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INFORMATION

COMMUNICATION TECHNOLOGY
PER UN PROGETTO URBANO SOSTENIBILE



Antonio Caperna










Information Communication Technology
per un progetto urbano sostenibile





Informazione e comunicazione digitale nei processi di conoscenza e di
governo sostenibile del territorio
























2 20 00 05 5 b by y A An nt t o on ni i o o C Ca ap pe er rn na a
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Societ Internazionale di Biourbanistica
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i

Ringraziamenti
Innanzitutto vorrei ringraziare Elena Mortola, per il suo contributo sia in termini dialettici
e di critica costruttiva che di supporto logistico durante i miei spostamenti allestero.
Un particolare ringraziamento va allArch. Giovanni Biallo, per avermi consentito di
partecipare alle attivit formative, relativamente alle tematiche legate ai sistemi GIS,
presso il Laboratorio di MondoGIS. Un altro grazie va al Prof. Kees Doevendans e ai
Proff. Theo Arentze e Aloys Borgers dellUrban Planning Group della Technical
University of Eindhoven (TU/e), i quali, oltre a fornirmi utili consigli per il mio lavoro, mi
hanno reso partecipe della loro attivit accademica e di ricerca. Ancora un grazie al
Prof. Nikos Salingaros - Department of Applied Mathematics, University of Texas at
San Antonio - per avermi fornito utili consigli e materiale relativamente ai suoi studi di
matematica applicata allarchitettura e allurbanistica. Infine, un grazie ai Proff. Petter
Pilesj e J ean Nicolas Poussart, rispettivamente direttore e docente del GIS Centre
della Lund University (Svezia), per la stima e lapprezzamento che hanno dimostrato
nei miei confronti e verso il mio lavoro.



















ii



































iii
I N D I C E

Ringraziamenti. I
Indice. III
Capitolo 1 - Introduzione
1.1 Oggetto, obiettivi ed approccio 3
1.2 Un quadro di sintesi della contemporaneit . 5
1.2.1 Introduzione 5
1.2.2 Il dualismo tra la cultura razional-cartesiana e quella organica. 6
1.2.3 Linterazione tra filosofia, citt e tecnologia nella modernit.. 8
1.3 Organizzazione della tesi. 11
Parte I: contesto generale.
Sviluppo sostenibile e citt come entit complessa

Capitolo 2: Sviluppo sostenibile nei processi politico-economici contemporanei
2.1 Introduzione: umanesimo, modernit e post-modernit. 15
2.2 Cosa si intende per sviluppo sostenibile?. 16
2.3 Rapporto tra ambiente ed economia: dal mondo moderno al
mondo contemporaneo. 17
2.3.1 Assetto politico-ideologico nel mondo contemporaneo 17
2.3.2 I differenti approcci verso uneconomia sostenibile.. 19
2.3.2.1 Funzionalisti.. 21
2.3.2.2 Environmental economics.. 21
2.3.2.3 Gli economisti "umanisti" 21
2.3.2.4 Dagli economisti umanisti alla bioeconomia 22
2.3.2.5 Alcune critiche alla teoria bioeconomica . 24
2.3.2.6 I territorialisti . 25

iv
2.4 Lo sviluppo sostenibile attraverso i documenti internazionali
per una nuova politica urbana. 27
2.4.1 Una possibile definizione di sviluppo sostenibile.. 27
2.4.2 LAgenda 21. 28
2.4.3 Partecipazione pubblica ed indicatori nel processo di Agenda 21.. 30
2.4.4 Il ruolo della comunicazione nei processi partecipativi. 31
2.4.5 Dalla Dichiarazione di Istanbul al protocollo di Kyoto 32
2.4.6 Aspetti nella politica locale. 34
2.5 Conclusioni. 37
Capitolo 3: sviluppo urbano sostenibile nella citt contemporanea
3.1 Introduzione 41
3.2 La citt nel mondo contemporaneo.. 41
3.2.1 La citt nei processi economico-finanziari del mondo contemporaneo. 41
3.2.2 Il processo di urbanizzazione nel mondo contemporaneo.. 44
3.3 Sostenibilit, complessit ed ambienti urbani. 46
3.3.1 Il paradigma della complessit nella cultura contemporanea. 46
3.3.2 Significati ed approcci metodologici della complessit. 52
3.3.3 La sostenibilit in termini ecologici.. 55
3.3.4 Lo sviluppo sostenibile in termini sistemici. 55
3.3.5 La citt come eco-sistema. 60
3.4 Conclusioni.. 62
Parte II: Informazione ed ICT per un progetto sostenibile

Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit
4.1 Introduzione. 65
4.2 E possibile misurare la sostenibilit?.. 65
4.3 Definizione e ruoli degli indicatori. 66
4.4 Tipologie di indicatori. 69
4.5 Frameworks teorici sui quali si costruiscono set di indicatori.. 72
4.5.1 Base politica.. 72
4.5.2 Base tematica... 73
4.5.3 Base sistemica. 74
4.6 Criteri generali di selezione e di valutazione degli indicatori.. 75

v
4.7 Un processo partecipativo per la definizione di un sistema di indicatori 77
4.8 Gli indicatori di sostenibilit ambientali nei documenti
internazionali 79
4.8.1 Il Core set di indicatori ambientali dellO.E.C.D. 81
4.8.2 Come scegliere gli indicatori ambientali allinterno del
framework PSR 85
4.8.3 Gli indicatori del Global Urban Observatory (UNCHS, United
Nations Centre for Human Settlements - Habitat). 87
4.8.4 Indicatori ambientali della Commission on Sustainable
Development (CSD) delle Nazioni Unite. 91
4.8.5 Gli indicatori per la salute del WHO. 93
4.9 Il contesto europeo 95
4.9.1 Introduzione. 95
4.9.2 Indicatori Comuni Europei (European Common Indicators ECI). 96
4.10 Gli indicatori di sostenibilit locale ed urbana nel contesto italiano.. 98
4.11 Informazione digitale ed indicatori 99
4.12 Conclusioni.. 100
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
5.1 Introduzione. 105
5.2 cos la ICT.. 105
5.3 Tipologie di ICT.. 108
5.3.1 Data-base technologies .. 108
5.3.2 Decision Support System (DSS) e Spatial Decision
Support System (SDSS)..... 114
5.3.3 Networking Technology.. 118
5.3.4 Multimedia technology. 121
5.3.5 Identification technology . 122
5.4 Gli elementi costitutivi della ICT: infrastruttur elettroniche, contenuti
ed accesso.. 122
5.5 Gli elementi costitutivi dellICT in ambito locale. 124
5.5.1 e-Access 124
5.5.2 e-content 125
5.5.3 Rete infrastrutturale locale.. 128
5.6 Interazioni e dinamiche tra e-Access, e-content e
Rete infrastrutturale 128
5.7 Possibili ruoli della ICT nei processi di cambiamento... 129
5.7.1 Efficiency improving. 131
5.7.2 Trasparency enhancing132
5.7.3 Control enhacing... 132

vi
5.7.4 Innovation enhacing 133
5.7.5 Network enhacing. 133
6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
6.1 Introduzione. 136
6.2 Le trasformazioni nella societ: dalla societ razionalista alla
network society 137
6.3 La democrazia nellera della rete. 140
6.3.1 Dallutopia alla cyber-utopia 140
6.3.2 Verso la cyber-democracy? Citt digitale ed e-democracy 142
6.3.3 Obiettivi per una politica di e-democracy. 145
6.4 ICT nelle politiche dellUnione Europea e dellItalia per una societ
dellinformazione. 147
6.4.1 Introduzione.. 147
6.4.2 Le politiche dellUnione Europea per lo sviluppo della ICT 149
6.4.3 Il modello italiano di e-Government.. 154
6.5 Conclusioni. Dalla forma di governo tradizionale alle-governance:
prospettive e dinamiche 159
7. Sviluppo Sostenibile e ICT
7.1 Introduzione. 166
7.2 La ricerca di un possibile framework per un uso sostenibile della ICT 169
7.2.1 Democrazia .. 170
7.2.2 Economia173
7.2.3 Principi per un uso sostenibile della ICT.. 174
7.2.4 Aree strategiche 175
7.3 Processi partecipativi e ICT.. 178
7.3.1 I principali approcci emergenti a livello internazionale 179
7.3.2 La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali locali . 182
7.3.3 Un esempio di metodologia partecipativa: European
Awareness Scenario Workshop (EASW).. 186
7.4 Conclusioni.. 188
8. Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
8.1 Introduzione.. 192
8.2 Dallinformazione ai sistemi informativi 193
8.3 Linformazione per la conoscenza del territorio: informazione

vii
spaziale e territoriale.. 196
8.4 Linformazione nei sistemi informativi territoriali (SIT).. 199
8.5 Le modalit di rappresentazione digitale dei dati geografici:
raster e vector 201
8.6 Tecniche per lacquisizione dei dati geografici. 205
8.7 Modalit di gestione ed amministrazione dei dati: i database 208
8.8 Tecnologie informatiche per sistemi informativi: i GIS. 209
8.8.1 Elementi costitutivi di un GIS. 212
8.8.2 Funzioni e capacit di un GIS 215
8.8.3 Applicazioni in ambito web. 217
8.9 Elementi base per un progetto concettuale di un sistema
informativo ambientale per una Pubblica Amministrazione 223
8.9.1 Principi generali.... 223
8.9.2 La visione strategica e linterdisciplinarit nella formulazione
dei principi progettuali. 227
Parte III: casi di studio e progetto di un network territoriale

9. Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
9.1 Introduzione. 232
9.2 La percezione del ruolo della ICT in rapporto alle politiche
locali: lesperienza olandese. 232
9.3 Le applicazioni della ICT in alcune citt europee.. 237
9.3.1 Eindhoven e LAja... ... 237
9.3.2 Lesperienza di Manchester ed Helsinky. 239
9.4 Sintesi tra le diverse esperienze europee.. 241
9.5 La percezione del ruolo della ICT in rapporto alle politiche
locali nel contesto della rete citt strategiche..243
9.6 Lesperienza italiana di Reggio Emilia.. 249
9.6.1 Quadro generale. 249
9.6.2 Gli indicatori messi a sistema. 250
9.6.3 Il sistema informativo del Comune di Reggio Emilia ed il
progetto S.I.S.Te.R. 257
Capitolo 10. Un modello per la realizzazione di un network territoriale
10.1 Obiettivi generali.... 262
10.2 Background generale per sviluppo del framework.. 265
10.3 Attori coinvolti e ruoli... 266

viii
10.4 Pre-requisiti politico-tecnici per lo sviluppo di un modello
di governo dellinformazione sostenibile 268
10.5 Struttura generale del framework ... 270
10.5.1 Punto a.: modellazione del sistema 271
10.5.2 Punto b): sub-sistema informativo degli indicatori.. 274
10.5.3 Punto c): Sub-sistema di analisi ed accesso alla base dati
(Environmental Data-flow Analysis and Visualizing
Information EDAVI). 283
10.6 Progetti 285
10.6.1 Introduzione: i progetti avviati dallAgenzia Regionale
per i Parchi (ARP). 285
10.6.2 Il network territoriale.... 287
10.6.3 Attivit del LabTer di Montorio Romano (RM). 288
10.6.4 Progetto e-portal: cultura dell'e-learning e rete territoriale.. 290
10.6.5 Il concetto di rete nella scuola dell'autonomia.. 295
10.6.6 Progetto piazze telematiche (digital points).. 295
11. Glossario dei termini pi usati nella ICT.. 299
12. Bibliografia 311























ix




















Non entri alcuno che ignori la Geometria (Platone)


CAPITOLO 1
Introduzione
























Capitolo 1: Introduzione
_____________________________________________________________________________________________________________

2


















































Capitolo 1: Introduzione
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3
1.1 Oggetto, obiettivi ed approccio
Sono trascorsi oltre trentanni dalla prima conferenza O.N.U. sullambiente umano
tenutasi a Stoccolma nel 1972 e dalluscita del libro Limits to Growth (sempre del
1972). In questo arco temporale vi sono state altre conferenze internazionali e si
assistito, parallelamente, ad una rapida crescita dellinteresse del mondo accademico
per le tematiche legate alla sostenibilit e al significato da attribuirgli. Ed proprio su
queste due componenti, politica la prima e paradigmatica la seconda che poggia il
presente lavoro nei suoi aspetti generali. Vediamo in dettaglio cosa intendo dire.
Componente socio-politica. Da questo punto di vista, come gi accennato sopra, vi
sono stati grandi cambiamenti che hanno indotto profonde trasformazioni. A partire
dalla fine degli anni 80, si cominciato a parlare prima di societ dellinformazione
(Castells, 1989) e quindi, negli anni 90 con lavvento della tecnologia digitale, di
network society (Castells, 1996) ovvero dellaffermazione di un sistema socio-
economico e finanziario non pi caratterizzato da una produzione di massa ed
uniforme, ma bens su modelli di produzioni flessibili e strutturati attorno ad un
economia e ad un sistema finanziario globale e a rete. Queste trasformazioni hanno
richiesto e tuttora richiedono un grande sforzo politico, soprattutto in termini di
programmi ed idee capaci di gestire e governare, secondo approcci sostenibili,
processi e modelli divenuti via via pi complessi. E, quindi, su queste necessit di
governo della complessit che sono stati elaborati differenti documenti politici che,
pi di ogni altra cosa, individuano nelle basi informative e nei processi di
comunicazione (in particolare quelli strutturati attorno alla ICT) le basi sulle quali
individuare possibili modelli di sostenibilit. In termini politici quindi, il percorso verso la
sostenibilit diventa un concetto unificante che riunisce in s sia principi decisionali
democratici che principi di gestione ambientale ai differenti livelli della gerarchia
decisionale. In particolare, gli elementi sui quali lopzione politica deve e dovr sempre
pi puntare sono:
democrazia: ovvero processi decisionali democratici e condivisi sia per mezzo
dei propri rappresentanti politici, sia con la possibilit di associarsi per
esprimere le proprie opinioni;
sussidiariet: ovvero le decisioni devono essere prese al livello pi vicino
possibile ai soggetti coinvolti;
responsabilit: la responsabilit delle decisioni deve essere chiaramente
definita, sia che competa agli organi di governo locale sia che venga
demandata ad apposite commissioni tecniche con funzioni e poteri specifici;
trasparenza: il processo decisionale deve essere chiaro, pubblico ed esplicito;
partecipazione pubblica: la partecipazione va ulteriormente integrata con la
formazione, la sensibilizzazione, l'educazione, in modo che le scelte e gli
interventi vengano elaborati in maniera pi consapevole.
Paradigma della complessit
1
. Si tratta di un paradigma che ha indotto profondi
rivolgimenti, tanto sul piano teorico che su quello filosofico, e che si qualifica per un

1
Come vedremo meglio nei capitoli successivi, per paradigma si intende linsieme delle conquiste
scientifiche universalmente riconosciute e che, per un certo arco di tempo, forniscono un modello di
problemi e soluzioni accettabili a coloro che praticano un certo campo di ricerca . (la definizione di Kuhn
citato da Oldroyd D., The arch of Knoledge. An introduction study of the histiry of the Philosophy and
Methodology of Science, Methuen, New York, 1986.
Capitolo 1: Introduzione
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4
approccio scientifico caratterizzato da una forte interdisciplinarit dovuta alla possibilit
di applicare concetti matematici a differenti aree della ricerca. In tali modelli emerge il
fatto che le diverse unit che lo compongono sono, per mezzo di processi di
interazione, in reciproca relazione scambiandosi informazioni, il che equivale a dire
cercare di organizzarsi scegliendo una tra le infinite possibilit disponibili e tale da
permettere una interazione armonica e non conflittuale tra le parti che lo compongono.
E, quindi, da questa capacit di interdisciplinarit del paradigma della complessit,
nonch dalle sue caratteristiche matematiche che andiamo a rappresentare gli
ambienti (urbani e non) in forma sistemica.
E, quindi, sulla base di queste due componenti, politico-analitica luna e metodologica
laltra, che poggia loggetto cui mira il presente lavoro: ovvero quale ruolo pu
giocare la ICT nei processi di innovazione e trasformazione sostenibile della citt
e del territorio. Pi in dettaglio, il lavoro svolto, oltre a fornire un quadro di analisi
strutturato su pi livelli, cercher di fornire possibili soluzioni sostenibili in ordine alle
seguenti tematiche:
ruolo dellinformazione e della comunicazione come componenti essenziali
per favorire dinamiche virtuose di sviluppo locale e sostenibile del
territorio. In tal senso si analizzer il valore delle basi informative (quale
informazione, per chi, per che cosa e come produrre informazione) e dei
processi di comunicazione strutturati attorno alla ICT. In particolare, per
questultima si identificher un possibile modello sostenibile e tale da mitigarne
gli aspetti negativi;
e-democracy ed e-government: ovvero il nuovo rapporto che si instaurato
tra potere pubblico e individuo per effetto delle nuove tecnologie;
sistemi informativi territoriali interattivi come strumenti non solo per
permettere un governo efficace ed efficiente del territorio, ma anche come
metodologie da integrare in processi di pianificazione partecipata e di
valutazione ambientale strategica.
Siamo, quindi, in presenza di unanalisi valutativa dellefficacia di modellare lo sviluppo
sostenibile di un territorio attorno al concetto di sistema e di gestione di questa
complessit attraverso strutture informative digitali. In particolare questultima
componente sta aprendo nuovi ed ancora inesplorati scenari in cui il connubio tra
information technology e communication technology configura non solo una serie di
nuove possibilit in termini di maggiore efficienza, tanto nei processi di comunicazione
che di decision making, ma anche nuovi scenari socio-politici ed economici fino a pochi
anni orsono inimmaginabili.

Viceversa, il termine sistema fu usato per la prima volta dal biochimico Lawrence Henderson, e ci per
indicare sia gli organismi viventi che i sistemi sociali. Il significato originario della parola sistema, deriva dal
greco synestanai, cio porre insieme. In tal senso, sistema da intendersi come un tutto integrato le cui
propriet essenziali derivano dalle relazioni tra le sue parti. In tal senso il pensiero sistemico definisce la
comprensione di un fenomeno nel contesto di un insieme pi ampio, cio porle in un contesto, stabilire la
natura delle loro relazioni.
Capitolo 1: Introduzione
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La figura sopra fornisce una rappresentazione generale dellorganizzazione della tesi. In
nero rappresentata la base metodologica (scientifica e politica) sulla quale si sono
successivamente costruiti ed analizzati gli strumenti ed i possibili modelli che essi
potevano esprime e capaci di fornire un contributo verso la sostenibilit.
1.2 Un quadro di sintesi della contemporaneit
1.2.1 Introduzione
Il presente paragrafo intende delineare un profilo storico-filosofico della moderna
societ. Ritengo indispensabile operare, seppure in modo conciso, tale analisi perch
attraverso di essa verranno dimostrati i limiti culturali e conseguenzialmente quelli di
natura politico-economica del nostro mondo e della nostra societ. Tale processo di
analisi trova la sua ragion dessere in due motivi:
1. perch indispensabile comprendere i processi di crescita materiale della
nostra societ al fine di poterne valutare gli effetti sullambiente;
2. tali processi di crescita sono, oramai, divenuti modelli planetari, per cui si
assiste, per la prima volta nella storia, alla globalizzazione di una struttura
Capitolo 1: Introduzione
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politico-economica e, per conseguenza, di quella filosofica, seppure in forme
ibride.
E altres ovvio che questi concetti verranno esaminati attraverso una analisi che,
sebbene dovr essere per forza di cose concisa in quanto lobiettivo della tesi di altra
natura, permetter di comprendere, mi auguro in modo chiaro, la struttura sulla quale
poggio le mie asserzioni e le conseguenze che tale struttura avr nel rapporto tra uomo
ed ambiente urbano e quindi attraverso di questo del concetto di sostenibilit.
1.2.2 Il dualismo tra la cultura razional-cartesiana e quella organica
Credo che la nostra civilt si trovi in un momento estremamente delicato della sua
storia. I rivolgimenti politici, a partire dai primi anni 90 e fino alle ultime manifestazioni,
lasciano trasparire gli embrioni di un qualcosa di nuovo che potrebbe portare ad una
rottura ideologica con il sistema politico che noi conosciamo. Seppure questi aspetti
possano apparire lontani dal tema della sostenibilit, essi sono espressione della
struttura dinamica del mondo e della storia. Volendo delineare, attraverso un quadro di
sentesi, la configurazione del modello occidentale credo sia necessario analizzarne
alcune componenti essenziali, quali:
la struttura filosofica della nostra societ, ovvero il modo in cui ci rapportiamo
con noi stessi e con il mondo circostante. E in tal senso lepoca industriale ha
dato origine ad un salto culturale, passando da una concezione organica del
mondo ad una di tipo meccanicistico;
il ruolo della citt, attraverso tutte le sue componenti, tanto quelle fisiche che
quelle ideologiche;
la crescita tecnologica delluomo e la conseguente crescita esponenziale
dellimpatto sullambiente.
Queste tre componenti, oltre ad una chiave di lettura ampia e generale, permettono di
porsi, da un punto di vista urbanistico-architettonico, due domande:
a) esiste o esistita la capacit di generare una forma di linguaggio architettonico
in grado di essere in comunione con lambiente? Un linguaggio, quindi non pi
distruttivo e di soffocamento, ma capace di convivere con lambiente stesso
dando vita ad un connubio vivo?
b) Oggi, attraverso le nostre conoscenze e alla luce del nostro potenziale culturale
e tecnologico, in che modo possiamo intervenire sulle citt affinch si possa
ottenere un rapporto sostenibile con lambiente?
Cercare una risposta a questi quesiti vuol dire cercare di comprendere, attraverso un
tentativo di sintesi, i processi storici non solo attraverso la lente illuministico-
razionalistica, ma anche attraverso quelle espressioni di pensiero che, seppure siano
risultate minoritarie e perdenti nella cultura occidentale del Novecento, possono
fornirci, attraverso nuovi approcci metodologici, altre chiavi di lettura dei fenomeni e,
quindi, non solo una lettura in termini tecnici o scientifici, ma anche secondo una
Capitolo 1: Introduzione
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modalit organica. Come detto, il tentativo quello di staccarsi dalla cultura
dominante, legata morbosamente al pensiero illuminista e razionalista, la quale vuole
leggere ogni espressione della vita solo attraverso atteggiamenti deterministici di
causa - effetto. Credo che un tale atteggiamento, oltre a denotare assoluta mancanza
di spiritualit, denoti notevoli limiti intellettuali e in taluni casi deviazioni ed
esasperazioni che rasentano il fondamentalismo. A proposito di questa ambizione
razional-computante, vorrei citare ci che scrive Konrad Lorenz nel libro Gli otto
peccati capitali della nostra civilt: Credere che faccia parte del patrimonio stabile
dell'umanit soltanto ci che comprensibile per via razionale, o addirittura soltanto ci
che scientificamente dimostrabile, un errore che comporta conseguenze disastrose
[...] che induce a gettare a mare l'ingente tesoro di conoscenze e di saggezza
contenuto nelle tradizioni di tutte le antiche culture e nelle dottrine delle grandi religioni
universali [e a] vivere nella convinzione che la scienza sia in grado di dar vita dal nulla,
unicamente per via razionale, a una intera cultura, con tutto ci che essa comporta.
Ebbene a questa logica di interpretazione del mondo, Spengler contrappone una
logica del tempo, ovvero un elemento legato ad una necessit organica, la quale
compenetra il pensiero mitologico, religioso ed artistico. Sono queste due componenti
che originano due approcci filosofici che, se letti ciascuno per suo conto, risultano
completamente differenti, traducendosi poi, in chiave socio-politica, in due
atteggiamenti che interpretano il senso ultimo delle cose e dei fatti o in chiave
naturalistico-meccanicistica o in quella storico-organica; ognuno per s, i due ordini
abbracciano il mondo intero. Solo che locchio, in cui e per cui questo mondo prende
forma, diverso. (Spengler, 1978).
Cerchiamo ora di meglio comprendere questi due atteggiamenti, di confrontarli e di
desumerne indicazioni per il nostro presente.
Credo sia cosa appurata che con la modernit si sempre pi affermata la struttura
filosofica in chiave naturalistico-meccanicistica, la quale attraverso unideologia tutta
rivolta verso un progresso sottomesso alla verifica del comando scientifico, ha finito
con il frantumare il sapere in mille rivoli al solo scopo di ottenere per ciascun micro-
ambito il massimo, sia in termini tecnici che di ricadute economiche. Si assistito,
cos, ad un radicale cambiamento sul valore ultimo e sul senso da dare non solo alle
scoperte scientifiche ma anche alla stessa esistenza. La modernit, intesa come
civilizzazione, pu concepire la realt solo attraverso il filtro delle conoscenze tecnico-
scientifiche. Questa esaltazione dellanima tecnica, che rinnega tutti quegli
atteggiamenti e quelle manifestazioni legate al senso mistico e di amore cosmico, ha
cambiato il sentimento faustiano della natura in conoscenza concettuale e le figure di
una fede originaria nelle forme meccaniche di una scienza esatta. Questo
atteggiamento di superiorit, se da un lato ha fornito allUomo nuovi strumenti per
affermare sempre di pi la propria forza sul Creato, dallaltro ha finito per rendere
luomo stesso schiavo della macchina, schiavit che trova la sua espressione viva
nellolocausto della terra attraverso i processi economici. A questo mondo inteso come
puro meccanismo razionale pu essere contrapposto un mondo con una diversa
gerarchia, dove la necessit meccanica subordinata alla necessit organica, in
quanto questultima ad essere fondamento della prima perch depositaria di forza
creatrice, mentre la prima definisce solo i limiti e le regole. Questi due atteggiamenti
culturali sono profondamente contrapposti: da un lato il pensiero illuministico-
razionalista che vede il susseguirsi degli avvenimenti in un ottica spiegabile in termini
puramente oggettivi. E dallaltro lato la struttura organica, il cui pensiero non solo una
Capitolo 1: Introduzione
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pura contrapposizione al pensiero illuministico-razionalista, di cui pienamente
consapevole della intrinseca necessit che lo accompagna, ma anche un tentativo di
interpretazione simbolica delle civilt che sono apparse sulla terra attraverso quelle
espressioni simboliche divenute arte, religione, scienza e linguaggio. Il pensiero
organico percepisce le civilt come corpo vivo, che nascono, crescono per poi, un
giorno, morire e rigenerarsi in un qualcosa di nuovo. Allinterno di questo processo
ciclico, definito da Spengler di successione organica, una civilt, una volta che ha
raggiunto tutte le sue potenzialit espressive, sia in termini ideologici, religiosi, che
artistici e scientifici decade, affievolisce le sue potenzialit, esaurisce le sue forze
divenendo civilizzazione. Questo processo, che caratterizza ed destino di ogni
civilt rappresenta un termine, irrevocabile ma sempre raggiunto secondo una
necessit interna a qualsiasi civilt. (Spengler, 1978).
Ma che cosa significa tutto questo? Ed in che modo queste strutture filosofiche
possono aiutarci a capire ed interpretare la natura degli eventi? In tal senso vorrei
sottolineare due cose:
a) la struttura organica non rinnega quella razionale, ma concepisce, come ho
detto sopra, questultima come necessit intrinseca di un certo momento
storico;
b) non possiamo n dobbiamo rinnegare il salto culturale rappresentato
dallesperienza illuministico-razionalista, seppure ritengo che essa abbia
esaurito la sua forza e deviato profondamente il rapporto uomo/ambiente.
Allora capire queste due momenti della storia della nostra cultura, vuol dire non porsi in
termini di contrapposizione strutturale tra le due, ma leggerle secondo gerarchie
differenti. Solo in questo modo potremo strutturare una morfologia della storia in grado
di fornirci una chiara analisi dellevoluzione della nostra cultura, in modo tale da
attribuire ad ogni evento il suo senso, comprendendone il perch e le necessit
intrinseche che lo hanno generato. In tal senso quando parliamo del sorgere della
cultura industriale, ad esempio, ci apparr chiaro il senso di scelte quali ladozione del
metro come unit di misura al posto delle tradizionali unit legate al corpo umano
piede, pollice, etc. o il differente approccio verso lanimo umano e la spiritualit cos
come appare negli scritti di Gethe, che sono chiaramente organici, da quelli
razionalisti di un Laclos nelle Liaisons dangereuses del 1782 o di J ulien Lamettrie
in Luomo macchina. La comprensione di una struttura morfologica non pi solo in
termini causa-effetto potr permetterci di guardare verso il nostro destino con occhi
nuovi, perch se si vuole sapere in che forma il destino della civilt occidentale si
compir nel futuro, bisogna prima sapere che cosa sia una civilt, in che rapporto essa
sta con la storia visibile, con la vita, con lanima, con la natura con lo spirito, in quali
forme essa si manifesta e in che misura queste forme (che sono popoli, lingue ed
epoche, battaglie e idee, Stati e di, arti e opere darte, scienze diritti, forme
architettoniche e visioni del mondo, grandi personalit e grandi avvenimenti) abbiano
valore di simboli e come tali vadano interpretate (Spengler, 1978).
Capitolo 1: Introduzione
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9
1.2.3 Linterazione tra filosofia, citt e tecnologia nella modernit
Ad un certo punto della storia delluomo la citt diviene non pi solo una esigenza fisica
ma un qualcosa di intimamente legato ad esso, tanto e in tal maniera che il carattere
proprio della storia mondiale, sta nel fatto che tutte le grandi civilt sono state civilt
cittadine. Le nazioni, gli Stati, la politica e la religione, tutte le arti, tutte le scienze si
basano su questunico fenomeno elementare dellesistenza umana, costituito dalla
citt. (Spengler O., 1978), Anzi, possibile dire, almeno da un punto di vista
occidentale, che non vi sia creazione umana che incarni la continuit storica in modo
pi tipico e con forme pi tangibili che non il fatto urbano.
La storia degli ultimi tre secoli, ha segnato un grande passaggio nella cultura europea.
Con lavvento della citt industriale e le trasformazioni politiche, economiche e sociali
che con essa si sono intrecciate, hanno segnato un profondo cambiamento nei
tradizionali assetti culturali. Le vicende che hanno caratterizzato questo passaggio
epocale sono cos raggruppate da Benevolo: (Benevolo L., 1993)
a) i meccanismi della rivoluzione industriale aumento della popolazione,
laumento della produzione industriale e la meccanizzazione dei sistemi
produttivi cambiano le quantit e le qualit in gioco nel sistema insediativo
europeo;
b) la revisione del patrimonio culturale europeo avviene sotto il lume della ragione,
che riconosce in ogni genere di realt un proprio ordine oggettivo, e mette in
crisi il loro equilibrio nel sistema tradizionale;
c) la coerenza della progettazione architettonica e paesistica riposa sui
meccanismi istituzionali, che vengono contestati dalla critica illuministica e dalle
rivoluzioni politiche del tardo 700;
d) il progresso tecnico e lo spirito imprenditoriale, che dominano questo periodo,
tengono viva intanto lesigenza della riorganizzazione.
Tutte queste componenti provocano un profondo cambiamento nel mondo fisico e in
quello intellettuale. E in tutti questi avvenimenti vi una costante: la citt. Con lavvento
della societ industriale la citt, con il carico dei suoi problemi, sta al centro degli
avvenimenti in un modo affatto nuovo: non come simbolo del potere costituito, per il
legame fra corti e capitali stabilito nei secoli passati, ma come sorgente oscura e
temibile del potere stesso, nel momento di trapasso. (Benevolo L., 1993) Cos la citt
diviene il perno di un nuovo sistema che proietta la sua forza tanto verso linterno
lassetto delle citt diventa uno dei problemi dei nuovi governi usciti dalle lotte del 1848
che verso lesterno, dove essa comincia la sua contrapposizione al paesaggio, e a
palesare una volont a voler essere qualcosa di diverso, di superiore e dove la
metropoli gigantesca, la citt concepita come mondo vicino al quale non deve esistere
un diverso mondo, inizia la sua distruzione sullimmagine del paesaggio. Per cui, se
prima la citt si era abbandonata al paesaggio, ora vuole farlo simile a se (Splenger
1978), Questa trasformazione, accompagnata alliperbolico sviluppo tecnologico e al
processo di globalizzazione delle economie, ha generato uno scontro tra i processi
naturali e quelli politico-economici, oramai posti su basi strutturali completamente
discordanti. La natura, con i suoi ritmi e i suoi tempi estremamente dilatati e, per
contro, processi economici sempre pi vorticosi e dove si enfatizzato un modello
economico che ha sempre trascurato la dimensione sociale dellindividuo (Dalay e
Cobb, 1990; Fusco Girard, 1997) e dove, addirittura, nellultimo decennio dello scorso
secolo si assistito ad una profonda trasformazione sul concetto di denaro, che ha
Capitolo 1: Introduzione
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finito per acquisire un proprio ed autonomo sviluppo, indipendente dalle classiche
forme di scambi puramente commerciali.
Questo processo di trasformazione, che secondo Spengler caratterizzano il passaggio
tra civilt e civilizzazione, induce dei profondi cambiamenti culturali, che se risultarono
astratti allorquando furono formulati dal filosofo tedesco, appaiono in tutta la loro fisicit
oggi che ci troviamo di fronte a fenomeni divenuti oramai globali. In particolare mi
riferisco al ruolo economico e politico di quelle citt che Sassen chiama citt globali o
primarziali. Come vedremo pi dettagliatamente nei prossimi paragrafi, queste citt
sono qualcosa di nuovo per la nostra cultura, giacch esse diventano metropoli, che
hanno assorbito tutto il contenuto della storia e di fronte alle quali lintero paesaggio di
una civilt scende al rango di una provincia avente solo da nutrire la metropoli coi
residui di una umanit superiore. (Spengler, 1978). Questo passaggio si traduce in un
radicale cambiamento nelluomo perch luomo di questo periodo storico ha perso ogni
legame con la madre Terra, sono svaniti i fondamenti tradizionali delle idee
filosofiche e religiose e il contatto diretto con la natura sono stati in gran parte
sostituiti dallabitudine a concetti rarefatti, soprattutto nel vendere e nel comprare.
(Arnheim R.,1977).
La citt diviene sede di un particolare modo di vivere e di essere, e luomo civilizzato,
nomade intellettuale (Spengler, 1978) profondamente radicato alla citt, parla una
lingua nuova e totalmente diversa da quella della cultura contadina per cui il cittadino
facilmente riconoscibile di fronte a chi non lo (Spengler, 1978).

Nellultimo scorcio del XX secolo abbiamo sempre pi assistito a brutali eccessi
progettuali, a forme espressive che si sono succedute nel lasso di qualche anno. Tali
forme espressive non sono state capaci di attecchire nella societ perch rinchiuse in
ambiti culturali ristretti. Credo che si possa parlare come di rappresentazioni del
malessere o delle angosce di una ristretta cerchia di architetti, i quali, per, non hanno
saputo dare risposte nelle loro rappresentazioni n il vuoto n allimpoverimento
urbano e sociale della societ occidentale. Si pensi, ad esempio a quelle architetture
che attraverso una forma espressiva tecnocratica e rivolta verso lera spaziale
hanno rappresentato scenari urbani dove lo spazio della citt era fondamentalmente
ostile alluomo, quasi espressione e raffigurazione di presagi di morte. O, ancora,
espressioni di silenziose utopie colme di ottimismo tecnologico, che addirittura in
alcune proposte evocano immagini metafisiche, effimere e criptiche, alcune delle quali
sono votate allautodistruzione.
Queste architetture sono solo la rappresentazione fisica di un malessere presente nella
nostra societ. Apprezzo di talune di esse non laspetto architettonico ma quello
pittorico, quindi puramente speculativo attribuendogli una espressivit conchiusa in se
stessa e per se stessa. Il problema, come pi volte verr sottolineato nel presente
lavoro, strutturale, ovvero i profondi rivolgimenti che hanno segnato il crollo di confini
esterni, fisici, geografici, economici ed epidemiologici dovuti ai processi economico-
politici e sociali, hanno prodotto o indotto anche, per cos dire, un crollo di quei limiti
interni di carattere etico; ci se da un lato ha prodotto come effetto grandi successi
della scienza e della tecnica, dallaltro ha creato grandi vuoti etico-morali e politici. La
ricostruzione del mondo operata dalla razionalit scientifica e dall'efficienza tecnologica
ha aperto prospettive grandiose, di fronte alle quali cadono uno dopo l'altro i limiti, i
tab e gli scrupoli tradizionali. Nascono cos i miti dell'onniscienza, dell'onnipotenza e
dell'immortalit, che incarnano aspirazioni umane vecchie come il mondo. Vorrei
concludere dicendo che niente di ci che bello separabile dalla vita; e la vita
ci che muore (Velery P., 1990).
Capitolo 1: Introduzione
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1.3 Organizzazione del testo
Il testo stato strutturato in tre parti, cos organizzate:
I. la prima parte della tesi opera unanalisi generale sui cambiamenti culturali,
sociali ed economici che hanno investito la nostra societ, nonch sul significato
che stato attribuito allo sviluppo sostenibile.
Sulla scorta di tale struttura sono stati sviluppati i seguenti capitoli:
capitolo secondo, dove si cercato di capire quale significato possibile
attribuire allo sviluppo sostenibile alla luce tanto dei processi politici ed
economici che di quelli politici del mondo contemporaneo;
capitolo terzo, dove si tratter dello sviluppo sostenibile con riferimento ai
sistemi urbani. In tale ottica verr sviluppato un percorso che attraverso la
teoria della complessit porter ad unanalisi della citt in termini di eco-
sistema, con tutte le implicazioni di ordine metodologico e politico-economico
che ne seguono.
II. La seconda parte, che costituisce il cuore del presente lavoro, andr a
soffermarsi pi dettagliatamente sul ruolo degli indicatori di sostenibilit e della
Information Communication Technology (ICT), cercando di capire il ruolo di
detti sistemi in una prospettiva di attuazione di politiche volte alla sostenibilit.
Sulla scorta di tale struttura sono stati sviluppati i seguenti capitoli:
quarto capitolo, dove si cercher di capire cosa si intende per indicatore di
sostenibilit, le differenti chiavi di lettura che essi permettono, nonch i
differenti frameworks sulla scorta dei quali strutturare obiettivi volti alla
sostenibilit;
quinto capitolo, tratter della ICT e delle sue componenti costitutive. Si, cio,
di capire cos la ICT, quali componenti la caratterizzano, sia a scala
nazionale che su scala locale, nonch le interazioni e le dinamiche tra queste
componenti nonch sui possibili ruoli della ICT nei processi di cambiamento;
sesto capitolo tratter dei processi ideologici e politici legati allintroduzione
della ICT nella societ contemporanea. In particolare si analizzeranno sia il
cambiamento strutturale della societ, sia i nuovi processi di ridefinizione del
concetto di democrazia in atto nei paesi tecnologicamente avanzati. La parte
finale del capitolo fornir un quadro sulle politiche dellUnione Europea e
dellItalia nella societ dellinformazione ma anche le prospettive e le
dinamiche che caratterizzano processi attuativi della e-democracy e delle-
Government;
il settimo capitolo tratter della interazione tra processi sostenibili e la ICT. In
tale capitolo si forniranno una serie di indicazioni e spunti metodologici al fine
di definire un possibile framework per un uso sostenibile della ICT;
lottavo capitolo permetter una sintesi tra la componente informativa e quella
comunicativa al fine di permettere tanto operazioni di governo della
complessit che di attuazione di conoscenza condivisa, soffermandosi, in
particolare, sul passaggio tra informazione e sistema informativo.
Capitolo 1: Introduzione
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III. La terza parte, infine, fornir un quadro delle esperienze internazionali
caratterizzate dal connubio ICT e sostenibilit e da un possibile modello attuativo
del percorso definito nel presente lavoro.
Il capitolo nove illustra casi studio relativamente alluso della ICT nelle
politiche locali relativamente alle citt di Eindhoven, LAja, Helsinky,
Manchester e Reggio Emilia. Inoltre verr illustrato, attraverso una
comparazione, quale sia la percezione della ICT in rapporto alle politiche
locali relativamente allesperienza olandese e quella italiana della rete delle
citt strategiche;
Infine, il capitolo dieci fornir un modello attuativo del quadro delineato nel
presente lavoro realizzando un possibile modello di network territoriale
incentrato sulla ICT
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PARTE I
Contesto generale
Sviluppo sostenibile e citt come entit complessa
There is enough in the world for everybodys need, but not enough for anybodys greed.
(Gandhi)
CAPITOLO 2
Lo sviluppo sostenibile nei processi politici ed economici della
contemporaneit
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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2.1 Introduzione: umanesimo, modernit e post-modernit (come fine
dellumanesimo?)
Cercare di dare una definizione univoca di sviluppo sostenibile ritengo sia, sul piano
della ricerca, estremamente riduttivo. Allinterno di queste due parole vi deve essere un
modo nuovo di intendere il rapporto con lambiente, soprattutto in termini di credo. A
tal fine i paragrafi che seguono proporranno unanalisi del concetto di sostenibilit che,
partendo da una base in termini ecologici, attraverser trasversalmente aspetti
economici e politici della nostra societ, cercando di produrre una visione a
trecentosessanta gradi di questo concetto. Un elemento che credo sia apparso chiaro
sin dal primo capitolo del presente lavoro, la necessit per la nostra societ di
liberarsi da quel convincimento, che nella sua radice ipocrita ed egoistico, che vede
le nostre verit quelle Occidentali, razional-meccanicistiche delle verit assolute ed
universali, tralasciando o ignorando coscientemente che queste verit sono solo
espressioni di unesistenza particolare e soltanto di essa. Questo un limite intrinseco
ad ogni civilt e ad ogni momento storico; e in tale ottica il nostro mondo, malgrado il
suo potenziale tecnologico e culturale, non da meno. Le forme di credo, talune volte
espresse in atteggiamenti integralistici, danno vita a scorie difficili da smaltire. E
necessario un atteggiamento aperto e attento al nuovo. E ci non per accettare
questultimo come verit assoluta, tuttaltro. Ma per intraprendere con i nuovi paradigmi
una dialettica costruttiva e protesa verso un futuro migliore per tutto il pianeta. Credo
che da questo punto di vista sia importante ristrutturare e rimodellare non solo il
paradigma scientifico, fondato sui modelli classici, quale quello newtoniano, ma anche
quello politico-economico su qui poggia la nostra cultura (Spengler, 1978; Vattimo,
1991). Sul piano scientifico, come accennavo pocanzi, la base per comprendere i
fenomeni naturali stata essenzialmente strutturata in funzione dellideale
meccanicistico, ovvero fornire una rappresentazione razional-maccanicistica di un
certo sistema con lipotesi che le variabili dello stesso riflettano la tassonomia dello
stesso e con lulteriore ipotesi che esso tenda verso posizioni o modelli in equilibrio. Su
questi modelli si basano le scelte della nostra societ; ad esempio se si pensa alle
attivit di gestione dei flussi di traffico, ci si rende conto che lidea di fondo, quando si
affronta il problema, quella di definire politiche che in un futuro prossimo possano
permettere una modello di sviluppo che tenda verso lequilibrio, il tutto senza tener
conto di possibili variabili che, come quasi sempre accade, modificano continuamente il
progetto iniziale e il tentativo di previsione fatto da questo. Il limite intrinseco in tale
paradigma deve quindi portarci alla valutazione di nuovi metodi e nuovi approcci, che
possano permettere un aiuto nei processi decisionali e garantire una tendenza verso
un futuro migliore.
Da un punto di vista generale, ovvero di approccio filosofico, il problema della crisi
dellumanesimo caratterizzato da una perdita della soggettivit umana nei
meccanismi delloggettivit scientifica e poi tecnologica (Vattimo, 1991). Molti filosofi
hanno espresso in termini chiari questa crisi, anche se ognuno di essi ha caratterizzato
taluni aspetti. Vogliamo ricordare, ad esempio, il lavoro di Spengler, Der Untergang des
Abendlandes del 1918, dove la crisi della cultura umanistica la si vede legata ad una
concezione organica della filosofia della storia, nel senso che laspetto umanistico
legato alla creazione artistica o di pensiero, essenzialmente legato alle fasi giovanili
di una civilt, mentre le fasi terminali della stessa sono caratterizzate da processi nei
quali prevalgono forme di organizzazione tecnico-scientifico-economica del mondo,
con un culmine politico che lautore lega ad eventi fenomenologici di tipo cesariano.
Invece Heidegger considera la crisi della cultura umanistica in termini di verwindung,
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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ovvero di oltrepassamento, di crisi della metafisica (Vattimo, 1991). Quindi in
Heidegger la cultura tecnica un compimento della metafisica, cio essa rappresenta il
massimo dispiego di questultima in quanto, volendo la tecnica concatenare tutti gli enti
in legami causali prevedibili e dominabili, rappresenta il massimo dispiego della
metafisica. Quindi vi una visione dellumanesimo come parte della metafisica in cui
luomo e subiectum, mentre la crisi di questo, e quindi la cultura tecnica, non vista
staccata da questo ma ad esso legata in termini di verwindung, ovvero di superamento,
evoluzione (Vattimo, 1991).
Da questo breve accenno emerge, talune volte latente, altre volte evidente, una crisi
della cultura umanistica. Forse un elemento comune a queste differenti posizioni
costituito da una percezione della tecnica in termini di sovrastruttura, ovvero di un
elemento comunque esterno alluomo. Aperto appare, invece, il dibattito sulle
distorsioni nel meccanismo generale della nostra cultura.
2.2 Cosa si intende per sviluppo sostenibile?
Oggi molti autori propongono la definizione di sviluppo sostenibile data dal rapporto
Bruntland, ovvero esso "non uno stato di armonia prefissato, ma piuttosto un
processo di cambiamento in cui lo sfruttamento delle risorse, la direzione degli
investimenti ed i cambiamenti istituzionali vengono resi compatibili con i bisogni futuri,
oltre che con quelli presenti". (WCED 1987)
Come logico che sia, la definizione fornita una definizione che individua princpi
generali a cui soggetti istituzionali e non dovranno fare riferimento. Appare, quindi,
necessario fornire quella base conoscitiva affinch, ogni lettore possa formulare una
idea pi dettagliata e precisa del significato della sostenibilit. Ma prima di addentrarci
nei paragrafi successivi vorrei soffermarmi su alcuni punti base che caratterizzano la
ricerca di un senso compiuto del significato di sostenibilit. Possiamo mostrare
essenzialmente due anime. Una prima che considera improponibile ed impensabile
uno sviluppo sostenibile allinterno dellattuale culturale occidentale poich il termine
sviluppo, inteso nel senso attribuitogli dalla rivoluzione industriale in avanti, racchiude
un contenuto caratterizzato essenzialmente da processi di crescita economica e di
accumulo di capitale ai danni della natura. Esso si fonda su aspetti divenuti pregnanti
della nostra cultura e legati a valori quali luniversalismo, il dominio sulla natura e la
razionalit. La critica teorica a questo sistema portata avanti da uno sparuto gruppo
di filosofi che vede proprio in questa forma di sviluppo, che ha caratterizzato tanto il
mondo capitalista che quello ex socialista, la causa dei problemi sociali ed ambientali.
Allinterno di questo paradigma non c posto n per il rispetto della natura n
tantomeno per quello dellessere umano. Dunque non ha senso parlare di sviluppo
sostenibile perch le due parole sono in contrapposizione e non in sinergia. E lo stesso
vale per le nuove forme verbali, quali ad esempio sviluppi partecipativi, equi,
comunitari. Tutte forme di rinnovamento di idee obsolete che non potendo cambiare le
cose cambiano le parole
1
. Tale posizione, certamente radicale, ha comunque

1
Interessante larticolo di Latouche S., Sviluppo una parola da cancellare, in Le Monde Diplomatique, 4
maggio 2001
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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evidenziato tante scomode verit che, nel bene e nel male, hanno caratterizzato la
nostra cultura e che, ancor di pi oggi dove si assiste al fenomeno della
globalizzazione e conseguente occidentalizzazione del pianeta, rappresentano
problematiche ineludibili nel lungo periodo e con le quali prima o poi dovremo
confrontarci. E per da dire che, se da un lato appare chiara lanalisi filosofica,
altrettanto chiaro che un tale rivolgimento strutturale, soprattutto filosofico,
richiederebbe una totale revisione degli assetti di un intera cultura e con essi degli
assetti sociali, politici ed economici. E , in termini realistici, ci appare improbabile
attuare una politica che vada in tale direzione, almeno non nel breve periodo e non
alla luce dei recenti rivolgimenti politici planetari.
Dallaltro lato vi una visione pi pragmatica, fondata su approcci che cercano di
coniugare la sostenibilit con forme di sviluppo efficienti, quindi attraverso un razionale
uso dellenergia, forme di democrazia partecipata e, soprattutto un uso intelligente
degli strumenti informativi. In questo capitolo verranno illustrati in dettaglio vari tipologie
di approccio alla sostenibilit. Al momento vogliamo richiamare lattenzione del lettore
su un elemento essenziale sul quale si concentrer la seconda parte del presente
testo: ovvero il ruolo della tecnologia nel contesto della sostenibilit. In tale ottica si
cercher di capire, in particolare, il ruolo di una adeguata base informativa e delle
moderne tecniche strutturate sulluso della ICT, come analisi, organizzazione e
gestione di questi flussi sia in rapporto alla citt che al territorio, intesi come entit
altamente complesse.
2.3 Rapporto tra ambiente ed economia: dal mondo moderno al contemporaneo
2.3.1 Assetto politico-ideologico nel mondo contemporaneo
Come si accennato precedentemente, il processo economico lo si deve inquadrare
nel pi ampio contesto di struttura generale del nostro sistema. Il grande strappo tra
una economia su base agricola ed artigiana ed una di tipo industriale avvenuto nel
momento in cui lUomo stato capace, attraverso il progresso tecnologico, di generare
nuove forme, artificiali e il pi delle volte con forti impatti sullambiente. La struttura
industriale, nei suoi nuovi assetti, ha segnato un salto culturale e psicologico senza
precedenti nella storia dellumanit: non pi un uomo che parte integrante
dellambiente e figlio della Madre Terra; ma un uomo che, attraverso la sua tecnologia,
cerca di soggiogare la natura e gli elementi, sentendosi cos estraneo da essa, quasi
rinnegandola e ci non solo psichicamente, ma nella concretezza del nuovo assetto
economico, nel quale essa totalmente ignorata nei computi seppure da essa che si
trae tutto il necessario. Il nuovo paradigma della modernit ha ideologizzato un mondo
dominato dal progresso tecnico-scientifico, con una cultura che si frantumata sempre
di pi in mille saperi, facendo perdere di vista il senso ultimo delle cose, il significato
stesso dellesistenza e quello di appartenenza. Ma in che modo le tre componenti
illustrate nel primo capitolo, ovvero filosofia, tecnologia e citt hanno modificato gli
assetti della nostra societ? E quali sono stati gli intrecci con leconomia, divenuta
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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sempre pi importante nel mondo capitalistico? Delineare una sintesi di tali
avvenimenti non cosa semplice, eppure essa necessaria per poi comprendere gli
intimi legami che hanno generato questo nuovo modo di porsi verso altri uomini e
verso la natura. In questo momento storico la scienza e la filosofia sono alla ricerca di
un sapere coerente e fecondo, non pi sottoposto al pericolo di nuove crisi e nuovi
capovolgimenti. E in tal senso il maggior tentativo di soddisfare tale esigenza fu
rappresentato dalla filosofia di Cartesio, il quale nel suo Discorso sul metodo attacc la
cultura tradizionale, tutta incentrata su aspetti umanistico-letterari e mai rivolta allo
studio diretto e razionale. Un aspetto estremamente importante, per la sua riflessione
sui maggiori problemi della filosofia tradizionale, fu rappresentato dalla conseguenza
del dualismo fra sostanza pensante e sostanza estesa. Per Cartesio il concetto di
anima, che nella tradizione aristotelico-scolastica era legato a quello di vita per cui si
parlava di vita vegetativa, sensitiva o razionale, puro pensiero che non ha nulla a che
vedere con essa (Geymonat L., Tisato R., 1986). Le conseguenze di questo dualismo
sono state molteplici ed hanno investito differenti aspetti della cultura e non la sola
filosofia. Se il rapporto uomo natura era legato, antecedente a Cartesio, ad aspetti, per
cos dire, trascendentali e di spiritualit, assegnando, come visto, alla natura e al
creato una sua vita, con Cartesio svanisce questa idea spiegando la vita mediante
leggi meccanico-fisiche. A tale legge non sfuggono nemmeno gli animali, i quali
secondo Cartesio sono privi di anima perch privi di un vero linguaggio e quindi essi
sono dei semplici e puri automi (Geymonat L., Tisato R., 1986). In questa visione
meccanicistica che influenzer il pensiero europeo in tutte le discipline, si inseriranno,
tra gli altri, anche Newton, Locke e Smith. Se Newton continu lelaborazione delle
teorie della meccanica classica applicate ai corpi in movimento, John Locke e Adam
Smith proseguirono sulla stessa linea di principio, seppure in ambiti diversi del sapere:
in quello politico Locke e in quello economico Smith. La filosofia di Locke, legata a
quella di Cartesio e di Bacone, nella sua componente politica produce numerose
innovazioni. In primo luogo egli afferma che la legge naturale prescrive agli uomini di
crescere e svilupparsi. Ci porta, tra laltro, al concetto della propriet privata: luomo
ha, cio, diritto, per mezzo del lavoro, a possedere le cose di cui abbisogna per
affermare la propria personalit e cos affermare il principio della conservazione. Tale
affermazione, come facile immaginare, avr ripercussioni in ambito sociale e politico
decisive nello sviluppo della nostra societ. Il lavoro diviene un mezzo per acquisire e
trasformare le cose e la moneta diviene strutturalmente quellentit che permette,
attraverso il suo scambio con oggetti, di diventare proprietari di ci che possibile
acquistare con essa. E in tale ottica diviene palese il ruolo di subordine della natura
rispetto alluomo; essa diviene monetariamente appetibile solo quando resa
produttiva con il lavoro delluomo
Le asserzioni di Locke hanno cos dato luogo alla teorizzazione di una societ
materialistica ed individualistica le cui conseguenze si sono ripercosse tanto sul piano
sociale, per la formazione delle disuguaglianze sociali, che su quelle pi propriamente
ecologiche che hanno sempre pi visto luomo in contrapposizione con la natura.
Come Locke, anche Adam Smith fonda la sua analisi dei processi economici in termini
meccanicisti, con una teoria economica che riflette il paradigma newtoniano del moto e
dellobbedienza a leggi naturali. La sua teoria economica propone il profitto come
elemento necessario per rendere possibili gli investimenti e la base di questo processo
nella innata o naturale propensione delluomo verso legoismo e nella presenza di
una superiore legge naturale che governa i processi economici. Secondo Smith tali
processi regoleranno le leggi del mercato e produrranno efficienza in quanto il
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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soddisfacimento di singoli desideri e le aspirazioni di crescita materiale produrranno
quella sovrabbondanza che si riverser sulla intera societ.
Il paradigma meccanicistico era stato traslato nei differenti aspetti della cultura
moderna, dimostrandosi applicabile in tutti gli aspetti della vita sia sociale che politico-
economica. Lultima e definitiva consacrazione avvenuta con la vittoria sul
comunismo, che ha dato al sistema economico-politico occidentale il monopolio nella
cultura mondiale.
2.3.2 I differenti approcci verso uneconomia sostenibile
Molto spesso, soprattutto negli anni scorsi, gli economisti tendevano ad ignorare o
quantomeno a trascurare gli aspetti economici legati allambiente. La falsa credenza
della rilevanza dei beni ambientali ha prodotto uno scarso interesse economico verso
gli stessi. Si ritenuto che le crisi ambientali, legate sia a catastrofi colpose che al
modo intrinseco delleconomia verso il bene ambientale, potessero essere superate
adottando il mercato come strumento autoregolatore e attuando alcune misure
correttive che potessero ridefinire le modalit di sviluppo. I valori ambientali che non
possono essere ignorati a causa della loro rilevanza oggettiva vengono da essi
concepiti come esternalit e risultano comprensibili e valutabili solo per quella parte
che risulta monetizzabile. E quindi da questa scarsa importanza che molti economisti
hanno attribuito all'ambiente naturale come fattore di produzione - disconoscendo di
fatto l'inestimabile valore di quei beni e servizi che da esso provengono e che sono
fondamentali per la sopravvivenza stessa dell'umanit che si deve ripartire affinch si
possa dare un'interpretazione del concetto di sviluppo sostenibile non pi come
aspetto opposto alleconomia, ma come aspetto che se ben indirizzato dalla politica
economica pu produrre uno sviluppo capace di produrre non solo benessere ma
anche preservare un bene inestimabile: la terra.
Uno degli aspetti, che meglio degli altri fa comprendere il modo di intendere
leconomia, come detto prima, riguarda la modalit di calcolo del P.I.L. (Prodotto
Interno Lordo). Questo un chiaro esempio di come la questione ambientale sia
generalmente sottovalutata dalla scienza economica. Difatti nelle procedure di calcolo
del P.I.L. non sono comprese le attivit svolte nell'ambito del cos detto terzo settore
(volontariato per intenderci) e quelle che si riferiscono alla produzione di beni e servizi
all'interno delle famiglie (lavori domestici, produzione agricola di autoconsumo,
autoproduzione di oggetti personali, cura degli anziani e degli infermi, custodia dei
bambini, ecc.). Tali aspetti economici vengono monetizzati allorquando sono svolti
nell'ambito di strutture pubbliche o private (ospedali, asili nido, ecc.), dove, per
lappunto, hanno luogo transazioni di natura monetaria.
E ovvio che in tale ottica il P.I.L. risulta molto pi basso dove l'economia di mercato
ancora relativamente poco sviluppata e ci accade nella stragrande maggioranza dei
paesi in via di sviluppo.
Ma laspetto pi inquietante il modo in cui vengono contabilizzate alcune voci del
P.I.L., le quali costituiscono la riparazione di danni prodotti all'ambiente e alle persone.
I beni ambientali in genere sono beni liberi che non essendo prodotti dall'uomo, ma
forniti gratuitamente dalla natura, non sono contabilizzati se vengono rispettati. Per se
in un sito si produce inquinamento o vi si gettano rifiuti e, di conseguenza, si opera, in
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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un secondo tempo, una bonifica dello stesso, ecco che allora le attivit legate alla
bonifica e alle operazioni di disinquinamento saranno contabilizzate ed andranno ad
aumentare il P.I.L. La conseguenza economica , per cos dire, algebrica: inquinare e
depurare producono maggiore ricchezza rispetto ad un atteggiamento rispettoso verso
l'ambiente che non produce danni e non obbliga ad effettuare attivit di mercato per il
suo ripristino. In altri termini, l'ambiente finisce per essere considerato un business solo
quando crea attivit di mercato, le cui spese relative incrementano il P.I.L. anche
quando non contribuiscono ad aumentare il benessere dei cittadini.
Come si diceva sopra, molte cose sono cambiate negli ultimi anni. Difatti molti
economisti si sono resi conto dei limiti nel calcolo attuale del P.I.L.
2
; a tal fine Mercedes
Bresso scrive: lambiente naturale costituisce la principale fonte di materie prime e di
servizi per l'uomo, e quindi la sua integrit un fatto essenziale, non secondario: basti
pensare che grazie alla fotosintesi del mondo vegetale che si possono produrre gli
alimenti e le materie prime animali e vegetali (legno, pelli, ecc.); che minerali, metalli,
risorse energetiche fossili vengono estratti dalla terra; che l'aria e l'acqua entrano in
tutti i processi produttivi (come diluente, refrigerante, fonte per irrigare, l'acqua; come
alimento della combustione, l'aria; come ricettori di emissioni entrambe); che il suolo
il destinatario finale di tutti i rifiuti delle attivit di produzione e di consumo. In sostanza,
ogni attivit umana condotta in stretta simbiosi con l'ambiente e non pu
prescinderne. Appare quindi incomprensibile, a un osservatore, che il contributo
dell'ambiente non compaia nella contabilit economica e che non si ponga attenzione
al mantenimento del capitale naturale in stato di integrit. Infatti viene computato il
valore della materia prima (ad esempio, fibra di cotone) coltivata; ma se nel processo
di produzione la terra viene erosa e la sua capacit produttiva si riduce, non viene
computato nulla per quella che rappresenta una vera e propria perdita di capitale
produttivo". Lo stesso dicasi per molti paesi, i quali cominciano a rendersi conto di
quanto sia importante cercare di operare delle stime, anche in termini fisici, del
patrimonio naturale, operando in taluni casi, delle doppie stime, monetarie e, per
lappunto, fisiche, ottenendo, in tal modo, una integrazione del dato fisico in quello
monetario al fine di redigere un quadro contabile del P.I.L. molto pi completo e
veritiero.
Nel paragrafo che segue andremo ad analizzare, seppure in modo conciso, come il
pensiero economico ha cercato di rispondere alle tematiche dello sviluppo sostenibile.
Vi sono stati nel corso degli ultimi anni diversi tentativi di inglobare tale aspetto nelle
tematiche delleconomia, sia da parte di ricercatori universitari che da parte di piccoli
gruppi di economisti. Tali ricerche hanno condotto a diverse metodologie di approccio
economico alla tematica dello sviluppo sostenibile; in taluni casi si assunto un
aspetto radicale, in altri, invece, si cercato di omogeneizzare gli aspetti delleconomia
classica tradizionale con quelli di uno sviluppo che possa arrecare il minimo danno
possibile al contesto ambientale.

2
Vorrei sottolineare che dal 1975 in poi, nei paesi industrializzati, il PIL cresciuto mentre ISEW calato.
Questo implica, per quanto detto alla nota (1), un abbassamento della qualit della vita.
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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21
2.3.2.1 Funzionalisti
Cominciamo con lanalizzare quello che chiamato approccio Funzionalista. Tale
approccio non prescinde dal considerare il progresso e la crescita economica come
elemento essenziale e primario. Il funzionalismo pone quindi la sua fiducia nella
possibilit offerta dalla tecnica e dalla forza intrinseca al capitalismo di autorigenerarsi
in un capitalismo pi pulito, ci anche attraverso principi di regolamentazione dei
processi produttivi. Tale approccio ha i propri limiti proprio in questa fiducia di
autoregolamentazione del mercato, il quale, difatti, considera il territorio come puro
supporto allinsediamento artificiale e lega la sostenibilit alla possibilit di carico
sopportabile dal sistema territoriale secondo analisi economico-scientifiche, che, come
sappiamo, il pi delle volte prescindono da una attenta valutazione dellambiente. Altro
elemento che ne denota la limitatezza quello di considerare la difesa dellambiente
attraverso il disinquinamento, quindi continuando ad operare in una mera ottica
economica in cui da una parte si inquina e dallaltra, lo stesso sistema per darsi
ulteriore linfa, opera il disinquinamento, dimenticando che anche i processi di
disinquinamento assorbono energia e comunque generano residui.
2.3.2.2 Environmental Economics
Un approccio meno intriso dal pensiero economico e quello dellEnvironmental
Economics, il quale pone grande fiducia nel progresso tecnologico, come elemento in
grado di fornire alla nostra civilt quelle conoscenze tecnico-scientifiche tali da
permetterci di ridurre gli impatti ambientali allinterno di una soglia di tranquillit per il
nostro sviluppo economico e sociale, nonch di permettere un uso pi razionale delle
materie prime ed in genere delle risorse del pianeta. Questa scuola di pensiero ha
operato una strategia di analisi economica che tiene conto di parametri che seppure
non ben quantificabili (come ad esempio per lequilibrio degli ecosistemi) devono
indurre il sistema economico a porsi dei limiti, a darsi delle correzioni che altrimenti il
mercato da solo non sarebbe capace di darsi. Inoltre lattivit economica deve restare
allinterno di quello che il massimo carico sopportabile dal sistema terra.

Su posizioni pi radicali si pongono gli ultimi due orientamenti: lEcological Economics
e lapproccio Territorialista.
Prima di introdurre lecological economy vorrei ripercorrere alcuni aspetti di
impostazione metodologica che sono alla base, o che comunque, hanno fornito humus
a questo approccio teorico.
2.3.2.3 Gli economisti " umanisti"
Come suggeriscono Pearce e Turner (D.W.Pearce, R. K. Turner, 1991), le basi su cui
si fonderanno molti tentativi di unire scienza economica e scienze fisiche, di cui la
bioeconomia di Georgescu-Roegen un esempio, possono essere ricondotte ad alcuni
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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22
dubbi e ad alcune questioni teoriche messe in luce dagli studi portati avanti dal filone
dei cosiddetti economisti "umanisti".
Il movimento in questione si svilupp nel XIX secolo, partendo dalla contestazione di
alcuni cardini della teoria economica neoclassica, alla luce delle nuove teorie marxiste.
L'opposizione principale avanzata da questi economisti nei confronti del paradigma
neoclassico riguarda, in particolare, il concetto di agente economico razionale.
Gli umanisti sostenevano, infatti, che i gusti e le scelte dell'essere umano non possono
essere attribuiti unicamente ed in modo troppo semplicistico al suo comportamento
razionale, ma che tali scelte e tali comportamenti sono mutevoli. Le azioni umane sono
infatti il risultato di processi sociali e culturali che, quindi, possono anche essere
influenzati da fattori non razionali, quali, ad esempio, l'altruismo e la gratificazione
personale. evidente come queste caratteristiche della psiche umana siano di difficile,
se non impossibile, interpretazione in un'ottica puramente razionale ed egoista.
L'introduzione di aspetti non direttamente riconducibili alla sfera razionale, all'interno
della teoria economica, comport un ampliamento della gamma delle eventuali
motivazioni che possono determinare le azioni e le scelte umane anche nel campo
della produzione e dello scambio dei beni. Tale insieme di motivazioni prende il nome
di "razionalit estesa" e comprende al suo interno molti bisogni degli esseri umani, tra
cui quello di vivere in un ambiente naturale il pi possibile integro. Questa necessit si
pone in evidente contraddizione con lo scopo razionale di massimizzare il profitto
dell'attivit economica, almeno in apparenza. Per esigenze di semplicit i modelli
economici precedenti avevano infatti escluso questi fattori, in quanto espressione di
una gamma di bisogni difficilmente quantificabili in termini monetari e difficilmente
comprensibili in termini di comportamenti razionali. Agli umanisti va dunque il merito di
aver ricondotto la scienza economica entro confini "pi umani" e meno rigidi, aprendo
nuove porte verso elementi prima estranei al mondo economico come, ad esempio, le
scienze naturali e fisiche e le loro leggi.
2.3.2.4 Dagli economisti " umanisti" alla bioeconomia
La teoria economica dei fisiocratici (da physis= natura e cratos= potere) si sviluppa in
Francia, nella seconda met del XVIII secolo, ad opera, soprattutto, di Franois
Quesnay (1694-1774) e di alcuni suoi seguaci.
Questi autori dedicarono grande attenzione alla natura in generale e al settore agricolo
in particolare, in polemica con il nascente sviluppo industriale che si stava verificando,
in quello stesso periodo, in Inghilterra. Il sistema economico veniva infatti presentato,
nei loro scritti, come diviso in diversi settori produttivi, di cui l'agricoltura era l'unico in
grado di generare un surplus, o, per usare la terminologia dello stesso Quesnay, un
"prodotto netto". A loro avviso, dunque, quello agricolo era l' unico settore in grado di
fornire il nutrimento necessario per lo sviluppo delle altre attivit di produzione.
L'industria, che si stava sviluppando proprio in quel periodo, era vista dai fisiocratici, di
conseguenza, come un'attivit sterile perch non in grado di aggiungere nulla al totale
della ricchezza della societ, che qui chiaramente da interpretarsi in senso
puramente fisico.
Mercedes Presso (M. Bresso, 1987;1993) ha recentemente ripreso il concetto
espresso da Quesnay, dando al "prodotto netto", derivante dall'attivit agricola, una
connotazione che lo ha avvicinato al mondo delle discipline fisico-biologiche. Tale
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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23
rilettura, alla luce soprattutto delle moderne teorie termodinamiche, porta a considerare
il "prodotto netto" dei fisiocratici come un sinonimo di quello che sar poi chiamato
"differenziale energetico", cio come vero e proprio atto di creazione, da parte
dell'attivit agricola, di energia. Questa energia che origina dall'agricoltura verr, in
seguito a tale atto produttivo, trasferita all'uomo, il che equivale a dire che essa
destinata a passare dalla natura al mondo animale. Parallelamente, l'attivit di
consumo del prodotto derivante dall'agricoltura da parte dell'uomo viene vista come
processo di degradazione dell'energia che necessita cos di essere ricreata, dando
avvio ad un nuovo ciclo di produzione di altra energia, cio ad un nuovo ciclo agricolo.
L'interpretazione dei fisiocratici operata da Mercedes Bresso disegna un primo
ipotetico filo rosso tra le teorie di Quesnay e dei suoi seguaci, le teorie degli economisti
"umanisti" dello scorso secolo e le recenti teorie di Nicholas Georgescu-Roegen,
3

promotore del primo tentativo di sviluppo bioeconomico. Di particolare interesse ed
originalit sono le sue teorie che analizzano i processi economici attraverso la lente
della fisica. In particolare egli trasla i principi della termodinamica al mondo economico.
In particolare i due principi della termodinamica e il concetto di entropia. Tali principi
dicono, rispettivamente, che:
l'uomo non pu n creare n distruggere energia";
"la materia che entra nel sistema (ad esempio l'energia proveniente dal sole) in
uno stato di bassa entropia, mentre quella che ne esce in uno stato di alta
entropia".
Il primo principio interpretato da Georgescu come impossibilit da parte del genere
umano a produrre nuova energia. Possiamo solo trasformare quella che gi esiste in
natura. Il secondo principio , invece, pi complesso e viene spiegato da Georgescu-
Roegen utilizzando i concetti di energia "libera", in riferimento allo stato iniziale di
bassa entropia e di energia "legata", in riferimento allo stato finale di alta entropia.
L'energia "libera" cos definita perch utilizzabile direttamente dall'uomo; quella
"legata", viceversa, non pi utilizzabile, semplicemente perch gi stata utilizzata in
precedenza. Ci significa che l'energia utilizzabile, cio a bassa entropia, rara perch
pu essere utilizzata dall'uomo una sola volta. L'unica fonte di energia illimitata il sole
che trasmette la sua energia ai pianeti del sistema solare sotto forma di flusso infinito.
Le altre fonti, cio le materie prime presenti sul nostro pianeta, sono soggette ad
esaurimento, in quanto parte di stock presenti sulla terra in quantit finite.
Per fare un esempio di materia prima presente sulla terra sotto forma di stock,
possiamo pensare ai combustibili fossili come il carbone o il petrolio. Quest'ultimo,
estratto e opportunamente trasformato, costituisce energia libera, in quanto utilizzabile
immediatamente dall'uomo, sotto forma di benzina o di altro combustibile, in grado di
bruciare e produrre energia meccanica o termica. Il petrolio utilizzato costituisce invece
energia legata, in quanto disperso nell'ambiente sotto forma di fumi e gas di scarico
che non saranno pi recuperabili ed utilizzabili per la produzione di nuova energia.

Come si vede, quindi, sotto accusa tutto lattuale sistema produttivo, che continuando
con i suoi ritmi porter ad un collasso del sistema, non solo in termini economici ma
anche in termini socio-politici poich gli attuali forsennati ritmi di consumo energetico

3
Nel suo celebre libro The Entropy Law and the Economic Process del 1971, Georgescu formula in
particolare la quarta legge della termodinamica che rifiuta il dogma energetico secondo cui solo l'energia
conta senza riguardo alcuno alla materia.
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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24
produrranno, nel prossimo futuro, non solo una scarsit di fonti di energia, ma anche
una conseguente scarsit di beni strumentali e di prodotti agricoli. A differenza dei cicli
biologici, che riciclano tutte le scorie vegetali ed animali, che diventano materie per la
propagazione della vita, gli attuali cicli risultano sempre pi aperti, per cui al fianco di
una crescente quantit di beni materiali e merci, vi la produzione di grandi quantit
di scorie di ogni tipo e con le quali prima o poi dovremo fare i conti. A questa forma
obsoleta di economia non baster neanche il progresso tecnologico. Le soluzioni
proposte da Georgescu-Roegen per il futuro non possono, quindi, che essere drastiche
ed univoche. Non vi sono infatti, all'interno della bioeconomia, vie di uscita che
presentino prospettive differenti per il futuro. Per Georgescu-Roegen, il nostro pianeta
semplicemente un sistema chiuso alle cui regole bisogna sottostare. In sintesi, le
principali soluzioni proposte da questo autore sono, dunque, le seguenti:
trovare il modo di sfruttare l'energia solare come fonte primaria al posto dell'energia
fossile;
diminuire la popolazione per arrivare al massimo al numero di abitanti che
un'agricoltura organica pu sostenere;
progettare prodotti il pi possibile durevoli per massimizzare l'utilizzo di energia
necessaria per la produzione e minimizzare lo spreco di risorse per la sostituzione
di tali prodotti.
Queste proposte evidenziano chiaramente la funzione centrale dell'agricoltura che
diviene il vero perno su cui si basa la teoria bioeconomica, in quanto a questo settore
dato il potere di dettare i criteri di sostenibilit massima che dovrebbero regolare la
crescita della popolazione. Quest'ultima affermazione ci permette di chiudere il cerchio
e di confermare la correttezza del legame istituito da Mercedes Bresso tra fisiocrazia e
bioeconomia, nonostante i due secoli che separano i modelli di pensiero in questione.
2.3.2.5 Alcune critiche alla teoria bioeconomica
L'affascinante costruzione teorica dei fondatori della bioeconomia ha molti pregi.
Innanzi tutto ad essa si deve un grande lavoro di integrazione multidisciplinare di
concetti provenienti da discipline diverse e apparentemente senza nulla in comune tra
di loro, come l'economia, la fisica e la biologia. Inoltre, questo legame tra le discipline
ha permesso di valutare le scelte economiche, non solamente in termini di costi e
benefici monetari, ma di allargare la visione ad un'ottica di pi lungo periodo e con
considerazioni di natura sociale e culturale. Recentemente per, queste teorie sono
state attaccate per vizi di fondo. In particolare, Gerelli (E. Gerelli, 1995) sostiene che la
teoria bioeconomica potrebbe rivelarsi valida solamente se la Terra fosse un sistema
chiuso. Ma poich essa riceve energia dal sole, per Gerelli siamo in presenza di un
sistema aperto. Ci significa che non possiamo parlare di scarsit assoluta delle
risorse in quanto l'esperienza ha dimostrato che seppure esistano delle scarsit
relative ad alcune risorse perch pi sfruttate di altre, questo non vero in assoluto in
determinati momenti storici, ma non delle scarsit generali che riguarderebbero, cio,
tutte le risorse nello stesso momento. Gerelli ricorda inoltre che i dati empirici
confermano che, a partire da un dato livello di sviluppo, al crescere della curva della
crescita economica si rileva sistematicamente un calo della curva delle emissioni
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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inquinanti, come confermato dai dati relativi al percorso seguito dalla maggior parte dei
paesi industrializzati. Questo fenomeno di diminuzione delle emissioni inquinanti noto
come deinquinamento e sembra confermare la tendenza alla progressiva
dematerializzazione delle attivit produttive e alla riduzione dell'impatto ambientale
come caratteristica dello sviluppo industriale contemporaneo e futuro. A questa analisi
si potrebbe per obiettare che questi dati non sono purtroppo relativi alla totalit dei
paesi del pianeta, ma che riguardano per ora solamente i paesi a pi alto tenore di
crescita economica, come avremo modo di vedere meglio in seguito.
2.3.2.6 I territorialisti
LApproccio Territorialista
4
lultimo nato in ordine di tempo. Sviluppato in Italia nel
corso degli anni novanta questo un approccio che pi di ogni altro fin qui visto, pone
lattenzione su uno sviluppo che parta da una matrice culturale storico-ambientale che
pone luomo e il suo intorno al centro dellanalisi. In tale ottica il territorio visto nelle
sue molteplici componenti: ambientali, storiche, urbane e sociali. E sicuramente un
approccio che risulta illeggibile agli occhi degli economisti canonici, poich vi sono
parametri che non hanno senso negli attuali processi di analisi economica. Con
lavvento della societ moderna e di una tecnologia che non sempre ha saputo n
voluto armonizzarsi con il territorio, lo sviluppo ha prodotto enormi lacerazioni sia nel
tessuto sociale che in quello geologico: si pensi agli stravolgimenti urbanistici subiti da
porzioni pi o meno grosse del nostro paese in nome di una industrializzazione il pi
delle volte selvaggia non solo nei suoi aspetti per cos dire tecnici, ma finanche negli
aspetti storici e geografici (di geografia umana e fisica). Ecco allora la nascita di veri e
propri mostri, rappresentazioni fisica che sono inni alla morte; si pensi alla
localizzazione di alcuni poli petrolchimici o acciaierie, localizzati in luoghi dove gli
antichi avevano saputo creare se non un rapporto armonico quanto meno una forma
di equilibrio con la natura ( il caso della laguna veneziana o della ex Italsider di
Pozzuoli-Miseno, per citarne solo alcuni). Unaltra manifestazione di questo disagio in
cui si dibatte la nostra societ la sopravvivenza di quei valori centenari che,
soprattutto in Italia, hanno saputo dare una dignit a produzioni artigiane che in molte
occasioni hanno assunto una vera e propria veste artistica. La forza di queste strutture
sociali, che il modernismo sta risucchiando nel vortice della massificazione, si
sempre identificata essenzialmente nella comunit locale: rappresentazione dello
spirito di una cultura. Ed proprio verso questo soggetto che lapproccio territorialista
pone la sua attenzione, sviluppando proposte estremamente interessanti. Essi
pongono laccento affinch si abbia una comunit locale forte, tale da divenire
portatrice di uno sviluppo sostenibile, perch proprio nella comunit locale che pu
generarsi quel processo virtuoso di equilibrio tra luomo e il suo ambiente; nella
comunit locale che ognuno pu sentirsi parte di un corpo, con una propria cultura e
una propria identit sociale. Ci, per, non deve indurre a ritenere le comunit locali

4
La scuola territorialista nata all'inizio degli anni 90 in Italia per opera di alcuni docenti e ricercatori di
urbanistica e di sociologia che hanno deciso di coordinare la loro attivit di ricerca in ambito universitario e
CNR: A. Magnaghi (Universit di Firenze), G. Ferraresi (Politecnico di Milano), A. Peano (Politecnico di
Torino), E. Trevisiol (IUAV), A. Tarozzi (Universit di Bologna), E. Scandurra (Universit di Roma La
Sapienza), A. Giangrande (Universit Roma Tre), D. Borri (Universit di Bari) e B. Rossi Doria (Universit
di Palermo).
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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soggetti con una economia autarchica; tuttaltro. La comunit che aspira
allautosostenibilit deve riappropriarsi di quellequilibrio che la modernit gli ha portato
via. Per fare ci necessario avere comunit culturalmente forti, cio comunit non
massificate, ma che siano consapevoli della loro matrice di appartenenza ad un corpo
unico per storia e ambiente. E solo da una comunit locale forte culturalmente che pu
generarsi un processo di autosostenibilit attraverso la produzione sociale del piano
5
,
intesa come strumento che permette uno sviluppo simbiotico tra lambiente sociale e
quello territoriale. Forse tutto ci pu essere relegato nellambito dellutopia, malgrado
tutti noi ci si renda conto che il nostro sistema oltre che irrazionale profondamente
ingiusto. Il problema che il sistema riuscito a creare una sorta di gene maligno
che tende a monetizzare il nostro tempo. Allora tutto deve essere fatto nel modo pi
veloce possibile, senza pensare e senza latto creativo. Oggi si rincorre il tempo non
perch abbiamo fame di sapere, ma perch la nostra mente scorre in un interminabile
moto inerziale privo di passione e di amore. Il tempo danaro e il danaro il motore
della nostra civilt, oggi pi che mai. A questo infimo modus vivendi si unito anche il
mondo della scienza, che costituisce, oramai, una articolazione del mondo economico
affinch la ricerca possa creare nuovi profitti attraverso le sue scoperte e le
conseguenti innovazioni. Si pensi alle aberrazioni che lingegneria genetica, sotto il
controllo delle grosse multinazionali, sta producendo nel campo della ricerca di entit
viventi modificate se non addirittura entit viventi ex novo. E ovvio che tali ricerche
possono e devono avere anche ricadute positive per lumanit; il problema etico oltre
che politico perch se tali ricerche sono finanziate solo con danaro privato e con un
sistema legislativo e di controlli che fa acqua da tutte le parti allora la cosa mi
spaventa. Non si pu lasciare lindustria del profitto in un far west privo di regole;
sicuramente un problema etico-politico da affrontare, presto e bene, perch gi
adesso vi sono Paesi che permettono di brevettare nuove entit viventi ( il caso degli
U.S.A., i quali, difatti, vista la forza delle lobby economiche nel campo della ricerca,
non hanno firmato il trattato sulla biodiversit).
E sicuramente antistorico voler far rivivere un mondo ghetiano nei suoi aspetti poetici;
ma altrettanto vero che la nostra societ deve attingere dalla sua memoria storica
evitando gli errori passati e rinnovando in modo intelligente ci che di buono si
prodotto nel corso dei secoli.

