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Salvami Regina

Numero 26
Febbraio 2006
Spedizione in abbonamento Postale/Comma 20/C art.2 legge 662/96 Filiale Padova
Periodico dellAssociazione Madonna di Fatima - Maria, Stella della Nuova Evangelizzazione
...Amatevi gli uni
gli altri ( Gv 15, 17)
Roma immortale, di Martiri e di Santi!
Roma immortale, accogli i nostri canti!
Gloria nei cieli a Dio nostro Signore;
Pace ai Fedeli, di Cristo nellamore.
A Te veniamo, Angelico Pastore!
In Te vediamo il mite Redentore!
Erede Santo di vera e santa Fede;
Conforto e vanto a chi combatte e crede.
Non prevarranno la forza ed il terrore,
Ma regneranno la Verit, e il fraterno dolce Amore.
Salve, Salve Roma,
Patria eterna di memorie,
Mille palme e mille altari
Cantano le tue glorie.
Roma degli Apostoli,
Madre guida dei Redenti,
Il mondo spera in te,
Roma luce delle genti!
Salve, Salve Roma,
La tua luce non tramonta,
Lo splendor di tua belt
Vince lodio e lonta.
A Te veniamo, Angelico Pastore,
In Te vediamo il mite Redentore!
Erede Santo di vera e santa Fede;
Conforto e vanto a chi combatte e crede.
(Versione italiana degli Araldi del
Vangelo, basata sulla versione di
Mons. Marcos Barbosa OSB)
Statua della Baslica di San
Pietro, rivestita di Pontificale,
in occasione della Festa di San
Pietro e S. Paolo
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O Roma Eterna
Nel 1950, Pio XII dette disposizione che la Marcia
Pontifcia, di Gounod, fosse adottata come Inno Ufficiale
del Vaticano. In omaggio alla Cattedra di Pietro, la cui
festa la Liturgia commemora il 22 di questo mese,
offriamo ai lettori il testo di questo vibrante Inno.
Nmero 50 Fevereiro 2006
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( Jo 15, 17)
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Anno VIII, numero 26, febbraio 2006
Direttore responsabile:
Zuccato Alberto
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riprodotti, basta che si indichi la fonte e si invii
copia alla Redazione. Il contenuto degli articoli
firmati di responsabilit dei rispettivi autori.
Salvami
Regina
Periodico dellAssociazione
Madonna di Fatima - Maria, Stella
della Nuova Evangelizzazione
Gli Araldi vivono pieni di gioia, buona volont e serenit,
nellopportunit di portare la buona novella del Vangelo
ai loro fratelli di tutto il Paese
Scrivono i lettori ............................................................................................................ 4
Lapostolato laico (Editoriale) ...................................................................................... 5
Pu luomo perdonare i peccati? .................................................................................. 6
Confessare in nome del Santo Padre .......................................................................... 12
Urbi et Orbi .................................................................................................................. 15
La voce del Papa: La corretta interpretazione del Concilio Vaticano II ................ 16
Come noi perdoniamo... ............................................................................................... 20
Ammirazione, bellezza e riforma della Chiesa ......................................................... 23
Araldi nel mondo ......................................................................................................... 26
Diversit di doni e un solo Signore ............................................................................ 32
LEucaristia ci unisce a Cristo e ci trasforma in Lui ................................................ 35
Il pesce muto ci predica la fede nellEucaristia ........................................................ 38
Il Medioevo non morto... .......................................................................................... 40
accaduto nella Chiesa e nel mondo ......................................................................... 42
Cercava lavoro, ha trovato una madre ...................................................................... 46
I santi di ogni giorno ................................................................................................... 48
Tipicamente brasiliano ................................................................................................ 50
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Gli Araldi
portano
la statua
Pellegrina di
casa in casa
(Foto: Catsumassa
Sakurata)
SCRIVONO I LETTORI
4 Salvami Regina Febbraio 2006
UN DONO DEL SIGNORE
La prima volta che ho ricevuto la ri-
vista Araldi del Vangelo, sono rimasto
entusiasta, di tutte quelle testimonian-
ze, fatte da diverse parti del mondo, e
mi sono commosso, con quanto amo-
re scrivevano. Poi me avete mandato
la coroncina, e il libriccino per la recita
del Santo Rosario, e da quel momento,
ho intrapreso la recita del rosario, mat-
tino e sera. Con sentimento e amore
verso il Signore, Nostro Dio, e la Ver-
gine Santissima. Vi ringrazio di questo
dono che mi avete inviato, come se fos-
se un dono del Signore. Senza il vostro
intervento, non avrei mai iniziato la re-
cita del santo Rosario, che mi d forza,
per continuare a vivere su questa terra,
piena di tribolazioni.
Salvatore Giannino
Palermo PA
RIVISTA E TESSERA DI MEMBRO
La ringrazio di cuore perch tor-
nata a casa, ho trovato la rivista Aral-
di del Vangelo che mensilmente ar-
riva e con mia somma gratitudine an-
che la tessera di membro benemeri-
to, che ho messo subito nel portafo-
glio come Divina Protezione.
Maria Teresa Raccioppo
Rocca di Neto Kr
INCONTRARE IL SGUARDO DI MARIA
E sempre con grande emozione
che apro la vostra posta, ansiosa di in-
contrare il dolcissimo sguardo di Ma-
ria che mi riempie il cuore nel profon-
do e che vela i miei occhi di un pian-
to sincero.
E stato cos quando per la prima
volta mi avete inviato la bellissima fo-
tografia della Madonna di Fatima, an-
cora pi toccante quando ho ricevuto
il Santo Rosario ed, infine, quando mi
giunto il calendario che mi accom-
pagner per tutto lanno 2006.
Licio DA.
Cugnoli PE
PRESENZA DI MARIA NELLE FAMIGLIE
Io ho tanto invocato la nostra Mam-
ma Celeste di venire da me e quan-
do ho visto i due giovani Araldi entra-
re con la divisa dellordine e con quello
stupendo quadro tra le mani mi sem-
brato di sognare. (...)
Ho tanto apprezzato la visita di Ma-
ria in quanto ha portato una ventata
di speranza e di gioia in um momen-
to molto triste della mia vita. Capir,
quindi, il sollievo ed il calore nel cuo-
re che ho provato alla visita di Maria e
che mi sta ancora accompagnando.
Le rinnovo i ringrazimenti per tutto
quanto sta facendo assieme ai suoi col-
laboratori dellAssociazione Madonna
di Fatima: c tanto bisogno della pre-
senza di Maria nelle nostre famiglie ed
in questa societ che misura ormai tut-
to solo col metro del denaro. La esorto
a continuare le Sue iniziative.
Raffaele Palumbo
Oliveto Citra SA
GRADITA SORPRESA DI MARIA
Sento una grande gioia ogni volta che
ricevo la Rivista degli Araldi del Vange-
lo. Si tratta di una gradita sorpresa di
Maria, che mi viene incontro con la ric-
chezza di questa Rivista! Desidero rin-
graziare tutti gli Araldi perch sono una
testimonianza valida, e la loro dedizione
, senza dubbio, proveniente da Ges e
Maria insieme! La Rivista ricca di spi-
ritualit, teologia ed informazioni.
Maria G.
Cagliari CA
RINGRAZIAMENTI SPECIALI A
PADRE JOO SCOGNAMIGLIO
Voglio ringraziare specialmente Pa-
dre Joo Scognamiglio Cl Dia per le
sue parole nellarticolo Sarete come
di. Ne sono rimasta incantata! Vera-
mente, ho sfruttato al massimo quello
che ci ha detto. Rendo grazie a Dio per
la bont che ha manifestato verso tutti.
Ricardo Prez-Olague
Valencia, Spagna
UNA DELLE MIGLIORI RIVISTE
CATTOLICHE DELLATTUALIT
Mi permetta di esprimere la mia
pi alta e sincera gioia per la scoper-
ta della Rivista Araldi del Vangelo.
una sintesi delleccellenza che caratte-
rizza gli Araldi: magnifica, fedele, in
un linguaggio chiaro, splendida veste
grafica, contenuto selezionato, attua-
le, opportuna e alla portata di tutti.
Ho gi iniziato la campagna di di-
vulgazione della Rivista degli Araldi
in chiesa e con contatti personali, sicu-
ro che sto consigliando una delle mi-
gliori riviste cattoliche dellattualit.
Mons. Raimundo Jos Fernandes
Cappellano della Casa del Povero
Fortaleza, Cear - Brasile
FEDELE AL MAGISTERO
E ALLE SCRITTURE
Ringrazio per leccellente Rivista
Araldi del Vangelo. Sono abbonata a
15 pubblicazioni cattoliche, ma que-
sta COMPLETA... Oltre che FE-
DELE al magistero e alle Scritture,
un bagno di spiritualit, che ricevo
tutti i mesi. Complimenti e grazie!
Myriam Callado Scipioni
Joinville, Santa Catarina - Brasile
INSEGNA A NON PERDERSI DI CORAGGIO
Desidero complimentarmi per la
bellissima Rivista. Il numero di Set-
tembre mi piaciuto molto, sono ri-
masto incantato per la bella contro-
copertina con limmagine della Ma-
donna di Fatima. Sono rimasto pa-
ralizzato nellammirare lo sguardo di
Maria! Fantastico! La Rivista aiuta a
non perderci di coraggio, a non desi-
stere. Ci insegna ad essere felici!
Pedro Andreasi
Via e-mail
E
ditoriale
LAPOSTOLATO
LAICO
I
Febbraio 2006 Salvami Regina 5
l Concilio Vaticano II ha saputo guardare in faccia il mutamento dei
tempi e la necessit della Chiesa di affrontare le sfide sorte con lesplo-
sione demografica in molte nazioni, in contrapposizione al controllo
della natalit di altre, il progresso scientifico e tecnologico, il progres-
so delle comunicazioni e molte altre novit impensabili alcune deca-
di fa, che hanno finito per rendere il mondo di oggi molto differente da qualsia-
si altra epoca storica.
Nel suo Decreto Apostolicam actuositatem, il Concilio ha allertato verso i
nuovi problemi che tali mutamenti implicavano, con evidenti riflessi nella
missione della Chiesa. Tanto pi in quanto lautonomia di molti settori della
vita umana, si assai accresciuta, come giusto, ma talora ci avvenuto con un
certo distacco dallordine etico e religioso e con grave pericolo della vita cristia-
na. E allertava: Nel nostro tempo sorgono nuovi problemi e si diffondono gra-
vissimi errori che cercano di abbattere dalle fondamenta la religione, lordine mo-
rale e la stessa societ umana.
Passati quarantanni da allora, la societ sta progressivamente svuotando-
si di Dio e di Cristo, rotolando gi per un tragico declivio fatto di relativismo
morale e corruzione, radicalizzati da uno sfrontato edonismo.
Nel Venerd Santo del 2005, risuon per il mondo intero questo monito
dellancora Cardinale e oggi Papa Benedetto XVI: La Cristianit, allonta-
nata dalla fede, ha abbandonato il Signore: le grandi ideologie, la banalizzazio-
ne delluomo che non crede pi in nulla e si lascia semplicemente condurre, han-
no costruito un nuovo paganesimo, un paganesimo peggiore [di quello antico], il
quale, volendo definitivamente mettere Dio di lato, ha finito per sbarazzarsi an-
che delluomo. Luomo giace sulla sua stessa polvere.
Questo male non risparmia nessuna classe sociale, ambiente o nazione, sta
provocando lo smarrimento della sensibilit morale e fa sparire lo stesso con-
cetto di peccato, la nozione di pentimento e il valore del dolore di coscienza.
Insomma, si vive oggi come se Dio non esistesse. Le statistiche non hanno che
confermato questa realt; la percentuale dei fedeli che frequentano le messe
domenicali e i sacramenti sta diminuendo con ritmo accelerato.
Di fronte a questa situazione, abbiamo il diritto di rimanere fermi? Che co-
sa Dio si aspetta da noi?
Lesortazione finale della Apostolicam actuositatem d la risposta, convo-
candoci ad un grande sforzo di evangelizzazione: Il sacro Concilio scongiura
perci nel Signore tutti i laici a rispondere volentieri, con generosit e con slancio
di cuore alla voce di Cristo, che in questora li invita con maggiore insistenza, e
allimpulso dello Spirito Santo. In modo speciale sentano questo appello come ri-
volto a se stessi i pi giovani e laccolgano con gioia e magnanimit.
La quinta parola di Ges nella sua agonia sul Calvario, ho sete!, era gi
un richiamo diretto a tutti i laici, resa ancor pi pressante nella nostra epoca.
Il Salvatore ha sete di anime. Egli vuole la conversione di tutti.
Il Concilio Vaticano II non ha fatto altro se non echeggiare la voce del Di-
vino Maestro e ricordarci che, nelle attuali circostanze, pi che mai la Chiesa
ha bisogno di apostoli laici. Le anime dei nostri fratelli ci chiamano, molte di
loro correndo il rischio di perire se non rispondiamo a questa convocazione.
Siamo dunque generosi e diciamo il nostro s!. Cos metteremo in pratica
questo sublime comandamento del Signore: Amatevi gli uni gli altri(Gv 15, 17).
Padre Joo Scognamiglio Cl Dias
Presidente Generale
Perdiamo con
facilit la nozione
della grandezza
del perdono che
riceviamo attraverso
la Confessione
6 Salvami Regina Febbraio 2006
COMMENTO AL VANGELO VII DOMENICA DEL TEMPO COMUNE
Pu luomo perdonare i peccati?
Cos pi difficile: perdonare i peccati o curare un paralitico?
Questa interessante questione sollevata da Ges nel Vangelo
che oggi commentiamo, ci mostra la grandezza e lefficacia
del Sacramento della Riconciliazione.
I INTRODUZIONE
Assueta vilescunt, si dice in la-
tino, il che vuol dire: luso frequen-
te di qualcosa, quasi sempre, finisce
per usurarla, non importa quale sia
la grandezza delloggetto usato e nep-
pure la sua sostanza. Per esempio, non
c niente di pi banale, per noi, del-
la quotidianit del corso solare ci che
invece SantAgostino considera come
uno dei miracoli naturali di Dio.
Neanche i miracoli sovrannatura-
li sfuggono a questa regola. Da cir-
ca duemila anni, il Sacramento della
Confessione a disposizione di qua-
lunque penitente, nondimeno, per-
diamo con facilit la nozione del-
la misteriosa grandezza del perdo-
no che riceviamo attraverso questo
sacramento. La stessa nozione della
gravit del peccato, facilmente, si dis-
solve in noi quando la nostra vigilan-
za e la nostra vita di devozione non
sono sufficientemente determinate.
E pu succedere che siamo chiamati
ad aderire con fede integra a panora-
mi sovrannaturali inediti, subito do-
le loro convenienze egoistiche tutti i
concetti appresi. Avevano elaborato
un sistema dottrinario ed etico a mar-
gine della vera ortodossia.
Ora, poich desiderava la salvezza
di tutti, inclusi gli scribi, Ges, pene-
trando divinamente nel loro pensiero,
dimostrava loro che Lui il Cristo e
che pu perdonare i peccati come Dio
e come uomo, e confermando il suo
potere con uno sprepitoso miracolo.
Qual la reazione della moltitu-
dine l presente? Quale quella degli
stessi scribi? La Liturgia di oggi ci ri-
sponder.
San Matteo (9, 2-8) e San Luca (5,
18-26) raccontano lepisodio in que-
stione. A parte differenze di crono-
logia Luca e Marco collocano lav-
venimento allepoca in cui le autorit
giudaiche cominciano a lanciare in-
vettive contro Ges -, i tre si mostra-
no impegnati a trasmettere il grande
obiettivo del Signore, ossia, la pro-
va del suo potere di perdonare i pec-
cati.Dei tre narratori del fatto, San
Marco, come accade sempre con lui,
po aver elaborato sofismi per giusti-
ficare la nostra permanenza nel vizio.
In questo caso, di fatto difficile per
noi reagire con piena rettitudine.
Questi presupposti spiegano in un
certo qual modo il comportamento de-
gli scribi, additato nel Vangelo di oggi.
Formati in scuole serie, conosce-
vano i segnali che precedevano ed in-
dicavano lavvento del Messia e per-
sino la sua stessa nascita (
1
). Ma non
si era soltanto infiacchita la fede in
questi dottori della Legge, peggio
ancora essi avevano modellato al-
Febbraio 2006 Salvami Regina 7
1
Dopo alcuni giorni, Ges entr di nuovo a Ca-
farnao, e si seppe che Egli era in casa
2
Si raduna-
rono tante persone, da non esserci pi posto nean-
che davanti alla porta, ed egli annunziava loro la
parola.
3
Si recarono da lui con un paralitico por-
tato da quattro persone.
4
Non potendo per por-
targlielo innanzi, a causa della folla, scoperchia-
rono il tetto nel punto dovegli si trovava e, fat-
ta unapertura, calarono il lettuccio su cui giace-
va il paralitico.
5
Ges, vista la loro fede, disse al
paralitico: Figliolo, ti sono rimessi i tuoi pecca-
ti.
6
Seduti l erano alcuni scribi che pensavano in
cuor loro:
7
Perch costui parla cos? Bestemmia!
Chi pu rimettere i peccati se non Dio solo?.
8
Ma
Ges, avendo subito conosciuto nel suo spirito che
cos pensavano tra s, disse loro: Perch pensate
cos nei vostri cuori?
9
Che cosa pi facile: dire al
paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati,
prendi il tuo lettuccio e cammina?
10
Ora, perch
sappiate che il Figlio delluomo ha il potere sul-
la terra di rimettere i peccati,
11
ti ordino - disse al
paralitico - alzati, prendi il tuo lettuccio e va a ca-
sa tua.
12
Quegli si alz, prese il suo lettuccio e se
ne and in presenza di tutti e tutti si meraviglia-
rono e lodavano Dio dicendo: Non abbiamo mai
visto nulla di simile! (Mc 2, 1-12).
a VANGELO: GUARIGIONE DI UN PARALITICO
quello che render pi vivi i colori
della sua presentazione.
II COMMENTO AL VANGELO
1
Dopo alcuni giorni, Ges entr
di nuovo a Cafarnao, e si seppe
che Egli era in casa.
Maldonato (
2
) ipotizza che Ges
debba essere entrato in citt di notte
ed in modo molto discreto, facendo-
lo sapere soltanto ai discepoli e a nes-
sun altro, cos da poter riposare. Il
suo intento non fu raggiunto, poich
lannuncio del suo arrivo corse velo-
cemente per la citt.
Probabilmente si trattava della casa
di Pietro, e non si pu scartare lipo-
tesi che la notizia sia stata diffusa da
qualche amico, o addirittura da un suo
parente. Non facile far passare inos-
servata la presenza di Ges, visto che
la stessa virt partecipata quella dei
santi -, nessuno riesce a nasconderla.
Il periodo di assenza da Cafarnao
non deve essere stato solo di qual-
che giorno, ma di settimane, perch
si deduce che Egli predic nei giorni
di sabato in varie Sinagoghe, prima di
far ritorno alla casa di Pietro.
Guarigione del paralitico di Cafarnao (Basilica di San Marco, Venezia)
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Nel commentare
questo episodio, c
chi fa un parallelo
tra la paralisi fisica
e la debolezza
spirituale
8 Salvami Regina Febbraio 2006
2
Si radunarono tante persone, da
non esserci pi posto neanche da-
vanti alla porta, ed egli annunzia-
va loro la Parola.
Era talmente tanta la quantit di
persone, che queste ostruivano il pas-
saggio a chinque. comune, in tut-
ti i tempi, il verificarsi della curiosi-
t, compenetrata di egoismo, da par-
te della moltitudine che si accalca e
si spinge a gomitate. Oltretutto, non
doveva essere esiguo il numero dei
rappresentanti di tutte le localit. L
ci dovevano essere anche dei farisei
della Giudea e della stessa Gerusa-
lemme, ansiosi di fare di Ges uno
dei loro o altrimenti, di condurlo al
Calvario.
Insomma, traspaiono in questo ver-
setto, in una sintesi elegante, la fretta
e limpegno un po agitati nellappros-
simarsi a Lui, da parte di tutti.
Il Paralitico, simbolo
delle anime deboli
3
Si recarono da lui con un parali-
tico portato da quattro persone.
Alcuni autori come nel caso di
Maldonado (
3
) - sono sostenitori del-
lipotesi che si trattasse di un parali-
tico di un certo potere e per questo
probabilmente si faceva accompa-
gnare dai suoi familiari e persino da
amici.
Quanto al numero quattro, pun-
tualizzato da San Marco, c una con-
troversia tra i commentatori. Alcu-
ni, come San Beda, attribuiscono
una certa allegoria al fatto, approssi-
mandolo ai quattro Evangelisti o al-
le quattro virt che ci conducono a
Cristo. Altri, - tra i quali ritroviamo
Ges deve essere entrato a Cafarnao di notte e in maniera molto
discreta, al fine di poter riposare (rovine di Cafarnao)
C anche chi fa un parallelismo
tra la paralisi fisica e la debolezza spi-
rituale, perch la tendenza del debo-
le di raffreddarsi nella pratica della
virt, stancarsi nel suo progresso. Per
non aver preso sul serio il peccato ve-
niale, la sua volont si debilita, con-
ducendolo ad un lento e progressivo
abbandono della preghiera e, infine,
alla caduta nel peccato grave. Questo
male recriminato dal Signore: Co-
nosco le tue opere: tu non sei n freddo
n caldo. Magari tu fossi freddo o cal-
do! Ma poich sei tiepido, non sei cio
n freddo n caldo, sto per vomitarti
dalla mia bocca (Ap 3, 15-16).
Nel considerare come valida que-
stinterpretazione, il Vangelo di og-
gi ci addita una soluzione per la pa-
ralisi spirituale: cercare Ges, anche
se attraverso laiuto di altri. Dove po-
tr meglio trovarLo unanima debo-
le? Nella confessione frequente, fat-
ta con amore e seriet; in essa, oltre
al beneficio del nostro pentimento,
operer in noi la stessa forza di No-
stro Signore Ges Cristo. Chi appli-
ca in tal modo questo metodo non sa-
r mai colpito da una terribile infer-
mit spirituale.
Per amore, niente impossibile!
4
Non potendo per portarglielo
innanzi, a causa della folla, sco-
perchiarono il tetto nel punto do-
vegli si trovava e, fatta unaper-
tura, calarono il lettuccio su cui
giaceva il paralitico.
Coloro che conducono il paraliti-
co, nellagire, sono talmente radica-
li che la scena acquista un carattere
drammatico. Si immaginino i tentati-
vi, fatti da loro e forse anche da chi li
accompagnava, familiari ed amici del
malato, per convincere le persone ad
aprire un varco nel mezzo della im-
penetrabile moltitudine l accalcata.
