Sei sulla pagina 1di 77

Copyright 1976

- -
Savelli spa 00193 Roma v ia Cicerone 44
Copertina «Davif»
Illustrazione: poster satirico americano (1972)

()
Indice

7. Caratteristiche e portata
della crisi economica 1929-32
55. Crisi economica e lotte operaie
75. La nuova crisi dell'economia
capitalistica e le prospettive politiche
93. Precisazioni e messe a puntO
sulla recessione 1974-75

APPENDICE
113. Dove va r economia capitalistica?
121. La crisi economica italiana
133. G lossarierro .

153. Indicazioni bibliografiche

Finito di stampare nel mese di marzo 1976 l


nella tipografia della Savelli spa
I

(
;
""::~%(:~V,f~'4-~;<>~"P'<:"1»~:.,tt]C'f:l",~,<t,',,","J'''''''<'''' 1
I
Caratteristiche e portata
della crisi economica 192~ 32
j
-

Cicli e' onde lunghe' dell'economia capitalistica

E' noto che l'analisi dell'andamento dell'economia ca-


pitalistica da un secolo e mezzo a questa parte consente di
individ uare con precisione il carattere ciclico dello sviluppo
economico, cioè l'alternarsi con relativa regolarità di fasi di
boom e di fasi di crisi. Alla base delle fasi ascendenti, in
specie di quelle più marcate, hanno agito fattori propulsori
specifici che hanno aperto nuovi sbocchi. Questi nuovi sboc-
chi sono stati determinati alternativamente o contemporanea-
mente ,da un'estensione dell'area geografica investita dalla
produzione capitalistica, dall'introduzione di innovazioni tec-
nologiche, da alterazioni brusche - dovute non ai rado a
cause extraeconomiche - dei rapporti di concorrenza. L1
durata dei cicli ha oscillato tra un massimo di dieci-undici e un
minimo di sei-sette anni (per esempio un ciclo si è protratto
da11825 a11836, un altro dal 1900 a11907) l.
Una tendenza del pensiero economico marxista ha ritenuto
tuttavia di dover individuare, al di là dei cicli classici, dei cicli

1. Per un quadro riassuntivo completo cfr. il capitolo sulla crisi del


primo volume del Trattato marxista di economia di E. MANDEL.
Roma, SaveUi, 1975 z.
In una prefazione al CaPitaleEngels accenna. a un ciclo decennale
tra il 1825 e il 1867, aggiungendo che questo ciclo «sembra invero
aver compiuto il suo corso, ma solo per ,farci approdare nel pantano
di disperazione di una depressione permanente e cronica» (1886) (Il
caPitale, Roma, Rinascita, 1956, libro l, 1, pp. 37-8).
8 9
J
lunghi o, per usare un'espressione più rigorosa, delle onde Come si combinano le onde lunghe con i cicli brevi?
lunghe dello sviluppo capitalistico. Questa interpretaZione,
per la verità, è stata diffusa tra gli economisti soprattutto in
-
Molto semplicemente risponde Trotskij -, In periodi di rapido
sviluppo capitalistico le crisi sono brevi e di carattere superficiale,
seguito a due saggi di Joseph Schumpeter ed è stata oggetto' mentre i boom sono di lunga durata e di grande portata. In periodi di
di attacchi virulenti da parte di economisti che si richiamava- decli~o capitalistico, le crisi sono di carattere prolungato, mentre i
no al marxismo. Ciò non toglie che sia stata formulata del tut- boom sono fugaci, superficiali e speculativi. In periodi di ristagno le
to esplicitamente, ripetiamo, da,studiosi marxisti già all'inizio fluttuazioni si svolgono sulla base di uno stesso livello '.
degli anni venti e anticipata sommariamente anche prima da t Trotskij doveva tornare sull'argomentoin altri scritti. Vale
Parvus e da van Gelderen 2. L'interpretazione dei cicli lunghi
la pena di richiamarne uno -
una lettera alla redazione di Un
è legata in particolare al nome di Kondrat' ev, un economista
che, dopo essere stato per un certo tempo direttore
giornale scientifico -
nella misura in cui costituisce una con-
futazione anticipata delle abusive identificazioni tra Trotskij
dell'Istituto della congiuntura,economica di Mosca, venne ì stesso e Kondrat'ev ricorrenti nelle polemiche dell'epoca
liquidato dalla repressione staliniana, Ma anche Leone i. staliniana:
Trotskij si è avventurato su questo terreno, soprattutto in una I
I Dopo il III congresso dell'Internazionale comunista, il professor
relazione al III congresso dell'Internazionale comunista (giu- ,
gno 1921), Valendosi di statistiche fornite dalle stesse fonti Kondrat' ev ha affrontato il problema - come sempre eludendo
borghesi, ha individuato per un periodo di 138 anni, a partire penosamente la formulazione della questione adottata dal congresso
dalla lotta per l'indipendenza americana, sedici cicli e, al di là stesso - e ha tentato di definire, accanto al 'ciclo breve' di un
periodo di circa dieci anni, il concetto di un 'ciclo lungo' di circa
di questi cicli, cinque fasi più ampie.
cinquant'anni. Secondo questa costruzione simmetricamente sti-
Dal 1781 al 1851- diceTrotskijnellasuarelazione-lo sviluppo lizzata, un ciclo economico lungo si compone di cinque cicli brevi e
è molto lento: ci sono movimentiappenapercettibili.Vediamoche inoltre .la metà di essi hanno il carattere di un boom, mentre l'altra
nel corso di settant'anniil commercioestero aumenta solo da 2 a 5 I
metà è di crisi con tutte le fasi transitorie necessarie. La determinazio-
pounds pro capite, Dopo la rivoluzionedel 1848, che ha agito nel ne statistica dei cicli lunghi compilata da Kondrat'ev dovrebbe essere
. senso di estendere il quadrodel mercatoeuropeo, si produce un pun- sottoposta a una verifica attenta e non eccessivamente fiduciosa, sia
to di rottura. Dal 1851al 1873 la curvadellosvilupposi impenna.In per quanto riguarda i singoli paesi sia per quanto riguarda il mercato
I
ventidue anni il commercioestero aumentada 5 a 21 pounds,mentre mondiale nel suo complesso. E' già possibile confutare in partenza; il
la quantità del ferro aumentanello stessoperiodo da 4,5 a 13 kg pro tentativo del professor Kondrat'ev di attribuire a epoche 'da lui
capite, Poi, dal 1873 segue un'epoca di depressione. Dal 1873 al I
definite 'cicli lunghi' lo stesso ritmo rigorosamente regolare che si
1894 circa rileviamo una stagnazionedel commercio britannico può riscontrare nei cicli brevi: si tratta ovviamente di una falsa gene-
(anche se prendiamo in considerazione !'interesse sul capitale ! ralizzazione sulla base di un'analogia formale. Il ricorrere periodico
investito in aziende estere):c'è un caloda 21 a 17,4pounds nel corso dei cicli brevi è condizionato dalla dinamica interna delle forze
di ventidue anni. Quindisopraggiungeun altro boomche dura sino al capitalistiche e si manifesta sempre e dovunque, una volta che esista il
1913: il commercio estero aumentada 17 a 30 pounds. Infine con il mercato. Quanto ai larghi segmenti della ~urva dello sviluppo capitali-
1914 comincia il quinto periodo, il periodo della distrUZione stico (cinquant'anni) che il professar Kondrat'ev incautamente
dell'economiacapitalistica. . propone di denominare pure cicli, il loro carattere e la loro durata
sono determinati non dal gioco interno reciproco delle forze capitali-
2. Parvus (A.L. Helphand) affrontò il problema in questione in un stiche, ma da quelle condizioni esterne per i cui canali fluisce lo
articolo del 1896 pubblicato da «Die Sachsische Arbeiterzeitun~, e sviluppo capitalistico. L'espansione del capitalismo in nuovi paesi e
poi in un opuscolo di alcuni anni dopo, Die Hande/krìsis und die
Gewerkschaften (La crisi commerciale e i sindacati). Quanto a van
Gelderen, la sua anticipazione è contenuta in un articolo della rivista
3. The Pirst Pive Years 01 Communist Internalional, New York,
di sinistra olandese «De Nieuwe Tijd.. (1913).
Piòneer Publishers, 194.5,voI. I, pp. 201-6.
11
lO (
nuovi continenti, la scoperta di nuove risorse naturali e, nell'ondata di ,
Infatti, !'ipotesi della possibilità- non della 'fatalità' di una
questi fattori, avvenimenti decisivi di natUra 'sovrastruttUraie' come le nuova fase ascendente dell'economia capitalistica, che i por-
i! tavoce dello stalinismo respingevano con il consueto arma-
guerre e le rivoluzioni, determinano il carattere e l'alternarsi di fasi ,)

ascendenti, stagnanti o declinanti dello sviluppo capitalistico 4. mentario di argomenti di sapore poliziesco, si è dimostrata
valida: non essendo stato rovesciato dalla rivoluzione e aven-
Questa precisazione - importante dal punto di vista del do superato la prova della seconda guerra mondiale, se pur
metodo perché ribadisce la necessità di non isolare l'analisi con la perdita di nuove aree, il capitalismo ha conosciuto a
economica dall'analisi globale delle tendenze operanti nella partire dalla fine degli anni quaranta o dall'inizio degli anni
società capitalistica - è di per sé sufficiente a mettere in cinquanta una nuova fase ascendente vigorosa che ha investito
guardia contro ogni tentazione di trasformare una interpreta- contemporaneamente gli Stati Uniti, il Giappone e l'Europa
zione dell'andamento storico concreto dell'economia capitali- occidentale. Il quadro abbozzato da Trotskij può essere,
stica in una specie di legge insopprimibile per cui cicli lunghi dunque, completato come segue: dal 1914 al 1940 si è
di sviluppo accelerato si alternerebbero inevitabilmente a cicli registrata una nuova onda lunga di ristagno odi sviluppo
lunghi di ristagno o di sviluppo contenuto. Resta tuttavia che limitato, mentre dal dopoguerra (o dal 1940 negli Stati Uniti)
le critiche rivolte alla tesi 'Trotskij-Kondrat'ev' si sono sino al 196~-68 circa si è avuta una nuova onda lunga di
dimostrate false; resta, soprattutto, che !'interpretazione è sviluppo accelerato 6. Analogamente a quanto avvenuto in fasi
confortata dall'analisi storica concreta'.
precedenti, la fase ascendente del secondo dopoguerra è stata
caratterizzata da una esplosione tecnologica. Come l'ondata
4. Lettera comparsa nella primavera del 1923 e pubblicata in
dal 1847 al 1873 era stata contraddistinta dalla sostituzione
«Founh International», maggio 1941. della macchina a vapore con il motore a vapore, quella tra il
5 . U n esempio di critica di stampo staliniano è fornito dal libro di 1893 e il 1914 dall'introduzione del motOre elettrico e del
L. L. LJUBosIC, Questioni della teoria marxista-leninista delle crisi motore a scoppio, cosi l'ondata più recente ha visto l'affer-
agrarie, Torino, Einaudi, 1955: «la teoria antiscientifica del Kon- marsi dell'elettronica e dell'energia nucleare. Rimane una
drat'ev sui 'grandi cicli della congiuntUra' di 30-60 anni, tenta di
spiegare le crisi agrarie persistenti con una duratUra ondata di ribasso questione aperta - su cui torneremo alla fine del nostro scrit-
del 'grande ciclo'. Lo schema artificiale degli inesistenti 'grandi cicli' to - se dopo il 1968 sia commciatao no una nuova onda
fu inventato dal sabotatore Kondrat'ev per spiegare la profonda lunga depressiva.
decadenza, lo sfacelo e tUtti gli inconvenienti del capitalismo dopo la
prima guerra mondiale con la lunga onda depressiva del 'grande ciclo'
cui sarebbe fatalmente subentrata una nuova era di prosperità del ca-
pitalismo. Riteniamo superfluo dilungarci ad analizzare questa 'teoria' 1/ .ic/o degli anni flenti
apologetica borghese, che mira unicamente a contrapporre alla dot-
trina di Lenin e di Stalin sulla crisi generale del capitalismo l'afferma- Dall'inizio del secolo all'inizio degli anni venti si erano suc-
zione della 'incrollabile perpecuità del regime capitalistico Non a ced uti tre cicli economici. Il primo, dal 1900 al 1907, era
caso, di questa teoria dei 'grandi cicli', che predice unà nuova era di
prosperità capitalistica, si fece banditore il giuda Trotskii, agente delle
spie fasciste che ardi i suoi piani nefandi e commise i suoi atroci 6. Nel capitolo Die'lange Wellen' in der GeschichtedesKaPitalismus
misfatti calcolando sull'accerchiamento del capitalismo e mirando a (Le 'onde lunghe' nella storia del capitalismo) del suo Der
ristabilirlo nel nostro paese» (pp. 456-7). Una critica alla «scorretta Spatlea.f1italismus (Frankfurc, Suhrkamp Verlag, 1972),. ER-
teoria di Kondrat'ev sui cicli lunghi, che anche Trotskij ha ampiamen- NEST MANDELtraccia il seguente quadro delle onde lunghe alter-
te accettato» e che si baserebbe «sull'azione che la grande crisi agraria nate, cioè di espansione sostenuta e di ristagno o sviluppo limitato:
del XIX secolo esercitò sull'industria» è introdotta di passata anche 1793-1825, 1826-1847, 1848-1873, 1874-1893, 1894-1913,
nello scritto di EUGENVARGA,La grande crisi e le sue conseguenze 1914-1939, 1940 (1945)-1966, 1%7 Una sintesi di questo
politiche (tradotto nel volume dello stesso Varga La crisi del capitolo è stata introdotta in un articolo dello stesso Mandel, compar-
caPitalismo,Milano, Jaca Book, 1971, p. 325). sb nel «Monde diplomatique» del novembre 1974.
12 13

stato legato allo sviluppo della sidèrurgia (compresi gli usi


militari), delle costruzioni navali, delle centrali elettriche e dei
ufficiale. Seri elementi di squilibrio - politici o più stret-
tamente economici - continuavano ad agire: si pensi ai
telefoni. Il secondo, tra il 1907 e il 1913, era stato caratteriz- problemi creati dal ritorno al go/dstandard con allineamenti.
zato dagli stessi elementi stimolanti. Il terzo,-tra il 1913 e il delle monete all'oro sulla base di rapporti rivelatisi erronei, e
1921, era stato condizionato dalle esigenze belliche e, succes- alle conseguenze negative per la bilancia commerciale e la
sivamente, della ricostruzione. Tra gli elementi più specifici bilancia dei pagamenti, nonché alla tormentosa questione
erano entrati in gioco una crescita notevole dell'industria delle riparazioni e dei debiti di guerra. In realtà, nell'ambito
chimica e !'impulso dell'industria automobilistica. della fase cui ci riferiamo, r ascesa non è Stata affatto costante
Il rilando postbellico inizia dal 1919. In Europa, dove nn- né generalizzata e il boom vero e proprio non ha avuto inizio ..
dustria si riprende con lentezza, assume un carattere in larga che nel 1925.
misura speculativo. Negli Stati Uniti invece ha un respiro ben I dati globali indicano che tra il 1925 e il 1929 la
maggiore, con una notevole riconversione dell'industria àlle produzione mondiale delle materie prime ha registrato un
esigenze di pace. (Per non. citare che tre indicatori, la . incremento dell'Il %,la produzione industriale tra il 23 e il
produzione di petrolio passa da 356 milioni di barili nel J 918 27% e il commercio mondiale di circa il 20% (Rev;ew o/
a 378 nel 1919 e 442 nel 1920, la produzione di automobili World Production 1925-1931, pubblicata dalla Società delle
aumenta nello stesso triennio da 1.153.000 a 1.974.000 e a Nazioni). Ma in paesi importanti, come la Gran Bretagna e il
2.350.000, mentre la costruzione di navi ha un andamento Giappone, l'andamento è stato sensibilmente meno positivo
più irregolare in quanto sale da 3.303 migliaia di tonnellate I che negli Stati Uniti e nella stessa Germania. In Gran Breta-
nel 1918 a 4.075 nell'anno successivo per cadere a 2.746 nel gna, se si sono sviluppate nuove industrie e se nella regione di
1920). Ma già nel 1921 si verifica una caduta che comincia in Londra e del Sud-Est la congiuntura è stata favorevole, nel
Giappone nel mese di marzo per coinvolgere nel mese suc- Galles, nella regione di Manchester e nel Nord-Est si è avuta
cessivo gli Stati Uniti e quindi l'Inghilterra, la Francia. e una disoccupazione abbastanza elevata, soprattutto dopo lo
l'I talia. . sciopero generale del 1926. L'industria del carbone e dell'ac-
. .E' con l'avvio al superamento della crisi del 1921 che si ciaio, i cantieri navali e le costruzioni hanno conosciuto una
inaugura il ciclo degli anni venti, cui porrà fine il terremoto situazione depressiv~. Quanto al Giappone, il tasso di svilup-
del 1929. Tra i fattori trainanti di questo ciclo, lo sviluppo su po negli anni venti è stato pari a circa la metà del decennio
scala mondiale dell'induStria a1.itomobilistica, dell'industria precedente e di quello successivo.
della gomma, dell'industria petrolifera, delle attrezzature Negli stessi paesi a sviluppo più sostenuto non sono man-
industriali, degli apparati elettrici, dell'industria chimica. Si cati- anche dopoil 1925- i momentidi pausao di rallen-
verifica un boòm delle esportazioni di capitali statUnitensi, in tamento. Nel 1927 un ribasso della produzione si è verificato
primo luogo in direzione della Germania. negli Stati Uniti (nndice industriale, basato su& media
Durante questo periodo, sino alla vigilia del' crollo 1923-25, cadeva da 111 nel maggio a 99 in se~embre). Nel
clamoroso, si diffonde una straordinaria euforia tra gli uomini 1925, d'altronde, era già iniziata la flessione nell'industria
di affari, tra gli economisti e tra gli uomini politici. Si prevede delle costruzioni. Nell'inverno 1925-26, dopo il fallimento
quasi senza eccezioni una durata indefinita del boom e si suc- della Stinnes nel giugno precedente, si era avuto in Germania
cedono i panegirici dell"epoca nuova' in cui esisteva ormai la un sensibile aumentO della disoccupazione e contemporanea-
possibilità del benessere universale, se non dell'universale mente erano calati in modo drastico gli investimenti '.
arricchimento.
Eppure un esame anche sommario basta a mettere in luce 7. Oltre alle fonti via via indicate, ci serviamo largamente dei dati
forniti dal recente libro di CHARLESP. KINDLEBERGER, The WOf'kJ
quanto la realtà differisse dal quadro tracciato dalla retorica. Depress;on 1929-1932, University of California Press, 1973.
I

l
f- 14
I 15
Aggiungiamo qualche altro dato per dare un'idea della por- mentre i profitti delle società finanziarie sono cresciuti
tata dell'ascesa di quel periodo e di certe sue caratteristiche. addirittura del 150%8 .
Negli Stati Uniti, nel momento culminante del boom, la di- Al quadro del periodo mancherebbe un elemento importan-
soccupazione era dell'ordine del 3,1 %, mentre gli aumenti te se ndn accennassimo al boom della borsa, destir..atO a
complessivi dei salari tra il gennaio 1925 e il gennaio 1929 diventare oggetto di inesauribili polemiche dopo lo spet-
non erano andati oltre il 5% (l'aumento è statO dell'8% tra il tacolare crollo dell'autunno 1929. Tendenze speculative in
1923 e il 1929). Quanto ai prezzi, l'indice generale ha borsa si erano delineate a partire dal 1924: già nel 1925 si era
registrato tra il 1926 e il 1929 una riduzione di circa il 5% toccato in due occasioni il tetto dei tre milioni di azioni
con un andamento opposto dei prezzi agricoli (+ 5%) rispet- negoziate in un solo giorno e lo stesso livello era stato
to a quelli delle altre merci (- 8% circa). Per passare a raggiunto tre volte nell'anno successivo. Ma era nel 1928 e
qualche dato più significativo, la produzione industriale, nei primi mesi del 1929 che il fenomeno assumeva le dimen-
rispetto al 1913, ha segnato nel 1929 i seguenti aumenti: sioni più clamorose. L'attrazione della borsa era tale che si
verificavano dirottamenti dagli investimenti industriali e una
Stati Uniti + 75%
diminuzione dei depositi bancari e a causa delle speculazioni
Belgio + 52%
borsistiche, in particolare dalla metà del 1928, si verificava
Francia + 39,05% anche una caduta degli stessi prestiti esteri. Finanzieri,1
Germania + 10% speculatori e agenti di borsa costruivano un fantastico castello
Gran Bretagna + 9% di sempre nuove società finanziarie, investment trusts ecc. , I 0'

escogitando i metodi più ingegnosi e meno scrupolOsi pe;-


Va da sé che questi dati hanno un valore relativo: b~ti pen- consentire la partecipazione all'avventuroso festino anche di
~are che la Francia ha raggiunto il punto più alto della coloro che disponevano di capitali relativamente limitati i
produzione industriale non nel 1929, ma nel 1930 e che, (grazie agli 'acquisti a termine' e con il ricorso ai prestiti di '
per la Germania, per ragioni ovvie, il riferimento del 1924 è agenti di borsa, per cui un acquirente doveva sborsare solo
~ più significativo di quello del 1913 (effettivamente, rispetto al una parte del valore delle azioni, in molti casi non oltre il
1924, il progresso maggiore è stato ottenuto appunto dalla 25%9). Il saggio di Galbraith, The Great Crash, fornisce in
~ Germania).
proposito significativi dati e illustrazioni.
i N el corso degli anni venti la produzione industriale negli Solo alcune cifre per dare un'idea delle dimensioni del
Stati Unici ha registrato un incremento notevole della produt- fenomeno. L'indice dèll'«Annalisc>" comprendente ven-.
tività: l'aumento per uomo-ora è stato pari al 40%. Contem- ticinque azioni industriali, passava da 138 al30 marzo 1926 a
poraneamente si è sviluppato un forte movimento di concen- 469 il 19 settembre 1929, mentre il più celebre Dow.Jones
trazione: nel 1930 le duecento maggiori società - esclusele (<<W ali Street Journal») , comprendente 400 azioni sempre
I
banche - erano cresciute, rispetto a dieci anni prima~ due o
tre volte di più delle società minori ed erano arrivate a con-
I trollare circa metà del patrimonio complessivo delle società.
8. Cfr. a questo proposito i dati !forniti da BERLEe MEANSin
I Societàper azioni eproprietàprivata, Torino, Einaudi, 1966. Altre fonti
e altri dati sono indicati nel volume di ARTHUR M.
! Abbiamo già segnalato la relativa modestia degli aumenti
salariali: tra il 1923 e il 1929, come si è detto, l'incremento SCHLESINGERJR.,L'etàdi Roosevelt.La crisidel vecchioordine,Bologna,
Il mulino, 1957.
dei salari è scatOsolo dell'8% di fronte a un incremento della
produzione industriale per uomo-ora del 32%. I profitti,
o

tecipanti al boom borsistico, facendo giustamente notare ché, nono-


stante la consistenza del numero, non si trattava del fenomeno 'di !.
l
9. Galbraith fornisce la cifra di un po' meno di un milione di par-

invece, nell'arco del decennio, hanno registratO un aumento


quasi doppio di quello della produttività, e cioè dell'SO%, massa' esaltatO dall'apologetica del periodo (The Greal Crash, Lon- ]
don, Penguin, p. 102). :
I
l
16 17

dell'industria, passava da 163 nell'aprile 1926 a 381 all'inizio ultimi Otto anni, vedremo presto con l'aiuto di Dio, il giorno in cui la
di "ottobre del 1929. In un periodo di tre anni la somma com- miseria sarà bandita da questo paese.
plessiva deU'aumento dei corsi superava i 100 miliardi di
dollari. Nel 1928 l'indice delle azioni industriali elalx>rato dal . Per parte sua, il predecessore di Hoover, Coolidge, con un
4(Times. passava da 245 a 331; le azioni Radio crescevano da candore mistO a cinismo aveva espresso nitidamente
85 a 420, le Du POnt da 310 a 525, le Montgomery Ward da l'ideologia della classe dominante in quel periodo, ispirata a
117 a 440, le Wright Aeronautic da 69 a 289. Quanto ai un vero e proprio culto degli affari e al mito tenace dellaissez
prestiti garantiti da titoli (broker's loans), che all'inizio del faire: 4(Gliaffari più importanti degli americani -
aveva derto
decennio avevano oscillato tra il miliardo e il miliardo e con singolare acutezza - sono gli affari», proclamando con-
mezzo di dollari, all'inizio del 1926 erano già di oltre due miliar- temporaneamente che «l'uomo che costruisce una fabbrica
di e mezzo per arrivare a circa tre miliardi e mezzo alla fine costruisce un tempio e l'uomo che vi lavora vi prega». La.sua
del 1927 e a quattro miliardi il primo giugno 1928. Nel 1929 diffidenza verso il governo -
in cui pure avrebbe dovuto
superavano gli otto miliardilo. "Nei tre mesi estivi del 1929 avere una parte non irrilevante -
lo aveva portatO, d'altra
l'ascesa assumeva un carattere frenetico: mentre per tutto il parte, a dire: «Se il governo federale scomparisse, la gente
1928, pure molto favorevole, !'indice industriale «Times» ave- comune non se ne accorgerebbe per lungo tempo».
.va segnato un incremento di 86,S punti, nel giugno-agosto La. cecità non era appannaggio degli uomini politici.
1929 l'indice saliva di ben 110 punti (da 339 a fine maggio a Uomini di affari ed economisti, più o meno noti, meritano
449 a fine agosto). Quanto alle singole azioni, valgano tre
esempi, sempre per i tre mesi suindicati del 1929: le
t
.
pure una segnalazione. Che cosa dire, per esempio, di illustri
professori di non" meno illustri università, da Lawrence a
Westinghouse passavano da 151 a 286, le Generai Electrie da Fisher, spietatamente rievocati da Galbraith, che facevano gli
286 a 391 e le Steel da 165 a 258. elogi della stabilità della borsa proprio pochi giorni prima del
E' stata soprattutto l'euforia della borsa a contribuire a tracollo? Che cosa dire della malcapitata Harvard Economie
creare quella psicologia di incondizionato ottimismo, che Society che, dopo avere a lungo previsto una recessione,
appare come uno dei tratti del periodo e che doveva capovolgeva il proprio pronostico proprio nell'estate del
inevitabilmente attirare l'attenzione critica dei posteri, forti 1929? Che cosa dire dei violenti attacchi di cui erano imme-
I diatamente oggetto quei pochissimi che osavano avanzare
del senno di poi. Si potrebbe raccogliere in proposito una
esilarante antologia a dimostrazione della clamorosa incapacità l'ipotesi che il boom non potesse durare indefinitamente?
di previsione sino alla vigilia stessa del disastro come del Di contro all'incapacità degli esponenti del capitalismo di
carattere antidiluviano di certe concezioni di politica prevedere le reali tendenze di sviluppo va ricordata l'acutezza
economica. Herbert Hoover si meriterebbe senz'altro un di analisi e di previsione di chi si sforzava di applicare
.

posto di primo piano grazie, per esempio, a un discorso correttamente il metodo marxista. Già all'inizio degli anni
dell'Il agosto 1928, in cui non si era peritato di affermare: venti, quando si era delineato il rilando del dopoguerra, si
erano sviluppate intense discussioni sulle prospettive
Oggi noi americanisiamo più vicinial trionfo finale sulla miseria dell' economia capitalistica e l'Internazionale comunista era
che in qualsiasi altro momento in qualsiasialtra nazione.Gli ospizi stata una dei principali teatri di queste discussioni. Nella
dei poveri stanno scomparendo.Non abbiamo ancora raggiunto la
relazione già citata Trotskij non aveva affatto negato le
meta, ma se ci saràdatal'opportunitàdi proseguirecon i metodi degli
possibilità di una ripresa, come non doveva negarle in scritti
successivL Ma aveva sottolineato come, nel contesto dato, le
lO. Ci sono leggere differenze tra i dati forniti da Galbraith e fluttuazioni clcliche si sarebbero inserite in un quadro com-
quelli forniti da Varga (op. cit., p. 150). Ma non infirmano la portata
del fenomeno. plessivo, in un' 'onda lunga' di depressione o di crescita con-
, tenuta. La stessa tendenza era individuata da Varga in un libro
18
19
'I

del 1922, con un esplicito richiamo a Trotskij che allora non registrava un nuovo clamoroso crollo. Questa volta i banchieri
aveva ancora un sapore ereticale H. non solo non intervenivano, ma dichiaravano esplicitamente
che non era loro obiettivo mantenere un determinato livello ,

dei titoli. Il giorno dopo si delineava una parziale ripresa, ma:


.,.. ._. .. . . . ~ ..4 ,.'0.. ..~.'~,~... ._ ..." .. _ :!O_......
Lo scoPPiodella crisi poi la parabola dlsceiioente'riprendeva sino a toccare punte i
record negative il 13 novembre. j
Segni premonitori. della crisi si erano avvertiti sin dalla Qualche elemento sulle dimensioni dei fenomeni men-
primavera del 1929. La borsa di New York aveva conosciuto zionati. L'indice Dow Jonescadevada 381 il3 settembre a 198
una prima giornata difficile il 26 marzo, quando erano stati il 13 novembre (alla fine dell'anno doveva risalire sino a 250).
scambiati oltre Otto milioni di azioni e l'indice del «Times» Secondo !'indice deU'«Annalist» dal 19 settembre al 13
aveva registrato una caduta di 15 punti. In settembre si novembre si verificava una caduta da 469,5 a 221 (con un
verificarono delle flessioni, preannunciando la fine del por- ricupero sino a 275 il 21 dicembre). Secondo l'indice del
tentoso boom. Ma l'uragano che doveva sconvolgere Wall ((Times» il 29 ottobre si produceva una flessione di 43 punti
Street si scatenava tra il 24 e il 30 ottobre con un succedersi con un annullamento dei guadagni registrati nel corso dei
di vicende drammatiche e con una caduta verticale delle dodici mesi precedenti. Lo stesso giorno erano vendute alla
quotazioni. La grande depressione, destinata a marcare borsa di New York ben 16.410.030 azioni. Il 28 ottobre le
profondamente gli Stati Uniti e, in misura più o meno grande, azioni della General Motors diminuivano il loro valore di cir-
il mondo intero, si era irresistibilmente messa in moto. ca due miliardi di dollari. Quanto alla perdita complessiva
Il crollo in borsa cominciava con il precipitare di una serie registrata dalle azioni in poche settimane, sempre àlla borsa di
di titoli mercoledi 23 ottobre. Ma il panico scoppiava soprat- New York, ammontava a oltre 26 miliardi di dollari (con una
tutto il mattino successivo, il giovedl nero: tutti cercavano di diminuzione di valore di circa il 40%). Nelle tre giornate
vendere, gli acquirenti venivano meno e le quqtazioni si dell'Il, 12 ,e 13 novembre l'indice del «Times» subiva una
abbassavano vertiginosamente. Venivano scambiati éomplessi- nuova flessione di 50 punti.
vamente tredici milioni di azioni! A metà della giornata i Per evitare di ritornarci, aggiungiamo qui qualche dato ri-
grandi banchieri decidevano di intervenire energicamente, guardante l'arco complessivo della crisi. L'indice ((Times»-
costituendo una specie di pool di acquirenti cui quattro grandi che era a 224 alla chiusura del 13 novembre 1929 - scen-
banchieri contribuivano ciascuno con alcune decine di milioni deva sino a 581'8 luglio 1932. Nello stesso periodo le azioni
di dollari (la cifra esatta è oggetto di contestazione: alcuni della Standard Oi! precipitavano sino a 22 (262 il 3 settembre
l'hanno valutata a 40 milioni di dollari ciascuno, altri a una 1929) e quelle della General Motors sino a 8 (73 il 3 settem-
somma tra i 20 e i 30 12).Il risultato voluto era raggiunto: la bre 1929). La caduta era ancora più catastrofica per i cosiddet-
valanga veniva contenuta. Si trattava, tuttavia, di un successo ti investment trusts, che tanta par~e avevano avuto nell'ascesa..
effimero. speculativa. Sempre 1'8 luglio 1932 Blue Ridge era scesa alla
Già all'inizio della settimana successiva i titoli subivano quotazione di 63 tent e Shenandoah di 50. United Founders
nuovi massicci cedimenti e il 29 ottobre -
il martedì nero _ e American Founders erano attorno ai 50 cent, mentre il 3
settembre 1929 avevano raggiunto rispettivamente 70 e 117
dollari 13.
11. C'è appena bisogno di dire che le previsioni della relazione
citata non si sono realizzate interamente. Ma era stata colta in termini
sostanzialmente corretti la caratteristica generale del nuovo ciclo. 13. Molti dei dati che riportiamo, risalenti a varie fonti, sono stati
12. Nei giorni immediatamente successivi i banchieri ributtavano utilizzati negli studi citati di KindIeberger, Galbraith, Varga e
sul mercato una buona parte dei titoli acquistati per tutelarsi contro il Schlesinger. KindIeberger riporta, per parte sua, una esauriente
pericolo dei crolli che poi si Sono effettivamente determinati. tabella sui corsi medi delle azioni in vari paesi dal gennaio 1926 al
settembre 1935.
20 21

Sulle cause del crollo a Wall Street e sui rapporti tra questo le dimensioni raggiun~e negli Stati Uniti tra il 1925 e il 1929
crollo e la grande depressione si sono accese sin dall'autunno - e soprattutto tra il 1928 e il 1929 -; mai il capitalismo ha
del 1929 polemiche e discussioni. subito una catastrofe borsistica della portata di quella che ha
Galbraith, nello studio citato, ritiene che il crollo sia stato sconvolto Wall Street nelle giornate 'n~re' d. un ottobre
, p.ro.vocatoy-,inultima analisi, dal venir meqQ"q~Uajid.ucia-Non divenuto un puntO di riferimento quasi obbligato.
, c'è dubbio che il clima di euforia alimentato dalle ripetUte Queste semplici considerazioni sono sÙfficienti a confutare
prese di posizione aì banc@eri,economistie uominidi gover- l'ipotesi secondo cui la grande depressione avrebbe avuto
no, aveva CO~!Q~J1Q._~n'~.9Igjmu:kd2.QQm.AellaQ.~a. Era come causa prima il croUo di Wall Street. L'interpretazione
inevitab"ITeche un movimento in senso inverso si delineasse opposta - corrispondente ai criteri di indagine marxisti e
- -
e con rapidità non appena cominciasse a essere intaccata condivisa anche da molti che al marxismo non si richiamano
la fiducia nella inesauribilità della portentosa ascesa. Quanto ma che sanno cogliere la reale concatenazione dei fenomeni
: più la costruzione era stata stimolata e tenuta in piedi con - è confortata, peraltro, dalla cronologia degli avvenimenti. I
i artifici di ogni genere e quanto meno aveva Cor.d§p.9ncle.oza... sintomi inequivocabili di un mutamento di congiuntura si
! con l'andamento reale deii~conò'mia~-i:aiito-pli)improvviso e erano manifestati, infatti, prima delle drammatiche settimane
ii croilo:'Perricorrere'~'~~ ~g~
\"-r~viDoso.dovevà-essere di ottobre, e il fatto che sul momento fossero stati SOttO-
sportiva, un atleta che, si droga può realizzare per un certo valutati non altera minimamente la sostanza delle cose.
periodo eccezionali performance, superiori a quelle che i suoi .v ediamo più concretamente. L'indice complessivo «An-
mezzi normalmente gli consentirebbero; ma quando la nalist» registrava per il periodo tra maggio e novembre l'anda-
saturazione è raggiunta e l'organismo ha una reazione di riget- mento seguente:
to, sopraggiunge inevitabilmente un collasso demolitore.
Al di là delle manifestazioni macroscopiche, il meCC!l~ismo maggio = 108,8
negativo veniva messo in moto da coloro che, per essere più giugno = 107,5
direttamente legati al contesto produttivo o per avere luglio = 108,5
comunque mantenuto una maggiore lucidità di analisi, per agosto = 106,8
primi avevano avvertito che la congiuntura era giunta a una settembre = 105,7
svolta e che non sarebbero servite nuove iniezioni di ottobre = 103,7.
stupefacenti. Proprio le vendite da parte di costoro avevano
determinato i primi sintomi di flessione ai primi di settembre L'indice della produzione industriale elaborato dalla Federal
del 1929. Qui arriviamo alla causa fondamentale del crash. Se Reservecalava nell'ottobre a 117, mentre era stato di 126
non esiste una corrispondenza meccanica e tanto meno una quattro mesi prima. L'industria automobilistica passava - in
corrispondenza inunediata tra congiuntura economica e anda- . migliaia di unità - da 636 in maggio a 576 in giugno, 518 in
mento della borsa, ciò non toglie che il secondo elemento luglio, 513 in agosto, 430 in settembre, 394 in ottobre, 214
non può affatto prescindere dal primo. Quando l'economia in novembre e 160 in dicembre. La produzione dell'acciaio
encra in difficoltà e poi in una crisi vera e propria, quando a
subiva pure una contrazione già partire da maggio: da 126
diminuiscono, si contraggono e in certi settori scompaiono i (migliaia di tonnellate) a 124 in giugno, 122 in luglio, 121 in
margini del profitto, il mercato borsistico encra a sua volta in agosto, 117 in settembre, 116 in ottobre e 106 in novembre.
crisi e, ripetiamolo, tanto più esplosiva e drammatica è questa Quanto all'industria delle costruzioni - che, come si è visto,
crisi quanto maggiore era stata la precedente divaricazione tra aveva cominciato a declinare già nel 1925 -,registrava una
potenzialità economiche reali e. operazioni speculative. Mai ulteriore caduta: 652 in luglio, 489 in agosto, 445 in settem-
nella storia del capitalismo tale divaricazione aveva raggiunto bre, 446 in ottobre, 350 in novembre e 300 in dicembre (le
l
.1
23
22

cifre indicano i contratti mensili di costruzione espressi in 1i"ese non è facile stabilire -ésattamente in quale misura (si
milioni di dollari). Secondo altri dati gli investimenti netti in
iiga presente, tra l'altro, che in non pochi casi i prestiti
case di abitazione diminuivano rispetto al 1928 di un miliardo 'i::èri erano una forma di sostegno alle esportazioni
di dollari.
ericane e la loro riduzione poteva comportare una con-
Nello stesso tempo si delineava un aumento delle SCorte razione di certi sbocchi l').
commerciali che passavano da 500 milioni di dollari nel 1928 Certo è che il crashha contribuitO notevolmente a dare alla
a 1800 milioni nel 1929, mentre diminuivano nettamente gli risi la forma esplosiva che nessun' altra crisi dell'economia
acquisti da parte dei consumatori (+ 7,4% nel 1927-28,
1,5% nel 1928-29). Quanto all'occupazione !'indice (1925
-= apitalistica ha assuntO in ugual misura prima o dopo di allora.
Il fattore psicologico ha avutO un'influenza molto grande,
100) aveva la seguente evoluzione: maggio = 121, giugno = sc>pratttitio pér il fattO che la catastrofe si è prodotta in un
126, luglio = 124, agosto = 123, settembre = 121, ottobre ambiente sociale, politico e culturale preso completamente
= 117. I prezzi cominciavano a scendere, in generale, a par- alla sprovvista perché cullato da millenaristiche illusioni. Il
tire da settembre con un movimento destinatO a protrarsi per croUo deter.~ina.:v.~_una.ridistribuzione di ricchezza; i gruppi
tre anni. L'indice complessivo dei prezzi del Bureau of Labour l'iÒ forti riuscivano ad approfittare anche di quella contingen-
Statistics passava da 140 in settembre a 135 in novembre e za.. Ma complessivamente il potere ciL?-cqp,istOsubiva un~
dicembre, Contemporaneamente si delineava una progressiva drastica riduzione, soprattuttO per quanto riguarda quegli
contrazione delle importazioni (le esportazioni cominceranno stratI -..:.-nUmeriCaménte abbastanza rlsti:ètti '-1 cui consumi..
a declinare dal gennaio 1930 14). a:çcrèsciuti erano stati un elemènto. di sostegno nella fase
Se il boom speculativo della borsa e il successivo crollo non ascendente. E la rovina di strati dLa.zionlsti costringeva '
possono essere considerati come la causa della grande crisi, costOro a vendere, anziché ad acquistare, una serie di beni di f
ciò non significa, tuttavia, che non abbiano avutO effetti consumo (automobili, oggetti di vestiario, di lusso, apparta-
rilevanti. Come si è accennato, non c'è dubbio che l'euforia menti ecc.) di modo che la saturazione del mercato si accen- \
borsistica ha con~~C?~ ~t~olare, sia pure artificios~ente, tUava e i prezzi cadevano ulteriormente, Commercianti e pic-\
.l,la..c_0':1~~~t':l.~}àvor~vole,come vi ha contribuito, su un altro coli e medi industriali erano trascinati in questO vortice. :
piano, il diffondersI delle vendite rateali (si calcola che nel
i 1929 circa un terzo delle automobili fossero acquistate con Il collasso dei titoli - ha notato opportunamente Galbraith -
i questo sistema). In altri termini, le risorse derivanti da colpi in primo luogo i ricchi e gli agiati. Ma rileviamo che nel mondo
del 1929 si trattava di un gruppO vitale. I membri di questo gruppO
operazioni o speculazioni sulle azioni e l'a\up~mQ d~J.potere
disponevano di una larga aliquota del redditO dei consumatori; erano
. diacq~is~<? di certi strati almeno della popolazione dilatavano la fonte della parte del leone del risparmio personale e dell'investi-
\ -la domanda e contribuivano a prolungare la durata dell'alta mentO. Qualunque cosa avesse colpito la' spesa o gli investimenti di
congiuntura, Abbiamo menzionato, d'altro canto, altri effetti questo gruppO, avrebbe avutO vasti effetti sulla spesa e sul reddito
del boom borsistico, specie nell'ultima fase: si verificava una dell'economia in generale. Il crollo della borsa sferrò appuntO questo
deviazione dagli investimenti direttamente produttivi a colpo. Per di più, il crollo tOlse brUscamente all'economia il sostegno
investimenti di carattere speculativo e si contraevano, a par- che le era venutO dalla spesa dei guadagni realizzati in borsa.
tire dal giugno del 1928, i prestiti esteri. In questo senso, la
speculazione borsistica incideva sull'andamentO produttivo,
SuU'influenza che la distribuzione del reddito di allora -
con il contenimento della dinamica dei salari operai e la com-