5
Per produzione sociale del piano si vuole intendere un mezzo con il quale gruppi sociali progettano il
proprio ambiente pervenendo a decisioni collettive applicabili a tutti i suoi membri.
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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2.4 Lo sviluppo sostenibile attraverso i documenti internazionali per una nuova
politica urbana
2.4.1 Una possibile definizione di Sviluppo sostenibile
Andiamo adesso ad analizzare il percorso politico connesso allevoluzione del
significato di sviluppo sostenibile alla luce dei documenti internazionali. Ci sembra
giusto ed opportuno operare tale analisi nellambito di quelli che sono i principali
documenti prodotti dall'ONU nel corso degli ultimi due decenni, soprattutto in ambito
U.N.E.P. (United Nation Environmental Programme).
Una prima definizione di sviluppo sostenibile la troviamo nel 1980, allorquando nel
World Conservation Strategy si precisa, per la prima volta, tale concetto, definito
come "mantenimento dei processi ecologici essenziali per la produzione di alimenti;
salvaguardia della diversit genetica nel mondo animale e vegetale; sviluppo degli
ecosistemi". Sebbene da alcuni critici il rapporto venga considerato carente sotto il
profilo della trattazione degli aspetti politico-sociali della conservazione ambientale
pur sempre un tentativo, quanto meno un inizio, verso la direzione giusta. Difatti, se da
un lato la protezione della natura viene assunta come priorit, dall'altro tale principio
visto come un applicabile a prescindere dalle ineguaglianze e dalle strutture di potere
presenti nei diversi contesti locali.
Nel 1987 fu redatto il Rapporto Bruntland, nel quale il concetto di sviluppo sostenibile
venne definito in termini precisi e prefigurando una politica mondiale atta a perseguirlo.
Secondo tale documento "lo sviluppo sostenibile non uno stato di armonia prefissato,
ma piuttosto un processo di cambiamento in cui lo sfruttamento delle risorse, la
direzione degli investimenti ed i cambiamenti istituzionali vengono resi compatibili con i
bisogni futuri, oltre che con quelli presenti". A tal fine l'umanit dovr impegnarsi per
uno sviluppo sostenibile, assicurando il soddisfacimento dei bisogni della generazione
presente e senza compromettere le possibilit di sviluppo delle generazioni future.
Nel rapporto Bruntland il concetto di sviluppo sostenibile implica dei limiti non assoluti,
cio lo sviluppo deve essere commisurato al presente stato dell'organizzazione
tecnologica e sociale in modo tale da garantire una sorta di equilibrio nell'uso delle
risorse ambientali e della capacit della biosfera di assorbire gli effetti delle attivit
umane.
Secondo il rapporto i paesi ricchi dovranno adottare degli stili di vita "compatibili con le
risorse ecologiche del pianeta", mentre quelli in via di Sviluppo (PVS) dovranno
mantenere la crescita della popolazione e dell'economia in armonia con il potenziale
produttivo dell'ecosistema terrestre.
Per contrastare la tendenza all'aumento della pressione sull'ambiente naturale e sulle
risorse (energia, minerali, etc.) dovuta alla crescita, il rapporto punta sullo sviluppo di
attivit agricole e forestali compatibili, sulla riduzione dell'intensit nell'uso dei materiali
e dell'energia nei processi produttivi.



Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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28
Tabella 2-1. Gli indirizzi e gli impegni per lo sviluppo sostenibile a livello mondiale
(Fonte: APAT, Agenda 21 Locale 2003)

Argomento Soggetto promotore Cosa
Sviluppo sostenibile

Assemblea Generale delle
Nazioni Unite - Commissione
Mondiale su ambiente e
sviluppo (detta Commissione
Brundtland)

Rapporto Our common
future Stoccolma, 1987
(ha definito, per la prima volta,
lo sviluppo sostenibile e ha
promosso la creazione di una
dichiarazione universale sulla
tutela dellambiente e lo
sviluppo sostenibile)

Nazioni Unite

Conferenza mondiale su
ambiente e sviluppo UNCED.
Rio de Janeiro, 1992 (Viene
sottoscritta lAgenda 21)

Summit Mondiale sullo
Sviluppo sostenibile, WSSD,
Johannesburg, 2002
(Rio+10: dallAgenda
allAzione)

Earth Charter Commission

Carta della terra, Parigi, 2000
Citt sostenibili

Nazioni Unite

Seconda Conferenza delle
Nazioni Unite sugli
insediamenti umani Habitat II,
Istanbul 1996.
(Si conferma limportanza
dellAgenda 21 locale e viene
redatta lAgenda habitat)

Nazioni Unite - United nations
environment programme
(UNEP) division of
technology, industry and
economics
Melbourne principles for
sustainable cities, Melbourne
2002









2.4.2 LAgenda 21
Nel corso del 1992 si tenne la Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo a Rio
de Janeiro; in tale ambito furono prodotti i documenti che di seguito verranno
brevemente illustrati.
Innanzitutto fu redatto il documento denominato Agenda 21. Trattasi di un piano
dazione delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile nel XXI secolo, che individua
nella tutela dellambiente lelemento fondante della futura societ e che pu essere
realizzato attraverso politiche decise tanto a livello globale che pianificando programmi
di azione su scala locale. Nella sua struttura generale il documento risulta suddiviso in
quattro parti:
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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a. la dimensione sociale ed economica.
In tale contesto fu elaborato un programma diretto a realizzare: nei paesi poveri
una crescita economica non distruttiva dell'ambiente naturale operando, nel
contempo una lotta alla povert, al controllo demografico e, pi in generale, ad
un miglioramento delle condizioni di salute delle popolazioni; viceversa nei
paesi ricchi si sarebbe dovuto apportare una modifica ai consumi, al fine di
ridurre la forbice esistente e che con il tempo tende sempre di pi a dilatarsi.
b. la conservazione e la gestione delle risorse al fine dello sviluppo.
questo un documento tecnico che contiene il vero e proprio programma
ambientale, con indicazioni circa i mezzi tecnici e finanziari necessari per
realizzarlo (protezione dell'atmosfera, gestione integrata dell'agricoltura, lotta
alla deforestazione, gestione degli ecosistemi fragili, lotta alla desertificazione e
alla siccit, preservazione della diversit biologica, gestione delle biotecnologie,
protezione degli oceani e delle acque dolci, gestione delle sostanze tossiche,
dei rifiuti solidi urbani (RSU) e dei rifiuti radioattivi, gestione ecologica delle
acque di scarico). Questa parte stata in parte contestata principalmente a
causa del rifiuto dei paesi ricchi di farsi carico degli impegni finanziari necessari
per aiutare i PVS a realizzare i loro programmi.
c. Il ruolo dei principali gruppi
Documento estremamente interessante come scelta politica; esso, difatti,
individua il ruolo di alcuni specifici gruppi sociali nel perseguimento dello
sviluppo sostenibile attribuendo, per la prima volta, un ruolo preminente ai
cittadini (donne, giovani, anziani, sindacati, ONG, settori produttivi, comunit
scientifica) come soggetti capaci di farsi portatori di innovazione
d. I mezzi di esecuzione del programma 21
In questa parte del documento si opera unanalisi della strumentazione
necessaria a perseguire le azioni individuate nei punti (a) e (b) del documento:
ovvero strumenti scientifici, formazione, informazione, cooperazione
internazionale, strumenti finanziari, strumenti giuridici.
Come si evince dalla lettura del documento, lAgenda XXI locale rappresenta un
possibile strumento affinch le comunit locali possano mettere a punto strategie di
sviluppo e programmi concreti di intervento, specifici delle singole realt. Tale iniziativa
pu e deve essere condotta principalmente dalle autorit locali, le quali devono essere
in grado di coordinare un processo che coinvolge tutti i cittadini e tutti i settori di attivit.
I principi del coinvolgimento locale e della gestione ambientale diretta sono alla base
del percorso delineato nel programma generale di Agenda 21, dove lautorit locale
dovrebbe innanzitutto verificare lopportunit di istituire un forum ambientale al fine di
consentire la pi ampia partecipazione pubblica alle diverse fasi di definizione,
attuazione, valutazione e revisione del piano di azione ambientale. Tale forum
dovrebbe riunire i rappresentanti di tutti i settori della comunit locale: cittadini, forze
politiche e sindacali, amministrazioni, organizzazioni non governative, associazioni
ambientaliste, agenzie di protezione ambientale, imprenditori, commercianti, studenti,
altri livelli di governo locale e regionale. Il processo si avvia con lindividuazione di una
serie di principi democratici di azione ambientale, da tradurre in una visione condivisa
sul futuro della comunit locale. Con la successiva analisi dei problemi ambientali e
delle relative cause, si acquisisce la base informativa necessaria per definire gli
obiettivi generali dellazione ambientale, ma anche per stabilire lordine di priorit dei
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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problemi da affrontare. Seguono lanalisi e la valutazione delle opzioni attuative e la
coerente fissazione di obiettivi specifici e misurabili dellazione ambientale (i target). Le
opzioni individuate e i target stabiliti vengono ripresi e dettagliati allinterno di specifici
programmi attuativi, verificando che linsieme delle azioni tenda al raggiungimento della
visione condivisa (che era stata in precedenza definita) senza scontare inefficienze o
mancanze o determinare effetti avversi. Il piano dazione ambientale, che riunisce i
programmi tematici, viene poi discusso e adottato. La sua attuazione sottoposta a un
continuo monitoraggio per misurarne e valutarne i risultati. Il processo destinato a
proseguire fino al raggiungimento della sostenibilit condizione peraltro dinamica
mediante continui aggiustamenti, in risposta non solo ai successi e ai fallimenti, ma
anche ai cambiamenti delle condizioni ambientali e al miglioramento del livello di
conoscenza e di capacit tecnica.
.
Volendo riassumere possiamo, quindi, dire che tale modello prevede:
il coinvolgimento di tutte le parti sociali coinvolte attraverso lattivazione di un
forum permanente;
lidentificazione delle priorit ambientali della comunit;
la programmazione di azioni ed interventi a garanzia di uno sviluppo sostenibile;
il monitoraggio continuo dei risultati.
2.4.3 Partecipazione pubblica ed indicatori nel processo di Agenda 21
Due elementi fondamentali che emergono dal processo di Agenda 21 riguardano la
partecipazione attiva della cittadinanza e luso di appropriati indicatori.
Il primo aspetto, ovvero la partecipazione pubblica ed il coinvolgimento attivo e diretto
dei cittadini nei processi decisionali che riguardano la comunit locale pu essere
alquanto complesso. E lo ancora di pi allorquando si opera in ambienti dove
mancata del tutto o quasi una azione democratica. Dare realmente al cittadino la
possibilit di incidere sulle decisioni che influenzano maggiormente la vita dei singoli
un obiettivo primario nellattuazione di una politica rivolta alla sostenibilit. Il
coinvolgimento della popolazione locale un processo di lungo periodo,
particolarmente importante nella gestione ambientale dove essenziale sviluppare,
attraverso azioni di formazione ed educazione la sensibilizzazione ambientale, in
modo tale da rendere possibile lesercizio di scelte pi sostenibili favorendo
concretamente il cambiamento nello stile di vita. Inoltre, la consapevolezza e la facolt
di scelta portano a comportamenti sostenibili solo se gli individui ritengono tali
comportamenti pi semplici, pi economici o pi aderenti ai propri ideali. In ogni caso, i
soggetti sufficientemente informati per compiere scelte sostenibili, che si trovino
nellimpossibilit materiale di esercitare tali scelte, devono essere coinvolti nel
processo decisionale locale. Gli interessi di cui sono portatori possono cos diventare
argomento di generale riflessione e discussione, eventualmente allargata ad altre
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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31
persone e ad altri gruppi sociali che si accorgessero di condividere gli stessi bisogni e
le stesse aspettative.
Allo stesso modo ladozione di indicatori di performance risulta essere un elemento
essenziale per lattuazione e la gestione di una politica di Agenda 21.
Dopo avere sommariamente individuato i problemi ambientali, diviene necessario
costituire un organico supporto informativo, basato sulla misura e sulla registrazione
di dati riferiti alle condizioni dellambiente locale. Questa fase del processo implica la
selezione di opportuni indicatori per ciascun problema ambientale. Tali indicatori,
oggettivi o soggettivi, devono essere in qualche modo misurabili, diversamente non
risulterebbe possibile la valutazione dei miglioramenti o dei peggioramenti intervenuti
(n il confronto con altre zone) e decadrebbe la stessa funzione degli indicatori.
Le misure riferite agli indicatori devono poi essere confrontate con adeguati standard.
Si ottengono cos informazioni di pi facile lettura e di maggior interesse per i cittadini,
risultando le condizioni dellambiente locale espresse in relazione ad altri ambiti
territoriali, a limiti di legge o alle indicazioni di organismi internazionali. Questa
impostazione funziona molto bene in alcuni casi e meno bene in altri; non si tratta
pertanto di una regola rigida, ma di un principio che richiede necessariamente degli
adattamenti riferiti alla scala locale. Per esempio il confronto indicatori/standard un
utile accorgimento per illustrare la presenza di inquinanti e la loro concentrazione o per
descrivere le variabili economiche, sociali e demografiche, mentre pu risultare
fuorviante per alcune dotazioni naturali e paesaggistiche.
In conclusione possiamo dire che al fine di monitorare e gestire il percorso progettuale
necessario costruire una procedura, strutturata su indicatori, la quale, attraverso un
flusso continuo e dinamico di informazioni, fornisca tutte le indicazioni che permettono
di capire leffettivo percorso che il progetto sta facendo. A tal fine diviene necessario
lutilizzo della ICT come strumento necessario a raccogliere i differenti flussi informativi,
ad immagazzinarle e gestirle detto flusso, ma anche a rendere la comunicazione tra i
differenti soggetti pi efficiente e rapida.

2.4.4 Il ruolo della comunicazione nei processi partecipativi
Come abbiamo visto un punto essenziale di applicazione ed attuazione del processo di
Agenda 21 Locale (A21L) la partecipazione della popolazione locale alle decisioni sul
futuro della propria comunit. Perch ci avvenga necessario che i cittadini siano
sensibilizzati sulle tematiche della sostenibilit e conoscano le caratteristiche, le
potenzialit e le opportunit che offre il processo di A21L nellambito del governo
locale. Ecco che in una tale ottica, i processi inerenti la comunicazione diventano non
solo uno strumento di supporto per la realizzazione di programmi ed azioni, bens un
elemento integrante ed essenziale alla programmazione. Si riportano qui di seguito,
proprio perch ritenuti importanti al successo dellA21L, i tratti distintivi di una
comunicazione ambientale orientata allo sviluppo sostenibile:
comunicazione programmata che serva anche come auditing costante
dellefficacia delle azioni;
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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comunicazione come ascolto che utilizzi interazioni retroattive (feedback);
comunicazione continua e preventiva e non episodica;
corresponsabilizzazione e coinvolgimento dei soggetti attivi nella informazione;
credibilit e attendibilit delle fonti;
comunicazione propositiva per la diffusione di buone pratiche;
comunicazione integrata e trasversale, che comunichi non la lettura
semplificata dei problemi ma anche linsieme complesso di cause ed effetti;
adozione di una pluralit di linguaggi volto a conciliare rigore scientifico e
approccio divulgativo;
adozione di strumenti interattivi;
comunicazione adatta al lavoro in rete;
comunicazione pi sostenibile e a basso impatto ambientale.
Gli strumenti di comunicazione, sensibilizzazione e promozione sono molteplici e
vanno adeguati alle specificit di ogni singola realt. In particolare si ricorda:
produzione di brochure/depliant posters e cartoline informativi/divulgativi con
slogan promozionali (Cos A21?, Perch A21?, etc.);
produzione di una newsletter sia cartacea (allinizio) che elettronica, a cadenza
periodica;
predisposizione di un forum on-line, dove il cittadino pu porre quesiti e
formulare commenti e suggerimenti pertinenti al tema della sostenibilit;
pubblicazione di annunci su quotidiani locali;
pubblicazione di uninserzione che riporti: obiettivi, spiegazioni delliniziativa,
soggetti promotori,invito a partecipare rivolto a tutta la cittadinanza, vantaggi
che si potrebbero trarre dalla partecipazione attiva di tutti i portatori dinteresse;
impostazione di un sito web, che contiene: i documenti di riferimento
internazionali, il processo avviato a livello locale, il calendario degli incontri, i
report degli incontri, lagenda degli appuntamenti seminariali a livello locale
(convegni, corsi, seminari, ecc.) e i link ai siti principali di Agenda 21 e
sostenibilit e delle organizzazioni internazionali.

2.4.5 Dalla Dichiarazione di Istanbul al protocollo di Kyoto
Nel 1996 venne firmata la Dichiarazione di Istanbul e l'Agenda Habitat II.
Nellambito di tale incontro si sono affrontati tematiche atte a promuovere uno sviluppo
sostenibile degli insediamenti umani in un mondo urbanizzato e come garantire una
casa adeguata per tutti. Questi temi sono stati sviluppati in dettaglio nell'Agenda
Habitat II, il documento cardine della conferenza. In particolare si tratt delle
problematiche inerenti l'eccessiva concentrazione di popolazione negli agglomerati
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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urbani, soprattutto nelle megalopoli/baraccopoli del terzo mondo, con conseguenze
non solo sociali ma anche di vulnerabilit ai disastri naturali. In tal senso si sono messi
in discussione gli attuali modelli economici, i quali generano disuguaglianza tra i paesi
ricchi e quelli poveri e, attraverso il fenomeno della globalizzazione dell'economia
mondiale, notevoli fenomeni di instabilit sociale e politica.


Tabella 2-2. Gli indirizzi e gli impegni per lo sviluppo sostenibile a livello Europeo (Fonte:
APAT, Agenda 21 Locale 2003)

Argomento Soggetto promotore Iniziative
Unione Europea Trattato di Amsterdam 1999
Consiglio Europeo

Strategia a lungo termine dellUnione
europea per lo Sviluppo sostenibile
(2001).
Documento dimpegno sui target del
WSSD (2002)
The local Agenda 21 Planning Guide
ICLEI (1996)
Premio europeo citt sostenibili
Conferenze sulle citt sostenibili (1994-
2000)
Documenti: Carta di alborg, Carta di
Lisbona, Appello di Hannover
Sviluppo sostenibile
e Agenda 21
Governi Locali
Le 10 riflessioni politiche chiave di
Kolding (2003)
Quinto programma dazione per uno
sviluppo durevole e sostenibile (1998)
Ambiente
Unione europea

Sesto programma comunitario di azione
in materia ambientale Il nostro futuro, la
nostra scelta (2002)
Libro bianco sulla Governance (2002) Partecipazione e
informazione
Unione europea
Convenzione di Aarhus (1998)
Pianificazione Unione Europea
Direttiva EU 42/2001 CE sulla
Valutazione Ambientale Strategica
(2001)
Monitoraggio e
reporting
Commissione europea
EEA
Gruppo desperti
sullambiente urbano
Campagna europea
citt sostenibili
European Common Indicators - ECI
(2000)

Finanziamenti Unione europea
Community framework for cooperation
to promote sustainable Urban
development

Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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L'attenzione dell'Agenda si concentrata su tematiche sociali, poich attraverso la
promozione dellindividuo si pu promuovere una politica di sviluppo sostenibile. Da qui
l'esigenza di assicurare condizioni ambientali di maggiore vivibilit per tutti, assieme
alla promozione della piena partecipazione di tutti gli uomini, di tutte le donne e di tutti i
giovani alla vita politica, economica e sociale.

Per migliorare la qualit della vita negli insediamenti umani, tutti coloro che hanno
sottoscritto la Dichiarazione si sono impegnati a sostenere modelli di produzione,
consumo, trasporto e crescita secondo un'ottica che tenga conto della capacit di
carico degli ecosistemi naturali, nonch della necessit di garantire pari opportunit
anche alle future generazioni. Anche in questo documento le amministrazioni locali
sono riconosciute come i pi stretti ed importanti partner ai fini dell'attuazione dei
principi di Habitat II. Inoltre viene riconosciuta la necessit di promuovere, a livello
legislativo, il decentramento dei poteri statali per rafforzare le risorse finanziarie ed
istituzionali delle Amministrazioni locali, assicurando al tempo stesso la trasparenza
delle decisioni e la loro rispondenza ai bisogni delle popolazioni.
Altro elemento emerso nella Dichiarazione quello inerente le best practices, cio
sull'adozione di pratiche progettuali e costruttive atte a perseguire la sostenibilit
attraverso il risparmio energetico nelle abitazioni e negli altri edifici, la gestione
integrata dei cicli (consistente nella riduzione dell'uso di materie prime, nel riciclaggio
dei materiali e nel riutilizzo diretto dei materiali da costruzione gi presenti nel
contesto), l'attenzione alla qualit, ovverosia la riduzione dell'impatto ambientale
generato dagli edifici al loro stesso interno e nel loro immediato intorno.
In conclusione vogliamo ricordare, tra gli altri, l'adozione del protocollo di Kyoto,
ovvero laccordo che dovrebbe condurre ad una riduzione, rispetto ai livelli del 1990,
dei gas serra (oltre che per le emissione di CO
2
, anche per metano, protossido di
azoto, idrofluorocaburi, perifluorocarburi, esafluoruro di zolfo. Relativamente a tale
azione vi sonoancora notevoli problematiche, soprattutto per la non adesione al trattato
da parte degli USA, i quali da solo rappresentano circa il 25% delle emissioni di gas.

2.4.6 Aspetti nella politica locale
Gli anni successivi al summit di Rio hanno visto fiorire numerose iniziative soprattutto
ad opera delle amministrazioni locali pi attive, specialmente nel nord d'Europa, che
hanno predisposto ed attuato con successo alcuni progetti diretti a migliorare la qualit
dell'ambiente. Le iniziative pi interessanti sono state condotte (e sono tuttora in corso)
nell'ambito delle cosiddette Agende 21 Locali, nelle quali l'attenzione rivolta
maggiormente al consumo piuttosto che alla produzione, essendo quest'ultima oggetto
di maggiore attenzione da parte dei governi nazionali.
I promotori delle Agende Locali hanno focalizzato in particolare la loro attenzione sulle
componenti del sistema di pianificazione e progettazione che sono rilevanti per la
sostenibilit della citt e del territorio: gestione degli usi del suolo, protezione delle
risorse naturali e storico-culturali, modalit di progettazione e costruzione di edifici,
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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infrastrutture e sistemi di trasporto, ecc. E' nell'ambito di queste esperienze che la
partecipazione degli abitanti alla salvaguardia e alla trasformazione della citt e del
territorio ha finito per assumere un'importanza sempre maggiore: il rilievo dato
dall'Agenda Habitat II ai processi di partecipazione anche una conseguenza
dell'accresciuta consapevolezza della sua importanza, maturata nelle prime esperienze
di Agenda 21 Locale.
Di grande rilevanza, in tal senso, liniziativa che ha portato gli amministratori di 80
citt europee e circa 250 rappresentanti di organizzazioni internazionali a partecipare,
nel 1994, ad alborg, in Danimarca, alla prima Conferenza Europea delle Citt
Sostenibili. Da tale conferenza scaturita la cos detta Carta di alborg, sottoscritta
dai rappresentanti politici delle citt e che impegna questi ultimi a:
1. rispettare i piani territoriali e finanziari esistenti e futuri;
2. favorire l'individuazione dei problemi e delle loro cause mediante frequenti
consultazioni pubbliche;
3. identificare i compiti prioritari per risolvere i problemi individuati;
4. creare scenari di futuri sostenibili attivando un processo di partecipazione e di
coinvolgimento di tutti i settori della popolazione;
5. prendere in considerazione e valutare opzioni strategiche alternative;
6. definire un piano di azione locale a lungo termine diretto a migliorare la
sostenibilit della comunit locale;
7. attuare il suddetto piano secondo precise scadenze temporali e assegnare a ogni
partner specifiche responsabilit;
8. mettere in atto sistemi e procedure di monitoraggio e di verifica dei risultati
conseguiti dal piano.
Riguardo la problema della sostenibilit, le citt firmatarie della Carta riconoscono nel
concetto di sviluppo sostenibile un utile riferimento per commisurare gli stili di vita alla
capacit di carico della natura. Pongono tra i loro obiettivi la giustizia sociale, la
stabilit del sistema economico e la sostenibilit ambientale. Inoltre la giustizia sociale
dovr necessariamente fondarsi sulla stabilit economica e sullequit sociale, per le
quali indispensabile la sostenibilit ambientale, sostenibilit ambientale che implica la
conservazione del capitale naturale. Ci impone un consumo di risorse rinnovabili, di
acqua e di energia non eccedente il tasso di rinnovo da parte dei sistemi naturali e
ugualmente un consumo di risorse non rinnovabili non superiore al tasso di
sostituzione con risorse alternative rinnovabili. Sostenibilit ambientale significa altres
un tasso di emissione di inquinanti non superiore alla capacit dellaria, dellacqua e
del suolo di assorbire e di degradare tali sostanze, fino a impedirne effetti dannosi o
pericolosi.
Anche in ambito locale la sostenibilit diviene un processo creativo per la ricerca di un
equilibrio. In tal senso le citt firmatarie riconoscono che la sostenibilit non n una
prospettiva univoca n una condizione immutabile, ma un processo locale volto a
raggiungere un equilibrio che abbraccia tutti i settori e tutti le decisioni locali. Un
processo che richiede una continua verifica delle modalit di gestione della citt, per
evidenziare le attivit che portano lecosistema urbano verso condizioni di equilibrio e
le attivit che, al contrario, allontanano lecosistema da tale equilibrio. Gestire la citt in
base a tali informazioni, significa riferirsi ad essa come a un insieme organico, nel
quale si evidenziano con chiarezza gli effetti delle singole attivit. Risulter cos
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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possibile, per lamministrazione e per i cittadini, compiere scelte oculate in favore non
solo delle generazioni presenti ma anche delle generazioni future. Infine emerge la
chiara volont politica di risolvere i problemi attraverso soluzioni negoziate, ovvero
senza trasferire i problemi nello spazio (cio in un contesto ambientale pi ampio) o nel
tempo (cio alle generazioni future). Ogni problema o disequilibrio urbano deve essere
ricondotto a un equilibrio interno o, in alternativa, essere assorbito a livello regionale o
nazionale grazie a una soluzione negoziata. Ladozione di un approccio cooperativo e
negoziale lascer libera ogni citt di decidere la natura delle proprie attivit.

A conclusione del presente paragrafo accenniamo alla Conferenza di Lisbona (del
1996), il cui obiettivo era quello di creare le condizioni per una reale attuazione dei
principi sanciti dalla Carta di alborg, dando avvio ed impegnandosi nel processo di
attivazione delle Agende 21 locali, nonch sullattuazione piani di sostenibilit a
carattere locale.
I partecipanti alla Conferenza di Lisbona hanno quindi approvato un documento,
intitolato dalla Carta allAzione, che intende sviluppare, tra laltro, il settore della
comunicazione tra i differenti attori locali e organi istituzionali, la programmazione
sistematica delle attivit al fine di agevolare il passaggio dallanalisi allazione, un uso
degli strumenti avanzati per la gestione della sostenibilit.




Tabella 2-3. Gli indirizzi e gli impegni per lo sviluppo sostenibile a livello Nazionale
(Fonte: APAT, Agenda 21 Locale 2003)

Argomento Soggetto promotore Cosa
Ministero dellambiente e
della tutela del territorio
Strategia dAzione Ambientale
per lo Sviluppo Sostenibile in
Italia (2002)
Governo nazionale e Governi
regionali
Conferenza Stato Regioni
Sullo sviluppo sostenibile
(2002)
Ministero dellambiente e
della tutela del territorio
Premio citt a misura dei
bambini e delle bambine
Sviluppo sostenibile
Sistema APAT, ARPA, APPA
Documento Nuovi strumenti
per lo sviluppo sostenibile
(2001)
Ministero dellambiente e
della tutela del territorio

Bandi per il cofinanziamento
di programmi di sviluppo
sostenibile e attuazione
dellAg21l (2000-2002)
APAT
Linee guida per le Agende 21
locali- Manuale ANPA (2000)
Agenda 21 Locale
Governi Locali
Associazione A21 Italy
Indagine sullo stato di
attuazione delle Ag21l in Italia
(2002)
Monitoraggio e reporting
Istituto sviluppo sostenibile
Italia
Indicatori di sviluppo
sostenibile ISSI (2002)
Capitolo 2: Lo Sviluppo Sostenibile nei processi politici ed economici della contemporaneit
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2.5 Conclusioni
Volendo concludere questo paragrafo possiamo dire che oggi pi che mai bisogna
rendersi conto degli aspetti totalizzanti che la cultura economica dellOccidente ha
indotto sul resto del pianeta. La chiara vittoria del sistema politico-economico
occidentale non implica la sua assoluta validit etica. Il nostro sistema si porta dentro
di se aspetti che se nelle democrazie occidentali producono danni, nelleconomie e
nelle strutture politico-economiche dei paesi in via di sviluppo generano lacerazioni
sociali e ambientali che il pi delle volte rasentano la catastrofe. Voglio ancora ribadire
quanto appena detto: necessario che la nostra politica, che ha saputo rinnovarsi dal
suo interno nei suoi aspetti ideologici e sociali dando vita a forme di democrazia
sempre pi allargate, deve creare gli input necessari affinch questo processo di
rigenerazione possa trasmettersi anche alle nazioni povere della terra. Oggi, per la
prima volta nella storia, un sistema politico-economico viene assunto a sistema
planetario, dove una civilt si afferma ai danni delle altre, facendo di nazioni, diverse
per cultura, per religione, per usi e costumi, delle brutali rappresentazione del proprio
mondo. Allora necessario rispettare delle regole, autorigenerarsi verso una forma di
economia sostenibile, tale, cio, da poter fermare la folle corsa verso lautodistruzione
del nostro ecosistema.

Credo che mai come nellinizio di questo nuovo millennio sia importante ridisegnare la
struttura politico-economia della nostra societ, perch lambiente naturale costituisce
la principale fonte di materie prime e di servizi per luomo, e quindi la sua integrit di
fatto essenziale, non secondaria Appare quindi incomprensibile che il contributo
dellambiente non compaia nella contabilit economica e che non si ponga attenzione
al mantenimento del capitale naturale in stato di integrit.
6


6
Bresso M.. (1995), Per un'economia ecologica, NIS, Roma.
CAPITOLO 3
Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea





























Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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40























































Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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41
3.1 Introduzione
Lattenzione per i problemi urbani divenuta sempre pi intensa negli ultimi decenni.
Come si visto nel precedente capitolo, si cominciato ad affrontare politicamente il
problema dello sviluppo sostenibile dalla met degli anni ottanta ed i primi anni del
1990, allorquando con la Conferenza Mondiale su Ambiente e Sviluppo a Rio de
Janeiro (1992), si segn un decisivo giro di boa nelle politiche internazionali, e dove si
mostr in tutta la sua gravit il problema ambientale negli aspetti riguardanti gli assetti
urbani. Come si accennato precedentemente, ci ha avuto ripercussioni e ricadute
politiche sia in ambito U.E. che in ambito nazionale. E per da dire che, bench sono
stati sempre noti i problemi delle aree urbane sia pure con caratteristiche differenti tra il
nord industrializzato e il sud povero o tra metropoli e citt medio-piccole, vi sempre
stata una sorta di barriera, tra la politica e la ricerca. E capitato e capita, che la politica
ambientale attuata dalle singole amministrazioni si rivolta, il pi delle volte a specifiche
problematiche o, comunque, ad attuare azioni palliative che girano intorno al problema
senza affondare con decisione le questioni base. Inoltre, proprio per questo agire in
ordine sparso, vi uno spreco di risorse, tanto in termini umani che monetari.
Il presente capitolo vuole fornire un contributo nellinterpretazione della sostenibilit in
termini scientifici per poi cercare di capire in che termini pu essere intesa la
sostenibilit in ambito urbano.
3.2 La citt nel mondo contemporaneo
3.2.1 La citt nei processi sociali ed economico-finanziari del mondo
contemporaneo
Abbiamo visto che ad un certo punto la storia dellumanit si realizza e si afferma
attraverso e per mezzo della citt. La citt diviene, sia da un punto di vista simbolico
che fisico, un elemento cardine per capire differenti aspetti, non solo ideologici ed
economici, ma anche di rapporti psichici tra luomo e lambiente che lo circonda. Si
passa, cio da una cultura contadina legata alla vita attraverso aspetti psichici,
ancestrali, o socio-culturali ad unaltra modalit, ad unaltra esistenza, cittadina e
caratterizzata da aspetti economici legati al concetto di denaro. Nei precedenti
paragrafi sono stati analizzati aspetti strutturalmente essenziali che hanno
caratterizzato la nostra epoca moderna. E vale a dire gli albori del pensiero capitalista
e il modello filosofico-scientifico che ne costituisce la struttura portante. Adesso vorrei
soffermare la mia attenzione a processi che sono a noi molto vicini, ovvero ai
cambiamenti che si sono verificati negli ultimi decenni dello scorso secolo, dove si
assistito ad un radicale mutamento nella struttura delle economie dei paesi Occidentali.
Difatti se fino al 1950 il principale flusso internazionale era costituito dal commercio
mondiale, che aveva essenzialmente per oggetto materie prime ed altri prodotti
primari (Sassen, 1997), dagli anni 80 in poi si cominciato ad assistere ad una
crescita sempre pi forte dei flussi finanziari internazionali. Questo fenomeno, legato al
rapido sviluppo dei mezzi informatici aveva lasciato ipotizzare, da parte di alcuni
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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studiosi, una sorta di frammentazione su scala planetaria delleconomia e, per
conseguenza, una obsolescenza della citt di pietra nei confronti di quella nascente e
di tipo virtuale. Tutto ci si dimostrato solo parzialmente vero, perch la tradizionale
citt ha continuato ad avere la sua centralit nei processi decisionali. Leffetto della
forte crescita dei flussi finanziari internazionali elevando il livello di complessit delle
transazioni, ha reso necessario una infrastruttura estremamente avanzata di servizi
specializzati e concentrazioni al vertice di strutture di telecomunicazioni: in tal senso le
citt hanno continuato ad essere i luoghi essenziali e privilegiati di entrambi questi
fenomeni (Sassen, 1994). Anzi, laffermarsi sempre pi di nuovi e potenti poteri
finanziari transnazionali ha generato nuove forme di centralizzazione territoriale delle
funzioni superiori di direzione e di controllo (Sassen, 1994) per cui alcune citt hanno
assunto un ruolo guida nel nuovo assetto delleconomia e della finanza globalizzata.
Cosa dunque significa questo processo in termini di strutturali del sistema intendendo
in tale ambito tanto gli aspetti socio-economici che quelli politici ed ideologici e quali
nuovi meccanismi si innescano nel processo urbano?
Castells nel suo An introduction to the information age ha parlato di network society,
la quale caratteristica di questo periodo dominato da una forma di capitalismo, per
cos dire, informazionale. La network society , secondo Castells, il risultato di tre
fattori concomitanti:
1. la rivoluzione digitale (informatica) che permette una struttura a network;
2. la profonda trasformazione del capitalismo e dello statalismo degli anni 80 volta
al superamento delle contraddizioni di quelle politiche;
3. i movimenti sociali e culturali che caratterizzarono la fine degli anni 60 e gli
anni 70 che, tra le altre cose, videro laffermazione delle prime teorie
ecologiste.
Questa nuova forma di organizzazione investe tanto il campo sociale che quello
politico-economico. In particolare:
in campo sociale d vita ad una nuova forma di assetto a rete (network),
particolarmente dinamica, libera e flessibile;
la forza lavoro si caratterizza sempre pi da una tipologia di lavoro autonomo,
outsourced e del tipo sub-appaltistico;
vi un forte flusso di capitali attraverso i canali informatici, capitali che riescono
facilmente a baipassare i tradizionali apparati di controllo e le normative
nazionali;
la comunicazione diviene globale e personalizzata;
acquista valore il localismo, nel senso di territorio e comunit;
Le dinamiche a network, secondo Castells, spingono questo tipo di societ verso una
esasperata forma di fuga dai propri vincoli e controlli da un lato, e ricostruzione e
ridefinizione di modelli sociali ed istituzionali dallaltro. Interpretando il senso di quanto
Castells afferma, potremmo definire questo modello come una sorta di rete magmatica,
la quale spinta dalla sua forza cerca continuamente di nuovi spazi travolgendo quanto
gli sta intorno. Per controllare una tale spinta Castells ritiene necessaria una forma di
democrazia di tipo cosmopolita, nuovi codici culturali condivisi e nuovi significati da
attribuire in campo sociale ed istituzionale. Esempi in tale direzione sono rappresentati
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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dal movimentalismo che sta caratterizzando gli ultimi anni e dove forte la richiesta di
dare un nuovo senso alla struttura socio-politica della nostra societ.
Ebbene da un punto di vista strutturale i processi in atto hanno profondamente alterato
i vecchi equilibri, passando da un piano nazionale e regionale ad uno globale. Queste
trasformazioni hanno prodotto, in ambito urbano, una nuova gerarchia delle citt e dei
processi economico-finanziari, i quali, come detto sopra, sono divenuti globali e non pi
controllabili da parte dei singoli governi. Non solo. Questo processo di crescita ha
assunto tratti estremamente sofisticati sul piano delle politiche finanziarie, dove il
denaro ha assunto, da un lato una valenza senza precedenti nella storia recente, e
dallaltro divenuto quasi unentit del tutto astratta e virtuale (si veda in tal senso il
ruolo delle tecnologie digitali, che, tra le altre cose, hanno lasciato ipotizzare la
creazione di denaro puramente virtuale). Il suo potere ha carattere e valenza di
dittatura e, nelle sue espressioni finanziariamente pi sofisticate, risulta un qualcosa
di completamente indipendente dai beni (Spengler, 1978). Questa struttura
economico-finanziaria inserita in un processo globale, come dicevo sopra, ha
estromesso da tanti aspetti economici i singoli governi e, al contempo, creato nuove
relazioni fra citt in funzione del denaro (Spengler, 1978) dando cos vita ad una
nuova gerarchia del potere, con alcune citt-metropoli guida che Sassen chiama citt
globali o primarziali e che identifica su di un asse virtuale composto da New York,
Londra, Francoforte, Parigi, Amsterdam, Sydney, Tokyo, Hong Kong, San Paolo e Citt
del Messico (Sassen, 1994).
Tali citt globali si caratterizzano perch sono (Sassen, 1994):
a) punti di comando nellorganizzazione delleconomia mondiale;
b) localizzazioni e piazze di mercato essenziali per le industrie di punta del
periodo attuale la finanza e i servizi specializzati alle imprese;
c) le principali sedi in cui tali industrie producono, fra laltro, innovazione.
Accanto a queste citt globali ed assolute, tutto il resto diviene periferico e
provinciale, finanche la forma Stato allinterno del quale queste citt trovano il loro
spazio fisico. (Spengler, 1978; Sassen, 1994). Nasce cos una nuova geografia della
centralit e della marginalit le cui demarcazioni sono trasversali alla vecchia linea di
divisione fra paesi poveri e ricchi (Sassen, 1994). Queste citt assolute,
economicamente strategiche nelleconomia mondiale, se da un lato danno vita ad un
mercato a concorrenza globale, dallaltro tendono, il pi delle volte, a disconnettersi
dalle rispettive regioni (Sassen, 1994) Questo fenomeno, secondo Sassen,
contraddice un assunto fondamentale della teoria tradizionale dei sistemi urbani,
secondo il quale questi sistemi promuovono lintegrazione territoriale delle economie
regionali e nazionali (Sassen, 1994)
Ma quali conseguenze scaturiscono da questi nuovi assetti economico-finanziari? E
quali conseguenze e significati si hanno nellassetto urbano e sul piano ideologico?
Sul piano economico-finanziario, si assiste ad un sistema divenuto pi fragile, sia
perch nelle citt assolute si concentrano immense quantit di potere economico, sia
perch gli strumenti informatici hanno creato una rete mondiale capace di interagire in
tempo reale con tutte le possibili conseguenze (basti ricordare il danno causato
dallattentato dellundici settembre nelle borse di tutto il mondo e alla crisi che ne
succeduta). Unaltra conseguenza, sul piano interno, rappresentata dai nuovi assetti
nelle economie urbane, caratterizzati da un sempre maggiore divario tra lavoratori
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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altamente qualificati e operai tradizionali, generando, in tal modo, nuovi poveri anche
tra la classe media con conseguenti problemi di conflittualit sociale.
Sul piano puramente fisico degli assetti urbani, si assiste a due processi opposti: nel
mondo sviluppato vi in atto un processo di trasformazione che gi da anni investe
molte citt europee, dove si assiste ad una trasformazione degli assetti economici con
lo spostamento verso larea dei servizi nonch lascesa di quelli specializzati e della
finanza e la crescente transnazionalizzazione dellattivit economica, che pu
operare a livello regionale, continentale o globale (Sassen, 1994) hanno caratterizzato
la dinamica urbana attraverso piani di recupero delle vecchie aree industriali e di
agglomerazione delle attivit attinenti, palesando ancora problematiche connesse alla
mobilit, alla sicurezza e in generale alle condizioni di vita. Invece nei paesi del terzo
mondo si assiste ad esplosioni demografiche senza precedenti di molte citt, alcune
delle quali, come visto, di tipo assoluto; questo fenomeno innescato dalla distruzione
delleconomia rurale dei piccolo proprietari a vantaggio delle multinazionali e a cui si
accompagnano problemi di fragilit politico-istituzionale (Sassen 1994, Kowarick e al.
1991, Prealc 1987)
Sul piano filosofico-ideologico dellurbanistica queste megacitt sono la
contrapposizione alla citt organica e compatta del passato. Sono citt che crescono in
modo vorace divorando ci che le sta intorno e dando vita ad un ammucchiamento
inorganico e quindi illimitato, che oltrepassa ogni orizzonte (Spengler, 1978). La citt
moderna e contemporanea finisce con lessere simbolo rappresentativo della
razionalit, con il suo rigore, astratto e formale, tende verso una struttura a scacchiera
che simboleggia la perdita di anima (Spengler, 1978). Quindi non pi quella ricchezza
nella composizione che pu leggersi a differenti scale e che delinea una cooperazione
organica tra i differenti livelli gerarchici (Salingaros, 2000) ma un generale
impoverimento compositivo che generando strade lunghe e dritte, (Salingaros, 2001)
o spazi alienanti dimostra tutto il suo carattere antiorganico ed antispirituale. Del resto
questo aspetto psichico della modernit , ancora una volta, chiaramente individuato
da Spengler quando dice che il ritmo cosmico si ritirato dalla vita delluomo
moderno, animale cittadino talmente legato alla citt da renderlo incapace di vivere in
un posto che non sia quello artificiale (Spengler 1978).
3.2.2 Il processo di urbanizzazione nel mondo contemporaneo
La contemporaneit sempre pi caratterizzata da un mondo urbanizzato che estende
la sua influenza persino nelle aree rurali. Nel corso dello scorso secolo, e
particolarmente dalla seconda met in poi, vi sono stati profondi rivolgimenti economici,
particolarmente significativi nelle aree del sud del mondo, dove una crescita economica
caotica e il pi delle volte socialmente iniqua, ha prodotto profonde lacerazioni nei
tessuti sociali di queste nazioni, con aumento di povert, degradazione ambientale e
sconquasso politico-istituzionale. Questi processi sociali ed economici sono stati
accompagnati da una rapida crescita della popolazione e da una forte concentrazione
di enormi masse nelle citt, costituendo un elemento cruciale da affrontare nella
definizione di una politica rivolta allo sviluppo sostenibile. Se si percorre il binario della
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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45
storia ci si render presto conto che non vi stata nessuna epoca precedente alla
presente che abbia visto crescite cos massicce delle popolazioni urbane, in particolare
per i paesi in via di sviluppo. Inoltre i rapidi tassi di crescita della popolazione urbana
sottopongono ad una enorme pressione non solo i governi nazionali e le
amministrazioni locali, ma soprattutto lecosistema dove queste persone vivono.
Questa sofferenza, tanto ambientale che in termini socio-economici e politici, finisce col
dare vita a modelli di sviluppo insostenibili. E, difatti, a tali stati si accompagnano
numerosi problemi quali povert, disoccupazione, inadeguatezza degli alloggi,
condizioni sanitarie scadenti quando non addirittura nulle, scarsezza nelle forniture
idriche, inquinamento dell'aria e dell'acqua ed altre forme di degrado ambientale,
congestionamento del traffico e sovraccarico del sistema di trasporto pubblico.
Come detto la grave crisi che attanaglia il sud del mondo, ha generato grandi
movimenti di uomini, i quali si muovono sia allinterno dei paesi poveri, dalle campagne
verso le citt, sia dal sud verso il nord industriale e ricco. Negli ultimi decenni si
sempre pi assistito ad una crescita della popolazione urbana, e ci particolarmente
nella aree pi depresse del pianeta. In generale questi processi di crescita sono stati
sempre accompagnati da crescite economiche caotiche e squilibrate, dando cos
origine a profondi problemi sociali e di distribuzione delle ricchezza prodotta. Ci ha
indotto milioni di persone a spostamenti alla ricerca di opportunit lavoro ed un livello di
vita pi elevato o quanto meno accettabile.

Tutta la problematica in tema ambientale e quindi sulla definizione di nuove politiche e
nuovi approcci economici e sociali, legata essenzialmente alla citt. Gi oggi,
pressappoco met del genere umano vive nelle aree urbane, e la popolazione delle
citt sta crescendo due volte e mezzo pi rapidamente di quanto non faccia quella
rurale. Si prevede pertanto che entro il 2025 le aree urbane ospiteranno pi di due terzi
della popolazione mondiale. I senzatetto e le inadeguate condizioni degli alloggi sono il
principale tra tutti questi problemi.

A queste problematiche necessario fornire politiche che cerchino di riequilibrare tanto
gli assetti economici che quelli sociali. Al problema della forte urbanizzazione si
cercato di rispondere attraverso lintroduzione del concetto di urbanizzazione
sostenibile, elemento necessario per poter raggiungere obiettivi di sviluppo sostenibile.
Lorganizzazione delle Nazioni Unite UNCHS, nel suo Sustainable Cities Programme
del 1991, ha definito la citt sostenibile come "a city where achievements in social,
economic and physical development are made to last", mentre Habitat Agenda
suggerisce che sistemazioni umane sostenibili dovrebbero avvalersi di un uso
efficiente delle risorse all'interno delle capacit di carico dellecosistema e dovrebbero
considerare un approccio che tenga conto del principio precauzionale: make efficient
use of resources within the carrying capacity of ecosystems and take into account the
precautionary principle approach, provide all people, in particular those belonging to
vulnerable and disadvantaged groups, with equal opportunities for a healthy, safe and
productive life in harmony with nature and their cultural heritage and spiritual and
cultural values, and ensure.. economic and social development and environmental
protection, thereby contributing to the achievement of national sustainable
development goals.1 (United Nations Human Settlements Programme (UN-HABITAT
I), Sustainable Urbanisation - Achieving Agenda 21.
1



1
Per maggiori dettagli possibili consultare il sito delle Nazioni Unite http://www.unhabitat.org .
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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46
3.3 Sostenibilit, complessit ed ambienti urbani
3.3.1 Il paradigma della complessit nella cultura contemporanea
Nel corso della storia della scienza vi sono state diverse rivoluzioni
2
, che hanno
segnato il passaggio da un vecchio modello ad uno nuovo. Lo stesso pu dirsi per la
scienza della complessit. E ovvio che questi passaggi epocali non avvengono in
pochi mesi o pochi anni, ma nel corso di decenni, allorch il mondo scientifico,
attraverso le sue molteplici discipline, se ne appropria, dando cos vita ad una
transizione da un paradigma fondamentale ad un altro. Ma che cosa genera ad un
certo punto una tale svolta? Possiamo dire, in generale, che la transizione si verifica, o
meglio comincia a delinearsi, allorquando emergono delle anomalie nel vecchio
paradigma, cio situazioni nuove non pi spiegabili attraverso le vecchie teorie. Questo
anche quello che accaduto alla fine del XIX secolo, allorquando cominciarono ad
emergere i limiti della fisica classica, in particolare della meccanica. Allora il paradigma
di partenza consisteva nei concetti di linearit delle relazioni dinamiche e di causa,
nella combinazione di determinismo e causalit forte, e nella stabilit del moto come
caso generale presupposto per i sistemi dinamici. La linearit era stata disciplinata
matematicamente con metodi algebrici ed analitici. Quasi tutti gli esempi che si trovano
nei libri di testo di meccanica classica riguardano sistemi lineari. I fisici sapevano
dellesistenza dei sistemi non lineari; ma tutti li consideravano delle strane eccezioni
alla regola, come casi che probabilmente sarebbero stati desunti alla regola generale
nel corso di sviluppi futuri.

Edgar Morin
3
ha proposto di indicare globalmente gli assunti della proposta
metodologica cartesiana sotto la denominazione di pensiero semplice, le cui
caratteristiche, riduzioniste, lineari e dicotomiche, possono cos essere riassunte:
laccumulo di conoscenza inversamente proporzionale alla variazione
dellignoranza;
se un problema troppo complesso per poter essere risolto pu sempre essere
suddiviso in tanti sotto problemi per i quali possibile una spiegazione. La
"sommatoria" delle micro-spiegazioni fornir la soluzione al macro-problema di
partenza;
proprio come in matematica, il metodo deve permettere di distinguere tra
questioni "valide", suscettibili di chiara definizione e dimostrazione, e idee
irrimediabilmente "confuse", da rigettare nel flusso temporale del gioco delle
opinioni, dei desideri e delle chimere;
il metodo permette dunque di fissare una direzione del progresso, una "rotta"
ben definita rispetto alla quale eventuali blocchi, deviazioni, ritorni e
convergenze sono sempre subordinati e riassumibili nella storia globale della
"strada maestra" della conoscenza.



2
A tal riguardo si veda The Structure of Scientific Revolutions, di Thomas S. Kuhn, The University of
Chicago Press, III Edizione, 1996.
3
Di Morin si veda: Il metodo. Ordine, disordine, organizzazione, Feltrinelli, 1994
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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47

Figura 3-1. Nella visione meccanicistica, il mondo un insieme di oggetti e lattenzione
posta su di essi pi che sulle loro interrelazioni. Viceversa, nella visione sistemica
(schema B) gli oggetti stessi divengono reti di relazioni, inserite allinterno di reti pi
grandi. Per i sistemici le relazioni hanno una importanza primaria, mentre i confini degli
schemi diventano secondari
Le anomalie che si verificarono allinterno di questo paradigma consistevano,
soprattutto, nella scoperta di forme completamente inattese di comportamento
irregolare casuale e instabile di sistemi dinamici piuttosto semplici. Queste irregolarit,
come oggi sappiamo, furono considerate anomalie solo a causa di uninsufficiente
conoscenza delle implicazioni matematiche dei modelli utilizzati nelle teorie della
meccanica classica. Ebbene furono proprio queste anomalie che portarono, dopo un
lungo processo di sviluppo di circa settantanni, a nuove intuizioni sul possibile
comportamento dei sistemi dinamici, dando cos vita alla scienza della complessit,
che si caratterizza attraverso i concetti di non linearit, feedback dinamico,
complessit, caos deterministico, frattali, auto-organizzazione. Questi caratteristici
elementi del nuovo paradigma avevano due implicazioni, entrambe di grande rilevanza
filosofica. La prima una forma di causalit piuttosto debole: cause simili possono
avere effetti totalmente differenti, cio non conducono necessariamente a effetti simili.
Il nuovo paradigma viene rappresentato dai sistemi che mostrano un comportamento
dinamico il quale mostra una sorprendente sensibilit non solo al movimento ma anche
una dipendenza bei confronti delle condizioni iniziali. La cosa interessante e che, tra
laltro questa sensibilit era ed compatibile con il determinismo. La seconda
implicazione rappresentata dalla conoscenza delle condizioni iniziali e dei parametri
del sistema che, qualora abbia uninesattezza conduce, nel caso di sistemi sensibili al
moto, ad una grande inesattezza relativamente al possibile comportamento del
sistema. E, comunque da dire che uno dei maggiori problemi rappresentato proprio
dalla scarsa capacit a conoscere le esatte condizioni iniziali della dinamica di un
sistema per poterlo misurare. Anche il comportamento futuro di sistemi deterministici,
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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48
se mostrano la sensibilit al moto che mostrano i sistemi caotici, in un certo qual
senso non calcolabile. Anche se il sistema totalmente deterministico e anche se la
descrizione nomologica
4
del sistema e completamente conosciuta senza alcun dubbio,
il futuro del sistema non calcolabile se il sistema caotico nella sua dinamica. Il Caos
Deterministico forma un limite epistemologico per la predizione della natura.

Durante gli anni settanta, il campo fu dominato dalla crescente efficacia delle nuove
intuizioni nella base dei modelli delle scienze empiriche. Le nuove intuizioni
sviluppatesi lentamente vennero ora assimilate rapidamente e aumentarono altrettanto
rapidamente la propria sfera di influenza. Nei cinque anni tra il 1970 e il 1975 le diverse
linee di sviluppo della ricerca si fusero e prese piede il fenomeno interdisciplinare che
ho introdotto come scienze della complessit. Il solo 1975 vide il verificarsi di un gran
numero di eventi che si rivelarono di grande importanza. Ne citer solo due: Benoit
Mandelbrot defin ci che intendeva per "frattali": strutture geometriche con dimensioni
non intere e auto-simililarit annidate allinfinito. Tien-Yien Li e James Allen Yorke
applicarono lespressione "caos" al comportamento irregolare e instabile di sistemi
matematici semplici. Il nuovo campo di indagine prese forma e divenne visibile alle
diverse comunit e discipline allinterno delle scienze empiriche.

Gli anni tra il 1975 e il 1980 possono essere considerati come un periodo di
consolidamento delle scienze della complessit favorito dal moltiplicarsi delle
conferenze su questo tema. I matematici, i fisici, i chimici i biologi e persino i sociologi,
si interessarono al nuovo campo di ricerca. Con laiuto di questi concetti, scoprirono il
terreno comune alle loro discipline. Questo terreno comune aveva soprattutto il
carattere di modello teorico e ora poteva essere identificato almeno parzialmente con
alcuni concetti della complessit, dellirregolarit e del caos che furono riscoperti nella
dinamica dei pi diversi sistemi. Si rivelarono anche di grande importanza alcune
tendenze allunificazione concettuale come quella che interessava la ricerca e il
dibattito per una misura universale e, al contempo praticabile, della complessit. Tale
dibattito continua ancor oggi senza aver raggiunto alcun risultato definitivo.
Per i discorsi che seguiranno assume notevole importanza il concetto di sistema
5
.

4
Metodo nomologico o ipotetico-deduttivo: il metodo tipico delle scienze sperimentali, prima di tutte della
fisica. Mira alla individuazione delle regolarit tra i fenomeni (nomos = legge) ed basato sul metodo
descrittivo e sulla formulazione di ipotesi causali; sulla verifica sperimentale; sulla deduzione,
dimostrazione e spiegazione; sulla organizzazione sistematica dei risultati, sulla esposizione delle leggi e
sulla costruzione delle teorie che le comprendono. Il metodo stato descritto da Charles Sanders Pierce
come abduzione creativa [Bonivolo-Vidali, 1999:284], e consiste nell'adozione provvisoria di una legge
come un quadro di riferimento che permette di spiegare un fenomeno curioso e sorprendente, salvo poi
procedere a delle verifiche sperimentali. Solo un fenomeno inatteso richiede una spiegazione, pertanto il
ragionamento abduttivo, secondo Pierce, il procedimento comune di tutte le scienze: studiare i fatti e
creare congetture teoriche che permettono di spiegarli.
5
La teoria generale dei sistemi fu proposta negli anni 40 dello scorso secolo dal biologo ungherese
Ludwig von Bertalanffye per poi essere ripresa da Ross Ashby negli anni 50. La teoria andava a costruire
un antitetico a quell riduzionista classico, il quale si basava sul paradigma di una scomposizione di un
sistema in sue componenti e attraverso lanalisi di una di queste componenti si poteva descrivere lintero
sistema. Ebbene von Bertalanffy capovolse questa teoria. Egli pens ad un sistema come ad unentit
aperta capace di interagire con lambiente, ma anche in grado di acquisire nuove propriet e di stabilire,
tra le sue componenti, delle interrelazioni di tipo non lineare.
Nel 1951 questa sua teoria fu estesa ai sistemi biologici, e quindi, ad opera di altri studiosi, estesa anche
al nascente campo informatico. Da questo momento il termine sistema fu stato applicato in moltissime
discipline, a cominciare dalla teorizzazione di nuovi concetti matematici vedasi Masarovic e Klir come
lo sviluppo di isomorfismi tra modelli di circuiti elettrici-elettronici ed altri tipi di modelli o alle discipline
mediche, come gli sviluppi in campo psicoterapeutico per arrivare ad applicazioni ecologiche e a quelle
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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49
Per capire tale concetto partiamo dalla nozione di insieme. Il termine insieme il
corrispondente astratto usato in matematica: gli oggetti che lo costituiscono sono detti i
suoi elementi o i suoi punti. Cos una squadra non altro che un insieme, i cui elementi
sono i giocatori. Non possibile definire in modo rigoroso che cos' in insieme, in
quanto nella definizione si dovrebbe fare uso di sinonimi come classe, aggregato,
collezione, etc. che a loro volta dovrebbero essere definiti nell'ambito della teoria
stessa e cos via. E' necessario quindi assumere alcuni concetti come primitivi e
definire gli altri per mezzo di essi. Assumiamo allora come primitivi i concetti di
insieme, elemento ed appartenenza. Converremo di indicare gli insiemi con le lettere
maiuscole A, B, mentre gli elementi verranno indicati con le lettere minuscole a, b,
etc.. Per indicare che un elemento a appartiene all'insieme A si user la scrittura:
a A
In tal senso possiamo dire che gli elementi dellinsieme A sono tutti caratterizzati
dallesistenza di una relazione (vedi tabella 3.1) che li fa appartenere a quel
determinato insieme. Viceversa, quando si analizzano le interazioni (si ha interazione
quando il comportamento delluno influenza il comportamento dellaltro) tra particolari
elementi introdurremo il concetto di sistema.
Nella tabella 3.1 sono riportati alcuni esempi (Minati e Abram, 2003) di insiemi, insiemi
con relazioni strutturali tra i loro elementi, sistemi emergenti dallinterazione tra gli
elementi con indicati gli eventuali sottosistemi.





economico-sociali. Difatti noto che dalla teoria dei sistemi si sviluppata, poi, lanalisi dei sistemi, la
quale applica i principi sviluppati dalla prima per ottenere modelli atti al supporto dei decision-makers nella
risoluzione di problematiche complesse e multi-obiettivi, dove necessitano azioni di ottimizzazione e
controllo al fine di valutare rischi, costi e benefici.
Vi sono essenzialmente due approcci allo studio dei sistemi: uno detto cross-sectional, volto allo studio in
particolare delle interazioni tra due sistemi, ed un secondo, detto developmental approach, volto alla
comprensione di come tali sistemi evolvono nel tempo.
Per concludere possiamo brevemente analizzare gli steps necessari sia alla formulazione di un sistema,
che per operazioni per intervenire sullo stesso:
costruzione di un modello matematico, vale a dire di quellinsieme di nozioni, strutturate
attraverso un programma di calcolo o modelli in scala, che permettono, conosciute le cause, di
arrivare a prevedere gli effetti; in genere questi modelli sono rappresentati da equazioni, in cui,
attraverso una serie di approssimazioni dipendenti dal rapporto lavoro/benefici, si giunge alla forma
approssimate che meglio descrive il fenomeno in esame;
stima dei parametri; in questo step si opera la valutazione e quindi la scelta dei parametri, a
partire da valori misurabili sul sistema e con differenti tecniche matematiche. E necessario, in tale
step, fornire il range entro il quale il parametro scelto si muove, e ci per effetto di approssimazioni
sia delle misure che del modello stesso;
identificazione; questo step una sorta di prova sul campo del modello e dei parametri scelti. Pu
accadere, ad esempio, che il modello S definito non sia identificabile attraverso i parametri
individuati, ma, invece, lo sia attraverso un modello pi semplice;
stabilit; un sistema risulta instabile allorquando determinate entit che lo caratterizzano tendono
ad una crescita illimitata, sia in presenza di cause esterne che in assenza di questultime; risulta
invece stabile in caso contrario;
controllabilit; questa caratteristica estremamente importante, in quanto implica la possibilit
che si ha di controllo del sistema in un determinato istante agendo sui comandi;
osservabilit; questa propriet riguarda la possibilit di ottenere la stima di valori istantanea di
variabili interne al sistema, in particolare le variabili di stato, senza la misura diretta delle stessa, ma
deducendole attraverso il modello stesso.

Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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Tabella 3-1. Esempi di elementi che danno origine a insiemi, insiemi strutturati, sistemi,
sottosistemi.
INSIEMI DI... INSIEMI STRUTTURATI SISTEMI SOTTO-SISTEMI
Parole
Parole connesse da
sintassi o in ordine
alfabetico
un poema, un libro,
una storia
Capitoli
Cellule cellule per tipo corpo vivente Organo
Musicisti
Musicisti raggruppati per
lingua naturale, sesso o
ordinati per et
orchestra
Musicisti raggruppati per
strumento musicale
Studenti
Studenti in ordine
alfabetico o raggruppati
per sesso
scuola Classi
Soldati Plotone esercito Divisione
Lavoratori
Lavoratori organizzati in
una catena di montaggio
azienda Reparto
Animali
Animali ordinati per et,
raggruppati per colore,
malattia, cibo, ecc.
mandrie, sciami,
stormi, branchi :
fenomeni di auto-
organizzazione
Singoli animali
considerati per ruolo
(caccia, difesa,
riproduzione)


Quindi parliamo di sistema ogni qualvolta siamo in presenza di una struttura di
elementi che si caratterizzano per una serie di interazioni che avvengono tanto verso
lambiente interno al sistema, che verso lesterno (fig.3-1). Una tale configurazione
degli elementi del sistema permette, quindi, una serie di specifiche azioni, le quali,
come detto, avvengono sia allinterno della stessa struttura del sistema che verso
lesterno, determinando, quindi nei fatti, una permeabilit del sistema verso lambiente
esterno. Questultima propriet definisce tanto lidentit quanto lautonomia del sistema
steso (Bossel, 1999). Gli studiosi hanno introdotto differenti categorie di sistemi, che si
caratterizzano per differenti qualit. Volendone citare alcuni, possiamo ricordare ad
esempio:
i sistemi metabolici, ovvero quelli che richiedono per la loro esistenza,
caratteristiche qualitative che si caratterizzano sotto forma di energia, materia o
flusso informativo (ad esempio, cascate, una radio, etc.);
sistemi auto-organizzati, ovvero quelli che si caratterizzano per una struttura
che si adatta alle variazioni ambientali (piante, animali, le organizzazioni sociali,
etc.);
sistemi autoriproducenti (o autopoietici), ovvero quelli capaci di riprodurre
ulteriori sistemi simili a essi stessi (ad esempio cellule, organizzazioni sociali o
umane, strutture culturali, etc.).




Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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Figura 3-2. Struttura di un sistema e linsieme delle relazioni sia interne che
esterne (Fonte: Bossel H., 1999)
Tralasciando ulteriori puntualizzazioni che sarebbero fuorvianti per il presente lavoro,
concludo illustrando il significato di sistema complesso inteso come un qualunque
sistema che ha una struttura interna caratterizzata da molti e qualitativamente differenti
processi, sub-sistemi, interconnessioni e interazioni (Bossel, 1999).
Nel processo di evoluzione di un sistema complesso vi sono, poi, due caratteristiche
organizzative principali: la gerarchia e la sussidiariet. In particolare la gerarchia
implica per un sistema complesso che esso non solo si componga di elementi e di
processi che accadono su molteplici e differenti scale, ma anche che tutte le scale
interagiscono per creare un intero costituito di parti interdipendenti. In tal senso tutte le
scale maggiori dipendono dalle scale minori dando, cos vita ad una sequenza scalare
il cui fine proprio un sistema complesso (M.W. Mehaffy e N.A. Salingaros
6
),.
Riguardo alla sussidiariet, essa implica che ogni sub-sistema deve essere
responsabile nel tenere la propria struttura in quellordine che permette poi, allintera
struttura, di interagire allinterno di una situazione ottimale. Questa condizione permette

6
Per maggiori dettagli si legga lo scritto di Salingaros e Mehaffy Il fondamentalismo geometrico, sul sito
www.professionearchitetto.it , trad. it. di A. Caperna, 2001.
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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52
di dire che ogni sub-sistema contribuisce al corretto funzionamento dellintero sistema,
permettendo, poi, di parlare di sostenibilit del sistema (Bossel, 1999). Lintroduzione
di questi concetti importante perch nel nostro mondo non vi sono sistemi isolati, ma
ognuno dei sistemi che possiamo considerare va inevitabilmente ad interagire con altri
sistemi. Quindi una strada che voglia promuovere uno sviluppo sostenibile non pu
prescindere dal rispetto dellequilibrio del sistema totale. E quindi in tale ottica che
diviene essenziale, come poi successivamente meglio analizzeremo, capire gli aspetti
fondamentali di ogni sistema, anche attraverso le sue componenti sub-sistemiche. In
questo modo sar possibile identificare e definire un set di variabili (indicatori) che nella
loro struttura analitica devono rispecchiare le caratteristiche essenziali del sistema,
nonch quelle propriet di sussidiariet e gerarchia, tale da permetterci poi di pervenire
alla descrizione, attraverso flussi informativi, degli aspetti fondamentali di ciascun sub-
sistema rispecchiando al contempo la struttura gerarchica, ruolo degli indicatori dedotti
da quanto detto sopra e da un approccio olistico alla problematica generale.
3.3.2 Significato e approcci metodologici della complessit
Lespressione teoria della complessit compare per la prima volta pi di ventanni fa,
in un articolo pubblicato su Scientific American (1978), ma la nascita di un pensiero
della complessit avvenuta molto prima, alla fine degli anni Quaranta. Sono stati gli
studiosi di cibernetica (Wiener, Weaver, Ashby, von Foerster) e di teoria
dellinformazione (von Neumann, Shannon, Marcus, Simon) i primi ad occuparsi di
complessit; ad essi si sono aggiunti, nel corso degli anni, pensatori provenienti da
tutte le discipline.
Negli ultimi trentanni dello scorso secolo, la teoria della complessit, come approccio
antiriduzionalista, ha suscitato grande interesse in vari settori delle scienze naturali e
sociali: si parlato cos di complessit o di sistemi complessi non soltanto in fisica o in
biologia, ma anche in sociologia, economia ed ecologia e, in generale nello studio dei
fenomeni in cui riconoscibile un qualche principio di auto-organizzazione. Malgrado
lampio uso del termine molto resta da fare nel definire, in forma univoca, il concetto di
complessit. Possiamo definire la teoria della complessit come lo studio
interdisciplinare dei sistemi complessi adattivi e dei fenomeni emergenti ad essi
associati.
La difficolt nel pervenire ad una forma di definizione deriva anche dal fatto che il
territorio di azione di questa scienza non circoscrivibile ad ambiti specifici, anzi una
sua caratteristica proprio la sua flessibilit di applicazione in differenti discipline, sia
naturali che sociali. Quindi possiamo dire che allinterno del concetto di complessit si
annidano una pluralit di significati, che possono giungere anche a formulazioni
apparentementi paradossali nellinterpretazione del significato, come, ad esempio, la
formulazione fornita dal matematico J. Casti (1986). Casti, parte dalla formulazione di
due concetti, e cio quello di:
design complexity ovvero C
O
(S) che esprime la complessit del sistema S
cos come percepita dallosservatore O;
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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control complexity - ovvero C
S
(O) - che esprime la complessit di O cos come
percepita dal sistema S.

Se per complessit di S o di O intendiamo il numero di descrizioni non equivalenti che,
rispettivamente, O ed S ne possono fornire, allora nella gestione di problemi complessi
occorre considerare tanto la design complexity quanto la control complexity. In tal
senso la situazione migliore si ha quando C
O
(S) = C
S
(O), ovvero per gestire un sistema
complesso c bisogno di complessit (Casti, 1986; Bertuglia e Vaio, 1997).

In generale possiamo per parlare di due tendenze principali di approccio alla
complessit: il primo ritiene che siano complessi quei sistemi dei quali non si
conoscono in modo sufficientemente esaustivo la struttura e le funzioni (complexity is
what you dont understand); da questo punto di vista la complessit non sarebbe
nientaltro che lindice della mancanza di informazione o conoscenza necessaria
alla descrizione completa di un sistema, cio: ci appare complesso ci che non
conosciamo a fondo, su cui abbiamo poche informazioni, che non ci familiare. Il
confine della complessit quindi storicamente mobile, muta con il variare delle
conoscenze (Serra e Zanarini, 1986) Questo punto di vista, pur ammettendo la
necessit di un approccio globalista, si avvicina allatteggiamento riduzionista classico
nel ritenere il sistema non complesso intrinsecamente, ma tale per un osservatore
(quindi una entitsistema esterna). Il secondo approccio ritiene invece che la
complessit sia una caratteristica intrinseca ad un sistema e quindi indipendente
dalla maggiore o minore conoscenza che pu averne un osservatore. In tal senso
possibile che fenomeni conosciuti, come ad esempio i cellular automata, partendo da
semplici regole di definizione, possano dar vita tanto a strutture semplici quanto a
strutture estremamente complesse e ci in virt di fenomeni autoorganizzativi
propriet, questultima, che meglio analizzeremo in seguito. Il matematico J. Casti
propone una variante alla definizione di complessit: cio complessit intesa come
propriet latente di un sistema che diviene visibile nel momento in cui questo
interagisce con un altro sistema. Se, come visto, appare ancora difficile definire il
concetto di complessit, per possibile dire che questa ha come elemento saliente la
sua capacit ad assumere nuovi comportamenti, nuove strutture a priori imprevedibili
(Cini, 1990; Bertuglia e Vaio, 1997). Quindi si pu dire che la complessit ci che non
possibile esprimere in termini analitico-sintetici propri della scienza classica, che
analizzava singoli componenti di un sistema senza valutarne le interazioni e da questi
spicchi di analisi si ottenevano leggi applicabili allintero corpo. Nellanalisi della
complessit ci inapplicabile, cio il passaggio tra un livello macroscopico ed uno
microscopico, o viceversa, non garantisce una maggiore semplicit di lettura ed analisi
del sistema. Vi , tra i due approcci deterministico e complesso una profonda
differenza. Se il primo, come detto, un approccio riduzionista, ovvero generalizza i
modelli sulla scorta di costanti e parametri definiti, ci diviene inapplicabile in una
logica complessa. In essa si possono distinguere differenti tipi di variabili lente,
intermedie e veloci con differenti tempi di evoluzione; ma anche effetti di feedback,
consistenti nelle interazioni tra i differenti tipi di variabili. E nota in tal senso la profonda
trasformazione nellanalisi che si fa del moto e della posizione di una particella tra la
fisica classica, sorretta da leggi deterministiche e quindi dalla possibilit di conoscere e
misurare con precisione tanto la posizione quanto la velocit, dalla moderna fisica
quantistica, dove queste possibilit sono negate anche per la profonda differenziazione
che c nellattribuzione del concetto di misurazione e quello di interazione tra ente
osservato ed osservatore. In senso generale la scienza classica, con la sua struttura
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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ordinata e regolare, diviene un caso particolare della scienza della complessit (ovvero
caos deterministico). Queste caratteristiche della complessit, unite a quelle che tra
poco illustreremo, rendono tale approccio particolarmente adatto alla descrizione di
fenomenologie dei sistemi umani. Ma cerchiamo di valutare in dettaglio quali propriet
caratterizzano la complessit. Di seguito verranno definite alcune propriet proprie dei
sistemi complessi ed elaborate dal matematico J. Casti (Casti, 1986, 1994); in tali
definizioni Casti ha identificato alcune caratteristiche che contraddistinguono
particolarmente i sistemi umani contemporanei e, in particolare la citt:
il comportamento delle strutture e dei fenomeni complessi presenta un grande
valore di acasualit, ovvero leffetto di determinati input non produce
necessariamente effetti desiderati, anzi molte volte possibile che si realizzino
situazioni opposte a quelle progettate;
i fenomeni complessi sono caratterizzati da complesse combinazioni di tipo non
lineare, ovvero da interazioni multiple che avvengono tra le varie componenti
del sistema e da numerosi cicli di feedback e feedforward (retro-azione o feed-
back. Il termine deriva dalla cibernetica ed indica lazione "circolare" della
risposta sullo stimolo e delleffetto sulla causa. Questo conduce a processi di
auto-bilanciamento ed auto-rafforzamento che sono allorigine della struttura del
sistema e della capacit auto-organizzativa); tutto ci induce nel sistema tanto
variazioni strutturali che sulle variabili in gioco;
a differenza dei sistemi semplici dove vi una univocit e riconoscibilit
decisionale immediata, i sistemi complessi sono caratterizzati dalla
frammentariet dellautorit o, per meglio dire, da una frammentazione
decisionale dovuta alla presenza di molteplici componenti o soggetti; si pensi
ad esempio il ruolo che giocano le forze politiche, sociali o economiche nella
definizione dei piani urbanistici;
infine i sistemi complessi non sono decomponibili in parti o, se lo sono, lo sono
solo in parte.
Da queste caratteristiche derivano due importanti propriet della complessit:
lautooganizzazione e la sinergicit (Bertuglia e Vaio, 1997). Cerchiamo di capire
queste due componenti, perch, come detto precedentemente, rivestono un ruolo
decisivo nella definizione di nuovi paradigmi sia in architettura che in urbanistica.
Autoorganizzazione e sinergicit rappresentano quella capacit dei sistemi dinamici
complessi (sia fisici che socio-economici, politici, etc.) di assumere, attraverso processi
di reciproca interazione interna ed esterna, attraverso processi di feedback, cio di
ritorno dellinformazione o di interazione su se stessi, nuove caratteristiche o nuove
strutture ordinate, anche in presenza di situazioni di non equilibrio (Prigogine e
Stengers, 1984; Nicolis e Prigogine, 1987; Bertuglia e Vaio, 1997). In particolare il
processo di autoorganizzazione ha avuto notevoli applicazioni nel campo della
progettazione urbana ma anche in quello di interpretazione delle regole morfologiche
intrinseche nelle forme urbane. In tal senso molti studiosi hanno evidenziato il forte
legame tra la complessit e la citt, facendo emergere, attraverso lapplicazione delle
nuove teorie e conoscenze matematiche, nuove possibilit di lettura e di supporto alla
progettazione. Del resto i richiami ad una chiave di lettura che tenga conto della
complessit, venuta meno se non addirittura andata perduta con lurbanistica
razionalista, si rifanno molti autori, tra i quali possiamo citare Alexander, Secchi, De
Carlo, Salingaros e Donato. Il loro approccio filosofico pu sintetizzarsi attraverso le
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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parole di Elio Piroddi: le citt contemporanee sono frutto di un processo esplosivo e
sono perci citt di frammenti; alla fase esplosiva sta seguendo una fase implosiva,
che tende necessariamente ad una ricomposizione delle citt; il fondamento di tale
ricomposizione deve consistere nel recupero dellidea di tessuto; il repertorio della
progettazione urbanistica moderna, quale si venuto formando a partire dal moderno
storico nel concreto divenire delle citt geneticamente in antitesi con lidea di
tessuto; questa pu rinascere, e in realt sta gi rinascendo, sulla base di nuove regole
antinomiche non solo al moderno storico, ma anche ad una tradizione formalistica
che permea tuttora le scuole di architettura dove si formano quei giovani. (F. Donato,
L. Lucchi Basile, 1996)
Gli aspetti della complessit urbana verranno approfonditi nella seconda parte del
presente lavoro, dove si cercher di fornire unanalisi alla luce della rivoluzione
informatica rappresentata dalla Information Communication Technology.
3.3.3 La sostenibilit in termini ecologici
Per capire la sostenibilit intermini ecologici necessario comprendere la musica
della natura. In ecologia un ecosistema un tuttuno interagente di comunit biotiche e
ambiente fisico circostante. (R. Vismara, 2001) In termini di macroscala, invece,
parliamo di biosfera od ecosfera quando si considerano gli organismi viventi, il loro
ambiente fisico, le loro relazioni, nonch i flussi di energia solare e la dispersione
termica nello spazio. (R. Vismara, 2001) In particolare il flusso energetico rappresenta
un elemento essenziale per controllare laumento di entropia dellecosistema e, quindi
preservarlo dalla distruzione. Le pi importanti fonti di energia, che possono essere
ritrovate nel nostro ecosistema, sono rappresentate dalla luce, dal calore e dal cibo
(come combustibile biologico). (R. Vismara, 2001). E ben noto che in termini ecologici,
quando si parla di produzione ci si riferisce ai processi di fotosintesi, nei quali vi la
trasformazione dellenergia luminosa in biomassa. Questo complesso processo, dove
le componenti biotiche della biosfera e quelle abiotiche dellacqua, dellaria e del suolo,
interagiscono tra loro, avviene allinterno della componente climatologica, la quale a
sua volta soggetta, almeno in parte, a processi biogeochimici sui quali si regge il ciclo
globale dellecosfera (Susmel, 1988, Osservatorio Citt Sostenibili, 2001). Tutto questo
complesso sistema, nella quale ogni componente svolge un proprio ruolo, ha
permesso, nel corso del tempo geologico, la creazione di enormi quantit di sostanze
fossili che oggi costituiscono la base energetica dellattuale economia di mercato e,
quindi, del nostro sistema di vita.
E, quindi, energia la parola chiave di quanto detto sino ad ora. E nel suo rapporto con
essa bisogna sempre tenere a mente due cose:
a) che noi non siamo capaci di produrre energia, ma solo di convertirla da uno
stato allaltro;
b) nel passaggio o nella trasformazione di questa energia vi sempre una
dissipazione, ovvero una perdita di una parte di energia stessa; questa perdita
chiamata entropia.
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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56
Questi fondamentali principi termodinamici possono applicarsi sia alla struttura del
nostro pianeta che alla struttura del nostro sistema produttivo. Se si analizza il
processo di flusso di energia attraverso i livelli trofici in una catena alimentare, si vedr
come questa decrescer dal primo elemento della catena, cio quello solare, allultimo.


Figura 3-3. Il sistema ecosferico con le sue relazioni (Fonte: Osservatorio Citt
Sostenibili, Politecnico di Torino, 2001)
La figura 3-3 mostra, attraverso una semplice catena alimentare, in che modo si
produce un aumento di entropia. Se il primo principio della termodinamica afferma che
non vi pu essere diminuzione di energia, il secondo principio afferma che essa si
converte via via, nei suoi passaggi, in forme sempre meno disponibili, cos come
appare nei tre stadi illustrati in figura. Difatti nel suo primo passaggio dal sole alle
piante si ha una notevole diminuzione, dovuta alla dispersione per calore e
respirazione. A tali perdite vanno aggiunte, nel seguito della catena alimentare, quelle
dovute ad energia non assimilata dai consumatori (NA in figura) e quella non utilizzata
(immagazzinata o esportata; NU in figura). Questo vuol dire che in ogni essere vivente
c un continuo passaggio di energia, che entra nel sistema ad un livello n, per poi
uscirne ad un livello pi degradato (Rifkin, 2000).
In tal senso se vero che anche i normali processi naturali producono un aumento
dellentropia totale del pianeta, a maggior ragione ci sar vero in un sistema, quale
quello terrestre che chiuso, il che significa che lentropia dei materiali dovr ad un
certo punto raggiungere un massimo (Georgescu-Roegen
7
N., 1977) e la velocit con
cui avverr questo processo dipender dalle nostre azioni, cio dal nostro stile di vita,
che potr ritardare o accelerare questa irreversibile legge delluniverso. A questa verit
il nostro modello economico ha saputo generare due risposte, due modelli razionali

7
Si veda The Steady State and Ecological Salvation, in Bioscience, aprile 1977, pag.268
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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che, ciascuno secondo la propria ottica, vogliono porre un rimedio alla situazione di
rischio che si venuta a delineare negli ultimi decenni. Per cui da una parte abbiamo
un modello cosiddetto di sostenibilit ecologica forte e dallaltra parte un modello di
sostenibilit ecologica debole. In che cosa differiscono i due modelli? Ebbene il primo
vuole operare unazione di riequilibrio sul sistema economico in modo tale da avere un
impatto sullambiente minimo e tale da assicurare quella equit generazionale che
presente nei documenti ufficiali, sia in ambito O.N.U. che dellUnione Europea.