Il temperamento orientale, molto in-
cline alla tragedia, deve essersi messo
particolarmente in evidenza in que-
sta occasione. Alcuni facendo una
pressione teatrale per oltrepassare la
Maldonado lo interpretano come
risultato della preoccupazione di San
Marco di mettere in risalto il caratte-
re drammatico della paralisi dellin-
fermo. La sua capacit di locomozio-
ne era cos ridotta che doveva essere
caricato da quattro persone. Questa
peculiarit dar al miracolo maggio-
re grandiosit.
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P
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Cristo apprezz
tanto la fede dei
portatori che
perdon i peccati
del paralitico a
causa della fede
di quegli uomini
Febbraio 2006 Salvami Regina 9
barriera umana e altri brontolando, a
mano a mano che venivano sempre
pi pigiati. Intuitivi come sono quei
popoli, i barellieri e gli accompagna-
tori conclusero che erano inutili le lo-
ro arti diplomatiche. Rinunciarono
ad usare le vie normali di entrata e si
lanciarono in unavventura, anchessa
molto caratteristica di quelle terre.
Le case giudaiche dei tempi mes-
sianici erano di terra, con una terrazza
che faceva da tetto e permetteva il suo
utilizzo da parte della famiglia in una
notte estiva, o una copertura di pa-
glia e fango sufficiente a resistere al-
le intemperie. Vi si accedeva da un la-
to della casa, attraverso una scala fis-
sa, senza creare un maggiore rischio
per coloro che si trovavano nella sala.
I portatori della barella del paralitico
allontanarono i rami dal calcestruzzo
e aprirono un buco nel tetto.
Questo audace e bel gesto ci fa ca-
pire la realt dellassioma di Santa Te-
resa: Per amore, niente impossi-
bile!. In effetti, l era simbolizzato il
vero zelo apostolico. Cos devono es-
sere la nostra fede ed il nostro impe-
gno nella cura delle anime, non la-
sciarsi mai intimidire da nessun osta-
colo. Daltro canto, lo stesso episodio
ci mostra quanto Ges desideri che la
salvezza degli uni sia operata con laiu-
to degli altri. precisamente questa
limmagine che ben esemplifica lim-
portanza dellapostolato collaterale.
Possiamo farci unidea dello stu-
pore dei circostanti, accalcati intorno
a Nostro Signore, nel rendersi conto
che il tetto si apriva. Polvere, rumore,
sorpresa! Allimprovviso, una barel-
la che comincia a scendere sostenu-
ta con delle corde e, alla fine, il pove-
ro paralitico che atterra, obbligando-
li a spostarsi e a premersi gli uni con-
tro gli altri.
5
Ges, vista la loro fede, disse al
paralitico: Figliolo, ti sono ri-
messi i tuoi peccati.
In considerazione della fama de-
gli innumerevoli miracoli realizzati da
Ges, evidentemente tut-
ti i presenti aspettavano
la guarigione immedia-
ta di quel paralitico. C
da credere che egli sia
sceso dal tetto con un at-
teggiamento di supplica
che suscitava pena. L sa-
rebbe bastata la presen-
za di alcune signore, do-
tate di ammirevole spiri-
to materno, perch fosse
creato un clima di com-
miserevole suspence.
Se qualcuna tra loro fos-
se stata una taumaturga,
avrebbe fatto alzare il pa-
ralitico immediatamente.
La perplessit suscita-
ta, negli uni e negli altri,
dalle parole del Divino
Maestro fu intenzionale
e per varie ragioni. Ge-
s mette in chiaro quan-
to i problemi dellanima
siano pi importanti di
quelli del corpo. Inoltre, come prece-
dentemente abbiamo detto, vi era una
forte credenza tra i giudei che le ma-
lattie fossero frutto dei peccati perso-
nali o dei peccati dei predecessori

(
4
).
Ci furono altre situazioni nelle quali
sposta n in senso affermativo n ne-
gativo. Comunque, peccati lui doveva
senzaltro averne, perch la frase pro-
nunciata da Ges non lascia dubbi.
perfino ammissibile che fosse profon-
damente pentito, come confermato
dallaffettuoso trattamento a lui riser-
vato: Figlio, abbi fede.
Molto interessante lopinione di
Maldonado sulla fede di quegli uo-
mini:
Probabilmente, questo paralitico
non avr avuto meno fede di quelli che
lo avevano condotto l. Ma, com sta-
to detto, Cristo gli perdon i peccati per
la fede dei suoi portatori. Ges apprez-
z cos tanto la fede di quegli uomini
buoni che, anche se il paralitico non ne
avesse avuta in maniera conveniente,
Egli lo avrebbe perdonato, a causa del-
la fede dei suoi portatori (
5
).
C anche chi come San Giovan-
ni Crisostomo avanza lipotesi che
Ges abbia voluto dare lopportuni-
t di reagire ai farisei, servendosi di
questo pretesto per rendere manife-
sta la sua divinit.
Io sono il Signore che scruta i cuori e sonda
gli affetti (pittura di Giovanni Bellini,
Museo del Prado, Madrid)
Ges, dopo il miracolo, raccomand
ai beneficiati di Non tornare a pec-
care, affinch non capitassero loro
mali peggiori. da chiedersi se, nel
caso concreto di questo paralitico, ci
sia stata qualche relazione tra il suo
stato fisico e problemi di ordine mo-
rale, ma non c possibile dare una ri-
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I nostri pensieri,
desideri e afflizioni
sono seguiti dal
nostro Redentore
in ogni istante
10 Salvami Regina Febbraio 2006
Il Signore che scruta i cuori
6
Seduti l erano alcuni scribi che
pensavano in cuor loro:
7
Per-
ch costui parla cos? Bestemmia!
Chi pu rimettere i peccati se non
Dio solo?
In quanto dottori della Legge,
quegli scribi sapevano che solo a Dio
spetta perdonare i peccati, come si
legge nella Scrittura: Sono Io, sono
Io che cancello i tuoi misfatti, per ri-
guardo a Me e non Mi ricordo pi dei
tuoi peccati (Is 43, 25). Essi sapeva-
no che nessun giudice avrebbe potu-
to arrogarsi la facolt di perdonare
qualsiasi peccato, perch questo im-
plica unoffesa fatta ad un Essere in-
finito, eterno, ecc. e chi lo commette
contrae una colpa anchessa infinita.
Chi avesse affermato in pubblico
dessere capace di perdonare i peccati
avrebbe proferito una bestemmia, per
il fatto di voler praticamente usurpare
il trono di Dio. Ora, secondo la Legge
di Mos, il bestemmiatore era condan-
nato a morte per lapidazione

(
6
), e i te-
stimoni avrebbero dovuto cominciare
con lo strappargli le vesti. Con questa
concezione, gli scribi, evidentemente,
avrebbero anticipato la condanna di
Ges alla pena capitale. Non possia-
mo dimendicarci che probabilmente
questi farisei erano quelli che aveva-
no presenziato alla proclamazione del
Precursore: Ecco lAgnello di Dio, che
toglie i peccati del mondo(Gv 1, 29).
8
Ma Ges, avendo subito co-
nosciuto nel suo spirito che cos
pensavano tra s, disse loro: Per-
ch pensate cos nei vostri cuori?
Qui c unulteriore prova della di-
vinit di Ges Cristo. Le Scritture so-
no ricche di affermazioni riguardo
quanto il Signore scruta tutti i cuo-
ri e penetra ogni intimo pensiero dello
spirito (I Cr 28, 9). Dice Ges a Ge-
remia Io sono il Signore che scruta il
cuore, che sonda gli affetti (17, 10).
LEvangelista narra che i farisei
non avevano detto niente in questoc-
casione, si trattava di semplici pen-
sieri. Soltanto il fatto di vederLo di-
scernere con tanta precisione linti-
mo delle anime, sarebbe dovuto es-
sere loro sufficiente per credere nella
divinit del Messia.
Secondo San Giovanni Crisosto-
mo, questo fu il primo miracolo rea-
lizzato da Ges quella notte, prima
della stessa guarigione del paralitico.
Qui si comprende quanto la blasfe-
cede con lordine di alzarsi. In questo
caso, la verifica immediata. Si pu
ben immaginare quello che sarebbe
accaduto se, dopo essere stato profe-
rito lordine, il paralitico non si fosse
mosso dalla sua barella...
Infine, siccome i giudei ritenevano
ci fosse un vincolo tra peccato e in-
fermit, guarita la paralisi, inevitabil-
mente, linfermo sarebbe stato libe-
rato dai suoi peccati.
10
Ora, perch sappiate che il Fi-
glio delluomo ha il potere sul-
la terra di rimettere i peccati,
11
ti
ordino - disse al paralitico - al-
zati, prendi il tuo lettuccio e va a
casa tua.
Su questi versetti, pullulano i com-
menti dalle pi varie sfumature. Mal-
donado, tuttavia, sembra essere me-
glio ispirato nelle sue osservazioni.
Lesegeta nota che Ges non chiam
Se stesso Figlio di Dio, ma Figlio
dellUomo, affinch fosse assoluta-
mente chiaro che il potere di perdo-
nare peccati, Egli lo possedeva anche
come uomo. Egli dimostra che Dio,
non con argomenti, ma con lazione,
quando rivela loro quello a cui stanno
pensando, e che perdona in quanto uo-
mo. Non si riferito a questo pote-
re in quanto suo detentore nel Cielo
visto che lo possiede da tutta leter-
nit ma sulla terra, dimostrando
che anche come uomo perdona pecca-
ti (
7
).
Pi avanti Maldonato cos conclu-
de: Nello stesso modo con cui il pote-
re di perdonare i peccati stato comuni-
cato allumanit di Cristo dalla sua di-
vinit, cos pure da Cristo capo questo
stesso potere derivato per i membri che
Egli ha voluto, cio per i sacerdoti

(
8
).
Il resto della scena ha un qualcosa di
necessariamente teatrale per dimostra-
re ad nauseam la grandezza dei miraco-
li l operati da Ges. Da qui i tre ordi-
ni consecutivi dati da Lui: Alzati, ordi-
ne che il paralitico esegu da solo, senza
laiuto di nessuno, per rendere cos ma-
nifesto quanto Cristo gli avesse restitui-
mia riguardasse esclusivamente i fa-
risei, e mai Ges.
Di grande consolazione per noi
questo passaggio, perch ci dimostra
come i nostri pensieri, desideri e af-
flizioni siano seguiti dal nostro Re-
dentore in ogni istante. Questo po-
tere di Ges incentiva la nostra de-
vozione, fortifica la nostra fiducia e
ci invita allonest. Dallaltro lato, fa
crescere il nostro timor di Dio e met-
te un freno alla negligenza.
Ges prova, col miracolo, il
suo potere di perdonare
9
Che cosa pi facile: dire al pa-
ralitico: Ti sono rimessi i pecca-
ti, o dire: Alzati, prendi il tuo let-
tuccio e cammina?
In sostanza, incomparabilmente
pi difficile perdonare i peccati che
guarire una paralisi. Intanto, il dire
I tuoi peccati ti saranno perdona-
ti non pone in rischio, n mette al-
la prova, lefficacia di queste parole,
poich non ci sono elementi per atte-
stare se di fatto i peccati sono o non
sono stati perdonati. Il contrario suc-
Non dobbiamo mai
chiuderci davanti
al divino potere di
Ges di perdonare
i nostri peccati
Febbraio 2006 Salvami Regina 11
Nella Confessione frequente, fatta con
amore e seriet, operer in noi la stessa
forza di Ges (confessionale della
Cattedrale di Montreal, Canada)
to le sue forze; prendi il tuo let-
to, un altro grande prodigio,
perch, oltre a mettersi in piedi
colui che era sceso dal tetto sol-
tanto con laiuto di altre quat-
tro persone, ora deve anche rac-
cogliere il suo letto; e Va a ca-
sa. Simmagini la meraviglia di
quella moltitudine, ora anco-
ra pi accalcata, vedendosi nel-
la contingenza di aprire per lex-
paralitico il passaggio che gli era
stato negato allentrata, affinch
col suo letto si mettesse fi-
nalmente sulla via del ritorno...
12
Quegli si alz, prese il
suo lettuccio e se ne and
in presenza di tutti e tutti si
meravigliarono e lodavano
Dio dicendo: Non abbiamo
mai visto nulla di simile!.
Latteggiamento di quel-
la moltitudine di gente oppo-
sto a quella degli scribi. Essi si
sentono pervasi di ammirazio-
ne, perch, con tutta facilit, da-
gli effetti risalgono alla causa e
danno a Dio, con lodi, quello che Gli
dovuto, riconoscendo il carattere inso-
lito dellaccaduto. Crescono cos, nelle
virt teologali, si riempiono di gioia, ri-
cevono un infusione denergia ed anche
progrediscono nel timore di Dio.
Ben diverso deve essere stato il ri-
torno degli scribi alle loro case, tra-
fitti dallangoscia della blasfemia non
riparata.
III CONCLUSIONE
Non dobbiamo mai assumere un
atteggiamento analogo a quello degli
scribi., chiudendoci di fronte al divino
potere di Ges di perdonare i nostri
peccati, e trascurando cos lefficacia,
la grandezza e la necessit del Sacra-
mento della Confessione. La Liturgia
di oggi cinsegna le meraviglie di que-
sto potere, che Lui stesso ha conferi-
to ai suoi sacerdoti. Al fine di alimen-
tare la nostra devozione in una ma-
teria tanto importante, trascriviamo
qui di seguito un bel fatto accaduto a
Santa Margherita di Cortona:
Vedendo la fervorosissima conver-
sione di Margherita, il Redentore co-
Signore, Voi sempre mi
chiamate poverina. Quand
che arriver quel giorno in cui
udir proferire dalla vostra di-
vina bocca il bellappellativo di
figliola?
Non ne sei ancora degna.
Prima di ricevere il nome e il
trattamento di figlia, conviene
che purifichi meglio la tua ani-
ma con una confessione gene-
rale di tutte le tue colpe.
Avendo udito questo, Mar-
gherita fece un minuzioso esa-
me dei suoi peccati e, per ot-
to giorni consecutivi, li espo-
se al confessore, pi con le la-
crime che con le parole. Fini-
ta la confessione, tolse il ve-
lo che le copriva la fronte, po-
se una corda al collo e, in que-
sta umile postura, and a rice-
vere il Corpo Santissimo del
Redentore. Aveva appena fini-
to di comunicarsi, che sent ri-
suonare nel pi profondo del-
la sua anima le parole: Fi-
glia Mia. Udendo questa vo-
ce cos dolce, per la quale tan-
to aveva sospirato, perse i sensi e ri-
mase assorta in un mare di beatitudi-
ne e gioia. Ritornando in s da que-
stestasi, cominci a ripetere, attonita
per lammirazione:
Oh! Dolce parola: mia figlia!
Oh! Dolce voce! Oh! Parola piena di
giubilo! Oh! Voce piena di sicurezza:
mia figlia! (
9
)
1
)
Cfr. Mt 2, 4-6.
2
)
P. Juan de Maldonado SJ, Comen-
tarios a los cuatro Evangelios, BAC,
Madrid, 1951, vol. II, pag. 64.
3
)
Op. cit., pag. 66.
4
)
Cfr. Gv 9, 1-2.
5
)
Op. cit., vol. I, pag. 372.
6
)
Cfr. Lv 24, 14-16.
7
)
Op. cit. pag 374..
8
)
Op. Cit. Pag.375
9
)
Cfr. Francesco Marchese, Vita di
Santa Margherita di Cortona, cap.12,
pag.169.
minci ad istruirla e a concederle gra-
zie in molte maniere, e, mostrandoSi a
lei tutto pieno di piet e di amore, la
chiamava frequentemente col nome di
poverina. Un giorno, la Santa, piena
di quella confidenza che tanto carat-
teristico dellamore filiale, Gli disse:
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12 Salvami Regina Febbraio 2006
INTERVISTA CON UN PENITENZIERE APOSTOLICO
Confessare in nome del Santo Padre
Padre Isidoro Liberale Gatti un francescano
conventuale che da otto anni fa parte del Collegio
dei Penitenzieri Apostolici della Basilica di San Pie-
tro in Vaticano.
La sua voce soave e ferma, le sue espressioni
chiare e precise, latteggiamento paterno e atten-
to, svelano una grande esperienza del confessiona-
le, nella cura delle anime.
Proveniente dalla Regione del Veneto, Padre Gat-
ti al servizio diretto del Santo Padre come peni-
tenziere della Basilica di San Pietro, con la parti-
colare missione di accogliere nel confessionale i
pellegrini pro Gallica Natione provenienti cio da
paesi francofoni. Ogni anno, in estate, va a Parigi
dove pure confessore e predicatore nella Basilica
del Sacro Cuore di Montmartre a Parigi.
Eduardo Caballero
da Roma
AV: Cos la Penitenzieria
Apostolica?
PG: un Tribunale Apostolico
che ha competenza nel foro in-
terno, cio, su tutto ci che ri-
guarda le coscienze dei fede-
li, sia per le assoluzioni di cer-
ti peccati riservati alla Santa
Sede, sia per le dispense pu-
re ad essa riservate. La Peni-
tenzieria Apostolica si occupa
anche della concessione delle
Indulgenze. Ricordiamo, per
esempio, la speciale Indulgen-
za concessa recentemente, per
lanno dellEucaristia. Il capo
della Penitenzieria un cardi-
nale, il Penitenziere Maggiore,
nominato dal Papa. Noi con-
fessori siamo penitenzieri mi-
nori.
AV: Perch questo titolo di
penitenzieri apostolici?
PG: Il nome penitenziere
deriva dal ministero loro affi-
dato, quello di amministrare
il sacramento della penitenza
o della riconciliazione (o del-
la confessione), cio quello
che, con carit accogliente e con sag-
gezza, fa incontrare le anime pecca-
trici con la misericordia di Dio e con
la Sua Parola. Il sacramento della pe-
nitenza destinato a cancellare i pec-
cati personali commessi dopo il Bat-
tesimo, in primo luogo quel-
li mortali, quindi quelli veniali.
Sono penitenzieri aposto-
lici perch nominati dal Papa
e al diretto servizio della Santa
Sede, e possono confessare in
qualunque parte del mondo.
AV: Come si diventa
penitenziere apostolico?
PG: I sacerdoti penitenzie-
ri sono scelti dal Padre Genera-
le tra membri del proprio Ordi-
ne religioso che hanno gi una
certa esperienza di confessioni
in chiese importanti e che pos-
siedono una dottrina morale e
canonistica adeguata almeno al
comportamento umano nellor-
dinario dei casi, unita alla pru-
denza pastorale e allumilt.
Il Padre Generale presenta
il candidato alla Penitenzieria
Apostolica che lo sottopone ad
un esame di teologia morale e
di diritto, dinanzi ad una com-
missione composta dal Cardi-
I penitenzieri apostolici, nominati dal
Papa, sono direttamente al servizio
della Santa Sede
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Febbraio 2006 Salvami Regina 13
nale, dal Reggente, da un
teologo e da un canoni-
sta. Una volta approvato, il
nuovo penitenziere emet-
te un giuramento nelle ma-
ni del Cardinale Peniten-
ziere, di confessare sempre
secondo la dottrina del ma-
gistero ordinario e straor-
dinario della Chiesa.
Ogni penitenziere de-
ve poi conoscere almeno
due lingue. In San Pietro si
confessa in italiano, france-
se, tedesco, spagnolo, por-
toghese, inglese, unghere-
se, maltese, croato, slove-
no, russo, polacco, ucraino
ed anche in cinese!
AV: In che cosa
consiste il Collegio
dei Penitenzieri?
PG: Il Collegio uno
speciale gruppo di penitenzieri mino-
ri addetti alle confessioni in una del-
le quattro basiliche patriarcali roma-
ne e che vivono in comune sotto un
superiore o rettore. Il Papa San Pio
V stabil, tra il 1568 e 1569 tre colle-
gi: il Collegio Vaticano per San Pie-
tro, affidandolo ai gesuiti; il Collegio
Laterano per San Giovanni, affidan-
dolo ai Francescani Minori; il Colle-
gio Liberiano per Santa Maria Mag-
giore, affidandolo ai domenicani. Pa-
pa Clemente XIV, col Breve Misera-
tor Dominus, nel 10 agosto 1774, im-
mise in San Pietro, al posto dei ge-
suiti, i Francescani Conventuali. Nel
1933, Papa Pio XI istitu anche il Col-
legio Ostiense, per San Paolo fuori le
Mura, affidandolo ai benedettini.
AV: Lei ha parlato dei peccati
riservati. Di che cosa si tratta?
PG: Si tratta di alcuni peccati gra-
vissimi, diciamo sei, che, purtroppo,
offendono gravemente Dio e la Chie-
sa. Per esempio, chi profana lEuca-
ristia portando via le ostie consacra-
te per gettarle via in luoghi immondi,
o per ritenerle a scopo sacrilego, come
accade per la celebrazione delle mes-
se nere. Oppure chi compie atti di vio-
lenza fisica contro la persona del Papa.
Ai peccati riservati comminata una
scomunica la cui cancellazione riser-
vata al Papa stesso. Il penitenziere che
riceve la confessione di simili pecca-
ti non pu assolverli, ma deve scrivere,
tenendo segreto il nome del peccatore,
al Cardinale Penitenziere ed attender-
ne la risposta e lindicazione delle peni-
tenze da fare in espiazione.
Ci sono delle gradazioni nelle ri-
serve. Per esempio, la scomunica
comminata anche a chi procura un
aborto, oppure a chi, con inganno,
registra con strumenti tecnici, oppure
divulga con i mezzi di comunicazio-
ne sociale ci che viene detto duran-
te la confessione. Il penitenziere mi-
nore ha la facolt di assolvere da que-
ste scomuniche.
AV: Allora, per essere beneficiato di
questo, bisogna venire a Roma
PG: La Chiesa Madre, e non pu
dimenticare i suoi figli peccatori che
vivono lontano: nel Congo, nel Brasi-
le, nella Nuova Zelanda
Allora, in ogni Chiesa Cattedrale,
si pu trovare il confessionale del Ca-
nonico Penitenziere, al quale ogni fe-
dele pu rivolgersi senza venire perso-
nalmente fino a Roma. Penser lui a
contattare la Penitenzieria Apostoli-
ca, a seconda dei casi. Vi sono anche
altre possibilit, sempre per il bene
delle anime, soprattutto se il peniten-
te si trova in pericolo di morte; ma qui
ora non importa scendere nei dettagli.
