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5/9/2014 Una delle Valli pi belle dell'entroterra Genovese, con i suoi castelli, le sue tradizione, la sua millenaria storia

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Andal da Savignone epigono di Marco Polo
(Tratto da, Pietro Barozzi, "Savignone: due appunti di carnet", Novinostra, n. 1, marzo 1996)
[...] Andal da Savignone, pochi decenni dopo Marco Polo, comp tre viaggi in Cina, fu ambasciatore del Papa e del
Gran Khan e visse gli ultimi suoi anni a Genova, ricco e generosamente impegnato a favore di chi stava avviandosi a
seguire le sue orme col dedicarsi alla mercatura.
Normalmente, quando si parla di esplorazioni e scoperte, il pensiero va ai nostri nomi resi celebri da eventi clamorosi,
sui quali spesso si appuntato l'interesse di biografi, commentatori e poeti. Raramente si pensa che essi non
avrebbero potuto agire (e neppure progettare) se non fossero stati sostenuti nella formulazione dei loro piani, nella
scelta degli itinerari e nella genesi stessa delle loro aspirazioni a conoscere l'ignoto, da anonime molteplici esperienze
precedenti.
I viaggiatori impegnati in operazioni commerciali, in gran parte Genovesi di pochi dei quali si conosce il nome,
crearono, a partire dal XIII secolo, una rete di informazioni di portata fondamentale per la conoscenza dell'ecumene,
ma raramente lasciarono testimonianze scritte del tipo di quelle di Marco Polo, che nel suo Milione annot con
precisione e metodo tutto ci che vide, con ampi commenti e illuminanti osservazioni, e che rifer anche ci che non
vide ma che sent dire. Ovviamente, fu proprio questa parte, che comprende gli ultimi 47 capitoli (cio circa un quarto
del Milione) a interessare maggiormente i lettori: cos il libro di Marco Polo fin per essere considerato, anzich una
guida recante informazioni itinerarie, politiche, valutarie, fisiche, socio-etnologiche, religiose, merceologiche e
paesaggistiche ad uso di che volesse mettersi in viaggio per le Indie, soltanto un divertente elenco di strabilianti
meraviglie, come i cinocefali di Agama (Andamane), i caudati di Lambri (Sumatra), gli uomini selvatici di Nenispola
(Nicobare), e come anche i tetti ricoperti di tegole d'oro spesse due dita di Cipangu (Giappone): tutti luoghi ove il
Veneziano non mai andato.
Marco Polo utilizz i suoi ricordi e la collaborazione di Rustichello, letterato di professione. Altri attinsero alla gran
massa di notizie che i viaggiatori anonimi, o comunque non autori di libri di memorie, portarono in Occidente: il caso
del fiorentino Pegolotti e della sua Pratica della Mercatura, testo che non ebbe certo la diffusione e la notoriet
letteraria del Milione, ma che fu, fino all'et delle grandi scoperte, un manuale fondamentale e resta una delle
maggiori fonti per la conoscenza della geografia economica del Medio Evo. E' sintomatico che in tale testo, a conferma
dell'importanza assoluta delle notizie recate da Genovesi, pesi e misure siano raffrontati con i corrispettivi valori in uso
a Genova, evidentemente allora a ragione considerata citt egemone nei commerci.
E' un fatto che la rete di collegamenti che sosteneva i traffici genovesi era capillare ed estesissima: gi sul finire del
XIII secolo il Polo aveva scritto di aver incontrato nel mare di Gheluchelan (cio nel Caspio) mercanti genovesi intenti
ai loro traffici e la presenza genovese era certa nell'estremo ponente da dove, e precisamente dalla regione detta
Gozora corrispondente all'attuale zona marocchina meridionale ove sorge Agadir, qualcuno port a Genova la notizia
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del passaggio dei fratelli Vivaldi pateticamente ricordati dall'Annalista Jacopo D'Oria.
Non meraviglia che, alla fine del XV secolo, Girolamo da Santo Stefano abbia incontrato a Sumatra un giudice che
conosceva l'italiano e che Ludovico de Varthema, al principio del XVI secolo, abbia parlato alla Mecca con un moro che
conosceva Genova e Venezia e poi, a Calicut, con due Milanesi fonditori di bombarde.
Andal si inserisce cos in un quadro particolarmente attivo. Il suo nome, fino a poco tempo fa, era pressoch
sconosciuto, tanto e vero che l'Amat neppure lo inser nel suo repertorio di viaggiatori italiani.
L'interesse per la sua figura inizi a met del secolo scorso con uno studio di Roberto Lopez, il quale pubblic
documenti inediti, o mal noti, e fu successivamente ampliato da Michel Balard, il cui lavoro consente una conoscenza
del personaggio non certo completa, ma pienamente sufficiente per comprenderne l'importanza.
