopposa (che visto il prezzo
nessuno ordina mai, seccandosi ogni
giorno di pi).
* * *
Anche oggi Annie ha fatto fatica a
parcheggiare sotto casa, per via dei
furgoni delle tv che hanno trasforma-
to il piazzale della Corte dAppello in
un set permanente. Quando c riusci-
ta ed scesa dalla macchina le hanno
subito messo un microfono davanti al-
la bocca: Signora, che ne pensa?. Off
the record anche questa unoccasio-
ne succulenta per alberghi e ristoran-
ti, assaltati da giornalisti di tutto il
mondo. E quando le televisioni chiu-
deranno bottega arriveranno gli euro-
crati dellAutorit per la sicurezza ali-
mentare, vulgo Authority. C sempre
trippa per un gatto parmigiano. Sono
le 12 e 40, a questora allOrientale
stanno impiattando il risotto alla G.
Verdi (che volete da me, scrivono co-
s), ai Corrieri stanno servendo i cap-
pelletti alla panna e dalle Sorelle Pic-
chi non oso nemmeno pensarlo per-
ch anchio fra dieci anni voglio esse-
re allegato in edicola con la Gazzetta,
e perci come si mangia bene a Par-
ma oh come si mangia bene a Parma.
Il dio Culatello ride sotto le setole,
perch in fondo un porco.
Camillo Langone
Supplemento al numero odierno del Foglio Quotidiano - sped. abb Post - 45%- Art. 2 comma 20/Blegge 662/96 fil. Milano
NATI SOTTO IL SEGNO DEL CULATELLO
ANNO IX NUMERO 9 - PAG I IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 GENNAIO 2004
Nessuno a Roma penserebbe
di abbattere il colonnato di San
Pietro. A Parma lo hanno fatto
con il monumento di Verdi
Gli uomini del marketing
hanno spiegato a Tanzi che la
croce sulla maglia del Parma ha
troppi significati extra-lattieri
Adel Smith ha cercato di
togliere la croce a una scuola. Il
cattolico Tanzi lha strappata
dalle maglie della sua squadra
A Parma non si pu non
definire nobili i lombi del
maiale, pena lesclusione dal
novero degli scrittori degni
Parma una citt fortunata:
qui la gente compra i Meridiani
solo perch fanno bella figura in
libreria
Tanzi abitava a Vigatto, a
Sud della citt. E un po
meridionale. Lo dimostra anche
lamicizia con De Mita
Avendo abbattuto non muri
ma cristiani, Tito stato
ritenuto meritevole di due
toponimi, un largo e una via
Fausto Tonna sar anche un
ragioniere di Collecchio ma
appare aggiornato rispetto alle
tendenze della piccola capitale
Lo scandalo non il crac di Tanzi, ma la maglia del Parma senza croce
Froci
A Natale, nella parrocchia
di Rignano Garganigo, lomelia
lha fatta un gay. Eccola
Poetastri
I puntini di sospensione che
crivellano i versi di un Bevilacqua
in ristrettezze espressive
Conversazioni tiv
Toc-sci, toc-sci con Pippo&C.
nella notte piccolina per il
compleanno del piccolo schermo
Trendspotting
La macchina del tempo
ferma agli anni Cinquanta
Colazione da alpino
Laiconi
Il Belpaese e la sua Cassandra
Un federalista filosofo
e il vero precursore della Ue
Musica
Bernstein e Gershwin seducono
un pubblico da concerto rock
Le 21 piccole storie di Einaudi
AMERICAN NIGHT: OPEN AIR CON-
CERT. BERLINER PHILHARMONIKER
& RUNDFUNKCHOIR. Direttore Sir Si-
mon Rattle, Maestro del Coro Robin Grit-
ton. Musiche di Leonard Bernstein, Geor-
ge Gershwin e Paul Linke (Dvd Tdk)
Il concerto, ambientato nel catinone
del Waldbuhne di Berlino capace di
migliaia di persone, risale al 25 giugno
1995, in un crepuscolo sereno e tiepido.
Latmosfera , inevitabilmente, da ra-
duno rock, accentuato dalla zazzera di
Sir Simon Rattle il quale, se non fosse
per la bacchetta e labito nero, stareb-
be benissimo accanto a qualche attrez-
zo elettronico. Gli strumenti degli ec-
cellenti e austeri Berliner si ascoltano
attraverso microfoni e amplificatori, e
non potrebbe essere altrimenti, data la
vastit del luogo. Sorge, com ovvio, un
quesito non nuovo. Lasciamo pure da
parte, si dice, la popular music, il rock
e certo jazz: si domanda se sia lecito
che larrivo dellestate permetta di trat-
tare cos anche la grande musica euro-
pea. La risposta abbastanza semplice
e ampia, nel senso che le differenze fra
i generi musicali tendono a sbiadire. In
simili occasioni levento ruba la scena
alla musica: esserci pi importante
che ascoltare, tanto pi che per molti
spettatori la distanza dalla fonte dei
suoni troppo grande e favorisce la di-
strazione. Daltra parte, questo il mez-
zo idoneo di promozione di massa e li-
ve della musica. Si pu sperare che la-
sci comunque qualcosa di positivo nel-
la sensibilit dellascoltatore. Le prove
non mancano: molto dipende dalla
bont della musica, come in questo ca-
so. Il concerto inizia con la pregevole
Candid Overture di Leonard Bernstein
e prosegue con la Rhapsody in Blue di
George Gershwin. Al pianoforte siede
con bella sicurezza Wayne Marshall; la
notoriet del brano accende il pubbli-
co e lo dispone bene anche per il suc-
cessivo Prelude, Fugue and Riffs di
Bernstein. Parte culminante del con-
certo sono gli Highlights del melo-
dramma Porgy & Bess di Gershwin, do-
ve entrano in scena
Willard White come
Porgy, Cynthia Haymon co-
me Bess, il sottile Damon
Evans come Sportin Life,
Cynthia Clarey come Se-
rena, Marietta Simpson
come Maria e Daniel Wa-
shington come Crown. Nel finale il pro-
gramma prevede due pezzi brevi di
Gershwin, Someone to Watch Over Me
e I Got Rhythm. Sono songs vicine al
jazz, che non significano nulla se non
hanno quel certo swing, come ammo-
niva Duke Ellington. Pertanto con giu-
sta prudenza lorchestra tace e Sim-
pson e Clarey cantano accompagnate al
pianoforte da Marshall. Proprio qui,
nei brani in apparenza pi semplici, il
concerto ha unevidente caduta di tono.
LUDOVICO EINAUDI: LA SCALA,
CONCERT. Ludovico Einaudi, pianofor-
te (2cd Bmg/Ricordi)
03.03.03, si legge dopo il titolo sulle-
legante copertina cartonata: significa 3
marzo 2003. E il giorno in cui Einaudi
finalmente approdato alla Scala con
pieno merito, ed anche la data di re-
gistrazione di questi due bellissimi cd
di pianoforte solo. La musica intima,
gradevole, chiara, fatta di flussi e di mi-
nimi scostamenti racconta 21 piccole
storie ideate in varie occasioni e desti-
nate talvolta a colonne sonore cinema-
tografiche. Sono composizioni-esecu-
zioni nel senso proprio del termine,
nelle quali non c improvvisazione du-
rante la realizzazione sonora perch
limprovvisazione avvenuta prima,
nelle ricerche sul pianoforte, dove la
scrittura diventa definitiva quando sod-
disfa lautore. Negli anni formativi Ei-
naudi ha avuto da Luciano Berio il pri-
mo impulso verso i sincretismi musica-
li; e poi ha confrontato le complicazio-
ni di certa musica eurocolta contempo-
ranea con il fascino immediato di due
sole note di Miles Davis. Fondamenta-
le, per capire Einaudi, una postilla
nellultima di copertina: Una decina
danni fa, dopo avere composto a lungo
per diverse formazioni strumentali, ho
cominciato a sentire il desiderio di suo-
nare io stesso le mie musiche dal vivo.
Limitarmi a scrivere isolato in uno stu-
dio mi sembrava un lavoro troppo
astratto e distante; ho sentito la neces-
sit di un rapporto pi immediato con
la musica e con chi la ascolta.
Premessa necessaria: i punti di so-
spensione presenti in questo articolo hanno
valore meramente dimostrativo o docu-
mentario. Altra premessa necessaria:
quelli in parentesi sono punti di sospensio-
ne originali di Alberto Bevilacqua, come rin-
venuti in Legame di sangue, sua recente
scampagnata poetica.
I
puntini sono quasi sempre indizio di
gravi ristrettezze espressive: non per
niente infestano insegne di paninoteche,
titoli di programmi marzulleschi, temi di
alunni delle medie e costituiscono
larchitrave di quel braille per sordomu-
ti logorroici che il linguaggio Sms. Nel-
la scala dei mezzucci stilistici, stanno fra
il doppio eccetera e i bouquet di punti
esclamativi (a coppie, a terne, graziosa-
mente intrecciati a punti interrogativi),
di cui condividono la recente popolarit
dovuta alla credenza che facciano dire al
messaggio pi di quanto esso dica lette-
ralmente. In realt dicono solo che chi
ha espresso il pensiero puntinato sa di
non aver pensato a sufficienza, e scon-
giura il lettore di farlo in sua vece.
Stando cos le cose, il lettore di Le-
game di sangue si ritrova coautore di un
testo furiosamente crivellato di puntini.
Ce n cos tanti, e il senso cos poco,
che dopo un po sembrano non pi reti-
cenze di pensiero bens enigmistiche
parole mancanti (che qui, peraltro,
sembrano mancare non solo dove indi-
cato dagli appositi puntini: vedi sgorbi
altrimenti inspiegabili quali ricordi |
quel qualcosa pari alla vita | che ci fa-
ceva dispari nel doppio dove | io ti chia-
mavo | pi fratello che padre, e tu gi mi
dicevi: | mio altrove?).
Bevilacqua, peraltro, usa i puntini
in uninedita e grottesca variante pre-te-
stuale: a inizio verso (e allerta nel pu-
be un lessico | di vene come ramifica un
cuore | destinazioni al centro del tuo
enigma | un parlottio di no, se poi |
va bene), a inizio poesia ( infine |
quando ti penetro) e perfino pre-titoli.
Una vera frenesia, addirittura pi acuta
di quella sessuale, pur cos insistita da
trascendere in smania (da cui farnetichii
come quando persino la perversione ha
un lessico | di osceno e di candore, o
linconsulto ripercuotersi della formula
invito genitale, o lonnipresente ninfo-
mania, pur equamente distribuita fra
serve e padrone).