Piuttosto mi permetto un picco-
lo aneddoto personale; quando ero
bambino, la mia parrocchia era la
Cattedrale di Treviso. Leggevo dun-
que su uno dei confessionali la scrit-
ta Canonico Penitenziere, ed allo-
ra scappavo via lontano, spaventato,
pensando: Chiss come sar catti-
vo quel prete che gi nel suo cartello
avvisa che dar penitenze e castighi!
Non mi confesser mai da lui!
AV: Cosa cerca e trova il
pellegrino in un penitenziere?
PG: Cerca luomo di Dio che vi-
ve accanto al Trofeo di Pietro, il luo-
go dove il primo Papa sub un giorno il
martirio e ove glorificato. Molti peni-
Alcuni penitenti, nel confessarsi con un Penitenziere Apostolico, hanno
limpressione di farlo con lo stesso Papa
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14 Salvami Regina Febbraio 2006
tenti mi confidano di essere venu-
ti emozionati nel confessarsi qui,
dove sono venuti per vedere Pie-
tro. Qualcuno ha limpressione
di confessarsi con il proprio Papa
stesso. Cercano anche luomo di
Dio al quale ci si pu confessare,
con la libert dellanonimato, an-
che dei peccati che non si osereb-
be mai rivelare al sacerdote della
propria parrocchia.
Il pellegrino dovrebbe tro-
vare nel penitenziere sapien-
za, dolcezza e inesausta pazien-
za, poich ogni persona, qualun-
que siano i suoi comportamenti,
anche se non condivisibili, chie-
de di essere rispettata ed amata.
Inoltre dobbiamo rammentare
San Paolo: Qualora uno venga
sorpreso in colpa, voi che avete
lo Spirito correggetelo con dolcezza.
E vigila su te stesso per non cadere
anche tu nella stessa colpa (Gl 6,1).
AV: Allora c anche grande
gioia in questo ministero?
PG: Certamente! C la gioia di con-
statare come grandi cose fa lOnnipo-
tente. La grande gioia si ha quando
vengono persone che dicono: Io ci ho
pensato, pensato bene. Ho visto che la
mia strada sbagliata e io sono travia-
to. Ho deciso fermamente di cambia-
re vita da oggi, qualunque cosa succe-
da. Oppure quando vengono i peniten-
ti che dicono: Io sono entrato in Basili-
ca col gruppo turistico, senza intenzione
di confessarmi perch non lo faccio da
molti anni, per, vedendo i con-
fessionali e la gente che si confes-
sava, una voce interiore mi invita-
va: perch tu no? Cos ho deciso.
Quale cosa pi bella di mescolar-
mi anchio tra quei penitenti che
rientrano in pace con Dio e con se
stessi?
Altri vengono alla confessione
poich sono attratti dalla bellezza
dellarte, dellarchitettura, della
liturgia, dei canti della Cappella
Sistina. La percezione della bel-
lezza diviene ammirazione e de-
siderio del bene ed ecco perch
Dio agisce anche attraverso quei
caratteri che sono propri a tutti
gli esseri umani: laspirazione al
Bello, al Buono, al Vero. Lammi-
razione della bellezza pu restau-
rare luomo nella vita morale.
In quei momenti io mi sento pro-
prio come ha detto il primo giorno
del suo pontificato il nostro Papa Be-
nedetto XVI: un umile operaio nella
vigna del Signore. Qui c lopera del-
lo Spirito Santo, evidentemente. Al-
la fine, che cosa ho fatto io per richia-
mare queste anime? Il Paraclito ave-
va gi fatto tutto.
Il pellegrino deve trovare nel
penitenziere la saggezza, la dolcezza
ed uninesauribile pazienza
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Adotti un giovane Araldo del Vangelo
ttualmente 825 giovani as-
piranti agli Araldi del Van-
gelo di tutto il Brasile, as-
pettano il momento di entrare in uno
dei Centri di Formazione Giovanile
degli Araldi del Vangelo. Essi han-
no bisogno di una borsa di studio che
aiuti a sostenere i costi della loro for-
mazione. Per questo, stata lancia-
ta la Campagna Padrini o Madri-
ne. Consiste nelladottare un ra-
gazzo o una giovane aspirante, aiu-
tando a finanziare la formazione di
questi neo-Araldi. Questo un gesto
concreto a beneficio della giovent.
Nelladottare un aspirante lei star
offrendo una solida formazione cat-
tolica a un adolescente bisognoso.
Victor Hugo Toniolo
da Roma
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Febbraio 2006 Salvami Regina 15
Urbi et Orbi
atale 2005. Le cam-
pane della Baslica di
San Pietro suonano a
festa con giubilo, an-
nunciando il mezzo-
giorno. In questo preciso momento, le
cortine di velluto della Loggia delle Be-
nedizioni, il balcone centrale della Ba-
silica di San Pietro, si aprono per per-
mettere a Sua Santit Benedetto XVI
di affacciarsi.
Sono trascorsi sette mesi, dallo sto-
rico 19 aprile, nel quale il Papa appena
eletto si presentato per la prima volta
alla moltitudine di fedeli, da questo stes-
so balcone, e ha dato la benedizione Ur-
bi et Orbi (alla citt di Roma e al mondo
intero). L lo ritroviamo ora ancora una
volta, per realizzare lo stesso rito.
In effetti, il Cerimoniale dei Pon-
tefici stabilisce che due volte lanno,
a Natale e a Pasqua ed eccezional-
mente il giorno della sua elezione
il Papa conceda solennemente que-
sta benedizione, la cui origine si per-
de nella notte dei tempi.
Urbi et Orbi lespressione latina
con la quale, per molti secoli comin-
ciavano i principali decreti pontifici,
indicando in tal modo che essi erano
destinati alla citt romana, della qua-
le il Papa vescovo, e a tutto lorbe
terrestre.
Col passare del tempo, la Benedi-
zione Pontificale che il Papa conce-
deva in certe feste liturgiche comin-
ci ad essere anchessa denominata
Urbi et Orbi, per il fatto che non si re-
stringeva soltanto alle persone pre-
senti nella Basilica, ma si estendeva
ai fedeli del mondo intero. Ad essa
legato il dono specialissimo di unin-
dulgenza plenaria.
Nella loggia, il Sommo Pontefi-
ce pronuncia, con voce chiara e paca-
ta, la formula solenne della benedizio-
ne, mentre nella Piazza di San Pietro la
moltitudine ascolta in un raccolto silen-
zio e, alla fine, si fa il segno della croce.
Che i Santi Apostoli Pietro e Paolo,
sul cui potere e sulla cui autorit confi-
diamo, intercedano per noi presso il Si-
gnore. Amen.
Per lintercessione e per i meriti della
Beata sempre Vergine Maria, del Beato
Michele Arcangelo, del Beato Giovan-
ni Battista, dei Santi Apostoli Pietro e
Paolo e di tutti i Santi, Dio onnipoten-
te abbia misericordia di voi, e perdoni
tutti i vostri peccati, per Ges Cristo vi
conduca alla vita eterna. Amen.
Il Signore Onnipotente e Miseri-
cordioso vi conceda lindulgenza, las-
soluzione e la remissione di tutti i vo-
stri peccati, tempo per una vera e pro-
ficua penitenza, il cuore sempre contri-
to e il cambiamento di vita, le grazie e
le consolazioni dello Spirito Santo, e la
perseveranza finale nelle buone opere.
Amen.
E la benedizione di Dio Onnipoten-
te, Padre + e Figlio + e Spirito Santo
+, scenda su di voi e rimanga per sem-
pre. Amen.
Attira particolarmente lattenzio-
ne lambiente di grazie che avvol-
ge i fedeli in questoccasione. Si sen-
te, per cos dire, in modo palpabile,
quanto il Vicario di Cristo di fatto ab-
bracci, con questo gesto rituale, i suoi
figli sparsi per tutta la terra.
la presentazione del Dolce Cri-
sto Urbi et Orbi a Roma e nel mon-
do!
Il cerimoniale dei Pontefici stabilisce che due volte allanno
il Papa conceda solennemente questa benedizione, la cui
origine si perde nella notte dei tempi.
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16 Salvami Regina Febbraio 2006
LA VOCE DEL PAPA
La corretta interpretazione
del Concilio Vaticano II
In un discorso ai membri della Curia Romana, commemorando il
quarantesimo anniversario della chiusura del Concilio Vaticano II, il
Papa Benedetto XVI presenta una sintesi tra fedelt e dinamismo come
chiave per una corretta lettura e applicazione del Concilio stesso.
ultimo evento di que-
stanno su cui vorrei
soffermarmi, in quest
occasione, la celebra-
zione della conclusione
del Concilio Vaticano II, quarantanni
fa. Tale memoria suscita la domanda:
Qual stato il risultato del Concilio?
stato recepito nel modo giusto? Che
cosa, nella sua recezione, stato buo-
no? Che cosa insufficiente o sbagliato?
Che cosa resta ancora da fare?
Confronto fra due
ermeneutiche contrarie
Nessuno pu negare che, in vaste
parti della Chiesa, la ricezione del
Concilio si svolta in modo piutto-
sto difficile, pur non volendo applica-
re, a quanto avvenuto in questi an-
ni, la descrizione che, il grande dot-
tore della Chiesa, San Basilio fa della
situazione della Chiesa dopo il Con-
cilio di Nicea: egli la paragona ad una
battaglia navale nel buio della tempe-
sta, dicendo fra laltro: Il grido rau-
co di coloro che per la discordia si er-
gono luno contro laltro, le chiacchiere
incomprensibili, il rumore confuso dei
clamori ininterrotti ha riempito ormai
quasi tutta la Chiesa falsando, per ec-
cesso o per difetto, la retta dottrina del-
la fede (De Spiritu Sancto, XXX, 77;
PG 32, 213 A). Non vogliamo appli-
care precisamente questa descrizione
drammatica alla situazione del perio-
do post-conciliare, ma qualcosa di ci
che accadde in quellepoca riflesso
in esso.
Emerge la domanda: Perch la ri-
cezione del Concilio, in grandi parti
della Chiesa, finora si svolta in mo-
do cos difficile?
Ebbene, tutto dipende dalla sua
giusta interpretazione o come di-
remmo oggi dalla sua giusta erme-
neutica, dalla giusta chiave di lettu-
ra e d applicazione. I problemi della
ricezione sono nati dal fatto che due
ermeneutiche contrarie si sono trova-
te a confronto e hanno litigato tra lo-
ro. Luna ha causato confusione, lal-
Nel solenne ambiente della Sala Clementina, Sua Santit tiene un
discorso ai membri della Curia Romana
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La Chiesa, sia
prima che dopo il
Concilio, la stessa:
una, santa, cattolica
e apostolica
Febbraio 2006 Salvami Regina 17
tra, silenziosamente ma sempre pi
visibilmente, ha portato frutti.
Da una parte esiste uninterpreta-
zione che vorrei chiamare ermeneu-
tica della discontinuit e della rottu-
ra; essa non di rado si potuta avva-
lere della simpatia dei mass-media, e
anche di una parte della teologia mo-
derna.
Dallaltra parte c lermeneutica
della riforma, del rinnovamento
nella continuit dellunico soggetto-
Chiesa, che il Signore ci ha donato;
un soggetto che cresce nel tempo e si
sviluppa, rimanendo per sempre lo
stesso, unico soggetto del Popolo di
Dio in cammino.
Lermeneutica della
discontinuit ha
causato confusione
Lermeneutica della discontinui-
t rischia di finire in una rottura tra
Chiesa pre-conciliare e Chiesa post-
conciliare. Essa asserisce che i testi
del Concilio come tali non sarebbe-
ro ancora la vera espressione del suo
stesso spirito. Sarebbero il risulta-
to di compromessi nei quali, per rag-
giungere lunanimit, si dovuto an-
cora trascinarsi dietro e riconfermare
molte cose vecchie, ormai inutili. Non
in questi compromessi, per, si rive-
lerebbe il vero spirito del Concilio,
ma invece negli slanci verso il nuo-
vo che sono sottesi ai testi: solo essi
rappresenterebbero il vero spirito del
Concilio, e partendo da essi e in con-
formit con essi bisognerebbe anda-
re avanti. Proprio perch i testi ris-
pecchierebbero, solo in modo imper-
fetto, il vero spirito del Concilio e la
sua novit, sarebbe necessario anda-
re coraggiosamente al di l dei testi,
facendo spazio alla novit nella quale
si esprimerebbe lintenzione pi pro-
fonda, sebbene ancora indistinta, del
Concilio. In una parola: occorrereb-
be seguire non i testi del Concilio, ma
il suo spirito.
In tal modo, ovviamente, rimane
un vasto margine per la domanda su
come allora si definisca questo spirito
per non concedere spa-
zio ad ogni estrosit. Con
ci, comunque, si frain-
tende in radice la natura
di un Concilio come tale
e che verrebbe conside-
rato come una specie di
Costituente, che elimina
una costituzione vecchia
e ne crea una nuova. Ma
la Costituente ha biso-
gno di un mandante e poi
di una conferma da par-
te del mandante, cio del
popolo al quale la costi-
tuzione deve servire.
I Padri Conciliari non
avevano un tale manda-
to e nessuno lo aveva mai
dato loro; nessuno, del
resto, poteva darlo, per-
ch la costituzione es-
senziale della Chiesa vie-
ne dal Signore e ci sta-
ta data affinch noi pos-
siamo raggiungere la vi-
ta eterna e, partendo da
questa prospettiva, siamo in grado di
illuminare anche la vita nel tempo e il
tempo stesso.
la fine, possa dire allamministrato-
re: Poich sei stato fedele nel poco, ti
dar autorit su molto (cfr Mt 25,14-
30; Lc 19,11-27). In queste parabo-
le evangeliche si esprime la dinamica
della fedelt, che interessa nel servi-
zio del Signore, e in esse si rende an-
che evidente, come in un Concilio,
dinamica e fedelt debbano diventa-
re una cosa sola.
Lermeneutica della riforma
ha prodotto buoni frutti
Allermeneutica della discontinui-
t si oppone lermeneutica della ri-
forma, come lhanno presentata dap-
prima Papa Giovanni XXIII nel suo
discorso dapertura del Concilio l11
ottobre 1962 e poi Papa Paolo VI nel
discorso di conclusione del 7 dicem-
bre 1965.
Vorrei qui citare soltanto le paro-
le ben note di Giovanni XXIII, in cui
questa ermeneutica viene espressa
inequivocabilmente quando dice che
il Concilio vuole trasmettere pura ed
I Vescovi, mediante il Sacramento
che hanno ricevuto, sono fiduciari del
dono del Signore. Sono amministra-
tori dei misteri di Dio (1 Cor 4,1); co-
me tali devono essere trovati fedeli e
saggi (cfr Lc 12,41-48). Ci significa
che devono amministrare il dono del
Signore in modo giusto, affinch non
resti occultato in qualche nascondi-
glio, ma porti frutto e il Signore, al-
Benedetto XVI: La riflessione sulla fede esige
anche che si viva questa fede
Dove la sintesi di
fedelt e dinamismo
ha guidato
linterpretazione del
concilio, cresciuta
una nuova vita
18 Salvami Regina Febbraio 2006
integra la dottrina, senza attenuazioni
o travisamenti, e continua: Il nostro
dovere non soltanto di custodire que-
sto tesoro prezioso, come se ci preoccu-
passimo unicamente dellantichit, ma
di dedicarci con alacre volont e sen-
za timore a quellopera, che la nostra
et esige() necessario che questa
dottrina certa ed immutabile, che deve
essere fedelmente rispettata, sia appro-
fondita e presentata in modo che corri-
sponda alle esigenze del nostro tempo.
Una cosa infatti il deposito della fede,
cio le verit contenute nella nostra ve-
neranda dottrina, e altra cosa il mo-
do col quale esse sono enunciate, con-
servando ad esse tuttavia lo stesso sen-
so e la stessa portata
chiaro che questo impegno di
esprimere in modo nuovo una deter-
minata verit esige una nuova rifles-
sione su di essa e un nuovo rappor-
to vitale con essa; chiaro pure che la
nuova parola pu maturare soltanto
se nasce da una comprensione con-
sapevole della verit espressa e che,
daltra parte, la riflessione sulla fede
esige anche che si viva questa fede.
In questo senso il programma pro-
posto da Papa Giovanni XXIII era
estremamente esigente, come appun-
to esigente la sintesi di fedelt e di-
namica. Ovunque questa interpreta-
zione stata lorientamento che ha
guidato la recezione del Concilio,
cresciuta una nuova vita e sono matu-
rati frutti nuovi. Quarantanni dopo il
Concilio possiamo rilevare che il po-
sitivo pi grande e pi vivo di quan-
to non potesse apparire nellagitazio-
ne degli anni intorno al 1968. Oggi
vediamo che il seme buono, pur svi-
luppandosi lentamente, cresce, e cre-
Concilio doveva dedicarsi in modo
particolare al tema dellantropologia.
Doveva interrogarsi sul rapporto tra
la Chiesa e la sua fede, da una parte,
e luomo ed il mondo doggi, dallal-
tra. La questione diventa ancora pi
chiara, se in luogo del termine gene-
rico di mondo doggi ne scegliamo
un altro pi preciso: il Concilio dove-
va determinare in modo nuovo il rap-
porto tra Chiesa ed et moderna. (...)
Il Concilio Vaticano II, con la nuo-
va definizione del rapporto tra la fe-
de della Chiesa e certi elementi es-
senziali del pensiero moderno, ha ri-
visto o anche corretto alcune deci-
sioni storiche, ma in questa apparen-
te discontinuit ha invece mantenuto
ed approfondito la sua intima natu-
ra e la sua vera identit. La Chiesa ,
tanto prima quanto dopo il Concilio,
la stessa Chiesa una, santa, cattolica
ed apostolica in cammino attraverso
i tempi; essa prosegue il suo pellegri-
naggio fra le persecuzioni del mondo e
le consolazioni di Dio, annunziando
la morte del Signore fino a che Egli
venga (cfr Lumen Gentium, 8).
La Chiesa continua ad essere
un segno di contraddizione
Chi si era aspettato che con que-
sto s, fondamentale allet moder-
na, tutte le tensioni si dileguassero e
lapertura verso il mondo, cos rea-
La prima Enciclica di Benedetto XVI
Alla fine dellUdienza Generale del 18 gennaio,
il Santo Padre Benedetto XVI ha anticipato il tema
della sua prima Enciclica, pubblicata il 25 gennaio.
Cerco anche di dimostrare come latto persona-
lissimo che ci viene da Dio sia un unico atto di amo-
re. Esso deve anche esprimersi come atto ecclesia-
le, organizzativo. Se realmente vero che la Chiesa
espressione dellamore di Dio, di quellamore che
Dio ha per la sua creatura umana, deve essere an-
che vero che latto fondamentale della fede che crea e
unisce la Chiesa e ci d la speranza della vita eterna
e della presenza di Dio nel mondo, genera un atto ec-
clesiale. In pratica la Chiesa, anche come Chiesa, co-
me comunit, in modo istituzionale, deve amare.
E questa cosiddetta Caritas non una pura or-
ganizzazione, come altre organizzazioni filantropi-
che, ma necessaria espressione dellatto pi profondo
dellamore personale con cui Dio ci ha creati, susci-
tando nel nostro cuore la spinta verso lamore, rifles-
so del Dio Amore che ci rende sua immagine.
sce cos anche la nostra profonda gra-
titudine per lopera svolta dal Conci-
lio.
La Chiesa sempre la stessa,
prima e dopo il Concilio
Paolo VI, nel suo discorso per la
conclusione del Concilio, ha poi indi-
cato ancora una specifica motivazio-
ne per cui unermeneutica della di-
scontinuit potrebbe sembrare con-
vincente ma in realt non lo . Nel-
la grande disputa sulluomo, che con-
traddistingue il tempo moderno, il
La Chiesa, anche
nel nostro tempo,
continua ad essere
un segnale di
contraddizione
Febbraio 2006 Salvami Regina 19
lizzata, trasformasse tutto in pura ar-
monia, aveva sottovalutato le interio-
ri tensioni e anche le contraddizioni
della stessa et moderna; aveva sot-
tovalutato la pericolosa fragilit del-
la natura umana che, in tutti i perio-
di della storia e in ogni costellazione
storica, una minaccia per il cammi-
no delluomo.
Questi pericoli, con le nuove pos-
sibilit e con il nuovo potere delluo-
mo sulla materia e su se stesso, non
sono scomparsi, ma assumono invece
nuove dimensioni: uno sguardo sulla
storia attuale lo dimostra chiaramen-
te. Anche nel nostro tempo la Chie-
sa resta un segno di contraddizione
(Lc 2, 34).
Non poteva essere intenzione del
Concilio abolire questa contraddizio-
ne del Vangelo nei confronti dei peri-
coli e degli errori delluomo. Era in-
vece senzaltro suo intendimento ac-
cantonare contraddizioni erronee o
superflue, per presentare a questo
nostro mondo lesigenza del Vange-
lo in tutta la sua grandezza e purezza.
Il passo fatto dal Concilio verso let
moderna, che in modo assai impreci-
so stato presentato come apertura
verso il mondo, appartiene in defini-
tiva al perenne problema del rappor-
to tra fede e ragione, che si ripresen-
ta in sempre nuove forme.
Il Concilio, una forza per il
rinnovamento della Chiesa
La situazione che il Concilio dove-
va affrontare senzaltro paragona-
bile ad avvenimenti di epoche prece-
denti. San Pietro, nella sua prima let-
tera, aveva esortato i cristiani ad esse-
re sempre pronti a dar risposta (apo-
logia) a chiunque avesse loro chiesto
il logos (la ragione) della loro fede
(cfr 1 P 3,15). Questo significava che
la fede biblica doveva entrare in di-
scussione e in relazione con la cultu-
ra greca ed imparare a riconoscere,
mediante linterpretazione, la linea
di distinzione, ma anche il contatto e
laffinit tra loro, nellunica ragione
donata da Dio.
Quando nel XIII
secolo, mediante fi-
losofi ebrei ed arabi,
il pensiero aristote-
lico entr in contat-
to con la cristianit
medievale formata
nella tradizione pla-
tonica, e fede e ra-
gione rischiarono di
entrare in una con-
traddizione incon-
ciliabile, fu soprat-
tutto San Tommaso
dAquino a media-
re il nuovo incon-
tro tra fede e filoso-
fia aristotelica, met-
tendo cos la fede in
una relazione posi-
tiva con la forma di
ragione dominante
nel suo tempo.
