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Metodi matematici per

lingegneria
(Matematica 4)




Lezioni del prof. Marco Codegone
appunti di Capuzzo Alessandro v. 1.5






Note dell'autore:

Sicuramente non sostituiscono un libro di testo,
probabilmente non sono un lavoro sensazionale,
senza dubbio sono molti gli errori, di vario genere;
ma questi appunti, presi guardando le videolezioni

di Marco Codegone
(professore di analisi matematica presso il Politecnico di Torino)

sono il frutto di settimane di lavoro e
a me personalmente sono stati molto utili.
Ho deciso quindi di renderli disponibili in rete
per chiunque pensasse di ricavarne un qualche vantaggio,
poich penso che la condivisione sia il bene che salver il mondo e
perch ci avvenga, bisogna uscire dalla logica del guadagno a tutti i costi,
convincendosi che contribuire disinteressatamente alla ricchezza culturale del proprio
paese non tempo perso, n mancato guadagno, ma il bene pi grande che si possa fare a s stessi,
...
e ai propri figli.
Capuzzo Alessandro
www.kapello.it kapello@kapello.it



... buon lavoro.
1. Numeri complessi..... 1
1.1. Forma cartesiana...... 1
1.2. Complesso coniugato.. 2
1.3. Forma trigonometrica...... 3
1.4. Formula di Eulero..... 6
1.5. Esempi..... 6
1.6. Propriet del modulo e dellargomento...... 9
1.7. Seni e coseni complessi... 11
1.8. Seni e coseni iperbolici........ 12
1.9. Logaritmo complesso... 13
1.10. Esponenziale complesso..... 14
2. Funzioni a valori complessi..... 16
2.1. Funzioni reali di variabile reale... 16
3. Funzioni periodiche... 18
4. Analisi armonica..... 20
4.1. Armoniche elementari... 20
4.2. Energia di unarmonica elementare... 23
5. Polinomi di Fourier. 24
5.1. Energia di un polinomio di Fourier.... 28
5.2. Polinomio di Fourier di x(t).. 29
6. Serie di Fourier.... 33
6.1. Funzioni continue a tratti.. 33
6.2. Norma e prodotto scalare. 34
6.3. Traslazioni.... 35
6.4. Riscalamento (dilatazione, omotetia).... 35
6.5. Convergenza puntuale e convergenza uniforme... 36
6.5.1. Convergenza puntuale.. 36
6.5.2. Convergenza uniforme.. 37
7. Funzioni di variabile complessa. 41
7.1. Funzioni reali di variabile complessa 41
7.2. Funzioni complesse di variabile complessa... 42
7.3. Integrali di linea in campo complesso.. 45
8. Funzioni analitiche. 46
8.1. Formule integrali di Cauchy. 49
8.2. 1Formula integrale di Cauchy.. 53
8.3. 2Formula integrale di Cauchy.. 54
8.4. Esistenza di derivate di ogni ordine di f(z).. 54
9. Sviluppi in serie.. 56
9.1. Sviluppi in serie di Taylor 56
9.2. Giustificazione della formula di Eulero 59
9.3. Sviluppi in serie di Laurent. 60
10. Singolarit 63
10.1. Singolarit isolate.. 64
10.2. Poli di 1ordine.. 65
10.3. Poli di ordine qualunque.. 67
10.4. Singolarit essenziali 71
10.5. Punto all'infinito di C. 73
10.6. Singolarit non uniformi.. 75
10.7. Singolarit non isolate. 76
10.8. Tabelle riassuntive 77
10.9. Osservazioni finali. 78
11. Residui.. 79
11.1. Calcolo pratico dei residui in poli del 1ordine. 82
11.2. Calcolo pratico dei residui in poli di ordine N>=1. 83
11.3. Integrali impropri col metodo dei residui. 85
11.4. Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse reale)... 88
11.5. Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse immaginario).... 90
12. Decomposizione in fratti semplici.. 94
12.1. Poli semplici. 94
12.2. Poli multipli.. 99
12.3. Poli complessi coniugati 102
13. Distribuzioni... 107
13.1. Funzionali... 107
13.2. Limiti (nel senso delle distribuzioni)... 107
13.3. Derivate distribuzionali... 112
13.4. Modelli (ingresso - uscita).. 117
13.5. Prodotto di convoluzione... 117
13.6. Propriet del prodotto di convoluzione.. 121
14. Trasformata di Fourier. 123
14.1. Trasformata della porta.. 123
14.2. Trasformata della campana razionale. 124
14.3. Trasformata della delta di Dirac 125
14.4. Trasformata della costante 1. 126
14.5. Antitrasformata di Fourier.. 127
14.6. Propriet della trasformata di Fourier. 128
14.7. Altre trasformate... 136
14.8. Trasformata del gradino unitario. 138
14.9. Equazioni nel dominio delle distribuzioni. 139
14.10. Esempi di trasformate di Fourier. 141
14.11. Esercizi introduttivi alle distribuzioni limitate e a crescita lenta 148
14.12. Distribuzioni limitate 151
14.13. Distribuzioni a crescita lenta. 151
14.14. Treno di impulsi 152
14.15. Trasformata di Fourier di distribuzioni periodiche. 156
14.16. Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici 159
15. Trasformata di Laplace 166
15.1. Trasformata di Laplace bilatera 166
15.2. Propriet della trasformata di Laplace 171
15.3. Esercizi su trasformate fondamentali. 175
15.4. Trasformata di Laplace unilatera. 181
15.5. Antitrasformata di Laplace 181
15.6. Esercizi di antitrasformazione.. 183
15.7. Trasformata di Laplace per segnali periodici per t>=0.. 186
15.8. Considerazioni pratiche. 189
15.9. Teorema del valor finale. 189
15.10. Teorema del valore iniziale 190
15.11. Uso della trasformata di Laplace nei modelli differenziali 190
15.12. Applicazione ad un modello concreto 192
15.13. Separazione dei termini di transitorio e di regime.. 194

z=x+ jy
x
y
0
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
Numeri complessi
I numeri complessi si possono presentare in tre forme:
Forma cartesiana
Forma trigonometrica
Forma esponenziale
Forma cartesiana
Il numero complesso in forma cartesiana si scrive nel seguente modo:
z=x+jy
con j si intende l'unit immaginaria, ovvero quel numero complesso che verifica la
seguente uguaglianza:
j
2
=-1
Nei corsi di matematica normalmente l'unit immaginaria simboleggiata dalla lettera i
, mentre nei corsi di applicazione all'elettronica si utilizza la lettera j , perch la i
riservata alla corrente. Noi ci uniformiamo a quest'ultima indicazione in quanto il nostro
corso ha una forte inclinazione alle applicazioni elettroniche.
Il vantaggio della forma cartesiana che si possono leggere immediatamente la parte
reale e la parte immaginaria del numero complesso:
Re z=x
Im z=y
La forma cartesiana presenta invece qualche difficolt quando se ne vogliono cercare il
modulo e l'argomento. Rappresentando in un piano cartesiano il numero complesso, si
utilizza l'asse delle ascisse per la parte reale e l'asse delle ordinate per la parte
immaginaria e la loro composizione individua un punto nel piano che lo rappresenta.

Il modulo di un numero complesso
rappresenta quella che la distanza del
punto del piano xy dall'origine, dunque:
z=.x
2
+y
2
.
Invece l'argomento di un numero complesso
l'angolo 0 formato dalla semiretta che
parte dall'asse delle x e ruota fino ad
incontrare il numero z
E' chiaro che se facciamo una rotazione in senso antiorario indichiamo l'angolo
positivamente, se la facciamo in senso orario, lo indichiamo negativamente.
Come facciamo ad individuare il valore di 0 ? Se guardiamo in figura abbiamo il
Forma cartesiana - Pag. 1
-
n
2
n
2
0+n
0-
n
2
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
triangolo rettangolo Oxz. In questo triangolo 0 l'angolo adiacente al cateto Ox ed
opposto al cateto xz, quindi si ha, grazie alla trigonometria:
tg 0=
y
x
0=arctg
(
y
x
)
Bisogna per fare una certa attenzione nel
calcolo di 0 , perch la funzione tangente
non invertibile in tutto il suo dominio: una
funzione periodica di periodo n ed essendo
la funzione arcotangente l'inversa della
funzione tangente esclusivamente
nell'intervallo
|
-
(
n
2
)
,
(
n
2
)

, la formula cos
com' vale solo se l'angolo 0 compreso in
tale intervallo, ovvero:
quando la parte reale del numero
complesso positiva, la formula per
ricavarlo quella scritta sopra.
Se invece l'angolo si trova fuori da questo
intervallo, ovvero:
quando la parte reale del numero
complesso negativa, bisogna aggiungere
o togliere n (vedi figura : la freccia indica lo
spostamento necessario per rientrare nel
dominio dell'arcotangente partendo con 0
fuori del dominio dell'arcotangente, questo spostamento vale !n ).
Concludendo:
se x=Re z>0 = arg z=0=arctg
(
y
x
)
se x=Re z0 = arg z=0=arctg
(
y
x
)
!n
Complesso coniugato
Il simbolo z
*
rappresenta il complesso coniugato di z e si ottiene cambiando il segno
della parte immaginaria :
se z=x+jy , z
*
=x-jy
Complesso coniugato - Pag. 2
z=x+jy
x
y
0
z
*
=x- jy
-0
j
0
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Dal punto di vista geometrico ricavare il
complesso coniugato corrisponde a fare una
simmetria rispetto all'asse reale.
La forma cartesiana permette di fare
agevolmente somme e sottrazioni, ma diventa
un po' pi problematica tutte le volte che
dobbiamo fare prodotti o potenze. Infatti si
vede subito che nella forma cartesiana il
numero complesso corrisponde ad un
binomio, con tutte le conseguenze del caso:
un prodotto porta a 4 termini, una potenza
ancora peggio.
Vediamo un esempio:
z=-4.3-4 j
dunque:
Re z=-4.3
Im z=-4
E' sempre molto importante valutare subito modulo ed argomento:
z=
.
(-4.3)
2
+(-4)
2
=8
(osserviamo che il modulo sempre positivo)
Ci vuol dire che la distanza dall'origine di z 8.
E' molto importante da comprendere: come dire
che il nostro numero complesso sta su di una
circonferenza di centro l'origine e raggio 8 (vedi
figura). Calcoliamo adesso l'argomento: dobbiamo
subito fare una riflessione sul segno della parte
reale. Nel nostro caso negativa per cui
dobbiamo aggiungere n
arg z=arctg
(
-4
-4.3
)
+n=arctg
(
1
.3
)
+n=
n
6
=
7n
6
Forma trigonometrica
Il numero complesso si scrive nella forma:
z=j(cos 0+ j sen0)
Quando il numero complesso espresso in forma trigonometrica leggiamo subito il valore
del modulo ( j ) e dell'argomento ( 0 ).
E' invece necessario qualche calcolo per le parti reale ed immaginaria:
Forma trigonometrica - Pag. 3
j
0
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Re z=jcos 0 Im z=jsen0
Il complesso coniugato di z si ottiene cambiando il segno alla parte immaginaria oppure
cambiando il segno all'argomento:
z
*
=j(cos 0- j sen0)=j(cos(-0)+ j sen(-0))
La validit del secondo membro facilmente verificabile in quanto il coseno una
funzione pari, dunque cos 0=cos(-0) ed il seno una funzione dispari, dunque
-sen0=sen(-0) .
La forma trigonometrica evidenzia il fatto che il complesso coniugato si ottiene
semplicemente cambiando segno all'angolo 0 (infatti in questo modo si ottiene la
simmetria del numero complesso rispetto all'asse delle x).
Vediamo un esempio.
z=5
(
cos
(
4n
3
)
+j sen
(
4n
3
))
Per rappresentare questo numero nel piano cartesiano osserviamo che il numero star su
di una circonferenza di raggio 5 ed il suo modulo former un angolo di
4n
3
con l'asse
delle x. Calcoliamo le parti reale ed
immaginaria
Re=5cos
(
4n
3
)
=5
(
-
1
2
)
=-
5
2
Im z=5sin
(
4n
3
)
=5
(
-
.3
2
)
=-
5.3
2
Il numero complesso pu essere cos
espresso in forma cartesiana:
z=-
5
2
-5
.3
2

ed il coniugato z
*
=-
5
2
+5
.3
2
= 5
(
cos
(
-
4n
3
)
+j sen
(
-
4n
3
))
Vogliamo fare adesso delle considerazioni che ci introducano alla forma esponenziale. La
seguente uguaglianza sicuramente ovvia:
z=z
z
z
Forma trigonometrica - Pag. 4
z
z
z
Circonferenza
unitaria
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
Geometricamente questo vuol dire che ogni
numero complesso pu essere scritto come il
prodotto di un numero reale z per un
numero complesso che sta sulla
circonferenza unitaria
z
z
.
Abbiamo fatto questa osservazione perch per ora vogliamo occuparci esclusivamente di
numeri complessi che hanno modulo 1.
Prendiamo i seguenti numeri complessi e scriviamoli in forma trigonometrica:
z
1
=1 = z
1
=cos 0
1
+ j sen0
1
z
2
=1 = z
2
=cos 0
2
+ j sen0
2
e moltiplichiamoli tra loro:
z
1
z
2
=cos 0
1
cos 0
2
-sen0
1
sen0
2
+ j (cos 0
1
sen0
2
+sen0
1
cos 0
2
)
ricordando le formule di addizione e sottrazione
z
1
z
2
=cos 0
1
cos 0
2
-sen0
1
sen0
2
_
cos(0
1
+0
2
)
+j ( cos 0
1
sen0
2
+sen0
1
cos 0
2
_
sen(0
1
+0
2
)
)
risulta
z
1
z
2
=cos(0
1
+0
2
)+ j ( sen(0
1
+0
2
))
Questo un risultato estremamente interessante perch illustra che per fare il prodotto di
due numeri complessi ci siamo ricondotti a fare una somma tra gli argomenti. Vi
un'analogia con la forma esponenziale:
e
a
e
b
=e
a+b
il prodotto degli esponenziali si traduce in una somma degli esponenti;
il prodotto dei numeri complessi si traduce in una somma degli argomenti.
Questo ci porta a riflettere sulla possibilit che potrebbe esserci una forma di
rappresentazione dei numeri complessi come esponenziale. In effetti cos, ma certo non
pu essere una forma esponenziale di tipo reale, perch se si volesse rappresentare ad
esempio il numero complesso j :
j=cos
(
n
2
)
+j sen
(
n
2
)
, chiaro che una forma esponenziale del tipo
e
n
2 sarebbe un
numero reale, dunque non andrebbe bene. Bisogner in qualche misura introdurre un
oggetto nuovo.
La forma corretta la seguente in quanto l'esponente non un numero reale ma un
numero immaginario:
Forma trigonometrica - Pag. 5
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
z
1
=e
j 0
1
z
2
=e
j 0
2
Questa rappresentazione traduce molto bene anche il prodotto, infatti volendo fare il
prodotto di due numeri complessi dobbiamo fare la somma degli argomenti:
z
1
z
2
=e
j 0
1
e
j 0
2
=e
j (0
1
+0
2
)
Bisognerebbe per essere sicuri che questo tipo di notazione in qualche misura
coerente con tutte le propriet degli esponenziali. Pi avanti nel corso, quando avremo gli
strumenti necessari, dimostreremo che cos. Siamo dunque giunti alla
Formula di Eulero
e
j 0
=cos 0+ j sen0
Questa una formula fondamentale nel nostro cammino.
Familiarizziamo un po' con essa effettuando una divisione tra due numeri complessi:
z
1
z
2
=cos(0
1
-0
2
)+ j sin(0
1
-0
2
) =
e
j 0
1
e
j 0
2
=e
j (0
1
-0
2
)
Utilizzando la formula di Eulero possiamo scrivere un numero complesso nel seguente
modo:
z=je
j 0
La forma esponenziale una forma in cui si leggono agevolmente modulo e argomento
ed estremamente pratica per fare le operazioni di prodotto, di potenza, di radice n-sima.
Per esempio l'elevamento a potenza diviene il seguente:
z
n
=(je
j 0
)
n
=j
n
(e
j 0
)
n
=j
n
e
j n0
Esempi
Vediamo un esempio pratico.
Prendiamo z=3.3+3 j
e facciamone la potenza ottava.
Diciamo subito che se dovessimo eseguire questo calcolo in forma cartesiana, ci
ritroveremmo a dover fare il prodotto di un binomio con due addendi per s stesso 8 volte,
ed il calcolo diventerebbe una cosa estremamente faticosa. Se invece scriviamo il numero
complesso in forma esponenziale questo diventa molto semplice:
z=
.
(3.3)
2
+3
2
=.36=6
arg z=arctg
(
3
3.3
)
=
n
6
osserviamo che a>0 , quindi non si aggiunge n
Esempi - Pag. 6
z
z
8
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
per cui la potenza
z
8
=
(
6e
j
n
6
)
8
=6
8
e
j 8
n
6
E' molto importante verificare cosa succede
graficamente, facendo una rappresentazione
geometrica; fare l'ottava potenza significato
elevare il modulo all'ottava potenza; ed avere
fatto una rotazione, moltiplicando l'argomento
per 8.
Vediamo un altro esempio.
Ci poniamo la questione di fare la radice n-sima di z . Ricordando che fare la radice n-
sima significa fare un elevamento a potenza frazionaria, possiamo scrivere:
n
.z=
n
.
je
j 0
=( je
j 0
)
1
n
Si tratta anche in questo caso di sfruttare le propriet dell'esponenziale, tenendo per
conto della periodicit di 0 che rimane pur sempre un angolo della circonferenza
goniometrica, per cui risulta:
n
.z=
n
.
je
j 0
=(je
j 0
)
1
n
=(je
j 0+2k n j
)
1
n
Aggiungere un multiplo di 2n a 0 ci fa ottenere lo stesso numero complesso.
Dobbiamo quindi tenerne conto e sviluppare la radice come segue:
n
.z=
n
.
je
j 0
=( je
j 0
)
1
n
=(je
j 0+2k n j
)
1
n
=j
1
n
e
j
0
n
+
2n
n
kj
con k -Z
Osserviamo adesso che se se noi facciamo variare k non otteniamo infinite radici distinte,
perch
k=0 porta allo stesso angolo a cui porta k=n , per cui sar sufficiente far variare k
nell'insieme k -0,1,2 , ... , n-1
Traduciamo in un esempio numerico.
Calcolare
4
.
-2-2.3 j
Il primo problema che affrontiamo scrivere il numero nella forma esponenziale:
-2-2.3=
.
(-2)
2
+(-2.3)
2
=.16=4
arg z=arctg
(
-2.3
2
)
+n=
n
3
+n=
4n
3
(in questo caso ao per cui si aggiunge n )
Esempi - Pag. 7
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
possiamo scrivere:
4
.
-2-2.3 j=
4
.4e
j
4n
3
=
4
.4e
j
n
3
+
2n
4
kj
Rappresentiamo nel piano complesso le
radici quarte di z . Osserviamo che hanno
tutte lo stesso modulo:
4
.4=
2
.2
. Quello che
cambia l'angolo perch dobbiamo variare il
parametro k.
Osserviamo che al variare di k si ottengono
sempre gli stessi 4 punti, quindi per ottenere
radici distinte si prende, come gi detto, solo
k=0,1,2,3
I punti sono i vertici di un poligono regolare
che ha tanti lati quanto l'indice della radice
(in questo caso abbiamo un quadrato
regolare inscritto nella circonferenza di raggio
.2 .
Vediamo un altro esempio.
5
.-1
Scriviamo il numero in forma esponenziale (quando il numero cos semplice pi facile
ricavarsi modulo e argomento graficamente che far calcoli)
Il modulo 1, l'anomalia o argomento n per cui
5
.-1=
5
.e
j n
=(e
j n
)
1
5
=e
j
n
5
+
2n
5
kj
La prima radice la otteniamo mettendo k=0 , il modulo sempre 1.
Aggiungendo multipli di
2n
5
otteniamo gli altri punti (che corrispondono ai vertici di un
pentagono regolare iscritto nella circonferenza unitaria).
Vediamo un altro esempio.
Esempi - Pag. 8

z
0

z
1

z
3

z
2

0
-1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
6
.-1=
6
.e
j n
=(e
j n
)
1
6
=e
j
n
6
+
2n
6
kj
In questo caso le altre radici si ottengono attraverso una rotazione di
2n
6
Questo tipo di esercizi molto utile per cui si consiglia lo studente di eseguire per s i
seguenti:
.1
3
.1
4
.1
5
.1
6
.1
3
.-1
4
.-1
3
. j
4
. j
5
. j
6
. j
3
.-j
4
.-j
5
.-j
E' chiaro che bisogna ricordarsi che 1=e
j 0
,
j=e
j
n
2
Propriet del modulo e
dell'argomento
z
1
z
2
=z
1
z
2

Scriviamo i numeri complessi nella loro forma esponenziale


z
1
=j
1
e
j 0
1
z
2
=j
2
e
j 0
2
=
z
1
z
2
=j
1
e
j 0
1
j
2
e
j 0
2
=j
1
j
2
e
j (0
1
+0
2
)
Risulta evidente dunque l'identit
z
1
z
2
=z
1
z
2
= j
1
j
2
=j
1
j
2
arg ( z
1
z
2
)=arg z
1
+arg z
2

z
1
z
2

=
z
1

z
2

Propriet del modulo e dell'argomento - Pag. 9



0
-1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
arg
(
z
1
z
2
)
=arg z
1
-arg z
2
Le dimostrazioni sono tutte immediate scrivendo il numero complesso sotto forma
esponenziale.
Vediamo un esempio concreto.
z=
2+2 j
1+.3 j
e
j
n
4
Supponiamo di essere interessati, come spesso capita, a vedere subito il modulo e
l'argomento di questo numero complesso. Questo calcolo diviene semplice se noi
utilizziamo le propriet che abbiamo appena mostrato:
z=
2+2 j
1+.3 j

e
j
n
4

=
.
8
.4
1=.
2
arg z=arg(2+2 j )-arg(1+.3 j )+arg
(
e
j
n
4
)
=arctg 1-arctg .3+
n
4
=
n
4
-
n
3
+
n
4
=
n
6
Osservazione
z e
j o
corrisponde ad una rotazione, in quanto il modulo di z non cambia, mentre
l'argomento viene moltiplicato per o .
Per esempio zj porta ad una rotazione di
n
2
di z .
Questo evidenzia una caratteristica di j , proviamo a svilupparne le potenze:
j
0
=1
j
1
= j
j
2
=-1
j
3
=-j
j
4
=1
............
Si pu vedere dal grafico che effettivamente ogni prodotto per j corrisponde ad una
rotazione di
n
2
, per cui calcolare le potenze di j diventa effettivamente semplice (si
divide l'indice della potenza per 4 e si prende il resto della divisione ...)
Propriet del modulo e dell'argomento - Pag. 10
j
-1 1
-j
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Seni e coseni complessi
Consideriamo
e
z
=e
x+j y
=e
x
e
j y
e ricordando la formula di Eulero
e
x
e
j y
=e
x
(cos y+j sen y)
abbiamo cos potuto scrivere e elevato ad un qualunque numero complesso.
Possiamo subito osservare che
e
z
=e
x
arg e
z
=y
Abbiamo appena trattato una forma un pochino pi completa della formula di Eulero:
e
z
=e
x
(cos y+j sen y)
Facciamo le seguenti considerazioni, abbiamo
e
j o
=cos o+j seno o-R
iniziamo subito col dire che grazie alla formula di Eulero possiamo dire che l'esponenziale
complesso pu essere visto come una combinazione lineare di coseni e seni.
Cerchiamo il complesso coniugato
e
-j o
=cos o-j seno
e adesso sommiamo membro a membro le due uguaglianze, ottenendo
e
j o
+e
-j o
=2cos o = cos o=
e
j o
+e
-j o
2
osserviamo che il coseno pu essere visto come una combinazione lineare di
esponenziali complessi, e questo un fatto molto importante. Facciamo adesso la
sottrazione membro a membro
e
j o
-e
-j o
=2 j sino = seno=
e
j o
-e
-j o
2
j
osserviamo che anche il seno pu essere espresso come combinazione lineare di 2
esponenziali complessi. Mettere come argomento di seno e coseno un numero complesso
di difficile interpretazione (non sappiamo dire cosa significa), ma se noi sfruttiamo le
uguaglianze che ci siamo appena ricavati, possibile farlo (perch un esponenziale
complesso ha significato, come gi visto precedentemente), dunque possiamo procedere
con le seguenti definizioni:
cos z=
e
j z
+e
-j z
2
definizione di coseno complesso
sen z=
e
j z
-e
-j z
2 j
definizione di seno complesso
Vediamo un esempio. Abbiamo
Seni e coseni complessi - Pag. 11
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
z=(n+2 j )
vogliamo calcolarne il seno:
sen(n+2 j )=
e
j (n+2 j )
-e
-j (n+2 j )
2 j
=
e
j n
e
-2
-e
-j n
e
2
2 j
se adesso riflettiamo su quanto vale e
j n
, notiamo che ha modulo 1 ed argomento n ,
dunque il numero reale -1. Lo stesso vale per e
-j n
. L'equazione diventa:
sen(n+2 j )=
-e
-2
+e
2
2 j
molte volte il j a denominatore disturba, quindi lo si porta a numeratore moltiplicando e
dividendo per j :
sen(n+2 j )=
-e
-2
+e
2
2 j

j
j
=
-e
-2
+e
2
-2
j
Osserviamo che il seno di un numero complesso un numero complesso.
Vediamo un altro esempio.
Calcolare sin
(
n
2
-j log 2
)
dobbiamo anche in questo caso ricorrere alla definizione di seno complesso:
sin
(
n
2
-j log 2
)
=
e
j
(
n
2
-l log2
)
-e
-j
(
n
2
-j log2
)
2 j
=
e
j
n
2
e
log2
-e
-j
n
2
e
-log2
2 j
=
j 2+ j
1
2
2 j
=1+
1
4
=
5
4
in questo caso abbiamo ottenuto un numero reale (ricordiamo che il numero reale un
caso particolare del numero complesso).
Vogliamo sottolineare con grande rilievo che il risultato un numero reale > 1. Questo
fatto sembrerebbe in contrapposizione con le normali regole del seno, ma non
dimentichiamo che abbiamo fatto il seno di un numero complesso: il modulo di un seno
complesso pu essere pi grande di uno.
Seni e coseni iperbolici
Introduciamo adesso le funzioni iperboliche, che con gli strumenti che abbiamo introdotto,
diventano di comprensione piuttosto semplice.
Seni e coseni iperbolici - Pag. 12
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Numeri complessi
Definizione in ambito reale di seno e coseno iperbolico:

senho=
e
o
-e
-o
2
cosh o=
e
o
+e
-o
2
Definizione in ambito complesso di seno e coseno iperbolico:
senh z=
e
z
-e
-z
2
cosh z=
e
z
+e
-z
2
Possiamo osservare che cos come seno e coseno complesso sono una combinazione di
esponenziali complessi, anche seno e coseno iperbolici complessi sono una
combinazione di esponenziali complessi, anche se ovviamente diversa. Dunque possiamo
concludere che l'esponenziale complesso comprende dentro di s tutte queste funzioni,
ovvero, attraverso opportune combinazioni di di esponenziale complesso si ottengono le
funzioni seno e coseno circolari, seno e coseno iperbolici, complessi.
Essendoci dunque questo legame con l'esponenziale complesso, possiamo dedurre che
ci sar anche un legame tra le funzioni seno e coseno circolari e seno e coseno iperbolici.
Calcoliamo il sen( j z)
sen( j z)=
e
j ( j z)
-e
-j ( j z)
2 j
=
e
-z
+e
z
2 j
=
e
-z
+e
z
2 j

j
j
=-
e
-z
+e
z
2
j=
e
z
-e
-z
2
j= j senh z
Abbiamo trovato un legame molto stretto tra seno complesso di z e seno iperbolico
complesso di z.
Analogamente si ottengono le altre relazioni. Il quadro generale risultante il seguente:
sen jz=j senh z
senh jz=j senz
cos jz=cosh z
cosh jz=cos z
Logaritmo complesso
Il logaritmo complesso si scrive nella forma
log z
Logaritmo complesso - Pag. 13
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Si utilizza la stessa notazione del logaritmo di un numero reale; sar il contesto a
segnalarci se si tratta del logaritmo di un numero reale o del logaritmo di un numero
complesso. Prendiamo come definizione di logaritmo quella che si ottiene in modo
naturale, facendo il logaritmo del numero complesso scritto sotto forma esponenziale:
z=je
j 0
per cui
log z=log( je
j 0
)
diventa allora abbastanza naturale definire il logaritmo di un numero complesso in modo
che siano rispettate le propriet che avevano i logaritmi dei numeri reali. E' possibile
scomporre il logaritmo di un prodotto in una somma di logaritmi:
log(je
j 0
)=log j+loge
j 0
ricordando la periodicit dell'argomento, dobbiamo scrivere:
log(je
j 0
)=log j+loge
j 0
=log j+loge
j 0+k n j
=logj+j 0+2nk j
Dunque grazie ai conti che abbiamo fatto possiamo dare la definizione di logaritmo di un
numero complesso
log z=logj+j 0+2nk j
Osserviamo il grafico.
Facendo il logaritmo, otteniamo un numero
complesso con parte reale uguale al logaritmo
di j e parte immaginaria uguale a
j 0+2nk j
Vediamo che solo la parte immaginaria ad
essere periodica di periodo 2nk . Questo, si
traduce nel fatto che esso star su di una retta
parallela all'asse delle ordinate (la x costante)
ed apparir, partendo da un'ordinata uguale a
0 (con k=0) con un periodo di 2n j . Il
logaritmo ci porta dunque ad infiniti valori
immaginari.
Vediamo un esempio.
log1- j .3=log
(
2e
-j
n
3
+2k n j
)
=log 2-j
n
3
+2k n j
Esponenziale complesso
Attraverso il logaritmo complesso si pu anche definire l'esponenziale con base
complessa:
Esponenziale complesso - Pag. 14


2n
0

log j
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z
o
=e
olog z
=e
o(logz+j 0+2k n j )
Anche per l'esponenziale quando la base complessa otteniamo infiniti risultati.
Terminiamo il capitolo riguardante i numeri complessi con alcune osservazioni.
In campo complesso:
vi sono radici di numeri negativi
vi sono logaritmi di numeri negativi
seno e coseno possono avere moduli maggiori di 1
l'esponenziale complesso comprende seni e coseni
Esponenziale complesso - Pag. 15
e
x
cos x
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni a valori complessi
Funzioni a valori complessi
Funzioni reali di variabile reale
Occupiamoci inizialmente di funzioni reali di variabile reale, facendo per intervenire i
numeri complessi. Consideriamo
x(t )=Re e
(1+j )t
=Re(e
t
e
j t
)=Re(e
t
(cos t + j sent ))=e
t
cos t
si vede che otteniamo una funzione reale di variabile reale da un'espressione che per
complessa. Qualcuno si chieder perch non abbiamo subito preso l'espressione finale
e
t
cos t . La risposta che nel nostro corso capiter spesso di ottenere funzioni reali da
funzioni complesse, quindi molto importante
capire come una funzione reale possa essere
rappresentata da una funzione complessa.
Mostriamo il grafico della funzione cercando
di capire come un grafico di questo tipo possa
essere immediatamente percepito senza
passare attraverso lo studio di funzione.
La funzione cos t nota. Ci sono dei punti
in cui essa assume valore 1, -1 e 0. In tutti gli
altri punti ha valori che sono compresi tra -1 e
1. L'osservazione che se noi prendiamo i
punti in cui il coseno vale 1 la funzione
prodotto assumer il valore della funzione esponenziale. Possiamo dunque prendere il
grafico dell'esponenziale e segnarci i punti in cui cos t =1 , che saranno ripeto i punti in
cui la funzione prodotto varr e
t
. Lo stesso ragionamento si pu fare per i punti in cui
cos t=-1 (prendendo per i valori di -e
t
, visto che l'esponenziale viene moltiplicato
per -1). Infine nei punti in cui cos t=0 la funzione prodotto star sull'asse delle x. Per
tutti i valori interni avremo dei valori compresi, sar dunque facile immaginare l'andamento
della funzione. A titolo informativo diciamo che il grafico che abbiamo trovato una
modulazione in ampiezza di una funzione periodica che ha un andamento sinusoidale.
Nel seguito useremo il termine segnale al posto del termine funzione, perch pi indicato
nelle applicazioni matematiche.
Vediamo un altro esempio di funzione reale di variabile reale che descriviamo attraverso i
numeri complessi:
x(t )=Ime
-j t
=Im(cos-t +j sen-t )=Im(cos t -j sent )=-sent
Dunque abbiamo rappresentato la funzione -sent come esponenziale complesso.
Funzioni reali di variabile reale - Pag. 16
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni a valori complessi
Funzioni complesse di variabile
reale
Vediamo adesso le funzioni a valori complessi di variabile reale.
Sia x(t )=e
s t
con s=c+ j o costante complessa fissata;
pur essendo t una variabile reale, i valori che la funzione assume ad ogni t sono dei
numeri complessi, quindi si tratta di una funzione che dai reali va ai complessi ( R-C ).
x(t )=e
s t
=e
(c+j o)t
=e
ct
e
j ot
=e
ct
(cos ot +j senot )
Riflettiamo su cosa sono parte reale e parte immaginaria di questo numero
Re e
st
=e
ct
cos ot
osserviamo che a parte le costanti c e o , che modificano quelle che sono le scale
del nostro numero (riscalamento), questa funzione ha un grafico qualitativamente simile a
quello che abbiamo visto prima;
Ime
st
=e
ct
sin ot
ed anche questa appare come una modulazione in ampiezza di una funzione sinusoidale.
Vediamo adesso quali sono modulo e argomento della funzione complessa
Modulo:
x(t )=e
st
=e
ct
e
j ot
=e
ct
e
j ot
=e
ct
e
j ot
un esponenziale con all'esponente la sola parte immaginaria, dunque il suo
modulo 1
e
ct
un esponenziale con all'esponente la sola parte reale, dunque il suo modulo
l'esponenziale stesso e
ct
.
Il modulo della nostra funzione complessa dunque un esponenziale reale.
Argomento:
arg x(t )=arg (e
(c+j o)t
)=arg (e
ct
e
j ot
)=ot
dunque l'argomento ha un comportamento lineare ( una retta passante per l'origine).
Funzioni complesse di variabile reale - Pag. 17
x(t )
t n 0
Capuzzo Alessandro - www.kapello.it - Funzioni periodiche
Funzioni periodiche
Una funzione periodica tale se si verifica la seguente uguaglianza
x(t )=x(t +T )
Infatti aggiungere una costante reale alla nostra variabile t, significa traslare la nostra
funzione a sinistra di T , dal momento che la funzione traslata uguale alla funzione
stessa ne consegue che la funzione periodica di periodo T . Risulta immediato
osservare che se T il periodo di una funzione, risultano essere periodi della stessa
funzione anche i suoi multipli, ovvero:
x(t )=x(t +k T ) con k -Z
se x(t ) non una funzione costante e T il pi piccolo numero reale positivo,
per il quale si ha x(t )=x(t +T )
allora T detto periodo fondamentale o lunghezza d'onda.
Vediamo un esempio.
Quello rappresentato in figura un segnale periodico di periodo T=n (traslando la
funzione del periodo se ne ottiene una uguale).
Richiamiamo adesso alcuni altri oggetti che sono importanti nella descrizione di una
funzione periodica:
T periodo
1
T
= f frequenza = T=
1
f
2n
T
=o frequenza angolare = T=
2n
o
Nel caso dell'esempio avendo T=n si ottengono
Funzioni periodiche - Pag.18
x(t )
t n 0
Capuzzo Alessandro - www.kapello.it - Funzioni periodiche
f =
1
T
=
1
n
o=
2n
T
=
2n
n
=2
TRUCCO: nelle funzioni sinusoidali il valore della frequenza angolare corrisponde
al coefficiente della variabile t.
Vediamo cosa succede raddoppiando la frequenza:
Osservando il grafico, vediamo che abbiamo ottenuto una funzione periodica con periodo
fondamentale che esattamente uguale alla met del precedente (per anche il vecchio
periodo rimane periodo della funzione anche se non pi fondamentale).
Funzioni periodiche - Pag.19
Capuzzo Alessandro - www.kapello.it - Analisi armonica
Analisi armonica
Armoniche elementari
Consideriamo le seguenti funzioni
a) x(t )=o
k
cos k ot +
k
sen k ot
b) x(t )=j
k
sen( k ot +0
k
)
c) x
c
(t )=
k
e
j k ot
(con il pedice c si intende che la c) una funzione a valori complessi)
con
t -R variabile reale
k -Z parametro intero relativo
o
k
,
k
,
k
, j
k
, 0
k
-R valori reali

k
-C valore complesso
o-R valore reale
Osserviamo subito che
k o = frequenza angolare delle armoniche elementari
ma ricordando che T=
2n
o
abbiamo
frequenza angolare = k o=k
2n
T
periodo =
T
k
=
1
k
2n
o
frequenza = k f =
k
T
=k
o
2n
Queste considerazioni valgono per tutte e tre le armoniche elementari.
Vediamo adesso quali sono i legami tra queste tre armoniche; richiamando le formule di
addizione e sottrazione e partiamo dalla forma b).
x(t )=j
k
sen( k ot +0
k
)=j
k
(cos k ot sen0
k
+sen k ot cos 0
k
) =
(j
k
sen0
k
)
_
o
k
cos k ot +(j
k
cos 0
k
)
_

k
sen k ot
Armoniche elementari - Pag.20
Capuzzo Alessandro - www.kapello.it - Analisi armonica
ci si accorge che l'armonica elementare espressa nella forma b) coincide con quella
espressa nella forma a) se

o
k
=(j
k
sen0
k
)

k
=(j
k
cos 0
k
)
Questa uguaglianza pu essere utilizzata anche per ricavare j e 0 : sommiamo i
quadrati di ambo i membri delle due espressioni soprastanti:
o
k
2
+
k
2
=j
k
2
sen0
k
2
+j
k
2
cos 0
k
2
=j
k
2
= j
k
=
.
o
k
2
+
k
2
dividiamo adesso membro a membro le due uguaglianze
o
k

k
=tan 0
k
=
0
k
=arctan
(
o
k

k
)
|!n
_
se
k
0
Vediamo adesso i legami con l'armonica in forma complessa (forma c) ).
Osserviamo innanzitutto che la somma di un numero complesso con il proprio coniugato
d un numero reale; se partiamo dalla seguente uguaglianza, che stabiliamo noi
arbitrariamente
x(t )=x
c
(t )+x
c
*
(t )
e ricordando che fare il coniugato di un prodotto significa coniugare ciascun fattore,
eseguiamo i seguenti passaggi
x(t )=x
c
(t )+x
c
*
(t )=
k
e
jk ot
+
(

k
e
jk ot
)
*
=
k
e
jk ot
+
k
*
e
-jk ot
=

k
(cos k ot + j sen k ot )+
k
*
(cos k ot - j sen k ot ) =
mettendo in evidenza il seno ed il coseno
=(
k
+
k
*
)
_
o
k
cos k ot + j (
k
-
k
*
)
_

k
sen k ot
per cui alla fine si ottiene:
o
k
=
k
+
k
*
=2Re
k

k
= j (
k
-
k
*
)=-2Im
k
(il segno meno nasce da jj )
Se invece volessimo
k
si ricava facilmente

k
=
1
2
(
o
k
-j
k
)
Dunque i tre modi che abbiamo di scrivere un'armonica elementare non sono altro
che tre modi diversi per descrivere lo stesso oggetto.
Armoniche elementari - Pag.21
2
n
2
Capuzzo Alessandro - www.kapello.it - Analisi armonica
Vediamo un esempio. Abbiamo il segnale armonico in forma complessa c) :
x(t )=j e
j 4t
-j e
-j 4t
con k=4 =
o=1
T=2n
f =
1
2n
e vogliamo ricavare la forma a).
NOTA: essendo k=4 tutti i termini in k saranno termini in 4
o
4
=
4
+
4
*
= j+j
*
= j-j=0

4
=j (
4
-
4
*
)= j ( j-j
*
)= j ( j+j )=-2
quindi la forma a) sar
x(t )=-2 sen4t
Funzione dal grafico rappresentato in
figura.
Vediamo un altro esempio. Abbiamo il segnale
x(t )=cos t +sent con k=1 =
o=1
T=2n
f =
1
2n
Ci chiediamo qual' l'ampiezza dell'oscillazione e vediamo che con l'armonica espressa
nella forma a) ci sono delle difficolt a capirlo subito.
Portiamoci dunque nella forma b).
o
1
=1 ,
1
=1 = j
1
=.1
2
+1
2
=.2
0
1
=arctan
1
1
=
n
4
0 detto anche sfasamento
dunque la forma b) : x(t )=.
2 sen
(
t+
n
4
)
Abbiamo un'ampiezza di
.2 ed uno sfasamento a destra di
n
4
.
Armoniche elementari - Pag.22
Capuzzo Alessandro - www.kapello.it - Analisi armonica
Energia di un'armonica
elementare
L'energia di un'armonica elementare data dalla seguente espressione
x(t )
2
=
|
0
T
x(t )
2
dt
Calcoliamola attraverso la forma complessa:
x
c
(t )
2
=
|
0
T

k
e
j k ot

2
dt =
|
0
T

2
e
j k ot

2
dt =
|
0
T

2
1dt =
|
0
T

2
dt =T
k

2
Si vede che l'energia dipende dal modulo del coefficiente dell'armonica al quadrato
moltiplicato per l'ampiezza del periodo T.
Calcoliamo l'energia attraverso una forma non complessa
x
2
=x
c
(t )-x
c
*
(t )
2
=
|
0
T
x
c
(t )-x
c
*
(t )
2
dt =
|
0
T
(
x
c
(t )+x
c
*
(t )
)(
x
c
(t )+x
c
*
(t )
)
*
dt =
|
0
T
(
x
c
(t )
2
+x
c
(t )
2
+x
c
(t )x
c
(t )+x
c
*
(t )x
c
*
(t )
)
dt =2T
k

2
+
|
0
T

k
2
e
j 2k ot
dt +
|
0
T

k
*2
e
-j 2k ot
dt
i due integrali sono nulli, per cui risulta
x
2
=2T
k

2
=
T
2
(
o
k
2
+
k
2
)
Energia di un'armonica elementare - Pag.23
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
Polinomi di Fourier
I seguenti polinomi
P
n
(t )=o
0
+
_
k=1
n
o
k
cos k ot +
k
sen k ot
P
n
(t )=o
0
+
_
k=1
n
j
k
sen(k ot +0
k
)
P
n
(t )=
_
k=-n
n

k
e
j k ot
sono sommatorie delle armoniche elementari che abbiamo appena studiato. Osserviamo
che la frequenza di ciascun addendo k volte la frequenza fondamentale, quindi
possiamo dire che la frequenza angolare di tutto il polinomio uguale a o . I polinomi di
Fourier hanno dunque
T periodo fondamentale
1
T
= f frequenza fondamentale = T=
1
f
2n
T
=o frequenza angolare fondamentale = T =
2n
o
in k=1 e tutti gli altri addendi hanno periodo e frequenze che sono multipli di questi.
Tutte le considerazioni che abbiamo fatto per le armoniche si possono fare anche per i
polinomi di Fourier, in particolar modo vorremmo richiamare la seguente:
se
k
=
-k
*
con k>0
allora abbiamo la piena equivalenza tra i polinomi nelle tre forme, in quanto il polinomio
nella forma complessa di fatto un polinomio reale, sono verificate perci le uguaglianze
o
k
=
k
+
k
*
=2Re
k

k
= j (
k
-
k
*
)=-2Im
k

0
=o
0
Esempio 1 : onda triangolare
Consideriamo il seguente polinomio
P
n
(t )=
1
2
+
_
k=-n , k=o
n
|(-1)
k
-1
k
2
n
2
e
j 2k t
osserviamo subito che
k
=
|(-1)
k
-1
k
2
n
2
Polinomi di Fourier - Pag.24
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
la frequenza angolare del polinomio o 2 , quindi
T=
2n
o
=n
osserviamo anche che il termine |(-1)
k
-1 vale -2 per k dispari e zero per k pari
Prendiamo adesso il polinomio per n = 1
P
1
(t )=
1
2
+
-2
n
2
e
-j 2t
+
-2
n
2
e
j 2t
molte volte comodo esprimere il polinomio in termini di seno e coseno, abbiamo
P
1
(t )=
1
2
+
-2
n
2
e
-j 2t
+
-2
n
2
e
j 2t
=
1
2
-
2
n
2
(e
-j 2t
+e
j 2t
)=
1
2
-
4
n
2
cos 2t
Analogamente possiamo calcolare il polinomio per n = 3
P
3
(t )=
1
2
+
-2
9n
2
e
-j 6t
+
-2
n
2
e
-j 2t
+
-2
n
2
e
j 2t
+
-2
9n
2
e
j 6t
mettiamo in evidenza alcuni termini
P
3
(t )=
1
2
+
-4
n
2
cos 2t+
-4
n
2
cos 6t
Vediamo i grafici.
P
1
(t )
P
3
(t )
P
5
(t )
Polinomi di Fourier - Pag.25
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
P
7
(t )
Aumentando n si accentua la vicinanza del polinomio di Fourier al segnale triangolare.
Esempio 2 : onda quadra.
P
n
(t )=
_
k=-n , k=o
n
j
k n
|(-1)
k
-1 e
j k t
la frequenza angolare o 1, quindi
T=
2n
o
=2n
Calcoliamo i polinomi
P
1
(t )=
-2 j
-n
e
-j t
+
-2 j
n
e
j t
mettendo in evidenza
-2 j
n
otteniamo
P
1
(t )=
-2 j
n
(e
j t
-e
-j t
)=
-2 j
n
2 j sent =
4 j
n
j sent
P
3
(t )=
-2 j
-3n
e
-j 3t
+
-2 j
-n
e
-j t
+
-2 j
n
e
j t
+
-2 j
3n
e
j 3t
P
3
(t )=
4
3n
sen3t
Vediamo i grafici.
P
1
(t )
Polinomi di Fourier - Pag.26
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
P
3
(t )
P
5
(t )
P
7
(t )
Questa volta abbiamo un'onda quadra. Anche in questo caso, all'aumentare di n ci si
avvicina sempre pi al segnale di base.
Esempio 3 : onda a dente di sega.
P
n
(t )=1+
_
k=-n , k=o
n
1
k n
j e
j k nt
osserviamo che o=n , T=2 , f =
1
2
P
1
(t )=1+
1
-n
j e
-j nt
+
1
n
j e
j nt
=1-
2
n
sennt
P
2
(t )=1+
1
-2n
j e
-j 2nt
+
1
-n
j e
-j nt
+
1
n
j e
j nt
+
1
2n
j e
j 2nt
=1-
1
n
sen2nt -
2
n
sennt
Vediamo i grafici.
P
1
(t )
Polinomi di Fourier - Pag.27
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
P
3
(t )
P
5
(t )
Energia di un polinomio di
Fourier
Vediamo adesso cos' l'energia di un polinomio di Fourier
|P
n
(t )|
2
=
|
o
T
P
n
(t )
2
dt =
|
o
T