Indicibili piogge caste
N la pre-puntinatura pu fungere da
allusione a chiss quali matrici di paro-
le, taciute per pudore: giacch anche il
pi indulgente dei pudori non trovereb-
be nulla di pi indicibile di piogge ca-
ste, rigidit britanne, anni segnalati
di coda, ossimori affettati (nomade
stanziale), ripetizioni sventate (quel ra-
soterra che insieme al suo balengo eti-
mo di quiete imperversa in tutto il vo-
lume) e altro ciarpame qui ostentato sen-
za verecondia. Per non parlare della ma-
lagrazia con cui Bevilacqua traduce in
nota le espressioni dialettali inserite nel
testo (dove larmonioso in tel lei, per
esempio, precipita nel ridicolo di cer-
cando di far godere soprattutto se stes-
sa). Che poi, a proposito di dicibile o no,
e ricordando che in poesia ci che non
suona non significa, come andrebbero
detti (pronunciati? zufolati? ruttati?)
questi benedetti puntini? Fossero in co-
da, sarebbe pi facile: una sfumatina al-
lultima sillaba, un dimenio delle so-
pracciglia con ammicco la Mr. Bean
Ma un pre-ammicco, come lo rendi? La
punta del fallo | greco-romano mela
musetta | che fruscia come velluto e se-
ta | dal palmo della mano a colmare una
bocca | in ogni spazio: sempre che
questidea della minchia renetta non
tabbia stecchito, come fai a retroattiva-
re la sospensione? Ci vorrebbe Massimo
Ghini, con la sua faccia sempre indietro
di un paio despressioni. O Ollio, coi suoi
incipit gongolati: ma in tal caso i puntini
dovrebbero introdurre qualcosa che fa-
cesse almeno ridere. Qui, invece, c so-
lo da piangere. Specialmente per la sor-
te di quei rari lampi di poesia cui la ver-
sificazione sciamannata impedisce per-
sino di significare, e da cui si salva solo
un calzante parole | di quando non si
ha pi niente da dire. Pi che parole,
puntini.
Haiku della settimana
Poeta, Bevilacqua?
sospensione
della credulit
Sergio Claudio Perroni
B
uon compleanno tv. Il 3 gennaio
scorso, Raiuno, prima serata, in oc-
casione del 50 compleanno della Rai-
radiotelevisione italiana, trasmissione
celebrativa officiata dal signor Pippo
Baudo, alla presenza di una eccellentis-
sima schiera di eroi del video, e poi cal-
ze e mezzecalze; e tra gli altri mancando
a parte i defunti Raffaella Carr,
Renzo Arbore, Gianni Boncompagni, Si-
mona Ventura, Fabio Fazio, Mina, Piero
Chiambretti, Enzo Biagi, Michele Santo-
ro, Bruno Vespa, Maurizio Costanzo.
Le massime onori-
ficenze sportive ven-
gono date alla massi-
ma presenza del capo
dello Stato (Gianni Pe-
trucci, Coni). Qualche
riflessione si pu fare
(Michele Placido). Que-
sto palcoscenico della Rai, se questo
maledetto talento non lo tiri fuori, la ve-
do dura di arrivare a domani: grazie di
essere domani (Renato Zero. Cio?).
Ugo La Malfa era completamente con-
trario alluso del colore (Pippo). Lha
detto Paola Saluzzi prima di loro e tu
fai finta di non sentirci (Alda DEusa-
nio). Senti Pippo, non voglio rubarti le
domande (Sandra Mondaini). Spacca
15 Onestamente, non ne ho la pi pal-
lida idea (Paolo Bonolis). C qualco-
sa che si intersecata nei destini (Fa-
brizio Del Noce, il quale festeggia an-
chegli il suo compleanno 56 nello
stesso giorno della Rai). Fra di noi s
intromesso nincrocio (Enrico Monte-
stano in una vecchia gag). Con questo
programma ho cominciato a sognare
(una certa Giovanna, che si occupa di
uno stacchetto di tipo ballerino in una
trasmissione dellamico Amadeus). Io
vado, perch Amadeus mi ha fatto veni-
re le doglie (Luciana Litizzetto). Can-
can (Pippo). Io stasera non potrei es-
sere qui se non ci fosse stato Sandro
(Pietro Garinei, il pubblico si alza in pie-
di Biagio Agnes tra i primi e gli tribu-
ta lunico applauso lungo e sentito della
serata. Sandro era Giovannini). Un
bacio a Sandro Ciotti che non c que-
stanno (Maria Teresa Ruta. Nemmeno
il prossimo). Questi costumi sono di
quaranta anni fa della Rai. 1964, Studio
Uno (Alice e/o Ellen Kessler, gemelle,
native di Lipsia, 1936). Mio pap era sot-
totenente allora, guadagnava 50.000 lire
al mese (Milly Carlucci). Hanno detto
che tu camperai fino a 108 anni (Lino
Banfi). Bisogna lasciar perdere queste
storie individuali per parlare della so-
ciet che ci circonda (Pippo). Tu reste-
rai la madre di tutte le tv (Renato Zero).
Tu sei il mio ieri
Non che mi sfumi come al solito
tuo? (Fiorello a Pippo in una battuta
troppo meridionale per essere vera-
mente apprezzata). Un altro ex-presi-
dente, che mi ha reso noto, per via del
nazional-popolare, Enico Manca (Pip-
po). Tu sei gonfio dormoni, Pippo (Lu-
ciana L.). Salve ragazzi, buonasera e
benvenuti a Chiss chi lo sa (Febo
Conti, nativo di Bresso, Milano, nel 1926.
Pare un ragazzino. Chiss chi lo sa
esord nellestate del 1961 ed ebbe tre-
dici edizioni. Notizie tratte dalla Gar-
zantina della Televisione curata dal
prof. Aldo Grasso). Tu sei il mio ieri, il
mio oggi, il mio sempre (Sebastiano
Somma, gi eroe dei fotoromanzi, nel re-
citativo che fu di Alberto Lupo in Paro-
le, parole, parole. Mina la fa Serena Au-
tieri). Io ricordo quando ai tempi di
di Bernabei diciamolo pure con
grande franchezza! E stata talmente vi-
tuperata questa persona ai tempi in cui
faceva la grande televisione, che adesso
che possiamo dire tutto il bene che va
detto, diciamolo (Sergio Zavoli). Per-
ch sapevo che di noi due sebbene tan-
to offuscate le sole pupille erano tue
(Michele Placido legge Montale). Voi sa-
pete cos lo scopino? Era quello che
vuotava i pitali, per parlarci chiaro
(Mike Buongiorno). Tu ti sbilanci sem-
pre un po troppo a favore delle quattro
ruote (Gianfranco De Laurentis). Per-
ch denunciare i redditi, dopo il bene
che channo fatto? (Enrico Montesano).
La notte piccola per noi, troppo pic-
colina (cantano: Parisi Heather, Cucca-
rini Lorella, Kessler Alice+Ellen).
Amadeus c? (Littizzetto). In colle-
gamento da Milano (Pippo). Oh! Che
culo! (Littizzetto). Lobiezione questa:
che la squadra avvantaggiata perch
sono pi grandi di noi det (Milly Car-
lucci). Il toc-sci, il toc-sci (Pippo).
Stars and Stripes
E il trionfo del made in Usa. Dalla
copertina di Surface alla scatola di Bur-
ger King che celebra i simboli dellA-
merica: Capitan America, il logo della
Route 66, il Football americano, il Rock-
feller Center, un taxi di New York, la
Coca Cola, un camion della Kenworth.
La fuoristrada pi desiderata, la vec-
chia Jeep Renegade, possibilmente nel-
la versione Golden Eagle, una rarit.
Non meno di 10.000,00 euro per un
esemplare discreto e fino a 15.000,00. Se-
condo I D magazine per essere uomini
ai piedi si devono avere gli stivali texa-
ni (sfuggiti alla scatola di Burger King).
Revival
Nostalgia per gli anni Cinquanta. Vo-
gue inglese, The Face, V magazine, Are-
na Tutti dedicano interi servizi alla
moda degli anni Cinquanta. I nomi sono
sempre i soliti, con la riscoperta del vin-
tage francese, Balmain, Balenciaga, Ra-
banne, Dior, Laurent. Anche la pubbli-
cit si rif a quelle vecchie, il caso del-
la Adidas per la sua Rosy DeLuxe trai-
ning. Marie Claire Maison, oltre a sug-
gerire i cibi chic e costosi, ostriche, sal-
mone affumicato, caviale, foie gras, tar-
tufi, dedica una casa alloperazione no-
stalgia estendendola fino alla fine dei
Sessanta. I designer italiani recitano la
parte del leone, Magistretti, Sotzass, Lo-
mazzi, Aulenti, Lissoni. Una grande
scoperta per Marie Claire. E per Arena
il ritorno dello stile Rockers. Capelli
con il tirabaci alla Elvis e look essen-
ziale: magliette bianche di Armani
Jeans, Gap, Nicole Farhi, canottiera
Diesel e jeans scuri Calvin Klain.
Old style
Surface ha fatto realizzare ad alcuni
giovani fotografi dei servizi di moda. Mi-
caela Rossato si distinta: ha utilizzato
come modelle signore non pi giovanis-
sime. Argomento del servizio, la borset-
ta. Una pochette di coccodrillo verde
Coach, la Kelly di Hermes in coccodril-
lo rosso, un borsone in coccodrillo mar-
rone scuro Bottega Veneta, coccodrillo
arancione per la borsettina di Dolce &
Gabbana e beige Louis Vuitton.
Rapper
The Face dedica la copertina al nuo-
vo fenomeno, il rapper Pharrell Wil-
liams. V magazine ha un intero servizio
di moda dedicato allo stile rap. Modelli
deccezione gli stessi cantanti. Prima fo-
to dedicata ancora a Pharrell, sneaker
Nike vintage, shorts mimetici anello e
orologio doro. Questultimo lAude-
mar Piguet Royal Hawk chrono che, fuo-
ri dal mondo rapper tutto catene doro e
brillanti, ha preso il posto del Panerai
tra i modelli in acciaio di grosso calibro.
La modella bionda, come nel servizio di
The Face, Karolina Kurkova. Scarpe
Versus, canottiera Gap, boxer Victorias
Secret, jeans Alexander McQueen.
Method Man ritratto insieme alla mo-
della Omahyra a seno scoperto (come
Pharrell Williams su The Face). Lei in-
dossa giacca e pantaloni Stephen
Sprouse, scarpe Vans vintage. Lui ha
pantaloni, maglietta, giacca Hugo Boss,
guanti Fox racing, sneaker Nike. Per
Russell Simmons total look rosa Phat
Farm, compreso il cellulare Motorola.
Di fianco a lui Kimora Lee Simmons, tu-
ta Roberto Cavalli e scarpe Manolo Bla-
nik. Occhiali D&G , jeans Akademiks e
scarpe Timberland per Fabolous.
LilKim ha stivali al ginocchio in pelle
nera Baby Phat, abito di pelle nera Ro-
berto Cavalli, pendenti a catena di Cha-
nel. Damon Dash ha una tuta Rocawear,
e orologio Cartier.
