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Thomas Merton

Semi di contemplazione
Tu qui sedes in tenebris
spe tua gaude:
orta stella matutina
sol non tardabit
Nota dellautore
Un libro di questo genere si scrive da s, quasi automaticamente, in monastero. Ma
forse questa la ragione per cui tali libri vengono scritti in numero relativamente
esiguo. C troppa passione, troppa violenza fisica nel mondo perch gli uomini
riflettano a lungo sulla vita interiore e sul suo significato. ! poich abbiamo
soprattutto bisogno di vita interiore e di contemplazione " parlo della
contemplazione che nasce dallamore di #io " nella nostra epoca tutti, e non soltanto
i monaci, dovrebbero aver sete di considerazioni quali quelle contenute nelle pagine
che seguono. !cco perch credo che un volume di pensieri, idee e aforismi pi$ o meno
slegati sulla vita interiore, non abbia bisogno di scuse o giustificazioni particolari,
anche se possa riuscire oggi poco familiare.
%l lettore, se vuole ricollegarsi alla lunga tradizione di simili scritti, pu& consultare le
Penses di 'ascal, le Cautelas e gli Avisos di San (iovanni della Croce, le
Meditationes di (uigo il Certosino o lImitazione di Cristo. Ma poich la menzione di
tali nomi potrebbe in un certo senso suggerire un paragone con lopera di grandi
uomini che egli non oserebbe mai imitare, lautore si limita a ricordarli per
giustificare la pubblicazione di quello che un semplice compendio di note e di
riflessioni personali.
Sono pensieri che potrebbero essersi presentati a ogni monaco cistercense
)
* nacquero
nella mente nei momenti pi$ disparati e vennero messi sulla carta quando se ne
presentava lopportunit+, senza ordine e senza una determinata successione. !ssi non
abbracciano tutto il campo della vita interiore. ,l contrario, molto sottinteso, o
presupposto. Tutto ci& che viene insegnato nel -angelo di Cristo e nella .egola di San
/enedetto, tutto ci& che viene accettato dalla tradizione cattolica sullautodisciplina
dellascetismo cristiano qui senzaltro ammesso, senza tentativi di apologia su
questo e su altri punti. Molto di ci& che vien detto ha origine e giustificazione negli
scritti dei Cistercensi del dodicesimo secolo, specie in quelli di San /ernardo di
Chiaravalle, che tanto fece per formare la spiritualit+ dell0rdine contemplativo cui
lautore appartiene. Ma coloro i quali conoscono San (iovanni della Croce troveranno
)
1ei dodici anni da quando questo libro fu scritto e pubblicato, non pochi Cistercensi hanno energicamente
negato che questi pensieri fossero caratteristici o degni di un monaco cistercense, cosa che probabilmente
molto vera.
che tutto ci& che si dice della preghiera contemplativa segue le vie aperte dal
carmelitano spagnolo. Cos2 questo libro non pretende di essere rivoluzionario o anche
particolarmente originale. Speriamo sinceramente che esso non contenga neppure una
riga che sia nuova per la tradizione cattolica.
!cco perch il libro avrebbe potuto essere scritto da qualsiasi monaco. !sso esprime
le preoccupazioni che, pi$ o meno, esistono nellanimo di tutti i contemplativi, tenuto
conto delle differenze di temperamento e di personalit+. Suo solo scopo ed ideale
lordinario sviluppo della vita cristiana nella grazia* e quindi tutto ci& che detto pu&
applicarsi a chiunque, non solo nel monastero ma anche nel mondo.
! il libro non pretende neppure di essere unopera darte. Chiunque, avendo gli stessi
interessi, avrebbe potuto scriverlo molto meglio. %l fatto che labbia scritto lautore
non comporta differenza alcuna in nessun senso, n in meglio, n, speriamo, in
peggio. 'erch i libri di questo genere conseguono effetti che non sono, n possono
essere controllati da autore umano. Se in qualche modo riuscirete a leggerlo in
comunione con #io, alla Cui presenza fu scritto, esso vi interesser+, e probabilmente
riuscirete a ricavarne qualche frutto, pi$ per grazia di #io che per gli sforzi
dellautore. Ma se non lo leggerete in queste condizioni, senza dubbio il libro
rappresenter+ per voi almeno una novit+.
). Che osa ! la ontemplazione
3a contemplazione lespressione pi$ alta della vita intellettuale e spirituale
delluomo. 4 quella vita stessa, pienamente cosciente, pienamente attiva, pienamente
consapevole di essere vita. 4 prodigio spirituale. 4 timore riverente, spontaneo, di
fronte al carattere sacro della vita, dellessere. 4 gratitudine per il dono della vita,
della consapevolezza, dellessere. 4 chiaro intendimento che la vita e lessere, in noi,
derivano da una 5onte invisibile, trascendente e infinitamente ricca. 3a
contemplazione soprattutto consapevolezza della realt+ di questa 5onte. !ssa
conosce questa 5onte in modo oscuro, inesplicabile, ma con una certezza che
trascende sia la ragione, sia la semplice fede. 3a contemplazione infatti un genere di
visione spirituale alla quale aspirano, per la loro stessa natura, la ragione e la fede,
poich senza di essa sono destinate a restare sempre incomplete. Tuttavia la
contemplazione non visione, perch vede 6senza vedere7 e conosce 6senza
conoscere7. 4 fede che penetra pi$ in profondit+, conoscenza troppo profonda per
poter essere afferrata in immagini, in parole, o anche in concetti chiari. !ssa pu&
venire suggerita da parole, da simboli* ma nel momento stesso in cui tenta di
descrivere ci& che conosce, la mente contemplativa ritratta ci& che ha detto e nega ci&
che ha affermato. 'erch nella contemplazione noi conosciamo, per mezzo della 6non
conoscenza7, o meglio conosciamo al di l+ di ogni conoscenza o 6non conoscenza7.
3a poesia, la musica e larte hanno qualcosa in comune con lesperienza
contemplativa. Ma la contemplazione va oltre lintuizione estetica, larte e la poesia.
,nzi, va anche oltre la filosofia e la teologia speculativa. !ssa le riassume, le
trascende e le completa tutte, eppure, nel medesimo tempo, sembra in un certo senso,
soppiantarle e negarle tutte. 3a contemplazione va sempre oltre la nostra conoscenza,
i nostri lumi, oltre ogni sistema, ogni spiegazione, ogni discorso, ogni dialogo, oltre il
nostro stesso essere. 'er entrare nel regno della contemplazione necessario, in un
certo senso, morire* ma questa morte , in realt+, laccesso a una vita pi$ alta. ! un
morire per vivere* un morire che lascia dietro di s tutto ci& che conosciamo e che
teniamo in gran conto, come il vivere, il pensare, lesperimentare, il gioire, lessere.
! cos2 la contemplazione sembra soppiantare e scartare ogni altra forma di intuizione
e di esperienza, sia nellarte, sia nella filosofia, nella teologia, nella liturgia, sia anche
nella fede e nellamore a livello ordinario. 8uesto ripudio, per&, non che apparente.
3a contemplazione e devessere compatibile con tutte queste cose poich ne il
compimento pi$ alto. Ma, nellesperienza effettiva della contemplazione, tutte le altre
esperienze vengono momentaneamente perdute. !sse 6muoiono7, per rinascere ad un
livello di vita pi$ elevato.
%n altre parole, la contemplazione si estende dovunque fino alla conoscenza e persino
allesperienza del #io trascendente e inesprimibile. !ssa. conosce #io quasi venisse a
contatto con 3ui. 0 meglio, 3o conosce come se avesse ricevuto il Suo tocco
invisibile... il tocco di Colui che non ha mani, ma che pura .ealt+ ed la fonte di
tutto ci& che reale9 'erci& la contemplazione dono improvviso di consapevolezza,
un risveglio al .eale entro tutto ci& che reale. 4 un prender viva coscienza
dell!ssere infinito che sta alla radice del nostro essere limitato. Una consapevolezza
della nostra realt+ contingente come. ricevuta, come dono di #io, come un gratuito
dono damore. 'roprio questo quel contatto vitale di cui parliamo quando usiamo la
metafora 6toccato da #io7.
3a contemplazione pure risposta a un appello: un appello di Colui che non ha voce,
ma che tuttavia parla in ogni cosa che esiste e che, soprattutto, parla nel profondo del
nostro essere, poich noi stessi siamo Sue parole. Siamo parole intese a
corrisponder(li, a risponder(li, ad echeggiar3o e anche, in un certo modo, a
contener3o e a manifestar3o. 3a contemplazione questa eco. 4 una profonda
risonanza nel nucleo pi$ intimo del nostro spirito, dove la nostra stessa vita perde la
sua voce individuale per vibrare della maest+ e della misericordia del 1ascosto e del
-ivente. !gli risponde a Se stesso in noi, e questa risposta vita divina, potenza
creatrice divina che rinnova ogni cosa. ! noi diventiamo Sua eco, Sua risposta. 4
come se, creandoci, #io avesse posto una domanda* e, ridestandoci alla
contemplazione, !gli rispondesse a questa domanda. Cos2 lanima contemplativa al
tempo stesso domanda e risposta.
3a vita contemplativa implica due gradi di consapevolezza: primo, consapevolezza
della domanda* secondo, consapevolezza della risposta. /ench questi due gradi siano
distinti e immensamente diversi tra loro, pure sono coscienza di unidentica realt+. 3a
domanda , essa stessa, la risposta. ! noi siamo ambedue le cose. Ma non possiamo
saperlo finch non ci siamo portati al grado superiore* ci ridestiamo non per trovare
una risposta nettamente diversa dalla domanda, ma per renderci conto che la domanda
risposta a se stessa. ! tutto ci& si riassume in ununica consapevolezza: non
unaffermazione, ma una esperienza: 6%o sono7.
3a contemplazione di cui sto parlando non filosofica. 1on la conoscenza statica di
essenze metafisiche percepite come oggetti spirituali, immutabili ed eterni. 1on la
contemplazione di idee astratte. 4 la percezione religiosa di #io, attraverso la nostra
vita in #io, o attraverso la nostra condizione di figli di #io, come dice il 1uovo
Testamento. 6'oich coloro che sono guidati dallo Spirito di #io, sono figli di #io...
lo Spirito stesso rende testimonianza al nostro stesso spirito che noi siamo figli di
#io7. 6Ma a quanti 3o accolsero diede il potere di diventare figli di #io;7. ! cos2 la
contemplazione di cui parlo un dono religioso e trascendente. 1on qualche cosa
che possiamo raggiungere da soli mediante uno sforzo intellettuale o perfezionando i
nostri poteri naturali. 1on una forma di autoipnosi che scaturisce dal concentrarsi
sul nostro intimo essere spirituale. 1on frutto dei nostri sforzi. 4 dono di #io che,
nella sua misericordia, completa in noi lopera nascosta e misteriosa della creazione,
illuminando le nostre menti e i nostri cuori, destando in noi la consapevolezza che
siamo parole dette nel Suo Unico -erbo, e che lo Spirito Creatore "Creator #piritus$
abita in noi e noi in 3ui* che noi siamo 6in Cristo7 e che Cristo vive in noi* che la vita
naturale in noi stata completata, elevata, trasformata e portata a compimento in
Cristo per mezzo dello Spirito Santo. 3a contemplazione consapevolezza,
coscienza e, in un certo senso, esperienza di ci& che ogni cristiano oscuramente crede:
60ra non sono pi$ io che vivo ma Cristo che vive in me7.
'erci& la contemplazione qualcosa di pi$ che una semplice considerazione di verit+
astratte che riguardano #io, qualcosa di pi$ della meditazione affettiva sulle cose
che crediamo. 4 un risveglio, unilluminazione, comprensione meravigliosamente
intuitiva, per mezzo della quale lamore acquista la certezza dellintervento creativo e
dinamico di #io nella nostra vita quotidiana. 3a contemplazione quindi non 6scopre7
soltanto unidea chiara di #io, per confinarlo entro i limiti di questa idea e
trattenervelo come un prigioniero al quale essa pu& sempre tornare. ,l contrario, la
contemplazione da #io trasportata nel Suo regno, nel Suo mistero, nella Sua libert+.
4 una conoscenza pura, verginale, povera di concetti, pi$ povera ancora di
ragionamenti ma capace, proprio in virt$ della sua povert+ e della sua purezza, di
seguire il -erbo 6ovunque !gli vada7.
<. Che osa non ! la ontemplazione
3unico modo di liberarsi da concezioni erronee riguardo alla contemplazione di
sperimentarla. Colui che non conosce per esperienza diretta la natura di questo aprirsi,
di questo ridestarsi a un nuovo livello di realt+, non pu& non essere tratta in inganno
dalla maggior parte delle cose che se ne dicono 'erch la contemplazione non si pu&
insegnare. 1on si pu& neppure spiegare chiaramente. 'u& essere solo accennata,
suggerita, indicata, simboleggiata. 'i$ si tenta di analizzarla obiettivamente e
scientificamente, pi$ la si svuota del suo vero contenuto, poich unesperienza che
va oltre i confini delle parole della ragione. 1ulla pi$ ripugnante di una definizione
pseudoscientifica dellesperienza contemplativa, anche perch ch cerca di dare una
simile definizione tentato di procedere psicologicamente, mentre in realt+ non esiste
una psicologia adeguata della contemplazione. -oler descrivere 6reazioni7 e
6sensazioni7 equivale a situare la contemplazione l+ dove essa non pu& trovarsi, ossia
al livello superficiale della coscienza, dove essa pu& costituire oggetto di
osservazione. Ma questa osservazione e questa coscienza fanno precisamente parte di
quell6io esteriore che 6muore7 e che viene gettato in disparte come un abito sudicio,
al risveglio genuino della vita contemplativa.
3a contemplazione non , non pu& essere, unattivit+ di questo 6io7 esteriore. -i
opposizione irriducibile tra l6io7 pro fondo, trascendente che si ridesta solo nella
contemplazione l

6io7 superficiale, esteriore, che noi identifichiamo abitualmente con


la prima persona singolare. #obbiamo ricordare chi quest6io7 superficiale non la
nostra vera essenza* semplicemente la nostra individualit+ e il nostro 6io7 empirico,
ma non in verit+ quella persona nascosta e misteriosa in cui no sussistiamo agli
occhi di #io. 36io7 che opera nel mondo, che pensa a se stesso, che osserva le
proprie reazioni, che parla di se stesso, non il 6vero io7 che stato unito a #io in
Cristo. 4 tuttal pi$ labito, la maschera, il travestimento di quellio misterioso e
sconosciuto che la maggior parte di noi non arriva mai a conoscere veramente se non
dopo la morte. 3a nostra personalit+ esteriore non n eterna n spirituale* ben lungi
dallesserlo. 8uesto 6io7 destinato a sparire come fumo. 4 del tutto fragile ed
evanescente. 3a contemplazione precisamente la consapevolezza che questo 6io7
in effetti il 6nonio7* il risveglio dell6io7 sconosciuto, che non pu& essere oggetto di
osservazione e di riflessione ed incapace di commentare se stesso. 8uell6io7
sconosciuto non pu& nemmeno dire 6io7 con la sicurezza e limpertinenza dellaltro,
perch per natura nascosto, senza nome, non identificato in quella societ+ dove gli
uomini parlano di se stessi e degli altri. %n un mondo simile, il vero 6io7 rimane
indefinito ed inespresso, perch ha troppe cose da dire in una volta, nessuna delle
quali si riferisce a se stesso.
1ulla pi$ contrario alla contemplazione del ogito ergo sum di Cartesio. 6'enso,
quindi sono7. 8uesta la dichiarazione di un essere alienato, esiliato dalle sue
profondit+ spirituali, costretto a cercar conforto nella prova della sua esistenza =9>
basata sulla osservazione che egli 6pensa7. Se il suo pensiero necessario come
mezzo per giungere al concetto della propria esistenza, allora, di fatto, egli non fa che
allontanarsi ulteriormente dal suo vero essere. !gli si riduce a un mero concetto e si
preclude la possibilit+ di esperimentare direttamente e immediatamente il mistero del
proprio essere. Contemporaneamente, riducendo anche #io a un concetto, egli si
preclude la possibilit+ di intuire la realt+ divina che inesprimibile. !gli giunge al suo
essere come se fosse una realt+ oggettiva, ossia si sforza di diventare consapevole di
se stesso come lo sarebbe di qualcosa al di fuori di se stesso. ! dimostra che la tal
6cosa7 esiste. ! si convince: 6%o sono quindi qualche osa%. 'oi prosegue a
convincersi che anche #io, linfinito, il trascendente, una 6cosa7, un 6oggetto7
come altri oggetti finiti e limitati del nostro pensiero9
3inferno pu& essere definito come i alienazione perpetua dal nostro vero essere, dal
nostro vero 6io7 che in #io.
3a contemplazione, al contrario, la comprensione sperimentale della realt+ come
soggettiva& non tanto 6mia7 =che significherebbe 6appartenente allio esteriore7> ma
6di me stesso7 nel mistero esistenziale. 3a contemplazione non giunge al reale
attraverso un processo deduttivo, ma per mezzo di un risveglio intuitivo nel quale la
nostra realt+ libera e personale acquista piena coscienza delle proprie profondit+
esistenziali che sfociano nel mistero di #io.
'er il contemplativo non vi nessun ogito =6io penso7> e nessun ergo =6quindi7>, ma
soltanto il sum =6io sono7>* non nel senso di una futile asserzione della propria
individualit+ come ultima realt+, ma nellumile riconoscimento del proprio misterioso
essere una persona in cui #io risiede con infinita dolcezza e inalienabile potenza.
4 chiaro che la contemplazione non riguarda solamente i temperamenti tranquilli e
passivi. 1on semplice inerzia o tendenza allinattivit+ o alla pace psichica. %l
contemplativo non semplicemente un uomo a cui piace starsene seduto a pensare, o
tanto meno uno che se ne sta seduto con lo sguardo assente. 3a contemplazione
qualcosa di pi$ della pensosit+ o della tendenza alla riflessione. %ndubbiamente
unindole pensosa e riflessiva non certo da disprezzarsi in questa nostra era di
vacuit+ e di automatismo, e pu& effettivamente condurre luomo alla contemplazione.
3a contemplazione non devozione e neppure inclinazione a trovar pace e
soddisfazione nei riti liturgici. ,nche questi sono cosa ottima, anzi sono una
preparazione quasi necessaria per raggiungere lesperienza contemplativa. 1on
possono mai, per&, costituire quellesperienza. 3intuizione contemplativa non ha
niente a che vedere con il temperamento naturale di una persona. /ench possa
capitare che un uomo di temperamento tranquillo diventi un contemplativo, pu& anche
avvenire che la stessa passivit+ del suo carattere gli impedisca di sopportare quella
lotta interiore e quella crisi, necessarie in genere per raggiungere un pi$ profondo
risveglio spirituale.
#altra parte, pu& darsi che un uomo attivo e dal carattere appassionato si risvegli alla
contemplazione, e pu& darsi pure che questo avvenga allimprovviso e senza troppa
lotta. /isogna dire per& che, in linea di massima, certi tipi attivi non sono portati alla
contemplazione e non la raggiungono che a prezzo di grandi difficolt+. ,nzi, forse,
non dovrebbero neppure pensarvi, n tentare di raggiungerla, perch cos2 facendo
rischierebbero di deformare il loro carattere e di danneggiare se stessi compiendo
sforzi assurdi privi di senso e di utilit+ alcuna. 8ueste persone dal carattere fantasioso
e appassionato, dotate per la vita attiva, si esauriscono tentando di pervenire allo stato
contemplativo, come se questo fosse un obiettivo, da raggiungere analogo alla
ricchezza materiale, a una posizione eminente nella vita politica, ad unalta carica
nellinsegnamento, o a una dignit+ prelatizia. Ma la contemplazione non potr+ mai
essere loggetto di ambizione calcolata. 1on qualcosa che noi possiamo proporci di
ottenere per mezzo della ragione pratica, ma lacqua viva dello spirito della quale
siamo assetati, come cervi inseguiti che cercano lacqua nel deserto.
1on siamo noi a volerci risvegliare, ma #io che ci chiama al risveglio.
3a contemplazione non n rapimento, n estasi, n ludire improvvise parole
inesprimibili, n vedere luci arcane. 1on il calore emotivo n la dolcezza che
accompagnano lesaltazione religiosa. 1on lentusiasmo, n la sensazione di essere
6afferrati7 da qualche forza primordiale e trasportati impetuosamente verso la
liberazione tramite una frenesia mistica: Tutte queste cose potranno avere una certa
somiglianza con il risveglio alla contemplazione, in quanto esse sospendono
lordinaria consapevolezza e il controllo esercitato dal nostro 6io7 empirico. Ma non
sono opera del nostro 6io profondo7* sono solamente frutto di emozioni, del
subcosciente somatico* sono un insorgere delle forze dionisiache del subcosciente.
Simili manifestazioni possono naturalmente accompagnare unesperienza religiosa
profonda e genuina, ma non sono quella contemplazione di cui io sto parlando qui.
3a contemplazione non e neppure il dono della profezia e non implica la capacit+ di
leggere nel cuore degli uomini. 8ueste cose si trovano a volte unite alla
contemplazione ma non ne sono parte essenziale, e sarebbe un errore confonderle con
essa.
-i sono molti altri modi di sfuggire all6io7 esteriore, empirico, che somigliano alla
contemplazione ma contemplazione non sono. 'er esempio lessere afferrati, trascinati
da unondata di fanatismo collettivo nel corso di una parata a carattere totalitario:
limpeto farisaico di lealt+ al partito che cancella ogni residuo di coscienza e libera
qualsiasi tendenza criminale nel nome di classe, nazione, partito, razza, o setta. %l
pericolo e la forza seduttrice di queste false mistiche di nazione o di classe che esse
seducono e pretendono di soddisfare quelli che non avvertono pi$ alcun bisogno
spirituale profondo e genuino. 3a falsa mistica delle societ+ di massa simpossessa
degli uomini tanto alienati da loro stessi e da #io da non essere pi$ capaci di una
genuina esperienza spirituale. !ppure proprio questi surrogati di entusiasmo sono il
vero 6oppio7 del popolo, perch smorzano nellindividuo la consapevolezza dei
bisogni pi$ profondi e personali e lo alienano dal suo 6io7 pi$ vero,
:
addormentano la
coscienza e trasformano uomini liberi e ragionevoli in strumenti passivi del potere
politico.
Che nessuno silluda di trovare nella contemplazione un mezzo per sfuggire alla lotta,
allangoscia, al dubbio. ,l contrario, la profonda, inesprimibile certezza
dellesperienza contemplativa suscita unangoscia tragica e fa sorgere molti
interrogativi nel profondo del cuore, come ferite sempre sanguinanti. ,d ogni
progresso in certezza profonda corrisponde una crescita del 6dubbio7 in superficie.
Tale dubbio non minimamente antitetico alla fede genuina, ma esamina senza piet + e
interroga la 6fede7 spuria della vita quotidiana, la fede umana che solo passiva
accettazione di opinioni convenzionali. 8uesta falsa 6fede7, secondo la quale noi
molto spesso viviamo e che alle volte confondiamo con la nostra 6religione7, va
soggetta a inesorabili interrogativi. 8uesto tormento come una prova del fuoco
durante la quale siamo costretti a riesaminare, mettere in dubbio e finalmente
respingere tutti i pregiudizi e tutte le convenzioni che avevamo fin qui accettato come
dogmi* e tutto questo proprio ad opera della luce della verit+ invisibile che ci ha
raggiunto con il raggio oscuro della contemplazione. 4 chiaro quindi che la
contemplazione genuina incompatibile con qualsiasi forma di compiacenza
personale, o con la presuntuosa accettazione di opinioni preconcette. 3a
contemplazione non neppure acquiescenza a uno status quo come alcuni vorrebbero.
8uesto significherebbe ridurre la contemplazione ad una anestesia spirituale. 3a
contemplazione non un antidolorifico. 8uale olocausto si compie in questo continuo
incenerimento di tutte le parole logore, di tutti i lih& gli slogan, le teorie9 %l peggio
che anche concezioni apparentemente sacre vengono distrutte con il resto. 4 uno
spaventoso infrangere e bruciare di idoli, una purificazione del santuario, affinch
nessuna immagine scolpita occupi il posto che #io ha ordinato fosse lasciato vuoto: il
centro, laltare esistenziale che semplicemente 67.
,lla fine, lanima contemplativa soffre langoscia di capire che essa non sa pi' osa
sia (io. 'otr+, o non potr+, rendersi conto che dopo tutto questo un gran vantaggio
poich 6#io non un qualosa%& non una 6cosa7. 8uesta una delle caratteristiche
essenziali dellesperienza contemplativa. !ssa rivela che non vi un 6qualcosa7 che
possa essere chiamato #io. Che non vi 6nessuna cosa7 che sia #io, perch #io non
un 6qualcosa7 n 6una cosa7, ma un puro 6Chi7. !gli il 6Tu7 davanti al quale il
nostro 6io7 intimo acquista allimprovviso consapevolezza. !gli l6%o sono7 al
cospetto del 8uale, con la nostra voce pi$ personale e inalienabile, noi facciamo eco
6io sono7.
Ci& non significa che luomo non abbia un concetto valido della natura divina.
Tuttavia nella contemplazione le nozioni astratte dellessenza divina non svolgono pi$
un ruolo importante, poich vengono sostituite da una intuizione concreta che si fonda
sullamore di #io come persona, oggetto damore, non come6natura7 o 6cosa7 che
sarebbe oggetto di studio o di desiderio possessivo.
?. #emi di ontemplazione
0gni momento e ogni evento della vita di ogni uomo sulla terra getta un seme nella
sua anima. Come il vento trasporta migliaia di semi alati, cos2 il flusso del tempo reca
con s germi di vitalit+ spirituale che si posano, impercettibili, nella mente e nella
volont+ degli uomini. 3a maggior parte di questi innumerevoli semi muore e va
perduta, perch gli uomini non sono preparati a riceverli: tali semi infatti possono
germogliare soltanto nella buona terra della libert+, della spontaneit+ e dellamore.
8uesto non un concetto nuovo. Cristo, nella parabola del seminatore, molto tempo
fa ci disse che 6il seme la parola di #io7. Spesso pensiamo che questo si riferisca
solo alla parola del -angelo come viene predicata ufficialmente nelle chiese la
domenica. Ma ogni espressione della volont+ di #io , in un certo senso, una 6parola7
di #io e quindi un 6seme7 di vita nuova. 3a realt+ sempre mutevole in mezzo alla
quale viviamo dovrebbe aprirci gli occhi alla possibilit+ di un dialogo ininterrotto con
#io. Con questo non intendo un 6parlare7 continuo, oppure una frivola forma
interlocutoria di preghiera emotiva, come si usa qualche volta nei conventi, ma un
dialogo di amore e di elezione. Un dialogo tra volont+ profonde.
%n ogni situazione della vita la 6volont+ di #io7 ci si manifesta non meramente come
dettame esterno di una legge impersonale, ma soprattutto come un invito interiore di
amore personale. Troppo spesso il concetto corrente di 6volont+ di #io7 intesa come
forza arbitraria, impenetrabile, che simpone con implacabile ostilit+, spinge gli
uomini a perdere la fede in un #io che per loro impossibile amare. Una simile
interpretazione della volont+ divina spinge la debolezza umana alla disperazione* e ci
si domanda se non sia spesso lespressione di una disperazione troppo intollerabile per
essere ammessa coscientemente. 8uesti 6dettami7 arbitrari di un 'adre dispotico e
insensibile sono pi$ spesso semi dodio che semi damore. Se tale il nostro concetto
della volont+ di #io, ci preclusa ogni possibilit+ di perseguire loscuro e intimo
mistero dellincontro che ha luogo nella contemplazione. 3unico nostro desiderio
sar+ quello di fuggire il pi$ lontano possibile da 3ui e nasconderci per sempre dal Suo
volto. Cos2 importante lidea che ci facciamo di #io9 !ppure nessuna idea che
possiamo avere di 3ui, per quanto pura e perfetta pu& esprimerlo quale !gli realmente
. 3idea che noi ci facciamo di #io pi$ rivelatrice di noi stessi che di 3ui.
#obbiamo imparare a capire che lamore di #io ci cerca in ogni situazione, e cerca il
nostro bene. %l Suo amore inscrutabile sempre alla ricerca del nostro risveglio. 4
vero che, poich questo risveglio implica in un certo senso la morte del nostro io
esteriore, noi lo temiamo nella misura in cui ci identifichiamo con questo io esteriore
e restiamo ad esso attaccati. Ma se capiremo la dialettica della vita e della morte,
impareremo a correre i rischi impliciti nella fede e a fare quelle scelte che ci
libereranno dal nostro io abituale e ci apriranno la porta di un nuovo essere, di una
nuova realt+.
3a mente prigioniera di idee convenzionali e la volont+ schiava dei propri desideri
non sono capaci di accogliere i semi di una verit+ poco familiare e di un desiderio
soprannaturale. Come posso io ricevere i semi della libert+ se sono innamorato della
schiavit$, e come posso nutrire il desiderio di #io se sono colmo di un altro e opposto
desiderio@ #io non pu& porre in me il seme della Sua libert+, perch io sono
prigioniero e non desidero neppure essere libero. ,mo la mia schiavit$ e mi chiudo
nel desiderio di cose che odio, ed ho indurito il mio cuore allamore vero. #evo
imparare quindi ad abbandonare ci& che mi noto, ci& che abituale, ad accogliere
ci& che nuovo e a me sconosciuto. #evo imparare a 6lasciare me stesso7, per
ritrovarmi, abbandonandomi allamore di #io. Se cercassi #io, ogni evento ed ogni
momento seminerebbero, nella mia volont+, grani della Sua vita, grani che un giorno
fiorirebbero in una messe meravigliosa.
4 lamore di #io che mi scalda nel sole, lamore di #io che manda la pioggia gelida.
4 lamore di #io che mi nutre del pane che mangio, ed #io che mi nutre anche con
la fame e il digiuno. 4 lamore di #io che manda i giorni dinverno quando ho freddo
e sono ammalato, e lestate torrida quando sono affaticato e ho gli abiti inzuppati di
sudore: ma #io che respira su di me con il vento appena percettibile del fiume, con
la brezza del bosco. %l Suo amore allunga lombra del sicomoro sopra la mia testa e
manda lungo i campi di grano lacquaiolo con un secchio riempito alla sorgente,
mentre i lavoratori riposano e i muli stanno sotto lalbero.
4 lamore di #io che mi parla negli uccelli e nelle acque dei ruscelli, ma anche oltre il
clamore della citt+ #io mi parla nei Suoi giudizi, e questi sono tutti semi mandati a me
dalla Sua volont+.
Se essi metteranno radice nella mia libert+, se dalla mia libert+ sboccer+ il Suo volere,
diventer& lamore che !gli , e la mia messe sar+ la Sua gloria e la mia gioia.
!d io crescer& assieme a migliaia e milioni di altre libert+ nelloro di un unico
immenso campo che d+ lode a #io, un campo ricco di messe, ricco di grano. Se in
ogni cosa io considero soltanto il caldo e il freddo, il cibo o la fame, la malattia o la
fatica, la bellezza o il piacere, il successo e linsuccesso o il bene e il male materiali
che le mie opere mi hanno procurato per mia volont+, trover& vuoto soltanto, non
felicit+. 1on sar& nutrito, non sar& sazio. 'erch il mio cibo la volont+ di Colui che
mi ha fatto e che ha fatto tutte le cose per darsi a me per mezzo loro.
3a mia preoccupazione principale non dovrebbe essere quella di trovare piacere o
successo, salute o vita o danaro o riposo o anche cose quali la virt$ e la saggezza "
ancor meno i loro opposti: dolore, fallimento, malattia, morte. Ma in tutto ci& che
avviene, mio solo desiderio e mia unica gioia dovrebbero essere il sapere: 68uesto,
#io ha voluto per me. %n questo trovo il Suo amore, e nellaccettarlo io posso
restituir(li il Suo amore, darmi con esso a 3ui. 'erch nel donarmi a 3ui lo trover& ed
!gli la vita eterna7.
!d accettando la Sua volont+ con gioia, con gioia eseguendola, io ho nel cuore il Suo
amore, perch la mia volont+ diventa tuttuno con il Suo amore, ed io sono sulla via di
diventare ci&. che !gli , ed !gli ,more. !d accettando ogni cosa da 3ui, accolgo
nellanima la Sua gioia, non perch le cose sono quelle che sono, ma perch #io
Colui che , e in tutte quelle cose il Suo amore ha voluto la mia gioia.
Come potr& conoscere la volont+ di #io@ ,nche se non si esige esplicitamente la mia
obbedienza, se cio non esiste un comando chiaro, la natura stessa di ogni circostanza
particolare rivela qualche indicazione della volont+ di #io. 'erch tutto quello che
esige la verit+, la giustizia, la misericordia o lamore, deve necessariamente
considerarsi come voluto da #io. Consentire alla Sua volont+ , quindi, vivere nella
verit+, dire la verit+ o, per lo meno, cercarla. 0bbedire a 3ui corrispondere alla Sua
volont+ espressa dalla necessit+ altrui, o almeno rispettare i diritti altrui. 'erch il
diritto di un altro espressione dellamore e della volont+ di #io. !sigendo da me il
rispetto dei diritti altrui, #io non mi chiede di sottomettermi ad una legge puramente
astratta, arbitraria* !gli mi d+ la possibilit+ di partecipare, in quanto Suo figlio, alla
cura che !gli si prende di mio fratello. 1essun uomo, che ignori i diritti e le necessit+
altrui, pu& sperare di camminare nella luce della contemplazione, perch la sua via si
sarebbe allontanata dalla verit+, dalla compassione, e quindi da #io.
3e esigenze di un qualsiasi lavoro possono venire considerate come volont+ di #io. Se
devo zappare un giardino o fabbricare un tavolo, compir& la volont+ di #io purch
esegua fedelmente il lavoro assegnatomi. !seguire il lavoro bene e con cura, con
amore e con rispetto per la natura della mia mansione e con la dovuta attenzione per
lo scopo che devo raggiungere, unirmi alla volont+ di #io per mezzo del mio lavoro.
%n tal modo io posso diventare il Suo strumento. !gli lavora attraverso me. 8uando
agisco come Suo strumento, il mio lavoro non pu& divenire un ostacolo alla
contemplazione, anche se occuper+ temporaneamente la mia mente, impedendomi di
impegnarla nella contemplazione mentre lo sto eseguendo. !ppure il mio lavoro
purificher+ e pacificher+ la mia anima e mi disporr+ alla contemplazione.
Un lavoro innaturale
*
frenetico, preoccupato, un lavoro fatto sotto lo stimolo della
cupidigia, o della paura, o di qualsiasi altra passione disordinata non pu&, a rigore,
venire dedicato a #io, perch #io non pu& volere direttamente un lavoro di questo
genere. !gli pu& permettere che, senza nostra colpa, noi ci troviamo a dover lavorare
allimpazzata e distrattamente, a causa dei nostri peccati e dei peccati della societ+
nella quale viviamo. %n tal caso dobbiamo sopportare e volgere al meglio quello che
non possiamo evitare. Ma non lasciamoci accecare al punto da non sapere pi$
distinguere tra un lavoro equilibrato, sano, e una fatica innaturale.
%n ogni caso dovremmo sempre cercare di conformarci al logos o verit+ del dovere
che ci incombe, del lavoro da eseguire, o della nostra stessa natura donataci da #io.
3obbedienza contemplativa e labbandono alla volont+ di #io non potranno mai
significare indifferenza studiata verso i valori naturali da 3ui insiti nella vita e nel
lavoro umano. 3insensibilit+ non deve essere confusa con il distacco. %l
contemplativo deve s2, essere distaccato, ma non deve mai permettersi di divenire
insensibile ai veri valori umani, nella societ+, negli altri uomini, o in se stesso. Se lo
diventa, allora la sua contemplazione inevitabilmente condannata, perch viziata alla
sua stessa radice.
A. Tutto i) he esiste ! santo
3essere distaccati dalle cose non significa stabilire una contraddizione tra le 6cose7 e
6#io7, come se #io fosse unaltra 6cosa7 e le Sue creature fossero le sue rivali. 1oi
non ci distacchiamo dalle cose per unirci a #io, ma piuttosto ci distacchiamo da 6noi
stessi7 per vedere e servirci di ogni cosa in #io e per #io. 4 questa una prospettiva
totalmente nuova che molte persone, anche profondamente morali ed ascetiche, non
riescono ad afferrare fino in fondo. 1on esiste perversit+ nelle cose create da #io, e
nessuna cosa che a 3ui appartiene pu& essere di ostacolo alla nostra unione con 3ui.
3ostacolo si trova in noi stessi, ossia nella tenace necessit+ di conservare la nostra
volont+ separata, esteriore, egoistica. ! quando riferiamo ogni cosa a questo nostro
falso 6io7 esteriore che ci alieniamo dalla realt+ e da #io. ! allora il nostro falso io
che diventa il nostro dio, e noi amiamo tutte le cose per amore di questo falso io. Ci
serviamo di ogni cosa, per cos2 dire, per adorare questo idolo che il nostro io
immaginario. Ci& facendo pervertiamo e corrompiamo le cose, o piuttosto, rendiamo
corrotte e peccaminose le nostre relazioni con esse. Con ci& noi non rendiamo
perverse le cose, ma ce ne serviamo per accrescere il nostro attaccamento al nostro io
illusorio.
Coloro che tentano di sfuggire a questa situazione, trattando le cose buone create da
#io come se fossero perverse, non fanno che irrigidirsi in un terribile errore. 5anno
come ,damo quando rivers& la colpa su !va, e come !va quando incolp& il serpente
nell!den. 63a donna mi ha tentato. %l vino mi ha tentato. %l cibo mi ha tentato. 3a
donna perniciosa. %l vino veleno. %l cibo morte. %o li devo odiare e vilipendere.
0diandoli dar& gloria a #io;7. 8uesti sono pensieri ed atteggiamenti da bambino, da
selvaggio, da idolatra, che tenta con la magia, con glincantesimi, con sortilegi, di
proteggere il suo io egoistico, di placare linsaziabile piccolo dio che risiede nel suo
cuore. Scambiare un simile idolo per #io sarebbe commettere il peggior sproposito,
perch trasformerebbe luomo in un fanatico, incapace di contatto sostenuto con la
verit+, incapace di amore genuino.
-olendo concepire il loro 6io7 come cosa 6santa7, simili fanatici considerano empia
ogni altra cosa.
1on vero che i santi e i grandi contemplativi non abbiano mai amato le cose create,
non abbiano compreso o apprezzato il mondo, ci& che in esso si vede o si ode, chi in
esso vive. ,mavano tutti e tutte le cose.
Credete che il loro amore per #io fosse compatibile con un senso dodio per le cose
che 3o riflettono e che parlano di 3ui per ogni dove@
#irete che con ogni probabilit+ essi erano assorti in #io e non avevano occhi per
vedere altro che 3ui. 'ensate forse che camminassero con il viso impietrito e non
ascoltassero le voci degli uomini che si rivolgevano loro, o non comprendessero le
gioie e i dolori di chi li circondava@
'roprio perch erano assorti in #io, i santi erano veramente capaci di vedere e di
apprezzare le cose create, e proprio perch amavano #io solo erano i soli ad amare
tutti.
,lcuni uomini sembrano credere che un santo non possa dimostrare interesse per le
cose create. %mmaginano che qualsiasi reazione spontanea, o qualsiasi forma di
godimento, sia appagamento peccaminoso della 6natura corrotta7. Credono che essere
6soprannaturale7 significa soffocare ogni spontaneit+ con qualche clich o con
riferimenti arbitrari a #io. 3o scopo di questi clich , per cos2 dire, di tenere a
distanza ogni cosa, di frustrare ogni reazione spontanea, di esorcizzare ogni senso di
colpevolezza. 0 forse di coltivare questi sentimenti9 Ci si chiede, qualche volta, se
una simile moralit+ non sia dopotutto amore per la colpa. 8ueste persone ritengono
che la vita di un santo non possa essere che una lotta continua contro il senso di
colpevolezza, che un santo non possa bere neppure un bicchiere dacqua fresca senza
fare un atto di contrizione per essersi dissetato, quasi che questo fosse un peccato
mortale. Come se per i santi lesser sensibile alla bellezza, alla bont+, a ci& che
piacevole, fosse offesa a #io. Come se il santo non potesse mai permettersi di godere
di qualche altra cosa allinfuori della preghiera e dei suoi atti di piet+ interiori.
Un santo capace di amare le cose create, di goderne e di servirsene con semplicit+ e
naturalezza, senza nessun accenno ufficiale a #io, senza attirare lattenzione sulla
propria piet+, senza rigidit+ artificiale. 3a sua mansuetudine e la sua dolcezza non
vengono spremute attraverso i pori mediante la costrizione di una camicia di forza
spirituale. 8ueste derivano dalla sua docilit+ immediata alla luce della verit+ e alla
volont+ di #io. Un santo, quindi, capace di parlare delle cose del mondo senza fare
esplicito riferimento a #io* ma il modo in cui ne parla d+ maggiore gloria a #io e
suscita un maggiore amore per #io, di quanto non farebbero le osservazioni di una
persona meno santa che deve fare uno sforzo per stabilire un collegamento tra le
creature e #io attraverso analogie trite e metafore logore, che si rivelano cos2 deboli
da gettare un velo di sospetto sulla religione.
%l santo sa che il mondo e tutto ci& che stato creato da #io buono* mentre coloro
che non sono santi, pensano che le cose create non siano sante, oppure non si curano
di ci& n in un senso n nellaltro, perch si interessano unicamente di se stessi.
(li occhi del santo rendono santa ogni bellezza, e le mani del santo consacrano alla
gloria di #io tutto ci& che toccano, e nulla pu& offendere il santo, nessun peccato
umano lo pu& scandalizzare perch egli non conosce peccato: !gli conosce soltanto la
misericordia di #io, ed sulla terra per portare questa misericordia a tutti gli uomini.
8uando siamo una sola cosa con lamore di #io, tutte le cose ci appartengono in 3ui.
Sono nostre per offrirle a 3ui in Cristo Suo 5iglio. 'erch tutte le cose appartengono
ai figli di #io e noi siamo di Cristo e Cristo di #io. Cercando la Sua gloria al
disopra di ogni piacere e pena, gioia o dolore, al disopra di ogni bene o di ogni male,
noi amiamo in ogni cosa la Sua volont+ pi$ che le cose in se stesse, e in questo modo
facciamo del creato un sacrificio in lode di #io.
8uesto il fine per cui tutte le cose furono fatte da #io.
3a sola, vera gioia sulla terra consiste nellevadere dalla prigione del nostro falso io e
di unirci, mediante lamore, alla -ita che dimora e canta nellessenza di ogni creatura
e nellintimo della nostra stessa anima. 1el Suo amore possediamo ogni cosa,
godiamo di ogni cosa, perch in ogni cosa troviamo 3ui. Cos2, mentre siamo nel
mondo, tutto ci& che incontriamo, tutto ci& che vediamo, sentiamo e tocchiamo, lungi
dal contaminarci ci purifica e semina in noi un po pi$ di contemplazione e di cielo.
Mancando questa perfezione, le cose create non ci danno gioia, ma dolore. 5ino a
quando non amiamo #io in modo perfetto, tutto ci& che al mondo sar+ in grado di
recarci dolore. ! la pi$ grande sciagura quella di essere morti al dolore che le cose ci
infliggono, e di non comprendere che cosa esso sia.
'erch fino a quando non giungiamo ad amare #io in modo perfetto, il Suo mondo
pieno di contraddizione. 3e cose che !gli ha creato ci attirano a 3ui, eppure ci
tengono lontani da 3ui. !sse ci attraggono e ci uccidono. ! noi 3o troviamo in esse
sino ad un certo punto, poi non 3o troviamo affatto.
'roprio quando crediamo di aver trovato qualche gioia nelle cose, la gioia si tramuta
in dolore* e quando le cose cominciano a darci piacere, il piacere si tramuta in pena.
%n tutte le cose create, noi, che non amiamo ancora #io perfettamente, possiamo
trovare qualcosa che riflette langoscia dellinferno. Troviamo qualcosa della gioia
della beatitudine e qualcosa della pena di quella perdizione che la dannazione.
3a pienezza di gioia che troviamo nelle creature appartiene alla realt+ dellessere
creato, una realt+ che viene da #io e appartiene a #io e riflette #io. 3angoscia che
troviamo in esse appartiene al disordine del nostro desiderio, che cerca nelloggetto
del nostro desiderio una realt+ pi$ grande di quella che esso realmente possegga, una
pienezza maggiore di quanto qualsiasi cosa creata capace di dare. %nvece di adorare
#io attraverso il Suo creato, noi cerchiamo sempre di adorare noi stessi nelle creature.
Ma adorare il nostro falso io adorare il nulla. ! adorare il nulla linferno.
%l 6falso io7 non deve essere identificato con il corpo. %l corpo non perverso n
irreale. !sso possiede una realt+ che gli stata conferita da #io, e questa realt+
perci& santa. 8uindi diciamo correttamente, anche se in maniera simbolica, che il
corpo il 6tempio di #io7, a significare che la Sua verit+, la Sua perfetta realt+, sono
in esso custodite nel mistero del nostro stesso essere. 1essuno quindi osi odiare o
disprezzare quel corpo che gli stato affidato da #io, e nessuno osi abusare di questo
corpo. 1essuno profani la propria unit+ naturale operando una divisione tra anima e
corpo, come se lanima fosse buona e il corpo cattivo. 3anima e il corpo sussistono
uniti nella realt+ della persona interiore, nascosta. Se i due vengono separati luna
dallaltro, non vi pi$ una persona, non vi pi$ una realt+ viva, sussistente, fatta ad
immagine e somiglianza di #io. %l 6matrimonio7 tra il corpo e lanima in ununica
persona uno dei fattori che rende luomo immagine di #io* e ci& che #io ha unito
nessun uomo pu& separare senza pericolo.
4 altrettanto falso trattare lanima come se fosse 6tutto lio7* oppure il corpo come se
fosse 6tutto lio7. 8uelli che commettono il primo errore cadono nel peccato
dell6angelismo7* quelli che commettono il secondo vivono al disotto del livello
assegnato da #io alla natura umana. =Sarebbe facile semplicismo dire che vivono
come bestie* e questo poi lungi dallessere sempre vero>. -i sono molte persone
rispettabilissime, e che praticano anche una moralit+ convenzionale, per le quali non
esiste nessunaltra realt+ nella vita, al di fuori di quella del proprio corpo e delle
relazioni di questo con le 6cose7. 8ueste si sono ridotte a vivere una vita limitata
entro i confini dei loro cinque sensi. %l loro 6io7 quindi unillusione basata
sullesperienza dei sensi e nulla pi$. 'er queste, il corpo diventa fonte di falsit+ e di
inganno: ma non per colpa del corpo. 'er colpa della persona stessa che acconsente
allillusione, che trova sicurezza nellautoBinganno e si rifiuta di rispondere alla voce
segreta di #io che linvita a correre unalea, ad arrischiarsi, per mezzo della fede, oltre
i limiti rassicuranti e protettivi dei suoi cinque sensi.
C. *e ose nella loro identit+
Un albero d+ gloria a #io per il fatto di essere albero. 'erch nellessere quello che
#io intende che esso sia, lalbero ubbidisce a 3ui. !sso 6consente7, per cos2 dire,
allamore creativo di #io. !sprime unidea che in #io e che non distinta
dallessenza di #io* quindi un albero imita #io per il fatto di essere un albero.
'i$ simile a se stesso, pi$ lalbero simile a #io. Se cercasse di assomigliare a
qualcosa che #io non ha mai inteso che fosse, diventerebbe meno simile a #io e
quindi (li renderebbe minor gloria.
1on esistono due cose create che siano perfettamente uguali. ! la loro individualit+
non imperfezione. ,l contrario: la perfezione di ogni cosa creata non soltanto nella
sua conformit+ a un tipo astratto, ma nella sua identit+ individuale con se stessa.
8uesto particolare albero dar+ gloria a #io estendendo le sue radici nella terra e
levando i suoi rami nellaria e nella luce come nessun altro albero prima o poi ha fatto
o far+.
%mmaginate forse che le singole cose create nel mondo siano tentativi imperfetti di
riprodurre un tipo ideale che il Creatore non mai riuscito ad ottenere sulla terra@ Se
cos2 fosse, le cose non (li darebbero gloria, ma proclamerebbero che !gli non un
perfetto Creatore.
8uindi ogni essere particolare, nella sua individualit+, nella sua natura ed entit+
concreta, con tutte le sue caratteristiche e le sue qualit+ particolari e la sua inviolabile
identit+, d+ gloria a #io con lessere precisamente ci& che !gli vuole che sia, qui ed
ora, nelle circostanze per esso disposte dal Suo amore e dalla Sua arte infinita.
3e forme e i caratteri individuali degli esseri che vivono e si sviluppano, delle cose
inanimate, degli animali e dei fiori e di tutta la natura, costituiscono la loro santit+ agli
occhi di #io.
3a loro inviolabile identit+ la loro santit+. 4 limpronta della Sua sapienza, della Sua
realt+ in loro.
3a particolare rozza bellezza di questo puledro in questo giorno daprile su questo
campo e sotto queste nubi una santit+ consacrata a #io dalla Sua stessa 6sapienza
creativa7 e proclama la gloria di #io.
% fiori pallidi del corniolo fuori da questa finestra sono santi. % piccoli fiori gialli che
nessuno nota sul bordo di questa strada sono santi che fissano il volto di #io.
8uesta foglia ha un suo tessuto, una sua venatura ed una sua forma che sono santi, e il
pesce persico e la trota che si nascondono nelle profondit+ del fiume sono canonizzati
dalla loro bellezza e dalla loro forza.
% laghi nascosti tra le colline sono santi e anche il mare, che con il suo maestoso
ondeggiare d+ incessante lode a #io, santo.
%l grande monte brullo, con tutti i suoi avvallamenti, un altro dei santi di #io. 1on vi
altro monte che gli sia simile. 4 unico nelle sue caratteristiche* nullaltro al mondo
imit& od imiter+ #io nello stesso modo. ! in ci& consiste la sua santit+.
Ma che dire di te@ Che dire di me@
, differenza degli animali e degli alberi, non basta per noi essere ci& che la nostra
natura presuppone. 1on basta per noi essere individui umani. 'er noi, santit+
qualcosa di pi$ che umanit+. Se non siamo altro che uomini, se non siamo altro che il
nostro io naturale, non saremo santi, non potremo offrire a #io ladorazione della
nostra imitazione, che santit+.
'er me la santit+ consiste nellessere me stesso e per te la santit+ consiste nellessere
te stesso e, in ultima analisi, la tua santit+ non sar+ mai la mia e la mia non sar+ mai la
tua, salvo nella comunione di carit+ e grazia.
'er me essere santo significa essere me stesso. 8uindi il problema della santit+ e della
salvezza in pratica il problema di trovare chi sono io e di scoprire il mio vero essere.
,lberi e animali non hanno problemi. #io li ha fatti quali sono senza consultarli, ed
essi sono perfettamente soddisfatti.
'er noi diverso. #io ci lascia liberi di essere ci& che preferiamo. 1oi possiamo
essere noi stessi, o non esserlo, a nostro piacere. Siamo liberi di essere reali o illusori.
'ossiamo essere veri o falsi, la scelta dipende da noi. 'ossiamo portare ora una
maschera, ora unaltra, e non apparire mai, se cos2 vogliamo, con il nostro vero volto.
Ma non possiamo operare queste scelte impunemente. 0gni causa ha il suo effetto: se
mentiamo a noi stessi e agli altri, non possiamo pretendere di trovare la verit+ e la
realt+ ogni volta che ci accade di desiderarle. Se abbiamo scelto la via della falsit+,
non dobbiamo essere sorpresi se la verit+ ci sfugge quando " finalmente9 " siamo
giunti a sentirne il bisogno.
3a nostra vocazione non semplicemente quella di essere& ma di collaborare con #io
a creare la nostra stessa vita, la nostra identit+, il nostro destino. Siamo esseri liberi e
figli di #io. 8uesto significa che non dobbiamo esistere passivamente, ma, scegliendo
la verit+, dobbiamo partecipare attivamente alla Sua libert+ creativa per la nostra vita
e per la vita degli altri. ,nzi, per essere pi$ precisi, siamo anche chiamati a lavorare
con #io nel reare la verit+ della nostra identit+. 'ossiamo sfuggire questa
responsabilit+ giocando a mascherarci* e questo ci soddisfa, perch a volte pu&
sembrarci un modo di vivere libero e creativo. 4 cosa facile che sembra accontentare
tutti. Ma a lungo andare questo costa e fa soffrire notevolmente. 0perare la nostra
stessa identit+ in #io =ci& che la /ibbia chiama 6operare la propria salvezza7>
lavoro che richiede sacrificio e angoscia, rischio e molte lacrime. .ichiede ad ogni
momento un attento esame della realt+, una grande fedelt+ a #io, al Suo oscuro
rivelarsi nel mistero di ogni nuova situazione. 1on conosciamo con certezza n in
anticipo quale sar+ il risultato di questo lavoro. %l segreto della mia piena identit+
nascosto in #io. 3ui solo pu& farmi quale sono, o piuttosto, quale sar&, quando
finalmente comincer& ad essere pienamente. Ma se io non desidero raggiungere
questa mia identit+, se non mi metto allopera per trovarla insieme a 3ui e in 3ui,
questopera non verr+ mai compiuta. %l modo di farlo un segreto che posso imparare
da 3ui solo, e da nessun altro. 1on vi modo di conoscere questo segreto se non per
mezzo della fede. 3a contemplazione dono pi$ grande, pi$ prezioso, perch mi
permette di conoscere e di capire ci& che !gli vuole da me.
