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I Delitti della Royal Society:

Senza Respiro
Lon Dacoste
31 Gennaio 2010
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1 (Morte del primo
bambino)
La serratura della porta era un capolavoro di meccanica. Il
meccanismo era coperto da una piastra di bronzo, ma se
fosse stato possibile levarla si sarebbe visto come, al girare
della chiave nella toppa, i movimenti contemporanei e sim-
metrici degli ingranaggi, ruote e semilune dentate, erano
molteplici e complicati. Solo con un lieve fruscio metallico
facevano uscire chiavistelli in alto, in basso e lateralmente,
che bloccavano la porta allo stipite di quercia rinforzato in
bronzo.
La porta, cos a prova di violazione, bloccava laccesso a
una piccola stanza, apparentemente di scarsa importanza.
Era una cameretta dangolo, ricavata allinterno di una sala
molto pi grande grazie a paratie e a una controsofttatu-
ra di legno. A prima vista poteva sembrare uno sgabuzzi-
no, un guardaroba, ma ad unocchiata meno superciale
si vedeva che doveva essere ben pi importante. Oltre al-
la porta, dotata di una serratura cos complessa, tutte le
paratie e il softto a cassettoni erano fatti di solido legno di
quercia, spesso almeno tre pollici, e stagionato al punto che
doveva resistere bene anche al fuoco.
Due guardie stazionavano nella sala principale, subito
fuori della cameretta, una accanto allaltra. Non vestivano
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la livrea del personale di St. James Palace: erano soldati a
tutti gli effetti, con le divise della guardia reale. E mentre il
personale di St. James Palace non portava armi, questi era-
no armati di tutto punto. Elmo di tipo spagnolo (gli elmet-
ti tipici delle Teste Tonde di Cromwell erano stati abban-
donati dopo la restaurazione), pettorale di acciaio bruni-
to, impugnavano una lunga picca: dalla tracolla pendeva
il fodero con lo spadone, e al cinturone era assicurata una
misericordia.
Una delle due sentinelle era un giovane di poco pi
di venti anni, una recluta. Si vedeva da come stava im-
pettito nella corazza, da come teneva diritta la picca e da
come la mano stringeva lelsa dello spadone. Molto, trop-
po compreso dal suo stato di soldato della Corona e dal suo
incarico di sorveglianza a qualcosa di molto importante.
Laltra sentinella invece era un uomo sulla quarantina, con
la guancia sinistra segnata da un paio di cicatrici trasver-
sali , decisamente un veterano, come mostrava latteggia-
mento ben diverso da quello del giovane. Non certo meno
marziale, o sciatto. Era il modo in cui impugnava le armi,
meno rigido, meno contratto del giovane collega. La presa
del veterano sembrava pi morbida, elastica: ma mentre
uno strattone improvviso avrebbe strappato le armi dalle
mani del giovane, non sarebbe riuscito a strapparle dalle
mani del veterano, che le avrebbero impugnate al minimo
sospetto di qualcosa che non andasse.
Nonostante mancasse ancora un poco allalba, in quel-
lora in cui il sonno pi profondo, le due sentinelle erano
ben sveglie.
< Hai sonno ? > sussurr il veterano al giovane. Il silen-
zio era profondo nel salone e non era il caso di parlare ad
alta voce.
< Chi, io ? > fece il giovane, anche lui a bassa voce, ma
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con un tono quasi offeso < Certo che no >
< Non ci sarebbe niente di strano > soggiunse il vetera-
no. < Con turni di sei ore, con questo silenzio, senza potersi
sedere n uscire, normale che venga sonno >
< Il dovere di una buona guardia quello di vegliare
senza mai dormire, proteggere silenziosamente quando gli
altri sono pi vulnerabili > recit in un sussurro convinto
il giovane, evidentemente una citazione dal manuale della
perfetta sentinella.
< Si vede che vesti da poco la divisa > sogghign il vet-
erano. < Far da balia a un moccioso, in un palazzo zep-
po di soldati, ti pare cosa di grande impegno. Che vuoi
che succeda ? E solo la ssazione che ci siano dovunque
complotti di Repubblicani che giustica la nostra presenza.
Cos il secondo erede al trono, anche se al momento solo
il nipote del Re, dorme sonni tranquilli in uno scrigno im-
penetrabile di quercia, con le nestre e la porta sprangata,
e due soldati armati no ai denti fuori della porta. Se c
una cosa certa che il moccioso non corre alcun pericolo,
anche se fosse badato solo dalla balia...>
< A proposito > fece il giovane preoccupato < dovrebbe
mancare poco alla poppata...>
< Vedi ? Cosa ti dicevo ? > fece laltro sardonico < il
grande soldato che sei fronteggia spavaldo il grande peri-
colo, di fatto inesistente, e freme pronto alla grande incog-
nita: quanto manca alla poppata ? Vorrei vederti di guardia
in un accampamento vero, con il rischio che le Teste Tonde
ti scivolino alle spalle per tagliarti la gola, o a marciare nella
nebbia di Normandia, cercando di capire da che direzione
sbucher fuori la cavalleria pesante del Re Sole. Altro che
poppata....>
Avrebbero continuato cos allinnito, il giovane a enun-
ciare principii, il veterano a prenderlo in giro, se non avessero
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sentito dei rumori venire da uno dei corridoi che porta-
vano alla grande sala. Il giovane si irrigid, la mano si
contrasse sullelsa dello spadone, la punta della picca si
abbass percettibilmente in direzione del corridoio.
< Buono, sta buono > lo redargu il veterano. < La cav-
alleria pesante francese fa un rumore diverso. Questo lo
strascicar di piedi della balia. Vedi di evitare di inchiodarla
al muro con la picca, se no il piccolo Charles salta la pop-
pata. Beato lui, che a dieci mesi ha ancora chi lo allatta.
Alla sua et mia madre era gi morta da tempo e io andavo
avanti a latte di capra annacquato >
A conferma di queste parole la gura dondolante della
balia, una contadina bene in carne con in mano un grosso
candeliere acceso, apparve sulla soglia del corridoio, dis-
pensando ai due un largo sorriso.
< Salute, signori > fece, avvicinandosi alla porta della
cameretta
< Salute > fece il giovane, che aveva ripreso una po-
sizione meno tesa < ci siamo ? >
< Si, ci siamo > fece la balia < Il principino Charles ora
poppa solo ogni sei ore >
Il veterano pos la picca contro il muro, frug nella bisac-
cia di cuoio che aveva a tracolla e trasse un mazzo i chiavi,
tra le quali faceva spicco una chiave pi grossa, dal mec-
canismo complesso. Si avvicin alla porta, inl la chi-
ave nella toppa, e la gir pi volte. Dallinterno si sen-
t il frusciare metallico degli ingranaggi e la porta si apr.
La guardia apr il battente e si fece da parte per far pas-
sare la balia. Quella entr nella cameretta rischiarata da
una sola candela, in punta di piedi per non svegliare di
soprassalto il bambino e tenendo ben avanti il candeliere
per farsi luce. Il veterano riaccost il battente della porta,
lasciandola socchiusa, e si gir per tornare al suo posto.
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Si era allontanato solo di un passo dalla porta quando
dallinterno della cameretta arriv, come un fulmine nel-
la notte buia, un urlo acutissimo. Era un grido dispera-
to, senza ne, fatto con tutta la forza che consentono dei
polmoni umani. Cera tutto in quel grido: paura, dolore,
disperazione, e soprattutto morte.
Tutto segu in pochi attimi:
Il giovane soldato fece un salto come se gli avessero
messo fuoco ai piedi e lasci andare la picca che rovino a
terra con un tonfo metallico.
Il veterano, con un solo movimento, gir su se stesso
e sl la misericordia dal fodero, lanciandosi verso la por-
ta. Qualsiasi cosa ci fosse stato nella cameretta non cera
spazio abbastanza da potersi muovere agevolmente con uno
spadone.
Il grido era stato seguito immediatamente da un clan-
gore di metallo. Evidentemente la balia aveva lasciato cadere
il candeliere a terra. Poi pi nulla
< Fermo dove sei > sibil il veterano al giovane che ave-
va estratto impacciato lo spadone dal fodero < Io entro. Tu
stai fuori. Qualsiasi cosa succeda nessuno deve uscire di
qui. Tira il cordone dellallarme >
Spalanc il battente della porta e si slanci nella peno-
bra della cameretta, la lama dritta della misericordia tesa in
avanti.
Il giovane obbed distinto al secco comando. La mano
corse alla parete, da cui pendeva un grosso cordone, e tir
con forza.
Attraverso un sistema di pulegge una campana suon
nel posto di guardia, indicando una emergenza al secondo
piano.
Le sentinelle saltarono in piedi, armi alla mano, e si
precipitarono su per le scale.
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Lurlo della balia si era trasformato in un pianto disper-
ato, come lo straziante ululare di un animale ferito.
Sopra il pianto tuon limprecazione del veterano.
Il giovane, ora ben piantato davanti alla porta della cameretta,
brandiva lo spadone a due mani. Non capiva cosa potesse
essere successo, ma qualcosa gli diceva che niente sarebbe
stato come prima.
2 (Malawi parte per
lInghilterra)
Selim Ali Ben Malawi, primo ambasciatore di Persia, las-
ci spaziare lo sguardo a Oriente. Il sole di maggio stava
sorgendo dietro la linea di colline che si stendevano a Est
di Isfahan, capitale del millenario Impero Persiano. Il cielo
era passato dal grigio plumbeo della notte, attraverso tutta
la gamma dei blu e dei viola, no a un rosa che si face-
va sempre pi intenso. Malawi era solito alzarsi presto e
non era la prima volta che guardava lalba, ma ogni volta
rimaneva incantato.
A differenza di molte altre volte, quel mattino Malawi
era assai triste. Non era passato un anno dalla morte del
suo Signore, e ancora il vuoto che quella scomparsa ave-
va lasciato nel suo cuore non era stato colmato, neanche
in minima parte. Shah Abbas II, il primo sovrano che dopo
molti secoli aveva restaurato lantica gloria dellimpero per-
siano, se ne era andato una mattina di Ottobre del 1666:
era morto nel sonno a Damghan, un paese sulla strada di
Teheran, dove si stava trasferendo per dirimere alcune fac-
cende di Stato. Malawi non era con lui, e aveva ricevuto
la notizia da un trafelato corriere che si era subito precip-
itato a Isfahan. Malawi amava il suo Signore, sia per la
sua grandezza interiore, che per il bene che aveva fatto al
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paese, e quella perdita improvvisa gli era sembrata senza
senso.
Ma il peggio doveva ancora venire. La successione spet-
tava naturalmente a Suleiman, glio dello Shah e di Naki-
hat Khanum, una schiava circassa. Il giovane era stato di
fatto allevato nellharem e aveva sviluppato tutti i vizi im-
maginabili, abbandonandosi a ogni dissolutezza, compre-
so il bere. Questa era forse una delle poche pecche di Shah
Abbas II che, pur vedendo lo stato infelice del suo erede,
non aveva provveduto ad assicurare meglio la sua discen-
denza al trono del Pavone con una interdizione, e indi-
viduando un altro successore. Invano i ministri avevano
cercato di far interdire Suleiman, tenendolo segregato nel-
lharem, mettendo in giro la voce che era cieco, e cercando
di imporre al suo posto il fratello pi giovane: un eunuco
di corte aveva rivelato il complotto e di fatto Suleiman era
salito al trono nel Novembre del 1666, con il nome di Sa.
Ovviamente aveva subito dato pessima prova di s. Del
tutto inetto, non era in grado ma pretendeva di guidare il
paese. Una tremenda scontta dellesercito imperiale ad
opera di una incursione dei Cosacchi aveva fatto vacillare
il trono. Qualcuno aveva sostenuto che la prima incoron-
azione non era avvenuta sotto buoni auspici: linetto era
stato nuovamente incoronato, questa volta con il nome di
Suleiman I, con una nuova cerimonia nel Marzo del 1667.
Proprio da Suleiman era arrivato a Malawi lordine di
recarsi a Londra come ambasciatore. Lopportunit di pren-
dere contatto con i regni dellOccidente faceva parte della
politica del vecchio Shah. Erano stati creati contatti cultur-
ali tra la famosa scuola medica persiana del grande Avicen-
na e la Royal Society. Da quasi un anno un medico della
Corte di Inghilterra, Newborne, era in visita proprio nel-
la Scuola di Medicina di Isfahan. Lambasceria di Malawi
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era prevista, prima o poi. Ma Malawi non si levava dal-
la testa che Suleiman lo inviasse a Londra soprattutto per
levarsi dai piedi un dignitario di grande competenza e ret-
titudine, di cui era nota la fedelt al vecchio Shah, e che
per questo non poteva che creare problemi. Non che a
Suleiman mancasse la possibilit di eliminarlo in modo pi
spiccio. Non sarebbe stata la prima volta che la Guardia
Nera del Pavone, una forza di guerrieri scelti e ciecamente
obbedienti alla Corona, riceveva lordine di far sparire qual-
cuno. Evidentemente questa volta Suleiman aveva pensato
di fare qualcosa di pi elegante per liberarsi dellincomodo.
Lorizzonte era ora rosso fuoco, e presto non sarebbe
stato pi possibile guardarlo a occhio nudo, quando la luce
infuocata del sole fosse salita oltre allo schermo delle colline.
Malawi ripens mestamente al suo Signore, e a come il
paese, risorto da poco a nuova gloria, stesse nuovamente
precipitando nellabisso. Trattenne un gesto di stizza, men-
tre cingeva il cinturone a cui era assicurata la scimitarra,
pensando che non poteva fare niente per cambiare le cose.
Forse quel viaggio in terre lontane non veniva poi del tut-
to a sproposito. Non essere presente allo sfacelo gli avrebbe
recato meno dolore. Lontano dagli occhi, lontano dal cuore.
Ma non ne era molto sicuro.
Tra poco la scorta che gli era stata afdata sarebbe venu-
to a prenderlo. Guardie Nere, anche in questo caso, ma
Malawi era stato abbastanza furbo da assicurarsi che fos-
sero tutti uomini dati, affezionati al vecchio Shah. La scor-
ta lo avrebbe portato nella grande piazza, poi attraverso
quartieri sempre pi popolari no alla periferia della grande
capitale: l lo aspettava la carovana che lo avrebbe portato
no al mare della Palestina. Da qui in nave no a Venezia
e poi di nuovo via terra no alla costa francese. Da qui un
ultimo battello lo avrebbe traghettato in Inghilterra, risal-
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endo lestuario del Tamigi no ad attraccare nel porto di
Londra. Erano giorni che Malawi studiava tutte le carte
che aveva potuto trovare per imprimersi bene il percorso
di viaggio. Ci avrebbe messo circa un mese, salvo impre-
visti. Lunica nota di sollievo era che avrebbe avuto un
compagno di viaggio, Newborne, il medico della Corte di
Inghilterra che tornava a casa: lo aveva conosciuto ed era
simpatico e colto. Avrebbe potuto ingannare il tempo del
lungo viaggio con discorsi un p pi profondi di quelli che
avrebbe potuto fare con gli uomini della Guardia Nera, i
cammellieri e i marinai.
Malawi era talmente assorto nei pensieri che sobbalz
lievemente quando bussarono alla sua porta.
< Entrate > disse
La porta si apr e si fece avanti un uomo della Guardia
Nera. La divisa di tessuto nero lo copriva quasi totalmente,
eccezione fatta per uno spiraglio, tra turbante e sciarpa alza-
ta sopra il naso. Lunica nota di spicco era la spilla doro a
forma di pavone che fermava il mantello nero sulla spalla,
sollevandolo per lasciare libero il braccio che usava la spa-
da. Era inequivocabile capire che era una Guardia Nera,
ma alrettanto impossibile capire chi fosse personalmente, a
meno che non si sapessero decifrare gli occhi.
< Siamo pronti, Ambasciatore > disse luomo con voce
bassa
< Sono pronto anche io > sospir Malawi. E si avvi
dietro alla guardia che, fatto dietro front, si era gi diretta
alluscita del palazzo.
Malawi percorse le grandi sale del palazzo imperiale,
splendenti di ori, bronzi, e marmi pregiati. Sar stata la pri-
ma ora del mattino, o un ordine di lasciare libero il passag-
gio, ma in giro non si vedeva nessuno. Al soldato che lo era
venuto a chiamare si erano accodate altre cinque Guardie
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Nere, che lo seguivano a breve distanza. Anche Malawi
vestiva luniforme della Guardia Nera. In n dei conti era
stato uno di loro, molti anni prima, e pi di una volta ave-
va fatto scudo con il suo corpo allo Shah Abbas II. Lidea di
vestire come una Guardia Nera era unaltra precauzione.
Sarebbe stato un bersaglio meno evidente, nel caso che Suleiman
avesse dislocato qualche sicario lungo il percorso del viag-
gio. Gli arcieri persiani erano noti in tutto il mondo per la
loro precisione, e non era il caso di facilitare loro il compito.
Usciti dal palazzo la scorta lo segu no alla moschea
dello Shaykh Lotf Allah, costruita meno di un secolo prima
da Shah Abbas I, dove tutti, osservanti mussulmani, dis-
sero le loro preghiere del mattino. Ripartiti, attraversarono
la Meydan-e Shah, la Piazza dello Shah. Malawi rimase
ancora una volta stupito dellimmensit di quella distesa,
costellata di aiuole e fontane, che si diceva essere la piazza
pi grande del mondo.
Subito prima di lasciare la piazza per addentrarsi nei vi-
coli che avrebbero portato il gruppetto alla periferia della
citt, si fecero loro incontro due uomini, in vestiti borghe-
si eleganti, non armati. La scorta si ferm e Malawi per-
cep con la coda dellocchio che tutti avevano portato la
mano allimpugnatura della scimitarra. Malawi fece cen-
no loro di stare calmi: aveva riconosciuto i due. O meglio
ne aveva riconosciuto uno, il suo amico Ibn Sahid, medico
di corte e discepolo di Avicenna, attualmente direttore del-
la Scuola di Medicina, Laltro, un giovane, doveva essere
uno studente.
< Salute a te, Malawi > fece Sahid, fermandoglisi da-
vanti
< Salute a te, Sahid > rispose Malawi < Sei venuto a
dirmi addio ? >
< Addio una parola grossa. Non penso che per te sia
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ancora venuto il tempo di raggiungere le Ur nel Paradiso.
Sono venuto a portarti il mio abbraccio da amico, che ti
accompagni nel lungo viaggio che ti aspetta > Si fece avanti
e lo abbracci con forza.
< Grazie Sahid > disse Malawi sciogliendo labbraccio,
visibilmente commosso. < Sa il Profeta quanto ne abbia
bisogno. Tu sei lamico pi caro che ho qui >
< E continuer ad esserlo, anche se sarai lontano > sor-
rise Sahid < ti terr aggiornato su quello che succede qui,
tramite i corrieri >
Malawi ringrazi: sapeva che lamico lavrebbe fatto.
La rete di corrieri tra Oriente e Occidente era molto svilup-
pata, e ci si potevano scambiare messaggi tra Isfahan e Lon-
dra con una certa facilit. Bastava un p di pazienza. Fece
un cenno quasi impercettibile con la mano alla sua scorta.
Sahid e il suo compagno si fecero da parte e il drappello
riprese la sua marcia nei vicoli della citt.
Mentre camminava per i vicoli Malawi pens a Sahid.
Una mente brillante, un valente dottore, un grande inseg-
nante. E anche il suo pi caro amico, come gli aveva ap-
pena detto. E uno dei pochi, a dir la verit. Le faccende di
palazzo impegnavano Malawi notte e giorno e non gli las-
ciavano molto tempo per farsi amicizie. N per farsi una
famiglia, pens guardando i gruppetti di bambini che gi
di primo mattino giocavano nei cortili. La sua famiglia era
lImpero. Ed era orfano due volte. Il suo padre naturale era
morto da tempo. Shah Abbas II da pochi mesi.
Dopo qualche tempo uscirono da un ultimo vicolo su
uno spiazzo aperto verso la campagna. A poche decine di
metri Malawi scorse la carovana che lo aspettava. I carovanieri
erano tutti vestiti di scuro, come da preciso ordine: unal-
tra precauzione di sicurezza. Lunica persona che spiccava
nel gruppo era il dottore inglese, vestito di cotone chiaro.
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Gli europei sapevano essere appariscenti e testardi, ma non
prudenti.
Malawi si gir verso la citt. I minareti della moschea
dello Shaykh Lotf Allah emergevano chiari sopra la distesa
di casupole della periferia. Il sole non era ancora alto, ma
gia bruciava gli occhi. Isfahan, pens Malawi, chiss se
lavrebbe rivista.
Si gir e si avvi verso la carovana, seguito silenziosa-
mente dalla Guardia Nera.
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3 (Ashmole incarica
Ulysses)
Si era sempre domandato come le acque di un ume cos
imponente potessero essere cos sporche. Una chiatta sta-
va passando proprio in quel momento, sfruttando la bassa
marea che rendeva la corrente del Tamigi ancor pi forte.
I barcaioli avevano smesso di remare e stavano appoggiati
ai lunghi remi che lasciavano immersi nella corrente. Lac-
qua si increspava sulla prua tozza e sui remi e generava
una schiuma marrone.
Gli vennero in mente i umi del Massachusetts, cos
diversi, tumultuosi eppure limpidi e verdi. Ma quelli a
monte avevano solo foreste di abeti, non i riuti di due-
centomila persone, per non contare le concerie, le tintorie,
e tutte le schifezze che Londra riversava irriverente nella
sua grande arteria.
Ulysses Unt riprese a camminare lungo la banchina. Lap-
puntamento era allentrata della Torre, ma lui era libero,
quella mattina, e ne aveva approttato per fare una bella
passeggiata nella Londra che si stava rigenerando dopo il
Great Fire. Era uscito presto dalla casetta che Rubella gli
aveva trovato, vicino alla taverna dove lei aveva trovato
lavoro e abitava con Nelly. Il Ye Old Cheshire Cheese era
un pub famoso anche prima che il Great Fire lo incenerisse
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e era stato subito ricostruito. Gli inglesi potevano fare a
meno di tante cose, ma non della birra a portata di mano.
Da Fleet Street aveva disceso Blackfriars, poi Thames
Street, ed era arrivato no a dove sorgeva la sua vecchia
casa in Blackraven Alley. Del vicolo teatro della sua pri-
ma esperienza londinese ovviamente non restava che il ri-
cordo. Incenerito no ad essere cancellato, il terreno era
stato dissodato e compattato, la linea delle case che pri-
ma giungevano no al ume era stata arretrata per creare
una via lungo la banchina, e i lavori di pavimentazione e
di costruzione di nuove case andavano avanti senza sosta.
Questa volta, per ordinanza estesa a tutta la citt, i muri
erano tirati su a pietra, mattoni e calce: il legno era bandito
dalla costruzione dellopera morta e veniva usato solo per
i solai. Anche i tetti di canniccio erano stati proibiti, e ac-
canto ai muri in costruzione facevano bella mostra cumuli
di tegole di ardesia. I lavori fervevano, febbrili, in un con-
tinuo andirivieni di cariaggi, carretti e carriole, tra i rumori
sordi dei martelli e le grida dei manovali.
Poco pi avanti arriv al ponte. I piloni del lato nord,
distrutti dal fuoco, erano stati la prima cosa ad essere ri-
costruita, e il trafco era tornato quello di un tempo, saliva
verso Bishops Gate e scendeva verso Southbank. Poco pi
in su Ulysses vide le impalcature di legno e la recinzione
che delimitavano lo spazio dove Sir Christopher Wren, lar-
chitetto di corte incaricato della ricostruzione della citt,
voleva costruire un monumento, una colonna gigantesca
si diceva, proprio a ricordo del Great Fire. Aveva continua-
to a discendere il ume e dopo un bel p era giunto in vista
del tozzo bastione e delle torrette della Torre.
La Torre era simbolo di Londra n dai tempi dei Ro-
mani. Ma oltre che di potere era anche simbolo di prigio-
nia, di torture, di morte. Nel buio delle sue segrete erano
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stati sepolte alla vita generazioni di banditi, rivoluzionari,
assassini, dissidenti, e non erano certo mancate anche le
teste nobili e reali. I londinesi non frequentavano molto
volentieri i dintorni della Torre. Ma Elia Ashmole gli aveva
dato appuntamento proprio davanti allentrata.
Giunto davanti ai pesanti cancelli, Ulysses si sedette su
un basso palo di ormeggio per chiatte, proprio sul bor-
do della banchina, e volte le spalle alla Torre, si mise a
guardare il ume verso ovest: sulle due rive sorgevano i
moli per lattracco delle numerose imbarcazioni che, scen-
dendo e risalendo il ume, portavano a Londra quasi tut-
to quello che era necessario alla vita della citt. E dove-
va servire molta roba, pens Ulysses, vedendo il trafco
continuo di battelli.
< Spero che non abbiate intenzione di pescare, mio gio-
vane amico > fece una voce alle sue spalle
< Anche se ne avessi lintenzione dubito che ci siano
pesci in queste acque luride > disse Unt che aveva riconosci-
uto la voce di Ashmole prima ancora di girarsi verso di lui
< e anche se ce ne fossero, tremo allidea del sapore che
potrebbe avere la loro carne >
< Come state, amico mio ? > un grande sorriso si allarg
sul faccione di Ashmole mentre gli tendeva la mano
< Non male, visti i tempi, non male. Me la cavo > rispose
Unt ricambiando sorriso e stretta di mano < Ma non credo
che mi abbiate dato appuntamento qui per parlare di pesci
>
< In effetti no > disse Ashmole rabbuiandosi in viso <
dovevo passare dalla Torre per vericare delle cose, ma vi
devo parlare di qualcosa di serio. Forse serve il vostro aiuto
>
< Se posso, sapete bene che sono a vostra disposizione
>
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< Lo so bene. E so di cosa siete capace, specie quan-
do si tratta di cercare una verit nascosta. Ma non stiamo
qui a parlare > fece Ashmole guardando il cielo < tut-
to il giorno che passano questi nuvoloni e da un momen-
to allaltro potrebbe venire a piovere. Londra un posto
sublime per tanti aspetti, ma per il tempo decisamente no.
Siamo quasi in estate e guarda che cielo. Andiamo a seder-
ci da qualche parte > si avvi deciso verso la taverna,
proprio sullangolo di Lower Thames Street. Ulysses ri-
conobbe i prati dove si era gettato con Cricket mezzo soffo-
cato dal fumo, quando erano scappati dal grande incendio
due anni prima. Segu Ashmole.
.
La taverna era quasi vuota a quellora: si sedettero a
un tavolo vicino a una nestra con vista sulla Torre, e quasi
subito arrivarono due grossi boccali di birra. ALondra non
occorreva ordinare: un boccale per partire era la dotazione
di base. Intorno cera silenzio. Ideale per parlare.
< Veniamo al dunque > tagli corto Ashmole, come suo
solito < Avete saputo di quello che successo due giorni fa
a St James Palace ? >
< Corrono tante voci. So che c stata una disgrazia,
sembra un bimbo della famiglia reale...> disse Unt
< Charles Stuart, designato Duca di Kendal, il terzo glio
di James, Duca di York, fratello di Sua Maest Carlo II, e di
Anna Hyde > sciorin Ashmole, come se recitasse un ser-
mone < a giorni doveva essere investito duca di Kendal,
Conte di Wigmore e Barone di Holdenby, ma non c stato
tempo. Lhanno trovato morto la mattina nella sua culla,
nella stessa stanza dove aveva dormito il suo primo son-
no, dopo essere stato dato alla luce in St James Palace dieci
mesi fa >
< Ma era malato ? > fece Unt
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< Non che si sappia: salute perfetta, alimentazione nor-
male. La sera aveva preso la solita poppata dalla balia: la
stessa balia che lo ha scoperto morto dopo qualche ora >
< Una disgrazia misteriosa > soggiunse Unt
< Decisamente. Era vegliato da due guardie armate, in
una saletta a prova di forzatura, sprangata e con la nestra
sigillata. Nessuno entrato e uscito, se ne pu essere certi
>
< Dunque sembra una morte naturale. Ma come mai
tante precauzioni ? Le guardie, la sala sprangata ? >
< Charles era solo nipote del Re > disse Ashmole < ma
ormai chiaro che il nostro sovrano non avr gli, e la
discendenza passa al fratello James e ai suoi gli. James,
che ha tre anni di pi, e il povero Charles. Ho presenzi-
ato personalmente quando il piccolo ha ricevuto ufcial-
mente le sue insegne reali.....In ogni caso era un erede al
trono e veniva sorvegliato e protetto accuratamente, come
il fratello >
< Protetto da chi ? > fece Unt
< Protetto da qualsiasi pericolo immaginabile. Ricor-
date che la casa Stuart esce da un periodo nero, non molto
che Carlo I stato decapitato da Cromwell. E forse il peri-
colo non passato. La testa di Cromwell fa ancora bella
mostra sul tetto di Westminster Hall, ma i suoi seguaci er-
ano molti e molti sono ancora in giro. Non stato certo
possibile metterli tutti l dentro > fece Ashmole, indicando
con lo sguardo la Torre fuori della nestra e asciugandosi
la schiuma della birra con un fazzoletto di pizzo.
< Si teme un complotto ? > disse Unt sorpreso
< Diciamo che si sta in guardia. La ne della rivolta
repubblicana e la restaurazione sono troppo recenti, e Lon-
dra e lInghiltrra sono ancora piene di Parlamentaristi. La
corona non ancora salda come dovrebbe >
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< E se la si vuole minare non c niente di meglio che
distruggere la sua discendenza...> insinu Unt
< Vedo che mi capisce >
< Ma anche ammettendo un complotto nellaria, come
pu avere a che fare con la disgrazia del piccolo Charles ?
Era sorvegliato, nessuno si avvicinato... >
< Se fosse una cosa semplice non vi avrei cercato. Tutto
depone per una morte naturale. E solo che non sono con-
vinto, qualcosa non mi torna del tutto, anche se non so esat-
tamente cosa. E voglio che voi indaghiate, che vi facciate
una vostra idea. E ovviamente che mi riferiate >
< Se questo che volete dovr andare a St James Palace,
vedere il corpo, il luogo, fare domande...anche a persone al-
tolocate, voi capite. Potrebbe essere imbarazzante e saran-
no necessarie delle credenziali per avere libero accesso a
tutto questo > disse Unt
Ashmole si frug allinterno dellampia giacca di broc-
cato e estrasse una pergamena accuratamente arrotolata,
fermata da un nastro rosso e da una bolla di ceralacca. La
tese a Unt.
Ulysses lo guard perplesso, spacco il sigillo di ceralac-
ca e srotol la pergamena. Lesse sottovoce:
Il Dottor Ulysses Unt di Boston incaricato per con-
to della Royal Society di indagare sulla morte di Charles
Stuart, Duca di Kendal, avvenuta in St James Palace il 22
Maggio 1667. Ogni sua richiesta di accesso ai locali e agli
oggetti, linterrogazione di persone coinvolte e testimoni, e
ogni altra necessit emerga per la conduzione dellindagine
devono essere soddisfatte.
rmato: Viscount Brouncker, Elias Ashmole per conto
della Royal Society
poco pi in basso delle rme di Brouncker e Ashmole
seguiva una scritta
23
Si dispone per quanto sopra in nome della Corona:
e una rma accanto a un sigillo ben noto, impresso sulla
ceralacca
Carlo II Stuart
.
< Come vedete Sua Maest ha voluto rmare di per-
sona. Vi potrebbe venire aperta ogni porta e data ogni
autorizzazione > fece Ashmole
< Potrebbe ? > disse Unt interrogativo
< Se accettate di condurre lindagine, ovviamente > sor-
rise Ashmole
< Ho scelta ? > domand Unt
< C sempre una scelta, cos come ci sono conseguenze.
Dopo i due casi brillantemente risolti siete linvestigatore
pi celebre di Londra. Non sarebbe carino, n consigliabile,
rigettare un invito reale >
< Non mia intenzione di riutare niente > disse fret-
tolosamente Unt < Ovviamente accetto. Ma per quel poco
che so, non sar facile quanto mi chiedete >
< E quanto avete detto in occasione dellincarico per la
morte dei due dottori della Royal Society, e per lindagine
su Vaughan. Devo pensare che sia un detto scaramantico,
visti i vostri risultati > fece Ashmole, tracannando lultimo
sorso di birra e accennando ad alzarsi < Da dove intendete
cominciare ? >
< Ovviamente dal luogo della disgrazia, a St James Palace
>
< Bene. Ma scordatevi di poter esaminare il corpo. I
genitori sono straziati e lo stanno piangendo: non lascer-
anno toccare la salma >
< Ma devo pur capire...>
< Potrete parlare con la governante, con la balia, con la
guardia che ha visto per primo il corpo, e con il dottore che
24
accorso. Vedrete che sar pi che sufciente. La stanza
dove Charles morto non stata toccata >
Usciti dalla taverna, Ashmole fece un cenno a una car-
rozza che era ferma accanto al muro est della Torre, e quella
si avvicin
< Devo andare, ora > disse Ashmole < e purtroppo vado
nella direzione opposta di St James Palace >
< Non importa > fece Unt < mi arranger. Ma ci vorrei
andare comunque quanto prima. Ho bisogno di acquisire
informazioni su cui ragionare >
< Bene > disse Ashmole che aveva gi messo un piede
nella carrozza < ...e a proposito, se nel cercare tracce di
possibili moventi desiderate farvi una idea sui seguaci di
Cromwell...>
< S ? > disse Unt
< Venitemi a trovare, perch vi posso dare una dritta su
un posto dove cercare >
< Un covo ? > fece Unt
< Non proprio. A meno che quella non vi sembri un
covo > disse Ashmole indicando la Torre con un sorriso
triste
< Nella Torre ? > fece Unt, stupito
< Nella Torre ci sono gran parte dei seguaci di Cromwell,
dai meno ai pi importanti. Sono andato l stamattina pro-
prio per sincerarmente. Prima o poi credo che dovrete an-
dare a sentire qualcuno. Cercatemi, quando viene il mo-
mento > fece un cenno di saluto e sal nella carrozza, che
part di gran carriera con rumore di ferraglia sullacciotto-
lato.
Ulysses rimase pensoso, camminando lentamente verso
il bordo del ume. Avrebbe rifatto la strada allindietro e
poi, se il tempo reggeva e non veniva buio, no a St James
Palace. Avrebbe avuto bisogno di luce per il sopralluogo.
25
Era una bella camminata. Intanto avrebbe pensato, ma gli
servivano informazioni pi precise su cui ragionare.
Guard il cielo che si era fatto sempre pi cupo. Forse
non sarebbe venuto a piovere. Ma certo quella notte non ci
sarebbero state stelle ad aiutarlo.
26
4 (Pat fa visita a Rubella)
Gli edici di Fleet Sreet non erano stati tutti completamente
distrutti dal fuoco: quelli costruiti in buona parte in pietra
si erano salvati, come il Piccadilly, un vecchio pub dalla
parte opposta della strada. Il Ye Olde Cheshire Cheese, in-
vece, era stato costruito cento anni prima tutto in legno e
se ne era andato in cenere. Lo avevano ricostruito in mu-
ratura, partendo dalle grande cantine a volta, un tempo di
un monastero carmelitano, che erano rimaste intatte. Al
pub si accedeva attraverso uno stretto passaggio coperto
da una volta quadrata, che chi passava nella strada traf-
cata poteva facilmente non notare. Anche il pub, con una
insegna non appariscente e le pareti verniciate di marrone
scuro, dava poco nellocchio.
Il giovane entr nel passaggio guardandosi intorno un
p incerto e gett uno sguardo su una carta che aveva in
mano. Si vedeva che non era del posto e gli era stato indica-
to dove andare. Indossava dei larghi pantalonacci bianchi
(o meglio erano stati bianchi) e una casacca nera: a tracolla
portava una sacca di tela grezza, piena, e in testa un berret-
to di lana nero, calcato sugli occhi: non ci voleva molto a
riconoscere in lui un marinaio, sbarcato da poco.
Si avvicin allentrata e guard la cigolante insegna che
portava il nome del locale. Lasci cadere la sacca dalla spal-
la, per avere la mano sinistra pi libera, e tast il rigono
27
28
del coltello, inlato nella cintura dietro la schiena. Si vede-
va che la vita del mare insegnava ad essere prudenti. Apr
la porta ed entr.
Gli ci volle un p per abituare la vista alloscurit del
locale. Le sale erano tutte pannellate di legno scuro, le
nestre erano piccole, e la poca luce veniva dai lumi a olio
sulle mensole. Il locale era piuttosto silenzioso: ai tavoli
erano sedute poche persone e al banco cera un solo in-
serviente che osservava interessato il giovane appena en-
trato.
< Posso servirti da bere ? > fece luomo al banco
< Una birra non si riuta mai > disse il marinaio, posan-
do la sacca a terra e accostandosi al banco con il anco, in
maniera da controllare la stanza
< Il mare fa venire sete, vero ? > chiese laltro, comin-
ciando a spillare birra in un boccale
< Non sai quanto, amico > sorrise il marinaio < e non
abbiamo birra fresca a bordo, Si vede tanto che sono un
marinaio ? >
< Beh, bisognerebbe essere ciechi > disse laltro, nen-
do di riempire il boccale < e da quei capelli rossi che non
riesci a tenere dentro il berretto si direbbe anche che tu sei
irlandese >
< Di Drogheda >
< E come sei nito in mare ? >
< Sarebbe un discorso lungo. Ma ora sono a terra e,
francamente, non mi va di parlare di mare: ne ho fatto il
pieno in questi mesi >
< E qual buon vento ti porta qui, allora ? Solo la sete ?
> cambi discorso laltro
< No, cerco una persona > fece il marinaio
< E sai di trovarla qui ? Chi ? >
< Mi hanno detto che lavora qui, si chiama Rubella >
29
< Ah, Rubella. E una cameriera, la conosco. Ha i capelli
di carota come i tuoi. Ora c poca gente da servire e allora
andata nelle cucine a lavare le stoviglie. Te la mando a
chiamare. Chi devo dire che la cerca ? >
< Dille che c suo..., no, dille che che venuto a trovarla
Leprecano > sorrise il marinaio
< Leprecano ? E che nome ? >
< Un nome. Ma lei capir >
< Va bene > fece quello. Fece un cenno a una cameriera
che stava entrando dalla sala adiacente, le disse qualcosa
allorecchio e quella se ne torn indietro, sparendo nelle
salette buie.
Il marinaio si mise a sorseggiare la birra, raccolto nei
pensieri, mentre luomo al banco metteva a posto i boccali.
.
Il grido arriv da lontano, attutito dal labirinto di corri-
doi e dalle pannellature di quercia. Era un grido di gioia,
di felicit lasciata esplodere liberamente. Segu un lieve ru-
more che si fece via via pi forte, come di qualcuno che si
avvicinava correndo. Rubella entr come un tornado nella
sala, sollevando davanti a s il pesante grembiule fradicio
di sapone per poter correre meglio, i capelli rossi svolaz-
zanti nellaria. Come vide il marinaio dette di nuovo un
grido di gioia e gli salt letteralmente addosso, attaccan-
doglisi al collo e tempestandolo di baci.
Il marinaio ricambi labbraccio, si stacc dal banco e la
tenne in braccio sospesa, ruotando lentamente su se stes-
so e battendole la mano sulla spalla, come per consolarla.
Le effusioni di Rubella si tramutarono in un bel pianto, di
quelli che ti svuotano ma poi ti senti riposato. Anche il
marinaio, pur sorridente, aveva le lacrime agli occhi. La
scena era cos toccante che pi di uno dei pochi astanti si
commosse. Qualcuno si sof il naso.
30
Dopo un buon minuto, Rubella sciolse labbraccio, si as-
ciug con il bordo del grembiule il viso rosso come un po-
modoro, rigato di lacrime, e sempre sorridendo si rivolse
alluomo al banco, che aveva assistito alla scena con la boc-
ca aperta dallo stupore. Rubella era una che tendeva a
starsene per conto suo, grande lavoratrice ma non dava
troppe condenze, e quella scena era decisamente fuori del-
lordinario.
< George, questo Pat, mio fratello > Si volse verso gli
avventori e lo ripet. Qualcuno fece un cenno di assenso
con la testa, a mo di saluto. Qualcuno sorrise.
< Pat ? > fece George ironico < Credevo si chiamasse
Leprecano >
< No > rise Pat < Leprecano il mio soprannome, che
porto n da bambino >
< Il leprecano un folletto irlandese > spieg Rubel-
la < un personaggio del piccolo popolo che abita le nostre
foreste: non cattivo ma usa la magia per fare scherzi e
dispetti. E Pat sempre stato un bambino dispettoso, vero
? >
< Un tempo lo ero > conferm Pat, con un sorriso un
p triste, come chi ricorda un tempo felice passato che non
torner pi < poi crescendo mi sono reso conto che non si
pu prendere tutto per scherzo >
< Comunque sei qui > fece Rubella < e questa gi
una magia: sono cinque anni che non ti vedo. E per fes-
teggiare, > voltandosi alla sala < offri una pinta a questi
signori, George, mettila in conto a me > Tutti gli astanti
ringraziarono, battendo ripetutamente il boccale sul tavo-
lo. Poi Rubella prese Pat per mano < Andiamo in un posto
pi tranquillo, Pat. Sono quattro ore che lavo i piatti e ho
diritto di ritirarmi un p in pace e chiacchierare con mio
fratello >
31
Pat n di trangugiare la birra e afferrata la sacca la
segu allinterno del locale. Attraversarono numerose stanze,
piccole, buie, tutte rigorosamente pannellate in legno scuro,
appena rischiarate da lumi ad olio. Scesero una larga scala
a chiocciola e si trovarono in una ampio salone in pietra,
con bassi softti a volta. File di botti, piramidi di bottiglie,
balle di materiale, scaffali pieni di barattoli di ogni tipo,
salami, prosciutti, formaggi. Da una porta Pat intravide
unaltra ampia cantina con vasche dove si lavavano stoviglie.
Da unaltra scorse cuochi intenti a fornelli e graticole. Con
la mentalit del marinaio abituato a lunge traversate e al-
la necessit di scorte di viveri, pens che anche in caso di
assedio lYe Olde Cheshire Cheese avrebbe potuto resistere
a lungo.
Alla ne Rubella lo fece entrare in una sala piena di
tavoli e sedie, probabilmente dove mangiava il personale,
che al momento, data lora, era vuota. Si sedettero a un
tavolo. Rubella, passando nella cantina, aveva afferrato
una bottiglia polverosa e due bicchieri di coccio. Tolse da
una tasca del grembiulone un cavatappi e con mano es-
perta stur la bottiglia. Vers abbondantemente vino rosso
scuro per s e per Pat e si mise a sedere con un sospiro.
< Per un p non ci verranno a disturbare. Questo Borg-
ona dubito che tu lo abbia assaggiato spesso. E ora raccon-
ta. Mi devi cinque anni, Pat >
Pat prese il bicchiere, sorseggi, poi fece una smora di
piacere volgendo gli occhi al cielo
< Se a bordo avessimo di questo nettare, la marina in-
glese sarebbe spiaggiata da tempo. E meglio che lo beva
solo ogni cinque anni. Con una bottiglia di questo in cor-
po dubito che potrei salire in coffa di vedetta o a terzarolare
senza nire ai pesci > pos il bicchiere vuoto con un sospiro
< Ma hai ragione, qualcosa successo in questi anni >
32
< Allora racconta > disse Rubella mescendo ancora
Pat si lanci nel racconto, mentre Rubella ascoltava con
gli occhi spalancati quei racconti di terre lontane. Nel 1662,
quando aveva visitato lultima volta la sorella a Londra, Pat
si era imbarcato su una nave da carico che portava materi-
ale vario nelle colonie americane. La traversata era stata
dura, tra tempeste, fame, sete, e scorbuto, ma non avevano
fatto brutti incontri con pirati o navi di nazioni nemiche e
alla ne erano approdati a Jamaica. L aveva lavorato un
p come carpentiere al porto e poi nel 1663 si era imbar-
cato nella otta inglese che andava a depredare le colonie
spagnole. Era imbarcato proprio sulla nave del capo della
spedizione, Henry Morgan.
< Morgan ? > fece Rubella < Quel Morgan ? >
< Proprio lui. E un gallese che ha lasciato lInghilterra
per lAmerica in una spedizione organizzata da quel porco
di Cromwell, ma non che fosse un fervente puritano. Mor-
gan pensa soprattutto a se stesso. Dopo la restaurazione ha
continuato a servire la Corona, sempre con una patente di
corsa >
< Che questa corsa ? > fece Rubella < E perch naviga
veloce ? >
< Certo che no > rise Pat < La patente di corsa un
documento che la Corona ti rilascia e che ti autorizza a
depredare le navi e i possedimenti di una nazione nemica.
Tu lo fai a tuo rischio. Se vinci ti tieni il bottino e lInghilter-
ra ci guadagna che il nemico si impoverisce. Se perdi, crepi
e basta >
< Ma come essere pirati > fece Rubella
< Esattamente lo stesso, in pratica. Solo che lo fai in
nome del Re >
< Ma i pirati sono gente crudele >
33
< Si e no. E non che gli spagnoli siano degli stinchi di
santo. Loro che accumulano gronda di sangue degli indios
e degli schiavi >
< E anche tu fai quelle crudelt ? > fece Rubella con uno
sguardo di rimprovero
< In realt io bado alla nave. Non siamo in tanti ad
essere marinai e a governare le navi. La gran parte di quelli
imbarcati sono soldati di ventura, buoni solo a menar le
mani, bucanieri >
< Bucanieri ? > chiese perplessa
< Il nome viene da boucan la graticola e il forno con
cui viene affumicata la carne che costituisce il principale
alimento delle isole: poi ha nito per dare il nome a quella
massa di rifugiati, perseguitati religiosi e politici, assassini,
avventurieri che hanno lasciato la propia terra per le isole
dei Caraibi. Gente dura, buona con la spada o la sciabola,
e soprattutto con larchibugio. Capace che ti spaccano una
mela a cento braccia. Anche se non mirano alle mele, ma
alle teste. Per non sono marinai, i bucanieri, anzi la gran
parte soffrono pure il mal di mare. Entrano in azione solo
quando si devono affrontare gli spagnoli, negli abbordaggi
o negli assedi dei forti >
< E tu combatti ? >
< Ti ho detto che soprattutto bado a governare la nave.
Ma quando siamo attaccati dagli spagnoli, non che quel-
li fanno differenza tra bucanieri e marinai > disse Pat in-
dicando una sottile cicatrice che gli solcava la pelle sulla
mandibola sinistra < Ne ho una collezione di questi seg-
ni: se sono qui davanti a te soprattutto perch ho avuto
fortuna, ma anche perch mi sono saputo difendere >
< E hai ucciso ? > sussurr Rubella
Pat abbass lo sguardo ssando il boccale di vino.
34
< Dare la morte non bello, tremendo. Ma quando
devi evitare la tua, di morte, pu non esserci alternativa >
< Ma non hai ucciso innocenti, come facevano le Teste
Tonde ? >
A sentir nominare i soldati di Cromwell, Pat divenne
pallido, strinse i pugni, socchiuse gli occhi, come se gli pas-
sassero davanti immagini che cercava di dimenticare. Poi
si rilass < No, mi sono solo difeso se necessario, credimi >
Il racconto continu. La spedizione di Morgan doppi
la penisola dello Yucatan e sbarc in territorio messicano.
Dopo 50 miglia di marcia nella jungla assediarono e espug-
narono Villahermosa. Al ritorno scoprirono che le navi er-
ano state catturate dagli spagnoli. Ma Morgan non si perse
danimo e riusc a catturare a sua volta due navi spagnole
e quattro barconi. Ripassarono lo Yucatan risalendo la cor-
rente del golfo del Messico per 500 miglia, sbarcarono nuo-
vamente e espugnarono Granada. Morgan e i suoi tornarono
a Jamaica carichi doro.
< Quindi sei ricco > fece Rubella
< Non che a un giovane marinaio tocchi poi tanto >
sorrise Pat < ma abbastanza per star bene per un p, sorel-
la. Morgan si fermato a Jamaica, e quando sono partito
stava per sposare Mary Elizabeth Morgan, sua cugina. Ma
si dice che stia preparando unaltra spedizione, ancora pi
grande. Lobiettivo Panama: non c riuscito mai nessuno
a conquistarla. E una citt tutta doro, quella >
< E tu ci andrai ? > disse Rubella
< No di certo. Mi andata bene che sono ancora vivo.
La vita del pirata non fa per me. Mi sono imbarcato su una
nave mercantile e sono tornato in Europa >
< E come mai sei a Londra ? >
< La nave doveva fare delle riparazioni. Arrivati nella
Manica ci siamo resi conto che tira aria cattiva, un sacco di
35
navi inglesi e olandesi che si prendono a cannonate, e non
una buona idea rischiare di trovarsi nel mezzo. Con un
p di fortuna abbiamo risalito il delta del Tamigi e abbiamo
attraccato per le riparazioni. Ci vorr un p e io dar una
mano, perch sono diventato un discreto carpentiere. Poi
si riparte >
< Di tornare a casa non se ne parla ? > disse Rubella con
un tono triste
< Drogheda ? >
< Drogheda, la nostra Irlanda >
< E stato troppo brutto, Rubella, non me la sento ancora
di tornare, di rivivere tutto quello che... lo sai meglio me,
sorellina. Forse un giorno. E quel giorno saremo insieme,
te lo giuro >
< Va bene Pat. Immagino che tu sia stanco, e il mio naso
avverte che non che ti lavavi spesso, a bordo >
< Lacqua dolce un bene prezioso sul mare, Rubella >
< E a Londra invece non costa niente. E non costa neanche
scaldarla. Qui abbiamo tanta di quellacqua calda per cuo-
cere il cibo e di sapone per lavare i piatti che nessuno avr
da ridire se ne prendiamo un p per levare uno strato di
sporco da un maiale rosa irlandese > Indich una porticina
nella parete vicino a loro < Se sali quella scala a chiocciola,
al terzo pianerottolo trovi una porta e una piccola camera,
che usiamo per gli ospiti del personale. Sar la tua camera
nch resti. In un angolo c una tinozza. Non far nta
di non vederla, mettila nel mezzo della stanza e aspetta-
mi, che porto acqua calda e sapone. E prepara i tuoi pan-
ni sporchi, quelli che hai addosso e quelli in quella sacca.
Facciamo un bel bucato >
Pat la guard con i lucciconi agli occhi
< Sei tu la mia casa, Ruby >
< Per ora > sorrise lei < Ma non ci contare sempre >
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< Hai qualcuno ? >
< Un fratello geloso non se ne va per cinque anni con i
pirati > disse lei < comunque se vedi di riprendre sembian-
za umane, magari te lo faccio conoscere >
< Va bene, sorellina, agli ordini > disse Pat: bevuto un
ultimo sorso di Borgogna, si alz, prese la sacca e spar
nella porticina che Rubella gli aveva indicato
Rubella rimase un attimo seduta a pensare. Pat era tut-
to quello che aveva. Poi pens a Ulysses, a Cricket, a Nelly.
No, non era tutto quello che aveva. Ma era lunico ponte
che le rimaneva con il suo passato, lunico con cui poter ri-
cordare e piangere su quei momenti...... Era meglio se smet-
teva di pensare, si disse. Aveva molto lavoro da fare: nire
di lavare i piatti, poi aiutare in cucina, poi sarebbero comin-
ciati ad arrivare gli avventori e si doveva servire ai tavoli.
E in tutto questo doveva farci rientrare laccudimento di
un leprecano. Tracann lultimo bicchiere, e si dette una
mossa.
5 (Sopralluogo a St James
Palace e ispezione del
corpo)
Ulysses Unt camminava lievemente chinato in avanti per
contrastare il vento, misto a pioggia. Decisamente non era
uno dei mesi di maggio migliori degli ultimi anni. Aveva
nito il sopralluogo della stanza del bambino a St James
Palace e ora si recava alla Abbazia di Westminster per ved-
erne il corpo. Erano passati tre giorni dalla morte e doveva
affrettarsi. La distanza non era eccessiva e aveva pensato
che, pioggia a parte, una lunga camminata nei verdi prati
gli avrebbe permesso di riettere su quello che aveva visto.
Si incammin per un sentiero che tagliava diagonalmente
la verde distesa di un prato: St. James Park era stato un
tempo parte dei terreni dellAbbazia. Poi Enrico VIII, es-
propriando tutti possedimenti della Chiesa dopo la rifor-
ma, ne aveva fatto un parco per la selvaggina quando ave-
va fatto costruire St. James Palace. Solo Charles II, attuale
re, aveva aperto il grande parco al pubblico.
Mentre camminava sotto la ne pioggerellina ripens
a quando si era presentato a St James Palace. La sentinel-
la alla porta gli avea subito sbarrato la strada abbassando
lalabarda, chiedendogli dove andava. Ulysses si era nu-
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38
tilmente presentato e aveva inutilmente sventolato il las-
ciapassare che aveva ricevuto da Ashmole: aveva dovu-
to aspettare che unaltro soldato lo venisse a rilevare e lo
accompagnasse prima al posto di guardia, dove era stato
interrogato dal capoposto, poi dallufciale di guardia.
< Chi siete ? > fece lufciale, guardandolo di sbieco.
Vestiva, come tutto il corpo di guardia, luniforme rossa
della Guardia a Piedi, portava le insegne del reggimento
Coldstream, uno dei pi prestigiosi, e aveva quellaria di
sufcienza che solo i militari di carriera sanno assumere di
fronte ai civili
< Lho gi detto ai vostri uomini > fece Ulysses, un p
seccato
< Bene, ora lo ridirete a me > fece quello, impassibile
< Sono Ulysses Unt, medico e astronomo, membro della
Royal Society, e dalla Royal Society incaricato di indagare
sulla morte di Charles Stuart, Duca di Kendal, avvenuta tre
giorni fa al primo piano di questo palazzo >
< Due giorni fa > fece lufciale
< Prego ? > disse Ulysses, interdetto
< La morte di sua Signoria il Duca di Kendal avvenuta
allalba, precisamente alle ore cinque del mattino. Ora sono
le dodici. Siamo entrati nel terzo giorno dalla morte ma
tre giorni non sono ancora trascorsi del tutto, e quindi la
formula tre giorni fa non corretta >
Ulysses medit se non fosse il caso di prendere il grosso
calamaio di cristallo che splendeva nel mezzo della scriva-
nia a cui era seduto lufciale e versarglielo sulla giacca
rosso amma, ma poi pens che il gesto, ancorch del tut-
to giusticato, avrebbe solo rallentato lindagine e lasci
perdere.
< Due giorni fa > convenne
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< E in base a quale autorit voi accampate le vostre
pretese ? > sibil lufciale
< Ho qui un incarico ufciale da parte di Viscount Brounck-
er e Sir Elias Ashmole della Royal Society.... > disse Ulysses,
frugando allinterno della giacca per recuperare il lascia-
passare
< La Royal Society non ha autorit n alcuna competen-
za allinterno di St. James Palace > lo interruppe sprezzante
lufciale
< ...Si da per il caso che la richiesta sia anche vidima-
ta...> fece Ulysses, che aveva recuperato la carta, metten-
dola sotto il naso dellufciale <...da Charles Stuart, zio del
defunto infante e, incidentalmente, Re di Inghilterra, Sco-
zia e Irlanda, Duca di Cornovaglia e Rothesay. Forse lui ce
lha, la competenza su St. James Palace >
Lufciale forse non sent appieno il tagliente commento
di Ulysses. Lo sguardo gli era scorso lungo la pergamena e
si era incollato alle poche righe vergate inequivocabilmente
dalla mano dal suo Re. Incredibilmente, autorizzavano al-
la libera circolazione nel palazzo quel petulante borghese,
e implicitamente, impedivano a lui, Roderick Fenton, Uf-
ciale dei Coldstream, di chiamare la sentinella e far sbattere
nelle segrete quellimportuno.
< Vedo. Capisco > fece sottovoce, come se avesse in-
goiato un rospo gigante.
< Le due affermazioni non sono necessariamente legate
dalle legge di reciprocit > comment altrettanto sottovoce
Ulysses, intendendo che anche agli idioti la vista tocca nat-
uralmente, la comprensione delle cose non altrettanto. Poi
ad alta voce soggiunse < Volete quindi disporre perch io
sia accompagnato sul luogo della morte ? >
< Provvedo > fece lufciale, che sembrava risparmi-
are i vocaboli. Allung una mano e dette uno strattone a
40
un cordone che pendeva lungo il muro. A breve distan-
za suon una campanella e dopo un istante una guardia
armata irruppe nella stanza, irrigidendosi sugli attenti.
< Accompagnate il signore dove vi chiede > fece luf-
ciale
< Avr delle richieste da fare > insist Ulysses, recu-
perando il lasciapassare su cui lufciale aveva ancora gli
occhi incollati
< Soddisfate le sue richieste > aggiunse lufciale, con
tono depresso
La guardia si fece di lato per lasciar uscire Ulysses, che,
giunto alla soglia, si gir e si rivolse allufciale
< Gi che ci siamo potete dare disposizione che sul luo-
go del decesso mi raggiungano, diciamo tra quindici minu-
ti, le due guardie che mi risulta fossero di sentinella sul
posto, e la nutrice: quelli che hanno visto il cadavere per
primi, intendo >
< La nutrice negli appartamenti della servit e la far
chiamare. Le due guardie non so se siano in servizio ora...>
< Non mi interessa che siano in servizio o meno. Voglio
che si presentino da me tra un quarto dora. O devo rivol-
germi a Sua Maest per signicargli che non mi si consente
di condurre le indagini...>
<No, no, no > fece lufciale volgendo gli occhi al cielo
< Provveder >
< Ecco, bene > disse Ulysses < E unaltra cosa >
< Certo > fece lufciale, ormai pronto al peggio
< A questo potete certamente rispondere voi, non sar
necessario disturbare nessuno. Immagino che alla scoperta
del cadavere sia stato dato lallarme >
< Certamente. Quando la nutrice ha visto il cadavere
ed ha urlato, una delle sentinelle ha subito tirato il cordone
di allarme...>
41
< Tipo quello ? > chiese Ulysses indicando il cordone
che lufciale aveva tirato per chiamare il piantone
< Tipo quello > fece laltro
< E il suddetto allarme dove suona, di grazia ? > chiese
Ulysses
< Nel corpo di guardia, nel cortile alla base delle scale
che portano al primo piano >
< E gli uomini di guardia sono accorsi subito ? >
< Certamente, hanno volato >
< E come sapevano dove volare ? >
< Nel corpo di guardia ci sono diverse campanelle di
allarme, ed ognuna contraddistinta con un cartello che
indica la provenienza dellallarme >
< Quindi immagino che avrebbero visto se qualcuno
si stava allontanando dal luogo del decesso, magari dalla
nestra > disse Ulysses
< Assolutamente si. La scala che porta al primo piano
lunica via per cui ci si poteva allontanare dalla camera
del Principe Charles. La nestra era ed tuttora bloccata
da inchiavardature nella parete di pietra e, in ogni caso, se
qualcuno si fosse calato dalla nestra sarebbe sceso in cor-
rispondenza dellinizio delle scale, proprio in bocca ai miei
uomini. Nessuno ha potuto allontanarsi, ne sono certo.
Appena ha suonato lallarme i miei uomini sono volati...>
< Vedo > fece Ulysses, e soggiunse socchiudendo gli oc-
chi < Per inciso, i vostri uomini si muovono su gambe, e
precisamente due, e non sono dotati di ali. E hanno un
apertura massima del cavo orale che non supera certo i
dodici centimetri di diametro. Quindi le formule scendere
in bocca ai miei uomini e sono volati sono altrettanto
scorrette di tre giorni fa. Vi saluto >
Ulysses si gir e se ne and seguito dallo sbigottito piantone,
che non era uso a vedere apostrofare il quel modo il temi-
42
bile tenente Fenton.
.
Percorsa la rampa di scale no al primo piano, segu il
soldato per alcuni corridoi e giunse nella ampia sala dove
le due sentinelle avevano montato la guardia alla stanzetta
del piccolo Charles. Fece cenno al soldato di rimanere fuori
ed entr nella stanza. Veric la solidit della porta, la
complessit della serratura, i paletti che la bloccavano in
tutte le direzioni. Il locale era vuoto, salvo che per la culla
e le coperte, un lume ad olio su una mensola a parete e un
candeliere a terra, accanto alla culla. Se nel trambusto di
quello che era accaduto avevano portato dentro qualcosa,
questo era stato accuratamente rimosso. Ulysses not le ro-
buste pareti di pannelli di quercia, che salivano a rivestire
anche il softto. Saggi la nestra. Bloccata. Attraverso
i vetri rigati di pioggia pot vedere le spesse chiavarde di
ferro che ssavano lintelaiatura esterna della nestra alla
parete di pietra.
Si concentr sulla culla. Posava su un alto piedistallo di
quercia. Anche la struttura ovale della culla era di legno, e
allinterno era imbottita da uno spesso tessuto trapuntato
di lana, ssato al legno della culla con borchie metalliche.
Nella culla era posato un sofce materasso ovale, poco pi
grande di un cuscino. I due lenzuolini e un paio di cop-
erte di lana erano ammucchiati scompostamente sul fondo
o pendevano dal bordo della culla, come se fossero stati
strappati con forza, da ben rincalzati che dovevano essere.
Una delle coperte recava addirittura un chiaro strappo, ir-
regolare, di una diecina di centimetri. Ulysses dubit che
una coperta con uno strappo simile potesse essere usata per
il principe, e lo strappo doveva evidentemente risalire alla
notte del decesso. La culla aveva una cappotta semisfer-
ica, come un tabernacolo, anche questa di legno e imbot-
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tita allinterno. Lesterno della culla e il tabernacolo era-
no rivestiti di una stoffa leggera di color rosso, decorata
con piccoli leoni rampanti doro. Sul bordo del taberna-
colo la stoffa niva con un largo orlo di trina bianca, da
cui pendevano, come per una tendina decorata, sottili trec-
ce di lana che terminavano con un occo o con una perla
forata di legno, grossa come una ciliegia. Ulysse si immag-
in il Piccolo Charles che giocava con i pendenti, prima di
addormentarsi.
Il sopralluogo non forn molto altro. Un colpo di tosse
alle sue spalle annunci larrivo delle due sentinelle e della
nutrice. Ulysses li interrog a lungo ma non pot cavar loro
niente di pi di quello che gi si sapeva. Nessun segno o
rumore sospetto durante la notte, dalla stanzina o da altre
direzioni. La nutrice (la testimonianza della poveretta fu
lunga e penosa per i continui scoppi di pianto) era entrata,
aveva visto il corpicino scomposto di Charles, aveva urla-
to. La guardia anziana era accorsa. Quella giovane ave-
va suonato lallarme. Dopo pochi secondi sul posto pul-
lulavano servi, soldati, dignitari e dottori. ma la guardia
anziana era stata irremovibile e aveva tenuto tutti fuori.
Tutti fuorch il dottore di famiglia e i familiari.
I familiari non li pot vedere. Avevano lasciato il palaz-
zo per la residenza di Richmond, e probabilmente non avreb-
bero saputo dirgli niente di interessante sulle circostanze
della morte del glio. Linterrogatorio del dottore non ave-
va rivelato gran che. Era un giovane assistente di Locke, il
pi famoso medico di Londra. Il vero medico di famiglia,
Newborne, qualche mese prima si era recato in Persia per
un soggiorno alla Scuola di Medicina di Avicenna per con-
to della Royal Society, e il giovane lo aveva sostituito. Alle
consegne, Newborne aveva detto al sostituto che il piccolo
Charles godeva ottima salute, e di questo il giovane aveva
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avuto conferma nei tre mesi nei quali aveva frequentato St.
James Palace. Accorso al momento del decesso, non aveva
potuto che constatare la morte. Il bimbo appariva cianoti-
co, ma senza altri indizi di malattia o segni che potessero
suggerire alcuna violenza. Sembrava che fosse morto nel
sonno come talora capitava ai bambini prima del compi-
mento dellanno di et: banalmente (se la morte pu essere
banale) era rimasto senza respiro.
Il locale era talmente impenetrabile, e la morte cos in-
spiegabile, che Ulysses arriv a pensare addirittura che il
bambino fosse stato introdotto nella stanzetta gi morto.
Ma la testimonianza della nutrice, che lo aveva messo a
dormire, e le coperte scomposte escludevano questa possi-
bilit. Ulysses lasci St. James Palace con la convinzione
che quello fosse il prototipo perfetto di una morte naturale,
e la lunga camminata no a Westminster Abbey, invece di
portargli consiglio, non gli port altro che qualche brivido,
fradicio di pioggia come era.
Entrato nella imponente chiesa si rec no alla sagres-
tia. Trov anche l un graduato dei Coldstream di guardia,
cosa che trov normale, dato che nella sagrestia si custodi-
vano le spoglie di un membro della famiglia reale, addirit-
tura un erede al trono. Il soldato fu molto pi educato del
tenente Fenton, e alla presentazione delle autorevoli cre-
denziali di Ulysses si rese disponibile a servirlo. E and a
chiamare il dean.
Il dean di Westminster, John Dolben, era un uomo cor-
pulento, dal passato molto attivo. Realista convinto, ave-
va combattuto a Marston Moor, venti anni prima: aveva
sopportato in silenzio la parentesi Puritana, e alla restau-
razione era stato premiato con incarichi importanti, non
ultimo quello di dean della cattedrale pi importante di In-
ghilterra. Dolben non sembr prestare molta attenzione a
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Ulysses. Era sconvolto dalla notizia, giunta fresca da Ro-
ma, che il Papa Alessandro VII era morto, proprio lo stes-
so giorno di Charles Stuart. Un papa non molto impor-
tante. Ma pur sempre un Papa, anche per un prelato della
Chiesa Riformata di Inghilterra, che in n dei conti, no a
non molto tempo prima, era ancora Santa Chiesa Cattoli-
ca e Apostolica. Il dean quindi aveva i pensieri altrove:
si limit a fare i convenevoli di rito a Ulysses, soprattut-
to dopo aver visto e rivisto la rma in calce al lasciapas-
sare. Accompagn personalmente Ulysses nella camera ar-
dente dellerede al trono e lo lasci l con un sagrestano,
dicendogli che poteva fare a suo comodo. E se ne and.
Che Ulysses potesse fare a suo comodo era ovviamente
un eufemismo. Luntuoso sagrestano lo inform che la salma
era gi stata lavata, trattata con unguenti e profumi, vesti-
ta e composta. Ulysses in pratica poteva solo guardare il
piccolo morticino, praticamente senza toccarlo. Non che
sperasse molto dallesame del cadavere. Il resoconto del
giovane dottore a St. James Palace, giovane s, ma allievo
scelto di Locke, gli era bastato. Guard quello che pote-
va guardare. Il bambino era stato composto con arte, e
sembrava un angioletto vestito da principe. Il pallore della
morte compensava il colore cianotico che il dottore aveva
notato poco dopo il decesso. Ora il bimbo aveva solo un
colore lievemente grigio: nessun segno sul collo, nessun
grafo, nessun livido visibile.
Salut il sagrestano e raggiunse rapidamente luscita
dellAbbazia. Conosceva bene quella chiesa, ed era sta-
to testimone di cerimonie solenni e festose. Ora invece
sentiva intorno un vago sentore di morte: nella sagrestia
ma anche nelle navate, costellate delle tombe dei grandi
di Inghilterra. Meglio uscire. Ci sarebbero stati momenti
migliori da vivere in quella chiesa. Fuori, ovviamente, pi-
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oveva ancora, e lui non si era ancora asciugato da prima.
Si vede che non era giornata. Poi pens al bambino nel-
la sagrestia, alla peste, al Great Fire. Forse non era il caso
di lamentarsi troppo. Anche al Papa di Roma non era an-
data tanto bene, proprio lo stesso giorno di Charles Stuart.
Davvero una strana combinazione.
Si avvolse nel mantello umido, si calc bene il capello
in testa, e lasci il portale dellAbbazia dirigendosi verso
Westminster Palace. La strada no a Fleet Street era lunga,
ma l si sarebbe seduto accanto al camino grande a avrebbe
chiesto a Rubella uno stufato caldo.
6 (Malawi si imbarca a
Acri)
Il canto del gallo buc il silenzio dellalba. Malawi ebbe
un piccolo sobbalzo e si gir nel dormiveglia, per allun-
gare le gambe di traverso nel letto e stirarsi. Si aspettava
che il piede si facesse strada tra i lenzuoli di seta, fresca
perch non scaldata dal suo corpo. Il piede invece trov la
ruvida tela e si protese nel vuoto, uscito dal pagliericcio.
Qualche mattina si svegliava ancora convinto di essere nel-
la sua sontuosa camera da letto a Isfahan, dimenticandosi
per un attimo di essere da giorni in viaggio con la carovana
che gli aveva consentito di traversare miglia e miglia, us-
ando pernottamenti di fortuna: erano arrivati a un giorno
di cammino da Acri.