_
k=-n
n

k
e
j k ot

2
dt=
|
o
T
(
_
k=-n
n

k
e
j k ot
)

(
_
k=-n
n

k
*
e
-j k ot
)
dt =
|
o
T
_
h=-n
n
(

h
e
j hot

_
k=-n
n

k
*
e
-j k ot
)
dt =
|
o
T
_
h=-n
n
(
_
k=-n
n

k
*
e
j (h-k )ot
)
dt
quando h diverso da k siamo sicuri che l'integrale zero, in quanto l'esponenziale ha
proprio periodo T. Rimane dunque solo il caso in cui h=k che porta a
|P
n
(t )|
2
=
|
o
T
_
k=-n
n

2
dt =T
_
k=-n
n

2
Questo risultato ci dice che l'energia di un polinomio di Fourier strettamente legata ai
suoi coefficienti.
Se invece vogliamo esprimere l'energia nel caso in cui ci troviamo di fronte a polinomi di
Fourier nella forma reale sufficiente ricordare la relazione tra i coefficienti:
essendo
k
=
1
2
(
o
k
-j
k
) e ricordando che
0
=o
0
(la sommatoria comincia da 1), si ha
Energia di un polinomio di Fourier - Pag.28
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
|P
n
(t )|
2
=T o
0
2
+
T
2
_
k=1
n
(o
k
2
+
k
2
)
Polinomio di Fourier di x(t)
Da ci che abbiamo visto, possiamo dire che sembrerebbero esserci dei polinomi di
Fourier in qualche misura associati a delle funzioni. Vediamo in che modo questo pu
essere fatto.
La strada quella di cercare un polinomio di Fourier in modo che la sua differenza con il
segnale x(t) abbia un'energia minima:
|x(t )-P
n
(t )|
2
minima
Vediamo con qualche calcolo come fatto il polinomio di Fourier che ha questa
caratteristica.
Indichiamo con
c
k
=
1
T
|
0
T
x(t ) e
-j k ot
dt
il coefficiente del polinomio di Fourier cercato.
Partiamo dalla definizione di energia
|P
n
(t )|
2
=
|
0
T
x(t )-P
n
(t )
2
dt =
ricordiamo che il quadrato di una quantit complessa uguale a tale quantit moltiplicata
per il proprio coniugato
=
|
0
T
(
x(t )-P
n
(t )
)(
x(t )-P
n
(t )
)
*
dt =
ricordiamo inoltre che il complesso coniugato di due addendi uguale al complesso
coniugato di ciascun addendo, poi sviluppiamo il prodotto
=
|
0
T
(
x(t )-P
n
(t )
)(
x(t )
*
-P
n
(t )
*
)
dt =
=
|
0
T
x(t )
2
+P
n
(t )
2
+
(
-x
*
(t ) P
n
(t )
)
+
(
-x(t ) P
n
*
(t )
)
dt
adesso dobbiamo esplicitare P
n
(t ) :
P
n
(t )=
_
k=-n
n

k
e
j k ot
e sostituirlo nell'integrale
=
|
0
T
x(t )
2
dt
_
energia di x(t)
+
|
0
T
P
n
(t )
2
dt
_
energia di P
n
(t )
-
_
k=-n
n
|

k
|
0
T
x
*
(t )e
j k ot
dt
_
T c
k
*
+
k
*
|
0
T
x(t )e
-j k ot
dt
_
T c
k

ricordando dunque le definizioni di energia di una funzione e di un polinomio di Fourier,


possiamo scrivere
Polinomio di Fourier di x(t) - Pag.29
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
=x
c
(t )
2
+T
_
k=-n
n

2
-
_
k=-n
n
|

k
T c
k
*
+
k
*
T c
k

=
raccogliamo la T e dentro la sommatoria aggiungiamo e togliamo +c
k

2
-c
k

2
:
=x
c
(t )
2
+T
_
k=-n
n
|

2
-
k
c
k
*
-
k
*
c
k
+c
k

2
_
(
k
-c
k
)(
k
*
-c
k
*
)
-c
k

=
=x
c
(t )
2
-T
_
k=-n
n
c
k

2
+T
_
k=-n
n
|
(
k
-c
k
)(
k
*
-c
k
*
)

=
=x
c
(t )
2
-T
_
k=-n
n
c
k

2
+T
_
k=-n
n

k
-c
k

2
Riflettiamo adesso sul risultato ottenuto. Siamo partiti dalla differenza tra le energie del
segnale e del polinomio, dicendo che la loro differenza doveva essere minima.
Osserviamo che
il primo addendo l'energia di x(t), che data.
c
k
un coefficiente che si calcola ed ha valori ben precisi a seconda della funzione x
(t).

k
invece un valore che possiamo cambiare, in quanto fa parte proprio del
polinomio di Fourier che vogliamo trovare.
Dunque i primi due addendi non cambiano al variare di
k
, perch sono legati ad x(t),
mentre il terzo addendo cambia il suo valore ed essendo un modulo lo cambia tra numeri
positivi. Possiamo dunque dire che la differenza minima quando minimo il terzo
addendo, che minimo quando uguale a zero. Per cui deve essere

k
=c
k
=
1
T
|
0
T
x(t ) e
-j k ot
dt
Questa espressione dunque molto importante perch ci fornisce il coefficiente del
polinomio di Fourier di x(t). Diamo dunque un nome a questo polinomio associato ad x(t) e
ricapitoliamo la sua espressione:
X
n
(t )=
_
x=-n
n
c
k
e
j k ot
Ricordiamo anche che siamo partiti da una funzione periodica x(t) di periodo T. Trovata
questa espressione per un segnale complesso, il passaggio ai segnali reali rispetta gli
stessi rapporti che ci sono per i polinomi di Fourier gi visti:
X
n
(t )=a
0
+
_
k=1
n
a
k
cos k ot +b
k
sen k ot
a
k
=c
k
+c
k
*
=
1
T
|
0
T
x(t ) e
-jk ot
dt +
1
T
|
0
T
x(t ) e
jk ot
dt =
1
T
|
0
T
x(t )(e
jk ot
+e
-jk ot
) dt
a
k
=c
k
+c
k
*
=
2
T
|
0
T
x(t ) cos( k ot ) dt , k>0
allo stesso modo
Polinomio di Fourier di x(t) - Pag.30
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
b
k
=j (c
k
-c
k
*
)=
2
T
|
0
T
x(t ) sen( k ot ) dt k>0
Ricapitolando si hanno le tre forme
Forma a x(t )=a
0
+
_
k=1
+
(a
k
cos k ot +b
k
sen k ot )
a
0
=c
0
=
1
T
|
0
T
x(t ) dt
a
k
=c
k
+c
k
*
=
2
T
|
0
T
x(t ) cos( k ot ) dt , k>0
b
k
=j (c
k
-c
k
*
)=
2
T
|
0
T
x(t ) sen( k ot ) dt k>0
Forma b
x(t )=a
0
+
_
k=1

(r
k
sen(k ot+q
k
))
r
k
=
.
a
k
2
+b
k
2
q
k
=arctan
(
a
k
b
k
)
!n
_
se b
k
0
Forma c x(t )=
_
k=-
+
c
k
e
jk ot
c
0
=a
0
=
1
T
|
0
T
x(t ) dt
c
k
=
1
2
(a
k
-j b
k
)=
1
T
|
0
T
x(t )e
-jk ot
dt k>0 c
-k
=c
k
*
k>0
Osservazione 1
Nel calcolo dei coefficienti di un polinomio di Fourier di un segnale x(t) interviene il calcolo
di un integrale tra 0 e T di una funzione periodica y(t). Fare questo integrale la stessa
cosa che fare un integrale tra t
0
e t
0
+T , come si vede dal grafico
Polinomio di Fourier di x(t) - Pag.31
Capuzzo Alessandro - Polinomi di Fourier
0 T t
0
t
0
+T
Geometricamente evidente che le due aree sono uguali. Con semplici passaggi
possibile dimostrarlo anche analiticamente.
Lo scopo di questa osservazione che quando noi andiamo a cercarci i coefficienti del
polinomio di Fourier, possiamo farlo nell'intervallo pi comodo.
Generalmente l'applicazione pi usata di questa osservazione la seguente:
|
0
T
y(t ) dt =
|
-T
2
+T
2
y(t ) dt
Osservazione 2
Abbiamo visto che
0|x(t )-P
n
(t )|
2
=x
c
(t )
2
-T
_
k=-n
n
c
k

2
+T
_
k=-n
n

k
-c
k

2
=
T
_
k=-n
n
c
k

2
x
c
(t )
2
Questa viene chiamata disuguaglianza di Bessel e ci dice che l'energia del polinomio
di Fourier associato ad un segnale x(t) sicuramente minore o uguale all'energia
del segnale stesso.
Polinomio di Fourier di x(t) - Pag.32
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
Serie di Fourier
Funzioni continue a tratti
Una funzione x(t) si dice continua a tratti in un intervallo I =[a,b] se continua in I eccetto
che in un numero finito di punti t
i
- a , b|
e inoltre
lim x(t )
t -t
i
-
esiste finito
lim x(t )
t -t
i
+
esiste finito
lim x(t )
t -a
+
esiste finito
lim x(t )
t -b
-
esiste finito
Diciamo per esempio che i segnali considerati nei paragrafi precedenti (onda triangolare,
onda quadra, onda a dente di sega, ...) sono delle funzioni continue a tratti.
Se esistono i limiti descritti sopra infatti, le funzioni, nell'intervallo I, avranno un numero
finito di discontinuit (che sono discontinuit di 1 specie ovvero di tipo salto, appunto
perch esistono finiti il limite destro e sinistro, anche se diversi).
Nei paragrafi precedenti ci siamo occupati di vedere cos' la differenza tra l'energia di un
segnale periodico x(t) ed il rispettivo polinomio di Fourier. Abbiamo visto che essa
x
c
(t )-X
n
(t )
2
=x
c
(t )
2
-T
_
k=-n
n
c
k

2
a partire da questo presupposto vogliamo fare la seguente riflessione: se pensassimo di
prendere degli n sempre pi grandi, cosa succederebbe dell' energia della differenza?
Bene, per n che tende all'infinito essa potrebbe tendere a zero. In questo caso (per
n- ) si ha l'identit di Parseval:
x
c
(t )
2
=T
_
k=-

c
k

2
questa identit riguarda una serie.
L'identit di Parseval si verifica se la funzione x(t) periodica e continua a tratti.
Si usa anche scrivere la seguente uguaglianza
x(t )=
_
k=-
+
c
k
e
j k ot
nel senso della energia
Intendiamo x(t) uguale alla serie del secondo membro nel senso che la differenza tra x(t)
e la sommatoria finita tra -n ed n (che viene detta ridotta n-sima) tende a zero quando n
tende a pi infinito.
Funzioni continue a tratti - Pag.33
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
Norma e prodotto scalare
Non sembrerebbe molto evidente il legame con i vettori, ma c'. Vediamo in che senso.
La radice quadrata dell'energia di un segnale si chiama norma o norma quadratica.
x
c
(t )
: norma quadratica
L'uguaglianza vista prima x(t )=
_
k=-
+
c
k
e
j k ot

che era nel senso della energia, pu dunque essere definita un' uguaglianza nel senso
delle norme (se tende a zero una quantit, tende a zero anche la sua radice quadrata).
Si pu dire anche che la serie di Fourier, se x(t) continua a tratti, converge in norma
quadratica a x(t) .
Ipotizzando adesso che (come al solito) x(t) sia periodica di periodo T, definiamo il suo
prodotto scalare con un segnale y(t) anch'esso periodico.
( x(t ) , y(t ))=
|
0
T
x(t )y
*
(t ) dt prodotto scalare tra due funzioni definite in T
NOTA : E' lecito mettere il coniugato di y(t) in quanto si intende y(t) come un segnale reale
che pu benissimo essere espresso come funzione di variabile complessa; beninteso che
se manca la parte immaginaria, il coniugato di un numero reale non altro che il numero
reale stesso.
Se noi facciamo il prodotto scalare di x(t) con s stessa, otteniamo
( x(t ) , x(t ))=
|
0
T
x(t )x
*
(t ) dt =
|
0
T
x(t )
2
dt =|x(t )|
2
osserviamo dunque che c' un legame tra la norma quadratica ed il prodotto scalare: la
norma quadratica di un segnale il prodotto scalare di questo segnale per s stesso.
Possiamo dunque sfruttare questi nuovi strumenti per riprendere alcune considerazioni
fatte in precedenza. Facciamo il prodotto scalare delle seguenti armoniche elementari
(e
j k ot
, e
j hot
)=
|
0
T
e
j k ot
e
-j hot
dt =
|
0
T
e
j (k-h)ot
dt
se h=k l'integrale vale 0 (essendo la funzione periodica)
se h=k l'integrale vale T
dunque se le due funzioni sono uguali (h=k), il loro prodotto scalare uguale al periodo,
se sono diverse, nullo. Ricordiamo che la definizione di prodotto scalare di due vettori,
dice che esso nullo se questi sono ortogonali. Quindi, rispetto alla definizione che qui
abbiamo dato di prodotto scalare, possiamo dire che due armoniche distinte che siano
diverse tra di loro, sono ortogonali .
Ricordando la formula che ci descrive il coefficiente di un polinomio di Fourier

k
=c
k
=
1
T
|
0
T
x(t ) e
-j k ot
dt , la possiamo riscrivere nel seguente modo, sfruttando la
definizione di prodotto scalare appena data

k
=c
k
=
1
T
( x(t ) , e
j k ot
)
Norma e prodotto scalare - Pag.34
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
si pu dunque interpretare il coefficiente come la proiezione della funzione x(t) sulla
componente e
j k ot
(tale il prodotto scalare tra due vettori).
Si riesce in questo modo a costruire tutta una serie di relazioni tra i polinomi di Fourier con
le stesse regole che governano i vettori.
Traslazioni
sia il segnale periodico
x(t )=x(t +T ) continuo a tratti e siano
c
k
=
1
T
|
0
T
x(t ) e
-j k ot
dt i suoi coefficienti e sia
x(t )=
_
k=-

c
k
e
j k ot
la sua serie di Fourier.
e supponiamo di traslarlo di t
0
:
x(t )=x(t+t
0
)
otteniamo, risolvendo il semplice seguente integrale (lascio al lettore il compito di farlo)
c
k
=
1
T
|
0
T
x(t )e
-j k ot
dt =c
k
e
j k ot
0
e quindi la serie di Fourier traslata
x(t )=
_
k=-

c
k
e
j k ot
e
j k ot
0
Riscalamento (dilatazione,
omotetia)
sia il segnale
x(t )=x(t +T ) continuo a tratti e siano
c
k
=
1
T
|
0
T
x(t ) e
-j k ot
dt i suoi coefficienti e sia
x(t )=
_
k=-

c
k
e
j k ot
la sua serie di Fourier.
e supponiamo di riscalarlo di a , con a>0
x(t )=x(a t )
si osserva subito che questo significa modificare la frequenza angolare. Si ottiene, per
quanto riguarda i coefficienti di Fourier che
c
k
=c
k
e la serie risulta essere
Riscalamento (dilatazione, omotetia) - Pag.35
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
x(t )=
_
k=-

c
k
e
j k oat
cambia la frequenza angolare
Convergenza puntuale e
convergenza uniforme
Analizziamo adesso alcuni problemi riguardanti la convergenza delle serie in generale. Le
due questioni di cui vogliamo parlare sono appunto la convergenza puntuale e la
convergenza uniforme.
Convergenza puntuale
Prendiamo delle funzioni che dipendano da un indice (possiamo benissimo pensare
anche a dei polinomi di Fourier, se n va da pi a meno infinito possiamo pensare a
delle serie di Fourier)
y
n
(t )
con n-Z oppure n-N
facciamo la ridotta k-sima
S
n
(t )=
_
k=0
n
y
k
(t )
e facciamo poi il limite di questa ridotta per k che tende a pi infinito
S

(t )=
_
k=0

y
k
(t )
Supponiamo adesso di avere l'intervallo I con t -I , di fissare un ben preciso punto
dell'intervallo dato t
0
e di fare la sommatoria calcolata in t
0
S
n
(t
0
)=
_
k=0
n
y
k
(t
0
)
Si osserva abbiamo ottenuto una serie numerica, perch
y
n
(t
0
)
un ben preciso
numero che dipende appunto da y
1
, y
2
e cos via, calcolati in t
0
. Allora ha senso
porsi la questione di vedere cosa succede nel limite della successione numerica che
abbiamo ottenuto
lim
k -+
S
n
(t
0
)
Se questo limite esiste finito e vale S, viene detto somma della serie nel senso puntuale.
lim
k -+
S (t
0
)=S (t
0
)=
_
k=0

y
k
(t
0
)
Se il limite esiste finito per ogni
t
o
-I
, allora possiamo generalizzare il concetto e
parlare di convergenza puntuale in un intervallo
S (t )=
_
k=0

y
k
(t )
con t -I
Cerchiamo adesso di portare questo discorso alle serie di Fourier. Abbiamo la serie
Convergenza puntuale e convergenza uniforme - Pag.36
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
x(t )=
_
k=-

c
k
e
j k ot
con T=
2n
o
(uguaglianza sempre nel senso della energia)
se anche in questo caso fissiamo un punto t
0
e andiamo a considerare il polinomio di
Fourier calcolato nel punto t
0
X
n
(t
0
)=
_
k=-n
n
c
k
e
j k ot
0
possiamo dire che abbiamo anche in questo caso una successione numerica, e per n che
tende ad infinito abbiamo
X (t )-X (t
0
)
se e solo se sono verificate le seguenti condizioni:
x(t ) continua a tratti in (0, T )
x(t ) regolarizzata
x ' (t ) anch'essa continua a tratti in (0, T )
NOTA: Una funzione regolarizzata se nei punti di discontinuit t
i
si ha la seguente
propriet:
con t
i
-(0, T ) e
lim
t -t
-
x(t )=x(t
i
-
)
e
lim
t -t
+
x(t )=x(t
i
+
)
risulta
x(t
i
)=
x(t
i
+
)+x(t
i
-
)
2
e se agli estremi del suo intervallo si ha
x(0
+
)=lim
t -0
+
x(t )
e
x(T
-
)=lim
t -T
-
x(t )
e risulta x(0)=x(T )=
x(0
+
)+x(T
-
)
2
A queste condizioni la serie converge puntualmente al segnale x(t).
Se ci avviene l'uguaglianza
x(t )=
_
k=-

c
k
e
j k ot
nel senso puntuale.
Convergenza uniforme
Prendiamo anche in questo caso delle funzioni che dipendano da un indice (possiamo
benissimo pensare anche a dei polinomi di Fourier)
y
n
(t ) con n-Z oppure n-N
facciamo la ridotta k-sima
S
n
(t )=
_
k=-n
n
y
k
(t )
Convergenza puntuale e convergenza uniforme - Pag.37
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
e facciamo poi il limite di questa ridotta per k che tende a infinito
S

(t )=
_
k=-

y
k
(t )
vogliamo vedere in che modo questa sommatoria si avvicina al limite.
Facciamo la seguente considerazione
Se esiste una funzione S(t) per cui \c>0 n
0
: \n>n
0
e \t -I si ha
S (t )-cS
n
(t )S (t )+c
si dice che S
n
(t ) per n-+ converge a S (t ) in modo uniforme in I.
Dunque la serie corrispondente converge in modo uniforme (o uniformemente).
Vediamo graficamente cosa vuol dire:
per tutti gli n > n
0
, e tutti i S (t )+c
t
0
-I , le ridotte S
n
(t ) , devono S
n
(t )
essere comprese tra S (t )-c S (t )
S (t )+c e S (t )-c .
Se questo si verifica si parla di
convergenza uniforme.
Prendiamo adesso una serie di Fourier
X (t )=X (t +T )
se un punto
t
i
punto di discontinuit per X (t ) , allora la serie non pu convergere
uniformemente in un intorno di t
i
.
La convergenza uniforme dunque una richiesta di convergenza pi restrittiva della
richiesta di convergenza puntuale.
La diretta conseguenza di questo fatto sar che negli intorni dei punti di discontinuit, la
serie di Fourier produrr delle difficolt nella convergenza (questo interessante dal
punto di vista applicativo).
Se invece la funzione continua in un intervallo I e la sua derivata prima esiste ed
continua a tratti, allora abbiamo la convergenza uniforme.
Osservazione.
Prendiamo il coefficiente di una serie di Fourier.
Convergenza puntuale e convergenza uniforme - Pag.38
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
c
k
=
1
T
|
-T / 2
T / 2
x(t )e
-jk ot
dt o=
2n
T
moltiplichiamo ambo i membri per il periodo
Tc
k
=
|
-T / 2
T / 2
x(t ) e
-jk ot
dt
se consideriamo o
k
=
2nk
T
possiamo scrivere
Tc
k
=
|
-T / 2
T / 2
x(t ) e
-j o
k
t
dt =
`
X (o
k
)
dove
`
X (o
k
) il nostro integrale calcolato in o
k
.
Diamo dei valori a T, per esempio
prendendo T =2n e k=1 = o
k
=1 oppure
prendendo T=10n e k=1 = o
k
=0,2
osserviamo che pi grande il periodo, pi piccola o
k
.
Variando k si ottengono infiniti valori discreti tanto pi vicini quanto T maggiore.
Prendiamo adesso una funzione qualunque, non periodica ed integrabile in un intervallo I,
ad esempio una funzione x(t ) tale che assume valore 1 nell'intervallo (-1,1) e 0
fuori da questo intervallo.
Osserviamo che se
T
2
>1 l'integrale del coefficiente si riduce al seguente
`
X (o
k
)=
|
-1
+1
e
-j o
k
t
dt=
|
e
-j o
k
t
-j o
k

-1
+1
=
|
cos o
k
t- j sin o
k
t
-j o
k

-1
+1
=
|
j cos o
k
t +sin o
k
t
o
k

-1
+1
=
sin o
k
o
k
-
sin(-o
k
)
o
k
=
2sino
k
o
k
(il coseno si semplifica da s)
Come abbiamo detto per T molto grande si pu pensare di ottenere valori discreti
sempre pi ravvicinati fino ad ottenere quasi il grafico di una funzione continua.
Convergenza puntuale e convergenza uniforme - Pag.39
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Serie di Fourier
Possiamo dunque, operando sulle serie di Fourier, pensare di operare anche su
funzioni non periodiche facendo tendere il periodo ad infinito (ottenendo cos
funzioni continue nella variabile o
k
) ed introducendo dunque la trasformata di
Fourier, della quale ci occuperemo per pi avanti.
Convergenza puntuale e convergenza uniforme - Pag.40
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni di variabile complessa
Funzioni di variabile complessa
Riprendiamo adesso il cammino che avevamo intrapreso parlando di funzioni complesse,
introducendo le
Funzioni reali di variabile complessa
Esempi di funzioni di variabile complessa a valori reali sono
f ( z)=z
f ( z)=arg z
f ( z)=Re z
f ( z)=Im z
Osserviamo che in realt ci possiamo collegare alle funzioni di pi variabili, perch la
variabile complessa equivale a 2 variabili reali. Si hanno:
f ( z)=z =
.x
2
+y
2
f ( z)=arg z = arctg
y
x
(!n)
f ( z)=Re z = x=jcos 0
f ( z)=Im z = y=jsin0
Ragionare sulle funzioni di variabili complesse ci porta pertanto nel campo delle funzioni
di pi variabili dove, ovviamente, le cose sono un po' pi complesse che su di una sola
variabile. Facciamo dei richiami con un paio di esempi.
Esempio.
f ( z)=
1
z-a
con a-C
Se vogliamo rappresentare questa
funzione dobbiamo metterci nello spazio
tridimensionale. Il piano il luogo dove
si muove la variabile z e le quote,
ovvero la terza dimensione, saranno i
valori che la funzione assume al variare
di z . Il grafico sar dunque quello a
fianco.
Funzioni complesse di variabile complessa - Pag. 41
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni di variabile complessa
Facciamo un altro esempio.
f ( z)=e
z
=e
x+j y
=e
x
e
j y
=e
x
La funzione di fatto un esponenziale
reale, infatti costante in y.
Funzioni complesse di variabile complessa
Facciamo subito alcuni esempi
f ( z)=z
f ( z)=z
*
f ( z)=e
z
Essendo la funzione di variabile complessa, come abbiamo gi detto non si pu pi
parlare di funzione di una variabile ma il nostro discorso si traduce in funzioni di due
variabili. Non si pu pi dunque parlare di derivata della funzione, ma bisogna parlare di
derivate parziali, o derivate direzionali, o comunque bisogna riprendere la definizione di
derivata per dare una definizione alla derivata di variabile complessa.
Vediamo in che modo possiamo ragionare sulle derivate. Parliamo di rapporto
incrementale. Vediamo come si definisce il rapporto incrementale per una variabile
complessa
lim
Az -0
f ( z+Az)-f ( z)
Az
dove con Az abbiamo indicato un incremento della variabile z , a partire da un punto z
0
.
Si capisce subito che non sufficiente aver fissato la lunghezza dell'incremento, per
determinarne la natura, in quanto esso stesso pu assumere una qualsiasi direzione nel
piano complesso; dunque il limite dipender dalla direzione lungo la quale si prende
l'incremento.
Consideriamo, per dimostrare tale asserzione, il rapporto incrementale delle funzioni di
esempio precedenti
Funzioni complesse di variabile complessa - Pag. 42
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni di variabile complessa
Esempio 1.
Prendiamo la funzione
f ( z)=z
*
e facciamo il limite del rapporto incrementale lungo differenti direzioni.
Ricordiamo innanzitutto che Az=Ax+ j A y
Iniziamo a fare il limite in una direzione parallela all'asse delle x ( A y=0 ). Otteniamo
lim
Az -0
Ay=0
f ( z+Ax)- f ( z)
Ax
Adesso applichiamo il rapporto incrementale alla funzione f ( z)=z
*
lim
Ax -0
f ( z+Ax)
*
-z
*
Ax
= lim
Ax -0
z
*
+Ax-z
*
Ax
=1
Proviamo adesso a fare il limite in una direzione parallela all'asse delle y ( Ax=0 ).
Otteniamo
lim
Az -0
Ax=0
f ( z+ j A y)-f ( z)
j A y
Adesso applichiamo il rapporto incrementale alla nostra funzione
lim
Ay -0
f ( z+j Ay)
*
-z
*
j A y
= lim
Ay -0
z
*
-j Ay-z
*
j Ay
=-1
Ci accorgiamo dunque che il limite del rapporto incrementale dipende decisamente dalla
direzione lungo la quale viene calcolato.
Osservazione
lim
Az -0
Ay=0
f ( z+Az)-f ( z)
Az
=
c f
c x
la derivata parziale fatta rispetto a x.
lim
Az -0
Ax=0
f ( z+Az)-f ( z)
Az
=
c f
j c y
la derivata parziale fatta rispetto a y, con la costante
1
j
.
I calcoli si potevano infatti fare senza fare il limite del rapporto incrementale, ma
semplicemente esprimendo la funzione complessa in forma cartesiana e derivando
rispetto ad x ed y.
Riprendiamo la funzione f ( z)=z
*
=x- j y e facciamone le derivate parziali (moltiplicando
la derivata parziale della y per il coefficiente
1
j
, pensando la funzione come una funzione
di due variabili reali in cui intervengono dei coefficienti immaginari (che sono costanti):
Funzioni complesse di variabile complessa - Pag. 43
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni di variabile complessa
c( x-j y)
c x
=1
c( x-j y)
j c y
=-1
Esempio 2.
Prendiamo la funzione
f ( z)=e
z
Iniziamo a fare il limite in una direzione parallela all'asse delle x ( A y=0 ). Otteniamo
lim
Az -0
Ay=0
f ( z+Ax)- f ( z)
Ax
Adesso applichiamo il rapporto incrementale alla nostra funzione
lim
Ax -0
e
z+Ax
-e
z
Ax
= lim
Ax -0
e
z
(e
Ax
-1)
Ax
=e
z
Osserviamo che abbiamo un limite di quelli fondamentali (che fa 1) moltiplicato per la
costante e
z
.
Muoviamoci adesso lungo la direzione parallela all'asse delle y ( Ax=0 ). Otteniamo
lim
Az -0
Ax=0
f ( z+ j A y)-f ( z)
j A y
cio
lim
Ay -0
e
z+j A y
-e
z
j A y
= lim
A y -0
e
z
(e
j Ay
-1)
j A y
a questo punto si potrebbe trarre subito la stessa conclusione raggiunta calcolando il
precedente limite (cio che siamo di fronte ad un limite fondamentale), ma siccome in
questo caso intervengono coefficienti immaginari che non erano presenti quando nei
moduli precedenti studiavamo i limiti, eseguiamo qualche ulteriore passaggio facendo
intervenire la formula di Eulero
lim
Ay -0
e
z
(e
j A y
-1)
j A y
= lim
A y -0
e
z
(cos A y+j senAy-1)
j A y
= lim
A y -0
e
z
|
cos A y-1
j A y
+
j senA y
j A y

abbiamo cos due limiti fondamentali
e
z
|
1
j
lim
Ay -0
cos Ay-1
A y
+ lim
A y -0
senA y
A y

=e
z
|
0
j
+1

=e
z
Ci si accorge che la derivata parziale fatta rispetto ad x d lo stesso risultato della derivata
parziale fatta rispetto a jy .
Osservazione finale.
Abbiamo visto che ci sono funzioni complesse di variabile complessa per le quali,
cambiando la direzione di derivazione, cambia il valore del limite del rapporto
Funzioni complesse di variabile complessa - Pag. 44
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incrementale, mentre sembrerebbe che ce ne siano altre per le quali, anche cambiando la
direzione dell'incremento, il valore del limite del rapporto incrementale non cambia.
Integrali di linea in campo complesso
Vogliamo dare significato all'integrale
|

f ( z) dz
Pensiamo a f ( z) come a una funzione decomposta in due funzioni reali di variabile reale
nel seguente modo f ( z)=u( x , y)+j v( x , y)
e nello stesso modo trattiamo il differenziale di z
dz=dx+j dy
L'integrale risulta dunque essere il seguente
|

f ( z) dz=
|

( u( x , y)+j v( xy)) ( dx+ j dy) =


|

| u( x , y) dx-v( x , y) dy+jv( x , y) dx+ j u( x , y) dy =


separando la parte reale dalla parte immaginaria
|

| u( x , y) dx-v( x , y) dy+ j
|

| v( x , y) dx+u( x , y) dy =
questi sono integrali di linea di forme differenziali e si possono semplificare se
possibile esprimere la curva , o come una funzione della sola x, o come una funzione
della sola y, ovvero nel seguente modo
:( x , g( x)) = dx=dx , dy=g ' ( x) dx oppure
:( h( y) , y) = dy=dy , dx=h' ( y) dy
Applicando la trasformazione ai nostri integrali otteniamo per esempio per il primo
|

| u( x , y) dx-v( x , y) dy=
|
x
0
x
1
| u( x , g( x)) dx-v( x , g( x)) g ' ( x) dx
quindi il nostro integrale di linea di partenza non altro che la somma di due integrali di
una sola variabile.
Applichiamo ad alcuni esempi il calcolo dell'integrale di linea e facciamolo su due diverse
curve, e
1
, che hanno per la caratteristica di avere in comune i punti di partenza e di
arrivo.
Proviamo con z
*
facendo il calcolo osserviamo che |

z
*
dz=
|

1
z
*
dz
.
Proviamo con e
z
facendo il calcolo osserviamo che |

e
z
dz=
|

1
e
z
dz
.
Dunque ci sono funzioni complesse di variabile complessa per le quali cambiando
il cammino di integrazione cambia il valore dell'integrale, mentre ce ne sono altre
per le quali, pur cambiando il cammino d'integrazione, il valore dell'integrale
sembrerebbe non cambiare.
Funzioni complesse di variabile complessa - Pag. 45
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
Funzioni analitiche
Le considerazioni fatte nel paragrafo precedente ci consentono di proseguire il nostro
cammino con altre considerazioni molto importanti.
Definizione 1
Supponiamo di avere f ( z): Z-Z
se lim
Az -0
f ( z+Az)-f ( z)
Az
esiste indipendentemente dalla direzione dell'incremento
allora si dice che la funzione f ( z): Z-Z derivabile e si scrive
f ' ( z)=lim
Az -0
f ( z+Az)-f ( z)
Az
si usano anche le seguenti scritture equivalenti
f ' ( z)=D f ( z)=
df
dz
Ci sono dunque dei casi di funzione complessa in cui si pu parlare di derivata.
Definizione 2
Supponiamo di avere f ( z): Z-Z
essa detta olomorfa in D (regione connessa e regolare di Z )
se \z-D, f ' ( z)
(cio se in tutta la regione esiste la derivata, nel senso che abbiamo dato in Definizione 1
Prendiamo per esempio la funzione
f ( z)=z
*
abbiamo visto che d risultati differenti a seconda che noi facciamo il limite del rapporto
incrementale in una direzione parallela all'asse x o parallela all'asse y, quindi la funzione
non ha derivata, dunque non olomorfa.
Invece la funzione
f ( z)=e
z
ha un limite del rapporto incrementale che non dipende dalla direzione (come avevamo
infatti dedotto dai conti fatti nei paragrafi precedenti) ed dunque derivabile in tutto Z
ed ivi olomorfa.
Funzioni analitiche - Pag.46
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
Teorema.
Le seguenti affermazioni sono equivalenti
1) f ( z) olomorfa in D , (cio esiste f ' ( z) )
2) f ( z) infinite volte derivabile ed analitica
3) f ( z) soddisfa le condizioni di Cauchy-Riemann:
c f
c x
=
1
j

c f
c y
Facciamo qualche commento al teorema.
La condizione di olomorfia chiedeva l'esistenza della derivata prima in una certa regione
D del piano complesso. Il teorema ci dice che allora f ( z) infinite volte derivabile.
Questo per noi una grossa sorpresa, perch nello studio delle funzioni di variabile reale
a valori reali, l'esistenza della derivata prima non diceva nulla circa l'esistenza della
derivata seconda, mentre per le funzioni di variabile complessa, l'esistenza della derivata
indica automaticamente che la funzione derivabile per ogni ordine ed quindi analitica
(anche se dobbiamo precisare che l'uso del termine analitica utilizzato quanto la serie di
Taylor converge con un raggio di convergenza non nullo, il teorema ci dice che olomorfia
ed analiticit sono equivalenti).
La condizione 3 invece ci dice che se la derivata rispetto ad x e la derivata rispetto ad y
esistono e sono uguali, a meno del fattore moltiplicativo
1
j
, allora la funzione
olomorfa. Questa di gran lunga la condizione pi debole e pi semplice da verificare.
Consideriamo ad esempio la funzione
f ( z)=e
z
abbiamo gi visto che
ce
z
c x
=e
z
=
ce
z
j c y
=e
z
dunque la condizione di Cauchy-Riemann soddisfatta. La funzione olomorfa e
analitica.
Facciamo un breve cenno di dimostrazione.
E' evidente che
2) analiticit = 1) omotetia
(se esistono tutte le derivate, esiste anche la derivata prima)
1) omotetia = 3) cond. di C.-R.
(se esiste la derivata prima, esistono le derivate parziali)
Funzioni analitiche - Pag.47
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
Dimostriamo adesso che
3) cond. Di C.-R. = 1) omotetia
Scriviamo il differenziale della funzione f ( z) :
df =
c f
c x
dx+
c f
c y
dy
e ricordando la condizione di Cauchy-Riemann
c f
c x
=
1
j

c f
c y
=
j c f
c x
=
c f
c y
sostituiamo
df =
c f
c x
dx+
j c f
c x
dy=
c f
c x
(dx+j dy)=
c f
c x
dz
questo ci permette di concludere che
df
dz
=
c f
c x
ovvero la funzione derivabile.
Rimandiamo la dimostrazione che
1) omotetia = 2) analiticit
a quando faremo le serie di Taylor.
Ricordando che una funzione complessa pu anche essere vista nel seguente modo
f =u( x , y)+j v( x , y)
la condizione di Cauchy-Riemann pu essere cos riscritta, separando la parte reale e la
parte immaginaria di u e di v

cu
c x
=
cv
c y
cv
c x
=-
cu
c y
Grazie a questa forma di scrittura possiamo fare alcune ulteriori considerazioni,
prendiamo la prima di queste equazioni e facciamo la derivata rispetto alla x:
D
x
(
cu
c x
=
cv
c y
)
=
c
2
u
c x
2
=
c
2
v
c y c x
deriviamo adesso rispetto alla y la seconda equazione
D
y
(
cv
c x
=-
cu
c y
)
=
c
2
v
c x c y
=-
c
2
u
c y
2
ne consegue immediatamente che
Funzioni analitiche - Pag.48
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
c
2
u
c x
2
=-
c
2
u
c y
2
ovvero
c
2
u
c x
2
+
c
2
u
c y
2
=0 uguaglianza che si usa anche scrivere nel seguente modo
(
c
2
c x
2
+
c
2
c y
2
)
u=0
L'operatore tra parentesi tonde viene descritto col simbolo A e viene chiamato
operatore di Laplace.
L'equazione di Laplace dunque
Au=0
e, grazie ai passaggi che abbiamo appena svolto possiamo dire che se soddisfatta la
condizione di Cauchy Riemann, l'equazione di Laplace risulta vera.
Quando una funzione reale di due variabili reali soddisfa l'equazione di Laplace, possiamo
dire che una funzione armonica.
Un ragionamento analogo ci porta a dire che anche la parte immaginaria di un'equazione
complessa, che soddisfa la condizione di Cauchy-Riemann, una funzione armonica.
Vediamo un esempio. Abbiamo
f ( z)=z e
j z
con z=x+j y
Ci chiediamo se una funzione analitica ed il modo pi semplice per verificarlo
controllare se soddisfa la condizione di Cauchy-Riemann
c f
c x
=e
j z
+ j z e
j z
c f
j c y
=e
j z
-
1
j
z e
j z
=e
j z
+ j z e
j z
Le due derivate parziali sono uguali, dunque la condizione di Cauchy-Riemann
verificata, la funzione analitica.
Decomponiamo adesso la funzione in parte reale e parte immaginaria
f ( z)=( x+ j y) e
j x-y
=( x+j y) e
-y
e
j x
=( x+ j y) e
-y
(cos x+ j sen x) =
= x e
-y
cos x-y e
-y
sen x
_
u( x , y)
+j ( y e
-y
cos x+x e
-y
sen x)
_
v( x , y)
Lasciamo allo studente l'esercizio di verificare l'uguaglianza di Cauchy-Riemann secondo
gli altri due possibili procedimenti.
Formule integrali di Cauchy
Iniziamo parlando del teorema di Cauchy.
Supponiamo di essere nel piano complesso e di avere una regione omega composta da
una o pi curve chiuse, semplicemente connessa (nel senso che due punti qualsiasi di
questa regione possono essere collegati tra loro da una curva tutta contenuta in omega).
Formule integrali di Cauchy - Pag.49
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
Diciamo inoltre che D ha
bordo I e rappresentiamolo
nel seguente modo:
6D=I=I
1
I
2
I
3
I
4
6D sta per bordo orientato.
Per di ciascuna di queste curve
importante dare l'orientamento: si
dice che un bordo orientato
positivamente, quando
percorrendo questo bordo la
regione rimane alla sinistra del
percorso.
Nel caso in figura, per avere un bordo orientato positivamente, la curva I
1
deve essere
percorsa in senso antiorario mentre le altre curve (i buchi) devono essere percorse in
senso orario.
In regioni di questo tipo vale il seguente
Teorema di Cauchy
se f ( z) analitica in DI
1
, allora
|
I
f ( z) dz=0
Facciamo un cenno di dimostrazione.
Abbiamo |
I
f ( z) dz
per riuscire a comprendere meglio questo integrale lungo un percorso I , bisogna
esplicitare parte reale e parte immaginaria di f ( z) , per cui
|
I
f ( z) dz=
|
I
( u( x , y)+j v( x , y)) ( dx+j dy) =
|
I
u( x , y) dx-v( x , y) dy+ j
|
I
v( x , y) dx+u( x , y) dy
A questo punto, descrivendo I come una funzione di x, a valori in y, (con le opportune
scomposizioni della curva, se non avesse le caratteristiche di una funzione) questi
integrali di linea possono essere visti come la somma (o sottrazione) di integrali ordinari.
C' per un risultato noto che riguarda proprio gli integrali in cui compaiono solo funzioni
reali, ed il seguente.
Si intendono le funzioni u e v come le componenti di un vettore, ed allo stesso modo
dx e dy , per cui l'integrando non altro che il prodotto scalare di due vettori e viene
esplicitato, nel nostro caso, come segue.
Prendendo per esempio il primo integrale si ottiene
1 Perch ci possa essere detto necessario avere analiticit in una regione pi grande che contiene sia D che il
suo bordo.
Formule integrali di Cauchy - Pag.50
I
1
I
2
D
I
3
I
4
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
|
I
(
u
-v
)

(
dx
dy
)
se le funzioni u e v sono definite in tutta la regione delimitata da I e sono ivi
continue e derivabili con derivata continua, allora l'integrale nullo se vero che
c(-v)
c x
-
cu
c y
=0
ma questa una delle condizioni di Cauchy-Riemann e siccome noi abbiamo supposto
all'inizio che f ( z) analitica in DI siamo sicuri che verificata.
Allo stesso modo pu essere trattato il secondo integrale, quindi la loro somma uguale a
zero, e questo prova il teorema di Cauchy
2
.
Vediamo adesso quale interesse possiamo avere per il teorema di Cauchy con un
esempio esplicativo.
Supponiamo di essere in campo complesso e di avere una regione D dove f ( z)
analitica, e supponiamo di indicare con

1
il contorno della regione.
Supponiamo infine di voler fare l'integrale
su
1
di f ( z) in dz . A questo
punto dobbiamo fare attenzione al fatto
che l'integrale non nullo, in quanto la
regione non tutta analitica (il buco
interno un punto dove le propriet della
funzione non sono conosciute).
Chiamiamo
2
una circonferenza tutta
compresa dentro D come quella rossa
in figura, allora possiamo applicare il
teorema di Cauchy al seguente integrale
|

1
(-
2
)
f ( z) dz=0
ma c' una propriet estremamente importante che riguarda i cammini di integrazione
ordinari in campo reale. Ricordiamo che quando si doveva calcolare l'integrale
|
a
b
f dt =
|
a
c
f dt +
|
c
b
f dt
si poteva spezzare il cammino di integrazione nella somma di due integrali.
Poich abbiamo visto che l'integrale di linea in campo complesso si riduce ad integrali
ordinari in campo reale, dove questa propriet vale, possiamo affermare che
|

1
(-
2
)
f ( z) dz=
|

1
f ( z) dz+
|
-
2
f ( z) dz=0
e di nuovo in modo analogo a quello che succede per gli integrali ordinari, possiamo dire
che se scambiamo gli estremi di integrazione, cambiamo il segno all'integrale, quindi
cambiando il verso di percorrenza di
2
cambiamo il segno all'integrale, per cui
|

1
f ( z) dz+
|
(-
2
)
f ( z) dz=
|

1
f ( z) dz-
|

2
f ( z) dz=0
2 Evidentemente rinviando i dettagli ad un problema che classico in ambito reale e che riguarda i campi vettoriali.
Formule integrali di Cauchy - Pag.51

1
D

2
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
possiamo dunque concludere che
|

1
f ( z) dz=
|

2
f ( z) dz
La straordinaria importanza di questa conclusione sta nel fatto di verificare che fare
l'integrale su
2
la stessa cosa di fare l'integrale su
1
, quindi il teorema di Cauchy
ci permette di deformare il cammino di integrazione (restando comunque sempre
all'interno della regione di analiticit) e fare un integrale, piuttosto che su di una curva
molto frastagliata e complessa, su di una circonferenza che invece estremamente
semplice da integrare.
Vediamo un esempio esplicito. Prendiamo la funzione
f ( z)=
1
z
e consideriamo il cammino
1
,
estremamente complicato,
rappresentato in figura. Si chiede di
fare l'integrale su
1
di f ( z) in
dz . Notiamo innanzitutto che
f ( z) analitica dappertutto
escluso che nel punto 0. Noi, per,
grazie al teorema di Cauchy
possiamo disegnare la
circonferenza unitaria
2
ed
osservare che la curva
1
pu
essere sostituita dalla circonferenza
unitaria in quanto la regione
compresa tra le due curve tutta di analiticit per f ( z) .
Abbiamo quindi
|

1
f ( z) dz=
|

1
1
z
dz=
|

2
1
z
dz
Poco fa abbiamo visto come possibile esprimere la curva come funzione, o della
variabile x o della variabile y, ma possibile esprimere la curva anche attraverso delle
coordinate polari. Possiamo descrivere i punti che stanno sulla circonferenza unitaria,
attraverso gli esponenziali complessi, nel seguente modo : z=e
j 0
. Infatti al variare di
0 descriviamo tutti i punti della circonferenza unitaria quando 002n . E' dunque
molto facile anche dire che dz=D(e
j 0
) d 0= j e
j 0
d 0
Siamo dunque nelle condizioni di trasformare il nostro integrale in dz lungo una curva,
in un integrale ordinario lungo una circonferenza unitaria:
|

2
1
z
dz=
|
0
2n
1
e
j 0
j e
j 0
d 0=j
|
0
2n
d 0= j 2n
Come abbiamo visto il calcolo dell'integrale si rivelato di una semplicit estrema.
Passiamo adesso alle formule integrali di Cauchy
Formule integrali di Cauchy - Pag.52

