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Del dittongo e dello iato

La distinzione tradizionale di dittongo e iato, partendo da criteri fonetici, ma ben presto mescolandoli
a considerazioni di natura morfologica quando non addirittura grafematica, costringe a
pedanterie (per non dire salti mortali) non indifferenti onde potersi districare nellingenerato
groviglio.
La fonetica, invece, chiarissima al riguardo e non si presta alla minima ambiguit: un dittongo
la sequenza di due vocoidi qualsiasi (anche appartenenti a due parole distinte) quando questi non
siano separati da alcuna differenza accentuale (n, ovviamente, da una pausa o da un colpo di
glottide), mentre uno iato -lo ripeto- la sequenza di due vocoidi, ancora una volta qualsiasi,
separati per da una differenza accentuale (primaria o secondaria che sia: cfr., e.g., Luciano
Canepri, Il M
a
PI. Manuale di Pronuncia Italiana, Zanichelli, Bologna 1999
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, cap. 5) E, come si
vede, queste definizioni non tirano nemmeno in ballo il concetto di sillaba, che uno dei pi difficili
da definirsi in termini generali (e linguisticamente soddisfacenti: cfr., e.g., Peter Ladefoged, A
Course in Phonetics, Harcourt College, Fort Worth 2001
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, cap. 10, o
anchehttp://www.unibuc.ro/eBooks/filologie/mateescu/pdf/71.pdf in rete).
Qui, il termine vocoide non uninutile pedanteria, ma allude al fatto che si
considerano solo foni vocalici veri, e non contoidi quali, per esempio, gli [j] e [w] di ieri e uomo,
rispettivamente, che fonematicamente possono essere considerati delle vocali in alcune lingue.
Come ho gi detto, quelli che tradizionalmente vanno sotto il nome di dittonghi
ascendenti foneticamente non sono altro che delle sequenze contoide - vocoide.
Cos, per tornare a bomba, foneticamente loe di poeta /po'Eta/ uno iato, quello di
poetessa /poe'tessa/ un dittongo e quello di poeticismo uno iato se/quando lo si pronuncia
/po,eti'tSizmo/ per via di quellaccento secondario (qui e altrove tS -nonch ts, dZ e dz-
devono intendersi legate: vera affricata, cio, non sequenza). Cos, ancora, per fare un esempio del
tipo avviato/avviamento di Vittorio (che, peraltro, mi pare abbia perfettamente compreso il mio
discorso), in viaggio si ha generalmente uno iato /vi'adZdZo/ (e dico generalmente perch
sempre possibile, soprattutto a ritmo allegro, la pronuncia /'vjadZdZo/), mentre in viaggiare si ha
un dittongo (anche se lo si pronuncia /viadZ'dZare/, cio anche se non lo si pronuncia /vjadZ-/), ch la
prima a non accentata, nemmeno secondariamente (se non per uneventuale enfasi ad hoc).
Per inciso, in un caso come quello di viaggiare (pronunciato /viadZ'dZare/), la fonetica non
saccorge nemmeno di trovarsi di fronte a un quadrisillabo. Anzi, foneticamente viaggiare una
parola trisillabica esattamente come viaggio (pronunciato /vi'adZdZo/), n potrebbe essere
altrimenti Per sentirla quadrisillabica, bisogna infatti ricorrere alla morfologia, che ci dice che
viaggiare deriva da viaggio, in cui si ha effettivamente la divisione sillabica vi.a E rieccoci
pari pari al discorso di mai/mia di cui al mio messaggio precedente: per quanto riguarda
numero di sillabe e posizione dellaccento dintensit rispetto al dittongo atono (o, meglio, non
accentato, visto che, contrariamente, e.g., al greco antico o al mandarino e cantonese moderni,
litaliano non una lingua a tonemi), la situazione di viaggiare /viadZ.'dZa.re/ assolutamente
analoga a quella di zainetto /*dzai.'net.to/. Foneticamente, i due dittonghi [ai] e [ia] sono identici
se non per il fatto che nel primo il dorso della lingua percorre (diagonalmente) la distanza
(millimetrica) che intercorre tra la posizione bassa centrale [a] del trapezio vocalico a quella alta
anteriore *i+, mentre nel secondo fa lopposto Lo stesso discorso sapplica a una parola come
avviamento, in cui foneticamente, non potendo -in un contesto normale- essere la seconda a
accentata (neanche secondariamente), ia deve considerarsi dittongo e non iato, e la sillabazione
(fonetica, non morfologica) non pu che essere /av.,via.'men.to/ (o /,av.vja.'men.to/),
concordemente col Devoto e con buona pace di Di Maida e della Setti (cfr. http://www-
old.accademiadellacrusca.it/faq/faq_risp.php?id=108&ctg_id=44 ma lo scoglio pi grande qui
far capire alla gente che, anche usando un criterio fono-morfologico -che, per inciso, non mi garba
punto- come per viaggiare, avviamento rimane quadrisillabico, perch -ancora,foneticamente-
via, proprio come mia, un monosillabo. Per riuscire a vedere -sentire qui sarebbe
inappropriato- cinque sillabe in avviamento bisogna applicare un criterio morfo-morfologico che
parte da un bisillabico */'vi.a/, ma via pu annoverato tra i bisillabi solo sulla base di
considerazioni morfologiche, non fonetiche: infatti, nonostante i succitati problemi relativi alla
definizione del concetto di sillaba, *quasi+ tutti sono concordi nellaffermare
che foneticamente due vocoidi contigui appartengono sempre a ununica sillaba a meno che non
siano separati da un differenza accentuale [ed eventualmente tonale per le lingue a tonemi, o anche
solo prosodicamente tonale], da un colpo di glottide e/o da una pausa. E questo appunto perch, in
mancanza duna tale separazione, non vi sono ragioni fonetiche per suddividere il continuum di
sonorit costituito dai due vocoidi *Teoricamente, possono sussistere anche ragioni (pi o meno
stringenti) di natura fonotattica, proprie di ciascuna lingua, che possono indurre a ripartire due
vocoidi contigui in due sillabe distinte, ma non questo il caso]).
Detto ci, non sar certo cos categorico da non riconoscere che non possa tornare comodo, in alcuni
contesti (morfologici, appunto), adottare una definizione di dittongo e iato (e sillaba) diversa da
quella pi propriamente fonetica che ho qui ricordata, e pi in linea con quella tradizionale, ma
gradirei che, quando lo si fa, lo si dicesse e non si facesse finta di star dando la pi naturale
definizione possibile di questi concetti.
Se, alla luce di questo, Lei rimane interessato, come purtroppo credo, alla definizione tradizionale
di dittongo e iato, la risposta Glielha gi data Vittorio, anche se -ahinoi- non sono solo le
grammatichette a riportare questa definizione cavillosa e non fonetica, ma praticamente tutte le
grammatiche italiane serie, data limpreparazione fonetica della quasi totalit dei nostri
grammatici, anche dei pi grandi. Un riferimento bibliografico per tutti: Luca Serianni, Grammatica
italiana, UTET, Torino 1989, cap. I.