I semi he vengono gettati ad ogni momento nella mia libert+& per volere di (io& sono
i semi della mia propria identit+& della mia propria realt+& della mia propria ,eliit+&
della mia propria santit+.
.ifiutarli significa rifiutare tutto, significa rifiutare la mia stessa esistenza ed essenza,
la mia identit+, il mio vero io.
1on accettare, non amare e non adempiere la volont+ di #io significa rifiutare la
pienezza della mia esistenza.
! se non divento ci& che dovrei essere, ma rimango sempre ci& che non sono, passer&
leternit+ a contraddire me stesso, perch sar& contemporaneamente qualcosa e nulla,
una vita che vuol vivere ed morta, una morte che vuol essere morta e non pu& finir
di morire perch ancora deve esistere.
#ire che sono nato nel peccato dire che sono venuto al mondo con un falso io. Sono
nato con una maschera. Sono entrato nellesistenza sotto un segno di contraddizione,
essendo qualcuno che non dovevo essere e, di conseguenza, la negazione di quel che
avrei dovuto essere. Sono cos2 entrato contemporaneamente nellesistenza e nella nonB
esistenza, perch fin dal principio sono stato qualcosa che non ero.
'er dire la medesima cosa senza paradosso: fintanto che non sono altro che ci& che
nato da mia madre, sono tanto lungi dallessere chi dovrei essere, che potrei benissimo
non esistere affatto. ! in realt+ sarebbe meglio per me non essere nato.
0gnuno di noi sempre seguito da una persona illusoria: un falso io.
8uesto luomo che voglio essere, ma che non pu& esistere, perch #io non sa nulla
di lui. !d essere ignorati da #io una particolarit+ troppo grande.
%l mio io falso e particolare quello che vuol vivere fuori dal raggio della volont+ di
#io e dellamor di #io " fuori dalla realt+ e fuori dalla vita. ! questo io non pu&
essere che unillusione.
.iconoscere le illusioni non il nostro forte, specie quelle illusioni che abbiamo su di
noi, quelle che sono nate con il peccato e ne alimentano le radici. 'er quasi tutti
coloro che sono al mondo non vi realt+ soggettiva pi$ grande di questo loro falso io,
che non pu& esistere. Una vita dedicata al culto di questa ombra ci& che si chiama
una vita di peccato.
0gni peccato parte dal presupposto che il mio falso io, lio che esiste solo nei miei
desideri egocentrici, sia la realt+ fondamentale della vita, cui si ricollega ogni altra
cosa nelluniverso. Cos2 io consumo la mia vita nel tentativo di accumulare piaceri ed
esperienze, potere ed onore, sapere ed amore, di rivestire questo falso io e fare della
sua nullit+ qualcosa di obiettivamente reale. ! mi circondo di esperienze, mi copro di
piaceri e di gloria come di bende, per rendermi percettibile a me stesso e al mondo,
quasi fossi un corpo invisibile che pu& diventare visibile solo quando qualcosa di
visibile ne copra la superficie.
Ma non vi sostanza sotto alle cose delle quali mi sono rivestito. Sono vuoto, la mia
struttura di piaceri e di ambizioni non ha fondamenta. Mi sono obiettivato in esse. Ma
esse sono tutte destinate per la loro stessa contingenza ad essere distrutte. ! quando
saranno distrutte, di me resteranno soltanto la mia nudit+, la mia nullit+, il mio vuoto,
a dirmi che io sono una cosa sbagliata.
%l segreto della mia identit+ si nasconde nellamore e nella misericordia di #io.
Ma tutto ci& che in #io realmente identico a 3ui, perch la Sua infinita semplicit+
non ammette divisione o distinzione. 1on posso quindi sperare di trovare me stesso se
non in 3ui.
%n ultima analisi il solo mezzo per essere me stesso di identificarmi con 3ui, perch
in 3ui si nascondono la ragione e la realizzazione piena della mia esistenza.
8uindi la mia esistenza, la mia pace e la mia felicit+ dipendono da un solo problema:
quello di scoprire me stesso scoprendo #io. Se lo trovo, trover& me stesso, e se trovo
il mio vero io, trover& 3ui.
'er quanto sembri facile, ci& in realt+ immensamente difficile. Se vengo lasciato a
me stesso, infatti, la cosa sar+ assolutamente impossibile. 'er quanto, con la ragione,
io possa conoscere qualcosa dellesistenza e della natura di #io, non v mezzo
umano e razionale con cui mi sia possibile giungere a quel contatto, a quel possesso di
3ui che mi scoprir+ Chi !gli e realmente e chi io sono in 3ui.
Ci& qualcosa che nessun uomo pu& fare da solo.
1 possono in ci& essergli di aiuto tutti gli uomini e tutte le cose delluniverso.
3Unico che possa insegnarmi a trovare #io #io, 3ui stesso, 3ui solo.
D. Prega per trovare te stesso
!siste un punto in cui io posso incontrare #io in un reale e sperimentale contatto con
la sua infinita realt+. 8uesto il 6posto7 di #io, il Suo santuario: il punto in cui il mio
essere contingente dipende dal Suo amore. !siste in me un apice metaforico di
esistenza nel quale io sono in dipendenza essenziale dal mio Creatore.
#io mi pronuncia come una parola che contiene un pensiero parziale di S.
Una parola non sar+ mai in grado di contenere la voce che la pronuncia.
Ma se io rimango fedele alla parola che #io pronuncia in me, se rimango fedele al
pensiero di 3ui che devo incarnare, sar& pieno della Sua realt+, 3o trover& dovunque
in me stesso, e non trover& me stesso in alcun luogo. Sar& perduto in 3ui: mi trover& e
sar& 6salvo7.
4 un vero peccato che la bella metafora cristiana 6salvezza7 sia diventata cos2 trita e
di conseguenza cos2 disprezzata. ! stata trasformata in un insipido sinonimo di
6piet+7, un concetto che oltretutto non veramente etico. 3a 6salvezza7 oltre
letica. 3a parola denota un profondo rispetto per la fondamentale realt+ metafisica
delluomo. .iflette linfinita sollecitudine che #io ha per luomo* lamore, la cura che
!gli ha del pi$ intimo essere delluomo* lamore di #io per tutto ci& che Suo
nelluomo, figlio Suo. 1on solo la natura umana che 6salvata7 dalla misericordia
divina, ma soprattutto la persona umana. 3oggetto della salvezza ci& che unico,
insostituibile, incomunicabile, ci& che io solo sono. 8uesto vero io interiore deve
essere tratto come un gioiello dal fondo del mare, liberato dal disordine, dalla
confusione, dallimmersione nel comune, dallinclassificabile, dal triviale, dal
sordido, dallevanescente.
#obbiamo essere salvati da quel mare di bugie e di passioni chiamato 6il mondo7. !,
soprattutto, dobbiamo essere salvati da quellabisso di confusione e di assurdo che il
nostro io mondano. 3a persona deve essere salvata dallindividuo. %l libero figlio di
#io deve essere salvato dal conformista schiavo della fantasia, delle passioni, del
convenzionale. 3io interiore, creativo e misterioso, deve essere liberato dallego
dissipatore, edonistico e distruttivo che tenta di nascondersi dietro travestimenti.
!ssere 6perduti7 significa essere abbandonati allarbitrio e alle finzioni dellego
contingente, quellio di fumo che dovr+ inevitabilmente sparire. !sser 6salvati7
significa ritornare alla propria inviolata, eterna realt+* significa vivere in #io.
Chi di voi pu& entrare in se stesso e trovare il #io che lo esprime@
6Trovare #io7 significa molto pi$ che abbandonare semplicemente tutte le cose che
non sono #io e svuotare se stessi di ogni immagine e desiderio.
Se riuscirete a cacciare dalla vostra mente ogni pensiero e ogni desiderio, potrete
ritirarvi nel centro di voi stessi e concentrare tutto ci& che in voi sul punto
immaginario in cui la vostra vita si sprigiona da #io* pure non troverete #io. 1essun
esercizio naturale pu& portarvi in contatto vitale con 3ui. Se !gli non pronuncia Se
stesso in voi, se non proclama il Suo nome nel centro della vostra anima* voi non 3o
conoscerete pi$ di quanto una pietra non conosca il terreno su cui giace nella sua
inerzia.
3a nostra scoperta di #io , in un certo senso, la scoperta che #io fa di noi. 1on
possiamo salire in cielo per trovar3o, perch non abbiamo modo di sapere dove sia il
cielo o che cosa sia. !gli scende dal cielo e ci trova. !gli ci guarda dagli abissi della
Sua infinita realt+, che dovunque, e il fatto stesso che !gli ci guardi ci comunica una
realt+ superiore in cui a nostra volta lo scopriamo. 1oi 3o conosciamo solo in quanto
siamo conosciuti da 3ui, e la nostra contemplazione di 3ui una partecipazione alla
Sua contemplazione di Se stesso.
1oi diventiamo contemplativi quando #io scopre Se stesso in noi.
%n quel momento il punto del nostro contatto con 3ui si schiude e noi passiamo per il
centro del nostro nulla e penetriamo nella infinita realt+, dove ci risvegliamo col
nostro vero io.
4 vero che #io conosce Se stesso in tutte le cose esistenti. !gli le vede, ed esse
esistono perch !gli le vede. !sse sono buone perch !gli le ama. %l Suo amore la
loro bont+ intrinseca. %l valore che !gli vede in esse il loro valore. %n quanto !gli le
vede e le ama, tutte le cose 3o riflettono.
Ma per quanto presente in tutte le cose per la Sua conoscenza, il Suo amore, la Sua
potenza e la Sua provvidenza, #io non necessariamente compreso e conosciuto da
esse. !gli solo conosciuto ed amato da coloro cui !gli ha donato liberamente una
partecipazione alla conoscenza e allamore che !gli ha di Se stesso.
'er conoscere ed amare #io quale !gli , occorre che #io dimori in noi in un modo
nuovo non solo con la Sua potenza creatrice, ma con la Sua misericordia* non solo
con la Sua immensit+, ma con la Sua piccolezza con la quale !gli svuota Se stesso e
scende gi$ fino a noi per essere vuoto del nostro vuoto e cos2 riempirci della Sua
pienezza. Cos2 #io getta un ponte tra Se stesso e gli spiriti creati per amar3o per
mezzo delle missioni soprannaturali della Sua stessa vita. %l 'adre, dimorando
nellintimo di tutte le cose e di me stesso, mi comunica il Suo -erbo e il Suo Spirito.
.icevendoli sono attirato nella Sua stessa vita e conosco #io nel Suo stesso amore,
essendo uno con 3ui nel Suo 5iglio.
3a scoperta della mia identit+ incomincia e si compie in queste missioni, perch in
esse #io stesso, portando in S il segreto di chi sono io, comincia a vivere in me non
solo come mio Creatore, ma anche come il mio altro e vero io. -ivo& iam non ego&
vivit vero in me Christus.
8ueste missioni hanno inizio con il /attesimo. Ma esse non assumono alcun
significato pratico nella vita delle nostre facolt+ fintanto che non diventiamo capaci di
consapevoli atti damore. #a allora la speciale presenza di #io in noi dipende
completamente dalla nostra elezione. #a allora la nostra vita diventa una serie di atti
di scelta tra la finzione del nostro falso io, che noi nutriamo con le illusioni della
passione e dellappetito egoistico, e un amoroso consenso alla gratuita misericordia di
#io.
8uando acconsento alla volont+ e alla misericordia di #io come si presentano a me
negli avvenimenti della vita, facendo appello al mio io interiore e risvegliando la mia
fede, io mi apro un varco attraverso le apparenze esteriori, superficiali, che formano la
visione abituale che ho del mondo e di me stesso e mi trovo alla presenza di una
maest+ nascosta. Mi potr+ sembrare che questa maest+ e questa presenza siano
qualche cosa di oggettivo, al di fuori di me stesso. %nfatti i santi primitivi e i profeti
videro questa presenza divina in una visione come di luce, di angelo, di uomo o di
fuoco ardente... o come un alone di gloria risplendente sostenuto da un cherubino.
Solo cos2 il loro intelletto poteva rendere giustizia alla suprema realt+ di quello che
stavano sperimentando. !ppure questa una maest+ che noi non vediamo con i nostri
occhi, tutta dentro di noi stessi. 4 la missione voluta dal 'adre e svolta dal -erbo e
dallo Spirito nellintimo del nostro essere. 4 una maest+ che ci viene comunicata, che
viene condivisa con noi, cos2 che tutto il nostro essere ripieno del dono della gloria e
risponde con ladorazione.
8uesta la 6misericordia di #io7 rivelataci dalle missioni segrete nelle quali !gli d+
Se stesso a noi, e risveglia la nostra identit+ quali figli ed eredi del Suo .egno. 8uesto
il .egno di #io in noi, e per la venuta di questo .egno noi preghiamo ogni volta che
recitiamo il 6'adre nostro7. 1ella rivelazione della misericordia e della maest+
giungiamo ad una oscura intuizione del nostro segreto personale, della nostra vera
identit+. %l nostro io intimo si risveglia, in un lampo momentaneo, in un istante di
riconoscimento quando diciamo 6S27 alle Tre 'ersone #ivine che abitano in noi.
Siamo solo veramente noi stessi quando consentiamo totalmente a 6ricevere7 la gloria
di #io in noi stessi. %l nostro vero io , allora, lio che riceve liberamente e
gioiosamente quelle missioni che sono il dono supremo di #io ai Suoi figli. 8ualsiasi
altro io solo illusione.
5intanto che io sono sulla terra, la mia mente e la mia volont+ ostacolano pi$ o meno
le missioni del -erbo di #io e del Suo Spirito. %o non accolgo facilmente la Sua luce.
0gni moto del mio appetito naturale, anche se la mia natura in s buona, tende in
una maniera o nellaltra a mantenere accesa in me lillusione che opposta alla realt+
di #io vivente in me. ,nche se sono buoni, i miei atti naturali, quando sono soltanto
naturali, tendono a concentrare le mie facolt+ sulluomo che non sono, su colui che
non posso essere, il falso io in me, la persona che #io non conosce. ! questo avviene
perch sono nato nellegoismo. Sono nato egocentrico. ! questo il peccato originale.
,nche quando cerco di piacere a #io, tendo a piacere alla mia ambizione, Sua nemica.
-i pu& essere imperfezione anche nellamore ardente di una grande perfezione, anche
nel desiderio di virt$, di santit+. ,nche il desiderio di contemplazione pu& essere
impuro, quando dimentichiamo che vera contemplazione significa la completa
distruzione di ogni egoismo, la pi$ assoluta povert+ e purezza di cuore.
Sebbene #io viva anche nelle anime di uomini che sono inconsapevoli di 3ui, come
posso dire di aver3o trovato e di aver trovato me stesso in 3ui se non 3o conosco o
non 3o penso mai, se non mi interesso mai di 3ui e non 3o cerco o non desidero la
Sua presenza nella mia anima@ , che giova recitar(li poche preghiere formali e poi
volgersi altrove e dedicare mente e volont+ a cose create, proponendomi solo finalit+
che (li sono estranee@ 8uandanche la mia anima potesse essere giustificata, se la
mia mente non (li appartiene, neppure io (li appartengo. Se il mio amore non
diretto a 3ui, ma si disperde nel Suo creato, ci& avviene perch ho ridotto la Sua vita
in me al livello di una pura formalit+, impedendole di infondermi alcuna influenza
vitale.
(iustifica la mia anima, o #io, ma insieme col Tuo fuoco infiamma la mia volont+.
.isplendi nella mia mente, sebbene forse ci& significhi 6sii tenebra per la mia
esperienza7, ma occupa il mio cuore con la Tua meravigliosa vita. 5a che i miei occhi
vedano nel mondo soltanto la Tua gloria, che le mie mani non tocchino cosa che non
sia per il Tuo servizio. 5a che la mia lingua non gusti pane che non mi fortifichi per
lodare la Tua grande misericordia. Sentir& la Tua voce e sentir& tutte le armonie che
Tu hai creato, cantando i Tuoi inni. 3a lana delle pecore e il cotone dei campi mi
riscalderanno abbastanza perch io possa vivere al Tuo servizio, e dar& il resto ai Tuoi
poveri. 5a che usi tutte le cose per una sola ragione: per trovare la mia gioia nel darTi
grande gloria.
'erci& tienimi lontano soprattutto dal peccato. Tienimi lontano dalla morte del peccato
mortale che mette linferno nella mia anima. Tienimi lontano dal delitto della lussuria
che acceca ed avvelena il mio cuore. Tienimi lontano dai peccati che divorano con
fuoco irresistibile la carne delluomo fino a distruggerlo. Tienimi lontano dallamore
del denaro che odio, dallavarizia e dallambizione che soffocano la mia vita.
Tienimi lontano dalle morte opere di vanit+ e dallingrata fatica in cui gli artisti si
distruggono per orgoglio, denaro e reputazione, in cui i santi rimangono soffocati
sotto la valanga del loro zelo importuno. .imargina in me la profonda ferita della
cupidigia e degli appetiti, che con il suo stillicidio di sangue esaurisce la mia natura.
Schiaccia il serpente dellinvidia che avvelena lamore e uccide ogni gioia.
Scioglimi le mani e liberami il cuore dallindolenza. 3iberami dalla pigrizia che si
traveste di attivit+ quando lattivit+ non mi viene richiesta, liberami dalla vilt+ che fa
ci& che non richiesto, per evitare il sacrificio.
Ma dammi la forza che si mette al Tuo servizio nel silenzio e nella pace. #ammi
lumilt+ in cui soltanto riposo, e liberami dallorgoglio che il pi$ pesante dei
fardelli. ! possiedi tutto il mio cuore e tutta la mia anima con la semplicit+
dellamore. 0ccupa tutta la mia vita con lunico pensiero e desiderio dellamore,
perch io possa amare non per amore del merito, non per amore della perfezione, non
per amore della virt$, non per amore della santit+, ma per, #io solo.
'erch una sola cosa pu& soddisfare lamore e ricompensarlo: #io solo.
'erch questo significa cercare #io in verit+: sottrarmi allillusione e al piacere, alle
ansie e ai desideri mondani, alle opere di cui #io non ha bisogno, alla gloria che
solo pompa umana* tenere la mente sgombra da ogni confusione perch la mia libert+
possa sempre essere a disposizione della Sua volont+* tacere nel mio cuore ed
ascoltare la voce di, #io* mantener libero lintelletto dai concetti e dalle immagini
delle cose create per ricevere nella fede il segreto contatto con #io* amare tutti gli
uomini come me stesso* riposare nellumilt+ e trovare pace sottraendomi ai conflitti e
alle competizioni con gli altri* sottrarmi alla controversia e togliermi dalle spalle il
grave peso dei giudizi, delle censure, delle critiche e tutto il fardello dopinioni che
non ho lobbligo di portare* avere una volont+ sempre pronta a richiudersi in se stessa
e a trascinare tutte le potenze dellanima nel suo centro pi$ profondo per riposare in
silenziosa attesa dellavvento di #io, raccolta in tranquilla e spontanea concentrazione
sul punto della mia dipendenza da 3ui* radunare tutto ci& che sono ed ho e tutto ci&
che posso eventualmente soffrire o fare o essere, ed abbandonare tutto a #io nella
rassegnazione di un perfetto amore e di una fede cieca e di una pura fiducia in 3ui, per
fare la Sua volont+.
! poi attendere nella pace, nel vuoto e nelloblio di ogni cosa.
.onum est praestolari um silentio salutare (ei.
E. /nione e divisione
'er diventare me stesso devo cessare di essere ci& che ho sempre pensato di voler
essere, per trovare me stesso devo uscire da me stesso, per vivere devo morire.
'erch sono nato nellegoismo e di conseguenza tutti i miei sforzi naturali per
rendermi pi$ reale e pi$ me stesso mi rendono meno reale e meno me stesso, in
quanto gravitano tutti attorno a una menzogna.
Coloro che nulla sanno di #io e che basano tutta la vita su se stessi immaginano di
poter trovare se stessi soltanto rivendicando i propri desideri, le proprie ambizioni ed i
propri appetiti in una lotta con il resto del mondo. !ssi cercano di diventare reali
imponendosi agli altri, impossessandosi di una parte della limitata riserva dei beni
creati e sottolineando cos2 la differenza fra loro e gli altri uomini che hanno meno di
loro, o non hanno nulla.
!ssi possono concepire un solo modo di diventare reali: staccarsi dagli altri e
innalzare una barriera di contrasto e di distinzione fra se stessi e gli altri.
1on sanno che la realt+ va cercata non nella divisione ma nellunit+, perch noi siamo
6membri gli uni degli altri7.
3uomo che vive diviso dagli altri non una persona, soltanto un individuo.
%o ho quel che tu non hai. %o sono quel che tu non sei. %o ho preso quello che tu non
sei riuscito a prendere, ho afferrato quel che tu non potrai mai afferrare. 'erci& tu
soffri ed io sono felice, tu sei disprezzato e io sono lodato, tu muori ed io vivo : tu non
sei nulla e io sono qualcosa, e tanto pi$ sono qualcosa in quanto tu non sei nulla. Cos2
passo la vita ad ammirare la distanza fra te e me* talvolta questo mi aiuta persino a
dimenticare gli altri uomini che hanno quello che io non ho, che hanno preso quello
che io sono stato troppo lento a prendere, che hanno afferrato ci& che era fuori dalla
mia portata, che sono lodati quanto io non posso essere lodato e che vivono della mia
morte...
3uomo che vive cos2, vive nella morte. 1on pu& trovare se stesso perch perduto*
ha cessato di essere una realt+. 3a persona che egli crede di essere un brutto sogno.
! quando morr+ si accorger+ di aver cessato di esistere da molto tempo, perch #io,
Che infinita realt+ e al Cui cospetto lessere di tutto ci& che esiste, gli dir+: 61on ti
conosco7.
! ora penso a quella malattia che lorgoglio spirituale. 'enso a quella caratteristica
irrealt+ che penetra nel cuore dei santi e divora la loro santit+ prima che essa sia
matura. -i qualcosa di questo verme nel cuore di tutti i religiosi. ,ppena hanno fatto
qualcosa che sanno essere buono agli occhi di #io, tendono a impossessarsi della sua
realt+ per farla propria. !ssi tendono a distruggere le loro virt$ reclamandone la
propriet+ e a rivestirsi illusoriamente di valori che appartengono a #io. Chi pu&
sfuggire al segreto desiderio di respirare unatmosfera differente da quella degli altri
uomini@ Chi pu& fare cose buone senza cercar di gustare in esse la dolcezza di
distinguersi dalla massa dei peccatori di questo mondo@
8uesta malattia pi$ pericolosa quando riesce a sembrare umilt+. 8uando un uomo
orgoglioso pensa di essere umile, il suo caso senza speranza.
!cco un uomo che ha fatto molte cose che la sua natura ha trovato dure. !gli ha
superato difficili prove, ha compiuto molto lavoro e, per grazia di #io, giunto a
possedere una forza morale e uno spirito di sacrificio per cui, alla fine, fatica e
sofferenza diventano facili. 3a sua coscienza giustamente in. pace. Ma prima che
egli se ne renda conto, la pace pura di una volont+ in comunione con #io diventa la
compiacenza di una volont+ che ama la propria eccellenza.
%l piacere che nel suo cuore, quando egli compie cose difficili e riesce a compierle
bene, gli dice in segreto: 6%o sono un santo7. ,l tempo stesso altri sembrano
riconoscerlo diverso da loro stessi. 3o ammirano, o forse lo sfuggono " dolce
omaggio di peccatori9 %l piacere arde in un fuoco divoratore. %l calore di questo fuoco
assomiglia molto allamore di #io. 3o alimentano le stesse virt$ che nutrono la
fiamma della carit+. !gli brucia di ammirazione per se stesso e pensa: 64 il fuoco
dellamore di #io7.
'ensa che il suo orgoglio sia lo Spirito Santo.
%l dolce calore del piacere diventa lincentivo di tutte le sue opere. %l gusto che egli
assapora negli atti che lo rendono ammirabile ai suoi propri occhi lo spinge a
digiunare, o a pregare, o a nascondersi in solitudine, o a scrivere molti libri, o a
costruire chiese e ospedali, o a fondare mille organizzazioni. ! quando tutto ci& gli
riesce, egli pensa che il suo senso di soddisfazione sia lunzione dello Spirito Santo.
! la voce segreta del piacere canta nel suo cuore: 6Non sum siut aeteri homines7.
8uando si messo per questa via, non ci sono limiti al male che la sua autoB
soddisfazione pu& spingerlo a compiere in nome di #io e del Suo amore, e per la Sua
gloria. !gli cos2 soddisfatto di s, che non pu& tollerare il consiglio di altri " o i
comandi di un superiore. 8uando qualcuno si oppone ai suoi desideri, egli congiunge
umilmente le mani e sembra sottomettersi per il momento, ma in cuor suo dice: 6Sono
perseguitato da uomini mondani. !ssi non possono comprendere chi guidato dallo
Spirito di #io. 4 sempre stato cos2 per i santi7.
! sentendosi martire egli dieci volte pi$ ostinato di prima.
4 terribile quando ad un uomo simile viene lidea di essere un profeta o un
messaggero di #io o un uomo che abbia avuto la missione di riformare il mondo...
!gli capace di distruggere la religione e di rendere il nome di #io odioso agli
uomini.
%o devo cercare la mia identit+, in un certo senso, non solo in #io, ma anche negli altri
uomini.
%o non potr& mai trovare me stesso se non mi isolo dal resto dellumanit+, come se
fossi un essere di specie diversa.
F. *a solitudine non ! separazione
,lcuni uomini si sono forse fatti eremiti pensando che la santit+ pu& essere raggiunta
solo con la fuga da altri uomini. Ma la sola giustificazione di una vita di deliberata
solitudine la convinzione che essa possa aiutarvi ad amare non solo #io, ma anche
gli altri uomini. Se andate nel deserto solo per appartarvi dalla folla che disprezzate,
non troverete n pace n solitudine: non farete che isolarvi con una trib$ di demoni.
3uomo cerca lunit+ perch fatto ad immagine del #io Uno. 3unit+ implica
solitudine, quindi la necessit+ di essere fisicamente soli. Ma unit+ e solitudine non
sono isolamento metafisico. Colui che si isola per godere un certo tipo di
indipendenza nel suo io egoistico ed esteriore non trova lunit+ perch si disintegra in
una molteplicit+ di passioni contrastanti e infine si perde in una confusione ed in una
totale irrealt+. 3a solitudine non , e non potr+ mai essere, un dialogo narcisistico
dellego con se stesso. Simile autoBcontemplazione futile tentativo di stabilire lio
finito al posto dellinfinito per renderlo permanentemente indipendente ad ogni altro
essere. 8uesta follia. #a notare tuttavia, che non follia particolare dei solitari " si
trova molto pi$ frequentemente in coloro che vogliono affermare la loro incontrastata
superiorit+ dominando gli altri. 8uesto il peccato pi$ comune.
%l bisogno di vera solitudine cosa complessa e pericolosa, ma un bisogno reale. 4
tanto pi$ reale oggi che la collettivit+ tende sempre maggiormente a inghiottire la
persona nella propria massa informe e senza volto. 3a tentazione oggi di equiparare
l6amore7 al 6conformismo7, che subordinazione passiva alla mentalit+ di massa o
allorganizzazione. 8uesta tentazione non viene che rafforzata dalla futile ribellione
degli stravaganti che vogliono ad ogni costo farsi notare per la loro originalit+ e che
con ci& si creano un nuovo genere di impersonalit+ le cui manifestazioni sono estrose
anzich prevedibili.
3a vera solitudine la dimora della persona, la falsa solitudine il rifugio
dellindividualista. 3a persona costituita da una irripetibile, sussistente capacit+ di
amare, una capacit+ intrinseca di amare tutti gli esseri creati da #io e da 3ui amati.
8uesta capacit+ viene annullata dalla perdita di prospettiva. Senza un poco di
solitudine non vi pu& essere compassione* perch quando luomo smarrito entro gli
ingranaggi della macchina sociale, egli non pi$ consapevole delle indigenze umane
come di cosa di cui egli sia personalmente responsabile. Si pu& sfuggire agli uomini
perdendosi nella folla.
1on andate nel deserto per sfuggire gli uomini, ma per trovarli in #io.
3a solitudine fisica ha i suoi pericoli, ma non bisogna esagerarli. 3a grande tentazione
delluomo moderno non la solitudine fisica, ma il perdersi tra la massa degli uomini*
non la fuga verso le montagne o il deserto =vi fossero pi$ uomini tentati da questo9>,
ma fuga nel grande mare informe dellirresponsabilit+, quale la folla. %n realt+ non
esiste solitudine pi$ pericolosa di quella delluomo perduto nella folla che non sa di
esser solo, ma che non agisce nemmeno come membro di una comunit+. 8uesti non
affronta il rischio di una vera solitudine, n le responsabilit+ che ne derivano* e al
tempo stesso la moltitudine gli toglie ogni altra responsabilit+. !ppure un simile uomo
non affatto libero da preoccupazioni* egli, al contrario, porta il fardello dellansia
anonima, di timori imprecisati, di meschine concupiscenze e di tutti i contrasti che
riempiono la societ+ di massa come lacqua riempie loceano.
%l semplice fatto che viviamo in mezzo agli altri uomini non significa che viviamo in
comunione con essi e neppure che comunichiamo con essi. Chi ha meno da
comunicare delluomo di massa@ Molto spesso il solitario che ha pi$ cose da dire,
anche se non si serve di molte parole* ma quello che ha da dire, nuovo, sostanziale,
unico. 4 suo. ,nche se dice poco, ha qualcosa da comunicare, qualcosa di personale
che pu& condividere con gli altri. Ga qualcosa di autentico da offrire perch lui stesso
autentico.
Si direbbe che tra gli uomini che vivono accalcati gli uni vicino agli altri senza un
vero contatto, vi sia maggiore comBpartecipazione e pi$ genuina comunione di spirito:
ma non cos2. 1on c comunione di spirito* vi solo immersione nellinsignificante
mare magno di innumerevoli slogan e lih ripetuti fino alla noia, cos2 che alla fine si
ascolta senza udire e si reagisce senza pensare. %l frastuono costante di parole vuote e
di rumori meccanici, leterno rimbombare degli altoparlanti finiscono per rendere
quasi impossibile ogni vera comunicazione, ogni vera comunione di spirito. Ciascun
individuo isolato nella massa da spessi strati di insensibilit+. 1ulla gli importa, nulla
sente, nulla pensa. !gli non agisce, ma viene sospinto. 1on parla, ma articola suoni
convenzionali quando stimolato a farlo da rumori adatti. !gli non pensa, ma butta
fuori degli schemi prefabbricati da altri.
%l semplice fatto di vivere solo non isola luomo* il semplice fatto di vivere insieme ad
altri non stabilisce una comunione tra gli uomini. 3a vita comune pu& renderci pi$ o
meno 6persona7, secondo che si tratti di vera vita in comune o di vita in mezzo alla
folla. -ivere in comunione, in dialogo genuino con gli altri assolutamente necessario
se luomo deve rimanere umano. Ma vivere in mezzo agli altri, nulla condividendo
con loro allinfuori del comune rumore e della distrazione generate, per luomo la
peggior forma disolamento, perch lo separa dalla realt+ in maniera quasi indolore.
3o divide e lo separa dagli altri uomini, e dal suo vero io. 8ui il peccato non sta nella
presunzione di non essere come gli altri, ma nella convinzione che lessere come tutti
gli altri copra qualsiasi altro peccato. %l compiacimento dellindividuo che ammira la
propria eccellenza un male abbastanza grande, ma sempre pi$ rispettabile
dellautoBcompiacimento di chi non ha stima di se stesso, perch non possiede
neppure una individualit+ superficiale di cui aver stima. 8uindi non una persona,
non un individuo, semplicemente un atomo. 8uesta esistenza atomizzata qualche
volta lodata come umilt+ o spirito di sacrificio* qualche volta viene chiamata
ubbidienza e qualche volta dedizione alla dialettica della lotta di classe. 'roduce un
certo senso di pace che non pace, ma solo fuga da unimpellente immediata
sensazione di lotta. 4 pace che deriva non da amore, ma da anestesia. 4 pace che non
deriva dalla realizzazione del proprio io, n dalla consacrazione del proprio io, ma da
una fuga nellirresponsabilit+.
1on vi vera solitudine allinfuori della solitudine interiore. ! la solitudine interiore
non possibile per chi non accetta il suo giusto posto in rapporto agli altri uomini.
1on vi vera possibilit+ di pace per chi ancora immagina che il possedere un poco di
talento o di grazia o di virt$ lo separi dagli altri uomini o lo collochi al disopra di loro.
3a solitudine non separazione.
#io non ci d+ grazie o talenti o virt$ per noi soli. 1oi siamo membra luno dellaltro, e
tutto ci& che dato a un membro dato a tutto quanto il corpo. %o non mi lavo i piedi
per renderli pi$ belli della mia faccia.
% santi amano la loro santit+ non perch essa li separi da noi e metta al di sopra di noi,
ma perch, al contrario, essa li avvicina a noi e, in un certo senso, li mette al disotto di
noi. 3a santit+, viene data ad essi perch possano aiutarci e servirci " perch i santi
sono come i dottori e le infermiere, che stanno meglio dei malati nel senso che sono
sani e posseggono larte di risanarli, eppure si rendono servitori dei malati e dedicano
loro la propria salute e la propria arte.
% santi sono quello che sono non perch la loro santit+ li renda mirabili agli altri, ma
perh il dono della santit+ li rende apai di ammirare tutti gli altri. !ssa d+ loro una
percezione pi$ chiara che pu& scorgere il bene nei pi$ terribili criminali. !ssa li libera
dal peso di giudicare gli altri uomini, di condannarli. %nsegna loro a sottolineare il
bene degli altri per mezzo della compassione, della misericordia, del perdono. Un
uomo diventa santo non per la convinzione che egli migliore dei peccatori, ma
perch si rende conto di essere uno di loro e che tutti insieme hanno bisogno della
misericordia di #io.
1ellumilt+ la pi$ grande libert+. 5intanto che dovete difendere lio immaginario che
giudicate importante, perdete la pace del cuore. 1on appena paragonate questa ombra
con le ombre degli altri, perdete ogni gioia, perch avete cominciato ad occuparvi di
cose irreali, e non vi gioia nelle cose che non esistono.
1on appena cominciate a prendervi sul serio e a immaginare che le vostre virt$ sono
importanti perch sono vostre, diventate prigioniero della vostra vanit+ ed anche le
vostre opere migliori vi accecheranno e vi inganneranno. ,llora, per difendervi,
comincerete a vedere peccati e difetti dovunque nelle azioni degli altri. ! pi$
attribuirete indebita importanza a voi e alle vostre opere, pi$ tenderete a fissarvi nella
vostra idea condannando gli altri. Talvolta le persone virtuose sono anche le pi$ amare
e le pi$ infelici perch sono inconsciamente giunte a credere che ogni loro felicit+
dipenda dal fatto che esse sono pi$ virtuose degli altri.
8uando lumilt+ libera luomo dallattaccamento alle proprie opere e alla propria
reputazione, questi scopre che la vera gioia possibile solo quando ci dimentichiamo
completamente di noi stessi. ! solo quando non prestiamo troppa attenzione alle
nostre opere, alla nostra reputazione e alla nostra eccellenza noi siamo completamente
liberi di servire #io in modo perfetto, unicamente per amor Suo.
Un uomo che non sia spoglio e povero e nudo nellanima far+ sempre inconsciamente
ci& che deve fare pi$ per se stesso che per la gloria di #io. Sar+ vi rtuoso non perch
ama la volont+ di #io, ma perch vuole ammirare le proprie virt$. Ma ogni momento
della giornata gli procurer+ qualche delusione che lo render+ amaro ed impaziente, e
nella sua impazienza egli verr+ scoperto.
!gli ha stabilito di fare cose spettacolari. 1on pu& concepire se stesso senza
unaureola. ! quando gli avvenimenti della vita giornaliera gli ricordano la sua
pochezza e la sua mediocrit+ egli se ne vergogna, e il suo orgoglio si rifiuta di
accettare una verit+ che non dovrebbe sorprendere nessun uomo equilibrato.
,nche le persone che fan professione di piet+ e fra queste qualche volta anche le
persone pi$ pie, possono perdere il tempo in vicendevoli competizioni, in cui non si
trova se non miseria umana.
'i$ di una volta (es$ dovette riprendere i Suoi ,postoli. che disputavano fra loro
contendendosi i primi posti nel Suo .egno. #ue di essi, (iacomo e (iovanni,
cercarono di assicurarsi i due seggi alla Sua destra e alla Sua sinistra. 1on cosa
insolita nella vita dei santi trovare che essi non sempre vanno daccordo tra loro.
'ietro non and& sempre daccordo con 'aolo, o 5ilippo 1eri con Carlo /orromeo.
8ualche volta gli uomini pi$ santi furono addirittura esasperanti e resero molto
difficile agli altri il trattare con loro. Se non mi credete, forse perch pensate che i
santi siano sempre stati perfetti e non abbiano mai avuto dei difetti da combattere. Ma
#io qualche volta permette che essi conservino, anche dopo aver raggiunto un grado
di santit+ non comune, difetti, imperfezioni, eccentricit+, a motivo dei quali la loro
santit+ rimane nascosta ai loro occhi e a quelli degli altri. Se la loro, santit+ fosse
sempre stata palese a tutti, i santi non avrebbero potuto essere perfezionati dalla
prova, dalla persecuzione, dalle critiche, dalle umiliazioni e dallopposizione di coloro
con i quali convivevano.
,ccontentatevi di non essere ancora santi, anche se vi rendete conto che la sola cosa
per cui vale la pena di vivere la santit+. ,llora sarete soddisfatti di lasciare che #io
vi conduca alla santit+ per vie che non potete comprendere. Camminerete nelle
tenebre dove non vi interesserete pi$ di voi stessi e non vi paragonerete pi$ con gli
altri. Coloro che hanno camminato. per questa via hanno infine trovato che la santit+
dovunque e che #io li circonda per ogni dove. ,vendo rinunciato al desiderio di
competere con gli altri uomini, essi si destano improvvisamente e trovano che la gioia
di #io dovunque, e sanno esultare per le virt$ e la bont+ degli altri pi$ di quanto non
abbiano mai esultato per le proprie. Sono tanto abbagliati dal riflesso di #io nelle
anime degli uomini con cui vivono, che non hanno pi$ la forza di condannare ci& che
vedono negli altri. ,nche nei pi$ grandi peccatori possono vedere virt$ e bont+ che
nessun altro pu& trovare. 8uanto a se stessi, se ancora si considerano, non osano pi$
paragonarsi con gli altri. Una simile idea diventa ora inconcepibile. Ma ci& non pi$
fonte di grande sofferenza e di lamento: essi sono finalmente giunti al punto di
accettare la propria pochezza e di non interessarsi pi$ a se stessi.
#ire che sono fatto a immagine di #io dire che lamore la ragione della mia
esistenza: perch #io amore.
3amore la mia vera identit+. 3altruismo il mio vero io. 3amore il mio vero
carattere. ,more il mio vero nome.
Se quindi faccio qualcosa o penso qualcosa o dico qualcosa o so qualcosa o desidero
qualcosa che non sia puramente per lamore di #io, ci& non pu& darmi pace, riposo,
soddisfazione piena o gioia.
'er trovare lamore devo entrare nel santuario dove esso sta nascosto, e questo
santuario il mistero di #io. 'er entrare nella Sua santit+ debbo diventare santo come
!gli santo, perfetto come !gli perfetto.
Come posso intrattenere un simile pensiero@ 1on fosse follia@ Certamente follia,
se credo di sapere cosa siano realmente la santit+ e la perfezione di #io, e se penso vi
sia per me qualche possibilit+ di imitarle. #evo incominciare quindi col rendermi
conto che la santit+ di #io cosa assolutamente inscrutabile e misteriosa per me e per
la totalit+ degli uomini* essa sta oltre il pi$ alto concetto di qualsiasi genere di
perfezione* sta oltre ogni affermazione umana al riguardo.
Se devo essere 6santo7, devo proprio per questo essere qualcosa che non capisco,
qualcosa di misterioso, di nascosto, qualcosa di apparentemente contraddittorio,
perch #io, in Cristo, si 6svuotato7. Si fatto uomo ed ha abitato tra i peccatori. 5u
considerato peccatore. -enne messo a morte come bestemmiatore, come uno che, per
lo meno implicitamente, negava #io* come uno che si era ribellato alla santit+ di #io.
%nfatti, la grande questione nel processo e nella condanna di Cristo fu precisamente la
negazione di #io e della Sua santit+. Cos2 #io stesso fu messo a morte sulla croce
perch non raggiungeva quella misura di santit+, che gli uomini gli avevano fissato...
!gli non era abbastanza santo, non era santo alla maniera voluta da loro, non era santo
alla maniera in cui gli uomini erano stati indotti a ritenere che !gli fosse. 8uindi non
era affatto #io. !d infatti venne abbandonato anche da Se stesso. 5u come se il 'adre
avesse rinnegato il 5iglio, come se la 'otenza e la Misericordia divina fossero
completamente fallite.
Cristo, morendo sulla croce, manifest& la santit+ di #io in apparente contraddizione
con se stessa. %n realt+ per& questa manifestazione era la completa negazione ed il
rifiuto totale di tutti i concetti umani riguardo alla santit+ e alla perfezione. 3a
sapienza di #io si mut& in follia per gli uomini, la Sua potenza si manifest& come
debolezza, la Sua santit+ fu ai loro occhi empiet+* ma la Sacra Scrittura dice: 68uello
che : grande agli occhi degli uomini abominevole agli occhi di #io7* e ancora: 6%
miei pensieri non sono i vostri pensieri,7 dice #io agli uomini.
Se allora vogliamo cercare qualche mezzo per diventare santi dobbiamo innanzi tutto
rinunziare ai nostri mezzi, alla nostra saggezza. #obbiamo 6svuotarci7 come fece 3ui.
#obbiamo rinnegare noi stessi e in certo modo ridurre noi stessi a nulla, per poter
vivere non tanto in noi quanto in 3ui* #obbiamo vivere di una forza e di una luce, che
sembrano non esistere. #obbiamo vivere traendo forza da un vuoto apparente, che
sempre veramente un vuoto, ma che non manca di sorreggerci in ogni momento.
8uesta la santit+.
! a ci& non posso giungere per mio proprio sforzo, in competizione con gli altri. %l che
significa abbandonare tutte le strade che gli uomini possono seguire o comprendere.
%o che sono senza amore non posso diventare amore a meno che l,more non mi
identifichi con Se stesso. Ma se !gli mi manda il Suo ,more, Se stesso, perch agisca
e ami in me e in tutto ci& che faccio, allora sar& trasformato, scoprir& chi sono e
posseder& la mia identit+ perdendomi in 3ui.
8uesto ci& che si chiama santit+.
H. Noi siamo un uomo solo
Uno dei pi$ grandi paradossi della vita mistica questo: un uomo non pu) entrare nel
pi' pro,ondo entro di se stesso e da questo entro passare in (io se non sa usire
ompletamente da se stesso& vuotarsi& darsi agli altri nella purezza di un amore
altruistio.
Cos2 una delle peggiori illusioni della vita mistica cercare di trovare #io
barricandovi nella vostra anima, escludendo ogni realt+ esterna mediante pura
concentrazione o forza di volont+, tagliandovi fuori dal mondo e dagli altri uomini
con limprigionarvi nella vostra mente e chiudervi dentro, come una tartaruga.
5ortunatamente quasi tutti gli uomini che tentano una cosa simile non ci riescono.
'erch lautoBipnotismo lopposto esatto della contemplazione. 1oi entriamo in
possesso di #io quando !gli pervade tutte le nostre facolt+ con la Sua luce e con il
Suo fuoco infinito. 1oi non 3o 6possediamo7 fintanto che !gli non prende pieno
possesso di noi. Ma questo drogare la vostra mente e questo isolarvi da ogni cosa
vivente vi tramortisce. Come pu& il fuoco impossessarsi di ci& che congelato@
'i$ mi identifico con #io, pi$ mi identificher& con gli altri che sono identificati in
3ui. %l Suo ,more vivr+ in noi tutti. %l Suo Spirito sar+ la nostra Unica -ita, la -ita di
noi tutti e la -ita di #io. ! noi ci ameremo lun laltro e ameremo #io con lo stesso
,more con cui !gli ama noi e Se stesso. 8uesto ,more #io medesimo.
Cristo preg& perch tutti gli uomini potessero diventare Uno come !gli era Uno con
Suo 'adre, nellUnit+ dello Spirito Santo. 'erci& quando tu e io diventeremo ci& che
invero siamo destinati ad essere, scopriremo non solo che ci amiamo perfettamente,
ma che entrambi viviamo in Cristo, che Cristo vive in noi e che siamo tutti un Solo
Cristo. -edremo che 3ui che ama in noi.
3a perfezione ultima della vita contemplativa non un paradiso di individui separati,
ciascuno dei quali gode di una sua intuizione particolare di #io: un mare di ,more
che scorre attraverso lUnico Corpo di tutti gli eletti, di tutti gli angeli e i santi, e la
loro contemplazione sarebbe incompleta se non fosse condivisa, o se fosse condivisa
con meno anime, o con spiriti capaci di minor visione e di minor gioia.
!d io avr& maggior gioia in cielo e nella contemplazione di #io se anche voi sarete l+
a dividerla con me* e quanti pi$ saremo a dividerla, tanto pi$ grande sar+ la gioia di
tutti perch la contemplazione non assolutamente perfetta se non condivisa. 1oi
non gustiamo infine la piena esultanza della gloria di #io se non condividiamo questo
Suo dono infinito spargendo e trasmettendo gloria per tutti i cieli, vedendo #io in tutti
gli altri, sapendo che !gli la -ita di noi tutti e che noi siamo Uno Solo in 3ui.
,nche sulla terra la stessa cosa, ma nelloscurit+. 8uesta unit+ qualcosa che
possiamo comprendere e godere solo nelle tenebre della fede. Ma anche qui, pi$
siamo soli con #io pi$ siamo uniti luno allaltro, e il silenzio della contemplazione
una societ+ profonda, ricca, infinita, non solo con #io ma con gli uomini. %l
contemplativo non isolato in se stesso, ma liberato dal suo io esteriore ed
egotistico attraverso lumilt+ e la purit+ di cuore " quindi non esiste pi$ in lui un
serio ostacolo allamore semplice ed umile per gli altri uomini.
'i$ siamo soli con 3ui, e pi$, nella tenebra, formiamo, se pur moltitudine, una sola
cosa gli uni con gli altri. ! pi$ ci uniamo nel lavoro, nellattivit+ e nella reciproca
comunicazione, secondo la volont+ e la carit+ di #io, pi$ ci moltiplichiamo in 3ui, pur
rimanendo in solitudine.
'i$ siamo soli pi$ siamo assieme* e pi$ siamo in societ+, la vera societ+ della carit+,
non quella delle citt+ e delle folle fisiche, pi$ siamo soli con 3ui. 'erch nella mia
anima e nella tua anima trovo lo stesso Cristo che la nostra -ita, ed !gli trova Se
stesso nel nostro amore, e tutti assieme troviamo il 'aradiso che la partecipazione al
Suo amore per il 'adre nella 'ersona del 3oro Spirito.
3a mia vera personalit+ trover+ il suo compimento nella 'ersona mistica di Cristo
soprattutto in questunico modo: attraverso me, Cristo e il Suo Spirito potranno amare
voi e tutti gli uomini e #io 'adre in una maniera che non sarebbe possibile ad alcun
altro.
3amore deriva da #io e ci riunisce in #io per riversarsi di nuovo in #io attraverso
noi tutti e riportarci a 3ui sullonda della Sua infinita misericordia.
Cos2 noi tutti siamo porte e finestre attraverso le quali #io riflette la Sua luce nella
Sua casa.
8uando lamore di #io in me, #io pu& amarvi attraverso di me e voi attraverso di
me potete amare #io. Se la mia anima fosse chiusa a questo amore di #io per voi e al
vostro amore per #io e allamore di #io per Se stesso in voi e in me, verrebbe ad
essere negata questa particolare espressione che esso trova attraverso me e nessun
altro.
!ssendo in me, lamore di #io pu& giungere a voi da una direzione diversa e
particolare che sarebbe chiusa se !gli non vivesse in me, ed essendo in voi il Suo
amore giunge a me da una direzione dalla quale non potrebbe altrimenti venire. !d
essendo lamore in me e in voi, #io ha maggior gloria. %l Suo amore si esprime in due
modi in cui non potrebbe altrimenti esprimersi, cio in altre due gioie che non
potrebbero esistere senza di 3ui.
-iviamo dunque in questo amore e in questa felicit+, voi ed io e tutti noi, nellamore
di Cristo e nella contemplazione: perch qui che troviamo noi stessi e ci troviamo
lun laltro quali veramente siamo. Solo in questo amore noi diventiamo infine reali.
'erch qui che pi$ veracemente condividiamo la vita di un Unico #io in Tre
'ersone.
#io nella sua Trinit+ di relazioni sussistenti assoluta incompatibilit+ con ogni ombra
di egoismo. 'erch il #io Unico non esiste appartato e solo nella Sua unicit+: sussiste
come 'adre, come 5iglio e come Spirito Santo. 8uesti Tre sono Uno, ma #io non
sussiste anche. come Uno prescindendo dai Tre.
!gli non Tre 'ersone pi' una natura, cio quattro9 !gli Tre 'ersone, ma un Unico
#io. !gli al tempo stesso infinita solitudine =una natura> e perfetta societ+ =Tre
'ersone> . Un solo ,more %nfinito in tre relazioni sussistenti.
%l #io Unico, che esiste soltanto in Tre 'ersone, un circolo di relazioni in cui la Sua
infinita realt+, l,more, sempre identica e sempre nuova, sempre perfetta e sempre
totale, sempre al principio e mai alla fine, assoluta, eterna, piena.
1el 'adre linfinito ,more di #io sempre allinizio, nel 5iglio sempre pieno e
nello Spirito Santo perfetto, e si rinnova e non cessa mai di riposare nella sua eterna
sorgente. Ma se seguite questo ,more nella sua circolazione in un senso o nellaltro
da 'ersona a 'ersona, non potete mai arrivare ad un arresto, non potete mai adattarlo o
fissarlo a Una delle 'ersone, quasi !ssa potesse appropriarsi per S il frutto
dellamore delle altre. 'erch lUnico ,more delle Tre 'ersone qualcosa di
infinitamente ricco che si d+ e non termina e non mai preso, ma sempre
perfettamente dato, ricevuto solo per essere perfettamente ripartito.
!d perch l,more di #io non trova un io capace di arrestarlo e di assorbirlo, che la
-ita e la 5elicit+ di #io sono assolutamente infinite e perfette e inesauribili. 'erci& in
#io non pu& . essere egoismo, perch i Tre %o di #io sono tre relazioni sussistenti di
amore infinito, che traboccano e sovrabbondano di gioia nel dono della loro unica
vita.
3a vita intima di #io perfetta contemplazione. 3a nostra gioia e la nostra vita sono
destinate solo ad essere una partecipazione a quella vita che loro. %n !ssi noi
vivremo un giorno interamente per #io e luno per laltro come le Tre 'ersone di #io
vivono lUna per l,ltra.
)I. /n orpo di ossa spezzate
-oi ed io e tutti gli uomini siamo fatti per trovare la nostra identit+ nellUnico Cristo
mistico, in Cui tutti ci completiamo lun laltro 6giungendo alla maturit+ di un uomo
perfetto, alla misura dellet+ perfetta di Cristo7.
8uando tutti raggiungeremo quella perfezione damore che la contemplazione di
#io nella Sua gloria, le nostre inalienabili personalit+, pur rimanendo eternamente
distinte, si combineranno in una sola in modo che ciascuno di noi trover+ se stesso in
tutti gli altri: e #io sar+ la vita e la realt+ di tutti. 0mnia in omnibus (eus.
#io un fuoco divorante. !gli solo pu& raffinarci come oro, separarci dalle scorie e
dai rifiuti delle nostre individualit+ egoistiche per fonderci in quella pienezza di
perfetta unit+ che rifletter+: per sempre la Sua -ita Trina ed Una.
5intanto che rifiutiamo al Suo amore il potere di consumarci interamente e di unirci
luno allaltro in 3ui, loro che in noi rimarr+ nascosto dalla ganga e dai rifiuti che ci
mantengonoBin opposizione luno contro laltro.
5intanto che non siamo purificati dallamore di #io e trasformati in 3ui in ununione
di pura santit+, rimarremo separati gli uni dagli altri, opposti gli uni agli altri, e
lunione fra noi sar+ una cosa precaria e penosa, piena di fatica e di dolore, priva di
una coesione durevole.
%n tutto il mondo, in tutto il corso della storia, anche fra religiosi e santi, Cristo viene
smembrato.
%l Suo Corpo fisico fu crocifisso da 'ilato e dai 5arisei* il Suo Corpo mistico viene
trascinato e fatto a pezzi in ogni et+ dai demoni nellagonia di questa disunione che
nasce e vegeta nelle nostre anime inclini allegoismo e al peccato.