Andal da Savignone ag nel periodo in cui le relazioni commerciali fra Genova e la Cina furono intense e proficue. E' il
periodo detto della pax mongolica comprendente i regni di Qubilai e di Temur ed anche quelli dei loro successori, ormai
cinesizzati, detti gli Yuan, l'ultimo dei quali, Toghan Temur, salito al trono nel 1333, fu deposto nel 1369 quando sul
trono di Pechino sal la dinastia dei Ming. Ma gi negli anni quaranta del XIV secolo il periodo di pace era finito: l'ultimo
documento riguardante Andal attesta la sua presenza a Genova nel 1346 e, in considerazione di quanto sopra detto,
si presume che tale sua presenza sia stata definitiva.Quando sia andato in Cina per la prima volta non noto. Si sa
che nel 1330 egli era a Pechino ove raccolse l'eredit di Antonio Salmoria, chiavarese, con l'impegno di portarla a
Genova agli eredi legittimi, cosa che puntualmente fece nel 1333. L'anno seguente ripart per la Cina ove, nel 1336,
ricevette da Toghan Temur Khan l'incarico di recare una ambasceria al Papa. L'incarico, per la sua verit, fu affidato ad
un Andrea Franco, che il Lopez dimostr essere lo stesso Andal: Andrea stava per Andal e Franco era il generico
appellativo con il quale venivano chiamati gli Europei in Cina. Con l'ambasceria a Papa Benedetto XII, Andal port
anche una lettera di cristiani cinesi (o comunque residenti in Cina) intesa ad ottenere la nomina di un nuovo
arcivescovo di Pechino, ove la cattedra era vacante dalla morte di Giovanni da Montecorvino avvenuta nel 1328. Nel
1337 Andal pass da Genova e raggiunse la corte papale ad Avignone. Nel 1339, con una galea genovese sbarc a
Caffa dopo aver imbarcato a Napoli (nel 1338) fra Giovanni de Marignolli neo arcivescovo di Pechino. Nel 1342 il
viaggio si concluse nella capitale cinese con un solenne ricevimento da parte del Gran Khan; si presume che Andal da
Savignone, il quale aveva avuto l'incarico di presentare a corte l'arcivescovo, fosse presente.
Il Marignolli, nella sua Peregrinatio, non ne parla, tutto preso com' nel riferire solo questioni inerenti la sua carica (in
particolare fondazioni di missioni nell'Asia Centrale ove lasci diciotto dei cinquanta prelati al suo seguito): solo
sporadicamente vi compare il nome di Andrea Franco. L'ultimo documento attualmente noto riguardante Andal da
Savignone del 1346, ed quello cui s' fatto cenno riguardante il suo generoso intervento a favore di un giovane
che, al fine di poter ottenere un prestito sul fondo dei denarii maris per dedicarsi al commercio, aveva bisogno della
malleveria di una persona notoriamente doviziosa ed in grado quindi di garantire per lui.
Circa gli itinerari del primo e del secondo viaggio alle Indie di Andal non si sa nulla. Sembra coerente ipotizzare che
essi si siano svolti sul percorso detto Via Tartara usato per il terzo, di cui si ha invece notizia attraverso la Peregrinatio
del Marignolli: se Andal fu posto dal Papa alla guida della carovana arcivescovile, evidente che ci fu fatto sulla
scorta delle sue maturate esperienze. Di tale percorso detto anche della Tana, offre una succinta descrizione il
Pegolotti quale introduzione alla Pratica della Mercatura, ponendo in risalto la sicurezza del percorso: "il cammino
d'andare dalla Tana del Gattajo [Catay] sicurissimo e di d e di notte secondo che si conta per gli mercatanti che
l'hanno fatto". Da Tana (Azov), allora colonia genovese, si giungeva a Gintarkan (Astrakhan) sul delta del Volga e a
Sara (Sarajc) sull'Ural; indi si attraversavano le steppe del bassopiano Turanico in direzione sud-est raggiungendo
Sarancanco (forse una localit del Karakalpakstan) e Organci (Urgenc) sull'Amudarja, citt un po' fuori dell'itinerario
che era per opportuno toccare perch sede di attivissimi mercati. Il viaggio poi proseguiva verso levante, sfiorando a
sud la steppa della Fame, per Oltrarre (Octabr) e Armalicco (Almalik) sul'Ili, nel paese degli Uiguri. L'ingresso
nell'attuale territorio cinese avveniva alle porte di Zungaria o attraverso la pi settentrionale valle dell'Irish. Nel tratto


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cinese le indicazioni sono vaghe: difficile capire a quale citt ( posto che esista ancora) corrispondesse Camexu che, a
oltre due mesi di viaggio da Almalik, dovrebbe trovarsi in pieno deserto Zungarico. Cassai, che, in quanto centro di
cambio, era anch'essa "spacciativa terra di mercatanzia", dovrebbe corrispondere ad uno dei moltissimi centri nella
grande ansa che l'Huanghe descrive spingendosi sino alla soglia dei deserti mongolici (la fiumara citata dal Pegolotti
non poteva che essere il fiume Giallo), separata da Gamalecco (Pechino) da circa un mese di viaggio.
