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I SOLITARI DI DIO

Separati da tutto, uniti a tutti


Tra gli uomini del silenzio
Sono duecento i certosini nel mondo, vivono in venti certose, l'ultima fondata nel '99
in Corea. Nel loro darsi a Dio non c' nulla di triste o di drammatico. Basta stare
qualche ora accanto a loro per mandare in frantumi gli stereotipi che li hanno descritti
come una sorta di legione straniera della fede, quasi un'accolita di disperati fuggiti da
chiss quale passato. Noi, che aiamo vissuto parecchi giorni gomito a gomito con
questi uomini del silen!io, possiamo dire che di vero c' solo che "l'amiente" davvero
interna!ionale, con presen!e da vari continenti. #a in certosa il clima che si respira
sereno, perfino gioioso$ nessun segreto inconfessaile semra pesare sulla vita dei
certosini, che si dimostrano piuttosto molto cordiali e la loro riservate!!a non va a
discapito dell'ospitalit. Naturalmente non si intende l'amici!ia come incontro continuo
con l'altro, ma piuttosto come vicinan!a spirituale. Si pu% essere "prossimi" all'altro pur
avendo rare occasioni per incontrarsi. &n questo vengono in aiuto i moderni me!!i di
comunica!ione, televisione compresa. 'er far conoscere la loro vita a chi mai potr
incontrarli, i monaci della Certosa di Serra San Bruno hanno accettato di ospitare la
nostra troupe televisiva, per reali!!are una puntata di (g) Dossier e, ora, il *ideo della
+ri.
&n certosa non c' televisione, n, radio, n, telefoni cellulari. &nternet viene usato
esclusivamente dal priore e da un suo collaoratore per ricevere e inviare posta
elettronica. L'Osservatore Romano e l-Avvenire sono i soli quotidiani che circolano tra
le celle del chiostro. . in questo medioevo della comunica!ione che siamo entrati con la
nostra telecamera, il cavalletto, i cavi, i fari al quar!o/ &mmaginatevi0 una troupe del
(elegiornale 1tre persone0 un giornalista, un telecineoperatore, uno speciali!!ato di
ripresa2 rinchiusa dieci giorni nella clausura di Serra San Bruno, tra i monti della
Calaria, insieme a quindici monaci. 'er una volta la (v non ha ripreso se stessa ma ha
girato l dove nessuno la vede. 3n po' stato come navigare dentro un Nautilus e fissare
le immagini delle profondit marine, a quote in cui di norma tutto uio e silen!ioso.
Solo che le profondit dell'uomo 4 e questa esperien!a mi ha raffor!ato nella
convin!ione 4 sono en pi5 aissali di quelle degli oceani. 6iamo conosciuto l'e7
profugo vietnamita e l'e7 calciatore portoghese, l'e7 contadino toscano e l'e7 penalista
siciliano/ 8uante storie9 (utte diverse ma tutte convergenti in quello che San Bruno
chiamava "l'unico necessario", Dio.
+ppure, prima di giungere al monastero temevamo di non avere aastan!a "materia
prima" per il nostro lavoro, di tornare col carniere vuoto, di ritrovarci con una
narra!ione troppo deole, noiosa, oscura. &o mi ero portato una pila di liri che da tempo
attendevano d'esser letti$ 6ndrea, il mago della fotografia, il testo del suo prossimo
esame di speciali!!a!ione$ :iuseppe la lista di telefonate da fare per l'imminente
passaggio di categoria a!iendale 1da tecnico a cameraman2. 8uando siamo ripartiti dal
monastero avevamo inciso sui nastri etacam circa novanta ore di immagini sulla vita
dei certosini, di dialogo coi monaci, di interviste a testimoni, storici del cristianesimo,
studiosi del monachesimo, maestri di canto gregoriano/ 6ltro che ritmi lenti, tempi
dilatati, spa!i per la lettura9 Non ci eravamo fermati un attimo, notte e giorno. +d ora
avevamo tra le mani un enorme mole di materiale.
;
Sulle orme di Bruno
6rriviamo alla Certosa in un piovoso pomeriggio. Sul portone d'ingresso una frase di
&saia0 "+ntri il popolo giusto". (utto tranquillo. & monaci stanno recitando i vespri. &l
loro canto ci giunge ovattato, semra un elemento della natura come il vento o la
pioggia/
6l monastero di San Bruno, sulle Serre calaresi, ci viene data la possiilit di vivere
dieci giorni in clausura con i monaci, an!i come i monaci certosini. <pportunit
ecce!ionale, unica, mai concessa prima. 'otremo scoprire i segreti di questi solitari di
Dio, partecipare alla loro preghiera di giorno e di notte, seguirne la vita quotidiana, per
tentare di comprendere la loro scelta di "sparire dal mondo", di recludersi
volontariamente oltre queste mura/ +ppure nessuno come noi oggettivamente
lontano dai monaci di San Bruno. &l certosino non tende a essere un "comunicatore" nel
senso moderno del termine. +gli vuole semplicemente vivere il mistero di Dio. +' per
questo che, seene l'ordine certosino aia ormai pi5 di nove secoli di vita, gli autori
certosini sono pochi. Se scrive, il certosino lo fa solo per olighi formativi verso i
novi!i. San Bruno fond% l'<rdine sen!a isogno di un regola scritta, per lui la vita stessa
era regola. =u soltanto :uigo &, quinto priore di Certosa, a codificare le consuetudini di
vita. :uigo, per%, pi5 che un legislatore era un filosofo e il vigore dei suoi scritti
ricordano quelli di 'ascal. Dice :uigo0 l'uomo chiamato ad amare Dio al di sopra di
tutto. #a per amare isogna conoscere, e Dio 4 che l'6ssoluto 4 non si pu% conoscere a
pieno. +cco, allora, che Dio viene in soccorso all'uomo attraverso l'incarna!ione0 :es5
Cristo diviene il mediatore tra Dio e l'uomo, in quanto egli stesso vero Dio e vero uomo.
:es5 colui che apre uno squarcio di luce nella cecit umana. 8uesto sostiene :uigo,
che sinteti!!a la divina filosofia in tre regole0 la devo!ione a Dio 1Dio deve essere al di
sopra di tutti, nessun uomo deve essere Dio per un altro2$ la carit 1dicono gli Statuti
certosini0 aprendosi alla vita contemplativa il cuore non si inaridisce, ma si apre a tutti
affinch, si stia davanti a Dio in nome di tutti2$ la soriet 1che vuol dire superare il
dualismo temporalit4eternit, corpo4anima, essere incarnati nel terreno sen!a divenirne
prigionieri$ e difatti :uigo non usa mai il vero amare per le cose 4 che vanno usate 4,
perch, si pu% amare solo Dio ed i fratelli.
San Bruno, fondatore dei certosini, trascorse qui tra i oschi delle Serre gli ultimi
dieci anni della sua vita. 6 un chilometro circa dall'attuale certosa c' il "dormitorio"
dove il santo mor>, nel ;;?;. Si dice che facesse peniten!a restando in preghiera nelle
acque gelide del laghetto 4 poco pi5 di una vasca 4 che si trova nei pressi. 3na statua in
pietra eternamente a mollo d forma alla leggenda. #a in realt il rapporto di Bruno con
il paesaggio splendido delle Serre fu di grande gioia e serenit. &n una lettera all'amico
@odolfo, Bruno ne descrive il vasto altipiano, le dolci colline, le valli omrose, la
ricche!!a di sorgenti e ruscelli. 3n ecologista ante litteram, si diree. 8ui Bruno aveva
tutto per reali!!are il suo sogno di vita eremitica, severa ma equilirata dal contatto con
la natura e dalla vicinan!a di altri compagni che condividevano lo stesso ideale.
Bruno era nato a Colonia, in :ermania, verso il ;?A?. Si era trasferito a @eims, in
=rancia, allora centro della cultura europea. B>, nella scuola della cattedrale, si fece
presto appre!!are come uno dei pi5 rillanti maestri. 8uando divenne arcivescovo
#anasse, ami!ioso e avido, Bruno ne denunci% gli ausi. 6vree potuto prenderne il
posto, ma gi pensava all'"unico necessario", a quella scelta esclusiva di Dio nella
solitudine e nella preghiera che lo porter nelle 6lpi del Delfinato, alla Chartreuse, il
luogo che dar il nome al nuovo ordine religioso. Sei anni dopo un suo e7 allievo
diviene papa. . 3rano &&, che lo chiama a @oma. Bruno uidisce0 lascia a malincuore
il deserto della Chartreuse e si pone a servi!io del pontefice. Sono anni ui per la
Chiesa. B'antipapa Clemente &&& costringe 3rano alla fuga nell'&talia meridionale, allora
)
regno normanno. Bruno lo segue. :li viene offerta la cattedra arcivescovile di @eggio.
Bui per% cerca la vita solitaria. &l noile @uggero gli dona una vasta area nelle montagne
della sua contea, in Calaria, e l> Bruno si ritira per sempre. Ba sua paraola lo ha
portato ad attraversare l'+uropa, emigrante dello spirito, percorrendo al contrario le rotte
che dal sud verso nord continuano a solcare tanti uomini in cerca di lavoro e di fortuna.
Secondo il enedettino Dom @,ginald :regoire, uno dei massini storici del
monachesimo, San Bruno potree essere dichiarato compatrono d'+uropa.
B-umanesimo che a partire dall-C& secolo si propagher dall-&talia in tutto il continente
va di pari passo con il diffondersi delle certose, che si affermeranno quali centri di
cultura umanistica oltre che spirituale. 6nche oggi i monaci 4 :regoire ne convinto 4
possono dar molto all-+uropa, a patto che tornino a essere fedeli alla loro voca!ione
contemplativa, sen!a dedicarsi a supplen!e nella pastorale e nella vita attiva. Ba
gestione delle parrocchie, delle scuole, l-apostolato missionario/ tutto questo non
compito dei monaci, che devono invece insegnare con la loro vita D dove tutto isolato
e insieme unificato D qual il vero valore dell-uomo. & monaci, insomma, come maestri
dell-antropologia cristiana, in un-epoca in cui l-uomo e il suo corpo sono spesso
profanati.
Il distacco dal mondo
'ian piano cominciamo a fare conoscen!a con i quindici monaci che vivono nella
Certosa di Serra San Bruno. *engono da tutti i continenti. (ra loro c' un novi!io
coreano 1che si trova nella prima fase del cammino monacale2 e un postulante te7ano
1che sta compiendo un primo periodo di prova2. &n genere per arrivare alla professione
solenne occorrono sette anni. Su una pergamena il monaco scrive la promessa dei voti
perpetui, voti di oedien!a, stailit e conversione dei costumi. *uol dire che il
monaco tenuto alla castit e alla povert, ma anche alla fedelt alla certosa in cui
entra, che diviene per sempre la sua casa. Non si pu% entrare in certosa prima dei
vent'anni e dopo i quarantacinque. Dunque, n, troppo presto perch, non si imparato
ancora a dominare se stessi, n, troppo tardi perch, ci si adatteree con fatica alle rigide
regole certosine.
Don :irolamo, che tra i monaci pi5 giovani, ha ancora, ad esempio, nostalgia della
sua terra, l'6rgentina. 'rima di entrare in certosa si chiamava 6driano. Ba sua famiglia
vive a Buenos 6ires. (ra 6driano4:irolamo e i suoi c' di me!!o un oceano, e all'ini!io
la separa!ione stata molto dolorosa. <ra, per%, i genitori hanno accettato la scelta del
figlio, perch, hanno capito che la certosa per il loro 6driano il luogo dove poter essere
felice e reali!!ato. "& miei ora mi dicono0 'Ci sono tanti figli che vanno via per sempre
per studio o per lavoro e magari non sono contenti della loro vita$ noi invece sentiamo
che tu sei soddisfatto, lontano ma felice, e che preghi per noi'".
<vviamente siamo di fronte a una scelta radicale, che richiede il distacco da
moltissime cose, anche da cose uone. "Del resto 4 commenta don :irolamo 4 la vita
fatta di morti e risurre!ioni continue e non c' nessuna scelta vera che non richieda un
distacco doloroso". Chi entra in certosa sceglie un ene maggiore di altri, che pure sono
importanti. &l monaco un uomo che cerca l'unit 4 di corpo e anima 4 con se stesso, con
il creato e dunque con Dio. Ba certosa vuol essere il luogo di questa unit e tutta la vita
che in essa si svolge ruota intorno a ci%.
Dunque, la storia di una voca!ione, tanto pi5 quella di un certosino, sempre anche
una storia di distacco. Distacco dal "mondo", distacco dalle "cose", distacco dal nulla
che riempie le frenetiche giornate di noi uomini impegnati, di noi che inseguiamo
sempre qualcosa e alla fine ci dimentichiamo cosa.
A
Don &gna!io siciliano. 'rima di entrare in certosa faceva l'avvocato a Catania,
assorito da cause penali e ma7iprocessi di mafia. "#i diverte dire che sono passato
dalle parole alla 'arola, dalla molteplicit a un'unifica!ione dell'esprimersi. Credo che
tutti i termini usati al plurale perdano il loro vero significato0 le verit non sono la
verit, le liert non sono la liert/ Ci sono casi in cui l'uso plurale dei termini fa
perdere il senso originario".