Sospir e si rigir di nuovo sul pagliericcio angusto nel-
la piccola stanza dallarredamento spartano: in realt poco
pi di una stalla. Non avevano trovato altro quando, giun-
ti a tarda sera, era stato pi che evidente che non sarebbe
stato prudente andare avanti. La carovana era ben difesa
dalla Guardia Nera, e anche i carovanieri se la sapevano
cavare con le armi, ma proseguire nella notte nella cam-
pagna semideserta sarebbe stato come invitare eventuali
bande di predoni nomadi, che non mancavano anche in un
territorio abbastanza tranquillo come la Palestina.
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A malicuore si alz, si vest rapidamente, apr la por-
ta sgangherata e usc per andare al vicino ruscello a lavar-
si. La casupola dove avevano trovato asilo era una picco-
la costruzione, imbiancata a calce viva, fatta con le pietre
irregolari che sembravano nascere come patate da quella
terra arida. Doveva essere una vita dura quella del con-
tadino, pens Malawi. Sullo spiazzo antistante la caset-
ta i carovanieri avevano piantato le nere tende da viag-
gio. Gli uomini della Guardia Nera, come loro abitudine
da quando erano partiti, avevano dormito allaperto, av-
volti in coperte di lana, pronti a balzare in piedi con la
scimitarra in mano al minimo scricchiolio sospetto. Poco
pi accanto, vicino al ruscello, erano stati sistemati i cam-
melli, guardati a turno da due carovanieri. Erano un bene
troppo prezioso, di certo ambto anche in quella regione,
per rischiare che qualcuno glieli portasse via.
Malawi pass tra le tende e percep i primi movimenti e
rumori del risveglio. Cammin no al ruscello, si spogli e
si gett in una polla dove lacqua gli arrivava al petto. Lac-
qua era gelida e lo svegli del tutto. Quanta differenza dal
suo bagno di Isfahan, con lacqua corrente, la vasca riem-
pita dalla servit con acqua calda, gli olii profumati, i sof-
ci panni per asciugarsi... Ma anche quellacqua limpida
e gelata aveva i suoi risvolti positivi: ti svegliava del tut-
to e ti rendeva subito tonico, pens Malawi uscendo dalla
polla e asciugandosi con una ruvida tela. Si inl di nuovo
luniforme da Guardia Nera e si diresse verso la sua dimo-
ra. Tra le tende cera gi un via vai di carovanieri. Alcuni
avevano riattizzato il fuoco e messo a scaldare lacqua per
il the e la zuppa di lenticchie della sera prima, altri sta-
vano smontando le tende, altri cominciavano ad accudire i
cammelli.
Come giunse davanti alla casupola vide uscire da una
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delle due porticine Newborne, il suo compagno di viaggio.
Come sempre al risveglio mattutino appariva un p stra-
volto, come gono e spiegazzato. La vita del nomade e del
carovaniere non era evidentemente il suo ideale. A parte
indossare ostinatamente vesti europee, quanto di meno adat-
to per attraversare quella regione a dorso di cammello, si
era dimostrato discretamente maldestro e poco adatto a
quella vita faticosa allaria aperta, e pi volte aveva suscita-
to lilarit dei carovanieri. Per il resto era stato un compag-
no di conversazione ideale, colto, buon ascoltatore, curioso
delle diverse usanze, con un notevole sapere medico, ma
avido delle conoscenze mediche di altre civilt, con cui la
sua da secoli non era in contatto.
< Buongiorno > fece Malawi sorridendo al risvegliato
< Spero sia buono, soprattutto sia meglio della notte.
Credevo che niente potesse esere peggio di una coperta sul-
la nuda terra, o del dorso di un cammello in movimento,
ma il pagliericcio di quella specie di stamberga ha superato
se stesso, stanotte. Sono a pezzi > fece quello massaggian-
dosi la schiena con le mani.
< Fatevi coraggio > sorrise Malawi < Siamo a mezza
giornata di cammino da Acri: l ci imbarcheremo per lItalia
e spero che a bordo la sistemazione sia migliore >
< Acri ? > Domand curioso Newborne < San Giovanni
dAcri ? >
< Proprio quello > Disse Malawi, mettendosi la tracolla
e assicurandovi la scimitarra < Una citt famosa al tempo
delle Crociate. Fu lultimo avamposto dei Cristiani, pri-
ma che venissero cacciati denitivamente dai Mamelucchi,
quattro secoli fa. Ora non pi un porto importante: anzi,
da pi di un secolo gli Ottomani lhanno occupata e la cit-
t sta andando in lenta decadenza. Ma lapprodo ancora
buono. E i Veneziani lo usano ancora >
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< I Veneziani ? Ci imbarcheremo su una nave Veneziana
? >
< Anche se le loro sorti in questa parte del Mediterra-
neo non sono pi quelle di un tempo, sono ancora la pi
grande potenza marinara che esista. E lo hanno ben di-
mostrato a Lepanto. Le galee Veneziane le hanno suonate
molte volte agli Ottomani in questi ultimi 20 anni: Negro-
ponte, Smirne, Paro, hanno addirittura forzato i Dardanelli
minacciando Istanbul, poi Chio, Milo. Ma ogni volta gli
Ottomani ricostruiscono la otta e si rifanno avanti. Pen-
so che la Sublime Porta alla lunga la vincer sul Leone di
San Marco. Sono pi di 20 anni che la fortezza Veneziana
della Canea a Candia assediata, si dice che questan-
no il Gran Visir in persona andr a condurre lattacco. Ma
Venezia non sembra voler mollare. E le sua navi solcano
ancora questa parte di mare. Meno frequenti forse, certo
pi guardinghe, ma niente ha mai fermato il commercio
della Repubblica di Venezia. Restano i marinai migliori:
nessuno tiene il mare come loro. Certo non i marinai del
Sultano >
< Ne sapete un bel p delle cose del Mediterraneo, pur
vivendo tanto lontano da qui > osserv Newborne, men-
tre si sciacquava il viso in un catino dacqua. Secondo la
tradizione europea lavarsi non era una abitudine cos dif-
fusa, e Newborne non avrebbe certo tollerato il battesimo
dellacqua gelata del torrente.
< Ho viaggiato molto, anche da queste parti. Mio padre
era un commerciante e n da adolescente mi ha portato
con s, perch imparassi. E ho imparato molte cose > disse
Malawi in tono pensoso, guardando di sfuggita lelsa dec-
orata della scimitarra
< Ma avreste dovuto fare il commerciante, non il diplo-
matico > disse Newborne
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< La vita imprevedibile, solo Allah conosce il futuro
> disse Malawi, calzandosi bene il piccolo turbante nero <
Ma quei viaggi da giovanetto mi sono molto serviti quan-
do il mio Grande Shah ha voluto farmi lonore di nominar-
mi suo ambasciatore. Ambasciatore per il Mediterraneo e
lEuropa. Conoscere questi posti mi stato utile. Conoscere
le persone e i costumi. In politica i popoli si comportano in
modo molto simile a come si comportano nella vita di tutti
i giorni >
Una esclamazione di gioia da parte di Newborne lo in-
terruppe. Un cammelliere si stava avvicinando con due
tazze fumanti.
Newborne era, anche se rispettosamente, motivo di de-
risione da parte dei carovanieri per le sue difcolt nellac-
cettare la dieta di viaggio. Gallette, carne e frutta essiccata,
radici trovate lungo il cammino, pulite sommariamente e
cotte: niente a che vedere con la dieta deliziosa, se pure ben
diversa da quella inglese, che Newborne aveva apprezzato
alla Scuola di Medicina di Isfahan. Ma una cosa lo aveva
stregato. Il the.
Il the era giunto in Inghilterra solo da una diecina di an-
ni, ed era ancora quasi sconosciuto alla popolazione. An-
che in Francia dove era arrivato da trenta anni, era usato
solo nei salotti della nobilt. In Persia era stato introdotto
da almeno un secolo ed anche se il suo uso non era trop-
po diffuso nella popolazione comune, certo lo era a corte,
dove si consumavano i the indiani e cinesi pi pregiati.
Newborne era stato come stregato da quella bevanda che
gli doveva certo sembrare esotica, e se ne era portato una
scorta tornando in patria.
La sorte aveva voluto che quella che li trasportava -
no alla Palestina fosse una carovana di mercanti di spezie
(Malawi laveva scelta per quello, perch avrebbe creato
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meno curiosit di una sola scorta armata). Tra le spezie
la carovana portava anche del the. Dai primi del secolo il
the cinese e indiano su quel versante avevano trovato la
via dellimpero Ottomano e del Regno di Russia ed il com-
mercio era sempre pi orente. Quella carovana portava
un tipo speciale di te, in cinese Zheng Shan Xiao Zhong:
Malawi lo pronunciava discretamente, mentre Newborne
non sarebbe mai riuscito ad andare oltre a Souchong.
Ma come il capo carovaniere glielo aveva fatto assaggia-
re, Newborne ne era andato pazzo. Diceva che gli ricor-
dava la pancetta affumicata della sua terra. Malawi ave-
va pietosamente evitato di tradurre ai carovanieri, ferven-
ti mussulmani, il dettaglio della pancetta di maiale, per
evitare che lo guardassero come un fenomeno da baraccone
pi di quanto gi facevano.
< Arriva il vostro nettare > fece ironico Malawi, rivolto
a Newborne che si era illuminato in volto
< E sublime > disse Newborne, prendendo dal carovaniere
la tazza come se fosse una reliquia < Temo solo di non rius-
cire pi a trovarlo al ritorno in Inghilterra. Non so se questa
bevanda avr successo nel mio paese >
< Il the ha avuto successo ovunque. Anche lo Czar di
Russia pare ne vada matto. Non credo che mancher il
successo anche in Inghilterra > osserv Malawi
< Nel dubbio ne far scorta. Mi aiuterete a negoziare
con il capo carovaniere lacquisto di tutto quello che trasporta
? > implor Newborne
< Sar un mio dovere e piacere. Stanotte allimbarco
provvederemo > disse Malawi
< Si parte cos presto, dunque ? > osserv linglese
< E gi troppo che caracolliamo su questi cammelli, e
c ancora tanta strada da fare. Ho scelto la via del mare
perch so che i Veneziani ci permetteranno di arrivare molto
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prima. Il carovaniere stato qui un mese fa e ha contratta-
to il nostro imbarco. Ma i Veneziani devono stare attenti
a non incappare nelle navi del Vizir, e Acri ha per giunta
una guarnigione Ottomana. La nave arriver stanotte e in-
crocier al largo. Manderanno una scialuppa a prenderci al
porto, e con laiuto del buio dovrebbe andare tutto bene >
< Allora mi bevo il the e faccio i bagagli > disse New-
borne rientrando nella casupola con la tazza fumante tra le
mani
Malawi si guard intorno. I carovanieri avevano gi
smontato le tende e caricato i cammelli. Un paio stavano
spengendo il fuoco, e tra poco la carovana sarebbe stata
pronta a muovere. La Guardia Nera era pronta da tem-
po. Si compiacque della organizzazione. Per il momento
era andato tutto bene. E pi ci si allontanava dalla Persia,
meno probabile era che Suleiman facesse scattare qualche
trappola. Ma la prudenza non era mai troppa. Avrebbe
dovuto controllare bene le credenziali del capitano Veneziano,
una volta a bordo.
Una Guradia Nera si avvicin con due cammelli alla
briglia. Uno era quello di Malawi. Dopo lattraversamen-
to delle regioni aride a ovest della Persia, dove il cammel-
lo era indispensabile, avrebbe potuto anche comprarsi un
cavallo, ma dopo ore e ore di ondeggiamento altalenante si
era affezionato a quella bestia. Con rapidi cenni e secchi co-
mandi lo fece accucciare e poi, dopo essersi sistemato sulla
sella, lo fece rialzare, il tutto tra un concerto di bramiti, al-
meno cos li chiamava linglese, che diceva che il verso dei
cammelli gli ricordava i cervi di casa sua.
Si guard intorno. Sembravano pronti a partire. Due
cammellieri stavano nendo di issare Newborne sulla sua
cavalcatura. Era un altro momento di ilarit che tutta la
carovana aspettava, curiosa di vedere in che modo goffo
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linglese sarebbe riuscito una volta ancora a salire in sella.
E Newborne pareva stare al gioco, dato che, compiuta lim-
presa, rivolgeva un saluto a tutti, sorridendo e portando il
frustino alla tempia.
Malawi lo guard sorridendo e si domand se anche
lui, SelimAli Ben Malawi, sarebbe sembrato altrettanto gof-
fo e stupido una volta in Inghilterra. Poi fece un cenno al
capo cammelliere, e la colonna si mise silenziosamente in
marcia.
7 (Ulysse torna da Rubella,
scherzo di Cricket)
Lasciata lAbbazia, Ulysses era passato davanti a Westmin-
ster Hall. La testa rinsecchita di Oliver Cromwell faceva
bella mostra su un palo ssato al tetto: tutte le volte che
la vedeva Ulysses non poteva fare a meno di pensare che
la testa lo stesse guardando. Quella sensazione era prob-
abilmente la stessa che avevano tutti i passanti, e Ulysses
dubitava che quella macabra iniziativa andasse veramente
a favore della Corona. Quella presenza mummicata, pi
che ricordare la punizione che attendeva i regicidi, rischi-
ava di generare nostalgia per quella esperienza unica di
democrazia popolare, se pure tinta dellintegralismo dei
Puritani.
Di certo, nostalgici di Cromwell ce ne erano parecchi
ancora in giro, e anche se latteggiamento pi comune che
la gente teneva in pubblico era quello di disprezzo per lavven-
tura repubblicana, non era escluso che molti ricordassero
favorevolmente quel periodo. Di fatto, la restaurazione
della Corona da parte di una famiglia di scarso spessore
come gli Stuart non aveva acceso particolare entusiasmo
nel popolo, che di quei regnanti avrebbe volentieri fatto a
meno. E con questo si veniva alla pista Puritana, la pi
logica che si poteva ipotizzare per luccisione del piccolo
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Charles.
Era verosimile che seguaci di Cromwell, un nostalgico
isolato o un vero e proprio complotto, avessero in odio gli
Stuart. Indubbiamente luccisione di un erede al trono era
un grave colpo alla monarchia, e un segnale destabilizzante
per il potere. Perch luccisione avesse per il massimo
delleffetto Ulysses si sarebbe aspettato una qualche forma
di rivendicazione del gesto, qualche indizio palese che ri-
mandasse chiaramente ai cospiratori, una sorta di rma del
delitto: niente del genere sembrava fosse avvenuto. E poi
perch uccidere Charles, che era solo secondo in ordine di
eredit al trono, e non il fratello James, lerede ufciale ?
Poteva per anche essere una strategia voluta. Se si fosse
ucciso il legittimo erede al trono lattacco alla successione
sarebbe stato troppo palese, e le misure a difesa dellunico
erede rimasto sarebbero state tali da rendere molto dif-
cile avvicinarglisi. Cos invece le cose apparivano ancora
incerte, e si poteva forse approfttare dello sgomento per
un nuovo attacco. Doveva ricordarsi di parlarne a Ash-
mole perch venissero prese le dovute misure. Ma poi si
ricord di come era impenetrabile la stanzetta del piccolo
Charles...pi protetto di cos. Eppure era morto.
Forse, sempre che si trattasse di omicidio, lattacco era
venuto dallinterno. Certo qualcuno che avesse libero movi-
mento nel palazzo sarebbe stato facilitato. Ma chi poteva
avere un movente ? Qualcuno che avesse un tale odio nei
confornti degli Stuart da inerire contro un bambino ? In
effetti un palazzo reale poteva essere luogo di tresche, ran-
cori, complotti e vendette. Avrebbe dovuto indagare anche
in tal senso. Ma non era facile penetrare lomert che in
genere regna in una comunit ristretta, specie per un in-
vestigatore esterno. Avrebbe dovuto inltrare qualcuno.
Qualcuno che sapesse camuffarsi bene e potesse guardare
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in giro e fare domande senza destare sospetto. Ulysses
pass rapidamente in rassegna tutte le persone su cui pote-
va contare in quel momento a Londra, ma per quel compito
gli venne in mente solo Robert, il suo amico attore. Non lo
vedeva da un p di tempo, ma Robert lo aveva aiutato al-
tre volte nelle indagini e certo sarebbe stato ben contento
di farlo anche questa volta. Si ricord che Cricket gli ave-
va detto che Robert recitava al Londons Theatre Royal in
Bridges Street, uno dei pochi teatri scampato al Great Fire,
dove in quei giorni si rappresentava The Maiden Queen di
John Dryden. Avrebbe rivisto volentieri Robert, e anche lo
spettacolo.
Mentre ragionava cos tra s e s, Ulysses era passato
oltre Westminster Palace e aveva imboccato White Hall. Le
strade erano piuttosto affollate, anche perch aveva smesso
di piovere. Era incredibile come dopo soli due anni da una
tremenda epidemia di peste che aveva decimato la popo-
lazione e un incendio colossale che aveva ridotto in cenere
quasi tutto il centro, la citt si fosse ripresa cos rapida-
mente. O forse era solo una reazione a tanta morte, come
un riesso automatico, una nuova spinta verso la vita. Fat-
to sta che le strade erano nuovamente animate da passanti,
cavalli, carrozze, carriaggi. Si sentiva nuovamente la caco-
fonia di grida, nitriti, scalpiccio di piedi, risuonare di zoc-
coli sul selciato. Allodore di bruciato, ormai lavato dalle
piogge, si era sostituito il vecchio odore di fogna che carat-
terizzava le grandi citt del tempo, che ancora le fogne non
le conoscevano.
Ulysses not in particolare tanti cariaggi che trasporta-
vano materiale da costruzione, travi, mattoni, sacchi di sab-
bia e calce, pale e picconi. Ogni tanto passava un carico ec-
cezionale, grandi blocchi di pietra, colonne, capitelli. Era
evidente che la ricostruzione della citt avanzava ad un
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ritmo febbrile, e dal materiale si capiva che sarebbe stata
una citt essenzialmente di pietra e ad impronta neoclassi-
ca, tale la voleva Christopher Wren, larchitetto della Coro-
na. Distratto da tanto trafco, Ulysses aveva passato Char-
ing Cross, e, imboccato lo Strand, era giunto a Temple Bar,
entrando nel territorio colpito dallincendio.
Il conne non era netto e delineato, perch al margine
dellincendio alcune case erano arse no alle fondamenta,
altre erano state solo danneggiate, altre, quelle prevalen-
temente in muratura, si erano salvate. Qui il trafco dei
veicoli era rallentato, perch molti cariaggi si fermavano
per scaricare materiali da costruzione e rimuovere detri-
ti. Molte case erano ancora coperte dalle impalcature di
legno, sulle quali gli operai si muovevano come formiche.
Anche i tetti brulicavano di maestranze, specie quelli che a
suo tempo erano stati ricoperti di canniccio, ora vietato, ed
erano ancora scoperchiati e in attesa di essere coperti con
mattonelle di ardesia grigia.
Ulysses cominci a percorrere Fleet Street. Mancava
poco al piccolo passaggio laterale che lo avrebbe portato
al Ye Olde Cheshire Cheese. I lavori in corso rallentavano
anche il trafco pedonale, che doveva vedersela con gli os-
tacoli di mucchi di terra, mattoni e legname e con le maes-
tranze che andavano in su e in gi con travi e pale in spalla,
non curandosi molto di chi era di passaggio. Poco avanti a
lui la folla si apr per lasciar passare due ragazzini, il pri-
mo ricorso dal secondo, non si capiva se per gioco o altro.
I due correvano saltellando come gazzelle in mezzo ai tan-
ti ostacoli. Quello che sembrava scappare era un bambino
dai capelli rossi che a Ulysses ricordarono quelli di Rubel-
la. Il bambino salt sopra un mucchio di sabbia ma n so-
pra un cumulo di pietre, perse lequilibrio e and a sbattere
proprio addosso a Ulysses. Ulysses attut il colpo abbrac-
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ciandolo, ma quello si riprese subito e bofonchiando un
mi scusi, signore riprese la fuga avendo perso abbastan-
za terreno rispetto allinseguitore. Ulysses segu sorriden-
do il duo che spar dentro a uno dei tanti vicoletti laterali.
Beati loro che, nonostante fossero poveri, affamati, e proba-
bilmente anche orfani o trovatelli, riuscivano ad essere cos
spensierati, pens.
Il pensiero dei tanti bambini soli che popolavano Lon-
dra lo fece riettere. La peste e il fuoco avevano fatto la
loro parte nel creare orfani, ma molti erano solo il risulta-
to di gravidanze indesiderate, abbandonati subito dopo il
parto. Era curioso come, proprio in frangenti sociali tragici,
le nascite illegittime si moltiplicassero, come se creare co-
munque la vita fosse un modo di esorcizzare tanta morte.
Pensando ai gli illegittimi gli venne in mente che se quel-
la dei seguaci di Cromwell era sicuramente una pista da
seguire, non era lunica possibile: anche una tresca di Palaz-
zo, un glio illegittimo rinnegato, poteva essere un movente.
Purtroppo non sarebbe stato cos facile inltrarsi a corte e
indagare su simili segreti.
Era nalmente giunto al basso passaggio quadrato che
si apriva in un palazzo di Fleet Street e portava allosteria
di Rubella, quando sent due strattoni su una delle code
della giacca. Si gir e, sopreso, vide il bambino con i capelli
rossi che poco prima gli era accidentalmente venuto addos-
so. Quello stava davanti a lui, le mani dietro la schiena, il
testone di capelli rossi volto a terra, evidentemente contri-
to.
< Che hai piccolo ? > chiese Ulysses < Ti sei fatto male
quando mi sei venuto addosso ? >
< No, volevo scusarmi > fece quello scuotendo la testa,
sempre abbassata
< Non stato niente, non mi hai fatto male >
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Quello alz il viso, rivelando due grossi lacrimoni che
gli scendevano lungo le guance. Poi lev la mano che tene-
va dietro la schiena e porse a Ulysses un piccolo fagotto
avvolto, in un pezzo di stoffa grigia.
< E questo cos ? > fece Ulysses prendendo il pacchet-
to. Alto sopra le loro teste si ud un sibilo acuto. Il bambi-
no dai capelli rossi ebbe un sobbalzo, si gir e spar veloce
come una saetta in mezzo alla gente
Ulysses rimase perplesso, il pacchetto in mano. Alz
lo sguardo da dove era venuto il sibilo. Seduto su un tet-
to mezzo diroccato, con una gamba penzolante nel vuoto,
un altro bambino lo stava guardando. Era abbastanza vici-
no da capire chiaramente che si trattava di Cricket. Trop-
po lontano per vedere se stava sorridendo, ma Ulysses ci
avrebbe giurato.
Pose attenzione al pacchetto che aveva in mano. Lo
svolse dalla tela grigia e si trov in mano il suo portafogli,
ancora bello gono...
Un altro sibilo gli fece alzare di nuovo lo sguardo. Crick-
et lo stava guardando e con la mano gli fece un cenno, due
dita puntate a forchetta verso i propri occhi, poi lindice
puntato in direzione di Ulysses. Come dire ti controllo o
ti guardo io le spalle.
Ulysses non pot che alzare le mani in segno di resa,
sorridendo: cera cascato come un merlo. Quel moccioso
con la testa rossa lo aveva fregato proprio bene: non si era
accorto neanche lontanamente che mentre ngeva di rov-
inargli addosso gli aveva slato il portafoglio dalla tasca in-
terna della giacca. E non cerano dubbi su chi gli avesse in-
segnato a usare cos bene le mani, pens, guardando Crick-
et. Veramente abile, e veramente un grande attore. Lidea
dellattore, maestro nel ngere, gli fece venire in mente
Robert, il suo amico commediante, specializzato nei ruoli
61
femminili. Si, forse Robert lo avrebbe potuto aiutare, in-
trufolandosi a corte, a scoprire se esisteva qualche trama
segreta che giusticasse quanto era accaduto.
Si rimise il portafoglio nella tasca interna del panciotto
e per precauzione si abbotton bene la giacca. Ormai era
arrivato, pens, guardando linsegna del Ye Olde Cheshire
Cheese che dondolava lievemente. Era ancora bagnato,
aveva freddo e aveva fame. Tutte cose per cui Rubella ave-
va rimedi speciali.
62
8 (Ann confessa le sue
paure al vescovo Hyde, suo
padre)
Alexander Hyde guardava fuori della nestra della sua stan-
za in St. James Palace. La pioggerellina era cessata e le car-
rozze si muovevano lungo il Mall, sollevando spruzzi og-
ni volta che le ruote entravano in una pozza dacqua. Un
drappello di Coldstrean strava traversando il Mall, diret-
to verso il palazzo dove era atteso per il cambio del cor-
po di guardia. Uno stormo di oche proveniente da White
Hall planava sulla distesa di acqua di St. James Park. Ma
Hyde non vedeva tutto questo. Il suo sguardo si perdeva
in lontananza: stava pensando alla sua vita.
Da due anni era stato consacrato vescovo di Salisbury,
dove era nato. La sua vita era trascorsa tra Salisbury, Ox-
ford e Winchester, complessivamente una vita tranquilla.
La parentesi del Commonwealth Puritano era stata un peri-
odo duro per lui: in quanto fervido sostenitore della Coro-
na era stato rimosso da tutte le cariche e, come tutta la sua
famiglia, privato di tutti i suoi possedimenti. Ma aveva sa-
puto aspettare, e con la Restaurazione gli Stuart lo avevano
ricompensato ritornandogli le terre e le cariche. Riteneva di
essere stato un buon vescovo, non solo perch aveva con-
63
64
tribuito generosamente alla ricostruzione della cattedrale,
vandalizzata dalla Teste Tonde di Cromwell, ma perch era
stato un saggio amministratore e un pastore amoroso per il
suo gregge.
Quando la glia Ann si era unita con James Stuart, fratel-
lo di re Charles, Hyde non era stato molto favorevole: il
matrimonio dei due era malvisto a corte perch Ann non
era blasonata, e Hyde, che era esperto delle cose di Corte,
sapeva che una cosa del genere non veniva facilmente per-
donata. Poi, vedendo che la glia era felice, aveva benedet-
to quella unione, anche perch gli aveva regalato splendidi
nipoti, di cui uno era destinato a portare la Corona, da-
to che re Charles ormai non sembrava essere in grado di
assicurarsi una discendenza diretta. Hyde amava inten-
samente i nipoti, ed era molto contento che James Stuart
fosse un padre affettuoso. Era stato proprio James, suo
genero, a offrirgli una stanza riservata a St. James Palace,
consentendogli di recarsi l spesso, quando aveva impegni
ecclesiastici, ma soprattutto per vedere la glia e i nipoti.
A parte qualche problemino al cuore e un p di affan-
no quando faceva sforzi eccessivi, tutto sembrava andare
bene, pens Hyde. Almeno no a pochi giorni prima. Poi,
come un fulmine a ciel sereno, la morte si era presa il pic-
colo Charles. Ancora non ci poteva credere, che quellan-
gioletto fosse volato via, anche se il via vai di cortigiani,
soldati, sbirri e dottori che indagavano su quella tragica
morte non gli permetteva di dimenticarlo anche solo per
un istante. Solo la sera prima che morisse si era trattenuto
a giocare con il nipote insieme al genero James, e come tutte
le sere che era a Londra gli aveva dato la buonanotte, spet-
tinandogli i riccioli bruni e scuotendo le palline di legno
che pendevano dalla cupoletta della sua culla.
Hyde continu a guardare dalla nestra rigata di piog-
65
gia, e le sue guance si rigarono di lacrime. Sobbalz quan-
do qualcuno buss alla porta. Si asciug velocemente le
lacrime con il polsino di trina
< Chi ? > chiese
< Sono Ann > mormor la voce di sua glia, lontana
dietro la porta imbottita.
< Entra cara > disse Hyde, lasciando la nestra e diri-
gendosi alla porta. Sapeva che la glia, stravolta dopo la
morte del piccolo Charles, si era ritirata con la famiglia a
Richmond, sia per motivi di sicurezza, sia per andarsene da
Londra, ma anche per evitare le lugubri visite di condiglianze
dei dignitari di corte. Soprattutto aveva voluto lasciare St.
James Palace. Dopo quello che era successo al glio non
aveva cuore di girare per quelle stanze. E ora che ci faceva
l ? si domand Hyde.
Ann entr e ando subito a sedersi sul piccolo divano
accanto alla nestra. Il vescovo Hyde guard la glia ed
ebbe una stretta al cuore. La donna era stremata. La faccia
era il ritratto della disperazone. Profonde occhiaie nere riv-
elavano notti insonni, e gli occhi arrossati un pianto senza
ne.
< Come stai cara ? > le disse correndo premurosamente
a sedersi accanto a lei e prendendole una mano tra le sue
< Come vuoi che stia > sospir quella < non so pi cosa
fare, cosa dire. E ho paura >
< Paura ? > diusse Hyde < E di che cosa ? >
< Paura per James, tuo nipote, paura per me, per la mia
famiglia >
< Ma perch, chi potrebbe ....>
< Chi potrebbe ? Chi potrebbe attentare alla nostra si-
curezza ? Potrebbe farlo la stessa persona che ha ucciso
Charles >
< Ma non c prova che sia stato ucciso, il medico...>
66
< Il medico un giovane alle prime armi, non mi do di
lui, e potrebbe essere stato consigliato male. Charles era un
bambino sano, senza alcun problema. Non si muore cos,
nel sonno, quando si il ritratto della salute >
< Ma chi potrebbe volervi male ? >
< Padre, mi stupisci. Non si ancora spento il rumore
della spada che ha tagliato la testa a Carlo I Stuart. I seguaci
di Cromwell sono dovunque. Il Parlamento, nostalgico del-
lavventura repubblicana, scalpita perch vuole sempre pi
potere. Mio marito James, fratello del Re, uno Stuart. E
tu mi domandi chi potrebbe volere il nostro male >
< Ma siete protetti...>
< Si, ho visto come ha funzionato bene la protezione del
mio Charles. E poi non detto che ci si debba proteggere
dallesterno >
< Che vuoi dire ? >
< Voglio dire che il pericolo potrebbe venire dallinterno
>
< Non capisco ...>
< Pap, tu sei troppo buono, e anche ingenuo. Forse
la cosa si addice a un uomo di Chiesa, ma le cose a Corte
vanno in modo diverso da come tu immagini. Io non sono
nobile, e questo non me lo perdoneranno mai. E da quan-
do chiaro che Re Charles non avr discendenti e i miei
gli sono diventati gli eredi al trono, nessuno a Corte pu
digerire il fatto che il futuro Re di Inghilterra abbia una
madre plebea, capace di inuenzarlo con cattivi consigli >
< Quindi tu pensi...>
< Io non penso. Io so. So che non sono mai stata bene
accetta a Corte e che lo sono ogni giorno di meno. So inter-
pretare bene mezze parole, sguardi, allusioni. James un
marito affettuoso, ma io non sono certo nelle grazie di suo
fratello >
67
< Stai insinuando che Sua Maest...>
< So che ha il potere di far accadere qualsiasi cosa nel
suo regno, e in particolare nei suoi palazzi. Comprese mor-
ti misteriose in stanze chiuse ermeticamente e guardate da
soldati. A un suo comando occhi non hanno sentito, orec-
chi non hanno udito, menti non ricordano. Io non so pi
cosa fare. E temo tremendamente per il piccolo James,
lui lerede al trono e .... > Ann scoppi in un pianto dirot-
to, misto a grida disperate, battendo i pugni sul divano e
facendo il gesto di strapparsi i capelli. Poi dun tratto si
sl uno spillone che le teneva ferma la crocchia di capelli
e lo impugn come per ferirsi. Hyde le ghermi la mano e la
strinse no a farle cadere lo spillone. Lei, come fuori di sen-
no, cominci a tempestargli il petto di pugni. Hyde cerc di
tenerla ferma ma quella si divincolava come una anguilla
e alla ne il povero vescovo dovette tirarle un sonoro cef-
fone. Ann, come sopresa da quel gesto da parte del padre,
di solito cos mite, lo guard con occhi sbarrati, e poi si ac-
casci singhiozzando sul suo petto. Il vescovo labbracci
e la tenne stretta. Mentre la cullava non pot fare a meno
di pensare che la disgrazia che si era abbattuta sulla glia
fosse lestrema consegunza di quel matrimonio sbagliato.
Se avesse sposato un gentiluomo di campagna....Ma ormai
era andata come era andata.
Dopo qualche minuto Ann si riprese, si sof sonora-
mente il naso in un fazzoletto di pizzo e si asciug le lacrime.
< Mi dispiace, Pap, non so quello che dico. Vedo peri-
coli ad ogni angolo e o paura di tutto e di tutti >
< Non ti preoccupare. Le tue paure non sono fondate.
Specie per il piccolo James >
< Ma lerede, Pap, e ci sono troppe persone che non
lo vogliono sul trono. Soprattutto con me come madre >
< Non devi temere. Re Charles sapr proteggerlo. E lui
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che lo ha designato come erede, quando non era costretto
a farlo. Ama suo fratello James, e i gli di suo fratello sono
come i suoi gli. Non potrebbe mai volergli del male >
< Ma i Puritani...>
< Ti dico che Sua Maest sapr proteggerlo, fuori dis-
cussione. E ben guardato a Richmond, immagino >
< Come in una fortezza in stato di assedio. Ci sono sol-
dati dovunque, spade e alabarde. E chiunque entri ed es-
ca deve passare interminabili controlli. Per venire qui ho
dovuto farmi valere e immagino che al rientro, con tutti i
soldati che si alternano, se la sentinella di guardia non mi
conosce dovr brigare per entrare nei miei appartamenti.
Ma ho dovuto uscire. L mi sentivo come chiusa in una
gabbia, mi mancava il respito. E poi volevo vedere te >
< Vedi, te lo dicevo. Sei al sicuro. Non ti devi preoc-
cupare. Ora ti faccio portare del latte, e vedrai che starai
meglio >
< No, latte no, non lo digerisco. Magari del the >
< The ? Che cosa ? >
Ann sorrise al padre < Si vede proprio che sei un vesco-
vo di campagna. Il the una nuova bevanda, Viene dal lon-
tano Oriente e sono ancora pochi a conoscerla. Ma vedrai
che presto la vorranno tutti. E deliziosa >
< Non metto in dubbio, anche se ho vissuto nora sen-
za, e credo di poterne fare benissimo a meno per il tempo
che mi resta. Ma sono convinto che sia una bevanda por-
tentosa. Il solo parlarne ti ha fatto tornare il sorriso sulle
labbra >
< Oh Pap, sono cos triste. Il mio Charles....>
< Shhh, non ci pensare, bambina mia > disse Hyde,
carezzandole la testa < Charles era un angelo e ora tra
gli angeli: ci guarda di lass e ci aiuter >
< Volesse il cielo, Pap >
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< Il cielo vuole sempre il nostro bene, cara. Vedrai. Ora
stai qui che ti faccio portare questa nuova bevanda. Magari
la provo anchio >
Hyde si alz, and alla porta e ordin al suo servitore
Jeremiah, un chierico di Salisbury che lo seguiva dovunque,
di scendere nelle cucine e di portargli questo benedetto the.
Mentre quello partiva di gran carriera si volt per rientare
e si sofferm a guardare la glia: Ann, seduta tutta raccolta
sul divanetto, aveva lo sguardo perso a terra, e si asciuga-
va meccanicamente gli occhi arrossati. Lei, che no a pochi
giorni prima era sempre sorridente. Pover bambina, pen-
s Hyde, quanto dolore, e quante paure. Ripens a quello
che Ann aveva detto in merito a tutti quelli che potevano
volerle male, ai pericoli che poteva correre il glio Charles.
Ann era una ragazza semplice, ma non era scema. Hyde
prov un brivido allidea che la glia potesse avere ragione.
70
9 (Malawi arriva a Venezia)
La prua della galea fendeva veloce lacqua. Si era alzato un
bel vento di poppa e le due vele triangolari erano gone
e tese, e non cera bisogno dellaiuto dei rematori. Il mare
era solo lievemente increspato e il cielo, pulito, non lasciava
presagire cattivo tempo.
< Se fosse sempre cos, andare per mare sarebbe un pi-
acere > fece il capitano, tranquillamente appoggiato alla
barra del timone. Era un omone imponente, dal naso aquili-
no e dalla pelle cotta dal sole, marrone come il cuoio. Si
immaginava facilmente che, in caso di bisogno, sapesse il
fatto suo. La nave era una galea sottile, limbarcazione pi
comunemente impiegata nel Mediterraneo. A differenza
delle navi turche le navi veneziane non usavano schiavi ai
remi, ma coscritti al soldo, gli zontaroli, o volontari a stipen-
dio, i buonavoglia. Ma si trattava comunque di gente du-
ra, e anche se non erano forzati, la vita sul mare nel 1600
era altrettanto dura. Non capitava quindi di rado che ci
fossero risse o insubordinazioni, e il capitano doveva es-
sere capace di imporre il suo comando, non sempre con le
buone. Quel viaggio per non aveva riservato sorprese, e la
ciurma, fatta quasi tutta di buonavoglia, aveva fraternizzato
con i passeggerei.
Il capitano si era rivolto a Malawi e a Newborne, ap-
poggiati alla paratia di babordo, senza guardarli in viso:
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gli occhi, con le palpebre socchiuse, erano ssi sulla rot-
ta. Aveva parlato in latino. Allimbarco a San Giovanni
dAcri le trattative era state condotte dal capitano e dal
capo carovaniere in un gergo arabo, diffuso tra i mercan-
ti della zona. La comunicazione con Malawi e Newborne
era stata pi problematica. Newborne conosceva un p di
persiano, e lo stesso valeva per Malawi con linglese: du-
rante il viaggio in carovana si erano accordanti che ognuno
avrebbe parlato nella lingua dellaltro e stavano miglioran-
do sempre di pi. Ma il capitano non sapeva n inglese n
persiano. Malawi parlava un p di arabo, ma la soluzione
era arrivata inaspettatamente. Mentre la galea stava uscen-
do dal porto aveva rasentato un molo di attracco dove, su
una vecchia torre di difesa, biancheggiava una lapide con
una iscrizione latina che ricordava come quel molo fosse di
propriet della Serenissima Repubblica. Newborne aveva
letto ad alta voce la prima riga delliscrizione, e il capitano,
che stava passando, aveva continuato declamando la sec-
onda. Parlava anche lui latino, per via di uno zio prete che
lo aveva allevato da bambino. E siccome Malawi aveva stu-
diato sia il greco che il latino, per tutto il viaggio avevano
parlato come antichi romani, tra i sorrisi dellequipaggio,
tutto veneziano, a cui pareva stessero dicendo Messa.
< Allora siamo stati fortunati > rispose Malawi, sem-
pre in latino < durante questa traversata abbiamo avuto
sempre tempo buono e vento giusto >
< Davvero fortunati > fece il capitano < lAdriatico sa
essere cattivo se vuole, e anche senza preavviso >
< Volete dire che ci potrebbe sorprendere anche ora ? >
chiese Newborne preoccupato
< Penso proprio di no > fece quello < il cielo bello
pulito, e quella che vedete a manca la punta di Chioggia.
Salvo sorprese, che francamente non mi aspetto, tra tre ore
73
attracchiamo alle Zattere dei Saloni>
< Che sarebbe...> disse Malawi
< ...lattracco che usiamo a Venezia. E dove le navi da
carico scaricano il sale. Ci sono i magazzini l. In mezzo-
ra sarete al palazzo Ducale. Ma quando dicevo che siamo
stati fortunati non pensavo solo al tempo. Di questo tempo
si possono fare altri brutti incontri, pirati, turchi. La nave
veloce ma non una galea grossa, e siamo in pochi, an-
che se sappiamo menare le mani, e la vostra scorta sembra
sapere il fatto suo. Se fossimo stati attaccati da una nave
grossa sarebbe stato comunque un problema >
< E capita spesso ? >
< Un tempo no > sospir il capitano, alzando lo sguar-
do e lanciando unocchiata allo stendardo con il Leone di S.
Marco che sventolava in cima allalbero < delle navi veneziane
si aveva un gran rispetto. Qualsiasi affronto alla marina
della Serenissima veniva ripagato con interessi salati. Ora
non pi cos: le cose sono cambiate, la Repubblica vec-
chia e si indebolita, e tutti i nemici che si fatta nei secoli
si sono fatti avanti, soprattutto i Turchi >
< Non mi sembrava che Venezia fosse al declino > os-
serv Malawi
< Declino una parola grossa. E ancora un leone temi-
bile. Lo si visto bene a Lepanto, e in tante altre battaglie.
Ma un leone vecchio, tanta esperienza pu supplire a una
minore forza sica, ma non per sempre >
< Lo so bene > disse Malawi < successo lo stesso con
il grande impero persiano. Ma si pu risorgere >
< Speriamo che valga anche per Venezia. Ora scusate-
mi ma devo stare attento a dove metto la prua. La laguna
sembra una distesa di acqua tranquilla, ma sotto il pelo del-
lacqua ci possono essere sorprese, e non vorrei arenarmi E
74
se cala il vento dovr ricorrere ai rematori, e anche quello
sar un problema > e concentr la vista verso la prua.
.
La galea continu la sua navigazone veloce. Passata la
punta di Chioggia sl davanti al suo porto, passando a
sud dellisola di Pellestrina, e entr nella laguna, districan-
dosi tra le tante isolette che la popolavano: i contorni delle
torri e dei campanili di Venezia furono presto visibili. Dopo
poco meno di tre ore attraccavano a un molo delle Zattere
ai Saloni. Non avevano dovuto impiegare i remi, se non
proprio nellultimo tratto.
Lequipaggio ss gli ormeggi e cal un paio di passerelle
di legno. I marinai cominciarono a scaricare il carico di
merce sulla banchina, dove furono subito attorniati da al-
cun mercanti, che evidentemente aspettavano la nave. Malawi
e Newborne salutarono il capitano, abbracciandolo e strin-
gendogli la mano. Poi Malawi scorse due uomini vesititi
elegantemente avvicinarsi alla passerella e disse, rivolto a
Newborne
< Venite, sono venuti a prenderci >
< A prenderci ? > fece Newborne sorpreso < e chi, di
grazia ? Chi sapeva del nostro arrivo ? >
< Non vi sorprendete > sorrise Malawi < Il mio amico
medico della scuola di medicina di Isfahan da tenpo in
contatto con una stamperia veneziana, i Frambotto. Quan-
do ha saputo che mi preparavo a un viaggio che mi avrebbe
fatto passare da Venezia li ha informati, e quelli si sono det-
ti ben contenti di ricevermi, ospitarmi, e organizzarmi la
prosecuzione del viaggio >
< Ma come facevano a sapere che saremmo arrivati oggi
? >
< Hanno preso loro accordi con la galea quando ha las-
ciato Venezia, e il programma di viaggio prevedeva il ri-
75
torno per oggi. Gli avvistamenti in laguna hanno dato con-
ferma, e li hanno avvertiti. Venite >
Scesero lungo la passerella e, arrivati sul molo, furono
avvicinati dai due signori
< Sono SelimAli Ben Malawi, e vi porto i saluti di Sahid,
medico di corte dello Shah di Persia >
< Gli amici del dottor Sahid sono sempre i benvenuti
nella citt dei Frambotto. Io sono Pietro Frambotto > fece
uno dei due, e indicando laltro < e questo mio fratello
Giuseppe. Purtroppo nostro padre Paolo, che ha fondato
la stamperia, mancato lanno scorso: sarebbe stato molto
felice di conoscere i suoi clienti della lontana Persia >
< Mi dispiace molto per vostro padre, e sono onorato
che vi diate tanto disturbo per me e per il mio amico. A
proposito > fece Malawi indicando Newborne < Questo
Newborne, medico inglese che ha frequentato la scuola di
medicina di Isfahan e ora torna in patria: mi accompagna
nel viaggio a Londra >
< Molto onorati > dissero i due quasi insieme. New-
borne pens che sembravano gemelli, vestiti uguali e par-
lanti allunisono.
< Mi sento un p in colpa di portare scompiglio nella
vostra casa di Venezia ....> disse Malawi
< Nessuno scompiglio. E un onore. E poi noi non abiti-
amo a Venezia. Viviamo a Padova. E l che abbiamo le
stamperie. A Venezia abbiamo solo un magazzino, ch le
spedizioni le facciamo da qui, e un negozio. E sopra il
negozio una piccola abitazione nella quale vi ospiteremo.
Purtroppo niente di adeguato al vostro rango, ma Venezia
molto affollata in questo periodo e... >
< Nessun ma, vi prego > fece Malawi < ci andr benissi-
mo. E dopo una traversata a dorso di cammello e un viag-
76
gio sul ponte della nave, come potete immaginare, ancora
meglio >
< Bene, allora > disse il Frambotto < avete bagagli ? Ho
fatto venire i miei servi per aiutare >
< Vi ringrazio, abbiamo solo lo stretto necessario > disse
Malawi sorridendo allidea delle tre piccole balle di the Sou-
chong che Newborne aveva comprato dal capitano della
nave < ma i vostri servi ci saranno di aiuto >
Frambotto fece un cenno, e da una piccola viuzza che
sboccava sul molo si fecero avanti quattro giovani in vesti
da lavoro, che salirono sulla nave e presero i bagagli dei
due. Il gruppo si mise in moto. Si avviarono per un dedalo
di viuzze, strette e buie, ogni tanto costeggiando un canale,
o attraversando piccoli ponti su passaggi dacqua. La citt
sembrava traforata come una trina di canali lungo i quali
ogni tanto passavano inbarcazioni, alcune veramente cu-
riose, con una prua e una poppa alte, e un solo rematore
appollaiato a poppa con un lungo remo. Malawi pens che
non sarebbe mai riuscito a ricordarsi la strada, e che quelle
viuzze strette in cui improvvisamente si aprivano passaggi
laterali, sarebbero stato lideale per un agguato. Un rapido
sguardo alla retrovia, dove la Guardia Nera seguiva silen-
ziosamente i servi con i bagagli, lo rassicur. Rivolto a un
Frambotto chiese
< Cosa sono quelle strane imbarcazioni ? >
< Quali strane imbarcazioni ? Ah, quella ? > fece il
Frambotto sorridendo < quella una gondola. In effetti
particolare, e i marinai veneziani, che hanno girato il mon-
do, dicono di non averne viste di uguali negli tanti porti
che hanno visitato. E una barca leggera, stretta, che pesca
poco, che richiede un solo rematore: forse non lideale
per il mare, ma per la laguna, le sue secche, e i canali stret-
ti della citt, lideale, credetemi. Le aveste viste qualche
77
decennio fa, erano uno spettacolo, dipinte di tutti i colori.
Poi, dopo gli editti per la morigerazione del Magistrato alle
Pompe e poi la peste... sono tutte colorate di nero >
Dopo poco il vicolo che percorrevano si apr su una
nuova darsena, piena di gente indaffarata. Ma non si trat-
tava di marinai. Erano muratori, che movimentavano ma-
teriali da costruzione. A Newborne vennero in mente i la-
vori di ricostruzione che fervevano a Londra dopo il Great
Fire. Alle loro spalle una larga e lunga gradinata di pietra
bianca saliva a una grande costruzione, coperta di scale,
impalcature, argani, e brulicante di mano dopera.
< E la chiesa della Salute > spieg uno dei Frambot-
to che aveva visto lo sguardo curioso di Malawi e New-
borne < o meglio lo sar. Venezia stata martoriata da
una pestilenza nel 1630, e i veneziani, che tanto hanno pre-
gato per liberarsi di quel agello, hanno voluto edicare
questa chiesa come ex voto per la ne dellepidemia. Ma
i lavori sono lunghi, portare il materiale dalla terra ferma
non facile, e preparare il terreno per una costruzione cos
pesante richiede un grande rinforzamento dei basamenti.
Anche se mastro Baldassarre Longhena un abile architet-
to, Venezia galleggia sul fango, e se le case non sono ben
basate rischiano di sprofondare >
< Deve essere un bel problema costruire qui > fece Malawi
< ma mi sembra che abbiate edicato anche dei bei cam-
panili > indicando un alto campanile che si sollevava con-
tro il cielo al di l di un grande canale, transitato da imbar-
cazioni di ogni tipo
< Quello il campanile della basilica. Ora ci andiamo >
fece un Frambotto
< Ma...come passiamo ? > disse dubbioso Newborne,
indicando il largo canale davanti a loro
< Ma in gondola, ovviamente > fece laltro Frambotto <
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lavete vista, e ora la proverete >
Il gruppo si avvi lungo la darsena, giungendo ad un
tratto dove erano ormeggiate una dozzina di gondole nere.
I Frambotto scesero lungo scalette intagliate nel bordo di
pietra della darsena e saltarono agilmente su una gondo-
la, che prese subito il largo. I servi con i bagagli fecero lo
stesso. Newborne e Malawi si fecero coraggio e imitarono
gli altri. Non era il massimo della stabilit, la gondola,
ma risult meglio di quanto si erano aspettati. La Guardia
Nera segu su altre due gondole, senza molti problemi, an-
che se si capiva bene che lacqua non era il loro elemento
ideale.
Il piccolo convoglio travers il grande canale (un Fram-
botto disse loro che era la principale via dacqua che at-
traversava come una esse la citt, e si chiamava appunto
Canal Grande), zigzagando tra imbarcazioni di ogni tipo
che percorrevano il canale in ambo i sensi. Malawi si stup
di come le barche si incrociasser cos facilmente, senza
collisioni nonostante lacqua del canale fosse un p agita-
ta, con piccole onde che andavano in tutte le direzioni e
sballottavano le imbarcazioni pi piccole. Come Dio volle,
pens Newborne, giunsero sullaltra sponda e scesero sulla
terra ferma, se tale si poteva denire.
I Frambotto parlarono un p con uno dei gondolieri,
che evidentemente agiva a nome degli altri, come se con-
trattassero il prezzo della traversata: poi compensarono
uno dei gondolieri con un p di gazzete (una moneta lo-
cale, spiegarono poi i Frambotto). Malawi si stup un p,
perch a Isfahan i nobili non avrebbero mai contrattato in
quel modo. Erano se mai i servi dei nobili a compensare
i carrettieri, e limporto lo stabilivano loro: il trasportatore
prendeva quello che gli davano e doveva solo ringraziare.
< Capisco che siate stupito > sorrise Frambotto < ma
79
dovete capire che la Repubblica di Venezia riconosce il com-
mercio come valore fondante: il commercio implica trat-
tativa, la trattativa un arte, ed esercitarla quindi non
disdicevole neanche per un nobile. Ogni citt italiana ha
una caratteristica, quasi una missione: Bologna la dotta,
e luniversit il suo palazzo reale. Firenze la capitale
del prestito a usura, e i propietari dei banchi di cambio, che
prestano a strozzo anche ai re, governano la citt. Venezia
il tempio del commercio >
Mentre parlavano cos si erano nuovamente addentrati
nei vicoli, questa volta meglio tenuti, con costruzioni pi
dignitose, ogni tanto con palazzi eleganti. Si vedeva che
avevano lasciato di l dal canale un rione commerciale e
si erano addentrati in un quartiere pi signorile. Anche
le persone che incrociavano erano meglio vestite: anche se
lo spazio dei vicoli non consentiva luso di carrozze, og-
ni tanto si vedeva passare qualche portantina, coppie ele-
ganti erano precedute o seguite da servi in livrea. Passan-
do accanto a un canale Malawi guard stupito una dama
che, imbarcandosi da una scaletta su una gondola, alz di
poco lampia gonna per avere movimenti pi liberi e rivel
delle scarpe assurdamente alte, delle zeppe fuori misura,
rivestite di velluti variopinti.
< Si chiamano chopine > disse un Frambotto, che aveva
seguito la direzione dello sguardo curioso del persiano <
sono lultimo grido della moda. Se sollevaste le gonne delle
dame che passano, il che ovviamente sarebbe disdicevole,
vedreste che li portano tutti, quei trampoli >
< Ma devono essere scomodissimi, e poi devono essere
assolutamente instabili > osserv Malawi
< Indubbiamente > sorrise il Frambotto < Ma la moda
delle donne non segue la logica, amico mio. Ma vedrete
che, come tante altre, tra qualche anno questa moda di tac-
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chi altissimi passer, e verr rimpiazzata da chiss quale
altra tendenza insulsa >
Avanzarono in vicoli sempre pi ampi, sempre pi af-
follatti, su cui si aprivano negozi di ogni genere. I Fram-
botto si fermarono di fronte a uno dei negozi. Attraverso le
vetrine di mattonelle di vetro ssate a piombo Newborne
pot scorgere tavoli coperti di libri di ogni misura.
< La nostra libreria > fece un Frambotto, con tono or-
goglioso. E guardando in alto < l sopra il vostro appar-
tamento vi aspetta. Immagino che sarete stanchi e vorrete
riposare. I miei servi sistemeranno i vostri bagagli. Ci sono
due cameriere che si prenderanno cura di voi. Un bagno
caldo e un bel sonno quello che ci vuole dopo un viaggio
come il vostro. Poi stasera andremo a cena: gusterete cibi
del posto e vedrete che vi piaceranno. E vedrete la nostra
basilica e il palazzo Ducale, sono proprio l > e indic il
vicolo, alla ne del quale il sole creava un riverbero di luce
attraverso cui si intravedeva una grande piazza.
< Sarete anche una citt di mercanti > osserv New-
borne < ma la vostra ospitalit squisita >
< Aspetta a vedere quando le cameriere ti chiederanno
il conto > scherz Malawi generando uno scoppio di risa
nel gruppo
< Vedr di contrattare > osserv Newborne, stando allo
scherzo
I servi avevano aperto una porta a lato della vetrina del-
la libreria. I due salirono di sopra, seguiti dalla Guardia
Nera
10 (Ulysses visita Wallop
alla Torre)
Era come se fosse sempre stata l, e da sempre incuteva tim-
ore. Dalla prima forticazione romana, al castello eretto
da Guglielmo, il Conquistatore Normanno, no a Oliver
Cromwell, che anche se aveva abbattutto i sontuosi appar-
tamenti reali vi si era insediato comunque. La Torre stava
l e i londinesi avevano la sensazione che li guardasse mi-
nacciosa, come un alligatore, che sembra dorma, e poi al-
limprovviso scatta. La torre in realt non si muoveva, ma
era una magra consolazione, perch non erano mai mancati
soldati, sgherri e carneci che si incaricavano di portarti di-
rettamente dentro le sue fauci. Raramente si veniva sdeg-
nosamente sputati, perch non ritenuti degni di punizione.
Molto pi spesso si veniva masticati, e quello che era peg-
gio che si trattava di una masticazione lenta.
Ulysses e Rubella si avvicinarono allentrata presidia-
ta dagli Yeomen con viva preoccupazione. In realt non
avrebbero dovuto. Venivano per conto della Royal Soci-
ety, con lavallo della Corona, a interrogare un prigioniero.
Ulysses era linvestigatore incaricato ufcialmente, Rubel-
la vestiva i panni di una vivandiera che portava una cesta
di generi alimentari di conforto ai prigionieri da interrog-
are. Non era cosa rara. Il vitto non riscuoteva molto suc-
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cesso tra gli ospiti della Torre, quando il vitto cera, e se
cera qualche parente in visita, il cibo non mancava mai. E
del buon cibo aveva sciolto pi di una lingua reticente. In
realt non cera bisogno di Rubella, dato che il personag-
gio che Ulysses doveva interrogare non era tale da poter
essere indotto a parlare da pane e formaggio, ma quando
Rubella aveva saputo che linterrgatorio che Ulysses dove-
va fare si sarebbe svolto nellala dei prigionieri ex-fedeli di
Cromwell, aveva talmente insistito, brigato, fatto bizze, mi-
nacciato ritorsioni, che Ulysses aveva ceduto. Cos avanza-
vano con una certa circospezione verso il tetro cancello di
entrata: non si poteva certo dire che, a differenza dei londi-
nesi, avessero paura della Torre da sempre, lui arrivato da
poco dalle Colonie dAmerica, lei una profuga irlandese,
ma della Torre si parlava spesso a Londra, e quel senso di
timore si era insinuato anche sotto la loro pelle.
Fuori del cancello stavano due soldati, appoggiati alle
lunghe alabarde, che non prestarono molta attenzione ai
due. Chi si fece avanti fu invece uno Yeoman, nella sua di-
visa blu scuro bordata in rosso e con il buffo (limportante
era non fare commenti) cappello a fungo. Era un uomo di
mezza et (mezza per quei tempi), ben nutrito. Guardando
la cintura tirata sulla pancia Rubella pens che il sopran-
nome di Beefeaters (mangiatori di carne), fosse vera o no
la storia che ricevevano ogni giorno carne dalla cucina di
Corte, era comunque molto verosimile.
Lo Yeoman si mise a pochi metri dal piccolo passaggio
che si apriva nella cancellata principale, gambe divaricate
e braccia conserte. Un p come dire Chi va l anche se
non proffer parola. Ulysses si mise davanti a lui.
< Chiedo di entrare per incontrare il prigioniero Wallop
> fece, con tono autorevole
< Immagino che abbiate una autorizzazione > fece lo
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Yeoman, socchiudendo gli occhi con fare infastidito
< Certamente > disse Ulysses > estraendo dal panciot-
to e consegnando il salvacondotto della Royal Society con-
trormato dal Re
Lo Yeoman lesse la pergamena. Un sopracciglio si sollev,
Ulysses immagin in corrispondenza della rma di Vis-
count Brouncker, molto noto a Londra. Quando laltro so-
praccigli fece un salto e gli occhi si spalancarono Ulysses
fu certo che la rma di Charles II era stata decifrata.
< Prego, accomodatevi > fece lo Yeoman, abbandonato
ogni sussiego, facendosi da parte e lasciando che Ulysses
e Rubella passassero dal cancelletto. Li segu e apostrof
due altri Yeomen, che stavano sulla soglia di un locale che
doveva essere il corpo di guardia < Sostituitemi per un p,
voi due, che devo accompagnare questi signori alle pri-
gioni >
I due scattarono sullattenti: evidentemente lo Yeoman
che aveva accolto Ulysses e Rubella era un loro superiore.
In ogni caso si rivolse a loro gentilmente
< Scusatemi se non mi sono presentato: sono Nick Per-
ry, Guardiano della Torre. Se mi volete seguire...> Tese
la pergamena a Ulysses e fece loro cenno di seguirlo lun-
go il muro interno della cerchia. Ulysses invit Rubella a
muoversi. Il lasciapassare magico aveva ancora una vol-
ta operato il miracolo. Non solo li avevano fatti entrare,
ma non avevano chiesto chi fosse Rubella, n controllato
cosa ci fosse nella cesta che, coperta come era da un panno,
poteva contenere anche armi o polvere da sparo.
Dopo una cinquantina di metri sbucarono in un grade
spiazzo, con rari alberi e molti prati. Al centro si ergeva
la Torre Bianca, poco diversa da come la doveva aver ed-
icata Guglielmo il Conquistatore. Anche se di nome, e
anche di fatto, era bianca, la sensazione che emanava era
84
decisamente nera.
< Mai stati alla Torre ? > Chiese Perry, che si era accorto
che i due erano come stregati dalledicio
< Veramente no > fece Ulysses esitante, < ma in verit
sia io che la signorina non siamo a Londra da molto >
< Io invece da sempre > soggiunse Perry che non sta-
va certo affrettando il passo. Si vede che aveva voglia di
fare due chiacchiere. Forse visite come quelle non erano
allordine del giorno alla Torre
< Da sempre ? > chiese Rubella
< Sono glio di un guardiano, e anche se ho abitato non
lontano da qui, alla Torre ci venivo gi da bambino. Poi mi
sono arruolato, ed eccomi qua >
< Quindi conoscete bene il posto > continu Rubella
< Per quanto si pu conoscere un posto come questo
> disse Perry con fare enigmatico < ma certo, quello che si
pu sapere lo so, e quello che si pu vedere lho visto. Visto
che ci vivo >
< Ci vivete ? > fece Rubella, incredula che uno potesse
smontare dal turno di carceriere e rimanere nel carcere
< Quasi tutti i guardiani ci vivono. La Corona ci d una
stanza, l, negli alloggiamenti > indic una serie di casette
che guarnivano un lato della spianata < e anche se quasi
tutti noi abbiamo una casa fuori delle mura, per quando
lasceremo il lavoro, volesse Iddio, nisce che stiamo sem-
pre qua. E pi comodo. Ora poi che la mia casa se ne
andata con il Great Fire, non ho neanche scelta. Ma non
me ne dolgo troppo. Non ho famiglia, e ormai mi sono
abituato >
< Ma deve essere noioso, stare sempre rinchiuso dentro
> fece Rubella dubbiosa
< Non che non possiamo uscire. Si esce per mangiare,
per bere tra colleghi, e per....> guard Rubella e poi Ulysses
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come scusandosi < ...volevo dire...scusate, ma siamo uomi-
ni anche noi >
< La signorina capisce certamente > venne in aiuto Ulysses
< forse voleva dire che stare quasi tutto il tempo dentro pu
divenire monotono >
< Capisco. In realt non che cose nuove non ne suc-
cedano, anche se spesso ne faremmo a meno. Ma poi ci
sono un sacco di faccende a cui badare, non solo la guardia
ai cancelli. Io poi sono anche Ravenmaster...>
< Ravenmaster ? > Chiese Rubella
< Guardiano dei corvi, quelli > e Perry indic dei grossi
corvi reali, neri e lucidi come linchiostro, che scorrazza-
vano per i prati intorno alla Torre Bianca.
< Belli grossi > fece Rubella < Oddio, proprio belli non
si pu dire > si corresse mentre un corvo la ssava con
gli occhietti neri < ma non sar un gran da fare accudirli,
baster dargli da mangiare >
< Quello non un problema. Non a caso alla Torre non
ci sono topi: allesterno, intendo. E poi non mancano gli
avanzi. Quelli mangiano tutto. Il lavoro se mai quello di
tagliarli le ali >
< Tagliarli le ali ? > Chiese Ulysses incuriosito
< Non so quanto sia vecchia la leggenda, ma certamente
se ne parla molto da quando Re Carlo II stato incoronato.
I corvi alla torre ci sono sempre stati, come nelle campagne
intorno, daltronde. Ma il detto dice che se se ne andran-
no, la Torre croller e con lei la Corona. E Re Carlo ne pare
fermamente convinto. Forse, dopo quello che successo a
suo padre, non si sente ancora pronto a rischiare di nuovo
la Corona, o la testa. Al punto che, per suo volere, oltre
alle frequenti forniture di carne dalla cucina reale, il Resi-
dent Governor pretende che periodicamente gli spuntiamo
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le ali, ai corvi, in modo che non si facciano venire ldea di
volare via >
< Aiutati che Dio taiuta > sugger Ulysses, un p stupi-
to di come lo Yeoman aveva liberamente parlato del sovra-
no
< Qualcosa del genere > sorrise Perry < ma vi assicuro
che potare unala a uno di quei polli giganti non cosa
semplice. Dobbiamo metterci in due, a tenerli, e ogni volta
qualche bella beccata non ce la leva nessuno >
< Unala ? > chiese Rubella, < perch non tutte e due ?
>
< Una basta > assicur Perry < cos possono svolazzare
per i prati del recinto. Ma il volo talmente sbilanciato
che a malapena riescono a passare le mura, e al massimo
arrivano poco oltre il fossato ed facile recuperarli >
< E quanti sono ? > chiese Rubella
< Attualmente 29. E siccome li dobbiamo spennare ogni
mese, ne tocca uno al giorno. Ma per loro ultimamente tira
cattiva aria. Lastronomo reale, Sir John Flamsteed, non li
sopporta > Perry indic divertito una palazzina nella cer-
chia di costruzioni al limite dello spiazzo, evidentemente
la casa dellastronomo < Dice che sono troppi e che, svolaz-
zando davanti al suo cannocchiale, non gli permettono di
vedere bene gli astri. E si lamenta con me, che sono il
Ravenmaster. Io non ci posso fare niente, glielo ho detto
tante di quelle volte. Ci vorrebbe un ordine reale, e quello
ha detto che si far sentire anche a Corte. >
< Pensate che il Re accolga la richiesta ? >
< Francamente non lo so. Ma se mi chiedete di scom-
mettere, scommetto per i polli neri. Re Carlo ancora trop-
po timoroso per la Corona, e una leggenda una leggenda,
non roba da sdarsi cos impunemente. Pensate che dopo
lincoronazione ha pensato bene anche di far chiudere sot-
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tochiave i gioielli della Corona. A proposito, se volete ved-
erli si pu. Basta pagare una piccola tassa a un mio collega,
incaricato....>
< No grazie > fece Ulysses, pensando a che paura dove-
va avere Re Carlo per arrivare a quegli eccessi. Vedere a
pagamento i gioielli della Corona ! davvero una ssazione,
che non sarebbe durata < e poi immagino che siamo ar-
rivati >
In effetti, mentre chiacchieravano si erano avvicinati al-
la Torre Bianca e ora erano proprio davanti allentrata. Per-
ry fece cenno a una delle guardie armate, che si avvicin.
< Scorta questi signori nelle celle. Devono vedere Wal-
lop. Possono stare quanto vogliono, Quando hanno fatto
riportali da me > e con un sorriso e un cenno di saluto a
Ulysses e Rubella si accomiat dirigendosi di nuovo verso
il corpo di guardia
La guardia fece loro cenno di seguirlo. Non entrarono
dalla porta principale, cui si accedeva con una scalinata di
legno, ma costeggiarono il muro delledicio no a svoltare
langolo e raggiunsero una porta, piccola e larga, che si
apriva nella base delle mura, direttamente sul prato. Due
soldati stavano di guardia. La sentinella che li guidava bat-
t sul rivestimento a lastre di ferro una serie di colpi, come
se fosse un segnale. Dallinterno si sent un lungo rumoreg-
giare di ingranaggi e chiavistelli, poi la porta si schiuse,
cigolando sui cardini, e un altro soldato fece capolino.
< Che vuoi, Farmer ? >
< Visita per Wallop > fece quello
< Sar contento il vecchio > fece laltro < non lo viene
mai a trovare nessuno > e rivolto a Ulysses e Rubella <
Venite >
I due seguirono il soldato. Dallentrata passarono in
una anticamera buia e umida, poi scesero una rampa di
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scale, evidentemente ricavata nello spessore delle fonda-
menta, poi un lungo corridoio, illuminato da torce. In fon-
do al corridoio cera unaltra guardia che apr con un grande
sferragliare di serrature un pesante cancello che dava su
un ampio salone, a malapena rischiarato da lumi ad olio
che spandevano molta puzza e poca luce. Il soldato che
li guidava snud la spada, prese una torcia dal muro, e li
precedette oltre il cancello.
In uno spazio quadrato sui cui si affacciavano una venti-
na di celle, per lo pi senza porta, si aggiravano varie per-
sone che Ulysses studi rapidamente. Di tutte let, di as-
petto macilento e sudicio, vestiti di poveri stracci, se ne sta-
vano sdraiati per terra, seduti, o si aggiravano strascicando
i piedi. A uno mancava una gamba e si aiutava con una
grossolana stampella di legno. A unaltro mancava una
mano, ma non faceva niente per nascondere il moncherino.
Le facce, sotto i riessi guizzanti della amma della torcia,
erano pi tristi che truci, ma Ulysses cominci a pentirsi
di aver portato con s Rubella, anche se non sembrava che
quei carcerati fossero particolarmente impressionati dalla
presenza di una donna. Parevano innocui fantasmi, ma la
spada sguainata del soldato faceva pensare che potessero
essere anche pericolosi, al bisogno.
Il soldato and verso unangolo e disse qualcosa allen-
trata di una cella. Ne uscirono rapidamente due carcerati,
uno con una grossa benda su un occhio, laltro con una
vistosa ciocca di capelli bianchi, che si dileguarono nella
penombra del locale. Poi, sulla soglia della cella, si fece
avanti un uomo anziano, dal portamento eretto.
< Quello Wallop > fece il soldato indicando il vec-
chio con la spada < quando avete nito chiamatemi. O
anche prima, se serve > ghign. E torn sui suoi passi,
richiudendo il cancello dietro di s.
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Ulysses si volt verso la cella. Rubella gli si strinse ac-
canto.
Il vecchio venne lentamente avanti e si ferm a qualche
passo dai due. Era pulito. Aveva vestiti ordinati. E un por-
tamento austero, non laspetto trasandato e in abbandono
degli altri. Li guard con uno sguardo intenso e disse, con
una voce bassa ma gentile
< Che volete da me ? >
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11 (Robert a servizio a St
James Palace)
Il ticchetto si ripet. Emergendo dal sonno Robert lo lo-
calizz dalla parte della nestra, e in effetti il rumore pote-
va essere provocato da qualcuno che picchiava lievemente
sul vetro. Ma chi poteva stare a picchiettare al vetro, dal-
lesterno di un abbaino, a quellora di primo mattino ? Il
sonno era ancora grande ma lo era anche la curiosit. Forse
avrebbe dovuto fare uno sforzo sovrumano e aprire gli oc-
chi. Al limite un occhio solo. Cos avrebbe potuto riaddor-
mentarsi pi facilmente.