La faticosa dispu-
ta tra la ragione mo-
derna e la fede cri-
stiana che in un pri-
mo momento col
processo a Galileo,
era iniziata in modo
negativo, certamen-
te conobbe mol-
te fasi, ma col Con-
cilio Vaticano II ar-
riv lora in cui si richiedeva un am-
pio ripensamento. Il suo contenuto,
Se leggiamo ed accogliamo il Concilio Vaticano
II guidati da una ermeneutica corretta, esso pu
essere, e diventare sempre pi, una forza per il
sempre necessario rinnovamento della Chiesa
(Benedetto XVI mentre riceve le offerte nella
Messa di Natale)
oggi particolarmente importante, in
base al Vaticano II ha trovato il suo
orientamento.
Adesso questo dialogo da svilup-
pare con grande apertura mentale,
ma anche con quella chiarezza nel di-
scernimento degli spiriti che il mon-
do con buona ragione aspetta da noi
proprio in questo momento.
Cos possiamo oggi con gratitudi-
ne volgere il nostro sguardo al Con-
cilio Vaticano II: se lo leggiamo e re-
cepiamo guidati da una giusta erme-
neutica, esso pu essere e diventare
sempre di pi una grande forza per il
sempre necessario rinnovamento del-
la Chiesa.
(Passi del discorso alla Curia
Romana, del 22/12/2005)
nei testi conciliari, tracciato sicura-
mente solo a larghe linee, ma con ci
determinata la direzione essenziale,
cosicch il dialogo tra ragione e fede,
Come noi perdoniamo
T
Pedro Morazzani Arriz
20 Salvami Regina Febbraio 2006
SAN NICEFORO DI ANTIOCHIA
Nel tempo in cui lempio Valeriano distruggeva la Chiesa
di Cristo, si distinse un attivo sacerdote di nome Sapricio.
Il suo operoso zelo aveva attirato a s un giovane laico di
nome Niceforo, il quale, nel corso del tempo, divent un
prezioso e indispensabile aiutante. Un giorno essi non si
sono capiti...
erribile e inatteso, come
lo strepito di un tuono in
una mattina chiara e sen-
za nuvole, risuon per
tutto lImpero Romano
lannuncio della nuova persecuzione ai
cristiani, decretata da Valeriano.
Alla sanguinosa e implacabile per-
secuzione scatenata dal defunto im-
peratore Decio che aveva sognato
di risuscitare il vecchio e screditato
culto pagano era seguito un perio-
do di pace e tranquillit per la Chie-
sa. Dalla sua ascesa al trono, nel 253,
Valeriano aveva mostrato simpatia e
persino benevolenza verso quella re-
ligione che cresceva sempre pi e i
cui seguaci affrontavano i tormenti
e la morte con un coraggio sconcer-
tante.
Trascorsi quattro anni, per, que-
sta benignit cedette improvvisa-
mente il posto allodio. Nel 257 un ti-
rannico decreto fu promulgato con-
tro tutta la Santa Chiesa di Dio: tut-
ti i vescovi, presbiteri e diaconi dove-
vano sacrificare agli idoli, sotto pena
di esilio, inoltre le riunioni per cele-
brare il culto cristiano erano proibite
sotto pena di morte.
Di conseguenza, innumerevoli
prelati e sacerdoti furono deportati
fino alle miniere di metallo o di sale,
dove incatenati insieme a criminali,
schiavi ribelli o prigionieri di guerra
avrebbero dovuto lavorare senza so-
sta, in condizioni veramente indescri-
vibili, fino allesaurimento finale.
Questi orrori, non furono altro che
il primo lampo di una furiosa tempe-
sta.
Fiumi di sangue cristiano
inondarono lImpero Romano
Nellanno successivo, il 258, un
nuovo editto aggrav ed estese a tut-
te le province dellImpero lincendio
della persecuzione: i vescovi e i pre-
sbiteri che non sacrificassero agli ido-
li sarebbero stati uccisi immediata-
mente; per lo stesso crimine i sena-
tori, i nobili e i cittadini illustri sareb-
bero stati condannati a morte e tutti i
loro beni confiscati.
Tutto sembrava predisposto dal-
lempiet per far soccombere defini-
tivamente lunica religione vera.
Fiumi di sangue cristiano inonda-
rono il vasto Impero Romano. Il Pa-
pa Sisto II sal al Cielo grazie al fer-
ro dei carnefici. Pochi giorni dopo, il
suo valoroso diacono Lorenzo mor
bruciato su una graticola. Un giova-
ne accolito, chiamato Tarcisio, sacri-
fic la sua vita in difesa del Santissi-
mo Sacramento. Fruttuoso, Vesco-
vo di Tarragona, fu bruciato vivo in-
sieme ai suoi due diaconi. Nel nord
Africa, 153 fedeli furono buttati in un
forno di calce e passarono alla Storia
con lappellativo di massa candida (la
pasta bianca). Cipriano, il grande ve-
scovo di Cartagine, venerato dai cri-
stiani e odiato dai pagani per il suo
spirito combattivo, esclam nelludire
la sentenza di morte: Grazie a Dio!
e consegn risolutamente la sua testa
alla spada del boia.
Il paganesimo, cieco e moribondo,
si ubriacava con il sangue dei disce-
poli di Colui che aveva proclamato:
Febbraio 2006 Salvami Regina 21
Coraggio! Io ho vinto il mondo(Gv
16, 33).
Perdonami, padre, per
amore del Signore!
In quel periodo in cui lempio Va-
leriano devastava la Chiesa di Cristo,
si distingueva, in una parrocchia di
Antiochia, un attivo sacerdote di no-
me Sapricio. Il suo operoso zelo ave-
va attratto a s un giovane laico di no-
me Niceforo, il quale, col trascorrere
del tempo, divenne un prezioso e in-
dispensabile aiuto nel rischioso lavo-
ro apostolico che Sapricio svolgeva in
mezzo alla persecuzione.
Per motivi che la tradizione non
ha trasmesso n la Storia ha registra-
to, un giorno essi non sintesero e una
profonda inimicizia li separ in un
modo tale che i due evitarono di in-
contrarsi in una stessa via.
Non dur poco questa per nulla
edificante situazione. Ma Niceforo,
pentito della sua condotta pi de-
gna di un pagano che di un discepo-
lo di Cristo, ricorse ad alcuni amici
di Sapricio, tramite i quali gli invi
una richiesta di riconciliazione. Sa-
pricio, nel frattempo, rimase infles-
sibile nel suo atteggiamento, rifiu-
tandosi addirittura di ricevere qual-
siasi messaggero dellamico di altri
tempi.
Sconsolato, Niceforo si present
nella casa di Sapricio e si gett ai suoi
piedi, esclamando:
Perdonami, padre, per amore
del Signore!
Ma colui che, come sacerdote,
avrebbe dovuto essere un esempio di
benevolenza e modestia, rimase in-
sensibile ed ostinato nel suo rancore.
Freddo e silenzioso disdegno
Questa deplorevole inimicizia per-
durava ancora, quando la polizia im-
periale imprigion Sapricio e lo con-
dusse in tribunale. Dopo aver con-
fessato di essere sacerdote di Cristo
ed essersi rifiutato di adorare gli ido-
li, egli sub crudeli supplizi e, alla fi-
ne, ricevette la sentenza inappellabi-
le: sarebbe stato sgozzato immediata-
mente.
La pena capitale, secondo il co-
stume dellepoca, era applicata fuo-
ri delle mura della citt. L fu scorta-
to il condannato, esausto e vacillante
per i tormenti sofferti.
Giunse alle orecchie di Niceforo
leco di questi drammatici avvenimen-
ti. Allora egli si diresse in tutta fret-
ta incontro al corteo che conduceva
il condannato e si lanci ai suoi piedi,
supplicandolo ancora una volta:
Martire di Cristo, perdonami le
offese che contro di te ho commesso!
Le labbra di Sapricio non si apri-
rono. Un freddo e silenzioso disde-
gno fu la sua unica risposta.
Niceforo, intanto, non desiste-
va. Si affrett per una scorciatoia e,
prima delluscita dalla citt, supplic
nuovamente a voce alta:
Martire di Cristo, io ti prego,
perdonami e dimentica le offese che,
per umana debolezza, ti ho fatto. Ec-
A sinistra, San Lorenzo
davanti allimperatore
Valeriano, nel 258
(affresco della Cappella
Nicolina, Roma, dipinto
da Frate Angelico); in alto,
monete con leffigie di
questo imperatore
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22 Salvami Regina Febbraio 2006
co che fra poco riceverai da Cristo la
corona della vittoria per aver confes-
sato il nome del Signore!
Sapricio non si degnava di conce-
dere al suo antico e devoto aiutan-
te, neppure uno sguardo, di modo
che gli stessi giustizieri commenta-
vano tra le risa: Mai abbiamo visto
un uomo tanto stupido! Chiede per-
dono ad un condannato a morte...
Nelludire questo, Niceforo rispose
con energia: Non sapete quello che
chiedo al confessore di Cristo, ma
Dio lo sa.
Cuore indurito dallorgoglio
Lorgoglio, passione dinamica e in-
saziabile che Sapricio, senza dubbio,
non aveva contenuto adeguatamente
nel corso della sua vita, gli impediva
ora, alle porte delleternit, di mette-
re in pratica le parole del Redento-
re: Se dunque presenti la tua offerta
sullaltare e l ti ricordi che tuo fratel-
lo ha qualche cosa contro di te, lascia
l il tuo dono davanti allaltare e v pri-
ma a riconciliarti con il tuo fratello e
poi torna ad offrire il tuo dono(Mt 5,
23-24).
Come avrebbe potuto questuo-
mo, che negava il perdono a colui
che lo implorava con umilt, riceve-
re da Dio le grazie straordinarie in-
dispensabili per fare il supremo olo-
causto?
Giunti, infine, al luogo del suppli-
zio, Niceforo tent, ancora una volta,
di commuovere quel cuore indurito
come una pietra:
Sta scritto: Chiedete e vi sar
dato; cercate e troverete; bussate e vi
sar aperto!
Ogni tentativo fu vano. Sapricio
sembrava ignorare quello che succe-
deva intorno a lui.
Per non perdonare il prossimo...
Inginocchiati e metti subito la
testa sul ceppo, affinch sia tagliata
ordin il boia.
Perch? chiese Sapricio.
Perch, per amore di un uomo
giustiziato sulla croce, non vuoi sacri-
ficare agli dei e disprezzi leditto del-
limperatore rispose il comandante
della milizia.
Si compirono allora le parole
eterne di Ges: Non sarete perdona-
ti se ognuno non perdoner nellinti-
mo del suo cuore il suo fratello(Mt
18, 35).
Il Signore, Giudice perfettissi-
mo, non sparse in quel cuore domi-
nato dallorgoglio le grazie mistiche
ed efficaci, senza le quali egli non
avrebbe avuto le forze per affron-
tare la morte per amore di Dio e
della sua Legge. Abbandonato, co-
s, alle sue proprie ed umane forze,
quel presbitero incapace di perdo-
nare disse al boia che gi aveva al-
zato la spada:
Non mi colpire! Sacrificher
agli dei, come ordina limperatore.
La voce di Niceforo ruppe il si-
lenzio di stupore che domin per al-
cuni istanti tutti i presenti:
No, fratello, non rinnegare No-
stro Signore Ges Cristo! Non sco-
raggiarti! Non perdere la corona ce-
lestiale che per te gi preparata!
Ma Sapricio, che non aveva ama-
to e perdonato il prossimo che vede-
va, rinnegava ora Dio che non vede-
va (cfr. I Gv 4, 20). Cieco per la su-
perbia, chiuse davanti a s le porte
del Cielo.
Fu data allaltro la corona
Mentre il nuovo Iscariota era mes-
so in libert e scompariva rapida-
mente in mezzo alla moltitudine an-
cora attonita, Niceforo cominci ad
urlare:
Io sono cristiano! Credo nel
Nome di Ges Cristo che costui ha
negato! Scaricate su di me il colpo
della spada!
Nonostante ci, nessuno osava
giustiziarlo senza un ordine formale.
E tutti erano ammirati per il valore di
questo discepolo di Cristo che si con-
segnava volontariamente alla morte e
non la smetteva di proclamare:
Sono cristiano e non sacrifico
alle vostre divinit!
Uno dei soldati fu inviato in tut-
ta fretta al palazzo del governatore
per narrargli laccaduto. Poco dopo,
ritorn con la sentenza, accolta con
gioia da Niceforo: Se non sacrifica
agli dei, secondo gli editti imperiali,
sia ucciso con la spada.
La testa di quellaraldo della fede
rotol per terra, mentre la sua ani-
ma, perdonata e santificata, volava
verso il Cielo, inondata dallamore
infinito di Ges.
La Chiesa attravers
trionfante la bufera
Valeriano ricevette, gi in questa
terra, la giusta punizione per il suo
odio e la sua crudelt. In una batta-
glia contro i persiani, nellanno 260,
cadde prigioniero dei suoi nemi-
ci. Abbandonato persino dallo stes-
so figlio, Galieno, fu giustiziato do-
po aver sofferto innumerevoli umi-
liazioni.
La Chiesa attravers incolume e
trionfante la tempesta di cattiveria
scatenata da questo tiranno. La san-
ta intrepidezza di migliaia di uomi-
ni, donne e bambini che avevano se-
guito il Maestro Divino fino allalto
del Calvario risvegliava un entusia-
smo crescente e trascinava moltitudi-
ni sempre pi vaste verso la vera Fe-
de. In questo modo, i colpi dei giusti-
zieri non produssero altro risultato
che quello di moltiplicare il numero
dei cristiani.
La Santa Chiesa Cattolica Aposto-
lica e Romana, roccia incrollabile, ri-
sorgeva come Cristo dal sepolcro, pi
forte, splendente e gloriosa. E risor-
ger sempre, dopo ogni nuovo assal-
to delle porte dellinferno contro di
essa.
Fino alla fine del mondo, nel
corso dei secoli, i popoli potranno
contemplare il compimento di que-
sta infallibile affermazione profe-
rita un giorno da Ges nella cit-
t di Gerusalemme: Chiunque ca-
dr su quella pietra si sfraceller e a
chi cadr addosso, lo stritoler(Lc
20, 18).
Jos Manuel Jimnez
da Roma
I
Febbraio 2006 Salvami Regina 23
Mons. Luigi Negri, vescovo di San
Marino Montefeltro
Ammirazione, bellezza e
riforma della Chiesa
La Chiesa ha bisogno di rinnovarsi continuamente. In che
consiste, allora questa riforma? Forse la risposta pu essere
sintetizzata in questa frase di Papa Benedetto XVI: Non
di una Chiesa pi umana ci di cui abbiamo bisogno, ma di
una Chiesa pi divina.
l libro di Papa Benedetto
XVI che analizza questo
scottante tema, sta risve-
gliando un crescente inte-
resse in Europa non solo
nei ristretti circoli intellettuali, ma an-
che nel grande pubblico sia cattolico
che di altre confessioni religiose.
Di piccole dimensioni (60 pagi-
ne), ma ricca di contenuto dottrina-
rio, lopera si compone di due magi-
strali testi dellallora Cardinale Ra-
tzinger, quando era Prefetto della
Congregazione per la Dottrina del-
la Fede: Una societ sempre in ri-
forma, conferenza pronunciata nel
1990, e Il sentimento delle cose,
la contemplazione della bellezza,
messaggio per il Meeting di Rimini
nel 2002.
Mons. Luigi Negri, Vescovo di San
Marino- Montefeltro (Italia), che
ha preparato ledizione del libro, ha
scelto molto opportunamente questi
due temi, considerandoli affini e so-
stanziali per comprendere il Mistero
della salvezza cristiana, come affer-
ma appunto nella prefazione.
Scontento per quanto
riguarda la Chiesa
Subito allinizio della conferenza
del 1990, il Pontefice si riferisce al-
lo scontento per quanto riguarda la
Chiesa e lancia una domanda: per-
ch questa Istituzione sembra distur-
bare molte persone, e tra queste an-
che cattolici che possono essere an-
noverati tra i pi fedeli? Alcuni sof-
frono perch la Chiesa si adattata
troppo ai parametri del mondo attuale;
altri sono infastiditi perch essa sem-
bra troppo estranea a questo mondo
constata.
Pi oltre osserva che, per la mag-
gior parte degli scontenti, la riser-
va alla Chiesa si deve al fatto che sia
unistituzione la quale limiti la liber-
t individuale. Le norme di vita del-
la Chiesa esigono decisioni che es-
si non possono prendere senza il do-
lore della rinuncia. Si sentono sof-
focati, tanto nel loro libero pensiero
quanto nella libera volont e pertan-
to si chiedono se lunica riforma ve-
ra non debba consistere nel rigetto di
tutte queste norme.
A questo motivo di amarezza con-
tro la Chiesa se ne aggiungono altri:
soggetto alle dure leggi e alle ineso-
rabili tragedie del mondo doggi, luo-
mo spera di poter realizzare in essa il
suo sogno utopistico di un mondo mi-
gliore. Quando, per, vede frustrata
Abbiamo bisogno
di una Chiesa pi
divina; solo allora
essa sar anche
veramente umana
24 Salvami Regina Febbraio 2006
questa fantasia, si arma di una colle-
ra particolarmente amara. E conclude
che necessario riformare la Chiesa,
affinch essa sia come egli sogna.
La Riforma inutile
Come applicare questa pretesa ri-
forma?
Secondo lottica dei riformato-
ri, ci sar possibile passando da
una Chiesa paternalista e distributri-
ce di beni ad una Chiesa comunit.
Per ottenere questo, nessuno pu ri-
manere come un passivo ricevitore
di benefici; tutti devono essere attivi
agenti trasformatori.
Lattuale Papa, d a questi agen-
ti della riforma, la qualifica di attivi-
sti. Egli fa un paragone tra l attivi-
sta, luomo autosufficiente, e l am-
miratore, luomo capace di ammira-
re manifestando francamente la sua
preferenza per lammiratore. Quanto
allattivista, egli espone nei seguenti
termini lidea che lo caratterizza: La
Chiesa non pu pi scendere l dal-
lalto. No! Siamo noi che facciamo
la Chiesa, e la facciamo sempre nuo-
va. (...) Laspetto passivo cede il posto
a quello attivo (...) La Chiesa prolifi-
ca di discussioni, accordi e decisioni.
Stando cos le cose, soltanto attra-
verso dei dibattiti potrebbe essere de-
mocraticamente definito ci che tutti
possono accettare come verit di fede
o come norma morale. In questa linea
di raziocinio, si giunti, in Germania,
a formulare la tesi che la Liturgia non
deve pi corrispondere a uno schema
prestabilito, ma, al contrario, deve na-
scere al momento, ad opera della
comunit che la celebra.
Josef Ratzinger nota che questa
riforma introdurrebbe nella Chie-
sa lautogestione, assoggettandola al
complesso gioco delle elezioni secon-
do il moderno sistema politico. Tra
gli altri difetti, addita questo: Tutto
quanto una maggioranza decide pu
essere revocato da unaltra maggioran-
za. Una Chiesa basata sulle decisioni
di una maggioranza diventa una Chie-
sa puramente umana (...) Lopinio-
ne sostituisce la fede. (...) il significato
della parola credo non va mai al di l
del significato di noi pensiamo.
Modello per la vera riforma
Dopo aver esposto, in questi ter-
mini, quello che lui stesso qualifica
come riforma inutile, lallora Car-
dinale afferma, con la sua sicurez-
za di teologo insigne e la sua autorit
di Prefetto della Congregazione per
la Dottrina della Fede: La reforma-
tio, la riforma che necessaria in tutti
i tempi, non consiste nel poter rimodel-
lare sempre di nuovo la nostra Chiesa
come pi ci piace, nel poterla inventa-
re; al contrario, consiste nellallontana-
re sempre le nostre stesse basi di appog-
gio, in favore della purissima luce che
ve innanzitutto accettare questa puri-
ficazione per la quale il Divino Scul-
tore lo libera da tutte le scorie che co-
prono questa immagine.
Se intendiamo bene questa figu-
ra, possiamo trovare in essa il model-
lo per la riforma ecclesiale, aggiunge
il Cardinale. Precisa che, ovviamen-
te, la Chiesa avr sempre bisogno di
un supporto umano; lungi dallesse-
re strumenti limitativi della libert,
le istituzioni ecclesiastiche sono ne-
cessarie e addirittura indispensabili;
ma non devono essere viste come ele-
menti essenziali. La Riforma sem-
pre una ablatio, una azione di rimuo-
vere, al fine di rendere visibile la figu-
ra nobile, la figura della Sposa e, insie-
me a lei, la figura dello Sposo, il Dio vi-
vo. (...) La vera riforma , dunque, una
ablatio scrive.
Lammirazione prepara
latto di fede
Riportandosi al paragone tra latti-
vista e lammiratore, il Cardinale Rat-
zinger sottolinea che il primo pone la
sua attivit al di sopra di tutto e, con
ci, limita i suoi orizzonti, restringe la
sua visione del mondo a quello che
empirico, diventa un uomo amputa-
to. E afferma: Lautentica ammira-
zione, al contrario, un no alle limi-
tazioni di quello che empirico (...) Es-
sa prepara luomo per latto di fede, che
gli spalanca lorizzonte dellEterno, del-
lInfinito. (...) la stessa fede, in tutta la
sua grandezza e vastit, sempre, per-
tanto, la riforma essenziale della qua-
le abbiamo bisogno. Il Cardinale de-
plora il fatto che esista, oggi, anche
in elevati ambienti ecclesiastici, lidea
che una persona sar tanto pi cristia-
na quanto pi sar impegnata in atti-
vit ecclesiali. Ora, egli avverte, qual-
cuno pu esercitare incessantemente
attivit associative ecclesiali e non es-
sere totalmente cristiano; qualche al-
tro, al contrario, pu praticare lamo-
re che proviene dalla fede, senza es-
sere mai comparso in una commissio-
ne ecclesiastica, ed essere un vero cri-
stiano. Non di una Chiesa pi uma-
ci viene dallalto e che , nel contempo,
lirruzione della pura libert.
E ricorre ad una metafora, per
spiegare meglio il suo pensiero. Col
suo occhio di artista, Michelange-
lo vedeva occultata nel blocco di pie-
tra grezza la statua che era in attesa
di essere portata da lui alla luce del
giorno. Il suo compito consisteva,
semplicemente, nel liberare la statua
da quello che la copriva. Gi in pas-
sato San Bonaventura paragonava
alla scultura lo sforzo di perfeziona-
mento delluomo: lopera dello scul-
tore una Ablatio ( ablazione; azio-
ne di togliere, di rimuovere). Cio,
consiste solo nelleliminare gli osta-
coli. per mezzo dellablatio che si li-
bera la preziosa statua.