8ualche anno fa, quando venne ordinato sacerdote, per il suo ricordino scelse due
versetti di #arco 1E, AF4AG20 In quel medesimo giorno, verso sera, Ges disse ai
discepoli: "Passiamo all'altra riva". d essi, lasciata la !olla, lo presero con s" nella
#arca. *ersetti che fanno parte di un capitolo intensissimo del secondo *angelo0 :es5
aveva insegnato a lungo quel giorno, sulle sponde del mare di :alilea, raccontando
alcune delle sue paraole pi5 elle 1il seminatore, il granellino di senapa/2. #a a sera
il #aestro disse0 "'assiamo all'altra riva". +cco il distacco, esigen!a sentita anche dal
=iglio di Dio, momento indispensaile per essere pienamente a servi!io degli altri. Se
non si fa silen!io, se non si lascia dentro di s, lo spa!io per farsi riempire
dall'<nnipotente cosa si pu% offrire agli altriH 'otranno astare per sfamare la folla i
cinque pani e i due pesci di cui narrer poco pi5 avanti l'evangelistaH
&nteressante anche notare cosa avvenne in quella attraversata del lago. @icordateH Si
al!% una gran tempesta, onde altissime scossero le acque. & discepoli temettero di
morire, mentre :es5 se la dormiva tranquillo a poppa. Bo svegliarono e Bui ordin% al
vento e al mare di calmarsi e si fece onaccia. 6i discepoli pass% la paura dei marosi ma
venne quella di una nuova urrasca, stavolta spirituale0 "$urono presi da grande timore
e si dicevano l'un l'altro: '%&i ' dunque costui, al quale anc&e il vento e il mare
o##ediscono('". Cos> finisce il capitolo E di #arco. Dunque il distacco non mette al
sicuro dai pericoli e dalle insidie$ dopo il distacco c' sempre una prova, spesso grande,
rischiosa, giocata ai limiti della vita e della morte. + nella prova si scopre di avere
accanto un amico 4 silente, addirittura dormiente, eppure capace di metterci in salvo se
appena noi lo scuotiamo come fecero i discepoli sulla arca, o se solo sfioriamo il
lemo del suo mantello, come fu con l'emorroissa 1#c F,)I2.
@ileggendo questa parte di racconto evangelico si pu% dunque tentare di scoprire il
significato 1il "segreto"2 della voca!ione certosina. C' la vita e la folla che ci accerchia
a raffigurare il "prima"$ c' il passare all'altra riva che rappresenta l'ingresso in certosa
con il suo silen!io a cui anela l'anima affaticata$ c' la prova fatta di quotidiana
solitudine, di ora!ione notturna, di studio e di lavoro anonimo. 8uante tempeste si
nascondono fra tanto ordinato silen!io9 8uante volte nell'intimit della cella si grider
col cuore0 "#aestro, non t'importa che moriamoH". #a quante volte infine si prover la
dolce!!a di toccare l'altra riva, di riposare accanto alle acque ormai sedate e di pregare
accanto a :es5 per quella folla rimasta dall'altra parte del lago, aldil delle mura della
Certosa.
Don &gna!io cita un suo conterraneo, :iorgio Ba 'ira, che diceva che tutti siamo
chiamati alla contempla!ione, e torna al discorso dell'unit interiore0 "Credo che la
nostra maturit umana dipenda dalla capacit che aiamo di unificare noi stessi e il
nostro sguardo sulla realt. 6ltrimenti rischiamo di rimanere preda di un molteplice
illusorio, di verit, liert, parole/". +serci!io non facile in una societ multiculturale
come quella in cui viviamo, dove si incrociano esperien!e, tradi!ioni e religioni diverse
e dove chi parla di una sola verit rischia di essere o di apparire un integralista. "Sen!a
duio questo rischio c' 4 ammette don &gna!io 4, ma la verit di cui parlo io la verit
dell'indiciile. 8uando la verit diciile c' molta difficolt a definirla come l'unica
vera verit. Ba verit unica quella che parla a tutti e quando non riesce a farlo isogna
stare essere prudenti a definirla l'unica vera verit. 8uando diciamo che la 'arola una
noi siamo convinti di appartenere a questa verit, ma questa verit non ci appartiene,
E
perch, molto pi5 grande di noi e non possiamo gestirla n, possiamo avere con essa un
rapporto ideologico. Noi apparteniamo alla verit e all'infinito, ma l'infinito non ci
appartiene".

In equilibrio sull'assoluto
+quilirio, questa una delle parole chiave della certosa, dove sono cominati
sapientemente insieme eremitismo e cenoistismo, cio vita solitaria e vita di comunit.
3na ricetta che a volte seduce anche i laici. Come il professor :iuseppe :ioia, sposato e
padre di due figli, che di tanto in tanto viene qui da 'alermo, ritagliandosi uno spa!io di
medita!ione nella certosa di Serra tra gli studi di filosofia della religione e
l'insegnamento all'universit. & monaci lo hanno accolto in questi giorni in una delle
celle riservate agli ospiti e lui ci parla con entusiasmo di San Bruno e della regola
certosina, un argomento che non pi5 soltanto di studio 1 autore di numerosi volumi
sulla tradi!ione certosina2 ma vita. Ci dice che il contemplativo colui che si apre
all'assoluto e cos> facendo diviene un segno di Dio per gli altri uomini. Ba certosa 4
afferma 4, con i suoi ritmi e le sue consuetudini, solo uno strumento e non il fine della
vita del monaco. B'essen!a della spiritualit certosina 4 aggiunge 4 la #onitas, intesa
anche come enessere interiore, spirituale. "&ni!ialmente 4 afferma 4 ci% che colpisce in
questa vita la solitudine, il silen!io, ecc. #a il segreto non in ci%$ che attraverso la
solitudine, il silen!io, ecc. si giunge alla pure!!a del cuore e all'unione con Dio. #ai il
certosino dir che ha scelto la solitudine per la propria santifica!ione personale, ma
sempre per un incontro con Dio e, attraverso di Bui, con il mondo". &l certosino,
attraverso questa scelta esisten!iale radicale e lasciandosi guidare da Cristo e dallo
Spirito, si apre a una sorta di eatitudine ultima fatta di ascesi, dona!ione, universalit.
&n questo senso la vita del monaco non mai chiusura in se stessi. Come diceva Santa
(eresina di Bisieu7, il contemplativo deve tendere a divenire il cuore della Chiesa, ci%
semra valere tanto pi5 oggi in una societ che ai maestri preferisce i testimoni. Del
resto, l'esperien!a di Dio come #onitas non riservata a una piccola ,lite di monaci$
attraverso l'esperien!a del certosino che si fa trasparen!a divina, posso capire che Dio
mi ama, chiunque io sia, e lo fa con la stessa intensit con cui ama il pi5 austero e
impegnato dei monaci.
Ba vita della clausura certosina scandita, giorno e notte, con precisione
cronometrica. 6l mattino le campane danno la sveglia ai monaci alle J in punto. . il
momento della prima preghiera individuale in cella.
Nella settimana santa, quando la campana non pu% suonare, i monaci vengono
chiamati in chiesa con un rumorosissimo arnese, la traccola. Don 'aolo, il sacrista della
certosa, ci offre un rapidissimo assaggio adoperandolo per qualche istante0 somiglia a
quelle ruote coi campanelli e una forcella con manico che i aminetti ai primi passi si
divertono a far correre.
(utte le indica!ioni liturgiche della settimana e del giorno vengono indicate nella
taula del sacrista. . una sorta di grande acheca in legno. 8ui c' il nome di ogni
monaco e il compito che si chiamati a svolgere nelle varie celera!ioni. & ottoncini di
legno collocati accanto ai nomi ed ai servi!i liturgici forniscono il piano della preghiera
comunitaria. (irando fuori le asticelle laterali si segnala il digiuno o le faccende pratiche
come il ucato o la rasura mensile 1cio il taglio dei capelli2.
6lle I tutti si recano in chiesa per la messa conventuale. . sui ei stalli in legno del
coro che i certosini quotidianamente si riconoscono comunit, che elevano insieme i
loro canti al Signore, che invocano la sua misericordia e il suo aiuto per ogni uomo. (ra
mattutino e lodi, messa e vespri qui rimangono in preghiera ogni giorno per circa cinque
ore. :li stalli sono disposti su due file, una di fronte all'altra, addossate alle pareti
F
laterali dell'unica navata in stile neogotico. Ba loro lignea elegan!a nasconde una
fun!ionalit a prima vista insospettaile. <gni posto fatto in modo che il monaco sia
aiutato a sopportare la fatica delle lunghe liturgie. Nello stallo c' un seggiolino
chiamato "misericordia" su cui ci si pu% appoggiare nell'alternan!a del canto corale. &n
questo modo il monaco sostiene il peso del suo corpo pur restando in posi!ione quasi
eretta. &noltre, le sporgen!e ai lati degli stalli fanno da comodi raccioli. &n alcuni
momenti si pu% rimanere seduti aassando il sedile dello stallo. Nella posi!ione in
ginocchio il monaco si poggia sulle "forme", i anchi che stanno davanti allo stallo e
che servono da leggio per i grandi liri liturgici, dall'antifonario notturno, al liro degli
inni, al salterio. @esponsori ed inni vengono cantati ancora in latino, i salmi in italiano,
sempre con la melodia gregoriana. Normalmente il monaco certosino prega indossando
il cappuccio e, di notte, nei momenti di silen!io spegne la luce che illumina il suo stallo
in modo da avere un maggiore raccoglimento e favorire la preghiera interiore.
3na volta ogni monaco entrando in chiesa tirava la corda della campana, che
attraverso un foro sulla volta dell'aside scendeva fin quasi davanti all'altare. #a i tempi
camiano e anche i certosini si adeguano. <rmai la campana regolata da un computer
e quando, durante la celera!ione eucaristica, serve un rintocco si pigia il pulsante, en
sistemato negli stalli, a portata di dito/
<ggi la messa a cui anche noi assistiamo dedicata alla pace, alla giusti!ia e alla
liert. S>, perch, il monaco certosino fuori dal mondo ma non estraneo al mondo.
Be sue preghiere vogliono essere come un tampone che assore le tensioni, le angosce, i
dolori, le speran!e dell'umanit per presentarle davanti all'6ltissimo.
6l momento della consacra!ione i monaci si prostrano in terra e fa un certo effetto
vederli stesi tra gli stalli e le "forme". Bo scamio della pace ini!ia dal celerante e si
irradia a tutti gli altri, attraverso una piccola catena di aracci. 8uesti solitari, cos>
schivi e sfuggenti, si scoprono vicini gli uni agli altri. Ne parliamo con don Kacques, il
priore, parigino, alle spalle una laurea in matematica. Seene viviamo in un epoca in
cui prevalgono la produttivit e l'efficientismo, il valore della gratuit non tramontato.
Don Kacques ne convinto e porta un paragone evangelico per spiegare la voca!ione
della certosa0 cos> come a Betania una donna ruppe il vaso d'alaastro per versare il
profumo sul capo di :es5, cos> il certosino "spreca" la sua vita per Cristo e il profumo
di questa vita donata si pu% diffondere in tutta la Chiesa e nel mondo.
Ci dice don Kacques0 LSentiamo spesso questo rimprovero0 Mcome mai state qui,
dentro queste mura, mentre fuori tanta gente ha isogno di aiuto o anche di una
testimonian!a evangelicaHN. 3na domanda legittima, che non doiamo eludere. #a
credo che doiamo tornare alle origini, a Cristo, per trovare una risposta. +cco, allora,
che quando si tocca quest-argomento mi viene sempre in mente l-episodio raccontato da
#atteo che precede la passione. :es5 si trova in casa di un leroso, Simone, quando
entra una donna sconosciuta 1e il suo anonimato importante2. Ba donna ha un vasetto
di alaastro pieno di profumo e lo rompe davanti a tutti, versandolo sulla testa 1altri
dicono sui piedi2 di :es5. 'erch, un oggetto cos> costoso mandato in frantumi e un
unguento tanto pre!ioso sparso sen!a risparmioH 8uesta donna sen!a nome ha capito
ci% che gli altri, apostoli compresi, non hanno ancora colto0 che :es5 sta per compiere il
pi5 grande gesto d-amore, dare la propria vita per noi, e vuole in qualche modo
ricamiare questo amore. (utti si scandali!!ano0 il profumo poteva essere venduto, il
ricavato offerto ai poveri. #a quel gesto apparentemente illogico in realt una
testimonian!a d-amore. + perci% :es5 dice a chi la rimprovera0 MBasciatela in pace,
perch, tormentarlaH 8uesta donna ha fatto una uona a!ione verso di meNO.
+cco la dimensione della gratuit, cos> lontana dall-utilitarismo corrente. B-amore
vero non conosce misure e non ha la preoccupa!ione del contraccamio. 3n amore che
pretende un corrispettivo un amore verso se stessi pi5 che verso l-altro. B-amore verso
G
Dio non pu% che essere gratuito, perch, Bui ci ama gratuitamente. & certosini vogliono
dare la loro vita, LsprecarlaO, per :es5, rispondere con altrettanta totalit a una chiamata
d-amore totale che loro sentono venire da Dio. Col vocaolario della sua epoca San
Bruno si chiedeva0 che cosa c- di pi5 utile e di pi5 giusto per l-uomo se non amare
DioH Ba vera utilit, per lui, non ci% che si vede e che si pu% ottenere suito, ma
l-amore per Dio, perch, Bui l-unico ene che pu% riempire il cuore dell-uomo. Don
Kacques sa che queste sono parole grosse, che facile cadere nella retorica, e le
pronuncia quasi sottovoce, spogliando la frase da ogni enfasi0 LDonarsi sen!a aspettare
nulla in camio, questo il nostro ideale. 'erch, la nostra vita vuol essere un dono
d-amore e l-amore autentico sempre gratuitoO.
&n certosa incontriamo un signore che ogni sera viene qui a recitare i vespri con i
monaci. 3n privilegio che gli stato accordato dopo che ha vinto, qualche anno fa, la
sua attaglia con un tumore. :ra!ie anche, lui dice, all'intercessione di San Bruno e alle
preghiere e alla solidariet dei certosini. Si chiama @occo Barillari e fa l'avvocato.
"Nella mia vicenda personale 4 dice 4 non ho gridato al miracolo, ma ho sperimentato la
vicinan!a di San Bruno e dei certosini. Da loro mi venuto un enorme conforto
spirituale, che mi ha aiutato a superare i momenti difficili della malattia". 6ggiunge0
"*enendo in certosa i prolemi si vedono sotto un altro aspetto, con una luce diversa, e
non si corre il rischio di rimanere schiacciati sotto il loro peso". Barillari convinto0 i
certosini offrono un grande esempio di umanit e, a modo loro, sanno porsi nel cuore
del mondo. "&o vedo e sento questa vicinan!a0 quando una persona ha isogno delle loro
preghiere, i certosini la ricordano durante i lunghi momenti di ora!ione. Cos>, nella loro
solitudine, i certosini parlano a Dio degli uomini e creano quella comunica!ione tra terra
e cielo che spesso manca al di fuori di queste mura. &l loro deserto non isolamento, ma
attraverso la preghiera singolare partecipa!ione alla vita del mondo".
