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Il PAT di Vigonza - Proposte per il rilancio del Comune (2^ parte di 3)

Il PAT di Vigonza - Proposte per il rilancio del Comune


Il Piano di Assetto Territoriale (PAT) può diventare un grande momento di crescita per Vigonza,
ma a condizione che le opere previste siano considerate nella loro globalità. Questo è il momento in
cui la comunità intera deve unirsi per realizzare il bene comune.
Abbiamo un PAT costruito senza interazione con la gente, che viene immesso nel territorio
con la finalità di spargere il massimo della cubatura possibile giustificandola con la necessità
di fornire servizi ai cittadini.
Come fare in modo che la finalità siano i servizi e la cubatura sia minima con il massimo di
vantaggio per tutti?

Obiettivi
1. Innanzitutto è necessario che il PAT evidenzi un catalizzatore di interessi in grado di attirare
grandi finanziamenti e sottoscriva un impegno forte a favore della cittadinanza.
2. Secondariamente deve esprimere tutta la voglia dei vigontini di entrare da protagonisti nel
PATI. La posizione di comparsa, infatti, non si addice al più grande comune della provincia
di Padova.
3. E infine deve puntare in alto, consapevole di stare sulla cintura urbana di una delle più
famose città d’Italia.

Catalizzatore
A Vigonza abbiamo la fortuna di avere più aree di grande valore paesaggistico. Una di queste
è posizionata in un luogo strategico. Si tratta della Fascia del Brenta che va da Ponte di
Brenta a Capriccio. E’ ampia, è la porta di accesso alla città di
Padova provenendo da Venezia e da Treviso, è punto nodale di
strade a lunga percorrenza e si allunga su uno dei più bei fiumi
d’Italia.
E’ deputata ad essere una grande superficie a servizi non solo
per Vigonza, ma per tutta l’area metropolitana ed è un vero
sacrilegio lasciarla in stato di degrado e soprattutto continuare
ad espandere lì l’area produttiva.
Dovrebbe essere un misto tra il Parco della Villette di
Parigi, il museo della Civilizzazione di Ottawa e un tipico
college inglese, pur rimanendo fortemente radicata alla
sensibilità Veneta nell’architettura e nella dislocazione
degli edifici. Al suo interno dovremmo trovare:
• aree tematiche indipendenti che si integrano attraverso
un uso sapiente del verde;
• giochi strutturati per bambini e per adulti;
• sale prova musicali ad elevata attenuazione acustica;
• luoghi di ristorazione, alberghi e negozi per turisti;
• un porticciolo per l’attracco di barconi turistici;
• un ponte pedonale e ciclabile che colleghi l’area con il
centro di S.Vito;
• un museo importante (per esempio “della scienza e
della tecnica”) con diorami, cinema IMAX, sezioni
interattive per bambini e adulti;
• un centro congressi;
• una cittadella scolastica per scuole superiori immersa nel verde, dotata di palestre e impianti
sportivi all’aperto.

Autrice: Corso Daniela pag 2-1


Il PAT di Vigonza - Proposte per il rilancio del Comune (2^ parte di 3)

Rilancio per il paese


Un progetto di così ampio respiro può essere realizzato solo se si approfitta di contributi, ma,
se si costruisce un progetto all’altezza delle aspettative, si può avere l’appoggio dell’Europa,
oltre che della regione e della nazione, perché
• siamo punto di partenza di una zona di alto interesse storico, la riviera del Brenta;
• Padova non ha un museo scientifico, pur essendo sede di una delle più antiche università
europee;
• l’area metropolitana della città di Padova ha importanti centri turistici sui colli in prossimità
dell’area termale, ma è sostanzialmente priva sul fronte est;
• manca una cittadella scolastica superiore che serva Vigonza e tutta la zona che
 da un lato si apre a ventaglio verso Treviso e Venezia, lungo le direttrici di via
Venezia, via Noalese e strada del Cardo, percorse da servizi pubblici sovra
comunali che raggiungono i paesi più vicini, e
 dall’altro si proietta a cuneo dentro la città di Padova fino alla Stanga, area questa
servita da autobus e prossimamente anche da tram.