Su tutta la faccia della terra lavarizia e la lussuria degli uomini fomentano incessanti
divisioni fra loro, e le ferite che impediscono agli uomini di unirsi si estendono ed
erompono in terribili guerre. ,ssassinio, massacri, rivoluzione, odio, sterminio e
tortura dei corpi e delle anime, distruzioni di citt+ mediante il fuoco, estrema povert+
di milioni di persone, annichilimento di intere popolazioni ed infine linumanit+
cosmica della guerra atomica: Cristo massacrato nelle Sue membra, fatto a pezzi*
#io e assassinato negli uomini.
3a storia del mondo, con la distruzione materiale di citt+, di nazioni e di popoli,
esprime la divisione interiore che tiranneggia le anime di tutti gli uomini, anche quelle
dei santi.
,nche gli innocenti, anche coloro in cui Cristo vive attraverso la carit+, anche coloro
che desiderano con tutto il loro cuore di amarsi vicendevolmente, rimangono divisi e
separati. ,nche se sono gi+ ununica cosa in 3ui, tale unione rimane loro celata,
perch essa possiede ancora soltanto la sostanza segreta della loro anima.
Ma la loro mente e i loro giudizi e i loro desideri, i loro caratteri e le loro facolt+
umane, i loro appetiti e i loro ideali sono tutti prigionieri nella scoria di un inevitabile
egoismo che il puro amore non ancora riuscito a raffinare.
5intanto che siamo sulla terra, lamore che ci unisce ci procurer+ sofferenze per lo
stesso contatto reciproco, giacch questo amore la ricomposizione di un Corpo dalle
ossa infrante. 1eppure i santi possono vivere con i santi su questa terra senza qualche
angoscia, senza qualche dolore per le differenze che si manifestano fra loro.
#ue cose gli uomini possono fare di fronte alla sofferenza che proviene dalla
mancanza di unione cogli altri uomini. 'ossono amare o possono odiare.
3odio indietreggia davanti al sacrificio e al dolore, che rappresentano il prezzo per
poter ricomporre quelle ossa. !sso respinge la sofferenza richiesta per la
ricostruzione.
-i in ogni membro debole, sperduto, isolato della razza umana, unagonia piena
dodio che nasce dalla propria debolezza, dal proprio isolamento. 3odio il segno e
lespressione dellisolamento, dellindegnit+, della insufficienza. !d proprio nella
misura in cui ognuno di noi solo ed indegno, che odia se stesso. ,lcuni si rendono
conto di questo odio di s e a causa di esso si autoBaccusano e si infliggono pene
inutili. 3a punizione non pu& allontanare da noi il senso della nostra indegnit+. 1on
possiamo farci nulla, fintanto che continuiamo a sentirci isolati, insufficienti,
impotenti, soli. ,ltri, meno consci di questo odi& di s, lo vedono pi$ chiaramente in
altro modo, cio proiettandolo sul prossimo. -i un odio orgoglioso autoBsufficiente,
potente e crudele, che gode nellodiare, perch esce al di fuori prendendo di mira
lindegnit+ altrui. Ma questo odio potente e compiaciuto ignaro che ogni forma di
odio consuma e distrugge lio che si abbandona ad odiare e non loggetto odiato.
3odio, di qualsiasi specie esso sia, autoBdistruttivo, e anche quando trionfa
materialmente, trionfa nella propria rovina spirituale.
3odio potente, lodio che gode nellodiare, potente proprio perch non si ritiene
indegno e solitario. Si sente spalleggiato da un dio giustiziere, da un idolo di guerra,
da uno spirito vendicativo e distruttivo. 3a razza umana fu liberata una volta da questi
dei sanguinari a prezzo di grande fatica e di immane dolore grazie alla morte di un
#io che simmol& sulla Croce sottoponendosi alla crudelt+ patologica delle Sue stesse
creature, perch ebbe piet+ di loro. -incendo la morte, !gli apr2 loro gli occhi alla
realt+ di un amore che non fa questione di merito, un amore che vince lodio e
distrugge la morte. Ma gli uomini sono ora giunti a respingere questa divina
rivelazione del perdono e, di conseguenza, ritornano ai vecchi dei della guerra,
insaziabili nel bere il sangue e nel divorare la carne degli uomini. 4 pi$ facile servire
gli dei dellodio, perch questi traggono profitto dalla fanatica adorazione collettiva.
'er servire gli dei dellodio basta essere accecati da passioni collettive. 'er servire il
#io d,more bisogna essere liberi, bisogna assumersi la terribile responsabilit+ di
amare, nonostante ogni indegnit+ sia in se stessi che nel prossimo.
,lla radice di ogni odio laspro tormento che deriva dal senso dellindegnit+.
3uomo capace di odiare con coscienza tranquilla colui che, soddisfatto di s,
cieco di fronte alla propria indegnit+ e attribuisce tranquillamente ad altri tutti i propri
difetti. Ma luomo che conscio della propria indegnit+ e dellindegnit+ del fratello,
tentato da un tipo di odio pi$ sottile e pi$ tormentoso: lodio universale, arido,
nauseante, di ogni cosa e di tutti, perch tutto contaminato dallindegnit+, tutto
impuro, tutto viziato dal peccato. 8uestodio irresoluto non in realt+ che amore
irresoluto. Chi incapace di amore si sente indegno e, al tempo stesso, sente che in
certo qual modo, nessuno ! degno. 5orse incapace di sentire amore per altri, perch
si ritiene indegno di essere amato e perci& ritiene pure che nessun altro possa essere
degno di essere amato.
3inizio della lotta contro lodio, la fondamentale risposta cristiana allodio, non il
comandamento di amare* ma quello che necessariamente lo precede per renderlo
sopportabile e comprensibile, cio quello di redere. 3a radice dellamore cristiano
non la volont+ di amare, ma il redere he si ! amati. Credere che (io i ama.
Credere che #io ci ama anche se siamo indegni " o meglio, che !gli ci ama
indipendentemente dai nostri meriti9
%n una visione veramente cristiana dellamore di #io, il concetto di dignit+ perde ogni
significato. 3a rivelazione della misericordia di #io riduce tutto il problema della
dignit+ a qualcosa di quasi irrisorio: la scoperta che la dignit+ di poca importanza
=perch nessuno potrebbe mai, di per se stesso, essere degno di essere amato di un
simile amore> una vera liberazione di spirito. !, fintanto che non si giunge a questa
scoperta, fintanto che questa liberazione non stata operata dalla misericordia divina,
luomo rimane prigioniero dellodio.
3amore umanitario non serve a nulla. 5intanto che crediamo di non odiare nessuno,
di essere misericordiosi, di essere per natura benevoli, non facciamo che ingannare
noi stessi* il nostro odio cova sotto le ceneri di un compiacente ottimismo. Siamo in
apparenza in pace con tutti perch ci consideriamo persone degne* ma in verit+
abbiamo perduto del tutto la capacit+ di guardare in faccia il problema dellindegnit+.
Ma allorquando la misericordia di #io ci rende liberi, il problema non ha pi$ nessun
significato.
3odio cerca di rimediare alla disunione distruggendo tutti coloro che non sono uniti a
noi. !sso cerca la pace nelleliminazione di tutti tranne che di noi stessi.
Ma lamore, accettando la sofferenza inerente allo sforzo della riunione, comincia a
sanare tutte le ferite.
Se volete sapere che cosa significa 6volont+ di #io7 nella vita delluomo, eccovi un
modo per farvene unidea abbastanza precisa: la 6volont+ di #io7 si trova in
qualunque cosa ci venga richiesta per rimanere uniti gli uni agli altri nellamore.
'otete definire questo, se volete, il principio fondamentale della legge naturale:
trattare gli altri come vorremmo che trattassero noi, non fare agli altri ci& che
vorremmo non facessero a noi. %n altre parole, la legge naturale ci richiede
semplicemente di riconoscere in ogni altro essere umano la stessa natura, le. stesse
esigenze, gli stessi diritti, lo stesso destino che abbiamo noi. 3a massima pi$ semplice
di tutta la legge naturale : trattare gli altri uomini come se fossero uomini. 1on agire
come se il solo uomo fossi io, e ogni altro essere umano fosse un animale o un mobile.
Tutto ci& che si esige da me per trattare davvero ogni uomo da essere umano, 6#io lo
vuole da me in base alla legge naturale7. Che questo mi piaccia o no, rimane tuttavia
ovvio che io non potr& vivere una vita veramente umana, se abitualmente
disobbedisco a questo principio fondamentale.
Ma non posso trattare gli altri uomini da uomini, se non ho compassione di loro. !
devo almeno avere abbastanza compassione da rendermi conto che, quando essi
soffrono, sentono quello che sento anchio quando soffro. ! se, per qualche ragione,
non riesco a provare spontaneamente simile comprensione verso gli altri, allora
volont+ di #io che io faccia quanto in mio potere per riuscire ad averla. #evo
imparare a condividere con gli altri le loro gioie, le loro sofferenze, le loro idee, le
loro esigenze, i loro desideri. #evo imparare a fare questo non solo quando si tratta di
persone che appartengono alla stessa mia classe sociale, alla mia stessa professione,
alla mia razza, alla mia nazione* ma anche quando gli uomini che soffrono
appartengono ad altri gruppi, magari considerati ostili. Cos2 facendo ubbidir& a #io.
Se mi rifiuto, (li disobbedisco: 1on si tratta quindi di cosa lasciata al capriccio di
ciascuno.
'oich questa la volont+ di #io per ogni uomo, e poich la contemplazione un
dono che non viene elargito " a chi non acconsente alla volont+ di #io, coloro che
non cercano di nutrire sentimenti di compassione per gli altri uomini non possono
giungere alla contemplazione.
'erch il Cristianesimo non solo una dottrina o un sistema di credenze: Cristo che
vive in noi ed unisce gli uomini gli uni agli altri nella Sua propria vita e nella Sua
propria unit+. 6%o in loro e Tu, 'adre, in Me, perch la loro unit+ sia perfetta... ! la
gloria che Tu mi hai dato io lho data loro, perch essi possano essere una sola cosa
come noi siamo Uno7. In ho ognosent omnes quia mei estis disipuli& si
diletionem habueritis ad inviem.
6Colui che ama non dimora nella morte7.
Se voi considerate la contemplazione principalmente come un mezzo per sfuggire alle
miserie della vita umana, per sottrarvi allangoscia e alla sofferenza di questa lotta per
la riunione con altri uomini nella carit+ di Cristo, voi non sapete che cosa sia
contemplazione e non troverete mai #io nella vostra contemplazione. 'erch
proprio nel raggiungimento dellunione con i nostri fratelli in Cristo che noi
scopriamo #io e 3o conosciamo: perch allora la Sua vita comincia a penetrare nella
nostra anima, il Suo amore compenetra le nostre facolt+ e noi siamo in grado di
scoprire. Chi !gli dallesperienza della Sua misericordia che ci libera dalla prigione
del nostro egocentrismo.
!siste soltanto ununica vera evasione dal mondo: non levasione dai conflitti,
dallangoscia e dalle sofferenze, ma dalla disunione e dalla separazione verso lunit+ e
la pace nellamore degli uomini.
Che cos il 6mondo7 per il quale Cristo non prega, del quale !gli disse che i Suoi
discepoli erano in esso ma non di esso@ %l mondo linquieta citt+ di coloro che
vivono per se stessi e sono quindi divisi gli uni dagli altri in una lotta che non pu&
aver fine, perch durer+ eterna nellinferno. ! la citt+ di coloro che combattono per il
possesso di dose limitate e per il monopolio di beni e piaceri che non tutti possono
condividere.
Ma se voi cercherete di fuggire da questo mondo limitandovi a lasciare la citt+ e a
nascondervi in solitudine, non farete che portare con voi la citt+ nella solitudine*
potrete invece essere interamente fuori dal mondo pur vivendo in esso se lascerete che
#io vi liberi dal vostro egoismo e se vivrete soltanto per lamore.
'erch evadere dal mondo non altro che evadere dallegoismo. ! colui che si chiude
nel proprio egoismo si mette in una posizione per la quale il male che in lui lo
posseder+ come un demone o gli far+ perdere la testa.
!cco perch pericoloso ritirarsi in solitudine solamente perch si trova piacere a
restare soli.
)). Impara ad essere solo
3a solitudine fisica, il silenzio esteriore ed un reale raccoglimento sono tutti
moralmente necessari a chi vuole condurre una vita contemplativa* ma, come ogni
altra cosa del creato, questi non sono altro che mezzi per un fine, e se non
comprendiamo il fine faremo un cattivo uso dei mezzi.
1on ci ritiriamo nel deserto per fuggire gli altri, ma per imparare a trovarli* non
lasciamo gli altri per non aver pi$ nulla a che fare con loro, ma per trovare il modo di
far loro un bene maggiore. Ma questo sempre e soltanto un fine secondario.
%l solo fine che comprende tutti gli altri lamore di #io.
Come pu& la gente agire e parlare come se la solitudine fosse cosa di nessuna
importanza per la vita interiore@ Solo coloro che non hanno mai sperimentato la vera
solitudine possono asserire con leggerezza che questa non ha importanza e che solo la
solitudine del cuore ha importanza9 Una solitudine deve condurre allaltra9
3a vera solitudine non qualcosa al di fuori di voi, non lassenza di uomini o di
suoni intorno a voi: un abisso che si apre nel centro della vostra anima.
! questo abisso di solitudine interiore creato da una fame che non sar+ mai
soddisfatta da cosa creata.
Solo attraverso fame, sete, dolore, povert+ e desiderio si trova la solitudine, e luomo
che ha trovato la solitudine vuoto, come se fosse stato vuotato dalla morte.
!gli si spinto oltre ogni orizzonte. 1on rimangono direzioni in cui incamminarsi. 4
questo un paese il cui centro dovunque e la cui circonferenza non in alcun luogo.
1on lo si trova viaggiando, ma restando fermi.
'ure proprio in questa solitudine si iniziano le attivit+ pi$ profonde. 8ui si scopre
latto senza moto, la fatica che profondo riposo, la visione nelloscurit+, e, al di l+ di
ogni desiderio, un appagamento i cui limiti si estendono allinfinito.
Sebbene sia vero che la solitudine dovunque, per trovarla esiste un meccanismo che
ha qualche relazione con lo spazio reale, con la geografia, con lisolamento fisico
dalle citt+ e dai paesi degli uomini.
Ci devessere almeno una stanza, o un angolo dove nessuno vi trovi, vi disturbi o vi
noti. #ovete essere in grado di separarvi dal mondo, di rendervi liberi, sciogliendovi
da tutti quei sottili legami e sforzi di tensione che, con la vista, con il suono, con il
pensiero, vi legano alla presenza degli altri uomini.
6Ma tu quando preghi, entra nella tua camera e, chiuso luscio, prega il tuo 'adre in
segreto;7.
8uando avete trovato un simile luogo, siatene contenti, e non turbatevi se una buona
ragione ve ne allontana. ,matelo, ritornatevi appena potete e non siate troppo solleciti
nel cambiarlo con un altro.
, volte, le chiese delle grandi citt+ sono luoghi d2 solitudine, quieti e pacifici* grotte
silenziose dove un uomo pu& trovare rifugio dallintollerabile arroganza del mondo
degli affari. 8ualche volta si pu& essere pi$ soli in una chiesa che in una stanza della
propria casa. , casa vi sempre la possibilit+ di essere scovati e disturbati =ma questo
non deve provocare irritazione perch spesso lamore che lo richiede>* invece in
queste chiese tranquille si rimane soli, senza nome, indisturbati nellombra* vi si
trovano solo pochi anonimi sconosciuti nella luce tremolante delle lampade votive e
tra gli atteggiamenti strani, impersonali di brutte statue. 3a mancanza di gusto estetico
e lo squallore di alcune di queste chiese ne fanno luoghi di ancor maggiore solitudine,
anche se nessuna chiesa dovrebbe mai essere brutta o di gusto volgare* se lo , poco
importa, purch vi regni loscurit+.
-i dovrebbero sempre essere delle chiese quiete ed oscure, nelle quali gli uomini
possano trovare rifugio. 3uoghi dove inginocchiarsi in silenzio. Case di #io, ripiene
della Sua presenza silenziosa. Col+, anche chi non sa pregare potr+ sempre rimanere
tranquillo e respirare un poco. Ci sia un posto dove voi possiate respirare con calma e
tranquillit+, senza aver sempre il fiato mozzo. Un luogo dove la vostra mente possa
rimanere inattiva e dimenticare ogni preoccupazione, immergersi nel silenzio e
adorare il 'adre in segreto.
1on vi pu& essere contemplazione l+ dove non vi segreto.
,bbiamo detto che la solitudine necessaria al contemplativo soprattutto qualcosa di
interiore e di spirituale. ,bbiamo ammesso che possibile vivere in una profonda e
pacifica solitudine interiore anche in mezzo al mondo e al suo frastuono. Ma questa
verit+ qualche volta misconosciuta in religione. Ci sono uomini consacrati a #io la
cui vita piena di inquietudine, e che in realt+ non hanno alcun desiderio di star soli.
,mmettono, in teoria, che la solitudine esteriore cosa buona, ma insistono nel dire
che molto meglio custodire la solitudine interiore pur vivendo in mezzo alla gente.
%n pratica la loro vita divorata dallattivit+ e soffocata dai loro molteplici
attaccamenti. 3a solitudine interiore riesce loro impossibile. 3a temono, fanno tutti gli
sforzi per sottrarvisi e, ci& che peggio, cercano di attirare anche gli altri in unattivit+
insensata e divorante come la loro. Sono grandi promotori di imprese inutili. ,mano
organizzare incontri, banchetti, conversazioni e conferenze. Stampano circolari,
scrivono lettere, parlano per ore al telefono per raccogliere un centinaio di persone in
una sala che poi riempiono di fumo, di chiasso, di grandi battimani e di ovazioni
reciproche, finch tornano a casa barcollanti, dandosi a vicenda dei colpettini sulla
spalla con la ferma convinzione di aver fatto cose grandi per la diffusione del .egno
di #io.
)<. Il uore puro
1on riuscirete mai a trovare la solitudine interiore se non farete uno sforzo cosciente
per liberarvi dai desideri, dagli affanni e dagli interessi di unesistenza nel tempo e nel
mondo.
5ate quanto in vostro potere per evitare i divertimenti, il chiasso e gli affari degli
uomini. Tenetevi pi$ lontano possibile dai luoghi dove gli uomini si radunano per
ingannarsi ed insultarsi a vicenda, per sfruttarsi, per schernirsi, per prendersi gioco
luno dellaltro con falsi gesti damicizia. Siate lieti di tenervi fuori dalla portata delle
loro radio. 1on datevi pensiero dei loro canti impossibili, non leggete i loro avvisi
pubblicitari.
3a vita contemplativa non richiede certo un disprezzo farisaico per le abitudini e i
divertimenti della gente comune. Tuttavia nessun uomo che cerca liberazione
spirituale e luce nella solitudine, pu& permettersi di cedere passivamente a tutti gli
inviti rivoltigli da una societ+ di agenti pubblicitari, di venditori e di consumatori. 4
chiaro che non si pu& vivere ad un livello umano senza concedersi qualche piacere
legittimo. Ma dire che tutti i piaceri, che ci si offrono oggi, sono 6legittimi7 cosa
ben diversa. Un piacere naturale una cosa* un piacere artificiale, imposto ad una
mente gi+ sazia da un propagandista importuno, unaltra cosa.
4 necessario riconoscere quale fondamentale verit+, umana e morale, che nessun
uomo capace di vivere una vita pienamente sana ed onesta se non capace di dire
6no7 di quando in quando agli appetiti del suo corpo. 1essun uomo che mangi e beva
ogniqualvolta si senta di mangiare e di bere, che fumi ogni volta che gli venga la
voglia di accendere una sigaretta, che soddisfi la propria curiosit+ e sensualit+ ogni
volta che si senta incitato a farlo, pu& considerarsi un uomo libero. !gli ha rinunziato
alla sua libert+ spirituale per diventare servo dei suoi istinti. 'erci& n il suo intelletto
n la sua volont+ gli appartengono pienamente: questi sono dominati dai suoi appetiti,
che a loro volta, sono soggetti a quelle cose che li soddisfano. 'er il semplice fatto che
libero di comprare una marca di JhisKL piuttosto che unaltra, questuomo si illude
di fare una scelta* in realt+ egli servo devoto di una abitudine tirannica. !gli dovr+
acquistare con riverenza la bottiglia, portarla a casa, scartarla, offrirne ai suoi ospiti,
guardare la televisione, 6sentirsi bene7, chiacchierare incessantemente, scioccamente,
a vanvera, inquietarsi, urlare, litigare e finalmente andarsene a letto disgustato di se
stesso e del mondo intero. Tutto ci& diventa una specie di costrizione religiosa, senza
la quale egli non sa convincersi di essere realmente vivo* senza la quale non gli
sembra di 6sviluppare in pieno7 la propria personalit+. !gli, facendo tutto questo, non
commette peccato, ma si rende semplicemente ridicolo, illudendosi di essere 6vero7,
mentre le costrizioni alle quali si assoggetta lo riducono ad una semplice ombra.
Si pu& asserire, in linea di massima, che nessuna forma di vita contemplativa
possibile senza unautodisciplina ascetica. /isogna imparare a vivere facendo a meno
di quei lussi che diventano abitudini e che oggi si impossessano cos2 tenacemente
delluomo. 1on dico che per essere un contemplativo ci si debba astenere totalmente
dal fumo e dallalcool, ma certo necessario saperne usare senza essere dominati da
un incontrollato bisogno di averli. ! fuori dubbio che il fumare e il bere sono due
campi nei quali possibile esercitare un minimo di abnegazione, senza la quale una
vita di preghiera sarebbe pura illusione.
1on sono certamente la persona pi$ adatta a giudicare la televisione, non avendone
mai seguito i programmi. Tutto quello che so in proposito che alcune persone, il cui
giudizio io stimo, sono generalmente daccordo nellasserire che la televisione
commerciale abitualmente scadente, superficiale, sciocca. 3a televisione potrebbe
persino diventare un surrogato artificiale della contemplazione: totale inerte
asservimento a immagini volgari, discesa a un livello di passivit+ al disotto del
normale, invece che ascesa ad una passivit+ supremamente attiva di intendimento e di
amore. 3a televisione dovrebbe* quindi venire usata con grande precauzione e
discernimento da chiunque si proponga di vivere una seria vita interiore.
Tenete limpidi gli occhi, tranquille le orecchie, serena la mente. .espirate laria di
#io. 3avorate, se potete, sotto il Suo cielo.
Ma se dovete vivere in una citt+, lavorare tra le macchine, viaggiare nella
metropolitana, mangiare in luoghi dove la radio vi assorda con notizie di dubbia
origine, dove il cibo distrugge la vostra vita e i sentimenti di coloro che vi circondano
vi avvelenano il cuore di noia, non siate impazienti, ma accettate tutto come
espressione dellamore di #io e come seme di solitudine gettato nella vostra anima.
Se siete spaventati da queste cose, conserverete il gusto per il silenzio ristoratore del
raccoglimento. Ma allo stesso tempo nutrite compassione per quegli uomini che
hanno perduto persino il concetto della solitudine. -oi, almeno, sapete che questa
esiste e che fonte di pace e di gioia. -oi potete ancora sperare in questa gioia. 3oro
non vi sperano nemmeno pi$.
Se fuggite per fuggire, se vi allontanate dal mondo solo perch esso =come deve
essere> terribilmente spiacevole, non troverete pace, non troverete solitudine. Se
cercate la solitudine solo perch ci& che preferite, non fuggirete mai dal mondo e dal
suo egoismo* non avrete mai quella libert+ interiore che vi manterr+ davvero soli.
Un aspetto di importanza vitale per la solitudine lintima. subordinazione alla
castit+. 3a virt$ della castit+ non la rinunzia totale ai rapporti sessuali, ma
semplicemente il retto uso di questi. Ci& significa, secondo la maggior parte delle
grandi tradizioni religiose nel mondo, limitare questi rapporti a quelli consentiti nella
vita coniugale e, nello stato coniugale, subordinarli a determinate norme.
3abnegazione non mai cos2 importante come nei rapporti sessuali, perch tra tutti
gli appetiti naturali questo il pi$ difficile a tenersi sotto controllo* ed quello che, se
viene assecondato indisciplinatamente, rende lo spirito umano totalmente cieco ad
ogni luce interiore.
#i per s, il sesso non deve assolutamente essere considerato cattivo. !sso un bene
naturale voluto da #io e che rientra nel quadro dellamore e della misericordia di #io
verso gli uomini. Ma bench il sesso non sia cattivo in se stesso, un attaccamento
disordinato ai suoi piaceri, specialmente al di fuori del matrimonio, una delle
debolezze pi$ frequenti e pi$ miserabili delluomo. 4 difatti una debolezza cos2
comune che molti oggi credono che gli istinti sessuali non possono venire pienamente
controllati, che per un essere umano normale non sia possibile astenersi totalmente da
questi piaceri. .itengono quindi che bisogna rassegnarsi allinevitabile e non
preoccuparsene.
/isogna certamente convenire che un senso patologico di colpa nei riguardi del sesso
non aiuta gli uomini a controllare le loro passioni. Tuttavia lautocontrollo non solo
augurabile ma, tutto considerato, possibile ed essenziale per la vita contemplativa.
!sso richiede notevole sforzo, vigilanza, pazienza, umilt+ e fiducia nella grazia divina.
Ma la stessa lotta per la castit+ cinsegna a fare affidamento su una potenza spirituale
superiore alla nostra natura, e questa una preparazione indispensabile per giungere
alla preghiera interiore. %noltre, la castit+ non possibile senza un ascetico sacrificio
di s in molti altri campi. .ichiede una certa dose di digiuno, una vita morigerata e
ben ordinata* richiede modestia, un freno alla curiosit+, moderazione della propria
aggressivit+ e molte altre virt$.
3a castit+ perfetta pone luomo in uno stato di solitudine spirituale, di pace, di
tranquillit+, di chiarezza di mente, di dolcezza e di gioia, nel quale egli si trova
pienamente disposto alla meditazione ed alla preghiera contemplativa.
)?. *a teologia morale del diavolo
%l diavolo ha un intero sistema teologico e filosofico per cui spiegher+, a chiunque
voglia ascoltare, che tutte le cose create sono male, che gli uomini sono male, che #io
ha creato il male, che !gli vuole direttamente che gli uomini soffrano il male e gioisce
delle sofferenze degli uomini, e che, in definitiva, tutto luniverso pieno di miseria
perch #io cos2 ha voluto e disposto.
,nzi, secondo questo sistema teologico, #io 'adre prov& un autentico piacere a
consegnare Suo 5iglio ai carnefici e il 5iglio di #io venne sulla terra perch voleva
essere punito dal 'adre. ! tutte due non cercano altro che di punire e di perseguitare i
loro fedeli. #ifatti, nel creare il mondo #io sapeva benissimo che luomo avrebbe
inevitabilmente peccato, ed era come se il mondo fosse stato creato per permettere
alluomo di peccare, onde #io avesse occasione di manifestare la Sua giustizia.
Cos2, secondo il diavolo, la prima cosa ad essere creata fu proprio linferno " come
se ogni altra cosa fosse in un certo modo creata per linferno. 8uindi la vita 6devota7
di coloro che sono 6fedeli7 a questo genere di teologia consiste soprattutto
nellossessione del male. !, come se non vi fossero gi+ abbastanza guai nel mondo,
costoro moltiplicano le proibizioni, inventano nuovi precetti, legano ogni cosa con
spine, di modo che uno non pu& sfuggire al male ed al castigo* perch lo vorrebbero
vedere sanguinare da mattina a sera, anche se, nonostante tutto questo sangue, non v
remissione del peccato9 3a Croce quindi non pi$ simbolo di misericordia =perch la
misericordia non trova posto in una simile teologia> * ma segno che la 3egge e la
(iustizia hanno trionfato in pieno, come se Cristo avesse detto: 6%o sono venuto non
per distruggere la 3egge, ma per essere da essa distrutto7. 'erch questo, secondo il
diavolo, lunico modo in cui la 3egge pu& essere veramente e pienamente
6compiuta7. 1on lamore, ma il castigo il compimento della 3egge. 3a 3egge deve
divorare ogni cosa, anche #io. 8uesta la teologia del castigo, dellodio, della
vendetta. Colui che vuol vivere secondo un simile dogma, deve rallegrarsi del castigo.
!gli pu&, difatti, evitare il castigo per s, sgattaiolando fra la 3egge e il 3egislatore.
Ma deve stare bene attento a che gli altri non sfuggano alla sofferenza, deve riempirsi
la testa del loro castigo presente e futuro. 3a 3egge deve trionfare. 1on deve esservi
misericordia.
8uesto il principale contrassegno della teologia dellinferno, perch nellinferno vi
tutto allinfuori della misericordia. !cco perch #io stesso assente dallinferno. 3a
misericordia manifestazione della Sua presenza.
3a teologia del diavolo per coloro che, o per una ragione o per laltra, non hanno pi$
bisogno di misericordia, sia perch sono perfetti, o perch sono giunti ad un accordo
con la 3egge. #i loro =gioia sinistra9> #io 6soddisfatto7. 3o anche il diavolo. !d
veramente una bella impresa far contenti tutti9
Coloro che ascoltano queste cose, e le assorbono, e ne gioiscono, ritengono che la vita
spirituale sia una specie di ipnosi del male. % concetti di peccato, sofferenza,
dannazione, punizione, giustizia di #io, retribuzione, fine del mondo e cos2 via, fanno
loro schioccare le labbra con indicibile piacere. ! ci& perch essi traggono un
profondo, inconscio conforto dal pensiero che molti cadranno nellinferno che essi
invece eviteranno. ! come possono sapere che lo eviteranno@ 1on possono dare una
ragione precisa, possono dire solo di provare un certo senso di sollievo al pensiero che
tutti quei castighi sono preparati per la quasi totalit+ degli uomini, ma non per loro.
Tale sentimento di soddisfazione ci& che essi definiscono 6fede7, e costituisce per
loro una specie di assicurazione di 6salvezza7.
%l diavolo si procura molti discepoli, predicando contro il peccato. 3i convince della
grande malvagit+ del peccato, provoca in essi una crisi di 6colpevolezza7 che li
persuade che #io 6soddisfatto7* e poi fa che essi per il resto della loro vita meditino
sulla terribile peccaminosit+ e levidente riprovazione degli altri uomini.
3a teologia morale del diavolo parte dal principio: 6%l piacere. peccato7. 'oi lo
rovescia e ne deduce che: 60gni peccato piacere7.
8uindi egli fa notare che il piacere praticamente inevitabile, che noi abbiamo una
naturale tendenza a fare le cose che ci piacciono, e ne deduce che tutte le nostre
tendenze naturali sono cattive e che la nostra natura cattiva in se stessa. ! ci porta
alla conclusione che nessuno pu& sfuggire al peccato, perch il piacere inevitabile.
#opo di ci&, per essere sicuro che nessuno tenter+ di sfuggire o di evitare il peccato,
aggiunge che ci& che inevitabile non pu& essere un peccato. ,llora lintero concetto
di peccato viene gettato dalla finestra come trascurabile, e la gente decide che non
rimane altro che vivere per il piacere, e in questo modo i piaceri che sono
naturalmente buoni diventano cattivi a causa di questo sovvertimento, e la vita viene
sprecata nellinfelicit+ e nel peccato.
,vviene qualche volta che coloro i quali predicano con maggior veemenza intorno al
male e alla punizione del male, tanto da far pensare di non aver in mente altro che il
peccato, sono in realt+ inconsci odiatori del prossimo. 'ensano che il mondo non li
apprezzi, e questo il loro modo di saldare la partita.
%l diavolo non ha paura di predicare la volont+ di #io, purch la possa predicare a suo
modo.
3argomento suona pressa poco cos2: 6#io vuole che tu faccia ci& che giusto. Ma tu
hai uninclinazione interiore che ti fa distinguere, per mezzo di un caldo e piacevole
senso di soddisfazione, quel che giusto. 8uindi, se altri cerca di intromettersi e di
farti fare qualcosa che non produce questo confortevole senso di soddisfazione
interiore, cita la Scrittura, rispondi che devi obbedire a #io piuttosto che, agli uomini,
poi tira diritto, fa la tua volont+, fa ci& che ti d+ questo dolce piacevole ardore7.
3a teologia del diavolo non , a dir vero, teologia ma magia. 3a 6fede7 per questa
teologia non credere in un #io che si rivela come misericordia. 4 una 6forza7
psicologica soggettiva, che investe la realt+ con una certa violenza allo scopo di
mutarla secondo il proprio capriccio. 3a fede per questa teologia una specie di
brama ultra efficace* una supremazia che deriva da una forza di volont+ particolare,
misteriosamente dinamica, prodotta da 6convinzioni profonde7. %n virt$ di questa
meravigliosa energia possibile esercitare unazione persuasiva nei confronti di #io
stesso e piegare la Sua volont+ alla propria. Mediante questa nuova, sbalorditiva e
dinamica tensione spirituale di fede =che qualsiasi ciarlatano capace di suscitare in
voi, purch lo paghiate abbastanza> voi potrete servirvi di #io stesso come mezzo per
raggiungere i vostri fini. #iventiamo degli stregoni evoluti e #io diventa nostro servo.
1onostante !gli sia di diritto il #io terribile, !gli rispetta la nostra stregoneria,
lasciandosi addomesticare da questa. !gli apprezzer+ il nostro dinamismo e
ricompenser+ con il successo ogni nostra iniziativa. Saremo universalmente ammirati
perch abbiamo la 6fede7. Saremo ricchi, perch abbiamo la 6fede7 Tutti i nemici del
nostro 'aese verranno a deporre le armi a nostri piedi, perch abbiamo la 6fede7. (li
affari prospereranno in tutto il mondo e potremo arricchirci alle spese di tutto di tutti
in virt$ della vita magica che conduciamo. ,bbiamo la 6fede7.
Ma vi anche una dialettica subdola in tutto questo.
Sentiamo dire che la fede pu& tutto. ,llora chiudiamo gli occhi e ci sforziamo per
produrre un po di questa 6tensione spirituale7. Crediamo, crediamo9
1on accade nulla.
Chiudiamo nuovamente gli occhi per produrre un po pi$ di questa 6tensione7. ,l
diavolo piace che noi la produciamo. !gli ci aiuta a produrne in abbondanza. Stiamo
proprio per buttar fuori questa tensione spirituale.
Ma non accade nulla.
! cos2 andiamo avanti, andiamo avanti, finch ci disgustiamo. Ci stanchiamo di
produrre questa 6tensione7. Ci stanchiamo di questa 6fede7 che non muta nulla della
realt+* che non ci toglie le nostre preoccupazioni, non appiana i nostri contrasti, ci
lascia vittime dellincertezza, non rimuove dalle nostre spalle il fardello delle nostre
responsabilit+. 8uella magia non poi tanto efficace. 1on ci convince del tutto che
#io soddisfatto di noi, e nemmeno che noi siamo soddisfatti di noi stessi =bench,
quanto a questo, bisogna dire che la fede di alcuni fa miracoli>.
!ssendo rimasti disgustati della fede, e quindi di #io, siamo ora pronti a seguire il
Movimento Totalitario di Massa che ci raccoglier+ di rimbalzo, per renderci felici con
la guerra, la persecuzione delle 6razze inferiori7 o delle classi che ci sono nemiche o,
in generale, di chi diverso da noi.
Unaltra caratteristica della teologia morale del diavolo la distinzione esagerata che
fa tra questo e quello, tra bene e male, tra giusto e ingiusto. 8ueste distinzioni
diventano divisioni irriducibili. 1on presuppongono che forse tutti pi$ o meno
abbiamo un poco di colpa, che dovremmo accollarci i torti degli altri per mezzo del
perdono, della sopportazione, della comprensione paziente e dellamore, aiutandoci
cos2, a vicenda, a trovare la verit+. ,l contrario, nella teologia del diavolo la cosa
importante di avere sempre assolutamente ragione e di dimostrare che tutti gli altri
hanno torto. 8uesto non porta certo alla pace e allunione tra gli uomini, perch
significa che ognuno vuole aver ragione ad ogni costo o star dalla parte di chi ha
ragione. !, per dimostrare di aver ragione, i 6fedeli7 devono punire ed eliminare tutti
quelli che sono nel torto. 8uelli che sono nel torto, a loro volta sono convinti di aver
ragione... e cos2 via...
%nfine, come era da prevedersi, la teologia del diavolo riserva un posto di eccezionale
importanza al... diavolo. #ifatti, ben presto ci si accorge che egli al centro di tutto il
sistema. Che lui che si cela dietro tutto. Che muove tutti nel mondo, tutti allinfuori
di noi stessi. Che per& egli cerca di estendere il suo potere anche su di noi, e che
probabilmente vi riuscir+ perch, almeno cos2 ora ci sembra, il suo potere uguale a
quello di #io, ed forse anche pi$ grande...
%n una parola, la teologia del diavolo tutta qui: che il diavolo dio.
)A. Integrit+
Molti poeti non sono poeti per la stessa ragione per cui molti religiosi non sono santi:
essi non riescono mai ad essere se stessi. 1on riescono mai ad essere quel particolare
poeta o quel particolare monaco che #io intendeva essi fossero. 1on diventano mai
luomo o lartista richiesto da tutte le circostanze della loro vita individuale.
!ssi perdono gli anni in vani sforzi per essere un altro poeta, un altro santo. 'er molte
assurde ragioni, si credono obbligati a diventare qualcuno morto ormai da duecento
anni e vissuto in circostanze assolutamente estranee alle loro.
!ssi consumano mente e corpo nel vano sforzo di avere le esperienze di un altro, di
scrivere le poesie di un altro, di possedere la santit+ di un altro.
Ci pu& essere un profondo egoismo nel voler seguire gli altri. Si ha fretta di diventare
grandi imitando ci& che popolare, e si troppo pigri per pensare qualcosa di meglio.
3a fretta rovina tanto i santi quanto gli artisti. !ssi vogliono un rapido successo, ed
hanno tanta fretta di raggiungerlo che non trovano il tempo di essere fedeli a se stessi.
! quando poi sono diventati pazzi, essi affermano che quella stessa fretta una specie
di integrit+.
1ei grandi santi trovate che la perfetta umilt+ e la perfetta integrit+ coincidono.
5iniscono con lessere praticamente la stessa cosa. %l santo differisce da ogni altro
uomo precisamente perch umile.
'er quanto riguarda gli accidenti di questa vita, lumilt+ consiste nel contentarsi di ci&
che soddisfa la maggioranza degli uomini. Ma ci& non significa che lessenza
dellumilt+ consista nellessere come tutti gli altri. ,l contrario, lumilt+ consiste
precisamente nellessere quello che realmente sei davanti a #io, e poich non ci sono
due persone uguali, se hai lumilt+ di essere te stesso non sarai simile a nessun altro in
tutto luniverso. Ma questa individualit+ non si manifester+ necessariamente alla
superficie della vita quotidiana. 1on sar+ questione di mere apparenze, di opinioni, di
gusti, di modi di fare. 4 qualcosa di profondo nellanima.
'er luomo sinceramente umile i mezzi ordinari, gli usi e i costumi degli uomini non
sono questione di conflitto. % santi non si turbano per ci& che gli uomini mangiano,
bevono, indossano, appendono ai muri della propria casa. .endere il conformismo o il
nonBconformismo con gli altri in simili circostanze una questione di vita o di morte,
significa riempire di rumore e di confusione la propria vita interiore. %gnorando tutto
ci& come indifferente, luomo umile prende quanto nel mondo lo aiuta a trovare #io e
lascia da parte il resto.
!gli in grado di comprendere chiaramente che ci& che utile per lui pu& essere
inutile per chiunque altro e che ci& che aiuta gli altri a diventare santi lo pu& rovinare.
!cco perch lumilt+ ingenera un profondo raffinamento dello spirito, una pace, un
tatto e un buon senso senza i quali non pu& esservi sana moralit+.
1on umilt+ insistere nellessere qualcosa che non sei. ! come dire che sai meglio di
#io chi sei e chi devi essere. Come puoi aspettarti di giungere alla meta del tuo
viaggio se prendi la strada che conduce al paese di un altro@ Come puoi aspettarti di
raggiungere la tua propria perfezione conducendo la vita di un altro@ 3a sua santit+
non sar+ mai la tua* tu devi avere lumilt+ di costruire la tua propria salvezza in una
tenebra dove sei assolutamente solo...
Cos2 occorre unumilt+ eroica per essere se stessi, per essere soltanto luomo, o
lartista, che #io ha inteso tu fossi.
Ti accadr+ di pensare che la tua onest+ solo orgoglio. 8uesta una seria tentazione
perch non puoi mai essere sicuro se sei fedele al tuo vero io o se cerchi di difender la
tua falsa personalit+ che figlia del tuo desiderio, di stima.
Ma la pi$ grande umilt+ pu& essere appresa dallangoscia di tenere la tua bilancia in
questa posizione: di continuare ad essere te stesso senza irrigidimenti e senza
affermare il tuo falso io contro il falso io degli altri.
3a perfezione non qualcosa che tu possa acquistare come un cappello, entrando in
un negozio, provandone alcuni ed uscendo dieci minuti pi$ tardi con in testa un
copricapo che ti si adatta. 'ure qualche volta c chi viene in monastero con questa
idea.
Costoro sono ansiosi di impadronirsi del primo sistema efficace a portata di mano che
loro si adatti per trascorrere poi il resto della loro vita a girare con quello in testa.
#ivorano libri di piet+ senza discriminazione alcuna, senza fermarsi a considerare
quanto di ci& che leggono si applica, o pu& applicarsi, alla loro vita. 3oro scopo
precipuo acquisire il maggior numero possibile di esteriorit+, di decorare la propria
persona con tratti che essi sono giunti rapidamente ad associare alla perfezione. !d
essi vanno in giro con vestiti tagliati sulla misura di altre persone e per altre
condizioni di vita.
! se riescono bene nellimpresa, il loro travestimento spirituale tale da destare
ammirazione. Come gli artisti che incontrano successo, essi diventano venali. #opo di
che non vi molto da sperare per loro. Sono brava gente, s2, ma sono fuori di posto, e
buona parte della loro ben intenzionata energia andr+ sciupata. Sono soddisfatti della
loro specie di santit+, della perfezione che hanno intessuta per se stessi con la propria
immaginazione.
Una simile 6santit+7 sar+ forse il frutto di una mutua adulazione. 3a 6perfezione7
delluomo santo qualcosa che rassicura i vicini confermandoli nei loro preconcetti e
permettendo loro di dimenticare tutto ci& che manca alla morale del loro gruppo. #+
loro limpressione che tutto 6va bene7 e che essi si trovano sulla buona strada, e che
#io soddisfatto di come si svolge la vita nella loro collettivit+. 8uindi non c
bisogno di cambiar nulla. Chiunque si oppone a questo stato di cose ha torto. 3a
santit+ del 6santo7 l2 a giustificare la compieta eliminazione di tutti i 6reprobi7 "
ossia di coloro che la pensano diversamente.
3o stesso avviene per larte o per le lettere. % 6migliori7 poeti sono quelli che meglio
riescono a conformarsi alla nostra opinione di ci& che buona poesia. Siamo molto
rigorosi riguardo alle norme stabilite, e non prendiamo nemmeno in considerazione un
poeta che scrive in uno stile leggermente diverso, o in un linguaggio che non proprio
quello decretato. 1on lo leggiamo. 1on osiamo leggerlo, perch se si venisse a sapere
che lo abbiamo letto cadremmo in disgrazia. Saremmo scomunicati.
Un genere di servilismo insolente e furbo, una complessa combinazione di ambizione,
di cocciutaggine, di duttilit+, un orecchio supplementare sagacemente sensibile alle
modulazioni pi$ sottili di quanto va di moda: ecco quanto serve per passare per santo
o per un genio, purch ci si conformi al gruppo conveniente. Sarai biasimato, ma sar+
biasimo che ti dar+ grande soddisfazione, perch ti sar+ rivolto da un gruppo estraneo,
il cui biasimo lode. 'u& darsi che neppure i tuoi amici ti lodino con entusiasmo. Ma
tutti sanno dove vuoi arrivare. ,ccettano in pieno il tuo tipo. Ti mettono in mostra. Sei
canonizzato. Sei la personificazione del loro compiacimento.
Uno dei primi segni che rivelano un santo pu& essere benissimo il fatto che gli altri
non riescano a capirlo. %nfatti non sono certi che egli sia matto o soltanto orgoglioso:
ma occorre certo dellorgoglio per perseguire un ideale individuale che nessuno
allinfuori di #io realmente comprende. !d egli da parte sua incontra difficolt+
inevitabili nellapplicare tutte le norme astratte di 6perfezione7 alla propria vita. 1on
pu& far si che la sua vita si adatti a ci& che sta nei libri.
8ualche volta il suo caso cos2 disperato che nessun monastero lo accoglie. #eve
essere dimesso, rimandato nel mondo, come /enedetto (iuseppe 3abre il quale
voleva essere trappista e certosino e falli2 nelluno e nellaltro caso. %nfine divenne un
vagabondo. Mor2 in una strada di .oma.
!ppure il solo santo canonizzato, venerato da tutta la Chiesa, che dal Medio !vo in
poi sia vissuto e come cistercense e come certosino, san /enedetto (iuseppe 3abre.
)C. Massime
Sperare correre il rischio di rimanere delusi. .isolvetevi quindi a rischiare di
rimanere delusi.
1on siate uno di quelli che, pur di non rischiare il fallimento, non tentano mai nulla.
%l concetto di 6virt$7 non ha presa sugli uomini, perch ad essi non interessa pi$
diventare buoni. 'ure, se tu dici loro che San Tommaso parla delle virt$ come di
6abitudini dellintelletto pratico7, pu& darsi forse che essi prestino qualche attenzione
alle tue parole. !ssi si compiacciono al pensiero di tutto ci& che pu& farli parere
intelligenti, che aggiunge loro qualcosa.
3a nostra mente simile alla gazza. !ssa raccoglie tutto ci& che scintilla, non importa
quanto diventi scomodo il nostro nido con tutta quella ferraglia.
% diavoli sono molto lieti quando unanima esce dalla casa asciutta e prende la pioggia
battendo i denti, per il solo motivo che la casa asciutta.
Go ben poca idea di quanto avviene nel mondo* ma a volte mi capita di vedere quello
che si disegna e si scrive, e mi convinco che la gente vive nei bidoni della spazzatura.
Sono contento di non poter sentire quello che si canta.
Se uno scrittore tanto cauto da non scrivere nulla che possa essere criticato, non
scriver+ mai nulla che possa essere letto. Se vuoi aiutare gli altri, devi deciderti a
scrivere cose che taluni condanneranno.
1on puoi essere un uomo di fede, se non sai dubitare. 1on puoi credere in #io, se non
sei capace di mettere in dubbio il valore di un preconcetto, anche se tale preconcetto
pu& sembrarti di carattere religioso. 3a fede non conformismo cieco ad un
preconcetto, a un 6concetto prestabilito7. 3a fede frutto di una decisione presa
consapevolmente, di un giudizio fatto con piena deliberazione alla luce di una verit+
che non si pu& dimostrare. 1on semplicemente accettare una decisione presa da
altri.
Una 6fede7 che si limita a confermarci nellostinazione e nellautocompiacimento,
pu& benissimo essere lespressione di un dubbio teologico. 3a vera fede non mai
semplicemente fonte di conforto spirituale. !ssa pu& certamente procurarci la pace,
ma per far questo deve coinvolgerci in una lotta. Una 6fede7 che cerchi di evitare la
lotta , in verit+, una tentazione contro la vera fede.
3a memoria corrotta e distrutta da una folla di ricordi. Se voglio possedere una
memoria veritiera, devo prima dimenticare molte cose. 3a memoria non pienamente
se stessa, quando si estende solo al passato. Una memoria che non si rende conto del
presente, che non ricorda il 6qui7 e l6ora7, che non ricorda la propria individualit+,
non memoria. Colui che non ricorda altro che fatti ed avvenimenti del passato e non
viene mai ricondotto al presente vittima di amnesia,
Siamo cos2 sicuri che i mali passati dovranno ripetersi, che ne provochiamo la
ripetizione. 1on osiamo intraprendere una nuova vita, nella quale i mali del passato
siano totalmente dimenticati* una nuova vita sembra implicare nuovi mali e noi
preferiamo affrontare i mali che ci sono gi+ noti. Ci aggrappiamo quindi al male
divenuto gi+ nostro e lo rinnoviamo di giorno in giorno, finch ci identifichiamo con
esso e non sappiamo pi$ immaginare un cambiamento.
Che dire di quegli uomini che percorrono le campagne innalzando cartelloni sui quali
hanno scritto: 6(es$ ci salva7 e: 6'reparatevi allincontro con #io7. 3i avete mai
visti@ %o no. Ma spesso cerco di immaginarmeli e mi domando che cosa passa nelle
loro menti. Strano a dirsi, quei loro cartelloni non mi fanno pensare a (es$, ma a loro.
0 forse il 6loro (es$7 che si mette frammezzo e rende impossibile qualsiasi
pensiero a (es$. !ssi vogliono imporci il loro (es$ e forse questo (es$ non che una
proiezione di se stessi. ,lle volte sembrano minacciare il mondo di castigo, altre volte
invece sembrano promettere misericordia* oppure chiedono solo di essere amati,
riconosciuti ed apprezzati loro stessi@ %n ogni caso il loro (es$ totalmente diverso
dal mio. Ma per il semplice fatto che la loro concezione diversa dalla mia, dovrei
forse io rinnegarla con orrore e con disgusto@ Se facessi questo, forse rinnegherei
qualcosa di me stesso che non riconoscerei pi$ per mio. ,d ogni modo, se riuscissi a
tollerare il loro (es$ potrei accettare ed amare anche loro. 0, per lo meno, potrei
immaginare di poterlo fare. #evo far si che il loro (es$ non sia di ostacolo tra di noi,
perch in quel caso essi diventeranno un ostacolo tra noi e (es$.
8uello che pi$ vecchio, pi$ giovane e pi$ nuovo. 1on vi nulla che sia cos2 antico
e cos2 morto come le novit+ umane. 36ultimissima7 sempre nata morta, tanto che
non fa neppure in tempo ad arrivare. 8uello che veramente nuovo& ! quello che
esiste da sempre. ! non intendo dire quello che si ripete di continuo* il veramente
6nuovo7 quello che in ogni momento balza fuori sempre daccapo a nuova esistenza.
8uesta novit+ non si ripete mai* eppure cos2 vecchia che risale al pi$ antico
principio. 4 lo stesso principio che ci parla.
'er i 6primitivi7 il passato ed il futuro sono nel presente. 'er i 6moderni7 il presente
nel futuro o nel passato. !ssi non hanno un presente, ma solo uno stato di confusione
che si ripete permanentemente. 8uesta confusione puntualizzata da un gran fracasso
di tipo pratico* la gente annunzia la data, lora e il minuto di quel tal giorno. 'roclama
ad ogni istante che qualcosa di importante avvenuto o sta per avvenire. %nfatti
possibile 6essere presenti7 ai grandi avvenimenti. Ma nella grigia e sciatta confusione
di istanti successivi non esiste pi$ un presente e gli avvenimenti non hanno n
carattere n significato per coloro che sembrano prendervi parte. %nvece di
intraprendere unazione sensata, noi ci bombardiamo a vicenda con affermazioni e
dichiarazioni, interpretando ci& che accaduto, che sta accadendo, che dovr+
accadere. Continuiamo a dirci lora, come se il tempo stesso cessasse di esistere, se
smettessimo di parlarne. !, chiss+, forse cesserebbe davvero9...
!cco la rinunzia pi$ difficile e pi$ necessaria: quella del rancore. 4 quasi impossibile
perch senza rancore e risentimento la vita moderna cesserebbe probabilmente del
tutto di essere umana. Un certo risentimento ci permette di sopravvivere allassurdit+
di abitare in una citt+ moderna. 4 lultimo baluardo della libert+ in mezzo alla
confusione. 1on si pu& sfuggire alla confusione, ma possiamo almeno rifiutarci di
accettarla, possiamo dire 6no7* possiamo vivere in uno stato di muta protesta.
Ma se il rancore un espediente che permette alluomo di sopravvivere, non gli
permette necessariamente di sopravvivere in modo sano. 1on vero esercizio di
libert+. 1on espressione genuina di rettitudine personale. 4 la protesta muta,
animalesca di un organismo psicofisico maltrattato. Troppo spinto, diventa malattia
mentale* anche questo un 6adattamento7 sui generis. Ma adattamento per mezzo
della fuga.
%l problema consiste nellimparare a rinunziare al rancore senza abbandonarsi a quei
maneggioni che pretendono
.
che tutti accettino lassurdo e lanarchia morale a cuor
leggero e con condiscendente complicit+. 'ochi sono gli uomini abbastanza risoluti
per trovare una soluzione. !ntrare in un monastero non necessariamente la soluzione
giusta, perch anche nei monasteri esiste il rancore e per le stesse ragioni che esiste
altrove.
Se volete rinunciare al rancore, dovete rinunciare a quellio evanescente che si sente
minacciato dalla confusione, senza la quale per& non capace di sussistere. 8ui sta il
problema: dover vivere in totale, assoluta, servile dipendenza da un sistema, da una
organizzazione, da una societ+, o da, una persona che si disprezza o si odia. -ivere in
simile dipendenza, ma al tempo stesso dover fingere di approvare e accettare quello
che si odia, a causa del proprio attaccamento a quella che sembra essere 6personalit+7.
,vere un 6io7 che essenzialmente servile e dipendente, che esprime la propria
servilit+ con la lode e ladorazione costanti del tiranno al quale resta, controvoglia ma
necessariamente, soggetto.