1

2
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
1 Formula integrale di Cauchy
se f ( z) analitica in DI , e
z
0
-DI , allora
f ( z
0
)=
1
2n j
|
I
f ( z)
z-z
0
dz
Vediamo qualche cenno di
dimostrazione, calcolando l'integrale
della formula.
Prendiamo la regione D (per
semplicit la prendiamo senza buchi
ma la questione non modifica il
ragionamento che stiamo facendo),
con il suo bordo orientato I .
Osserviamo subito che fare l'integrale su I , poich la regione tutta di analiticit, la
stessa cosa che fare l'integrale su di una circonferenza di centro z
0
e raggio c ,
proprio grazie al teorema di Cauchy. Cerchiamo dunque di rappresentare i punti di :
prendiamo l'equazione di una circonferenza di raggio c sul piano complesso z=ce
j 0
ed effettuiamo una traslazione per imporre che il suo centro sia
z
0
, ottenendo
z-z
0
=ce
j 0
. Il suo modulo dunque z-z
0
=c , ed il suo differenziale, derivando
ovviamente il secondo membro rispetto a 0 , diventa dz=j ce
j 0
d 0 .
L'integrale che noi vogliamo calcolare allora diventa
f ( z
0
)=
1
2n j
|
0
2n f ( z
0
+ce
j 0
)
ce
j 0
j ce
j c
d 0=
1
2n
|
0
2n
f ( z
0
+ce
j 0
) d 0
osserviamo adesso che, proprio grazie al teorema di Cauchy, questo integrale sempre
uguale, qualunque sia c (purch la circonferenza di raggio c stia dentro la regione
D ). Facendo allora il limite per c che tende a zero di tutto l'integrale, continueremo
ad avere lo stesso risultato, otteniamo dunque
f ( z
0
)=
1
2n
|
0
2n
f ( z
0
) d 0=
f ( z
0
)
2n
2n= f ( z
0
)
Si dimostrato quindi che l'uguaglianza valida.
Facciamo adesso una interessante riflessione che mette in evidenza l'importanza di
questa formula.
Sia f ( z) analitica in DI , z
0
-D , allora possiamo dire, grazie alla formula di
Cauchy, che la sua conoscenza determinata dalla conoscenza dei suoi valori nel bordo.
Riscriviamo infatti la formula utilizzando uno zeta generico e non fissato, cambiando il
nome alla variabile indipendente
f ( z)=
1
2n j
|
I
f (()
(-z
d (
1Formula integrale di Cauchy - Pag.53
D
I
z
0
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
quindi possiamo conoscere il valore di un generico punto z, conoscendo la funzione sul
bordo.
2 Formula integrale di Cauchy
sia f ( z) analitica in DI , z
0
DI , allora
1
2n j
|
I
f ( z)
z-z
0
dz=0
Se il punto esterno, il valore del nostro integrale nullo.
E' dalle formule integrali di Cauchy che noi possiamo dedurre il fatto che una funzione
analitica ha infinite derivate.
Supponiamo di avere una funzione olomorfa, condizione necessaria per la validit delle
formule di Cauchy, e studiamo la
Esistenza di derivate di ogni
ordine di f(z)
Partiamo dalla prima formula integrale di Cauchy
f ( z)=
1
2n j
|
I
f (()
(-z
d (
e deriviamo parzialmente rispetto a dx
c f
c x
=D
(
1
2n j
|
I
f (()
(-( x+ j y)
d (
)
=
1
2n j
|
I
-f (()(-1)
((-( x+j y))
2
d (=
1
2n j
|
I
f (()
((-z)
2
d (
per cui
c f
c x
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z )
2
d (
deriviamo adesso rispetto a j dy
c f
j c y
=D
(
1
2n j
|
I
f (()
(-( x+j y)
d (
)
=
1
2n j
|
I
-f (()(-j )
((-( x+ j y))
2
d (=
j
2n j
|
I
f (()
((-z)
2
d (
per cui
c f
j c y
=
j
2n j
|
I
f (()
((-z)
2
d (
=
c f
c y
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z)
2
d (
le due derivate parziali danno lo stesso risultato e questa uguaglianza dice che la funzione
soddisfa la condizione di Cauchy-Riemann.
Questo ci permette di dire che
Esistenza di derivate di ogni ordine di f(z) - Pag.54
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Funzioni analitiche
df
dz
=
c f
c x
=
c f
c y
e quindi
f ' ( z)=
1
2n j
|
I
f (()
((-z)
2
d (
Partendo adesso dall'espressione di derivata prima di f appena ottenuta, possiamo
derivare ancora ottenendo
f ' ' ( z)=
2
2n j
|
I
f (()
((-z )
3
d (
e se si prosegue cos, constatando che le due derivate parziali sono uguali, si giunge alla
f
n
( z)=
n!
2n j
|
I
f (()
((-z )
n+1
d (
espressione della derivata n-sima, che anche la giustificazione del fatto che una
funzione complessa, se ha derivata prima, ha ogni ordine di derivata.
Esistenza di derivate di ogni ordine di f(z) - Pag.55
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Sviluppi in serie
Sviluppi in serie
Sviluppi in serie di Taylor
Sia f ( z) analitica in DI , z
0
-D .
Costruiamo la circonferenza centrata in z
0
, in modo tale che sia tutta contenuta in
DI ed abbia raggio 6 . Abbiamo
dimostrato nel capitolo precedente che
la funzione f ( z ) ha infinite derivate
in ogni punto di D .
Dimostriamo adesso che sotto queste
ipotesi vale la seguente
\z :z-z
0
6 f ( z)=
_
n=0
+
a
n
( z-z
0
)
n
dove
a
n
=
f
(n)
( z
0
)
n!
Queste sono potenze con esponente positivo e si chiamano serie di Taylor e c' una
perfetta analogia con le serie di Taylor gi studiate in ambito reale (al posto della z c'era la
x). E' importante per lo studente imparare ad esplicitare ( bene farlo spesso le prime
volte che si maneggiano le serie):
f ( z)=
_
n=0
+
a
n
( z-z
0
)
n
=a
0
+a
1
( z-z
0
)+a
2
( z-z
0
)
2
+...
Diamo un cenno di dimostrazione.
Partiamo dalla formula integrale di Cauchy, prendendo uno z qualunque interno alla
circonferenza in modo che risulti z-z
0
6(-z
0
con (-I
Osserviamo che se noi dividiamo
z-z
0

prima per 6 e poi per (-z


0
, essendo
(-z
0
> 6 risulta vero che
z-z
0

6
>
z-z
0

(-z
0

prendiamo dunque la 1formula integrale


f ( z)=
1
2n j
|
I
f (()
(-z
d (
e vediamo di scrivere in modo opportuno il denominatore dell'integrale
(aggiungiamo e togliamo z
0
) = (-z=(-z
0
-( z-z
0
) =
Sviluppi in serie di Taylor - Pag.56
D
z
0
I
6
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Sviluppi in serie
(e mettiamo in evidenza (-z
0
) = = ((-z
0
)
(
1-
( z-z
0
)
((-z
0
)
)
osserviamo adesso il contenuto di
(
1-
( z-z
0
)
((-z
0
)
)
, esso corrisponde ad uno meno una
certa quantit complessa, il cui modulo lo ritroviamo nella diseguaglianza che ci eravamo
ricavati in precedenza, ovvero
z-z
0

6
>
z-z
0

(-z
0

osserviamo per che noi avevamo preso z in modo tale che fosse dentro la circonferenza
di raggio 6 , per cui risulta ovvio che
z-z
0

6
=k1 questo rapporto uguale ad un valore k<1 e ne consegue che
z-z
0

(-z
0

z-z
0

6
=k1
Dopo avere effettuato queste osservazioni, torniamo alla prima formula di Cauchy
f ( z)=
1
2n j
|
I
f (()
(-z
d (
e sostituiamo il denominatore dell'integrale con quello che ci siamo ricavati
f ( z)=
1
2n j
|
I
f (()
1
((-z
0
)
(
1-
( z-z
0
)
((-z
0
)
)
d (
se adesso noi pensiamo al termine
( z-z
0
)
((-z
0
)
come alla ragione k di una serie (il
ragionamento analogo a quello che si fa in campo reale), ricordando che una serie
geometrica convergente aveva come risultato
1
1-k
, possiamo dire che abbiamo
proprio il risultato di una serie geometrica
(
1-
( z-z
0
)
((-z
0
)
)
-1
=
_
n=0
+
( z-z
0
)
n
((-z
0
)
n
stabilito questo, possiamo sostituire nell'integrale ottenendo
f ( z)=
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)

_
n=0
+
( z-z
0
)
n
((-z
0
)
n
d (
possiamo adesso portare fuori il simbolo di sommatoria ottenendo la seguente
espressione
f ( z)=
_
n=0
+
|
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)
n+1
d (( z-z
0
)
n

Sviluppi in serie di Taylor - Pag.57


Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Sviluppi in serie
osserviamo che ponendo
a
n
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)
n+1
d (
possiamo esprimere il risultato ottenuto nel seguente modo
f ( z)=
_
n=0
+
a
n
( z-z
0
)
n
che la serie di Taylor che noi cercavamo.
Facciamo per attenzione all'espressione di a
n
, essa
a
n
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)
n+1
d (
e andiamo a riprenderci l'espressione della derivata n-sima di una funzione
f
n
( z)=
n!
2n j
|
I
f (()
((-z )
n+1
d (
osserviamo che sono identiche a meno di un n!, e del fatto che a
n
calcolato in z
0
,
possiamo dunque scrivere
a
n
=
f
n
( z
0
)
n!
La serie di Taylor dunque f ( z)=
_
n=0
+
f
n
( z
0
)
n!
( z-z
0
)
n
ricordando che questa serie convergente quando z-z
0
6 (dove 6 il raggio
della circonferenza che sta tutta nella regione di analiticit e centrata in z
0
e viene detto
raggio di convergenza).
Vediamo alcuni esempi.

Prendiamo f ( z)=e
z
e calcoliamone la formula di Taylor centrata nel punto 0.
Risulta z
0
=0
f ( z)=e
z
f ' ( z)=e
z
f ' ' ( z)=e
z
f (0)=1 f ' (0)=1 f ' ' (0)=1
e lo sviluppo di Taylor dunque
e
z
=1+z+
z
2
2!
+
z
3
3!
+...+
z
n
n!
=
_
n=0
+
z
n
n!
Se riflettiamo adesso sulla regione di analiticit di e
z
ci accorgiamo che tutto il piano
complesso, non ci sono dunque limiti al raggio di convergenza. In questi casi si dice che
la funzione ha raggio di convergenza infinito.
Sviluppi in serie di Taylor - Pag.58
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Sviluppi in serie
Vediamo lo sviluppo di sen z in 0.
f ( z)=sen z f ' ( z)=cos z f ' ' ( z)=-sen z f ' ' ' ( z)=-cos z
f (0)=0 f ' (0)=1 f ' ' (0)=0 f ' ' ' (0)=-1
e lo sviluppo risulta essere
sen z=z-
z
3
3!
+
z
5
5!
+ ... +(-1)
n
z
(2n+1)
(2n+1)!
=
_
n=0
+
(-1)
n
z
2n+1
(2n+1)!
Anche sen z ha raggio di convergenza infinito perch analitica in tutto il piano
complesso.
In modo analogo si ricavano
cos z=1-
z
2
2!
+
z
4
4!
+ ... +(-1)
n
z
(2n)
(2n)!
=
_
n=0
+
(-1)
n
z
2n
(2n)!
senh z=z+
z
3
3!
+
z
5
5!
+ ... +
z
(2n+1)
(2n+1)!
=
_
n=0
+
z
2n+1
(2n+1)!
cosh z=1+
z
2
2!
+
z
4
4!
+ ... +
z
(2n)
(2n)!
=
_
n=0
+
z
2n
(2n)!
Anche tutti questi sviluppi hanno raggio di convergenza infinito.
Vediamo adesso f ( z)=
1
1-z
che ha sviluppo
f ( z)=1+z+z
2
+z
3
+ ... + z
n
=
_
n=0
+
z
n
Questa funzione per non analitica nel punto 1 per cui, avendo calcolato lo sviluppo
nell'origine, ci accorgiamo che il raggio di convergenza 1, cio la serie converge per
numeri complessi che hanno modulo strettamente minore di uno. Dunque per calcolare il
raggio di convergenza sufficiente calcolare la distanza tra il punto
z
0
e il pi
vicino punto di non analiticit.
Giustificazione della formula di
Eulero
Gli esempi che abbiamo visto ci consentono di dare una prova della formula di Eulero, che
a suo tempo non avevamo giustificato. Riprendiamo il seguente sviluppo di Taylor
e
z
=
_
n=0
+
z
n
n!
poniamo e
z
=e
j t
, otteniamo
Giustificazione della formula di Eulero - Pag.59
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Sviluppi in serie
e
j t
=1+ j t +
( j t )
2
2!
+
( j t )
3
3!
+
( j t )
4
4!
+...
poniamo adesso e
z
=e
-j t
, otteniamo
e
-j t
=1- j t+
(-j t )
2
2!
+
(-j t )
3
3!
+
(-j t )
4
4!
+...
esplicitiamo meglio gli sviluppi
e
j t
=1+j t -
t
2
2!
-j
t
3
3!
+
t
4
4!
+...
e
-j t
=1-j t -
t
2
2!
+j
t
3
3!
+
t
4
4!
+...
sommiamo adesso le due serie membro a membro (e termine a termine per il membro di
destra)
e
j t
+e
-j t
=2-2
t
2
2!
+2
t
4
4!
+...=2cos t = cos t=
e
j t
+e
-j t
2
sottraendo membro a membro otteniamo
e
j t
-e
-j t
=2 j t -2 j
t
3
3!
+...=2 j sint = sin t=
e
j t
-e
-j t
2 j
Abbiamo ottenuto le definizioni di seno e coseno complessi. Se noi eseguiamo la
seguente somma
cos t+ j sent =
e
j t
+e
-j t
2
+j
e
j t
-e
-j t
2 j
=e
j t
otteniamo esattamente la formula di Eulero che quindi cos completamente giustificata.
Sviluppi in serie di Laurent
Per questi sviluppi non ci sono analogie
col campo reale. La prima cosa che
facciamo individuare una corona di
centro z
0
. Essa composta da due
circonferenze concentriche
1
e
2
di raggio
r
1
ed
r
2
. Prendiamo degli
z che stanno dentro la corona ovvero
z-Z: r
1
z-z
0
r
2
. Supponiamo
adesso che questa corona circolare sia
una corona di analiticit per f ( z) . Se
noi indichiamo con I una qualunque
circonferenza, percorsa in senso
antiorario, che stia all'interno di questa
corona, la funzione f ( z) con z-Z: r
1
z-z
0
r
2

si pu esprimere con la seguente serie di potenze:
Sviluppi in serie di Laurent - Pag.60


2

1
z
0
I
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Sviluppi in serie
f ( z)=
_
n=-
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
=... +
c
-n
( z-z
0
)
n
+ ... +
c
-1
( z-z
0
)
+c
0
+c
1
( z-z
0
) + ... +c
n
( z-z
0
)
n
+ ...
ed i coefficienti c
n
hanno la seguente espressione
c
n
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)
n+1
d (
osserviamo che l'espressione di c
n
formalmente la stessa di a
n
delle serie di
Taylor, ma in questo caso la dobbiamo calcolare non solo con n positivo ma anche con n
negativo, facciamo dunque attenzione al fatto che l'espressione non ci fornisce pi la
derivata n-sima di f ( z) , perch questo era possibile a due condizioni: con n positivo e
con f ( z) analitica in z
0
, ed entrambe le condizioni non si verificano.
La dimostrazione si effettua separando la sommatoria in due pezzi nel seguente modo
f ( z)=
_
n=-
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
= f ( z)=
_
n=0
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
+ f ( z)=
_
n=-
n=-1
c
n
( z-z
0
)
n
e ragionando sui due pezzi separatamente, nello stesso modo in cui abbiamo ragionato
per la serie di Taylor.
Vediamo degli esempi.
Consideriamo
f ( z)=
sen z
z
3
calcolata in z
0
=0
osserviamo subito che in z
0
la funzione non esiste ed il suo modulo tende ad infinito,
mentre invece in tutti gli altri punti del piano complesso la funzione analitica, quindi
possiamo pensare di fare lo sviluppo di Laurent, con una corona dalla circonferenza
interna molto piccola ed una esterna molto grande.
Ma calcolare il coefficiente di uno sviluppo di Laurent vuol dire risolvere un integrale
complesso, il che molto difficile, quindi si ricorre ad alcuni artifizi che ci permettono di
calcolare in realt uno sviluppo di Taylor che ci porti poi a quello di Laurent cercato.
Vediamo come si fa in questo caso. Si pensa alla nostra funzione come ad un prodotto
f ( z)=
sen z
z
3
=
1
z
3
sen z
osserviamo che il primo termine gi sviluppato in potenza di z per cui non necessita di
nessun ulteriore calcolo, mentre sen z per z
0
=0 ha uno sviluppo di Taylor in quanto
analitica in tutto Z . Possiamo dunque scrivere
f ( z)=
1
z
3
serie di Taylor del seno in z
0
=
1
z
3

_
n=0
+
(-1)
n
z
2n+1
(2n+1)!
ed esplicitando otteniamo
Sviluppi in serie di Laurent - Pag.61
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Sviluppi in serie
f ( z)=
1
z
2
_
n=0
-
1
3!
_
n=1
+
z
2
5!
_
n=2
-
z
4
7!
_
n=3
+ ...
osserviamo che si tratta in realt di una serie di potenze di z, ma non si tratta solo di
potenze positive, bens anche potenze negative.
Abbiamo una serie di Laurent che converge per ogni z appartenente alla corona di
analiticit, mentre in zero non esiste.
Consideriamo
g( z)=
cos z
z

calcolata in z
0
=0
e procediamo con lo stesso metodo, ottenendo la serie di Laurent cercata
g ( z)=
cos z
z
=
1
z
cos z=
1
z
(
1-
z
2
2!
+
z
4
4!
-
z
6
6!
+ ...
)
=
(
1
z
-
z
2!
+
z
3
4!
-
z
5
6!
+ ...
)
Sviluppi in serie di Laurent - Pag.62
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
Singolarit
Vogliamo utilizzare gli sviluppi in serie di Laurent per classificare alcuni punti di interesse
per le applicazioni la cui caratteristica proprio legata al tipo di serie di Laurent, centrata
in questi punti. Iniziamo quindi dando il quadro delle ipotesi in cui ci muoveremo.
Supponiamo di avere una regione D del piano complesso che ha le caratteristiche di
essere un insieme aperto, connesso, supponiamo inoltre di avere un bordo regolare e di
sapere che, eccetto che in un punto z
0
una funzione f ( z) sia sicuramente analitica.
In sintesi
f ( z) analitica in DI\z
0

Adesso si pu prendere una corona circolare centrata in z


0
ed in essa fare lo sviluppo
di Laurent. Ovviamente dovr essere
0cz-z
0
r , per cui risulter
f ( z)=
_
n=-
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
con
c
n
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)
n+1
d (
con I bordo qualunque nell'intervallo di
analiticit. Osserviamo che potrebbero esserci
delle situazioni in cui i c
n
sono nulli.
Aggiungiamo adesso delle informazioni sulla
f ( z) e vediamo cosa implicano.
f(z) analitica in
z
0
:
vediamo quali ripercussioni porta questa informazione sulla serie di Laurent.
Cominciamo col prendere n-1 e vediamo come fatto il denominatore
1
((-z
0
)
n+1
=((-z
0
)
-n-1
attenzione, essendo n-1 risulta essere -n-1>0 , quindi in realt ci troviamo di
fronte ad un polinomio e non ad una fratta, quindi tutto l'integrando analitico, ne
consegue che
c
n
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)
n+1
d (=0
\n-1
E' facile osservare che lo sviluppo di Laurent si riduce ad uno sviluppo di Taylor. Di
conseguenza possiamo dire che lo sviluppo di Laurent ha tutti i coefficienti con n
minore di zero nulli. E' vero anche l'inverso, ovvero se tutti i coefficienti con n minore di
zero dello sviluppo di Laurent sono nulli, la funzione sicuramente analitica. Questa
situazione ci porta ai seguenti due sotto casi
f(z) analitica in
z
0
e f ( (( ( z
0
) )) )= == =0
Singolarit - Pag.63
D
r c

z
0
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
costruiamo lo sviluppo in serie di Laurent
f ( z)=
_
n=0
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
,
c
0
=0
osserviamo che per l'ipotesi iniziale il coefficiente c
0
diverso da zero, quindi la
sommatoria parte da zero, in quanto i coefficienti di n minore di zero sono nulli perch
la funzione analitica in z
0
.
f(z) analitica in
z
0
e f ( (( ( z
0
) )) )= == =0
diciamo subito che il coefficiente c
0
deve essere uguale a zero e che lo sviluppo ha
molteplicit uguale a N. Infatti l'indice della sommatoria non parte pi da zero, perch
in zero il coefficiente nullo; partir dunque da un coefficiente pi grande di zero, che
indicato proprio dalla molteplicit. Costruiamo lo sviluppo in serie di Laurent
f ( z)=
_
n=N
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
,
c
0
=0
In questo caso si dice anche che la funzione, analitica in z
0
, ha uno zero di ordine
N.
Facciamo adesso la seguente considerazione: abbiamo detto che se una funzione ha uno
zero in z
0
analitica e i coefficienti del suo sviluppo hanno le seguenti caratteristiche
c
n
=0 \nN
c
N
=0

=

1
f ( z)

-
z -z
0
+
Facciamo una ulteriore osservazione. Riprendiamo il caso in cui
f ( z) analitica in D\z
0

e f ( z)k \z-D\z
0
(la funzione limitata su tutta la regione)
in queste condizioni possiamo concludere che f ( z ) analitica in z
0
.
NOTA: in campo reale la limitatezza non implica nemmeno la continuit, mentre in campo
complesso, in queste condizioni, implica anche l'analiticit.
Singolarit isolate
Le singolarit sono i punti di non analiticit.
Abbiamo una regione di analiticit, come al solito, dove il punto z
0
un punto di non
analiticit e viene detto singolarit isolata se l'unico in un suo intorno ad avere questa
caratteristica. In altre parole possibile centrare una circonferenza su z
0
, dentro la
quale z
0
l'unico punto di non analiticit.
Parleremo delle seguenti singolarit, che vengono dette singolarit isolate uniformi
Polo di 1ordine
Singolarit isolate - Pag.64
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
Polo di ordine N
Singolarit essenziale
Faremo infine un accenno anche agli altri casi, comunque questi tre tipi di singolarit sono
di gran lunga le pi presenti nelle applicazioni e di conseguenza le pi importanti.
Poli di 1 ordine
Abbiamo f ( z) analitica in DI\z
0
con il seguente sviluppo di Laurent
f ( z)=
_
n=-1
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
con c
-1
=0 e c
n
=0 \n-1
A caratterizzare il polo di 1 ordine il fatto che lo sviluppo parte da -1 e va a pi
infinito.
Osserviamo che lo sviluppo di Laurent non si riduce ad uno sviluppo di Taylor perch c'
una potenza negativa, quindi la funzione non analitica.
Esplicitiamo meglio lo sviluppo
f ( z)=
c
-1
z-z
0
+c
0
+c
1
( z-z
0
)+c
2
( z-z
0
)
2
+ ...
e mettiamo in evidenza
1
( z-z
0
)
, ottenendo
f ( z)=
1
z-z
0
(
c
-1
+c
0
( z-z
0
)+c
1
( z-z
0
)
2
+c
2
( z-z
0
)
3
)
_
chiamiamo questa somma h( z)
+ ...
Possiamo vedere che
- h( z) una serie di Taylor e dunque analitica
- h( z
0
)=c
-1
=0
-
f ( z)=
h( z)
z-z
0
= Polo 1 ordine
(le due simbologie sono equivalenti)
Vediamo adesso cosa succede mettendo la funzione a denominatore
1
f ( z)
=
1
_
n=-1
+
c
n
( z-z
0
)
n
=
_
n=1
+
b
n
( z-z
0
)
n
Inizialmente non sappiamo dire da quale indice parte la serie, ma sviluppando i calcoli
termine a termine osserviamo che b
n
=0 \n1 . In sintesi

1
f ( z)
analitica e nulla in z
0
di ordine 1, in quanto b
1
=0
Riassumendo, abbiamo trovato tre modi per dire che una funzione un polo del primo
ordine:
Poli di 1ordine - Pag.65
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
1) se il suo sviluppo di Laurent parte da un indice -1;
2) se f ( z) pu essere riscritta come
f ( z)=
h( z)
z-z
0
con h(z) analitica e h( z
0
)=0 ;
3) se
1
f ( z)
analitica e nulla in z
0
di ordine 1.
Osserviamo adesso che
se f ( z) ha un polo del 1 ordine allora
f ( z) -
z -z
0
+
. Questo si deduce dal fatto che
se la funzione fosse limitata in z
0
allora sarebbe analitica, quindi deve essere illimitata.
Facciamo alcuni esempi.
f ( z)=cos z=1-
z
2
2!
+
z
4
4!
+ ... +(-1)
n
z
(2n)
(2n)!
=
_
n=0
+
(-1)
n
z
2n
(2n)!
in z
0
=0
osserviamo che
non ci sono potenze negative
c
0
=0
Conclusione: cos z in z
0
=0 analitica e non nulla.
sen z=z-
z
3
3!
+
z
5
5!
+ ... +(-1)
n
z
(2n+1)
(2n+1)!
=
_
n=0
+
(-1)
n
z
2n+1
(2n+1)!
in z
0
=0
osserviamo che
non ci sono potenze negative
c
0
=0
c
1
=0
Conclusione: sen z in z
0
=0 uno zero di 1ordine
f ( z)=( z-n)+sen( z-n) in z
0
=n
il primo termine , ( z-n) , gi sviluppato in potenze di
( z-z
0
) , mentre se vogliamo
sviluppare il secondo termine dobbiamo porre t =z-n ed essendo
sent =t -
t
3
3!
+
t
5
5!
+ ... +(-1)
n
t
(2n+1)
(2n+1)!
si ottiene, sostituendo
sen( z-n)=( z-n)-
( z-n)
3
3!
+
( z-n)
5
5!
+ ... +(-1)
n
( z-n)
(2n+1)
(2n+1)!
Poli di 1ordine - Pag.66
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
lo sviluppo dunque
f ( z)=( z-n)+( z-n)-
( z-n)
3
3!
+
( z-n)
5
5!
+ ... +(-1)
n
( z-n)
(2n+1)
(2n+1)!
f ( z)=2( z-n)-
( z-n)
3
3!
+
( z-n)
5
5!
+ ... +(-1)
n
( z-n)
(2n+1)
(2n+1)!
osserviamo che
non ci sono potenze negative
c
0
=0
c
1
=0
Conclusione: f ( z)=( z-n)+sen( z-n) in z
0
=n uno zero di 1ordine
f ( z)=
sen z
z
in z
0
=0
f ( z)=
1
z
svil. del seno=
1
z
(
z-
z
3
3!
+
z
5
5!
+ ... +(-1)
n
z
(2n+1)
(2n+1)!
)
=
=
(
1-
z
2
3!
+
z
4
5!
+ ... +(-1)
n
z
(2n)
(2n+1)!
)
osserviamo che
non ci sono potenze negative
c
0
=0
Conclusione: f ( z)=
sen z
z
in z
0
=0 analitica e non nulla.
Il risultato ottenuto in quest'ultimo esempio interessante perch ci indica che la funzione
analitica pur essendoci una z a denominatore. Bisogna quindi stare attenti a non trarre
mai conclusioni azzardate. Ricordiamo come gi detto infatti che nel campo complesso,
se una funzione limitata in un intorno di un punto in tal punto analitica. Non si
considera pi quindi il suo limite ma proprio il valore che essa assume.
Poli di ordine qualunque
Parliamo adesso dei poli di ordine N>1 .
Poli di ordine qualunque - Pag.67
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
Le condizioni sono sempre quelle di
avere un punto z
0
che una
singolarit isolata ed una funzione
f ( z) analitica in DI\z
0
.
Prendiamo la solita corona
0z-z
0
r con il seguente sviluppo di
Laurent
f ( z)=
_
n=-N
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
con c
-N
=0 e c
n
=0 \n-N
Se esplicitiamo lo sviluppo e mettiamo in
evidenza
1
( z-z
0
)
N
otteniamo
f ( z)=
1
( z-z
0
)
N
(
c
N
+c
N+1
( z-z
0
) + ...
)
_
h( z)
con h( z) analitica in z
0
( una serie di Taylor) e h( z
0
)=0 . Possiamo dunque
scrivere
f ( z)=
h( z)
( z-z
0
)
N
Possiamo anche dire che f ( z) un polo di ordine N se
1
f ( z)
ha in z
0
uno zero di
ordine N.
Osserviamo ancora che
f ( z ) -
z -z
0
+
(la funzione non limitata in un intorno di z
0
),
questa una caratteristica dei poli di una funzione.
Vediamo alcuni esempi.
f ( z)=
cos z
z
4
in z
0
=0
Ci sono due diversi modi per valutare le singolarit di una funzione. Il primo fare lo
sviluppo in serie di Laurent, utilizzando lo sviluppo in serie di Taylor
f ( z)=
cos z
z
4
=
1
z
4
(
1-
z
2
2!
+
z
4
4!
+ ...
)
=
1
z
4
-
1
2! z
2
+
1
4!
+ ...
Osserviamo che 1=c
-4
=0 , per cui abbiamo un polo di ordine 4 in z
0
=0 .
Il secondo modo di vedere la funzione come segue
Poli di ordine qualunque - Pag.68



2
r

1
z
0
I
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
f ( z)=
h( z)
( z-z
0
)
4
=
h( z)
z
4
con

h( z)=cos z
cos 0=1=0
e siamo dunque in grado di vedere subito che abbiamo un polo del 4ordine in z
0
=0 .
f ( z)=
z sen z+2cos z-2
z
6
in z
0
=0
Se il numeratore, ponendo z=0 , venisse diverso da zero, potremmo subito dire di
avere un polo del 6 ordine in z
0
; per zero, quindi dobbiamo per forza passare
attraverso gli sviluppi di Laurent.
f ( z)=
z
(
z-
z
3
3!
+
z
5
5!
+ ...
)
+
(
2-2
z
2
2!
+2
z
4
4!
-2
z
6
6!
+ ...
)
-2
z
6
=
=
(
z
2
-
z
4
3!
+
z
6
5!
+ ...
)
+
(
-2
z
2
2!
+2
z
4
4!
-2
z
6
6!
+ ...
)
z
6
=
=
(
z
2
-z
2
-4
z
4
4!
+2
z
4
4!
+6
z
6
6!
-2
z
6
6!
+ ...
)
z
6
=
(
-2
z
4
4!
+4
z
6
6!
+ ...
)
z
6
=
=
(
-2
4! z
2
+
4
6!
+ ...
)
si vede che la funzione un polo del 2ordine in z
0
=0
f ( z)=
1
( z-4)
5
z
3
( z
2
+1)
prendendo in considerazione i punti
z
1
=4
z
2
=0
z
3
=j
z
4
=-j
osserviamo che questi 4 punti sono i punti che annullano il denominatore. Esso infatti un
prodotto di pi fattori:
il 1si annulla in 4
il 2si annulla in 0
il 3si annulla in !j
Questi quattro zeri del denominatore sono candidati ad essere delle singolarit di tipo
polare. Facciamo uno studio per ciascuno di questi.
Poli di ordine qualunque - Pag.69
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
z
1
=4
La funzione pu essere riscritta nel seguente modo
f ( z)=
1
z
3
( z
2
+1)
( z-4)
5
e possiamo osservare che nel punto 4 il numeratore analitico e diverso da zero,
quindi corretto porre
h( z)=
1
z
3
( z
2
+1)
e si riscrive la funzione proprio nel seguente
modo
f ( z)=
h( z)
( z-4)
5
Quindi la funzione in z
1
=4 un polo di ordine N =5.
z
2
=0
La funzione pu essere riscritta nel seguente modo
f ( z)=
1
( z-4)
5
( z
2
+1)
z
3
ed anche in questo caso il numeratore analitico e diverso da zero in 0, per cui
f ( z)=
h( z)
z
3
e la funzione in z
2
=0 un polo di ordine N=3.
z
3
=j
Prima si fattorizza il termine ( z
2
+1)=( z+j )( z- j ) e la funzione pu essere riscritta
nel seguente modo
f ( z)=
1
( z-4)
5
z
3
( z+ j )
( z-j )
=
h( z)
( z- j )
e la funzione in z
3
=j un polo del 1ordine
z
3
=-j
Si fattorizza nuovamente il termine ( z
2
+1)=( z+ j )( z- j ) e la funzione pu essere
riscritta nel seguente modo
f ( z)=
1
( z-4)
5
z
3
( z- j )
( z+j )
=
h( z)
( z+ j )
e la funzione in
z
4
=-j
un polo del 1ordine
Poli di ordine qualunque - Pag.70
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
Singolarit essenziali
Siamo sempre nelle condizioni di poter
fare uno sviluppo in una corona
circolare e supponiamo che esso sia il
seguente f ( z)=
_
n=-
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
ove c
n
=0 per infiniti n negativi.
Osserviamo subito che in questo caso
non possibile avere un N dal quale la
serie parta, come nel caso dei poli. In
questo caso si dice che f(z) ha in z
0
una singolarit essenziale.
Facciamo la seguente considerazione:
f(z) ha in z
0
una singolarit essenziale se ( z-z
0
)
N
f ( z) non analitica in z
0
\N .
Per spiegarci meglio ricordiamo che quando avevamo una funzione che in z
0
aveva un
polo di ordine N, era valida la seguente
f ( z)=
h( z)
( z-z
0
)
N
= f ( z)( z-z
0
)
N
=h( z)
bene, nel caso di singolarit essenziale non esiste N per il quale l'uguaglianza si verifica,
ovvero lo sviluppo in serie di Laurent ha infinite potenze negative.
Un'altra caratteristica delle singolarit essenziali la seguente
f ( z) non limitata per
z -z
0
ed il lim
z -z
0
f ( z) non esiste.
Vediamo il seguente teorema.
Teorema di Piccard
Se f ( z) ha una singolarit essenziale allora f ( z) assume tutti i valori eccetto al pi
uno in ogni intorno di z
0
.
Ci legato proprio al fatto che la funzione in z
0
non ha limite, in quanto vi una
fortissima oscillazione ed assume tutti i valori possibili.
Consideriamo la funzione
1
f ( z)
se f ( z) ha in z
0
una singolarit essenziale, la sua inversa
1
f ( z)
ha una singolarit
essenziale o una singolarit non isolata.
Singolarit non isolata significa che in ogni intorno di z
0
c' un'altra singolarit, o di tipo
polare o di altro genere. L'osservazione pi importante che nel passare all'inverso la
Singolarit essenziali - Pag.71



2
r

1

z
0
I
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
singolarit permane.
Vediamo alcuni esempi.
f ( z)=e
1
z
Cerchiamo lo sviluppo di Laurent in z
0
=0 .
La funzione analitica dappertutto escluso che nello zero, quindi possibile calcolare i
coefficienti c
n
, solo che un'operazione piuttosto laboriosa, cerchiamo dunque una
scorciatoia.
Conosciamo il seguente sviluppo
e
t
=1+t+
t
2
2!
+
t
3
3!
+...+
t
n
n!
=
_
n=0
+
t
n
n!
e sappiamo che il suo raggio di convergenza infinito, in quanto la funzione analitica in
tutto il piano complesso. Quindi, se, come in questo caso, la funzione converge per ogni t,
allora noi possiamo prendere t =
1
z
, quindi possiamo sostituire
e
(
1
z
)
=1+
(
1
z
)
+
(
1
z
)
2
2!
+
(
1
z
)
3
3!
+...+
(
1
z
)
n
n!
=1+
1
z
+
1
z
2
2!
+
1
z
3
3!
+...+
1
z
n
n!
=
_
n=0
+
1
z
n
n!
osserviamo per che abbiamo ottenuto infinite potenze negative. Abbiamo dunque una
singolarit essenziale.
f ( z)=sen
(
1
z
)
da sviluppare in z
0
=0
E' una funzione analitica in tutto il piano complesso escluso lo zero, quindi cerchiamo il
suo sviluppo. Poniamo ancora t =
1
z
con z=0 e otteniamo
sen
(
1
z
)
=
1
z
-
1
z
3
3!
+
1
z
5
5!
+ ...
Anche questo uno sviluppo convergente formato da infinite potenze negative. Abbiamo
una singolarit essenziale.
Osservazione.
Prendiamo l'inversa di f ( z ) :
Singolarit essenziali - Pag.72
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
g ( z)=
1
sen
(
1
z
)
questa si annulla per
1
z
=k n z=
1
k n
con
k=0
Se rappresentiamo nel piano questi punti,
osserviamo che si addensano verso l'origine del
piano complesso, e questo significa che in ogni
intorno del punto z
0
, ci sono sempre degli zeri
del denominatore che sono tutti poli del 1
ordine. Abbiamo una singolarit non isolata.
Punto all'infinito di C
Il modo pi efficace per rendere
visivo il punto all'infinito di C
quello di operare come segue.
Immaginiamo di disegnare il piano
complesso in modo che sia
ortogonale al foglio. Abbiamo in
questo modo un asse verticale che
non fa parte del piano.
Appoggiamo una sfera di raggio
unitario al piano, tangente
nell'origine, ed operiamo attraverso
una proiezione geometrica che
viene chiamata proiezione
stereografica. Il centro della sfera
si trova nel punto di coordinate
(0,0,1), mentre il suo polo nord si
trova nel punto di coordinate
(0,0,2) ed il polo sud ha
coordinate (0,0,0). Cerchiamo di costruire una corrispondenza biunivoca tra i punti che
stanno sulla superficie sferica ed i punti che stanno sul piano x,y, nel seguente modo:
congiungiamo con una retta il polo nord della sfera con un punto di coordinate x
0,
y
0
nel
piano, ebbene questa retta interseca la sfera in un punto. Diciamo quindi che il punto del
piano complesso ed il punto della sfera sono in corrispondenza biunivoca. Ci si rende
intuitivamente conto che in questo modo tutti i punti del piano sono in corrispondenza con
tutti i punti della sfera eccetto uno, il polo nord della sfera. Questo ci permette di affermare
che il polo nord rappresenta il punto all'infinito del piano complesso.
Sempre ragionando sulla proiezione stereografica del piano complesso possiamo
osservare che il punto all'infinito non altro che un punto come tutti gli altri ed per
questo che ci possiamo chiedere cosa l'intorno del punto all'infinito. Sempre sulla
superficie sferica possiamo prendere una calotta che sta intorno al polo nord ed osservare
che la sua proiezione sul piano complesso una circonferenza che ha un raggio tanto
Punto all'infinito di C - Pag.73
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
maggiore quanto pi la calotta, cio l'intorno del polo nord, piccola, ovvero tanto pi ci
avviciniamo al polo nord stesso. I punti che stanno all'esterno della circonferenza sul
piano complesso, corrispondono a quelli che si trovano all'interno della calotta e sono
l'intorno di infinito.
Quella di cui abbiamo trattato la sfera di Noimann.
Adesso che abbiamo dato una forma al punto all'infinito, cerchiamo di classificare le
singolarit in questo punto.
Prendiamo una funzione f ( z) con z-C e z
0
= . Se noi facciamo un cambio di
variabile di questo tipo w=
1
z
, ci accorgiamo che nella sfera di Noimann abbiamo
cambiato tra loro il polo sud con il polo nord ed otteniamo una nuova funzione
f
(
1
w
)
=g(w) . Questo il passaggio che dobbiamo fare per studiare funzioni di questo
tipo.
Supponiamo di avere f ( z) analitica in un intorno di
z
0
=
(questo vuol dire che se
prendiamo una circonferenza di raggio R arbitrariamente grande, all'esterno di questa
circonferenza la funzione comunque analitica). Possiamo fare uno sviluppo di Laurent in
w
0
=0 nella regione esterna al cerchio di raggio R. Quindi avremo
f ( z)=
_
n=-
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
con
c
n
=
1
2n j
|
I
f (()
((-z
0
)
n+1
d (
dopo il cambio di variabile abbiamo
g(w)=
_
n=-
n=+
c
n
1
z
n
in z
0
=0 con cw
1
R
osserviamo che la potenza di n passata a denominatore, quindi non ci sono potenze
negative quando sono nulli i coefficienti con n>1 .
La funzione analitica in z
0
=
, w
0
=0 se c
n
=0 \ n>1
Vi uno zero di ordine N se c
n
=0 \n>-N c
-N
=0
Vi in polo di ordine N se c
n
=0 \n>N c
N
=0
C' una singolarit essenziale se c
N
=0 per infiniti indici n>0 .
Facciamo qualche esempio.
Polinomi.
f ( z)=1+2 z
2
+3 z
3
in z
0
=
si fa subito il cambio di variabile z=
1
w
z
0
= = w
0
=0
g(w)=1+
2
w
2
+
3
w
3
w
0
=0
un polo triplo = z
0
=
un polo triplo
Punto all'infinito di C - Pag.74
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
Funzioni razionali.
f ( z)=
z
3
( z-1)( z-2)( z-3)
in
z
0
=
si fa subito il cambio di variabile z=
1
w
z
0
= = w
0
=0
g(w)=
1
w
3

w
3
(
1-w
w
)(
1-2w
w
)(
1-3w
w
)
=
1
w
3

w
3
(1-w)(1-2w)(1-3w)
g (w)=
1
(1-w)(1-2w)(1-3w)
=1 in
w
0
=0
quindi z
0
= un punto di analiticit e non uno zero di g (w) . Anche z
0
= un
punto regolare analitico per f ( z) .
Esponenziali.
f ( z)=e
z
si fa subito il cambio di variabile z=
1
w
z
0
= = w
0
=0
g (w)=e
1
w
=1+
1
w
+
1
2! w
2
+ ...
w
0
=0 singolarit essenziale per g (w) , quindi
z
0
= singolarit essenziale per f ( z) .
Singolarit non uniformi
Consideriamo
f ( z)=.z
f ( z)=log z
osserviamo che funzioni di questo genere non sono ben definite perch danno pi di un
valore. Se per noi evitiamo di considerare il periodo (che quello che ci fa ottenere i
valori molteplici) e ci imponiamo di considerare z=je
j 0
con 002n , allora
possiamo studiare l'analiticit anche di queste funzioni.
Riconsideriamo f ( z)=.z e ci accorgiamo che sempre analitica eccetto che in z
0
=0
, essa infatti vale
f ( z)=.z=
.
je
j
0
2 .
Ma il punto di non analiticit
z
0
=0
prende il nome particolare di punto di diramazione.
Questo capita perch avendo fissato l'angolo ( 002n ) se noi percorriamo
completamente una circonferenza centrata in z
0
=0 partendo da un punto z , quando
noi torniamo sullo stesso punto, la funzione ci d un valore diverso. Ad esempio
Singolarit non uniformi - Pag.75
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
.e
j 0
=e
j
0
2
=1
... se facciamo un giro completo ...
.e
j 2n
=e
j n
=-1
Nei punti distinti da z
0
=0 la funzione analitica ma comunque molto particolare da
studiare, perch quando si fissa l'angolo 0 in realt si individua una determinazione,
come se si decomponesse il piano complesso in tanti piani complessi paralleli uno all'altro
e collegati tra loro dai punti di diramazione, quindi la funzione analitica in ciascuna delle
determinazioni e quando se ne fa il giro completo intorno ad un punto di diramazione non
si torna al punto di partenza ma ci si infilati in un'altra diramazione.
Questa una caratteristica delle funzioni che danno pi valori.
Singolarit non isolate
La singolarit non isolata quella singolarit nel cui intorno cadono sempre singolarit.
Studiamola con un esempio
f ( z)=
1
sinh
1
z
Per capire che tipo di singolarit ci sono, chiediamoci dove si annulla il seno iperbolico,
quindi poniamo z=
1
w
e chiediamoci quando sinh w=0 . Ricordando la forma
complessa del seno iperbolico, che la seguente
senhw=
e
w
-e
-w
2
ci riduciamo a risolvere la seguente equazione
e
w
-e
-w
2
=0 =
e
w
-e
-w
=0
=
e
w
=e
-w
e moltiplicando ambedue i membri per e
w
si ottiene e
2w
=1=e
j 2k n
e si pu dire che i
due esponenziali sono uguali quando sono uguali gli argomenti, ovvero quando
2w= j 2k n = w= j k n
ritornando alla z si ha
1
z
= j k n =
z=
1
k n j
=
-j
k n
con k -Z k=0
Se adesso noi facciamo lo sviluppo di Laurent, ci accorgiamo che
z
k
=
-j
k n
sono tutti poli del 1ordine
Se proviamo a mettere su di un grafico tutti questi valori ci accorgiamo che stanno tutti
sull'asse immaginario e si addensano avvicinandosi allo zero; z
0
=0 dunque una
singolarit non isolata.
Singolarit non isolate - Pag.76
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
Tabelle riassuntive
Tipi di singolarit
Singolarit
TIPO ESEMPIO NEL PUNTO
apparenti
sen z
z
z
0
=0
poli
1
z-1
z
0
=1
essenziali
e
1
z z
0
=0
punti di
diramazione
.z
z
0
=0
non isolate
1
senh
1
z
z
0
=0
Maggiori singolarit
f
1
f
SERIE LIMITE ESEMPIO
zero N polo N
_
N
+
= == =0 sen z
analitica = == =0 analitica = == =0
_
0
+
= == =0 cosh z
polo N zero N
_
-N
+
= == =+ ++ +
cos z
z
2
essenziale non polo
_
-
+
non esiste
e
1
z
Tabelle riassuntive - Pag.77
Appunti di Capuzzo Alessandro - Singolarit
Osservazioni finali
Consideriamo la funzione
f ( z)=e
z
in z
0
=
sostituiamo w=
1
z
f (w)=e
1
w
e vediamo che abbiamo una singolarit
essenziale. Riscriviamo adesso la funzione
come f ( z)=e
z
=e
x
e
j 0
e prendiamo solo
questi valori dell'argomento: 002n .
Abbiamo in pratica ristretto il dominio ad
una fascia come descritto in figura, dove gli
assi rappresentano modulo e argomento del
numero complesso. Se proviamo adesso a
vedere qual' l'immagine di questa
restrizione del dominio, ci accorgiamo che
tutto il piano complesso escluso lo zero, in
quanto e
x
il modulo della funzione e ci
da tutti i valori, escluso lo zero, e
j 0

l'argomento e nella restrizione che ci siamo


dati, vengono comunque compresi tutti i possibili angoli. Se adesso noi andiamo a cercare
una circonferenza grande, centrata nello zero, ci accorgiamo che per quanto grande essa
sia (ovvero se prendiamo un intorno di infinito, per quanto piccolo esso sia) ci accorgiamo
che esister sempre una fascia esterna a questa circonferenza (dentro l'intorno di infinito),
che avr come immagine tutto C e sar del tipo (2 k n,2(k+1)n) . Questo ci chiarisce
ulteriormente il significato del teorema di Piccard e della non esistenza del limite per una
singolarit essenziale.
Osservazioni finali - Pag.78
2(k+1)n
2 k n