Figura 3-4. Uno schema di flusso di energia attraverso tre livelli trofici in una catena
alimentare lineare. Si noti, indicato dalla freccia in basso, la perdita di energia ad ogni
passaggio, partendo da un input pari a 3000 Kcal/m
2
giorno.
La = luce assorbita dalle piante; Pg = produzione primaria lorda; A = assimilazione
totale;NU = energia non utilizzata (immagazzinata o esportata); NA = energia non
assimilata dai consumatori (eliminazione cibo senza metabolizzazione). (Fonte Odum,
1979; Vismara, 2001)
Dallaltra parte il modello debole ancora intriso dal pensiero economico classico, nel
quale il progresso tecnologico insito nella crescita economica alla fine riuscir a
riequilibrare le situazioni pi difficili. Volendo esplicitare queste due posizioni esse
trovano la seguente formulazione: (Van Pelt, Kuyvenhoven, Nijkamp, 1992)
per la sostenibilit forte si ha (Pearce, Barbier, Markandya, 1990):
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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(C) 0 (N) 0;
dove C rappresenta il capitale prodotto dalluomo e N il capitale naturale. Questo
implica che per avere uno sviluppo economico sostenibile la crescita del capitale
prodotto dalluomo deve accompagnarsi ad una crescita o quantomeno ad un
mantenimento del capitale naturale ereditato dalle precedenti generazioni;
per la sostenibilit debole si ha (Boj, Mler, Unemo, 1990):
(C+N) 0;
in questa formulazione appare evidente il peso attribuito al capitale prodotto, il
quale per compensare le perdite di capitale naturale dovr essere inevitabilmente
maggiore di zero.
Come possono interpretarsi queste due formulazioni al di l del loro valore descrittivo?
Volendo andare oltre le due formulazioni, credo che esse riflettano ancora quel
principio meccanicistico che separa luomo dalla natura e che divenuto paradigma
della nostra societ, costruita su questo modello di crescita costante basato
sullespansione e sulla conquista, sia in termini economici che politico-ideologici.
Entrambe le formulazioni presuppongono una sorta di producibilit del capitale
naturale, che chiaramente e razionalmente direi, unidea quanto meno bizzarra. Una
sostituibilit delle risorse naturali con un qualcosa prodotto dalluomo. E questo
introduce un altro argomento interessante, soprattutto in ambito paesaggistico, dove
lintervento delluomo stato rilevante nel corso delle differenti epoche storiche. In tal
senso noi stessi attribuiamo grande valore alla stratificazione e allintegrazione tra
paesaggio ed ambiente costruito, fino a tributare a questo aspetto un valore di
memoria documentale (Le Goff, 1978) sul quale si basa la nostra memoria storica e la
radice culturale. Il dramma che tutti questi ambienti sono stati costruiti in epoche
precedenti la rivoluzione industriale, per cui naturale porsi la domanda se e in che
misura saremo veramente capaci, almeno nella presente ottica culturale, di generare
forme ed ambienti positivi e vivibili per ogni uomo. E questa la sfida che ci aspetta nel
prossimo futuro.
3.3.4 Lo sviluppo sostenibile in termini sistemici (complessit e sviluppo
sostenibile)
Nel capitolo precedente abbiamo visto ed analizzato i concetti di complessit e di
sistemi complessi. Ebbene la sostenibilit pu essere studiata ed analizzata attraverso
questo paradigma. In tal senso il mondo che ci circonda pu essere inteso come un
sistema complesso composto da differenti sub-sistemi, i quali interagiscono sia su se
stessi sia verso entit sistemiche esterne. Affinch si possa parlare di sviluppo
sostenibile in termini sistemici, necessario che ciascuna componente del sistema,
ovvero ogni sub-sistema, risulti intrinsecamente stabile nei suoi caratteri essenziali. Da
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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ci deriva che tutto il sistema risulta sostenibile se ogni sua componente tale. Quindi
si delinea un percorso che consente una lettura della sostenibilit come stabilit di un
sistema complesso, ovvero come una sorta di corridoio/dominio stabile di un sistema
economico-spaziale dinamico.
8

In questa ottica sembra quindi necessario, ai fini della sostenibilit del sistema citt,
agire o sulla resilienza ovvero la capacit del sistema di resistere a perturbazioni,
sia esse esterne od interne o sulla riduzione delle dinamiche del sistema, ovvero
ridurne la sua complessit (Reggiani, 1997). In entrambi i casi, come pu dedursi, ci
ritroviamo ad affrontare problematiche estremamente complesse dove lincertezza,
legata allalto numero di variabili, diviene il nodo essenziale per affrontare tale sfida. Ed
proprio per delineare tale stato che diviene necessario capire, attraverso una
accurata analisi, quali sono le componenti essenziali che caratterizzano il sistema e
ciascuna delle sue componenti sub-sistemiche, in modo tale da individuare eventuali
anomalie o tendenze negative del percorso che il sistema sta tracciando. Ecco allora il
ruolo necessario degli indicatori come componente significativa al fine della
comprensione, attraverso un flusso informativo, dello stato di stabilit di un qualunque
sistema o componente sub-sistemica. E ovvio che la costruzione di un set di indicatori
deve necessariamente presupporre una visione della citt-sistema esplicabile
attraverso un modello per cos dire semiologico, attraverso il quale sar possibile
cogliere elementi dominanti ed essenziali, necessari alla costruzione degli indicatori.
Quindi il modello di citt pu e deve essere un elemento qualificante il set di indicatori,
adeguandolo a quelli che sono i bisogni e gli obiettivi della societ, in particolare:
(Bertuglia, C.S. Vaio F., 1997):
sui nuovi soggetti economici e sociali;
sulle nuove forme di produzione di beni e servizi ed alle nuove relazioni
intercorrenti;
attenti agli effetti indotti dalle nuove tecnologie;
aperti alle nuove dimensioni della problematica urbana;
adeguati nel trattamento della dimensione temporale.

In tal senso lapproccio sistemico, se da un lato presenta ancora molti territori
inesplorati, dallaltro permette quella trasversalit e dinamicit che assolutamente
necessaria per lanalisi e la comprensione della citt contemporanea. Voglio ricordare,
in tal senso, il parallelismo che caratterizza la ricerca tanto nel campo delle scienze
sociali che di quelle naturali. Difatti come osserva il fisico Wolfgang Weidlich le
analogie non sono dovute a somiglianza diretta fra i sistemi fisici e quelli sociali. Esse
riflettono, invece, il fatto che, a causa delluniversale applicabilit di certi concetti
matematici ai sistemi statistici a molte componenti, tutti i sistemi di tal genere
manifestano una somiglianza indiretta a livello macroscopico e collettivo che
indipendente dal loro possibile confronto a livello microscopico
9
(W. Weidlich).

8
Per maggiori dettagli si veda: Beckenbach F., Pashe M., Nonlinear ecological models and economic
perturbation sustainability as a concept of stability corridors, models of sustainable development,
international symposium, Paris, 1994;
Reggiani A., Verso la citt complessa: approcci e sperimentazioni in economia spaziale, in La citt e le
sue scienze, vol.4, Franco Angeli, Milano, 1997
9
Oltre al testo Phisics and social science, the approach of synergetics, Phisics reports, (1991) di W.
Weidlich si consultino anche gli atti del convegno La Citt e le sue Scienze, a cura dellAssociazione
Italiana di Scienze Regionali, Franco Angeli Editore (1997).
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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3.3.5 La citt come eco-sistema
Il concetto di ecosistema urbano, che tratta lambiente artificiale alla stregua degli
ecosistemi naturali (dei quali riprende i processi caratteristici per derivarne nuovi
paradigmi interpretativi), stato introdotto negli anni Settanta (Vester, 1976).
Successivamente vi sono stati diversi studi, tra i quali vanno menzionati quello di
Tjallingii (1993) con la formulazione teorica di citt come Ecopolis e gli studi fatti
dalluniversit di Sheffield e in Olanda. Questo approccio, come accennato sopra, tratta
la sostenibilit della citt in termini ecosistemici, sviluppando la conseguente strategia
di intervento soprattutto in termini di management dei flussi (dellaria, delle acque, dei
rifiuti, dellenergia, etc.). Inoltre in tale approccio si assume che lazione antropica sul
territorio intrinsecamente limitata da parametri di ordine biotico e abiotico
10
(vedi
figura sotto).


Figura 3-5. Nel grafico sopra rappresentato lambiente abiotico
(1)
che supporta sia
quello biotico che i legami tra questo ed il mondo antropico con tutto il suo peso
soprattutto in termini economici.




10
La definizione di ecosistema un concetto chiave della moderna ecologia. Un ecosistema,
caratterizzato da flusso di energia al fine di combattere laumento di entropia, un sistema dinamico
costituito da un insieme interagente di comunit biotiche e ambiente fisico circostante e da una serie di
processi. Le sue componenti possono essere abiotiche (sostanze inorganiche, sostanze organiche e
regime climatico) o biotiche (organismi produttori, macroconsumatori e microconsumatori. Riguardo ai
processi essi riguardano i flussi di energia, le catene alimentari, la diversit tempo/spazio, i cicli nutritivi
biogeochimici, lo sviluppo e levoluzione ed il controllo. (Fonte: R. Vismara, 2001, Protezione ambientale,
Gruppo editoriale Esselibri Simone).
Ambiente abiotico
Ambiente biotico
Ambiente sociale
e culturale
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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61
Come si gi accennato in precedenza, qualsiasi sistema pu essere analizzato in
termini di input e output. I sistemi naturali, sostenibili, sono sistemi chiusi, nel senso
che non necessitano di input se non per lenergia solare. Inoltre non producono rifiuti o,
comunque, se ci avviene ha dimensioni assolutamente limitate. In natura ogni cosa
viene riciclata nella crescita e nella produzione degli anni successivi.

In tal senso mantenere lequilibrio ecosistemico implica la necessit del rispetto di
quella che si chiama capacit di carico, ovvero il rispetto di quello che il ritmo di
impiego o di consumo che consente di mantenere inalterata la dotazione iniziale del
capitale naturale. Superare tali limiti, cos come avviene oggi, significa la distruzione di
quel capitale naturale e con esso del sistema che lo sfrutta. La maggior parte dei
sistemi naturali dotata di una certa capacit di degradare, e talora di impiegare a
proprio vantaggio, gli inquinanti presenti nellambiente. Gli organismi che vivono in un
corso dacqua, per esempio, possono utilizzare per la propria crescita parte dei
nutrienti provenienti dalle acque reflue urbane e agricole o dal dilavamento dei suoli
coltivati. Esistono poi trattamenti biologici dei reflui e raffinati metodi di rimozione dei
contaminanti organici del suolo basati sullimpiego di batteri. Alcune piante acquatiche,
infine, sono comunemente impiegate nel trattamento terziario degli scarichi civili e
industriali.
Come abbiamo visto limpatto antropico sullambiente cresciuto via via nel tempo fino
a divenire insostenibile per lintero pianeta. In tale situazione gran parte del carico
antropico che preme sullambiente viene esercitato per mezzo della citt.

I sistemi urbani, a differenza di quelli naturali, sono sistemi aperti, ovvero utilizzano
grandi quantit di materie prime provenienti da altre aree e producono ed esportano
non solo prodotti finiti, ma anche grandi quantit di rifiuti. Agire in un tale sistema, onde
ridurne limpatto sullambiente implica operare uno sforzo nel tentativo se non di
chiudere il sistema ed i suoi cicli, ma quanto meno di ridurne al minimo gli impatti, in
modo che I vari sottoprodotti e rifiuti vengano reimpiegati come materie prime. Il ciclo
alimentare della citt, per esempio, potrebbe essere chiuso inducendo gli agricoltori,
che forniscono gli alimenti, a impiegare i rifiuti organici compostati e le acque reflue
depurate, nonch i relativi fanghi.
Ma lapplicazione della teoria sistemica agli ambienti urbani, come accennato in
precedenza, pu trovare ulteriori spunti di ricerca. Un sistema complesso
caratterizzato da dinamiche interne e da variazioni dei suoi confini, ma anche da una
struttura modulata su scale differenti (Salingaros Nikos A., 2001). Allo stesso modo
questa sorta di corrispondenza geometrica pu indurre la creazione di ambienti urbani
pi sostenibili in quanto pi coerenti con le strutture viventi. Quindi ricomporre quei
legami ecosistemici lo si fa anche attraverso la ricomposizione dei legami allinterno del
sistema urbano, tra le differenti componenti ed agendo attraverso un percorso
dinamico e non pi strutturato su rigidi meccanismi precostituiti.
Questo approccio ritiene necessario attuare politiche strategiche che abbiano chiara
tutte questa dinamiche, pur nella consapevolezza che si tratta di principi la cui
traduzione pratica non di facile applicazione. Non infatti cosa banale la
delimitazione degli ecosistemi o la definizione del limite rappresentato dalla residua
capacit di carico. Anche nei casi in cui sia evidente il superamento di tale limite,
rimangono comunque da precisare la dimensione e la velocit del cambiamento che si
rende necessario. Altri problemi pratici sono quelli legati allestensione territoriale degli
ecosistemi e al coinvolgimento di competenze facenti capo a diverse autorit o
addirittura a diversi Paesi, come accade, per esempio, per alcuni sistemi fluviali o
Capitolo 3: Lo Sviluppo Urbano Sostenibile nella citt contemporanea
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forestali o per determinate questioni riguardanti latmosfera o il cambiamento climatico.
In tutti questi casi diviene indispensabile unazione globale e una forte cooperazione a
tutti i livelli (talora a scala planetaria) per unefficace gestione dellecosistema.

3.4 Conclusioni
A conclusione del presente paragrafo possiamo dire che, alla luce delle nuove teorie,
sempre pi la citt viene intesa come un sistema complesso dove le differenti
componenti che la caratterizzano sono soggette a continue interazioni non lineari che
inducono continui dinamismi spazio-temporali. Questo salto metodologico che si
caratterizza essenzialmente nel passaggio da un approccio deterministico e pi o
meno statico ad uno di tipo interattivo e dinamico, apre non solo ambiti intellettuali
interessanti e dove molto deve ancora essere scritto, ma nuove modalit progettuali. In
tal senso, la citt diviene il luogo simbolo della multidimensionalit la quale, proprio per
queste sue caratteristiche intrinseche, si trasforma in laboratorio dal quale produrre e
rappresentare informazioni e conoscenza, soprattutto se si vogliono attuare modelli di
sostenibilit in cui diviene necessario attuare modelli progettuali condivisi. Queste
necessit ci introducono agli argomenti dei prossimi capitoli: gli indicatori di
sostenibilit e la strumentazione (rappresentata dalla ICT) nella gestione di sistemi di
informazioni. In tal senso vedremo come e quale tipo di informazione produrre, nonch
come organizzarla, gestirla e veicolarla attraverso i sistemi informativi.
Per concludere, vorrei riportare un frammento di Cini
11
che esplica in modo efficace gli
elementi essenziali dei discorsi sin qui esposti: i secoli non finiscono mai alla
scadenza precisa Il Duemila gi cominciato, tra la seconda met degli anni 70 e
la prima met degli anni 80 Il Novecento il secolo della classe operaia e
dellelettricit Improvvisamente comincia il Duemila la classe operaia
scomparsa Non c pi il suo linguaggio, la sua ideologia, la sua visione del futuro, il
suo modello di societ il passaggio da un modo lineare di vedere le cose alla
consapevolezza che ogni parte del mondo intorno a noi in relazione con le altre
attraverso complesse catene di interazioni e retroazioni reciproche non a caso la fine
del Novecento coincide con la detronizzazione della fisica da parte della biologia
come scienza esemplare E, naturalmente, coincide con lesplosione dellinformatica.

11
Cini M. (1990), Trentatr variazioni sul tema. Soggetto dentro e fuori la scienza, Editori Riuniti, Roma
_____________________________________________________________________________________________________________


















PARTE II
Informazione ed ICT per un progetto sostenibile







" Il pi bello dei mondi un mucchio di rifiuti gettato dal caso"
(Teofrasto, metafisico,III sec a.C.)



















CAPITOLO 4
Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano














Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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64



































Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
_____________________________________________________________________________________________________________
65

4.1 Introduzione
La necessit di stimare e valutare i percorsi verso la sostenibilit, soprattutto in ambito
urbano, ha richiesto uno speciale impegno verso lambiente da parte degli attori locali,
soprattutto politici e tecnici, attraverso la formulazione e la ricerca di indicatori che
permettessero non solo il monitoraggio ma anche la valutazione strategica delle linee
di sviluppo del territorio.
Nel presente capitolo verranno analizzati gli indicatori di sostenibilit, i quali sempre pi
trovano utilizzazione sia come supporto ai processi di valutazione di un piano
territoriale o di valutazione ambientale strategica o ancora come feedback. Inoltre, in
considerazione della complessit e della rilevanza strategica delle problematiche
ambientali, nonch della oggettiva "trasversalit" di queste tematiche, gli indicatori
possono giocare un ruolo fondamentale anche per un opportuno audit interno. Non
sempre infatti le politiche avviate possono risultare coerenti con gli obiettivi di
sostenibilit e quindi l'opportunit di attivare un adeguato audit interno evidente, per
"mettere in rete" obiettivi e politiche derivanti da strumenti di piano e programma diversi
e, in parecchi casi, gi attivati.
A livello internazionale si ben compresa ormai la necessit di lasciare alle singole
comunit l'autonomia di selezionare gli indicatori pi adatti alla loro situazione locale,
per meglio rappresentare la propria specificit ambientale e sociale e i problemi ritenuti
oggettivamente e soggettivamente prioritari. Si deve per questo ritenere ormai
superata la pretesa di definire "liste di indicatori" valide per tutte le situazioni; invece
importante consolidare il consenso intorno all'utilit di adottare dei quadri di riferimento
concettuali e dei criteri di selezione degli indicatori il pi possibile comuni e, in alcuni
casi, anche degli standard omogenei, almeno per quei gruppi di indicatori utili agli
organismi sovralocali per realizzare, ad esempio, il monitoraggio sull'ambiente urbano.
In conclusione, importante sottolineare il fatto che il livello di incertezza che ancora
permane su alcuni aspetti della materia indicatori, in particolare dei limiti scientifici, ci
deve far ricordare di non attribuire loro ruoli che non possono avere. Sono, se ben
strutturati, sicuramente un ottimo strumento di supporto a processi decisionali costruiti
sul consenso e la condivisione della responsabilit tra i diversi attori, ma anche un
ottimo elemento di sintesi nei processi comunicativi. Gli indicatori sono prima di tutto
uno strumento per le politiche ambientali e non ne costituiscono il loro fine.
Nel seguito, quindi, andremo a capire cosa sono gli indicatori, come si usano, che tipo
di informazione ci permettono di ottenere e su quali frameworks essi sono sviluppati.
4.2 E possibile misurare la sostenibilit?
Uno dei maggiori problemi che si pone allorquando parliamo di sostenibilit legato al
tema della misurabilit: essa difatti non si presenta direttamente rilevabile come se si
trattasse di un fenomeno naturale descrivibile o indicizzabile o diretta conseguenza
della lettura di indicatori ambientali.
Allo stato della ricerca non vi un metodo univoco di analisi, n un univoco sistema di
indicatori, per cui diviene essenziale capire sia lapproccio che si intende seguire, con il
relativo modello semantico, e sia le differenti modalit di definizione ed utilizzo degli
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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indicatori. Viceversa in questo ultimo decennio il monitoraggio ambientale e le
crescenti attivit di "reporting ambientale", hanno prodotto moltissimo, dotandoci ormai
di un vastissimo patrimonio di indicatori ambientali, cos come sono stati fatti notevoli
progressi nella definizione di metodologie sui bilanci ambientali.
Tutto ci ha comportato e comporta continui tentativi verso la costruzione di percorsi di
misurazione della sostenibilit ancorati su frameworks teorici strutturati, il pi delle
volte, sulla teoria dei sistemi. Operativamente questo pu corrispondere o ad un
tentativo di misura della sostenibilit urbana partendo da semplici matrici costruite sulla
scorta di metodologie tecnico-scientifiche; oppure vi sono approcci, soprattutto per
realt urbane complesse, che sono basate sulluso di strumenti informatici ad alta
tecnologia. Qui di seguito vedremo queste due diverse modalit di approccio.
Come sottolineato da molti studiosi il problema di fondo di natura etica. Difatti oggi se
da un lato possediamo notevoli mezzi tecnologici che ci possono aiutare nel
raggiungimento di determinati obiettivi, dallaltro lato vi una scarsa chiarezza di dove
vogliamo andare per poter raggiungere uno sviluppo sostenibile. Quindi lelemento
pregnante non riguarda soltanto i mezzi da impiegare, ma, soprattutto, il fine che si
intende perseguire (Zamagni, 1995; Fusco Girard, 1997) o, volendo ancor meglio
esplicitare, i valori condivisi sui quali poter costruire un assetto sostenibile. Ecco che in
tal senso possiamo parlare di costruzione sociale del piano (Giangrande A. e Mortola
E., 1996) o volendola esprimere in termini pi allargati costruzione sociale del senso
(Fusco Girard, 1997).
4.3 Definizioni e ruoli degli indicatori
Dalla letteratura scientifica emerge la difficolt a fornire una univoca definizione di
indicatore di sostenibilit. Un approccio soft potrebbe ricollegarsi al valore etimologico
di indicatore, ovvero indicare, fornire informazioni che permettano di seguire la giusta
strada. In tal senso il legame tra indicatore ed azione politica dovrebbe essere
esplicito, facendo, quindi, dellindicatore una sorta di interfaccia tra politica e dati. Molti
autori si sono espressi per questa interpretazione che vede nellindicatore un elemento
che fornisce una guida, ovvero permette di acquisire una serie di informazioni atte a
valutare un percorso verso un determinato obiettivo (Gallopin, 2002; B. Moldan, S.
Billharz, R. Matravers, 1998). In particolare, Gallopin ha evidenziato il fatto che
lindicatore una variabile nel senso che permette una rappresentazione,
attraverso una sorta di immagine matematica, di un determinato attributo (ad
esempio una particolare qualit o propriet, etc.) relativo ad un sistema. Questa
definizione condivisa da Van Delft (1997) allorquando identifica gli indicatori come
modelli che cercano di fornire rappresentazioni semplici di sistemi complessi
fornendo pezzi di informazione che permettono di evidenziare ci che
tendenzialmente accade in un sistema complesso.
Un elemento importante , quindi, rappresentato dal tipo di variabile da considerare,
poich in funzione di questa verranno definiti differenti gradi di
informazione/conoscenza in funzione dellobbiettivo che ci si propone. Questo implica
che possiamo considerare tanto semplici dati, scientificamente corretti e misurabili che
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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indicatori puramente qualitativi e senza una misurazione scientifica. Questa forma di
rappresentazione del grado di informazione possibile rappresentarla per mezzo di
una piramide informativa che Aadrianse ha strutturato partendo da puri dati scientifici
e, quindi ad uso di specialisti, fino ad un dato qualitativo/informativo ad uso del
pubblico.


Figura 4-1. La piramide informativa di Aadrianse. La figura va letta secondo un ottica
relativa non solo alla quantit dei dati ma anche alla funzione che essi dovranno
svolgere. In tal senso vi sar una grande quantit di dati per i ricercatori per poi ridurre,
attraverso una prima scrematura, tale quantit a quelli necessari per i decisori politici e,
quindi, attraverso una ulteriore scrematura, passare ai dati necessari per fornire
informazioni ai cittadini.
Sebbene nella pratica attuativa il pi delle volte non si fa differenza tra i diversi gradi di
informazione, bene sapere che, da un punto di vista scientifico, possibile
distinguere quattro classi informative, rappresentate rispettivamente da:
dati, ovvero la base del triangolo informativo, rappresentata da elementi grezzi,
cio non elaborati;
dati statistici, ovvero lelaborazione dei dati della base, i quali il pi delle volte
sono gestiti attraverso strutture tabulari, il che li rende di non facile
interpretazione, necessitando, in tal senso, di analisi che e permettano una
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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68
accurata lettura; inoltre hanno poca efficacia comunicativa non prestandosi ad
efficaci forme di comunicazione allargata;
indicatore in senso stretto, ovvero un parametro, o un valore derivato da
parametri, il quale descrive lo stato di un fenomeno che pu essere caricato di
un significato che va al di l di quello direttamente associato al valore del
parametro stesso. Inoltre dovrebbe permettere forme di comparazione ed avere
implicazioni a carattere politico e in taluni casi anche normativo; in due parole
possiamo dire che una sorta di informazione a valore aggiunto;
indice, ovvero un insieme di parametri o di indicatori aggregati e pesati che
dovrebbero permettere la misura complessiva o i progressi fatti dal sistema che
si sta studiando. Esempi di indici sono il PIL o lHDI (Human Development
Index).

Figura 4-2. Triangolo Informativo. La figura sopra mostra la classificazione relativa alle
differenti classi di informazione: dal semplice dato scientifico, allinformazione ottenuta
attraverso elaborazioni statistiche e, quindi, per mezzo di indici o aggregazione di questi.
Per concludere il presente paragrafo, riguardo al ruolo degli indicatori possiamo dire
che lo sviluppo di un adeguato sistema di indicatori risulta essere la prima azione
politica da compiere al fine di permettere (Fusco Girard, 1997):
una migliore conoscenza della realt urbana, nelle sue molteplici dimensioni
(occupazionale, ambientale, energetica, etc.); tali indicatori dovrebbero essere
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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capaci di garantire unattivit non solo di monitoraggio ma anche di bilancio
delle diverse componenti, quali quelle economico-finanziarie, sociali, delle
risorse ambientali, etc., e ci sia in termini qualitativi che quantitativi;
un supporto per migliorare la qualit nelle decisioni politiche attraverso la
valutazione di differenti scenari;
un miglioramento dei processi comunicativi tra le diverse componenti
sociali, politiche ed economiche al fine di garantire o perlomeno aiutare
unattivit di cooperazione tra queste componenti. Questa componete risulta
essere essenziale nellattuazione di una politica volta alla sostenibilit,
soprattutto attraverso la partecipazione dei cittadini ai vari livelli decisionali. E
necessario, inoltre, garantire la trasparenza dei dati e la loro comprensione ad
un pubblico non specialistico, attraverso luso di indicatori che permettano di
bilanciare la scientificit con la comunicabilit.
4.4 Tipologie di indicatori
LAgenzia Europea per lAmbiente (EEA) ritiene necessario che ogni set di indicatori
debba fare riferimento a quattro questioni base:
a. analizzare quali relazioni vi sono tra lambiente e i fattori antropici;
b. stabilire qual lo stato dellecosistema;
c. verificare e monitorare quali sono i progressi fatti;
d. analizzare la situazione generale con particolare riferimento ad eventuali
miglioramenti nella situazione socio-economica.
Da queste quattro questioni basilari, nonch attraverso luso del framework DPSIR
(che descriveremo nei prossimi paragrafi) possibile individuare delle corrispondenti
tipologie di indicatori, e cio:
a. indicatori descrittivi, ovvero quelli che cercano di capire le relazioni tra
lecosistema ambientale e fattori antropici, quindi sono descrittivi dellattuale
situazione con riguardo ai principali problemi ambientali (ad esempio il
cambiamento climatico, contaminazioni tossiche, etc.). Molti degli indicatori
appartenenti a questa categorie ed espressi da vari organismi internazionali si
rifanno al modello teorico DPSIR. In tal senso la loro strutturazione viene quindi
elaborata con riferimento a tale framework. Da ci possiamo distinguere
indicatori descrittivi relativi alle driving forces, ovvero descrittivi di eventi legati
ad aspetti sociali, economici o demografici ed i corrispondenti cambiamenti
nello stile di vita o nei modelli di consumo o di produzione. Quelli scaturiti
dallelemento pressare, ovvero descrittivi degli sviluppi in relazione
allemissione di sostanze fisiche o biologiche, alluso di risorse o del suolo.
Esempi di tali indicatori sono rappresentati dalla quantit di CO
2
presente
nellatmosfera o la quantit di suolo usata per la realizzazione di infrastrutture.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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Quindi abbiamo gli indicatori descrittivi dello stato, ovvero quelli che danno
valutazioni qualitative e quantitative relative a fenomeni fisici, biologici o chimici,
relativamente a determinate porzioni di territorio. Indicatori di stato possono, ad
esempio, descrivere lammontare della flora o fauna presenti in una certa
regione o, ad esempio, le concentrazioni di determinati agenti chimici in fiumi o
laghi. Come abbiamo visto dal modello teorico, le pressioni esercitate
sullambiente provoca dei cambiamenti nello stato del sistema ambientale, con
conseguenti cambiamenti sulla componente sociale ed economica. Ecco allora
che vengono strutturati una serie di indicatori di impatto la cui funzione
proprio quella di misurare o monitorare questi cambiamenti sulle componenti
sistemiche sopraccitate. E da tener presente che la struttura sistemica del
modello comporter anche azioni differenziate nel tempo e come gerarchia,
Cio vi saranno azioni in un certo tempo t e, successivamente, possibili azioni
di feedback. Inoltre si potranno distinguere azioni gerarchicamente strutturate:
ad esempio, linquinamento atmosferico pu indurre un riscaldamento globale
(effetto primario), con conseguente incremento della temperatura (effetti
secondari) che pu indurre, ad esempio, impatti distruttivi sulla biodiversit.
Riguardo, invece agli indicatori di risposta, essi sono generalmente riferiti alle
risposte sociali od individuali della societ o alle azioni politiche intraprese dai
governi nazionali o locali relativamente a tentativi volti a compensare situazioni
di squilibrio sullecosistema. Esempi in tal senso sono rappresentati dal numero
di veicoli a basso impatto ambientale o dalla quantit di rifiuti che una comunit
capace di riciclare;
b. gli indicatori di performance, a differenza di quelli descrittivi, operano una
comparazione tra la situazione attuale e un set di specifiche condizioni di
riferimento. Essi, quindi, misurano la distanza tra lattuale situazione ambientale
e la situazione ideale o, comunque, quella teorica di riferimento. In tal senso si
possono distinguere essenzialmente due tipologie di obiettivi: una prima
strutturata su negoziazioni politiche, la quale pi che a criteri di sostenibilit
guarda agli obiettivi possibili cui possibile guardare, ed una seconda che
guarda ad obiettivi di sostenibilit, anche se da raggiungere attraverso
successive approssimazioni;
c. abbiamo visto come importante rilevare, per mezzo degli indicatori, le
relazioni che si manifestano tra le differenti componenti sistemiche. In tal senso
risultano particolarmente importanti, da un punto di vista delle scelte politiche,
quegli indicatori che permettono di relazionare le pressioni esercitate
sullambiente alle attivit antropiche. In tal senso, ovvero proprio al fine di
sviluppare processi sempre pi efficienti, si sono sviluppati gli indicatori di
efficienza, i quali consentono di capire il grado di efficienza raggiunto dalla
produzione di un dato prodotto o da un processo produttivo. L'efficienza va
intesa in senso non solo puntuale, ma anche in termini di risorse usate, di
emissioni e rifiuti generati per unit di output desiderato. Allinterno di questi
indicatori possibile individuare sia indicatori ad una sola variabile che
indicatori strutturati su molte variabili. Un noto esempio rappresentato dal
MIPS (Material Intensity Per Service), ovvero un indicatore che permette di
misurare la quantit di energia e risorse necessarie, ad esempio, per il trasporto
di una persona da un punto x ad un punto y attraverso luso di un determinato
mezzo di trasporto (auto, aereo, treno, etc.);
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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d. infine lultima tipologia di indicatori riferita allammontare di welfare relativo
ad una nazione od un territorio. Si tratta di capire se alla eventuale crescita
economica corrisponde anche una crescita in termini di welfare, quindi di
attenzione verso problematiche sociali, di opportunit nel mondo del lavoro e di
crescita della forma democratica. Un esempio rappresentato dallISEW (Index
of Sustainable Economic Welfare) che una sorta di PIL verde, strutturato su
differenti indicatori riferiti non solo alla situazione economica, ma anche alla
generale qualit della vita.

Figura 4-3. Andamento della quota minima nelle Alpi orientali.
Gli indicatori descrittivi sono indicatori elementari che misurano quello che sta
accadendo in relazione alle varie componenti ambientali: sono i tipici indicatori di base
per la caratterizzazione della situazione ambientale. (Fonte: ANPA/CTN CON sulla base
del catasto dei ghiacciai italiani del 1958)

Figura 4-4. Indicatori prestazionali sono quelli che misurano la distanza ( distance-to-
target ) della situazione attuale rispetto a valori di riferimento, obiettivi politici, livelli di
sostenibilit. La figura mostra i paesi virtuosi nel rispetto del protocollo di Kyoto.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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4.5 Frameworks teorici sui quali si costruiscono set di indicatori
Da un punto di vista di approccio teorico nella definizione di frameworks atti a definire
un seti di indicatori, possiamo parlare di tre principali metodologie strutturate su
differenti scelte strategiche di azione, cio: (Newton, P.W., 2001):
su base politica, ovvero rilevanti nellattivazione di politiche;
su base tematica o di indici;
su base sistemica.
4.5.1 Base politica
La creazione di framewoks su base politica sono essenzialmente legati a
problematiche socio-economiche sviluppate a partire dagli anni 60 dello scorso secolo
e riconducibili essenzialmente a procedure di valutazione degli obiettivi che si
intendono raggiungere. Da un punto di vista generale vi , nella definizione di questa
tipologia di indicatori, un approccio olistico alle problematiche, mentre nella pratica
attuativa ci si riferisce ad obiettivi specifici da perseguire in materia di ambiente urbano
locale.


Figura 4-5. La figura sopra mostra le relazioni funzionali tra le componenti di questo
framework. Ad esempio sulla base di obiettivi programmatici che si prefiggono di
migliorare la qualit della vita, si proceder ad individuare un sistema di obiettivi politici
e, quindi di indicatori che misureranno gli sviluppi degli obiettivi prefissati. Sar anche
varato un action plan che operativamente gestir una strategia il cui scopo sar quello di
permettere lincontro tra gli obiettivi e gli indicatori.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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Altro elemento importante, come detto, rappresentato da un modello di
consultazione tra gli stakeholders al fine di stabilire quali sono le scelte migliori da
attuare e quali priorit seguire. Inoltre si proceder ad integrare gli indicatori con i
processi di sviluppo politico, di monitoraggio e di revisione. Lapproccio cerca di
rappresentare tutte le maggiori preoccupazioni, nonch i modelli di assetto sociale, dal
punto di vista degli attori principali e, quindi, sviluppare indicatori che provvederanno a
misurare e monitorare i progressi e levoluzione della societ. Come facile
immaginare, il modello di indicatore che ne risulta fortemente governato da un
processo politico conflittuale, e ci per effetto della pluralit di soggetti-attori, nonch
delle molteplici fasi dello sviluppo attuativo del programma. Il vantaggio di tale modello
rappresentato dalla capacit a mettere in evidenza ogni possibile alternativa e la
possibilit di associare particolari indicatori con particolari strategie.
4.5.2 Base tematica
La creazione di framewoks con approcci su base tematica, sono caratterizzati da
scelte su base ampia, ovvero senza la necessit di definire specifici obiettivi politici n,
tantomeno, associati a particolari strategie. Le tematiche possono riguardare temi
inerenti, ad esempio, il buon governo di una citt o aspetti sociali od economici. In tal
senso, operare una valutazione di tali temi richiede o lutilizzo di una combinazione di
indicatori o luso di indici attraverso i quali costruire una valutazione.
Modelli sviluppati su questa metodologia riguardano, ad esempio, luso degli indici
guida o della cos detta metafora urbana. LUNDP (United Nations Development
Programme) ha sviluppato un importante indice definito Human Development Index
(HDI), e strutturato sulla base di una serie di componenti (sub-indici) relative a differenti
aspetti socio-economici, quali, ad esempio, reddito pro-capite, tasso di
alfabetizzazione, condizioni sanitarie, etc. Ognuno di tali indici rappresenta singoli
tematismi con corrispondenti valori definiti, per lo pi da analisi statistiche. LHDI
raggruppa ed accorpa questi dati fornendo un indice finale che , per lappunto lHDI.
Per quanto attiene, invece, lapplicazione del modello strutturato su di una metafora
urbana, si tratta di fornire una rappresentazione di un fenomeno complesso (come ad
esempio la citt) al fine di trasmettere un messaggio con forte impatto su un particolare
pubblico (Silber, 1995). Forme di metafora spaziale sono state usate nellanalisi del
fenomeno urbano per fornire una guida circa lidea futura della citt, attraverso una
descrizione di probabili scenari riguardanti le condizioni di vita o possibili future
funzioni. Ad esempio a Melbourne, in Australia, stato sviluppato un report e un
sistema di indicatori strutturato sulla definizione di metafore quali citt a dimensione
umana, citt sostenibile, citt prospera, citt innovativa e citt efficiente ed
effettivamente gestibile.






Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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Tabella 4-1. Sono riportate le varie esperienze relativamente alla formulazione di
possibili indicatori urbani in relazioni a specifici aspetti chiave (Fonte: Newton P.W. et
al. (1998), Environmental Indicators for National State of the Environment Reporting:
Human Settlements, Environment, Australia, Canberra).
Urban Metaphors as Sources of Urban Indicators
Key Issue Urban Metaphors
Environment

Ecological City (OECD 1995)
Sustainable City (Newman et al. 1998)
Exploding City (Devas and Rakodi 1993)
Megacity (Hall 1998)
Compact City (J enks et al. 1996)
Economy

Human Innovation City (Maillat 1991)
Information City (Castells 1991)
Entrepreneurial City (Gaye 1996)
Competitive Cities (Brotchie et al. 1995)
Social well-being

Livable City (Pressman 1981)
Multicultural City (Sandercock 1998)
Health City (see Appendix 1)
Safe City (Oc and Tiesdell 1997)
Whose City (Pahl 1975; Harvey 1973)
Divided Cities (Fainstein et al. 1992)
Likable City (Nasar 1998)
Convivial Cities (Peattie 1998)
Governance

Designer Cities (Corden 1977)
Intentional Cities (J ensen 1974; Troy 1996)
Creative Cities (Hall 2000)




La tabella 4-1 opera una sintesi dei differenti modelli di metafora urbana, sviluppati
attorno a particolari chiavi di lettura.
4.5.3 Base sistemica
Lultimo approccio, ovvero quello sistemico, differisce sostanzialmente dagli altri
poich si costruisce un modello teorico rappresentativo del sistema urbano o territoriale
oggetto dellanalisi, allinterno del quale, oltre a definire i diversi attori che vi operano,
sono tracciate anche le correlazioni tra le differenti componenti sub-sistemiche. Tra le
pi note procedure strutturate su questa base metodologica ricordiamo il modello
Pressure-State-Response (PSR) messo a punto dallOECD, e del quale parleremo in
dettaglio nel seguito.
In conclusione va ricordato un ultimo modello sistemico, il quale ha trovato attuazione
soprattutto per tentativi di analisi in ambito urbano. Si tratta del cos detto Extended
Urban Metabolism Model (EUMM). Sviluppato da Newman et al. (1996) questo
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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modello oltre ad esplicitare la nozione di vivibilit, va a perfezionare e rinforzare
lelemento normativo per effetto di azioni che si spalmano nel tempo.
Questo modello sistemico strutturato su considerazioni che fanno della citt un sistema
complesso, si basa sullanalisi di quelli che sono gli input, ovvero la quantit di risorse
richiesta da sistema citt e gli output. Questi ultimi sono strutturati in due classi, una
delle quali rappresentata dalla vivibilit dellambiente urbano, il quale lo si
caratterizza attraverso la qualit dellambiente costruito, la situazione dei trasporti, il
benessere sociale, etc., ed un secondo ambiente caratterizzato dai rifiuti e dalle
emissioni nellambiente. Lobiettivo dovr portare, per la vivibilit urbana, ad una
maggiore qualit del contesto, quindi maggiore qualit per i servizi, nellambiente
urbano, nel patrimonio culturale, etc. Per il flusso di emissioni, nelle diverse forme, si
dovr procede ad una diminuzione di queste.

Figura 4-6. Extended Urban Metabolism Model Framework. La figura mostra i rapporti
relazionali tra le differenti componenti del processo rappresentato. Si noti come linput di
risorse sia in relazione con i sistemi urbani e processi sociali od economici e come
questi ultimi si relazionino con le condizioni generali di vita e i fenomeni di
inquinamento. (Fonte: adattato da Newman ed al., 1996).
4.6 Criteri generali di selezione e di valutazione degli indicatori
Gli indicatori sono dunque strumenti che devono sintetizzare e comunicare con
efficacia una grande quantit di parametri e di relazioni tra di essi, riducendo per
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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quanto possibile a pochi dati significativi lanalisi e linterpretazione di sistemi
estremamente complessi. La selezione di un numero limitato ma rappresentativo di
indicatori costituisce in questo senso un passaggio molto delicato allintero di processi
progettuali. Diversi enti fra quelli che hanno promosso la diffusione degli indicatori
ambientali quali strumenti di reporting e valutazione dello stato dellambiente hanno
messo a punto e proposto criteri di selezione e validazione. I tre grandi requisiti stabiliti
dall'OCSE per gli indicatori - rilevanza, consistenza analitica, misurabilit - sono
oramai accolti e condivisi a livello internazionale. Quindi, sulla scorta delle ricerche
attuate da differenti organismi internazionali, nonch dall'evoluzione delle esperienze di
reporting ambientale dalla quale sono emerse tre caratteristiche fondamentali dei
sistemi di indicatori, ovvero multidimensionalit, approccio Pressione-Stato-Risposta e
sviluppo di indicatori integrati, possiamo dire che per la selezione di un appropriato set
di indicatori devono seguirsi le seguenti indicazioni:
a) rilevanza ai fini dellattivazione di specifiche politiche. Ci implica:
coerenza tecnica (unit di misura, modalit di rilevamento, etc.) con
obiettivi adottati in ambito nazionale e/o internazionale;
rappresentativit delle condizioni locali, dei fattori di pressione sulle risorse
locali e globali e delle politiche urbane di interesse nazionale;
attinenza con le competenze pubbliche, nazionali e locali, in materia di
ambiente urbano e locale.
Gli indicatori, ricordiamolo sono uno strumento informativo atto a delineare un
quadro il pi veritiero del sistema analizzato sulla scorta di obiettivi e target
quantitativi, e verifica progressivamente lefficacia delle strategie e delle linee
dazione attivate per conseguire gli obiettivi.
b) Capacit di fornire orientamento sia nelle decisioni che per i
comportamenti pubblici e privati, quindi:
capacit di fornire scelte efficaci;
immediatezza comunicativa.

Compatibilmente con la reperibilit e laffidabilit dei dati, gli indicatori selezionati
dovranno dunque essere immediatamente comprensibili al pubblico, con
riferimento sia alla natura dei parametri utilizzati che alla forma prescelta per
lelaborazione e la restituzione dei dati. Da questo punto di vista, un criterio
prioritario di selezione riguarda la relazione diretta ed immediatamente percepibile
che deve instaurarsi fra indicatori, obiettivi e target, indirizzi generali e strategie.
c) Validit scientifica, ovvero:
sensibilit ai mutamenti nel tempo dei fenomeni rappresentati;
sensibilit alle differenze di performance fra diversi ambiti territoriali;
adattabilit ai diversi contesti (urbanistici, geografici, socioeconomici, ecc.);
attendibilit ed affidabilit dei metodi di misura e raccolta dei dati;
comparabilit di stime e misure effettuate nel tempo.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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In quanto strumenti di indirizzo della politica ambientale e per la sostenibilit, agli
indicatori si deve ovviamente richiedere un buon livello di affidabilit e coerenza
interna, con riferimento sia alla definizione dellindicatore stesso (che deve
certamente tenere conto dei dati disponibili, ma deve altres garantire leffettiva
capacit di rappresentare con la massima aderenza possibile il fenomeno indagato,
le sue variazioni nel tempo, la sua distribuzione territoriale) che alla natura ed alle
metodologie di misura e/o di stima dei dati necessari a costruirlo (affidabilit degli
strumenti e delle procedure di misura, criteri di selezione dei punti di misura,
confrontabilit dei dati rilevati in tempi e luoghi diversi, ecc.).
d) Applicabilit degli indicatori, ovvero:
esistenza, reperibilit ed affidabilit dei dati necessari;
costi e tempi necessari alla elaborazione e raccolta dei dati;
disponibilit nel tempo e frequenza di aggiornamento.

Infine, ma fondamentale, i requisiti cui il sistema di indicatori deve rispondere
comprendono, giocoforza, criteri di fattibilit di ogni singolo indicatore, di
disponibilit e facilit di accesso dei dati necessari, di economia delle risorse
necessarie a sviluppare lintero sistema. Ci vale in particolare nel nostro paese,
dove la disponibilit di basi di dati sufficientemente attendibili ed articolate
tuttaltro che generalizzata. In questo senso, comunque opportuno attivare tutte le
sinergie possibili fra i settori e gli enti depositari di dati e/o tenuti, in forza di legge o
per compiti di istituto, ad elaborare e comunicare dati relativi allo Stato
dellAmbiente e/o ai fattori di pressione.
4.7 Un processo partecipativo per la definizione di un sistema di indicatori
Proprio il nesso tra il sistema di indicatori e il processo di Agenda 21 (e, pi in
generale, un processo di pianificazione strategica) richiede una costruzione partecipata
del sistema di indicatori. Gli indicatori, soprattutto quando passano da una mera
funzione descrittiva dello stato di fatto o anche di tendenze - ad una funzione di
orientamento e selezione delle scelte (fino allallocazione delle risorse finanziarie o alla
gerarchizzazione delle priorit degli interventi), acquistano un ruolo e una rilevanza tale
da richiedere un coinvolgimento e un consenso degli attori sociali e istituzionali nella
loro definizione. Contemporaneamente, la significativit degli indicatori fortemente
intrecciata con gli obiettivi che una determinata comunit si pone. Gli indicatori sono
efficaci quando possono indicare qualcosa. Limportanza della partecipazione dei vari
soggetti nel processo di costruzione degli indicatori e lintreccio tra competenze
tecniche ed opinioni sociali ben descritto nel rapporto predisposta da Donella
Meadows per il Balaton Group, un importante forum internazionale per gli indicatori di
sviluppo sostenibile.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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Il processo gestito da facilitatori imparziali, il cui ruolo consiste nel coordinare le
riunioni e gli incontri, guidare e stimolare la discussione, preparare i documenti di base,
sintetizzare i risultati.
Illustriamo, in forma concisa, tutte le fasi del procedimento (Meadows, 1998):
1) selezionare un piccolo gruppo di lavoro, responsabilizzato sul buon fine
dellintera operazione. Il gruppo di lavoro deve essere multidisciplinare, deve
operare in stretto collegamento con la comunit e interagire con coloro cui gli
indicatori sono destinati. Il gruppo di lavoro pi efficace se comprende fin
dallinizio esperti e non esperti; lelemento critico il mantenimento
dellimpegno nel processo nel lungo termine.
2) Chiarire gli scopi cui il set di indicatori deve essere funzionale. Informare il
pubblico, fornire elementi di base ai decisori politici, valutare il successo di
uniniziativa o di un piano, sono altrettanti possibili scopi per i quali si rende
necessario definire un set di indicatori, ai quali corrispondono altrettanti criteri di
selezione e metodi di implementazione del sistema.
3) Rendere espliciti i criteri di valutazione e le priorit percepite dalla
comunit locale. Il set di indicatori deve essere coerente con i desideri e le
aspirazioni dei cittadini.
4) Procedere ad una rassegna di modelli, indicatori e dati gi implementati in
altre esperienze. Il gruppo di lavoro analizza altri progetti simili per derivarne
suggerimenti ed esemplificazioni. Il gruppo verifica inoltre quali indicatori sono
gi pubblicati, e quali dati sono effettivamente disponibili, in ambito locale.
5) Definire una prima proposta di set di indicatori. Sulla base delle proprie
conoscenze, delle esperienze analizzate, di eventuali contributi di esperti
esterni, il gruppo di lavoro procede ad elaborare una prima lista di indicatori,
che passer al vaglio di numerose revisioni prima di attivare la fase successiva.
In generale, la prima lista tende ad essere eccessivamente dilatata; le
successive revisioni consentono dunque di selezionare progressivamente gli
indicatori di maggiore interesse per lambito territoriale e sociale di applicazione,
e di effettiva utilizzabilit sulla base delle conoscenze e dei dati disponibili.
6) Attivare un processo di selezione partecipativo. La lista di indicatori viene
presentata alla comunit per acquisire ulteriori suggerimenti e/o critiche. Tale
processo funzionale a diversi obiettivi: rappresenta unoccasione di
formazione per i partecipanti, consente di raccoglierne i contributi creativi e di
informazione specifica, li rende partecipi e diretti interessati (stakeolder) del
successo del processo. Spesso, inoltre, in questa occasione che si
consolidano fra diversi partecipanti relazioni ed alleanze dalle quali possono a
loro volta scaturire nuove iniziative e proposte di azione per fare fronte alle
problematiche descritte dagli indicatori.
7) Effettuare una revisione tecnica della lista. Un team interdisciplinare
riconosciuto dagli stakeolder seleziona la lista finale proposta sulla base di
criteri di misurabilit, rilevanza statistica e sistemica, ecc., cercando di
mantenersi aderente alle intenzioni ed alle preferenze espresse durante il
processo di revisione pubblica del draft set. La revisione tecnica consente di
sopperire alle carenze del sistema e risolvere i problemi tecnici, definendo un
set finale di indicatori effettivamente implementabile e scientificamente
significativo.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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8) Individuare e raccogliere i dati. In questa fase, gli indicatori selezionati sono
generalmente soggetti ad eventuali ulteriori revisioni, suggerite dalle concrete
possibilit di acquisizione ed elaborazione dei dati effettivamente disponibili e
da eventuali ulteriori elementi di conoscenza e valutazione della specifica
situazione ambientale e territoriale.
9) Pubblicizzare e promuovere gli indicatori. La redazione di un report
finalizzato a promuovere la partecipazione del pubblico al processo di Ag. 21
richiede lelaborazione degli indicatori e la loro restituzione in forma
comprensibile e comunicativa, mediante grafici, esemplificazioni, un linguaggio
chiaro. Il report deve aiutare a collegare gli indicatori con le politiche e con le
driving force, a evidenziare le interrelazioni che si determinano fra gli elementi
del sistema, a concentrare lattenzione sulle azioni che possono essere attivate.
10) Aggiornare regolarmente il report. Gli indicatori hanno poco significato se
non vengono aggiornati e resi pubblici periodicamente, in modo da verificarne
levoluzione nel corso del tempo. Ci richiede evidentemente una struttura
adeguata, che sia in grado di reiterare su base regolare le azioni previste ai
punti 8) e 9), e che sia eventualmente in grado di rivisitare anche le fasi
precedenti, ove ci risultasse utile e/o necessario. Ogni nuova versione del
report costituisce unoccasione per rivedere gli indicatori, sviluppare nuovi
metodi di ricerca, evidenziare nuove interrelazioni. Se sono stati definiti degli
obiettivi di performance, questi possono essere valutati e, se necessario,
adeguati. E, naturalmente, se gli obiettivi sono stati conseguiti necessario
sottolinearlo.
4.8 Gli indicatori di sostenibilit ambientali nei documenti internazionali
Gli organismi internazionali hanno ormai ben compreso la necessit di lasciare alle
singole comunit lautonomia di selezionare gli indicatori pi adatti alla loro situazione
locale, per meglio rappresentare la loro specificit ambientale e sociale e i problemi
ritenuti oggettivamente o soggettivamente prioritari. E quindi ormai superata la pretesa
di definire liste di indicatori valide per tutte le situazioni, ma si consolida invece il
consenso internazionale intorno allutilit di adottare dei quadri di riferimento
concettuali e dei criteri di selezione degli indicatori il pi possibile comuni. Quindi si
consolida il consenso internazionale intorno allutilit di adottare dei quadri di
riferimento concettuali e dei criteri di selezione degli indicatori il pi possibile comuni.
Inoltre cresce sempre pi, anche dal basso, la domanda di definire standard omogenei,
comparabili e condivisi, almeno per quei gruppi di indicatori utili agli organismi
sovralocali. In tal senso i principi generali di sostenibilit che usualmente costituiscono
la base per la selezione degli indicatori sono:
equit e inclusione sociale (accesso a tutti i cittadini a servizi di base adeguati:
ad esempio, educazione, impiego, energia, salute, alloggi, formazione,
trasporto):
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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governo locale/decentramento/democrazia (partecipazione di tutti i settori della
comunit locale nella pianificazione locale e nel processo decisionale);
relazione locale/globale (andare incontro ai fabbisogni locali, dalla produzione
al consumo e smaltimento, localmente; andare incontro ai fabbisogni locali, che
non possono essere soddisfatti localmente, in una maniera pi sostenibile);
economia locale (combinare gli obiettivi e i fabbisogni locali con la disponibilit
di occupazione e altri servizi, in maniera da porre il minimo trattamento delle
risorse naturali e dell'ambiente);
protezione ambientale (adottare un approccio ecosistemico; minimizzare l'uso
delle risorse ambientali e del territorio, la produzione di rifiuti ed emissioni di
inquinanti, aumentare la biodiversit);
patrimonio culturale/qualit dell'ambiente costruito (protezione, conservazione e
restauro dei valori storici, culturali e architettonici, incluso gli edifici, i
monumenti, gli eventi; valorizzare e proteggere l'attrattivit e la funzionalit
degli spazi e degli edifici).
A livello internazionale vi sono state diverse iniziative atte a definire possibili set di
indicatori specifici per lambiente urbano
1
. Tra le differenti proposte vogliamo ricordare
quelle messe a punto dalla EEA (European Environmental Agency), da EUROSTAT
(Statistical Office of the European Communities), dal WHO (World Health Organisation,
Organizzazione Mondiale della Sanit), dallICE (Campagna Indicatori Comuni
Europei), dal DGXVI (Politiche Regionali) dellUE e dal Programma Habitat delle
Nazioni Unite 1996.

Di seguito verranno illustrati i set pi significativi proposti da differenti organismi
internazionali, tra i quali:
Core set of indicators for environmental performance reviews del 1993 a
cura dellO.E.C.D. Organization for Economic Cooperation on Development;
Monitoring human settlements with urban indicators , pubblicato nel 1997
e curato dal Global Urban Observatory dellU.N.C.H.S., ovvero United Nations
Centre for Human Settlements Habitat;
Indicators of sustainable development: framework and methodology , a
cura della C.S.D. Commission on Sustainable Development - dellONU;
infine lEuropean Common Indicators, Towards a local sustainability
profile , redatto a cura di Ambiente Italia Research Institute, con supporto
finanziario della Commissione Europea Direzione Generale Ambiente, del
Ministero dellAmbiente italiano e dellA.P.A.T. Agenzia Protezione Ambiente
e Territorio.
In conclusione da sottolineare che tutta lattivit di riflessione e definizione degli
indicatori ambientali fortemente condizionata, il pi delle volte, sia dalla scarsa
cultura sulle tematiche della sostenibilit, in particolare nei processi comunicativi,

1
Per maggiori dettagli: http://www.eea.eu.int/; http://europa.eu.int/comm/eurostat; http://www.who.int/ ;
http://europa.eu.int/comm/environment/urban/indicators ;
DGXVI - http://europa.eu.int/comm/regional_policy/index_en.htm
http://www.unhabitat.org/ ; http://europa.eu.int/comm/environment/urban/policy_initiatives.htm
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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81
sia dalla debolezza dei sistemi informativi locali, elemento questo che molte volte
legato al primo, quindi una carenza culturale, ma anche una carenza tecnica legata al
fatto che spesso i dati che servirebbero allelaborazione degli indicatori sono carenti
(mancano attivit di indagine diretta, la scala di aggregazione dei dati non coincide con
quella locale, il rilevamento estemporaneo e non sistematico, etc.).
4.8.1 Il Core set di indicatori ambientali dellO.E.C.D. (Organization for
Economic Cooperation on Development)
Il modello concettuale messo a punto dallOECD sicuramente quello che pi di tutti
ha avuto larga applicazione, tanto come riferimento teorico che come modello
attuativo. La sua formulazione trova origine sia nella volont politica di contribuire alla
creazione di un modello generale di riferimento che potesse fornire una base condivisa
sulla quale armonizzare le singole iniziative fatte dai membri dellOECD, sia anche
fornire una spinta politica volta ad incentivare programmi rivolti allo sviluppo degli
indicatori ambientali tanto nelle fasi applicative che in quelle della formulazione teorica.
Il modello proposto, strutturato sulle tre componenti Pressare State Response, fu
sviluppato 1970 dal matematico canadese Anthony Friend e, successivamente,
adottato dallOECD nel 1993. Questo modello ha avuto unampia applicazione
soprattutto nei reporting ambientali. Esso stato pensato come struttura dinamica e
flessibile al fine di permettere un inquadramento sistemico dei problemi ambientali,
i quali sono strutturati su molteplici variabili. Quindi un framework che cerca di adattarsi
tanto alla variabile temporale che a quelle ambientali e socio-politiche che mano a
mano si sviluppano nella societ. E, quindi, un tentativo di sviluppare una procedura
tale da permettere una lettura integrata dei fenomeni quali la pressione antropica
sullambiente, lo stato dellambiente nonch la risposta, su base politica e
programmatica, che pu essere intrapresa per alleviare i danni causati dalle distorsioni
indotte sul sistema dai fattori antropici.
La struttura generale del framework individua tre aree sistemiche per gli indicatori,
rispettivamente costituite dagli indicatori di pressione ambientale (componente
pressure), indicatori delle condizioni ambientali (componente state) ed indicatori di
risposta sociale (componente responses). Luso di questi indicatori permette di
valutare performance ambientali, reporting sullo stato dellambiente, lintegrazione
ambientale in politiche settoriali o riguardanti politiche economiche (fig.4-8).
Lobiettivo primario , quindi, quello di operare della valutazioni ambientali sulla scorta
di una struttura sistemica che consenta, per quanto possibile, un agile ed integrata
lettura dei fenomeni ambientali, con particolare attenzione a quegli eventi sistemici di
feedback che spesso hanno grande valenza nelleconomia totale della valutazione. E
comunque da tener presente le possibili limitazioni derivanti dalla ancora scarsa
conoscenza della teoria dei sistemi, nonch dalle approssimazioni che su tale modello
si fanno (ad esempio, in taluni casi si tende a suggerire relazioni lineari nell'interazione
tra attivit umana ed ambiente, con le conseguenti approssimazioni) non sono tali da
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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compromettere la visione strategica di problematiche complesse dove si intrecciano
interazioni tra lambiente, la societ e leconomia.

Figura 4-7. Linterazione delle tre componenti del modello Pressure-State-Response

Figura 4-8. La figura sopra mostra le tre componenti base pressione ambientale,
condizioni ambientali e risposte sociali la cui lettura integrata permette operazioni di
reporting o di aggiustamento delle politiche ambientali.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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83
Vediamo ora pi in dettaglio le tipologie di indicatori all'interno del framework PSR:
indicatori di pressione ambientale (pressure). Essi descrivono gli effetti
diretti delle diverse attivit umane sullambiente (consumo di risorse,
emissioni/rilasci inquinanti/rifiuti) con linclusione delle risorse naturali, sia in
qualit che quantit. Una distinzione pu essere disegnata tra indicatori di
pressione immediata (pressioni esercitate direttamente sull'ambiente,
normalmente espresse in termini di emissioni o il consumo di risorse naturali)
ed indicatori di pressione indiretta (indicatori di fondo attivit umane e riflettenti
che conducono a pressioni ambientali ed immediate). dovrebbero avere
caratteristiche tali da poter permettere delle risposte aiutando i decision makers
nellattuazione di quelle azioni tali da poter produrre effetti positivi
sullecosistema urbano
indicatori delle condizioni ambientali (state). Essi si riferiscono al degrado
delle componenti ambientali, quindi rilevano la qualit di varie componenti
ambientali (ad esempio, linquinamento dellaria, acqua, suolo, etc.)
relativamente ad un determinato luogo. Essi, quindi, possono trovare utilit non
solo come primo approccio analitico sullo stato dellambiente, ma anche come
elemento che si interfaccia con obiettivi volti allattuazione di politiche
ambientali. Tali indicatori dovrebbero essere progettati per dare una veduta
d'insieme della situazione (lo stato) dell'ambiente e le linee di tendenza di
questo rispetto alla variabile tempo. Un elemento di ambiguit pu essere
rappresentato relativamente alla distinzione tra le condizioni ambientali e gli
elementi che esercitano pressione su di esso. Ci dovuto essenzialmente al
fatto che definire lo stato dellambiente unoperazione molto complessa e
costosa, per cui molte volte si racchiude tale condizione attraverso la
misurazione di alcuni parametri di pressione (ad esempio CO
2
, inquinamento
acustico, etc.).
indicatori di risposta (responses). Essi riassumono ladeguatezza delle
azioni attuate dagli organismi pubblici attraverso lo sviluppo di appropriate
politiche ambientali e i comportamenti dei soggetti privati (ad esempio, stile di
vita, gestione ambientale dimpresa, etc.) in termini di risposte politico-sociali.
Tali indicatori, se comparati agli indicatori di pressione ambientale o a molti altri
relativi alle condizioni ambientali, hanno ancora una storia relativamente breve
per fornire un valido e concreto supporto. In tal senso molto resta ancora da
fare, sia concettualmente che in termini di disponibilit dei dati. Inoltre bene
tener presente che la distinzione tra indicatori di pressione ambientale ed
indicatori di risposta sociale si pu confondere allorquando gli indicatori di
risposta registrano gli effetti di feedback innescati delle risposte sociali dovute
alla pressione ambientale. Ad esempio, una riduzione delle emissioni di gas
serra o un miglioramento in termini di efficienza energetica possono essere
interpretati sia come elemento di pressione ambientale che come un indicatore
di risposta politico-sociale. Idealmente, l'indicatore di risposta dovrebbe riflettere
gli sforzi della societ nel combattere un particolare problema ambientale. Infine
se usualmente gli indicatori di pressione sono misurati in termini quantitativi, pi
difficile risulta la rappresentazione di quelli inerenti risposte sociali che, in linea
di massima hanno rappresentazioni essenzialmente qualitative (si pensi, ad
esempio, alla eventuale ratifica di un documento internazionale) e, comunque,
legate a situazioni, come ad esempio risposte in termini normativi, difficilmente
misurabili con mezzi neutrali. In definitiva per gli indicatori di risposta si
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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preferisce usare indicatori veloci in modo tale da permettere, in linea teorica,
risposte valide ed immediate.

Figura 4-9. Sopra la rappresentazione del framework Pressuree-State-Response, cos
come esplicitata dallOECD. (Fonte: OECD core set of indicators for environmental
performance reviews , Parigi 1993).
A conclusione del paragrafo vogliamo ricordare che da questo modello sono scaturite
diverse varianti tra le quali va ricordato il modello DPSIR (DrivingForce-Pressure-
State-Impact-Response) adottato sia dallUNCSD (United Nations Commission for
Sustainable Development) che dallAgenzia Europea per lAmbiente (EEA). Proprio
lAgenzia Europea dellAmbiente (EEA) ha cos esplicitato le due ulteriori categorie
concettuali: driving force, ovvero quelle forze che descrivono gli andamenti sociali,
demografici ed economici, nonch i corrispondenti cambiamenti negli stili di vita,
specialmente per quanto attiene i livelli di consumo e i modelli di produzione. Dalla
lettura di questi cambiamenti gli indicatori guida consentono di definire la pressione
esercitata sull'ambiente. Quindi gli impatti, intesi come risultanti dellinterazione fra
fattori di pressione e stato delle risorse. Rispetto allo schema PSR, il modello DPSIR
introduce una pi articolata rappresentazione del sistema di relazioni che intercorrono
fra attivit umane e stato dellambiente, riprendendo la relazione causa-condizione-
effetto che ha, a sua volta, supportato alcune fra le pi note metodologie di
individuazione, analisi e valutazione degli impatti sullambiente.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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Lintroduzione delle Driving force consente di meglio evidenziare, nel modello logico
funzionale del sistema, lopportunit di attivare politiche di risposta realmente integrate,
ovvero politiche che abbiano come oggetto non solo i fattori di pressione, quanto i
settori determinanti: si pensi, ad esempio, alla differenza concettuale che passa fra una
politica di risposta esclusivamente orientata alla riduzione dei fattori unitari di
emissione e/o di effluente, ed una politica che assuma obiettivi di breve e medio
termine relativi allintensit delle attivit a pi elevato impatto, alla loro distribuzione
territoriale, alla loro evoluzione tendenziale.



Figura 4-10. Il modello DPSIR con il quadro delle relazioni

4.8.2 Come scegliere gli indicatori ambientali allinterno del framework PSR
In via teorica i criteri base da seguire per definire un set di indicatori sono tre: rilevanza
politica, rilevanza analitica (analytical soundness) e misurabilit. In particolare,
riguardo alla rilevanza politica un indicatore dovrebbe:
fornire un modello rappresentativo delle condizioni ambientali, oppure di
pressione ambientale o di risposta sociale;
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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86
essere strutturato in modo da garantire una sua facile lettura e, al contempo
garantire una visione corretta dei trend evolutivi del contesto misurato;
permettere una lettura dei cambiamenti ambientali in relazione alle attivit
umane;
fornire una base comparativa su standards internazionali;
essere strutturati in modo tale da avere una valenza su scala locale pur se ispirati a
principi generali;
essere in grado di esprimere valori limiti riferimento relativamente a definite situazioni
(si pensi, ad esempio, ad indicatori espressi da norme di legge).
Riguardo, invece alla rilevanza analitica, un indicatore dovrebbe:
essere fondato su di una concreta base teorica e scientifica;
strutturato su standards internazionali e trovare consenso riguardo alla sua
validit;
essere capace di relazionare aspetti differenti del sistema ambientale al fine di
integrare questi aspetti allinterno di opportuni sistemi informativi e, quindi,
fornire modelli previsionalmente validi.
Infine, per la misurabilit, i dati a supporto degli indicatori dovrebbero essere:
prontamente disponibili o resi disponibili secondo un ragionevole rapporto
costi/benefici;
adeguatamente documentati e di riconosciuta qualit;
aggiornati ad intervalli regolari in accordo con procedure prestabilite.
E ovvio che nella definizione di un set di indicatori molto dipende dalle specifiche
necessit che di volta in volta dovranno essere valutate. In tal senso il gruppo sullo
Stato dell'Ambiente dellEEA ha individuato quattro categorie:
misurazione della performance ambientale;
l'integrazione delle preoccupazioni o aspettative ambientali nelle politiche di
settore (nel contesto definito dellOECD, gli indicatori per integrare aspettative
ambientali in politiche di settore sono rappresentati per mezzo di una serie di
sub-sets specializzati atti a coprire un ampio range di settori ove necessario
operare delle decisioni);
l'integrazione di processi decisionali relativi ad ambiente e processi economici
(ad esempio attraverso la contabilit ambientale);
reporting sullo stato dell'ambiente.







Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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87
Tabella 4-2. Definizioni e terminologia secondo la OECD (Fonte: OECD core set of
indicators for environmental performance reviews , Parigi 1993).

Indicatore
Parametro o valore derivato da parametri, il quale ha come scopo quello di fornire informazioni
relativamente allo stato di un fenomeno/ambiente/area in modo da permettere una analisi
anche di ci che non direttamente ottenibile dal parametro stesso

Indice
Un set, aggregato o pesato di parametri od indicatori

Parametro: una propriet misurata od osservata

Indicatore delle condizioni ambientali
Corrispondente allelemento stato nel framework Pressure-State-Response. Essi
comprendono qualit ambientale, nonch aspetti qualitativi e quantitativi di risorse naturali.

Indicatori di pressione ambientale
Corrispondente allelemento "pressure" nel box PSR framework. Essi descrivono la pressione
sullambiente causarta dalle attivit umane. Essi comprendono indicators of proximate pressure
(stress indicators) e indicators of indirect pressure (background indicators).

Response Iindicators (indicatori di risposta)
Corrispondente allelemento "response" box in PSR framework. Nel presente contesto la parola
"response" usata solo nel senso di risposta politico-sociale e non con riferimento
allecosistema.

Indicatori di valutazione delle performance
Selezionando e/o aggregando una serie di indicatori delle condizioni ambientali, della pressione
ambientale e della risposta sociale, sar possibile valutare le performance ambientali.

Indicatori Ambientali
Sono costituiti da tutti gli indicatori nel framework Pressure-State-Response, ad esempio
indicatori di pressione ambientale, condizioni e risposte


4.8.3 Gli indicatori del Global Urban Observatory (UNCHS, United Nations
Centre for Human Settlements - Habitat)
Il Global Urban Observatory (GUO), stato istituito allinterno dellUNCHS al fine di
consentire una valutazione comparativa degli obiettivi perseguiti dai programmi Habitat
Agenda II sugli insediamenti umani e sulle politiche urbane. A tal fine esso opera su
due programmi, best practices e indicatori, e al fine di perseguire tali obiettivi stato
strutturato su una rete di network che partendo dal livello centrale scendono mano a
mano a quello nazionale (National Urban Observatory) e a quello locale (Local Urban
Observatory). Tale struttura permette un notevole scambio di informazioni ed
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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88
esperienze a vari livelli, favorendo, in tal modo, la sperimentazione, in differenti
contesti degli indicatori di sostenibilit.
Il programma del GUO sugli indicatori di sostenibilit non solo un programma che
raccoglie dati, ma vuole essere una politica di sviluppo strategico volta a favorire ad
ogni livello, da quello nazionale a quello locale, una cooperazione tecnica che punta a
costruire in ciascun paese una politica capace di delineare le proprie linee strategiche
e di usare gli indicatori come una parte essenziale di questo processo. Ecco allora
lenfasi rivolta al ruolo degli indicatori come supporto alle operazioni di decision-
making, al monitoraggio dei risultati prefissati e, soprattutto, a sviluppare capacit a
livello locale capaci di garantire lefficacia di tali processi.
Anche in questo modello vi sono delle caratteristiche generali a cui i set di indicatori
dovrebbero attenersi, in particolare essere di facile lettura o interpretazione da parte di
ciascun attore sociale, rispecchiare gli interessi di questi attori, essere facilmente
disponibili tanto per la comunit locale che nazionale ed essere correlati alla politiche
ed ai target che si desidera raggiungere.



Figura 4-11. Nella figura la
policy development cycle
inizia con il definire una
strategia ed in questa fase gli
indicatori misureranno il
progresso di tale strategia
verso gli obiettivi proposti.
Quindi nelle fase di
implementazione gli indicatori
svolgeranno un ruolo di
monitoraggio della strategia.
Infine, gli indicatori verranno
utilizzati nella fase di
valutazione al fine di eventuali
rivisitazioni delle scelte
permettendo aggiustamenti
politici e degli stessi indicatori
(Fonte: Indicatori Global Urban
Observatory United Nations
Centre for Human Settlements
Habitat - Monitoring Human
Settlements with Urban
Indicators, Nairobi, Kenya, 1997)





Come si vede, tra i principali obiettivi che si pone il GUO vi quello di strutturare una
serie di indicatori che possano riflettere gli interessi di tutti ed essere facilmente
interpretati da tutti i cittadini, ma anche capace di coprire le aree di sviluppo
socioeconomico, infrastrutturali, dei trasporti e ambientali, cercando di costituire un set
minimo cos come richiesto per Habitat II. In tal senso viene data grande importanza
allo sviluppo di una strategia politica flessibile e dinamica, volta a delineare un progetto
di sviluppo sostenibile, dal quale poi scaturiscono indicatori capaci di misurarne tanto i
MONITORING
IMPLEMEN-
TATION
STRATEGY
POLICY
REVIEW
EVALUATION
POLICY
DEVELOPMENT
CYCLE
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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89
progressi quanto lefficacia dellazione. La filosofia di fondo quindi rappresentata dal
fatto che ogni indicatore dovrebbe essere legato ad un indirizzo politico-programmatico
o a norme, ed altrettanto ogni politica dovrebbe sviluppare e monitorare i suoi progressi
attraverso luso di appropriati indicatori attraverso un ciclo che si rinnova attraverso i
progressi fatti o non fatti.
In tal senso il GUO per la selezione degli indicatori ha usato i seguenti criteri base:
importanza per le politiche: gli indicatori dovrebbero essere direttamente
attinenti a quelle che sono le politiche urbane misurandone direttamente le
conseguenze;
chiarezza: il set di indicatori dovrebbe essere capace di offrire una veduta
d'assieme ampia ed immediata per quelli che sono gli aspetti economici, della
salute pubblica, sociali ed ambientali della citt, ricavando tali informazioni da
fonti di dati esistenti;
priorit: gli indicatori devono basarsi su due livelli di priorit. Il primo livello
individua i cos detti key indicators ovvero quelli ottenuti attraverso i dati
immediatamente disponibili. Il secondo livello individua indicatori detti estensive
e rivolti alla raccolta di dati concernenti elementi meno rilevanti o di pi difficile
raccolta o definizione;
semplicit di comprensione: tutti gli indicatori dovrebbero essere facilmente
capiti senza che siano necessarie conoscenza specialistiche; indicatori
complessi possono facilmente essere fraintesi o non compresi adeguatamente;
costi e benefici: gli indicatori dovrebbero essere capaci di raccogliere dati in
modo regolare e su una base di economicit tale, comunque, da riflettere
fedelmente lobiettivo che ci si posto. Il livello di dettaglio e capacit di
comprensione dei dati deve avvenire allinterno del budget dellagenzia che
opera tale raccolta;
misurabilit: gli indicatori dovrebbero essere capaci di esporre in modo chiaro
il grado di grandezza di un problema, ed essere capaci di misurare tale
grandezza su una scala indipendente dal tempo;
includere la maggior parte degli svantaggi: il problema dellequit una
preoccupazione per il GUO; molto spesso sappiamo che il valore medio non
una stima equa, per cui, al fine di ridurre tali ineguaglianze, gli indicatori
dovrebbero concentrarsi pi sugli svantaggiati che caratterizzano una
problematica, analizzandone cio la distribuzione, che non sul sua aspetto visto
nella sua interezza;
affidabilit: ogni indicatore dovrebbero offrire una dimostrazione convincente
che obiettivi prefigurati sono stai raggiunti, basandosi, in tal senso, su di una
registrazione oggettiva dei dati;
sensibilit: ogni indicatore dovrebbe essere capace di avvalorare o meno il
cambiamento che si vuole attuare, facendo per attenzione che un indicatore
troppo sensibile risulteranno o di difficile interpretazione o di difficile raccolta;
non ambigui: ogni indicatore deve esser semplice e chiaro, senza permettere
ambiguit
indipendenza: indicatori differenti devono misurare conseguenze differenti;

Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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90
Il core set degli indicatori articolato in due categorie:
i key indicators, che costituiscono il vero e proprio nocciolo duro,
rappresentando il traguardo minimo a cui tutti dovranno tendere;
gli estensive indicators, costituito da indicatori di minore rilevanza politica e
che richiedono un grande sforzo politico, per limpegno programmatico e di
costi, e tecnico, per limpegno soprattutto attraverso luso di sistemi informativi.
Tabella 4-3. Lista di indicatori chiave - key indicators. (Fonte: United Nations Centre for
Human Settlements Habitat - Global Urban Observatory, Monitoring Human Settlements
with Urban Indicators, Nairobi, Kenya, 1997)

Background data
D1: Land use
D2: City population
D3: Population growth rate
D4: Woman headed households
D5: Average household size
D6: Household formation rate
D7: Income distribution
D8: City product per person
D9: Tenure type
1. Socioeconomic Development
1: Households below poverty line
2: Informal employment
3: Hospital beds
4: Child mortality
5: Life expectancy at birth
6: Adult literacy rate
7: School enrolment rates
8: School classrooms
9: Crime rates
2. Infrastructure
10: Household connection levels
11: Access to potable water
12: Consumption of water
13: Median price of water
3. Transport
14: Modal split
15: Travel time
16: Expenditure on road Infrastructure
17: Automobile ownership

4. Environmental Management
18: Wastewater treated
19: Solid waste generated
20: Disposal methods for solid waste
21: Regular solid-waste collection
22: Housing destroyed
5. Local Government
23: Major sources of income
24: Per-capita capital expenditure
25: Debt service charge
26: Local government employees
27: Wages in the budget
28: Contracted recurrent expenditure ratio
29: Government level providing services
30: Control by higher levels of government
6. Housing
31: House price to income ratio
32: House rent to income ratio
33: Floor area per person
34: Permanent structures
35: Housing in compliance
36: Land development multiplier
37: Infrastructure expenditure
38: Mortgage to credit ratio
39: Housing production
40: Housing investment


Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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91

4.8.4 Indicatori ambientali della Commission on Sustainable Development
(CSD) delle Nazioni Unite, Dipartimento di Economia ed Affari Sociali
Nellaprile del 1995, la Commission on Sustainable Development (CSD), sulla scorta di
un framework del tipo PSR, svilupp 134 indicatori di sostenibilit, i quali tra il 1996 ed
il 1999 sono stati testati a livello nazionale attraverso molteplici esperienze in varie
parti del mondo, valutandone lapplicabilit effettiva nonch la validit nei processi di
decision-making. E quindi sulla scorta delle raccomandazioni scaturite dalle varie
esperienze nazionali, ma anche dalla volont di coniugare questi indicatori con quanto
stabilito nel capitolo 40 dellAgenda 21, che venuta fuori la struttura definitiva di tale
framework organizzato attorno a quattro aree tematiche riscontrabili allinterno
dellAgenda 21, e cio: dimensione sociale, economica, ambientale ed
istituzionale. Esse rappresentano i processi dellazione umana ed i modelli di impatto
sullambiente, dando vita a 15 temi e 38 sub temi, i quali vogliono essere una guida sia
nella valutazione delle politiche che nella salvaguardia dellambiente, tanto a livello
nazionale che locale. Nel seguito sono state riportate le tabelle che illustrano,
allinterno di ciascuna categoria, i vari temi, sub-temi e indicatori. Voglio ricordare che i
numeri che appaiono tra parentesi rappresentano il tema equivalente sviluppato in
Agenda 21.
Tabella 4-4. Indicatori sociali (Fonte: Commission on Sustainable Development (CSD)
delle Nazioni Unite, Dipartimento di Economia ed Affari Sociali)
S O C I A L
THEME SUB-THEME INDICATOR
equity poverty (3) Percent of Population Living below Poverty Line
gender equality (24) Gini Index of Income Inequality
Unemployment Rate
health (6) Nutritional Status Nutritional Status of Children
Mortality Mortality Rate Under 5 Years Old
Life Expectancy at Birth
Sanitation
Percent of Population with Adequate Sewage Disposal
Facilities
Drinking Water Population with Access to Safe Drinking Water
Healthcare Delivery
Percent of Population with Access to Primary Health Care
facilities
Immunization Against Infectious Childhood Diseases
Contraceptive Prevalence Rate
education (36) education level Secondary or Primary School Completion Ratio
literacy adult literacy rate
housing (7) living conditions floor area per person
security crime (36, 24) number of recorded crimes per 100.000 popolation
popolation (5) popolation change population growth rate
population of urban formal and informal settlemnts




Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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92
Tabella 4-5. Indicatori ambientali (Fonte: Commission on Sustainable Development
(CSD) delle Nazioni Unite, Dipartimento di Economia ed Affari Sociali)
E N V I R O N M E N T A L
THEME SUB-THEME INDICATOR
atmosphere (9) climate change emission of greenhouse gases

ozone layer
depletation
consumption of ozone depleting substances
air quality ambient concentration of air pollutants in urban areas
land (10) Agriculture (14) Arable and Permanent Crop Land Area
Use of Fertilizers
Use of Agricultural Pesticides
Forests (11) Forest Area as a Percent of Land Area
Wood Harvesting Intensity
Desertification (12) Land Affected by Desertification
Urbanization (7) Area of Urban Formal and Informal Settlements
Oceans, Seas
and coast (17)
coastal zone Algae Concentration in Coastal Waters
Percent of Total Population Living in Coastal Areas
Fisheries Annual Catch by Major Species
Fresh Water
(18)
water quantity
Annual Withdrawal of Ground and Surface Water as a
Percent of Total Available Water
water quality BOD in Water Bodies
Concentration of Faecal Coliform in Freshwater
biodiversity
(15)
ecosystem Area of Selected Key Ecosystems
Protected Area as a % of Total Area
species Abundance of Selected Key Species



Tabella 4-6. Indicatori economici (Fonte: Commission on Sustainable Development (CSD)
delle Nazioni Unite, Dipartimento di Economia ed Affari Sociali)
E C O N O M I C
THEME SUB-THEME INDICATOR
economic structure (2)
Economic
Performance
GDP per capita
Investment Share in GDP
Trade Balance of Trade in Goods and Services

Financial Status
(33)
Debt to GNP Ratio

Total ODA Given or Received as a Percent of
GNP
consumption and
production patterns (4)
Material
Consumption
Intensity of Material Use
Energy Use Annual Energy Consumption per Capita
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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93


Share of Consumption of Renewable Energy
Resources
Intensity of Energy Use

Waste Generation
and Management
(19-22)
Generation of Industrial and Municipal Solid Waste
Generation of Hazardous Waste
Generation of Radioactive Waste
Waste Recycling and Reuse
Transportation
Distance Traveled per Capita by Mode of
Transport




Tabella 4-7. Indicatori istituzionali (Fonte: Commission on Sustainable Development
(CSD) delle Nazioni Unite, Dipartimento di Economia ed Affari Sociali)
I N S T I T U T I O N A L
THEME SUB-THEME INDICATOR
institutional
framework (38, 39)
strategic implementation
of SD (8)
national sustainable development strategy
International Cooperation Implementation of Ratified Global Agreements
institutional
capacity (37)
Information Access (40)
Number of Internet Subscribers per 1000
Inhabitants

Communication
Infrastructure (40)
Main Telephone Lines per 1000 Inhabitants

Science and Technology
(35)
Expenditure on Research and Development as a
Percent of GDP

Disaster Preparedness
and Response
Economic and Human Loss Due to Natural
Disasters

4.8.5 Gli indicatori di salute e sostenibilit urbana del WHO
LOrganizzazione Mondiale della Sanit (World Health Organization - WHO),
nellambito del proprio progetto internazionale Citt Sane (Health Cities), ha messo a
punto una lista di indicatori testandola su una cinquantina di citt. Il sistema di
indicatori proposto (Tabella xx) particolarmente orientato a mettere in luce le relazioni
tra salute, ambiente e politiche urbane. Pur con uno specifico orientamento agli aspetti
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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94
sanitari, intreccia le diverse dimensioni della sostenibilit sociale, economica,
ambientale cogliendone la rilevanza con la tutela della salute.