%n ultima analisi si tratta di servilismo. ! il servilismo pu& essere condizione
puramente soggettiva. 'u& darsi che ci consideriamo schiavi, anche quando non siamo
dominati da nessuno. 'u& darsi che non siamo capaci di esistere, eccetto che in uno
stato di schiavit$ nel quale immaginiamo di trovarci. %n tal caso il rancore pu& servire
a rendere sostenibile la nostra situazione, ma non pu& mai renderci sani. 4 solo una
giustificazione, la pretesa di essere liberi, se ci fosse consentito. Ma che dire se
venissimo a scoprire che in realt+ siamo liberi@
1on che qualcuno ti impedisca di vivere felice* sei tu stesso che non sai quello che
vuoi. 'iuttosto che ammetterlo per& fingi che qualcuno timpedisca di essere libero.
8uesto qualcuno sei tu stesso.
Ma fintanto che fingerai di vivere in assoluta autonomia e di essere padrone di te
stesso, senza neppure un dio che ti governi, vivrai inevitabilmente come servo di un
altro oppure come membro estraniato di una organizzazione. 'aradossalmente,
laccettare #io che ti libera dalla tirannia umana, perch quando servi 3ui non ti pi$
permesso alienare il tuo spirito nelle servit$ umane. #io non invit) i figli d%sraele a
fuggire dalla schiavit$ in !gitto. !gli omand) loro di fuggire.
%l poeta entra in se stesso per creare. %l contemplativo entra in #io per essere creato.
Un poeta cattolico dovrebbe essere apostolo con lessere prima di tutto poeta* e non
cercare di essere poeta volendo essere. prima di tutto apostolo. 'erch se si presenta
alla gente come poeta, sar+ giudicato come tale* e se non buon poeta il suo
apostolato sar+ volto in ridicolo.
Se scrivi per #io, potrai giungere a molti e recare loro gioia.
Se scrivi per gli uomini, puoi mettere insieme un po di soldi, puoi dare un po di gioia
a qualcuno e fare, per qualche tempo, rumore nel mondo.
Se scrivi solo per te stesso, puoi leggere quanto hai scritto e dopo dieci minuti ne sarai
tanto disgustato da desiderare di essere morto.
)D. *a radie della guerra ! la paura
,lla radice di ogni guerra sta la paura: non tanto la paura che gli uomini hanno gli uni
degli altri, quanto la paura che essi hanno di tutto. 1on solo non si fidano gli uni degli
altri: non si fidano neppure di se stessi. Se dubitano che qualcuno possa voltarsi e
ucciderli, ancor pi$ dubitano di poter essi stessi voltarsi e uccidersi. %n nulla possono
riporre la loro fiducia perch hanno cessato di credere in #io.
1on pericoloso solo il nostro odio per gli altri, ma anche e soprattutto lodio che
portiamo a noi stessi, in particolare quellodio di noi stessi che troppo profondo e
troppo potente per essere coscientemente affrontato: esso ci fa riconoscere il nostro
male negli altri e ci impedisce di riconoscerlo in noi stessi.
8uando vediamo il crimine negli altri, cerchiamo di porvi rimedio o annientando i
colpevoli o per lo meno togliendoli dalla circolazione. 4 facile identificare il peccato
con il peccatore quando non si tratta di noi. 8uando invece si tratta di noi, accade
esattamente il contrario* vediamo il peccato, ma ci assai difficile assumerne la
responsabilit+. 'roviamo grande difficolt+ nellidentificare il nostro peccato con la
nostra volont+ e la nostra malizia. ,l contrario, tendiamo naturalmente ad interpretare
la nostra azione immorale come un errore involontario o come malizia di uno spirito
che risiede in noi, ma diverso da noi. ,llo stesso tempo per& siamo perfettamente
consci che gli altri non fanno questa comoda distinzione a nostro favore. ,i loro
occhi, le nostre azioni sono le 6nostre7 e ce ne ritengono pienamente responsabili.
%noltre, tendiamo inconsapevolmente ad alleggerirci sempre pi$ del fardello delle
nostre colpe, trasferendole ad altri. 8uando io ho commesso una cattiva azione e mi
sono di scolpato attribuendola ad 6un altro7, che inspiegabilmente si trova 6in me7, la
mia coscienza non ancora soddisfatta. Troppe altre cose richiedono una spiegazione.
8uestaltro, che 6in me7, mi troppo vicino. 3a tentazione quindi di spiegare la
mia colpa, scoprendo un male equivalente in qualcun altro. 8uindi io minimizzo i
miei peccati e, per pareggiare la bilancia, esagero le colpe degli altri.
! come se questo non bastasse, peggioriamo la situazione, aumentando artificialmente
il nostro senso del male e accrescendo la nostra tendenza a riconoscerci colpevoli
anche di cose in se stesse non cattive. %n questo modo noi ci creiamo una tale
ossessione del male, sia in noi stessi che negli altri, che sciupiamo tutte le nostre
energie mentali cercando di spiegare questo male, di punirlo, di esorcizzarlo, di
liberarcene in qualsiasi modo. %mpazziamo, a forza di preoccuparci, e alla fine, non
troviamo altra via di scampo che nella violenza. Ci sentiamo spinti a distruggere
qualcosa o qualcuno. (iunti a questo punto, ci siamo creati un nemico opportuno, un
capro espiatorio, sul quale abbiamo riversato tutto il male esistente nel mondo. !sso
causa di ogni male, fomentatore di tutti i contrasti. Solo se riusciremo a distruggerlo,
i contrasti cesseranno, il male sar+ debellato, non vi sar+ pi$ guerra.
8uesto fantasioso modo di pensare soprattutto pericoloso quando si basa su una
complicata struttura pseudoBscientifica di miti, come quelli adottati dai marMisti a
surrogato della religione. Ma non meno pericoloso quando agisce nel vago, fluido,
confuso opportunismo senza principi, che nell0ccidente si sostituisce alla religione,
alla filosofia e qualche volta anche soltanto ad un prudente modo di ragionare.
8uando tutto il mondo si trova in preda a confusione morale* quando nessuno sa pi$
cosa pensare, e in realt+ tutti cercano di sfuggire alla responsabilit+ di dover pensare*
quando luomo rende assurdo il pensare in modo razionale ai problemi morali, poich
si estrania completamente dalla realt+ rifugiandosi nel regno della fantasia* quando
spreca tutte le sue energie per costruire altre finzioni con le quali giustificare i suoi
fallimenti morali, allora evidente che gli sforzi e le buone intenzioni dei fautori della
pace non bastano a preservare il mondo dalla guerra e dalla distruzione totale. %n
realt+, tutti si rendono conto che labisso tra buone intenzioni e cattivi risultati, tra gli
sforzi per assicurare la pace e le crescenti probabilit+ di guerra, si fa sempre pi$
profondo. 'er quanto complicati e per quanto accuratamente studiati siano tutti i piani
e tutti i tentativi per giungere ad un dialogo internazionale, pure sembrano destinati a
fallire in maniera sempre pi$ ridicola. ,lla fine nessuno crede pi$ in coloro che pure
tentano di giungere al dialogo. ,l contrario i negoziatori, con tutta la loro patetica
buona volont+, diventano oggetto di scherno e di odio. ! gli 6uomini di buona
volont+7, che si sono adoperati con i loro poveri sforzi a fare qualcosa in favore della
pace, finiranno con lessere spietatamente oltraggiati, schiacciati, distrutti, vittime
delluniversale 6odio di s7 che disgraziatamente essi hanno fomentato col fallimento
delle loro buone intenzioni.
5orse abbiamo ancora la tendenza fondamentalmente superstiziosa ad associare il
fallimento alla disonest+ e alla colpa,
fallimento che viene interpretato come 6castigo7. ,nche se un uomo parte animato da
buone intenzioni, se poi fallisce, siamo portati a ritenerlo in qualche modo
6colpevole7. ! se non proprio colpevole, per lo meno deve avere 6torto7. ! l6aver
torto7 cosa che ancora non ci siamo abituati a considerare con equanimit+ e
comprensione. 0 lo condanniamo con divino disprezzo o lo perdoniamo con divina
condiscendenza9 1on riusciamo ad accettarlo con compassione ed umilt+,
riconoscendogli qualcosa di umano, di nostro. Cos2 ci sfugge lunica verit+ che
potrebbe aiutarci per incominciare a risolvere i nostri problemi morali e politici* cio
che siamo tutti pi$ o meno nel torto, che tutti abbiamo sbagliato, che tutti siamo
limitati ed impediti dai nostri moventi spesso contrastanti, dai nostri errori, dalla
nostra avidit+, dalla nostra tendenza allautogiustificazione, allaggressivit+,
allipocrisia.
.ifiutandoci di riconoscere le intenzioni parzialmente buone degli altri e di
collaborare con loro =con la dovuta prudenza e rassegnandoci alla inevitabile
imperfezione del risultato>, noi inconsciamente proclamiamo la nostra malizia, la
nostra intolleranza, la nostra mancanza di realismo e la nostra petulanza morale e
politica.
5orse il primo vero passo verso la pace sarebbe quello di riconoscere realisticamente
che i nostri ideali politici sono in buona misura illusioni e fantasie, alle quali ci
aggrappiamo per motivi non sempre del tutto onesti* e questo ci impedisce di scoprire
quanto di buono o di utile contengono gli ideali politici dei nostri avversari " ideali
che naturalmente possono essere anche pi$ illusori e disonesti dei nostri. 1on
risolveremo mai nulla, se non vorremo riconoscere che la politica un inestricabile
groviglio di motivi buoni e cattivi, forse pi$ cattivi che buoni* dove per& bisogna
continuare a sperare tenacemente nel bene, anche limitato, che vi si pu& trovare.
8ualcuno potr+ osservare: 6Se per una volta riconosciamo di avere tutti ugualmente
torto, ogni attivit+ politica sar+ immediatamente paralizzata. 'ossiamo agire solo
partendo dal presupposto che abbiamo ragione7. ,l contrario, io sono convinto che
alla base di unazione politica valida debba esserci solo il convincimento che la vera
soluzione dei nostri problemi non prerogativa di nessun singolo partito o singola
nazione, ma che tutti devono giungere alla soluzione collaborando insieme.
1on intendo certo incoraggiare quel complesso di colpa per cui si sempre pronti ad
6avere torto7 in qualsiasi occasione. ,nche questo un sottrarsi alle proprie
responsabilit+* perch qualsiasi forma di eccessiva semplificazione finisce per rendere
insignificante ogni decisione. #obbiamo cercare di accettarci sia individualmente che
collettivamente, non soltanto come del tutto buoni o del tutto cattivi, ma cos2 come
siamo, con il nostro misterioso, inspiegabile miscuglio di bene e di male. #obbiamo
attenerci a quel po di bene che in noi, senza esagerarlo. #obbiamo difendere i nostri
veri diritti, perch se non rispettiamo i nostri diritti, non rispetteremo certo quelli degli
altri. ,llo stesso tempo per& dobbiamo riconoscere che abbiamo, volontariamente o
no, calpestato i diritti degli altri. ! dobbiamo riconoscerlo non soltanto in seguito ad
un esame di coscienza, ma anche quando ci viene imputato improvvisamente e forse
senza troppe cerimonie da altri.
8uesti principi che governano la condotta morale individuale e rendono possibile
larmonia entro piccoli gruppi sociali, quali la famiglia, sono pure applicabili nel
settore pi$ vasto dello Stato e dellintera comunit+ delle nazioni. 4 tuttavia assurdo,
nella nostra situazione attuale o in qualunque altra situazione, aspettarsi che tali
principi siano universalmente accolti in forza di esortazioni morali. -i ben poca
speranza che il mondo venga improvvisamente guidato secondo questi principi, come
conseguenza di qualche ipotetico ravvedimento da parte degli uomini politici. 4
inutile ed anche ridicolo basare il pensiro politico sulla tenue speranza di
unilluminazione morale puramente contingente e soggettiva nel cuore dei reggitori
del mondo. Ma fuori del pensiero e dellazione politica, in campo religioso, non
soltanto lecito sperare in un simile misterioso compimento, ma necessario pregare
perch si realizzi. 1oi possiamo e dobbiamo credere non tanto che la misteriosa luce
di #io possa 6convertire7 coloro che sono pi$ direttamente responsabili della pace nel
mondo, ma per lo meno che essi possano, nonostante la loro ostinazione e i loro
pregiudizi, evitare di commettere errori fatali.
Sarebbe follia sentimentale pretendere che gli uomini si fidino gli uni degli altri,
quando ovvio che non ci si pu& fidare. Ma possono almeno imparare ad avere
fiducia in #io. 'ossono rendersi conto che la potenza misteriosa di #io,
indipendentemente dalla loro malizia e dai loro errori umani, protegge in modo
inspiegabile gli uomini da loro stessi, e che !gli trae sempre il bene dal male, anche se
non lo fa sempre nel senso inteso dai predicatori delleuforia e dellottimismo ad ogni
costo. Se gli uomini riusciranno a confidare in #io e ad amare #io, che
infinitamente sapiente e che governa la loro vita, permettendo loro di usare della loro
libert+ fino al pi$ incredibile abuso, essi riusciranno ad amare anche gli uomini che
sono malvagi. !ssi potranno imparare ad amarli anche nel loro peccato, come #io li
ha amati. Se riusciremo ad amare quegli uomini, dei quali non possiamo a ragion
veduta fidarci, e se riusciremo, in certa misura, a condividere il loro fardello di
peccato, identificandoci in loro, allora forse vi sar+ qualche speranza di pace nel
mondo, pace basata non sulla sapienza o sui maneggi degli uomini, ma sulla
inscrutabile misericordia di #io.
'erch soltanto lamore " che significa umilt+ " pu& scacciare la paura che alla
radice di ogni guerra.
, che serve affrancare la nostra corrispondenza con esortazioni a 6pregare per la
pace7 e poi spendere miliardi di dollari per costruire sommergibili atomici, armi
termonucleari e missili balistici@ 8uesto, a mio parere, certamente ci& che il 1uovo
Testamento chiama 6farsi beffe di #io7 ed un farsi beffe di 3ui in maniera assai
peggiore di quello degli atei. %l colmo della contraddizione che noi accumuliamo
queste armi per proteggerci dagli atei, i quali con tutta franchezza asseriscono che #io
non esiste e che bisogna fare affidamento solo sulle bombe e sui missili, perch
nientaltro offre garanzie di sicurezza. 4 dunque perch confidiamo tanto nella
potenza di #io, che ci prepariamo a distruggere fino allultimo quella gente prima che
essi distruggano noi@ ,nche a rischio di distruggere insieme noi stessi@
Con questo non voglio dire che la preghiera escluda luso contemporaneo dei mezzi
umani ordinari per raggiungere uno scopo di per s naturalmente buono e
giustificabile. Si pu& benissimo pregare per la guarigione e insieme prendere le
medicine prescritte dal medico. %nfatti un credente dovrebbe normalmente fare le due
cose. ! dovrebbe esservi una ragionevole e giusta proporzione nelluso di questi due
mezzi per raggiungere lo stesso scopo.
Ma considerate la quantit+ enorme di denaro, di energie, di preoccupazioni e di cure,
spesa per la produzione di armamenti, che diventano quasi subito superati e devono
essere smantellati. 'aragonate tutto questo al misero gesto di annullare i francobolli
con un timbro che invita a 6pregare per la pace79 'ensate pure alla sproporzione
esistente tra la nostra devozione e lenorme impresa di distruzione omicida che noi al
tempo stesso sanzioniamo, senza per questo provare vergogna. 1on ci passa neppur
per la mente, si direbbe, che esiste una certa incongruenza nel pregare il #io della
pace =il #io che ci ha comandato di amarci lun laltro come 3ui ci ha amato, che ci
ha ammonito che coloro che mettono mano alla spada per la spada periranno> e al
tempo stesso nel prepararci ad annientare non migliaia, ma milioni di cittadini e di
soldati, uomini, donne, bambini, indiscriminatamente, pur avendo la quasi assoluta
certezza che, cos2 facendo, inviteremo gli altri a distruggerci pure.
Si pu& capire che lammalato preghi per riacquistare la salute e poi prenda una
medicina, ma non riesco a capire chi prega per riacquistare la salute e poi ingerisce
del veleno.
8uando prego per la pace, prego che #io renda pacifici non soltanto i russi e i cinesi,
ma soprattutto la mia nazione e me stesso. 8uando prego per la pace, non prego solo
di essere protetto dai comunisti, ma anche dalla follia e dalla cecit+ del mio 'aese.
8uando prego per la pace, prego non soltanto che i nemici del mio 'aese cessino di
volere la guerra, ma soprattutto che il mio 'aese cessi di fare ci& che rende inevitabile
la guerra. %n altre parole, quando prego per la pace non prego semplicemente che i
russi abbandonino la partita senza lottare, affinch noi possiamo averla vinta. 'rego
perch sia noi che i russi siamo in qualche modo ricondotti alla sanit+ di mente, e
perch impariamo a risolvere insieme e nel modo migliore i nostri problemi invece di
accingerci al suicidio totale.
Mi rendo conto che tutto questo pu& sembrare sentimentale, arcaico e stonato nellera
della scienza. Ma vorrei rilevare che un modo di pensare pseudoscientifico in politica
e in sociologia ha fin qui saputo offrirci assai meno. Una cosa vorrei aggiungere per
essere giusto: molto spesso gli scienziati atomici sono i primi a preoccuparsi
dellaspetto etico della situazione e sono tra i pochi che osano, di quando in quando,
aprir la bocca per dire qualcosa in proposito.
Ma chi mai li ascolta@
Se gli uomini volessero davvero la pace, la chiederebbero a #io ed !gli la darebbe
loro. Ma perch !gli dovrebbe dare al mondo una pace che in realt+ il mondo non
desidera@ 'erch quella pace che il mondo sembra desiderare non affatto pace.
'er alcuni, pace significa semplicemente libert+ di sfruttare altri senza pericolo di
rappresaglie o di interferenze. 'er altri, pace significa la possibilit+ di derubarsi
continuamente a vicenda. 'er altri ancora, significa facolt+ di divorare i beni della
terra senza essere costretti a interrompere i propri piaceri per nutrire coloro che
vengono affamati dalla loro avidit+. ! per la grande maggioranza, pace significa
semplicemente lassenza di ogni violenza fisica che possa gettare unombra su vite
dedite alla soddisfazione dei propri appetiti animali di comodit+ e di piacere.
Molti uomini come questi hanno domandato a #io ci& che essi credevano fosse la
6pace7 e si sono chiesti perch le loro preghiere non fossero state esaudite. !ssi non
potevano comprendere che in realt+ erano esaudite. #io ha lasciato loro ci& che
desideravano, perch la loro idea di pace era soltanto unaltra forma di guerra. 3a
6guerra fredda7 non che la conseguenza logica della nostra idea errata sulla pace,
impostata sul principio 6ognuno per s7 nella vita etica, economica e politica. 4
assurdo sperare in una pace stabile, basata sulle finzioni e sulle illusioni9
Cos2, invece di amare ci& che tu credi sia la pace, ama gli altri uomini e ama
soprattutto #io. !. invece di odiare coloro che credi fomentatori di guerra, odia gli
appetiti e il disordine della tua anima, che sono le cause della guerra. Se ami la pace,
odia lingiustizia, odia la tirannia, odia lavidit+: ma odia queste cose in te stesso& non
negli altri.
)E. *in,erno ome odio
3inferno il luogo dove non si ha nulla in comune con gli altri salvo il fatto di odiarsi
a vicenda e di non potersi staccare gli uni dagli altri e da se stessi.
Tutti sono stretti assieme nel loro fuoco e ciascuno tenta di allontanare gli altri da s
con un odio immenso e impotente. ! vogliono liberarsi gli uni dagli altri non tanto
perch odiano ci& che vedono negli altri, quanto perch sanno che gli altri odiano ci&
che vedono in loro: tutti riconoscono luno nellaltro ci& che detestano in se stessi:
egoismo, impotenza, angoscia, terrore, disperazione.
3albero si conosce dai frutti. Se volete comprendere la storia politica e sociale
delluomo moderno, studiate linferno.
!ppure il mondo, con tutte le sue guerre, non ancora inferno. ! la storia, per quanto
terribile, ha un altro e pi$ profondo significato. (iacch non il male che c nella
storia che d+ alla storia il suo significato* e non il male del nostro tempo che pu&
aiutarci a capire il nostro tempo. 1ella fornace della guerra e dellodio, la citt+ di
coloro che reciprocamente si amano si edifica e si cementa nelleroismo della carit+
sotto limpulso della sofferenza, mentre la citt+ di coloro che odiano ogni cosa
dilaniata e divisa e i suoi cittadini sono dispersi in ogni direzione, come scintille e
fumo e fiamma.
,nche il nostro #io un fuoco divoratore. ! se noi, mediante lamore, ci
trasformiamo in 3ui e bruciamo come !gli brucia, il Suo fuoco sar+ la nostra eterna
gioia. Ma se rifiutiamo il Suo amore e restiamo nel gelo del peccato e
dellopposizione a 3ui e agli altri uomini, allora il Suo fuoco diventer+ =per nostra pi$
che per Sua elezione> nostro eterno nemico, e l,more, invece di essere la nostra
gioia, diventer+ nostro tormento e nostra distruzione.
8uando amiamo la volont+ di #io troviamo in ogni cosa 3ui e la Sua gioia. Ma
quando siamo contro #io, cio quando amiamo noi stessi pi$ di 3ui, tutte le cose ci
diventano nemiche. !sse non possono fare a meno di rifiutarci lingiusta
soddisfazione che il nostro egoismo richiede loro, perch linfinito altruismo di #io
la legge di ogni essenza creata, ed impresso in ogni cosa che !gli ha fatto ed esse
quindi possono essere in armonia solo con questo Suo altruismo. 3e Sue creature
possono essere solo in armonia con il Suo altruismo. Se negli uomini esse trovano
legoismo, esse lo odiano, lo temono, gli resistono " finch non vengano da esso
domate e ridotte allo stato passivo. Ma i 'adri del deserto ritenevano che una delle
caratteristiche del santo fosse di poter vivere in pace con i leoni e con i serpenti senza
aver nulla da temere da questi.
1on vi nulla di interessante nel peccato, o nel male come male.
! il male non unentit+ positiva, ma lassenza di una perfezione che dovrebbe
esservi. %l peccato come tale cos2 essenzialmente noioso perch la mancanza di
qualcosa che potrebbe interessare la nostra volont+ e la nostra mente.
Ci& che attira gli uomini agli atti malvagi non il male che sta in essi, ma il bene che
vi si trova, visto sotto un falso aspetto e con una prospettiva errata. ! il bene visto da
tale angolo non che lesca in una trappola. 8uando tu stendi la mano per prenderla,
la trappola scatta, e tu rimani con la noia, il disgusto " e lodio. % peccatori sono
persone che odiano tutto perch il loro mondo necessariamente pieno di tradimento,
pieno di illusione, pieno di delusione. ! i pi$ grandi peccatori sono la gente pi$ noiosa
del mondo perch sono anche i pi$ annoiati, quelli che trovano la vita pi$ tediosa.
8uando cercano di nascondere il tedio della vita con il chiasso, leccitamento,
lagitazione e la violenza " frutti inevitabili di una vita dedicata allamore di valori
che non esistono " essi diventano qualcosa di pi$ che noiosi: diventano il flagello del
mondo e della societ+. !d essere flagellati non semplicemente qualcosa di triste e
noioso.
! quando tutto. finito ed essi sono morti, la documentazione dei loro peccati nella
storia perde completamente di interesse e viene inflitta a scuola ai ragazzi come una
penitenza tanto pi$ amara in quanto anche un bambino di otto anni pu& facilmente
comprendere linutilit+ di imparare qualcosa su gente come Gitler, Stalin e
1apoleone.
)F. 1ede
%l principio della contemplazione la fede. Se vi qualcosa di essenzialmente errato
nel tuo concetto della fede, tu non sarai mai un contemplativo.
'rima di tutto, la fede non unemozione, non un sentimento. 1on un cieco
impulso subcosciente verso qualcosa di vagamente soprannaturale. 1on
semplicemente un bisogno elementare dello spirito umano. 1on la sensazione
dellesistenza di #io. 1on la convinzione di essere in qualche modo salvati o
6giustificati7 senza alcuna speciale ragione salvo quella di pensarlo. 1on qualcosa
di interamente interiore e soggettivo, senza riferimento ad alcun motivo esterno. 1on
proprio 6forza dellanima7. 1on qualcosa che affiora dai recessi della tua anima e
ti riempie di un 6senso7 indefinito che tutto va per il meglio. 1on qualcosa di cos2
esclusivamente tuo che il suo contenuto sia incomunicabile. 1on una specie di mito
personale tuo che non puoi dividere con altri, la cui validit+ obiettiva non importa n a
te n a #io n ad altri.
1on neppure unopinione. 1on una convinzione basata su unanalisi razionale.
1on frutto devidenza scientifica. Tu puoi credere soltanto ci& che non conosci.
,ppena conosci, non credi pi$, o almeno non pi$ nello stesso modo.
3a fede prima di tutto un assenso intellettuale. 'erfeziona la mente, non la distrugge.
Mette lintelletto in possesso di quella -erit+ che la ragione da sola non pu& afferrare.
Ci d+ la certezza riguardo a #io quale !gli in S* la fede la via che conduce a un
contatto vitale con un #io vivente, e non con un 'rimo 'rincipio astratto elaborato per
sillogismi dallevidenza delle cose create.
Ma lassenso della fede non si basa sullintrinseca evidenza di un oggetto visibile.
3atto di fede unisce due membri di una proposizione che non hanno connessione
nella nostra esperienza naturale. Ma pure nulla v entro il limite della ragione per cui
si possa affermare che essi sono separati. 3e proposizioni che richiedono lassenso
della fede sono semplicemente neutre per la ragione. 1on abbiamo nessuna evidenza
naturale per dire che esse sono vere o che sono false. 1oi assentiamo ad esse per
qualcosaltro che unevidenza intrinseca. ,ccettiamo la loro verit+ come rivelata, e il
motivo del nostro assenso lautorit+ di #io Che ce la rivela.
1on bisogna aspettarsi che la fede dia completa soddisfazione allintelletto. !ssa
lascia lintelletto sospeso nelloscurit+, senza una luce adatta al suo modo di
conoscenza. 'ure essa non frustra lintelletto, non lo nega, non lo distrugge. 3o
pacifica con una convinzione che esso sa di poter accettare razionalmente sotto la
guida dellamore. 'erch latto di fede un atto in cui lintelletto si contenta di
conoscere #io amandolo ed accettando le Sue affermazioni su Se stesso alle
condizioni che !gli pone. ! questo consenso del tutto razionale perch si basa sul
presupposto che la nostra ragione non pu& dirci nulla di #io quale !gli realmente in
S, e sul fatto che #io infinita attualit+ e quindi infinita -erit+, Sapienza, 'otenza e
'rovvidenza, e pu& rivelarSi con assoluta certezza in qualsiasi modo (li piaccia, e
pu& confermare questa Sua rivelazione di S con segni esterni.
3a fede in primo luogo un assenso dellintelletto. Ma se fosse solo questo e nulla
pi$, se fosse solo 6dimostrazione di realt+ che non si vedono7, non sarebbe completa.
#eve essere qualcosa di pi$ di un assenso intellettuale. 4 anche una stretta, un
contatto, una comunione di volont+, la 6consistenza di ci& che si spera7. 'er fede
non solo diamo il nostro assenso alle proposizioni rivelateci da #io* non solo
giungiamo alla verit+ in un modo in cui non saremmo capaci di giungere mediante la
sola ragione e il solo intelletto, ma siamo assenzienti a #io stesso. ,ccettiamo #io.
#iciamo di s2 non solo ad una affermazione che riguarda #io, ma allo stesso #io
invisibile ed infinito. ,ccettiamo laffermazione per intero, non solo per il suo
contenuto, ma a causa di Colui che lha proferita.
Troppo spesso la nostra nozione di fede viene alterata dalla eccessiva importanza che
attribuiamo alle affermazioni riguardanti #io, affermazioni a cui per fede si crede, e
dal fatto che dimentichiamo che la fede comunione con la luce e con la verit+ stessa
di #io. %n effetti le affermazioni, le proposizioni, che la fede accetta in base alla
autorit+ divina, sono semplici mezzi attraverso i quali si deve passare per giungere
alla -erit+ divina. 3a fede ha il suo termine non in una affermazione, non in una
formula fatta di parole, ma in (io.
Se invece di confidare in #io per mezzo della fede, noi confidiamo semplicemente in
quella proposizione o in quella formula, non dobbiamo poi sorprenderci se la fede non
ci conduce alla contemplazione. ,l contrario, ci conduce a sottili discussioni
angosciose, ci conduce alla controversia, alla perplessit+ e, infine, allodio e alla
divisione.
1aturalmente la teologia pu& e deve studiare il contenuto intellettuale della
rivelazione, specialmente la formulazione verbale della verit+ rivelata. Ma, ripeto,
questo non lobiettivo finale della fede. 3a fede va oltre le parole e le formule e ci d+
la luce di #io stesso.
3e formule sono importanti non in quanto sono fine a se stesse, ma in quanto sono
mezzi attraverso i quali #io ci comunica la Sua verit+. !sse devono essere chiare.
#evono essere finestre pulite per non offuscare la luce o impedirle di giungere a noi.
1on devono falsare la verit+ di #io. 8uindi noi dobbiamo fare ogni sforzo per credere
nelle formule esatte* ma non dobbiamo lasciarci ossessionare dalla correttezza verbale
al punto da non saper andare oltre le formule per raggiungere lineffabile realt+ che
esse tentano di contenere.
3a fede non quindi severo proposito di rimanere aggrappati ad ogni costo a
determinate espressioni verbali " anche se dobbiamo essere pronti a difendere la
nostra fede a costo della vita stessa. Ma, soprattutto, la fede laprirsi di un occhio
interiore, locchio del cuore che deve riempirsi della presenza della luce divina.
%n ultima analisi la fede la sola chiave delluniverso. %l significato profondo
dellesistenza umana e le soluzioni di quei quesiti da cui dipende tutta la nostra
felicit+ non possono essere trovate da nessunaltra parte.
)H. (alla ,ede alla sapienza
%l #io vivente, il #io che e #io e non unastrazione filosofica, sta infinitamente al di
l+ di tutto ci& che i nostri occhi possono vedere o la nostra mente comprendere.
8ualsiasi perfezione tu, predichi di 3ui, devi aggiungere che il tuo concetto soltanto
una pallida analogia con la perfezione che in #io e che !gli non ci& che noi
concepiamo con questo termine.
!gli che luce infinita cos2 terribile nella sua evidenza che la nostra mente 3o vede
solo come tenebra. *u2 in tenebris luet et tenebrae eam non omprehenderunt.
Se nulla di ci& che possiamo vedere pu& o essere #io o rappresentar3o a noi quale
!gli , allora per trovar3o dobbiamo passare oltre tutto ci& che pu& essere visto ed
entrare nella tenebra. 'oich nulla di ci& che pu& essere udito #io, per trovar3o
dobbiamo entrare nel silenzio.
'oich #io non pu& essere immaginato, tutto ci& che la nostra immaginazione ci dice
di 3ui in fondo una menzogna, e quindi non possiamo conoscer3o quale !gli
realmente se non passiamo oltre tutto ci& che pu& essere immaginato e non entriamo
in una oscurit+ senza immagini e senza somiglianza con nessuna cosa creata.
! poich #io non pu& essere immaginato o visto, le visioni di #io che, come
leggiamo, hanno avuto i santi non sono tanto visioni di 3ui quanto visioni intorno a
3ui* perch vedere qualsiasi forma limitata non vedere 3ui.
#io non pu& essere compreso che da Se stesso. 'ossiamo comprender3a soltanto
trasformandoci in qualche modo in 3ui cos2 da conoscer3o come !gli conosce Se
stesso. !d !gli non conosce Se stesso per mezzo di una qualsiasi rappresentazione di
S: la Sua stessa infinit+ essenza la Sua conoscenza di S, e noi non 3o
conosceremo come !gli si conosce fintanto che non saremo uniti a ci& che !gli .
3a fede il primo passo in questa trasformazione, perch una cognizione che
conosce senza immagine e rappresentazione, mediante una identificazione damore
con il #io vivente nelloscurit+.
3a fede raggiunge lintelletto non attraverso i sensi ma in una luce direttamente infusa
da #io. 'oich questa luce non passa attraverso locchio, limmaginazione o la
ragione, la sua certezza diventa nostra, senza alcun rivestimento di apparenza creata,
senza alcuna somiglianza che possa essere percepita o descritta. 4 vero che larticolo
di fede cui noi diamo lassenso espresso in termini che rappresentano cose che
possono essere immaginate, ma appena noi le immaginiamo le travisiamo e usciamo
di strada. Cos2 non possiamo immaginare la connessione fra i due termini della
proposizione: 6%n #io vi sono Tre 'ersone ed Una Sola 1atura7. ! sarebbe un grave
errore cercare di immaginarla.
Se credi, se fai un semplice atto di sottomissione allautorit+ di #io che propone
esternamente qualche articolo di fede per mezzo della Sua Chiesa, riceverai il dono di
una luce interiore cos2 semplice da escludere ogni descrizione e cos2 pura che sarebbe
volgarit+ il chiamarla esperienza. Ma una luce vera, che perfeziona lintelletto
umano di una perfezione molto al di l+ della scienza.
! certamente necessario ricordare che la fede implica assenso alle verit+ proposte
dallautorit+. 1on si deve tuttavia sopravvalutare questo elemento di sottomissione
nella fede al punto da far sembrare che in esso sia racchiusa tutta lessenza della fede:
come se una semplice tenace sottomissione della volont+, priva di luce e di amore,
bastasse a fare un 6uomo di fede7. Se si sopravvaluta questo elemento della volont+,
la differenza tra la fede nellintelletto e la semplice ubbidienza nella volont+ diventa
oscura. %n certi casi ci& pu& essere un grave danno, perch se non vi lue di fede o
illuminazione interiore della mente per mezzo della grazia, per la quale si accoglie la
verit+ proposta da (io e la si raggiunge perch 3ui la garantisce, allora
inevitabilmente viene a mancare la vera pace della mente ed il sostegno
soprannaturale, che le dovuto. %n tal caso non esiste vera fede. Manca esattamente
lelemento di luce. -i solo una soppressione forzata del dubbio, laddove dovrebbe
invece aprirsi locchio del cuore per mezzo di una fede profonda. #ove esiste solo una
soppressione violenta del dubbio e niente altro, possiamo affermare che il vero dono
interiore della fede stato ricevuto@ 8uesta certamente una questione assai delicata*
perch spesso avviene che dove vi una fede profonda, accompagnata da un vero
amore per #io e per la Sua verit+, sussistono tuttavia difficolt+ nellimmaginazione e
nellintelletto.
%n un certo senso possiamo dire che esistono ancora 6dubbi7, se con questo
intendiamo non che esitiamo ad accogliere la verit+ della dottrina rivelata, ma che
sentiamo la debolezza e linstabilit+ del nostro spirito alla presenza del tremendo
mistero di #io. 8uesto non tanto un dubbio obiettivo, quanto una sensazione
soggettiva della nostra impotenza, che perfettamente compatibile con la vera fede.
,nzi pi$ aumenta la nostra fede, pi$ tende ad accrescersi in noi questo senso di
impotenza, cos2 che un uomo che crede davvero pu&, in questo senso improprio, avere
la sensazione di 6dubitare7 ancora pi$ di prima. 8uesto non affatto indizio di dubbio
teologico, ma semplicemente normale consapevolezza di una incertezza naturale e
dellangoscia che ne deriva.
3a stessa oscurit+ della fede un argomento della sua perfezione. !ssa oscurit+ perla
nostra mente perch ne trascende di gran lunga la debolezza. 'i$ la fede perfetta, pi$
oscura diventa. 'i$ vicini arriviamo a #io, meno la nostra fede si diluisce con la
mezza luce di immagini e concetti creati. 3a nostra certezza aumenta con questa
oscurit+, e tuttavia non senza angoscia n dubbio materiale, perch non troviamo
facile sussistere in un vuoto nel quale le nostre facolt+ naturali non hanno nulla su cui
basarsi. !d nelloscurit+ pi$ profonda che noi possediamo pienamente #io sulla
terra, perch allora che le nostre menti veramente si liberano dalle incerte luci create
che sono tenebre in confronto a 3ui, allora che ci riempiamo della Sua infinita 3uce,
che per noi pura tenebra.
%n questa altissima perfezione di fede lo stesso #io infinito diventa la 3uce dellanima
ottenebrata e la possiede interamente con la Sua verit+. ! in questo inesplicabile
momento la notte pi$ profonda diventa giorno e la fede si tramuta in comprensione.
#a tutto ci& appare evidente che la fede non un momento della vita spirituale, un
semplice passo verso qualche meta ulteriore. 4 quellaccettazione di #io che il
clima vero di ogni vita spirituale. 4 inizio di comunione. Con lapprofondirsi della
fede e insieme della comunione, la fede stessa diventa sempre pi$ intensa e si propaga
fino ad influire su ogni altro nostro pensiero od azione. 1on voglio dire
semplicemente che da questo momento tutti i nostri pensieri saranno espressi secondo
certe formule fideiste o pietistiche, ma piuttosto che la fede d+ una dimensione di
semplicit+ e di pro,ondit+ a tutta la nostra capacit+ di capire e a tutte le nostre
esperienze.
8ual questa dimensione di profondit+@ 4 lincorporazione dellignoto e
dellincosciente nella nostra vita quotidiana. 3a fede unisce il noto e lignoto, cos2 che
essi si sovrappongono: o piuttosto ci rende consapevoli che essi si sovrappongono.
#ifatti, tutta la nostra vita un mistero, del quale solo in parte minima giungiamo a
renderci conto. Ma quando aettiamo solo quello he possiamo apire on la nostra
ragione& la nostra vita viene miseramente limitata, anche se noi pensiamo proprio
lopposto. =Siamo stati educati nellassurdo preconcetto che solo ci& che possiamo
ridurre a una formula razionale e cosciente veramente compreso e sperimentato
nella nostra vita. 8uando possiamo dire osa sia una cosa, o osa ! quello che stiamo
facendo, crediamo di averla afferrata e sperimentata in pieno. %n effetti per& questo
verbalismo " e spesso davvero solo verbalismo " tende a precluderci ogni
esperienza autentica e ad oscurare la nostra comprensione invece di estenderla>.
3a fede non si limita a darci ragione dellignoto, applicandogli unetichetta teologica e
riponendolo in uno schedario al sicuro, per cui noi non dobbiamo pi$ preoccuparcene.
8uesto falsare tutto il concetto di fede. ,l contrario, la fede incorpora lignoto nella
nostra vita di ogni giorno, in maniera viva, dinamica, attuale. 3ignoto rimane ignoto.
4 sempre un mistero, perch non pu& cessare di esserlo. 3a funzione della fede non
ridurre il mistero a chiarezza razionale, ma di integrare il noto e lignoto in un insieme
vitale, nel quale ci sia sempre pi$ facile trascendere le limitazioni del nostro io
esteriore.
8uindi la funzione della fede non soltanto di metterci a contatto con l6autorit+ di
#io7 rivelante* non solo di insegnarci verit+ 6riguardo a #io7, ma anche di rivelarci
lignoto che in noi, in quanto il nostro io ignoto e sconosciuto vive effettivamente in
#io, muovendosi ed agendo solo nella luce diretta della Sua grazia misericordiosa.
8uesto, secondo me, laspetto pi$ importante della fede, oggi troppo spesso
ignorato. 3a fede non un semplice assenso, ! vita. ,bbraccia tutti i settori della vita,
penetrando nelle profondit+ pi$ misteriose ed inaccessibili, non solo del nostro essere
spirituale sconosciuto, ma anche nella stessa essenza e nello stesso amore nascosto di
#io. 3a fede, quindi, lunico mezzo per aprire alla luce i veri abissi della realt+,
anche della nostra stessa realt+. 5ino a che un uomo non si abbandona a #io
nellassenso di una fede totale, egli rimarr+ inevitabilmente estraneo a se stesso, esule
da se stesso, perch rimarr+ escluso dalle profondit+ pi$ significative del suo essere*
queste gli rimarranno oscure e sconosciute, perch sono troppo semplici e troppo
profonde per essere raggiunte dalla ragione.
Ma immediatamente si pone la domanda: con questo si intende la mente
subcosciente@ 8ui bisogna fare una distinzione. 1oi siamo portati a raffigurare noi
stessi come composti da una mente cosciente che sta 6sopra7 e una mente
subcosciente che sta 6sotto la coscienza7. 8uesta immagine pu& trarre in inganno. 3a
mente cosciente delluomo viene superata in ogni direzione dal suo subcosciente. -i
oscurit+ non solo al disotto della nostra coscienza, ma anche sopra e tuttintorno ad
essa. 3a nostra mente cosciente non affatto il vertice del nostro essere, n controlla
tutto il nostro essere da una posizione di preminenza. Controlla semplicemente alcuni
elementi che sono ad essa inferiori. Ma la nostra mente cosciente pu&, a sua volta,
essere controllata dalla mente subcosciente, che 6oltre7 ad essa, sia sopra che sotto.
Tuttavia essa non dovrebbe essere controllata da ci& che le inferiore, ma solo da
quello che le superiore. !cco quindi la distinzione importante che bisogna fare tra le
componenti animali, emotive ed istintive della nostra mente subcosciente e quelle
spirituali, potremmo quasi dire 6divine7, della nostra mente supercosciente.
3a fede, in effetti, integra tutto il subcosciente nel resto della nostra vita, ma lo fa in
modi diversi. 8uello che sta sotto noi viene accolto =ma niente affatto puramente
razionalizzato>. 1oi lo accogliamo in quanto voluto da #io. 3a fede ci permette di
venire a patti con la nostra natura animale e di tentare di governarla secondo la
volont+ divina, ossia, secondo lamore. ,llo stesso tempo la fede assoggetta la nostra
ragione. alle forze spirituali nascoste, che sono superiori a questa. Ci& facendo,
luomo intero viene assoggettato all6ignoto7 che sopra di lui.
%n questa regione supercosciente di mistero nascosto un solo il vertice dellessere
spirituale delluomo =che rimane un mistero per la sua ragione>, ma anche la presenza
di #io che, secondo la metafora, tradizionale, risiede in questa sommit+ nascosta. 3a
fede quindi mette luomo in contatto con le sue pi$ intime profondit+ spirituali e con
#io che 6presente7 in quelle stesse profondit+.
3a teologia tradizionale dei 'adri greci elabor& tre termini distinti per questi tre aspetti
dellunico spirito delluomo. 8uello incosciente e al disotto della ragione venne
chiamato anima o psihe& ed era lanima 6animale7, il regno dellistinto, e delle
emozioni, il regno dellautomatismo, nel quale luomo opera come un organismo
psicofisico. =8uestanima concepita come un principio femminile o passivo
nelluomo.>
'oi viene la ragione, principio attivo cosciente, illuminato, lanimus o nous. 8ui
abbiamo la mente come principio maschile, lintelligenza che governa, ragiona, guida
la nostra attivit+ alla luce della prudenza e del pensiero. !ssa intesa a dirigere e
comandare il principio femminile, lanima passiva. 3anima !va, lanimus
,damo. 3effetto del peccato originale in tutti noi che !va tenta ,damo e questi non
oppone pi$ il suo pensiero raziocinante allimpulso cieco di lei e quindi tende a
lasciarsi governare pi$ dallautomatismo di una reazione passionale e da riflessi
condizionati, che dal pensiero e dai principi morali.
Tuttavia, la vera condizione delluomo non semplicemente lanima governata
dallanimus, cio un principio maschile ed uno femminile. -i un principio ancora
pi$ elevato, che sta al disopra della distinzione fra maschile e femminile, attivo e
passivo, prudenziale ed istintivo. 8uesto principio pi$ elevato, nel quale gli altri due
sono uniti e si trascendono in #io, lo spiritus o pneuma. 8uesto principio pi$
elevato non semplicemente qualcosa insito nella natura delluomo, luomo stesso,
unificato, vivificato, innalzato al disopra di s ed ispirato da #io.
3a piena statura delluomo si trova nello 6spirito7 o pneuma. 3uomo non
completamente uomo finch non 6uno spirito solo con #io7. 3uomo 6spirito7,
quando al tempo stesso anima& animus e spiritus. Ma questi tre non sono
numericamente distinti. !ssi formano una cosa sola. ! quando sono perfettamente
ordinati nellunit+, pur ritenendo ognuno le sue qualit+ proprie, luomo ricostituito
ad immagine della Santissima Trinit+.
3a 6vita spirituale7 quindi la vita perfettamente equilibrata, nella quale il corpo, con
le sue passioni e i suoi istinti, la mente con la sua capacit+ di raziocinio e la sua
obbedienza ai principi, e lo spirito con la sua illuminazione passiva ad opera della
3uce e dell,more di #io, formano un uomo completo che in #io e con #io, da #io
e per #io.. 4 un uomo in cui #io tutto in tutto. Un uomo in cui #io esercita la Sua
volont+ senza ostacoli.
,ppare quindi chiaro che unadorazione puramente emotiva, una vita secondo
listinto, una religione orgiastica, non vita spirituale. Ma anche una vita meramente
razionale, una vita di pensiero cosciente, unattivit+ razionalmente diretta, non vita
pienamente spirituale. %n particolare, caratteristico errore del tempo moderno quello
di ridurre la spiritualit+ delluomo ad una semplice 6forma mentis7 e di limitare tutta
la vita spirituale soltanto alla mente capace di ragionare. %n tal caso la vita spirituale si
riduce semplicemente al 6pensare7 " al verbalismo, alla razionalizzazione, ecc. Ma
una simile vita tronca, incompleta.
3a vera vita spirituale non una vita di orgia dionisiaca n di chiarezza apollinea: le
trascende entrambe. 4 una vita di sapienza, una vita di amore sapiente. 1ella #ophia o
#apientia& che la forma pi$ elevata del principio della sapienza, tutta la grandezza e
la maest+ dellignoto che in #io, e tutto ci& che ricco e materno nella Sua
creazione sono inseparabilmente uniti come principio paterno e materno, il 'adre
increato e la MadreBSapienza creata.
3a fede il mezzo che ci apre questo regno pi$ elevato di unit+, di forza, di luce, di
amore sapiente, dove non vi pi$ la luce frammentaria e limitata dei principi
razionali, ma dove la -erit+ Una e %ndivisa, traendo tutto a s nella pienezza della
#apientia o #ophia. 8uando San 'aolo disse che l,more era il compimento della
3egge, che l,more aveva liberato luomo dal giogo della 3egge, egli intendeva dire
che per mezzo dello Spirito di Cristo siamo stati incorporati a Cristo, che 6potenza e
sapienza di #io7* cosicch Cristo stesso da allora in poi divenuto nostra vita, nostra
luce, nostro amore e nostra sapienza. 3a nostra piena vita spirituale vita nella
sapienza, vita in Cristo. 3oscurit+ della fede d+ frutti nella luce della sapienza.
<I. Tradizione e rivoluzione
%l pi$ grande paradosso della Chiesa sta nel fatto che essa ad un tempo
essenzialmente tradizionale ed essenzialmente rivoluzionaria. Ma ci& non poi tanto
paradossale, perch la tradizione cristiana, a differenza di tutte le altre, una
rivoluzione vivente e perpetua.
Tutte le tradizioni umane tendono al ristagno e alla decadenza. !sse cercano di
perpetuare cose che non possono essere perpetuate. Si attaccano ad oggetti e a valori
che il tempo distrugge inesorabilmente. !sse sono legate a cose di ordine contingente
e materiale " abitudini, moda, stili e attitudini " che inevitabilmente mutano per dar
luogo a qualcosaltro.
3a presenza di un forte elemento di umano conservatorismo nella Chiesa non
dovrebbe far dimenticare il fatto che la tradizione cristiana, soprannaturale nella sua
origine, qualcosa di assolutamente opposto al tradizionalismo umano.
3a tradizione vivente del Cattolicesimo come il respiro di un corpo fisico. !ssa
rinnova la sua vita con limpedire il ristagno. 4 una costante, calma, pacifica
rivoluzione contro la morte.
Come latto fisico del respirare tiene unita lanima spirituale al corpo materiale, la cui
sostanza tende sempre a corrompersi e a decadere, cos2 la tradizione cattolica tiene in
vita la Chiesa sotto gli elementi materiali, sociali e umani che si incrosteranno su di
essa finch sar+ nel mondo.
3a tradizione cattolica una tradizione perch vi una sola dottrina vivente nella
cristianit+: tutta la verit+ cristiana stata pienamente rivelata* non stata per& ancora
pienamente compresa, n pienamente vissuta. 3a vita della Chiesa la verit+ di #io
stesso, che si riversa nella Chiesa dal Suo Spirito, e non pu& esservi altra verit+ che la
soppianti e la sostituisca. Tutto ci& che potremmo sostituire ad una vita cos2 intensa
sarebbe una vita inferiore, una specie di morte. 3a costante tendenza umana ad
allontanarsi da #io e da questa tradizione vivente pu& essere ostacolata soltanto da un
ritorno alla tradizione e da un rinnovarsi di quellunica vita senza mutamento che era
infusa nella Chiesa ai suoi inizi.
'ure questa tradizione deve sempre essere una rivoluzione perch, per sua stessa
natura, essa nega i valori e gli ideali cui la passione umana cos2 potentemente
abbarbicata. , coloro che amano denaro, reputazione, piacere e potenza questa
tradizione dice: 6Sii povero, scendi nellultimo strato della societ+, prendi lultimo
posto fra gli uomini, vivi con coloro che sono disprezzati, ama il prossimo e servilo
invece di farti servire. 1on opporre resistenza quando ti spingono da parte, ma prega
per coloro che ti fanno del male. 1on cercare il piacere ma allontanati da ci& che
soddisfa la tua mente e i tuoi sensi e cerca #io nella fame, nella sete e nelle tenebre,
nei deserti dello spirito dove sembra pazzia viaggiare. 'orta il carico della croce di
Cristo, che lumilt+ e la povert+ e lobbedienza e la rinuncia di Cristo, e troverai
pace per la tua anima7.
8uesta la pi$ completa rivoluzione che mai sia stata predicata: infatti la sola, vera
rivoluzione, perch tutte le altre richiedono lo sterminio altrui, mentre questa soltanto
significa morte per quelluomo che, a ogni effetto pratico, tu sei stato indotto a credere
il tuo vero io.
Si crede che la rivoluzione sia un mutamento che sovverte completamente ogni cosa.
Ma lideologia della rivoluzione politica non cambier+ mai altro che le apparenze. Ci
sar+ violenza, il potere passer+ da un partito allaltro, ma quando il fumo si dissiper+ e
i corpi di tutti i morti saranno sotterrati, la situazione sar+ essenzialmente quale era
prima: ci sar+ una minoranza di uomini forti al potere che sfrutter+ tutti gli altri per i
propri fini. Ci sar+ la stessa avidit+, crudelt+, lussuria, ambizione, avarizia ed ipocrisia
come prima.
'erch le rivoluzioni degli uomini non cambiano nulla. 3a sola influenza che pu&
realmente sconvolgere lingiustizia e la iniquit+ degli uomini la potenza che spira
nella tradizione cristiana, e che rinnova la nostra partecipazione a quella -ita che l+
3uce degli uomini.
'er coloro i quali non hanno personale esperienza di questo aspetto rivoluzionario
della verit+ cristiana, ma che vedono soltanto la crosta esterna di quel morto
conservatorismo umano che tende a formarsi intorno alla Chiesa come le conchiglie si
accumulano sulla chiglia di una nave, tutti questi discorsi di dinamismo sembreranno
assurdi.
0gni singolo cristiano e ogni novella et+ della Chiesa devono compiere di nuovo
questa scoperta, questo ritorno alle sorgenti della vita cristiana.
Ci& richiede un fondamentale atto di rinuncia che accetta la necessit+ di incamminarsi
per la strada di #io sotto la guida altrui. Tale accettazione pu& essere conseguita solo
con il sacrificio, ed infine solo un dono di #io pu& insegnarci la differenza fra larida
crosta esterna di formalismo che la Chiesa a volte contrae dagli elementi umani di cui
si compone, e lintima e viva corrente di -ita divina che la sola vera tradizione
cattolica.
3a nozione di dogma atterrisce gli uomini che non comprendono la Chiesa. !ssi non
riescono a concepire come una dottrina religiosa possa ricevere dautorit+ una
definizione chiara, precisa, senza divenire subito statica, rigida, inerte e perdere ogni
vitalit+. ! nella loro frenetica ansia di sottrarsi a tale concetto essi si rifugiano in un
sistema vago e fluido di credenze, un sistema in cui le verit+ passano come nebbia e
ondeggiano e mutano come ombre. %n questo pallido, indefinito crepuscolo della
mente, essi fanno la loro scelta personale di fantasmi, e badano bene a non portarli
mai alla chiara luce del sole per paura di vedere tutta la loro inconsistenza.
!ssi tributano una specie di considerazione comprensiva ai mistici cattolici, perch
credono che questi rari uomini abbiano raggiunto in qualche modo la vetta della
contemplazione quasi sfidando il dogma cattolico. Credono che la loro profonda
unione con #io sia stata una fuga dallautorit+ docente della Chiesa e una implicita
protesta contro di essa.
Ma la verit+ che i santi sono arrivati alla pi$ profonda, alla pi$ vitale ed anche alla
pi$ individuale e personale conoscenza di #io proprio in grazia dellautorit+ docente
della Chiesa, proprio attraverso la tradizione vigilata e custodita da questa autorit+.