Una festa popolare
Due volte all'anno 4 il G ottore, festa del santo, e a 'entecoste 4 il usto in argento
con le reliquie di San Bruno viene fatto uscire dalla Certosa per essere posto alla
venera!ione di tutti i fedeli. 'relevato con gran cura dall'altare della Certosa, i monaci lo
affidano non sen!a apprensione ad altre mani. Ba scultura 1di scuola napoletana del
'F??2 presenta molte ammaccature. Sono i segni 4 le ferite 4 lasciati dalla devo!ione,
vedremo come tra poco. 'erci% meglio proteggerlo con una teca in ple7iglass, che
somiglia un po' allo scafandro di un palomaro.
8uesta anche l'occasione per far enedire dai monaci i amini. Bi chiamano
"certosinetti"0 viene fatto indossar loro un aitino con la cocolla certosina per sciogliere
un voto o chiedere la prote!ione del santo. 6 Serra non c' famiglia in cui qualcuno non
si chiami Bruno. Di solito le enedi!ioni si impartiscono rimanendo aldil della grata
che separa dalla clausura. #a nella confusione della festa qualcuno riesce ad avvicinarsi
al priore, che anche per i paesani l'autorit massima, ed a lui si pu% chiedere una
enedi!ione speciale/
=inalmente il reliquiario di Bruno viene fatto uscire dalla certosa su un'automoile
infiorata come il palcoscenico di San @emo. Suito parte fitto il lancio di confetti, segno
di fertilit ed aondan!a, ma capaci anche di far male se scagliati come proiettili. +cco
perch, tante ammaccature sul usto argenteo, prima che venisse messo "sotto vuoto
spinto".
&l usto si muove in processione verso la chiesa principale del paese dove vi rimarr
sette giorni, non sen!a per% avergli fatto compiere un giro trionfale attraverso vicoli e
stradine. + qui continua il lancio dei confetti, che i raga!!ini si contendono fin sotto il
aldacchino del santo. Si porgono fiori e offerte in denaro. 8ualche donnina sircia da
J
dietro le imposte, un'altra 4 coraggiosa centenaria 4 sfida il freddo per rendere omaggio
al patrono. Certo, anche su quest'altipiano calaro le tradi!ioni popolari inesorailmente
affievoliscono. #a dietro a San Bruno c' ancora chi recita le antiche cantilene/
:uardando con atten!ione le case di Serra si nota come molte siano state costruite
con materiale di riporto. Colonne, stipiti, fontane della vicina certosa riutili!!ati dopo il
terriile terremoto che nel C*&&& secolo rase al suolo ogni cosa. 6nche le opere d'arte
vennero trasferite nelle chiese del paese. Come i quadri della Chiesa dell'6ddolorata, il
grande ciorio di Cosimo =an!ago, le statue e gli splendidi assorilievi seicenteschi del
tedesco David #uller. 8uesti ultimi ornano la Chiesa #atrice, dove il usto del Santo
rimane per otto giorni e ogni sera in suo onore si celera la fun!ione solenne. Ba
partecipa!ione davvero corale0 tutto il paese, con in testa le confraternite, si ritrova
intorno all'altare a cantare la storia del proprio patrono, dalla nascita in :ermania
all'arrivo tra questi oschi. + anche di notte, quando tutto affidato al sonno e al
silen!io, c' chi veglia il santo con rosari e giaculatorie e aspetta l'aurora con un'6ve
#aria sulle lara.
&l paese nato per la certosa0 contadini, oscaioli, operai vennero a lavorare le terre
affidate dal conte @uggero il Normanno a San Bruno. Dai monaci dipesa per secoli la
sopravviven!a di questa gente. &n et angioina gli aitanti di qui erano chiamati
semplicemente "uomini di Santo Stefano del Bosco", dal nome dell'eremo originario di
Bruno. Ba Chiesa dell'6ssunta, una delle tante che sorgono a Serra, era detta "delle
panelle" perch, l> i certosini distriuivano il pane ai serresi nei periodi di carestia. Nel
;IGA, dopo l'unit d'&talia, si decise di aggiungere il nome del santo eremita a quello del
paese, che divenne cos> Serra San Bruno.
li eremi
6ll'ala saliamo con qualche difficolt la nostra attre!!atura di ripresa sul campanile
della Certosa. #a la fatica ampiamente ripagata. Da qui si respira il silen!io, rotto solo
di tanto in tanto dal suono della campana. + mentre la natura si risveglia si pu% forse
captare, percepire l'6ssoluto. Da qui aiamo anche una visione pressoch, completa del
monastero. (utto ruota intorno alla chiesa e al chiostro.
Dal chiostro si accede agli LeremiO, che sono le celle dei padri, cio dei monaci
sacerdoti o di coloro che hanno intrapreso la via del sacerdo!io, detti appunto "monaci
del chiostro". <gni cella contraddistinta da una lettera e sulla porta c' una frase della
iia che ini!ia con la medesima lettera. &n cella il certosino trascorre gran parte della
giornata. 8ui si cela il suo mondo pi5 intimo, qui si svolge il suo "faccia a faccia" con
Dio.
*ioliamo questo "santuario" personale con molto pudore. &mmaginiamo spa!i angusti
e temiamo sensa!ioni claustrofoiche. + invece la cella del certosino un vero e proprio
appartamento su due livelli, costruita in modo che da nessuna delle sue finestre possa
essere vista la cella di un altro confratello. &l primo ad aprirci la porta don #ario,
professo milanese di AI anni, in certosa da tre. &l suo ufficialmente ancora un tempo di
verifica, seene dia l'impressione di avere le idee molto chiare sul proprio futuro da
certosino.
6l piano terra c' l'ingresso con la veranda che affaccia su un ampio giardino e una
grande camera da lavoro. 3na volta serviva soprattutto da legnaia e da falegnameria.
'er questo ogni monaco disponeva di un tornio a pedale. &n fondo :es5 era un
falegname. + poi lavorare al tornio era anche un'occasione per praticare un salutare
eserci!io fisico.
I
<ggi il tornio quasi un pe!!o da antiquariato, spesso sostituito 4 come vedremo 4 dal
lavoro al computer. #a in questa sala il certosino continua ad avere il suo laoratorio ed
a praticare un'attivit manuale. Don #ario fa il rilegatore$ ha imparato qui, perch,
questa una delle attivit tradi!ionali dei monaci di certosa, che sistemano da s, tutti i
loro liri liturgici. Non teme, don #ario, la ripetitivit di un lavoro che alla lunga
potree apparire noioso. 6nche nei piccoli gesti ordinari di tutti i giorni 4 ne convinto
4 c' una dinamis, un'energia soprannaturale che li trasforma e li rende importanti. "&l
lavoro di rilegatura 4 spiega 4, pur richiedendo atten!ione, mi consente di continuare la
medita!ione continua che caratteri!!a la nostra giornata, sen!a provocare alcuna cesura
tra l'a!ione e la contempla!ione".
6l piano superiore la cella ha una prima stan!a detta dell'6ve #aria, perch, in genere
vi posta un'immagine della *ergine. +' in cella che il monaco, a ecce!ione del
mattutino e dei vespri, recita le ore liturgiche. &n un secondo locale chiamato cuicolo il
monaco mangia, dorme e studia. <gni giorno uno spa!io dedicato alla lectio divina, la
lettura e medita!ione della Biia. 8uesto il momento in cui il monaco ascolta il
Signore che parla e si lascia interpellare da Bui. &n un certo senso qui 4 insieme
all'eucarestia 4 c' il motore che muove la giornata del monaco e riempie di senso la sua
solitudine. "Ba nostra solitudine 4 ci dice don #ario 4 va capita0 Lassen!aO di persone,
ma presen!a viva e feconda del Signore". <gni monaco decide i suoi tempi0 la lectio
pu% durare me!!ora, E? minuti, un'ora$ l'importante che l'ascolto della 'arola divenga
preghiera e che l'ora!ione si incarni nella vita di cella e nell'incontro con i fratelli di
certosa. 6nche i passi da meditare si possono scegliere con una certa liert, magari
consultandosi col padre priore. C' chi sceglie il passo della liturgia del giorno, chi la
lettura di un determinato liro della Biia. +' il caso di don #ario, che in questo
periodo si sta soffermando sul *angelo di #atteo, che divide quotidianamente in piccole
pericopi.
Don #ario aveva studiato da ragioniere. 6 casa era il pi5 piccolo di quattro fratelli,
ma dice che i suoi in fondo l'hanno presa ene quando li ha salutati per venire qui.
'rima faceva il volontario nell'6ssocia!ione :iovanni CC&&& fondata da don <reste
Ben!i. Pa lavorato a Bologna e poi in (rentino in comunit per raga!!i disaili. & suoi
e7 compagni non hanno capito suito la sua scelta, quasi lo hanno accusato di egoismo
per aver preferito la clausura a una vita spesa tutta per gli altri. "#a quando facevo il
volontario 4 spiega don #ario 4 potevo aiutare due, tre, dieci persone$ qui invece l'aiuto
cosmico. 8uando mi sono sentito chiamato a una vita spesa totalmente per il Signore,
ho capito che quelle persone che avevano isogno di me avrei potuto servirle meglio nel
silen!io e nella solitudine, ricordandoli nella preghiera e portandoli sempre nel cuore".
&l letto, con accanto lo stallo per la preghiera, si chiudeva un tempo ad armadio per
riparare il monaco dal freddo. Be vecchie celle sono riscaldate ancora da una stufa a
legna, ma in questi locali non si ghiaccia pi5 come una volta. Don #ario, che un
pratico milanese, si portato una cQclette in cella, visto che anche lui ormai al tornio ci
lavora poco.
Seene apparentemente tutte uguali, le celle risentono della personalit del monaco,
dalla disposi!ione degli oggetti nelle stan!e alla sistema!ione delle aiuole e dei fiori in
giardino. Bo notiamo ene passando dall'eremo di don #ario, dove regna un ordine
tutto milanese, a quella di don &gna!io. 8ui c' un'aria quasi orientale, a cominciare
dallo spa!io per la preghiera, fatto di una stuoia e di un'icona illuminata da una candela.
Don &gna!io preferisce pregare nella posi!ione del loto e servirsi per la sua medita!ione
di tecniche simili a quelle uddiste. 8uando glielo facciamo notare lui ci spiega che la
fede, la scoperta del silen!io, la ricerca di Dio sono connaturali all'uomo e in questo
senso non c' differen!a tra culture o tra un certosino e un monaco uddista. "Certo,
9
l'idea di Dio che noi aiamo molto diversa rispetto ai monaci orientali", ammette don
&gna!io. "#a quando si trova Dio 1e lo si trova se lo si cerca onestamente2 ci si pu%
incontrare".
Nel suo laoratorio don &gna!io dipinge le icone. 3n altro segno della sua sensiilit
verso l'<riente, in questo caso cristiano. Ci spiega che nell'icona il fondo dato dal
colore pi5 scuro e poi si procede a gradi dipingendo le parti pi5 chiare. B'ultimo tocco
per le !one di luce. Ba pittura di un'icona un'esperien!a di preghiera e un cammino
verso la luce. 'er reali!!arla si utili!!a una tecnica esattamente contraria a quella
generalmente usata in <ccidente, dove prima si lavora coi toni chiari e poi si dipingono
le omre. &n <ccidente 4 afferma il nostro monaco 4 aiamo troppa paura del vuoto.
Stili artistici, come il arocco, sono nati da questa paura. :li chiediamo se per superarla
viene in aiuto la vita in clausura. "Non a superarla, ma ad entrarci dentro. Noi
occidentali aiamo una visione negativa del vuoto0 lo consideriamo assen!a di
qualcosa di importante. Ba visione autenticamente monastica del vuoto invece
l'assen!a del limite0 cadono gli ostacoli che impediscono il rapporto con la verit, con
Dio".

I fratelli con!ersi
Be celle dei fratelli conversi sono pi5 piccole anche perch, il !ratello monaco rimane
per meno tempo in cella rispetto al padre. & conversi hanno compiti pi5 pratici,
provvedono alle incomen!e ordinarie del monastero ed ognuno di loro ha un posto di
lavoro chiamato "oedien!a".
=ra =rancesco fa il panettiere. &mpasta e inforna il pane due volte alla settimana. 3n
pane nero, dalla crosta dura e dalla mollica compatta come si usa in Calaria,
nient'affatto leggero n, fragrante, per% uono a essere conservato per molti giorni.
(rasformiamo il suo forno in un piccolo set, ma =ra =rancesco ha un carattere dolce ed
aperto. Ci guarda coi suoi occhi vivaci attraverso le lenti da miope e fa partire di tanto in
tanto una contagiosissima risata a singhio!!o. (ra i monaci quello che viene da pi5
vicino. 6itava a D%nnici, una fra!ione di Cosen!a, dove lavorava nel ar di famiglia.
8uando stato fulminato dalla voca!ione praticamente fuggito da casa, perch, non
aveva il coraggio di dire ai suoi che andava a chiudersi per sempre in certosa. "6vevo
incontrato Cristo attraverso degli amici e a un certo punto mi ero chiesto qual era
davvero la mia voca!ione. #i sono messo alla ricerca, volevo trovare una via che
conducesse alla pace profonda e alla felicit. Cos> sono capitato in Certosa per un
periodo di esperien!a". <rmai =rancesco qui da sette anni e anche per lui la solitudine
diventata la migliore compagna. Ci guarda, fa un grande sorriso e dice0 "'er il
momento penso che sia questa la mia strada".
