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Enciclopedia Italiana (1935)
PROPORZIONI
di Guido Gasperini
PROPORZIONI. - Musica. - La teoria delle proporzioni nacque coi primi saggi
del discanto (sec. XII e XIII) quando si cominci ad opporre, in una stessa
battuta, movimenti e valori di note diversi e quando, in specie, si volle
indicare il cambiamento di valore (cio il moto pi rapido e pi lento) da
darsi alle note di una parte di canto di fronte alle note di un'altra parte.
Allora sul modello delle proporzioni numeriche, che stabiliscono rapporti
precisi fra numeri diversi (l'uno paragonato al due, al tre, al quattro, il tre
paragonato al due, il quattro al tre, ecc.) incominciarono a fiorire le
proporzioni musicali che anch'esse si fondarono sul contrasto sorgente dal
paragone tra diversi valori di note emessi in un medesimo tempo.
Sarebbe stato facile lo stabilire, sino da principio, con chiarezza il
movimento, il valore e il cambiamento di valore delle note opposte nelle
varie parti di canto in una stessa battuta. Ma la incerta conoscenza dello
sviluppo da dare alla composizione polifonica, nei secoli nei quali l'ars
antiqua e poi l'ars nova guidarono i progressi della composizione musicale, e
l'amore alle sottigliezze scolastiche proprio di quei tempi, intorbidarono in
tal modo la teoria delle proporzioni da farla diventare una delle pi astruse
dell'antica dottrina musicale.
Secondo gl'insegnamenti dati dai fondatori della teoria della composizione
polifonica, tutto il sistema delle proporzioni (dalla proporzione pi semplice
alla pi complessa) venne compreso in cinque grandi classi alle quali
vennero dati, rispettivamente, i nomi di: Multiplice, Superparticolare,
Superparziente, Multiplice superparticolare e Multiplice superparziente.
Dal genere Multiplice sorgevano le proporzioni dupla, tripla, quadrupla,
quintupla, ecc., rappresentate dai rapporti numerici 2:1, 3:1, 4:1 ecc., ovvero
4:2, 6:2, 8:2 ecc., nelle quali il valore maggiore conteneva esattamente due o
pi volte il valore minore.
Dal genere Superparticolare fiorivano le proporzioni sesquialtera,
sesquiterza, sesquiquarta, sesquiquinta ecc. rappresentate dai rapporti
numerici 3:2, 6:4, 9:6 ecc. ovvero 4:3, 5:4, 6:5 ecc., nelle quali il valore
maggiore conteneva una volta il valore minore pi una parte aliquota.
Dal genere Superparziente sorgevano, poi, le proporzioni, superbiparziente
o supertriparziente o superquadriparziente ecc., nelle quali il valore
maggiore, contenendo una volta il minore pi alcune parti non aliquote,
dava luogo ai seguenti rapporti: superbiparziente terza, quinta, settima ecc.
= 5:3, 7:5, 9:7 ecc.; supertriparziente quarta, quinta, settima ecc. = 7 :4, 8 :5, 10
:7 ecc.; superquadriparziente quinta, settima, nona ecc. = 9:5, 11:7, 13:9 ecc.
Venivano, infine, le ultime due classi, le quali, nascendo dalla congiunzione
del genere Multiplice col Superparticolare e col Superparziente, davano vita
alle proporzioni composte, nelle quali erano ammessi i rapporti numerici
pi complicati. Tali erano la dupla sesquialtera, la dupla sesquiterza, la
dupla sesquiquarta ecc., la tripla sesquialtera, la tripla sesquiterza, la tripla
sesquiquarta ecc., le quali corrispondevano, rispettivamente, ai rapporti: 5
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VOCABOLARIO
proporzione
proporzine s. f. [dal lat. proportio -onis, ricavato
dalla locuz. pro portione secondo la porzione, e
coniato prob. da Cicerone per tradurre il gr.
(v. analogia)]. 1. a. Corrispondenza di
misura fra due o pi cose che si
proporzionare
proporzionare v. tr. [tratto da proporzionato] (io
proporzino, ecc.). Ridurre una grandezza o un
oggetto qualsiasi nella misura opportuna perch sia
in proporzione con altra grandezza o con altro
oggetto; o, anche, mettere in giusta proporzi
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:2, 7 :3, 9 :4 ecc., 7:2, 10:3, 13:4 ecc.
La complessit di questa teoria era resa, poi, ancor pi densa e dall'uso di
non cambiare la figura delle note, quando per effetto delle proporzioni
cambiava, invece, il loro valore - sicch, p. es., una fila di semibrevi
preceduta dal segno indicatore della dupla
non cambiava la figura delle sue note sebbene queste avessero perduto met
del loro valore - e per l'aggiunta di numerose regole e di altre proporzioni
apparse pi tardi. poi anche da osservare che tra le regole da aggiungere
alle gi citate non erano di piccola importanza quelle che prendevano in
considerazione il ritorno al valore normale (all'integer valor) di quelle note,
che per effetto delle progressioni avevano perduto parte del loro valore.
Quel ritorno si indicava per mezzo delle stesse cifre, che avevan dato luogo
alla proporzione; ma le cifre venivan capovolte e al nome delle proporzioni
veniva aggiunta la particella sub. Cos alla proporzione dupla rappresentata
dal rapporto numerico 2 :1, corrispondeva (col ritorno al valor normale) la
subdupla rappresentata dal rapporto numerico 1:2, cos alla sesquialtera che
nasceva dal rapporto 3:2 corrispondeva la subsesquialtera che nasceva dal
rapporto 2:3. infine da aggiungere che, con le proporzioni gi esposte,
un'altra va citata che sorgeva di frequente nel corso di un pezzo senza che
nessun segno di misura, nessuna frazione, venisse a indicarla. Questa
proporzione era detta emiolia ed apparteneva alla categoria delle
sesquialtere. La sua presenza era segnalata dal cambiamento di colore di
una serie di note bianche che, divenute nere, perdevano parte del loro
valore. Nella emiolia (che era maggiore o minore secondo che era formata di
brevi e di semibrevi o di semibrevi e minime) ogni gruppo di tre note era
contrapposto a un gruppo di due, sicch dal contrasto dei due movimenti
sorgeva la forma caratteristica della terzina. Essa non aveva bisogno di esser
annunziata da alcun segno speciale in quanto che la fila nera delle sue note
bastava a segnalarla.
La teoria delle proporzioni, sorta, come si detto, col principiare del canto
misurato, dur finch questo canto non fu completo in ogni sua parte. La
vediamo, quindi, progredire e divenire sempre pi complessa e ricca di
movimenti e di contrasti quanto pi complessa appare la composizione
polifonica vocale: Quando, poi, sul finire del sec. XVI, la composizione
moderna appare con i suoi movimenti monodici e con la semplificazione di
tanta parte dell'antica dottrina, allora anche le proporzioni cessano
progressivamente di avere importanza e vengono assorbite dalla nuova
teoria e dalla nuova pratica.
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