Ovviamente il progetto di recupero della Fascia del Brenta implica lo spostamento in altra
zona degli insediamenti attualmente presenti, siano essi produttivi o residenziali.
Ma questo trasferimento non va interpretato in senso negativo, bensì come un’altra occasione
di rilancio del paese.
Quell’area industriale e artigianale, infatti, è vecchia, dotata di un sistema viabile inadatto, munita
di edifici non eco-sostenibili, spesso innalzati su un solo piano e posizionati troppo a ridosso uni
agli altri. Ricostruire questi manufatti nell’area naturalmente vocata del Cristallo, su più piani
ridurrebbe l’estensione della superficie coperta dai capannoni industriali e concentrerebbe i
manufatti in un’unica area con indubbi vantaggi per la viabilità, con maggior fruibilità dei servizi
per gli operatori industriali stessi. Se poi si riuscissero a connotare anche alcune delle piccole e
medie imprese come punti di eccellenza di innovazione tecnologica, probabilmente si riuscirebbero
anche a creare le condizioni per ricevere ulteriori aiuti europei. In questo momento, infatti, c’è una
spinta notevole verso l’innovazione e la ricerca.

Per gli insediamenti residenziali va fatto un discorso diverso.


Attualmente la qualità della vita in quest’area ed eventualmente anche in quella del Cristallo, da
dove alcune famiglie potrebbero chiedere di allontanarsi a fronte di un ulteriore incremento della
zona produttiva, non è eccezionale. E’ separata dal resto del paese da una strada ad alto traffico, il
rumore è elevato, l’inquinamento è percepibile e i servizi sono scadenti.
Probabilmente molti residenti aspettano da tempo di approfittare di un’offerta di acquisto o
di compensazioni urbanistiche o di crediti edilizi per spostarsi in una zona a più alta qualità
della vita. In ogni caso ci si deve affidare alla negoziazione con i privati e alle norme che
regolano i Piani Urbanistici Attuativi.

In ultima analisi questo progetto agisce su più fronti:


• qualifica tutta l’area metropolitana,
• crea lavoro sia durante che dopo il risanamento e
• inserisce Vigonza nel novero dei siti turistici veneti.

Progetto speciale di Porta Venezia


Anche il progetto speciale di Porta Venezia può essere attuato in modo da diventare occasione di
rilancio per la frazione di Barbariga.

Autrice: Corso Daniela pag 2-2


Il PAT di Vigonza - Proposte per il rilancio del Comune (2^ parte di 3)

Considerato che si prevede il transito giornaliero di centinaia di persone, la stazione ferroviaria è il


luogo ideale per innalzare un centro sede di attività ricettive tipo piccoli negozi, un supermercato,
ristoranti, pizzerie, ....
Se sopra i binari si potesse costruire un edificio a ponte, si
renderebbero disponibili gli stessi
servizi a tutta la frazione e si
garantirebbe l’attraversamento in
sicurezza della ferrovia in qualsiasi
ora del giorno.
Vista, poi, la posizione infelice, a
cuneo tra via Ludovico Ariosto e il
sottopasso di via Barbariga, e lo stato
di degrado in cui versano, non
dovrebbe essere difficile negoziare con i proprietari l’abbattimento degli
edifici ivi situati. In tal caso si potrebbe allargare e alberare la strada,
spostare qui il parcheggio e collegarlo al centro commerciale con un
adeguato servizio sopraelevato di scale mobili e tapis roulant.

Progetto Complesso N.1 (Area del Contratto di quartiere II a Vigonza)


La cubatura che in 30 anni è stata riversata sull’area del Contratto di quartiere II a Vigonza è così
alta che questo PAT ha previsto un innalzamento degli edifici per recuperare territorio.
Perché non si è cercato invece di spostare un po’ di questa cubatura in altre aree del Comune?
E’ sicuramente più facile innalzare gli edifici, invece che utilizzare gli istituti dei crediti edilizi o
della perequazione o della compensazione urbanistica, ma perché non provare a farlo?
Ne va della qualità del nostro vivere e oltretutto l’intero paese acquisterebbe prestigio.