14. Per questi dati, richiamati anche da Schlesinger, cfr. 15. Il crash stimolava a sua volta una ulteriore, drastica caduta dei
J. M. KEYNES, Fluctuations in Net Investments in United States, in prestiti esteri con conseguenze molto serie sulle esportaZioni del
..Economical Journal~, settembre 1936 e WILSON,Fluctuations. grano, del cotOne, del tabacco ecc.
24
25
pressione dei redditi contadini -
ha avuto nella genesi della rendita fondiaria deve essere, comunque, pagata, che egual-
grande depressione avremo modo di ritornare in sede di mente gravano in modo costante certe spese generali, che le
analisi delle cause del fenomeno. spese fisse non variabili sono percentualmente più alte di
quelle dell'industria, che la riduzione della procluzione o -
La crisi agraria
l'eventuale riconversione -richiede maggior tempo che
nell'industria. Il citato studio di Ljubosic fornisce in
proposito - per il periodo tra il 1923 e il 1935 -
dati di per
Un problema che si sono posti tUtti gli studiosi della grande sé eloquenti. Per riferirsi qui a un solo elemento, l'incidenza
crisi è quello della incidenza che ha avuto nella sua genesi e percentuale della rendita fondiaria sul prezzo del frumento ha
nel suo sviluppo la prolungata crisi agraria. E' necessaria a avutO la seguente evoluzione:
questo p~oposito una breve digressione.
Sino alla metà del secolo scorso approssimativamente l'an- .1923 = 38% 1930 = 50,7%
~ damento dell'agricoltura aveva avuto un peso determinante 1926 = 26,2% 1931 = 53,9%
~ 1929 = 36% 1932 = 52,9%
sullo svolgersi dei ciclieconomici 16. Successìvamente,il ciclo
~ aveva acquistato una relativa indipendenza rispetto alla
!~
produzione agricola. Ciò non significa, c'è appena bisogno di Ciò significa che proprio nei momenti più gravi della crisi,
~ data la dinamica discendente dei prezzi, la «spesa fissa» della
accennarlo, che l'andamento della produzione agricola fosse
ti rendita ha pesato maggiormente sul contadino.
irrilevante. Basti ricordare che nel 1929 e a {ordori nei
decenni precedenti il peso dell'agricoltura nella produzione Eugen Varga ha scritto che «nell'economia agraria
complessiva continuava a essere notevole con l'impiego nel predominava la produzione semplice di merci e la
settOre agricolo di una aliquota consistente della popolazione prod uzione per il proprio bisogno» 17, in altri termini,
attiva. Valga l'esempio degli Stati Uniti, dove nel 1929 un r economia c6ntadina aveva il netto sopravvento sull'economia
quarto dell'occupazione riguardava ancora l'agricoltura. La capitalistica. Un'affermazione cosi drastica doveva inevitabil-
percentuale era ovviamente più alta - e talora sensibilmente mente attirare dure critiche: tra gli stessi economisti sovietici
più alta -
in quasi tutti gli àltri paesi decisivi. Altro dato utile trovava decisi oppositori: tra gli altri, Liubosic criticava Varga
per la t:omprensione delle ripercussioni della crisi: sempre nel sia su questo punto sia sulla concezione complessiva della crisi
1929 le esportazioni corrispondevano al 28% del reddito agraria 18. Resta, tuttavia, che la composizione organica del
agricolo statunitense.
capitale continuava a essere notevolmente più bassa in
Alla radice delle crisi agrarie sono le contraddizioni tipiche agricoltura che nell'industria con tutte le conseguenze che ne
dell'economia capitalistica in generale e le crisi si manifesta- discendono;
f
no con i classici fenomeni di sovrapproduzione. Ma Le specificità sommariamente indicate hanno come prima
nell'agricoltura, dati i tratti specifici (carattere monopolistico implicazione che la crisi agraria si manifesta meno come
della proprietà della terra, presenza della rendita fondiaria) caduta della produzione che come caduta dei prezzi e in-
che limitano la penetrazione del capitalismo o le danno un'im- crementO delle scone. Solo a più lungo termine si verifica una
pronta particolare, la elasticità, cioè l'adattabilità alle esigenze
della crisi, è considerevolmente minore. Basti ricordare che la 17. Op. cit., p. 323.
18. Dalla premessa analitica di Varga discendeva la tendenza a
16. Marx ha indicato, per esempio, nel cattivo raccolto del 1846 la ridurre la crisi agraria a una crisi dell'economia contadina. Ora, da ln
causa della importante crisi del 1847 (Il capitale, cit., libro 111,2, p. latO il processo di decadenza della piccola azienda non è affatto
89). Secondo KindJeberger !'influenza decisiva del raccoltO si è fatta limitato ai periodi di crisi, dall'altro la crisi coinvolge tutta l'agricoltu-
sentire sino al ciclo del 1857 e «forse del 1866" (op. cit.. p. 85). ra, anche quella in cui maggiore è stata la penerrazione capitalistica.

'.----
26 27

riduzion~ anche sensibile della produzione, non di rado con dalla rendita fondiaria e di svilupparsi su terreni in cui era
una contrazione delle aree coltivate (questo secondo fe- possibile ottenere per i grandi prodotti di base rendimenti più
nomeno è, tuttavia, il più delle volte conseguenza di misure elevati. Ciò valeva per le due Americhe E per l'Australia. Nel
di politica economica che tendono a incoraggiarlo con premi, caso dell'India e della Russia entravano in gioco fattori diver-
concessioni ecc.). si, ma con lo stesso risultato; i prodotti potevano affluire sul
In secondo luogo - ed è' un punto ancora più importante mercato a prezzi più bassi. Ne derivava una caduta generaliz-
- le crisi agrarie hanno avutO la tendenza ad assumere ritmi zata dei prezzi, dovuta sia all'abbassamentO del valore di mer-
di sviluppo ben diversi da quelli delle crisi industriali, cioè cato sia all'abbassamentO dei prezzi al di sotto di questo stesso
meno bruschi e molto meno rapidi. In questo senso non valore, data la sovrapproduiione.
esiste una corrispondenza esatta tra i due cicli, i cicli agrari
essendo notevolmente più estesi, al di là delle effettive La cristallizzazionedella rendita, la lentezza e l'insufficienzadella
oscillazioni interne. . sua riduzione in un periodo di diminuzionedel sovrapprofittoche è
Da questO sarebbe errato ricavare la conclusione che si trat- - -
la rendita fondiariastessa scriveLjubo§ic furono alla loro volta
una delle cause principalidella peculiaritàe della durata eccezionale
ti di fenomeni del tutto indipendenti. Ripetiamo: i ritmi e cer-
della crisi agraria 19.
te caratteristiche sono diversi e non esiste una corrispondenza
esatta. Ma, in primo luogo, le cause strutturali sono le stesse Il superamentO della crisi avveniva per l'azione convergente
(la crisi agraria è pur sempre una crisi capitalistica di sovrap- delle riconversioni culturali (sviluppo della produzione del
produzione che nasce dalle contraddizioni fondamentali del bestiame, trasformazione a prato e a pascolo di terre prima
capitalismo). In secondo luogo, le crisi industriali tendono coltivate a grano), e cioè di una almeno parziale nuova
inevitabilmente ad aggravare le crisi agrarie nella misu,ra in cui divisione mondiale del lavoro, di una razionalizzazione
comportano un restringimento degli sbocchi, mentre il
protrarsi di una crisi agraria anche in una congiuntura global-
mente favorevole è un ostacolo a uno sviluppo sostenuto 19. Il seguente passo di Engels è stato giustamente rievocato in
dell'industria. tutti gli studi marxistisull'argomento: .
Nel corso dell'ultimo secolo si sono avute due grandi crisi «I transatlantici, le ferrovie dell'America settencrionale e meridio-
nale e quelle dell'India, dettero a paesi del rutto particolari la
agrarie prolungate: la prima dal 1873 al 1895, la seconda dal possibilità di affacciarsi come concorrenti sui mercati granari europei.
1920 al 1940. Il semplice dato cronologico suggerisce due Da un lato c'erano le praterie dell'America settentrionale, le pampas
coincidenze. La prima - meno importante - è la coincidenza argentine e le steppe, già per natura adatte a essere dissodate con
dell'inizio di una crisi agraria con una crisi industriale (1873 e l'aratro; terreni vergini che da molti anni producevano abbondanti
raccolti anche con sistemi primitivi di coltivazione e senza concime.
1920-21). La seconda è una coincidenza delle due grandi crisi Dall'alcro c'erano le terre delle comunità contadine russe e indiane,
agrarie con due onde lunghe di crescita contenuta o di rista- costrette a vendere parte del loro prodotto, e una parte sempre
gno relativo (1873-95 e 1920-40). Si tratta di una conferma maggiore, per recuperare il denaro necessario al pagamento delle
empirica, in ultima analisi, dell'azione reciproca che pur sem- imposte che l'implacabile despotismo dello StatO spremeva da esse,
pre esiste tra i due fenomeni. spesso per mezzo della toreura. Questi prodotti venivano vendUti al
La crisi agraria dell'ultimo quarto del secolo scorso- come
prezzo offerto daI mercante, poiché il contadino, alla scadenza di un
pagamento, doveva procurarsi il denaro a ogni costo. Di fronte a
gli studiosi marxisti non hanno mancatO di rilevare già a par- questa concorrenza, di fronte alla concorrenza della terra vergine
tire da Kautsky - ha tratto origine dalla concorrenza ttan- della steppa e dei contadini -russi e indiani oppressi da imposte inso-
soceanica che, in seguito allo sviluppo dei mezzi di trasporto, stenibili, il fittavolo e il contadino europeo non potevano .più con-
tinuare a pagare le vecchie rendite. Una parte della terra in Europa si
aveva investito violentemente l'Europa. L'agricoltura transo- dimostrò definitivamente incapace di sostenere la concorrenza della
çeanica godeva dell'essenziale vantaggio di non essere gravata produzione del grano e le rendite caddero dovunque».

~.~ __o
29
'28

ottenuta con un uso delle macchine facilitato dalla registrano una dinamica discendente per la combinazione
diminuzione dei prezzi industriali, dall'introduzione di dazi della diminuzione del valore di mercato dei prodotti agricoli
protettivi. Contemporaneamente si era venuta delineando una (in seguito aU'introduzione di nuove tecniche ecc.) e della
certa parificazione delle condizioni strutturali: in particolare caduta dei prezzi al di sotto di questo valore declinante (in
negli Stati Unici si era esaurita la riserva di terreni liberi e si . seguito alla sovrapproduzione).
era imposta la rendita fondiaria. I dati statistici indicano chiaramente che la crisi agricola ha
La seconda crisi agraria ha: dimensioni mondiali: non preceduto la crisi generale: già prima del fatidico autUnno del
colpisce un continente in particolare, ma li coinvolge tutti. 1929. si verificano, infatti, una caduta dei prezzi e un
D'altro canto, investe non solo alcuni settori, ma tutti i settori incremento delle scorte. Dopo la relativa stabilità del
senza eccezione, rendendo cosi assai più difficile un recupero periodo 1924-28 (sovrapproduzione latente), già alla fine del
tramite.nuove riconversioniculturali. . . 1928 esplode la sovrapproduzione. La crisi si a~va tra il
L'inizio della crisi risale alla prima metà del 1920. Il 1930 e il 1934 per !'incidenza della crisi industriale. Il
fenomeno assume Particolare gravità negli Stati Uniti, dove il miglioramento relativo tra. il 1935 e il 1937 è seguito da un
reddito agricolo lordo cade da 17,7 miliardi di dollari nel nuovo peggioramento della situazione nella seconda metà
1919 a 10,5 miliardi nel 1921, mentre nello stesso periodo dello stesso 1937. In realtà, la crisi giungerà a conclusione
!'indice complessivo dei prezzi agricoli scende da 215 a 125. solo con l'inizio della seconda guerra mondiale.
Conseguenza della crisi: diminuiscono notevolmente i prezzi L'indice generale dei prezzi agricoli - considerando come
della terra e aumentano notevolmente i debiti (le spese per base 100 la media del periodo agosto 1909-luglio 1914-ha
interessi per ettaro raddoppiano tra il 1916 e il 1923). il seguente andamento:
Dopo il 1921, con l'inizio del nuovo ciclo economico, si
registra una ripresa dei prezzi, e tra il 1924 e il 1928, in 1920 = 211. 1927 = 139
corrispondenza con l'alta congiuntura, si opera una certa 1921 = 125 1928 = 149
ristabilizzazione. Tuttavia, si accentua e si generalizza il cosid- 1922 = 132 1929 = 146
detto fenomeno delle forbici, cioè la divaricazione tra prezzi 1923 = 142 1930 = 126
agricoli e prezzi industriali a vantaggio di questi ultiJni. Con- 1924 = 143 1931 = 87
temporaneamente aumenta in misura considerevole il peso 1925 = 156 1932 = 65
della commercializzazione dei prodotti. (con il divario tra 1926 = 145
prezzi all'ingrosso e prezzi al minuto). Si delinea cosi un tratto
caratteristico della nuova crisi. A gravare sull'agricoltura non 1.0 stesso indice dà per i prezzi dei cereali negli Stati Uniti
è più solo la rendita fondiaria, ma anche la struttura monopo- (medie annuali):
listica o tendenzialmente monopolistica del capitale finan-
ziario.
1927 = 128 1931 = 63 1935 = 103
Un'altra caratteristica consiste nel fatto che la crisi producé 1928 = 130 1932 = 44 1936 = 108
vere e proprie tendenze regressive. In ultima istanza, si deter- 1929 = 120 1933 = 62 1937 = 126
mina una riduzione sensibile della produzione. Molti settori 1930 = 100 1934 = 93 1938 = 74
subiscono una involuzione. C'è un ritorno - relativo - alla
trazione animale con un ribasso del livello di meccanizzazione
Pet quanto riguarda la caduta in vari paesi dopo il 1928,
e diminuisce l'impiego di concimi. Come risorsa estrema, ci
sono tendenze a rifugiarsi in una agricoltura di autoconsumo. vale la pena di ricordare che nel 1933 i prezzi agricoli
corrispondono alle seguenti percentUali dei prezzi del 1928:
Più ancora che nella grande crisi del secolo scorso i prezzi

-, .._--
.' '--. --"--
.~~

31
30

Germania = 64,6% Argentina = 52,5% presentate dal reddito agricolo del 1932 e del 1933 rispetto a
Gran Bretagna = 75,7% quello del 1929 (che pure, ricordiamolo, non era stato per
Nuova Zelanda = 52,8%
Stati Uniti = 47% l'agricoltura un anno record):
Italia = 52,9%
Canada = 50,6% Olanda = 57,9% 1932 1933
I
Germania 66% 73,5%
Le scorte mondiali complessive - eccettuata l'Unione Inghilterra 82,5% 23
Sovietica - sono come media annua di 18.670 migliaia di Stati Uniti 43,2% 53,4%
tonnellate nel periodo 1925-29 ed evolvono come segue dal Canada 46% 45%
1928 al 1934 20:
Argentina 59,4% 51,7%
1928 = 19.160 1931 = 27.134 1934 = 31.271 Ungheria 56% 54,8%
1929= 25.964 1932 ='26.971 Romania 49,4% 42,4%
1930 = 24.739 1933 = 29.475 Danimarca 68% 71,2%
Va notato - si tratta di una peculiaiità della crisi agricola
Il rapporto tra prezzi agricoli e prezzi industriali si sviluppa che già abbiamo richiamato - che alla caduta dei prezzi e
. a detrimento dei primi: l'indice delle forbici -
con la media all'aumento delle scorte non corrisponde necessariamente una
del periodo 1909-14 eguale a 100 - è il seguente tra il 1928 contrazione della produzione. Nel 1932, anno in cui la
e il 1934: 96, 95,,87, 70, 61, 64, 73. . produzione industriale tocca i punti più bassi, la produzione
~jubosic sottolinea, per parte sua, come i prezzi dei prodot- agricola in volume non è affatto diminuita né si sono ridotte,
ti agricoli registrino tra il 1929 e il 1932 diminuzioni tra il 55 in generale, le aree messe a cultura. Nel 1932, secondo rAn-
e il 60%, scendendo sino a due volte al di sotto del livello nuaire Internationa/ 1935-1937, la superficie a frumento nel.
prebellico e risultando inferiori persino ai prezzi del 1895, i mondo (esclusa l'Unione Sovietica), che era stata di 101,3
. più bassi di tutto il secolo scorso 21. Secondo altre stime, milioni di ha. nel periodo 1926-30, è addirircura di 105,6 .
riferite da Kindleberger, dalla base 100 per il periodo milioni di ha. e la produzione -mondiale, che era stata di
1923-25 i prezzi agricoli passano a 70 nelluglio-ottobre 1929 1021,9 milioni di quintali nel 1926-1930, è passata a 1049,4
con un paràllelo aumento delle scorte di circa il 75%. Nel milioni. Solo più tardi, sotto lo stimolo della caduta dei
dicembre 1932 viene raggiunto l'indice 24,4 con un ulteriore prezzi dei prodotti al di sottO del loro valore, si manifesta
incremento delle scorte del 50% circa. Nei tre anni 1930, negli Stati Uniti e in altri paesi una tendenza alla contrazione
1931,1932 il ribasso dei prezzi è rispettivamente del 40, del della produzione, tendenza stimolata, specie negli Stati Uniti,
28 e del 12% 22. da misure governative.
In queste condizioni il reddito agricolo subisce naturalmen- Per limitarsi agii Stati Uniti, l'indice del volume della
te una severa contrazione. Per limitarci a una sola serie di produzione dei cereali, base 1924-29 = 100, ha la seguente
dati, ecco, per alcuni paesi sig~ificativi, le percentuali rap- evoluzione:
1928 = 108 1931 = 89 1934 = 44
20. Cfr. i dati dettagliati per una serie di prodotti impol.:tantinello 1929 = 93 1932 = 85 1935 = 71
stUdio citato di Varga (p. 332), che utilizza come fonte il «London and 1930 = 85 1933 = 61 1936 = 55
Cambridge EconomicService». .
21. Op. cit., p. 263.
22. ll1i, p. 86. Cfr. nello stesso Kindleberger dati sull'andamento 23. L'indicazione manca nella fonte che è il World Economic SUr1Iey
specifico di alcuni prodotti fondamentali. 1933-1934 della Società delle Nazioni.

~',~"':~._'''''''
32
33
L'indice complessivo dei prodotti agricoli segna per lo te aggravata - sino a raggiungere le eccezionali dimensioni
stesso periodo:
indicate.- dall'esplodere della grande depressione (basti pen-
1928 = 104 1931 = 107 1934 = 94 sare all'incidenza della contrazione generalizzata dei consumi).
1929 = 101 1932 = 100 1935 = 92 Dalla fine del ~929 la connessione tra crisi agraria e ciclo
1930 = 101 1933 = 97 1936 = 9S negativo generale diventa ovviamente più stretta. . .

Sia detto di passata, questa è una con(erma ulteriore della


Quanto alle superfici coltivate, secondo l'Annuario del- profondità della penerrazione del capitalismo nelle campagne
come della sostanziale identità della molla fondamentale della
l'Istituto internazionale di agricoltura utilizzato da Varga, l'an-
edamento sarebbe stato (in milioni di ha.); crisi.

-
'1929 30 -
1930 31 -
1932 33
barbabietola 2,22 Il momento culminante
1;96 1,77
tabacco 2,42 2,42 2,07
cotone 33,62 Abbiamo già visto come, dopo le flessioni prodottesi già
30,88 29,13
iuta 1,39 nei mesi precedenti, la crisi si sviluppasse ormai in modo net-
0,76 0,87
canapa to nell'autunno del 1929. Vale la pena di ricordare che nep-
0,47 0,35 0,27 pure dopo le vicende dell'autunno gli esponenti più
aUtorevoli della classe dominante comprendevano tUtta la
Nella sua interpretazione della crisi Kindlebe.çger sostiene gravità della crisi né si rendevano conto di essere di fronte a
che si è avuta un'azione reciproca tra caduta dei prezzi e
un fenomeno di lunga durata. Alcuni sintomi parziali (come
agricoli, arresto dei prestiti esteri e rafforzamento delle tar~e i fatti dovevano rapidamente dimostrare) del tutto effimeri -
protettive. Afferma inoltre che tra il 1925 e il 1929 si era già una relativa ristabilizzazione del corso medio delle azioni nei
verificata «quella che per analogia potrebbe essere definita primi mesi del 1930, un andamento analogo di indici della
una deflu:ione strutturale nell'economia mondiale dei prodot- produzione industriale, delle importazioni e dell'occupazione, .
ti primari... L'accumulazione delle scorte aveva contribuito per un rallentamento della caduta dei prezzi di una serie di
un certo periodo ad attenuare la gravità della situazione e materie prime - contribuivano ad accreditare le inter-
nello st~sso senso aveva agito, sino alla metà del 1928, l'ab- pretazioni ottimistiche. Anche questa volta erano le
bondanza del credito. Il mondo, secondo il nostro autore, dichiarazioni di Hoover ad assumere un carattere quasi sim-
avrebbe potUto sottrarsi alle conseguenze della sovrap- bolico. Nel marzo 1930 !'incauto presidente proclamava che
produzione di materie prime se avesse evitato la deflazione gli effetti peggiori del crollo di autunno sull'occupazione
monetaria. Ma la combinazione di surplus e. di deflazione sarebbero stati superati entro sessanta giorni. Il primo maggio
monetaria ha fornito «lafatale miscela» 24.
esprimeva di nuovo la convinzione che il peggio fosse passato
Secondo noi, è più giusto sOttolineare l'andamento relativa- e qualche settimana più tardi affermava che entro l'autunno si
mente indipendente della crisi agraria, che, a parte le con- sarebbe ritornati alla normalità.
siderazioni storico-teoriche generali, dovrebbe discendere da La crisi doveva, invece, prolungarsi per oltre tre anni: la
tutta la nostra esposizione. Ciò non significa affatto, lo ripresa vera e propria non sarebbe venuta prima del 1933.
ribadiamo, che la crisi agraria non abbia contribuito a Sarà la crisi più lunga subita dal capitalismo nel corso della sua
preparare la crisi generale e non sia stata a sua volta seriamen- storia e finirà col coinvolgere il mondo intero, anche se saran-
24. Op. dI., p. 107. no diversi, nei vari paesi, forme, ritmi e profondità.
Manifestazioni della crisi saranno la guerra delle tariffe, la
,op'.

35
~.4
crisi monetaria e la crisi del sistema bancario, che determine- maggiore contrazione 25. la. dinamica complessiva è,
ranno, specie in alcuni paesi, momenti particolarmente dram- comunque, fuori discussione.
matici, dal crollo del Kredit Anstalt in Austria nel 1931 alla Dalle statistiche della Società delle Nazioni si possono
chiusura delle banche negli Stati Uniti agli inizi del 1933. trarre i seguenti dati sulla produzione industriale nei vari
Vediamo alcuni dati essenziali per una valutazione, se pur paesi (1928 = 100):
sommaria, della portata della crisi. Non ritorneremo ovvia- 1929 1930 1931 1932 1933'
mente sugli sviluppi nell'agricoltura già ricordati nel capitolo
precedente. .
Stati Uniti 107,2 86,5 73 62,5 56,5
Da statistiche redatte dalla Società delle Nazioni, ripr:ese Gr!tn Bretagna 106 87,8 88,8 90,1 89,9
anche da Arndt, si ricava innanzi tUtto il seguente andamento Francia 109,4 110,2 97,6 79,5 80,8
generale per quanto riguarda la riduzione percentuale della Germania 100,4 90,1 73,6 61,2 67,3
produzione industriale, del reddito nazionale e dei prezzi
all'ingrosso tra il 1929 e il. 1932 nei tre principali paesi Giappone 111,4 105,6 100,7 101,0 120,7
ind ustriali: Polonia 99,7 81,8 69,3 52,2 48,2
Canada 108,1 91,7 76i 62,8 65,2
Stati Uniti Germania Gran Bretagna
Belgio 100,1 89,8 82,8 69,9 74,3
produzione industriale 54% 42% 17% Nel quadro di una generale tendenza recessiva l'entità e il i
reddito nazionale 53% 39% 20% ritmo della caduta sono diversi: il Giappone costitUisce
prezzi all'ingrosso 38% . 35% 30% addirittura un'eccezione.
Altro indice significativo è quello della produzione di mac- \
La durata considerevolmente più lunga della crisi del
1929-32 rispetto ad altre crisi emerge, per esempio, da un chine. Prendiamo i dati di alcuni paesi europei (1928 =
100):
calcolo dei mesi della recessione nella produzione del ferro, 1929 1930 1931 1932 1933
del carbone, e nell'edilizia. Per il ferro, nelle tre crisi \
1907 -08, 1920-21 e 1929-32 la durata è stata rispettivamente Germania 101 83 60 38 42
di 3, 16 e 39 mesi, per il carbone di 6, 4 e 41, per l'edilizia di Francia 114 114 99 70 78 ~
9,ge57. . Q
Gran Bretagna 107 103 84 76 84
La produzione industriale mondiale ha avuto per le due !
Polonia 100 76 56 44 45
sezioni fondamentali dei mezzi di produzione e dei mezzi di \
consumo il seguente andamento, partendo dalla base l 00 per Secon~o calcoli ufficiali l'indice della produzione della (I
"
il 1928: industria manifatturiera ha avuto la seguente evoluzione
1913 1929 1930 1931 1932 1933 (1947-49 = 100) 26:
1929 = 58 1931 = 39 1933 = 36 I
mezzi di produzione 69 110 96 82 62 75
1930 = 48 1932 = 30 l'
mezzi di consumo 81 105 98 91 89 96
Come fa nocare Varga, !'indice della produzione di mezzi di
25. Senza contare l'Unione Sovietica l'indice sarebbe, per i mezzi
produzione, nella tabella riportata, risulta più alto di quanto
di produzione, 104 nel 1929, 94 nel 1930 e 78 nel 1931, per i mezzi
in realtà non fosse perché nel calcolo è inclusa l'V nione di consumo rispettivamente 104,93 e 92.
Sovietica; per la stessa ragione l'indice della produzione dei 26. u. S. BUREAUOF THE CENSUS,Historica/ Statistics o/ the
mezzi di consumo registra, ,,-nche se limitatamente, una United Stales, ColonialTimes lo 1957, Washington, 1960.

::;; ' '


36
37

L'indice dell'attività edilizia è stato (1930 = 100) 27: da Varga. Per gli Stati Uniti il profitto netto di 433 società
industriali considerate dalla Standard Sratistics, partendo dalla
1925 = 252,3 1930 = 100,0 1932 = 28,0 base 100 per il 1928, è passatO a 113,5 per il 1929, 67,6 per
1929 = 197,3 1931 = 78,8 1933 = 19,0 il 1930, 28 per il 1931 e 7 per il 1932. Per la Gran Bretagna
- base 1924 = 100 -l'andamentO è stato: 1929 = 120,1; .

Secondo altre stime la produzione industriale complessiva è 1930 = 119,4;1931= 92,5;1932 = 15,8.Per laGermania
caduta tra il 1929 e il 1933 del 48,7%. Rispetto, poi, a un la somma dei profitti in milioni di marchi è stata di 315 nel
indice 1923-25 = 100, sempre la produzione industriale è 1929,207 nel 1930, 116 nel 1931 e -73 nel 1932.
scesa a 87,78 e 76 rispettivamente nel marzo, agosto e set- La caduta dell'attività economica nella quasi totalità dei
tembre 1931 ed è arrivata addirittUra a 59 nel giugno 1932 paesi deÌ mondo non poteva non provocare una seria caduta
(fonte: 'Federal Reserve Bulletin'). Quanto alla produzione .dell' occupazione. Forniamo in proposito una serie di dati da
dell'aHiaio, stando alle indicazioni della relazione per il 1931 prendere con il beneficio d'inventario (la diversità delle stime
della U nited Steel Corporadon, la produzione media dell'ac- non infida, comunque, la tendenza generale).
ciaio non lavorato era stara di 43 milioni di tonnellate annue Già nel primo anno di crisi -
dal novembre 1929 al
tra il 1922 e il 1931, ma nel 1931 era solo di 26 milioni. L'an- novembre 1930 -l'indice complessivo delle buste-paga negli
no successivo si verificava un'ulteriore caduta di circa la metà. Stati Uniti cade di circa un terzo (da 95,1 a 68,5 28).La crisi
Quanto al reddito nazionale, subiva una riduzione di oltre la colpisce la classe operaia non solo con i licenziamenti, ma
metà (da 82,7 miliardi di dollari nel 1929 a 40 miliardi nel anche con drastiche e ripetUte riduzioni di salari. Nel 1931 i
1932, secondo i dati forniti da Statistical Abstract 01the United salari e gli stipendi complessivi sono già ridotti a circa la metà
States 1939, e da 87,4 a 41,7 secondo le stime 'riferite da del 1925! Alla fine del 1932 le paghe settimanali nelle
Schlesinger). Il prodotto nazionale lordo, calcolato sulla base industrie del ferro e dell'acciaio sono inferiori del 63% a
dei prezzi del 1929, secondo il già citato Historical Statistics, quelle del 1929. Quest'ultima stima - riportata da
evolveva come segue (1929 = 100): Schlesinger 29 - sembra, a dire il vero, eccessiva; Kin-
dleberger dta per parte sua una stima secondo cui l'indice dei
1929 = 100 1931 = 85 1933 = 77 lactory payrolls sarebbe passato da 1923-25 =
100 a 75 nel
1930 = 96 1932.= 77 marzo 1931 e a 43 nel giugno 1932 30. Historical Statistics
indica come guadagno orario medio di un operaio alla
Ricordiamo, infine, che in Germania tra la fine del 1928 e produzione nell'industria manifatturiera 0,566 dollari nel
la fine del 1932 il redditO nazionale cadeva da 75,4 a 45,2 1929,0,552 nel 1930, 0,515 nel 1931, 0,446 nel 1932, 0,442
miliardi di marchi. . nel 1933 e come guadagno medio settimanale, sempre per la
Molto nettO il declino degli investimenti. Kindleberger stessa categoria, 44,2 dollari nel 1929, 42,1 nel 1930, 40,5 .
ricorda che gli investimenti interni lordi, che erano stati .di n~11931, 38,3 nel 1932 e 38,3 nel 1933 (34,6 nel 1934 31). .
16.000 milioni di dollari nel 1929, sono caduti a 1.000
milioni nel 1932, mentre gli investimenti netti in quest'ultimo -
28. Questi dati - come altri riportatipiù avanti sono tratti da
un importante libro sulla stOria sindacale americana, Labor's Giant
anno sono stati di - 6.600 milioni (si sono verificati. cioè.
notevoli disinvestimenti). Step di ART PREIS, New York, Pioneer Publishers, 1964. Il dato
sulle paghe settimanali nell'industria del ferro e dell'acciaio, che può
Difficile stabilire in quale misura siano caduti i profitti. suscitare perplessità è fornito da Schlesinger (op. cit., p. 232), che cita
Riprendiamo a titolo puramente indicativo alcuni dati forniti studi di D.D. Bromley,].T. Flynn ed altri (nota 147).
29. Op.cit.,p. 232. .

27. Ibid. 30. Op. cit.,p. 169, nota 72.


31. La crisi provoca una riduzionedegli iscritti ai sindacati.Nel
38 39
L'occupazione industriale, secondo dati del «Federal Reser- Secondo dati della Società delle Nazioni i prezzi
ve Bulletin» conosce il seguente andamento (1925 100): = all'ingrosso tra il 1929 e il 1932 hanno subito una contrazione
media del 35% negli Stati Uniti, del 35% in Germania e del
marzo 1931 = 78; agosto 1931 = 74; settembre 1931 = 30% in Gran Bretagna. Considerando il periodo 1929-33, la
73; giugno 1932 = 60 caduta media annua è stata del 32% in Germania, del 36% in
Francia, del 31 % in Gran Bretagna e del 31 % negli Stati
Secondo stime riprese da Galbraith i disoccupati Uniti.
raggiungono i 13 milioni nel 1933 Con un rapporto di 1 a 4 Per gli Stati Uniti !'indice BLSdei prezzi all'ingrosso dei
rispetto alla forza-lavoro complessiva. Le valutazioni del
National Industriai Conference Board danno una cifra
prodotti più importanti ha il seguente andamento (1926 =
100): 1929 = 95,3; 1930 = 86,4; 1931 = 73,0; 1932 =
pressoché uguale (12.300.000) per il marzo dello stesso anno. .64,8.
La National Research League arriva, invece, a un totale sen- Per quanto riguarda le materie prime, ci limitiamo a
sibilmente superiore: 17.920.000. Secondo Arndt gli operai qualche esempio di prodotti tra i più significativi:
occupati passano da 48 milioni nel settembre 1929 a 36
milioni nel marzo 1933. Altre valutazioni indicano per il 1933 cacao caffè rame cotone gomma grano zinco
una disoccupazione pari al 36% della popolazione attiva 32.
Historical Statistics calcola 1.550.000 disoccupati nel 1929, giugno 1929 10,51 23Y2 74,3 18,04 20,56 1,50 6,64
4.340.000 nel 1930, 8.020.000 nel 1931, 12.060.000 nel dicembre 1929 9,13 15Y2 68,3 16,64 19,06 1,32 5,65
1932 e 12.830.000 nel 1933, pari rispettivamente al 3,2, 8,7, marzo 1930 8,67 14 69,2 14,74 15,25 1,15 4,94
15,9, 23,6 e 24,9% della forza-lavoro civile comples'siva. dicembre 1930 6,16 1OY2 46,8 9,16 8,94 0,77 4,09
Per quanto riguarda altri paesi, la Gran Bretagna registra marzo 1931 5,41 8Y2 9,9 10,15 7,13 0,76 4,01
nel 1932 tre milioni di disoccupati, cioè circa un quarto della
marzo 1932 4,44 9 5,8 6,44 3,31 0,72 2,79
popolazione assicurata, e la Germania, agli inizi del 1933, tra i
6 e i 7 milioni. In Giappone, nel 1933-34, la percentuale dei marzo 1933 3,40 974 5,0 6,19 3,03 0,54 3,00
senza lavoro tra gli operai industriali raggiunge il 40%. Dati
globali, comprendenti i 32 principali paesi capitalistici, danno (va notato che per il cacao, il caffè, il cotone e la gomma il
le seguenti medie annue (in milioni) 33: calcolo è sempre in cent per libbra; per il rame il calcolo è in
sterline per tonnellata lunga per gli anni 1929 e 1930, per gli
1929 = 5,95 1932 = 26,37 1935 = 21,39 anni successivi in cent per libbra; per il grano il calcolo è in
1930 = 11,08 1933 = 22,34 dollari per bushel per gli anni 1929 e 1930 e successivamente
1931 = 19,18 1934 = 22,34 in cent 34).
I Va infine segnalata la seria inCidenza della crisi sul com-
1931.gli iscritti all'AFLdiminuivano a un ritmo di 7.000 alla settimana I
mercio mondiale: si verifica una caduta sia per il crollo dei
e nel 1933 si erano ridotti complessivamente a 2.127.000 dai I prezzi sia per la diminuzione del volume. La riduzione è
4.029.000 del 1920. Il sindacato minatori di Lewis gìà nel 1931 non valutabile a circa un terzo. Dal gennaio 1929 al febbraio 1933
aveva più di 60.000 iscritti contro 400.000 nel 1920. Secondo altre
fonti gli iscritti sarebbero stati nel 1920 5.000.000 scendendo già nel
I
si sviluppa una spirale che va, per !'importazione mondiale
1929 a 3.400.000 con una contrazione nel decennio dal 12 al 7% complessiva, da 2.998 milioni a 944 milioni di dollari-oro.
I
degli effettivi della classe operaia (cfr. SCHLESINGER, op. cit., p. 103).
32. Dato richiamato in un recente articolo di PIERREDROUINnel
«Monde» deI4.VII.75. j 34. Kindleberger riporta in proposito tabelle più dettagliate
33. «Monthly Bulletin of Statistics» della «International I.abour h.
! includendo altri prodotti.
Review».
ìi
I
I

__J__
t'i
41 .
40
rinunciavano alla base aurea. Si sviluppavano fenomeni di tipo
Varga, valendosi sempre di dati della Società delle Nazioni,
sintetizza l'andamento come .segue (in miliardi di vecchi inflazionistico a ere ondate principali: la prima riguardante
dollari-oro): . alcuni paesi d'oltremare produttori di materie prime; la secon-
da che, in concomitanza con il ritiro della Gran Bretagna dalla
1928 1929 1930 1931 1932 1933 base aurea, coinvolgeva la stessa Gran Bretagna, i suoi
dominion e paesi scandinavi; la terza connessa all'abbandono
importazioni 34,7 35,6 29,8 20,8 14 12,5
del go/dstandard da parte degli Stati Uniti.
esportazioni 32,8 33 . 26,5 18,9 12,9 11,7
Quanto al sistema bancario, nel 1931 si aveva una crisi in
I mutamenti nel commercio mondiale non colpiscono tutti i Germania, seguita subito dopo dal crollo del Kredit Anstalt
paesi nella stessa misura: nel corso stesso della crisi, per austriaco, cui contribuiva il ritiro di crediti francesi come
esempio, il Giappone riesce ad accrescere la propria percen- . ritorsione a una prospettata unione doganale austro-tedesca.
tuale, .mentre perdono terreno, tra le maggiori potenze, sia la Negli Stati Uniti il collasso bancario si produceva alla fine
Germania sia gli Stati Uniti, che vedono venir meno le loro della presidenza Hoover, proprio nel periodo del trapasso di
eccedenze commerciali, soprattutto nel 1932. Sono, tuttavia, i poteri al neoelecco FranIdin Delano Roosevelt. Le banche
paesi produttori di materie prime a essere colpiti più erano state già chiuse una prima volta nel Nevada nell'ottobre
gravemente, data l'evoluzione della ragione di scambio. del 1932; nel febbraio erano state chiuse temporaneamente le
S.G. Triantis ha svolto in proposito uno studio analizzando banche del Michigan e del New]ersey, sempre per evitare
le tendenze di 49 paesi esportatori di prodotti primari 35. che i depositi venissero maSsicciamente ritirati. n 4 marzo
Prescindendo qui dalla più dettagliata suddivisione in quattro Roosevelt chiudeva tutte le banche del paese.
categorie, risulta, comunque, che questi paesi hanno
registrato nelle loro esportazioni tra il 1925-29 e il 1932-33
cadute da un minimo del 30-45 sino a un massimo di oltre La riPresa e la n.tlova recessione
l'SO%. Per fare qualche esempio, il Cile ha perduto oltre
l'SO%, la Cina tra il 75 e l'SO, la Bolivia, Cuba, il Perù, la Il 1933 segna la fine della crisi e l'inizio di un cilancio. Tut-
Malesia tra il 70 e il 75, l'Argentina, il Canada, le Indie olan- tavia, l'andamento non è affatto univoco: permangono dif-
desi, il Messico tra il 65 e il 70, il Brasile, l'Ungheria, la ferenze sensibili tra le condizioni dei singoli paesi o di gruppi
Jugoslavia, la Nigeria, l'Egitto e la Grecia tra il 60 e il 65. La di paesi. Nei paesi del blocco aureo la crisi tende a prolungar-
situazione di molti di questi paesi diveniva ancora più dram- si e la Francia, in particolare, continuando nel suo corso
matica nella misura in cui non avevano più -
o avevano anomalo, non raggiunge il puntO più basso che nel 1935. I
molto meno di prima -la possibilità di fare ricorso ai prestiti paesi sottosviluppati che, si è visto, hanno sofferto dram-
esteri. maticamente per la caduta verticale dei prezzi delle materie
Come abbiamo accennato, una soluzione che quasi tUtti i prime, sono pesantemente gravati da un crescente indebita-
paesi hanno cercato per i problemi determinati dalla crisi, è mento. Le stesse economie in ripresa si urtano a persistenti
stata quella delle tariffe protettive. Il che ha finito col creare difficoltà, risentendo, tra l'altro, dello stato di estrema crisi
ostacoli supplementari alla ripresa. del mercato mondiale dei capitali (<<nmercato mondiale dei
Infine, il terremoto della depressione non poteva non avere capitali era moribondo», scrive drasticamente KindIeberger).
ripercussioni sul sistema monetario e sul sistema finanziario. Vediamo sinteticamente come si sviluppò la situazione in
PJ.:ima la Gran Bretagna (1931), poi gli Stati Uniti (1932) alcuni paesi significativi.
Negli Stati Uniti l'indice della produzione industriale è
35. Cydica/ Changes ;n Trade Ba/ances o/ Countr;es Export;ng sceso a 59 nel marzo 1933 (base 1923-25 = 100), Nel
Pr;mary Products,University ofToronto, 1967. I
I
I