A tavola
Wallpaper dedica un servizio al mo-
do di apparecchiare la tavola. Colazio-
ne sulle Alpi, tutto molto europeo: tova-
glia di Fiandra, boccali da birra, sedie
di velluto verde, frutta secca, formaggi
stagionati, bratwurst, frutta cotta e frit-
tata. Alcune pagine pi avanti celebra
la localit di St. Moritz come la pi fa-
scinosa del mondo. Ricorrenti le imma-
gini di persone che parlano al cellulare,
signore fotografate con occhiali Versus,
Chanel, Fendi. Gioielli di Pomellato e
ancora Chanel. Tavole imbandite, ar-
genteria, un porta bottiglie di champa-
gne Veuve Clicquot, la scritta riservato,
una donna di servizio mentre serve a
tavola, il bob dei bambini, lacqua San
Pellegrino. Manca Milano da bere e la
colonna sonora dei Weather Report.
Antonio Duva, Arturo Colombo, Antonio
Maccanico, Giorgio Covi, UGO LA MAL-
FA, LIDEA DI UNALTRA ITALIA, 124
pp. Scheiwiller, euro 8
A centanni dalla nascita di Ugo La
Malfa, distinguere tra ci che vivo e
ci che morto nel pensiero del politi-
co ed economista repubblicano
tuttaltro che facile. Utile al proposito
Ugo La Malfa, lidea di unaltra Italia,
che accanto ai ricordi di alcuni fra i pi
stretti collaboratori e a una succinta
biografia sciorina i nodi problematici
della pi celebre Cassandra della Pri-
ma rRpubblica. Nota ad esempio Anto-
nio Duva, in riferimento alla celebre
Nota aggiuntiva (il documento di pro-
grammazione economica che apr, nel
1962, la stagione del centrosinistra) che
parlare di contrattazione salariale
centralizzata e delle strutture necessa-
rie a governarla oggi cosa molto di-
versa dal farlo nella stagione in cui La
Malfa si trovava, con una percezione
del problema assai pi lucida di quella
manifestata da molti suoi colleghi, a
fronteggiare una spirale inflazionistica
violenta e un logoramento devastante
dei conti pubblici. E anche sul capito-
lo grande alleanza tra Dc, Psi e Pci
(col partito delledera a far da mino-
ranza illuminata) si sono depositate
tonnellate di polvere. E allora? Resta il
rigore danalisi, la caparbiet di un
miope che vedeva lontano, secondo la
definizione di Arturo Colombo, la di-
mensione etica dellimpegno civile e il
senso di sacralit della funzione pub-
blica ricordati da Antonio Maccanico.
E la proverbiale capacit di assumere
scelte necessarie ma impopolari sul
momento, come la liberalizzazione de-
gli scambi voluta, nota Giorgio Covi, tra
i guaiti di commercianti e industriali.
Flavio Terranova, IL FEDERALISMO
DI MARIO ALBERTINI, 200 pp. Qua-
derni della rivista Il politico, euro 17
Mario Albertini fu, assieme ad Altie-
ro Spinelli, uno dei protagonisti del di-
battito sullEuropa nellItalia del se-
condo dopoguerra. Estraneo alla poli-
tica politicata dei partiti tradizionali,
alla guida del Movimento federalista
europeo dagli anni Sessanta fino al
1995, Albertini contemporaneamente
un teorico agguerrito dellideale fede-
ralista. Stati uniti dEuropa. Assem-
blea europea. Il resto flatus vocis. Il
resto catastrofe, asseriva gi Carlo
Rosselli nel 1935, rilevando come solo
la trasformazione del vecchio conti-
nente in un soggetto in grado di supe-
rare i recinti nazionali potesse impedi-
re il dilagare del fascismo. Lampio stu-
dio di Flavio Terranova ricostruisce ap-
punto anche i fili che legano Albertini
alla scuola di Giustizia e libert e a
Immanuel Kant. Proprio al filosofo il-
luminista e alla sua Pace perpetua,
Albertini deve la concezione di una so-
ciet destinata a mutare da unione pa-
tologica forzata a tutto morale e la
visione dellauspicata Federazione eu-
ropea come prima tappa di una Fede-
razione universale.
Aa. Vv., CARLO CATTANEO,
TEMI E INTERPRE-
TAZIONI, 248 pp. Centro
editoriale toscano, euro 15
Il nostro proposito sarebbe
di venir successivamente rac-
cogliendo simili notizie sulle
altre sparse e meno note
membra del gran colosso italiano,
sicch, fra tanta variet di condizioni
naturali e civili, prima di tutto avessi-
mo chiara nozione di ci che siamo,
annota Carlo Cattaneo nellarticolo Di
alcune recenti opere sulla Sardegna
apparso sul Politecnico nel 1841. Segui-
ranno le Notizie naturali e civili della
Lombardia, poi il programma sospe-
so dallincalzare degli eventi. Proprio
allattenzione del positivista e federali-
sta lombardo verso lo specifico regio-
nale sono dedicati parte degli inter-
venti tenutisi nel convegno svoltosi a
Cagliari nellaprile 2002. Tra le relazio-
ni, oggi raccolte in atti, oltre allatten-
zione particolare alla Sardegna (tema
trattato da Tito Orr, Antonio Delogu e
Marcello Tuvieri), ecco il punto sugli
studi cattaneani tracciato da Arturo Co-
lombo, leredit nella cultura economi-
ca italiana analizzata da Carlo Lacaita
(presidente del Comitato per le cele-
brazioni del bicentenario) e uno sguar-
do lanciato da Maria Corona Corrias su
Cattaneo e laltra met del cielo.
S
ono venuto per parlarvi in questa
chiesa di omosessualit. Sono gay
credente. E iniziata cos lomelia di
Pasquale Quaranta alla Messa di mez-
zanotte la notte del 24 dicembre nella
chiesa di Rignano Garganico (Foggia).
Un brusio di stupore lha accolto. A vo-
lere che fosse proprio un giovane omo-
sessuale a parlare ai fedeli stato il
parroco don Fabrizio Longhi. No, non
vi spaventate, ascoltate, ha prose-
guito Pasquale, la voce emozionata ma
non fragile, gli occhi lucidi ma non tre-
manti che cercavano nella folla quelli
altrettanto lucidi ma fieri e amorosi
della madre Adelaide. Credo che una
testimonianza possa farvi riflettere su
una realt con la quale ognuno di voi,
molto probabilmente, non ha avuto mo-
do di confrontarsi nei termini in cui ne
parler, ovvero di gioia, di amore, di se-
renit, di trasparenza. Pasquale, ven-
tunanni portati senza baldanza e senza
vanagloria ma anche senza inutili timi-
dezze, ha voluto parlare a uomini e
donne della sua comunit religiosa nel-
la notte considerata da loro come la pi
santa, uomini e donne che hanno dovu-
to prendere atto che il mondo degli
esclusi stanco di essere tale e chiede
di essere ascoltato. Lomosessualit
non una malattia, non perversione,
n trasgressione, n moda e la cosa
che mi preme sottolineare ora non
peccato, ha continuato Pasquale. Im-
pietriti dietro i propri banchi, i fedeli
hanno ascoltato ci che quel giovane
leone aveva da dire: Si tratta di un do-
no di Dio che, in quanto tale, non scel-
to e che ci si ritrova a vivere. La fede,
ugualmente, un sentimento che sco-
priamo e coltiviamo dentro di noi, un
orientamento che siamo chiamati, nel-
lo stesso modo, a vivere. Gay e lesbiche
hanno il diritto di vivere pienamente la
propria vita, anche sul piano affettivo e
sessuale, tanto quanto una persona ete-
rosessuale. Chi chiede lastinenza e la
vende come esigenza di castit non ha
capito il dono dellamore. Chiediamoci
piuttosto: qual il mio rapporto nei
confronti di una persona omosessuale?
Quale sarebbe la mia reazione se mio
figlio o mia figlia mi rivelasse la sua
omosessualit? Sono sicuro che le ri-
sposte farebbero emergere quel pre-
giudizio millenario che una tradizione
storica, anche quella cattolica, ha radi-
cato nelle coscienze. Io vi dico: liberia-
mocene! Troppe persone fanno ancora
dipendere la loro pace dal parere del-
la gerarchia [] La Chiesa una realt
pi viva e variegata [].
Lalleluia del miscredente
Ci sono migliaia di persone che, in
queste ore, soffrono la solitudine per
un orientamento che viene condannato
come immorale, intrinsecamente mal-
vagio, abominevole. Badate: solitudine
non significa semplicemente stare so-
li, vuol dire anche stare insieme a tan-
te altre persone ma sentirsi soli, non
pienamente compresi. C chi si tolto
la vita perch non riusciva ad accettare
la propria omosessualit per motivi
confessionali mal interpretati e per lo-
stilit della gente o della famiglia. Sem-
bra risuonare in questa notte, una not-
te santa perch il figlio di Dio venuto
al mondo, nel freddo di una povera
grotta, fuori dalla citt degli uomini, ci
che il Prologo al Vangelo di Giovanni
dice: Venne tra la sua gente, ma i suoi
non lhanno accolto. Quanti dei no-
stri fratelli e sorelle, amici e amiche,
gay e lesbiche (parole ancor oggi intri-
se di disprezzo o di scandalo) non sono
stati accolti? Quanti sono venuti nella
loro famiglia umana e non vi hanno tro-
vato posto? E il destino di quelli che
Ges ama pi di tutti, coloro ai quali
accaduto di trovarsi nella stessa situa-
zione in cui Lui si trovato, tra gli uo-
mini e le donne del suo tempo: ce lo
racconta il Vangelo di Luca: La Vergi-
ne partor il bimbo, lo avvolse in fasce
e lo pose in una mangiatoia perch non
cera posto per loro nellalbergo. Non
cera posto, come oggi, per molti non c
posto, non c nelle nostre case per Lui
e per tanti fratelli che sono omosessua-
li, non c posto nel cuore per accoglie-
re e la Chiesa stessa, la comunit dei
credenti, sembra essere diventata quel-
lalbergo, dove non c posto. E possi-
bile secondo voi che Dio possa essere
felice di questo?.
(E anche a un miscredente come il
sottoscritto vien da gridare: alleluia!)
Daniele Scalise
LA SETTIMANA INCOM
Cose da fare, da leggere, da ascoltare, da vedere
ANNO IX NUMERO 9 - PAG II IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO10 GENNAIO2004
M
olti hanno notato linfluenza della Gre-
cia sulla cultura antica e sullarchitet-
tura americane. Durante il periodo di fon-
dazione degli Stati Uniti (1770-1800), gli stu-
denti di Harvard, Princeton e di altre im-
portanti universit dovevano sostenere dif-
ficili esami di greco e svolgere ogni anno
esercizi di retorica greca. [] In diversi dei
50 Stati americani esiste una citt chiama-
ta Atene, e sono parecchie le squadre spor-
tive scolastiche che hanno scelto il nome
Spartans, cio spartani (una delle mi-
gliori squadre i troiani). Gli Stati Uniti
sono, consapevolmente, figli dellantica ci-
vilt greca e romana.