Tabella 4-8. Indicatori proposti nellambito del progetto Citt Sane (Fonte:OMS,1996)
Indicatori di salute pubblica
Mortalit: tutti i casi
Cause di decesso
Tasso di mortalit infantile

Indicatori di servizio sanitario
Inventario delle organizzazioni di volontariato o non profit
Programmi di supporto alle organizzazioni di volontariato o non profit
Programmi di educazione sulla salute
Percentuale di bambini con meno di 6 anni vaccinati
Numero di abitanti per medico
Numero di abitanti per infermiere
Percentuale della popolazione coperta da assicurazione sulla salute
Percentuale della popolazione con accesso al servizio di emergenze in 30 minuti in macchina
Disponibilit di servizi medici in lingue straniere
Comunicazione ed informazione sulla salute e sui servizi sanitari
Numero di inchieste sulla salute esaminate dai consigli comunali annualmente

Indicatori ambientali
Inquinamento atmosferico - Concentrazione di SO
2
, NO
2
, O
3
, CO, polveri, Pb.
Qualit microbiologica dellacqua per consumo
Qualit chimica dellacqua per consumo
Percentuale di inquinanti rimossi dalle acque reflue
Raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani
Smaltimento dei rifiuti solidi urbani
Indicatore del livello di percezione dellinquinamento dalla popolazione
Consumo di acqua potabile procapite
Percentuale di aree verdi nella citt
Aree dismesse
Infrastrutture sportive e di ricreazione
Zone pedonali
Piste ciclabili
Trasporto pubblico - numero posti su trasporti pubblici per 1000 abitanti
Copertura del servizio di trasporto pubblico - Km di servizio / km di strada (citt)
Spazio vitale - numero di vani per abitante
Comfort ed igiene - percentuale di abitazioni senza bagno
Servizi di emergenza - numero di servizi per abitante

Indicatori socioeconomici
Metri quadri di spazio vivibili per abitante (m
2
/ab)
Percentuale della popolazione che vive in condizioni al di sotto degli standard abitativi
Stima della popolazione senza tetto
Tasso di disoccupazione
Tasso di assenteismo
Percentuale di famiglie sotto il livello di povert nazionale
Percentuale o numero totale di occupati che lavorano nelle prime 10 imprese
Percentuale di famiglie mono-componenti
Percentuale di famiglie con un solo genitore
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
_____________________________________________________________________________________________________________
95

Percentuale di popolazione che lascia la scuola dopo lobbligo
Tassi analfabetismo
Percentuale del budget della municipalit destinato ad attivit sociali o sanitari
Tasso di criminalit
Percentuale di abitazioni per anziani con impianti di emergenza
Principali cause di chiamata dei servizi di emergenza
Percentuale di bambini sotto let scolastica in lista dattesa per servizi sanitari
Et media donne primipare
Tasso di aborti in rapporto alle nascite
Percentuale di giovani sotto i 18 anni sotto sorveglianza della polizia
Percentuale di handicappati occupati in rapporto al numero di handicappati in et lavorativa

4.9 Il contesto europeo
4.9.1 Introduzione
Nel contesto europeo, lUnione si adoperata per recepire nella propria legislazione le
indicazioni fornite nellAgenda 21, tra le quali vi anche quella di sviluppare un set di
indicatori. Pi in particolare con la carta di lborg (1994), nonch con il Piano
dAzione di Lisbona (1996) che si sempre pi affermata la necessit delluso degli
indicatori sia come mezzo di analisi e monitoraggio degli ambienti sia come mezzo per
lazione dei decision makers. In ambito UE, la comunicazione Quadro dazione per
uno sviluppo urbano sostenibile nellUnione europea adottata dalla Commissione
europea nel 1998, sottolinea limportanza delluso di indicatori comparativi per valutare
i risultati conseguiti dalle citt e la necessit di studiare metodologie di monitoraggio
dei progressi. In tal senso, Verso un quadro della sostenibilit a livello locale
Indicatori comuni europei, iniziativa elaborata con un approccio dal basso da un
gruppo di lavoro del gruppo di esperti sullambiente urbano in stretta consultazione con
gli enti locali, ha come finalit di soddisfare le necessit di cui sopra. Essa intende
offrire sostegno agli enti locali nel loro impegno verso la sostenibilit e fornire dati
obiettivi e comparabili sui progressi ottenuti in materia di sostenibilit in tutta Europa.
Essa si basa su una serie di indicatori comuni integrati che riflettono le interazioni tra
gli aspetti ambientali, economici e sociali. Il suo obiettivo misurare lavvicinamento o
lallontanamento dalla sostenibilit focalizzando lattenzione sullampiezza del
cambiamento nel tempo e sullindividuazione di tendenze e direzioni anzich su misure
assolute. In tal senso li enti locali si sono impegnati a:
usare gli indicatori comuni europei per monitorare i progressi ottenuti nel campo
della sostenibilit allo scopo di elaborare processi ed iniziative locali a favore
della sostenibilit;
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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96
riferire in merito a livello europeo, nella consapevolezza che i risultati saranno
utilizzati accortamente allo scopo di mettere in luce i risultati ottenuti e di
elaborare strumenti e politiche comunitari;
prendere parte attivamente alla fase di prova e al processo che inizier dopo la
sua adozione al fine di elaborare e contribuire alla realizzazione di questo
nuovo strumento di monitoraggio sulla base dellesperienza pratica maturata
utilizzando questa prima generazione di indicatori comuni europei.
4.9.2 Indicatori Comuni Europei (European Common Indicators ECI)
Liniziativa di monitoraggio della sostenibilit su scala europea Verso un quadro della
sostenibilit a livello locale - Indicatori comuni europei stata sviluppata, a partire da
un approccio dal basso, da un gruppo di lavoro del gruppo di esperti
2
sullambiente
urbano di concerto con gli enti locali di tutta Europa. Il fine delliniziativa stato quello
di sostenere gli sforzi degli enti locali per raggiungere la sostenibilit e fornire
informazioni obiettive e comparabili sui progressi conseguiti in materia in tutta Europa.
Essa si basa su una serie di indicatori integrati comuni, in cui ciascun indicatore riflette
le interazioni tra gli aspetti ambientali, economici e sociali. Lo scopo misurare
lavvicinamento o lallontanamento rispetto ad un modello sostenibile, assumendo
come punto di riferimento lentit del cambiamento nel tempo e lindividuazione di
tendenze e direzioni, anzich concentrarsi su misure assolute. Alla base di questa
iniziativa sta il concetto secondo cui una citt sostenibile pi di una semplice citt con
un ambiente pulito, per cui gli indicatori della sostenibilit locale devono andare al di l
dei tradizionali indicatori ambientali. Essi devono superare lapproccio settoriale in cui
per indicatori di sostenibilit si intendono indicatori relativi a singoli aspetti ambientali,
economici e sociali, senza rifletterne le reciproche connessioni. Per fare concreti passi
in avanti verso nuove e migliori pratiche di monitoraggio si pertanto ritenuto
necessario individuare autentici indicatori della sostenibilit locale, ovvero indicatori
integrati che riflettano linterazione tra gli aspetti ambientali, economici e sociali. Ci
che viene comparato sono pertanto i progressi anzich lo stato. Lipotesi che
ciascuna comunit locale possa agire per pervenire ad una maggiore sostenibilit a
prescindere dal punto di partenza e che la lunghezza del cammino da percorrere sia in
un certo senso irrilevante. Ci che importa che le azioni intraprese siano adeguate
nel senso che fanno procedere la comunit locale nella direzione giusta. La nuova
iniziativa di monitoraggio ha pertanto come finalit la misurazione dello spostamento
verso un modello di sviluppo sostenibile fornendo uno strumento di monitoraggio che

2
Il gruppo di esperti sullambiente urbano stato istituito dalla Commissione europea nel 1991 con il
compito di valutare come inserire gli obiettivi ambientali nelle future strategie di pianificazione a livello
urbanistico e del territorio e di fornire indicazioni alla Commissione su come sviluppare la dimensione
dellambiente urbano allinterno della politica ambientale comunitaria. Nel 1993 il gruppo di esperti ha
lanciato il progetto Citt sostenibili assieme alla Commissione europea. Il gruppo di esperti stato
nuovamente attivato nel 1999 a seguito delladozione della comunicazione Quadro dazione per uno
sviluppo urbano sostenibile nellUnione europea [COM(1998) 605] con il compito specifico di fornire
indicazioni ed assistenza nel campo dellelaborazione di politiche e strumenti a livello europeo in campi
attinenti alla comunicazione. Attualmente la sua composizione si ridotta e sono cambiate le modalit di
funzionamento che si basano su un numero ridotto di gruppi di lavoro tematici.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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97
dar il suo apporto al processo decisionale e allamministrazione locale in generale,
fornendo indicazioni su come le aree urbane contribuiscano alla sostenibilit in Europa
e rappresenter un nuovo passo verso pratiche di monitoraggio e di gestione integrate.
Per la selezione degli indicatori si sono considerati sei aspetti della sostenibilit che
costituiscono, per lappunto, la base per la selezione degli indicatori :
1. eguaglianza e inclusione sociale (accesso per tutti a servizi di base adeguati,
ad esempio educazione, occupazione, energia, sanit, abitazione, formazione,
trasporti);
2. gestione locale/capacit di controllo/democrazia (partecipazione di tutti i settori
della comunit locale alla pianificazione e al processo decisionale locali);
3. relazione tra il livello locale e quello globale (soddisfare localmente le
necessit locali, dalla produzione al consumo e allo smaltimento; soddisfare in
maniera pi sostenibile le necessit che non possono essere soddisfatte
localmente);
4. economia locale (far combaciare le capacit e le necessit locali con la
disponibilit di posti di lavoro ed altri servizi in modo da ridurre al minimo le
minacce per le risorse naturali e lambiente);
5. protezione ambientale (adottare un approccio ecosistemico; ridurre al minimo
luso delle risorse naturali e del territorio, la produzione di rifiuti e lemissione di
inquinanti, migliorare la biodiversit);
6. patrimonio culturale/qualit dellambiente costruito (tutela, difesa e
restauro del patrimonio storico, culturale e architettonico, compresi edifici,
monumenti, avvenimenti; aumentare e salvaguardare lattrattiva e la funzionalit
degli spazi e degli edifici).
Da questi principi generali sono, poi, scaturiti i seguenti indicatori comuni europei:
A INDICATORI PRINCIPALI (obbligatori)
nr Indicatore
1
Soddisfazione dei cittadini rispetto alla comunit locale
Soddisfazione generale dei cittadini in relazione a diverse caratteristiche del comune
2
Contributo locale al cambiamento climatico globale
Emissioni di CO
2
(a lungo termine, quando sar stata individuata una metodologia
semplificata, questo indicatore si incentrer sullimpronta ecologica)
3
Mobilit locale e trasporto passeggeri
Trasporto passeggeri quotidiano: distanze e modalit
4
Disponibilit di aree verdi e servizi locali per i cittadini
Accesso dei cittadini a parchi e giardini pubblici
e ai servizi di base
5
Qualit dellaria allesterno a livello locale
Numero di giorni in cui la qualit dellaria buona



Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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98
A INDICATORI AGGIUTIVI (facoltativi)
nr Indicatore
6
Spostamenti degli scolari verso e dalla scuola
Modo di trasporto utilizzato dagli scolari per recarsi
da casa a scuola e viceversa
7
Gestione sostenibile degli enti locali e delle imprese locali
Percentuale degli enti pubblici e privati che adottano
e usano procedure di gestione sociale e ambientale
8
Inquinamento acustico
Percentuale della popolazione esposta ad inquinamento acustico dannoso
9
Uso sostenibile del territorio
Sviluppo sostenibile, ripristino e tutela del territorio
e dei siti appartenenti al comune
10
Prodotti che promuovono la sostenibilit
Percentuale sul consumo totale di prodotti contrassegnati dal marchio ecologico,
biologici o provenienti dal commercio equo e solidale

Per unanalisi pi dettagliata degli ECI possibile consultare materiale o dal sito
dellIstituto Ambiente Italia oppure da altri siti come Legambiente o lAgenzia europea
per lAmbiente.

4.10 Gli indicatori di sostenibilit locale ed urbana nel contesto italiano
In Italia il tema degli indicatori di sostenibilit stato affrontato ancora parzialmente.
Alcune citt, province o regioni hanno messo a punto proprie selezioni di indicatori,
rifacendosi in parte ai modelli internazionali sopra citati e adeguandoli agli specifici
contesti locali. Oltre alle iniziative operate da soggetti istituzionali locali, vi sono altre
proposte partite da altri soggetti come, ad esempio Legambiente, la quale dal 1994
realizza, in collaborazione con Ambiente Italia, il rapporto Ecosistema Urbano. Si
tratta di una relazione con cadenza annuale, strutturata su di una ventina di indicatori
(riferiti sia allo stato dellambiente che alla pressione esercitata su di esso da attivit
antropiche, che alle risposte attivate).
Le esperienze locali e quelle di Ecosistema Urbano forniscono importanti elementi di
verifica e valutazione circa la disponibilit di dati e le eventuali difficolt di applicazione
di sistemi di indicatori nelle realt locali italiane. Tenendo conto delle esperienze
internazionali e delle esperienze italiane sopracitate, lENEA nel 1998, nellambito della
Conferenza nazionale Energia e Ambiente, ha presentato un documento (Messa a
punto di un sistema integrato di indicatori sullambiente urbano e progettazione di un
centro nazionale di monitoraggio), con lobiettivo di avviare un progetto di rilevanza
nazionale. La proposta di indicatori considerata come provvisoria e da verificare
anche attraverso un confronto diretto con le citt italiane.
Un altro modello di indicatori per le citt stato proposto da Il Sole 24 Ore, nella sua
annuale classifica della qualit della vita nelle citt. Indipendentemente dai criteri di
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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99
aggregazione e ranking, questa classifica ha proposto un sistema di 36 indicatori
articolati su sei aree tematiche:
1) tenore di vita;
2) affari e lavoro;
3) servizi e ambiente;
4) tempo libero;
5) popolazione;
6) criminalit.
Nel sistema di indicatori de Il Sole 24 ore gli aspetti ambientali e territoriali sono
direttamente considerati solo con tre indicatori (valore dellecosistema urbano che un
indice derivato dal rapporto annuale di Ambiente Italia e Legambiente, il tasso di
motorizzazione e la densit demografica) mentre molta enfasi riservata agli aspetti
economici e alla disponibilit di servizi business-oriented.
Infine, va ricordato che il Coordinamento Italiano Agende 21 locali, nato nellaprile
del 1999 per iniziativa di circa cinquanta amministrazioni locali, ha istituito un gruppo di
lavoro sul tema degli indicatori con lobiettivo di operare scambi di esperienze fatte, ma
anche di interloquire direttamente con gli enti che a livello nazionale ed europeo stanno
mettendo a punto sistemi di indicatori.

4.11 Informazione digitale ed indicatori
La rapida crescita di internet, unita alla creazione non solo di nuovi strumenti per la
I.C.T., ma anche il potenziamento di quelli esistenti (si pensi allavvento dei
videotelefoni con tecnologia UMTS, i quali rappresentano nuove forme ibride che
racchiudono in un solo apparecchio differenti modalit di utilizzo che va dallessere un
vero e proprio palmare a GPS) ha dato vita a nuove opportunit, non solo per la
raccolta e la memorizzazione dei dati, ma anche per le operazioni di manipolazione e
diffusione delle informazioni riguardanti contesti socio-economici a vari livelli di scala
geografica.
Questa rivoluzione sta dando vita a nuovi approcci metodologici nel trattamento delle
informazioni correlate a percorsi di sostenibilit e ci non solo nella gestione ed analisi
dei dati, ma, per lappunto, anche nel trattamento dei flussi informativi in forme sempre
pi sofisticate. In particolare voglio ricordare che lapporto della tecnologia digitale pu
permettere:
una costruzione di databases territoriali strutturati su differenti scale
geografiche. VI , quindi la possibilit tecnica di monitorare politiche ambientali
su differenti scale geografiche che da un livello urbano o regionale possono
raggiungere la scala nazionale;
una migliore qualit dei dati per analisi pi dettagliate. La capacit di
gestire dati qualitativamente migliori (come, ad esempio, quelli provenienti da
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
_____________________________________________________________________________________________________________
100
riprese satellitari o la creazione di semplici correlazioni tra documenti ed
indicatori allinterno di strutture ipertestuali) pu garantire maggiori vantaggi e
potenzialit, e ci attraverso procedure informatiche che permettono di operare
analisi comparate tra differenti documenti;
la creazione di portali internet strutturati in funzione degli indicatori.
Questa possibilit ha aperto nuovi e potenti scenari attraverso la possibilit di
strutturare un servizio, preferibilmente pubblico, basato su differenti tipologie di
intervento: analisi con sviluppo di report, sintesi analitiche scaturite da differenti
tipologie di dati incrociati, possibilit di condividere i dati tra differenti enti
attraverso la creazione di network, la possibilit di sviluppare procedure di
partecipazione che oltre ai tradizionali mezzi usino anche la rete, etc.
Nei capitoli successivi tratteremo di queste opportunit favorite dallavvento delle
tecnologie incentrate sulla ICT, le quali permettono sempre di pi una interazione
sinergica tra differenti strumenti favorendo lo sviluppo di nuove metodologie tanto nei
processi di analisi del territorio che in quello di comunicazione orizzontale. Tali
tecnologie possono garantire la gestione di una grande mole di informazioni strutturate
tanto su banche dati costituite da elementi geografici - riprese satellitari od aeree che
da dati in forma alfanumerica e relativi a dati statistici di natura socio-economica ed
ambientale. E importante evidenziare che questi dati potranno essere analizzati
attraverso appositi tools, analisi che permetteranno poi la creazione di output grafici di
facile lettura e quindi dal forte impatto comunicativo anche per mezzo delluso della
rete. In tal senso le tecnologie legate ai sistemi GIS, ad esempio, potr permettere
nelle attivit di management urbano tanto la possibilit di una migliore gestione ed
utilizzo degli indicatori urbani, da utilizzare tanto nelle macro-analisi che nelle
operazioni riguardanti porzioni di territorio urbano che la possibilit di gestire mappe di
scenario, ovvero la possibilit di immaginare come determinate scelte politiche o socio-
economiche possano influenzare il processo di crescita della citt attraverso la
creazione di modelli virtuali.

4.12 Conclusioni
Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, lintroduzione del concetto di sviluppo
sostenibile allinterno di programmi di azione politico-economica e sociale ha reso
necessario fornire non solo un supporto nellazione dei decision maker ma anche
azioni volte al monitoraggio delle politiche ambientali attraverso operazioni analitiche di
sintesi ancorate sugli indicatori di sostenibilit.
La formulazione teorica degli indicatori ha seguito molto levoluzione conoscitiva nel
campo della teoria dei sistemi complessi, applicata oramai non pi solo ad ambiti
scientifici circoscritti, ma divenuta riferimento teorico anche nelle scienze sociali.
Metodologicamente si , quindi, assistito alla creazione di molti frameworks al cui
interno trovano posto diversi tipi di indicatori, strutturati essenzialmente secondo un
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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101
approccio dinamico ed adattabile alle specificit locali. E da dire, per, che ancora
oggi le limitazioni teoriche insite nella teoria generale dei sistemi, si traducono poi in
limitazioni operative che rendono gli indicatori imperfetti e non applicabili
universalmente. Ci fa s che operativamente sia necessario attuare dei compromessi,
poich solo attraverso di essi possibile raggiungere quellequilibrio teorico-operativo
capace di permettere la descrizioni dei fenomeni complessi. In tal senso,
unapprossimazione di cui spesso si deve tenere conto rappresentata dalla possibilit
di usare forme qualitative a forme quantitative di indicatori. Relativamente a questa
approssimazione, Gallopin (1997) ha indicato tre casi nei quali un indicatore qualitativo
da preferirsi a quello quantitativo:
quando linformazione quantitativa non disponibile;
quando un attributo che interessa ai fini della descrizione di un fenomeno risulta
non rappresentabile in termini quantitativi;
quando i costi sono sproporzionati allobiettivo che ci si proposto.
Dovendo, quindi, gli indicatori fornire indicazioni analitiche su strutture di dati
complesse, essi sono spesso frutto del compromesso tra le differenti componenti, quali
la misurabilit, il costo economico, la semplicit di lettura, etc. In tal senso possibile
definire quelli che sono gli ambiti che richiedono ancora studi approfonditi. In
particolare credo siano emersi tre ambiti problematici:
1. a livello di produzione degli indicatori di sostenibilit, da approfondire tanto
la questione della validit scientifica che quella della sensibilit nel misurare
determinate variabili sistemiche. In particolare la questione legata al
problema rappresentato dellincertezza, sia da un punto di vista metodologico
ed epistemologico che tecnico;
2. a livello di comunicazione importante chiedersi in che modo e quali
indicatori possono permettere il pi ampio accesso della popolazione ai
processi decisionali o, ancora se la comunicazione avviene in modo efficiente
e, soprattutto, neutro. In particolare, lU.E. (Commission's indicator working
group) considera primario il discorso legato alla neutralit dellinformazione
trasmessa, in quanto essa deve essere accettata da tutti gli attori che
partecipano al processo di progettazione. Inoltre dalla neutralit dovrebbero
scaturire alcune caratteristiche degli indicatori, in particolare:
dovrebbero garantire la trasparenza delle politiche urbane e contenere le
informazioni necessarie;
prevedere forme di aggregazione (di indicatori o indici) tali da permettere
semplificazioni nei processi di comunicazione permettendo, cos, a
tutti gli attori di partecipare ai processi decisionali;
permettere una immediata distinzione tra differenti tipologie di
indicatori, in particolare tra quelli puramente quantitativi da quelli che
sono valori obiettivo;
dovrebbero essere correlati a dati socio-economici e statistici;
dovrebbero riflettere la struttura socio-politica allinterno della quale
avviene in dibattito politico.
Capitolo 4: Indicatori di sostenibilit e ambiente urbano
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102
3. si deve rafforzare il carattere informativo (in senso pedagogico-
partecipativo, ovvero attraverso una continua azione e retroazione) degli
indicatori affinch si crei il giusto rapporto tra consapevolezza e aspettative nei
cittadini. La struttura sistema dei nostri ambienti, cos come per gli altri
strumenti di verifica, dipendono largamente da questo processo di continua
interazione tra le varie componenti ed in cui un cambiamento
comportamentale, relativo ai consumi o alla produzione dipende largamente
dallassunzione delle "migliori" decisioni possibili. Ecco allora la necessit che
le migliori decisioni devono essere caratterizzate dalla migliore integrazione
possibile del flusso informativo allinterno del processo decisionale.
Raggiungere gli obiettivi di cui sopra, significa innanzitutto lattuazione di precisi
obiettivi politico-programmatici, ma anche, da un punto di vista tecnico, attuare pi
efficaci tecniche di analisi del territorio e di elaborazione dei dati, in modo tale da
garantire quei processi comunicativi e partecipativi che sono alla base delle politiche di
sostenibilit urbana. Ed proprio in tale chiave che emerge forte la necessit,
soprattutto in realt urbane dove la complessit si esprime anche attraverso fenomeni
di quali la molteplicit, lincertezza e il conflitto, la necessit di organizzare e gestire il
flusso informativo attraverso l uso dei sistemi informativi territoriali. Quindi un sistema
informativo che funga da elemento di giunzione tra le varie componenti al fine di
rendere pi forte la comunicazione.




































CAPITOLO 5
ICT e sue le componenti costitutive






















Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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105
5. ICT e le sue componenti costitutive
5.1 Introduzione
Questo capitolo tratta essenzialmente laspetto tecnologico legato alla ICT e le possibili
ricadute operative che si possono avere attraverso luso della stessa.
Innanzitutto si cercher di capire cosa esattamente si intende quando parliamo di ICT e
quali sono le sue espressioni tipologiche. Quindi si passer ad analizzare quelli che
sono gli elementi costitutivi della ICT, ovvero accesso (access), infrastruttura e
contenuti (contents). Questi tre elementi verranno poi ripresi in un paragrafo
successivo dove verranno trattati con riferimento ai possibili apporti in un ambito pi
propriamente locale.

5.2 Cos la Information Communication Technology?
Negli ultimi anni si sempre pi sentito parlare di Information Communication
Technology (ICT). Ma che cosa significa esattamente ICT e quali sono gli elementi
essenziali che la costituiscono? Se da un lato possibile identificare gli elementi che
costituiscono la ICT, dallaltro non risulta facile fornire una definizione univoca della
ICT, poich non esiste una generale e condivisa definizione. Per sua natura il settore
della ICT un campo estremamente dinamico ed in continua evoluzione in ambiti
temporali relativamente ristretti. Molte volte pi che una definizione della ICT si
preferisce definirne gli ambiti dove la ICT opera. In tal senso, ad esempio, lIstituto
Nazionale di Statistica Olandese (CBS) disegna una distinzione tra ambiti operativi
della ICT: un primo ambito legato ad aspetti pi propriamente industriali, ed un
secondo ambito legato al settore dei servizi. Questa definizione ricalca quella pi
generale operata dalla OECD, la quale opera una classificazione legata pi che altro ai
settori dove opera la ICT e, cio:
quello manifatturiero, ad esempio la fabbricazione di macchine per ufficio o di
elaboratori e sistemi informatici; oppure la fabbricazione di apparati riceventi
radio TV, per registrazione e riproduzione di suoni od immagini e prodotti
connessi;
il settore dei beni legati ai servizi, ovvero quelli legati alla distribuzione e al
commercio allingrosso di macchinari per telecomunicazioni, apparati elettrici,
computer etc.;
il settore legato ai servizi immateriali, ovvero attivit di radio e
telecomunicazione, consulenze software e hardware, database activities, servizi
di telematica o robotica, etc.;
il settore legato allindustria dei contenuti, ad esempio pubblicazione di libri,
supporti sonori, proiezioni cinematografiche, etc.
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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Seppure tale distinzione appaia limitativa, in quanto essenzialmente legata alla
produzione industriale, nel corso degli ultimi anni ha acquisito sempre pi rilevanza
strategica laspetto legato allutilizzo della ICT come strumento atto a produrre
informazioni, nuova conoscenza e nuovi contenuti.


Figura 5-1. La figura rappresenta fornisce pi che una definizione della ICT, gli ambiti
dove questa opera (Fonte: OECD)

Sempre nel tentativo di fornire una definizione, altri soggetti, istituzionali e non, hanno
adottato differenti metodologie, che vanno da approcci legati al mondo finanziario a
quello di settori legati alla new economy. I tentativi, pi che fornire dei chiarimenti
epistemologici, sono stati, in realt, delle operazioni puramente tecniche e rivolte pi
che altro a fornire delle basi metodologiche ai rispettivi ambiti operativi.
Alla luce di tale stato dellarte, e volendo muoversi su di un terreno generale, ma che al
contempo permetta di chiarire alcuni concetti basilari, possiamo dire che nella ICT si
fondono differenti componenti
1
, quali la computer technology, le

1
Telematica: fr. tlmatique, ingl. telematics. Disciplina nata dalla combinazione della telecomunicazione
e dell'informatica. Il termine fu pubblicato per la prima volta da Simon Nora ed Alain Minc nel 1978
(L'informatisation de la Societe - La Documentation Francaise). I due ispettori delle Finanze, incaricati del
governo francese, studiarono l'impatto e le conseguenze nella societ di una nuova economia basata sulla
telecomunicazione ed i computer (new economy). Il termine telematica a volte viene erroneamente
confuso con quello pi ampio di Information Technology (IT).
Rif. Bibl.: "The Computerization of Society", Nora Simon, Alain Minc, Cambridge MIT Press, 1980.
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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telecomunicazioni, lelettronica e i media (Van Rijsselt and Weijers, 1997; Van
Winden, 2003). Esempi in tal senso sono rappresentati dai PC, internet, telefonia
mobile, TV via cavo, sistemi di pagamento elettronico, etc.
In tal senso la ICT ha finito con il legare sempre pi la componente Information
Technology (IT) con quella relativa alla Communication Technology (CT). In
particolare quando questultima ha assunto vesti nuove, cio con lavvento delle
tecnologie a rete, linformazione ha finito con il perdere quella caratteristica
rappresentata dallelaborazione su macchine stand alone per divenire una componente
condivisa con altre macchine di una rete (sia LAN che quella globale di internet). Un
elemento da rammentare il fatto che allorquando parliamo di CT e di IT non bisogna
pensare subito alle moderne tecnologie presenti oggi nella nostra quotidianit. Al
contrario queste due tecnologie si sono evolute nel corso dei secoli per poi approdare,
soprattutto dagli anni 90 alle forme digitali che ne hanno sempre pi sfumato i rispettivi
confini. La CT, ad esempio, segue levoluzione della cultura umana, partendo dalle
prime forme di comunicazione, rappresentate, ad esempio dal suono dei tamburi o
delle campane, per poi evolversi verso forme pi sofisticate, come ad esempio il
telegrafo, la radio o la televisione. Una componente innovativa nei processi di CT
stato il telefono, il quale ha aperto, per la prima volta, una forma interattiva di
comunicazione in tempo reale. Negli ultimi anni, lavvento della rete ha permesso, ad
un numero sempre maggiore di persone, di interagire con altre persone in una serie di
processi comunicativi che potevano esprimersi nelle pi disparate forme: audio, video,
suoni e scambio dati. E tutto ci a livello globale.
Riguardo alla IT, essa una forma di tecnologia che pu aiutarci nella gestione di
processi di immagazzinamento o amministrazione di informazioni. Essa ha subito
profonde trasformazione dagli anni 40 dello scorso secolo, allorquando furono
teorizzati e costruiti i primi computer, permettendo, in tal modo, la gestione di masse
sempre pi grandi di informazioni.
Lavvento della rivoluzione elettronica digitale, come detto, ha sfumato sempre pi i
confini tra le IT e la CT, permettendo la gestione di una sempre maggiore quantit di
informazioni, ma anche nuove e sempre pi sofisticate forme di comunicazione. Tutto
ci ha generato un forte impatto nella cultura contemporanea, aprendo nuove
opportunit di sviluppo, ma anche generando nuovi interrogativi.



Telecomunicazione: (etim. gr. tle: da lontano, a distanza). Comunicazione a distanza di suoni, immagini,
parole e testi (cfr. Informazione) rappresentati in forma digitale o analogica, e trasmessi attraverso
conduttori elettrici (cfr. Cablaggio) o onde radio (cfr. Hertz). Le telecomunicazioni denotano la tecnologia
attraverso la quale vengono inviati i segnali elettrici.
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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108
5.3 Tipologie di ICT
Il presente paragrafo si soffermer sugli aspetti tipologici della ICT. In particolare faccio
riferimento alle diverse componenti in cui possiamo suddividere la ICT (Snellen, 2002;
Van Winden, 2003), ovvero:
database technologies;
decision support systems;
networking technologies;
multimedia technologies;
identification technologies.
Vediamo pi in dettaglio la suddivisione operata da Snellen.

Figura 5-2. La figura mostra le componenti della ICT secondo Snellen (2002)
5.3.1 Database technologies
Per comprendere appieno cos' e su quali criteri si basa questa tecnologia, nonch
quali sono i vantaggi legati al suo impiego, soprattutto nel settore gestionale,
cominciamo con il cercare di dare una definizione di Database (Db).
Un Database (Db) pu essere definito come un insieme di dati strettamente
correlati, memorizzati su un supporto di memoria di massa, costituenti un tutt'uno,
che possono essere manipolati da pi programmi applicativi. Un'altra possibile
definizione pu considerare un Database come un sistema di gestione di dati
integrati, ricompilati e immagazzinati secondo precisi criteri, necessari ad una
determinata attivit che si deve svolgere. I programmi di gestione di Data base
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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109
realizzano una serie di operazioni che consentono di svolgere tutta una serie di
operazioni, che possono riguardare:
limmissione e cancellazione di dati,
la modifica di dati gi introdotti,
la ricerca di dati attraverso criteri definiti dall'utente,
lordinamento e classificazione dei dati singolarmente o secondo vari criteri,
la stampa di rapporti o relazioni.
Oggi luso di programmi di gestione dei Db sono divenuti sempre pi familiari, e ci per
molteplici ragioni. Innanzitutto la possibilit di gestire con software friendly tutta una
serie di procedure che prima richiedevano conoscenze estremamente dettagliate
come, ad esempio, quella di linguaggi di programmazione. Quindi la capacit, da parte
del programma di ridurre le ripetitivit (basti pensare agli archivi cartacei delle
biblioteche, in cui i volumi sono ordinati per autori e per titoli) o di permettere di
relazionare i dati tra loro. In ultimo, ma non meno importante, la possibilit di ridurre i
costi e garantire un elevato livello di efficienza.
Senza scendere in dettagli che esulano dalla presente trattazione, possiamo
distinguere diverse tipologie di database, in particolare Database gerarchici, Database
reticolari, Database relazionali e Database ad oggetti. Esse si differenziano sulla scorta
delle seguenti caratteristiche:
a) Database gerarchico.
Trae origine dalle strutture di memoria utilizzate quando si impiegavano tecniche
sequenziali. Questo modello logico rappresenta le informazioni in maniera
compatta, senza differenziarle dallo loro realt fisica. Ogni record ha infatti valore
nel suo contesto. Presenta, quindi, una struttura ad albero, ove la cima della
gerarchia rappresentata dalla radice che ha uno o pi elementi inferiori ad essa
relazionati, senza alcuna connessione tra gli elementi della stesso livello. E una
struttura essenzialmente inflessibile e pertanto alquanto svantaggiosa.
Limpiego del modello gerarchico presenta poi qualche difficolt allorch si debba
procedere allaggiornamento della base dei dati, o si debba invece procedere ad
una sua espansione o riduzione.
b) Database reticolare.
E un modello molto elaborato, che offre una rappresentazione molto compatta,
ammettendo per ogni record strutture superiori e inferiori. E alquanto simile al
modello gerarchico, ma presenta tuttavia una maggiore flessibilit poich consente
collegamenti anche tra elementi appartenenti allo stesso livello. In questa struttura
a rete ogni elemento o gruppo di elementi simili connesso a diversi elementi
appartenenti a livelli diversi senza vincoli nel tipo di relazione. La base dei dati
dipendente dalla rappresentazione fisica delle informazioni che esprime,
agevolmente aggiornabile e ridimensionabile.
c) Database relazionale.
E il modello pi semplice e pi immediato. Infatti, nellambito di una relazione, ogni
informazione deve essere di tipo elementare. La base dei dati viene definita, in
questo modello, come un insieme di relazioni normalizzate di grado diverso e
variabili nel tempo. Nessun problema si pone per lespansione o per la riduzione
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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110
della base dei dati, n tantomeno per il suo periodico aggiornamento. In questa
struttura i dati sono organizzati in tabelle dove le righe sono i record e le colonne
sono i campi. In genere non vi gerarchia di campi allinterno dei record, poich
ciascun campo pu essere usato come chiave di ricerca attraverso interrogazioni
interattive.
I dati sono organizzati come insiemi di valori nei record e raggruppati in tabelle
bidimensionali salvate ognuna come un singolo file. Attraverso gli attributi in esse
contenuti si possono stabilire delle relazioni tre le diverse tabelle, ottenendo una
grande flessibilit della struttura, che risulta di fatto fra le pi utilizzate e diffuse.
d) Database ad oggetti
E la struttura di pi recente sperimentazione e sviluppo. In essa un qualsiasi
oggetto pu essere rappresentato con precisione come entit omogenea
indipendente. Gli elementi costituenti questo modello sono gli oggetti e le loro
classi.

Figura 5-3. La figura mostra le differenti tipologie di Db (Fonte: A.K. Yeung, 1998)
Tutti questi diversi modelli logici possono coesistere in un archivio elettronico di dati,
quando la loro utilizzazione venga opportunamente armonizzata dal sistema di
gestione.
Appare tuttavia utile osservare che la struttura gerarchica offre il vantaggio di
considerare i dati in una forma ordinata, e che la suddivisione degli oggetti in categorie,
sottocategorie, etc. facilita lelaborazione dei dati medesimi.
A fronte di questo vantaggio essa comporta per maggiori difficolt nelle operazioni di
aggiornamento e correzione dei dati, e richiede inoltre un sistema di codifica molto
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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articolato, capace di individuare sia gli oggetti che il loro livello gerarchico. Un
inconveniente di non poco conto allorch si proceda allacquisizione dei dati per mezzo
della restituzione fotogrammetrica. La struttura relazionale presenta invece al confronto
una concezione molto pi semplice, come semplice risulta il sistema di codifica che
talvolta si riduce soltanto allindicazione del livello di appartenenza delloggetto. Aspetto
tipico della struttura relazionale infatti quello di distribuire gli oggetti in livelli, cio in
raggruppamenti, che hanno per la caratteristica di essere tra loro indipendenti, e che
concettualmente ripetono il criterio di suddivisione della rappresentazione grafica su
supporti tematici separati.
Oggi i principali Data Base in circolazione sono di tipo relazionale, ci perch
praticamente tutti gli insiemi di dati che corrispondono a entit complesse organizzate
come imprese, scuole, associazioni varie, o quanto altro si vuole organizzare,
implicano collegamenti tra i vari dati. La norma fondamentale per stabilire relazioni tra
tabelle, cio tra contenitori di dati correlabili, che il campo di collegamento non deve
avere ripetizioni, ossia ogni record deve potere essere identificato in maniera univoca.
Il campo che permette l'identificazione di ogni record detto "chiave primaria" e deve
essere comune alle tabelle che si intende correlare.

I vantaggi offerti dai Data base di tipo relazione possono essere molteplici; in
particolare:
I dati non sono duplicati;
laccesso gestito in base a privilegi fissati dal DBMS;
i vincoli di consistenza possono essere fissati all'interno del DBMS;
accesso concorrente ai dati controllato dal DBMS che gestisce la mutua
esclusione dei programmi.
Molti dei concetti e definizioni legati alla tecnologia DSS risalgono alla fine degli anni
70 e li dobbiamo alle ricerche di Corry e Morton. Essi definirono problemi decisionali di
natura semistrutturata a livello strategico come unico dominio della DSS. Da ci
discende che lobiettivo della tecnologia DSS quello di facilitare ed aiutare i progettisti
o i decisori politici nei processi decisionali, tanto in termini di efficacia che di efficienza
(Arentze, 1999). In termini generali un DSS un sistema in grado di fornire ai soggetti
decisori un supporto che incrementi lefficacia del processo di formulazione delle
decisioni (Poletti, 2001). In termini operativi questi sistemi sono usati quando si
operano simulazioni per la valutazione di scenari alternativi, valutazioni che verranno
formulate sulla scorta di scale di valori proposte dai decisori. Da un punto di vista
tecnico un DSS si fonda sul presupposto che ogni decisione o processo decisionale
pu essere traslato e strutturato sotto forma algoritmica.
La figura 5-5 mostra le varie discipline coinvolte nel dominio di ricerca dei DSS.

Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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112

Figura 5-4. Come si evince dalla figura un DBMS pu gestire, in un unico contenitore
differenti applicazioni, a differenza del vecchio modello strutturato su file systems.


Figura 5-5. In figura le discipline di ricerca legate ai Decision Support System
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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E, difatti, proprio grazie a differenti contributi disciplinari (informatica, ricerca operativa,
intelligenza artificiale, etc.) che sono stati sviluppati i DSS.

Ma chi sono gli utilizzatori o i decision makers? Utilizzatori e decision makers hanno
ruoli differenti e per questo possono essere rappresentati da differenti soggetti. Alter
(1980) definisce gli utilizzatori come persone che comunicano direttamente con il
sistema sia in modalit on-line che offline, ricevendo da questo informazioni (output);
viceversa i decision makers come persone che prendono decisioni manageriali sulla
base delloutput fornito dal sistema. Sulla scorta di tale definizione e sulla base delle
scelte operate nelle fasi iniziali, questi due soggetti possono o non coincidere con la
stessa persona o gruppo di persone. Il pi delle volte, per, questi due ruoli sono
separati e vi un facilitator che funge da elemento di raccordo tra i vari ruoli che
partecipano al processo decisionale. Il facilitator quindi un soggetto particolarmente
importante nelle procedure di progettazione partecipata, il quale attraverso le sue
conoscenze sia sulle procedure di analisi che sulla natura del sistema informativo, pu
facilitare la comunicazione.
Una decisione strategica, strutturata in funzione della situazione presente e degli
obiettivi di progetto, quella possibile scelta tra le tante possibili che tende, meglio
delle altre, al raggiungimento o alla riduzione tra lobiettivo individuato e la situazione di
fatto. Queste caratteristiche di un DSS comportano sia la formulazione di alternative
che di analisi degli impatti e linterpretazione e la selezione di appropriate opzioni
per lattuazione (Poletti, 2001).
Le aree dove i DSS trovano applicazioni sono svariate; Sprague (1989) ne elenca
alcune:
1. supporto nei processi decisionali con particolare enfasi su processi decisionali
semi-strutturati (
2
);
2. supportare tutte le fasi che caratterizzano un processo decisionale;
3. supportare una variet di processi decisionali senza dipendere da nessuno di
questi processi;
4. supportare, durante le fasi del processo decisionale, una partecipazione attiva
da parte degli utenti;
5. facilit nel suo utilizzo.
In conclusione possiamo dire che il primo obiettivo di un DSS quello di assistenza nei
processi decisionali. Per questo, il sistema dovrebbe supportare anche un processo di
aiuto nella formulazione, non solo degli scenari risultanti da determinate scelte, ma
anche nel fornire supporto al fine dellindividuazione di obiettivi strategici. E proprio in
funzione di tale caratteristica che molti autori parlano non solo di decision making ma
anche di decision search (Densham, 1991; Arentze, 1999).



2
Problema semi-strutturato: un problema si definisce semi-strutturato allorquando o vi sono incertezze e
indecisione da parte dellautorit che deve gestire il progetto, oppure riguardo agli effetti relazionali tra le
varie componenti del processo progettuale (Stabell, 1979; Bosman, 1989; Arentze, 1999).
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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5.3.2 Spatial Decision Support System (SDSS)
Un elemento che negli ultimi dieci anni divenuto sempre pi importante nei processi
di analisi delle aree urbane e non, rappresentato dagli Spatial Decision Support
System (SDSS). Esso uno strumento informatico che attraverso la conservazione e
lelaborazione di una serie di dati strutturati fornisce un flusso informativo di supporto
alle decisioni. Dentro un processo politico di pianificazione sostenibile, il ruolo
principale delle architetture informatiche quello di fornire ai differenti partecipanti,
quindi cittadini ed istituzioni, un flusso informativo che permetta loro di valutare nel
miglior modo possibile gli effetti delle alternative in gioco, sia di successo che di
fallimento. Il processo di sviluppo di un SDSS composto da quattro parti principali:
acquisizione e valutazione dei dati: da effettuarsi con l'uso di tecniche
avanzate di visualizzazione di immagini per acquisire dati correnti e dettagliati.
Gi nella fase di acquisizione deve avvenire una prima valutazione dei dati in
ingresso nel sistema con creazione di indicatori aggregati attraverso l'utilizzo di
opportuni pesi che l'utente stesso deve decidere a seconda della propria
strategia di sviluppo territoriale ed economica (applicata al territorio).
disegno e costruzione di un database: necessario che vengano sviluppate
strutture di dati relazionati perch all'utente sia chiaro su cosa deve prendere le
decisioni. In questo database andranno introdotti i dati acquisiti e valutati
precedentemente in maniera chiara e logica. Fondamentale che il database
abbia un'interfaccia che faciliti la rappresentazione dei dati per l'utente: bisogna
che sappia rispondere adeguatamente alle queries che l'utente vuole proporre
per consentire una continua riutilizzazione delle informazioni.
modellazione di previsioni spazio-temporali: in questa parte che sta la
forza dei SDSS. Il sistema fornito di strumenti di analisi spazio-temporali
applicabili ai dati disponibili e, soprattutto, attraverso modelli di previsione,
rende possibile l'analisi su scenari "possibili" ipotizzati ed introdotti dall'utente.
L'utilizzo di preliminari analisi di adattabilit e di proiezioni future della domanda
di utilizzo del suolo, sono di supporto e di suggerimento all'utente affinch
possa prefigurarsi (e proporre al software) al meglio gli scenari di ipotesi. La
modellazione risponde in concerto su quali possano essere le migliori
allocazioni, a seconda della situazione, di nuove infrastrutture o di nuovi servizi.
visualizzazione del risultato: mediante supporto grafico e tecniche dinamiche
tridimensionali. E' necessario mostrare in modo efficace i risultati delle
simulazioni generate dai modelli di previsione. Solo in questo modo l'utente
potr valutare facilmente l'impatto provocato sul territorio dalle sue decisioni.
In termini operativi possiamo dire che uno SDSS un sistema computerizzato ed
interattivo, basato sulluso della tecnologia GIS - la quale fornisce modelli e tecniche
tipici delle strutture DSS ed il cui obiettivo quello di supportare in modo
efficace chi deve intraprendere decisioni
(3)
attraverso la soluzione di problemi semi-
strutturati su dati spaziali (quindi georiferiti) (NCGIA, 1996)

3
Riguardo ai processi decisionali decision-making process Simon (1960) suggerisce che ogni
processo decisionale pu essere incentrato su tre fasi (figura 5-x):
- Intelligence, ovvero c un problema a cui possibile dare una soluzione?
- Design, ovvero, quali sono le alternative possibili?
- Choice, ovvero quale alternativa la migliore?
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Nei programmi per SDSS, l'utilizzatore del modello impara come raggiungere i suoi
scopi testando iterativamente gli scenari alternativi. Tramite l'approccio iterativo l'utente
ha la possibilit di modellare gli scenari e di notare gli effetti su di essi di un
cambiamento nei dati in modo da migliorare ad ogni passo l'impatto sul territorio.
Da un punto di vista teorico possiamo meglio comprendere quanto detto se attribuiamo
ulteriore senso a quanto sopra detto, ovvero:
un processo decisionale semi-strutturato (vedasi figura 5-6) implica, tra
laltro:
- accuratezza con la quale si strutturato il problema;
- ogni problema decisionale compreso in un range che va dal
completamente strutturato al non strutturato (Simon, 1960)
- i processi decisionali strutturati possono essere programmati e quindi risolti
dai computer; viceversa i processi decisionali non strutturati si presentano
allorquando non possibile strutturare il problema sulla base di una solida
teoria; appare ovvio che in questo ultimo caso i decision makers non
possono avvalersi del supporto delle macchine ma devono provvedere o in
base alla loro esperienza o al tentativo di creare un processo decisionale
semi-strutturato. Ed per tale tipologia di problemi che sono stati introdotti i
SDSS;
efficacia nel processo decisionale
- il principale obiettivo del processo decisionale quello di aumentare
lefficacia pi che lefficienza; questo obiettivo raggiungibile se si riesce ad
incorporare nel procedimento non solo lelemento, per cos dire digitale
legato alla macchina, ma anche lelemento legato al giudizio umano;
- un altro elemento che permette una maggiore efficacia rappresentato
dalla semplicit non solo nelluso del sistema, ma anche nella sua gestione,
ovvero attraverso la creazione di profili operativi non estremamente
complessi e quindi proprio per questo dotati di maggiore efficacia;
supporto nelle decisioni, ovvero il sistema deve aiutare lutente nella gestione
e comprensione delle problematiche e delle possibili alternative, e ci in tutte le
fasi del processo decisionale;ci, in genere, si pu caratterizzare attraverso
degli output costituiti da mappe, cartine o tabelle facilmente interpretabili da
parte degli utilizzatori.
Le componenti di un SDSS sono rappresentate da un Data Base Management System
(DBMS), che contiene le funzioni di gestione del data base geografico, da un MBMS,
ovvero un Model Base Management System contenente le funzioni di gestione del
modello base; ed, infine, un DGMS, ovvero un Dialog Generation and Management
System, cio una interfaccia capace di gestire linterazione tra lutente ed il resto del
sistema.

Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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116

Figura 5-6. La figura illustra come un sistema DSS si interfacci tra luomo e la macchina.
E, inoltre, visibile come la tipologia del problema, ovvero se non strutturato o
strutturato, pu comportare luso o meno del computer. (Fonte, NCGIA,
http://www.ncgia.ucsb.edu/)

Figura 5-7. Le componenti del
processo decisionale secondo Simon
(fonte : NCGIA,
http://www.ncgia.ucsb.edu/)
Figura 5-8. La figura sopra mostra le componenti
di un SDSS (fonte: NCGIA,
http://www.ncgia.ucsb.edu/)


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117
Tabella 5.1. relativa alle funzioni di un SDSS (Fonte: NCGIA, http://www.ncgia.ucsb.edu/ )
Components Functions





Data Base and Management
Types of data
o locational (e.g. coordinates)
o topological (e.g. points, lines, polygons and
relationships between them)
o attributes (e.g. geology, elevation,
transportation network)
Logical Data Views
o relational DBMS
o hierarchical DBMS
o network DBMS
o object-oriented DBMS
Management of Internal and External Databases
o acquisition
o storage
o retrieval
o manipulation
o directory
o queries
o integration







Model Base and
Management
Analysis
o goal seeking
o optimization
o simulation
o what-if
Statistics and forecasting
o exploratory spatial data analysis
o confirmatory spatial data analysis
o time series
o geostatistics
Modeling decision maker's preference
o value structure
o hierarchical structure of goals, evaluation
criteria, objectives and attributes
o pairwise comparison
o multiattribute value/utility
o consensus modeling
Modeling uncertainty
o data uncertainty
o decision rule uncertainty
o sensitivity analysis
o error propagation analysis




Dialog Management
User friendliness
o consistent, natural language comments
o help and error messages
o novice and expert mode
Variety of dialog styles
o command lines
o pull-down menus
o dialogue boxes
o graphical user interfaces
Graphical and tabular display
o visualization in the decision space (high-
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118
resolution cartographic displays)
o visualization in the decision outcome space
(e.g. two and three-dimensional scatter plots
and graphs, tabular rapports)

I SDSS incorporano diversi tipi di informazione (per lo pi sono di tipo spazio-
referenziato), in particolare:
utilizzano le tecnologie informatiche pi avanzate:
GIS (Geographic Information System);
sistemi esperti;
internet (World Wide Web);
software di simulazione del trend di crescita;
altri strumenti di analisi spaziale, software multimediale e appropriate
infrastrutture di dati spaziali che possono essere create o utilizzate durante lo
studio di un certo problema;
prendono in considerazione un ampio range di impatti a lungo termine derivanti da
un processo di politica decisionale; i SDSS simulano infatti impatti diversificati a
seconda del tipo di dati in ingresso e del tipo di elaborazione.
Da un punto di vista urbanistico-territoriale, i SDSS altro non sono che un'evoluzione
dei DSS, gestendo linterazione tra tecnologie informatiche e pianificazione urbanistica-
territoriale, con particolare attenzione alla ricerca sullo sviluppo di un'infrastruttura
informatica adattabile alle informazioni spaziali nell'ambito urbano (presente e futuro)
con l'obiettivo di cogliere la struttura spaziale urbana, ed infine sulla valutazione
dell'impatto di un'emergente tecnologia informatica. L'interesse si estende oltre lo
specifico calcolo tecnologico in modo da capire anche gli effetti delle informazioni
spaziali digitali, investigando, ad esempio, sugli effetti di queste tecnologie sulla
struttura spaziale sia urbana sia regionale e sui processi e metodi di pianificazione con
cui si soliti dare una forma e curare le aree metropolitane. Ci importante dal
momento che l'applicazione di GIS e l'uso di tecnologie informatiche avanzate nei
sistemi di supporto alle decisioni un campo ancora giovane.

5.3.3 Networking technologies
Una delle caratteristiche fondamentali del mondo contemporaneo rappresentata da
quella che Castells definisce network society. Questa caratteristica impregna la
contemporaneit, nei suoi differenti e molteplici aspetti. Tralasciando gli aspetti pi
puramente filosofici, possiamo dire che da un punto di vista dellapproccio tecnologico
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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119
questa trasformazione ha rappresentato un passaggio epocale caratterizzandosi
attraverso alcuni nuovi elementi primo fra tutti internet, che meglio di ogni altra cosa
rappresenta la nostra contemporaneit tanto in termini politico-ideologici che in termini
socio-economici. Internet si caratterizza per il fatto di essere e rappresentare una sorta
di connubio tra elementi fisici e virtuali e, in tal senso, possibile delineare tre sue
componenti essenziali: linfrastruttura, lindustria legata al web e il traffico che sulla
rete si svolge. Per dare corpo alle tre componenti appena illustrate vediamo la
situazione in Europa facendo attenzione alla relazione tra mondo del web e ruolo
primarziale di alcune citt, come Londra e Parigi. A livello di net infrastrutturale
europeo (attraverso dati di WorldCom) emerge chiaramente il ruolo primario di quattro
citt sulle altre, e cio Londra, Parigi, Francoforte ed Amsterdam, ruolo primario non
solo per la quantit di traffico ma anche per la presenza di strutture a banda larga che
permettono alta qualit e quantit nella trasmissione dei dati. Riguardo, invece, alla
componente industria, innanzitutto necessario comprendere cosa si intende per
industria del web
4
. In tal senso risulta appropriata la definizione fornita da Zook (1999)
il quale ha parlato ...as enterprises involved in the creation, organization and
dissemination of informational products to a global marketplace where a significant
portion of the business is conducted via the Internet quindi , la Commissione Europea
ha individuato tre principali componenti rappresentate da:
societ dellinformazione, ovvero tanto le famiglie che le aziende legate
alla ICT;
industrie della societ dellinformazione, cio le aziende capaci di
produrre contenuti per la rete;
industrie dellICT, ovvero industrie che vendono prodotti o servizi ben
definiti.
Infine relativamente alla componente legata alla quantit di utenti che usa la rete,
questa senzaltro una delle componenti che hanno subito una crescita esponenziale
nel corso degli ultimi anni sia per effetto della sempre maggiore offerta di servizi in rete
da parte delle pubbliche amministrazioni che per le necessit della societ civile
sempre pi interessata alluso della rete per lo scambio di informazioni, musica e
quanto altro.
Un elemento sulla quale vorrei che il lettore si soffermasse il fatto che, anche in
questo caso, vi un modello sistemico in cui le varie componenti che intervengono
sono reciprocamente interconnesse, cos come visto in precedenza.


4
Anche Castells ha dato una possible definizione dellindustria legata al web: ... it would be too
narrow a vision to consider the Internet industry as made up exclusively of Internet
manufactures, Internet software companies, Internet service providers, and Internet portals.
The commercial Internet is not just about web companies, it is about companies in the web
(Castells, M. The Internet galaxy, reflections on the Internet, business and society, Oxford
University Press, New York.2001, 213).
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Figura 5-9. La figura mostra le tre componenti legate allindustria del web.

A conclusione del presente paragrafo voglio presentare, seppure in modo conciso,
alcune nuove componenti che si sono affacciate sul mercato e che sono legate alla
componente, per cos dire, digitale. Una di queste senzaltro la nuova TV digitale, la
quale si caratterizza dalla precedente per lalto potenziale di interattivit e di possibili
servizi che gli enti pubblici o societ private possono offrire tramite questa tecnologia,
sia essa terrestre che satellitare. I prossimi passi della TV digitale sono quelli della
creazione di una fascia ibrida dove i possessori di TV possano accedere alla rete
senza la necessit di acquistare un PC.

Figura 5-10. Una pagina web via browser Figura 5-11. La stessa pagina web via
webTV
Fonte: http://www.onlineplanning.org

Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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121
Un altro fondamentale sviluppo legato alla tecnologia delle reti rappresentato dai
GPS, ovvero il Global Positioning System per la localizzazione di mezzi, merci o
persone su tutto il globo terrestre. Questa tecnologia si basa su di una rete satellitare
posta attorno al globo terrestre che, per mezzo di triangolazioni, permette ai possessori
dellapparecchio GPS di sapere la esatta posizione. Anche in questo caso, si sono
sviluppate moltissime applicazioni che vanno dal controllo di flotte di auto alla
navigazione satellitare oramai applicata a tutte le auto di grossa cilindrata, per arrivare
agli antifurto o alla localizzazione di servizi LBS, localization based service.

Altro settore che non va dimenticato quello dalla telefonia mobile. E questo un
settore che ha acquisito nellultimo decennio un mercato che in alcuni paesi come
lItalia copre praticamente tutta la popolazione. Le sue potenzialit sono sempre
cresciute passando dai primi apparecchi con tecnologia ETAC fino ai recenti GSM e
GPRS per arrivare agli apparecchi di ultima generazione, gli UMTS, che si sono
trasformati in videotelefoni, ovvero una sorta di occhio aperto su un mondo infinito di
informazioni.

5.3.4 Multimedia technologies
La tecnologia multimediale ha la capacit di permettere di generare, gestire ed
immagazzinare informazione non solo in formato testuale, ma anche in tutte le altre
forme, quali audio e video. Essa si basa su supporti quali sistemi di text processing,
CD-Rom, cartucce ZIP o le pi recenti unit rimovibili flash per porte USB.








Figura 5-12. La figura mostra esempi di
tecnologia multimediale
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5.3.5 Identification technologies
Queste tecnologie permettono di stabilire sia la posizione che lidentificazione di
persone o merci attraverso differenti tecniche. Ad esempio la firma digitale un nuovo
strumento che permette ad una persona di operare con lo stesso risultato giuridico di
una firma fatta su carta. Per le merci vi sono nuove tecniche che permettono di seguire
il prodotto durante il suo ciclo di vita e il suo cammino dal produttore al consumatore.
Un esempio fornito dai corrieri espressi, i quali attraverso una sorta di marchio
elettronico fatto sul prodotto in genere trattasi di un codice a barre - operano una
tracciatura della merce, cio possono in ogni momento sapere dove essa si trova.
Questa possibilit pu permettere una quantificazione dei tempi di attesa per i clienti.
Negli ultimi anni si sta sempre pi diffondendo la tecnologia GPS (Global Positioning
System). Questa tecnologia, nata da scopi militari, permette di capire dove si trova una
persona o gruppo di persone o un mezzo attraverso luso di un dispositivo comunicante
con una rete di satelliti geostazionari ruotanti attorno alla terra. Il segnale inviato
dallapparecchio da terra viene elaborato da tre satelliti, per cui attraverso una
semplice triangolazione si pu stabilire dove un mezzo o una persona si trovi in un
determinato istante fornendo le coordinate esatte del punto.

5.4 Elementi costitutivi la ICT: infrastrutture elettroniche, contenuti ed accesso
Si sono descritte, precedentemente, differenti tecnologie inerenti la ICT. In questo
paragrafo verranno descritti alcuni elementi essenziali sui quali si andr a strutturare il
seguito. In particolare faccio riferimento ad una ulteriore distinzione fatta da Van der
Meer e Van Winden (2003) che, al fine di una migliore comprensione dellimpatto delle
nuove tecnologie, opera una distinzione tra infrastruttura elettronica, contenuto
elettronico e accesso elettronico. Queste tre caratteristiche verranno descritte e
permetteranno una migliore comprensione di aspetti legati alla ricaduta che la ICT ha
sia in campo economico che sociale e, quindi, indirettamente nelle politiche della citt.

Linfrastruttura elettronica , per cos dire, la spina dorsale hardware della ICT. Essa
consiste della parte fisica del sistema della ICT, quindi costituita tanto da server, PC o
telefoni mobili, che dalla parte pi propriamente costituita dagli apparati infrastrutturali
costituiti dal cavi, antenne, fibre ottiche, etc.
Il contenuto elettronico rappresentato dalle informazioni prodotte, immagazzinate,
distribuite o ricevute attraverso luso della ICT. Consiste, quindi, in ogni tipo di
informazioni ottenute attraverso websites, pubblicazioni elettroniche o databases.
Ognuna di queste tecnologie ha una propria tipologia di contenuto e, quindi, anche un
possibile target di utenza. La telefonia mobile, ad esempio, ha nella comunicazione
vocale il suo obiettivo principale, ricordando anche le ulteriori possibilit informative
offerte dagli operatori via SMS. Ma chi pu produrre informazioni? Ebbene,
potenzialmente tutti, dal singolo utente fino ad arrivare alla grande industria o ad enti o
strutture dello Stato.

Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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Figura 5.13. Le tre componenti della ICT: infrastruttura, accesso e contenuti (Van der
Meer and Van Winden (2003)
Infine abbiamo laccesso elettronico. Esso la capacit fornita a ciascun individuo,
organizzazione, azienda o enti ad eccedere a queste tecnologie. E ovvio che lo
sviluppo di ciascuna tecnologia dipende fortemente dalle capacit di accesso alla
stessa. Van der Meer e Van Winden (2003) attribuiscono allaccesso due dimensioni:
possesso e gestione della tecnologia e conoscenza e capacit nelluso della
tecnologia. Luso di internet, ad esempio, pu fornire molteplici benefici, sia in ambito
sociale che economico. Quindi laccesso alla rete permetterebbe di accedere a
moltissime banche dati e quindi informazioni. Ed proprio in tale ottica che laccesso
alla ICT, ed in particolare alla rete, diviene motivo di dibattito, soprattutto per il ruolo
che lo Stato dovrebbe svolgere nel promuove laccesso. Successivamente verr
trattato tale aspetto, sia con riferimento alla politica nazionale dellItalia che nel
contesto della politica locale.
Molto interessante laspetto di interazione tra le tre componenti, le quali sembrano
rafforzarsi lun laltra. Ad esempio, in molti casi troviamo un forte legame tra laccesso e
linfrastruttura, e ci risulta particolarmente vero nei sistemi a rete, quali internet e la
telefonia. Difatti Shapiro e Varian (1999) hanno dimostrato che lutilit della tecnologia
a reti risulta essere una funzione quadratica del numero di utenti.





Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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5.5 Gli elementi costitutivi della ICT in ambito locale
Sulla scorta di quanto visto ed analizzato nel precedente paragrafo, andremo ora
trattare degli elementi costitutivi della ICT in ambito locale.
5.5.1 e-Access
E questo uno degli aspetti base della ICT a livello locale, ovvero la capacit, da parte
degli attori locali, ad accedere a queste tecnologie non solo come accesso fisico ad
una rete, ma anche la capacit ad usare le stesse e di avere accesso ad internet
(Mitchell, 1999a).
I livelli di accesso sono differenti e si caratterizzano in funzione della scala geografica.
Se su scala globale vi una forbice tra i paesi economicamente sviluppati e quelli del
terzo mondo, nel quale questi ultimi sono fortemente penalizzati in questi processi di
crescita tecnologica. Non solo, un fenomeno analogo di frattura e differenza
nellaccesso presente tra le aree urbane e quelle rurali sia nei paesi del terzo mondo
che, sebbene in misura minore, tra gli stessi paesi industrializzati (DTI, 2000)
5
. Allo
stesso modo in molte citt vi sono sostanziali differenze tra le aree con forte presenza
di societ o aziende ed aree residenziali con categorie svantaggiate (Graham, 2000),
dove motivi economici e il connubio tra domanda ed offerta crea delle esclusioni sociali
ai danni dei meno abbienti. Questultimo elemento fa emergere il rapporto tra la
possibilit, da parte di tutti i cittadini ad accedere alla ICT, e alcuni tratti per un
possibile sviluppo urbano sostenibile. In particolare van Winden (2003) distingue
quattro caratteri, che se ben guidati da intelligenti politiche urbane possono produrre
sostanziali vantaggi per i cittadini:
1. nuove opportunit economiche per la citt;
2. una maggiore coesione sociale;
3. maggiori possibilit di monitorare la mobilit urbana;
4. una maggiore qualit della vita.
Come abbiamo detto in precedenza, gi di per se il settore della ICT presenta tratti
fortemente sfumati, dove differenti campi del sapere si intrecciano ripercuotendosi sia
sugli assetti sociali che su quelli economici. E ci e ancora pi vero quando non vi
sono chiari indirizzi politici e programmatici. Ad esempio le opportunit di crescita
economica offerte da alti livelli di accesso alla ICT devono necessariamente andare di
pari passo con una crescita culturale della comunit, favorendo, attraverso la creazione
di centri universitari di eccellenza, la formazione di nuove professionalit. Questo
instaurer un circolo virtuoso come avvenuto in molte citt, le quali hanno puntato
sullinnovazione attraverso unazione sinergica tra programmazione politica, nuovi
centri di ricerca e societ private, dando cos vita ad un effetto domino positivo di
rincorsa tra le diverse componenti, le quali, oltre a generare nuove opportunit di
crescita economica della comunit locale attraverso le-bussiness o le-commerce,
hanno indotto i fornitori di servizi di ICT a potenziare le loro infrastrutture, fornendo cos
nuove opportunit tanto per la comunit scientifica che per quella economica e sociale
(si pensi, ad esempio ai vantaggi offerti dalla telemedicina o alle teleconferenze). Allo

5
Closing the digital divide: information and communication technologies in deprived areas, a report by
Policy Action Team 15. Department of Trade and Industry, London)
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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125
stesso modo lapporto della ICT pu aiutare sia nel ridurre alcune disuguaglianze
sociali che favorire una migliore monitoraggio della mobilit urbana. Se per il secondo
aspetto vi sono pochi dubbi sullefficacia di intelligenti sistemi di monitoraggio, sulla
scorta dei quali potranno svilupparsi politiche di assetto cinematico del territorio,
laspetto sociale senza dubbio pi intricato poich il potenziamento e lattuazione di
accessi alla ICT un aiuto che deve supportare aspetti legati a politiche di malfare e di
etica sociale. In tal senso, ovvero tecnicamente, una maggiore capacit di accesso pu
favorire, ad esempio, i disabili, in modo tale da garantire sempre maggiore autonomia
ed indipendenza a questi cittadini, ma anche avere la capacit di fornire nuove
chances sul mercato del lavoro e nuove vie per garantire laccesso allinformazione
politica dei cittadini e la loro partecipazione nei processi di progettazione (tratteremo in
seguito laspetto molto interessante della partecipazione).
Lultimo punto, ovvero quello della qualit della vita, pu essere visto come momento di
sintesi di differenti azioni, come, ad esempio, la capacit di incrementare la qualit di
alcuni servizi essenziali per tutti i cittadini. Ci implica una capacit di dare maggiore
qualit al servizio sanitario e di assistenza, la possibilit di accedere, tramite tecnologie
ICT, ai servizi offerti dagli enti pubblici o privati (ad esempio servizi di prenotazioni on-
line, possibilit di accedere ad informazioni sugli uffici pubblici se non addirittura a
ricevere documentazione in formato digitale, etc.). Tutte queste azioni creeranno una
maggiore efficienza del servizio, garantendo non solo una riduzione dei costi per le
amministrazioni pubbliche, ma anche una crescita dei processi decisionali partecipativi
nella vita della comunit (quella che in gergo e detta e-democracy).
5.5.2 E-content
Questo secondo aspetto della information society a livello locale rappresentato dalla
disponibilit di informazione o servizi interattivi a livello locale, come ad esempio un
giornale locale sul web o siti che trattano di informazioni turistiche, del traffico, eventi,
servizi offerti dalla pubblica amministrazione ai cittadini Van Winden (2003). Allinterno
di questi contenuti possono inserirsi anche siti web relativi ad aziende che servono il
mercato locale, organizzazioni sociali, istituti scolastici, etc.
Questi contenuti possono essere considerati da un duplice punto di vista: quello
inerente la domanda e quello inerente lofferta (Van Winden, 2003). Da un punto d
vista della domanda di contenuti richiesti a livello locale, possono essere individuate
quattro categorie di fruitori: i cittadini residenti, i visitatori, le aziende e, infine, gli enti
locali. Ognuna di queste categorie esprimer delle richieste corrispondenti a quelle che
sono le rispettive esigenze. In tal senso, ad esempio, i cittadini domanderanno
informazioni relative a servizi offerti soprattutto dalle strutture pubbliche locali, come ad
esempio servizi sanitari, notizie di cronaca o di eventi, etc. Viceversa, chi visiter la
comunit locale richieder una differente tipologia di informazioni, in particolare sar
interessata ad alberghi, eventi culturali, mappe, siti di interesse turistico e cos via.
Riguardo invece alle aziende, esse saranno sicuramente interessate a conoscere tutte
quelle informazioni concernenti lattivit economica, e, quindi, ad informazioni sul
mercato del lavoro, alla legislazione locale e nazionale, la situazione sulla mobilit e in
generale sui trasporti, etc.. Infine, gli enti locali avranno bisogno di informazioni
generali sul territorio da essi amministrato; quindi tutta una serie di dati che riguardano
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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sia a composizione economica e sociale del territorio che dati sulla struttura fisica e
geografica dello stesso.
Da un punto di vista dellofferta questa riguarder, in generale, tre delle categorie sopra
esposte, ovvero, enti locali, cittadini e aziende, pi una categoria costituita da
associazioni o gruppi che operano nel territorio.
In questo ambito un ruolo notevole potr essere svolto dagli enti locali, dove in
molteplici citt hanno svolto addirittura un ruolo di volano per uno sviluppo ad alti
contenuti tecnologici.
Il ruolo degli enti locali quindi, pu rappresentare, da un punto di vista dellofferta di
servizi, un notevole apporto sia in termini di efficienza della struttura amministrativa che
in termini di democrazia allargata e di crescita socio-economica del territorio. Abbiamo
gi accennato ad alcuni di questi servizi che i cittadini potrebbero fruire on-line con
grossi risparmi di tempo per la cittadinanza, maggiore efficienza per lamministrazione,
riduzione dei costi e una maggiore trasparenza amministrativa. Le altre categorie
daranno contributi in differenti settori.

Figura 5-14. La domanda di contenuti in ambito locale rappresentata dai cittadini,
aziende, governo locale e visitatori. Queste quattro classi hanno poi ulteriori ambiti
segment relativi a particolari segmenti.
Le aziende, ad esempio, potranno non solo operare sul mercato locale ma, per mezzo
di siti web, ampliare il loro bacino di potenziali clienti. Viceversa i gruppi o associazioni
che operano sul territorio possono offrire il loro contributo culturale o di conoscenza del
territorio nelle sue molteplici vesti, archeologica, fisica, storica, etc.. Riguardo, invece,
allofferta prodotta dai singoli cittadini, essa pu riguardare tanto aspetti culturali, con
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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contributi nei pi svariati settori, che possono riguardare, ad esempio, la partecipazione
a giornali locali o nella condivisione di informazioni o di interessi. Tutte queste
informazioni, potenzialmente proficue per una crescita della comunit, hanno per una
necessit: devono, cio, poter essere organizzate e strutturate in modo tale da
sfruttare al massimo il loro potenziale. Come si visto in precedenza, le informazioni
possono, anzi giungono da differenti fonti; allo stesso modo vi una richiesta differente
che dipende dalla natura del richiedente. Tutto ci rende necessaria una strutturazione
delle informazioni, la quale pu essere fatte in differenti modi. Un modo sicuramente
efficace per organizzare tutto il materiale quello che sfrutta un portale locale
6
, il
quale se strutturato in funzione della domanda, quindi capire chi lo utilizzer e per
cercare cosa, potr fornire informazioni in modo strutturato e pi mirato. La riuscita di
tale operazione richieder la partecipazione di tutti gli attori locali, dai cittadini, agli enti
locali, le aziende e le associazioni. In conclusione possiamo dire che anche per le-
content in ambito locale una buona qualit pu essere sicuramente un apporto per una
sviluppo sostenibile. In particolare un e-content ben strutturato e, ripetiamo supportato
da un progetto politico condiviso, pu ingenerare effetti benefici tanto sullo sviluppo
economico che nel fornire opportunit per i cittadini svantaggiati. Un elemento
qualificante tale processo verso la sostenibilit urbana rappresentato dal ruolo del
governo locale, il quale attraverso operazioni di e-government pu fornire un grosso
contributo allefficienza della struttura amministrativa e, quindi alla qualit della vit per
i cittadini.





6
Il termine portale pu considerarsi come una classe particolare di siti web dotata di specifiche
caratteristiche contenutistiche e funzionali, ovvero un prodotto editoriale on-line che svolge la funzione di
punto privilegiato di accesso al Web per gli utenti e che fornisce loro risorse informative, servizi di
comunicazione personale, e strumenti con cui localizzare e raggiungere i contenuti e i servizi on-line di cui
hanno comunemente bisogno.
Distinguiamo due tipologie di portali: ra portali orizzontali e portali verticali (o vortal, da vertical portal).
portali orizzontali, o portali generalisti, sono i portali nel senso classico, i 'mega-siti' di accesso
alla rete che offrono strumenti di ricerca, contenuti e servizi ad ampio spettro tematico. Si tratta di
prodotti che si rivolgono esplicitamente a una utenza indifferenziata e, in un certo senso,
rappresentano la versione telematica della televisione generalista. Esempi di questo genere di
portali sono Yahoo!, Lycos, Microsoft Network o, per citarne alcuni italiani, Virgilio, Kataweb,
Libero.
portali verticali (o vortal, da vertical portal; detti anche portali tematici o di nicchia), per contro,
sono siti che offrono contenuti, servizi e (non sempre) strumenti di ricerca dedicati a particolari
domini tematici (sport, cinema, informatica, finanza, cultura, gastronomia, ecc.) o rivolti a ben
definiti gruppi sociali e comunit (caratterizzati dal punto di vista etnico, religioso, economico,
culturale, sessuale, ecc.).
(Fonte: Calvo M., Ciotti F., Roncaglia G., Zela A. M., Internet 2004, Laterza, 2004)
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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5.5.3 Rete infrastrutturale locale
Questo terzo aspetto contraddistinto da quella che la struttura fisica della ICT,
ovvero cavi, linee coassiali, wireless network, fibre ottiche, etc.; pu quindi essere
considerato come il mezzo di trasporto dellinformazione digitale. I forti cambiamenti
avvenuti nel panorama cittadino nellultimo decennio credo siano sotto gli occhi di tutti,
a cominciare dalle antenne per cellulari fino alle parabole per tv satellitare. Da un punto
di vista della qualit delle infrastrutture, abbiamo gi accennato in precedenza che
questa in funzione delle politiche economiche, per cui vi sono grosse differenze tra
nazione e nazione e tra citt e citt. Anzi, talvolta vi sono differenze allinterno della
stessa citt. Questa forbice tecnologica parte integrante di un quadro politico-
economico che ha visto laffermazione di alcune citt su altre (come si visto nel primo
capitolo). Questa differenza di peso politico-economico ha indotto in queste citt
primarziali un ciclo tecnologico virtuoso, con la creazione di infrastrutture di primissimo
ordine (Graham, 1998), come, ad esempio, la city di Londra, la quale ha una qualit
infrastrutturale superiore a qualunque altra parte della stessa Londra, ma anche di altre
citt. Questa situazione crea un movimento ciclico dove innovazione tecnologica e
processi economico-finanziari si rincorrono vicendevolemente, per cui a nuove
richieste dei mercati finanziari rispondono nuove offerte dellindustria tecnologica e,
viceversa, queste citt divengono anche i luoghi privilegiati dove si applicano e si
sviluppano nuove tecnologie. Come visto lelemento qualificante in tale processo, in
particolare per il livello globale, rappresentato da fattori geopolitici ed economico-
finanziari. Ma un chiaro impulso, almeno per una qualificazione tecnologica a carattere
regionale o continentale, pu e deve essere fatta per mezzo di politiche nazionali
tendenti a sviluppare questi settori innovativi. Paesi come lOlanda, la Finlandia e la
Svezia hanno investito notevoli capitali, sia pubblici che privati, nella ricerca ed
innovazione tecnologica, ed oggi ne raccolgono i frutti con economie solide, un ottimo
walfare ed una migliore qualit dei servizi.
5.6 Interazioni e dinamiche tra e-Access, e-content e Rete infrastrutturale
La domanda a cui si vuole rispondere se vi sono dinamismi tra le tre componente
sopra viste e, nel caso affermativo vedere che tipo di dinamismo possibile
riscontrare. Ebbene numerosi studi hanno mostrato che effettivamente tra le tre
componenti della ICT vi sono interdipendenze che molte volte si rafforzano
mutuamente.
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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Figura 5-15. La figura sopra mostra, in chiara chiave sistemica, le possibili interazioni
che si creano tra le tre principali componenti della ICT. Se, ad esempio, la capacit di
accesso sviluppata, ovvero se vi sono molti utilizzatori, molto probabile che ci
funger da volano sia per lo sviluppo di un e-bussiness che di nuovi servizi offerti da enti
locali od associazioni, con conseguente sviluppo della componente rappresentata dai
contenuti. Lo stesso dicasi nel senso opposto, cio ovvero un ambito locale ove vari
soggetti, sia pubblici che privati, siano in grado di offrire servizi on-line, potrebbe
invogliare molti cittadini ad utilizzare tali servizi, con notevoli risparmi sia in termini
economici che di tempo. Questa interdipendenza tra la possibilit ad accedere ed i
contenuti si rivela molto importante, soprattutto quando si tratta di fruire di informazioni
o servizi.

5.7 Possibili ruoli della ICT nei processi di cambiamento
Ognuna delle ICT menzionate precedentemente ha una propria funzione o funzionalit.
Come accennato precedentemente tali tecnologie risultano avere un ruolo sia in ambito
sociale che economico. Ma quali sono questi ruoli e quale il loro impatto?
Ebbene in tal senso sono stati individuati cinque possibili ruoli (Van der Meer e Van
Winden, 2003):
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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efficiency improving;
transparency enhancing;
control enhancing;
network enhancing;
innovation enhancing.

Definiti i possibili ruoli della ICT, risulta interessante analizzarne i contenuti e vedere
quale possibile impatto possono avere tali elementi sullo sviluppo urbano sostenibile.
Tale tentativo di analisi risulta estremamente difficoltoso poich non facile
caratterizzare ed isolare gli sviluppi direttamente correlati alla ICT. E questo un terreno
complesso e che si caratterizza per la forte interconnessione tra molteplici variabili, le
quali il pi delle volte hanno, per cos dire, valori sfumati e non facilmente individuabili.
Ci, quindi, spiega la difficolt delle ricerche empiriche sugli impatti della ICT su altre
componenti dei processi socio-economici e politici. La distinzione sopra accennata e
relativa ai ruoli della ICT vuole essere un tentativo, attraverso questa semplificazione
metodologica, di capire il ruolo della ICT nei processi di politica urbana. Un elemento
che intendo sottolineare prima di proseguire con la descrizione di questi cinque
elementi che essi hanno un forte potenziale, che affinch produca un valore aggiunto
positivo non solo in senso economico ma anche sociale, il progetto politico deve
essere elemento essenziale in questo processo. Purtroppo sempre pi oggi il profilo
politico della classe dirigente italiana mediocre, il che porta alla cattiva gestione delle
potenzialit di tali tecnologie.


Figura 5-16. Il ruolo della ICT sullo sviluppo urbano pu rappresentarsi come un sistema
complesso ove le interazioni tra le differenti componenti produrranno effetti sulla citt.
(Fonte: Van der Meer and Van Winden, 2003).

Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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131
5.7.1 Efficiency improving
Un corretto ed ottimale uso della ICT pu incrementare significativamente lefficienza in
differenti settori, economici e sociali. Ad esempio attivit che richiedono una forte
routine, o la produzione e distribuzione di prodotti possono trarre grandi benefici
dallapplicazione della ICT. In tal senso studi di Caincross (1997) e Nakamoto (2003)
hanno mostrato come un intelligente uso della ICT abbiano indotto una diminuzione dei
costi e un aumento di efficienza. Ma la situazione appare pi definita per studi relativi
ad organizzazioni sia medio-piccole che grandi, molto da fare per ci che concerne
limpatto che la ICT ha su un livello macro-economico. E ci per due ragioni: primo, c
bisogno di tempo per comprendere quali impatti ha la rivoluzione digitale nei processi
produttivi macro-economici; secondo, una tecnologia innovativa preceduta da
fenomeni di stabilizzazione della produttivit pi che episodi di crescita (Van der Meer
e Van Winden, 2003).
Come detto gli studi a livello macro-economico sono ancora contraddittori sul ruolo
giocato dalle nuove tecnologie. Romer (1990), ad esempio, asserisce la ICT essendo
una tecnologia completamente differenti da quelle che lhanno preceduta ha indotto
non solo una forte innovazione, ma anche un aumento generale della produttivit. Sulla
stessa linea si pone Van Ark (2000), il quale asserisce che studi empirici mostrano in
modo inequivocabile limpatto positivo sulla crescita economica della ICT. Gordon
(2000), invece, attribuisce i fenomeni di crescita economica come manifestazioni di
ciclicit che si hanno nei processi economici e, quindi, non correlati direttamente alla
crescita dellindustria della ICT. Unanalisi pi equilibrata quella svolta da Gelauff e
Bijl (2000), i quali sottolineano che lattuale fase economica fortemente caratterizzata
da un poderoso rinnovamento strutturale e dove si manifestano crescite sostanziali nel
settore dellalta tecnologia e delle industrie impegnate nel settore della ICT, con la
conseguente richiesta di personale ad alto profilo educativo.
Quali conseguenza pu avere sullassetto urbano questa potenziale maggiore
efficienza? E questa certamente una delle domande chiave sul ruolo che giocano e
possono giocare le tecnologie legate alla ICT. Molti studiosi stanno cercando di
delineare nuovi profili degli assetti socio-economici correlati allavvento della ICT. In tal
senso si assistito, nei paesi industrializzati, ad una rapida diminuzione di richiesta di
mano dopera a basso contenuto educativo e legata alle forme classiche di industria
del tipo fordista, come ad esempio nellindustria manifatturiera. Oggi le economie
avanzate sono fortemente caratterizzate dal terziario, dove, in particolare, emergono
forti crescite per i settori a forte contenuto tecnologico e quelli dove linformazione
divenuta una nuova materia oggetto di compravendita. Tutto ci, come accennato
prima, penalizza i lavoratori con basso profilo educativo, dando cos vita a fenomeni di
perdita del lavoro e difficolt nel reinserimento dello stesso, con conseguenti problemi
di tensioni sociali. Laltro verso della medaglia legato alle potenzialit di efficienza della
ICT possono esprimersi in principal modo attraverso un aumento di efficienza nei
servizi offerti, in particolare dal settore pubblico. Questa potenzialit insita nella ICT
richiede, per, un alto contenuto nella programmazione politica e nella preparazione
del ceto dirigente. Questa potenzialit della ICT pu permettere non solo la fornitura di
servizi ad altissimo profilo sociale (vedi ad esempio la telemedicina), ma anche
caratterizzati da un sostanziale contenuto economico rappresentato dallabbattimento
dei costi legati ad una modalit tradizionale di fare e di gestire il welfare, la cultura o il
semplice divertimento.

Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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5.7.2 Transparency enhancing
Questa caratteristica sicuramente una delle pi interessanti, in quanto il suo
potenziale apporto lo si pu estendere in differenti ambiti. Nel settore economico, ad
esempio, una maggiore trasparenza dei mercati e delle merci, attraverso una
tracciabilit dei prodotti o delle merci, pu sicuramente aiutare i consumatori nella
scelta del prodotto che maggiormente soddisfa le proprie esigenze, garantendo ed
incrementando, al contempo, la qualit delle merci. Inoltre per mezzo dellaccesso alla
rete ogni consumatore potrebbe avere la possibilit di accedere ad informazioni
altrimenti irraggiungibili. Tale possibilit potrebbe dare ai cittadini la possibilit di fare
comparazioni sulla qualit e sul costo di prodotti o servizi inducendo cos le aziende ad
attuare una maggiore trasparenza in favore della qualit complessiva.
In questa ottica di trasparenza dei mercati linformazione svolge un ruolo essenziale,
garantendo cos un sostanziale guadagno anche in termini sociali (Gelauff e Bijl, 2000).

5.7.3 Control enhancing (migliore capacit di controllo)
Una delle caratteristiche chiave della ICT rappresentata dalla sua forza di control
enhancing, ovvero la capacit di monitorare in tempo reale eventi o variabili in modo
da poter permettere risposte adeguate. Diversi autori hanno studiato differenti aspetti
afferenti questa capacit di maggiore controllo. In particolare alcuni hanno sottolineato
come, ad esempio, internet ha indotto profonde trasformazioni nel rapporto tra azienda
e cliente, favorendo, in particolare, rapporti ove vi molta attenzione per linformazione
e una maggiore possibilit di controllo del cliente sulla politica aziendale (Useem,
2000). E ovvio che questa enorme capacit di controllo altrettanto usata dalle
aziende, le quali possono costruire delle reti tali da permettere una guida dei processi
produttivi da un punto qualsiasi del pianeta permettendo, cos, non solo una capacit
transnazionale alla portata anche di aziende medie (Warf, 1995), ma anche di gestire
una produzione altamente flessibile e capace di adeguarsi alle esigenze dei
consumatori (Van Klink e De Langen, 1999). A livello di politiche urbane il ruolo di
questa caratteristica della ICT stato sottolineato in precedenza, allorquando si
parlato di citt primarziali (Sassen, 1997). Abbiamo visto che alcune metropoli hanno
assunto un ruolo guida nel processo di rinnovamento basato sul digitale. Queste citt,
attraverso la presenza e la forza politica di centri di potere economico e finanziario,
possono assumere un ruolo che travalica i confini nazionali per divenire elemento di
controllo nelleconomia globale (Castells, 1996; Sassen, 1997), e quindi con enorme
forza e potere sulle politiche della citt. Molti ricercatori hanno sottolineato sia i possibili
aspetti di ineguaglianze sociali dovuti dallavvento della ICT (Castells, 1999; Hall, 1998;
Handy, 1994; Sassen, 1994) sia possibili dicotomie tra il centro cittadino e la periferia
(Graham, 1998; Swyngedouw, 1993). Come pi volte sottolineato in questo lavoro,
credo che un aspetto essenziale sia legato alle politiche locali e alla loro capacit di
fornire adeguati progetti su solide basi strutturali. Solo in tal modo diventa fortemente
positiva questa caratteristica della ICT, favorendo sistemi capaci di controllare e
monitorare aspetti fondamentali della vita della citt, come, ad esempio, i flussi di
traffico, laccessibilit, lotta al crimine, etc..
Capitolo 5: ICT e sue le componenti costitutive
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5.7.4 Innovation enhancing
E sotto gli occhi di tutti la iperbolica crescita di conoscenza e di informazioni legata alla
affermazione della ICT. Oggi possibile diffondere informazioni o conoscenza in modo
veloce ed immediato, favorendo, in questo modo, la crescita di questa informazione, la
quale se trattata in modo adeguato pu dare origine a nuova informazione e nuova
fonte di conoscenza. Questultimo punto divenuto elemento essenziale nella e-
economy. Difatti nelle economie avanzate sono emerse nuove professionalit
soprattutto attinenti la selezione e linterpretazione dellinformazione (Castells, 2001).
Essa divenuta un valore aggiunto nel processo economico, una nuova e preziosa
merce di scambio tra differenti soggetti, sia pubblici che privati. Da questa nuova fase
le citt possono aspettarsi molto, soprattutto in termini di cambiamento, e a patto che
esse siano aperte e pronte, soprattutto in termini di infrastrutture e di politiche, ad
accogliere questa nuova sfida. Se a guidare questo processo vi una valida politica,
allora potranno crearsi nuove opportunit di crescita economica e di equit sociale. In
tal senso se da un lato si potranno innescare processi di crescita basati su un terziario
avanzato dove informazione e conoscenza, opportunamente trattate, danno vita a
nuove conoscenze e nuove informazioni, dallaltro lato risulta particolarmente alto il
rischio di creare squilibri economico-sociali, particolarmente forti per quei lavoratori a
basso profilo di studio. Negli ultimi anni si assiste ad una rapida trasformazione delle
strutture economiche dei paesi avanzati dove i lavori meno qualificanti, in genere quelli
legati alleconomia del tipo fordista, tendono a spostarsi verso quei paesi emergenti del
terzo mondo dove la manodopera ha un costo enormemente pi basso di quello dei
paesi sviluppati.

5.7.5 Network enhancing
Questo un aspetto particolarmente importante e che va letto da diverse angolazioni,
tanto legate allaspetto tecnico che a pi generali caratteri di approccio filosofico-
scientifico. quindi essenziale, da parte di chi legge, cercare di raggruppare quanto
detto nei differenti capitoli, dove ho cercato di delinearne soprattutto i tratti legati ai
cambiamenti strutturali nel campo della ricerca, in quello economico-finanziario ed in
quello sociale.
In questa parte dello scritto possiamo fare pi che altro riferimento ad un dato, per cos
dire, puramente tecnico.
CAPITOLO 6
Processi ideologici e politici nellera della ICT




















Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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6.1 Introduzione
Negli ultimi anni molto stato scritto sul ruolo della ICT nelle politiche urbane. Alcuni
dei primi scritti ipotizzavano un collasso della citt di pietra in favore di quella virtuale,
andando cos ad ipotizzare nuovi e inimmaginabili scenari dominati da un mondo
completamente dematerializzato. La complessa relazione tra nuove tecnologie e citt
stata caratterizzata, lungo gli anni, da differenti metafore, le quali hanno espresso la
citt in differenti modi.


Figura 6-1. Le metafore per rappresentare la citt.
La figura 6-1 mostra questo processo che, come facilmente visibile, ha visto sempre
pi ridursi gli spazi temporali tra una metafora e la successiva, fino a quasi assumere
una cadenza biennale. Se su molte cose vi disaccordo, sia tra progettisti e ricercatori
da un lato e politici dallaltro, vi , per, un elemento che pi degli altri sembra
incontrovertibile: la perdurante forza che la citt di pietra continua ad avere nei
processi socio-economici e culturali del mondo contemporaneo. Anzi, alcune citt,
come visto nel primo capitolo, hanno assunto un ruolo guida divenendo centri globali,
centri che possono competere, in termini di crescita tecnologica, economica e di
tendenze sociali, con intere nazioni. Ma negli ultimi anni si affermato un nuovo
elemento che sta trasformando profondamente non solo i tradizionali rapporti
economici, ma anche quelli politici e sociali. Nel presente capitolo tratteremo
essenzialmente della parte politica del fenomeno legato alla ICT. In particolare
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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inizieremo da unanalisi generale sulla grande rivoluzione culturale che sta
attraversando la nostra societ per introdurre le nuove utopie legate alla ICT e, quindi, i
concetti di e-democracy ed e-government.
Successivamente si proceder ad una lettura della politica dellUnione Europea volta a
potenziare, per mezzo della ICT, non solo la struttura economica, ma anche quella
dellesclusione sociale e della ricerca scientifica.
Il penultimo punto riguarder gli obiettivi programmatici del governo italiano
nellattuazione di una politica di e-Government.
In conclusione andremo ad operare unanalisi critica di queste esperienze alla luce
dalla questione legata alla sostenibilit ambientale ed, in particolare, per la presente
analisi, degli ambienti urbani.

6.2 Le trasformazioni nella societ: dalla societ razionalista alla network
society
Abbiamo visto nel primo capitolo alcuni degli aspetti essenziali legati allevoluzione del
pensiero scientifico, cercando di capire come ed in che modo si stia affermando il
nuovo paradigma sistemico ai danni di quello meccanicistico. In tal senso si anche
visto che la tensione fondamentale rappresentata da un cambiamento di approccio
tra quelle che sono le parti di una struttura e il tutto. Il meccanicismo d risalto alle
parti, cio ritiene che ogni corpo possa essere analizzato secondo le caratteristiche
delle sue parti, e per tale motivo stato anche chiamato riduzionismo o atomismo. Il
pensiero sistemico invece, esalta il tutto e per tale motivo anche conosciuto come
approccio olistico, organicistico o ecologico. Si quindi assistito ad un cambio di
paradigma con una conseguente inversione della relazione tra le parti e il tutto. Questa
profonda trasformazione stata applicata anche ai sistemi viventi comportando che lo
studio di detti sistemi non poteva comprendersi per mezzo di analisi, in quanto le
propriet delle parti non sono propriet intrinseche, ma si possono comprendere solo
nel contesto di un insieme pi ampioe poich spiegare le cose nei termini del loro
contesto significa spiegarle nei termini del loro ambiente, possiamo anche affermare
che tutto il pensiero sistemico pensiero ambientale (Capra F., 1996). Limpostazione
razional-meccanicistica si dimostrata insufficiente e riduttiva quando ha preteso di
analizzare i corpi attraverso le sue parti, e ci stato chiaramente messo in luce dalla
fisica quantistica, la quale ha mostrato che non esistono affatto parti, ma solo schemi in
una fitta trama di relazioni (Capra, 1996). Questa nuova visione non considera pi il
mondo come un insieme di oggetti in cui le relazioni tra gli stessi hanno scarsa
importanza, bens gli oggetti stessi diventano reti di relazioni, inserite allinterno di reti
pi grandi (Capra, 1996). Per i pensatori sistemici, quindi, non solo la realt percepita
come una rete di relazioni, ma fin anche la descrizione che ne diamo forma una fitta
rete di concetti e modelli interconnessi, tanto da delineare questo nuovo approccio che
Capra (1996) definisce pensiero a rete . In tale approccio la visione delluniverso e
quella della cultura assumono un valore nuovo, dove non vi sono fondamenta, non vi
sono materie o porzioni di scienza pi importanti di altre. Lo stesso universo visto e
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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trattato come una trama dinamica di eventi interdipendenti e dove nessuna delle
propriet delle parti risulta essere fondamentale; ogni cosa deriva le sue propriet dalle
altre parti e la coerenza globale delle relazioni reciproche determina la strutture
dellintera trama. Come si vede, dunque, lapproccio sistemico, a differenza di quello
cartesiano basato su una fede nella conoscenza scientifica, implica un paradigma che
considera la conoscenza come un qualcosa di approssimato e dove la scienza non
potr mai fornire alcuna comprensione completa e definitiva (Capra, 1996).
Le ricerche di fisici, matematici o informatici, sono state adottate anche in discipline
non propriamente legate alla matematica pura. Una di queste senzaltro quella degli
studi sociali, dove molte delle teorie sistemiche sono state adottate per definire nuovi i
modelli di assetti sociali della contemporaneit. Uno dei massimi studiosi in tale analisi
, senza dubbio, Castells, il quale nel suo noto libro The Information Age: Economy,
Society, and Culture (1996) evidenzia quelle che sono le caratteristiche della network
society, e cio:
1. informational economy, ovvero una strutturazione dei processi economico-
finanziari dove la conoscenza, linformazione e la tecnologia assumono un ruolo
chiave, anche in quei settori pi tradizionali come lagricoltura e lindustria
manifatturiera. Per la sua forza, per insito in tale modello una tendenza
allesclusione, molto di pi che nei processi economici industriali. A tal fine
necessario una dimensione politica e normativa che guidi i processi;
2. processi economici globali, ovvero dipendenza delle economie nazionali o
regionali da processi e dinamiche su scala planetaria;
3. il network rappresenta una nuova forma di organizzazione che caratterizza le
attivit economiche e che sta estendendo la sua logica anche ad altri domini;
4. la trasformazione del mercato del lavoro e dei lavoratori. Malgrado i paesi
occidentali abbiano trassi di disoccupazione relativamente bassi, il mondo del
lavoro sempre pi attraversato da situazioni di ansia e di insoddisfazione
causate dalle nuove forma di contratti (vedi part-time, lavoro temporaneo, etc.) e
dalla flessibilit. Inoltre c stata negli ultimi anni una profonda revisione delle
relazioni allinterno dei mercati, con una forte crescita, in termini di influenza nel
mondo del lavoro, del capitale sugli altri aspetti della produzione;
5. polarizzazione sociale ed esclusione; il processo di globalizzazione e la rete
economico-finanziaria globale, nonch la frammentazione del lavoro hanno
fortemente indebolito le associazioni sindacali, con notevoli conseguenze in
campo sociale;
6. la cultura della realt virtuale, ovvero lemergere di nuovi modelli, nuovi
simbolismi della cultura organizzati attorno alle nuove tecnologie. La nuova forza
dei media, molto spesso estremamente diversa e mirata rispetto alle precedenti
modalit di comunicazione, hanno indotto una nuova forma culturale basata sulla
virtualit, ovvero una forma di comunicazione in cui le espressioni simboliche
sono racchiuse e strutturate in una forma flessibile ed ipertestuale e, nel quale
ambiente ogni giorno sempre pi persone vi si immergono. Quindi, una forma di
virtualit che , nella realt dei fatti, un ambiente reale nel quale comunichiamo e
ci muoviamo sempre di pi;
7. la politica deve avere la capacit di non farsi emarginare da questo mondo
mediatico. Essa ha sempre pi bisogno dei media, e della televisione in
particolare. Sono necessari nuove modalit espressive.
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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139
8. relativit temporale, ovvero tempo e spazio sono relativi in una societ che per
la sua natura e per il senso che da questa viene dato alle sue manifestazioni
evolve attraverso la storia e le differenti culture. E questa una societ strutturata
su differenti valori attribuiti allo spazio e al tempo: relativit temporale timeless
time - e flusso nello spazio virtuale (space of flows);
9. the space of flows questo nuovo ambito della vita che si muove tra lirreale o
virtuale e la realt materiale; un flusso di informazioni e conoscenza che
caratterizza sempre pi la societ contemporanea, inducendo profonde
trasformazioni tanto in termini socio-economici che politici e di rapporti con la
realt quotidiana.
Tutte queste trasformazioni, caratterizzate da una accentuata forma di
multidimensionalit, hanno dato vita alla "informational city" (Castells 1989). Sebbene
lo spazio reale continui ad essere predominante nella nostra esperienza, nella network
society vi sar sempre pi una forma di dominio sociale rappresentato dalla prevalenza
di una logica strutturata secondo the space of flows rispetto allo spazio reale. Questo
nuovo aspetto, per dirla in termini sociologici, induce una forma di dualismo tipico della
metropoli contemporanea, con conseguenti forme di esclusione sociali e territoriali che
interessano tanto soggetti sociali che luoghi fisici.
Lavvento della ICT e delle sue capacit di gestire, monitorare ed integrare strutture
estremamente complesse ha, secondo Castells (2001) aiutato questo passaggio da un
modello gerarchico ad uno di tipo a rete. Questo passaggio metodologico avvenuto in
modo rapido a partire dai settori che presentano un alto tasso di informatizzazione ed
ha investito gli altri settori economici fino ad influenzare le politiche urbane. Castells
esplicita molto bene questi concetti quando dice che the circuits of electronic impulses
is the material foundation of the information age just as the city in the merchant society
and the region in the industrial society...information is the key ingredient of our social
organisation...it is the beginning of a new existence...marked by the autonomy of
culture vis--vis the material basis... (Castells, 1996)

Per concludere possiamo dire che tutte queste trasformazioni, caratterizzate da una
accentuata forma di multidimensionalit, non sono solo lespressione della rivoluzione
digitale, quanto, di profondi rivolgimenti strutturali che investono la cultura occidentale
e che si muovono allinterno di dinamiche nuove a cui, il pi delle volte, non sappiamo
ancora fornire risposte appropriate.






Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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140
6.3 La democrazia nellera della rete
6.3.1 Dallutopia alla Cyber-utopia
Come si vede il discorso della promozione della ICT nei processi democratici ha
riscosso, almeno sul piano teorico, molteplici contributi, alcuni dei quali hanno
addirittura immaginato delle cyber-utopie, ovvero forme di democrazia dove luso della
ICT sostituisce le attuali e classiche forme istituzionali che regolano i processi
democratici. Internet, nella visione dei cyber-utopisti, diviene una sorta di medium per
dare vita a forme di democrazia partecipativa, nella quale i cittadini possono
autogovernarsi senza interferenze burocratiche o legislative. Ma, bene ricordare che
la questione delluso della ICT nellattuazione di nuovi modelli istituzionali non cosa
facile da definire. Vi sono aperte molte questioni quali, ad esempio, quella sulla
salvaguardia dei dati personali e, quindi, della sicurezza e della privacy dei cittadini.
Oppure la questione sul tipo di democrazia che pu scaturire dalluso della rete; od
ancora dare un nuovo senso e differenziazione tra ci che ha un carattere pubblico da
ci che ricade nella sfera del privato. Come si vede vi sono in gioco questioni di
fondamentale importanza per il nostro futuro. Nel seguito, per meglio comprendere
questo fenomeno, ne delineeremo, attraverso un excursus storico, i tratti salienti al fine
di fornire quelle informazioni capaci di supportare un tentativo di analisi critica al fine,
poi, di valutarne gli effetti sulla scena urbana.

Uno dei pi noti cyber-utopista Howard Rheingold, autore del testo The Virtual
Community del 1993. Lidea di Rheingold sulla democrazia nellera della rete basata
su due concetti:
la nozione di ci che parte della sfera pubblica (derivata dalle teorie di
Habermas);
ed il ruolo centrale che la comunit della rete svolge nellattivit democratica.
Queste due asserzioni hanno fornito il background culturale sulla quale poi molti dei
cyber-utopisti si sono appoggiati al fine di tentare la formulazione di nuove architetture
istituzionali e tentativi di cyber-democrazia.
Per poter capire il senso delle asserzioni di Rheingold e dellambito culturale nella
quale questi movimenti si muovono necessario fornire una chiara comprensione
sullevoluzione sociologica e politica di alcuni concetti, quali la nozione di sfera
pubblica e quella di societ civile, in contesti dove limmaterialit o virtual reality
hanno acquisito significati impensabili fino a pochi decenni fa.
Nellescursus che segue cercher di fornire una lettura chiara dellevoluzione del
fenomeno.

Nelle rappresentazioni teoriche di molti cyber-utopisti si fa riferimento alle teorie
sviluppate da Habermas a partire dagli anni 60 dello scorso secolo con lopera The
structural Transformation of the public sphere del 1962, concernente il ruolo della
sfera pubblica nella societ contemporanea e con The theory of the communication
action del 1987 e Between the fact and norms del 1992. Queste opere, la cui
attenzione incentrata sulle relazioni che intercorrono tra i processi comunicativi
allinterno della societ contemporanea e la base politico-ideologica dalla quale essi
scaturiscono, sono considerate la base filosofica dalla quale molti cyber-utopisti hanno
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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141
tratto spunto per le loro teorie sulle nuove forme di democrazia. Lidea generale di
Habermas quella di sviluppare una teoria dellazione comunicativa che comporti
anche dei valori etici. Per fare ci egli imposta il suo lavoro di ricerca su due questioni
essenziali e fortemente intercorrelate:
la capacit di comunicazione degli attori sociali;
lambiente politico dove queste comunicazioni avvengono.
Nello sviluppo della sua teoria egli introduce una forma particolare di razionalit, cio
una razionalit capace di permettere il rispetto dei diritti umani, garantire le libert e
luguaglianza di tutti i cittadini. Questa nuova forma di razionalit da Habermas
chiamata razionalit comunicativa.
A differenza di Max Weber, che vedeva nella ragione uno degli strumenti dellapparato
burocratico ed istituzionale atto a promuovere politiche di dominio e controllo sulla
societ, Habermas cerca una base logica per credere nella ragione, e, in tal senso, egli
not che oltre ad una ragione strumentale e ad una ragione funzionale vi una
ragione comunicativa, una ragione, cio, capace di provvedere a fornire un terreno
critico per le libert di tutti gli individui. Nella sua analisi Habermas identifica la ragione
strumentale come quella che guida tutte quelle azioni necessarie al raggiungimento di
un determinato fine, mentre la ragione funzionale, seppure abbia una similarit con la
strumentale nel senso del raggiungimento di predeterminati fini, essa il soggetto
guida dei sistemi burocratico ed amministrativo, i quali esercitano un controllo su
differenti sfere della vita sociale. Laspetto negativo racchiuso nel fatto che questi
sistemi anzich essere guidati da un etica di giustizia sociale sono, il pi delle volte,
guidati dai processi economici o da quelli di influenza politica. Porre un freno a tali
devianze secondo Habermas possibile attraverso la ragione comunicativa.
Questultima in un rapporto di immanenza con lazione comunicativa, cio vi sono
delle radici storico-culturali che permetterebbero, in una situazione libera da vincoli
politico-economici, una forma di comunicazione ideale, e, quindi, una interazione
positiva, sincera ed egalitaria.

Altri elementi essenziali e che costituiscono un corpus filosofico di base riguardano i
concetti di sfera pubblica, sfera pubblica politica e societ civile.
La nozione data da Habermas sul significato di sfera pubblica essenzialmente un
tentativo di voler offrire, ad ogni cittadino, un dominio della vita sociale nel quale
ognuno potesse esprimere e formarsi una propria opinione senza interferenze
coercitive da parte dei poteri forti. In linea di principio questo dominio aperto a tutti i
cittadini e si distingue da quello della sfera politica pubblica dove, invece, i discorsi
sono incentrati sulla politica (Habermas, 1989, in Mc Afee, 2000). Elemento importante
che la sfera politica pubblica non sempre un luogo fisico, ma esso prende forma nel
momento in cui due o pi persone discutono di politica. In tal senso, quindi, la sfera
pubblica non n un dominio del singolo cittadino, n parte di una struttura
istituzionale, ma diviene essenzialmente uno spazio ibrido, una sorta di terzo dominio a
met strada tra pubblico e privato (Walzer, 1991 in McAfee, N., 2000). Questo terzo
spazio,territorio di mezzo tra lo spazio individuale e quello pubblico, stato da Walzer
definito societ civile, ovvero uno spazio libero privo di qualsivoglia forma di
coercizione e dove ogni forma di associazionismo (per fede, ideologia, etc.) pu
trovare accoglienza. Una societ civile, quindi, come network di tutte quelle forme
associative non legate alla sfera politica o economica, ma capace di sviluppare idee e
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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142
capacit critiche tali da influenzare lazione politica e frenare i poteri forti della societ
contemporanea (Walzer, 1991 in McAfee, N., 2000).
Il passaggio tra queste teorie e lo strumento informatico breve. Difatti abbiamo visto
come Habermas ha definito la sfera pubblica come una sorta di spazio ibrido non
necessariamente caratterizzato dalla fisicit di un luogo. Inoltre abbiamo visto che la
sua rappresentazione di democrazia deve caratterizzarsi per la libert degli individui
dalle forme di pressione esercitate dallambiente politico ed economico. E una forma
che assomiglia, o che comunque getta le basi, alle successive formulazioni di
democrazia partecipativa strutturata sui network elettronici e capace di spezzare le
barriere fisiche e la libert di acceso allinformazione. Quindi una forma di democrazia
dove la materialit perde la sua forza portante in favore dellimmaterialit digitale. I
cyber-utopisti credono che questa immaterialit possa abbattere le barriere sociali od
economiche e dare vita ad una sfera pubblica capace di delineare uno spazio politico
fatto di diritti e giustizia sociale, nella quale non vi sono quelle barriere fisico-sociali che
producono esclusione ed emarginazione. Quindi trasferire questa ideale forma
discorsiva (quella che Habermas chiama ideal speech situation) nel mondo digitale
implica la possibilit di una maggiore democratizzazione che meglio pu rappresentare
i cittadini e gli interessi delle comunit (Gaynor, 1996).
Sulla stessa linea Hagen (1996) elenca tre ragioni che spiegano del perch si renda
necessaria lintroduzione di reti di computer per un processo democratico pi
rappresentativo. La prima spiegazione che i network di computer permettono la
creazione di ulteriori canali di comunicazioni tra i vari attori sociali. La seconda ragione
rappresentata dalla capacit di fornire maggiore forza allazione politica per mezzo di
comunit virtuali. Terza ed ultima ragione, luso dei network di computer pu facilitare
ed incrementare la partecipazione dei cittadini rafforzando, in tal modo, il sistema
democratico.
Come facile immaginare la chiave per attuare tali idee internet. Esso, difatti, pu
fornire quel supporto capace di ridare slancio alla sfera pubblica senza, per questo,
sovrapporsi ai tradizionali mass media, e ci perch internet essenzialmente uno
strumento interattivo ed una struttura anarchica se paragonata ai tradizionali mass
media, i quali sono gerarchizzati e fisicamente definiti. Mentre i tradizionali mezzi di
comunicazione hanno esaurito le forze per creare nuovi assetti socio-politici, la rete ha
la capacit e la forza per sovvertire lordine economico e sociale delle nostre societ
(Gaynor, 1996). Inoltre la maggiore partecipazione democratica dei cittadini pu influire
sul potere legislativo e sullapparato burocratico (Gaynor, 1996).

6.3.2 Verso la cyber-democracy? Citt digitale ed e-democracy
In questo paragrafo ci occuperemo delle varie formulazioni legate al concetto di
democrazia nellera elettronica, facendo riferimento ad un contesto generale e alle
varie definizioni che si sono succedute nel tempo. Un elemento importante da tenere
presente che gli ambiti disciplinari in cui ci muoviamo sono relativamente giovani e,
quindi, in continua evoluzione. Questo implica il doversi muovere in territori, per cos
dire, magmatici, dove i medesimi concetti trovano formulazioni e denominazioni talvolta
anche differenti. Ecco allora che si parla di digital democracy (Fineman, 1995) o Cyber
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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143
democracy (Ogden, 1994; Poster, 1995), o ancora Virtual democracy o information age
democracy (Sinder, 1994).
Molto si scritto e detto riguardo alle tematiche legate al ruolo che le nuove tecnologie
possono svolgere nel processo democratico della nostra societ. Ricordiamo alcune
tra le opere pi conosciute sullargomento: Howard Rheingold (Virtual Community),
William Mitchel (City of Bits, E-topia), Nicolas Negroponte (Being Digital), Scott London
(Electronic Democracy), Neil Postman (Technopoly: The surrender of Culture to
Technology), J ames Fishkin (Democracy and Deliberation), Douglas Schuler (New
Community Networks), Manuel Castells (The Rise of the Network Society). In tale
ottica, una delle tematiche pi interessanti e con notevoli implicazioni sugli assetti
politico-istituzzionali della nostra societ, riguarda i rapporti tra le nuove tecnologie con
i processi politici legati tanto al concetto di e-democracy o democrazia digitale, che al
governo del territorio.

Abbiamo visto che gi da molti anni molte amministrazioni hanno avviato politiche per
la creazione di quelle infrastrutture necessarie ai processi di connessione alla rete
mondiale di comunicazioni, inaugurando quei processi di ammodernamento che hanno
fatto parlare di un nuovo modello di citt: la citt digitale. La citt digitale pu essere
interpretata in differenti modi: o come una semplice ma nuova tipologia di infrastruttura
informativa locale, che provvede a fornire, sia alla comunit locale che ai potenziali
visitatori, informazioni sulla citt reale; od anche come una sorta medium comunicativo,
che pu fornire aiuto nei processi di comunicazione allinterno della societ civile. Ma
essa pu anche essere un nuovo mezzo per incrementare la democrazia e la
partecipazione dei cittadini nella politica. Ed proprio questultima capacit della ICT
che alla base del concetto di e-democracy. Possiamo parlare allora di e-democracy
in senso stretto, ovvero come semplice strumento attuativo di determinate procedure
burocratico-amministrative (ad esempio procedure elettroniche di archiviazione di dati),
oppure in senso ampio con riferimento non solo alle procedure del precedente punto,
ma anche allattuazione di politiche atte a migliorare e potenziare i canali di
comunicazione e la partecipazione attiva dei cittadini alla vita politico-amministrativa
della comunit (Gisler, M., 2001).
Nellinterpretazione di Hagen (1996) e-democracy va intesa come processo in cui un
sistema politico democratico usa reti di computer al fine di supportare processi cruciali
nel processo democratico come la comunicazione, linformazione, laggregazione e i
processi di decision making, sia in termini deliberativi che di voto. Questo processo
strutturato sulla base di quattro concetti:
riferimento a precisi obiettivi tecnologici (ad esempio la ICT);
tipo di forma democratica preferita (diretta o rappresentativa);
dimensione politica della partecipazione (informazioni, discussioni, votazioni,
azioni politiche);
agenda politica perseguita (liberale, conservativa, comunitaria, etc.).
Volendo ancora seguire il percorso di Hagen egli va ad individuare tre forme di e-
democracy: teledemocracy, cyber democracy ed electronic democratization. La
tabella sotto illustra le tre forme di e-democracy, con lindicazione dellorigine, degli
autori, dei gruppi sociali dove ha riscosso maggiore successo, nonch le questioni pi
rilevanti, la forma politica di partecipazione e la forma democratica preferita.
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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144
Tabella 6-1. Nella tabella sono illustrate le varie caratterizzazione di democrazia digitale,
con i principali autori ed esponenti, gruppi sociali di riferimento ed obiettivi
programmatici. (Tabella basata sul lavoro di Hagen).

Concept Teledemocracy Cyber democracy Electronic
democratisation
Origins

Developed in late
1970s, by the use of
cable TV

Developed in the late
1980s by the use of
Computer networks

Developed in 1990s by
the sprawl of computer
networks

Main authors

Ted Becker,
Christofer
Arterton, Christa
Daryl Slaton, Amatai
Etzoni, Alvin Toffler,
J ohn Naisbitt,
Benjamin Barber,
Robert Dahl

Variant 1
Conservative and
libertarian: Progress
and Freedom
Foundation (PFF) -
Alvin Toffler, J ames
Keyworth, Ester
Dyson, George
Gilder.

Variant 2
communitarian:
Howard Rheingold,
Morino Institute,
Doheny-Farina.

Abramson/Arterton/Orren,
Bonchek


Social group
where
it most applies

Grassroots activists,
political scientists,
sociologists,
futurologists

Mixture between
hippie and yuppie-
cultures in the
American west, a
new virtual class

Members of Congress,
White House officials,
political scientists and
journalists from well
known institutions

Main issues

CMC can bridge time
and space and make
forms of political
participation long
believed impractable
possible; traditional
forms of
representative
democracy cannot
deal with complexity
of the information
age, local forms of
democracy and
empowerment of the
individuals are
necessary and via
CMC and cable Tv
possible; democratic
uses of media are
necessary as a
counter-balance to
abuses of media due
to commercial
creation of both
virtual
and material
communities is
central
task of 21st century
democracy;
information
is prime economic
resource, business
and individuals can
better maximize their
own good via CMC;
CMC enables
decentralizes, self
government forms of
government, thus
guarding effectively
against state abuses
of authority (such as
censorship, invasion
of privacy etc.)

CMC-based political
information systems
allow more and freer
access to crucial
government information;
electronic town meetings
can create much needed
links between public and
their elected
representatives to
deliberate political issues
and create a new sense
of community among the
electorate; because
interest groups can lower
transaction and
organisation costs, civil
society is straightened
via CMC

Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
145
objectives


Forms of political
participation

information;
discussion; voting

discussion; political
activity

information; discussion

Preferred forms of
democracy

less direct, more as
a supplement to
existing

direct

improvement of
representative
democracy

*CMC =computer mediated communication


6.3.3 Obiettivi per una politica di e-democracy
Nella letteratura corrente prevale il concetto di e-democracy nella sua accezione pi
ampia, quindi lattuazione di progetti e politiche atte a garantire:
l'inclusione sociale, pre-condizione essenziale, che nel caso specifico dell'e-
democracy si traduce in inclusione nella societ dell'informazione e nel
contrasto del digital divide;
l'accesso all'informazione, con particolare riferimento a quella prodotta dai
soggetti pubblici (ad esempio trasparenza dei processi decisionali politici in
democrazia e, quindi, alla possibilit di esprimere un consenso informato e di
esercitare un controllo democratico sull'operato delle istituzioni);
l'accesso alla sfera pubblica, quindi l'effettiva possibilit di produrre
informazione e partecipare alla formazione delle opinioni, di dialogare fra
cittadini e con le istituzioni, in un confronto aperto fra attori sociali, politici e
istituzionali;
la dimensione elettorale, quindi l'elettorato passivo ed attivo, i processi elettorali
di selezione della classe politica e di formazione dei governi e/o delle
assemblee rappresentative, con particolare attenzione al processo di voto,
meccanismo di scelta alla base del modello di democrazia rappresentativa;
sono in questo ambito possibili innovazioni riguardanti le modalit di selezione
delle candidature e di formazione delle liste elettorali, le modalit tecniche della
votazione (voto a distanza, noto come e-vote o voto elettronico), le modalit di
voto (voto graduato/ordinato per liste e candidati, voto segmentato per ambito
di policy, ecc.);
la dimensione dell'iniziativa diretta da parte dei cittadini, laddove sono previsti
istituti giuridici specifici (ad esempio referendum, proposte di iniziativa popolare,
ecc.), e forme spontanee rappresentate da petizioni, appelli, costituzione di
gruppi informali e associazioni;
la dimensione del coinvolgimento dei cittadini e delle loro forme associative in
specifici processi decisionali (ad esempio tavoli locali di concertazione delle
politiche di sviluppo locale, Agenda 21, patti territoriali, urbanistica partecipata,
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
146
bilancio partecipativo, piano dei tempi, piano del traffico, piano dei rifiuti, piano
sanitario, ecc.).
Lobiettivo delle politiche di e-democracy, almeno nelle sue formulazioni teoriche,
dunque rivolto a favorire ed incrementare la partecipazione dei cittadini alla vita
delle istituzioni democratiche (accesso all'informazione, inclusione sociale, elettorato
passivo ed attivo, iniziativa diretta), passando attraverso varie forme di consultazione
nel corso dei processi di decisione, fino al coinvolgimento nella fase finale dei processi
decisionali. In tale ottica le nuove tecnologie possono dare un significativo contributo ai
processi democratici andandosi ad integrare nelle forme tradizionali di partecipazione,
tenendo, quindi, ben presente alcuni concetti fondamentali:
l'ICT non pretende di sostituire, ma piuttosto serve a sostenere, rafforzare,
estendere ed innovare gli ambiti e le modalit della partecipazione attivata
attraverso i canali e le sedi tradizionali;
le politiche per la promozione della partecipazione dei cittadini attraverso l'ICT
possono diventare uno strumento rilevante per avvicinare alla vita delle
istituzioni soggetti tendenzialmente pi distanti, per cultura o perch
socialmente esclusi o a rischio di esclusione sociale; naturalmente, a
condizione che si prevedano misure adeguate a sostegno di questa nuova
partecipazione (misure specifiche verso gruppi target, adeguata promozione,
ecc.);
per l'e-democracy, cos come per l'e-government, la sfida dell'adozione dell'ICT
riguarda soprattutto le culture organizzative (amministrative e di governo); su
questo piano necessario un grande sforzo degli attori locali, presso i quali si
registrano i primi segnali di una crescita di consapevolezza nel senso
auspicato.
Ma per lattuazione di un efficace progetto politico volta alla realizzazione di progetti
di e-democracy, si rendono necessarie alcune azioni volte alleliminazione di tutti quei
vincoli che, purtroppo, molte volte tendono ad ostacolare o rallentare i processi di
innovazione. In particolare saranno necessarie azioni volte a favorire:
una cultura di governo, ovvero comprensione, da parte del personale politico,
sia delle opportunit offerte dalle nuove tecnologie che dei vantaggi etici e
politici derivanti dallascolto dalla partecipazione dei cittadini;
una cultura organizzativa delle strutture amministrative; questo significa avere
le idee chiare sulla scorta di un progetto di ingegneria amministrativa; ci
favorir un uso razionale delle risorse finanziarie ed umane, e ridurr al minimo
i deficit comunicativi sia tra le varie branche dellamministrazione e tra queste
ultime ed i cittadini;
interventi nellambito delle politiche per laccesso, tanto in termini
infrastrutturali che di conoscenza (skills digitali). In tal senso importante
unazione sinergica tra soggetti pubblici, soggetti privati ed associazionismo;
attivazione, nei processi di democrazia partecipata, anche dei tradizionali
canali di comunicazione. In tal modo si potr avere una platea allargata e
strutturata tanto su una dimensione virtuale che su quella face to face,
incrementando le relazioni fra i cittadini e fra cittadini e istituzioni.
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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147
Come si vede lattuazione di una seria politica di e-democracy deve poter coniugare
strutture organizzative che agiscono su piani differenti. E quindi necessaria unazione
che abbia ben chiaro il disegno complessivo, dovendo agire tanto sullapparato
burocratico-amministrativo che in quello dei rapporti tra istituzioni e cittadinanza. Molte
volte, purtroppo, si assiste ad azioni orfane di un qualsivoglia progetto; quindi azioni
che producono sperpero di danaro pubblico e con benefici quasi nulli per i cittadini. E
necessario, quindi, attuare un intervento di acculturamento della classe dirigente, in
quanto compito della politica fungere da catalizzatore tra differenti attivit e i vari
attori sociali. Si deve quindi passare da una cultura di governo ad una cultura di e-
government.


6.4 ICT nelle politiche dellUnione Europea e dellItalia per una societ
dellinformazione

6.4.1 Introduzione
Le politiche per agevolare il processo di riorganizzazione e innovazione delle pubbliche
amministrazioni, che va sotto il nome di e-government, si stanno sviluppando in tutti i
paesi dellUnione, con l'obiettivo di promuovere una societ dell'informazione inclusiva,
i cui benefici sociali ed economici possano essere allargati a tutti.
Molti analisti hanno dimostrato che la caratteristica comune tra le economie che hanno
avuto le migliori performance negli ultimi anni stata lintensit e la pervasivit
dellutilizzo delle tecnologie dellinformazione e della comunicazione (ICT). Queste
tecnologie permeano ormai un numero molto ampio e crescente di attivit economiche
e ne rappresentano il veicolo di innovazione. Vi ormai un grande consenso
nellattribuire la crescita di produttivit degli Stati Uniti e la debolezza di alcune
economie europee alla crescita e rispettivamente alla insufficienza degli investimenti in
ICT. Studi recenti hanno stimato che negli Stati Uniti gli investimenti in ICT hanno
contribuito per un punto percentuale alla crescita del PIL nella seconda met degli anni
90. Le stesse stime per lEuropa indicano un contributo di circa 0,5 punti percentuali.
Nello stesso periodo gli investimenti in ICT negli Stati Uniti sono stati circa doppi di
quelli dellUnione Europea (Ministero per lInnovazione e le Tecnologie).
Anche gli investimenti nella formazione di capitale umano e in ricerca e sviluppo
rappresentano un fattore sempre pi rilevante nelleconomia. La quota di valore
aggiunto e di occupazione dei settori basati sulla conoscenza continua a salire e
questo indice che la conoscenza sta acquisendo sempre pi importanza nellambito
dellattivit produttiva, manifatturiera e di servizi.
La forte crescita delle tecnologie ICT stata anche accelerata da diversi fattori; in
particolare, dalla continua diminuzione dei costi unitari dellhardware, dallavvento di
Internet e gli alti rendimenti avuti dalle aziende del mondo informatico hanno reso
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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148
disponibili risorse che alimenteranno la crescita dellalta tecnologia. Queste tecnologie
permettono unaccelerazione del processo innovativo, consentono una pi rapida
diffusione di conoscenza codificata e di idee e rendono la ricerca scientifica pi
efficiente ma anche pi legata allindustria. Linnovazione non si basa solo sullattivit
di ricerca e di sviluppo, ma spesso richiede investimenti complementari in altre aree
riguardanti, ad esempio, la formazione del capitale umano o la ristrutturazione dei
processi produttivi. In tal senso il nostro Paese ha carenze strutturali pesanti e che
non sar facile recuperare se si vuole rimanere tra i Paesi pi avanzati. Manca una
politica seria di investimenti nella ricerca, e ci non solo per il settore pubblico ma
anche per lindustria privata. I sistemi pi evoluti sono quelli che si adattano ai nuovi
modelli di innovazione, che rafforzano le interazioni fra settore pubblico e settore
privato, e che, in generale, creano le condizioni migliori per lo sviluppo di innovazioni.
In questo scenario economico si colloca liniziativa dellUnione Europea volta a
perseguire una politica di sviluppo della ICT per il prossimo decennio. In particolare
lazione ha come obiettivo la definizione di quelle pre-condizioni generali - economico-
politiche - atte a definire un processo di sviluppo sostenibile anche attraverso luso
della ICT. In tal senso si puntato su politiche economiche pi equilibrate e processi
democratici bottom-up, cio volti ad assicurare la partecipazione dei cittadini alla
societ dell'informazione e a contrastare i fenomeni di esclusione o di emarginazione
sociale (ad esempio digital divide). In tale ottica, emerge la necessit per le istituzioni
politiche di rispondere non solo alle sfide dell'efficienza amministrativa, ma anche a
quelle generate dallinsufficienza dei canali tradizionali della mediazione della domanda
politica. Ci avviene in coincidenza con l'affermarsi di una nuova dimensione del
governo democratico, la governance, che prevede l'intensificarsi delle relazioni, di
confronto e cooperazione, fra attori pubblici e privati. Una partecipazione dei cittadini,
in veste di attori individuali ed associativi, culturali, sociali e produttivi, pi ampia (per
bacino di soggetti coinvolti) ed estesa (per tematiche ed estensione temporale) ai
processi decisionali, costituisce uno dei quattro pilastri del modello di governance
democratica europea.
Prima di concludere bene ricordare ancora una volta, che vi sono due piani di
attuazione di politiche della ICT; ovvero uno legato all'applicazione dell'ICT ai
processi produttivi della pubblica amministrazione (in questo caso si parler di e-
government avanzato, o di processi di interactive e-government) ed un secondo piano
riguardante l'applicazione dell'ICT a sostegno della partecipazione dei cittadini ai
processi democratici pi propriamente politici (e-democracy in senso lato), quindi
di partecipazione alla determinazione delle scelte pubbliche (dalla costituzione di
associazioni e soggetti politici, alla scelta delle assemblee rappresentative, alla scelta
degli esecutivi a livello locale, agli istituti di partecipazione diretta, quali i referendum,
alle varie forme di consultazione e di iniziativa diretta).

Infine, bisogna essere consapevoli che, con la diffusione delle nuove tecnologie della
comunicazione, emergono opportunit nuove, ma anche vincoli specifici. Nel contesto
della societ dell'informazione, sotto entrambi i profili evidenziati (l'e-government
avanzato e l'e-democracy), le condizioni di esclusione dall'accesso all'ICT costituiscono
per i cittadini, come utilizzatori di servizi della PA da un lato, e come depositari di diritti
politici dall'altro, un grave ostacolo allesercizio della nuova cittadinanza.



Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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149





6.4.2 Le politiche dellUnione Europea per lo sviluppo della ICT
1

Il Consiglio Europeo di Lisbona di marzo 2000 fiss per il successivo decennio un
ambizioso obiettivo strategico per lEuropa: diventare leconomia basata sulla
conoscenza pi competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una
crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una
maggiore coesione sociale.
In questo contesto si evidenzia ancora una volta il ruolo centrale delle tecnologie ICT
per lo sviluppo dellinnovazione al servizio del raggiungimento degli obiettivi di sviluppo
delleconomia e della societ.
Per raggiungere tale obiettivo, i capi di Stato e di governo hanno invitato il Consiglio e
la Commissione ad elaborare un piano d'azione globale strutturato attraverso il
coordinamento delle varie iniziative nazionali ed in sinergia con la recente iniziativa

1
Il presente paragrafo tratto dal documento Una societ dellinformazione per tutti, curato dal Consiglio
dellUnione Europea Commissione delle Comunit Europee, Bruxelles, 2000.
Figura. 6-2 Rapporto tra investimenti in IT e competitivit di alcuni Paesi
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Ranking di competitivit
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Fonte: Net Consulting
Spagna
Italia
Francia
Giappone
UK
Germania
USA
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Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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della Commissione denominata e-Europe. Questultima iniziativa ha come obiettivo lo
sviluppo di una forte politica nel settore dellinformazione a livello globale, in particolare
promuovendo lapproccio europeo in sedi come il G8, lOECD e lOMC. LEuropa vuole
svolgere un ruolo attivo nello sviluppo di una societ dell'informazione pi equa, che
offra giuste opportunit di inserimento a tutti i paesi in modo tale da ridurre il divario
digitale tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo. Inoltre ci si muover anche per
quanto riguarda il contesto del commercio elettronico, dove si dar priorit alla
cooperazione a livello mondiale tra governi e settore privato, particolarmente nello
sviluppo della coregolamentazione.


Figura 6-3. Principali esperienze europee sulla Societ dellInformazione


Inizialmente l'iniziativa e-Europe aveva individuato dieci settori per i quali un intervento
a livello europeo avrebbe generato un valore aggiunto. Da ci risulta un
raggruppamento delle azioni intorno a tre obiettivi principali:
1. Accesso pi economico, pi rapido e pi sicuro ad Internet, da ottenersi
mediante:
a) un accesso pi economico e rapido ad Internet per mezzo di una forte
politica di riduzione dei costi;
a) accesso pi rapido ad Internet per ricercatori e studenti; una maggiore
rapidit di accesso ad Internet introduce un nuovo concetto nel mondo
dell'informatica: l'elaborazione distribuita sulle reti. Tale nozione trova la sua
espressione concettuale nell'immagine del cosiddetto World Wide Grid o
WWG. L'idea consiste nel facilitare la cooperazione tra gruppi geograficamente
distanti appartenenti a tutte le discipline scientifiche e a tutti i settori industriali,
consentendo loro di condividere i dati e le infrastrutture informatiche e di
collaborare in tempo reale. Le nuove attivit di sviluppo, integrazione e
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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l'omologazione delle tecnologie legate al WWG consentiranno di creare un
sistema perfettamente unificato di reti, computer, terminali e sistemi di
memorizzazione dei dati.
c) reti e carte intelligenti pi sicure.
L'esistenza di reti sicure e l'accesso sicuro attraverso le carte intelligenti
rappresentano degli elementi fondamentali per promuovere la fiducia nel
commercio elettronico tra gli utenti. La tutela della sicurezza deve essere
altamente prioritaria, ma pu risultare onerosa e rallentare la velocit della rete.
Dal momento che non si possono imporre soluzione arbitrarie, spetta al
mercato definire, per quanto possibile, il livello di sicurezza necessario per
salvaguardare le esigenze degli utenti.
2. Investire nelle risorse umane e nella formazione, da ottenersi mediante:
a) giovani d'Europa nell'era digitale, ovvero attuare tutte quelle azioni per
quanto riguarda il collegamento delle scuole ad Internet. Sono richiesti tuttavia
ulteriori sforzi e in particolare:
necessario garantire un numero sufficiente di computer e un collegamento
rapido ad Internet;
le attrezzature installate ed il software, i contenuti e i servizi disponibili
devono corrispondere alle esigenze didattiche;
necessario garantire l'utilizzo effettivo di questi nuovi strumenti mediante
la presenza di docenti altamente qualificati e attraverso l'adeguamento dei
curricula degli insegnanti e degli studenti.
b) Lavorare nell'economia basata sulla conoscenza.
A Lisbona stato indicato chiaramente che, per raggiungere la piena
occupazione, necessario operare una trasformazione radicale dell'economia e
delle competenze per cogliere appieno le opportunit generate dalla nuova
economia.
La prima sfida riguarda l'istruzione e la formazione. L'alfabetizzazione
digitale un elemento essenziale da cui dipendono l'adattabilit dei lavoratori e
le prospettive di occupazione di tutti i cittadini. In questo contesto, la
responsabilit delle imprese per quanto riguarda la formazione sul posto di
lavoro sar di capitale importanza per la formazione permanente. Si potrebbe
prevedere un premio per le imprese che abbiano avuto un particolare successo
nello sviluppo delle risorse umane.
La seconda sfida consiste nel portare il tasso di occupazione il pi vicino
possibile al 70% entro il 2010.
La terza sfida riguarda la modernizzazione dell'organizzazione del lavoro.
Una maggiore flessibilit genera dei vantaggi di tipo tecnologico in termini di
variabilit dell'orario e della sede di lavoro. Le parti sociali dovrebbero essere
incoraggiate a dare il loro contributo promuovendo la flessibilit sul lavoro a
vantaggio dei datori di lavoro e dei lavoratori.
c) Partecipazione di tutti all'economia basata sulla conoscenza
Stando alle conclusioni formulate a Lisbona, l'iniziativa eEurope dovrebbe
ampliare la portata dell'azione denominata ePartecipation, ovvero rendere
accessibili on-line i servizi delle amministrazioni centrali e le informazioni di
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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152
carattere pubblico. Il fatto di consentire a tutti i cittadini di accedere ai siti web
delle pubbliche autorit altrettanto importante quanto garantire l'accesso agli
edifici pubblici.
3. Promuovere l'utilizzo di Internet attraverso:
a) il commercio elettronico; quindi non solo il commercio elettronico nel settore
degli scambi tra imprese (il cosiddetto "business-to-business"), ma favorire
ance la crescita del commercio elettronico tra imprese e consumatori
("business-to-consumer"): A tal fine, per, c da rimuovere alcuni problemi a
livello normativo, e cio:
le discrepanze sul piano giuridico che impediscono alle imprese di
operare in tutta l'Unione europea;
rafforzare la fiducia dei consumatori.
b) Amministrazioni on-line: accesso elettronico ai servizi pubblici
Le tecnologie digitali facilitano l'accesso al patrimonio di informazioni del settore
pubblico e il riutilizzo delle stesse. L'iniziativa amministrazioni on-line potrebbe
contribuire a trasformare le vecchie strutture del settore pubblico creando
servizi pi rapidi ed efficienti, con conseguente aumento della funzionalit,
riduzione dei costi, aumento della trasparenza ed accelerazione delle normali
procedure amministrative cui devono ricorrere i cittadini e le imprese.
c) Assistenza sanitaria on-line, ovvero sviluppare un'infrastruttura composta da
sistemi di facile impiego, convalidati ed interoperabili nel campo dell'educazione
sanitaria, della prevenzione delle malattie e dell'assistenza medica.

d) Contenuti digitali per reti globali
Le industrie dei contenuti rappresentano un settore in forte espansione
nell'ambito dell'economia europea. L'Europa dispone di una solida base sulla
quale pu sviluppare un'industria dei contenuti digitali dinamica: una lunga
tradizione nel campo della stampa e dell'editoria, un vasto patrimonio culturale,
una grande diversit linguistica dalle enormi potenzialit ed un'importante
industria audiovisiva in forte crescita.
e) Trasporti intelligenti
La sfida principale per l'Europa consiste nel soddisfare la crescente domanda di
mobilit attraverso una rete di trasporti di dimensioni limitate. I problemi che
affliggono le reti di trasporto sono generalmente tre: la congestione, la
sicurezza e la mancanza di nuovi servizi. La congestione rappresenta uno
dei principali problemi del trasporto stradale e aereo. I ritardi nel traffico aereo
sono dovuti in parte alle inefficienze strutturali del sistema (gestione dello
spazio aereo), ma anche alla presenza di sistemi eterogenei di gestione del
traffico aereo, i quali non sempre tengono il passo con gli sviluppi nel campo
tecnologico. Oltre a dotare i controllori del traffico aereo di strumenti di
automazione, necessario introdurre dei sistemi per il trasferimento delle
informazioni mediante collegamento dei dati (datalink).
La congestione del traffico stradale particolarmente evidente nelle zone
urbane e nei corridoi transeuropei e produce effetti negativi per l'ambiente. I
sistemi intelligenti ed i servizi per il trasporto stradale possono ridurre queste
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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"strozzature", come pure linquinamento: tuttavia, essi spesso presentano
un'eccessiva frammentazione e i servizi vengono forniti con eccessivo ritardo
all'utenza finale. Identificazione delle automobili e trasmissione elettronica di
dati tra il veicolo e i fornitori di servizi (p. es. gli enti preposti al traffico) sono
elementi chiave di uninfrastruttura intelligente dei trasporti.



Figura 6-4. Disponibilit servizi governativi on line nei paesi dellUnione Europea



Figura 6-5. Indice sintetico di innovazione

Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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6.4.3 Il modello italiano di E-Government
Il modello che il Governo intende implementare quello di una Pubblica
Amministrazione orientata all'utente, cittadino ed impresa, fornitrice di moderni servizi,
creatrice di valore "pubblico", con cui sia facile operare. Una Pubblica Amministrazione
efficiente e trasparente nei suoi compiti e nel suo grande patrimonio informativo,
anche e soprattutto un fattore di innovazione e di competitivit per il Paese. La
realizzazione di un tale modello di e-government poggia su moderne infrastrutture
"abilitanti" che ne assicurano in modo efficiente e sicuro alcune funzionalit di base.
Un sistema di e-government nei suoi sviluppi pi avanzati rappresenter anche un
potente strumento di coinvolgimento e partecipazione dei cittadini ai processi
decisionali, evolvendo verso modelli innovativi di e-Democracy.
Un tale cammino non pu essere fatto che agendo in modo coordinato su tutte le
componenti: normative, finanziarie, organizzative, procedurali e soprattutto sulle risorse
umane, discriminante di ogni grande trasformazione.
All'interno di tale modello, l'e-government rappresenta un passaggio innovativo
fondamentale, che si inserisce nel processo di profonda trasformazione che tutti gli enti
pubblici stanno affrontando per servire i cittadini e le imprese come "clienti" da gestire
con la massima attenzione. Il concetto di cliente non significa che le Amministrazioni
operano in un'ottica di profitto, ma pi semplicemente che il loro obiettivo diventa
quello di erogare servizi in linea con le esigenze di chi ne usufruisce e la soddisfazione
del ricettore del servizio strumento fondamentale di verifica della sua qualit. E'
opportuno sottolineare che tra i cittadini "clienti" debbono figurare a pieno titolo e con
pari opportunit i cittadini italiani all'estero, e per questo specifico obiettivo le
tecnologie svolgono un ruolo insostituibile.
Per realizzare concretamente questo concetto il Dipartimento ha sviluppato il seguente
modello di riferimento strategico dell'e-government.
Il modello composto da sei elementi chiave:
1. erogazione servizi - Un insieme di servizi che dovranno essere resi disponibili
attraverso modalit innovative e ad un livello di qualit elevato a utenti-clienti
(cittadini ed imprese). Per focalizzare gli sforzi di sviluppo, sono stati individuati
alcuni servizi prioritari dal punto di vista degli utenti-clienti, che saranno
considerati nelle iniziative di digitalizzazione. Questi servizi saranno forniti con un
unico punto di accesso anche se implicano l'intervento di pi Amministrazioni. Le
complessit interne alla Pubblica Amministrazione verranno cio mascherate
all'utente/cliente.
2. riconoscimento digitale - Modalit di riconoscimento dell'utente e di firma sicura
attraverso la Carta di Identit Elettronica, la Carta Nazionale dei Servizi e la firma
digitale
3. canali di accesso - Una pluralit di canali innovativi attraverso cui l'utente
accede ai servizi offerti: Internet, call centre, cellulare, reti di terzi, etc
4. enti eroganti - Un back office efficiente ed economicamente ottimizzato dei
diversi enti eroganti
5. interoperabilit e cooperazione - Standard di interfaccia tra le Amministrazioni
che consentano comunicazioni efficienti e trasparenza verso l'esterno
6. infrastruttura di comunicazione Una infrastruttura di comunicazione che
colleghi tutte le Amministrazioni.


Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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Per realizzare concretamente questo concetto il Dipartimento ha sviluppato il
seguente modello di riferimento strategico delleGovernment.





In aggiunta a queste componenti, le tecnologie oggi disponibili sono utilizzabili anche
per migliorare l'efficienza dei processi interni della Amministrazione pubblica (es.
acquisti di beni e servizi della PA) e per valorizzare le risorse umane interne,
aumentandone le competenze ed il know-how.

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione centrale, le iniziative prioritarie atte a
realizzare il modello di riferimento e a sfruttare pienamente i vantaggi derivanti dalle
nuove tecnologie, sono state tradotte nei 10 obiettivi di legislatura approvati il 13
febbraio del 2002 dal Comitato dei Ministri per la Societ dellInformazione.
Relativamente ai 10 obiettivi di Governo, i dati salienti della programmazione delle
Amministrazioni sono:
Cittadini Imprese
Riconoscimento
digitale
Carta Nazionale Servizi , Carta Identit Elettronica
Carta Nazionale Servizi , Carta Identit Elettronica
Canali daccesso
Web
(Portali
P.A.)
Nazionali
Locali
ASL
Call
center
Sportel lo
Unico
Cell ulare,
palmare
Reti terze
(portali
Generalisti,
Banche,
Poste, )
Infrastruttura di
comunicazione
Sistema pubblico di connettivit
Sistema pubblico di connettivit
Enti eroganti
Comuni Regioni PAC
Procedure integrate di interfacciamento
Uffici di back-office
Interoperabilit e
cooperazione
Applicativi di Notifica Eventi
Applicativi di Notifica Eventi
Erogazione servizi
Figura 6-6. Il modello di eGovernment della Pubblica
Amministrazione (Fonte: Ministero per lInnovazione e le Tecnologie)
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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servizi on line. Le Amministrazioni centrali assicurano la piena disponibilit dei
servizi di propria competenza (37 in totale) compresi tra gli 80 servizi prioritari
per cittadini ed imprese. Numerose Amministrazioni si pongono poi obiettivi di
disponibilit in rete di altri servizi.
Carta di Identit Elettronica Carta Nazionale dei Servizi: il Ministero
dellInterno ha fatto proprio lobiettivo indicato. Anche altre Amministrazioni
hanno programmato la deguamento dei propri sistemi per favorire laccesso
sicuro tramite CIE/CNS.
Firma digitale. La proposta delle Amministrazioni si sviluppa su tre principali
linee di intervento: diffusione della firma digitale allinterno delle Amministrazioni
stesse; intervento su applicazioni e servizi, per renderli accessibili in sicurezza
tramite la firma digitale; iniziative di stimolo allutilizzo della firma da parte di
gruppi specifici di utenti esterni.
e-Procurement. Il Ministero dellEconomia e Consip confermano lobiettivo
indicato e stanno gi attivamente operando per il completamento della
piattaforma e degli strumenti (market-place e gare on-line) e per lampliamento
della gamma dei beni e servizi disponibili.
Posta elettronica. Tutte le Amministrazioni si sono impegnate e lobiettivo
quindi concretamente raggiungibile. In diversi casi linvestimento previsto
comprende le necessit di completamento e potenziamento delle dotazioni
necessarie, in termini di posti di lavoro e reti locali.
Impegni e mandati di pagamento gestiti on-line. La diffusione delle soluzioni
approntate dalla Ragioneria Generale dello Stato prevista nellinsieme delle
Amministrazioni, portando alla piena automazione dei mandati. Laccelerazione
necessaria per la completa automazione delle procedure di impegno e
lintegrazione con le procedure di contabilit economica e finanziaria.
Alfabetizzazione certificata di tutti i dipendenti pubblici. La proposizione
delle Amministrazioni pressoch completa. Particolare rilevanza assume
lobiettivo del Ministero dellIstruzione, che prevede lalfabetizzazione di
400.000 docenti.
Formazione erogata via eLearning. Gli interventi per leLearning sono
evidenziati dalla grande maggioranza delle Amministrazioni: gli obiettivi sono
pertanto raggiungibili e in qualche caso superabili. Data linnovativit
delliniziativa particolarmente importante per questobiettivo una continua
azione di indirizzo e verifica.
Accesso on-line alliter delle pratiche. Tutte le Amministrazioni sono
impegnate nel raggiungimento dellobiettivo che vede in prospettiva un Pubblica
Amministrazione operare su documenti digitali, con protocollo informatizzato,
posta certificata e soprattutto trasparenza delliter burocratico verso lesterno.
Le importanti implicazioni organizzative e di semplificazione dei procedimenti
amministrativi richiedono una forte azione di coordinamento e indirizzo.
Qualit. Si tratta di un tema particolarmente ambizioso, anche da un punto di
vista culturale, sul quale particolarmente necessaria la prevista azione di
indirizzo da parte dei Dipartimenti dellinnovazione e delle tecnologie e della
funzione pubblica. Alle previste circolari opportuno che si affianchi un gruppo
di lavoro capace di dare supporto alle Amministrazioni, specie nella fase di
definizione dei programmi attuativi.
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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157
Quindi, come si evince, tutte le pi importanti aree della Pubblica Amministrazione
sono interessate a profonde strategie di cambiamento, con interventi che
modificheranno profondamente il ruolo, il rapporto con lutente e limmagine della
Pubblica Amministrazione.
Riportiamo, attraverso poche informazioni, gli elementi salienti dei piani specifici di
alcune Amministrazioni ministeriali collegate al presente lavoro:
per il Ministero dellAmbiente il principale obiettivo specifico un ulteriore
insieme di servizi on line, riguardante la disponibilit del patrimonio informativo
cartografico in tema di ambiente, territorio e assetto idrogeologico. Altri obiettivi
riguardano principalmente linformatizzazione di uffici ancora non automatizzati
(banca dati delle concessioni di derivazione dacqua, di elettrodotti e di opere
idrauliche, monitoraggio degli interventi di difesa del suolo). Inoltre in corso il
progetto volto allattuazione di un programma di diffusione delle informazioni
ambientali e territoriali georeferenziate. Il progetto ha la finalit di rendere
disponibile a cittadini, professionisti, imprese e Amministrazioni pubbliche il
patrimonio informativo cartografico in tema di ambiente, territorio e assetto
idrogeologico. Lintervento comprende lautomazione di processi di raccolta e la
diffusione di tali informazioni attraverso un portale sviluppato in coerenza con il
Portale Nazionale. Al progetto collegata uniniziativa di e-Learning, con la
previsione di formare e rendere fruibile, tramite Internet, ad una vasta platea di
operatori pubblici e privati, una libreria di corsi specialistici su temi e metodiche
rilevanti nello specifico settore, ad oggi particolarmente carente.
Per il Ministero dei Beni Culturali, la principale iniziativa riguarda la
digitalizzazione del patrimonio culturale. Questo progetto prevede
lacquisizione di dati inventariali per 44 milioni di beni, con dati di catalogazione
per 41 milioni di essi, nonch la digitalizzazione di 14 milioni di beni. I beni
inventariati, catalogati e digitalizzati, organizzati come beni artistici, librari e
archivistici, saranno resi disponibili attraverso un portale multilingue in grado di
interessare una platea mondiale di circa due miliardi di persone e aperti allo
sfruttamento multimediale e multilingue (musei virtuali, mediateche, visite
virtuali dei luoghi della cultura).
Quindi un servizio di automazione servizi gestionali dell'Amministrazione.
Il sistema si propone di informatizzare le procedure tecnico/organizzative
preposte al funzionamento della macchina amministrativa, attivando procedure
di contabilit economico-patrimoniale ed analitica, di controllo di gestione e di
gestione del personale.
A chiusura del presente paragrafo, riportiamo un box con le principali azioni
governative per la digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.









Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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158
Linee guida digitalizzazione P.A. Gli atti di indirizzo gi emanati

Le Linee guida del Governo per lo sviluppo della societ dell'informazione nella
legislatura, hanno fissato dieci obiettivi, da realizzare nel corso della legislatura, per
la digitalizzazione delle amministrazioni statali;
la direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie in data 21 dicembre 2001,
recante Linee guida in materia di digitalizzazione dell'amministrazione per
l'anno 2002;
la direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 16 gennaio 2002
concernente la sicurezza informatica e delle telecomunicazioni nelle pubbliche
amministrazioni;
la direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri del 30 maggio 2002 concernente
l'uso del dominio internet .gov.it e l'efficace interazione del portale nazionale
italia.gov.it, in particolare per quanto attiene le caratteristiche di accessibilit,
usabilit, efficacia, controllo dell'accesso, privacy e sicurezza;
la direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 9 dicembre 2002 sulla
trasparenza dell'azione amministrativa e la gestione elettronica dei flussi documentali,
che specifica le implicazioni operative per le amministrazioni, finalizzate al rispetto del
termine del 1 gennaio 2004 fissato dal decreto del Presidente della Repubblica n.
445/2000 per l'introduzione del protocollo informatico;
la direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie in data 20 dicembre 2002,
recante Linee guida in materia di digitalizzazione dell'amministrazione per l'anno
2003;
il decreto del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 14 ottobre 2003, che
approva le Linee guida per l'adozione del protocollo informatico e per il trattamento
informatico dei procedimenti amministrativi;
la direttiva del Ministro per l'innovazione e le tecnologie del 27 novembre 2003 per
l'impiego della posta elettronica, che fornisce indicazioni in merito alle azioni ed alle
scelte necessarie per un uso intensivo di tale mezzo nello scambio di documenti ed
informazioni tra le pubbliche amministrazioni.
(Fonte: Ministero per lInnovazione e le Tecnologie)








Figura 6-7. Rapporto spesa pubblica per
ICT e PIL
Figura 6-8. Percentuale di lavoratori con
alfabetizzazione ICT

Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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6.5 Conclusioni: dalla forma di governo tradizionale alle-governance
2
:
prospettive e dinamiche
Negli ultimi anni, soprattutto per limpatto delle nuove tecnologie, vi sono state
profonde trasformazioni e nuove aspettative sullazione del governare, con particolare
rilievo a problemi di efficienza dei servizi erogati e di partecipazione dei cittadini alla
vita democratica. Ma, come si assistito, le nuove tecnologie hanno impatti che vanno
ben al di l della problematica della sola efficienza. Esse hanno notevoli impatti tanto in
ambito sociale problematiche legate alla digital divide che problematiche legate alla
ridefinizione di nuovi assetti amministrativi nei rapporti tra le amministrazioni e gli attori
locali. Questo significa che lapplicazione delle nuove tecnologie non si limita ad un
fatto tecnico-operativo consistente nel mettere on-line informazioni o azioni tendenti a
migliorare la qualit dei servizi, ma essa costituisce un insieme di processi che
producono alterazioni degli equilibri nella politica, nella societ e nei processi
economici. Nel corso degli anni 90, in modo erroneo ed estremamente limitativo, si
puntato, soprattutto in ambito dellUnione Europea, alla ICT soprattutto in unottica
meramente economica: ovvero si ritenuto che lapplicazione delle nuove tecnologie
potesse ridurre i costi delle strutture amministrative statali e quindi permettere risparmi
per le casse dello Stato. Questa visione ha mostrato, con il tempo, la sua estrema
debolezza. Difatti se ci stato vero per alcuni settori, come ad esempio la riduzioni di
alcuni costi legati alle transizioni, in generale per le strutture amministrative statali o
locali, lapplicazione delle nuove tecnologie era un valore aggiunto a quanto gi
esistente. Questo significa che il servizio pubblico non pu non tenere conto delle
fasce deboli della popolazione, n pu prescindere da valori etici divenuti patrimonio
della cultura politica dei paesi europei. Tutto ci, a lungo andare, ha prodotto non una
diminuzione dei costi, bens una loro lievitazione.
Altre difficolt emerse in questi anni riguardano la tutela della privacy e la tutela dei dati
personali, messa fortemente in difficolt dalla ICT. Molte delle normali operazioni che
svolgiamo giornaliermente lasciano tracce elettroniche, le quali possono divenire un
bersaglio per chi intende sfruttarle per fini commerciali se non addirittura per illecite
azioni. Enormi banche dati, molte volte pubbliche, possono essere acquistate da

2
Vi sono differenze tra e-Governance ed e-Government. Silcock (2001), ad esempio, definisce le-
government come lazione operata dagli amministratori locali per favorire ed incrementare la creazione di
servizi sia per le imprese che per i cittadini. Alla stessa maniera Bekker (2002) definisce le-government
come la capacit di ridisegno dellazione politica indirizzandola verso un potenziamento delle relazioni tra
lamministrazione pubblica e i principali attori locali attraverso luso della ICT creando, in tal modo, nuovo
valore aggiunto e benefici per la comunit.
Altri autori, come Calvo, Ciotti, Roncaglia e Zela (2004) parlano, invece di e-government, in termini di
utilizzo delle tecnologie nel processo di gestione e amministrazione svolto da tutte le principali istituzioni
pubbliche (dagli organi di governo a quelli legislativi, dall'amministrazione centrale alle amministrazioni
locali).
Il concetto di governance, sviluppato soprattutto dalla letteratura economica, si sofferma sugli aspetti
relazionali, ovvero la capacit dellamministrazione locale a farsi promotrice di processi dialettici tra i
diversi attori socio-economici, in modo tale da promuovere una crescita tanto in campo economico che in
termini sociali (Mistri, 1999). Anche J essop (1997) ha fornito una definizione di governance nel senso di
azione complessa tendente a coordinare, attraverso un fitto legame di interconnessioni, lazione di vari
soggetti, sia essi pubblici che privati, autonomi nella loro gestione.
A conclusione del paragrafo possiamo quindi dire, in generale, che se le-government pu intendersi nel
senso di gestione informatica e telematica delle procedure e dei servizi della pubblica amministrazione, le-
governance la si pu definire come la capacit delle amministrazioni locali ad unazione di potenziamento
della ICT, da attuare attraverso uno scambio dialettico con tutti gli attori locali, al fine di raggiungere
obiettivi programmatici di politiche urbane (Van der Meer, A. e W. van Winden, 2003; W. van Winden,
2003). E da sottolineare come la ICT non fine a se stessa ma strumento per il raggiungimento degli
obiettivi programmatici.
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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160
privati, le quali possono poi gestirle in un qualsivoglia modo. Un esempio in tal senso
riguarda i listati elettronici della popolazione votante. Questi possono essere acquistati
per poche migliaia di euro presso un qualsiasi Comune x, per poi essere usati per fini
commerciali.
Nel corso del 2003 la Commissione Europea ha finanziato una ricerca
3
tesa a capire
alcuni punti salienti nellattuazione della ICT in ambito UE; i punti emersi hanno
mostrato:
un significativo progresso, sebbene in fase di rallentamento, della disponibilit
di servizi di e-Government in Europa.
che le applicazioni rivolte alle imprese sono pi rapidamente disponibili ed
evolute rispetto ai servizi orientati ai cittadini, e questo divario in aumento.
che maggiori progressi sono in corso per i servizi coordinati centralmente (ad
es. a livello nazionale) come il fisco, la ricerca di lavoro, lIVA, le dogane,
eccetera, e nei casi in cui le procedure di back-office possono essere
prontamente semplificate e rese pi efficienti.
che c un disallineamento tra lerogazione di molti servizi di e-Government e la
loro richiesta, per esempio i servizi di eTax (fisco telematico) hanno una delle
maggiori disponibilit, ma anche una delle minori preferenze da parte degli
utenti (v. Figura 6-9).

Figura 6-9. La figura mostra il diverso grado di preferenza di alcuni servizi ondine. Si noti
il forte calo per servizi ove richiesto fornire dati personali. (Fonte: Sibis,
http://www.sibis-eu.org)



In generale, luso di servizi di e-Government inferiore rispetto alla possibilit di
erogazione, e in alcuni casi in modo preoccupante. Questo pu riflettere le questioni
del digital divide (divario digitale), dei problemi di accessibilit, di mancanza di fiducia

3
Per maggiori dettagli si visiti il sito: http://www.cgey.com/news/2003/0206egov.shtml
Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
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161
nella sicurezza e nella privacy, ma probabilmente una mancanza di consapevolezza.
Quando si considera luso di servizi on-line di e-Government, anche importante
comprendere che tali servizi non possono essere visti come separati dai canali gi
esistenti di erogazione non on-line, cio:
i canali pi tradizionali basati sul contatto personale, che spesso necessitano di
essere mantenuti o rafforzati per garantire o incrementare la qualit del servizio
(o perch il servizio non pu essere effettuato on-line, o perch in tal caso se
ne diminuirebbe la qualit);
i canali basati sul cartaceo, che spesso necessitano di essere sostituiti dai
servizi on-line.
Il tema delle mutevoli relazioni tra servizi on-line e off-line estremamente importante,
perch i primi possono integrare questi ultimi, o anche perch altri servizi o processi
elettronici possono supportare direttamente i servizi off-line. Un esempio pu essere
quello della tutela della salute pubblica per mezzo di supporti informatici, i quali
permettono vantaggi in termini di costi, di efficienza e di valenza sociale del servizio.
Come si accennato nel capitolo precedente, guardando la ICT sotto un aspetto della
domanda (richieste dei cittadini) e dellofferta (in termini sia di servizi che di business),
le-government dovrebbe tendere soprattutto nella creazione di valori aggiuntivi a
servizi esistenti. Quindi unazione di governo che sia guidata dai bisogni dei cittadini e
della societ civile. In tal senso la figura 6-10 mostra un tentativo di definizione di
possibili componenti per unazione di governo sostenibile.

Come si nota in figura, la struttura organizzata in due componenti: quella scaturita
dalla domanda e quella scaturita dallofferta. Dal lato della domanda si vede che
lazione della ICT dovrebbe essere di supporto ai mezzi tradizionali, potenziandoli e
rendendoli pi efficienti. Risulta importante unazione che non annulli il contatto
interpersonale ma che ne esalti la qualit rendendolo pi rispondente ai bisogni del
cittadino.
Dal lato dellofferta, invece, vi un forte tentativo di ristrutturare lazione del governo in
una direzione di tipo aziendale, quindi una struttura snella, efficiente e che tenda alla
riduzione dei costi (azione conosciuta come Business Process Reengineering,
BPR). Se questa azione ha consensi in U.S.A., in Europa la cultura del welfare fa s
che vi siano molti oppositori ad una tale linea politica. Generalmente, nei paesi europei
si ritiene che lazione di governo debba distinguersi dalle modalit proprie del mondo
imprenditoriale, soprattutto perch le amministrazioni pubbliche non devono
necessariamente pensare a produrre profitto e che i consumatori non sono solo clienti,
ma anche cittadini e contribuenti. In tale ottica un approccio del tipo GPR
(Government Process Reengineering) pu risultare pi adatto in quanto se da un
lato tende ad una maggiore efficienza, quindi in un ottica di tipo privatistico, dallaltro
mantiene ben vivi alcune componenti base del welfare state, quali la collaborazione tra
pubblico, privato e settori non-profit (MIllard J ., 2003;)

Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
162

Figura 6-10. In unazione di e-government sostenibile necessaria una offerta di servizi
che, attraverso la ICT, crei un valore aggiunto, in termini di qualit ed efficacia, nonch
un ridisegno dellarchitettura amministrativa in modo tale da adeguare le sue componenti
ai nuovi obiettivi politici.
Tabella 6-2. La tabella rappresenta i possibili punti di vantaggio e svantaggio che le
nuove tecnologie possono indurre
(POTENZIALI) VANTAGGI (POTENZIALI) RISCHI
creazione di nuove professioni e nuovi
mercati;
diminuzione della pressione
sull'ambiente;
collegamento delle regioni periferiche
alle aree centrali di un territorio;
sburocratizzazione della pubblica
amministrazione;
comunicazione pi efficace tra pubblica
amministrazione, cittadini e imprese;
incremento della gamma e della qualit
dei servizi.
possibilit di inclusione socio-economica
di categorie emarginate (es. anziani)
maggiori possibilit culturali per tutti i
cittadini


mancato sfruttamento delle nuove
possibilit elettroniche da parte degli
utenti;
mancato adeguamento del mondo
imprenditoriale e lavorativo alle
innovazioni tecnologiche e
organizzative che ne conseguono;
perdita di posti di lavoro, magari a
vantaggio di paesi terzi, nei quali i costi
e la stessa protezione dei dati sono
minori;
non uniformit di accesso alle
informazioni da parte di tutti i cittadini;
le nuove conoscenze diventano uno
strumento di abuso di potere.
nuove tipologie di inquinamento
strutture pi complesse e labili



Capitolo 6. I processi ideologici e politici nellera della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
163

Trasparenza e partecipazione, le conseguenze dell'e-government (Fonte: Mediamente,
Rai, http://www.mediamente.rai.it/)

Knut Rexed, direttore generale dell'agenzia per la pubblica amministrazione della Svezia,
racconta l'esperienza svedese, un esempio felice di implementazione dell'e-government

Qual il futuro della Svezia nel campo dell'e-government?
Ormai siamo online con tutti gli enti governativi e i ministeri. Il prossimo passo da fare fornire
dei servizi personalizzati. Ancora non abbiamo risolto il problema delle firme personali, ma
credo che entro pochi anni la maggior parte delle nostre amministrazioni online consentiranno
di firmare.

Ma quali sono i fattori del successo dell'iniziativa in Svezia?
Penso che ce ne siano principalmente tre. Il primo che abbiamo una distribuzione dei redditi e
dell'istruzione estremamente livellata e quindi ci sono molte persone capaci di usare le nuove
tecnologie. Il secondo che negli ultimi vent'anni abbiamo modernizzato alla base i servizi
pubblici, quindi siamo pronti ad accogliere le nuove tecnologie. Il terzo che c' un clima di
affari favorevole: solo negli ultimi anni c' stato un forte aumento delle aziende nei vari campi
delle consulenze IT e dei servizi in Rete.

Ma in che cosa consiste un vero e-government?
Non lo so, lo stiamo ancora costruendo. Ma posso immaginare quattro fasi nella sua
realizzazione. La prima la ristrutturazione di tutti i nostri procedimenti amministrativi. Non
possono rimanere com'erano. In seconda battuta, bisogner riorganizzare il nostro settore
pubblico. Non sembrer pi lo stesso quando avremo finito. Accorperemo gli enti e li
cambieremo. La terza che dovremo concepire dei nuovi rapporti con i nostri cittadini. Stiamo
cercando di coinvolgere i cittadini nell'esecuzione e nella progettazione delle politiche comuni.
La quarta l'aumento della trasparenza. La gente accede con un click a tutte le informazioni del
mondo, e non accetter di non poterle avere altrettanto facilmente dal settore pubblico.
abbastanza evidente che l'aumentata trasparenza, dando al cittadino l'accesso ai documenti
delle autorit, ha un enorme potenziale nella creazione di un'amministrazione migliore.





Come si vede i temi delle-governace e della e-democracy, hanno non solo una natura
tecnica, ma soprattutto investono settori fondamentali della vita democratica ed i
principi etici della nostra societ. E pertanto necessario impegnarsi affinch il processo
di digitalizzazione della struttura economico-sociale, venga gestito non solo dalle
leggi di mercato ma da unazione politica forte ed incisiva capace di produrre tanto
unazione di tipo normativo che azioni capaci di delineare una nuova etica di valori che
sia in grado di tutelare il cittadino, di moltiplicare le su possibilit di partecipazione
politica e di difesa dellinteresse della collettivit.