Il ticchetto si ripet. Locchio si apr. La stanzina era an-
cora nella penombra. La piccola nestra dellabbaino non
aveva tende ma la luce che entrava dai vetri dalla molatu-
ra irregolare era ancora scarsa. Lalba era sorta da poco,
e quella che entrava era una vaga luminosit tra il rosa
e lazzurro. La giusta atmosfera per tornare ad assopirsi,
pens Robert, ma poi cap che era comunque il momento
di alzarsi: aveva tante cose da fare. Tanto per comincia-
re doveva risolvere il mistero del ticchetto. Da dove era
riusciva a intravedere solo un pezzo della nestra, e tutto
sembrava calmo.
Ancora il ticchetto. Stavolta Robert si fece forza e si
alz a sedere sul letto. Letto era una parola grossa: diciamo
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giaciglio. Ma il sonno la sera prima era stato tanto che si
sarebbe addormentato anche su una lastra di marmo. E
poi il materasso di paglia non sar stato gran che, ma il
saccone di piume lo aveva avvolto in un piacevole tepore.
Meno male che loca era spesso nel menu, da quelle parti.
Colse con la coda dellocchio un piccolo movimento al-
la base della nestra. Un piccione. Lo vide chiaramente
picchiettare con il becco sul vetro. Il mistero era risolto, al-
meno quello. Ma era un buon modo di cominciare la gior-
nata. Apr uno spiraglio di nestra, prese dal tavolo un
pezzo di galletta che si era portato su dalle cucine la notte
prima, e lo sbriciol sulle tegole di ardesia, richiudendo
subito, prima che il freddo entrasse a svegliarlo troppo alla
svelta. Sar stato Giugno, ma allalba faceva ancora troppo
freddo per i suoi gusti.
Si alz, stirandosi ben bene, e cominci a inlarsi la
livrea. Unaltro costume di scena, in n dei conti. Quando
aveva visto Ulysses nella prima la del Londons Theatre
Royal aveva immaginato che fosse venuto per dargli un
nuovo incarico. Ma lo vedeva sempre volentieri, Ulysses.
Alla ne dello spettacolo era sceso dal palco, lo aveva ab-
bracciato, ed erano andati a parlare e a farsi una birra nella
locanda pi vicina. Subito dopo il Great Fire, Robert aveva
ripreso a recitare, ma nel teatro cerano stati grandi cambi-
amenti. Le donne. Il palco del teatro no ad allora era stato
uno dei pochi angoli del creato dove le donne, esseri indub-
biamente piacevoli a volte, ma per lo pi mal sopportabili,
non avessero accesso. E a Robert, uno dei migliori attori
nel ruolo femminile che ci fossero a Londra, la cosa andava
pi che bene. Poi, dopo il Great Fire, il sogno era nito e le
donne avevano invaso anche quellultimo santuario, por-
tando sulle scricchiolanti assi del palcoscenico i loro seni
pesanti e ballonzolanti e non perdendo alcuna occasione di
93
alzarsi le gonne per mostrare le loro cosce bianche. Una
volta in uno spettacolo come The Maiden Queen di John
Dryden Robert avrebbe avuto limbarazzo della scelta del
personaggio femminile da interpretare. Ora erano donne
vere a recitare, e lui si doveva contentare di una parte di at-
tor giovane. Per questo quando Ulysses gli aveva propos-
to di aiutarlo nella nuova indagine Robert era stato molto
contento del diversivo. Oltretutto erano le ultime repliche
e aveva davanti un periodo senza lavoro. Grazie a quelle
simpatiche donne i ruoli da interpretare per un uomo si
erano drammaticamente ridotti.
Fin di aggiustarsi la livrea. Elegante, non cerano dub-
bi, ma non si sentiva a suo agio in una divisa. Non che
lavesse portata mai sul serio, per fortuna, solo costumi da
scena, da quando faceva parti da uomo, e quindi anche da
soldato. Ma ormai la luce che entrava dalla nestra si era
fatta pi calda e pi intensa, il piccione aveva nito no
allultima briciola, ed era il momento di mettersi allopera.
Si dette una sistemata ai capelli e usc dalla stanzetta. Per-
corse lo stretto corridoio e attraverso una porticina sbuc
sulla grande scalinata che metteva in comunicazioni tutti i
piani di St. James Palace.
Era presto, ma gi cera movimento. Di personale, ovvi-
amente. La famiglia reale e i nobili loro ospiti non erano
troppo mattinieri. Quando si era presentato al capo mag-
giordomo con le credenziali fornite alluopo da Viscount
Brouncker era stato subito ben accetto. Cera bisogno di
personale, dopo che la Morte Nera si era presa un bel p
di quello precedente. Sia per la raccomandazione che per
levidente cultura al di sopra del normale, Robert era stato
addetto come maggiordomo al servizio dellala dove era-
no alloggiati gli ospiti. Nobili, dignitari, parenti di passag-
gio, prelati e militari di rango. Il servizio consisteva nel
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provvedere a tutte le necessit degli ospiti, e siccome quelli
non si facevano mancare niente in tema di bisogni, Robert
aveva un bel da fare ed era sempre a correre in su e in gi,
tra cucine, sartoria, e armerie. Il che andava benissimo per
il compito che doveva svolgere per conto di Ulysses.
Quella mattina la prima incombenza riguardava la co-
lazione degli ospiti presenti al momento. Non che Robert
dovesse prepararla. Sarebbe stato un problema, visto che
le sue capacit in cucina non andavano oltre affettare il
salame e sbucciare un uovo sodo. Doveva sapere esatta-
mente cosa ogni ospite desiderasse per colazione, scendere
nelle cucine, sollecitare i cuochi a preparare il necessario,
vericare che gli aiutanti imbandissero i vassoi come si dove-
va, e scortare i paggi con le vivande alle varie stanze. Toc-
cava a Robert bussare lievemente alle porte delle camere
degli ospiti, a volte non tanto lievemente se lospite aveva
il sonno pesante, entrare nelle stanze con passo felpato per
non offendere le nobili orecchie, aprire, ma non troppo im-
provvisamente, le tende di broccato per lasciare entrare la
luce, annunciare il buon giorno e la prima colazione.
Poi doveva vericare che lospite stesse bene e che quel-
lo che si vedeva potesse essere visto dagli occhi indiscreti
del paggio. Doveva badare a che venissero coperte le even-
tuali nudit dellospite e faceva allontanare attraverso provvi-
denziali passaggi segreti le eventuali compagnie notturne.
Nel poco tempo che era stato a servizio aveva potuto ver-
icare labbondanza e la variet di tali compagnie, vari-
et di sesso, et e razza, e per ogni tipo di ospite, nobile,
militare o prelato che fosse.
Ovviamente era inteso che tutto quello che vedeva in
realt non lo stava vedendo e sarebbe stato seppellito per
leternit nella sua memoria. Il cameriere personale degli
ospiti era come uno scrigno blindato. Solo il re, o un suo
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incaricato titolato a farlo, avrebbe potuto attingere a quelle
informazioni condenziali. Se fossero state altrimenti riv-
elate la punizione era tanto certa quanto severa. In n dei
conti era solo un servitore, anche se indossava una livrea
gallonata doro, e il rinvenimento del corpo di un servi-
tore in un fossato di St. James Park non sarebbe certo stato
un motivo di scandalo a palazzo, n di una inchiesta della
polizia. Insomma bisognava ngere, tutto era impronta-
to alla nzione e alla simulazione. E Robert in quello era
maestro.
Aveva sceso lo scalone e poi altre scale laterali no a
raggiungere le cucine. Lattivit era febbrile. Il latte e al-
tre bevande si scaldavano sulle piastre delle grandi cucine
a legna. Grandi pani fumanti venivano estratti dai forni
con lunghe pale di legno. Sguattere erano gi allopera per
spennare polli, capponi e oche, in un turbinio di piume.
Robert invi un pensiero riverente al piumino ancora tiepi-
do nella sua stanzina. Alcuni cuochi cominciavano gi a
prepare gli spiedi per il pranzo, condendo la carne con olii,
salse e spezie. Minestre e stufati bollivano a fuoco lento nei
paioli dei numerosi camini.
Robert trasse un appunto su un pezzo di pergamena,
agganci un giovane cuoco e prese al volo due sguatteri, e
cominci a sciorinare ordini in forma di men. Il cuoco e
gli sguatteri si misero allopera e sui vassoi dargento com-
inciarono a materializzarsi sontuose colazioni. Bricchi di
latte e della nuova bevanda di moda, il th. Paste ripiene
di crema e guarnite di uvetta. Piccoli cestini stipati di uo-
va sode. Terrine di burro, marmellata, miele. Fette di pane
appena sfornato. Fette di prosciutto e salame. Selezioni
di formaggi bianchi, gialli, arancioni, con croste marroni e
nere. E poi la frutta. Di ogni tipo e provenienza, ma ovvi-
amente di stagione. Tutto quello che non si poteva salare
96
e essiccare aveva vita breve di quei tempi. E quindi og-
ni sorta di frutta secca, noci, nocciole, arachidi, prugne e
albicocche, completava quel ben di Dio.
In pochi minuti tre vassoi traboccanti erano pronti. Robert
ringrazi cuoco e sguatteri e si lanci ad intercettare tre
paggi tra i tanti che stazionavano vicino alla porta che por-
tava alla scala di accesso agli appartamenti. Dopo poco
stava salendo la scala a chiocciola, seguito dai tre vassoi,
con paggi relativi. Quel mattino gli ospiti da servire erano
pochi. Il vescovo di Salisbury, Alexander Hyde, suocero
del principe James e nonno del bambino morto era quel-
lo pi importante, oltretutto un ospite abituale. Sapeva
che lo avrebbe trovato gi in piedi, ben lavato e vestito, le
tende scostate e le nestre socchiuse per arieggare la stan-
za. Un uomo a modo, non cera che dire. Gli altri due os-
piti erano due cugine della moglie del Principe James, Ann
Hyde: venivano dalla campagna, erano inebriate della vi-
ta a Corte, facevano tardi la sera e al mattino si sveglia-
vano con grande fatica anche se, appena presa conoscenza,
manifestavano appetiti lupigni.
Giunto che fu con il suo seguito davanti alla porta di
Hyde, Robert buss discretamente alla porta. La risposta
non tard.
< Avanti >
Robert apr la porta ed entr, Come previsto, Hyde era
alzato e vestito, la stanza piena di luce e la nestra aperta.
Robert fece un accenno di inchino al vescovo, che rispose
con un cenno della mano, e poi chiam il paggio, che as-
pettava sulla porta. Preso il vassoio dalle mani del paggio
Robert provved rapidamente a imbandire la colazione su
un tavolino coperto da una tovaglia di trina davanti alla
nestra.
< Prego, Eminenza, potete accomodarvi > annunci quan-
97
do ebbe terminato
Il vescovo Hyde si avvicin e si sedette. Robert not
che era pensoso, di umore meno gioviale del solito. Vers
il latte e il th e poi, con un piccolo inchino, accenn ad
allontanarsi. Non era educato presenziare alla colazione
degli ospiti. Mentre stava per chiudere la porta il vescovo
si volt verso di lui.
< Ah ! Robert. quasi mi dimenticavo > Calandosi nella
parte di maggiordomo Robert aveva cambiato il suo cog-
nome ma conservato il nome vero: sapeva che lo avreb-
bero chiamato per nome e voleva evitare di destare sospetti
non rispondendo prontamente alla chiamata, come poteva
succedere se avesse scelto un nome falso.
< Prego, Eccellenza >
< Volevo chiederti se puoi fare avere un messaggio a
mia glia, al palazzo di Richmond >
< Certamemte Eccellenza, c un corriere che parte ogni
due ore >
< Bene, quando hai nito di servire le colazioni ripas-
sa da me che ti dar un plico per Ann > esit un attimo
< e non ti risentire se ti adopro come un semplice fattori-
no. Il lavoro del maggiordomo un lavoro nobile e molto
utile, credimi. La memoria della gente breve e penso che
quasi nessuno in questo palazzo sappia che il nome della
dinastia regnante deriva proprio da maggiordomo (in in-
glese stewart). Cinquecento anni fa Walter Fitzalan ebbe
il titolo onorico dal re di Scozia Davide I. Roberto II, glio
di Walter the Stewart, fond la dinastia Stuart >
Robert si accomiat con un nuovo inchino e un sorriso.
Era sempre gentile, Hyde, ma quando gli prendeva di chi-
acchierare, soprattutto di storia, non era facile fermarlo. Gli
erano bastati pochi giorni di servizio a scoprirlo. Sarebbe
stato anche a sentire quel pozzo di storia, ma aveva da fare.
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Le altre due ospiti destinatarie delle colazioni erano ancora
abbondantemente addormentate, risposero con grugniti al
suo saluto e fecero cenno che posasse i vassoi da qualche
parte. Avrebbero fatto colazione per conto loro.
Prima di tornare da Hyde Robert fece un salto al cor-
po di guardia. Era stato facile rintracciare i due soldati che
avevano montato di guardia la notte della morte del pic-
colo Charles. Era anche stato facile entrare in amicizia. O
quasi. Con il soldato anziano, tale Gilbert, non si poteva
parlare di amicizia: era uno molto riservato, che stava sulle
sue e parlava poco: proprio come doveva essere un solda-
to in servizio presso gli appartamenti reali, ma certo non
lideale per estorcere notizie o pettegolezzi. Il giovane, tale
Dafoe, invece era unaltra cosa. Era sempre in servizio con
il silenzioso Gilbert, e aveva una gran voglia di parlare con
chiunque. Robert lo aveva agganciato facilmente e se lo era
tenuto buono passandogli manicaretti e vino dalle cucine.
Anche Gilbert aveva avuto la sua parte di quei regali, ma
era su Dafoe che Robert si concentrava. Ora stava andando
al corpo di guardia perch sapeva che erano in servizio al
mattino e aveva intenzione di invitarli a prendere una birra
alla taverna accanto al palazzo. La birra scioglie la lingua.
Gilbert era impegnato con un fornitore di carne che in-
tendeva passare dal corpo di guardia per portare le provviste
in cucina, e il soldato stava cercando di convincerlo che non
era il caso e che avrebbe dovuto passare dallentrata pos-
teriore del palazzo, quella appunto che usavano i fornitori.
Dafoe era libero e stazionava accanto allentrata, appoggia-
to alla sua alabarda. Robert si diresse verso di lui e stava
per parlargli, quando dalla porticina del corpo di guardia
usc il tenente Fenton, luniforme tirata a lucido e unaria
di sda, che lo apostrof:
< Che fate voi qui ? Venite a far perdere tempo alle
99
mie guardie mentre sono in servizio ? E da poco che siete
qui e vedo che non avete ancora imparato le buone regole.
Non la prima volta che vi vedo a chiacchierare con le mie
sentinelle. Vedete di levarvi dai piedi >
< Me ne vado subito, signore >
< Sar bene, e vedete in futuro di fare a meno di dis-
trarre le mie guardie >
< Non mancher di farlo, signore. Come non mancher
di riferire a sua Eccellenza il vescovo Hyde, che mi aveva
inviato per avvertire il corpo di guardia che trattengano il
corriere per RichmondPalace per afdargli un plico. Capis-
co che a tal ne non si possa utilizzare il vostro corpo di
guardia, signore. Vuol dire che il Vescovo Hyde, genero del
Principe James e nonno dellerede al trono, si dovr servire
del corpo di guardia del Re, che evidentemente non coin-
cide con il vostro corpo di guardia. Aspetter un eventuale
cambio della guardia >
Fenton cap che Robert sapeva il fatto suo e che non era
il caso di insistere, per evitare grane con i superiori. Lanci
a Robert una occhiata di fuoco e se ne and velocemente,
anche se mantenendo unaria marziale.
< Ciao Robert > fece Dafoe, sfoderando un sorriso da un
orecchio allaltro dopo aver visto la gura che aveva fatto
Fenton, che era odiato da tutti.
< Ciao Dafoe > rispose Robert < volevo ssare per dopo,
come si era detto >
< Va bene. Gilbert daccordo. Noi smontiamo a mez-
zod e ci possiamo trovare subito dopo alla taverna. Ci sar
anche un vecchio amico di Gilbert >
< Perfetto, a dopo, allora > frugandosi nel tasca della
livrea Robert estrasse una piccola asca di vetro verde e
annunci < liquore alle erbe, un ottimo stimolante dellap-
petito >
100
< Grazie > fece Dafoe intascando < lo far sentire anche
a Gilbert >
Robert si avvi di nuovo verso la cucina. Avrebbe veri-
cato il menu del pranzo degli ospiti e poi sarebbe salito da
Hyde per ricevere il pacchetto da mandare alla glia. Men-
tre scendeva le scale pens a quanto aveva raccolto no ad
allora. Non molto in realt. Al momento aveva avvicinato
solo il personale della cucina e qualche servetta. Aveva sa-
puto di qualche tresca, ma tutta roba di poco conto, storie
tra cameriere e paggi, o cameriere e maggiordomi, o mag-
giordomi e paggi. Niente che coinvolgesse i reali o almeno
i loro importanti ospiti. A detta di tutti, no a che erano
rimasti a St James, il principe James e la moglie Ann si era
comportati irreprensibilmente. Erano gentili, garbati, sem-
bravano molto affezionati ed erano amorevoli con i gli,
soprattutto il principe. In pratica non aveva scoperto alcu-
na traccia di rilievo. Sperava molto di tirar fuori qualcosa
da Dafoe: a pranzo avrebbe cominciato a lavorarci.
12 (due chiacchiere con
Wallop)
Ulysses rispose con voce altrettanto gentile, ma ferma
< Vorremmo farle delle domande, Sir Wallop >
Wallop lo guard perplesso. Pi per luso del Sir, che
certamente in quel posto non veniva usato spesso nei suoi
riguardi, che per la richiesta di Ulysses
< Non so proprio come le mie risposte possano essere
di interesse ad alcuno, qualsiasi sia la domanda. Sono anni
che sono chiuso qua dentro e non so pi nulla del mondo
> il tono di Wallop era fermo, ma lo sguardo era perso e
quasi smarrito < Le uniche novit qui sono i miei pensieri,
e i miei malanni, pi gli ultimi a dir la verit, ch si fanno
sempre pi frequenti, mentre i miei pensieri sono sempre
pi tenui >
< Non per sapere della vostra misera condizione qui
> fece Ulysses con tono gentile, colpito dalla signorilit di
Wallop pure in quel luogo sporco e deprimente < Vorrem-
mo farvi delle domande relative a quando eravate fuori di
queste putride mura, durante il Commonwealth >
< Un periodo controverso, inne un brutto periodo, a
dir la verit >
< Lo so bene. Ma riteniamo che il vostro parere su quei
tristi tempi possa essere determinante per comprendere meglio
101
102
un fatto di oggi >
< Come volete. Ma non vi aspettate che conservi una
grande memoria. Oltre ai malanni qui manca anche il cibo
e la mia debolezza grande, anche la forza della mia mente
a volte viene meno >
< Per questo vi abbiamo portato un modesto omaggio
per laiuto che certamente ci potrete dare >
Ulysses fece cenno a Rubella che venne avanti metten-
dosi accanto a lui, sollevando la cesta e scoprendone il con-
tenuto. Wallop vide quel ben di Dio di vino, formaggi,
salami e conserve e non pot fare a meno di trasalire.
< Lo copra, per favore > fece a bassa voce rivolto a
Rubella < Le persone qu dentro hanno una fame atavica
e non vorrei che esposti a tanta abbondanza facessero gesti
inconsulti. Venite, accomodatevi nella mia cella che met-
tiamo questa roba da parte. Penser poi io a distribuirla
>
I due lo seguirono nella cella. Un loculo di pochi metri
quadrati con un letto a castello a due piazze con paglier-
iccio e coperte, che Rubella immagin piene di pulci, due
sedie sgangherate e un tavolo: una candela mandava rif-
lessi giallastri su alcune pile di libri (evidentemente il tesoro
di Wallop che, a dir bene, doveva essere lunico non anal-
fabeta della comunit di carcerati).
Wallop vide la perplessit dei suoi visitatori, fece una
faccia contrita e mormor abbassando gli occhi
< Mi dovete scusare....>
< Non avete di che scusarvi, Sir Wallop > fece deciso
Ulysses, che era sempre pi imbarazzato dalle pietose con-
dizioni in cui viveva quel vecchio, che dimostrava molto
pi dei suoi 66 anni < non dipende certo da voi dove vi
hanno connato. Mettetevi comodo, si fa per dire, e par-
103
liamo un p > E si mise a sedere sulla cuccetta pi bassa,
facendo cenno a Wallop e Rubella di sedersi sulle sedie.
< Vi ringrazio > fece Wallop, che non doveva essere
abituato a certe forme di rispetto
< Saremo noi a ringraziarvi... > fece Rubella. E senza
indugio prese dalla cesta che aveva appoggiato sul tavo-
lo una bottiglietta di vin dolce francese, la stapp con un
cavatappi che le si era materializzato miracolosamente in
mano, trasse un biccherino di peltro dalla larga tasca del
grembiule e ne vers abbondantemente per Wallop. < ...ma
in tanto bevete, questo fa bene >
< Non so se posso... > fece Wallop, che non doveva bere
vino da anni, certo non di quella qualit < E poi voi...>
< Io lavoro al Ye Old Cheshire Cheese, e il signore > fece
Rubella indicando Ulysses < mio ospite ogni giorno. Ne
abbiamo di occasioni per bere di questo vino. Questo per
voi e basta >
< La ringrazio signorina > fece Wallop, assaggiando il
vino. Come lo ebbe gustato sollev gli occhi al cielo. < Ero
stato al Ye Old Cheshire Cheese prima di essere chiuso qui.
E in Fleet Street, vero ? >
< Precisamente > disse Rubella < Ma non pi quello
che avete visto voi. Il Great Fire lo ha incenerito, ma lo
hanno rifatto identico. Come era, dove era >
< La vostra aiutante una giovane dabbene > disse Wal-
lop rivolto a Ulysses
< E anche molto in gamba, al punto che a volte mi do-
mando chi di noi due sia laiutante > sorrise Ulysses < Ma
veniamo a noi. Vi chiederei solo se possibile evitare che
qualcuno ci interrompa...>
< Nessun problema, ci pensa Flaga > fece Wallop. E
prima che Ulysses chiedesse spiegazioni chiam < Flaga !
>
104
Dopo un istante il carcerato con la grande ciocca bianca
di capelli in fronte si present allentrata della cella, con
fare interrogativo
< Stai di guardia, Flaga > gli fece Wallop < vedi che
nessuno ci disturbi, e poi ti sapr ricompensare >
Il carcerato fece un cenno di assenso accost la porta
sgangherate e si mise davanti allentrata della cella, voltato
verso la sala comune
< In realt si chiama Banister, ma qui tutti lo chiamano
Flaga, per via di quel ciuffo bianco che ha in fronte >
spieg Wallop < Allora, chiedete >
< E necessario prima mettervi al corrente di alcuni avven-
imenti recenti... > Disse Ulysses. E in poche parole lo infor-
m della morte del piccolo Charles Stuart, delle circostanze
misteriose del decesso, e dellipotesi che non si trattasse
di morte naturale <...e quindi voi capite che nellipotesi di
un omicidio venuto naturale pensare a chi poteva nutrire
grande rancore per gli Stuart...>
< ...e quindi ai Puritani > complet Wallop
< Precisamente > fece Ulysses < e dovendo investigare
su questa traccia, Viscount Brouncker mi ha consigliato di
venire a sentire voi, come massimo esperto della causa Pu-
ritana a Londra >
< Vi riferite al Viscount Brouncker della Royal Society ?
> fece Wallop interessato
< Esattamente quello. Mi ha detto che la vostra opin-
ione per tutto ci che riguarda i Puritani a Londra legge
>
< Troppo buono. Anche se no a che sono stato libero di
girare per questa citt c stato poco che riguardasse la vi-
ta politica e religiosa che non mi fosse noto. Nonostante io
fossi membro del Parlamento non ho votato per la morte di
Carlo I, e questo mi ha in qualche modo connotato come un
105
Puritano non troppo acceso e integralista. Forse per questo
ho ricevuto condenze da tutte le parti. Ma questo essere
in qualche modo super partes non sembra che mi abbia gio-
vato molto > fece Wallop con un sospiro, indicando con lo
sguardo la putrida cella < Ci sono altri che erano ben pi
accesi ed esposti di me e ora girano liberi per la citt >
< Le vendette politiche sono spesso irragionevoli > os-
serv Ulysses
< Non solo le vendette, a dir la verit. La politica una
strana bestia. Ma venendo alla vostra visita immagino che
vogliate sapere il mio parere rispetto a quella che voi avete
denito la pista puritana, lipotesi cio che la morte del
piccolo Charles Stuart sia stata pianicata e realizzata da
una frangia Puritana che complotta clandestinamente nella
citt >
< Esattamente > disse Ulysses
< Premetto che la sola ipotesi mi risulta disgustosa. Se
non ho votato a favore della decapitazione di Carlo Stuart
non stato perch mi fosse particolarmente simpatico. La
morte costa poco, di questi tempi di peste e incendi, e una
vita in pi o in meno non crea grande scandalo. Ma un regi-
cidio unaltra cosa. Non si pu decapitare una istituzione
che ha fatto la grandezza dellInghilterra per pi di sei sec-
oli. E lintenzione dei puritani non era di decapitare Carlo
Stuart, ma di decapitare la monarchia. Se quella volta non
ho votato per la morte di uno Stuart adulto, guratevi cosa
penso dellidea di uccidere un bambino per punire una di-
nastia. Premesso questo, vi devo dire che mi sento di pot-
er escludere quasi categoricamente la vostra ipotesi di una
pista puritana >
< Posso chiedervi per quale motivo ? > fece Ulysses,
sorpreso del giudizio deciso di Wallop
< E semplice. Il periodo di Oliver Cromwell, in realt
106
una meteora piuttosto rapida rispetto alla storia delluomo,
stato denito con vari termini: una follia, una storia san-
guinosa, una avventura, un esperimento. E troppo presto
per giudicarlo. La storia riesce a vedere chiaramente solo
quando la nebbia che avvolge gli avvenimenti si dirada-
ta, quando sono sopiti gli odii e dimenticato il sangue che
ogni evento storico genera e versa. Per questo ci vogliono
pi generazioni. Ci vorranno cento anni prima che le inter-
pretazioni storiche del Commonwealth non siano faziose, e
decidano se si trattato di una esperienza solo sanguinosa,
o che abbia gettato le basi di unidea della societ diversa
dalla monarchia assoluta > qui Wallop fece una pausa im-
percettibile, e Ulysses sent che quellultima frase era quel-
lo che Wallop pensava. Poi il vecchio continu < Sta di fatto
che il Puritanesimo oggi solo una idea, un ricordo, e idee
e ricordi non vanno in giro ad uccidere bambini >
< Quindi ritenete che non ci possa essere un complotto
puritano dietro alla morte del piccolo Charles ? > chiese
per conferma Ulysses
< Assolutamente impossibile. Conosco tutti i personag-
gi politici protagonisti del Puritanesimo. O sono stati uc-
cisi, e molti li ho visti giustiziare con i miei occhi, o sono
scappati nelle colonie oltreoceano, o sono nelle galere, come
in questa. E da qui, come vi sarete certo fatto una idea,
si esce solo con i piedi in avanti. Il Commonwealth oggi
rappresentato solo da quella testa rinsecchita che mi di-
cono faccia bella mostra di s sul tetto di Westminster Hall.
Non c pi in giro nessuna mente puritana capace di con-
cepire il disegno di una nuova rivoluzione, o anche solo di
vendicarsi degli Stuart >
Ulysses era ammirato di quella gura di uomo retto,
che espiava forse in ecceso la colpa di aver creduto in una
idea politica, e lo faceva senza rancore e con assoluta dig-
107
nit. Ma la sua missione era quella dellinvestigatore, e non
poteva trascurare anche tracce sottili e improbabili.
< Avete detto di poter escludere quasi categoricamente
la pista puritana. Quel quasi cosa signica ? >
< Essere categorici non premia: da uomo di scienza quale
siete lo sapete bene. Non si pu mai escludere che ci sia
qualche matto, per cui una fede religiosa o politica sia so-
lo la scusa per commettere malvagit che gli procurano
piacere >
< Un fanatico ? > chiese Ulysses
< Anche, ma di fanatici del puritanesimo non penso ve
ne siamo pi. Quelli che cerano si sono fatti uccidere nelle
battaglie e sui patiboli. Mi riferivo a dei disturbati mentali,
che si mantengono in vita solo attraverso il male che fanno,
dei maniaci, insomma >
< E vi viene in mente qualcuno ? >
< Solo uno, a dir la verit > disse Wallop pensoso < un
certo Desoto. Unanima nera, che ha trovato loccasione per
commettere le sue nefandezze nelle milizie di Cromwell.
Ma non mai stata una Testa Tonda convinta: immagino
che della fede Puritana non gli importasse niente e che la
Bibbia Puritana non lavesse mai letta. Tristemente noto
come il Boia di Drogheda >
< E sarebbe ? > chiese Ulysses, che non not che Rubel-
la, a sentire nominare la sua citt natale, era diventata bian-
ca come un cencio.
< Drogheda , o dovrei dire era, una citt irlandese.
Desoto comandava alcune delle truppe di Cromwell quan-
do i Puritani hanno condotto una spedizione punitiva con-
tro lIrlanda cattolica, che si era ribellata. Hanno preso
dassedio Drogheda per mesi, nel 1649. E quando sono
riusciti a entrare in citt hanno passato a l di spada tut-
ti gli uomini della citt. E quando dico sia a l di spada che
108
gli uomini sto mentendo. Un massacro, come non se ne ri-
corda di uguale. E Desoto ne stato lartece principale
>
< E questo Desoto potrebbe essere a Londra, che voi
sappiate ? > chiese Ulysses, sempre non rendendosi conto
della reazione di Rubella, che a sentire narrare la tragedia
della sua citt si era sempre pi sbiancata in viso.
< Non ne ho la minima idea, ma anche quando ero an-
cora libero di Desoto gi non se ne sentiva parlare da mesi.
Con la Morte di Cromwell pare che avesse capito che tirava
aria cattiva per lui, troppi che avevano voglia di vendicarsi
del male che aveva fatto. Forse Flaga ne sa qualcosa. Lui
stato in Irlanda. Ehi Flaga ! >
Flaga fece capolino dalla porta socchiusa, con fare in-
terrogativo
< Che c ? >
< Sai niente tu di che ne ha fatto il Boia, intendo Desoto
? Tu lo hai conosciuto in Irlanda, a Drogheda, non vero ?
>
< Non ne ho sentito parlare da anni > bofonchi quello
< e poi in Irlanda ci sono stato dopo Drogheda, per fortuna.
Per quanto ne so, Desoto pu essere morto da tempo, e non
di morte naturale. Non che mancasse in giro chi voleva
fargli la pelle > e si gir riprendendo la sua funzione di
sentinella
< Come vedete, anche nella ipotesi del maniaco, le prob-
abilit sono molto basse > fece Wallop < Mi sa che dovrete
rinunciare alla pista puritana, per altre alternative >
< Bene > fece Ulysses < in effetti mi sembra che ci avete
illuminato, e probabilmente risparmiato inutili ricerche >
< Mi credete quindi ? > chiese Wallop
< E perch non dovrei ? Che motivi avreste di non dirmi
la verit ? >
109
< Potrei avere qualche interesse, qualcuno da proteggere,
potrei io stesso essere il mandante dellomicidio del piccolo
Charles > osserv Wallop
Ulysses lo guard intensamente, cercando di comuni-
cargli che aveva capito che Wallop era un gentiluomo, e
che tra due gentiluomini come loro non usava mentire
< Potrebbe. Ma non lo credo. Per voi ha garantito Vis-
count Brouncker, il vostro portamento, e quello che ho visto
nei vostri occhi. >
< La ringrazio > fece Wallop, quasi commosso < Sa, in
questo posto.... >
Forse voleva dire che in quel posto si diveniva cattivi e
sospettosi, o forse semplicemente che si dimenticavano le
buone maniere tra gentiluomi, e labitudine ad essere cre-
duti sulla parola. Ma Ulysses ferm i suoi pensieri con un
semplice cenno della mano, signicando che tra loro non
servivano spiegazioni.
< In questo posto forse voi non dovreste esserci > disse
Ulysses
< Forse > fece Wallop < Ma vi ho conosciuto molto vo-
lentieri e vi pregherei di tornare a dirmi come nita la vos-
tra indagine, quando sar conclusa. In n dei conti riguar-
da uno Stuart, e io sono sempre un suddito della Corona.
Questo il mio paese >
< Ve lo prometto > disse solennemente Ulysses. E fece
cenno a Rubella, che nel frattempo si era data un p di con-
tegno e aveva ripreso un p di colore in viso. Si alzarono e
si diressero fuori della cella. Flaga, come aveva visto che
se ne andavano, si era dileguato senza rumore. Wallop li
scort no al cancello. Ulysses si gir e gli tese la mano.
Wallop esit un p, perch doveva essere un gesto che non
si vedeva molto da quelle parti. Poi ne cap il signicato e
strinse la mano di Ulysses con commozione. Ulysses usc
110
rapidamente e mentre il cancello si chiudeva disse
< A rivederci, una promessa >
< Vi aspetter > fece Wallop. Poi si gir e si diresse
lentamente verso la sua cella dove Flaga, che aveva visto
il cesto sul tavolo, aspettava la ricompensa promessa
.
Le guarde carcerarie li riaccompagnarono fuori, e tutti
e due tirarono un sospiro di sollievo quando sentirono di
nuovo sul viso il vento e negli occhi la luce del sole, sep-
pure velato dalle nuvole. Fu mandato a chiamare lo Yeo-
man Perry, che arriv di gran carriera dal corpo di guardia.
< Bene, avete potuto parlare con Wallop ? > chiese non
appena li ebbe raggiunti allentrata della Torre Bianca
< Certamente > fece Ulysses < e abbiamo saputo quello
che volevamo >
< Sono contento. Francamente non ci speravo, Wallop
ultimamente mi sembrava un p caduto di tono >
< Credo che anche io cadrei di tono stando chiuso in un
posto come quello > sospir Ulysses
Tornarono al cancello di uscita senza parlare molto. Per-
ry li fece entrare brevemente nel corpo di guardia dove li
fece rmare un grosso librone rilegato in cuoio su cui veni-
vano registrati tutti i visitatori. Nel rmare, Ulysses dette
unocchiata alle date accanto alle rme precedenti: non
che i carcerati ricevessero tante visite, ultimamente.
< Immagino che potr tornare a interrogare Wallop, o
altri prigionieri, se la mia indagine lo richieder > chiese
allo Yeoman
< Non c dubbio > fece Perry < le credenziali le avete:
anche se non riesco a capire cosa potreste ricavare da quelli
>
< Non lo so. Sono io il primo a non volere rivedere un
posto come quello, ma potrebbe rendersi necessario >
111
< Sarete sempre il benvenuto > fece Perry aprendo per-
sonalmente il cancelletto per farli uscire.
Perry rimase a guardarli mentre si allontanavano ver-
so Lower Thames Street. Quando furono lontani chiuse il
cancelletto e si riavvi verso il posto di guardia. Si affacci
alla sala darmi dove tre Yeomen stavano chiacchierando.
Come lo videro affacciarsi, fecero silenzio.
< Io vado un p a riposare, che poi devo badare ai corvi
> disse loro Perry < State voi di guardia. Non sono previste
altre visite, ma qualsiasi cosa di strano succeda mandatemi
a chiamare >
Quelli scattarono sugli attenti e promisero di rispettare
le consegne. Perry torn nello spiazzo della Torre Bianca e
si avvi verso la la di case che costeggiavano le mura del
lato Nord. Giunto a una piccola casetta in mattone scuro
apr la porta con una grossa chiave e entr. La casa era
piccola, una stanza con camino e dispensa al piano terra, e
una camera da letto al piano di sopra, cui si accedeva con
una scala a chiocciola. Quanto bastava. Si lev il cappello
e la giacca delluniforme e si sprofond con un sospiro su
una grossa e accogliente poltrona.
Era stata una lunga mattinata, e la visita di quei due gli
aveva messo in moto tanti pensieri. Pens che era meglio
rilassare la mente pregando un p. Da uno scaffale accan-
to alla poltrona prese un libro rilegato in pelle nera, sen-
za scritte sulla costola o sulla copertina. Prima di aprirlo
in corrispondenza del nastro colorato che faceva da seg-
nalibro, Perry apr la prima pagina, come faceva sempre.
La pagina riportava il titolo del volume, con una serie di
note relative alla pubblicazione, una miniatura che ripro-
duceva la fuga degli ebrei, inseguiti dallesercito egiziano,
attraverso il Mar Rosso, e nelle ultime righe la sede e la da-
ta delledizione: A Ginevra, 1560. Qualsiasi inglese del
112
tempo avrebbe saputo riconoscere a prima vista ledizione
pi nota della Bibbia Puritana. Perry gir la pagina che sul
retro riportava poche righe, scritte in inchiostro color sep-
pia, un p scolorito, e una rma. Guard quelle parole per
lennesima volta, con un sospiro.
La scritta era una dedica, e diceva al do Yeoman Nicholas
Perry, che le Scritture gli siano di conforto.
Sotto, la rma di Oliver Cromwell era facilmente riconosci-
bile
13 (Hyde fa visita al dean)
Come ebbe consegnato a Robert il pacchetto da recapitare
alla glia a Richmond, il vescovo Hyde manifest il deside-
rio di andare alla cattedrale di Westminster a visitare il Dean.
< Vi faccio subito chiamare una carrozza > disse pre-
muroso Robert
Hyde riut recisamente la carrozza. La cattedrale di
Westminster era solo dallaltra parte di St. James Park. Una
bella passeggiata, a dir la verit, ma in quella bella giornata
era proprio quello che ci voleva. Cera il sole, aveva smesso
nalmente di piovere, la temperatura era tiepida. Fare un
p di moto gli avrebbe certamente fatto bene, anche a quei
maledetti catarri che non gli avevano dato tregua per tutto
linverno e che da quasi un mese, nonostante la primavera,
si erano anche accentuati. Di sicuro starsene chiuso in casa
al fumo del camino non avrebbe giovato.
< Almeno lasciate che vi faccia accompagnare da un
paio di paggi > insistette Robert
< Pensate che non sia in grado di camminare ? Ci met-
ter al massimo mezzora, e poi i sentieri sono asciutti ora
> fece Hyde, un p seccato.
Robert insistette, e alla ne si accordarono per un pag-
gio solo, che sarebbe tornato a St. James dopo aver veri-
cato che Hyde fosse arrivato a Westminster sano e salvo.
113
114
Hyde si avvi con il suo bastone. Fece un pezzo del
Mall, dove vide un discreto via vai di carrozze, e poi tagli
in diagonale St. James Park, che era traversato da numerosi
sentieri ben battuti e, nalmente, non fangosi. Gir intorno
al laghetto, guardando compiaciuto le papere e i numerosi
scoiattoli. Il parco era splendido, con quelle luce viva e
quellaria tersa. Non sembrava vero che poco tempo prima,
solo a breve distanza da l, avessero imperversato la Morte
Nera e il Great Fire. E che pochi giorni prima il suo piccolo
Charles se ne fosse andato; non avrebbe mai pi potuto
correre su quei prati. Il vecchio vescovo si sofferm con
tristezza su questo pensiero. Poi se lo scroll di dosso e si
concentr sul suo compito della giornata.
Il colloquio con sua glia lo aveva preoccupato. Ann
era certamente molto scossa dalla morte del glio, ma i suoi
timori su una possibile cattiva disposizione del Re verso
la sua persona forse non erano del tutto campati in aria.
Da questo a pensare che nella morte del glio ci fosse la
mano della Corona....questo no, era tuttaltra cosa. Ma nel-
la sua frequentazione londinese Hyde aveva visto come la
vita di Corte non fosse affatto esente dalla violenza. Era
bene quindi prendere informazioni pi precise su come Re
Charles si poneva nei confronti del fratello James, di sua
moglie e dei suoi nipoti. E un buon primo passo era quel-
lo di fare due chiacchiere con il dean di Westminster. La
scusa ufciale era quella di discutere con lui della regola
delle abbazie. Il dean William Dolben aveva il pallino del-
la indipendenza delle abbazie dai vescovi, e si stava ado-
prando per riformare la disciplina delle cattedrali nelle di-
verse sedi vescovili. Come vescovo di Salisbury Hyde ave-
va quindi pieno titolo per andarlo a trovare. In realt non
gliene importava niente delle regole e dei poteri vescovili.
Quello che gli interessava era che il dean era il consigliere
115
spirituale del Re: certamente era molto bene a conoscen-
za degli umori di Sua Maest rispetto ai vari personaggi
di Corte, ed era abbastanza in condenza con Hyde, che al
tempo della nomina a dean lo aveva fortemente appoggia-
to. Lo avrebbe quindi sondato per capire come stavano le
cose per sua glia Ann.
Mentre ragionava cos, Hyde si era avvicinato alla ab-
bazia, che si era fatta sempre pi imponente con le sue due
alte torri. Come ogni volta che si avvicinava a una di quelle
grandi chiese e ne percepiva limponenza, non poteva fare
a meno di pensare che per quanti personaggi importanti vi
fossero inumati, sotto preziosi mausolei di marmo o impo-
nenti targhe di bronzo, tanti di pi erano gli anonimi op-
erai, faticanti, muratori, fabbri e carpentieri che ci avevano
lasciato le penne nella costruzione delledicio. Tanto pi
alte erano e tanto pi grande era il tributo di sangue che
quelle chiese chiedevano per essere innalzate, pietra dopo
pietra, trave dopo trave, volta dopo volta, verso il Cre-
atore. Chiss se il Creatore apprezzava poi cos tanto quegli
omaggi di pietra. Hyde travers il prato punteggiato di
lapidi di anco alla cattedrale, pass davanti al maestoso
frontale gotico, e si diresse verso gli edici del clero, dove
avrebbe incontrato il dean. Giunto a destinazione si volse al
paggio, che lo aveva seguito silenzioso e a debita distanza,
e gli fece cenno che poteva tornare a riferire al maggiordo-
mo Robert che, Dio volendo, il vecchio vescovo ce laveva
fatta anche quella volta. Si volt poi verso il portone e tiro
una manopola: una campanella suon allinterno.
Il chierico che apr la porta fece un grande inchino, per-
ch aveva gi vista Hyde in altre occasioni, e lo scort nella
stanza di Dolben dove lo fece accomodare.
< Il dean sar qui a momenti. E appena tornato da West-
minster Palace dove aveva unudienza con Sua Maest >
116
annunci
< Nessun problema, lo aspetto > disse Hyde accomodan-
dosi su una sedia. Andava bene cos, avrebbe avuto notizie
fresche da Corte.
Dolben entr poco dopo, salutandolo calorosamente
< Sono veramente contento di rivederla, caro Hyde. Spero
che stia bene >
< Alla mia et bisogna accontentarsi > sorrise Hyde <
e io non mi lamento, ci mancherebbe altro. E voi ? spero
bene altrettanto >
< Anche io non mi posso lamentare > disse il dean <
anche se quando ho preso i voti francamente pensavo che
la vita ecclesiastica fosse lievemente diversa >
< E come, esattamente ? > domand Hyde
< Mi aspettavo qualcosa di pi spirituale, passare gran
parte del tempo accanto ai fedeli per lenire le loro sofferen-
ze e guidarli sulla via della salvezza, o magari in medi-
tazione, se avessi scelto la vita del monastero >
< E invece ? >
< E invece passo molto del mio tempo in riunioni, a dis-
cutere di regole monastiche, di spettanze di terreni e beni
immobili a vescovi piuttosto che ad abati, e soprattutto in
riunioni con Sua Maest > disse il dean.
< Immagino che queste ultime si possanno annover-
are nel ministero dellassistenza spirituale, visto che siete
il prelato condente del Re > osserv Hyde
< Si e no. In realt Sua Maest non vede molte persone.
Voglio dire, ne vede moltissime, ma non in forma che con-
senta di parlare con schiettezza dei propri pensieri. Pi che
altro passa il suo tempo in udienze con dignitari, ambascia-
tori, e militari. Con me diverso. Io sono il suo condente
spirituale, non ho interessi personali n secondi ni: con
me parla di tutto, e non solo di questioni spirituali >
117
< Immagino che con le tante precauzioni legate alla si-
curezza Sua Maest non sia comunemente a contatto con
amici e parenti con cui poter parlare e condarsi > sugger
Hyde
< In effetti cos. Le precauzioni sono tante, e i control-
li di sicurezza sono aumentati soprattutto dalla morte del
piccolo principe Charles > osserv Dolben
< Capisco. Anche se sono convinto che si sia trattato di
una morte naturale > fece Hyde scuotendo la testa
< Anche io, a dir la verit. Ma dopo quello che succes-
so a Carlo I gli Stuart vivono in un clima di continua pre-
occupazione di attentati alla loro dinastia, anche dopo la
restaurazione. E la morte di un erede al trono, che almeno
avvenuta in circostanze misteriose, un motivo sufciente
per alzare la guardia. Li capisco >
< Come sta, Sua Maest ? > azzard Hyde
< Considerati tutti gli impegni e le responsabilit che
ha sulle spalle, direi bene > disse Dolben < Ma a volte la
sua pazienza viene messa a dura prova. Incredibilmente
le cose che lo irritano e lo contrariano di pi sono quelle a
cui io darei minore importanza. Ultimamente, ad esempio,
continua ad agitarsi per via dei corvi della Torre >
< I corvi della Torre ? > chiese sorpreso Hyde
< Si, i corvi reali che popolano i giardini della Torre.
Pare che lastronomo reale si lamenti del fatto che gli svolaz-
zano davanti al telescopio e disturbano la sua osservazione
degli astri. Ha chiesto formalmente che siano allontanati >
< E Sua Maest ? >
< Carlo II uno Stuart, quindi di antica tradizione cat-
tolica. Anche se ha sposato ufcialmente la nuova fede an-
glicana, certe abitudini radicate nel cattolicesimo, come la
superstizione, sono dure a morire, sono cose che ti inseg-
nano da bambino. La storia che se i corvi lasceranno la
118
Torre questa croller insieme alla monarchia certamente
una favola, ma la superstizione un sottile veleno, e Sua
Maest molto perplesso. Non vuole contrariare lastronomo
di Corte, anche se non che sia particolarmente interessato
allastronomia >
< Ma forse lo allastrologia ? Di solito va di pari passo
con la superstizione > azzard Hyde
< In effetti si. Chiede spesso delle future inuenze degli
astri a Sir Flamsteed. Ed per questo che non ha voglia di
contrariarlo. Ma da questo ad andare contro a una super-
stizione popolare c di mezzo il mare >
< Comunque convengo con voi che non mi sembra una
faccenda prioritaria, nella scala dei problemi della Corona.
Niente rispetto alla guerra con i Paesi Bassi, o i rapporti
con il Re di Francia, o la situazione interna con i Puritani...>
osserv Hyde
< E come le dicevo. Ma perch porta in campo i Puri-
tani ? Non credo che questo sia un reale problema per la
Corona. Quelli che non sono morti sono nelle prigioni reali
> fece il dean.
< A giudicare dalle misure di sicurezza in atto immagi-
navo che si temesse qualche recrudescenza, o qualche atto
sconsiderato da parte dei seguaci di Cromwell >
< Francamente non credo. Lincubo di Cromwell se ne
andato con lui. Le misure di sicurezza sono giusticate da
timori di altra natura, minacce rispetto alle potenze straniere,
o anche dallinterno >
< Dallinterno ? > domand perplesso Hyde
< Come per tutte le monarchie. Il potere assoluto dei
monarchi comunque fonte di gelosie, di ostilit, di pre-
sunte ingiustizie subite. Per non parlare dei diritti di suc-
cessione >
119
< In effetti il mio piccolo Charles era un erede al trono,
anche se non il primo. Ma quali altri dritti di successione
potrebbero essere accampati, se non dal piccolo James ? >
< A voi pare una cosa certa, perch i due eredi sono i
vostri nipoti, anzi perdonatemi, uno non lo pi > si scus
il dean < ma i monarchi hanno schiere di gli illegittimi,
di cui molti riconosciuti. Basterebbe citare Monmouth, per
fare un esempio. E poi ci sono le famiglie reali preceden-
ti. Gli Stuart sono una dinastia relativamente recente. Non
sarebbe la prima volta che il diritto di successione viene
accampato da un discendente poco noto di una dinastia
precedente, come i Tudor, o addirittura da una casa reg-
nante straniera, la Spagna, la Francia o la Germania, con
tuti i matrimoni incrociati che sono stati contratti tra le case
regnanti di Europa >
< Allora le preoccupazioni di mia glia Ann per suo
glio James non sono campate in aria > azzard Hyde
< In effetti no, specie dopo la morte misteriosa del fratel-
lo > disse Dolben
< Ann affranta. > sospir Hyde < Come se non fos-
se abbastanza la morte di un glio ancora in culla, si deve
anche preoccupare della vita dellaltro suo glio. Mia glia
non sa pi cosa fare, sta sviluppando paure insensate, vede
pericoli dovunque, si sente insicura in qualsiasi posto stia
>
< E comprensibile, povera donna, ma non giusticato,
credo. Le precauzioni prese per la sicurezza del piccolo
principe James sono tali che non credo i timori di sua glia
siano giusticati > disse Dolben
< Se per quello anche Charles era ben protetto, ma
successo quello che successo. Le difese, almeno a St.
James Palace, sono soprattutto rispetto a una minaccia che
provenga dallesterno. Mia glia vede pericoli dovunque,
120
anche a Richmond, e anche dallinterno. Teme addirittura
che nei suoi confronti si nutrano antipatie e rancori. Sa,
lei non di stirpe nobile, e a suo tempo il matrimonio con
James non stato ben visto a Corte, credo neanche da parte
di Sua Maest > sospir Hyde. Laveva detto. Aveva getta-
to lesca. Ora avrebbe visto che reazione causava.
< Certo a suo tempo larrivo a Corte di sua glia ha cre-
ato qualche perplessit, non lo nego > osserv il dean < Ma
poi a tutto si fa labitudine, e sua glia si comportata sec-
ondo le migliori tradizioni, in modo impeccabile. Quando
poi stato chiaro che Sua Maest non avrebbe avuto dis-
cendenti legittimi, la posizione di lady Ann a Corte, con
i gli maschi primi nipoti del Re e quindi eredi in linea
diretta, certamente salita di considerazione >
< E forse si sono aggravate le invidie > sentenzi Hyde
< Pu darsi. Il popolo di Corte molto variegato >
disse Dolben asciutto
< E qualche pretendente meno titolato potrebbe essere
interessato a sgombrare la strada > insinu Hyde
< E per questo che lerede tanto protetto > insist il
dean < Sua Maest stato categorico. Nessuno deve poter
avvicinare lerede che non sia pi che afdabile: e anche gli
intimi vengono controllati scrupolosamente. Sua Maest
molto nervoso da quando successa la disgrazia del picco-
lo Charles, a cui era tanto affezionato. Sente la sorte di quei
nipoti in pericolo come la sua stessa vita >
Hyde cap che su quel versante non avrebbe cavato pi
di quello. Evidentemente non cera motivo di nutrire sospet-
ti specici sul versante del Re. O semplicemente Dolben
non voleva fornire informazioni troppo condenziali. In
n dei conti il dean era il condente del Re, e Hyde era il
nonno dellerede legittimo al trono, cio lultima persona a
cui rivelare la possibilit di un complotto allinterno della
121
Corte stessa.
< Ma ci stiamo allontanando dallobiettivo del nostro
incontro > cambi discorso con nta giovialit Hyde <dob-
biamo ragionare un p del destino di queste Abbazie, e
gettare le basi per una regola che eviti che vescovi e abati
si trovino con interessi contrapposti. I servi di Dio dovreb-
bero badare alle anime, e non scontrarsi tra loro per inter-
essi contrapposti >
< E vero, parole sante. E invece io passo il mio tempo
in riunioni, cercando di comporre questioni. Avete ragione,
mettiamoci a lavorare al nostro progetto > Si alz e prese da
uno scaffale un grande registro in pelle, zeppo di incarta-
menti e pergamene, lo port sul tavolo e lo apr davanti a
Hyde.
Hyde non aveva molto interesse alle questioni trattate
in quelle carte, ma fece buon viso a cattiva sorte. Ma men-
tre ragionava di vescovadi e abbazie, di decime e prebende,
e di diritto canonico, la sua mente continuava a vagare tra
St. James e Richmond Palace, vedeva le profonde occhi-
aie della glia, il visino del nipote James, il volto austero
di Re Charles II. Sullo sfondo di quelle visioni si agitavano
torme di personaggi poco deniti, pretendenti, gli illegit-
timi sconosciuti. Il nome di Monmouth, a lui ben noto, gli
aveva risvegliato nuovi timori.
Cerc di prestare attenzione a quello che diceva Dolben.
Ma cap che le sue preoccupazioni non erano nite.
122
14 (Malawi e Newborne a
spasso a Venezia)
Malawi e Newborne passeggiavano lentamente nella grande
piazza, circondata su tre lati da colonnati. Davanti a loro le
cupole orientalegginti della basilica di S. Marco erano ar-
rossate dal sole al tramonto. Dopo un bagno profumato
avevano fatto un bel sonno. Nel tardo pomeriggio i due
Frambotto si erano presentati per portarli a cena. Malawi
ebbe a discutere un p con il capo della Guardia Nera, che
li voleva seguire dovunque, per fargli capire che la zona
era tranquilla e che si sarebbero allontanati solo di poco e
per poco tempo.
< Io non vi posso lasciare solo > disse Ahmed, il capo
della guardia
< Ahmed, abbi pazienza > insist Malawi < sono stato
io il primo a pretendere una scorta armata, io a cercarmela
tra persone datissime come te per evitare inltrazioni, io
a vestire la vostra divisa per confondermi e a pretendere
che anche i cammellieri vestissero uguali. Non mi dirai
quindi che non sono stato prudente e che non ho preso
precauzioni >
< In effetti no...> convenne Ahmed
< E converrai che il mio unico timore era quello di una
minaccia da parte del nostro sciagurato dominante Suleiman
123
124
> continu Malawi con una smora di disgusto al solo nom-
inare quel nome, che non gli riusciva di fregiare con il titolo
di Shah < e tu sai che Suleiman ha potere solo in Persia e
poco oltre >
< Per fortuna... > sospir Ahmed
< e che qui > continu Malawi < siamo a migliaia di
miglia di distanza dalla Persia, e il nostro itinerario reale
era ignoto. Ho disseminato la reggia di false missive che in-
dicavano che avrei fatto tutto il viaggio via terra, passando
da Istanbul >
< E va bene > ammise Ahmed < Ma se vi dovesse ac-
cadere qualcosa, Allah non voglia, mi toglier la vita allis-
tante >
< Va bene > aveva sorriso Malawi < mi prendo questa
responsabilit >
Erano andati prima in una bottegga di caff, sotto i por-
ticati di piazza S. Marco. Newborne, che si sentiva ormai
un esperto di spezie, aveva voluto dare una dimostrazione.
< Convengo che questo caff delizioso > aveva detto
a uno dei Frambotto, mentre sorseggiavano la bevanda fu-
mante in piccole tazze di vetro mirabilmente sofato < Ma
ho osservato bene il locale, e mi stupisco che non servano
del th, non ne ho proprio visto traccia, anche se la merce
tutta esposta >
< In effetti vero, il th non si beve molto comunemente
a Venezia > fece il Frambotto, con il tono di uno che ritiene
la cosa di minima rilevanza
Newborne, che del th stava costruendo una immagine
quasi divina, insist
< Mi pare strano che Venezia, centro del commercio mon-
diale, non abbia comunemente accesso a questa bevanda
deliziosa >
125
< Forse non mi sono spiegato. Il th giunge normal-
mente a Venezia da anni, dallIndia e dalla Cina, diretta-
mente per la via della Persia, ma anche attraverso la Rus-
sia. Pare che lo Czar ne sia ghiotto. E da Venezia il th va in
tutta Europa, in particolare in Francia, dove anche re Lui-
gi pare ne sia entusiasta. Non quindi che ci manchi. A
Venezia, nel bene nel male non manca mai nulla. E solo
che non ci piace molto. Almeno per ora il caff di gran
lunga la bevanda esotica pi amata, le botteghe specializ-
zate in Venezia non si contano. Ma come per tutte le cose
probabile che si tratti di una moda: magari tra ventanni
il caff non lo berr pi nessuno, e saremo pieni di case da
th >
Newborne non parve molto convinto, ma la discussione
n l perch dal caff i Frambotto li portarono ad unos-
teria dove gustarono cibi prelibati, particolarmente pesce,
seppie di Chioggia e granchi di Pellestrina dal sapore par-
adisiaco. Non mancarono diverse variet di vino, di cui i
Frambotto dissero che lentroterra era molto ricco.
Tra un calice di rosso e laltro, Newborne si rivolse scher-
zosamente a Malawi
< Ammetto che questo vino tra i migliori che io ab-
bia mai sentito, ma mi stupisco che lambasciatore Malawi,
alto dignitario del regno di Persia nonch fervente mussul-
mano, beva anche lui questo nettare, e anche in abbondan-
za mi pare. Per quelle che sono le mie modeste conoscenze,
questo dovrebbe essere contrario alle regole dellIslam >
Malawi non se la prese, fece solo un risolino, e replic
< Un ambasciatore del Trono del Pavone deve essere
pronto ad ogni sacricio per il bene della sua missione. La
mia missione quella di cementare amicizia con i popoli
europei, e quindi essere accomodante e gentile con i gov-
erni ospitanti, onorandoli anche con lassoggettarmi alle
126
usanze locali, anche quelle pi deprecabili. Lobbedienza
al potere tra i dettami del Corano, e nel bere questo vino
io non sto indulgendo ad un vizio, ma servendo il mio gov-
erno, non diversamente da un soldato che combatte, e che
uccidendo il nemico non viola la legge Coranica, che vieta
lomicidio >
< Bella risposta > fece ridacchiando un Frambotto < si
vede che siete un diplomatico >
< Non per insistere > continu Malawi < n per ad-
dure una giusticazione, ma forse molti dei presenti non
sanno quali erano le usanze degli antichi persiani, sto par-
lando di tempi molto precedenti allarrivo dellIslam, dei
tempi del grande Ciro e di Serse. I Persiani, a quel tem-
po, avevano per il vino un amore sfrenato, e ritenendo che
leuforia da vino fosse un tramite di ispirazione divina, us-
avano ubriacarsi prima di legiferare ed emettere editti >
La cosa provoc uno scoppio di risa tra i convitati, e un
Frambotto osserv, quasi con le lacrime agli occhi
< Non so se questa fosse una antica usanza anche qui a
Venezia, ma se lo stata, a differenza della Persia, potrebbe
essersi mantenuta no ad oggi. Invero, se penso a cer-
ti editti che ogni tanto vengono promulgati dal Palazzo
Ducale, si potrebbe sospettare che la stessa ispirazione avven-
ga anche allombra del Leone di S. Marco >
E cos quegli uomini che venivano da paesi cos lontani
e diversi, continuarono con facezie varie come se fossero
amici che si incontravano tutte le sere allosteria del paese.
Finito di cenare, i Frambotto, che avevano ancora qualche
affare da trattare in citt, volevano accompagnare Malawi
e Newborne a casa, ma i due preferirono fare due passi, un
p per smaltire la cena e il vino, un p per fare due chiac-
chiere. La casa in cui erano ospitati era veramente vicina e
facile da trovare, senza che dovessero temere di perdersi in
127
un dedalo di vicoli. I Frambotto si convinsero che lascian-
doli a passeggiare non avrebbero infranto le sacre regole
dellospitalit e si separarono.
< E davvero una bella citt > osserv Newborne, men-
tre avanzavano lentamente nella grande spianata davanti
alla basilica
< Questa grande piazza mi ricorda un p Isfahan > os-
serv Malawi con un sospiro di nostalgia < ma la piazza
dello Shah ancora pi grande. Sono due citt cos di-
verse... ma questa condizione di Venezia, che galleggia sul-
la laguna come una immensa zattera, veramente unica.
Sembra un sogno >
< Purtroppo non posso fare paragoni con Londra, n
con Venezia n con Isfahan. Gran parte di quello che pote-
vo vantare della mia citt se ne andato in cenere. Speri-
amo che Wren la rifaccia pi bella di prima >
< Wren ? > chiese Malawi
< Sir Christopher Wren, un famoso architetto, larchitet-
to di Corte, incaricato della ricostruzione di Londra >
< Un gran compito, mi pare di capire >
< Vedrete voi stesso. I lavori sono ancora nel pieno
dellattivit >
Camminando avevano attraversato quasi tutta la piaz-
za ed erano giunti sotto al grande campanile
< Sembra impossibile che, poggiando sul fango di una
palude, possa stare in piedi, cos alto, e cos pesante. Pare
la torre di un minareto > osserv Malawi
< Magari un giorno viene gi tutto insieme > sorrise
Newborne
< Speriamo di essere gi ricasati: Ahmed non se lo per-
donerebbe di certo se venissimo schiacciati sotto un muc-
chio di pietre > convenne scherzosamente Malawi dirigen-
dosi verso il palazzo Ducale
128
Allentrata laterale del palazzo, vicino alla basilica, stazion-
avano alcuni soldati, evidentemente il corpo di guardia.
La luce del sole si era fatta ancora pi rossa e dava alla
facciata in pietra rosea del palazzo Ducale, e alla spianata
antistante, una tonalit di colore quasi magica. Alle loro
spalle la Marangona, una campana di S. Marco ben nota
ai veneziani, segnal con i suoi rintocchi agli operai del-
lArsenale (appunto i marangoni) che il lavoro era nito,
almeno per quel giorno.
< Che serenit > osserv Malawi < forse solo una im-
pressione, ma comunque una impressione piacevole. Vor-
rei che fosse cos anche a casa mia. Quando ho visto Isfahan
lultima volta, latmosfera non era certo magica. Oforse ero
io a non essere molto in forma >
< Certo la personalit del nuovo Shah non che con-
tribuisca a rasserenare latmosfera > osserv prudentemente
Newborne
< Avete conosciuto Suleiman ? > chiese Malawi
< In verit personalmente no > disse Newborne < ma
da quello che mi stato raccontato di lui, anche da gente di
cui mi do, non credo di aver perso gran che >
< Non avete perso niente, vi assicuro > sospir Malawi.
< E vero che chi succede a un grande, a un grandissimo
come Abbas II, ha un arduo compito per affermarsi come
degno successore, ma Suleiman di una tale pochezza che
farebbe brutta gura anche se fosse il primo Shah della sto-
ria di Persia e non dovesse dimostrarsi allaltezza di nessun
predecessore >
< A quanto ho saputo era noto da tempo che Suleiman
fosse un disgraziato > osserv Newborne < mi ha stupito
un p che Abbas II non abbia designato un altro erede al
trono >
129
< Forse non ne ha avuto il tempo > disse Malawi con
tristezza
< O non glielo hanno concesso > osserv Newborne
< Cosa volete dire ? > chiese Malawi sorpreso < insinu-
ate che possa essere stato....>
< No, non mi fraintendete > si mise sulla difensiva New-
borne, che aveva visto lagitazione di Malawi < ma il potere
fa succedere cose strane. Io stesso ho visto il mio Re, Car-
lo I, decapitato dal suo popolo. Ero solo un ragazzo, ma
ero a pochi metri dal patibolo. Vedere il re di una grande
casa regnante umiliato a tal punto dal suo stesso popolo,
giustiziato come un comune criminale... >
< Deve essere stato tremendo > disse Malawi con voce
cupa
< Non ve lo saprei neanche descrivere. Ma so che se
avessi saputo che il mio Re stava per fare quella ne, e
ne avessi avuto la possibilit, non avrei esitato a dargli la
morte io stesso, purch in modo onorevole >
Malawi lo ss con uno sguardo strano, profondo, in-
tenso
< Non sapete quanto di vero c nelle vostre parole >
Sar stato anche stato goffo, quellinglese, pens, ma
aveva dellintelletto.
130
15 (Il re, i corvi e
lastronomo)
La pesante porta di quercia della sala delle Udienze di West-
minster Palace era decisamente spessa, ma le urla si sen-
tivano bene anche nella grande sala daspetto antistante,
dove stazionavano numerosi personaggi, funzionari, mili-
tari, dignitari e diplomatici. La sentinella in alta uniforme
che stazionava davanti alla grande porta era visibilmente
imbarazzata.
< Non possibile > ripeteva la voce tonante < con tutte
le cose di cui mi devo occupare non posso continuare a
perdere il mio tempo con queste stupide lagnanze >
< Ma Maest > disse il segretario, cercando di amman-
sire Re Carlo II Stuart < John Flamsteed chiede solo di poter
far meglio il suo lavoro....>
< Non me ne importa del suo lavoro. Ci sono schiere di
maghi e veggenti che non vedrebbero lora di fare le loro
previsioni astrologiche per la Corona. E a prezzo minore di
quanto mi costa Flamsteed >
< Ma Flamsteed non serve solo per i suoi oroscopi. E
un valente astronomo, anche se giovane. Lanno scorso ha
calcolato con grande precisione leclissi solare. Sta stilando
delle carte stellari che si sono dimostrate molto utili per
i nostri naviganti. Pare che abbia catagolato pi di 2000
131
132
stelle diverse. Se continua cos tra qualche anno avremo
delle carte stellari talmente precise che potremo nalmente
affrancarci dai portolani olandesi >
< Non cercare di prendermi in giro > disse il Re < lo
so cosa sono i portolani, e so anche che le stelle servono a
poco quando il cielo nuvoloso, e anche di giorno, Non
potremo mai fare a meno dei portolani. Ma convengo che
avere delle carte stellari precise utile, come convengo che
John Flamsteed un giovane brillante, e un giorn potr
anche divenire ufcialmente astronomo Reale. Ma questo
non gli d diritto di avanzare pretese eccessive. I corvi non
si toccano >
In quel momento si ud bussare, ma non alla grande
porta principale. I piccoli colpi venivano da una porticina
ben celata in una libreria che riempiva tutta una parete.
< Che cosa c ora ? > brontol il Re < E possibile che
non si possa stare in pace un momento ? >
< Credo che sia il dean di Westminster, Maest, lo avete
convocato voi >
< Ah, hai ragione > disse il Re < fallo passare >
Il segretario and alla porticina, apr un chiavistello nascos-
to abilmente in uno scaffale della libreria, e fece entrare
Wiliam Dolben, palesemente trafelato
< Maest > ansim, accennando un inchino
< Vieni pure avanti, William, e mettiti comodo >
< Mi avete convocato...... >
< Con urgenza, si, lo so. Ti volevo chiedere consiglio
per una questione >
< Sono a disposizione di Vostra Maest, come sempre >
< Si tratta dei corvi...>
< Dei corvi ? >
< I corvi della Torre, Dolben, te ne ho parlato >
133
< Ah, mi ricordo. Vostra Maest aveva ricevuto lagnanze
dallastronomo Reale...>
< Flamsteed > disse il Re < e non lastronomo Reale,
per ora, solo il mio astronomo di ducia >
< E questo Flamsteed... > prese tempo Dolben che non
voleva si capisse che non si ricordava bene della faccenda
< Si lamenta che dal suo posto di osservazione alla Torre
i corvi gli svolazzano davanti al telescopio > subentr il
segretario < e questo rende complicata la sua osservazione
delle stelle >
< Mi pare una lagnanza degna dascolto, Maest > disse
il dean <. Se davvero non pu fare il suo lavoro...>
< Se per quello anche i corvi fanno il loro lavoro, alla
Torre > sentenzi il Re
< Parlare di lavoro per dei corvi, rispetto a un astronomo,
mi lascia un p perplesso, Maest...>
< Li ho trovati l, quei corvi, assieme alla leggenda che
se se ne vanno la Torre croller e cos la mia dinastia. Quin-
di, se restano l quei corvi mi rendono un servizio >
< Ma Maest, una diceria ....>
< Cattolica ti veniva da dire, Dolben ? Pu darsi, ma
le leggende spesso hanno un fondo di verit. In ogni caso
non mi pare il caso di correre il rischio. La mia famiglia
sta appena uscendo da un periodo nero, e preferisco fare il
possibile per evitare nuovi tracolli >
< Ma lastronomo... > interloqu il segretario
< Flamsteed giovane, ma non stolto > disse il Re lan-
ciando unocchiataccia al segretario < Sa bene che occupa
un posto di riguardo, e anche che se si comporta bene pri-
ma o poi lo nominer Astronomo ufciale della Corona. E
magari gli costruir un osservatorio tutto suo, in un pos-
to dove non abbia corvi tra i piedi. Ma per ora se ne deve
stare l, nello spazio che gli ho elargito alla Torre, e soprat-
134
tutto bene che stia tranquillo. Per..... questa idea di un
osservatorio non male. Magari si pu scoprire una stella
o un pianeta e darle il mio nome. Devo sentire da Brounck-
er, alla Royal Society, che cosa gliene pare. Magari mi da
un suggerimento >
< Certamente Viscount Brouncker la persona adatta
> conferm Dolben, guardando il Re con un certo sospet-
to. Erano passati poco pi di 20 anni da quando lui stes-
so aveva combattuto agli ordini del principe Rupert per
suo padre Carlo I a Marston Moor. Il giovane Stuart aveva
dovuto scappare in Europa ed era tornato sul trono solo da
qualche anno, in tempo per vedere Londra piegata da una
delle peggiori epidemie di peste e poi ridotta in cenere dal
pi grande incendio mai visto. Con tutti questi cataclisimi
e con gli inniti problemi seri che si ponevano alla Corona,
Carlo II si preoccupava dei corvi e che il suo nome potesse
essere dato a un pianeta.