Per lungo tempo, lAmerica apparsa
troppo pacifica per costituire una seria mi-
naccia per soggetti della risma di Hitler e
Mussolini, alquanto simile a unAtene ram-
mollita. Ma in momenti come quello attua-
le con le guerre in Afghanistan e in Iraq
la dimensione spartana della civilt ameri-
cana si manifesta a tutti gli scettici. La-
spetto principale che gran parte degli eu-
ropei non conosce dellAmerica il suo la-
to spartano. I nostri padri fondatori hanno
scelto laquila come simbolo della nazione,
per le sue straordinarie capacit in guerra,
grazie alla vista imperturbabile che si
estende a grande distanza. (...) I nostri padri
fondatori erano ben consci del fatto che la
democrazia stessa ammorbidisce i modi,
addomestica coccola, perfino lo spirito
umano e abbassa gli spiriti elevati a un li-
vello comune inferiore. Essi sapevano che
una democrazia che non si fortifica per af-
frontare le avversit, addestrare i soldati e
tenere desto uno spirito bellicoso non pu
sopravvivere a lungo. Un esercito demo-
cratico insistevano i padri fondatori do-
vrebbe avere dimensioni contenute, essere
sotto il controllo civile e rimanere a una di-
stanza di sicurezza dal potere politico, pur
essendo impegnato a mantenere intrepidi
e invincibili coloro che ne fanno parte. In
breve, per sopravvivere e prosperare, le de-
mocrazie devono infondere uno spirito
spartano nella propria dottrina ateniese.
Per mantenere la pace bisogna essere
pronti alla guerra. Una democrazia troppo
indulgente soccomber rapidamente.
Sotto questo aspetto, il periodico Time
ponesi ci consideravano unAtene rammol-
lita: non conoscevano la Sparta americana.
Vicino a casa mia ci sono due auto che,
sul paraurti, hanno un insulso adesivo con
la frase: La guerra non mai la risposta.
Ogni giorno devo trattenermi dallaggiun-
gere, con un grosso pennarello rosso:
Tranne che per la schiavit, il fascismo, il
comunismo e il terrorismo. In altri termi-
ni: Tranne che per la schiavit negli Stati
Uniti tra il 1861 e il 1865, per Hitler in Eu-
ropa nel 1941-45, per i giapponesi nel Paci-
fico, per la sanguinaria Urss dal 1917 al
1991 e, ora, per il terrorismo. Tutti questi
problemi hanno richiesto guerre, che sa-
rebbe stato ingiusto non mettere in atto.
SantAgostino sembra aver espresso un
pensiero corretto quando, nel libro XVIII
de La citt di Dio, sostiene che si avran-
no guerre finch esister la citt delluomo.
Per operare con giustizia in questo mondo,
molto spesso la guerra necessaria, nono-
stante i terribili fardelli e le costrizioni che
essa comporta. Non combattere una guerra
necessaria sarebbe un peccato contro la
giustizia. Si parla di guerre giuste perch,
talvolta, la giustizia richiede la guerra.
Se si osservano i vari paesi in cui gli
eserciti americani sono intervenuti dopo il
1941, possibile ravvisarvi oggi le nazioni
pi prospere, libere e democratiche della
storia mondiale. Quando gli americani van-
no in guerra, la prima urgenza interna
una rapida vittoria e la seconda priorit im-
mediata quella di trovare una strategia
di uscita altrettanto celere. Gli americani
non vogliono restare. Non vogliono un im-
pero. Vogliono tornare in patria.
E una verit sgradevole, ma gli america-
ni ci piacciono pi di qualunque altro po-
polo. Abbiamo gi grosse difficolt a gover-
nare noi stessi, senza doverci addossare an-
che il fastidio di sostenere altre popolazio-
ni. Per esempio, bisogna ammettere che gli
europei non sono un popolo facile. Grazie a
Dio, non spetta a noi amministrarli. Pran-
zare in Francia un supremo piacere, ma
il solo pensiero di governare i francesi ag-
ghiacciante.
Michael Novak
National Review Online - Il Foglio
(traduzione di Annita Brindani)
stato saggio nel scegliere come uomo del-
lanno per il 2003 il soldato americano.
Non pi di 100 tra i nostri berretti verdi
meglio addestrati, atterrati furtivamente in
Afghanistan per unirsi alla resistenza af-
ghana, hanno abbattuto il potere talebano
trincerato in una cinquantina di giorni. (...)
Talvolta, questi avanzatissimi guerrieri at-
traversavano la campagna afghana a caval-
lo, indossando grezzi mantelli e sciarpe di
foggia ottocentesca, e guidavano gli aerei
con radar e raggi segnaletici puntati sulle
forze nemiche nascoste sulle montagne.
Prima della guerra in Iraq, critici euro-
pei e americani avevano predetto difficolt
enormi, un numero considerevole di vitti-
me, lo scatenarsi di una guerra chimica e
biologica, battaglie porta a porta, una vasta
distruzione di citt e infrastrutture. Se, du-
rante la mia visita a Roma lo scorso feb-
braio, avessi previsto che nei primi nove
mesi di combattimento (cio, entro il 16 di-
te. Ma si rendono conto che i costi sostenu-
ti dagli Stati Uniti solo in Iraq hanno supe-
rato i 200 miliardi di dollari, mentre linte-
ro Pil annuo iracheno si limita a 22 miliar-
di di dollari? Di questo passo, ci vorrebbe-
ro ventanni anche solo per recuperare un
simile investimento (che, probabilmente,
destinato adaumentare parecchio nei pros-
simi anni). Non si avr mai un profitto. Tut-
tavia, la cecit maggiore di chi critica gli
Stati Uniti non si evidenzia nel campo del-
la contabilit finanziaria, ma in quello spi-
rituale. I detrattori non comprendono che
la sicurezza contro il terrorismo non si con-
quista solo privando i terroristi delle basi,
ma anche costruendo, per il popolo irache-
no, una democrazia e uneconomia dinami-
ca come alternativa al terrorismo. La con-
cretizzazione di una simile possibilit, non
solo per lIraq, ma per tutti i giovani del
Medio Oriente, vale ben pi di 200 milioni
di dollari. Si tratta di costi e vantaggi che
non possibile contabilizzare in dollari.
E almeno dal 1941 che la popolazione
degli Stati Uniti si impegna molto pi di
qualunque altro popolo sulla terra (forse,
pi di tutti gli altri popoli della terra mes-
si insieme) nella sconfitta, in un primo tem-
po, del fascismo, poi del comunismo e, ora,
del terrorismo. Non ci lamentiamo: ne
valsa la pena. Se volete ammirare il nostro
pi grande monumento, basta che vi guar-
diate intorno.
In Francia meglio pranzare che governare
Pu essere conveniente, per gli europei,
continuare a ripetere: La guerra sempre
una sconfitta per lumanit. Sarebbe stato
molto pi comodo per il popolo americano
averlo creduto nel 1941. Eppure, avremmo
potuto realmente lasciare che Europa, Asia
e tanti altri paesi affrontassero le difficolt
da soli? Lattacco giapponese a Pearl Har-
bor la risposta a questa domanda. I giap-
cembre) ci sarebbero stati meno di 300 mor-
ti americani, che virtualmente non sareb-
bero stati distrutti ponti, autostrade o pozzi
petroliferi e che non sarebbe stato raso al
suolo nemmeno un villaggio, i pacifisti mi
avrebbero deriso. Ricordo un cardinale
che, su Radio Vaticana, preannunciava un
milione di morti in Iraq. Messo in discus-
sione, ha ripetuto: un milione. Ci non si
verificato, nemmeno in minima parte. Pra-
ticamente, non ci sono stati rifugiati: la po-
polazione irachena si fidata degli ameri-
cani e ha atteso, senza abbandonare il pro-
prio paese. E stata una delle azioni di libe-
razione pi rapide e complete della storia.
Tuttavia, in Europa c ancora chi scrive,
non da ultimo nel mensile gesuita Civilt
Cattolica, che lAmerica intervenuta in Af-
ghanistan non per negare supporto e basi ai
terroristi, ma insistono per il petrolio.
Ci si chiede se chi avanza tali accuse sa
come si redige un conto di profitti e perdi-
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l diffuso antiamericanismo europeo ha ri-
chiamato aragione moltaattenzionelo
scorso anno. Bisogna ammettere che anche
alcune delle dichiarazioni rilasciate dal Va-
ticano nel periodo immediatamente prece-
dente il cambiamento di regime in Iraq, e
da quel momento in poi, tradiscono un vol-
gare spirito antiamericano. Fanno eccezio-
ne le affermazioni del Papa. Non dico que-
sto solo perch non voglio criticare il Papa
(il che in parte vero), ma anche perch il
suo fine palesemente chiaro: evitare la
guerra in primis, ma anche prevenire qua-
lunque insinuazione che il papato sia a ca-
po di coloro che Osama bin Laden definisce
i crociati, in un indefinito scontro di ci-
vilt con lIslam. In effetti, mai, fin dai tem-
pi di Cristoforo Colombo, un Papa aveva di-
mostrato un atteggiamento cos positivo nei
confronti dellAmerica quanto Giovanni
Paolo II. Questo aspetto ben documentato
nella straordinaria biografia di George Wei-
gel Testimone della speranza, ed stato
tra gli argomenti di conversazione a cena,
laltra sera, con monsignor Lorenzo Albace-
te e alcuni giovani membri di Comunione e
liberazione. Cl come lassociazione viene
comunemente chiamata un fervente mo-
vimento di rinnovamento fondato molti an-
ni or sono in Italia da don Luigi Giussani
(ora ottantunenne), che si sta continuamen-
te diffondendo in tutto il mondo, non da ul-
timo negli Stati Uniti. Monsignor Albacete,
originario di Portorico e cappellano nazio-
nale del movimento, unprete eccezionale,
cui spetta di diritto lappellativo di pitto-
resco. Pingue fino al punto di meritarsi la
qualifica di falstaffiano, porta con disinvol-
turail suoimmensobagaglioteologico, edo-
vunque vada crea un convivio di esplora-
zione spirituale che i giovani trovano irresi-
stibile (vedi recensione FT del suo libro
Attrazione per linfinito, gennaio 2003).
Comunque, mettendo da parte Monsignor
Albacete(operazionetuttaltrochefacile), la
conversazione si incentrata sullopinione
che don Giussani ha dellAmerica, scelta
dalla Provvidenza per unepoca come la no-
stra. Lapredominanzamondialeelavitalit
cristiana si combinano per fare dellAmeri-
calerededellEuropa, cos comelEuropa
stata un tempo lerede di Gerusalemme e
Atene. Questa visione non completamente
dissimile da quella proposta nello schema
dello storico Christopher Dawson delle
epoche della Chiesa. Cos come nonsi dif-
ferenzia dallopinione di molti protestanti
evangelici, che sostengono che lAmerica
il punto di partenza per rilanciare levange-
lizzazione del mondo, se non per il fatto che
don Giussani e Cl sono cattolici fino al mi-
dollo. Un recente numero del mensile di Cl,
Tracce, tratta, con atteggiamento tolle-
rante, il sogno utopico del filosofo Richard
Rorty, ispirato dallo sfrenato ottimismo di
Dewey e Whitman, di un futuro infinita-
menteapertoal miglioramentoumano. Lau-
tore sostiene che Rorty presenta dei tratti
squisitamente americani, ma il suo sogno
viene affermato a scapito della negazione
della realt in quanto tale. La realt rap-
presentaunlimite, manellincarnazionedel
Divino in tutto ci che limitato, la realt si
apre anche allinfinito. La realt rispon-
de. Questa tematica dellaspirazione uma-
na e della risposta divina alla base della
spiritualit distintiva di Cl. E un movimen-
to che si addice oggi ai ricercatori religio-
si, ma quei ricercatori che vogliono trovare.