Cos anche luomo, affinch ri-
splenda in lui limmagine di Dio, de-
Essere conquistato
dalla bellezza
di Cristo una
conoscenza pi reale
e profonda della
mera deduzione
razionale
Febbraio 2006 Salvami Regina 25
Piccola quanto a volume, ma ricca
di contenuto dottrinario, lopera
si compone di due magistrali testi
dellallora Cardinale Ratzinger, quando
era Prefetto della Congregazione per la
Dottrina della Fede
na ci di cui abbiamo bisogno, ma di
una Chiesa pi divina; e solo allora es-
sa sar anche veramente umana.
Limportante ruolo del
perdono e della sofferenza
Infine, il Cardinale Ratzinger , con
commoventi parole affronta due im-
portanti aspetti. Primo, il ruolo del
perdono che pulisce lanima dalla
polvere e dalle immondizie e restau-
ra in essa limmagine di Dio; il perdo-
no centro di rinnovamento, non so-
lo dellindividuo, ma anche della co-
munit. In secondo luogo, il ruolo del
dolore nella vita umana. Una visio-
ne del mondo che non pu dare un sen-
so anche al dolore e renderlo prezio-
so, non serve a nulla. Si ingannano co-
loro che, riguardo al dolore, sanno di-
re soltanto che necessario combatter-
lo. certamente necessario fare di tutto
per alleviare il dolore di tanti innocen-
ti e per porre limiti alla sofferenza. Ma
non esiste una vita umana senza dolo-
re, e chi non capace di accettare il do-
lore si sottrae a quelle purificazioni che,
sole, ci rendono persone mature.
La bellezza verit e
la verit bellezza
In che cosa consiste la bellezza, e
qual il suo ruolo in questo conte-
sto? Questo il tema del messaggio
del Cardinale Ratzinger per il Mee-
ting di Rimini, nel 2002.
Egli comincia col presentare un pa-
radosso che si verifica nella Liturgia
delle Ore, nel tempo della Quaresima.
Nel Salmo 144, Ges Cristo cos qua-
lificato: Siete il pi bello dei figli degli
uomini, la grazia si espande nelle vostre
labbra (v.3). Mentre il profeta Isaia lo
descrive come un povero virgulto che
ha radici in terra arida, senza grazia, n
bellezza per attirare i nostri sguardi (...)
disprezzato, reietto dallumanit, uomo
dei dolori (Is 53, 2-3).
Allora come conciliare questap-
parente contraddizione?
Commentando questi due pas-
si, SantAgostino li paragona a due
trombe che suonano in contrappo-
sizione, il cui suono, tuttavia, pro-
dotto dallo stesso soffio, quello del-
lo Spirito Santo. Non si tratta di una
contraddizione, chiarisce il Cardina-
le: Entrambe le citazioni provengo-
no dallo stesso Spirito che ispira tut-
ta la Scrittura, e, cos, ci colloca di
fronte alla totalit della vera bellez-
Una forma superiore
di conoscenza
La bellezza certamente una for-
ma superiore di conoscenza, egli di-
ce, perch colpisce luomo con tutta
la grandezza della verit. La vera co-
noscenza consiste nellessere raggiun-
ti dal dardo della bellezza e nellesse-
re toccati dalla realt della presenza
personale dello stesso Cristo. Essere
raggiunti e conquistati dalla bellezza
di Cristo una conoscenza pi reale
e profonda della semplice deduzione
razionale.
Infine, il Cardinale cita la nota fra-
se di Dostoievski, la bellezza ci sal-
ver, mettendo in risalto che, con
essa, il famoso scrittore si riferisce al-
la bellezza redentrice del divino Sal-
vatore. Cos conclude: Niente ci av-
vicina di pi alla bellezza di Cristo che
il mondo del bello creato dalla fede e la
luce che risplende nella fisionomia dei
Santi, attraverso cui diventa visibile la
stessa Luce di Cristo.
za, della stessa verit. (...) Chi crede
in Dio, nel Dio che si manifestato
nel sembiante alterato di Cristo, cro-
cifisso per un amore portato allestre-
mo, sa che la bellezza verit e che la
verit bellezza.
G
26 Salvami Regina Febbraio 2006
ARALDI NEL MONDO ARALDI NEL MONDO
Cominciare lanno ricordandosi degli sfortunati
Ospedale del Bambino,
Guayaquil (Equador)
es ha voluto manifestarsi agli uomini come debo-
le ed indifesa creatura, rivestendosi della nostra de-
bolezza, come debole ed indifesa creatura. Egli
venuto per tutti, a disposizione di qualsiasi classe
sociale e di ogni cultura. Ma il suo tenero ed infan-
tile Cuore palpita, con speciale affetto, per i meno favoriti.
Ancora immersi nellatmosfera di Natale, gli Araldi del
Vangelo hanno approfittato del periodo di ferie scolastiche
Ospedale Ferreira Machado,
Campos (Brasile)
Ospedale Nazionale di Bambini,
So Jos (Costa Rica)
Ospedale di Maputo
(Mozambico)
Ospedale di Maputo (Mozambico)
ARALDI NEL MONDO
Febbraio 2006 Salvami Regina 27
ARALDI NEL MONDO
Cominciare lanno ricordandosi degli sfortunati
San Salvador (El Salvador)
per portare un messaggio consolatore a coloro che soffrono.
Questo tipo di missione si viene ripetendo da anni, coinvol-
gendo anche Araldi molto giovani. Si sono dedicati, allora, a
percorrere ricoveri ed ospedali, portando ad ogni sofferente
la benefica e consolatoria visita di Ges e di Maria.
Particolarmente commoventi sono state le scene dellin-
contro della statua del Bambino Ges con i bambini infer-
mi. In vari luoghi, sono stati distribuiti anche doni.
Ospedale Messico, So Jos
(Costa Rica)
Ospizio San Camillo, Linares (Cile)
Ospedale di Goiana,
Pernambuco (Brasile)
Ospizio per anziani di Alcabideche
(Portogallo)
28 Salvami Regina Febbraio 2006
Londra: Consacrazione alla Ma-
donna Nella Chiesa della Madon-
na dei Dolori, a Isleworth, Don Jose-
ph Tirello, Orione, ha celebrato Messa
durante la quale neo-Cooperatori degli
Araldi inglesi hanno fatto la loro consacra-
zione alla Vergine Maria, secondo la regola di
San Luigi Grignion de Montfort.
Lisbona: Messa degli Immigranti Gli Araldi
hanno partecipato alla Messa solenne dedicata
alle comunit straniere, presieduta dal Cardinale
Patriarca di Lisbona, Mons. Jos da Cruz Policarpo,
nella Chiesa di San Domenico. Hanno concelebrato
sacerdoti dei riti maronita e ucraino.
So Jos di Costa Rica: Concerto di Natale Alla
Vice-Presidente della Repubblica, Lineth Saborio, ai
Ministri di Stato e ai dirigenti di istituzioni pubbliche, gli
Araldi hanno offerto un concerto di musiche natalizie
(foto a sinistra); hanno cantato anche al Ministero degli
Affari Esteri (foto in alto).
El Salvador: Festa della Vergine di Guadalupe Nella
Basilica della Madonna di Guadalupe, citt di Antiguo Cu-
scatln, Mons. Luigi Pezzuto, Nunzio Apostolico, ha presie-
duto allEucaristia in onore della Patrona, con la partecipa-
zione di migliaia di fedeli.
Rio de Janeiro: Centenario Nella sede della Croce
Rossa, gli Araldi hanno partecipato allatto commemora-
tivo del centenario dellIstituzione. In questoccasione
stato omaggiato il giocatore Ronaldo, il volontario n1.
S
Febbraio 2006 Salvami Regina 29
A Roma, con il Cardinale
Bernard Law, nella
Basilica di Santa Maria
Maggiore, dove sono state
esposte alla venerazione le
reliquie del Santo Presepio
(dettaglio)
A San Paolo in Brasile, nella Cattedrale
Metropolitana, con il Cardinale Cludio
Hummes (a lato) e con Mons. Manuel
Parrado Carral, Vescovo Ausiliare (in alto)
Commemorando lAnno Nuovo con la Chiesa locale
olennit e splendore hanno caratterizzato le celebra-
zioni di Natale e Anno Nuovo alle quali gli Araldi
del Vangelo hanno partecipato, in cattedrali, basili-
che e chiese parrocchiali in tutto il mondo.
Nella capitale della Cristianit, essi hanno avuto lono-
re di accompagnare le celebrazioni presiedute dal Cardi-
nale Bernard Francis Law, nella storica Basilica di Santa
Maria Maggiore.
Nella Cattedrale di San Paolo - Brasile, il Coro e la Ban-
da Internazionale degli Araldi del Vangelo sono stati invitati
dal Cardinale Claudio Hummes a prender parte alle Messe
celebrate da lui, alla Vigilia di Natale e alla domenica, gior-
no 25, come anche nel giorno 31, nella Messa presieduta da
Mons. Manuel Parrado Carral. In tutte queste occasioni, il
Presidente Generale degli Araldi del Vangelo, Padre Joo
Scognamiglio Cl Dias, stato tra i concelebranti.
E
30 Salvami Regina Febbraio 2006
Missione mobile e permanente
Nella Diocesi
del Crato, il po-
polo dellinter-
no del paese
ha accolto con
entusiasmo la
Missione Ma-
riana. In alto, a
Brejo Santo; a
lato, a Jardim
ssi non hanno una residen-
za fissa e vivono permanente-
mente in missione. Nelle va-
stit dellinterno del Brasile, del Cile e
della Colombia, la loro attivit costitui-
sce una delle espressioni pi conosciu-
te dellimpulso missionario degli Aral-
di del Vangelo.
Questa comunit mobile, denomi-
nata degli Araldi di Maria, potr re-
stare un giorno in una citt e alla mat-
tina seguente essersi gi mossa verso
unaltra. Non raro che escano da un
angolo del sud del paese e percorrano,
tutti in un colpo, migliaia di chilome-
tri, fino al nord lontano.
Questo il loro compito: essere di-
sponibili, con gioia e dedizione, ad an-
dare in qualsiasi luogo dove, su invito
dei vescovi e dei parroci, possano col-
Quasi l85% della popolazione di Porteiras ha partecipato alla Messa di chiusura della Missione Mariana
In tutte le citt della Diocesi del Crato sono stati insediati gruppi di
Oratori che peregrineranno di casa in casa. Nella foto, a Milagres,
con Don Josias
OPERANDO NELLINTERNO DEL CEAR - BRASILE
Febbraio 2006 Salvami Regina 31
Missione mobile e permanente
Molto devoto della Madonna, Mons. Jos
Panico, Vescovo del Crato - Brasile, ha
seguito gran parte della Missione Mariana per
la diocesi. Nella foto, mentre canta il Piccolo
Uffizio della Vergine Maria con gli Araldi,
nella Cattedrale
laborare nel rafforzamento o recupe-
ro di parrocchie e anche di diocesi in-
tere. Una delle loro specialit quel-
la di battere di porta in porta, portan-
do la bella statua pellegrina del Cuore
Immacolato di Maria, occasione nella
quale trasmettono parole di coraggio e
di consolidamento nella fede, incorag-
giando le persone a ritornare alla pra-
tica religiosa.
Il loro lavoro metodico: in ogni
casa, si interessano della situazione
della famiglia rispetto ai Sacramenti
del Matrimonio, del Battesimo, della
Cresima, della Confessione, stimolan-
do liscrizione di nuovi sostenitori. Al
termine di una Missione, consegnano
al parroco i formulari con nomi e det-
tagli di tutti coloro che desiderano in-
tegrarsi nella parrocchia.
Con uno speciale affetto, sono stati visitati nel Crato i ma-
lati nellOspedale Madonna di Fatima (foto1); con coloro
che ricevono assistenza dalla Societ di Aiuto ai Bisogno-
si (foto 2); e i bambini del Collegio Diocesano (foto 3)
Quasi l85% della popolazione di Porteiras ha partecipato alla Messa di chiusura della Missione Mariana
Ges e Maria hanno benedetto lo
sforzo impiegato nelle missioni: gli
Araldi di Maria hanno gi ottenuto
il ritorno alla pratica religiosa di mi-
gliaia di fedeli, reintegrandoli nella vi-
ta ecclesiale.
La giornata di uno di questi missio-
nari non per niente facile. Malgrado
ci, vivono gioiosamente, con corag-
gio e serenit. La fonte di questo stato
dello spirito la trova nella preghiera e
nella vita comunitaria, certamente, ma
anche ed in modo particolare, nellop-
portunit di poter portare la buona no-
vella del Vangelo a tanti fratelli.
In questi ultimi mesi, gli Araldi di
Maria hanno realizzato la loro missio-
ne in diverse parrocchie dellinterno
del Cear, su richiesta del Vescovo di
Crato, Mons. Fernando Panico.
1
2
3
OPERANDO NELLINTERNO DEL CEAR - BRASILE
Jos Messias Lins Brando
Q
32 Salvami Regina Febbraio 2006
Diversit di doni, e un solo Signore
In questo nostro tempo di crisi di vocazioni religiose,
come soffia lo Spirito Santo per quel che riguarda le
necessit della Chiesa? Per lo meno una parte della
risposta sta con le nuove associazioni di laici.
uando un gior-
no San Fran-
cesco dAssisi,
SantAngelo e
San Domeni-
co di Gusman si incontrarono fac-
cia a faccia, nella cella di questul-
timo, nel Convento di Santa Sa-
bina, a Roma,si misero in ginoc-
chio, ognuno ammirando le virt
e le vocazioni degli altri due. Nella
cappella esistente ancora oggi, in
questo luogo, uniscrizione com-
memora lo storico avvenimento.
Quello che successe l fu un
incontro di vie spirituali tra do-
menicani, francescani e carme-
litani, in un contesto di grandi
trasformazioni sociali.
A quellepoca, verso linizio
del secolo XIII, lEuropa catto-
lica, sfiorata da unonda di ric-
chezza e di progresso, correva il
rischio di affondare nellammira-
zione di se stessa e nel godimen-
to smoderato del lusso, dimenti-
ca che la sua vitalit veniva dalla
Croce di Ges. Forse come con-
seguenza del raffreddamento dello
spirito cristiano, cominciarono ad in-
filtrarsi per ogni dove le eresie.
Il vento soffia dove
vuole (Gv 3,8).
Tre origini del tutto differenti, tre
esperienze diseguali, tre carismi di-
stinti. Proveniente dalla borghesia,
Francesco induceva i suoi figli spi-
rituali a dare lesempio del distacco
dai beni del mondo, nella gioia e nel-
lamore alla croce; Domenico, prove-
niente dalla nobilt castigliana, vole-
va vedere i suoi discepoli difendere la
purezza della dottrina della fe-
de; il plebeo Angelo e i suoi fra-
telli carmelitani erano chiamati
a mostrare leccellenza del rac-
coglimento e della contempla-
zione, anche quando ingaggia-
ti nellapostolato attivo. I tre or-
dini differivano molto, ma un
particolare soprattutto li univa:
erano voci profetiche, suscitate
dallo Spirito Santo per arricchi-
re ed aiutare la Chiesa.
Egli sempre ha operato cos
nel corso della Storia della Sal-
vezza, suscitando molteplici ca-
rismi secondo le circostanze e le
necessit: Vi sono poi diversit
di carismi, ma uno solo lo Spi-
rito; vi sono diversit di ministeri,
ma uno solo il Signore; vi sono
diversit di operazioni, ma uno
solo Dio, che opera tutto in tut-
ti. E a ciascuno data una mani-
festazione particolare dello Spiri-
to per lutilit comune. (1 Cor
12, 4-7).
Dagli uomini e dalle donne
dei secoli I e II, organizzati per
praticare la verginit ed aiutarsi reci-
procamente, fino agli eremiti del III
secolo; dai primi cenobi fino alla fon-
dazione benedettina, che doveva for-
giare lEuropa cristiana, dagli ordini
dei canonici regolari, passando per gli
ordini della cavalleria, gli ordini ospi-
talari, quelli di redenzione dei pri-
La cella dove San Francesco,
SantAngelo e San Domenico si sono
incontrati si conserva ancor oggi,
trasformata in cappella, nel convento
di Santa Sabina, a Roma
V
i
c
t
o
r

T
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n
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o
l
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Febbraio 2006 Salvami Regina 33
gionieri, gli ordini mendicanti fino a
quelli dei clerici regolari, apparsi nel-
lepoca della grande crisi che scosse
la Chiesa nel secolo XVI; infine dal-
le congregazioni clericali e laiche, alle
societ clericali di vita in comune fino
agli istituti secolari, ormai nel secolo
XX tutto stato opera dello Spirito.
Il vento soffia dove vuole e ne senti
la voce, ma non sai di dove viene e dove
va (Gv 3, 8), ha detto Ges, per mo-
strare come lo Spirito Santo si comuni-
chi a chi vuole e nei modi pi differen-
ti. Come abbiamo appena visto, stato
quello che si verificato per venti seco-
li per quanto riguarda i cristiani che si
associano in famiglie spirituali. Che co-
sa stato riservato per i nostri giorni?
La vocazione della
consecratio mundi
Per molto tempo, fino a circa cen-
tanni fa, il concetto di vocazione era
riservato per esprimere il richiamo di
Dio per il sacerdozio e per la vita re-
ligiosa. A partire dal pontificato di
San Pio X (1903-1914), lapparizione
e lespansione di movimenti laici ha
portato ad un ampliamento di questo
concetto, rendendolo applicabile an-
che alla vita dei laici. Questo quel-
lo che mostra Fra Armando Bandera
OP, illustre teologo spagnolo ().
Si parlato di vocazione per il ma-
trimonio, per il celibato, per la santit
ed anche della vocazione di membro
attivo del Corpo Mistico di Cristo. Se-
condo quanto osserva Fra Armando
Bandera, si visto che Dio pu preve-
dere vocazioni non specificamente re-
ligiose per fini di grande portata. Un
importante passo in questo sviluppo
si verificato quando Pio XII ha di-
chiarato: Le relazioni tra la Chiesa e
il mondo esigono lintervento degli apo-
stoli laici. La consecratio mundi es-
senzialmente opera degli stessi laici().
Tutti i Papi posteriori, incluso Papa
Giovanni Paolo I nel suo breve ponti-
ficato di 33 giorni, hanno ripreso que-
stespressione, rendendola esplicita,
traendone le conseguenze, e mostran-
do come questa consacrazione, sacra-
lizzazione o santificazione del mondo
competa ai laici. Lincarico di edificare
e santificare lordine temporale.
Paolo VI aveva una particolare
considerazione per questo tema. Una
volta egli spieg che questa vocazione
implicava resistere ai mali del nostro
tempo.: Un altro compito[dei laici]
stato esplicitato da un termine che, negli
ultimi anni, diventato un concetto ba-
sico: la consecratio mundi, la santifica-
zione del mondo. Il mondo un campo
di attivit al quale i laici sono chiama-
ti. Il corso naturale delle cose in questo
mondo, dipendente da migliaia di fatto-
ri che non possiamo citare ora in detta-
glio, spinge gli avvenimenti in una dire-
zione che i pensatori di oggi, salutando-
la o condannandola, chiamano seco-
larizzazione, laicizzazione o dissacra-
lizzazione. (...) Lapostolato dei laici
deve opporsi a queste correnti().
Il Concilio Vaticano II ha dedicato
vari testi alla questione dellapostola-
to dei laici, in modo particolare nel-
la costituzione Apostolicam Actuosi-
tatem, nella quale si asserisce che toc-
ca a loro aiutare la Chiesa a penetra-
re e attuare con lo spirito del Vangelo le
realt temporali (n.5).
Una ricchezza di carismi a
servizio della Chiesa e dei fratelli
Come in passato, anche nella no-
stra epoca lo Spirito Santo ha ispirato
i fedeli ad associarsi. arrivata lora
dei laici. Si pu parlare di una nuo-
va era associativa dei laici, ha scritto
Giovanni Paolo II, aggiungendo che,
sono sbocciati movimenti e sodalizi
nuovi, con fisionomia e finalit specifi-
che: cos grande la ricchezza e la ver-
satilit di ricorsi che lo Spirito infonde
nel tessuto ecclesiale e altrettanto gran-
de la capacit di iniziativa e la gene-
rosit del nostro laicato().
Pio XII: La Consecratio
mundi essenzialmente
opera degli stessi laici.
Paolo VI: Il mondo un
campo di attivit al quale
i laici sono chiamati.
Giovanni Paolo II: Si pu
parlare di una nuova era
associativa dei laici.
L
34 Salvami Regina Febbraio 2006
Solamente sfogliando il Reper-
torio delle Associazioni Internazio-
nali di Fedeli, pubblicato dal Ponti-
ficio Consiglio per i Laici, abbiamo
unidea dellestensione di questo fe-
nomeno. Sono pi di 300 pagine, che
descrivono 123 associazioni, movi-
menti ecclesiali e comunit che han-
no ricevuto lapprovazione ufficiale
della Santa Sede.
Coinvolgono milioni di fede-
li che operano nei pi svariati cam-
pi, con la creazione di opere cultu-
rali, sociali, educative e caritative.
Portano un incalcolabile numero di
persone al recupero della fede, alla
conversione, allinserimento nella
vita ecclesiale, e diventano unab-
bondante fonte di vocazioni sacer-
dotali e religiose. Daltro lato, han-
no un ruolo fondamentale in mol-
te iniziative della Chiesa, come, per
esempio, le Giornate Mondiali del-
la Giovent.
La ricchezza dei carismi, delle fi-
nalit e delle forme associative desta
meraviglia. Secondo quando spie-
gato nella pagina-web del Pontificio
Consiglio per i Laici, la preparazio-
ne del Repertorio, ha richiesto un
arduo impegno e unattenzione spe-
ciale nella esposizione dei carismi,
che sono allorigine di queste realt
ecclesiali, per preservare i concetti
e le parole-chiave che caratterizzano
queste esperienze.
Uno solo il Signore
Coordinare ed orientare questo va-
sto ed eterogeneo mondo, funzio-
ne del Pontificio Consiglio per i Lai-
ci, dicastero della Curia Romana. At-
tualmente sotto la saggia e prudente
direzione dellArcivescovo Mons. Sta-
nislaw Rilko, aiutato da una devota
equipe, a capo della quale sta il segre-
tario, Mons. Josef Clemens, ed il cui
sottosegretario un laico uruguaiano
che ha dedicato la sua vita alla Chiesa,
il Prof. Guzmn Carriquiry.
Uno dei compiti essenziali di que-
sto dicastero fare attenzione che in
ciascuna associazione si eviti che pu
rompere lunit della fede e della di-
sciplina. In questo modo, tutto sar
conforme ai dettami dellApostolo:
Vi sono poi diversit di carismi, ma
uno solo lo Spirito; vi sono diversit
di ministeri, ma uno solo il Signore
(1 Cor 12, 4-5).