< Ne sono certo, anzi > disse il Re rivolgendosi al seg-
retario < fai subito mandare un messo alla Royal Society.
Voglio parlare a Brouncker quanto prima >
Il segretario si inchin e se ne and in fretta, ben con-
tento che la sfuriata contro lastronomo si fosse poi con-
clusa con lipotesi di costruirgli un grande osservatorio.
John Flamsteed ne sarebbe stato contento e forse si sarebbe
calmato un p con la storia dei corvi. Glielo avrebbe fatto
sapere quanto prima.
Allontanatosi il segretario, il dean affront con il Re un
argomento pi delicato
< Come sta vostro fratello James, Maest ? Da quando
se ne andato da St. James Palace ho meno occasioni di
vederlo >
< Non c male. James diverso da me. Assai pi tran-
quillo e incline alla meditazione. E ha certo meno gratta-
135
capi del sottoscritto >
< Spero che il principe James si stia riprendendo dalla
disgrazia...cambiare aria dovrebbe aiutare...>
< Disgrazia ? Ah si, capisco > fece il Re che era eviden-
temente ancora preso dalle sue ambizioni di catalogazione
cosmica < Immagino di si >
< E altrettanto spero della principessa Ann > insist Dol-
ben
Il re lo guard con uno sguardo gelido
< E normale che una donna perda un bimbo. Ann ha
tanti altri gli con cui consolarsi >
Dolben cap che largomento non era gradito e cambi
discorso
< Ieri venuto a trovarmi il vescovo Hyde e abbiamo
discusso insieme la nuova regola che dovrebbe consentire
di normare i rapporti tra vescovadi e abbazie >
< Ah si, me ne avevi parlato > fece il Re, apparente-
mente tornato di buon umore < spiegami bene cosa avete
concordato >
Dolben si immerse in una serie di complicate spiegazioni
su diritti e doveri reciproci di vescovi ed abati, ma men-
tre riferiva al Re non riusciva a dimenticare la reazione del
monarca alla sua precendente allusione alla tragica vicen-
da del piccolo Charles. Non poteva nutrire dubbi sul fatto
che il re non provasse tristezza per la perdita del nipote. E
forse i dubbi del vescovo Hyde sulla scarsa popolarit della
glia Ann a Corte non erano del tutto infondati.
136
16 (Robert va a bere una
birra sul Tamigi)
Robert guardava fuori del nestrino mentre la carrozza per-
correva ballonzolando Lower Thames Street in direzione
della Torre. I due soldati del presidio di St. James Palace
con cui aveva fatto amicizia, Gilbert e Dafoe, erano seduti
davanti a lui. Invece di andare a uno dei pub nei dintorni di
St. James Palace Gilbert, il soldato anziano, aveva propos-
to di andare in un locale particolare, posto lungo il Tamigi
poco oltre la Torre, a Wapping. Glielo aveva consigliato
un suo amico che prestava servizio alla Torre, che gli ave-
va procurato anche il passaggio in carrozza, sfruttando un
trasporto di documenti alla Torre. Robert aveva accettato
con entusiasmo: sarebbero stati insieme pi a lungo di una
semplice bevuta e sarebbe stato pi facile, e meno sospetto,
fare domande.
La carozza avanzava attraverso un certo trafco. Da
Fleet Street fervevano i lavori di ricostruzione e la strada
era piena di maestranze e cariaggi con cumuli di materiale
edile. Giunta alla ne di Lower Thames Street la carrozza
sbuc sul grande spiazzo antistante la Torre e si ferm da-
vanti a una entrata. La cancellata era guardata da soldati e
da yeomen. Uno degli yeomen, un tipo di mezza et e con
un p di pancetta, si fece avanti e si rivolse al postiglione.
137
138
< Era ora che tu arrivassi, Jeremiah > disse, in tono
contrariato
< Vorrei vedere te a guidare due cavalli in mezzo a quel
caos di gente, carri, carretti e mucchi di robaccia. Pi veloce
di cos non potevo, se non volevo ribaltarmi. Ma non credo
che avresti gradito se sfracellavo anche i tuoi amici > fece il
postiglione
< Scherzavo > fece lo yeoman < anzi, ti sono riconoscente
che ci dai un passaggio > Poi rivolto al corpo di guardia
fece un cenno: un paio di yeomen accorsero e scaricarono
dalla carrozza un pesante baule, evidentemente pieno di
documenti o chiss che altro. I pesanti lucchetti consiglia-
vano di non investigare oltre. Lo yeoman disse due parole
ad un collega, evidentemente lasciandogli delle consegne,
e sal a bordo dopo avere detto al postiglione
< Va bene, Jeremiah, ora portaci da Red Cow >
La carrozza ripart sferragliando, sempre seguendo la
riva del ume. Lo yeoman si assest a sedere accanto a
Robert e, rivolto a lui, fece i convenevoli di rito.
< Io sono lo yeoman Nick Perry, benvenuto nel territo-
rio della Torre >
< Io sono Robert, maggiordomo a St James Palace, e
questi due...> fece Robert
< Questi due gi li conosco > lo interruppe Perry con un
sorriso < e non importa che me li presenti. Specie quello l
con i capelli striati di grigio lo conosco da venti anni, e non
servono presentazioni >
< Lascia stare i miei capelli grigi, Perry > fece Gilbert <
e preoccupati di pi di quella ciambella che hai in vita >
< In effetti la divisa l un p tirata > osserv lo yeo-
man con un ghigno < ma non stato sempre cos. Se no
non avrei avuto lagilit di buttarti a terra quella mattina
a Marston Moor. Quella picca ti avrebbe piantato a terra
139
come fanno quegli studiosi che inlzano insetti per collezione
>
< Ammetto che quella volta mi sei tornato comodo, ma
sono tempi lontani ormai > sorrise Gilbert, e accennando
con un breve sguardo a Robert continu < e ora non pi
tempo per vantarsene >
< Va bene, orso > fece Perry, che sembr aver capito
lallusione < ora vediamo di concentrarci sulla bevuta >
< Dove ci porti di bello ? > chiese Dafoe, il soldato
giovane
< Al Red Cow. Il posto a prima vista non sembra gran
che, e non lo neanche la padrona del posto, che appun-
to gli d il nome. Una rossa che ha visto tempi migliori,
quando faceva la professione, soprattutto quanto a carat-
tere. Un rospo lo denirei pi accogliente. Ma ha una birra
che ti leva di sentimento, e tanto basta. Qui alla Torre ci
andiamo spesso. Si sta lungo la sponda a vedere scorrere
questa fogna di ume, si beve in pace, e se si fortunati si
vede anche qualche spettacolo allExecution Dock >
< Spettacolo ? > chiese Robert, che aveva capito benissi-
mo che i due avevano combattuto a Marston Moor, eviden-
temente dalla parte di Cromwell, e non gli pareva il vero di
cambiare discorso per mettere i due a loro agio prima di
fare domande impegnative.
< Ogni tanto gli sbirri appendono qualche brigante, ul-
timamente i pirati vanno molto di moda. E se non basta
appenderli li mettono in una gabbia di ferro sospesa sulla
linea della marea. Cos stanno un p di ore sopra e un p
di ore sotto. Poi ci pensano i corvi >
< Davvero uno spettacolo > osserv Dafoe, con una smor-
a di disgusto
< Si, non una gran morte > osserv Perry < ma ti
assicuro che alla Torre ho visto di peggio >
140
< Non dubito > soggiunse Gilbert < e immagino che voi
yeomen andiate cos spesso al Red Cowessenzialmente per
dimenticare >
< Lhai detto > sentenzi Perry < anche perch alla Torre
bene dimenticare subito tutto quello che si vede. E la
politica dellalbergo >
.
La carrozza, che aveva percorso un bel tratto lungo la
banchina del ume, si ferm davanti a una costruzione di
mattoni: allentrata del pub alcuni pessimi soggetti bivac-
cavano nel tiepido sole davanti a enormi boccali di birra. I
quattro scesero, Perry conged il postiglione ssando per-
ch venisse a riprenderli dopo unoretta, e la compagnia
entr nel locale.
Il posto era buio e fumoso, con un forte odore di bir-
ra e di tabacco. Ma questo era normale per un pub in un
quartiere come quello. Meno normale era il ringhio che
provenne dal bancone.
< Che ci fai qui, Perry ? Sempre lavoro duro alla Torre,
mi pare > fece un donnone mastodontico asserraglito di-
etro a una slata di grandi boccali di coccio. Lenorme cesto
di capelli color carota, ormai striato di bianco, la stazza rag-
guardevole, e il tono volgare non lasciavano dubbi sul fat-
to che fosse lei Red Cow, anche se non sembrava prudente
ricordarglielo.
< Lavoro ce n, stai tranquilla Rusty. Se vuoi passare a
farci visita ti posso far fare un giro cosi ti fai una idea della
attivit >
< No grazie > fece Rusty < lidea me la sono gi fatta
e mi basta. Non che io abbia fatto una vita tranqulla, lo
riconosco, ma losteria dove lavori non mi piace >
< A me invece piace la tua > disse Perry < che ci dai da
bere ? >
141
< Perch, pensi che ci sia scelta ? > fece la rossa
< Non so, magari del gin, o del rhum > fece Gilbert
< Ecco quello che lavora a palazzo che si fa avanti a
chiedere roba rafnata > abbai Rusty < a dir la verit qui
abbiamo di tutto. Almeno tutto quello che ti rovina lo stom-
aco. Ma, dipendesse da me, servirei solo birra. Niente
vale la birra > e sottoline la sentenza battendo la mano
sul grembiule nero, teso sulla pancia, il che suggeriva che
lostessa non si limitasse a qualche assaggio della sua mer-
ce.
< Niente spettacolo oggi ? > Chiese Perry
< No. C stato un paio di giorni fa > disse Rusty mentre
spillava birra rossa per la compagnia < Se aspetti unoretta
che si abbassi la marea puoi vedere la gabbia con il pirata.
Ma dubito che ce ne sia rimasto molto. A giudicare dal
loro appetito ai corvi dovete dargli poco da mangiare, l
alla Torre >
< I miei corvi non arrivano no a qua > osserv Perry
aiutando a portare i boccali schiumanti al tavolo dove si
erano accomodati < non ce la fanno a volare cos lontano >
< Si vede che in zona i corvi non mancano > fece Rusty
colmando il quarto boccale. < Cos se ve ne scappa uno
trovate facilmente il rimpiazzo. Ma sentite questa birra
come . Non che vi capiter facilmente di sentirne una
cos a Londra >
Segu un breve silenzio in cui i quattro immersero il
naso nei boccali. Poi tutti schioccarono le labbra piene di
schiuma.
< Greci, eresia, tacchini e birra fan danno, e son giunti
in Inghilterra tutti in un anno > sentenzi Robert
< Non cominciare a parlare difcile: solo perch sei di
servizio agli appartamenti di Corte non che smetti di es-
142
sere un poveraccio come noi > osserv Dafoe che non ave-
va capito la citazione
< Non roba mia, un detto di John Aubrey, e si riferisce
allanno 1524, sotto Re Enrico >
< Mai avuto troppa dimestichezza neanche con i Tudor
> osserv Perry, suggerendo che anche con gli Stuart non
era in gran buoni rapporti < e poi non vedo perch la birra
debba recare danno >
< In effetti hai ragione > fece Dafoe < Se ne risconosco
due pinte al giorno agli scolari non pu fare male. Alla
stamperia dove lavora un mio amico ne danno cinque pinte
al giorno: una a colazione, una tra colazione e pranzo, una
a pranzo, una alle sei, e una a ne lavoro >
< Senza contare che dopo vengono a berne altra da me >
Osserv Rusty con un sogghigno < No, non fa male. Specie
la Birra Reale Rossa che servo io. La ricetta viene da York:
Acqua di sorgente dellOuse, lievito di birra, malto York-
shire a tostatura media, radice amara di genziana, bacche
di ginepro di Sicilia e Cipro, e miele amarognolo di castag-
no: niente luppolo, e stagionatura per tre mesi in barile. Al-
tro che rhum. Sono buoni tutti a far fermentare lo zucchero
>
< Tutto fermenta > osserv Robert < un mio amico che
serve a casa del Dr. John French mi ha detto che questanno
il suo padrone ha fatto fermentare escremento di cavallo,
mescolato con vino bianco e tenuto al sole. Dice che un
rimedio speciale per la vescica e per lo scorbuto >
< Il giorno che dovr servire estratto di merda di cavallo
preferir morire > blater Rusty < Gi mi basta come dan-
no fuori di testa questi marinai che trangugiano rhum. Al-
tro che sbornia da birra. Mi tocca tenerli a bada a bastonate
>
Perry torn con lultimo boccale e si sedettero tutti al
143
tavolo. Rusty dedic la sua premurosa attenzione a due
nuovi venuti, accogliendoli con il solito ringhio sordo.
< In effetti questa birra buona > osserv Robert
< Ve lo avevo detto > si compiac Perry < il posto fuori
di mano, il servizio e il personale sono quello che sono, ma
la birra speciale >
< Meglio di quella che ci danno a St. James > disse
Dafoe
< Ne sono certo > disse Perry < ma avete ben altre co-
modit. Servire direttamente a Corte ha i suoi vantaggi
>
< Ultimamente non tanti > disse Gilbert < da quando
il principe Charles morto e la sua famiglia si ritirata
a Richmond il trafco di nobili, parassiti e questuanti si
parecchio attenuato. C meno da lavorare, ma anche meno
servizi da fare, meno ricompense >
< E poi c quella serpe del tenente Fenton > si lamen-
t Dafoe < Con il fatto che ha meno da fare, si dedicato
interamente al corpo di guardia, e trova tutte le scuse per
renderci la vita impossibile >
< Ma le investigazioni per la morte del principino Charles
sono gi terminate ? Credevo che si dessero pi da fare...>
cominci a insinuare Robert, per sondare il terreno
< E venuto un tizio, un certo Unt, con credenziali della
Royal Society, e un incarico di investigare > disse Dafoe
< Sembra un tipo in gamba. Fenton ha provato a fare la
voce grossa e quello lha messo sugli attenti in quattro e
quattrotto. Me la sono proprio goduta. Poi ha fatto un
sopralluogo e ha interrogato un p di persone, anche noi.
Domande di routine. Niente di particolare >
< Non c stato niente di particolare in quella morte >
fece Gilbert < il piccolo ha solo smesso di respirare. Suc-
144
cede a volte con i bambini piccoli. E quindi non cera molto
da investigare >
< Tu ne sei proprio certo, Gilbert > disse Dafoe < ma a
me parso qualcosa di misterioso >
< Dubitate che sia stata una morte naturale ? > si intro-
mise Robert
< Non so > disse dubbioso Dafoe < ma stava cos bene
solo poche ore prima, mi parso quasi impossibile che se
ne sia andato cos...>
< Sciocchezze > brontol Gilbert < eravamo l a pochi
metri. La stanza era sprangata come non ne ho mai viste,
una porta blindata e muri spessi un metro. Nessuno pu
essere entrato, e nessuno ne uscito, ne sono certo, e anche
tu, Dafoe, che eri sulla soglia armato >
< Hai ragione > fece il giovane soldato < ma sar che
non mi va gi che sia morto proprio durante il nostro turno
di guardia >
< Se ci fossero realmente delle possibilit di un attentato
Fenton ci avrebbe massacrato > continu Gilbert < invece
non ci ha detto una parola. E chiaro che si trattato di una
morte naturale >
< E poi chi avrebbe avuto interesse a uccidere un bam-
bino ? > butt l Robert
< Se per quello non ne sarei tanto sicuro. Non era un
bambino qualunque. Era uno Stuart >
< E allora ? > fece Robert, ngendo di cascare dalle
nuvole
< Gli Stuart non sono tanto amati. E passato poco da
che i Puritani hanno tagliato la testa a Carlo I. E gli Stuart
non si sentono ancora tranquilli. Per quello ci sono tante
sentinelle a palazzo >
< Ma davvero pensate che ci possa essere un complotto
Puritano, dopo tutte le esecuzioni e le carcerazioni che ci
145
sono state ? > continu Robert
< Di certo li hanno decimati: lo so ben io che ho visto
le esecuzioni. E quelli che non sono stati giustiziati sono
ospiti della Torre > osserv Perry, con un aria grave < ma
la fede Puritana forte, e ce ne sono ancora molti in giro.
Magari non danno nellocchio e se ne stanno quieti >
< Ma non credo che siano in grado di minacciare real-
mente la monarchia > osserv Robert
< Penso anche io di no > disse Perry < ma la monar-
chia, e speciamente gli Stuart, hanno altri pericoli da cui
guardarsi >
< E quali ? > domando Robert con fare ingenuo
< I pericoli delle case regnanti. Complotti interni. Tradi-
menti. Minacce da altri stati. Pretendenti al trono >
< Pretendenti al trono ? > disse Robert < mi pareva che
il re non avesse discendenza diretta. E per questo che i gli
del fratello James sono diventati eredi...>
< In linea diretta cos > sogghign Perry < Ma i reg-
nanti dEuropa non si limitano ai gli legittimi. Di illegitti-
mi si perso il conto, ormai. E ogni tanto, di loro spontanea
volont o sobillati da una parte contraria al regnante, gli il-
legitimi si fanno avanti a reclamare una fetta di potere, il
pi delle volte tutto >
< Ma non il caso nostro > disse Robert
< Per il momento no > si intromise Gilbert < Non che
non ci siano illegittimi, ma sembra improbabile che qual-
cuno accampi diritti >
< Quello pi probabile sembra ben inquadrato nel sis-
tema > aggiunse Perry < E venuto laltro giorno alla Torre
a visitare un prigioniero e a parlare con alcuni soldati della
guarnigione >
< Monmouth, vuoi dire ? > Chiese Gilbert
< Proprio lui > assent Perry
146
Robert sapeva bene di chi parlassero, ma sembrava una
buona occasione per vedere se si lasciassero sfuggire qualche
particolare interessante. Era stato presentato a St. James
Palace come un gallese, per evitare eccessivi controlli locali
sulle sue raccomandazioni, e quindi ci poteva stare che non
fosse molto a conoscenza dei fatti di Corte. Ci prov.
< Scusate lignoranza > fece < ma chi sarebbe questo
Monmouth ? >
17 (Rubella sogna
Drogheda)
La bambina si aggirava nel sottobosco cogliendo le margherite.
Ne aveva fatto un bel mazzeto di cui era molto orgogliosa.
Le sembrava che fossero molto pi grandi del normale.
Meglio cos: lavrebbe portato alla mamma, con riconoscen-
za perch la lasciava andare in giro per la pineta dietro
casa, anche se aveva solo tre anni. Cerano molti funghi,
anche belli, con lombrello rosso vivo maculato di puntini
bianchi, ma tutti le avevano detto di starne lontani, perch
erano cattivi. Peccato. Erano molto belli, e le sembrava che
nel gambo bianco, subito sotto allattaccatura dellombrel-
lo, avessero due piccoli occhietti neri con i quali la guarda-
vano. Di certo a casa avevano ragione: non erano occhietti
buoni.
Si inginocchi nel muschio morbido, alto almeno tre di-
ta. Era comodo e fresco: quando si inginocchiava sulla ter-
ra e sugli aghi di pino le ginocchia le si arrossavano tutte.
Con la mano che teneva stretto il mazzetto si tir indietro
un ciuffo di capelli color carota, sfuggito dalla lunga coda
di cavallo. I pini in alto lasciavano passare lame di sole
che rischiaravano a tratti il sottobosco e facevano brillare le
gocce di resina marrocina lungo i tronchi. La foresta era ric-
ca di rumori, farfalle, uccelli, animaletti, il dolce scrosciare
147
148
sui sassi del ruscello dietro casa.
Poi dun tratto la luce cal. Doveva essere passata qualche
nuvola. Capitava spesso, e a casa dicevano che era normale
in quel posto che tutti chiamavano Irlanda. La luce si ab-
bass e insieme cal anche la temperatura. Sent un p di
freddo. Non che fosse proprio buio, ma tutto era diventato
un p grigio. Si vede che era venuto il momento di tornare
a casa.
Sempre tenendo stretto il mazzolino (non poteva certo
lasciarlo cadere ora che era cos bello) si alz e si avvi ver-
so la casa. Aveva camminato sprofondando nel muschio,
morbido come quando stava in piedi sul saccone di piume
doca del letto, ma ora il sottobosco era tornato di nuovo
duro, e gli aghi di pino scricchiolavano sotto i suoi passi.
Non le sembrava di essersi allontanata molto, ma la radura
non arrivava mai.
Avvicinandosi al margine del bosco la luce aument un
p, ma non era una luce calda. Quasi contemporaneamente
vide la casa, la gente davanti, e sent le voci, assieme a dei
rumori metallici, che le ricordavano quando a casa la sera si
lavavano le pentole. Alcune voci le sembrava di conoscer-
le, altre no. Si ferm dietro a un cespuglio di pungitopo.
Non lo sent arrivare, ma Pat si sapeva nuovere molto
in silenzio. Chiss come faceva. Le arriv alle spalle e la
fece mettere in ginocchio, abracciandola da dietro e sussur-
randole
< Zitta, Rubella, zitta, ti prego >
La bambina gir la testa e vide che il fratello era palli-
do come non mai, e aveva lo sguardo sso verso la casa.
Guard anche lei, spaventata.
Dalla ne del bosco al largo e basso cascinale ci saran-
no stati cento passi almeno. Davanti alla porta stavano una
diecina di persone, che dal colore delle vesti sembravano
149
quelli di casa, i suoi genitori, gli amici contadini. Tutti in-
torno a loro stavano degli strani esseri grigi, che non ave-
va mai visto, tutti vestiti come di ferro, come le pentole sul
fuoco, ma pi lucidi. E anche in testa avevano delle pentole
rovesciate, tonde. Le voci le arrivavano confuse, alcune le
riconosceva, altre no: parlavano in tanti, ma era diverso dal
normale, sembrava che tutti gridassero.
La bambina vide tanta agitazione tra i contadini e gli
uomi grigi. Si muovevano tutti freneticamente, ma era di-
verso da quando si ballava, come era successo poche setti-
mane prima, al suono del violino. I movimenti erano pi
agitati, come quando la mamma teneva le papere e quelle
volevano scappare starnazzando. Poi a un tratto un uo-
mo grigio alz la mano che impugnava una specie di bas-
tone, ma lucido, di ferro, che lampeggi nellaria, e poi lo
cal gi su uno dei contadini, che si afosci a terra come
quando si lascia andare un sacco di patate gi dal carro.
Fu come un segnale. Gli uomini grigi si strinsero in-
torno ai contadini e cominciarono tutti a batterli con quei
bastoni di ferro. Si udirono grida forti, come di dolore. Un
paio di contadini scapparono via dal gruppo ma alcuni uo-
mini grigi li rincorsero, li presero, e con i bastoni di ferro li
lasciarono per terra, come ammucchiati.
La bambina fece per gridare, ma emise solo un mugo-
lio perch la mano del fratello le si press dolcemente ma
fermamente sulla bocca
< No Rubella, zitta, non atare >
Poi sempre tenendole la mano sulla bocca, con laltra
la prese sotto lascella, la fece alzare, e la port via, verso
linterno della foresta. Dopo una ventina di passi la fece
entrare dentro un tto cespuglio di bosso e si rintan l con
lei, abbracciati e in silenzio. La bambina non aveva capito
esattamente quello che era successo, ma certo aveva capito
150
che era successo qualcosa di molto brutto. Avrebbe voluto
gridare, chiamare la mamma, ma Pat le teneva sempre la
mano sulla bocca. Dagli occhi le scesero umi di lacrime.
< Buona, Rubella, non piangere, buona > le sussur Pat,
ma dalla voce strozzata del fratello la bambina cap che
stava piangendo anche lui.
Il cespuglio di bosso sorgeva su un incavo naturale del
terreno dove si era accumulato un alto strato di aghi di
pino. I due bambini erano praticamente sepolti in quel-
lammasso che oscurava la vista da tutte le parti, ma sen-
tirono benissimo avvicinarsi i passi di qualcuno che corre-
va forte. Pi di qualcuno, e sempre quei rumori metallici.
Poi, poco lontano, si sent un gran fracasso, come se qual-
cuno fosse cascato e altri gli fossero cascati sopra. Ci fu
come un grugnito, e poi un breve grido strozzato. Poi pi
nulla. I passi e i rumori metallici cominciarono a allonta-
narsi.
Lodore di bruciato arriv, vivido come quando mesi
prima avevano acceso quel grande fal sullaia. Non pote-
vano vedere le amme, ma il vento sofava verso la foresta
e il fumo arriv acre nelle narici dei due bambini, inequiv-
ocabile.
I passi e i rumori metallici si fermarono poco pi in
l. Due stivaloni scostarono lerba vicino al cespuglio di
pungitopo al limite della radura. Una mano calzata da un
guanto di maglia di ferro, insanguinato, scese a prendere il
mazzetto di margherite che Rubella aveva lasciato cadere
quando Pat laveva portata via.
La voce che si lev era rauca e grafante, un p come
quella di un uccello, e fece rabbrividire la bambina. Parla-
va con un accento strano ed era evidentemente diretta a
qualcun altro l vicino
< Signore, credo che ci sia in giro qualche glio di questi
151
bastardi >
.
Rubella si svegli di soprassalto, dando un balzo e met-
tendosi a sedere sul letto della sua stanzina al primo piano
del Ye Olde Cheshire Cheese. Era tutta sudata, i capelli
scomposti, e la faccia tutta rigata di lacrime. Si guard in-
torno terrorizzata, ma la foresta, il cespuglio, Pat, tutto era
scomparso: Cera solo la sua povera cameretta. E da uno
spiraglio della porta, che chiudeva male, entrava un pun-
gente odore di fumo. Era sempre cos, quando la mattina
presto accendevano i camini e i forni della taverna. Rubella
ebbe un brivido e si strinse addosso la camicia da notte.
152
18 (Imbarco a Calais.
Malawi ha brutte notizie)
Calais era sempre stata la porta per lInghilterra, n da
quando i Romani avevano posto le fondamenta di un cam-
po forticato chiamato Caletum. Conquistata dagli ingle-
si che lavevano tenuta per duecento anni, era ritornata
francese da poco pi di un secolo. Ma poco importava:
Calais era il porto per lInghilterra e tanto bastava agli abi-
tanti che vivevano da sempre del commercio e del trasporto
tra lisola e il continente, in una atmosfera di porto franco.
Newborne, appoggiato al bordo della paratia della vec-
chia tartana, guardava il via vai di velieri che entravano e
uscivano dal porto. La barca da pesca che doveva traghet-
tarli al di l della Manica no allestuario del Tamigi stava
ultimando le operazioni di carico di reti, nasse e ceste per
il pesce. Quando erano arrivati a Calais Malawi non ave-
va potuto trovare di meglio. La guerra tra Inglesi e Olan-
desi stava infuriando proprio in quel mare e in particolare
intorno allestuario del Tamigi. Non cerano molte barche
che erano disposte a rischiare di trovarsi in mezzo a una
battaglia navale. E poi il tragitto era breve e quella tartana
sarebbe andata bene lo stesso. Dopo mesi di lontananza
aveva voglia di rivedere casa.
Si spost sullaltro lato della coperta, guardando il molo
153
154
affollato di persone, carri e merci, in una cacofonia di grida,
ton e scricchiolii. Il vento ora tirava da terra. Meglio cos:
avrebbero avuto il vento in poppa e la traversata sarebbe
stata pi veloce. Not un gruppetto che fendeva la folla
in direzione del peschereccio. Come una macchia scura,
Malawi e i sei uomini della Guadia Nera avanzavano in
formazione compatta e tutti davano il passo, percependo
che quella non era gente a cui convenisse creare impiccio.
Malawi sal per primo la stretta passerella di legno che
era stata gettata sulla banchina per salire a bordo. New-
borne vide che aveva una espressione seria sul viso. Gli uo-
mini della Guardia Nera andarono in un angolo del ponte
dove erano accumulati i loro bagagli per vedere che fosse
stato caricato tutto.
I marinai avevano nito di caricare la nave. Rapida-
mente mollarono gli ormeggi e calarono le due vele trian-
golari. La brezza le gon subito e la nave cominci ad
allontanarsi dalla banchina.
< Ultima tappa, Inghilterra eccoci > disse Newborne
sorridendo
Malawi non rispose. Appoggiato alla paratia stava s-
sando il mare aperto che il veliero stava rapidamente rag-
giungendo, slando accanto al lungo molo.
< Qualcosa che non va ? > chiese Newborne
< Questo mare grigio > osserv Malawi < Il mare di S.
Giovanni dAcri era blu, quello della Dalmazia era verde.
Questo grigio >
< LAtlantico sempre cos, o quasi sempre > disse New-
borne < ma non colpa sua. E il colore del cielo, e la
sua luce, che danno il colore al mare. E sullAtlantico rara-
mente splende il sole in un cielo azzurro. Ci sono sempre
tante nuvole >
< La verit che il mare fa quello che vuole. Come il
155
destino. Noi vorremmo che fosse in un certo modo. Ma lui
fa di testa sua. Sempre >
< Vi vedo pensoso, Malawi > fece Newborne < e i pen-
sieri dietro ai vostri occhi non sono allegri >
Malawi distolse lo sguardo dalle onde, che ora incres-
pavano lievemente la supercie del mare, e guard sso
Newborne
< Tu sai cosa il Mahabharata ? >
< Un antico testo sacro, credo >
< Indiano. Molto antico. Non si sa neanche quando sia
stato scritto esattamente. Almeno 3000 anni fa, ma forse
di pi. E unopera imponente, tanto che nota anche in
Persia, che non poi tanto lontana dallIndia. E un poema
di circa 110.000 strofe. Quattro volte la vostra Bibbia, o sette
volte Iliade e Odissea messe insieme. Ne vuoi sentire un p
? >
< Non credo che abbiamo tanto tempo a disposizione
per la traversata > fece Newborne sorridendo
< Intendevo solo un racconto, una storia > disse Malawi.
Poi rivolto al capitano che teneva la ruota del timone sulla
tolda poco sopra di loro < Capitano, quanto ci vuole prima
di arrivare a destinazione ? >
< Se regge questo vento a favore > disse quello, guardan-
do il cielo e la costa francese che si allontanava rapida-
mente < diciamo un tre ore >
< Bene > disse Malawi < basteranno >
< E allora vada per la storia > disse Newborne
Malawi si butt a sedere su un mucchio di reti e fece
cenno a Newborne di mettersi comodo anche lui. Il vento
era teso e la nave viaggiava veloce, un p piegata su un
lato, e gli schizzi delle onde ogni tanto raggiungevano la
coperta. Meglio mettersi a sedere. Poi Malawi cominci a
raccontare.
156
.
< Re Shantanu incontr Ganga (lincarnazione femminile del
grande ume Gange) e si innamor di lei a prima vista, chieden-
dola in sposa. Ganga accett, ma ad una strana condizione.
Shantanu le avrebbe dovuto concedere di fare qualsiasi cosa lei
volesse, altrimenti lei se ne sarebbe andata per sempre. Shantanu
era troppo innamorato e accett.
I due si sposarono e presto Ganga fu in dolce attesa. Ma ap-
pena il bimbo nacque Ganga lo port al ume e lo affog. E cos
fece con i successivi sei gli. Quando stava per affogare anche
lottavo glio, Shantanu non resistette pi e la ferm, chieden-
dole il perch di quel folle comportamento. Ganga lo accontent
e gli raccont la leggenda degli otto Vasu. I Vasu erano creature
divine che una maledizione aveva condannato a passare almeno
una vita come esseri mortali. Essi avevano convinto Ganga a las-
ciarli incarnare nei suoi gli e ad ucciderli subito dopo la nascita:
in tal modo la maledizione sarebbe stata rispettata formalmente,
e i Vasu avrebbero potuto ritornare subito allimmortalit. E ora,
siccome Shantanu laveva fermata, lottavo Vasu avrebbe vissuto
da mortale e sarebbe stato conosciuto con il nome di Devravrata
o Bhishma (che poi sar leroe principale del Mahabharata) >
Malawi tacque: aveva evidentemente nito il suo rac-
conto.
< Una bella storia > osserv Newborne < immagino
racchiuda un suo insegnamento >
< E vero > disse Malawi < Questa storia me lha rac-
contata la prima volta mio padre, quando ero ancora un
bambino. Mia madre era appena morta >
< Mi dispiace > fece Newborne
< Anche a me dispiaceva immensamente > disse Malawi
con tristezza < ed per quello che mio padre mi raccont
questa storia. Linsegnamento che quando un caro ci las-
cia, mentre noi ci disperiamo nel dolore e non comprendi-
157
amo il perch della morte, questa invece pu essere per il
nostro caro una liberazione e portarlo alla beatitudine del-
la vita eterna. E se potessimo trattenerlo in vita lo condan-
neremmo solo a continuare la sua esistenza terrena, che
certamente pi penosa di quella celeste >
< Un bellinsegnamento, lo ammetto > disse Newborne
< ma non molto facile da fare proprio >
< Mi pare che rispecchi anche il credo della vostra re-
ligione. Gli ind almeno hanno lalternativa della reincar-
nazione, ma secondo la vostra religione la vita terrena
una sola e poi vi aspetta leternit >
< E vero. Peccato che dopo la morte non ci sia solo il
Paradiso, ma anche lInferno > osserv Newborne
< Mi sempre riuscito difcile pensare che Dio, dopo
aver creato linferno sulla Terra, e davvero la vita pu es-
sere un inferno, lo riproponga anche per leternit. Gli in-
d almeno prevedono lalternativa di una lunga strada, at-
traverso molteplici vite da reincarnati, ma alla ne il pre-
mio sempre il Paradiso >
Tacquero per un p. Malawi torn a guardare il mare.
In lontananza ora si scorgeva una sottile linea bianca, la
costa inglese.
< La storia stata breve > osserv Newborne
< Non questa la storia che vi volevo raccontare > disse
Malawi con un sospiro < La prima storia serviva solo a
prepararvi per la seconda >
< E quale la seconda, allora ? > chiese Newborne
curioso
< Quanto che mancate da Londra ? > chiese Malawi
< Sono tre mesi, pi o meno > rispose Newborne
< E siete il medico della famiglia Reale ? >
< Si, ci sono diversi dottori a Corte, ma io sono il medico
di ducia. Per questo hanno deciso di mandare me alla
158
Scuola di Medicina di Isfahan in rappresentanza ufciale >
Malawi lo guard ancora: dal suo sguardo traspariva
una grande tristezza
< Mi spiace di dover essere io a darvi questa notizia,
amico mio >
Newborne lesse il profondo rammarico negli occhi di
Malawi e cerc velocemente di immaginare cosa potesse
essere avvenuto di cos brutto a Londra in sua assenza,
dopo la peste e il Great Fire.
< Cosa successo ? > chiese.
19 (Resoconto alla Royal)
Ulysses percorse landrone di entrata della nuova sede del-
la Royal Society in Arundel House, non lontano dallo Strand,
e sal lampio scalone per avviarsi allufcio di Viscount
Brouncker. Preferiva la vecchia sede di Gresham College,
ma anche nella nuova si respirava quellaria di pensatoio
cos diversa dallatmosfera rumorosa, caotica, frenetica e
convulsa della citt che stava fuori. Salendo le scale salut
alcuni inservienti e un paio di segretari. Ormai, dopo il ca-
so del Demone Rosso e il caso Vaughan, era diventato una
specie di celebrit alla Royal. Da un certo punto di vista ne
avrebbe fatto anche a meno, dato che quelle indagini erano
state difcili e a tratti anche penose, per quella fama un
p gli faceva piacere.
Giunto davani alla pesante porta di quercia della stanza
di Brouncker buss, e socchiuse la porta
< Avanti > fece la voce inequivocabile di Brouncker
Ulysses apr la porta e entr. Brouncker era seduto di-
etro alla sua monumentale scrivania. Di fronte a lui, in
una delle due poltrone altrettanto importanti sedeva un
uomo di una certa et, nel quale Ulysses riconobbe subito
il vescovo Hyde, uomo dai tanti titoli, ma che lui identi-
cava meglio come il nonno del piccolo, ormai defunto,
Charles Stuart. In un angolo della stanza, su una sedia
molto meno sontuosa, era seduto Robert, certamente l in
159
160
veste di maggiordomo accompagnatore di Hyde.
< Accomodatevi dottor Unt > fece Brouncker indican-
do laltra poltrona < per questo resoconto delle vostre in-
vestigazioni ho pensato bene di invitare anche il vescovo
Hyde, che in questi giorni si trova a Londra, e che ovvi-
amente interessato a sapere a che punto sono le indagini.
Luomo seduto l > indicando Robert < il maggiordomo
del vescovo Hyde, che lo ha accompagnato da St. James
Palace e che il vescovo ha piacere sia presente, essendo
persona che gode la sua massima ducia >
< Ma certo, un onore per me > fece Ulysses con un
inchino al vescovo e un breve cenno della testa a Robert.
Robert era stato a casa sua la sera prima e gli aveva re-
lazionato di tutto quello che era riuscito a raccogliere a St.
James Palace. Si sedette sulla poltrona e aspett che Brounck-
er prendesse liniziativa.
< Il signor vescovo mi stava dicendo di come sia amareg-
giato per la perdita del nipote e di come la madre Ann, sua
glia, sia distrutta dal dolore ma anche preoccupata per
laltro glio James, lerede ufciale al trono. Anche se il do-
lore per il principino Charles ovviamente resta, sapere se
ci sia veramente motivo di preoccuparsi per lincolumit
del fratello ovviamente molto importante, e per questo a
Corte sono molto interessati a sapere cosa avete appurato
in questi giorni >
Ulysses si accomod meglio sulla poltrona e cominci il
suo resoconto.
< Levidenza diretta dei fatti non mostra niente che fac-
cia pensare a qualcosa di diverso da una causa naturale.
Nessun indizio sul corpo, n nella stanza. Sembrerebbe un
imprevedibile arresto della respirazione, fatto raro ma che
pure descritto nei bimbi al di sotto dellanno, anche in as-
senza di segni premonitori. Ovviamente, nellipotesi che si
161
sia trattato di un fatto doloso, le piste da seguire possono
essere tante, ma non si vede come alcuno possa avere avuto
n loccasione n il mezzo >
< So bene che le evidenze sono rassicuranti > osserv
il vescovo < ma quanto alle piste a cui avete accennato, su
quali vi sareste orientato ? >
< La pista di un complotto puritano la prima a cui ho
pensato, vista la recente storia della dinastia Stuart, ma le
testimonianze che ho raccolto non sembrano suggerire che
sia una pista plausibile. Esistono puritani a piede libero,
ovviamente, ma quelli di rilievo o sono stati giustiziati o
sono afdati alle reali galere. Lidea di un nuovo movimen-
to capace di una azione concertata non sembra possibile
>
< E avete pensato ad altre piste ? > Chiese Brouncker
< Ovviamente > continu Ulysses < ho pensato a unazione
isolata dallinterno, da parte di un individuo, un membro
della servit ad esempio, che potesse covare gravi rancori
personali nei confronti della famiglia Stuart o della famiglia
del piccolo Charles, al punto da volersi vendicare. An-
che per questa pista i miei riscontri sono stati deludenti:
le mie indagini presso St. James Palace non hanno portato
a niente di rilevante >
< Devo quindi dedurre che, a parte il vostro sopral-
luogo, dei vostri agenti hanno sorvegliato gli abitanti del
palazzo, me incluso intendo ? > Chiese Hyde socchiuden-
do gli occchi.
< Non avevo altro mezzo che interrogare il personale
civile e militare del palazzo, cercando anche la minima trac-
cia che potesse condurre a identicare motivi di rancore >
disse Ulysses
< Intendevo chiedere se aveste inltrato o incaricato qual-
cuno allinterno del palazzo, per indagare pi a fondo e in
162
modo inapparente > continu Hyde
< Ritenete che sarebbe stato necessario ? > rispose Ulysses
per prendere tempo. Robert si sistem meglio sulla sedia,
che cominciava a diventare scomoda
< Ve lo chiedevo solo per sapere. Non me ne sarei stupi-
to n scandalizzato, ed quello che avrei fatto io stesso,
se avessi avuto lincarico delle indagini > disse sorridendo
Hyde. Robert trattenne il ato.
< Il vostro punto di vista mi onora. Ma nel caso, se
lavessi fatto intendo, non rivelerei certo la mia fonte > sor-
rise di rimando Ulysses.
< Capisco. magari un vostro ipotetico agente avrebbe
potuto percepire situazioni di rancore non tanto nella servit
o nel personale, ma a livelli pi alti > continu Hyde
< Intendete nei funzionari ? >
< Anche pi in alto >
< Pi in alto ci sono i dignitari, gli ambasciatori, gli alti
ufciali >
< Anche oltre >
< Pi su ci sono solo i membri della Corte >
< Appunto. Badate che non voglio insinuare niente di
specico. Ma quando mia glia andata sposa di James
Stuart, non essendo lei di stirpe nobiliare, il matrimonio
non stato ben visto a Corte e qualcuno si potrebbe esser
ritenuto offeso. Ora passato del tempo, e Ann pare assai
ben voluta, ma, come voi sapete, certi rancori sono duri a
morire e spesso si autoalimentano nelle menti di chi ne
affetto >
< Capisco cosa intendete. La storia dei complotti interni
alle Corti europee gli ultimi cinque secoli abbastanza ric-
ca di episodi simili a quello a cui voi alludete. Ma non ho
avuto segnalazioni che orientino verso una simile pista. La
163
famiglia del principe James molto amata > disse deciso
Ulysses.
< Meglio cos > afferm asciutto il vescovo, probabil-
mente intendendo chiudere quella parentesi.
< Altre tracce ? > si intromise Brouncker che aveva
avvertito la delicatezza della tematica introdotta da Hyde
e voleva cambiare argomento
< Qualcosa ci sarebbe, e non molto lontano da quanto
abbiamo appena detto > fece Ulysses < Ha a che vedere con
la mancanza di eredi diretti di Sua Maest >
< Ci sono i gli del fratello del Re. Non si possono
denire eredi diretti ma hanno pieno diritto di discendenza
> disse Brounker
< Lo so bene. Mi spiace di essere cos franco ma un
investigatore pagato per essere impietoso nel formulare
ipotesi, a costo di sembrare insinuante. Ho pensato che
qualche glio illegittimo potrebbe nutrire nella mente sog-
ni di eredit, e ad una simile mente malata leliminazione
dei discendenti naturali potrebbe parere conveniente. Ab-
biamo altri esempi nel passato, nelle dinastie regnanti dEu-
ropa >
< Sapevo di voi per fama, dottor Unt, ma devo con-
venire che Brouncker ha scelto un buon investigatore > disse
Hyde con un sorriso. < Immagino che vi riferiate al gio-
vane Monmouth >
< Anchio sapevo di voi per fama, Eminenza, e invero
siete stato scelto da Dio, ma sentendovi ragionare devo
convenire che siete veramente rapido e diretto > rispose
Ulysses
< Il servizio di Dio richiede efcienza, e visto come va
il mondo non che si possa sempre prendersela comoda
o per vie indirette. Mi pare di capire che vogliate sapere
qualcosa da me su Monmouth ? >
164
< Mi riservavo di chiedere anche ad altri, a Londra, da-
to che vengo dalle colonie e sono qui da non molto, ma
immagino che la vostra lunga frequentazione della Corte
da un lato, e la saggezza allaltro, facciano di voi una fonte
altamente attendibile >
< Mi lusingate, ma devo ammettere che in tanti anni,
essendomi sempre trovato al di fuori di un interesse per-
sonale, il mio punto di osservazione della Corte piuttosto
valido. Sar un piacere accontentarvi. Ovviamente Vis-
count Brouncker, anche lui molto esperto delle cose inglesi,
mi sapr integrare e correggere >
< Certo so poco delle cose divine, ma dubito di sapere
pi di voi anche quanto a quelle terrene, Hyde > osserv
Brouncker
Hyde dette alcuni colpi di tosse. Robert intervenno subito
porgendogli un bicchiere colmo dacqua
< Grazie, Robert. Siete sempre premuroso. Mi doman-
do come ho fatto tanti anni senza di voi > disse Hyde
Robert ringrazi con un inchino < Dovreste riguardarvi,
Eminenza >
< Lo so. Me lo dite sempre. Laltro giorno volevate a
tutti i costi impedirmi di fare una passeggiata nel parco >
< Sta di fatto che quando siete tornato aveva ricomin-
ciato a piovere, vi siete bagnato e avete preso freddo, e la
tosse vi peggiorata >
< Va bene, Robert. Tanto avete sempre ragione voi, ne
convengo. Lasciatemi ragguagliare Unt e poi mi riaccom-
pagnate a St. James e vi date da fare con le vostre tisane e
decotti >
Robert riprese il posto sulla sua sedia e Hyde cominci:
< James Crofts, primo duca di Monmouth e di Buccleuch.
E nato nei Paesi Bassi, a Rotterdam, dove la Corte degli
Stuart era fuggita durante la Rivoluzione Puritana dopo la
165
decapitazione di Carlo I. Monmouth in un modo o nellal-
tro sempre stato alla ribalta delle chiacchiere di Corte. Il
nostro sovrano non aveva una grande reputazione di castit
durante lesilio olandese ma non che la madre di Mon-
mouth, Lucy Walter, ne avesse una molto migliore. Fat-
to sta che quando Monmouth nacque, nellAprile del 1649,
Lucy era lamante del Re, e il Re riconobbe la paternit di
James senza storie. Ovviamente non mancarono le chiac-
chiere. Re Charles era arrivato in Olanda solo alla ne di
Settembre 1648, e Monmouth sarebbe quindi nato settimi-
no. Si mormorava che il padre naturale potesse essere il
Colonnello Robert Sidney, glio del conte di Leicester, con
il quale Lucy Walter aveva avuto una relazione nellestate
del 1648. Non manc chi a Corte fece notare che, con il
crescere, Monmouth mostrava una maggiore somiglianza
con Sidney che con il Re. Ma a parte queste chiacchiere,
Monmouth resta il pi anziano dei gli che Carlo II ha avu-
to (e ha riconosciuto) fuori del matrimonio. Quattordici
sono, a tuttoggi, se non mi sbaglio >
< Non vi sbagliate > fece eco Brouncker
< A suo tempo corse voce che Carlo II e Lucy Walters
si fossero sposati segretamente: se fosse stato vero Mon-
mouth sarebbe lerede legittimo al trono. Ma di ci non c
mai stata conferma e, a suo tempo, il re giur solennemente
di non essere mai stato sposato. In ogni caso sarebbe sta-
to facile per Re Carlo designare Monmouth suo erede, se
avesse voluto, quando stato chiaro che non avrebbe avu-
to eredi naturali. Se il Re ha optato per i gli del fratello
James e non per Monmouth avr avuto i suoi motivi. Lo ha
comunque insignito di titoli quando tornato in Inghilterra
a 14 anni: duca di Monmouth, conte di Doncaster, e Barone
Scott di Tynedale. Lo ha anche fatto sposare con Ann Scott,
ricca contessa di Buccleuch, e dopo le nozze gli ha concesso
166
il ducato >
< Direi che non si pu lamentare > osserv Ulysses
< In effetti non lo fa, che mi risulti > disse Brouncker <
Monmouth sempre stato ambizioso, ma non si mai sa-
puto che avesse detto di ambire al trono. Non ha neanche
mai giocato sul fatto di essere protestante, mentre il fratello
del Re, attuale erede, dichiaratamente un simpatizzante
cattolico. Ha seguito la carriera militare con protto. Ave-
va solo 16 anni quando ha servito con merito nella otta
agli ordini dello zio, il Duca di York e ora, a 18 anni, in
predicato per un comando in cavalleria. Sta facendo una
grande carriera e penso che ne sia appagato >
< Lo penso anche io, e credo che gli onori che sta riscuo-
tendo siano sufcienti a soddisfare la sua ambizione > disse
Hyde < almeno per il momento: ma capisco che, doven-
do pensare a un usurpatore del trono, abbiate pensato a
lui come il candidato ideale > e n con un altro attacco di
tosse convulsa.
< Vescovo...> si fece avanti Robert
< Si Robert, ho capito. E ora di andare. Questi signori
qui mi scuseranno, ma credo di doverti dare ragione. Mi
sento forse anche un p di febbre >
< Andiamo Eminenza > disse Robert aiutandolo ad alzarsi
dalla poltrona. < La carrozza ci aspetta fuori e St. James
Palace non lontano: in pochi minuti ci porter veloce-
mente a casa >
< Casa una parola grossa, Robert > sospir Hyde alzan-
dosi < la mia casa a Salisbury e spero di poterci tornare.
Qui sono solo ospite, anche se ben accudito >
< Vedrete che vi rimetterete, Hyde > disse Brouncker
che si era alzato anche lui
< E sar mia premura venirvi a trovare a St. James
> aggiunse Ulysses < so che i vostri consigli e le vostre
167
conoscenze mi saranno molto preziose >
< Sarete il benvenuto > disse Hyde, allontanadosi a brac-
cetto di Robert. Un rapido sguardo di intesa intercorse tra
Robert e Ulysses.
.
< Sedetevi ancora un attimo, Unt > disse Brouncker <
volevo chiedervi un consiglio >
< Spero che la ducia che riponete in me sia ripagata:
Sono molto giovane per dare consigli a un uomo della vos-
tra esperienza > dise Ulysses risiedendosi nella poltrona
< Siete giovane, si, ma avete dato prova di grande acume,
e poi siete astronomo per formazione, non vero ? >
< In effetti si > sospir Ulysses, pensando a quanto tem-
po era passato dallultima volta che aveva studiato le stelle
con comodo.
< La cosa che vi voglio chiedere riguarda il nostro sovra-
no > disse Brouncker
< Mi riesce difcile vedere il collegamento con lastrono-
mia > esit Ulysses
< In effetti non cos immediato. N particolarmente
rilevante, se non fosse che Sua Maest si incaponito su
questa cosa, come fa di solito, e non mi sta dando pace.
Questa storia dei corvi ha del ridicolo >
< Corvi ? > chiese stupito Ulysses < non saranno i corvi
della Torre ? >
< Perch, che ne sapete ? >
< Quando sono stato in vista alla Torre, su vostro con-
siglio, ho saputo da uno Yeoman dei corvi, della loro leggen-
da, e di certe lamentele di John Flamsteed...>
< Appunto. Flamsteed piagnucola perch i corvi gli
svolazzano davanti al telescopio e chiede che vengano man-
dati via dalla Torre. Il Re non ne vuole sapere, data la
nota leggenda, e ha deciso di spostare Flamsteed, invece.
168
Vuole costruire un nuovo osservatorio da dedicare alle os-
servazioni astronomiche, che sono effettivamente molto utili
per redarre le carte di navigazione, e mi sta martellando
perch io gli faccia un progetto di dove e come costruirlo.
Potrebbe chiedere a Flamsteed ma ce lha troppo con lui al
momento, e poi un progetto avallato dalla Royal Society
potrebbe trovare Wren pi accondiscendente a stornare i
fondi che sta investendo nella ricostruzione della citt. Io
non mi intendo di astronomia e non saprei da dove comin-
ciare. Voi che ne pensate ? >
< Pare anche a me che la storia dei corvi non stia n
in cielo n in terra: ho alle spalle anni di osservazione as-
tronomica e la probabilit che il volo di uccelli interferisca
con lesplorazione telescopica molto bassa. Flamsteed
dovrebbe contentarsi di essere gi cos apprezzato a Corte
nonostante la sua giovane et....>
< Sta di fatto che entrato in rotta di collisione con la
Corona e il Re vuole da me questo progetto quanto pri-
ma. In realt non credo che ci sia molta urgenza, dal mo-
mento che le casse della Corona non sono messe bene con
la guerra in corso: sono sicuro che un osservatorio stel-
lare potrebbe divenire una realt solo tra qualche anno.
Ma quella del Re una bizza, e devo dargli alla svelta un
suggerimento, tanto per placarlo. Datemi un consiglio >
< Lunico consiglio di costruire su una altura che sia
lontana dalla contaminazione luminosa della citt > disse
Ulysses
< Contaminazione luminosa ? > chiese dubbioso Brounck-
er
< Lesplorazione celeste si attua di fatto solo di notte, e
anche di notte la modesta luminosit di stelle e pianeti ne
rende la visibilit molto ridotta. Se nel cielo esiste anche il
riverbero luminoso che viene dalla citt, la visualizzazione
169
delle stelle pi lontane e meno luminose pu risultare im-
possibile >
< E quindi ? > chiese Brouncker
< E quindi devo pensare a una altura, abbastanza vici-
na da essere facilmente raggiungibile ma anche abbastanza
lontana dalla citt da essere avvolta nelloscurit > contin-
u Ulysses < Cos su due piedi mi viene in mente la collina
di Greenwich, ma giusto una idea improvvisata, se avessi
il tempo di studiare il terreno ne potrei trovare molti altri,
di luoghi adatti >
< Capisco. Ma Greenwich pu andare bene per il mio
scopo: darmi tregua dalle insistenze del Re. Presumo che
questa ssa dellosservatorio gli passer e che non se ne
far di niente >
< Penso anchio > concluse Ulysses sorridendo < con
la buona pace di messer Flamsteed che dovr farsi una ra-
gione di convivere con i corvi >
170
20 (Wren porta un regalo a
Bligh, ma glielo rubano
subito)
Chi avesse in quel momento disceso il Tamigi da Westmin-
ster Palace avrebbe notato che ad un certo punto la linea
continua di abitazioni e palazzi lungo la sponda del fume si
interrompeva bruscamente: era come se un grande castel-
lo di carte fosse stato spianato da un certo punto in poi da
una mano gigantesca. E avrebbe dovuto discendere no al-
la Torre per ritrovare una costruzione ancora intatta lungo
il Tamigi. Dove era prima sorta la Londra di Elisabetta e
di Shakespeare ora cera poco pi di una grande spianata.
Le macerie e i mozziconi di travi annerite delle case car-
bonizzate dal Great Fire erano stati rimossi, e la citt ricor-
dava pi un campo arato per la semina, punteggiato qua
e l di edici che miracolosamente si erano salvati, ed altri
che mani operose avevano gi riedicato. Il colpo docchio
generale era ancora quello di una grande devastazione.
Le abitazioni in piedi nivano poco dopo Temple Bar,
dove il fuoco era arrivato mangiandosi la chiesa del Tem-
pio. Dal ume lo sguardo poteva spaziare oltre la spon-
da su una spianata, che prima dellincendio aveva ospita-
to linsediamento dei carmeliti, i White Friars, no a Wa-
171
172
ter Lane. Sulla spianata era stato realizzato un cantiere
edile: il luogo, punteggiato di cumuli di materiale di scar-
to e da costruzione, pietre, mattoni e travi, brulicava di
maestranze, come un formicaio.
La carrozza arriv sferragliando da Temple Bar e si ar-
rest rumorosamente sullacciottolato di Fleet Street, pro-
prio davanti al cantiere. Elegante nel suo vestito nero bor-
dato di velluto Sir Christopher Wren, architetto della Coro-
na e incaricato di fresco della rifondazione di Londra, scese
dalla carrozza, aiutato da uno dei postiglioni, e si avvi de-
ciso tra le maestranze, incurante dei cumuli di sabbia e de-
triti e delle pozzanghere dacqua lurida: lo seguiva laltro
postiglione, con un piccolo scrigno di legno.
Nel mezzo del cantiere, non lontano dalla sponda del
ume, cera uno spiazzo con in mezzo un tendone, un tem-
po bianco e ora lordato da innumerevoli macchie. Wren
travers lo spiazzo ed entr sotto il tendone, sempre con il
postiglione al seguito. Tra i pali che sostenevano la pesante
tela erano state poste due lunghe tavole che erano coperte
di mappe, schemi, pergamene, e una grande abbondanza
di strumenti di misurazione e disegno, righe, compassi, e
li a piombo. Attorno alle tavole era assiepata una dozzi-
na di uomini vestiti in maniera molto pi dignitosa delle
maestranze, evidentemente con funzioni di direzione.
Lentrata di Wren non era passata inosservata. Un gio-
vane magro e dalla faccia appuntita si stacc dal gruppo
intorno al tavolo e gli and incontro: le labbra sottili era-
no lievemente arcuate in quello che evidentemente voleva
essere un sorriso di benvenuto.
< Piacere di vedervi, Mastro Wren. Qual buon vento vi
porta ? >
< In questa citt il vento non porta mai qualcosa di buono,
caro Bligh. Nella peggiore delle ipotesi le amme di un in-
173
cendio, nella migliore un gran puzzo di fogna. Almeno cos
era prima. Ma sta a noi ricostruirla in modo che non bruci
pi, che ricordi le terme romane di Bath, e non la latrina a
cielo aperto che era >
< E quello che stiamo facendo, Sir, come vedete > disse
Bligh, capocantiere e aiutante dato di Wren, indicando il
cantiere con un largo gesto della mano scarna.
< Vorrei che i lavori fossero pi avanti di come sono >
osserv corrucciato Wren < stiamo profondendo un ume
di sterline, le casse dello Stato sono mezze dissanguate, e
ancora siamo in mezzo alle macerie >
< C voluto molto tempo per arrivare a questo pun-
to > disse Bligh < ma non per scarso impegno. Anzitutto
abbiamo dovuto aspettare che lincendio nisse perch il
terreno fosse praticabile: abbiamo spento gli ultimi foco-
lai dopo quasi un mese. Poi abbiamo dovuto rimuovere i
carboni e le ceneri. Se sembra molta la cenere che trovi-
amo la mattina nel camino, gurarsi cosa signica rimuo-
vere gli avanzi bruciati di migliaia di case. Poi abbiamo
dovuto spianare il terreno, scavare i nuovi fossi, traccia-
re i nuovi appezzamenti e ripristinare le strade principali
per far afuire il materiale. Poi abbiamo scavato le nuove
fondamenta. Fino ad oggi tutto il grande lavoro che abbi-
amo fatto non appare agli occhi di chi guarda da fuori: ora
per siamo al punto di costruire in altezza. Ora si vedran-
no crescere le case, Mastro Wren, e voi sarete soddisfatto,
credetemi >
< Vi voglio credere, Bligh > disse Wren < altrimenti non
avrei dato a voi lincarico che avete. Ma continuate a darvi
da fare: e se farete onore al vostro incarico avrete il premio
che vi meritate > Fece cenno al postiglione, che era rimasto
in disparte, perch venisse avanti con il piccolo scrigno <
Una piccola testimonianza dellapprezzamento mio e della
174
Corona per il vostro lavoro qui >.
Bligh lo guard perplesso, mentre il postiglione gli porge-
va lo scrigno < Non capisco, io ho fatto solo il mio do-
vere...>
< Appunto > disse Wren < apritelo >
Bligh pos lo scrigno su uno sgabello. Era piccolo ma
bellissimo, in mogano nero e intarsiato di madreperla. Sul
coperchio aveva un rubino rotondo grosso come una ciliegia,
incastonato sopra le insegne della Corona. Lo apr. Con-
teneva un sacchetto di cuoio, probabilmente con del denaro,
e una serie di pergamene.
< Il denaro per voi, ve lo siete meritato. Le pergamente
ve le guarderete poi con comodo. Sono disegni di progetti.
Una grande cattedrale e un prestigioso monumento. Ci ho
lavorato a lungo, e Hooke mi ha dato un aiuto prezioso. La
cattedrale sorger sulle rovine di St. Paul e sar il simbolo
della nuova Londra. Il monumento una enorme colonna
dorica. Verr eretta come ultimo atto della ricostruzione, e
sorger nel punto esatto dove cominciato il Great Fire >
< Pudding Lane ? > chiese Bligh
< Esattamente > continu Wren < e il Monumento ri-
corder proprio il Great Fire, da cui Londra stata distrutta
e da cui risorta, come una fenice dalle proprie ceneri, pi
splendida di prima. Ho voluto che voi vedeste i progetti,
anche se sono molto preliminari, per avere il vostro parere,
ma anche perch i due cantieri saranno afdati a voi >
< E un onore che mi fate > disse Bligh, ripresosi dalla
sorpresa
< Meritato, credetemi > disse Wren, facendo cenno al
postiglione di seguirlo e avviandosi fuori dal tendone
< Mastro Wren ! > lo chiam Bligh
< Si ? > fece Wren fermandosi perplesso
175
< Vi chiederei di portare lo scrigno con voi. Passer poi
a prenderlo. Io devo trattenermi qui tutto il giorno per con-
trollare landamento dei lavori con i capomastri, e lasciarlo
in giro non sarebbe sicuro >
< Perch mai ? > chiese Wren
< Mi secca un p ammetterlo, ma qui al cantiere non fac-
ciamo che avere furti. Spariscono ogni volta piccole cose,
un attrezzo, una corda, una cesta di mattonelle, un sacco
di chiodi. I primi tempi non ce ne accorgevamo nemmeno,
Ma poi sono continuati e ce ne siamo resi conto, perch le
sottrazioni continue hanno cominciato a creare intralcio al
lavoro. Penso che siamo vittime di una banda di ladrun-
coli. Li vedo girare per i cantieri della citt: prima cera-
no i topi, ora piena di mocciosi sudici e affamati. I topi
almeno si vedevano bene e si potevano schiacciare facil-
mente. Questi mocciosi invece sono maledettamente scaltri
e veloci >
< Non dite scemenze, Bligh > disse Wren in tono seccato
< Non mi fate pentire del regalo che vi ho appena fatto. Per
quale motivo dovrebbero rubare questa roba senza valore
? >
< Proprio senza valore non direi. Londra tutta in piena
ricostruzione. I cantieri della Corona coprono il centro e le
vie principali, ma la periferia dellincendio anchessa in
via di ricostruzione da parte degli abitanti. E il materiale da
costruzione, gli attrezzi, i chiodi, valgono tanto oro quanto
pesano >
< Non posso pensare che la ricostruzione di una capi-
tale si possa fermare per le malefatte di una banda di ladrun-
coli. Vedete di risolvere anche questo problema, che non
certo il maggiore che avete > fece Wren, seccato.
Si volt e se ne and con il postiglione, lasciando Bligh
nel tendone con lo scrigno tra le mani. Bligh imprec, si
176
guard intorno, poi prese lo scrigno e lo pos in mezzo al
grande tavolo al centro del tendone, per averlo sotto gli
occhi.
< Proprio l deve stare ? > chiese seccato un capomas-
tro che aveva dovuto spostare una pergamena su cui stava
disegnando un complicato schema.
< Fatti i fatti tuoi Albert > lo apostrof Bligh < se lho
messo l, vuol dire che l che deve stare. E ora > ringhi
rivolto agli altri < rimettiamoci al lavoro che abbiamo gi
perso troppo tempo oggi >
Ci fu un breve mormorio e poi il gruppo si rimise a
discutere animatamente dei lavori.
.
Il tramonto colorava di rosso intenso il cielo, le case e il
ume. Il cantiere era stato abbandonato dalle maestranze
e anche i capimastro si erano uno per uno accomiatati da
Bligh, dopo un intero giorno di lavoro. Bligh racimol le
sue carte dal tavolo e le mise nella bisaccia. Lo scrigno
era ancora sul tavolo, dove lo aveva sorvegliato per tutto
il tempo.
.
Cricket strisci da dietro un basso muretto diroccato -
no a raggiungere Ratto che stava accoccolato dietro a una
grossa pila di mattoni, a circa 40 metri dal tendone dove
Bligh stava facevdo i preparativi per andarsene.
< C ancora gente, maledizione > sussurr Cricket
< Si, stavolta hanno tirato in lungo > bisbigli Ratto in
risposta < ma la luce se ne sta andando e tra poco, come sempre,
non ci sar pi nessuno >
< Chi siamo stasera ? > chiese Cricket
< Qui noi due, Sputo (Spit in inglese) e Fionda sono appo-
stati dietro a quella catasta di legname dalla parte di Water Lane.
Piastrella (Tyle in inglese) sceso lungo largine dalla parte dei
177
giardni di White Friars e ora dovrebbe essere dietro a quei mucchi
di detriti che si vedono oltre il tendone >
< Sei sicuro ? > fece Cricket < non mi piace non sapere per
certo dove sono gli altri >
< Sputo e Fionda li ho intravisti poco fa > disse Ratto < di
Piastrella non sono sicuro. Mi ha detto lui che avrebbe fatto quel-
la strada ma non lho visto per certo. Ma Piastrella lo sai come
fatto. Ora lo vedi da una parte e dopo un attimo dalla parte
opposta, senza fare rumore. Non so proprio come faccia. Quel-
la volta che si quadagnato il suo soprannome ha fatto secche
20 piastrelle di marmo pregiato da sotto il naso dei muratori che
mangiavano: saranno stati a non pi di dieci yarde...>
< Chiacchiera meno > lo ammon Cricket < e stai attento a
come si muove quello sotto il tendone, mi sembra che sia rimasto
solo lui >
< Sta facendo i bagagli credo, se aspettiamo un p...>
Furono interrotti da uno scroscio di travi di legno che
cadevano dalla parte di Water Lane, dove erano nascosti
Sputo e Fionda. Si acquattarono pi che potevano.
Bligh alz la testa di scatto a quel rumore e guard verso
la catasta di legna
< Chi l > grid
.
< Che diavolo stato ? > sibil Cricket
< Travi messe male che cascano > rispose Ratto < o forse
Sputo e Fionda hanno inciampato >
< Quello se ne accorto > fece Cricket
.
Bligh estrasse la daga che portava a tracolla e usc piano
dal tendone in direzione della catasta, tenendo la lama tesa
davanti a lui
178
< Caspita, qui si mette male > sussurr Ratto che stava os-
servando Bligh da dietro una specie di feritoia tra i mattoni
male accatastati.
Allimproviso da dietro la catasta si udi il rauco miago-
lio di due gatti seguiti da un rumore di zuffa. Un gatto
saett via passando a un metro da Bligh, che fece un salto
allindietro e poi mand una imprecazione
< Maledetti gatti, mi avete fatto venire un accidente >
.
< Portarsi un gatto fa sempre comodo > sussurr Ratto in-
dicando il sacco di tela ai suoi piedi < ma Sputo e Fionda
fanno il verso dei gatti come a me non riuscir mai >
Bligh si guard intorno con aria minacciosa. La da-
ga mand un lampo color sangue alla luce del tramonto
che volgeva ormai al viola. Poi Bligh rinfoder la daga,
torn sotto il tendone, prese lo scrigno, lo mise nella bisac-
cia assiene alle carte e si diresse verso Fleet Street. Stette
attento a scansare le pozzanghere che nel crepuscolo non si
vedevano pi cos bene. Giunto allaltezza del mucchio di
mattoni dove erano nascosti Ratto e Cricket unaltro gatto
gli sfrecci tra i piedi facendolo quasi inciampare.
< Maledette bestiacce > ringhi Bligh < per un pelo non
mi ha fatto cadere. Cercate i topi piuttosto, che ce ne sono
ancora a reggimenti, gatti della malora ! > grid dietro al
gatto che era ormai lontano. In pochi passi raggiunse Fleet
Street, ormai quasi deserta, e si incammin verso Temple
Bar.
Cricket e Ratto si erano gi allontanati dal riparo di mat-
toni e stavano dietro ad alcune balle di sacchi di iuta, che i
muratori usavano per trasportare la sabbia.
< Meglio lasciarli andare, i gatti > fece Ratto inlandosi il
sacco vuoto nella cintura < se si tengono troppo nel sacco poi
cominciano a lamentarsi >
179
Girarono dietro alla catasta di legna dove trovarono ac-
coccolati Sputo e Fionda
< Fate attenzione unaltra volta > li riprese Cricket
< Si capo > rispose Sputo con gli occhi bassi < ma questi
carpentieri accatastano le travi da schifo, basta respirare per far-
le cadere > e sput in una pozzanghera a un paio di metri
centrandola in pieno
< Meno male che avevamo portato i gatti > aggiunse Fionda
che continuava a rigirasi tra le dita un grosso sasso perfet-
tamente tondo.
< Poche chiacchiere. Ora diamoci da fare e portiamo via qual-
cosa > disse Cricket
< Io qualcosa ho gi preso > disse una vocetta alle loro
spalle
Si girarono di scatto e videro Piastrella seduto su un
grosso tronco di pino, i folti capelli color sabbia che usci-
vano da uno zuccottino nero calcato sugli occhi, e un naso
cos allins che pareva glielo avessero schiacciato appos-
ta. Come fosse arrivato l n dalla parte opposta del can-
tere senza che loro lo vedessero restava un mistero, ma con
Piastrella quella era ordinaria amministrazione. Il piccolo
salt gi dal tronco e venne avanti, tendendo degli oggetti
a Cricket
< Il gonzo sotto il tendone era troppo interessato a voi e avrei
potuto s largli le scarpe senza che se ne accorgesse > disse con
una vocetta che pareva di un topolino < Meglio se questa
roba la tieni tu, capo >
e pos nelle mani di Cricket alcuni oggetti, Un sacchtto
di pelle, che Cricket sent pesante e doveva contenere mon-
ete, alcuni rotoli di pergamena, e un rubino tondo, grosso
come una ciliegia.