. I
\

L==~=-.._. . --~-- .
'1t"~'h

.42
43

luglio dello stesso anno è risalitO a 100. Il brusco 'aumento denza non sarà rovesciata che al momento dell'avanzata
era dovuto, però, più a una accumulazione di scorte che a un preparazione della guerra e dopo !'inizio della guerra stessa).
rilando organico degli investimenti. Difatti nel luglio 1934 Programmi di lavori pubblici (costruzioni pubbliche, auto-
!'indice è caduto di nuovo a 71 e solo alla fine del 1935 ritor- strade ecc.) vengono varati per fronteggiare la disoccupa-
nerà a 100 (90 nel luglio dello stesso anno). Contemporanea- zione; ma, in ultima analisi, la crisi sarà superata solo con il
mente cominciano a diminuire i disoccupati che, con l'avviarsi riarmo a ritmi sempre più sostenuti, soprattutto a partire dal
della ripresa, scendono dal 25 al 17% degli iscritti ai sin- Il Piano quadriennale, varato nel settembre del 1936. Per un
dacati. Secondo stime dell'AFLl'andamento è più precisamen- certo periodo si verifica un movimento di ritorno della
te: 1933 = 13.700.000, 1934 = 12.400.000, 1935 = popolazione dalle città alle campagne. Infine, strumento
12.000.000 (va notato che i sindacati recuperano almeno in importante della politica economica del Terzo Reich sarà !'in-
parte gli iscritti che avevano perduto: da 3 milioni alla fine del troduzion~ del controllo dei cambi. Il commercio estero si
1933 passano a 3,6 milioninel 1934 e a 3,9 l'anno dopo). ' svilupperà sulla base del sistema di clearing.
I prezzi registrano una ripresa: sulla base 1920 =
100, !'in- A parte le industrie belliche vere e proprie, si sviluppa la
dice generale passa da 63 nel marzo 1933 a 74 nel luglio dello chimica, in particolare !'industria della gomma sintetica. Alla
i stesso anno. Nei mesi successivi scende a 71 per risalire poi a fine del 1934 gli investimenti privati sono pari a 1.070 milioni
'75 nel 1934 e a 76,5 nel 1935. di marchi contro 440 nel 1932. La spesa pubblica, d'altro can-
I
Il nuovo boom si produce nel 1936-37. Nel marzo 1936 si to, aumenta notevolmente: 6,7 miliardi di marchi nel
I
I
chiude finalmente il lungo declino, iniziato nel 1929, dei 1932-33, 9,7 nel 1933-34 e 31,5 (cioè quasi la metà del red-
i prestiti commerciali. Una ulteriore spinta al rilancio viene dal dito nazionale) nel 1938-39. Alla fine del 1934 gli
I
pagamento di 1.700 milioni di dollari di titoli ai veterani della investimenti pubblici diretti ammontano a 3 miliardi di mar-
prima guerra mondiale, che costituiscono una forte iniezione chi. In questo contesto cala progressivamente la disoccupa-
i
al consumo. Contemporaneamente si verificano aumenti di zione. Dagli oltre 6 milioni di disoccupati dell'autunno 1933
I salari. Alla metà del 1937 il prodotto nazionale lordo supera il si passa a 4,1 un'anno dopo, a 2,8 nel febbraio 1935 e a 1,2
I livello del 1929. Va tenuto, però, conto che nel frattempo la nel febbraio 1936. Al maggior numero di lavoratori occupati
I popolazione è aumentata del 10% e la produttività di circa il - oltre che all'aumento dell'orario di lavoro e ai passaggi a
! 15%. Per di più, la ripresa, è disuguale: mentre i beni di con- categorie superiori - si deve l'aumento dei guadagni
I
J sumo non durevoli, sempre alla metà del 1937, superano i monetari degli operai di 8,7 miliardi di marchi tra il 1933 e il
I
iI livelli del 1929 di circa il 10%, per le costruzioni il livello 1937 (solo il 13,4% di questa differenza è da attribuire ad
! resta ancora inferiore tra il 40 e il 50% (e abbiamo detto aumenti delle tariffe 36).
sopra che il declino del settore era cominciato già nel 1925). I
In Gran Bretagna negli anni 1932-37 si verifica una ripresa
I
In Germania un profondo cambio della Situazione avviene industriale importante, in contrasto con quanto era avvenuto
con J'introduzione delle structure e delle leggi naziste. La )
negli anni venti, quando, come abbiamo segnalato a suo tem-
misura capitale è la distruzione dei sindacati che rende I
I po, il tasso di sviluppo era stato nettamente inferiore a quello
impossibile per la classe operaia la difesa dei propri interessi, dei maggiori paesi capitalistici. L'~umento complessivo della
facilitando così l'operazione di far pagare duramente alle classi I
produzione industriale è del 50% circa (20% rispetto allo
sfruttate il peso della crisi (per esempio, sono abbandonate le
-I
stesso 1929). La svalutazione -
unitamente a una politica di
40 ore e nel 1938 si arriva alla legalizzazione delle 48 ore set- I denaro a buon mercato -
costituisce un notevole incentivo. I
timanali come minimo). Progressivamente viene introdotto il I
servizio nazionale del lavoro e viene condotta una campagna 36. Per la Germania una fonte utile è The National Economy01Ger-
per il ritorno delle donne all'economia domestica (tale ten- ! many, in «EconomicJournal», settembre 1938.

j
44 4S
settori di maggiore espansione sono l'industria elettrica, !'in- statali ecc.). Gli accordi di Matignon rappresentano. un suc-
dustria motociclistica, l'industria delle costruzioni. Uno cesso economico della classe operaia (aumenti salariali, 40.
spostamento verso le industrie nuove si.registra anche per le ore, ferie pagate). I vantaggi salariali acquisiti sono però
esportazioni. La disoccupazione aveva colpito severamente la rapidamente corrosi, in tutto oin parte, dagli aumenti dei
Gran Bretagna: aveva raggiunto una punta del 17,6% con una = -
prezzi. I prezziall'ingrosso- 1913 10.0. passano da 375
concentrazione nelle zone del carbone, dei cantieri navali e nel maggio 1936 a 420 nel settembre dello stesso anno, men-
dei cotonifici (in alcuni casi era stato raggiunto il tetto del tre i prezzi al minuto- 1930. 100 = - salgono nello stesso
50%). La contrazione è lenta e parziale: nel 1935 la disoc- periodo da 76,4 a 80.,5. Nel settembre il governo Blum
cupazione resta dell'ordine del 12-13%. Nel 1937 è meno rinuncia al go/djtandarde opera una svalutazionedel franco
della metà del 1932, ma resta superiore a quella del 1929, del 25 %. Le esportazioni vengono stimolate: crescono del
corrispondendo al 10% della popolazione assicurata. Gli 12% tra l'ottobre 1936 e l'aprile 1937. La produzione
occupati sono tuttavia passati,. complessivamente, da 10,2 industriale tra l'agosto 1936 e l'aprile 1937 aumenta del 13%;
milioni nel 1929 a 11,5 nel 1937 37. la disoccupazione diminuisce del 17% dall'agosto 1936
Per il Giappone ci limitiamo a ricordare che si produce un all'aprile 1937.
boom tra il 1934 e il 1936, con lo stimolo delle spese militari I governi succeduti al fronte popolare e in particolare il
e con l'aiuto assicurato agli esportatori dalla svalutazione dello governo Reynaud dovevano capovolgere di nuovo la politica
yen. Nel periodo immediatamente successivo viene raggiunto economica francese. Un rilancio industriale aveva luogo tra il
il pieno impiego. . novembre 1938 e il giugno 1939; ma si era ormai alla vigilia
La Francia, come si è detto, conosce un andamento della guerra che doveva rimettere tutto in discussione, in
peculiare. La politica di rivalutazione, che raggiunge il Francia come altrove.
culmine con un 26% nel febbraio del 1934, provoca una. Sia pure in diversa misura e a diverse scadenze, la ripresa
caduta del commercio di esportazione (3.600 milioni di fran- finiva con il coinvolgere anche i paesi produttori di materie
chi nel 1930, 1.500 nel 1932 e 1.300 nel 1935). Anche le prime. Nei paesi del Commonwealth i prezzi ricominciavano
importazioni si contraggono (rispettivamente da 4.400 a a salire già dal 1933-34; nel 1935 Australia e Nuova Zelanda
2.500 e a 1.700 milioni). I prezzi cadono da 462 nel 1931 a raggiungevano rispettivamente gli indici 80 e 95, fatto il 1929
407 nel 1932, 388 nel 1933,366 nel 1934 e 347 nel 1935 eguale a 10.0. Il Sud-Africa arrivava a 80. e la stessa India era
(1914 = 100). Da una tabella già riportata si ricava; d'altron- in ripresa, benché con maggiori difficoltà (58 nel marzo del
de, l'andamento della produzione industriale: 1930 = 11O,2; 1933; 65 neI1935-36). Un rilancio delle esportazioni argen-
1931 = 97,6; 1932 = 79,5 e 1933 = 80.,8.I disoccupatinon tine era facilitato da una svalutazione del peso e da una siccità
raggiungono i livelli di altri paesi e in uno dei momenti negli Stati Uniti. A Cuba i prezzi del 1936 erano il doppio
economicamente peggiori sono sul mezzo milione. Questo che nel 1929. Nelle Indie olandesi, invece, nel 1936 la crisi
dato occulta, tuttavia, il fatto importante del deflusso di circa e.ra ancora in pieno sviluppo (1929 = 100.; marzo 1933 =
un milione di lavoratori stranieri (polacchi, italiani,algerini). 49,6; 1935 = 46; 1936 = 44).
Anche in Francia avviene, poi, un parziale ritorno dalle città Per la produzione di alcunematerie prime importantivalga
alle campagne. la tabella seguente:
L'avvento del governo di fronte popolare segna una rame zinco gomma cotone grano
reazione alla politica deflazionistica (tagli alla spesa pubblica, 1929 1.915 1.450. 868 12.70.0. 3566
riduzioni delle pensioni agli ex-combattenti e dei salari agli
1932 886 778 70.9 11.40.0. 3.812
1936 1,684 1.473 862 15.0.0.0. 3.491
37. Cfr. per dati in proposito sia Kindleberger sia Arndt.
1937 2.141 1.620. 1.140. 18.50.0. 3751
;~

47
46

(per il rame, lo zinco, la gomma il calcolo è in migliaia di ton- cio, con la contrazione delle spese, contribuiva pure alla
caduta. La lezione della grande depressione doveva però ser-
nellate, per il cotone in milioni di libbre, per il grano in
milioni di bushel). vire, anche se in ritardo: già nell'aprile del 1938 il governo
In generale, la situazione dei paesi sottosviluppati restava statunitense varava un programma di rilancio, rassegnandosi a
un bilancio in passivo. Come sottolinea Kindleberger, solo
difficile per tutto il dec~nnio, in. particolare per il pesante
indebitamento e la difficoltà di sostenere con crediti esteri i allora la dottrina di Keynes veniva effettivamente accettata.
Resta che la nuova fase dell'economia capitalistica e la
programmi di investimento. Va, tuttavia, segnalato che la crisi
del sistema mondiale capitalistico e l'accresciuta difficoltà, se .
nuova onda lunga' non sono state il prodotto di misure tipo
non !'impossibilità di importare in seguito alla caduta delle quelle dell'aprile 1938, ma della seconda guerra mondiale con
esportazioni, aveva, specie in certi paesi dell'America latina, tuttO quello che la sua preparazione e il suo svolgimento han-
l'effetto di stimolare uno sviluppo dell'industria nazionale, no significato per il riequilibrio del sistema. E' significativo,
segnatamente di alcuni beni di consumo. peraltro, che se, per ragioni ovvie, i paesi sottosviluppati
dovevano risentire maggiormente anche della crisi del
Il quadro della grande depressione non sarebbe completo 1937-38, poco ne risentivano, invece, i paesi europei e il
se non si ricordasse che il rilando faticosamente realizzato nel Giappone, già largamente impegnati in una crescente attività
di armamenti.
1936-37 doveva essere di corto respiro. Già nell'estate-autun-
no del 1937 si delinea negli Stati Uniti una nuova recessione.
Comincia a cadere il prezzo del cotone: da 15 cent nel marzo
a 9 cent in agosto. Nel mese di settembre la caduta si Qualche considerazione sulle cause
generalizza. La produzione industriale entra in una nuova
Per la sua genesi, per le sue caratteristiche, per la sua
spirale discendente: secondo l'indice Standard Statistics da:
141 il 25 agosto (1926 = 100) si passa a 125 due settimane profondità, per la sua durata la grande depressione ha
costituito una verifica storica gigantesca dell'l teoria marxista
dopo, e alla fine del mese si registra una riduzione del 30%
delle crisi. Resa possibile, in ultima analisi, dalla contrad-
rispetto al punto più alto del mese di marzo. Secondo l'indice
dizione tra il valore d'uso e il valore di scambio, tra la merce e
Federal Reserve la produzione industriale subisce la flessione
il suo equivalente in denaro, più che qualsiasi altro momentO
seguente: 116 nei primi otto mesi del 1937, 106 nel settem-
della storia del capitalismo la crisi del 1929-32 ha segnato «il
bre dello stesso anno, 99 nell'ottobre, 86 nel novembre, 83
crollo del tentativo di mantenere il vecchio livello di valori,
nel dicembre (1923-25 = 100). L'utilizzazione degli impianti
prezzi e tassi del profitto con una massa di capir.ale
produttivi per l'acciaio scende dal1'85% in agosto al 38 in
accresciuta». Più che mai ha espresso il «conflitto tra le con-
novembre e al 26 in dicembre. La produzione del cotone ha
dizioni di accumulazione e di valorizzazione del capitale, che I.
!'indice 143 nel marzo, 116 in agosto, 81 in dicembre
non è che il dispiegarsi di tutte le contraddizioni inerenti al
(1923-25 = 100). I prezzi dei prodotti agricoli cadono a loro I
I
volta del 24% tra il 3 aprile e la fine dell'anno. Declinano capitalismo, che intervengono tutte in questa spiegazione della
crisi: contraddizione tra lo sviluppo assai considerevole della I
anche i prezzi più in generale (tra 1'8 e il 10%). La borsa
capacità produttiva e lo sviluppo più limitatO delle capacità di \
conosce di nuovo giornate di angoscia: anche il 1937 ha la sua consumo delle grandi masse; contraddizioni derivanti dal-
giornata nera: martedì 19 ottobre.
l'anarchia della produzione che è il risultato della concor-
La ripresa era stata, dunque, di corto respiro: vi avevano
renza, dell' aumento della composizione organica del capitale e
avuto una parte importante la ricostituzione delle scorte e fat- della caduta del tasso del profitto; contraddizione tra la
tori eccezionali già segnalati. Il commercio estero subiva crescente socializzazione della produzione e la forma privata \
nuovi squilibri. D'altra parte, la riduzione del deficit di bilan-
di appropriazione» (MandeD.
"
48
49
Premesso questo, si tratta tUttavia di individuare come caduta per un periodo prolungato e, nonostante ie diversità e
abbiano operato in concreto le specifiche cause delIa crisi, la non sincronizzazione nelle scadenze e nei ritmi, la dimen-
rendendo più esplicito quanto era contenuto nella descrizione sione mondiale. Quanto profondamente l'economia fosse
abbozzata nei capitOliprecedenti.
stata scossa e quali fossero i limiti dell' 'onda lunga' dei
Gli apologeti del capitalismo si sono sforzati sin dall'inizio decenni tra le due guerre è stato confermato dal prodursi di
di individuare le cause in fattori esterni al sistema o in ten- una nuova, seria crisi nel 1937-38 dopo un breve periodo di
denze patologiche o in errori soggettivi, mettendo in risalto le rilancio.
conseguenze della speculazioneborsistica, sottolineando il Nella fase culminante del boom degli anni venti - analoga-
cattivo uso del goldstandard o evocando una serie di 'acciden-
ti' storici. Per parte sua, Herbert Hoover, in un messaggio del
mente a quanto avvenutoneglialtri cicli - si è creato, innan-
zi tutro, uno squilibrio netto tra i diversi settori, con uno
dicembre del 1930, ha addebitato la crisi alla speculazione e sviluppo molto più sensibile della produzione di beni
alla sovrapproduzione di una serie di materie prime. Suc- strumentali, in eccedenza rispetto alla domanda. Tra il 1919 e
cessivamente ha messo SOttO accusa i cartelli europei, il 1929 si è avuto, più precisamente, un incremento annuo
colpevoli di aver determinato al tempo stesso sovrap- medio del 6,4% per questo settore, mentre per i beni non
produzione e aumenti dei prezzi. durevoli !'incrementoè stato solo del 2,8% 39.
Va da sé che molte delle cause e molti degli inconv~nienti In secondo luogo, lo sviluppo della produttività e l'aumento
segnalati dagli economisti ufficiali e dai rappresentanti dei dei profitti, in specie dei profitti del capitale finanziario,sono
governi sono reali. Ma l'errore consiste sia nel confondere il stati - lo abbiamo vistO - senza paragone superiori
particolare con il generale o l'effetto con la causa, sia nel con- all'aumento dei salari, cresciuti solo dell'8% tra il 1923 e il
siderare aberrazioni evitabili Con più lungimiranza fenomeni 1929. Ciò significa che il potere di acquisto di gran parte della
o tendenze intrinsecamente connessi al funzionamento del popolazione non conosceva una espansione apprezzabile e
sistema.
che restavano, dunque, decisivi i consumi di una minoranza
La crisi del 1929 ha presentato problemi di interpretazione ricca o agiata. Contemporaneamente ha agito uno stimolo a
non tanto per il suo prodursi a conclusione di un ciclo, dopo investimenti speculativi al di là delle esigenze economiche
tutto abbastanza classico, quanto per il suo carattere esplosivo reali. Va aggiunto, per completare il quadro, che a partire dal
e per la sua durata. Galbraith ha fatto giustamente rilevare 1924 era stagnante il reddito dei contadini, in quel periodo
che sino al novembre 1929 la recessione non aveva presen- parte consistente della popolazione complessiva (in milioni di
tatO - a parte il crollo a Wall Street -
tratti molto diversi da dollari, questo reddito passava da 10,4 nel 1922 a II,3 nel
quelli delle prime fasi di recessioni precedenti o successive 1923, 12 nel 1924, 12,7 nel 1925, 12,1 nel 1926, 12,3 nel
(949). Mandel ha richiamatO alcuni raffronti statistici da cui 1927, 12,5 nel '1928 e 12,65 nel 1929). Il fatto che non
risulta che considerando non solo i primissimi mesi, ma esistessero allora le misure a favore dei disoccupati introdotte
addirittura i primi nove mesi della recessione, le variazioni successivamente ha rappresentato un altro fattore di seria
negative per quanto riguarda l'occupazione, il prodottO na- contrazione dei consumi e quindi .un ostacolo supplementare
zionale lordo, la produzione industriale, il volume delle ven- alla ripresa 40.
dite al dettaglio, le ordinazioni di beni durevoli, non sono
state qualitativamente diverse rispetto alla crisi negli Stati 39. Cfr. HUGH }ONESe RADICE,An American Experiment, Lon-
Uniti del 1937-38, 1948-49, 1953-54, 1957-58 38.Quello che don, 1936. Secondo la stessa fonte i beni di lento consumo sarebbero
ha contraddistinto la crisi del 1929 è stata l'ampiezza della aumentati del 5,9%.
40. Nel 1932, per esempio, solo un quarto dei disoccupati ha
ricevuto una assistenza sotto forma di generi alimentari e di combusti-
38. E. MANDEL, Trattato marxista di economia, cit., voI. Il, cap. XIV. bile. A N ew York coloro che potevano essere iscritti ai ruoli assisten-
50 51

Non c'è dubbio che la crisi agraria ha avutO una effettiva zionalmente la recessione e di ritardare la ripresa, e cioè <da
incidenza non solo dal punto di vista interno degli Stati Uniti, sovrapproduzione relativa in alcuni rami dell'agricoltura mon-
ma anche e soprattUtto dal punto di vista delle relazioni diale», «il rovesciamento del processo di crescente specializza-
economiche internazionali. La caduta dei prezzi delle materie zione internazionale» o la tendenza al «nazionalismo
prime ha compresso gravemente le capacità di acquisto da economico» 42, l'alterazione dell'equilibrio nei pagamenti
parte dei paesi sottOsviluppati o comunque produttori di internazionali cui avevano contribuito «i debiti di guerra e le
materie prime e la loro situazione è peggiorata via via che per riparazioni, l'alienazione di investimenti di capitali all'estero
prevenire o fronteggiare la crisi sono state ristabilite o fatta dal Regno Unito durante la guerra e i cambiamenti nel
introdotte barriere protettive. Per di più, lo abbiamo ricor- commercio mondiale». Circa l'ultimo punto l'autore insiste in
dato, a partire dalla metà del 1928 si è registrata una fIessione modo particolare sulla questione delle riparazioni, la cui
- poi accentuatasi - dei prestiti esteri statUnitensi in soluzione si urtava a una contraddizione insuperabile. Infatti
direzione- dei suddetti paesi. Poiché in molti casi i prestiti" la Germania non avrebbe potUtOrimborsare i debiti che sotto
erano serviti a facilitare l'acquisto di prodotti finiti americani, forma di prodotti manifatturati, mentre i gruppi industriali dei
la loro diminuzione o sospensione aveva la conseguenza di paesi creditori non"potevano accettare una simile prospettiva.
colpire ulteriormente le esportazioni e accrescere, dunque, la Comunque, dice Arndt nell'ultima parte del suo libro,
crisi negli stessi Stati Uniti.
tutti i fatti esaminati conducono alla conclusione che un grado di
Nel saggio ripetutamente citato Galbraith segnala cinque
deliberata pianificazione e di direzione dei fenomeni economici, sia
'debolezze' che sarebbero alla base del disastro del 1929 e ne
nazionale che internazionale, assai maggiore di quanto i paesi demo-
spiegherebbero la durata eccezionale. Si tratterebbe della cratici non fossero disposti ad accettare, era condizione essenziale per
«cattiva distribuzione del reddito» (per cui nel 1929 u~ 5% di la soluzione dei problemi economici nel mondo del dopoguerra 43.
privilegiati riceveva oltre un terzo dei redditi personali com-
plessivi); della «cattiva struttUra» delle aziende industriali e Che questi fattori abbiano operato in tUtto o in parte, che
finanziarie (che avrebbe favorito la speculazione a valanga e il taluni, come per esempio la crisi agraria, abbiano influito
successivo catastrofico collasso); della «cattiva struttura» del" notevolmente sia sull'incubazione sia sulla profondità e per-
sistema bancario (impegni delle banche in operazioni specula- sistenza della crisi, è fuori discussione: noi stessi li abbiamo
tive, frammentazione eccessiva con resistenza di un gran richiamati. Ma quello che l'analisi di Galbraith e, in diversa
numero di unità indipendenti); del «dubbio stato della bilancia misura, quella di Arndt non fanno risaltare è come questi fat-
estera» (eccedenze crescenti della bilancia commerciale, da tori non siano che manifestazioni -
stOricamente concrete -
375 milioni di dollari nel 1923 e nel 1926 a un miliardo nel delle contraddizioni di un capitalismo giunto ormai nella fase
1928, speculazioni sui prestiti esteri); dello «stato infelice» di decadenza, come all'andamento dell'onda lunga dei decenni
della scienza economica (scarsa capacità di previsione, mito del 1920 e del 1930 avessero contribuito fattori più propria-
del bilancio in pareggio) mito della intangibilità del goldstan- mente politici, come il terremoto della guerra mondiale e
dard ecc.). quello ancor più sconvolgente della rivoluzione russa, come,
Per parte sua Arndt 41 mette in risalto tre fattori che negli lo ripetiamo, certe 'debolezze' non fossero superate non tanto
anni venti hanno operato nel senso di estendere interna- per scarsa intelligenza economica o insufficiente volontà

42. Più oltre, unicamente alla «relativa decadenza della divisione


ziali ricevevano 2,39 dollari la settimana per unità familiare internazionale del lavoro», Arndt segnala, per gli anni trenta, «un ar-
(SCHLESINGER,op. cit., p. 233).
resto quasi completo dell'emigrazione e degli investimenti internazio-
41. Gli insegnamenti economici del decennio 1930-40, Torino, nali,..
Einaudi, 1949.
43. Op. cit., pp. 396-7.

i
.~. ....

53
52

politica, quanto per intrinseca incapacità del sistema di aver capito la necessità di questa leadership per l'equilibrio
superarle (è facile, per esempio, denunciare le conseguenze internazionale del sistema, ma perché la loro economia
negative delle protezioni doganali o i tentativi di ciascun conoscerà un'ascesa consistente e prolungata e le stesse crisi
paese di preoccuparsi soprattutto del suo particulare, ma non dcliche si inseriranno in una nuova 'onda lunga' di sviluppo
si dovrebbe dimenticare che le misure protettive erano accelerato: su queSta base si assicureranno per qualche lustro
ispirate dall'esigenza - certo a breve termine, ma non per una incontrastata superiorità rispetto a tutte le altre potenze
questo meno perentoria - di evi.tare cadute ancora più gravi capitalistiche.
di settori delicati della produzione nazionale). E Arndt, in Nuovi squilibri sorgeranno quando questa situazione sarà
linea astratta, non ha torco a indicare come problemi fonda- scossa prima dall'ascesa verciginosa di paesi come la Germania
mentali da risolvere «il controllo dei cicli economici» e una occidentale e come il Giappone e poi dalla grave recessione in
specie di pianificazione nazionale e sovrannazionale; ma in pieno sviluppo mentre scriviamo queste pagine.
linea concreta questo controllo e questa pianificazione non si
sono realizzati né prima né dopo il fatale autunno 1929 - né
sono stati introdotti ora - proprio perché lo impedisce il
meccanismo stesso dell'economia capitalistica.
Kindleberger, sia nell'introduzione sia nella conclusione del
suo studio, avanza a sua volta l'idea della necessità di una
regolamentazione internazionale. 10 fa in una forma par-
ticolare: «una parte della ragione della lunghezza e la spiega-
zione principale della profondità della crisi è consistita nella
incapacità della Gran Bretagna di continuare a svolgere il
ruolo di underwriter [garante] del sistema e la riluttanza degli
Stati Uniti ad assumerlo sino al 1936» (op. cito p. 28). La
nazione-guida avrebbe dovuto accettare questo ruolo: «a) nel
mantenere un mercato relativamente aperto dei beni indif-
ficoltà; b) nel fornire prestiti anti-crisi a lungo termine; c) nel I
discounting [assicurare il risconto] nella crisi» (pp. 291-2).
!
. L'obiezione a una simile impostazione è ovvia: la deprecata
I
carenza di leadership non era una causa, bensi una delle for- )
me in cui la crisi si manifestava. Il capitalismo si era intrinseca- i
mente indebolito nel corso di due decenni perché l'antica
potenza egemone non aveva più il dinamismo economico del II
passato (la relativa stagnazione della sua produzione negli anni
venti ne era la manifestazione più trasparente) e perché la
potenza candidata a sostituirla veniva coinvolta nella crisi I
prima e più profondamente degli altri paesi sviluppati e si
preoccupava più di uscire dal marasma in cui era precipitata I
che di evitare guai agli altri. Questa valutazione doveva essere
confermata dalla situazione degli anni quaranta e cinquanta.
Gli Stati Uniti conquisteranno una solida leadership non per I

I
r

,~
"T
I
I

I II
I
I Crisi economica e lotte operaie
Ii

I
I

I
I
I
!
I
I
I Il nesso tra crisi e movimento di massa nei teorici del marxismo
ì i

I
Nell'attuale fase di crisi dell'economia capitalistica si è
I
! i riproposto acutamente il problema degli effetti che una crisi
I I
I ! può avere sulla situazione e sulla dinamica di lotta del
i
movimentO operaio. Non è, quindi, un esercizio accademico
i richiamare sinteticamente quanto hanno scritto in proposito i
I principali teoriei marxisti, peraltro impegnati nelle lotte delle
I organizzazioni operaie del loro tempo.
Innanzi tutto, per riferirei all'aspetto più generale dell'anda-
mentO dei salari, Marx sottolinea a più riprese che
I
I

i
I i m,ovimenti generali del salario sono regolati esclusivamente
f
dall'espansione e ~ contrazione dell'esercitoindustriale di riserva, lequa/i
corrispondono a/l'alternarsi del periodo del ciclo industriale. Non sono-
I
1
dunque determinati dal movimentodel numeroassolutodella popolazione
operaia, ma dalla mutéVo/eproporzionein cui la classe operaia si scinde
in esercito attivo e in eserciro di riserva, dall'aumento e dalla diminu-
-I zione del volume relativo della sovrappopolazione, dal grado in cui
I questa viene ora assorbita ora di nuovo messa in libertà l.

In altri termini, essendo una merce, la forza-lavoro è sot-


toposta alle condizioni del mercato in cui viene venduta: l'ec-
cedenza dell'offerta sulla domanda tende a far cadere il prezzo
e viceversa. Naturalmente, soprattutto nella pratica attuale, la

1. Il capitale, Roma, Rinascita, 1956, voI. I, 3, pp, 87-8; cfr. anche


pp. 91-2 e 121.
/

56 57

logica economica non agisce allo stato puro, ma è con- porto crisi-lotte e, potenzialmente, lotte rivoluzionarie della
dizionata dall'elementO politico, cioè dal grado di organizza- classe operaia. A questo proposito il richiamo alle concezioni
zione e dal livello di combattività della classe operaia nel dei teorici marxisti è tanto più utile in quanto in polemiche
momento dato. recenti non sono mancati tentativi di interpretazioni
Storicamente i paesi dell'Europa occidentale hanno attra- unilaterali in appoggio alla tesi secondo cui la crisi economica
versato due grandi periodi, il primo dal secolo XVIalla metà agirebbe in senso sfavorevole a una radicalizzazione e a un
del secolo XIX, durante il quale i salari si sono ridotti sempre allargamento delle lotte o addirittura a un mantenimento dei
di più all'alimenrazione minima necessaria per la sopravviven- livelli medi degli anni seguiti al 1968.
za, il secondo dopo la metà del secolo XIX durante il quale In Marx ed Engels il problema non viene affrontato in
prima c'è stato un aumento, poi una stagnazione o addirittura modo sistematico, ma emerge da vari passi di epoche diverse.
Una flessione e quindi un nuovo aumento. C'è appena bisogno In una prefazione del 1886 al CaPitale, dopo aver constatato
di ricordare, inoltre, che nel corso del boom prolungato degli l'aumentO dei disoccupati «di anno in anno» e l'insolubilità del
anni cinquanta e della prima metà degli anni sessanta la caduta problema, Engels afferma: «Possiamo quasi calcolare l'epoca
della disoccupazione in vari paesi capitalistici è stata accom- in cui i disoccupati perderanno la pazienza e prenderanno la
pagnata da aumenti salariali, in certi casi anche abbastanza loro sorte nelle proprie mani»~.Se ne ricava, dunque, che per
consistenti 2, Infine, durante gli ultimi due anni, in una i disoccupati veniva prospettata una funzione positiva nella
situazione di recessione sempre più netta e generalizzata con lotta rivoluzionaria della classe operaia. Da una serie di altri
un notevole aumento della disoccupazione o della disoccupa- passi dello stesso Engels e di Marx traspare chiaramente !'idea
zione parziale, si sono verificate in alcuni paesi -; per la che una crisi economica fosse una condizione perché si
prima volta dopo quindici-vent'anni - contrazioni dei salari creasse una situazione di instabilità e di crisi politica e la lotta
reali. Il meccanismo specifico è stato quello non della rivoluzionaria della classe operaia ricevesse impulso. Per fare
riduzione in assoluto, ma dell'usura in seguito al processo qualche esempio, i rivolgimenti politici del 1848 sono messi
inflazionistico. Tuttavia la crescente massa dei disoccupati e il in relazione con la crisi -del 1847 e al contrario, il rilancio
pericolo di una disoccupazione ancora più vasta hanno certa- degli affari del 1849 è presentato come il fattore che «spezzò
mente agito come elementi di freno, impedendo o limitando lo slancio dei movimenti rivoluzionari del continente» 4. In
seriamente razione di recupero rispetto ai prezzi che non era una introduzione alla Guerra civile in Francia Engels scrive
stata senza risultati negli anni precedenti. ancor più esplicitamente che la crisi del 1847 è stata la madre
Soprattutto in relazione al grado di crisi complessiva del della rivoluzione del 1848, l'ascesa del 1849-51 la madre
sistema, ancor più importante del rapporto crisi-salari è il rap- della controrivoluzione. Una impostazione analoga aveva del
IJ resto ispirato una pagina significativa della giovanile opera
2. Nel capitolo V del primo volume del suo Manuale Mandel ripor- I engelsiana La situazione della classe operaia in Inghilterra 5,
ta statistiche interessanti sull'andamento dei salari durante vari secoli. come ispirerà allo stesso autore in età matura una più cauta
Vale la pena richiamare quelle riguardanti i salari reali dei minatelri I considerazione sull'influenza che una crisi economica era
britannici che da un indice 110-115 nel 1475-80 sarebbero passati
all'indice 56 nel 1528, 45 nel 1600, 38 nel 1610-20, 55 nel 1700,
I destinata ad avere «sulla storia politica e intellettuale della
65-70 nel 1740-50, 53 nel 1765-70, 47 nel 1772, 38 nel 1800 per classe operaia dell'America e dell'Inghilterra» (Lettera a
superare di nuovo 100 solo verso il 1880. Tra il 1850 e il 1914 in Wisnewsky, 3 febbraio 1886).
'Gran Bretagna e in Francia i salari reali sarebbero quasi raddoppiati. I

Per '1\1anto riguarda la Gran Bretagna dal 1800 al 1966 il rapporto tra
salari e occupazione è messo in luce con riferimenti statistici in un
3. Il capita/e, cit., p. 38.
saggio di PAOLOSYLOSLABINIcontenuto in Problemidello sviluppo I

economico,Bari, Laterza, 1970. 4. l1/i,voI. 11I,2, pp. 89-90.


I
5. Roma, Rinascita, 1955, pp. 308-9.

l
58 59

Indicazioni nello stesso senso compaiono nell'epistolario tra Per esempio, 1'11 dicembre 1851 Engels scriveva a proposito
Marx ed Engels, Per non fare che qualche esempio, il 19 della situazione in Francia:
agosto 1852, dopo aver individuato alcuni segni dell'av-
vicinarsi di una crisi, Marx aggiunge: «Larivoluzione potrebbe Entro un paio di mesi i rossi dovranno avere di nuovo un'occasione
venire prima di quanto desideriamo». Nella risposta del 21 in cui potersi mostrare, magari già diJrante le elezioni: ma se allora
agosto Engels precisa: . aspetteranno di nuovo, li do per spacciati, e allora neanche con la più
bella crisi commerciale riusciranno ad altro che avere un sacco di le-
Dipende ancora molto dall'intensità della crisi se genererà subito gnate che li metteranno definitivamente da conto per qualche anno.
una rivoluzione: subitO, cioè tra sei o ottO mesi. Il cattivo raccoltO in Che conto si può altrimenti fare della plebaglia, quando disimpara a
battersi?
Francia ha rair che là si possa arrivare a qualche cosa; ma se la crisi
diventa cronica e il raccoltO in fondo sarà un po' meglio di quanto
non ci si sia aspettato, la stOria può sempre durare fino al 1854. Con-
Il 15 novembre 1857, riferendosi alla crisi di quell'anno,
diceva:
fesso che vorrei che mi restasse, ancora un anno per studiare, devo
finire ancora qualche cosa, Sarebbe desiderabile che prima che arrivasse un secondo colpo
decisivo si verificasse quel 'miglioramento' che rendesse la crisi, da
In una lettera di alcuni anni dopo, il 14 aprile 1856, dopo acuta, cronica. La.pressione cronica è necessaria per un certo tempo
aver accennato ai problemi critici che lo sviluppo dell'in- per riscaldare il popolo. Il proletariato in questo caso colpisce meglio
dustria continentale creava all'industria inglese, Engels dice: con una migliore çonnaissançede çause e con maggiore accordo:
«In questo enorme slancio dell'industria continentale risiede il proprio come un attacco di cavalleria riesce molto meglio quando i
germe più vitale della rivoluzione inglese». Corrispettivamen- cavalli abbiano dovutO trottare per un 500 passi, prima di arrivare alla
te, Engels aveva sottolineato che la prosperità avrebbe'potuto carica, Non vorrei che scoppiasse qualcosa troppo presto, prima che
tutta l'Europa ne fosse contagiata; la lotta dopo sarebbe più dura, più
frenare la maturazione degli operai. A proposito della Francia
noiosa e più indecisa.
aveva scritto, infatti, il 24 settembre 1852: «Pare che après
tout gli operai si siano perfettamente imborghesiti per la Marx faceva una considerazione simile un mese dopo a
momentanea prosperitye per le prospettive della gIoiredell'em- proposito dell'utilità di una sosta della crisi dal punto di vista
Pire, Ci sarà bisogno di una dura lezione a forza di crisi, se degli interessi del «partito» 6.
devono riesser presto capaci di qualche cosa». Un concetto Lenin analizza agli inizi del secolo la crisi commerciale e
analogo ritorna in una lettera del 7 ottobre 1858 dello stesso industriale allora in corso traendone la conclusione che -
nel
autore che, dopo aver parlato di «progressivo imborghesimen- contesto dell'autocrazia zarista -avrebbe potuto contribuire
to del proletariato inglese», aggiunge: «Qui non c'è altra a radicalizzare gli operai e i contadini '. Ma è soprattutto in
I
salvezza che un paio di annate pessime...». D'altra parte sem- relazione alla crisi del 1907 e agli sviluppi della situazione
I
I
l
pre Engels considera che una crisi potrebbe stimolare anche dopo r esaurirsi dell'ondata rivoluzionaria del 1905 che
I forti movimenti di riforma. Il 13 marzo 1857 prospetta la precisa la sua concezione nel quadro del dibattito tra le varie
possibilità di «una bella crisi di sovrapproduzione in tendenze della socialdemocrazia russa. Per un certo periodo
I

II
Inghilterra», commentando: «Questo non può che portare - contrariamente ad altri - continua a credere possibile un
I aiuto al movimento radicale per la riforma». rilancio rivoluzionario a scadenza breve e tutte le sue
I
Sarebbe errato ricavare da questi richiami !'impressione che impostazioni sono ovviamente condizionate da questa
il rapporto tra crisi e lotta rivoluzionaria fosse concepito da premessa.
Marx e da Engels in modo troppo meccanico. Essi non
ignoravano certo che la utilizzazione di una crisi in senso 6. Tutte le citazioni sono tratte da MARX-ENGELS,Carteggio,
Roma, Rinascita, 1950.
rivoluzionario esige l'esistenza di precise condizioni politiche. I 7. Opere,voI. v, Roma, Editori riuniti, 1958, pp. 75-9.
!I
i
!I
L~_ ~;:~~.i~,
60 61

Cosi nel progetto di risoluzione per il V congresso del dati sulla crisi, neanche la più idealmente esatta; può in sostanza
POSDR indica la prospettiva di una continuazione e di un decidere se si sia o no in presenza di un'imminente ripresa rivoluzio-
aggravamento della crisi economica in corso e di una ripercus- naria, poiché questa ripresa dipende da mille fattOri che è impossibile
sione della stessa sulla lotta di classe nel senso di provocare considerare in anticipo. Senza il terreno generale della crisi agraria e
l'inasprimento e lo sviluppo di «un'azione economica di massa della depressione industriale sono impossibili crisi politiche profonde:
generale, a cui partecipino strati molto più larghi del questo è incontestabile. Ma dall'esistenza di questo terreno generale
non si può arguire se la depressione frenerà per qualche tempo la lot-
proletariato che non in quelle [manifestazioni] precedenti». ta di massa degli operai o se ad un certopunto questa stessadepressione
Raccomanda, quindi, di considerare ..ilmovimento economico spingerà alla lotta politica nuove masse ed energie fresche. Per
quale fonte principale e importantissima della crisi rivolu- risolvere la questione si può seguire una sola strada: ascoltare attenta-
zionaria che si sta sviluppando» 8. Altrove ritorna sullo stesso mente il pulsare di tutta la vita politica e stUdiare, in special modo, il
concetto, sul concetto cioè che ..Ia crisi avrebbe approfondito movimento e gli umori delle grandi masse proletarie 1'.
la lotta. politica tra le classi, contribuendo a far maturare una
nuova crisi rivoluzionaria» 9. D'aitra parte egli non contesta gli Non si poteva affermare più chiaramente che le conclusioni
effetti positivi che può avere per il rafforzamento della com- dei marxisti rivoluzionari devono basarsi su un'analisi della
pagine del proletariato e delle sue posizioni di lotta ..una situazione nella sua totalità,
ripresa degli affari». Tàle ripresa avrebbe potuto facilitare la N el periodo in cui Lenin scrive queste pagine anche
generalizzazione degli scioperi, il coinvolgimento di strati più Trotskij si cimenta con lo stesso problema. Vi ritornerà a più
vasti del proletariato: l'esperienza della rivoluzione aveva riprese: all'inizio degli anni venti, dopo la sconfitta della
dimostrato il nesso tra ..il movimento di scioperi e .rascesa seconda rivoluzione cinese e nel corso degli anni trenta. Per
rivoluzionaria» l0. questo ha potuto dare in proposito un contributo più
Ma è in un articolo comparso su ..Proletari» nel novembre organico dei grandi teorici che lo avevano preceduto, com-
1908 che Lenio, stimolato dalle esigenze di polemiche inter- preso Lenin.
ne, precisa la sua concezione, Dopo ave~ accennato a due tesi Il motivo conduttore di molti suoi scritti - in chiave
che si contrapponevano (secondo alcuni non si poteva più polemica nei confronti delle posizioni di altre tendenze del
..condurre come in passato la lotta economica offensiva degli movimento operaio russo e internazionale -
è che è sbagliato
operai» ed era quindi impossibile una ripresa rivoluzionaria stabilire un nesso quasi automatico o univoco tra crisi
imminente, secondo altri l'impossibilità della lotta economica economica e radicalizzazione o rilancio della lotta economica
spingeva alla lotta politica, rendendo quindi «inevitabile e politica della classe operaia. Nel periodo di reazione dopo la
un'imminente ripresa rivoluzionaria»), scrive: sconfitta della rivoluzione del 1905 Trotskij polemizza sia
contro quegli economisti che escludevano una ripresa dell'in-
Pensiamo che i ragionamentidegli uni e degli altri siano fondati dustria russa in quel periodo, sia contro quei dirigenti
sullo stesso errore, che consistenel semplificareuna questione tanto bolscevichi e menscevichi che, accettando per buona questa
complessa. Senza dubbio, l'analisiminuziosadella crisi industrialeha premessa, traevano la conclusione che ci sarebbe stato un
grande importanza. Ma è altresl innegabileche nessuna raccolta di
riacutizzarsi della crisi rivoluzionaria. Sostiene che, nel con-
testo dato, una crisi avrebbe avuto «l'effetto non di stimolare
8. ll1i, voI. XII, pp. 121 e 127-8.
9. ll1i, voI. xv. p. 304. la classe operaia, ma di deprimerla» e che sarebbe stata,
lO, Ivi, voI. XIII, pp. 37-8. E' vero che Lenin ripona qui argomenti invece, la ripresa economica «inevitabile» a dare impulso alla
di altri che poi confuta. Ma la confutazione riguarda la parola d'ordine lotta rivoluzionaria. Di fatto, un rilancio industriale ebbe
del boicottaggio che i suoi interlocutori ricavavano dalla premessa
analitica, non l'impostazione del problema tra ripresa e rilando delle
lotte. Il. 111;,voI. Xv, pp. 263-4.