1
) La vita religiosa nel mistero della
Chiesa; BAC, 1984, p.93.
2
) Allocuzione ai partecipanti al II Con-
gresso Mondiale dellApostolato dei
Laici, 5/10/57.
3
) Omelia di Paolo VI, III Congresso
mondiale per lApostolato dei Laici,
15/10/67.
4
) Esortazione apostolica post-sinodale
Christifideles laici, n. 29.
Messaggio sullInsegnamento
della religione cattolica
anno scolastico 2005-2006
lanno della riforma che si
sta concretizzando in attivi-
t didattica nella scuola dellinfanzia,
in quella primaria e secondaria di pri-
mo grado, mentre per la scuola secon-
daria di secondo grado la sua applica-
zione ancora in via di definizione.
Ma anche un anno in cui, in modo
pi profondo e dimensioni pi vaste, le
scuole italiane sono chiamate a essere
luogo dincontro per alunni provenien-
ti da ogni angolo del mondo, con la
propria sensibilit, tradizione, cultura.
quindi un anno in cui lItalia solle-
citata, cominciando specialmente dalla
scuola, a far diventare concreta lacco-
glienza e a rendere costruttivo e non
conflittuale lincontro (...).
Linsegnamento della religione cat-
tolica (Irc) intende dare il suo contri-
buto originale per raggiungere que-
sta meta, secondo la sua specificit
e in stretto dialogo interdisciplinare.
Qual il suo contributo? LIrc propo-
ne anzitutto una conoscenza organica
del cattolicesimo, secondo la coscien-
za che ne ha la Chiesa, in dialogo con
le diverse confessioni di fede cristia-
ne e le altre religioni. In tal modo gli
alunni possono accostarsi a un fatto
religioso e al tempo stesso culturale,
ignorando il quale impossibile com-
prendere storia e identit dellIta-
lia e dellEuropa, e cominciare a da-
re una risposta alla duplice domanda
basilare: chi siamo, da dove veniamo.
Inoltre, se veramente la centralit
della persona il fine primario della
scuola, lIrc pu offrire alle nuove ge-
nerazioni il contributo dellumanesi-
mo cristiano, quello che si ispira alla
persona di Ges Cristo e al suo Van-
gelo. qui, sulla solida base del rico-
noscimento di Dio come Padre di tut-
ti, che compreso un mondo di va-
lori spirituali ed etici peculiari, do-
ve si concentrano in massimo gra-
do, intrecciandosi tra loro, le esigen-
ze della persona, della giustizia, del-
la solidariet e della pace. Su que-
sto vorremmo che riflettessero alun-
ni, genitori, docenti e mondo civile.
Anche questanno la richiesta di av-
valersi dellIrc stata alta: ben il 91,8
per cento degli studenti della scuo-
la statale. Una scelta cos diffusa non
pu che renderci soddisfatti, e di ci
siamo grati agli studenti, alle loro fa-
miglie e agli insegnanti di religione.
Roma, 1 gennaio 2006
PRESIDENZA DELLA CEI
Febbraio 2006 Salvami Regina 35
LEucaristia ci
unisce a Cristo e ci
trasforma in Lui
Il sacramento dellEucaristia,
nel trasformarci in un certo
senso nello stesso Cristo, ci
incammina verso la felicit
eterna e ce la fa pregustare
gi in questa terra. Questo
laccattivante tema svolto
dal dotto domenicano Fra
Ferdinand-Doratien Joret
nelle pagine seguenti, dando
continuit a quanto gi
messo a disposizione nei
mesi scorsi.
LUNIONE TRASFORMANTE,
APICE DELLA VITA MISTICA
La pi bella formula della vita mi-
stica, pienamente vissuta nellunione
trasformante, questa: lanima vive
in Dio e Dio vive nellanima. Questa
frase, ripetuta varie volte negli scrit-
ti di San Giovanni Evangelista, noi
la ascoltiamo per la prima volta dal-
le labbra dello stesso Ges, proprio
quando ci ha promesso la divina Eu-
caristia: Chi mangia la mia Carne e
beve il mio Sangue dimora in Me, ed Io
in lui (Gv 6, 56).
Nostro Signore ha detto allora, a
proposito dellEucaristia, ci che Egli
stesso e il suo amato discepolo, che
parla sotto la sua ispirazione, hanno
ripetuto in seguito, trattando della vi-
ta di carit e dellazione dello Spirito
Santo nelle anime.
Noi viviamo in Dio
Chi permane nella carit perma-
ne in Dio, e Dio permane in lui (1 Gv
4, 16). Permane in Dio, poich la vir-
t della carit opera immediata del-
lo stesso Dio. Lui, il suo Divino
Spirito in persona, che la espande nei
nostri cuori. Egli la d, sperando che
essa susciti e regoli i nostri atti. Ogni
anima in stato di carit trova, dunque,
il proprio presupposto in Dio. Pi an-
cora, quando la sua carit si manife-
sta in atti, diventa come la vita di Dio
che si comunica attivamente allani-
ma. Nella realt, essa abita in Dio e
da Lui riceve, come dalla sua propria
fonte, la vita.
Dio permane in noi
In questattivit, lanima ritorna al
suo principio vitale. La carit stessa,
nel suo propagarsi sotto lazione dello
Spirito Santo, ci fa ritornare allo stes-
so Dio, che vive in noi. Torniamo in
noi stessi e abbracciamo l questani-
ma della nostra anima, che lo Spiri-
to Santo e, per la capacit sopranna-
turale della virt della carit, entria-
mo nel godimento di questo divino
oggetto. Allora Egli si d veramente
a noi. Egli il fine e, allo stesso tem-
po, il principio del nostro atto damo-
re. Siamo in Dio e Dio in noi.
Prima che sorgesse in noi lamore,
gi Lui si trovava in noi. Per il sem-
plice fatto di averci dato questo amo-
re in potenza noi lo possediamo.
in questa forma che Dio risiede nel-
lanima del neonato e neobattezza-
to. Si comprende, tuttavia, che que-
sta residenza, in ragione dellamore
abituale, finisce per farsi attuale ed
esplicita, non appena pratichiamo un
atto damore a Dio. qui che ci unia-
mo a Dio e, in un certo senso, Lo ab-
bracciamo.
Un nuovo progresso si realizze-
r in questa vita nel momento in cui
lunione diventa cosciente, come av-
viene nello stato mistico. Lanima
avr limpressione di essere attratta
da Dio, in uno stato di grande intimi-
LEucaristia
realizza ad ogni
modo una unione
trasformante molto
reale e sommamente
profonda
36 Salvami Regina Febbraio 2006
t, alla maniera di una calamita che
agisce sul suo cuore e pi o meno su
tutte le restanti facolt, che vengono
a concentrarsi e a raccogliersi in Lui,
in un unico anello di amore, arrivano
fino ad avere la sensazione di toccar-
Lo. Tale sentimento raggiunge la sua
pienezza e diventa continuo nello sta-
to che Santa Teresa denomina unio-
ne trasformante o matrimonio divi-
no, che , su questa terra, la maggio-
re anticipazione del Cielo.
A mio giudizio, hanno ragione i
teologi che considerano questo stato
mistico, le cui tappe abbiamo somma-
riamente percorso, come uno svilup-
po normale della vita spirituale con-
dotta con naturalit fino alle sue ul-
time fasi. Anche ritenendo, come al-
tri teologi fanno, che lo stato mistico
vada oltre la normalit della vita so-
prannaturale della grazia, necessa-
rio riconoscere che lEucaristia rea-
lizza di tutti i modi una unione tra-
sformante reale e profonda. A nes-
suno deve sembrare strano che par-
ticolarmente nellora della Comunio-
ne si esperimenti lo stato mistico; in-
fatti, in questo momento, tutto con-
tribuisce a indurre lanima allestasi
mistica: un segnale sensibile ci porta
la presenza corporale di Cristo, nello
stesso tempo in cui lo Spirito di Dio
stimola in noi la carit, concentran-
dola tutta nellamore estatico.
Visto questo, andiamo ad espor-
re come, attraverso la Comunione, si
produce nellanima lunione con Cri-
sto e la trasformazione in Lui.
UNIONE CON CRISTO
ATTRAVERSO LEUCARISTIA
Ges afferma la realt di questa
unione: Chi mangia la mia Carne e
beve il Mio Sangue dimora in Me, ed
Io in lui (Gv 6, 56). Dopo listituzio-
ne di questo Sacramento, quando gli
Apostoli sperimentavano gi la veri-
dicit di queste parole, Ges ha par-
lato unaltra volta, con insistenza, di
questa unione: Rimanete in me e io
in voi. Come il tralcio non pu far frut-
to da se stesso se non rimane nella vite,
cos anche voi se non rimanete in me.
Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane
in me e io in lui, fa molto frutto(Gv
15, 4-5). Tutto il mondo conosce que-
sti versetti. Ges insiste molto nel-
lidea: Rimanete in Me, rimanete
nel mio amore!
LEucaristia il grande Sacramen-
to della incorporazione a Cristo. Tut-
ti gli altri incamminano e conducono
ad essa.
lei che realizza lunione, il me-
tabolismo della vita tra Cristo e i suoi
membri, tra la vite e i tralci. Cristo,
presente realmente su questa terra in
tutti i tabernacoli, fa sentire la sua co-
municazione di vita a tutti i suoi mem-
bri, sia per mezzo degli altri Sacra-
menti, sia attraverso le altre grazie
multiformemente distribuite alle ani-
me in tutte le sue vie. Nella Comunio-
ne, tuttavia, Lui stesso che lanima
riceve e su cui essa si appoggia diretta-
mente, per estrarre e prendere da Lui
tutta la vita della grazia e della carit.
Qui sta la felice conseguenza: que-
sta carit, gi pi fervorosa, ci unisce
pi intimamente, in maniera tale che
Egli abita in noi. il secondo aspet-
to dellunione.
Dopo del voi in Me, lIo in
voi. Mio Padre ed Io verremo a lui
e prenderemo dimora presso di lui
(Gv 14, 23), disse Ges a proposito di
ogni fedele che Lo ama su questa ter-
ra. Crescendo questo amore per mez-
zo della Comunione, che stimola la
carit, si produce una penetrazione
sempre pi intima del divino Ospite
in noi. Sempre pi godiamo di Lui, ci
perdiamo in Lui, ci facciamo un tut-
tuno con Lui. Non eravamo due, era
una fusione, scrive Santa Teresa del
Bambin Ges, parlando della sua Pri-
ma Comunione. Attraverso questo
Sacramento insegna San Tommaso
si aumenta la grazia e si perfeziona la
vita spirituale, in modo che luomo si
faccia pi perfetto attraverso lunione a
Dio (IIIa, q. 79, a. 1. ad1).
TRASFORMAZIONE IN GES
ATTRAVERSO LEUCARISTIA
Lidea di assimilazione
Nelle sue Confessioni, SantAgo-
stino racconta che gli sembrava di udi-
re dallalto una voce che gli diceva:
Io sono lalimento dei forti; cresci e Mi
mangerai,non perch Io mi trasformi in
te, ma perch tu ti trasformi in Me (1.
VII, c. X). San Tommaso applica al-
la Comunione queste parole divine.
Ogni nutrimento ha per effetto las-
similazione. naturale, tuttavia, che
il principale elemento, il pi viven-
te dei due, sia quello che assimila lal-
tro. Ordinariamente, chi mangia, chi
ingerisce lalimento, clui il quale lo
fa passare alla propria vita. Ma noi ci
troviamo davanti a un caso straordina-
La Comunione ci
incammina alla
felicit eterna e ce
la fa gi pregustare
Febbraio 2006 Salvami Regina 37
LUltima Cena (Basilica di Notre-Dame, Montreal)
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rio: nella Comunione, chi pi viven-
te lalimento e, pertanto, Lui che
trasformer in S colui che lo mangia.
da ci ne deriva afferma San Tom-
maso che leffetto, proprio, di que-
sto Sacramento la trasformazione
delluomo in Cristo, in modo da po-
ter dire: Vivo io, ma gi non sono io
che vivo, Cristo che vive in me (IV
Sent., dist. 12, q. 2, a. 1, q. 1).
Lidea di carit
Arriviamo alla stessa conclusio-
ne partendo dallidea che lEucaristia
il pane dellamore, lalimento del-
lamicizia divina.
La peculiarit dellamicizia di tra-
sformare lamante nelloggetto del
suo amore. Nella misura in cui amia-
mo qualcuno, andiamo assomigliando
al suo modo di essere, come se lani-
ma dellamato venisse ad essere la no-
stra stessa anima ispirando la nostra
condotta. Ci disinteressiamo di noi
stessi per occuparci solamente delles-
sere amato al punto che a partire da
questo momento, la nostra vita si tra-
sforma. Non siamo pi quelli che era-
vamo. Dora in poi, ci che ci muove
sono le sue idee, i suoi gusti e i suoi af-
fetti, le sue intenzioni e propositi ed il
nostro maggior desiderio la realizza-
zione della sua felicit. Ecco ci che la
carit, che lamicizia con Dio, opera
nel nostro cuore riguardo a Nostro Si-
gnore. Ancora una volta, viene a pro-
posito la parola dellApostolo, citata
poco fa: Non sono io che vivo, Cri-
sto che vive in me. E San Tommaso
scrive: Attraverso questo Sacramento,
si opera una certa trasformazione del-
luomo in Cristo, ed questo il suo frut-
to caratteristico (Ibid., a. 2, q. 1).
Cos, lalimento eucaristico, non
meno della nostra virt della carit da
esso stimolata, ci porta alloblio di noi
stessi, al sacrificio del nostro egoismo,
e ci induce a per pensare a Ges, a vi-
vere per Lui, esultanti di entrare nel
disegno che Lui ha avuto nel mondo
e che ci consumer con Lui nel Padre.
Io in loro e tu in me, o Padre, perch
siano perfetti nellunit (Gv 17, 23).
Nel Cielo, effettivamente, Ges sta-
r in noi, unendo vitalmente tutte le
membra del suo Corpo mistico; Dio,
che in Cristo glorificato, sar in egual
modo in noi, che saremo tuttuno con
Cristo. La compiacenza del Padre si
estender dal Capo a tutte le membra
di suo Figlio Unigenito: Ecco il Figlio
mio prediletto. (Mt 3, 17); e noi, intera-
mente daccordo con Ges, tutti in un
solo slancio, sotto il suo impulso irresi-
stibile, esclameremo: Abba! Padre!.
Questo duplice movimento damo-
re del Padre verso di noi e di noi
verso il Padre non se non un pro-
lungamento fino a noi dello Spirito
Santo, amore sostanziale del Padre
e del Figlio, del quale saremo parte-
cipi. Sar la felicit eterna. Ad essa,
la Comunione ci incammina e ce la fa
pregustare fin da adesso.
Chi mangia la mia Carne e beve il
mio Sangue ha la vita eterna (Gv 6,
54). Notiamo che questa promessa
enunciata nel tempo presente. Attra-
verso lEucaristia, essa comincia a di-
ventare realt.
Luca Ordez
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38 Salvami Regina Febbraio 2006
MIRACOLO EUCARISTICO DI ALBORAYA
Il pesce muto ci predica la
fede nellEucaristia
Il fiumiciattolo era straripato, la violenza
della corrente fece cadere dalla mula il
sacerdote, il ciborio cadde nelle acque...
n quel giorno di luglio del
1348, la pioggia cadeva in
abbondanza nella picco-
la frazione di Alboraya,
nella regione di Valencia
(Spagna). Numerosi lampi, seguiti da
tuoni spaventosi, accentuavano ancor
pi il pericolo del forte acquazzone.
Seduto vicino ad una finestra, il parro-
co preparava lomelia per la Messa do-
menicale, sicuro che non sarebbe stato
interrotto, poich, pensava lui, nessuno
si sarebbe azzardato ad uscire di casa in
quelle condizioni.
Cos, fu con enorme sorpresa
che vide avvicinarsi in gran fret-
ta il mugnaio di Almcera, un vil-
laggio vicino.
Che cosa succede, figlio
mio?
Padre, abbiamo bisogno di
lei, con la massima urgenza! Un
povero malato di Almcera sta per
morire e implora il Santo Viatico!
Il parroco ebbe un momento desita-
zione. Uscire col Santissimo Sacramen-
to in quella furiosa tempesta gli sem-
brava una grande imprudenza. Daltro
canto, il suo cuore di sacerdote aman-
te dellEucaristia non poteva lasciare
un parrocchiano morire senza portargli
questo conforto nellora estrema. Ri-
spose, dunque, con decisione:
Andiamo, figlio mio!
Si mise la cotta e la stola, prese dal
tabernacolo il ciborio, mont la mula
che il mugnaio gli mise a disposizione
e lo segu in direzione della casa del-
lagonizzante.
Per giungere ad Almcera, era ne-
cessario passare un piccolo fiume di
nome Carraixet. Questa traversata,
che non era facile in condizioni nor-
mali, diventava molto pericolosa nei
periodi di pioggia.
Comunque, riuscirono a passa-
re senza grandi difficolt e giunse-
ro a tempo a che il sacerdote potes-
se ascoltare in confessione il parroc-
chiano moribondo e somministrargli
il Santissimo Sacramento.
Al ritorno, tuttavia, il Carraixet era
straripato, e la violenza della corren-
te fece cadere dalla mula il sacerdo-
te, cui sfugg di mano il ciborio che
fu trascinato lontano. Dentro re-
stavano ancora tre Ostie consa-
crate!
Al parroco di Alboraya non
mancava per energia n corag-
gio. Si lanci a nuoto, nel tenta-
tivo di recuperare subito il prezio-
so ciborio. La notizia del disastro si
sparse rapidamente, e molti contadi-
ni dei dintorni accorsero per aiutarlo.
Dopo varie ore daffannosa ricerca, il
ciborio fu trovato, ma vuoto e senza
coperchio.
Nella Parrocchia di Almcera si
conserva ancora oggi la teca nella
quale furono trasportate le Ostie
Febbraio 2006 Salvami Regina 39
Il pesce muto ci predica la
fede nellEucaristia
Pieni di fede
e damore ver-
so Nostro Signo-
re Sacramenta-
to, quei contadi-
ni, invece di sco-
raggiarsi, raddoppiarono i loro sforzi;
alcuni a nuoto, costeggiando il fiume
altri, proseguirono nella ricerca fino
a giungere al suo sbocco nel mare.
L furono testimoni di uno stu-
pendo miracolo. Estasiati, videro tre
grandi pesci avvolti in una luce splen-
dente, immobili nel tumulto delle ac-
que, con le teste sollevate e ciascuno
reggendo in bocca una delle prezio-
sissime Ostie.
Si prostrarono in ginocchio e l ri-
masero in adorazione del Santissimo
Sacramento, mentre uno di loro an-
d in tutta fretta a portare al parroco
la bella notizia. Costui non tard ad
arrivare, ancora rivestito di cotta, sto-
la e mantello piviale, seguito da una
moltitudine di uomini, donne e bam-
bini. Solo allora i pesci uscirono dal
Una cappella neogotica stata eretta nel luogo dove i pesci hanno
portato le Ostie miracolosamente indietro
Due affreschi della Parrocchia di Almcera rappresentano la perdita ed il ritrovamento delle Sacre Particole
luogo dove stavano, per mettersi alla
portata delle mani del sacerdote.
Mentre la moltitudine cantava inni
di lode a Dio Sacramentato, egli rac-
colse le tre Ostie e le colloc in un ric-
co calice. In seguito, una festante pro-
cessione condusse il Re dei Re di nuo-
vo alla chiesa di Alboraya. L il parro-
co celebr una solenne Messa di ren-
dimento di grazie, dopo la quale fece
al Vescovo di Valencia, Mons. Ugo de
Fenollet, il resoconto del prodigioso
avvenimento. Questi fece verificare la
veridicit dei fatti convocando i testi-
moni davanti al notaio ecclesiastico.
In ricordo di questo miracolo fu-
rono costruite due cappelle, una vici-
no al luogo dove era caduto il parro-
co e laltra vicino al mare. Il ciborio
recuperato dalle acque fu dato in re-
galo alla chiesa di Almcera. In un al-
tro bellissimo ciborio fu incisa la scena
dei tre pesci che sorreggevano le sante
Ostie, con la seguente iscrizione:
Quis divina neget Panis Mysteria
quando muto etiam piscis praedicat
ore fidem? Chi potr negare il di-
vino Mistero del Pane Eucarstico,
quando la fede in lui ci predicata
perfino dal pesce muto?
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Guy de Ridder
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40 Salvami Regina Febbraio 2006
Diverse pagine della rivista Moyen Age
u causare sorpresa a
qualche lettore ques-
to fatto che ha richia-
mato lattenzione de-
gli studiosi imparzia-
li della Storia: laumento continuo di
pubblicazioni dedicate esclusivamente
al Medioevo.
Di che cosa trattano, specifica-
mente, queste opere?
Di tutto, dalle grandi visioni din-
sieme dei principali avvenimenti di
quel periodo storico, fino ai pi mi-
nuscoli dettagli, pieni per di vita e
colore. Per esempio, la rivista bimen-
sile Moyen Age di alto livello in-
tellettuale ed eccellente veste grafi-
ca, pubblicata in Francia dal 1997
offre ai suoi lettori articoli illustrativi
su citt, castelli, grandi battaglie, ve-
stiario, costumi, ornamenti liturgici,
mobili e cose del genere. Non man-
ca neppure una sezione di ricette cu-
linarie medioevali, nella quale viene
insegnata la preparazione di sempli-
ci merende, per esempio pane tosta-
to al formaggio brie, come pure di
piatti molto raffinati, come pollo al-
la panna provenzale.
Vi si possono leggere anche re-
portages riccamente illustrati su fiere
medievali realizzate... in pieno terzo
millennio, nelle quali mercanti di fie-
ra vestiti in costume offrono ai visi-
tatori oggetti decorativi, vestiti, piat-
ti tipici dellepoca, oltre a libri, nastri
video e persino modellini smontati
di torri e catapulte, rimontabili dallo
stesso compratore.
Pure di alto livello la molto quo-
tata rivista The Medieval Review,
edita dallIstituto Medievale dellUni-
versit del Western Michigan (USA).
La sua equipe editoriale formata da
professori di diverse universit nor-
damericane, come pure della Fran-
cia, Inghilterra, Germania, Ungheria,
Canada e Australia.