CAPITOLO 7
Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT



























Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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165















































Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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166
7.1 Introduzione
Abbiamo gi evidenziato in precedenza come gli eccezionali progressi compiuti nel
campo della ICT negli ultimi anni siano stati accompagnati da una rapida
trasformazione sia della struttura economica che sociale. Si molto discusso ed
ancora si dovr discutere sul ruolo che le nuove tecnologie svolgono nei processi di
trasformazione: sono elementi neutri di tali processi o sono artefici dei cambiamenti?
Comunque si voglia rispondere a questa e ad altre legittime domande appare chiaro
che, almeno da un punto di vista potenziale, i vantaggi derivanti dalluso delle nuove
tecnologie siano molteplici e considerevoli, soprattutto se indirizzati verso lattuazione
di politiche rivolte alla sostenibilit, ovvero progetti basati sul rispetto degli ecosistemi,
la partecipazione dei cittadini, una equit in termini socio-economici e la capacit di
assicurare un futuro alle prossime generazioni. La valorizzazione delle potenzialit
delle ICT pu dare un considerevole contributo al raggiungimento di ciascuno di questi
obbiettivi, sia direttamente (moltiplicando, ad esempio, la disponibilit delle
informazioni sanitarie, dando opportunit e voce alle categorie disagiate, ampliando
l'accesso all'istruzione e alla formazione), sia indirettamente (ad esempio creando
nuove opportunit economiche che facciano uscire dallemarginazione molti soggetti, le
comunit e le nazioni). In molti settori, soluzioni ICT ideate, adattate e applicate in
modo appropriato hanno potenziato gli sforzi compiuti a livello locale per migliorare la
qualit dei beni e dei servizi forniti dal settore pubblico e privato grazie all'automazione,
allo snellimento, alla razionalizzazione e al monitoraggio dei compiti ripetitivi, nonch
alla rintracciabilit e al follow-up delle prestazioni fornite. Inoltre, tali tecnologie se
correttamente applicate possono non solo ridurre alcuni costi e sprechi ma anche
favorire la trasparenza delle attivit amministrative.
Nella misura in cui le ICT hanno facilitato, fra l'altro, l'eliminazione delle barriere spazio-
temporali, consentendo a comunit e villaggi remoti di connettersi direttamente (cio
con un numero minore di intermediari) all'economia globale, esse hanno contribuito ad
una nuova divisione del lavoro, potenzialmente pi profonda ed estesa. Nuove nicchie
di mercato hanno visto la luce grazie alla ridefinizione delle strutture esistenti e alla
comparsa di nuovi vantaggi e opportunit.
Le ICT non devono essere considerate solo un ennesimo settore di sviluppo
economico; esse, per loro natura, sono strumenti che si adattano a differenti ambiti,
avendo, in tal modo, delle potenzialit che ci permettono di parlare di rivoluzione.
Strumenti, quindi, che possono fornire nuove capacit in grado di rispondere ai bisogni
fondamentali dei popoli per migliorare la qualit della vita attraverso modalit
completamente differenti da quelle espresse dalla societ industriale e fordista. Lo
sforzo che viene richiesto uno sforzo etico-politico, cio formulare un approccio allo
sviluppo dei popoli che non risponda alle tradizionali logiche fin qui seguite. Occorrono,
quindi, nuovi contributi intellettuali e nuovi atteggiamenti da parte di tutti. Questo nuovo
modo di pensare deve tenere conto di molteplici esigenze, in particolare:
adottare un approccio olistico, con il coinvolgimento di una pluralit di
stakeholder;
valorizzare associazioni e partnership nei processi economici;
attuare strategie nazionali nel campo delle ICT per favorire un approccio
bottom-up, ovvero forme di democrazia sempre pi partecipativa;
sfruttare le nuove tecnologie con progetti di sviluppo complessivi, dove deve
risultare chiaro il ruolo del settore pubblico e quello dei privati;
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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167
inventare nuove forme di aiuto allo sviluppo che smorzino gli effetti devianti
dovuti allinnesto delle nuove tecnologie nei processi economici (digital divide,
ad esempio).
Come si vede, affinch si possa parlare di uno scenario nella direzione della
sostenibilit, necessaria una politica che sappia coordinare in modo sinergico tutte le
energie positive che la societ pu esprimere. La figura sotto mostra due possibili
scenari di impatto sullambiente che la nostra societ esercita. Si noti che secondo gli
attuali standard di crescita attorno al 2050 si raggiunger il picco massimo di
insostenibilit dellattuale sistema. Questo stato di cose richiederebbe un pianeta terra
2,5 volte pi grande; inoltre si nota come dopo questo massimo si ipotizza un declino
con conseguenze non calcolabili, tanto sulleconomia che da un punto di vista politico e
sociale. Una alternativa rappresentata dallutilizzo della ICT, attraverso la quale si
avrebbe un impatto minore e quindi maggiori possibilit per una crescita pi
sostenibile.


Figura 7-1. Limpatto umano sulla terra secondo due scenari: con gli attuali standard e
con un uso sostenibile della ICT (Fonte: Pamlin D., Technology and our future , WWF,
2003)
Quando si opera una valutazione di scenario, si cerca di comprendere le possibili linee
di sviluppo di una determinata questione. Nel nostro caso vengono ipotizzati scenari
dove le variabili sono tante e non facilmente misurabili. E per indubbio che uno
scenario futuro non pu non tenere conto della forza della ICT, la quale pu
trasformarsi in opportunit per un futuro pi sostenibile. In tale ottica si rende
necessario, per la complessit della materia, un approccio nuovo non pi strutturato sui
tradizionali schemi culturali ma su approcci complessi che valutino la ricaduta delluso
della ICT tanto sugli aspetti puramente applicativi, tanto sugli aspetti economici e
politico-sociali. In tal senso, ad esempio, limpatto della ICT nel commercio, non deve
solo analizzare lapplicazione operativa relativa alluso dei computers per fare acquisti,
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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168
ma deve essere in grado di decifrare quelle trasformazioni strutturali che si
accompagneranno ad un tale sviluppo, e quindi nuovi modelli di consumo, di
produzione e trasporto delle merci, infrastrutture, etc.
Tabella 7-1. I percorsi dello sviluppo sostenibile e della Information society (Fonte:
European Information Technology Observatory, 2002)



Tutto questo implica anche nuovi assetti sociali a cui la collettivit dovr adattarsi e una
forza da parte delle istituzioni pubbliche, soprattutto in termini di comprensione dei
fenomeni, rapidit di intervento e snellezza burocratica, al fine di influire e smorzare
soprattutto quelli che sono gli effetti negativi di tali trasformazioni. E ci non solo in
termini di interventi normativi, ma anche nella capacit di definire politiche coordinate di
interventi che attuino azioni verso la sostenibilit. Ed proprio al fine di attuare una
politica della sostenibilit che si rende necessario la ricerca di framework dinamici di
sostenibilit, ovvero modelli dove tutti gli attori sociali possano partecipare alla
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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169
realizzazione non solo dellobiettivo politico, ma anche allattuazione delle necessarie
variazioni da apportare, nel tempo, al modello che si vuole attuare. Solo in tal modo si
potranno strutturare modelli di sviluppo sostenibile dove lapplicazione della ICT sar
un supporto e non una parte del problema.


Figura 7-3. Come mostra la figura sopra, il ruolo della ICT pu comportare possibili
nuove forme di esclusone se non si posseggono le necessarie conoscenze.

7.2 La ricerca di un possibile framework per un uso sostenibile della ICT
Come abbiamo gi detto, attuare politiche dove la ICT sia da supporto per uno sviluppo
sostenibile implica un approccio programmatico a largo spettro, dove il ruolo politico
deve necessariamente assumere la guida del timone al fine di ridurre o correggere i
possibili effetti negativi sulle varie componenti della societ. Sulla base di quanto
esposto in precedenza, tentiamo di delineare un possibile framework operativo, tale da
permettere un uso sostenibile sia degli strumenti di ICT sia delle politiche che lo
devono rappresentare. In tal senso individueremo un primo elemento rappresentato
dalla componente etico-politica. Come rappresentato pi volte in questo lavoro, la
componente politica lelemento essenziale e perno attorno al quale sar possibile
delineare un progetto volto alla definizione di nuovi valori etico-politici da attribuire
tanto alla struttura economica che alla democrazia.
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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170


Figura 7-2. Vi sono degli elementi chiave per definire un possibile percorso sostenibile
dellICT. Senza una strategia che tenga conto di tali elementi sar molto difficile
strutturare un percorso verso la sostenibilit.



Quindi sulla base dei valori etico-politici espressi sopra, potremo individuare dei
principi guida per un uso sostenibile della ICT, in modo tale da guidarne, per
quanto possibile, gli effetti tanto sul contesto sociale che su quello economico,
ricordando che questa componente , per sua natura intrinseca, altamente dinamica e
reticolare, mentre la struttura politica , molte volte, lenta e distante dalla realt.
Infine, vanno individuate delle aree strategiche dove luso della ICT pu fornire quel
valore aggiunto capace di fornire un valido supporto ad una politica di sviluppo
sostenibile.

Cominciamo con lanalizzare il primo punto, ovvero i prerequisiti che nellinterazione
della ICT con la democrazia e leconomia possano fornire un valore aggiunto in
termini etico-politici.
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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171
7.2.1 Democrazia
Come abbiamo gi detto se facile immaginare gli impatti operativi della ICT su alcuni
settori della vita , allo stesso tempo, difficile cercare di individuare le possibili
ripercussioni a lungo termine. E necessario capire che ci che il nostro mondo sta
vivendo non solo una rivoluzione tecnologica, ma soprattutto una rivoluzione in
senso culturale. In tal senso riveste particolare importanza il ruolo che lo stato
democratico deve svolgere al fine di delineare ed imprimere direzioni sostenibili di
sviluppo. Questo della questione del senso della democrazia, delle sue trasformazioni
senza dubbio il nodo cardine di una intelligente politica di sviluppo. Abbiamo, nel
precedente capitolo, delineato un quadro politico-ideologico del senso della
democrazia nella contemporaneit. Ora punteremo lattenzione su quelle che possono
essere le possibili implicazioni e sfide, soprattutto a lungo termine, per la struttura dello
stato democratico. In particolare voglio spendere alcune considerazioni su tre aspetti: il
primo riguardante il legame tra struttura economica e quella tecnologica; il secondo
afferente il ruolo dellinformazione e della conoscenza; ed infine lambiente
culturale.
Come si visto in precedenza la sfida in termini tecnologici riguarda essenzialmente la
capacit di accesso agli strumenti tecnologici, e ci sia in termini di infrastruttura che di
conoscenza. Questo aspetto presenta ancora situazioni complesse, effetto di
lacerazioni economiche, e ci sia nei paesi del nord industrializzato che nei paesi
poveri. Partecipare alla crescita della ICT implica anche la possibilit di avere laccesso
alla ICT; ed oggi ci non possibile per la stragrande maggioranza della popolazione
mondiale. Questo aspetto, legato allo sviluppo di politiche e-Government di molti paesi,
sta dando origine a nuovi fenomeni di esclusione, soprattutto per ci che concerne la
partecipazione a nuove tipologie di rapporto tra stato e cittadini, nuove possibilit per
questi ultimi di accedere ad informazioni prima impossibili da ricevere. Il rapido
sviluppo della ICT, ma anche di altre differenti innovazioni come, ad esempio le
biotecnologie, richiedono una risposta democratica rapida ed efficace. Un mondo dove
vige la regola della legge del solo mercato e del profitto non riesce a generare una
politica di valide scelte strategiche se non attraverso il ruolo attivo delle strutture
democratiche, anche attraverso lintervento pubblico, soprattutto in quei settori dove la
ricaduta pu essere pi in termini di crescita sociale che dei profitti. E necessario,
quindi, che i governi democratici sappiano fornire linee politiche di sviluppo delle
tecnologie soprattutto in funzione delle necessit dei cittadini e per una politica pi
chiara e trasparente.
Il secondo punto che si vuole toccare riguarda il ruolo dellinformazione e della
conoscenza
1
. Innanzitutto bene delineare il senso delle due componenti, ovvero
informazione e conoscenza, sebbene in apparenza siano simili, hanno diversi elementi
che li differenziano, in particolare:
la conoscenza implica un soggetto che detentore di un qualcosa; viceversa
linformazione , in genere, trattata in modo neutro e pi o meno
autosufficiente;
la conoscenza pi difficile da trattare, da gestire e da trasmettere;
la conoscenza, per poter essere appresa, richiede tempi differenti
dallinformazione.

1
Per maggiori dettagli si legga Competenze e pedagogie di ICT: favorire loccupabilit delle
fasce deboli, a cura di COFIMP, 2003.
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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172
Si pu, in sintesi, dire che quando parliamo di conoscenza ci si riferisce alle persone e
alle loro capacit di assimilazione, di interazione con gli altri e di uno specifico e
caratteristico background culturale. Viceversa, linformazione deve essere ritenuta
sostanzialmente indifferente al contenuto ed indipendente da elementi contestuali e di
soggettivit
2
.
Laffermazione della ICT ha profondamente stravolto il modo in cui queste due
componenti vengono trattate, usate e diffuse. Questa caratteristica della ICT di
permettere a chiunque, almeno da un punto di vista teorico, di diffondere, attraverso la
rete ed indipendentemente dalla distanza e dal luogo, qualunque tipologia di
informazione ha comportato una profonda trasformazione in termini di tempi di
reazione a determinati eventi. Ci che in passato richiedeva mesi oggi avviene in ore o
addirittura secondi (si pensi, ad esempio, alla rapida reazione dei mercati finanziari a
crisi politiche od eventi catastrofici, con un immediato effetto domino). Queste capacit
di reazione rapida, unita ad una sorta di adimensionalit temporale e geografica ha
come conseguenza lattuazione di reazioni molto spesso istintive del sistema, ovvero
reazioni, sia in termini sociali che politico-economico, dove prevale lattuazione di
modelli generati dallo stesso sistema e non dettati da un soppesato processo di
comunicazione democratica.
In termini di conoscenza le potenzialit della ICT possono fornire un valido supporto
soprattutto in operazioni di apprendimento o di e-lerning. Le capacit fornite dalla ICT
di attuare modelli organizzativi nuovi, dove si pu tranquillamente uscire fuori dai
tradizionali parametri sin qui usati, ma anche questa continua necessit, da parte di
tutti, di essere continuamente allinterno di un processo di formazione induce profondi
rivolgimenti in termini di organizzazione sociale. Lapprendimento diventa un elemento
essenziale della vita, un processo che, anzi, dura unintera vita lifelong learning.
Con riguardo a questo ultimo punto, oggi sono emergenti, da un punto di vista
pedagogico, due elementi nuovi che delineano la societ cognitiva:
passaggio verso un approccio costruttivista dellapprendimento;
passaggio dalle conoscenze alle competenze.
Nella concezione dellapprendimento vi un passaggio cruciale che sposta dalla
centralit del docente a quella del discente, ovvero dal paradigma dellinsegnamento a
quello dellapprendimento. Secondo Bruner
3
la conoscenza un fare il significato,
vale a dire unoperazione di interpretazione creativa che lo stesso soggetto attiva ogni
volta che vuole comprendere la realt che lo circonda.
In conclusione, possiamo auspicare che luso della ICT e del suo aiuto nel diffondere
informazioni non sia pi solamente focalizzato su quelle che sono le necessit
materiali, ma che sappia svilupparsi una informazione che possa permettere alla
societ civile il soddisfacimento non solo della materialit ma anche che permetta la
costruzione dei diritti di tutti.
Il terzo ed ultimo punto, ovvero laspetto culturale, richiederebbe sicuramente ampio
spazio abbracciando problematiche che riguardano la struttura della societ nel suo
complesso. Da un punto di vista generale, quindi, quando parliamo di societ possiamo

2
Per maggiori dettagli si veda: Shannon C.E., Weaver W., The mathematical theory of
communication, University of Illinois Press, Urbana IL, 1964; Competenze e pedagogie di ICT:
favorire loccupabilit delle fasce deboli, a cura di COFIMP, 2003
3
Bruner J ., La ricerca del significato. Per una psicologia culturale, Bollati Boringhieri, Torino, 1992
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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173
riferirci, in particolare, al modo in cui questa si rapporta con lambiente. In tal senso,
uno degli aspetti importanti che sar necessario affrontare riguarda la ricaduta, tanto in
termini politici che socio-economici, della globalizzazione. Questo fenomeno a messo,
e mette, a dura prova gli assetti politico-istituzionali attuali, i quali sono derivati dalla
cultura industriale e per questo caratterizzati dagli stati nazionali e da economie
prevalentemente basate su una scala nazionale o regionale. Oggi le moderne
multinazionali hanno strutture, capitali ed influenza politica che travalica i confini dei
singoli stati. Molte di queste multinazionali hanno la forza per influenzare le politiche
non solo dei pesi poveri, ma delle stesse nazioni occidentali. Allo stesso modo, oggi
moltissimi individui che lavorano per tali strutture hanno finito con lacquisire una sorta
di cultura transnazionale, ovvero una cultura non pi legata alla propria nazione ma
una cultura legata a quelli che sono gli obiettivi strategici della compagnia per cui si
lavora e, come si sa, il pi delle volte questi obiettivi sono rappresentati
essenzialmente dal profitto. Lo stesso dicasi quando parliamo dellaffermazione,
soprattutto negli ultimi anni, di nuovi gruppi, i quali sfruttando la ICT ed internet in
particolare, hanno eroso, anche in modo involontario, molti aspetti della costruzione
istituzionale e democratica senza, peraltro, riuscire a fornire valide alternative a ci che
si andava smantellando. Il discorso culturale, come ho detto sopra, complesso e
deve essere letto con un approccio multiplo. In tal senso invito il lettore a rilegge,
magari attraverso una diversa prospettiva, quanto ho scritto nel primo capitolo dove,
seppure in modo conciso, si cercato di delineare un quadro del mondo
contemporaneo soprattutto in senso di approccio filosofico generale.
7.2.2 Economia
Abbiamo pi volte detto che con gli attuali ritmi di crescita economica sono insostenibili
per il nostro pianeta, avendo gi superato ampiamente la capacit dello stesso. La
domanda che ci si deve porre in che modo la ICT potr supportare una crescita verso
la sostenibilit, partendo dal fatto che oggi le economie delle nazioni e delle varie aree
continentali sono strettamente legate ed incorporate nella struttura economico-
finanziaria generale. In tale ottica possiamo individuare due punti per una crescita
sostenibile attraverso un ruolo attivo della ICT:
maggiore equilibrio tra cambi marginali e cambi strutturali nei processi
economici;
un ruolo flessibile per la ICT, nel senso di adattarla alle specificit delle
situazioni e, quindi, permettere di fornire contributi positivi in funzione delle vere
necessit nelle differenti regioni del globo.
In riferimento al primo punto, ognuno ha sotto gli occhi le potenzialit della ICT tanto
nei processi industriali, dove si assiste ad un forte processo di smaterializzazione,
tanto nei processi di condivisione e di maggiore efficienza nellanalisi di problematiche
e soluzione delle stesse. Ma ci non abbastanza per produrre uno sviluppo
sostenibile. Si rende, cio, necessario un processo di miglioramento e di maggiore
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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174
equilibrio tra quelli che sono i cambi strutturali e i cambi marginali della struttura
economico-produttiva. Questi processi devono investire tanto i paesi industrializzati
che quelli in via di sviluppo, seppure con processi differenti e ci al fine di non
riprodurre nel sud del mondo gli stesi problemi che il nord industrializzato sta cercando
di affrontare da anni. In tal senso il nord industrializzato ha il dovere etico di ridefinire il
modello economico e di spostarlo dalla pura materialit alla equit, attraverso la
definizione di indicatori di sostenibilit che possano fornire una guida ed un
monitoraggio del processo di cambiamento. Inoltre, sempre i paesi pi ricchi, devono
divenire promotori di modelli di sviluppo nuovi per i paesi del sud del mondo. In
conclusione possiamo dire che usare la ICT solo per imprimere una accelerazione agli
attuali modelli di sviluppo solo pura follia perch se nel breve potremo godere dei
benefici, in una politica di lungo termine questi benefici saranno una marginalit priva
di valore, in quanto immersa in un modello assolutamente insostenibile.
7.2.3 Principi per un uso sostenibile della ICT
Abbiamo gi detto che una societ come quella dei paesi industrializzati una struttura
estremamente complessa e di non facile analisi. E, in tal senso, appare non facile
definire un programma che punti alla definizione di una crescita sostenibile. Abbiamo
anche detto che un tale programma di crescita sostenibile viene inteso in senso
dinamico, ovvero una struttura pronta a plasmare le sue parti secondo nuovi indirizzi
forniti dai cittadini. Nel seguito si definiranno alcuni possibili principi generali per un uso
sostenibile della ICT:
1. attribuire maggiore attenzione sui servizi con valore (sociale) aggiunto pi
che sui prodotti. Ci implica lattenzione su due questioni: la prima riguarda la
ridefinizione dellattuale modello di crescita, il quale avendo superato
ampiamente la soglia del soddisfacimento delle necessit essenziali, almeno
per i paesi ricchi, ha aperto la strada verso il superfluo, con conseguenti
ricadute negative sia in termini sociali che di squilibri dellecosistema terra. La
seconda questione attiene la ricerca di un maggiore equilibrio tra il nord del
mondo, che necessita di migliori servizi, ed il sud, il quale primariamente ha
bisogni materiali in termini di sopravvivenza;
2. riduzione degli effetti di feedback, ovvero allorquando si introduce una nuova
tecnologia in un sistema in evoluzione possono verificarsi ripercussioni
inaspettate su altre parti dello stesso sistema. Abbiamo visto che la ICT , per
sua natura, una tecnologia del tipo a network il che implica che leffetto di
possibili ripercussioni su parti del sistema pu essere significativo. Possiamo
distinguere due tipologie di ripercussioni: una diretta, cio dovuta a
conseguenze direttamente legate alluso di nuovi prodotti ad alta tecnologia;
un'altra indiretta, ovvero dovuta agli effetti dellutilizzo della ICT. Ma una
ulteriore e pi seria ripercussione potrebbe aversi a livello sistemico, cio un
effetto di ripercussione su tutto il sistema. Questo tipo di ripercussione
possibile qualora si continui a modellare la crescita della ICT secondo lattuali
modello economico assolutamente non sostenibile. Un esempio di possibile
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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ripercussione potrebbe riguardare il settore dei trasporti, dove per effetto
dellaumento delle merci, si genererebbe un effetto a catena con successive
ripercussioni sui consumi di carburanti, sulluso del suolo, sullinquinamento,
etc. E quindi indispensabile variare lattuale modello di crescita della nostra
economia, basato sugli investimenti in ragione del solo profitto ed entro brevi
tempi. E necessario, invece, una forza positiva ed indirizzata verso obiettivi di
sostenibilit del sistema.
3. rafforzamento del sistema nei suoi tratti salienti. Abbiamo detto che
modellare lo sviluppo della ICT secondo gli attuali modelli di crescita pu
indurre effetti non sempre positivi. Inoltre il pi delle volte le ragioni che sono
dietro lutilizzo della ICT sono essenzialmente legate a fattori di efficienza
produttiva, soprattutto in termini di costi e tempo, e fattori di profitto, come ad
esempio la new economy. Ma solo queste considerazioni inducono un
sostanziale indebolimento del sistema delle ICT. Rafforzare tale sistema
richiede, essenzialmente, il tenere sempre in conto, sia nei riguardi del sistema
ICT che dei suoi prodotti, non solo di una prospettiva a lungo termine, ma
anche di possibili errori, tanto umani che tecnologici, che di possibili
meccanismi di feedback sul sistema e che inducono eventi inaspettati anche
su grosse porzioni dello stesso.
4. multidimensionalit temporale; abbiamo visto come leconomia e i mercati
finanziari degli ultimi anni hanno subito profonde trasformazioni, e ci
soprattutto per effetto dellintroduzione della ICT. Sempre pi spesso accade
che le azioni della nostra societ sono fortemente influenzate dalla componente
economico-finanziaria. In particolare la struttura industriale e quella dei servizi
immettono nuovi prodotti o servizi sul mercato soprattutto in funzione di analisi
economiche a breve periodo. Questo, come gi accennato nel primo capitolo,
induce sul sistema ambientale in cui viviamo un costo, soprattutto in termini di
condizioni di vita, che si ripercuoter nel futuro. Ecco allora la necessit di
operare in termini temporali non solo a breve termini, in modo da valutare effetti
immediati, ma anche delle valutazioni su periodi a lungo termini in modo da
valutare possibili effetti sulla societ. Quindi potrebbe introdursi una sorta ei
ecobilancio per tutti i nuovi prodotti, in modo tale da valutarne il ciclo di vita.
7.2.4 Aree strategiche
Attraverso lanalisi fatta sulla scorta di quanto scritto fino ad ora, possibile individuare
alcune aree strategiche che pi delle altre possono fornire un contributo allo sviluppo
sostenibile. Innanzitutto i prodotti della ICT. Oggi gi sotto gli occhi di tutti i problemi
causati dalla dismissione degli apparecchi tecnologici, i quali se non inseriti allinterno
di meccanismi di recupero e riciclaggio possono dare vita a nuove e pericolose fonti di
inquinamento. Un'altra area strategica rappresentata dal settore mobilit, quindi le
movimentazioni di cittadini e merci. E questo sicuramente uno dei settori dove forte
la pressione sullambiente, soprattutto per i trasporti, privati o commerciali, su ruota.
Ma anche vero che in questo settore il contributo della ICT pu essere significativo
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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176
se accompagnato da una intelligente politica di programmazione a differenti livelli. Ci
implica una politica che incrementi non solo gli scambi di conoscenza e di servizi pi
che di merci, ma anche la necessit di una politica sulla qualit dei trasporti, tanto in
termini di efficienza che di impatto sullambiente.
E altres importante laspetto culturale. In tal senso bene ricordare che gi oggi, a
pochi anni dallintroduzione della ICT, parliamo di digital divide o digital bridge, non
solo tra nazioni del nord e quelle del sud, ma anche allinterno della stesse nazioni
avanzate. Accade sempre pi spesso che le fasce deboli delleconomia tradizionale
divengano anche gli obiettivi preferiti delleconomia basata sulla ICT. Questo instaura
un circolo vizioso per cui questi cittadini sono esclusi sia dal sistema economico
tradizionale sia da quello della ICT, dove richiesta sempre pi spesso elevata
capacit cognitiva (si parlato, in precedenza, di formazione continua che copre tutta
la vita di una persona). Anche in questo caso il ruolo delle amministrazioni pubbliche
pu essere essenziale per creare ponti e quindi ridurre le esclusioni, non solo dal
mondo del lavoro, ma anche dalla societ civile garantendo opportunit a tutti i cittadini
attraverso operazioni di informazione e formazione in un contesto generale di
promozione civica e sociale.
Un fattore estremamente importante quello rappresentato dagli modelli produttivi e
di consumo, i quali andrebbero modificati tanto per inefficienza che per insostenibilit.
In tale ambito estremamente difficile intervenire per tutte le ragioni che abbiamo visto
nei capitoli precedenti. A mio giudizio in questo settore necessario non solo una
politica verso luso di energie pi pulite, ma anche luso della leva fiscale al fine di
creare canali privilegiati per modelli di produzione sostenibili. Solo in questo modo sar
possibile bilanciare la concorrenza sleale dei prodotti insostenibili. In tale ottica la ICT
pu divenire un serbatoio di informazione per i cittadini, che potranno essere in grado
di scegliere quei prodotti o servizi che meglio soddisfano le esigenze ambientali.
Altro settore importante quello relativo allintegrazione della ICT nel progetto
urbano. In particolare pu risultare fondamentale il ruolo della tecnologia nella
gestione e governo del territorio, sia in termini di uso e consumo di suolo che in quello
della pianificazione. Quindi importante definire nuovi modelli semantici relativamente
alluso delle tecnologie digitali in modo tale da rendere sempre pi efficace ed efficiente
il loro uso.


















Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
177
Tabella 7-2. Sostenibilit sociale ed ICT (Fonte: European Information Technology
Observatory, 2002)


Tabella 7-3. Impatti della ICT nel mercato economico e finanziario (Fonte: European
Information Technology Observatory, 2002)

Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
178
7.3 Processi partecipativi e ICT: una priorit nelle politiche per la governance in
Europa
Il modello europeo di governance, delineato nel Libro Bianco (EC 2001), individuando
nel rafforzamento della partecipazione dei cittadini, anche attraverso forme di
consultazione nel corso del processo di definizione delle politiche, uno dei pilastri
fondamentali della governance europea, rappresenta un'importante dichiarazione di
principi guida, stimolanti non soltanto a livello di rapporti fra Unione e Stati nazionali,
ma anche, necessariamente, a livello di relazioni interne fra le istituzioni politiche di
ciascun sistema nazionale, ai diversi livelli territoriali. A livello comunitario, sono state
realizzate e sono in corso numerose attivit di consultazione dei cittadini e delle loro
associazioni, facendo ricorso al web, nel quadro dell'iniziativa comunitaria Interactive
Policy Making - IPM
4
. Queste politiche rientrano nel progetto pi complessivo di
costruzione della governance europea e di innovazione e consolidamento delle
istituzioni
5
in un pi ampio contesto di misure per lattivazione di canali di
comunicazione fra cittadini, associazioni e organi consultivi della Commissione
Europea, in cui rientra anche lattivazione di un sito specifico dedicato alle
organizzazioni della societ civile in Europa (CONECCS).





Di seguito elenco alcune iniziative dell'Unione europea per il dialogo con i cittadini:
La base dati CONECCS - Consultazione Commissione europea e societ civile
(http://www.europa.eu.int/comm/civil_society/coneccs/index.htm), cui sono iscritte 678
associazioni, per ciascuna delle quali disponibile una breve scheda descrittiva e link on
line; l'archivio delle associazioni pu essere consultato per ambiti di politiche di interesse.
Un effetto importante che si ottiene con questo strumento una maggior visibilit del
tessuto associativo europeo.
E-vote (http://evote.eu2003.gr), il portale inaugurato dalla Presidenza greca, per la
promozione di sondaggi on line su tematiche di interesse europeo; dal febbraio al giugno
2003, hanno risposto ai sondaggi 153.000 persone dei 15 paesi membri e dei nuovi 10
paesi; i questionari prevedono in prevalenza domande a risposta chiusa e uno spazio
aperto per le segnalazioni dei cittadini.
Futurum, il sito che promuove il dibattito sull'Avvenire dellEuropa
(http://www.europa.eu.int/futurum), a seguito della Conferenza Intergovernativa di Nizza del
2000, e in vista della prossima in programma per il 2004; sul sito sono attivi forum di
discussione, spazi di interazione fra politici e cittadini, studiosi, portavoce di associazioni;
prevista la pubblicazione on web dei contributi, inviati via e-mail. Sono accettati interventi
provenienti da: "ambienti politici (compresi i poteri pubblici infra-nazionali, quali regioni,
citt, ecc. e organizzazioni che li raggruppano), ambienti socioeconomici (comprese le parti
sociali, le associazioni professionali), ambienti accademici e circoli di riflessione, altre
organizzazioni della societ civile, ONG, correnti di pensiero ecc.". Le discussioni avviate
tra il 2002 e l'anno in corso hanno raccolto, a seconda del tema, dai 250 ai 4.400 contributi,
oltre a circa 300 contributi su come migliorare il sito.
Your voice, il portale europeo per la consultazione dei cittadini in materia di normativa
europea (http://europa.eu.int/yourvoice/consultations/index_it.htm). Sul sito Your voice sono
presenti quattro rubriche: Consultazioni, sondaggi di opinione e invio di contributi da parte

4
IPM si collega alliniziativa e-Commission, Reform white paper action Plan, capitolo II, punto 6, Towards
E-Commission Action 8 (b).
5
Altre informazioni possono essere trovate allindirizzo: http://europa.eu.it/yourvoice/ipm/index_en.htm),
attraverso il sito Your voice (http://europa.eu.int/yourvoice/index_en.htm ),
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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179
dei cittadini; Discussioni, dibattiti di ampio respiro, forum pi mirati, chat; Esperienze
personali, un servizio finalizzato ad indirizzare i cittadini verso punti di ascolto idonei a
rispondere alle problematiche segnalate; Collegamenti utili, in cui sono presenti i link ai
servizi informativi e alle istituzioni europee, presso cui sono attivi canali diretti per la
partecipazione dei cittadini (tra questi link, quello al sistema CONECCS). I contributi dei
cittadini sono pubblicati accanto ai documenti istituzionali in discussione. E' attivo un
servizio di mailing list che avvisa i cittadini sul calendario delle consultazioni e discussioni.
Sono state realizzate alcune consultazioni tramite Internet con questionari strutturati. Tra
queste, per esempio, la consultazione conclusa nel luglio 2003 e riguardante una proposta
di normativa in materia di sostanze chimiche (sistema REACH): sono stati raccolti 938
questionari compilati via Internet, 6.300 contributi inviati tramite e-mail e posta ordinaria,
provenienti da soggetti governativi, non governativi, associativi, imprenditoriali. I soggetti
individuali che proponevano un contributo potevano chiedere di non pubblicare la propria
identit. Tutti i contributi sono stati pubblicati sul web.

Fonte: Linee guida per la cittadinanza digitale: e-Democracy, Progetto CRC (Centri
Regionali di Competenza per le-government e la societ dellinformazione) promosso e
finanziato dal Dipartimento della Funzione pubblica - DFP - di intesa con il Ministro per
lInnovazione e le Tecnologie, 2004




Negli ultimi due anni, anche cresciuta l'attenzione sul versante delle iniziative attente
alla dimensione locale della partecipazione. In particolare, il Consiglio dEuropa ha
promosso la Conferenza internazionale di Fuerteventura (12-14 dicembre 2002,) su
Sviluppo della cittadinanza democratica e di una leadership responsabile a livello
locale, in cui il tema delle opportunit offerte dall'ICT ha trovato ampio spazio. Questa
iniziativa fa seguito alla Raccomandazione 19 (del 2001) del Comitato dei Ministri del
Consiglio dEuropa sulla Partecipazione dei cittadini alla vita pubblica a livello locale
6

preparata sulla base di uno studio svolto dal Comitato Direttivo sulla Democrazia locale
e regionale (CDLR), con attenzione anche ai problemi dell'allargamento ai paesi
dell'Est (DG1-Affari Giuridici, Direzione della cooperazione per la democrazia locale e
regionale).

7.3.1 I principali approcci emergenti a livello internazionale
Sia a livello nazionale che locale, c' un crescente interesse per le nuove forme di
comunicazione digitale fra cittadini e le istituzioni, soprattutto in quei paesi dove l'uso
dell'ICT pi diffuso. Tra i paesi dove si stanno sviluppando politiche sul tema della
partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni nazionali e locali attraverso l'ICT,
vanno segnalati, in particolare, i tentativi di definire framework di orientamento
generale, fatti in Finlandia, Olanda, Danimarca, Norvegia, Regno Unito e Svezia.

6
Per maggiori dettagli: http://cm.coe.int/stat/E/Public/2001/adopted_texts/recommendations/2001r19.htm
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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180
Purtuttavia il panorama mondiale delle sperimentazioni di forme di coinvolgimento dei
cittadini nei processi decisionali con il supporto dell'ICT resta molto frammentato e
complessivamente poco sviluppato. In particolare, da notare che i cittadini che si
avvalgono delle nuove opportunit offerte dalla ICT sono ancora pochi, e ci sia per
scarsa volont politica che per la scarsa conoscenza tanto dei mezzi che delle
metodologie pi appropriate. Secondo una recente analisi internazionale, che cerca di
individuare i diversi profili di utilizzatori dei servizi on line erogati dalle pubbliche
amministrazioni, Government Online. An international perspective. Annual Global
Report (Taylor Nelson, Sofres 2002) i cittadini ''consulters, che usano i servizi di
consultazione resi disponibili on line dalle istituzioni, sarebbero solo il 4% degli utenti di
servizi pubblici on line. A livello locale, l'impiego dell'ICT per favorire la partecipazione
dei cittadini alla vita delle istituzioni si affermato dapprima nei paesi dove non solo
l'uso delle reti telematiche maggiormente diffuso, ma vi anche una forte tradizione
di intervento del governo locale e di dialogo diretto fra cittadini e istituzioni (in
particolare i paesi scandinavi). Le iniziative delle istituzioni per il rafforzamento della
partecipazione dei cittadini si sono sviluppate spesso all'interno di progetti di reti
civiche, siti web delle istituzioni locali, in particolare su scala comunale. Per quanto
riguarda le reti civiche in Italia, a parte alcune pionieristiche esperienze (fra cui la pi
nota guidata da un ente locale resta quella bolognese di Iperbole, nata nel 1995), il
panorama delle esperienze di servizi per la partecipazione dei cittadini appare
complessivamente poco sviluppato
7
.

Uno studio che ha avuto un notevole peso nellorientare lattenzione dei paesi membri
verso il tema della partecipazione dei cittadini quello fatto dall'O.C.S.E., Citizens As
Partners. Information, Consultation and Public Participation in Policy Making (2001), il
quale costituisce un importante punto di riferimento nel disegno delle politiche
specifiche per quanto riguarda lindividuazione di obiettivi e grado di sviluppo della
partecipazione. Il rapporto O.C.S.E. enfatizza la necessit per i governi democratici,
nella fase attuale, di rafforzare il coinvolgimento dei cittadini per migliorare la qualit
delle politiche pubbliche al fine di affrontare le sfide della societ della conoscenza,
migliorando il management delle conoscenze (collettive ed individuali), integrare meglio
i punti di vista dei cittadini nel processo di definizione delle politiche, ma anche per
rispondere allaccresciuta domanda di trasparenza e responsabilit degli attori pubblici
o per rafforzare la fiducia dei cittadini verso i governi e le istituzioni, contrastando le
origini del declino della partecipazione elettorale. Inoltre viene sottolineata limportanza
dellintegrazione delluso dellICT con gli strumenti pi tradizionali di informazione,
consultazione e cittadinanza attiva e di partecipazione. LO.C.S.E. individua tre livelli di
coinvolgimento dei cittadini, spesso adottati negli studi e nei documenti governativi sul
tema della e-democracy prodotti in numerosi paesi: informazione, consultazione e
partecipazione attiva. La distinzione proposta dallOCSE mette in evidenza con
chiarezza i ruoli di istituzioni e cittadini, in particolare negli ultimi due tipi di
coinvolgimento individuati: nei processi di consultazione sono le istituzioni che
prendono liniziativa di aprire un confronto con i cittadini; nei processi di partecipazione
attiva, i cittadini si fanno i promotori di proposte proprie, su cui cercano un confronto
con le istituzioni.


7
Per approfondire si veda: A.C. Freschi, F. De Cindio, L. De Pietro, (a cura di) E-democracy: modelli e
strumenti delle forme di partecipazione emergenti nel panorama italiano, Formez-Progetto CRC, 2004
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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181
Lanalisi proposta dallOCSE, riguardante alcune esperienze di coinvolgimento dei
cittadini nel policy making, nellimplementazione e nella valutazione di politiche
pubbliche in ambiti molto diversificati (politiche sanitarie, educative, ambientali, sociali,
dell'informazione, etc.), in paesi differenti (Canada, Danimarca, Cecoslovacchia, USA,
Belgio, Ungheria, Francia, Repubblica di Korea, Svezia) e a diversi livelli di governo, si
conclude con l'individuazione di cinque fasi-tipo del processo di partecipazione dei
cittadini:
informazione: viene fornita la pi ampia informazione di sfondo, la policy al
primo stadio di elaborazione e disegno;
feedback: i cittadini sono chiamati a reagire alle prime bozze pubblicate;
consultazione: i cittadini sono invitati o coinvolti attivamente nel commentare la
policy in discussione;
partecipazione attiva: i cittadini sono invitati a proporre e discutere soluzioni
alternative, prende forma un processo deliberativo-cooperativo, di co-
definizione della policy;
valutazione: i cittadini sono chiamati ad esprimersi sui risultati del processo,
sulla policy definita ed eventualmente sulla sua attuazione e implementazione.
A questo tipo di analisi, ancorata all'idea che la partecipazione possa costituire un
percorso interno al processo di definizione delle politiche pubbliche, si ispira, per
esempio, E-democracy in practice. Swedish experiences of a new political tool
(2001), il documento del governo svedese che sostiene la necessit di promuovere,
anche attraverso l'ICT, forme di autentica iniziativa civica, che permettano ai cittadini
di influenzare lagenda politica. Sulla base delle esperienze condotte in Svezia, E-
democracy in practice propone anche altri spunti interessanti sul tema quali:
i cittadini devono avere spazi, non necessariamente su siti istituzionali (purch
vi sia un link con questi ultimi), per discutere tra loro;
tanto pi elevato il grado di complessit della politica in discussione, tanto pi
deve essere accurata la progettazione delle consultazioni;
in alcuni casi, per esempio nei centri metropolitani caratterizzati da una intensa
mobilit della popolazione, non sensato limitare la consultazione ai cittadini
residenti.
Il problema di favorire un ruolo attivo dei cittadini al centro del documento olandese
Electronic Civic Consultation (1998), in cui si enfatizzano la funzione della
discussione pubblica e il carattere processuale della partecipazione dei cittadini,
piuttosto che la rilevazione quantitativa (il conteggio) delle preferenze, scollegata da
adeguati ed estesi interventi per favorire la discussione pubblica.
La definizione di consultazione civica elettronica (CCE), adottata nel documento,
prevede tre elementi chiave, oltre all'impiego dell'ICT, che caratterizzano la
consultazione essenzialmente come un processo di dialogo:
la CCE un dibattito promosso dagli attori pubblici, che coinvolge i cittadini nel
policy making;
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
182
ha luogo fin dalle prime fasi del processo di decision-making, affrontando quindi
una questione ancora aperta; la consultazione dei cittadini costituisce una
risorsa importante, quanto quella degli esperti;
gli attori politici devono essere pertinenti rispetto al processo decisionale in
oggetto, devono chiarire responsabilit e tenere in considerazione gli esiti della
consultazione; queste condizioni garantiscono un supporto pi consapevole dei
cittadini alle decisioni pubbliche.
Per concludere possiamo dire che una buona politica della partecipazione dei cittadini
8

attraverso la ICT deve fare in modo che:
il coinvolgimento e la partecipazione dei cittadini non siano in contrasto con le
istituzioni rappresentative, ma piuttosto indichino il percorso per la loro
riqualificazione e il loro rafforzamento;
lalternativa al coinvolgimento del pubblico, non un pubblico non coinvolto,
ma un pubblico con una sua propria agenda e ostile verso un processo
decisionale che appare ignorarla; il coinvolgimento dei cittadini costituisce
unoccasione utile di apprendimento reciproco (mutual learning), in cui i
rappresentanti possono calare le soluzioni politiche in contesti meno astratti e i
cittadini possono acquisire una maggior consapevolezza della complessit e
delle interdipendenze del policy-making;
bisogna superare la dicotomia tra esperti e non-esperti, che individua il settore
pubblico come sede dei primi e identifica i secondi con il pubblico generico, i
cittadini. Ci sono considerevoli esperienze e saperi depositati in tutti gli ambiti
professionali ed associativi, che possono contribuire ad un processo di policy-
making pi innovativo. Il successo di questo processo dipende in gran parte
dalla promozione di una cultura dei processi deliberativi (nell'accezione sopra
ricordata).

7.3.2 La partecipazione dei cittadini ai processi decisionali locali
Le politiche pubbliche, a tutti i livelli territoriali, hanno acquistato, negli ultimi quindici
anni, una forte spinta verso la definizione di relazioni negoziali e cooperative,
pressoch in tutti i campi e, in particolare, in numerose politiche locali di
programmazione (politiche dello sviluppo, sociali, ambientali, urbanistiche e
infrastrutturali, ecc.), o in situazioni critiche (prevalentemente di tipo ambientale e
occupazionale), o in occasione di eventi ad elevato impatto socio-economico ed
ambientale (grandi infrastrutture).

8
Per maggiori approfondimenti si veda: Hansard Society, 2001, Bowling Together. Online Public
engagement in Policy Deliberation.
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
183
Molto spesso queste esperienze di partecipazione, attuate in prevalenza attraverso le
associazioni di rappresentanza degli interessi (concertazione) e pi raramente e
recentemente coinvolgendo il terzo settore e i singoli cittadini, sono state realizzate in
ambito locale. Il livello delle comunit locali e regionali assume un'importanza
strategica in tema di partecipazione dei cittadini. Nel caso italiano, le recenti
innovazioni istituzionali impongono un'attenzione particolare verso questo aspetto. Un
maggior coinvolgimento dei cittadini costituisce per le istituzioni una risorsa decisiva:
aumenta la visibilit delloperato pubblico;
permette ai cittadini un confronto immediato fra le posizioni emergenti;
diventa una condizione importante per l'efficienza stessa delle politiche locali,
per la composizione dei conflitti e la responsabilizzazione reciproca.
Questo tipo di esperienze di decision making collaborativi e/o partecipativo si sta
diffondendo in molti paesi, assumendo forme anche molto differenziate, in base ai
problemi in questione. Tra le formule emergenti vanno segnalate:
i giur di cittadini, costituiti da cittadini selezionati secondo criteri variabili
(competenza, sorteggio, rappresentativit statistica, ecc.) che, per un periodo
predeterminato, discutono un problema, producendo un rapporto finale, con
valore consultivo;
panel di cittadini, numericamente consistenti e rappresentativi, verso i quali
sono diretti periodicamente sondaggi di opinione, per un periodo prolungato;
e consultazioni scritte, attraverso le quali si sollecitano i cittadini a esprimere
il loro punto di vista su progetti di iniziativa pubblica;
forum cittadini/amministratori, per favorire il dialogo;
focus group con i cittadini potenzialmente interessati o destinatari diretti di una
determinata azione pubblica;
sondaggi di opinione su iniziative pubbliche;
sondaggi deliberativi, che prevedono, prima della scelta sulla base delle
opzioni emerse, discussioni allinterno del gruppo dei soggetti selezionati per
rispondere al sondaggio, con vari criteri, e discussioni con esperti del settore;
petizioni su iniziativa dei cittadini;
segnalazione di interesse verso un determinato settore di intervento, da parte
dei cittadini verso le istituzioni o viceversa (Hansard Society, 2001).
A queste tipologie, si aggiungono varie metodologie miste, tra cui il metodo DELPHI in
cui i diversi strumenti (metodologie qualitative e quantitative, on line e off line) sono
combinati per coinvolgere cittadini ed esperti nella definizione di politiche pubbliche. Il
tratto comune a questi metodi il tentativo di far emergere proposte e decisioni
attraverso un processo deliberativo di elaborazione comune dei problemi. E' quindi
importante rilevare che, oltre alla singola formula per promuovere la partecipazione dei
cittadini, emergono anche esperienze pi complesse che, combinando diversi
strumenti, disegnano metodologie e percorsi articolati della partecipazione. Un
esempio molto importante in questo senso costituito dalle Agende 21 per lo sviluppo
sostenibile, inaugurate con la Conferenza di Rio sull'Ambiente (1992) e centrate sulla
dimensione locale di intervento. Uno dei principali problemi individuati dagli studi
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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184
specializzati sulle esperienze di tipo partecipativo riguarda il nodo
dellinformazione/comunicazione e le sue conseguenze in termini di selezione ed
esclusione/inclusione dei partecipanti: tra gli aspetti pi delicati, ci sono l'effettiva
circolazione delle informazioni, la tempestivit dellinformazione, la pubblicit delle
iniziative, il rapporto con il territorio, la scarsa differenziazione dei pubblici coinvolti
(circuiti ristretti), il debole sviluppo delle relazioni fra settori della Pubblica
Amministrazione Locale (PAL) coinvolti a diverso titolo in un medesimo ambito di
intervento o in ambiti fortemente interdipendenti, l'uso poco diffuso e rudimentale delle
opportunit di comunicazione in rete e la scarsa visibilit sui siti delle istituzioni
coinvolte.
I vantaggi specifici delladozione delle tecnologie ICT
9
sembrano qui evidenti, essendo
queste in grado di intervenire sulla maggior parte degli aspetti sopra elencati,
attraverso:
funzioni pi rapide di trasmissione, aggiornamento e scambio dellinformazione;
funzioni di comunicazione pi flessibili, meno legate a vincoli spazio-temporali
e, quindi, allargamento delle opportunit di partecipazione a distanza e in
differita;
opportunit di comunicazione interattiva a due vie;
funzioni di documentazione, memoria del processo, reperimento intelligente,
analisi diacronica;
strumenti per agevolare l'accesso all'informazione (mappe intelligenti, basi dati,
ecc.);
strumenti per la cooperazione a distanza (ad esempio, stesura comune di
documenti);
strumenti per la formazione civica e politica (ad esempio, moduli sul
funzionamento delle istituzioni locali, su specifici processi decisionali, su
metodologie di intervento e di valutazione).
Al fine di promuovere un uso vantaggioso degli strumenti di ICT, si rende necessario
operare interventi atti a garantire la rimozione di alcuni vincoli alla partecipazione dei
cittadini on-line. In particolare
rendere disponibili strumenti sia di tipo low tech che high tech, cos come
necessario rendere disponibili modalit duso di semplice comprensione,
apprendimento e utilizzo, prevedendo sempre la possibilit di correzione di
errori o di annullamento delle operazioni precedenti (del tipo undo);
potenziare i canali di comunicazione, anche quelli tradizionali;
fornire gratuitamente o a costi contenuti laccesso ai servizi, garantendone
lassistenza allutilizzo;
rendere il pi possibile esplicito il nesso fra contributi dei cittadini ed esiti degli
stessi (in termini di effetto sul processo decisionale e sulla sua attuazione,
evidenziando i risultati della partecipazione);

9
SI veda: Linee guida per la cittadinanza digitale: e-Democracy, Progetto CRC, Dipartimento della
Funzione pubblica e Ministero per lInnovazione e le Tecnologie, 2004; E-Democracy. Report of Research
Findings (dicembre 2002) di Creative Research. Si tratta, anche in questo caso, di una ricerca
approfondita, condotta attraverso interviste semistrutturate e commissionata da e-Envoy UK.
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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185
incoraggiare lincontro fra cittadini pionieri della partecipazione on line e cittadini
pi scettici o distanti da questa modalit di partecipazione;
operare specifiche politiche volte a potenziare le risorse software ed umane al
fine di permettere la partecipazione e laccesso ai servizi di quelle categorie
svantaggiate di cittadini (ad esempio i portatori di deficit individuali specifici,
sensoriali, motori, cognitivi) fornendogli, cos nel contempo, anche una forma di
inclusione sociale.
Come si vede, il panorama delle esperienze di processi decisionali partecipativi che
utilizzano la ICT, anche solo come strumento facilitatore della partecipazione, ancora
molto scarno. Per compiere quel salto qualitativo che permetta un uso intelligente delle
risorse necessario superare lattuale visione limitata del web, considerato come
strumento sussidiario per la comunicazione istituzionale. E necessario investire
maggiormente in termini di risorse umane e non solo di mezzi. Le tecnologie di ICT
devono fornire un supporto nelle operazioni di decision makers, pubblicit tempestiva
dei lavori, garantire la trasparenza e la partecipazione anche a chi ha disabilit. E tutto
ci deve andare di pari passo con le tradizionali forme di comunicazione, come
incontri, assemblee, conferenze e seminari.
Nella sperimentazione di nuove forme di partecipazione dei cittadini ai processi
decisionali, un uso sistematico di servizi on line spesso escluso in base alla
motivazione che la scarsa diffusione dellaccesso telematico finirebbe per produrre
effetti di rafforzamento delle disuguaglianze, rispetto alle opportunit di partecipazione
dei cittadini. Questa considerazione fondata, ma concorre a ritardare lavvicinamento
dei cittadini alluso civico dellICT, proprio a causa del deficit dellofferta di servizi di
qualit in questo campo. Tale circolo vizioso legato, da un lato, alla scarsa diffusione
degli skills digitali presso gli stessi decisori pubblici, gli stakeholders e i cittadini pi in
generale; dallaltro, a resistenze delle culture organizzative e governative pi
tradizionali e alla divisione in settori della PAL che, come nella maggior parte delle
organizzazioni produttive, penalizza particolarmente unapplicazione fruttuosa dell'ICT
come risorsa organizzativa trasversale.
Per concludere possiamo dire che i decisori pubblici devono comprendere che le
profonde trasformazioni nella societ richiedono un nuovo rapporto tra soggetti pubblici
e cittadini. Inoltre questa sorta di governance multilivello affermatasi negli ultimi anni
richiede sempr pi uno sforze di coordinamento tra i differenti attori pubblici. Diventa,
quindi, sempre pi urgente predisporre le condizioni e gli strumenti per un maggior
coinvolgimento dei cittadini nei processi di definizione delle politiche e di erogazione
dei servizi. Proprio dal punto di vista dell'innovazione delle forme di partecipazione dei
cittadini alla governance, la scala locale appare un terreno di sperimentazione
privilegiato per la caratteristica prossimit fra istituzioni e cittadini e la possibilit di un
controllo ravvicinato sui processi decisionali e i loro effetti.
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
_____________________________________________________________________________________________________________
186
7.3.3 Un esempio di metodologia partecipativa: European Awareness Scenario
Workshop (EASW)
un metodo che consente di promuovere il dibattito e la partecipazione. E
particolarmente efficace in contesti locali, in cui estremamente semplice associare ai
problemi chi ha la responsabilit di risolverli. E stato inizialmente sperimentato in
campo ambientale, soprattutto per la soluzione di problemi tipici degli ambienti urbani.
Pu diventare un utile strumento per promuovere il passaggio a modelli di sviluppo
sostenibile - condivisi e basati su un uso pi attento delle risorse.
Lo scopo principale dellEASW quello di stimolare la partecipazione democratica
nelle scelte legate al miglioramento delle condizioni di vita nelle comunit. Consente ai
partecipanti di scambiarsi informazioni, discutere i temi ed i processi che governano lo
sviluppo tecnologico e l'impatto delle tecnologie sull'ambiente naturale e sociale,
stimolandone la capacit di identificare e pianificare soluzioni concrete ai problemi
esistenti.
La metodologia EASW si rivelata particolarmente adatta a:
incoraggiare il dialogo e la partecipazione delle diverse componenti della
societ;
creare una relazione equilibrata tra ambiente, tecnologia e societ;
consentire un sviluppo sostenibile nel rispetto dei bisogni e delle aspirazioni dei
membri di una comunit locale.
Riguardo invece allapproccio operativo, in un EASW i partecipanti si incontrano per
scambiare opinioni, sviluppare una visione condivisa sul futuro della propria comunit e
proporre idee su come realizzarla, rispondendo alle seguenti domande fondamentali:
come possibile risolvere i problemi identificati? Si dovr puntare pi sulla
tecnologia o su soluzioni organizzative?
Chi principalmente responsabile della loro soluzione? Le autorit locali, i
cittadini o entrambi?
Dunque il metodo fa ragionare sul ruolo che da un lato la tecnologia e dallaltro i diversi
sistemi di organizzazione sociale (volontariato, servizi pubblici, ecc.) possono giocare
nel rendere i modelli di sviluppo pi attenti ai bisogni delle generazioni future. Lo fa in
modo semplice ed induttivo, perch ha come obiettivo fondamentale proprio il far
confrontare la gente su temi che, almeno tendenzialmente, sono distanti dal
quotidiano. Ed i partecipanti sono gli esperti , in quanto, operando a livello locale, essi:
conoscono le opportunit di cambiamento ed i loro limiti;
possono promuovere il cambiamento modificando i propri modelli
comportamentali.


La metodologia European Awareness Scenario Workshop nata per promuovere il
dibattito su temi legati all'ecologia e all'ambiente urbano e, pi in generale, per
stimolare la partecipazione sociale in programmi finalizzati allo sviluppo sostenibile di
un territorio. Il suo utilizzo stato poi sperimentato con successo ed esteso anche ad
altri ambiti, quali quello della progettazione partecipata. A partire dal 1995 sono gi
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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187
stati tenuti in tutta Europa numerosi workshop, organizzati su una molteplicit di
tematiche diverse. In Italia sono stati finora realizzati oltre 30 seminari, dedicati in
particolare ai problemi ambientali, al recupero delle aree dismesse e dei centri urbani,
alla definizione di strategie di sviluppo sostenibile, in particolare nell'ambito di processi
di Agenda 21 Locale.
In un workshop la discussione dovr svilupparsi su quattro temi specifici, legati alla
tematica generali di discussione, scelti in modo da consentire un analisi integrata delle
possibili soluzioni.


Figura 7-4. Una rappresentazione dellEASW.

Riguardo invece ai partecipanti, ad un EASW partecipano 24-28 persone selezionate
secondo la propria provenienza (citt, quartiere, azienda, patto territoriale, sesso, ecc.).
I partecipanti devono essere rappresentativi della realt in cui operano. Generalmente
vengono scelti tra quattro diversi gruppi sociali (gruppi di interesse):
1. cittadini
2. esperti di tecnologia
3. amministratori pubblici
4. rappresentanti del settore privato.
A conclusione diciamo che un EASW costruito su due attivit principali: lo sviluppo
di visioni e la proposta di idee. Nello sviluppo di visioni i partecipanti, dopo una breve
sessione introduttiva, lavorano in 4 gruppi di interesse, in ragione dell'appartenenza ad
una stessa categoria sociale (cittadini, amministratori etc.). Durante il lavoro di gruppo,
i partecipanti sono invitati a proiettarsi nel futuro per immaginare, in relazione ai temi
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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della discussione, come risolvere i problemi della citt in cui vivono e lavorano. Devono
farlo tenendo come punto di riferimento gli scenari, che prospettano 4 possibili
soluzioni alternative (basate su diverse combinazioni nell'uso di tecnologie e
nell'organizzazione della vita sociale). Per facilitare questa attivit, la metodologia
prevede una serie di tecniche per la gestione della discussione ed il raggiungimento
dei risultati previsti. Le visioni elaborate da ciascun gruppo dovranno poi essere
presentate in una successiva sessione plenaria, al termine della quale, con una
votazione, sar scelta la visione comune di tutti i partecipanti. Questa visione dovr
prospettare in modo preciso le soluzioni adottate, sottolineando per ciascuna di esse il
ruolo giocato dalla tecnologia e quello dell'organizzazione della collettivit. La visione
emersa al termine di questa sessione di lavoro, perfezionata dal facilitatore e dai
capigruppo in una piccola riunione (petit comit) al termine di questo primo insieme di
attivit, sar alla base di quella successiva della proposta di idee. Nella proposta di
idee i partecipanti sono chiamati a lavorare in gruppi tematici. Dopo una breve
introduzione ai lavori, in cui il facilitatore presenta la visione comune, comincia una
nuova sessione di lavoro di gruppo. Questa volta i gruppi vengono formati, mischiando
tra loro i partecipanti, in funzione del tema in discussione (rifiuti, energia, ecc.). Ciascun
gruppo avr cos al suo interno rappresentati diversi interessi e dovr occuparsi,
partendo dalla visione comune, di proporre idee su come realizzarla. Anche in questo
secondo insieme di attivit la discussione dovr essere guidata, con l'ausilio di una
serie di tecniche, per far formulare a ciascun gruppo idee concrete che propongano
come realizzare la visione comune e chi dovr assumersi la responsabilit della loro
realizzazione rispetto al tema assegnato. Ogni gruppo potr formulare un numero
limitato di idee (di solito 5). Le idee saranno presentate in una successiva sessione
plenaria per essere discusse e votate. Le idee pi votate potranno infine essere alla
base del piano di azione locale elaborato dai partecipanti per risolvere i problemi in
discussione.
7.4 Conclusioni
Volendo delineare una conclusione, non solo relativa al presente capitolo ma anche a
quelli precedenti, possiamo dire che linterpretazione in termini sistemici della
sostenibilit - quindi come processo dinamico dove varie componenti concorrono alla
realizzazione di una qualit della vita migliore e, nel contempo, tale da preservare la
terra richiede unazione capace di indurre processi sostenibili sia in termini economici
che ambientali e sociali. Con lavvento della ICT e, quindi, con le profonde
trasformazioni indotte da questa nelle differenti componenti della nostra cultura, si
rende sempre pi necessario un salto di qualit, soprattutto in termini politici, capace di
mitigare i possibili effetti negativi della ICT rafforzandone, invece, le potenzialit che
questa pu indurre verso obiettivi di sostenibilit. In tal senso le sfide che dovranno
essere considerate riguardano differenti aspetti, quali:
lo sviluppo e le applicazioni della ICT nelleconomia e nella societ ancora in
una fase pionieristica , per cui gli effetti a lungo termine sono ancora difficili
da prevedere ed incanalare;
Capitolo 7: Azioni politiche per un uso sostenibile della ICT
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189
la smisurata capacit della ICT di penetrare tutti i settori della societ
dalleconomia alla finanza, dagli aspetti sociali a quelli ambientali e di
crescere in modo esponenziale. Questi trends di crescita rapida, uniti alla
capacit di penetrazione, comportano enormi trasformazioni, difficili da
interpretare e da governare, tanto in termini socio-economici che politici e
tecnici.
In risposta alle sfide di cui sopra le autorit cercano, il pi delle volte, di fornire risposte
in termini puramente normativi. Ma ci, come chiaramente emerso dalla lettura del
presente lavoro, insufficiente per gestire un profondo cambiamento che riguarda non
solo la componente tecnologica, ma anche quella culturale, la quale richiederebbe una
forte base etico-politica.
In tal senso, abbiamo visto che i documenti politici internazionali, seppure lentamente,
vanno in una direzione dove si cerca di utilizzare la ICT per promuovere uno sviluppo
sostenibile per il pianeta. Ma essi da soli non bastano. Si rende, ogni giorno di pi,
necessario un rinnovo istituzionale, tanto da parte sia dei governi centrali che di quelli
locali. Tale rinnovo istituzionale deve essere parallelo con azioni tanto normative che di
progetti politici, ovvero di nuove politiche di governance che sappiano usare, in modo
sinergico ed efficace, tanto gli strumenti tradizionali che quelli della ICT. Purtroppo,
molto spesso si vede nella ICT o la panacea per la soluzione di tutti i problemi, o un
male contro il quale combattere. Ritengo che il primo palesi una carenza etica, mentre
il secondo figlio dellassoluta ignoranza verso queste nuove tecnologie. E quindi
necessario che vi sia una classe dirigente capace di gestire un cambiamento radicale e
che sappia comprendere appieno linfluenza delle nuove tecnologie sul futuro della
societ e della citt, poich solo attraverso la comprensione sar possibile attuare
politiche in grado di offrire nuove opportunit, soprattutto in termini di comunicazione,
trasparenza, partecipazione ed anche per garantire pari opportunit a tutti i cittadini.
Come si detto la ICT non pu essere una panacea per tutti i problemi legati allo
sviluppo, ma certo che solo la sua comprensione, soprattutto in termini politici, pu
indurre un miglioramento tanto nei processi di comunicazione e condivisione delle
informazioni, che contribuire ad un processo di opportunit socio-economiche per tutti i
cittadini.




CAPITOLO 8
Sistemi Informativi per il governo dellinformazione

































Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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191


















































Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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192
8.1 Introduzione
Come abbiamo avuto modo di scrivere linformazione, nella societ contemporanea,
divenuta una materia prima essenziale in molti processi, rappresentando non solo quel
valore aggiunto che sempre di pi caratterizza la nostra societ, ma divenendo sempre
pi una variabile fondamentale dei processi di analisi anche per gli ambienti urbani
Nei capitoli precedenti si analizzato il ruolo della informazione sotto aspetti generali e
con particolare riguardo alle nuove tecnologie. Viceversa, nel presente capitolo si
cercher di rispondere ad aspetti pi specifici, cio si cercher di approfondire alcuni
concetti base come, ad esempio, lintroduzione del concetto di sistema informativo, per
poi delineare e definire il passaggio da una tipologia generale di sistema informativo ad
uno attinente i processi di trattamento delle informazioni legato a processi di analisi del
territorio urbano.
In un ottica dove necessario attribuire significato a termini quali democrazia
partecipata, trasparenza e condivisione, il peso dellinformazione notevole e diviene
essenziale attuare politiche di controllo e gestione di questo enorme flusso di dati
partendo da una base strategica strutturata su valori condivisi. Un processo, quindi,
dove emerge forte la necessit di un buon processo comunicativo come precondizione
essenziale per qualunque politica volta ad obiettivi di sostenibilit (Prigogine e Sengler,
1987; Fusco Girard, 1997). In tal senso possiamo parlare di processo urbano
sostenibile costruito anche attraverso il processo comunicativo (Nijkamp e Perrels,
1994; Fusco Girard, 1997).
Ecco allora il perch importante agire allinterno di un framework organicamente
strutturato e tale da permettere di capire quale tipo di informazione, per quali attori
o soggetti produrre tale informazione e in che modo possibile produrre tale
informazione.
Ed proprio da queste esigenze di analisi o controllo di questi forti dinamismi che molti
ricercatori hanno cercato di introdurre, allinterno del processo di progetto od analisi
urbana, le nuove tecnologie come strumento di supporto alle decisioni in grado di
gestire enormi quantit di dati e di fornire possibili rappresentazioni dello spazio
territoriale. Ed proprio questultimo elemento che presenta ancora problemi
metodologici di non facile soluzione proprio perch la descrizione degli oggetti (aree:
manufatti, insediamenti, usi del suolo; reticoli: idrografico, viabilistico, infrastrutturale;
punti, insediamenti; nodi: poli, emergenze; etc.) pu essere fatta a diversi livelli:
secondo la geometria e la quantit, secondo la topologia e le relazioni, secondo la
semantica, i valori e i significati (Laurini, 1992; 1993). Esistono, quindi, diverse
modalit di esprimere le corrispondenze tra livelli di rappresentazione dello spazio e i
diversi aspetti del territorio, modalit che esprimono situazioni differenti, culture
differenti e valori differenti. Quindi, come si evince dalla complessit di una possibile
rappresentazione, bene adottare, almeno fino a quando non avremo individuato
possibili paradigmi operativi, un atteggiamento prudenziale che permetta di raccogliere
i vantaggi derivanti dalluso delle nuove tecnologie senza, per questo, considerarli alla
stregua di icone del XXI secolo.





Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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193
8.2 Dallinformazione ai sistemi informativi
In termini generali linformazione la possiamo caratterizzare per il suo contenuto, per gli
attori interessati e per il fine che essa si propone. Abbiamo anche visto come essa
possa essere ottenuta da dati pi o meno grezzi e strutturati sulla scorta di specifici
modelli di indicatori. In termini generali possibile definire il fabbisogno informativo di
unorganizzazione mediante la seguente espressione (Rumor, 2000):
I = f(V,C,U)
dove:
V=volume di attivit (quantit di beni o di servizi che lorganizzazione produce
o il numero e la dimensione delle diverse attivit che vengono svolte allinterno
dellorganizzazione);
C=complessit dei prodotti o servizi (linformazione richiesta per descrivere in
termini completi un prodotto o un servizio funzione crescente della
complessit del prodotto o servizio);
U=incertezza in cui opera lorganizzazione, maggiore lincertezza, prospettive
di mercato, prezzi delle risorse, etc, maggiore il fabbisogno di informazione
per governare lorganizzazione. Daltro canto, appare ovvio che quando gli
andamenti del mercato, dei costi, etc si mantengono costanti nel tempo, non
sono necessarie informazioni per prevedere gli scenari, basta utilizzare i dati
del passato.
Quindi linformazione si manifesta attraverso flussi e rappresenta una importante
risorsa per tutte le organizzazioni, pubbliche o private che siano. Anzi, per la pubblica
amministrazione linformazione senza dubbio lelemento pi importante in quanto, a
differenza di struttura organizzate attorno alla produzione di beni, la pubblica
amministrazione una fornitrice di servizi il cui fulcro operativo rappresentato
dallinformazione, la quale, come ben visibile dalla figura, molto pi importante
rispetto al flusso di beni.
Come si vede, quindi, appare necessario cercare di governare questo flusso
informativo, in funzione di analisi effettuate sulla scorta di progetti attuativi di politiche,
disponibilit in termini finanziari e di personale, ma anche di capacit di acquisizione
delle singole informazioni. Per fare ci quindi necessario progettare e costruire un
sistema informativo (SI). Cominciamo con il dire che un SI non necessariamente un
sistema informatico; difatti realizzarne uno significa per prima cosa definire un insieme
di documenti e procedure da utilizzare per conservare ed elaborare dati eterogenei
nell'ambito di una o pi attivit. Il fatto che nel linguaggio corrente un sistema
informativo venga spesso identificato con il sistema informatico che lo realizza o che lo
supporta rivela quanto gli strumenti informatici siano diventati indispensabili per gestire
flussi di dati organizzandoli e utilizzandoli per analisi e produzione di documenti. In
modo pi corretto possiamo dire che un SI un sistema, informatizzato o non,
composto da persone, tecnologie o metodi il cui obiettivo la gestione,
lelaborazione, il trattamento o la trasmissione di dati che formano informazione
utile al fine di attuare determinati processi. Nella figura si evidenziano le quattro
azioni che ruotano attorno allinformazione.

Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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194

Figura 8.1. Flussi di informazioni e servizi allinterno di unorganizzazione che fornisce
servizi. (Fonte: M. Rumor, 2000)
In particolare, qualora si usano mezzi telematici, lespressione "sistemi informativi
distribuiti" va ad indicare quei sistemi informativi che utilizzano reti di computer per
immagazzinare, comunicare ed elaborare dati. Dunque nella realizzazione di un
sistema informativo linformatica e la telematica hanno un ruolo determinante e
l'impatto che la loro introduzione ha apportato riguarda tutti gli aspetti del sistema
informativo nel suo complesso: dall'organizzazione del lavoro alla tipologia dei
documenti.


Figura 8.2. Le azioni connesse allinformazione. (Adattata da: M. Rumor, 2000)


Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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Figura 8.3. Il ruolo centrale del Sistema Informativo allinterno di unorganizzazione.
(Fonte: M. Rumor, 2000)
Come esemplificato in figura 8-1, in una struttura pubblica o privata il SI rappresenta un
elemento essenziale e centrale tra il processo decisionale e lerogazione di beni o
servizi. Esso caratterizzato da una struttura generale in cui si possono individuare tre
componenti principali, riportati in figura 8-4:
linformazione, ovvero quando i dati vengono lavorati ed acquistano una
struttura ed un valore semantico (la questione sarebbe molto pi complessa,
ma ci accontentiamo di una definizione sufficiente);
la tecnologia linsieme di strumenti usati per acquisire, gestire e rendere
disponibile linformazione;
il contesto organizzativo costituito dallambiente e dal quadro politico e
storico, dalle culture e dai processi di management, dalle strategie, dalle risorse
umane.
Il contesto organizzativo, che spesso viene trascurato, invece componente
fondamentale del SI, perch tecnologie e informazioni di per s non consentono di
raggiungere alcun risultato pratico. Come abbiamo pi volte sottolineato, gli attuali SI
sono tutti strutturati su tecnologie informatiche, andando, spesso, ad integrare differenti
tecnologie.


Figura 8. 4. I principali componenti del Sistema Informativo.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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Figura 8.5. La figura mostra il ruolo di un SI nel passaggio tra dati ed
informazione (Fonte: A.K. Young, 1998)

8.3 Linformazione per la conoscenza del territorio: informazione spaziale e
territoriale
Andiamo adesso ad attribuire un significato al termine informazione spaziale.
Ebbene, linformazione spaziale quella informazione riferita ad oggetti posti nello
spazio, nonch alle mutue relazioni che intercorrono tra questi. Viceversa,
linformazione non spaziale un tipo di informazione che non riferita ad oggetti
posti nello spazio, n riferibile in qualche modo a questi ultimi. Per linformazione
spaziale i dati possono avere due tipi di strutture: quella geometrica e quella
topologica
1
. La struttura geometrica fornisce una rappresentazione della forma e della
posizione degli oggetti nel mondo reale ed ha le seguenti caratteristiche generali:
ogni oggetto rappresentato da una sola entit;

1
Topologia una procedura matematica che determina relazioni spaziali tra gli elementi base dei dati
spaziali, ovvero punto, linea/arco ed aree. Tali relazioni spaziali permettono di attribuire una direzione ad
un arco/linea, di definire quali archi/linee sono connessi e, infine, di capire quali poligono sono adiacenti.
Nella tecnologia GIS la topologia suggerisce lesplicitazione di una serie di relazioni spaziali tra primitive
geometriche.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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197
ogni entit descritta da una sola primitiva geometrica. E, per possibile far
ricorso a pi primitive geometriche allorquando si sia in presenza di entit
costituite da una catena od un poligono chiuso;
le primitive geometriche che descrivono unentit non sono mai condivise da
altre entit, per cui cancellando la primitiva geometrica o le primitive
geometriche che consentono di descrivere unentit non si pregiudica la
descrizione di alcun altra entit.

Figura 8.6. La struttura geometrica per linformazione spaziale (Fonte: A.K. Yeung, 1998)

Riguardo invece alla struttura topologica, la sua funzione quella di esprimere la
mutua relazione spaziale degli oggetti, utilizzando le relazioni matematiche di
adiacenza, di inclusione, di connessione o di intersezione.


Figura 8.7. Struttura relazionale del tipo proxi e topologica per linformazione spaziale
(Fonte: A.K. Yeung, 1998)
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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Linformazione spaziale la possiamo scomporre in due componenti: linformazione
territoriale, ovvero quella che fa riferimento ad oggetti del mondo reale (o che
possono essere posizionati nel mondo reale), nonch alle relazioni che intercorrono tra
questi, e linformazione non territoriale, ovvero quella che non si riferisce ad oggetti
posti nello spazio n alle eventuali relazioni esistenti tra gli stessi (schema in figura
2.2).
Linformazione territoriale descrive, quindi, gli oggetti del mondo reale e tratta le
informazioni che si riferiscono ad una posizione nel mondo reale e, in tal senso, la
cartografia ha da sempre rappresentato lo strumento di espressione di tali oggetti,
caratterizzandosi soprattutto per la capacit di gestire livelli multipli di dati onde
permette di integrare questi ultimi in modo tale da trovare relazioni tra questi ed altre
informazioni, ottenendo uninformazione stratificata.



Figura 8.8 Linformazione spaziale pu riferirsi a componenti territoriali e non.

Altre caratteristiche dellinformazione territoriale sono:
la dimensionalit nello spazio (due o tre componenti);
la dimensione temporale, ovvero quella caratteristica estremamente importante
che descrive levoluzione nel tempo di un determinati sistema territoriale;
laccuratezza, ovvero quanto la rappresentazione fatta si avvicina alla realt. E
questa una caratteristica che dipende fortemente dal tipo di analisi che si
svolge, ottenendo unaccuratezza di tipo posizionale o tematico;
la necessita di una rappresentazione simbolica degli oggetti del mondo reale.
In linea generale possiamo dividere linformazione territoriale in due categorie:
informazione territoriale di base;
informazione territoriale tematica.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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199
Alla prima categoria appartengono le reti geodetiche, gli elementi naturali ed artificiali
del territorio, elementi artificiali del territorio, confini, elementi per posizionare
informazioni (per esempio il numero civico, a cui fanno riferimento molte informazioni a
cui si pu risalire velocemente se il numero stesso inserito allinterno
dellinformazione territoriale). Linformazione territoriale di base quindi, un tipo di
informazione indispensabile per svariati usi, andando cos a costituire una sorta di
infrastruttura informativa in cui indispensabile il continuo aggiornamento al fine di
renderla sempre utile ed efficiente. Riguardo, invece allinformazione territoriale
tematica essa comprende quella di tipo socio-economico, ambientale, catastale o di
pianificazione. E, quindi uninformazione che si specializza in funzione delluso
richiesto dallutenza.

8.4 Linformazione nei sistemi informativi territoriali (SIT)
Abbiamo visto come le citt, pi di ogni altro luogo, siano divenute sistemi sempre pi
complessi da amministrare, e ci non solo da un punto di vista della fisicit ma anche
per la fitta rete di interconnessioni tra le sue componenti sociali, economiche e
politiche. E, quindi, divenuto essenziale cercare un governo di queste dinamiche in
modo da tentare una gestione positiva del flusso informativo, caratterizzato da elementi
quali lincertezza, la molteplicit e il conflitto. Il tentativo , quindi, quello di cercare di
creare una sorta di finestra di comprensibilit sullevoluzione del sistema territoriale e
delle sue componenti che, sempre pi, richiede lutilizzo di sistemi informatici capaci di
gestire ed amministrare una tale mole di dati.
A questo punto, sulla scorta della classificazione operata a livello di informazione,
possiamo parlare (figura 8-9) di sistemi informativi territoriali (SIT), sistemi
informativi spaziali non territoriali (CAD, computer aided design) e sistemi
informativi per il management (MIS, management information systems, ovvero
sistemi che trattano informazione non territoriale).
Da questa classificazione si evince che ci che caratterizzer la struttura di un SIT la
possibilit di gestire una informazione anche di tipo territoriale e, quindi, per tale motivo
sar caratterizzato da una tecnologia, intendendo per tecnologia linsieme degli
strumenti usati per acquisire, gestire e rendere disponibile linformazione in grado di
trattare anche questo tipo di informazione. In particolare, nel caso delluso di tecnologie
informatiche vi la presenza sia di componenti hardware che di componenti software,
ovvero i GIS.
In tale ottica i SIT sono sempre pi diventati un indispensabile strumento in grado di
permettere lacquisizione e la distribuzione di dati nellambito di un processo di analisi
territoriale. Avendo per oggetto il territorio e le informazioni ad esso relative, potremo
definire un SIT
2
come il complesso organizzativo e funzionalmente integrato di
risorse umane, dati, software, hardware, flussi informativi, norme organizzative

2
SIT o SIS (sistema informativo spaziale) o GIS sono spesso usati come acronimi. Nel nostro contesto ci
sembra pi giusto assimilare il termine GIS alla componente tecnologica del sistema informativo.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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200
in grado di acquisire, archiviare ed elaborare dati che siano correlabili al
territorio (Mogorovich, 1998; Toccolini et al., 1992, ESRI, Barrett e Rumor, 1993).
Possiamo dire che, almeno in senso generale, un SIT pu essere assimilato ad un
dispositivo del tipo DSS utile a fornire un supporto nei processi decisionali.



Figura 8.9. Classificazione dei diversi Sistemi Informativi in relazione alla tipologia di
informazione.

Il SIT quindi, trova ragion dessere nella necessit di governare il flusso informativo,
gestirlo, ma anche di manipolarlo al fine di sviluppare messaggi informativi significativi.
Il primo passo quindi verso la creazione di un SIT consiste nella raccolta e disponibilit
delle informazioni. Un sistema informativo bene organizzato dovr essere strutturato
ed organizzato sulla scorta di scelte strategiche, ma anche in funzione delle domande
a cui si cercher di rispondere. Linformazione diventa cos fruibile, ovvero adatta a
essere capita e utilizzata da colui che pianificatore, economista, funzionario di ente,
politico etc. debba in qualche veste informarsi, gestire, progettare interventi o
prendere decisioni. Ed proprio laspetto legato al flusso informativo, in particolare alla
mole di informazioni ed allaggiornamento di queste, che dipende lefficacia e
lefficienza di un SIT. In tal senso quindi, tenendo ben precisi quelli che sono gli
obiettivi strategici, possibile definire il flusso informativo nel tempo, ma anche il grado
di dettaglio necessario, e ci non solo per un motivo di appesantimento del sistema,
ma anche per ragioni economiche (non dimentichiamo che le informazioni, i dati, vanno
pagati).
Come si pu vedere diviene necessario definire un processo informazionale che
permetta di operare delle azioni attraverso le quali possibile incrementare il grado di
conoscenza partendo da una certa base informativa fino a giungere ad un grado
superiore di apprendimento. Come si accennato nei capitoli precedenti, quando si ha
a che fare con sistemi e teoria dei sistemi vanno valutate le interazioni tra le parti ma
anche le eventuali azioni di feedback. Cos possiamo dire che in un processo
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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201
informazionale possiamo distinguere, in generale, tre distinti momenti fondamentali, cui
corrispondono tre diverse fasi operative: la semplice elaborazione dei dati, il ricorso a
procedimenti di retroazione o di feedback, la formazione di sistemi informativi integrati.
La prima fase, quella dell'elaborazione dei dati, corrisponde ad un'elementare algebra
delle informazioni, come, ad esempio, operare una raccolta su insiemi di dati
omogenei, trattarli opportunamente fino a ricavarne informazioni pi evolute relative a
precise situazioni di stato. L'automazione del processo informazionale, prende
comunque corpo nella fase successiva, individuata dai procedimenti di retroazione o di
feedback, che comporta il riferimento delle variazioni di effetto riscontrate, rispetto a
preordinate norme programmatiche, per ricondurre l'intera prassi operativa nella
direzione degli obbiettivi preposti.
A partire da questo stadio evolutivo del processo informazionale, si innesta infine la
terza fase procedurale, tesa all'ottimizzazione del processo stesso, attraverso una
strategia che trasforma l'intero insieme dei dati, in un vero e proprio sistema
informativo integrato.
L'evoluzione del processo informazionale pu allora assumere precise caratteristiche
deterministiche, stocastiche o statistiche, oppure indeterminate.
I processi informazionali di apprendimento hanno, in generale, per essenziale
obbiettivo la ricerca di informazioni composite od integrate, attraverso teorie
deterministiche o stocastiche, che costituiscano uno strumento capace di consentire
previsioni, nel settore operativo considerato.
Nei processi deterministici queste previsioni si raggiungono pressoch in condizioni di
certezza, cio con dati di partenza univocamente determinati ad un ben definito
istante. Per cui, partendo da dati sperimentali e dalla conoscenza dei legami fra loro
intercorrenti, nell'ambito di una struttura o di un sistema sufficientemente controllati,
diviene agevole pervenire a previsioni molto approssimate sull'evoluzione della stessa
struttura o dello stesso sistema, in un tempo ben definito. Ci che equivale ad
ammettere una corrispondenza biunivoca, tra la medesima struttura ed il sistema
informativo che la descrive.
Nei processi stocastici, essendo note soltanto le condizioni medie e l'andamento
probabilistico o statistico dell'evoluzione del sistema, le previsioni del processo
informazionale non possono essere invece altro che probabilistiche, poich i parametri
di partenza non risultano univocamente determinati. A causa di questa incertezza
iniziale, si pone infatti il problema di ricorrere ad una loro definizione sulla base della
distribuzione di probabilit delle diverse variabili aleatorie.
8.5 Le modalit di rappresentazione digitale dei dati geografici: raster e vector
Linformatica ha imposto nuovi modelli di percezione del mondo reale ed ha individuato
forme diverse per la sua rappresentazione allinterno di una base di dati: la forma
vettoriale e la forma raster.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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202
Nella prassi normale la memorizzazione dei dati geografici viene effettuata mediante la
georeferenziazione di ciascun particolare topografico attraverso le relative coordinate
topografiche, acquisite in memoria attraverso una stringa o vettore. La forma
vettoriale utilizza le primitive della geometria euclidea: punto, linea e poligono. Tale
rappresentazione pu avere tre tipologie di strutture: cos detta a spaghetti,
gerarchica e topologica.


Figura 8.10. Sopra. Modello spaghetti relativamente al modello dati ed alla struttura
degli stessi


Figura 8. 11. Modello dati del tipo gerarchico e struttura dei dati
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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203

Figura 8. 12. Modello dati del tipo topologico e struttura dei dati

Lo sviluppo tecnologico ha messo a punto inoltre una maniera diversa per la
memorizzazione delle immagini, e cio la forma raster, la quale consiste in una sorta
di griglia finissima, organizzata come una matrice rettangolare, ove ciascun elemento
cellulare della griglia stessa raccoglie i dati che esso finisce per ricoprire. La forma
raster si basa dunque sulla primitiva pixel (picture element), avente un contenuto
omogeneo e non ulteriormente suddivisibile.