I
!
62
r
:,
63
luogo attorno al 1910 e abbastanza presto si scatenò una fone I mo a vincere, il che è possibile, allora un mutamento nella congiun-
ondata di scioperi, culminati poi nelle grandi lotte della vigilia tura e un miglioramento del livello di vita non avrebbero un effetto
I
della prima guerra mondiale 12. I negativo sulla rivoluzione, ma al contrario sarebbero altamente
Ancora più importante la discussione sullo stesso problema I favorevoli. Un tale cambiamento sarebbe negativo solo nel caso in cui
al III congresso dell'Internazionale comunista (giugno 1921). la congiuntura favorevole segnasse !'inizio di una lunga epoca di
prosperità 14.
Nella relazione di cui abbiamo fatto cenno a proposito dei
cicli economici, Trotskij comincia con il respingere ogni Qualche mese dopo - dicembre 1921 - rirorna sull'argo-
richiamo semplicisticoalle valutazionidi Marx e di Engels 13. mento nei termini seguenti:
Venendo al nodo della questione, dice testualmente:
- la cessazione della crisi e !'incipiente ripresa economica nei paesi
Ci si potrebbe chiedere se le grandi lOtte per i salari, di cui un industriali più importanti ci porterà politicamente più vicini alla possi-
esempio. classico è lo sciopero dei minatori in Inghilterra, condurran- bilità di un movimento rivoluzionario di massa. Se in futuro il dete-
no automaticamente alla rivoluzione mondiale, alla guerra civile finale rioramento dovesse continuare nella stessa direzione dell'ultimo anno
e alla lotta per la conquista del potere politico. Ma non è marxista e mezzo - il che considero improbabile, impossibile, ed economica-
porre il problema in questO modo. Non abbiamo nessuna garanzia di mente infondato - in questO caso, secondo la mia opinione, lo
uno sviluppo automatico. Ma, quando alla crisi segue una congiuntura sviluppo rivoluzionariosarebberitardato 15.
transitoria favorevole, che cosa può significare per il nostro sviluppo? Nel 1928 una problematica analoga è rievocata in riferi-
Molti compagni dicono che, se in questa fase ci sarà un miglioramen-
mentO alla situazione in Cina dopo la sconfitta della
to, sarà fatale alla nostra rivoluzione. No, in nessun caso. In generale,
non esiste una dipendenza automatica del movimentO rivoluzionario rivoluzione del 1925-27 _Trotskij respinge la tesi dell'Interna-
zionale comunista ormai stalinizzata secondo cui la crisi
proletario da una crisi. Esiste solo un'azione dialettica re~iproca. E'
essenziale capirlo. industriale e commerciale avrebbe potuto determinare a
breve scadenza una ripresa rivoluzionaria. «Dopo treschiac-
Dopo aver richiamaro le sue posizioni alla fine degli anni danti sconfitte- afferma~ una crisi economica non stimola,
dieci, prosegue: ma al contrario deprime il proletariato, che è già stato
dissanguatO...». La sconfitta della classe operaia "permetterà
Se oggi, in un periodo del più grande esaurimento della classe
alla borghesia cinese di superare in qualChe modo la terribile
operaia in conseguenza della crisi e della continua lotta, non riuscissi-
crisi economica che esiste attualmente nel paese; naturalmen-
te dò sarà ottenuto a spese degli operai e dei contadini.
12. Cfr. il capitolo La preparazione di una nuova rivoluzione
Questa fase di 'ristabilizzazione' raggrupperà di nuovo gli
dall'opera La mia vita, in corso di pubblicazione presso l'editore operai, darà loro coesione, restituirà loro fiducia in se stessi in
Mondadori. Cfr., sempre di Trotskij, Statin, Milano, Garzanti, 1947, modo che successivamente si leveranno di nuovo contro il
pp. 177-8. nemico più duramente e a un livello storico più elevato» 16.
13. Trotskij fa una messa a puntO a proposito dell'affermazione di All'inizio della grande depressione il problema diventa di
Engels sulla crisi del 1847 e la rivoluzione del 1848: «la rivoluzione
del 1848 non è stata generata dalla crisi che non ha fatto altro che ancor più bruciante attualità. In uno scritto del gennaio 1930
darle l'ultimo impulso. Essenzialmente la rivoluzione è stata prodotta Trotskij ribadisce il suo ammonimento:
dalle contraddizioni tra le esigenze dello sviluppo capitalistico e le
catene del sistema sociale e dello Stato semifeudale. la rivoluzione 14. The First Five Years o/ Communist International, New York,
esitante del 1848, rimasta a mezza strada, ha, tuttavia, spazzato i Pioneer Publishers, 1945, voI. I, pp. 207-11.
residui del regime delle ghilde e della servitù e ha così allargato il 15. Ivi, voI. Il, pp. 72-3; cfr. anche pp. 83 e 203.
quadro dello sviluppo capitalistico. A queste condizioni e solo a 16, L'insurrezione di Cantonin Problemidella rivoluzionednese e altri
queste condizioni, l'ascesa del 1851 ha segnato l'inizio di tutta una scritti su questioni internazionali 1924-1940, Torino) Einaudi, 1970, p.
fase di prosperità capitalistica durata sino al 1873;). 202.

I
ì
64
J
I
65
E' falso che una crisi, sempre e in qualsiasi situazione, radicalizzi le egli non ~scludeva affatto che una crisi economica potesse far
masse. .
precipitare una crisi rivoluzionaria, e comunque precisava che I
I
Esempio: l'ItaIia, la Spagna, i Balcani ecc. E' falso che la radicaIizza- gli effetti negativi della crisi sulla classe operaia e sull'an- I
zione deUa classe operaia corrisponda immancabilmente a un periodo
I
damento delle sue lotte sono ipotizzabili come la variante più
di declino del capicalismo.Esempio: il cartismo in Inghilterra ecc... La probabile quando la classe operaia abbia già subito una scon- I

disgrazia sta nel fatto che l'aumento dello sfruttamenco non comporca fitta.
in ogni circostanza una maggiore combattività del proletariato. Cosi,
in una congiuntura decrescente,in un periòdo di sviluppo della disoc-
«Una crisi economica può affrettare una esplosione rivolu- i

i
zionaria e questo è accaduto più di una volta nella storia» e, di
cupazione, soprattuno dopo aver perduto deUe' baccaglie, l'aumento
converso, «la storia registra che una ripresa di lunga durata ha
I
dello sfruttamenco provoca non la radicalizzazione delle masse, ma, al II
contrario, l'abbattimento, lo sbandamento, la disgregazione. Per spesso assicurato il sopravvento delle correnti opportunistiche I
esempio, è quello che abbiamo visto presso i minatori inglesi, aU'in- in seno al proletariato» 20. E in La mia vita ricorda che le sue
domani dello sciopero del 1926 17. . .!
considerazioni degli anni dieci sugli effetti negativi della crisi
(e positivi di una ripresa) partivano dal presupposto che il
In uno scritto sulla Germania del settembre 1932 Trotskij proletariato russo usciva da un periodo «di grandi lotte e di
prevede abbastanza correttamente il mutamento della grandi sconfitte». Sempre nelle stesse pagine aggiunge che, se
congiuntura mondiale che si realizzerà nella prima metà del «la dialett'Ìca del processo non è di per sé complessa», tuttavia,
1933 e prospetta la possibilità che il mutamento della è «più facile esprimerla nelle linee generali che coglierla ogni
congiuntUra comporti «sin dalle prime fasi una decisa ascesa volta negli avvenimenti concreti», e ribadisce che le relazioni
delle masse».
ascendente Individua puntualmente i limiti del ~uovo ciclo
e conclude: reciproche tra tendenze economiche e lotte politiche devono
essere ricavate «dal processo nella sua globalità» 21.
Qui è trasparente la coincidenza con l'impostazione di
Senza correre il rischio di sbagliare si possono fare i seguenti
pronostici: la ripresa economica sarà sufficiente ad accrescere la
metodo che anche Lenin si era pteoccupato di sottolineare. E
fiducia degli operai in se stessi e,a dare nuovo impulso alla locca,ma per noi è sin troppo ovvio èhe nessuna citazione o antologia
non basterà affaccoad assicurare una possibilità di rinascita al capitali- di citazioni può esentare chi intenda porre il problema in rap-
smo, in particolare al capitalismo europeo ". porto alla grande depressione o alla crisi attuale da un'analisi
di tutti i fattori che agiscono :- e interagiscono - nel con-
Infine, dopo l'avvento di Hitler al potere, contro le illusioni teSt9 storico concreto.
irresponsabilmente diffuse dagli staIiniani, afferma nettamen-
te: «Non ci attendiamo per la Germania immediate ripercus-
sioni in senso rivoluzionario da un ulteriore aggravarsi della La crisi e gli sviluppi politici degli anni trenta
crisi industriale» 19. . .

Il pensiero di Trotskij non può, tuttavia, essere ridotto al Non è oggetto di questo capitolo l'analisi degli avvenimenti
motivo sul quale le esigenze della polemica politica e della politici degli anni trenta. Tuttavia, volendo accennare agli
chiarificazione teorica lo hanno spinto a insistere maggior-
mente. Come risulta già da alcune delle citazioni riportate, 20. Ibid.
21. In La chiave della situazione è in Germania Trotski; fa la
17. 1/ trterzoperiodod'erroridell'Internazionalecomunista, in Crisi del previsione, rivelarasi fondata, che la radicalizzazione operaia e la rior-
caPitalismoe movimentooperaio,Roma, Savelli. 1975, pp. 43-4. ganizzazione sindacale negli Stati Uniti si sarebbero verificate «non
18. Scritti 1929-1936, Torino, Einaudi, 1962, pp. 391-4. nel periodo di congiuntura economica peggiore, ma, al contrario,
quando si ritornerà a una nuova attività, a una nuova ascesa>o(Scritti
Milano,Quanto
19. può1957,
Schwarz, durare
pp.Ritler?,
266-7. in La Il1 InternazionaledopoLmin, 1929-1936, cit., pp. 276-7).
66
67
effetti che la grande depressione ha avuto sull'evolvere della storica della classe operaia rappresentata dalla vittoria del
situazione politica, va constatato, innanzicutto, che negli stessi franchismo.
anni della crisi il mondo è stato scosso da eventi di grande e Negli Stati Uniti la classe operaia entra nella crisi con una
si~nificativa portata - di segno diverso o addirittura opposto percentuale di sindacalizzazione non solo limitata ma già nel
-, daU'inizio della rivoluzione spagnola con la caduta della 1929 in fase di sensibile contrazione e per di più con un'orga-
monarchia (aprile 1931) all'avvento di Hider al potere (gen- nizzazione sindacale corporativa e settorialistica. Sul piano
naio 1933), dall'apertura delle campagne militari dell'imperia- politico non ha raggiunto neppure lontanamente il livello
lismo giapponese in Cina (settembre 1931) al cambio di rotta conquistato da vari decenni dalla classe operaia dell'Europa.
nella politica della classe dominante statunitense rappresenta- In queste condizioni la crisi costituisce un duro colpo che la
tO dalla vittoria di Roosevelt nelle elezioni presidenziali del
1932, indebolisce politicamente e organizzativamente. Solo nel
1932 si registrano le prime dimostrazioni importanti di disoc-
N on si tratta di scoprire un legame rigido tra la crisi e.il suo cupati: quella del marzo a DettOit e quelle che vedono mobili-
andamento da una parte e ciascuno di questi avvenimenti
tati a partire dal maggio i disoccupati reduci di guerra che
dalI'altrà. Non c'è dubbio però che la crisi economica ha con-
tribuito - in certi casi con forza irresistibile _ a far
esigono il pagamento di 'certificati di ricompensa' in teoria
esigibili solo nel 1945. La rianimazione del proletariato va di
precipitare tutta una serie di contraddizioni sociali e politiche pari passo con la ripresa: in quel momento maturano alla
tra le classi. e all'interno delle stesse classi dOminanti. E' coscienza le dure esperienze che gli operai e gli sfruttati in
dipeso da fattOri peculiari, soprattutto politici, se l'esplodere genere hanno fatto durante la lunga crisi. Il giugno 1933 vede
di queste contraddizioni ha portato a una radicalizzazione un'ondata di sciopeci che analogamente ad altri successivi si
della lotta della classe operaia e di altri strati sfruttati e a suc- concludono con un bilancio negativo.
cessi nel corso di questa lotta, oppure ha aperto la strada a Ma non era che un preludio. Nel 1934 si sviluppa la grande
operazioni reazionarie Vittoriose della classe dominante. lo lotta degli operai dell'industria automobilistica di Toledo
stato in cui la classe operaia è entrata nella fase economica nell'Ohio, una lotta che ha grandi ripercussioni e provoca
depressiva ha avuto in proposito una influenza molto grande. vigorose mobilitazioni, concludendosi nel giugno con un suc-
Non si dimentichi che, in linea generale, la classe operaia cesso sia per gli aumenti salariali strappati (5 %, con un
aveva subito sconfitte di notevole portata negli anni minimo del 5% al di sopra delle tariffe del settore - Auto
precedenti (Gran Bretagna 1926, Cina 1927); senza Contare lndustry Code),sia per il delinearsi di una riorganizzazione sin-
le sconfitte deli'inizio degli anni venti in paesi decisivi dacale (preludio all'organizzazione sulla base di categoria e
dell'Europa occidentale (1922 in Italia, 1923 in Germania). non più per mestieri o specializzazionD. Seguono nello stesso
Tuttavia, ripetiamolo, la crisi fa riesplodere le contraddizioni anno gli scioperi non meno significativi dei camionisti di Min-
aprendo obiettivamente nuove possibilità.
neapolis e dei marittimi di S. Francisco. Il culmine dellIlovi-
In Spagna, dove già il collasso economico alla fine della mento è raggiunto con l'ondata di scioperi con occupazioni di
prima guerra mondiale era stato il preludio di una radicalizza-
zione della lotta politica, la crisi finanziaria del 1929 influisce
fabbriche - oltre mille tra il 1936 e il 1937 - con la par-
tecipazione di circa mezzo milione di operai. Negli scioperi in
fortemente sulla caduta di Primo De Rivera. Questo avveni- generale sono coinvolti 1.861.000 operai (il numero degli
mento è il primo episodio di una nuova fase che culmina con scioperi è di 2.172 nel 1936 e di 4.740 nel 1937). La lotta più
l'abbattimento della monarchia nell'aprile del 1931. Da allora importante è il grande sciopero con occupazioni. di impianti
al 1938 la Spagna entra in un periodo di drammatici conflitti degli operai della General Motors tra la fine del 1936 e gli
sociali e politici, di crisi prerivoluzionarie e rivoluzionarie, di inizi del 1937. Significative le rivendicazioni avanzate: ricono-
successi e di sconfitte parziali, sino allo sbocco della sconfitta scimento del sindacato dell'automobile (UAW) e contratto;

-,._~..,:,,,,_......_. : _ '~-l,..
69
68
abolizione del lavoro a cottimo; 30 ore alla settimana e 6 ore disfatta, la classe operaia non è in grado di ricavare i vantaggi
giornaliere; p.agamento degli straordinari in ragione di una che avrebbe potuto ricavare in altre condizioni.
volta e mezza la paga oraria normale; fissazione di un minimo In Francia, infine, la crisi si produce con due anni di ritardo
salariale; introduzione del sistema di anzianità (seniority) e rispetto ad altri paesi e in forma meno esplosiva; in compenso
riassunzione dei sindacalisti licenziati. Queste rivendicazioni si prolunga sino al 1935. Al suo sopraggiungere la classe
sono realizzate solo in parte; ma la vittoria maggiore consiste operaia non ha subito sconfitte né del tipo di quella della
nell'imposizione del riconoscimento del nuovo tipo di orga- classe operaia tedesca nel 1933 né del tipo di quella della
nizzazione sindacale. Qualche mese prima, alla fine del 1935, classe operaia inglese nel 1926. Nel 1934 riesce a sventare
era nato il CIO (Congress of Industrial Organizations). Nel con successo le manovre fasciste di scrumentalizzazione del
settembre del 1937 il CIO ha già 3.718.000 iscritti, mentre la malcontento deUe classi medie. Così le misure deflazionisti-
vecchia centrale, l'AFL, ne dichiara, sempre per il 1937, un che del governo e la crisi agiscono, in ultima analisi, come
numero pressoché equivalente (3.600.000). , elementi di radicalizzazione sociale e politica. Il puntO di
La-Germania rappresenta la variante tragica. La crisi - con arrivo sarannO la vittoria elettorale del fronte popolare e la
il colossale aumento della disoccupazione - colpisce crisi rivoluzionaria del giugno 1936. Proprio nel quadro di
duramente la classe operaia come forza sociale e nel momento lotte tese a combattere le conseguenze della crisi, la classe
culminante porta addirittura a una specie di paralisi deUa sUa operaia passerà all'offensiva su tutti i piani e riuscirà a strap-
attività 22. La grande massa dei disoccupaci esercita un peso pare conquiste di grande rilevanza.
enorme e finisce con il diventare politicamente decisiva (in
senso negativo). lo sbocco di una delle sconfitte più spaven-
tose e più gravide di conseguenze che il proletariato abbia L'in terpretazionedi Varga elerispostedella borghesiaalla crisi
subito su scala mondiale in tutta la sua stOria non era
fatalmente prestabilitO. I partiti operai disponevano di una Tra le interpretazioni della crisi merita di essere ricordata
'grande forza e il P;u1:ito comunista in particolare aveva quella contenuta in vari scritti di ~ugen Varga, che ha cercato
accresciutO la sua inf1ue~za, come aveva indicato il considere- di esprimere l'ortodossia della direzione dell'Unione Sovie-
vole successo elettorale del 1930. Ma la mancanza di una tica e dell'Internazionale comunista in una fase di
chiara prospettiva, l'incapacità della direzione socialdemocra- burocratizzazione sempre più accentuata23. Anche su questo
tica e di quella staliniana a mobilitare le masse in una piano si è precisato il destino di questo economista, dotato di
dinamica di lotta rivoluzionaria, la divisione provocata dal capacità notevoli e in grado di dare contributi rigorosi, ma
conservatorismo tenace della prima e dal settarismo irrespon- danneggiato dall'intento di non contrapporsi alla linea
sabile della seconda fecero sì che una parte notevole degli staliniana e quindi condannatO a forzare o falsare le analisi per
strati sociali colpiti dalla crisi e gettati nella disperazione giustificare le conclusioni politiche tratte dai dirigenti e a farsi
subissero l'attrazione deU'ideologia e dell'iniziativa politica del periodiche autocriciche sempre in omaggio alle esigenze
nazismo, fornendogli la base di massa necessaria per la
conquista del potere. Questa conquista avviene quando la
23. Questi scritti sono stati in parte raccolti nel volume della Jaca
ripresa su scaia mondiale non si è ancora avviata. Ma anche Book che già abbiamo citato, purtroppo in una disastrosa traduzione
dopo il mutamento della congiuntura, data la gravità della dal tedesco. Per un'analisi delle tesi di Varga merita di essere
esaminato, nonostante alcune valutazioni molto discutibili e varie
carenze (per esempio !'interpretazione riduttiva del dibattito del III
22. Anche a questo proposito hanno grande valore le analisi di congresso deU'Int,ernazionale comunista), lo scritto di ERNE-
Trotskij sulla Germania di quel periodo. Cfr. E ora?, in Scritti STO GALLI DElLA LOGGIA in Storia del marxismo contemporaneo,
1929-1936. cito Milano, Feltrinelli, 1974, pp. 980-1015.
t 71
I
~II 70
I Analogamente non può essere considerata solo come un
I
I -
politico ideologiche contingenti. Trotskij, che pure aveva
richiamo rituale l'affermazione che, qualora dalla crisi non
I collaborato con lui ai tempi dei primi congressi della Terza
Internazionale, ha formulato uno sferzante giudizio nei suoi fosse derivata una vittoria della rivoluzione proletaria, sareb-
Ili'
confronti definendolo «teorico e cortigiaflo famoso, questo be stato inevitabile il precipitare verso una nuova guerra' 7.
II
ChiaritO questo, accenniamo sinteticamente agli errori più
Polonio shakespeariano che ha sempre pronta una parola
rilevanti.
I amabile per ogni 'principe', ora a sinistra, ora a destra, a ~
In primo luogo, affiora ripetute volte una previsione
I seconda del tempo che fa>,Z4. ~
I catastrofistico-meccanicistica secondo cui la crisi non avreb-
Gli scritti di Varga sulla crisi risentono largamente delle l, be lasciato al capitalismo nessuno sbocco: «Il suo [del
;1
teorizzazioni staliniane del cosiddetto terzo periodo; delle
schematizzazioni analitiche che le caratterizzavano; dell'im- ~ capitalismo) destino appare senza via di uscita - scrive agli
inizi del 1930 sottO la trasparente influenza dei motivi con-
postazione che prospettava l'inevitabilità di una vittoria aella
I
rivoluzione su scala mondiale a scadenza ravvicinata; delle duttori del terzo periodo -. Molto prima di poter pervenire
alla realizzazione di questi progetti, il capitalismo soccomberà
caratterizzazioni settarie dei parciti socialdemocratici come
all'attacco delle masse proletarie»zs.
socialfascisti; della necessità di cogliere ogni occasione per
La stessa deformazione si manifesta anche in aspetti parziali
associarsi al linciaggio degli oppositori2 5. Ciò non significa
che tutta una serie di dati analitici e di richiami teorici non dell' analisi.
Bastino due esempi, su diversi piani. Dalla individuazione
siano corretti e pertinenti (per questo li abbiamo
ripetutamente utilizzati). Ciò non toglie che Varga non abbia
_ corretta _ dei conflitti di interessi tra gli Stati Uniti e la
Gran Bretagna nella lotta pp.r l'egemonia mondiale, Varga
colto nel segno a proposito della profondità della. crisi, del t
carattere effimero della ripresa che sarebbe seguita,
dell' 'onda lunga' depressiva. Né si trattava di richiami
i, y
ricava meccanicamente la conclusione che «la guerra tra
queste due potenze mondiali è inevitabile nel caso che la
;-
rivoluzione proletaria non la preceda»' 9.
generici alle formule 'catastrofistiche' del terzo periodo. i La valutazione degli 'effetti di disgregazione sociale
t
-
E' importante- avevainfattiscrittonel1931 che anche dopo la provocati dalla crisi lo induce a considerare che gli operai
cessazione della fase acuta della crisi non subentrerà in alcun modo
occupati tendevano a diventare una esigua minoranza, mentre
un generale ravvivamentoche abbraccitutti i paesi e i settori della
produzione, tanto meno una nuova stabilizzazionedel capitalismo,
-
la stragrande maggioranza tra il 75 e 1'80% - sarebbe stata
come profetizzava Hilferdirigalcunianni fa. Al contrario:la fase di
zatUra _
rappresentata dall'esercito dei disoccupati. Da questa for-
che resta tale anche includendo i disoccupati tem-
depressione diviene profonda e duratura, l'ascesa,in quei paesi nei
quali in generale avrà luogo, sarà relativae breve e non alta, cui
seguirà una nuova fasedi crisiancorapiù profondae pesantedi quella
poranei _ ricava l'aberrante conclusione sociopolitica (e
addirittur~ si autocritica per non averla ricavata prima!) che gli
presente 26. operai a pieno tempo divengono con la sempre progressiva
(sid) disoccupazione organica i rappresentanti dello scarso
24. Il «terzoperiodo»cit., p. 86. strato degli operai privilegiati traditori, della nuova
25. Abbiamo già accennato alle polemiche contro Trotskij-Kon- aristocrazia operaia che si è venduta al capitale e costituisce
drat'ev.Altrove Varga scrive:«I rinnegatiTrotskij e Thalheimerhan- una forza controrivoluzionaria ~O.
no contribuito il più possibile da parte loro a confondere gli operai,
poiché essi presentarono il fascismo come 'bonapartismo', come il
dominio di una cricca che, appoggiandosi alla piccola borghesia e al
proletariato straccione, governa contro la borghesia» (op. cit., p. 482, 27. Ivi, p. 402.
nota 23). A parte la singolare confusione con Thalheimer, chi abbia 28. Ivi, p. 218.
letto una sola pagina di Trocskij sull'argomento non ha difficoltà a 29. Ivi, p. 387.
rendersi conto della operazione falsificatoria. 30. Ivi, p. 219, nota61.
26. Op. cit., p. 275.
72
73
Infine, rifacendosi in modo esplicito a una tesi dell'Inter-
nazionale comunista stalinizzata, partendo dalla constatazione periodo, politica di lavori pubblici, lancio di una economia di
di per sé giusta della tendenza al restringimento degli spazi guerra ecc.).
della democrazia borghese, giunge a proclamare che la 2) la risposta del New Deal rooseveltiano che tende ad
fascistizzazione, cioè il ricorso del capitalismo «alla dittatura assicurare una cerra difesa agli strati più colpiti dalla crisi, a
terroristica aperta», è per la classe dominante una soluzione introdurre certi elementi di regolamentazione sul piano
~ economico, a promuovere incentivi pubblici, a sviluppare una
obbligata 31. Altrove accenna a tendenze alla fascistizzazione t
negli Stati Unici 32. ~ politica espansionistica senza lanciare una campagna di
!
Sarebbe ozioso riprendere qui la polemica con le if"
~;,
armamenti (tale campagna sopraggiungerà solo più tardi);
teorizzazioni abusive e con le prospettive politicamente . 3) la risposta 'ortodossa' e tradizionale, soprattutto per
) quanto riguarda la politica economica inrerna, da parte della
irresponsabili del cosiddettO terzo periodo. Questo lavoro di i.
!cf
chiarificazione e di denuncia è stato fatto nel vivo degli ì borghesia britannica (intervento statale molto limitatO, aiuto
1{
avvenimenti da Trotskij e dal movimento trotskista con una all'economia privata solo sottO forma di protezioQi dalla con-
lucidità che anche gli avversari hanno dovUto riconoscere,
r: correnza estera, denaro a buon mercato, non ricorso al deficit
esplicitamente o implicitamente, un quarto di secolo più tardi. di bilancio, ricerca del pareggio ecc.);
t
Quel che più conta, i fatti hanno pronunciato una sentenza 4) la risposta del governo di fronte popolare in Francia,.
senza appello. che ha analogie con la politica di New Deal dai puntO di vista
Non è invece superfluo sottolineare quanto fosse dei contenuti economici (stimolo del potere di acquisto,
schematico ritenere che alla borghesia restasse una sola misure di regolamentazione, lavori pubblici, politica espansio-
soluzione per uscire dalla crisi (questo nell'ipotesi che il nistica ecc.), ma se ne differenzia nettamente dai punto di
proletariato non riuscisse a imporre la propria soluzione I vista della formula politica e della ispirazione ideologica.
socialista). Una chiarezza di metodo in proposito potrà ser- Pur nella varietà di queste soluzioni, nelle cospicue dif-
vire, tra l'altro, a non commettere errori di natura analoga ferenze, nelle acute contrapposizioni politiche, sussistono,
nell'attuale fase di nuova crisi generalizzata dell'economia ca- tuttavia, importanti elementi comuni.
pitalistica e del sistema imperiaIista nel suo complesso. Il primo e più rilevante è quello di una forte accentuazione
I limiti di questo scrittO ci impediscono di entrare nei det- e tendenziale generalizzazione dell'intervento economico
tagli. Basti quindi richiamare che, nei fatti, le soluzioni per- dello Stato, con tentativi di introdurre elementi embrionali di
seguite dalla borghesia nello sforzo di uscire dalla crisi sono razionalizzazione. In questo senso, le esperienze degli anni
State tre, anzi, addirittura quattro. Eccole in una sommaria trenta da un lato si ricollegano a tradizioni di altre fasi della
definizione: storia del capitalismo in cui le iniziative del potere politico-
1) la risposta della dittatura fascista che assume una por- dalle campagne imperialistiche di saccheggio alle campagne di
tata storica soprattutto in Germania, della quale abbiamo già armamento degli anni precedenti la prima guerra mondiale -
indicato alcune linee essenziali (supersfruttamento della classe avevano pesatO notevolmente sullo sviluppo economico,
operaia grazie alla distruzione di tutti i suoi strumenti di dall'altro anticipano le tendenze che si dispiegheranno nel
;
difesa economico-politici, intervento dello Stato nell'e- dopoguerra e che saranno uno dei tratti caratteristici del
i
conomia in forma moltO più pesante che in qualsiasi altro nuovo boom prolungato.
I. Il secondo è che le misure adottate - nelle diverse varianti
- non erano di per sé sufficienti al superamento della crisi e
I
di fatto non riuscivano a evirare la nuova recessione del
I 31. Ivi, pp. 402 e 404.
32. Ivi, p. 161. 1937-38. In ultima analisi, anche i paesi che all'inizio avevano
I
fatto una diversa scelta si imbarcavano in un'economia di

!
~
74

armamenti e solo a questo prezzo - e al prezzo di un nuovo


conflitto mondiale - uscivano finalmente dalla,depressione.
Sarebbe del tutto ozioso cercar di ipotizzare il corso degli III
avvenimenti qualora la guerra non fosse scoppiata. Il fatto è
che il nesso delle contraddizioni e i modi stessi con cui si era
cercato di superarle conducevano inevitabilmente a una con-
La nuova crisi dell'economia capitalistica
flagrazione. E a un cerro m()mento, per così dire, le armi e le prospettive politiche
sparavano da sole.

Qualche raffronto tra il 1929-32 e il 1974-75

Mentre scriviamo la recessione dell'economia capitalistica


iniziata nell'autunno del 1974 si è approfondita e ge-
neralizzata. La produzione nel prime trimestre del 1975 ha
registrato quasi dovunque sensibili riduzioni e la caduta ha
coinvolto i settori più importanti, dall'automobile alle
costruzioni, dagli elettrodomestici ai prodotti tessili, daUa pe-
trolchimica alla siderurgia. Le capacità produttive inutilizzate
sono aumentate in proporzioni consistenti e i progetti di
investimento hanno subito ridimensionamenti su larga scala.
La disoccupazione nei paesi imperialisti ha superato il tetto
dei sedici milioni. Il volume del commercio internazionale ha
subito una contrazione per la prima volta dopo la fine della
guerra l. Senza soffermarci su questa crisi, riteniamo tUttavia

1. Un'a.nalisi organica della crisi sino al giugno 1975 è in due


articoli di ERNEST MANDEL, La récessiongénéraliséede /'économie
caPitaliste internationale e La récessionet les perspectivesde l'économie
capitaliste mondiale, comparsi su «Inprecor», n. 16-17 e 27-28
(<<Inprecor»è una pubblicazione quindicìnale della Quarta.Incernazio-
naie, in francese, inglese, spagnolo e tedesco. Il primo articolo è
usciro in italiano sul n. 16-17 di «Quarta Internazionale»). I due
numeri della citara pubblicazione contengono dati analitici sulla crisi
1- nei principali paesi capitalistici e sulle ripercussioni in America latina
e in altri paesi neocoloniali. Sulla crisi in Italia vedi l'arricolo di
ETTORE SALVINIsul numero 29 di «Inprecoc>.e la prima parte del
nostro scritto La crisi economicae la rispostadei rivoluzionari, Milano,
Batl<:Ìierarossa, 1974, tre capitoletri del quale sono riporrati in appen-
dice al presente volume.
~.,~

76 ,~1.,
77

utile suggerire alcuni elementi di raffronto tra il 1929-32 e il A partire dalla metà degli anni sessanta in particolare l'analisi
1974-75 e abbozzare qualche considerazione di carattere marxista aveva messo in luce le ragioni per cui si sarebbe
politico.
prodotto un superamento di quella sfasatura tra i cicli
La crisi in corso, innanzi tutto, ha fatto piazza pulita di tutta economici nei vari paesi - o gruppi di paesi -che era stata
una serie di teorizzazioni circolate negli anni cinquanta e un fattore di compensazione e di riequilibrio relativo nel
sessanta, dalle quali non erano rimasti immuni -
magari indi- periodo precedente, con l'avvio a una sincronizzazione di cui
rettamente - studiosi che si richiamavano al marxismo 2. Il sarebbero state conseguenz~ inevitabile la generalizzazione e
nocciolo di queste teorizzazioni era che r economia era ormai l'approfondimento' delle recessioriL QueSta sincronizzazione
in grado di evitare, se non parziali recessioni, crisi generaliz- si è effettivamente verificata con la crisi in corso da cui
zate di grandi dimensioni, che classiche piaghe della società pressoché nessun paese capitalistico, comunque nessun paese I,
capitalistica - la disoccupazione in primo luogo - non erano capitalistico decisivo, è andato esente (la crisi sta scuotendo , ~J.
che un ricordo del passato, che la società 'opulenta' era, se anche la tradizionale oasi della repubblica elvetica e la stessa
non compiutilmente e dovunque realizzata, in fase di irrever- Svezia, in cui il boom sembrava in un primo momento L
sibile attuazione. !~
destinato a prolungarsi; ha conosciuto difficoltà, per esempio
Per la verità, come gli economisti meno inclini alla nel settore automobilistico. Parziale eccezione quella della ~.