2n
O
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
Residui
Sia f ( z) analitica in D e sia z
0
una singolarit isolata. E' dunque
possibile considerare una corona
cz-z
0
r , dove la funzione
analitica e z
0
sia l'unica singolarit.
In questa regione possiamo fare lo
sviluppo di Laurent ed ottenere al
solito
f ( z)=
_
n=-
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
Il coefficiente c
-1
prende il nome di
residuo della funzione f ( z) in
z
0
e
si usa scrivere
R
f ( z)
( z
0
)=c
-1
Richiamiamo la definizione di coefficiente di uno sviluppo di Laurent
c
n
=
1
2n j
|
I
f ( z)
( z-z
0
)
n+1
d z
con I uguale a qualunque cammino chiuso all'interno della corona circolare (abbiamo
inoltre utilizzato il simbolo di integrale chiuso per sottolineare il fatto che I una curva
chiusa). Osserviamo quindi che l'espressione di c
-1
e quindi del residuo la seguente
R
f ( z)
( z
0
)=c
-1
=
1
2n j
|
I
f ( z) d z
Teorema dei residui.
Sia f ( z) analitica in DI eccetto che in z
k
-D con k=1,2,3 , ... , n (ovvero eccetto
che in un numero finito di punti che evidentemente sono delle singolarit isolate per la
funzione),
allora
|
I
f ( z) d z=2n j
_
k=1
n
R
f ( z)
( z
k
)
Vediamo di capirne il senso.
Abbiamo DI nel piano complesso ed un certo numero finito di punti z
1
, z
2
, ... ,
z
k
, .. , z
n
che sono le singolarit di f ( z) ed abbiamo da calcolare l'integrale su D
di f ( z) . Se noi disegniamo dei circoletti di raggio abbastanza piccolo da permettere ad
ogni circoletto di essere tutto contenuto nella regione D di analiticit e all'interno di
Residui - Pag.79

r
c
z
0
D
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
ciascuno di essi ci sia soltanto una singolarit, possiamo indicare con
1
il cerchio che
contorna z
1
,con
2
il cerchio che contorna z
2
,con
k
il cerchio che contorna z
k
,con
n
il cerchio che contorna z
n
.
Consideriamoli inoltre percorsi in senso orario. Possiamo adesso considerare l'integrale di
linea che ha per cammino il bordo della regione D alla quale sono stati tolti gli n cerchi
(ovvero vi abbiamo creato dei buchi) ognuno dei quali le ha sottratto un punto di non
analiticit, per cui la regione cos bucata tutta di analiticit.
Grazie al teorema di Cauchy risulta quindi vero che
|
I-
1
-
2
...-
k
...-
n

f ( z)=0
ma per la propriet di addittivit degli integrali, l'integrale sopra pu essere visto come una
somma di integrali (o sottrazione, se si inverte il senso del cammino)
|
I
f ( z) dz-
|

1
f ( z) dz-
|

2
f ( z) dz- ... -
|

k
f ( z) dz- ... -
|

n
f ( z) dz=0
possiamo quindi sostenere che
|
I
f ( z) dz=2n j
|
1
2n j
|

1
f ( z) dz
_
R
f
( z
1
)
+
1
2n j
|

2
f ( z) dz
_
R
f
( z
2
)
+ ... +
1
2n j
|

n
f ( z) dz
_
R
f
( z
n
)

Residui - Pag.80
I

k
z
k

1
z
1


2
z
2
D
z
n

n

Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
osserviamo che ognuno dei termini tra parentesi quadre altro non che il residuo
calcolato nel punto z
k
. Questo ci porta alla stessa conclusione del teorema dei residui,
ovvero
|
I
f ( z) d z=2n j
_
k=1
n
R
f ( z)
( z
k
)
Si potrebbe osservare che il teorema dei residui ci complica la vita, in quanto siamo
passati da un unico integrale di linea ad n integrali di linea, ma non cos, poich
vedremo che il calcolo pratico dei residui in realt molto semplice. Quindi il teorema dei
residui acquisisce una grande importanza nei calcoli pratici.
Supponiamo di avere la funzione
f ( z)=
1
z
singolare in z
0
=0 e di chiederci qual' il suo residuo nell'origine.
Abbiamo
R
f
(0)=
1
2n j
|

1
z
dz
Essendo una curva arbitraria, scegliamo la circonferenza di raggio unitario centrata in
z
0
=0 , ovvero : e
j 0
002n
si ha
z=e
j 0
dz= j e
j 0
d 0
e l'integrale diventa
R
f
(0)=
1
2n j
|
0
2n
1
e
j 0
j e
j 0d 0
=
1
2n j
2n j=1
Osservazione.
Supponiamo di avere una regione DI che tutta di analiticit eccetto alcuni punti. La
sua particolarit di avere un numero m finito di singolarit anche sul bordo le quali
chiameremo z
i
. Osserviamo che la presenza di singolarit sulla curva di integrazione
rende l'integrale di linea un integrale improprio e non pi sufficiente cercare di
parametrizzare le curve per dargli un significato. Bisogna cercare di interpretarlo in un
modo opportuno che prende il nome di valor principale secondo Cauchy (v.p.).
Questa situazione modifica la formula del teorema dei residui nel seguente modo
|
I
f ( z) d z=2n j
|
_
k=1
n
R
f ( z)
( z
k
)+
1
2
_
i=1
m
R
f ( z)
( z
i
)

z
k
-D z
i
-I
possiamo osservare che il contributo dei residui sul bordo viene dimezzato.
Residui - Pag.81
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
Calcolo pratico dei residui in
poli del 1 ordine
Abbiamo visto che nel caso di poli del primo ordine la funzione pu essere cos riscritta
f ( z)=
h( z)
z-z
0
con
h( z)
analitica e
h( z
0
)=0
abbiamo immediatamente
R
f
( z
0
)=h( z
0
) =
lim
z -z
0
( z-z
0
) f ( z)
(si prende la parte analitica calcolata in z
0
)
se invece la funzione si presenta nel seguente modo
f ( z)=
n( z)
d ( z)
con
n( z
0
)=0
la singolarit polare dipende dal fatto che il denominatore si annulla con
uno zero del primo ordine, si pu osservare che il calcolo pratico del residuo dato dalla
seguente espressione
R
f
( z
0
)=
n( z
0
)
d ' ( z
0
)
(si fa la derivata del denominatore)
Facciamo degli esempi.
f ( z)=
(2 z+1)
z
2
-z-2
Vogliamo calcolare i residui nelle sue singolarit, che sono evidentemente, essendo una
funzione razionale, i punti in cui si annulla il denominatore, verificato che non si annulli
nello stesso punto anche il numeratore.
Risolviamo dunque l'equazione
z
2
-z-2=0
il denominatore si annulla in
z
1
=2
z
2
=-1
Risolviamo l'esercizio utilizzando entrambe le regole
Applichiamo la 1regola.
Riscriviamo f ( z) evidenziando le singolarit
f ( z)=
(2 z+1)
( z-2)( z+1)
osserviamo che quando noi vogliamo calcolare il residuo nel punto z
1
=2 avremo
Calcolo pratico dei residui in poli del 1ordine - Pag.82
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
f ( z)=
(2 z+1)
( z+1)
=h( z)
( z-2)
da calcolare appunto in z
1
=2 ed otteniamo
R
f
(2)=

(2 z+1)
( z+1)

2
=
5
3
se invece vogliamo calcolare il residuo nel punto z
2
=-1 avremo
f ( z)=
(2 z+1)
( z-2)
=h( z)
( z+1)
da calcolare appunto in z
2
=-1 ed otteniamo
R
f
(-1)=

(2 z+1)
( z-2)

2
=
1
3
Applichiamo la seconda regola
f ( z)=
n( z)
d ( z)
=
(2 z+1)
z
2
-z-2
R
f
( z
k
)=
n( z
k
)
d
1
( z
k
)
=
(2 z+1)
(2 z-1)
per cui nel punto
z
1
=2
avremo
R
f
( z
1
)=
n( z
1
)
d
1
( z
1
)
=
(2 z
1
+1)
(2 z
1
-1)
=
5
3
e nel punto z
2
=-1 avremo
R
f
( z
2
)=
n( z
2
)
d
1
( z
2
)
=
(2 z
2
+1)
(2 z
2
-1)
=
1
3
Calcolo pratico dei residui in
poli di ordine N>=1
Questo un caso pi generale del precedente, che ne compreso.
Se la nostra funzione ha un polo di ordine N avr il seguente sviluppo di Laurent
f ( z)=
_
n=-
n=+
c
n
( z-z
0
)
n
=... +
c
-n
( z-z
0
)
n
+ ... +
c
-1
( z-z
0
)
+c
0
+c
1
( z-z
0
) + ... +c
n
( z-z
0
)
n
+ ...
abbastanza semplice osservare che se moltiplichiamo f ( z)( z-z
0
)
n
otteniamo
f ( z)( z-z
0
)
n
=c
-n
+c
-n+1
( z-z
0
) + ... +c
-1
( z-z
0
)
n-1
+c
0
( z-z
0
)
n
+c
1
( z-z
0
)
n+1
+ ...
Calcolo pratico dei residui in poli di ordine N>=1 - Pag.83
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
ed osserviamo subito che abbiamo f ( z)( z-z
0
)
n
=h( z) che non altro che la parte
analitica della funzione. Possiamo quindi riscrivere la funzione come
f ( z)=
f ( z)( z-z
0
)
n
( z-z
0
)
n
=
h( z)
( z-z
0
)
n
Facciamo per attenzione adesso, perch l'indice che ci interessa per avere il residuo
quello indicato sotto
f ( z)( z-z
0
)
n
=c
-n
+c
-n+1
( z-z
0
) + ... + c
!
-1
( z-z
0
)
n-1
+c
0
( z-z
0
)
n
+c
1
( z-z
0
)
n+1
+ ...
se per noi ricordiamo che i coefficienti dello sviluppo di Taylor ci vengono forniti dalla
derivata n-sima, possiamo ritenere che h
(n-1)
( z
0
)=(n-1)! c
-1
per cui il calcolo pratico
c
-1
=
h
(n-1)
( z
0
)
(n-1)!
L'espressione del residuo dunque la seguente
R
f
( z
0
)=
1
(n-1)!
h
(n-1)
( z
0
) = R
f
( z
0
)=
1
(n-1)!
lim
z -z
0
d
(n-1)
dz
(n-1)
|
( z-z
0
)
n
f ( z)

osserviamo che per n=1 ci si ritrova esattamente la stessa definizione data per i poli di
1 ordine, mentre non abbiamo una regola pratica per quanto riguarda funzioni espresse
in forma frazionaria, che un'esclusivit dei poli di 1ordine.
Facciamo qualche esempio.
f ( z)=
( z+1)
2
( z-1)
2
la funzione non analitica in z
0
=1 dove vi un polo del 2ordine.
vediamo che la funzione analitica
h( z)=( z+1)
2
ed essendo n=2 dobbiamo farne la derivata prima calcolata nella singolarit ovvero nel
punto 1.
h
(1)
(1)=2( z+1)
z=1
=4
quindi il residuo della funzione nel punto 1 uguale a 4.
f ( z)=
sen z
z
3
la funzione singolare nel punto z
0
=0 e se facciamo lo sviluppo di Laurent ci
accorgiamo che un polo del 2ordine.
Calcolo pratico dei residui in poli di ordine N>=1 - Pag.84
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
Dobbiamo quindi pensare che
sen z
z
sia analitica (in zero infatti il suo limite 1, un
limite fondamentale) e riscrivere la funzione nel seguente modo
f ( z)=
sen z
z
z
2
per cui si ha che il residuo vale
R
f
(0)=
|
d
dz
sen z
z

z=0
=
|
z cos z-sen z
z
2

z=0
non dobbiamo dimenticarci mai che dobbiamo vedere questa funzione sempre come un
limite, che in questo caso, svolgendo i calcoli risulterebbe indeterminato
(
0
0
)
. Per
capire quanto vale possiamo provare a fare lo sviluppo di Taylor a numeratore
R
f
(0)=
|
cos z-sen z
z
2

z=0
=
|
(
1-
z
2
2!
+ ...
)
z-z+
z
3
3!
+ ...
z
2
z=0
=0
Sommando i termini del numeratore si vede che lo sviluppo di Taylor parte da una
potenza cubica, quindi di ordine maggiore e predominante sul denominatore. In questo
caso il residuo zero, bisogna dunque stare attenti a non pensare che siccome il residuo
nullo la funzione sia analitica, perch un polo del 2 ordine ed in z=0 abbiamo una
singolarit.
f ( z)=
e
z
( z-1)
2
si vede che z=1 un polo del 2ordine e che h( z)=e
z
, per cui
R
f
(1)=h
(1)
(1)=|e
z

z=1
=e
Integrali impropri col metodo dei
residui
Cominciamo con il caso in cui la funzione integranda razionale del tipo
f ( x)=
P( x)
Q( x)
con gradodi P( x)+2gradodi Q( x)
siamo nel caso in cui l'integrale improprio
|
-
+
f ( x) dx
convergente, sempre nel caso che Q(x) non abbia zeri sull'asse reale. Estendendo la
variabile x al piano complesso dove Re z = x, il calcolo dell'integrale pu essere fatto col
Integrali impropri col metodo dei residui - Pag.85
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
metodo dei residui:
siano gli z
k
poli di f ( z) con Im z
k
>0, 1kn (nella regione) e
siano gli z
i
poli semplici di f ( z) con Im z
i
=0, 1im (nel bordo della regione)
allora abbiamo
|
-
+
f ( x) dx=2n j
|
_
k=1
n
R
f ( z)
( z
k
)+
1
2
_
i=1
m
R
f ( z)
( z
i
)

Facciamo un cenno di dimostrazione.


Se noi scriviamo l'integrale di linea di f ( z) dove la linea l'asse reale, che inizialmente
supponiamo privo di singolarit, abbiamo
|
-
+
f ( x) dx
_
integraleimproprio
=
|
(-,+)
f ( z) dz
_
integrale di linea suR
= lim
R-+
|
-R
+R
f ( z) dz
_
integraleimproprio pensatocome limite
= lim
R-+
|
(-R,+R)
f ( z) dz
_
integrale di linea suC
Adesso chiudiamo il cammino con una semicirconferenza
R
di raggio R centrata
nell'origine e cerchiamo di capire quanto vale l'integrale di quest'ultima per R che tende
ad infinito

f ( z) dz

f ( z) dz=
|

f ( z)dz=k
|

1
z
2

dz
_
essendoil gradodi P( x)+2gradodi Q( x)
se osserviamo che stiamo integrando su di una semicirconferenza possiamo porre
z=Re
j 0
00n
Integrali impropri col metodo dei residui - Pag.86

R
-R
+R
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
dz=Re
j 0
j d 0 dz=Rd 0
per cui l'integrale diventa

f ( z) dz

k
|

1
z
2

dz=
|
o
n
1
R
2
Rd 0=
n
R
-
R-
0
dunque lecito sommare zero ad un'uguaglianza nel seguente modo
|
-
+
f ( x) dx= lim
R-+
|
(-R,+R)
f ( z) dz+ lim
R-+
|

R
f ( z) dz=
|
(-R, R)
R
f ( z) dz
ma con R sufficientemente grande da racchiudere tutte le singolarit nel semipiano
positivo, possiamo osservare che ci ritroviamo di fronte ad un integrale di linea su di una
curva chiusa con delle singolarit al suo interno, possiamo quindi applicare il teorema dei
residui. Si ha dunque
|
-
+
f ( x) dx=2n j
_
k=1
n
R
f ( z)
( z
k
)
Se siamo invece nel caso in cui si hanno delle singolarit sull'asse reale esse
contribuiranno per la met della loro sommatoria; giungeremo cos alla formula
inizialmente enunciata
|
-
+
f ( x) dx=2n j
|
_
k=1
n
R
f ( z)
( z
k
)+
1
2
_
i=1
m
R
f ( z)
( z
i
)

.
Vediamo qualche esempio.
|
-
+
1
1+x
2
dx
La prima osservazione che possiamo fare che noi questo integrale improprio lo
sapevamo gi calcolare. Quello che vogliamo fare infatti introdurre un metodo nuovo ed
alternativo per il calcolo degli integrali impropri, che si dimostra comunque pi rapido ed
efficace di quello tradizionale.
Il primo passo da fare dunque pensare all'integrale come cammino sull'asse reale del
piano complesso di una funzione complessa nel seguente modo.
|
-
+
1
1+x
2
dx=
|
(-,+)
1
1+z
2
dz
Le singolarit sono nel punto j e nel punto -j, nel semipiano positivo c' la sola singolarit
j, possiamo dunque subito dire che
|
-
+
1
1+x
2
dx=2n j R
1
1+x
2
( j )=2n j
|
1
2 z

z=j
=n
|
-
+
x
2
(1+x
2
)
2
dx=
|
(-,+)
z
2
(1+z
2
)
2
dz
Integrali impropri col metodo dei residui - Pag.87
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
Anche in questo caso le singolarit sono nel punto j e nel punto -j, nel semipiano positivo
c' la sola singolarit j, ma adesso sono poli doppi.
Calcoliamo il residuo
R
z
2
(1+z
2
)
2
=
|
d
dz
z
2
( j+z)
2

z=j
=
2 z ( j+z)
2
-z
2
2( j+z)
( j+z)
4

z=j
=
2 j ( j+ j )
2
- j
2
2( j+ j )
( j+ j )
4
=
=
2 j (2 j )
2
-j
2
2(2 j )
(2 j )
4
=
-8 j+4 j
16
=
-4 j
16
=
-j
4
L'integrale vale dunque
|
-
+
x
2
(1+x
2
)
2
dx=2n j
-j
4
=
n
2
Per persuaderci sull'efficacia del metodo dei residui lasciamo allo studente il calcolo
dell'integrale secondo il metodo tradizionale ( molto pi complesso)
|
-
+
x
2
(1+x
4
)
dx=
|
(-,+)
z
2
(1+z
4
)
dz
Vediamo che le singolarit sono le radici quarte di z=-1
4
.-1=
4
.e
j n+2k n j
=e
j
n
4
+k
2n
4
j
Vediamo che nel semipiano superiore abbiamo
e
j
n
4 ,
e
j
3n
4 .
Abbiamo quindi
|
-
+
x
2
(1+x
4
)
dx=
|
(-,+)
z
2
(1+z
4
)
dz=2n j
(|
z
2
4 z
3

e
j
n
4
+
|
z
2
4 z
3

e
3 j
n
4
)
=
=2n j
(
1
4
e
-j
n
4
+
1
4
e
-3 j
n
4
)
=2n j
1
4
e
-j 2
n
4
(
e
j
n
4
+e
-j
n
4
)
=
n
2
j e
-j
n
2
(
2cos
n
4
)
=
=
n
2
j (-j )
(
2cos
n
4
)
=
n
2
(
2cos
n
4
)
=n
.
2
2
Lemma di Jordan (per cammini
paralleli all'asse reale)
Si ha da calcolare il seguente integrale improprio
|
-
+
P(t )
Q(t )
e
j at
dt a-R, t -R, t =0 e gradodi P(t )grado di Q(t )
Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse reale) - Pag.88
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
essendo a e t reali, abbiamo una combinazione di seni e coseni complessi. Le singolarit
dipendono tutte dal termine frazionario.
NOTA: Il calcolo dell'integrale diverso a seconda che il modulo dell'esponenziale tenda
a zero sul semipiano positivo o sul semipiano negativo.
Calcoliamo il modulo dell'esponenziale, ma prima portiamo t nel piano complesso
passando ad una variabile complessa
s=t +j o
e
j a s
=e
j at +j aj o
=e
j at
e
-ao
=e
-ao
passaggio che abbiamo potuto fare ricordando che il modulo di un esponenziale con
argomento un immaginario puro uguale ad uno. Quindi il comportamento
dell'esponenziale dipende dal valore di a.
a>0 , il modulo dell'esponenziale tende a zero quando o-+ ; semipiano
superiore
a0 , il modulo dell'esponenziale tende a zero quando o-- ; semipiano
inferiore
Per cui
|
-
+
P( s)
Q( s)
e
j a s
ds=

a>0-2n j
(
_
k=1
n
R
f ( s)
( z
k
)+
1
2
_
i=1
n
R
f ( s)
( z
i
)
)
_
singolarit sul semipiano positivo per gli z
k
che hanno parte immaginaria>0
a0--2n j
(
_
h=1
n
R
f ( s)
( z
h
)+
1
2
_
i=1
n
R
f (s)
( z
i
)
)
_
singolarit sul semipiano negativo per gli z
h
che hanno parte immaginaria0
con f ( s)=
P( s)
Q( s)
e
j a s
Questo perch, se ricordiamo che per
calcolare gli integrali impropri attraverso i
residui era necessario chiudere il percorso
di integrazione con una curva che aveva
integrale nullo, adesso, essendovi la
complicazione dell'esponenziale, questa
curva tende a zero nel semipiano superiore
se a positivo, ed in quello inferiore se a
negativo.
Inoltre nel semipiano negativo cambia il
segno perch si inverte il cammino di
integrazione (vedi figura)
Vediamo un esempio.
Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse reale) - Pag.89


R

R +R

1 R

Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
|
-
+
e
j at
(1+t
2
)
dt
Dobbiamo dunque distinguere due casi
a>0-2n j
(
_
k=1
n
R
e
j at
(1+t
2
)
( j )
)
=2n j
e
-a
(2 j )
=ne
-a
a0-2n j
(
_
k=1
n
R
e
j at
(1+t
2
)
(-j )
)
=2n j
e
a
(-2 j )
=-ne
a
Lemma di Jordan (per cammini
paralleli all'asse immaginario)
Si ha da calcolare il seguente integrale improprio
|
c
0
-j
c
0
+j
P( s)
Q( s)
e
s t
ds t -R e gradodi P( s)grado di Q( s)
Questo tipo di integrali riveste
un'estrema importanza nel proseguo
di questo corso (calcolo delle
antitrasformate di Laplace).
La situazione quella descritta in
figura: il cammino di integrazione va
da c
0
+ j a c
0
- j .
Anche in questo caso, per risolvere
l'integrale dobbiamo osservare il
segno del parametro t, in quanto ci d
lo zero dell'esponenziale.
Infatti abbiamo
e
st
=e
ct +j ot
=

e
ct
-
c--
t >0
0
e
ct
-
c-+
t 0
0
Possiamo quindi osservare che
Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse immaginario) - Pag.90
o
c
0
c
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
|
c
0
-j
c
0
+j
P( s)
Q( s)
e
s t
ds=

t>0-2n j
_
k=1
n
R
f ( s)
( s
k
) Re s
k
c
0
t 0--2n j
_
k=1
n
R
f ( s)
( s
k
) Re s
k
>c
0
La dimostrazione di nuovo legata al fatto che quando il cammino di integrazione una
retta parallela agli assi coordinati, possiamo pensare di nuovo all'integrale come il limite di
un integrale tra c
0
- jR e c
0
+ jR , con R che tende a pi infinito e possiamo
nuovamente chiudere il cammino con delle semicirconferenze. Evidentemente bisogna
scegliere il semipiano di destra od il semipiano di sinistra a seconda che il modulo
dell'esponenziale tenda a zero quando c-+ o quando c-- . Quindi il ruolo
dell'esponenziale complesso quello di indicarci su quale semipiano dobbiamo lavorare.
Se t >0 sar allora il semipiano di sinistra, se t 0 sar il semipiano di destra.
Vediamo qualche esempio.
1
2n j
|
c
0
-j
c
0
+j
1
s
2
+1
e
s t
ds
dove c
0
>0
Il lemma di Jordan ci dice che questo integrale uguale alle seguenti espressioni
1
2n j
|
c
0
-j
c
0
+j
1
s
2
+1
e
s t
ds=

t>0-
1
2n j
2n j
_
k=1
n
R
f ( s)
( s
k
) Re s
k
c
0
t 0-
1
2n j
-2n j
_
k=1
n
R
f ( s)
( s
k
) Re s
k
>c
0
nel nostro caso i poli sono !j e si trovano entrambi nel semipiano a sinistra della curva
di integrazione. Quindi nel semipiano di destra la funzione analitica e l'integrale vale
dunque zero, mentre nel semipiano di sinistra vale
1
2n j
2n j
(
R
f ( s)
( j )+R
f ( s)
(-j )
)
Quindi non dobbiamo fare altro che calcolare i due residui e sommarli.
R
f ( s)
( j )=
|
e
st
2
s

s=j
=
e
jt
2
j
R
f ( s)
(-j )=
|
e
st
2
s

s=-j
=
e
-jt
-2
j
L'integrale risulta essere
per t >0 int=
e
jt
2
j-
e
-jt
2
j=sint
per t 0 int=0
Si usa scrivere questo risultato come u(t ) sint dove u(t ) la funzione gradino
unitario, la quale vale uno per t>0 e zero per t<0 e che quindi riassume bene il risultato
Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse immaginario) - Pag.91
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
ottenuto.
1
2n j
|
c
0
-j
c
0
+j
s
s
2
+1
e
s t
ds
dove c
0
>0
Ci troviamo in una situazione analoga a quella dell'esempio precedente. Osserviamo che
il grado del numeratore uno ed il grado del denominatore due, quindi l'ipotesi
necessaria per poter mettere in pratica il lemma di Jordan, che richiede che il grado del
denominatore sia strettamente maggiore del grado del numeratore verificata.
Anche in questo caso le singolarit (j e -j) si trovano tutte a sinistra del cammino di
integrazione. Distinguendo i casi abbiamo di nuovo zero per t<0 mentre per t>0
1
2n j
2n j
(
R
f ( s)
( j )+R
f ( s)
(-j )
)
Calcoliamo i due residui:
R
f ( s)
( j )=
|
se
st
2 s

s=j
=
e
jt
2
R
f ( s)
(-j )=
|
se
st
2 s

s=-j
=
e
-jt
2
per cui l'integrale vale
per t >0 int =
e
jt
2
+
e
-jt
2
=
e
jt
+e
-jt
2
=cos t
per t 0 int = 0
Utilizzando la funzione gradino unitario possiamo scrivere
1
2n j
|
c
0
-j
c
0
+j
s
s
2
+1
e
s t
ds
= u(t ) cos t
1
2n j
|
c
0
-j
c
0
+j
1
s
e
s t
ds
dove c
0
>0
Ci troviamo nelle condizioni di poter applicare il lemma di Jordan. Guardando l'integrando
ci accorgiamo che c' un unico polo semplice nell'origine, abbiamo dunque
per t >0 int =
1
2n j
2n j R
f ( s)
(0)
per t 0 int = 0
Il residuo in zero vale
R
f ( s)
(0)=| e
st

s=0
=1 L'integrale vale dunque u(t ) , la funzione gradino di t.
Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse immaginario) - Pag.92
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Residui
Prendiamo adesso lo stesso integrale, per con c
0
0 .
Osserviamo che adesso la regione a sinistra del cammino di integrazione tutta di
analiticit e l'unica singolarit si trova nella regione di destra. Dunque
per t >0 int = 0
per t 0 int =
-
1
2n j
2n j R
f (s)
(0)=-1
Scrivendo il risultato in forma sintetica (utilizzando la funzione gradino), possiamo scrivere
int = -u(-t )
Ricordiamo al lettore che gli esempi appena svolti sono molto importanti perch in realt
sono esempi di trasformate di Laplace.
Supponiamo adesso di voler calcolare
|
-
+
sent
t
dt
Questo integrale a prima vista non ha le caratteristiche degli integrali che si risolvono col
lemma di Jordan perch non c' l'esponenziale complesso, mentre in realt noi possiamo
osservare che sent non altro che la parte immaginaria di un esponenziale complesso,
quindi possiamo riscrivere l'integrale nel seguente modo
|
-
+
Im
e
jt
t
dt
chiaro che prendere la parte immaginaria prima dell'integrale, o prenderla dopo, la
stessa cosa, possiamo dunque scrivere Im
|
-
+
e
jt
t
dt =Im
|
-
+
e
js
s
ds
Ci ritroviamo dunque a dover risolvere un integrale con cammino di integrazione parallelo
all'asse delle ascisse e possiamo sfruttare il lemma di Jordan, dobbiamo dunque vedere
dove il modulo dell'esponenziale tende a zero
e
jz
=e
j c+j j o
=e
-o
che tende a zero nel semipiano delle o>0 , risulta dunque, facendo attenzione che in
questo caso l'unica singolarit non si trova all'interno della regione, bens sul cammino
d'integrazione
Im
|
-
+
e
js
s
ds=Im
|
2n j
1
2
R
f ( s)
(0)

e calcolando il residuo si ha
Im
|
-
+
e
js
s
ds=Im
|
2n j
1
2
1

=Im(n j )=n
Facciamo osservare con quale semplicit abbiamo calcolato un integrale che non era
invece integrabile elementarmente. Quindi passare al campo complesso risulta molto utile
per il calcolo di integrali difficili od impossibili da risolvere elementarmente.
Lemma di Jordan (per cammini paralleli all'asse immaginario) - Pag.93
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
Decomposizione in fratti semplici
Poli semplici
Abbiamo una funzione razionale e la vogliamo scomporre in una somma tra un polinomio
ed n frazioni, nel seguente modo
F ( s)=
N
m
( s)
D
n
( s)
=Q
m-n
( s)+
A
1
s-s
1
+
A
2
s-s
2
+ ... +
A
n
s-s
n
con s
1,
s
2
, ... , s
n
poli semplici e A
k
=costante
Dire che questa funzione razionale ha n poli semplici, significa dire che il denominatore si
annulla in s
1,
s
2
, ... , s
n
e che il numeratore diverso da zero in s
1,
s
2
, ... , s
n
e che gli zeri
del denominatore sono degli zeri semplici.
E' chiaro che il termine Q
m-n
( s)
presente solo se m>n (ovvero la funzione non una
funzione razionale propria).
Facciamo la seguente osservazione. Cominciamo col dire che a volte capita di trovarsi di
fronte ad alcuni casi in cui la soluzione molto semplice, ed bene prendere una strada
semplice, in tali casi, mentre si dovranno utilizzare i metodi generali solo per i casi pi
complessi. Quindi questa prima osservazione che chiameremo metodo immediato
sottolinea questo aspetto. Supponiamo di avere
F ( s)=
2
( s-1)( s+1)
Non c' bisogno di fare grossi ragionamenti per questa decomposizione, m=0, n=2, quindi
non c' termine polinomiale nella decomposizione, ed essa risulta essere
F ( s)=
2
( s-1)( s+1)
=
1
( s-1)
-
1
( s+1)
La seconda osservazione che vogliamo fare che in realt la decomposizione in fratti
semplici di una frazione un argomento che in qualche modo abbiamo gi trattato nei
corsi precedenti. Quando si deve affrontare il problema di integrare una funzione razionale
(beninteso, quando la variabile una variabile reale, nel nostro caso la variabile
complessa: s=c+ j o ) si introduce proprio la decomposizione del denominatore (nel
nostro caso, se s fosse reale, avremmo due logaritmi) e normalmente, quando si effettua
una decomposizione in fratti semplici, lo si fa attraverso un metodo che si chiama metodo
del sistema algebrico.
Facciamo un esempio per ricordarne l'utilizzo, abbiamo
F ( s)=
2 s
2
+1
( s+2)( s-1)
la prima cosa da osservare che essendo numeratore e denominatore di pari grado
avremo sicuramente un polinomio non frazionario nella nostra decomposizione ed esso
avr grado zero, sar dunque una costante.
Potremo quindi fare la seguente scomposizione
Poli semplici - Pag.94
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
F ( s)=
2 s
2
+1
( s+2)( s-1)
=q+
A
( s+2)
+
B
( s-1)
con q, A e B costanti da ricavare.
Il metodo semplice : sufficiente rifare i passaggi all'incontrario (effettuando il m.c.d.)
F ( s)=q+
A
( s+2)
+
B
( s-1)
=
qs
2
-qs+2qs-2q+As-A+Bs+2 B
( s+2)( s-1)
ordinare il polinomio ottenuto a numeratore
F ( s)=
qs
2
+(-q+2q+A+B) s-2q-A+2 B
( s+2)( s-1)
e ricordarsi che trovandoci di fronte ad un'uguaglianza tra due frazioni,
2 s
2
+1
( s+2)( s-1)
=
qs
2
(-q+2q+A+B) s-2q-A+2 B
( s+2)( s-1)
tali frazioni, essendo i denominatori uguali, sono uguali solo se sono uguali i numeratori
che, essendo due polinomi, sono uguali se hanno uguali i coefficienti dei termini dello
stesso grado. E' sufficiente quindi imporre tali uguaglianze in un sistema

q=2
q+A+B=0
-2q-A+2 B=1
che da soluzioni
q=2
A=-3
B=1
Riassumendo
F ( s)=
2 s
2
+1
( s+2)( s-1)
=2-
3
( s+2)
+
1
( s-1)
Questa una via efficace e funzionante, ma possiamo osservare che se i poli sono
numerosi, aumentano le incognite ed il sistema diventa molto pesante.
Parliamo adesso della decomposizione con il metodo dei residui. Consideriamo
F ( s)=
N
m
( s)
D
n
( s)
=Q
m-n
( s)+
A
1
s-s
1
+
A
2
s-s
2
+ ... +
A
n
s-s
n
con s
1,
s
2,...
, s
n
poli semplici per F ( s)
Proviamo a rappresentare questi poli nel piano complesso e poi contorniamo ogni polo
con un circoletto, in modo da avere un unico polo per ogni circoletto e diamo il nome al
circoletto che contorna s
1
di
1
, e cos via.
Poli semplici - Pag.95
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
Adesso riprendiamo la nostra funzione, che vogliamo decomporre, ed immaginiamo di
integrarla lungo la circonferenza
k
.
Otteniamo
F( s)=
|

k
N
m
( s)
D
n
( s)
ds=
|

k
Q
m-n
( s) ds+
|

k
A
1
s-s
1
ds+
|

k
A
2
s-s
2
ds + ... +
|

k
A
k
s-s
k
ds
Di tutti gli integrali nel terzo membro, grazie al teorema di Cauchy, possiamo vedere che
l'unico diverso da zero proprio |

k
A
k
s-s
k
ds . Risulta quindi vero che
|

k
F ( s)=
|

k
A
k
s-s
k
ds
Ponendo s-s
k
=ce
j 0
con 002n
(sono due diversi modi per descrivere la circonferenza che ruota intorno a s
k
)
ed ovviamente
ds=c j e
j 0
d 0
si ottiene
|

k
A
k
s-s
k
ds=
|
0
2n
A
k
1
ce
j 0
c j e
j 0
d 0=2n j A
k
Mentre se prendiamo |

k
F ( s)
, possiamo osservare che non altro che la definizione di
residuo a meno del fattore 2n j e possiamo quindi riscriverla come
|

k
F ( s)=2n j R
f ( s)
( s
k
)
Ricomponendo l'uguaglianza otteniamo
2n j R
f ( s)
( s
k
)=2n j A
k
= A
k
=R
f ( s)
( s
k
)
Poli semplici - Pag.96

k


Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
Facciamo degli esempi.
Riprendiamo la funzione gi studiata
F ( s)=
2 s
2
+1
( s+2)( s-1)
=q+
A
( s+2)
+
B
( s-1)
Abbiamo due poli semplici
s
1
=-2
s
2
=1
Osserviamo che numeratore e denominatore hanno lo stesso grado, per cui nella
decomposizione abbiamo un polinomio che una costante. Essa non altro che il
rapporto tra i gradi massimi, il suo valore quindi 2 ( q=2 ).
Riscrivendo la decomposizione secondo il metodo dei residui otteniamo
F ( s)=
2 s
2
+1
( s+2)( s-1)
=2+
R
f ( s)
(-2)
( s+2)
+
R
f ( s)
(1)
( s-1)
quindi la decomposizione si riduce effettivamente al calcolo dei due residui
R
f ( s)
(-2)=
2 s
2
+1
s-1

s=-2
=
9
-3
=-3
R
f ( s)
(1)=
2 s
2
+1
s+2

s=1
=
3
3
=1
per cui
F ( s)=
2 s
2
+1
( s+2)( s-1)
=2+
-3
( s+2)
+
1
( s-1)
Osserviamo che il metodo dei residui ci permette di calcolare i coefficienti in modo
arbitrario ed indipendente, senza doverli necessariamente calcolare tutti tramite un
sistema.
F ( s)=
15 s
4
+10 s
3
-45 s
2
-16 s+12
( s+2)( s+1) s( s-1)( s-2)
Osserviamo subito che al numeratore abbiamo un polinomio di 4grado ed al
denominatore di 5, quindi non ci sono termini polinomiali.
Avremo dunque una decomposizione composta da 5 addendi, a ciascuno dei quali
corrisponde uno dei poli della nostra funzione razionale (osserviamo che il numeratore in
nessuno di questi poli si annulla, abbiamo quindi effettivamente 5 poli del 1ordine)
F ( s)=
15 s
4
+10 s
3
-45 s
2
-16 s+12
( s+2)( s+1) s( s-1)( s-2)
=
R
f ( s)
(-2)
s+2
+
R
f ( s)
(-1)
s+1
+
R
f ( s)
(0)
s
+
R
f ( s)
(1)
s-1
+
R
f ( s)
(2)
s-2
Calcoliamo i residui
Poli semplici - Pag.97
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
R
f ( s)
(-2)=
15 s
4
+10 s
3
-45 s
2
-16 s+12
( s+1) s( s-1)( s-2)

s=-2
=
=
15(-2)
4
+10(-2)
3
-45(-2)
2
-16(-2)+12
((-2)+1)(-2)((-2)-1)((-2)-2)
=
=
15(16)+10(-8)-45(4)-16(-2)+12
(-1)(-2)(-3)(-4)
=
240-80-180+32+12
24
=
24
24
=1
R
f ( s)
(-2)=
15 s
4
+10 s
3
-45s
2
-16 s+12
( s+2) s( s-1)( s-2)

s=-1
=2
R
f ( s)
(0)=
15 s
4
+10 s
3
-45 s
2
-16 s+12
( s+2)( s+1)( s-1)( s-2)

s=0
=3
R
f ( s)
(1)=
15 s
4
+10 s
3
-45 s
2
-16 s+12
( s+2)( s+1) s( s-2)

s=1
=4
R
f ( s)
(2)=
15 s
4
+10 s
3
-45s
2
-16 s+12
( s+2)( s+1) s( s-1)

s=2
=5
Inseriamo i risultati nella decomposizione
F( s)=
15 s
4
+10 s
3
-45 s
2
-16 s+12
( s+2)( s+1) s( s-1)( s-2)
=
1
s+2
+
2
s+1
+
3
s
+
4
s-1
+
5
s-2
Suggeriamo allo studente di provare ad effettuare la stessa decomposizione con il metodo
del sistema algebrico, proprio per verificare che effettivamente il calcolo molto pi
complesso.
Facciamo un altro esempio rapido (impostiamo solo il metodo)
F ( s)=
25 s
5
+12
( s
2
-9)( s
2
-25)
Osserviamo subito che il numeratore di 5 grado, il denominatore di 4. Avremo quindi
un polinomio nella decomposizione, il cui coefficiente del termine di grado maggiore ci
immediatamente noto (si divide il coefficiente di grado maggiore del numeratore per il
coefficiente di grado maggiore del denominatore), mentre gli altri coefficienti si ottengono
iniziando la divisione tra i due polinomi.
Osserviamo anche che abbiamo quattro poli semplici. Si ha
F ( s)=
25 s
5
+12
( s
2
-9)( s
2
-25)
=25 s+b+
R
f ( s)
(-3)
( s+3)
+
R
f ( s)
(+3)
( s-3)
+
R
f ( s)
(-5)
( s+5)
+
R
f ( s)
(+5)
( s-5)
Poli semplici - Pag.98
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
Poli multipli
Siamo nel caso
F ( s)=
N
m
( s)
D
n
( s)
=
N
m
( s)
( s-s
0
)
n
=Q
m-n
( s)
_
solo se m>n
+
A
n
( s-s
0
)
n
+
A
n-1
( s-s
0
)
n-1
+ ... +
A
1
( s-s
0
)
1
con s
0
polo di ordine n.
Vediamo in che modo riusciamo a descrivere le costanti A
k
attraverso i residui.
Facciamo la seguente osservazione. Consideriamo il punto s
0
, che l'unica singolarit
(anche se molteplice) della nostra funzione, e tracciamo un circoletto che lo racchiuda.
Possiamo osservare che
R
f ( s)
( s
0
)=A
1
Infatti, ragionando in modo generico si ha
|

0
1
( s-s
0
)
k
ds=

2n j se k=1
0 se k=1
ponendo infatti s-s
0
=e
j 0
con 002n e ds= j e
j 0
d 0
l'integrale diviene
|
0
2n
1
e
j k 0
j e
j 0
d 0= j
|
0
2n
e
j (1-k )0
d 0
che per k=1 d immediatamente 2n j , per k=1 d la seguente primitiva
j
j (1-k )
e
j (1-k )0

0
2n
=0 (perch una funzione periodica di periodo 2n )
Questo dimostra anche quanto affermato per i poli semplici.
Vediamo come poter calcolare gli altri coefficienti. Proviamo a moltiplicare per ( s-s
0
) la
nostra funzione:
( s-s
0
) F ( s)=
N
m
( s)
( s-s
0
)
n-1
analogamente a prima, possiamo affermare che
|