< E venuto via subito con il coltello. Lo scrigno lho lasciato,
se no se ne accorgeva subito e avrebbe fatto il diavolo a quattro, il
180
gonzo >
21 (Malawi e lo sbarco
degli olandesi)
Il timone della tartana aveva cominciato a creare proble-
mi quando erano giunti in vista di Sheerness, al margine
meridionale della foce del Medway. Avevano ancora da
percorrere tutto lestuario del Tamigi, e risalire il ume: con
il trafco di navi e le secche sarebbe stato veramente un
problema. Il capitano aveva detto chiaramente che avreb-
bero dovuto poggiare a riva e fare la riparazione, se non
volevano rischiare di non poter governare la nave proprio
quando sarebbe stato pi importante.
Malawi aveva acconsentito: avevano oltrepassato Sheer-
ness e attraccato subito oltre allestuario a All-Hallows-on-
sea. Mentre lequipaggio si dava da fare alla riparazione
del timone, Newborne e Malawi erano scesi a terra e ora
erano seduti nellosteria del porticciolo a sorseggiare una
birra.
< E stato un lungo viaggio > osserv Newborne
< Si, ma alne siamo giunti a destinazione > disse Malawi
< Immagino che sarete contento di essere tornato a casa
dopo tanti mesi >
< Contento, si > osserv Newborne < anche se la notizia
che mi avete dato prima ha smorzato molto il mio entusias-
mo. Ho seguito il parto del piccolo Charles personalmente
181
182
e lho lasciato in piena salute. Sapere che morto cos, nel
sonno, mi pare impossibile. . . >
< Sono notizie riferite, quindi non sono del tutto certo
che rispondano fedelmente alla verit > disse Malawi < Ma
linformazione mi viene direttamente da Gabriel-Nicolas
de la Reynie, appena nominato primo capo della polizia di
Parigi da Re Luigi XIV, che penso sia una fonte attendibile
>
< Avete dei contatti di prima qualit in ogni angolo del
mondo, Malawi >
< E il minimo che si richieda a un diplomatico di un
paese lontano > sorrise Malawi < Avere un appoggio dato
in ogni paese molto importante >
< La notizia della morte del piccolo Charles mi ha las-
ciato veramente di sasso > continu Newborne < Immagi-
no il dolore della madre Ann e del Vescovo Hyde. Anche
il padre, James Stuart, sar afitto: era tanto affezionato ai
gli e non perdeva occasione per intrattenersi e giocare con
loro. . . >
< Dovete farvene una ragione, Newborne > disse Malawi
< di questi tempi bisogna imparare a convivere quotidiana-
mente con la morte, essere pronti ad ogni evenienza. . . .>
.
La scarica di fucileria, evidentemente molto vicina a loro,
li fece sobbalzare e ammutolire entrambi. Seguirono gri-
da, passi concitati di corsa, e ordini gridati in una lingua
strana e raschiante. Attraverso i vetri sporchi della locan-
da colsero il movimento di molte persone sullo spiazzo
antistante la locanda.
La porta della locanda venne violentemente spalancata
con un calcio, e un soldato in uniforme con fucile e baionet-
ta irruppe nella piccola sala fumosa. A parte Newborne e
Malawi cerano solo un paio di altri avventori e loste, che
183
stava dietro il bancone con gli occhi dilatati di paura. Il
soldato si fece di lato e lasci passare un ufciale in feluca
piumata, con la sciabola sguainata. Vestiva una elegante
divisa con una larga fascia di seta arancione a tracolla.
< Olandesi > sussurr Newborne a Malawi che era ri-
masto immobile
< Olandesi, si > gli ringhi lufciale in un inglese molto
accentato, mettendosi davanti al loro tavolo con fare mi-
naccioso < come lo avete capito ? >
< Non difcile > osserv Newborne, impallidito < la
lingua, e la fascia arancione, siete. . . >
< Tenente Vim Roobol, dei Korps Mariniers della Re-
pubblica Olandese, al comando dellammiraglio WillemJoseph
van Ghent e del colonnello Thomas Dolman. Ditemi ora
voi chi siete e che ci fate qui >
< Io sono Newborne, medico ufciale di Corte al servizio
di Sua Maest Re Carlo II Stuart, e questo > indicando Malawi
< Selim Ali Ben Malawi, ambasciatore a Londra dello
Shah di Persia Suleiman II. Il peschereccio che ci traghetta
dalla Francia a Londra si fermato qui per una riparazione
>
Lufciale parve sorpreso dai titoli altisonanti, soprat-
tutto perch non si aspettava certo di trovare simili per-
sonaggi in un porticciolo senza importanza della costa, ma
mantenne laria minacciosa
< Questa una operazione di guerra della Marina Olan-
dese e voi siete miei prigionieri, signori. Mi seguirete a bor-
do della nostra nave e vi trasporter alla nave ammiraglia,
dove lammiraglio Michiel De Ruyter decider cosa fare di
voi. Muovetevi ! >
Newborne, ssando la bocca del fucile che il soldato
teneva puntata su di loro, si alz lentamente dal tavolo.
Malawi rest seduto, immobile.
184
< Non avete capito ? > grid lufciale rivolto a Malawi.
Poi rivolto a Newborne < il vostro amico turco, qui, non
capisce linglese ? >
< Parlo linglese decisamente meglio di voi > disse Malawi,
restando immobile a sedere < e per vostra regola non sono
turco, ma persiano >
< Allora vedete di muovervi, e alla svelta > disse luf-
ciale sollevando minacciosamente la spada
< Francamente non ne vedo il motivo > disse Malawi
con tono di sufcienza < Io sono un diplomatico persiano
in visita al Regno di Inghilterra. Non ho niente a che vedere
con la Repubblica dOlanda e intendo godere della immu-
nit che mi compete >
A quel deciso riuto lufciale impallid e fece un passo
avanti, avvicinando il volto arcigno a quello di Malawi, che
ne percep lalito maleodorante di vino
< Senti, turco, arabo o persiano che tu sia, vedi di muover-
ti alla svelta, se no ti lascio su quella sedia per leternit > e
alz la sciabola sulla testa.
Newborne non si rese conto esattamente di come suc-
cesse.
Vide Malawi abbassare lo sguardo con un sospiro pro-
fondo. La sua mano destra lasci il boccale di birra sul
tavolo e si spost lentamente verso il anco sinistro, come
se intendesse spostare il tavolo per alzarsi. Newborne non
vide propriamente la mano impugnare niente. Ud solo un
sottile fruscio metallico, come quando i li di due coltelli
scorrono luno sullaltro, e vide la mano e il braccio destro
di Malawi allargarsi in un ampio gesto, come quello del
seminatore che lancia i semi nel campo arato.
La lama della scimitarra usci dalla guaina quasi senza
fare rumore e tracci un ampio arco nellaria. La feluca del-
lufciale vol da una parte, e la testa, staccata di netto dal
185
collo, vol dallaltra, no al bancone dove rimbalz, nen-
dovi dietro. Loste cacci un urlo strozzato e si allontan
dal bancone.
Malawi si alz in piedi, mentre il corpo dellufciale,
con il sangue che zampillava dal collo reciso, si afosciava
come un sacco di patate. La sua mano sinistra, tesa davanti
a lui, impugnava ora una piccola pistola a due canne, che
doveva aver estratto da una ampia tasca del vestito nero.
Lo sparo echeggi nella sala come un colpo di cannone
e il soldato, proiettato allindietro, lasci cadere il fucile e
and a sbattere contro il muro, lo sguardo sbarrato e un
piccolo foro nero fumante in mezzo alla fronte.
Tutto era successo in poco meno di un attimo, e New-
borne era come paralizzato. Malawi punt la pistola verso
loste che era pallido come un morto.
< C una uscita sul retro ? > chiese a bassa voce
< S-s-si > rispose loste indicando con una mano tre-
mante una porticina chiusa da una tenda sudicia < d-d-
dopo la cucina >
Malawi guard Newborne con uno sguardo freddo e
disse:
< Fuori di l, subito > indicando la porticina con la mano
armata
Newborne cap che non era il caso di mettersi a dis-
cutere. Qualcosa nel comportamento freddo di Malawi gli
diceva che quelluomo sapeva esattamente quello che face-
va, e che conveniva obbedirgli. Si precipit oltre la portic-
ina, attraverso una lurida cucina, passando davanti a uno
sguattero esterrefatto, e usc dal retro della locanda su un
viottolo erboso.
Malawi gli pass avanti e svolt intorno alla locanda,
per arrivare allo spiazzo antistante, e da l alla loro nave
che era ormeggiata poco distante. Come arrivarono sul-
186
lo spiazzo si pararono davanti a loro sei soldati olandesi,
baionette in canna, che erano accorsi al rumore dello sparo.
< Chi siete ? Fermatevi ! > grid uno di loro, che porta-
va le insegne di graduato.
Malawi gli spar laltro colpo che aveva in canna esat-
tamente in fronte, come con laltro soldato, e quello vol
allindietro nendo scompostamente a terra. Malawi sta-
va gi caricando gli altri soldati, ma dietro al drappello si
materializzarono improvvisamente le sagome scure della
Guardia Nera. Fu un breve turbinio di fendenti, e dopo
qualche secondo i soldati erano a terra, sventrati o decapi-
tati.
< Tutto bene, signore ? > Chiese Ahmed, preoccupato
< Tutto bene, Ahmed. Sei arrivato al momento giusto >
rispose Malawi.
< Ero dove dovevo essere, signore > disse Ahmed
In fondo alla spianata la loro nave attendeva al mo-
lo. Il capitano, al timone, si sbracciava facendogli segno
di muoversi. Malawi si volt e ad est, dietro un piccolo
promontorio, vide gli alberi di una altra nave, evidente-
mente quella da cui erano sbarcati gli olandesi.
< Andiamo. Veloci > ordin alla Guardia Nera.
Newborne obbed prontamente e con una veloce corsa
traversarono la spianata e salirono a bordo. I marinai ave-
vano gi sciolto gli ormeggi fuorch uno che tratteneva la
nave a stento. Il vento era discreto e gi gonava le vele
spiegate. Come il gruppo fu salito in coperta il capitano
tronc lormeggio con un colpo secco di scure sulla paratia
e la nave fece un balzo in avanti prendendo subito il largo.
Erano gi a un centinaio di metri dal molo quando un folto
drappello di soldati olandesi irruppe sulla spianata antis-
tante losteria. Ci fu un gran voco, e furono sparate alcune
187
salve di fucileria ma la nave ormai era fuori tiro e lava
piegata dal vento verso lestuario del Tamigi.
< Se ci vogliono inseguire devono imbarcare quelli e
poi prendere il vento > disse il capitano a Malawi, tenen-
do forte la ruota del timone. < Quella una nave pesante
e con questo vento noi andiamo pi veloci. Ormai non ci
prendono pi >
< E poi non credo che risalire lestuario del Tamigi sia
nei loro piani > disse Malawi indicando al largo. Almeno
quindici velieri stavano dirigendo dal mare aperto verso
lestuario del Medway, e dalla parte di Sheerness, allim-
bocco dellestuario, si sentivano colpi di cannone e si in-
nalzava un pennachio di fumo nerastro.
< Avete ragione > disse il capitano che sembrava si di-
vertisse < credo che i mangiaformaggio abbiano altri piani
per oggi. La otta inglese ancorata nella baia del Med-
way e a Chatham > Poi, vedendo che Malawi puliva con
un panno la lama insanguinata della scimitarra, aggiunse
< Ve la siete vista brutta, vero ? >
Malawi lo guard con uno sguardo indecifrabile e rin-
foder la scimitarra con un lento gesto misurato
< In realt non siamo mai stati veramente in pericolo >
mormor < veda di portarci presto a Londra >
188
22 (secondo sogno di
Rubella, interviene Pat)
Il rumore scrosciante dellacqua sovrastava ogni cosa. Rubella
avvert le gocce di acqua gelata sul volto, e non era una sen-
sazione nuova. Apr gli occhi e si guard intorno. La foresta
si era aperta in una vasta radura, occupata da un grande stagno
pieno di acqua limpida. Gli alberi arrivavano quasi al limitare
dello stagno sulle cui rive ogni tanto verdeggiavano cespugli di
cannetti. In alto, alla sua destra, la cascata cadeva per una venti-
na di metri, da un grande rupe coperta di muschio, lungo la quale
il ruscello si divideva in mille rivoli.
Era un posto di pace e di serenit. Lacqua era limpida e
trasparente. Poteva facilmente contare i sassolini sul fondo dello
stagno e la sua mano non cambiava di colore quando la immerge-
va nellacqua, come se avesse semplicemente passato una lamina
di limpido cristallo. Vide la sua immagine ri essa come in uno
specchio, ma non era la Rubella che serviva boccali di birra al Ye
Olde Cheshire Cheese: era una piccola bambina, di due, al massi-
mo tre anni, con capelli color carota raccolti in due grandi trecce
ai lati del viso. Sorrise, e il volto della bambina si anim di due
grandi dentoni bianchi.
< Ciao > disse Rubella allimmagine
< Ciao > rispose quella < non mi riconosci ? >
< Veramente hai qualcosa di familiare > disse Rubella
189
190
< S do io > rise la bambina < io sono te, Rubella, tanto tempo
fa >
< E perch sei l nellacqua ? > le chiese Rubella
< Potrei chiedere lo stesso a te, che ci fai li fuori ? > rise
ancora la bambina
< Io...mi sono svegliata qui, ma non so bene dove sono >
sospir Rubella
< Sei in un posto dei ricordi, allo stagno dei giochi >
< So di esserci gi stata, ma non so esattamente dove : dovrei
ricordare ? >
< Dovresti. Ricorderai. Ma io ora devo andare....>
La super cie dellacqua cominci a incresparsi e il limpido
ri esso della bambina cominci a svanire
< Non andare via ! > grid Rubella < dobbiamo parlare
ancora >
< Parleremo > echeggi lontanta lontana la vocetta della bam-
bina. Limmagine ormai era scomparsa.
Rubella ebbe una strana sensazione alle spalle e si volt. La
radura era svanita: la foresta era avanzata no al bordo dello
stagno, e quasi la toccava. Si gir di nuovo. Ora anche lo stagno
e la cascata erano svaniti, sostituiti dalla foresta. Lo scrosciare
dellacqua si era tramutato in un forte stormire di fronde agitate
dal vento. Rubella fu presa da un senso di disperazione. Gir su
se stessa cercando tracce della radura e dello stagno. Niente. Era
di nuovo immersa nella foresta. Cominci a correre, senza sapere
dove andava.
Dopo un p che correva vide una certa luminosit davanti a
s. La foresta si dirad un p, e poi si interruppe. Davanti a
lei ora cera una radura. E improvvisamente rivide la casa, con
quella gente davanti, e sent le voci, i rumori metallici.
Aveva gi visto questa scena, tante volte. Ora, nel suo ricor-
do, alle sue spalle doveva arrivare Pat, suo fratello.
191
Volle anticiparlo e si gir allindietro. Ma la gura che si
trov davanti non era Pat. Era un uomo, un grande, anche lui
vestito di ferro come gli uomini davanti alla casa. In mezzo ai
capelli neri aveva una vistosa ciocca bianca.
< E cos ti ho trovato, piccola > sussurr avvicinandosi <
sapevo che eri da qualche parte >
Rubella sent sciogliersi la pancia dalla paura. Avrebbe voluto
gridare ma capiva che non sarebbe servito. Poi, da lontano, sent
la voce di Pat che le gridava
< Corri, Ruby, corri >
Era un loro gioco. Quando Pat le diceva cos lei doveva scap-
pare, scartando in tutte le direzioni: e lui dietro. E come per
un ri esso automatico, Rubella gioc. Scatt in avanti come una
molla, scartando di anco e passando a un pelo dalla gamba fas-
ciata di metallo delluomo. Poi scart ancora dallaltra parte e poi
via, zigzagando tra gli alberi della foresta: e lui dietro.
Ora sentiva luomo che correva alle sue spalle. I ton metalli-
ci dei passi e lo sferragliare dellarmatura erano inconfondibili. E
si avvicinavano. Per quanto agile potessere essere una bambina
di tre anni e per quanto appesantito dallarmatura fosse il soldato
con la ciocca di capelli bianchi, era questione di poco e lavrebbe
raggiunta. Poi Rubella vide la siepe di bosso.
Era grande, folta, e alla sua base si apriva come una apertura,
una volta bassa che dava su una cavit oscura, proprio dentro la
siepe. Radun tutte le sue forze e ci si tuff dentro, gridando....
.
Come succedeva da qualche notte, Rubella si svegli di
soprassalto, e si ritrov a sedere sul letto della sua cameretta
al primo piano del Ye Olde Cheshire Cheese, tutta sudata.
Il grido le stava ancora frizzando in gola.
La maniglia della porta della cameretta si gir e la porta
cominci ad aprirsi. A Rubella balz il cuore nel petto.
192
< Che succede ? > disse Pat aprendo del tutto la porta e
avanzando con un vassoio con la colazione < hai gridato ?
>
< Oh Pat, sei tu ! > disse Rubella, ancora con il a-
to grosso < Mi sono svegliata da un incubo, Dio mio che
paura ! >
Pat pos il vassoio sul comodino e si sedette accanto alla
sorella
< Li hai sempre avuti gli incubi, anche quando eri pic-
cola > disse
< Si, ma questo diverso > disse Rubella < erano anni
che non facevo brutti sogni, e ora ne sto facendo quasi ogni
notte >
< Ora da quando ? > chiese Pat
< Da poco pi di una settimana, da quando sono stata
alla Torre con Ulysses >
< Alla Torre ? E a che fare ? >
< Ulysses doveva interrogare degli uomini, dei Puri-
tani, e mi ha portato con se >
< Non sembra una cosa che possa dare incubi > disse
Pat
< E che in quellinterrogatorio si parlato di Drogheda
>
< Drogheda ? >
< Si, di una cosa brutta che successa tanti anni fa. Non
so neanche se ero ancora nata. E si parlato di un uomo
cattivo, che tutti chiamavano il Boia di Drogheda, un certo
Da..., De... >
< Desoto > fece Pat, con una voce gelida
< Si, Desoto > continu Rubella, che sembrava non aver
notato il cambiamento di tono della voce di Pat < e nellin-
cubo io vedo delle cose brutte che succedono in una casa,
e degli uomini cattivi vestiti di ferro, e uno mi insegue, e
193
ha una grossa ciocca di capelli bianchi, e io scappo, e lui
dietro, e io mi butto in una siepe....e poi mi sono svegliata
>
< Un brutto sogno > mormor Pat, asciutto
< Quelluomo cattivo che mi insegue, quello con la cioc-
ca bianca: io lho visto alla Torre, era tra i prigonieri che
stanno insieme a quel Wallop, che Ulysses ha interrogato.
Pat, io credo che quello possa essere il Boia di Drogheda !
>
Pat era impallidito e aveva indurito i muscoli della ma-
scella. Poi, come se gli costasse una grande fatica, fece un
bel respiro e si rilass. Guard Rubella e le fece un sorriso.
< Mangia qualcosa, sorellina. Il pane caldo, e il caff
fuma ancora. Mi sono alzato apposta presto per portartelo
>
< Grazie, Pat. Meno male che ci sei tu. Ho avuto tanta
paura >
< Nessuna paura, Ruby, nessuna paura > disse Pat con
lo sguardo perso nel vuoto: poi mormor < Non quello
Desoto >
194
23 (Monmouth cospira alla
George Inn)
James Crofts, Duca di Monmouth, camminava veloce per
la strada semideserta, seguito affannosamente dal paggio.
Avrebbe potuto farsi portare dalla carrozza direttamente
alla George Inn, ma aveva preferito farsi lasciare a qualche
isolato di distanza. Avrebbe dato meno nellocchio se fosse
arrivato a piedi.
Southwark non era un quartiere molto raccomandabile,
come del resto tutta la zona a sud del ponte di Londra, ma
Monmouth non era tipo da preoccuparsi di incrociare due
o tre brutti cef. Anche se era molto giovane, alcuni anni
di servizio nellesercito gli avevano insegnato a cavarsela
in situazioni assai peggiori.
Lidea di vedersi alla George Inn, piuttosto che alla sua
residenza o a quella di uno dei suoi amici, era ovviamente
dettata dalla prudenza. Monmouth era nelle piene grazie
della Corte, ma restava pur sempre il primogenito glio
naturale del Re, in rapida ascesa quanto a notoriet e car-
riera. Pur non avendo mai manifestato pretese di eredit
nei confronti del padre, Monmouth sapeva bene di essere
sorvegliato. Il suo incontro con altri personaggi importan-
ti, e di simpatie pi protestanti che cattoliche, avrebbe po-
tuto dare adito a una innit di chiacchiere, non ultime
195
196
quella di un complotto ai danni della Corona, e questo era
assolutamente da evitare.
La George Inn era un porto di mare, in quanto fungeva
da stazione di arrivo e partenza pressoch di tutte le dili-
genze di Londra dirette a Sud: era frequentata da una fau-
na variegata, ma decisamente tendente al popolare: postiglioni
che si riposavano dal viaggio, soldati e sbirri, viaggiatori
in attesa di partire, con donne e bambini, e le immancabili
signorine, alle quali al momento Monmouth non era par-
ticolarmente interessato. Aveva anche adattato labbiglia-
mento, indossando vestiti semplici e sobri, che potevano
far pensare a un borghese o a un funzionario, non certo a
un nobile o a un ufciale di rango. Anche il paggio aveva
smesso la livrea e vestiva abiti dello stesso tipo di Mon-
mouth. Avevano pi o meno la stessa et e potevano pas-
sare facilmente per due fratelli, o due amici.
Aquellora della sera le strade erano quasi deserte. Mon-
mouth teneva gli orecchi tesi, e ogni tanto si voltava di scat-
to per vedere se qualcuno li seguisse. Non vide niente di
particolare, salvo qualche ragazzino che sgattaiolava da un
vicolo allaltro, probabilmente per nascondere qualcosa che
aveva sgrafgnato, o per trovare una buona postazione per
derubare gli ubriachi che tra qualche ora avrebbero comin-
ciato a comparire per le strade.
Finalmente giunsero alla piazzetta antistante losteria.
Normalmente era gremita di carrozze e diligenze, ma le
corse del giorno erano ormai nite e sul posto stazionavano
solo un paio di diligenze postali, che probabilmente sareb-
bero partite lindomani con le prime corse dellalba. Mon-
mouth travers la piazzetta e si ferm davanti allentrata
della George Inn. Un ragazzino con un cappello calcato in
testa si intrufol tra di loro entrando nel locale. Monmouth
si rivolse al paggio.
197
< Tu resta qui e controlla che non venga nessuno che tu
conosci >
< E se fosse, come posso comunicarglielo, Signore ? >
chiese il paggio
< Anzitutto dammi del tu, per questa sera: dobbiamo
passare per amici o fratelli, non per servo e padrone > disse
Monmouth
< Come desidera...volevo dire come vuoi > fece quello,
correggendosi allocchiataccia del padrone
< Bene > fece Monmouth, tendendogli il bastone con il
pomo di ottone intarsiato dargento < tieni questo: se vedi
qualcuno che conosci devi entrare e andare al banco a berti
una birra, e tenere il bastone in mano. Come quello entra
me lo devi segnalare appoggiando il bastone al bancone >
< Ho capito > fece quello, asciutto. Evidentemente per-
cepiva che quella giterella aveva qualche implicazione peri-
colosa e si capiva che ne avrebbe volentieri fatto a meno,
preferendo il tranquillo servizio alla residenza di Monmouth.
Monmouth lo guard di traverso, sperando che fosse
allaltezza del compito, e entr.
Linterno della George Inn era pieno di fumo e rumor-
oso, e discretamente buio. La locanda aveva una serie di
balconate, alcune con le nestre aperte sulla facciata, che
di giorno consentivano alla luce di ltrare: ma di sera era
necessario un numero esagerato di lumi ad olio, in com-
penso estremamente puzzolenti. Monmouth si guard in-
torno e not subito il tavolo dove gli amici lo aspettavano.
Erano gi arrivati tutti: William Lord Russell, il conte di
Essex, Algernon Sidney, e Thomas Chamberlain di Odd-
ington. Erano tutti vestiti normalmente, pi o meno come
Monmouth e non certo con i vestiti abituali, consoni al loro
rango. Monmouth si diresse al tavolo e ordin una birra
al volo a una cameriera che stava passando. Dopo poco i
198
cinque erano assorti in una profonda discussione.
.
Cricket stava sdraiato sulla balconata della George Inn,
dal lato opposto della sala rispetto al tavolo di Monmouth.
Stava acquattato, in modo da non poter essere visto dal-
la sala sottostante. Attraverso una fessura della balaus-
tra aveva una bella visuale del gruppo grazie a un piccolo
cannocchiale, della cui perdita qualche spettatore di teatro
si stava ancora rammaricando. Osservava a turno quel-
lo che parlava, cercando di decifrare le parole dai movi-
menti delle labbra: purtroppo uno, poi identicato dalla
descrizione come Algernon Sidney, era di spalle, ma per
fortuna sembrava parlare poco.
.
Il paggio di Monmouth incrociava nervosamente da-
vanti allentrata della George Inn, guardandosi intorno con
fare circospetto. Sembrava fare di tutto per far capire ai
passanti che era di guardia. A tratti si allontanava un p
dallentrata e si appoggiava a una carrozza o a uno degli
alberi della piazzetta. Pi volte sent dei rumori e dei fr-
uscii sospetti, dei rumori strani come di ciottoli che venis-
sero lanciati, che lo fecero sobbalzare. Si guard bene in-
torno, ma non trov alcuna spiegazione: Alla ne pen-
s che fosse uno scherzo della sua immaginazione, per la
grande inquietudine che lo aveva preso.
.
I cinque restarono immersi della conversazione per al-
meno unora e mezza, con il solo apporto di tre giri di bir-
ra. ACricket, immobile sulla balconata, era venuta la bocca
secca come il pavimento di legno su cui era sdraiato. Oltre-
tutto i risultati dellosservazione non erano stati molto bril-
lanti, A parte i nomi Charles, James, Stuart, Cromwell ,
aveva riconosciuto una ventina di parole, tra le quali cat-
199
tolici, anglicani, olandesi, francesi, Corona, Corte, peste, in-
cendio : pi o meno le parole che venivano usate in qual-
siasi conversazione avvenisse tra tre o pi inglesi che non
parlassero di birra o di donne. E quelli non erano certo l
per parlare di quelle due cose. Nessuna parola compromet-
tente come attacco, sorpresa, segreto, pericolo, tradimen-
to, silenzio , insomma roba adatta a una discussione tra
partecipanti ad un complotto segreto. Cricket li vide salu-
tarsi ed alzarsi dalla tavola, e uscire, ognuno a distanza di
pochi minuti.
Appena il primo dei cinque, poi identicato come il con-
te di Essex, accenn ad alzarsi, Cricket prese da una tasca
dei pantaloni un sassolino e lo lasci cadere dalla balcona-
ta. Il sassolino rimbalz con un piccolo ticchetto sul pavi-
mento della sala, dove non cerano tavoli, ma solo molte
sedie impilate una sullaltra. Dal mucchio di sedie usc
subito un bambino con un cesto di capelli biondi che strisciano
silenziosamente lungo la parete della sala spar dalluscita.
Cricket si compiacque del fatto che si fosse mosso in modo
da non farsi notare da nessuno: gli aveva insegnato bene.
I quattro compagni di Monmouth uscirono a turno a
breve distanza, prendendo direzioni diverse, e tutti a piedi.
Evidentemente, come Monmouth, avevano avuto la pre-
cauzione di farsi lasciare a una certa distanza dalla carrozza
che certamente li aveva portati nelle vicinanze. Per ognuno
di loro due bambini, poveramente vestiti, si mossero da di-
versi punti della piazzetta, dove no a quel momento erano
rimasti celati a chiunque, e li seguirono tenendosi a distan-
za. Li avrebbero seguiti no alla carozza e poi no a casa.
Le strade di Londra non consentivano di correre troppo e i
bambini, al bisogno, sapevano correre pi di un cavallo in
citt. Se proprio li avessero persi di vista avrebbero anno-
tato il numero o le caratteristiche della carrozza: identi-
200
care in seguito dove il passeggero era stato accompagnato
sarebbe stato piuttosto facile: da qui si sarebbe risalito ai
nomi.
.
Il paggio, stanco dellattesa, si era seduto sulla predella
di una carrozza parcheggiata in un angolo della piazzetta,
appoggiando la mazza a una ruota. Sorvegliava la porta
della George Inn, ma non poteva vedere Monmouth, che
nel frattempo si era alzato e si era fermato al banco per
bere unultima birra. Un bambino usc frettolosamente dal-
la porta, lanci uno sguardo nella direzione del paggio ma
poi prese un altra strada.
Quanti poveri bambini in giro stasera. Se la devono passare
male se mendicano o cercano di borseggiare ancora a questora
pens il paggio. Allimprovviso da sotto la carrozza si ud
un violento e rauco miagolio e un gatto gli schizz come
impazzito tra le gambe, facendolo balzare in piedi dalla
paura. Il gatto era appena sparito che il miagol violento si
ripet e un altro gatto gli si materializz tra le gambe sfrec-
ciando via velocemente. Il paggio fece un salto indietro ma
perse lequilibrio e cadde a terra.
< Maledette bestiacce > esclam, rialzandosi e ripulen-
dosi dalla polvere. Proprio in quel momento vide Mon-
mouth uscire dalla porta e guardarsi intorno alla sua ricer-
ca. Gli mosse subito incontro.
< Tutto bene ? > chiese Monmouth
< ..Certo > esit il paggio, che era ancora scosso dallin-
cidente con i gatti
< Il bastone dove ? > chiese Monmouth
Il paggio lo guard interdetto, poi si ricord dove lo
aveva lasciato
< Lho appoggiato l a quella carrozza, poi due gatti fu-
riosi mi sono passati tra le gambe, poi siete uscito voi, vi
201
sono venuto incontro e lho dimenticato l...> disse tutto di
un ato per giusticarsi < Ora ve lo vado subito a prendere
>
Cerc a lungo, aiutato anche da Monmouth, ma del ba-
stone nessuna traccia, e alla ne se ne andarono scornati
verso il ponte. Dopo pochi attimi due piccole ombre si
staccarono da un portone e li seguirono.
.
Due isolati pi in l, in un piccolo e buio cortile, quattro
ragazzini sedevano in circolo e chiacchieravano sommes-
samente.
< Hai fatto bene a darci il segnale prima che Monmouth
uscisse > disse Sputo < ci hai dato proprio il tempo giusto,
Cricket >
< Quello che aspettava fuori era agitato al punto giusto
> aggiunse Fionda < tra gli sputi e i sassolini che gli ab-
biamo lanciato vicino non sapeva pi da che parte girarsi.
C voluto un p prima di spingerlo no alla carozza, ma
era cos stanco di stare in piedi che doveva sedersi >
< I gatti sono una grande risorsa, comunque > disse
Sputo, anche se il mio lho lanciato meglio
< Ma il verso lho fatto meglio io > rispose Fionda
< Smettetela di litigare > disse il pi piccolo con una
vocetta sottile < anche io ho fatto la mia parte >
< Si Piastrella, e la tua parte ha fruttato un belloggetto
> disse Cricket, rigirandosi il bastone tra le mani e ammi-
rando il pomo di ottone con gli eleganti intarsi di argento
202
24 (resoconto alla Royal, si
parla del glio di
Cromwell)
Ulysses Unt affrett il passo: quella riunione a tarda sera al-
la Royal Society era preventivata da tempo, ma ne avrebbe
fatto volentieri a meno. Lindagine stava accumulando una
montagna di informazioni, ma che lui fosse dannato se ser-
vivano a qualcosa. Gli seccava molto di dover ammettere
con Viscount Brouncker di essere quasi al punto di parten-
za. Lidea che la morte del piccolo Charles non fosse stata
naturale continuava a uttuare nellaria, ma di evidenza a
favore di quella ipotesi, neanche lombra.
Nonostante lora tarda cera in giro abbastanza gente.
Si vedeva bene che la vita della citt aveva ripreso a pul-
sare. Ulysses guard il cielo, che ormai era scuro e in cui
brillavano le stelle. Rimpianse il suo amato telescopio, di
cui aveva trovato solo i resti contorti e carbonizzati in quel
mucchio di macerie fumanti che era stato la sua casa in
Blackraven Alley. Era molto tempo che non passava un
p di tempo a scrutare il cielo: lo aiutava a rilassarsi e gli
portava consiglio.
Gli ampi spiazzi dovuti alle case abbattute e non an-
cora ricostruite offrivano alla vista grandi squarci di cielo,
203
204
e Ulysses ripass rapidamente le costellazioni che poteva
vedere ad occhio nudo. Il riesso delle luci della citt era
ancora scarso e il cielo ancora sufcientemente buio: John
Flamsteed sarebbe stato contento, corvi della torre a parte,
pens sorridendo tra s Ulysses. Il suo sguardo si soffer-
m su diverse costellazioni e si dolse del fatto che, causa
la stagione estiva, non poteva vedere le Pleiadi. Quella
costellazione lo aveva affascinato per molti anni: durante
i suoi studi di astronomia si era a lungo divertito a contare
quelle stelle, facendo a gara con i suoi compagni a chi ne
riuscisse a discernere il maggior numero. Ripass rapida-
mente a memoria le principali: Alcione (la pi luminosa),
Maia, Merope, Taigete, Asterope, Celeno.... lultima non gli
veniva in mente, poi ad un tratto la ricord: Elettra
Elettra era la terza pi luminosa ma, pi che la stel-
la, ad affascinarlo era stato il personaggio che ne portava
il nome. Figlia di Agamennone, sorella di Oreste, istiga
il fatello a vendicare la morte del padre, assassinato dal-
la moglie Clitennestra. Tragica storia, forse la pi tragica
tra le sorti dei protagonisti della guerra di Troia al loro ri-
torno in patria, e talmente complessa che alla ne solo una
soluzione divina, il deus ex machina, riesce a risolvere lin-
garbugliata faccenda. Bella invenzione, quella del deus ex
machina, pens Ulysses: ne avrebbe avuto bisogno anche
lui per risolvere quel caso.
Ormai era quasi arrivato alla Arundel House. Lo riprese
il pensiero di Elettra, cos decisa, cos ferma nel progetto di
vendicare il padre. Riett su quanto forte possa essere il
sentimento della vendetta per un congiunto stretto, per un
glio o per un padre. E se alla base di quel caso ci fosse
stato un sentimento del genere ? Ripens alla traccia dei
Puritani. Chi aveva ucciso il piccolo Charles Stuart poteva
averlo fatto per vendicare Cromwell, ma non perch fos-
205
se un suo seguace: poteva essere un parente, un glio....
Era troppo a corto di informazioni su Cromwell. Avrebbe
dovuto chiedere a Elias Ashmole. E non averebbe dovuto
aspettare troppo. Stava gi salendo le scale della Arundel
House, e Ashmole lo stava aspettando al primo piano.
Ulysses buss al portone, si annunci, fu riconosciuto e
scortato no allo studio di Ashmole. Ashmole e Brouncker
erano chini su una serie di pergamene sparpagliate su un
grande tavolo.
< Benvenuto, Unt > lo salut Ashmole < Accomodatevi
>
Ulysses ringrazi, fece un cenno di saluto con la testa
a Brouncker, e si sprofond in una delle poltrone, segui-
to dagli altri due. Un inserviente arriv subito con una
fumante caraffa di th e lo serv a tutti.
< Ci servir a tenerc svegli, a questora > disse Ashmole
< Personalmente lo preferisco al caff >
< In effetti quando sono uscito di casa avrei amato an-
darmene a letto > ammise Ulysses < ma due passi per stra-
da mi hanno svegliato >
< Le notti sono ancora fresche, nonostante la stagione >
disse Brouncker
< Ma consentono di vedere bene le stelle > fece Ulysses
< Non che ora mi tornerete fuori con quella storia
delle osservazioni stellari di Flamsteed e dei suoi corvi ?
> fece Brouncker < a Corte mi stanno dando il tormento
per quella storia >
< Niente di tutto questo, era solo che guardare le stelle
sulla via di Arundel House ha stimolato la mia fantasia e
mi ha acceso una luce in testa >
< Una luce ? > chiese Ashmole, curioso
< Una idea, una ipotesi. Mi venuto in mente che alla
base del supposto infanticidio di Charles ci potrebbe essere
206
il desiderio di vendicare Cromwell, giustiziato dagli Stuart
>
< La pista Puritana non una novit, anzi stata la
prima, se non mi sbaglio > intervenne Brouncker
< Gi, ma io non pensavo solo a dei seguaci, ma ad un
glio >
< Un glio ? > fece Ashmole < conosco bene i gli di
Cromwell, e potrei escludere che siano implicati in ques-
ta faccenda. Sono personaggi troppo inconsistenti per una
impresa del genere >
< Io avevo pensato a un glio illegittimo > disse Ulysses
< non so molto di Cromwell e pensavo che voi sareste stato
molto pi a conoscenza delle sue vicende >
< In effetti ho vissuto lultimo periodo di Cromwell, lo
ho conosciuto bene, e ritengo di essere molto informato su
tutte le sue vicende. Ho un intero libro di appunti sul Com-
monwealth, ma non ho ricordo di gli illegittimi. Ma vi
posso accontentare subito >
Ashmole si alz, and a uno scaffale della enorme libr-
era che copriva no al softto le quattro pareti della stanza,
cerc un p tra una serie di tomi rilegati in pelle, e alla ne
individu un grosso volume. Lo prese e si rimise a sedere
nella poltrona, cominciando a sfogliarlo.
< Ecco qui > fece, scorrendo una pagina tta di appun-
ti < alla morte di Cromwell in effetti si pose il problema
della sua discendenza, su chi avesse dovuto subentrargli al
potere, che poi and al glio Richard. Mi ricordavo bene.
Per quella occasione io avevo fatto una ricerca accurata,
proprio per scoprire eventuali aventi diritto alla discenden-
za. E tutto qui >
< E cosa concluse ? > chiese Ulysses
< Cromwell ebbe una vita piuttosto agitata no al 1620,
quando spos Elizabeth Bourchier, e da allora non credo
207
che abbia mai pi avuto altre storie amorose. La moglie gli
dette ben nove gli >
< E prima di sposarsi ? > chiese Ulysses
< Beh, prima era una cosa diversa. Cromwell ebbe parec-
chie storie. Ho qui annotato diverse segnalazioni che rac-
colsi al tempo. Per un p si parl di un certo Willian, glio
naturale, ma non mi fu possibile risalire ad altro. Poi ci
fu una storia con Elizabeth Cleveland e si disse che an-
che quella avesse portato a un glio. Ma la traccia della
Cleveland si perdeva nelle colonie americane >
< Scopr altro ? > chiese Brouncker
< Certamente > continu Ashmole < e al tempo mi sem-
br la traccia pi interessante. Cromwell ebbe una relazione
con una certa Mollie Bridge, da cui pare quasi sicuro ebbe
un glio. Si diceva che Cromwell la tratt piuttosto male,
al tempo, quando scopr che aveva avuto un glio suo. Sta-
va scalando il potere e una storia del genere non lo avrebbe
certo aiutato. La storia n nel dimenticatoio, ma dagli ac-
certamenti che feci al tempo pare che Cromwell prese il
glio, assicurando Mollie che ne avrebbe avuto cura, ma
poi lo mise in un orfanatroo. Mollie ne soffr tremenda-
mente, no ad impiccarsi. Il glio poi fugg dallorfana-
troo e spar anche lui nelle colonie, che sono da anni rifu-
gio per chi vuole cambiare vita e far perdere le proprie trac-
ce. Mi ricordo che giunsi no a fare ricerche nelle colonie e
mi fu confermato che un certo Bridge, quasi certamenmte
il glio di Mollie, viveva l >
< Quindi qualche evidenza che fa pensare a un glio
illegittimo esiste > disse Ulysses
< Sono tracce molto deboli, e incerte, vecchie di pi
di 40 anni. Sarebbe stato logico che un pretendente al-
la eredit si facesse vivo alla morte di Cromwell, per es-
igere quello che gli spettava, e invece questo non accadde.
208
Luccisione del piccolo Charles, sempre che sia stato uc-
ciso, implica un disegno criminoso complesso, da parte di
qualcuno che disponga di potere e che abbia lopportunit
di avvicinare il piccolo. E conosciamo bene lentourage di
Corte e di St. James Palace per escludere che vi si annidi
un bastardo di Cromwell. Credo che possiate abbandonare
questa pista, non vi porterebbe da nessuna parte >
< Ora sarebbe bene che ci ragguagliaste sullandamento
delle indagini > disse Brouncker
< Ci sono molte cose da dire, e, lo ammetto subito, pochi
risultati concreti > confess Ulysses < Ma il resoconto sar
abbastanza lungo. Data lora tarda forse sarebbe bene ri-
mandare >
< Avremo pazienza, e non poi cos tardi > disse Brounck-
er < quando avremo nito potrete trattenervi qui per la
notte, Arundel House offre molte sistemazioni. Cos evitere
di affrontare le strade di Londra di notte, che non sono cer-
tamente molto sicure, specie ora che le carrozze non hanno
ripreso ancora completamente il loro servizio >
Ulysses cap che non si poteva esimere da quel compito,
e cominci la sua relazione.
25 (Malawi e Newborne
attraccano a Londra)
La feluca si avvicin lentamente alla banchina, poche centi-
naia di metri a valle del ponte di Londra. I marinai get-
tarono un paio di cime che furono prontamente prese la
volo dagli inservienti del molo, che recuperarono i cavi di
attracco e li assicurarono agli ormeggi, tenendoli progres-
sivamente in tensione, no a che la nave non arriv a toc-
care i parabordi di paglia. Non avevano avuto problemi
o trovato intoppi da quando erano sfuggiti agli olandesi
a All-Hallows-on-sea. La nave olandese non li aveva in-
seguiti. Avevano continuato a sentire i cannoneggiamenti
farsi sempre pi intensi dalla parte di Sheerness, che evi-
dentememnte era sotto attacco e bombardata, come testi-
moniavano i numerosi pennacchi di fumo che si levavano
in quella direzione. Poi la navigazione era stata tranquilla
no allattracco.
Malawi e Newborne erano in coperta, con la Guardia
Nera schierata accanto a una montagna di bagagli. Come
le funi di attracco furono ssate, il capitano fece calare una
passerella e il gruppo cominci a scendere. I battelli che
erano partiti con loro da Calais dovevano aver portato la
notizie del loro ritardo per avarie, perch erano attesi. Ac-
canto a uno dei tanti magazzini allineati lungo la sponda
209
210
erano ferme tre carrozze, con postiglioni e inservienti. Un
gruppetto di uomini si stacc da una carrozza e si avvicin
a Malawi e Newborne. Il pi anziano and con decisione
verso Malawi.
< Sono Viscount Brouncker, presidente della Royal So-
ciety. Immagino che voi siate Malawi, ambasciatore dello
Shah di Persia >
< In persona > disse Malawi compiendo un profondo
inchino
< Qui usiamo stringere la mano > disse Brouncker, inchi-
nandosi anche lui e poi stendendo la mano, che fu subito
stretta da un altrettanto sorridente Malawi
< Cominciamo da subito questo scambio di esperienze
tra civilt lontane > disse Malawi. Poi, indicando i suoi
compagni < Questa la mia scorta, e questo il dottor
Newborne, che immagino conosciate gi >
< Lo conosco bene > disse Brouncker < e sono contento
che abbia fatto il viaggio con voi >
< Ci siamo fatti compagnia > disse Newborne, stringen-
do la mano a Brouncker
< E questi > continu Brouncker rivolto a Malawi, sono
il dottor Hooke e il Dottor Unt. Anome della Royal Society
e della Corona di Inghilterra vi diamo il benvenuto a Lon-
dra. Tra un paio di giorni terremo un piccolo ricevimento
in vostro onore >
< Vi ringrazio innitamente, e ricambio il vostro ben-
venuto a nome dello Shah > Poi la sua attenzione fu colta
dal paesaggio dallaltro lato del ume, a monte della Torre
< spero di portare un vento favorevole: Newborne mi ave-
va detto dellincendio, ma non mi ero reso conto di quanto
fosse stato immenso >
< Ormai acqua passata. Stiamo gi ricostruendo. Avrete
occasione di vedere i cantieri e i progetti di ricostruzione di
211
Sir Christopher Wren > disse Hooke
< Non fate il modesto, Hooke > Disse Brouncker < che
met dei progetti sono vostri >
< Solo qualcuno > si scherm Hooke < ma non rima-
niamo qui sulla banchina. Montate tutti sulle carrozze e vi
porteremo ai vostri alloggi. Voi, ambasciatore, sarete ospite
con la vostra scorta alla Arundel House, la nuova sede del-
la Royal Society. L potrete riposarvi per un paio di giorni,
prima del ricevimento che si terr a St. James Palace, l vi-
cino. Unt acompagner Newborne a Richmond cos potr
riprendere la sua funzione di medico di corte >
Il gruppo si mosse verso le carrozze. Un bambino usc
correndo da dietro un magazzino, giocando con un bas-
tone e una palla di pezza: fece alcune evoluzioni accanto
al gruppo, poi ngendo di perdere il controllo della palla
si avvicin a Ulysses sussurando < Cricket vuole palarle
>: subito dopo, praticamente senza fermarsi, allontan la
palla con un colpo e continu a correre, sparendo dietro
il magazzino. Certamente nessuno si accorse che aveva
portato un messaggio a Ulysses, che si compiacque della
eccezionale efcienza della banda di Cricket.
Dopo pochi minuti il gruppo era stato tutto imbarca-
to sulle carrozze che si mossero in direzione del ponte. Si
faceva sera e le strade erano relativamente libere. Prima di
giungere a Pudding Lane le carrozze svoltarono in Thames
Street. Ulysses lanciava sguardi a quei posti che erano stato
teatro di una sua recente avventura, Uno sguardo partico-
larmente intenso and al punto da cui dipartiva Blackraven
Alley, ora irriconoscibile per labbattimento delle macerie e
le opere di ricostruzione. Newborne, che era salito nella
stessa carrozza e gli si era seduto accanto si accorse della
emozione di Ulysses.
< Sar anche acqua passata > disse rivolto a Ulysses,
212
riferendosi allespressione usata poco prima da Hooke, <
ma passata di fresco e fa ancora male al cuore >
< L cera casa mia, e tutto quello che avevo > sospir
Ulysses < E per queste strade passavo tutti i giorni, e pi
volte al giorno >
Newborne non continu e lasci Ulysses ai suoi pen-
sieri.
Dopo pochi minuti le carrozze, risalita Fleet Street tra
macerie e cantieri, passarono Temple Bar e dallo Strand
furono alla Arundel House in un attimo.
Malawi e la sua scorta si fermarono l con Brouncker e
Hooke. Newborne, dopo aver salutato con un lungo ab-
braccio Malawi e avergli promesso che si sarebbero visti
quanto prima, continu con la carrozza insieme a Ulysses.
Visto che li aspettava un percorso pi lungo si misero co-
modi sui due sedili opposti.
< Finalmente a casa > disse Ulysses < immagino siate
contento >
< La Persia cos diversa e cos lontana che pochi mesi
di lontananza valgono come un lungo esilio > fece New-
borne < si, sono contento di essere tornato, anche se la vista
di questa citt distrutta mi spezza il cuore: me ne ero un p
dimenticato >
< Come diceva Hooke si cerca di non pensarci: ci siamo
concentrati sulla ricostruzione. Piuttosto mio triste do-
vere darvi una brutta notizia..>
< Immagino vogliate dirmi del piccolo Charles > lo in-
terruppe Newborne
< Come ! Lo sapete gi ? > chiese stupito Ulysses
< Lo abbiamo saputo in Francia. Una notizia simile vi-
aggia veloce e lambasciatore Malawi ha una eccellente rete
di informatori sul continente >
< E stata una tragedia > disse Ulysses
213
< Mi immagino il dolore dei genitori. Mi ricordo che gli
erano cos attaccati...>
< Soprattutto per quanto la cosa stata improvvisa e
inaspettata > disse Ulysses < il bambino stava bene, a quan-
to mi ha detto il vostro sostituto >
< Era in perfetta salute quando sono partito per la Per-
sia, e lo era stato n dal momento del parto, a cui ho assis-
tito personalmente >
< Non aveva mai manifestato segni di debolezza di pol-
moni, di cuore ? > accenn Ulysses
< Assolutamente mai. E lo vedevo tutte le settimane,
come tutta la famiglia reale, del resto > disse Newborne
< Immagino che sia stata quella che noi chiamiamo una
morte improvvisa. Il respiro si ferma, apparentemente
senza motivo. Non poi tanto rara nei bambini prima
dellanno di et >
< A proposito di famiglia, quasi mi dimenticavo > disse
Ulysses battendosi la mano sulla fronte < credo che dovreste
fare un salto a St. James Palace, appena potete. Il Vescovo
Hyde l da alcuni giorni. Ha preso un brutto raffreddore
e una tosse che non vuole andarsene, e penso che sarebbe
bene se gli deste una occhiata >
< Sar mia premura, entro un paio di giorni al massimo
> disse Newborne < devo comunque andare a St. James.
Ho un piccolo studio anche l e in genere gli ospiti della
Corona che alloggiano nel palazzo ricorrono alle mie cure
e ai miei consigli >
Durante il viaggio Newborne raccont della Persia e
mise Ulysses anche al corrente dellincidente con i soldati
olandesi. Continuarono a parlare del pi e del meno -
no a che la carrozza non si arrest nel piazzale di Rich-
mond Palace. Il palazzo originario dei Tudor era stato in
gran parte abbattuto dai puritani nel 1649 per utilizzarne le
214
pietre per altre costruzioni, ma molte parti minori erano ri-
maste in un complesso che era ora di propiet del principe
James Stuart. Newborne scese, mentre i postiglioni scari-
cavano i suoi bagagli e un gruppo di servitori usciva dalla
guardiola per accoglierlo.
< Sono arrivato, a quanto pare > disse rivolto a Ulysses
che era rimasto sulla carrozza
< Spero che vi riposerete un p > disse Ulysses, tenden-
dogli la mano dal nestrino
< Non c dubbio > convenne Newborne, stringendogli
la mano < il viaggio stato stancante e il sonno sar meri-
tato. Ho avuto anche la mia razione di guerra >
< Immagino che ci vedremo, di quando in quando >
disse Ulysses
< Di sicuro, e avr il piacere di invitarla a bere un p
del nettare che mi sono portato dalla Persia, un th mer-
aviglioso > disse Newborne, guardando con amore le pic-
cole balle di Lapsang Souchong che venivano scaricate dai
servitori.
< La prendo in parola > disse Ulysses. La carrozza ri-
part per riportarlo a Londra.
26 (Visita a The Clink da
Cricket)
Perch la chiamassero Clink si perdeva un p nella notte
dei tempi, visto che era l pi o meno da cinquecento anni,
ma alla gente di Southwark piaceva la versione pi popo-
lare, cio che il nome volesse ricordare un rumore metalli-
co. E di rumori del genere la Clink aveva sempre abbonda-
to, dello strascicar di catene, allo scorrere dei chiavistelli,
allo scatto delle serrature dei cancelli di ferro: come si ad-
diceva a una prigione i cui guardiani si vantavano del fatto
che fosse la pi vecchia di Inghilterra.
Formalmente la Clink apparteneva al vescovo di Winch-
ester, dato che sorgeva nei suoi possedimenti di Southwark
ed era adiacente al complesso di Winchester Palace. Dal-
la sua fondazione era stata adibita a detenere religiosi che
non si attenevano alle regole e non si adeguavano ai cambi-
amenti locali di fede religiosa, che in Inghilterra, specie dai
Tudor in poi, non erano certo mancati. Sotto Cromwell era
stata adibita ad ospitare i preti che non si erano adeguati
alle norme Puritane, ma ultimamente, dato che aveva molto
spazio a disposizione, veniva usata anche per tenere al fres-
co per qualche tempo i debitori.
Descritta da tempo come un buco, ma poco usato la
Clink era comunque una istituzione, non solo di South-
215
216
bank, ma della citt, e essere nella Clink era diventato un
sinonimo di stare in prigione. Anche perch ai londinesi
piaceva pensare alla Clink come prigione, piuttosto che al-
la Torre, perch dalla Clink era molto pi probabile uscire
con i propri piedi.
Che fosse poco usata era evidente, pens Ulysses, guardan-
do i decrepiti muri scortecciati della costruzione, e le molte
nestre che erano chiaramente chiuse da tempo. Si ricord
delle indicazioni che Cricket gli aveva dato per raggiunger-
lo:
< Dove ti posso trovare ? > aveva chiesto Ulysses quan-
do gli aveva dato lincarico di seguire Monmouth. Sape-
va che Cricket cambiava spesso la sua base operativa per
rendere pi difcile agli sbirri il compito di scovare la sua
banda di ladruncoli.
< Meglio se ti trovo io > aveva detto Cricket che non
amava rivelare il suo covo. Visitare era pi sicuro di esser
visitati. Soprattutto per le visite inaspettate.
< Dai Cricket, non ti di di me ? > aveva detto Ulysses
sorridendo
< E pi forte di me > aveva detto Cricket < anche se tu
sei la persona di cui mi dovrei dare di pi in tutta Londra
>
< Non puoi fare una eccezione ? Metti che abbia bisog-
no urgentemente di te e che non abbia a portata di mano
uno dei tuoi, cosa che, ammetto, quasi impossibile visto
che spuntate come funghi >
< Appunto > aveva risposto Cricket per ribadire lef-
cienza della sua rete di controllo < Ma tu meriti leccezione.
Sto, stiamo alla Clink >
< Geniale ! > aveva convenuto Ulysses < per evitare che
vi becchino e vi portino in prigione, ci abitate direttamente
>
217
< Non proprio cos > aveva sorriso Cricket < la Clink
molto grande e ne usano solo una parte. La parte che non
usano come abbandonata. O meglio lo era...>
.
Seguendo le indicazioni che aveva avuto, Ulysses pass
davanti alla guardiola, dentro la quale intravide uno sbir-
ro che dormicchiava appollaiato su uno sgabello, e cam-
min lungo tutto ledicio. Quasi alla ne cera il picco-
lo cancello. Rugginoso e quasi scardinato, che sembrava
non essere stato usato da anni. Ma quando mise la mano
tra le sbarre il chiavistello, perfettamente oliato, non fece
alcun rumore e la piccola anta del cancellino si apr silen-
ziosamente. Ulysses richiuse il cancelletto e si avvi per lo
stretto passaggio erboso tra la Clink e un vecchio palazzo
adiacente. Fece appena a tempo a vedere la silhouette di
una piccola testa rientrare da una nestra. Un istante dopo
sent un rumore sordo, come di un sasso che colpisce una
botte. Evidentemente era il segnale della sentinella.
Poco pi avanti il passaggio si apriva su un piccolo cor-
tile, situato proprio dietro alla Clink. Il cortile era pieno
di vecchie cianfrusaglie, coperte di ragnatele, a testimoni-
anza ulteriore dellabbandono di quella parte della vecchia
prigione. Le porte e le nestre da quel lato erano chiuse.
Ulysses si mise in attesa, come gli era stato detto.
< Psssst > sibil una voce dietro di lui
Ulysses si volt e vide che una porta si era appena soc-
chiusa, mostrando un viso: in realt nella penombra scorge-
va solo una macchia di efelidi arancioni in cui si spalanca-
vano due enormi occhi azzurri
< Vieni > sussurr il bambino aprendo la porta abbas-
tanza per farlo passare. Come Ulysses fu entrato, la richiuse
con un pesante catenaccio.
218
< Seguimi > disse, e part per i corridoi bui. Ulysses
tenne dietro.
Passarono un paio di corridoi su cui si affacciavano pic-
cole celle. I cancelletti erano aperti e in ogni cella cerano
lettini e pagliericci, casse di legno e vecchie botti utilizzate
come mobilio. Su una piccola botte Ulysses scorse un or-
sacchiotto di pezza. Quello era evidentemente il dormito-
rio della banda di Cricket. Salirono alcune rampe di scale
no al secondo piano. I muri erano scortecciati, ma erano
spessi no a due piedi, e di solida pietra. Non a caso la
Clink era in piedi da cinque secoli. Unaltro corridoio si
affaciava su una sala pi ampia. La sala del trono.
Re Cricket era chino su un tavolo con una carta di Lon-
dra e stava ragionando con un paio di mocciosi, evidente-
mente i suoi luogotenenti. Ulysses non pot fare a meno
di sorridere. La similitudine con dei generali che prepara-
no una battaglia, o pi semplicemente con Sir Christopher
Wren che discute con i suoi ingegneri come riedicare Lon-
dra era evidente. Come sentirono il passo pesante di un
adulto Cricket e i suoi alzarono lo sguardo.
< Buongiorno > salut Ulysses
< Salve Ulysses > fece Cricket illuminandosi in viso <
ti aspettavo. Vieni > Conged i due luogotenenti con un
gesto e invit Ulysses a un tavolo accanto a cui stavano
alcune sedie.
< Sei messo bene qui > osserv Ulysses mettendosi a
sedere su una bella sedia di rovere dallalto schienale, foder-
ata di velluto rosso
< Non mi lamento > disse Cricket < se mai si lamenterebbe
il duca di York se ti vedesse su una delle sue sedie >
< Avevo notato infatti che la mobilia non di scarto >
disse Ulysses
< Durante la peste i nobili se ne sono tutti scappati in
219
campagna, spesso veri e propri traslochi > disse Cricket <
poi dopo il Great Fire e la ne della pestilenza ci sono stati
i traslochi di ritorno. I traslochi sono momenti caotici, si
tende a mancare di attenzione...>
< ...e qualcosa nsice per non trovarsi pi > sorrise Ulysses
< In genere preferiamo cose piccole, ma preziose. Sono
meno pesanti, si portano meglio addosso. Ma qualche vol-
ta facciamo una eccezione > disse indicando i tavoli e un
paio di mobili che facevano bella mostra nella sala
< Ma non temete di esser scoperti ? >
< La zona intorno alla Clink semiabbandonata. Dietro
e di anco alla Clink ci sono due palazzi diroccati, dove si
rifugiano disgraziati, ladri e latitanti > disse. Cricket
< Siete in buona compagnia, insomma > rise Ulysses
< Si, per si d il fatto che gli sbirri sanno di questi covi
di gentaglia, ma non del nostro. Se mai fanno una retata
vanno nelle costruzioni accanto dove trovano sempre qual-
cuno da arrestare. Alla Clink non pensano di certo. Tutti
pensano che questa ala sia abbandonata e che nessuno vi si
nasconderebbe essendo ancora parte della prigione. In ef-
fetti siamo in comunicazione con la parte funzionante del
carcere. Solo un paio di cancelli, che stanno sempre chiusi
>
< E se venissero aperti ? >
< Farebbero un tale baccano che la sentinella li sentirebbe
e darebbe lallarme. Turni di dodici ore >
< Ma da dove scappereste ? Dal passaggio e dal cancel-
letto che ho percorso io ? E molto stretto e d quasi sulla
entrata della Clink. E se avessero circondato lisolato ? >
< Nel caso previsto che scappiamo dai tetti. Da qui
> disse Cricket indicando le travi del softto sopra le loro
teste < si arriva a dieci isolati di distanza, almeno in tre
diverse direzioni. Attualmente siamo circa cinquanta e gli
220
abbaini con le botole di uscita sono cinque: saremmo fuori
in meno di un minuto, e non dobbiamo portare via niente
con noi >
< Va bene, hai vinto > disse Ulysses < siamo al sicuro.
Ma ora dimmi di quello che hai scoperto >
< Sarai un p deluso...> cominci Cricket guardando di
lato.
< Non ti preoccupare, tu racconta >
< Monmouth lo abbiamo seguito come ci hai detto, da
tre giorni ormai, lui e quelli che incontra > Dalle carte che
erano sul tavolo Cricket prese una piccola pergamena, ver-
gata con scrittura irregolare < Ratto ha fatto la lista di quelli
che ha incontrato e dei movimenti che hanno fatto. Vedrai
che sono gente importante, e nessuno vicino agli Stuart >
< Grazie > disse Ulysses, intascando la carta < poi me
la leggo. Ma tu intanto dimmi con parole tue che idea ti sei
fatto >
< Non saprei di preciso. Certo ha incontrato tante per-
sone ed andato in molti posti. Alcuni movimenti e al-
cuni incontri non sono sospetti. Come quando andato
alla Torre per discutere con alcuni ufciali. Hanno anche
provato un nuovo fucile, sembra che sia francese, che in-
vece di sparare una palla spara una stecca con attaccata una
bomba, la chiamano granata >
< E tu come lo sai ? >
< Nel cortile della Torre dove hanno provato larma,
dentro una botte, cera Harry Memoria, e quello ti potrebbe
ripetere tutta la Messa Cattolica anche se la sente una sola
volta. Di certo nora non lha mai sentita >
< Bene > disse Ulysses < e poi ? >
< Poi ha incontrato parecchi nobili, tutti protestanti. Non
doveva essere un incontro pulito, perch giungevano sul
posto separatamente, lasciando le carrozze a distanza, vesti-
221
ti in modo non appariscente. Di certo avevano qualcosa da
nascondere >
< Beh, mi sembra gi qualcosa > osserv Ulysses
< Purtroppo non ho sentito niente di veramente interes-
sante. Una volta li ho osservati io, alla George Inn: hanno
parlato tanto, ma non di cose compromettenti >
< Questo non mi stupisce molto. Non ne parlerebbero
apertamente in pubblico. Avranno usato modi di dire e al-
lusioni. Se hanno gi concordato un piano, possono par-
larne nei dettagli senza che unestraneo lo scopra >
< E possibile > disse Cricket, guardando il tavolo pieno
di carte e pensando a poco prima, a come parlava dei piani
della banda con i suoi luogotenenti.
< Sar bene che tu continui a sorvegliarlo > disse Ulysses
< Ci penso io, personalmente > disse Cricket
Ulysses prese dalla tasca la carta con il resoconto di Crick-
et e la scorse attentamente.
< E poi voglio che tu segua anche un paio di loro > prese
una penna, scrisse un paio di nomi e allung il foglio a
Cricket
< Nessun problema > disse Cricket dando uno sguar-
do al foglio < Ci metto Ratto e Harry Memoria: puoi stare
tranquillo >
< Allora siamo daccordo > disse Ulysses alzandosi <
presto ci sar un ricevimento a St. James Palace, e sar invi-
tato anche Monmouth. Potrebbe essere una occasione mon-
dana in cui potrebbe incontrare qualcuno in particolare.
Tieni gli occhi aperti >
< Aspetta Ulysses, prima di andare volevo farti vedere
una cosa > Cricket salt gi dalla sedia, prese Ulysses per
una manica e lo fece avvicinare a una nestra < Vieni >
< Che vuoi farmi vedere ? > chiese Ulysses perplesso
222
< Quanto tempo che non guardi le stelle ? > chiese
Cricket
< Parecchio > sospir Ulysses
< Ti pesa, vero ? >
< Beh, lo sai. Hai visto quando stavi da me a Blackraven
Alley. Sono astronomo, e guardare le stelle mi rilassa, mi
ispira e mi fa venire le idee. Pensa che ieri, andando da
Brouncker, mi venuta una idea solo a pensarci, alle stelle
>
< E guardarle bene non puoi ? >
< Non ho pi il telescopio. E andato in fumo con tutta
Blackraven Alley >
< Comprartene uno nuovo ? >
< Non sono ancora cos ricco. Il compenso che mi hanno
dato alla Royal per i due casi che gli ho risolto...>
<...che abbiamo risolto > corresse Cricket
< E vero. Ma mi bastato solo per ricomprarmi vestiti e
cose di casa, e ci pago la pigione sopra allYe Olde Cheshire
Cheese. Un telescopio come lo voglio io costa una fortuna,
e poi non si trova ad ogni angolo di strada. Va richiesto a
un artigiano. Magari straniero. I migliori al momento sono
quelli Italiani >
< Ma davvero ? > fece Cricket con un sorrisino
< Cricket, che stai pensando ? > disse Ulysses che conosce-
va bene quellespressione
< Pensare ? Niente. Volevo solo un tuo parere... > fece
schioccare le dita e un paio di bambini si avvicinarono,
tenendo ognuno un fardello avvolto in sudicia tela <...su
questa cosa qui che ho trovato >
Rapidamente il primo bambino estrasse dal sacco di tela
un pesante cavalletto di ferro e ottone e lo pos davanti alla
nestra. Laltro bambino, aiutato dal primo, estrasse dal
223
suo sacco un lungo e pesante cilindro di ottone e lo incastr
sul cavalleto. Poi i due sparirono di corsa.
< Ma questo ...> fece Ulysses sbarrando gli occhi
< Si ? > fece Cricket
< Questo un telescopio > mormor Ulysses
< Ah si ? quello che volevo sapere, e come ti sembra ?
>
Ulysses si avvicin allo strumento. Lo guard da vici-
no, come si guarda una reliquia. Poi cominci a toccarlo
con mani esperte. Con pochi gesti sicuri regol il cavallet-
to e posizion il telescopio in linea con la nestra. Guard
dentro.
< Perbacco ! > esclam
< Che succede ? Qualcosa che non va ? E rotto ? >
osserv Cricket ngendo stupore
< No... che.... uno strumento eccezionale. E il primo
che vedo che impiega lerettore, il doppietto di lenti che
raddizza le immagini che normalmente sono capovolte. Ve-
ramente elegante > disse Ulysses guardando lo strumento
con una specie di adorazione: not una incisione vicino al-
loculare < Ma viene da Roma, dellofcina di Giuseppe
Campani ! Vetri limpidissimi, snodi e regolazione perfetta.
Mai visto niente di simile. Ma dove lhai trovato ? >
< Quanto allo strumento mi ero fatto una idea anchio
che fosse roba buona > disse Cricket con aria innocente <
Ho guardato un p in giro dalla nestra, verso la residenza
del vescono di Winchester...>
< Cricket ! > fece Ulysses < non sta bene curiosare in
casa daltri, non questo lo scopo del telescopio >
< Vero > disse Cricket < ma io non mi intendo di stelle
e non avevo altro modo di capire se limmagine ingrandita
era buona. Ora invece so che veramente buona. Il fatto
che il vescovo abbia una amante, o potrebbe essere anche
224
una domestica che gira nuda, irrilevante. Ma posso dire
con certezza che ha due piccoli nei sul cu..>
< Cricket ! > lo interruppe Ulysses < Ti pare una cosa
onesta ? >
< Aspetta ad arrabbiarti, Ulysses > lo ferm Cricket con
un cenno della mano < Quanto a dove lho trovato, forse
trovare non il verbo adatto. Ero alla Torre, nascosto vi-
cino al corpo di guardia, quel giorno che ho seguito Mon-
mouth alla dimostrazione delle granate. E arrivato un car-
ro e hanno scaricato molte casse, le hanno trasportate in
un magazzino esterno alle mura, che affaccia sui fossati, e
non hanno chiuso la porta. Siccome Monmouth era appena
arrivato e i ragazzi lo sorvegliavano da dentro, sapevo di
avere tempo e allora sono entrato nel magazzino e ho da-
to unocchiata. E stato facile aprire alcune casse e vedere
cosa contenevano. Quelle pi piccole, che avremmo potuto
trasportare agevolmente...>
< Cricket ! > mormor Ulysses che vedeva la cosa spro-
fondare sempre di pi nellillegalit
< Ho visto questa cosa qui, e siamo tornati di notte: ver-
so le tre tutti dormono della grossa, e aprire il lucchetto del
cancello stato banale. Abbiamo fatto piano e nessuno si
accorto di niente. Mi spiace solo che Sir Flamsteed dovr
fare un altro ordine a quel tipo di Roma....>
< Vuoi dire che questo telescopio era destinato a Sir
John Flamsteed, il futuro astronomo di corte, e che tu lo hai
sofato da un magazzino della Torre ? Ma ti rendi conto ?