infatuazione apologetica non avevano mancato di sottolineare, Norvegia, piccolo paese dove ha giocato il fattore peculiare
la stessa fase di ascesa era stata contrappuntata da recessioni della recente scoperta di importanti giacimenti petroliferi).
abbastanza regolari e, tUtto sommato, abbastanza 'tipiche', Così, dopo uno dei boom più lunghi e più vivaci di tutta la
anche se per lo più di portata limitata. Ciò si era verificato in sua storia, dopo un'onda lunga di sviluppo sostenuto che nella
particolare negli Stati Uniti con le recessioni del 1949, del cittadella statunitense ha toccato il quarto di secolo,.
1953, del 1957, del 1960 e del 1969-71. Una eccezione era l'economia capitalistica ha conosciuto di nuovo, con una
stata invece considerata per molti anni la Germania occidenta- intensità e con una durata orQ1aiconsiderevoli, tUtte le mani-
le, colpita per la prima volta da una recessione vera e propria festazioni classiche di una crisi: caduta della produzione, sot-
solo nel 1966-67 e quindi nell'inverno 1970-71, ma con punti toutilizzazione del potenziale produttivo, disoccupazione
bassi della congiuntura nel 1959 e nel 1963 (considerazioni massiccia, caduta dei prezzi delle materie prime, disorganizza-
analoghe si potrebbero fare per il Giappone). . zione del sistema monetario, contrazione çlel commercio
Oltre a sottolineare il significato di queste manifestazioni mondiale. Sullo sfondo hanno operato contemporaneamente
nella stessa onda lunga, l'analisi marxista aveva individuato i contraddizioni non meno classiche della produzione agricola,
fattori specifici che erano alla base dell'ascesa e che potevano con un alternarsi e combinarsi di eccedenze di prodotti, di
temporaneamente attutire e non fRepmpr~ere alla superfi~ie cadute dei prezzi alla produzione, di strozzature clamorose, di
- ma non eliminare -le contraddizioni organiche del- fenomeni di penuria derivanti da misure di razionalizzazione
l'economia capitalistic~, destinate a r' p.splodere in futuro 3. . poco lungimiranti e dalle forme caotiche assunte dall'esodo
rurale.
2. Ci riferiamo a chi, come Sweezy, aveva finito con l'accettare la
tesi dell'integrazione della classe operaia nel sistema ed era andato
alla ricerca di altre forze motrici della rivoluzione sia nei paesi 1957) e TenaanceJ et perspectivesde l'économiemonaiale (ivi, ianvier
coloniali sia ai margini del sistema. Ci riferiamo egualmente a coloro 1961); gli scritti di MANDELL'apogeoael neocapita/ismoe il suo destino
che avevano esagerato le possibilità dell~.0.Eerazioni'razionalizzatrici' futuro, Classe operaia e neocapitalumo, Prospettive minacciose per
prospettate o auspicate dalle classi dominanti o da certi loro settori l'economia caPitalistica internazionau, Si aggrava ulteriormente la (rui
più 'illuminati'. generale ael sistema imperialista (in Neocapita/ismo e (risi ael aollaro,
3. Cfr. a questo proposito, tra l'altro, Lesperspectiveséconomiqueset Bari, Laterza, 1973) e il nostro intervento D01Ie va l'economia
po/itiques internationales (<<Quatrième Incernationale», décembre capitalistica? riportato in appendice al presente volume (in Tenaenze
ael capitalismo italiano, Roma, Editori riuniti, 1962, voI. I).
78
79
Tra gli elementi della crisi attuale non riscontrabili- o non Se !'inflazione generalizzata e persistente non solo crea dif-
in misura altrettanto consistente - nel 1929-32, si è centrata ficoltà supplementari per il superamento della crisi, ma fa
l'attenzione, a giusto titolo, sulle persistenti tendenze'inflazio- pesare la prospettiva di complicazioni ancora più serie nel
nistiche. Abbiamo vistO a suo tempo che tendenze inflazioni- momento in cui la congiuntura muterà, altri elementi hanno
stiche si erano verificate anche durante la grande depressione. sinora giocato e giocheranno probabilmente nel prossimo
Ma oggi una caratteristica di fondo è il perpetuarsi di spinte fururo nel senS0 di contenere la portata e le conseguenze
inflazionistiche generalizzate e di considerevole entità, che né della depressione.
la caduta della produzione né la disoccupazione né le In primo luogo, conquiste strappate dalla classe operaia e
manovre deflazionistiche dei governi e delle banche centrali garanzie di sicurezza sociale esistenti in quasi tutti i paesi più
hanno potuto eliminare o riportare entro i limiti ritenuti sino importanti fanno sì che l'estendersi della disoccupazione -
a qualche anno fa compatibili con uno sviluppo relativamente parziale o totale -
non comporti, almeno per un certo
equilibrato del sistema (vari economisti indicavano questi periodo, una caduta verticale del potere di acquisto delle
limiti attOrno al 5%, mentre il tasso è stato per lo meno dop- grandi masse, che peraltro rappresentano per tutta una serie
pio anche nei paesi che più sono riusciti a comprimerlo nel di prodotti una fetta di domanda solvibile notevolmente più
corso di un anno e mezzo di dura recessione). Non è qui il larga che alla fine degli anni venti (basti ricordare la diffusione
luogo di ritornare sulle cause di un fenomeno, cui hanno con- massiccia dei cosiddetti beni di consumo durevoli che, come è
tribuito i meccanismi del sistema monetario basato sul gold notO, sono stati uno dei fattori trainanti del boom prolun-
exchange standard - in pratica sul ruolo egemone oel dollaro gato). Questo anche facendo astrazione dal fatto che le
-, la volontà dei governi americani di scaricare'sugli altri dimensioni della disoccupazione alla metà del 1975 restano di
paesi il peso della loro inflazione stimolata dalle spese con- gran lunga inferiori a quelle del 1929-32.
nesse al10ro ruolo di gendarme imperialista, il crescente La crisi attuale non ha d'altra parte registratO episodi clamo-
indebitamento pubblico e privato, last but not least le sempre rosi tipo il catadisma borsistico dell'autunno 1929: la forte
più accentuate strutture monopolistiche od oligopolistiche. caduta delle azioni nel 1974 ha obbeditO a un meccanismo
Comunque sia, l'importanza di questo elemento aggravante analogo a quello del 1929, ma non ha assunto un carattere
non ha bisogno di dimostrazioni. Se entro certi limiti tenden- altrettantO brusco e concentrato in un breve arco di tempo;
ze inflazionistiche possono facilitare operazioni di riconver- per di più, già nel 1975 si è venuta delineando una sensibile
sione e di ridistribuzione dei redditi a sfavore delle classi tendenza alla ripresa. Analogamente, i fenomeni di crisi ban-
sfruttate e di strati limitati della stessa borghesia, un'inflazione carie con relativo panico sono stati molto più contenuti: e
generalizzata e permanente costituisce un fattore di l'esperienza accumulata nel passato è servita a banchieri e a
disorganizzazione alla lunga insopportabile. Anche a breve governi per prendere rapide -
e per il momentO efficaci-
termine la presenza delle spinte inflazionistiche ostacola, poi, misure per circoscrivere casi di fallimento come quelli
il lancio di una politica di sostegno a largo respiro da parte dei verificatisi lo scorso anno in Germania e in Italia (dò non si-
governi, dato il rischio che un deficit-spending accentui gnifica che non si sia accumulato materiale esplosivo, come è
ulteriormente queste spinte. Nella valutazione delle reazioni stato segnalato da alcuni specialisti) 4.
dei governi alla crisi del 1929-32 si è forse messo troppo l'ac- r In terzo luogo, l'esistenza degli sbocchi rappresentati dai
centO sulla scarsa lungimiranza dei governi stessi e sulla I
I fedeltàanacronistica a miti superati, trascurando che ha
I pesato notevolmente sulle classi dominanti !'incubo che una
/"
4. In un libro recente (The Bankers,Waybright/Talley,1974)
MARTINMAYER, dopo aver descritto le nuove tecniche elettroniche
I
politica espansionistica da parte dei governi mettesse in opera I
I introdotte nell'attività bancaria - che hanno facilitato tra l'altro \'im-
i una inflazione galoppante: il 1923 in Germania, Con !'infla- ! piego su vasta scala di depositia breve termine per prestiti a lungo
zione colossale, era ancora ben presente alla memoria.
i I

II j
"
I "
I
~"~~~"- ",". _u ___ i
80
81

paesi collettivistici -
colpiti solo marginalmente dalla crisi _, rilevata); Gran Bretagna da 106 a 97,8; Canada da 108,1 a
cioè di mercati non suscettibili di gravi e brusche contrazioni, 91,7. La contrazione era stata complessivamente maggiore,
ha avuto l'effetto di contenere la crisi di alcuni settori di ma non in misura tale da comportare una differenza
alcuni paesi, nonostante l'incidenza limitata in termini qualitativa. .
assoluti. Fatta pure la tara di tutte le esagerazioni e scontati gli Ciò significa che, se quanto accaduto sinora autorizza la
inevitabili ridimensionamenti, la capacità di IU:sorbimento di constatazione che la crisi in corso è la più grave degli ultimi
prodotti industriali, di macchinari e di industrie interamente quarant'anni, una valutazione più precisa della sua portata e
costruite da parte di paesi produttori di petrolio, favoriti della sua dinamica e l'istituzione di un più puntuale raffronto
dall'evoluzione della ragione di scambio, ha in parte avuto e con la grande depressione dipendono soprattutto dalla durata
potrà avere effetti analoghi. che la crisi avrà avuto prima che si delinei una nuova fase di
Infine, c'è appena bisogno di ricordarlo, le risorse e le tec- rilancio.
niche di intervento da parte dello Stato sono incomparabil- A proposito di questa scadenza, tUtti i pronostici ottimistici
mente maggiori che all'epoca della grande crisi. Dal punto di o moderatamente ottimistici si sono sin qui rivelati poco fon-
vista ideologico l'atteggiamento della classe dominante è dati e la data prevista è regolarmente scivolata in avanti. Stan-
mutato profondamente, anzi, è sembratO addirittura capo- do all'ultimo rapporto dell'oCSE, diffuso mentre scriviamo, la
volto. Di rado si sono levate voci per esigere il rispetto ripresa è prospettabile per la metà del 1976, mentre altri pen-
dell' 'autonomia' dei meccanismi economici, molto più sano che anche questa previsione pecchi di ottimismo (per
spesso, specie in certi paesi, è stato mosso ai responsabili esempio i commentatori del settimanale inglese «Tbe
politici il rimprovero di non essere intervenuti tempestiva- Eco.nomist»). Sarà anzi utile riportare a titolo indicativo un
mente, di aver tardato ad approntare gli strumenti anticrisi
necessarI. passo di questa rivista; «Attualmente - si legge nel numero
del 26 luglio scorso - le luci antinebbia indicano che nn-
Abbiamo già accennato al fatto che nella prima fase la gran- flazione mondiale sta convertendosi nel peggiore slump dopo
de depressione non aveva presentato caratteristiche qualitati- la fine della guerra; al di là di questo c'è la vaga sagoma di un
vamente diverse da quelle di altre recessioni precedenti o suc- boom, benché sia oggetto di disputa se comincerà vèrso la
cessive. Se esaminiamo la situazione al primo trimestre del fine del 1976 o nel 1977 e se durerà 18 mesi o meno. Dopo
1975, per quanto riguarda il fondamentale dato della di che cala di nuovo la nebbia». Dopo aver notato che «lacon-
produzione industriale rileviamo, rispetto allo stesso periodo trazione dei profitti determinata dall'esplosione salariale non
del 1974, le flessioni seguenti: Stati Uniti-12,l%; Germania sarà capovolta da richieste salariali più moderate durante uno
occidentale -
8,5%; Giappone -
16%; Francia 9%; Gran - slump. Al contrario, il restringimento dei margini di profitto è
Bretagna - 5.4%; Canada - 4% (Italia - 12%). Tra il 1929 e il accentuato dalla sottoutilizzazione degli impianti e delle
1930, sempre per la produzione industriale, l'evoluzione attrezzature esistenti e dalla sottoccupazione del lavoro»,
negativa dell'indice (1928 =
100) era stata; Stati Uniti da l'editorialista conclude: «Il mondo sembra destinato a essere
107,2 a 86,5; Germania da 100,4 a 90; Giappone da 111,4 a sospinto fuori dall'attuale slump in una situazione in cui i reali
105,6; Francia da 109,4 a 110,2 (eccezione già a suo tempo profitti degli affari saranno più bassi che al momento di bassa
redditività che è stata all'origine dello slump. E' ora del tutto
termine e una maggiore espansione di crediti speculativi o comunque possibile che !'inflazione possa essere contenuta più rapida-
di natura. dubbia -
scrive: -Ci sono nel sistema miliardi di dollari di mente di quanto i pessimisti non suppongano. Ma chi
perdite potenziali di prestiti e ci si avvicina sempre di più a una ristabilirà la redditività degli affari e il loro dinamismo?». Dato
esplosione. La struttUra bancaria che viene costruita attUalmente, Pll~ che, in ultima istanza, proprio la restaurazione di tassi del
crollare: più l'apparato regolatore le permetterà di crescere e più
catastrofico sarà il crollo», profitto considerati accettabili dai capitalisti è la condizione

i
!, ,'
~~=="""-.=. .~ ~ u~_ ~ ~.,_
82
T
83
determinante della ripresa e, in primo luogo, del rilancio degli . rilando operassero effettivamente e a scadenza breve o
investimenti, la gravità della previsione e dell'angosciata media. Mandel rileva: ..
domanda dell'«Economist» appare in tutta la sua portata.
La comparsa di nuove capacità di produzione petrolchimica e
Tanto più che l'ottimismo non sembra giustificato neppure siderurgica nei paesi dell'oPBP avrà un effetto diamecralmente
per quanto riguarda le spinte inflazionistiche. Sempre secon- opposto sulla congiuntura internazionalea seconda che si accetti
do l'oCSE una riduzione dell'inflazione è possibile solo a con- !'ipotesi di una crescita dell'economiacapitalisticada! 4 a! 5% o si
dizione che si mantenga un'aliquota consistente di disoc- supponga, invece, che questOtasso medio cada a medio termine
cupati. La formula del caso sarebbe la seguente: «sempre più almeno a! 2% o a un livelloancora inferiore. Nel primo caso tale
inflazione per uno stesso livello di occupazione e più disoc- comparsa provocherebbe solo turbamenti di portata ridotta
cupazione per uno stesso livello di inflazione». E, comunque, nell'economia dei paesiimper4distici,'riassorbibili'con una ridistribu-
l'attualestrùtturale
disoccupazione non è solo congiunturale, ma in parte. zione dei capitali e della manodopera.Nel secondo caso (a nostro
anche 5. avviso più probabile),provocherebbeturbamentirilevanti,una disoc-
cupazione strutturale relativamenteelevata, un ristaAÌ10relativo del
A parte un'eventuale ripresa 'tecnica' di corto respiro, consumo interno in questi paesi il che avrebbea sua volta un effetto
dOvuta cioè a un rinnovo delle scorte, !'ipotesi più probabile deprimente su tutta l'attivitàcapitalisticainternazionale,compresela
resta dunque quella di un ulteriore prolungarsi della crisi, redditività e l'espansionedi nuovi settori dell'industriapesante nei
seguito poi da un rilancio di durata breve o relativamente paesi semicoloniali6.
breve, in nessun modo paragonabile a quello registrato duran-
Se si considera plausibile questa valutazione e se si con-
te l'onda
anni lunga degli anni cinquanta e della prima metà degli
sessanta. sidera che n<:llecondizioni attuali dell'economia capitalistica,
I con l'esistenza di notevoli capacità produttive in eccedenza, è
In linea astratta è possibile prospettare le linee di una difficile prospettare prima di un periodo relativamente lungo
ristrutturazione economica su scala mondiale, con nuove for- una nuova ondata di innovazioni tecnologiche del tipo di
me di divisione del lavoro e con il delinearsi di nuovi settori I quelle che hanno determinato o sostenuto le onde lunghe di
trainanti (produzione accresciuta di attrezzature industriali e sviluppo accelerato, appare fondata l'ipotesi di un nuovo ciclo
di intere industrie, sviluppo ulteriore dell'elettronica, riorga- I
stagnante o di sviluppo contenuto, in cui si inseriscano cicli
nizzazione e rilancio dell'industria chimica ecc.). Non poco è j brevi con fasi ascendenti limitate e seguite a scadenze più
stato effettivamente scritto in proposito a partire dalla cosid- rapide da pesanti r~cessioni.
I
detta crisi del petrolio, cioè dalla seconda metà del 1973. Ma, Non si tratta evidentemente di avanzare una ipotesi con
di massima, queste riconversioni - a /ortiori le ristrut- una applicazione meccanica e astratta di schemi dedotti da fasi
turazioni in pieno sviluppo - difficilmente comporteranno r di sviluppo precedenti. Si tratta di constatare alcuni dati di
una possibilità di allargamento dell'occupazione. AI contrario, fatto e soprattutto che il nuovo ciclo si è iniziato non con la
è prevedibile che i processi di accumulazione avverranno con crisi del .1974-75, ma già a partire dal 1966-67 (conferendo
I
l'emarginazione dalle sfere produttive di aliquote proporzio- valore quasi simbolico alla recessione tedesca) o, al più tardi,
nalmente crescenti di popolazione attiva Con tutte le dal 1969, e che la crisi è sopraggiunta appunto dopo che si
inevitabili implicazioni non solo sociopolitiche, ma anche più I erano già sperimentate le difficoltà di un rilancio sostenuto e
.strettamente economiche.
D'altra parte è possibile cogliere sin d'ora le contraddizioni
j prolungato su scala mondiale, dopo cioè che già si erano ma-
nifestate alcune caratteristiche di un'onda lunga di sviluppo
I
che si produrrebbero anche nell'ipotesi che tali fattori di limitato. Si tratta di cogliere certe tendenze; proprio su questa

5. Cfr. «Lemonde..del 29.VII. 75. j


6. «Inprecoc»,n. 27-28, 1975.
jI
l
I
84
85
base, come abbiamo vistO,appare poco plausibile !'ipotesi che riguarda la valutazione del 1929-32: il loro carattere astratto,
la crisi attuale venga superata con un nuovo rilancio che sfocia addirittura nell'utopistico o meglio nel grottesco
impetuoso dell'economia capitalistica.
con il suggerimento di affidare alla sorte la soluzione del
In quale misura le Strutture internazionali istituite alla fine problema dell'egemonia nell'intento di evitare sbocchi non
della seconda guerra mondiale potranno svolgere quell'azione desiderabili, è sin troppo trasparente. Ci interessa invece sot-
anticrisi che neSSun paese e nessun organismo mondiale era tOlineare che in ultima istanza il problema viene tradotto in
stato in grado di svolgere durante la grande depressione? C'è termini politici. Questa traduzione è non solo legittima, ma
. appena bisogno di richiamareche se la grande crisi ha dato il addir.ittura necessaria.
-
colpo mortale al gold standard anche se non è stat~ solo la La crisi che il capitalismo attraversa da sette anni a questa
crisi a distruggerIo -
la crisi attuale Sta sancendo la fine del parte (partiamo dalla simbolica data del 1968) non è solo
sistema monetario creato trent'anni or Sono. Contemporanea- economica, ma sociale e politica contemporaneamente: è una
mente Sta SOttoponendo a dura prova le strutture comunitarie crisi globale del sistema. Il punto non è tanto, quindi,stabilire
dell'Europa capitalistica che, se non sono state infrante, sono se la crisi attuale possa assumere le dimensioni devastatrici
assai profondamente scosse e in ogni caso difficilmente della grande depressione e neppure di rispondere al quesito
potranno Continuare a sussistere nelle forme assunte sinora. se tali dimensioni saranno assunte eventualmente da una crisi
A questo proposito vale la pena di ricordare come ponesse successiva. Dopo tutto non si vede perché la crisi del
il problema Kindleberger alla conclusione dei suo studio, 1929-32, nelle sue forme specifiche e nella sua portata, non
ultimato prima dell'inizio della crisi:
potrebbe restare unica nella storia del capitalismo. Il punto è
Non è chiaro ancora -
scriveva- se il MECsarà capace di garan_ cercare di comprendere cOD;lela crisi attuale e le eventuali
crisi successive incideranno sulla crisi complessiva del sistema
tire una direzione nell'assicurare un mercato ai beni in difficoltà o ag_
gressivi, nello stabitizzare il flusso internazionale dei capitali o nel e come le condizioni generali del sistema in questa fase
provvedere un meccanismo di risconto per la crisi. Visto che incideranno a loro volta sugli sviluppi dell'economia a breve
l'egemonia degli Stati Uniti è SCossae l'Europa guadagna terreno, ci scadenza o nei prossimi dieci-venti anni.
sono tre sbocchi possibili: a) una leadership ribadita o rilanciata da . In fin dei conti, quello che in una serie di paesi decisivi
parte degli Stati Uniti dopo un capovolgimento dell'ondata di prote- ostacola la ripresa - e tende a renderla, comunque,precaria e
zionismo; h) un'assunzione di direzione e di responsabilità nella stabi-
lizzazione del sistema mondiale da parte dell'Europa; c) un'effettiva
limitata -, è l'impossibilità politica di imporre di nuovo for- .
me e ritmi di sfruttamento che consentano una restaurazione
cessione della sovranità economica a istituzioni internazionali (banca
centraie mondiale, mercatO mondiale di capitali e un reale accordo del tasso del profitto. Negli anni trenta e quaranta questo
GATT). L'ultima variante è la più seducente, ma la più improbabile. obiettivo era stato conseguito attraverso rivolgimenti politici
I

Quindi una delle due altre soluzioni deve essere accettata, gettando la I che avevano portato alla sconfitta di settori essenziali della
monetina per decidere, pur di evitare le alternative non desiderabili e I classe operaia internazionale e alla seconda guerra mondiale.
cioè a) una lotta tra gli Stati Uniti e la CEEper la leadership dell'eco- !
Oggi la borghesia deve far fronte alla stessa esigenza: hic
I
nomia mondiale; h) che gli uni non vogliano dirigere e gli altri non Rhodus,hic salta!
I possano più farlo, come accadde tra il 1929 e il 1933; c)che ciascuno Qui il pronostico economico cede il passo al pronostico so-
si riservi il diritto di vetO '. I
I ciopolitico. E qui si tocca con mano una delle maggiori dif-
I
I
I

Non entriamo ne. merito delle considerazioni di Kin- ferenze della situazione attuale rispetto a quella del 1929-32,
I

j
.

dleberger, che peraltro abbiamo già analizzato per quanto_


I che fa passare in seconda linea l'elemento - pure in sé
importante - della durata e portata della crisi.
I
, 307-8.
7. The WorldDepression,
Universityof CaliforniaPress, 1973, pp.
! I

i
I
IL
I
J
J_
86

La classe operaia di fronte a battaglie decisive


] fidente a fornire elementi illuminanti sulla diversità della
situazione attuale rispetto a quella del 1929-32. Se anche
87

La classe operaia è entrata nella nuova fase dell'economia negli anni trenta la crisi economica aveva provocato una crisi
I
capitalistica notevolmente rafforzata nella sua compagine ideologica profonda, ne erano stati investiti allora quasi e-
sociale, con un peso specifico accresciuto, con una maggiore I sclusivamente strati intellettuali. Ora sono coinvolti settori
coscienza della propria funzione e della propria forza. Come consistenti della classe dominante, del suo personale politico
abbiamo già indicato altrove, questo sostanziale rafforzamento e tutti quegli intellettuali e quei portavoce che non si siano
della classe operaia è stato tra i fattori decisivi dell'ascesa di degradati al livello di propagandisti di terz'ordine, ed è
lotte iniziatasi Con il 1968 e culminata nei punti più alti in rimessa in discussione tutta la gamma dei valori su cui la
situazioni rivoluzionarie o prerivoluzionarie in Francia, in borghesia aveva fondato culturalmente la propria egemonia.
Italia, in Spagna, in Portogallo o in situazioni di grande e Non d sembra esagerato dire che, specie in certi paesi, si
prolungata conflittualità sociale come in Gran Bretagna 8. stanno delineando manifestazioni non solo di avanzata
All'inizio della crisi,in nessun paese capitalistico avanzato il disgregazione ideologica, ma anche di vera e propria demora-
proletariato si trovava sotto il peso di una dura sconfitta e lizzazione della classe dominante.
neppure in una fase di declino o di sensibile perdita di com- Riprendendo e concludendo: la classe operaia ha con-
battività. Al cOntrario, se pure - a causa del persistere quistato maggiori difese economiche contro la crisi (il fat-
dell'egemonia di direzioni burocratiche riformiste o neorifor- to che i disoccupati non precipitino automaticamente nel
miste - non era stato in grado di sviluppare una l,atta com- pauperismo e che le forme di disoccupazione parziale non
plessiva in una dinamica anticapitalistica che giungesse a porre portino neppure all'emarginazione sociopolitica del corpo
il problema del potere, aveva ruttavia strappato una serie di della classe, permette di contrastare assai più vigorosamente
conquiste, riuscendo a stabilire rapporti di forza più di quarant'anni fa i fenomeni di decomposizione e di demora-
favorevoli dentro e fuori delle fabbriche, con una limitazione lizzazione); continua a di~porre di un notevole potere contrat-
dell'autorità padrortale, con !'imposizione di forme diverse di tuale, mentre la sua forza politica, al di là delle specificità e
contro11o operaio e con l'espressione, nelle esperienze più degli inevitabili alti e bassi, ha avuto negli ultimi dieci-quin-
avanzate (in Italia nella seconda metà del 1969, in Portogallo dici anni una parabola ascendente; si trova di fronte a un av-
nella prima metà del 1975), di organismi di democrazia versario minato da una crisi di direzione senza precedenti,
proletaria, primi embrioni di un dualismo di poteri. Nel indebolitO da una recentissima sconfitta storica come quella
quadro della crisi generale del sistema e di una sempre più indocinese, incapace di definire soluzioni alternative, scosso
acuta crisi di direzione della classe dominante, poteva con- profondamente nella stessa convinzione ideologica della sua
temporaneamenre sfruttare a proprio favore la critica crescen-
superiorità e dell'insostituibilità della sua funzione. In un
te e la mobilitazione attiva di altri strati sfruttati, di vasti set- simile contesto l'ipotesi meno probabile è che la classe
tori piccolo-borghesi, proragonisti o compartecipi di significa- J operaia si rassegni a fare passivamente le spese della crisi, a
tivi movimenti, e la dinamica, potenzialmente anticapitalistica,
del movimento di maSSa degli studenti..la semplice lettura i subirne le conseguenze sociopolitiche negative, a consentire
la piena restaurazione dell'autorità capitalistica, ad accettare,
dei più rappresentativi organi di stampa della borghesia o I
senza contrastarla con mobilitazioni vigorose, quella ricostru-
degli scritti o discorsi dei suoi esponenti è d'altronde suf- I zione del saggio del profittO necessaria alla ripresa e meno
I ancora quei margini più ampi di profitto che sono conditiosine
8. Ci sia consentito rinviare in proposito ai nostri saggi Verificadel qua non di un nuovo rilancio a largo respiro dell'economia ca-
leninismo in Italia (nel Partito leninista, Roma, Bandiera rossa, 1972) pitalistica.
e Dinamica delleclassisodali in Italia, Roma, Savelli, 1975. f
Consideriamo, del restO, l'imparro che la crisi ha già avuto
I
I

! I
l
tl'~

89
88
La conclusione deve essere, dunque, che grandi lotte tra le
da un anno o un anno e mezzo a questa parte. Lungi dall'aver classi, conflitti acuti in cui oggettivamente si porrà la
determinato o favorito tendenze all'arretramento o alla demo-
questione del potere, sono iscritti nella realtà e nelle tenden-
ralizzazione, ha incontestabilmente contribuito a sviluppi ze di questa fase. Non ne consegue automaticamente una
politici tra i più significativi di questo arco di tempo. visione ottimistica circa l'esito di queste lotte e di questi con-
Se la situazione portoghese ha avuto nella prima parte flitti. Il loro esito dipenderà, infatti, dalla capacità che la classe
dell'anno sviluppi cosi rapidi, se la classe dominante non è operaia avrà di darsi una strategia rivoluzionaria complessiva,
riuscita a tradurre in pratica il progetto di riconversio- di fornirsi degli strumenti di lotta neces~ari, di esprimere
ne democratica' abbozzatoal momento della caduta della dit- .
quella direzione rivoluzionaria la cui assenza è alla origine
tatura e se il movimento di massa ha assunto un grande dina- delle sconfitte - o delle potenzialità non sfruttate -
mismo con la maturazione politica di consistenti strati di avan- dell'ultimo mezzo secolo, dall'avvento del nazionalsocialismo
guardia, una delle cause principali è stata proprio la con-o in Germania all'instaurazione della dittatUra militare in Cile.
dizione di crisi dell'economia dell'Europa occidentale e del In questo senso, resta sbagliato dire che la borghesia non ha
mondo capitalistico in generale, che ha reso assai più ardua la nessuna via d'uscita. Le soluzioni la borghesia non potrà
riconversione restringendo, se non completamente annullan- trovarle e imporle facilmente, data la profondità della crisi
do, gli indispensabili margini di manovra. In Italia ci sarebbe storico-mondiale del sistema e dati i rapporti di forza attuali
stato forse il grande successo elettorale dei partiti operai e.in in paesi decisivi. Ma se le battaglie in corso o in prospettiva
primo luogo del Partito comunista, se proprio i problemi non sfoceranno in una soluzione anticapitalistica, se non por-
posti dalla recessione non avessero fatto precipitare. ulterior- teranno al salto qualitativo del rovesciamento del sistema,
mente la crisi di direzione della classe dominante e non un'usura, sia pure parziale, finirà con l'essere inevitabile e una
avessero fatto maturare nella classe operaia e negli altri ceti ristabilizzazione, sia pur precaria, finirà con l'imporsi a van-
sfruttati la presa di coscienza che le soluzioni andavano - e taggio dell~ classe dominante. In tale eventualità certe ipotesi,
vanno - ricercate non perseguendo obiettivi settoriali o cate- per ora astr.atte, del lando di nuovi settori trainanti di uno
goriali, per importanti e legittimi che siano, ma sul piano sviluppo capitalistico potrebbero cominciare a concretizzarsi.
politico globale? E la recessione non sta forse alla base anche Dire che il prezzo sarà pagato dalla classe operaia e dagli
della persistente e sempre più grave crisi politica e sociale altri ceti sfruttati- ma anche da larghi strati di ceto medio e
della Gran Bretagna, il cui proletariato ha dato prova da molti
anni di una combattività non inferiore a quella della classe
dalla stessa borghesia - è fare un'affermazione sin troppo
ovvia. Ma di questa affermazione va colto tUtto il valore pre-
operaia francese, spagnola o italiana? Negli stessi Stati Uniti \
, gnante. Il prezzo del rilancio sarà una drastica riduzione del
le tendenze economiche degli ultimi anni, anche prima livello di vita per un periodo verosimilmente non tanto breve;
dell' esplodere della crisi vera e propria, provocando per la \ sarà l'emarginazione di aliquOte crescenti della popolazione
I
prima volta dopo oltre un trentennio una contrazione dei
salari reali, hanno cominciato a determinare i primi sintomi di
I attiva dal processo produttivo; sarà la decadenza di nuovi set-
tori e di nuove aree e, su scala mondiale,di paesi o gruppi di
una rianimazione delle lotte operaie. paesi. Il prezzo sarà l'annullamento delle conquiste della
\
Per uscire, poi, dall'ambito dei paesi sviluppati, la dramma- I classe operaia degli ultimi dieci-quindici anni. Sarà l'in-
tica crisi attraversata dall'Argentina non è stata forse i staurazione di regimi politici che di democratico non avranno
precipitata ed aggravata dalla recessione mondiale che ha ! più neppure le apparenze giuridico formali, almeno nei paesi
ridotto drasticamente gli spazi che non del tutto erroneamen- in cui la crisi politico-sociale sarà stata più profonda.
!
te la borghesia argentina pensava di poter utilizzare nel U n simile sbocco non può essere prospettato consolandosi
momento in cui iniziava la rischiosa, ma dal punto di vi- I
olimpicamente con la convinzione che il nuovo rilancio capi-
sta pressoché obbligata, operazione di un rilancio del pero-
nismo?

~~
90 91
talistico e la nuova ristabilizzazione saranno a loro volta dilagante sotto forma di una irrazionalità sempre più vistosa,
rimessi in discussione dal riesplodere delle contraddizioni anche se 'razionale' dal punto di vista delle 'leggi' del
intrinseche del sistema. Non dubitiamo che questo avverreb- sistema 9.
be, presto o tardi. Ma si impone, a nostro avviso, una con- Se questo è vero, non c'è bisogno di insistere sul valore che
siderazione che qui riproponiamo benché trascenda l'oggetto le lotte di questi anni e di questi decenni hanno per il futuro
del saggio. dell'umanità.
E' vero che il capitalismo nel corso dell'ultimo mezzo
secolo ha alternativamente subito e superato crisi eco- luglio - agosto 1975
nomiche, sociali e politiche di grande portata, .come quella
seguita alla prima guerra mondiale, come la grande
depressione, come la crisi alla fine della seconda guerra mon- 9. La mancata valorizzazione delle potenzialicà produttive non è e-
diale. Ma il prezzo pagato dall'umanità ed essenzialmente sclusivamente un fatto patOlogico, da ricondurre a momcnri di reces-
sione, ma si,è verificata anche durante i cosiddetti miracoli economici,
dalle classi sfruttate è stato enorme: sanguinose repressioni, Secondo una valutazione di Mandel «le perdite della produzione a
contro rivoluzioni, regimi di oppressione con pochi precedenti causa delle capacità produttive non utilizzate" durante ronda lunga
nella stOria, paurose carestie e immense privazioni, massacri degli anni cinquanta e sessanta «sono superiori a quelle della crisi del
nella seconda guerra mondiale e in innumerevoli guerre par- 1929-32,. (Neocapitalismoe crisideldollaro,cit., p, 4).
ziali. Detto in altri termini: ogni volta che la classe operaia
non può o non sa sfruttare a suo favore una crisi riyoluziona-
ria, il mondo tende a fare un nuovo passo avanti verso la bar-
barie.
Non si tratta di un concetto retorico o di una visione
pessimistica da decadenti, ma di una tendenza storica con-
creta. Si rifletta su alcuni eventi-chiave dell'ultimo decennio,
come il massacro dei comunisti in Indonesia, la guerra
imperialista di sterminio nel Vietnam, l'instàurazione della
dittatura militare in Cile. Ciascuno di questi eventi racchiude
indicazioni sin troppo eloquenti sulla barbarie che le classi
dominanti non esiteranno a imporre o non sapranno evitare
nell'intento di difendere la loro egemonia, di mantenere in
vita un si..tema storicamente in decomposizione. E le spaven-
tose dilapidazioni delle potenzialità produttive oggi esistenti
- di cui sono un simbolo sinistro le colossali spese militari
-, le carestie devastatrici che di recente - quando ancora
non si era spenta reco degli epinici sulla società opulenta! -
hanno di nuovo investitO intere aree del globo dall'Africa oc-
cidentale al continente indiano, il rinnovarsi della distruzione
di prodotti alimentari mentre decine e centinaia di milioni di
esseri umani muoiono di fame o sono sistematicamente de-
nutriti, la crescente degradazione dello stesso ambiente
naturale sono altrettante manifestazioni di una barbarie
I

L_ I
1-
IV

Precisazioni e messe a punto


sulla recessione 1974 75 -

Situ az ione congiunturale eprospettive alla fine del ] 9 75

A sei mesi di distanza dalla stesura dell'ultimo capitolo del


nostro saggio è possibile fare qualche utile messa a punto
sugli sviluppi della recessione nella seconda parte del 1975,
anche se non sono ancora a disposizione i dati consuntivi
sull'intera annata.
Innanzitutto qualche dato sommario. La tendenza per quan-
to riguarda il reddito nazionale lordo è stata di una generale
contrazione, mentre nel 1974 la caduta non .aveva riguardato
che alcuni paesi e comunque era stata contenuta entro limiti
modesti. Complessivamente, secondo le stime dell'oCSE
riguardanti i sette paesi industriali più importanti, si dovreb-
bero registrare £1essionida un massimo del 4,5% per l'Italia a
un miaimo del 2% per la Francia: solo per il Giappone e per
il Canada ci dovrebbe essere un aumento rispe~ivamente
dell'l,5 e dello 0,8%. Secondo una valutazione del-
l'<<Economist>>(15 novembre 1974), anche il Canada
registrerebbe un valore negativo ( - l %) l.
Se consideriamo, poi, la produzione industriale indice -
-
per ovvie ragioni, più significativo la caduta appare ben più
nettamente. Nel novembre 1975 si erano rilevate le seguenti
variazioni rispetto all'anno precedente (tra parentesi in-
cludiamo le variazioni per il mese di agosto):

1. Le stime deU'OCSE risalgono al mese di ottobre, quelle


dell' -Economist1t a qualche settimana più tardi.
94 95
-
Stati Uniti 8% (- 12,5%) zioni stesse. Secondo un calcolo indicativo, alla fine del 1975
Giappone - 10,5% (- 14%) gli Stati Uniti dovrebbero aver registrato rispettivamente
Germania occ. - 3% (- 12%)
-12,5% per le importazioni e -2,8% per le esportazioni, il
Francia - 3% (- 9%)
Giappone -14,8% e -1,3%, la Francia -10% e -5,3%,la Gran
Gran Bretagna - 9% (- 6%) Bretagna -7,3% e -2,3%, l'Italia -19% e -1,3%: unica
Italia -15% (-12,2%) eccezione la Germania occidentale, le cui importazioni sareb-
bero rimaste pressoché stazionarie (-0,5%), mentre sarebbero
Secondo le stime dell'OCSEper tutto il 1975 l'andamento, diminuite le esportazioni (-10,8%)..
sempre per la produzione industriale, dovrebbe risultare Per quanto riguarda l'occupazione, nell'inverno 1974-75 i
come segue (tra parentesi i dati riassuntivi per il 1974): disoccupati, per il complesso dei paesi imperialisti, si sono
aggirati sui 15 milioni, per superare i 16 milioni alcuni mesi
.Stati Uniti - 8,7% (- 0,6%)
dopo. Nonostante certi capovolgimenti di tendenza, soprat-
Giappone - 10,6% (- 5,1%) tutto negli Stati Uniti, si prevede che durante !'inverno
Francia - 9,2% (- 3,2%) 1975 -76 possa essere toccato il tetto dei 17 milioni. Alla fine
Germania oèc. - 7% (-l,l %) del 1975, in percentuale sulla popolazione attiva, l'andamento
Gran Bretagna - 5,3% (- 2,6%) dovrebbe essere stato, comunque, il seguente: Stati Uniti
Italia - 9,6% (+4,3%) 2. 8,4%, Giappone 1,9%, Francia 4,9%, Gran Bretagna 4,7%,
Italia 3,5 % (c'è appena bisogno di ricordare un'ennesima
Se si ricorda che nel 1973, ultimo anno della fase di ascesa, volta che le valutazioni ufficiali peccano normalmente per
la produzione industriale era aumentata del 9% negli Stati difetto) 3.
Uniti, del 17,5% in Giappone, del 6,4% in Francia, del 6,8% Aggiungiamo, infine, che anche in un paese come la Spa-
in Germania, deI1'8,1% in Gran Bretagna e del 9,7% in Italia, gna, che nel 1974, pur essendo entrato già nella parabola
appare in tUtta la sua ampiezza una caduta che, pur senza discendente, aveva registrato per la produzione industriale
raggiungere le punte estreme della grande depressione, ha valori positivi (+ 8% nei terzo e + l % nel quarto
tuttavia battuto tUtti i record degli. ultimi quarant'anni. . quadrimestre), nel 1975 il declino è stato netto (- 11% nel
Il commercio internazionale ha continuato a subire una primo e - 9% nel secondo quadrimestre) e che in un altro
contrazione che nel primo semestre del 1975 è stata dell'or- paese, la Svezia, che, come già abbiamo indicato altrove,
dine del 10% circa e nel secondo non è stata bloccata, anche aveva per un certo tempo costituito un'eccezione, nel 1975 il
. se si è ven uta delineando una situazione più differenziata con reddito nazionale lordo è rimasto stazionario e la produzione
un'espansione del mercato statunitense e un'ulteriore stagna- industriale è caduta (del 3% circa) 4.
zione dell'Europa occidentale e del Giappone. In generale, Questi dati schematici - al di là delle rettifiche che
come è noto, i saldi attivi o le riduzioni dei passivi nelle bilan-
ce commerciali di vari paesi sono stati assai più il risultato di
riduzioni delle importazioni più consistenti di quelle delle 3. U n record poco invidiabile va attribuito, per quantO riguarda la
disoccupazione, al Cile, SOttola dittatura militare: attorno al 20% alla
esportazioni che il frutto di un'espansione reale delle esporta- fine del 1975. Per quanto riguarda l'Italia, a contenere la disoccupa-
zione, nel contesto politico datO, è stata tra l'altro la riduzione della
durata del lavoro, come fa notare anche una nota del dossier pubbli-
2. Per certi paesi queste stime peccano per difetto, per altri proba- catO come supplemento a «Le Monde» (L'année économiqueel sociale
bilmente per eccesso (per es. per la Gran Bretagna è probabile che la 1975: la crise,p. 14).
caduta sia stata sensibilmente superiore, per gli Stati Uniti, invece, 4. Cfr. gli articoli di PEDRO GARCIA sulla Spagna e di BENNY
inferiore). ASMANsulla Svezia in «Inprecoc», 18.XII.75, n. 40-41.
96
97
dovranno éssere apportate in sede di bilancio definitivo della
mercati finanziari le seguenti variazioni negli indici più noti:
scorsa annata -confermano, dunque, che nella recessione in
New York + 36%, Londra + 144%; Tokio + 177%; Parigi
corso si sono ripresentate in modo accentuato le manifesta- + 34%; Francoforte + 38% 6. Negli Stati Uniti !'inizio del
zioni tipiche di una crisi dell'economia capitalistica, Confer- nuovo anno è stato contraddistintO da un nuovo rilando: !'in-
mano contemporaneamente alcune peculiarità che, come già dice Dow Jones ha registrato a Wall Street nella prima set-
abbiamo accennato altrove, non erano emerse o non erano timana un aumento di 52 punti, superando quota 900. Anche
emerse con tale rilievo durante la grande depressione. in Italia, dopo una lunga depressione, a partire dalla seconda
La più clamorosa e la più dibattuta di queste peculiarità, metà di ottobre si è delineata una ripresa.
cioè la persistenza nella fase discendente degli .aumenti dei Contemporaneamente, i casi di fallimento o gravi sconvol-
prezzi al consumo e di tendenze infIazionistiche, non è affatto gimenti bancari hanno continuato a essere assai meno rilevan-
venuta meno nel corso degli ultimi mesi. I tassi sono senza ti che nel 1929-32. Fenomeno nuovo rispetto alla norma dei
dubbio diminuiti, ma restano, tUttavia, sensibilmente più periodi di recessione: il risparmio è aumentatO sensibilmente
elevati di quelli medi degli anni cinquanta e sessanta, ritenuti
in tutti i paesi industriali sia nel 1974 sia nel 1975; il
dagli economisti non incompatibili con un normale funziona- fenomeno sarebbe dovuto a un senso di incertezza per quanto
mento del sistema. Nel 1974 gli aumenti medi dei prezzi al riguarda il futuro e, a partire da un cerro momento, alla
consumo nei sette paesi industriali più importanti erano stati speranza che la tendenza prolungata all'aumento dei prezzi
complessivamente del 13,6% -
da un minimo del 7% nella finisca con l'invertirsi.
Germania occidentale a un massimo del 24,4% in Giappone. Quanto ai fattori già segnalati che non esistevano ai tempi
Nel settembre 1975 si erano registrati, rispetto allo stesso della grande depressione (dalle garanzie che la classe operaia
mese dell'anno precedente, gli incrementi seguenti: USA7%, è riuscita a ottenere contro una caduta drastica del proprio
Giappone 10,3%, Francia 10,7%, Canada 10,6%, Germ~ia livello di vita con il conseguente contenimento della caduta
occidentale 6,1 %, Gran Bretagna 26,6%, Italia 13%. Per il del potere di acquisto, agli sbocchi rappresentati dai paesi a
consuntivo del 1975 le stime dell'oCSE prevedono, sempre economia collettivistica) hanno indubbiamente continuato ad.
I per gli stessi paesi, un aumento medio di circa il 10% con un agire nel senso di un attutimentO relativo della recessione.
I
ventaglio che andrebbe dal 5,8% della Germania al 21,5% D'altra parte, il fatto che in alcuni paesi (Stati Uniti, Giap-
I
della Gran Bretagna 5. Se questi dati vengono raffrontati ai pone, Germania occidentale) la ripresa si è ormai delineata e
I
I dati sulla caduta della produzione, la gravità del fenomeno
appare in tutta la sua portata. 6. Secondo i commentatori lo spettacolare rialzo registrato a lon-
Un secondo fenomeno peculiare della recessione 1974-75 dra, il più rilevante della storia di quella Borsa, è dovuto a una serie
I
consiste nel fatto che, nonostante le notevoli oscillazioni, la di fattori specifici, più o meno «tecnici»(panico e quindi caduta ecces-
I.
i
borsa n~n ha conosciuto le brusche esplosioni e le cadute ca- siva tra il maggio 1972 e il gennaio 1975, particolare onerosità, date
le norme vigenti in Inghilterra, degli investimenti in titoli esteri, tasso
tastrofiche che hanno dato un'impronta così profonda alla di inflazione tale da scoraggiare investimenti in titoli a reddito fisso,
grande depressione, specie negli Stati Uniti. Nel 1974 si era restrizioni per gli acquisti di monete auree sudafricane). Wall Street,
-
i

prodotta la tendenza a una grave caduta specie nel periodo per parte sua, ha scontato in anticipo gli effetti della ripresa, mentrè
tra agosto e novembre -, ma già alla fine dello stesso anno la Tokio ha continuato a risentire degli effetti della crisi energetica,
oltre che della politica monetaria della banca centrale (ma, dato il
tendenza si era invertita. Il 1975 ha confermato la ripresa. Tra
delinearsi della ripresa, è prevedibile che la Borsa giapponese
il 2 gennaio e il 29 dicembre si sono registrati sui principali ricomincerà a tirare nell'anno appena incominciato) (<<Corrieredella
sera" del2 gennaio 1976). .