Monsignor Albacete descrive Cl come lO-
pus Dei dei cattivi cattolici. Ogni estate, a
Rimini, nellItalia settentrionale sulle rive
del Mar Adriatico, centinaia di migliaia di
giovani vengono radunati da Cl in una sfre-
nata baldoria di cerca e trova. Il movi-
mento viene sostenuto fortemente da Gio-
vanni Paolo II, e ho la vaga impressione che
gli americani abbiano appena cominciato a
sentir parlare di una forza di rinnovamento
che, non a caso, alberga la promessa di rin-
novare anche il nostro senso di responsabi-
lit, decretato provvidenzialmente, di popo-
lo americano.
Richard John Neuhaus
The Public Square, gennaio 2004
(traduzione di A. B.)
Il teocon Neuhaus scopre Cl, la sorpresa di cattolici non antiamericani
Gli europei sapevano quanto fossimo ateniesi, ora sanno che siamo anche spartani
LA GUERRA NON MAI LA RISPOSTA? NO, TRANNE CHE PER LA SCHIAVIT, IL FASCISMO, IL COMUNISMO E IL TERRORISMO. NOVAK ATTACCA CIVILT CATTOLICA E RISPIEGA LAMERICA
I
l neoconservatorismo diventato largo-
mentodel giorno. Maesistedavvero? Ese
esiste, che cos? Che cosa c esattamente
di nuovo nel neoconservatorismo, einche
modo si differenzia da altre correnti del
pensiero conservatore americano? Qual
linfluenza politica esercitata oggi dal neo-
conservatorismo? E a questultima doman-
da che tutti vorrebbero dare una risposta.
Eppure, non si pu valutare linfluenza del
neoconservatorismo sulla Casa Bianca di
Bush se non si prima raggiunta una cor-
retta comprensione di ci che , e di come
si distingue dal vecchio conservatorismo.
Fino a poco tempo fa, si pensava che la
forza del neoconservatorismo si fosse esau-
rita. Pochi intellettuali si definivano ancora
neocon, e questetichetta non compariva
quasi mai nei dibattiti politici o nei media.
I due pi autorevoli esponenti del neocon-
servatorismo avevano entrambi dichiarato
che la definizione aveva perso il suo signifi-
cato e la sua utilit. Nel suo libro Neocon-
servatism: The Autobiography of an Idea,
pubblicato nel 1995, Irving Kristol poneva
questa domanda: Dove sta oggi il neocon-
servatorismo?, e dava questa risposta: E
chiaro che ci che si pu a ragione definire
limpulso neoconservatore stato un feno-
meno generazionale, ora in gran parte rias-
sorbito in un conservatorismo pi ampio e
di vasta portata. Un anno dopo, in un di-
scorso allAmerican Enterprise Institute,
Norman Podhoretz ha dichiarato con enfa-
si che il neoconservatorismo morto.
Nel corso dellultimo anno, tuttavia, e so-
prattutto nei mesi che hanno preceduto la
guerra in Iraq, la definizione di neoconser-
vatorismo rientrata sulla scena delle no-
stre discussioni pubbliche e politiche. So-
no i neocon il cervello che opera dietro la
decisione di rovesciare Saddam presa da
Bush, ha scritto Jacob Heilbrunn sul Los
Angeles Times, aggiungendo: senza di loro
non si parlerebbe cos tanto di guerra. I
neocon sono anzi diventati lobiettivo pre-
feritodellecritichedellasinistraedellade-
stra pacifiste. Sebbene John Judis e Patrick
Buchanan possano avere ben poco in co-
mune, e sebbene Christopher Mattews e
Paul Craig Roberts non abbiano la stessa
opinione quasi su nulla, tutti concordano
sul fatto che la guerra in Iraq sia stata in
qualche modo il frutto dellideologia neo-
conservatrice. E linteresse suscitato dal
neoconservatorismo non affatto diminui-
to: I Neocon in prima linea titolava un re-
cente articolo di Newsweek; I Neocon as-
sumono il controllo era il titolo di un altro
pubblicato sul New York Review of Books.
Laspirante presidente Howard Dean ha di-
chiarato in campagna elettorale che il pre-
sidente Bush stato preso prigioniero dai
neoconservatori che gli stanno attorno.
Allinizio ho avuto la tentazione di consi-
derare il ritorno del neoconservatorismo
come un semplice spauracchio agitato dal-
la sinistra, o come una sorta di etichetta
conveniente, usata dai giornalisti per sotto-
ni Cinquanta ad oggi, il liberismo ha costi-
tuito una importante e influente (se non la
piinfluente) correntedi pensierodellade-
stra, che ha profondamente inciso sulla for-
mazione della politica repubblicana e del-
lideologiaconservatricenel suocomplesso.
Linfluenza del liberismo evidente in
modo particolare nellopposizione conser-
vatrice al Big Government. E qui limpor-
tanza degli scritti di Hayek, soprattutto del
suo bestseller del 1944 The Road to Serf-
dom, decisiva. Il libro fu scritto per ri-
spondereallascesadei totalitarismi nazista
e sovietico, ma anche alla crescente popo-
larit della pianificazione economica e del
pensiero socialista, che caratterizzava in
quegli anni tutta lEuropa. Hayek suonava
lallarme: Abbiamo gradualmente rinun-
ciato a quella libert negli affari economici
senza la quale non mai esistita, nel passa-
to, la libert personale e politica. Il suo
obiettivo principale era il socialismo, ma le
sue argomentazioni avevano portata pi
ampia. Nelle prefazioni scritte per questo
libro nel 1956 e nel 1976, Hayek ha sostenu-
to che anche i Welfare States degli Usa e
dellEuropa occidentale, in continua espan-
sione, avrebbero necessariamente portato
al tramonto della libert. Lo stesso concet-
to di benessere generale era sospetto ad
Hayek, einTheRoadtoSerfdom lohade-
nunciato come una nuvola di fumo dietro
alla quale marcia il totalitarismo.
Anche i tradizionalisti considerano con
molto scetticismo il moderno Welfare State.
Ma la forma meno romantica, pi analiti-
ca e politicamente orientata della critica li-
berista che oggi domina nei think tank di
Washington, come quelli del Cato Institute,
dellAmerican Enterprise Institute e della
Heritage Foundation. Predomina la loro
preoccupazione per lefficienza economica
e la libert individuale, e non il desiderio
dei tradizionalisti di preservare lo spirito
morale della vita di una cittadina. Nel 1994,
Newt Gingrich stato eletto Presidente del-
la Camera dei Deputati grazie soprattutto
alla sua campagna liberista per tenere sot-
to controllo lautorit regolamentativa del
governo e le sue spese. E stato il pi gran-
de trionfo politico del liberismo. Il pream-
bolo del Contratto con lAmerica impe-
gnava il partito repubblicano a porre fine
ad un governo che troppo esteso, troppo
intrusivo e troppo generoso con il denaro
pubblico. Nel suo discorso inaugurale co-
me presidente della Camera, Gingrich ha
consigliato agli altri membri del Congresso
di impararedal settoreprivato: dallaFord,
dalla Ibm, dalla Microsoft. Qui possiamo
rintracciare una causa della storia damore
tra i tradizionalisti e le nuove tecnologie:
vorrebbero modernizzare il governo per
mezzo della tecnologia informatica e pro-
muovere la ricerca della felicit umana per
mezzo della biotecnologia. (1. continua)
Adam Wolfson
The Public Interest - Il Foglio
(traduzione di Aldo Piccato)
lineare le evidenti spaccature allinterno
dellAmministrazione Bush. Entrambe le
spiegazioni hanno un certo merito; tuttavia
bisogna osservare che il neoconservatori-
smo non mai del tutto scomparso, come
viene spesso affermato. Il neoconservatori-
smo potrebbe rappresentare non un feno-
meno generazionale ma soltanto una delle
varie correnti fondamentali che animano il
conservatorismo nel suo complesso. La de-
finizione di neoconservatori stata appli-
cata a uno specifico gruppo di intellettuali
che si sono spostati da una visione politica
di tiponeo-liberal negli anni SessantaeSet-
tanta a quella poi nota con il nome di neo-
conservatorismo. Ma ora sembra che esso
rappresenti, almeno in America, una natu-
rale risposta del conservatorismo alla mo-
dernit; una risposta dotata di proprie qua-
lit, formulata con un proprio stile, con tut-
te le sue forze e le sue debolezze.
Gli elementi fondamentali del neocon-
servatorismo appaiono nel modo pi chiaro
se confrontati con quelli dei suoi due prin-
cipali rivali allinterno del mondo conser-
vatore: il liberismoeil tradizionalismo(non
mi dilungher sui conservatori religiosi e
sugli straussiani, dato che sono spesso al-
leati con i neocon e hanno contribuito alla
formazione del neoconservatorismo). Que-
ste tre tradizioni conservatrici (tradiziona-
lismo, liberismo, neoconservatorismo) han-
no radici storiche e filosofiche ben distinte.
Esprimendoci in termini generali, i tradi-
zionalisti hanno il proprio modello in Ed-
mund Burke, i liberisti in Friedrich Hayek
e i neocon in Alexis de Tocqueville. Tutta-
via, ognunadi essehaorigineancheinqual-
cosa di pi profondo ed elementare. Nessu-
no di noi pu sottrarsi al proprio personale
giudizio sulla moderna vita americana: sul-
le sue possibilit e sui suoi limiti, se sia ri-
spettosa della dignit umana oppure alie-
nante e corrotta. Chi disprezza una buona
parte della nostra vita moderna, aggrap-
pandosi agli antichi costumi ereditati dal
passato, propende per il tradizionalismo.
Altri, che festeggiano le nuove libert e le
nuove tecnologie, scelgono il liberismo. E
chi vede nella modernit ideali e principi
ammirevoli, ma anche tendenze preoccu-
panti, opta per il neoconservatorismo.
I Tradizionalisti
Nel periodo successivo alla seconda
guerra mondiale, alcuni straordinari pen-
satori cercarono di adattare alla vita pub-
blica americana il conservatorismo tradi-
zionalista la Burke. Vennero presto defi-
niti i nuovi conservatori. Il pi autorevo-
le era Russel Kirk, autore, nel 1953, del be-
st-seller The Conservative Mind. Un mo-
do senza dubbio troppo semplicistico, ma
per i nostri scopi comunque sufficiente, di
caratterizzare lopera di Kirk sarebbe quel-
lodi direchehaavviatounasvoltatrai con-
servatori americani, allontanandoli da una
filosofia borghese ispirata a Locke e avvici-
nandoli ad una moderatamente aristocrati-
ca ispirata a Burke. Nel periodo preceden-
te la Seconda guerra mondiale un tipico
conservatore americano era infatti un li-
beral del XIX secolo: un fedele sostenitore
del laissez-faire, dello sviluppo scientifico
e, pi in generale, del progresso. La rina-
scita di Burke che Kirk ha contribuito a ri-
lanciare negli anni cinquanta ha fornito al
conservatorismo americano una voce molto
edellasensibilitreligiosa. Sul terrenopra-
tico, appare evidente nellidea tradizionali-
sta che il governo federale abbia usurpato
le prerogative delle comunit locali. Questi
conservatori guardano con nostalgia ad
unAmerica di piccole citt e comunit
strettamentelegate, ediventanosemprepi
critici nei confronti di ci che considerano
il conservatorismo del big government
sponsorizzato dal Presidente Bush.