Ba fuga acqua passata, adesso diventato l'idolo della famiglia$ la mamma e i
fratelli si sono aituati alla sua assen!a e sono orgogliosi di poter dire "mio figlio, mio
fratello un certosino". =ra =rancesco convinto che pi5 ci si avvicina a Dio, pi5
camiano i rapporti con le persone0 "Be piccole incomprensioni, i disaccordi vengono
superati attraverso la misericordia di Dio, che ti mostra il suo volto in quello del
fratello". :li chiediamo cosa penseranno al paese di lui e della sua scelta. "C' chi dir
ene e chi dir male 4 risponde 4, ma questo non interessa, l'importante camminare con
Dio e capire ci% che Bui vuole dalla mia vita".
(ra qualche giorno fra =rancesco sar in ritiro, durante il quale dovr dedicarsi
totalmente al silen!io e alla preghiera, sen!'altre attivit pratiche. Cos> questa l'ultima
occasione per vederlo all'opera. "Nella nostra vita ci sono sempre da fare dei
discernimenti e isogna capire anche quando il momento di allentare il lavoro per far
spa!io alla medita!ione". 'rima di entrare in Certosa ha fatto tante esperien!e e tanti
;?
lavori0 "&n fondo qui continuo a lavorare come in passato, solo che lo faccio nel silen!io
e il lavoro serve a dare equilirio al mio cuore. 6d esempio, fare il pane per me un
modo di rapportarmi alla realt concreta ed evitare di farmi dominare
dall'immagina!ione". 6nche impastare la farina, alimentare il forno, cuocere le pagnotte
sono a!ioni che possono contriuire a raggiungere l'oiettivo del monaco0 la comunione
con Dio.
6ltro monaco, altra storia, altra "professione". =ra +n!o fa il sarto. 'rima di entrare in
Certosa, sedici anni fa, coltivava gli ulivi sulle dolci colline toscane. #a le sue mani
contadine hanno imparato in fretta a usare ago e filo e ormai lui con la vecchia )inger
a confe!ionare gli aiti dei monaci. <gni certosino ne possiede due, cio il minimo
indispensaile per il ricamio. =ra +n!o magro e nodoso come gli aleri del podere
che ha lasciato per la vita religiosa. <ra sta piegato sulla macchina da scrivere,
concentrato a dare gli orli al saio, mentre lo incal!iamo con qualche domanda. "Sono un
tipo tranquillo, mi piace affrontare le cose con calma, e questo si riflette anche nelle
scelte di vita. Cos> sono entrato in Certosa a AF anni$ frequentavo la parrocchia e
avvertivo il desiderio di una testimonian!a cristiana, ma non mi sentivo portato per
l'apostolato attivo, e quindi ho preferito questa vita di preghiera e contempla!ione".
'rima di approdare a Serra fra +n!o era nella Certosa di =arneta, non distante dal suo
paese in provincia di 'isa, "che il paese di Sandra #ilo", ci dice forse ispirato
dall'attre!!atura televisiva che per l'occasione ingomra la sua sartoria o forse davvero
un po' orgoglioso di avere una concittadina attrice. 'er confe!ionare un saio completo
di cocolla impiega circa due settimane. &n un canto della stan!a sono accatastati i rotoli
di lana 1un tipo di lana pettinata, resistente e facile da lavare, ci spiega2 che servono da
materia prima. +' incrediile il numero di tasche e ottoni che contiene un saio
certosino, pi5 di quanti cassetti possa avere un secretaire. Ba parte anteriore e posteriore
della cocolla, cio della mantella con cappuccio, sono tenute insieme da due ande che
conferiscono all'aito una forma a croce. =ra +n!o ce lo fa vedere ene stendendo un
saio sul tavolo0 effettivamente semra proprio una croce. =orma, colore, tutto nella
divisa certosina ha un significato simolico. &l taglio rimanda alla croce, il cappuccio
alla solitudine, il ianco al candore della pure!!a e della castit/ "8uesto non vuol dire
che il prete che indossa l'aito scuro non sia casto/", dice con l'ironia del toscanaccio.
&l fatto che fra +n!o, pieno di sagge!!a popolare, resta convinto che non l'aito che
fa il monaco. Bui crede ai proveri0 "*o7 populi, vo7 Dei", dice, e aggiunge0 "Con
l'aito uno pu% anche somigliare a un monaco, ma se manca il resto sar tutt'al pi5 un
uon uomo".
Con questo contadino conquistato dalla solitudine di Dio parliamo della diversit 1e
dunque della ricche!!a umana2 che si trova dentro le mura della clausura. "(ra noi ci si
comprende. Be differen!e sono secondarie, ci% che ci unisce la fede, che va oltre ogni
cosa". #a essere amici dentro queste mura ha lo stesso significato che fuoriH
"B'amici!ia tra noi monaci la stessa che possono vivere due persone fuori da qui.
@imaniamo col nostro carattere e con i nostri difetti da correggere, per% ci sfor!iamo di
capirci a vicenda". &n certosa ci sono monaci di ogni continente e di ogni estra!ione
sociale. + chi, come lui, non aveva mai lasciato il suo paesello, ora prega accanto a e7
professionisti approdati qui da citt e capitali lontane. "8ui ho scoperto che le diversit
possono arricchire, perch, ci aiutano ad allargare l'ori!!onte. 6d esempio, fa piacere a
me che non ho mai viaggiato stare a sentire il mio confratello coreano che parla delle
tradi!ioni e della cultura del suo paese". B'importante per fra +n!o che ci sia un pe!!o
di terra e delle piante da curare. "&l fatto di essere stato un coltivatore mi ha aiutato0 in
campagna la vita tranquilla e caden!ata, un po' come qui". 6nche a Serra fra +n!o
quando non cuce si aggira amorevolmente tra i filari di fagiolini che offrono ai monaci
;;
una produ!ione record 1e a noi l'immancaile contorno a pran!o e cena2. "6ppena
arrivato in Certosa ho suito lavorato nei campi e nei frutteti. 8uesto mi ha reso pi5
facile il passaggio ai ritmi certosini, perch, in fondo mi ha consentito di restare nel mio
stesso amiente. 'oi ho visto che potevo fare altri lavori per :es5, come ad esempio
cucire gli aiti per la comunit. Del resto, le cose a cui si era aituati prima di diventar
monaci pian piano svaniscono e suentrano altre. #a certo mi piaceree poter
coltivare ancora gli ulivi, un lavoro che non ho mai dimenticato/".
Le notti
Ba notte 4 tutte le notti dell'anno 4 la campana d la sveglia a me!!anotte. &l certosino
ha scelto di stare sempre all'erta, come le vergini sagge del *angelo, per aprire la porta
all'6mato, che pu% arrivare in qualunque momento, di giorno come di notte. 'er questo
il certosino dorme a pe!!etti, interrompe il sonno per far spa!io all'ora!ione. Chi come
noi si immerge improvvisamente in questa vita, guarda all'eserci!io notturno dei monaci
quasi con sgomento. (ra tutti i sacrifici, questo semra il pi5 crudele0 tagliare in due la
notte, spe!!are il calore del letargo, lo spa!io intimo dei sogni. &l monaco che ci
accompagna stempera per% il nostro sconcerto. "8uello che conduciamo qui 4 spiega 4
un sistema di vita collaudato da secoli, tutto sperimentato da genera!ioni e genera!ioni
e sappiamo che l'uomo sopporta ene gli orari imposti dalla certosa". 6 pensarci ene,
come dargli torto. & certosini hanno un'et media elevatissima, un'alta speran!a di vita,
come si usa dire oggi. &n queste comunit i vegliardi sono stati sempre numerosi, anche
nei secoli ui delle epidemie e delle carestie, quando fuori dalle certose in pochi
riuscivano ad arrivare ai quarant'anni.
Dopo una preghiera personale alla #adonna il monaco lascia la propria cella e si
dirige in chiesa per l'ora!ione comunitaria del mattutino e delle lodi. Non si pu%
comprendere la certosa se non si comprendono questi passi nel uio, questo silente
cammino verso un centro che attira come una calamita il metallo, questo convergere
tutti sen!a profferir parola intorno all'altare. + non c' forse momento pi5 intimo e
insieme pi5 alto per il monaco certosino di quando tutto rimane oscuro. +' come
ritrovarsi dentro il gremo materno di Dio e assaporare tutta la dolce!!a dell'aandono
a Bui, all'+terno. + quelle lucine che si accendono, quel salmodiare, quel genuflettersi
sono la nenia dell'6ltissimo che si riverera nei gesti e risuona nelle voci di questi
monaci che vogliono farsi amini "perch, di essi 4 ha detto :es5 4 il regno dei cieli"$
che vogliono cullarsi tra le raccia del proprio 'adre invisiile. Che vogliono ussare
perch, sanno che gli sar aperto$ e al contempo vogliono esser pronti a spalancare la
propria porta quando usser il Signore e dir "6primi, perch, voglio cenare con te".
Si va avanti cos>, per quasi tre ore. Notte, notte di preghiera, notte di pensieri, notte di
attesa, l'eterna attesa della luce, del sole che puntuale fender il uio coi suoi raggi e
rischiarer l'oscurit. *eglia, veglia che precede il giorno. 'erch, solo se si affronta
l'esperien!a delle tenere 4 simolo della croce 4 si pu% sperare in una nuova ala 4
simolo della resurre!ione.
&l monaco si staccato dagli interessi terrestri, ma vuol essere in sintonia con tutti i
sofferenti. Nessuno come lui pu% percepire il significato della croce di Cristo. 8uesto
uno dei motivi per cui i fondatori di ordini eremiti sono sempre raffigurati con la croce
in mano. *icini a chi soffre attraverso la preghiera, sapendo che Cristo tende sempre la
mano e allo stesso tempo che sen!a la croce la vita non ha significato. #essaggio duro
da far passare oggi, ma pur vero che in una societ in cerca di certe!!e questi monaci
offrono un orientamento sicuro e sanno guardare oltre le contingen!e, l-immediato, il
superfluo/
Chi cerca l'assoluto pu% trovarlo in molti modi. Non tutti sono chiamati a vivere da
certosini. #a il drappello di monaci che aiamo davanti nella semioscurit della chiesa
;)
ha trovato la piene!!a e la pace interiore nelle notti di certosa, in questo silen!io
prolungato accanto ai propri confratelli. ". qualcosa che riempie il mio cuore 4 ci
confida uno di loro 4 e non mi fa rimpiangere le altre notti, quelle che trascorrevo con i
miei amici in discoteca prima di entrare qui".
"reg#iera$ ma non solo
<ggi c' le!ione di canto. 'er saper pregare il certosino deve saper cantare. 6lmeno
una volta all'anno c' un corso tenuto da un maestro di gregoriano. &l maestro Baurent
Kouvet, un francese che vive in :ermania, giunto appositamente da Stoccarda. &l
gregoriano dei certosini semplificato rispetto a quello romano, in modo che tutti 4
anche i meno dotati musicalmente 4 possano adoperarlo. #a isogna aver cura della
respira!ione e dell'armonia nell'alternan!a tra i due cori. Se ci si impadronisce di una
uona tecnica, allora il canto diverr davvero un modo per entrare in sintonia con Dio.
"&n effetti questa una tecnica di medita!ione, per dirla in maniera moderna", ci
spiega Kouvet. "Ba respira!ione molto importante perch, quella che d unit al canto.
Ba prima cosa che faccio con i monaci aituarli a respirare insieme". 6 suo dire i
monaci sono degli allievi ravi e simpatici. &n effetti siamo testimoni del uon umore e
anche delle risate che accompagnano la le!ione di gregoriano.

&n cucina si versa il riso allo !afferano nelle scodelle che formano poi una piccola
catasta. 'er secondo oggi c' merlu!!o al pomodoro con contorno di ietola. Ba dieta
del certosino vegetariana0 niente carne n, suoi derivati, mai. Durante i periodi di
avvento e quaresima sono vietati anche latte, formaggio e urro. &l venerd> si digiuna0
sono ammessi solo pane e acqua. "Chi entra in Certosa 4 ci dice uno dei monaci 4 si
adatta gradualmente a tutto, anche alla dieta certosina. 6ll'ini!io, non mangiando carni,
ci si pu% sentire un po' deilitati, ma una sensa!ione che si supera presto e si torna a
star ene fisicamente".
Ba cena di norma molto frugale, ma il pran!o 4 servito a me!!ogiorno 4
aondante. &l cio posto nell'apposita finestra, che ha un'apertura dal chiostro e
un'altra dalla cella. Cos> dall'interno il monaco ritira il suo pasto sen!a il contatto diretto
con il cuciniere$ sale al primo piano e apparecchia sul tavolo che fa anche da scrittoio,
davanti alla finestra0 l'eremo non violato, la solitudine 4 dolce severa compagna 4
salva. Bei, invisiile amica, l'unica commensale del monaco.
6nche noi ci adattiamo a questo regime0 ci viene servito il pasto come agli altri
monaci, attraverso la finestra a doppia serranda. Ba clausura non pu% concedere sconti
alla troupe televisiva.
Ba domenica e nei giorni di festa si fa per% ecce!ione0 il pran!o consumato in
comune, in refettorio. + in questo caso anche il men5 speciale, con tanto di antipasto e
dolce. #a su tutto aleggia un'aria di grande austerit. & commensali non possono parlare
fra loro e ognuno semra assorto nei propri pensieri, concentrato sul cio e sul
manducare, mentre un confratello dal podio legge un passo dell'6pocalisse e una lettera
dei primi certosini.
B'occasione per scamiare quattro chiacchiere il monaco l'avr nel pomeriggio con la
ricrea!ione domenicale. 8uando el tempo ci si sistema in cortile, intorno alla statua
della #adonnina. B'eremita diventa un compagno per altri eremiti, la solitudine allarga
le sue maglie per far filtrare il rapporto con l'altro, l'umanit.
&n certosa 4 aiamo visto 4 non ci sono i me!!i di informa!ione a cui tutti noi siamo
aituati. 6 parte i liri, c' aondan!a solo di riviste a carattere ecclesiale e teologico.