5. Tra i paesi europei il primaro dell'inflazione è spettato all'Islan-


Le valutazioni - peraltro non sufficientemente precise - del
da con il 53% tra il novembre 1974 e il novembre 1975. citatO fascicolo speciale di «Le Monde» (p. 44) sono un po' diverse;.
ma non mutano la sostanza.
I
..,;..
l.
98'
99
in altri si prospetta entro la prima metà dell'anno in corso, alcuni dati, dei quali c'è appena bisogno di sottolineare il ca-
costituisce un importante elemento differenziale rispetto al rattere ipotetico. In un recente studio Chase Econometrics,
1929-32. La grande depressione è durata oltre quaranta mesi che si basa su un modulo internazionale applicato a undici
in paesi come gli Stati Uniti e la Germania, leggermente paesi, si avanza il prònostico che la congiuntura favorevole
meno in certi altri, mentre la recessione attuale sarà durata, in negli Stati Uniti duri per tutto il 1976 (+ 6,1 % per quanto
generale, all'incirca la metà.
riguarda il reddito nazionale lordo) e per una parte del 1977;
Va detto subito che, secondo valutazioni pressoché una nuova fase decrescente si inizierebbe nello stesso 1977. Il
unanimi, la ripresa ha assunto 'sinora un carattere prevalente- Giappone registrerebbe un analogo andamento. La Gran
mente «tecnico», cioè è stata connessa a esigenze di ri-' Bretagna, al pari di altri paesi, conoscerebbe una rapida
costituzione delle scorte. Comunque, se il fondo è stato toc- espansione nei primi mesi del 1977, mentre verso la metà
cato e si ricomincia a risalire la china, ciò avviene con len- dell' anno successivo una nuova flessione nella Germania
tezza.. settorialmente e non senza oscillazioni in senso occidentale coinvolgerebbe tUtta l'Europa capitalistica. Una
negativo. Per esempio, negli Stati Uniti l'aumento delle ven- nuova recessione si verificherebbe, dunque, nel 1978-79. Per
dite al dettaglio nel periodo ottobre-novembre 1975 non è parte sua l'OCSEha previsto per il 1976 le seguenti variazioni:
andato oltre il 4% rispetto allo stesso periodo dell'anno pre-
cedente, in cui già la crisi era in pieno sviluPPo,mentre il red-
dito nazionale lordo è aumentato nel quarto trimestre '75 reddito produzione industriale
assai meno che nel terzo. Stati Uniti + 5,8 + 8,5
La disoccupazione, che nella prima metà dell'anno aveva Giappone + 4,3 +10,8
superato il tetto del 9%, sarebbe caduta all'8,3% con un Germania occidèntale + 3,3 + 4,5
aumento della popolazione occupata, rispetto a giugno, di cir- Francia + 3,0 + 4,0
ca un milione e mezzo (cfr. «The Economist» del 17 gennaio Canada + 4,3 + 4,0
1976), Nella Germania occidentale la produzione industriale Gran Bretagna .0 - 1,5
Italia + 1,5 + 1,5
ha registrato in settembre un incremento non superiore al
2%, mentre le ordinazioni interne non sono ancora tornate ai
livelli del 1970 (quelle esterne - 1970 = 100 - hanno
raggiunto nel terzo trimestre dello scorso anno quota 122 U no dei più gravi ostacoli a una ripresa consistente sia dal
contro 115 nel secondo trimestre, ma erano a quota 135 negli punto di vista delle dimensioni sia da quello della durata è l'e'::
ultimi tre mesi del '74). In Giappone la produzione sistenza di capacità produttive in eccedenza. Negli Stati Uniti
industriale è aumentata del 6% tra marzo e settembre, restan- tali capacità sarebbero state pari al 35% per !'industria mani-
do però al di sotto del cOl'rispondente periodo del 1974, fatturiera alla metà del 1975 (28% nell'ottobre dello stesso
Alcuni commentatori - tra cui lo stesso «Economist» - han- anno), In Giappone !'industria non sarebbe sfruttata che al
no colto qualche sintomo favorevole anche in Gran Bretagna, 70% e la stessa percentuale varrebbe per l'Italia (con punte
ma non si può parlare di ripresa. ancora più alte nella siderurgia, nei cantieri navali .e nell'in-
La previsione più diffusa è che la ripresa da un lato dustria automobilistica). D'altra parte, nonostante i segni di
riproporrà abbastanza rapidamente seri problemi, dall'altro
non sarà di ampio respiro 7. Vale la pena di accennare ad Econometrics di cui facciamo cenno, una serie di valutazioni di
TRISTANDOELNI'IZsugli Stati Uniti, comparsi su «Le monde», l'ar-
ticolo Bn allendanl la reprise di ERNESTMANDEL(<<Inprecor»,n.
7. Tale previsione è comune a commentatori e studiosi degli 0:- 40-41), un articolo sull'economia trancese di SALAMAe LINDUbiti.)e
rientamenti più diversi. Basti ricordare lo stUdio della Chase i commenti del quotidiano «Il manifesto» (3 gennaio 1976).

.- -
\01
100

ripresa già menzionati, la domanda non sembra. tirare eccessi- combattività e la capacità di resistenza della classe operaia,
vamente negli stessi Stati Uniti 8. almeno in tutta una serie di paesi, hanno reso impossibile la
Un rilando della produzione appare dunque in larga misura sospirata restaurazione9. .
possibile senza la creazione di nuovi impianti, con una ripresa Prima ancora, tuttavia, di essere rallentata o bloccata a di-
contenuta degli investimenti, con un prevalere di investimenti stanza relativamente ravvicinata dai fattori suaccennati, la ri-
di razionalizzazione. Quest'ultima tendenza porterebbe inevi- presa rischia di essere minata da una nuova accelerazione de-
tabilmente a nuove contrazioni della manodopera occupata e, gli aumenti dei prezzi, da un riesplodere delle tendenze infla-
in ultima analisi, dei consumi, con un ricrearsi a scadenza zionistiche. Già nel periodo recente l'entusiasmo per i primi
abbastanza ravvicinata delle condizioni di nuove flessioni sintomi di ripresa negli Stati Uniti è stato smorzato da sintomi
produttive. «Le aziende industriali - scrive François Renard a di un rilancio quasi immediato dei tassi inflazionistici. Le
proposito degli Stati Uniti («Le Monde» del 20.1.76) - si stime dell'OCSE prevedono per il 1976 aumenti dei prezzi al
mostrano ormai più preoccupate di ristabilire i loro margini di consumo in tutti i maggiori paesi industriali, da un massimo
utili" e di ridurre il loro indebitamento che di preparare del 15,3% in Gran Bretagna a un minimo del 4,8% nella
un'espansione tipo quella che si è conosciUta durante gli anni Germania occidentale. Per un periodo più lungo -
1975-78
sessanta». _ le previsioni della Chase Economet~ics sono di un aumento
Al tempo stesso potranno sorgere difficoltà di reperimento medio del 9% negli Stati Uniti, del 6% nella Germania occi-
degli investimenti e dei finanziamenti necessari. Durante la dentale, del 10% in Francia, del 12% in Italia e del 17% in
crisi, anzi già nella fase precedente, la caduta dei profitti e dif- Gran B retagna. Si tratta presumibilmente di previsioni trOp-
ficoltà di vario genere hanno ridotto molto seriamente le po ottimistiche; una accelerazione anche temporanea della
possibilità di autofinanziamenti. Le aziende sono, dunque, ripresa accrescerebbe notevolmente queste percentuàli. Ne
costrette a ricorrere alle banche e non di rado a indebitarsi sono convinti, tra gli altri, i redattori dell'«Economisc>',che
pericolosamente. Per di più, si possono creare gravi strozzatu- nell'ultimo numero del 1975 concludevano come segue un
re nella misura in cui lo Stato, le amministrazioni locali e il editoriale in cui pure segnalavano note, dal loro punto di
settore economico pubblico cercano a loro volta di rastrellare vista, positive (come un supposto spostamento a destra
sul mercato dei capitali e di attirare il risparmio, provocando deU'opinione pubblica nelle "democrazie occidentali»): "Sarà
casi una veci e propria concorrenza in cui i privati rischiano certamente importante che i tassi di inflazione più ridotti da
di trovarsi svantaggiati{nella misura in cui esiste la convin- realizzare nel 1976 non facciano che catapultare l'Occidente e
zione che, per ragioni politiche, lo Stato e il settore pubblico i suoi fornitori di materie prime in un più deleterio rilancio di
in generale non possono venir meno ai loro impegni). In superinflazione nel 1978-1979, che condurrebbe, ancora più
ultima analisi, tuttavia, fattore decisivo resta la possibilità di sicuramente se ciò dovesse accadere, a uno s/ump ancora più
un rilando consistente del saggio del profitto o, quanto meno, spaventoso. La conseguenza di una peggiore inflazione la
la prospettiva di un tale rilando a una scadenza non troppo prossima volta con lo sbocco di un peggiore slump, sarebbe la
remota. Su questo piano i capitalisti non hanno potuto sinora
registrare seri passi avanti. Gli stessi limiti del deprezzamen-
9. E' significativo, per esempio, che in alcuni paesi, come l'Italia, il
to del capitale costituiscono un ostacolo al rilancio del saggio Belgio, la Francia, e sino a un periodo recente la Gran Bretagna la
del profitto. Ma, soprattutto, non si sono delineati, in genere, crisi non si sia tradotta nel 1974 e neppure ne1197 5 complessivamen-
mutamenti sostanziali nei rapporti di forza tra le classi: la te considerato in una riduzione del potere di acquisto dei salariati
(anzi, si sono verificati addiritt;.lta degli aumenti: cfr.la tabella a p. 21
del supplemento citato a «Le Monde..). Negli Stati Uniti, invece, c'è
8. Altri esempi, tratti da varie pubblicazioni economiche, sono nel stata compressione del potere d'acquisto sia nel 1974 sia nel 1975,
citato articolo di Mandel. nella Germania occidentale nel 1975. .

_.,.__ h~
,

I 102 103

r' fine della politica moderata incapace di evitare entrambi i Tutto questo conforta !'ipotesi che l'economia capitalistica è
disastri. Per favore, non un altro boom a meno che non possa entrata in' una nuova onda lunga di ristagno o di sviluppo con-
evitare le trappole del precedente». tenuto. Se sono fondate le previsioni suaccennate sull'andamen-
Per parte sua, l'ex-governatore della Banca d'Italia, Carli, to sino al 1978-79, con il susseguirsi di una ripresa di breve
ha fatto della drammatizzazione dei pericoli, politici oltre che durata e di un rapido precipitare in una nuova recessione, alcuni
economici, dell'inflazione, il centro di una relazione tenuta ai tratti di un'onda di ristagno si saranno manifestati a quella
primi di dicembre dinnanzi a un paludato congresso interna- scadenza già per l'arco di un decennio (ricordiamo che l'inizio
zionale: «Combattere !'inflazione con mezzi diversi dalle . del nuovo ciclo può essere fissato al 1966-67, o, al più tardi, al

politiche dei redditi e principalmente facendo ricorso a una 1969). Il rapporto Morris che introduce il citato studio della
politica monetaria ha l'effetto di impedire alle imprese il tra- Chase Econometrics va nello stesso senso. Afferma infatti che
sferimento dei maggiori costi sui prezzi. Di qui il circolo «nel prossimo decennio dobbiamo prospettarci una crescita
vizioso: stretta dei profitti, minore capacità di raccogliere molto più lenta e instabile» con «un'economia mondiale colpita
capitale di rischio, aumento deil'indebitamento, minore pro- da tassi di inflazione più alti e da più vaste fluttuazioni». E con-
pensione a investire, richieste di varie forme di aiuto, una clude: «In breve si tornerà a cicli economici tradizionali di
delle quali ha come conseguenza un maggior deficit del set- recessione) di turbamento. Paragonato ai prossimi dieci anni il
tore pubblico. Di fronte a queste contraddizioni, le tesorerie periodo di stabile crescita economica che va dal 1954 al 1973
e le banche centrali devono decidere come finanziare i sarà giudica tOper quello che realmente era: una aberrazione».
cresciuti disavanzi: l'alternativa essendo quella di ,finanziare Chi ricorda gli epinici degli economisti apologeti e di tutti
tali disavanzi facendo ricorso alla creazione di moneta (infla- gli avvocati difensori del neocapitalismo durante il lungo
zione) oppure di evitare il ricorso alla creazione di moneta, fi- boom può misurare in tutta la sua ampiezza la disfatta
nanziandosi sul mercato, in concorrenza con il settore privato: ideologica della classe dominante: quello che era stato
il risultato è minori investimenti, minore occupazione, minore salutato come il punto di arrivo della società capitalistica con
produzione. la combinazione delle due esigenze, "minore il superamentO delle contraddizioni e delle «anomalie» del
inflazione con maggiore produzione" non è stata ancora passato, appare ora non solo come un'eccezione, ma addirit-
trovata. A me sembra che in certi paesi (compreso il mio) il tura come un'aberrazione. C'è appena bisogno di dire che l'at-
fatto che il disavanzo del.seccore pubblico si muova in una tuale interpretazione è molto più plausibile della precedente.
direzione, in una sola direzione, presto o tardi rappresenterà N on ritorniamo su quanto accennato in altra parte del
una via obbligata per il governo che si troverà a scegliere fra volume, sul fatto che, in linea di ipotesi, non è affatto esclusa
inflazione o minor investimento, minore occupazione, minore la possibilità di una ristrUtturazione dell'economia capitalistica
produzione, e sarà costretto ad effettuare gli aggiustamenti a con una nuova divisione del lavoro su scala mondiale e l'affer-
livelli sempre inferiori di attività». marsi di nuovi settori trainanti. Potremmo aggiungere che
Non dissimile l'alternativa delineata per gli Stati Uniti nel anche sul piano del riammodernamento dei settori industriali
già citato articolo di Tristan Doelnitz: «Se il deficit sarà finan- già esistenti non mancano le possibilità di impegnare con-
ziato con la creazione di moneta, il settore privato avrà siderevoli risorse (come ha ricordato Doelnitz, negli Stati
aècesso ai capitali necessari alla sua crescita; non ci sarà Uniti il 21 % delle fabbriche sono state costruite da oltre
crowding Olit [eccessivo affollamentò per la concorrenza tra vent'anni e solo il 57% ha meno di dieci anni, mentre nel
settore pubblico e settore privato], ma l'estensione della 1973 quest'ultima percentuale era del 63%). Ma anche a vo-
i
massa monetaria aggraverà l'inflazione; se, al contrario, il ler fare astrazione dai fattori socio-politici - in ultima
I
deficit sarà finanziato con il risparmio, l'economia sarà minac-
ciata di ristagno nella stabilità».
analisi, ripetiamolo, decisivi- non è emerso in questi mesi
nessun elementO tale da iridurre ad attenuare in qualche
I I

II
I

I .
IL,-,---",c....--------
--~- -- .-
104 105
modo le valutazioni già date sugli ostacoli e sulle contrad- di licenziamenti. C'è appena bisogno di richi~e la
dizioni che opereranno anche nel caso che una riconversione situazione delfItalia. Per la Gran Bretagna, in aggiunta alla
di ampio respiro cominci a tradursi in pratica. Per non fare
falcidia già operata in grandi fabbriche come la Chrysler (un
che un esempio, i progetti delle industrie automobilistiche di terzo dei dipendenti messi alla porta!), si prospetta, secondo
spostarsi, per ragioni sia economiche sia politiche, verso paesi
un progetto in preparazione, il licenziamento di 60.000 unità
del cosiddetto terzo mondo, rischiano di scontrarsi con dif- su un totale di 180.000nell'industriadell'acciaio11.
ficoltà già presenti in questi stessi paesi sul piano economico e In secondo lUlJgo,la crisi stimolerà una diversa distribuzio-
inevitabili, a scadenza più o ineno lunga, anche sul piano ne della popolazione attiva, accentuando il peso del terziario.
politico. Ne dovrebbe sapere qualche cosa la FIAT, il cui
E' ancora troppo presto per disporre degli elementi necessari
progetto di Belo Horizonte cominciava a concretizzarsi a una verifica di quanto già avvenuto su questo piano nella
proprio mentre l'indusrria automobilistica entrava in crisi fase culminante della recessione. Non è tuttavia inutile ripor-
anche .nella terra promessa brasiliana e menrre Volkswagen,
tare la seguente tabella sull'evoluzione degli ultimi vent'anni
Generai Motors, Chrysler e Ford vedevano cadere i profitti in alcuni paesi (fonte: rapporto CEEsull'evoluzione regionale
degli anni precedenti (non crediamo, d'altra parte, che i gran- nella Comunità):
di gruppi automobilistici abbiano troppe ragioni di rallegrarsi 1974
GERMANIA OCClDENT ALE 1955 1968
della situazione cui devono far fronte in Argentina).
22 10 7
agricoltura 48
industria 43 48
serVIZI 35 42 45
Alcune tendenze strutturali
GRAN BRET AGNA
Vale la pena di accennare, sia pure rapidamente, a certe 6 3 3
tendenze strutturali che la crisi ha già stimolato e che sembra- agricoltura. 42
industria 49 47
no destinate ad accentuarsi se l'andamento dei prossimi 5-10 servIzI 45 50 55
anni sarà quello ipotizzato.
FRANCIA
Innanzi rutto, la tendenza alla contrazione dell'occupazione,
27 16 12
alla caduta dell'incidenza della popolazione attiva sul totale agricoltura
industria 36 40 39
i della popolazione non verrà capovolta, al contrario potrà
37 44 49
I accentuarsi, specie in determinati paesi. Abbiamo richiamato servizi
alcune previsioni sull'occupazione per l'inverno in corso. Per ITALIA
I

il 1976 nel suo complesso si prevedono da parte dell'OCSEva- .42 22 17


I riazioni positive solo per Canada, Giappone e Stati Uniti (pe-
agricoltura
32 41 44
industria
!
raltro in misura assai modesta, cioè rispettivamente del 2, servIzI 26 37 39
I
i dell'uno e del 2%), mentre per tUtti gli altri paesi la percen-
I tUale dei disoccupati continuerà a salire (il massimo dovrebbe 11. Si è attirata anche di recente l'attenzione sul fatto che in Italia,
mentre piovono i licenziamenti o i ricorsi alla Cassa integrazione,
registrarsi in Gran Bretagna con + 2,8%) l0. In certi casi esistono offerte di lavoro non soddisfatte (nel gennaio 1976 sareb-
I
proprio in questi mesi si sono delineate le minacce più pesanti bero 10.000 in provincia di Torino e 20.000 nella regione lombarda).
A parte l'attendibilità di cifre presentate troppo genericamente,
lO. Secondo recenti valutazioni la disoccupazione negli Stati Uniti fenomeni frizionali sono possibili nella misura in cui l'impiego larga-
resterà al di sopra del 7% nel 1976 per scendere di poco al di sotto mente prevalente di manodopera senza una precisa formazione rende
nell'anno successivo (6,9%) e contrarsi sino al 5 % solo in quattro difficile !'inserimento di disoccupati in posti a un certo livello di spe-
anni (cfr. «Le Monde» del 23.I.76). cializzazione o anche in posti richiedenti una formazione più tradizio-
nale rimasti provvisoriamente scoperti. Non si deve però concludere
106

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, secondo un rapporto


lI I
prima metà anni sessanta 1973
107

sull'economia statunitense nel 1960 del Bureau of Iabour I Stati Uniti 3,8
1,2
5,0
Statistics, tra il 1955 e il 1973 l'agricoltura sarebbe passata dal I Giappone
Germania occidentale 0,6
1,3
0,9
14 al 5%, l'industria dal 37 al 34% e i servizi dal 49 al 61 %.
Francia 1,3 2,1
A proposito della crescita dei servizi o settore terziario, due
I

i Gran Bretagna 1,4 2,5


richiami per mettere in guardia contro false interpretazioni. Il I
Canada
primo è che questa crescita nOn significa automaticamente ! Italia
3,3
3,1
5,6
3,1
crescita dei ceti medi o dei lavoratori indipendenti. Al con- I

trario, per lo più comporta un allargamento complessivo della


. classe operaia, di cui fanno parte, se si usa il termine nell'ac-
i

I Non ritorniamo sui dati già riportati del 1974 e del 1975.
cezione più corretta, vari settori del terziario u. Ciò è confer- ! Anche nei paesi dove la resistenza operaia è stata maggiore e
mato, grosso modo, da dati diffusi di recente dall'Isco sul più difficilmente gli industriali hanno potuto .ricorrere a
consistente aumento dei lavoratori dipendenti tra il 1962 e il massicci licenziamenti (Italia, Spagna in una certa misura,
1973 nei paesi dell'Europa occidentale, negli Stati Uniti e in Gran Bretagna) si è accentuata la contrazione in forme
Giappone: il totale di questi lavoratori nei paesi indicati indirette (in particolare non compensazione del lurn over).La
corrispondeva nel 1973 all'85% degli addetti alla produzione stessa Cassa integrazione - che pure costituisce una garanzia
con un massimo del 92% in Gran Bretagna e un minimo del per i salariati, è un riflesso dei rapporti di forza e, dal punto di
68,7% nel Giappone (l'Italia registra il 71,3% con' un aumen- vista economico, è una forma di sostegno alla domanda che
to di circa il 10% nell'ultimo decennio). Il secondo richiamo è . attutisce le conseguenze della crisi - corrode tendenzial-
che in certi periodi, quelli di crisi in particolare, l'incremento mente la massa della popolazione attiva. Ancor più tale
del terziario può nascondere forme di sottoccupazione. Se la corrosione si manifesterebbe qualora fossero approvati e
tendenza alla contrazione dell'occupazione industriale dovesse tradotti in pratica i progetti che prevedono un prolungarsi
continuare, quest'ultimo fenomeno, specie in paesi come della Cassa o di forme equivalenti di sostegno per un periodo
l'Italia, potrebbe assumere una particolare rilevanza. di cinque anni. Si verificherebbero, peraltro, effetti derivati
Circa la tendenza più generale alla contrazione dell'occupa- su diversi piani. Si creerebbero diseguaglianze tra i settori che
zione parlano chiaro alcuni dati di fonce OCSEsulle percen- godrebbero di queste garanzie e quelli che ne sarebbero privi
tuali di disoccupazione ai momenti culminanti di diversi cicli e rischierebbero di scivolare verso la marginalizzazione e il
(per le tendenze apparse in Italia già a partire dalla crisi del pauperismo. Ci sarebbero spintt. alla ricerca di un lavoro
1963-64 rinviamo allo scritto riportato in appendice) 13: aggiuntivo; ricerca legittima dal punto di vista economico
(visto che, comunque, i lavoratori in Cassa integrazione
subirebbero una riduzione di salario) e anche dal punto di
che risolvendo il problema della «rieducazione» il problema della di-
soccupazione possa essere avviato a soluzione; troppo grande è, infat- vista morale (rifiuto di una condizione di ozio forzato), ma
ti, la sproporzione tra i due fenomeni. che avrebbe la conseguenza di creare, specie nel terziario, una
Per quanto riguardail tipo di manodoperaimpegnatoprevalente- . concorrenza ai danni di coloro che, non disponendo di altre
mente nell'industria, Georges Friedmann ha segnalato di recente che
in Francia, secondo un'inchiesta IN5EE,gli 05 - cioè gli operai senza
qualificazione - più i manovali erano il 54% dèl totale con una aggiustati all'inflazione in misura più larga dei tassi di interesse, di
modo che le aziende sono stimolate a riconversioni con tecniche atte
fIessione di poco più di due punti rispetto alI %2. ' a far risparmiare manodopera [...], Se i recenti aumenti della disoc-
12. Per i criteri di definizionedella classeoperaiaci permettiamo . cupazione possono essere attribuiti in gran parte all'evoluzione
di rinviare al nostro saggioDinamicadelleda.rsisoçia/iin Ila/ia,Roma congiunturale, può darsi che anche la disoccupazione «struttUtale» sia
Savelli,1976 2. j
più alta che in precedenza».

_. 13, In una rewwne deU'QCSIi


" le... ehe .; ..wl., "'.. J
108 109

risorse, non potrebbero accettare compensi troppo bassi. Più La crisi è destinata, d'altra parte, a stimolare ulteriormente
in generale, po~il ripetersi di recessioni a scadenza ravvicinata !'intervento dello Stato e ad allargare la sfera d'azione del
nel quadro di un ciclo di ristagno tenderebbe a ricreare o ad cosiddetto settore pubblico. Non c'è bisogno di fare esempi,
acuire differenziazioni che a partire dal 1968 si erano venute dato che gli esempi - da quelli di varie aziende italiane a
riducendo, la maggiore e, alla lunga, la più trawnatica delle quello clamoroso della Chrysler inglese e a quello non meno
differenziazioni essendo ovviamente quella tra manodopera significativo della Citroen francese - sono dinnanzi agli occhi
che resta inserita nel processo di produzione e quella che ne di tUtti. Basti aggiungere anche negli Stati Uniti, per citare
viene espulsa. Arnold Weber, ex-sottosegretario al lavoro e attualmente
La recessione e una fase di ristagno non saranno senza con- docente dell'Università Carnegie-Mellon di Pittsburgh, dopo
seguenze sulla struttura economica e sulla composizione delle il primo «trasferimento di poteri dai proprietari ai manager»
classi dominanti. Anzi, certe tendenze già si sono sviluppate o se ne verificherebbe ora un secondo «dai manager ai poteri
sono state ulteriormente stimolate dove si erano manifestate pubblici» e, sul piano ideologico, per la prima volta dopo la
anche in precedenza. Abbiamo accennato alla caduta del- grande depressione, si sono udite voci a favore di una
l'autofinanziament'o e al rilancio della funzione delle ban- pianificazione (gruppi di sindacalisti, per ispirazione di
che. Nella misura in cui una distinzione è possibile ne con- Leonard Woodcock, segretario dell'uAw, sindacato dell'auto- r
segue un accresciuto peso specifico del capitale finanziario. In mobile, hanno stimolato li'-formazione di un Initiative Com-
secondo luogo, il processo ulteriore di concentrazione e di mittee for National Planning).
razionalizzazione che la crisi inevitabilmente ha provocato e Infine, non ritorniamo sul concetto che il corso economico
provoca, favorirà non solo, in generale, i gruppi più potenti, sarà in larga misura determinato da fattori politici, dipenderà
ma in particolare le multinazionali. Il 1975 ha permesso di cioè dal fatto che la classe operaia si rassegni o no a fare le
toccare con mano, più direttamente che in passato, di quali spese della crisi e della riconversione, sacrificando il proprio
vantaggi possano avvalersi questi moderni mostri, in grado di livello di vita sull'altare della ricostituzione del profitto.
spostarsi con relativa facilità da un settore all'altro, da un Limitiamoci a sottolineare che, a conferma della tesi secondo
paese all'altro, da un continente all'altro. La loro minore cui non esiste una corrispondenza meccanica tra crisi e
vulnerabilità, almeno sinora, di fronte alla risposta operaia e dinamica della lOtta della classe operaia, in un contesto di
all'azione sindacale e la loro minore preoccupazione per le recessione internazionale generalizzata, si sono avuti sviluppi
implicazioni politiche in un paese dato, di decisioni econo- .politici diversi e di ancora più diversi se ne potrebbero
nomiche gravi per i livelli produttivi e per l'occupazione, han- delineare in avvenire. In alcuni paesi la crisi ha stimolato lotte
no permesso loro di essere in prima linea nei licenziamenti e e mobilitazioni che hanno mantenuto o creato condizioni alta-
nelle operazioni di taglio dei «rami secchi». Non è un caso, mente conflittuali e provocato o contribuito a provocare
dunque, che in Italia le vicende più drammatiche dello scorso situazioni prerivoluzionarie o rivoluzionarie. In altri le lotte
anno abbiano coinvolto fabbriche come la Leyland-Innocenti, non ci sono state o sono rimaste estremamente circoscritte e
la Singer, la Imperial-Telefunken, la Ducati-Thompson la classe dominante ha potuto prospettare un corso conserva-
ecc. 14. tOre, se non addirittura reazionario. Una divaricazione -
14. Le ristruttUlaZÌoni dell'economia capitalistica e le ricom-
politicamente pericolosa - si è andata creando con sempre
maggiore evidenza tra la penisola iberica, l'Italia, la Francia da
posizioni della classe dominante, nella misura in cui allargano il set-
tore statale e aumentano la concentrazione nelle mani di gruppi nu- un latO e la Germania e altri paesi del Centro e Nord-Europa
mericamente liniitati, indeboliscono alla lunga la borghesia come for- dall'altro, con la Gran Bretagna in una regione di frontiera e,
za sociale, anche se corrispondono alla logica del sistema. Abbiamo proprio mentre scriviamo, in una congiuntura estremamente
attirato l'attenzione su questo elemento a proposito dell'Italia nel delicata. .
citato Dinamica dellec/assisocialiin Italia.
I
\
L~_..~_-.:.. ,
I
110

Vada sé che se nel prossimo avvenire ci fossero nel primo


gruppo di paesi sviluppi favorevoli per il movimento operaio,
I
tutto potrebbe essere rimesso in discussione anche negli
I attuali bastioni della conservazione. Ma l'analisi di questa
-
I eventualità come della variante negativa, cioè di un riflusso
I -
nei paesi politicamente più avanzati non rientra nel tema di
questo scritto.
I
Appendice
I 15 gennaio 1976
i
I
!
I
I
!
'q...
:~<"I
I
I

Dove va r economia capitalistica?

La denuncia di ogni tesi revisionista e di ogni illazione


I arbitraria tratta dalle esperienze economiche dell'ultimo
decennio nell'Europa occidentale (come del resto in Giap-
I

I pone) non può prescindere da una netta e franca ammissione:


\
non solo gli economisti borghesi, ma anche gli economisti
i
marxisti -
se pure in misura diversa, di tutte le tendenze del
-
I

!
J
movimento operaio sono stati presi alla sprovvista dagli
I avvenimenti. Non si tratta qui di rispondere alle critiche degli
I avversari di classe, quasi sempre un impastO di malafede e di
,
II
I
ignoranza. Non c'è bisogno di ripetere che i marxisti non han-
no mai creduto alla cosiddetta tesi della crisi economica cata-
strofica o alla tesi dell'impoverimento assoluto che in realtà
I non è che una deformazione del pensiero marxista; e non c'è
I neppure bisogno di richiamare con Lenin che in qualsiasi
I
situazione il capitalismo ha possibilità di ricupero, sia sul
terreno economico che su quello politico-sociale, se il suo
I

antagonista glielo consente.


I
I
. Ma, a parte tutto questo, quello che non si era previsto è
i
che il capitalismo, in particolare dell'Europa occidentale, in
jI una fase storica di crisi profonda del sistema su scala mon-
I
diale, potesse attingere così alti livelli di sviluppo produttivo
e, ancor più, che questo si verificasse per un periodo di tem-.
po abbastanza lungo senza che si producessero crisi econo-
miche esplosive di tipo classico.
La ricerca delle cause di questi fenomeni riveste una grande
importanza non solo ai fini dell'analisi economica o a fini di
114 115
studio, ma anche e soprattutto per trarne pratici orientamenti Aggiungo, tra parentesi, una considerazione sul paralleli-
di lotta per il movimento operaio. smo che è stato introdotto tra sviluppo delle lotte di massa e
Le relazioni che sono state sottoposte a questo convegno, sviluppo produttivo, con il riferimento particolare di Amen-
se in linea di massima sono soddisfacenti per l'aspetto descrit- dola al decennio 1900-1910 da una parte e all'ultimo decen-
tivo, cioè nell'esame dei fattori che hanno operato negli anni nio dall'altra. Si è detto, più o meno, che laddove c'è un gran-
scorsi, sono invece, mi pare, piuttOsto carenti, anzi addirittura de impulso del movimentO delle masse, della lotta di classe, si
trascurano, l'aspetto delle prospettive. La domanda che vorrei raggiungono i ritmi più elevati di incremento produttivo.
porre è la seguente: questo capitalismo, le cui strutture sono Ciò può essere vero solo parzialmente e non bisogna in-
state ampiamente analizzate da molti intervenuti, dove va dal dulgere troppo alle generalizzazioni. Si tengano presenti
punto di vista della congiuntura, delle tendenze economiche alcuni esempi di portata opposta. La Germania federale ha
congiunturali? Allo scopo è necessario ricapitolare sintetica- avuto un ritmo di sviluppo sensibilmente più accentuato di
mente i fattori impostisi nel recente passato. quello inglese; e in Germania il movimento operaio ha
Ho già accennato che le indicazioni fornite dalla relazione, conosciuto una lunga stagnazione, mentre l'Inghilterra ha
su questo piano, sono pertinenti, ma mi pare che, nella misura visto nello stesso periodo grandi lotte sindacali e politiche del
in cui una distinzione del genere è possibile, vi sia una certa movimento operaio. lo stesso vale se si considerano due pic-
sopravvalutazione dei fattori più propriamente politici rispet- coli paesi, l'Olanda da una parte e il Belgio dall'altra.
to ai fattori più propriamente economici. Ma, a pane questa questione di gerarchia che pure ha un
Che il capitalismo italiano abbia dovuto tener 'conto del certo rilievo, soprattUtto quando si può temere che la sot-
movimento delle masse. della coscienza del peso sociale che tolineatura dei risultati del movimento delle masse rivesta un
la classe operaia non ha mai smarrito neppure nei momenti carattere apologetico nei confronti di una linea politica deter-
più neri di depressione, non è contestabile: come non mi pare minata, quali sono i fattori che hanno sollecitato lo sviluppo
contestabile che certe forme specifiche di sviluppo sarebbero economico di questi anni? Quali fattori agiranno, e in quale
state diverse se il fattOre movimento delle masse non fosse misura, in avvenire?
intervenuto. Ma una volta sottolineato questo, si deve rilevare Mi basti ricordare anzitutto l'esplosione tecnologica e
che il tipo nuovo di sviluppo capitalistico è stato in sostanza l'utilizzazione di nuove risorse energetiche nonch~ il ruolo
determinato, prima di tUtto, da esigenze di natura più profon- dello Stato, nelle varie forme, su cui tanto si è insistito anche
da e più generale. Si è accennato - e concordo su questo- in questo convegno. Sottolineerei anche il mutamentO della
alle esigenze derivanti 'dalla nuova situazione mondiale, struttura della domanda da parte delle larghe masse con il
all'esigenza di dare una soluzione ai problemi posti da una peso crescente della richiesta dei beni di consumo durevole
esplosione tecnologica tale da assicurare alla struttura produt- (prodotti su più vasta scala grazie ai progressi tecnologici e a
tiva incrementi e mutamenti che il capitalismo di vecchio tipo prezzi resi più abbordabili specie con i noti sistemi delle ven-
sarebbe stato incapace di assimilare. Si è parlato, per esempio, dite rateali ecc.). C'è, infine, un altro fattore, che mi pare non
della politica salariale dell'epoca fascista. Ora, anche a prescin- sia stato sottolineato con la dovuta forza almeno nella
dere dai rapporti di forza, il capitalismo italiano di questo relazione orale, cioè le possibilità offerte dal mercato interna-
dopoguerra non avrebbe potUto imbastire una propria politica zionale, in virtù, da una parte, dell'espandersi delle possibilità
economica efficiente con una dinamica salariale simile a quella di assorbimento della produzione anche industriale italiana sui
del ventennio. Ciò avrebbe implicato contraddizioni, conflitti, mercati europei, dall'altra dei nuovi sbocchi offerti dai paesi
rotture prima ancora - dico in senso logico e non temporale coloniali o ex-coloniali e dipendenti tramite le risorse nuove
- sul piano più strettamente economico che non su quello del neocolonialismo (non va dimenticato che il neocolo-
politico e sociale. nialismo ce l'abbiamo in casa e parecchie volte sono imprese
116 lI 117

di Stato a compiere autentiche operazioni di carattere I europei. Non va tUttavia dimenticato che anche l'azione
neocolonialistico). statale, dal punto di vista delle possibilità finanziarie, non può
Se vogliamo ora delineare, con l'approssimazione ine- presci8dere da certi limiti. Se vogliamo d'altronde esaminare i
vitabile in questo genere di pronostici, quelle che potran- fenomeni tendenziali nella struttura capitalistica più avanzata,
no essere le prospettive future, dobbiamo chiederci in quale quella degli Stati Uniti, vediamo chè gli Stati Uniti a difficoltà
misura i fattori suindicati continueranno ad operare nei di questo genere si sono già scontrati di recente: neppure le
prossimi anni e se entreranno in gioco altri fattori economici imponenti risorse dello Stato nordamericano sono illimitate.
prevedibili o non prevedibili attwlImente. Maggiori interrogativi si pongono, a mio modo di vedere,
Mi pare che anche dalla discussione del convegno emerga per quanto riguarda il progresso tecnologico. Nella storia del
un sottofondo che non è espresso chiaramente. Mi pare che si capitalismo constatiamo che le esplosioni tecnologiche si
dia o si tenda a dare quasi per scontato un proseguimento verificano a ondate e dopo un certo tempo vi è una fase di
indefinito dell'alta congiuntura,. accettandolo ormai come assestamento, per cosi dire, di digestione delle innovazioni
elemento pressoché stabile per tutta l'Europa occidentale per introdotte nella fase precedente. In genere, se si considera
un periodo indeterminato. che la presente esplosione si prolunga ormai da un certo
Qui non si tratta, ripetiamo, di sollecitare divagazioni numero di anni, c'è da supporre che l'esigenza di assestamen-
accademiche su accelerazioni o decelerazioni, ma di porre i to comincerà a farsi sentire abbastanza nettamente a scadenza
problemi della prospettiva in connessione con quelli degli non lontana. Ciò vale anche per J'Italia, poiché, se è vero che
orientamenti politici del movimento operaio. Su questo J'Italia ha ancora margini ampi di sviluppi tecnologici a livelli
piano, da un lato le relazioni sono manchevoli, dall'altro si è più avanzati, non bisogna tuttavia dimenticare che, tra i paesi
dettO ripetutamente che sussistono, anzi si acuiscono le con- europei occidentali, eccettuata la Germania, essa ha il par-
traddizioni, e più in particolare che tende e tenderà ad acwrsi co-macchine relativamente più recente (il 44% del par-
sempre di più la contraddizione fondamentale della società co-macchine è stato rinnovato negli ultimi dieci anni contro il
capitalistica, quella tra il carattere sociale del processo produt- 45% della Germania). .
tivo e il carattere privatO dell'appropriazione, Consento E' vero che i paragoni con il passato valgono sempre
senz'altro con una tale affermazione, che ha però un carattere relativamente e vari segni indicano che a scadenza non lon-
as$olutamente generico. Bis'ogna vedere in quali forme tana ci potranno essere nuove ondate di impressionanti
specifiche, in qual modo concreto questa contraddizione si progressi tecnologici (ce ne ha dato un'idea nel suo intervento
acuirà, si manifesterà ed opererà nella realtà, nel tessuto il compagno Di Pasquantonio), Ci sono, dunque, due varianti:
economico e sociale dell'Italia e dell'Europa occidentale. Del quella di un relativo rallentamento del progresso tecnologico
resto, questa contraddizione permanente del sistema non è per esigenze di assestamento, e quella di una nuova ondata
certo denunciata dai maexisti perché rappresenti una specie di che sopraggiunga prima che l'ondata precedente sia stata
ingiustizia, una specie di incongruenza, ma in quanto implica digerita, Se ciò si verificasse, molto difficilmente potrebbe
un elemento di freno - -
relativo o assoluto nel processo essere evitata una disoccupazione non del vecchio tipo
produttivo, impedendo, in primo luogo, la valorizzazione italiano, ma tecnologica, del tipo più moderno, capitalistico
dell'immenso potenziale creativo delle masse, degli operai avanzato,
come produttori. Per quanto riguarda la struttura dei consumi, un'inversione
Dei q uattro fondamentali fattori che sono stati indicati, il di tendenza è ovviamente impossibile, ma ciò ha tutta una
I
primo è senz'altro destinato ad operare ancora per un certo serie di implicazioni e innanzi tutto una. I beni di consumo
periodo avvenire (diciamo a media scadenza). L'intervento durevoli comportano una domanda per sua natura più suscet-
i
dello StatO ha ancora ampi margini in paesi come quelli tibile di fluttuazioni di quella dei beni di consumo non
I.
l
118 119