I Paleoconservatori
Questo il momento adatto per fare una
breve digressione e dire qualche parola sui
paleoconservatori, come sono stati definiti.
Comunemente considerati gli eredi di Kirk
e dei tradizionalisti, i paleoconservatori in
realt non sono daccordo con quelli che
Kirk definisce gli autentici principi conser-
vatori. Non sono conservatori, quanto piut-
tostoreazionari opseudo-radicali. Si puaf-
fermare con sicurezza che i paleocon di-
sprezzano gran parte del moderno stile di
vita americano e desidererebbero di supe-
rare in qualche modo gli attuali schemi del
dibattito politico americano.
I paleoconservatori sono rimasti pratica-
mente sconosciuti al pubblico fino agli anni
Novanta, quando Patrick Buchanan si fat-
to campione di molte loro idee nel suo ten-
tativo di dare nuova forma al partito repub-
blicano. Lobiettivo di Buchanan non era
quello di restaurare un pi antico ideale
conservatore, bens di avviare una riforma
della destra. Nel 2000, ha mostrato chiara-
mente le sue intenzioni radicali uscendo
dal partito repubblicano e presentandosi
come candidato della Riforma. Con questa
campagna elettorale, ha dichiarato, in-
tendo ridefinire il significato della parola
conservatore. Il conservatorismo la Bu-
chanan , nel settore della politica econo-
mica, contro la liberalizzazione del com-
mercio e contro la globalizzazione; in quel-
lo della politica sociale, contro limmigra-
zione e per la protezione del diritto alla vi-
ta; in quello della politica estera, isolazio-
nista. Tuttavia, nonostante le sue rigide po-
sizioni sul diritto alla vita e i suoi frequenti
richiami religiosi, Buchanan stato rifiuta-
to tanto dalla leadership quanto dalla base
del conservatorismo religioso. Pu anche
avere dichiarato una guerra religiosa per
il cuore e lanima della nazione, ma i con-
servatori religiosi non lo hanno appoggiato.
Nelle primarie repubblicane si sono schie-
rati con il presidente Bush nel 1992 e con il
senatore Robert Dole nel 1996, bench fos-
se ben noto che nessuno dei due appoggia-
va particolarmente lagenda politica della
destra religiosa. I mezzi di informazione in
larga misura non si accorsero dellimpor-
tanza di queste alleanze, che danneggiaro-
no notevolmente le prospettive elettorali di
Buchanan. Il programma politico dei paleo-
con, a quanto sembra, pi idealista e don-
chisciottesco di quanto sembri a prima vi-
sta, e la destra religiosa pi borghese di
quanto si creda comunemente.
Lo stesso termine di paleoconservatori
fuorviante. A differenza dei tradizionalisti,
i paleocon sostengono che siamo ormai ir-
revocabilmente tagliati fuori da una tradi-
zionevivaesostenibile. Alorogiudizio, i ve-
leni della modernit hanno corroso gli anti-
chi usi e costumi, e il progetto di conserva-
zione elaborato dal conservatorismo non
altro che una scintillante illusione. Sono
quindi partiti alla ricerca di nuovi di. Tho-
mas Fleming, direttore della rivista paleo-
con Chronicles: A Magazine of American
Culture, si rivolto alla sociobiologia, alla
teoria evolutiva e allantropologia, modelli
niente affatto tradizionali tra i conservato-
ri. Paul Gottfried, altro autorevole teorico
paleocon, ha cercato una soluzione nella fi-
losofia di Carl Schmitt e in altre ideologie
storiciste. Samuel Francis, editorialista po-
litico di Chronicles, ha invocato una oppo-
sizione radicale al regime. Nel frattempo,
Gottfried, nel suo libro The Search for Hi-
storical Meaning, ha parlato con simpatia
di un ritorno agli eroi spirituali che eleva-
no la civilt illuminando con la loro luce il
terreno dellessere. In un altro suo libro,
The Conservative Movement, Gottfriedha
riassunto cos la posizione dei paleocon:
Sollevano questioni che sia i neoconserva-
tori sia la sinistra vorrebbero lasciare chiu-
se nellarmadio, come, ad esempio, quelle
sullopportunit delluguaglianza sociale e
politica, sullutilit della riflessione sui di-
ritti umani e sulla base genetica dellintel-
ligenza. In tutti questi assalti ai sentimenti
di piet liberal e neoconservatori, i paleo-
con rivelano una passione iconoclasta che
non ha quasi mai caratterizzato gli intellet-
tuali della destra post-bellica. Il loro animo
ispirato pi da Nietzsche che dal neo-to-
mismo; e, comeNietzsche, vannoincercadi
idoli democratici, guidati dal disprezzo nei
confronti di tutto ci che considerano inde-
gno della vita umana.
I Liberisti
A differenza dei paleoconservatori e dei
tradizionalisti, i liberisti si trovano perfet-
tamente a loro agio nel mondo di oggi. Si
fondano su John Locke, Adam Smith, John
Stuart Mill, e pensatori sociali del XX seco-
lo come Friedrich Hayek. Lo spirito dei li-
beristi non n rivolto al passato n a un
utopico futuro. E progressista, e aspira ad
unestensione sempre maggiore della li-
bert economica e della scelta individuale.
I liberisti si oppongono praticamente a ogni
forma di regolamentazione, nel settore del
mercato come nel campo della morale.
Si pu discutere sul fatto se il liberismo
sia davvero una variante del pensiero con-
servatore. Hayek ha scritto un saggio per
spiegare perch non era un conservatore, e
Milton Friedman ha sempre ribadito di es-
sere un liberal del XIX secolo, e non un
conservatore. Ma ormai non ha pi senso
abbandonarsi a giochetti semantici e a po-
lemiche su etichette e definizioni. Dagli an-
diversa. Non sarebbe stato pi disposto ad
accettare di essere il partito del big busi-
ness oundifensoredellasocietborghese.
I tradizionalisti si unirono a Burke nel suo
lamento che lra della cavalleria finita
e nella sua denuncia del nuovo dominante
impero dei lumi e della ragione.
Per i nuovi conservatori il problema
era rappresentato innanzitutto dalla mo-
dernarapacitdegli uomini, comedimostra
questo brano tratto dallopera classica di
Kirk: Lo spettacolo moderno di foreste
scomparse e terre desertificate, di petrolio
sprecato inutilmente, di debiti nazionali la-
sciati ad accumulare senza alcuna preoccu-
pazione fino a livelli incontrollabili, di con-
tinue revisioni del diritto positivo, una
prova evidente dei danni che unra priva
di qualsiasi venerazione causa a se stessa e
a quelle future. Nella romantica descrizio-
ne che Kirk fa della cittadina di Beacon-
sfield, dove fu sepolto Burke, la difficolt
del tradizionalismo ad adattarsi alla mo-
derna societ di massa appare con grande
evidenza: Ben poco cambiato qui: le soli-
de case vecchie di quattro secoli, la piccola
e pulita locanda, le grandi querce e le tran-
quille vie sono ancora le stesse dei tempi di
Burke, anche se le villette e i nuovi sobbor-
ghi urbani di Londra affondano gi i propri
denti in Buckinghamshire e le piccole in-
dustrie stiano invadendo le citt della zona.
A Stoke Poges, a sole poche miglia di di-
stanza, un enorme e orribile complesso edi-
lizio di oppressiva monotonia si appoggia
direttamente al muro del camposanto della
chiesa principale. Ma la Citt Vecchia di
Beaconsfield soltanto unisola dellantica
Inghilterra nel mare industriale e proleta-
rio dellumanit.
Il progetto di Kirk non si indirizzava alla
politica pubblica, ma era uno sforzo di defi-
nizione filosofica e di rinascita culturale.
Prendendo Burke a suo modello, Kirk vole-
va spiegare al pubblico americano che cosa
significava essere un conservatore e pensa-
re in modo conservatore. Nel libro The
ConservativeMind analizzunampiaserie
di pensatori conservatori, da John Adams a
Tocqueville e da Disraeli a Henry Adams.
Era passato molto tempo da quando si inse-
gnava ancora agli americani di studiare con
seriet questi pensatori, e i numerosi scrit-
ti di Kirk hanno trasformato il panorama
del conservatorismo americano. Nei suoi
primi anni di attivit, larivistaNational Re-
view stata profondamente influenzata da
modelli di pensierotradizionalista, eper un
certo periodo lo stesso Kirk vi collabor. Il
motto della rivista, scritto da William F.
Buckley nel 1955, era una chiamata alle ar-
mi di ispirazione neo-burkeana, in cui si di-
chiarava che National Review si alza in
piedi di fronte alla storia, e grida: stop.
Il desiderio di fermarsi, riflettere, ricon-
siderare e magari tornare indietro resta vi-
vo allinterno dei circoli conservatori. Lo si
pu osservare nella difesa della famiglia
tradizionale, nel rispetto delle antiche virt
IL DUELLO NEOCON CON LA MODERNIT
Radici e ramificazioni della destra repubblicana
Lo davano per morto, e ora lo
ritengono solo un fenomeno
generazionale. Invece la forma
pi viva del conservatorismo
I liberisti sono a loro agio nel
mondo doggi e aspirano ad avere
una sempre maggiore libert
individuale ed economica
Le radici della destra
americana. Burke per i
tradizionalisti, Hayek per i liberisti
e Tocqueville per i neocon
ANNO IX NUMERO 9 - PAG IV IL FOGLIO QUOTIDIANO SABATO 10 GENNAIO 2004
F
anno da sunto e da commento due
righe uscite sul Village Voice, nel
gergo succinto degli annunci persona-
li: Maschio Bianco cerca maschio Al-
tra Cultura per reciproca trasforma-
zione. Possiede kimono. Disposto viag-
giare. Non si poteva essere pi fe-
roci, per mettere in
pessima luce il
feuilleton guer-
riero che con
una mano sazia la vo-
glia dazione e com-
battimenti allulti-
mo sangue, e con
laltra candeggia le
coscienze con una le-
zioncina di antropologia.
Dopo essere stati insolen-
titi per decine di film come
sporchi musi gial-
li, i giap-
ponesi ri-
sultano qui
gli unici a
sapere cosa
sia lonore, e a praticarlo. Se
non lonore, la disciplina, il silen-
zio, la meditazione, la mistica del cilie-
gio in fiore, lideogramma, la calzina e
la ciabatta. Con un simile prologo te-
lefonato fin dai titoli di testa, sappiamo
quel che ci attende. Un Balla coi lupi
CINEMACINEMACINEMA
LULTIMO SAMURAI di Edward Zwick,
con Tom Cruise, Timothy Spall, Ken Wa-
tanabe, Tony Goldwyn, Billy Connolly
S PET T A T ORI PER UNA S ET T I MANA
orientaleggiante. Un Piccolo grande
uomo con un pizzico di Soldato blu.