Ba solitudine fa rimomare le noti!ie, come una parola pronunciata in una stan!a vuota
rimal!a sulle pareti e ritorna alle nostre orecchie. Noi, fuori di qui, siamo ormai
;A
impermeaili alla massa di informa!ioni, uone o cattive che siano, che ci piovono
addosso ogni momento. #a ci% che entra nel silen!io della certosa rimal!a
nell-immagina!ione e nel cuore dei monaci, e non saree facile gestire la solitudine
con la mente ingomra da tante noti!ie. + tuttavia nell'era della comunica!ione di massa
la clausura non asta a fermare le noti!ie. Cos> l';; settemre del )??; arriv% presto
anche qui l'eco della tragedia di NeR SorT. 3no dei dipendenti della Certosa avvis% il
priore, che scrisse un reve comunicato nella acheca accanto all'ingresso della chiesa.
Cos> quella sera tragica anche i monaci di Serra San Bruno pregarono per le vittime del
terrorismo e insieme per i terroristi, perch, il Signore potesse dar loro luce per pentirsi e
ravvedersi.
3na volta all'anno, nel periodo natali!io, i monaci di Serra San Bruno si permettono il
lusso di vedere un film in cassetta. 'er l'occasione viene sistemato in clausura un
apparecchio televisivo e un video registratore. Non ci si preoccupa, evidentemente, delle
prime visioni, dato che ogni pellicola qui una prima/ e anche un-ultima... &l film del
Natale scorso stato "Ba vita ella" di @oerto Benigni0 un successo, pure tra i
certosini.
#a a parte le ecce!ioni "natali!ie" in Certosa il silen!io appare quasi irreale, almeno
a chi come noi non vi aituato. &l primo giorno il silen!io stato quasi "assordante"0 ci
mancava il sottofondo perenne di rumori, musica, parole che accompagna la vita di tutti
fuori da qui. 'oi aiamo cominciato a percepire i suoni della natura, ed stata una
sorpresa. 8uante cose 4 magari piccole ma affascinanti 4 ci sono attorno a noi che non
vediamo, non sentiamo pi5. Ba certosa ce le fa riscoprire.
Don &gna!io ci porta a visitare il suo giardino, che rappresenta sempre 4 dice 4 un
luogo di comunione tra l'uomo e la natura. "B'<riente sviluppa molto questo concetto,
ma anche i monaci del deserto, che pure non avevano dei giardini, trovavano nella
natura la manifesta!ione di Dio. Cos> per il certosino il giardino il luogo dell'incontro
con la natura, attraverso cui Dio parla. 3n fiore che soccia, un uccellino che si posa su
un ramo, perfino una goccia di rugiada0 attraverso questo microcosmo si pu% esprimere
il dialogo con il Signore".
&n effetti chi vive in certosa riesce a percepire meglio le piccole cose rispetto a chi
vive fuori nel caos e tra i rumori della quotidianit. "&l monaco 4 spiega don &gna!io 4 si
educa all'ascolto anche delle piccole cose e della elle!!a che esse racchiudono. Ba
realt per il monaco segno e simolo. <gni cosa ha una luce che splende nel proprio
interno ed per questo che il rapporto del monaco con la realt di trasfigura!ione, che
vuol dire cogliere la luce delle cose, che poi la luce di Dio".
Dal giardino della cella ci spostiamo negli orti della Certosa. 8ui, in un angolo
tranquillo e isolato quanto asta, ci sono le arnie. =ra 'aolo grande e grosso, ma il
migliore amico delle api. Noi invece un po' le temiamo e preferiamo sistemare una
telecamerina per le riprese ravvicinate. &l resto lo affidiamo al "coraggio" di 6ndrea, che
con guanti, scafandro e telecamera segue il monaco apicoltore. =ra 'aolo apre le arnie e
solleva i favi con delicate!!a per controllare la produ!ione del miele negli alveari.
'ortoghese di origini mo!amicane, fra 'aolo il procuratore della certosa, cio colui
che tiene i conti e sriga le incomen!e pratiche. Ba sua mole massiccia non deve
ingannare. Negli anni G?, quando si chiamava ancora Koaquim @afael da =onseca, era
un-agile e sgusciante ala destra dello Sporting Bisona, la squadra che contendeva il
primato al grande Benfica di +useio. "6nche +useio veniva dal #o!amico 4 ricorda
fra 'aolo 4. 6pprodammo insieme a Bisona per il servi!io militare. 'oi ci ritrovammo
avversari sui campi da gioco. 6llora pesavo GJ chili e, modestia a parte, ero rapidissimo.
8uelli erano anni d'oro per il calcio portoghese. &l Benfica vinse per due anni
;E
consecutivi la Coppa dei Campioni. #a era un calcio molto diverso da adesso, lo sport
non si era ancora trasformato in un'industria miliardaria". 6 quell'epoca le squadre pi5
lasonate del 'ortogallo attingevano atleti dal ricco acino coloniale. Spesso era proprio
il servi!io militare l'occasione per far deuttare nel campionato na!ionale i giovani di
talento che arrivavano dai possedimenti d'6frica. Chiediamo a fra 'aolo quanti gol ha
fatto in carriera. Bui si schermisce0 "Non molti", risponde, "ma qualcosa ho fatto/".
Dal mondo frenetico del calcio alla quiete della Certosa, difficile immaginare un
salto pi5 radicale. :lielo facciamo notare, ma lui risponde con le parole pi5 semplici del
mondo0 "Po sentito la chiamata di Dio e l'ho seguita". 'oi, sollecitato, ci racconta
qualcosa in pi5 della sua voca!ione. "Sono entrato in Certosa nel ;9GI, il J dicemre.
6vevo )J anni, oggi ne ho G?. Sono un e7 allievo salesiano e come tale devoto di don
Bosco, che si consacr% all'&mmacolata l'I dicemre. &o volevo fare come lui e scegliere
quel giorno per ini!iare la mia vita da certosino. #a il padre priore mi disse di
presentarmi ai vespri della vigilia, perch, quello per la Chiesa era l'ini!io della festa
dell'&mmacolata. + cos> feci". Dunque Koaquim era un raga!!o molto religioso. &l suo
padre spirituale lo indiri!!% gradualmente verso la scelta contemplativa. 'regai molto e
nell'estate del 'GI, dall'; al ;F, andai a fare un'esperien!a nella Certosa di +vora, che si
trova a circa )?? chilometri da Bisona. +d l> che tornai a dicemre, per sempre".
Chiss cosa dissero i compagni di squadra di quel raga!!o che spariva per sempre dietro
le mura di una certosa.H "Non lo so. Da quello che ho capito dopo, credo che molti
appre!!arono la mia scelta. 3no venne anche a farmi visita a +vora". Nella certosa
portoghese fra 'aolo rimase ;9 anni. 8uando cominci% a occuparsi dell'amministra!ione
come procuratore, il padre generale lo chiam% alla :ran Certosa. "*i restai un anno,
prima come ospite, poi quale memro effettivo della comunit. 6vevo molto da fare
perch, allora alla Chartreuse si confe!ionavano cioccolatini e si coltivavano le piante
per distillare il nostro liquore. &noltre, s'era deciso di ini!iare la produ!ione di un dolce
gelato, che io trovavo uonissimo, ma che purtroppo non riusc> ad avere successo nelle
vendite/". Durante quel periodo fra 'aolo si procur% una frattura alla gama da cui non
si ripreso mai pienamente. &l segno, forse, che doveva separarsi per sempre dal suo
passato di atleta. "@icordo che ero arrivato alla :ran Certosa da appena tre giorni e il
priore mi invit% a unirmi agli altri monaci per la passeggiata settimanale. Ci
incamminammo tra i sentieri alpini e io non ero affatto aituato a quel cammino
impervio, col risultato che caddi malamente e ci volle un el daffare per riportarmi
indietro". @imase ore in attesa dei soccorsi, sdraiato in me!!o alla foresta della
Chartreuse0 "#i caricarono su una arella alle ;? di sera e per rifocillarmi mi offrirono
del liquore certosino. #a io rifiutai0 non volevo che il medico, visitandomi, pensasse
che fossi caduto perch, uriaco9".
Chiss se fra 'aolo sente ogni tanto tornargli la voglia di dar quattro calci a un
pallone. "Non tanto il pallone che mi manca, quanto la ginnastica. (endo a condurre
una vita sedentaria e sono sicuro che starei meglio se facessi pi5 movimento". Non c'
omra di nostalgia nei suoi occhi e suonano sincere le parole che pronuncia con un
accento che un misto di portoghese e calarese0 "Credetemi, sono contentissimo di
essere qui. + in particolare qui a Serra. <rmai mi sento italiano". *enne trasferito in
Calaria alla fine degli anni I? e fu la risposta a una specie di s.o.s. lanciato da don
:ariele, il priore dell'epoca, che chiedeva alla :ran Certosa l'invio di un fratello in
aiuto a una comunit formata quasi solo da an!iani. 8uando arriv%, lo misero a fare il
portinaio al posto di fra +ugenio, che era ormai sordo come una campana. + cos> ee
l'occasione di parlare con tante persone che venivano a ussare all porta della certosa.
"Credo che alla gente piaccia avere un contatto con un monaco, conversare con lui,
avere un conforto e una testimonian!a". Be indica!ioni attuali dell'ordine certosino,
per%, privilegiano il deserto e l'isolamento dal mondo, in rispetto all'imposta!ione
;F
originaria di Bruno. 6 fare il portinaio c' adesso un laico attempato e fidatissimo,
Cosimo, che arrotonda cos> la sua pensione di operaio. + sono otto anni che fra 'aolo fa
il procuratore, un ruolo che lo pone comunque spesso in rapporto con l'esterno.
=ra 'aolo non ha rimpianti della sua epoca sportiva, un uomo sereno e si vede. Sui
suoi trascorsi di calciatore siamo riusciti a strappargli giusto qualche parola, vincendo a
fatica la sua ritrosia. 3n certosino tende a seppellire il proprio passato. Ce ne rendiamo
conto quando lui stesso ci accompagna nel piccolo campo santo, adagiato in un angolo
del chiostro. & tumuli sono perfettamente anonimi, le croci in legno d'ulivo non portano
alcun nome. 8uando il monaco muore, il suo corpo avvolto nel saio viene sistemato su
delle assi e deposto cos> nella fossa. B'ultimo certosino qui morto nel )???. <gni tanto
un confratello viene a deporre una rosa sulla sua toma e cos> una piccola pianta di rose
nata proprio ai piedi della croce.
3n altro monaco, don 'aolo, il ergamasco a cui siamo stati dati "in custodia, ci
mostra il liro dei morti. *i sono segnati tutti i decessi avvenuti nella certosa e quelli di
personaggi importanti e enefattori. 'er loro nell'anniversario della morte i monaci
celerano una messa di suffragio. <ltre ai nomi dei papi, troviamo quello di @uggero il
Normanno, colui che don% queste terre a Bruno, morto nel ;;?;, qualche mese prima
del santo. + c' pure =erdinando && di Borone, re delle due Sicilie, data di morte ))
dicemre ;IF9. & certosini di Serra continuano a dir messa anche per la sua anima.
I misteri e gli equi!oci
8uesta per molti la Certosa dei misteri. Noi potremmo dire meglio degli equivoci.
Da quarant'anni circola una leggenda0 si saree rinchiuso qui il pilota dell'+nola :aQ, il
omardiere americano che sganci% la prima oma atomica su Piroshima. &n realt
tutto ini!ia nel luglio del 'G), quando il (elegiornale della @6& diretto da +n!o Biagi
manda in onda un servi!io in cui si racconta di un certosino dell'&llinois, don 6nthonQ, al
secolo Beheman BeroQ, gi sergente dell'esercito americano e reduce della guerra in
Corea. BeroQ, provato dall'esperien!a ellica, era stato trasferito in :iappone e qui
aveva visitato Piroshima ed aveva visto gli effetti dell'esplosione atomica. 6nche questo
contriu> alla sua scelta religiosa e al suo ingresso in certosa. Dopo il servi!io in (* il
giornalista di un rotocalco na!ionale si precipita a Serra e imastisce un falso scoop0 l'e7
sottufficiale BeroQ trasformato nel pilota dell'+nola :aQ.
+ra stato Sharo :amino, scrittore e giornalista di Serra, a scoprire e segnalare alla
@6& quella storia, che gra!ie a un disinvolto e fantasioso collega, prese presto le
semian!e di una favola, a cui tutti in fondo vogliono credere.
&nsert Sharo :amino cass. ;; tc E.AJ.;I
Da allora molti scomparsi illustri sono stati cercati oltre il portone della certosa. Nel
'JF arriv% qui Beonardo Sciascia, immaginando di trovarvi +ttore #aUorana, il fisico
allievo di +nrico =ermi misteriosamente sparito nel ;9AI. Dal suo viaggio a Serra lo
scrittore siciliano vi ricav% un giallo filosofico. 6 Sciascia piaceva l'idea di un luogo 4 la
certosa, appunto 4 dove finivano per incontrarsi, entrami pentiti e in cerca di
espia!ione, l'aviatore che aveva sganciato la "little oQ" su Piroshima e lo scien!iato
che aveva contriuto alla fissione atomica.
B'ultimo a essere stato vanamente inseguito fin qui monsignor +mmanuel #ilingo.
6andonata la sposa coreana procuratagli dal reverendo #oon, #ilingo era stato posto
in quarantena dal *aticano in un luogo segreto. Buogo che secondo alcuni suoi seguaci
non poteva che essere che la Certosa di Serra San Bruno. &nutili le ripetute smentite del
;G
priore, i monaci sono stati tenuti sotto assedio per mesi da giornalisti e telecamere
mentre #ilingo se ne stava nel suo #uen retiro argentino.