%% primo passo verso la contemplazione la fede, e la fede comincia con un assenso
agli insegnamenti di Cristo attraverso la Sua Chiesa: ,ides e2 auditu3 qui vos audit& me
audit. 4Colui che vi ascolta, ascolta Me7. ! 6la fede viene dal sentir parlare7.
1on larida formula di una definizione dogmatica a illuminare di per s la mente di
un contemplativo cattolico, ma lassenso al contenuto di questa definizione si
approfondisce e si allarga in una penetrazione vitale, personale e incomunicabile della
verit+ soprannaturale che essa esprime " una comprensione che un dono dello
Spirito Santo e che simmerge nella Sapienza dell,more, per possedere la -erit+
nella sua infinita Sostanza, #io stesso.
% dogmi della fede cattolica non sono semplicemente simboli o vaghe
razionalizzazioni che noi accettiamo come arbitrari stimoli intorno ai quali possono
formarsi o svilupparsi buone azioni morali " ed ancor meno vero che ogni idea
servirebbe altrettanto bene quanto quelle che sono state definite, e che qualsivoglia
pio pensiero tramandatoci fomenterebbe nelle nostre anime questa vaga vita morale. %
dogmi definiti ed insegnati dalla Chiesa hanno un significato molto preciso, positivo e
definito, significato che coloro i quali ne hanno la capacit+ devono approfondire e
penetrare se vogliono vivere una completa vita spirituale. 'erch la comprensione del
dogma la via pi$ immediata e comune verso la contemplazione.
Tutti coloro che possono farlo dovrebbero acquistare laccuratezza e lacutezza del
teologo nellafferrare il vero senso del dogma. 0gni cristiano dovrebbe avere una
profonda comprensione del suo credo, per quanto glielo concede la sua condizione. !
ci& significa che tutti dovrebbero respirare la limpida atmosfera della tradizione
ortodossa ed essere in grado di spiegare il proprio credo con una terminologia corretta
una terminologia con un contenuto di idee genuine.
'ure la vera contemplazione non viene raggiunta con uno sforzo della mente. ,l
contrario, ci si pu& perdere facilmente nella foresta dei particolari tecnici che
riguardano un teologo di professione. Ma #io d+ anche ai teologi una fame generata
dallumilt+, che non pu& soddisfarsi di formule e di argomenti, e che cerca di
avvicinarsi a #io pi$ di quanto lo permetta lanalogia.
8uesta serena fame dello spirito penetra la superficie delle parole, va oltre la
formulazione umana dei misteri e cerca, nellumiliazione del silenzio e della
solitudine intellettuale e della povert+ interiore, il dono di una cognizione,
soprannaturale che le parole non possono fedelmente significare.
,l di l+ del travaglio dellargomentazione essa trova riposo nella fede, e sotto il suono
delle parole essa apprende la -erit+, non in definizioni distinte e precise ma nella
limpida, oscurit+ di una singola intuizione che unisce tutti i dogmi in ununica
semplice 3uce che risplende direttamente nellanima dalleternit+ di #io, senza il
mezzo dun concetto creato, senza lintervento di simboli o di linguaggio o di
somiglianza con cose materiali.
8ui la -erit+ 8ualcuno Che non solo conosciamo e possediamo, ma da Cui siamo
conosciuti e posseduti. 8ui la teologia cessa di essere un corpo di astrazioni e diventa
una .ealt+ -ivente Che #io stesso. !d !gli Si rivela a noi nellassoluta dedizione
della nostra vita a 3ui. 8ui la luce della verit+ non qualcosa che esiste per il nostro
intelletto, ma 8ualcuno in Cui e per Cui esistono spirito e mente, e la teologia non
comincia veramente ad essere teologia fino a che non abbiamo trasceso il linguaggio e
le distinzioni dei teologi.
'er questo San Tommaso mise da parte, stanco, la #umma Theologia& prima che
fosse compiuta, dicendo che essa non era 6che paglia7.
'ure, il contemplativo, quando ritorna dalle profondit+ della sua semplice esperienza
di #io e cerca di comunicarla ad altri, deve necessariamente mettersi ancora sotto il
controllo del teologo e il suo linguaggio costretto a seguire la chiarezza, la
distinzione e laccuratezza in cui sincanala la tradizione cattolica.
(uardarsi quindi dal contemplativo il quale afferma che la teologia scolastica tutta
paglia, prima ancora di essersi preso la pena di leggerla.
<). Il mistero di Cristo
Come una lente dingrandimento concentra i raggi del sole in un piccolo punto
ardente di calore che pu& appiccare il fuoco a una foglia secca o a un pezzo di carta,
cos2 il mistero di Cristo nel -angelo concentra i raggi della luce e del fuoco di #io in
un punto che comunica fuoco allo spirito delluomo. 'er questo Cristo nacque e visse
nel mondo, mor2, ritorn& da morte ed ascese al 'adre in cielo: ut dum visibiliter (eum
ognosimus& per hun in invisibilium amorem rapiamur. ,ttraverso la lente della Sua
%ncarnazione, !gli concentra su di noi i raggi della Sua verit+ e del suo amore divino
perch noi ne sentiamo lardore, e tutta lesperienza mistica infusa negli uomini per
mezzo di Cristo Uomo.
'erch in Cristo, #io si fatto Uomo. %n 3ui, #io e luomo non sono pi$ separati,
estranei lUno allaltro, ma sono inseparabilmente uno, non confusi ma indivisibili.
8uindi in Cristo tutto ci& che divino e soprannaturale diventa accessibile, sul piano
umano, ad ogni nato di donna, ad ogni figlio d,damo. %l divino ora diventato
connaturale a noi nellamore di Cristo* cosicch, se noi 3o accettiamo e siamo uniti a
3ui in amicizia, !gli, che al tempo stesso nostro #io e nostro fratello, ci dona quella
vita divina che ora pu& essere nostra perch alla nostra altezza. #iventiamo figli
adottivi di #io, in quanto siamo simili a Cristo e Suoi fratelli.
#io dovunque. 3a Sua verit+ e il Suo amore pervadono ogni cosa come la luce e il
calore del sole pervadono la nostra atmosfera. Ma come i raggi del sole non appiccano
mai il fuoco da soli, cos2 #io non tocca le nostre anime con il fuoco di una
conoscenza e di una esperienza soprannaturali senza Cristo.
Ma la lente di questa umanit+ cerca spiriti che siano ben preparati, essiccati dalla luce
e dal calore di #io, pronti a sprigionare la fiamma in quel piccolo punto di fuoco che
la grazia dello Spirito Santo.
3a via normale alla contemplazione la fede in Cristo che nasce da una profonda
considerazione della Sua vita e del Suo insegnamento. Ma proprio perch ogni
esperienza di #io ci giunge attraverso il Cristo, ci& non significa necessariamente che
ogni contemplativo sempre, invariabilmente arrivi alla contemplazione attraverso
Cristo quale !gli pu& esistere nella nostra immaginazione. 'erch limmaginazione
solo uno dei mezzi per tenere dinanzi alla nostra mente loggetto della nostra fede.
1on sempre abbiamo la forza di dipingerci Cristo quale pensiamo !gli possa essere
stato, o debba essere stato, perch nessuno sa con sicurezza ome !gli sia stato.
%n passato gli scrittori spirituali hanno fatto di ci& quasi un problema, bench sia
difficile comprendere perch un simile problema debba esistere. 3a fede in Cristo, e
nei misteri della Sua vita e della Sua morte, il fondamento della vita cristiana e la
sorgente di tutta la contemplazione* e a questo proposito non v discussione
possibile. 1essuno pu& estromettere dalla sua vita interiore il Cristo Uomo con il
pretesto di essere ormai giunto, per mezzo di una contemplazione pi$ alta, in diretta
comunicazione con il -erbo. 'erch il Cristo Uomo il -erbo di #io, anche se la Sua
natura umana non la Sua natura divina. 3e due nature si uniscono in ununica
'ersona, sono Una. Sola 'ersona, cos2 che il Cristo Uomo #io.
%l cosiddetto 6problema7, se nella contemplazione si debba tralasciare lumanit+ del
Cristo per giungere direttamente alla Sua divinit+, sorge da una comprensione troppo
superficiale del dogma. ! questo uno dei casi nei quali lignoranza della teologia
provoca effetti disastrosi nella vita interiore. 1on si pretende che uno debba capire
con chiarezza la natura dellunione ipostatica per essere un contemplativo. Ma se si
vogliono introdurre formule dogmatiche nella spiegazione della propria esperienza
interiore, sarebbe cosa buona e savia che queste formule fossero quelle esatte,
altrimenti lesperienza interiore stessa ne risulterebbe falsata e illusoria.
3eresia nestoriana sorse dalla incapacit+ di concepire le due nature di Cristo, lumana
e la divina, diversamente, da due esseri sussistenti separatamente. 'er cui i 1estoriani
ritengono che Cristo non Una 'ersona divina ed umana, ma due esseri& #io e 6un
uomo unito a #io7.
Se nella nostra contemplazione separiamo lumanit+ e la divinit+ di Cristo al punto di
6passare oltre lumanit+7 per 6fissarci nella. divinit+7, avremo tendenza a dividere
Cristo in 6Un Uomo7 e 6Una 'ersona #ivina7, mentre di fatto #io e luomo in 3ui
sono assolutamente indivisibili ed inseparabili nella Unit+ della Sua 'ersona.
%l punto debole del nestorianesimo che esso fa natura uguale a persona. Ma la
contemplazione cristiana qualcosa di altamente personale. %l nostro amore e la nostra
conoscenza di Cristo non si fermano alla Sua natura umana o alla Sua natura divina,
ma alla Sua Persona. ,marlo semplicemente come natura sarebbe come amare un
amico per il suo denaro o per la sua giovialit+. 1oi non amiamo Cristo per quello che
ha, ma per quello he !.
6Che cosa7 Cristo, assai meno importante di 6Chi !gli 7. 6Che cosa7 !gli sia,
possiamo s2 e no immaginarcelo* ma raggiungiamo il 6Chi !gli 7 " la Sua
misteriosa e ineffabile 'ersona divina " direttamente ed immediatamente per mezzo
della grazia e dellamore, senza immagini =o anche con immagini, se volete* seppur
questa sia una via meno diretta> e senza raziocinare. %l vero mistero dellagape =carit+>
cristiana questa capacit+ che la 'ersona del -erbo ci ha dato venendo a noi* cio la
capacit+ di giungere semplicemente e direttamente a contatto con 3ui, non come un
semplice oggetto& come una cosa vista o immaginata, ma in ununione di amore
transoggettiva, che non unisce un oggetto a un soggetto, ma due soggetti in una
unione a,,ettiva. 8uindi nellamore noi possiamo, per cos2 dire, sperimentare nei
nostri stessi cuori lintimo personale segreto dell,mato. ! Cristo ci ha concesso la
Sua ,micizia per potere cos2 penetrare nei nostri cuori e dimorarvi di presenza, non
come oggetto& non come un 6che cosa7 ma come un 6Chi7. Cos2, Colui che ,
presente nella profondit+ del nostro stesso essere come nostro ,mico e come un altro
nostro io. 8uesto il mistero del -erbo, che abita in noi in virt$ della Sua
%ncarnazione e della nostra inserzione nel Suo Corpo Mistico, la Chiesa.
8uesta presenza personale di Cristo, -erbo di #io, nelle nostre anime ci& a cui
alludevo pi$ sopra, parlando della Sua 6Missione7.
Ma la fede e non limmaginazione a darci la vita soprannaturale, la fede a
giustificarci, la fede a condurci alla contemplazione. 6%l mio giusto vive per fede7,
non per immaginazione. 3immaginazione vi ha parte solo accidentalmente. Se hai
bisogno dellimmaginazione per ricordarti di Cristo in Cui credi, continua pure ad
usarla. Ma se puoi esercitare la tua fede in 3ui senza la noia di evocare sempre
unimmagine di 3ui, tanto meglio* la tua fede sar+ pi$ semplice e pi$ pura.
'er alcuni facile scendere in se stessi e trovare nella propria immaginazione una
semplice immagine di Cristo* ed un modo facile di cominciare a pregare. Ma ad altri
ci& non riesce. ,l contrario, lo sforzo richiesto pu& riempire la loro testa di problemi e
di turbamenti che rendono impossibile la preghiera. Ma nello stesso tempo il puro
nome di (es$ o la nozione vaga, indistinta di Cristo sufficiente a dare alla loro fede
una semplice e amorosa consapevolezza di Colui che realmente presente nella loro
anima per mezzo del Suo amore personale e della Sua Missione divina.
8uesta amorosa consapevolezza molto pi$ reale e pi$ apprezzabile di ci& a cui
possiamo giungere con laiuto dei nostri soli sensi interni: poich limmagine di (es$
che la nostra immaginazione ci pu& fornire non mai altro che una rappresentazione,
mentre lamore che la Sua grazia produce nel cuore pu& portarci al diretto contatto
con 3ui, quale !gli veramente. 4 (es$ stesso che fa sorgere questo amore in noi con
unazione diretta e personale della Sua volont+. 8uando !gli tocca lanima col Suo
amore, !gli opera su di noi con unazione diretta e pi$ intima di quella che un oggetto
materiale esercita sul nostro occhio o sugli altri nostri sensi. Senza contare che lunica
vera ragione per cui si medita su (es$ e ci si raccoglie sullimmagine che di 3ui
serbiamo nella memoria, quella appunto di prepararci a questo pi$ intimo contatto
con 3ui nellamore. 'erci&, quando il Suo amore comincia Nad ardere in noi, cessa, a
rigore, la necessit+ di continuare a servirci dellimmaginazione. ,d alcuni questo pu&
piacere, ad altri no, ed altri forse non hanno possibilit+ di scelta. Serviti di ci& che ti
aiuta, ed evita ci& che ti intralcia.
Ciascuno di noi si forma unidea di, Cristo che limitata ed incompleta. Tale idea
tagliata secondo la nostra misura. 1oi abbiamo la tendenza a farci un Cristo a nostra
immaginazione, una proiezione delle nostre aspirazioni, dei nostri desideri, dei nostri
ideali. Troviamo in 3ui quello che desideriamo trovare. 5acciamo di 3ui non solo
lincarnazione di #io, ma anche lincarnazione di quelle cose per le quali viviamo noi
e la nostra societ+ e il nostro ambiente.
8uindi, sebbene sia vero che la perfezione consiste nellimitare Cristo e nel riprodurlo
nella nostra vita, non basta imitare il Cristo della nostra immaginazione.
3eggiamo i -angeli non soltanto per avere unimmagine o unidea di Cristo, ma per
penetrare profondamente le parole della rivelazione al fine di stabilire, mediante la
fede, un contatto vitale col Cristo che dimora nella nostra anima quale #io.
1on sono i nostri sforzi che risolvono il problema di formare Cristo in noi. 1on si
tratta di studiare i -angeli e di sforzarsi poi di mettere in pratica le nostre idee, per
quanto si possa anche tentare di farlo, ma sempre sotto la guida della grazia, in
completa sottomissione allo Spirito Santo.
'erch se ricorriamo alle nostre idee, al nostro giudizio e ai nostri sforzi per imitare la
vita di Cristo, non faremo che rappresentare una specie di mistero sacro che finir+ per
allontanare tutti coloro che incontreremo, perch sar+ statico, artificioso, morto.
lo Spirito di #io che deve insegnarci chi Cristo, che deve formare Cristo in noi e
trasformarci in un altro Cristo. 'erch dopo tutto, la trasformazione in Cristo non
una questione puramente individuale: c un solo Cristo, non molti. !gli non diviso.
! per me diventare Cristo significa entrare nella -ita del Cristo Totale, nel Corpo
Mistico fatto del Capo e delle membra, del Cristo e di tutti coloro che sono incorporati
in 3ui per mezzo del Suo Spirito.
Cristo forma Se stesso con la grazia e con la fede nelle anime di tutti coloro che 3o
amano, e nello stesso tempo li attira tutti insieme a S per farli Uno in 3ui. /t sint
onsummati in unum.
! lo Spirito Santo, che la vita di questo Corpo Unico, dimora in tutto il Corpo e in
ognuna delle sue membra, cos2 che il Cristo Totale Cristo e ciascun individuo
Cristo.
8uindi, se vuoi avere nel cuore gli affetti e le disposizioni che erano quelle di Cristo
sulla terra, consulta non la tua immaginazione, ma

la fede. !ntra nella tenebra della
rinuncia interiore, spoglia lanima tua dalle immagini e lascia che Cristo si formi in te
con la Sua croce.
<<. *a vita in Cristo
-ivere 6in Cristo7 vivere in un mistero uguale a quello dell%ncarnazione. 'erch
come Cristo unisce nella Sua unica 'ersona le due nature di #io e di uomo, allo stesso
modo facendoci Suoi amici !gli abita in noi, unendoci intimamente a 3ui. ,bitando in
noi !gli diventa, si pu& dire, come il nostro io superiore, poich !gli ha unito e
identificato con Se stesso il nostro io pi$ intimo. #al momento che abbiamo accolto in
noi il Suo amore per mezzo della fede e della carit+, una unione soprannaturale delle
nostre anime con la Sua #ivina 'ersona abitante in noi ci fa partecipi della Sua
filiazione divina e della Sua natura. Un 6nuovo essere7 tratto allesistenza. %o
divento un 6uomo nuovo7 e questo uomo nuovo, che spiritualmente e misticamente
ununica identit+, al tempo stesso Cristo e me stesso. %l linguaggio del 1uovo
Testamento e la dottrina della Chiesa insegnano a me credente che questa unione
spirituale del mio essere con Cristo in un 6uomo nuovo7 opera dello Spirito Santo,
lo Spirito di ,more, lo Spirito di Cristo.
3unione delle due nature nellUnica 'ersona del -erbo, in Cristo, una unione
ontologicamente perfetta e indistruttibile, unione di essenze in una sussistente !ntit+
personale, che il #io !terno. 3unione della mia anima con #io in Cristo non ha
questo carattere ontologico e inseparabile* , al contrario, una unione accidentale:
tuttavia qualcosa di pi$ di una semplice unione morale o unarmonia di cuori.
3unione del cristiano con Cristo non semplicemente similarit+ di inclinazioni e di
sentimenti, un mutuo consenso di menti e di volont+. Ga qualit+ pi$ radicale, pi$
misteriosa, pi$ soprannaturale: una unione mistica, per la quale Cristo stesso diventa
fonte e principio di vita divina in me. Cristo stesso, per usare una metafora tratta dalla
Sacra Scrittura, 6spira7 in me il Suo alito divino, donandomi il Suo Spirito. La
missione sempre rinnovata dello Spirito nellanima, che in grazia di Cristo,
deve essere intesa per mezzo dellanalogia del respiro naturale che continua a
rinnovare di momento in momento la nostra vita corporea. Il mistero dello
Spirito il mistero dellamore altruistico. Lo riceviamo nella ispirazione di un
amore segreto, e lo diamo agli altri nel riversare su di loro la nostra carit. La
nostra vita in Cristo comprende quindi sia un ricevere che un dare. iceviamo da
!io, nello Spirito, e nello stesso Spirito ridiamo a !io il nostro amore,
riversandolo sui nostri "ratelli.
Se ho questa vita in me, che mimporta degli accidenti di pena e piacere, speranza e
paura, gioia e dolore@ !ssi non sono la mia vita, e poco hanno a che fare con essa.
'erch dovrei temere qualcosa, che non pu& privarmi di #io* e perch dovrei
desiderare qualcosa che non pu& darmi il possesso di 3ui@
3e cose esteriori vanno e vengono, ma perch dovrebbero turbarmi@ 'erch la gioia
dovrebbe eccitarmi e il dolore abbattermi, il successo allietarmi e linsuccesso
deprimermi, la vita attirarmi e la morte respingermi, se io vivo solo della -ita, che in
me per dono di #io@
'erch dovrei angustiarmi per la perdita di una vita corporale, che deve
inevitabilmente andar perduta, dato che posseggo una vita spirituale e una personalit+
che non possono andare perdute, se io non lo desidero@ 'erch dovrei avere paura di
cessare di essere ci& che non sono, quando sono gi+ diventato qualcosa di ci& che
sono@ 'erch dovrei affaticarmi per conseguire soddisfazioni, che non possono durare
unora e che portano con s linfelicit+, quando possiedo gi+ #io nella Sua eternit+ di
gioia@
4 la cosa pi$ facile del mondo possedere questa vita e questa gioia: devi soltanto
credere ed amare* eppure c gente che consuma la propria vita in immani fatiche,
difficolt+ e sacrifici per raggiungere delle cose che rendono impossibile una vera vita.
8uesta una delle principali contraddizioni che il peccato ha portato nelle anime
nostre: dobbiamo fare violenza a noi stessi per non affaticarci inutilmente per ci& che
amaro e senza gioia e dobbiamo fare uno sforzo per prendere ci& che facile e pieno
di felicit+, quasi fosse contro il nostro interesse, perch per noi la linea di minor
resistenza conduce sulla via della maggiore difficolt+, e qualche volta, per noi, fare ci&
che , in se, estremamente facile pu& rappresentare la cosa pi$ difficile di questo
mondo.
3e anime sono come cera in attesa di un sigillo. 'er se esse non hanno una speciale
identit+. %l loro destino e quello di essere plasmate e preparate in questa vita, dalla
volont+ di #io, a ricevere, alla loro morte, il sigillo del loro grado di somiglianza a
#io in Cristo.
4 ci& che significa, fra laltro, essere giudicato da Cristo.
3a cera che diventata molle nella volont+ di #io pu& ricevere facilmente lo stampo
della propria identit+, e pu& in verit+ divenire ci& che era destinata ad essere. Ma la
cera che secca, fragile e senza amore non prende il sigillo, perch questo, cadendovi
sopra, la riduce in polvere.
8uindi se trascorrete la vita nel tentativo di sfuggire al calore del fuoco che deve
ammorbidirvi e prepararvi a diventare il vostro vero io, se cercherete di impedire alla
vostra sostanza di fondersi nel fuoco " come se la vostra vera identit+ dovesse essere
cera dura " il sigillo cadr+ alla fine su di voi e vi frantumer+. 1on potrete ricevere il
vostro vero nome e il vostro vero aspetto, e sarete distrutti dallevento che avrebbe
dovuto darvi la vostra perfezione.
Un sacerdote contemplativo avr+ un profondo ed insistente senso di unione con Cristo
come sacerdote e come offerente nel Sacrificio !ucaristico " tanto che la sua Messa
continuer+ a celebrarsi in lui non soltanto quando egli allaltare, ma anche quando
ne lontano, e in molti momenti diversi della giornata.
Scrivo questo senza essere ancora sacerdote, perch lho appreso in una certa misura
inginocchiandomi allaltare come chierico. 30stia spezzata giace sulla patena. Ma il
fatto di essere in possesso del segreto vi identifica con il Salvatore e con ci& che sta
accadendo. ! senza parole o espliciti atti di pensiero voi assentite a ci& in voi stessi,
semplicemente col restare dove siete e con losservare.
!d ecco, Cristo sviluppa la vostra vita in Se stesso, come un fotografo.
,llora una Messa continua, un senso profondo ed impellente di identificazione con un
atto duna grandezza e duna finalit+ incomprensibili, che ha in certo modo il suo
punto focale nel centro della vostra anima, vi segue dovunque andiate* e, in ogni
situazione della vostra vita quotidiana, esso fa segreto e insistente appello al vostro
assenso e al vostro consenso.
8uesta verit+ tanto tremenda da essere in certo modo neutra. 1on pu& essere
espressa. 4 assolutamente personale. ! non avete alcun particolare desiderio di
parlarne a qualcuno. 1on cosa che riguardi gli altri.
1 obblighi n lavori assorbenti riusciranno ad interferire con essa. Continuerete a
trovare in voi questo Complice anonimo che arde come un fuoco profondo e
tranquillo.
5orse non vi riuscir+ del tutto di identificare questa presenza, questazione continua
che si svolge in voi, a meno che in quel momento essa si svolga formalmente
sullaltare dinanzi a voi* ma allora almeno, oscuramente, riconoscerete allo spezzare
del 'ane lo Straniero che era vostro compagno ieri e ieri laltro. !, come i discepoli di
!mmaus, comprenderete con quanta ragione il cuore vi bruciasse in petto quando gli
incidenti del vostro lavoro giornaliero vi parlavano del Cristo che continuamente in
voi viveva e operava e offriva la Sua Messa.
-ita in Cristo vita nel mistero della Croce. 1on soltanto una nascosta
partecipazione soprannaturale alla vita divina nelleternit+, ma partecipazione ad un
mistero divino* unazione sara nella quale #io stesso entra nel tempo e, con la
cooperazione degli uomini che hanno risposto al Suo appello e sono stati uniti in una
santa assemblea, la Chiesa, effettua lopera della redenzione delluomo.
1oi abbiamo perso in grande misura il senso del sacrificio. 0ggi se mai si ricorda il
concetto di sacrificio, esso sembra ritenere solo una piccola parte del suo vero
significato. ,bitualmente, anche tra i cristiani, il sacrificio considerato solo come
atto morale, atto di piet+ o di virt$, caratterizzato da qualche difficolt+ particolare. %l
sacrificio allora un 6atto buono7, che anche gravoso e che ci 6costa qualche cosa7.
8uesto sembrerebbe implicare lidea che il sacrificio qualcosa di soggettivo e di
gravoso.
%nvece la nozione esatta di sacrificio assolutamente oggettiva e lidea di difficolt+ o
di dolore non gli essenziale, eccetto per quanto riguarda la nostra natura debole e
decaduta, che viene a conflitto con la volont+ divina. 'er s non vi nessuna ragione
perch un sacrificio perfetto non sia anche indolore: un puro atto di adorazione, un
inno alla gloria divina cantato in unestasi di pace.
%l sacrificio un atto oggettivamente saro& ed principalmente di carattere soiale*
quello che importa non tanto il dolore o la difficolt+ con lui connessi, quanto il
signi,iato& la signi,iazione sara& che non solo contiene unidea, ma e,,ettua una
tras,ormazione divina e religiosa nellofferente, consacrandolo ed unendolo pi$
intimamente a #io.
%l mistero della Croce, della morte redentrice e della resurrezione del Salvatore
rinnovato ogni giorno nel Sacrificio !ucaristico, pi$ comunemente detto 6la Messa7.
8ui abbiamo un atto che oggettivamente sacro come nessun altro mai: latto
sacrificale per il quale il 5iglio di #io offri Se stesso come vittima per i peccati
delluomo sulla Croce. 8uesto atto veramente, seppure misticamente, compiuto
dalla Chiesa per mezzo dei suoi sacerdoti ordinati, assistiti da altri ministri e dai
fedeli. #i solito non vi nulla nella Messa che possa essere causa di sofferenza, sia al
sacerdote che ai ministri o a chiunque sia presente. 'u& darsi che qualcuno debba
forse alzarsi pi$ presto del solito al mattino, o debba percorrere un bel po di strada o
sormontare altri ostacoli per poter assistere alla Messa* queste difficolt+ soggettive
potranno essere occasione di una partecipazione spirituale pi$ pura al sacrificio, ma
rimarranno sempre esteriori ed accidentali al sacrificio stesso.
0gni Messa ha un carattere sociale, anche se vi assiste solamente il chierico.
%dealmente, il carattere sociale della Messa dovrebbe essere posto in evidenza
dallattiva partecipazione liturgica dei fedeli presenti* la forma pi$ normale di questa
partecipazione si ha nella Messa solenne, durante la quale i fedeli stessi cantano e
comprendono una parte notevole della liturgia, e ascoltano attentamente quello che
viene recitato o cantato dal coro e dai sacri ministri. 3a Comunione costituisce
normalmente la piena partecipazione al sacrificio.
8uindi, il cristiano che ascolta la Messa intelligentemente, partecipa ad un atto sacro,
oggettivo, sociale nel quale Cristo invisibilmente presente come 'rimo 0fferente e
Sommo Sacerdote, rappresentato allaltare dal suo ministro visibile: !gli , per&,
anche presente in modo ancora pi$ intimo e misterioso: sono veramente presenti il
Corpo e il Sangue di Cristo* essi sono offerti dal sacerdote per i fedeli in stato di
immolazione, simboleggiato dalla consacrazione delle specie separate del pane e del
vino.
%l sacrificio liturgico della Chiesa ha al tempo stesso un significato mistico e cosmico.
3a comunione dei fedeli al Corpo e al Sangue del Salvatore non solo li unisce
realmente a 3ui in una unione mistica sacramentale, ma li unisce anche uno allaltro
nella carit+ cristiana e nello Spirito Santo. 1el significare questa unione, il sacrificio
produce anche, per grazia di Cristo, quello che essa significa.
3aspetto cosmico del sacrificio suggerito dalla natura stessa dei doni offerti a #io.
%l pane e il vino, prodotti della terra e del lavoro delluomo, vengono trasformati nel
Corpo e nel Sangue di Cristo. Cos2 tutta la creazione come pure il lavoro delluomo,
con le sue legittime e naturali aspirazioni, vengono in qualche modo elevati,
consacrati, trasformati. Tutto il mondo si scioglie in un inno di gloria in onore del
Creatore e Salvatore. 8uesto il sacrificio perfetto.
<?. Mulier amita sole
Tutto quello che stato scritto intorno alla -ergine Madre di #io mi prova che la sua
la pi$ nascosta delle santit+. Ci& che la gente trova da dire di lei ci parla generalmente
della gente stessa pi$ che della Madonna. #io infatti ci ha rivelato ben poco di lei, e
gli uomini, che non sanno chi e che ella fosse, rivelano soltanto se stessi quando
cercano di aggiungere qualcosa a ci& che #io ci ha detto di lei.
! ci& che di lei sappiamo non fa che rendere pi$ nascosto il vero carattere e il tipo
della sua santit+. 1oi crediamo che, dopo quella di Cristo suo 5iglio, che #io, la sua
santit+ sia stata la pi$ perfetta. Ma la santit+ di #io solo tenebra alla nostra mente.
'ure, la santit+ della -ergine /enedetta in certo modo ancor pi$ nascosta della
santit+ di #io, perch !gli ci ha detto di S almeno qualcosa che obiettivamente
valido quando viene tradotto in linguaggio umano. Ma della Madonna !gli ci ha detto
solo una o due cose importanti, ed anche allora noi non possiamo afferrare la pienezza
del loro significato. 'erch tutto quanto !gli ci ha detto dellanima di lei si riduce a
questo: che ella era assolutamente colma della pi$ perfetta santit+ creata. Ma noi non
abbiamo mezzo di sapere che cosa ci& significhi in particolare. ! quindi laltra cosa
certa che sappiamo di lei che la sua santit+ molto nascosta.
!ppure io posso trovarla, se anche io mi celo in #io dove ella celata. Condividere la
sua umilt+, il suo nascondimento, la sua povert+, il suo ritiro, la sua solitudine il solo
mezzo per conoscerla: ma conoscerla a questo modo significa trovare la sapienza. 5ui
me invenerit inveniet vitam et hauriet salutem a (omino.
1ella vivente persona umana della -ergine Madre del Cristo vi sono tutta la povert+ e
la sapienza di tutti i santi. Tutto venuto attraverso lei e si trova in lei. 3a santit+ di
tutti i santi una partecipazione alla sua santit+, perch nellordine da 3ui stabilito
#io vuole che tutte le grazie vengano agli uomini attraverso Maria.
!cco perch amarla e conoscerla significa trovare il vero significato di ogni cosa e
avere accesso a ogni sapienza. Senza di lei la conoscenza di Cristo pura
speculazione: in lei diventa esperienza, perch ogni umilt+ e ogni povert+, senza le
quali Cristo non pu& essere conosciuto, le appartengono. 3a sua santit+ il silenzio in
cui solo Cristo pu& essere udito, e nella contemplazione di lei la voce di #io diventa
per noi unesperienza.
%l vuoto, la solitudine interiore e la pace, senza le quali non possiamo essere pieni di
#io, furono da 3ui donati a Maria, affinch !ssa potesse accoglierlo nel mondo,
offrendo(li lospitalit+ di un essere perfettamente puro, immerso in un profondo
silenzio, assolutamente tranquillo e in pace, raccolto in completa umilt+. Se mai
riusciamo a svuotarci del rumore del mondo e delle nostre passioni, ci& avviene
perch ella ci venuta vicino e ci ha fatti partecipare alla sua santit+ e al suo
nascondimento.
Maria sola, fra tutti i santi, , in ogni cosa, incomparabile. !lla ha la santit+ di loro
tutti, eppure non assomiglia a nessuno di loro. ! tuttavia possiamo parlare di
somiglianza con lei. 8uesta somiglianza con lei non solo qualcosa da desiderare,
la sola cosa degna del nostro desiderio: ma la ragione di ci& che ella, fra tutte le
creature, ha perfettamente riacquistato quella somiglianza con #io che #io voleva
trovare, in vari gradi, in tutti noi.
necessario, senza dubbio, parlare dei suoi privilegi come se fossero qualcosa da poter
rendere comprensibile col linguaggio umano e da potersi valutare con qualche misura
umana. 'arlerete forse di lei come di una .egina, e agirete come se sapeste che cosa
significa affermare chella ha un trono al disopra di tutti gli angeli. Ma ci& non
dovrebbe far dimenticare a nessuno che il suo pi$ alto privilegio la sua povert+, che
la sua pi$ grande gloria quella di essere nascosta, e che la sorgente di tutto il suo
potere sta nel fatto che ella non nulla alla presenza di Cristo, di #io.
8uesto lo dimenticano spesso gli stessi cattolici* quindi non sorprende che i nonB
cattolici abbiano sovente un concetto del tutto errato della piet+ cattolica per la Madre
di #io. 8uesti si immaginano, e alle volte facile capire perch, che i cattolici
trattano la /eata -ergine quasi come un essere divino per natura, quasi avesse una sua
gloria, una sua potenza, una sua maest+ che la ponessero allo stesso livello di Cristo.
Considerano l,ssunzione di Maria come una deificazione e la sua .egalit+ come una
vera e propria divinizzazione. ! perci& il suo posto nel quadro della .edenzione
sembrerebbe uguale a quello del 5iglio. Ma questo completamente contrario a ci&
che insegna la Chiesa Cattolica. Si dimentica che la maggior gloria di Maria risiede
nel suo niente, nellessere lAnella del Signore, nellaver accettato di diventare la
Madre di #io in amorevole sottomissione al Suo comando, in pura obbedienza di
fede. !ssa beata, non a causa di una mitica prerogativa pseudodivina, ma in tutte le
sue limitazioni umane e femminili ome una he ha reduto. 4 la fede e la fedelt+ di
questa umile ancella 6piena di grazia7 che le permette di essere perfetto strumento di
#io e nullaltro allinfuori di Suo strumento. 8uello che fu operato in 3ei fu
esclusivamente opera di #io. 6(randi cose mi ha fatto Colui che potente7. 3a gloria
di Maria puramente e semplicemente la gloria di #io in lei* e lei, come chiunque
altro, pu& dire che non ha nulla allinfuori di ci& che ha ricevuto da 3ui per mezzo di
Cristo.
%nfatti, questa precisamente la sua maggior gloria: non aver nulla di suo, non
trattenere nulla di un 6io7 capace di gloriarsi di qualcosa di se stesso. !ssa non mise
mai nessun ostacolo alla misericordia di #io, non resistette in nessun modo al Suo
amore n alla Sua volont+* perci& ha ricevuto da 3ui pi$ di qualsiasi altro santo. #io
pot compiere perfettamente in lei la Sua volont+* la libert+ di #io non fu ostacolata in
nessun modo n sviata dal suo scopo dalla presenza di un 6io7 egoistico in Maria. !lla
era ed persona nel senso pi$ profondo, precisamente perch, essendo 6immacolata7,
era libera da qualsiasi ombra di egoismo, che potesse offuscare la luce di #io nel suo
essere. !ssa era quindi una libert+ che 3o ubbidiva perfettamente e, nellubbidirlo,
trovava ladempimento di un amore perfetto.
%l vero significato della piet+ mariana cattolica deve essere visto alla luce della stessa
%ncarnazione. 3a Chiesa non pu& separare il 5iglio dalla Madre. 'oich la Chiesa
concepisce l%ncarnazione come la discesa di #io nella carne e nel tempo e come il
grande dono di Se stesso alle Sue creature, essa crede pure che colei che fu pi$ vicina
a #io in questo grande mistero pure colei che partecip& pi$ perfettamente al dono.
8uando una stanza riscaldata da un focolare, non sorprende che coloro che si
trovano pi$ vicini al caminetto siano i pi$ riscaldati. ! quando #io viene nel mondo
usando uno dei suoi servi, non sorprende che lo strumento prescelto partecipi in
maniera pi$ intima e pi$ grande al dono divino.
Maria, che era priva di ogni egoismo, libera da qualsiasi peccato, era pura come il
vetro di una finestra tersissima, che non ha altra funzione che far penetrare la luce del
sole. Se ci rallegriamo per quella luce, implicitamente lodiamo la tersezza della
finestra. %n tal caso qualcuno dir+ che potremmo dimenticarci del tutto della finestra.
8uesto vero. !ppure, il 5iglio di #io nello svuotarsi della Sua maestosa potenza,
facendosi bambino, abbandonandosi in totale dipendenza alle cure amorevoli di una
Madre umana, in un certo senso attira nuovamente verso di lei la nostra attenzione. 3a
3uce ha voluto ricordarci la finestra, perch grata a lei e perch ha per lei un amore
infinitamente tenero e personale. Se 3ui ci chiede di condividere questo Suo amore,
certamente una grande grazia ed un grande privilegio* ed uno degli aspetti pi$
rilevanti di questo privilegio che esso ci permette, in una certa misura, di apprezzare
il mistero del grande amore e del rispetto che #io ha per le Sue creature.
3,ssunzione di Maria in cielo non la glorificazione di una 6#ea Madre7. ,l
contrario, lespressione dellamore di #io per lumanit+* manifestazione
particolarissima del rispetto che #io ha per le Sue creature, del Suo desiderio di
onorare gli esseri che !gli ha fatto a Sua immagine, e soprattutto rispetto per quel
orpo che fu destinato ad essere Suo tempio glorioso. Se crediamo che Maria stata
assunta in cielo, lo crediamo perch anche noi un giorno, per grazia di #io, abiteremo
dove lei ora si trova. Se la natura umana stata glorificata in lei, perch #io
desidera che essa sia glorificata anche in noi* proprio per questo Suo 5iglio,
assumendo la nostra carne, venne al mondo.
8uindi, in tutto il grande mistero di Maria, una cosa rimane ben chiara: che per se
stessa non nulla, e che #io per amor nostro ha trovato Sua delizia nel manifestare la
Sua gloria e il Suo amore in lei.
!lla , di tutti i santi, la pi$ perfettamente povera, la pi$ perfettamente nascosta, la
sola che non ha assolutamente nulla che ella osi possedere come suo, e per questo ella
pu& comunicare pi$ pienamente a noi tutti la grazia di un #io che liberalit+ infinita.
! noi 3o possederemo pi$ vivacemente quando ci saremo svuotati, quando saremo
poveri e nascosti comella , assomigliando a 3ui con lassomigliare a lei.
! tutta la nostra santit+ dipende dal suo amore materno. Coloro con i quali ella
desidera dividere la gioia della sua povert+ e della sua semplicit+, coloro che ella
vuole siano nascosti come lei nascosta, sono quelli che condivideranno la sua
intimit+ con #io.
4 una grazia meravigliosa, un grande privilegio, quando una persona che vive nel
mondo in cui noi dobbiamo vivere perde improvvisamente interesse per le cose che
occupano questo mondo, e scopre nella sua anima una brama di povert+ e di
solitudine. ! il pi$ prezioso di tutti i doni della natura o della grazia il desiderio di
essere nascosti, di svanire agli occhi degli uomini, di essere considerati un nulla dal
mondo, di sparire dalla propria consapevole considerazione, e di diventare un nulla in
quellimmensa povert+ che ladorazione di #io.
8uesto vuoto assoluto, questa povert+, questa oscurit+ posseggono il segreto di ogni
gioia perch sono colmi di #io. Cercare questo vuoto vera devozione alla Madre di
#io. Trovarlo trovarla. !d essere nascosto nelle sue profondit+ esB
sere pieni di #io come ella piena di 3ui, condividere la sua missione di portarlo a
tutti gli uomini.
!ppure tutte le generazioni devono chiamarla beata perch tutte ricevono da lei in
virt$ della sua obbedienza tutta la misura di vita e di gioia che vien loro concessa. !d
necessario che il mondo la esalti, che la poesia canti la grande opera compiuta in lei
dal Signore, e che vengano innalzate cattedrali al suo nome. Se la Madonna non vien
riconosciuta come la Madre di #io e la .egina
*
di tutti gli ,ngeli e dei Santi e come la
speranza del mondo, la fede in #io rimane incompleta. Come possiamo chieder(li
tutto ci& che !gli vuole che speriamo da 3ui se non prendiamo coscienza,
contemplando la santit+ della -ergine %mmacolata, delle grandi cose che !gli ha il
potere di compiere nellanima umana@
! cos2, pi$ rimaniamo nascosti nelle profondit+ dove si svela il suo segreto, pi$
sentiremo il bisogno di lodare il suo nome nel mondo e di glorificare, in lei, #io che
di lei ha fatto il suo splendido tabernacolo. Ma non fidiamoci del nostro proprio
talento per trovare le parole con cui lodarla: perch se anche potessimo cantarla come
#ante e san /ernardo lhanno cantata, quel che potremmo dire di lei sarebbe ben poco
a paragone di quella lode adeguata che solo sa darle la Chiesa quando osa applicarle le
parole ispirate che #io usa per la Sua stessa Sapienza. Cos2 la ritroviamo presente in
mezzo agli stessi 3ibri Sacri: e se non giungessimo a trovare anche lei, nascosta nel
Sacro Testo, in tutte le 'rofezie che riguardano il 5iglio suo, noi non conosceremmo a
pieno la vita racchiusa nella Sacra Scrittura.
4 lei che stata predestinata da #io in questi ultimi tempi a manifestare tutto il potere
che !gli le ha conferito per la sua povert+, salvando gli ultimi uomini che vivranno fra
le rovine del mondo in fiamme. Ma se lultima et+ del mondo, per la malvagit+
umana, sar+ probabilmente la pi$ terribile, per la clemenza della /eata -ergine sar+
anche, per i poveri che hanno ricevuto la Sua misericordia, la pi$ vittoriosa e la pi$
grandiosa.
<A. 5ui non est meum
Un uomo che stato ucciso da un solo nemico morto come quello che stato ucciso
da un intero esercito. Se hai attaccamento anche ad un solo abito di peccato mortale
vivi nella morte, anche se pu& sembrare che tu abbia tutte le altre virt$.
8ualcuno pensa sia sufficiente avere una sola virt$, come la gentilezza o la
comprensione o la carit+, e che si possano trascurare tutte le altre. Ma se sei altruista
in un senso ed egoista in altri venticinque, la tua virt$ ti giover+ poco. %n realt+ essa
probabilmente non diventer+ altro che una ventiseiesima variet+ dello stesso egoismo,
travestita da virt$.
1on credere perci& che tutto il male che in te possa essere dimenticato o scusato
semplicemente perch sembra che tu abbia qualche buona qualit+.
1on credere di poter mostrare il tuo amore per Cristo odiando coloro che sembrano
essere Suoi nemici sulla terra. Supponiamo che essi lo odino realmente* ci&
nonostante !gli li ama, e tu non puoi essere unito con 3ui se anche tu non li ami.
Se odi i nemici della Chiesa invece di amarli, anche tu correrai il rischio di diventare
un nemico della Chiesa e di Cristo* perch !gli ha detto: 6,ma i tuoi nemici7, e ha
detto anche: 6Chi non con me contro di me7. 8uindi se non. ti metti dalla parte di
Cristo con lamare coloro che !gli ama, tu sei contro di 3ui.
Ma Cristo ama tutti gli uomini. Cristo morto per tutti gli uomini. ! Cristo ha detto
che non ! amore pi$ grande che dare la vita per il proprio amico.
1on essere troppo pronto a credere che il tuo nemico un selvaggio proprio perch
tuo nemio. 5orse egli tuo nemico perch crede che tu sia un selvaggio. 0 forse ha
paura di te perch sente che tu hai paura di lui. ! forse, se sapesse che tu sei in grado
di amarlo, non sarebbe pi$ tuo nemico.
1on essere troppo pronto a credere che il tuo nemico un nemico di #io appunto
perch tuo nemico. 5orse egli tuo nemico proprio perch non pu& trovare in te
nulla che dia gloria a #io. 5orse egli ha paura di te perch non pu& trovare in te nulla
dellamore di #io e della tenerezza di #io e della pazienza e misericordia e
comprensione di #io per la debolezza umana.
1on essere troppo pronto nel condannare luomo che non crede pi$ in #io, perch
forse sono stati la tua freddezza, la tua avarizia, la tua mediocrit+, il tuo materialismo,
la tua sensualit+, il tuo egoismo a uccidere la sua fede.
Un uomo non pu& essere un perfetto cristianocio un santo " se non anche un
comunista. Ci& significa che o deve rinunciare in modo assoluto al diritto di possedere
o, di ci& che gli appartiene, deve usare soltanto quello di cui ha bisogno ed
amministrare il resto per gli altri uomini e per i poveri* e nel determinare ci& di cui ha
bisogno egli deve essere guidato principalmente dalla gravit+ dei bisogni altrui.
Ma tu dirai che, in pratica, impossibile per un uomo ricco seguire questo chiaro
insegnamento della Scrittura e della tradizione cattolica. Gai ragione. ! non vi nulla
di nuovo in ci&. Cristo ha detto a tutti la stessa cosa molto tempo fa quando ha
affermato che era pi$ facile ad un cammello passare attraverso la cruna di un ago che
ad un ricco entrare nel regno dei cieli.
Se i cristiani fossero vissuti secondo gli insegnamenti della Chiesa per quello che
riguarda propriet+ e povert+, non vi sarebbe stata occasione per il comunismo spurio
dei MarMisti e compagni il cui comunismo parte dal presupposto che si debba negare
agli altri il diritto di possedere.
C una sola vera dottrina sul diritto di propriet+: quella insegnata dalla tradizione
cattolica. 8uesto diritto esiste e non si pu& negare, ma esso implica un obbligo che, se
fosse attuato senza ipocrisia, inganno e sotterfugio, farebbe s2 che quasi tutti i cristiani
vivessero in modo simile al comunismo dei primi ,postoli: 6! neppure vera bisogno
tra loro. 'erch quanti erano proprietari di terre e di case le vendevano, prendevano il
prezzo della cosa venduta e lo deponevano ai piedi degli ,postoli. ! la distribuzione
veniva fatta a ciascuno secondo ci& di cui egli abbisognava7.
1essuno negava a questi uomini il diritto di possedere terra, o di conservare quel che
possedevano, o di venderlo e di distribuire il loro denaro. 'ure, questo diritto
implicava lobbligo a soddisfare tanto i bisogni degli altri quanto i propri, e
comportava il privilegio di farlo in una maniera che superasse la stretta lettera della
legge e si spingesse fino ad essere carit+ eroica.
Se hai denaro, pensa che forse. #io te lo ha lasciato cadere nelle mani solo perch tu
possa trovare gioia e perfezione nel prodigarlo.
4 facile dire al povero di accettare la sua povert+ come volont+ di #io quando tu hai
vesti calde, cibo in abbondanza, cure mediche, un tetto sopra la testa e nessuna
preoccupazione per pagare laffitto. Ma se vuoi che i poveri ti credano, cerca di
condividere la loro povert+, e vedi se anche tu puoi accettarla come volont+ di #io9
<C. /milt+ ontro disperazione
3a disperazione lamore di s portato allestremo. -i si giunge quando un uomo
volge deliberatamente le spalle ad ogni aiuto altrui per gustare il corrotto piacere di
sapersi perduto.
%n ogni uomo si nasconde qualche radice di disperazione perch in ogni uomo c
lorgoglio che vegeta e produce male erbe e putridi fiori di autocompassione non
appena le proprie risorse gli vengono a mancare. Ma poich le nostre risorse ci
vengono inevitabilmente a mancare, noi siamo tutti pi$ o meno soggetti allo
scoraggiamento e alla disperazione.
3a disperazione lultimo sviluppo di un orgoglio cos2 grande e cos2 ostinato da
scegliere la miseria assoluta della dannazione piuttosto che accettare la felicit+ dalle
mani di #io e riconoscere quindi che !gli al disopra di noi e che noi non siamo
capaci di compiere da soli il nostro destino.
Ma un uomo he ! veramente umile non pu) disperare& perh nelluomo umile non vi
! nulla he assomigli alla piet+ per se stesso.
4 quasi impossibile sopravvalutare la vera umilt+ ed il suo potere nella vita spirituale.
'erch linizio dellumilt+ linizio della beatitudine, e la consumazione dellumilt+
la perfezione di ogni gioia. 3umilt+ contiene in s la risposta a tutti i grandi problemi
della vita dellanima. !ssa la sola che apre la porta della fede con cui ha inizio la
vita spirituale: perch fede ed umilt+ sono inseparabili. %n perfetta umilt+ ogni
egoismo scompare, e la tua anima non vive pi$ per s o in s ma per #io: essa e
perduta e sommersa in 3ui e trasformata in 3ui.
, questo punto della vita spirituale lumilt+ trova la massima esaltazione. 4 qui che
chiunque si umilia viene esaltato perch, non vivendo pi$ per se, stesso o sul piano
naturale, si libera lo spirito da ogni limitazione e da ogni vicissitudine delle cose
create e del contingente, e si muove negli attributi di #io, la Cui potenza,
magnificenza, grandezza ed eternit+ sono diventate sue mediante lamore, mediante
lumilt+.
Se fossimo incapaci di umilt+, saremmo incapaci di gioia, giacch solo lumilt+ pu&
distruggere legocentrismo che rende impossibile la gioia.
Se non ci fosse umilt+ nel mondo, tutti gi+ da un pezzo sarebbero ricorsi al suicidio.
-i una falsa umilt+ che giudica orgoglio desiderare le massime altezze " la
perfezione della contemplazione, la vetta dellunione mistica con #io. 8uesta una
delle maggiori illusioni della vita spirituale, perch solo in questa grandezza, solo in
questa unione esaltante, noi possiamo realizzare la perfetta umilt+.
'ure facile comprendere come avvenga questo errore: infatti, da un certo punto di
vista, non affatto un errore. 'erch se consideriamo la gioia di ununione mistica in
maniera astratta, semplicemente come qualcosa che perfeziona il nostro essere, e ci d+
la pi$ grande felicit+ e la pi$ grande soddisfazione, possibile desiderarla con un
desiderio egoistico e pieno di orgoglio. ! questo orgoglio sar+ tanto pi$ grande se il
nostro desiderio implica che questa consumazione sia qualcosa che ci dovuta, come
se vi avessimo diritto, come se ci fosse possibile far qualcosa per conseguirla.
Tale appare lunione mistica alla mente di coloro che non hanno idea di ci& che essa
realmente. !ssi non comprendono che lessenza di questa unione un amore puro e
privo di egoismo, che svuota lanima di ogni orgoglio, e la annichilisce alla vista di
#io perch nulla rimanga di essa allinfuori della pura capacit+ di ricevere #io.
3a gioia dellamore mistico di #io sgorga dalla liberazione da ogni egoismo con
lannientamento di ogni traccia di orgoglio. 1on desiderare di essere esaltato ma
soltanto abbassato, non grande ma piccolo agli occhi tuoi e agli occhi del mondo*
perch la sola via per entrare in questa gioia quella di ridursi
a un punto evanescente e di essere assorbito in #io passando attraverso il centro del
tuo nulla. %l solo modo per possedere la Sua grandezza quello di passare attraverso
la cruna dago della tua assoluta insufficienza.
3a perfezione dellumilt+ si trova nellunione trasformante. Solo #io pu& portarti a
questa purezza attraverso il fuoco della prova interiore. Sarebbe pazzia non desiderare
tale perfezione. Che cosa ti servirebbe infatti essere umile in un mondo che ti
impedisse di perseguire ci& che la perfezione di ogni umilt+@
/ench sia intrinsecamente ragionevole e giusto desiderare lunione mistica con #io,
noi tanto facilmente fraintendiamo ci& che esso significa, che qualche volta questo
desiderio pu& diventare assai pericoloso. #esiderare #io il pi$ fondamentale di tutti
i desideri umani. 4 la radice stessa di tutta la nostra ricerca di felicit+. ,nche il
peccatore che cerca la felicit+ dove non si pu& trovare, segue un desiderio oscuro e
fuorviato, seppur inconscio, di #io. Cosicch, sotto un certo aspetto, non possibile
non desiderare #io.
#altra parte, quando usiamo lespressione 6desiderare #io7, implicitamente
riduciamo #io alla condizione di 6oggetto7 o di 6cosa7* come se #io fosse
6qualcosa7 da poter afferrare e possedere, come si possiedono ricchezze, cultura o
qualche altra entit+ creata. ! nonostante sia vero che nella visione di #io che
dobbiamo sperare il compimento delle nostre pi$ profonde esigenze, tuttavia
pericoloso pensare a #io semplicemente come soddisfazione di tutte le nostre
esigenze e desideri. 5acendo cos2, siamo inevitabilmente portati a travisare ed anche a
profanare la Sua santa ed infinita verit+.
