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Centro Omeopatico Italiano Ippocrate

Corso di Omeopatia – Responsabile e Direttore Didattico


Prof. Dario Chiriacò

PHOSPHORUS
nelle epatopatie croniche

Anno di Corso 2008-2009 Dr Luigi Morlando


Matricola n. 1359
Introduzione

I rimedi omeopatici indicati per le malattie epatiche sono


sette (Sulphur, Natrum sulphuricum, Lycopodium, Lachesis,
Sepia, Arsenicum album e Phosphorus).
Ciascuno di essi ha un’indicazione costituzionale-
diatesica nonché di similitudine. Ma anche indicazioni più
generali: Phosphorus è il più indicato per le epatopatie acute,
Arsenicum album, Lycopodium e Phosphorus sono rimedi con
indicazione più lesionale, gli altri più funzionale, Lachesis e
Sulphur sono più idonei in caso di ipertensione portale eccetera.
L’uso di Phosphorus viene consigliato nelle epatopatie
croniche attive (ECA), indipendentemente dalla costituzione e
dalla diatesi del paziente dando la precedenza alla similitudine
anatomopatologica. Infatti, nello studio patogenetico,
l’intossicazione acuta di fosforo determina gastroenterite acuta
cui segue un attacco poliviscerale con miocardiopatia, steatosi
epatica perilobulare (che può evolvere in cirrosi), insufficienza
renale acuta e turbe neurologiche. Inoltre, essendo le lesioni
anatomopatologiche da intossicazione di fosforo molto simili a
quelle che si riscontrano nel fegato cirrotico e poiché nella
patologia lesionale i segni della similitudine anatomopatologica
vanno considerati i più importanti (Demarque – Farmacologia e
Matera Medica Omeopatica) si vede come la prescrizione di
Phosphorus nei pazienti affetti da ECA è corretta.
Anche nel trattato di Farmacologia Omeopatica di G.
Hodiamont tra le indicazioni cliniche di Phosphorus ci sono sia
l’epatite virale che la cirrosi epatica.
Nel nostro ambulatorio di epatologia si è quindi proposta
la somministrazione di Phosphorus (in aggiunta alle terapie
antivirali e di sostegno proprie della farmacologia allopatica) a
tutti i pazienti con diagnosi di ECA.
Tale rimedio è stato prescritto a tutti indipendentemente
dalla costituzione e dalla diatesi del paziente nonché
dall’eziologia della epatopatia (virale, alcolica, tossica…)
proprio in relazione a detta similitudine lesionale.
Attualmente abbiamo numerosi pazienti in terapia con
Interferone peghilato (IFN) con o senza Ribavirina (RBV) che
prendono in contemporanea Phosphorus 5 CH 3 granuli due
volte al giorno. Nel presente lavoro, però, vengono riportati
solo i dati di quei pazienti che praticano esclusivamente terapia
omeopatica per la presenza di controindicazioni all’uso di IFN e
RBV.

Materiali e Metodi

Si riportano i risultati di sette pazienti (4 maschi e 3


femmine, età media 63 anni – età minima 40 anni, età massima
75 anni) con ipertransaminasemia che praticano solo terapia
con Phosphorus.
Dei sette pazienti studiati, cinque sono affetti da ECA HCV
correlata, uno da cirrosi epatica HCV correlata ed uno da
epatopatia con steatosi (“steatoepatite”), documentata all’esame
ecografico, senza segni di dismetabolismo lipidico e glucidico
agli esami di laboratorio. I pazienti affetti da ECA ad eziologia
infettiva non sono in terapia antivirale per limiti di età o per la
presenza di controindicazioni assolute o perchè hanno già
praticato due-tre cicli con IFN, ma presentano ripresa della
viremia e della citolisi.
A tutti i pazienti, indipendentemente dalla diagnosi, è stato
prescritto Phosphorus 5 CH (tre granuli due volte al giorno).
Nessun paziente ha praticato altre terapie ad azione epatica.
Quei pazienti che hanno praticato terapia con IFN e RBV
in tempi antecedenti la terapia con Phosphorus, detta terapia era
stata sospesa almeno sei mesi prima di iniziare la
somministrazione di Phosphorus.
L’ipertransaminasemia è documentata da esami di
laboratorio da oltre 6 mesi in tutti i casi riportati, ad esclusione
di un paziente affetto da steatoepatite, dove il riscontro è stato
occasionale in seguito ad esami eseguiti per la sintomatologia
dispeptica presentata e da un esame ecografico dell’addome con
diagnosi di epatomegalia con statosi di grado medio-severo.
In due casi si riportano i valori delle transaminasi solo al
tempo 0 e dopo il primo mese di terapia omeopatica. Nel primo
caso non sono stati riportati i valori dei successivi controlli in
quanto ha poi iniziato la terapia con IFN e RBV. Il secondo
caso è entrato da poco tempo nello studio ed il riscontro non è
stato ancora effettuato.