0
( s-s
0
) F( s) ds=
|

0
A
2
( s-s
0
)
ds=2n j A
2
ne risulta quindi che
R
( s-s
0
) f ( s)
( s
0
)=A
2
allo stesso modo si ottengono gli altri termini, fino ad ottenere
R
(s-s
0
)
n-1
f ( s)
( s
0
)=A
n
Riassumendo i risultati ottenuti, possiamo dire che quando siamo in presenza di un polo
multiplo di ordine n la decomposizione si ottiene nel seguente modo
Poli multipli - Pag.99
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F ( s)=
N
m
( s)
D
n
( s)
=
N
m
( s)
( s-s
0
)
n
=Q
m-n
( s)
_
solo se m>n
+
R
( s-s
0
)
n-1
f (s)
( s
0
)
( s-s
0
)
n
+
R
( s-s
0
)
n-2
f ( s)
( s
0
)
( s-s
0
)
n-1
+ ... +
R
f ( s)
( s
0
)
( s-s
0
)
1
Osserviamo che di tutti questi coefficienti, il pi semplice da calcolare A
n
in quanto
( s-s
0
)
n-1
F ( s) ha in s
0
un polo semplice, tutti gli altri sono poli multipli.
Osserviamo anche, che se avessimo fatto lo sviluppo di Laurent della funzione, ci
saremmo trovati come termini dello sviluppo proprio i coefficienti A
k
(abbiamo scoperto
un ulteriore modo per calcolare i coefficienti dello lo sviluppo di Laurent).
Vediamo qualche esempio
F ( s)=
s
5
( s-1)
5
s
0
=1 un polo del 5ordine, perch annulla il denominatore con uno zero del 5 ordine,
mentre non annulla il numeratore. Osserviamo anche che numeratore e denominatore
hanno lo stesso grado, quindi se effettuiamo la divisione dei due polinomi otteniamo una
costante q=1 .
Abbiamo
F( s)=
s
5
( s-1)
5
=1+
A
5
( s-s
0
)
5
+
A
4
( s-s
0
)
4
+
A
3
( s-s
0
)
3
+
A
2
( s-s
0
)
2
+
A
1
( s-s
0
)
Osserviamo anche che nel nostro caso s
0
=1 , possiamo quindi gi mettere il valore del
polo
F ( s)=
s
5
( s-1)
5
=1+
A
5
( s-1)
5
+
A
4
( s-1)
4
+
A
3
( s-1)
3
+
A
2
( s-1)
2
+
A
1
( s-1)
Abbiamo visto che
A
n
=R
F (s)( s-s
o
)
n-1 ( s
0
)=
A
5
=R
s
5
( s-1)
5
(s-1)
4
(1)=R
s
5
( s-1)
(1)=| s
5

s=1
=1
A
n-1
=R
F (s)(s-s
o
)
n-2 ( s
0
)=
A
4
=R
s
5
(s-1)
5
( s-1)
3
(1)=R
s
5
( s-1)
2
(1)=
|
d
ds
s
5

s=1
=|5 s
4

s=1
=5
A
n-2
=R
F (s)(s-s
o
)
n-3 ( s
0
)=
A
3
=R
s
5
(s-1)
5
( s-1)
2
(1)=R
s
5
( s-1)
3
(1)=
|
1
2
!
d
2
ds
2
s
5

s=1
=
|
1
2
! 20 s
3

s=1
=10
A
n-3
=R
F( s)( s-s
o
)
n-4 ( s
0
)=
A
2
=R
s
5
( s-1)
5
(s-1)
(1)=R
s
5
( s-1)
4
(1)=
|
1
3
!
d
3
ds
3
s
5

s=1
=
|
1
3
! 60 s
2

s=1
=10
Poli multipli - Pag.100
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
Infine abbiamo A
1
, che proprio il residuo della funzione calcolato in s
0
A
1
=R
s
5
( s-1)
5
(1)=
|
1
4
!
d
4
ds
4
s
5

s=1
=
|
1
4
! 120 s

s=1
=5
La decomposizione ha dato come risultato
F ( s)=
s
5
( s-1)
5
=1+
1
( s-1)
5
+
5
( s-1)
4
+
10
( s-1)
3
+
10
( s-1)
2
+
5
( s-1)
Nel prossimo esempio mettiamo insieme sia un polo multiplo che un polo semplice.
F ( s)=
2 s
3
+4 s
2
+3 s-1
( s+1)
2
( s-1)
Osserviamo che la funzione ha in
s
1
=1
un polo semplice
s
2
=-1 un polo doppio
ed il polinomio a numeratore non si annulla n in 1 n in -1.
Il numeratore di 3 grado, come il denominatore, quindi prima di tutto nella
decomposizione dovremo tener conto di un polinomio di grado zero frutto della divisione
tra di essi (q=2). Si ha
F ( s)=
2 s
3
+4 s
2
+3 s-1
( s+1)
2
( s-1)
=2+
R
f ( s)
(1)
( s-1)
_
polo semplice
+
R
( s+1) f ( s)
(-1)
( s+1)
2
+
R
f ( s)
(-1)
( s+1)
_
polo doppio
Calcoliamo i tre residui
R
f ( s)
(1)=
2 s
3
+4 s
2
+3 s-1
( s+1)
2

s=1
=2
R
f ( s)
(-1)=
|
d
ds
2 s
3
+4 s
2
+3 s-1
( s-1)

s=-1
=
|
d
ds
(6 s
2
+8 s+3)( s-1)+2 s
3
+4 s
2
+3 s-1
( s-1)
2

s=-1
=0
Non ci dobbiamo stupire che il calcolo di un residuo sia uguale a zero, lo avevamo gi
osservato.
R
f ( s)( s+1)
(-1)=
|
2 s
3
+4 s
2
+3 s-1
( s-1)

s=-1
=1
Riassumendo i risultati ottenuti abbiamo
F ( s)=
2 s
3
+4 s
2
+3 s-1
( s+1)
2
( s-1)
=2+
2
( s-1)
+
1
( s+1)
2
Concludiamo facendo un'ultima osservazione.
Poli multipli - Pag.101
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
L'uso dei residui estremamente efficace quando dobbiamo decomporre una funzione
razionale in fratti semplici e questo lo possiamo fare sia quando siamo in presenza di poli
semplici, che quando siamo in presenza di poli multipli.
Ma qual' l'importanza della decomposizione in fratti semplici?
Incontreremo in seguito nel nostro corso la trasformata di Laplace che si presenta spesso
sotto forma di funzione in variabile complessa razionale e per avere l'antitrasformata, altro
oggetto molto importante del nostro corso, molto utile decomporre la funzione data in
fratti semplici.
Poli complessi coniugati
I poli complessi coniugati sono anche loro poli semplici o poli multipli, quindi rientrano
perfettamente nei casi che abbiamo gi trattato, per per i poli complessi coniugati, in
vista delle applicazioni che ne faremo nei futuri argomenti, si usa dare una presentazione
specifica. In particolar modo vogliamo trattare i poli complessi coniugati semplici.
Abbiamo
F ( s)=
N
m
( s)
( s-(c
0
+ j o
0
))( s-(c
0
- j o
0
))
con c
0
! j o
0
che sono le due soluzioni complesse coniugate. Aggiungiamo anche nelle
ipotesi che N
m
( s) sia un polinomio di grado m a coefficienti reali. Osserviamo anche che
il denominatore pu essere riscritto come un prodotto notevole
( s-(c
0
+j o
0
))( s-(c
0
- j o
0
))=(( s-c
0
)-j o
0
)(( s-c
0
)+j o
0
)=( s-c
0
)
2
-( j o
0
)
2
=
=( s-c
0
)
2
+o
0
2
che ci dice che in realt abbiamo un polinomio a coefficienti reali. Stiamo quindi trattando
della decomposizione in fratti semplici di una funzione razionale a coefficienti reali, il cui
denominatore ha soluzioni complesse coniugate. La prima osservazione che facciamo
che possiamo trattare questi poli complessi coniugati come poli semplici, possiamo quindi
osservare che
F ( s)=
N
m
( s)
( s-(c
0
+j o
0
))( s-(c
0
-j o
0
))
=Q
m-2
_
se m>2
+
R
F( s)
(c
0
+ j o
0
)
s-(c
0
+j o
0
)
+
R
F ( s)
(c
0
-j o
0
)
s-(c
0
-j o
0
)
N.B.:
Tutte le volte che siamo in presenza di una funzione razionale a coefficienti reali,
se abbiamo un polo complesso c' anche il complesso coniugato;
Il residuo nei poli complessi coniugati d dei risultati complessi coniugati.
In base a queste ultime osservazioni risulta
R
F( s)
(c
0
- j o
0
)=R
F( s)
*
(c
0
+ j o
0
)
Possiamo quindi riscrivere
Poli complessi coniugati - Pag.102
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
F ( s)=
N
m
( s)
( s-(c
0
+j o
0
))( s-(c
0
-j o
0
))
=Q
m-2
_
se m>2
+
R
F( s)
(c
0
+ j o
0
)
s-(c
0
+j o
0
)
+
R
F ( s)
*
(c
0
+j o
0
)
s-(c
0
-j o
0
)
Per abbreviare un po' le scritture diamo un nome al residuo indicandolo come
R
F ( s)
(c
0
+ j o
0
)=o+j
Riscriviamo nuovamente
F ( s)=
N
m
( s)
( s-(c
0
+j o
0
))( s-(c
0
-j o
0
))
=Q
m-2
_
se m>2
+
o+j
s-(c
0
+j o
0
)
+
o- j
s-(c
0
- j o
0
)
Torniamo adesso al denominatore comune
F ( s)=Q
m-2
_
se m>2
+
(o+j )( s-c
0
+ j o
0
)+(o-j )( s-c
0
- j o
0
)
( s-c
0
)
2
+o
0
2
Osserviamo che a numeratore abbiamo un numero complesso moltiplicato per un numero
complesso, pi il complesso coniugato del primo numero moltiplicato per il complesso
coniugato del secondo numero. Abbiamo quindi un prodotto che sviluppato si semplifica
molto facilmente
F ( s)=Q
m-2
_
se m>2
+
2o( s-c
0
)-2o
0
( s-c
0
)
2
+o
0
2
Riscrivendo il risultato finale ottenuto abbiamo
F ( s)=Q
m-2
_
se m>2
+2o
( s-c
0
)
( s-c
0
)
2
+o
0
2
-2
o
0
( s-c
0
)
2
+o
0
2
Come gi accennato, abbiamo fatto la fatica di presentare la nostra funzione sotto questa
forma sempre in funzione di quello che sar il calcolo dell'antitrasformata di Laplace.
Vediamo qualche esempio.
F ( s)=
10 s-22
s
2
+4 s+13
Vogliamo decomporre la funzione in fratti semplici, evidentemente dobbiamo prima vedere
che tipo di singolarit polari ha. Il primo passo quindi sicuramente vedere dove si
annulla il denominatore
s=-2!.4-13=-2!j3
Il denominatore ha due zeri complessi coniugati, quindi la nostra frazione ha due poli
complessi coniugati ( facile osservare che il denominatore non si annulla in -2!j3 .
Osserviamo ancora che il numeratore di grado inferiore al denominatore (non abbiamo
quindi il termine polinomiale). Riprendendo la
F ( s)=Q
m-2
_
se m>2
+2o
( s-c
0
)
( s-c
0
)
2
+o
0
2
-2
o
0
( s-c
0
)
2
+o
0
2
Poli complessi coniugati - Pag.103
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
e ricordando che c
0
!j o
0
sono le due soluzioni complesse coniugate
mentre il residuo cos espresso R
F ( s)
(c
0
+ j o
0
)=o+ j
Possiamo scrivere
F ( s)=2o
( s+2)
( s+2)
2
+9
-2
3
( s+2)
2
+9
Notazione che tra l'altro ci permette di individuare al volo i poli della funzione.
Calcoliamo adesso il residuo nel punto c
0
+ j o
0
che nel nostro caso -2+ j3 . A tal
fine dobbiamo ricordare la formula per il calcolo dei residui in poli del primo ordine. Se
ricordiamo il metodo pi semplice, quando la funzione si presentava in forma frazionaria
era prendere il numeratore e la derivata del denominatore. Abbiamo
R
F ( s)
(-2+ j3)=
|
10 s-22
2 s+4

s=-2+j3
=
-20+j30-22
-4+j6+4
=
-42+j30
j6
=
-7+j5
j
=5+j7
Risulta
o=5
=7
e sostituendo i risultati ottenuti abbiamo
F ( s)=10
( s+2)
( s+2)
2
+9
-14
3
( s+2)
2
+9
Ricordiamo infine di stare attenti, proprio al fine degli utilizzi futuri, di non semplificare
ulteriormente (ad esempio moltiplicando -14 e 3)e di lasciare il risultato nella forma
ottenuta.
F ( s)=
s
2
2 s
2
+2 s+1
Vediamo dove si annulla il denominatore
s=
-1!.1-2
2
=
-1
2
!j
1
2
Ivi il numeratore non si annulla quindi siamo in presenza di due poli semplici complessi
coniugati.
Osserviamo che numeratore e denominatore hanno lo stesso grado quindi q=
1
2
. A
questo punto applichiamo la formula
F ( s)=
1
2
+2o
( s+1/ 2)
( s+1/ 2)
2
+1/ 4
-2
1/ 2
( s+1/ 2)
2
+1/ 4
Calcoliamo il residuo del polo semplice complesso utilizzando il metodo di fare la derivata
del denominatore
Poli complessi coniugati - Pag.104
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
R
F( s)
(
-
1
2
+ j
1
2
)
=
|
s
2
4 s+2

s=-
1
2
+j
1
2
=
1
4
-
1
4
-
j
2
-2+2 j+2
=-
1
4
Il residuo un numero reale, sostituendo abbiamo
F( s)=
1
2
+-
1
2
( s+1/ 2)
( s+1/ 2)
2
+1/ 4
Vediamo adesso un esempio che racchiuda tutti gli argomenti che abbiamo trattato circa
la decomposizione in fratti semplici.
F ( s)=
3 s
5
+7
2 s
3
( s
2
+1)
Vediamo innanzitutto quali sono le singolarit della funzione
s
0
=0 uno zero del 3 per il denominatore e non annulla il numeratore: polo del
3ord.
s
1,2
=!j poli semplici complessi coniugati.
Vediamo qual' l'espressione della decomposizione.
Prima di tutto osserviamo il grado di numeratore e denominatore: sono di pari grado per
cui comparir una costante q=3/ 2 . Prendiamo adesso in considerazione il polo del 3
ordine nello zero. Effettuare la decomposizione di una frazione avente un polo del 3
ordine significa ritrovarsi 3 addendi
R
s
2
F ( s)
(0)
s
3
+
R
sF( s)
(0)
s
2
+
R
F( s)
(0)
s
Prendiamo adesso in considerazione i poli semplici complessi coniugati ricordando che
c
0
=0 o
0
=1
e riscriviamo la decomposizione per essi
2o
s
s
2
+1
-2
1
s
2
+1
Abbiamo quindi
F ( s)=
3 s
5
+7
2 s
3
( s
2
+1)
=
3
2
+
R
s
2
F ( s)
(0)
s
3
+
R
sF ( s)
(0)
s
2
+
R
F ( s)
(0)
s
+2o
s
s
2
+1
-2
1
s
2
+1
Calcoliamo tutti i residui
Polo semplice, prendiamo la parte analitica
R
s
2
F (s)
(0)=R
3s
5
+7
2 s( s
2
+1)
(0)=
|
3 s
5
+7
2( s
2
+1)

s=0
=
7
2
Poli complessi coniugati - Pag.105
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Decomposizione in fratti semplici
Per un polo doppio, deriviamo la parte analitica:
R
sF( s)
(0)=R
3s
5
+7
2 s
2
(s
2
+1)
(0)=
|
d
ds
3 s
5
+7
2( s
2
+1)

s=0
=
|
30 s
4
( s
2
+1)-4 s(3 s
5
+7)
4( s
2
+1)
2

s=0
=0
Per un polo triplo, deriviamo due volte la parte analitica:
R
F( s)
(0)=R
3s
5
+7
2s
3
( s
2
+1)
(0)=
1
2
|
d
2
ds
2
3 s
5
+7
2( s
2
+1)

s=0
=-
7
2
Per un polo semplice, deriviamo il denominatore:
R
F ( s)
( j )=
3 s
5
+7
10 s
4
+6 s
2

s=j
=
3 j+7
10-6
=
7
4
+
3
4
j
otteniamo, come risultato finale
F ( s)=
3 s
5
+7
2 s
3
( s
2
+1)
=
3
2
+
7
2
1
s
3
-
7
2
1
s
+
7
2
s
s
2
+1
-
3
2
1
s
2
+1
Poli complessi coniugati - Pag.106
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
Distribuzioni
Le distribuzioni vogliono essere una generalizzazione delle funzioni, cio si vuole poter
pensare le funzioni come sottoinsieme delle distribuzioni le quali, nello stesso tempo,
comprendono anche oggetti nuovi. Detto diversamente, si fa in modo che le propriet che
avevano le funzioni e tutte le operazioni che si potevano fare su di esse, vengono
ereditate tali e quali dalle distribuzioni che ne permettono per di nuove.
Le distribuzioni vengono indicate con il simbolo ' .
Vogliamo studiare le distribuzioni su tre aspetti
Funzionali
Limiti
Derivate
Funzionali
Vogliamo prima di ogni cosa pensare ad una funzione come ad un funzionale.
Supponiamo di avere la funzione f (t ) . Pensarla come un funzionale significa pensarla
inserita nel seguente integrale
|
-
+
f (t )(t ) dt
Ovviamente bisogner supporre che f (t ) abbia determinate caratteristiche, per
esempio, tali che l'integrale abbia senso. Lo stesso deve valere per la funzione (t ) che
viene definita funzione di prova, ed appartiene ad un insieme che viene detto insieme
delle funzioni di prova, simboleggiato da una

Insieme che ha la caratteristica di


contenere solo funzioni infinite volte derivabili e nulle all'infuori di un certo intervallo finito.
Funzioni di questo tipo non danno nessun problema di integrazione.
La ragione per cui diamo la definizione di funzionale a questo integrale che ci permette
di associare ad una certa funzione di prova, un numero reale.
In questo caso siamo partiti da una funzione f (t ) e l'abbiamo pensata come funzionale,
ma in realt ci sono dei funzionali sulle funzioni di prova che non sono descritti da
nessuna funzione e che sono quindi dei nuovi oggetti.
Il pi importante il seguente
|
-
+
6(t )(t ) dt =(0)
L'oggetto 6(t ) non una funzione, perch non esiste nessuna funzione tale che se
fosse sostituita ad esso nell'integrale, quest'ultimo non perderebbe di significato.
Questo nuovo oggetto viene definito delta di Dirac.
Limiti (nel senso delle
distribuzioni)
Cosa vuol dire che una successione di funzioni f
n
(t ) tende ad una distribuzione f (t )
Limiti (nel senso delle distribuzioni) - Pag.107
1
2
-
1
2
n
1
n=1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
per n che tende ad infinito, nel senso delle distribuzioni?
f
n
(t ) -

n-+
f (t )
Per dare una giusta interpretazione a questi simboli bisogna pensare a f
n
(t ) come ad
una distribuzione, ovvero un funzionale
|
-
+
f
n
(t )(t ) dt
che, come abbiamo scritto sopra, fissata una funzione di prova, d come risultato un
numero. Quindi la nostra successione di funzioni diventa una successione numerica, della
quale facciamo il limite per n che tende ad infinito, e questo il limite nel senso delle
distribuzioni.
Quello che otteniamo, in qualche caso sar ancora una funzione, in altri casi sar un
nuovo funzionale f (t ) tale che, applicato a (t ) , dia come risultato lo stesso risultato
del limite.
|
-
+
f
n
(t )(t ) dt -
n-+
|
-
+
f (t )(t ) dt
Vediamo, con un esempio, cosa succede prendendo una famiglia di funzioni e facendo il
limite in questo nuovo senso ( importante prendere delle funzioni che tendano a dei
nuovi oggetti, in modo da farci capire il significato di questi oggetti per n molto grande).
Consideriamo la seguente famiglia di funzioni
f
n
(t )=

n t
1
2n
0 t>
1
2n
Rappresentiamo alcune di queste funzioni
Questa dunque una famiglia di funzioni rappresentata graficamente con dei rettangoli
dove, all'aumentare di n, la base si restringe e l'altezza aumenta. Possiamo dire che
questo tipo di funzioni caratterizzato dalle seguenti condizioni:
la funzione ha il suo massimo quando n tende a pi infinito, ed raggiunto nell'origine
l'integrale
|
-
+
f
n
(t ) dt della funzione, altro non che l'area del rettangolo disegnato
dalla funzione stessa, che ha come base -
1
2n
,
1
2n
e come altezza n e vale 1.
Limiti (nel senso delle distribuzioni) - Pag.108
n
n molto grande
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
Se noi prendiamo un t
0
=0 allora
lim
n-+
f
n
(t
0
)=0
Queste tre sono informazioni qualitative su questa famiglia di funzioni, che come
vedremo, tende ad una particolare distribuzione, che la delta di Dirac. Ovvero
f
n
(t ) -

n-+
6(t )
Dimostrare questo, significa che se noi pensiamo alla funzione come funzionale, il suo
limite nel senso delle distribuzioni tende alla delta di Dirac:
|
-
+
f
n
(t )(t ) dt -
n-+
|
-
+
f (t )(t ) dt =(0)
ovvero
\c>0 n
0
>0 : \n>n
0
si abbia
|
-
+
f
n
(t )(t ) dt -(0)

c
Bisogna quindi riuscire a stimare questa differenza, e grazie alle tre informazioni
qualitative che abbiamo dato prima, possibile renderla piccola quanto si vuole, quindi
minore di c . Sfruttando la seconda di quelle osservazioni, che diceva che
|
-
+
f
n
(t ) dt =1 , possiamo riscrivere la condizione di validit del limite moltiplicando
(0) per 1, ovvero
|
-
+
f
n
(t )(t ) dt -(0)
|
-
+
f
n
(t ) dt

c
possiamo adesso riscrivere il tutto come un solo integrale
|
-
+
f
n
(t )((t )-(0)) dt

c
osservando adesso che f
n
(t )=0 fuori dall'intervallo -
1
2n
,
1
2n
, l'integrale si riduce ad
un integrale in tale intervallo

|
-
1
2n
1
2n
f
n
(t )((t )-(0)) dt

c
Noi sappiamo che il valore assoluto di un integrale minore o uguale all'integrale dei
valori assoluti, sappiamo inoltre che la funzione f
n
(t ) in questo intervallo vale n, quindi
possiamo scrivere

|
-
1
2n
1
2n
f
n
(t )((t )-(0)) dt

|
-
1
2n
1
2n
n(t )-(0)dt c
Al crescere di n, la differenza (t )-(0) si fa sempre pi piccola (si restringono gli
estremi dell'integrale), tendendo a zero per n che tende a pi infinito. E' quindi possibile
trovare un n sufficientemente grande da soddisfare la relazione data. Abbiamo quindi una
Limiti (nel senso delle distribuzioni) - Pag.109
n=1
1
n
n=5
n
n
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
famiglia di funzionali che approssimano la delta di Dirac. Ma questa non l'unica famiglia
di funzioni che lo fa.
Vediamo adesso altri esempi di funzioni il cui limite nel senso delle distribuzioni tende alla
delta di Dirac.
Prendiamo
f
n
(t )=
1
n
n
1+n
2
t
2
Il suo grafico, per n=1, quello indicato a
destra, mentre se facciamo crescere n, ci
accorgiamo che l'andamento del grafico
sempre pi allungato, come indicato nella
figura sotto per n=5.
Cerchiamo adesso di vedere le caratteristiche di questa funzione.
il massimo della funzione nello zero
f
n
(t )=f
n
(0)=
n
n
-
n-+
+
l'integrale |
-
+
1
n
n
1+n
2
t
2
dt
, pensando ad un cambio di variabile t=nt , diventa
1
n
|
-
+
t
1+t
2
d t=
1
n
| arctg t
-
+
=
1
n
(
n
2
-
(
-
n
2
))
=1
Se noi prendiamo un t
0
=0 allora
lim
n-+
f
n
(t
0
)=0
Tutte queste caratteristiche sono del tutto analoghe a quelle della famiglia di funzioni
studiata in precedenza, ed analogamente si dimostra che
\c>0 n
0
>0 : \n>n
0
si abbia
|
-
+
f
n
(t )(t ) dt -(0)

c
e questo significa, come gi visto, che f
n
(t ) -

n-+
6(t )
Un altro esempio, tra l'altro molto importante nelle applicazioni, di una famiglia di funzioni
che nel senso delle distribuzioni tende alla delta di Dirac, il seguente
Limiti (nel senso delle distribuzioni) - Pag.110
n=2
n=6
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
f
n
(t )=
.n
.
n
e
-nt
2
(famiglia delle funzioni gaussiane, nota in statistica ... )
che ha un grafico molto simile alla precedente (anche se quest'ultima decresce pi
rapidamente). Lo studio delle caratteristiche di questa famiglia di funzioni ci porta alle
seguenti affermazioni
il massimo della funzione nello zero f
n
(t )=f
n
(0)=
.
n
n
-
n-+
+
l'integrale |
-
+
.n
.
n
e
-nt
2
dt
, pensando ad un cambio di variabile t=.nt , diventa
1
.
n
|
-
+
e
-t
2
d t=1
(non comunque un integrale calcolabile elementarmente ...)
Se noi prendiamo un t
0
=0 allora
lim
n-+
f
n
(t
0
)=0
Prendiamo adesso in considerazione una famiglia di funzioni che ha caratteristiche
leggermente diverse dalle precedenti, ma che ha comunque una grande importanza nelle
applicazioni.
f
n
(t )=
sennt
nt
Il suo grafico quello mostrato nelle figure, e possiamo osservare che all'aumentare di n,
si infittiscono le oscillazioni.
Studiamone le caratteristiche
Per quanto riguarda il suo punto di massimo, la prima cosa che bisogna osservare
che nell'origine la funzione, secondo lo studio classico del dominio, non esiste. In realt
prolungabile per continuit e vale
lim
t -0
sin nt
nt
=
n
n
-
n-+
+
l'integrale |
-
+
sennt
t
dt =1
In questo caso la propriet un po' diversa dalle precedenti e fa intervenire gli integrali
di funzioni di questo tipo, abbiamo lim
n-+
|
a
b
sen nt
t
dt =0 con 0ab oppure
Limiti (nel senso delle distribuzioni) - Pag.111
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
ba0
Con queste tre condizioni, analogamente a quanto abbiamo visto negli esempi precedenti,
si riesce a dimostrare che
f
n
(t ) -

n-+
6(t )
Derivate distribuzionali
Introduciamo una nuova forma di derivata, ovvero quando una funzione derivabile, sar
sempre valido il classico modo di derivare, ma per quando non lo , questo nuovo modo ci
permetter di derivare giungendo a dei nuovi oggetti, che sono le distribuzioni.
Pensiamo di avere una funzione a cui sia associabile un funzionale, che sia derivabile in
senso ordinario
|
-
+
f
n
(t )(t ) dt
la cui derivata, calcolabile in modo ordinario, integrabile per parti
|
-
+
f '
n
(t )(t ) dt =
|
f
n
(t )(t )

-
+
-
|
-
+
f
n
(t )' (t ) dt
ricordando adesso che la funzione di prova (t ) diversa da zero solo in un certo
intervallo limitato, risulta
|
f
n
(t )(t )

-
+
=0 , quindi
|
-
+
f '
n
(t )(t ) dt =-
|
-
+
f
n
(t )' (t ) dt
Questa uguaglianza ci permette di introdurre le derivate distribuzionali. Se consideriamo
infatti il primo membro come derivata di f
n
(t ) , nel caso in cui non sia possibile
calcolarla, perch f
n
(t ) non derivabile, essendo invece (t ) infinite volte derivabile
per definizione, il secondo membro sempre calcolabile e pu essere definito, essendoci
uguaglianza, come la derivata, nel senso delle distribuzioni, di
f
n
(t )
.

Vediamo degli esempi.
Prendiamo la funzione a gradino unitario, con la quale bene familiarizzare perch molto
utilizzata,
u(t )=

1 t >0
1/ 2 t =0
0 t 0
(il valore per t=0 non importantissimo)
Derivate distribuzionali - Pag.112
1
t
u' (t )
1
t
u' (t )
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
Essa ha il seguente grafico e si vede subito che
ha una discontinuit di tipo salto (1 specie)
nell'origine, quindi non derivabile.
Ci chiediamo allora se possibile provare a
farne proprio la derivata nel senso delle
distribuzioni.
Per far questo la prima cosa che dobbiamo fare
pensare ad u' (t ) come funzionale.
Ovvero
|
-
+
u'
n
(t )(t ) dt =-
|
-
+
u
n
(t )' (t ) dt
In questo modo diventa possibile derivare, nel senso delle distribuzioni, la funzione
gradino, perch il secondo membro perfettamente calcolabile.
Osservando adesso che u(t ) nulla per t 0 e vale 1 per t >0 , possiamo scrivere
|
-
+
u'
n
(t )(t ) dt =-
|
0
+
' (t ) dt =-|(t )
0
+
=(0)=
|
-
+
6(t )(t ) dt
Possiamo quindi concludere che il
comportamento in ambito distribuzionale di
u' (t ) uguale a quello della delta di Dirac.
Tutto questo discorso ci porta sempre pi a
poter maneggiare le distribuzioni come se
fossero delle funzioni.
Se vogliamo rappresentare graficamente la
delta di Dirac dobbiamo utilizzare la seguente
convenzione: si disegna una freccia nel punto
dove centrata, la cui lunghezza pari al suo
coefficiente moltiplicativo. Vedi figura.
Vogliamo adesso fornire alcune regole pratiche per il calcolo delle derivate nel senso delle
distribuzioni, che ci saranno d'aiuto nel fare poi gli esercizi. Non le dimostreremo, anche
se sono rigorosamente dimostrabili, ci limiteremo ad elencarle. Innanzitutto dobbiamo
trovare il modo per distinguere la derivata classica da quella nel senso delle distribuzioni.
Indicheremo con
f '
c
(t )
la derivata classica
f '
D
(t )
la derivata nel senso delle distribuzioni
se f '
c
(t ) allora f '
c
(t )=f '
D
(t ) Questa una delle ragioni per cui pensiamo alle
distribuzioni come ad un'estensione delle funzioni, infatti tutto quello che ha senso nelle
funzioni, non varia ed ha senso nelle distribuzioni, mentre cose che non hanno senso
nelle funzioni classiche, trovano sbocco in nuovi oggetti nel senso delle distribuzioni.
supponiamo che f (t ) abbia in t
0
un punto angoloso (ricordiamo che un punto
angoloso un punto dove la funzione continua ma ha due derivate distinte), quindi la
derivata in senso classico non esiste. Esiste invece la derivata nel senso delle
distribuzioni ed una funzione con una discontinuit di tipo salto, la cui ampiezza (del
Derivate distribuzionali - Pag.113
t
f (t )
t
f ' ' (t )
1
t
f ' (t )
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
salto) data dalla differenza della derivata destra (nel senso classico) di f (t ) in t
0
e
la derivata sinistra (sempre nel senso classico) di f (t ) in t
0
.
supponiamo che f (t ) abbia in t
0
una discontinuit di prima specie finita (un salto,
ovvero il limite da destra ed il limite da sinistra, esistono entrambi finiti ma sono diversi).
Ovviamente non esiste la derivata nel senso classico, ma esiste nel senso delle
distribuzioni ed uguale alla delta di Dirac traslata in t
0
e moltiplicata per una
costante k che non altro che l'ampiezza del salto (differenza dei due limiti).
f '
D
=k 6(t -t
0
)
Consideriamo la seguente funzione
f (t )=

1
2
t
2
t >0
0 t 0
Vogliamo farne la derivata e ci chiediamo se
esiste nel senso classico. Andiamo per gradi.
Innanzitutto siamo sicuri che per t 0 la
derivata esiste e vale 0, mentre per t >0
esiste e vale t. Ci chiediamo adesso se c' la
derivata nell'origine. Potremmo verificarlo
calcolando il limite del rapporto incrementale,
ma esiste un teorema che dice che se il limite
della derivata prima in t
0
- ed il limite della
derivata prima in
t
0
+
esistono e sono uguali,
allora la derivata prima in t
0
esiste e vale
esattamente quanto i due limiti, nel nostro caso
zero. Esistendo la derivata in senso classico,
esiste anche la derivata distribuzionale ed
uguale ad essa.
Vogliamo adesso fare la derivata seconda e
chiederci se esiste. possiamo osservare che
f ' (t ) ha nell'origine un punto angoloso che
un punto di continuit ma non di derivabilit. La
prima osservazione che possiamo fare che
per t 0 la derivata seconda esiste e vale
zero, per t >0 esiste e vale uno, l'origine,
come gi detto, un punto di discontinuit, per
cui la derivata seconda nell'intero intervallo, nel senso classico, non esiste. Possiamo
invece affermare che esiste nel senso delle distribuzioni e grazie alle tre regole pratiche,
possiamo dire quanto vale
f ' '
D
(t )=

1 t >0
abbiamo un salto di ampiezza 1 int =0
0 t 0
Osserviamo che se proviamo a derivare ancora una volta otteniamo proprio la delta di
Derivate distribuzionali - Pag.114
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
Dirac.
Vogliamo adesso imparare a descrivere questo tipo di funzioni (polinomiali a tratti) in una
sola riga, attraverso la funzione gradino unitario. Risulta essere
f (t )=

1
2
t
2
t >0
0 t0

=
1
2
t
2
u(t )
f
c
' (t )=

t t >0
0 t 0

=t u(t )
f
D
' ' (t )=

1 t >0
0 t 0

=u(t )
f
D
' ' ' =6(t )
Cerchiamo adesso di giustificare i passaggi che abbiamo fatto, dimostrando che la
derivata classica uguale alla derivata nel senso delle distribuzioni.
|
-
+
|
1
2
t
2
u(t )

' (t ) dt =
|
-
+
1
2
t
2
u(t )' (t ) dt =
|
0
+
1
2
t
2
' (t ) dt
abbiamo tolto la u(t ) e ristretto l'intervallo di integrazione, adesso procediamo per parti
|
0
+
1
2
t
2
' (t ) dt =
|
-
1
2
t
2
(t )

0
+
-
|
0
+
|
1
2
t
2

' (t ) dt
osservando adesso che (t ) vale zero a pi infinito, abbiamo
|
0
+
1
2
t
2
' (t ) dt =-
|
0
+
|
1
2
t
2

' (t ) dt =-
|
0
+
-t (t ) dt =-
|
-
+
-t u(t )(t ) dt
Possiamo quindi concludere che
|
1
2
t
2
u(t )

' =t u(t ) , perch come funzionali si


comportano nello stesso modo.
Procedendo nello stesso modo si possono calcolare anche le altre derivate.
Adesso vogliamo osservare che le propriet di derivazione che conoscevamo ed
applicavamo nel senso classico permangono anche nel senso delle distribuzioni.
Proviamo a calcolare la derivata tramite queste propriet.
Essendo
f (t )=
1
2
t
2
u(t )
un prodotto possiamo fare
f ' (t )=t u(t )+
1
2
t
2
u' (t )=t u(t )+
1
2
t
2
6(t )
Derivate distribuzionali - Pag.115
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
A questo punto si potrebbe osservare che qualche conto non torna. Infatti la derivata
sembrerebbe diversa da quella calcolata precedentemente.
Introduciamo la propriet di prodotto del delta di Dirac con una funzione continua
che, nel senso delle distribuzioni, ci dice che
f (t )6(t )= f (0)6(t )
che pu essere anche espressa in modo generalizzato per una delta traslata
f (t )6(t -t
0
)= f (t
0
)6(t -t
0
)
Intuitivamente possiamo osservare che la delta nulla ovunque, tranne nel punto in cui
centrata, se quindi noi moltiplichiamo qualcosa per essa il risultato non pu che essere
nullo se non nel punto in cui centrata la delta.
Tornando alla nostra derivata, essendo che la funzione nello zero vale zero, otteniamo
f ' (t )=t u(t )+
1
2
t
2
6(t )=t u(t )
Se proviamo a fare la derivata seconda otteniamo
f ' ' (t )=| t u(t ) ' =u(t )+t u' (t )=u(t )+t 6(t )=u(t )
E la derivata terza
f ' ' ' (t )=| u(t ) ' =6(t )
Se adesso provassimo a derivare la delta di Dirac, otterremmo per definizione di derivata
nel senso delle distribuzioni
|
-
+
6' (t )(t ) dt =-
|
-
+
6(t )' (t ) dt =-(0)
Un altro metodo potrebbe essere sostituire la delta con delle funzioni che la approssimano
(ad esempio le gaussiane), che sono derivabili e quindi derivare esse.
Quello che ci interessa adesso mettere in evidenza le propriet della delta di Dirac.
Abbiamo gi visto che
f (t )6(t -t
0
)= f (t
0
)6(t -t
0
)
Ci chiediamo adesso quanto vale f (t )6' (t ) . Partiamo da | f (t )6(t ) ' ed applichiamo
le propriet della derivata del prodotto.
| f (t )6(t ) ' = f ' (t )6(t )+f (t )6' (t )
Osserviamo adesso che
f (t )6(t )= f (0)6(t ) che derivata, essendo f (0) una costante, diventa f (0)6' (t )
f ' (t )6(t )= f ' (0)6(t ) infatti abbiamo una funzione che moltiplica la delta
otteniamo quindi
f (0)6' (t )=f ' (0)6(t )+ f (t )6' (t ) = f (t )6' (t )=f ' (0)6(t )-f (0)6' (t )
Derivate distribuzionali - Pag.116
e(t ) y (t )

Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni


L'unica condizione indispensabile che f (t ) abbia derivata prima continua.
Modelli (ingresso - uscita)
Possiamo dire che un modello si presenta
come in figura ed una sorta di funzione, si ha
infatti
y(t )= e(t )
Cerchiamo di caratterizzare i modelli attraverso delle propriet
Un modello dotato di continuit se risulta

|
lim
n-D'
X
n
(t )

=lim
n-
X
n
(t )
Un modello dotato di linearit, se risulta

|
a x
1
(t )+b x
2
(t )

=a x
1
(t )+b x
2
(t )
Se un modello non varia la sua risposta nel tempo, si dice che gode di invarianza per
traslazioni temporali
Un modello dotato di causalit se risulta x(t )=0 t 0 = x(t )=0 t 0 , ovvero, se
una funzione d risposta nulla prima dell'istante zero, anche il modello ad essa
applicato d risposta nulla prima dell'istante zero.
Prodotto di convoluzione
Abbiamo visto che
f (t )6(t )= f (0)6(t )
ovvero la delta di Dirac moltiplicata ad una funzione seleziona di essa soltanto il valore
della funzione nello zero (o meglio nel punto in cui centrata la stessa delta).
E' chiaro che traslando la delta di Dirac si ha
f (t )6(t -a)= f (a)6(t -a)
Abbiamo anche visto che
f (t )6' (t )= f (0)6' (t )-f ' (0)6(t )
Anche questa propriet pu essere traslata
f (t )6' (t -a)= f (a)6' (t -a)- f ' (a)6(t -a)
Vediamo qualche altra propriet del delta di Dirac
6(-t )=6(t ) (la delta una distribuzione pari)
Prodotto di convoluzione - Pag.117
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
6(ot )=
1
o
6(t )
Riassumiamo quindi le propriet della delta di Dirac che abbiamo fin qui visto
f (t )6(t )= f (0)6(t ) con f (t ) continua
f (t )6' (t )= f (0)6' (t )- f ' (0)6(t ) con f ' (t ) continua
6(-t )=6(t ) 6(t -t)=6(t-t ) (la delta una distribuzione pari)
6(ot )=
1
o
6(t )
Vediamo una ulteriore propriet, che per ora chiameremo propriet *. Supponiamo di
avere il seguente integrale
|
-
+
X (t)6(t -t) d t
Una prima osservazione che facciamo che la delta una distribuzione pari, quindi risulta
essere 6(t -t)=6(t-t )
Se poi applichiamo la propriet del prodotto della delta abbiamo
|
-
+
X (t)6(t -t) d t=
|
-
+
X (t )6(t -t) d t=X (t )
Se interpretiamo al contrario il risultato appena ottenuto, possiamo osservare che un
segnale pu essere descritto da un integrale nel seguente modo
X (t )=
|
-
+
X (t)6(t-t) d t
Se adesso noi prendiamo un modello applicato ad un segnale, e descriviamo tale segnale
secondo la forma che ci consente la propriet * della delta, nel seguente modo
e(t )=
|
-
+
e(t)6(t-t) d t
Supponiamo adesso che sia continuo e lineare e ricordando che in realt un integrale
il limite di una sommatoria possiamo scrivere
e(t )=
|
-
+
e(t)6(t-t) d t=
|
-
+
e(t) 6(t -t) d t
Il modello applicato ad una funzione pu dunque essere considerato come il prodotto tra
questa funzione ed il modello stesso applicato alla delta. Supponiamo adesso di
conoscere le risposte date dal modello applicato alla delta e di avere
6(t -t)=h(t , t)
in tal caso risulta
e(t )=
|
-
+
e(t) 6(t-t) d t=
|
-
+
e(t) h(t , t) d t
Supponiamo adesso che abbia anche la propriet di invarianza nel tempo, cio si ha
6(t )=h(t ) risulta allora
e(t )=
|
-
+
e(t) h(t , t) d t=
|
-
+
e(t) h(t-t) d t
Prodotto di convoluzione - Pag.118
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
e questo ci fa comprendere che, per studiare la risposta che d un modello applicato ad
un segnale, sufficiente sperimentare una sola volta la risposta che il modello d,
mandandogli in ingresso proprio la delta di Dirac, o una sua approssimazione, in modo da
conoscere 6(t )=h(t ) . Fatto questo, non ci resta che risolvere l'integrale
|
-
+
e(t) h(t -t) d t , che viene definito prodotto di convoluzione che si riscrive anche
come
|
-
+
e(t) h(t -t) d t=e(t )h(t ) (si legge e(t) convoluto con h(t))
Facciamo degli esempi.
Supponiamo di avere un modello che, applicatavi la delta di Dirac come segnale
d'ingresso, ha dato come risposta (h(t)) un gradino unitario. Supponiamo di applicarvi
come segnale d'ingresso proprio il gradino unitario.
La risposta del modello sar il seguente prodotto di convoluzione
u(t )u(t )
che per definizione uguale a
u(t )u(t )=
|
-
+
u(t) u(t -t) d t
Cerchiamo di capire quanto vale questo integrale studiando l'integrando per t 0 prima e
t >0 dopo.
t 0
La funzione u(t) vale zero per t0 ed uno per t>0
La funzione u(t -t) vale uno per tt e zero per t>t , essendo t negativo, vale
uno per t0 e zero per t>0 . Essendo l'integrando il prodotto di queste due
funzioni, esso sempre nullo.
Utilizzando la funzione gradino unitario possiamo quindi riscrivere l'integrale, per
specificare che per t 0 vale zero, nel seguente modo
u(t )u(t )=u(t )
|
-
+
u(t) u(t -t) d t
t >0
La funzione u(t) vale zero per t0 ed 1 per t>0
La funzione u(t-t) vale uno per tt e zero per t>t , essendo t positivo, vale
uno per tt e zero per t>t . Avremo quindi un intervallo, ovvero l'intervallo (0, t )
in cui il loro prodotto vale 1.
Riassumiamo le possibili situazioni
Prodotto di convoluzione - Pag.119
u(t)
t
t 0 u(t -t)
t
t 0
t
u(t)
t
t >0 u(t -t)
t
t >0
t
u(t )u(t )
t
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
Possiamo risolvere l'integrale
|
-
+
u(t) u(t -t) d t=u(t )
|
0
t
d t=u(t )t
Il grafico di u(t )u(t ) quindi quello
illustrato a fianco.
Proviamo adesso a calcolare
u(t )u(t )sin t
Applicando la definizione di prodotto di convoluzione si ha
u(t )u(t )sin t =
|
-
+
u(t) u(t -t)sin(t -t) d t
integrale che, facendo lo stesso tipo di osservazioni fatte nell'esempio precedente si
riduce al seguente
u(t )
|
0
t
sin(t -t) d t=u(t )| cos(t -t)
t=0
t=t
=u(t )(cos 0-cos t )=u(t )(1-cos t )
Il grafico sar il seguente
Prodotto di convoluzione - Pag.120
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Vediamo un altro esempio
| u(t +1)-u(t -1)e
-t
L'integrale vale
| u(t +1)-u(t -1)e
-t
=
|
-
+
| u(t+1)-u(t-1) e
-(t -t)
d t
Possiamo osservare che il fattore | u(t+1)-u(t-1) vale 1 solo nell'intervallo |-1,1 .
Di fattori del genere se ne fa spesso uso e prendono il nome di porta ; si ottengono
appunto facendo la differenza tra due gradini unitari diversamente traslati.
L'integrale si riduce dunque a
|
-
+
| u(t+1)-u(t-1) e
-(t -t)
d t=
|
-1
+1
e
-(t -t)
d t=| e
-t +t
d t
-1
+1
=e
-t +1
-e
-t -1
=
=e
-t
(
e-
1
e
)
Propriet del prodotto di
convoluzione
Abbiamo un problema di esistenza. Osserviamo infatti che nel prodotto di convoluzione
interviene un integrale tra meno infinito e pi infinito, dunque un integrale improprio. Ci
saranno evidentemente dei problemi di convergenza, oppure dei problemi di significato
come distribuzione o come funzionale associato a quel relativo integrale.
In due casi il prodotto di convoluzione x(t )h(t ) sempre definito:
- se
x(t )=0 per t 0
h(t )=0 per t 0
Propriet del prodotto di convoluzione - Pag.121
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Distribuzioni
in quanto si riduce ad un integrale tra 0 e t.
(lo abbiamo visto nei primi due esempi del paragrafo precedente)
- se
x(t )=0 per t a t >b
in quanto si riduce ad un integrale tra a e b.
(lo abbiamo visto nel terzo esempio)
[fortunatamente nelle applicazioni spesso ci si trova in uno di questi due casi, non
abbiamo quindi grossi problemi di questo tipo]
Il prodotto di convoluzione commutativo.
x(t )h(t )=h(t )x(t )
In alcuni casi il prodotto di convoluzione non associativo
( x(t )y(t )) e(t )=x(t )( y(t )e(t ))
Il prodotto di convoluzione associativo se tutti i segnali che intervengono sono
nulli per t<0.
Esiste l'elemento unit: la delta di Dirac
x(t )6(t )=x(t )
x(t )6(t -a)=x(t -a) (se la delta traslata viene traslato il segnale)
La convoluzione rispetta la causalit, cio se si hanno
x(t )=0 per t 0
y(t )=0 per t a
allora x(t )y(t )=0 per t a
Per derivare il prodotto di convoluzione si deriva uno dei due fattori.
d
dt
( x(t )y(t ))=x ' (t )y(t )=x(t ) y ' (t )
Propriet del prodotto di convoluzione - Pag.122
1
a -a
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Trasformata di Fourier
Definiamo come trasformata di Fourier di un segnale x(t ) la seguente
| x(t )=
|
-
+
x(t )e
-j ot
dt
Ovviamente necessario che l'integrale abbia senso, ovvero sia convergente e
calcolabile. Il valore o rappresenta la frequenza angolare e pu anche essere espresso
come o=2n f . Il risultato dell'integrale una nuova funzione nella variabile o e viene
cos espresso
| x(t )=
|
-
+
x(t ) e
-j ot
dt =X (o)
Non solo di funzioni, si fa la trasformata di Fourier, ma anche di distribuzioni, quindi,
pensando alle distribuzioni come al limite di una successione di funzioni, abbiamo
| lim
n-+D'
x
n
(t )= lim
n-+D'
| x
n
(t )=X (o)
Vediamo degli esempi importanti di trasformata di Fourier.
Trasformata della porta
x(t )=u(t +a)-u(t -a)
La funzione una porta di ampiezza 2a e
pu essere anche riscritta nel seguente
equivalente modo
x(t )=u(t+a)-u(t -a)=p
2a
(t )
Vogliamo calcolarne la trasformata di Fourier:
| x(t )= | u(t +a)-u(t -a)=
|
-
+
|u(t +a)-u(t -a) e
-j ot
dt
il quale un integrale abbastanza semplice da calcolare, in quanto, ricordando le
propriet della porta, pu essere riscritto nel seguente modo
| x(t )=
|
-a
+a
e
-j ot
dt =
|
-
1
j o
e
-j ot

-a
+a
=-
1
j o
| e
-j oa
-e
j oa

Questa la trasformata di Fourier che cercavamo. Proviamo adesso a scriverla in un'altra


forma operando sugli esponenziali
Trasformata della porta - Pag.123
1
a -a
n=1
n=4
n=7
n=10
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
| x(t )=-
1
j o
| e
-j oa
-e
j oa
=
1
j o
|-e
-j oa
+e
j oa
=
1
j o
2 j sin(oa)=
2sin(oa)
o
Vediamo in un grafico l'andamento di questa funzione, molto importante, detta porta.

=

Trasformata della campana


razionale
Consideriamo la seguente famiglia di segnali (dipendenti dal parametro n)
x
n
(t )=
1
n
n
(1+n
2
t
2
)
I quali grafici, al variare di n sono i seguenti
Vogliamo farne la trasformata di Fourier per n fissato, ovvero
| x
n
(t )=
|
-
+
1
n
n
(1+n
2
t
2
)
e
-j ot
dt
Questo un integrale abbastanza complesso da calcolare attraverso il metodo
tradizionale, ma se ricordiamo il capitolo svolto circa il calcolo degli integrali impropri
attraverso il metodo dei residui, ricorderemo senz'altro che gi stato affrontato. Se noi
pensiamo di estendere la variabile reale t al campo complesso, nel seguente modo
Trasformata della campana razionale - Pag.124
n=1
n=4
n=7
n=10
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
z=t +jy , l'integrale improprio si pu fare con i residui. Non dimentichiamo comunque
che il risultato dipende dal segno di o , dobbiamo distinguere i due casi. Per brevit,
riscriviamo l'integrando nel seguente modo
F( z)=
1
n
n
(1+n
2
z
2
)
e
-j oz
Abbiamo
| x
n
(t )=
|
-
+
1
n
n
(1+n
2
t
2
)
e
-j ot
dt =

o0 2n j R
F ( z)
(
j
n
)
= ... =e
o
n
o>0 -2n j R
F ( z)
(
-
j
n
)
= ... =e
-
o
n
Possiamo riscrivere il risultato ottenuto in maniera pi semplice ed efficace nel seguente
modo
| x
n
(t )=e
-
o
n
=X
n
(o)
Vediamo il grafico della trasformata di Fourier
=

Osserviamo che al crescere di n, ci si avvicina sempre pi alla retta y=1 .


