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Legge di stabilit: il pacchetto di interventi per rilanciare il credito approvato dal Senato

di Luca Erzegovesi, 3/12/2013


La Legge di Stabilit, approvata dal Senato il 26 novembre e ora all'esame delle Camera, contiene un
pacchetto di misure per sostenere il credito alle imprese e alle famiglie, principalmente attraverso il
Fondo centrale di garanzia per le Pmi. Il Fondo Pmi il principale strumento nazionale per il sostegno del
credito alle imprese. Possono accedervi le banche per garantire i prestiti erogati, e i confidi per contro-
garantire le garanzie emesse. Il Fondo non soltanto copre una quota importante (fino all'80%) delle
perdite da default future, ma d subito la "ponderazione zero": sulla parte garantita dallo Stato, gli
intermediari non devono impegnare patrimonio ai fini di vigilanza, e questo un grande beneficio in vista
dei requisiti pi severi di Basilea 3 e dell'imminente asset quality review che la BCE far sui portafogli
delle nostre maggiori banche.
Gi il decreto Salva-Italia del Governo Monti nel dicembre 2011 aveva assegnato al Fondo Pmi una
dotazione cospicua, progressivamente impegnata per la rapida accelerazione delle domande: basti
pensare che nei primi nove mesi del 2013 il Fondo ha accolto 51.000 pratiche per un volume di
finanziamenti pari a 7,2 miliardi di euro (contro 6,0 miliardi nello stesso periodo del 2012). In assenza di
nuovi stanziamenti, l'operativit si sarebbe bloccata nella prima met del 2014. Il Governo ne ha tenuto
conto, e nel disegno di legge di Stabilit ha stanziato a favore del Fondo 2,17 miliardi per tre anni.
Non bastava. In Senato caduta una fitta pioggia di emendamenti. Alla fine, passato un testo ispirato dal
Governo che accoglie diverse tra le proposte presentate, nella cornice di un Sistema nazionale di
garanzia fatto di cose antiche e nuove.
Al Fondo Pmi si affiancano quattro nuovi strumenti. Il primo la sezione "Progetti di ricerca e
innovazione" dello stesso Fondo che potr erogare garanzie (a rischio limitato e a condizioni di mercato)
su grandi progetti di ricerca e innovazione finanziati dalla BEI. Il secondo un nuovo fondo per
finanziamenti alla prima casa istituito presso il Tesoro, con garanzia dello Stato, che eredita il
portafoglio dell'analogo fondo istituito con decreto-legge del giugno 2008. Il terzo un programma di
investimento della Cassa Depositi e Prestiti in titoli creati mediante cartolarizzazione di prestiti a Pmi,
anch'essi garantiti dallo Stato con risorse del Fondo Pmi. Il quarto un Fondo per rafforzare il capitale
dei confidi che sar alimentato congiuntamente con risorse del Fondo Pmi e delle Camere di commercio
(la gestione affidata a Unioncamere).
Non sar semplice attuare questo pacchetto di interventi, che tra l'altro la Camera dei Deputati potrebbe
ritoccare in modo rilevante. La materia degli aiuti al credito molto complessa. I policy maker che la
trattano sopportano oggi un sovraccarico di istanze e bisogni a cui rispondere. C' il problema del credit
crunch in s, quindi servono azioni per liberare un'offerta di credito aggiuntiva a soggetti che rischiano il
razionamento. Questo richiede di sopperire alla duplice scarsit di fondi prestabili e di capitale a
supporto delle nuove erogazioni. Serve poi un sollievo per il conto economico delle banche (e dei confidi),
mediante la copertura di una parte delle perdite da default gi emerse (nel 2013 tasso di ingresso in
sofferenza dei crediti alle imprese ha sfondato il massimo storico, salendo al 4,8% annuo). Per questi
scopi, le garanzie pubbliche hanno un appeal per i Governi poich producono effetti espansivi immediati a
fronte di impatti differiti sulla spesa.
Il percorso di attuazione del pacchetto dovr superare diversi ostacoli, a cominciare dai nulla osta di
Bruxelles in tema di aiuti di Stato. Gli interventi nuovi richiederanno un coordinamento tra istituzioni
tutt'altro che facile, tenuto conto delle pressioni esercitate da gruppi con interessi divergenti. Due
schieramenti si fronteggiano: da un lato, il mondo della piccola impresa; dall'altro, le banche e
Confindustria, orientate ad allargare il fronte di intervento verso le imprese di taglia non piccola, che
hanno peso preminente sullo stock del credito. In passato, si era trovata ripetutamente un'intesa tra
grandi e piccoli con gli Accordi sul credito (meglio noti come moratorie). Oggi, questo tipo di rimedio
palliativo non basta pi. Occorrono strumenti di diagnosi e di cura adeguati allo stato di sofferenza
finanziaria delle nostre imprese. Non riusciremo mai a svilupparli senza l'impegno concorde di tutti gli
attori che condividono questa condizione di sofferenza, e devono dare delle risposte.