Le armature e le maschere dei samu-
rai risultano pi coreografiche del piu-
maggio indiano, Tom Cruise un pochi-
no meno antipatico di Kevin Costner.
Ma se non siete disposti a farvi indot-
trinare sulla via del samurai, sugli
sconfitti che conquistano i soldati mas-
sacratori a colpi di antiche tradizioni,
vi capiter a tratti di perdere la pa-
zienza. Per esempio, quando il ca-
pitano Nathan Al-
gren, gi avanti sulla
via della conversione,
annota sul taccuino
(e poi legge con
aria ispirata) frasi
come: Che popolo
interessante. Da
quando si svegliano in-
seguono la perfe-
zione in ogni loro
gesto. Nel men-
tre, la cinepresa in-
quadra i contadini del
villaggio che zap-
pettano lorticello.
Perfetti anche nellarte
della guerra, come mostrano le adre-
naliniche battaglie. Da una parte i sa-
murai ostinati e al loro ruolo, dallaltra
lesercito agli ordini di un imperatore
che vuole aprirsi allOccidente e so-
prattutto alla polvere da sparo. Nelle
prime scene, il capitano Algren, che
aveva combattuto (parole sue) con
quellassassino del generale Custer,
un alcolizzato ridotto a far da testimo-
nial per i fucili Winchester (con gobbo
per suggeritore). Smangiato dal rimor-
so per aver eseguito un ordine di trop-
po, ormai rispetta solo il vil denaro, e
quando lo arruolano per insegnare ai
giapponesi come si carica unarma da
fuoco, impacchetta i suoi stracci e i
suoi taccuini sui pellerossa, e sbarca
dallaltra parte del mondo. Lo scontro
tra culture dietro langolo, ba-
sta dargli tempo. Zwick non ha
nessuna fretta. Prima fase:
lincomprensione. Il no-
stro si ritrova tra uomini
vestiti da donna. Gli indi-
geni, da parte loro, lo
trovano brutto e
puzzone. Ma appe-
na gli alberi fiori-
scono, scambia
pillole di saggezza con
il samurai Katsumo-
to, lunico che
sappia lingle-
se. Mai si era vi-
sta, soprattutto in
tempi di fiero orgoglio per i valori oc-
cidentali, una simile adorazione per il
seppuku, sventramento rituale che se-
gue alla sconfitta. Altro che tutto
perduto fuorch lonore. In Giappone
lonore va riconquistato con il suicidio.
Ma il fatto che lultimo temibile samu-
rai sia bianco fa decisamente rientrare
dalla finestra la superiorit bianca che
il resto del film intende cacciare dalla
porta. Del resto, in Kill Bill, lultimo
samurai era una bellissima Uma Thur-
man in tuta gialla, che da sola per una
giusta causa ne faceva fuori trecento.
Nel mezzo dellepidemia, arrivato an-
che Zatoichi, dove il Kitano samurai
biondo e cieco tagliava la gente in due
(per il lungo) stando di spalle. Per,
parlando di maschi e di eroismi, la no-
stra ammirazione senza riserve
va al capitano
Jack Aubrey di
Master & Com-
mander, che sfrec-
cia sugli oceani e ri-
schia di inabissarsi al bot-
teghino. Per Tom Cruise val-
gono le parole che il suo per-
sonaggio dice del generale Cu-
ster: Innamorato della sua leg-
genda. Gi lo danno in corsa
per gli Oscar, nonostante la
faccia un po troppo moderna
per lepoca e la recitazione a due
piste: sofferente quando spet-
tinato e barbone, in pace con se
stesso quando ritrova luso del
pettine. Eppure era stato bravo in Ma-
gnolia, trionfante di testosterone e
consigli per strapazzare le donne, agli
ordini Paul Thomas Anderson, regista
che sa dirigere gli attori, e non solo le
cadute dei cavalli. A far da corollario,
linsistenza con cui lex Top gun rac-
conta di aver trovato, grazie a Sciento-
logy, la sua personale via di salvezza.
SCELTI DA MARIAROSA MANCUSO
I
nemici di Lars von Trier troveranno
qui il catalogo dei difetti che duso
rinfacciare al regista. Larroganza.
Lassenza di modestia. La mania di det-
tare decaloghi, costringendo amici e
seguaci alla castit cinematografica,
mentre lui gozzoviglia appena pu. Lir-
resistibile tendenza a spararle grosse,
e poi a rispettare la parola sfuggita di
bocca come se fosse il frutto di lunghi
pensamenti. La convinzione che per fa-
re un bel film sia necessario condurre
attori e troupe a un passo dal manico-
mio. Gli amici si limitano ad ammirar-
ne i risultati: difficile oggi trovare uno
pi bravo. Pazienza per il carattere.
Tutto ben illustrato dal rapporto sado-
maso che Lars instaura nelle Cinque
variazioni con Jorgen Leth, idolo del-
la sua giovinezza. Nel 1967, aveva gira-
to un cortometraggio in bianco e nero,
The Perfect Human. Per dispetto,
lex allievo glielo fa rigirare cinque vol-
te di seguito, obbligandolo a vincoli
perversamente fantasiosi, imitando gli
Esercizi di stile di Queneau. Meglio
andare a vedere Dogville, dove i vin-
coli von Trier li mette a se stesso. E ne
esce vittorioso: con un vero film, non
un giochino sperimentale.
LE CINQUE VARIAZIONI di Lars von
Trier e Jorgen Leth, con Lars von Trier,
Jorgen Leth, Jacqueline Arenal
I
l poker lo specchio dellanima, la
metafora della vita, la cartina di
tornasole del carattere, lattimo che
mentre fugge rivela lassassino dentro
di noi, il rifugio dei timidi e la rivin-
cita delle donne impavide. Dario Ar-
gento procede con passo pesante, come
se avesse dimenticato che un po di su-
spense giova allhorror pi di mille
spiegazioni. Far girare attorno al tavo-
lo da gioco quel che di solito attiene al-
lo psico non invita a sospendere lin-
credulit. Il tavolo verde per non
pi un tavolo, ma lo schermo di
un computer. Attorno unimproba-
bile squadra di poliziotti. Sco-
priamo cos che le corse
clandestine in macchina
stanno allomicidio seriale
come lo spinello (per i
proibizionisti) alleroina.
Poi arriva lautopsia, scena
madre con le sue regole. Qui, per esem-
pio, viste le condizioni del cadavere, la
puzza dovrebbe essere insopportabile,
ma nessuno se ne accorge meno che
mai quellallegrone del custode. Se al-
meno facesse paura (e non solo schifo)
si potrebbe chiudere un occhio sulla
dilettantesca recitazione.
IL CARTAIO di Dario Argento, con Ste-
fania Rocca, Claudio Santamaria, Silvio
Muccino, Liam Cunningham
Q
uando la fotografia era appena
stata inventata, gi si tentavano i
primi effetti a tre dimensioni, per la
gioia degli spettatori vittoriani che ti-
midamente avvicinavano gli occhi
agli appositi visori. Accadde lo stesso
con il cinema neonato: la profondit
sembrava allora indispensabile al
realismo, proprio come il colore e il
sonoro, altre migliorie accanitamente
perseguite dai pionieri. La rivoluzio-
ne delle 3D fin prima di cominciare.
Principalmente perch gli occhialini
necessari alleffetto stereoscopico,
con una lente verde e una rossa, face-
vano venire il mal di testa agli spetta-
tori. Ma il sogno periodicamente riap-
pare: per combattere la concorrenza,
per troppa fiducia nella tecnica, per
pretese dautore. Robert Rodriguez
sfrutta le immagini in rilievo per
chiudere la trilogia (lennesima, in
questi tempi di saghe) che ha per pro-
tagonisti gli spioni ragazzini Juni e
Carmen, figli darte. Come al solito, ha
fatto tutto da solo: regia, sceneggiatu-
ra, produzione, scenografia, fotogra-
fia, musica, effetti speciali. Costrin-
gendo anche il cattivissimo Sylvester
Stallone a moltiplicarsi: oltre a fare il
giocattolaio, che intende piegare il
mondo ai suoi turpi scopi, esibisce va-
rie altre personalit. Le tecniche in
mezzo secolo sono cambiate, il fasti-
dio per gli occhialini di cartone per
resta tutto.
MISSIONE 3D: GAME OVER di Robert
Rodriguez, con Antonio Banderas, Carla
Gugino, Sylvester Stallone, Alexa Vega
C
on questo sono tre: tre film par-
tenopei e parte napoletani
(avrebbe detto Tot). La squadra non
corre compatta. I due disegni ani-
mati (Opopomoz di Enzo DAl e
Tot Sapore e la magica storia
della pizza di Maurizio Fore-
stieri) si spartiscono da ex
buoni amici la tradizione po-
polare e mandolinesca: uno si ap-
propria del presepe, laltro della fame
e dei vicoli canterini. Ho visto le stel-
le cavalca invece la tradizione teatra-
le dei De Filippo. Eduardo e Peppino,
per non far torto a nessuno, e anche un
pizzico del buon vecchio Scarpetta, per
dimostrare che non siamo nati ieri. Pi,
naturalmente, il principe De Curtis.
Omaggi e rifacimenti scivolano presto
nellimitazione pura e semplice. Per
esempio, nella scena della lettera scrit-
ta sotto dettatura. Per esempio, nella
presenza immancabile di una mala-
femmena. Vincenzo Salemme possiede
sulla carta tutte le credenziali: ha alle
spalle una lunga carriera di attore, e un
notevole successo come scrittore di tea-
tro. Ma possibile che ormai esista un
solo personaggio: il quarantenne in-
genuo che non sa cosa fare da grande,
che vissuto fuori dal mondo (in que-
sto caso con il nonno), e risulta pi
boccalone di un ragazzino di dieci an-
ni? La commedia allitaliana era gran-
de quando parlava dei furbi. Carini e
teneroni lhanno distrutta.
HO VISTO LE STELLE di Vincenzo Sa-
lemme, con Vincenzo Salemme, Mauri-
zio Casagrande, Alena Seredova
I
l capitano Jack Aubrey, che domina
il ponte di comando e si arrampica
in cima allalbero per guardare loriz-
zonte sconfinato, pi affascinante
della sua nave. Pochi maschi sono sta-
ti agghindati con maggiore attenzione
ai dettagli: la ruvida figura che ne ri-
sulta riesce a essere nello stesso tem-
po storicamente corretta e moderna-
mente fascinosa. Virile ma con uso di
cervello. Autoritaria ma senza cru-
delt, come si conviene a un guerriero
che per riposarsi duetta al violino con
il medico di bordo Maturin. Non sap-
piamo quante miscele di colore il par-
rucchiere abbia sperimentato prima
di trovare il punto di biondo che illu-
mina i capelli, raccolti a coda di ca-
vallo, dello splendido ex gladiatore
Russell Crowe. I suoi calzoni lucidi co-
lor pastello sono stati stazzonati con
precisione davvero maniacale. Lunto,
il sangue, il sudore (forse anche da
qualche lacrima, visto che i tenenti ra-
gazzini sono sui dodici anni) appanna-
no le divise blu e oro. Siamo a bordo
della Surprise, fregata da guerra bri-
tannica, appena uscita da uno scontro
con una nave pirata francese. Terra-
ferma, pochissima: solo una sosta alle
Galapagos causa mancanza di vento.