Risultati

Su sette pazienti trattati solo con Phosphorus uno non ha


avuto riduzione significativa dei valori di transaminasi (vedi
tabelle: caso 2) ed un altro sia al primo che al secondo controllo
presentava un lento, ma costante, incremento dei valori sia di
AST che di ALT (vedi tabelle: caso 4). Il paziente “caso 2” è
affetto da cirrosi epatica HCV correlata e presenta anche un
incremento della fosfatasi alcalina, un modesto aumento
dell’alfafetoproteina ed una discesa delle piastrine (da 142.000
a 106.000/mm3 dopo tre mesi). Potrebbe trattarsi di un paziente
avviato a scompenso epatico.
Cinque pazienti su sette, invece, mostrano una riduzione
dell’ipertransaminasemia compresa tra il -34 ed il -74 % del
valore riscontrato al tempo 0.
In un caso (vedi tabelle: caso 1) il controllo al 12° mese ha
presentato un iniziale rialzo delle transaminasi. Tale incremento
è stato imputato alla terapia che la paziente ha praticato (a base
di antibiotici ed antinfiammatori) nel corso della settimana
precedente il controllo laboratoristico, per una pericardite.
Questa affermazione sarà oggetto di ulteriore verifica ai
prossimi controlli. Ai fini della valutazione delle variazioni dei
valori di laboratorio, si è tenuto conto dei risultati solo fino
all’8° mese, escludendo il 12°.
In quei pazienti in cui si è avuta una risposta al trattamento,
la riduzione dei valori di transaminasi si è evidenziata già al
primo controllo (1-2 mesi dopo l’inizio della terapia con
Phosphorus) e persiste ai controlli successivi, molto spesso
migliorando ancora, avvicinandosi ai valori normali.
In una paziente (vedi tabelle: caso 1) al 2° mese è stato
aggiunto China 9 CH, 3 granuli due volte al dì, per la presenza
di marcata astenia, con anemia, splenomegalia e piastrinopenia.
Nei controlli successivi si è avuto un aumento del numero di
piastrine (da 99.000 al tempo zero a 119.000 al termine del
secondo mese di terapia e fino a 122.000/mm3 dopo altri sette
mesi) e la paziente riferiva una riduzione dell’astenia.

Conclusioni

L’uso di solo Phosphorus nei pazienti non trattabili con


terapia allopatica per l’età o per la presenta di controindicazioni
assolute o anche perché già trattati e non responder
all’interferone ed agli altri antivirali, ha permesso di ottenere
una riduzione significativa dei valori di entrambe le
transaminasi in cinque pazienti sui sette trattati (pari al 71,4 %
di successo).
E’ innegabile che la terapia con Phosphorus non sia
assolutamente risolutiva nei confronti dell’agente eziologico e
che per tale motivo non può essere sostitutiva della terapia
antivirale. Però è altrettanto innegabile che
l’ipertransaminasemia è segno di citolisi, quindi di danno
organico, e quanto più questi valori di laboratorio tendono
verso la normalità tanto minore è il danno effettivo a carico del
parenchima epatico. Si può ipotizzare, quindi, anche un
miglioramento della prognosi in questi pazienti non trattabili
con IFN e RBV né con altri farmaci allopatici se non con i
sintomatici per limitare i danni dovuti alla citolisi epatica.
Naturalmente queste affermazioni devono trovare un riscontro
in studi con casistiche più ampie e condotte per tempi più
lunghi.
Pare innegabile il vantaggio, sia pure solo sul piano
psicologico, per quei pazienti che vivono molto male
l’ipertransaminasemia, ma che per il resto hanno un equilibrio
emodinamico e funzionale epatico buono.
Infine, per quanto riguarda il risultato ottenuto con la
somministrazione della China esso non può essere oggetto di
discussione per l’oggettiva mancanza di un numero sufficiente
di pazienti trattati. E’ stato riportato per completezza, ma anche
per stimolare un possibile ulteriore approfondimento.
Tabelle
Tabella (1)

Tempo AST ALT Piastrine Note


Casi

1) 0 50 52
2 mese 37 37 99000 + China 9 CH
5 mesi 35 37 119000
8 mesi 33 32
12 mesi 44 (*) 55(*) 122000 Terapia antibiotica

2) 0 176 217 142000


2 mesi 154 212
3 mesi 179 198 106000 Non responder

3) 0 105 90 77000
1 mesi 50 50 59000 Inizio IFN e RBV

4) 0 139 201
1 mese 148 221
2 mesi 204 304 Non responder

5) 0 51 107
1 mese 30 70
3 mesi 34 69

6) 0 206 413
2 mesi 104 244
5 mesi 80 110

7) 0 160 293
1 mese 92 179

(*) valori non considerati


Tabella (2)

Caso 1: F aa 74; ECA HCV + Cardiopatia valvolare.

Caso 2: M aa 75; cirrosi epatica HCV correlata. Non responder.


Presenta anche aumento della Fosfatasi alcalina e modesto
incremento dell’alfafetoproteina.

Caso 3: F aa 60; ECA HCV correlata.

Caso 4: F aa 75; ECA HCV correlata. Non responder.

Caso 5: M aa 40; Steatosi epatica (diagnosi ecografica).


Colesterolemia 222 mg% e trigliceridemia 103 mg%.

Caso 6: M aa 65; ECA HCV correlata. Già praticato terapia con


IFN + RBV (2 cicli) non può proseguire per IMA con 3
angioplastiche e crisi depressive.

Caso 7: M aa 54; ECA HCV correlata. Già praticato tre cicli di


IFN+RBV.