&n questo caso c' per% almeno un fondo di verit. &l vescovo africano stato
realmente in questa Certosa, una decina di anni fa, invitato dall'ultimo dei monaci
esorcisti della clausura di Serra, don Christian, un francese, che ora fa l'eremita e il
guaritore in provincia di Cosen!a. &n effetti tra i certosini di Serra per un lungo periodo
c' stata la tradi!ione di un monaco esorcista. Ba devo!ione popolare fin dal C*&&
secolo ha attriuito a San Bruno il potere di guarire gli ossessi. =ino a non molti anni fa
gli indemoniati, o presunti tali, chiamati da queste parti "spirdti", erano visitati nella
chiesa esterna del monastero. 6ltri si affidavano magari a maghe o a santoni, pronti
sempre a soddisfare a modo loro la credulit dei fedeli. +d era il laghetto, con la statua
di San Bruno penitente, il luogo preferito per il raduno di chi doveva essere lierato
dagli spiriti maligni.
li eremiti del carbone
6ncora una trentina d'anni fa si praticavano le peniten!e corporali. <gni monaco
aveva in cella un frustino col quale doveva attersi almeno una volta alla settimana.
6ltri tempi. Ci sono per% delle cose che sono rimaste immutate in certosa e nei dintorni.
6 Serra il fumo dell'incenso continua a confondersi con quello delle caronaie. Sacro e
profano si intrecciano in questi oschi. & caronai, in fondo, sono anch'essi degli eremiti,
usi a vivere da elfi nella foresta$ anch'essi 4 come monaci silvani dal volto annerito 4
ripetono gesti antichi, immutati da secoli, risalenti 4 pare 4 ai =enici. Ba caronaia
chiamata "scara!!u". Si affastella la legna in modo da formare una montagnola, quindi
si ricopre con uno strato di paglia e poi con alcuni centimetri di terra. &l covone viene
lasciato ruciare lentamente, ma il lavoro tutt'altro che finito0 la caronaia va
controllata sempre, giorno e notte, estate e inverno$ va alimentata quando il fuoco tende
a spegnersi e raffreddata quando le fiamme divengono troppo intense. Ci vuol poco
perch, tutto si trasformi in un grande rogo e vada perso il lavoro di settimane.
<ccorrono sei quintali di legna di faggio e leccio e venti giorni di continue cure per
ottenere da questa torta di ceppi un quintale di carone, venduto a sacchi e
ineguagliaile 4 assicurano 4 nel dar sapore ai arecue.
&l mestiere tramandato di padre in figlio. <rmai restano poche famiglie a praticarlo.
Chi disposto a fare questa vita, sen!a orari, sotto la pioggia, tra le neie della
comustione, con l'ossido di caronio che ti entra nei polmoni per E? euro al giornoH
Nella caronaia che visitiamo faticano due fratelli, Bruno e Na!areno. @estiamo un po'
con loro, nel capanno, a ripararci dall'acqua!!one che ci sorprende, a scaldarci al calore
della stufa e a scamiare qualche parola tra una sigaretta e l'altra.
&nsert caronai cass. ;9 tc. 9.?E.?A e segg.
=inalmente una ella giornata. Ne approfittiamo per andare a #ongiana, presso la
Caserma del Corpo =orestale. +' qui che atterra l'elicottero del servi!io anti4incendio
della @egione Calaria. &mrachiamo la telecamera e saliamo anche noi per un volo di
ricogni!ione/ :uardando dall'alto una certosa, si comprende meglio lo stile di vita che
la ispira. Sorge sempre in un luogo ameno, ricco di vegeta!ione. +cco il campanile ed
ecco gli eremi dei padri intorno al chiostro, come tanti raggi intorno a un quadrilatero/
Nove secoli fa questo era un deserto verde, lontano da tutto e pressoch, irraggiungiile.
+ un po' lo ancora come dimostrano le nostre riprese aeree girate sui contrafforti che
dall'altipiano delle Serre degradano aspri verso il mare/
Ba Certosa di Serra stata quasi completamente ricostruita alla fine dell'I??. +ra
stata distrutta dal terriile terremoto del ;JIA che aveva provocato in Calaria E? mila
;J
morti. & ruderi dell'antica chiesa conventuale 4 la pi5 grande della regione 4 testimoniano
la floride!!a di cui godette la Certosa fino al C*&&& secolo. & pinnacoli spostati dal loro
asse ma rimasti miracolosamente in equilirio sono come un'istantanea di quelle scosse
sussultorie e ondulatorie che fermarono per oltre un secolo la vita di questo monastero.
'er avere un'idea della ricche!!a del passato isogna visitare la cappella del priore,
dall'altare arocco in marmo policromo$ o la sala del vescovo dove si conservano due
tele di scuola caravaggesca, un San :irolamo, forse dello Spagnoletto, e un San
=rancesco da 'aola$ o ancora il chiostro del vecchio priorato con le sue forme di
armoniosa soriet.
&n quest'ala del monastero posta la ilioteca. 6ttraverso il liro il monaco alimenta
il suo rapporto con la 'arola di Dio. Si conservano )F mila volumi ed continuamente
aggiornata. <gni monaco pu% richiedere al priore l'acquisto di liri a cui interessato. +
cos> titoli freschi di stampa si aggiungono agli antichi antifonari e alle quartine
cinquecentesche, agli incunaoli del 'E??. C' anche una copia della prima edi!ione
interlineare della Biia eraica, stampata ad 6nversa dalla Chiesa 'rotestante nel ;FIE
con testo eraico e latino a fronte. Si ini!iato il lungo lavoro di informati!!a!ione, per
rendere disponiile in rete questo patrimonio lirario. Non solo, la Certosa edita anche
dei liri per far conoscere la propria storia e lo stile di vita dei certosini. *engono
riscoperti autori come Dionigi, il massimo scrittore certosino a livello di produ!ione,
avendo scritto una quarantina di liri.
(uttavia il certosino ha sempre finali!!ato il suo studio alla crescita personale, sen!a
scopi divulgativi. Si scrive soprattutto per s,, come un modo di vivere attraverso la
scrittura il rapporto con la 'arola. Don &gna!io, che anche il iliotecario della
certosa, ammette0 "6iamo il gusto di fissare con la scrittura le riflessioni che vengono
dettate dalla medita!ione solitaria. 6d esempio, "& sentieri del deserto" 1un liro
pulicato dalla Certosa di Serra con l'editore @uettino nel )??;2 raccoglie pensieri,
riflessioni, poesie, lettere di monaci, che non avevano nessuna inten!ione di pulicarli
nel momento che li hanno scritti".
Sfogliamo quel liro. C' una poesia che si intitola "Cuore che t'aspetta". Ci
colpiscono i versi finale0
('aspetto tutto il giorno
avendo come sola risposta
di poterti ancora attendere
un domani
Sai
Signore
tutto vuoto
sen!a
te
Po solo il tuo
amore
per vivere ancora
6scoltami
&n fondo alla
mia solitudine
porto
la tua speran!a
come una fiaccola per
;I
i tuoi fanciulli
"Credo che il contatto migliore con la verit sia la poesia", ci dice uno dei monaci.
"Ba poesia il modo pi5 profondo di penetrare la realt. C' una sfera non diciile della
realt che solo il verso pu% dire, appunto perch, non la esprime in termini espliciti, ma
con allusioni e analogie, dando forma cos> all'esperien!a del cuore. Credo che questa sia
un'attivit autenticamente contemplativa".
Nel @inascimento, con la crisi della tradi!ione monastica e l'avvento della Scolastica,
il monachesimo perse la sua impronta originaria e divenne pi5 "intellettuale". & monaci
di Certosa vogliono riprendere la tradi!ione dei primi secoli. 8uesto il loro sfor!o
attuale. &l certosino l'uomo che incontra la 'arola nel silen!io e del silen!io fa sia
l'ini!io che il perdurare di questo ascolto. &l silen!io come volont anche di custodire nel
cuore piuttosto che pulicare a ogni costo il commento e le riflessioni che genera
l'incontro con il vero di Dio. &l certosino non parla di Dio, ma parla a Dio. +cco allora
la scelta di non trasformare necessariamente in "opere" il lavoro di studio e la
medita!ione sui testi sacri.

Ba Certosa di Serra ha avuto visitatori illustri. Si possono trovare le loro tracce
sfogliando tra i liri dell'archivio. B'ospite pi5 importante stato :iovanni 'aolo &&, che
ha lasciato come gli altri la sua firma sul registro del monastero. 'orta la data del F
ottore ;9IE, festa di San Bruno. #a lungo l'elenco degli uomini di chiesa venuti
quass5, solenni cardinali e umili vescovi, come il rasiliano Pelder Camara, profeta dei
poveri, che fu qui nel '9?.
Don #ario ci spiega che, paradossalmente, da quando in certosa si sono
moltiplicate le occasioni di incontro con gli altri. Pa conosciuto personalit venute qui
in visita, a cominciare dal suo vescovo, il cardinale Carlo #aria #artini, che a #ilano
non aveva mai avuto occasione di incontrare. "(i porto il saluto di 6mrogio", gli disse
#artini nel salutarlo. Don #ario riflette a voce alta0 "+' il mistero di Dio0 da quando mi
sono separato dagli altri, perch, ho intuito che il Signore mi voleva unito a tutti ma
separato da tutto, ho finito per avere occasioni importantissime di incontro per me
impensaili prima". (utto semra giocato sul paradosso0 "3no sceglie questa vita e
pensa di offrire qualcosa a Dio, poi cammin facendo si accorge che sta solo ricevendo$
uno sceglie di separarsi e di diventare povero, e si rende conto invece che giorno per
giorno qui viene arricchito".
=olto anche il drappello delle autorit civili salite quass5. B'autografo che risalta fra
i tanti quello del presidente del consiglio 6lcide De :asperi. 'ass% di qua il )E mar!o
del 'F) dopo aver visitato i paesi calaresi sconvolti da un tremendo alluvione.
Scorgiamo anche l'autografo di #assimo D'6lema0 venne nel '9G quando era segretario
del 'DS. (ra le ultime visite quella della @egina del Belgio, 'aola @uffo di Calaria.
'er lei valso l'antico privilegio che consente alle sovrane regnanti di varcare la soglia
della clausura maschile e visitare il monastero.
Le donne$ un'assenza%presenza
Non va dimenticato che l'<rdine certosino ha un ramo femminile. Be monache
certosine sono un'ottantina, divise in cinque certose0 due in &talia 1in provincia di
Savona e in provincia di Belluno2, una in Spagna e una in =rancia. Non sono mancate
figure di spicco tra le contemplative di San Bruno. Nel calendario romano ci sono una
santa e una eata certosina, @osellina e Beatrice, entrame vissute a cavallo tra il ;)?? e
il ;A??. #argherita D'<ingt, una priora francese del C&&& secolo nota per i suoi scritti
spirituali, chiamava Dio "madre" e guardava a Cristo come colui che si steso sul legno
;9
della croce come una partoriente che fa nascere il proprio figlio. &n fondo solo la donna,
come Dio, ha il potere di "dare" la vita.
:i, le donne. Ba loro un'assen!a4presen!a in una comunit tutta al maschile.
Donna tentatrice, insidia del celiato$ o donna redentrice, a cui richiama la grande
devo!ione mariana dei monaciH 'roviamo a parlarne proprio con una donna, Nathalie
Naert, dell'&ntitut Catholique di 'arigi, grande esperta di spiritualit certosina. &l suo
ultimo liro sull'argomento si intitola "&l cio, le lacrime e il silen!io". Ba sua fama le
consente di essere ammessa in via ecce!ionale nella foresteria della Certosa per avere
dei colloqui di studio con i monaci. +' convinta che la loro scelta di vita un segno forte
4 talora scandaloso 4 in una societ scristiani!!ata e indifferente verso Dio0 "8uando si
decide di vivere lontano dal mondo e in stato d'aandono al Signore, isogna recidere
tutti i legami. +' quindi logico che i certosini non ricevano donne, cos> come le certosine
non ricevono uomini. #a la *ergine #aria, madre di tutti i contemplativi, a mostrare
al monaco la via del silen!io, dell'oedien!a, della preghiera, della ont e della
pa!ien!a. Dunque, un'immagine femminile veglia su questi monaci separati dalle
donne".
Ci tornano in mente le parole che ci aveva detto sullo stesso tema don #ario, quando
eravamo stati a trovarlo nella sua cella0 "&n certosa io ho imparato davvero ad amare le
donne, perch, qui porti tutti in un araccio universale, autentico. Comprese, per
l'appunto, le donne, che sono una gran ella cosa9". Don #ario sostiene che quello del
celiato un falso prolema0 prima il rapporto con le donne era asato sulla simpatia o
sull'attra!ione$ adesso la donna un'ideale, un'immagine che nella sua espressione pi5
alta 4 #aria di Na!areth 4 merita addirittura venera!ione. Ba separa!ione fisica, perfino
visiva, dall'altro sesso pu% semrare una norma anacronistica o contro natura. &n realt
la si accetta di uon grado se la motiva!ione di fondo raggiungere un'unione pi5
profonda con Dio e, attraverso di Bui, con gli altri.
'ossono esserci tante ragioni a spingere un uomo a entrare in certosa, ma alla ase di
tutto 4 ci dice un monaco 4 c' l'amore. + torna l'immagine evangelica gi evocata dal
priore0 "Siamo come quella donna che spreca l'olio pre!ioso versandolo tutto sui piedi
di :es5. 8uando si ama si fanno anche di queste pa!!ie, ma ello sprecarsi per
amore". &l motivo di fondo che ci si innamorati di Dio, a cui si vuol donare tutta la
propria vita e il proprio cuore. Capita di sentire il vuoto e la superficialit della vita
corrente, quel fare tutto di fretta, sen!a grandi motiva!ioni. +d ecco Dio farsi presente.
Cristo diventa lo sposo a cui giurare per sempre fedelt. Come un uomo che lascia tutte
le altre donne per andare incontro alla sua sposa, cos> il monaco va incontro a :es5
come un innamorato. Da qui nasce anche il grande desiderio di solitudine, che voglia
di restare in intimit col Dio che si ama. Ba certosa offre questa solitudine e insieme la
condivisione di vita con altri fratelli che hanno nel cuore lo stesso desiderio di Dio.