Ogni anno in primavera, que-
sto Istituto promuove un congresso
medievalista a Kalamazoo (Michi-
gan), al quale partecipano migliaia
di persone da tutto il mondo. In fre-
quentate e ben documentate sezio-
ni e conferenze, specialisti presen-
tano una sintesi molto articolata
della cultura medievale. Ogni gior-
nata si chiude con concerti di musi-
ca e spettacoli di danze... medieva-
li, chiaro.
Tornando alla Francia, si realiz-
zata nella citt di Chalns-en-Cham-
pagne, dal 10 settembre al 15 gen-
naio scorso, unesposizione di arte
sacra medievale. Oltre ad ammira-
re i 137 pezzi artistici esposti, i visi-
tatori potevano approfittare di un ci-
clo di conferenze intitolato Incontro
al Medioevo.
TENDENZE
Il Medioevo non morto
Il Medioevo in piena rifioritura. Sono numerose
le opere pubblicate a tal riguardo, pi di venti
nuovi titoli ogni mese, scrive lo storico francese
Georges Bernage.
Febbraio 2006 Salvami Regina 41
Leone XIII: In questepoca,
la societ civile ha dato frutti
superiori ad ogni aspettativa
Lezioni dei cavalieri medioevali
Pi significativo di ogni altra co-
sa, comunque, sembra essere il fat-
to annunciato dalla BBC News
(10/11/2005) col suggestivo titolo di
Dieci lezioni dei cavalieri medieva-
li. Secondo questa notizia, la con-
tea di Lincolnshire in Inghilterra
- sta obbligando bambini ribelli a
fare un corso di Cavalleria, della
durata di otto settimane, con lobiet-
tivo di prevenire comportamenti an-
tisociali.
Quali sono i valori connessi con
la Cavalleria che possono servire da
modello per i giovani di Lincolnshi-
re? Alcuni specialisti consultati ne
hanno riportati dieci:
Uno di essi la misericordia, che
costituisce uno dei concetti chiave
della cavalleria, da cui si ricava una
lezione per i bambini di oggi nelle lo-
ro dispute, trattare con mansuetudine
lavversario vinto. Un altro la prote-
zione dei deboli; il cavaliere medioe-
vale era il protettore dei deboli con-
tro la prepotenza dei cattivi; per imi-
tarlo, il giovane deve prendere la di-
fesa dei colleghi pi deboli quando li
vede perseguitati dai cattivi compa-
gni o dalle bande di ragazzi.
Cos di seguito, il corso presen-
ta agli alunni varie altre virt del ca-
valiere medioevale, come la genero-
sit, la lealt, il senso della giusti-
zia, ecc.
Quale stato il risultato? Il
principale beneficio della Scuo-
la di Cavalleria il notevole mi-
glioramento nel comportamen-
to dei bambini, dichiara il por-
tavoce della polizia di Lincoln-
shire.
Il verdetto di Leone XIII
Come interpretare questo au-
mento di interesse per il Medioevo
in pieno secolo XXI? Non lo sappia-
mo, ed forse prematuro formulare
delle ipotesi al riguardo.
Tuttavia, ci vengono in men-
te le celebri parole del Papa Leo-
ne XIII nellEnciclica Immortale Dei
(1/11/1885) su questo periodo della
Storia, di fronte al quale sempre ha
avuto un atteggiamento positivo: Vi
fu un tempo in cui la filosofia del Van-
gelo governava la societ: allora la for-
za della sapienza cristiana e lo spirito
divino erano penetrati nelle leggi, nel-
le istituzioni, nei costumi dei popoli, in
ogni ordine e settore dello Stato, quan-
do la religione fondata da Ges Cristo,
collocata stabilmente a livello di digni-
t che le competeva, ovunque prospe-
rava, col favore dei Principi e sotto la
legittima tutela dei magistrati; quan-
do sacerdozio e impero procedevano
concordi e li univa un fausto vincolo
di amichevoli e scambievoli servigi. La
societ trasse da tale ordinamento frut-
ti inimmaginabili, la memoria dei qua-
li dura e durer, consegnata ad innu-
merevoli monumenti storici, che nessu-
na mala arte di nemici pu contraffare
od oscurare.
Le centinaia di nuove opere che
ora si pubblicano tutto lanno sul Me-
dioevo hanno il merito di mettere al-
la portata del grande pubblico pro-
prio quella conoscenza dettagliata
dei frutti superiori ad ogni aspettati-
va ai quali allude Leone XIII.
La nota rivista francese LHistoi-
re, nel suo numero dello scorso ot-
tobre, ha pubblicato una valutazio-
ne del Professore onorario del Col-
lge de France (organismo libero di
ricerca intellettuale), Paul Veyne,
sul tema Ci che cambiato nel-
lImpero Romano con il Cristiane-
simo.
Perch il Cristianesimo ha attratto
cos tanto i pagani, finendo per con-
vertire tutto lImpero? Paul Veyne ri-
sponde: Lelemento nuovo e partico-
larmente seducente del cristianesimo
la stessa spiegazione di ci che noi tro-
viamo sotto lo sguardo di un padre che
ci ama e si interessa ad ognuno di noi
personalmente; che severo senza dub-
bio, ma che pu perdonare. Esiste l
una relazione passionale che conquista
la persona.
Gi nella religione pagana la rela-
zione degli uomini con gli dei era come
quella di due potenze straniere, le qua-
li, alle volte, avevano interessi comu-
ni. Gli dei vivevano la loro vita dediti a
loro stessi e gli uomini potevano avere
con loro buone o cattive relazioni, af-
frontate come relazioni internazionali,
da paese a paese.
Con il Cristianesimo vengono intro-
dotti anche gli obblighi morali, di gran-
de responsabilit per ognuno, esigenze
che contribuirono molto alla forza di
attrazione della nuova religione. Alcu-
ne proibizioni di portata universale gi
esistevano, certo, sotto il paganesimo,
per esempio non uccidere ed erano
accettate da tutta lumanit. Ma col
Cristianesimo passarono ad avere un
altro vigore, poich furono sentite co-
me una legge dettata da Dio.
Lelemento nuovo e seducente del Cristianesimo
L
42 Salvami Regina Febbraio 2006
Traslazione del corpo
di Suor Lucia
Il 19 di questo mese, un anno do-
po la sua scomparsa, il corpo di Suor
Lucia sar traslato dal Carmelo di
Coimbra al Santuario di Fatima.
Si ricorda che lei aveva manifestato
il desiderio di rimanere sepolta vicino
a Francesco e Giacinta, ringraziando
Dio e la Madonna per questa ulteriore
grazia di voler Essi farmi dormire il mio
ultimo sonno sulla terra, nel suo San-
tuario ai loro piedi scrisse al Rettore
del Santuario, nel febbraio 1994.
Tuttavia, daccordo con le norme
vigenti nellOrdine Carmelitano, la
veggente di Fatima fu sepolta nel-
la forma in cui visse, cio, in clausu-
ra. Oltre a questo, la stessa Suor Lu-
cia aveva chiesto: Senza contraddire
quanto gi avevo scritto, per dare que-
sto piacere alle Suore, visto che han-
no manifestato questo desiderio, vorrei
che, dopo la mia morte, il mio corpo ri-
manesse sepolto nel chiostro di questo
Monastero (di Santa Teresa, a Coim-
bra) per lo meno un anno, prima di es-
sere portato nella Basilica di Fatima.
Trascorso questo termine di tem-
po, la traslazione per il Santuario di
Fatima si effettuer di comune accor-
do con le diocesi di Leiria-Fatima e di
Coimbra, e con lapprovazione della
Congregazione per il Culto Divino e
Disciplina dei Sacramenti.
Archivio segreto del
Vaticano aperto per
consultazione via internet
A partire da ora, lArchivio segre-
to del Vaticano a disposizione di chi
desideri fare consultazioni via internet.
Per questo, basta accedere al sito www.
vatican.va, andare alla sezione Focus
e scegliere la lingua per la ricerca (al
momento, italiano o inglese).
Per la qualit, variet e ricchezza
della sua raccolta, questo Archivio
universalmente riconosciuto come
uno dei pi importanti del mondo.
Nelle sue oltre 630 sezioni dispo-
ste su una estensione di 85 chilome-
tri lineari di scaffali e abbracciando
pi di ottocento anni di Storia i visi-
tanti via internet potranno, per esem-
pio, sfogliare il processo di Galileo
Galilei, fare ricerche su Filippo II, re
di Spagna, sullOrdine dei Templari e
temi di altrettanto interesse storico.
Il patrimonio documentale dellAr-
chivio Vaticano suscita un interesse
universale, sia per i documenti rela-
tivi alla Civilt Cristiana dal Medioe-
vo fino ai giorni nostri, sia per quan-
to riguarda la storia specifica di ogni
nazione. Nel caso di alcuni paesi, i do-
cumenti pi antichi della loro stessa
storia sono quelli conservati in questo
Archivio.
La principale finalit dellArchi-
vio Vaticano , ovviamente, servire il
Sommo Pontefice e la Curia Romana,
ossia, la Santa Sede. Nel 1881, tutta-
via, grazie alla generosit di Papa Leo-
ne XIII, esso fu aperto alla consulta-
zione degli studiosi di Storia, diven-
tando cos il centro di ricerche storiche
pi importante del mondo. E adesso la
Chiesa mette a disposizione del mag-
Il Cristo Redentore del
Corcovado, una delle Sette
Nuove Meraviglie del mondo?
a famosa statua del Cristo Redentore, che accoglie a braccia
aperte i visitatori
sulla collinetta del Corcovado, Rio de Janeiro - Brasile,
disputa con altri venti monumenti il titolo di una delle Sette Nuove
Meraviglie del Mondo. Tra questi si distinguono: il Colosseo di Ro-
ma, il Taj Mahal dellIndia, lAcropoli di Atene, in Grecia.
Il concorso promosso dallorganizzazione privata svizzera New 7
Wonders Foundation ha raggiunto 19 milioni di voti per selezionare
21 finalisti tra un elenco di 77 monumenti messi alla votazione. Per la
decisione finale, il cui risultato sar divulgato al pubblico il 1 gennaio
del 2007, gli organizzatori contano di raggiungere i 100 milioni di voti.
Chi volesse votare pu ottenere informazioni nel sito www.n7w.
com.
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N
Febbraio 2006 Salvami Regina 43
gior numero possibile di persone que-
sto ricco patrimonio documentale.
Elezione di Benedetto XVI
fa aumentare il numero di
cattolici in Germania
Lelezione del tedesco Joseph Rat-
zinger al Soglio Pontificio si rivelato
un fattore di aumento del numero di
cattolici in Germania, secondo quan-
to ha dichiarato alla Radio Baviera il
Cardinale Karl Lehmann, Presidente
della Confederazione Episcopale te-
desca. sempre pi esiguo il numero
di persone che abbandonano la Chie-
sa, mentre in aumento il numero di
quelle che ritornano.
E daccordo con Don Rainer Ste-
phan dirigente di una campagna il
cui obiettivo di riportare gli ex-cat-
tolici alla Chiesa -, nella diocesi di
Mainz, il numero di conversioni nel
2005 del 20 per cento maggiore di
quello dellanno precedente, e il nu-
mero di persono che sono uscite del
25 per cento in meno.
Nuovo Testamento in
lingua punjabi
Circa 100 milioni di indiani del-
lo stato del Punjab hanno ora a loro
disposizione una edizione del Nuo-
vo Testamento nel loro stesso idioma,
il punjab. Lopera, che ha comporta-
to dieci anni ininterrotti di lavoro per
la sua preparazione, stata lanciata
il 27 dicembre scorso da Mons. Sym-
phorian Thomas Keeprath, Vescovo
di Jalandhar. La traduzione stata
fatta dalla Commissione Biblica Cat-
tolica di questa diocesi, su iniziativa
di Don George Cheruvil.
Il punjab, idioma ufficiale dello
Stato di Punjab, parlato da circa il
dieci per cento della popolazione del-
lIndia, che ha attualmente poco pi
di un miliardo di abitanti.
Generosit a favore
dei pi bisognosi
La Campagna Pi per i Meno,
promossa dalla Commissione Episco-
pale Argentina di Aiuto alle Regioni
pi Bisognose, ha raggiunto nellan-
no 2005 un record di riscossione: pi
di 4 milioni di pesos. E questa quan-
tit continua ad aumentare, perch
ancora stanno arrivando offerte, in-
formano gli organizzatori.
La distribuzione fatta secondo un
ordine di priorit che favorisce le re-
gioni pi bisognose. Ogni diocesi deve
impiegare in progetti sociali e pasto-
rali il valore ricevuto, e render conto
delle opere realizzate con questo aiu-
to raccolto tra i cattolici argentini.
Il Papa attira milioni di fedeli a Roma
ei suoi otto mesi di ponti-
ficato, quasi tre milioni di
persone hanno partecipato
agli incontri pubblici con il Papa Be-
nedetto XVI, senza calcolare il milio-
ne e passa di giovani della Giornata
Mondiale della Giovent, a Colonia.
La preghiera dellAngelus ha
visto la partecipazione di 1,4 mi-
lioni di fedeli e le udienze gene-
rali del mercoled 810 mila. Que-
ste udienze venivano realizzate,
in questo periodo dellanno, nella
Sala Paolo VI, ma ora, per leleva-
to numero di presenti, si tengono
in Piazza San Pietro.
necessario riflettere su questa
enorme quantit di gente, ha det-
to il portavoce della Santa Sede,
Joaqun Navarro-Valls, in dichia-
razioni alla Radio Vaticana. E ha
sollevando una questione, al mo-
mento senza risposta: aumen-
tata la sensibilit religiosa?
Nella Festa dellEpifania, una moltitudine di pi di 300mila
persone ha riempito Piazza San Pietro e Via della Conciliazione,
per udire le parole del Papa Benedetto XVI: Vorrei che in tutta la
Chiesa si respirasse, come a Colonia, latmosfera dellEpifania
e dellautentico compromesso missionario, suscitato dalla
manifestazione di Cristo, luce del mondo, inviato da Dio Padre
per riconciliare ed unificare lumanit con la forza dellamore.
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44 Salvami Regina Febbraio 2006
La Chiesa italiana
elaiuto agli africani
La Presidenza della C.E.I., a nome
di tutta la Chiesa italiana, ha espresso
forte preoccupazione per la situazione
di alcuni Paesi africani e in particola-
re per la siccit che sta colpendo i Paesi
del Corno dAfrica provocando - co-
me ha sottolineato il Cardinale Ruini
nella Prolusione al Consiglio Episcopa-
le Permanente -, una catastrofe uma-
nitaria che richiede con urgenza mas-
sicci aiuti alimentari. Attraverso il Co-
mitato per gli interventi caritativi a fa-
vore del Terzo Mondo, la Presidenza
della CEI ha stanziato 1 milione di Eu-
ro dai fondi derivanti dallotto per mil-
le per far fronte alle crescenti difficolt.
Questo contributo si inserisce nellinsie-
me di interventi che da anni il Comitato
sostiene nei Paesi del Corno dAfrica.
Come in altre occasioni, il Comitato sta
prendendo contatto con le Nunziature
dei Paesi colpiti dalla siccit affinch se-
gnalino le localit precise dove i vesco-
vi del luogo, direttamente o attraverso
organismi caritativi da anni operanti sul
territorio, potranno attivarsi per alle-
viare i disagi della popolazione.
4 Centenario della
Congregazione di Maria
La Congregazione delle Figlie di
Maria Nostra Signora ordine fon-
dato da Santa Giovanna di Lestonnac
nella citt di Bordeaux, Francia sta
commemorando 400 anni di beneme-
rita attivit in favore della giovent.
Nel festeggiare il 4 centenario
della sua fondazione, il Primo Ordi-
ne religioso femminile ricorda i suoi
obiettivi: Educare le giovani, dotan-
dole di strumenti etici ed intellettua-
li che le aiutino a dare testimonianza
della loro fede cattolica e del loro stes-
so valore come donne.
Dopo aver saldamente messo radi-
ci in Francia, la Congregazione di Ma-
ria ha esteso la sua azione ai restan-
ti continenti, grazie anche agli sfor-
zi di una dinamica rete di laici creata
nel 2003 con la finalit di rendere pi
stretta la collaborazione tra laici e re-
ligiosi nelle attivit missionarie.
Ricordando la Giornata
Mondiale della Giovent
Con uneccellente presentazione
grafica e foto molto suggestive, il nu-
mero speciale intercala la narrazione
dei giorni della Giornata con brani
dei discorsi del Papa ed interessanti
testimonianze dei partecipanti.
Elena, unadolescente italiana,
racconta come ha deciso di parte-
cipare: Quello che mi ha fatto ve-
nire qua? Ancora non lho identifi-
cato bene. Forse la necessit di sen-
tirmi pi vicina a Dio e sapere che
Lui mi ama. Insomma, si tratta di
una specie di riconciliazione alla
quale Lui da molto tempo cercava
invano di attirarmi, senza ottenere
una risposta chiara.
Cos per Paul, un pellegrino
francese, che lo ha colpito lop-
portunit di riconciliarsi con Dio:
La giornata di ieri stata dedica-
ta al perdono. Molti giovani del no-
stro gruppo hanno potuto compie-
re il cammino del Sacramento della
Riconciliazione. Alcuni non aveva-
no mai ricevuto il perdono di Dio!
Il numero speciale di I Ca-
re ricorda come, fin dal primo
giorno, Sua Santit abbia cercato
di piantare la buona semente nei
cuori di quella moltitudine di gio-
vani: V invito a sforzarvi, in questi
giorni, a servire senza riserve Cristo,
costi quel che costi. Lincontro con
Ges Cristo vi permetter di assa-
porare, interiormente, la gioia del-
la sua presenza viva e vivificante per
poi dare testimonianza di lei nei vo-
stri ambienti. Che la vostra presen-
za in questa citt sia il primo segna-
le di annuncio del Vangelo attraver-
so la testimonianza del vostro com-
portamento e della vostra gioia di
vivere.
Questo sentimento della gioia
di vivere, di sentire la presenza
viva e vivificante di Cristo, tra-
bocca in numerose altre testimo-
nianze trascritte nella rivista. Cosa
che dimostra che le parole di in-
centivazione del Papa hanno cen-
trato il loro obiettivo.
l Pontificio Consiglio per i
Laici ha promosso unedi-
zione speciale della sua ri-
vista I Care per ricordare alcuni
momenti particolarmente toccanti
della Giornata Mondiale della Gio-
vent realizzata a Colonia, nellago-
sto 2005.
A Colonia, con un linguaggio
semplice, chiaro ed incisivo, Bene-
detto XVI ha offerto ai giovani pre-
senti un alimento veramente ricco e
pieno di contenuto spirituale e dot-
trinario ha detto Mons. Stanislaw
Rilko, nellintroduzione dellopera.
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Febbraio 2006 Salvami Regina 45
Il Grande Silenzio
Le sale cinematografiche tedesche si riempiono per
vedere la vita dei monaci certosini.
n film, a prima vista, de-
stinato ad essere un fia-
sco di biglietteria, di-
ventato un successo in Germania.
Lanciato da poco, sta riempendo
le sale cinematografiche ed affasci-
nando il pubblico per le tre ore circa
della sua durata.
I critici si mostrano sorpresi,
poich si tratta di una produzione
completamente differente da tut-
to quello che ritenuto attraente:
senza azione, non impressiona,
senza romanticismi, senza suspen-
se. Monotona, pertanto, secon-
do i parametri moderni. Intitolato
Il Grande Silenzio, il film ritrae
semplicemente la routine della vi-
ta quotidiana nella Grande Char-
treuse, il monastero che la Ca-
sa madre dellOrdine dei Certosi-
ni, situato nelle Alpi francesi.
La ripresa si potuta realizzare
soltanto molti anni dopo che il re-
gista, il tedesco Philip Grning, ha
cercato i monaci per proporla. In
quelloccasione, la risposta che ave-
va ottenuto era stata scoraggiante:
che aspettasse circa 10 o 15 anni,
ed essi nel frattempo ci avrebbero
pensato...Trascorsi 16 anni, quale
non stata la sorpresa nel ricevere
la telefonata dellabate: Abbiamo
deciso di autorizzare la ripresa.
Unopportunit incredibile! Co-
s, per la prima volta il pi rigoroso
Ordine religioso della Chiesa Cat-
tolica acconsentiva ad aprire la sua
clausura per esibirla al mondo.
chiaro che furono imposte al regi-
sta alcune condizioni, come lo stes-
so ricorda: Nessuna luce artificia-
le, nessuna musica di fondo, nessun
commento. Nessuna equipe ad ac-
compagnarmi; soltanto io. Questo
sembrava rendere la produzione
impossibile, ma non stato quello
che ha pensato Grning. Egli ha ac-
consentito con gioia, poich ci che
pi desiderava era cogliere quella
vita di contemplazione nellautenti-
cit della sua quotidianit.
Ho avuto la possibilit di girare
il film dentro il monastero, per quat-
tro mesi, continua Grning. In
questo periodo, io vivevo in una cel-
la come un monaco. Ho partecipato
in tutto e per tutto alla vita della co-
munit e allo stesso tempo, condu-
cendo una vita di lavoro come quel-
la dei monaci, ma nel mio caso con-
sisteva nel fare la ripresa.
Il Grande Silenzio mostra i
certosini dediti alle loro faccende
quotidiane, in cucina, sartoria, cal-
zaturificio, ecc. Il monaco dorme al
massimo tre ore per volta, dovendo-
si alzare nel mezzo della notte per il
canto dellufficio con la comunit.
Lo si pu vedere in piena notte din-
verno, mentre cammina serenamen-
te tra le ombre di un chiostro gela-
to, dirigendosi alla cappella. Lunica
luce permessa quella delle cande-
le. Grning dice che il mondo del-
la Certosa sembra continuare tale al
tempo della sua fondazione, nel se-
colo XI. Per chi trova strano questo
allontanamento dal mondo, il regi-
sta spiega: Credo che essi vivano
cos semplicemente perch hanno
optato per...restare vicino a Dio.
Le celle sono austere, con let-
ti di paglia ed appena un fornello
per il riscaldamento nel mezzo del-
linverno rigoroso. Secondo la re-
gola di San Bruno, lOrdine certo-
sino ha caratteristiche eremitiche,
cio ogni monaco vive isolato nel-
la sua cella e organizza autonoma-
mente il suo orario e le sue attivit.
Le uniche occasioni in cui si riuni-
sce con i suoi compagni per il can-
to dellUfficio, per una passeggiata
collettiva una volta alla settimana e
per il capitolo. Soltanto in queste
occasioni essi hanno il permesso
di parlare e in questi pochi passag-
gi del film che fanno la loro com-
parsa le voci. Per il resto del tempo,
si sentono soltanto il rintocco del-
la campana, porte che si chiudono,
i rumori dei passi nel chiostro o de-
gli strumenti di lavoro.