Go visto molti uomini entrare in monastero animati da una fame veramente divorante
di #io e dellesperienza contemplativa. ! li ho visti abbandonare il monastero,
sconfitti e delusi dalla stessa intensit+ dei loro desideri inappagati. 1on esiste speranza
pi$ crudele della vana attesa di un supremo appagamento, tanto frainteso da essere
assolutamente impossibile. 1on vi sconfitta pi$ terribile di quella del cuore umano
reso folle dal suo desiderio di raggiungere un miraggio mistico.
Ci& che rende tanto crudele questa sconfitta linesorabile compiacimento dei maestri
di vita spirituale, i quali insistono che 6se non si trovato #io, perch (li si
rifiutato qualcosa. 1on si acconsentito a pagarne il prezzo7. Come se lunione con
#io fosse una merce messa in vendita nei monasteri, come il prosciutto o il
formaggio, o qualche buon affare segreto offerto agli uomini sul mercato nero della
contemplazione " offerto a questo o quel disgraziato compratore proprie nel
momento che aveva le tasche vuote.
%saia non ha forse detto che le acque di vita sono date precisamente a quelli che non
hanno denaro@
4 dovere di chiunque abbia avuto anche un debole barlume dellamore di #io,
protestare contro uninumana e falsa psicologia del misticismo* quella psicologia che
presenta la 6santit+7 e la 6contemplazione7 a guisa di ricchezze da acquistarsi. Come
se la santit+ e il misticismo fossero 6beni7 indispensabili per essere accetti nel .egno
di #io " come lo sonoBcambiar lauto ogni due anni, avere una casa in campagna e
un televisore per essere accetti nelle citt+ degli uomini. 3auto nuova e tutto ci& che ne
consegue starebbero ad indicare che uno non n un vagabondo, n un pigro, ma che
si conforma alla norma accettata da tutti. ,nalogamente, le consolazioni spirituali e le
virt$ pi$ ovvie sono ritenute segni evidenti che si lavorato fedelmente al servizio di
#io.
Troppo poco si capisce limportanza della povert+ spirituale, del vuoto, della
desolazione, dellabbandono totale nella vita mistica. ,llesperienza contemplativa
non si arriva accumulando pensieri elevati o visioni o praticando mortificazioni
eroiche. 1on 6qualcosa che si pu& comprare7 con una qualche moneta per spirituale
che sia. 4 puro dono di #io, e deve essere dono, perch questo fa parte della sua stessa
essenza. ! un dono del quale noi non potremo mai, per mezzo di nessun nostro atto,
renderci pienamente e rigorosamente degni. ,nzi, la contemplazione in s non
necessariamente segno di merito o di santit+. ! segno della bont+ di #io, e ci permette
di credere pi$ fermamente nella Sua bont+, di confidare maggiormente in 3ui, e
soprattutto di rimanere pi$ fedeli alla Sua amicizia. Tutte queste cose, normalmente,
dovrebbero crescere come frutti della contemplazione. Ma non sorprendetevi se la
contemplazione scaturisce dal vuoto assoluto, nella povert+, nellabbandono e nella
notte spirituale.
%n effetti, un desiderio troppo ardente di giungere alla contemplazione pu& esserle di
ostacolo, perch pu& procedere da una fissazione e dallattaccamento a se stessi. 3o
stesso desiderio di contemplazione pu& essere qualcosa di denso e di opaco, che
riempie il nostro vuoto, ci rende schiavi di quellidolo che il nostro io esteriore, e ci
lega, ciechi Sansoni, alla mole delle vane speranze e dei desideri illusori.
State in guardia contro ogni vana speranza: in realt+ queste sono tentazioni che
conducono alla disperazione. 'ossono sembrare molto vere, molto sostanziose.
'otrete arrivare a fare troppo affidamento sullapparente consistenza di qualcosa che
pensate sar+ vostra tra poco. 'otrete far dipendere tutta la vostra vita spirituale, la
vostra stessa fede da queste promesse illusorie. 'oi, quando queste si dissolvono
nellaria, ogni altra cosa si dissolve con esse. Tutta la vostra vita spirituale vi sfugge
tra le dita e restate senza nulla.
%n realt+ potrebbe essere una buona cosa, e tale dovremmo considerarla, se solo ci
fosse dato di tornare alla sostanza della fede pura ed oscura, che non pu& ingannarci.
Ma la nostra fede debole. ,nzi troppo spesso il punto pi$ debole della nostra fede
proprio lillusione che ci facciamo che essa sia forte, mentre la 6forza7 che noi
sentiamo solo lintensit+ dellemozione o del sentimento, che non hanno nulla a che
vedere con la fede vera.
8uante persone vi sono oggi nel inondo, che hanno 6perduto la fede7 insieme alle
vane speranze ed illusioni della loro infanzia. 8uella che chiamavano fede non era che
unillusione fra le tante. ,vevano fondato ogni loro speranza su una certa sensazione
di pace spirituale, di consolazione, di equilibrio interiore, di stima di s. 'oi, quando
incominciarono a lottare contro le difficolt+ reali ed i pesi dellet+ matura, quando si
accorsero della loro debolezza, perdettero la pace, abbandonarono lalta stima di s, e
divenne loro impossibile 6credere7. 0ssia divenne loro impossibile confortarsi,
rassicurarsi con le immagini e le idee che avevano rassicurato la loro infanzia.
1on riponete la vostra speranza nella sensazione di sicurezza, di consolazione
spirituale. 'u& darsi che dobbiate farne a meno. 1on riponete la vostra speranza in
quegli ispirati predicatori di un cristianesimo radioso, che potranno sollevarvi,
rimettervi in piedi, farvi sentir bene per tre o quattro giorni fino a quando non vi
ripiegherete su voi stessi e crollerete nella disperazione.
3a fiducia in se stessi un prezioso dono naturale* segno di salute. Ma non la
stessa cosa della fede. 3a fede molto pi$ profonda* deve essere abbastanza profonda
da sussistere anche quando siamo deboli o ammalati* quando la nostra fiducia in noi
stessi sparita, come pure la nostra stima di noi stessi. 1on intendo dire che la fede si
esercita solo quando siamo abbattuti e scoraggiati. Ma la vera fede deve poter
sussistere anche quando tutto il resto ci viene meno. Solo un uomo umile capace di
accettare la fede a queste condizioni* di accettarla totalmente e senza riserve,
rallegrandosi del suo stato di nudit+ ed accogliendola con gioia, anche quando non
accompagnata da niente altro, mentre ci viene tolta ogni altra cosa.
Se non siamo umili, siamo portati a pretendere che la fede porti con s la salute del
corpo, la pace della mente, la buona fortuna, il successo negli affari, la simpatia del
prossimo, la pace nel mondo, ed ogni altra cosa buona che possiamo immaginare.
4 vero che #io pu& darci tutte queste buone cose, se 3o vuole. Ma esse non rivestono
nessuna importanza, paragonate alla fede* la quale invece di essenziale importanza.
Se noi insistiamo per ottenere altre cose come prezzo per credere, tendiamo con ci&
stesso a scardinare le basi della nostra fede. 1on credo che sarebbe un atto di
misericordia da parte di #io permetterci di far questo9
Un uomo umile non turbato dalla lode. 'oich non considera pi$ se stesso e poich
sa da dove viene il bene che in lui, egli non rifiuta la lode, perch questa appartiene
al #io chegli ama, e, ricevendola, non tiene nulla per s, ma la d+ tutta, con gioia
immensa, al suo #io. 1eit mihi magna qui potens est& et santum nomen e6us7
Un uomo che non umile non pu& accettare di buon animo la lode. !gli sa che cosa
dovrebbe fare della lode. Sa che la lode appartiene a #io e non a lui* ma egli la
trasmette a #io cos2 goffamente che si ingarbuglia e, con il suo imbarazzo, attira
lattenzione su di s.
Chi non ha ancora imparato lumilt+ rimane sconvolto e turbato dalla lode. 'u& anche
perdere la pazienza quando lo si loda* il senso della propria indegnit+ lo irrita. ! se
anche non fa chiasso in proposito, quello che gli stato detto lo perseguita, gli
ossessiona la mente, lo tormenta dovunque vada.
,llaltro estremo sta luomo che non ha affatto umilt+ e che divora la lode, se la
riceve, come un cane che trangugia avidamente un pezzo di carne. Ma egli non
costituisce un problema* tanto comune da essere stato preso a personaggio di ogni
farsa fin dai tempi di ,ristofane.
3uomo umile riceve la lode come un vetro terso riceve la luce del sole. 'i$ limpida e
pi$ intensa la luce, meno tu vedi il vetro.
-i pericolo che nei monasteri ci si sottoponga a cos2 difficili sforzi, per essere umili
di quellumilt+ che si appresa da un libro, da rendere impossibile la vera umilt+.
Come puoi essere umile se fai sempre attenzione a te stesso@ 3a vera umilt+ esclude la
coscienza di s, ma la falsa umilt+ intensifica la consapevolezza di noi stessi al punto
da irrigidirci, da non lasciarci pi$ compiere movimento od eseguire azione senza
mettere in moto un complesso meccanismo di apologie e di formule dautoaccusa.
Se tu fossi davvero umile non baderesti affatto a te stesso. ! perch dovresti badare a
te@ Tu porresti solo mente a #io, alla Sua volont+, allordine obiettivo delle cose e dei
valori quali essi sono, non quali il tuo egoismo vuole che siano. #i conseguenza non
avresti pi$ illusioni da difendere. % tuoi movimenti sarebbero liberi. 1on avresti pi$
bisogno di impastoiarti in una serie di scuse che in realt+ sono costruite soltanto per
difenderti dallaccusa di orgoglio " quasi la tua umilt+ dipendesse da ci& che gli altri
pensano di te9
Un uomo umile pu& fare grandi cose con una perfezione non comune, perch non
bada pi$ alle cose accidentali, come i* suo interesse e la sua reputazione, e quindi non
ha pi$ bisogno di consumare i suoi sforzi per difenderle.
(iacch un uomo simile non ha paura dellinsuccesso. 1on ha paura di nulla,
nemmeno di se stesso, perch la perfetta umilt+ implica una perfetta fiducia nella
potenza di #io, dinanzi al 8uale nessun potere umano ha significato e per il 8uale
tutto questo non costituisce un ostacolo.
3umilt+ il segno pi$ sicuro di forza.
<D. *ibert+ nellobbedienza
'ochissimi uomini si santificano nellisolamento. 'ochissimi diventano perfetti in
solitudine assoluta.
-ivere con gli altri ed imparare a perdersi nella comprensione delle loro debolezze e
delle loro deficienze ci aiuta a diventare veri contemplativi. 1on vi infatti mezzo
migliore per liberarsi dalla rigidit+, dalla durezza, dalla volgarit+ del nostro egoismo
congenito, ostacolo insuperabile alla luce infusa e allazione dello Spirito di #io.
,nche la coraggiosa accettazione delle prove interiori in perfetta solitudine non pu&
sostituire completamente lopera di purificazione che si compie in noi attraverso la
pazienza e lumilt+, amando il prossimo e simpatizzando con le sue richieste pi$
irragionevoli.
C sempre pericolo che gli eremiti non facciano che inaridirsi e indurirsi nella loro
eccentricit+. -ivendo lungi dal contatto con gli altri, essi tendono a perdere quel
profondo senso delle realt+ spirituali che solo il puro amore pu& dare.
Credi che la via alla santit+ sia quella di chiuderti fra i tuoi libri, le tue preghiere e le
meditazioni che ti piacciono, ti interessano, ti proteggono, con molteplici barriere,
contro chi tu consideri sciocco@ Credi forse che la via alla contemplazione si trovi nel
rifiutare attivit+ e opere che sono necessarie al bene altrui ma che forse ti annoiano e ti
distraggono@ Credi forse di trovare #io col chiuderti in un bozzolo di piaceri estetici e
spirituali, invece di rinunciare a tutti i tuoi gusti, desideri, ambizioni, soddisfazioni per
amore di Cristo, che non vivr+ in te fino a quando tu non 3o troverai negli altri@
3ungi dallessere opposte per loro natura, la contemplazione interiore e lattivit+
esterna sono due aspetti dello stesso amore di #io.
Ma lattivit+ di un contemplativo deve nascere dalla sua contemplazione e deve:
rassomigliarle. Tutto ci& che egli fa al di fuori della contemplazione deve riflettere la
luminosa tranquillit+ della sua vita interiore.
, questo fine, egli deve cercare nella sua attivit+ ci& che trova nella sua
contemplazione: il contatto e lunione con #io.
'er quanto poco tu abbia appreso di #io nella preghiera mentale, commisura i tuoi atti
a questo poco: regolali su questo metro. 5a si che tutta la tua attivit+ fruttifichi nello
stesso vuoto, nello stesso silenzio e nello stesso distacco che hai trovato nella
contemplazione. %n ultima analisi il segreto di tutto ci& un perfetto abbandono alla
volont+ di #io nelle cose che non dipendono da te, una perfetta obbedienza a 3ui in
tutto quello che dipende dalla volont+ tua, cos2 che in tutto, nella tua vita interiore e
nelle tue opere esterne per #io, tu desideri una cosa soltanto: ladempimento della Sua
volont+.
Se farai ci&, la tua attivit+ parteciper+ a quella pace disinteressata che sai trovare nella
preghiera e nella semplicit+ delle cose che fai gli uomini riconosceranno la tua pace e
daranno gloria a #io.
soprattutto in questa silenziosa e inconscia testimonianza allamore di #io che i
contemplativi esercitano il loro apostolato. 'erch il santo predica con il suo modo di
camminare, di fermarsi, di sedere, di raccogliere qualcosa e di stringerla fra le mani.
Coloro che sono perfetti non hanno bisogno di riflettere sui particolari delle proprie
azioni.
Sempre meno consci di se stessi, essi cessano ad un dato momento di aver coscienza
di essere loro ad agire, e a poco a poco #io comincia a fare, in loro e per loro, tutto
ci& che essi fanno* per lo meno nel senso che labitudine al Suo amore divenuta per
loro una seconda natura e informa tutto ci& che essi f anno con la Sua somiglianza.
3e difficolt+ estreme che ostacolano la strada di coloro che cercano libert+ interiore e
purezza damore insegnano loro ben presto chessi non possono avanzare da soli, e lo
Spirito di #io d+ loro il desiderio dei mezzi pi$ semplici per dominare il proprio
egoismo e la propria cecit+ di giudizio. !d ecco lobbedienza al giudizio e alla
direzione altrui.
Uno spirito che tende veramente a #io nella contemplazione imparer+ presto il valore
dellobbedienza: le difficolt+ e le angustie che quotidianamente incontra sotto il peso
del suo egoismo, della sua inettitudine, della sua incompetenza e del suo orgoglio gli
daranno la brama di essere guidato, consigliato e diretto da qualcun altro.
3a sua volont+ diventer+ fonte di tanta miseria e di tanta tenebra che egli non andr+ da
un altro solo per cercare luce o saggezza o consiglio: egli giunge ad avere una
passione per lobbedienza in se stessa, per rinunciare alla propria volont+ e ai propri
lumi.
8uindi egli non obbedisce al suo abate o al suo direttore semplicemente perch i
comandi o i consigli che gli vengono dati sembrano buoni e vantaggiosi e intelligenti
ai suoi occhi. !gli non obbedisce perch crede che labate prenda decisioni
ammirevoli. ,l contrario, le decisioni del suo superiore non sembrano a volte troppo
sagge* ma questo non lo riguarda, perch egli accetta il superiore come mediatore fra
lui e #io e riposa soltanto nella volont+ di #io quale gli giunge attraverso gli uomini
che le circostanze della sua vocazione hanno posto sopra di lui.
3uomo pi$ pericoloso del mondo il contemplativo che non si lascia guidare da
nessuno. !gli fida solo nelle sue visioni. 0bbedisce ai suggerimenti di una voce
interiore ma non ascolta gli altri. %dentifica la volont+ di #io con tutto ci& che gli fa
provare in cuore una grande luce piena di calore e di dolcezza* pi$ dolce e pi$ caldo
tale sentimento, pi$ egli si convince della propria infallibilit+. ! se la pura forza della
sua fiducia in se stesso si comunica agli altri e d+ loro limpressione che egli sia
veramente un santo, un tale uomo pu& rovinare una intera citt+ o un ordine religioso o
anche una intera nazione: il mondo coperto dalle cicatrici che sono state inferte nelle
sue carni da simili visionari.
Spesso, tuttavia, persone simili non sono altro che innocui seccatori. !ssi si aggirano
in un vicolo cieco spirituale e qui si adagiano in un piccolo e tranquillo nido di
emozioni private. 1essuno in realt+ pu& essere portato ad invidiarli o ad ammirarli,
perch anche coloro che nulla sanno della vita spirituale possono in certo modo intuire
che tali uomini hanno ingannato se stessi uscendo dalla realt+ e si sono accontentati di
unapparenza.
Sembrano felici, ma non vi nulla di attraente o di contagioso nella loro felicit+.
Sembrano in pace, ma la loro pace vuota e inquieta. Ganno molto da dire, e tutto ci&
che dicono un messaggio con la 6M7 maiuscola, eppure non convincono nessuno.
'oich hanno preferito il piacere e le emozioni ai sacrifici austeri imposti da una fede
genuina, le loro anime sono diventate stagnanti. 3a fiamma della vera contemplazione
si spenta.
8uando sei guidato da #io nelle tenebre dove sta la contemplazione, non puoi
rimanere nella falsa dolcezza della tua volont+. 3illusoria soddisfazione interna
dellautocompiacimento e dallassoluta fiducia nel tuo giudizio non potr+ mai
ingannarti completamente: ti sentirai un po disgustato ed un vago senso di nausea
interiore ti forzer+ ad aprirti e a lasciar uscire il veleno.
'er capire il pieno valore dellobbedienza spirituale dobbiamo fare unattenta
distinzione tra caparbiet+ e libert+ genuina. 8uesta distinzione della massima
importanza, perch siamo chiamati alla libert+ nellobbedienza e non al mero
sacrificio di ogni indipendenza per sottostare allautorit+ come macchine. 3a libert+
pi$ alta si trova nellobbedire #io. 3a perdita della libert+ consiste nellassoggettarsi
alla tirannia dellautomatismo, sia nel capriccio della nostra ostinazione o nei ciechi
dettami del despotismo, del convenzionalismo, dellabitudine o della semplice inerzia
collettiva.
Una delle illusioni pi$ comuni che, con lopporre i miei capricci ai dettami
dellautorit+, io manifesto la mia libert+. ,gisco 6spontaneamente7. Ma questa non
vera spontaneit+ e non conduce allautentica libert+. 4 licenza invece che libert+.
Certamente, anche questa spontaneit+ imperfetta pu& essere in s preferibile alla
morta routine di un convenzionalismo passivo, ma ci& non dovrebbe impedirci di
vederne i limiti evidenti.
!ppure oggi molti trovano assai difficile capire lobbedienza religiosa, proprio perch
avvertono che troppo esigere il sacrificio della propria 6personalit+7 e della propria
6spontaneit+7. %n verit+, il problema spesso molto confuso. #a una parte il soggetto
pu& voler sfuggire alla responsabilit+. #allaltra, il superiore pu& essere mosso da
capriccio o immaturit+, non essendo egli stesso allaltezza di assumersi tutte le
responsabilit+ del suo ufficio.
Solo chi ha personalmente imparato a obbedire intelligentemente sa comandare
intelligentemente. Cos2 facendo, egli conosce il vero valore dellobbedienza per il
soggetto e lo stretto limite dei propri poteri. Una volta ammesso francamente che la
prudenza del superiore e la sua capacit+ di assumersi le responsabilit+ del suo ufficio
sono di grande importanza, bisogna anche ricordare che il soggetto deve sapere
obbedire al suo superiore attuale, anche se non allaltezza della situazione. %l
soggetto pu& essere conscio o meno che la propria condizione non lideale* ma ci&
non deve influire sulla sua volont+ di obbedire. 3a carit+ esige che egli ignori le
eventuali debolezze di chi sta sopra di lui e il buon senso gli impone una certa
prudenza nel giudicare e criticare le decisioni del suo superiore. #opo tutto, nessuno
buon giudice della propria causa, e siamo tutti inclini a lasciarci influenzare dal
pregiudizio e dalla caparbiet+ nello scorgere deficienze inesistenti. 8uindi, anche
senza voler restare deliberatamente ciechi di fronte alla verit+, dobbiamo convincerci
che ci sar+ di gran profitto esercitare lobbedienza anche di fronte a ordini non sempre
ragionevoli e prudenti. 1ellagire cos2 non chiudiamo gli occhi allevidenza dei fatti
n vogliamo ingannarci* ma accettiamo semplicemente la situazione per quella che ,
con tutti i suoi difetti, e obbediamo per amore di #io. 'er fare questo dobbiamo
giungere a una decisione molto ragionata e libera, che in alcuni casi pu& essere molto
difficile.
1essuno pu& diventare santo o contemplativo abbandonandosi stupidamente a un
concetto troppo semplicistico dellobbedienza. Sia in chi obbedisce che in chi
comanda, lobbedienza presuppone una consistente dose di prudenza* e prudenza
significa responsabilit+. 0bbedire non abdicare alla libert+, ma fare uso prudente di
questa a condizioni ben definite. Ci& non facilita in nessun modo lobbedienza n pu&
essere considerato un mezzo per evitare di assoggettarsi allautorit+. ,l contrario
unobbedienza di questo genere fa pensare a una mente matura, capace di prendere
risoluzioni difficili e di ben comprendere ordini difficili, eseguendoli con precisione e
fedelt+ alle volte veramente eroiche. Una simile obbedienza non possibile senza
unampia riserva di perfetto amore spirituale.
<E. Che os! la liberta
3a semplice capacit+ di scegliere tra bene e male il limite pi$ basso della libert+, e la
sola libert+ in ci& sta nel fatto che noi possiamo ancora scegliere il bene.
1el momento in cui sei libero di scegliere il male, tu non sei pi$ libero. 3a scelta del
male distrugge la libert+.
1on possiamo mai scegliere il male come male, ma solo come bene apparente. Ma
quando decidi di fare qualcosa che ti sembra un bene, mentre in realt+ non lo , tu fai
qualcosa che in realt+ non vuoi fare, e quindi non sei realmente libero.
3a perfetta libert+ spirituale la incapacit+ totale di fare una qualsiasi scelta del male.
8uando tutto ci& che desideri veramente buono ed ogni scelta non solo aspira a
questo bene ma lo consegue, allora sei libero, perch fai tutto ci& che desideri, e ogni
atto della tua volont+ ha pieno adempimento.
3a libert+ quindi non consiste in una bilancia equilibrata fra la scelta del bene e quella
del male, ma nel perfetto amore e nella perfetta accettazione di ci& che bene e
nellodio e nella perfetta ripulsa di ci& che male, cos2 che tutto ci& che fai buono e
ti rende felice, mentre rifiuti, rinneghi ed ignori tutto ci& che ha possibilit+ di condurti
allinfelicit+, alla delusione e al dolore. Solo luomo che ha respinto ogni male cos2
completamente da essere persino incapace di desiderarlo veramente libero.
#io, in Cui non esiste ombra alcuna o possibilit+ di male o di peccato, infinitamente
libero. %nfatti !gli 3ibert+.
Solo la volont+ di #io indefettibile. 0gni altra libert+ pu& fallire e dissolversi in una
falsa scelta. !d ogni vera libert+ viene a noi come un dono soprannaturale di #io,
come partecipazione alla Sua 3ibert+ essenziale per mezzo dell,more che !gli
infonde nelle nostre anime, unendole a 3ui prima in un perfetto consenso, poi in una
unione trasformante di volont+.
3altra libert+, la cosiddetta libert+ della nostra natura, che indifferenza rispetto alla
scelta del bene e del male, una capacit+, una potenzialit+ che attende limpulso dalla
grazia, dalla volont+ e dallamore soprannaturale di #io.
0gni bene, ogni perfezione ed ogni felicit+ si trovano nella infinitamente buona,
perfetta e benedetta volont+ di #io. 'oich vera libert+ significa capacit+ di scegliere e
desiderare sempre, senza errore, senza defezione, ci& che realmente bene, la libert+
si pu& trovare solo nella perfetta unione e sottomissione alla volont+ di #io. Se la
nostra volont+ daccordo con la Sua, raggiunger+ lo stesso fine, riposer+ nella stessa
pace, sar+ colmata dalla stessa infinita felicit+ che la Sua.
!cco quindi la pi$ semplice definizione di libert+: capacit+ di compiere la volont+ di
#io. !ssere in grado di resistere alla Sua volont+ non significa essere libero. 1on vi
vera libert+ nel peccato.
,ttorno al peccato vi sono certi godimenti " nei peccati della carne si trovano, per
esempio, i piaceri della carne. Ma il male non sta in questi piaceri. !ssi sono buoni, e
sono voluti da #io, e anche quando alcuno prende questi piaceri in un modo contrario
alla volont+ di #io, pure #io vuole che questi piaceri sussistano. Ma bench questi
piaceri siano in s buoni, linclinazione della volont+ ad essi, in circostanze contrarie
alla volont+ di #io, diventa cattiva. !d essendo cattiva, linclinazione della volont+
non pu& raggiungere la meta che la volont+ si prefigge. 8uindi essa inganna se stessa.
! quindi, in ultima analisi, non vi felicit+ in alcun atto peccaminoso.
'azzo9 Tu hai fatto in realt+ ci& che non volevi fare9 #io ti ha lasciato il piacere,
perch anche il piacere era volont+ di #io* tu hai trascurato la felicit+ che !gli voleva
darti assieme al piacere, o forse la pi$ grande felicit+ che !gli intendeva per te senza il
piacere e al di l+ e al disopra di esso9
Tu hai mangiato la buccia e gettato larancia. Gai tenuto la carta che era soltanto un
involto e hai gettato lastuccio e lanello e il diamante.
!d ora che il piacere " che doveva finire " terminato, tu non possiedi per nulla
quella felicit+ che ti avrebbe arricchito per sempre. Se tu avessi preso =o trascurato> il
piacere nel modo che #io voleva per la tua felicit+, possederesti ancora il piacere nella
tua felicit+, ed esso sarebbe in te sempre e ti seguirebbe dovunque nella volont+ di
#io. 'erch impossibile per chi non sia pazzo rimpiangere un atto coscientemente
compiuto in unione con la volont+ di #io.
3a libert+ quindi un talento che #io ci ha dato, uno strumento di lavoro. 3o
strumento del quale ci serviamo per costruire le nostre vite, la nostra felicit+. 3a
nostra vera libert+ qualcosa cui non dobbiamo mai rinunciare* perch se vi
rinunciamo, rinunciamo a #io stesso. Solo la falsa spontaneit+ del capriccio, la
pseudolibert+ del peccato deve essere sacrificata. 3a nostra vera libert+ deve essere
difesa con la stessa vita, perch lelemento pi$ prezioso del nostro essere. ! la
libert+ che fa di noi delle 6persone7, costituite secondo limmagine divina. 3a Chiesa,
societ+ soprannaturale, ha come una delle sue funzioni principali .quella di preservare
la nostra libert+ spirituale di figli di #io. Ma sono pochi coloro che lo capiscono9
<F. (istao
Mi chiedo se vi siano ora venti uomini al mondo che vedano le cose quali esse sono in
realt+. Ci& significherebbe che vi sono venti uomini liberi, non dominati e neppure
influenzati dallattaccamento alle cose create, a loro stessi o ad uno qualsiasi dei doni
di #io, o anche alla pi$ alta, alla pi$ soprannaturalmente pura delle Sue grazie. 1on
credo vi siano oggi al mondo venti uomini simili. Ma uno o due ce ne devono essere.
Sono essi che tengono assieme ogni cosa e impediscono alluniverso di sfasciarsi.
Tutto ci& che tu ami per se stesso, al di fuori di #io, acceca il tuo intelletto, mina il tuo
giudizio sui valori morali e vizia la tua scelta, tanto che tu non puoi distinguere
chiaramente il bene dal male e non puoi conoscere veramente il volere di #io.
! quando ami e desideri le cose per se stesse, non sai come applicare i principi morali
generali, anche se puoi comprenderli. ,nche quando la tua applicazione dei principi
formalmente esatta, ci sar+ probabilmente una circostanza nascosta, da te trascurata,
che inquiner+ di qualche imperfezione le tue azioni virtuose.
Coloro che si sono abbandonati interamente al disordine del peccato si rendono spesso
assolutamente incapaci di comprendere i principi pi$ semplici, non possono pi$
vedere neppure la pi$ ovvia e la pi$ naturale delle leggi morali. 'ossono avere le doti
pi$ brillanti ed essere in grado di discutere le pi$ sottili questioni di etica " ma non
tengono minimamente in considerazione ci& di cui parlano, perch non amano queste
cose come valori, ma hanno per esse soltanto un interesse astratto, come per dei
concetti.
-i sono certi aspetti del distacco e certi raffinamenti di purezza interiore e di
delicatezza di coscienza che in genere neppure gli uomini sinceramente santi riescono
a scoprire. ,nche nei monasteri pi$ rigidi e nei luoghi dove si dedica con seriet+ la
propria vita alla ricerca della perfezione, molti non giungono mai a sospettare quanto
essi siano dominati da forme inconsce di egoismo, quanto i loro atti virtuosi siano
conseguenza di un meschino interesse umano. %n realt+ sono proprio la rigidit+ e
linflessibile formalismo di questi uomini pii ad impedire loro di raggiungere il vero
distacco.
!ssi hanno rinunciato ai piaceri e alle ambizioni del mondo, ma si sono riservati altri
piaceri e altre ambizioni di carattere pi$ alto, pi$ sottile e pi$ spirituale. 8ualche volta
non sospettano nemmeno che sia possibile cercare la perfezione con una intensit+ di
zelo per se stessa imperfetta. Sono troppo attaccati alle cose buone del loro piccolo
mondo chiuso.
8ualche volta, per esempio, un monaco pu& nutrire un attaccamento alla preghiera o
al digiuno, a una pratica pia o ad una devozione, a una certa penitenza esterna, a un
libro, a un sistema di spiritualit+, a un metodo di meditazione o anche alla
contemplazione stessa, alle pi$ alte grazie della preghiera, a virt$, a cose che in s
sono segni di eroismo e di grandissima santit+. ! uomini che sembrano santi si sono
lasciati accecare dal loro disordinato amore per simili cose e sono rimasti nelle
tenebre e nellerrore quanto i loro confratelli del monastero, che sembrano tanto meno
perfetti di loro.
8ualche volta i contemplativi pensano che il fine e lessenza della loro vita si trovino
nel raccoglimento, nella pace interiore e nel senso della presenza di #io. Si attaccano
a queste cose. Ma il raccoglimento una cosa creata, non meno di unautomobile. %l
senso di pace interiore creato, allo stesso modo di una bottiglia di vino. 3a
6consapevolezza7 sperimentale della presenza di #io una cosa creata, precisamente
come un bicchiere di birra. 3a sola differenza sta nel fatto che il raccoglimento, la
pace interiore e il senso della presenza di #io sono piaceri spirituali, mentre gli altri
rappresentano piaceri materiali. 3attaccamento alle cose spirituali un attaccamento
simile allamore disordinato per qualsiasi altra cosa. 3imperfezione pu& essere pi$
nascosta e pi$ sottile* ma da un certo punto di vista ci& non fa che renderla pi$
pericolosa, perch pi$ difficilmente si riesce ad individuarla.
Cos2 molti contemplativi non diventano mai grandi santi, non entrano mai in stretta
amicizia con #io, non giungono mai ad una profonda partecipazione alle Sue
immense gioie, perch si abbarbicano alle piccole e miserabili consolazioni che
vengono concesse a chi si incammina sulla via della contemplazione.
Molti si trovano in una condizione ancora peggiore: essi non giungono mai alla
contemplazione perch si dedicano ad attivit+ e ad imprese che sembrano loro
importanti. ,ccecati dal loro desiderio di continuo movimento, di un senso costante di
attivit+, affamati di un aspro appetito di risultati, di successo visibile e tangibile, si
mettono nella condizione di credere di non poter essere graditi a #io se non si
affannano contemporaneamente a una dozzina di lavori. 8ualche volta riempiono
laria di lamenti e di rimpianti per non aver pi$ tempo per la preghiera, ma sono
diventati cos2 abili nellingannare se stessi, che non comprendono quanto poco sinceri
siano i loro lamenti. 1on solo si addossano una sempre maggior quantit+ di lavoro,.
ma vanno cercando nuovi campi di attivit+. ! pi$ sono indaffarati, pi$ errori
commettono. ,ccidenti e sbagli si accumulano attorno a loro. Ma essi non raccolgono
lavvertimento. -anno sempre pi$ alla deriva " e forse allora #io permette che
portino le conseguenze dei loro errori. %n questo caso si scuotono, e si avvedono che la
loro trascuratezza li ha trascinati in qualche grosso ed evidente peccato contro la
giustizia, per esempio, o contro gli obblighi del loro stato. ! cosi essi, non avendo
forza interiore, si sgretolano.
8uanti sono coloro che hanno soffocato le prime scintille della contemplazione,
accumulando legna sul fuoco prima che questo fosse bene acceso 9 3o stimolo della
preghiera interiore li eccita al punto che essi si abbandonano ad ambiziosi progetti per
catechizzare e convertire il mondo, mentre #io chiede loro soltanto di stare tranquilli,
di mantenersi in pace, attenti al lavorio segreto che !gli ha iniziato nelle loro anime.
'ure, se cercate di spiegare loro che pu& esservi molta imperfezione in quello zelo per
attivit+ che #io da loro non desidera, essi vi trattano come un eretico. Sono convinti
che voi avete torto, tanto intensa la brama che provano per i risultati che
immaginano di poter ottenere.
%l segreto della pace interiore il distacco. %l raccoglimento impossibile per chi
dominato dai desideri confusi e mutevoli della propria volont+. ! anche se questi
desideri tendono ai beni della vita interiore, al raccoglimento, alla pace, ai piaceri
della preghiera, se non sono altro che desideri naturali ed egoistici, renderanno il
raccoglimento difficile ed anche impossibile.
1on potrai mai trovare la perfetta pace interiore e il raccoglimento se non ti staccherai
anche dal desiderio di pace e di raccoglimento. 1on potrai mai pregare perfettamente
se non ti staccherai dai piaceri della preghiera.
Se abbandonerai tutti questi desideri e cercherai una cosa sola, la volont+ di #io, !gli,
in mezzo agli affanni, ai conflitti e alle prove, ti dar+ raccoglimento e pace.
1ella vita religiosa esiste una specie di crudo materialismo che induce uomini
sinceramente santi a credere che abnegazione significhi semplicemente rinuncia a
tutto ci& che soddisfa i cinque sensi esterni.
Ma questo appena il principio dellabnegazione.
1aturalmente, prima che la vita interiore possa anche solo iniziarsi, noi dobbiamo
essere staccati da tutto ci& che grossolano e sensuale. Ma, una volta iniziata, la vita
interiore far+ ben pochi progressi se non ci staccheremo sempre pi$ anche dai beni
razionali, intellettuali e spirituali.
Chi spera di diventare contemplativo distaccandosi solo da ci& che gli vietato dalla
ragione non giunger+ mai nemmeno a conoscere il significato di contemplazione.
'erch la via che conduce a #io passa attraverso una tenebra profonda, nella quale
ogni conoscenza, ogni sapienza creata, ogni piacere e prudenza, ogni speranza ed ogni
gioia umane vengono distrutte e annullate dalla soverchiante purezza della luce e della
presenza di #io. 1on basta possedere e godere i beni materiali e spirituali entro i
limiti di una ragionevole moderazione: dobbiamo essere capaci di elevarci al disopra
di ogni gioia e di passare oltre ogni possesso, se vogliamo giungere al puro possesso e
godimento di #io.
8uesta distinzione molto importante, eppure spesso dimenticata anche da autori
spirituali. 4 certamente vero che tutte le creature di #io sono buone, e che luso
moderato e prudente di queste ci porta ad una pi$ intima unione con 3ui. !d anche
vero che coloro, che sono pi$ uniti a 3ui e pi$ distaccati dal loro io esteriore, sono
capaci di gustare la gioia pi$ pura nella bellezza delle cose create, che non pi$ un
ostacolo alla luce di #io.
Ma tra luso moderato delle cose create, tra una vita virtuosa e ragionevolmente
moderata, e la purezza totalmente spiritualizzata del santo, che come la riconquista
dellinnocenza originale allalba della creazione, vi un abisso che pu& solo essere
superato con un salto cieco di distacco ascetico.
,l di l+ della ragionevole temperanza sta la morte sacrificale, che si trova ad un
livello pi$ alto della semplice virt$ o della pratica della disciplina. 3a croce di Cristo
fa qui il suo ingresso nella vita del contemplativo. Senza la morte mistica che lo
separa completamente dalle cose create, non vi per lui perfetta libert+ e non pu&
avanzare nella terra promessa dellunione mistica.
Ma questa 6morte7 dei sensi e dello spirito, che porta alla liberazione finale da ogni
attaccamento, non frutto del solo sforzo ascetico delluomo. 3a 1otte 0scura, la
crisi di sofferenza, che strappa dal mondo le nostre radici, puro dono di #io. 'er&,
anche un dono che in certa misura ci dobbiamo preparare a ricevere mediante atti
eroici di rinnegamento di noi stessi. 'erch se intendiamo seriamente intraprendere la
rinunia totale ad ogni attaamento& lo Spirito Santo non ci condurr+ nella vera
oscurit+, nel pieno della desolazione mistica, dove #io stesso ci libera
misteriosamente dalla confusione, dalla molteplicit+ dei bisogni e dei desideri, per
unificarci in 3ui e con 3ui.
%n poche parole, dobbiamo affrontare con la massima risolutezza il compito di andare
oltre la temperanza ordinaria e di lottare per il vuoto totale, se vogliamo andar oltre i
limiti della virt$ umana ed entrare nella perfetta libert+ dei figli di #io, per i quali
ogni cosa luce e gioia, perch tutto veduto e gustato in #io e per #io. %l mistico
vive nel vuoto, nella libert+, come se non avesse pi$ un 6io7 limitato ed esclusivo, che
lo distingue da #io e dagli altri uomini. !gli quindi morto con Cristo ed entrato
nella 6vita risorta7 promessa ai veri figli di #io. ,nche le gioie dei gradi inferiori
della contemplazione devono essere sacrificate da coloro che vogliono entrare nella
Terra 'romessa.
Cos2 la vera vita contemplativa non consiste nel godimento di piaceri interiori e
spirituali. 3a contemplazione qualcosa di pi$ di un raffinato e santo estetismo
dellintelletto e della volont+, nellamore e nella fede. .iposare nella bellezza di #io
come puro concetto, senza gli accidenti dellimmagine o della specie sensibile o di
alcunaltra rappresentazione, un piacere che appartiene ancora allordine naturale. 4
forse il pi$ alto piacere cui la natura ha accesso, e molti non vi arrivano con i loro soli
poteri naturali " essi hanno bisogno della grazia per poter sperimentare questa
soddisfazione che di per s nei limiti della natura. Ci& nonostante, poich naturale
e pu& essere desiderata per natura ed acquisita con discipline naturali, essa non deve
essere confusa con la contemplazione soprannaturale.
3a vera contemplazione lopera di un amore che trascende ogni soddisfazione ed
ogni esperienza per riposare nella notte della fede pura e nuda. 8uesta fede ci porta
cos2 vicini a #io, che si pu& dire 3o tocchi e 3o afferri quale !gli , anche se nelle
tenebre. ! leffetto di questo contatto spesso una pace profonda che trabocca nelle
facolt+ inferiori dellanima e costituisce cos2 un6esperienza7. 'ure questa esperienza
o senso di pace resta sempre un accidente della contemplazione, e lassenza di questo
6senso7 non significa quindi che il nostro contatto con #io sia cessato.
3egarsi a questa 6esperienza7 di pace significa minacciare la vera, essenziale e vitale
unione della nostra anima con
#io, al disopra del senso e dellesperienza, nella tenebra di un amore puro e perfetto.
'er quanto possa essere un segno della nostra unione con #io, questo senso di pace
rimane soltanto un segno " un accidente. 3a sostanza dellunione non
necessariamente vincolata a tale senso, e qualche volta, quando non abbiamo in noi
senso di pace o della presenza di #io, !gli pi$ veramente presente in noi di quanto
non lo sia mai stato prima.
Se attribuiremo troppa importanza a questi accidenti, correremo il rischio di perdere
ci& che essenziale, cio la perfetta accettazione della volont+ di #io, quali che
possano essere i nostri sentimenti.
Ma se credo che la cosa pi$ importante nella vita sia un senso di pace interiore, sar&
sempre pi$ turbato quando mi accorger& di non provarlo. ! poich non posso produrre
in me questo stato ogni volta che lo voglio, il turbamento aumenter+ con il fallire dei
miei sforzi. ,lla fine perder& la pazienza e rifiuter&

di accettare questa situazione che
sfugge al mio controllo, e cos2 perder& lunica realt+ che importa, cio lunione alla
volont+ di #io, senza di cui la vera pace assolutamente impossibile.
8uando consideriamo la fedelt+, la risolutezza, la ferma determinazione di rinunciare
a tutte le cose per amore di #io, senza le quali non potremo raggiungere i gradi pi$
alti della purezza e della contemplazione, rimaniamo atterriti dalla nostra debolezza,
dalla nostra pochezza, dalle nostre evasioni, dalla nostra infedelt+, dalle nostre
esitazioni. 3a nostra stessa debolezza annebbia la nostra visione. .estiamo come
interdetti, sapendo benissimo che ci si chiede di rinunciare a tutto, ma non sapendo da
dove incominciare. %n simili condizioni inutile forzare la conclusione. Sono
necessarie grande pazienza e umilt+, umile preghiera per ottenere luce, coraggio e
forza.
Se affrontiamo risolutamente la nostra pusillanimit+ e la confessiamo davanti a #io, di
sicuro !gli avr+ un giorno piet+ di noi e ci mostrer+ la via che conduce alla libert+ nel
distacco.
<H. Preghiera mentale
'oich la contemplazione lunione della nostra mente e della nostra volont+ con #io
in un atto di puro amore che coincide con la conoscenza di 3ui quale !gli in Se
stesso, la via alla contemplazione quella di sviluppare e di perfezionare la nostra
mente, la nostra volont+ e tutta quanta la nostra anima. 3a contemplazione infusa
comincia realmente quando il diretto intervento di #io innalza tutto questo processo al
disopra del livello della nostra natura* !gli allora perfeziona le facolt+ mentre sembra
sconfiggere ogni loro attivit+ nella sofferenza e nella tenebra della Sua luce e del Suo
amore infusi.
Ma prima che ci& cominci noi dobbiamo di solito faticare per prepararci con i nostri
mezzi e con laiuto della Sua grazia, approfondendo la nostra conoscenza ed il nostro
amore di #io nella meditazione e nelle forme attive della preghiera, e liberando la
nostra volont+ dallattaccamento alle cose create.
, questo proposito sono stati scritti molti libri. Ci sono svariatissime tecniche e
metodi di meditazione e di preghiera mentale, e sarebbe difficile accennare a tutti.
!cco perch non ne parler& se non per dire che tutti sono buoni per coloro che sanno
usarli, e che chiunque possa trarre profitto da una meditazione sistematica non
dovrebbe mancare di rivolgersi ad essa, fino a tanto che non senta forze sufficienti per
mettere da parte il metodo e pensare un poco da solo, almeno ogni tanto.
%l guaio di questi metodi non che essi siano troppo sistematici e troppo formali*
devono essere luno e laltro, ed un bene che lo siano. 3a colpa non sta nei metodi.
sta nel modo in cui vengono usati " o non vengono usati.
3o scopo di un libro di meditazione quello di insegnarti a pensare, non quello di
pensare in tua vece. #i conseguenza, se prendi un simile libro e ti limiti a leggerlo,
non farai che sprecare il tuo tempo. ,ppena un pensiero stimola la tua mente e il tuo
cuore, tu puoi mettere da parte il libro, perch la meditazione cominciata. Sarebbe
un grave errore pensare di essere obbligati a seguire lautore del libro sino alle sue
conclusioni. 'u& darsi che questa conclusione non si applichi a te. #io pu& volere che
tu giunga altrove. !gli pu& aver stabilito di darti una grazia differente da quella che
lautore pensa ti sia necessaria.
!ppure c chi crede di meditare soltanto quando il libro reca il titolo esplicito di
6Meditazioni7. Se tu lo chiamassi con un altro nome, essi si crederebbero in dovere di
leggerlo senza neppur tentare di pensare.
#opo aver realmente appreso la disciplina mentale che lo mette in grado di
concentrarsi su un argomento spirituale, di approfondirne il significato e di
incorporarlo nella propria vita, il meglio che possa fare chi agli inizi della vita
spirituale ! di acquistare agilit+ e libert+ di mente, che lo aiutino a trovare luce, calore,
idee ed amore di #io dovunque egli vada e qualunque cosa egli faccia. Chi sa pensare
a #io soltanto in determinati momenti del giorno non far+ mai molti progressi nella
vita spirituale. %n realt+ non penser+ a 3ui nemmeno nei momenti contrassegnati
dalletichetta religiosa di 6preghiera mentale7.
%mpara a meditare sulla carta. #isegni e scritti sono forme di meditazione. %mpara a
contemplare le opere darte. %mpara a pregare nelle strade o in campagna. Sappi come
meditare non solo quando hai un libro in mano, ma quando aspetti un autobus o ti
trovi in treno. Soprattutto, penetra nella liturgia della Chiesa e fa che il ciclo liturgico
diventi parte della tua vita " lascia che il suo ritmo si faccia strada nel tuo corpo e
nella tua anima.
3a ragione per cui meditazione e preghiera mentale non raggiungono il loro scopo
nella vita di tanti uomini che le praticano sta nel fatto che questo scopo non viene ben
compreso. ,lcuni pensano che la sola ragione della meditazione su #io sia quella di
farsi idee interessanti intorno a 3ui. 4 vero che uno degli scopi elementari della
meditazione quello di rafforzare le nostre convinzioni religiose e di dar loro un
fondamento pi$ profondo di fede e di comprensione: ma questo solo linizio, solo
la soglia della meditazione.
,ltri credono che la funzione della meditazione sia quella di mostrarci la necessit+ di
praticare le virt$ e di produrre in noi il coraggio e la determinazione di continuare e di
fare qualcosa in questo senso. 4 vero. 8uesto un altro frutto elementare della
meditazione. Ma solo un altro passo su questa strada.
Un errore meno grave " perch ora ci andiamo sempre pi$ avvicinando alla verit+ "
quello di credere che la meditazione produca in noi un pi$ grande amore per #io. Se
questo concetto sia o meno soddisfacente dipende da quel che noi intendiamo per
amare #io. Se pensiamo che la meditazione abbia raggiunto il suo scopo quando ci fa
dire di amare #io o ci fa sentire di amare #io, allora siamo ancora in errore.
3a meditazione una duplice disciplina con una duplice funzione.
'rima di tutto, intesa a darti un sufficiente controllo sulla tua mente, sulla tua
memoria e sulla tua volont+ perch tu possa raccoglierti e sottrarti alle cose esteriori,
agli affari, alle attivit+, ai pensieri, agli interessi dellesistenza temporale* in secondo
luogo =e questo il vero scopo della meditazione> essa ti insegna a prender coscienza
della presenza di #io* soprattutto mira a portarti ad uno stato di quasi costante
amorosa attenzione a #io e di dipendenza da 3ui.
%l vero scopo della meditazione questo: insegnare alluomo a liberarsi dalle cose
create e dalle preoccupazioni temporali, in cui egli trova solo confusione e dolore, e
ad entrare in un consapevole ed amoroso contatto con #io, contatto in cui egli
preparato a ricevere da #io laiuto di cui sa di avere tanto bisogno, e a dare a #io la
lode, lonore, il ringraziamento e lamore che sono ora diventati la sua gioia.
%l successo della tua meditazione non si misurer+ dalle idee brillanti che ti verranno o
dalle grandi risoluzioni che prenderai o dai sentimenti e dalle emozioni che si
produrranno nei tuoi sensi esteriori. ,vrai meditato bene solo quando sarai giunto,
fino ad un certo punto, a comprendere #io. Ma il punto essenziale non neppure qui.
#opo tutto, chiunque abbia tentato sa che quanto pi$ ci si avvicina a #io, tanto meno
pu& trattarsi di comprendere 3ui o qualcosa di 3ui.
Supponiamo che la tua meditazione ti porti al punto in cui ti senti come respinto dalla
nube che circonda #io, il 8uale fa delle tenebre il Suo ricetto. 3ungi dal
comprender3o tu cominci soltanto a comprendere la tua impotenza a conoscer3o, e
cominci a pensare che la meditazione qualcosa di disperato e di impossibile. !ppure
pi$ sei impotente, pi$ sembri desiderare di veder3o e conoscer3o, e la contraddizione
del tuo desiderio e del tuo insuccesso genera in te una penosa brama di #io, che nulla
sembra in grado di soddisfare.
Credi che la tua meditazione sia fallita@ ,l contrario: questa sconfitta, questa tenebra,
questa angoscia di un desiderio impotente il vero termine della meditazione. 'erch
se la meditazione mira soprattutto a stabilire nella tua anima un contatto vitale
damore con il #io vivente, fino a tanto che ci& produce soltanto immagini, idee ed
affetti che tu puoi comprendere e sentire ed apprezzare, lopera non ancora
completa. Ma quando supera il livello della tua capacit+ intellettiva e della tua
immaginazione, essa ti porta realmente vicino a #io, perch ti introduce nella tenebra
dove non puoi pi$ pensare a 3ui, e di conseguenza tu sei forzato a cercar3o con cieca
fede, speranza e amore.
4 allora che tu devi rafforzarti contro la tentazione di smettere la preghiera mentale*
devi ritornare ad essa ogni giorno nel tempo stabilito, malgrado la difficolt+, laridit+ e
il dolore che provi. 3a sofferenza e il segreto lavorio della grazia ti insegneranno che
cosa devi fare.
'u& darsi che tu sia portato a una forma assolutamente semplice di preghiera affettiva,
in cui la tua volont+, con pochissime parole o senza parole addirittura, raggiunger+ la
tenebra in cui #io si nasconde, con una specie di desiderio muto, quasi disperato,
eppure soprannaturalmente fiducioso, di conoscer3o e di amar3o.
0 forse, sapendo per fede che !gli presente in te e rendendoti conto dellassoluta
inutilit+ di tentar di applicare la tua intelligenza intorno a questa immensa realt+ e a
tutto ci& che essa significa, ti abbandonerai a un semplice sguardo contemplativo che
terr+ la tua attenzione pacificamente conscia di 3ui, nascosto in qualche parte di
quella profonda nube in cui anche tu ti senti attratto a penetrare.
#a allora devi rendere la tua preghiera pi$ semplice possibile.
8uando diventa possibile meditare di nuovo, medita. 8uando hai unidea, sviluppala,
ma senza eccitarti. ,limenta la tua mente con letture e con la liturgia, e se la tenebra
della tua semplice preghiera diventa troppo simile a una tensione " o degenera in
torpore o sonno " scuotila con qualche preghiera vocale o con semplici affetti, ma
non costringerti a trovare idee o a provare fervore, non sconvolgerti con inutili sforzi
per realizzare i grandiosi proponimenti offerti da questo o quel libro di meditazioni.
?I. (istrazioni
'reghiera ed amore si apprendono nellora in cui la preghiera diviene impossibile e il
tuo cuore si tramuta in pietra.
Se non hai mai avuto distrazioni non sai come pregare. 'erch il segreto della
preghiera una fame di #io e della visione di #io, una fame profonda che n il
linguaggio n laffetto sanno esprimere. ! colui che perseguitato dalla memoria e
dallimmaginazione con una folla di pensieri e di immagini inutili o anche cattivi pu&
qualche volta, nella profondit+ del suo cuore tormentato, essere costretto a pregare
meglio di coloro che hanno la mente piena di concetti chiari, di brillanti propositi e di
facili atti damore.
'er questo inutile agitarsi quando non ci si pu& sottrarre alle distrazioni. %n primo
luogo, devi comprendere che esse sono spesso inevitabili nella vita di preghiera. %l
fatto di venir sommerso, non appena ti inginocchi, da una marea di immagini selvagge
e vane una delle prove tipiche della vita contemplativa. Se pensi di essere obbligato
ad allontanare queste immagini servendoti di un libro ed afferrandoti alle sue frasi
come un naufrago si afferra a dei fuscelli, fa come ti pare* ma se lasci degenerare la
tua preghiera in una semplice lettura spirituale perdi gran parte del suo frutto.
'rofitteresti molto pi$ resistendo pazientemente alle distrazioni ed imparando
qualcosa sulla tua debolezza e sulla tua incapacit+. ! se diventa semplicemente un
anestetico, il tuo libro, lungi dallaiutare la tua meditazione, probabilmente lha
rovinata.
Una ragione delle tue distrazioni questa. 1ella meditazione, mente e memoria e
ragione. lavorano soltanto per portare la tua volont+ alla presenza del suo oggetto, che
#io. 0ra, quando tu hai praticato la meditazione per qualche anno, diventa per la
volont+ la cosa pi$ spontanea di questo mondo occuparsi di amare #io, nel silenzio e
nelloscurit+, non appena ti componi nellatto della preghiera. #i conseguenza, mente,
memoria e immaginazione non hanno nulla da fare. 3a volont+ al lavoro ed esse
sono disoccupate. Cos2, dopo un poco, le porte del subconscio si spalancano, e curiose
figure di ogni genere cominciano a volteggiare sulla scena. Se sei saggio, non
presterai loro attenzione: resta nella semplice attenzione di #io, tieni la tua volont+
tranquillamente rivolta a 3ui in semplice desiderio, mentre le ombre intermittenti di
questa noiosa pellicola si agitano sullo sfondo remoto. Se hai coscienza di esse, solo
per comprendere che le respingi.