>
< Sir John Flamsteed ricco, e non avr problemi a com-
prarsene unaltro. Tu ne hai pi bisogno >
< Non potrei mai portarlo con me, uno strumento uni-
co e se qualcuno lo vedesse potrebbe capire che rubato: io
non me lo posso certo permettere > disse Ulysses
225
< Per questo star qua da me. E tu potrai venire qui
tutte le volte che vuoi a vedere le stelle. Come hai visto
un posto piuttosto riservato >
< Beh > tentenn Ulysses < messa cos posso anche ac-
cettare: ho troppo voglia di rivedere le mie stelle >
< Bravo. Cosi si fa. E poi Flamsteed se lo meritava >
< Che vuoi dire se lo meritava ? > chiese sorpreso
Ulysses
< Io sono cresciuto per strada e ho passato giorni e notti
sulla banchina del Tamigi, da solo > sospir Cricket
< Mi dispace, ma che centra...>
< Solo, ma in compagnia di tanti corvi. Io li adoro, i
corvi >
226
Capitolo 27 - Ricevimento
Chi fosse passato nella piazzetta davanti a St. James Palace
avrebbe capito che al piano terreno si stava celebrando qual-
cosa. Di solito, solo qualche nestra ai piani superiori era
illuminata. Ora invece le nestre del salone principale era-
no sfolgoranti di luce. Allentrata stazionava un numero di
soldati superiore al solito, tra cui anche una coppia di nos-
tra conoscenza: il veterano Gilbert e il giovane Dafoe. Dai
visi sorridenti si capiva che per loccasione avrebbero rice-
vuto qualche gratica, verosimilmente in forma di rhum
e di un permesso, pi probabilmente entrambe le cose, la
seconda per smaltire la prima.
Il primo ad arrivare era stato il dean di Westminster,
che ne aveva approttato per fare visita al vescovo Hyde.
Nellultima mezzora erano arrivate molte carrozze. Due
ragazzi di Cricket, Sputo e Fionda, che sorvegliavano len-
trata, erano stati incaricati di segnare chi entrava o usciva
e quando. Cerano stati un p di problemi perch erano
rigorosamente analfabeti, ma poi Cricket era riuscito a sp-
iegare a quali personaggi corrispondessero i segni delle let-
tere. Lora di entrata e uscita sarebbe stata ricavata da un
piccolo orologio a pendolo, rubato per loccasione da Pias-
trella in una casa patrizia, nascosto accanto ai due osserva-
tori. I primi ad arrivare erano stati Hooke, Elias Ashmole,
larchitetto Wren e il suo vice Bligh. Brouncker e Newborne
227
228
erano andati a prendere Malawi, che aveva avuto un bel da
fare a convincere Ahmedche non poteva intervenire al rice-
vimento con tutta la Guardia Nera in assetto da battaglia.
Il fatto che la guarnigione di St. James Palace contasse pi
di cento uomini non era bastato minimamente a convin-
cere il soldato persiano. Alla ne si erano accordati che la
Guardia Nera si sarebbe appostata in una carrozza in fondo
alla piazzeta davanti a St James Palace, in modo da poter
intervenire al bisogno al massimo in un minuto. Quan-
do erano partiti da Arundel House, Malawi aveva visto
che la Guardia portava con s le coti per aflare le scimi-
tarre. Cos avrebbero saputo come ingannare il tempo nella
carrozza.
Poi era arrivato Monmouth, in elegante divisa da uf-
ciale, accompagnato dal solito paggio in alta livrea. Poi er-
ano arrivati alla spicciolata alcuni ufciali e qualche mem-
bro della Royal Society, tra cui il dottor Locke. Hyde e il
suo maggiordomo Robert erano gi a palazzo e sarebbero
scesi al momento buono insieme al dean.
Ulysses e Rubella arrivarono per ultimi. Rubella si era
addobbata per loccasione con un vestito rosso che le stava
benissimo, i capelli tirati su in una complicata acconciatura
da cui continuavano a scappare riccioli, secondo Ulysses
premeditatamente. Quando scesero dalla carrozza il gio-
vane soldato Dafoe venne ad aprire la porta e la visione di
Rubella lo lasci di sasso
< Puoi chiudere la bocca, soldato > disse sorridendo
Ulysses quando scese anche lui, passandogli davanti
< Sei geloso ? > lo stuzzic Rubella dirigendosi allen-
trata sotto gli sguardi di tutto il corpo di guardia
< Se fossi geloso, con te che fai la cameriera al Ye Olde
Cheshire Cheese, penso che potrei morire. Mi do di te >
< Bella risposta, bel dottore. Vedi di starmi accanto al
229
ricevimento, invece di andare in giro a investigare. O al-
meno dammi qualche compito. Lo sai che poi nisco per
essere assediata dai peggiori vecchiacci >
< Nessun compito. Solo guardati intorno, e poi mi sai
dire se hai visto qualcuno che non ti piace >
< Brutto, intendi ? >
< No, qualcuno con qualcosa che non ti torna >
< Va bene > assicur Rubella. Nel frattempo avevano
passato il corpo di guardia, attraversato il cortile e, saliti un
paio di scalini, erano entrati nella sala del ricevimento. Il
salone era stato illuminato con dovizia di candele e lumi ad
olio profumato ed era veramente splendente. Una grande
tavola ad U occupava buona parte della sala. La tavola
era apparecchiata sontuosamente con vasellame pregiato e
posateria dargento. A Ulysses vennero in mente i danni
che la banda Cricket avrebbe potuto fare se avesse avuto
mano libera. Alcuni camerieri giravano per la sala offrendo
pasticcini e bevande.
Nellattesa che cominciassero a servire la cena si for-
marono alcuni gruppetti. Monmouth e gli ufciali fecero
mucchio intorno a Rubella, che sopport con rassegnazione
una esagerazione di complimenti, sperando solo che non le
venissero da ex soldati di Cromwell. Il dean di Westminster
stava continuando una conversazione di natura religiosa
con il vescovo Hyde, assistito da vicino da Robert in veste
di maggiordomo. Larchitetto Wren e il suo vice Bligh sta-
vano ragionando di costruzioni, ed erano stati raggiunti da
Elias Ashmole. Ulysses fece gruppo intorno a Malawi con
Newborne, Hooke, Locke, e Brouncker.
< Vi siete riposato ? > chiese Newborne a Malawi
< Direi di s > disse Malawi < ma sono ansioso di vis-
itare questo paese >
< Non ci sono problemi > disse Brouncker < abbiamo
230
previsto per voi un bel programma . Vi faremo vedere tutto
>
< Almeno tutto quello che in piedi > disse Hooke <
quello che andato gi purtroppo no, e per quello che
Wren sta tirando su ancora troppo presto >
< Penso che avr comunque molto da vedere > disse
Malawi < e non detto che non torni a breve per una sec-
onda visita >
< I nostri paesi sono cos lontani > si intromise Locke
< Lontani di sicuro, ma non abbastanza da non ricevere
brutte notizie > sospir Malawi
< Brutte notizie ? > chiese Brouncker < che successo ?
>
< Ieri mi arrivato un messaggio da Isfahan, partito da
l poco dopo che io e Newborne ce ne siamo andati. Il
mio amico Sahid, capo della scuola di Medicina della cap-
itale, quando mi aveva salutato alla mia partenza mi ave-
va rivelato che stava investigando sulla morte del grande
Shah Abbas II, e che mi avrebbe fatto sapere di eventuali
sviluppi. E ha mantenuto la parola >
< Vi ha mandato un messaggio ? > chiese Locke
< Si, e nel messaggio mi dice che si convinto che lo
Shah sia stato assassinato: sostiene che sia stato avvelenato
>
< Ha trovato tracce di veleno nel cibo ? > chiese Hooke
< Nel cibo non possibile > disse Malawi < da secoli i
regnanti di Persia usano gli assaggiatori che provano tutto
prima che lo Shah lo assaggi >
< E allora come hanno potuto...? > chiese Brouncker
curioso
< Il nostro Shah aveva gran cura della propria persona
ed era solito cospargersi di creme e unguenti. Sahid sostiene
che stato ucciso con un veleno che agisce per contatto >
231
< Aconito ! > disse Newborne < per contatto e non
lascia traccia >
< E quello che pensa Sahid > annu Malawi < ha prova-
to sugli animali tutti gli unguenti e creme che ha trovato al-
la reggia, e il contenuto di un vasetto quasi vuoto ha ucciso
il coniglio in breve tempo >
< Ma come funziona laconito ? Io credevo solo per
ingestione > chiese Brouncker
< E infatti la via pi usata > disse Hooke < ma se la
tintura viene a contatto con la pelle, pura o diluita con liq-
uidi o creme, viene assorbita altrettanto bene. Sono stati
segnalati principi di avvelenamento solo perch i mazzeti
di ori di aconito sono stati colti a mani nude >
< E i sintomi sono gli stessi ? > chiese Brouncker
< Analoghi > disse Malawi < ma lo Shah aveva labitu-
dine di ungersi prima di andare a dormire, e se il veleno
agisce nel sonno non da sintomi eclatanti. Semplicemente
il respiro si ferma e si passa dal sonno alla morte. E ap-
punto quello che successo al nostro Shah. Al tempo non
sapevamo farcene una ragione: lo Shah aveva i suoi anni
ma era in perfetta salute >
< Che brutta storia > osserv Brouncker
< Brutta di sicuro > sospir Malawi < e peggio sar se
il successore, Suleiman, non dar prova di s migliore di
quella che ha dato nora. Forse lor signori si stupiranno >
disse rivolto al gruppetto < che io parli cos del regnante,
che in n dei conti io rappresento. Ma io sono un fedele di
Shah Abbas II, e questo incontro tra i nostri due paesi era
stato voluto da lui, e non da altri. La sua memoria troppo
viva in me, e spesso mi dimentico che non pi tra noi >
< Un grande sovrano resta nei secoli > disse solennemente
Brouncker < in qualsiasi paese >
232
< La Persia un paese curioso da questo punto di vista
> fece Malawi < siamo pieni di strane tradizioni e leggende,
i re, un tempo i grandi imperatori, erano assimilati a di-
vinit, e si diceva che talora fossero minacciati da divinit
avverse. Quando Shah Abbas II morto sono state ipotiz-
zate le pi strane maledizioni...>
< Qui invece le morti dei re sono meno misteriose >
disse Hooke < ultimamente li decapitano >
< Trattenetevi Hooke > lo riprese Brouncker < non di-
amo un idea allambasciatore che il regicidio una prassi
inglese >
< Conosco bene la vostra storia per non cadere in un
simile equivoco > sorrise Malawi
Il tonfo del bastone del mazziere che annunciava che la
cena era servita risuon nella sala. I camerieri convogliarono
i vari gruppetti verso il grande tavolo. Le discussioni per
un momento furono sospese.
28 La raccolta dellaconito,
estrazione e preparazione
Si ricordava bene quando lo aveva raccolto quasi un an-
no prima. Aveva un aspetto piacevole, con i ori carnosi
di un bel blu scuro intenso, che sembravano un morione,
lelmo dei soldati spagnoli. Non era stato difcile trovarlo,
dato che cresceva spontaneamente quasi dovunque. Ave-
va dovuto solo scegliere un luogo appartato: uno che rac-
coglieva aconito poteva indurre sospetti e far fare deduzioni
pericolose.
Tanto comune quanto letale. Che fosse velenoso era no-
to dai tempi di Omero. I Galli e i Germani lo usavano per
avvelenare le punte delle frecce e delle lance. Nellisola di
Ceo veniva usato per sopprimere gli anziani, ormai inutili.
I contadini che lo usavano per avvelenare volpi e lupi lo
chiamavano anche Strozzalupo.
Aveva vagato tra i cespugli, con i ori blu allaltezza
degli occhi. Dopo unora ne aveva raccolto una fascina,
con ori, foglie, fusti e radici. In realt le foglie e le radici
erano quelle pi ricche del principio attivo, ma i ori gli
piacevano. Aveva usato guanti di budello, perch la pelle
non venisse a contatto con la pianta .
Era tornato nel piccolo casale e vi aveva messo le pi-
ante ad essiccare. Dopo un paio di mesi era tornato, ave-
233
234
va macinato e pestato bene tutto e poi lasciato a macerare
nellalcool. Poi aveva ltrato la tintura.
Lanta dello stipetto di legno si apr senza cigolare. Le
due ampolle erano ancora l, piene e ancora sigillate con la
ceralacca. Il liquido aveva un colore azzurrino intenso. Per
questo a suo tempo aveva usato i ori: il colore gli piaceva
e consentiva di riconoscere subito la sostanza. Estrasse una
ampolla, indossando sempre i guanti di budello, stacc la
ceralacca con la lama di un coltello e estrasse il tappo di
sughero.
Prese il coniglio dalla sacca di iuta che aveva porta-
to con s. Pos lanimale, che aveva entrambe le zampe
legate, sul tavolo. Poi aspir un p di tintura con una siringa
di ottone, e appoggiata la cannula nellangolo della boc-
ca del coniglio iniett il liquido, tenendo fermo e chiuso il
muso, in modo che fosse costretto a inghiottire.
Poi si sedette e aspett. Se aveva fatto bene i calcoli, es-
sendo la dose elevata e lanimale piccolo, gli effetti si sareb-
bero dovuti manifestare abbastanza alla svelta. Il veleno ci
mise una mezzora a fare il suo effetto. Affanno, agitazione,
tremito, una breve convulsione, e poi la morte.
Riemp un paio di provette e le avvolse accuratamente
nel cotone e poi in un panno di lana. Leg il pacchetto con
uno spago e se lo mise nella tasca interna della giacca. Lav
con cura gli strumenti che aveva usato e li ripose, poi ripose
lampolla e chiuse lo stipetto.
Si guard intorno per vericare che tutto fosse in or-
dine.
Era pronto
29 (Ricevimento2 Discorso
Ulysses-Malawi)
Ulysses si era seduto accanto a Malawi e aveva davanti
Rubella e Newborne. La curiosit di continuare il discor-
so iniziato era grande. La tenne a bada per il tempo della
minestra e di una prima portata di arrosti, ma poi non si
pot pi trattenere.
< Davvero si mormorato di inussi soprannaturali per
la morte di Shah Abbas II ? > chiese a Malawi
< Soprannaturale un termine inesatto > dise Malawi
< Il concetto di natura varia da paese a paese, da civilt a
civilt. Gli Atzechi hanno pensato che Cortez e i suoi uo-
mini fossero creature soprannaturali solo perch avevano
archibugi che ora farebbero ridere un qualsiasi soldato. In
Persia il concetto di lotta tra Bene e Male, tra Luce e Tenebre
molto radicato nella tradizione, anche del popolo. Non a
caso Mani era persiano >
< Mani ? > fece Rubella < Lo so che sono una donna
ignorante, ma qualcuno mi aiuti ad esserlo di meno >
< E facile aiutarvi in questo > sorrise Malawi < sarebbe
molto pi difcile aiutare una donna colta a diventare bel-
la come voi. Mani nato in Babilonia mille e quattrocento
anni fa. Dette vita ad una religione che integrava in mo-
do pi o meno coerente elementi persiani, cristiani e bud-
235
236
disti. Il manicheismo afferma la netta opposizione tra il
principio della Luce e quello delle Tenebre. Mani predic in
Mesopotamia, Persia e raggiunse persino lIndia. Si disse
che aveva il potere di liberare da demoni e malattie >
< Uno stregone > disse Rubella
< Era pi o meno laccusa con cui Re Barhgan I lo mise
a morte, incitato dai sacerdoti zoroastriani. In una visione
in cui tutto si riduce alla contrapposizione tra le forze del
Bene e quelle del Male, la morte improvvisa, quasi inspie-
gabile, di un grande Shah come Abbas II, che aveva rida-
to alla Persia prosperit e potere ed era visto come lincar-
nazione del Bene, risultava accettabile al popolo solo come
opera del Male >
< In effetti nei pochi mesi che sono stato a Isfahan ho
sentito anche io di questa leggenda > disse Newborne <
la mia padronanza del persiano scarsa e forse non ho
compreso bene i termini: mi parso si accennasse a uno
stregone o una creatura abominevole, innitamente vec-
chia, che vive celato, in stato vegetativo, e possedendo a
distanza le persone le manovra combattendo le forze del
bene...>
< Un non morto > disse Malawi < una delle leggende
popolari che si diffusa dopo la morte dello Shah >
< Ma voi non ci credete > chiese Ulysses
< Si e no > disse Malawi pensoso < Shah Abbas II era un
grande uomo, decisamente dalla parte del Bene. Chi lo ha
ucciso, se stato ucciso, badate bene, impersona comunque
il Male, che sia un uomo cosciente o manovrato da chiss
quale entit >
< E come tale dovr essere punito > osserv Rubella,
che stava pensando a Cromwell
< Sarebbe la cosa che amerei pi nella mia vita, vendi-
care il mio Shah > disse Malawi < Ma ora scusatemi se vi
237
prego di cambiare argomento. Questa una bella festa e
me la voglio godere, anzich intristirmi con certi pensieri.
Questo vino stupendo >
< E francese > sorrise Newborne < La vite non cresce
in Inghilterra, ma non tanto questo che ci angustia. Ci ac-
contenteremmo anche della sola birra. E il fatto che siano
proprio i francesi ad avere il vino, e cos buono, che ci in-
fastidisce profondamente. Per fortuna la vostra religione vi
tiene lontano da certe problematiche, vero ? >
< Abbiamo gi affrontato a Venezia questo problema re-
ligioso > ridacchi Malawi < e come vi ho detto allora solo
per cercare una nuova fratellanza con questo paese cos di-
verso dal mio che io mi adeguo alle vostre usanze, e mi
fatta dispensa dallastenermi dal bere alcool >
< Dato che avete la dispensa per bere > osserv New-
borne, versando a Malawi ancora un p di vino < vediamo
di approttare della dispensa di St James Palace >
.
Mentre Rubella chiedeva a Malawi notizie dettagliate
sullabbigliamento delle donne persiane Ulysses gir lo sguar-
do sulla lunga tavolata e si sofferm sul gruppetto di uf-
ciali dallaltra parte della sala, tra i quali spiccava la var-
iopinta divisa di Monmouth, che chiacchierava e rideva
amenamente. Ulysses colse un movimento dietro al vetro
della nestra che stava proprio alle spalle di Monmouth.
Era il viso di un bambino, parzialmente celato dalla tenda
e dalloscurit esterna, ma il bagliore dei lampadari bast a
rivelare i due imponenti incisivi di Ratto, che stava eviden-
temente sorvegliando Monmouth.
Qualcosa non andava. Per come era rimasto daccordo
con Cricket, pedinare Monmouth sarebbe stato affar suo,
mentre Ratto doveva seguire unaltro dei nobili, supposti
cospiratori, che Monmouth aveva incontrato alla George
238
Inn. E quel nobile non era tra gli invitati, come veric
girando lo sguardo in tutta la sala.
Quando il suo sguardo si volse nuovamente nella di-
rezione degli ufciali, Monmouth era sparito.
30 Preparazione del
meccanismo
Guard verso le due estremit del corridoio. Nessuno. Rivolse
la sua attenzione alla parete di pannelli di legno. Con una
breve pressione nel punto giusto fece scorrere un pannello
che, liberato dai ganci che lo tenevano fermo, si stacc dal-
la parete lasciando libera una apertura quadrata di poco
pi di due piedi di lato. Vi entr dentro portando con s la
sacca di iuta con il necessario: tenendolo per una maniglia
interna rimise al suo posto il pannello e il corridoio torn
ad essere deserto.
Con esca e acciarino accese un piccolo lume ad olio.
Le tenebre si diradarono e pot osservare il locale dove si
trovava. Era in un sottotetto, piuttosto basso, con le travi su
cui poggiavano le tegole a vista. Il pavimento era il soft-
to della piccola stanza quadrata sottostante, coperto di as-
si combacianti che poggiavano sulle lunghe travi maestre.
Avanz piano no al centro della stanza, cercando di fare
meno rumore possibile. Giunto al centro si inginocchi,
pose davanti a se il lume ad olio, e dispose in bellordine
tutti gli oggetti contenuti nella sacca di juta.
Nel mezzo del pavimento cera una piccola botola chiusa
da una piastrella. La sollev e nel pavimento si apr una
feritoia quadrata. Guard gi. Anche se la stanza sot-
239
240
tostante era al buio, dalla nestra entrava un p del chiarore
esterno e riusc a intravedere le pareti e i mobili. Tutto era
come voleva.
Prese un trapano e pratic nel centro della piastrella
un foro. Poi lo allarg con la lama del coltello no alle
dimensioni di un dito pollice. Rimise la piastrella a pos-
to e guardando dal foro veric la posizione dei mobili
sottostanti. Perfetto.
Ora veniva la parte pi difcile. Inl nel buco prati-
cato nella piastrella un piccolo imbuto di rame e lo ss al
legno con della colla. Il meccanismo principale era costi-
tuto da una provetta di metallo, incernierata al suo punto
medio, in modo che poteva oscillare dalla posizione ver-
ticale no a rovesciarsi allingi. Lestremit aperta del-
la provetta era appesantita da un anello di piombo, che
lavrebbe fatta capovolgere se non fosse stata tenuta dirit-
ta con uno spago sottile. Lo spago passava per alcune pu-
legge e carrucole no a essere inglobato nella cera di in una
grossa candela. La candela portava tacche che indicavano
quanta se ne sarebbe consumata in unora. Colloc tutto
in posizione secondo lo schema che si era ben impresso in
mente.
Il principio era semplice. Accesa la candela, taglian-
dola in corrispondenza della tacca voluta, si poteva rego-
lare dopo quante ore si sarebbe consumata no a liberare
lo spago. A quel punto la provetta non sarebbe stata pi
trattenuta in posizione dritta, il peso di piombo lavrebbe
fatta ruotare sino a rovesciare il suo contenuto nellimbuto
e da l nella stanza sottostante.
Lavor ancora un p, no ad ottenere esattamente quel-
lo che voleva, con tutti gli elementi nella posizione desider-
ata. Tir un sospiro di sollievo. Raduno tutti gli utensili
e li rimise nella sacca, poi con il lume ad olio si avvi al
241
pannello.
Luscita nel corridoio era la parte pi difcile: poteva
essere notato da qualcuno che passava. Attese in silenzio
cercando di percepire anche il minimo rumore. Il silezio era
assoluto. Apr il pannello e in un attimo fu fuori. Richiuse
il tutto e se ne and via.
Ci stava prendendo mano, pens. La prima volta ci
aveva messo decisamente di pi.
242
31 (Ricevimento 3)
Come vide che Monmouth era sparito Ulysses si conged
con una scusa dai vicini di tavolo e si diresse verso Robert,
che sedeva accanto al vescovo Hyde. Hyde e il dean erano
stati raggiunti da Ashmole ed erano immersi in una intensa
discussione: non fecero caso a Ulysses che si ferm accanto
a Robert sussurrandogli qualcosa.
< Tutto bene ? > disse
< Tutto bene, sotto controllo > rispose Robert
< Devo uscire per due minuti a controllare una cosa.
Mi raccomando, controlla la sala ed eventuali movimenti
sospetti o cose che non ti tornano >
< Bene > disse Robert, rimettendosi a mangiare mentre
Ulysses si allontanava
Ulysses usc dalla sala e si diresse verso il grande cortile
posteriore che ospitava un ricco giardino. Cammin cer-
cando di non fare rumore lungo il vialetto esterno, tenen-
dosi accosto alla siepe di bosso potata a rasoio, che gli ar-
rivava poco al di sotto della testa. Aveva camminato per
una ventina di braccia, quando scorse due ombre vicino
ad una piccola macchia di alberi. Non ebbe difcolt a
riconoscere Monmouth per la sua divisa sgargiante. Lal-
tro gli sembrava il nobile cospiratore che Ratto doveva pe-
dinare, ma era vestito in modo non appariscente e nella
penombra del giardino non riusciva a scorgerne bene i lin-
243
244
eamenti. A una diecina di braccia dai due vide la testa
di Ratto spuntare per un attimo da dietro una siepe: gli
avrebbe detto Ratto se luomo con Monmouth era quello
che lui pensava.
Cammin chinato lungo la siepe, in modo da non essere
visto, no a giungere abbastanza vicino da sentire le voci
dei due. Si alz in corrispondenza di un alberello, dietro
alle cui fronde si poteva nascondere bene ad osservarli.
< Sei sicuro che non ti abbiano seguito ? > stava chieden-
do Monmouth
< Direi di s: ho fatto un pezzo in carrozza. Poi dallab-
bazia a qua sono venuto a piedi > disse laltro
< Attraverso il parco ? >
< Si >
< Ti andata bene che non ti abbiano derubato, a questo-
ra della sera. E con il corpo di guardia come hai fatto ?
>
< Ho detto che ero un tuo servitore, e che ti dovevo
portare un messaggio > disse laltro
< Bene. Cos se venisse fuori che mi sono incontrato con
qualcuno sapr cosa dire. Ma non stato comunque pru-
dente venire: proprio stasera, poi ! Ci sono almeno venti
persone che ti conoscono e qualcuno poteva essere andato
a fare due passi nel giardino.... > lo rimprover Monmouth
< Hai ragione, ma non mi sento tranquillo, ho paura di
essere seguito > disse laltro
< Hai visto qualcuno ? > chise Monmouth
< Visto no, ma come se lo sentissi. Ho paura Mon-
mouth. Credo che i tempi non siano maturi per il nostro
progetto. Gli Stuart sono ancora molto sul chi vive, e sono
troppo forti in questo momento >
< I re sono sempre forti. Anche Carlo I lo era, no a che
non lo hanno fatto salire sul patibolo > osserv Monmouth
245
con voce cupa
< Ma tu sei troppo giovane. Hai poco pi di 18 an-
ni. Dovresti prima radicarti di pi nella societ londinese,
conoscere gente, coltivare amicizie, stringere alleanze. E
un lavoro necessario, ma richiede anni >
< Io non ho pi voglia di aspettare. Ho passato un an-
no imbarcato, e le pallottole mi sono schiate troppo vi-
cino alla testa. Pochi centimetri pi in l e mi scoppiava
come una zucca. Non ho voglia di rischiare ancora > disse
Monmouth, agitato
< Non devi essere impaziente. Limpazienza fa fare sbagli,
e non ce lo possiamo permettere. Io sono troppo nervoso,
non me la sento di continuare. Forse tra qualche tempo...>
quasi balbettava, assai pi agitato di Monmouth
< Non puoi decidere cos su due piedi. Siamo un grup-
po e dobbiamo discuterne insieme > disse Monmouth
< Ma allora non vuoi capire ! Io me la sto facendo sot-
to. Ognuno che bussa alla porta, ogni faccia nuova che mi
viene incontro per la strada, ogni lettera che mi viene re-
capitata, tutto mi mette in allarme e alla ne qualcuno si ac-
corger di questo mio stato e comincer a sospettare. Non
ci sono solo le pallottole che ti possono portare via la testa.
C anche la lama del boia >
< Fai come ti pare, ma io voglio andare avanti. Ne
parler con gli altri, e faresti bene ad esserci anche tu >
< Non ce la faccio: unaltra riunione come quella del-
laltra sera e impazzisco. E nita > disse quello. Senza
dire altro si volt e se ne scapp proprio nella direzione
di Ulysses, che si accovacci subito al di qu della siepe,
per non essere scorto. Sent i passi affrettati del cospiratore
oltre la parete di bosso, seguiti a breve da quelli di Mon-
mouth. Lasci passare qualche secondo, mentre i passi si
allontanavano, poi si rialz e guard in direzione del cortile
246
principale. Il cospiratore stava scomparendo dietro lango-
lo, diretto verso luscita. Monmouth stava rientrando nella
sala. Una piccola ombra, di certo quella di Ratto, segu il
cospiratore strisciando lungo il muro del giardino.
Ulysses si mosse per rientrare anche lui nel salone del
ricevimento: non voleva che la sua assenza si notasse trop-
po. Mentre stava per abbandonare il vialetto una voce da
dietro la siepe sussurr
< Notte movimentata, Dottor Unt, non vero ? >
Ulysses fece un salto e si gir verso la siepe, portando
la mano alla piccola daga che portava alla cintura
< Nessun pericolo, Dottor Unt > ridacchi la voce di
Cricket < sto solo eseguendo i suoi ordini >
< Mi hai fatto venire un accidente, Cricket > sbuff Ulysses.
Poi, ricomponendosi, chiese < Tutto bene ? >
< Certo. Ratto ripartito dietro a quello. Io e altri ot-
to siamo nascosti qui intorno, dentro e fuori il palazzo. Se
succede qualcosa di grave Fionda ha lincarico di fare fuori
le quattro nestre principali del salone, una dopo laltra,
tanto per creare un diversivo. Ovviamente lui non si augu-
ra di meglio, un giorno che sta scegliendo i sassi migliori.
Ma sarebbe meglio evitare di fare fracasso. Se gli uomini
neri nella carrozza in fondo alla piazzetta notano qualche
movimento al corpo di guardia, ci fanno tutti a fette per
precauzione. Mi ha detto Sputo or ora che non hanno mai
smesso di aflare le lame >
Ulysses sorrise e si avvi verso il salone. Doveva ripren-
dere il controllo della situazione
32 (Ricevimento 4)
Ulysses attravers la sala che era diventata molto rumor-
osa. Il vino, pi che le portate di cacciagione, stava facen-
do il suo effetto. And al suo posto accanto a Malawi, che
stava nendo il resoconto delle principali ricette persiane a
Rubella.
< Devo dedurre che il menu del Ye Olde Cheshire Cheese
cambier nei prossimi giorni ? > disse sedendosi e rivol-
gendo un sorrisino a Rubella
< Pu darsi, se mi procuro certi ingredienti, ma a te toc-
cher sempre il solito stufato. Voi gente delle colonie non
avete fantasia per il mangiare e non meritate che ci si danni
per voi davanti ai fornelli > replic Rubella
In quel momento Newborne si sedette al suo posto, che
aveva lasciato per parlare con un inserviente.
< Scusate ma cerano delle faccende che dovevo sistemare.
Cosa le manca da riferire sulla Persia, Malawi ? > chiese
allambasciatore < Prima i vestiti, poi la cucina...>
< Vi siete persi i profumi e i gioielli, e anche le lame >
disse Malawi sorridendo
< Le lame ? > chiese Newborne < Non un tema da
donna >
< Da dove vengo io > fece Rubella < le donne se la
devono saper cavare in ogni frangente, e pu capitare la
247
248
necessit di tagliare la gola a qualche uomo con cattive
intenzioni >
< A volte basta evitare i brutti posti: una donna poi si
dovrebbe tenere alla larga > disse Newborne
< Certo, quello che faccio ogni giorno > disse Rubel-
la che stava arrossendo < al Ye Olde Cheshire Cheese in
genere basta una sberla o un boccale di birra in faccia a
spengere certi ardori. Ma a volte sono i guai che ti vengono
a cercare. Ad esempio, le donne irlandesi non hanno certro
invitato la milizia di Cromwell ad attraversare il mare, e
per quelli non bastava un p di birra in faccia...>
< Non vi conviene insistere, Newborne > avvis Ulysses
< laspetto celestiale di Rubella pu ingannare. Lo sco-
prono ogni sera molti avventori del Ye Olde Cheshire Cheese
>
< Vedo, si > disse Newborne asciutto < meglio parlare
di cucina >
< Non vi volevo aggredire > si scus Rubella < ma quan-
do mi viene in mente lIrlanda e quello che successo mi
va il sangue alla testa. Mi sdebiter. Appena sono in grado
di preparare della....come era ? Clarissa ? >
< Hariss > sorrise Malawi < Il piatto preferito del Re
Cosroe della dinastia dei Sassanidi >
< Hariss > disse Rubella, < la cosa pi difcile sar la
carne di capra: frumento e cannella non sono un problema,
n trovarli n sminuzzarli ni ni. E anche quel Cabab...>
< Kebab > corresse Malawi < quello il piatto popolare
del decimo secolo >
< Si, Kebab: quello facile, strisce di carne salata, e farle
saltare il padella >
< Questa cena sontuosa non ancora nita e gi pensate
a cosa fare da mangiare ? > disse una voce dietro a loro
249
Il vescovo Hyde si era avvicinato senza farsi notare.
Ulysses pens che era un p pallido e si appoggiava al
braccio di Robert.
< Era solo che eravamo curiosi di sapere le usanze della
Persia > fece Rubella, accennando ad alzarsi per ossequiare
il vescovo
< Stia pure seduta, ragazza mia. Io sono un ospite come
voi, non il padrone di casa > disse Hyde con un sorriso
triste
< Voi siete la persona pi importante, qui dentro > disse
Ulysses
< Magari lo fossi, In realt sono un vecchio, e neanche
messo tanto bene > disse Hyde < a proposito, Newborne,
sar bene che veniate a darmi un occhiata. Vi ho visto gi-
rare a palazzo e se mi faceste una visita per questa bron-
chite credo proprio che mi potreste aiutare. Non sembra
voler passare >
< Ma certo > disse Newborne < verr a vedervi quanto
prima >
< Grazie > Poi rivolto a Ulysses < E voi, Dottor Unt, vi
dispiace se scambiamo due chiacchiere ? >
< Ma si guri > fece Ulysses alzandosi e seguendo il
vescovo che si stava gi allontanando, sempre appoggiato
al braccio di Robert. Giunti vicino alluscita della sala si
sedettero su alcune poltrone poste intorno a un tavolino.
Hyde aveva il respiro corto ed ebbe un breve ma intenso
accesso di tosse.
< Non va, proprio non va > fece, quando si fu ripreso
dallattacco
< Dovete riguardarvi > fece Robert < stasera forse non
era il caso...>
< Non potevo mancare di vedere amici come il dean e
Ashmole. Ma veniamo a noi > disse, rivolto a Ulysses <
250
prima me ne libero e prima vado a riposare >
< Prego > disse Ulysses
< Non so da dove cominciare > fece Hyde < e allora
meglio che vada dritto alla questione: immagino che lei stia
indagando in diverse direzioni...>
< Senza dubbio > disse Ulysses
<..e che tra queste direzioni ce ne sia una che punta ad
un ambito...diciamo...pi interno, familiare...>
< In un certo senso si... ma...> fece Ulysses incerto
< Bene. Io vi inviterei a concentrarvi in questa direzione
> concluse il vescovo
< Ma vescovo, cosa intendete ? >
< Intendo che mia glia e i suoi nipoti non sono neces-
sariamente ben visti a Corte, il matrimonio con James non
stato troppo gradito, la Corona certo non ha amato che
James sposasse una giovane di stirpe non reale...e quindi>
< E quindi...> disse Ulysses, incerto
< E quindi Re Carlo non ha un bel carattere, e certo non
vede molto di buon occhio la mia Ann...>
< Non volete forse dire che...voglio dire, pensate che
nella morte di vostro nipote possa essere in qualche modo
coinvolta la Corona ? >
< E una cosa che sento. Ann non amata, e conseguente-
mente non sono amati i suoi gli. La scelta della discenden-
za stata in qualche modo obbligata, ma fare proprio erede
un glio non suo non deve aver fatto troppo piacere a Re
Carlo > disse Hyde
< Che non gli abbia fatto piacere lo capisco > disse Ulysses
< come non gli ha fatto certo piacere di non poter aver gli
dalla Regina. Ma da questo a....io lo escluderei. Non ha
senso. Re Carlo non era obbligato a dichiarare eredi i gli
di James. Anche a James poteva negare il diritto alla Coro-
251
na. Pu abdicare o designare un successore in qualsiasi
momento >
< Se lo dite voi...> Hyde non pareva convinto
< Io ho seguito una pista, anzi due piste in qualche mo-
do simili, perch legate alla paternit > disse Ulysses < E
data la vostra grande conoscenza dei fatti di Corte volevo
sentire il vostro parere >
< Come volete > accett Hyde < ma fate presto, perch
sono veramente stanco e vorrei ritirarmi >
< E presto fatto. Anzituto ho pensato a un glio di
Cromwell >
< I gli di Cromwell ? Escluso, non valgono neanche
lontanamente il padre e non avrebbero n lardire n la
capacit di vendicarlo >
< E quello che sostiene Ashmole >
< Elias persona saggia, infatti > annu il vescovo
< Ma io avevo pensato non ai gli legittimi, ma ad un
glio naturale > disse Ulysses
< Un glio naturale ? > lo guardo Hyde, dubbioso <
Si, ne avevo sentito parlare di bastardi di Cromwell, pi
di una volta, ma mi pareva che fossero storie senza consis-
tenza, che non si erano mai concretizzate in niente. Dovrei
guardare i registri delle nascite, sentire il dean...ma non sar
facile. sarebbe comunque una storia vecchia, stiamo par-
lando di quarantanni fa...>
< Vi sarei estremamente grato se faceste un tentativo...>
lo incoraggi Ulysses < e poi, laltra pista..>
< Unaltro glio naturale di Cromwell ? >
< Un glio naturale si, ma non di Cromwell > disse
Ulysses
< E di chi ? > chiese Hyde
< Di Re Carlo >
252
< Del Re ? > Hyde ebbe un lampo nello sguardo < Ma
voi intendete Monmouth ? >
< Precisamente > conferm Ulysses
< Monmouth > bisbigli Hyde. Guard intensamente
Ulysses. Poi chiuse gli occhi, riettendo. Ancora uno sguar-
do a Ulysses, poi lo sguardo si perse allinnito.
< Bisogna che ci pensi, Unt, bisogna che ci pensi > disse
poi con una strana espressione. Poi rivolto a Robert < Por-
tami su, Robert, non ce la faccio pi, devo riposare > Aiu-
tato da Robert si alz e se ne and.
Ulysses lo vide allontanarsi. Non sapeva cosa pensare
dello strano comportamento del vescovo. Uscendo dal sa-
lone Robert gli aveva rivolto una occhiata densa di signi-
cato da sopra la spalla. Robert non avrebbe mollato los-
so e se cera qualcosa da sapere non avrebbe mancato di
avvertirlo.
33 (Morte del bambino)
Ulysses si alz dal tavolo, coperto di carte, e si diresse alla
nestra. Il sole di ne giugno entrava tiepido dalla nes-
tra. Per Londra era normale, sembrava che si fosse appe-
na usciti dallinverno. La visuale non era impedita, dato
che poche erano le case che erano state ricostruite. Ma se
la ricostruzione continuava con quella lena, peso Ulysses,
presto dalla fnestra avrebbe visto solo la casa davanti. Ma
chi voleva abitare nel centro di Londra non si aspettava cer-
to di contemplare il panorama da una camera al secondo
piano.
Erano passati due giorni dal ricevimento in onore di
Malawi e non cerano stati importanti sviluppi dellindagine.
Ulysses aveva passato i due giorni, anche le notti, a ripas-
sare tutto quello che sapeva e che aveva raccolto. Il quadro
che ne risultava era tuttaltro che limpido. Le piste relative
ai moventi di un possibile omicidio erano ancora molte,
e tutte piuttosto vaghe, ma soprattutto non aveva prova
certa che non si trattase solo di una morte naturale.
Ulysses fece un profondo respiro e torn al tavolo. Le
carte ammucchiate alla rinfusa erano piene di schemi geo-
metrici, note, alberi genealogici. Purtroppo tutti quei cal-
coli non avevano portato a niente. Ulysses cominci a rac-
coglierle e stracciarle con movimenti lenti, gettandole nel
cestino. Era tempo di fare la solita relazione delle indagi-
253
254
ni alla Royal Society, ma questa volta proprio non sapeva
da che parte cominciare. Viscount Brouncker non sarebbe
stato contento della mancanza di progressi.
Nella ipotesi di un omicidio la cosa che lo convinceva
di meno era il fatto che fosse stato ucciso il bambino pi
piccolo. I moventi basati sullodio per gli Stuart si sareb-
bero meglio accordati con luccisione del fratello maggiore
James, ufcialmente erede al trono subito dopo suo padre,
fratello del Re. Il segnale di un attacco alla dinastia sarebbe
stato molto pi chiaro. Daltro canto i due bambini era-
no altrettanto protetti, o meglio vulnerabili, vivendo nel-
lo stesso palazzo e nello stesso appartamento, sorvegliati
dallo stesso personale.
Qualcuno buss alla porta. Ulysses and ad aprire. Era
Cricket.
< Sono venuto per le consegne che mi devi dare per oggi
> disse, sprofondandosi in una poltrona
< Temo di non avere compiti particolari da darti > disse
Ulysses con aria contrariata < sono a un punto fermo del-
lindagine >
< Nessuna idea nuova ? >
< Purtroppo no >
La loro attenzione fu distolta dallo sferraggliare di una
carrozza che si ferm con uno stridio di freni proprio sotto
alla sua nestra. Seguirono dei passi concitati proprio nelle
sue scale e poi si sent bussare molto forte e insistentemente
alla porta.
Ulysses and ad aprire e appena lev il catenaccio Robert
si catapult dentro come se fosse inseguito da una bestia
feroce.
< Che succede ? > cominci Ulysses innervosito di quel-
la irruzione improvvisa. Poi vide la faccia del suo amico e
si preoccup. Robert era pallido come un cencio e sudato, i
255
vestiti in disordine, il respiro ansimante. < Che hai, Robert
? >
< Dammi un p dacqua, prima > disse quello, buttan-
dosi a sedere su una sedia < ho corso come un matto per
prendere una carrozza, e il vetturino mi ha preso in parola
quando gli ho detto di volare >
Ulysses gli porse la brocca che era sul tavolo < Attento
che non acqua, bir..>
Troppo tardi. Robert si vuot la caraffa di birra tutta di
un sorso.
< Non male > fece < meglio dellacqua >
< Ora che hai nito la mia scorta di birra dimmi che
successo di cos tremendo da entrare nella mia casa come
una cometa > disse Ulysses
< Come certe comete annuncio una disgrazia tremenda,
non mi crederai > disse Robert
< Robert, ti prego, non stai recitando un copione. Taglia
corto e dimmelo subito >
< Il nipote del Re, James, il fratello del piccolo Charles,
stato trovato morto stamattina a Richmond Palace >
Ulysses ricevette la notizia come un pugno nello stom-
aco, impallid e si mise a sedere anche lui. Rimpianse che
la birra fosse nita.
< Cos capisci perch mi manca il ato > disse Robert
< Ma come successo ? > chiese Ulysses
< Come non so. So che stato trovato morto stamatti-
na verso le otto e mezza. Ti immagini il parapiglia che si
scatenato. Per fortuna Locke era in visita a Richmond ed
accorso subito. Per il bambino non cera niente da fare, ma
almeno ha evitato che nella stanza entrasse il mondo. Lo
hanno visto solo i genitori, che come immagini sono dis-
trutti. La madre svenuta e credo che sia ancora fuori di
s. Hanno mandato un messo a cavallo a St. James per
256
avvertire il vescono Hyde e io ho preso la notizia. Hyde
partito subito per Richmond e mi ha detto di correre qua
ad avvertirti, perch anche tu vada subito l, per il sopral-
luogo, prima che eventuali tracce vengano distrutte dalla
marea di gente che accorrer sul posto >
Robert aveva detto tutto senza prendere ato e ora quasi
boccheggiava
< La carrozza sempre gi ? > chiese Ulysses vesten-
dosi alla svelta
< Si, gli ho detto di aspettare > disse Robert
< Bene, allora voliamo a Richmond. L ti prenderai cura
di Hyde e io vedr che successo. Cricket, tu vieni con noi.
Magari mi puoi essere utile >
Dopo un attimo si chiusero la porta alle spalle e si pre-
cipitarono gi dalle scale. Quando uscirono di corsa il postiglione
apr loro la porta per guadagnare tempo. Mentre stavano
salendo, Ulysses chiese a Robert
< Ma non sai come morto ? >
< Solo quello che mi ha detto il messo, quindi prendilo
con il benecio di inventario > disse Robert
< Meglio che niente: e che ti ha detto ? >
< Pare che fosse stato sistemato in una stanza identi-
ca a quella in cui morto il fratello a St. James Palace,
una specie di cassaforte di legno e ferro, sorvegliato da
guardie... >
< E poi ? >
< E poi....pare che sia morto nello stesso modo in cui
morto il fratello... gli mancato il respiro >
34 (esame stanza)
Robert non aveva mentito quando aveva detto che il vet-
turino aveva volato. Il tragitto no a Richmond fu percorso
in un lampo, anche se la carrozza rischi almeno tre volte
di ribaltarsi in curva, sbandando paurosamente, per tacere
di numerosi passanti, evitati solo per caso. Arrivati alla
residenza reale Ulysses, Robert e Cricket si precipitarono
nelledicio dove abitava il principe James e la famiglia.
Cera gi un discreto movimento di personale e davanti al-
lentrata stazionavano alcuni soldati e un ufciale. Robert
e Ulysses si qualicarono. Lufciale di guardia disse che
erano attesi. Si stup un p della presenza di Cricket, ma
Ulysses garant per lui e un soldato li accompagn nelled-
icio. Passato un ampio atrio e percorso un lungo scalone
si trovarono nella sala su cui si affacciava la camera del
bambino.
Nella sala, oltre ad alcuni soldati e personale della res-
idenza, Il vescovo Hyde e la glia Ann erano seduti su un
divanetto, attorniati da due paggi di St. James Palace, che
avevano accompagnato il vescovo, e da due cameriere del-
la glia. Avevano tutti gli occhi rossi di pianto e Ann era
pallida come un cencio e con un aria stravolta. Accanto a
lei, in piedi, stava il Dottor Locke, che le teneva il polso per
sentire il battito. Come Hyde li vide fece un cenno con la
testa.
257
258
< Tu entra, io mi fermo a dare unocchiata a Hyde > fece
Robert a Ulysses
< Va bene, ci vediamo dopo. Stai con Robert, Cricket, se
serve ti chiamo io > disse Ulysses
Robert si diresse verso il gruppetto del vescovo, seguito
da Cricket, mentre Ulysses segu il soldato verso lentrata
della camera. Sulla porta stazionavano due soldati di sua
conoscenza, Gilbert e Dafoe, che gli si fecero incontro.
< Buongiorno Dottor Unt > fece Gilbert < lufciale di
servizio di St James Palace, Fenton, quando ha sentito della
notizia, ci ha detto di scortare il vescovo Hyde qui e di at-
tendere lei, pensando che avremmo potuto esserle utili per
le indagini >
< Vi ringrazio > disse Ulysses, stupendosi un p della
collaborativit di Fenton, che in precedenza si era mostrato
tuttaltro che benevolo con lui < E questa la stanza ? >
< Si > disse Gilbert < E praticamente una copia della
stanza che avete visto a St. James. Porta rinforzata con
serratura a prova di scasso, pareti di solida quercia, nestre
sbarrate: inespugnabile >
< Non tanto, evidentemente > not Ulysses < chi era di
guardia ? >
< Due nostri colleghi > rispose Gilbert < li conosco bene.
Sono destinati da anni al servizio della famiglia reale e sono
assolutamente afdabili >
< Posso entrare ? > chiese Ulysses
< Certamente > disse Gilbert aprendogli la porta < Vi
aspettano >
.
Ulysses entr nella stanza. Le pesanti tende di broc-
cato di una nestra erano state aperte in parte, e la luce
illuminava abbastanza il locale. In piedi accanto alla nes-
tra, Viscount Brouncker stava guardando fuori. Al rumore
259
della porta che si apriva si volt, vide Ulysses e gli and
incontro.
< Ah, Unt > disse < Finalmente siete arrivato >
< Ho fatto prima che potevo, appena ho saputo > disse
Ulysses
< Ho detto di non toccare niente, ma non potr trat-
tenere la folla per molto: avete cinque minuti, poi dovr
fare entrare cameriere, preti, soldati e chiss chi altro. In-
tanto io vado a chiamare Locke >
Mentre Brouncker usciva Ulysses si guard intorno. la
stanza era effettivamente identica alla sua gemella di St
James Palace. Pannelli di quercia coprivano le pareti e il
softo, in forma di cupola. le nestre erano massicce e pro-
tette da sbarre, saldamente murate. La porta, che si era ap-
pena richiusa alle spalle di Brouncker, aveva la stessa com-
plicata serratura. Nel mezzo della stanza stava il lettino del
piccolo James. Ulysses si avvicin.
Era un lettino un p pi grande della culla del fratello
Charles: James aveva quasi quattro anni e sembrava quasi
che dormisse: si vedeva che era stato scoperto, e proba-
bilmente preso in braccio, ma evidentemente ne avevano
subito constatato la morte lo avevano rimesso nel letto. Il
piccolo viso aveva un colorito grigiastro, ma lespressione
del volto era placida, non sembrava aver patito alcuna sof-
ferenza. Ulysses esplor il corpo velocemente: nessuna
ferita, nessun segno sulla pelle.
La porta si riapr e Brouncker rientr con Locke: si avvic-
inarono al lettino.
< Chi ha scoperto il corpo ? > chiese Ulysses
< La governante > disse Brouncker < era venuta per
svegliarlo e prepararlo per la colazione: si fatta aprire
dalle guardie, le uniche ad avere le chiavi, e si subito
accorta che il bambino era morto: dal colore e dallimmo-
260
bilit. Le guardie mi hanno riferito che ha urlato, e loro
sono accorse. Quando hanno capito cosa era successo una
andata a dare lallarme e laltra rimasta a piantonare
lentrata >
< La governante sapeva che ero a palazzo ed venuta
subito a chiamarmi > dise Locke < io sono accorso subito
e ho facilmente constatato che il bambino era morto. Da
alcune ore, a giudicare dalla temperatura del corpo >
< Nessuno lo ha toccato, immagino ? > chiese Ulysses
< Non pi di tanto. Lho scoperto per auscultare il cuore,
poi lo abbiamo rimesso come era. La governante ha detto
che quando lo ha trovato era esattamente come ora, com-
posto. Nessun segno di aggressione, di lotta >
La porta si apr ed entr Newborne, il viso alterato dalla
preoccupazione. Si ferm accanto agli altri guardando nel
lettino con orrore.
< Non ci posso credere > mormor < quando me lhan-
no detto a St. James ho addirittura pensato che fosse uno
scherzo di pessimo gusto. Sono corso subito. Povero James...>
< Aveva problemi di salute ? > chiese Ulysses
< Lo escludo > disse Newborne, scuotendo il capo <
lho visitato anche di recente, ed era sempre stato un bam-
bino sano >
Ulysses rimase pensoso. Sembrava che la morte di James
fosse avvenuta nelle identiche circostanze e con le stesse
modalit del fratello Charles. E questo escludeva lipotesi
di una morte naturale. Era gi abbastanza raro che capi-
tasse una volta, due era da escludere. Quindi erano stati
uccisi. E lui doveva capire come.
< Fate luce > disse
Brouncker e Locke scostarono per bene le tende e la
stanza fu inondata di luce. Ulysses si avvicin al corpo del
bambino, spost le coperte, trasse da una tasca una lente di
261
ingrandimento e osserv minuziosamente il corpo da vici-
no. Quando arriv allaltezza del viso guard con pi at-
tenzione. La camicia da notte di lino bianco era semiaperta
al collo. Ulysses not sulla stoffa alcune piccole e tenui chi-
azze azzurrine. Controll e not macchie azzurrine simili
anche sul cuscino vicino al volto del bambino.
< Il bambino ha bevuto qualcosa ? > chiese
< La governante lo esclude > disse Locke < lo ha messo
a letto lei, subito dopo cena, e nella stanza non cera niente
da mangiare o da bere. Aveva portato lei una tisana sta-
mattina, ma ovviamente non ha potuto dargliela. E ancora
l sulla mensola >
Ulysses controll la tisana, che aveva un intenso colore
rossastro: le macchie azzurrine non venivano da l.
Torn al lettino e si concentr su quel piccolo corpo.
Quelle macchie erano strane, come se qualcosa fosse goc-
ciolato.....guard in alto. Il softto a cupola della stanza
era tutto ricoperto da pannelli di legno di quercia. Nel
mezzo della cupola cera un piccolo pannello quadrato con
un fregio intagliato con un motivo oreale concentrico. A
Ulysses sembr di vedere qualcosa sporgere dal centro, ma
il softto era alto pi di tre metri e non riusciva a vedere
bene.
And alla porta e si affacci, facendo segno a Gilbert e
Dafoe di avvicinarsi.
< Ho bisogno di uno sgabello alto, o meglio di una scala:
devo vedere il softo da vicino >
Dafoe part di corsa e dopo un paio di minuti era di
ritorno con un lungo scaleo
< Lavevo vista prima, quando sono arrivato > disse,
trionfante
< Bene, entrate e aiutatemi, e anche tu Cricket, vieni
dentro >
262
Rientrato Ulysses spost il lettino da una parte e apr
lo scaleo proprio nel centro della stanza. Mentre Gilbert
e Dafoe lo tenevano fermo Ulysses sal no a che il sof-
tto non fu a pochi centimetri dal suo naso. Non si era
sbagliato: dal centro della decorazione oreale nel pannel-
lo sporgeva un piccolo tubo di rame. Prov a spingerlo con
un dito e il tubo rientr: non era ssato, ma solo appoggia-
to dallaltra parte, attraverso un buco ricavato nel pannello.
Ulisse scese.
< Cosa c di sopra ? > chiese, rivolto ai presenti, speran-
do che qualcuno glielo sapesse dire
< Solo un sottotetto > disse Gilbert < Sono stato di servizio
qui quando hanno attrezzato la stanza lanno scorso. La
casa ha unaltro piano, ma non sopra a questa stanza >
< Sai se si pu e dove si pu entrare in questo sottotetto
? >
< Non ne ho idea, ma si pu vedere...>
Ulysses si rivolse a Cricket
< Cricket, lo vedi quel softto ? >
< Non sono cieco > disse il bambino
< Bene, voglio vederlo dallaltra parte. Vai su con questi
soldati e vedi se riesci a trovare un passaggio >
< Preso > disse Cricket lando verso la porta, seguito
da Gilbert e Dafoe
< Non so cosa sia quel tubo di rame > disse Ulysses
rivolto agli altri che lo guardavano dubbiosi < ma una
cosa strana ed esattamente sulla verticale del lettino >
Passarono poco pi di dieci minuti durante i quali i pre-
senti stettero in silenzio, pensosi, poi la porta si apr ed
entr Gilbert
< Il ragazzo ha trovato il passaggio. E lesto come una
lucertola e ha trovato subito un pannello mobile. Se non lo
aveste portato voi direi che un ladruncolo di quelli che
263
girano per Londra, e uno dei pi bravi. Non siamo entrati:
in realt noi volevamo ma il ragazzo ci ha detto di aspettare
voi >
Ulysses si mosse veloce verso luscita
< Qui abbiamo fatto > disse a Brouncker e Locke < potete
dire che possono entrare e pensare al corpo: chiedo solo
che mi mettano da parte la camicia da notte e la federa del
cuscino > poi rivolto a Gilbert < Mi accompagni su >.
.
Cricket stava di guardia davanti al buco quadrato che
si era aperto nella parete quando aveva rimosso il pannello
mobile. Quando vide arrivare Ulysses si illumin in viso.
< Lho trovato > disse
< Usato di recente ? > chiese Ulysses
< E anche ben oliato > annu Cricket passando il dito
sul bordo interno del pannello rimosso, e ritirandolo unto
di grasso < non fa il minimo rumore >
< Entriamo > disse Ulysses prendendo un lume ad olio
da una mensola del corridoio < tu stammi dietro e fai solo
quello che ti dico >
Il sottotetto era buio e polveroso. Le travi che reggevano
le tegole di ardesia scendevano oblique no a raggiungere
il pavimento di assi, ma in corrispondenza del centro del
locale il tetto era abbastanza alto da poter stare inginoc-
chiati: Cricket poteva stare in piedi. Ulysses vide subito il
congegno e si avvicin per esaminarlo nei dettagli.
In mezzo al pannello, evidentemente forato, stava un
piccolo imbuto di rame, la cui estremit Ulysses aveva no-
tato guardando il softto della stanza di sotto. Sopra limb-
uto era montata una piccola incastellatura con una provet-
ta bascullante. Per via di un anello di piombo alla sua
estremit la provetta stava ora a testa in gi, proprio in
corrispondenza del piccolo imbuto dove aveva evidente-
264
mente scaricato il suo contenuto. Al fondo della provetta
era legato uno spago che ora pendeva libero. Ulysses esam-
in lestremit dello spago che era intrisa di cera e mostra-
va una piccolo bruciatura nale. Ulysse tese lo spago in
modo da riportare la provetta rivolta verso lalto: lo spago
arrivava in corrispondenza di una grossa candela, ssata
con la cera al pavimento, consumata quasi no in fondo,
come dimostrava la gran quantit di cera che era colata a
terra.
Lattrezzatura altro non era che un banale meccanismo
a tempo: la candela era stata accesa e, dato il suo diametro,
doveva aver bruciato molto lentamente, forse per delle ore.
Quando era arrivata in corrispondenza dello spago lo ave-
va bruciato: la provetta, libera di bascullare, si era rovesci-
ata per effetto del peso di piombo, e il contenuto se ne era
andato gi per il tubo. Banale e efcace. E sicuro: l non
tirava vento, che potesse spengere la candela.
Cricket allung la mano verso la provetta
< Non toccare niente ! > gli ordin Ulysses fermandogli
la mano < potresti rimanerci >
Cricket lo guard impaurito e incredulo
< Veleno ? > chiese
< Una specie > disse Ulysses < piuttosto vai gi e fai
rimettere il lettino nel centro della stanza, come era >
Appena Cricket se ne fu andato Ulysses prese dalla tas-
ca un fazzoletto e, proteggendosi le mani con quello, smon-
t il meccanismo. La provetta era di vetro limpido, e al-
linterno mostrava un residuo colloso, che anche solo alla
luce della lampada ad olio era chiaramente di colore az-
zurro. Ulysses rimosse anche limbuto e fece di tutto un
fagotto con il fazzoletto. Poi avvicin locchio al buco che
era rimasto libero dallimbuto e da cui ltrava la luce della
stanza sottostante. Guard in gi.
265
Il lettino era stato spostato come lui aveva chiesto. Ulysses
ora stava ssando il viso grigiastro del piccolo James Stu-
art, no a poche ore prima erede ufciale del trono di In-
ghilterra.
266
35 (esame stanza
Richmond)
Uscito dal sottotetto Ulysses scese le scale come in trance,
preceduto da Gilbert e Dafoe. Un ridda di pensieri gli si af-
follava alla mente e cercava di fare disperatamente ordine
in quella valanga di immagini. Cricket seguiva a distanza
con la bisaccia piena del meccanismo infernale, che ave-
va accuratamente raccolto da terra proteggendosi le mani
con un cencio che aveva trovato in un angolo del sottotetto.
Giunsero alla stanza del piccolo James e entrarono.
Brouncker, Locke e Newborne si erano spostati alla nes-
tra. Davanti al lettino ora cera il vescovo Hyde e la povera
Ann, che piangeva a dirotto emettendo ebili lamenti, sor-
retta da due cameriere. Ulysses si diresse verso la nestra.
< Che avete trovato ? > chiese Brouncker
< Forse meglio che non ne parliamo davanti alla madre,
almeno per ora > sugger Ulysses
< Ci penso io > disse Locke, avviandosi verso il lettino.
Prese le mani di Ann tra le sue, le mormor alcune parole
sottovoce, e la poveretta obbed docilmente e venne portata
via dalle due cameriere. Gli altri si avvicinarono tutti al
lettino.
Ulysses volse lo sguardo su di loro e poi disse:
< Il principino James Stuart stato assassinato >
267
268
< Come possibile ? > disse Locke indicando il softto
< cosa avete trovato l sopra >
< Un meccanismo infernale > disse Ulysses < un sis-
tema a tempo, regolato da una candela e un bilancere, che
al momento giusto ha fatto cadere del liquido proprio ad-
dosso al principe >
< Del liquido ? > chiese Brouncker < e che pu avergli
fatto del liquido ? >
< Aconito > disse Ulysses indicando la bisaccia che Crick-
et teneva distante dal corpo come se lo potesse mordere da
un momento allaltro < ne ho prelevato un campione che
potremo esaminare, ma non ho dubbi. Il meccanismo lo
ha fatto cadere proprio sul viso e sul petto del principe, e
laconito, se era concentrato come credo, uccide anche solo
per contatto con la pelle >
< Diabolico > mormor Locke
< Se il principe James stato avvelenato allora anche
suo fratello Charles potrebbe essere stato...> azzard New-
borne
< ...Ucciso nello stesso modo. E esattamente quello che
penso sia successo > disse Ulysses, < e quindi andr subito
a St. James Palace per un sopralluogo della stanza dove
Charles morto >
< Vengo con voi > disse Brouncker
< Io resto a badare ad Ann > disse Locke, veramente
in condizioni pietose e le dar un calmante
In quel momento Hyde fece un verso strano, come se
avesse sofato fuori tutta laria che aveva nei polmoni, e
cominci ad accasciarsi. Newborne, che era vicino a lui,
se ne accorse in tempo e con un balzo riusc a sorreggerlo
prima che rovinasse a terra. Locke si affrett ad aiutarlo.
Fecero adagiare il vescovo a terra, con la schiena appog-
269
giata ad una parete. Il poveruomo era terreo in volto e
respirava con difcolt.
< Mi occupo io di lui > fece Newborne, cominciando
a slacciare la giacca del vescovo per liberargli il torace <
Locke, per favore, chiamate aiuto. Serve una lettiga per
portarlo in un posto pi consono e sdraiarlo su un letto >
Locke si precipit alla porta, la apr e grid alcuni secchi
comandi ai soldati che stavano fuori
Ulysses fece cenno a Cricket di seguirlo
< Venite con me ? > chiese a Brouncker
< Di certo > fece quello < ho detto alla carrozza di as-
pettarmi fuori, pronta a partire per ogni evenienza. Saremo
a St. James Palace in poco tempo >
I tre uscirono rapidamente dalla porta proprio mentre
un drappello di soldati irrompeva nella sala con una lettiga
per il povero Hyde.
270
36 (Stanza di St. James)
Il postiglione tir la leva del freno con tutte le sue forze:
le ruote della carrozza si bloccarono e la carrozza si fer-
m stridendo sullacciottolato della piazzetta davanti a St
James Palace. Avevano veramente volato. Non avevano
scambiato una parola durante il tragitto, immersi ognuno
nei propri pensieri. Come la carrozza si ferm si risveg-
liarono come di soprassalto da un brutto sogno e si get-
tarono fuori.
La guardia alla porta riconobbe Viscount Brouncker. Non
doveva essere una cosa comune vedere il corpulento Brounck-
er caricare come un bisonte. La guardia si fece da parte. Il
tenente Fenton, che stazionava con fare bellicoso sulla por-
ta della guardiola, spalanc la bocca quando vide il grup-
petto di Brouncker, Ulysses e Cricket passargli davanti al
galoppo e rimase a bocca aperta come pietricato.
< Mi mandi un paio di uomini, alla svelta ! > url
Brouncker, mentre stava gi affrontando la scalinata inter-
na
Fenton si scosse dal trance, berci una rafca di ordini e
si precipit dietro al gruppetto, seguito da due soldati con
gli spadoni sguainati.
La porta blindata della stanza dove era morto il piccolo
Charles er ancora aperta e il drappello vi entr come un
tornado. Ulysses and a una nestra e apr tutte le tende.
271
272
Brouncker fece lo stesso con laltra tenda e un ume di luce
inond la stanzetta buia.
< L ! > grid Ulysses che aveva volto lo sguardo in alto
< ecco limbuto di rame >
In effetti dalla mattonella intarsiata di legno, dove si ri-
univano le costole di legno del softto, sporgeva un piccolo
tubicino di color marrone.
< Come caspita ho fatto a non vederla ! > ringhi Ulysses.
Poi volto a Fenton che aveva appena fatto irruzione tutto
trafelato < Cos c qui sopra ? > chiese
< Sopra...> balbett lufciale, ripigliandosi per subito
< C un piano sopra, ma sopra a questa camera c solo un
sottotetto >
< Ci avrei giurato > disse Ulysses < accompagnateci su,
vieni Cricket >
Il gruppetto, Fenton e soldati in testa, usc come un sol
uomo dalla stanza, percorse landrone, riprese la scalinata
e si lanci in un lungo corridoio
< Qui > disse Fenton arrestandosi < qui siamo in cor-
rispondenza della stanza >
A un cenno di Ulysses Cricket cominci a tastare e per-
cuotere lievemente la parete di pannelli di legno. Dopo
poco si ferm e moll un pugno violento in un punto pre-
ciso della cornice che teneva fermi i pannelli. Si ud un
click e un pannello scatt allin fuori per pochi millimetri.
Cricket agganci il bordo del legno e tir, spostando il pan-
nello come su dei binari interni e lasciando aperto un buco
quadrato di un metro di lato
< Che io sia dannato ! > sibil Fenton, che si gloriava
di conoscere ogni segreto del palazzo. Guardava Cricket
come se avesse appena trasformato dellacqua in vino
< Dentro > disse secco Ulysses. Cricket spar nel pas-
saggio e lui lo segu dopo aver preso un lume ad olio che
273
ardeva su una mensola del corridoio.
Alla oca luce del lume videro un sottotetto molto simi-
le a quello che avevano visto poche ore prima a Richmond.
Nel mezzo del pavimento polveroso, che recava recenti im-
pronte di piedi, faceva bella mostra un meccanismo iden-
tico a quello che avevano trovato a Richmond. La provet-
ta era in posizione rovesciata, la parte aperta ancora nella
svasatura dellimbuto.
< Maledizione > esclam Ulysses < Maledetto >
.
Dopo poco Ulysses, Cricket, Brouncker e un rannuvola-
to tenente Fenton sedevano in una saletta che dava sul cor-
ridoio. Ulysses, inlatosi dei guanti di pelle per proteggersi
le mani, aveva smontato e rimosso il congegno dal sottotet-
to e lo aveva accuratamente ricomposto, insieme a quello
rimosso a Richmond, su un tavolo. Ora i due meccanis-
mi di morte stavano l, identici, impassibili, con gli sguardi
attoniti di tutti i presenti ssati su di loro.
< Un maledetto congegno > disse Brouncker
< Maledettamente semplice edefciente > sospir Ulysses
< Non so cosa farei per punirmi per non essermi accorto
di quel tubicino la prima volta che ho ispezionato questa
stanza >
< Come potevate ? > lo consol Brouncker < non sape-
vate neanche se si trattava di un omicidio, la stanza era
in penombra. Nessuno poteva immaginare una cosa del
genere >
< Dite quello che volete > osserv Ulysses sconsolato, <
ma non me lo perdoner mai. Avrei potuto scongiurare la
morte del fratello >
< I due eredi al trono sono morti > mormor pensoso
Brouncker, lo sguardo perso nel vuoto < ad Elias non piac-
er affatto questa storia >
274
< Sar meglio non riferire a nessuno di questa storia
nch non sar chiarita > disse Ulysses, rivolgendo uno
sguardo signicativo al tenenete Fenton. Quello fece un
cenno con la testa. Il silenzio dei soldati era garantito.
Ora doveva scoprire chi fosse lautore di quei due or-
rendi delitti, pens Ulysses. In realt era solo allinizio
dellindagine
37 (Pat saluta Rubella)
Rubella scendeva lentamente le scale che portavano alla
sala grande del Ye Olde Cheshire Cheese. Quella matti-
na non ne aveva proprio voglia. La vita della citt stava
riprendendo rapidamente e il servizio di sera era sempre
pi pesante. E poi gli incubi notturni. Si era appena alzata
a si sentiva gi stanca morta. Giunta in fondo alla scala si
strinse meglio in vita il largo grembiule nero e ferm bene
alla cintura lampia salvietta verde. Poi salp per il mare di
tavoli.
< Non che si potrebbe fare unultima colazione ? >
disse una voce dietro di lei
Rubella si gir e vide il fratello Pat che le sorrideva.
Si era lavato, pettinato e rasato. Aveva indosso i vestiti
con cui era arrivato, ma erano lavati e stirati. No sembra-
va neanche il giovane che era entrato al Ye Olde Cheshire
Cheese qualche giorno prima.
< Pat ! > esclam Rubella, sempre felice quando vede-
va il fratello < Gi sveglio ? Ora ti porto la tua ult.....ma
perch hai detto ultima ? > poi guard ai piedi del tavolo
e vide la pesante sacca da marinaio <Pat, non vorrai mica
dire che...>
< Purtroppo devo partire, Ruby > disse Pat con un tono
triste < le riparazioni alla mia nave sono state fatte. Gli
olandesi hanno fatto a pezzi la otta inglese, hanno ince-
275
276
diato Sheerness, risalito il Medway, affondate molte navi
e a Chatham si sono impossessati addirittura della Royal
Charles, lammiraglia. Ora se ne sono andati: per un p
lestuario del Tamigi libero e la navigazione sulla Manica
tranquilla. Se non ce ne andiamo ora non ce ne andiamo
pi. Parto tra tre ore >
< Oh Pat ! > disse Rubella presa da una grande tristezza
< e quando ti rivedr ? Tra qualche anno, immagino >
< Non so, Ruby > disse Pat < Per ora mi reimbarco sul
mercantile, che va in Spagna. Poi vedr, non ho idea >
< Non hai pace, fratello > disse la ragazza < magari te
ne torni da quei bucolieri nei Carnaibi, da quel Morgan >
< Bucanieri, e Caraibi > la corresse Pat con un sorriso
<No, non credo che ci torner. Morgan ha avuto molta for-
tuna nora, ma non detto che non giri male, e che in-
vece di un ricco bottino non vada incontro a una corda in-
saponata. Gli ho visto progettare imprese sempre pi ris-
chiose e sanguinose: quellinferno non fa per me. Penso
invece che potrei andarmene al nord, verso la Norvegia.
Sono posti deserti, ma tranquilli...>
< Un freddo boia, altroch > disse Rubella rabbrividen-
do < Ma tanto tu fai sempre quello che vuoi. Aspetta qui,
che ti porto la colazione pi gigante che hai mai visto >
Torn dopo poco che un vassoio che traboccava e lo
mise davanti a Pat.