Figura 8. 13. Caratteristiche di una struttura dati del tipo raster

Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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204
Queste due differenti forme di rappresentazione digitale dei dati geografici possono
essere evidentemente fra loro interconnesse, per la trasformazione delluna nellaltra e
viceversa. Facendo riferimento alla forma vettoriale, la posizione di ogni elemento o
particolare geografico, nello spazio bidimensionale, viene definita dalle sue coordinate
piane X,Y. Da questo concetto base si sviluppa, secondo la geometria euclidea, tanto il
concetto di linea, ovvero una sequenza di punti le cui coordinate X,Y possono essere
memorizzate in sequenza, o in una stringa, che ricorda appunto limmagine di un
vettore. Allo stesso modo un insieme di linee, collegate tra di loro mediante dei nodi,
fornisce limmagine di una rete, e se collegate attraverso una poligonale chiusa,
definisce unarea. In questa visione strutturale, ciascuna linea cos parte di due
diversi poligoni adiacenti, e pu essere intesa e memorizzata come appartenente
contemporaneamente alluno o allaltro poligono. Nella concezione vettoriale, la
rappresentazione nella base dei dati dei differenti oggetti geografici cos affidata a
insiemi di punti associati alle loro coordinate piane e agli altri attributi che li specificano.
La densit dei punti naturalmente funzione della scala della rappresentazione, della
sua precisione relativa e di altri fattori che possono entrare nella strutturazione digitale
dei dati geografici rappresentati.
Lacquisizione vettoriale dei dati geografici alla base di vari sistemi cartografici
digitali, ed anche alla base di ogni processo di acquisizione topografico e
fotogrammetrico dei dati numerici. Nella rappresentazione raster, utilizzata soprattutto
nelle comunicazioni videografiche, limmagine viene suddivisa in un insieme di
finissime cellule, organizzate in matrice rettangolare, denominate appunto pixels. Tutti i
pixels vengono memorizzati nel database strutturato secondo un insieme
bidimensionale di righe e colonne, e occupano ciascuno di norma 8 bits nella memoria
delloperatore. Essi forniscono tuttavia la possibilit di rappresentare un insieme di
livelli di grigio o di colore.
Nella rappresentazione a raster, i concetti geometrici di linea, di poligonale e di area
non sono esplicitamente definiti, anche se possono essere indirettamente ricavati
mediante la connessione dei diversi pixels adiacenti. Ciascun pixel infatti circondato,
nel raster, da altri 8 pixels, disposti tutto attorno ad esso. Possono essere fra loro
connessi se presentano lo stesso valore e contenuto. La delimitazione di unarea viene
cos definita dallinsieme dei pixels omogenei fra loro tutti raggruppati, mentre i bordi
della stessa area risultano evidenziati dalla variazione del valore rilevabile nei pixels
adiacenti. Conseguentemente, limmagine di un tracciato lineare formata dalla
connessione di pixels omogenei, allineati o non allineati, delimitati da pixels vuoti o
uniformemente disomogenei con quelli relativi al tracciato stesso. Ne risulta
unimmagine discontinua, che definisce lo scheletro del tracciato medesimo. Il
problema maggiore nella rappresentazione raster il grande insieme di dati che
definisce unimmagine. Circostanza che comporta una necessaria compressione con la
eliminazione delle ridondanze superflue.
Questa rappresentazione viene ottenuta dalla digitalizzazione automatica per
scansione della cartografia disegnata preesistente, e costituisce il mezzo pi semplice
e immediato per lacquisizione di informazioni attraverso il telerilevamento o la
teleosservazione. Essa costituisce comunque la forma migliore per il trattamento
numerico automatico delle immagini ai fini specifici della loro interpretazione.
Appare evidente che le due modalit di memorizzazione possono coesistere nel
database, specialmente quando debbano essere portate a raffronto, nella formazione e
nellaggiornamento della cartografia numerica, immagini fotografiche ed elaborati
cartografici.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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205
8.6 Tecniche per lacquisizione dei dati geografici
Usualmente i dati geografici possono essere acquisiti sia attraverso misure dirette
sul terreno, sia attraverso le rappresentazioni cartografiche disponibili, sia
mediante un rilevamento aerofotogrammrtrico od il telerilevamento.
Il trasferimento nel database dei dati geografici delle osservazioni effettuate
direttamente sul terreno pu avvenire anche in forma automatica. In tale modalit, il
trasferimento dei dati osservati sul terreno viene assicurato mediante opportune
apparecchiature che si interfacciano tra la strumentazione e la banca dati garantendo
non solo una grande efficienza ed una forma di controllo preliminare atto a garantire
una sorta di pre-elaborazione, ma permette anche leliminazione di possibili errori
nellacquisizione degli stessi.
Riguardo invece allacquisizione delle informazioni mediante documenti cartografici
preesistenti, cio gi disponibili, pu essere effettuata sia manualmente, sia grazie
allimpiego di opportune stazioni interattive di digitalizzazione, sia grazie allausilio di
apparati semi-automatici, che grazie ad apparati automatici a scansione.
Un procedimento semi-automatico di acquisizione pu essere realizzato utilizzando
sistemi ad inseguimento automatico di linee che consentono di digitalizzare singoli
elementi grafici. La memorizzazione dei dati viene immediatamente effettuata in forma
vettoriale, anche se lacquisizione diretta viene realizzata in forma raster, vale a dire
per punti discreti disposti a matrice, opportunamente scalati nei diversi livelli di grigio e
di colore.
Unacquisizione alquanto pi celere e pi omogenea viene ottenuta con i sistemi a
scansione automatica che esplorano, secondo un programma di avanzamento
automatico preordinato, lintera superficie da digitalizzare, mediante un sensore
fotosensibile.
Infine avevamo accennato al telerivelamento spaziale, ovvero immagini digitalizzate,
ottenute attraverso il telerilevamento spaziale.
Con il termine generico di telerilevamento si comprendono l'insieme di tecniche,
strumenti e mezzi interpretativi che permettono di estendere e migliorare le capacit
percettive dell'occhio umano, fornendo informazioni qualitative e quantitative su oggetti
posti a distanza dal luogo d'osservazione. Le informazioni raccolte possono distare
dall'osservatore da alcuni metri (Proximal Sensing) fino a migliaia di chilometri
(Remote Sensing), come nel caso delle osservazioni effettuate dai satelliti orbitanti
attorno alla terra. La successiva elaborazione di queste immagini in formato digitale,
permette non solo di ottenere delle analisi molto dettagliate relative a differenti
tematiche, come, ad esempio, uso del suolo, tipologia di vegetazione, etc, ma
garantisce una ottima integrazione con i sistemi informativi strutturati con tecnologie
digitali. Questa integrazione permette una maggiore ricchezza informativa del territorio
facilitandone sia le procedure di lettura e classificazione che quelle di aggiornamento
delle componenti spaziali e temporali.
Il veicolo di informazione del telerilevamento generalmente l'energia
elettromagnetica
3
, sia essa proveniente dal sole, emessa dalla terra o generata da

3
Le immagini prodotte dal telerilevamento del Landsat 5 hanno un sensore Thematic Mapper (TM), ovvero
uno scanner multispettrale di tipo cross-track con un sistema di scansione formato da uno specchio piano
oscillante con asse di basculamento orizzontale allineato con traiettoria orbitale; uno spettrometro per
separare la luce nelle varie bande spettrali; sette matrici di sensori (detector) posizionati in modo tale da
registrare particolari porzioni dello spettro prodotto. In sintesi si ha:
risoluzione spaziale di 30 metri;
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

206
strumenti radar o laser. L'energia elettromagnetica che trasporta le informazioni pi utili
nel campo del telerilevamento applicato allo studio del territorio quella delle bande
del visibile, dellinfrarosso e delle microonde.
Solitamente il rilievo di una superficie effettuato con tecniche di telerilevamento
prevede tre fasi distinte: la ripresa dei dati (da aereo, satellite o da terra), la loro
elaborazione e l'analisi. Gli strumenti di rilievo utilizzati possono essere distinti in due
categorie e cio quelli che forniscono delle misure, come radiometri, spettrofotometri,
scatterometri o altri, e quelli che forniscono delle immagini, cio macchine fotografiche,
dispositivi digitali di scansione, termocamere ecc.. Tutti gli strumenti da ripresa nel
gergo tecnico vengono chiamati sensori.
Una distinzione che pu essere fatta quella fra strumenti passivi e attivi: gli strumenti
passivi misurano le radiazioni (siano esse emesse o riflesse) provenienti dalle superfici
investigate mentre gli strumenti attivi provvedono essi stessi alla illuminazione delle
superfici, captando poi la radiazione riflessa.



Figura 8. 14. Una configurazione di real-time GIS, ovvero una postazione capace di
ricevere da satelliti via stazioni terrestri dati relativi ai pi disparati fenomeni ambientali o
urbani

Le applicazioni di queste tecniche sono le pi svariate, da quelle ambientali
(classificazione multitemporale di uso e coperture del suolo, controllo e gestione
dell'ecosistema, valutazioni di impatto ambientale, monitoraggio inquinamento,
discariche e rifiuti urbani e industriali, gestione della rete idrica e aree umide, etc.) ad
applicazioni di topografia e cartografia tematica (realizzazione gestione ed

sette bande spettrali;
ampio intervallo spettrale, sia nel visibile che nel vicino infrarosso (IR);
capacit di produrre immagini a colori per mezzo di una banda nel blu (TM1), nel verde (TM2) e
nel rosso (TM3);
canale termico.
(Fonte: Floyd F, Sabins J R, 1990)
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

207
aggiornamento della cartografia, pianificazione territoriale, catasto, controllo
dell'abusivismo edilizio, etc.), per arrivare ad applicazioni nel campo delle
telecomunicazioni (attraverso pianificazione e supporto delle reti di trasporto e
navigazione a scala urbana e internazionale, etc.) o geologico ed agricolo.



Figura 8.15. San Giovanni Valdarno (AR),
Ortofoto Regione Toscana relativa agli anni
1977-78.
Figura 8.16. San Giovanni Valdarno (AR),
Ortofoto relativa all'Agosto 1996.

Per concludere il presente paragrafo, opportuno osservare che l'utilizzo di immagini
telerilevate assieme ai Modelli Digitali del Terreno (DEM) ha fornito un ottimo mezzo
per le rappresentazioni nello spazio tridimensionale. La forma matrix tra le modalit
di rappresentazione digitale quella che meglio pu esprimere la terza dimensione.
Essa ha pressoch le stesse caratteristiche della forma raster ma i valori contenuti
nelle celle, o pixel, definiscono la terza dimensione delloggetto considerato.





Figura 8.17.
Modello
geologico
tridimensionale
dell'area di
Bellisio Solfare
(prov. Pesaro-
Urbino)




Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

208











Figura 8.18. Esempio di
ortofoto


8.7 Modalit di gestione ed amministrazione dei dati: i database
Abbiamo gi accennato ai database nel sesto capitolo. Per cui nel presente paragrafo
ci soffermeremo solo su alcuni punti non trattati precedentemente.
La cartografia numerica fornisce un database geografico utile per la formazione di
sistemi informativi georeferenziati
4
e per lulteriore sviluppo delle conoscenze
territoriali ed ambientali. Altre sue utili applicazioni attualmente diffuse risultano anche
la progettazione interattiva di infrastrutture; la simulazione di interventi urbani;
laggiornamento di cartografia esistente; la produzione di cartografia tematica assistita;
il censimento del patrimonio architettonico; il monitoraggio degli spazi edificati e la
salvaguardia ambientale.
Per fornire un quadro pi esauriente dell'incremento delle conoscenze conseguibile
attraverso un database geografico georeferenziato, pu farsi ricorso ad alcune
esemplificazioni sulla generazione di carte tematiche speciali mediante appunto

4
Georeferenziazione (o Geo-positioning o Georeferenced). Lo scopo di una carta geografica quello di
rappresentare sul piano zone pi o meno estese della superficie terrestre effettiva. A seconda dellambito
spaziale considerato, sono adottate quali superfici virtuali di riferimento: la sfera, lellissoide o sferoide, e il
piano. In tal senso la georeferenziazione indica il corretto posizionamento dei dati e conseguentemente
delle informazioni associate, in un determinato sistema di riferimento geografico.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

209
lassistenza dellelaboratore e limpiego di metodologie informatiche. A semplice titolo
esemplificativo, possono infatti dedursi da un database geografico georeferenziato,
attraverso opportune composizioni ed integrazioni dei dati disponibili, classificazioni
sulle attitudini del territorio (Land Evaluation) considerato, classificazioni relative
all'erosione potenziale del suolo (Potential Soil Erosion) per la redazione di piani
urbanistici e territoriali, od altro.
L'utilizzazione di questi database pu infine permettere di pervenire a verifiche di
impatto ambientale di varia portata ed interesse.
A proposito di questi ultimi impieghi, sono da ricordare in particolare i database di dati
urbani localizzati messi a punto da molte Amministrazioni municipali, per documentare
all'istante il reale stato delle consistenze e delle situazioni ambientali urbane nella loro
evoluzione strutturale e storica. Uno strumento informativo indispensabile per i centri
urbani antichi che, nel lungo corso dei secoli, sono stati spesso oggetto di ripetute
ristrutturazioni urbanistiche ed ambientali, suscettibili spesso di costituire una remora
per molti moderni interventi di ristrutturazione, specialmente se le permanenze sepolte
non sono sempre tutte completamente conosciute.

8.8 Tecnologie informatiche per sistemi informativi: i GIS
La tecnologia dellinformazione (calcolatori e programmi) gioca un ruolo rilevante
nellautomazione di un sistema informativo perch rappresenta un indispensabile
strumento per migliorare lefficacia e lefficienza dellintero sistema. Le tecnologie
informatiche utilizzate nei SIT sono i Geographical Information Systems (GIS) ed i
DataBase Management Systems (DBMS); ovviamente la tecnologia GIS assume
unimportanza primaria essendo dedicata alla gestione della componente geografica
dei dati territoriali.
La componente informatica del SIT permette di acquisire i dati territoriali e descrittivi,
tipicamente provenienti da fonti diverse, di strutturarli in modo da facilitarne
laccesso, lelaborazione e laggiornamento. Si noti che spesso si identifica
erroneamente la tecnologia informatica, in particolare i GIS, con il SIT stesso. La
tecnologia informatica aiuta a gestire i dati di un SIT in modo pi efficiente ed efficace,
tuttavia la sua introduzione non garantisce da sola la costruzione di un valido SIT. La
tecnologia offre il supporto per laggiornamento dei dati, ma da sola, non lo garantisce
se non pianificato il processo operativo nellEnte responsabile di tale operazione.
Inoltre, la tecnologia informatica permette di realizzare un.architettura
hardware/software costituita da componenti distribuiti tra i vari utenti e collegati in
modo integrato tra loro. Questa potenzialit favorisce linterscambio dei dati, ma
impone agli Enti coinvolti nel SIT di dotarsi della competenza tecnologica necessaria
per seguire la progettazione, la realizzazione e la manutenzione del sistema. Inoltre, un
Ente deve dotarsi di nuove capacit organizzative e gestionali, cercando di aver ben
chiari i limiti e le potenzialit di tale sistema in riferimento agli obiettivi strategici che
esso si propone.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

210
Come abbiamo visto in precedenza, i SIT si appoggiano a software che integrano due
elementi essenziali: un primo in grado di gestire una parte cartografica (mappe); ed un
secondo elemento capace di gestire dati riferiti alla parte cartografica. Questa
tipologia di software prende il nome di GIS (Geographic Information System).

Il termine GIS lunione di tre componenti:
geographical, ovvero quando le informazioni che si trattano hanno una natura
territoriale, ovvero riferiti allo spazio geografico;
information; sullinformazione abbiamo scritto tanto. Nel caso specifico
linformazione ha una natura spaziale ed essa viene immagazzinata od
analizzata al fine di produrre ulteriore informazione;
system, ovvero sistema, che nel caso sta ad individuare linterazione tra le
varie componenti che costituiscono la tecnologia.
Quindi seguendo un percorso classico potremmo definire un GIS come un
sottosistema di un sistema informativo costituito da un insieme di tecnologie di
informazione, dati e procedure utilizzabili per raccogliere, conservare,
manipolare, analizzare e produrre mappe ed altri tipi di rappresentazioni in grado
di fornire informazioni per risolvere problemi di ricerca, pianificazione e
gestione.
I GIS possono trattare dati di ogni genere, da quelli sociali ed economici a quelli
demografici. La caratteristica che li distingue rappresentata dal legame con un
elemento cartografico, ovvero un elemento georererenzialbile
5
. Tutti i dati acquisiti,
possono venire adeguatamente trattati, rielaborati e rappresentati dal sistema GIS,
restituendo non solo una visione reale dellintero territorio ma anche possibili modelli
atti in grado di fornire un supporto alle decisioni. Dal punto di vista spaziale i GIS
possono utilizzarsi su diversi livelli di scala, da quelli pi ristretti ad ambiti pi ampi. Se,
invece, si considera laspetto temporale, i GIS possono offrire funzioni in grado di
studiare il territorio nella sua evoluzione temporale: dallanalisi di banche dati che
contengono informazioni raccolte con i censimenti, a funzioni di monitoraggio
ambientale, per giungere ad applicazioni capaci di simulare nel tempo levoluzione di
fenomeni relativi alla dinamica del territorio. In tal senso un GIS, come componente
informatica di un SIT, aiuta a gestire i dati di questo in modo pi efficiente ed efficace
attraverso il governo del flusso informativo strutturato su di un database capace di
gestire in modo appropriato dati geografici, ovvero dati caratterizzati non solo da
elementi alfanumerici o testuali, ma anche da caratteristiche quali:
gli attributi spaziali, ovvero dati localizzativi, nonch tipologia geometrica
(punto, linea, area o combinazione) e sistema di coordinate;
relazioni tra i differenti strati informativi e gli attributi spaziali;
dati sia di tipo vettoriale che raster;
relazioni topologiche fra differenti oggetti

5
Caratteristica peculiare del GIS la capacit di georeferenziare i dati mediante lattribuzione, ad ogni
elemento, delle sue coordinate effettive allinterno del sistema di riferimento in cui realmente posizionato
(ad esempio UTM, Gauss- Boaga etcc.). In questo modo ogni oggetto rappresentato oltre che con le sue
coordinate reali, anche con le dimensioni effettive.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

211
Questa tecnologia essenzialmente strutturata sulla capacit di fare operazioni sui
database, come ad esempio statistiche o query, e di visualizzare questi risultati in una
modalit grafica. La capacit, quindi, di analizzare dati di natura spaziale fa dei GIS
una tecnologia particolare, seppure ancora oggi presenta importanti limitazioni
operative che appresso vedremo. La capacit di un GIS di operare analisi spaziali
essenzialmente basata sulluso della topologia, ovvero quella branca della matematica
che permette di definire i legami spaziali tra differenti elementi. Questa operazione pu
permettere, quindi, di operare una sintesi e dar luogo a nuove tipologie di dati sui quali
possibile operare analisi pi precise ed efficienti e, soprattutto, pi attinenti agli
interrogativi posti da chi deve prendere decisioni.






Figura 8-19. Esempio di georeferenziazione delle classi Uso del suolo
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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212

Figura 8-20. La figura mostra le funzionalit di un motore GIS con il passaggio dai dati
grezzi ad operazioni di ricerca, analisi ed interpretazione.
8.8.1 Elementi costitutivi di un GIS
Ogni GIS costituito da hardware, software e dati. Lhardware linsieme delle
componenti fisiche del sistema, cio delle apparecchiature che consentono
lacquisizione (tastiera, mouse, digitizer e scanner), larchiviazione e lelaborazione dei
dati (computer, memorie di massa) e la loro restituzione sotto forma di nuove
informazioni (stampanti, plotter). Il software costituisce linsieme dei programmi del
sistema che permette alloperatore di utilizzare le componenti hardware e quindi al GIS
di espletare le sue funzioni. Permette inoltre il dialogo fra sistema informatico e utente
(interfaccia utente). Infatti, tutte le funzionalit del GIS, per quanto potenti,
troverebbero una forte limitazione nel loro utilizzo se non ci fosse una facile e adeguata
modalit dinterazione tra luomo e la macchina in grado di svolgerle. Lhardware e, in
particolare, il software sono gli strumenti, pi o meno complessi e capaci, necessari per
la gestione dellelemento essenziale di ogni sistema informativo: i dati. Nel caso del
GIS si tratta di dati territoriali, caratterizzati da due componenti, quella geografica e
quella descrittiva: la componente geografica identifica la localizzazione del dato, la
componente descrittiva a essa associata, gestita attraverso la costituzione di una
banca dati, lo caratterizza e lo trasforma in informazione. Come abbiamo visto in
precedenza, larchiviazione dei dati geografici pu avvenire mediante due formati:
vettoriale e raster.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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213

Figura 8-21. Elementi costitutivi di un GIS
Usualmente sono vettoriali i dati acquisiti attraverso la digitalizzazione manuale della
cartografia cartacea, sia da rilievi diretti in campo che per mezzo di informazioni
provenienti da altri sistemi informatizzati quali i CAD (Computer Aided Design) e i GPS
(Global Positioning System).
I vantaggi offerti dalla forma vettoriale possono riassumersi essenzialmente come di
seguito:
ottima rappresentazione della struttura dei dati;
struttura dei dati compatta;
la topologia dei dati spaziali pu essere completamente descritta;
sono possibili laggiornamento e la generalizzazione dei dati e loro attributi;
la rappresentazione grafica pu essere accurata;

Viceversa, i relativi svantaggi possono riassumersi complessivamente in:
struttura dei dati molto complessa,
tecnologia dispendiosa soprattutto quando i software risultino molto sofisticati;
trattamenti di analisi spaziale e filtraggio praticamente impossibili.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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214
Invece i dati raster sono normalmente il risultato della scansione automatica e dei
programmi di interpretazione delle immagini. I GIS raster modellano la realt
utilizzando banche dati quali foto satellitari o aeree, dati grid ottenuti da interpolazioni
di campionamenti sul territorio: ad esempio sulla conformazione del terreno. Sono cio
sistemi che vengono utilizzati ogni qual volta si debbano modellare fenomeni a
distribuzione continua sul territorio. Una carta raster costituita, quindi, da una matrice
di valori numerici di una data dimensione, o meglio da una griglia uniforme composta
da tante celle elementari (pixel) contenenti determinati valori. Questo formato utilizza
una matrice reticolare sovrapposta al terreno. Ad ogni cella o pixel viene associato
lattributo predominante.
I GIS raster permettono quella che viene definita analisi spaziale, ottenuta per
sovrapposizione dei diversi strati che costituiscono la cartografia in oggetto. In questo
modo possibile generare carte di diverso tipo come ad esempio quelle di rischio, di
modellazione dei terreni, di overlay, etc. E inoltre possibile realizzare modelli digitali
del terreno interpolando dati puntuali o curve di livello grazie ai quali si possono
operare analisi di visibilit, ombreggiatura e pendenza.
Una volta realizzato il modello digitale del terreno possibile drappeggiarlo con
fotografie aeree o carte raster (CTR regionale) al fine di aumentarne il realismo. I
vantaggio della forma raster sono essenzialmente i seguenti:
struttura dei dati semplice;
sovrapposizione e combinazione dei dati molto agevole;
le analisi spaziali dei dati sono facilitate;
la tecnologia risulta alquanto sviluppata;

mentre gli svantaggi maggiori possono riassumersi complessivamente nei seguenti:
lutilizzazione di celle pi ampie riduce il volume dei dati ma peggiora la relativa
accuratezza;
i collegamenti presentano difficolt poich i pixel non sono connettibili;
le rappresentazioni nella forma raster sono scarsamente espressive;
il dataset risulta troppo ingombrante.


Usualmente allinterno di un GIS, i dati raster e quelli vettoriali non solo possono
coesistere, ma spesso vanno ad integrarsi dato il loro carattere di complementarit. A
tal fine i sistemi GIS devono garantire:
facilit nel passaggio dei dati dal formato vector al formato raster e viceversa;
strutture omogenee di archivi di dati raster e vettoriali;
gestione dei dati descrittivi associati alle due tipologie di formato, attraverso
luso di un comune data base relazionale;
compatibilit del sistema di georeferenziazione dei due formati;
possibilit di visualizzare e interrogare simultaneamente e
contemporaneamente dati raster e vettoriali;
tecniche di elaborazione integrata.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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215
Lutente deve poter usufruire di tutte le potenzialit di elaborazione offerte dalle due
tipologie, senza dover essere vincolato dai formati stessi. La componente alfanumerica
va, invece, a costituire gli attributi che caratterizzano un GIS consentendo di operare,
accanto alla riproduzione cartografica, lanalisi e lelaborazione dei dati al fine di
costituire uno strumento di supporto alle decisioni. Gli attributi vengono gestiti
attraverso la costituzione di una banca dati, normalmente organizzata come una serie
di record costituiti da campi. Ogni record rappresenta un elemento, vettoriale o
raster, a cui sono associati i suoi attributi o campi. Gli attributi possono essere numerici
(area di un poligono, lunghezza di una linea, temperatura della frazione di superficie
contenuta nella cella) o descrittivi (nome, classe di appartenenza ecc.).


Figura 8.22. Limmagine offre una veduta d'insieme dei componenti di software che
possibile trovare in un GIS. Non tutti i sistemi hanno tutti questi elementi, ma per essere
un vero GIS, un gruppo essenziale deve essere trovato.
8.8.2 Funzioni e capacit di un GIS
Le funzioni che un GIS pu svolgere si possono ricavare dalla stessa definizione di
GIS e sono riconducibili ai tre momenti che caratterizzano lindagine territoriale:
raccolta dei dati, analisi e elaborazioni, restituzione dei risultati.
La raccolta dei dati consiste, per lappunto nella capacit di acquisire ed archiviare
una gran mole di dati spaziali, associando ad ogni elemento i suoi attributi. Per
lacquisizione dei dati spaziali necessaria unoperazione che rende possibile la loro
memorizzazione sui supporti magnetici del sistema: le modalit per ottenere questo
risultato sono di tipo manuale, ovvero la digitalizzazione, o di tipo automatico, con
lacquisizione attraverso luso di strumenti a scansione. Essendo i dati spaziali
normalmente rappresentati su carte geografiche, la fonte pi utilizzata per
lacquisizione di dati in un GIS la cartografia topografica e tematica. Tuttavia, a
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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216
questa si possono affiancare altre tipologie di dati quali: dati da rilievi diretti, raccolti
manualmente o con lausilio di strumenti quali i GPS, fotografie aeree, immagini da
satelliti, prodotti di altre elaborazioni informatizzate.
Particolarmente interessante, nella fase di acquisizione dei dati, appare lo sviluppo di
applicazioni risultanti dallintegrazione fra GIS e GPS. Il GPS, sistema di
posizionamento tridimensionale di punti sulla superficie terrestre mediante la ricezione
di segnali radio emessi da satelliti artificiali, consente di rilevare dati di input gestibili da
un sistema GIS. Questi dati sono rappresentati dalle coordinate dei punti e dal data
base a essi associato. Questo approccio si dimostrato utile sia per il rilievo di punti ex
novo, soprattutto in zone sprovviste di una base cartografica adeguata, sia per
laggiornamento di basi cartografiche gi disponibili in formato numerico.
Riguardo invece allanalisi e elaborazione dei dati per la costruzione di un GIS,
possiamo dire che tali dati possono essere sottoposti a diversi tipi di elaborazioni, le
quali permettono di ottenere informazioni in grado di soddisfare le pi disparate
esigenze. La possibilit di compiere operazioni di analisi spaziale, assieme
allorganizzazione topologica dei dati, consente di distinguere i GIS dai sistemi creati
per effettuare solo operazioni di cartografia e disegno al computer. In questo modo
partendo da informazioni contenute nella banca dati, possono essere creati nuovi livelli
informativi, associando i dati in maniera da identificare relazioni prima non chiaramente
visibili (si pensi, a esempio, alla possibilit di identificare il tipo di uso del suolo per ogni
proprietario, tramite la sovrapposizione di due strati informativi - overlay - come luso
del suolo e i dati catastali).
Le operazioni fondamentali che un GIS pu svolgere comprendono:
buffering: creazione attorno a elementi indicati (punti, linee e poligoni) di aree i
cui punti distano meno di un determinato valore massimo indicato dallutente.
La possibilit di modulare questa operazione, creando buffer asimmetrici a
seconda delle necessit delloperatore, consente di risolvere, con pochi
passaggi, problemi altrimenti difficilmente risolvibili. I poligoni generati i questo
modo consentono di individuare aree di rispetto attorno agli elementi areali che
possono essere utilizzate per successive analisi. Per esempio possibile
individuare larea interessata da rumori prodotti da una linea ferroviaria e
incrociare questa informazione con luso del suolo urbano per valutare la
presenza di case interessate dal conseguente fenomeno di inquinamento
acustico.
overlay topologico: sovrapposizione e intersezione fra gli elementi di strati
informativi diversi. Loperazione consente di combinare, oltre agli elementi
grafici con la creazione di una nuova topologia, anche i dati descrittivi a essi
associati che andranno a costituire gli attributi dei nuovi elementi spaziali
generati (figura 13.3); risulta evidente che il risultato della sovrapposizione dei
diversi livelli informativi non solo visiva, ma riguarda gli attributi e la topologia.
In questo modo possibile, per esempio, presa una data area, combinare
informazioni relative a tematismi quali uso del suolo, pedologia, vegetazione
ecc. e suddividere larea in funzione della combinazione di tutte o parte di
queste caratteristiche.
analisi di rete: misura della capacit e dellefficienza di reti infrastrutturali (di
trasporto, di comunicazione, di servizi ecc). Le principali analisi che possono
essere condotte su una rete sono:
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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217
- lindividuazione di percorsi ottimali, in termini di distanza, tempo o costo
(dato un punto di partenza e di arrivo e vincoli quali il passaggio per
determinati punti, sensi di percorrenza obbligati, limiti di velocit ecc.);
- lallocazione di porzioni della rete a un fornitore o consumatore di risorse;
- la verifica delle connettivit tra due punti della rete, funzione importante, a
esempio, per le analisi sulle reti ecologiche.



Figura 8-23. Esempio di sovrapposizione di dati raster (ortofoto) con dati vettoriali (strade,
fiumi, confini dellagglomerato urbano).










8.8.3 Le applicazioni in ambito web
Il grande impulso che in questi ultimi anni hanno avuto le tecnologie sia hardware che
software legate allo sviluppo delle comunicazioni in rete World Wide Web si rivelato
di grande importanza per le conseguenti ed innumerevoli applicazioni che si sono
potute realizzare nel campo del GIS on-line. In particolare le pi recenti innovazioni
nelle funzioni dei GIS si sono rivolte alla creazione di sistemi integrati in grado di
operare, oltre che su dati bidimensionali, anche su dati tridimensionali. Le possibilit di
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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218
sviluppo di queste applicazioni appaiono fortemente connesse sia con la crescente
disponibilit (a costi abbordabili) di immagini da satellite ad elevata risoluzione che con
il grande impulso dovuto allutilizzo della banda larga. La rete mondiale rappresenta,
quindi, sempre di pi un potente strumento per il flusso di informazioni comprese quelle
a carattere territoriale
6
, le quali trovano sempre pi ampia applicazione con strumenti di
web mapping, ovvero la possibilit di accedere via web o rete intranet a
rappresentazioni geografiche o tematiche. E nata. Cos, una sorta di nuova
disciplina, la Web Cartography, la quale si occupa della pubblicazione di dati spaziali
nella rete Internet. Con lavvento delle tecnologie digitali, il concetto di mappa si
profondamente esteso nelle sue possibilit espressive, soprattutto per le enormi
possibilit di interazione ed integrazione con banche dati ed altri documenti
multimediali. In rete la carta continua ad assolvere infatti la funzione rappresentativa,
ma gli elementi spaziali rappresentati possono essere collegati a documenti relazionati
quali testi, fotografie, filmati, modelli tridimensionali, altre mappe, applicazioni
multimediali. La figura xx e alcuni esempi riportati, dovrebbero essere sufficienti a far
comprendere lampia gamma di modalit di pubblicazione possibile in Internet.

Figura 8-24. Una web map pu essere del tipo statico o dinamico, quindi ognuna di esse
pu essere ulteriormente suddivisa in modalit view only e mappe interattive.









Figura 8-25. Le differenti applicazioni
che possibile ottenere via internet




6
Si parla spesso di cartografie numeriche intendendo la rappresentazione di porzioni di territorio
georeferenziato in un formato digitale.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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219






Figura 8-26.
Immagine di
Londra in 3D
(Fonte: CASA,
Centre for
Advanced Spatial
Analysis,
University College
London)


In generale per la messa a punto di un web GIS si sfrutta lormai la consolidata
architettura client-server, la quale va a costituire un sistema per la gestione,
organizzazione e modifica di dati geografici permettendo, nel contempo uno scambio
bidirezionale di dati. Ci garantisce ad ogni cittadino (client) la possibilit di connettersi
e, quindi, visualizzare, leggere, copiare, ecc. documenti che risiedono su computer
(server) dislocato presso un ente pubblico o una compagnia privata,e tutto ci
indipendentemente dalle distanze geografiche. In generale, questa tecnologia permette
molteplici applicazioni che vanno dalla semplice consultazione di mappe statiche
allacquisizione di dati (ambientali, statistici o relativi ad indicatori di varia natura) od
anche allaccesso a servizi informativi in tempo reale (ad esempio monitoraggio del
traffico o flussi meteo, etc.) per arrivare ai cos detti Location Based Service (LBS),
ovvero dove posso trovare un determinato servizio partendo dalla mia posizione.
Come abbiamo detto sopra, la tecnologia pi diffusa quella strutturata sul modello
client/server, cio i vari utilizzatori (clients) possono accedere (con la possibilit di
interrogare e di eseguire elaborazioni) ad una banca dati residente presso un sistema
centrale (server). Queste potenzialit consentono (e consentiranno molto di pi in
futuro), da una parte, di accedere, da qualsiasi parte del mondo, a grandi banche dati
territoriali e, dallaltra, di organizzare veri e propri sistemi informativi aperti allutenza
tramite Internet.
Analizziamo, seppure in modo conciso, questa architettura.
E da premettere che la distinzione che si far ha la sola valenza di chiarire alcuni
concetti base, in quanto nella prassi comune non esiste una distinzione netta tra le due
metodologie dato l'ormai elevato numero di software, come gli ActiveX di Microsoft, o
come gli applet J ava, o altri ancora che sono in grado di risiedere sia su server che su
client e che consentono, ormai, di operare con varie tecniche di comunicazione miste,
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
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220
permettendo sia lo scambio di informazioni, sia la realizzazione di funzioni di tipo
geografico.
La tecnica Internet-GIS lato server sposta sul server GIS lesecuzione della richiesta
del client e il compito di generare l'output. In tale architettura software lutente dal client
Web browser (Internet Explorer, Netscape, Mosaic,) attiva una richiesta attraverso la
rete al server tramite il protocollo Hypertext Transfer Protocol (http).
Nel caso di internet GIS il web browser client non comunica direttamente con il web
browser server: i due software comunicano tramite un ulteriore strato software il
Common Gateway Interface
7
(CGI), sostanzialmente uno script che entra in
esecuzione non appena c una richiesta di tipo GIS web permettendo al web server di
eseguire programmi GIS e di interpretare il loro risultato secondo le richieste pervenute
dal web client.
Una volta ottenuto il risultato dello script CGI, attraverso i browsers avviene il percorso
inverso ed il risultato visualizzato sullo schermo del client richiedente.
Come si appena spiegato lo script CGI si fa carico di eseguire tutte le operazioni
necessarie per lo scambio di informazioni tra il Web Server ed il GIS server.
Questo approccio principalmente rivolto a soddisfare richieste di semplici display di
mappe e non facilita molto l'interazione diretta da parte dell'utente Internet.


Figura 8-27. Sistemi di organizzazione di tipo client/server: lato server.

Invece la tecnica software Internet-GIS lato client prevede che l'analisi e
l'elaborazione GIS venga, per quanto possibile, distribuita localmente sul computer
client, sia essolocalizzato presso un ufficio o presso unabitazione, e via Internet sul
server dove risiedono le banche dati geografiche e le tematizzazioni realizzate con il
GIS. Per poter recuperare un qualsiasi oggetto posto in rete quindi necessario
conoscere lindirizzo del server, ossia il nome della macchina, il percorso sull'hard-disk
della macchina server, nonch il nome del file e con quale protocollo esso pu essere

7
strato software che sostanzialmente uno script, costituito da linee di codice, che entra in esecuzione
non appena c una richiesta di tipo GIS WEB
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

221
recuperato. Per racchiudere in un unico "indirizzo" tutte queste informazioni stato
creato uno schema denominato URL (Uniform Resource Locator, ossia Individuatore
Uniforme di Risorse). In tal senso, nel momento in cui, attraverso una specifica URL si
produce una richiesta che pu essere soddisfatta dal sistema GIS residente sulla
macchina server automaticamente compare una finestra di richiesta di download di uno
specifico plug in
8
, un piccolo programma, che ci permetter di visualizzare sul nostro
computer client dati tipo shape e di compiere funzioni tipiche del GIS come overlay
topologico di diversi temi (sempre scaricati dal server GIS), buffering, funzioni di pan
9
,
zoom, e cos via.
In generale in questo tipo di approccio i dati GIS e il software in grado di visualizzarli e
di elaborarli risiedono in un server. La richiesta da parte dellutente client si traduce in
una richiesta di dati e di strumenti di elaborazione al server che invia, al client, dati e
moduli per una elaborazione locale.


Figura 8-28. Sistemi di organizzazione di tipo client/server: lato client.

A conclusione possiamo dire che lavvento delle nuove tecnologie pu senzaltro
permettere quelle analisi multidisciplinari e trasversali che sono sempre pi divenute
elemento essenziale delle analisi della sostenibilit. Sicuramente il successo ottenuto
in breve periodo dai nuovi canali di comunicazione, dovuto sia alla capacit di tali
mezzi di presentare i dati spaziali ad un pubblico esteso e con costi pi bassi di quelli
su materiale cartaceo, sia per la possibilit di garantire una maggiore efficacia
comunicativa per lutilizzazione di tecniche multimediali che sempre pi si stanno
integrando in prodotti tecnologici di largo consumo (si pensi ai telefonini di ultima

8
particolare tipo di software per visualizzare sul nostro computer client dati tipo shape (forma delloggetto
grafico scelto per la rappresentazione di dati in un GIS: punto. Linea, area, ecc) e di compiere funzioni
tipiche del GIS come overlay topologico di diversi temi (sempre scaricati dal server GIS), buffering,
funzioni di pan, zoom e cos via
9
funzione tipica della quasi totalit dei software GIS che permette spostamenti alto basso, sinistra destra,
su una mappa risultato di una elaborazione GIS
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

222
generazione UMTS). Sicuramente questo entusiasmo iniziale avr la necessit di
essere incanalato non solo in funzione degli investimenti economici, ma anche per le
necessit sempre maggiori di democrazia, trasparenza e servizi alla cittadinanza.


Figura 8-29. Limmagine sopra mostra una situazione di fatto (prima immagine in alto a
sinistra) e due ipotesi di possibile scenario con il database che accompagna le ipotesi di
scenario


Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

223


Figura 8-30. Immagine di una situazione di
fatto
Figura 8-31. Ipotesi di scenario con la
possibilit di analisi dei dati (ad esempio quelli
economici)

8.9 Elementi base per un progetto concettuale di un sistema informativo
ambientale per una Pubblica Amministrazione
8.9.1 Principi generali
Il progetto concettuale di un sistema informativo ambientale nasce dallanalisi di
differenti componenti, tra le quali vi sono la conoscenza dellutenza, rappresentata da
soggetti pubblici, e la componente normativa che disciplina il rapporto tra le differenti
branche di una pubblica amministrazione (PA). A tale riguardo spesso accade che lo
stesso oggetto territoriale pu essere di competenza di pi soggetti. E, quindi questa
necessit giuridica ed operativa che rende necessario lo sviluppo di un progetto di
sistema informativo figlio di unattivit di collaborazione e di cooperazione tra differenti
soggetti. Un sistema informativo ambientale in ambito di una PA, almeno nelle sue
linee generali, dovrebbe rispettare due regole:
1. essere un sistema aperto e capace di collegare tutti i livelli di governo;
2. la PA dovrebbe riferire geograficamente i suoi dati, in quanto
istituzionalmente preposta al governo del territorio.

Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

224

Figura 8.32 La figura mostra come lo schema concettuale di un SI nasca dallazione di
cooperazione tra differenti soggetti, nonch da una accurata analisi dei fabbisogni reali e
degli obiettivi che la PA si pone. Lanalisi del fabbisogno informativo e la scelta degli
ambienti operativi ed elaborativi servono per dimensionare larchitettura hardware,
software e di rete. Infine, si osservi come nel progetto concettuale confluiscano
valutazioni realistiche sullo stato operativo degli enti, in base alle quali si stabiliscono i
criteri dellimplementazione

A queste due regole generali dovranno accostarsi alcune caratteristiche, come:
a) attenzione alla certificazione della qualit dei dati nonch alla distribuzione
delle informazioni;
b) prevedere un livello di georeferenzazione adeguato con lo studio del livello di
dettaglio idoneo alle diverse decisioni e del tipo di programmi GIS;
c) assicurare un supporto per lo svolgimento delle pratiche degli uffici;
d) prevedere lutilizzo del SI al fine di garantire non solo unazione di government
amministrativo, ma anche un supporto alle decisioni.
La fase iniziale della progettazione, come accennato in precedenza, consiste in una
accurata analisi, sulla scorta della quale si capir quali gruppi di utenti della PA
utilizzeranno il servizio, quali normative regolano le varie competenze e procedure,
quali fabbisogni e quali obiettivi caratterizzano lazione politco-amministrativa. Poich
lobiettivo naturale di un SI concerne il controllo ambientale attuato anche con la
cooperazione di diversi soggetti, evidentemente necessario garantire una uniformare
azione di questi al fine di permettere un ottimale ed efficiente scambio dei flussi
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

225
informativi. In tal senso si prospettano due ordini di problemi derivanti dalla
complessit intrinseca delloperazione, tanto delle procedure amministrative che di
quelle insite nel sistema ambientale. In particolare, per quanto concerne la prima
problematica, noto che si opera su realt amministrative generalmente caratterizzate
da notevoli complessit procedurale e con una continua e sempre pi accresciuta
esigenza di produrre informazioni e servizi di qualit. Per la componente ambientale,
abbiamo visto nella prima parte del presente lavoro che si tratta di un sistema
complesso composto da molteplici sottosistemi che interagiscono al loro interno e
verso sistemi esterni, e la cui conoscenza teorica ancora in corso di definizione e di
approfondimento e non universalmente accettata.
A queste due problematiche si unisce una terza componente rappresentata dalla
necessit di costruire una base di dati che possa essere condivisa, la quale
costituisce uno dei punti critici da superare tramite, per lappunto, una fase progettuale
molto articolata e dettagliata e nella quale si definiscono non solo i dati necessari, ma
anche le procedure indispensabili a produrre conoscenza (figura 8.1). Non bisogna
dimenticare che lo scopo essenziale non consiste tanto in una rappresentazione
puntuale della realt, quanto di disporre di un modello operativo utile per governare o
la trasformazione della realt.
Una volta individuata e definita la base dei dati, sar possibile individuare, allinterno
della stessa, differenti strati informativi, nonch le possibili relazioni che possono
instaurarsi tra i differenti strati informativi. Quindi, costruito il SI
10
si dovr garantire allo
stesso lintegrit, la sicurezza e laggiornabilit. In particolare, laggiornabilit risulta
essere un elemento essenziale per il corretto funzionamento del SI. Se abbiamo una
base dati aggiornata possibile attuare valutazioni di scenario o strategiche. Viceversa
una base dati non aggiornata non permette operazioni di valutazione e di supporto alle
decisioni.

Questo elemento va, quindi, valutato e studiato a monte e ci proprio al fine di evitare
collassi, per cos dire finanziaria del sistema perch si creata una base dati
immensa e, quindi, estremamente costosa da gestire in termini di risorse finanziarie ed
umane. Quindi una base dati stabile e contenuta entro limiti di qualit/costo ottimali,
favorisce loperazione di aggiornamento e, quindi, dellutilizzo della stessa non solo per
operazioni di routine, ma anche per operazioni su strati differenti di informazioni.
In conclusione, la fattibilit nasce dal realismo e dalla correttezza scientifica
dellimpostazione a partire dalle necessit operative e da questo dipende il dettaglio
informativo, che, tra laltro, incide proprio per il suo contenuto economico sulla stessa
fattibilit. E, quindi opportuno, una continua e fattiva collaborazione tra i vari uffici ed
enti e ci non solo al fine di scegliere modelli e procedure omogenee, ma anche di
ottenere una razionalizzazione delle risorse finanziarie e la loro ottimizzazione.


10
Ricordiamo che un SI un sistema, informatizzato o non, composto da persone, tecnologie o metodi il
cui obiettivo la gestione, lelaborazione, il trattamento o la trasmissione di dati che formano informazione
utile al fine di attuare determinati processi.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

226

Figura 8-33. Nella costruzione di una base di dati essenziale che tutti gli utenti si
accordino per definire una sorta di legenda comune come, ad esempio, le stesse
modalit di definizione delloggetto, le stesse unit di misura e la precisione necessaria
per le singole scale.


Figura 8-34. Le informazioni potranno essere elaborate o secondo procedure di routine,
come ad esempio statistiche relative al settore demografico, o secondo procedure che
incrociano differenti strati informativi, per lelaborazione di modelli.
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

227
A conclusione del presente paragrafo, voglio ricordare che nella progettazione di un
sistema informativo vi sono due assiomi, tanto essenziali, quanto ineludibili:
1. il primo assioma si afferma che qualora un sistema informativo fosse
progettato ed utilizzato per un solo utente, esso non costituirebbe un
sistema informativo. Questaffermazione esprime la convinzione che il
sistema debba rispondere, prima di tutto, alla logica di gestione e di
distribuzione delle informazioni tra pi utenti e non al loro ordinamento ad uso e
consumo di un singolo. Questo non significa impedire lo sviluppo di sistemi
informativi privati, quanto di promuovere con priorit lo sviluppo di un sistema
informativo pubblico e georeferenziato,
2. il secondo assioma afferma che il sistema informativo parte essenziale e
integrante dellorganizzazione del lavoro. Una finalit primaria del progetto
consiste nel realizzare supporti e aiuti ai processi produttivi nella PA e nelle
aziende private.
La conseguenza dei due assiomi di socializzazione delle informazioni si combina con i
criteri di scelta dei dati e di strutturazione degli archivi in funzione dei processi
produttivi.
8.9.2 La visione strategica e linterdisciplinarit nella formulazione dei principi
progettuali
In base a quanto detto in precedenza, possibile delineare alcuni principi progettuali e
alcune raccomandazioni operative al fine di impostare le fasi della progettazione
concettuale di un sistema informativo ambientale. A queste fasi seguiranno altre fasi
essenziali per portare a buon fine gli obiettivi di disporre di informazioni ambientali: si
tratta non solo della definizione dei programmi di elaborazione e delle macchine da
utilizzare, ma anche delle elaborazioni possibili sia come recupero di informazioni (data
retrieval) e di analisi dei dati (data analysis) e poi anche i criteri di rappresentazione e
di modellistica. Tali principi e raccomandazioni operative si rifanno ai principi della
teoria generale dei sistemi e in parte agli studi sui sistemi informativi aziendali.
Laspetto innovativo consiste semmai nellinquadrare i sistemi informativi geografici
allinterno di un progetto ufficiale di sistema informativo aziendale e georeferenziato.
per questa convinzione che si afferma che il progetto ufficiale deve rispondere al
concetto di utilit del sistema informativo, allindividuazione corretta dei gruppi di lavoro
per la progettazione del sistema, allimplementazione contestuale dei meccanismi di
aggiornamento e certificazione dei dati, allintegrabilit tra fonti eterogenee, tramite la
normalizzazione delle basi di dati, alla definizione di capitolati e incentivi finanziari per
orientare gli enti verso unna strategia unitaria fino a giungere, infine, a raggiungere
obiettivi di coordinamento tra gli Enti Locali e quelli centrali.
In primo luogo si deve progettare un modello basato sul principio dellutilit del sistema
informativo, ovvero un sistema che sia:
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

228
condiviso, cio rivolto a pi utenti, poich se avesse un solo utente non sarebbe
un sistema informativo;
che contenga un sistema di guida orientata alle informazioni, cio deve
indirizzare verso dove sono raccolte quelle informazioni utili a un dato
specialista;
di supporto per il processo decisionale, cio il sistema informativo deve
rispondere ai compiti istituzionali dellente e dellufficio e deve essere
mantenuto aggiornato;
economico e con possibilit di implementazione agevole, sia per quanto
riguarda la scelta dei dati, sia per la sua organizzazione e utilizzazione.
In questo modo si afferma che il sistema deve rispondere a principi di efficacia e di
efficienza.
In secondo luogo, alla progettazione deve partecipare un gruppo che permetta una
rappresentazione non solo dei bisogni degli uffici, ma anche degli aspetti disciplinari
coinvolti. A tal fine necessario che la progettazione e la gestione del sistema trovi
concordi pi operatori o, in altri termini, che si formino, pi o meno spontaneamente,
almeno tre gruppi:
un primo gruppo per analizzare i diversi punti di vista dellinsieme degli utenti, il
fabbisogno informativo, le procedure amministrative e le modalit operative;
un secondo gruppo per garantire il rapporto tra specialisti, studiosi dello stesso
oggetto per le definizioni delle grandezze e delle misure che lo descrivono;
un terzo gruppo per garantire il rapporto tra specialisti e informatici per la
progettazione della struttura della base dati.
Queste linee guida precedono un progetto preliminare e ne guidano la corretta
impostazione, poich contengono sia le norme per la sua redazione che per la
successiva impostazione del progetto fino al suo naturale completamento, che
rappresentato dal capitolato. Il capitolato dovr contenere non solo le prescrizioni
dellarchitettura hardware e software, ma anche gli elementi di garanzia, di
manutenzione e di aggiornabilit: in questo senso il progetto dovr mantenere le
caratteristiche interdisciplinari dellimpostazione. Ai principi generali seguono anche
delle condizioni operative specifiche per la questione della cartografia ambientale. I
punti da trattare sono: il concetto di sistema dei dati, la coerenza tra sistema di dati e di
informazione e struttura del processo decisionale, i rapporti tra settori di uno stesso
ente di governo territoriale e quelli tra diversi enti di governo territoriale. Il sistema dei
dati secondo quanto finora descritto deve essere comprensivo di definizione delle
grandezze, scelta delle unit di misura, criteri di raccolta e criteri di archiviazione, criteri
di restituzione, oltre agli aspetti di certificazione, collaudo e di aggiornamento. La
coerenza tra sistema dei dati e di informazioni e strategia del processo decisionale
vuole significare la necessit che il processo di gestione amministrativa non pu
essere disgiunto dal processo di pianificazione. Il piano scaturisce dalla conoscenza
derivata dal processo ordinario di gestione della Pubblica Amministrazione e serve per
organizzare il lavoro accordando su obiettivi ragionevoli operatori pubblici, operatori
privati e cittadini. I rapporti tra settori e tra livelli di governo territoriale implica rendere
pubblica una strategia comune, da mettere in discussione fino a giungere
Cap. 8: Sistemi Informativi per il governo dellinformazione
_____________________________________________________________________________________________________________

229
tempestivamente alla sua adozione. Essa definisce lo stato di diritto entro cui muovere
le trasformazioni territoriali e pone vincoli reciproci tra autonomie locali e strategie
centrali.










_____________________________________________________________________________________________________________
















PARTE III
casi di studio e progetto di un network territoriale












The circuits of electronic impulses is the material foundation of the information
age just as the city in the merchant society and the region in the industrial society...
information is the key ingredient of our social organisation...
it is the beginning of a new existence...
marked by the autonomy of culture vis--vis the material basis ...
(Castells: The Rise of the Network Society, 1996: p 412, 477-78)




CAPITOLO 9
Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di
studio

































Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
231





















































Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
232
9.1 Introduzione
Il presente capitolo tratter di alcune esperienze, sia europee che italiane, concernenti
la gestione, da parte delle pubbliche amministrazioni, del possibile ruolo di strumenti
innovativi nella gestione del flusso informativo/comunicativo, con particolare riguardo
verso tematiche tendenti ad incrementare processi di sostenibilit, sia attraverso
politiche di integrazione delle nuove tecnologie con i mezzi tradizionali si con politiche
volte ad incrementare lefficienza della macchina amministrativa, la sua trasparenza e
a processi democratici sempre pi allargati.
Il tentativo volto, quindi a ricercare quelle condizioni che possono promuovere una
politica tendente alla sostenibilit economica e sociale.
Da un punto di vista generale si distinguono quattro tipologie di approccio nelle
politiche urbane e volte a favorire laccesso alla ICT da parte del maggior numero di
cittadini. Ovvero:
1. un approccio strutturato sulla creazione di punti di accesso alla ICT, ed in
particolare accesso ad internet;
2. fornitura, gratuita, di accesso ad internet operata attraverso gli edifici pubblici;
3. fornitura, a carattere gratuito per tutti, dellaccesso ad internet;
4. fornitura dellaccesso ad internet operata a carattere locale e su porzioni di
territorio, in particolare le periferie, dove maggiori sono i divari sociali ed economici.

Nel seguito verranno analizzate le differenti esperienze europee che daranno una
sintesi delle applicazioni della ICT nellambito locale.

9.2 La percezione del ruolo della ICT in rapporto alle politiche locali:
lesperienza Olandese
Un elemento interessante emerso in vari studi, quello inerente il ruolo della ICT nelle
politiche locali. Ebbene, in linea generale possiamo dire che se da un lato negli ultimi
anni si sempre pi assistito ad un forte ruolo della ICT come una delle componenti
fondamentali delle politiche locali, dallaltro sono emerse, proprio nel rapporto dialettico
tra azione politica ed ICT, una serie di aree grigie: cio aree dove i rapporti devono
ancora maturare onde poter fornire azioni politiche chiare e proficue. In particolare
sono emerse, in differenti studi, le seguenti zone dombra (van Geenhuizen, 2001;
Gibbs e Tanner, 1996; Cohen, van Geenhuizen e Nijkamp, 2001):
una frammentazione della conoscenza, relativamente alla ICT, nelle
amministrazioni locali, nonch lattuazione di politiche non coordinate;
assenza o scarso sviluppo di direttive strategiche volte allattuazione di politiche
inerenti luso della ICT;
insufficiente educazione e conoscenza delle basi della ICT, sia nel mondo degli
affari che in quello politico e della societ in generale.
Questo quadro di situazione d luogo, il pi delle volte, ad azioni od iniziative singole e
senza un chiaro progetto politico. Un interessante analisi, relativamente ai fattori che
incidono nel rapporto tra lazione del processo decisionale e una politica in favore della
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
233
ICT, stata fatta in Olanda da professor Nijkamp, il quale ha presentato un modello
concettuale di unazione politica attraverso la ICT, evidenziandone i caratteri essenziali
e con particolare attenzione a quella che la percezione politica che i decision-makers
hanno verso la ICT e le sue possibilit di dare vita a nuove opportunit per il progetto
della citt.


Figura 9-1. Fattori ed attori che interagiscono ed influenzano lazione politica
nellattuazione di azioni rivolte alla ICT (Fonte: Cohen e Nijkamp, 2001)

Lanalisi in questione stata svolta in ventisette citt olandesi, tra le quali Amserdam,
Rotterdam, Den Haag e Utrecht, questultime formanti il Randstad. Ogni citt ha avuto
minimo tre interlocutori che si sono prestati allo studio. Gli interlocutori sono stati scelti
non solo tra i componenti di dipartimenti che avevano familiarit con la ICT, ma anche
tra i componenti di altri dipartimenti comunali e tra gli eletti ai vari consigli comunali, per
un totale di centotrenta intervistati.
La figura 9-1 vuole esplicitare, attraverso il modello, i fattori e gli attori che influenzano
il processo di policy-making riguardante la ICT (Nijkamp, Cohen e Geenhuizen, 2001).
Questo modello intende analizzare quelli che sono i fattori che influenzano la
percezione dellazione politica inerente la ICT sui decision-makers. In tal senso la
percezione, rappresentata dal rettangolo principale (Decision makers perceptions),
viene intesa come elemento di connessione tra la realt e la conoscenza (Kellman e
Arterberry, 1998; Nijkamp, Cohen e Geenhuizen, 2001) permettendo di individuare due
aspetti: un primo riguardante i problemi della citt; ed un secondo inerente la
percezione delle opportunit offerte dalla ICT per attuare possibili cambiamenti. Tali
aspetti sono influenzati da elementi provenienti dal settore privato e dal background dei
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
234
decision-makers, cio da sensazioni provenienti da differenti ambiti, quali le esperienze
pregresse, contesti socio-economici e politici differenti, etc.
Con riferimento alla possibile influenza della ICT sulle amministrazioni cittadine, la
ricerca svolta da Nijkamp, Cohen e Geenhuizen fa emergere un sostanziale accordo
circa la possibilit di rendere pi efficiente lazione politica per mezzo della ICT,
seppure vi sia una grossa fetta di decision-makers (32%) che non sono daccordo con
questa affermazione. Altro punto interessante, e dove ben il 53,1% in disaccordo,
quello concernente il ruolo della ICT nei processi di ricuciture sociali. Cio la maggior
parte degli intervistati non crede che politiche strutturate essenzialmente sulla ICT
possano permettere pi opportunit di lavoro o migliori servizi sociali, o garantire a
tutte le classi le stesse opportunit, tanto in termini di lavoro che di relazioni sociali.
Viceversa vi una forte percentuale di accordo riguardo al fatto che la ICT produrr dei
cambiamenti nel processo di policy-making e che questa azione anzi pu essere pi
efficiente potenziando non solo la comunicazione verso i cittadini o i servizi per i
cittadini, ma favorendo la trasparenza (ad esempio lacceso ai procedimenti
amministrativi) o la partecipazione, nonch una maggiore qualit di servizi per la
cultura o per le professioni (come, ad esempio, per mezzo del telelavoro).

Tabella 9-1. Percezione del ruolo della ICT (Fonte: Urban planning and Information
Communication Technology, Nijkamp, Cohen e Geenhuizen, 2001)
Perceptions of ICT /
Percezione del ruolo della ICT
Strongly
agree
Agree Disagree
Strongly
disagree
I dont
know
ICT will change the policy-
making process in our
municipality.
39.1% 50.8% 7.0% - 3.1%
ICT will make political
decision-making processes
more efficient.
15.6% 45.3% 32.0% 1.6% 5.5%
The implementation of policies
is more efficient with ICT
12.5%

59.4% 18.0% 3.1% 7.0%
ICT improves communication
within our city administration.
25.0% 56.3% 14.1% - 4.7%
ICT improves the ability of our
city administration to serve the
citizens.
46.9% 49.2% 2.3% 0.8% 0.8%
ICT improves citizens access
to useful information
58.6% 39.8% 0.8% - 0.8%
ICT gives the administration
better access to public opinion
20.3% 60.9% 13.3% 2.3% 3.1%
ICT will lead the administration
to take greater account of
public opinion in forming
policies.
6.3% 43.8% 33.6% 2.3% 14.1%
ICT will increase citizen
participation in the policy
process.
6.3% 53.9% 28.1% 1.6% 10.2%
ICT provides all segments of
the population with equal
access to education,
employment and social
services.
3.1% 23.2% 53.1% 14.1% 5.5%
ICT increases the gaps 9.4% 36.7% 38.3% 7.8% 7.8%
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
235
between poor and rich.
ICT enables people to have
better access to professional
services without living in a
city.
18.8% 70.3% 5.5% 3.1% 2.4%
ICT enables people to have
better access to urban cultural
life without living in a city.
10.9% 69.5% 14.1% 1.6% 3.9%
ICT will reduce the need for
people to travel.
3.1% 11.7% 51.6% 29.7% 3.9%
ICT improves the quality of
social relationships.
- 13.3% 59.4% 14.8% 12.5%
ICT will increase working at
home in our city.
14.1% 69.5% 8.6% 0.8% 7.0%



Altro punto estremamente interessante analizzato dalla ricerca riguarda la valutazione
di politiche o strategie correlate alla ICT. Per valutare tali azioni analizziamo le tabelle
9-2 e 9-3.
Tabella 9-2. Obiettivi per una politica della ICT (Fonte: Urban planning and Information
Communication Technology, Nijkamp, Cohen e Geenhuizen, 2001)

Direct goals of ICT policies
Very
much
To some
extent
A little Not at all
Dont
know
+NA
Improving telecommunication
infrastructure
35.9% 40.6% 11.7% 4.7% 7.0%
Promoting or supporting computer
availability in public places
21.1% 41.4% 25.0% 3.9% 8.6%
Promoting research about ICT 10.9% 21.1% 24.2% 18.8 % 22.7%
Promoting or supporting ICT
training
13.3% 40.6% 0.8% 7.0% 15.0%
Supplying municipality information
via telecommunications
48.4% 39.8% 9.4% 1.6% 0.8%
Promoting municipality services via
telecommunication
32.8%

48.4% 14.1% 3.1% 1.6%
Promoting ICT use in the planning
process
30.5% 43.0% 13.3% 2.3% 11.0%
Using ICT in transport planning 16.5% 38.6% 23.6% 5.5% 15.8%
Promoting or supporting
teleworking programs
6.3 % % 26.6% 38.3% 22.7 %
6.3%

Promoting or supporting tele-
medicine
1.6% 10.9% 24.2%
28.9
%
34.2%

Promoting or supporting tele-
education
5.5% 17.2% 25.0% 31.3 %
21.1%




Riguardo alla tabella 9-2, essa suddivisa in tre gruppi di domande. Il primo gruppo
riguarda il rafforzamento di aspetti legati alle infrastrutture e di quelli correlati alla
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
236
formazione. Come si vede dalla tabella i punti che risaltano riguardano essenzialmente
il potenziamento delle infrastrutture per le telecomunicazioni e aspetti legati alla
promozione della formazione e della disponibilit di luoghi pubblici attrezzati con punti
informatizzati. Il secondo gruppo di obiettivi concerne tematiche estremamente
sensibili, come la comunicazione o i servizi per arrivare alluso della ICT nei processi di
progetto urbano. Da tale analisi si evince in modo chiaro che obiettivi come il sostegno
nel processo informativo od in quello di supporto ai servizi, ma anche lo stesso uso
della ICT nei processi di progetto, sono considerati obiettivi primari ed essenziali dagli
intervistati. Infine lultimo gruppo riguarda la promozione di politiche relative
alleducazione, telelavoro o alla telemedicina. Questultimo gruppo chiaramente
quello che presenta i valori pi alti relativamente alla scarsa importanza attribuita alle
tematiche.
Emerge, quindi, dallanalisi dei dati che chiaramente i decision-makers olandesi
attribuiscono importanza primaria ai primi due gruppi di obiettivi, e ci probabilmente
perch su queste due aree i governi locali sono molto interessati e coinvolti che non in
processi relativi ad obiettivi a scala pi grande.

Dallesame, invece della seconda tabella, ovvero quella relativa a strategie politiche
inerenti la ICT da attuare nei centri urbani, emerge chiaro il fatto che sostanzialmente
non vi sono vere e proprie strategie organiche o che, comunque, vi un alto numero di
persone che o non risponde dichiara di non sapere. La stessa situazione emerge nella
seconda domanda, ovvero quella relativa alla presenza delle tematiche legate alla ICT
allinterno dei documenti di piano. Quale significato dobbiamo attribuire a questa sorta
di ambiguit nel rapporto tra politiche urbane ed ICT che emerge in queste risposte?

Tabella 9-3. Strategie della ICT nellambito urbano (Fonte: Urban planning and
Information Communication Technology, Nijkamp, Cohen e Geenhuizen, 2001)
ICT strategy in the city
yes no
Dont know +
no answer
Is there a formal strategy plan/program on ICT
on your city?

39.8%

39.8%

20.3%

Are ICT issues integrated in any way onto the
urban master/development plan?

34.4%

39.8%

25.8%


Ebbene dalla ricerca emergono differenti fattori che possono dare una risposta
allinterrogativo di cui sopra. Innanzitutto emerge che il pi delle volte non vi sono
strategie riguardanti la ICT per il semplice motivo che si delinea un profilo relativo a
singoli progetti. Un altro dato importante che emerge il fatto che a detenere il primato,
tanto in termini di azioni che in quello del know how, sono soggetti privati, delineando,
in tal modo, una evidente carenza di conoscenza di base da parte degli attori pubblici,
con tutte le inevitabili conseguenze tanto di ordine socio-economico che in termini di
strategie politiche. Emerge, quindi, un quadro frammentario, soprattutto in termini di
conoscenza, che come conseguenza finisce con il dare vita a progetti indipendenti lun
laltro e che il pi delle volte danno luogo a scarsi benefici in rapporto con i costo
sostenuti.

Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
237
Per concludere possiamo dire che dallanalisi di questa indagine emerge chiaro un
aspetto: se da un lato i decision-makers si rendono conto dellinfluenza della ICT sulla
citt, dallaltro non si riesce a delineare un quadro unitario di conoscenze in modo tale
da definire un programma di strategia politica che possa usare ed indirizzare la ICT
allinterno di parametri e modelli non solo speculativi e di mercato, ma anche allinterno
di programmi che abbiano obiettivi legati alla sostenibilit.
9.3 Le applicazioni della ICT in alcune citt europee
9.3.1 Eindhoven e LAja
Il programma attuato ad Eindhoven essenzialmente rivolto alle periferie (e-
neighbourhoods). Il progetto elaborato, denominato e-city (in olandese kenniswijk
1
) fu
lanciato nel 2000 dal Governo olandese, in particolare dal Ministero dei Trasporti e
Telecomunicazioni, ed ha come obiettivo quello di avviare un progetto di sviluppo per
le aree periferiche delle citt - knowledge neighborhood - attraverso lutilizzazione della
ICT nei settori dei servizi, della rete infrastrutturale e nellapplicazione di nuove
tecnologie (il motto era: better living, better working and better learning). Larea urbana
oggetto del progetto ha una popolazione residente di circa 85.000 abitanti, dilatandosi
tra Eindhoven ed Helmond (vedi mappa) e lobiettivo che ci si proponeva e ci si
propone consiste nel connettere, attraverso la banda larga, il maggior numero possibile
di famiglie, in modo tale da promuoverne luso e la conoscenza tra i cittadini della ICT
e, in particolare, di internet.
Si tratta di unarea che, oltre ai due nuclei centrali di Eindhoven ed Helmond, include
zone commerciali, zone ad uffici ed il campus del TU-e (Technische Universiteit
Eindhoven). Il progetto si fondava sul tentativo di promuovere uno sviluppo pi
equilibrato attraverso:
1. un incremento dello sviluppo urbano;
2. rafforzamento delle risorse;
3. maggiore capacit organizzativa;
4. azioni sinergiche tra pubblico e privato.




1
Maggiori dettagli ed informazioni possono trovarsi agli indirizzi web:
http://www.kenniswijk.nl/personal/en/jsahtml/statichomepage/jsptemplates/index.jsp oppure
http://www.minvenw.nl/cend/dco/home/data/international/gb/eng0701.htm#Telecommunications
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
238







Figura 9-2. Larea
interessata dal progetto
concerne la parte est
della citt di Eindhoven
fino a Helmond

Il primo punto vuole essere un obiettivo nella direzione dello sviluppo, ovvero better
living, better working and better learning. Quindi come lo slogan suggerisce le nuove
tecnologie sono viste come opportunit per il miglioramento della vita di tutti, cittadini
ed operatori economici. Difatti, per il raggiungimento di tali obiettivi si punta molto sullo
strumento ICT per incrementare lefficienza della macchina amministrativa,
sperimentare nuove forme di e-democracy, rivitalizzare il commercio degli operatori per
mezzo delle-commerce e sulla possibilit di accedere a pi ampi servizi e nuove
conoscenze. La riuscita di un tale ed ambizioso progetto dar allarea di Eindhoven un
ruolo di leadership nel campo delle nuove tecnologie nella Regione del Brabante.
Il secondo punto ha come obiettivo la stimolazione degli operatori delle ICT nello
sviluppare politiche di sviluppo tendenti non solo ad incrementare il numero di
possessori di PC, ma anche quello di sviluppare attivit formative volte
allalfabetizzazione informatica della popolazione a costi, per cos dire, politici. Anche
nel campo sociale si puntato molto sulluso delle nuove tecnologie, sia attraverso la
creazione di virtual community, che attraverso una sorta di punto informativo a cui tutti
potranno chiedere informazioni sulle politiche e sulle opportunit formative 24 ore al
giorno.
Laspetto legato alla capacit organizzativa un elemento essenziale nellattuazione
del progetto. Come si accennato sopra, il progetto partito da un progetto
governativo basato su una specie di concorso nazionale al cui vincitore veniva fornito il
danaro per applicare il miglior programma che andasse nella direzione indicata dal
bando. E stato quindi necessario creare un ufficio comunale che si occupasse di tutte
le varie fasi del progetto, dalla partecipazione al concorso, fino alla creazione di una
sorta di cronoprogramma delle fasi attuative del progetto. Durante le fasi pre-attuative
lamministrazione locale contatt tutti gli operatori economici, in particolare quelli dei
settori ICT, del territorio, al fine di quantificare il numero di aziende disposte a
partecipare al programma. Dallanalisi di queste fasi pre-progettuali prima e in corso
dopera poi, sono emerse molte problematiche: una prima problematica ha riguardato il
rapporto tra pubblico e privato. Il settore privato si dimostrato, nella fase pre-
progettuale, poco incline ad assumersi rischi di impresa, assumendo una posizione di
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
239
attesa per vedere poi come gli eventi evolvevano. Ancora nelle fasi in cui il progetto
partito le tempistiche si sono invertite: il privato voleva tempi brevi e risultati immediati
e concreti, mentre il settore pubblico aveva tempi molti dilatati nel tempo ed una
tendenza a visioni pi utopiche ed astratte. Riguardo, invece, allatteggiamento dei
cittadini esso si dimostrato impaziente o del tutto disinteressato, facendo anche
emergere carenze nei processi comunicativi sul progetto.
Purtroppo, allo stato dei fatti, non si sono raggiunti tutti risultati previsti ed il numero
degli utenti risultato notevolmente inferiore alle aspettative. Inoltre si visto che vi
sono notevoli difficolt nella gestione dei rapporti tra operatori pubblici e quelli privati,
soprattutto perch vi sono visioni economiche totalmente differenti. Anche se molti di
questi operatori, soprattutto quelli che investono in nuove tecnologie, hanno avuto
momenti difficili dovuti al crollo della new economy degli scorsi anni o con lenorme
debito che molti di essi hanno subito a seguito dellacquisto delle licenze UMTS, resta
da dire che non sempre privato meglio di pubblico, soprattutto quando in gioco vi
sono interessi economici e gli equilibri sociali. Al momento il progetto ancora in fase
di attuazione e saranno, quindi, i prossimi anni a dirci se riuscito e se stato un
fallimento.

Riguardo invece a lAja (The Hague), la politica scelta dalle autorit locali stata
incentrata sul libero accesso alla rete per tutti i cittadini direttamente dalle loro
abitazioni attraverso il progetto Residentie.net. Al fine di consentire il massimo
numero di accessi possibile, le autorit hanno stipulato un accordo con alcuni operatori
del settore delle telecomunicazioni per garantire laccesso gratuito alla rete e, per
coloro che non possedevano un PC, permettere un accesso via teletext, per i quali era
necessario il telefono e il televisore. Il progetto era volto essenzialmente a permettere
alla maggioranza dei cittadini di accedere ai servizi delle autorit locali direttamente via
web, con una migliore qualit del servizio ed una disponibilit di informazioni a
trecentosessanta gradi. In sintesi un portale web urbano dal quale potranno informarsi
sulla politica locale, il mercato del lavoro, i servizi offerti, il commercio, i trasporti locali,
etc.
A sintesi dellesperienza possiamo di dire che: da un lato ha dato buoni risultati sia da
un punto di vista delle-government favorendo efficienza e trasparenze, che pi
opportunit alle classi svantaggiate in quanto ha reso disponibili, in modo pressoch
gratuito, una banca dati infinita ma anche una opportunit di accesso alle nuove
tecnologie. Dallaltro lato, invece, ha creato alcune difficolt di ordine economico,
poich la citt era il principale investitore, ci ha comportato notevoli esborsi in termini
economici, ed inoltre le compagnie che hanno aderito al progetto hanno imposto prezzi
alti per alcuni servizi, come le telefonate o gli help desk.

9.3.2 Lesperienze di Manchester ed Helsinky
Lapproccio operato a Manchester si realizza per mezzo di una politica volta
allapertura di centri di ICT il cui obiettivo quello di fungere sia da polo di
aggregazione sociale che da supporto nellofferta verso quella parte della popolazione
che ha poca o nulla conoscenza delle nuove tecnologie. E strutturato essenzialmente
per laccesso ad internet e alle tecnologie multimediali. Un esempio in tal senso ci
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
240
fornito dalla municipalit di Manchester (UK), la quale stata una delle prime citt
europee ad attuare una politica volta alla realizzazione di questi centri, denominati
Electronic Village Halls (EVHs; http://www.manchester.digicity.org.uk/ ). Essi furono
sviluppati nei primi anni 90, basandosi sui rural community teleservices provenienti
dalla cultura scandinava. Allinterno di questi centri vi sono sia punti di accesso ad
internet che programmi finalizzati allalfabetizzazione della popolazione verso
linformatica. Vi sono tre centri, dei quali due sono localizzati direttamente presso aree
del territorio urbano dove vi sono situazioni sociali difficili (forte immigrazione,
disoccupazione, disagio sociale, etc.).



Figura 9-3. Il sito di Manchester. Un portale dal quale possibile accedere a
differenti servizi.



Il secondo esempio quello che costituisce punti libero di accesso alla ICT in edifici
pubblici. Un esempio in tal senso viene da Helsinki e dalla stessa Manchester, dove le
biblioteche pubbliche svolgono anche questa funzione. Helsinky ha nel centro della
citt una speciale biblioteca elettronica
2
. Essa funge sia da punto informativo che da
punto di incontro. Anche in questi centri vengono offerte non solo laccesso alla rete ed
alla posta elettronica, ma programmi di alfabetizzazione informatica diretto a tutti i
cittadini. Va segnalata una iniziativa particolare: in uno degli edifici (per lesattezza il
Lasipalatsi buiding), hanno creato un sofisticato sistema elettronico che permette
linterazione tra utente e sistema in alcune operazioni di vita quotidiana. Per esempio
nei tavoli del bar vi sono schermi interattivi attraverso i quali si pu ordinare la
consumazione.








2
Cable book library; per maggiori dettagli si visitino le pagine web allindirizzo:
http://www.lib.hel.fi/page.asp?_item_id=3060&_lang_id=EN
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
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241

Figura 9-4 e 9-5. Due immagini della biblioteca elettronica - Cable Book Library - di Helsinky



9.4 Sintesi delle diverse esperienze europee
A conclusione del presente paragrafo credo sia importante spendere alcune righe sui
risultati mostrati nella tabella sottostante.
La tabella 9-4 vuole essere un tentativo, seppure parziale, di fornire unanalisi sulle
varie politiche adottate attraverso un quadro comparative delle esperienze illustrate.
Questa stata realizzata attraverso un limitato numero di interviste, per cui il risultato
v letto con molta cautela.
Sulla prima colonna di sinistra visibile la composizione degli obiettivi analizzati in due
gruppi: il primo rappresentato dal contributo agli obiettivi di politica urbana (contribution
to urban goals) ed un secondo gruppo (Strengthening of resource of target groups)
focalizzato sul rafforzamento delle risorse e di obiettivi a carattere sociale. Dallanalisi
del primo gruppo di obiettivi emerge un andamento generale che va dal neutro alla
positivit dellapporto della ICT. In particolare il progetto E-neighborhoods di Eindhoven
sembra essere quello che al momento presenta un complessivo apporto positivo.
Dallanalisi degli altri progetti sembra emergere una sostanziale neutralit sullo
sviluppo economico e poca influenza sulle-government. Ci potrebbe essere spiegato
con il fatto che obiettivi primari dei progetti sviluppati a lAia, Manchester e Helsinki
hanno essenzialmente una natura volta sostanzialmente al sociale e solo
indirettamente agli altri aspetti. E difatti, seppure di poco, la seconda fascia di obiettivi
sembra avere avuto un maggiore impatto positivo sulla societ. Se chiaramente
positivo laspetto riguardante la crescita economica, risulta altrettanto positivo
riscontrare come in Eindhoven e Manchester vi sia stata una crescita culturale de fasce
pi svantaggiate. Ancora incerto appare il risultato sugli aspetti sociali, volti a sanare o,
comunque, a rimarginare fenomeni di disagio. Molto interessante, soprattutto per gli
aspetti di criticit scaturiti, la situazione relativa alla capacit organizzativa delle
amministrazioni pubbliche e la capacit, tra settore pubblico e privato, di interagire in
modo sinergico. Questa sicuramente la parte che presenta le maggiori lacune,
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
242
segnando addirittura effetti negativi in citt come lAia ed Helsinki. Risulta quindi
necessario porre estrema cautela nella definizione di politiche volte allattuazione di
indirizzi di crescita nelle nuove tecnologie. Dovendo necessariamente, per motivi
finanziari, richiedere lapporto dei privati necessario avere una struttura organizzativa
ed un progetto politico chiaro. Risulta altres necessario avere le idee chiare sugli
obiettivi, sociali ed economici, poich il settore privato tende essenzialmente a mirare
allaspetto di crescita economica, il quale se non accompagnato da una pari crescita
sociale, pu innescare ulteriori fenomeni di esclusione sociale con conseguente
aumento di conflittualit.
Tabella 9-4. La tabella opera una comparazione tra le differenti esperienze fatte dalle
quattro citt (Fonte: W. Van Winden, 2003)


PROJECT
E-
neighborhoods
ICT centre
(EVH) for
deprived
groups
Free internet
access for
all
Internet access
in public
buildings
CITY Eindhoven Manchester The Hague Helsinki
Economic
development
N N N
Social
equality
/ N
C
o
n
t
r
i
b
u
t
i
o
n

t
o

u
r
b
a
n

g
o
a
l
s

e-
government
N N
Material
Cognitive
resource
N N
S
t
r
e
n
g
t
h
e
n
i
n
g

o
f

r
e
s
o
u
r
c
e

o
f

t
a
r
g
e
t

g
r
o
u
p
s

Social
resource
N N
Alignment
with private
sector
initiative

Organising
capacity
N N N
Value scale: very positive; positive; N neutral; negative

In conclusione possiamo dire che la rivoluzione legata alla ICT, pu certamente creare
nuove opportunit, sia in ambito economico che in quello socio-politico e certamente la
citt e sempre pi sar il luogo dove tale rivoluzione sar attuata. Per generare
processi tendenti ad obiettivi sostenibili , quindi necessario attuare una politica volta
ad una intelligente applicazione delle nuove tecnologie. Non, quindi, progetti isolati e
inutili, ma progetti che tendano a ridisegnare le azioni di governo verso obiettivi di
crescita della conoscenza dei cittadini, di maggiore efficienza dellamministrazione
locale e di integrazione della ICT nelle strutture socio-economiche al fine di produrre
maggiore efficienza, maggiori opportunit e maggiore tutela dei cittadini svantaggiati.
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
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243
9.5 La percezione del ruolo della ICT in rapporto alle politiche locali nel
contesto della rete citt strategiche
Lindagine stata svolta su di un campione di sette delle citt che compongono la rete
delle citt strategiche. Il questionario stato inviato presso gli uffici per il piano
strategico, ed stato compilato dagli operatori di detti uffici. Lo scopo di questa
indagine, seppure fatta su di un campione ridotto di utenza (hanno difatti aderito e
partecipato solo sette comuni su ) quello di capire quale atteggiamento vi da parte
di un utenza, che per le sue caratteristiche culturali e di ruolo, dovrebbe essere quella
meglio preparata alla sfida delle nuove tecnologie in applicazioni di piano. Nel seguito
sono state riportate le tabelle con lindicazione dei risultati delle risposte, dai quali sar
possibile dedurne, seppure in modo puramente indicativo, valutazioni ed indicazioni.