Trasformata della delta di Dirac
Vogliamo fare la trasformata di una distribuzione molto importante
X (t )=6(t )
La prima cosa che va detta che non possibile fare la trasformata di una distribuzione.
Dobbiamo quindi pensare di approssimare la delta con una successione di funzioni, il cui
limite nel senso delle distribuzioni ci dia proprio la delta di Dirac, cos facendo potremo
trasformare tali funzioni e poi fare il limite del risultato ottenuto (sempre nel senso delle
distribuzioni).
La prima cosa da fare dunque scegliere una famiglia di funzioni che approssimi la delta.
Scegliamo proprio la successione dell'esempio precedente. Possiamo infatti osservare,
come abbiamo visto quando abbiamo parlato della delta, che
Trasformata della delta di Dirac - Pag.125
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
lim
n-+D'
1
n
n
(1+n
2
t
2
)
=6(t )
Fare la trasformata di Fourier della delta di Dirac, quindi possibile nel seguente modo
|6(t )=
|
lim
n-+D'
1
n
n
(1+n
2
t
2
)

= lim
n-+D'

|
1
n
n
(1+n
2
t
2
)

Il calcolo di tali trasformate stato fatto nell'esempio precedente, possiamo quindi


utilizzarlo e sostituire
|6(t )= lim
n-+D'
e
-
o
n
Osservando il grafico di tali trasformate abbiamo visto che al crescere di n ci si avvicinava
sempre pi alla retta y=1 . Quindi la trasformata di Fourier della delta di Dirac la
funzione costante uguale ad 1.
|6(t )=1
Trasformata della costante 1
x(t )=1
A questo punto bisogna stare molto attenti perch, nonostante ci troviamo di fronte ad una
semplice funzione costante, non possibile farne la trasformata come funzione, ma
bisogna necessariamente entrare nell'ambito distribuzionale.
Vediamo cosa succederebbe se provassimo a svolgere l'integrale senza prendere questo
accorgimento. Otterremmo un integrale che non converge, infatti
| x
n
(t )=
|
-
+
1e
-j ot
dt =
|
-
1
j o
e
-j ot

t =-
t =+
Osserviamo adesso che e
-j ot
un esponenziale complesso, non un esponenziale
decrescente, e va riscritto come segue
| x
n
(t )=
|
-
1
j o
e
-j ot

t =-
t =+
=
|
-
1
j o
(cos ot-sinot )

t =-
t =+
Possiamo adesso osservare che il risultato ottenuto non esiste, quindi l'integrale non
converge. Siamo obbligati ad entrare in ambito distribuzionale, dobbiamo cercare una
famiglia di funzioni che tenda ad uno. Possiamo prendere la seguente famiglia di funzioni.
x
n
(t )=e
-
t
n
-
D'
n-+
1
Dovremo quindi calcolare la trasformata di questa famiglia di funzioni e poi passare al
limite nel senso delle distribuzioni. Vediamo prima la trasformata:

|
e
-
t
n

=
|
-
+
e
-
t
n
e
-j ot
dt
E' opportuno spezzare questo integrale in due integrali tra meno infinito e zero e tra zero e
pi infinito, cos da poter togliere il modulo e semplificare i calcoli, nel seguente modo
Trasformata della costante 1 - Pag.126
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier

|
e
-
t
n

=
|
-
0
e
t
n
-j ot
dt +
|
0
+
e
-t
n
-j ot
dt =
|
-
0
e
t (1-j on)
n
dt +
|
0
+
e
t (-1-j on)
n
dt =
=
|
n
1-j on
e
t (1-j on)
n

-
0
+
|
n
-1-j on
e
t (1-j on)
n

0
+
=
n
1-j on
-
n
-1-j on
=
=
n
1- j on
+
n
1+j on
=
n(1+j on)+n(1-j on)
1+o
2
n
2
=
2n
1+o
2
n
2
Osserviamo che gli esponenziali, pur essendo complessi, tendono ad uno per t che tende
a zero, mentre tendono a zero per t che tende a pi o meno infinito in quanto sono
modulati in ampiezza. Abbiamo quindi effettuato il calcolo della trasformata di Fourier che
risulta essere
X
n
(o)=
2n
1+o
2
n
2
Se noi adesso la riscriviamo nel seguente modo
X
n
(o)=
2n
1+o
2
n
2
=2n
1
n
n
1+o
2
n
2
possiamo osservare che la parte cerchiata corrisponde alla famiglia delle campane
razionali che per n che tende a pi infinito tendono alla delta di Dirac nel senso delle
distribuzioni. Concludendo abbiamo
X
n
(o)=2n6(o)
Antitrasformata di Fourier
Supponiamo di avere la trasformata X (o) di un segnale x(t ) che per non
conosciamo. Conosciamo appunto solo la una trasformata e vogliamo sapere, di quale
funzione. Passare dalla trasformata alla funzione di cui essa la trasformata, possibile
attraverso l'operazione di antitrasformazione, ovvero facendo l'antitrasformata di Fourier.
Questa si calcola nel seguente modo
x(t )=
1
2n
|
-
+
X (o)e
j ot
d o
Dobbiamo ovviamente porci nel caso in cui l'integrale converge. Per dimostrare la formula
dell'antitrasformata, possiamo riscrivere la trasformata nella sua espressione generale e
sostituirla nell'espressione dell'antitrasformata, come segue
x(t )=
1
2n
|
-
+
X (o)e
j ot
d o=
1
2n
|
-
+
(|
-
+
x(t ) e
-j ot
dt
)
e
j ot
d o
a questo punto, la prima cosa a cui dobbiamo stare attenti che la variabile t
d'integrazione per l'integrale interno, ma non per quello esterno, dove una costante. Per
non fare confusione possiamo cambiargli nome nell'integrale interno (utilizzeremo t =t )
x(t )=
1
2n
|
-
+
(|
-
+
x(t) e
-j ot
d t
)
e
j ot
d o
Antitrasformata di Fourier - Pag.127
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
abbiamo cos un integrale che pu essere visto come un integrale doppio e cos riscritto
x(t )=
1
2n
|
-
+
x(t) e
-j ot
e
j ot
d td o=
1
2n
|
-
+
x(t)e
j o(t -t)
d td o=
=
1
2n
|
-
+
x(t)
(|
-
+
e
j o(t -t)
d o
)
d t
A questo punto il calcolo dell'integrale interno risulterebbe complicatissimo (non
dimentichiamo che abbiamo a che fare con esponenziali complessi), ma se lo guardiamo
in ambito distribuzionale possiamo osservare che altro non che la trasformata della
funzione costante uguale ad uno.
|
-
+
e
j o(t -t)
d o=2n6(t-t )
Possiamo quindi scrivere
x(t )=
1
2n
|
-
+
x(t) 2n6(t-t ) d t=
|
-
+
x(t)6(t-t ) d t=x(t )6(t )=x(t )
Abbiamo ottenuto un prodotto di convoluzione, ma essendo la delta l'elemento unit di
tale prodotto, l'uguaglianza verificata.
Propriet della trasformata di
Fourier
Le propriet della trasformata di Fourier sono molto importanti. Per capirne l'importanza
facciamo un paragone con le derivate: esse sono state introdotte come limite del rapporto
incrementale, e dopo averne calcolata qualcuna in questo modo, ne sono state introdotte
le propriet (derivata di una somma, derivata di un prodotto, derivata di una funzione
composta, etc.), utilizzando le quali, insieme alle poche derivate calcolate come limite del
rapporto incrementale, siamo stati in grado di operare la derivazione. Analogamente
faremo adesso con le trasformate.
Propriet di linearit.
La trasformata di Fourier lineare, ovvero risulta
| a x(t )+b y(t )=a | x(t )+b | x(t )
Esempio di trasformata di Fourier calcolata con la propriet di linearit.

|
5( u(t+1)-u(t -1))+
7
n
1
(1+t
2
)

Riconosciamo tra gli addendi funzioni di cui abbiamo gi calcolato la trasformata: abbiamo
una porta di ampiezza 2 ed una campana razionale. Sfruttando la propriet di linearit
possiamo andare a prendere i risultati gi ottenuti ed inserirli nel nostro calcolo

|
5( u(t +1)-u(t -1))+
7
n
1
(1+t
2
)

=5
|
p
2
(t )

+7
|
1
n
1
(1+t
2
)

=5
2sin o
o
+7e
-o
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.128
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Invitiamo il lettore, se non le ricorda, ad andarsi a rivedere le trasformate utilizzate.
Le prossime due propriet le studieremo in coppia in quanto vi una certa simmetria tra
esse.
- Traslare nel dominio dei tempi significa moltiplicare per un esponenziale complesso
nel dominio delle frequenze
- Traslare nel dominio delle frequenze significa moltiplicare per un esponenziale
complesso nel dominio dei tempi
Propriet di traslazione nel tempo
Supponiamo che la seguente funzione abbia la seguente trasformata
x(t )-

X (o)
Supponiamo adesso di voler fare la trasformata di Fourier di una traslata a destra della
nostra funzione. La propriet di traslazione nel dominio dei tempi ci dice che essa
uguale a
x(t -t
0
)-

e
-j t
0
o
X (o)
Esempio di trasformata di Fourier calcolata con la propriet di traslazione nel
dominio dei tempi.
| u(t )-u(t -5)=
|
p
5
(
t -
5
2
)

Abbiamo una porta di ampiezza 5 non centrata rispetto all'asse verticale ma traslata a
destra di
5
2
. Applicando la propriet di traslazione nel dominio dei tempi possiamo
scrivere

|
p
5
(
t -
5
2
)

=e
-5
2
j o

|
p
5
( t )

La trasformata di Fourier della porta una delle trasformate fondamentali che


conosciamo, non ci sono dunque problemi a scrivere
e
-5
2
j o

|
p
5
( t )

=e
-5
2
j o
2sin
5
2
o
o
Che la nostra trasformata, volendola poi scrivere in maniera pi compatta, possiamo
riscrivere il seno in forma esponenziale
e
-5
2
j o

|
p
5
( t )

=e
-5
2
j o
2sin
5
2
o
o
=e
-5
2
j o
2
(
e
5
2
j o
-e
-5
2
j o
)
2 j o
=
1-e
-j5o
j o
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.129
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Propriet di traslazione in frequenza.
Supponiamo invece adesso di avere un segnale che viene moltiplicato da un
esponenziale, la sua trasformata risulter traslata nel dominio delle frequenze, nel
seguente modo
| e
j o
0
t
x(t )=X (o-o
0
)
Esempio di trasformata di Fourier calcolata con la propriet di traslazione in
frequenza.

|( u(t +n)-u(t-n)) sin t

=
Possiamo scrivere il seno di t come combinazione di esponenziali complessi ottenendo
=
|
p
2n
(t )
e
jt
-e
-jt
2 j

=
applicando la propriet di linearit abbiamo
=
1
2 j

|
p
2n
(t ) e
jt

-
1
2 j

|
p
2n
(t ) e
jt

=
possiamo osservare che abbiamo ottenuto due trasformate di porte moltiplicate per un
esponenziale, che provocano una traslazione in frequenza. Queste trasformate, grazie
alla propriet di traslazione in frequenza delle trasformate, saranno le seguenti (in questo
caso o
0
=1 )
=
1
2 j
2sinn(o-1)
(o-1)
-
1
2 j
2sinn(o+1)
(o+1)
Propriet di riscalamento
Supponiamo che sia nota la trasformata
x(t )-

X (o)
La propriet di riscalamento ci permette, tramite il parametro a-R , di calcolare
(facendo quindi un riscalamento e, nel caso di a negativo, anche una simmetria) la
trasformata ottenuta, nel seguente modo
x(at )-

1
a
X
(
o
a
)
Esempio di applicazione della propriet di riscalamento.

|
1
n
1
1+(3t )
2

Ricordiamo che a noi nota la seguente

|
1
n
1
1+t
2

=e
-o
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.130
x(t ) x ' (t )
-5 -5 5
5
1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
ma stato fatto un riscalamento, al posto di t c' 3t, quindi applichiamo la propriet di
riscalamento

|
1
n
1
1+(3t )
2

=
1
3
e
-o
3
Le prossime due propriet sono le pi importanti e anche tra loro c' una certa analogia,
sar dunque bene osservarle con occhio attento, cos da comprenderne le simmetrie e le
differenze. Si tratta di derivata nel tempo e derivata in frequenza.
Salvo un fattore moltiplicativo,
derivare nel tempo corrisponde a moltiplicare per la variabile o in frequenza
derivare in frequenza corrisponde a moltiplicare per la variabile t nel tempo.
Propriet di derivata nel dominio dei tempi
Abbiamo la seguente uguaglianza
| x ' (t )=j oX (o)
Esempio di applicazione della propriet di derivata nel tempo.
Proviamo a calcolare la trasformata di Fourier della derivata di una porta
|( u(t +5)-u(t -5)) '
Vediamo innanzitutto come si presenta il grafico della funzione
Abbiamo una doppia delta di Dirac. Riscriviamo la trasformata da calcolare
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.131
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
|( u(t +5)-u(t -5)) ' =
|
p'
10
(t )

che grazie alla propriet di derivata nel tempo pu essere cos riscritta e calcolata

|
p'
10
(t )

=j o
|
p
10
(t )

=j o
2sin 5o
o
=2 j sin5o
Propriet di derivata nel dominio delle frequenze
Abbiamo la seguente uguaglianza
|-jt x(t )=X ' (o)
Esempio di applicazione.
| t ( u(t )-u(t -3))
Abbiamo una porta moltiplicata per una funzione di t. Per prima cosa dobbiamo riscrivere
la funzione in modo da poter evidenziare un fattore -jt , nel seguente modo
| t ( u(t )-u(t -3))=
|
j (-j )t
(
p
3
(t -3/ 2)
)
adesso applichiamo la linearit

|
j (-j )t
(
p
3
(t -3/ 2)
)
=j
|
-jt
(
p
3
(t -3/ 2)
)
la derivata in frequenza
j
|
-jt
(
p
3
(t -3/ 2)
)
= j
d
d o

|
p
3
(t -3/ 2)

la traslazione nel tempo


j
d
d o

|
p
3
(t -3/ 2)

= j
d
d o
(e
-
3
2
o j

|
p
3
(t )

)=j
d
d o
(
e
-
3
2
o j
2sin
3
2
o
o
)
possiamo adesso scrivere il seno sotto forma esponenziale
j
d
d o
(
e
-
3
2
o j
2sin
3
2
o
o
)
= j
d
d o
(
1-e
-3o j
j o
)
=
d
d o
(
1-e
-3o j
o
)
=
3 j e
-3o j
o-(1-e
-3o j
)
o
2
che la trasformata di Fourier che si cercava.
Propriet di simmetria
Supponiamo di avere un segnale di cui ci nota la trasformata di Fourier, che una
funzione di variabile reale.
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.132
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
x(t )-

X (o)
Per comodit cambiamo il nome della variabile della trasformata da o a t e ci poniamo
il problema di fare la trasformata di X (t ) . La propriet di simmetria ci dice che essa
sar
X (t )-

2nx(-o)
Abbiamo quindi una vera e propria simmetria, fatto salvo un fattore moltiplicativo ed un
segno.
Esempio di applicazione della propriet di simmetria
Consideriamo il segnale
1
2
| u(t+1)-u(t -1)=
1
2
p
2
(t )
Abbiamo gi visto che la sua trasformata di Fourier la seguente
1
2
p
2
(t )-

1
2
2sin o
o
=
sin o
o
Vogliamo adesso, cambiando nome alla variabile della funzione, calcolare la trasformata
di Fourier di
sint
t
Grazie alla propriet di simmetria non necessario fare questo calcolo in quanto
sufficiente andare a vedere quale funzione ci ha portato a
sint
t
, nel seguente modo
sint
t
-

2n
1
2
p
2
(-o)=n p
2
(-o)
ed essendo la porta una funzione pari
sin t
t
-

2n
1
2
p
2
(-o)=n p
2
(-o)=n p
2
(o)
La propriet di simmetria ci ha quindi permesso di calcolare una trasformata che non
sarebbe stata per niente agevole da calcolare nel modo classico.
Propriet di coniugazione
Il problema che ci poniamo quello di vedere cosa succede trasformando il coniugato di
un segnale. Supponiamo di avere un segnale a valori complessi di cui ci nota la sua
trasformata di Fourier
x(t )-

X (o)
La propriet di coniugazione ci dice che vera la seguente uguaglianza
x
*
(t )-

X
*
(-o)
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.133
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Esempio di applicazione della propriet di coniugazione.
Ci proponiamo di fare la seguente trasformata
| cos t- j sin t
questa pu essere vista, grazie alla formula di Eulero, nel seguente modo
| cos t - j sin t = |(e
jt
)
*

Cerchiamo di ricordarci di cosa la trasformata di Fourier di e


jt
, abbiamo la trasformata
di uno traslata in frequenza:
| e
jt
= |1e
jt
=2n6(o-1)
Del risultato che abbiamo ottenuto dobbiamo fare il complesso coniugato e calcolarlo in
-o . Abbiamo
| cos t - j sint = |(e
jt
)
*
=2n6(-o-1)
*
adesso ci dobbiamo ricordare della propriet della delta che dice che una funzione pari
ed quindi possibile cambiare il segno del suo argomento. Inoltre essendo di fronte ad
una funzione di soli valori reali, il suo coniugato uguale alla funzione stessa
| cos t -j sin t = |(e
jt
)
*
=2n6(-o-1)
*
=2n6(o+1)
*
=2n6(o+1)
Propriet di realt e parit
Sia il segnale x(t ) reale e pari.
Un numero complesso reale quando uguale al suo complesso coniugato
x(t )=x
*
(t )
Un segnale pari se
x(t )=x(-t )
Se adesso facciamo la trasformata di Fourier dei singoli membri di queste uguaglianze,
abbiamo

x(t )=x
*
(t )
x(t )=x(-t )
-

X (o)=X
*
(-o)
X (o)=
1
-1
X
(
o
-1
)
un riscalamento (di indice -1)
riscriviamo in modo pi ordinato

X (o)=X
*
(-o)
X (o)=X (-o)
= X
*
(-o)=X (-o)
Quindi possiamo concludere che se il segnale pari, la sua trasformata pari, se un
segnale reale, la sua trasformata reale.
Esempio.
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.134
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Consideriamo
x(t )=p
10
(t )=u(t +5)-u(t -5)
La sua trasformata di Fourier
| p
10
(t )=
2sin5o
o
Il segnale di partenza un segnale reale e pari, la sua trasformata di Fourier il rapporto
tra due funzioni reali dispari, quindi una funzione reale e pari.
Propriet di disparit
Sia il segnale x(t ) reale e dispari. Abbiamo

x(t )=x
*
(t )
x(t )=-x(-t )
-

X (o)=X
*
(-o)
X (o)=
-1
-1
X
(
o
-1
)
ovvero

X (o)=X
*
(-o)
X (o)=-X (-o)
= X
*
(-o)=-X (-o)
Si vede che fare l'operazione di coniugazione della trasformata di un segnale dispari
significa farne l'opposto, quindi essa un immaginario puro.
Per cui se un segnale reale dispari, la sua trasformata un immaginario puro dispari.
Esempio.
x(t )=
1
2
t p
2
(t )
Facciamo la trasformata. La prima cosa che osserviamo che abbiamo la variabile t
come fattore moltiplicativo. Facciamo comparire un -j cos da poter sfruttare la propriet di
derivata in frequenza

|
1
2
t p
2
(t )

=
1
2
j
|
-jt p
2
(t )

=
1
2
j
d
d o

|
p
2
(t )

=
1
2
j
d
d o
2sino
o
=j
ocos o-sino
o
2
Si vede subito che abbiamo ottenuto una funzione dispari che immaginario puro (c.v.d.).
Propriet del prodotto di convoluzione
Se noi abbiamo da trasformare il seguente prodotto di convoluzione
| x(t )y(t )=
||
-
+
x(t) y(t -t) d t

questa propriet ci dice che altro non che il prodotto ordinario delle trasformate
Propriet della trasformata di Fourier - Pag.135
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
| x(t )y(t )=
||
-
+
x(t) y(t-t) d t

=X (o)Y (o)
Esempio.

|
p
2
(t )p'
10
(t )

La propriet del prodotto di convoluzione ci dice che tale trasformata

|
p
2
(t )p'
10
(t )

=
|
p
2
(t )

|
p'
10
(t )

=
2sin o
o
j o
2sin5o
o
Un'altra via per fare questa trasformata sarebbe stata fare il calcolo del prodotto di
convoluzione e poi trasformare il risultato.
Propriet del prodotto ordinario
Abbiamo visto che la trasformata di un prodotto di convoluzione un prodotto ordinario.
La trasformata di un prodotto ordinario , fatto salvo una costante moltiplicativa, un
prodotto di convoluzione. Ovvero
x(t ) y(t )-

1
2n
X (o)Y (o)
Esempio.

|
p
2
(t )
sint
t

=
1
2n
2sino
o
n p
2
(t )
Altre trasformate
Finora abbiamo fatto le trasformate di Fourier della porta, della delta di Dirac, della
campana razionale e della costante 1. Queste non sono sufficienti come bagaglio, ci
manca la trasformata del gradino unitario. Per arrivare ad essa ne faremo un paio di
prologo.
Calcoliamo

|
1
t

=
|
-
+
1
t
e
-j ot
dt
Se osserviamo il segnale, per t =0 va ad infinito e l'integrale non calcolabile in un
intorno dello zero (con metodi elementari). Per poter calcolare l'integrale siamo costretti a
passare in campo complesso, ponendo l'uguaglianza z=t +jy con t parte reale di z.
L'integrale diventa

|
1
t

=
|
(-,+)
1
z
e
-j oz
dz
Altre trasformate - Pag.136
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Vediamo che nello zero l'integrando ha un polo del 1ordine.
Osserviamo adesso che il polo si trova sul cammino d'integrazione (ricordiamo che siamo
passati ad un integrale di linea dove la linea il cammino d'integrazione e corrisponde
all'asse reale). Ricordiamo che quando si trovano delle singolarit di tipo polare sul
cammino di integrazione si pu dare un significato pi allargato all'integrale, che viene
definito del valor principale secondo Cauchy e le singolarit, che appunto si trovano sul
cammino di integrazione contribuiscono all'integrale con mezzo residuo.
Siamo quindi nel caso in cui si pu applicare il lemma di Jordan
1
.
Dobbiamo valutare dove tende a zero l'esponenziale
e
-j oz
=e
-j o(t +jy)
=e
-j ot +o y
=e
oy
segue che
se o>0 l'esponenziale tende a zero per y --
se o0 l'esponenziale tende a zero per y -+
Decomponiamo l'integrale in due tratti, uno in cui o0 (ed in questo caso il lemma di
Jordan ci dice di chiudere il cammino nel semipiano inferiore) ed uno in cui o>0 (ed in
questo caso il lemma di Jordan ci dice di chiudere il cammino nel semipiano superiore)

|
1
t

o>0 -n j R
f ( z)
(0)=-n j
o0 n j R
f ( z)
(0)=n j

=-n j sgno
Vogliamo adesso fare la trasformata di Fourier della funzione segno di t.
| sng t
trasformata impossibile da calcolare con l'integrale e se non si riesce ad utilizzare qualche
propriet delle trasformate, si deve passare alle distribuzioni.
Osserviamo per che proprio nell'esempio precedente abbiamo ottenuto

|
1
t

=-n j sgno
Possiamo quindi applicare la propriet di simmetria che ci dice che
|-n j sgnt =2n
1
-o
=
-n j | sgnt =2n
1
-o
=
| sgnt =
2
j o
Osserviamo anche che la funzione di partenza era reale e dispari e la sua trasformata
immaginaria pura e dispari (come impongono le propriet delle trasformate).
Questi esempi sono serviti per introdurre la
1 Spesso in questo tipo di calcoli funzioni come 1/t vengono prefisse dai simboli p.f. (pseudo funzione)
che stanno ad indicare proprio che porterebbero ad integrali non convergenti e quindi non calcolabili, i quali
vengono prefissi a loro volta dai simboli v.p. (nel senso del valor principale) che indicano proprio che devono
essere interpretati in maniera pi allargata.
Altre trasformate - Pag.137
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Trasformata del gradino unitario
Cominciamo a pensare che la funzione gradino unitario pu essere vista nel seguente
modo
u(t )=
1
2
( 1+sng t )
ovvero traslando verso l'alto la funzione segno di t e dividendola poi per 2. Possiamo
quindi, per fare la trasformata di Fourier del gradino unitario, sfruttare la trasformata del
segno e le propriet di linearit delle trasformate. Otteniamo
| u(t )=
|
1
2
(1+sng t )

=
|
1
2

+
|
(
sng t
2
)

=
1
2
| 1+
1
2
| ( sng t )
Se noi quindi andiamo a riprendere le trasformate che abbiamo gi calcolato otteniamo
| u(t )=
1
2
2n6(o)+
1
2
2
j o
=n6(o)+
1
j o
Osserviamo che la trasformata di Fourier del gradino ha sia una parte reale (che un
termine impulsivo), che una parte immaginaria, infatti il gradino non n pari n dispari.
Facciamo il seguente esercizio
| u(t+1)-u(t -1)
Possiamo osservare che si sta richiedendo la trasformata di una porta, cosa che gi
conosciamo, ma lo si vuole risolvere diversamente, proprio per imparare a maneggiare le
propriet delle trasformate. Applichiamo la propriet di linearit
| u(t+1)-u(t -1)= | u(t +1)- | u(t -1)
Osserviamo adesso che si vogliono trasformare delle u traslate, applichiamo quindi la
propriet di traslazione nel tempo
| u(t +1)-u(t -1)= | u(t +1)- | u(t -1)=e
j o
| u(t )-e
-j o
| u(t )= | u(t ) (e
j o
-e
-j o
) =
= | u(t ) 2 j sino=
(
n6(o)+
1
j o
)
2 j sino=2 j nsino6(o)+
2sino
o
Osserviamo che il risultato non sembrerebbe coincidere con quello che ci aspettavamo.
Abbiamo infatti un primo addendo di troppo. Ma proviamo ad interpretarlo: se noi ci
ricordiamo la propriet della delta di Dirac che dice che
x(t )6(t )=x(0)6(t ) (se x(t ) continua) ovvero x(o)6(o)=x(0)6(o)
ma nel nostro caso il seno di zero zero, per cui tutto l'addendo nullo.
Trasformata del gradino unitario - Pag.138
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Equazioni nel dominio delle
distribuzioni
Vogliamo risolvere l'equazione
j oX (o)=Y (o)
NOTA: abbiamo usato la variabile o per sottolineare il fatto che opereremo sulle
equazioni proprio nel dominio delle frequenze.
Siano
Y (o) il termine noto
X (o) l'incognita.
Se operassimo nel campo delle sole funzioni, risolvere l'equazione sarebbe semplice:
X (o)=
Y (o)
j o
ma nel campo delle distribuzioni la soluzione la seguente
X (o)=
Y (o)
j o
+k 6(o)
Verifichiamolo:
j o
(
Y (o)
j o
+k 6(o)
)
=Y (o)+ j ok 6(o)
Ricordando che x(t )6(t )=x(0)6(t ) si ha
j o
(
Y (o)
j o
+k 6(o)
)
=Y (o)+ j ok 6(o)=Y (o)+ j0k 6(o)=Y (o)
Si pu inoltre facilmente dimostrare che per questa equazione quelle calcolate sono tutte
le soluzioni possibili.
Consideriamo adesso un caso pi generale
P
n
(o) X (o)=Y (o)
Se noi avessimo come informazione che l'incognita X (o) una funzione, la soluzione
sarebbe
X (o)=
Y (o)
P
n
(o)
evidentemente nei punti in cui il polinomio si annulla, si avranno delle singolarit o delle
singolarit apparenti. Per rappresentare tutte le soluzioni in ambito distribuzionale invece,
dobbiamo cominciare col porci nella seguente ipotesi:
P
n
(o) ha n soluzioni distinte o
1
=o
2
=o
3
=...=o
n
si pu allora affermare che tutte le soluzioni in ambito distribuzionale sono date dalla
soluzione in ambito funzionale sommata ad n delta di Dirac centrate negli zeri del
Equazioni nel dominio delle distribuzioni - Pag.139
x(t ) x ' (t )
-5 -5 5
5
1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
polinomio
X (o)=
Y (o)
P
n
(o)
+k
1
6(o-o
1
)+k
2
6(o-o
2
)+k
3
6(o-o
3
) + ... ++k
n
6(o-o
n
)
Dimostriamo adesso che quella sopra sicuramente una soluzione dell'equazione (non
dimostreremo invece che anche tutte le soluzioni possibili, anche se sarebbe molto
semplice farlo). Procediamo inversamente moltiplicando la nostra soluzione con il
polinomio P
n
(o)
P
n
(o)
|
Y (o)
P
n
(o)

+P
n
(o) k
1
6(o-o
1
)+P
n
(o) k
2
6(o-o
2
) + ... + P
n
(o) k
n
6(o-o
n
)
ricordiamo adesso la propriet della delta x(o)6(o-o
0
)=x(o
0
)6(o-o
0
) e
applichiamola
Y (o)+P
n
(o
1
) k
1
6(o-o
1
)+P
n
(o
2
) k
2
6(o-o
2
) + ... + P
n
(o
n
) k
n
6(o-o
n
)
osservando adesso che i termini p
n
(o
1
) , p
n
(o
2
) , ... , p
n
(o
n
) erano gli zeri del polinomio, e
si ha
Y (o)+0+0 + ... +0 (c.v.d.)
Se invece ci poniamo nell'ipotesi in cui P
n
(o) ha degli zeri multipli, compariranno anche
delle derivate, ma questo non ci interessa per il nostro corso.
Facciamo un esempio di applicazione, vogliamo fare la seguente trasformata di Fourier
| u(t+1)-u(t -1)
Osserviamo che non un
esercizio nuovo, lo abbiamo gi
risolto in due modi diversi: con la
definizione di trasformata e
attraverso la trasformata della
u(t ) . Adesso lo vogliamo
risolvere proprio tramite le
equazioni in campo
distribuzionale. Il grafico della
funzione la solita porta che ha
per derivata una somma di due
delta di Dirac.
Si ha
x ' (t )=6(t +1)-6(t -1)
e possiamo osservare che molto semplice fare la trasformata di Fourier di x ' (t )
perch si tratta di trasformare la somma di due delta
| x ' (t )= | 6(t +1)- |6(t -1)
essendo che si hanno delle traslazioni nel tempo si procede come segue
Equazioni nel dominio delle distribuzioni - Pag.140
1
a -a t
x(t )
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
| x ' (t )=e
j o
|6(t )-e
-j o
|6(t )
ed essendo la trasformata della delta uguale ad uno
| x ' (t )=e
j o
-e
-j o
=2 j sino
Abbiamo cos ottenuto la trasformata di Fourier della derivata prima della nostra funzione,
ma se ricordiamo adesso, la propriet delle trasformate che dice che
| x ' (t )=j oX (o)
possiamo scrivere
j oX (o)=2 j sino
che un'equazione in ambito distribuzionale la quale possiamo risolvere con i metodi che
abbiamo visto in questo capitolo, ovvero
X (o)=
2 j sino
j o
+k 6(o)=
2sino
o
+k 6(o)
Non ci resta che da determinare il valore di k. Possiamo farlo con il seguente
ragionamento: se noi siamo sicuri che la trasformata della funzione non una
distribuzione, bens una funzione (e lo siamo perch calcolabile attraverso l'integrale
della trasformata [infatti il segnale nullo all'esterno di un intervallo limitato, quindi
l'integrale converge]) allora possiamo dire che k=0.
Esempi di trasformate di Fourier
Esercizio 1
Si vuole fare la trasformata di Fourier di un
segnale che possiamo chiamare triangolo. Il
suo grafico quello riportato in figura e la sua
trasformata pu essere fatta in molti differenti
modi.
Noi sceglieremo una strada che non forse la pi semplice, ma pu essere istruttiva.
Vogliamo seguire il procedimento di fare le derivate grafiche della funzione. Possiamo
osservare che la funzione continua, con dei punti angolosi.
Esempi di trasformate di Fourier - Pag.141
1
a
a -a t
x ' (t )
-
1
a
1
a
a -a t
x ' ' (t )
-
2
a
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Facendone la derivata prima avremo quindi
delle discontinuit in tali punti, come mostrato
in figura, ottenendo una funzione continua a
tratti.
Possiamo anche pensare di fare la derivata
seconda (sempre nel senso delle distribuzioni)
e vediamo che si ottiene una somma di tre
delta di Dirac centrate nei tre punti di
discontinuit, come mostrato in figura, la cui
equazione la seguente:
x ' ' (t )=
1
a
6(t +a)-
2
a
6(t )+
1
a
6(t -a)
Diventa allora molto semplice fare la trasformata di Fourier del segnale x ' ' (t ) che risulta
essere | x ' ' (t )=
1
a
| 6(t +a)-
2
a
| 6(t )+
1
a
|6(t -a)
Ricordando adesso che traslazione nel dominio dei tempi vuol dire moltiplicazione per un
esponenziale complesso nel dominio delle frequenze otteniamo
| x ' ' (t )=
1
a
e
j oa
| 6(t )-
2
a
| 6(t )+
1
a
e
-j oa
|6(t )
ed essendo la trasformata della delta uguale ad 1 :
| x ' ' (t )=
1
a
e
j oa
-
2
a
+
1
a
e
-j oa
=
1
a
(e
j oa
-2+e
-j oa
)=
1
a
(
e
j o
a
2
-e
-j o
a
2
)
2
Osserviamo che nell'ultimo passaggio si sono interpretati i tre termini come il quadrato di
un binomio. In definitiva si ha
| x ' ' (t )=
1
a
(
e
j o
a
2
-e
-j o
a
2
)
2
=
1
a
(
2 j sin
oa
2
)
2
Applicando la propriet delle derivate della trasformata si ha
j o | x ' (t )= | x ' ' (t )=
1
a
(
2 j sin
oa
2
)
2
ovvero, ritornando alle equazioni in campo distribuzionale
Esempi di trasformate di Fourier - Pag.142
1
2
a -a t
x(t )
1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
| x ' (t )=
1
a
(
2 j sin
oa
2
)
2
j o
+k 6(o)
eventuali termini impulsivi
Ma se adesso noi osserviamo l'andamento della funzione x ' (t ) vediamo che nulla al di
fuori di un certo intervallo finito. Siamo dunque sicuri che la sua trasformata di Fourier si
pu calcolare con l'integrale e che si tratta dunque di una funzione, ovvero non sono
presenti termini impulsivi, per cui k=0 . Proseguendo si ha
j o | x(t )= | x ' (t )=
1
a
(
2 j sin
oa
2
)
2
j o
=
| x(t )=
1
a
(
2 j sin
oa
2
)
2
-o
2
+k 6(o)
Ma anche in questo caso la funzione x(t ) vediamo che nulla al di fuori di un certo
intervallo finito (-a,a). Siamo dunque sicuri che la sua trasformata di Fourier si pu
calcolare con l'integrale e che si tratta di una funzione, per cui k=0 . Si ha
| x(t )=
1
a
(
2 j sin
oa
2
)
2
-o
2
=
4sin
2
oa
2
a o
2
Esercizio 2
Consideriamo il seguente segnale, che una porta moltiplicata per una retta nel seguente
modo
x(t )=p
2a
(
1
2a
t +
1
2
)
Vogliamo calcolarne la trasformata di Fourier.
Lo si potrebbe fare in vari modi, applicando le
propriet della trasformata. Noi scegliamo un
metodo un po' diverso, sempre per mostrare
allo studente le varie possibilit che ci sono
per risolvere questi esercizi.
Esempi di trasformate di Fourier - Pag.143
a -a t
x ' (t )
1
2a
-1
a
-a t
x ' ' (t )
1
2a
-1
-
1
2a
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Facciamo la derivata prima distribuzionale del
segnale, ed quella mostrata in figura, con
due punti di discontinuit ed una delta di
Dirac.
Se volessimo rappresentare la derivata
seconda, si avrebbero dei problemi per
rappresentare graficamente la derivata della
delta, che comunque qualcuno rappresenta
con una freccia spezzata.
Il suo grafico dunque quello rappresentato in
figura e la sua equazione la seguente
x ' ' (t )=
1
2a
6(t +a)-
1
2a
6(t -a)-6' (t -a)
Volendo fare la trasformata di Fourier di questo segnale, la prima cosa che facciamo
applicare la linearit
| x ' ' (t )=
1
2a
|6(t +a)-
1
2a
| 6(t -a)- | 6' (t -a)
adesso ci dobbiamo ricordare che la trasformata di una delta traslata la moltiplicazione
di un esponenziale per la trasformata della delta che 1.
| x ' ' (t )=
1
2a
e
j oa
-
1
2a
e
-j oa
- j oe
-j oa
=
1
2a
2 j sinoa-j oe
-j oa
| x ' ' (t )=
j sinoa
a
-j oe
-j oa
Abbiamo ottenuto la trasformata di Fourier della derivata seconda del nostro segnale.
Risaliamo adesso col solito metodo
j o | x ' (t )= | x ' ' (t )=
j sin oa
a
-j oe
-j oa
=
j o | x ' (t )=
j sinoa
a
-j oe
-j oa
Anche in questo caso si tratta di una funzione (i termini impulsivi sono nulli), per cui
possiamo scrivere
| x ' (t )=
j sinoa
j oa
-e
-j oa
=
sinoa
oa
-e
-j oa
Risaliamo ancora, ricordandoci ancora che anche in questo caso i termini impulsivi sono
Esempi di trasformate di Fourier - Pag.144
1
2
a -a t
x(t )
1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
nulli
j o | x(t )= | x ' (t )=
j sin oa
j oa
-e
-j oa
=
sin oa
oa
-e
-j oa
=
| x(t )=
sin oa
j o
2
a
-
e
-j oa
j o
che la trasformata di Fourier del segnale che ci eravamo proposti.
Esercizio 3
Consideriamo il seguente segnale
Possiamo osservare che un segnale uguale
a quello dell'esercizio precedente, al quale
dobbiamo per aggiungere una u(t) traslata in
a
x(t )=p
2a
(
1
2a
t +
1
2
)
+u(t -a)
La trasformata di Fourier di questo segnale
sar dunque uguale alla somma della
trasformata ottenuta nell'esercizio precedente
e della trasformata di u(t -a) , ovvero
| x(t )=
sin oa
j o
2
a
-
e
-j oa
j o
+ | u(t -a)=
sin oa
j o
2
a
-
e
-j oa
j o
+e
-j oa
(
n6(o)+
1
j o
)
=
osserviamo che il prodotto dell'esponenziale per la delta fa 1
=
sin oa
j o
2
a
-
e
-j oa
j o
+n6(o)+
e
-j oa
j o
=
sinoa
j o
2
a
+n6(o)
Osserviamo adesso che la trasformata ottenuta non una funzione, ma una distribuzione.
Abbiamo infatti un termine impulsivo che pu essere spiegato dal fatto che se noi
prendiamo il segnale iniziale, ci accorgiamo che non era trasformabile attraverso
l'integrale, il quale non converge. Osserviamo adesso che se avessimo invece voluto
risolvere l'esercizio seguendo il metodo precedentemente usato, ci saremmo accorti che
la derivata prima distribuzionale del segnale una porta, la cui trasformata la seguente
| x ' (t )=
sinoa
oa
che porta, attraverso il metodo delle equazioni distribuzionali, alle seguenti
j oX (o)= | x ' (t )=
sinoa
oa
=
X (o)=
sinoa
j o
2
a
+k 6(o)
Seguendo questa strada per, il problema che non abbiamo nulla che ci dice quanto
vale la costante k (in realt ci sarebbero dei procedimenti che ci permetterebbero di darle
un valore, ma noi non li affronteremo).
Esempi di trasformate di Fourier - Pag.145
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Esercizio 4
Vogliamo fare la seguente trasformata

|
sino
0
t

Mettiamo il seno in forma esponenziale

|
sino
0
t

=
|
e
j o
0
t
-e
-j o
0
t
2 j

e ricordando la propriet di linearit otteniamo

|
sin o
0
t

=
|
e
j o
0
t
-e
-j o
0
t
2 j

=
1
2 j
| e
j o
0
t
-
1
2 j
| e
-j o
0
t

ricordando adesso che la moltiplicazione per un esponenziale complesso nel dominio dei
tempi d luogo ad una traslazione nel dominio delle frequenze, possiamo osservare che
dobbiamo fare delle trasformate di 1 e traslarle di !o
0
, come segue

|
sin o
0
t

=
1
2 j
| e
j o
0
t
-
1
2 j
| e
-j o
0
t
=
1
2 j
2n6(o-o
0
)-
1
2 j
2n6(o+o
0
) =

|
sino
0
t

=j n
(
6(o+o
0
)-6(o-o
0
)
)
Osserviamo che il segnale reale e dispari e la sua trasformata immaginaria pura e
dispari, cos come dicono le propriet della trasformata.
Esercizio 5
Vogliamo fare la seguente trasformata

|
cos o
0
t

Mettiamo il coseno in forma esponenziale

|
cos o
0
t

=
|
e
j o
0
t
+e
-j o
0
t
2

e ricordando la propriet di linearit otteniamo

|
cos o
0
t

=
|
e
j o
0
t
+e
-j o
0
t
2

=
1
2
| e
j o
0
t
+
1
2
| e
-j o
0
t
=

|
cos o
0
t

=
1
2
| e
j o
0
t
+
1
2
| e
-j o
0
t
=
1
2
2n6(o-o
0
)+
1
2
2n6(o+o
0
) =

|
cos o
0
t

=n
(
6(o+o
0
)+6(o-o
0
)
)
Osserviamo che in questo caso il segnale di partenza reale e pari cos come la sua
trasformata.
Esempi di trasformate di Fourier - Pag.146
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Esercizio 6
Vogliamo fare la seguente trasformata

|
u(t )sino
0
t

Mettiamo il seno in forma esponenziale

|
u(t )sino
0
t

=
|
u(t )
e
j o
0
t
-e
-j o
0
t
2 j

e per la propriet di linearit abbiamo

|
u(t )sino
0
t

=
|
u(t )
e
j o
0
t
-e
-j o
0
t
2 j

=
1
2 j
| u(t ) e
j o
0
t
-
1
2 j
| u(t ) e
-j o
0
t

la moltiplicazione per esponenziali complessi d luogo a traslazione nel dominio delle


frequenze

|
u(t )sino
0
t

=
1
2 j
n6(o-o
0
)+
1
2 j (o-o
0
)
-
1
2 j
n6(o+o
0
)-
1
2 j (o+o
0
)
NOTA: Normalmente si usa sommare gli addendi che non contengono termini impulsivi
insieme e gli addendi che contengono termini impulsivi insieme, come segue

|
u(t )sino
0
t

=
n j
2
(
6(o+o
0
)-6(o-o
0
)
)
-
o
0
(o
2
-o
0
2
)
Esercizio 7
Vogliamo fare la seguente trasformata

|
u(t )cos o
0
t

Mettiamo il coseno in forma esponenziale

|
u(t )cos o
0
t

=
|
u(t )
e
j o
0
t
+e
-j o
0
t
2

e procedendo come nell'esercizio precedente otteniamo

|
u(t )cos o
0
t

=
1
2
n6(o-o
0
)+
1
2 j (o-o
0
)
+
1
2
n6(o+o
0
)+
1
2 j (o+o
0
)
Ovvero

|
u(t )cos o
0
t

=
n
2
(
6(o+o
0
)+6(o-o
0
)
)
-
j o
(o
2
-o
0
2
)
Esempi di trasformate di Fourier - Pag.147
Re o>0 u(t ) e
-Reot
t
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Esercizi introduttivi alle
distribuzioni limitate e a crescita
lenta
Vogliamo adesso fare alcuni esercizi che ci introducono a qualche riflessione critica sulle
trasformate di Fourier e terminare dicendo quando una distribuzione trasformabile
secondo Fourier e quando no.
Esercizio 8
Si vuole trasformare il segnale
u(t ) e
-ot
Cominciamo col riflettere sul parametro o ,
esso complesso e per fare il grafico del
segnale dobbiamo restringere il campo di tale
parametro a diversi casi, supponiamo di
prendere la sua parte reale e che essa sia
maggiore di zero.
Allora la trasformata di Fourier del segnale
| u(t )e
-ot
=
|
-
+
u(t )e
-ot
e
-j ot
dt =
|
0
+
e
-(o+j o)t
dt =
|
1
-o- j o
e
-(o+j o)t

t =0
t =+
Adesso dobbiamo vedere come si comporta l'esponenziale per t che tende a pi infinito.
Una prima riflessione da fare pensare che ha lo stesso comportamento del proprio
modulo (essendo un esponenziale complesso). Possiamo quindi, osservando che la parte
immaginaria perde di significato e che abbiamo fatto l'ipotesi che la parte reale di o
positiva, scrivere
lim
t -+
e
-(o+j o)t
=lim
t -+
e
-(Re o)t
=0
Tornando alla trasformata possiamo scrivere
| u(t )e
-ot
=
|
1
-o- j o
e
-(o+j o)t

t =0
t =+
=
1
j o+o
con
Re o>0
Vediamo adesso cosa succede se Re o=0 .
Il segnale diventa
x(t )=u(t )e
-(Imo) jt
e la sua trasformata facilmente calcolabile in quanto la trasformata di una u(t )
traslata, oppure, volendo vedere l'esponenziale come somma di seni e coseni, si avrebbe
la trasformata di seni e coseni come negli esercizi svolti nel capitolo precedente.
Esercizi introduttivi alle distribuzioni limitate e a crescita lenta - Pag.148
Re o0 u(t ) e
-Reot
t
Re o0
u(t ) e
-Reot
e
-Imo j t
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Vediamo cosa succederebbe se Re o0 .
Il grafico risulterebbe quello mostrato in
figura, ovvero per t >0 si avrebbe un
esponenziale crescente.
Mentre se volessimo completare il grafico,
ovvero includere anche la parte
immaginaria, quindi fare il grafico della
funzione
x(t )=u(t ) e
-Reot
e
-Imo j t
si otterrebbe un'oscillazione modulata in
ampiezza da un esponenziale crescente e ci
si accorgerebbe che la trasformata di
Fourier nel caso Re o0 non esiste.
Riassumendo le tre possibili situazioni abbiamo
| u(t )e
-ot
=