La Certosa si mantiene fedele
allo spirito del suo fondatore, San
Bruno. Fu nel 1084 che egli gett
le sue fondamenta, definendo la
vita del monaco certosino come un
lungo cammino il cui unico propo-
sito la contemplazione.
nella pagina www.
diegrossestille.de
disponibile un
trailer del film,
oltre a diverse
informazioni in
inglese e
tedesco
Elizabeth MacDonald
T
46 Salvami Regina Febbraio 2006
Cercava lavoro, ha
incontrato una madre
Quando Jeanne-Marie usc dallospedale, si sentiva sola,
abbandonata e senza appoggio. Come unico patrimonio,
le restava in tasca una moneta da un franco.
infermit che non solo la priv com-
pletamente delle sue forze fisiche,
ma le fece anche perdere limpiego e
consumare tutti i suoi risparmi.
Quando, finalmente, usc dallospe-
dale si sentiva sola, abbandonata e
senza appoggio. Come unico patrimo-
nio le restava in tasca una moneta da
un franco. Possedeva, per, qualcosa
di pi prezioso di tutto loro del mon-
do: la fiducia in Dio e nella Madonna.
Dopo una fervida preghiera , si di-
resse in fretta ad unagenzia di lavo-
ro. Nel passare davanti alla Chiesa di
SantEustachio, qualcosa la spinse ad
entrare. Lambiente elevato, il suono
dellorgano, la tenue luce che pene-
trava attraverso le vetrate rivesten-
do tutto di una fantasmagoria, di co-
lori la riempirono di pace facendo-
le dimenticare per un attimo, la sua
drammatica situazione.
Nel vedere un sacerdote che si pre-
parava a celebrare in uno degli altari
laterali, si ricord che quel mese non
aveva fatto pregare la consueta Mes-
sa per le anime del purgatorio.
Riunire alcune monete per lof-
ferta le era sempre costato un cer-
to sforzo, ma quella volta costituiva
un vero e proprio sacrificio... in quan-
to, consegnare lultimo franco che le
rimaneva, equivaleva a non avere di
che saziare la fame per quel giorno.
La lotta interiore tra la devozione e la
prudenza umana fu di breve durata:
subito vinse la prima, perch Jeanne-
Marie se era povera di beni su questa
terra, era ricca di amore di Dio.
Con la ferma convinzione che Co-
lui che disse: Guardate gli uccelli del
cielo: non seminano, n mietono, n
ammassano nei granai (Mt 6, 26),
non lavrebbe abbandonata a se stes-
sa, si diresse alla sacrestia e, come la
vedova povera del Vangelo, conse-
gn la sua ultima moneta da un fran-
co, sollecitando che quella Messa fos-
se celebrata per le sue care anime del
purgatorio. Dopo aver assistito con
molta devozione al Santo Sacrificio,
si mise nuovamente in cammino.
Si sentiva pi leggera, non perch
le sue tasche erano vuote...ma per-
ch, sprovvista di ogni risorsa umana,
si era abbandonata esclusivamente al
beneplacito della Divina Provviden-
za. Il suo cuore, questo s, era pieno.
Pieno di una nuova fiducia che sovra-
stava una certa ansiosa inquietudi-
ne in rapporto al futuro: quale sareb-
be stato il suo destino? Camminava
sprofondata in questi pensieri quan-
do una voce la interruppe:
utto era lusso e joie de vi-
vre nelle vie di Parigi, in
quellestate del 1827.
Nessun rumore ester-
no, per, era capace di
distogliere dalle sue profonde rifles-
sioni una ragazza di aspetto umile e
fronte corrugata, che camminava con
passo risoluto.
La giovane Jeanne-Marie, nata
in un borgo della Bretagna, era sta-
ta educata dai suoi genitori nel santo
timore di Dio. La sua modesta con-
dizione laveva obbligata, quando era
ancora molto giovane, a cercare lavo-
ro presso una ricca famiglia.
Fin dallinfanzia, lei aveva la devo-
ta abitudine di far celebrare ogni me-
se una Messa in suffragio delle ani-
me del purgatorio. Dovendo abban-
donare il suo paese natale per accom-
pagnare i suoi padroni che andavano
ad abitare nella capitale francese, si
mantenne fedele a questatto di cari-
t, assistendo lei stessa al Santo Sa-
crificio, durante il quale univa le sue
preghiere a quelle del sacerdote, pre-
gando specialmente a favore di quel-
lanima la cui liberazione dipendeva
soltanto da unultima preghiera.
Qualche tempo dopo essersi stabi-
lita a Parigi, fu colpita da una grave
STORIA PER BAMBINIO PER ADULTI PIENI DI FEDE?
Febbraio 2006 Salvami Regina 47
Stai cercando un lavoro?
Jeanne-Marie alz la testa e si vide
davanti un giovane di nobile aspetto
e raggiante di felicit.
S, signore rispose, sorpresa e
con la strana sensazione di essere in
un altro mondo...
Allora bene. Va in Rue Tivo-
li n48 e parla con la Sig.ra Lourdes.
Lei ha bisogno di una domestica e ti
ricever con bont.
Non fu difficile trovare la casa in-
dicata. Arriv proprio nel momento
in cui una ragazza, brontolando, con
un pacco sotto il braccio, stava uscen-
do. Jeanne-Marie le chiese se cera la
padrona di casa.
Forse s, forse no! Non mi in-
teressa! Aprir lei la porta se vorr.
Non vorr avere pi niente a che fare
con questa casa! rispose senza fer-
marsi.
Con mano timorosa, la nostra
povera giovinetta suon il campa-
nello. La sua paura, tuttavia, spar
non appena ud una voce dolce che
la invitava ad entrare. Nel trovarsi
di fronte ad una venerabile signora
dallo sguardo buono, fattasi corag-
gio, le espose il motivo della sua vi-
sita:
Ho saputo che la signora ha bi-
sogno di una domestica e sono venu-
ta ad offrirmi, perch mi hanno assi-
curato che qui sarei stata ricevuta be-
nevolmente.
Mia cara giovane, quello che mi
hai appena detto straordinario! Fi-
no a questa mattina io non avevo
assolutamente bisogno di nessuno.
Ma circa unora fa ho dovuto licen-
ziare uninsolente domestica e nes-
suno al mondo, salvo lei ed io, sapeva
ci. Chi, dunque, ti manda qui?
stato un giovane signore che,
fermatami per la strada, mi ha dato
quest informazione. Io sono molto
riconoscente a Dio e a lui, perch
ho bisogno di trovare lavo-
ro oggi stesso, poich non
possiedo neppure un cente-
simo...
La distinta signora ri-
mase pensierosa, non riusciva a
comprendere chi potesse essere
questo strano personaggio. Jean-
ne-Marie, alzando casualmente gli
occhi, vide un quadro sulla parete ed
esclam:
questo luomo che mi ha in-
camminato qui! Vengo da parte sua!
Nelludire queste parole, la Sig.ra
Lourdes emise un grido e quasi fu sul
punto di svenire. Chiese alla ragazza
di raccontarle come si era svolto lin-
contro con lui per la strada. Lei nar-
r, con semplicit, della sua abitudine
di soccorrere le anime del purgato-
rio, della Messa che aveva fatto cele-
brare poco prima e, infine, lepisodio
dellincontro con il giovane, il quale
si mostrava raggiante di felicit, subi-
to alluscita della chiesa. La nobile si-
gnora ascolt tutto con attenzione e,
alla fine, disse emozionata:
- Non sarai la mia domestica, ti con-
siderer come figlia! Questo era mio fi-
glio... il mio unico figlio, morto due an-
ni fa, che deve a te la sua liberazione
dalle pene del purgatorio. Per ricom-
pensarti della tua generosit, Dio gli ha
permesso di inviarti qui. Che Dio ti be-
nedica! A partire da questo momento,
pregheremo insieme per tutti coloro
che soffrono nel luogo di purificzione e
dipendono da una preghiera per entra-
re nella beatitudine eterna.
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1. Santa Verdiana, vergine (+1242).
Giovane nobile originaria della Tosca-
na che, dopo un pellegrinaggio a San-
tiago di Compostela, ha abbandonato il
mondo e si raccolta in un eremitaggio
dove rimasta per 34 anni, conducen-
do una vita di penitenza e preghiera.
2. Festa della Presentazione del
Signore.
Beato Stefano Bellesini, sacerdo-
te (+1840). Religioso agostiniano, si
mantenuto fedele alla regola e al-
la vita comunitaria durante unepoca
molto difficile per il suo Ordine. Fu
parroco di Genazzano, distinguendo-
si per la sua ardente devozione alla
Madre del Buon Consiglio.
3. San Biagio Vescovo e martire
(ca. 316).
Santa Maria di SantIgnazio, ver-
gine (+1837). Religiosa di animo for-
te e carit ardente, ha fondato a Lio-
ne (Francia) la Congregazione dei
Sacri Cuori di Ges e Maria, per las-
sistenza ai poveri.
4. San Giuseppe da Leonessa, sa-
cerdote (+1612). Missionario cap-
puccino, fece assistenza ai cristiani
imprigionati a Costantinopoli e giun-
se a predicare il Vangelo fino al pa-
lazzo del Sultano. Tornato in Italia, si
dedic al servizio dei poveri.
5. V Domenica del Tempo Ordina-
rio.
SantAgata Memoria obbligato-
ria (si ommette per essere domenica).
Beata Isabella Canori Mora
(+1825). Madre di famiglia, a Roma.
Colpita da sofferenze di ogni specie,
le ha sopportate con pazienza e carit
esemplari. Ha offerto la sua vita per
la conversione dei peccatori.
6. San Paolo Miki e compagni
Memoria obbligatoria.
SantAmando di Maastricht, ve-
scovo (+679). Nacque in Aquitania
(Francia). Dopo un certo tempo di vi-
ta eremitica, fu ordinato vescovo sen-
za sede fissa. Predic missioni nel-
la regione delle Fiandre e tra gli slavi
del Danubio. considerato il padre
della vita monastica nellattuale Bel-
gio, dove ha fondato vari monasteri.
7. San Riccardo (+720). Di nobile
famiglia inglese, padre di San Ville-
baldo e Santa Valburga. Durante un
9. San Michele Febres Corde-
ro (+1910). Religioso dei Fratel-
li delle Scuole Cristiane, ha promos-
so per quarantanni studi di catechi-
smo e letteratura nella citt di Cuen-
ca, Equador.
10. Santa Scolastica Memoria
obbligatoria.
Beato Alojzije Viktor Stepinac, ve-
scovo e martire (+1960). Si oppose
al regime nazista a Krasic (Croazia),
durante la II guerra mondiale; e in
seguito, al regime comunista di Tito,
fu un audace difensore della libert
religiosa. Per la sua fedelt alla Chie-
sa, fu imprigionato e mor vittima di
una malattia contratta in carcere.
11. Madonna di Lourdes Memo-
ria facoltativa.
San Pasquale I, papa (+824). Pro-
mosse le prime missioni nei pae-
si scandinavi. Appoggi San Teodo-
ro nella sua lotta contro limperato-
re bizantino iconoclasta. Ricostru la
Chiesa di Santa Cecilia.
12. VI Domenica del Tempo Ordi-
nario.
San Ludano (+1202). Figlio di un
principe scozzese. Nel ritorno da un
pellegrinaggio a Gerusalemme, sost
vicino a Strasburgo (Francia), l mor
mentre le campane locali suonavano
miracolosamente. Gli sono attribuiti
molti miracoli.
13. San Benigno di Todi, sacerdo-
te e martire (+ sec. IV). Martirizzato
durante lultima persecuzione contro
i cristiani, al tempo di Diocleziano e
Massimiano.
14. Santi Cirillo e Metodio Me-
moria obbligatoria (in Europa, festa).
San Giovanni Battista della Con-
cezione, sacerdote (+1613). A 15 an-
ni, conobbe Santa Teresa dAvila, e a
Beato Alosio Stepinac
pellegrinaggio a Roma, mor a Lucca,
dove molto venerato dai suoi abi-
tanti per i numerosi miracoli ottenuti
per sua intercessione.
8. San Girolamo Emiliani Me-
moria facoltativa.
Santa Giuseppina Bakhita, Vergi-
ne dellIstituto delle Figlie della cari-
t Canossiane (+1947).
Santo Stefano di Grandmont, aba-
te (+1124). Ha fondato vicino a Li-
moges (Francia) lOrdine di Grand-
mont, per religiosi di vita contempla-
tiva in regime di grande austerit.
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19 entr nellOrdine dei Trinitari, in
Spagna. Ottenne da Papa Clemente
VIII lapprovazione della riforma di
questOrdine.
15. San Sigfrido, vescovo (+1030).
uno dei numerosi missionari del-
la cattolicissima Inghilterra della sua
epoca, che partirono per evangelizza-
re il nord dellEuropa. Nella Svezia,
battezz il re Olav e convert un gran
numero di pagani.
16. Beato Giuseppe Allamano, sacer-
dote (+1926). Alunno di San Giovanni
Bosco e nipote di San Giuseppe Cafas-
so. Spinto dal suo ardente desiderio di
propagare la fede cristiana, ha fondato
la Congregazione dei Missionari della
Consolata, rami maschile e femminile.
17. Sette Santi fondatori dellOr-
dine dei Servi di Maria.
SantEvermondo, vescovo (+1178).
Discepolo di San Norberto nellOrdi-
ne Premonstratense, lo ha accompa-
gnato nelle sue missioni in Belgio e
in Germania. detto Apostolo dei
Venedi(popolo del margine del Vi-
stola), per il grande impegno che ha
posto nella sua evangelizzazione.
18. San Teotonio, sacerdote
(+1162). Di origine spagnola, studi
a Coimbra e fu arciprete di Viseu, in
Portogallo. Dopo due pellegrinaggi
a Gerusalemme, fond a Coimbra la
Congregazione dei Canonici Regola-
ri della Santa Croce.
19. VII Domenica del Tempo Ordi-
nario.
San Corrado Confalonieri
(+1351). Nobile italiano dedito ai
piaceri della vita fino a che, durante
una partita di caccia, per stanare una
preda, fece appiccare fuoco al sotto-
bosco, dove mor bruciato un bambi-
no. Fortemente scosso da questo fat-
to, si convert. La sua sposa si fece
monaca clarissa ed egli divent ter-
ziario francescano. Mor dopo qua-
rantanni di penitenza e preghiera.
20. Beati Francesco e
Giacinta Marto In Por-
togallo, memoria facol-
tativa.
SantEleuterio, vesco-
vo (+530). Come Vesco-
vo di Tournai (Belgio),
combatt gli eretici aria-
ni, fu aggredito da loro e
mor poco dopo in con-
seguenza delle ferite.
21. San Pier Damiani.
San Roberto Sou-
thwell, martire (+1595).
Sacerdote gesuita che
esercit il suo ministero
a Londra per molti an-
ni. Imprigionato per odio
alla fede, fu torturato e
martirizzato a Tyburn.
22. Festa della Catte-
dra di San Pietro.
Santa Margheri-
ta di Cortona, religio-
sa (+1297). Nacque in Toscana. Do-
po una giovent sregolata, si pent ed
abbracci la vita di penitente nellOr-
dine Francescano. Grande contem-
plativa, ebbe la grazia di frequenti
estasi e pratic una carit eccellente
verso i malati.
23. San Policarpo Memoria ob-
bligatoria.
Beata Raffaella Ybarra di Villalon-
ga, religiosa (+1900). Madre di set-
te figli, ottenne il consenso del mari-
to per prendere i voti religiosi e fond
a Bilbao (Spagna) lIstituto delle Reli-
giose degli Angeli Custodi, per la pre-
servazione delle giovani abbandonate.
24. Beato Costanzo Servoli da Fa-
briano, sacerdote (+1481). Domenica-
no dalla vita austera, dedita agli studi e
alla preghiera. Ha offerto i suoi sacrifi-
ci e preghiere per liberare lEuropa, al-
lora minacciata dai Turchi.
25. Santa Valburga, vergine
(+779). Badessa del Monastero di
Heidenheimensi, in Germania. Insie-
me con i suoi fratelli San Villibaldo
e San Vunibaldo, segu San Bonifa-
cio nella sua opera di evangelizzazio-
ne della Germania.
26. VIII Domenica del Tempo Or-
dinario.
Santa Paola di San Giuseppe di
Casalanzio, vergine (+1889). Ha
fondato a Barcellona (Spagna) lIsti-
tuto delle Figlie di Maria delle Scuo-
le Pie, che si diffuso in 19 paesi, gra-
zie al suo carisma di educatrice.
27. San Gabriele della Vergine Ad-
dolorata (+1862). Giovane italia-
no che abbandon le vanit del mon-
do e fece ingresso nella Congregazio-
ne della Passione (Padri Passionisti),
morendo come accolito a 24 anni.
28. Sante Marana e Cira, vergini
(sec.V). si ritirarono in un luogo de-
sertico della Berea (Siria), dove vis-
sero austeramente e in perpetuo si-
lenzio.
Santa Margherita di Cortona
(pinacoteca Vaticana)
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Jos Antonio Dominguez
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50 Salvami Regina Febbraio 2006
Tipicamente brasiliano
Dio ha moltiplicato i popoli sulla faccia della terra,
per meglio rispecchiare le sue qualit infinite.
Sapendo apprezzare le qualit di ogni popolo,
amiamo Dio, suo creatore.
n amico di San Pao-
lo professore catte-
dratico di Storia ri-
cevette una volta un
visitatore francese.
Era la prima volta che questi prendeva
contatto col Brasile. Come naturale,
lanfitrione cerc di essere il pi ama-
bile ed accogliente possibile, daccor-
do con le leggi dellospitalit, che qui
non sono scritte su carta, ma nel cuore.
Non c chi visiti il Brasile e non si sen-
ta ben accolto; e, nel lasciarlo, non pro-
vi una punta di quel sentimento esclu-
sivamente luso-brasiliano che la no-
stalgia...
Il mio amico mostr, dunque, al vi-
sitatore la sua abitazione. Persona di
gran fede, cultura e ricco di buon gu-
sto, aveva decorato magnificamente
la casa. A mano a mano che gli anda-
va mostrando questo o quel partico-
lare, faceva notare la sua preferenza
per la cultura francese, in modo che il
suo ospite si sentisse pi a suo agio.
In effetti, uno dei saloni aveva mo-
bili Luigi XV, quelli degli altri erano
in stile impero, ed alcuni pezzi era-
no di artisti francesi. Alla fine, sfug-
g dalle labbra del visitatore, che mal
nascondeva un sorriso malizioso, la
domanda acuta:
Ma...professore, lei non ha de-
corato neanche un salone in stile tipi-
camente brasiliano?
Il nostro anfitrione comprese bene
la perplessit del suo visitatore fran-
cese...tipicamente francese! E con un
sorriso affabile rispose:
Proprio cos, una delle caratte-
ristiche dello spirito tipicamente bra-
siliano consiste nellammirare e as-
similare le qualit degli altri popo-
li. Per questo, si pu dire che lei ha
appena veduto una casa tipicamente
brasiliana.
che, per il brasiliano, che acco-
glie nel suo paese-continente figli di
quasi tutte le nazioni della terra, ogni
popolo come una pietruzza colora-
ta di un magnifico caleidoscopio (lin-
sieme delle nazioni). Sapendo ammi-
rare le qualit di ogni popolo, amia-
mo Dio, suo creatore.
* * *
A volte, queste qualit sono anta-
goniste e sarebbe quasi impossibile
rappresentarle in un solo popolo. Per
questo, Dio ha moltiplicato le nazioni
sulla faccia della terra, per meglio ris-
pecchiare le sue qualit infinite.
Un esempio di questo sono le due
citt che il lettore pu apprezzare
nelle foto.
La prima tedesca: la bella citt
di Rothenburg. Nelle sue costruzioni,
perfettamente conservate, come se
fossero state appena finite di costrui-
te, nella pulizia delle strade, nella de-
corazione floreale delle finestre, spic-
ca il senso di ordine.
Nei popoli germanici, si direbbe
che questo senso quasi pi forte che
lo stesso istinto di conservazione: il
tedesco d la vita per difendere lor-
dine. Quello che in qualunque esse-
re umano naturale, ossia, la tenden-
za al disordine in seguito al peccato
originale, nei tedeschi sembra non
esistere, tanto forte in loro lamo-
re per lordine. Per loro la disciplina
non esige uno sforzo, al contrario, fa-
cilita loro il benessere, rende la vita
pi apprezzabile e li aiuta a salire fi-
no a Dio, che tanto mirabilmente ha
ordinato tutto luniverso.
La seconda foto di una citt me-
dievale italiana, incantevole sia per la
sua storia come per il pittoresco delle
sue stradine tortuose, dei suoi vicoli,
delle sue salite e scale consumate dai
passanti: Genazzano. nel suo cuore
che si localizza il santuario della Ma-
dre del Buon Consiglio, dove il mira-
coloso affresco accoglie con dolcezza
materna il pellegrino.
Febbraio 2006 Salvami Regina 51
Si direbbe che in questa cittadina nessuno si
preoccupi affatto della conservazione degli edifici
e che il tempo venga lasciato marcare implacabil-
mente le pareti e logorare le pietre.
Ma, ci sar pittura pi geniale per una costruzio-
ne plurisecolare di questa patina prestigiosa che i ven-
ti e le tempeste vanno depositando sulle pareti? Im-
magini il lettore che il proprietario di questa pittore-
sca casa la facesse restaurare. Essa perderebbe buona
parte del suo fascino e smetterebbe di essere una co-
struzione antica, carica di leggenda, per essere soltan-
to una casa vecchia, rinnovata e ridipinta di fresco.
Questo senso della Storia del quale dotato
litaliano, che va accumulando nelle sue citt le ere
dellumanit, quasi a raggiungere i primordi della
civilt, costituisce la cornice adatta per contenere
in s la Citt Eterna, dove il Successore di Pietro
ha la sua cattedra infallibile.
Non vero, lettore, che la diversit di popoli e
culture una ricchezza per lumanit e rispecchia
la grandezza di Dio? In fin dei conti, se tutti i po-
poli fossero ridotti a uno solo, come vorrebbero al-
cuni, lumanit farebbe un cattivo affare, perch lo
spirito umano ne risulterebbe impoverito.
Genazzano, Italia
Rothenburg, Germania
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Statua
pellegrina
del Cuore
Immacolato
di Maria,
appartenente
agli Araldi del
Vangelo
ogliete il sole, e che rester
al mondo se non le tenebre?
Togliete Maria dalla Chiesa, e
che rester se non loscurit?
(San Bernardo)