Complessivamente otto mesi e mezzo di viaggio in battello, su carri trinati da cammelli e da buoi, a dorso d'asino e di
cavallo.
Viaggio estremamente arduo, con lunghissimi tratti in aree deserte, clima gelido in inverno e caldissimo in estate,
attraversamento di sconfinate steppe, superamento di montagne, passaggio di grandi fiumi. Quanto meno viaggio per
persone dal fisico robustissimo e dalla ferrea determinazione.
Il fatto che Andal sia il solo di cui si sappia che, nel Trecento, sia andato tre volte in Cina testimonia della sua non
comune personalit. Ma la sua resta ancora in parte una figura esclusiva, come la defin il Lopez. Nulla si sa della sua
vita anteriormente al 1330 e posteriormente al 1346, e quindi solo ipoteticamente lo si pu ritenere nato nell'ultimo
decennio del XIII secolo e morto dopo met del XIV. Mancano inoltre, e ci anche pi grave, informazioni circa la
sua formazione e sul suo spessore umano tranne quella, induttiva ma importante, relativa alla sua generosit che si
ricava dal citato documento del 1346.
Il personaggio resta comunque interessante: colto, esperto, affidabile. Se non fosse stato cos non avrebbe potuto
entrare in dimestichezza con il Papa e con il Gran Khan. Ci ha fatto sorgere nel Lopez la tentazione di una
identificazione con il genovese Andal di Negro, dottissimo maestro a Napoli di Giovanni Boccaccio che lo defin insigne
virum atque venerabilem, gran cultore di matematica ed astronomia nonch conoscitore di pressoch tutto il mondo,
sapiente per esperienza diretta e non per sentito dire, come spesso accadeva (e accade). Nell'elogio del Certaldese
colpisce per quella allora eccezzionale conoscenza del mondo attribuita ad un personaggio del quale, come di Andal
da Savignone, si sa ben poco. Un'ipotesi affascinante che non regge: Andal di Negro mor ottuagenario nel 1334,
poco prima che il giovane Boccaccio si orientasse definitivamente (1336) verso l'attivit letteraria.
Sembra anche da escludere che il nome del Savignonese possa essere messo in rapporto con la voce dotta araba Al-
Andalos (= l'occidente) con la quale fu indicata genericamente la penisola Iberica e che, con progressivo restringersi
del dominio islamico, si ridusse da ultimo alla sola Andalusia; Andal non che un derivato di Andreolo (o Andriolo)
diminutivo di Andrea, un po' come Nicol da Nicola e Bernab da Barnaba. Lo dimostra senza alcun dubbio l'atto del
notaio benedetto de' Vivaldi, rogato a Genova il 27 marzo 1333, nel quale si ha la conferma che l'Andrea franco
ambasciatore del Gran Khan al Papa Andal da Savignone il quale viene indicato quattro volte come Andriolus e
cinque come Andalus.
Molto incerta invece la qualifica attribuitagli di appartenente al rango nobiliare nel documento veneziano riportato dal
Lopez: l'attribuzione pu semplicemente essere riferita alla carica altissima che al tempo egli ricopriva e non alla sua
persona, ma anche possibile che il da che indica origine, sia stato scambiato con un dei che indica appartenenza
entrambi traducibili con il de latino: si spiegherebbe cos il plurale Savignonis inteso come un cognome e il successivo
de riferito a genova: in pratica un Andal de' Savignoni da Genova.
Manca, infine, ogni notizia che ponga in relazione Andal con il suo paese: allo stato attuale delle conoscenze si
direbbe che i rapporti fra Andal e Savignone siano stati nulli. Non escluso che ci corrisponda a verit, dal momento
che presumibilmente dovette lasciare Savignone in giovanissima et per apprendere a Genova la non facile arte del
mercante ed intraprendere quella carriera che l'avrebbe portato per circa due decenni in giro per il mondo. ritiratosi
poi dalle pesanti attivit connesse ai viaggi, facile pensare che a Genova abbia trovato collocazione adatta per
mantenere contatti e rapporti con il mondo degli affari: quindi che al suo paese, divenuto per lui estraneo, non sia pi
tornato. Comunque Andal personaggio affascinante ma ancora poco noto resta, nonostante il buio dei suoi rapporti
con Savignone il figlio pi illustre del Comune dell'Alta Valle Scrivia: uno che rientra a pieno titolo nella storia della
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conoscenza del mondo 8che non stata fatta solo dai Colombo e dai Cook) e che rientra nella storia di Genova proprio
nello specifico settore che l'ha fatta grande.
Pietro Barozzi
Professore associato di Geografia presso l'Ateneo genovese
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