Nella sua espressione pi5 alta l'esperien!a del monaco non che un gioco d'amore,
fatto di richiami e risposte tra l'6mato e l'amante. &l Dio nascosto diviene per il monaco
il Dio rivelato, e per il monaco certosino il Dio4ont, colui che dona se stesso all'altro.
Ci si scopre amati nonostante le proprie colpe pi5 che per i propri meriti. &n questo
modo Dio coinvolge l'uomo0 chi scopre questa realt non pu% non farsi coinvolgere0
deve rispondere e restituire il dono d'amore. Bisogna donarsi in maniera assoluta,
proprio come fa Dio. &n fondo questo per la teologia cristiana il mistero della (rinit0
il 'adre si dona al =iglio e questi si dona al 'adre e la loro unione lo Spirito Santo.
Le !isite !ietate e quelle !irtuali
)?
6iamo detto degli ospiti illustri. #a questi luoghi, questa natura attirano anche
visitatori sconosciuti e turisti.
&l gruppetto di tedeschi che incontriamo davanti alla certosa viene proprio da Colonia,
la citt di San Bruno. &n realt Bruno lo conoscono appena. Sono contenti, comunque,
che sia stato un loro concittadino a fermarsi per primo qui e che gra!ie a lui sia nato
tutto questo.
(utti vorreero entrare in certosa per visitarla. #a da sempre il divieto assoluto per
le donne e da molti anni lo divenuto anche per gli uomini. & monaci vogliono
preservare la loro voca!ione alla solitudine e al nascondimento. Come fare, alloraH +cco
l'idea di attivare un sito internet 1RRR.certosini.info2 gestito da collaoratori laici ma con
la supervisione del priore. &l sito contiene tutte le noti!ie aggiornate sull'ordine e sulla
vita dei certosini e ci si pu% mettere in contatto con la certosa tramite e4mail. Nell'ultimo
anno quasi tutti coloro che hanno conosciuto la Certosa di Serra San Bruno e hanno
chiesto di effettuare un periodo di prova in clausura si sono serviti della rete elettronica.
3n el paradosso per chi, come aiamo visto, deve per voca!ione far argine al mondo
ed evitare i rischi del omardamento mediatico.
&nsert don 'aolo cass. )A tc ;;.;).?E
'er soddisfare la voglia di sapere da parte della gente, l'ini!iativa pi5 importante
stata per% un'altra0 aprire un museo, in cui sono stati ricostruiti i vari amienti della
certosa, dalla chiesa alla cella dei monaci. <ggi questo museo il pi5 visitato della
Calaria dopo quello della #agna :recia, a @eggio. @iesce a dare lavoro a un gruppo di
giovani e a garantire delle entrate alla comunit certosina.
#antenere e gestire un grande complesso come una certosa richiede un ilancio di
centinaia di migliaia di euro all-anno. 'er quanto possiile i monaci fanno tutto da s,.
Don :irolamo ci fa assistere alla prepara!ione delle ostie0 versa acqua e farina in un
vecchissimo fornetto e poi schiaccia l'impasto con una pressa metallica dove ci sono
forme di varia misura e disegno. Nel tentativo di pressare con massima for!a le forme
sull'impasto, il giovane monaco finisce per inginocchiarsi davanti al tavolo, che nel gran
disordine del momento semra il laoratorio di un druido. 3n forte sfrigolio rompe il
silen!io, mentre il vapore dell'impasto caldo appanna le lenti del monaco. #a infine la
magia completata e rial!ando la matrice ci mostra orgoglioso un cerchio di piccole
ostie con al centro una pi5 grande destinata a colui che presiede l'eucarestia.
Don 'aolo si scelto un lavoro decisamente pi5 moderno0 reali!!a al computer delle
copie di immagini religiose ed artistiche e le stampa alla perfe!ione su carta telata.
@iproduce soprattutto le tele di David Sing, un certosino australiano di origini cinesi
morto nel ;9IE che ha dipinto i paesaggi di questa !ona.
Dalla vendita delle riprodu!ioni si incassa qualche euro, ma "l'oro" dei certosini ha la
forma di un liquore francese. . soprattutto gra!ie a queste ottiglie che l'<rdine dei
certosini si mantiene economicamente. &l liquore prende il nome dalla grande certosa
dove distillato. Due le qualit0 una ha un volume alcolico di E? gradi, l'altra 4 dal
colore pi5 intenso 4 di FF gradi. + poi c' anche una versione concentrata, ma ci
vogliono gole e stomaci forti/
Il gran spaziamento
Nella cappella detta "dei fratelli" si recita la preghiera del passeggio. & monaci vi
giungono gi attre!!ati con scarponi e astoni adatti alla camminata. +scono dalla
clausura una volta alla settimana per una passeggiata nei oschi intorno alla certosa. +'
lo "spa!iamento", un modo per mitigare i rigori della vita certosina. 3n arco troppo teso
);
si spe!!a, diceva San Bruno pi5 di nove secoli fa. Si esce appena pran!ato e si rientra
all'imrunire, per i vespri.
#a oggi il giorno del "gran spa!iamento", un'occasione che si ripete solo una,
massimo due volte all'anno. Si parte al mattino e si rientra al calar del sole0
un'escursione in piena regola, degna dei migliori appassionati di treTTing. Ba distan!a
da percorrere lunga, per il primo tratto necessario servirsi delle automoili,
compresa la nostra. Credo sia la prima volta che su una macchina @6& salgano dei
monaci certosini/ @aggiungiamo in carovana =erdinandea$ il luogo si chiama cos> da
=erdinando di Borone, che qui aveva le miniere di ferro e le industrie per costruire i
fucili dei suoi soldati. =u l'ultima industria, quella oronica, che ha visto sorgere questa
parte della Calaria, dimenticata da tutti eppure di una elle!!a selvaggia e spettacolare.
6etaie e faggete sterminate e poi, pi5 gi5, oschi di castagni e di lecci. Ba meta dei
monaci sono le cascate del #armarico, e ancora oltre il paese di Stilo con le sue pietre
i!antine. 3na !ona stupenda ma impervia, tra le Serre e i primi contrafforti
dell'6spromonte. C' anche il rischio di perdersi e perfino il contadino che incontriamo
in cerca di funghi, avve!!o a muoversi tra questi monti, semra sorpreso e perplesso per
la lunga scarpinata di questi viandanti vestiti di ianco.
&l sentiero scende per oltre una decina di chilometri. & certosini lo percorrono a
coppie, alternando il loro compagno. 6nche questo un metodo0 la lunga giornata
all'aria aperta serve tra l'altro per conoscersi meglio, per scamiarsi qualche opinione,
per dirsi quelle cose 4 anche amene 4 che non ci si potuti dire nella rigida e semi4
eremitica vita del monastero.
Panno il passo svelto i monaci non facile star loro dietro con la nostra attre!!atura.
#a finalmente tempo della prima sosta, presso una vecchia centrale idroelettrica.
8ualcuno ha lasciato un avviso0 "chi non ha fiato e game uone meglio che torni
indietro/".
Nessuno, per%, si scoraggia. & certosini sanno quanto sia ristoratore il contatto con la
natura. 8uale modo migliore per riconciliarsi con se stessi, con il creato, con DioH +
cos>, dopo due ore e me!!o di marcia, eccoci giunti alle cascate/ 3no sguardo
incantato, una preghiera silen!iosa, un po' d'acqua sul viso e poi ancora la voglia di
appropriarsi quasi di quel paradiso. Come tanti &ndiana Kones, i monaci scalano la
montagna da dove l'acqua fa il gran salto, vi passano sotto strisciando lungo la parete di
rocce, attraversano arditi il torrente tumultuoso. Non c' che dire, uno spettacolo
inusuale quello che aiamo davanti.
+ tuttavia chi ha scelto la vita contemplativa non pu% stare troppo tempo sen!a il
proprio elemento, la preghiera. Ba preghiera per questi monaci come l'ossigeno per i
polmoni. Davanti alla cascata i certosini formano due cori, uno di fronte all'altro e
ini!iano a cantare l'ora media. <ra il rumore dell'acqua fa da sottofondo al salmodiare
dei monaci, il respiro della natura si intreccia con il respiro delle ora!ioni. 8ui pi5 che
altrove Dio si rende presente. Dio da invocare, da implorare sempre perch, solo a Bui
sono attaccate come a un filo le vite di questi monaci. *ivere come passare su un
ponte traallante, che unisce le sponde dell'eterno. +sattamente come il ponte che
attraversiamo riprendendo il cammino verso valle. +cco perch, isogna rimanere
aggrappati a Dio46 1'ap2, il Dio della tenere!!a. =orse anche questo avranno
pensato don (hierrQ, don Noel, fra +n!o, don (ommaso e tutti gli altri percorrendo gli
irti viottoli dei monti calaresi.
Una cerniera tra Oriente e Occidente
Siamo al punto di arrivo0 la Cattolica di Stilo, dove (ommaso Campanella si ispir%
per la sua LCitt del soleO. 3na chiesetta minuscola, un gioiellino d'arte i!antina, uno
))
scrigno di storia e un simolo0 un trait4d'union tra +st e <vest, fra tradi!ione i!antina e
tradi!ione latina, fra ortodossia e cattolicesimo. 8uesta parte della Calaria fu l'ultima a
essere latini!!ata. 8ui fino a F?? anni fa ha resistito il rito greco. & certosini, monaci
d'occidente, riscoprono il monachesimo orientale, pregano intorno all'altare rivolto
verso il mare, laggi5, dove sorge il sole che illumina questa sponda dello Konio/
&n questa !ona sono tanti i romitaggi dei monaci che venivano dall-<riente. Ba
Calaria in et i!antina stata la nuova (eaide. Sulla via del ritorno i certosini si
fermano all-eremo di #onte Stella, un nido d'aquila che domina la *alle dello Stilaro.
8ui vivevano i monaci asiliani. =urono loro a trasformare la suggestiva grotta naturale
in un santuario dedicato alla #adonna.
Semra che i monaci D molto pi5 delle gerarchie ecclesiali 4 sappiano ricomporre la
frattura tra <riente e <ccidente cristiano. Ci dice uno dei certosini0 "&o credo che fra
monaci ci intendiamo perch, ci% che ci unisce non sono i documenti o le parole ma
l'esperien!a di fede e la ricerca di Dio. &l monaco sa che l'incontro con Dio rende vera la
persona e il suo cammino, qualunque esso sia. + noi cristiani sappiamo che tutto ci% che
vero in Cristo ed mosso dallo Spirito Santo. Ba tensione all'unit generata da
Cristo risorto".
&n Certosa c- anche padre 'ietro. 'arigino, si trasferito in :recia dopo la sua
conversione all-ortodossia ed divenuto monaco al #onte 6thos. <ra, attratto dalla
solitudine certosina, ha deciso di trascorrere un anno nella clausura di Serra. Da tempo
ormai, non lontano da qui, a Bivongi, nel santuario di San :iovanni (herestis 1Lil
mietitoreO2 sono tornati i monaci greci. "(ra monaci delle chiese cristiane 4 a!!arda un
certosino 4 non ci sono pi5 difficolt, ci intendiamo autenticamente". + aggiunge0 "&l
monachesimo la via migliore dell'ecumenismo, perch, non si dialoga con le parole o
con le ideologie, ma semplicemente si cerca Dio".
Due anni fa ha fatto visita alla Certosa il patriarca di Costantinopoli Bartolomeo &.
8uale segno di unit ha donato ai certosini questa lampada votiva. . stata posta nella
cappella delle reliquie. Ce ne sono F)0 le pi5 pre!iose sono quelle di Santo Stefano 1a
cui dedicato l-eremo originario di Serra2 e un frammento della Santa Croce. 8ui
celera la messa solitaria don &gna!io. & sacerdoti certosini, oltre a partecipare alla
messa conventuale al mattino, celerano quotidianamente l-+ucaristia in solitudine,
ognuno in un luogo diverso.
#a cosa significa essere monaco e presiteroH Pa senso consacrarsi ministro di Dio
se si destinati a restare per sempre tra le mura di un monasteroH &l sacerdo!io 4
risponde uno dei monaci del chiostro 4 una gra!ia che corona la nostra voca!ione
monastica. + questa gra!ia non soltanto per s,, ma per tutta la Chiesa. &n ogni
celera!ione della messa 4 aggiunge 4 c' un valore universale. &n cui si innesta la
voca!ione del contemplativo, che vuol donare la propria carne per la vita del mondo.
3sa proprio queste parole il certosino che parla, an!i riflette, con noi. 3na voca!ione 4
afferma 4 che segue l'esempio della *ergine, con la quale il monaco della Certosa ha un
rapporto tenerissimo. Cos> come la madre offre tutta se stessa per il figlio, il monaco
nella sua sulime solitudine vuole offrirsi completamente a :es5.
&l rapporto del monaco con Dio esclusivo ma non escludente. &n Dio 4 che l'6mato
ma che l'6more 4 il monaco si apre pienamente anche ai fratelli e all'umanit. Ci dice
un monaco0 "8uando siamo nascosti nelle nostre celle, infiammati dell'amore di Dio,
sappiamo che stiamo rendendo un servi!io all'uomo". 3n servi!io, si potree dire, di
media!ione, di raccordo tra l'uomo e il Creatore. & monaci ne sono convinti0 se Dio
che ha generato l'uomo non ci pu% essere vera pace interiore se non si riattiva il rapporto
con Bui. 6ltrimenti saremmo dei vagoni che pretendono di camminare sen!a
locomotiva.