durevoli. La fluttUaZione avrà senz'altro il segno negativo prima e in essa integrata, tenderanno a trovarsi di fronte a dif-
qualora si cominci a delineare un processo di saturazione. E' ficoltà crescenti a medio termine e più precisamente potranno
I
questo uno dei punti che dovrebbe essere esaminato più da I arrivare a uno stadio analogo a quello in cui si trovano gli
vicino poiché si è sottolineato da tutti che questo è stato uno l Stati Uniti, caratterizzato cioè da bassi saggi di incremento,
dei settori stimolanti del processo economico negli ultimi I minori in ogni caso di quelli che hanno contraddistinto la fase.
I
anni. I
di alta congiuntura, da recessioni frequenti, da una larga
Se esaminiamo la situazione negli Stati Uniti, vediamo che
ormai si è raggiunta una notevole saturazione e che questo
I
II disoccupazione tecnologica più o meno permanente e
ultimo fattore, ma: non meno importante -
-
da una larga
I
settore non costituisce più lo stimolante produttivo che tut- inutilizzazione del potenziale produttivo.
.tora rappresenta per i paesi dell'Europa occidentale. Se si Ecco, dunque, la forma concreta in cui tenderà a
pensa, per esempio, ai livelli che l'Europa con la sua popola- I
manifestarsi a scadenza media anche nel capitalismo europeo
zione certo densa, ma in cifre assolute relativamente limitata, I occidentale ed italiano la:contraddizione generale del capita-
può raggiungere nella produzione automobilistica, si ha l'im- I lismo: la disoccupazione tecnologica, l'inutilizzazione parziale
pressione netta che questi limiti di saturazione non siano poi i dell' apparato produttivo forniranno alle larghe masse un
relegati in un futuro assai remoto.
Qui ci colleghiamo al quarto aspetto, cioè all'accresciuta
I
i indice palpabile - e non solo percepibile sul piano teorico -
del freno che rappresenta per la produzione il permanere dei
concorrenza intercapitalistica all'interno del Mercato comune. rapporti di produzione capitalistici. Ciò sarà tanto più facil-
Su questa tendenza tutti sono d'accordo, ma si tratta di intuir- mente comprensibile in quanto il capitalismo contemporaneo
ne le conseguenze, economiche e sociali. Penso . che si non si trova più a dover far fronte a un paragone ellittico -
preciserà una tendenza alle compressioni salariali, prima in tra i ritmi della sua produzione e quelli che potrebbero
determinati paesi, poi in altri, magari non compressioni in stabilirsi in una ipotetica società socialista. Oggi esiste anche il
senso assoluto, bensi in senso relativo, sotto forma di ritmi di secondo termine di paragone, cioè lo sviluppo dell'URSSe
incremento minori di quelli registrati negli anni scorsi. Del degli altri Stati operai, e, dati i livelli anche assoluti che l'uRSS
resto, in certi paesi europei occidentali fenomeni simili si comincia a raggiungere, ciò tenderà ad avere una influenza
sono abbastanza chiaramente delineati, per esempio in anche politica negli stessi paesi avanzati dell'Europa occiden-
Inghilterra e nel Belgio. . tale.
Per quanto riguarda, infine, i mercati dei paesi sottosvilup-
pati, data l'immensità del mondo ex-coloniale o coloniale, (Prima parte dell'intervento pronunciato al Convegno organizzato
dato lo sviluppo, sia pur relativo, di alcuni paesi e il dall'Istituto Gramsci tra il 23 e il 25 marzo 1962. In Tendenzedel
progressivo avvento all'indipendenza di altri, ci sono ancora capitalismoitaliano,Roma,Editoririuniti,1962, voi. I, pp. 369-74).
dei margini. Entreranno, tuttavia, prima o poi, in gioco dei
fattori politici. In particolare, nella misura in cui le rivoluzioni
coloniali potranno avere uno sviluppo di natura socialista, per
esempio alla cubana, il capitalismo troverà sempre maggiori
difficoltà di penetrazione in questi mercati, dove giocherà ai I
suoi danni la I.:ompetizioneeconomica con gli Stati operai.
Per concludere, direi che, se nelle attuali condizioni non è I
I
ipotizzabile, sulla base dei dati di cui disponiamo, la minaccia
di una crisi esplosiva di tipo classico, l'economia europea, e
I I
I anche quella italiana, sempre più inevitabilmente legata alla

l.
! .- .
I \
La crisi economica italiana

L'estate ha segnato nella congiuntura politica italiana la


svolta che era stata universalmente prevista. La nuova
recessione è cominciata ed è ora in pieno sviluppo.
I dati del deterioramento della situazione sono individuabili
a tutti i livelli. La produzione industriale che nei primi sette
mesi dell'anno aveva conosciuto un sensibile aumento, in
agosto ha subito un'inversione di tendenza: è calata del 4,6%.
La congiuntura negativa ha investito in pieno il settore auto-
mobilistico (la FIAT e .1'ALFA ROMEO hanno denunciato
eccedenze rispettivamente di 200.000 e di 20.000 vetture) e
il padronato ha cominciato ad attuare pesanti riduzioni degli
orari di lavoro (24 ore settimanali alla FIATper circa 71.000
operai). La crisi dell'auto sta coinvolgendo una serie di
industrie piccole e inedie a essa collegate (e saranno senza
dubbio coinvolti anche altri settori collegati come la distribu-
zione, la riparazione, ecc.; delle 21.620 aziende artigiane
piemontesi del settore - secondo la Federazione nazionale
artigiani metalmeccanici - solo il 20% continuano a
produrre regolarmente; il 50% incontra serie difficoltà e il
10% si trova «in condizioni estremamente preoccupanti e ai
limiti della sopravvivenza» (dr. «La stampa» del 27 ottobre).
Nell'industria tessile le notizie per il mese di ottobre non
sono meno gravi: alla fine di settembre i lavoratori in Cassa
integrazione erano 20.000, oggi sono diventati 50.000
I
(<<Corriere della sera», 26 ottobre). Secondo il segretario del
-
sindacato tessili FILTEA CISLsi profila il rischio di massicci
licenziamenti. Nella stessa industria chimica si sono verificate
I

I .-
\
:~.

, 122 123

sospensioni che potrebbero essere indice di crescenti tensioni 4% della popolazione attiva). Quanto ai consumi, basti ricor-
(SNIA VISCOSA, MONTEFIBRE, alcune fabbriche dare la caduta nelle vendite delle autovetture (-3,4% nei
petrolchimiche a Ferrara e a MantOva). Quanto all'edilizia, la
crisi non è una novità: il fatto che non si delinea alcun segno
primi ottO mesi del '74 - da considerare però che già nel '73
la vendita era stata bassa e che, d'altra parte, i primi mesi del
di rilando. Tra il '71 e il '73 la produzione di abitazioni si è '74 coprono un periodo in cui la congiuntura era ancora
ridotta della metà. Nel primo quadrimestre del '74 il volume ascendente) e la caduta delle vendite delle carni bovine
dei fabbricati progettati ha registrato una contrazione del 7% (secondo 'il direttore del Consorzio italiano macellatori
rispetto all'anno precedente e gli stessi fabbricati iniziati han- industriali, negli ultimi mesi la caduta si sarebbe aggirata tra il
no subito un'ulteriore compression~, anche se più modesta - 30 e il 35%). .
3,5'* <da notare che, nonostante questo, l'edilizia ha assorbito Per quanto riguarda i prezzi, l'Italia aveva già stabilitO un
nel '73 il 38,7% di tutto il credito erogato all'industria, poco invidiabile .primato tra i paesi capitalistici nel primo
«Corriere della sera» del 27 ottobre). quadrimestre del '74 (collocandosi nella categoria tra il15 e il
Secondo le previsioni di parte padronale nel '74 e nel '75 ci 20%, restava indietro al solo Giappone, il cui incremento dei
potrebbe essere una riduzione ulteriore del 10/15%. Quanto prezzi si avvicinava al 25%, superando, invece, tutti gli altri
all'occupaziQne, il segretario del sindacato CGIL, Giorgi, paesi capitalistici, tra cui la stessa Gran Bretagna). Nel set-
prevede, se non ci saranno cambiamenti, un 25/30% di disoc- tembre l'aumento annuo rispetto allo stesso mese dell'anno
cupati nella categoria. precedente è ormai attorno a125% (24,6% con un incremen-
Per quanto riguarda gli elettrodomestici, la pesantezza del to record mensile deI3,3%!).
mercato interno non è una novità. Il mercato estero ha assor- U n altro elemento che merita di essere segnalato: le dif-
bito sino al1'80% dell'intera produzione di certe industrie. ficoltà di colmare il gigantesco deficit della bilancia dei paga-
Però cominciano le crisi per es. sul mercato francese e menti (che raggiungerà i 6.000 miliardi di lire), saranno
inglese e recentemente difficoltà sono sorte per la rivaluta- accresciute dal diminuito. gettito di una delle voci che in
zione del 12% del dollaro australiano. passato ha più contribuito all'equilibrio della bilancia dei
Si cerca di riparare con nuovi prodotti come i congelatori, pagamenti (nel periodo rappresentato dai primi otto mesi del
in cui sono impegnate tutte le grandi ditte (secondo Gerrit '74 le entrate valutarie dovute al turismo sono state di 837
)eelof, presidente dell'IRE~lgnisPhilips);il mercato è statico e miliardi contro 960 dello stesso periodo dell'anno preceden-
si prevede una caduta del 20-25% sino al giugno '75 - dice te l).
Vittorio Stanzani, coordinatore dei grossisti riuniti -; la Va infine ricordato, per completare il quadro, che per
domanda ha cominciato a calare in settembre: «calano soprat- evitare sconquassi maggiori la borghesia italiana si è già
tutto televisori, frigoriferi, lavatrici, cucine a gas». Secondo indebitata verso l'estero per un totale di Il.000 miliardi di
Jeelof si vive alla giornata, senza la possibilità di programmi lire (3,6 miliardi di dollari sotto forma di prestiti sottoscritti
seri. La situazione potrebbe cambiare in peggio. Serio da istituti e società varie; 8,2 miliardi di dollari sotto forma di
ostacolo è l'aumento dei prezzi, che tra luglio '73 e luglio '74 prestiti a compensazione del deficit della bilancia valutaria,
è stato più del 100%: in certi casi anche 140% al rivenditore. crediop. IMI, ferrovie ecc.; 1,2 miliardi di dollari di cui 650
E' crollato il cartello dei prezzi. (<<L'espresso»,
27 ottobre).
Complessivamente nel mese di ottobre il numero dei disoc- -
l. Da notare - per dare un'idea della profondità della crisi che
cupati avrebbe raggiunto le 800.000 unità (<<Corrieredella nel 197 O, in uno stUdio di previsione, i maggiori economisti con-
sera», 25 ottobre) secondo le dichiarazioni ufficiali: il che si- sideravano come vincoli necessari per un buon andamento
economico il non superamento della barriera del 6% per l'aumento
gnifica che il numero reale è sensibilmente superiore dei prezzi e dei 300-400 miliardi per quanto riguarda il deficit della
(comunque 800.000 unità corrisponde già a un po' più del bilancia dei pagamenti.

- ... ~
124 125
milioni utilizzati SOttoforma di prestito stt:tnd-bydel FMI; 312 ulteriore rilancio, tuttavia non in settori importanti; poi
milioni di dollari sono forma di oil facilities del Fondo comincerà la nuova depressione), Dal 1963 va datata, d'altra
monetario per compensare il deficit oil; 1,889 miliardi di parte, la caduta dell'autofinanziamento, per cui l'espansione
dollari da parte della Comunità europea con scadenza dicem- potrà continuare - entro i limiti indicati - solo al prezzo di
bre prossimo; 2 miliardi di dollari sotto forma di prestito un progressivo indebitamento delle aziende 2. I profitti, che
tedesco garantito in oro a 6 mesi rinnovabile per due anni). erano rimasti a un livello elevato in tutto il decennio degli
anni cinquanta, già dall'inizio degli anni sessanta avevano
cominciato a declinare (fatto il 1953 ugUale a 100, la quota
Un declino di lungo periodo dei profitti sul reddito lordo dell'industria manufatturiera era
arrivata a 114,3 nel 1960 per cadere progressivamente sino a
Le gravi difficoltà economiche attuali possono essere com- 91,2 nel 1964, limite più basso raggiunto prima del 1970,
prese in turta la loro portata solo tenendo presente in quale anno in cui cadevano sino a 82,9).
contesto più generale si inseriscono. La recessione che si è Ma ancora più significative - per la loro ovvia incidenza
attualmente delineata si verifica a distanza ravvicinata da sociale - le tendenze dell'occupazione. Infatti, su questo
un'altra recessione di cui si possono cogliere le prime indica- piano, la flessione ha cominciato già a delinearsi nella seconda
zioni già verso la fine del '70 e che non è stata superata che fase 0958-64): infatti, se nella prima fase si era registrato un
nella primavera del 73. Quello che è forse ancora più si- saggio di aumento dello 0,5% annuo, nella seconda si
gnificativo, già prima della recessione del 1971-72l'andamen- registrava un saggio negativo (- 0,5%) e così pure nella terza
to economico di lungo periodo aveva conosciuto un tenden- ( - 0,3 %). C'è appena bisogno di ricordare che questo
ziale declino, avveniva nonostante che una massa imponente di lavoratOri
Soffermiamoci prima di tutto su questo secondo fenomeno. fossero costretti a trovare una via di scampo nell'emigrazione.
A partire dall'inizio degli anni cinquanta l'economia italiana Un dato merita di essere segnalato; dopo la caduta del 1964,
ha attraversato, grosso modo, tre cicli di durata pressoché il livello dell'occupazione ìndustriale non veniva recuperato
uguale: 1951-58; 1958-64; 1964-71. Il tasso di sviluppo com- .che cinque anni dopo (6.667.000 nel '63, 6.750.000 nel
plessivo tra il primo e il secondo ciclo è passaro dal 5, l % al 1969,6.920.000 nel '70).
5,7%; mentre nella terza fase è calato dal 5,7% al 3,8%. D'altro canto le forze di lavoro in cerca di occupazione,
Se si accetca un'altra valutazione, basata su periodi più dopo essere scese al 2,5% nel '63, si fissavano attorno al
ampi, indipendentemente dal ciclo, il risultato non cambia: 3,5 % anche nei periodi di congiuntura ascendente.
nel periodo 1951-61l'incremento è stato del 5,8% per cadere Il cosiddetto Progetto80, pubblicato nel 1969, cioè in un
nel 1962-73 al 4,7% (media 1951-73 = 5,4%) (vedi «24 anno in cui, dal punto di vista dell'occupazione, la situazione
ore», numero speciale gennaio 1974). non era affatto negativa, delineava prospettive a lungo ter-
Va precisato che il rallentamento del ritmo è da attribuire mine tutt'altro che esaltanti. Pur partendo dal presupposto re-
per una metà al rallentamento nella produzione industriale lativamente ottimistico di un aumento globale del reddito na-
-
(!'industria manufatturiera è stata in questo senso la più
colpita).
Gli investimenti industriali, che negli anni cinquanca erano
zionale del 5% annuo, due ipotesi di sviluppo
due diverse ipotesi di incremento della produttività
basate su

prospettavano per il periodo sino al 1980 un aumento dell'oc-


_
aumentati al tasso medio del 7,3 % e che si erano accresciuri cupazione complessiva rispettivamente di 100 e 350 mila
nel 1962-63, nel biennio 1963-65 sono caduti del 37%, per
risalire poi con ritmo rallentato al punto che solo nel 1969 è 2, P. SYLOSLABINI,Sindacati, inflazione eproduttività, Bari, later-
stato raggiunto il livello del 1963 (il '70 registrerà un za, 1972, pp. 118-24.
126 127

unità. L'aumento dell'occupazione extraagricola sarebbe ri- produzione 4. Comunque, senza dubbio, il '71 è stato un anno
spettivamente di l, l e 1,4 milioni di unità, cioè insufficiente a di recessione. Il reddito nazionale lordo aumenta solo
compensare l'aumento dell'offerta di lavoro proveniente dalle dell'l,4% (il valore aggiunto dell'attività industriale segna
nuove leve e dalla continuazione dell'esodo rurale (p. 131). In -
addirittura una diminuzione, pari all'I,3% con un 0,4% per
altri termini: !'ipotesi '80 comporta la previsione di un le industrie propriamente dette, mentre il settore primario è
ulteriore ribasso della popolazione occupata rispetto alla po- pressoché stazionario ( + 0,8%). L'occupazione complessiva
polazione complessiva. Questa percentuale ha già subito una scende di 63 mila unità (- 47.000 nell'industria) e la disoc-
riduzione sensibile nei periodi precedenti: tra il 1959 e il cupazione, secondo i dati ufficiali, raggiunge il3,1 %. Aumen-
1968 è scesa dal 43,8 al 37,4% e nel 1972-73 addirittura al tano anche i sottoccupati ( + 62.000 per un totale di
35,4% 3. 312,000). Gli investimenti lordi complessivi registrano una
Qualche indicazione, ora, sulla recessione che ha preceduto caduta del 10,3% (gli investimenti industriali restano
quella' attualmente in corso. Se ne può datare !'inizio alla fine stazionari). Nel '72 la situazione migliora leggermente rispet-
del '70, anche se qualcunò ha parlato addirittura della fine del to all'anno precedente: reddito nazionale lordo + 3,2%,
'69 (<<24ore», gennaio '74). Il '70, definito dalla Confindustria investimenti + 2%, produzione industriale + 4,3%. Va tut-
a suo tempo anno di transizione, era stato un anno di crescita tavia ricordato che, fissando !'indice 100 per il '70, la
ma non di rilancio, e l'incremento era stato dovuto, soprattut- produzione industriale, passata al 95,6% nel '71, nel '72 non
to nella prima metà dell'anno, al recupero rispetto al '69 va oltre il 99,89é (<<24 ore", gennaio 1974), Quanto
caratterizzato da grandi scioperi con conseguenti arresti della all'utilizzazione degli impianti, caduta daU'82,7% al 78,9%,
registra un'ulteriore flessione sino al 76%. Secondo dati del
CENSIS, nella prima metà del '72 l'occupazione complessiva
3. Alcuni apologeti hanno voluto vedere in questa caduta - come
peraltro nell'ampliamento del terziario - un indice della modernizza- registra una flessione di ben 500.000 unità (da 18,9 a 18,4
milioni).
zione del paese. Infatti, la riduzione stessa sarebbe dovuta alla
maggiore scolarizzazione, all'anticipazione dei limiti di pensione, al La ripresa avviene solo 'nella prima metà del 1973 esten-
prolungamento della vita media, al fatto che le famiglie che si trasferi- dendosi sino alla prima metà del '74. Il reddito nazionale del
scono dalle campagne alle città ricorrono molto meno al lavoro della '73 registrava un aumento del 5,9%, gli investimenti aumen-
donna ecc. Ma questa tesi risponde a verità solo parzialmente. Ba-
sterebbe a dimostrarlo il fatto che il saggio di attività è sensibilmente tavano dal 9,9% e l'occupazione si accresceva di 140.000
più alto nel Nord (38%) che nel Sud (31%), e nessuno può seriamen- unità (calava ancora l'agricoltra, ma il calo era compensato
te pretendere che sia il Sud la parte più moderna del paese (dati'
regionali sarebbero ancora più indicativi: per esempio, nel'68 il saggio
;
1
dall'aumento dell'industria e del terziario. In particolare tra il
1 luglio '72 e il luglio '73, le variazioni per i tre settori erano le
era del 42,7% nel Piemonte e del41 % in Lombardia contro il 33,7%
della Campania e il 31 % de!la Sicilia), La condizione della Campania, ~ seguenti: - 130.000; + 88.000; + 384.000). L'indice
j industriale giungevaa 107 0970 = 100),mentre l'utilizza-
regione meridionale che tuttavia comprende zone di notevole svilup- ì
po industriale e zone di agricoltura intensiva, meriterebbe particolare ~
zione degli impianti risaliva al 79%.
attenzione. 11
Ultimo elemento - del quale a nessuno sfuggirà il si-
)
Tra il 1961 e il 1971 il totale degli occupati è diminuito nella J gnificato anche dal punto di vista delle prospettive: il '73 se-
regione da 1.698.000 a 1.552.000. Gli addetti all'industria sono ~
passati nello stesso periodo da 565.000 a 538.000, all'agricoltura, da !, gnava un'ulteriore accentuazione del grado di integrazione
581.000 a 419.000, mentre il terziario ha registratO un aumento da .,)
j
dell'economia italiana nell'economia mondiale: il rapporto tra
552.000 a 595.000. Va segnalatO,peraltro, che l'ampliamentO del ter- ;J
~
ziario, specie nelle regioni meridionali, in non pochi casi maschera un ,\ 4. E' stato osservato- con ragione - che senza gli avvenimenti
estendersi di forme di sottoccupazione più che non indicare uno del '69 la recessione sarebbe stata anticipata. Una prova di più della
spostamento effettivo ad altri settori di attività (cfr. «Rinascita»,1974, pretestuosità della tesi secondo cui le difficoltà economiche sarebbero
n.42). dovute all'eccessiva conflittualità sociale.
.128 129

interscambio e prodotto nazionale lordo, che era già del 52%, nistrativo, mettendo a repentaglio lo stesso funzionamento
giungeva al 54%. minimo necessario alla sopravvivenza del sistema: ha comin-
ciato a rappresentare un peso sempre meno sopportabile via
via che, con l'esaurirsi del boom, si sono ristretti i margini di
manovra economici.
L'intreccio delle contraddizioni
. Oggi più che mai il capitalismo italiano subisce sia le con-

traddizioni del capitalismo giunto ai suoi livelli più alti (vedi la


Da tutti gli elementi che abbiamo sistematicamente crisi dell'industria automobilistica), sia le contraddizioni
richiamato emerge sempre più esplicitamente e acutamente derivanti dal suo sviluppo specifico degli ultimi venti anni (di
!'intreccio delle contraddizioni strutturali e congiunturali. cui i fenomeni cosiddetti di arretratezza sono parte essenziale
Per limitarsi, ancora una volta, all'essenziale, sottolineiamo e non escrescenza accessoria, retaggio del passato). D'altra
quanto segue: parte il peso delle contraddizioni strutturali si fa sentire sem- I
a) le potenzialità dell'apparato produttivo, segnatamente pre più direttamente e immediatamente, mencre si aggravano I
I
nei settori più dinamici, sono aumentate più rapidamente le contraddizioni di origine congiunturale, soprattutto nella I
delle possibilità di allargamento del mercato interno. Contem- misura in cui le fasi ascendenti tendono ad avere minore dina- I
poraneamente, la congiuntura economica internazionale ha mismo e durata più breve e i cicli recessivi tendono di più a
reso più aspra la concorrenza, riducendo le possibilità che le coincidere nei vari paesi.
difficoltà siano superate con una accresciUta presenza sul mer- Il superamento della crisi appare estremamente problemati- I
cato europeo e mondiale (sia detto tra parentesi, unitamente co se si considerano le contraddizioni esistenti da altri punti II
alle sospensioni, ai licenziamenti, alla incensificazione del di vista. I
tasso di sfruttamento e al contenimento della dinamica L'inflazione ha senza dubbio assicurato alla borghesia certi I
I
salariale, lo stimolo delle esportazioni era stato un fattore margini di manovra nel corso degli ultimi anni e ha costituito I
decisivo per il superamento della crisi del '64). lo strumento principale del relativo rilancio dei profitti (nel i
b) Contrariamente alle affermazioni dei teorici del '73 e agli inizi del '74). Ma la conseguenza è stata che il tasso I
neocapitalismo, la presenza di una cospicua area arretrata e inflazionistico ha superato largamence i limiti di guardia con
parassitaria non era stata necessariamence in contraddiziç>ne effetti di grave disorganizzazione del sistema. Non si dimen-
I
con lo sviluppo economico del periodo del boom. Infatti, da tichi che il vantaggio che da un'inflazione deriva all'esporta- I
!
un lato le occupazioni cosiddette parassitarie (gli enci 'inutili' zione può essere largamente o anche interamente annullato
ecc.) hanno fornito occupazione a contingenci non trascurabili dal rincaro delle importazioni, nonché dal restringimento del I
della popolazione attiva; dall'altro, proprio un certo sviluppo mercato interno: che ['inflazione rafforza le tendenze I
distorto - rispetto a una ipotesi di sviluppo capitalistico speculative, la ricerca dei cosiddetti beni-rifugio che rappre- I
'ideale' - aveva favorito l'estendersi di certi strati sociali sentano immobilizzi di capitali ecc.; che il sistema del credito I
incermedi che contemporaneamente avevano costituito un viene profondamente scosso e, infine, che diventa più difficile
mercato per certi beni (beni di consumo durevoli, case ecc.) e il ricorso regolare ai prestiti esteri ecc. .1
avevano fornito un cemento politico necessario alla conserva- In secondo luogo, il superamento della crisi richiede vaste I
zione del regime. Tuttavia, l'area 'parassitaria' o improduttiva operazioni di ristrutturazione, per la maggior parte dei casi I
ha finito Con il provocare squilibri sempre più gravi, generato- subordinate a investimenti massicci. Ma, data la caduta
ri di tensioni drammatiche (basti richiamare il caos urbanistico I
dell' autofinanziamento, il reperimento del credito diventa
I
e la esplosiva situazione nel settore sanitario); ha contribuito sempre più difficile, provocando una concorrenza di cui non II
ad accrescere la disfunzionalità dell'apparato politico e ammi- possono non fare le spese tutta una serie di piccole e medie I

I.
I .
!
L_.____ , .~ Il
""
130 131

imprese. La sitUaZioneeconomica e politica rende, d'altra par- non tanto facilmente reperibjJi - e per tutto un periodo di
te, molto ardua la raccolta di fondi tramite il. mercato transizione le tensioni, lungi dal diminuire, rischierebbero
azionario e', come si è già accennato, spinge verso operazioni di accrescersi ulteriormente. Ma la difficoltà maggiore
speculative o verso la ricerca dei beni-rifugio. In queste con- risiederebbe nel fatto che una riconversione come, quella
dizioni, quelli che rischiano di mancare di più, sono proprio prospettata richiederebbe una pianificazione a largo respiro e
gli investimenti più necessari e cioè quelli a lungo termine. quindi la presenza di strumenti atti a tradurla in pratica. Come
Infine, da un lato la borghesia italiana ha bisogno di trovare credere che questa condizione possa essere soddisfatta quan-
nuovi spazi su mercati esteri e di ricevere aiuti in varie forme do il consenso è ormai unanime sul totale fallimento dei pur'
(prestiti ecc.); dall'altro, è spinta ad adottare misure di sapore modestissimi progetti di programmazione delineati dieci anni
protezionistico (vedi la legge sui depositi obbligatori). Si trat- fa e le recenti dimissioni di Ruffolo, nel mezzo della crisi
ta di una contraddizioC\e supplementare che in questo periodo economica e politica d'autunno, hanno assunto quasi un carat-
non.è specificamente italiana, ma investe l'Italia con acutezza tere simbolico? 5
e immediatez2;aparticolari. . Tuttavia, qualora riuscisse a realizzare un serie di con-
dizioni sociali e politiche, un tale progetto potrebbe, in ultima
analisi, ridare fiato all'economia italiana, attenuando la portata
Due soluzioni alternative di certe contraddizioni strutturali e ritardando la scadenza di
nuove esplosioni delle contraddizioni stesse.
La borghesia italiana può, in astratto, prospettarsi due vie di La seconda via sarebbe quella di una riconversione in
uscita a medio termine. direzione, per cosl dire, diametralmente opposta, la cui logica
La prima sarebbe la scelta di una riconversione economica a è in un certo senso anticipata in embrione dalle tendenze, che
largo respiro che si fondi: a) sulla individuazione di nuovi abbiamo segnalato, di declino dello sviluppo e di contraZione
settori portanti (per es. alcuni settori della chimica);
b) sull'esaltazione della produzione mirante a soddisfare i 5. Il fallimento della programmazioneè stato ammesso ormai da
cosiddetti consumi sociali (abitazioni, trasporti, ospedali ecc.); tempo, in particolare dagli economisti - dal già citato Ruffolo al
Sylos Labini -.che più si erano adoperati perché la programmazione
c) su una rivalorizzazione dell'agricoltura che, rilanciando la
fosse realizzata. Va nptato che questi economisti hanno cercato di
produzione in specie di determinati settori, potrebbe ridurre individuare la causa del fallimento nell' 'arretratezza' economica,
l'incidenza delle importazioni - con conseguente ben~ficio politica, culturale dell'Italia, considerata tendenzialmente come
per la bilancia dei pagamenti -e bloccare, se non invertire, atipica rispettO al resto dell'Europa capitalistica e, più in particolare,
un esodo rurale che è venuto assumendo forme sempre più nelle debolezze soggettive degli stessi gruppi imprenditoriali più
moderni, oltre che nella macroscopica disfunzionalità dell'apparato
irrazionali (anche dal punto di vista strettamente economico). statale. .
Un tale progetto si urterebbe indubbiamente a gravi dif- Nel suo Rapporto su/la programmazioneRuffolo indica che "le con-
ficoltà. Il reperimento di nuovi settori trainanti resta un dizioni necessarie al successo della programmazione sono essenzial-
problema aperto, soprattutto dal punto di vista degli effetti mente di natura sociale e politica» (p. 92). Ma in primo luogo non
moltiplicatori e dell'incidenza sull'occupazione (per esempio trae la conclusione che pure è in parte implicita nella sua denuncia
(cioè la condizione sociale e politica è la rottura del sistema in quanto
uno sviluppo anche impetuoso di certe branche della chimica tale), in secondo luogo le proposte che avanza non vanno al di là
difficilmente potrebbe avere la funzione che ha avuto negli dell'ambito tecnico-istitUZionale.
anni cinquanta e sessanta lo sviluppo dell'industria automobi- Appare poi strano, sia detto di passata, che Ruffolo consideri «non
listica). prevedibili.. nel 1956-66 mutamenti di fondo (come quelli intervenuti
nell'integrazione internazionale, nel mercato del lavoro e nella strUt-
Le riconversioni- sianell'industria,sianell'agricoltura- tura del sistema industriale) che invece erano prevedibili abbastanza
richiederebbero comunque del tempo - oltre che risorse agevolmente e di fatto erano stati previsti da studiosi marxisti.
132

dei livelli di occupazione. Si tratterebbe di perseguire un


rilando dell' economia su una base più ristretta, privilegiando
certi tipi di produzione e puntando su beni accessibili soltanto
a determinati strati della popolazione (per esempio l'industria
automobilistica potrebbe ricercare un nuovo equilibrio con .~.

una produzione basata su vetture destinate a ceti in grado di G lo ssarietto


assicurare una domanda più stabile). Una simile ipotesi impli-
cherebbe da un lato un ulteriore restringimento della popola-
zione occupata (con ulteriore caduta dei saggi di attività);
dall'altro certe tendenze di tipo autarchico. Le difficoltà e i
rischi anche dal punto di vista strettamente economico non
hanno bisogno di essere segnalati, tanto sono ovvi. Tuttavia, m.
almeno per un certo periodo; una soluzione del genere non '1 BILANCIACOMMERCIALELa.bilancia commerciale è la dif-
sarebbe impossibile. ferenza tra le esportaZioni e le importazioni di un determinato
In tutti e due i casi, però, gli ostacoli maggiori appaiono di paese. Se le esportazioni superano le importazioni la bilancia
natura politica: nel primo sarebbe necessario infrangere vaste commerciale è in attivo, in caso contrario la bilancia commer-
e solide costellazioni di interessi la cui forza è stata già ciale è passiva o in deficit. La.bilancia commerciale è una com-
sperimentata sin dagli inizi del centro-sinistra; nel secondo la ponente importante della bilancia dei pagamenti (vedi).
classe dominante dovrebbe essere in grado di spezzare preli- Data l'importanza di quest'ultima ai fini della stabilità e
minarmente la resistenza della classe operaia. Proprio per , della convertibilità di una. moneta, i governi borghesi si preoc-
questo le due soluzioni restano largamente astratte, al di là cupano di stimolare le esportazioni e di limitare le importa-
delle contraddizioni che racchiudono. Come appaiono difficil- zioni, il che coincide con l'obiettivo di un allargamento del
mente realizzabili, nel contesto dato, le due formule politiche mercato interno ed estero per i prodotti dei propri capitali-
che dovrebbero garantirle e cioè, rispettivamente, un 'com- sti. Le esportazioni vengono generalmente stimolate con
promesso storico' (o una formula equivalente) e un. regime crediti all' esportazione a taSsi inferiori a quelli di mercato e
conservatore autoritario, se non addiritrora una dittatura con rimborsi fiscali. Per limitare le importaZioni vengono
fascistao militare 6. .
utilizzate soprattUtto le tariffe doganali, ma in certi casi anche
limitazioni delle quantità fisiche (contingentamenti). Si cerca
(da La crisi etonomka e la rispostadei rivoluziona,i, Roma, Bandiera
r055a,.1975, pp. 3-16). però di evitare lo scoppio di vere e proprie guerredelle tariffe
(vedi) che sarebbero controproducenti per tutte le parti in
causa.

BILANCIA DEI PAGAMENTI E' costituita dai saldi tra le


somme' dovute all'estero e le somme che l'estero deve al
paese in questione.
La bilancia dei pagamenti si compone della bilancia com-
I
6. E' chiaro a cruW1queche a prospettare più conseguencemente e
insistentemente la prima ipotesi sono stati i dirigenti e gli economisti
merciale, del movimento dei capitali - cioè della differenza
del PCI, il che è largamente riconosciuto da vari economisti impegnati -,
tra l'uscita dei capitali'e la loro entrata del movimento dei
I
a suo tempo nel disegno economico del cencro-siniscra e della noli marittimi, del movimentoturisticoe del movimentodi e-
\ programmazione.
I
migrazione e immigrazione.