1
j o+o
Re o>0
n6
(
o-Imo+
1
j o+Imo
)
Re o=0
NON ESISTE Re o0
Verificato che delicato a volte capire quando una trasformata calcolabile o no,
bisognerebbe per essere in grado di capirlo senza crearsi troppe preoccupazioni,
Esercizio 9
Questo esercizio strettamente legato al precedente. Consideriamo la funzione
x(t )=u(t ) e
-c
0
t
sino
0
t
Esercizi introduttivi alle distribuzioni limitate e a crescita lenta - Pag.149
x(t ) c
0
>0
t
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Per poter vedere il grafico dobbiamo fare
qualche ipotesi sulle costanti che
intervengono, prendiamo c
0
>0-R e
vediamo che abbiamo un esponenziale
decrescente che modula un seno. Mentre se
vogliamo fare la trasformata di Fourier,
dobbiamo esprimere il seno come
combinazione di esponenziali complessi, nel
seguente modo
x(t )=u(t ) e
-c
0
t
(
e
j o
0
t
-e
-j o
0
t
2 j
)
=
1
2 j
u(t ) e
-(c
0
-o
0
j )t
-
1
2 j
u(t ) e
-(c
0
+o
0
j )t
Si vede che entrambi gli addendi rientrano nella tipologia dell'esercizio precedente, nel
momento in cui si vuole fare la trasformata di Fourier del segnale, (sempre che
c
0
>0-R ).
Osserviamo adesso che se invece c
0
=0-R la trasformata esiste, ma non calcolabile
attraverso l'integrale, bens attraverso le propriet delle trasformate; mentre se
c
0
0-R la trasformata non esiste.
Ricapitolando, con la modulazione di ampiezza da parte di un esponenziale, si hanno tre
casi,
- se l'ampiezza decrescente, la trasformata esiste ed calcolabile con l'integrale,
- se l'ampiezza costante, la trasformata esiste ma non calcolabile con l'integrale,
- se l'ampiezza crescente, la trasformata non esiste.
Esercizio 10
Prendiamo il segnale
x(t )=u(t ) e
-c
0
t
cos o
0
t
Mettiamoci nel caso in cui c
0
>0-R . Siamo in una situazione analoga alla precedente.
Riscriviamo la funzione
x(t )=u(t ) e
-c
0
t
(
e
j o
0
t
+e
-j o
0
t
2
)
=
1
2
u(t ) e
-(c
0
-o
0
j )t
+
1
2
u(t ) e
-(c
0
+o
0
j )t
e vediamo che calcolando la trasformata di Fourier si ottiene

|
u(t )e
-c
0
t
cos o
0
t

j o+c
0
( j o+c
0
)
2
+o
0
2
c
0
>0
Esiste in ambito distribuzionale c
0
=0
NON ESISTE c
0
0
Esercizi introduttivi alle distribuzioni limitate e a crescita lenta - Pag.150
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Distribuzioni limitate
Noi sappiamo cos' una funzione limitata, quella funzione che, in valore assoluto,
minore di una costante, cio il cui grafico tutto compreso in una striscia orizzontale del
piano.
Nel caso delle distribuzioni le cose si complicano un po', perch c' la presenza della delta
di Dirac che approssimata da funzioni non limitate. Per capire quando una distribuzione
limitata bisogna utilizzare il seguente metodo: si prende la distribuzione e si fa la
convoluzione con una funzione di prova (ricordiamoci che la funzione di prova deve
essere infinite volte derivabile e nulla all'esterno di un certo intervallo finito, per
definizione)
x(t )(t )=
|
-
+
x(t)(t -t) d t
Il risultato di tale prodotto di convoluzione una funzione infinite volte derivabile. Se
adesso diamo un nome al prodotto di convoluzione, ovvero diciamo che h(t )=x(t )(t )
allora possiamo sostenere che
se h( (( ( t ) )) ) limitata come funzione allora x ( (( ( t ) )) ) limitata in D'.
Prendiamo come primo esempio la delta di Dirac.
6(t )(t )=(t )
... ricordando che la delta l'elemento unit del prodotto di convoluzione.
Il risultato del prodotto di convoluzione una funzione limitata, dunque anche la delta
una distribuzione limitata. Osserviamo che anche ogni traslata della delta una
distribuzione limitata:
6(t -a)(t )=(t -a)
NOTA: Il fatto di rappresentare nei grafici la delta con una freccia di ben precise
dimensioni (l'ampiezza del salto) indica bene la limitatezza della delta, nel senso che
abbiamo appena visto.
Distribuzioni a crescita lenta
Una distribuzione x ( (( ( t ) )) ) temperata o a crescita lenta se esiste m tale che
x ( (( ( t ) )) )
( (( (1+ ++ +t
2
) )) )
m
sia una distribuzione limitata.
NOTA: In realt a denominatore avremmo potuto utilizzare un qualsiasi polinomio, ma
quello che abbiamo usato il pi comodo perch non annulla mai il denominatore.
Questo significa che la distribuzione ha una crescita di tipo polinomiale.
Abbiamo appena introdotto le distribuzioni temperate che sono proprio il contesto in cui si
opera con le trasformate di Fourier e la ragione di ci ci viene data da un teorema che
caratterizza le distribuzioni temperate. Esso dice che
Distribuzioni a crescita lenta - Pag.151
t
s
T
(t )
1
T -T 2T
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Una distribuzione x ( (( ( t ) )) ) temperata se risulta x ( (( ( t ) )) )= == =D
n
| || | ( (( (1+ ++ +t
2
) )) ) y ( (( ( t ) )) )
con
y ( (( ( t ) )) )= == =
x ( (( ( t ) )) )
( (( (1+ ++ +t
2
) )) )
m
integrabile in modulo, continuo e limitato.
Se noi infatti vogliamo fare la trasformata di Fourier di un segnale di questo tipo abbiamo
| x(t )= | D
n
|(1+t
2
) y(t )
e sapendo che y(t ) integrabile per definizione, quindi sempre trasformabile, poi non ci
resta che applicare le propriet delle trasformate.
| x(t )=( j o)
n
(1-D
2
)
m
Y (o)
Quindi una distribuzione di questo tipo sempre trasformabile.
Treno di impulsi
Introduciamo le trasformate di distribuzioni
periodiche, la pi significativa delle quali
proprio il treno di impulsi, che anche una
distribuzione limitata.
s
T
(t )=
_
n=-
+
6(t -nT )
Questa distribuzione, che una sommatoria di
delta di Dirac traslate, ha due caratteristiche
importanti:
periodica ovvero s
T
(t )=s
T
(t +T ) (notare
che valida la stessa definizione di periodicit che si utilizzava per le funzioni; in
questo caso, anzich pensare alle funzioni si pensa ai funzionali)
limitata.
Per verificare che effettivamente ci troviamo di fronte ad una distribuzione limitata
facciamo la convoluzione con una funzione di prova
s
T
(t )(t )=
(
_
n=-
+
6(t -nT )
)
(t )
ricordando che convolvere una sommatoria vuol dire convolvere ciascun addendo della
sommatoria, possiamo scrivere
s
T
(t )(t )=
_
n=-
+
(6(t -nT )(t ))
osserviamo adesso che la convoluzione con una delta traslata ci d la traslata della
funzione che convolve la delta, ovvero
s
T
(t )(t )=
_
n=-
+
(t -nT )
Treno di impulsi - Pag.152
a b
T >ab
a b
T ab
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Ricordiamoci adesso che (t ) una funzione infinite volte derivabile e diversa da zero
in un intervallo finito. Noi ne dobbiamo prendere la sommatoria e verificare che non tenda
mai ad infinito cos da poter verificare che limitata.
Non abbiamo un'informazione precisa sul periodo, ci sono comunque due possibili casi:
T >(b-a) e T (b-a)
Nel primo caso la sommatoria sar data da un unico addendo, che sar quello in cui la
traslata, per quel valore della t diversa da zero. Nel secondo caso ci saranno delle
sovrapposizioni, ma non potranno che essere in numero finito, cos come finito il valore
dell'intervallo ab. Quindi il risultato della sommatoria non pu che non essere il risultato di
una funzione limitata. Vedi grafici.
Cerchiamo adesso di calcolare la trasformata di Fourier del treno di impulsi.

|
s
T
(t )

=
|
_
n=-
+
6(t -nT )

essendo la trasformata di Fourier lineare, possiamo scrivere

|
s
T
(t )

=
|
_
n=-
+
6(t -nT )

=
_
n=-
+
|6(t -nT )
ma la trasformata di una traslata a noi nota

|
s
T
(t )

=
_
n=-
+
| 6(t -nT )=
_
n=-
+
e
-nT o j
|6(t )
ed essendo la trasformata della delta uguale ad uno

|
s
T
(t )

=
_
n=-
+
e
-nT o j
Vorremmo adesso poter esprimere la sommatoria in una forma pi chiara. Per far ci
dobbiamo fare alcune osservazioni:
1 La trasformata di Fourier del treno di impulsi periodica di periodo o
0
=
2n
T
. Questo
perch ogni termine della sommatoria periodico di periodo
2n
nT
. Per verificarlo,
prendiamo un termine sommato al supposto periodo
Treno di impulsi - Pag.153
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
e
-nT (o+
2n
nT
) j
=e
(-nT o+2n) j
=e
-nT o j
e
2n j
=e
-nT o j
1=e
-nT o j
abbiamo ottenuto il termine di partenza e verificato la periodicit.
Ma dire che ogni termine periodico di periodo
2n
nT
significa dire che periodico di ogni
multiplo di tale periodo, quindi tutti i termini sono periodici di periodo
2n
T
.
2 Nulla ci vieta di riscrivere la trasformata facendo un cambiamento di indice come
segue

|
s
T
(t )

=
_
n=-
+
e
-nT o j
=
_
n=-
+
e
-(n+1)T o j
la quale identit ci porta a poter scrivere

|
s
T
(t )

=
_
n=-
+
e
-(n+1)T o j
=
_
n=-
+
e
-nT o j
e
-T o j
=e
-T o j
_
n=-
+
e
-nT o j
ovvero
_
n=-
+
e
-(n+1)T o j
=e
-T o j
_
n=-
+
e
-nT o j
= e
-T o j
_
n=-
+
e
-nT o j
-
_
n=-
+
e
-(n+1)T o j
=0
se adesso mettiamo in evidenza la sommatoria otteniamo
(e
-T o j
-1)
_
n=-
+
e
-nT o j
_
trasf. del treno di impulsi
=0
Si vede quindi che la trasformata del treno di impulsi soddisfa questa equazione
distribuzionale. Quando nei capitoli precedenti abbiamo affrontato le equazioni
distribuzionali, abbiamo visto che come fattore moltiplicativo dell'incognita (che adesso
la trasformata del treno di impulsi) c'era un polinomio, mentre adesso abbiamo il termine
(e
-T o j
-1) . Ma la cosa interessante di quel polinomio era che aveva degli zeri del primo
ordine. Se noi adesso osserviamo il termine (e
-T o j
-1) ha zeri del primo ordine quando
e
-T o j
=1 ovvero quando -T o=!2 k n cio con
o=
2k n
T
=k o
0
Soluzione dell'equazione distribuzionale dunque
_
n=-
+
e
-nT o j
=
0
(e
-T o j
-1)
+
_
k=-
+
A
k
6
(
o-
2k n
T
)
ovvero la trasformata del treno di impulsi la sommatoria delle delta di Dirac traslate negli
zeri del termine (e
-T o j
-1) e moltiplicate per opportuni coefficienti
_
n=-
+
e
-nT o j
=
_
k=-
+
A
k
6
(
o-
2k n
T
)
Riassumiamo adesso i risultati delle nostre osservazioni
Treno di impulsi - Pag.154
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
-
|
s
T
(t )
periodica di periodo o
0
=
2n
T
-
|
s
T
(t )

=
_
k=-
+
A
k
6
(
o-
2k n
T
)
=
|
s
T
(t )

=
_
k=-
+
A
k
6
(
o-k o
0
)
La prima osservazione ci dice che la funzione periodica, per cui i termini della
sommatoria della seconda osservazione devono essere tutti uguali, compresi i coefficienti
A
k
. Possiamo dunque svincolarli e vederli semplicemente come coefficiente A
ottenendo

|
s
T
(t )

=A
_
k=-
+
6
(
o-k o
0
)
Siamo quindi giunti alla conclusione che la trasformata di Fourier di un treno di impulsi a
sua volta un treno di impulsi nella variabile o che ha come periodo la frequenza
angolare del treno di partenza

|
s
T
(t )

=As
o
0
(o)
Non ci resta adesso che la determinazione della costante A .
Cerchiamo di farlo partendo da un segnale periodico che gi conosciamo. Se prendiamo
la costante 1 e la pensiamo come un segnale che vale 1 tra -1 e +1 e che ha periodo 2,
abbiamo sempre la costante 1 di partenza, ma letta come funzione periodica.
Abbiamo
1=
_
k=-
+
p
2
(t -2n)
adesso, grazie alle propriet del prodotto di convoluzione, la porta traslata pu essere
vista come una porta non traslata convoluta con la delta traslata, nel seguente modo
1=
_
k=-
+
p
2
(t )6(t -2n)
Facciamo le trasformate di Fourier di ambo i membri. La trasformata di 1 la conosciamo,
ed 2n6(o) , mentre la trasformata del secondo membro la possiamo ottenere
attraverso le propriet della trasformata del prodotto di convoluzione ed
_
k=-
+

|
p
2
(t )

|6(t -2n)=
|
p
2
(t )
_
k=-
+
|6(t -2n)
ma osserviamo che il termine dato dalla sommatoria altro non che la trasformata di
Fourier di un treno di impulsi di periodo T=2 , che per i ragionamenti appena fatti ci d

|
s
2

=As
n
(o) .
L'identit ci porta dunque a
2n6(o)=
2sino
o
As
n
(o)=
_
k=-
+
2sin o
o
A6(o-nn)
osserviamo adesso che per le propriet della delta si ha
Treno di impulsi - Pag.155
t
x(t )
T
2
-
T
2
t
x
0
(t )
T
2
-
T
2
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
sino
o
6(o-nn)=
sin nn
nn
=

1 se n=0
0 se n=1
(considerando il limite)
in base a queste considerazioni otteniamo
2n6(o)=
2sin o
o
As
n
(o)=
_
k=-
+
2sino
o
A6(o-nn)=2 A6(o) = 2n6(o)=2 A6(o)
= A=n
Se pensiamo adesso che siamo giunti a questo risultato partendo da un periodo di 2,
possiamo concludere che
A=n=
2n
2
=
2n
T
=o
0
Trovato il coefficiente A, possiamo finalmente scrivere in modo completo la trasformata di
Fourier del treno di impulsi

|
s
T
(t )

=o
0
s
o
0
(o)
.
Trasformata di Fourier di
distribuzioni periodiche
Abbiamo detto che una distribuzione
periodica se coincide con una sua traslata di
un periodo T.
x(t )=x(t +T )
E' anche vero che una distribuzione
periodica se coincide con una sua traslata di
un multiplo del periodo T.
x(t )=x(t +nT )
Prendiamo adesso un segnale periodico, ad
esempio l'onda triangolare, con periodo T, ma
consideriamo solo un singolo periodo di tale
segnale, mettendolo a zero nella sua
rimanenza.
x
0
(t )=

x(t ) -
T
2
t
T
2
0 t -
T
2
opp. t >
T
2

Ricavato questo segnale, proviamo adesso a
farne delle traslate. Proviamo ad esempio a
traslarla a destra di T . Allo stesso modo si potrebbe traslare a sinistra o diversamente, ad
esempio traslare di multipli del periodo. Si pu visivamente osservare che il segnale di
Trasformata di Fourier di distribuzioni periodiche - Pag.156
t
x
0
(t -T )
T
2
3
T
2
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
partenza pu essere visto come somma dei
segnali traslati sottostanti. Possiamo quindi
pensare al segnale periodico come ad un
segnale che possibile decomporre nel
seguente modo
x(t )=
_
n=-

x
0
(t -nT )
Questa un'operazione che pu essere fatta
per ogni segnale periodico. Ricordiamo
adesso la propriet della convoluzione che
dice che un segnale convoluto con una delta traslata altro non che il segnale stesso
traslato allo stesso modo. Ragionando inversamente possiamo quindi sostenere che un
segnale traslato pu essere riscritto come segnale non traslato convoluto con una delta
traslata. Ne risulta che un segnale periodico pu essere cos riscritto
x(t )=
_
n=-

x
0
(t )6(t -nT )=x
0
(t )
_
n=-

6(t -nT )
Ma osserviamo che abbiamo ottenuto il segnale x
0
(t ) convoluto proprio con un treno di
impulsi. Possiamo scrivere
x(t )=x
0
(t )s
T
(t )
Possiamo quindi concludere che un segnale periodico si pu presentare come la
convoluzione del segnale stesso preso in un solo periodo e nullo all'esterno, con
un treno d'impulsi.
Vogliamo adesso fare la trasformata di Fourier di un segnale periodico
| x(t )=
|
x
0
(t )s
T
(t )

se ricordiamo la propriet delle trasformate, che dice che la trasformata di un prodotto di


convoluzione si traduce in un prodotto ordinario delle trasformate, otteniamo
| x(t )=
|
x
0
(t )

|
s
T
(t )

Possiamo osservare che, avendo noi ben presente quanto vale la trasformata di Fourier
del treno d'impulsi, abbiamo ricondotto il calcolo della trasformata di un segnale periodico,
al calcolo della trasformata del segnale in un unico periodo
| x(t )=
|
x
0
(t )

|
s
T
(t )

=X
0
(o)o
0
s
o
0
(o)
In altre parole un segnale periodico una funzione che modula il treno d'impulsi. Facendo
due conti possiamo inoltre scrivere
| x(t )=X
0
(o)o
0
s
o
0
(o)=
_
n=-

X
0
(o)o
0
6(o-no
0
)=
_
n=-

X
0
(no
0
)o
0
6(o-no
0
)
e dall'ultima formula ricavata comprendiamo che la trasformata di Fourier di un segnale
periodico una somma di delta di Dirac centrate nei multipli della frequenza angolare del
segnale periodico, ciascuno di essi moltiplicato per un opportuno coefficiente:
o
0
X
0
(no) .
Da ci nasce anche l'uso comune nel dire che i segnali periodici hanno uno spettro a righe
Trasformata di Fourier di distribuzioni periodiche - Pag.157
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
(le rispettive trasformate sono appunto delle somme di delta con degli opportuni
coefficienti [centrati nei multipli della frequenza angolare] ).
Consideriamo adesso un segnale che sia una funzione periodica e scriviamolo sia come
serie di Fourier, sia come prodotto di convoluzione e ricordiamo che o
o
=
2n
T
, poi
facciamone le trasformate
x(t )=x
0
(t )s
T
(t ) = x(t )=
_
n=-

c
n
e
j
2n
T
nt

X
0
(o)o
0
6(o-no
0
)
_
n=-

c
n
2n6
(
o-n
2n
T
)
Riscriviamo la prima trasformata in modo pi opportuno
X
0
(o)o
0
6(o-no
0
)=
_
n=-

X
0
(no
0
)o
0
6(o-no
0
)
E' facile pensare che se siamo partiti da due modi diversi di descrivere lo stesso segnale,
le due trasformate di Fourier sono uguali
_
n=-

X
0
(no
0
)o
0
6(o-no
0
)=
_
n=-

c
n
2n6
(
o-n
2n
T
)
Osserviamo adesso che abbiamo una sommatoria di delta in entrambi i membri,
esattamente centrate in multipli di o
0
. Dovranno quindi essere uguali i loro coefficienti
X
0
(no
0
)o
0
=c
n
2n
Abbiamo trovato un legame molto stretto tra i coefficienti delle serie di Fourier ed i
coefficienti delle delta di Dirac della trasformata di Fourier
c
n
=
o
0
2n
X
0
(no
0
)=
1
T
X
0
(
n
2n
T
)
Se adesso specifichiamo la trasformata da calcolare otteniamo
c
n
=
1
T
X
0
(
n
2n
T
)
=
1
T
||
-
+
x
0
(t ) e
-j ot
dt

o=
2nn
T
osserviamo adesso che il segnale vale zero al di fuori di un certo intervallo:
x
0
(t )=

x(t ) -
T
2
t
T
2
0 t -
T
2
opp. t >
T
2
e riscriviamo gli estremi dell'integrale
Trasformata di Fourier di distribuzioni periodiche - Pag.158
t
x(t )
T
2
-
T
2
t
x
0
(t )
T
2
-
T
2
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
c
n
=
1
T
|
-
T
2
+
T
2
x(t )e
-j
2nn
T
t
dt
Abbiamo ritrovato esattamente l'espressione del coefficiente di una serie di Fourier
partendo da considerazioni sulle trasformate di Fourier.
Esempi di trasformate di Fourier
di segnali periodici
Vediamo adesso alcuni esempi, che sono esattamente gli stessi esempi che avevamo
fatto quando si parl delle serie di Fourier. Si invita dunque il lettore a mettere in paragone
i modi diversi di procedere.
Esempio 1
Prendiamo in considerazione l'onda triangolare con periodo n ed andiamo a
considerare il segnale in un unico periodo
Proviamo a descrivere il segnale nei due sotto intervalli (tra -
n
2
e zero e tra zero e
n
2
)
x
0
(t )=-
2
n
t p
n
2
(
t+
n
4
)
+
2
n
t p
n
2
(
t -
n
4
)
Vogliamo dunque fare la trasformata di Fourier di questo segnale. Non vogliamo certo
metterci a calcolare l'integrale, per cui cercheremo di utilizzare una trasformata nota e le
propriet delle trasformate.
La trasformata nota in questo caso quella della porta e le propriet da utilizzare sono
quella di traslazione nel tempo e di derivata nel dominio delle frequenze.
Per far comparire la traslazione dobbiamo per usare la malizia di aggiungere e togliere
n
4
.
x
0
(t )=-
2
n
(
t +
n
4
)
p
n
2
(
t +
n
4
)
+
1
2
p
n
2
(
t +
n
4
)
+
2
n
(
t -
n
4
)
p
n
2
(
t -
n
4
)
+
1
2
p
n
2
(
t-
n
4
)
Proponendoci adesso di fare la trasformata possiamo immediatamente applicare la
Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici - Pag.159
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
propriet di traslazione nel tempo

|
x
0
(t )

=-
2
n
e
j
n
4
o

|
t p
n
2
( t )

+
1
2
e
j
n
4
o

|
p
n
2
( t )

+
2
n
e
-j
n
4
o

|
t p
n
2
( t )

+
1
2
e
j
n
4
o

|
p
n
2
( t )

Ricordiamo che per avere la derivata in frequenza c' da considerare un fattore costante
che -j , ma se noi moltiplichiamo per j e per -j , ricordando che j(-j )=1 ,
possiamo scrivere

|
x
0
(t )

=-
2
n
e
j
n
4
o
j
|
-jt p
n
2
( t )

+
1
2
e
j
n
4
o

|
p
n
2
( t )

+
2
n
e
-j
n
4
o
j
|
-jt p
n
2
( t )

+
1
2
e
-j
n
4
o

|
p
n
2
( t )

|
x
0
(t )

=
(
-
2
n
e
j
n
4
o
j+
2
n
e
-j
n
4
o
j
)

|
-jt p
n
2
( t )

+
(
1
2
e
j
n
4
o
+
1
2
e
-j
n
4
o
)

|
p
n
2
( t )

|
x
0
(t )

=
((
2
n
j
)
(
-e
j
n
4
o
+e
-j
n
4
o
)
)

|
-jt p
n
2
( t )

+cos
(
n
4
o
)

|
p
n
2
( t )

|
x
0
(t )

=
((
2
n
j
)(
-2 j sin
(
n
4
o
))
)

|
-jt p
n
2
( t )

+cos
(
n
4
o
)

|
p
n
2
( t )

|
x
0
(t )

=
(
4
n
sin
(
n
4
o
))
d
d o
|
2sin
(
o
n
4
)
o

+cos
(
n
4
o
)
2sin
(
o
n
4
)
o
Facciamo adesso il calcolo della derivata

|
x
0
(t )

=
(
8
n
sin
(
n
4
o
))
o
n
4
cos
(
o
n
4
)
-sin
(
o
n
4
)
o
2
+
2sin
(
o
n
4
)
cos
(
o
n
4
)
o

|
x
0
(t )

=
(
8
n
sin
(
n
4
o
))
(
n
4
cos
(
o
n
4
)
o
-
sin
(
o
n
4
)
o
2 )
+
2sin
(
o
n
4
)
cos
(
o
n
4
)
o

|
x
0
(t )

=
2sin
(
o
n
4
)
cos
(
o
n
4
)
o
-
8sin
2
(
o
n
4
)
no
2
+
2sin
(
o
n
4
)
cos
(
o
n
4
)
o

|
x
0
(t )

=
4sin
(
o
n
4
)
cos
(
o
n
4
)
o
-
8sin
2
(
o
n
4
)
no
2
Ed abbiamo trovato il segnale che modula il treno d'impulsi. E ricordando che nel nostro
caso risulta o
0
=2 si ha

|
x
0
(t )

=X (o)=X
0
(o)o
0
s
o
0
(o)=
_
n=-
+
X
0
(2n) 26(o-2n)
Per avere i coefficienti della sommatoria dobbiamo adesso calcolare X
0
nei multipli di n,
ricordando la formula dei coefficienti
c
n
=
o
0
2n
X
0
(no
0
)=
1
T
X
0
(
n
2n
T
)
Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici - Pag.160
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Il caso che generalmente bisogna fare a parte quello per n=0 , in quanto si ha un
limite
lim
o-0
X
0
(o)=
n
2
e risulta
c
0
=
2
2n
n
2
=
1
2
Cerchiamo adesso il valore di X
0
nei multipli di 2n.
X
0
(2n)=
4sin
(
(2n)
n
4
)
cos
(
(2n)
n
4
)
(2 n)
-
8sin
2
(
(2n)
n
4
)
n(2n)
2
X
0
(2n)=
4sin
(
nn
2
)
cos
(
nn
2
)
(2n)
-
8sin
2
(
nn
2
)
n(2 n)
2
Ma osserviamo che nel numeratore del primo termine, quando il seno vale 1 il coseno
vale zero, e viceversa, per cui il suo contributo sempre nullo. Possiamo scrivere
X
0
(2n)=
-8sin
2
(
nn
2
)
n(2n)
2
Osserviamo che con n pari abbiamo zero, mentre con n dispari abbiamo
X
0
(2n)=
-8
n(2n)
2
Possiamo riassumere il tutto con la seguente notazione
X
0
(2n)=
4
n
(-1)
n
-1
(2n)
2
e ricordando la formula dei coefficienti si ha
c
n
=
o
0
2n
X
0
(no
0
)=
(-1)
2
-1
n
2
n
2
Esempio 2
Prendiamo in considerazione l'onda quadra di periodo T=2n e quindi di frequenza
angolare o
0
=1 e consideriamone un singolo periodo tra -n e n
Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici - Pag.161
t
x(t )
T
2
-
T
2
1
-1
t
x
0
(t )
T
2
-
T
2
1
-1
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Vogliamo fare la trasformata di Fourier di x(t ) . La strada da percorrere sar quella di
fare la trasformata di Fourier di x
0
(t ) .
Come ormai noto, si ha infatti
| x(t )=
|
x
0
(t )
_
n=-
+
6(t -nT )

=X
o
(o)
_
n=-
+
6(o-no
0
)o
0
Cerchiamo di dare un significato algebrico al segnale x
0
(t ) . Osserviamo che dato
dalla differenza di due porte.
x
0
(t )=-p
n
(
t+
n
2
)
+p
n
(
t -
n
2
)
e la sua trasformata
X
0
(t )=-e
j
n
2
o

|
p
n
(t )

+e
-j
n
2
o

|
p
n
(t )

X
0
(t )=
(
-e
j
n
2
o
+e
-j
n
2
o
)

|
p
n
(t )

X
0
(t )=
(
-2 j sin
(
n
2
o
))
2sin
(
n
2
o
)
o
X
0
(t )=
-4 j sin
2
(
n
2
o
)
o
(e questa la funzione modulante)
Ricordiamo la formula dei coefficienti
c
n
=
o
0
2n
X
0
(no
0
) ed essendo o
0
=1 ,
c
n
=X
0
(n)
2n
si ha
c
n
=
-4 j sin
2
(
n
2
n
)
2nn
Osserviamo adesso che per n=0 vale zero, perch anche se non definita,
prolungabile per continuit ed il limite tende a zero. Mentre per n=0 si ha
c
n
=
-4 j sin
2
(
n
2
n
)
2nn
=
-2 j sin
2
(
n
2
n
)
nn
=j
(-1)
n
-1
nn
Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici - Pag.162
t
x(t )
2
2
0 t
x
0
(t )
T
2
0
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Fourier
Esempio 3
Si vuole considerare l'onda a dente di sega di ampiezza 2 e periodo 2, quindi con
frequenza angolare n e consideriamo il periodo compreso tra 0 e 2. Dobbiamo
necessariamente osservare che fino ad ora avevamo considerato i singoli periodi tra
-
T
2
e +
T
2
, mentre adesso (per una maggiore comodit nella descrizione del
segnale) stiamo considerando un periodo tra 0 e T. Questo non un problema in quanto
tutte le considerazioni fatte per un periodo simmetrico rispetto all'origine sono valide
anche per un periodo traslato rispetto ad essa.
Volendo fare la trasformata di Fourier di x(t ) dobbiamo quindi risolvere la seguente
| x(t )=
|
x
0
(t )
_
n=-
+
6(t -nT )

=X
o
(o)
_
n=-
+
6(o-no
0
)o
0
che in questo nostro esempio risulta essere
| x(t )=X
o
(o)
_
n=-
+
6(o-nn)n
Dobbiamo quindi adesso descrivere e trasformare il segnale nel singolo periodo:
x
0
(t )=t p
2
(t -1)
Anche in questo caso, come nell'esercizio 1, utile poter leggere prima una traslazione e
poi una derivata.
Procediamo
X
0
(t )=
|
(t -1) p
2
(t -1)+p
2
(t -1)

=
|
e
-j o
t p
2
(t )+e
-j o
p
2
(t )

=e
-j o
(
d
d o
|
j
2sin o
o

+
2sin o
o
)
X
0
(t )=e
-j o
(
j
o2cos o-2sino
o
2
+
2sino
o
)
=e
-j o
(
2 j cos o
o
-
2sino
o
2
+
2sin o
o
)
Ottenuta la trasformata, lasciamo al lettore il compito di completare l'esercizio,
procedendo analogamente agli esercizi precedenti.
Si ottiene
c
0
=1
c
n
=
j
nn
e
j nnt
Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici - Pag.163
t
x(t )
1 0
1
t
x
0
(t )
0
1
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Esempio 4
Consideriamo adesso il segnale che ci fornisce il treno d'impulsi di periodo 1.
x(t )=s
1
(t )=
_
n=-
+
6(t -n)
Si tratta di una distribuzione periodica e nel periodo tra -
T
2
e +
T
2
abbiamo una sola
delta di Dirac
Abbiamo immediatamente che
X
0
(t )=1
e la trasformata di Fourier di tutto il treno d'impulsi risulta essere, essendo
T=1 = o
o
=2n
X (t )=2nX
0
(o)s
2n
(o)=2n
_
n=-

6(o-2nn)
Abbiamo ritrovato le considerazioni che avevamo gi fatto: la trasformata di un treno
d'impulsi un altro treno d'impulsi che ha per periodo la frequenza angolare del segnale
di partenza ed il fattore moltiplicativo la frequenza angolare.
Ci che vogliamo fare adesso l'antitrasformata del treno di impulsi che abbiamo appena
ottenuto.

-
| X (o)=2n
_
n=-

1
2n
e
-2nnjt
=
_
n=-

e
-2nnjt
A questo punto qualcuno potrebbe osservare che essendo che abbiamo, attraverso
l'antitrasformazione, ottenuto il segnale di partenza, il nostro risultato potrebbe
rappresentare la serie di Fourier di un treno d'impulsi, ma in realt la sommatoria ottenuta
una serie che non converge nel senso delle energie, nel senso puntuale o
uniformemente, ma una serie che converge nel senso delle distribuzioni, il quale
inteso in modo molto pi ampio.
Dobbiamo comunque farvi delle riflessioni.
Osserviamo che i coefficienti della serie sono tutti uguali ad 1, questa anche la ragione
per cui la serie non converge, mentre per tutti i segnali che abbiamo visto negli esempi
precedenti il comportamento dei coefficienti era il seguente
Esempio 1: comportamento del tipo
c
n
-
1
n
2
Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici - Pag.164
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Esempi 2 e 3: comportamento del tipo c
n
-
1
n
Si pu osservare che pi regolare il segnale e pi i coefficienti decrescono rapidamente.
Se consideriamo un segnale che non sia soltanto continuo (come lo era l'onda triangolare
dell'esempio 1) ma che abbia anche derivata continua, ad esempio
x(t )=

(t +2)
2
-2t -1
(2-t
2
) -1t -1
(t -2)
2
1t 2
0 altrove
possiamo osservare che i suoi coefficienti si comportano come
c
n
=O
(
1
n
3
)
(lasciamo al
lettore l'esercizio di fare i calcoli, dando solo il suggerimento di trasformare la derivata del
segnale in quanto pi conveniente).
Riassumendo la decrescita per n che tende ad infinito dei coefficienti legata alla
regolarit del segnale che noi trasformiamo:
se siamo in ambito distribuzionale, cio se non abbiamo convergenza della serie di
Fourier nel senso delle energie, si hanno dei coefficienti che possono non decrescere
se si hanno delle discontinuit di prima specie, ci sono decrescite del tipo
1
n
se si hanno punti angolosi ci sono decrescite del tipo
1
n
2
se si hanno funzioni continue e derivabili ci sono decrescite del tipo
1
n
3
.
Esempi di trasformate di Fourier di segnali periodici - Pag.165
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Trasformata di Laplace
Inizieremo questo argomento parlando ampiamente della trasformata di Laplace bilatera
che quella che ha dei legami pi stretti con la trasformata di Fourier. Successivamente
parleremo della trasformata di Laplace unilatera che invece quella maggiormente
utilizzata nelle applicazioni.
Trasformata di Laplace bilatera
Si vuole trasformare il segnale x(t ) e si ottiene una funzione nella variabile s che
complessa.
Definizione 1: | x(t )=F ( s)=F (c+j o)=
|
-
+
x(t )e
-st
dt =
|
-
+
x(t ) e
-ct
e
-j ot
dt
Ma se osserviamo la seconda forma possiamo notare che la trasformata di Laplace pu
essere vista come la trasformata di Fourier del segnale moltiplicata per e
-ct
Definizione 2: | x(t )= | x(t ) e
-ct

Possiamo concludere che si hanno due definizioni di trasformata di Laplace. La prima


valida per le funzioni, la seconda valida anche per le distribuzioni.
Possiamo quindi dire che
un segnale x ( (( ( t ) )) ) visto come funzione ha trasformata di Laplace se l'integrale
| || |
- -- -
+ ++ +
x ( (( ( t ) )) ) e
- -- -c cc ct

- -- -j o oo ot
dt converge;
un segnale x ( (( ( t ) )) ) visto come distribuzione ha trasformata di Laplace se
x ( (( ( t ) )) ) e
- -- -c cc ct
ha trasformata di Fourier.
Osserviamo adesso che nella definizione 1 l'integrale converge o meno in base al valore
di c , mentre nella definizione 2 la trasformata di Fourier esiste o meno in base al valore
di c (la trasformata di Laplace dunque legata al suo dominio).
Se adesso ricordiamo che si detto che una distribuzione ha trasformata di Fourier se e
solo se una distribuzione a crescita lenta, si pu concludere che x ( (( ( t ) )) ) e
- -- -c cc ct
ha
trasformata di Laplace se una distribuzione a crescita lenta.
Vediamo adesso come si ottiene il dominio della trasformata di Laplace.
Trasformata di Laplace bilatera - Pag.166
c
o
c
1
c
2
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Se noi abbiamo un c
1
ed un c
2
per i quali
la trasformata di Laplace sicuramente esiste,
allora esiste anche in tutti i c
1
cc
2
.
Ma cerchiamo di capire perch questo vero.
Abbiamo detto che per le funzioni x(t )e
-c
1
t
e x(t )e
-c
2
t
la trasformata di Laplace esiste.
Questo vuol dire che sono entrambe funzioni
o distribuzioni a crescita lenta.
Noi possiamo scrivere, sommando e
sottraendo all'esponente
x(t )e
-ct
=e
(-c-c
1
)t
e
-c
1
t
x(t )
Se andiamo a vedere cosa succede per t che tende a pi infinito, il secondo termine a
crescita lenta per ipotesi, e viene moltiplicato per un esponenziale che decresce in quanto
c>c
1
, quindi il nostro segnale, per t che tende a pi infinito, a crescita lenta.
Ma possiamo anche scrivere
x(t ) e
-ct
=e
(c
2
-c)t
e
-c
2
t
x(t )
Se andiamo a vedere cosa succede per t che tende a meno infinito, il secondo termine
a crescita lenta per ipotesi, e viene moltiplicato per un esponenziale che decresce in
quanto c
2
>c , quindi il nostro segnale, per t che tende a meno infinito, a crescita
lenta.
Globalmente quindi, il segnale a crescita lenta e la trasformata di Laplace definita
all'interno di questa striscia verticale.
Fondamentale dunque il valore della parte reale ( c ), mentre non incide il valore della
parte immaginaria ( o ).
Possiamo concludere che la trasformata di Laplace definita se esiste almeno una retta
verticale per la quale il segnale a crescita lenta, o meglio, se esistono due valori, uno
superiore ed uno inferiore, della parte reale di s ( c ), per i quali ci avviene.
A questo punto un problema che ci dobbiamo porre di capire quali sono questi punti che
definiscono la massima striscia di esistenza della trasformata di Laplace e che noi
definiamo come dominio della trasformata di Laplace:
dominio

x(t )=

s-C: c'
x
Re sc' '
x

dove
c'
x
=inf c
1
estremo inferiore del domino (viene definito ascissa di convergenza)
c' '
x
=supc
2
estremo superiore del dominio
Supponiamo adesso che x(t )=0 per t a (viene definito segnale a supporto destro).
Trasformata di Laplace bilatera - Pag.167
In pratica si ha un insieme formato da strisce
verticali.
t
x(t )
a
c
o
c
1
1
a -a
x(t )
t
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Vogliamo chiederci quando x(t )e
-ct
a
crescita lenta. Osserviamo che la crescita
lenta determinata dal comportamento a pi
o meno infinito della funzione. Ma per t a
la funzione sempre nulla, quindi il suo
comportamento non dipende da c .
Possiamo concludere che in questo caso
c' '
x
=supc
2
=+
ovvero il dominio della trasformata di Laplace
un semipiano destro.
Potremmo chiederci adesso quanto vale c
1
, questo dipende da come fatta la x(t ) .
Potrebbe anche succedere che c
1
=- e
quindi in realt il semipiano sia tutto un piano.
Nelle applicazioni molto spesso si ha a che
fare con segnali che iniziano da un certo
istante a e quindi con trasformate di Laplace
che hanno come dominio un semipiano
destro.
A livello puramente accademico potremmo
chiederci cosa succede se x(t )=0 per t >a e le conclusioni che ne trarremmo
sarebbero perfettamente simmetriche a quelle che abbiamo appena visto.
Vediamo qualche esercizio di esempio.
Esempio 1
Vogliamo calcolare la trasformata di Laplace
del seguente segnale x(t )=p
2a
(t )
.
Vogliamo risolvere questo primo esempio
attraverso il calcolo dell'integrale.
Ricordiamo che
| x(t )=
|
-
+
x(t )
-st
dt
per cui, inserendo il segnale della porta si
ottiene
| x(t )=
|
-
+
p
2a
(t ) e
-st
dt =
|
-a
+a
e
-st
dt=
|
1
-s
e
-st

t =-a
t =a
=
e
-sa
-e
sa
-s
=
2sinh( sa)
s
Confrontiamo adesso trasformata di Fourier e trasformata di Laplace bilatera della porta
X

(t )=
2sin(oa)
o
Trasformata di Laplace bilatera - Pag.168
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
X

(t )=
2sinh( sa)
s
Come possiamo osservare le analogie sono molteplici. Ma il legame ancora pi stretto.
Se noi prendiamo infatti, della variabile s solo l'asse immaginario, ovvero poniamo
s= j o otteniamo
X

(t )=
2sinh( j oa)
j o
se adesso ricordiamo i legami che abbiamo trattato tra seno iperbolico e seno circolare,
sappiamo che sinh( j oa)= j sin(oa) , possiamo quindi scrivere
X

(t )=
2 j sin(oa)
j o
=
2sin(oa)
o
e vediamo che la trasformata di Fourier della porta altro non che la trasformata di
Laplace calcolata sull'asse immaginario.
Dobbiamo stare attenti a non generalizzare. Questa una particolarit che legata a
questa funzione e a tutte quelle funzioni che come vedremo devono possedere certe
caratteristiche. Di queste vogliamo dare un cenno dicendo che importante il dominio
della trasformata di Laplace. In questo caso il dominio, per le considerazioni fatte, tutto il
piano complesso. Questo uno di quei casi che rientrano nella seguente definizione:
Il seguente legame
X

( (( ( j o oo o) )) )= == =X

( (( ( o oo o) )) )
sussiste tutte le volte che l'asse immaginario si trova all'interno del dominio della
trasformata di Laplace bilatera.
(NOTA: all'interno e non sul confine, perch il dominio della trasformata di Laplace
sempre un insieme aperto)
Esempio 2
Vogliamo fare la trasformata di Laplace del gradino unitario. Osserviamo che quando
abbiamo parlato della trasformata di Fourier questo segnale stato molto faticoso da
introdurre, ed stato possibile solo dopo alcuni capitoli.
Vogliamo dunque fare la seguente trasformata di Laplace
| u(t )=
|
-
+
u(t ) e
-st
dt =
|
0
+
e
-st
dt =
|
1
-s
e
-st

t =0
t =+
Il prossimo passo cercare di capire come si comportano gli esponenziali per t che tende
a pi infinito. Ricordiamoci che
e
-st
=e
-ct
e
-j ot
=e
-ct
(
cos(ot )-j sin(ot ))
quindi a pi infinito e
-st
tende ad un valore finito se e
-ct
un'esponenziale
decrescente, quindi
e
-st
-
t -+
0, per c>0 (dominio della trasformata, zero l'ascissa di convergenza
della trasformata bilatera di Laplace)
Trasformata di Laplace bilatera - Pag.169
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
che la condizione necessaria perch l'integrale converga e la trasformata sia calcolabile
come segue
| u(t )=
|
1
-s
e
-st

t =0
t =+
=
1
s
che la trasformata di Laplace del gradino unitario.
Osserviamo adesso che in questo esempio l'asse immaginario non compreso all'interno
del dominio della trasformata di Laplace, ma si trova sul confine, non si pu quindi
utilizzare l'uguaglianza
X

( j o)=X

(o)
, che in questo caso non corretta. Se
ricordiamo quanto valeva la trasformata di Fourier del gradino unitario, ovvero
| u(t )=n6(o)+
1
j o
possiamo osservare che otterremmo solo una parte di essa, perch la trasformata di
Fourier ha dei termini impulsivi che non otterremmo attraverso questo passaggio semplice
Esempio 3
Vediamo un esempio di trasformata di Laplace in ambito distribuzionale. Vogliamo
trasformare la delta di Dirac.
Utilizzeremo quindi la seconda definizione
| x(t )= | x(t ) e
-ct
ovvero | 6(t )= |6(t ) e
-ct

Ricordiamoci che quando la delta moltiplica una funzione continua seleziona di questa
funzione il suo valore nell'origine, che in questo caso 1, per cui si ha
| 6(t )= |6(t ) e
-ct
= |6(t )=1
Dobbiamo solo fare attenzione al fatto che in questo caso abbiamo la costante uno di una
funzione complessa, che quindi situata nel piano complesso e non sull'asse reale.
Vediamo adesso qual' il dominio della trasformata. Se osserviamo che la delta nulla
all'infuori dello zero comprendiamo subito che una distribuzione a crescita lenta per ogni
c ed il suo dominio tutto il piano complesso.
In questo caso il passaggio alla trasformata di Fourier secondo l'uguaglianza
X

( j o)=X

(o)
possibile ed addirittura banale, in quanto, essendo una costante,
sufficiente pensarla uguale ad uno sull'asse immaginario.
Vogliamo concludere il capitolo con la seguente osservazione. Le trasformate che
abbiamo calcolato nei tre esempi sono risultate essere tutte funzioni analitiche (beninteso
nel loro dominio) e questo discorso vero in generale ovvero
La trasformata di Laplace X ( (( ( s) )) ) del segnale x ( (( ( t ) )) ) una funzione analitica nel suo
dominio.
Trasformata di Laplace bilatera - Pag.170
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Propriet della trasformata di
Laplace
Le propriet della trasformata di Laplace bilatera sono molto legate alle propriet della
trasformata di Fourier, sono circa una decina ed ognuna di esse ha la sua corrispettiva tra
le propriet della trasformata di Fourier. E' bene farne un confronto per farsi un'idea pi
generale.
Propriet di linearit. | a x(t )+b y(t )=a| x(t )+b| x(t )
Propriet di traslazione nel dominio dei tempi. Traslare nel dominio dei tempi
significa moltiplicare per un esponenziale complesso nel dominio della variabile
complessa s.
x(t -t
0
)-

e
-st
0
X ( s)
Propriet di traslazione nel dominio della variabile complessa s. Traslare nel
dominio delle frequenze significa moltiplicare per un esponenziale complesso nel
dominio dei tempi
| e
s
0
t
x(t )=X ( s-s
0
)
Propriet di riscalamento. x(at )-

1
a
X
(
s
a
)
con a-R
Propriet di derivata nel dominio dei tempi. Derivare nel tempo corrisponde a
moltiplicare per la variabile s nel dominio delle trasformate di Laplace.
| x ' (t )=s X ( s)
Propriet della derivata della trasformata di Laplace. Derivare nel dominio delle
trasformate di Laplace corrisponde a moltiplicare per la variabile -t nel dominio dei
tempi.
|-t x(t )=
d
ds
X ( s)
Quando abbiamo fatto la trasformata di Fourier abbiamo visto che a questo punto c'era
la propriet di simmetria. La trasformata di Fourier porta infatti ad una funzione di
variabile reale, che nuovamente trasformabile. La trasformata di Laplace porta invece
ad una funzione di variabile complessa, che non pi trasformabile. Questa propriet
quindi manca per la trasformata di Laplace.
Propriet di coniugazione. Se
x(t )-

X ( s)
allora
x
*
(t )-

X
*
( s
*
)
Se il segnale di partenza un segnale reale la sua trasformata Hermitiana.
Dobbiamo partire da un segnale reale x(t )=x
*
(t ) . La sua trasformata la seguente
| x(t )=X ( s)
e per la propriet di coniugazione si ha | x
*
(t )=X
*
( s
*
) se ne ricava che
X ( s)=X
*
( s
*
)
Una funzione di variabile complessa che goda di questa propriet detta Hermitiana.
Propriet della trasformata di Laplace - Pag.171
c
o
0
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Ci equivale a dire che la trasformata di Laplace assume valori reali per valori
reali della variabile s.
Propriet del prodotto di convoluzione. | x(t )y(t )=X ( s)Y ( s)
Esempi
Propriet di linearit.
Vogliamo trasformare il segnale
x(t )=3u(t )+56(t )
Si ha
| x(t )=3|u(t )+5|6(t )=3
1
s
+5
Ogni volta che si fa una trasformata di
Laplace bisogna per fare sempre
attenzione al dominio. La trasformata del
gradino unitario definita per parte reale di s
maggiore di zero, la delta definita invece
su tutto il piano complesso; chiaro che la
loro somma definita soltanto per parte
reale di s maggiore di zero.
Propriet di traslazione nel dominio dei tempi.
Vogliamo calcolare
| u(t -n)
la propriet ci dice che
| u(t -n)=e
-sn
| u(t )=
e
-sn
s
Il dominio del segnale traslato lo stesso del segnale non traslato perch la regione di
convergenza non modificata da una traslazione nel tempo.
Propriet di traslazione nel dominio della variabile complessa s.
Vogliamo calcolare
| e
s
0
t
u(t )
la propriet ci dice che
| e
s
0
t
u(t )=
1
s-s
0
ricordandoci sempre che s una variabile complessa e come tale va trattata
Propriet di riscalamento.
Propriet della trasformata di Laplace - Pag.172
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Vogliamo calcolare

|
p
2
(nt )

la propriet ci dice che

|
p
2
(nt )