)A
Tanti pianeti$ un'unica regola
6 don Kacques chiediamo come si LgestisceO una comunit di certosini, quali sono le
difficolt, i prolemi. LBa diversit tra di noi D risponde 4 la cosa che colpisce suito
quando si entra in contatto con la comunit. Cos> stato fin dall-ini!io nella storia del
monachesimo. + anche tra gli apostoli che hanno seguito :es5 c-erano persone molto
diverse tra loro0 pescatori, un esattore 1#atteo2, un uomo impegnato nella politica
1:iuda lo !elota2 e cos> via. :es5 ha cercato ognuno di loro, con la loro diversit. 6
livello umano ci% renderee pi5 difficile, se non impossiile, la forma!ione e
l-amalgama di un gruppo. #a qui :es5 Cristo stesso a fare l-unit e tutto ruota intorno
a Bui0 tutti sono amici di :es5 e dunque tutti sono amici fra loro. & monaci hanno
sempre preso come riferimento il primo gruppo di apostoli e la prima comunit cristiana
formatasi dopo l-6scensioneO. Ba diversit si gestisce con la consapevole!!a che
all-ini!io di ogni cammino c- sempre il Signore che chiama. Non isogna stupirsi della
diversit, ma chiedersi che cosa il Signore mi vuol dire attraverso colui che differente
da me. LBa nostra comunit D spiega il priore D essendo una Mcomunione di solitariN
deve rispettare il cammino di ciascuno e il priore non pu% pretendere di imporre una
linea uniforme per tutti. Si tratta invece di accettare la diversit e di invitare tutti i
monaci ad aprire il cuore, a capire che l-altro, essendo cos> diverso, ha qualcosa da dirci
e un contriuto unico da offrire a ciascuno di noiO.
'er questo in certosa c' un grande rispetto dell-autorit e della regola, ma nello
stesso tempo si molto attenti all'individualit di ciascuno. <gni eremita un pianeta a
s,, diverso dall'altro, ma tutti questi pianeti ruotano intorno al sole della regola
certosina, fissata per garantire stailit ed efficacia alla vita di una comunit formata da
solitari e perci% in apparen!a paradossale.
Nella grande sala del capitolo i monaci si riuniscono per prendere le decisioni pi5
importanti, ad esempio l'ele!ione del priore. + lo fanno votando a scrutinio segreto. Don
'aolo ci mostra l'urna usata per il voto. &l monaco vi lascia cadere dentro un fagiolo
ianco per esprimere il suo s> o uno nero per il no. Nel rigido sistema gerarchico della
Chiesa e degli ordini religiosi, la certosa un esempio di democra!ia. <gni anno il
priore deve dimettersi, chiedendo "misericordia" 1la misericordia di essere lierato dal
peso della responsailit2. Saranno gli organi centrali dell'ordine 1anch'essi elettivi2 a
decidere se accogliere o respingere le dimissioni.
L3n certosino 4 chiarisce don Kacques 4 non si aspetta di diventare priore, non si fa
monaco per essere un giorno alla testa della comunit. Chi diviene priore suisce un
grande camiamento della propria vita, che deve saper gestire per non perdere il
contatto con la preghiera o rinunciare ai momenti di raccoglimento personaleO. D-altra
parte, questo un servi!io per i fratelli, non un onore ricercato. 3n ruolo, quello del
priore, che apre alla conoscen!a di cammini molto diversi dal proprio e che fa capire
quindi come il Signore si serva di strade diverse per condurre a Bui.
Sempre nella sala capitolare il priore tiene di tanti in tanto i suoi sermoni. <ggi
l'occasione particolarmente solenne perch, si concludono le celera!ioni per il nono
centenario della morte di San Bruno. Davanti al priore, al centro dell-aula, aiamo
sistemato il nostro microfono. Ba telecamera punta implacaile don Kacques e lui trae
spunto da questa situa!ione per sviluppare la riflessione. Be sue parole sono pronunciate
con dolce!!a, ma pesano quanto macigni. Sono parole volutamente dure, perch, isogna
ancorare i monaci alla realt della propria voca!ione, evitare che l-LinvasioneO di questi
giorni, lo stare sotto i riflettori, provochi nella comunit una sornia interiore che faccia
male allo spirito. +cco la trascri!ione del sermone0

)E
"(anti sono gli occhi voltati verso di noi in questi giorni. 8uanti visitatori importanti9
'rofessori d'universit, vescovi, un cardinale venuti presso l'eremo di San Bruno.
'erfino telecamere e macchine fotografiche che ci seguono nei luoghi pi5 ritirati del
nostro deserto. + tutto questo per ricordare il transito del nostro padre Bruno.
"&nevitailmente viene alla mente la domanda0 come avree reagito Bruno davanti a
tutto questo concorso di follaH Bui venuto qui per trovare "un eremo molto distante
dalle aita!ioni degli uomini", dice lui stesso. + ancora oggi il candidato che viene per
farsi certosino lascia il mondo per dedicarsi alla preghiera e consacrare la sua vita al
Signore. Ba separa!ione dal mondo un elemento costitutivo della nostra voca!ione
contemplativa. + questa non pu% essere soltanto simolica, deve essere concreta,
efficace. &l nostro deserto non un simolo, una realt.
"'er noi, come per tutti i monaci di tutti i tempi Sant'6ntonio 6ate rimane il modello
da considerare. Come lo vediamo nella vita scritta da Sant'6tanasio, 6ntonio si
allontanato in diverse tappe dal mondo. 8uattro fughe ci sono state nella sua vita per
allontanarsi dalla societ. + a queste quattro fughe corrispondono una pi5 grande
perfe!ione spirituale e una pi5 grande comunione con il Signore. =uggire il mondo e
crescere nella comunione con il Signore sono intimamente uniti l'uno all'altro nella vita
di 6ntonio come nella vita del certosino.
"<ggi questo discorso della fuga dal mondo poco capito, lo sappiamo enissimo. +'
un argomento che suscita disapprova!ione e giudi!i negativi. 'er convincere il nostro
interlocutore ricorriamo spesso alla fase di +vagrio0 LSeparato da tutti, il monaco unito
a tuttiO. 'arole ellissime, ma che nella loro semplicit rimangono enigmatiche. Come
mai si reali!!a questa comunione nel desertoH Noi siamo convinti, e ne facciamo
l'esperien!a ogni giorno, che la solitudine aracciata per Dio non ripiega il monaco su
se stesso, ma al contrario ingrandisce il suo cuore alla dimensione del mondo intero. Chi
lascia tutto per darsi a Dio non pu% incontrare l'egoismo ma l'amore, perch, Dio
amore e Dio riempie chi lo cerca. &l monaco solitario araccia tutti gli uomini
nell'ardore di un immenso amore e di un'infinita compassione. Ba solitudine soccia in
una piene!!a di comunione. &l suo frutto maturo quella dolce!!a dell'amore che Dio
stesso mette nel cuore del monaco e che attraverso questo cuore si espande a tutti gli
uomini. Come ha scritto &sacco il Siriaco0 L6llontanato dal mondo con il corpo, il
monaco si unisce al mondo con il cuoreO. Cos> fa Bruno, uomo dal cuore profondo, un
cuore infiammato d'amore per Dio, un cuore dilatato dalla dolce!!a ineffaile
dell'amore.
"#a conviene approfondire questa risposta. Certo l'amore per gli altri rende vicini
anche coloro che sono separati fisicamente. #a la nostra voca!ione eremitica richiede
una forma d'amore assai esigente. Bo si capisce soltanto guardano Cristo e Cristo
crocefisso. B'eremita chiamato a condividere la solitudine di :es5 Cristo sulla croce.
8uesto legame tra solitudine e croce appare chiaramente negli Stiliti, coloro che
adottarono una delle forme pi5 scandalose di vita solitaria0 la colonna. Sulla colonna
venivano issati perch, quello doveva divenire il loro luogo di preghiera, cos> come il
Signore fu issato sulla croce. :li Stiliti, prendendo le distan!e dal mondo, volevano
identificarsi con Cristo sulla croce. &l Cristo dell'aandono, il Cristo delle tenere.
"+' soltanto il Calvario che ci fa capire che la solitudine pu% essere luogo di
comunione. Si pu% essere solitari sen!a essere soli. #entre il uio discende su tutta la
terra l'anima di Cristo discende nelle profondit delle tenere, dell'aandono. 3na
solitudine assoluta0 L#io Dio, mio Dio, perch, mi hai aandonatoHO. #a in queste
parole scopriamo Cristo pi5 vicino a noi. +' nell'ora della desola!ione che Dio pi5
vicino agli uomini. + difatti sulla croce :es5 guarda chi lo circonda0 L'adre, perdona
loro perch, non sanno quello che fannoO$ Loggi sarai con me in 'aradisoO$ Lecco tua
madre/O. :es5 nell'estrema desola!ione rivolge agli altri parole di misericordia e di
)F
compassione. +cco il paradosso supremo0 nel momento dell'estrema solitudine per :es5
e per noi, nel momento dell'inutilit apparentemente totale si apre la riconcilia!ione
totale dell'uomo con Dio, si ristailisce la comunione perduta nel giardino dell'+den.
"Ba croce, lo sappiamo, si trova fuori dalla citt. L=uori dalle porte della cittO, dice la
lettera agli +rei. =uori dal mondo, ma in realt il vero centro del mondo. Nel primo
giardino al centro c'era l'alero della vita$ ora la croce, vero alero della vita piantato
al centro del mondo, come asse del mondo. Ba nostra vita nascosta con Cristo sar una
vita di comunione se croce silen!iosa piantata nel cuore dell'umanit redenta, secondo
le parole del 'apa rivolte alla famiglia certosina.
"'aradosso della voca!ione eremitica0 l'eremita semra marginale e in realt si trova
nel cuore del mondo. &n apparen!a si trova ai margini della societ, in realt si trova nel
cuore della realt. 'urch, la sua vita sia realmente un modo particolare di stare con
Cristo sulla croce. Cio, condividere l'aassamento, l'aandono, l'annientamento di
Cristo, per riprendere le parole di 'aolo. D'altra parte, il *ero sulla croce tace. (ranne
le parole che aiamo sentito, la 'arola di Dio tace nel momento della morte. Come noi
aiamo scelto una vita di silen!io per condividere questo silen!io di Cristo,
partecipiamo anche alla comunione che sgorga dal Calvario. 8uindi la nostra vita, pur
richiedendo la separa!ione dal mondo, una vita di comunione profonda con tutta la
Chiesa e l'umanit.
"'er% non dimentichiamo l'ultimo aspetto0 quando questa comunione riveste una
modalit visiile, tangiile 1come in questi giorni2$ quando riceviamo tante
testimonian!e di gente che ci vuole ene e ci ammira, noi monaci ci troviamo davanti al
grande pericolo della vanagloria. 'er l'eremita non c' peggior pericolo della vanagloria0
L:uai quando tutti gli uomini diranno ene di voi/O. Ba vanagloria soffoca la
preghiera. Non lasciamoci vincere dalle lodi degli uomini, non ricerchiamole in nessun
modo, ma in ogni tempo diciamo davanti al Signore0 LSono polvere e cenere, verme e
non uomo, rifiuto di tutti e spa!!atura del mondoO.
"Ba frase di +vagrio 1separato da tutti, unito a tutti2 non pu% essere disgiunta da
un'altra frase dello stesso +vagrio che la precede di poco0 LBeato il monaco che si
considera il rifiuto di tuttiO. 6ppunto come Cristo sulla croce. Come si pu% condividere
la solitudine di :es5 sulla croce quando siamo ammirati da tuttiH :es5 sulla croce
dispre!!ato, insultato, calunniato, schiaffeggiato. 8uesta la solitudine estrema che ha
preso la Comunione, questa la solitudine che doiamo aracciare per aderire
pienamente a Cristo per poter essere uniti a tutti.
"Bo aiamo sentito pi5 volte questa settimana nella liturgia0 siamo stati attratti da
Dio, dalla vita nascosta nel deserto. =uggiamo ogni vanit e godiamo nel rimanere
all'ultimo posto. (anti ci guardano oggi, tanti parlano di noi0 adiamo a non sviare il
nostro sguardo9 Bruno e i suoi fratelli, vivendo in questo deserto assai lontano dalle
aita!ioni degli uomini, miravano soltanto al Signore, come sentinelle che giorno e
notte attendono il suo ritorno. & loro occhi erano aperti per il Signore e i loro orecchi
erano tesi per ascoltare questo ussare di Bui alla porta ed essere ponti ad aprire quando
+gli verr a cenare con noi".
&ongedo ed epilogo
Sono vite sprecate quelle di questi monaciH Bo chiedo di nuovo a don Kacques, il
priore, uno che ha preferito la certosa alle ricerche della Sorona. +cco la sua risposta0
"Certo, aiamo deciso di sprecare la nostra vita per :es5, che amiamo$ tutti quelli che
sono stati innamorati sanno che le pi5 grandi follie si fanno per amore".
)G
3na volta un uomo chiese a un monaco eremita0 "Dimmi una parola, tu che sei
saggio". "Se parlo 4 rispose l'eremita 4 rompo il silen!io, che il mio linguaggio$ e se mi
chiedi di rompere il silen!io vuol dire che non puoi capire il mio messaggio".
Cos> ce ne andiamo sen!a chiedere altro. 6ccontentandoci dei sorrisi che ci regalano
questi solitari cercatori di Dio, che certo non dimenticheremo. 3n grande regista,
#ichelangelo 6ntonioni, ha confessato di essere stato pi5 volte laicamente attratto dalla
vita di chi decide di dare tutto se stesso a Dio ed a un certo punto ha anche pensato di
girare un film su questo tema. #a alla fine ha rinunciato, quasi con rispetto, di fronte al
mistero di una scelta di vita cos> particolare e totali!!ante. "Credo 4 ha scritto 6ntonioni
4 che la ragione da sola non sia in grado di spiegare la realt. Come non in grado di
spiegare la clausura".
So che i monaci si son fatti registrare il programma e lo hanno visto dopo circa una
settimana dalla messa in onda. Non conosco il loro giudi!io. #a ho compreso la loro
scelta di cancellare il proprio passato per vivere solo il presente immersi nell'6ssoluto.
Su quei tre quarti d'ora del Dossier avranno premuto il re*ind e vi avranno inciso sopra
le preghiere, i canti, le medita!ioni e soprattutto i silen!i delle loro giornate cos>
apparentemente uguali eppure cos> intimamente diverse.

)J