Progetto Complesso N.3 (Polo scolastico e sportivo a Peraga)


Questo progetto è sicuramente di largo respiro, ma non è il posto ideale per diventare sede di
un istituto superiore, perché è raggiungibile facilmente solo dai Vigontini e da chi proviene da
Treviso. Rimangono tagliati fuori tutti quelli che provengono da Venezia e dal centro di Padova.
Per un Istituto Superiore è sicuramente preferibile la Fascia del Brenta.
Non si capisce poi, perché questo progetto debba andare a sconfinare oltre via Garibaldi. Se si vuole
fare un passo così importante, si deve cogliere l’occasione per spostare nell’area del Cristallo le
unità produttive localizzate in zone improprie.
Inoltre il progetto non risolve il problema della scuola media, mentre, invece, è doveroso che il
PAT chiarisca una volta per tutte se il Comune vuole avere tre scuole medie, una per ogni
Ambito Territoriale Omogeneo (ATO) o una sola a situata in area centrale a Peraga.
In ogni caso, tale ambito non dovrebbe avere un istituto verticale. Vicino al castello dei da’
Peraga e a una zona residenziale molto estesa, un edificio troppo alto avrebbe un impatto devastante
sull’insieme. Oltre a tutto, sia dal punto di vista pedagogico che da quello della sicurezza dei bimbi,
sarebbe più valido strutturare la scuola in 3 edifici separati:
• uno dove svolgere i programmi curriculari delle elementari,
• un altro dove svolgere i programmi curriculari delle medie
• un ultimo in cui raggruppare le aree comuni (laboratori, la mensa, la palestra, giardino,
biblioteca, ...)
A quest’ultimo edificio i bambini delle elementari non dovrebbero poter accedere
contemporaneamente a quelli delle medie.
C’è infine da sottolineare l’impatto che un complesso di simili dimensioni, avrebbe sulla
viabilità. Già ora il traffico sulla Noalese è sottoposto a pesanti rallentamenti in quel tratto di
strada, se dovesse diventare sede di grandi eventi probabilmente non si muoverebbe più
nessuno a meno di non riversare tutto il traffico nelle aree residenziali limitrofe.

Autrice: Corso Daniela pag 2-3


Il PAT di Vigonza - Proposte per il rilancio del Comune (2^ parte di 3)

Aree Rurali
E’ importante che le aree naturalistiche, in particolare quelle di Codiverno, Pionca, Prati e
Bagnoli, rimangano tali e che nel tempo aumentino di dimensione, perché la salute di un
territorio è strettamente correlata allo stato dell’ambiente.
Ci vuole un progetto per la nostra agricoltura che, magari con la collaborazione dell’università
di Padova, di associazioni a difesa dell’ambiente e delle forze attive locali, riesca
• a recuperare i tipici elementi del paesaggio rurale veneto (mulini, fattorie, pertinenze
agricole, siepi, ... ),
• a utilizzare i tetti dei capannoni per coltivare piante a basso sviluppo radicale quali ortaggi e
fragole,
• a svuotare la terra dall’eccessivo numero di case sparse attraverso gli istituti della
perequazione, della compensazione urbanistica e dei crediti edilizi ed
• ad avviare un commercio per la vendita a «chilometri zero», senza intermediazioni e costi di
trasporto, dei prodotti locali.
Per sopravvivere, però, un’agricoltura sana ha bisogno anche degli introiti provenienti dal
turismo.
E’ per questo che non ci si deve dimenticare che il paesaggio
• va curato e mantenuto sicuro da allagamenti e smottamenti;
• va attraversato da molte piste ciclo-pedonali che corrano lungo i corsi d’acqua e sui confini
dei poderi;
• va segnato da percorsi ippici interessanti e
• va arricchito con un certo numero di agriturismi.

Autrice: Corso Daniela pag 2-4