< In effetti penso che per un p non far colazioni simili
> disse Pat guardando la distesa di ciotole, vasetti, tazze e
dolci, e pensando alle gallette mufte che lo attendevano a
bordo..
Rubella si guard intorno. Ancora pochi avventori. Pote-
va prendersi una pausa.
< Dimmi di casa > fece, sedendosi di fronte al fratello
277
< Quale casa ? > fece Pat con la bocca piena di torta < tu
vivi in una locanda e io per i prossimi mesi in una amaca
appesa nella stiva >
< La casa di Drogheda > fece cupa Rubella < ero troppo
piccola per ricordare bene. Voglio sapere >
Pat abbass gli occhi e smise di masticare. Poi bevve un
lungo sorso di latte per buttar gi la torta
< In n dei conti ne hai diritto, sorella > disse sottovoce
< non puoi ignorare quella storia, che anche la tua. E una
brutta storia. Ti dir le cose pincipali che devi sapere. Non
i dettagli, almeno non quelli troppo brutti. Non ha senso
che tu li sappia. Te li puoi immaginare, se vuoi. Ma credo
che non vorrai >
< Vai avanti > disse Rubella
< Gli uomini di Cromwell erano inviperiti dalla resisten-
za di Drogheda, e quando la citt si arrese e irruppero tra le
mura, uccisero tutti gli uomini che avevano difeso la citt,
cio tutti gli uomini validi >
< Pap > sussurr appena Rubella
< Di certo si > sospir Pat < Era partito la mattina per il
bastione dove era stato assegnato, e nessuno lo ha visto pi
tornare. Quando la popolazione ha visto che i difensori che
si arrendevano venivano uccisi sul posto, invece di essere
fatti prigionieri, ha capito che le Teste Tonde non si sareb-
bero fermati neanche davanti a vecchi, donne e bambini.
Chi ha potuto ha cercato di scappare >
< Anche noi ? > chiese Rubella
< Anche noi > annu Pat < la mamma ci ha preso ed
riuscita ad uscire dalle mura con un gruppo di amici, da
un passaggio segreto. Ci siamo nascosti in un gruppo di
casette di contadini poco distante, al limitare della foresta.
Poi quando abbiamo visto che un gruppo di soldati veni-
va da quella parte abbiamo capito che ci avevano scoperto.
278
La mamma mi ha detto di prenderti e di nasconderci nella
foresta, insieme ad altri bambini. Cos ho fatto. Lei ri-
masta con gli altri. I soldati sono arrivati, li hanno scovati,
li hanno schierati sullaria e li hanno ammazzati. Poi, in-
sospettiti che non ci fossero bambini, sono venuti a cercarci
...>
Rubella aveva la pelle doca. Le immagini degli incubi
le stavano tornando in mente ad una ad una, e lei le ordi-
nava, come se fossero tante illustrazioni del racconto del
fratello.
< Ci hanno presi ? > chiese tremante
< No, ma hanno preso tutti gli altri bambini. Noi siamo
rusciti a gettarci in una siepe folta e non ci hanno visto.
Siamo stati l tutta la notte e siamo usciti solo al mattino.
Le teste tonde se ne erano andate. Gente della campagna
ci ha trovato e si occupata di noi.....e di quelli che erano
stati uccisi >
< Ma chi ha ordinato quel massacro ? >
< Un certo Desoto, un essere abominevole. Lo chiama-
vano...>
< Il boia di Drogheda > mormor Rubella
< Esattamente > disse Pat con voce cupa. < E la cosa che
desidero pi di tutte di trovarlo e fargliela pagare >
< Ma tu lo hai visto ? Lo sapresti riconoscere ? > chiese
Rubella
< Era tra quelli che hanno ucciso la gente mentre noi
eravamo nascosti nella foresta. Lho visto da lontano, ma
credo che lo saprei riconoscere >
< E dove ora ? >
< Nessuno lo sa, si volatilizzato > disse Pat < Ho chiesto
in giro a tutte le persone che ho incontrato, in ogni ango-
lo del mondo. E lo faccio da anni. Ma non ho mai saputo
niente >
279
< Forse morto > disse Rubella
< Pu darsi, e nel caso mi auguro che sia stata una morte
lenta e dolorosa, ma lo vorrei sapere per certo > disse cupo
Pat
< E una grande ingiustizia che non paghi per quello che
ha fatto >
< Ti giuro che far di tutto per trovarlo e fargliela pagare
> le disse Pat, stringendole le mani tra le sue
Orami era giunto il momento di andarsene. Pat e Rubel-
la si abbracciarono stretti e a lungo, poi Pat si avvi alla
porta, voltandosi per un ultimo saluto con la mano. Rubel-
la scoppi a piangere e se ne scapp in cucina: Pat scosse la
testa con tristezza e usci nel vicolo. Appena uscito si risis-
tem i vestiti che Rubella gli aveva scompaginato nellab-
braccio, si calz bene in testa il berretto di lana, e si mise a
tracolla il grosso sacco da marinaio. Guard linsegna del
Ye Olde Cheshire Cheese che dondolava lievemente. Gli ri-
cord il beccheggio della nave alla fonda. Doveva andare.
Per un attimo stava per dirle tutto, pens, ma aveva fatto
bene a tenersi certe cose per s.
Pat era appena passato sotto larco, svoltando verso la
banchina del Tamigi, che Ulysses, nero in viso come mai
era stato, entr nel passaggio da Fleet Street. Guadagn
la porta della taverna a grandi passi ed entr percipitosa-
mente nel locale. And quasi a sbattere contro Rubella che,
con gli occhi rossi, aveva ricominciato a servire nella sala.
< E arrivato Cricket ? > chiese precipitosamente a Rubel-
la
280
38 (Hyde se ne va)
La stanza era buia, illuminata solo da un piccolo lume, ma
lui vedeva bene i presenti: la glia Ann, il maggiordomo
Robert, e Newborne.
Il vescovo Hyde stava morendo, ma era stranamente
lucido, anche se stanchissimo, e si guard intorno.
La bronchite si era aggravata edera diventata polmonite,
anche se aveva poca febbre. Si vede che il suo corpo non
aveva pi voglia di lottare. La morte del secondo nipote gli
dava un dolore acuto, una sofferenza indicibile. Che senso
aveva sopravvivere ai popri nipoti ?
Guard Newborne, che stava seduto ai piedi del letto,
le braccia conserte e lo sguardo perso da qualche parte. Lui
aveva fatto il possibile: anche se aveva uno studio l accan-
to non veniva tutti i giorni a St. James Palace, aveva an-
che le incombenze di medico a Richmond, e non raramente
anche a Westminster Palace. Ma non aveva mancato un
giorno di fargli visita, da quando era tornato dalla Persia.
Aveva provato con tutti i rimedi immaginabili. Si vede che
era giunta la sua ora.
Guard Ann, la glia, che era una maschera di dolore.
Prima i due gli, ora il padre. Non capiva dove trovasse an-
cora le lacrime che le rigavano copiose il viso, dopo tanto
che aveva pianto. Si ricord di lei appena nata, che lave-
va tenuta in equilibrio su una sola mano, da quanto era
281
282
piccola. Ora era una donna fatta. Una donna disgraziata.
Lamava tanto e non poteva fare niente per lei.
Guard Robert, il maggiordomo. Era da poco a suo
servizio, ma era impagabile. Sapeva tutto, si ricordava tut-
to. Era stato gli occhi, gli orecchi e la memoria di Hyde in
quelle ultime settimane. Peccato che non lo avesse avuto a
servizio da pi tempo. Ora se ne stava accanto alla nes-
tra, quasi nascosto dietro a una pesante tenda di velluto.
Chi non lo conosceva poteva pensare che avesse un aspetto
pensoso, ma Hyde aveva imparato a conoscere il suo viso,
la mimica espressiva, guizzante come quella di un attore,
il sorriso sempre pronto. Robert stava provando un forte
dolore per il suo padrone.
Cerc di tirarsi un p su nel letto, ma gli mancarono le
forze e lo sforzo gli gener subito violente vertigini e nau-
sea. Newborne e Robert videro il suo gesto e accorsero al
capezzale, alzandolo loro di peso sui cuscini. Hyde fece un
lieve cenno con la testa, come per ringraziarli, e continu
con il respiro lieve e sibilante, lunico che si poteva ormai
permettere. E non per molto, pens.
Radun le forze e fece un cenno a Newborne: quello si
avvicin e accost lorecchio alla bocca di Hyde, come ave-
va imparato a fare per sentire il sussurro di quella voce che
una volta aveva tuonato dal pulpito facendo rimbombare
le navate della cattedrale a Salisbury.
< Ditemi >
< Voglio riposare. Lasciatemi solo e prendetevi cura di
Ann > sussurr Hyde
< Come volete > disse Newborne accennando ad allon-
tanarsi. Hyde lo ferm con un movimento della mano
< Mandatemi Robert >
Newborne fece cenno a Robert di avvicinarsi a Hyde,
poi and da Ann, abbandonata su una poltrona ai piedi
283
del letto, e si chino a parlarle sottovoce
< Vostro padre ha chiesto di riposare, sar meglio che
ve ne andiate nei vostri appartamenti. Vi accompagno io >
< Ma come sta ? > fece Ann, disperata
< Ve lho gi detto Milady > disse Newborne < ha un
sico molto provato dagli anni, e una brutta bronchite che
si trasformata in polmonite. E un decorso strano, molto
rapido, ma si vede che il colpo di aver perso i due nipoti
ha accato il suo spirito e le sue difese: la situazione si
aggravata rapidamente >
< Quanto ha ? > chiese tra le lacrime Ann, colpita dalla
dolorosa idea che la morte dei suoi gli avesse contribuito
ad ucciderle anche il padre
< Francamente, non credo che passer la nottata > disse
Newborne volgendo lo sguardo a terra per un attimo. Poi
riprese: < Venite, su, vi accompagno alle vostre stanze >
< Ma se dovesse...> resistette Ann
< Non vi preoccupate > disse Newborne, prendendola
sotto un braccio e aiutandola ad alzarsi < Robert resta di
guardia e ci avvertir appena dovesse accadere qualcosa >
< Anche voi ve ne andate ? > chiese Ann mentre si
faceva docilmente accompagnare via
< Solo una breve puntata a Westminster, una mezzora,
poi ritorner >
Ann chin il capo, capendo che Newborne non poteva
pi fare niente. Ma aveva piacere ad averlo accanto. I due
uscirono dalla stanza.
.
Robert si era avvicinato a Hyde e si era seduto al capez-
zale.
< Non manca molto, amico mio > sussurr Hyde
284
< Non dite sciocchezze, Eminenza > disse Robert con
un nodo alla gola < siete molto debole, ma vi riprenderete
>
< Non il caso che mi aduliate per una dote che non
ho, Robert. So che manca poco e vi volevo dare unultima
incombenza >
< Ditemi, Eminenza > fece Robert obbediente
< Voi siete amico del dottor Ulysses Unt ? >
< Beh...si, lo conosco > Robert ebbe un attimo di esi-
tazione: non gli piaceva lidea di essere associato a Ulysses,
soprattutto da Hyde al cui servizio, a dirla tutta, si era in-
trodotto fornendo false credenziali e per spiare, anche se
per la Corona.
< Bene. Il Dottor Unt un giovane in gamba e verr a
capo della sua indagine >
< Non ho dubbi in merito > lo incoraggi Robert
< Robert, anche voi siete un bravo giovane, il miglior
maggiordomo che io abbia mai avuto e che un gentiluomo
posso desiderare >
< Faccio quello che posso > mormor Robert che aveva
le lacrime agli occhi
< E io vi devo dare unultima incombenza >
< Ditemi >
< Riferite da parte mia al Dottor Unt tutta la mia stima
e ammirazione...> A Hyde manc un attimo il ato
< Si...> lo incoraggi Robert
< ...e ditegli che lo prego, lo scongiuro, in nome del
Buon Dio...>
< Di che cosa ? > chise Robert
Hyde improvvisamente assunse una espressione arcigna,
aggrott le ciglia, si sollev lievemente sui cuscini e sibil
285
<...di trovare quel bastardo che ha ucciso i miei nipoti
e di far bene attenzione che gli sia rapidamente spiccata la
testa dal busto >
Poi, spossato da quellultimo sforzo, si abbandon pe-
santemente sui cuscini. Fece un lieve cenno di commiato a
Robert con la mano, volt un p il volto verso la luce che
veniva dalla nestra, e chiuse gli occhi.
Robert si alz piano, senza far rumore, e usci dalla stan-
za.
Lo avrebbe ritrovato nella stessa posizione unora dopo.
Freddo.
286
39 (Monmouth scagionato)
Ulysses percorse con una certa fretta le ultime stradine che
portavano alla Clink. Non che avesse proprio paura, ma
quello restava uno dei peggiori quartieri di Londra, soprat-
tutto la sera. Giunto alledicio pass la guardiola, giunse
al cancello, lo apr e si avventur nello stretto passaggio tra
i due edici. Era appena arrivato nello spiazzo che da un
mucchio di mattoni rotti emersero i due grandi incisivi di
Ratto.
< Buonasera dottore > fece il ragazzo
< Buonasera, Ratto > rispose Ulysses
< Cercate Cricket ? >
< Anche > disse Ulysses < ma stasera c anche un pas-
saggio di astri particolare e avevo pensato che.... >
< Ma certo > disse premurosamente Ratto dirigendosi
verso la porta che, come per incanto, si era aperta rive-
lando il solito cespo di capelli rossi e la macchia di efelidi.
Evidentemente il bambino era il guardiano ufciale della
porta < Faccio strada. A preparare il cannochiale ci vorr
un attimo >
< Telescopio > corresse Ulysses, ma Ratto era gi sparito
nel vano della porta e lui si dovette affrettare: non si sa mai
che la piccola testa di ammifero avesse ordine di tenere
aperta la porta per un tempo limitato.
287
288
Arrivati nella stanza del trono Ratto conged alcuni bam-
bini che stavano lavorando nella sala, apr la nestra, recu-
per il telescopio che era ancora montato sul treppiede e
coperto con un morbido panno. Poi posizion il telescopio
con una certa maestria, pul le lenti con il panno, e si fece
da parte per lasciare il posto a Ulysses
< Vedo che hai una certa dimestichezza con il telescopio
> osserv Ulysses
< Beh, Cricket che mi ha fatto vedere come si fa quan-
do sorvegliando il vescono ha visto quella con il cu... > Rat-
to si pietric conscio dellenormit dellerrore che aveva
commesso e da cui non sapeva come retrocedere
< Ho capito, investigavi > disse Ulysses asciutto, e si
accomod sullo sgabello cominciando a scrutare il cielo <
Ora puoi andare, magari c qualcosa da bere da qualche
parte >
Ratto, che se avvesse potuto avrebbe voluto incenerirsi,
non se lo fece dire due volte e schizz via. Tra le varie in-
combenze che Cricket gli aveva dato aveva anche quella di
cantiniere, e la cantina della banda era cos fornita che se
Elias Ashmole, notoriamente un intenditore, lavesse vista
sarebbe rimasto esterrefatto.
Ulysses, nel frattempo, era stato rapito dalle stelle, le
sue stelle. Quel telescopio, con buona pace di sir Flam-
steed, era veramente un gioiello, e Ulysses navig tra gli
astri che si cominciavano a distinguere bene nel cielo dove
le tenebre erano calate rapidamente. Dopo una ventina di
stelle sent la presenza di Ratto che si schiariva la voce. Dis-
tolse locchio dalloculare e si volt. Ratto teneva in bella
vista una bottiglia scura e polverosa, e la porse ad Ulysses.
< Spero che sia di vostro gradimento > mormor
Ulysses prese la bottiglia e se la rigir tra le dita. Il tap-
po era sigillato con la ceralacca. Pul con la manica letichet-
289
ta piena di ragnatele e quando si accorse che si trattava di
un claret di Bordeaux per poco non gli cadde di mano dalla
sorpresa.
< E Cricket come fa ad avere un simile nettare ? > do-
mand a Ratto che lo guardava preoccupato
< Questo lo so > disse premuroso < io cero quando
Cricket lo ha.. >
< Va bene, diciamo che lo ha preso, ma dove ? > chiese
Ulysses
< In un albergo qui a Londra, tenuto da certi francesi,
Pozzack.., Pontrack..., qualcosa del genere >
< Pontiac > disse Ulysses, che conoscenza bene gli im-
portatori, volgendo gli occhi al cielo
< Esatto, proprio cos si chiamano. Cerano dei lavori
per rimettere a posto lalbergo e il cantiere la notte rimane-
va incustodito e...insomma non era ben chiuso, e Cricket...>
< Risparmiami i dettagli, che interesseranno al Padre
Eterno quando giudicher Cricket > disse Ulysses estraen-
do un temperino e cominciando a scheggiare la ceralac-
ca che copriva il sughero. < Piuttosto, vai a prendere un
succhiello per stappare questo miracolo >
< Far presente al Padre Eterno che loggetto del mio
peccato non ti ha poi tanto disgustato > disse Cricket us-
cendo da dietro una tenda dove si era celato da qualche
minuto, quando era rientrato nella stanza < chissa che lOn-
nipotente non mi sconti un p della pena per girarla a te
>
< Cricket ! > esclamarono Ulysses e Ratto colti in fra-
grante < ti eri nascosto a spiarci ! >
< Non vi aspettereste certo niente di meno da un ladro
di vini > continu Cricket, andando a una credenza e tor-
nando con tre bicchieri che pos sul tavolo accanto al tele-
scopio < Bene, Dottor Unt, visto che avete stappato la re-
290
furtiva, potreste mescerla a tutti e tre. Sentiamo se buona
come si dice. Poi potrete tornare a guardare in quel tele-
scopio, anche esso, si da il caso, frutto di una ruberia, ma
anchesso, pare, di vostro gusto >
< Va bene Cricket, hai vinto > disse Ulysses mescendo
il vino < ritiro quello che ho detto >
Come ebbero assaggiato il vino Ulysses volt gli occhi
al cielo e mormor < Ambrosia >
< A me pare vino > disse Ratto leccandosi le labbra. <
Buono, per >
< Chi sia questa Ambrogia ce lo dirai dopo > disse Crick-
et < ora te ne devo raccontare delle belle >
< Aspettavo appunto di vederti, eri letteralmente spari-
to > disse Ulysses che sorseggiava il vino, veramente celes-
tiale
< Ho seguito Monmouth >
< E.... ? >
< Ormai abbiamo tutto > disse Cricket con un ghigno
< Magari ci metti al corrente ? > azzard Ulysses, ver-
sandosi dellaltro vino
< Va bene, anche perch se non mi sbrigo tu ti sbronzi e
poi non ti ricordi. Ratto, vai a prenderne unaltra bottiglia,
di quello >
< Ne hai dellaltro ? > Chiese Ulysses sorpreso
< Quaranta bottiglie > disse Cricket come sovrappen-
siero < almeno erano quaranta prima che tu arrivassi >
< Mmmmmh > fece Ulysses < Vai avanti >
Cricket torn alla credenza, prese una insalatiera colma
di frutta candita e un piatto con diversi pezzi di formaggio
e torn al tavolo.
< Mai bere troppo a pancia vuota > sentenzi
< Saggezza popolare > convenne Ulysses prendendo
una fetta di Cheshire
291
< Dunque > esord Cricket dopo essersi accomodato in
una poltrona < come daccordo mi sono attaccato alle cos-
tole di Monmouth. Due giorni, mattina sera. Ma non suc-
cesso niente: incontri banali, visite in caserma, corteggia-
mento di alcune signorine. Stavo quasi per lasciar perdere
e venirti a riferire, quano la sera del secondo giorno, stasera,
successo >
< Che cosa ? >
< Il contatto. Sono andati a trovarlo a casa sua >
< Chi ? >
< Tre di quelli che lo avevano incontrato alla George
Inn. Il quarto lo hai visto la sera del ricevimento a St James
Palace >
< E sono andati a trovarlo a casa sua, di Monmouth ? >
< Esattamente, e si sono parlati a lungo >
< E come fai a sapere cosa si sono detti ? > chiese Ulysses
< mica avrai potuto entrare in casa >
< Io no > disse Cricket guardandosi le unghie di una
mano
< E chi, allora ? >
< Harry Memoria. E stato grande. Vedi, Monmouth
un tipo giovane alla moda, e nella sua casa ha fatto montare
una latrina >
< Tutti hanno una latrina > osserv Ulysses
< Ma quella che hanno tutti una latrina ssa, che va
svuotata ogni tanto >
< E quella di Monmouth ? > chiese Ulysses
< Una latrina speciale. Con un condotto che esce dal
retro della casa e nisce in un canale di scolo. E il condotto
in realt una piccolo galleria, alta poco meno di un metro,
con un canale in pendenza che porta via gli escrementi. Ab-
biamo trovato lo sbocco della galleria nel canale e da l ho
mandato dentro Harry Memoria >
292
< Nel canale di scolo ? >
< Esatto. Da l giunto no alla latrina e si nascosto in
uno sgabuzzino per gli attrezzi che ha una nestrella che
da sulla sala principale >
< E ha sentito tutto ? >
< Tutto. Come ti ho detto Harry Memoria riesce a ricor-
dare alla perfezione oltre mezzora di discussione >
< E ora dov ? > chise Ulysses
< Lho lasciato gi al lavatoio perch si pulisse un p.
Sai, il condotto che porta alla latrina....>
< Immagino > disse Ulysses con una smora
Non dovettero aspettare molto che Harry Memoria ar-
riv. Uno scricciolo con capelli biondi ritti sulla testa, ora
bagnati per la recente abluzione nel lavatoio.
< Vieni Harry > lo invit Cricket < questo il dottor Unt
>
Harry si avvicin con il berretto di feltro stretto in mano
e fece una specie di riverenza a Ulysses
< Stai comodo, Harry > fece Ulysses per metterlo a suo
agio < Siediti, bevi un p di vino e raccontaci quello che hai
sentito >
Harry si sedette perplesso. Non doveva essere abituato
a essere ricevuto con tanti onori. Bevve dal bicchiere che gli
veniva offerto e poi guard Cricket con aria interrogativa.
< Fuori tutto, Harry, racconta >
Dopo un attimo di esitazione Harry cominci con voce
cantilenante >
< Salve Monmouth - Salve ragazzi, come mai mi venite
a trovare - Dobbiamo parlarti - A questora ? - Era urgente
comunicartelo...>
< Ma che dice ? > chiese perplesso Ulysses a Cricket
< Harry riferisce tutto quello che ha sentito >
< Ma non potrebbe dirci le cose importanti ? >
293
Cricket guard Harry con un aria rassicurante
< Harry, sentimi bene. Pensi di farcela a raccontarci con
parole tue cosa si sono detti ? >
< Come con parole mie ? >
< Dirci cosa si sono detti, il succo, la sostanza. Senza
riferirci tutte le parole precise >
< Beh....di solito non lo faccio > disse pensoso Harry <
in genere ripeto quello che ho sentito. Ma...penso di poter-
cela fare, almeno ci posso provare >
< Bene, prova > lo incoraggi Ulysses
Harry fu bravo e il racconto fu chiaro. I tre compari
di Monmouth gli avevano sostanzialmente ripetuto quello
che laltro compare gli aveva detto nel giardino di St James
Palace. Gli avevano detto che era giovane, ancora con trop-
po poche conoscenze e amici nel gruppo di potere. Era
sorvegliato e tra i possibili sospetti di un possibile complot-
to. Avrebbe dovuto lavorare per qualche anno per crearsi i
contatti giusti e un supporto tale da consentirgli di organiz-
zare un colpo di mano. Loro lo avrebbero aiutato a farlo,
ma il momento era prematuro e loro non se la sentivano di
seguirlo ora. Quando Harry termin Ulysses stette un bel
p in silenzio, ammutolito e pensoso.
< Lo hanno scaricato > disse poi
< Non proprio > disse Cricket < Gli hanno promesso
collaborazione. Ma lo hanno sconsigliato di agire ora: trop-
po presto, e loro non lo seguirebbero >
< In ogni caso hanno ridimensionato, o almeno allon-
tanato nel tempo i suoi piani > disse come tra s Ulysses
< E questo cosa ti dice ? >
< Mi dice che in una simile contesto Monmouth non ha
interesse a sopprimere due eredi al trono. Troppo rischioso,
troppo pericoloso, troppo difcile per i mezzi che ha, e so-
294
prattutto troppo prematuro. Dopo uno o due anni, magari,
dopo essersi organizzato. Non ora >
< E quindi ? > chiese Cricket
< E quindi > sospir Ulysses < la pista Monmouth
fasulla. Abbiamo solo perso tempo dietro a lui >
< Ma la cospirazione solo rimandata > osserv Cricket
< Pu darsi > disse Ulysses < ma chiss se e quando
riprender vita. Ora ci dobbiamo occupare di altro. Mon-
mouth non il nostro uomo >
40 (funerali di Hyde)
Labbazia di Westminster odorava di incenso e cera di can-
dele. Ulysses entr e si diresse lungo la navata centrale,
verso una delle cappelle laterali da cui giungeva il chiarore
dei candelieri e di alcuni grossi lanterne ad olio. L era
riunita una piccola folla.
La navata saliva verso lalto come se dovesse congiunger-
si con il cielo, pens Ulysses. Il fumo delle candele e dellin-
censo, salendo verso lalto, contribuivano a dargli quella
sensazione. Lungo le navate minori dalle pareti pendevano
bandiere e stendardi offerte in voto dagli eserciti vittoriosi.
Nelle cappelle che si affacciavano sulle navate si intravede-
vano le tombe, i mausolei, le lapidi a ricordo dei grandi di
Inghilterra.
Ulysses giunse alla cappella dove si assembrava la pic-
cola folla. La cappella era addobbata a lutto, con lunghe
stole di raso nero e oro alle pareti. Nel centro della cappella
stavano due bare, una grande e una piccola. Ulysses sape-
va bene chi fossero, ed era venuto per render loro omaggio:
al nonno, vescovo di Salisbury e al nipote, erede al trono.
Cerano molti membri della Royal Society, militari, prelati.
Il vescovo Hyde era stato una persona importante in vita,
stimata da tutti, amata a molti.
Un rumore di passi giunse dalla navata centrale. Il dean
di Westminster veniva a tributare un saluto al suo amico,
295
296
seguito dal coro della Abbazia. Due le di piccoli coristi,
guidati da un diacono, si misero lungo un lato della cap-
pella. A un cenno del diacono iniziarono a cantare, con la
voce celestiale che solo i bambini sanno avere.
Ulysses mormor una preghiera, ma la sua mente vag
molto lontano, nello spazio e nel tempo, no a ricordare i
canti ben diversi, ma altrettanto suggestivi, che aveva sen-
tito anni prima nellaccampamento indiano dietro la fatto-
ria dei suoi. Anche in quel caso veniva celebrato un vecchio
che se ne era andato. Un vecchio importante, a modo suo
una specie di vescovo.
Il suo sguard vag ancora sulla piccola folla: un p
delato, appoggiato a una colonna, cera Robert, con una
espressione molto triste. Lentamente gli si avvicin e gli
fece cenno di andare con lui un p pi lontano nella grande
navata centrale, in modo che potessero parlare.
< Brutta storia > disse Ulysses, sedendosi su una delle
tante panche allineate nella navata.
< Brutta davvero > disse Robert < Mi ero affezionato al
vescovo Hyde, anche se ho avuto poco tempo per conoscer-
lo, e lo avevo avvicinato con linganno, in sostanza per
spiarlo. Questo pensiero non mi piace >
< Non come dici > disse Ulysses < non lo hai fatto con
cattive intenzioni, lo hai fatto in nome della Corona e, alla
ne, anche nellinteresse di Hyde >
< Forse hai ragione > sospir Robert
< Come successo ? > chiese Ulysses < Giorni fa non
mi sembrava messo cos male >
< Ha avuto un peggioramento improvviso della bron-
chite, respirava sempre pi a fatica, ed era stato preso da
una spaventosa debolezza >
< La morte dei due nipoti non deve averlo aiutato >
osserv Ulysses
297
< E quello che dice anche Newborne > disse Robert
< Per mi pare comunque un aggravamento troppo im-
provviso > disse dubbioso Ulysses
< Aforza di indagare sui misteri nisci per vedere sospet-
ti in ogni cosa, angolo o avvenimento. Hyde era vecchio,
e malandato da tempo, specie ultimamente. Aveva avuto
febbroni e non riusciva a liberarsi da una bruttissima bron-
chite. E poi era un gran bravuomo e dubito che avesse
un nemico al mondo. Chi avrebbe voluto fargli del male o
addirittura vederlo morto ? >
< Tutti hanno almeno un nemico, e i malvagi se la pren-
dono anche con le persone buone. Ma forse hai ragione tu,
sono mie fantasie >
< Ho un messaggio per te dal vescovo Hyde > disse
Robert
< Per me ? > chiese Ulysses sorpreso
< Per te: aveva molta stima di te >
< E il messagio ? >
< E lultima cosa che gli ho sentito dire. E lui sapeva
bene che stava per morire. Quindi penso che lo intendesse
veramente, quello che mi ha detto >
Ulysses lo guard con aria interrogativa
< Dimmi che ti ha detto >
< Mi ha detto di dirti che quando scoprirai lassassino
dei suoi nipoti devi preoccuparti che gli salti via la testa >
disse Robert
< Un pensiero forte per un alto prelato > disse Ulysses
dopo averci pensato un p su < e non propriamente un
perdono cristiano....ma lo capisco >
Si alzarono e tornarono nella cappella. Il coro aveva
nito di cantare, il dean stava commemorando Hyde e suo
nipote. Fu un discorso breve ma toccante. Quando alla ne
il dean asperse lincenso intorno ai due feretri molti ave-
298
vano gli occhi lucidi. E non era per lincenso o il fumo delle
candele.
Dopo che tutti se ne furono andati, Ulysses e Robert si
avvicinarono ai feretri. La bara del piccolo James era stata
chiusa, ma quella di Hyde era ancora aperta. Ulysses si
avvicin e ss a lungo il volto pallido del vescovo. Gli
venne in mente unaltro volto, pallido come poteva essere
pallido il colorito di un indiano dAmerica morto.
Recit una preghiera con gli occhi chiusi. Quando ebbe
nito si inginocchi davanti alla bara, in segno di rispetto.
Alzatosi, guard ancora ssamente il volto di Hyde, fece
come un cenno di assenso con la testa e mormor.
< Daccordo amico, quando sar il momento me ne ri-
corder >.
41 (Ulysses esamina il
congegno e fa il punto)
Appollaiato sullo sgabello nella sala del trono di Cricket
alla Clink, Ulysses non staccava locchio dalloculare del
telescopio da almeno unora. Guardava le stelle e rietteva
sugli avvenimenti e sullindagine. Ogni volta che comple-
tava lanalisi di un avvenimento passava ad un successivo,
e il telescopio passava ad unaltro pianeta o unaltra stella.
I pensieri non seguivano un lo logico n temporale, ma
prendevano forma via via che venivano in supercie nella
mente affollata.
.
Muore il piccolo Charles Stuart, Brouncker e Ashmole mi
contattatano e mi ingaggiano per lindagine
Perch partire del pi piccolo dei due eredi al trono
? Per attirare meno lattenzione e avere pi campo libero
per uccidere il fratello ? Assurdo. Uccidere un erede al
trono, anche se il secondo nellordine, era comunque un
avvenimento che generava allarme
.
Il congegno usato semplice ma geniale e implica conoscenze
tecniche e manualit
Chi poteva piazzare entrambi i congegni ? Qualcuno
che aveva facile accesso ai due sottotetti: un residente, un
299
300
membro del personale, una guardia dei due palazzi. Ma
avrebbero avuto la competenza ? La competenza non era
necessaria: il congegno era semplice: era stato geniale idear-
lo, ma era facile posizionarlo: chiunque, istruito alluopo,
poteva essere in grado.
.
Hyde recentemente aveva sospettato di un complotto a corte,
spingendosi addirittura no alla persona del Re. Ed era andato
in giro a chiedere chiarimenti in merito.
Ora Hyde era morto. Era solo un caso ?
.
Monmouth poteva ambire ad ereditare il trono
Forse aveva in mente un complotto del genere, ma era
solo unidea giovanile, tra laltro gi fallita perch del tutto
prematura. Lomicidio di due eredi al trono doveva essere
un gesto nale, linnesco della rivolta, lultimo passo di un
piano ben denito e preparato, non di un progetto a mala
pena immaginato.
.
Un complotto o una vendetta puritana contro gli odiati Stu-
art
I puritani erano dispersi, come gli era stato conferma-
to da pi parti, e non avrebbero avuto la forza per una
simile azione. La vendetta di un singolo appariva improb-
abile per la complessit di realizzazione dei due omicidi.
Tra laltro non si conosceva neanche chi potesse essere un
candidato
.
Quale poteva essere il movente delle due uccisioni ?
Un attacco alla dinastia degli Stuart ? Se lobiettivo er-
ano gli Stuart, perch non colpire direttamente il Re ? O il
fratello, il primo in ordine di successione ?
301
Una vendetta personale nei confronti dei genitori, James
Stuart o la madre Ann ? Non erano noti motivi di rancore
personale per quei due.
Certo nessuno poteva avere motivi di odio personale
nei confronti di due bimbi di 10 mesi e di 4 anni.
.
Il telescopio si era fermato sulla Corona Boreale, con la
stella Arturo, la coda dellOrsa, ben evidente per la sua in-
tensa luminosit. A oriente cera Boote, il guardiano dellOr-
sa. Ulysses riett su quella moltitudine di nomi che nei
secoli erano stati dati alle costellazioni, spesso pi nomi di-
versi a seconda del popolo e della civilt. Pure invenzioni
di immaginazione, per disegni astrali plausibili solo se si
immaginava che le stesse giacessero tutte sullunico piano
della Volta Celeste. Ognuno avrebbe potuto immaginare
le forme che voleva, congiungendo le innite stelle a piaci-
mento. Era un p come la sua indagine, pens Ulysses, una
serie ormai imponente di indizi, fatti, ipotesi che si pote-
vano interpretare in tanti modi diversi, tutti convincenti,
ma forse tutti falsi, come erano false le costellazioni. La
prospettiva, ecco quello che mancava alla sua ricerca, che
rendeva insulse le sue continue ipotesi, come insulse era-
no le costellazioni e le loro piatte gurazioni. Come per le
stesse, che non giacevano affatto su una Volta Celeste piat-
ta, la mancanza di prospettiva faceva si che qualcosa sem-
brasse essere in un punto, e invece non cera. Ma quale era
lindizio, la traccia, lipotesi fuori prospettiva ?
Il telescopio si mosse lievemente a occidente, sulla costel-
lazione del Serpente. Il serpente, animale indo, che c
ma non si vede, che sembra dorma e allimprovviso scatta
e colpisce.
302
42 (seconda visita a
Wallop)
Anche questa volta Ulysses trov Nick Perry al cancello
dentrata della Torre. Lo yeoman lo riconobbe subito e lo
fece passare.
< Di nuovo a farci visita, dottore ? > chiese sorriden-
do < allora non scherzavate quando avete detto che sareste
tornato >
< In effetti non sapevo se sarei tornato, ma mi venu-
to in mente ancora qualcosa da chiedere a Wallop > disse
Ulysses
< Vi accompagno > disse Perry facendo strada
Passarono sul prato verde intorno alla Torre Bianca, cospar-
so di grossi corvi neri
< Deduco che lastronomo Flamsteed non lha avuta vin-
ta > disse Ulysses con un sorriso
< Pare proprio di no, ma ho visto architetti frequentare
labitazione di Flamsteed in questi giorni. Pare che si pensi
ad un nuovo Osservatorio Reale. Ma non mi stupirei che
la Corona lo faccia brillare davanti agli occhi di Flamsteed
come un contentino. Come sono messe le nanze, dubito
che ci sia il denaro per una simile impresa. Proprio ora che
si dovr spendere ancora per la otta >
< Ma Flamsteed contento ? >
303
304
< Diciamo che meno furioso. Qualche tempo fa pare
gli sia stato sottratto un prezioso telescopio dai magazzini
della Torre...>
< Ma davvero ? > chiese Ulysses ngendo di cadere
dalle nuvole
< Una cosa speciale, dice Flamsteed. Lo aveva ordina-
to addiritura in Italia. In effetti abbiamo trovato una cassa
aperta nei magazzini, ma nessun segno che venisse dallI-
talia o che contenesse un telescopio > disse Perry con un
sorrisetto < ma quando ho messo in dubbio il contenuto
con Flamsteed, credevo mi volesse incenerire >
Erano arrivati alla porticina che dava accesso alle seg-
rete e Ulysses fu contento di chiudere l largomento. Il
percorso no alla cella di Wallop gli era noto. Wallop stava
leggendo alla oca luce di una candela. Intravide Ulysses
con la coda dellocchio e abbandon la lettura un p a ma-
lincuore
< Toh, chi si rivede ! Il dottore investigatore che im-
magina trame puritane. A che punto siete con la vostra
indagine ? >
< Non molto avanti, se no non sarei tornato > disse
Ulysses
< Lo immagino > sospir Wallop < nessuno viene alla
Torre volentieri >
Ulysses dette unocchiata intorno, osservando le miser-
abili gure che gironzolavano nel grande stanzone su cui
affacciavano le celle. Non poteva che condividere laffer-
mazione di Wallop.
< Vi volevo chiedere una cosa >
< Immaginavo > disse Wallop < e che cosa, di preciso ?
>
< Voi eravate intimo delle alte sfere puritane. Cromwell
aveva gli ? >
305
< E avete fatto tanta strada per sapere una cosa che san-
no tutti ? Certo che aveva gli: non importa essere ap-
partenuto alle alte sfere per saperlo > disse Wallop sorpre-
so
< Non intendevo i gli legittimi. Intendevo gli natu-
rali, illegittimi > insist Ulysses
< Ah > fece Wallop, preso di sorpresa
< Allora ? > incalz Ulysses
< Beh... Dopo il matrimonio Cromwell fece una vita
esemplare da quel punto di vista: oltrettutto tra vita polit-
ica e battaglie non aveva molto tempo per coltivare storie
sentimentali >
< E prima ? >
< Prima, in effetti, si mormor qualcosa. Mi ricordo che
si parl di un certo Willian, glio naturale, ma poi la cosa
non ebbe alcun seguito. Una certa Elizabeth, Cleveland mi
sembra si chiamasse, ebbe una storia con lui e si disse che
la cosa aveva portato a un glio, ma la Cleveland part per
le colonie e anche quella traccia si perse nel nulla. A volte
non riesci proprio a capire quanto certe storie siano vere o
inventate di sana pianta >
< Niente altro ? > chiese ancora Ulysses
Wallop ci pens un p sopra, chiuse gli occhi, si tormen-
t la barba, poi
< Ci fu anche una relazione con una certa Mollie, Mol-
lie Bridge. Che in quel tempo avesse avuto un glio pare
certo, ma che fosse di Cromwell... Mi pare che Cromwell,
che aveva cominciato la carriera politica e non voleva sto-
rie, inizialmente lo riconoscesse, no a farselo afdare. Ma
poi lo piazz in un orfanotroo. Mollie lo seppe e ne soffr
tremendamente, arriv no ad impiccarsi >
< E del glio che ne stato ? > chiese Ulysses
306
< Mi disse un ufciale della guardia personale di Cromwell
che il bastardo era scappato dallorfanotroo, e poi si era
imbarcato per lAmerica. Mi sono sempre domandato se
fosse una storia vera o se lavessero semplicemente fatto
sparire e quella fosse una copertura. Lo stesso ufciale mi
disse che si era informato e nel New England cera effet-
tivamente un certo Bridge, emigrato in quel tempo, e che
poteva avere let giusta. Ma non ci fu mai alcuna rivendi-
cazione di discendenza da parte sua. Ammesso e non con-
cesso che quel Bridge esistesse veramente. Che volete, le
informzioni dallAmerica vengono per via gerarchica, ed
facile manipolarle se si maneggiano le leve del potere.
Mi sono chiesto anche perch quellufciale mi raccontasse
quelle cose, senza che io le avessi chieste. Anche allora
pensai che forse si voleva creare una falsa pista >
< Quindi qualche evidenza che fa pensare a un glio
illegittimo esiste > disse Ulysses
< Se proprio insistete, s, pu essere. Ma sono fatti vec-
chi di 40 anni. Voi forse pensate che un glio illegittimo
di Cromwell voglia vendicarsi sugli Stuart della morte del
padre ? Siete fuori strada ragazzo, lasciatevelo dire. Nes-
suna rivendicazione di paternit alla morte di Cromwell.
Nessuno si fatto mai vivo, nch Cromwell o i Puritani
erano al potere, per esigere quello che gli spettava. E voi
pensate che, dopo 40 anni, al bastardo venga in mente di
vendicarsi, torni a Londra e si metta ad uccidere rampol-
li reali come se niente fosse, da solo ? Lasciate perdere,
credetemi. La verit altrove >
Ulysses sent una presenza alle sue spalle e si volt: era
Folaga, il prigioniero che condivideva la cella con Wallop,
quello con la ciocca di capelli bianchi e un passato oscuro
in Irlanda. Quello lo guard torvo.
< Ma che glio di Cromwell ! > gracchi < Il Lord
307
Protettore era un granduomo ma ha generato solo delle
mezze calze, naturali o illegittime che fossero. Non che
non varrebbe la pena di vendicarlo. Non mi dispiace che
ci sia qualcuno che va in giro ad ammazzare Stuart, ma
non se la dovrebbe prendere solo con i bambini. Il Re e suo
fratello, quelli si che dovrebbero pagare. E la loro testa che
dovrebbe stare sul tetto di Westminster Hall, non quella di
Cromwell...>
< Stai calmo, Banister, non sai quello che dici > lo redar-
gu Wallop, indicando le guardie, che a sentire Folaga alzare
la voce si erano affacciate al cancello che chiudeva lan-
drone. Evidentemente certe esternazioni puritane anche
allinterno del carcere non erano gradite, e le conseguenze
potevano essere sgradevoli.
< Credi che abbia paura di quelli l ? > continu Folaga
< in Irlanda gente come quella ce li bevevamo a colazione,
io e Desoto >
< Che ne ha fatto Desoto ? Lo sapete ? > si intromise
Ulysses, che si ricordava che alla prima visita Folaga aveva
negato ogni legame con Desoto.
Folaga lo squadr dalla testa ai piedi, con evidente dis-
gusto.
< Levati dai piedi e lasciaci in pace, sbirro schifoso >
sibil Folaga estraendo dalla tasca destra un lungo e ap-
puntito coccio di porcellana, fasciato in parte con uno strac-
cio, in modo da poterlo impugnare senza tagliarsi. Saputo
usare, era unarma mortale
Disarmare un uomo con il coltello era il gioco pi in
voga nellaccampamento dei Sallipo, e Ulysses aveva gio-
cato con i ragazzi del villaggio per anni. Come Folaga al-
lung la mano per colpirlo al ventre, Ulysses schiv ruotan-
do di schiena su se stesso, afferrando contemporaneamente
con la sinistra il polso di Folaga. Continuando a ruotare
308
su se stesso, Ulysses proiett Folaga contro lo stipite del-
lentrata della cella. Luomo sbatt malamente contro il
muro la faccia e la spalla sinistra: la mano destra, distor-
ta dalla rotazione, lasci andare il coccio, che Ulysse prese
delicatamente dalle dita.
Wallop aveva assistito sbalordito alla scena. Non si sarebbe
mai aspettato che quel dottorino vestito elegantemente potesse
sistemare in quel modo Folaga, a cui aveva visto conciar
male molti carcerati da quando condividevano la prigionia.
Ulysses si avvicin a Folaga, che, a terra, si massaggiava
la faccia e il viso indolenziti: un lo sottile di sangue gli
scendeva dallangolo della bocca.
< Ti tornata la memoria ? > chiese gentilmente Ulysses
< Se anche sapessi qualcosa di Desoto non lo verrei cer-
to a raccontare a te, damerino. Per quella mossa non era
male. Non me laspettavo da un servo degli Stuart >
< Non pi di quanto tu e Desoto foste servi di Cromwell.
E si vede come vi ha ripagati. Uomini grandi e grossi niti
a marcire > sussurr Ulysses cercando di provocarlo
Folaga lo guard con gli occhi spalancati, e poi dette in
una sonora risata
< Desoto un uomo grande e grosso ! Se ancora vivo
pu stare tranquillo se lo cercate in base ad una simile de-
scrizione. Desoto era minuto e mingherlino, ma un fulmine
con il coltello. In ogni caso non ne so niente, non lo vedo
da almeno quindici anni: almeno questa informazione te la
meriti, dopo quella mossa, damerino >
Ulysses lo guard, poi guard Wallop, poi il coccio che
impugnava ancora.
< I piatti li sparecchio io > disse ai due, mettendo il
coccio nella bisaccia.
Quando riusc sul prato alla base della Torre Bianca tir
un sospiro a sentire di nuovo il vento sul viso. Ma pens
309
anche che aveva fatto unaltro buco nellacqua.
Uscito dalla Torre non se la sent di prendere una car-
rozza. Lo scontro con Folaga gli aveva lasciato ancora una
certa tensione. Aveva bisogno di camminare. E da l a Fleet
Street era una bella camminata.
Quando pass allangolo di Lower Thames Street, dove
si era incontrato con Ashmole allinizio di quellindagine,
vide lo spiazzo erboso dove si era gettato a terra, scappan-
do dal Great Fire con Cricket mezzo asssiato in braccio.
Sembrava ieri, e allo stesso tempo secoli fa. Ancora una
volta, questione di prospettiva.
E ragionando di prospettiva e di indizi se la fece tut-
ta a piedi, camminando quasi senza vedere il trafco di
persone, carrozze e cariaggi. Quando arriv allaltezza del
ponte, allangolo di Pudding Lane, una voce lo risvegli
dai suoi pensieri.
< Ehi, dottor Unt ! > chiamo la voce accentata di Malawi.
Ulysses guard in quella direzione. A breve distan-
za dal punto dove era partito il Great Fire vide Malawi e
Brouncker, attorniati da Ahmed e dal resto della Guardia
Nera. Si avvicin, curioso.
< Che ci fate qui ? > Chiese
< Potremmo dire lo stesso di voi > osserv Brouncker <
Io stavo facendo fare a Malawi un giro conoscitivo della cit-
t, o di quello che ne resta. E non potevo mancare di fargli
vedere dove cominciato lincendio. Mi pare di ricordare
che anche voi conoscete il posto >
< Molto da vicino, in effetti > disse Ulysses pensoso,
ricordando gli ultimi istanti e la ne eroica di Elder Howe
< Siete triste, amico ? > chiese Malawi che lo osservava
attentamente
< No > fece Ulysses < ricordavo solo un momento brut-
to della mia vita. Ma ormai passato >
310
< E sempre brutto ricordare le cose dolorose > disse
Malawi con quella sua aria misteriosa < ma sta di fatto che
tendiamo a ricordare pi quelle dei momenti di gioia. Dove
andavate di bello ? >
< Ero stato alla Torre a fare un interrogatorio > disse
Ulysses
< Novit ? > chiese Brouncker
< Non pi di tanto. Sono convinto di avere tutti gli
elementi, ma qualcosa mi sfugge >
< Ci fate compagnia ? > chiese Malawi
< Non so se..., dove andate ? >
< Hooke e Boyle daranno una dimostrazione alla Royal
> disse Brouncker < qualcosa che riguarda la respirazione,
credo. Immagino che sar una cosa interessante, dati i due
protagonisti >
< Su questo non c dubbio > osserv Ulysses
< Volevo portarci anche Malawi > disse Brouncker <
perch si renda conto di quello che si fa alla Royal, in parti-
colare gli aspetti medici, che il direttore della Scuola Medi-
ca di Isfahan, suo amico, gli ha molto raccomandato. Fran-
camente mi farebbe piacere che vi uniste a noi. Come vi im-
maginate io avr da fare. Appena entro in Arundel House
mi saltano addosso in cento, con mille problemi da risol-
vere. Mi sarebbe difcile stare accanto a Malawi per sp-
iegargli i dettagli dellesperimento, e voi potreste essere
prezioso, per questo compito. Vi prego, accettate >
< Avevo saputo della conferenza, me lo aveva fatto sapere
lo stesso Hooke > disse Ulysses < ma confesso che con tut-
ti i pensieri dellindagine me ne ero proprio dimenticato.
Ma visto che sono ancora in tempo aderisco volentieri al-
linvito. Non mi dispiace di pensare a qualcosa di diverso
dallindagine. E poi non una camminata troppo lunga...>
311
< Amico > disse sorridendo Malawi < se avessi dovuto
farmi a piedi tutto il percorso lungo cui Viscount Brounck-
er mi ha guidato da stamattina non sarei pi in grado di ri-
conoscere i miei piedi. Ho visto praticamente tutta Londra
> e dicendo questo fece un cenno ad Ahmed.
Il soldato si port due dita alla bocca e trasse un schio
breve e acuto. Dalla parte opposta di Pudding Lane due
carrozze fecero capolino da dietro langolo e si avviarono
verso il gruppo
< In unattimo saremo alla Royal > osserv Brouncker
< e avremo anche il tempo di bere qualcosa prima della
conferenza >
Ulysses, Malawi, Brouncker e Ahmedpresero posto sul-
la prima carrozza, mentre la Guardia saliva sulla secon-
da. Le carrozze si lanciarono per Thames Street e in breve
tempo scaricarono gli occupanti davanti alle scalinate della
Arundel House. Numerose persone stavano gi avvian-
dosi alla riunione.
312
43 (conferenza di Hooke)
La sala conferenza della Arundel House era gi gremita. Le
dieci le di panche dellanteatro, cui si accedeva con ripi-
de scale, erano piene di membri della societ, ai quali era
stato riservato lonore di presenziare. Nellarea alla base
dellemiciclo erano state poste tre pedane adiacenti, e su
queste un tavolo, al momento coperto da un lenzuolo, dove
doveva essere stato posizionato lanimale da esperimento.
Lilluminazione era garantita da numerosi candelieri posti
sulle pedane. Accanto al tavolo i due dimostratori, Hooke
e Boyle, stavano discutendo sommessamente.
Come aveva previsto, Brouncker era stato subito attor-
niato da alcuni segretari e commessi della Royal non appe-
na era entrato nellatrio della Arundel House. Aveva fat-
to cenno a Ulysses e a Malawi di andare avanti, che lui li
avrebbe raggiunti dopo. Malawi aveva dovuto spiegare a
Ahmed per quale motivo lui e tutta la scorta non potevano
seguirlo in aula: i posti a sedere erano limitati e la Guardia
Nera avrebbero occupato posti riservati a membri della So-
ciety: posto in piedi non ce nera e soprattutto quei sei
colossi avvolti in tela nera e con lunghe scimitarre sareb-
bero stati fuori luogo. Alla ne Ahmed si convinse che
nella sala delle conferenze, con Ulysses accanto, Malawi
non correva effettivamente alcun pericolo e si content di
presidiare latrio.
313
314
Ulysses e Malawi andarono a sedersi nei posti loro ris-
ervati nella prima la. Ulysses fece un cenno di saluto a
Hooke e a Boyle, e quelli risposero con un breve cenno, im-
mersi come erano nella discussione. Dopo qualche minuto
la sala era completamente piena. Boyle si mise a sedere ac-
canto a Ulysses. Hooke venne al centro dellemiciclo e si
schiar la voce. Ulysses, che stava rimuginando tra s il re-
cente incontro con Wallop e Folaga, si riscosse dai pensieri
e si mise in ascolto.
< Cari colleghi. Vi ringrazio per essere intervenuti nu-
merosi. Quello che vi presenter un esperimento che ho
gi condotto con successo da qualche tempo davanti a un
limitato numero di colleghi. Il direttivo della Royal Society
mi ha pregato di ripeterlo di fronte a tutti i soci per limpor-
tanza che questo esperimento riveste nella comprensione
dei complicati meccanismi che sovrintendono alla funzione
del complesso cuore-polmone, essenziale per la vita. Fran-
camente ho esitato ad accettare, dal momento che il sacri-
cio di questi poveri animali mi rattrista molto. Purtroppo
il nostro bisogno di conoscenza ancora grande, altrettan-
do grande della nostra incapacit a rimediare ai danni che
arrechiamo a questi animali per condurre lesperimento. Io
tenter comunque di riparare le ferite che dovr iniggere
a questo animale, sperando di riuscire a lasciarlo in vita. Mi
scuso n dora con voi se non ne sar capace. E mi scuso
con lanimale, verso il quale nutro il pi profondo rispetto,
di certo pi che per molti uomini che conosco.
Lesperimento consiste nel dimostrare che il movimen-
to toracico e lespansione dei polmoni non sono indispens-
abili alla vita. Allanimale, stordito con oppiacei, verr aper-
to il torace, causando un collasso polmonare. Attraverso
un sofetto collegato con il tubo tracheale provveder a
fare passare aria nel polmone, e questo baster a tenere
315
in vita il cane. Proceder quindi ad aprire la parete pol-
monare, causando la fuoruscita di tutta laria contenutavi:
a questo punto, con un sofetto pi grande, invier nel pol-
mone un usso potente e costante di aria, tale che nonos-
tante la sua continua fuoruscita, aria fresca sia costante-
mente a contatto con i vasi sanguigni, gli interstizi e gli
alveoli allinterno del polmone. Il cane vivr. Poi cercher
di ricucire i danni.
Questo dimostrer che non lespansione dei polmoni,
n i movimenti della cassa toracica, che sono essenziali alla
vita, bens il contatto di aria fresca con linterno dei pol-
moni >
La conclusione fu seguita da un profondo silenzio. La
Royal Sciety non applaudiva sulla ducia. Prima avreb-
bero visto lesperimento. Poi avrebbero espresso il loro
giudizio. Hooke gir intorno al tavolo, si inl un lungo
camice di tela e fu attorniato da tre aiutanti, anche loro in
camice. Il tavolo fu scoperto e rivel un mastino, con il pelo
toracico ben rasato, immobilizzato sul tavolo in posizione
supina, le fauci strettamente legate con una museruola di
cuoio. Il cane dormiva profondamente per la sedazione con
oppiacei che gli era stata somministrata poco prima.
Hooke prese un coltello dalla lama molto aflata e con
gesti brevi e rapidi incise cute e muscoli da un lato del-
lo sterno, scoprendo quattro spazi intercostali. Il cane si
mosse debolmente: evidentemente la sedazione era suf-
ciente, almeno per il momento. Hooke prese delle pinze
e tranci quattro costole alla inserzione allo sterno: era la
parte pi difcile, spieg Ulysses a Malawi, perch si dove-
va evitare di tranciare larteria che decorreva dietro ad ogni
costola. Hooke fu molto bravo a individuare le arterie e a
legarle con un sottile lo di budello, spieg Ulysses.
< E un bravo cerusico ? > chiese Malawi
316
< Non credo che Hooke ami molto operare gli umani >
osserv Boyle, che aveva sentito la domanda < solo molto
bravo. Per se dovessi essere operato, mi farebbe piacere
che fosse Hooke a farlo. Dio gli ha dato delle grandi mani,
tra le altre cose >
Nel frattempo Hooke aveva ribaltato di lato le quattro
costole, aprendo come una nestra sul polmone, che com-
inci ad acquattarsi. Il cane ebbe un piccolo breve sussulto.
Hooke prese un piccolo coltello molto aflato e incise un
anello tracheale. Un inserviente gli pass un tubo di gom-
ma e Hooke lo inser nella trachea. Il tubo era collegato a
due sofetti, uno piccolo, laltro grande. Il cane cominci
ad agitarsi. Hooke si rivolse di nuovo alla platea
< Aperta la cassa toracica ho eliminato il vuoto nella
stessa, e il polmone si acquattato. Il tubo che ho in-
lato nella trachea la sta ostruendo. Il cane sta morendo
soffocato >
Il effetti il cane, pur mantenedo uno stato di incoscien-
za, aveva cominciato ad agitarsi, a tendersi sulle zampe
che erano solidamente legate al tavolo. Ora il corpo si sta-
va contorcendo decisamente. Hooke fece un segnale a un
inserviente che cominci ad azionare il sofetto piccolo.
Rapidamente i movimenti del cane si calmarono.
< Il sofetto immette aria nei polmoni, distendendoli
poco, ma consentendo il contatto dellaria fresca con gli
interstizi allinterno. E il cane sta bene. Ora incider la
parete polmonare: laria uscir e il usso di aria del sof-
etto piccolo non sar sufciente a distendere il polmone
>
Hooke incise un tratto di cinque centimetri di polmone,
che subito collass. Dopo pochi secondi il cane ricominci
ad agitarsi, dapprima piano, poi violentemente, inne fre-
neticamente. Ulysses temette che i legacci che lo tenevano
317
fermo al tavolo si potessero rompere.
< Ora il sofetto grande invier un usso costante e po-
tente di aria: anche se laria fuoriesce dallapertura che ho
praticato nella parete del polmone, il usso daria tale che
riesce comunque a distendere un p il polmone. E il cane
vivr >
Hooke fece un cenno agli inservienti che si misero ad
operare sul sofetto grande. Dopo pochi istanti le convul-
sioni e le contorsioni cessarono: il cane si calm e riprese
una postura distesa.
La ventilazione dur alcuni minuti, con il cane sem-
pre tranquillo. Poi Hooke si chin sul cane, assistito da
un paio di aiutanti. Dapprima sutur la ferita della parete
polmonare. Un inserviente continuava ora ad azionare il
sofetto piccolo. Poi spost il tubo di gomma, sempre in-
serito in trachea, verso il margine superiore della nestra
che avea ricavato nel torace. La parete toracica fu ribaltata
al suo posto e Hooke sutur accuratamente i muscoli, cer-
cando di chiudere ogni apertura meglio che poteva. Poi fu
suturata la muscolatura esterna e ricucita la cute. Un in-
serviente prese delicatamente in braccio il cane e lo port
fuori da una porta laterale, mentre unaltro inserviente lo
seguiva, continuando a pompare aria con il sofetto.
< Il cane continuer ad essere ventilato per almeno uno-
ra. Si dovrebbe risvegliare dalleffetto degli oppiacei e dovrebbe
ricominciare la respirazione toracica. In quel momento il
tubo di gomma verr slato e il cane dovrebbe respirare da
solo >
Un uomo con una grande barba nera nella terza la alz
la mano. Hooke gli fece cenno di parlare
< Cosa succeder della breccia che ha aperto nellanello
tracheale ? >
< Lanello tracheale elastico, e slando il tubo di gom-
318
ma dovrebbe chiudersi e collabire spontaneamente: in og-
ni caso il respiro spontaneo del cane sar comunque ebile
e non dovrebbe avere una pressione tale da far fuoruscire
laria dalla trachea. Aspirata dalla pressione negativa cre-
ata dallespansione della cassa toracica, laria preferir an-
dare nei polmoni >
< Che possibilit ha il cane di sopravvivere ? > chiese
luomo
< Hooke non ha usato a caso il dovrebbe > si intro-
mise Boyle, alzandosi e andando nellemiciclo accanto a
Hooke, come a prendere anche su di s la responsabilit
dellesperimento < Non abbiamo una casistica sufciente
a formulare una probabilit afdabile, ma la respirazione
sempre ripresa piuttosto bene in questi casi: purtroppo
ci sono state delle complicazioni inammatorie, febbre, e
suppurazione della ferita >
< Questo il sesto cane > mormor Hooke < nora ne
sopravvissuto a lungo solo uno >
< In ogni caso mi pare che la dimostrazione abbia avuto
successo > disse Boyle
Lapplauso part sommessamente e poi and a salire.
Piano piano tutti si alzarono in piedi continuando ad ap-
plaudire. Hooke e Boyle si inchinarono ai colleghi per ringrazi-
amento. Poi i presenti cominciarono a scendere nellemici-
clo, alcuni andarono a stringere la mano e a porre domande
a Hooke e a Boyle, altri si diressero verso luscita. Malawi
e Ulysses si alzarono: Ulysses era stranamente pensoso.
Come furono nellatrio furono attorniati dalla Guardia Nera.
< Tutto bene ? > Chiese Ahmed, nervosamente
< Tutto bene, amico mio > rassicur Malawi con un sor-
riso < penso che possiamo andare. Voi venite con noi ? >
fece rivolto a Ulysses
319
< Mi trattengo solo un p. C una cosa che non mi
torna, e devo chiedere consiglio al dottor Hooke >
< Non mollate mai, vero ? > disse Malawi, guardandolo
con aria scherzosa
< Avete ragione > rispose Ulysses con un sorriso triste
< ma non mi riesce di fare altrimenti >
< Va bene, vi lascio alla vostra indagine e mi ritiro nei
miei appartamenti > disse Malawi indicando i piani su-
periori della Arundel House dove era ospite di Viscount
Brouncker < ma stasera vi voglio a cena da me >
< Sar un piacere > disse Ulysses
Malawi se ne and verso lo scalone che portava ai piani
superiori, sempre circondato dalla sue guardia. Ulysses si
volt e torn verso laula della conferenza, da cui la gente
stava ancora uscendo, per lo pi presa in accese disser-
tazioni sullesperimento. Boyle pass, attorniato da un grup-
po di scienziati gesticolanti, e non lo vide nemmeno. Silen-
zioso e schivo, seguiva Hooke. Ulysses gli and incontro.
< Dottor Hooke, devo farle i miei complimenti >
< I vostri li apprezzo, in quanto sono certo esser sinceri.
Non come altri, che si complimentano per principio, senza
aver capito niente di quello che ho appena dimostrato >
< Vi devo chiedere una cosa in merito allesperimento >
< Ditemi, vi prego >
< Quando i sofetti non inviavano aria, e anche quan-
do il polmone si acquattato, o la trachea del cane stata
ostruita dal tubo di gomma, il cane stava soffocando >
< Era precisamente quello che lesperimento voleva di-
mostrare: niente usso di aria = morte. Flusso di aria =
vita. Senza nessun bisogno dellespansione dei polmoni
e della cassa toracica. Questi movimenti erano in realt
rimpiazzati dai sofetti e normalmente servono solo a con-
320
vogliare laria nei polmoni. E quello che avviene nei pol-
moni, tra aria e sangue, che d la vita... >
< Scusatemi, Dottor Hooke > lo interruppe Ulysses <
Questo lho capito ed era certo il clou dellesperimento: ma
io ero interessato a unaltro dettaglio. Quando il usso di
aria si interrompeva il cane, anche se fortemente sedato, si
agitava >
< Ovviamente > disse Hooke < fame daria >
< Che volete dire ? >
< Lorganismo ha bisogno, fame appunto, di aria. An-
che nellincoscienza lessere vivente concepisce a livello pro-
fondo che gli sta venendo a mancare una sostanza vitale e
che questo a breve causer la sua morte. Allora il corpo
cerca di reagire, sia pure in modo scomposto e inefciente:
i muscoli si contraggono, il corpo si contorce pazzamente >
< Questo avviene sempre quando si causa una asssia
? >
< In linea di massima si > disse Hooke < Non so se ha
presente come muore un impiccato se non si rompe subito
losso del collo. E agitandosi non fa che aumentare la stretta
del cappio, ma non pu farne a meno >
< Anche con lavvelenamento da aconito c questa agi-
tazione del corpo ? > chiese Ulysses, ansioso della risposta
di Hooke
< Assolutamente no > fece Hooke, scuotendo la testa <
E una cosa molto diversa. Nellasssia indotta da un bloc-
co dellafusso di aria, come per ostruzione delle vie aree
da parte di un corpo estraneo (nel nostro caso il tubo di
gomma), o di una compressione del sistema che convoglia
laria nei polmoni (come nello strangolamento), lorganis-
mo avverte la mancanza di aria e reagisce in modo scom-
posto nel tentativo di procurarsela. Nellavvelenamento da
aconito, come anche in quello da oppio, la sostanza ve-
321
lenosa agisce abolendo il riesso per cui il corpo sente la
mancanza di aria. E questo riesso che ci porta a respirare,
alla ne. Nellavvelenamento da aconito o da sostanze sim-
ili banalmente il corpo smette di respirare, perch il veleno
gli fa ritenere di non averne bisogno...>
< E quindi non ci sono convulsioni, spasmi, contrazioni
> chiese Ulysses, agitato
< Assolutamente no > disse Hooke < come se il corpo
si addormentasse e con lui i suoi polmoni. Banalmente si
arresta il respiro e avviene la morte >
< Grazie > fece Ulysses che era improvvisamente im-
pallidito
< Che avete, Unt, non vi sentite bene ? > chiese Hooke
preoccupato
< No, ma sono molto perplesso. Quanto mi avete appe-
na chiarito mi apre una prospettiva del tutto diversa nel-
lindagine...>
< Lindagine dei due bambini uccisi, intendete ? > chiese
Hooke
< Esattamente. Ho concepito una ipotesi del tutto scon-
certante >
< Lo vedo > fece Hooke < siete pallido come un cencio.
Se posso aiutarvi in qualche modo...>
< Di certo lo potete, anche se avete gi fatto tanto >
disse Ulysses, guardandosi intorno < anzi vi prego, dovete
aiutarmi >
< Ditemi come posso. Cosa dovete fare ? > chiese Hooke
< Riesumare il corpo del piccolo Charles Stuart e fare
una autopsia >
322
44 (si esegue lautopsia di
Charles Stuart (presenti
Hooke, Locke, Brouncker,
Newborne e Malawi)
Non era stato facile, ma tutto era avvenuto in meno di un
giorno.
Quando Ulysses aveva chiesto a Hooke di aiutarlo a or-
ganizzare la riesumazione e lautopsia del piccolo Charles
Stuart, Hooke era rimasto perplesso.
< Una autopsia ? E per quale motivo ? > aveva chiesto
Hooke
< Per sapere di cosa morto veramente > aveva detto
Ulysses
< Mi pareva che fosse stato acclarato un avvelenamento
da aconito...>
Ulysses aveva detto a Hooke di avere forti elementi per
pensare che cos non fosse. Hooke lo aveva guardato a
lungo, poi:
< La scienza in gran parte fatta di intuizione di cose di
cui non siamo affatto certi, ragazzo > aveva detto guardan-
dolo sso negli occhi < Anche se io non capisco dove vo-
323
324
lete arrivare, avete la faccia di uno che ha visto una verit,
e meritate di essere aiutato. Venite con me >
Hooke era partito di gran carriera, fendendo la folla e
non degnando di uno sguardo i numerosi convenuti che
volevano congratularsi con lui o porgli delle domande. Ulysses
lo aveva seguito dappresso. Salite le scale erano andati
negli appartamenti di Viscount Brouncker. Brouncker sta-
va bevendo un liquore con Malawi e Elias Ashmole, quan-
do Hooke e Unt avevano fatto irruzione.
Alla richiesta secca e diretta di Hooke che si era reso
necessario riesumare il corpo di Charles Stuart per una au-
topsia, erano rimasti tutti esterrefatti. Ancora di pi quan-
do era risultato chiaramente che lunico motivo era una
intuizione improvvisa del giovane Unt, che lo stesso non
voleva rivelare nei dettagli, ma di cui si diceva certo.
< Voi vi rendete conto di cosa voglia dire una cosa del
genere > aveva detto Ashmole < Dobbiamo avvertire New-
borne e Locke, i medici di corte, e convincerli perch inter-
cedano presso i genitori del piccolo Charles, e forse pres-
so il Re, per avere lautorizzazione: se per caso lautop-
sia non porta a niente, a qualcuno verr chiesto di pagare
caramente per tanto inutile fracasso >
< Sar mia responsabilit, solo mia > aveva detto Ulysses
< Questo lo dite voi, giovano ignaro di come vadano le
cose a Corte > aveva commentato Brouncker < una simile
violenza alla integrit reale, dissotterrare il cadavere di un
bambino erede al trono e farlo a pezzi senza motivo....tutti
quelli che si sono associati alla richiesta dovranno pagare >
Avevano discusso per unora. Poi le osservazioni di
Hooke (che aveva cominciato a intuire la tesi di Ulysses)
e le perorazioni di Malawi (che aveva detto di darsi cieca-
mente della competenza di Ulysses) avevano avuto lenta-
mente il sopravvento. Lelemento decisivo lo aveva portato
325
Ulysses:
< Voi, Viscount Brouncker, mi avete incaricato in nome
del Re di indagare sulla morte di Charles, e poi di James
Stuart. Io ho accettato lincarico e ora vi dico che quella
autopsia determinante per risolvere il caso. In caso con-
trario linchiesta pu essere chiusa, per quanto mi riguarda:
non ho altre frecce al mio arco e rinucio a scoprire chi possa
avere ucciso i due fanciulli >
Presa la decisione, tutto si era fatto in grande fretta.
Messi erano partiti in tutte le direzioni. Newborne e Locke
erano stati rintracciati a St. James Palace e a Richmond e
convocati alla Royal Society di imperio da Brouncker, sen-
za che ne venisse rivelato il motivo: i messi non dovevano
sapere niente e la cosa doveva rimanere ristretta a un mini-
mo di persone. Newborne e Locke si erano presentati, era-
no stati informati ed erano ripartiti per Richmond per par-
lare con i familiari, accompagnati da Elias Ashmole. Il dean
di Westminster era stato allertato, e quando era giunto il
permesso allautopsia da parte dei genitori, la squadra ad-
detta alla riesumazione era gi pronta e si era messa subito
allopera al monumento funebre.