Guerra sporca alla solda-
to Ryan. Chirurgia senza
anestetici. Ossessioni che
non sarebbero spiaciute al vecchio
Stanley Kubrick.
MASTER & COMMANDER SFIDA
AI CONFINI DEL MARE di Peter
Weir, con Russell Crowe, Paul Bettany
Q
uando si dice lautocritica. Nella
villa affacciata sul lago, il cin-
quantenne professore universitario
ormai pi di l che di qua elenca con
gli amici tutti gli ismi che gli hanno
preso il cuore. Dallesistenzialismo, al
marxismo, allo strutturalismo non
sembra proprio mancare nulla. E
poich in punto di morte spariscono
le illusioni, a completare la lista arri-
va il cretinismo. Con un ricordo che
ancora brucia. Il giorno che, davanti
a una bella compagna cinese, il pro-
fessore (schierato dalla sua universit
come comunista di rappresentanza)
per portarsela a letto fece lelogio di
guardie rosse e rivoluzione culturale.
Lei lo guard con schifo. E spieg al
professore che aveva visto i film del
maestro Jean-Luc Godard e letto i li-
bri di Philippe Sollers i due anni tra-
scorsi a spalar merda in un campo di
rieducazione maoista. La scopata, va
da s, and a monte. Ecco la meglio
giovent canadese, nellautoritratto
feroce e sincero di Denys Arcand.
Simpatica e cialtrona, divisa tra il
Viagra e la voglia di toccare il culo al-
le infermiere (la nostra invece ha
sempre per modello i fidanzatini di
Peynet, vedere Marco Tullio Giorda-
na per credere). Il seguito del Decli-
no dellimpero americano, diciasset-
te anni dopo. Ancora pi esilarante,
se consideriamo che non si esce mai
dallospedale.
LE INVASIONI BARBARICHE di
Denys Arcand, con Rmy Girard,
Stphane Rousseau, Marie-Jose Croze
N
el romanzo di Philip Roth sono
tutti furiosi. E furioso il professor
Coleman Silk, cacciato dal college do-
po una brillante carriera per aver chia-
mato spook due studenti di pelle ne-
ra. E furioso lo scrittore Nathan
Zuckerman (controfigura letteraria del
romanziere) in fuga dalla citt perch
impotente. E furiosa Faunia Farley,
nata ricca e finita a mungere vacche e
pulire cessi. E furioso il suo ex marito
Lester, reduce dal Vietnam. E fu-
riosa la virago Delphine Roux,
francesista zitella, che quando
non rilegge Derrida manda
lettere anonime. Di tutta
questa furia, che rima con
lira di Achille, la dispe-
razione di Elettra, la rabbia
di Medea, il fegato smangiato
di Prometeo, la vendette delle
Erinni nel film di Benton non soprav-
vive nulla. Tutti quanti soffrono senza
alzare la voce. Va anche peggio nelle
scene di letto. Orribile contrappasso
per un porcellone che, fin dal Lamen-
to di Portnoy, ha raccontato sempre e
solo congressi carnali umidi, pochissi-
mo romantici, non ipocriti e dimenti-
chi dei preliminari.
LA MACCHIA UMANA di Robert Ben-
ton, con Nicole Kidman, Anthony
Hopkins, Gary Sinise, Ed Harris
D
opo Billy Crystal e Tom Hanks,
bruttini e senza sex appeal, Meg
Ryan ha trovato un partner degno di
nota. Si chiama Mark Ruffalo, gi bra-
vissimo in Conta su di me. Gli hanno
tagliato un po di riccioli, gli hanno ag-
giunto un paio di baffi, facendone la-
mante pi affascinante che il cinema
di recente abbia proposto alle signore.
Possiamo dire addio senza rimpianti a
Harvey Keitel, che aveva stuzzicato la
fantasia in Lezioni di piano. E evi-
dente che la regista sta di nuovo esplo-
rando le regole dellattrazione, ma il
secondo tentativo riesce assai meglio
del primo. Il detective Malloy un ani-
male da letto. Il primo incontro tra i
due avviene in un bar che sarebbe me-
glio non frequentare, mentre lui si con-
cede svogliatamente a una sconosciuta.
Linizio rende omaggio a Gita al faro
di Virginia Woolf, che la professoressa
Meg Ryan spiega a studenti svogliati.
Ma non succede nulla, sbuffa uno di
loro. Fuori dallaula, un serial killer
uccide e smembra, dopo aver messo al
dito delle vittime un brillante di fidan-
zamento. E mentre il detective indaga,
Frannie comincia con lui un gioco pe-
ricoloso. Primi piani molto carnali.
IN THE CUT di Jane Campion, con
Meg Ryan, Mark Ruffalo, Jennifer Ja-
son Leigh
C
hi avesse la curiosit di sapere
perch i giovanotti di oggi sono re-
nitenti allaltare, e perch i giovanotti
degli anni 50 compivano il passo a
cuor leggero, trover una scena istrut-
tiva. La moglie appena impalmata e
gi in lacrime dopo che il marito
partito nottetempo, si rifugia
dalla madre ma ne viene cac-
ciata. Col seguente motivo:
Adesso te torni a casa, ti
pettini, ti rifai il trucco, e
quando lui si degner di tor-
nare lo accogli con un bel
sorriso. Accadeva tra le
allieve di Wellesley.
Mattina matematica e
inglese, pomeriggio
buone maniere. A scom-
pigliare lordine la prof
Julia Roberts. Scarpe basse,
uninclinazione per la pittura moder-
na e nessun fidanzato bastano a consi-
derarla una sovversiva. Sono gli anni
in cui Todd Haynes aveva ambientato
Lontano dal Paradiso, melodramma
postmoderno tuffato nel vetriolo. Mo-
na Lisa Smile solo antico e prevedi-
bile, nonostante le brave attrici che ru-
bano la scena a Pretty Woman.
MONA LISA SMILE di Mike Newell,
con Julia Roberts, Julia Stiles, Maggie
Gyllenhaal, Kristen Dunst
U
n armadio portato a spalla verso il
mercato neorealismo. Ma se lar-
madio sbuca dalle collinette innevate
e viene parcheggiato sul ciglio della
strada, aspettando lautobus che passa
quando gli pare, la cosa comincia a es-
sere interessante. Se non altro perch
ricorda il Polanski di Due uomini e
un armadio. Un vecchio che sale sul-
la corriera, la prima volta fa sbadi-
gliare. Quando cominciano le varia-
zioni, la cosa comincia a incuriosire. E
a farci sospettare che dietro si na-
sconda un regista. Per
esempio, uno che riesce
a mostrare un matrimo-
nio senza lo stile National
Geographic. Hamo, il prota-
gonista, un pensionato del-
lArmata Rossa con la favolosa
cifra di sette dollari, che ogni giorno
si imbacucca per farsi una chiacchie-
rata sulla tomba della moglie. Pi che
altro, si lamenta della figlia da sposa-
re, o del figlio emigrato che chiede sol-
di, o del fatto che con lUrss si stava
meglio. La storia ambientata nel Kur-
distan caucasico. Il regista (curdo ira-
cheno in esilio) lha girata nel Kurdi-
stan armeno.
VODKA LEMON di Hiner Saleem, con
Romik Avinian, Lala Sarkissia, Ivan
Franek, Rouzanne Mesropian
Munitevi di fazzoletti, da domani si piange. Lacrime e tristezze del tipo pi tre-
mendo, non quel bel pianto da melodramma che ci siamo goduti lultima volta gra-
zie a Todd Haynes e a Lontano dal paradiso. Uno sguardo ai film che stanno per
arrivare non promette niente di buono: per la maggior parte sono disgrazie, sciagu-
re, dolori e umane miserie. La prossima settimana esce 21 grammi, opera seconda
di Alejandro Gonzales Iarritu. Gi Amores perros invitava a lasciare la sala do-
po una ventina di minuti, per farsi un cicchetto rinforzante. Ma il pugno nello sto-
maco ha i suoi estimatori, e il giorno dopo scoprimmo sui giornali che era un capo-
lavoro. Bugia clamorosa: era cupo e nientaltro. Il meglio stava nellincidente stra-
dale del primo quarto dora. Qui basta il titolo, per aver voglia di procedere agli scon-
giuri. Non sappiamo chi si sia dato la pena di verificarlo, ma i 21 grammi sono il pe-
so che i corpi perdono al momento del trapasso. Il fardello dellanima, per chi ci cre-
de. Presentato e premiato allultimo Festival di Venezia, ha molti pregi, a comincia-
re da un trio di attori meravigliosi: Benicio Del Toro, Sean Penn, Naomi Watts. Am-
mirarli non ripaga dalla straziante tetraggine.
Appena un attimo per prendere fiato e arriver La casa di sabbia e di nebbia. At-
tenti alla frase di lancio, a carte scoperte: La cosa pi pericolosa al mondo non lo-
dio, ma lo scontro tra due sogni. Segue il cipiglio di Ben Kingsley, uno dei due so-
gnatori. E la smorfia della sognatrice Jennifer Connelly, specializzata in ruoli da vit-
tima: non importa se la maltratta il matematico Russell Crowe, oppure il cattivo pa-
pi in Hulk, oppure fa la tossica in Requiem for a Dream. Dietro la macchina da
presa, Vadim Perelman, uno sconosciuto al suo primo film. Lha spuntata sugli altri
contendenti camminando sui cadaveri. Giurando su quel che aveva di pi caro, ha
promesso allautore del romanzo, Andr Dubus III, che non avrebbe cambiato di una
virgola il finale. Tragedia doveva essere, e tragedia sar. Se vi regge il cuore, ci sar
il nuovo film di Jim Sheridan: In America. Sceglie come attori Paddy Considine e
Samantha Morton, a cui dopo Minority Report bisognerebbe vietare la rapatura a
zero e la partecipazione a film drammatici. Pi fa la mite creatura che prende bato-
ste dalla vita, e pi viene voglia di strozzarla. Chiude la lista il Big Fish di Tim Bur-
ton. Tratto da un bel romanzo di Daniel Wallace racconta di un figlio (Billy Crudup)
al capezzale di un genitore morente (Albert Finney). Ma qui c una speranza: il pa-
dre era un gran narratore o forse un bugiardo. O tutti e due: si ostina a parlare di in-
contri con giganti e di streghe, inventa storie perfino sul letto di morte. Votiamo per
lui, a ciglio asciutto e a scatola chiusa.
Popcorn
RI PES CAGGI
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