La prima tabella concerne la percezione del ruolo della ICT, inteso come possibilit
offerta dalle nuove tecnologie sia nel contesto socio-economico che in quello politico.
Vediamo i risultati ottenuti:
Tabella 9-5. Percezione sul ruolo della ICT


Molto
daccordo
Daccordo
In
disaccordo
totale
disaccordo
Non sa' +
non
risponde
ICT cambier l'azione dei processi
decisionali politici nel nostro
comune
0,00% 83,33% 16,67% 0,00% 0,00%
ICT render il processo decisionale
molto pi efficiente
16,67% 66,67% 16,67% 0,00% 0,00%
L'azione politica pi efficiente
attraverso la ICT
0,00% 83,33% 16,67% 0,00% 0,00%
ICT aumenter la comunicazione
all'interno della nostra
amministrazione
16,67% 83,33% 0,00% 0,00% 0,00%
ICT fornir all'amministrazione gli
strumenti per dare un migliore
servizio ai cittadini
83,33% 16,67% 0,00% 0,00% 0,00%
ICT permetter ai cittadini di
accedere a molte pi informazioni
83,33% 16,67% 0,00% 0,00% 0,00%
ICT permetter alla pubblica
amministrazione di conoscere
l'opinione dei cittadini per le pi
svariate questioni
33,33% 66,67% 0,00% 0,00% 0,00%
ICT permetter agli amministratori
di includere nei programmi politici
l'opinione dei cittadini
16,67% 33,33% 50,00% 0,00% 0,00%
ICT garantir una maggiore
partecipazione alla vita politica dei
cittadini
0,00% 83,33% 16,67% 0,00% 0,00%
ICT dar a tutte le classi sociali
eguali opportunit per accedere
all'educazione, ai servizi sociali e al
mercato del lavoro
0,00% 16,67% 50,00% 16,67% 16,67%
ICT permetter di ridurre il divario
tra ricchi e poveri
0,00% 16,67% 50,00% 16,67% 16,67%
ICT permetter ai cittadini di
accedere in modo pi efficiente ai
servizi professionali senza per
33,33% 50,00% 16,67% 0,00% 0,00%
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
244
questo vivere in citt
ICT dar ai cittadini pi
informazioni sulla vita culturale
delle citt, anche se non vivono
nelle stesse
33,33% 66,67% 0,00% 0,00% 0,00%
ICT ridurr la necessit degli
spostamenti
0,00% 83,33% 16,67% 0,00% 0,00%
ICT aumenter la qualit nelle
relazioni sociali
16,67% 0,00% 66,67% 0,00% 16,67%
ICT aumenter le opportunit di
telelevoro
0,00% 83,33% 0,00% 0,00% 16,67%

Dallanalisi della tabella, nonch dellallegato grafo di sintesi, emerge, da parte degli
intervistati, un sostanziale ottimismo (53% degli intervistati) relativamente ad un
possibile ruolo positivo della ICT. Vanno comunque sottolineate alcuni dati
estremamente interessanti. In particolare si evidenziano aspetti di sostanziale accordo
degli intervistati sul ruolo positivo della ICT su differenti componenti:
aspetto legato ai servizi sia generici che professionali;
aspetto legato allinformazione, sia in senso generale, ovvero relativamente
ad aspetti culturali o sociali, sia nella componente interna alle amministrazioni
pubbliche che di rapporti tra cittadini ed amministratori;
aspetto politico, ovvero possibilit di facilitare linterazione tra amministrazione
e cittadinanza.
Viceversa le componenti negative possono cos sintetizzarsi:
aspetti socio-economici, ovvero luso della ICT non garantir le stesse
opportunit per accedere alleducazione, ai servizi sociali ed al mercato del
lavoro, n permetter di ridurre il divario tra ricchi e poveri. Inoltre non garantir
una maggiore qualit delle relazioni sociali.
Riguardo invece alla seconda tabella, attinente la percezione delle problematiche
urbane, un quadro riassuntivo fa emergere come problematiche pi forti quelle relative
a:
fattori socio-economici, quali occupazione, invecchiamento della
popolazione, problematiche del sistema educativo;
problematiche ecologiche, come i fattori di inquinamento.
Appare, in tale tabella, una sostanziale situazione di bilanciamento tra accordo e
disaccordo relativamente alla percezione delle tematiche poste. Tale aspetto, indicativo
di una non univoca percezione della problematica analizzata, traspare chiaramente
allorquando si tratta di temi come quello del mercato immobiliare o delle tematiche con
aspetti pi attinenti alla composizione della citt, come, ad esempio, il ruolo delle aree
verdi o dellimmagine della citt nel suo complesso.
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
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245

Tabella 9-6. La tabella mostra quali sono le problematiche urbane pi impellenti.




Riguardo invece alle aspettative dello sviluppo urbano nei prossimi dieci anni possiamo
dire che vi un sostanziale e corposo aspetto positivo verso la ICT. In particolare,
posiamo individuare nella componente network lelemento caratterizzante di questa
scheda. Abbiamo gi accennato nei capitoli precedenti al concetto di network society
con i relativi sub-strati sociologici ed urbanistici che tale concetto ingloba. E, quindi,
forte la volont di essere divenire pi visibili come entit anche attraverso la ICT Alla
luce della prima componente, ovvero quella di network, possibile interpretare questo
aspetto legato alla aspirazione di crescita di importanza come elemento .

Tabella 9-7. Le aspettative dello sviluppo urbano nei prossimi 10 anni

aumenter
notevolmente
aumenter in
alcune parti o
settori
non cambier diminuir
Non sa' +
non
risponde
L'importanza della nostra
citt
50,00% 50,00% 0,00% 0,00% 0,00%
In generale l'importanza per
i piccoli centri..
0,00% 100% 0,00% 0,00% 0,00%
In generale l'importanza per
i grandi centri
16,67% 16,67% 66,67% 0,00% 0,00%
La competizione tra la
nostra citt e le altre
33,33% 16,67% 33,33% 0,00% 0,00%
La cooperazione tra la
nostra citt e le altre
66,67% 16,67% 16,67% 0,00% 0,00%
Il potenziale della nostra
citt nell'attrarre
investimenti
33,33% 66,67% 0,00% 0,00% 0,00%

molto
daccordo
daccordo
in
disaccord
o
totale
disacc
Non sa' +
non
risponde
Congestione da traffico 25,00% 50,00% 25,00% 0,00% 0,00%
Carenza di alloggi 25,00% 25,00% 50,00% 0,00% 0,00%
Scarsit di terreni 0,00% 50,00% 50,00% 0,00% 0,00%
Disoccupazione 50,00% 50,00% 0,00% 0,00% 0,00%
Declino del settore industriale 25,00% 25,00% 0,00% 25,00% 25,00%
Invecchiamento della popolazione 50,00% 25,00% 25,00% 0,00% 0,00%
Sub-urbanizzazione o periferie 0,00% 50,00% 50,00% 0,00% 0,00%
Declino del centro storico 25,00% 50,00% 25,00% 0,00% 0,00%
Segregazioni socio-spaziali 25,00% 50,00% 25,00% 0,00% 0,00%
Problematiche del mercato immobiliare 0,00% 75,00% 25,00% 0,00% 0,00%
Scarsit di aree verdi aperte 25,00% 25,00% 50,00% 0,00% 0,00%
Immagine negativa della citt 0,00% 50,00% 50,00% 0,00% 0,00%
Inquinamento 16,67% 50,00% 25,00% 0,00% 0,00%
Deficit di bilancio 0,00% 25,00% 75,00% 0,00% 0,00%
Problematiche nel sistema educativo 25,00% 25,00% 25,00% 0,00% 25,00%
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
246
Il potenziale della nostra
citt nell'attrarre
investimenti industriali
0,00% 50,00% 33,33% 16,67% 0,00%
Il potenziale della nostra
citt nell'attrarre nuovi
residenti
0,00% 66,67% 16,67% 16,67% 0,00%
In generale, l'importanza di
un distretto di affari nella
nostra citt
16,67% 83,33% 0,00% 0,00% 0,00%
Le problematiche della sub-
urbanizzazione
0,00% 66,67% 16,67% 0,00% 16,67%
Le problematiche legate a
fenomeni di segregazione
socio-spaziale
0,00% 33,33% 33,33% 16,67% 16,67%
Il traffico nella nostra citt 16,67% 16,67% 33,33% 33,33% 0,00%
Il traffico merci 0,00% 83,33% 16,67% 0,00% 0,00%
La mobilit delle persone 16,67% 66,67% 16,67% 0,00% 0,00%
La protezione dell'ambiente
urbano
33,33% 66,67% 0,00% 0,00% 0,00%


Altrettanto interessante la tabella 4. In essa si cerca di capire in che modo e secondo
quali componenti possibile sviluppare una politica sulla ICT. In tale ottica emerge un
quadro di sostanziale accordo con le aree individuate. In particolare si ritiene che lo
sviluppo della ICT sia pi che mai legato allo sviluppo economico, sia in termini macro-
economici che delle realt produttive, con tutte le conseguenze socio-politiche che
questo comporta. Altro elemento importante quello politico. Cio la ICT ha le
potenzialit per garantire una maggiore interrelazione tra le amministrazioni locali e i
cittadini, sia in termini amministrativi che di sviluppo di procedure di progettazione
partecipata.
Tabella 9-8. Obiettivi di politiche strutturate sulla ICT

molto
daccordo
daccordo
in
disaccordo
totale
disacc
Non sa' +
non
risponde
Lo sviluppo economico un area
strategica per la ICT
42,86% 57,14% 0,00% 0,00% 0,00%
Le nuove imprese sono un soggetto
molto importante per l'utilizzo della ICT
57,14% 42,86% 0,00% 0,00% 0,00%
L'applicazione della ICT potr
permettere maggiore trasparenza nei
processi politici ed amministrativi
0,00% 85,71% 14,29% 0,00% 0,00%
Nel confronto con altre realt urbane la
ICT potr fornire alla nostra citt pi
opportunit
14,29% 57,14% 0,00% 0,00% 28,57%
Una maggiore interrelazione tra
amministrazione locale e cittadino la
base sulla quale possibile sviluppare
una politica per la ICT
0,00% 100% 0,00% 0,00% 0,00%
L'uso della ICT nel progetto urbano
agevola processi di progettazione
partecipata
28,57% 71,43% 0,00% 0,00% 0,00%
L'uso della ICT permette una migliore
relazione con altre citt
42,86% 42,86% 14,29% 0,00% 0,00%
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
247

26,53%
65,31%
4,08%
0,00%
4,08%
0,00% 10,00% 20,00% 30,00% 40,00% 50,00% 60,00% 70,00%
OBIETTIVI DI POLITICHE STRUTTURATE SULLA ICT
I dont know + no answer
Strongly disagree
disagree
agree
Strongly agree

Figura 9-6. Il grafico mostra una sostanziale positivit verso lattuazione di politiche
strutturate sulla ICT


La penultima tabella, cerca di capire in che termini e secondo quali componenti
possibile strutturare una politica sulla ICT. In tal senso sono emerse le seguenti
componenti:
aumento e potenziamento della rete infrastrutturale, in particolare i problemi
connessi alla banda larga, la quale consentirebbe maggiori potenzialit in
termini di multimedialit;
attivit di promozione e supporto della ICT nel settore delleducazione (sia in
termini di alfabetizzazione informatica che di e-learning), in quello sanitario e
del lavoro;
azioni ne potenziamento della rete dei trasporti, soprattutto in termini di
efficienza.

Tabella 9-9. Gli obiettivi da raggiungere attraverso una politica della ICT

Molto
importante
Abbastanza
imp.
poco
Per
niente
Non sa' +
non
risponde
Aumento delle infrastrutture di
telecomunicazione
71,43% 28,57% 0,00% 0,00% 0,00%
Promozione e supporto di azioni
orientate all'uso delle nuove
tecnologie in spazi o luoghi pubblici
57,14% 42,86% 0,00% 0,00% 0,00%
Promuovere la ricerca nel settori
della ICT
71,43% 28,57% 0,00% 0,00% 0,00%
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
248
Promuovere e supportare politiche
volte all'educazione nella ICT
57,14% 42,86% 0,00% 0,00% 0,00%
Fornire informazioni sulla
Amministrazione per mezzo delle
telecomunicazioni
28,57% 71,43% 0,00% 0,00% 0,00%
Promuovere i servizi
dell'Amministrazione via ICT
42,86% 57,14% 0,00% 0,00% 0,00%
Promuovere l'uso della ICT nei
processi di progetto urbano
57,14% 42,86% 0,00% 0,00% 0,00%
Uso della ICT nel progetto della rete
dei trasporti
57,14% 28,57% 0,00% 0,00% 14,29%
Promuovere e supportare politiche di
telelavoro
42,86% 42,86% 14,29% 0,00% 0,00%
Promuovere e supportare operazioni
di telemedicina
28,57% 42,86% 14,29% 0,00% 14,29%
Promuovere e favorire processi
educativi via ICT
42,86% 28,57% 28,57% 0,00% 0,00%

Tabella 9-10. Strategia della ICT nella politica cittadina
si no
Non sa' +
non risponde
Esiste nella tua citt una strategia od un progetto con la
ICT volto ad attuare un piano o un programma?
57,14% 14,29% 28,57%
All'interno dei documenti che compongono il PRG
contemplato l'uso o l'attuazione di piani inerenti la ICT?
14,29% 0,00% 85,71%

A conclusione del presente paragrafo, possiamo dire che emerge un quadro che se per
certi versi fa emergere un sostanziale ottimismo verso la ICT, dallaltro lato mostra
situazioni fortemente contrastanti. In tal senso, ad esempio, emerso che se la ICT
pu permettere una maggiore partecipazione dei cittadini, questo non implicher una
automatica possibilit di includere le loro opinioni in processi progettuali. E anche
emersa la scarsa fiducia in possibili miglioramenti in termini sociali e di pari opportunit
per tutte le classi sociali. Infine, la tabella 6 ha mostrato una sintesi significativa della
situazione: esiste una strategia nellattuazione della ICT nelle politiche di piano ma
nel contempo nei documenti che compongono il piano gli stessi interlocutori non sanno
dare risposte sulleventuale uso della ICT.










Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
249
9.6 Lesperienze italiana di Reggio Emilia
3

9.6.1 Quadro generale
Allinterno del processo di Agenda 21 Locale a Reggio Emilia sono stati sviluppati
differenti progetti, tra i quali il progetto O.R.D.IN.@.R.E. (ovvero, Osservatorio
Reggiano degli INdicatori Ambientali di Reggio Emilia) riguardante un sistema di
indicatori utili a pianificare e programmare un modello urbano sostenibile e che
indirizzer ed impegner il futuro processo decisionale dellAmministrazione comunale
e provinciale. Il modello urbano sostenibile sottintende la volont di porre l'ambiente
come cardine dello sviluppo (economico, sociale e culturale) della comunit locale
volto ad arrestare il degrado ambientale, a soddisfare i bisogni non solo della
popolazione presente ma anche di quella futura al fine di a raggiungere una maggiore
qualit della vita ed una maggiore equit tra le attuali generazioni.
Gli obiettivi che tale progetto si posto riguardano:
l'implementazione delle procedure di rilevazione e di gestione dei dati
ambientali di rilevanza per lente (accounting);
l'integrazione e trasversalit dei nuovi strumenti partecipativi, di supporto
alla governace locale e di gestione del territorio (Ag. 21, contabilit ambientale,
certificazione EMAS, Bilanci ambientali, etc.);
il potenziamento dellaccesso alle informazioni ambientali in termini di
trasparenza e comunicazione.
Le attivit previste inizialmente dal progetto vertevano sui seguenti argomenti:
1) calcolo dei 10 Indicatori Comuni Europei - Verso un profilo della sostenibilit
locale (ECI);
2) sperimentazione della rilevazione dei dati relativi allindagine Osservatorio
ambientale sulle citt promosso da ISTAT;
3) selezione di un set di idonei indicatori considerati pi significativi per la
nostra realt locale e/o idonei a valutare lorientamento alla sostenibilit;
4) creazione di un sistema di indicatori integrati e di sintesi rispetto agli
strumenti di gestione e programmazione ambientale degli Enti (contabilit
ambientale, analisi settoriali sullo stato dellambiente, certificazioni, Agenda
21,...) denominato Sistema di Indicatori per la Sostenibilit;
5) condivisione del sistema di indicatori con gli stakeholder interni ed
esterni (Forum di Agenda 21) e sviluppo di un sistema di comunicazione-
accessibilit dei dati attraverso strumenti multimediali (inserimento nei siti web
dei Comuni del Sistema di Indicatori per la Sostenibilit, pubblicazione di
newslwetters informative).
I risultati ed i benefici attesi dal progetto riguardavano:
la sistematizzazione della raccolta dei dati ambientali;

3
Per la stesura del presente paragrafo si ringrazia lUfficio Reggio Sostenibile del Comune di Reggio
Emilia. Tel. 0522-456116; e-mail: reggio.sostenibile@municipio.re.it

Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
250
la messa a sistema delle informazioni ambientali rilevanti per le attivit
dellEnte;
lo stimolo della partecipazione degli stakeholder, ed in generale di tutti i
cittadini, verso sistemi di monitoraggio delle azioni messe in campo nei piani di
azione delle Ag21;
la maggior efficacia nel monitoraggio delle proprie politiche ed azioni volte
al miglioramento delle performance in campo ambientale;
l'integrazione degli strumenti di gestione del territorio e di supporto alla
governance locale attraverso lo sviluppo di un sistema informativo di
indicatori univoco;
lo sviluppo di processi di trasparenza e credibilit della Pubblica
Amministrazione;
la migliore efficienza nella comunicazione verso lesterno dellandamento delle
politiche ambientali dellEnte.
9.6.2 Gli indicatori messi a sistema
Il sistema messo a punto a Reggio strutturato su di un elevatissimo numero di dati
ambientali. Ci lo si ritenuto essenziale in quanto, per far fronte alle richieste che
provenivano sia dallinterno dellEnte (sistema di contabilit ambientale, analisi
ambientale del territorio, etc.) che dallesterno (iniziative promosse da ISTAT,
Legambiente, etc.). Tra gli indicatori, sono stati anche inseriti i dieci indicatori
individuati dalla Commissione Europea per valutare lorientamento alla sostenibilit
locale delle citt (Indicatori Comuni Europei o European Commun Indicators,
appresso indicati come ICE).
Lelevato numero di dati da rilevare (oltre 500) deriva dal fatto che molti indicatori, pur
essendo simili, possono essere richiesti con modalit differenti (ad esempio diversa
unit di misura) o con specifiche differenti sottoindicatori (es. estensione del verde
pubblico scorporata in parchi pubblici, verde di arredo, aree umide, etc.). Tali dati sono
quindi stati accorpati in un set di circa 170 indicatori, che costituiscono il cosiddetto
Sistema di indicatori integrati e di sintesi, catalogati in 8 aree tematiche e selezionati
anche in funzione di scelte strategiche operate nel Forum dellAgenda 21 come pi
significativi per la realt locale e/o idonei a valutare lorientamento alla sostenibilit. A
tale set stato poi aggiunto lelenco completo degli Indicatori Comuni Europei. Di
seguito elencheremo le aree tematiche che si sono coperte con questo set di indicatori,
fornendo in alcuni casi, elementi esplicativi.
a) Sistema di indicatori integrati e di sintesi:
1) verde pubblico, privato e sistemi naturali;
2) mobilit sostenibile e qualit dellaria;
3) sviluppo urbano sostenibile, ovvero dati riferiti alluso del suolo (quindi correlato
anche allindicatore europeo nr.9), ai servizi disponibili, alla presenza degli
strumenti urbanistici, etc. ;
4) risorse idriche;
5) rifiuti;
6) energia;
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
251
7) informazione e partecipazione, inteso come progetti di educazione ambientale
dedicati alle scuole, campagne informative e promozionali su temi ambientali,
fasi di attuazione del processo di Agenda 21 Locale, progetti realizzati con
metodologia partecipata, etc. ;
8) inquinamento acustico ed elettromagnetico;
9) sistemi di gestione ambientale e buone pratiche ambientali;
10) tutela dei diritti degli animali.
b) Indicatori Comuni Europei
Il Comune di Reggio Emilia ha aderito formalmente al progetto nel 2001 e ci al fine
della promozione dellutilizzo dei dieci indicatori europei presso le autorit locali
italiane.
Di questi, il Comune di Reggio Emilia ha attivato nel 2002 il calcolo degli ICE n. 1, 3 e
4, secondo la metodologia predisposta nelle schede metodologiche ufficiali e, quindi,
nel 2003, il progetto si arricchito degli indicatori n. 5, 6, 7 e 10.
Vediamo in sintesi alcuni risultati:
Indicatore Comune Europeo N. 1 (soddisfazione dei cittadini con
riferimento alla comunit locale).
Per la rilevazione dei dati, come suggerito dalla scheda metodologica, il
Comune di Reggio Emilia ha effettuato un sondaggio tramite questionario su un
campione rappresentativo della popolazione residente di et superiore ai 16
anni, gestito con interviste personali (o telefoniche). Il questionario utilizzato
composto da una serie di domando attinenti li l grado di soddisfazione della
comunit urbana, gli standard abitativi, le opportunit di lavoro, la qualit e
quantit dellambiente naturale, la qualit dellambiente edificato, il livello dei
servizi sociali, sanitari, culturali, ricreativi e per il tempo libero, lo standard delle
scuole, il livello dei servizi di trasporto pubblico, le opportunit di partecipazione
alla pianificazione locale ed ai processi decisionali e il livello di sicurezza
personale.

I risultati ottenuti dalle interviste sono qui sotto illustrati e riportano in dettaglio il
grado di soddisfazione calcolato per ognuno degli 11 aspetti della comunit
locale che sono stati oggetto di intervista.






Figura 9-7. Grado di
soddisfazione
complessiva per gli
11 aspetti della
comunit locale
oggetto di intervista

Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
252


Indicatore Comune Europeo N. 3: Mobilit Locale e Trasporto Passeggeri
LIndicatore Comune Europeo n. 3 intende valutare il numero di spostamenti
giornalieri effettuati dai residenti allinterno dellarea di pertinenza dellautorit
locale e il tempo impiegato pro capite per motivo e per modo di trasporto
utilizzato; inoltre misura la distanza totale media pro capite percorsa
quotidianamente per tipo di spostamento e per modo di trasporto. I risultati
ottenuti dalle interviste sono qui sotto illustrati. E senzaltro interessante
analizzarne, da parte di chi legge, i risultati.


Figura 9-8. Il diagramma mostra le modalit
di spostamento dei cittadini
Figura 9-9. Sopra. I motivi degli
spostamenti
Figura 9-10. Le motivazioni che induco
alluso dellautomobile
Figura 9-11. La figura rappresenta il
numero medio di passeggeri per auto


Indicatore Comune Europeo N. 4: Accessibilit delle aree verdi pubbliche
e dei servizi locali
LIndicatore Comune Europeo n. 4 intende valutare la percentuale dei residenti
che vive in prossimit di spazi ricreativi accessibili al pubblico e di altri servizi di
base.
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
253
Per la rilevazione dei dati, come suggerito dalla scheda metodologica, si
determinata la distribuzione degli stessi (residenti, aree ricreative, servizi, per
categoria) mediante un Sistema Informativo Geografico (GIS) dal Servizio
Informativo Territoriale del Comune di Reggio Emilia. I risultati ottenuti dalle
elaborazioni sono qui sotto illustrati:

Tabella 9-11. La tabella illustra, per mezzo di operazioni di buffering tramite GIS, la
distanza media da luoghi di servizio

n. 85.003
abitanti residenti nel raggio di 300 m dalle aree verdi maggiori di 5.000 mq,
fruibili per uso ricreativo e accessibili al pubblico gratuitamente (parchi
pubblici, giardini o spazi aperti pubblici ad esclusivo uso ciclabile o pedonale,
aree private, attrezzature per sport allaria aperta)
70 %
n. 99.398 abitanti residenti nel raggio di 300 m dalle aree verdi fruibili per uso ricreativo
e accessibili al pubblico gratuitamente (parchi pubblici, giardini o spazi aperti
pubblici ad esclusivo uso ciclabile o pedonale, aree private, attrezzature per
sport allaria aperta)
81 %
n. 81.148 abitanti residenti nel raggio di 300 m dai servizi sanitari pubblici di base
(medici generici e pediatri, strutture sanitarie) 66 %
n. 85.684 abitanti residenti nel raggio di 300 m dai negozi alimentari (centri
commerciali e negozi/supermercati) 70 %
n. 47.867 abitanti residenti nel raggio di 300 m dalle scuole pubbliche dellobbligo
(elementari e medie inferiori) 39 %
n.
102.608
abitanti residenti nel raggio di 300 m dalle linee di trasporto collettivo
(fermate linee urbane autobus e minibus e nodi di interscambio)
84 %


Figura 9-12. Limmagine relativa ad alcuni dati riferiti alla tabella 9-11. Essa permette di
mostrare il grado di accessibilit delle aree verdi pubbliche e dei servizi locali nel
territorio comunale attraverso una elaborazione GIS. (Fonte: Comune di Reggio Emilia)
Fermate linee urbane di autobus e minibus
Nodi interscambio linee urbane di bus e minibus
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
254

Indicatore Comune Europeo N. 5: Qualit dellaria locale
LIndicatore Comune Europeo n. 5 intende quantificare il numero di
superamenti dei valori limite per determinati inquinanti atmosferici e verificare
lesistenza e il livello di attuazione del piano di risanamento/gestione della
qualit dellaria.
Cos come le altre citt europee che hanno aderito al progetto, anche Reggio
Emilia non presenta superamenti dei valori limite per gli inquinanti SO
2
, NO
2
e
CO. Allo stesso modo, ben pi critica la situazione per lozono ed il particolato
sottile, i cui limiti sono quasi costantemente superati anche nelle altre citt
monitorate.
Anche per lozono, i valori pi critici si verificano nelle citt italiane e Reggio
Emilia non fa eccezione. Il Comune di Reggio Emilia consapevole che i
problemi derivanti dallinquinamento atmosferico non si risolvono con la sola
applicazione della circolazione a targhe alterne e per questo ha messo a punto
nell'ultimo anno una serie articolata di interventi strutturali. Due, in particolare,
gli obiettivi perseguiti: da un lato sensibilizzare e informare i cittadini sulle cause
e gli effetti provocati dall'inquinamento, dall'altro impostare e realizzare, anche
attraverso lo strumento partecipativo di Agenda 21, progetti capaci di incidere
stabilmente sulla riduzione dell'inquinamento urbano, affrontando in modo
efficace e duraturo i nodi critici della mobilit. A tal fine, stato messo a punto
un Piano degli Interventi del Comune articolato in misure di governo, misure
tecniche, misure infrastrutturali e misure organizzative, per un totale di 65
interventi, tutti in fase di attuazione.

Figura 9-13. La
figura illustra il
numero di
superamenti dei
limiti relativi a
sostanze
inquinanti

Indicatore Comune Europeo N. 6: Spostamenti casascuola dei bambini
LIndicatore Comune Europeo n. 6 intende valutare le modalit di trasporto
usate dai bambini per viaggiare da casa a scuola. Per la rilevazione dei dati,
come suggerito dalla scheda metodologica, il Comune di Reggio Emilia ha
effettuato nella primavera 2003 unindagine rivolta ai genitori dei bambini e
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
255
ragazzi di et compresa fra i 3 e i 14 anni, svolta tramite un apposito
questionario la cui distribuzione avvenuta attraverso le scuole.
Cos come richiesto, stato individuato un campione di scuole che fosse
rappresentativo dal punto di vista della distribuzione sul territorio comunale,
tenendo conto del loro contesto (aree centrali, semiperiferiche e periferiche) e
coinvolgendo:
- almeno un complesso scolastico (scuola dellinfanzia, elementare e media
inferiore) per ogni tipologia di zona;
- un intero ciclo per ogni complesso scolastico individuato (ad esempio una
sezione che comprenda i tre anni di una scuola dellinfanzia, una sezione
che comprenda i cinque anni di una scuola elementare, una sezione che
comprenda i tre anni di una scuola media inferiore).
Si quindi deciso, per lindagine a Reggio Emilia, di operare a livello di
Circoscrizione e per ognuna di esse di coinvolgere possibilmente nellindagine una
scuola dellinfanzia, una scuola elementare e una scuola media localizzate in area
centrale, semiperiferica e periferica; in totale si sono coinvolte 12 scuole medie, 17
scuole elementari e 15 scuole dellinfanzia con la distribuzione di circa 4.000
copie dei questionari.
Lelaborazione dei questionari ha mostrato che per la met delle risposte,
lautomobile privata il mezzo preferito anche se c bel tempo; la
cosiddetta mobilit alternativa (spostamenti a piedi o in bicicletta o con mezzi
pubblici o in carpooling) complessivamente ammonta per a poco meno del 50%
delle risposte. La percentuale relativa alluso dellauto con la brutta stagione sale al
62%, aumenta di due punti luso del trasporto collettivo/pubblico, mentre diminuisce
nettamente la percentuale di spostamenti a piedi o in bicicletta.






Figura 9-15. I mezzi usati negli
spostamenti verso la scuola durante il
periodo primavera estate.
Figura 9-16. I mezzi usati negli
spostamenti verso la scuola durante il
periodo autunno inverso.

Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
256

Figura 9-14. Il questionario inviato alle scuole relativo agli spostamenti

Leccessiva distanza casa-scuola e la mancanza di tempo a disposizione
abbinate alla mancanza di mezzi di trasporto alternativi rappresentano la met
delle cause che costringono alluso dellauto anche con la bella stagione; nella
categoria Altro, prevale nettamente il fatto che spesso si portano i bambini a
scuola e si prosegue per andare al lavoro. Di seguito, vengono riportati alcuni
dati di dettaglio non richiesti espressamente dalla scheda metodologica. Tra le
modalit di trasporto alternative allauto, prevale con la bella stagione landare a
piedi, seguito dalla bicicletta, mentre in caso di maltempo, diminuisce
drasticamente la bicicletta a vantaggio dellandare a piedi e del car pooling; i
mezzi pubblici confermano la percentuale sia con la bella che con la brutta
stagione.
Indicatore Comune Europeo N. 7: gestione sostenibile dellautorit locale
e delle imprese locali
LIndicatore Comune Europeo n. 7 intende quantificare la percentuale di
organizzazioni pubbliche e private (PMI ed grandi imprese), presenti sul
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
257
territorio comunale, che adottano ed utilizzano una forma di gestione sociale e
ambientale.
Le procedure di gestione ambientale e sociale si riferiscono a EMAS e ISO
14000/14001, SA8000 (definito da CEPAA, il Council on Economic Priorities
Accreditation Agency, standard internazionale relativo alle condizioni sul luogo
di lavoro nelle supply chains ispirato allILO, International Labour
Organization), etc.
Indicatore Comune Europeo N. 10: prodotti sostenibili
LIndicatore Comune Europeo n. 10 intende valutare il consumo percentuale di
prodotti sostenibili rispetto al totale dei consumi allinterno della popolazione
residente nel Comune di Reggio Emilia, la disponibilit ed offerta di mercato di
prodotti sostenibili e la percentuale di acquisti verdi della pubblica
amministrazione.
Per prodotti sostenibili si intendono i prodotti realizzati con criteri ecologici
caratterizzati dalla certificazione europea eco-label, o prodotti ottenuti
applicando metodi di agricoltura e allevamento biologici caratterizzati da
certificazione europea o nazionale; oppure quelli ad alta efficienza energetica,
quelli certificati come provenienti dal mercato di produzione e distribuzione
definito equo e solidale ed infine i derivati del legno certificati FSC (Forest
Stewardship Council), ovvero il marchio, che identifica i prodotti contenenti
legno proveniente da foreste gestite in maniera corretta e responsabile secondo
rigorosi standard ambientali, economici e sociali (gestione sostenibile).
9.6.3 Il sistema informativo del Comune di Reggio Emilia ed il progett S.I.S.Te.R
Il Comune di Reggio Emilia, considerando lalto numero di dati (oltre 500 indicatori
rilevati), ha realizzato un database per mezzo del software Access di Microsoft
appositamente realizzato dal Dipartimento Interateneo Territorio del Politecnico di
Torino. Lobiettivo stato, quindi, quello di realizzare il passaggio da un sistema
informativo ad un sistema informatico, garantendo che i dati raccolti venissero
conservati in modo permanente ed aggiornati e che lelaborazione degli stessi
avvenisse attraverso procedure automatiche. Lo stesso database, opportunamente
adattato, ha costituito la base per la versione web da inserire nel sito del Comune di
Reggio Emilia e sulla scorta della quale stato varato, in collaborazione con il
Dipartimento Interateneo Territorio del Politecnico di Torino il progetto S.I.S.Te.R.,
ovvero una sperimentazione di un indice per la quantificazione del grado della qualit
ambientale dello spazio residenziale urbano, intendendo, per tale, lo spazio costituito
dalle abitazioni e dai servizi di base. Lindice stato predisposto dal prof. Carlo Socco
nellambito dellattivit di ricerca dellOsservatorio Citt Sostenibili del Dipartimento
Interateneo Territorio del Politecnico e dellUniversit di Torino.
Essendo lo spazio residenziale quello a pi diretto servizio delle famiglie e costituendo
gran parte del territorio urbanizzato, si pu affermare che un indice della sua qualit
sufficientemente rappresentativo del livello qualitativo dellambiente urbano che ospita
la vita quotidiana della popolazione.
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
258
Il progetto ha teso a mettere a punto uno strumento che risultasse duso agevole e
applicabile nella normale attivit di formazione dei piani urbanistici, perch a livello
del piano urbanistico comunale che il tema della ricerca di unelevata qualit
ambientale dello spazio residenziale pu essere affrontato in modo adeguato, ed con
riferimento a questo tema che la valutazione ambientale strategica del piano
urbanistico deve cercare di misurarsi, individuando indicatori ed indici appropriati,
costruendo sistemi di monitoraggio e impegnandosi in unattivit di reporting mirata ad
informare la popolazione sulle condizioni dellambiente in cui vive e a rendere pi
consapevoli le scelte dellamministrazione locale.
Lindice che viene presentato allinterno della pubblicazione Valutazione della qualit
ambientale dello spazio residenziale in unarea del Comune di Reggio Emilia
uno strumento tecnico per compiere questa analisi e per valutare gli effetti degli
interventi di pianificazione urbanistica, prendendo come unit spaziale di riferimento, la
singola unit fondiaria, poich ad essa che vengono riferiti i valori di qualit
ambientale dello spazio residenziale.
La qualit degli spazi residenziali viene considerata come composizione di quattro
componenti:
1) lambito dellabitazione, costituito dallunit edilizia e dalla sua pertinenza;
2) il contesto ambientale percepibile dallabitazione;
3) i servizi di base riferibili allunit di quartiere e il loro contesto ambientale;
4) la rete dei percorsi casa-servizi di base.

La qualit ambientale dello spazio residenziale dipende dalla qualit di questi quattro
tipi di spazi; dove, i primi due costituiscono lo spazio dellabitazione, e i secondi due lo
spazio dei servizi sociali di base. Per cui la struttura dellindice pu essere cos
rappresentata:





dove:
QSR = indice di qualit dello spazio residenziale;
QSA = indice di qualit dello spazio abitativo;
QSS = indice di qualit dello spazio di servizio;
QA = indice di qualit dellabitazione;
QC = indice di qualit del contesto ambientale percepibile dallabitazione;
QS = indice di qualit dei servizi sociali di base;
QP = indice di qualit dei percorsi casa - servizi sociali di base.
QSR
QSA
QSS
QA QC QS QP
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
259
Quindi alla base vi sono quattro indici (QA, QC, QS e QP), ciascuno dei quali
ottenuto attraverso una sommatoria ponderata del tipo:
Qi = f(A
1
+A
2
+A
3
+A
4
)
Successivamente, risalendo il triangolo attraverso una serie di sommatorie ponderate
si otterr un indice finale che indicher o lo stato complessivo dellarea analizzata.



Figura 9-17. Cartografia di base di una porzione residenziale di Reggio Emilia

LEGENDA
Viabilit
Percorsi pedonali
Residenze
Bassi fabbricati
Cortili
Servizi
Aree verdi
Verde per sport
Cap. 9: Il ruolo della ICT nelle politiche locali: applicazioni e casi di studio
_____________________________________________________________________________________________________________
260





Figura 9-18. Mappa relativa allindice di qualit dellofferta dei servizi (i valori oscillano da
1, valore ottimale, a valori prossimi allo zero, quindi non ottimali)

Legenda




CAPITOLO 10
Un modello per la realizzazione di un network territoriale



































Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
262





















































Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
263

Territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili:
Province: Rieti, Roma
Comuni: Licenza, Marcellina, Monteflavio, Montorio Romano, Moricone, Orvinio,
Palombara Sabina, Percile, Poggio Moiano, Roccagiovine, San Polo dei Cavalieri,
Scandriglia, Vicovaro
Superficie territoriale del Parco: 18.204 ettari
Sede del parco: Palombara Sabina (Rm), Piazza Vittorio Veneto, 12
Tel. 0774 637027; fax 0774 637060
Sito: www.parks.it/parco.monti.lucretili



Figura 10.1. Il territorio del Parco Naturale Regionale dei Monti Lucretili (province di
Roma e Rieti)


Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
264
10.1 Obiettivi generali
La procedura che si intende sviluppare volta alla realizzazione di un progetto di rete
informativa e formativa territoriale.
Questo progetto quindi, nei suoi termini generali, intende dare vita ad un possibile
modello di rete territoriale dove lelemento ICT caratterizzer i vari progetti che
troveranno attuazione. La realizzazione di questa rete permetter allEnte Parco e al
territorio dei Lucretili di dare vita ad una iniziativa capace di operare
contemporaneamente in due ambiti spaziali:
1. una primo ambito, esterno e rivolto allambito territoriale regionale, inteso a
facilitare la futura integrazione del territorio gestito dal Parco nella rete
ambientale regionale. Questultima si sta delineando nelle sue linee essenziali
costituendo un sistema su scala regionale integrato per mezzo di reti
telematiche, ed i cui obiettivi sono:
creare, per lappunto, un sistema a rete per leducazione e linformazione in
campo ambientale che utilizzi anche le tecnologie della ICT;
promuovere e far conoscere parchi e riserve;
valorizzare larea protetta nelle economie locali (ad esempio il turismo
sostenibile);
educazione ambientale, recupero delle identit culturali.

2. Una seconda componente, a carattere interno al territorio del Parco, consiste
nello sviluppo di una serie di progetti, incentrati sulla ICT e volti a favorire ed
incrementare le capacit gestionali del territorio, soprattutto in termini di
efficienza e trasparenza (ad esempio per le informazioni ambientali), ma anche
a fornire un supporto comunicativo tra i differenti soggetti attivi permettendo,
cos, il raggiungimento di obiettivi specifici quali:
attuazione di politiche di e-government;
garantire laccesso e la trasparenza di tutti i dati ambientali in formato
semplice e comprensibile per tutti i fruitori;
utilizzazione dei banche dati strutturate su differenti componenti in modo da
permettere una lettura integrata dei fenomeni ambientali, favorendo, in
questo modo, la ricerca;
favorire la partecipazione dei cittadini ed associazioni nella definizione delle
scelte strategiche;
promozione dello sviluppo sostenibile attraverso una politica strutturata sugli
indicatori di sostenibilit redatti, per quanto possibile, su processi
partecipati;
promozione di una politica diretta ad una alfabetizzazione informatica
anche attraverso strumenti di e-learninig.




Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
265

Figura 10.2. La rete regionale costituita dai Laboratori Territoriali (LabTer) Regionali:
(Montorio Romano (RM) P.N. Monti Lucretili; Gianola (LT) P.S.N. Gianola e Monte Scauri;
Caprarola (VT) R.N. Lago di Vico; Posta Fibreno (FR) R.N. Posta Fibreno; Varco Sabino
(RI) R.N. Monte Navegna e il Laboratorio per lEducazione Ambientale (LabNet) sito nel
comune di Sabaudia (Parco Nazionale del Circeo)


Figura 10.3. Sopra, la struttura IN.F.E.A. INformazione, Formazione, Educazione
Ambientale la quale, su scala regionale, costituita da poli ubicati in ciascuna delle
provincie.


Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
266
10.2 Background generale per sviluppo del framework
Il modello progettuale proposto, che mobilita una pluralit di soggetti nella sua attivit
di costruzione, si articola secondo un background generale incentrato su due
componenti:
teoria dei sistemi, sia per la definizione del modello generale (network) che per
quello necessario alla creazione di una base informativa strutturata sugli indicatori
di sostenibilit;
documenti politici per definire le linee generali volte ad attuare un possibile
modello di sviluppo sostenibile.

Con riguardo alla prima componente, lanalisi teorica che si fatta nei capitoli
precedenti ha mostrato che si tratta di un paradigma che pu applicarsi a differenti
livelli teorici e di formalizzazione, e ci a secondo del contesto disciplinare e del livello
di descrizione. Ci ha permesso di traslare il sistema reale in un modello sistemico.
E, inoltre, necessario ricordare che lapproccio sistemico ci garantisce una
rappresentazione delle relazioni tra le varie componenti con una conseguenziale
interdisciplinariet e multilinearit. Come vedremo meglio successivamente, questa
multidimensionalit, disciplinare e cognitiva, permette una naturale congiunzione con
tecniche digitali.

Riguardo invece alla componente politica, essa fa direttamente riferimento ad alcuni
documenti internazionali, quali la Convenzione di Aarhus, la Carta di Ferrara o la Carta
di alborg, nonch a norme comunitarie quali la Convention on Access to Information,
Public Participation in Decision-Making and Access to Justice in Environmental
Matters
(1)
(UN/ECE, 1998). Con particolare riferimento a questultimo documento, tra
le altre cose, in esso si da grande risalto alla necessit per i cittadini ad accedere non
solo alle informazioni ambientali
2
ma anche alla costruzione e definizione delle
decisioni politiche che riguardano la comunit facendo in modo che
progressivamente queste informazioni divengano disponibili in formato elettronico.
Le politiche ambientali devono essere basate sul confronto con i soggetti sociali
interessati e tradursi in strategie condivise. Una decisione concertata con i destinatari e
costruita con un alto tasso di consenso una decisione democratica che ha pi
probabilit di essere attuata in modo ottimale grazie alla collaborazione di tutti. E'
anche una decisione di migliore qualit: i cittadini e, in particolar modo le associazioni
di protezione ambientale o in altro modo rappresentative, sono depositari di preziose
conoscenze relative alla situazione del territorio, alle esigenze ambientali locali e agli
interessi di chi vi abita. Anche in questo caso si stabilisce il diritto, per il pubblico
interessato, di partecipare ai processi decisionali relativi all'autorizzazione per quelle
attivit aventi impatto ambientale significativo, nonch all'elaborazione di piani,
programmi, politiche e atti normativi adottati dalle autorit pubbliche. Agli interessati
deve essere garantita la possibilit di presentare osservazioni, di cui le autorit
pubbliche devono tener conto.



1
improved access to information and public participation in decision-making enhance the
quality and the implementation of decisions, contribute to public awareness of environmental
issues, give the public opportunity to express its concerns and enable the public authorities to
take due account of such concerns ed, ancora: each party shall ensure that environmental
information progressively becomes available in electronic databases, which are easily
accessible to the public through public telecommunications networks (UN/ECE 1998).

Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
267
10.3 Attori coinvolti e ruoli
Elemento caratterizzante tale modello rappresentato dal concetto di network. Nel
presente paragrafo si auspica la creazione di un network costituito in primo luogo
dellEnte Parco, dal Laboratorio Territoriale di Montorio Romano e degli Istituti
scolastici. Quindi altri soggetti come i Comuni, le associazioni, lUniversit e,
ovviamente, i cittadini.


Figura 10.4. I soggetti facenti parte del Network ed i legami che compongono la rete. Lo
spessore delle linee e direttamente proporzionale al legame: minore (linee sottili;
maggiore (linee spesse).


Questi soggetti saranno parte attiva nel promuovere tutte quelle azioni volte al
raggiungimento degli obiettivi programmatici: Essi, inoltre, saranno di volta in volta
fruitori o produttori di conoscenza. Ad esempio:
i cittadini potranno accedere ad informazioni a carattere ambientale, sociale o
economico altrimenti non raggiungibili, Ma anche utilizzare gli strumenti della
ICT in processi formativi;
i decision-makers, ovvero coloro, tecnici o politici, che dovranno agire sulle
leve di comando per lattuazione del percorso progettuale potranno trovare i
necessari supporti per decisioni politiche;
studenti ed insegnanti, come soggetti primari nella promozione di progetti
formativi e nellattuazione di programmi di educazione ambientale e di
progettazione partecipata;
LabTer, Universit, Associazioni culturali. Questi soggetti possono:
favorire lo sviluppo di programmi di studio e corsi interdisciplinari che
favoriscano l'integrazione delle problematiche delle sviluppo sostenibile
all'interno delle singole discipline;
introdurre codici di condotta etica nella ricerca, orientati ai principi dello
sviluppo sostenibile;
sviluppare partnerships di ricerca applicata con il mondo imprenditoriale e
con organizzazioni della societ civile a livello locale;
ENTE PARCO
Cittadini
Associazioni Amministrazioni
locali
Realt
produttive
LabTer
Scuole
Universit
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
268
promuovere attivit di divulgazione scientifica per tutti i cittadini;
promuovere momenti di aggiornamento professionale sulle implicazioni
delle problematiche delle sviluppo sostenibile all'interno delle attivit delle
varie categorie.

Impresa e Commercio. Tali soggetti potranno:
elaborare politiche orientate verso una produzione a basso impatto
ambientale;
garantire una gestione responsabile ed etica dei prodotti e dei processi sotto
il profilo sanitario, della sicurezza e dell'ambiente;
introdurre sistemi di gestione ambientale (Reg. U.E. Eco-Management e
Auditing -EMAS, ISO14001);
investire nelle tecnologie pi pulite e nella progettazione di eco-prodotti
previo un'analisi del ciclo di vita dei prodotti (Life Cycle Assessment) e l'eco-
design;
introdurre sistemi di contabilit ambientale;
incoraggiare i fornitori ed i rivenditori ad adottare standard ambientali nei
loro prodotti e servizi;
promuovere la formazione e il dialogo fra i dipendenti nella gestione e
nell'uso eco-efficiente delle risorse;
promuovere la comunicazione esterna sulle prestazioni ambientali
dell'impresa, mediante la redazione di rapporti - bilanci ambientali periodici;
adottare accorgimenti per salvaguardare la sicurezza e la salute dei
dipendenti e delle comunit locali;
istituire delle strutture di servizi e di consulenza ambientale per le piccole
imprese e per l'artigianato;
potenziare la ricerca di soluzioni tecnologiche e gestionali in campo
ambientale;
coinvolgere altre imprese in progetti di partenariato su progetti ambientali e
di sviluppo sostenibile a livello locale;
lavoratori e organizzazioni sindacali che possono elaborare, insieme alle
imprese, politiche e strategie di produzione sostenibili dal punto di vista
ambientale, economico e sociale, sostenere l'introduzione di tecnologie pi
pulite orientate al miglioramento della qualit dei prodotti e della loro sicurezza
nonch alla riduzione dell'impatto ambientale (es. Regolamento U.E. EMAS e
ISO 14OO1);
turisti. Anche per i potenziali turisti il framework ha immaginato, allinterno di un
modello eco-turistico, una serie di informazioni che permetteranno, in sinergia
con gli altri progetti, di creare una scelta qualitativa tanto per i potenziali utenti
che per il territorio.


Dallinsieme di tutte queste attivit sar possibile trarre molteplici vantaggi, quali:
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
269
introduzione di percorsi formativi ed informativi relativi alle tematiche
ambientali al fine di accrescere tanto linformazione e, conseguenzialmente, la
sensibilit dei cittadini verso la salvaguardia del proprio territorio. In tal senso si
provveder a:
far conoscere e valorizzare i progetti realizzati come contributo allo sviluppo
sostenibile a livello locale;
far conoscere e valorizzare le esperienze di buone pratiche e le iniziative gi
messe in atto da altre amministrazioni nella realizzazione di percorsi verso
lo sviluppo sostenibile;
promuovere la partecipazione attiva di tutti, in particolare dei giovani, alla
definizione ed attuazione di progetti innovativi da attuare sul territorio;
la maggiore informazione favorir una reciproca conoscenza tra i differenti
soggetti sociali; in particolare ci favorir, ad esempio, la conoscenza delle
le problematiche del mondo delle imprese ad un ampio numero di attori;
fornire impulsi per studi e ricerche per una migliore analisi delle problematiche
ambientali inerenti la realt locale, ma anche per avvicinare il mondo della
ricerca e delle professioni ad altri attori sociali, economici ed istituzionali. Ci
permetter anche di capire ed anticipare i bisogni di altri attori sociali, culturali
ed istituzionali;
partecipare in modo attivo alla definizione di progetti innovativi sul territorio
locale;
intraprendere progetti di parteneriato con altri attori per lo sviluppo sostenibile.


10.4 Prerequisiti politici e tecnici per lo sviluppo di un modello sostenibile di
governo dellinformazione in ambito locale
Come si ampiamente discusso nei capitoli precedenti, prima di dare vita la modello
informativo per la gestione di un processo sostenibile, necessario delineare le
necessarie azioni politiche e tecniche per lattuazione di un tale progetto.
Cominciamo con il definire quelle che sono le azioni politiche necessarie in ambito
locale per creare le condizioni favorevoli allattuazione di tale progetto. In tal senso,
possiamo dire che necessariamente il primo elemento al fine di attuare un modello
progettuale sostenibile rappresentato dal rafforzamento dellazione democratica od
anche di e-democracy, ovvero di azioni volte a favorire ed incrementare la
partecipazione dei cittadini alla vita delle istituzioni democratiche sia attraverso un
ampio accesso alle informazioni di base, sia per mezzo di una crescita sociale e
culturale di tutto il tessuto socio-economico. In tale ottica le nuove tecnologie digitali
possono dare un significativo contributo a tali processi, a patto che vi siano delle pre-
condizioni generali, il solo rispetto delle quali pu permettere un uso intelligente delle
risorse umane, naturali ed economiche. Senza queste pre-condizioni vi saranno azioni
non coordinate, con conseguente dispendio di risorse e con la forte possibilit di
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
270
generare ulteriori problemi piuttosto che alleggerirli. In tal senso possono individuarsi le
seguenti condizioni politiche e tecniche:
1. cultura di governo, ovvero comprensione, da parte del personale politico, sia delle
opportunit offerte dalle nuove tecnologie che dei vantaggi etici e politici derivanti
dallascolto dalla partecipazione dei cittadini;
2. cultura organizzativa delle strutture amministrative; questo significa avere le idee
chiare sulla scorta di un progetto di ingegneria amministrativa; ci favorir un uso
razionale delle risorse finanziarie ed umane, e ridurr al minimo i deficit
comunicativi sia tra le varie branche dellamministrazione e tra queste ultime ed i
cittadini;
3. attivazione di processi di democrazia partecipata, sia con lausilio dei tradizionali
canali di comunicazione che attraverso la ICT. In tal modo si potr avere una
platea allargata e strutturata tanto su una dimensione virtuale che su quella face to
face, incrementando le relazioni fra i cittadini e fra cittadini e istituzioni;
4. interventi tecnico-politici volti a promuovere politiche in termini di e-access ed e-
content. In tal senso importante unazione sinergica tra soggetti pubblici, soggetti
privati ed associazionismo.




Figura 10.5. I tre momenti per la costruzione di una rete informativa territoriale:
attuazione di una serie di pre-requisiti necessari alle successive fasi del progetto;
costituzione e costruzione del network con i differenti attori; attuazione di progetti.



Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
271
Se per i punti 1,2 e 3 lazione essenzialmente politica, per il punto 4 fondamentale
unazione sincronica della componente politica con quella tecnica. Difatti, laccesso (e-
access) ed i contenuti (e-content), sono aspetti da definire su base programmatica e
dove la componente politica viaggia parallelamente a quella tecnica. Ad esempio, per
garantire laccesso risulta necessario fornire agli attori locali, non solo la capacit fisica
ad accedere alle nuove tecnologie (e quindi anche alle reti intranet od internet), ma
anche fornire una base culturale che permetta un corretto e consapevole uso delle
stesse. Pi politico , invece, laspetto legato ai contenuti. Difatti esso rappresenta la
capacit del governo locale a gestire processi informativi o servizi interattivi, come ad
esempio le informazioni riguardanti lassetto ecologico del Parco, informazioni
turistiche od informazioni con contenuti utilizzabili da aziende che servono il mercato
locale, organizzazioni sociali, istituti scolastici, etc.
A conclusione del presente paragrafo si sottolinea la necessit di prevedere un serio
piano di comunicazione diretto ai differenti attori che dovranno contribuire
allattuazione del progetto. Difatti, sebbene il consenso politico e sociale intorno al
progetto di network sia importante, esso da solo non garantisce il buon esito
delliniziativa senza che venga predisposta una efficace azione di comunicazione e
formazione tale da rendere il progetto un progetto condiviso dai cittadini e dalle
amministrazione locali. E proprio queste ultime dovranno considerare il network non
solamente nei suoi aspetti immediatamente operativi (avvio effettivo delle azioni
previste) ma anche nel suo essere uno strumento integrato che deve interagire con
tutti gli strumenti, ordinari e straordinari, di programmazione territoriale e settoriale, di
gestione interna, di investimento, di spesa. Non si tratta di una scommessa facile. Le
resistenze al cambiamento, laffezione alle proprie sfere di competenza, la difficolt
allinterazione ed al lavoro di gruppo sono ovviamente diffuse nelle amministrazioni di
tutto il mondo. Ma si tratta di una scommessa fondamentale per il buon esito del
progetto. Anche in questo caso (e forse soprattutto in questo caso) non esistono
soluzioni preconfezionate ed universalmente valide: ogni ente locale, ogni
amministrazione, ogni comunit hanno le loro specificit, ed bene partire da queste
per impostare un percorso convincente.
Ricordiamo che in tale procedura di costruzione del consenso e della partecipazione
diverranno soggetti attivi il LabTer, il Parco, le Scuole e lUniversit. E opportuno
promuovere nelle forme pi adeguate ed efficienti il permanere di una struttura di
consultazione e di comunicazione che garantisca la partecipazione del pubblico
interessato anche a tutti i successivi e principali momenti di avanzamento e
realizzazione del progetto. LAmministrazione locale deve fare la sua parte, in
particolare il ruolo fondamentale di indirizzare, facilitare e coordinare.

10.5 Struttura generale del framework
La procedura che verr elaborata vuole fornire un framework generale per un processo
sostenibile, attraverso la creazione di un sistema strutturato di informazioni (sulla base
di opportuni indicatori) analizzato e governato con strumenti della ICT al fine di
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
272
garantirne anche la diffusione e la condivisione con la cittadinanza. In tal senso si
delineato il seguente percorso:
a. modellazione del sistema. E cio essenziale una comprensione di quelle che
sono le principali componenti del sistema, poich solo in questo modo sar
possibile selezionare i giusti indicatori;
b. identificazione degli indicatori rappresentativi, ovvero la capacit di definire
gli indicatori che meglio esprimono il modello sistemico sopra definito. E
questa senzaltro unoperazione molto delicata in quanto gli equilibri in gioco
sono sensibili alle diverse variabili: numero degli indicatori, rapporto
costi/benefici, dato quantificativi o qualitativo, etc.. le informazioni capaci di
esprimere, nel miglior modo possibile, tanto lo stato del sistema che le possibili
evoluzioni tendenziali dello stesso;
c. analisi governo della base dati, ovvero rendere possibile un quadro
dassieme capace di esprimere, con buona approssimazione, lo stato del
sistema o le sue evoluzioni tendenziali; ci richiede la trasformazione dei dati
forniti dagli indicatori in flusso di informazione;
d. processo comunicativo e partecipativo, ovvero fare in modo che il flusso
informativo sia incanalato in modo da costituire una vera e propria base
informativa per la cittadinanza e/o per altri soggetti, istituzionali e non.
10.5.1 Punto a.: modellazione del sistema
In questo paragrafo andiamo a modellare la struttura generale del framework,
allinterno del quale troveranno posto quelle che saranno le componenti essenziali che
disegnano il nostro territorio. Questo modello fa chiaramente riferimento a modelli
elaborati da differenti organismi, seppure presenta spunti di originalit che lo
differenziano dai precedenti. In particolare si considerano le varie componenti sub-
sistemiche in termini di coevoluzione, ovvero reciproca interazione tanto del sistema
naturale che di quello umano. In tal senso si considerer il sistema antroposferico
come composto da sei sub-sistemi:
sviluppo dellindividuo, ovvero favorire processi di equit, tanto in termini
sociali che economici, il diritto alla salute, il diritto al lavoro, lintegrazione
sociale e la partecipazione, la famiglia;
sistema sociale, ovvero la capacit di costruire un processo di crescita sociale
che sappia produrre benefici per ogni componente della societ. Questo
aspetto fortemente legato a differenti componenti culturali che caratterizzano
il livello di legame tra le diverse componenti della societ. Tra le componenti
principali possiamo considerare la crescita demografica, la sicurezza sociale,
la distribuzione del reddito e la struttura delle classi, i gruppi sociali e le
organizzazioni, lassistenza sanitaria;
governo, ovvero la capacit delle varie Amministrazioni Locali a garantire
trasparenza amministrativa ed efficienza nellazione di governo. Questa
componente risulta essere essenziale in quanto dal suo corretto
funzionamento ne beneficiano, direttamente o indirettamente, le altre
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
273
componenti quali, ad esempio, quella naturale e quella sociale. Tra le
componenti ricordiamo le finanze pubbliche e la tassazione, le politiche di
democrazia e partecipazione, le politiche per linnovazione tecnologica;
infrastrutture/servizi, ovvero lincidenza della rete infrastrutturale sul territorio
del Parco, nonch la capacit del sistema, attraverso linterrelazione con altre
componenti politiche, sia esse locali che nazionali, a realizzare tutte quelle
opere necessarie ad un corretto e razionale sviluppo economico e socio-
politico. Tale componente si caratterizza quindi sia attraverso lanalisi del
sistema delle comunicazioni, che attraverso una corretta politica dei rifiuti, il
sistema sanitario e le opportunit educative;
sistema economico, ovvero produzione e consumi, commercio e scambi,
lavoro ed occupazione, redditi, mercato locale;
risorse ed ambiente, ovvero tutte quelle risorse naturali, rinnovabili o non.
Quindi parliamo di ambiente naturale, atmosfera e idrosfera, risorse naturali,
ecosistemi, specie, spreco delle risorse non rinnovabili, riciclaggio,
inquinamento, degradazione, capacit di carico, rifiuti, etc.
Questa classificazione, ovviamente non arbitraria, strutturata nel tentativo di
individuare tutti quei sub-sistemi che costituiscono il sistema antroposferico, cercando
al contempo di fornirne una rappresentazione modellistica che tenta di analizzarne il
grado di sostenibilit. Tutti questi sub-sistemi sono, quindi, elementi essenziali del
sistema totale, costituendo un modello antroposferico con le relative interdipendenze.
Cerchiamo ora di capire in che termini pu parlarsi di sostenibilit del sistema. Ebbene
un sistema complesso di tal tipo pu definirsi sostenibile allorquando si definisce un
framework ed un processo analitico capace di generare un valido sistema di indicatori.
In tal senso necessario generare un gruppo di indicatori, ovvero un sistema di
variabili, che possa permettere la registrazione e lanalisi, attraverso un flusso
informativo, di tutte quelle componenti essenziali a comprendere lo stato del sistema e
la sua tendenza.

Come si pu vedere in figura 10.6, le sei componenti sono state scisse in tre
sottosistemi, ovvero sottosistema umano, sottosistema di supporto e sottosistema
naturale. Questa scissione si rende necessaria per il controllo di tutto il sistema
attraverso un numero accettabile di indicatori di sostenibilit. Questa scissione
corrisponde ad una forma di aggregazione spesso usata nelle analisi di sostenibilit e
corrispondente a tre forme di capitale: umano, strutturale e naturale. Lelemento
essenziale nella definizione degli indicatori rappresentato della comprensione, non
solo dei vari sottosistemi, ma anche delle interrelazioni che intercorrono tra questi





Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
274

Figura 10.6. Il modello concettuale relativo al sistema antroposferico e le relative
componenti sub-sistemiche. Si sono, inoltre, evidenziate le interrelazioni che si
instaurano tra queste (Fonte: Adattato da Bossell,1999)




Figura 10.7. Il modello relativo alla costruzione della base informativa, alla sua
organizzazione, alla elaborazione dei dati e, quindi, la successiva divulgazione degli
stessi o di sintesi rappresentative di determinate situazioni.

Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
275

Figura 10.8. La tipologia di informazione, nonch quella dei relativi soggetti interessati
allacquisizione della stessa.

10.5.2 Punto b): Sub-sistema informativo degli indicatori
Identificazione del sistema di indicatori
La costruzione del sistema degli indicatori stata strutturata attorno ad una serie di
indirizzi scientifici e politici atti a garantire quelle condizioni generali che permettessero
la buona riuscita del progetto. Tali indirizzi sono:
a) realizzare un sistema di indicatori in grado di descrivere, attraverso un
sistema informativo, il modello teorico rappresentativo dellarea;
b) optare per un sistema di indicatori con una base dati minima in modo da
garantire flessibilit e governabilit dellinformazione;
c) uso di dati reperibili ed in grado di permettere il continuo monitoraggio;
d) leggibilit dellindicatore, ovvero facilit nellinterpretazione del messaggio
che esso deve trasmettere;
e) temporalit e comparabilit, ovvero permettere lestrapolazione di trend
temporali nonch lesecuzione di comparazioni sia allinterno dellarea oggetto
di studio che con altre;
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
276
f) significativit, ovvero lindicatore deve permettere, sulla scorta del messaggio
che ci trasmette, azioni preventive;
g) permettere, ogni qualvolta possibile, un ruolo significativo dei cittadini
nella definizione degli indicatori.
Ebbene, sulla scorta di questi principi generali, si optato per un sistema di indicatori
articolato su tre componenti:
indicatori di base, strutturati su di un nucleo specifico e specialistico di
indicatori;
indicatori di progetto, ovvero quel gruppo di indicatori che di volta in volta
verranno definiti relativamente a specifici progetti che le amministrazioni
vorranno monitorare;
indicatori comuni europei (ECI).


Figura 10.9. Le tre tipologie di indicatori. Esse potranno avere elementi in comune come,
ad esempio, lindicatore uso del suolo.

In particolare voglio sottolineare che luso degli indicatori comuni europei (ECI),
sebbene essi siano stati concepiti essenzialmente per ambienti urbani, pu permettere,
anche attraverso un loro parziale uso, tanto una comparazione con altre realt italiane
od europee che un risparmio in termini di tempo e soldi poich alcuni di questi
indicatori possono trovare facile integrazione nel gruppo degli indicatori di base.
Vi , quindi, uno sforzo teorico di esplicitare e rendere sinergico il rapporto tra una
possibile modellazione della sostenibilit, cio un sistema che possa essere
confrontato con uno stato teorico di riferimento, sistemi di trattamento digitale dei
dati e processi di democrazia allargata. In particolare, fra queste ultime tre
componenti vi sono reciproche interazioni. Il lettore pu facilmente rendersi conto di ci
notando che il rapporto relazionale tra un sistema digitale e il modello di sostenibilit
usualmente caratterizzato dal trasferimento degli attributi delle tabelle relazionali alla
griglia del modello spaziale, presentando un punto critico allorquando si dovr
rapportare il suddetto modello con il sistema GIS. In tale fase il sistema GIS non sar
solo uno strumento di visualizzazione del modello, ma sar parte attiva nella
costruzione dei parametri del modello. Conseguenzialmente interfacciare uno
strumento GIS ad un modello di sostenibilit vuol dire sia definire i livelli informativi da
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
277
impiegare sia trovare un equilibrio tra le strutture semantiche impiegate nei due
sistemi. Allo stesso modo facile comprendere le mutue relazioni tra modello della
sostenibilit e componente democratica o tra sistemi digitali e processi democratici.


Figura 10.10. Le reciproche interrelazioni tra il modello di sostenibilit, i sistemi digitali
per il trattamento dei dati ed i processi di democrazia allargata.




Come accennato allinizio, gli indicatori di base rappresentano quel set minimo di dati
capace di poter garantire una descrizione almeno sufficiente dellecosistema in esame.
In tal senso questo gruppo di indicatori stato caratterizzato da una serie sub-sistemi,
ognuno dei quali composto da varie categorie in modo tale da ottenere una descrizione
del modello teorico definito allinizio. In tal modo si ottenuto il seguente quadro:
- sistema degli indicatori di base
sistema antropico
sub-sistema sociale
o indicatori
sub-sistema di governo
o indicatori
sub-sistema sviluppo individuo
sistema economico/infrastrutturale
sub-sistema economico
o indicatori
sub-sistema delle infrastrutture
o indicatori
sub-sistema delluso dei suoli
sistema naturale
sub-sistema flora
o indicatori
sub-sistema fauna
o indicatori
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
278
sub-sistema delle acque
o indicatori
sub-sistema agricolo
o indicatori





Figura 10.11. La struttura generale degli indicatori con i vari sub-sistemi




La tabella sotto mostra larchitettura del sistema informativo sulla scorta degli indicatori
individuati e selezionati. La mancanza degli indicatori di progetto dovuta al fatto che
essi andranno strutturati di volta in volta, anche attraverso la partecipazione della
cittadinanza.



Architettura del sistema informativo
DATI SETTORE ATTIVITA PRINCIPALE
INPUT
DEI DATI
A - sistema antropico
A1Sub-sistema sociale BASE
Analisi dei dati ISTAT sulle
dinamiche della popolazione
Popolazione per classe dimensionale dei
Comuni (AQN)
annuale
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
279
Densit
Suddivisione per sesso, et, stato civile,
etc.

Nuclei familiari, nr. di famiglie e figli
Tasso migratorio ed immigratorio per
Comune

.
mercato abitativo Analisi del mercato abitazioni (AQN) annuale
attivit di educazione
ambientale
n visite guidate, corsi formativi (AQN) annuale
n di scolaresche giunte in visita al Parco
(AQN)
annuale
Cultura e promozione n di iniziative culturali attuate (AQN) annuale
n di convegni organizzati (AQN) annuale

n di pubblicazioni a carattere divulgativo
prodotte (guide, depliant ecc.) (AQN)

Accettabilit sociale del Parco
Valutazione della disponibilit dei
residenti verso il Parco;
quantit residenti favorevoli (AQN)
Problematiche percepite ((AQL)
triennale

A2 Sub-Sistema di governo
Situazione economica degli enti
locali
Bilanci degli enti locali (AQN) annuale
Rispondenza dellente Parco
alle aspettative della
popolazione (link con ECI nr.1)
Si veda ECI nr.1
Trasparenza degli atti
amministrativi
% degli atti resi pubblici (anche via web)
sul totale (AQN)
annuale
Progetti di riqualificazione
ambientale
Numero di progetti promossi dallEnte
Parco (AQN)

Pubblicazioni divulgative Quantificazione della produzione di
pubblicazioni atte a promuovere la
conoscenza del parco (AQN)
annuale
Centri visita/ecomusei Indicazione dellofferta ricreativa e
formativa dellEnte Parco (AQN et AQL)
annuale
Politiche volte a sostenere
leconomia locale
Quantificazione delle politiche volte a
sostenere i prodotti locali (AQN et AQL)
annuale
Efficacia della sorveglianza del
territorio
Adeguatezza della sorveglianza in
rapporto allarea del parco. Numero di
guardie/area parco (AQN et AQL)
biennale

A3 - Sub-Sistema sviluppo
dellindividuo

Sistema educativo Nr e tipologia degli Istituti scolastici
presenti nel territorio (AQN)
triennale
Nr di biblioteche (AQN) biennale
% mortalit infantile (AQN) annuale
Aspettativa di vita (AQN) triennale


B - sistema
economico/infrastrutturale


B1 - Sub-Sistema economico
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
280
Mercato del lavoro
Analisi del mercato del lavoro su dati
ISTAT (AQN)
annuale
tipologie delle strutture produttive (AQN
et AQL)
annuale
aziende certificate (AQN) annuale
promozione delle attivit
tradizionali locali
n di prodotti tipici prodotti allinterno del
Parco (AQN)
annuale
n di prodotti recanti il logo del Parco
(AQN)
annuale
n di iniziative a favore delleconomia
artigianale locale (AQN)
annuale
n di visitatori presso i centri visite (AQN) annuale
Turismo sostenibile n giorni presenze/anno (AQN) annuale
n aree di sosta/ Km
2
di superficie del
parco (AQN)
annuale
Km di piste ciclabili / Km
2
di superficie
del parco (AQN)
annuale
n visitatori/area visitabile (AQN) annuale
n di giornate turistiche per persona.
(AQN)
annuale
Risorse termali e presenza negli
impianti
Nr. visitatori annui (AQN) annuale

B3 - Sub-Sistema dei servizi
contesto sanitario
dati sugli istituti ospedalieri pubblici e
privati (AQN et AQL)
biennale
contesto epidemiologico
informazioni sulle principali patologie
confrontate con la media regionale
(AQN)
biennale
rete di viabilit interna al
territorio protetto (link cone ECI
nr.9)
Km di percorsi ferroviari, stradali (per
tipologia)/ Km
2
di superficie del parco annuale
n di veicoli in transito (AQN) annuale
costruzione/manutenzione delle
infrastrutture
n di attivit effettuate (costruzione di
camminamenti, argini, massicciate,
ristrutturazione di edifici ecc.) (AQN)
triennale
Rete idrica
Stato della rete idrica nel territorio del
Parco (AQN)
triennale
Consumi idrici Valutazione della pressione antropica
sulle risorse idriche (AQN)
triennale
Acque Qualit delle acque (AQL) triennale
Depurazione delle acque % della popolazione totale (AQN) triennale

B4 - Sub-Sistema delluso dei
suoli

Link con ECI nr.9


C - Sistema naturale
C1 - Sub-Sistema flora

stato della vegetazione grado di scostamento tipi vegetazionali
censiti da check list di riferimento (AQN)
annuale
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
281
classi di frequenza dei complessi di
vegetazione (AQN)
annuale
frequenza di complessi vegetazionali a
stadi pi avanzati (per es. bosco di alto
fusto)/frequenza di complessi
vegetazionali a stadi pi degradati (per
es. aree desertiche) (AQN)
annuale
grado di biodiversit sommatoria pesata del numero di specie
animali e vegetali presenti su una
determinata area (ottenuta
dallintegrazione dei dati ricavati dai
censimenti floro-faunistici) (AQN)
annuale
diversit regionale: -diversit = -
diversit x -diversit; (dove -diversit
= n di specie per habitat e - diversit =
n di habitat individuati) (AQN)
annuale
ricchezza in specie di Margalef: (S-1)/log
N (dove S = n di specie; N = n di
individui) (AQN)
annuale
indice di Shannon: - . (Ni/N) log (Ni/N)
(dove N = n totale di individui; Ni = n di
individui della specie i-esima) (AQN)
annuale
Eventuali specie di interesse comunitario
(direttiva habitat) (AQN)
annuale
rete ecologica stima, mediante lutilizzo di una scala di
riferimento, dei valori di connettivit,
dispersione e frammentazione degli
habitat (AQN)
annuale
n di habitat isolati (AQN) annuale
n di corridoi ecologici presenti (AQN) annuale
analisi del flusso genico fra aree diverse annuale
individuazione e caratterizzazione delle
aree source-sink (AQN)
annuale
grado di connessione con altre aree
ambientalmente rilevanti presenti nella
zona (AQN)
annuale
Incendi boschivi Nr di incendi in un anno (AQN) annuale

C2 - Sub-Sistema fauna
stato della fauna fauna poteziale/fauna effettivamente
riscontrata; (AQN)
annuale
presenza, abbondanza e distribuzione di
specie chiave; (istrice, tasso, lepre,
scoiattolo etc) (AQN)
annuale
n di specie inserite nella lista rossa
delle specie maggiormente minacciate.
(AQN)
annuale
Bracconaggio Valutare gli impatti antropici sulla fauna
(AQN)
annuale
progetti scientifici Progetti di ricerca promossi dallente
parco (AQN)
annuale

C3 - Sub-Sistema geologico
stato geologico ed idrogeologico processi geomorfici e forme del terreno

formazione di detriti (aree di accumulo)
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
_______________________________________________________________________________________________
282
erosione (intensit, numero ed
estensione di aree sottoposte)


C4 - Sub-Sistema agricolo
Variazione della sup. agricola
utilizzata
Variazione della sup. agricola utilizzata
nel corso degli ultimi decenni (AQN)
annuale
Produzioni locali Valutazione della presenza e
consistenza dellagricoltura locale (AQN
et AQL)
annuale
Aziende agricole Quantit delle aziende annuale
Aziende agricole certificate per
produzioni biologiche
Quantit delle aziende
annuale
Occupazione nel settore agricolo (AQN) annuale

Agriturismo Agriturismi esistenti (AQN) annuale
AQN = analisi quantitativa
AQL = analisi qualitativa





Nella tabella di cui sopra si delineato un modello generale di possibili indicatori da
inserire allinterno di un sistema informativo. Come si vede alle tre tipologie
corrispondono una serie di sub-sistemi, rispettivamente riferiti alla componente sociale,
economica, agricola, ambientale e cos via. Al primo sottogruppo fanno riferimento tutti
quei dati atti ad analizzare la componente antropica, ovvero quella tipologia di dati
riferita alla demografia, al mercato delle abitazioni, quello delle infrastrutture socio-
culturali, nonch quello riferito alle capacit di governo. Riguardo al secondo
sottogruppo di dati (sistema di supporto), essi fanno riferimento al sistema dei servizi,
sanitari od infrastrutturali esistenti sul territorio, che al sistema economico in alcune sue
componenti essenziali, quali eco-turismo ed attivit legate allagricoltura od artigianato.
Infine, i dati riferiti al sistema naturale fanno diretto riferimento alla descrizione in
termini di fauna, flora, ma anche al sistema geologico, agricolo e paesaggistico.

In riferimento agli indicatori comuni europei, si tratta di un set di indicatori i cui
obiettivi generali sono:
rappresentare la realt locale in modo semplice e comprensibile a tutti i
cittadini;
identificare ed analizzare le variazioni generali;
evidenziare le tendenze ed eventuali situazioni di degrado ambientale;
favorire la lettura delle correlazioni tra i diversi fenomeni locali e consentire il
confronto tra la dimensione locale e quella regionale o nazionale;
verificare la distanza dagli obiettivi ambientali fissati dalla normativa o raggiunti
da altre comunit locali;
effettuare un bilancio sullefficacia ed i risultati conseguiti a seguito
dellattivazione di programmi o singole azioni.
Tali indicatori risultano particolarmente importanti nellambito di quei processi, come
lAgenda 21 Locale, dove vi sono forti connotazioni di natura partecipativa e di rispetto
verso i bisogni e le esigenze di tutti i portatori di interesse. I dati relativi a tali indicatori
possono essere reperiti mediante indagini dirette (per esempio, indagini
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
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283
demoscopiche) o stimati sulla base di informazioni ad essi correlate: la sensibilit
ambientale dei cittadini, ad esempio, pu essere dedotta dai comportamenti assunti
dai singoli individui e dalla comunit per tutelare lambiente (acquisti verdi, prodotti
biologici ecc.).
Gi indicatori comuni europei consiste in un set composto da dieci indicatori, cos
strutturati:
1. soddisfazione dei cittadini rispetto alla comunit locale;
2. contributo locale al cambiamento climatico globale;
3. mobilit locale e trasporto passeggeri;
4. disponibilit di aree verdi e servizi locali per i cittadini;
5. qualit dellaria allesterno a livello locale;
6. spostamenti degli scolari verso e dalla scuola;
7. gestione sostenibile degli enti locali e delle imprese locali;
8. inquinamento acustico;
9. uso sostenibile del territorio;
10. prodotti che promuovono la sostenibilit.
Per avere un idea pi dettagliata della loro struttura organizzativa, nel seguito
descriveremo la scheda relativa allindicatore nr.9 ECI relativo alluso sostenibile del
territorio.
Una citt sostenibile migliora lefficienza nellutilizzo del territorio allinterno della
propria giurisdizione, protegge il territorio non edificato di valore elevato, il valore della
biodiversit e le aree verdi dallo sviluppo, recupera e riutilizza le aree contaminate ed
abbandonate (brownfield). La maggior parte delle citt ed autorit urbane regionali
portano avanti delle politiche mirate allaumento delle densit urbane per mezzo dello
sviluppo mirato. Esiste anche un vasto insieme di politiche a tutti i livelli per la
protezione di siti di valore agricolo, paesaggistico ed ecologico capaci di sostenere la
biodiversit, oltre a politiche Europee per il ripristino di aree abbandonate e
contaminate. Per controllare luso sostenibile del territorio opportuno ricorrere ai dati
prodotti, in modo confrontabile per tutti i paesi dellUnione, dal Corine Land Cover
3
. Il
primo indicatore quello relativo alle aree artificiali: esso fornisce informazioni
sullampiezza dellarea edificata in quanto superficie modellata artificialmente e la
quota percentuale che essa rappresenta rispetto a tutta larea di competenza del
comune. Il vantaggio di questo indicatore la sua capacit di registrare sia la

3
Il programma CORINE (COoRdination de l' INformation sur l'Environnement), varato dal
Consiglio delle Comunit Europee nel 1985, ha lo scopo primario di verificare dinamicamente lo
stato dell'ambiente nell'area comunitaria, al fine di orientare le politiche comuni, controllarne gli
effetti, proporre eventuali correttivi. All'interno del programma CORINE, il progetto CORINE-
Land Cover specificamente destinato al rilevamento e al monitoraggio, ad una scala
compatibile con le necessit comunitarie, delle caratteristiche del territorio, con particolare
attenzione alle esigenze di tutela. Esso prevede la realizzazione di una cartografia della
copertura del suolo alla scala di 1:100.000, con una legenda di 44 voci su 3 livelli gerarchici, e
fa riferimento ad unit spaziali omogenee o composte da zone elementari appartenenti ad una
stessa classe, di superficie significativa rispetto alla scala, nettamente distinte dalle unit che le
circondano e sufficientemente stabili per essere destinate al rilevamento di informazioni pi
dettagliate. La legenda si articola su 3 livelli, il primo dei quali comprende 5 voci generali che
abbracciano le maggiori categorie di copertura sul pianeta (Territori modellati artificialmente,
territori agricoli, territori boscati e ambienti semi-naturali, zone umide, corpi idrici), il secondo 15,
adatte ad una rappresentazione a scale di 1:500.000/1.000.000 e il terzo 44, con voci pi
dettagliate, adatte appunto ad una scala di 1:100.000.
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
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284
protezione effettiva di siti ecologicamente delicati (Direttiva Habitat) che il ripristino ed il
riutilizzo di aree abbandonate: tutte le politiche mirate a limitare lespansione della citt
verso aree agricole o naturali consentiranno un utilizzo minore di aree che non
ricadono nella categoria delle superfici modellate artificialmente.

Ai fini della misurazione dellefficienza nellutilizzo del terreno si prevede lutilizzo di un
indicatore dellintensit duso. Tale indicatore definito come numero di abitanti per
Km
2
di area urbanizzata.
Il primo indicatore misura soltanto cambiamenti su vasta scala: un aumento o riduzione
di pochi ettari delle aree modellate artificialmente fa poca differenza in termini
percentuali. N possibile determinare la densit o qualit dellarea edificata in base
alla sua sola estensione. Inoltre, lindicatore non registra iniziative per il recupero di
aree o edifici abbandonati o contaminati, finalizzate ad una loro riutilizzazione ossia,
non registra i casi in cui dei siti abbandonati siano riutilizzati per nuovi alloggi o attivit
produttive, senza che cambi lestensione dellarea modellata artificialmente. Se si vuole
tenere traccia di tali fenomeni, opportuno inserire altri indicatori: uno dato dalla
proporzione di nuovo edificato realizzato in aree vergini (greenfield) e di quello invece
realizzato in aree abbandonate o contaminate (brownfield).

Per comprendere meglio il significato delle attivit di recupero urbano e riutilizzo di
edifici saranno utili alcune informazioni relative a: riconversione di edifici abbandonati
(somma dei m
2
di superficie dei piani), recupero di aree abbandonate finalizzata a
nuovi usi urbani, spazi verdi urbani inclusi (m
2
), bonifica di siti contaminati (m
2
).
Infine, opportuno verificare la capacit dellAmministrazione Locale di tutelare le aree
di maggior valore ecologico attraverso la creazione di aree protette, ossia attraverso
strumenti legali o vincoli a garanzia della protezione del territorio. In questo caso
lindicatore appropriato lestensione delle aree protette espressa in termini
percentuali (%) sul totale del territorio di pertinenza dellAmministrazione Locale.
Il primo e il secondo indicatore registrano i fenomeni che si verificano su larga scala
(sia in termini spaziali che temporali), il terzo mostra se lo sviluppo urbano di tipo
diffuso o compatto con una tendenza a limitare lutilizzo del suolo nel secondo caso.
Il quarto e il quinto indicatore misurano la capacit della citt di attivare processi di
rigenerazione ed evitare lo spreco di territorio. Lultimo misura la capacit della citt di
tutelare la biodiversit e le aree di maggior valore naturale e paesaggistico.

10.5.3 Sub-sistema di analisi dati e visualizzazione degli stessi (Environmental
Data-flow Analysis and Visualizing Information - EDAVI)
Nel presente paragrafo si delineata la creazione di una procedura informatizzata al
fine di ottimizzare la gestione della banca data, ma anche al fine di garantire un
percorso maggiormente efficiente e capace di collegarsi a reti informatiche sia interne
che esterne. Tale sistema stato denominato environmental data-flow analysis and
visualizing information EDAVI. Esso vuole essere non solo uno strumento di
analisi, ma anche uno strumento di comunicazione, ovvero uno strumento capace di
essere una concreta base per processi di governance, di tutela del territorio e di
Cap. 10: Un modello per la realizzazione di un network territoriale
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285
supporto alle decisioni. In tal senso il sistema EDAVI, strutturato attorno alla banca
dati informativa vista in precedenza, permetter un ampio ventaglio di analisi, quali:
1) aspetti geografici-territoriali per la gestione delle informazioni geologiche,
idrogeologiche, geomorfologiche ed, eventualmente, climatiche;
2) aspetti ecologici, ovvero riferiti agli ecosistemi presenti allinterno del territorio
protetto come, ad esempio, flora e fauna;
3) aspetti storico-paesaggistici e culturali, ovvero antropizzazione