Nella saletta del presbiterio di Westminster la piccola
bara, gi scoperchiata dagli inservienti, giaceva su un tavo-
lo. Era quasi mezzanotte e la luce era garantita da torce
e candele in abbondanza. Intorno stavano Ulysses, New-
borne, Locke, Hooke, Brouncker e Malawi.
< Sar meglio cominciare > disse Ulysses
< Sar meglio che troviamo effettivamente quello che
voi pensate > disse Brouncker, ancora contrariato da aver
dovuto richiedere lautopsia ai reali < Spero vivamente che
siate sicuro di quello che state facendo, Unt >
< Sar meglio cominciare > ripet Ulysses senza alzare
lo sguardo dal cadavere
326
< Daccordo > disse Locke, che si era assunto la respon-
sabilit della autopsia e lavrebbe condotta personalmente
La salma era ben conservata: non era passato molto
tempo e lareazione del sepolcro nella cattedrale aveva con-
tenuto i fenomeni di decomposizione. Locke tagli i vestiti
scoprendo la parte alta del torace del bambino. Hooke lo
assisteva.
< Dato che dobbiamo accertare le cause dellasssia mi
limiter per il momento ad aprire solo il torace: ho promes-
so ai genitori che il corpo sarebbe stato sezionato il meno
possibile >
< Mi interessa soprattutto vedere le prime vie respira-
torie > disse Ulysses
< Va bene > disse Locke, iniziando a incidere. Anche
se ben conservato, era pur sempre un cadavere vecchio di
alcune settimane, e non offriva molta resistenza alla lama.
Al contrario, Locke doveva stare attento a non lacerare ec-
cessivamente i tessuti. Ora attorno alla bara cerano solo
Locke, Hooke e Ulysses: gli altri si erano tirati in disparte,
un p per lodore tremendo che emanava dal corpo, un p
perch non era cosa bella a vedersi, un p per rispetto per
quel piccolo essere e per quel momento cos delicato.
Il torace venne aperto a libro dallo sterno: cuore e pol-
moni furono scoperti e scostati per esaminare la trachea.
Locke cominci a palpare la trachea che, con i suoi anelli
cartilaginei, aveva conservato una certa resistenza. Ad un
tratto Locke aggrott la fronte.
< Datemi un coltello piccolo > chiese, subito servito da
Hooke
Incise un anello tracheale subito sotto al punto dove la
sua mano aveva sentito qualcosa di anomalo nella elasticit
della trachea.
327
< Una pinza > Hooke, che aveva capito cosa voleva fare
Locke, era gi pronto con una specie di piccolo forcipe
Locke apprezz il fatto che gli venisso porto lo strumen-
to giusto. Introdusse nella trachea la pinza chiusa, poi la
allarg, agganci qualcosa e delicatamente la estrasse dalla
incisione, portandola alla luce.
Tra le morse della pinza cera ora una piccola sfera di
materiale solido, di circa un centimentro e mezzo di di-
ametro, macchiata dai liquidi della decomposizione: ma si
vedeva chiaramente che era una pallina di legno, forata da
parte a parte.
328
45 (Ulysses ragiona e
capisce)
Locke prese loggetto tra le dita e lo pul con un panno,
sollevandolo alla luce: tuti i presenti si erano avvicinati.
Ulysses rivide chiaramente la culla del piccolo Charles,
lorlo di trina bianca da cui pendevano trecce di lana che
terminavano con perle forate di legno, grosse come ciliege.
Si ricord di aver pensato al bambino che giocava con i
pendenti, prima di addormentarsi.
< Che io sia dannato > mormor < Avevate ragione, Unt
>
< Cosa ? > chiese Brouncker, che ancora non si capac-
itava
< Una perla di legno > disse Ulysses < E precisamente
una delle perle di legno che decoravano la culla del picolo
Charles e con cui probabilmente lui era solito giocare. La
perla si staccata, probabilmente il piccolo se la messa in
bocca per giocare, e quella gli andata di traverso >
< E abbastanza grande per ostruire la trachea senza
nire nei bronchi > osserv Hooke
< Ed rimasto senza respiro > osserv Malawi < come
se lo avessero strangolato >
< Ha lottato e si agitato, sentendosi soffocare, come
il cane dellesperimento di stasera > continu Ulysses < e
329
330
nel mio sopralluogo, infatti, ho notato che la culla era tutta
in disordine, i lenzuoli strappati, ma l per l non mi ha
signicato niente >
< E non ha potuto gridare: se laria non esce dai pol-
moni non si riesce ad emettere alcun suono > osserv Locke
< Alla ne era veramente una morte incidentale > os-
serv Hooke < non stato laconito >
< Gi > mormor Ulysses < evidentemente abbiamo un
problema > Poi rivolto ai presenti < Mi dispiace lasciarvi.
Ho bisogno di ritirarmi e riettere su questi nuovi elementi
>
< Capisco > disse Brouncker < Locke, Hooke e New-
borne avranno cura del corpo per riportarlo nella tomba.
Io per conto mio sono abbastanza stanco e cercher sol-
lievo in qualche ora di sonno prima dellalba. Voi > ri-
volto a Malawi e Ulysses < potete seguirmi alla Arundel
House. Ritengo che quanto abbiamo visto qui debba ri-
manere riservato ai soli presenti, almeno no a domani.
Intendo > rivolto a Newborne e a Locke, < che per il mo-
mento sia meglio non riferire ai genitori o al Re. Domattina
ci vedremo alla Arundel House e decideremo il da farsi >
Tutti dettero un cenno di assenso alla proposta di Brounck-
er e il gruppo si sciolse.
.
Dopo unora circa Ulysses era sprofondato in una poltrona
della stanza di Malawi ed entrambi stavano fumando il
narghil. Nella stanza aleggiava un fumo azzurrino profu-
mato. Quando erano giunti alla Arundel House Brouncker
si era eclissato nei suoi appartamenti e Malawi aveva in-
sistito con Ulysses perch condividesse i ragionamenti con
lui.
< Io dormo poco, amico mio > aveva detto Malawi <
e voi avete detto che volete pensare ai nuovi sviluppi del
331
caso. Confesso che ora che comincio a saperne di pi il
caso mi interessa molto e spero di poter mettere al vostro
servizio la mia esperienza di intrighi a corte. Vi prego.
Salite da me e pensiamo insieme >
< Accetto di buon grado > aveva risposto Ulysses < Di
solito non sono uso pensare in compagnia, preferisco ra-
gionare da solo: ma stanotte mi sento morire allidea di
riprendere la carrozza e andare a casa mia. Chiss poi che
non abbiate pi intuito di me >
< Pi intuito non lo so > disse Malawi < ma ho rimedi
validi che allontanano il sonno e aumentano lacume della
mente >
E cos ora, dopo due tazze di una tisana nerastra, erano
seduti e attaccati al narghil. Ulysses non aveva chiesto
cosa ci fosse nella tisana o nelle erbe poste sulla brace del
narghil. Semplicemente si dava di Malawi e, in effetti,
sentiva la mente discretamente sgombra.
< Avete avuto un bellacume a pretendere quella autop-
sia > inizi Malawi
< Intuito > disse Ulysses < e fortuna. Al tempo non
avevo saputo collegare la dissonanza tra la prima morte,
avvenuta evidentemente con una grande agitazione del-
la vittima, e la seconda, dove la vittima era perfettamente
composta come se fosse passata in modo indolore dal son-
no alla morte. Quando ho visto quel cane agitarsi in quel
modo al soffocamento mi tornato in mente, E Hooke ha
nito di chiarirmi i due diversi tipi di decesso >
< E cio >
< Nel primo caso un incidente, un soffocamento per col-
pa di un corpo estraneo che tappa la trachea. In sostanza
un evento accidentale. La culla di Charles era decorata con
pendenti con le perle di legno: probabilmente per far gio-
care il bambino. E certamente lo ha fatto, una perla si
332
staccata e gli nita di traverso >
< E invece la seconda morte ? chiese Malawi
< Quella dovuto allavvelenamento da aconito. Lo
svolgimento dei fatti lo testimonia >
< Il fatto quindi che la prima morte sia stata acciden-
tale non risolve il problema del secondo omicidio > disse
Malawi < anzi, nella logica di sterminare gli eredi degli Stu-
art, la morte accidentale del primo pu avere incoraggiato
lomicidio del secondo >
Ulysses guard pensoso Malawi. Tacque per un poco,
tir un paio di boccate di narghil, chiudendo gli occhi, poi
continu
< Quanto voi avete appena detto ha un senso. Lassas-
sino di James pu avere formulato il suo disegno quando
ha saputo che Charles era morto: era certo pi facile lib-
erarsi del solo erede rimasto, invece che di due. Ma c
una cosa che non torna, e scoprirla probabilmente ci dar
la spiegazione di tutto >
< Che cosa ? > chiese Malawi
< Lassassino organizza lomicidio del secondo erede,
con un complicato meccanismo e usando laconito: che lo
abbia fatto personalmente o mediante un complice resta il
fatto che la mente del progetto brillante, geniale, e con
competenze tecniche e scientiche >
< Ma cosa che non torna ? > insistette Malawi
< Per quale motivo lassassino ha dovuto ricostruire il
meccanismo dellaconito anche sopra alla sala ove avvenu-
ta la prima morte ? Ora che sappiamo che si trattato di
una morte naturale, quella stata evidentemente una mes-
sa in scena. Che motivo cera di farlo ? Se lintento era quel-
lo di eliminare gli eredi degli Stuart, contava che Charles
fosse morto e basta. Perch organizzare una messa in sce-
333
na per far credere che anche lui fosse stato avvelenato con
lo stesso meccanismo ? >
< Forse per aumentare il proprio prestigio di vendica-
tore nellopinione pubblica quando lo si fosse scoperto ? >
azzard Malawi < Per farsi bello anche di un primo omi-
cidio ? >
< No, non ha senso. Chi ha ideato il secondo omicidio
geniale, e non avrebbe corso il rischio di essere scoperto
solo per migliorare il suo curriculum di assassino. Rischio
per rischio, aveva pi senso smontare il meccanismo della-
conito a Richmond Palace: in tal modo avrebbe cancellato
tracce che potevano portare a lui. No, ci deve essere un
motivo preciso per la messa in scena di St James Palace....
>
< Cerco di capire > disse Malawi < Il mio maestro ad
Isfahan mi insegnava che per capire i fatti bisogna immag-
inare di essere i protagonosti: gli uomini si comportano
spesso in base a ragionamenti comuni, e mettersi nei pan-
ni dellomicida ci pu aiutare a capire perch ha agito in un
certo modo. Io sono lassassino e ho appena ucciso James, il
secondo erede. Se cera qualche dubbio sulla prima morte,
ora tutti sono convinti che anche il primo bambino sia stato
ucciso. Il mio disegno di stermimare gli eredi degli Stuart
coronato. Per sento il bisogno di correre a St James e
montare la stessa messa in scena. Ma questo non cambier
il risultato, i due bambini sono comunque morti...>
< Lassassino sapeva che il meccanismo di Richmond
Palace poteva venire scoperto > disse Ulysses che ragiona-
va ad occhi chiusi, seguendo il consiglio di Malawi < non
aveva tempo, con tutta la gente che girava a Richmond di
rimuovere il meccanismo. Per va a creare una messa in
scena anche a St James Palace. Era chiaro che dovunque
fosse stato scoperto il meccanismo, si sarebbe corsi a con-
334
trollare anche sul luogo dellaltro delitto: la prima cosa
che ho fatto quando ho scoperto il meccanismo a Richmond
>
< E con la scoperta della messa in scena si sarebbe con-
fermato che anche il primo era stato un delitto, commesso
dalla stessa mano > continu Malawi
< E esattamente quello che accaduto > disse Ulysses
< E quale vantaggio poteva venire allassassino dal con-
fermare che anche il primo fosse stato un delitto ? Abbi-
amo detto che il risultato quanto allo sterminio degli eredi
non cambiava. Attribuirsi il merito di un secondo omicidio
era di scarso interesse.... Perch gli interessava tanto che si
ritenesse anche il primo un omicidio della stessa mano ? >
La porta si apr e entr Hamed
< So che le guardie vi hanno portato dellinfuso. Spero
che fosse ltrato e addolcito al punto giusto. Mi spiace
di non essermente occupato personalmente, ma ero fuori
a controllare i nimenti dei cavalli >
< Nessun problema, grazie Ahmed > disse Ulysses <
andava benissimo >
< Vi lascio soli, allora > e si gir per andarsene
Malawi spalanc gli occhi, sput il cannello del narghil
e grid
< Che il profeta mi fulmini ! >
< Che c ? > sobbalz Ahmed, girandosi di scatto e
estraendo la scimitarra con un solo gesto
< Ahmed sei un genio ! > continu Malawi
< Ma, io veramente non ho fatto niente > balbett la
Guardia Nera
< Un alibi, ti sei creato unalibi ! > disse eccitato Malawi.
Ulysses lo guardava come se fosse ammattito. Ahmed non
sapeva pi che pesci prendere
335
< Dicendo che eri andato a controllare le carrozze hai af-
fermato che non eri qui, quando ci hanno servito linfuso, e
quindi non potevi essere responsabile della cattiva qualit
dellinfuso...>
< Ma, signore, mi ha detto il Dottor Unt che andava
benissimo...> fece il povero Ahmed preoccupato
< Stai tranquillo, Ahmed, non ce lho con te. Tu non hai
fatto niente e sei il pi dato dei miei soldati. Ma quello
che mi hai detto mi ha acceso una luce in testa. Ti ringrazio
di cuore. Puoi andare, ora >
Ahmed, un p consolato, se ne and con laria di chi
non ha comunque capito nulla
< Avete capito ? > disse Malawi a Ulysses
< Mi sembra di cominciare a capire > disse Ulysses il-
luminandosi in viso < Ahmed, dicendo di essere stato al-
trove, fa escludere di poter essere stato qui quando ci han-
no servito linfuso e di essere responsabile della sua qual-
it...>
< E il nostro assassino fa il contrario. Facendo credere
che il primo fosse unomicidio commesso dalla stessa mano...>
< ...fa escludere che si possa trattare di lui, anche per
il secondo omicidio, dato che lui al momento della prima
morte...> continu Ulysses spalancando gli occhi
< ...Non cera ! > grid Malawi trionfante < Con lo stes-
so sistema anche io mi potrei scagionare. Io non cero quan-
do morto il piccolo Charles, sono arrivato in nave a Lon-
dra solo qualche giorno dopo, mi siete venuto voi a pren-
dere al porto. Anche se ci sono tanti altri motivi per cui
non dovrei essere sospettato: non ho alcun rudimento di
farmacia e di aconito, e anche se sono abile con la scimi-
tarra sono una tragedia nella manipolazione delle cose pic-
cole: non avrei mai potuto confezionare il meccanismo del-
laconito. Inne sono stato sempre scortato da Brouncker e
336
Ashmole da quando sono qui, e non avrei avuto loccasione
di montare il meccanismo n a St. James n a Richmond...>
< Dio Mio ! > esclamo Ulysses
< Ci state pensando anche voi ? > insinu Malawi
< Qualcuno che aveva competenze tecniche e chimico-
farmaceutiche..., qualcuno che aveva facile accesso a St James
e a Richmond..., qualcuno che non arrivato a Londra che
dopo la morte di Charles......come voi....con voi > AUlysses
tremava la voce
< Ahmed ! > url Malawi
Ahmed, che evidentemente stava di guardia al padrone,
spalanc la porta e balz nella stanza con la scimitarra in
mano e gli occhi infuocati, seguito da alcune Guardie Nere
< Non fare domande > sibil Malawi < Subito ai caval-
li. Tu e due uomini a St. James, gli altri tre a Richmond.
Trovate Newborne e fermatelo, bloccatelo. Se vi fanno sto-
rie dite che agite su ordine di Viscount Brouncker, che sta
arrivando. Noi vi seguiamo a ruota. Subito ! >
Non aveva nito di parlare che lultima Guardia Nera
stava uscendo di corsa dalla porta.
< Noi prendiamo la carrozza > disse Malawi a Ulysses
che si era alzato, anche lui in preda a grande agitazione
< Speriamo di arrivare in tempo >
46 (Newborne scomparso e
poi ritrovato)
Quando la carozza arriv nella piazzetta davanti a St James
Palace Ahmedattendeva davanti al corpo di guardia, assieme
alle due Guardie Nere e al tenente Fenton. Dal loro aspetto
desolato Ulysses cap che non era l che avrebbero trovato
Newborne.
< Niente ? > Chiese Malawi a Ahmed, scendendo quasi
in corsa dalla carrozza
< Niente, signore > disse Ahmed scuotendo la testa < Il
tenente Fenton ha interrogato anche i soldati che sono stati
di guardia per il turno di notte, ma Newborne non si visto
>
Malawi rimont in carrozza. Ulysses stava per seguirlo
quando si ferm. Aveva visto un ragazzino che bighellon-
ava in fondo alla piazzetta.
< Ehi tu > gli grid
Quello lo guard sorpreso, e quando Ulysses cominci
ad andargli incontro cambi direzione e, dopo pochi passi
spicc la corsa. Ma si dovette fermare dopo pochi metri
davanti alla punta della scimitarra di Ahmed
< Fermati qui > gli disse Ahmed scuotendo la testa.
Ulysses arriv e si rivolse al bambino
< Tu sei Harry ? Harry Memoria ? >
337
338
< Si > fece il bambino, stupito < ma voi come lo sapete
? >
< Ci siamo visti a casa di Cricket, giorni fa: ti ha detto
Cricket di stare qui, vero ? >
< Si. Mi ha detto di sorvegliare. Ci sono dodici di noi in
giro a sorvegliare altrettanti palazzi o persone >
Ulysses pens che Cricket era impagabile
< Sai dov Cricket ? >
< Si, dovrebbe essere alla base >
< La base dove ? > chiese Ahmed
< Non so se posso...> mormor incerto Harry
< Lo so bene dove la base, stai tranquillo > lo rassicur
Ulysses < piuttosto devi fare qualcosa per me >
< Ma Cricket mi ha detto che non devo lasciare il posto
>
< Neanche se vedi qualcosa di importante ? > chiese
Ulysses
< Beh, no. Allora devo andare subito a riferirglielo >
disse il bambino
< Bene, allora. E successo qualche cosa di molto impor-
tante. E tu devi andare a dirglielo subito >
< Voi siete il dottor Unt ? >
< Si >
< Allora mi do. Cricket dice che voi siete il miglior co
del canestr... voglio dire che ha grande stima di voi. Che
devo fare ? >
< Corri da Cricket. Digli che Newborne sparito e si
nasconde da qualche parte a Londra, probabilmente sta
cercando di scappare. Lui me lo deve trovare. E se lo tro-
va non lo deve perdere e avvertirmi. E stare attento. E
pericoloso, molto pericoloso >
Harry aveva guardato Ulysses mentre parlava, con un
aria stranamente assorta
339
< Hai capito bene ? > chiese Ulysses
< Si. Newborne sparito e si nasconde da qualche parte
a Londra, probabilmente sta cercando di scappare. Cricket
lo deve trovare. E se lo trova.... >
< Va bene, va bene. Mi ero dimenticato della tua abilit.
Ora vai via, vola, e informa Cricket. E una questione di
tempo >
< A piedi ci metterai troppo > intervenne Ahmed. Fece
un cenno a una Guardia Nera che stazionava a cavallo ac-
canto a St James Palace e quello si affrett ad avvicinarsi.
< Prendi su questo bambino e portalo n dove ti dice
lui > disse Ahmed alla Guardia < Resta dove ti dice lui. Se
ti dar un messaggio per noi torna subito a riferire. Vola,
ora >
Harry era gi saltato a cavallo, issato di peso con una
mano dalla Guardia, e si era sistemato sulla sella davanti a
lui. Il cavallo part di gran carriera e spar in direzione del
parco.
Ulysses rimont in carrozza, dove lo aspettava Malawi,
e seguiti dalla Guardia Nera, si lanciarono verso Richmond.
Quando arrivarono, le tre Guardie Nere aspettavano da-
vanti allentrata della abitazione principale del complesso.
< Che mi dici, Muhamad ? > chiese Malawi alla guardia
pi anziana
< Andato > disse quello, con un tono sconsolato < Gli
uomini di guardia hanno visto arrivare Newborne allal-
ba, a cavallo. Il cavallo aveva la schiuma alla bocca: dove-
va averlo tirato al massimo, e non era abituale per lui, che
di solito arrivava al trotto, tranquillo. Era pi nervoso del
solito e non ha parlato con nessuno. E andato nel suo stu-
diolo, ma non si trattenuto molto. Ne uscito dopo pochi
minuti con una bisaccia piuttosto pesante. E andato alla
340
scuderia, ha preso laltro suo cavallo fresco e se ne andato
di gran carriera >
Il gruppo rientr alla Arundel House dove Ulysses e
Malawi trovarono Brouncker, Ashmole, Hooke e Locke. Li
aggiornarono brevemente degli sviluppi riguardanti New-
borne.
< Non ci posso credere > disse Locke
< Ci ha aiutato a ricomporre il cadavere > disse Hooke
< ed stato con noi no a che non stato rimesso nella
tomba. Non pareva agitato. Poi ci siamo salutati e lui se ne
andato a cavallo >
< Che possiamo fare ? > chiese Brouncker rivolto a
Ulysses
< Gli unici due suoi recapiti sono St James Palace e Rich-
mond. Non si sa che abbia altro domicilio a Londra, ma
del posto e non mi stupirei che abbia un rifugio. Ma Londra
immensa per sperare di trovarlo in tempo utile >
< Se cerca di dileguarsi una via buona pu essere il mare
> osserv Hooke < forse sarebbe bene bloccare il Tamigi >
< Buona idea > disse Brouncker che non vedeva lora di
poter fare qualcosa, e cominci a scrivere su una pergame-
na < mando un ordine allautorit portuale che ispezioni
tutti battelli che lasciano Londra: la Corona me ne ha dato
lautorit proprio per questa indagine >
< Sar bene anche avvertire le truppe che un drappello
si tenga disponibile > osserv Ulysses < qualcosa mi dice
che Newborne pu avere qualcuno che lo aiuta, e magari
sar necessario uno scontro. Immagino che il tenente Fen-
ton, che comanda il presidio di St James, avr piacere di
dare una mano con i suoi Coldstream >
< Va bene > disse Brouncker cominciando a vergare unal-
tra pergamena. Finito di scrivere suon un campanello e
subito accorse il segretario.
341
< Questa a St. James, e questa al Magistrato delle acque.
Subito. Adopra i messi a cavallo > Il segretario spar velo-
cemente
.
< Ma siamo proprio sicuri ? > chiese Locke che stentava
a convincersi che un collega valido e stimato potesse essere
responsabile di tanti misfatti
< Non sono mai stato sicuro di niente per tutta linchies-
ta > osserv Ulysses < ma di questo sono certo. Sono solo
preoccupato che non riusciamo a prenderlo. Una mente
cos lucida e geniale avr certamente pensato a pi di un
piano di fuga se le cose si fossero messe male >
Continuarono a ragionare per almeno un paio dore.
Nessuno aveva intenzione di andarsene no a che la ques-
tione non si fosse risolta.
Mentre veniva servito lennesimo th si sent un certo
tramestio gi nellatrio e uno scalpiccio di piccoli passi si
fece sempre pi vicino lungo le scale, seguito da passi pi
pesanti. Bussarono alla porta
< Avanti > tuon Brouncker
La porta di apr e il visino di Harry Memoria fece capoli-
no nello studio: dietro si intravedeva la sagoma scura della
Guardia Nera che lo aveva accompagnato a cavallo.
< Vieni avanti Harry > disse Ulysses < gi di ritorno ?
Spero tu porti buone notizie >
< Cricket lo ha trovato > disse Harry, venendo subito at-
torniato da tutti i presenti < Newborne nascosto proprio
accanto alla base. E stato un colpo di fortuna. Cricket si
era gi accorto di uno strano movimento nel palazzo diroc-
cato accanto alla base, ma non aveva capito. Si messo
ad osservare il posto con il telescopio. Quando sono ar-
rivato a portargli i vostri ordini aveva appena individuato
Newborne. Ha una ventina di uomini con se. Brutta gente
342
dice Cricket: ne conosce alcuni e sono gente poco racco-
mandabile, sempre con il coltello in mano. Cricket dice di
fare presto perch ha visto anche alcuni battellieri e un paio
degli uomini di Newborne che portano delle borse verso la
banchina del Tamigi >
< Sta scappando via mare > disse Hooke < lo sapevo >
< Presto ! > disse Ulysses < dobbiamo andare. Avvertite
le truppe di St James di accorrere. Io e Malawi andiamo
subito con la Guardia per vedere di fermarli >
< Ma dove ? > chiese Brouncker
< Ma alla base di Cricket ! > disse Ulysses
< E sarebbe ? >
< Ah scusate. E alla Clink. Il palazzo dopo la Clink
venendo dal ponte. Muoviamoci >
47 (tentativo di fuga e
battaglia nale)
Lungo la strada Ulysses, che aveva preso una carrozza con
Harry Memoria, aveva incontrato un paio di soldati del-
la Coldstream e li aveva imbarcati. Al secco comando di
Ulysses Servizio del Re, una emergenza. Serve il vostro
aiuto, salite ! i due avevano risposto con listinto dei buoni
soldati obbedendo. Nel tragitto Ulysses li aveva ragguagliati
sulla situazione, e i due avevano nito di convincersi. Dove-
vano essere veterani perch lidea di doversi trovare di fronte
una ventina di malintenzionati non sembrava preoccuparli
troppo. Avevano solo vericato che le sciabole scorressero
bene nelle guaine e che le cariche delle pistole fossero in
ordine.
Quando arrivarono davanti alla guardiola della Clinck
si cap subito che qualcosa non andava. Un paio di guardiani
della prigione erano asserragliati dentro la guardiola, e come
videro scendere Ulysses e i due soldati fecero loro cenno di
andare avanti lungo la strada: evidentemente il probema
era l, e loro non volevano essere coinvolti. Dalla direzione
indicata provenivano rumori, grida, ton, e qualche raro
colpo di pistola. Cricket e i suoi dovevano avere aperto le
ostilit.
Ulysses e Harry guidarono i due soldati no al cancel-
343
344
letto, che era aperto, e cominciarono ad avanzare con cir-
cospezione nello stretto passaggio tra la Clinck e la casa
diroccata adiacente. Di l dal muro della casa diroccata
si sentivano delle imprecazioni e rumori di gente che si
muoveva. Ulysses e gli alri si acquattarono quando oltre
il muro della casa diroccata scoppi lo sparo di una pistola.
Il colpo non era diretto a loro, ma ai piani alti della Clink
dove il proiettile sollev una nuvola di schegge di intonaco.
In risposta da oltre il bordo del tetto volarono una ventina
di mattoni che caddero allinterno della casa diroccata da
dove si alzarono grida di rabbia.
Ulysses, che aveva estratto la sua daga, avanz lenta-
mente lungo il passaggio tra le due case, che evidentemente
rimaneva al coperto rispetto ai combattenti. Come arrivarono
al cortile uno sbuffo di fumo apparve sopra al muro di
fronte, seguito dal rumore dello sparo. Lintonaco del muro
poco al di sopra della testa di Ulysses esplose in una gran-
dine di calcinacci. Ulysses si butt a terra e i due Cold-
stream, che erano subito alle sue spalle, spararono entram-
bi verso il fumo dello sparo. Colsero nel segno, perch si
sent un grido di dolore.
< Di qu > grid una vocetta alla loro sinistra, e la porta
che dava accesso ai quartieri di Cricket si socchiuse. mentre
la testa rossa del bambino che aveva ricevuto Ulysses la
prima volta faceva capolino. Il gruppo non se lo fece dire
due volte e entr allinterno, prima di essere nuovamente
preso come bersaglio. Ulysses conosceva bene la strada,
ormai, e in un attimo furono nella sala del trono di Cricket.
Cricket era attorniato da una quindicina di marmocchi.
le nestre erano aperte e il softto mostrava i segni di nu-
merosi colpi di pistola. Le truppe di Cricket stavano sis-
tematicamente demolendo alcuni muri, e facevano piovere
dalle nestre una pioggia di mattoni sul cortile della casa
345
diroccata.
< Sono nascosti tra le rovine di quella casa > fece Cricket
avanzando verso Ulysses. Aveva una benda insaguinata
intorno alla testa.
< Sei ferito ? > chiese preoccupato Ulysses
< Solo delle schegge di mattone > disse Cricket < un
centimetro pi in l e non stavo qui a parlare con te. New-
borne ha messo insieme una banda di delinquenti, ma qual-
cuno spara bene >
< Sono armati ?> chiese uno dei soldati
< Una mezza dozzina. Gli altri hanno solo spade. Ma
immagino che le sappiano usare. Noi li stiamo tenendo
sotto mira. Sembra che siano diretti alla sponda del Tamigi,
e hanno un bel tratto scoperto da percorrere. Per almeno
cinquanta braccia sono sotto tiro, e i mattoni fanno male >
Nel frattempo un paio di colpi di pistola avevano stac-
cato altro intonaco dal softto
< I ragazzi reggono bene, e le munizioni non mancano,
ma come saranno fuori tiro sar un problema fermarli. Non
posso mandare i ragazzi contro degli uomini armati. La
banda per sta occupando le nestre alte delle case della
strada che porta al ume e quindi penso di poter organiz-
zare un certo fuoco di copertura lungo tutto il percorso,
almeno no a dove si apre la banchina >
I due Coldstreamguardavano Cricket con ammirazione.
Ulysses pens che avrebbero volentieri preso ordini da lui
< E Newborne ? > chiese Ulysses
< Lho visto bene con il telescopio almeno unora fa.
Quando ti ho mandato Harry. Da allora sta al coperto, ma
lho intravisto di tanto in tanto. Evidentemente non ha altra
via di fuga che il ume >
< Forse aspetta una imbarcazione > osserv Ulysses
346
< E probabile. I suoi uomini hanno portato alla banchi-
na delle ceste e delle borse. Quando ho aperto le ostil-
it non se lo aspettavano, e Ratto ha centrato uno con un
mattone aprendogli la testa come un melograno. E anco-
ra l per terra. Ma da allora stanno attenti, corrono da un
portone allaltro, e non facile colpirli >
< Si stanno muovendo > fece un bambino appostato alla
nestra
Tenendosi al coperto Ulysses dette unocchiata e vide
una ventina di sagome che strisciavano tra le rovine del
rudere passando davanti alle nestre di Cricket nella di-
rezione del ume. Una gura vestita di nero era in mezzo
a loro. Newborne.
< Dobbiamo fermarli > disse < stanno arrivando i sol-
dati di St James Palace e ci basterebbe fermarli per poco
>
< Io posso cercare di rallentarli > fece Cricket < Ti garan-
tisco una pioggia di mattoni, ma stai attento perch non
che si pu prendere troppo la mira >
< Andiamo > disse Ulysses, e si diresse verso luscita
seguito dai due Coldstream. Cricket mormor degli ordini
ai suoi ragazzi e li segu.
Come uscirono nel cortile i rumori della battagia, grida
e pioggia di mattoni, si erano gi spostati verso il ume.
I fuggitivi avevano scavalcato un muretto e si erano ad-
dentrati in un vicolo che portava alla banchina. Ulysses
attravers il cortile, scavalcando il corpo di un uomo che
aveva gi reso da tempo lanima al Creatore: doveva es-
sere quello colpito dal mattone di Ratto. Avanz nel vicolo:
a una certa distanza si sentiva il vociferare degli uomini di
Newborne e i ton dei mattoni che la banda di Cricket face
a piovere nel vicolo. Trovarono altri due corpi, centrati da
un mattone e da un colossale vaso di rose, ora sparpagliate
347
nel vicolo. Erano solo feriti e si agitavano: per precauzione
i due Coldstream li misero a dormire colpendoli in testa
con i calci delle pistole.
Dopo poco giunsero alla ne del vicolo che si apriva
sullampio spiazzo della banchina. Lo spazio era occupa-
to da mucchi di sassi, sabbia, mattoni, travi: materiale di
costruzione per la citt che stava rinascendo. Ulysses Crick-
et e i due Coldstream avanzarono con circospezione verso
il ume. Avevano percorso una ventina di braccia quando
dai mucchi di materiale davanti e di anco a loro emersero
gli uomini di Newborne. Evidentemente non avevano armi
cariche, ma impugnavano tutti spade e sciabole, e avanza-
vano lentamente. Ulysses e gli altri non avevano speranza.
Anche se i due Coldstream ne avessero fatti fuori un paio
con le pistole, poi ne avrebbero avuti addosso almeno una
dozzina, e sarebbe stato un massacro.
< Vendiamo cara la pelle > disse Ulysses < Tu, Cricket,
svignatela >
< Uno me lo porto via di sicuro > sorisse Cricket che
aveva tirato fuori un lungo coltellaccio
I due Coldstream non avevano mosso un muscolo, pis-
tola e spada in pugno.
Gli uomini di Newborne si lanciarono in avanti. I primi
due andarono a gambe levate con una pallottla dei Cold-
stream in corpo ma gli altri continuarono lattacco.
Improvvisamente da dietro un mucchio di legname si
sent un grido rauco, un verso strano, come di un felino
arrabbiato, e Ahmed apparve in cima al mucchio. Con un
gesto rapido estrasse la lunga scimitarra, e url
< Per lo Shah e il Pavone ! >
Le altre cinque Guardie Nere emersero da dietro i muc-
chi di materiale e si lanciarono contro gli uomini di New-
borne che si volsero a fronteggiarli. Ahmed evit con un
348
guizzo una sciabolata e rispose con un ampio fendente che
apr lavversario dalla clavicola allascella opposta. Luomo
cadde vomitando sangue.
< Al ume ! > Grid Ahmed a Ulysses, indicandogli la
direzione < sta scappando >
Ulysses cap e si lanci in avanti. Fu fronteggiato da un
uomo di Newborne che brandiva una lunga spada. Ulysses
si mise in guardia con la daga, ma quello stralun gli oc-
chi, dette una boccata di sangue, e cadde in avanti come
un sacco di patate. Il manico del coltellaccio di Cricket gli
spuntava da in mezzo alla schiena.
< Al ume ! > fece Cricket che ora aveva in mano un
corto pugnale
I due corsero in avanti, lasciandosi la mischia alle spalle.
Lo spiazzo sulla banchina ora era libero. Davanti a loro una
chiatta stava accanto alla banchina. Un marinaio vestito di
nero e con un cappellaccio grigio aveva sciolto gli ormeggi
e stava spingendo la chiatta al largo con una lunga per-
tica, da poppa. A prua, seduto su un mucchio di gomene,
Newborne li stava guardando con un ghigno. Alz la mano
come per un saluto di derisione.
La chiatta, sospinta dal marinaio, prese il largo e fu cat-
turata dalla lenta corrente del Tamigi che la allontan dal-
la banchina verso il ponte. Ulysses e Cricket si fermarono
sul bordo della banchina, ormai impotenti. Alle loro spalle
si stavano avvicinando le sei Guardie Nere e i due Cold-
stream. Evidentemente la sorpresa aveva giocato un brut-
to tiro al morale degli uomini di Newborne. Le scimitarre
della Guardia avevano fatto il resto.
Ahmed si ferm accanto a Ulysses che guardava la chi-
atta, ormai piuttosto lontana. Come gli altri uomini della
Guardia stava ripulendo con un panno nero la scimitarra
intrisa di sangue.
349
< Quel maledetto se ne va > gli disse Ulysses in tono
sconsolato
< Tutti andiamo da qualche parte. Dubito per che New-
borne stia andando dove crede di andare > mormor Ahmed
.
Newborne guard il gruppetto sulla banchina, che si al-
lontanava sempre di pi. Il marinaio ora si era messo alla
barra. Prese una cima, la avvolse alla barra e la ferm a
un cavicchio della paratia, bloccando la barra in modo che
puntasse tra due piloni del ponte.
< Che fai ? > disse Newborne al marinaio, < perch non
te ne stai alla barra ? >
Il marinario si tolse il cappellaccio grigio, estrasse dalla
veste il turbante nero e se lo rimise in testa
< Regolata come passeremo bene il ponte, tra due pi-
loni. Poi la chiatta punter lentamente verso la banchina,
e per voi sar nita > disse Malawi con voce profonda,
avvicinandosi con un corto bastone in mano.
Newborne impallid, riconoscendolo. Con un rapido
gesto inl la mano sotto la giacca e estrasse una pistola.
Prima che potesse sparare Malawi gliela fece volare dal-
la mano con un colpo secco del bastone. Newborne allora
estrasse la daga e gli si mosse contro, ma il bastone sibil
nuovamente nellaria e la daga ni roteando nelle acque
brune del Tamigi.
< Mi arrendo > disse Newborne, rilassando i muscoli e
lasciando cadere le spalle
< Buona scelta > mormor Malawi < anche perch non
ne avevate altre >
Newborne con la coda dellocchio colse il movimento
sulla sponda. Una piccola folla di persone stava corren-
do lungo la banchina, mantenedosi allaltezza della chiat-
ta. Erano abbastanza distanti da non discernere i volti, ma
350
le sagome delle Guardiue Nere e le giacche rosse dei Cold-
stream erano inequivocabili. I suoi uomini avevano perso
la battaglia
< Come suddito della Corona ho diritto ad un giusto
processo > disse Newborne
< Lo so, conosco le vostre usanze > mormor Malawi <
anche se non credo che gli Stuart saranno molto pietosi con
voi, dato che volevate sterminarli, e avete ucciso uno dei
loro eredi al trono >
< Certo che no > convenne Newborne < ma i processi
possono essere lunghi, mi posso permettere grandi avvo-
cati, e soprattutto i muri della Torre non sono impermeabili
al denaro e ad altre forze >
< Mi auguro che gli Stuart vogliano farsi giustizia alla
svelta > disse Malawi
< Questo ormai non vi riguarda pi: avete gi abbas-
tanza da preoccuparvi per la successione del vostro trono
in Persia > disse Newborne con un sogghigno
< So bene come sta il mio paese, non c bisogno che me
lo ricordiate >
< Forse vi devo ricordare che lo Shah Suleiman mio
amico ? > disse Newborne
< Degno compare vostro, indubbiamente. Ma non lo
chiamate Shah, non ne degno. Il vero ultimo Shah stato
il grande Abbas II, che il profeta lo conservi > disse Malawi
con tono grave
< Grande forse, ma stato facile farlo sparire, non pi
di un bambino nella culla > ringhi Newborne < laconito
uno strumento infallibile >
< Non immaginavo proprio che voi aveste avuto una
parte in quella vicenda, anche se avevo sospettato che Shah
Abbas fosse stato ucciso > disse Malawi, rilassando le spalle.
351
La chiatta era passata sotto larco del ponte e la bar-
ra, bloccata su una blanda virata, la stava avvicinando alla
sponda
< Mi sa che arrivato il momento di salutarci: arrivano
i miei carcerieri > disse Newborne con un tono di soddis-
fazione, indicando Unt, che ora riconosceva bene, e la pic-
cola folla che lo seguiva
< Vi riconosco dellingegno, anche se non volto al bene
> disse solennemente Malawi, < Ma sia fatta la volont. . . .>
chinando la testa. Newborne si volse verso di lui con un
sorriso beffardo, trionfante
<. . . del mio Shah > complet la frase Malawi.
La scimitarra emise un sottile sibilo uscendo dal fodero,
descrisse un ampio arco dorato nel buio della notte. Il sor-
riso beffardo increspava ancora le labbra di Newborne quan-
do la sua testa, dopo un paio di giravolte in aria, cadde con
un tonfo sordo nelle sudice acque del Tamigi
352
48 (Royal Society: i conti
tornano)
Ulysses guard ancora intorno. La sala della Arundel House
era gremita. Le le di sedili sulle gradinate erano per lo
pi occupate da membri della Royal Society. Ma non man-
cavo alcuni civili, anche se di riguardo. Nella prima la
stavano quelli che avevano avuto una parte di primo pi-
ano nella vicenda. Hooke, Locke, Elias Ashmole stavano
al centro, e Viscount Brouncker, che aveva appena presen-
tato Ulysses al pubblico, si stava sedendo accanto a loro.
Da un lato godevano il posto di onore Cricket e, in degna
rappresentanza della banda, Ratto, Harry Memoria, Sputo
e Fionda. Gli ultimi tre si guardavano intorno con occhi
stralunati. Non che non avessero mai visto un posto come
quello, ma gli era capitato solo per andarci a rubare. Rubati
erano anche i vestiti che indossavano, ma non era il caso di
parlarne. Accanto a loro Rubella riluceva in uno sgargiante
vestito verde, in omaggio ai colori della sua terra, e accanto
a lei stava Robert, ormai dismessa la divisa di maggiordo-
mo. Dallaltro lato, nelle loro divise pi sgargianti, stavano
i due Coldstream che si erano battuti a anco della Guardia
Nera con la banda di Newborne. Nelle seconda la sta-
va Malawi, accanto a un gentiluomo elegantemente vesti-
to ma che teneva il volto celato da un cappellaccio a larga
353
354
tesa. La Guardia Nera in alta uniforme (sempre la solita
tenuta nera ma con sul petto una vistosa spilla in oro che
ritraeva un pavone con un occhio di smeraldo) era dispos-
ta sulle gradinate, a difesa del proprio padrone. Assieme
a loro Gilbert e Dafoe non toglievano gli occhi dal gen-
tiluomo accanto a Malawi, che altri non era che il principe
James Stuart, erede al trono: aveva voluto presenziare, per
sapere per lo e per segno cosa aveva decretato la morte
dei suoi due gli. In alto, sullultima gradinata, con una
vista panoramica su tutta la sala, stavano il tenente Fenton
e Ahmed. Locchio del suo pavone doro era di rubino.
< Signori > esord Ulysses < Questa la terza volta che
io tengo una relazione di fronte ai membri della Royal Soci-
ety ed ad altre personalit per ricostruire le vicende di una
indagine che mi stata afdata e di cui anche questa volta,
con laiuto del buon Dio e di tanti amici, sono giunto alla
soluzione. Vi chiedo un p di pazienza nellascoltarmi, da-
to che dovr cominciare di lontano perch tutto alla ne vi
sia chiaro >
< La nostra storia inizia poco prima del 1620. Mollie Bridge,
giovane avvenente, ha una relazione con Oliver Cromwell, che
proprio in quegli anni sta cominciando a dare la scalata al potere.
Mollie resta incinta, e dopo il parto pretende da Cromwell il ri-
conoscimento della prole. Cromwell tergiversa, le promette che
riconoscer il glio ma le dice che la cosa per il momento deve
rimanere nascosta allopinione pubblica. Con il pretesto di dargli
un vita agiata convince Mollie ad af dargli il bambino, che poi
invece mette in un orfanotro o. Mollie, quando viene a saperlo
si dispera e giunge no a togliersi la vita. Il glio evader poi
dallorfanotro o e fuggira nelle colonie, dove credo risieda anco-
ra, con il nome della madre. Lo storia chiusa per Cromwell,
che nel 1920 si sposa e non avr pi avventure frivole, almeno
che le cronache abbiano registrato. Quello che Cromwell ignora
355
che Mollie aveva avuto non un glio, ma due gemelli. Il secon-
do, poco dopo il parto, viene af dato al dottore che aveva assistito
Mollie, un certo Newborne, che vede la condizione misera della
ragazza e, non avedo gli, se lo fa dare in adozione >
< Il bambino prende il nome del padre e riceve il nome di
David. David Newborne cresce nellignoranza di essere stato
adottato e di chi sia il suo padre naturale. Newborne lo avvia
agli studi di medicina, che David, rivelatosi giovane di grande
genialit, frequenta con pro tto in tutte le discipline. Quando
David diviene dottore viene collocato dal padre nellambiente di
Corte, dove far molta carriera. Il padre, stanco di Londra e un
p malaticcio, decide di andarsene con la moglie nelle colonie. E
morto a Boston pochi anni fa. Prima di partire per lAmerica,
per, il vecchio Newborne non se la sente pi di mantenere il seg-
reto, che conoscono solo lui e la moglie, crede che sia giusto che
David sappia la verit sulla sua nascita, e gliela rivela >
< Fino a qui > disse Ulysses < quello che vi ho detto ci
stato rivelato da molti documenti che abbiamo trovato nel
bagaglio che Newborne aveva fatto imbarcare sulla chiatta
con cui stava fuggendo da Londra. Aveva conservato tut-
to gelosamente, unitamente a un diario, quasi giornaliero,
ove annotava le sue esperienze e i suoi sentimenti. Se se
ne fosse liberato, ignoreremmo molto di lui, soprattutto il
movente dei suoi delitti >
< Newborne, dotato di una mente indubbiamnte geniale, fa
rapidamente carriera a Corte e diventa presto un dottore dato e
rispettato. Ma la rivelazione sul suo padre adottivo ha iniziato
nella sua mente un processo che la segner profondamente. Si
documenta accuratamente sul personaggio Cromwell, contatta e
parla con i molti Puritani ancora in circolazione, altri li va a cer-
care nelle prigioni della Corona, e giunge a sublimare la gura
del padre naturale come paladino della fede e della giustizia con-
tro la monarchia dispotica. Sviluppa un odio profondo contro i
356
monarchi e in particolar modo contro gi Stuart. La riesumazione
del corpo del padre e quella testa in ssa sul tetto di Westminster
Hall valgono per lui come una odiosa esecuzione e un indicibile
affronto, che dovr in qualche modo vendicare >
< Quando la Royal Society, di cui divenuto membro, lo des-
igna a rappresentarla alla Scuola di Medicina di Isfahan, in occa-
sione di un primo contatto con la civit persiana, non ha ancora
concepito un disegno criminoso preciso nei confronti degli Stu-
art. Ma il contatto con il regime persiano, indubbiamente una
monarchia assoluta, assai pi assoluta delle monarchie occiden-
tali per quanto illuminata potesse essere la gura di Shah Abbas
II, accentua e rinforza la sua avversione per quei regimi. Dai diari
non chiaro se ha agito di sua iniziativa o se, pi verosimilmente,
stato coinvolto in un disegno regicida da altri, ma certamente
ha un ruolo di primo piano nella uccisione dello Shah, di cui lui
stesso si vantato poco prima di morire. Lambasciatore Malawi,
che sta per tornare in patria > Ulysses fece un cenno di salu-
to con la testa verso Malawi < indagher certamente su questa
vicenda, su cui si nutrivano sospetti ma non ancora uf cializzata
in Persia >
< E probabilmente nel viaggio di ritorno dalla Persia che
Newborne comincia a concepire il suo disegno criminoso. Quasi
certamente questo prende forma a Calais, quando gli giunge la
notizia della morte del piccolo Charles Stuart, erede al trono.
Dalle notizie sa solo di una morte nel sonno, ma gli basta per
concepire un piano diabolico. La genialit, sia pure perversa del
piano, sta nel progettare di uccidere laltro fratello, erede al trono,
con una modalit che assomigli alla prima morte: in tal modo si
creder che la stessa mano abbia ucciso i due fanciulli e Newborne
avr in tal modo un alibi di ferro, perch al momento della morte
del primo bambino non era in Inghilterra >
< Nel frattempo le indagini sulla morte di Charles non fanno
molti progressi: non si capisce chi possa essere dietro a un gesto
357
cosi efferato come uccidere un piccolo innocente, colpevole forse
solo di essere erede al trono. Si esplorano diverse piste, soprattut-
to quella di una vendetta politica, che per non pare verosimile
per la mancanza di una organizzazione dei Puritani capace di ge-
stire e portare a termine un simile disegno. Lipotesi della morte
naturale non stata ancora scartata del tutto >
< Giunto a Londra Newborne si informa rapidamente su come
sono andate le cose. Gi facile, dato che rientra nel suo ruolo
di dottore di corte. Quando sa delle circostanze in cui morto
Charles, pensa subito ad usare laconito, che ha gi usato contro
Shah Abbas II, e che d una morte per blocco della respirazione
che pu assomigliare a quella di cui morto il bambino. New-
borne ha anche facile accesso a Richmond Palace e pu collocare
il marchingegno che gli consentir di uccidere il fratello James.
Avvenuto lomicidio, provvede a collocare un marchingegno anal-
ogo anche a St James Palace, in modo che lidentit dei due marchingeg-
ni rinforzi lidea che entrambi i bambini siano stati uccisi nello
stesso modo e dalla stessa mano >
< Purtroppo per lui, il vescovo Hyde, che con nato in St
James Palace per una brutta bronchite, lo incontra casualmente
nei corridoi del palazzo nelloccasione in cui Newborne vi si re-
ca per collocare il secondo marchingegno, probabilmente durante
un grande ricevimento a cui molti di noi erano presenti. Dai di-
ari non si capisce bene cosa avesse veramente intuito il vescovo
Hyde, forse molto meno di quanto sospetti Newborne, ma cer-
to che Hyde diventi una presenza pericolosa, una minaccia per
il suo diabolico progetto. A Newborne molto facile, nella sua
veste di dottore di corte, prendersi cura del vecchio vescovo, che
cpminque assai malato, e il poveretto viene soppresso prematura-
mente con laconito: le sue condizioni precedenti e let giusti -
cano una morte naturale, e nessuno pensa neanche lontanamente
a un omicidio: esattamente lopposto di quanto successo con il
nipote Charles >
358
< Le indagini, che adesso identi cano le morti dei due fratelli-
ni come omicidi certi, riaprono le piste gi percorse, questa volta
concentrandosi su ipotesi compatibili con le nuove evidenze. Chi
ha agito doveva avere facile accesso ad entrambi gli appartamen-
ti reali, avere competenza farmacologica e capacit tecnica per
costruire il marchingegno, oltre che una precisa volont regicida.
Alcuni elementi potevano puntare su Newborne (competenza, ca-
pacit, accesso agli appartamenti) ma la cosa non viene neanche
lontanamente presa in considerazione perch Newborne, al tempo
della morte del primo bambino, era sul suolo francese, di ritorno
dalla Persia >
<Il disegno di Newborne sembra impossibile da scoprire, in
quanto la costruzione delle prove pressoch perfetta. Ma la sorte
riserva a Newborne una sorpresa. Egli convinto che il piccolo
Charles sia veramente deceduto per un arresto respiratorio. E se
non fosse stato per lesperimento che il dottor Hooke ha condotto
in questa stessa sala > Ulysses fece un piccolo inchino verso
Hooke che rispose con un cenno della mano < lo crederebbe
ancora, come noi tutti crederemmo che Charles sia stato ucciso
dallaconito come il fratello. In realt il piccolo James morto sof-
focato da un corpo estraneo, lautopsia lo rivela con la sorpresa di
tutti, anche di Newborne. Per aver chiesto quella provvidenziale
autopsia che mi ha consentito di risolvere il caso devo ringraziare
un cane. I movimenti convulsi che scuotono il cane dellesperi-
mento ogni volta che il usso di aria ai polmoni viene arrestato mi
hanno ricordato improvvisamente il grande disordine della cul-
la del piccolo Charles, ben diverso dalla immobilit composta del
fratello James. Una differenza che i miei occhi avevano registrato
ma il mio cervello non aveva elaborato subito nel senso giusto >
< Da quel momento le indagini prendono una nuova via.
Lautopsia conferma trattarsi effettivamente di una morte acci-
dentale, ed esclude lomicidio. A quel punto il marchingegno
montato nel controsof tto di St James Palace diviene inspiega-
359
bile, a meno che non si tratti di una messa in scena per sviare
le indagini, per far credere che una morte naturale sia un omi-
cidio. Ed chiaro che di tale messa in scena pu bene ciare solo
chi, al momento della morte di Charles, non era a Londra, in
quanto in tal modo fruisce di un alibi perfetto. Non dif cile
risalire a chi aveva avuto loccasione, la competenza, e linteresse
per escogitare il piano, anche se non ancora chiaro il movente >
< Ma Newborne ha presenziato allautopsia e si subito re-
so conto che levidente morte naturale di Charles porter presto
a scoprire il suo inganno. Sparisce quindi dalla circolazione. Si
nasconde in un quartiere malfamato di Londra, contornato da
una banda di delinquenti, probabilmente da tempo sul suo libro
paga, e prepara la sua fuga. Una fortunosa circostanza, ma an-
che la bravura e il coraggio di alcuni miei giovani collaboratori >
Ulysses fece un breve inchino in direzione di Cricket e com-
pagni, che si agitarono sui loro sedili, tron come pavoni <
ci ha consentito di scoprirlo proprio quando stava per sfuggirci.
E il provvidenziale intervento dellambasciatore Malawi e della
sua coraggiosa Guardia Nera > di nuovo un cenno di saluto
di Ulysses e un cenno di assenso del turbante di Malawi <
hanno contribuito in modo determinante a ridurre allimpoten-
za la banda di malviventi di Newborne e a bloccare il criminale.
E quando, messo alle strette da Malawi, Newborne si vantato
anche dellomicidio di Shah Abbas II, lambasciatore Malawi ha
messo in atto la sentenza capitale che Newborne meritava, antic-
ipando in nome della Persia una sentenza che avrebbe certamente
decretato anche la Corona di Inghilterra >
Quando Ulysses si ferm ci fu un attimo di silenzio.
Pochi nella sala sapevano gi come erano andate le cose:
per tutti gli altri quella storia incredibile era stata una rive-
lazione assoluta e aveva tenuto tutti con il ato sospeso.
Poi Malawi si alz in piedi e, rivolto a Ulysses, comin-
ci a battere lentamente le mani. Fu il segnale del tripu-
360
dio. I segretari della Royal accorsero n dai piani superi-
ori della Arundel House per capire il perch di quel fras-
tuono di urla ed applausi. Ulysses fu congratulato prati-
camente da tutti i presenti, ognuno a modo suo. Malawi,
Ahmed e gli uomini della Guardia Nera, lasciando la sala
in gruppo, inchinarono lievemente la testa e le mani de-
stre volteggiarono in alto nel saluto mussulmano. Il tenente
Fenton, Gilbert e Dafoe si irrigidirono in un formale salu-
to militare. Cricket, che aveva il suo da fare per evitare
che i ragazzi della banda alleggerissero i presenti con una
rafca di borseggi, gli dette una stretta al braccio: sul suo
petto brillava un pavone doro con un occhio di smeraldo.
Ahmed aveva visto come il ragazzo aveva combattuto sul-
la banchina e, ammirato, lo aveva nominato Guardia Nera
onoraria. Il principe Stuart, con gli occhi arrossati dalle
lacrime, ringrazi Ulysses a nome della Corona e dei suoi
gli James e Charles. Il resto furono soprattutto calorose
strette di mano.
Quando il grosso della folla ebbe sciamato fuori della
sala, Ulysses si avvi alluscita assieme a Rubella. Viscount
Brouncker gli si fece incontro
< Avremmo pensato di celebrare il vostro successo stasera,
con una cena ristretta: io, Hooke, Locke, Ashmole, lambas-
ciatore Malawi e pochi altri. Ovviamente anche la signora
invitata >
< Ben volentieri > disse Ulysses < Saremo qui alla Arun-
del House per le sei: ma ora ci dovete scusare. Devo rispettare
una promessa e andare a trovare un amico >
48 (Epilogo)
< Ultimamente vi si vede spesso, dottor Unt > disse sorri-
dendo lo yeoman Perry, aprendo il cancelletto dellentra-
ta laterale alla Torre < un p troppo spesso, forse, vista la
scarsa amenit del posto >
< Devo mantenere una promessa che ho fatto a Wallop
> disse Ulysses facendo passare prima Rubella, che aveva
voluto assolutamente accompagnare Ulysses e anche ques-
ta volta portava una cesta piena di cibo
< Il vecchio Wallop non stato bene, ultimamente. Qual-
cosa ai polmoni > disse Perry < ma ora pare che si sia rimes-
so. E tornato in cella da un paio di giorni >
Ulysses e Rubella furono accompagnati per la stessa stra-
da, passarono le stesse barriere, e presto furono davanti alla
cella di Wallop. Il vecchio era sdraiato nella cuccetta infe-
riore del letto a castello, il busto sollevato da un paio di
cuscini. Come li vide fece cenno di alzarsi
< State pure comodo > fece Ulysses avvicinandosi e met-
tendo una mano sulla spalla di Wallop per impedirgli di
alzarsi < mi hanno detto che non dovete affaticarvi. Vi
abbiamo portato qualcosa da mangiare da bere >
Wallop effettivamente non aveva una buona cera. Era
pallido, e la fronte era velata di sudore. Li guard con
riconoscenza.
361
362
< Pare strano che ci si possa affaticare in una cella cos
angusta, ma avete ragione, non ho proprio pi ato. E
stata brutta, ma sembra che ne sia uscito ancora una volta.
Sempre peggio per: ogni volta riparto da un livello pi
basso. Prima o poi, immagino pi prima che poi, sar la
volta buona >
< E inutile interrogare il futuro > disse Ulysses < Tanto
vale vivere alla giornata, sia l fuori che qui dentro >
< Per essere giovane dite cose sensate > sospir Wallop
< ma quale il motivo della vostra visita ? Non si viene
in un posto come questo senza motivo, e la curiosit di
vederlo ve la siete gi levata, se non sbaglio >
< Torno perch avevo promesso > disse Ulysses
< Non capisco > fece Wallop < ma forse non mi ricordo:
la testa non funziona pi bene >
< Vi avevo promesso che se fossi venuto a capo del-
lindagine che stavo conducendo...>
< Sulla morte dei due bambini Stuart...> lo interruppe
Wallop
< ...vedete che la testa funziona. Avevo promesso che vi
avrei fatto sapere lesito dellindagine e siccome sono uso
mantenere la parola data, eccomi qua >
< E generoso da parte vostra ricordarvi di un povero
vecchio quasi alla ne del viaggio. Siccome non ho impeg-
ni pressanti sono a vostra disposizione: raccontate >
Ulysses si accomod accanto a Wallop sul bordo della
cuccetta, mentre Rubella sistemava le cose della cesta sul
tavolo, apparecchiandolo alla meglio. Il racconto fu lungo
e dettagliato, e Wallop ascolt con attenzione e, in pi pun-
ti, si mostr sinceramente sorpreso. Alla ne del racconto
rimase un p in silenzio e poi mormor
< Un bastardo di Cromwell sconosciuto ! Diventato
dottore, per giunta, addirittura dottore di corte degli Stu-
363
art. Se me lo avessero raccontato in altre circostanze non ci
avrei creduto. Di Mollie Bridge sapevo, e anche del bastar-
do nito in America, ma del gemello credo proprio che non
lo sapesse nessuno. Brava Mollie, ha saputo proteggerlo >
< Non tanto, a dir la verit, visto poi come sono an-
date le cose > osserv Ulysses < Lessere un bastardo di
Cromwell non gli ha fatto un gran belleffetto >
< Non si sa mai come possono reagire le teste degli uo-
mini alle vicende della vita. E un aspetto brutto, ma an-
che bello della natura umana. Certo che questo ha proprio
esagerato >
Rubella si fece avanti con un vassoio su cui aveva sis-
temato alcune pietanze e un bicchiere di vino.
< Voi mi viziate > disse Wallop < ma qui ogni lasciata
persa: non me la sogno certo di non fare onore ai vostri
regali. Vuol dire che stasera far lo schizzinoso e salter la
brodaglia >
< Potete permettervelo pi volte di fare lo schizzinoso
> osserv Rubella < nella cesta ci sono formaggi e salumi
per almeno una settimana >
< Purch i suoi compagni di prigionia non facciano una
razzia > osserv Ulysses
< Non credo. Da quando Flaga se ne andato nes-
suno si fatto avanti per occuparne il posto, e stanno an-
che alla larga della cella: forse pensano che io possa essere
contagioso, o la cella porti sfortuna...>
< Il suo compagno di cella se ne andato ? > chiese
Ulysses sorpreso < Non credevo che visti i trascorsi potesse
essere scarcerato, come nessuno qui, daltronde >
< Non mi avete capito. Dicendo andato intendevo
morto, defunto, anzi, ad essere preciso, non sono del tutto
certo che sia stato un suicidio >
364
< Morto ? Suicidio ? Ma come successo ? > disse
Ulysses
< E successo mentre ero allinfermieria, quindi devo
stare a quello che hanno detto i presenti e alcune guardie.
Io ero malato da tre giorni. Pare che un pomeriggio Fla-
ga abbia ricevuto una visita. Un uomo, ma non si sa molto
altro. Vestito ordinariamente, con un berrettaccio, statura
normale. Si trattenuto con Flaga nella cella, ma non per
molto tempo. Da quello che mi hanno raccontato gli al-
tri, qui nelle celle, non sembrava che Flaga lo conoscesse
quando arrivato. Dopo un p se ne andato. Di Flaga
si sono accorti solo dopo un p di tempo, circa unora. Si
era impiccato alle sbarre della nestra. E un metodo ab-
bastanza usato qui in prigione, sai, quando proprio non ce
la fai pi. Ti metti il cappio al collo in piedi e lo assicuri alle
sbarre, non troppo teso. Poi con un salto ti butti a sedere
a terra. Prima che il sedere tocchi terra la corda si tende e
ti spacca losso del collo. Un sistema abbastanza sicuro, e
una morte molto veloce, se tutto funziona come deve >
< Nessuna idea del perch si sia suicidato ? > chiese
Ulysses che era rimasto molto turbato dalla notizia
< Francamente no, ma nessuno sapeva molto di lui. Fla-
ga non raccontava cose in giro. Doveva avere parecchio di
nero sulla coscienza, specialmente per il periodo che aveva
passato in Irlanda, ma se lo sempre tenuto per s >
< Chiss cosa deve avergli detto di tremendo quello che
venuto a trovarlo per indurlo a togliersi la vita > disse
Rubella, che era sempre stata zitta in un angolo, ma da
quando si parlava di Flaga si era interessata alla conver-
sazione.
< E quello che mi sono domandato anche io. Non che
conoscessi benissimo Flaga, ma non mi pareva il tipo ca-
pace di sconvolgersi di niente, tantomeno da arrivare a toglier-
365
si la vita per una notizia, qualsiasi essa fosse. Per quello
non ci credo molto >
< Non credete a che cosa ? > chiese Ulysses
< Al suicidio > disse Wallop < vedete, se qualcuno vol-
eva fare la pelle a Flaga, in n dei conti bastava un p di
destrezza, avvicinarlo con una scusa, stordirlo a tradimen-
to e poi inscenare limpiccagione, roba di pochi secondi, se
uno bravo >
< Ci vuole un bel coraggio a fare una cosa del genere in
una cella aperta, con gente che gira e pu entrare da un mo-
mento allaltro > osserv Rubella, rabbrividendo allidea
< Vero > disse Wallop < ma il posto meno movimen-
tato di quanto crediate. Ognuno tende a starsene per conto
suo. E poi dipende dalle motivazioni. Lodio, ad esempio,
pu dare un grande coraggio. E non dimentichiamoci che
poteva trattarsi di un sicario: a quelli non manca il sangue
freddo. E immaginando quello che poteva avere sulla co-
scienza Flaga, si pu pensare che l fuori ci sia pi duno
che gliela voleva far pagare >
< Non ha lasciato niente ? > chiese Ulysses < che so,
un diario, un messaggio, degli oggetti dai quali si possa
risalire al movente...>
< Qui nessuno ha gran che: io sono quello che ha di
pi, perch ho i libri. Gli altri sono tutti analfabeti. Flaga
aveva solo un fagotto, che teneva nello stipo e apriva ogni
tanto. Per quello che ne so ancora l. Io non lho certo
cercato. Se volete potete guardare...>
Ulysses and allo stipo nellangolo della cella. Frug
un p e trasse una piccola sacca di pelle, vecchia e logo-
ra, con alcuni rammendi grossolani. And con la sacca al
tavolo e vi rovesci il contenuto. Poca roba davvero. Delle
carte da gioco scompagnate, un paio di dadi di osso: solo
un oggetto poteva attrarre lattenzione. Era una piastra ret-
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tangolare di un materiale liscio color avorio: poteva essere
osso o proprio avorio. La piastra misurava due pollici per
tre ed era tutta incisa. Su un lato cerano dei motivi lineari,
come delle strisce parallele, a tratti come annodate.
< Quelli sono i motivi che i pescatori delle isole Aran
usano quando fanno i golf a maglia > disse Rubella
< Le loro mogli intendi dire > osserv Ulysses
< La signorina ha ragione > intervenne Wallop < Larte
dei nodi e i motivi geometrici con cui viene tessuta la lana
sulla costa occidentale delIrlanda sempre stata a pannag-
gio dei maschi >
< Sar un ricordo dellIrlanda > disse Ulysses < sappi-
amo che cera stato, purtroppo >
< Non c altro nella sacca ? non c anche una pipa ? >
< No > disse Ulysses, riguardando nella sacca per si-
curezza
< Strano > disse Wallop < Ero sicuro che tra le cose che
aveva ci fosse anche una pipa di gesso...ma sono vecchio,
me la sar sognata, o pi probabilmente qualcuno avr fru-
gato nelle sue cose, prima che io tornassi dallinfermeria
>
< E probabile > disse Ulysses < Non che qui la gente
si faccia tanti riguardi...Ma si fatto tardi e dobbiamo an-
dare. Ma vi volevo dare unultima cosa > frug nella sua
bisaccia e trasse un pacchetto < sono due libri: una bib-
bia puritana e un resoconto del Great Fire di Londra. Per
trovare la prima ho penato un p, ch non se ne trovano
certo in giro di questi tempi. Laltro solo perch viviate
quella vicenda che ha distrutto la citt mentre voi eravate
chiuso qua dentro >
< In effetti ho solo sentito lodore del fumo > disse Wal-
lop < Siete stato molto generoso a pensare a me, e ve ne
sono grato. Non credo che mi resti molto, ma spero ab-
367
bastanza per queste letture. E la Bibbia mi aiuter di certo.
Grazie davvero, anche a voi, signorina >
Aiutarono Wallop a sistemare i viveri nello stipo e in
altri punti della cella, in modo che non fossero in vista o
a facile portata di mano. Lo salutarono ancora, pensando
che probabilmente era lultima volta che vedevano il vec-
chio, e furono di nuovo fuori nel prato, circondati dai corvi
reali. Ormai conoscevano la strada e in poco tempo furono
alluscita. Perry li aspettava sulla porta della guardiola.
< Come sta il vecchio Wallop ? > chiese lo yeoman
< Non bene, a quellet e in quel posto. Temo che non
gli manchi poi tanto ad andarsene > osserv Ulysses
< Peccato > disse Perry < Wallop un bravuomo e non
meritava di nire cos >
< Gi che ci siamo volevo chiedervi una cosa > disse
Ulysses < Ho saputo di Flaga >
< Gi > fece Perry < Brutta storia, quella >
< Non c nessuna possibilit di rintracciare chi sia luo-
mo che venuto a fargli visita ? > Chiese Ulysses < Mi
sembra che potrebbe spiegare qualcosa di quello che suc-
cesso... >
< Non credo che sia tanto importante, alla ne dei con-
ti, Flaga era un poco di buono, doveva essersi macchiato
di chiss quali nefandezze. Se morto morto, e forse
proprio quello che si meritava. Che si sia suicidato perch
il passato gli tornato addosso o che, come dice il vecchio
Wallop, quello gli abbia tirato il collo, poco importa >
< E vero anche questo > convenne Ulysses < ma sapete,
deve essere il mio istinto di investigatore...Una volta mi
avete detto che i visitatori devono rmare un registro...lultima
volta lo abbiamo rmato anche noi >
< In effetti non ci ho guardato. Quel giorno che hanno
trovato Flaga stecchito io non ero in servizio. Potrebbe
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darsi. Venite con me >
Perry li fece entrare nella guardiola e li guid attraverso
un breve corridoio no a una stanzina dove su un tavolo
stava un pesante librone, aperto. Accanto cera un cala-
maio con inlata una penna doca.
< E qui che facciamo rmare quelli che vengono a trovare
i prigionieri > disse < Per lo pi sono analfabeti e vedrete
un sacco di croci. Vediamo un p > sfogli il libro allindi-
etro no a un determinato giorno < Sar registrato come
visitatore di Banister, cos si chiamava Flaga, se non er-
ro...Perbacco, siete fortunati, eccolo >
Ulysses e Rubella si fecero avanti. Perry stata indican-
do una riga. Accato al nome di Banister, vergato nella scrit-
tura incerta di un guardiano, cera un nome, scritto con una
scrittura pi nitida. Rubella si appoggi con la mano al
braccio di Ulysses e si sporse in avanti per leggere il nome.
Ulysses sent le sue dita stringergli dolorosamente i mus-
coli del braccio e le unghie entrargli nella carne. La guard
sorpreso e vide che era diventata bianca come un lenzuolo,
gli occhi ssi sul libro. Guard anche lui.
La rma era molto chiara, e si leggeva in modo inequiv-
ocabile.
Pat Leprechaun
Leprecano