=
1
n
2sinh
(
s
n
)
(
s
n
)
Propriet di derivata nel dominio dei tempi.
Si vuole fare la seguente trasformata

|
D
t
p
2
(t )
NOTA: D
t
=
d
dt
La propriet ci dice che

|
D
t
p
2
(t )

=s
2sinh s
s
=2sinh s
Possiamo osservare la semplicit di questa propriet, che quella che ha in qualche
modo provocato il successo della trasformata di Laplace: il fatto che un operatore di
derivazione si trasformi in una variabile, cos da trasformare un'equazione differenziale in
un'equazione algebrica.
Propriet della derivata della trasformata di Laplace.
Si vuole fare la seguente trasformata
| t u(t )
Utilizziamo prima la propriet di linearit per far comparire un meno davanti alla t e poi
applichiamo la propriet
| t u(t )=-|-t u(t )=-
d
ds
| u(t )=-
d
ds
1
s
=
1
s
2
Osserviamo che il dominio della trasformata ancora lo stesso dominio del gradino, solo
che prima in zero c'era un polo del primo ordine, adesso c' un polo del secondo ordine.
Propriet di coniugazione.
Vogliamo fare la seguente trasformata
|(u(t ) e
jt
)
*

La propriet ci dice che


|( u(t )e
jt
)
*
=
|
1
s
*
- j

*
=
|
1
c-j o- j

*
Propriet della trasformata di Laplace - Pag.173
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
ricordando che fare il coniugato di un quoziente vuol dire coniugare il numeratore ed il
denominatore, per cui si ha
|(u(t ) e
jt
)
*
=
1
c+j o+j
=
1
s+j
Se il segnale di partenza un segnale reale la sua trasformata Hermitiana.
Vogliamo fare la trasformata di un segnale reale

|(
p
2
(t )
)
=
2sinh s
s
La propriet ci dice che possiamo sostituire s con una variabile reale

|(
p
2
(t )
)
=
2sinh c
c
e la trasformata una funzione che d valori reali.
Propriet del prodotto di convoluzione.
Si vuole fare la seguente trasformata
| u(t )u(t )
La propriet ci dice che
| u(t )u(t )=| u(t )| u(t )=
1
s

1
s
=
1
s
2
Osserviamo che quando abbiamo fatto la trasformata di t per il gradino abbiamo ottenuto
lo stesso risultato.
In effetti se ricordiamo che
u(t )u(t )=
|
-
+
u(t) u(t -t) d t
osservando che se t 0 tutto nullo e se t >0 si ha una porta tra zero e t. si ha
u(t )u(t )=
|
-
+
u(t) u(t -t) d t=u(t )
|
0
t
d t=t u(t ) quindi
u(t )u(t )=t u(t )
Facciamo adesso la seguente osservazione. In generale si ha a che fare con segnali che
sono nulli prima di un certo istante t, ovvero segnali che sono diversi da zero a destra di
un certo valore. Avevamo osservato che il dominio di questi segnali un semipiano
destro. Bene, per calcolare il dominio della trasformata, stabilito questo, si pu
semplicemente dire che la trasformata di Laplace ha dominio in un semipiano destro, ed
una volta calcolata, si va a vedere dove sono le sue singolarit. Il dominio della
trasformata sar dunque il massimo semipiano destro che non contiene delle singolarit.
Nell'ultimo esempio, la singolarit nell'origine, quindi il dominio il semipiano destro
formato dalle parti reali di s strettamente maggiori di zero.
Propriet della trasformata di Laplace - Pag.174
c
o
1
t
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Concludiamo il capitolo con un ultimo esercizio che ci consenta di fare ancora qualche
riflessione. Vogliamo fare la seguente trasformata
| u(t )e
t

Abbiamo una traslazione


| u(t )e
t
=
1
s-1
Cerchiamo il dominio della trasformata
Osserviamo che la funzione nulla per t 0
, quindi sar un semipiano destro. La
trasformata una funzione razionale che ha
un polo del primo ordine nel punto 1, quindi il
suo dominio sar l'insieme dei numeri
complessi che hanno parte reale strettamente
maggiore di 1.
Osserviamo che il dominio non comprende
l'asse immaginario.
In questi casi si certi che la trasformata di Fourier del segnale non c'.
D'altronde se noi andiamo a vedere il grafico del segnale osserviamo che vale zero fino
all'origine e poi ha una crescita esponenziale, cio non a crescita lenta.
La trasformata di Laplace consente di trasformare anche segnali che hanno
crescite esponenziali.
Esercizi su trasformate
fondamentali
Esercizio 1
Si vuole fare la seguente trasformata

|
u(t ) cos
(
o
o
t
)
Abbiamo dunque da trasformare un segnale
che nullo fino allo zero e che poi ha un
andamento sinusoidale di periodo
T=
2n
o
0
.
Questo segnale lo vogliamo trasformare
utilizzando le propriet che abbiamo visto nel
capitolo precedente.
Esercizi su trasformate fondamentali - Pag.175
c
o
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Scriviamo innanzitutto il coseno sotto forma di esponenziali complessi

|
u(t ) cos
(
o
o
t
)
=
|
u(t )
e
j o
o
t
+e
-j o
o
t
2

applicando la propriet di linearit si ha

|
u(t ) cos
(
o
o
t
)
=
|
u(t )
e
j o
o
t
+e
-j o
o
t
2

=
1
2
| u(t ) e
j o
o
t
+
1
2
| u(t ) e
-j o
o
t

ricordiamo adesso che la moltiplicazione per un esponenziale complesso d luogo nella


variabile s ad una traslazione e ricordando che | u(t )=
1
s
si ha

|
u(t ) cos
(
o
o
t
)
=
1
2
| u(t ) e
j o
o
t
+
1
2
| u(t )e
-j o
o
t
=
1
2
1
s- j o
0
+
1
2
1
s+ j o
0
La trasformata di Laplace terminata ma proviamo a presentarla meglio, facendo il m.c.d.

|
u(t ) cos
(
o
o
t
)
=
1
2
1
s- j o
0
+
1
2
1
s+j o
0
=
s
s
2
+o
0
2
Facciamo adesso qualche riflessione sul
dominio.
Abbiamo un segnale nullo per t 0 , per cui
il suo dominio sar un semipiano destro e per
individuarlo andiamo a cercare le singolarit
della trasformata nella variabile s. Osserviamo
che essa ha due poli semplici in !j o
0
,
allora il massimo semipiano destro possibile
il semipiano con parti reali di s strettamente
maggiori di zero dom

=Re s>0 .
Osserviamo che dunque in questo caso non
possibile passare alla trasformata di Fourier in modo semplice. Invitiamo il lettore ad
andare a vedere quella che era la trasformata di Fourier di questo segnale per verificare
che vi sono delle delta di Dirac. Osserviamo inoltre che la trasformata di Fourier esiste
perch la funzione a crescita lenta. Il fatto che il dominio della trasformata di Laplace
parta dall'asse immaginario infatti non implica necessariamente che la trasformata di
Fourier esista (anche se condizione necessaria che tale asse faccia parte del dominio).
Esercizio 2
Si vuole fare la seguente trasformata:
|
u(t )sin
(
o
o
t
)
Esercizi su trasformate fondamentali - Pag.176
t
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Abbiamo dunque da trasformare un segnale
che nullo fino allo zero e che poi ha un
andamento sinusoidale di periodo
T=
2n
o
0
.
Questo segnale lo vogliamo trasformare
utilizzando le propriet che abbiamo visto nel
capitolo precedente.
Scriviamo il seno in forma esponenziale

|
u(t )sin
(
o
o
t
)
=
|
u(t )
e
j o
o
t
-e
-j o
o
t
2 j

applichiamo la linearit

|
u(t )sin
(
o
o
t
)
=
1
2 j
| u(t )e
j o
o
t
-
1
2 j
| u(t ) e
-j o
o
t

applichiamo la propriet delle traslazioni nel dominio della variabile s e ricordando che
| u(t )=
1
s
si ha

|
u(t )sin
(
o
o
t
)
=
1
2 j
1
s-j o
0
-
1
2 j
1
s+ j o
0
=
o
0
s
2
+o
0
2
Il dominio della trasformata un semipiano destro che incontra la prima singolarit
nell'origine. Si ha infatti che essa ha due poli semplici in !j o
0
, allora il massimo
semipiano destro possibile il semipiano con parti reali di s strettamente maggiori di zero
dom

=Re s>0
.
Anche in questo caso non possiamo passare in modo semplice alla trasformata di Fourier
e valgono le stesse considerazioni dell'esercizio precedente.
Esercizio 3
Si vuole fare la seguente trasformata

|
u(t ) e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
Abbiamo dunque da trasformare un segnale che nullo fino allo zero e che poi ha un
andamento esponenziale.
Questo segnale lo vogliamo trasformare utilizzando le propriet che abbiamo visto nel
capitolo precedente.
Mettiamo al solito il coseno in forma esponenziale ed applichiamo la linearit

|
u(t ) e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
=
|
u(t ) e
c
o
t e
j o
o
t
+e
-j o
o
t
2

=
1
2
| u(t )e
(c
o
+j o
o
)t
+
1
2
| u(t ) e
(c
o
-j o
o
)t

utilizziamo adesso la propriet di moltiplicazione per un esponenziale nel dominio dei


tempi che provoca una traslazione nel dominio della variabile s, si ha
Esercizi su trasformate fondamentali - Pag.177
t
c0
t
c>0
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace

|
u(t ) e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
=
1
2
1
s-c
0
-j o
0
+
1
2
1
s-c
0
+ j o
0
evidenziando i denominatori nel seguente modo possiamo raccogliere a fattor comune
come una differenza di quadrati

|
u(t )e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
=
1
2
1
( s-c
0
)-j o
0
+
1
2
1
( s-c
0
)+ j o
0

|
u(t ) e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
=
( s-c
0
)-j o
0
+( s-c
0
)+j o
0
2
|
( s-c
0
)
2
+o
0
2

=
2( s-c
0
)
2
|
( s-c
0
)
2
+o
0
2

=
s-c
0
( s-c
0
)
2
+o
0
2
ed abbiamo ottenuto la trasformata di Laplace del nostro segnale.
Abbiamo gi visto quando abbiamo parlato della trasformata di Fourier che ogni esercizio
pu essere fatto in pi modi differenti.
Questo poteva essere fatto seguendo una via molto rapida. Se noi pensavamo alla
trasformata

|
u(t ) e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
come alla trasformata di
|
u(t )cos
(
o
o
t
)
traslata nel dominio della variabile s si
otteneva subito

|
u(t )e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
=
s-c
0
( s-c
0
)
2
+o
0
2
(ricordiamo che traslare nel dominio della variabile s significa aggiungere la traslazione
ovunque compare la s).
Vogliamo adesso fare alcune importanti considerazioni circa il dominio di questa
trasformata di Laplace. Per far questo, dobbiamo riflettere sul grafico del segnale di
partenza. Questo si pu presentare in due diversi modi a seconda del segno di c
0
.
Se c
0
0 l'esponenziale decrescente quando t tende a pi infinito, se invece c
0
>0
l'esponenziale crescente.
Osserviamo che il segnale nullo per t 0 per cui la trasformata di Laplace avr come
dominio un semipiano destro. Dobbiamo per cercare di capire come fatto questo
semipiano destro in questi casi. Dobbiamo sempre chiederci dove sono le singolarit della
trasformata
Esercizi su trasformate fondamentali - Pag.178
t
c
0
>0
c
0
c
0
+ j o
0
c
0
-j o
0
t
c
0
0
c
0
c
0
+j o
0
c
0
-j o
0
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace

|
u(t ) e
c
o
t
cos
(
o
o
t
)
=
s-c
0
( s-c
0
)
2
+o
0
semplice osservare che il denominatore si annulla in c! j o
0
, per cui il semipiano
destro partir dalla retta parallela all'asse immaginario passante per c
0
. Nei due casi
avremo
Dunque il segnale ha sempre trasformata di Laplace, ma a seconda del valore di c
0
il
suo dominio formato da semipiani che comprendono l'asse immaginario o che non lo
comprendono (ci sarebbe ancora da discutere il caso di c
0
=0 ma esattamente il caso
discusso nel primo esercizio).
Osserviamo quindi che per c
0
0 l'asse immaginario compreso nel dominio, il segnale
di partenza un segnale a crescita lenta e quindi ha sicuramente trasformata di Fourier.
La quale si ottiene semplicemente ponendo al posto di s, j o .
Quando invece c
0
>0 l'asse immaginario non sta n dentro n sul confine del dominio,
quindi siamo certi che il segnale non ha trasformata di Fourier. In questo caso non infatti
un segnale a crescita lenta ma un segnale a crescita esponenziale crescente.
Esercizio 4
Vogliamo fare la trasformata di Laplace del segnale

|
u(t ) e
c
o
t
sin
(
o
o
t
)
Abbiamo dunque da trasformare un segnale che nullo fino allo zero e che poi ha un
andamento esponenziale.
Questo segnale lo vogliamo trasformare utilizzando le propriet che abbiamo visto nel
capitolo precedente.
Vogliamo per in questo caso richiamare quella che era la trasformata
|
u(t )sin
(
o
o
t
)
e
pensare all'esponenziale come a quell'elemento che ci provoca una traslazione nel
dominio della variabile s. Abbiamo immediatamente

|
u(t ) e
c
o
t
sin
(
o
o
t
)
=
o
0
( s-c
0
)
2
+o
2
Anche per questo segnale facciamo delle riflessioni analoghe a quelle fatte per l'esercizio
precedente per quanto riguarda il dominio e la possibilit di trasformare secondo Fourier.
Esercizi su trasformate fondamentali - Pag.179
t
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Esercizio 5
Vogliamo fare adesso la trasformata di Laplace della gaussiana.

|
e
-t
2
1
.
n

Osserviamo a titolo informativo che il fattore


moltiplicativo
1
.
n
viene inserito nella
gaussiana perch cos l'integrale della curva
tra meno infinito e pi infinito uguale ad 1.
Il calcolo di quest trasformata consiste nel fare
il seguente integrale

|
e
-t
2
1
.
n

=
|
-
+
1
.
n
e
-t
2
e
-st
dt =
1
.
n
|
-
+
e
-t
2
e
-st
dt
Osserviamo adesso che
e
t
2
e
-st
pu essere riscritto nel seguente modo
e
-t
2
e
-st
=e
-(t +
s
2
)
2
+
s
2
4
e possiamo quindi scrivere

|
e
-t
2
1
.
n

=
1
.
n
|
-
+
e
-(t +
s
2
)
2
+
s
2
4
dt =
1
.
n
|
-
+
e
-(t +
s
2
)
2
e
s
2
4
dt =
e
s
2
4
.
n
|
-
+
e
-(t +
s
2
)
2
dt
Poniamo adesso t +
s
2
=u e facendo alcune riflessioni che in questo caso trascuriamo
possiamo scrivere

|
e
-t
2
1
.
n

=
e
s
2
4
.
n
|
-
+
e
-u
2
du=
e
s
2
4
.
n
.
n=e
s
2
4
Ed abbiamo ottenuto la trasformata di Laplace della gaussiana.
Facciamo adesso qualche considerazione sul dominio.
L'integrale converge per qualsiasi valore di s. perch si vero che dentro l'integrale
abbiamo un esponenziale che o a pi infinito o a meno infinito cresce( e
-st
), ma cresce
molto meno di quanto decresce l'altro esponenziale presente nell'integrale che invece
decresce sempre (
e
-t
2
). Quindi il dominio di questa trasformata di Laplace uguale a
tutto il piano complesso. Ma se contiene tutto il piano complesso contiene anche l'asse
immaginario, per cui possiamo ricavarci anche la trasformata di Fourier con un semplice
passaggio

|
e
-t
2
1
.
n

=e
( j o)
2
4
=e
-o
2
4
Esercizi su trasformate fondamentali - Pag.180
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Questo un risultato abbastanza interessante perch possiamo osservare che abbiamo
fatto la trasformata di Fourier di una gaussiana ed abbiamo ottenuto ancora una
gaussiana.
Trasformata di Laplace unilatera
Quando si scrive il simbolo di una trasformata di Laplace non si specifica se si tratta di
una trasformata di Laplace bilatera od unilatera, perch sono riconoscibili entrambe, ma
noi, introducendole separatamente, adotteremo il simbolo

per la trasformata
unilatera. La sua espressione la seguente

| x(t )=
|
0
+
x(t )e
-st
dt =
|
0
+
x(t ) e
-ct
e
-j ot
dt
Possiamo osservare che la differenza tra i due tipi di trasformate sta esclusivamente negli
estremi d'integrazione.
Se la funzione x(t ) nulla per t 0 tra trasformata di Laplace unilatera e bilatera non
c' nessuna differenza.
Un modo per interpretare la trasformata unilatera attraverso la bilatera il seguente

| x(t )=
|
-
+
u(t ) x(t ) e
-st
dt
sar infatti il gradino a restringere gli estremi d'integrazione.
Un po' pi impegnativa la definizione di trasformata di Laplace unilatera quando
abbiamo a che fare con le distribuzioni, perch in tal caso non sempre definito il
prodotto u(t ) x(t ) . Cominciamo col dire che il problema di questo prodotto sussiste solo
quando la distribuzione diversa da zero nello zero, ovvero in quei casi in cui
moltiplichiamo per delta di Dirac o sue derivate centrate nello zero. In tali casi si pu
comunque procedere nel seguente modo: si fa prima la trasformata di quelle distribuzioni
che sono diverse da zero soltanto nell'origine (delta e derivate), e di queste siamo sicuri
che la trasformata unilatera coincide con la trasformata bilatera e poi si moltiplica ci che
rimane del segnale per il gradino e si trasforma (a questo punto senza termini impulsivi).
Ci vogliamo adesso chiedere quali propriet caratterizzano questo tipo di trasformata. La
propriet una sola (le altre sono tutte uguali alla bilatera) ma talmente importante che
grazie ad essa nelle applicazioni molto spesso si preferisce utilizzare questa trasformata.
Propriet della derivata.

| x ' (t )=sX
u
( s)-x(0
-
)
Per
x(0
-
)
si intende il limite da sinistra del segnale nello zero.
Antitrasformata di Laplace
Qualche capitolo fa abbiamo definito la trasformata di Laplace nel seguente modo
| x(t )= | x(t )e
-ct
=X
c
(o)
Il pedice nella
X
c
(o)
indica la dipendenza del segnale dal parametro c . Avevamo
Antitrasformata di Laplace - Pag.181
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
anche osservato che l'insieme dei c per i quali definita questa funzione un intervallo
dell'asse reale. Se noi adesso consideriamo c come la parte reale e o come la parte
immaginaria di un numero complesso s, possiamo scrivere
| x(t )= | x(t ) e
-ct
=X
c
(o)=X ( s) con s=c+ j o
ed ecco che s cos definita, costituisce proprio il dominio (una striscia verticale) della
nostra trasformata di Laplace.
Se ne pu concludere che
e
-ct
x(t )=
-
|
X
c
(o)

=
x(t )=e
ct

-
|
X
c
(o)

formula per le distribuzioni


purch c sia preso all'interno del dominio della trasformata di Laplace.
Si pu inoltre dimostrare che il valore dell'antitrasformata non dipende dal valore di c
(sempre purch stia all'interno del dominio).
Supponiamo adesso che sia possibile calcolare l'antitrasformata con l'integrale e vediamo
come diventa l'espressione
x(t )=e
ct
1
2n
|
-
+
X
c
(o) e
j ot
d o
e portando l'esponenziale dentro l'integrale
x(t )=
1
2n
|
-
+
X ( s) e
(c+j o)t
d o
osserviamo che stiamo integrando lungo una parallela dell'asse immaginario che passa
per c .
Riscriviamo adesso l'integrale nel seguente modo
x(t )=
1
2n j
|
-
+
X ( s)e
(c+j o)t
j d o
ed osserviamo che j d o=d (c+j o) , quindi
x(t )=
1
2n j
|
c-j
c+j
X ( s) e
s t
ds
dove c-dom

che la formula di inversione della trasformata di Laplace di Riemann Fourier ed


valida ovviamente se l'integrale calcolabile.
Esempio di calcolo dell'antitrasformata di Laplace utilizzando la definizione.
Vogliamo fare la seguente antitrasformata di Laplace

-
|
1
s

dove dom

=Re s>0
Prendiamo dunque un c>0 ed applichiamo la formula
Antitrasformata di Laplace - Pag.182
t
c
0
>0
t >0
t 0
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace

-
|
1
s

=
1
2n j
|
c-j
c+j
1
s
e
s t
ds
Abbiamo dunque un integrale che viene calcolato lungo un cammino parallelo all'asse
immaginario che pu essere risolto attraverso il lemma di Jordan. Come solito fare
quando si utilizza il lemma di Jordan bene riflettere sul modulo dell'esponenziale
e
st
=e
ct
esponenziale che tende a zero in due casi
e
st
=e
ct
-
t 0
c-+
0
e
st
=e
ct
-
t >0
c--
0
in ciascuno di questi due casi il lemma di
Jordan ci dice in quale dei due semipiani
bisogna chiudere il cammino d'integrazione
per applicare il teorema dei residui.
Se t 0 il semipiano quello per c-+
per cui chiuderemo il cammino d'integrazione attraverso una semicirconferenza a destra
del cammino d'integrazione. Osserviamo subito che in questa regione la funzione
1
s

analitica, quindi il risultato zero.


Se t >0 il semipiano quello per c-- per cui chiuderemo il cammino d'integrazione
attraverso una semicirconferenza a sinistra del cammino d'integrazione. Osserviamo
subito che in questo caso la funzione ha un polo del primo ordine per cui, applicando il
teorema dei residui si ha

-
|
1
s

=
1
2n j
|
c-j
c+j
1
s
e
s t
ds=
1
2n j
2n j R
1
s
e
st
(0)=1
Il risultato quindi un gradino unitario (risultato che gi conoscevamo ma che abbiamo
voluto raggiungere attraverso la formula di antitrasformazione).
Esercizi di antitrasformazione
Nei seguenti esercizi si vogliono calcolare le antitrasfromate, non attraverso l'integrale,
bens riconoscendo delle trasformate note e giungendo all'antitrasformata attraverso le
propriet della trasformata.
Esercizio 1
Vogliamo fare l'antitrasformata del seguente segnale
X
1
( s)=
3 s
2
+6 s-3
s
2
+s-2
A prima vista non sembrerebbe di riconoscere nessuna trasformata nota.
Esercizi di antitrasformazione - Pag.183
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Il metodo per poter riconoscere delle trasformate note quello di decomporre la frazione
in fratti semplici (invitiamo il lettore ad andarsi a rileggere i capitoli che ne parlano). La
prima cosa da fare quindi cercare gli zeri del denominatore. Si ottengono due poli
semplici
s
1
=1
s
2
=-2
e la decomposizione d il seguente risultato
X
1
( s)=
3 s
2
+6 s-3
s
2
+s-2
=3+
2
s-1
+
1
s+2
Osserviamo adesso che i termini dell'ultimo membro sono tutte trasformate note. Si ha
infatti

-
| 3=36(t )
perch si ha la trasformata della delta che uno moltiplicata per 3;

-
|
2
s-1

=2e
t
u(t )
perch si ha la trasformata del gradino traslata di +1 nella variabile s e moltiplicata per 2;

-
|
1
s+2

=e
-2t
u(t )
perch si ha la trasformata del gradino traslata di -2 nella variabile s.
In conclusione si ottiene la seguente antitrasformazione

-
|
3 s
2
+6 s-3
s
2
+s-2

=x
1
(t )=36(t )+2e
t
u(t )+e
-2t
u(t )
Esercizio 2
Vogliamo antitrasformare un segnale che presenta un polo doppio
X
2
( s)=
2 s
3
+5 s
2
+2 s+3
s
3
+s
2
=
2 s
3
+5 s
2
+2 s+3
s
2
( s+1)
E' una funzione razionale che ha i seguenti poli
s=0 polo doppio
s=-1 polo semplice
Si ottiene
X
2
( s)=
2 s
3
+5 s
2
+2 s+3
s
3
+s
2
=2+
3
s
2
-
1
s
+
4
s+1
Che porta alle antitrasformate note
Esercizi di antitrasformazione - Pag.184
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace

-
|
2 s
3
+5 s
2
+2 s+3
s
3
+s
2

=x
2
(t )=26(t )+3t u(t )-u(t )+4e
-t
u(t )
Esercizio 3
Vogliamo antitrasformare un segnale che presenta poli complessi coniugati
X
3
( s)=
s
2
+3 s+24
s
2
+9
I poli sono i complessi coniugati
s=!j3
e la decomposizione in questo caso, se ricordiamo, viene espressa in maniera un po'
diversa
X
3
( s)=
s
2
+3 s+24
s
2
+9
=1+3
s
s
2
+3
2
+5
3
s
2
+3
2
risulta quindi
x
3
(t )=6(t )+3u(t )cos( 3t )+5u(t )sin( 3t )
Esercizio 4
Vogliamo antitrasformare la funzione
X
4
( s)=
2 s
2
+11 s+74
s
2
+4 s+29
I poli sono
s=2!j5
si ha
X
4
( s)=
2 s
2
+11 s+74
s
2
+4 s+29
=2+2
3
2
s+2
( s+2)
2
+5
2
-2(-1)
5
( s+2)
2
+5
2
x
4
(t )=26(t )+3u(t ) cos( 5t ) e
-2t
+2u(t ) e
-2t
sin( 5t )
Esercizio 5
Vogliamo adesso fare l'antitrasformata di un polinomio razionale moltiplicato per un
esponenziale complesso. Osserviamo che la moltiplicazione per l'esponenziale provoca
una traslazione nel tempo (si trasla la variabile t ovunque compare).
X
5
( s)=
2 s
2
+1
s
2
+s-2
e
-5s
I poli sono
s=1
s=-2
Esercizi di antitrasformazione - Pag.185
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Si ha
X
5
( s)=
2 s
2
+1
s
2
+s-2
e
-5s
=
(
2+
1
s-1
-
3
s+2
)
e
-5s
a questo punto si risolvono le trasformate come al solito tenendo per conto della
traslazione
x
5
(t )=26(t -5)+u(t -5) e
t -5
-3u(t -5)e
-2(t -5)
Esercizio 6
In questo esercizio vogliamo antitrasformare un segnale che presenta esponenziali
complessi. In questi casi si fa molto uso di seni e coseni circolari e iperbolici, che altro non
sono che combinazioni lineari appunto di esponenziali complessi.
X
6
( s)=
1
s
sinh s
Si potrebbe vedere subito che questa una trasformata nota, ma supponiamo di non
accorgercene per procedere con metodo. Mettiamo il seno in forma esponenziale e
applichiamo le propriet di linearit e traslazione
X
6
( s)=
1
s
sinh s=
1
s
(
e
s
-e
-s
2
)
x
6
(t )=
1
2

-
|
1
s
e
s

-
1
2

-
|
1
s
e
-s

=
1
2
u(t+1)-
1
2
u(t -1)=
1
2
p
2
(t )
Esercizio 7
X
7
( s)=
1
s+n
cosh s=
1
s+n
(
e
s
+e
-s
2
)

-
|
X
6
( s)

=
1
2

-
|
1
s+n
e
s

+
1
2

-
|
1
s+n
e
-s

x
6
(t )=
1
2
u(t +1)e
-n(t +1)
+
1
2
u(t -1)e
-n(t -1)
Osserviamo che l'esponenziale provocato dalla traslazione nel dominio delle s mentre la
traslazione nel dominio dei tempi provocata dal fatto che si ha il prodotto con un
esponenziale.
Trasformata di Laplace per
segnali periodici per t>=0
Un altro modo per definire questo tipo di segnali quello di pensare alla trasformata
unilatera di Laplace di un segnale periodico.
Trasformata di Laplace per segnali periodici per t>=0 - Pag.186
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Supponiamo di avere un segnale di questo tipo
x
0
(t )=

x(t ) 0tT
0 t 0 o t >T
E supponiamo che il segnale x(t ) sia ottenuto attraverso la somma di traslate di multipli
positivi di T. Ovvero il segnale di cui stiamo parlando uguale a
x(t )=
_
k=0
+
x
0
(t -kT )
Supponiamo ad esempio che il segnale sia l'onda triangolare riportata sotto.
E' facile osservare che un altro modo per descrivere la somma di queste traslate ( un
discorso analogo a quello che si faceva quando si parlato di segnali periodici tra pi e
meno infinito), di pensare alla traslata come il prodotto di convoluzione del segnale non
traslato per una delta traslata
x(t )=
_
k=0
+
x
0
(t -kT )=x
0
(t )
_
k=0
+
6(t -kT )
Questa dunque l'espressione dei segnali che vogliamo trasformare. Ma se vogliamo fare
la trasformata di Laplace di un prodotto di convoluzione, sappiamo che per le sue
propriet uguale al prodotto ordinario delle trasformate, ovvero
| x(t )=
|
x
0
(t )

|
_
k=0
+
6(t -kT )

Vogliamo dunque capire quanto vale


Trasformata di Laplace per segnali periodici per t>=0 - Pag.187
x(t )
t
t
t
t
x
0
(t )
x
0
(t -2a)
x
0
(t -4a)
a 2a
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace

|
_
k=0
+
6(t -kT )

in quanto l'altra trasformata che compare un caso ormai ampiamente trattato.


Utilizzando la linearit e la continuit della trasformata di Laplace possiamo scrivere

|
_
k=0
+
6(t-kT )

=
_
k=0
+
| 6(t -kT )
Essendo la trasformata della delta uguale ad uno, possiamo scrivere, tenendo conto che
una traslazione nel dominio dei tempi d luogo ad una moltiplicazione per un
esponenziale nel dominio della variabile s, la seguente uguaglianza

|
_
k=0
+
6(t -kT )

=
_
k=0
+
|6(t -kT )=
_
k=0
+
e
-kTs
Osserviamo innanzitutto che il dominio della trasformata di Laplace un semipiano
positivo strettamente maggiore di zero e cerchiamo quindi di capire cosa rappresenta
questa sommatoria andando a vedere come varia il modulo dell'esponenziale
e
-kTs
=e
-kT c-j okT
=e
-kT c
e quindi essendo (kT c)>0 (il dominio il semipiano destro
strettamente positivo) si ha che
e
-kTs
=e
-kT c-j okT
=e
-kT c
1
per cui possiamo considerare la sommatoria come una serie geometrica di ragione
e
-Ts
1 . Ne risulta, sapendo calcolare il valore di una serie geometrica, che

|
_
k=0
+
6(t -kT )

=
1
1-e
-Ts
per cui la trasformata di Laplace di una distribuzione periodica per t >0 la seguente
| x(t )=
|
x
0
(t )

1
1-e
-Ts
Esempio
Vediamo un esempio utilizzando proprio un'onda triangolare di periodo T =2a ed
ampiezza 1. La prima cosa da fare la trasformata di Laplace del segnale x
0
(t )
.
Lasciamo al lettore il compito di calcolare tale trasformata, noi ci limiteremo a darne il
valore
X
0
( s)=
4sinh
(
sa
2
)
as
2
e
-as
La trasformata del segnale periodico dunque la seguente
| x(t )=
4sinh
(
sa
2
)
as
2
e
-as
1
1-e
-2as
Trasformata di Laplace per segnali periodici per t>=0 - Pag.188
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Il dominio della trasformata di Laplace il seguente
dom

=s : Re s>0
Infatti il fatto che il segnale di partenza nullo per t 0 fa si che il dominio sia
sicuramente un semipiano destro. Se poi osserviamo il termine dato da X
0
( s) possiamo
vedere che in realt nell'origine abbiamo una singolarit apparente, in quanto sia
numeratore che denominatore vi hanno un polo del 2 ordine. Quindi le singolarit della
trasformata sono date dal secondo termine che ha infiniti poli del 1 ordine sull'asse
immaginario.
Dal dominio possiamo osservare che di questo segnale si poteva fare la trasformata di
Fourier (che in effetti a suo tempo abbiamo gi calcolato), ma che non sarebbe stata
calcolabile con l'integrale e che andava fatta nel senso delle distribuzioni in quanto
compaiono delle delta di Dirac (l'asse immaginario al confine del dominio). Per tali
ragioni si deduce che non neanche possibile passare dalla trasformata di Laplace a
quella di Fourier con un semplice passaggio.
Considerazioni pratiche
Vorremmo adesso fare delle osservazioni che ci permettano di fare delle considerazioni
su di un segnale avendone la trasformata, senza dover necessariamente calcolarne
l'antitrasformata, cio semplicemente sulla base di alcune sue caratteristiche.
Supponiamo di avere una trasformata che sia un prodotto di una funzione razionale per
degli esponenziali, ovvero X ( s)=Y ( s) e
st
i
con Y ( s) razionale e che gli s
k
siano i poli di
Y ( s) . Osserviamo che l'esponenziale una funzione analitica in tutto il piano
complesso. E' semplice fare le seguenti considerazioni.
Se la parte reale di tutti i poli minore di zero allora il segnale, ovvero
l'antitrasformata, tende esponenzialmente a zero per t che tende a pi infinito.
Se invece ci sono anche delle singolarit sull'asse immaginario e se tali
singolarit sono poli del 1 ordine, allora l'antitrasformata limitata per t che
tende a pi infinito.
Se invece ci sono anche delle singolarit sull'asse immaginario e almeno una di
queste un polo del 2 ordine, oppure esiste almeno una singolarit con parte
reale strettamente maggiore di zero, allora l'antitrasformata non limitata per t
che tende a pi infinito.
Avere questo tipo di informazioni estremamente importante nelle applicazioni.
Teorema del valor finale
Qualche informazione pi precisa sul comportamento del segnale per t che tende a pi
infinito ce la da il teorema del valor finale.
Teorema del valor finale - Pag.189
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Teorema del valor finale
Se X ( (( ( s) )) ) analitica per Re s> >> >0 eccetto al pi un polo del primo ordine sull'asse
immaginario allora
lim
t - -- -+ ++ +
x ( (( ( t ) )) )= == =sX ( (( ( s) )) )
s= == =0
Teorema del valore iniziale
Qualche informazione pi precisa sul comportamento del segnale per t che tende a 0
+
ce la d invece il teorema del valore iniziale.
Teorema del valore iniziale
Se il comportamento di x ( (( ( t ) )) ) del tipo kt
n
per t - -- -0
+
,
e se X ( (( ( s) )) ) una somma di funzioni razionali proprie moltiplicate per degli esponenziali
nel seguente modo
X ( (( ( s) )) )= == =
_ __ _
i = == =1
n
X
i
( (( ( s) )) ) e
t
i
s
con t
i
0
allora
lim
t - -- -0
+
x ( (( ( t ) )) )= == =lim
s - -- -
sX ( (( ( s) )) )
con arg s k
n nn n
2
lim
t - -- -0
+
x
( (( ( n) )) )
( (( ( t ) )) )= == =lim
s - -- -
s
( (( ( n+ ++ +1) )) )
X ( (( ( s) )) )
con arg s k
n nn n
2
Uso della trasformata di Laplace
nei modelli differenziali
Concludiamo il corso con qualche applicazione della trasformata di Laplace ai modelli
differenziali. Prendiamo in considerazione dei modelli che possono essere descritti da
equazioni differenziali ordinarie a coefficienti costanti. Per equazione differenziale
ordinaria intendiamo la seguente
(
a
n
d
n
dt
n
+a
n-1
d
n-1
dt
n-1
+...+a
1
d
dt
+a
0
)
y(t )
cio abbiamo un operatore differenziale del tipo descritto applicato ad un segnale
incognito y(t ) . A secondo membro possiamo inserire il segnale di ingresso del nostro
modello od in termini pi matematici il termine noto dell'equazione differenziale ma, nelle
applicazioni, molto spesso non compare il solo termine noto, bens un operatore
differenziale che agisce su di esso, nel seguente modo
(
a
n
d
n
dt
n
+a
n-1
d
n-1
dt
n-1
+...+a
1
d
dt
+a
0
)
y(t )=
(
b
m
d
m
dt
m
+b
m-1
d
m-1
dt
m-1
+...+b
1
d
dt
+b
0
)
x(t )
Uso della trasformata di Laplace nei modelli differenziali - Pag.190
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Un modello differenziale di questo tipo ha tutte le buone propriet dei modelli che
abbiamo descritto nell'apposito capitolo (continuit, linearit, invarianza per traslazioni
temporali, causalit) e vi si possono quindi applicare tutti i metodi legati anche al prodotto
di convoluzione.
Facciamo adesso un esempio un po' pi concreto di equazione differenziale. Supponiamo
di avere l'equazione
y ' ' (t )+3 y ' (t )+2 y(t )=3 x ' (t )
equazione che pu anche essere riscritta nel seguente modo
( D
2
+3 D+2) y(t )=3 Dx(t )
Cerchiamo adesso di capire cosa succede quando a questo modello applichiamo la
trasformata di Laplace. La prima cosa che dobbiamo verificare che entrambi i membri
siano trasformabili.
Se ci ricordiamo la propriet di derivazione delle trasformate, questa dice che l'operatore
di derivazione viene trasformato in una moltiplicazione per la variabile s, quindi facendo la
trasformata di Laplace nell'equazione generale del modello otteniamo
(
a
n
s
n
+a
n-1
s
n-1
+...+a
1
s+a
0
)
Y ( s)=
(
b
m
s
m
+b
m-1
s
m-1
+...+b
1
s+b
0
)
X ( s)
equazione che in modo pi sintetico pu essere cos riscritta

( s)Y ( s)=

( s) X ( s)
utilizzando questa forma si pu anche riscrivere il modello di partenza

( D) y(t )=

( D) x(t )
Adesso dobbiamo stare attenti al fatto abbiamo applicato la propriet senza aver tenuto
conto delle condizioni iniziali, mentre abbiamo visto che tale propriet si differenzia fra
trasformata di Laplace bilatera ed unilatera per il fatto che in quest'ultima tiene conto
anche delle condizioni iniziali. Se noi in questo esempio ci mettiamo nelle condizioni di
avere condizioni iniziali nulle, non abbiamo pi differenze e possiamo andare avanti senza
problemi.
Siamo dunque nel caso di segnali che cominciano all'istante zero e vengono applicati ad
un modello dalle condizioni iniziali nulle.
Detto questo, torniamo alla nostra equazione

( D) y(t )=

( D) x(t )
-

( s)Y ( s)=

( s) X ( s)
Osserviamo che, mentre risolvere un'equazione differenziale un'operazione piuttosto
complessa, risolvere lo stesso modello trasformato diventata una normale equazione
nella variabile s, la seguente
Y ( s)=


( s)

( s)
X ( s)
e poi, facendo l'antitrasformata
y(t )=
-
| Y ( s)
otterremo la soluzione dell'equazione differenziale.
Tornando al nostro esempio concreto avremo
Uso della trasformata di Laplace nei modelli differenziali - Pag.191
R
C
v (t )
v
C
(t )
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
( D
2
+3 D+2) y(t )=3 Dx(t ) =
( s
2
+3 s+2)Y ( s)=3 sX ( s) =
Y ( s)=
3 s
( s
2
+3 s+2)
X ( s)
A questo punto non ci resta che fare l'antitrasformata per avere la soluzione
dell'equazione differenziale.
Applicazione ad un modello
concreto
Prendiamo in considerazione l'RC passa
basso cio un circuito formato da una
resistenza ed un condensatore, che abbia
come ingresso un generatore di tensione e
come uscita la tensione sul condensatore.
Le leggi costitutive del circuito ci dicono che

v
R
(t )=Ri
i=Cv '
C
(t )
v(t )=v
C
(t )+v
R
(t )
Quindi abbiamo
RCv '
C
(t )+v
C
(t )=v (t )
E questa l'equazione differenziale del modello concreto che abbiamo ottenuto a partire
dalle sue leggi costitutive.
Se indichiamo con
T =RC
y(t )=v
C
(t )
x(t )=v (t )
l'equazione diviene
Ty ' (t )+y(t )=x(t )
o se vogliamo
(TD+1) y(t )=x(t )
Se adesso facciamo la trasformata di Laplace abbiamo
(Ts+1) Y (t )=X (t )
Non dimentichiamo mai che in questo caso abbiamo fatto la trasformata di Laplace
bilatera e quindi ci dobbiamo porre in condizioni iniziali nulle, ovvero con il circuito in
quiete.
Applicazione ad un modello concreto - Pag.192
t
h(t )
1
T
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A questo punto si ottiene facilmente
Y (t )=
1
(Ts+1)
X (t )
e baster antitrasformare per ottenere il segnale cercato.
Proviamo adesso a prendere come segnale in ingresso una delta di Dirac, cio un
impulso. Allora, se noi indichiamo con h(t ) la risposta all'impulso, l'equazione
differenziale che descrive il modello RC passa basso diventa
Th' (t )+h(t )=6(t )
Facciamo la trasformata di Laplace ed abbiamo
TsH( s)+H ( s)=1 =
H ( s)=
1
Ts+1
=
1
T
s+
1
T
Essendo H( s) la trasformata di Laplace di un segnale che noi consideriamo nullo fino a
quando non inizia la sua risposta alla delta di Dirac, il suo dominio sar un semipiano
destro che si estender fino ad incontrare la prima singolarit che in questo caso in
-
1
T
.
Se adesso facciamo l'antitrasformata otteniamo
h(t )=
1
T
u(t )e
-
t
T
Segnale che rappresenta molto
semplicemente il condensatore che si scarica
dopo essere stato caricato da un impulso che
stato dato all'istante zero.
Vediamo un altro esempio. Applichiamo le considerazioni fatte ad un circuito che abbia
come ingresso una porta
x(t )=p
2a
(t -a)
Vogliamo cercare la risposta y(t ) . Abbiamo l'equazione
Ty ' (t )+y(t )=p
2a
(t -a)
La trasformata di Laplace di questa equazione la seguente
Applicazione ad un modello concreto - Pag.193
t
y(t )
2a
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(Ts+1)Y ( s)=
2sinh( sa)
s
e
-as
pensando poi al seno iperbolico come combinazione di esponenziali complessi
(Ts+1)Y ( s)=
2sinh( sa)
s
e
-as
=
e
as
-e
-as
s
e
-as
=
1-e
-2as
s
=
Y ( s)=
1-e
-2as
s (Ts+1)
che allo scopo di fare l'antitrasformata scriviamo nella forma
Y ( s)=
1
s (Ts+1)
-
e
-2as
s (Ts+1)
otteniamo, dopo la scomposizione in fratti semplici
Y ( s)=
-T
Ts+1
+
1
s
-
-T
Ts+1
e
-2as
-
1
s
e
-2as
ed antitrasformando si ottiene
y(t )=-u(t ) e
-
t
T
+u(t )+u(t -2a) e
-
t -2a
T
-u(t -2a)
Osserviamo che la risposta uguale alla
somma dei primi due termini fino all'istante
2a , dopodich si aggiungono gli altri due
termini.
E' di interesse osservare il grafico della
risposta: il condensatore si carica fino
all'istante 2a, che l'istante in cui il segnale
della porta cessa di esistere, dopodich
comincia a scaricarsi.
Separazione dei termini di
transitorio e di regime
Spesso nei modelli viene inserito un segnale d'ingresso che periodico per t >0 .
Abbiamo visto come si fa la trasformata di un segnale di questo tipo. Osserveremo
adesso che la risposta ad un segnale di questo tipo si pu facilmente decomporre in due
addendi
Separazione dei termini di transitorio e di regime - Pag.194
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
Transitorio
Regime
Prendiamo nuovamente in considerazione il circuito RC passa basso e come segnale
d'ingresso il treno d'impulsi per t >0 .
x(t )=
_
n=0

6(t -n) (abbiamo delle delta centrate negli interi positivi)


Cerchiamo la risposta al segnale
(Ty ' +y)=
_
n=0

6(t -n)
La trasformata di Laplace
(Ts+1)Y ( s)=
1
1-e
-s
e si ricava
Y ( s)=
1
(Ts+1)
1
1-e
-s
Fare l'antitrasformata di questo segnale non una cosa immediata. Possiamo per
adottare il seguente metodo: decomponiamo il primo termine come se fosse un addendo
e giungiamo alla seguente
Y ( s)=
R
Y ( s)
(
-
1
T
)
(
1+
1
T
)
+
Y
Regime
1-e
-s
dove Y
Regime
una funzione incognita che possiamo ottenere, avendo noti tutti gli altri
termini. Essendo
R
Y (s)
(
-
1
T
)
=
1
T
(
1-e
1
T
)
cerchiamo la Y
Regime
che ha la seguente espressione
Y
Regime
( s)=
1
T
(
s+
1
T
)
-
1-e
-s
T
(
1-e
1
T
)
(
s+
1
T
)
adesso possibile antitrasformare
y
Regime
(t )=
1
T
u(t )e
-
t
T
-
1
T
(
1-e
1
T
)
u(t ) e
-
t
T
+
1
T
(
1-e
1
T
)
u(t-1) e
-
(t -1)
T
Con qualche conto si pu osservare che y
Regime
(t )=0 solo per 0t 1 (dove,
ricordiamo, 1 il periodo che avevamo dato al treno di impulsi). Tornando quindi alla
Separazione dei termini di transitorio e di regime - Pag.195
Capuzzo Alessandro www.kapello.it - Trasformata di Laplace
trasformata
Y ( s)=
R
Y ( s)
(
-
1
T
)
(
1+
1
T
)
+
Y
Regime
1-e
-s
osserviamo che il secondo addendo un segnale periodico (il periodo dato dal
denominatore, essendo periodico l'esponenziale).
Il primo addendo invece il transitorio, che come abbiamo visto, quando viene
antitrasformato porta ad un esponenziale che modifica, in maniera anche abbastanza
consistente, la risposta al segnale, quando si vicini allo zero, ma che poi va via via
scemando fino ad approssimarsi allo zero in maniera definitiva.
Separazione dei termini di transitorio e di regime - Pag.196