3e distrazioni che i santi debbono temere sono generalmente le pi$ innocue. Ma a
volte le persone pie e le donne si torturano nella meditazione perch immaginano di
6consentire7 ai fantasmi di una rappresentazione lubrica e in certo qual modo sciocca
che si svolge nella loro immaginazione senza che ad essi riesca di arrestarla. 3a
principale ragione per cui essi soffrono sta nel fatto che i loro sforzi disperati per far
cessare questa parata di immagini generano una tensione nervosa che non fa che
peggiorare le cose cento volte di pi$.
Se mai hanno avuto una vena dumorismo, sono diventati ora tanto nervosi da esserne
completamente privi. 'ure, lumorismo sarebbe utilissimo in momenti come quelli.
1on vi vero pericolo in queste cose. 3e distrazioni che fanno male sono quelle che
allontanano la nostra volont+ dalla sua profonda e tranquilla occupazione con #io e la
traggono alla elaborazione di progetti che ci hanno occupato la mente durante il nostro
lavoro. Ci troviamo di fronte a decisioni che occupano e attirano realmente la nostra
volont+, e vi quindi gran pericolo che la nostra meditazione si trasformi in una
specie di seduta destinata a comporre lettere, sermoni, discorsi o libri, o, peggio
ancora, a progettare il modo di raccogliere denaro o di badare alla nostra salute.
Sar+ difficile per chi ha sulle spalle un lavoro di responsabilit+ liberarsi da simili cose.
!sse lo riporteranno sempre al suo lavoro e dovrebbero consigliarlo a non lasciarsi
troppo prendere dalle sue attivit+: giacch inutile tentar di allontanare dalla tua
mente tutto ci& che materiale, nel momento della meditazione, se, allinfuori di quel
momento, non fai nulla per diminuire la pressione del lavoro.
Ma in tutte queste cose, la volont+ di pregare lessenza della preghiera, e il desiderio
di trovare #io, di veder3o, di amar3o, ci& che solo importa. Se tu desideri di
conoscerlo e di amar3o hai gi+ fatto quello che si aspettava da te, ed molto meglio
desiderare #io senza essere in grado di pensar3o chiaramente, che avere di 3ui
meravigliosi pensieri senza desiderare di entrare in unione con la Sua volont+.
1onostante tutte le distrazioni che potrai avere, prega facendo uno sforzo tranquillo e
forse anche senza parole, per fissare il tuo cuore in #io, che presente in te
indipendentemente da tutto ci& che ti passa per la mente. 3a Sua presenza non dipende
dal tuo pensare a 3ui. !gli l2, infallibilmente* se non -i fosse, tu non esisteresti. %l
ricordo della sua presenza, che non vien mai meno, il modo pi$ sicuro per tener
ancorate le nostre menti e i nostri cuori nella tempesta delle distrazioni e delle
tentazioni, che necessariamente ci purificano.
?). Il dono dellintelletto
3a contemplazione, mediante la quale conosciamo ed amiamo #io quale !gli in Se
stesso, afferrando3o in una esperienza profonda e vitale che oltre il raggio di ogni
naturale capacit+ intellettiva, la ragione per cui #io ci ha creati. ! bench sia
assolutamente al disopra della nostra natura, san Tommaso insegna che essa il nostro
proprio elemento perch il pieno sviluppo di quelle profonde capacit+ esistenti in
noi, che #io ha voluto non potessero mai svilupparsi pienamente in altra maniera.
Tutti coloro che raggiungeranno il fine per cui sono stati creati saranno quindi
contemplativi in cielo* ma molti sono anche destinati a penetrare in questo elemento
soprannaturale e a respirare questa nuova atmosfera mentre sono ancora sulla terra.
'oich la contemplazione stata fissata da #io per noi quale nostro vero e proprio
elemento, il gustarla per la prima volta ci d+ una sensazione nuova eppure
stranamente familiare.
,nche se fino allora tu ne avessi avuto unidea assolutamente diversa =giacch nessun
libro pu& dare unidea adeguata della contemplazione, salvo a coloro che lhanno
provata>, ora scopri che essa proprio ci& che ti pare di aver sempre pensato dovesse
essere.
3assoluta semplicit+ ed evidenza della luce infusa che la contemplazione versa nella
nostra anima ci risvegliano improvvisamente a un nuovo mondo. !ntriamo in una
regione che non avevamo mai sospettato, eppure questo nuovo mondo ci sembra
familiare e naturale. %l vecchio mondo dei nostri sensi ci sembra ora strano, remoto ed
inverosimile "fino a che la luce intensa della contemplazione ci lascia, e noi
ricadiamo al nostro livello.
'aragonati alla pura e pacifica comprensione dellamore in cui il contemplativo pu&
vedere la verit+ non tanto con il comprenderla quanto con lesserne assorbito, i
consueti modi di visione e di conoscenza sono pieni di cecit+ e di fatica e di
incertezza.
3a pi$ vivida delle esperienze naturali come sonno in confronto a quel risveglio che
la contemplazione. 3a certezza naturale pi$ assoluta e sicura un sogno in confronto
a questa serena comprensione.
3anima si solleva dalla terra come (iacobbe che si desta dal suo sogno: vere (eus
est in loo isto et ego nesiebam. #io diventa la sola realt+, in Cui tutte le altre
prendono il loro posto " e perdono il loro significato.
Sebbene questa luce sia assolutamente al disopra della nostra natura, ci sembra ora
6normale7 e 6naturale7 vedere, come ora vediamo, senza vedere, possedere chiarezza
nelle tenebre, avere una pura certezza senza ombra di evidenza discorsiva, essere
pieni di unesperienza che trascende lesperienza ed entrare con serena fiducia in
profondit+ che ci lasciano assolutamente senza parole.
0 altitudo divitiarum sapientiae et sientiae (ei7
Una porta si apre nel centro del nostro essere, e ci sembra di cadere attraverso ad essa
in profondit+ immense che, sebbene infinite, ci sono tutte accessibili* tutta leternit+
sembra essere diventata nostra in questo unico contatto tranquillo e immoto.
#io ci tocca con un tocco che vuoto e ci svuota. !gli ci muove con una semplicit+
che ci semplifica. 0gni variet+, ogni complessit+, ogni paradosso, ogni molteplicit+
cessano. 3a nostra mente vaga nellatmosfera di una comprensione, di una realt+ che
oscura e serena e comprende in s ogni cosa. 1on si desidera pi$ nulla. 1on v pi$
desiderio. %l nostro solo dolore, se dolore possibile, nella consapevolezza che
viviamo ancora fuori di #io.
'erch gi+ un istinto soprannaturale ci insegna che la funzione di questo abisso di
libert+ che si aperto in noi quella di attirarci fuori dal nostro egoismo nella sua
immensit+ di libert+ e di gioia.
Sembri essere la stessa persona e sei la stessa persona che sei sempre stata* in realt+
sei pi$ te stesso di quanto non lo sia mai stato. Gai appena cominciato ad esistere. Gai
limpressione di essere finalmente nato davvero. Tutto quello che avvenuto prima
era un inganno, una incerta preparazione alla nascita. 0ra sei venuto alla luce nel tuo
elemento. !ppure ora sei divenuto un nulla. Sei sprofondato nel centro della tua
povert+, e qui hai sentito le porte aprirsi su una libert+ infinita, su una ricchezza che
perfetta perch di essa niente ti appartiene, eppure essa ti appartiene tutta.
!d ora sei libero di entrare e di uscire dallinfinito.
%nutile pensare di scandagliare le profondit+ dellabisso di tenebra aperta che ti ha
inghiottito, pieno di libert+ e di esultanza.
!sso non un luogo, non unestensione, una attivit+ immensa e tranquilla. 8uesto
abisso ,more. ! nel centro di te forma una cittadella.
1ulla pub penetrare nel cuore di questa pace. 1ulla dallesterno la pu& raggiungere.
C anche tutta una sfera della tua attivit+ che esclusa da questa splendida eterea
notte. % cinque sensi, limmaginazione, il ragionamento, la fame del desiderio non
appartengono a questo cielo senza stelle.
Mentre sei libero di andare e venire, non appena cerchi di mettere tutto ci& in parole o
in pensieri, ne vieni escluso: il bisogno di parlare ti riporta nella tua esteriorit+.
'ure senti di poter riposare in questa tenebra, in questa pace insondabile senza
turbamento e senza ansiet+, anche quando mente ed immaginazione rimangono in
certo modo attive, al di l+ dei battenti.
!sse rimangono a chiacchierare nel portico, fino a che dura il loro ozio, in attesa che
ritorni la volont+ loro regina, dai cui ordini dipendono.
Ma meglio per loro restare in silenzio. Tuttavia ora tu sai che questo non dipende da
te. 4 un dono che viene a te dal seno di quella tenebra serena e dipende interamente
dalla decisione dell,more.
1ella semplicit+ di questa pace interiore, armata, circondata da mura e indivisa, c
ununzione infinita che, appena viene afferrata, perde il suo sapore. 1on devi cercare
di raggiungerla e di possederla. 1on devi toccarla, o cercare di impadronirtene. 1on
devi tentare di renderla pi$ dolce o di impedire che essa si disperda...
3o stato dellanima in contemplazione qualcosa di simile a quello di ,damo ed !va
in 'aradiso. Tutto tuo, ma a una condizione infinitamente importante: che sia tutto
dato.
1on vi nulla che tu possa reclamare, nulla che tu possa chiedere, nulla che tu possa
prendere. ! appena cerchi di prendere qualcosa come se fosse tua, perdi il tuo !den.
3,ngelo con la spada di fuoco sta l2, armato contro ogni egoismo meschino e
particolare, contro l6io7 che pu& dire: 6%o voglio;7, 6%o ho bisogno;7, 6%o
esigo...7. 1essun individuo pu& entrare in 'aradiso, ma solo lintegrit+ della Persona.
Solo la pi$ grande umilt+ pu& darci la delicatezza e la precauzione istintiva che ci
impediranno di cercare in quella tenebra i piaceri e le soddisfazioni che possiamo
comprendere ed assaporare. 1el momento in cui domandiamo qualcosa per noi stessi,
o arrischiamo un atto per procurarci una intensificazione di questo puro e sereno
riposo in #io, noi sciupiamo e sperperiamo il perfetto dono che !gli desidera
comunicarci nel silenzio e nel riposo delle nostre facolt+.
Se vi una cosa che noi dobbiamo fare, questa: dobbiamo comprendere nelle
profondit+ del nostro essere che questo un puro dono di #io, che nessun desiderio,
sforzo ed eroismo nostro pu& in qualche modo meritare od ottenere. 1on c nulla che
noi possiamo fare direttamente per procurarcelo o mantenerlo o accrescerlo. 3a nostra
attivit+ in massima parte un ostacolo allinfusione di questa luce pacifica e
pacificante, con leccezione che #io pu& richiederci alcuni atti ed opere di carit+ o di
obbedienza, e mantenerci per mezzo loro in una profonda e sperimentale unione con
3ui, per solo Suo beneplacito e non come compenso della nostra fedelt+.
,l pi$ noi possiamo prepararci a ricevere questo grande dono riposando nel cuore
della nostra stessa povert+, tenendo il pi$ possibile vuota la nostra anima dal desiderio
di tutto ci& che rallegra o preoccupa la nostra natura, per quanto puro e sublime possa
essere in se stesso.
! quando #io si rivela a noi nella contemplazione, noi dobbiamo accettar3o come
!gli viene a noi, nella Sua oscurit+, nel Suo silenzio, senza interromper3o con
argomenti, parole, concetti o atti che appartengono al livello della nostra tediosa e
faticosa esistenza.
'er tutti i doni di #io ci deve essere in noi una risposta di gratitudine, di fedelt+ e di
gioia* ma qui noi, pi$ che a parole, 3o ringraziamo con la serena felicit+ di
unaccettazione silenziosa. -aate et videte quoniam ego sum (eus7 4 il nostro vuoto
in presenza dellabisso della Sua realt+, il nostro silenzio in presenza del Suo silenzio
infinitamente ricco, la nostra gioia nel seno della serena tenebra in cui la Sua 3uce ci
tiene assorti, tutto questo che 3o loda. 4 tutto questo che permette allamore per
#io, alla meraviglia e alladorazione di diffondersi in noi come onda di marea su dagli
abissi di quella pace, di infrangersi sulle spiagge della nostra consapevolezza in una
vasta, calma risacca di lode inarticolata, di lode e di gloria.
8uesta chiara tenebra di #io la purezza di cuore di cui Cristo parla nella sesta
/eatitudine. .eati mundo orde& quoniam ipsi (eum videbunt. ! questa purezza di
cuore provoca una liberazione almeno momentanea dalle immagini e dai concetti,
dalle forme e dalle ombre di tutte le cose che gli uomini desiderano con i loro appetiti
umani. Ci libera anche dalle analogie che noi usiamo di solito per arrivare a #io "
non che le neghi, perch esse sono vere entro i loro limiti, ma le rende
temporaneamente inutili perch le realizza tutte nella stretta sicura di una esperienza
profonda e penetrante.
1ella vivida tenebra di #io in noi avvengono qualche volta profondi movimenti
damore che ci liberano interamente, per un attimo, dal nostro vecchio carico di
egoismo, e ci mettono nel numero di quei fanciulli cui appartiene il regno dei cieli.
! quando #io lascia che ricadiamo nella nostra confusione di desideri, di giudizi e di
tentazioni, noi portiamo una cicatrice nel luogo dove questa gioia ha esultato per un
momento nei nostri cuori.
3a cicatrice ci brucia. 3a ferita aperta duole in noi, e noi ricordiamo di essere ricaduti
in ci& che non siamo, ricordiamo che non ci stato permesso di rimanere l+ dove #io
vorrebbe che fossimo. ! noi desideriamo il posto che !gli ci ha destinato e piangiamo
per il desiderio del momento in cui questa pura povert+ ci afferrer+, ci terr+ nella sua
libert+ e non ci lascer+ mai, quando noi non ricadremo pi$ dal paradiso dei semplici e
dei fanciulli nel foro della prudenza umana dove il saggio di questo mondo passa di
dolore in dolore e tende i suoi lacci a una felicit+ che non pu& esistere.
8uesto il dono dellintelletto: noi sortiamo da noi stessi per entrare nella gioia del
vuoto, del nulla, dove non esistono pi$ oggetti particolari di conoscenza, ma solo
lillimitata, integra, immacolata verit+ divina. 8uesta luce limpida che sa di 'aradiso
sta oltre ogni orgoglio, ogni commento, oltre ogni possesso privato, oltre la solitudine.
Sta in tutto e per tutti. 4 la vera luce che risplende in ciascuno, che illumina 6ogni
uomo che viene in questo mondo7. ! la luce di Cristo, 6che era nel mondo... e il
mondo non 3o conobbe7.
?<. *a notte dei sensi
3a vita della contemplazione infusa non sempre comincia con una esperienza definita
di #io in un abbagliante afflusso di luce. ! in ogni caso questi momenti di libert+ e di
evasione dalla cecit+ e dalla impotenza delle consuete faticose vie dello spirito
saranno sempre relativamente rari. ! non difficile riconoscere questi baleni
improvvisi ed intensi del dono dellintelletto, questi vividi 6raggi di tenebra7 che si
accendono profondi nellanima e mutano il corso dellintera vita di un uomo. !ssi si
impongono da s. !ssi fanno cadere come scaglia dai nostri occhi la cecit+. !ssi fanno
nascere in noi una certezza troppo profonda, troppo calma e troppo nuova, per poter
essere fraintesa o presto dimenticata.
Ma se un uomo dovesse attendere queste esperienze per diventare un contemplativo,
potrebbe aver da attendere molto " forse tutta una vita. ! forse la sua attesa sarebbe
vana.
Solitamente lo spirito apprende la contemplazione da #io non in un lampo
improvviso, ma impercettibilmente, a poco a poco, per gradi. ! in realt+, senza il
lavoro preparatorio di una prova lunga e paziente e un lento progresso nella tenebra
della fede pura, non s2 apprender+ mai veramente la contemplazione. 'erch pochi
lampi isolati, anche se intensi, dello spirito di intelletto e di sapienza non faranno di
un uomo un contemplativo nel senso pieno della parola* la preghiera contemplativa
risponde veramente al suo nome solo quando diviene pi$ o meno abituale.
,llo stesso tempo dobbiamo ricordare il fatto curioso che vi sono uomini di preghiera
che inconsciamente giungono alla soglia della contemplazione e l2 rimangono senza
neppure rendersi conto di dove si trovino. %n primo luogo essi non sanno valutare n
apprezzare questa oscura conoscenza di #io, perch simmaginano che il progresso
nella vita interiore sia progresso
nella chiarezza, nella conoscenza, nel fervore sensibile. Cos2 pu& accadere che mentre
essi sono pronti a 6nascere7 alla contemplazione, simmaginano che la loro vita
interiore sia pi$ o meno finita. Si sentono delusi e confusi. Credono di essere giunti in
fondo a un vicolo cieco. !ppure, se riescono forse a essere pazienti e a starsene l2
umili, dimenticandosi di loro stessi e fidando in #io, potranno tranquillamente
rendersi conto a poco a poco che quello in cui si trovano non affatto un vicolo cieco.
-edranno che in questa loro condizione di oscurit+ e di speranze deluse essi stanno
ritrovando se stessi, e che stanno attraversando un periodo di tranquilla e mite
purificazione da tutte le loro false speranze e concezioni illusorie, e che #io li sta
preparando per il loro viaggio nel deserto, viaggio che, dopo molte privazioni,
conduce alla Terra 'romessa.
1on dimentichiamo mai che la via ordinaria alla contemplazione passa attraverso un
deserto senza alberi, senza bellezza e senza acqua. 3o spirito entra nella solitudine e
cammina alla cieca in direzioni che sembrano condurre lontano dalla visione, lontano
da #io, lontano da ogni pienezza e da ogni gioia. 'u& diventare quasi impossibile
credere che questa strada conduca altrove che a una desolazione piena di ossa aride "
la rovina di tutte le nostre speranze e di tutte le nostre buone intenzioni.
3a prospettiva di questo deserto qualcosa che atterrisce molti al punto che essi si
rifiutano di entrare nelle sue sabbie brucianti e di avanzare fra le sue rocce. !ssi non
possono credere che la contemplazione e la santit+ si trovino in una desolazione dove
non vi cibo, non ricovero, non riposo, non acqua per la loro immaginazione, per il
loro intelletto e per i desideri della loro natura.
Convinti che la perfezione si misuri dalle brillanti intuizioni di #io e dalle fervide
risoluzioni di una volont+ ardente damore, persuasi che la santit+ consista in fervore
sensibile e risultati tangibili, essi non accetteranno una contemplazione che non diletti
la loro ragione e non investa mente e volont+ di consolazioni e di gioia sensibile. !ssi
vogliono sapere dove vanno e comprendere quel che fanno, e non appena si inoltrano
in una regione in cui la loro attivit+ si paralizza e non d+ frutti visibili, essi si volgono
e ritornano ai campi ameni dove possono essere sicuri di fare qualcosa e di dirigersi in
qualche luogo. ! se non possono raggiungere i risultati che con tanta ansia desiderano,
si convincono almeno di aver fatto molti progressi se hanno detto molte preghiere,
compiuto molte mortificazioni, fatto molte prediche, letto =e forse anche scritto> molti
libri ed articoli, sfogliato molti libri di meditazione, appreso centinaia di nuove e
differenti devozioni, girato la terra in pellegrinaggio. 1on che tutte queste cose non
siano buone in s* ma vi sono momenti nella vita di un uomo in cui esse possono
diventare unevasione, un lenitivo, un rifugio per sottrarsi alla responsabilit+ del
soffrire nella tenebra, nelloscurit+ e nellimpotenza, quando #io ci spoglia del nostro
falso io e fa di noi quegli uomini nuovi che veramente eravamo destinati ad essere.
8uando #io comincia a infondere il dono dellintelletto nello spirito di un uomo tratto
alla contemplazione, lesperienza spesso non tanto quella di un termine raggiunto
quanto quella di una sconfitta.
3a mente si trova ad entrare con disagio nelle ombre di una notte strana e silenziosa.
3a notte abbastanza tranquilla. Ma molto strana. %l pensiero si fa impastoiato e
difficile. C un caratteristico, pesante senso di stanchezza e di disgusto per lattivit+
mentale e spirituale, e, al tempo stesso, lanima presa dal timore che questa nuova
impotenza sia un peccato, o un segno di imperfezione. !ssa tenta di far agire il
pensiero e la volont+. 8ualche volta compie un folle sforzo per spremere da s
qualche sentimento di fervore, il che, sia detto incidentalmente, la peggior cosa che
si possa fare. Tutte le belle immagini e i bei concetti di #io che essa una volta
prediligeva sono svaniti o si sono tramutati in qualcosa di spiacevole e terribilmente
forzato. #io non si trova in nessun luogo. 3e parole delle preghiere rimbalzano come
in una vuota eco dai muri di questo cieco sotterraneo.
Se, in questa notte, uno lascia che il proprio spirito sia trasportato dalla paura o
dallimpazienza e dallansiet+, tutto perduto. !gli si torcer+, si dibatter+, si torturer+
nel tentativo di vedere qualche luce, di provare qualche calore, di ritrovare le vecchie
consolazioni, che sono irraggiungibili. ,lla fine egli fuggir+ dalle tenebre, e far+ del
suo meglio per illudersi alla prima luce che incontra.
Ma vi sono altri che, malgrado la perplessit+ e il disagio che soffrono nel deserto in
cui #io comincia a condurli, si sentono sempre e sempre pi$ attratti a quella terra di
desolazione. 1on possono pensare, non possono meditare* la loro immaginazione li
tortura con tutto ci& che non vogliono vedere* la loro vita di preghiera senza luce,
senza piacere, senza senso alcuno di devozione.
#altra parte essi sentono, per una specie di istinto, che la pace sta nel cuore di questa
tenebra. 8ualcosa li spinge a resistere, ad aver fiducia in #io, a star quieti e ad
ascoltare la Sua voce, ad essere pazienti e a non turbarsi. 'resto si accorgono che ogni
inutile tentativo di meditazione non fa che sconvolgerli e turbarli* ma nello stesso
tempo, mentre stanno immobili nel silenzio della fede nuda, rimanendo in una
consapevolezza semplice e vigile, attenti alle tenebre che li sconcertano, una pace
sottile e indefinibile comincia a insinuarsi nel loro animo e lo riempie di una
soddisfazione profonda ed inesplicabile. 8uesta soddisfazione tenue ed oscura. 1on
pu& essere afferrata o identificata. Si fa incerta e si allontana. 'ure c.
Che cos@ 4 difficile a dirsi: ma si sente che pu& essere in qualche modo chiamata
compendiosamente 6la volont+ di #io7 o, semplicemente 6#io7.
??. -iaggio nel deserto
3uomo che non permette al suo spirito di essere abbattuto e sconvolto dallaridit+ e
dalla desolazione, ma lascia che #io lo conduca in pace attraverso il deserto e non
desidera aiuto o guida che non sia la pura fede e la fiducia in #io solo, sar+ condotto
alla Terra 'romessa. !gli senza 6vedere7 godr+ di unabituale, confortante, oscura,
misteriosa consapevolezza del suo #io, presente e operante in tutti gli avvenimenti
della sua vita.
3uomo che non ha paura di abbandonare tutto il suo progresso spirituale nelle mani
di #io, di affidare preghiera, virt$, merito, grazia e tutti i doni alla custodia di 3ui, dal
8uale essi tutti debbono venire, sar+ presto condotto alla pace in unione con 3ui. 3a
sua pace sar+ tanto pi$ dolce, perch libera da ogni preoccupazione.
Come la luce della fede tenebra alla mente, cos2 la suprema attivit+ soprannaturale
della mente e della volont+ nella contemplazione e nellamore infuso ci sembra
dapprima inazione. !cco perch le nostre facolt+ naturali sono ansiose ed inquiete e si
rifiutano di tacere. !sse vogliono essere il principio dei loro propri atti. %l pensiero di
non poter agire secondo il loro piacere genera in esse una sofferenza e una
umiliazione difficili da sopportare.
Ma la contemplazione ci solleva al disopra della sfera delle nostre facolt+ naturali.
8uando si viaggia con laereo vicino a terra ci si accorge di dirigersi verso qualche
punto* ma nella stratosfera, per quanto si vada sette volte pi$ veloci, si perde il senso
della velocit+.
Cosi, non appena avuto qualche segno attendibile che #io sta attirando il nostro
spirito in questa via di contemplazione, dobbiamo restare tranquilli in una preghiera
semplificata al massimo, spoglia di atti e di riflessioni e libera da immagini,
attendendo nel vuoto in vigilante attesa che la volont+ di #io sia fatta in noi. 8uesta
attesa deve essere senza ansiet+ e senza una brama deliberata di ogni esperienza che
rientri nel raggio della nostra conoscenza o della nostra memoria, perch ogni
esperienza che noi possiamo afferrare o comprendere sar+ inadeguata ed indegna dello
stato cui #io vuole innalzare la nostra anima.
3a questione pratica pi$ importante che si presenta a questo punto : quali sono i
segni che consigliano con sicurezza di abbandonare la meditazione formale e di
restare in questa attesa pi$ o meno passiva@
%n primo luogo, se la meditazione e la preghiera affettiva sono facili, spontanee e
fruttuose, non debbono essere abbandonate. Ma quando sono divenute praticamente
impossibili, o se semplicemente mortificano e inaridiscono mente e volont+ e le
riempiono di disgusto o le coinvolgono in mille distrazioni, sarebbe dannoso
costringere la mente a formulare pensieri particolari e la volont+ ad emettere la solita
routine di atti specifici. 8uando limmaginazione, pur potendo ancora rimanere attiva,
non procura pi$ n piacere n frutto, ma vi stanca e vi disturba, anche quando si ferma
sulloggetto naturale pi$ attraente o anche su cose spirituali, segno che dovete
rinunciare alla meditazione attiva. Se nello stesso tempo gustate positivamente un
senso di pace e trovate fruttuoso tenervi in una semplice e fiduciosa attesa di aiuto da
parte di #io, meglio che assecondiate questa inclinazione piuttosto che stillarvi il
cervello e tendere la volont+ nel vano sforzo di spremere alcuni pochi pensieri ed
affetti. 'erch se riflettete sul vostro stato, vedrete con facilit+ che la vostra mente
assorta in un vasto, oscuro pensiero di #io e che la vostra volont+ presa, se non
perseguitata, da un cieco, brancolante, indefinito desiderio di #io. 8uesti due fatti si
intrecciano e producono in voi lansia, loscurit+ e la desolazione che rendono al
tempo stesso cos2 difficili e cos2 vani certi atti definiti e precisi. ! se rimarrai nel
silenzio e nel vuoto troverai che questa sete, questa fame che cercano #io nella cecit+
e nella tenebra cresceranno in te, e contemporaneamente, bench ti sembri di non
trovare nulla di tangibile, la pace si stabilir+ nella tua anima.
#altra parte, se labbandonare la meditazione significa semplicemente lasciar
addormentare intelletto e volont+, se significa appoggiarti al muro e passare la tua
mezzora di meditazione a chiederti che cosa ci sar+ per cena, meglio allora che tu ti
occupi di qualcosa. #opo tutto, c sempre la possibilit+ che lozio si travesta da
6preghiera di quiete7 o da 6preghiera di semplicit+7 e degeneri in torpore e sonno. 3a
semplice mancanza di attivit+ non ti tramuta ipso ,ato in un contemplativo.
4 normale servirsi della /ibbia o di qualche altro libro spirituale per 6incominciare7
anche per quelle preghiere dove non devi 6pensare7 attivamente. Se trovi qualche
paragrafo qualche frase che ti interessa, smetti di leggere e meditala, assorbila,
contemplala e riposa nella considerazione generale, serena, facile del pensiero, non
nei suoi particolari ma nel suo insieme, come qualcosa che tu prenda ed assapori nel
suo complesso. ! passa in tal modo, da questo riposo, alla tranquilla aspettazione di
#io. Se ti accorgi di distrarti torna al libro alla stessa frase o a unaltra. 'uoi fare ci&
con la Scrittura, o con dei quadri, o con qualche preghiera vocale, meglio se in
presenza del Santissimo Sacramento, ma anche fuori, nei boschi o sotto gli alberi.
3ampiezza e la serenit+ di un paesaggio, i campi e le colline sono sufficienti ad un
contemplativo per dominare per ore ed ore la tranquilla onda interiore della sua pace e
del suo desiderio.
3assenza di attivit+ nella preghiera contemplativa solo apparente. Sotto la
superficie, mente e volont+ sono attratte nellorbita di unattivit+ profonda, intensa e
soprannaturale, che trabocca nel nostro intero essere e produce frutti incalcolabili.
1on esiste una specie di preghiera in cui tu non faccia assolutamente nulla. Se non fai
nulla, non stai pregando. #altra parte, se #io la fonte della tua attivit+ interiore, il
lavoro delle tue facolt+ pu& svolgersi al di l+ di ogni valutazione cosciente, ed i suoi
risultati possono non essere visti o compresi.
3a preghiera contemplativa unattivit+ spirituale profonda e semplificata, in cui
mente e volont+ riposano in una concentrazione unificata e semplice su #io, rivolte a
3ui, intente a 3ui, assorte nella Sua luce, con un semplice sguardo che perfetta
adorazione perch dice silenziosamente a #io che noi abbiamo lasciato ogni altra cosa
e desideriamo lasciare anche noi stessi per amor Suo, che !gli solo importante per
noi, che !gli solo il nostro desiderio e la nostra vita, che nullaltro pu& darci gioia.
8uello di cui si ha bisogno in questo viaggio oscuro una ferma fiducia nella guida
divina e il coraggio di rischiare ogni cosa per 3ui. Sotto molti aspetti questo viaggio
potr+ apparire come unimpresa pazzesca e azzardata. ! probabilmente commetterete
molti sbagli. Sarete capacissimi di ingannare voi stessi. 3umilt+ e la docile
sottomissione a un buon direttore spirituale neutralizzeranno gli effetti dei vostri
sbagli. ,nche il vostro direttore non potr+ avere sempre ragione* ma dovete confidare
in #io che sa 6scrivere dritto su righe storte7 e ricavare molto bene anche dal male.
8uello che importa nella vita contemplativa non che voi o il vostro direttore
spirituale abbiate sempre infallibilmente ragione& ma che siate eroicamente fedeli alla
grazia e allamore. Se #io vi chiama a S, per ci& stesso vi promette tutte le grazie
necessarie per raggiunger3o. #ovete essere ciecamente fedeli a questa promessa.
?A. *a ,alsa ,iamma
%n ogni grado della vita spirituale, ed anche quando non vi affatto vita spirituale, pu&
accadere che un uomo si senta invadere da un fermento religioso emotivo, in cui egli
trabocchi di impulsi sensibili, ed anche sentimentali, di amore per #io e per il
prossimo. Se manca completamente di esperienza, egli penser+ di essere molto santo,
a motivo dei santi sentimenti che gli pervadono il cuore.
Tutto ci& ha poco o nessun significato. una specie di intossicazione sensibile prodotta
da questo o da quel piacere, e vi soltanto una differenza accidentale fra ci& e le
lacrime che i bimbi spargono qualche volta quando vanno al cinema.
%n s questi movimenti di passione sono indifferenti. !ssi possono essere usati in bene
e in male, e per i principianti nella vita spirituale sono in genere necessari. Ma anche
un principiante sarebbe sciocco se contasse su di essi, perch presto o tardi si trover+
costretto a farne a meno. %nfatti la sua vita spirituale comincer+ realmente solo quando
egli avr+ imparato in una certa misura a proseguire solo senza lo stimolo
dellemozione.
,nche quando entriamo nella vita contemplativa, portiamo ancora con noi le nostre
passioni e la nostra natura sensibile come una riserva di benzina che non abbia
protezione. ! qualche volta le scintille che volano nella pura tenebra della
contemplazione cadono per sbaglio sul combustibile e appiccano fuoco alle emozioni
e ai sensi.
Tutto lo spirito scosso e vacilla in una esplosione di gioia ebbra o in un uragano di
compunzione, che possono essere buoni e salutari, ma che sono pi$ o meno animali,
anche se la scintilla che ha scatenato lincendio pu& aver avuto unorigine
soprannaturale.
8uesto rogo arde e si spegne in pochi momenti o al pi$ in mezzora. Mentre esso
dura, tu provi un intenso piacere che a volte ingannevolmente nobile, ma che
occasionalmente si tradisce per una certa pesantezza propria del livello umano e lo
rivela per quello che : unemozione. 8ualche volta pu& anche produrre un buon
effetto naturale. Uno scoppio di esuberanza spirituale pu& procurarti un giorno di festa
dopo settimane di lotta e di fatica. Ma in genere leffetto di questa commozione non
altro che naturale. 8uando tutto finito, tu non ne ricavi profitto maggiore di quello
che avresti potuto ricavare da un paio di bicchieri di Nchampagne o da una buona
nuotata. Cos2, fino a quel limite, esso una buona cosa.
Ma il pericolo sta nel fatto che tu attribuisca unimportanza erronea a queste
manifestazioni di emozione religiosa. %n realt+ esse non sono affatto importanti, e
sebbene qualche volta siano inevitabili, non sembra prudente desiderarle. ! in realt+
chiunque abbia ricevuto qualche nozione di vita interiore sa che non si considera cosa
sensata perseguire con troppa ansiet+ queste consolazioni. 'ure molti di coloro che
sembrano cos2 superiori allelemento sensibile nella religione mostrano, con le loro
devozioni, con il loro gusto per i quadri sentimentali, per la musica attaccaticcia e per
la lettura spirituale tenera, che tutta la loro vita interiore una campagna serrata per
ottenere 6luci7, 6consolazioni7, 6lacrime di compunzione7, se non addirittura 6voci
interiori7, con la malcelata speranza, forse, di un paio di visioni e, se del caso, di
stigmate.
'er chi realmente chiamato alla contemplazione infusa, questo gusto per le
6esperienze7 pu& essere uno degli ostacoli pi$ pericolosi nella vita interiore. 4 la
roccia contro cui sono andati a naufragare molti che avrebbero potuto diventare
contemplativi. ! ci& tanto pi$ pericoloso in quanto anche nelle case degli ordini
contemplativi non sempre si comprende chiaramente la differenza fra la
contemplazione mistica in senso vero e proprio e questi accidenti, queste esperienze,
queste manifestazioni e curiosit+, che possono o meno essere soprannaturali e che non
hanno connessione essenziale alcuna con la santit+ o con il puro amore che nel cuore
stesso della vera contemplazione.
8uindi la reazione pi$ sana a queste esaltazioni una istintiva ripugnanza per i piaceri
e le emozioni che esse destano. Tu sai che cose simili non danno n frutto reale n
soddisfazione durevole. 1on ti dicono nulla di sicuro su #io o su te stesso. 1on ti
danno una vera forza, ma solo una momentanea illusione di santit+. ! quando diventi
pi$ esperto comprendi quanto esse ti accechino e quanto ti possano ingannare e
condurre fuori strada.
Tenterai di sottrarti ad esse, di evitare le occasioni che le producono, se puoi affermare
con una certa sicurezza che cosa le produce. Ma non ti agiterai per opporvi una
violenta resistenza* basta che tu rimanga tranquillamente indifferente nei loro riguardi.
! quando non puoi fare nulla per prevenire questi sentimenti di intossicazione e di
gioia spirituale, accettali con pazienza e con riserva, ed anche con una certa umilt+ e
gratitudine, pensando che non soffriresti simili emozioni se non restasse ancora in te
molto di naturale. 1ega il tuo consenso a tutto ci& che pu& esservi di disordinato in
essi e lascia il resto a #io, attendendo lora della tua liberazione nelle gioie reali, nelle
gioie puramente spirituali di una contemplazione in cui la tua natura, le tue emozioni,
il tuo io non hanno parte alcuna, ma in cui tu sei assorto e immerso, non
nellondeggiante ebbrezza dei sensi, ma nella chiara, intensamente pura ebbrezza di
uno spirito liberato in #io.
3a passione e lemozione hanno certamente il loro posto nella vita di preghiera ma
esse devono essere purificate, ordinate e sottomesse al pi$ alto amore: ,llora
anchesse potranno prender parte alla allegrezza dello spirito e contribuirvi, pur nella
loro limitata maniera. Ma finch non sono spiritualmente mature, le passioni devono
essere trattate con fermezza e con riserbo, anche nelle 6consolazioni7 della preghiera.
8uando saranno spiritualmente mature@ 8uando saranno pure, limpide, miti,
tranquille, non violenti, dimentiche di s, distaccate e, soprattutto, quando saranno
umili e obbedienti alla ragione e alla grazia.
?C. 8inunia
3a via della contemplazione e unoscurit+ cos2 oscura da non essere nemmeno pi$
drammatica. 1on vi in essa nulla che si possa afferrare e amare come eroico o anche
insolito. Cos2, per il contemplativo, c un valore supremo annesso alla pratica
ordinaria del lavoro quotidiano, alla povert+, durezza e monotonia che caratterizzano
la vita di tutti coloro che sono poveri, trascurati e dimenticati nel mondo.
Cristo, che venne sulla terra per formare i contemplativi e per insegnare agli uomini le
vie della santit+ e della preghiera, avrebbe potuto facilmente circondarsi di asceti che
digiunassero fino a morirne e terrorizzassero il prossimo con strane estasi. Ma i Suoi
,postoli erano operai, pescatori, pubblicani che si resero eminenti soltanto attraverso
la loro indifferenza per la massima parte dellintricata rete di devozioni, di pratiche
cerimoniali e di ginnastica morale della santit+ professionale.
3ascetismo pi$ certo lamara mancanza di sicurezza, la fatica, la nullit+ di chi
realmente povero. #ipendere completamente dagli altri. !ssere ignorati, disprezzati e
dimenticati. 1on conoscere agio e comodit+. .icevere ordini e lavorare duro, per poco
o nessun compenso: una dura scuola che la maggior parte della gente pia fa del suo
meglio per evitare.
1 si possono completamente condannare. 3a miseria e lo squallore come tali non
sono vie che conducono allunione contemplativa. Certamente non intendo dire che
per essere santi bisogna
B
vivere nei bassifondi, n che un monastero di contemplativi
debba mirare a riprodurre il modo di vivere delle case popolari. 1on la sporcizia e la
fame che fanno i santi* non neppure la povert+ in se stessa, ma lamore della povert+
e lamore dei poveri.
4 vero, inoltre, che un certo grado di sicurezza economica moralmente necessario
per garantire un minimo di stabilit+, senza il quale difficile imparare a condurre una
vita di preghiera. Ma 6un certo livello di sicurezza economica7 non significa
lagiatezza, la soddisfazione di ogni esigenza fisica e psicologica, un elevato tenore di
vita. %l contemplativo ha bisogno di cibo, indumenti e alloggio convenienti. Ma deve
anche condividere un poco le privazioni dei poveri. #eve potersi identificare davvero
sinceramente con i poveri, deve poter osservare la vita attraverso i loro occhi* e
proprio perch uno di loro. 8uesto non sarebbe vero, se egli non partecipasse in una
certa misura ai rischi della povert+* ossia, se non dovesse fare molti lavori che
preferirebbe non fare, sopportare molte scomodit+ con pazienza e contentarsi di molte
cose che potrebbero essere assai migliori.
Molti religiosi che dicono di amare #io detestano e temono il solo pensiero di una
povert+ abbastanza reale per significare mancanza di sicurezza, fame, sudiciume.
!ppure tu troverai uomini che si abbassano a vivere tra i poveri non perch amano
#io =in Cui non credono> e neppure perch amano i poveri, ma solo perch odiano i
ricchi e vogliono spingere anche i poveri ad odiarli. Se si possono sopportare simili
sacrifici per il velenoso piacere dellodio, perch cos2 pochi sono coloro che si fanno
poveri per amore, per poter trovare #io in povert+ e donar3o agli altri@
Ma non si deve credere che non si possa diventare contemplativi senza una vita
eternamente miserabile e disgustosa. -ivere in maniera frugale e laboriosa, affidarsi a
#io e non alle case materiali che non possediamo, fare del nostro meglio per andare
daccordo con gli altri, che forse non sempre ci trattano con la stessa gentilezza e
considerazione: tutto ci& pu& creare unatmosfera di pace, di tranquillit+, di sicurezza,
di gioia. -i pu& anche essere in ci& una certa naturale dignit+, e infatti la semplicit+ di
una vita di povert+ e di lavoro pu& a volte essere pi$ bella della vita complicata di
coloro i quali pensano che il denaro possa comperare la bellezza e circondarli di cose
piacevoli. 3o sanno benissimo tutti coloro che sono stati nella casa di un contadino
italiano o francese.
3a vita di un monastero trappista , fondamentalmente, una vita contadina. 'i$ essa si
conforma alla povert+, alla frugalit+, alla semplicit+ di coloro che debbono
guadagnarsi la vita dalla terra, meglio raggiunge il suo fine essenziale, che quello di
disporre gli uomini alla contemplazione.
4 bene per un monastero essere povero. 4 bene che i monaci si contentino di abiti
molto lisi e rattoppati, e che vivano pi$ dei loro campi che delle offerte per la Messa e
dei doni dei benefattori. Tuttavia c un limite che la povert+ monastica non dovrebbe
oltrepassare. 3a miseria non buona n per i monaci, n per alcun altro. 1on si pu&
pretendere che vi diate alla contemplazione quando state, alla lettera, per morir di
fame e siete schiacciati dallo sforzo fisico di tener lanima coi denti. ! anche se la
povert+ pu& essere buona per il monastero, in via ordinaria il monaco non prosperer+
spiritualmente in una casa in cui la povert+ sia cos2 disperata da dover sacrificare al
lavoro manuale e alle preoccupazioni materiali ogni altra cosa.
,ccade molto spesso che un vecchio fratello, il quale ha trascorso la sua vita a fare il
formaggio, a cuocere il pane, a riparare scarpe o a guidare un carro, sia in realt+ pi$
contemplativo e pi$ santo di un sacerdote che ha assimilato tutta la Scrittura e tutta la
Teologia, che conosce gli scritti dei grandi santi e dei grandi mistici e che dedica
molto tempo alla meditazione, alla contemplazione e alla preghiera.
Ma bench questo possa essere veroed cosa tanto risaputa da esser diventata un
luogo comune " non deve farci dimenticare che listruzione ha un ruolo importante
nella vita contemplativa. 1 ci deve far dimenticare che il lavoro intellettuale, bene
eseguito, in se stesso una scuola di umilt+. %l ritornello del 6vecchio fratello dedito a
fare il formaggio7 in contrasto con 6lorgoglioso sacerdote intellettuale7 spesso
servito come scusa per disprezzare ed evitare la fatica di dover studiare teologia. -a
benissimo avere in monastero molti uomini umilmente dediti al lavoro manuale: ma
se questi sono allo stesso tempo persone istruite e teologi, ci& rende ancora pi$
significativa la loro umilt+ e la loro partecipazione ai lavori manuali.
3umilt+ implica, in primo luogo, laccettare di fare generosamente il proprio dovere
nello stato di vita in cui ci si trova. 1on umilt+ per un sacerdote, che deve conoscere
la teologia, trascurare gli studi, rendendosi incapace di consigliare e guidare gli altri,
con il pretesto di dover rimanere umile e semplice. %n effetti, qualche volta vi nei
contemplativi una specie di orgoglio di essere poco istruiti, uno snobismo intellettuale
alla rovescia, un disprezzo compiaciuto per la teologia, come se il semplice fatto di
non saperla molto bene elevi automaticamente allo stato contemplativo.
3a contemplazione, lungi dallessere opposta alla teologia, di fatto il normale
perfezionamento della teologia. 1on dobbiamo separare lo studio teorico della verit+
rivelata dalla esperienza contemplativa di questa verit+, come se non potessero mai
avere nulla a che fare luna con laltra. ,l contrario, non sono che due aspetti della
medesima cosa. 3a dogmatica e la mistica, o la teologia e la 6spiritualit+7 non
possono essere divise in categorie che si escludono a vicenda, come se la mistica fosse
riservata alle pie donne e invece gli studi teologici agli uomini, pi$ concreti ma
purtroppo meno santi. 8uesta divisione fallace spiega probabilmente molto di quello
che in realt+ manca sia alla teologia che alla spiritualit+. Ma le due devono stare
assieme come il corpo e lanima. Se non sono unite, non vi fervore, non vi vita,
non vi valore spirituale nello studio teologico, non vi sostanza, non vi
significato, non vi orientamento sicuro nella vita contemplativa.
Una delle prime cose che devi imparare, se vuoi diventare un contemplativo, quella
di badare ai fatti tuoi.
%n un uomo che sembra santo, nulla pi$ sospetto dellimpaziente desiderio di
riformare gli altri uomini.
Un serio ostacolo al raccoglimento la mania di dirigere coloro che non sei stato
incaricato di dirigere, di riformare coloro che non sei stato richiesto di riformare, di
correggere coloro sui quali non hai giurisdizione. Come puoi fare ci& e mantenere
tranquilla la mente@ .inuncia a questo futile interesse per le cose degli altri uomini.
/ada il meno che puoi agli errori degli altri e non badare affatto ai loro difetti e alle
loro eccentricit+ naturali.
3a santit+ per essere tale deve praticamente giungere alla rinuncia, al distacco, al
rinnegamento di s. Ma il rinnegamento di s non finisce quando abbiamo rinunciato
a tutte le nostre imperfezioni e a tutte le nostre colpe deliberate.
Tenersi lontani dai peccati comuni, evitare ci& che palesemente cattivo perch
insozza e degrada la nostra natura, compiere atti universalmente rispettati perch
richiesti dalla nostra stessa dignit+ di esseri umani: tutto ci& non ancora santit+.
!vitare il peccato e praticare la virt$ non significa essere santo, significa soltanto
essere uomo, essere umano. 4 solo il principio di quello che #io vuole da te. Ma un
inizio necessario, perch non puoi avere perfezione soprannaturale se prima non hai
=con la grazia di #io> perfezionato la tua natura al livello che le proprio. 'rima di
poter essere un santo, devi diventare un essere umano. Una bestia non pu& essere un
contemplativo.
Tuttavia abbastanza semplice liberarci da difetti che riconosciamo tali " per quanto
anche questo possa essere terribilmente difficile. Ma il problema cruciale della
perfezione e della purezza interiore sta nella rinuncia, nellestirpazione di tutti i nostri
attaccamenti inonsi alle cose create, alla nostra volont+ e ai nostri desideri.
Una meditata strategia di risoluzioni e penitenze la via migliore " se non la sola "
per combattere i vizi deliberati ed evidenti. Tu elabori i tuoi piani di guerra e metti in
atto secondo i mutamenti sopraggiunti nel corso della battaglia. Tu preghi e soffri ed
esiti e cedi e speri e ti affatichi, ed i contorni mutevoli della lotta danno forma alla tua
libert+.
8uando essa terminata, quando in te la buona abitudine divenuta norma, non
dimenticare i momenti della lotta quando eri ferito, disarmato, senza speranza. 1on
dimenticare che, malgrado tutti i tuoi sforzi, tu hai vinto soltanto perch #io
combatteva in te.
Ma quando viene il momento di combattere i profondi e inconsci attaccamenti che
difficilmente possiamo scovare e riconoscere, tutte le nostre meditazioni, i nostri
esami di coscienza, le nostre risoluzioni, i nostri piani strategici possono essere non
solo inefficaci, ma qualche volta persino giovevoli ai nostri nemici. 'erch pu&
accadere facilmente che le nostre risoluzioni siano dettate dal vizio di cui abbiamo
bisogno di liberarci. Cos2 luomo orgoglioso decide di digiunare di pi$ e di punire di
pi$ la sua carne perch sempre pi$ vuole sentirsi simile a un atleta* i suoi digiuni e le
sue discipline gli vengono imposti dalla sua vanit+, e rafforzano quindi ci& che in lui
ha maggior bisogno di essere ucciso.
8uando abbastanza virtuoso da potersi illudere di essere quasi perfetto, luomo pu&
entrare in una pericolosa condizione di cecit+ in cui tutti i suoi violenti sforzi per
riuscire a raggiungere la perfezione giovano alle sue imperfezioni nascoste e lo
confermano nellattaccamento al proprio giudizio e alla propria volont+.
'er superare i nostri segreti attaccamenti " quelli che non possiamo vedere perch
sono principio di cecit+ spirituale " la nostra iniziativa quasi sempre inutile.
#obbiamo lasciare liniziativa nelle mani di #io, che lavora nelle nostre anime sia
direttamente nella notte dellaridit+ e della sofferenza, sia attraverso uomini ed eventi.
!cco il punto in cui molti santi falliscono e si perdono. ,ppena giungono dove non
possono pi$ vedere la strada e orientarsi col proprio lume, essi rifiutano di proseguire.
Ganno fiducia soltanto in se stessi. 3a loro fede in gran parte unillusione emotiva.
!ssa ha radici nei loro sentimenti, nel loro fisico, nel loro temperamento. 4 una specie
di ottimismo naturale, stimolato dallattivit+ morale e riscaldato dallapprovazione
altrui. Se viene contrastata, questa specie di fede trova ancora rifugio
nellautocompiacenza.
Ma quando viene il tempo di entrare nella tenebra in cui noi ci troviamo nudi, deboli e
soli, dove vediamo la insufficienza della nostra forza pi$ grande ed il vuoto delle
nostre virt$ pi$ salde, dove non abbiamo nulla di nostro su cui fondarci, nulla nella
nostra natura su cui poggiare, nulla al mondo che ci guidi o ci dia luce, allora ci
accorgiamo se viviamo o meno di fede.
!d in questa tenebra, quando nulla rimane in noi che possa rallegrarci o confortarci,
quando sembriamo inutili e degni di ogni disprezzo, quando sembriamo aver fallito,
quando sembriamo distrutti e divorati, allora che il profondo e segreto egoismo, che
ci tanto aderente da identificarsi con noi stessi, ci viene strappato dallanima. 4 in
questa tenebra che noi troviamo la libert+. 4 in questo abbandono che siamo fatti forti.
8uesta la notte che ci svuota e ci fa puri.
1on cercare riposo nel piacere, perch non sei stato creato per il piacere: sei stato
creato per la gioia dello spirito. ! se non sai la differenza che passa fra piacere e gioia
spirituale non hai ancora cominciato a vivere.
3a vita nel mondo piena di pena. Ma pena, che il contrario di piacere, non
necessariamente il contrario di felicit+ o di gioia. 'erch la gioia spirituale sboccia
nella piena espansione della libert+ che raggiunge senza ostacoli il suo oggetto
supremo, realizzandosi pienamente nella perfetta attivit+ dellamore disinteressato per
cui stata creata.
%l piacere, che egoistico, soffre di tutto ci& che ci priva di qualche bene che
vogliamo assaporare a nostro beneficio. Ma la gioia, che disinteressata, soffre
soltanto per legoismo. %l piacere impedito ed ucciso dalla pena e dalla sofferenza.
3a gioia spirituale ignora la sofferenza, o si ride di essa, o la sfrutta per purificarsi del
suo ostacolo pi$ grande, legoismo.
3a vera gioia si trova nel volere perfettamente ci& per cui siamo stati creati* nel
movimento intenso, duttile e libero della nostra volont+ che gioisce in ci& che buono
non solo per noi ma in s.
8ualche volta il piacere pu& essere la morte della gioia, e cos2 chi ha gustato la vera
gioia considera con sospetto il piacere. Ma chiunque conosca la vera gioia non ha mai
paura della pena, perch sa che la pena pu& dargli unaltra opportunit+ di affermare "
e di gustare " la sua libert+.
! non pensare che la gioia rovesci il piacere e cerchi il piacere nella pena: la gioia, in
quanto tale, al disopra della pena e non sente pena. !cco perch si ride della pena.
!ssa la conquista della sofferenza da parte di un amore disinteressato, altruistico,
perfetto.
3a pena non pu& intaccare questa gioia altissima tranne che per procurarle un
accidentale aumento di purezza affrancando lanima dai sensi, dalle emozioni e
dallamor proprio e isolando la nostra volont+ in una libert+ assoluta oltre il livello
della sofferenza.
!d perci& una cosa molto triste quando i contemplativi cercano poco pi$ del piacere
nella loro contemplazione. Ci& significa che essi perderanno tempo e si esauriranno in
dannosi sforzi per evitare aridit+, difficolt+ e pena " quasi simili cose fossero mali.
!ssi perdono la loro pace. ! cercando piacere nella loro preghiera si rendono quasi
incapaci di gioia.
3a volubilit+ e lindecisione sono segni damor proprio.
Se non riesci mai a distinguere quello che #io vuole da te, ma passi continuamente da
unopinione allaltra, da una pratica allaltra, da un metodo allaltro, ci& pu& essere un
sintomo che tu stai cercando di eludere la volont+ di #io e di fare la tua in tranquillit+
di coscienza.
,ppena #io ti manda in un monastero tu desideri essere in un altro.
,ppena gusti un modo di preghiera, desideri provarne un altro. Continui a prendere
risoluzioni e ad abbandonarle per risoluzioni contrarie. %nterroghi il confessore e non
ricordi le risposte. 'rima di finire un libro ne cominci un altro, e ad ogni libro che
leggi cambi lintero piano della tua vita interiore.