L_ )
134 135

Come è noto il movimento di capitali è fortemente passivo di questi profitti vada reinvestito e quanto distribuitO agli
per l'Italia, a causa della fuga di capitali che serve a non fare azionisti. In effetti il dividendo dipende piuttosto dal livello
pagare le tasse, ma anche come arma di ricatto politico, del tasso di interesse, cioè da quantO il possessore di un certo
poiché a ogni avvenimento politicamente sgradito la fuga di capitale potrebbe ritrarre da esso se lo depositasse in banca. Il
capitali si accentua. A ciò si unisce la ricerca di un tasso di dividendo oscilla attorno al tasso di interesse a seconda
profitto più elevato in altri paesi. dell' andamento della società: se la società va bene è un po'
Il movimento turistico e il movimento degli emigrati danno superiore, se va male è inferiore.
invece dei saldi positivi per ntaiia. Le azioni hanno un valore nominale, che è quello al quale
Se la bilancia dei pagamenti è in forte deficit per dei lunghi sono state emesse, e un valore effettivo, che dipende dalla
periodi - ciò che in genere è il risultato di tendenze infIazio- quotazione in borsa,cioè da quanto sono valutate dai compra-
nistiche all'interno - il paese in questione sarà costretto a tori di quelle azioni in borsa quel determinato giorno. Tale
svalutare la propria moneta, cioè a modificarne in peggi~\ il valutazione dovrebbe dipendere dall'andamento dell'azienda,
rapporto con le altre monete (ovviamente una forte ecceden- dal quale a sua volta dipende, come abbiamo detto, il dividen-
za è invece una spinta alla rivalutazione). do. La valutazione di una azione, il suo prezzo in borsa,
A questo punto entra in gioco la consistenza delle riserve, dipendono quindi dall'utile (dividendo) che ci si aspetta di
costituite, presso la Banca centrale, da disponibilità in oro e in avere acquistandola. Anzi, più precisamente, il prezzo di una
valute di riserva, cioè dal dollaro e, fino a qualche tempo fa, azione è la capitalizzazione del dividendo annuo al tasso
dalla sterlina. Le riserve danno la possibilità di saldare il medio dell'interesse. Cioè se il tasso medio di interesse è 5%
proprio debito con l'estero (il deficit della bilancia dei pagamen- e il dividendo per azione di 10.000 lire, il prezzo dell'azione
tI), ma soprattutto permettono di ottenere, senza intaccarle, i sarà di 200.000 lire.
crediti esteri necessari a saldarlo. Questo è ciò che è avvenuto Ma in ancicipo (prima dell'assemblea degli azionisti che
in Italia nel 1974-75, in forme particolarmente brutali con il avviene una volta all'anno) non si sa quale sarà il dividendo. Il
prestito della Germania occidentale dato contro il pegno di prezzo dell' azione sarà qUindi il ris!.l.ltatodelle previsioni
parte delle riserve auree italiane. sull'ammontare del dividendo. E' chiaro a questo punto che le
notizie sull'andamento di questa o quella società possono fare
BORSA La borsa, come le banche, è uno strumento tipico variare moltissimo il prezzo delle rispettive azioni. E' altret-
del capitalismo sviluppato. Con lo sviluppo del capitalismo tanto chiato che il prezzo delle azioni verrà determinato non
viene effettuato il passaggio dal capitalista individuale alle solo da notizie reali, ma da ogni sorta di false voci che riguar-
società per azioni, in cui la proprietà del capitale e quindi la dino sia r andamento di una singola società che quello
partecipazione agli utili, dipende dal numero di azioni che dell'economia nel suo complesso, in quantO dalla situazione
ciascuno degli azionisti possiede.. .. economica generale dipende sia la situazione di ogni singola
Il mercato delle azioni si chiama appunto borsa. Vengono azienda, sia il livello del tasso di interesse che, come abbiamo
chiamate borse anche i mercati di certe merci (grano, rame, . detto, è strettamente legato al dividendo delle azioni.

caffè, ecc.) - le cui caratteristiche sono tali che è possibile La borsa in questo modo diventa il luogo privilegiato di
comprarle e venderle senza che siano fisicamente presenti _, speculazioni di ogni tipo. Caratteristica della borsa diventa
ma la borsa per eccellenza è quella delle azioni (e delle obbli- quindi la possibilità di variazioni molto forti e rapide sia del
gazioni, in genere dei titoli). prezzo delle singole azioni,sia detloro corsomedio(cioè della
Le azioni danno degli utili che vengono chiamati dividendo: media dei prezzi). Quindi partecipa alle compravendite delle
non si tratta però di tutto il profitto della società a cui si azioni in borsa non tanto chi vuole ottenere i dividendi o chi
riferiscono le azioni. Sono i grossi azionisti a decidere quanto è interessato ad asswnere il controllo di questa o quella azien-

I,
I,
I,
T 137
136 1

da, quanto chi intende guadagnare sulla differenza tra il gli speculatori che acquistando o vendendo una determinata
prezzo delle azioni oggi e il loro prezzo presunto in futuro. valuta col sistema precedente ne provocavano spesso la svalu-
Quindi le operazioni più diffuse in borsa non sono tanto tazione o la rivalurazione.
quelle per contanti ('a pronti'), ma quelle a termine: Il sistema dei cambi fluttuanti ha però il grosso svantaggio
operazioni cioè che riguardano acquisti futuri di azioni (in per gli esportatori e gli importatori di privarli di qualsiasi
genere a distanza di un mese) a un prezzo fissato il giorno sicurezza, nel momento in cui firmano il contratto, sul valore
dell'acquisto. . . del denaro che riceverannò o che dovranno pagare dopo la
. Se dopo un mese le azionisono salite,vengono immediata- consegna della merce. Ciò rischia di essere (e in parte già è)
mente rivendute e chi ha effettuato l'operazione intasca la dif- un freno al commercio mondiale.
ferenza. A questo tipo di oper~ioni, che permettono innu- Le cause di fondo che hanno portato all'adozione del
merevoli variazioni e che, per la loro somiglianza con il gioco sistema dei cambi fluttuanti sono l'inflazione sempre più forte
di azzardo, vengono chiamate 'gioco in borsa', partecipano àt- in tutti i paesi capitalistici, ma che si sviluppa con ritmi diversi
tivamente le banche sia come intermediari che come fina~- nei diversi paesi, e l'acutizzarsi della concorrenza internazio-
ziatori di chi 'gioca in borsa'. nale che portava al suo estendersi anche al settore monetario.
Naturalmente chi soprattutto gioca in borsa non sono i
pesci piccoli, ma i grandi capitalisti che oltre a servirsene CLEARING Forma di scambio commerciale fra due paesi
come fonte per r allargamentQ dei capitali ne ritraggono utili che prevede una perfetta parità tra importazione ed esporta-
supplementari attraverso la speculazione. zione, per cui non vi debba essere tra i rispettivi paesi nessun
La borsa italiana ha delle caratteristiche accentuatamente esborso in valuta convertibile oppure in oro.
speculative, mentre, soprattutto negli ultimi anni, svolge un Si tratta di un sistema che limita r espansione degli scambi
ruolo limitato come fonte di capitali per l'industria. commerciali e che viene adottato da paesi scarsamente legati
al mercato mondiale o in periodi di grave crisi di questo (per
CAMBIFISSI, CAMBIFLUTrUANTI Cambio (o quotazione, esempio nell'immediato dopoguerra, tra paesi a valuta non
o parità) di una moneta è il suo rapporto con le altre monete convertibile privi di"riserve valutarie).
e anche il suo rapporto con l"equivalente universale'; con Le limitazioni sono dovute alla necessità di macchinosi con-
l'oro. . trolli e di trovare sempre una contropartita a qualsiasi aumen-
.. Sulla base degli accordi di Bretton Woods conclusi fra le . to del commercio in uno dei due sensi,e anche al fatto che in
maggiori potenze capitalistiche nel '74, il sistema monetario questo modo i rapporti commerciali possono essere solo
internazionale si reggeva su un sistema di cambi fissi, cioè un bilaterali.
rapporto fra le monete definito ufficialmente, sostenuto sul
mercato libero dalle rispettive banche centrali, e che, per COMPOSIZIONE ORGANICA DEL CAPITALE Il capitalista
essere modificato, richiedeva una decisione ufficiale della che apre un'impresa industriale deve dividere il proprio
banca centrale interessata. capitale in due parti diverse: una parte per l'acquisto delle
Con la crisi del sistema monetario internazionale ag- macchine, degli edifici, delle materie prime, dei prodotti
gravatasi negli ultimi anni, la inconvertibilità del dollaro in ausiliari ecc. Questa parte del capitale vede il proprio valore
oro, le ondate speculative che si abbattono periodicamente conservato nel corso del processo produttivo tramite il suo in-
sulle più importanti valute, i paesi capitalistici non hanno più corporamento nel valore dei prodotti finiti. Per questa
I
ritenuto possibile mantenere un sistema di cambi fissi. Si è ragione verrà chiamato caPitalecostante.la. seconda parte del
deciso quindi di lasciare oscillare liberamente le varie monete capitale deve essere usata per l'acquisto di forza-lavoro. E'
sui mercati dei cambi. In questo modo si intende scoraggiare I
questo capitale che si accresce del plusvalore prodotto dagli

ìL.~~,~
J .~-_.-
138 139
I
I limitati dal livello di consumo relativamente basso dei
operai. Verrà dunque chiamato caPitalevariabile. Il rapporto
tra capitale costante e capitale variabile è la composizione lavoratori. La forza acquistata da questi ultimi nella fase di
I
I organica del capitale.Più una impresa, un settore industriale o boom(vedi) fa aumentarei salarie perciò fa diminuireil saggio
I un paese sono avanzati, più elevata è la composizione di profitto. Quindi diminuisce per i capitalisti lo stimolo a
i organica del capitale, cioè più grande è la frazione del capitale investire.
I
I complessivo che viene spesa per l'acquisto delle macchine e E' chiaro adesso che l'elemento fondamentale che determi-
I na le crisi è l'oscillazione del saggio di profitto. Si potrà
I delle materie prime.
!
iI Tuttavia l'aumento della composizione organica del capitale vedere attraverso un rapido esame delle diverse fasi del ciclo
I è l'elemento decisivo che agisce in favore della caduta tenden- come questo avvenga e quali altri elementi entrino in gioco.
I
I ziale del saggio di profitto (vedi) e, in questo senso, è una delle a) ripresa economica:durante la depressione economica
I
cause di fondo dell'insorgere delle crisi. (vedi) la produzione industriale si mantiene a un livello anor-
l' malmente basso poiché il saggio di profitto è molto basso. In
I questa situazione nessuna diminuzione del tasso di interesse
I
,
CONTROLLODEI CAMBI Controllo esercitato dalle au~
torità statali o da1la banCIi centrale sulla conversione della
II sui crediti bancari può provocare una ripresa degli investi-
,
moneta di un determinato paese in altre monete o viceversa.
I
I menti. La logica stessa di questa stagnazione crea gli elementi
, La premessa affinché in certe situazioni venga adottato il di una ripresa. I settori dei beni di consumo, le cui vendite
controllo dei cambi è, ovviamente, che la moneta it;lquestione i
hanno subito limitate contrazioni perché anche i disoccupati
sia convertibile. Il controllo dei cambi viene esercitato nel mangiano (sia pur poco), possono aumentare leggermente la
I
caso sia in corso una speculazione al ribasso contro di essa, loro attività via via che le scorte a magazzino vengono
nel caso cioè che forti vendite all'estero ne facciano cadere il I smaltite. I prezzi non diminuiscono più come nella fase di
I
I crisi senza però alzarsi immediatamente.
I prezzo, provocando una svalutazione.
. Poiché nessuna valuta è totalmente convertibile (neppure il E' sufficiente una stabilizzazione dei prezzi perché le azien-
I dollaro americano, che pure è la più convertibile di tutte), una
I

! de del settore dei beni di consumo pensino a rinnovare le at-


certa misura di controllo dei cambi viene esercitata pratica- i trezzature e quindi a investire. Il momento è estremamente
mente in tutti i paesi. In Italia l'organismo responsabile di tale I vantaggioso: i prezzi delle materie prime e dei mezzi di
controllo è l'Ufficio italiano cambi (mc), dipendente dalla produzione sono anormalmente bassi, bassi sono anche i tassi
Banca d'Italia. La sua efficacia (peraltro funzionale alle di interesse. I salari continuano a scendere sotto la pressione
I

aspirazioni della borghesia italiana) è dimostrata dall'entità della disoccupazione anche dopo che i prezzi si sono stabiliz-
delle fughe di capitale. I zati: anche questo stimola r estensione della produzione in
quanto promette profitti più alti.
CRISI La crisi economica è !'interruzione del processo nor- Il saggio di profitto è tuttavia ancora basso e ciò incita i
male di riproduzione. In regime capitalistico le crisi si capitalisti a ricercare e introdurre nuove tecnologie che si
ripetono periodicamente con caratteristiche definite. In sono accumulate dopo la fine del boom senza essere applicate
questo senso si parla di crisi ciclichee di loro fasi. Nella crisi si durante la crisi appunto perché gli investimenti erano cessati.
manifesta la contraddizione fondamentale del capitalismo, L'introduzione di nuove tecnologie fa diminuire i costi di pro-
quella tra la socializzazione crescente delle forze produttive e duzione, cosa che - a prezzi stabilizzati- fa aumentare il
la loro appropriazione privata. Quest'ultima spinge i capitalisti saggio di profitto.
a investire quando il saggio di profitto è sufficientemente te ordinazioni di macchinaridel settore dei beni di con-
elevato, ma impedisce di prevedere se le merci prodotte sumo che ha ricominciatoa investire permette, una ripresa
potranno trovare sbocchi. Gli sbocchi a loro volta sono della produzione dei settori che producono mezzi di
140 '

141

produzione. Poiché questi settori non hanno sufficienti dispo- aziende più moderne realizzano sovrapprofitti considerevoli,
nibilità per soddisfaretutta la domanda e occorre del tempo , il che stimola i nuovi investimenti e sviluppa il credito e la
per produrre le attrezzature e i macchinari necessari, si speculazione.
scatena la concorrenza per ottenere subito i mezzi di Con l'estendersi della produzione viene a poco a poco
produzione disponibili. Ciò fa salire immediatamente i loro raggiunta la piena occupazione e quindi i salari operai comin-
prezzi più dei prezzi dei beni di consumo e permette nel set- ciano a crescere. Di fronte al rischio' di una riduzione del
tore dei mezzi di produzione un saggio di profitto più elevato. tasso di plusvalore e del tasso di profitto i capitalisti reagisco-
D'altra parte il tasso di profitto aumenta in generale. Men- no con la razionalizzazione, con l'intensificazione dello sforzo
tre i prezzi cominciano a salire dopo la liquidazione delle dei lavoratori, il che comporta un ulteriore aumento della
scorte, i salari non aumentano affatto o aumentano di poco produzione.
perché continua a esistere una forte disoccupazione. Si riduce A un certo punto viene raggiunto, nel settore dei beni di
il tempo. di circolazione delle merci perché con la ripresa dell~ consumo, il limite della domanda solvibile, cioè della doman-
domanda non si hànno più lunghe fermate nei magazzini. Le da di beni di consumo delle persone che hanno abbastanza
merci inoltre vengono pagate immediatamente perché vi è ,soldi per comprare questi beni. Naturalmente la domanda
ancora abbondante liquidità. Nello stesso tempo numerose solvibile è ben diversa e può essere molto lontana dalla sod-
fabbriche ricominciano ad assumere operai, sep.za rinnovare , disfazione dei bisogni reali della società e dei lavoratori in
immediatamente i loro macchinari. La composizione organica particolare. Questa differenza è alla base del fenomeno per
del capitale di queste fabbriche si abbassa quindi 'momenta- cui in regime capitalistico vi sono crisi di sovrapproduzione e
neamente (cioè fino al momento in cui riprendono a investire contemporaneamente vi è gente che muore di fame.
anche loro) facendo aumentare quindi il tasso di profitto. A questo punto, mentre sarebbe più 'ragionevole' che i ca-
Poiché la liquidità è ancora elevata (cioè ci sono molti soldi pitalisti non allargassero più la produzione, vi sono una serie
in circolazione e in particolare nelle banche) il tasso di di forze che li spingono a estenderla. Ogni azienda ritiene che
interesse rimane ancora basso mentre il tasso di profitto è anche in una situazione df stagnazione della domanda potrà
elevato. Ciò significa che nella distribuzione del profitto tra i aumentare la propria quota di mercato a spese della concor-
vari settori della borghesia è il capitale induStriale a ottenere renza. Inoltre le aziende hanno appena rinnovato il macchina-
una quota maggiore rispetto al capitale finanziario. Ciò rio e una limitazione della. produzione farebbe abbassare il
costituisce per i capitalisti industriali un ulteriore incitamento tasso di profitto. Infine il progressivo aumento dei tassi di
a investire. , interesse dovuto all'aumento della domanda di cre'diti fa
b) boom,prosperità: tutti i capitali disponibili affluiscono diminuire la quota di profitti destinata al capitale industriale
verso la produzione e verso il commercio per poter approfit- rispetto a quella che va al capitale finanziario. Occorre quindi
tare dell'aumento del tasso medio di profitto. Gli investimenti aumentare la massa del profitto e, per questo, aumentare la
aumentano rapidamente. Per tutto un periodo la creazione di prod uzione.
nuove aziende e l'arnrnodernamento di aziende esistenti sono Infine anche quando la domanda finale di beni di consumo
la fonte essenziale dell'espansione economica. Si sviluppano comincia a diminuire, i commercianti all'ingrosso e al minuto
quindi più rapidamente i settori che producono mezzi di stanno ancora accumulando scorte e quindi continuano ad
produzione rispetto a quelli produttori di beni di consumo. acquistare dagli industriali i quali sono spinti a incrementare
Finché la domanda supera l'offerta i prezzi continuano a salire la produzione.
e il tasso medio di profitto si mantiene a un livello elevato. I c) sOllrapproduzionee crac:via via che i nuovi investimenti
salari cominciano ad aumentare ma' meno rapidamente dei aumentano sempre più la capacità produttiva complessiva
prezzi; quindi il tasso di plusvalore continua ad alzarsi. Le della società e dunque la massa di merci gettata sul mercato, i
142
143
rapporti tra domanda e offerta si modificano prima impercet- in seguito alla caduta dei prezzi il macchinario che rimane in
tibilmente, poi in senso sempre più netto, nel senso che l'of- funzione vale meno, viene svalutato. Quindi il valore com-
ferta tende a superare la domanda. plessivo del capitale sociale si riduce e la massa più limitata di
Le scorte cominciano ad aumentare prima allo stadio finale capitale che resta sarà più facilmente valorizzata, cioè potrà
(commercio al minuto), poi agli stadi intermedi, infine nelle produrre più facilmente plusvalore.
stesse aziende industriali. Per non abbassare i prezzi commer- In questo modo si creano le premesse necessarie a consen-
cianti e industriali si rivolgono alle banche per ottenere crediti tire, al momento della ripresa, un nuovo aumento del tasso
che permettano loro di mantenere un alto livello di scorte. Le medio di profitto.
banche lo concedono per evitare il fallimento di clienti già N el frattempo la produzione è ridotta al minimo e la
fortemente indebitati. Nel frattempo i capitalisti che domanda ancora esistente serve solo ad assorbire le scorte,
producono beni di consumo rinviano il più possibile i loro dò che richiede tempo in quanto si sono accumulate per tUtto
programmi di inve~timento, disdjcono gli ordini di macchina- un periodo. Il più colpito dei vari settori produttivi è quello
rio. Il settore dei beni di produzione vede diminuire la dei mezzi di produzione poiché in tutti i settori le capacità
domanda proprio nel momento in cui aveva potenziato le produttive, largamente inutilizzate, non solo non vengono
proprie capacità produttive per rinnovare i propri impianti e ampliate, ma non si rinnovano neppure le attrezzature e i
quelli del settore dei beni di consumo. Anche loro si macchinari logori e obsoleti. Per lo stesso motivo le scoperte
rivolgono alle banche per avere dei crediti che permettano scientifiche e tecniche che vengono fatte in questo periodo
loro di continuare a produrre per il magazzino. La domanda di non si diffondono nell'industria. La riduzione della produzio-
credito aumenta da tutte le parti proprio nel momento in cui ne fa s1 che diminuisca la domanda di credito e che quindi il
le aziende, alla ricerca disperata di liquidità, riducono i loro credito ritorni abbondante, provocando un abbassamento del
depositi in banca. tasso di interesse. Cosi è proprio durante la depressione che
Aumenta il tasso di interesse (e quindi i costi per i si creano le premesse necessarie alla ripresa.
capitalisti industriali), ma in qualche caso le banche comincia-
no a rifiutare il credito alle aziende più deboli e meno concor- DEFICIT DI BILANCIO Il passivo di un bilancio (di una
renziali, che falliscono. I fallimenti si verificano in numero azienda, di un comune, dello Stato), cioè l'eccedenza delle
crescente: quelli dei debitori provocano quelli dei creditori. spese sulle entrate, viene normalmente finanziato contraen-
Alla ricerca di denaro liquido le aziende cercano di liquidare .do dei prestiti a medio o lungo termine sul mercato finan-
le scorte a qualsiasi prezzo. I prezzi crollano, i profitti scom- ziario interno o internazionale, cioè emettendo buoni del tesoro
paiono o raggiungono livelli minimi. Prezzi, profitti, oppure prestiti obbligazionari. Questi prestiti tuttavia vanno
produzione, redditi e occupazione cadono a un livello anor- restituiti con gli interessi, quindi a un certo puntO le entrate
malmente basso.
dovranno superare le uscite. Quindi nella dottrina economica
d) crisi e. depressione:la caduta dei prezzi fa sì che - la borghese classica, si poneva come ideale da raggiungere se
produzione continui a essere redditizia solo per le aziende non l'attivo, almeno il pareggio di bilancio. Nella storia
che lavorano nelle condizioni di produttività più favorevoli. economica dei paesi capitalistici degli ultimi decenni questo
Queste, che prima realizzavano sovrapprofitti, si accontentano però non avviene mai. Ciò è dovuto al crescente intervento
ora di realizzare il profitto medio. Di fatto si stabilisce così un dello Stato nell'economia ed è stato teorizzato da Keynes
nuovo livello del profitto medio, corrispondente alla nuova (vedi Tecniche keynesiane),che riteneva il deficit di bilancio un
composizione organica del capitale. Ma nello stesso tempo la necessario punto di partenza per rilanciare l'economia. In
crisi, con il fallimento e la chiusura di molte fabbriche, si- effetti in un regime di inflazione provocata appunto dal deficit
gnifica la distruzione di macchine e attrezzature. D'altra parte di bilancio è vantaggioso per lo Stato (come per le aziende

J_
r 144
I 145
i!
che praticano anch'esse questimetodi) indebitarsia lungo ter- gergo degli economisti borghesi per definire un sistema
mine, tenendo conto che rimborserà questi debiti con moneta . economico nel quale coesistono. un settore privato e un set-
svalutata. Il rischio è che, continuando a questo modo, !'infla- tore 'pubblico', cioè in questa o quella forma appartenente
zione rischi di diventare galoppante(vedi), con i pericoli che allo Stato. Tale definizione viene in particolare usata con
questo comporta per la possibilità di normale funzionamento riferimento all'economia italiana del secondo dopoguerra.
di un'economia capitalistica. In realtà in regime capitalistico non è praticamente quasi
mai esistita un'economia totalmente privata, neppure
DEFLAZIONE Come dice la parola, è !'inverso di inflazio- nell'Inghilterra del XIX secolo, che pure si avvicinava più di
ne: la quantità di moneta in circolazione (in effetti di tutti i ogni altro paese a questo schema ideale dei teodci dellaissez
mezzi di pagamento) diminuisce, mentre rimane eguale la faire. In particolare in Italia l'intervento dello Stato accompa-
massa di merci. Questo risultato viene ottenuto generalmente gna fin dall'inizio lo sviluppo capitalistico per garantire alla
attraverso una restrizione del credito o con un aumento delle borghesia imprenditoriale quei margini di profitto che da sola
tasse non compensato da un aumento di spesa pubblica. In non sarebbe stata capace di assicurarsi.
Italia viene applicato soprattutto il primo metodo perché il E' tuttavia innegabile che in Italia come negli altri paesi ca-
sistema fiscale è talmente inefficiente nel colpire i redditi non pitalistici !'intervento statale diventi veramente massiccio
da lavoro (cioè quelli della grande e media borghesia soprat- nell'epoca imperialistica, soprattutto a partire dalla crisi del
tUtto) che la cosiddetta 'manovra fiscale' (appunto l'uso delle 1929, e si allarghi a nuovi settori (industria manifatturiera,
tasse in funzione deflazionistica, o viceversa) è praticamente credito).
impossibile. Tuttavia il prelievo diretto delle tasse dai redditi Il termine 'economia mista', tuttavia, tende ad accreditare
da lavoro, dai salari e dagli stipendi all'inizio del '74 ha avuto un carattere qualitativamente diverso dell'impresa statale
l'effetto di una misura deflazionistica. rispetto a quella privata; Questa tesi, che tende a definire il
N elI' epoca imperialistica la deflazione segue l'inflazione settore statale come settore tendenzialmente socialista, è con-
come la pioggia il bel tempo. lo Stato borghese ricorre alla divisa da una parte degli economisti borghesi e dai riformisti.
deflazione 'per raffreddare la congiuntura', cioè quando il I In realtà non vi è nessuna differenza qualitativa tra capitali-
processo inflazionistico rischia di sfuggire al controllo e di smo privato e capitalismo di Stato, essendo entrambi alla
I
trasformarsi da moderato in galoppante e/o, ancora prima, ricerca del massimo profitto. L'unica differenza è che spesso il
quando un deficit crescente della bilancia dei pagamenti ! capitalismo di Stato agisce per procurare il rnassimoprofitto
impone di diminuire le imPOrtazioni. I
I
al capitale privato.
La deflazione diminuisce i consumi, ma anche gli investi-
menti. Una politica deflazionistica porta quindi a una generale GOLD STANDARD Sistema monetario basato sull'oro come
diminuzione della produzione industriale e alla crisi economi- misura di tutte le merci, come standard di tutto. E' il ~istema
~

ca con i fallimenti, la chiusura di fabbriche, la disoccupazione che si instaurò dopo che a metà del XIXsecolo l'argento perse
etc. Quindi anche !a deflazione, come !'inflazione, viene paga- importanza come mezzo di pagamento. Per il gold standard
ta soprattutto dai lavoratori. non è essenziale che la circolazione interna di un paese sia ef-
fettuata con monete d'oro. E' sufficiente che l'oro sia impie-
DISCOUNTINGDELLACRISI Chi in ultima istanza possa gato come valuta per il commercio internazionale, cioè che i
farsi carico delle difficoltà finanziarie o altre provocate dalla saldi paSsivi delle bilance dei pagamenti siano pagati in oro.
cris i. Le riserve di ogni paese sono quindi logicamente costituite

I ECONOMIAMISTA Questo termine viene spesso usato nel


dal solo oro.
Il gold standard prevede anche la copertura aurea dèUacir-

i
l___~_..
____
'~1

I
146 II 147
I
colazione interna e la possibilità di esigere presso la Banca ! INFLAZIONE La moneta, sia che si tratti di oro o argentO,
I
centrale il corrispettivo in oro delle banconote possedute. I
I sia che. si tratti di biglietti di banca, è un equivalente, cioè non
La prima guerra mondiale con i violenti processi inflazioni- !
i
ha in ultima analisi vita autonoma, ma esiste solo in funzione
stici che provocò, portÒ all'abbandono del gold standard da i di tutte le merci che vengono prodotte e messe in circola-
parte della maggior parte dei paesi ad eccezione degli Stati i zione.
I Tra questa massa di merci e la massa di moneta circolante
Uniti. Negli anni venti si tOrnò faticosamente al gold stan- l
dard, che fu di nuovo abbandonato in seguito alla crisi del '29. i c'è un rapporto determinato: è come se in ogni biglietto di
Con gli accordi di Bretton Woods (1944) il gold standard I banca fosse incorporata una determinata quantità di tutte le
fu definitivamente abbandonatO per passare al gold exchange i merci. Se questo rapporto varia, varia anche la quota di merci
standard, cioè a un sistema monetario internazionale basato, contenuta in ogni biglietto di banca: quando la quantità di
I
oltre che sull' oro, anche sul dollaro e sulla sterlina come moneta in circolazione aumenta rispetto alle merci, allora la
. monete di riserva internazionali. . i quota diminuisce, cioè i prezzi delle merci aumentano; in
I
I
altre parole si dice che la moneta perde il suo valore, ed è
GUERRA DELLETARIFFE Per limitare le importazioni e ! quindi logico che ci vuole più mòneta per comprare una data
quindi migliorare la bilancia commerciale i paesi capitalistici II merce; quando la quantità di moneta diminuisce, succede !'in-
ricorrono alle tariffe doganali, cioè all'imposizione di una j
I verso, cioè diminuiscono anche i prezzi (deflazione).
determinata tassa da pagarsi al passaggio della frontiera per un I Storicamente si è avuta inflazione quando i governi avevano
certo tipo di merce. L'obiettivo ideale di ogni paese càpitali- bisogno di denaro per far fronte a spese eccezionali (l?er
stico sarebbe di poter mantenere delle tariffe doganali I
esempio in caso di guerra) cui non potevano far fronte né le
I
elevatissime e costringere gli altri paesi ad abolire com- entrate ordinarie, né quelle straordinarie. Nell'epoca imperia-
pletamente le loro. Anche in presenza di rapporti di forza fa- listica l'inflazione è divenuto un fenomeno quasi universale,
i
vorevoli (USA-Europa nel dopoguerra) questo obiettivo è dif- poiché !'intervento dello Stato, sempre maggiormente neces-
ficilmente raggiungibile: vengono quindi adottate delle I
sario per sostenere i profitti dei capitalisti; è generatore di
soluzioni di compromesso (la diminuzione di certe tariffe in inflazione. Infatti lo Stato interviene o con opere pubbliche o
cambio della diminuzione di altre in altri paesi). In periodi di I
con spese militari. In entrambi i casi vengono pagati dei salari
rapido sviluppo economico (per esempio in questo do- a fronte dei quali non vi è produzione di merci. L'inflazione è
poguerra) le tariffe hanno la tendenza a diminuire poiché I
I
quindi necessaria per mantenere alti i profitti dei capitalisti.
delle industrie e dei mercati in espansione non vengono parti- I L'inflazione è anche uno strumento per annullare o comun-
colarmente disturbati dalla concorrenZa di altri paesi. Insom- !I que ridurre gli aumenti salariali che la classe operaia
I organizzata riesce a ottenere dai capitalisti. L'inflazione, con
ma in certi limiti 'c'è posto per tutti'. Nei periodi di crisi, al
contrario, le tariffe doganali tendono a salire. Negli ultimi lo sviluppo e la facilità di ottenere credito che le sono conna-
tempi abbiamo visto una serie di esempi che vanno in questa turate, permette infatti di scaricare sui prezzi gli aumenti
direzione. Ma l'aumento di certe tariffe in un paese danneggia salariali.
il paese esportatore di quei prodotti, il quale sarà tentato di TuttO questo è valido in caso di inflazione moderata, cioè
rispondere aumentando a sua volta le tariffe dei prodotti non giunta al punto da sfuggire al controllo dello Stato
esportati dal primo paese. Attraverso una reazione a catena borghese e alle previsioni dei capitalisti. Ma in situazioni di
queste rappresaglie possono rapidamente trasformarsi in una emergenza (guerre perdute, riparazioni da pagare ecc.) l'infla-
:vera e propria guerra delle tariffe. zione può sfuggire dalle mani della borghesia e diventare
I i Questo è quanto è avvenuto negli anni trenta, questo è galoppante. In questo caso il deprezzamento monetario si
i
;quanto il capitalismo internazionale è riuscito (finora) fatico- accentua di giorno in giorno se non di ora in ora. I biglietti di
I
I Isamente a evitare nella crisi attuale.
I
banca sono emessi per cifre enormi e si deprezzano più'
I f
I.
I
L...=i. 1__
149
148

rapidamente di quanto non vengano stampati. Gli scambi redditi, ma di fatto si inchinarono ai suoi iIIipèrativi autolimi-.
allora si restringono: si ritorna al baratto. L'industria rischia di tando gli obiettivi delle lotte contrattuali del 1965-66 e
non poter più ricostituire il suo capitale e di non realizzare motivando la loro posizione con la difficile sitUaZione creata
più plusvalore se scambia le sue merci con denaro cos1 dalla crisi economica. .

deprezzato. Le sue merci vengono quindi ritirate dal mercato Tuttavia la politica dei redditi fu fatta saltare dalla combatti-
e accumulate, il che provoca l'arresto dell'economia e il crollo vità e dalla spinta alla lotta provenienti dalla classe operaia,
completo della moneta. L'esempio classico (ma non l'unico) è specialmente con l'autunno caldo del '69.
quello della Germanianel 1923. . Nello stesso periodo le borghesie europee con l'appoggio
delle socialdemocrazie e delle burocrazie sindacali tentarono
INVESTMENT TRUST Associazione di più capitali per di introdurre la politica dei redditi in una serie di paesi
effettuare degli investimenti, in genere in borsa. Cos1 come i europei, ma è interessante notare che essa falll anche in questi
fondi di. investimento, che sono un tipo particolare di invest~ casi sotto la spintadelle masse. .

ment fund, permettono anche ~ piccoli risparmiatori che


dispongono di somme molto limitate di giocare in borsa. Na.., PRODOTTO NAZIONALELORDO,PRODOTTONAZIONALE
turalmente la diffusione degli investment trustI permette di NETTO, REDDITONAZIONALE Il valore dell'insieme delle
allargare i capitali che partecipano alla speculazione borsistica merci finite prodotte da un Paese in un periodo determinato
e di accentuarne il carattere speculativo, -in quanto il piccolo (un anno per esempio) costituisce il valore del prodotto na-
risparmiatore che parteciPa a un investment trust non è certo zionale lordo.
attirato dall'entità dei dividendi, ma dalla possibilità di realiz- Il prodotto nazionale netto è invece uguale al valore di tutte
zare in breve tempo forti guadagni in base alle oscillazioni del le merci prodotte sottO forma di prodotti finiti menole spese
corso delle azioni. di ammortamento per usura fisica e morale (obsolescenza) del
capitale fisso.
POUTICA DEI REDDITI Politica tendente a regolamentare Il reddito nazionale è uguale al prodotto nazionale netto ai
sia i salari che i prezzi. lo scopo .dichiarato è quello di prezzi di mercato meno leimposte indirette.
impedire la cosiddetta 'spirale dei prezzi e dei salari', cioè una Per maggiore chiarezza riportiamo una tabella ripresa dal I
specie di rincorsa senza fine tra gli uni e gli altri che porta allo volume dal Trattato marxista di economiadi Ernest Mandel
scatenarsi dell'inflazione. In realtà, in regime capitalistico non (R.oma, Savell~ 1975 1, p. 464):
esiste, se non per brevi periodi, e in circostanze eccezionali
(guerre, e poi neppure allora perché si forma il mercato nero) PRODOTTO NAZIONALE LORDO DEGLI STATI UNITI (1947)
la possibilità di controllare i prezzi. Quindi la politica dei red-
Capitale costante 13.289
diti è, nei fatti, un tentativo di imporre il controllo dei salari. fisso IOlorato I Spese di ammortamento
In genere si tenta di coinvolgere i sindacati nella politica dei .-, i g
I

I
I
]
redditi. . . Capitale variabile \
Salari e stipendi
Contributi alle assicurazioni social ~
121.913 .g ~ ~
5.588.5,3 !!3 2 ~
9
o IO
~
lI La politica dei redditi è strettamente legata alla programma- 9 D. 0._
' Redditi di imprenditoriindividuali a.- U S "9 ...

I
zione, indicativa come metodo di razionalizzazione capitalisti-
. ca, e viene a ragione presentata come una sua premessa. Plusvalore . \ Interessi netti
Dividendi
.
45.997 o
::::~ l. '~ ~ 1.-:a.O
i\~ ~ .~
I In Italia si tentò di imporre una politica dei redditi all'inizio I Imposte sui dlslrlbultl
Profitti non profitti .
Il.709 \ ._ 9 1>0 IO

. \i...
degli anni sessanta, in concomiranza con la. formazione del . Il.195 ""o .; ,'"
Aglunta arbitraria I 18.448 '"
çentro-sinistra e. con il lancio della programmazione. Partito
.
\
al prezzi delle merci ( Imposte Indirette
comunista e sindacati rifiutarono formalmente la politica dei Ad cccczioDe eli lIlIA parle del redditi del prodOllllnclipendenl1

~ -~-..
'~1

151
150

STAGFLAZIONE,SLUMPFLAZIONEOrribili neologismi di porto tra plusvalore e salari, cioè tra plusvalore e capirai.
origine inglese, formati dalle parole stagnazione-inflazione e variabile, è il tassodelplusvalore,che indica il grado di sfrutta-
slump (crisi) - inflazione. la loro creazione è stata ritenuta mento della classe operaia. I padroni tentano di aumentarlo
necessaria per caratterizzare un fenomeno che contraddice da un lato introducendo il progresso tecnico, dall'altro inten-
l'andamento 'classico' delle crisi. Secondo questa teoria se sificando il lavoro, allungando la giornata lavorativa, riducen-
all'espansione si accompagnano fenomeni inflazionistici, alla do i tempi morti. .

crisi e alla depressione si dovrebbero invece accompagnare


. fenomeni deflazionistici.Sullabase di questa constatazionei TASSO (O SAGGIO) DI PROFITTO Il tilSSO di profitto è il
governi borghesi hanno ritenuto che con delle iniezioni di rapporto, espresso in percentUale, tra il plusvalore e l'insieme
inflazione si sarebbe potUto combattere l'insorgere delle crisi. del capitale. Per il capitalista il tasso di profitto esprime il
Sfortunatamente nell'economia capitalistica degli ultimi grado di redditività deU'impresa.
decenni .l'inflazione, da fenomeno legato al ciclo economico~ Ad esempio se abbiamo un capitale di 200 milioni di lire e
si è trasformata in fenomeno strutturale e quindi si sono rese un profitto annuo di 40 milioni il tasso di profitto sarà di
necessarie sempre maggiori dosi di inflazione che facevano 40/200 x 100 = 20%.
sempre meno effetto. Il tasso di profitto dipende in primo luogo dal tasso di
Il risultato è stato che dalla fine degli anni sessanta periodi plusvalore. Più il tasso di plusvalore sarà alto, maggiore sarà il
di stagnazione e di crisi in una serie di paesi si sono accompa- tasso di profitto, a parità delle altre condizioni. Tutti i fattori
gnati al prolungarsi di forti tensioni inflazionistiche. Un che aumentano il tasso di plusvalore, cioè il grado di sfrutta-
bell'esempio di slumpflazione è l'Italia nel 1975: -10% la mento della classe operaia, aumentano anche il tasso di profit-
produzione industriale, + 18% !'inflazione. Ciò rende molto to. .

difficoltoso se non impossibile l'utilizzo delle tecniche Il tasso di profitto dipende dalla composizione organica del
keynesiane per uscire dalla crisi, in quanto queste tecniche capitale. Più la composizione organica del capitale è bassa,
implicano tutte delle spinte inflazionistiche. cioè maggiore è la quota della sua parte variabile, più è
elevato il tasso di profitto, a parità di tasso del plusvalore. In-
SURPLUS Termine economico per definire un' eccedenza versamente, più la composizione organica è elevata, minore è
(per esempio una eccedenza delle esportazioni sulle impOrta- il tasso di profitto. Quindi l'economia di capitale costante è
zioni e quindi un surplus della bilancia dei pagamenti). In uno dei fattori che influenza il tassO di profitto. Infine più
questo senso è l'opposto di deficit. Più in generale il termine rapida è la rotazione annua del capitale, maggiore sarà il tasso
surplus viene usato per definire il sovrapprodotto sociale, cioè ann uo di profitto e viceversa.
quella parte del prodotto sociale che, in qualsiasi società, non
viene consumato immediatamente ed è la base di qualsiasi TASSO DI SCONTO E' il tasso al quale la banca centrale
sviluppo. In regime capitalistico il surplus si identifica con il anticipa denaro alle banche ordinarie. In molti paesi capitali-
plusvalore. stici il tasso di sconto è un tasso-base,un tasso cioè che serve
da base per calcolare i tassi di interesse praticati dalle banche
TASSODI PLUSVALOREIl prodotto nuovo creato dalla for- ordinarie ai loro clienti. Ciò dà in mano alla banca centrale un
i ~ za-lavoro nel processo di procl.uzione è diviso tra padrone e potente strumento per controllare l'economia del paese. In
I operai: agli operai va il salario, cioè il valore delle merci ne- Italia invece il tasso di sconto ha scarso significato pratico,
cessario alla loro sopravvivenza (e niente di più; anzi, se il t poiché la Banca d'Italia concede raramente anticipazioni e si
I

padrone ha la forza, qualcosa in meno), ai padroni va quello serve di altri strumenti (peraltro non meno potenti) per con-
!
che resta, che è sempre molto e si chiama plusvalore. Il rap-
I
trollare l'economia.
II
I

I
\
l.-~._cL.-
f.,
t"
~';'~
152

TECNICHE KEYNESIANE Tecniche ispirate aUe teorie di


1.M. Keynes (Inghilterra, 1883-1946), probabilmente il più
grande economista borghese del nostro secolo.
Keynes, sulla base di una riflessione sulle modifiche dell'e-
conomia capitalistica mondiale del primo dopoguerra e in par-
ticolare dell'esperienza della crisi del '29, elaborò una teoria
dell'intervento statale neU'economia in funzione anticiclica,
Indicazioni bibliografiche
cioè al fine di attenuare le conseguenze negative delle crisi e.
conomiche e di permettere una più rapida ripresa economica.
Tecniche keynesiane sono quindi quelle che permettono di
realizzare le teorie di Keynes e che riguardano i modi di far.
riprendere gli investimenti durante la crisi. Si tratta in sostan-
za dell'intervento dello Stato per ottenere il rilancio dei con-
Per i riferimenti teorici:
sumi privati (per esempio attraverso una diminuzione delle
tasse sul reddito in quei paesi in cui le evasioni fiscali non K. MARX,1/ caPitale,Roma, Rinascita, 1956.
sono' generalizzate come in Italia) che creano la domanda F. ENGELS, La situazione della classeoperaia in Inghilterra, Roma,
sufficiente a rendere convenienti nuovi investimenti. Ma si Rinascita, 1955.
tratta anche dell'intervento diretto dello Stato nell'economia F. ENGELS, Prefazionea La guerra civile in Francia, Roma, Savelli,
con massicci programmi di lavori pubblici, sempre allo scopo 1970.
di creare le premesse per un rilancio degli investimenti. K. MARX,F. ENGELS,Cartej!Kio.Roma. Rinascita. 1950.
In ultima analisi Keynes e i suoi seguaci sono alla ricerca LENIN, Opere,ROffi!i,Editori riuniti, voI. v, XII, xv.
degli strumenti che permettano un aumentO del tasso di L. TROTSKI], The First Eive Years of Communist International,
profittO che, in regime capitalistico, è l'unico mezzo per New Y ork, Pioneer Publishers, 1945, voll. I e II.
produrre investimenti. . L. TROTSKIJ,Problemidella rivoluzionecinesee altri scritti su questio-
ni internazionali 1924-1940, Torino, Einaudi, 1970.
Le tecniche keynesiane non solo sono state largamente ap- ,
I
I

L. TROTSKIJ,Il terzoperiodod'erroridell'Internazionalecomunista,in
plicate, ma hanno costituito la base della politica economica I Crisi del capitalismoe movimentooperaio,Roma, Savelli, 1975.
dei maggiori paesi capitalistici in questo dopoguerra, L'attuale . L. TROTSKIJ, La 111 Internazionale dopo unin, Milano, Schwarz,
I.
crisi segna quindi anche il fallimento teorico e pratico delle 1957. .

teorie di Keynes, cui nel frattempo si sono largamente ispirati L. TROTSKIJ,La mia vita, Milano, Mondadori, 1976.
i riformisti. I
D. v. KONDRAT'.EV, Die langen Wellen der Konjunktur, in «Archiv
II filr Sozialwissenschaft und Sozialpolitilo>,dezember 1926.
UNDERWRITER Il garante (letteralmente 'SOttoscrittore') VAN GELDEREN,De Nieuwe Tijd(1913).
di titoli. I J. A. SCHUMPETER, BusinessCycle,New Yorle, 1939.
E. MANDEL,Trattato marxista di economia,Roma, Savelli, 1975 2.
(a cura di E. F.) E. MANDEL,DerSpatkapitalismus, Frankfurt, Suhrkamp, 1972.

I
Per i riferimenti storici:

I H. W. ARNDT, The EconomicLessonsof Nineteen-thirties, London,


I \
1943.

L
I
! ~..-..

q ~ ---------.-
154

J. K. GALBRAITH,The Great Clash, London, Penguin.


C. P. KINDLEBERGER,The Wor/d Depression1929-1932, Univer~
sity of California, 1973.
E. VARGA,La grande crisi e lesue conseguenze
politiche, in La crisi del
capitalismo, Milano, Jaca Book, 1971.
A. SCHLESINGER,L'età di Roosevelt.La crisi del vecchioordine,Bolo-
gna, Il mulino, 1957.
BERLE-MEANS,Societàper azioni eproprietàprivata, Torino, Einaudi,
1966.
H. JONES - RADICE,An American Experiment,London, 1936.
L.L. LJUBO§IC,Questioni della teoria marxista-leninista delle crm
agrarie, Torino, Einaudi, 1955.

Per quanto riguarda le varie pubblicazioni, da quelle della Società


delle Nazioni al ..Federal Reserve Bulletin», agli «Historical Statistics
of United States.., alle pubblicazioni periodiche dei vari paesi rin-
viamo alle indicazioni contenute nel testo o nelle note.

Per i riferimenti alla recessionei974-75

Anche qui rinviamo al testo e alle note. Comunque, ci siamo serviti.


delle pubblicazioni periodiche dell'oCSE, della stampa economica
specializzata, delle rubriche di certi giornali, di supplementi a
periodici come il fascicolo1975:la criseedito da ..LeMonde..ecc.Se-
gnaliamo in particolare, per un'analisi da un punto di vista marxista, i
tre numèri doppi del quindicinale edito in quattro lingue dalla Quarta
Internazionale, «Inprecor», n. 16-17 del 15.1.75, n. 27-28 del
5.VI.75, n. 40-41 del 18.XII.15.