! presto non avrai pi$ vita interiore. Tutta la tua esistenza sar+ un intrecciarsi di
desideri confusi, di sogni ad occhi aperti, di velleit+ con cui riuscirai soltanto a
distruggere il lavoro della grazia, perch tutto questo un inconscio e complicato
espediente della tua natura per sconfiggere #io, il Cui lavoro nella tua anima richiede
il sacrificio di tutto ci& che desideri e di cui ti compiaci: di tutto quello che sei.
Cos2 non ti agitare, e lascia che !gli lavori.
!cco cosa significa rinunziare non solo ai piaceri ed al possesso delle cose, ma anche
a te stesso.
?D. Abbandono interno
Una delle pi$ grandi sofferenze di un contemplativo quella di sentire la rozzezza, la
volgarit+, linadeguatezza terribili e inevitabili dei pi$ alti atti umani damore e di
intelletto, visti alla luce di #io, quando essi tentano di raggiungere #io e falliscono.
Misura, se puoi, il dolore di comprendere di avere una natura destinata da #io al dono
di una beatitudine che trascende tutto ci& che sei e che vuoi essere, di trovarti con
nientaltro che te stesso, di trovarti senza quel dono che il solo significato della tua
esistenza. ,llora la pi$ alta perfezione di vita naturale e intellettuale, lo slancio pi$
puro e pi$ bello della volont+ umana tesa nel desiderio di tutto ci& che perfetto ti
appaiono come qualcosa di essenzialmente volgare e senza valore. ,nche senza i tuoi
errori e i tuoi peccati, tutto quello che sei o puoi essere o che hai o puoi avere ti
appare un nulla, perch non ha la possibilit+ di procurarti limmenso dono che al di
l+ di te stesso e che la sola vera ragione per cui sei stato creato.
Ma quando, per giunta, vedi che la tua natura ancora distorta e sfigurata
dallegoismo e dal disordine del peccato, che sei paralizzato e pervertito da un modo
di vita che ti ricaccia continuamente verso il piacere e il tuo proprio interesse, che non
puoi evitare questa deformazione, che non puoi neppure meritare, con le tue sole
forze, di sfuggirvi, quale sar+ il tuo dolore@ 8uesta la radice di ci& che i santi
chiamano compunzione: lo strazio, langoscia di non poter essere quello che eri
destinato ad essere.
,ncora, nella preghiera, ogni dolcezza diventa sofferenza. 3a consolazione ti ripugna
perch il pi$ lieve gusto di essa ingenera disgusto. 0gni luce, con la sua insufficienza,
ingenera pena alla mente. Sembra che la tua volont+ non osi pi$ agire.
Sembra che anche il pi$ lieve suo moto le ricordi la sua inutilit+, ed essa muore di
vergogna.
!ppure, strano a dirsi, in questa impotenza che noi giungiamo al principio della
gioia. Ci accorgiamo che, se non ci agitiamo, la pena non poi cos2 brutta e vi
persino una certa pace, una certa ricchezza, una certa forza, un certo senso di non
esser soli che si manifesta in noi quando siamo sconfitti, quando ci troviamo distesi
con la bocca nella polvere, si ,orte sit spes.
,llora, quando la pace si stabilisce nella nostra anima e noi accettiamo quello che
siamo e quello che non siamo, cominciamo a comprendere che questa grande povert+
la nostra maggiore fortuna. 'erch quando siamo spogliati di quelle ricchezze che
non erano nostre e che non potevano darci altro che dolore, quando ci teniamo lontani
da quellattivit+ buona e lecita di conoscenza e di desiderio che pure non poteva
metterci in possesso del nostro vero fine e della nostra felicit+, allora ci rendiamo
conto che lintero significato della nostra vita una povert+ ed un vuoto che, lungi
dallessere una disfatta, sono la garanzia di tutti i grandi doni soprannaturali che essi
contengono in potenza. #iventiamo come vasi vuotati dacqua per poter essere
riempiti di vino. Siamo come vetri ripuliti dalla polvere e dal sudiciume per ricevere il
sole e sparire nella sua. luce.
8uando cominciamo a scoprire questo vuoto, nessuna povert+ abbastanza povera,
nessun vuoto abbastanza vuoto, nessuna umilt+ ci abbassa quanto vorrebbero i nostri
desideri.
,llora il nostro pi$ grande dolore quello di scoprire che attribuiamo ancora
importanza a noi stessi, che possiamo ancora essere grandi ai nostri occhi. 'erch
abbiamo cominciato a capire che ogni ombra gettata sulla trasparenza di unanima
pura e vuota unillusione, un ostacolo alla luce genuina di #io. ! vediamo che il
nostro sapere tenebra in confronto alla Sua luce. %% potere una debolezza suprema
che ci rende incapaci della Sua forza, e ogni umano desiderio ci inganna, ci turba e ci
allontana da 3ui.
'i$ le nostre facolt+ sono svuotate del desiderio e dello slancio per le cose create, pi$
esse si raccolgono in pace e in silenzio interiore e raggiungono la tenebra in cui #io
presente alla loro acutissima brama, pi$ esse provano una pura, bruciante impazienza
di essere libere, di superare gli ultimi ostacoli e gli ultimi attaccamenti che ancora si
frappongono fra loro e il vuoto che potr+ essere riempito da #io.
! allora il monaco scopre improvvisamente il grande valore anche dei mezzi di
rinuncia pi$ semplici ed elementari che la sua regola pu& offrirgli. %l suo
atteggiamento verso tutto ci& che viene chiamato penitenza comincia a mutare. 'rima,
egli la affrontava con una specie di tensione atletica, e si basava molto sullaiuto
morale degli altri che facevano altrettanto, digiunando, lavorando e pregando con lui.
0ra egli si rivolge a questi mezzi duri, oscuri e semplici di penitenza, perch essi
danno riposo alla sua anima, lo pacificano* pure egli non li concepisce come una
purificazione, un perfezionamento del suo cuore: si affida loro perch non pu& pi$
fidarsi a qualcosa che sia la sua volont+. 3a sua pace nella volont+ altrui. 3a sua
libert+ consiste nel dipendere da #io attraverso gli altri.
!d vero contemplativo colui che si nutre dobbedienza e trova la sua pace in una
semplicit+ di fanciullo o di novizio. 'ure, anche questo paragone erroneo. Un
contemplativo maturo molto pi$ semplice dun fanciullo o di un novizio, perch la
semplicit+ di questi pi$ o meno negativa " la semplicit+ di coloro in cui le
complicazioni potenziali non hanno ancora avuto modo di svilupparsi. Ma nel
contemplativo tutte le complessit+ hanno gi+ cominciato ad emergere e poi a
dissolversi nellunit+, nel vuoto e nella pace interiore.
%l contemplativo, nutrito di vuoto, dotato di povert+ e liberato da ogni dolore mediante
la semplice obbedienza, beve fortezza e gioia dalla volont+ di #io in ogni cosa.
Senza bisogno di ragionamenti complicati, di sforzi mentali o di atti particolari, la sua
vita unimmersione prolungata nei fiumi di tranquillit+ che scorrono da #io in tutto
luniverso e riportano ogni cosa in #io.
'erch lamore di #io come un fiume che nasce nelle profondit+ della #ivina
Sostanza e scorre incessantemente per il Suo creato, riempiendo ogni cosa di vita, di
bont+ e di forza.
Tutto, fuorch i nostri peccati, viene trasportato e recato a noi nelle acque di questa
pura ed irresistibile corrente.
Se le accettiamo in tranquillit+, abbandonandoci alla spinta delle acque con una fede
pura e fiduciosa, con un amore perfetto che rinuncia ad ogni resistenza, la volont+ di
#io entra nel profondo della nostra libert+ e trasporta la nostra vita, i nostri atti c i
nostri desideri nel flusso della Sua gioia. ! trovano la vera pace solo coloro che hanno
imparato a muoversi e a nuotare nella corrente irresistibile di questo fiume. 'er loro la
vita diventa semplice e facile. 0gni momento ricco di felicit+. 0gni evento
intelligibile, se non nei particolari, almeno in relazione alla totalit+ della vita.
Ma se rifiutiamo di accettare la Sua volont+ =e questo il peccato> non per questo
eviteremo di essere travolti da questa corrente cui nulla pu& resistere.
0gni dolore, ogni durezza, ogni difficolt+, ogni lotta, ogni pena, ogni infelicit+ ed
infine la morte stessa si possono far risalire alla ribellione contro lamore di #io per
noi.
8uando il dono dellintelletto ha aperto i nostri occhi alla contemplazione, non
dobbiamo disturbare #io, nelle nostre anime, con il chiasso della nostra attivit+
temporale. #obbiamo ricevere la Sua luce in silenzio, in tranquillit+ e riconoscenza
profonda, rendendoci conto che in quel momento la pi$ alta lode che possiamo
offrir(li quella di sacrificare ogni tentativo di lodar3o in linguaggio umano e di
resistere alla tentazione di ridur3o al livello dei nostri concetti e della nostra
intelligenza. 1on che le nostre parole e la nostra mente non possano lodar3o: ma su
un altro piano. #ovremmo allontanarci da 3ui ed emergere da queste profondit+ prima
che parole ed idee possano staccarsi e prendere forma nella nostra mente. 'erch nelle
profondit+ della preghiera contemplativa sembra non esservi divisione tra soggetto e
oggetto, e non vi ragione di asserire nulla sia riguardo a #io che riguardo a noi
stessi. !gli , e questa realt+ assorbe ogni altra cosa.
Cos2 grande lode a #io restare nel Suo silenzio e nella Sua tenebra, e quando
riceviamo questo dono da 3ui sarebbe davvero un povero ringraziamento preferire la
nostra luce incerta e desiderare di percepirlo in un modo che ci darebbe una idea falsa
ed umana del Suo essere.
?E. Contemplata aliis tradere
1ella contemplazione non vediamo #io " 3o onosiamo attraverso lamore* perch
!gli puro ,more, e quando sperimentiamo che cosa sia amare #io per puro amore di
#io, allora conosciamo per esperienza Chi e che cosa !gli .
3a vera esperienza mistica di #io e la suprema rinuncia a tutto ci& che fuori di #io
coincidono. !sse sono due aspetti della medesima cosa. 'erch quando la nostra
mente e la nostra volont+ sono perfettamente libere da ogni attaccamento creato, sono
subito e perfettamente riempite del dono dellamore di #io: non perch le cose
debbano di necessit+ avvenire cos2, ma perch tale la Sua volont+, il dono del Suo
amore per noi. 0mnis qui reliquerit domum vel patrem vel matrem vel u2orem propter
nomen meum& entuplum aipiet et vitam aeternam possidebit.
1oi sperimentiamo #io nella misura in cui ci siamo spogliati e svuotati
dallattaccamento per le Sue creature. ! quando ci saremo liberati da ogni altro
desiderio gusteremo la perfezione di una gioia incorruttibile.
#io non ci d+ la Sua gioia per noi soli, e se possedessimo #io per noi soli non 3o
possederemmo affatto. 0gni gioia che non trabocca dalla nostra anima e non aiuta gli
altri uomini a rallegrarsi in #io non ci viene da #io. =Ma non pensare di dover vedere
come essa trabocca nellanima degli altri. 1elleconomia della Sua grazia, pu& darsi
che tu condivida i Suoi doni con qualcuno che tu non conoscerai fino a che non
arriverai in cielo>.
Se nella contemplazione abbiamo qualche esperienza di #io, non labbiamo solo per
noi ma finche per gli altri.
!ppure se la tua esperienza di #io viene da #io, uno dei segni pu& essere quello di
una grande esitazione nel parlarne ad altri. #ire del dono che !gli ci ha dato
sembrerebbe dissiparlo, lasciare una macchia nel puro vuoto in cui risplende la luce di
#io. 1essuno pi$ timido di un contemplativo a proposito della sua contemplazione.
8ualche volta parlare con qualcuno di ci& che ha visto di #io gli d+ quasi una pena
fisica. 0 almeno gli intollerabile parlarne come di una sua esperienza.
,llo stesso tempo egli desidera profondamente che tutti partecipino alla sua pace e
alla sua gioia. 3a sua contemplazione gli d+ una nuova prospettiva del mondo degli
uomini. !gli si guarda intorno con una segreta e tranquilla attesa che forse non
comunica a nessuno, sperando di vedere nei volti degli altri, di sentire nelle loro voci
qualche segno di vocazione, di attitudine per quella stessa profonda felicit+, per quella
stessa sapienza.
Si trova a parlare di #io ad uomini in cui spera di aver riconosciuto la luce della sua
propria pace, il sorgere del suo proprio segreto* o, se non pu& parlare con loro, scrive
per loro, e la sua vita contemplativa gli appare imperfetta senza compartecipazione,
senza compagnia, senza comunione.
Mai nella vita spirituale tanto necessario essere completamente docili e sottomessi ai
pi$ impercettibili movimenti della volont+ di #io e alla Sua grazia come quando
cerchiamo di partecipare agli altri la conoscenza del Suo amore. !d molto meglio
essere tanto diffidenti da correre il rischio di non parteciparla affatto piuttosto che
sciuparla nel tentativo di parteciparla prima di averla ricevuta noi stessi. %l
contemplativo che cerca di predicare agli altri la contemplazione prima di sapere
realmente egli stesso che cosa sia, impedir+ a s ed agli altri di trovare la vera strada
che conduce alla pace di #io.
%n primo luogo sostituir+ il suo entusiasmo naturale, la sua immaginazione e la sua
poesia alla realt+ della luce che in lui, e si affanner+ a comunicare qualcosa che
assolutamente incomunicabile* e sebbene anche in ci& vi sia qualche beneficio per la
sua anima =poich una specie di meditazione sulla vita interiore e su #io>, pure egli
correr+ il rischio di essere distolto da quella luce semplice e da quel silenzio in cui
#io viene conosciuto senza parole o concetti, e di perdersi in ragionamenti, parole e
metafore.
3a pi$ alta vocazione nel .egno di #io quella di partecipare ad altri la propria
contemplazione e di portare altri a quella conoscenza sperimentale di #io che data a
coloro che 3o amano perfettamente. Ma la possibilit+ di equivoci e di errori grande
quanto la vocazione stessa.
%n primo luogo, il semplice fatto che tu abbia scoperto qualcosa della contemplazione
non significa che tu sia destinato a comunicarla ad altri. Contemplata aliis tradere
implica due vocazioni distinte: quella di essere un contemplativo e quella di insegnare
la contemplazione. 3una e laltra debbono essere provate.
Ma appena pensi di essere destinato ad insegnare la contemplazione agli altri, compi
un altro errore. 1essuno insegna la contemplazione allinfuori di #io che te la d+. %l
meglio che tu possa fare di scrivere o dire qualcosa che possa servire quale
occasione agli altri per comprendere che cosa #io vuole da loro.
Uno degli errori pi$ gravi nello sforzo inopportuno di partecipare agli altri la
conoscenza della contemplazione quello di presumere che gli altri vedranno le cose
dal tuo punto di vista, mentre, in realt+, non le vedranno cos2. !ssi solleveranno
obiezioni a tutto ci& che tu dici, ti troverai coinvolto in una controversia teologica "
o, peggio, in una controversia pseudoBscientifica " e nulla pi$ inutile a un
contemplativo di una controversia. %nutile tentare di convincere la gente con una
vocazione diversa ad un genere di vita interiore che significa tanto per te. ! se essa
chiamata alla contemplazione, non le sar+ certo daiuto una lunga conversazione
complicata, piena di particolari tecnici e di principi astratti.
Coloro che credono troppo presto di dover comunicare la propria contemplazione agli
altri corrono il rischio di rovinarla e di darne unidea falsa. perch confidano troppo
nelle parole, nel linguaggio e nel discorso per compiere lopera che pu& venir
compiuta solo nelle profondit+ dellanima umana dalla luce infusa di #io.
Spesso, per rendere gli uomini contemplativi, faremo di pi$ se li lasceremo soli e
baderemo a noi stessi " il che in fondo contemplazione piuttosto che far pressione
su di loro con ci& che crediamo di sapere della vita interiore. 'erch quando siamo
uniti con #io nel silenzio e nella tenebra, quando le nostre facolt+ si elevano al
disopra del livello della loro attivit+ naturale e riposano nella pura, tranquilla ed
incomprensibile nube che circonda la presenza di #io, la nostra preghiera e la grazia
che ci viene data tendono per la nostra stessa natura a diffondersi invisibilmente per il
Corpo Mistico di Cristo, e noi che dimoriamo invisibilmente assieme nel vincolo
dellUnico Spirito di #io, ci influenziamo a vicenda pi$ di quanto non possiamo
comprendere, mediante la nostra propria unione con #io, la nostra vitalit+ spirituale in
3ui.
Chi sperimenta anche in grado minimo questa preghiera, che linizio soltanto della
contemplazione, e quasi non si rende neppure conto di quel che ha, pu& fare cose
grandissime per le anime altrui semplicemente prestando una tranquilla attenzione alla
oscura presenza di #io, presenza di cui non pu& sperare di parlare in maniera
intelligibile. ! se cominciasse a tentare di parlarne o di ragionarne, perderebbe il poco
che ha e non aiuterebbe nessuno, tanto meno se stesso.
8uindi il mezzo migliore per prepararci alla possibile vocazione di partecipare ad altri
la contemplazione non quello di studiare il modo di parlarne e di ragionarne, ma
quello di evitare il pi$ possibile discussioni e ragionamento e di ritirarci nel silenzio e
nellumilt+ di cuore in cui #io purifica il nostro amore da ogni imperfezione umana. ,
suo tempo, !gli ci indurr+ a metter mano al lavoro che desidera da noi, e noi ci
troveremo a farlo senza quasi riuscire a comprendere come siamo giunti fin l+, o come
abbiamo cominciato. ! allora il lavoro non ci assorbir+ in modo da turbarci la mente.
Sapremo conservare la nostra tranquillit+ e la nostra libert+, e soprattutto impareremo
ad abbandonare i risultati a #io, e non indulgeremo alla nostra vanit+ insistendo per
una conversione rapida e visibile di coloro con cui parliamo.
5orse ci& sembra facile sulla carta, e forse sarebbe davvero facile se fossimo
assolutamente semplici e non avessimo difficolt+ a lasciar lavorare #io in noi e per
mezzo nostro. Ma nella pratica una delle ultime barricate dellegoismo, quella a cui
molti santi non hanno rinunciato del tutto, linsistenza a lavorare, a ottenere risultati
da toccar personalmente con mano. 1oi siamo coloro che vogliono attribuirsi la gloria
di tutto. 5orse per questo molti santi non hanno raggiunto la contemplazione pi$ alta:
volevano ,are troppo. ! #io li ha lasciati fare.
8uindi, bench la contemplazione, come ogni cosa buona, richieda di essere condivisa
e possa essere gustata e posseduta perfettamente da ciascuno di noi solo quando
posseduta in comune da tutti coloro che vi sono chiamati, non dobbiamo dimenticare
che questa comunione appartiene solo al cielo.
/ada quindi di non credere, per il semplice fatto che tu provi simpatia per alcune
persone, e sei naturalmente incline a sceglierle come amici e a dividere con loro i tuoi
interessi di ordine naturale, bada di non credere che anchesse siano chiamate ad esser
contemplative e che tu debba insegnar loro come diventare tali. 8uestattitudine pu&
esserci e pu& non esserci. 5orse molto probabile che ci sia* ma se c, lascia a #io la
cura di svilupparla in loro. .allegrati se !gli si serve di te, quale occasione e
strumento, ma bada di non ostacolar3o con il tuo innato istinto per la compagnia.
'erch in questo mondo non bene aver fretta di raggiungere un fine, anche il
migliore dei fini* e chi sa per esperienza che #io s copre presente dovunque e
sempre pronto a farsi conoscere da coloro che 3o amano, non si affretter+ a preferire
lincerto valore dellattivit+ umana alla tranquillit+ e alla sicurezza di questo possesso
infinito e sovranamente importante.
?F. Puro amore
Sin qui, anche se non in maniera esplicita, abbiamo parlato di tre modi di
contemplazione. !ssi rappresentano tre possibili inizi.
)> %l migliore di questi inizi quello di uno svuotamento improvviso dellanima, dove
le immagini svaniscono e concetti e parole tacciono* dun tratto sbocciano in te libert+
e chiarezza, e tutto il tuo essere abbraccia la meraviglia, la profondit+ e levidenza, e
insieme il vuoto e linsondabile mistero di #io. 8uesto contatto, questa pura
illuminazione dellintelletto avviene relativamente di rado. (li altri due inizi possono
essere degli stati abituali.
<> 3inizio pi$ abituale della contemplazione quello che avviene attraverso un
deserto di aridit+ dove, sebbene tu non veda nulla, non senta nulla, non sappia nulla, e
sia conscio soltanto di una certa ansia e di una certa sofferenza interiore, pure sei
attratto e tenuto in questa tenebra e in questa aridit+ perch quello il solo posto in cui
tu possa trovare stabilit+ e pace. , mano a mano che avanzi, impari a riposare in
questa arida quiete, e sempre pi$ cresce in te la sicurezza di una presenza confortante
e possente nel cuore di questa esperienza, fino a che comprendi gradualmente che #io
Si rivela a te in una luce penosa alla tua natura e a tutte le sue facolt+, perch
infinitamente al disopra di esse, e perch la sua purezza in contrasto con il tuo
egoismo, con la tua tenebra, con la tua imperfezione.
?> -i poi una quietud sabrosa& una tranquillit+ piena di riposo, di sapore, di unzione,
dove, sebbene non vi sia nulla per nutrire o soddisfare sensi, immaginazione o
intelletto, la volont+ riposa in una esperienza damore profonda, luminosa e
assorbente. 8uesto amore come la nuvola scintillante che circond& gli ,postoli sul
Tabor quando essi esclamarono: 6Signore, bene per noi restare qui7. ! dalle
profondit+ di questa nube giungono segni rassicuranti: la voce di #io che parla senza
parole, che pronuncia il Suo -erbo. 'erch tu sai, almeno in qualche oscura maniera,
che questa bellissima, profonda tranquillit+ piena di significato, che inonda il tuo
essere di verit+ e di pace sostanziale, ha qualcosa a che fare con la missione della
Seconda 'ersona nella tua anima, un accompagnamento e un segno di questa
missione.
Cos2, per molti, la nube della contemplazione si identifica in una maniera segreta con
la #ivinit+ di Cristo ed anche con lamore del Suo Cuore per noi, di modo che la loro
contemplazione stessa diventa la presenza di Cristo, ed essi sono assorti in una soave
e pura comunione con Cristo. ! questa pace viene sperimentata soprattutto nella
Comunione !ucaristica.
!gli diventa per loro una presenza sensibile che li segue e dovunque vadano e
qualunque cosa facciano, una colonna di nuvole di giorno e una colonna di fuoco la
notte, e quando si debbono dedicare a qualche lavoro che li assorbe, essi possono
facilmente ritrovare #io con un rapido sguardo alla loro anima. ! qualche volta,
quando non pensano di ritornare in questo abisso e di riposare in 3ui, !gli li attira
inaspettatamente nella Sua oscurit+ e nella Sua pace, o li invade dallintimo con
unonda di gioia quieta, indicibile.
8ualche volta queste onde di gioia si concentrano in tocchi possenti, in contatti di #io
che destano la nostra anima con un sussulto di meraviglia e di delizia, in un bagliore
di fuoco nellanima come una esclamazione di felicit+ inesprimibile e che qualche
volta brucia con una ferita che d+ gioia anche se procura dolore. #io non pu& toccare
molte anime con questa fiamma, e neppure pu& toccarle troppo pesantemente. Sembra
tuttavia che questi profondi moti dello Spirito del Suo ,more tendano ad imprimersi,
sia pure leggermente, in ogni anima che #io attira in questa notte felice e tranquilla.
%n tutti e tre questi inizi tu ti rendi conto di essere sulla soglia di qualcosa che non sai
definire. 1el secondo non ne sei quasi conscio: hai solo un senso vago, inesprimibile
che la pace sia dietro la tenebra e laridit+ in cui ti trovi. 1on osi ammet terlo con te
stesso, ma, a dispetto di tutti i tuoi dubbi, comprendi che stai andando in qualche
luogo, che il tuo cammino guidato e diretto e che tu puoi sentirti sicuro.
1el terzo sei in presenza di un ,more pi$ definito e pi$ personale, che invade la tua
mente e la tua volont+ in una maniera che non riesci ad afferrare, eludendo ogni
tentativo da parte tua di contener3e o di afferrarlo mediante qualche movimento
dellanima. Tu sai che questa 6'resenza7 #io. Ma per il resto !gli nascosto in una
nuvola, bench sia cos2 vicino da essere dentro di te, fuori di te e tutto intorno a te.
8uando questo contatto con #io si approfondisce e si fa pi$ puro, la nuvola diventa
pi$ sottile. , mano a mano che la nuvola si rende meno opaca, la presenza di #io si
manifesta in te con un vuoto terribile. 8uello che tu provi il vuoto e la purezza delle
tue facolt+, prodotti in te da un effetto creato dellamore di #io. Ma poich #io
stesso che produce direttamente questo effetto e Si fa conoscere per mezzo di esso,
senza altri intermediari, lesperienza pi$ che puramente soggettiva e ti dice qualcosa
attorno a #io che tu non puoi conoscere in altra maniera.
8uesti effetti sono resi pi$ intensi dalla luce del dono dintelletto che, infuso nella tua
anima dallo Spirito di #io, la solleva improvvisamente a unatmosfera di luminosit+
scura, immobile, in cui #io, pur sconfiggendo ed eludendo ogni tua comprensione
naturale, si manifesta in certo modo con evidenza.
Ma in tutto ci& tu rimani molto lontano da #io, pi$ lontano di quanto tu non
comprenda. !d in te ci sono sempre due esseri. Ci sei tu e c #io che si fa conoscere
a te mediante questi effetti.
Ma fino a che dura questo senso di separazione, questa consapevolezza della distanza
e della differenza fra noi e #io, noi non siamo ancora entrati nella pienezza della
contemplazione.
5ino a quando esiste un 6io7 che il soggetto specifico di una esperienza
contemplativa, un 6io7 consapevole di se stesso e della sua contemplazione, un 6io7
capace di possedere un certo 6grado di spiritualit+7, non abbiamo ancora attraversato
il Mar .osso, non siamo ancora 6usciti dall!gitto7. Siamo ancora nel regno della
molteplicit+, dellattivit+, dellincompletezza, della lotta e del desiderio. %l nostro vero
6io7 interiore, la vera persona, indistruttibile e immortale, il vero 6io7 che risponde a
un nome nuovo e segreto, noto solo a se stesso e a #io, non 6ha7 nulla, neppure la
6contemplazione7. 8uesto 6io7 non un soggetto che possa accumulare esperienze,
riflettere sopra queste e sopra se stesso, perch questo non quell6io7 superficiale ed
empirico, che noi conosciamo nella nostra vita quotidiana.
4 un grande sbaglio confondere la persona =lio spirituale e nascosto, unito a #io> e
lego& lio esteriore ed empirico, individualit+ psicologica, che costituisce come la
maschera dellio interiore e nascosto. 8uesto io esteriore non che unombra
evanescente. 3a sua biografia e la sua esistenza terminano con la morte. #ellio
interiore non esiste biografia n fine. 3io esteriore pu& 6possedere7 molte cose,
6godere7 di molte cose e 6fare7 morte cose, ma alla fine tutto quello che ha
posseduto, goduto e fatto, sono nulla* e lo stesso io esteriore nulla: unombra, un
indumento vecchio e consumato, che si butta via.
Un altro sbaglio identificare lio esteriore con il corpo e lio interiore con lanima. 4
un errore comprensibile ma pericoloso, perch dopo tutto il corpo e lanima sono
sostanze incomplete, cio parti di un unico essere: lio interiore non una parte di noi,
tutto noi stessi. 4 la nostra realt+ intera. 8ualunque cosa aggiunta ad esso fortuita,
transeunte e non essenziale. 8uindi, sia il corpo che lanima appartengono, o meglio,
sussistono nel nostro vero io, nella persona che noi siamo. #altra parte lego
unillusione costruita da noi stessi, che ha a sua disposizione il nostro corpo e parte
della nostra anima perch si 6assunto7 le funzioni dellio interiore, come risultato di
quello che noi chiamiamo la 6caduta7 delluomo. 8uesto precisamente una delle
maggiori conseguenze della 6caduta7: che luomo si estraniato dal suo 6io7
interiore, che invece limmagine di #io. 3uomo stato spiritualmente rovesciato,
cos2 che il suo ego esercita il ruolo di persona 9 ruolo che non ha nessun diritto di
esercitare.
Tornando a #io ed a noi stessi, dobbiamo incominciare con quello che veramente
siamo. #obbiamo partire dalla nostra condizione di estraniati. Siamo 6figliuoli
prodighi7 in un paese lontano, la 6regione della esteriorit+ ingannevole7, e ci sembra
di viaggiare a lungo in quella regione prima di raggiungere la nostra terra =eppure,
inconsapevolmente, siamo sempre nella nostra terra9>. #io rispetta lego& lio
esteriore, e gli permette di esercitare le funzioni che il nostro io interiore non pu&
ancora esercitare per conto proprio. #obbiamo agire, nella nostra vita quotidiana,
come se fossimo quello che il nostro io esteriore ci fa apparire. Ma al tempo stesso
dobbiamo ricordarci che non siamo interamente quello che sembriamo essere, e quello
che appare come nostro 6io7 tra breve sparir+ nel nulla.
Uno degli errori pi$ diffusi nel nostro tempo un 6personalismo7 superficiale, che
identifica la 6persona7 con lio esteriore ed empirico e si dedica a coltivarlo con
solennit+.
Ma questo il culto di una pura illusione, lillusione di quello che la gente comune
crede che sia la 6personalit+7 o peggio ancora una personalit+ 6dinamica7 e
6riuscita7. 8uando questo errore viene trasportato nel campo della religione, conduce
alle peggiori sciocchezze " un culto dello psicologismo e dellautoespressione che
vizia tutto il nostro io culturale e spirituale. 3a nostra realt+, il nostro vero io
nascosto in quello che a noi sembra essere il nulla e il vuoto. 8uello che non siamo ci
sembra reale, quello che siamo ci sembra irreale. 'er& ci possibile elevarci al
disopra di questa irrealt+ e riconquistare la nostra identit+ nascosta. !d ecco perch la
via che conduce alla realt+ la via dellumilt+, che ci porta a respingere il nostro io
illusorio e ad accogliere lio 6vuoto7, che 6nulla7 ai nostri occhi e agli occhi degli
uomini, ma che la nostra vera realt+ agli occhi di #io: perch questa realt+ 6in
#io7 e 6con #io7 ed appartiene interamente a 3ui. !ppure certamente essa
ontologicamente distinta da 3ui, ed in nessun senso fa parte della natura divina n in
essa assorbita.
8uesto io pi$ intimo oltre quel tipo di esperienza che dice 6io voglio7, 6io amo7,
6io so7, 6io sento7. !sso ha il suo modo particolare di sapere, di amare, di
sperimentare, che modo divino e non umano, un modo di identit+, di unione, di
6sponsali7 nel quale non esiste pi$ una individualit+ psicologica separata, che attira a
s tutto il bene e tutta la verit+, amando e conoscendo, cos2 per se stessa. 3amante e
l,mato sono 6un solo spirito7.
8uindi, fino a quando noi sperimentiamo noi stessi nella preghiera come un 6io7 che
resta sul limite di quellabisso di purezza e di vuoto che #io in attesa di ricevere
qualcosa da 3ui, siamo ancora lontani da quella conoscenza unitiva pi$ intima e
segreta, che la contemplazione pura. ,l di l+ della soglia sulla quale ci troviamo,
questa tenebra, questo vuoto sembrano profondi, vasti ed anche emozionanti. Ma non
possiamo forzare il passaggio oltre quel limite, sebbene non vi siano barriere.
3a ragione che forse non c alcun abisso.
Tu rimani l2, con limpressione che il passo successivo sar+ un tuffo nellignoto e che
ti troverai a volare nello spazio astrale.
8uando il momento del passo successivo, tu non lo fai, non taccorgi del trapasso,
non precipiti in nessun posto. 1on vai da nessuna parte, non sai come sei arrivato l+,
n come dopo ritornerai indietro. Certo non sei perduto. 1on voli. 1on vi spazio, o
tutto spazio: il che la stessa cosa.
%l prossimo passo non un passo.
Tu non sei trasportato grado per grado.
,ccade che lentit+ separata che tu sei, apparentemente scompare e non rimane altro
che una pura libert+ che non si distingue dalla 3ibert+ infinita, un amore che si
identifica con l,more. 1on due amori, uno in attesa dellaltro, uno che aspira
allaltro, uno che cerca laltro, ma ,more ,mante in 3ibert+.
Si pu& chiamare questa unesperienza@ Credo si possa dire che diventa unesperienza
solo per la memoria. ,ltrimenti sembra erroneo persino parlare di essa come di
qualcosa che accade. 'erch le cose che accadono devono accadere a qualche
soggetto, e le esperienze devono essere sperimentate da alcuno. Ma qui il soggetto di
ogni esperienza parziale, limitata o creata scomparso. Tu non sei tu, sei puro
godimento. Se preferisci, tu non hai unesperienza, tu diventi !sperienza: ma questa
una cosa completamente diversa, perch tu non esisti pi$ in maniera da poter riflettere
su di te, da poter constatare che hai.
unesperienza o da giudicare ci& che sta accadendo, se si pu& dire che accada qualcosa
che non sia eterno e immutabile, che non sia unattivit+ cos2 tremenda da essere
infinitamente tranquilla.
! qui tutti gli aggettivi si sbriciolano fra le mani. 3e parole sono sciocche. Tutto ci&
che tu dici erroneo " a meno che tu non elenchi ogni esperienza possibile e dica:
61on questo7, 61on ci& di cui sto parlando7.
3a metafora diventa ora assolutamente inutile. 'arla di 6tenebra7, se vuoi, ma il
pensiero della tenebra gi+ troppo denso e troppo rozzo. ! poi non neppure tenebra.
'uoi parlare di 6vuoto7, ma ti richiama lidea di spazio: ed essa non nulla di
spaziale.
3ibert+, ecco che cosa . 4 amore perfetto. 4 pura rinuncia. 4 il godimento di #io.
1on libert+ inerente a un soggetto* non amore come azione dominata da un
impulso consono alla propria essenza* non rinuncia che si pone e si effettua secondo
il modo di una virt$.
4 libert+ che vive e circola in #io, che 3ibert+. 4 amore che ama nell,more. 4 la
purezza di #io che si rallegra nella Sua propria libert+.
! qui, dove diventa ci& che realmente destinata ad essere, la contemplazione non
tanto qualcosa di infuso da #io in un soggetto creato, quanto #io che vive in #io ed
identifica una vita creata con la Sua stessa -ita, cos2 che in essa non rimane altro
significato sperimentale che quello di #io che vive in #io.
Se un uomo cos2 affrancato e liberato e realizzato e annientato potesse pensare e
parlare, non penserebbe e non parlerebbe certo di s come di qualcosa di separato, o
come del soggetto di una esperienza.
!cco perch non ha significato alcuno parlare di tutto ci& come del punto pi$ alto di
una serie di gradi, come di qualcosa di grande a paragone di altre esperienze meno
grandi. Tutto ci& al di l+ del limite entro il quale i paragoni hanno significato: oltre
le 6vie7 che corrispondono a qualsiasi nostra nozione di viaggio, oltre i gradi che
corrispondono alle nostre idee di progressione.
'ure anche questo un principio. 4 il livello pi$ basso di un nuovo ordine in cui tutti i
livelli sono incommensurabili e inconcepibili. 1on ancora la perfezione della vita
interiore.
3a cosa pi$ importante che rimane da dire di questa perfetta contemplazione in cui
lanima si annulla nella perfetta rinuncia di ogni desiderio e di ogni cosa che ci& pu&
non aver nulla a che fare con le nostre idee di grandezza e di esaltazione, e non
quindi qualcosa che sia soggetta al peccato dorgoglio.
%nfatti questa perfetta contemplazione implica, per la sua stessa essenza, la perfezione
di ogni umilt+. 3orgoglio assolutamente incompatibile con essa. Soltanto quando
viene fraintesa e presa per quello che non e non pu& essere, diventa qualcosa di cui
si pu& essere orgogliosi, qualcosa che si pu& desiderare smodatamente o pu& in altro
modo diventare materia di peccato.
'erch lorgoglio, che lattribuzione disordinata di beni, valori e glorie al proprio io
contingente, non pu& esistere quando si incapaci di pensare al proprio 6io7 come a
qualche cosa che vive del tutto indipendente da #io.
Come si pu& essere orgogliosi di qualcosa quando non si pu& riflettere su se stessi,
comprendersi, conoscersi@ Moralmente parlando, si annientati, perch la sorgente,
lagente, il termine di ogni atto #io. ! lessenza di questa contemplazione la gioia
pura ed eterna che in #io perch #io #io: la serena ed interminabile esultanza
nella verit+ che Colui che 'erfetto infinitamente 'erfetto, 'erfezione.
'ensare che un uomo possa essere orgoglioso di questa gioia, quando essa lo abbia
trovato e liberato, sarebbe come dire: 68uestuomo orgoglioso perch laria
libera7. 68uestaltro orgoglioso perch il mare bagnato7. 68uestuomo
orgoglioso perch le montagne sono alte e la neve candida sulle loro vette e il vento
soffia sulla neve e disegna una specie di pennacchio sui picchi7.
!cco un uomo che morto e sepolto, un uomo la cui memoria svanita dal mondo
degli uomini, un uomo che non esiste pi$ fra i viventi che strisciano nel tempo* lo
chiamerai orgoglioso perch la luce del sole riempie limmenso arco di cielo sopra il
paese dove egli visse, mori e fu sepolto, nei giorni della sua esistenza@
3o stesso avviene per chi sparito in #io mediante la pura contemplazione. #io solo
rimane. !gli l6io7 che agisce l2. !gli lunico che ama e sa e gioisce.
'u& #io essere orgoglioso, o pu& #io peccare@ Supponiamo che un simile uomo per
una volta nella sua vita sia sparito in #io per lo spazio di un minuto.
Tutto il resto della sua vita trascorso in peccati e virt$, in bene e in male, in fatica e
lotta, in malattia e salute, in doni, in dolori, in successo e rimpianto, in progetti e
speranze, in amore e paura. !gli ha visto molte cose, le ha considerate, le ha
conosciute* ha dato giudizi, ha parlato, ha agito saggiamente o meno. Ga commesso
nella contemplazione gli errori dei principianti. Ga trovato la nuvola, loscura
dolcezza di #io. Ga conosciuto riposo nella preghiera.
%n tutte queste cose la sua vita stata un accavallarsi di incertezze. 1elle migliori fra
esse pu& aver peccato. 1ella sua contemplazione imperfetta pu& aver trovato il
peccato.
Ma per quanto riguarda quel momento di tempo, quel minuto, quel piccolo minuto
durante il quale stato liberato in #io =se veramente stato liberato>, allora la sua vita
era senza dubbio pura, allora egli ha dato gloria a #io, allora egli non ha peccato, in
quel momento di puro amore non poteva peccare.
'u& tale unione con #io essere oggetto di un desiderio disordinato@ 1o, se tu la
comprendi. 'erch non puoi desiderare disordinatamente che #io sia #io. 1on puoi
desiderare disordinatamente che sia fatta la volont+ di #io per amore di. #io. Ma in
questi due desideri perfettamente concepiti ed adempiuti che noi ci svuotiamo in 3ui e
ci trasformiamo nella Sua gioia, ed in questi due desideri che non possiamo.
peccare.
%n questa estasi di puro amore arriviamo al vero adempimento del 'rimo
Comandamento, quello di amare #io con tutto il nostro cuore, con tutta la nostra
mente, con tutte le nostre forze. 8uindi ci& qualcosa che tutti gli uomini i quali
desiderino essere graditi a #io dovrebbero desiderare non per un minuto, non per
mezzora ma per sempre. 4 in queste anime che l+ pace si stabilisce nel mondo.
!sse sono la forza del mondo perch sono i tabernacoli di #io nel mondo. !sse
impediscono alluniverso di andare distrutto. Sono piccole. 1on si conoscono. Tutta la
terra dipende da loro. 1essuno sembra comprenderlo. Sono esse le sole per cui tutto
fu creato da principio. !sse erediteranno la terra.
Sono le sole che potranno gioire sempre della vita. Ganno rinunciato a tutto il mondo
e questo stato dato loro in possesso. !sse sole apprezzano il mondo e quanto vi si
trova. !sse solo possono comprendere la gioia. Tutte le altre sono troppo deboli per la
gioia. 3a gioia ucciderebbe chiunque allinfuori di queste anime miti. !sse sono i puri
di cuore. -edono #io. !gli fa la loro volont+ perch la Sua volont+ la loro. !gli ha
fatto tutto quanto esse vogliono, perch Colui Che desidera tutti i loro desideri. !sse
sole hanno tutto ci& che possono desiderare. 3a loro libert+ senza limiti. !sse si
protendono verso di noi per abbracciare la nostra miseria e attirarla nella mirabile
espansione della loro innocenza, che lava il mondo con la sua luce.
-enite, entriamo nel fascio di quella luce. -iviamo nella purezza di quel canto.
3asciamo cadere come abiti i brandelli del mondo ed entriamo nudi nella sapienza.
'erch questo che tutti i cuori invocano, quando gridano: 6Sia fatta la Tua volont+7.
?H. (anza osmia
%l Signore ha creato il mondo non per giudicarlo, non semplicemente per dominarlo,
non per farlo obbedire ai dettami di una volont+ onnipotente ed inscrutabile, non per
provare piacere o corruccio per il modo in cui funziona. 8ueste non sono le ragioni
che hanno determinato la creazione del mondo e delluomo.
%l Signore cre& il mondo e luomo, perch 3ui stesso potesse venire nel mondo,
potesse farsi uomo. 8uando concep2 il mondo che stava per creare vide la Sua
sapienza come un fanciullo che 6si trastullava nel mondo, rallegrandosi
continuamente alla Sua presenza7* ed !gli riflett: 6Mia delizia stare coi figli degli
uomini7.
%l mondo non fu fatto per essere una prigione per gli spiriti decaduti respinti da #io:
questo lerrore gnostico. %l mondo fu fatto come un tempio, un paradiso, entro il
quale #io stesso sarebbe disceso per vivere familiarmente con gli spiriti che !gli vi
aveva messo affinch ne avessero cura al Suo posto.
% primi capitoli del (enesi =lungi dallessere un racconto pseudoscientifico di come il
mondo sarebbe stato, creato> sono precisamente una rivelazione poetica e simbolica,
ma assolutamente veridia& sebbene non letterale, delle vedute di #io riguardo
alluniverso, e delle Sue intenzioni riguardo alluomo. ,ffermazione fondamentale di
questi bellissimi capitoli che #io cre& il mondo come un giardino, nel quale !gli
trovava le sue delizie. !gli cre& luomo e assegn& alluomo il compito di collaborare
con 3ui proprio nella cura di tutte le cose create. !gli fece luomo a Sua immagine e
somiglianza, come artista, come lavoratore, homo ,aber& come giardiniere del
paradiso. 5ece decidere alluomo stesso come interpretare, capire e usare le cose
create: ,damo assegn& il nome agli animali =#io non dette loro nessun nome>* e come
,damo li chiam&, tali rimasero. Cos2 con la sua intelligenza luomo, nellatto di
riconoscerle, imit& qualcosa dellamore creativo di #io per le Sue creature. Mentre
lamore di #io, guardando le cose, le fece essere, lamore delluomo, guardando le
cose, riprodusse lidea e la verit+ divina nello spirito delluomo.
Come #io crea le cose vedendole nel proprio 3ogos, cosi luomo produce la verit+
nella sua mente per mezzo del connubio tra la luce divina che si trova nelloggetto
conosciuto e la luce divina che sta nella sua ragione. 3incontro di queste due luci in
una mente verit+.
Ma vi una luce ancora pi$ elevata, non la luce per mezzo della quale luomo
6impone il nome7 e forma concetti con laiuto di una intelligenza attiva* ma la luce
oscura nella quale non vien dato nessun nome, nella quale #io viene a faccia a faccia
con luomo non attraverso le cose, ma nella Sua semplicit+ stessa. 3unione amorosa
della semplice luce di #io con la semplice luce dello spirito delluomo la
contemplazione. 3e due semplicit+ sono una cosa sola. :sse formano, per cos2 dire, un
vuoto nel quale non v aggiunta, ma piuttosto sottrazione di nomi, forme, contenuto,
sostanza, individualit+. %n questo incontro non vi tanto una fusione di individualit+
quanto invece una sparizione di individualit+. 3a /ibbia ne parla molto
semplicemente: 61ella brezza pomeridiana #io venne a passeggiare con ,damo nel
paradiso7. 4 pomeriggio, nella luce declinante del giorno creato. 1el vuoto libero
della brezza, che soffia da dove vuole e dove vada nessuno sa, #io e luomo sono
insieme, e non parlano per mezzo di parole o di formule. !cco il significato della
creazione e del 'aradiso. Ma vi era dellaltro.
%l -erbo stesso di #io fu il 6primogenito tra tutte le creature7. 3ui, 6in Cui trovano
fondamento tutte le cose7, non doveva solo camminare insieme alluomo nella brezza
pomeridiana, ma si sarebbe fatto uomo ed avrebbe vissuto con luomo come un
fratello.
%l Signore non avrebbe solo amato la Sua creazione come un 'adre, ma sarebbe
entrato nella Sua creazione svuotando Se stesso, nascondendoSi, come se non fosse
#io ma una creatura. 'erch avrebbe dovuto fare questo@ 'erch amava le Sue
creature e perch non poteva sopportare che le Sue creature si limitassero ad adorar3o
distante, trascendente ed onnipotente. 8uesta non era la gloria che !gli desiderava*
perch se !gli fosse stato adorato solo come grande e potente, le Sue creature si
sarebbero fatte anche loro grandi e potenti per dominare le une sulle altre. 'erch
dove vi un #io grande, vi sono anche uomini che come dei si fanno re e padroni. !
se #io fosse solamente un grande artista orgoglioso della Sua creazione, allora anche
gli uomini costruirebbero citt+ e palazzi e sfrutterebbero gli altri uomini per la loro
gloria. 8uesto il significato del mito di /abele e dei costruttori della torre, che
volevano essere 6come dei7, con i loro giardini pensili e con le teste dei loro nemici
appese nei giardini. !ssi avrebbero indicato #io dicendo: 6,nche 3ui un grande
artefice ed ha distrutto tutti i suoi nemici7.
=#io disse: %o non mi faccio beffe dei miei nemici, perch voglio far si che nessuno mi
sia nemico. 8uindi mi identifico con lio segreto del mio nemico>.
Cos2 #io si fece uomo. 'rese su di S la debolezza e la mediocrit+ delluomo e Si
nascose, diventando un uomo anonimo e senza importanza, in un luogo senza
importanza. Si rifiut& sempre di dominare sugli uomini, o di diventare .e,
Condottiero o .iformatore, o di essere in qualunque modo superiore alle Sue creature.
!gli non ha voluto essere altro che loro fratello, loro consigliere, loro servo, loro
amico. 1on mai stato una persona importante nel senso comune della parola, bench
noi da allora in poi ne abbiamo fatto la 'ersona pi$ importante. 8uesta per& unaltra
questione: perch, pur essendo assolutamente vero che !gli il .e e il Signore di tutti,
il vincitore della morte, il giudice dei vivi e dei morti, il Panto;rator& !gli ancora e
sempre il 5iglio dellUomo, nascosto, sconosciuto, irrilevante e vulnerabile. !gli pu&
essere ucciso. ! quando il 5iglio dellUomo fu messo a morte, !gli risuscit& da morte
e fu di nuovo tra noi, perch disse: 6Uccidetemi, non importa7.
Morto una volta, !gli non muore pi$ nella Sua 'ersona. Ma poich Si fatto uomo, Si
assunto la natura umana, morto per luomo e, in quanto uomo, " risorto da
morte, !gli ha fatto s2 che le sofferenze di tutti gli uomini diventassero le Sue
sofferenze* la loro debolezza e la loro impotenza diventassero la Sua debolezza e la
Sua impotenza* la loro insignificanza diventasse la Sua. Ma allo stesso tempo la Sua
potenza, la Sua immortalit+, gloria e felicit+ vennero concesse agli uomini perch le
possedessero. Cos2 se lUomoB#io pur sempre grande, pi$ per noi che non per Se
stesso che !gli vuole essere grande e potente. 'er 3ui, potenza e debolezza, vita e
morte, sono dualit+ che non 3o riguardano, perch !gli al di sopra di esse nella Sua
trascendente unit+. !ppure !gli vorrebbe elevare anche noi al disopra di queste
dualit+, rendendoci uno con 3ui. 'erch sebbene il male e la morte possano
raggiungere lio esteriore ed evanescente, nel quale abitiamo estraniati da 3ui ed
esiliati nella irrealt+, essi non possono mai raggiungere il vero io interiore, nel quale
siamo stati fatti uno con 3ui. 'erch, facendosi uomo, #io non divent& solo (es$
Cristo, ma potenzialmente ogni uomo e ogni donna che siano mai esistiti. %n Cristo,
#io divent& non solo 6questo7 uomo, ma anche in senso pi$ alto e pi$ mistico, per&
altrettanto vero, 6ogni uomo7.
3a presenza di #io nel Suo mondo in quanto Creatore di esso non dipende da nessuno
fuorch da 3ui stesso. 3a Sua presenza nel mondo in quanto Uomo dipende in qualche
misura dagli uomini. 1on possiamo far nulla per cambiare il mistero
dell%ncarnazione in se stesso* ma abbiamo la facolt+ di decidere se noi e quella
porzione di mondo che ci appartiene, ci renderemo onto della Sua presenza, saremo
da essa consacrati e trasfigurati nella sua luce.
1oi possiamo scegliere tra due identit+: la maschera esteriore che sembra essere vera
e che vive in unillusoria autonomia durante il breve momento dellesistenza terrena, e
la persona interiore nascosta, che a noi sembra non essere nulla, ma che pu& donarsi
per leternit+ alla verit+, nella quale sussiste. 4 questo io interiore che viene assunto
nel mistero del Cristo per mezzo del Suo amore, dello Spirito Santo, cos2 che
segretamente noi viviamo 6in Cristo7.
Tuttavia non conviene trattare in maniera troppo negativa neppure l6io esteriore7.
8uesto io non cattivo per natura, ed il fatto che inconsistente non deve essergli
imputato a delitto. !sso afflitto da povert+ metafisica: ma tutto ci& che povero
merita compassione. Cos2 il nostro io esteriore, purch non si isoli in una menzogna,
benedetto dalla misericordia e dallamore di Cristo. 3e apparenze devono essere
accettate per quello che sono. (li accidenti di una esistenza povera e transitoria hanno
tuttavia un indicibile valore. !ssi possono essere il mezzo trasparente nel quale noi
percepiamo la presenza di #io nel mondo. 4 possibile parlare dellio esteriore come di
una maschera: far questo non implica necessariamente il riprovarlo. 3a maschera, che
ogni uomo porta, pu& essere benissimo un travestimento non solo dellio interiore
delluomo ma anche di #io, che va come pellegrino ed esule nella Sua stessa
creazione.
%n effetti, se Cristo si fatto uomo, perch voleva essere chiunque e ciascuno di noi.
Se crediamo nell%ncarnazione del 5iglio di #io, non dovrebbe esservi nessuno sulla
terra nel quale non possiamo riconoscere la misteriosa presenza di Cristo.
8uello che appare importante agli occhi degli uomini spesso insignificante agli
occhi di #io. 8uello invece che per #io potrebbe sembrarci 6uno scherzo7 forse ci&
al quale !gli annette la massima importanza. ,d ogni modo il Signore gioca e si
diverte nel giardino della Sua creazione* e se noi riuscissimo ad abbandonare la nostra
idea fissa del significato che crediamo le cose abbiano, potremmo forse udire la Sua
voce che ci chiama a seguirlo nella Sua misteriosa danza cosmica. 1on necessario
andare lontano per cogliere gli echi di quel gioco e di quella danza. 8uando siamo soli
in una notte stellata, o quando per caso vediamo nellautunno gli uccelli migratori
scendere in un boschetto di ginepri per riposarsi e ristorarsi* o quando vediamo i
bambini in un momento in cui sono davvero bambini* o quando sentiamo lamore nel
nostro cuore* oppure quando, come il poeta giapponese /ashO, udiamo il tonfo
solitario di un vecchio ranocchio che si getta in uno stagno tranquillo, in quei
momenti il risveglio ed il rovesciamento di tutti i valori, la 6novit+7, il vuoto e la
purezza della visione che si fanno evidenti, ci lasciano intravedere un barlume delle
danza cosmica.
%l mondo ed il tempo sono infatti la danza del Signore ne vuoto. %l silenzio delle sfere
musica di festa nuziale. 8uanto pi$ persistiamo nel fraintendere i fenomeni della
vita* quanto pi$ li analizziamo per assegnar loro strane e complicate finalit+, tanto pi$
sprofondiamo nella tristezza, nellassurdo e nella disperazione. Ma questo non ha
molta importanza, perch la nostra disperazione non pu& alterare la realt+ delle cose
n scolorire la gioia della danza cosmica, che sempre in atto, #ifatti, noi siamo in
mezzo ad essa ed essa in mezzo a noi, perch palpita nel nostro sangue stesso, lo
vogliamo o no.
Tuttavia rimane il fatto che siamo invitati a dimenticare di proposito noi stessi, a
gettare a mare la nostra tremenda prosopopea e ad unirci a questa danza generale.